Wikiquote itwikiquote https://it.wikiquote.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.1 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikiquote Discussioni Wikiquote File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Portale Discussioni portale TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Benedetto Croce 0 1714 1412772 1410908 2026-05-06T14:06:46Z Gaux 18878 /* Citazioni di Benedetto Croce */ Joseph Spencer Kennard 1412772 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[Immagine:B.Croce.jpg|thumb|Benedetto Croce (1910 circa)]] '''Benedetto Croce''' (1866 – 1952), filosofo, storico, politico, critico letterario e scrittore italiano. ==Citazioni di Benedetto Croce== *A [[Napoli]] ho svolto la mia attività di uomo di studio, tra compagni carissimi e giovani che mi si son fatti spontanei discepoli. Eppure io ho tenuto sempre viva la coscienza di qualcosa che nel mio temperamento non è napoletano. Quando l'acuta chiaroveggenza di quella popolazione si cangia in scetticismo e in gaia indifferenza, quando c'è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma e di persistenza e resistenza, io mi son detto spesso a bassa voce, tra me e me, e qualche volta l'ho detto anche a voce alta: – Tu non sei napoletano, sei [[Abruzzo|abruzzese]]! – e in questo ricordo ho trovato un po' d'orgoglio e molta forza.<ref> Dal discorso tenuto nell'agosto del 1910, affacciandosi dal balcone di Palazzo Sipari, pronunciò il "Discorso di Pescasseroli".</ref> *A questi poveri e fallaci teorizzamenti si deve l'origine dell'erronea credenza che liberalismo sia individualismo utilitario (o, come lo si definisce, riecheggiando Hegel, «atomismo»), e che abbassi lo Stato a strumento dell'edonismo dei singoli.<ref>Da ''La religione della libertà'', a cura di Girolamo Cotroneo, Rubbettino, Catanzaro, 2002, p. 115.</ref> *Abbiamo deciso di dare il voto di fiducia. Ma, intendiamoci, fiducia condizionata. Nell'ordine del giorno che abbiamo redatto è detto esplicitamente che il Senato si aspetta che il Governo restauri la legalità e la giustizia, come del resto [[Benito Mussolini|Mussolini]] ha promesso nel suo discorso. A questo modo noi lo teniamo prigioniero, pronti a negargli la fiducia se non tiene fede alla parola data. Vedete: il [[fascismo]] è stato un bene; adesso è divenuto un male, e bisogna che se ne vada. Ma deve andarsene senza scosse, nel momento opportuno, e questo momento potremo sceglierlo noi, giacché la permanenza di Mussolini al potere è condizionata al nostro beneplacito.<ref>Giugno 1924; citato in G. Levi Della Vida, ''Fantasmi ritrovati'', Venezia, 1966.</ref> *Accanto o di fronte agli uomini che stimano Parigi valer bene una messa, sono altri pei quali l'ascoltare o no una messa è cosa che vale infinitamente più di Parigi perché è affare di coscienza. Guai alla società, alla storia umana, se uomini che così diversamente sentono, le fossero mancati o le mancassero.<ref>Dal ''Discorso contro l'approvazione del concordato'', 1929. Citato in Raffaele Carcano, Adele Orioli, ''Uscire dal gregge'', Luca Sossella editore, 2008, p. 243. ISBN 9788889829646</ref> *Anche nella [[vendetta]], insomma, non si gode del male di altri, ma del nostro bene [...].<ref>Da ''Frammenti di etica'', cap. XVII, ''La gioia del male'', Laterza, Bari, 1922, p. 78.</ref> *[[Carmine Crocco]], che ebbe sotto di sé numerose bande di contadini e di soldati del disciolto esercito, nel 1862 depose ogni maschera politica e continuò a fare alla scoperta quello che in sostanza aveva fatto sempre, puro brigantaggio, e poi dal grosso brigantaggio discese al piccolo, e finalmente abbandonò la sua provincia nativa e l'Italia meridionale, passando il confine e rifugiandosi a Roma nell'agosto del 1864. Le sue posteriori vicende non meritano l'attenzione dello storico. Il governo italiano lo ritrovò a Roma, prigione, nel 1870, e lo sottopose a processo, nel quale egli, pur mentendo quanto poteva, non si atteggiò a campione politico, e disse chiaro che egli era, e non poteva essere, se non un capo di briganti.<ref>Da ''Uomini e cose della vecchia Italia'', Laterza, 1927, p. 337.</ref> *Che cosa sta facendo, che cosa sta facendo l'esercito italiano, che combatte sotto la guida energica e sapiente del [[Luigi Cadorna|Cadorna]]? Nientedimeno che questo: sta redimendo in modo definitivo il popolo italiano da una taccia quindici volte secolare. Sta provando cioè col fatto che il popolo italiano ha raggiunto ormai la compattezza nazionale e politica, la cui espressione è la forza dell'esercito.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 667.</ref> *Chi ha ricercato le storie d'Italia senza appagarsi della superficiale e convenzionale cognizione che se ne somministra nelle scuole, non ignora che una delle taccie più antiche e persistenti, anzi la principale e quasi unica taccia, data agli Italiani dagli altri popoli d'Europa, e specie dai francesi e dai tedeschi, era quella d'"imbelli". Questo giudizio si formò sopratutto sul cadere del secolo decimoquinto, per effetto della resistenza nulla o fiacca opposta agli stranieri, nelle loro calate nel nostro paese, che divenne il loro campo di battaglia; ma se ne trovano i segni precursori nel medioevo, quando, tra l'altro, era divulgato in Europa l'apologo del "Lombardo e la lumaca", e i duri e ferrei feudatari d'oltr'Alpe spregiavano gli italiani borghesi, "che cinsero pur ieri – Ai lor mal pingui ventri l'acciar de' cavalieri". Né esso poteva essere cancellato dallo spettacolo che generalmente offrirono gli Italiani nella nuova calata francese, non più regia ma repubblicana, sul finire del settecento e nelle vicende della restaurazione; e di poco fu modificato dalle guerre, non sempre concordi, tenaci o fortunate, del nostro Risorgimento.<ref>Da ''La guerra italiana, l'esercito e il socialismo'', in ''Pagine della guerra'', Napoli, 1919, p. 220-229.</ref> *{{NDR|Su [[Francesco Mazzarella Farao]]}} Ciascuno ha i suoi passatempi, e, il tuo, erano le cattive etimologie.<ref>Da ''Un paradiso abitato da diavoli'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2006, p. 89. ISBN 88-459-2036-4</ref> *Come artista, il [[Edmondo De Amicis|De Amicis]] è l'artista delle descrizioni, delle macchiette comiche o affettuose, delle osservazioni psicologiche e morali, Ha riempite di queste cose centinaia e centinaia di pagine felicissime, che si leggono, con indisturbato piacere. In questo campo si sente, ed è, padrone.<br>Le sue descrizioni non hanno energia poetica; hanno spesso l'evidenza e la minuzia di una carta topografica a volo d'uccello; onde anche il frequente procedere per enumerazione. Ma questo, piuttosto che il loro difetto, mi sembra il loro carattere. C'è la larghezza e sicurezza dello sguardo; non l'occhio velato dall'interna commozione. Di siffatte descrizioni se ne incontrano, come si è già notato, già nei bozzetti militari e in tutti i suoi libri della prima maniera; il ''Marocco'' ne ha delle eccellenti.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sbl-0749035-1903-03-images/page/n2/mode/1up Edmondo De Amicis]'', ''Note sulla Letteratura italiana nella seconda metà del secolo XIX'', in ''La Critica'', Anno I, fasc. III, 20 maggio 1903, p. 176.</ref> *{{NDR|[[Gotthold Ephraim Lessing]]}} Con le sue polemiche ha strappato a un meritatissimo oblio più di un nome. Egli ha avviluppato, per così dire, molti minuscoli scrittorelli in una rete di spiritosi motteggi, di prezioso umorismo, e ora essi si conservano in eterno nelle opere di Lessing come insetti rimasti chiusi in un pezzo d'ambra.<ref>Citato in [[Paolo Chiarini]], ''Parola e immagini'', introduzione a Heinrich Heine, ''Dalle memorie del Signor von Schnabelewopski'', Marsilio Editori, Venezia 1991. ISBN 88-317-5548-X</ref> *Credo che, a guerra finita, si giudicherà che il suolo d'Europa, non solo ha tremato per più mesi o per più anni sotto il peso delle armi, ma anche sotto quello degli spropositi. E Francesi, Inglesi, Tedeschi e Italiani si vergogneranno e chiederanno venia poi giudizi che hanno pronunciati, e diranno che non erano giudizi ma espressioni di affetti. E anche più arrossiremo noi, neutrali, che molto spesso abbiamo parlato, come di cosa evidente, della "barbarie germanica". Fra tutti gli spropositi, frutti di stagione, questo otterrà il primato, perché certo è il più grandioso.<ref>Da ''Giudizi passionali e nostro dovere'', in ''L'Italia dal 1914 al 1918. Pagine sulla guerra'', Laterza, Bari 1950, pp. 11-12.</ref> *Da mia parte, non provo il rossore di cui altri sentirebbe inondato il volto nel dire che mi piacciono e giudico condotti con grande brio e spigliatezza i ''[[Alexandre Dumas (padre)#I tre moschettieri|Trois mousquetaires]]'' di Alessandro Dumas padre. Ancora molti li leggono e li godono senza nessun'offesa della poesia, ma nascondono in seno il loro compiacimento come si fa per gli illeciti diletti; ed è bene incoraggiarli a deporre la falsa vergogna e il congiunto imbarazzo.<ref>Da ''[https://ojs.uniroma1.it/index.php/lacritica/article/view/8646/8628 La poesia e la letteratura]'', in ''La Critica'', vol. XXXIII, Laterza, 1935, p. 447.</ref> *È appunto l'opposizione che [[ringiovanimento|ringiovanisce]]. Se fossi rimasto senatore, avrei avuto una vita troppo comoda, sarei da un pezzo diventato di mente pigra ed inconseguente. Nulla è di danno all'intelletto quanto la mancanza di opposizione; solo da quando sono solo e non ho più giovani intorno a me, mi sento costretto a ringiovanire io stesso.<ref>Citato in [[Stefan Zweig]], ''Il mondo di ieri'', traduzione di Lavinia Mazzuchetti, Mondadori, p. 292.</ref> *È stato detto che il ''[[Giordano Bruno#Candelaio|Candelaio]]'' è una fosca rappresentazione pessimistica; ma né il [[Giordano Bruno|Bruno]] in quanto filosofo può dirsi pessimista, né in questa sua commedia c'è la poesia del pessimismo. E sebbene si usi ora discorrerne come di una possente creazione d'arte, il giudizio del [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]] [...] mi pare che, se non in ogni deduzione, nella sua conclusione, debba rimaner saldo, per quel che concerne il ''Candelaio'': un uomo come il Bruno (egli dice) «era destinato a speculare sull'uno e sul medesimo, non certo a fare un'opera d'arte».<ref>Da ''Poesia popolare e poesia d'arte'', Laterza, Bari, 1933; citato in ''Giudizi critici'', in Giordano Bruno, ''Candelaio'', BUR, Milano, 2002, p. 96. ISBN 88-17-12104-5</ref> *E stimo un tal grande beneficio la cura a cui il [[fascismo]] ha sottoposto l'Italia che mi do pensiero piuttosto che la convalescente non si levi troppo presto dal letto a rischio di qualche grave ricaduta.<ref>Citato in [[Denis Mack Smith]], ''Storia d'Italia dal 1861 al 1997'', Laterza, Bari, 1997, p. 415.</ref> *{{NDR|Per una Storia del [[Risorgimento]] concepita non come strumento di lotta politica, ma compresa alla luce di una autentica indagine storica}} E veramente (se debbo manifestare anch'io il mio avviso) converrebbe all'uopo dissolvere addirittura questo «corpo letterario» che si è venuto formando col nome di «Storia del Risorgimento»: questo corpo letterario, che ha al suo servigio innumerevoli scrittori e scrittorelli, pubblicisti e dilettanti, e una rete di «società storiche» con «riviste speciali», e pel quale si annunzia persino di tanto in tanto l'istituzione di speciali «cattedre». [...] Lo spirito animatore della cosiddetta «Storia del Risorgimento» è, tutt'al più, poetico, ma non certamente storico; e, a dissolverla, basterebbe nient'altro che introdurvi lo spirito storico, perché in questo caso essa si fonderebbe nella storia politica del [[XIX secolo|secolo decimonono]], nella quale il moto italiano prenderebbe il suo significato proprio, spogliandosi dei colori onde il sentimento e l'immaginazione lo hanno finora rivestito. E si renderebbe giustizia, come in istoria è doveroso fare, alle forze di resistenza che al moto liberale opponevano la vecchia Italia e la vecchia Europa, o, nella fraseologia dei politicanti, l'oscurantismo e la reazione. Giustizia: il che non significa recriminazione o rimpianto pel passato, che è morto e ben morto, ma semplicemente intelligenza di quel passato, e, mercè di essa, intelligenza del presente e dei problemi del presente. Troppo volentieri ci siamo velati gli occhi per non vedere ciò che, veduto e riconosciuto, avrebbe da noi richiesto fatica di opere. Ma forse una delle conseguenze della [[Prima guerra mondiale|presente guerra]] sarà il disinteresse per la «Storia del Risorgimento», quale è stata finora concepita, venendo a spegnersi (com'è da augurare) le risonanze delle passioni e dei motivi sentimentali che impedivano la conversione critica di quella fantasmagoria in vera e propria storia. La storia, che dovrà ricercarsi e insegnarsi da ora in poi in Italia, sarà, non la storia edificante del Risorgimento, ma la più grande e varia – e non sempre adattabile all'edificazione – storia del mondo moderno, perché non ci accada una seconda volta di essere sorpresi da una guerra europea, ignari delle materie in contestazione e costretti a farci istruire in fretta e furia da istruttori, che essi stessi, in fretta e furia, s'istruivano.<ref>Da ''La cosiddetta « Storia del Risorgimento»'', in ''Pagine sparse: {{small|memorie, schizzi biografici e appunti storici}}'', raccolte da Giovanni Castellano, serie terza, Riccardo Ricciardi Editore, Napoli, 1920, [https://archive.org/details/paginesparseracc00croc/page/228/mode/2up pp. 229-230].</ref> *Eliminando le [[casa di tolleranza|case chiuse]] non si distruggerebbe il male che rappresentano, ma si distruggerebbe il bene con il quale è contenuto, accerchiato e attenuato quel male.<ref>Citato in Armando Torno, [https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2007/maggio/18/Cavour_alla_Merlin_prostitute_strada_co_7_070518002.shtml ''Da Cavour alla Merlin. Le prostitute in strada? Regole, non moralismi''], ''Corriere della Sera'', 18 maggio 2007.</ref> *{{NDR|[[Raimondo di Sangro]] fu}} enciclopedico, misterioso, sempre intento a esperienze di chimica, sempre annunziatore di suoi ritrovati mirabili che nessuno vide mai in atto, o che in ogni caso non ebbero capacità di sopravvivere al loro inventore, un po' fantastico e appassionato e un po' altresì divertentesi a canzonare il prossimo [...].<ref>Da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', p. 329.</ref> *{{NDR|[[Paul Valéry]]}} Fa a volte bei versi, ma li fabbrica con la macchina dell'intelletto... Ma anche l'intelletto suo è disorganico, frammentario. È un dilettante dell'intelligenza.<ref>Citato in [[Giovanni Titta Rosa]], ''Una visita di Croce'', ''La Fiera Letteraria'', n. 5, 14 marzo 1971.</ref> *{{NDR|Subito dopo la Liberazione}} Gli uomini nuovi verranno. Bisogna non lasciarsi scoraggiare dal feticismo delle competenze. Gli uomini onesti assumano con coraggio i posti di responsabilità, e attraverso l'esperienza gli adatti non tarderanno a rivelarsi.<ref>Citato da [[Piero Calamandrei]] nel discorso tenuto il 28 febbraio 1954 al Teatro Lirico di Milano, alla presenza di Ferruccio Parri.</ref> *{{NDR|[[Antonio Capece Minutolo]]}} Il Don Chisciotte della reazione italiana.<ref>Citato in [[Vittorio Gleijeses]], ''Napoli dentro e... Napoli fuori'', Adriano Gallina Editore, Napoli, stampa 1990, p. 112.</ref> *I teatri di [[Napoli]] (mi suggerisce qui il nostro maestro [[Giuseppe De Blasiis]]) hanno a capo della loro storia perfino una grande memoria classica, le recite che vi venne a fare di persona l'imperatore [[Nerone]]. E, sebbene un'introduzione "archeologica" sembri ora di tanto cattivo gusto quanto una volta di ottimo, sia ricordato dunque che Nerone, avido di popolari applausi, e non osando presentarsi dapprima sulle scene di Roma, preferì pel suo esordio la nostra città, ''quasi graecam urbem''. Napoli, che possedeva, allora un ampio teatro scoperto, ricco di marmi e di statue, del quale ancora restano i ruderi, e la cui scena sorgeva di sbieco alle spalle della presente chiesa di San Paolo e la ''cavea'' volgeva verso la presente strada dell'Anticaglia; e un teatro coperto, un Odeo, posto probabilmente tra l'Anticaglia e gl'Incurabili, nelle vicinanze del luogo dove è adesso l'ex monastero di Santa Patrizia.<ref>Da ''I teatri di Napoli'', Bari, 1926; citato in ''Il San Carlo e i Teatri della Campania'', ''(Monumenti e Miti della campania Felix, Il Mattino)'', 1997, Pierro, p. 10.</ref> *I versi, che [[Isabella di Morra]] scrisse, sono di carattere assai personale e privato, e non erano tali da circolare tra letterati e accademie [...] Sparsene le copie in Napoli, furono letti con pietà e ammirazione [...] Il nome d'Isabella di Morra rimase oscuramente raccomandato che nessuno dei contemporanei (salvo, nel secolo seguente, il nipote nella storia della famiglia) scrisse un ricordo di lei [...] Il carattere personale dei versi della Morra e il non vedervisi segno alcuno di esercitazione o bellurie letteraria formano la loro prima attrattiva. L'autrice possedeva certamente buoni studi, aveva letto poesie classiche e aveva pratica del verseggiare e della forma italiana; ma mise in opera questa abilità, acquistata con l'educazione e con la scuola, all'unico fine di dare qualche placamento o mitigazione al suo affanno e travaglio, e a questo fine la piegò e asservì del tutto.<ref>Da ''La Critica, Volume 27'', Laterza, 1929, p. 30-31.</ref> *Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni [[storia]] il carattere di "storia contemporanea", perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni.<ref name=storia>Da ''La storia come pensiero e come azione'', Laterza.</ref> *Il [[filosofo]], oggi, deve non già fare il puro filosofo, ma esercitare un qualche mestiere, e in primo luogo, il mestiere dell'uomo.<ref>Da ''Lettere a Vittorio Enzo Alfieri (1925-1952)'', premessa, pagg. X-XI, Edizioni Spes, 1976.</ref> *Il monumento parlato del buon senso si trova nella stessa letteratura popolare, e sono i [[proverbio|proverbi]], la sapienza (come la chiamano) di tutte le età, la sapienza del mondo di cui tante volte è stata lodata l'incrollabile saldezza; e tuttavia nessuno, pur ridicendoli con assenso, li scambierà mai con la serie delle opere della critica, della scienza e della filosofia, con le indagini, le discussioni, i trattati e i sistemi. Molte indagini filosofiche si possono conchiudere con la formola di qualche antico e comune detto o proverbio; ma questo proverbio, fungendo da conclusione di un'indagine, non è più l'antico e comune.<ref>Citato in Giovanni Battista Bronzini, ''Cultura popolare, {{small|Dialettica e contestualità}}'', Dedalo Libri, 1980, [https://books.google.it/books?id=SPewvtQsm_UC&lpg=PP1&dq=Giovanni%20Battista%20Bronzini&hl=it&pg=PA102#v=onepage&q&f=false p. 102].</ref> *Il [[Giuseppe Salvatore Pianell|Pianell]] era, dopo il vecchio principe di Satriano Fialangieri, la maggiore capacità militare dell'ex-Reame di Napoli, nei tempi dell'ultimo Borbone: distintosi già nella campagna di Sicilia del 1848-9, aveva adempiuto con intelligenza e ferma volontà parecchi incarichi gravi e difficili.<ref>Da ''[https://archive.org/details/agd5398.0003.001.umich.edu/page/n6/mode/1up Pagine sparse]'', Raccolte da G. Castellano, Serie terza, Riccardo Ricciardi editore, Napoli, 1920, ''Appunti storici'', p. 217.</ref> *[...] il [[Raimondo di Sangro|principe di Sansevero]], o il «Principe» per antonomasia, che cosa è altro in [[Napoli]], per il popolino delle strade che attorniano la Cappella dei Sangro, ricolma di barocche e stupefacenti opere d'arte, se non l'incarnazione napoletana del dottor Faust o del mago salernitano Pietro Barliario, che ha fatto il patto col diavolo, ed è divenuto un quasi diavolo esso stesso, per padroneggiare i più riposti segreti della natura o compiere cose che sforzano le leggi della natura?<ref>Da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', pp. 327-328.</ref> *Intimorito per le minacce fatteli dallo scrivano fiscale Not. Antonio di Sauro, con una crasta di piatto si aperse il ventre,; essendosi confessato, dopo sei ore morì, il dì 10 febbraio 1755, nelle carceri del Ponte di Tappia.<ref>Da ''La morte del commediografo [[Pietro Trinchera|P. Trinchera]]''; citato in Enzo Grana, prefazione a Pietro Trinchera, ''La moneca fauza'' o ''La forza de lo sango'', Attività Bibliografica Editoriale, Napoli, 1975.</ref> *Io, modestamente, so di vivere in un continuo colloquio con Dio, così serio e intenso che molti cattolici e molti preti non hanno mai sentito nella loro anima.<ref>Da ''Dialogo su Dio: carteggio 1941-1952'', Archinto, Milano, 2007, p. 22.</ref> *L'impedimento che urge rimuovere è la persona del re, [[Vittorio Emanuele III]], che ha aperto le porte al fascismo, lo ha favorito, sostenuto, servito per oltre vent'anni, lo ha seguito in tutte le sue azioni e persecuzioni più contrarie alla moralità... Pretendere che l'Italia conservi il presente re, è come pretendere che un redivivo resti abbracciato con un cadavere.<ref>Citato in ''Corriere della Sera'', 9 febbraio 2010.</ref> *L'[[Destra hegeliana|ala destra]] {{NDR|della scuola hegeliana}} interpretava Hegel teisticamente: il soggetto, il Logo di Hegel, era il Dio personale; e la relazione della filosofia hegeliana col cristianesimo non consisteva soltanto nel riconoscimento del grande elemento filosofico incluso nella teologia cristiana, ma in un accordo ben altrimenti sostanziale. L'[[Sinistra hegeliana|ala sinistra]] si opponeva ad ogni trascendenza e ad ogni concetto di un Dio personale; e, dando rilievo al carattere d'immanenza del sistema, giungeva fino a simpatizzare col materialismo filosofico, in quanto anch'esso, a suo modo, ha carattere immanente e non trascendente.<ref>Da ''[https://archive.org/details/cichevivoeciche01crocgoog/page/n8 Ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Hegel]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1907, p. 94.</ref> *L'Italia<ref>Il riferimento è all'opera del Volpe, ''L'Italia che nasce''.</ref> di [[Gioacchino Volpe|Volpe]] cammina ma non pensa.<ref>Citato in [[Marcello Veneziani]], ''Imperdonabili'', Venezia, 2017, p. 305. ISBN 978-88-317-2858-4</ref> *{{NDR|Riferendosi a [[Benito Mussolini]]}} [...] l'uomo, nella sua realtà, era di corta intelligenza, correlativa alla sua radicale deficienza di sensibilità morale, ignorante di quella ignoranza sostanziale che è nel non intendere e non conoscere gli elementari rapporti della vita umana e civile, incapace di autocritica al pari che di scrupoli di coscienza, vanitosissimo, privo di ogni gusto in ogni sua parola o gesto, sempre tra il pacchiano e l'arrogante.<ref>Dai ''Taccuini'', 2 dicembre 1943; citato in [[Walter Barberis]], ''Il bisogno di patria'', Giulio Einaudi editore, Torino, 2010, p.88. ISBN 978-88-06-20464-8</ref> *La [[conoscenza]] umana ha due forme: è o conoscenza ''intuitiva'' o conoscenza ''logica''; conoscenza per la ''fantasia'' o conoscenza per l<nowiki>'</nowiki>''intelletto''; [...] è, insomma, o produttrice d'''immagini'' o produttrice di ''concetti''.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref> *La [[critica]] è un fucile molto bello: deve sparare raramente!<ref>Citato in [[Gino Doria]], ''Venticinque aneddoti crociani scelti e pubblicati in occasione del 75. compleanno dalla nascita di Benedetto Croce'', SIEM, Napoli, 1936.</ref> *La [[giustizia]] vera è fatta di compassione.<ref>Da ''Etica e politica'', G. Laterza & figli.</ref> *{{NDR|Su [[Matelda]], personaggio del ''Purgatorio'' di [[Dante]]}} la fata della primavera, diventa ancella ed esecutrice di Riti espiatori.<ref >Da ''La poesia di Dante'', Laterza, Bari, 1961; citato in Emilio Filieri, ''[https://www.kadmos.info/wp-content/uploads/2022/05/Kadmos-Studia-2.1-07-Filieri-pp.-131-155.pdf Matelda una e "trina". Sull'ideologia edenica di Dante]'', ''kadmos.info'', maggio 2022.</ref> *{{NDR|Sulla rivoluzione di luglio francese}} La inesperienza o la troppo breve pratica della vita libera non aveva permesso ancora la formazione di quel senso del cangiamento e della continuità ad una, che il popolo inglese possedeva, non certo per dono di natura, ma per la formazione storica.<ref>Da ''Storia d'Europa nel secolo decimonono'', Laterza, Bari, 1965 (1932), p. 142.</ref> *La [[iettatura]] è una cosa che non esiste, ma della quale bisogna tener conto.<ref>Citato in [[Camilla Cederna]], ''Giovanni Leone'', Feltrinelli, 1978. p. 35.</ref> *La [[libertà]] al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale.<ref>Da ''Storia d'Europa nel secolo decimonono''.</ref> *La morte sopravverrà a metterci in riposo, a toglierci dalle mani il compito a cui attendevamo; ma essa non può fare altro che così interromperci, come noi non possiamo fare altro che lasciarci interrompere, perché in ozio stupido essa non ci può trovare.<ref>Da ''Quaderni della critica''; citato in Giovanni Casoli, ''Novecento letterario italiano ed europeo: autori e testi scelti'', vol. 1, Città Nuova, 2002, [https://books.google.it/books?id=pZW2cd1Te-AC&pg=PA120 p. 120].</ref> *La [[poesia]] solo in piccola parte si trova negli innumeri libri detti di poesia.<ref name=storia/> *La realtà è spiritualità e creatività, e non si lascia opprimere da concezioni naturalistiche, che si rivolgono sempre in fantastiche e pessimistiche.<ref>Dalla recensione di [[Oswald Spengler]], ''Il tramonto dell'Occidente''; citato in Domenico Conte, ''[https://www.raicultura.it/amp/filosofia/articoli/2024/02/Benedetto-Croce-La-patologia-dello-spirito-9818eca5-3501-45ff-9931-7bdbd48c88e3.html Benedetto Croce. La «patologia dello spirito»]'', ''raicultura.it''.</ref> *La sovranità in una relazione non è di nessuno dei componenti singolarmente preso, ma della relazione stessa, cioè dell'incontro.<ref>Da ''Etica e politica''; citato da Rina De Lorenzo nella [https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0588&tipo=stenografico Seduta n. 588] della Camera del 4 novembre 2021.</ref> *La [[storia]] non è mai giustiziera, ma sempre giustificatrice; e giustiziera non potrebbe farsi se non facendosi ingiusta, ossia confondendo il pensiero con la vita, e assumendo come giudizio del pensiero le attrazioni e le repulsioni del sentimento.<ref>Da ''Teoria e storia della storiografia''; citato in Adelelmo Campana, ''Benedetto Croce: filosofia e cultura'', Calderini, 1976, p. 150.</ref> *La storia nostra è storia della nostra anima; e storia dell'anima umana è la storia del mondo.<ref name=storia/> *La [[violenza]] non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna, ma soltanto distruggerla.<ref name=storia/> *Le verità definite dai filosofi non si abbattono a vicenda, ma si sommano e si integrano le une con le altre, e dominano il pensiero e la vita, se anche il volgo di questo non si avveda e non si avvede di esserne anch'esso dominato.<ref>Da ''Intorno al mio lavoro filosofico''; in ''Filosofia Poesia Storia'', Riccardo Ricciardi, Napoli, 1955, p. 4.</ref> *Lo [[Joseph Spencer Kennard|Spencer-Kennard]] scrive molte cose ingenue, intramezzate da qualche errore di fatto, ma in complesso ha giudizio sano e talvolta persino delicato.<ref>Da ''Conversazioni critiche'', XVIII. Indirizzi vari di storia letteraria, p. 167.</ref> *Lottano metallurgici e magistrati, ferrovieri e professori universitari, tranvieri e ufficiali di marina, e, perfino i pensionati dello Stato, perfino gli scolaretti delle scuole secondarie contro lo sfruttamento che eserciterebbero sopra di essi i loro maestri. [...] Lo Stato è concepito come una lotteria, alla quale tutti giocano e nella quale si può vincere studiando un libro meno mistico di quello della Cabala, facendo chiasso sui giornali, agitandosi, minacciando e premendo su deputati e ministri.<ref>Citato in Italo De Feo, ''Croce: l'uomo e l'opera'', Mondadori, Milano, 1975, p. 453.</ref> *Malinconica e triste che possa sembrare la [[morte]], sono troppo filosofo per non vedere chiaramente che il terribile sarebbe che l'uomo non potesse morire mai, chiuso nel carcere che è la vita, a ripetere sempre lo stesso ritmo vitale che egli come individuo possiede solo nei confronti della sua individualità a cui è assegnato un compito che si esaurisce.<br>Ma altri crede che in un tempo della vita questo pensiero della morte debba regolare quel che rimane della vita, che diventa così una preparazione alla morte. Ora, la vita intera è preparazione alla morte, e non c'è da fare altro sino alla fine che continuarla, attendendo con zelo e devozione a tutti i doveri che ci spettano. La morte sopravverrà a metterci a riposo, a toglierci dalle mani il compito a cui attendevamo; ma essa non può far altro che così interromperci, come noi non possiamo fare altro che lasciarci interrompere, perché in ozio stupido essa non ci può trovare.<br>Vero è che questa preparazione alla morte è intesa da taluni come un necessario raccoglimento della nostra anima in Dio; ma anche qui occorre osservare che con Dio siamo e dobbiamo essere a contatto tutta la vita e niente di straordinario ora accade che ci imponga una pratica inconsueta. Le anime pie di solito non la pensano così e si affannano a propiziarsi Dio con una serie di atti che dovrebbero correggere l'ordinario egoismo della loro vita precedente e che invece sono l'espressione intima di questo egoismo.<ref>Da ''Soliloquio'', citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 600.</ref> *Molta parte dell'anima nostra è [[dialetto]].<ref>Citato in [[Renato de Falco]], ''[http://www.tecalibri.info/D/DEFALCO-R_parlar.htm#p002 Del parlar napoletano]'', p. 13, Colonnese, Napoli, 2007 [1997]. ISBN 978-88-87501-77-3</ref> *Napoli è un paese in cui è impossibile promuovere un pubblico interesse senza rimetterci il cervello e la salute.<ref>Da ''Taccuini di lavoro'', Arte Tipografica, Napoli, 1987 (ma 1992), vol. II, ''1917-1926'', p. 294; citato da [[Giuseppe Galasso]] in Benedetto Croce, ''Un paradiso abitato da diavoli'', ''Nota del curatore'', p. 299.</ref> *{{NDR|Su [[Giovanni Cotta]]}} Né gli mancano più forti corde, quali vibrano nell'ode all'[[Bartolomeo d'Alviano|Alviano]] per la guerra che conduceva in difesa della Serenissima.<ref>Da ''Poesia popolare e poesia d'arte'', Laterza, Bari, 1933, p. 457; citato in Gabriele Banterle, introduzione a Giovanni Cotta, ''I carmi'', a cura di Gabriele Banterle, Edizioni di "Vita veronese", Verona, 1954.</ref> *Nessuno pensava che i {{sic|cosidetti}} [[Razza|arii]] di Germania avessero avuto bisogno di tanto aiuto e tanto avessero accettato dai non arii. Quale vergogna sfruttare il lavoro dell'estraneo e adornarne, come hanno fatto finora, la loro storia! E quale animo dignitoso e disdegnoso e fiero è quel [[Julius Streicher]], che adesso viene chiedendo che non si curino più gl'infermi cristiani coi ritrovati medici dei [[August von Wassermann|Wassermann]], dei Neisser, dei Fraenkel e di altri scienziati ebrei, e piuttosto li si lasci morire che accettare la lurida elemosina! Bravo: questa è rinunzia eroica, degna di un vero ario: alla quale si potrebbe solo obiettare (ma è obiezione che non conta) che, per questa via, la parola "ario" finirà a prendere il significato d'[[Imbecillità|imbecille]].<ref>Citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi,'' Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 594.</ref> *Noi vogliamo, in fatto di scuola, a preferenza di sterminati eserciti di Serse, piccoli eserciti ateniesi e spartani, di quelli che vinsero l'Asia e fondarono la civiltà europea.<ref>Da ''Discorsi parlamentari'', Il Mulino, Bologna, 2002, p. 75.</ref> *[...] non bisogna dimenticare che il [[liberalismo]] disgiunto dalla democrazia inclina sensibilmente verso il conservatorismo e che la democrazia, smarrendo la severità dell'idea liberale, trapassa nella demagogia e, di là, nella dittatura.<ref>Citato in Barbara Speca, ''[https://www.rivoluzione-liberale.it/16768/opinione/croce-la-storia-umana-quale-storia-della-liberta.html Croce, la storia umana quale storia della libertà]'', ''rivoluzione-liberale.it'', 22 febbraio 2012.</ref> *Non è vero, ma ci credo.<ref>Citato in Camillo Albanese, ''Un uomo di nome Benedetto: la vita di Croce nei suoi aspetti privati e poco noti''.</ref> *Non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra [[Patria]], né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte.<ref>Da ''Scritti e discorsi politici (1943-1947)'', Laterza.</ref> *Non possiamo non essere [[cristiano (religione)|cristiani]], anche se non seguiamo più le pratiche del culto, perché il [[cristianesimo]] ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c'è fra noi e gli antichi [...] è proprio dovuta a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioè il verbo cristiano.<ref>Da ''Storia dell'Idea di Europa'', pp. 162-163.</ref> *Non sarebbe il tempo di smettere di aver fiducia nelle opposizioni e distinzioni dei partiti politici, tanto più che l'esperienza politica ci mostra che il partito che governa o governa è sempre uno solo e ha il consenso di tutti gli altri, che fanno le finte di opporsi? Non sarebbe meglio contare sugli uomini saggi, lavoratori e consapevoli del loro dovere verso la patria, i quali in Italia sono in maggior numero che non credano i pessimisti?<ref>Citato in Daniela Colli, [http://www.loccidentale.it/node/8906 ''La "religione della libertà" per Benedetto Croce''], ''l'Occidentale.it'', 11 novembre 2007</ref> *Non si poteva aspettare e neppure desiderare che il fascismo cadesse a un tratto. Esso non è stato un infatuamento o un giochetto. Ha risposto a seri bisogni e ha fatto molto di buono.<ref>Citato in Emilio Gentile, ''Novecento italiano'', Laterza, Bari, 2008, p. 75.</ref> *Ogni vera [[storia]] è sempre autobiografica.<ref>Da ''Il carattere della filosofia moderna''; citato in [[Leo Valiani]], ''La filosofia della libertà'', Edizioni di Comunità, 1963.</ref> *[...] per comune consenso, i lavori più scadenti del De Amicis sono quelli che dovrebbero essere di mera invenzione, come le ''Novelle''. Ed, anche per comune consenso; sono assai scadenti i suoi versi. I versi, questo fiore delicatissimo dello spirito letterario, sono in lui il semplice detrito della sua prosa. Si riconosce facilmente ch'essi sono nati dal verseggiamento ora dei ''Bozzetti militari'', ora dei ''Ricordi del 1870-71'', ora dei libri di viaggio, ora delle ''Pagine sparse''. E danno non più, anzi meno, di ciò che danno le pagine di prosa. Sono versi ora da giornali educativi per giovinetti, ora da giornali umoristici: pseudoversi. I sentimenti sono onesti e gentili; la celia è innocente e, talora arguta: le descrizioni, minute e precise; ma non c'è altro.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sbl-0749035-1903-03-images/page/n2/mode/1up Edmondo De Amicis]'', ''Note sulla Letteratura italiana nella seconda metà del secolo XIX'', in ''La Critica'', Anno I, fasc. III, 20 maggio 1903, p. 172.</ref> *{{NDR|Su [[Giovanni Gentile]]}} Per suo merito la pedagogia italiana è giunta ad una profondità e semplicità di concetti alla quale altrove non si è ancora sollevata, e per suo precipuo merito non solo la scienza ma la pratica e la politica dell'educazione è ora in Italia tutta in rivolgimento e crescenza. Grande è infatti l'autorità di lui in ogni ordine di scuole, perché ha vissuto profondamente la vita della scuola e l'ama con ardore.<ref>In appendice alla ''Riforma dell'educazione'' di [[Giovanni Gentile]]; citato da Angelo Nicosia nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg02/lavori/stenografici/sed0165/sed0165.pdf seduta del 12 luglio 1954] della Camera dei Deputati.</ref> *{{NDR|Su [[Giustino Fortunato]]}} Portò la questione meridionale a chiarezza di coscienza e di definizione, iniziandone la discussione in termini politici e storici, fino a farla riconoscere come la questione massima dello Stato italiano unitario.<ref>Citato in Gerardo Raffaele Zitarosa, ''Giustino Fortunato storico'', L. Pellegrini, 1970, p. 15.</ref> *Qual nome di autore nostro di tragedie, di commedie e drammi possiamo pronunciare con vanto, nel secolo passato<ref>Il secolo XVIII°.</ref> e per la prima metà del presente? L'importanza che Napoli non ha avuto nel [[teatro napoletano|teatro]] letterario, l'ha avuta invece nella commedia popolare e dialettale, nell'opera buffa, nelle rappresentazioni all'improvviso, negli attori e nei personaggi comici che ha messo in circolazione.<ref>Dalla prefazione del 1890 alle ''Memorie'' di [[Eduardo Scarpetta]], citato in [[Giovanni Artieri]], ''Napoli, punto e basta?, {{small|Divertimenti, avventure, biografie, fantasie per napoletani e non}}'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1980, p. 462.</ref> *Quel giudizio, di cui si rimprovera a lei {{NDR|alla storia}} l'omissione, non è dunque veramente il giudizio, il solo giudizio che sia tale, l'atto del pensiero, ma un'approvazione o una condanna in rapporto a certi fini ideali che si vuol difendere, sostenere e far trionfare, e dinanzi ai quali, come dinanzi ai tribunali, si citano gli uomini del passato affinché rispondano delle loro azioni e ne ottengano il premio o ne vengano segnati dallo stigma che meritano di malvagità, di vizio, di sciocchezza, di inettitudine o altro che sia. In ciò fare nei loro riguardi, non si pon mente alla non piccola differenza che i tribunali nostri (giuridici o morali che siano) sono tribunali del presente e per uomini vivi e agenti e pericolosi, e quelli sostennero già i tribunali del loro tempo, e non possono essere assoluti o condannati due volte. Non sono essi responsabili dinanzi a nessun nuovo tribunale appunto perché, uomini del passato, entrati nella pace del passato, e come tali oggetto solamente di storia, non sopportano altro giudizio che quello che penetra nello spirito dell'opera loro e li comprende. Li comprende e non già insieme, come vuole il motto (« tout comprendre c'est tout pardonner »), li perdona, perché stanno ormai di là dalla severità e dall'indulgenza come dal biasimo e dalla lode. Coloro che, assumendo di narrare storie, si affannano a far giustizia, condannando e assolvendo, perché stimano che questo sia l'uffizio della storia, e prendono in senso materiale il suo metaforico tribunale, sono concordemente riconosciuti manchevoli di senso storico; e si chiamino pure [[Alessandro Manzoni]].<ref name=storia/> *[[Gaetano Salvemini|Salvemini]] fu ossessionato da un odio ferocissimo contro [[Giovanni Giolitti|Giolitti]] e non vedeva altra via per il popolo italiano che il suffragio universale. Nel cervello di Salvemini vi è caos.<ref>Citato in Daniela Coli, ''Il filosofo, i libri, gli editori: Croce, Laterza e la cultura europea'', Editoriale scientifica, Napoli, 2002, p. 63.</ref> *Scocciatore è uno che ti toglie il piacere della solitudine e non ti dà quello della compagnia.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Milano, Mondadori, 2006, p. 132. ISBN 88-04-54931-9</ref> *{{NDR|Su [[Martin Heidegger]]}} Scrittore di generiche sottigliezze, arieggiante a un Proust cattedratico, egli che, nei suoi libri non ha dato mai segno di prendere alcun interesse o di avere alcuna conoscenza della storia, dell'etica, della politica, della poesia, dell'arte, della concreta vita spirituale nelle sue varie forme – quale decadenza a fronte dei filosofi, veri filosofi tedeschi di un tempo, dei Kant, degli Schelling, degli Hegel! –, oggi si sprofonda di colpo nel gorgo del più falso storicismo, in quello, che la storia nega, per il quale il moto della storia viene rozzamente e materialisticamente concepito come asserzione di etnicismi e di razzismi, come celebrazione delle gesta di lupi e volpi, leoni e sciacalli, assente l'unico e vero attore, l'umanità. [...] E così si appresta o si offre a rendere servigi filosofico-politici: che è certamente un modo di prostituire la filosofia.<ref>Da ''Conversazioni Critiche'', Serie Quinta, Bari, Laterza, 1939, p. 362.</ref> *{{NDR|La cultura e più di ogni altra la cultura greca}} si era spenta, suscitando continuatori altrove: quel monaco calabrese {{sic|Barlaamo}} e quel suo scolaro, [[Leonzio Pilato]], [che insieme ad] altri traduttori ... operosi alla corte dei sovrani angioini, rappresentano l'ultima trasfusione della cultura normanno-sveva e meridionale nell'incipiente umanesimo.<ref>Da ''Storia del Regno di Napoli'', Bari, 1958, pp. 88-89; citato in Tobia Cornacchioli, ''Nobili, borghesi e intellettuali nella Cosenza del Quattrocento, L<nowiki>'</nowiki>''academia'' parrasiana e l'Umanesimo cosentino'', Edizioni Periferia, Cosenza, stampa 1990, p. 45.</ref> *{{NDR|A [[Gaetano De Sanctis]]}} Solo nel maggio scorso, prima di lasciare Napoli, potei leggere per intero e con agio i due nuovi volumi della sua ''Storia di Roma''; e la lettura mi fu di grande piacere ed istruzione. Il significato storico di [[Cartagine]] e della grande lotta è magnificamente lumeggiato, e l'esposizione è limpidissima. Gli schiamazzatori presenti, così teneri della scienza italiana, non si accorgeranno di quest'opera che onora la scienza italiana.<ref>Lettera del 12 luglio 1917; citato in Silvio Accame, ''Gaetano De Sanctis'', in Accademia delle Scienze di Torino, ''Commemorazione di Gaetano De Sanctis {{small|nel primo centenario della nascita}}'', Vincenzo Bona, Torino, 1970, [https://archive.org/details/NAP0124230/page/n24/mode/1up p. 17].</ref> *{{NDR|Su [[John Ruskin]]}} Temperamento d'artista, impressionabile, eccitabile, volubile, ricco di sentimento dava tono dommatico e forma apparente di teoria, in pagine leggiadre ed entusiastiche ai suoi sogni e capricci.<ref>Da ''Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale: Teoria e storia'', Laterza, 1908.</ref> *[[Luigi Tosti|Tosti]] si era foggiata la propria figura, da artista, e, sentendo battere il suo cuore d'italiano e facendo scorrere lo sguardo sulla sua nera veste di benedettino, provava il sentimento della realtà di quella figura, e operava e parlava in accordo con essa, non per calcolo politico o oratorio, ma sinceramente, per darle forma nei fatti.<ref>Da ''Storia della storiografia italiana nel secolo decimonono'', I, Laterza, Bari 1921, p. 146.</ref> *Un'altra manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica è la petulante richiesta che si fa della "[[onestà]]" nella vita politica. [...] L'onestà politica non è altro che la capacità politica: come l'onestà del medico e del chirurgo è la sua capacità di medico e di chirurgo, che non rovina e assassina la gente con la propria insipienza condita di buone intenzioni e di svariate e teoriche conoscenze.<ref>Da ''La religione della libertà'', a cura di Girolamo Cotroneo, Rubbettino, Catanzaro, 2002, p. 207.</ref> *{{NDR|Su [[Diego Sandoval de Castro]]}} [...] un petrarchista garbato e, come allora piaceva dire "soave" [...].<ref>Da ''[[Isabella di Morra]] e Diego Sandoval de Castro'', Sellerio, Palermo, 1983, p. 21 (saggio di introduzione ristampato da ''Vite di avventure, di fede e di passione'', Laterza, Bari, 1947); citato in Diego Sandoval de Castro, ''Rime'', a cura di Tobia R. Toscano, Salerno Editrice, Roma, 1997, p. 21. ISBN 8884022169</ref> * L'[[Unesco]] aveva della [[cultura]] un'idea semplicemente sbagliata perché sciolta dalla sua sorella di sangue e spirito, la libertà.<ref>Citato in [[Nicola Porro]], ''Benedetto Croce contro l'UNESCO: «Propositi sterili»'', ''Il Giornale'', 5 luglio 2020, p. 28.</ref> *Un velo di mestizia par che avvolga la [[Bellezza]], e non è velo, ma il volto stesso della Bellezza. (da ''La poesia'', Laterza) *{{NDR|Su [[José Borjes]]}} Uno dei più rinomati cabecillas delle guerre carliste, coraggioso, esperto di guerra, sincero e devoto uomo.<ref>Da ''Uomini e cose della vecchia Italia: serie seconda'', Laterza, 1956.</ref> *Vedete un po' se vi riesce di far che un gruppo di artisti collabori a un monumento. Questo che si otteneva sessanta o settant'anni fa, da scultori e pittori che avevano frequentato l'accademia e si recavano a messa la domenica (ossia si sottomettevano interiormente a qualcosa o qualcuno), ora è inconseguibile: [...] I nostri monumenti saranno per i posteri i documenti della nostra convulsione morale.<ref>Citato in Adelina Bisignani, ''Croce: il partito politico'', Palomar, Bari, 2000, p. 45.</ref> *Vedo che l'esattezza dell'esposizione del [[Mario Borsa|Borsa]] e la giustezza dei suoi giudizi vengono riconosciute da uno dei più esperti critici teatrali inglesi, da [[William Archer]] (in un articolo della ''Tribune'', del 3 novembre 1906). L'Archer rimprovera soltanto al Borsa la troppa severità della tesi generale, che un teatro inglese contemporaneo non esista: la quale tesi gli sembra {{sic|contradetta}} dalle analisi particolari che l'autore poi dà delle singole opere. E mi pare che l'Archer abbia ragione, e che un teatro in cui sono opere come quelle che Borsa fa conoscere ai lettori italiani, sia bene qualcosa di esistente; perché l'esistenza di un teatro non può significare chiaramente altro che l'esistenza di alcuni autori e di alcune opere, fornite di caratteri originali.<ref>da ''Conversazioni critiche'', serie seconda, seconda edizione riveduta, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1924, [https://archive.org/details/scrittidistorial10croc/page/259 XX. Libri di critica e di storia della critica, p. 259]</ref> *[...] l'altro pericolo, quello degli ignoranti che teorizzano, giudicano, sentenziano, che fanno scorrere fiumi di spropositi, che mettono in giro formule senza senso, che credono di possedere nella loro ignoranza stessa una miracolosa sapienza, lo conosciamo perché lo abbiamo sperimentato bene. Si è chiamato, nella sua forma più recente, «fascismo». Io ho pensato denominarlo in greco: ''[[onagrocrazia]].''<ref>Da "Politica e pensiero", in ''Scritti e discorsi politici (1943-1947)'', a cura di A. Carella, vol. II, [https://books.google.it/books?hl=it&id=1pxoAAAAMAAJ&dq=L%27altro+pericolo%2C+quello+degli+ignoranti+che+teorizzano%2C+giudicano%2C+sentenziano%2C+che+fanno+scorrere+fiumi+di+spropositi%2C+che+mettono+in+giro+formule+senza+senso%2C+che+credono+di+possedere+nella+loro+ignoranza+stessa+una+miracolosa+sapienza%2C+lo+conosciamo+perch%C3%A9+l%27abbiamo+sperimentato+bene.+Si+%C3%A8+chiamato%2C+nella+sua+forma+pi%C3%B9+recente%2C+%27fascismo%27.+Io+ho+pensato+denominarlo+in+greco%3A+%27onagrocrazia%27.%5B&focus=searchwithinvolume&q=onagrocrazia pp. 196-197].</ref> ==''Ariosto, Shakespeare e Corneille''== ===''Avvertenza''=== *I tre saggi, raccolti in questo volume, non vi si trovano a caso, e neanche per la ragione estrinseca che i tre poeti, da cui prendono il titolo, appartengono in certo senso a tre momenti consecutivi di una stessa epoca storica. Ho raccostato questi tre poeti, perché mi davano modo di studiare tre tipi assai diversi d'arte; di provare nel fatto come con gli stessi principî si ottenga l'intelligenza delle forme artistiche più diverse e quasi opposte; di rendere più perspicua la caratteristica di ciascuno mercé il contrasto con gli altri; e d'illustrare ed esemplificare e confermare alcuni concetti estetici, e in genere filosofici, che mi stanno particolarmente a cuore. Quanto al metodo da me tenuto in questi saggi, non ho bisogno di dichiararlo ai miei vecchi lettori, e d'altronde mi sembra che essi portino con sé gli schiarimenti necessari e sufficienti. Ma chi desideri vederlo più direttamente dibattuto e ragionato in teoria, può consultare il volume, che è uscito in luce poco prima di questo, dei ''Nuovi saggi di estetica''. (B. C., Napoli, maggio 1920) *Nella seconda edizione (1928) fu aggiunta al saggio sul Corneille una recensione del libro del [[Karl Vossler|Vossler]] su [[Jean Racine|Racine]]. Del saggio sullo Shakespeare si ha ora una eccellente edizione presso Laterza, corredata di introduzione critica e di note filologiche da [[Napoleone Orsini]] (1948). (B.C., marzo 1950) ===''Ariosto''=== ====[[Incipit]]==== La fortuna dell'''Orlando furioso'' si può comparare a quella di una donna leggiadra e sorridente, che tutti guardano con letizia, senza che l'ammirazione sia impacciata da alcuna perplessità d'intelletto, bastando, per ammirare, aver occhi e volgerli al grato oggetto. Limpidissimo com'è quel poema, nitidissimo in ogni particolare, facilmente apprendibile da chiunque possieda una generale cultura, non ha mai presentato seri ostacoli d'interpretazione, e perciò non ha avuto bisogno delle industrie dei commentatori e non è stato aduggiato dalle loro litiganti sottigliezze; né poi è andato soggetto, o assai lievemente, alle intermittenze che, per le varie disposizioni culturali dei vari tempi, hanno pur sofferto altre insigni opere di poesia. Grandi uomini e comuni lettori si sono trovati intorno ad esso in pieno accordo, come appunto intorno alla bellezza, poniamo di una signora Récamier; e nella folla di coloro che furono presi dal suo fascino, si notano un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] e un [[Galileo Galilei|Galilei]], un [[Voltaire]] e un [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]]. ====Citazioni==== *Se l'[[Ludovico Ariosto|Ariosto]] fosse stato un filosofo, o un poeta filosofo, avrebbe sciolto un inno all'Armonia, come non pochi se ne posseggono nella storia della letteratura, cantando quell'alta Idea che gli rendeva comprensibile la discorde concordia delle cose e, appagandogli l'intelletto, infondeva pace e gioia nell'animo. (p. 31) *Soverchia nel ''Furioso'', la materia d'amore, perché soverchia nel cuore dell'Ariosto, nel quale essa agevolmente trapassava a sentimenti gentili, alla pietà che va oltre le tombe, alla rivendicazione dell'innocenza calunniata e della gratitudine brutalmente violata, al fervido culto pel santo nodo dell'amicizia. (p. 36) *Bontà e generosità erano anche la sostanza del suo sentimento politico, da onest'uomo di tutti i tempi, che piange sulle sventure della patria, aborre il dominio degli stranieri, giudica severamente le oppressioni dei signori, si scandalizza per la corruttela ed ipocrisia dei preti e [[Chiesa (comunità)|Chiesa]], lamenta che le armi unite di Europa non si volgono contro il Turco ossia contro il barbaro infesto. (p. 37) *L'Ariosto era irriverente, o, ch'è lo stesso, indifferente, spirito altrettanto areligioso quanto afilosofico, non angosciato da dubbi, non pensoso del destino umano, non curioso del significato e valore di questo mondo che vedeva e toccava, e nel quale amava e dolorava; estraneo del tutto, come a ogni altra filosofia, a quella del Rinascimento, sia del Ficini sia del Pomponazzi. (p. 40) ===''Shakespeare''=== ====[[Incipit]]==== Potrà sembrare superfluo, ma in effetto giova a procedere spediti, porre subito qui in principio l'avvertenza, che ciò che forma oggetto di studio pel critico e lo storico dell'arte, non è la persona pratica dello [[William Shakespeare|Shakespeare]], ma la persona poetica; non il carattere e lo svolgimento della sua vita, ma il carattere e lo svolgimento dell'arte sua. ====Citazioni==== *Il bene o la virtù è, senza dubbio, nello Shakespeare, più forte del male e del vizio, ma non perché superi e risolva in sé l'altro termine, sibbene semplicemente è luce verso la tenebra, è bene, è virtù; insomma, in ragione della sua qualità stessa, che il poeta discerne e coglie nella purezza e verità originale, senza sofisticarla e infiacchirla. (p. 86) *La quintessenza di tutte queste commede (al modo stesso che, rispetto alle grandi tragedie, si può in certo senso dire dell'''Amleto'') è il ''Sogno di una notte di mezza estate''; dove le rapide accensioni, le incostanze, i capricci, le illusioni e le delusioni, le follie d'ogni sorta dell'amore si danno un corpo e tessono un loro mondo così vivo e reale come quello degli uomini che quegli affetti visitano, estasiandoli e tormentandoli, innalzandoli e abbassandoli; sicché tutto vi è parimente reale e parimente fantastico, secondo meglio piaccia chiamarlo. Il senso del sogno, di un sogno-realtà, permane e impedisce ogni freddezza di allegoria e di apologo. (p. 102) *Quando dopo il ''Sogno'', si legge ''Romeo e Giulietta'', par di non essere usciti da quell'ambiente poetico, al quale espressamente ci richiamano Mercutio, col suo ricamo fantastico sulla Regina Mab, e, quel che è più, lo stile, le rime e la generale fisionomia della breve favola. Tutti, parlando di ''Romeo e Giulietta'', hanno provato il bisogno di ricorrere a parole e immagini soavi e gentili; e lo [[Friedrich Schlegel|Schlegel]] vi ha sentito «i profumi della primavera, il canto dell'usignuolo, il delicato e fresco di una rosa mo' sbocciata», e lo [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]] ha pensato allo stesso fiore: alla «molle rosa nella valle di questo mondo, spezzata dalle rudi tempeste e dall'uragano»; ed il [[Samuel Taylor Coleridge|Coleridge]], di nuovo, alla «primavera coi suoi odori, i suoi fiori e la sua fugacità». Tutti lo hanno considerato come il poema dell'amor giovanile, e hanno riposto l'acme del dramma nelle due scene del colloquio d'amore attraverso il notturno giardino e della dipartita dopo la notte nunziale, nelle quali è stato scorto da taluni il rinnovarsi di forme tradizionali della poesia d'amore, l'«epitalamio» e l'«alba». (p. 102) *Il male: ma se questo male fosse del tutto e apertamente male, turpe, ripugnante, la tragedia sarebbe finita prima che cominciata. Esso si chiamava, invece, per Macbeth, ''greatness'', la grandezza: la grandezza che le fatali sorelle gli hanno profetata, che il corso destinato degli eventi comincia pronto a largirgli, additandogli prossimo e certo tutto il resto, sol ch'egli non stia ad attendere inerte, ma si muova, stenda la mano e lo afferri. (p. 130) *Nel ''Macbeth'', il bene appare solo nella vendetta che il bene compie, nel rimorso, nella punizione. Nessuna figura ne impersona la presenza. (p. 133) *Nel ''Re Lear'', il tempestoso dramma, che è tutto una sequela di tradimenti orrendi, la bontà s'impersona, prende un nome, Cordelia; e brilla essa sola nella tempesta, ad essa sola si guarda, come in un cielo cupo all'unica stella che vi scintilla. (p. 134) *Un odio infinito per la malvagità ingannatrice ha ispirato quest'opera {{NDR|''Re Lear''}}: l'egoismo puro e semplice, la crudeltà, la perversità muovono ripugnanza ed orrore, ma non inducono direttamente al tremendo dubbio che il bene non esista o quanto meno non sia riconoscibile e sceverabile dal suo contrario, come accade invece per l'inganno morale, che prende sembianza di rettitudine, di generosità, lealtà, e, poi che ha ottenuto il suo intento, disvela nel fatto l'impura cupidigia, l'aridità, la durezza di cuore, che sole realmente esistevano. (p. 134) *Nella tragedia di ''Otello'', il male volge un'altra delle sue facce; e il sentimento che gli risponde è, questa volta, non la condanna mista di pietà, non l'orrore per l'ipocrisia e per la crudeltà, ma lo stupore. Jago non è il male commesso per un sogno di grandezza, non è il male per l'egoistico soddisfacimento delle proprie voglie, ma il male per il male, compiuto quasi per un bisogno artistico, per attuare il proprio essere e sentirlo potente e denominatore e distruttore anche nella subordinata condizione sociale in cui esso è posto. (p. 137) *Dal senso violento della voluttà nella sua possanza allettatrice e dominatrice, e insieme dal brivido pei suoi effetti di abiezione, di dissoluzione e di morte, è formata la tragedia di ''Antonio e Cleopatra''.<br>Baci, carezze, languori, suoni, profumi, luccicor d'oro e di drappi lussuosi, barbaglio di luci e silenzi d'ombre, un godere ora estasiato ora spasimante e furioso, è il mondo in cui essa si svolge; e regina di questo mondo è Cleopatra, avida di voluttà, datrice di voluttà, che diffonde a sé intorno quel fremito di piacere, ne offre insieme l'esempio e l'incitamento, e insieme conferisce all'orgia un carattere regale e quasi mistico. (p. 140-141) *''Amleto'' è stato generalmente considerato come la tragedia delle tragedie shakespeariane, quella in cui il poeta ha messo più di sé stesso, ha dato la sua filosofia, e ha riposto la chiave delle altre tutte. Ma, a parlar con rigore, nell'''Amleto'' lo Shakespeare ha messo sé stesso né più né meno che nelle altre tutte, cioè la poesia. (p. 146) ===''Corneille''=== ====[[Incipit]]==== Una critica d'intonazione negativa circa le tragedie corneliane non è più da fare, perché si trova già in molti libri; e, d'altronde, se c'è un poeta estraneo al [[gusto]] e all'interessamento odierni (per lo meno fuori di Francia), questi è [[Pierre Corneille|Corneille]], e i più degli amatori di poesia e d'arte confessano senza ritegno di non reggere alla lettura di quelle tragedie, e che esse «non dicono loro niente». ====Citazioni==== *Lo [[Friedrich Schiller|Schiller]], lette le opere più lodate del Corneille, si meravigliava della rinomanza in cui era salito un autore così povero d'inventiva, magro e secco nel trattamento dei caratteri, freddo negli affetti, stentato e duro nello svolgimento delle azioni, e privo quasi sempre d'interesse. (p. 195) *[[Wilhelm August von Schlegel|Guglielmo Schlegel]] notava in lui, al luogo della poesia, «epigrammi tragici» ed «arie di bravura», pompa e non grandezza; lo sentiva gelido nelle scene d'amore – un amore che di solito non era amore, ma un ben calcolato ''aimer par politique'', secondo la parola dell'eroe Sertorio, – e lo vedeva assai rigirato e machiavellico, e per ciò stesso ingenuo e puerile, nel concepire le cose della politica; e la più parte delle tragedie definiva nient'altro che trattati sulla ragion di stato in forma di dibattiti, con mosse non da poeta ma da giocatore di scacchi. (p. 196) *L'ideale corneliano è stato riposto dai più recenti interpreti nella volontà per sé stessa, nella «volontà pura», superiore o anteriore al bene o al male, nella energia del volere in quanto tale, prescindendo dai suoi fini particolari. Con ciò si è ben eliminato il falso concetto che lo descriveva, invece, come l'ideale del dovere morale e della lotta trionfale tra il dovere e le passioni; e si è ottenuto l'accordo non solo con la realtà di quelle tragedie, ma anche con quanto il Corneille stesso, teorizzando, diceva nei suoi ''Discours'' circa il personaggio drammatico. (p. 210) ==''Breviario di estetica''== *Alla domanda: – Che cosa è l'[[arte]]? – si potrebbe rispondere celiando (ma non sarebbe una celia sciocca): che l'arte è ciò che tutti sanno che cosa sia. *Io dirò subito, nel modo più semplice, che l'arte è visione o intuizione. L'artista produce un'immagine o fantasma; e colui che gusta l'arte volge l'occhio al punto che l'artista gli ha additato, guarda per lo spiraglio che colui gli ha aperto e riproduce in sé quell'immagine. *L'[[errore]] non è mai puro, ché, se fosse tale, sarebbe verità. *L'errore parla con doppia voce, una delle quali afferma il falso, ma l'altra lo smentisce. *{{NDR|L'arte}}, poiché non nasce per opera di volontà, si sottrae altresì a ogni discriminazione morale, non perché le sia accordato un privilegio di esenzione, ma semplicemente perché la discriminazione morale non trova modo di applicarlesi. [...]. Altrettanto varrebbe giudicare immorale la Francesca di [[Dante]] o morale la Cordelia di [[Shakespeare]] [...], quanto giudicare morale il quadrato o immorale il triangolo. *Un'aspirazione chiusa nel giro di una rappresentazione, ecco l'[[arte]]. ==''La letteratura della nuova Italia''== *[...] poiché in quel che dirò, discorrendo unicamente del [[Ruggiero Bonghi|Bonghi]] scrittore, sembrerò e sarò forse alquanto severo, mi piace avvertire subito che, quale che sia per essere il giudizio intorno ai suoi lavori storici, filosofici e letterari, Ruggero Bonghi, considerato nella sua azione politica, parlamentare e sociale, fu spirito profondamente devoto alla patria. A lui si debbono nobili opere per l'educazione e la cultura italiana, e istituzioni che gli sono sopravvissute e onorano la sua memoria.<br>Ristretta la considerazione al Bonghi scrittore, la figura di lui, che parve un tempo riempire di sé grande spazio nel mondo letterario, se non dilegua del tutto, certo si mostra assai più piccola. Quella impressione di un tempo nasceva da cose estrinseche: il nome del Bonghi era dappertutto; i giornali, in una stessa settimana, portavano ai lettori il discorso o i discorsi del Bonghi alla Camera, una conferenza del Bonghi, un articolo del Bonghi sopra un recente romanzo francese, l'annunzio della pubblicazione di un volume storico del Bonghi o di un nuovo volumetto della traduzione con {{sic|comento}} di Platone, fatta dal Bonghi. Non c'era argomento politico, sociale, religioso, filosofico, letterario, filologico, sul quale egli non versasse l'onda della sua prosa. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/260/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', pp. 260-261]) *{{NDR|Bonghi}} Sembrava raccogliere in sé le virtù del giornalista e del dotto, dello scienziato e dell'artista, dell'uomo politico e dell'uomo di lettere.<br>La gente, innanzi a tanta fecondità, stupiva; ma, pur nel suo stupore, diffidava ed esprimeva qualche dubbio circa la solidità di tutto quello scrivere, la durevolezza di quella fama. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/261/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', p. 261]) *No: non furono i troppi argomenti, non la forma frammentaria, non la mancanza di tempo, che impedirono all'opera letteraria del Bonghi di ottenere la corona che avrebbe altrimenti meritata. Gli eufemismi o i cattivi ragionamenti degli elogiatori in imbarazzo celano un fatto molto più semplice che va enunciato così: al Bonghi mancò la mente scientifica. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/263/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', p. 263]) *Chi può ora sostenere la lettura dei romanzi dovuti alla penna del focoso giornalista-epigrammista che fu [[Ferdinando Petruccelli della Gattina]] [...], che vorrebbero dare quadri della Napoli borbonica e danno invece un cumulo di cose enormi, di delitti tenebrosi, di stranezze, di scempiaggini, senza disegno e senza stile, con una disinvoltura e un brio di maniera, meccanici e falsi? (Laterza, Bari, 1974) *Il legno, in cui è tagliato [[Pinocchio]], è l'umanità. (Laterza, 1964, vol. V, p. 331) *Tal quale il [[Salvatore Di Giacomo|Di Giacomo]] delle novelle e de versi si ritrova nei parecchi libri che ha pubblicati di ricerche storiche [...].<br>L'erudito può fare qualche obiezione e dichiararsi mal soddisfatto e dell'accoppiamento di storia e immaginazione e della subordinazione dei problemi propriamente storici alla contemplazione sentimentale e passionale. Ma sotto l'aspetto artistico, come non accettare le pagine d'arte, che il Di Giacomo, non sapendo resistere alla propria natura, ha frammezzate ai suoi spogli di documenti? (da «Salvatore Di Giacomo», ''Letteratura della nuova Italia'', Laterza, Bari 1973) *Tutta l'autobiografia è piena di bozzetti e raccontini che, staccandosene, costituirono poi, con qualche aggiunta, il volume: ''{{sic|Goccie}} d'inchiostro''. Alcuni sono bozzetti di bambini dove il [[Carlo Dossi|Dossi]], da un niente, sa trarre una pagina indimenticabile: come nella scenetta che s'intitola ''Le caramelle'' e che bisogna leggere piano, assaporando. (Laterza, Bari 1973) ==''La rivoluzione napoletana del 1799''== *Una scena selvaggia coronò questi ultimi istanti del feroce martirio. La [[Luisa Sanfelice|Luisa {{NDR|Sanfelice}}]], circondata e sorretta dai fratelli dei Bianchi, salì sul palco. E si facevano gli estremi preparativi, e le infami mani del carnefice l'acconciavano sotto il taglio della scure, quando un soldato, di quelli che assistevano all'esecuzione, lasciò sfuggire accidentalmente un colpo di fucile. Il carnefice, spaurito e già sospettoso di qualche tumulto, a questo si turbò e lasciò cadere in fretta la scure sulle spalle della vittima: sicché poi, tra le grida d'indignazione del popolo, fu costretto a troncarle la testa con un coltello.<br>Quelle povere membra, che avevano finito di soffrire, vennero sepolte nella prossima chiesa di Santa Maria del Carmine. (cap. III, pp 165-166) *Il [[Pietro Colletta|Colletta]] è passato e passa ancora, nell’opinione generale, per uno scrittore poco esatto e, quel ch’è peggio, di poca buonafede. Ora invece ogni studio particolare, che si pubblica sui fatti trattati nella sua storia (compresi i pochi esaminati di sopra), prova, se non sempre la sua esattezza (di quale storico si potrebbe pretendere codesto!), sempre la sua buona fede. Di che ho anch'io molti altri argomenti da esser persuaso, e son certo che, tra breve, riuscirà agevolissima la seguente dimostrazione. Che, cioè, il Colletta, nell’accingersi alla sua storia, si senti e si mise in disposizione di storico, alto, sereno, e, nel lavorarla, fece tutte le ricerche, che ai suoi tempi poteva fare, e non travisò volontariamente la verità, come è provato invece che la travisassero spesso volontariamente i servitori borbonici (per chiamarli col titolo da essi ambito), che scrissero in opposizione di lui. (cap. III, pp. 188-189) *Grande è l'importanza di [[Carlo Lauberg]], l'anima di tutto il movimento rivoluzionario napoletano, colui che può ben dirsi «il primo cospiratore del moderno risorgimento italiano»<ref>Michele Rossi, ''Nuova luce risultante dai veri fatti avvenuti in Napoli pochi anni prima del 1799'', Firenze, Barbera, 1890, p. 177. {{NDR|N.d.A.}}</ref>. La ragione, per la quale il Lauberg è stato trascurato dagli storici, è ben additata dal Rossi: l'attenzione si è rivolta, quasi esclusivamente, a coloro che perirono sul patibolo. (cap. V, p. 210) *Valente chimico e seguace delle teorie del Lavoisier [...], {{NDR|Carlo Lauberg}} cercò nel 1788 di estrarre l'indaco col macerare le foglie della ''Isatis tinctoria'', e nel 1789 procurò di stabilire in Napoli una fabbrica di acido solforico.<br>Ma non era soltanto chimico, {{sic|sibbene}} versato altresì negli studi della meccanica e della matematica, [...]. (cap. V, p. 211) ==''Manifesto degli intellettuali antifascisti''== ===[[Incipit]]=== Gl'intellettuali [[fascismo|fascistici]], riuniti in congresso a Bologna, hanno indirizzato un manifesto agl'intellettuali di tutte le nazioni per spiegare e difendere innanzi ad essi la politica del partito fascista.<ref>Testo qui [http://www.ousia.it/SitoOusia/SitoOusia/TestiDiFilosofia/TestiPDF/Croce/Manifesto.pdf]</ref><ref>e in: A.R. Papa, ''Storia di due manifesti'', Milano, Feltrinelli, 1958.</ref>. Nell'accingersi a tale impresa, quei volenterosi signori non debbono essersi rammentati di un consimile famoso [[Manifesto del Partito Comunista|manifesto]] che, agli inizi della guerra europea, fu lanciato al mondo dagli intellettuali tedeschi: un manifesto che raccolse, allora, la riprovazione universale, e più tardi dai tedeschi stessi fu considerato un errore. [...] Contaminare politica e letteratura, politica e scienza è un errore, che, quando si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi nemmeno un errore generoso<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>. ===Citazioni=== *E, veramente, gl'[[intellettuale|intellettuali]], ossia i cultori della scienza e dell'arte, se come cittadini, esercitano il loro diritto e adempiono il loro dovere con l'ascriversi a un partito e fedelmente servirlo, come intellettuali hanno solo il dovere di attendere, con l'opera dell'indagine e della critica, e con le creazioni dell'arte, a innalzare parimenti tutti gli uomini e tutti i partiti a più alta sfera spirituale, affinché, con effetti sempre più benefici, combattano le lotte necessarie. Varcare questi limiti dell'ufficio a loro assegnato, contaminare politica, letteratura e scienza, è un errore, che, quando poi si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi neppure un errore generoso. *Nella sostanza, quella scrittura, è un imparaticcio scolaresco, nel quale in ogni punto si notano confusioni dottrinali e mal filati raziocini. *Ma il maltrattamento della dottrina e della storia è cosa di poco conto, in quella scrittura, a paragone dell'abuso che vi si fa della parola "religione"; perché, a senso dei signori intellettuali fascisti, noi ora in [[Italia]] saremmo allietati da una guerra di religione, dalle gesta di un nuovo evangelo e di un nuovo apostolato contro una vecchia superstizione, che rilutta alla morte, la quale le sta sopra e alla quale dovrà pur acconciarsi; *Chiamare contrasto di religione l'odio e il rancore che si accendono da un partito che nega ai componenti degli altri partiti il carattere d'italiani e li ingiuria stranieri, e in quest'atto stesso si pone esso agli occhi di quelli come straniero e oppressore, e introduce così nella vita della [[Patria]] i sentimenti e gli abiti che sono propri di altri conflitti; nobilitare col nome di religione il sospetto e l'animosità sparsi dappertutto, che hanno tolto perfino ai giovani dell'Università l'antica e fidente fratellanza nei comuni e giovanili ideali, e li tengono gli uni contro gli altri in sembianti ostili: è cosa che suona, a dir vero, come un'assai lugubre facezia. *Noi rivolgiamo gli occhi alle immagini degli uomini del [[Risorgimento]], di coloro che per l'Italia patirono e morirono, e ci sembra di vederli offesi e turbati in volto alle parole che si pronunziano e agli atti che si compiono dai nostri italiani avversari, e gravi e ammonitori a noi perché teniamo salda in pugno la loro bandiera. *Ripetono gl'intellettuali fascisti, nel loro manifesto, la trista frase che il Risorgimento d'Italia fu opera di una minoranza; ma non avvertono che in ciò appunto fu la debolezza della nostra costituzione politica e sociale e anzi par quasi che si compiacciano della odierna per lo meno apparente indifferenza di gran parte dei cittadini d'Italia di fronte ai contrasti tra il fascismo e i suoi oppositori. I liberali di tal cosa non si compiacquero mai, e si studiarono a tutto potere di venire chiamando sempre maggior numero d'italiani alla vita pubblica; e in questo fu la precipua origine anche di qualcuno dei più disputati loro atti, come la largizione del suffragio universale. *La presente lotta politica in Italia varrà, per ragione di contrasto, a ravvivare e a fare intendere in modo più profondo e più concreto al nostro popolo il pregio degli ordinamenti e dei metodi liberali, e a farli amare con più consapevole affetto. E forse un giorno, guardando serenamente al passato, si giudicherà che la prova che ora sosteniamo, aspra e dolorosa a noi, era uno stadio che l'Italia doveva percorrere per rinvigorire la sua vita nazionale, per compiere la sua educazione politica, per sentire in modo più severo i suoi doveri di popolo civile. ==''Nuove pagine sparse''== *C'è la formula della saggezza e della sapienza? C'è, ed è questa: riconoscere che senza il [[male]] la vita e il mondo non sarebbero, e tutt'insieme combattere sempre, praticamente e irremissibilmente, il male e cercare e attuare sempre indefessamente il bene. (vol. 1, p. 288) *Dirò che, in generale, gli autori da me criticati mi ricambiarono di benevolenza, forse perché sentirono che c'era in me sincero desiderio di cercare e di affermare il [[verità|vero]]. *Gli umili e gli oppressi vedendo i dolori e le ingiustizie della vita, era ben difficile che la concezione ultronea di questa non fosse pessimistica. *Non è possibile disputare su ciò che è stato dichiarato di per sè inesistente, e cioè sul pensiero e sulla verità. *Con dolorosa meraviglia a me è accaduto notare di recente in uomini di molta levatura di un [[Ebrei|popolo]] atrocemente perseguitato e a cui favore e protezione si è schierata tutta la maggiore e migliore parte degli altri popoli della terra, non già solo la riluttanza a vincere il loro millenario separatismo, stimolo alle deplorevoli persecuzioni, ma il proposito di rinsaldarlo, rinsaldando l’idea messianica, e contrapponendosi a tutti gli altri popoli: proposito al quale si accompagna una sorta di sentimento tragico, come di popolo destinato a fare di sé stesso [[Olocausto (sacrificio) | olocausto]] a una divinità feroce. (vol. 1, p. 345) ==''La poesia di Dante''== ===[[Incipit]]=== C'è ragione alcuna per la quale la poesia di [[Dante Alighieri|Dante]] debba esser letta e giudicata con metodo diverso da quello di ogni altra poesia? ===Citazioni=== * E veramente in qualsiasi poeta e opera di poesia è dato rintracciare, più o meno copiosi e con risalto maggiore o minore, concetti scientifici e filosofici, tendenze e fini pratici, e anche intenzioni e riferimenti riposti, presentati sotto velo trasparente o adombrati in modo misterioso come ben chiusi nella mente dell'autore. Perciò di ogni poeta, che è sempre insieme uomo intero, e di ogni poesia, che è insieme un volume o un discorso e lega molte cose squadernate, è dato compiere, oltre l'{{sic|interpetrazione}} poetica, una varia {{sic|interpetrazione}} filosofica e pratica, che, sotto l'aspetto da cui guardiamo, possiamo chiamare «allotria». (p. 10) * E nella storia del buon avviamento di quelle indagini converrebbe segnare tra i più lontani precursori [[Vincenzo Borghini]], che nel cinquecento comprese la necessità metodica di ricercare documenti autentici del pensiero e del sapere di Dante, e di rifarsi alla lingua e alle costumanze dell'età sua; [...]. (p. 12) * Se, in fatto di poesia, l'autore è sovente il peggiore dei critici, in fatto d'[[allegoria]] è sempre il migliore. (p. 13) * Seguendo i principî dianzi stabiliti circa l'[[allegoria]], non ci siamo dati pensiero di ricercare se alcuni o tutti i componimenti e le narrazioni di cui si è fatto cenno, e il libretto della ''[[Dante Alighieri#Vita nuova|Vita nuova]]'' nel suo complesso, siano allegorici; perché, allegorizzati o no, allegorizzati ''ante'' o ''post festum'', il loro significato poetico, e il loro poetico pregio o difetto, resta il medesimo. (p. 43) ==''Poesia e non poesia''== *Il [[Vincenzo Monti|Monti]] fu, dunque rispetto ai poeti che con lui si usa mettere a contrasto, poeta di orecchio e d'immaginazione, e non punto rappresentante di un'età contro un'altra età: differenza di conformazione mentale, non di contenuto storico. E tanto poco egli chiuse un'età o appartenne a un'età chiusa, che, per contrario, formò scuola: una scuola certamente di valore scarso o nullo, ma sol perché scarso o nullo è il valore di tutte le scuole poetiche; e che per estensione e diffusione non fu inferiore ma piuttosto superiore alla foscoliana e alla leopardiana, [...]. (cap. II, Monti; p. 24) *È stato considerato talvolta il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] come un poeta filosofo, cosa che, per le spiegazioni ora date, si dimostra non esatta per lui come è sempre inesatta per ogni poeta. La sua fondamentale condizione di spirito non solo era sentimentale e non già filosofica, ma si potrebbe addirittura definirla un ingorgo sentimentale, un vano desiderio e una disperazione così condensata e violenta, così estrema, da riversarsi nella sfera del pensiero e determinarne i concetti e i giudizi. (cap. X, Leopardi; pp. 109-110) *E quelle, tra le ''[[Operette morali]]'', così intonate riuscirono di necessità frigidissime: vani sforzi di offrire rappresentazioni comiche (che non lo spirito polemico e il malumore ma solo lietezza e serena fantasia possono generare); personaggi, che sono meri nomi; dialoghi, che sono monologhi ; prosa lavoratissima ma estrinseca, e che tiene sovente qualcosa del vaniloquio accademico. (cap. X, Leopardi; p. 111) *Certe volte, nel leggere i dialoghi delle ''Operette morali'' si presentano con insistenza al ricordo (e non sono io che ho provato pel primo questa impressione, perché vedo ora che la provò anche il Pascoli) certi altri ''Dialoghetti'', vergati dalla penna reazionaria del conte Monaldo, e si sente la somiglianza non solo nella comune predilezione letteraria per quel genere accademico, per quelle tanto abusate imitazioni da Luciano, per quei «ragguagli di Parnaso», ma anche nello spirito angusto, retrivo, reazionario, nell'antipatia pel nuovo e vivente; [...]. (cap. X, Leopardi; p. 111) *Per ritrovare, sotto il rispetto artistico, il Leopardi schietto e sano bisogna dunque cercarlo, non dove egli polemizza, ironizza e satireggia, e ride male, ma dove si esprime serio e commosso ; e questo è il Leopardi migliore delle stesse ''Operette'' quello, per es., di alcune pagine del dialogo di Timandro ed Eleandro, che tanto si avvicinano al tono delle più belle lettere dell'''Epistolario''. (cap. X, Leopardi; pp. 112-113) *Nel ''[[Giacomo Leopardi#XXV – Il sabato del villaggio|Sabato del villaggio]]'' la scena poetica che avrebbe dovuto suggerire coi suoi stessi tocchi il pensiero della gioia aspettata, che è unica e vera gioia, della gioia di fantasia, è commentata da una critica riflessione e appesantita da un allegorizzamento, che prende forma di rettorica esortazione al «garzoncello scherzoso». (cap. X, Leopardi; pp. 117-118) *[...] non bisogna lasciarsi fermare dalla somma correttezza e proprietà ed eleganza con la quale la poesia del Leopardi si presenta, ma guardare in là e osservare che sotto quella irreprensibilità letteraria, se non si avverte mai vuoto nel pensare e nel sentire, nondimeno, poeticamente, si ritrova ora il forte ora il fiacco, ora il pieno e ora il lacunoso, e affermare che la poesia del [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] è assai più travagliata di quanto non si sospetti o di quanto non si creda. C'è in essa dell'arido, c'è della prosa, c'è del formalmente letterario, e c'è insieme poesia dolcissima e purissima e armoniosissima ; e forse quell'impaccio, che precede o segue i liberi movimenti della fantasia e del ritmo, fa meglio sentire il miracolo della creazione poetica. (cap. X, Leopardi; pp. 118-119) *La rappresentazione della realtà e la bellezza sono in arte la stessa cosa, e [...], dove si sente che manca la bellezza, manca nient'altro che la perfezione stessa del rappresentare. (cap. XIX, ''Balzac''; p. 247) *È proprio delle democrazie preferire in arte i valori scadenti ai genuini, che sono aristocratici e antiutilitari. ("Schiller")<ref>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> ==''Storia del Regno di Napoli''== ===[[Incipit]]=== Qualche tempo fa, nel mettere ordine tra i miei libri e nel riunire in un solo scaffale tutti quelli attinenti alla storia napoletana, mi tornò tra mano il raro volume di Enrico Cenni, ''Studi di diritto pubblico'', e lo lessi da cima a fondo come non avevo fatto per l'innanzi. ===[[Citazioni]]=== * Mi stava vivo nel ricordo [[Enrico Cenni]], cattolico e liberale, napoletano e italiano, giurista e filosofo, così come l'avevo conosciuto negli ultimi suoi anni, con l'alta persona, i canuti capelli, gli occhi scintillanti, e mi pareva non solo comandarmi con la sua autorità l'accoglimento di quei concetti, ma, col richiamarmi ai doveri della pietà filiale, farmi vergognare di avere altra volta tenuto in proposito assai diverso pensiero. Pure, alla fine, non senza qualche riluttanza, il mio spirito critico riprese il sopravvento, e cominciai mentalmente a discutere col bravo Cenni, come se egli fosse ancora vivente ed io presso al suo letto d'infermo, dove mi recavo a visitarlo. (p. 19) * È ormai noto: il Vespro siciliano, che ingegni poco politici e molto rettorici esaltano ancora come grande avvenimento storico, laddove fu principio di molte sciagure e di nessuna grandezza. Non la conquista angioina, ma quella ribellione e distacco della Sicilia infranse l'unità della monarchia normanno-sveva, ne fiaccò le forze, le rapì la sua storica missione, e diè origine veramente al regno di Napoli, a quel «Regno» che visse più secoli di vita e di cui molte tracce permangono nelle odierne condizioni sociali e nei costumi di queste terre. (pp. 30-31) * Il possesso del regno di Napoli fu per la Spagna un accrescimento di potenza politica, e più ancora di prestigio, e un punto d'appoggio militare, ma, tutto sommato, una passività economica. (p. 189) * La Spagna governava il regno di Napoli come governava sé stessa, con la medesima sapienza o la medesima insipienza; e, per questo rispetto, tutt'al più si può lamentare che il regno di Napoli, poiché doveva di necessità unirsi ad altro stato più potente, cadesse proprio tra le braccia di quello che era il meno capace di avvivarne la vita economica, e col quale non gli restava da accomunare altro che la miseria e il difetto di attitudini industriali e commerciali. (p. 190) * Pure, nel crollo che seguì, quello stato che fu l'antico [[regno di Napoli]] non moriva del tutto ingloriosamente, e il suo esercito – quella parte del suo esercito che non si era dissipata o unita alla rivoluzione – salvò l'onore delle armi sul Volturno e a Gaeta. E noi dobbiamo inchinarci alla memoria di quegli estremi difensori, tra i quali erano nobili spiriti, come quel [[Matteo Negri]] che nel '48 era andato anche lui alla difesa di Venezia, ma nel '60 non seppe staccarsi dalla bandiera del suo reggimento, e, italiano, cadeva ucciso in combattimento contro italiani. (p. 331) ===[[Explicit]]=== Ricercando la tradizione politica nell'Italia meridionale, ho trovato che la sola di cui essa possa trarre intero vanto è appunto quella che mette capo agli uomini di dottrina e di pensiero, i quali compierono quanto di bene si fece in questo paese, all'anima di questo paese, quanto gli conferì decoro e nobiltà, quanto gli preparò e gli schiuse un migliore avvenire, e l'unì all'Italia. Benedetta sia sempre la loro memoria e si rinnovi perpetua in noi l'efficacia del loro esempio! ==''Storia d'Italia dal 1871 al 1915''== ===[[Incipit]]=== Nel 1871, fermata la sede del regno in Roma, si ebbe in Italia il sentimento che un intero sistema di fini, a lungo perseguiti, si era in pieno attuata, e che un periodo storico si chiudeva.<br> {{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===Citazioni=== *Si sostenne, oltre alle guerre, la lunga e dolorosa guerriglia del [[brigantaggio]], inacerbitosi nell'Italia meridionale, come di solito nelle rivoluzioni e nei passaggi di governo, e che fu domato finalmente e per sempre: cosicché la parola "brigantaggio" poté a poco a poco dissociarsi dal nome del paese d'Italia, al quale era stata congiunta forse più che ad altra parte di Europa, almeno nei tempi moderni. (p. 29) *Lo schiacciamento, che seguì, della Francia da parte delle genti germaniche, e l'esegesi storico-filosofica che ne dettero i pensatori e professori d'oltre Reno, sembrarono avvolgere nel funebre sudario tutte le razze latine: la [[battaglia di Sedan]] prendeva l'aspetto di una ''finis Romae''. (p. 111) ==''Storia d'Europa''== ===[[Incipit]]=== Alla fine dell'avventura napoleonica, sparito quel geniale despota dalla scena che tutta occupava, e mentre i suoi vincitori s'intendevano o procuravano d'intendersi fra loro e di procedere d'accordo per dare all'Europa, mercé restaurazioni di vecchi regimi e opportuni rimaneggiamenti territoriali, uno stabile assetto che sostituisce quello fortemente tenuto per sempre precario dell'Impero della nazione francese, – in tutti i popoli si accendevano speranze e si levavano richieste d'indipendenza e di libertà. E queste richieste si facevano più energiche e frementi quanto più si opponevano repulse e repressioni; e le speranze presto si ravvivavano, e i propositi si rafforzavano, attraverso le delusioni e le sconfitte. ===Citazioni=== *La [[libertà]] (ripeteva [[Luigi Blanc]]) è una «parola», è un'«esca per gli ingenui», non essendovi altra libertà che quella che si ottiene nello Stato con l'«organizzazione del lavoro». (p. 126) ==''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte''== ===[[Incipit]]=== La storia è scienza o arte? – Questa domanda è stata fatta molte volte; ma l’opinione che se ne ha ordinariamente, nel mondo letterario, è che sia una domanda triviale, di quelle che soltanto il confusionismo volgare si suol proporre e malamente risolvere. Infatti, quei che l’han mossa e la muovono, o non le danno essi stessi un senso determinato o, quando son costretti a darglielo, si limitano a significar con essa, semplicemente: «se la storia, oltre all’essere esattamente appurata, debba essere rappresentata con vivacità e scritta artisticamente bene». E, al senso indeterminato della domanda, fa riscontro quello delle risposte, delle quali la più comune è questa: che «la storia sia scienza ed arte, al tempo stesso». ===[[Explicit]]=== Con questo siamo giunti al termine del nostro assunto, ch’era di provare come ci sia difatti una ''ragione interna'', per la quale le parole ''storia'' ed ''arte'' sono state messe tante volte in connessione, e di mostrare in che stia realmente la connessione. L’assunto è adempiuto colla ''riduzione della storia sotto il concetto generale dell’arte''. ==''Teoria e storia della storiografia''== ===[[Incipit]]=== Quasi tutti gli scritti che compongono la presente trattazione furono inseriti in atti accademici e riviste italiane tra il 1912 e il '13; e poiché rispondevano a un disegno, poterono senza sforzo congiungersi in un libro, pubblicato in lingua tedesca col titolo: ''Zur Theorie und Geschichte der Historiographie'' (Tübingen, Mohr, 1915). ===Citazioni=== *è evidente che solo un interesse della vita presente ci può muovere a indagare un fatto passato; il quale, dunque, in quanto si unifica con un interesse della vita presente, non risponde a un interesse passato, ma presente. (p. 12) *Ma anche nei giorni nostri sarebbe divertente e istruttivo catalogare le forme d'insinuazione onde storici, che passano per gravissimi, si valgono per introdurre le loro personali immaginazioni: «forse», «parrebbe», «si direbbe», «piace pensare», «giova supporre», «è probabile», «è evidente», e simili; e notare come talvolta essi vengano omettendo insensibilmente codeste cautele e raccontino, quasi le avessero vedute, cose che essi stessi hanno escogitate per finire il loro quadro, e per le quali resterebbero assai imbarazzati se avvenisse che uno, indiscreto al pari di un enfant terrible, chiedesse loro: «Come lo sapete? chi ve lo ha detto?». (p. 33) *Le storie meramente politiche s'indirizzano in prima linea ai diplomatici, e quelle militari ai militari; ma la storia etico-politica s'indirizza agli uomini di coscienza, intenti al loro perfezionamento morale, che è inseparabile dal perfezionamento dell'umanità, e può dirsi veramente un grande esame di coscienza che l'umanità a volta a volta esegue di sé stessa nel suo operare e progredire. (p. 289) *Qual è il carattere di un popolo? La sua storia: tutta la sua storia e nient'altro che la sua storia. La coincidenza è, in questo caso, perfetta, o, piuttosto, non si tratta di coincidenza ma d'identità. (p. 291) ==''Storie e leggende napoletane''== ===[[Incipit]]=== Quando, levandomi dal tavolino, mi affaccio al balcone della mia stanza da studio, l'occhio scorre sulle vetuste fabbriche che l'una incontro all'altra sorgono all'incrocio della via della Trinità Maggiore con quelle di San Sebastiano e Santa Chiara.<br> {{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===Citazioni=== *A me giova intanto, all'ombra degli alti tetti e tra le angustie delle vecchie vie, riparare nella più vasta ombra delle memorie; e il prossimo [[Basilica di Santa Chiara (Napoli)|monastero di Santa Chiara]], che re [[Roberto d'Angiò|Roberto]] e la pia regina [[Sancha d'Aragona (1285-1345)|Sancia]] elevarono in questa parte di Napoli che si diceva «extra hortos», presso le mura e la porta cumana o «regale», e riccamente dotarono («Virginis hoc Clare templum struxere beate Postea dotarunt donis multisque bearunt», verseggia e rimeggia una delle iscrizioni del campanile), mi riporta al moto francescano, che con gli angioini si sparse anche nel mezzogiorno d'Italia. L'ideale del [[Francesco d'Assisi|poverello d'Assisi]] consolò la dolorosa Sancia, non amata dal regio consorte; e finì col mostrare la sua virtù sullo stesso re, il quale, vecchio, affranto per la morte dell'unico figliuolo, indossò l'abito di terziario, e in quell'abito volle essere sepolto in Santa Chiara, e così si vede steso sul sarcofago, attorniato dalle tombe dei figliuoli e nipoti. Pittori e scultori, venuti di Toscana, adornarono di affreschi giotteschi e di storie in rilievo la semplice chiesa francescana, dal tetto composto di grandi travi di legno scoperte, che doveva essere alcuni secoli dopo furiosamente invasa e brutalmente violata dal fasto dei cartocci, degli ori e delle ammanierate pitture, ma non sì che vi rimanessero affatto soffocate le espressioni, e quasi direi le proteste, della ingenua arte del Trecento. (da ''Un angolo di Napoli'', I, pp. 17-18) *{{NDR|La ''[[Tomba di Jacopo Sannazaro]]'', custodita all'interno della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina, a Napoli}} [...] si proverà sempre una commozione, quando, attraversata la piccola e ora povera chiesetta, che ha preso l'aria di una chiesa di villaggio, e girato dietro l'altar maggiore, ci si vede a un tratto, innanzi, la solenne mole marmorea della tomba del poeta. [...] Il critico d'arte troverà, come ha trovato, non poco da riprendere, sia nell'architettura e nelle proporzioni del mausoleo, sia nei particolari delle decorazioni, nelle due statue di Apollo e Minerva di disegno non puro, e nello stesso bassorilievo, confuso nella composizione ed esagerato nei movimenti delle figure. Ma, nonostante la scarsa originalità e la poca squisitezza dell'opera, l'effetto suo è grande come affermazione e celebrazione lussureggiante dell'arte classica del Sannazaro nel cuore dell'umile chiesetta cristiana. E in tutta quella gloria di simboli e di allegorie l'occhio cerca e affisa in alto il volto del poeta, grave e dolce, dai lineamenti segnati dalla mestizia, dallo sguardo da cui tralucono la genialità dell'arte e la bontà dell'animo affettuoso. (da ''La chiesetta di Jacopo Sannazaro'', pp. 225-226) *{{NDR|Sul ''[[San Michele che scaccia il demonio]]'' di Leonardo da Pistoia}} Fatto sta, che nel quadro del Pistoia quel bel volto di giovane donna, dai biondi capelli e dai dolci occhi, appare calmo, quasi sorridente, ed ella piega le braccia e le mani in molle atto voluttuoso, e par che non si accorga nemmeno della lancia che l'angelo le ha infitta sul dorso serpentino, sia che non la prenda molto sul tragico, sia che non voglia, pur nel languire morendo, scomporre la propria attraente vaghezza. E il dipinto destinato a colpire le fantasie per la terribilità del castigo inflitto a colei<ref>Secondo alcune indiscrezioni dell'epoca [[Vittoria Colonna|Vittoria d'Avalos]] che avrebbe tentato di sedurre il cardinale Diomede Carafa, committente del dipinto. {{cfr}} ''Storie e leggende napoletane'', pp. 228-229.</ref>che tentò scrollare una salda virtù, le sedusse invece con quell'immagine; e nel linguaggio del popolino dei contorni rimase come paragone di elogio: «Bella come il diavolo di Mergellina». (da ''La chiesetta di [[Iacopo Sannazzaro]]'', p. 229) *La [[Laura Terracina|Terracina]] si vantava che non le mancavano mai editori; e la cosa era vera. Segnatamente i ''Discorsi'' andarono a ruba, aiutati dalla voga del poema ariosteo e dalle figure onde li ornò il Giolito.<br> Ma ciò non impedisce l'altra verità, che i versi della Terracina mancano di qualsiasi pregio poetico e hanno assai scarso anche quello letterario, perché, in tanto raffinamento della forma estrinseca a quei tempi di accurata letteratura, si dimostrano per solito rozzi e scorretti. La Terracina non era né poeta né letterato elegante, ma piuttosto, un precone di lodi. Io non saprei immaginarla in altro atto che di perpetua cupida ricercatrice, e aspettatrice al varco, di qualcuno da lodare: «lodando or questo ed or quel cavaliere», come dice ella medesima; ella che (ripete altrove) «tanti e tanti Lodato ''ha'' in carte con ''sue'' basse rime». (da ''La casa di una poetessa'', p. 279) *[...] le vecchie leggende rapidamente tramontano nella odierna trasformazione edilizia e sociale di Napoli, e le nuove non nascono, o piuttosto noi non ce ne avvediamo, e se ne avvedranno i nostri posteri, quando raccoglieranno qualche frammento del nostro presente sentire e immaginare, reso vieppiù fantastico dalle esagerazioni tradizionali, circondato dal fascino dell'antico o del vecchio, e fissato sopra taluna delle nostre ora tanto vilipese architetture e sculture. E coloro, «che questo tempo chiameranno antico», lo chiameranno forse anche «il buon vecchio tempo», come noi ora diciamo della Napoli del Settecento, e già, quasi quasi, di quella anteriore al Sessanta. (da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', p. 332) ==''Un paradiso abitato da diavoli''== *[...] un [[popolo]] non è in grado di ribattere le calunnie come un individuo e alle sofistiche accuse scopre assai più indifeso il fianco che non gl'individui. Gli sciocchi, gl'ingenerosi, i combattitori a vuoto e con poca spesa e con poco rischio, i plebei di cuore e di mente, sono perciò sempre proclivi a ingiuriare i popoli [...] (p. 21) *Accade, d'altra parte, che, pur nella poco alacre vita civile e politica, l'umana virtù si affermi nei particolari, contrastando al generale, e talora negli episodi, e perfino essa sorga dal mezzo stesso dei vizi, come loro correlativo. Onde un popolo che non ha bastevole affetto per la cosa pubblica potrà avere assai vivo quello per la famiglia, per la quale sarà disposto a ogni sacrificio; un popolo indifferente avere la chiaroveggenza dell'indifferenza; un popolo poco operoso nei commerci e negli affari valer molto nella contemplazione dell'arte e nelle indagini dell'intelletto; un popolo privo di spirito di gloria saper ben cogliere il gonfio e il falso delle umane ambizioni e operare nel riso un lavacro di verità. E via discorrendo.<br/>Sulla logica di queste considerazioni, il popolo napoletano è stato perfino più volte difeso, e il suo atteggiamento verso la vita ha suscitato simpatie [...] [[Napoli]] è apparsa come un'oasi nella quale sia possibile ritrarsi per obliare, riposare e respirare in mezzo a un popolo che di politica non cura o, tutt'al più, la prende a mera materia di chiacchiera, e, chiacchierandone senza riscaldarsi, spesso la giudica con spregiudicato acume. (p. 25) *[...] se ancor oggi noi accettiamo senza proteste o per nostro conto rinnoviamo in diversa forma l'antico biasimo<ref>Il riferimento è al proverbio: Napoli è un paradiso abitato da diavoli.</ref>, e se, anzi, non lasciamo che ce lo diano gli stranieri o gli altri italiani ma ce lo diamo volentieri noi a noi stessi, è perché stimiamo che esso valga da sferza e da pungolo, e concorra a mantener viva in noi la coscienza di quello che è il dover nostro. E, sotto questo aspetto, c'importa poco ricercare fino a qual punto il detto proverbiale sia vero, giovandoci tenerlo verissimo per far che sia sempre men vero. (pp. 26-27) *{{NDR|Su [[Francesco Mazzarella Farao]]}} Uno di quei dotti a cui la dottrina nuoce. (p. 88) *I ''lazzari'' erano, dunque, l'infima classe dei proletari di [[Napoli]], quella classe che i sociologi moderni contrappongono al proletariato industriale, del quale infatti forma spesso l'antitesi e talvolta l'avversaria, col nome di «proletariato cencioso» (''Lumpenproletariat''). Naturalmente, codesti proletari napoletani, oltre i caratteri comuni dei proletari in generale, e in ispecie a quelli delle grandi città, hanno alcuni caratteri particolari, determinati dalle condizioni particolari del nostro paese. Qui il clima è mite, la vita relativamente facile, si può dormire all'aria aperta e nutrirsi di poco, far di meno di molte cose e per conseguenza esser disposti alla spensieratezza; La conformazione morale e intellettuale non spinge alla rivolta, ma inclina agli accomodamenti e alla rassegnazione (p. 89). *Una cosa, di cui non mi so dar pace, è che in Napoli siano spariti tutti gli {{sic|edifizi}} dei «[[Sedili di Napoli|Sedili]]» o «Seggi» della città.<br>Si pensi un po'! Per secoli e secoli, dal medioevo fino all'anno 1800, i seggi avevano rappresentato l'organamento della cittadinanza napoletana, la distinzione della nobiltà e del popolo, l'amministrazione municipale. «Cavaliere di seggio» era la denominazione usuale del patriziato, che risonava accompagnata da ammirazione e {{sic|reverenza}}: e aneddoti e novelle e commedie ne rimandavano a lor modo l'eco, quando si facevano a ritrarre scherzosamente i napoletani e le loro vanterie. Di una leggiadra gentildonna si madrigaleggiava, talvolta, che era un «fiore» del suo «seggio»; e «a la flor de Nido» è indirizzata una celebre canzone de [[Garcilaso de la Vega]]. Gli stemmi dei sedili – lo sfrenato cavallo di bronzo in campo d'oro di Nido, quello frenato in campo azzurro di Capuana, i tre verdi monti in campo d'argento di Montagna, la porta d'oro in campo azzurro di Portanova, l'Orione o, come si diceva popolarmente, il [[Leggenda di Colapesce|Pesce Nicolò]] di Porto – stavano innanzi agli occhi di tutti, familiari geroglifici, e il primo, il cavallo sfrenato, fu sovente tolto in {{sic|iscambio}} con lo stemma stesso della città di Napoli. (da ''I {{sic|seggi}} di Napoli'', p. 115) *Nelle lotte che {{sic|precessero}}, prepararono e accompagnarono la rivoluzione detta di [[Masaniello]], [[Giulio Genoino (XVII secolo)|Giulio Genoino]], che ne fu la mente direttrice, coltivava il concetto o l'utopia del pareggiamento dei due primi sedili nobili e del sedile del Popolo, che si sarebbero {{sic|dovuto}} dividere tra loro in parti uguali il governo della città. Utopia affatto anacronistica, di carattere medievale, perché la realtà effettuale era che i sedili invecchiavano, e invecchiava la nobiltà e il suo correlativo, il buon popolo; e fuori dei sedili così dei nobili come del popolo si {{sic|moveva}} la nuova vita sociale, gli avvocati, i letterati, i pubblicisti, tutti quelli che poi, nel secolo decimottavo, promossero le riforme e fecero la [[Repubblica Napoletana (1799)|rivoluzione dell'anno 99]].<br>Che cosa potevano essere agli occhi di costoro i sedili, che usurpavano l'amministrazione della città, e anzi addirittura la rappresentanza del Regno, in nome di una tradizione illanguidita, di classi sociali logore, e con gli abiti del servilismo e della vuota esteriorità formatisi durante il viceregno {{sic|spagnuolo}} e non certo radicalmente mutati durante il nuovo regno borbonico? (da ''I {{sic|seggi}} di Napoli'', pp. 122-123) *I gelati napoletani, «''les glaces à la napolitaine''», acquistarono reputazione e diffusione mondiale, sicché qualche dotto tedesco non dubiterebbe d'includerli (come è stato fatto per altre cose simili, per esempio la birra nei rispetti dell'influsso germanico) tra i maggiori ''Kultureinflüsse'', esercitati da Napoli. (pp. 147-148) *Il [[Palazzo Cellammare|palazzo Cellamare]] a Chiaia appare tutto chiuso e appartato dalla frequentata e rumorosa strada sottostante. Posto in alto, sul declivio della collina delle Mortelle, ha un po' l'aria di una fortezza e volge verso il riguardante una maestosa facciata rossastra, lavorata a mattoni, sopra un largo basamento bruno di grossi quadroni di piperno, con un corpo avanzato di costruzione. Un cancello di ferro lo segrega dalla strada: un albero di palma l'ombreggia: una ricca porta barocca, una sorta d'arco di trionfo, sorge più indietro, quasi decorazione da teatro, e sotto di essa passa un viale, che si dirige in salita, senza che dal basso si scorga dove {{sic|riesca}}.<br>Anche a osservarlo di fuori, dà all'occhio la mescolanza di severo e di pomposo, di cinquecento e di settecento, rispondente alle due età della costruzione e del rifacimento. (da ''Il Palazzo Cellamare a Chiaia e il principe di Francavilla'', p. 204) ==''La filosofia di Giambattista Vico''== *Il gesuita padre Domenico Lodovico (autore del distico, che si legge sotto il ritratto del Vico), ricevuta la seconda ''Scienza nuova'', mandò all'autore, con pratico senno, un po' di vino della cantina e un po' di pane della casa gesuitica della Nunziatella, con una graziosa letterina nella quale lo pregava di accettare ''codeste cosucce, comeché semplici, quando né pure il bambin Giesù rifiuta le rozze offerte dei pastorelli''. (p. 305) ==Citazioni su Benedetto Croce== *Al cerchio ristretto dei discepoli e amici di Croce – composto per lo più di uomini che rappresentano la cultura ufficiale (la scuola, le università, le accademie) io non ho mai appartenuto. Ma ho invece respirato l'aria di altri ambienti in cui l'insegnamento di Croce era penetrato per vie forse indirette. ([[Eugenio Montale]]) *Anche nell'archivio di Benedetto Croce è stata trovata una lettera di raccomandazione per [[Giambattista Vico]]. ([[Francesco De Lorenzo]]) *Benedetto Croce ha visto chiaramente che, per salvare l'unità dello [[spirito]], è necessario ammettere che in ogni frammento della realtà ci sia tutto lo spirito. Noi potremmo distinguere idealmente nello spirito alcune forme, ma questo non significa che ci possa essere in concreto una forma separata dalle altre. Così si potrebbe distinguere l'arte dalla scienza e dalla filosofia, ma un teorema di matematica o una legge fisica sarebbero sempre insieme arte, scienza e filosofia e altro, se altre forme spirituali si creda di dovere ammettere. ([[Sebastiano Timpanaro senior]]) *Coloro che immaginano un Croce che ha svalutato la scienza, soltanto perché dalla logica l'ha trasferita nella pratica, dimenticano che teoria e pratica sono presso il Croce un rapporto, sicché né la teoria è superiore all'azione né l'azione alla teoria; ma l'una e l'altra sono la perenne e dialettica sintesi della realtà. ([[Francesco Flora]]) *Croce [...] avrebbe potuto essere capo provvisorio dello Stato, se solo avesse accettato di candidarsi. [[Pietro Nenni]] gli aveva già promesso il voto dei socialisti, chiedendogli in cambio un segno di disponibilità. Ma il filosofo declinò con una nobile lettera: chissà, la storia d'Italia avrebbe potuto essere diversa, anticipando il centrosinistra. ([[Stefano Folli|Stefano Folli)]] *Croce è un caso rarissimo! Ed ecco che l'astuta tenacia che egli ha affermato lottando per un ventennio contro il [[fascismo]] – non all'estero ''ma restando in patria'' – ora ha la sua ricompensa. Il suo prestigio è enorme; il vecchio filosofo ha oggi più autorità morale, più influenza, più ''potere'' che qualsiasi uomo politico, [[Carlo Sforza|Sforza]] non eccettuato. Sforza emigrò. Croce non emigrò. Perciò Croce è più forte. Interessante nevvero?... Con me fu delizioso. Temevo, all'inizio, di trovarlo senile: ha quasi ottant'anni e li dimostra. Ma nella conversazione il volto pergamenaceo si animò; e {{NDR|a}} un tratto mi apparve giovane, o, quanto meno, senz'età: un agile coboldo pieno di saggezza e di umorismo. Parlò molto della [[Germania]], spesso con amarezza, ma poi di nuovo con ammirazione. Come intimamente gli è nota la poesia tedesca! Mi recitò [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] con una pronunzia tutta sua, ma senz'errore. ([[Klaus Mann]]) *Croce era convinto che l'istituto monarchico offrisse maggiori garanzie di laicità rispetto alla repubblica guidata dalla Democrazia cristiana. Per molti cattolici l'Italia era "il giardino del Vaticano". ([[Eugenio Scalfari]]) *Croce fu certamente uno straordinario studioso, un attento amministratore delle sue fortune intellettuali, un ricercatore capace e paziente. Fu anche un critico letterario che decisamente accettò soltanto quello che rientrava nel suo «sistema». Fu anche un uomo politico libero dalle strutture dei partiti e sempre con lo sguardo rivolto alla storia, oltre la cronaca. Ma, per tutti, è stato la testimonianza di come si possa vivere sul pianeta Terra con la illusione di essere immortali. ([[Francesco Grisi]]) *Croce resta sempre e non solo una gloria napoletana di rara qualità e di alte dimensioni [...] Egli vive come vivono i classici, che sembrano lontani e sono, in realtà, costantemente accanto a noi. ([[Giuseppe Galasso]]) *Croce scoprì che le sue idee filosofiche perdevano terreno di fronte alla neo-scolastica dei cattolici e alle eresie del rinnegato [[Giovanni Gentile|Gentile]]. Se in un primo tempo aveva salutato con favore l'autoritarismo del regime, ora non poteva sopportarne il cattivo gusto e il materialismo, la crassa ignoranza e la confusione mentale. Non ci si poteva aspettare che gente che aveva ricevuto il suo tipo di educazione liberale desse la propria approvazione a un credo fondato sul misticismo irrazionale, né al fatto che Mussolini incoraggiasse la cultura soprattutto per ragioni di prestigio nei confronti del mondo esterno. ([[Denis Mack Smith]]) *«Da sempre», ho detto: perché, venuto su in ambiente di cultura e crescendo in età di ragione quando a [[Napoli]] il nome di Benedetto Croce si diffondeva occupando ogni anno più spazio nella mente dei suoi coetanei, mi è impossibile di risalire ad un momento in cui a me quel nome fosse ignoto. Anzi posso dire di averlo fin da ragazzo, cogliendolo sulle labbra di altri (forse di [[Vittorio Spinazzola]], forse di [[Francesco Saverio Nitti]]), sentito come un bellissimo nome, esprimente già nel suono e nella connessione delle due parole l'alta personalità di chi lo portava. ([[Vincenzo Arangio-Ruiz]]) *Di quei tristi anni Benedetto Croce fu veramente il faro e la guida. ([[Barbara Allason]]) *E un altro sorrisetto, ma un po' più sardonico, regalò a un ritratto di [[Paul Valéry|Valéry]] che illustrava un articolo sui «Charmes». «Vi pare un poeta?» ci chiese. Osammo rispondere di sì. «Fa a volte bei versi, ma li fabbrica con la macchina dell'intelletto... Ma anche l'intelletto suo è disorganico, frammentario. È un dilettante dell'intelligenza». Restammo perplessi, forse impersuasi. E forse se ne accorse, ma finse di niente, e continuò a conversare amabilmente. ([[Giovanni Titta Rosa]]) *[[Giustino Fortunato]] e Benedetto Croce rappresentano [...] le chiavi di volta del sistema meridionale e, in un certo senso, sono le due più grandi figure della reazione italiana. ([[Antonio Gramsci]]) *I suoi libri e i suoi articoli erano per me – come per tanti altri – quello che gli scritti dei poeti, filosofi e storici di una volta erano stati per la generazione del Risorgimento. Quello che sentivamo, Croce ce lo diceva in parole chiare e diritte... Quando lo scoraggiamento – come talvolta avveniva – s'impadroniva di me, bastava pensare... ([[Massimo Salvadori]]) *Il Croce evitò con cura i tecnicismi d'ogni sorta: lo "aborrimento del gergo filosofico, che spesso cela l'incertezza e l'oscurità del pensiero" e la sua inclinazione a "servirsi del linguaggio ordinario" sono da lui esplicitamente dichiarate [...] giova non poco a conferire limpidezza alla pagina crociana. ([[Tullio De Mauro]]) *Il Croce, per conto suo, fu meno crociano di molti suoi seguaci per il fatto che in lui il temperamento, il gusto, non furono quasi mai sopraffatti dai suoi schemi teorici. ([[Leo Valiani]]) *Il Croce si è sempre trovato a suo agio di fronte ad artisti pienamente «sliricati», totalmente aderenti a un motivo fondamentale, a uno stato d'animo unitario. Artisti come [[Ludovico Ariosto|Ariosto]] e [[Giovanni Verga|Verga]] perevano nati apposta per lui perché ogni loro pagina li contiene per intero. ([[Leo Valiani]]) *Il merito di Croce fu di far piazza pulita, con spirito dialettico, di ogni misura estrinseca alla sostanza delle opere; [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]] ne fu impedito dal suo classicismo. ([[Theodor W. Adorno]]) *In fondo Croce era un campione di ignoranza scientifica e dunque di ignoranza ''tout court'', oltre che un paladino delle cause perse. ([[Piergiorgio Odifreddi]]) *Innanzi alla corsa della maggior parte degli uomini di cultura di ogni paese a porre la scienza a servizio dei compiti della guerra, Croce fu allora tra i pochissimi che tenne fede al dovere verso la Verità, ed il solo, in [[Italia]], a scrivere e a combattere apertamente le nuove storture mentali e morali. ([[Vittorio de Caprariis]]) *La più efficace difesa della civiltà e della cultura... si è avuta in Italia, per opera di Benedetto Croce. Se da noi solo una frazione della classe colta ha capitolato di fronte al nemico... a differenza di quel che è avvenuto in [[Germania]], moltissimo è dovuto al Croce. ([[Guido De Ruggiero]]) *La protesta per il passo della morte è più religiosa che la sua accettazione, e il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] è più religioso del Croce. Dal Leopardi possono venire le aperture pratiche religiose, dal Croce può venire il servizio ai valori. Il Croce è greco-europeo, perché la civiltà [[Europa|europea]] porta al suo sommo l'affermazione dei valori. Il Leopardi comprende questi (le virtù), ma cerca gl'individui, e li vede morire, non li trova più, sono i morti. È aperto, dunque, al tu; in potenza ci sono le aperture pratiche religiose. ([[Aldo Capitini]]) *Ma Croce, che proprio a due passi da qui, in mezzo ai suoi libri nella casa di calata Trinità Maggiore, odiava il fascismo e che per venticinque anni poté pubblicare i fascicoli della “Critica” e scrivere liberamente, ebbene: questo Croce valeva per Mussolini molto più di un Croce martirizzato, ridotto al silenzio o addirittura esiliato… ([[Sándor Márai|Sandor Marai]]) *Ma se di Croce restasse un solo pensiero, quello secondo il quale lui prestava fede alla lettera delle cose espresse, alla resa concreta di ogni arte, basterebbe da solo a tener diritta per la vita la spina dorsale di uno scrittore contro ogni confusione di lingua, distrazione dall'uomo e dalla «parola» nel significato «[[Francesco Flora|floriano]]» del termine. ([[Domenico Rea]]) *Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che manifesta in sé la piu piccola traccia del vecchio pessimismo imbecille, denigratore e straccione che ha caratterizzata la vecchia Italia ormai sepolta, la vecchia Italia [...] di professori pacifisti (tipo Benedetto Croce, [[Claudio Treves]], [[Enrico Ferri]], [[Filippo Turati]]). (''[[Manifesti futuristi]]'') *Nella prima frattura tra Croce e Gentile è Croce il più vicino al fascismo originario. È Croce a immettere nella cultura italiana Georges Sorel che è uno dei primi riferimenti culturali del fascismo, è Croce che parla, sia pure in una dimensione critica, di Stato etico; è Croce che persino incoraggia il fascismo e lo paragona alle orde sanfediste del cardinale Ruffo, ritenendo che il fascismo abbia la funzione di spazzare il campo dal bolscevismo e dalla crisi spirituale e di rimettere in piedi l'autorevole Stato italiano. Ricordo infine che è Croce a suggerire Gentile come ministro della pubblica istruzione per realizzare quel progetto di riforma della scuola che lui, da ministro, aveva avviato in epoca giolittiana. In questa visione, il fascismo ha per Croce una funzione propedeutica al ripristino del vero liberalismo. ([[Marcello Veneziani]]) *Non capisce, ma non capisce con autorità e competenza. ([[Leo Longanesi]]) *Perché ho votato per la monarchia? Ero liberale e crociano. E Croce riteneva che soltanto la monarchia avrebbe potuto arginare la pressione del Vaticano. ([[Eugenio Scalfari]]) *Potei invece pochi giorni dopo vedere a Napoli un vero esiliato di particolar natura: Benedetto Croce. Per decenni era stato il capo spirituale della gioventù, aveva poi avuto, come senatore e come ministro, tutti gli onori esteriori del paese, sin che la sua opposizione al fascismo lo mise in conflitto con Mussolini. Rinunciò alle cariche e si trasse in disparte; ma questo non bastò agli intransigenti, che volevano spezzare e, se necessario, anche punire la sua opposizione. Gli studenti, che oggi, in contrasto al passato, sono dovunque le truppe d'avanguardia della reazione, gli assaltarono la casa e gli ruppero i vetri. Ma quell'uomo piccoletto e piuttosto pingue, dagli occhi intelligenti ed arguti, che sembrerebbe a tutta prima un comodo borghese, non si lasciò intimidire. Non lasciò il paese, rimase in casa sua dietro il gran bastione dei suoi libri, benché venisse invitato da università americane e straniere. ([[Stefan Zweig]]) *Proveniva dal Settecento europeo; armato di tutte le armi della Ragione e della Certezza. La solare perentorietà della storia lo domina e lo possiede; organizza e architetta il suo pensiero, lo dispone in un linguaggio vasto, ricco, fluente: un grande fiume di primavera, in pianura. Croce pensa per sé e per tutti; l'Enciclopedia storica e filosofica ch'egli rappresenta risponde a tutte le necessità. Egli non dimentica e non dubita: le sue certezze riposano sull'archivio e lo schedario. ([[Giovanni Artieri]]) *Secondo Croce, nessun sostanziale e intimo rapporto rilega l'[[opera d'arte]] al proprio tempo. In quanto prodotto di una personalità estetica, l'opera d'arte è fuori del suo tempo e di tutti i tempi. Non si può fare storia dell'arte perché, essendo fuori del tempo, l'arte è fuori della storia. La critica deve contentarsi di saggi sparsi, di monografie isolate, consacrate ciascuna a delineare le caratteristiche e la genesi di una personalità estetica. ([[Adriano Tilgher]]) *Se Gentile fu spesso il filosofo delle identificazioni, e soluzioni, meramente verbali, Croce fu sempre sollecito soprattutto della distinzione, ossia della chiarezza concettuale, giustamente memore del compito assegnato da [[Johann Friedrich Herbart|Herbart]] alla filosofia, di ''Bearbeitung der Begriffen''<ref>Elaborazione di concetti.</ref>. Solo che, fino dalle origini, egli si mosse piuttosto nell'ambito di determinazioni negative e polemiche (mostrando che cosa ''non è'' l'arte, che cosa ''non è'' il diritto), riducendo il positivo a sistemazioni classificatorie (l'arte è conoscenza, è la conoscenza dell'individuale, è intuizione) rischiando di precludersi, con la profonda radice unitaria delle distinzioni, il processo del reale, senza per questo individuare, nelle loro nervature, piani e strutture dell'esperienza. ([[Eugenio Garin]]) *V'è in Italia un nuovo dogma: il dogma di una nuova immacolata concezione; e l'immacolata concezione è l'Estetica di Benedetto Croce. ([[Enrico Thovez]]) ===[[Karl Vossler]]=== *Altra conquista dell'estetica del Croce è il superamento della concezione naturalistica dell'opera d'arte come di una cosa già bell'e fatta, compiuta secondo determinati principii o regole tecniche, come un prodotto o un manufatto pratico. Perciò i cosiddetti generi letterarii (epica, drammatica, romanzo ecc.) hanno per lui un valore soltanto quali semplici espedienti di classificazione, come costruzioni che servono per orientarsi; le quali peraltro ostacolano, piuttosto che favorire, la comprensione del valore estetico d'un'opera d'arte. La critica della tecnica artistica d'un poeta rimane relegata nella descrizione dell'esteriore, fintantoché essa non viene approfondita a critica dell'ispirazione del poeta e in essa risolta. *L'arte per il Croce è un'attività contemplativa senza alcun interesse pratico, una visione creativa della realtà quale individualità. Come in un sogno, per lo spirito artistico il mondo si trasforma in parole, in suoni, in colori, in linee e via dicendo. *L'estetica determina nei suoi tratti fondamentali tutto il sistema filosofico del Croce. Il Croce ha superato tanto rapidamente quanto energicamente il panestetismo degli esteti e dei futuristi, vale a dire la teoria che ogni conoscenza è intuitiva e poetica e che la vita sia un giuoco o un'opera d'arte, e con ogni mezzo continua a combattere questi pervertimenti. Egli è ben lontano dal voler sostituire il pensiero logico o l'azione morale con l'estetica. Al contrario, la conoscenza logica rappresenta per lui un grado superiore all'intuitiva, e l'agire un grado superiore al conoscere, che ne è il presupposto. ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Benedetto Croce, ''Ariosto, Shakespeare e Corneille'', Laterza, Bari, 1968. *Benedetto Croce, ''Breviario di estetica'', G. Laterza e Figli, Bari, 1912. *Benedetto Croce, ''Filosofia, poesia, storia'', Riccardo Ricciardi, Napoli, 1955. *Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/larivoluzionenap00crocuoft/page/n8/mode/1up La rivoluzione napoletana del 1799. {{small|Biografie, racconti, ricerche}}]'', terza edizione aumentata, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1912. *Benedetto Croce, ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', in ''Storie e leggende napoletane'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 1990. ISBN 978-88-459-1487-4 *Benedetto Croce, ''Nuove pagine sparse'', G. Laterza e Figli, Bari, 1966. *Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/lapoesiadidante17croc/page/2/mode/2up La poesia di Dante]'', Laterza, Bari, 1921. *Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/poesiaenonpoesia18crocuoft Poesia e non poesia. {{small|Note sulla letteratura europea del secolo decimonono}}]'', G. Laterza e Figli, Bari, 1923. *Benedetto Croce, ''Storia d'Italia dal 1871 al 1915'', Bibliopolis, Napoli, 2004. ISBN 978-88-7088-402-9 *Benedetto Croce, ''Storia d'Europa nel Secolo Decimonono'', Laterza, Bari, 1965. *Benedetto Croce, ''Storia del Regno di Napoli'', a cura di Giuseppe Galasso, Adelphi, Milano, 1992. ISBN 88-459-0949-2. *Benedetto Croce, ''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte'', a cura di Giuseppe Galasso, Adelphi, Milano, 2017. ISBN 978-88-459-3220-5. *Benedetto Croce, ''Storie e leggende napoletane'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2010<sup>8</sup>. ISBN 978-88-459-1487-4.</ref> *Benedetto Croce, ''Teoria e storia della storiografia'', a cura di Edoardo Massimilla e Teodoro Tagliaferri, Bibliopolis, Napoli, 2007. ISBN 978-887088-446-3. *Benedetto Croce, ''Un paradiso abitato da diavoli'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2006. ISBN 88-459-2036-4 ==Voci correlate== *[[Elena Croce]], figlia *[[Benedetta Craveri]], nipote ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte|''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte''|(1893)}} {{Pedia|La letteratura della nuova Italia|''La letteratura della nuova Italia''|(1914)}} {{Pedia|Teoria e storia della storiografia|''Teoria e storia della storiografia''|(1917)}} {{Pedia|Storie e leggende napoletane|''Storie e leggende napoletane''|(1919)}} {{Pedia|Storia del Regno di Napoli|''Storia del Regno di Napoli''|(1925)}} {{Pedia|Uomini e cose della vecchia Italia|''Uomini e cose della vecchia Italia''|(1927)}} {{Pedia|La storia come pensiero e come azione|''La storia come pensiero e come azione''|(1938)}} {{DEFAULTSORT:Croce, Benedetto}} [[Categoria:Antifascisti italiani]] [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Filosofi italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] 3ycgjms0m5u7b44lbpkd10lvjfc4jrx 1412773 1412772 2026-05-06T14:10:26Z Gaux 18878 /* Citazioni di Benedetto Croce */ link Internet Archive 1412773 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[Immagine:B.Croce.jpg|thumb|Benedetto Croce (1910 circa)]] '''Benedetto Croce''' (1866 – 1952), filosofo, storico, politico, critico letterario e scrittore italiano. ==Citazioni di Benedetto Croce== *A [[Napoli]] ho svolto la mia attività di uomo di studio, tra compagni carissimi e giovani che mi si son fatti spontanei discepoli. Eppure io ho tenuto sempre viva la coscienza di qualcosa che nel mio temperamento non è napoletano. Quando l'acuta chiaroveggenza di quella popolazione si cangia in scetticismo e in gaia indifferenza, quando c'è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma e di persistenza e resistenza, io mi son detto spesso a bassa voce, tra me e me, e qualche volta l'ho detto anche a voce alta: – Tu non sei napoletano, sei [[Abruzzo|abruzzese]]! – e in questo ricordo ho trovato un po' d'orgoglio e molta forza.<ref> Dal discorso tenuto nell'agosto del 1910, affacciandosi dal balcone di Palazzo Sipari, pronunciò il "Discorso di Pescasseroli".</ref> *A questi poveri e fallaci teorizzamenti si deve l'origine dell'erronea credenza che liberalismo sia individualismo utilitario (o, come lo si definisce, riecheggiando Hegel, «atomismo»), e che abbassi lo Stato a strumento dell'edonismo dei singoli.<ref>Da ''La religione della libertà'', a cura di Girolamo Cotroneo, Rubbettino, Catanzaro, 2002, p. 115.</ref> *Abbiamo deciso di dare il voto di fiducia. Ma, intendiamoci, fiducia condizionata. Nell'ordine del giorno che abbiamo redatto è detto esplicitamente che il Senato si aspetta che il Governo restauri la legalità e la giustizia, come del resto [[Benito Mussolini|Mussolini]] ha promesso nel suo discorso. A questo modo noi lo teniamo prigioniero, pronti a negargli la fiducia se non tiene fede alla parola data. Vedete: il [[fascismo]] è stato un bene; adesso è divenuto un male, e bisogna che se ne vada. Ma deve andarsene senza scosse, nel momento opportuno, e questo momento potremo sceglierlo noi, giacché la permanenza di Mussolini al potere è condizionata al nostro beneplacito.<ref>Giugno 1924; citato in G. Levi Della Vida, ''Fantasmi ritrovati'', Venezia, 1966.</ref> *Accanto o di fronte agli uomini che stimano Parigi valer bene una messa, sono altri pei quali l'ascoltare o no una messa è cosa che vale infinitamente più di Parigi perché è affare di coscienza. Guai alla società, alla storia umana, se uomini che così diversamente sentono, le fossero mancati o le mancassero.<ref>Dal ''Discorso contro l'approvazione del concordato'', 1929. Citato in Raffaele Carcano, Adele Orioli, ''Uscire dal gregge'', Luca Sossella editore, 2008, p. 243. ISBN 9788889829646</ref> *Anche nella [[vendetta]], insomma, non si gode del male di altri, ma del nostro bene [...].<ref>Da ''Frammenti di etica'', cap. XVII, ''La gioia del male'', Laterza, Bari, 1922, p. 78.</ref> *[[Carmine Crocco]], che ebbe sotto di sé numerose bande di contadini e di soldati del disciolto esercito, nel 1862 depose ogni maschera politica e continuò a fare alla scoperta quello che in sostanza aveva fatto sempre, puro brigantaggio, e poi dal grosso brigantaggio discese al piccolo, e finalmente abbandonò la sua provincia nativa e l'Italia meridionale, passando il confine e rifugiandosi a Roma nell'agosto del 1864. Le sue posteriori vicende non meritano l'attenzione dello storico. Il governo italiano lo ritrovò a Roma, prigione, nel 1870, e lo sottopose a processo, nel quale egli, pur mentendo quanto poteva, non si atteggiò a campione politico, e disse chiaro che egli era, e non poteva essere, se non un capo di briganti.<ref>Da ''Uomini e cose della vecchia Italia'', Laterza, 1927, p. 337.</ref> *Che cosa sta facendo, che cosa sta facendo l'esercito italiano, che combatte sotto la guida energica e sapiente del [[Luigi Cadorna|Cadorna]]? Nientedimeno che questo: sta redimendo in modo definitivo il popolo italiano da una taccia quindici volte secolare. Sta provando cioè col fatto che il popolo italiano ha raggiunto ormai la compattezza nazionale e politica, la cui espressione è la forza dell'esercito.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 667.</ref> *Chi ha ricercato le storie d'Italia senza appagarsi della superficiale e convenzionale cognizione che se ne somministra nelle scuole, non ignora che una delle taccie più antiche e persistenti, anzi la principale e quasi unica taccia, data agli Italiani dagli altri popoli d'Europa, e specie dai francesi e dai tedeschi, era quella d'"imbelli". Questo giudizio si formò sopratutto sul cadere del secolo decimoquinto, per effetto della resistenza nulla o fiacca opposta agli stranieri, nelle loro calate nel nostro paese, che divenne il loro campo di battaglia; ma se ne trovano i segni precursori nel medioevo, quando, tra l'altro, era divulgato in Europa l'apologo del "Lombardo e la lumaca", e i duri e ferrei feudatari d'oltr'Alpe spregiavano gli italiani borghesi, "che cinsero pur ieri – Ai lor mal pingui ventri l'acciar de' cavalieri". Né esso poteva essere cancellato dallo spettacolo che generalmente offrirono gli Italiani nella nuova calata francese, non più regia ma repubblicana, sul finire del settecento e nelle vicende della restaurazione; e di poco fu modificato dalle guerre, non sempre concordi, tenaci o fortunate, del nostro Risorgimento.<ref>Da ''La guerra italiana, l'esercito e il socialismo'', in ''Pagine della guerra'', Napoli, 1919, p. 220-229.</ref> *{{NDR|Su [[Francesco Mazzarella Farao]]}} Ciascuno ha i suoi passatempi, e, il tuo, erano le cattive etimologie.<ref>Da ''Un paradiso abitato da diavoli'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2006, p. 89. ISBN 88-459-2036-4</ref> *Come artista, il [[Edmondo De Amicis|De Amicis]] è l'artista delle descrizioni, delle macchiette comiche o affettuose, delle osservazioni psicologiche e morali, Ha riempite di queste cose centinaia e centinaia di pagine felicissime, che si leggono, con indisturbato piacere. In questo campo si sente, ed è, padrone.<br>Le sue descrizioni non hanno energia poetica; hanno spesso l'evidenza e la minuzia di una carta topografica a volo d'uccello; onde anche il frequente procedere per enumerazione. Ma questo, piuttosto che il loro difetto, mi sembra il loro carattere. C'è la larghezza e sicurezza dello sguardo; non l'occhio velato dall'interna commozione. Di siffatte descrizioni se ne incontrano, come si è già notato, già nei bozzetti militari e in tutti i suoi libri della prima maniera; il ''Marocco'' ne ha delle eccellenti.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sbl-0749035-1903-03-images/page/n2/mode/1up Edmondo De Amicis]'', ''Note sulla Letteratura italiana nella seconda metà del secolo XIX'', in ''La Critica'', Anno I, fasc. III, 20 maggio 1903, p. 176.</ref> *{{NDR|[[Gotthold Ephraim Lessing]]}} Con le sue polemiche ha strappato a un meritatissimo oblio più di un nome. Egli ha avviluppato, per così dire, molti minuscoli scrittorelli in una rete di spiritosi motteggi, di prezioso umorismo, e ora essi si conservano in eterno nelle opere di Lessing come insetti rimasti chiusi in un pezzo d'ambra.<ref>Citato in [[Paolo Chiarini]], ''Parola e immagini'', introduzione a Heinrich Heine, ''Dalle memorie del Signor von Schnabelewopski'', Marsilio Editori, Venezia 1991. ISBN 88-317-5548-X</ref> *Credo che, a guerra finita, si giudicherà che il suolo d'Europa, non solo ha tremato per più mesi o per più anni sotto il peso delle armi, ma anche sotto quello degli spropositi. E Francesi, Inglesi, Tedeschi e Italiani si vergogneranno e chiederanno venia poi giudizi che hanno pronunciati, e diranno che non erano giudizi ma espressioni di affetti. E anche più arrossiremo noi, neutrali, che molto spesso abbiamo parlato, come di cosa evidente, della "barbarie germanica". Fra tutti gli spropositi, frutti di stagione, questo otterrà il primato, perché certo è il più grandioso.<ref>Da ''Giudizi passionali e nostro dovere'', in ''L'Italia dal 1914 al 1918. Pagine sulla guerra'', Laterza, Bari 1950, pp. 11-12.</ref> *Da mia parte, non provo il rossore di cui altri sentirebbe inondato il volto nel dire che mi piacciono e giudico condotti con grande brio e spigliatezza i ''[[Alexandre Dumas (padre)#I tre moschettieri|Trois mousquetaires]]'' di Alessandro Dumas padre. Ancora molti li leggono e li godono senza nessun'offesa della poesia, ma nascondono in seno il loro compiacimento come si fa per gli illeciti diletti; ed è bene incoraggiarli a deporre la falsa vergogna e il congiunto imbarazzo.<ref>Da ''[https://ojs.uniroma1.it/index.php/lacritica/article/view/8646/8628 La poesia e la letteratura]'', in ''La Critica'', vol. XXXIII, Laterza, 1935, p. 447.</ref> *È appunto l'opposizione che [[ringiovanimento|ringiovanisce]]. Se fossi rimasto senatore, avrei avuto una vita troppo comoda, sarei da un pezzo diventato di mente pigra ed inconseguente. Nulla è di danno all'intelletto quanto la mancanza di opposizione; solo da quando sono solo e non ho più giovani intorno a me, mi sento costretto a ringiovanire io stesso.<ref>Citato in [[Stefan Zweig]], ''Il mondo di ieri'', traduzione di Lavinia Mazzuchetti, Mondadori, p. 292.</ref> *È stato detto che il ''[[Giordano Bruno#Candelaio|Candelaio]]'' è una fosca rappresentazione pessimistica; ma né il [[Giordano Bruno|Bruno]] in quanto filosofo può dirsi pessimista, né in questa sua commedia c'è la poesia del pessimismo. E sebbene si usi ora discorrerne come di una possente creazione d'arte, il giudizio del [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]] [...] mi pare che, se non in ogni deduzione, nella sua conclusione, debba rimaner saldo, per quel che concerne il ''Candelaio'': un uomo come il Bruno (egli dice) «era destinato a speculare sull'uno e sul medesimo, non certo a fare un'opera d'arte».<ref>Da ''Poesia popolare e poesia d'arte'', Laterza, Bari, 1933; citato in ''Giudizi critici'', in Giordano Bruno, ''Candelaio'', BUR, Milano, 2002, p. 96. ISBN 88-17-12104-5</ref> *E stimo un tal grande beneficio la cura a cui il [[fascismo]] ha sottoposto l'Italia che mi do pensiero piuttosto che la convalescente non si levi troppo presto dal letto a rischio di qualche grave ricaduta.<ref>Citato in [[Denis Mack Smith]], ''Storia d'Italia dal 1861 al 1997'', Laterza, Bari, 1997, p. 415.</ref> *{{NDR|Per una Storia del [[Risorgimento]] concepita non come strumento di lotta politica, ma compresa alla luce di una autentica indagine storica}} E veramente (se debbo manifestare anch'io il mio avviso) converrebbe all'uopo dissolvere addirittura questo «corpo letterario» che si è venuto formando col nome di «Storia del Risorgimento»: questo corpo letterario, che ha al suo servigio innumerevoli scrittori e scrittorelli, pubblicisti e dilettanti, e una rete di «società storiche» con «riviste speciali», e pel quale si annunzia persino di tanto in tanto l'istituzione di speciali «cattedre». [...] Lo spirito animatore della cosiddetta «Storia del Risorgimento» è, tutt'al più, poetico, ma non certamente storico; e, a dissolverla, basterebbe nient'altro che introdurvi lo spirito storico, perché in questo caso essa si fonderebbe nella storia politica del [[XIX secolo|secolo decimonono]], nella quale il moto italiano prenderebbe il suo significato proprio, spogliandosi dei colori onde il sentimento e l'immaginazione lo hanno finora rivestito. E si renderebbe giustizia, come in istoria è doveroso fare, alle forze di resistenza che al moto liberale opponevano la vecchia Italia e la vecchia Europa, o, nella fraseologia dei politicanti, l'oscurantismo e la reazione. Giustizia: il che non significa recriminazione o rimpianto pel passato, che è morto e ben morto, ma semplicemente intelligenza di quel passato, e, mercè di essa, intelligenza del presente e dei problemi del presente. Troppo volentieri ci siamo velati gli occhi per non vedere ciò che, veduto e riconosciuto, avrebbe da noi richiesto fatica di opere. Ma forse una delle conseguenze della [[Prima guerra mondiale|presente guerra]] sarà il disinteresse per la «Storia del Risorgimento», quale è stata finora concepita, venendo a spegnersi (com'è da augurare) le risonanze delle passioni e dei motivi sentimentali che impedivano la conversione critica di quella fantasmagoria in vera e propria storia. La storia, che dovrà ricercarsi e insegnarsi da ora in poi in Italia, sarà, non la storia edificante del Risorgimento, ma la più grande e varia – e non sempre adattabile all'edificazione – storia del mondo moderno, perché non ci accada una seconda volta di essere sorpresi da una guerra europea, ignari delle materie in contestazione e costretti a farci istruire in fretta e furia da istruttori, che essi stessi, in fretta e furia, s'istruivano.<ref>Da ''La cosiddetta « Storia del Risorgimento»'', in ''Pagine sparse: {{small|memorie, schizzi biografici e appunti storici}}'', raccolte da Giovanni Castellano, serie terza, Riccardo Ricciardi Editore, Napoli, 1920, [https://archive.org/details/paginesparseracc00croc/page/228/mode/2up pp. 229-230].</ref> *Eliminando le [[casa di tolleranza|case chiuse]] non si distruggerebbe il male che rappresentano, ma si distruggerebbe il bene con il quale è contenuto, accerchiato e attenuato quel male.<ref>Citato in Armando Torno, [https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2007/maggio/18/Cavour_alla_Merlin_prostitute_strada_co_7_070518002.shtml ''Da Cavour alla Merlin. Le prostitute in strada? Regole, non moralismi''], ''Corriere della Sera'', 18 maggio 2007.</ref> *{{NDR|[[Raimondo di Sangro]] fu}} enciclopedico, misterioso, sempre intento a esperienze di chimica, sempre annunziatore di suoi ritrovati mirabili che nessuno vide mai in atto, o che in ogni caso non ebbero capacità di sopravvivere al loro inventore, un po' fantastico e appassionato e un po' altresì divertentesi a canzonare il prossimo [...].<ref>Da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', p. 329.</ref> *{{NDR|[[Paul Valéry]]}} Fa a volte bei versi, ma li fabbrica con la macchina dell'intelletto... Ma anche l'intelletto suo è disorganico, frammentario. È un dilettante dell'intelligenza.<ref>Citato in [[Giovanni Titta Rosa]], ''Una visita di Croce'', ''La Fiera Letteraria'', n. 5, 14 marzo 1971.</ref> *{{NDR|Subito dopo la Liberazione}} Gli uomini nuovi verranno. Bisogna non lasciarsi scoraggiare dal feticismo delle competenze. Gli uomini onesti assumano con coraggio i posti di responsabilità, e attraverso l'esperienza gli adatti non tarderanno a rivelarsi.<ref>Citato da [[Piero Calamandrei]] nel discorso tenuto il 28 febbraio 1954 al Teatro Lirico di Milano, alla presenza di Ferruccio Parri.</ref> *{{NDR|[[Antonio Capece Minutolo]]}} Il Don Chisciotte della reazione italiana.<ref>Citato in [[Vittorio Gleijeses]], ''Napoli dentro e... Napoli fuori'', Adriano Gallina Editore, Napoli, stampa 1990, p. 112.</ref> *I teatri di [[Napoli]] (mi suggerisce qui il nostro maestro [[Giuseppe De Blasiis]]) hanno a capo della loro storia perfino una grande memoria classica, le recite che vi venne a fare di persona l'imperatore [[Nerone]]. E, sebbene un'introduzione "archeologica" sembri ora di tanto cattivo gusto quanto una volta di ottimo, sia ricordato dunque che Nerone, avido di popolari applausi, e non osando presentarsi dapprima sulle scene di Roma, preferì pel suo esordio la nostra città, ''quasi graecam urbem''. Napoli, che possedeva, allora un ampio teatro scoperto, ricco di marmi e di statue, del quale ancora restano i ruderi, e la cui scena sorgeva di sbieco alle spalle della presente chiesa di San Paolo e la ''cavea'' volgeva verso la presente strada dell'Anticaglia; e un teatro coperto, un Odeo, posto probabilmente tra l'Anticaglia e gl'Incurabili, nelle vicinanze del luogo dove è adesso l'ex monastero di Santa Patrizia.<ref>Da ''I teatri di Napoli'', Bari, 1926; citato in ''Il San Carlo e i Teatri della Campania'', ''(Monumenti e Miti della campania Felix, Il Mattino)'', 1997, Pierro, p. 10.</ref> *I versi, che [[Isabella di Morra]] scrisse, sono di carattere assai personale e privato, e non erano tali da circolare tra letterati e accademie [...] Sparsene le copie in Napoli, furono letti con pietà e ammirazione [...] Il nome d'Isabella di Morra rimase oscuramente raccomandato che nessuno dei contemporanei (salvo, nel secolo seguente, il nipote nella storia della famiglia) scrisse un ricordo di lei [...] Il carattere personale dei versi della Morra e il non vedervisi segno alcuno di esercitazione o bellurie letteraria formano la loro prima attrattiva. L'autrice possedeva certamente buoni studi, aveva letto poesie classiche e aveva pratica del verseggiare e della forma italiana; ma mise in opera questa abilità, acquistata con l'educazione e con la scuola, all'unico fine di dare qualche placamento o mitigazione al suo affanno e travaglio, e a questo fine la piegò e asservì del tutto.<ref>Da ''La Critica, Volume 27'', Laterza, 1929, p. 30-31.</ref> *Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni [[storia]] il carattere di "storia contemporanea", perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni.<ref name=storia>Da ''La storia come pensiero e come azione'', Laterza.</ref> *Il [[filosofo]], oggi, deve non già fare il puro filosofo, ma esercitare un qualche mestiere, e in primo luogo, il mestiere dell'uomo.<ref>Da ''Lettere a Vittorio Enzo Alfieri (1925-1952)'', premessa, pagg. X-XI, Edizioni Spes, 1976.</ref> *Il monumento parlato del buon senso si trova nella stessa letteratura popolare, e sono i [[proverbio|proverbi]], la sapienza (come la chiamano) di tutte le età, la sapienza del mondo di cui tante volte è stata lodata l'incrollabile saldezza; e tuttavia nessuno, pur ridicendoli con assenso, li scambierà mai con la serie delle opere della critica, della scienza e della filosofia, con le indagini, le discussioni, i trattati e i sistemi. Molte indagini filosofiche si possono conchiudere con la formola di qualche antico e comune detto o proverbio; ma questo proverbio, fungendo da conclusione di un'indagine, non è più l'antico e comune.<ref>Citato in Giovanni Battista Bronzini, ''Cultura popolare, {{small|Dialettica e contestualità}}'', Dedalo Libri, 1980, [https://books.google.it/books?id=SPewvtQsm_UC&lpg=PP1&dq=Giovanni%20Battista%20Bronzini&hl=it&pg=PA102#v=onepage&q&f=false p. 102].</ref> *Il [[Giuseppe Salvatore Pianell|Pianell]] era, dopo il vecchio principe di Satriano Fialangieri, la maggiore capacità militare dell'ex-Reame di Napoli, nei tempi dell'ultimo Borbone: distintosi già nella campagna di Sicilia del 1848-9, aveva adempiuto con intelligenza e ferma volontà parecchi incarichi gravi e difficili.<ref>Da ''[https://archive.org/details/agd5398.0003.001.umich.edu/page/n6/mode/1up Pagine sparse]'', Raccolte da G. Castellano, Serie terza, Riccardo Ricciardi editore, Napoli, 1920, ''Appunti storici'', p. 217.</ref> *[...] il [[Raimondo di Sangro|principe di Sansevero]], o il «Principe» per antonomasia, che cosa è altro in [[Napoli]], per il popolino delle strade che attorniano la Cappella dei Sangro, ricolma di barocche e stupefacenti opere d'arte, se non l'incarnazione napoletana del dottor Faust o del mago salernitano Pietro Barliario, che ha fatto il patto col diavolo, ed è divenuto un quasi diavolo esso stesso, per padroneggiare i più riposti segreti della natura o compiere cose che sforzano le leggi della natura?<ref>Da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', pp. 327-328.</ref> *Intimorito per le minacce fatteli dallo scrivano fiscale Not. Antonio di Sauro, con una crasta di piatto si aperse il ventre,; essendosi confessato, dopo sei ore morì, il dì 10 febbraio 1755, nelle carceri del Ponte di Tappia.<ref>Da ''La morte del commediografo [[Pietro Trinchera|P. Trinchera]]''; citato in Enzo Grana, prefazione a Pietro Trinchera, ''La moneca fauza'' o ''La forza de lo sango'', Attività Bibliografica Editoriale, Napoli, 1975.</ref> *Io, modestamente, so di vivere in un continuo colloquio con Dio, così serio e intenso che molti cattolici e molti preti non hanno mai sentito nella loro anima.<ref>Da ''Dialogo su Dio: carteggio 1941-1952'', Archinto, Milano, 2007, p. 22.</ref> *L'impedimento che urge rimuovere è la persona del re, [[Vittorio Emanuele III]], che ha aperto le porte al fascismo, lo ha favorito, sostenuto, servito per oltre vent'anni, lo ha seguito in tutte le sue azioni e persecuzioni più contrarie alla moralità... Pretendere che l'Italia conservi il presente re, è come pretendere che un redivivo resti abbracciato con un cadavere.<ref>Citato in ''Corriere della Sera'', 9 febbraio 2010.</ref> *L'[[Destra hegeliana|ala destra]] {{NDR|della scuola hegeliana}} interpretava Hegel teisticamente: il soggetto, il Logo di Hegel, era il Dio personale; e la relazione della filosofia hegeliana col cristianesimo non consisteva soltanto nel riconoscimento del grande elemento filosofico incluso nella teologia cristiana, ma in un accordo ben altrimenti sostanziale. L'[[Sinistra hegeliana|ala sinistra]] si opponeva ad ogni trascendenza e ad ogni concetto di un Dio personale; e, dando rilievo al carattere d'immanenza del sistema, giungeva fino a simpatizzare col materialismo filosofico, in quanto anch'esso, a suo modo, ha carattere immanente e non trascendente.<ref>Da ''[https://archive.org/details/cichevivoeciche01crocgoog/page/n8 Ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Hegel]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1907, p. 94.</ref> *L'Italia<ref>Il riferimento è all'opera del Volpe, ''L'Italia che nasce''.</ref> di [[Gioacchino Volpe|Volpe]] cammina ma non pensa.<ref>Citato in [[Marcello Veneziani]], ''Imperdonabili'', Venezia, 2017, p. 305. ISBN 978-88-317-2858-4</ref> *{{NDR|Riferendosi a [[Benito Mussolini]]}} [...] l'uomo, nella sua realtà, era di corta intelligenza, correlativa alla sua radicale deficienza di sensibilità morale, ignorante di quella ignoranza sostanziale che è nel non intendere e non conoscere gli elementari rapporti della vita umana e civile, incapace di autocritica al pari che di scrupoli di coscienza, vanitosissimo, privo di ogni gusto in ogni sua parola o gesto, sempre tra il pacchiano e l'arrogante.<ref>Dai ''Taccuini'', 2 dicembre 1943; citato in [[Walter Barberis]], ''Il bisogno di patria'', Giulio Einaudi editore, Torino, 2010, p.88. ISBN 978-88-06-20464-8</ref> *La [[conoscenza]] umana ha due forme: è o conoscenza ''intuitiva'' o conoscenza ''logica''; conoscenza per la ''fantasia'' o conoscenza per l<nowiki>'</nowiki>''intelletto''; [...] è, insomma, o produttrice d'''immagini'' o produttrice di ''concetti''.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref> *La [[critica]] è un fucile molto bello: deve sparare raramente!<ref>Citato in [[Gino Doria]], ''Venticinque aneddoti crociani scelti e pubblicati in occasione del 75. compleanno dalla nascita di Benedetto Croce'', SIEM, Napoli, 1936.</ref> *La [[giustizia]] vera è fatta di compassione.<ref>Da ''Etica e politica'', G. Laterza & figli.</ref> *{{NDR|Su [[Matelda]], personaggio del ''Purgatorio'' di [[Dante]]}} la fata della primavera, diventa ancella ed esecutrice di Riti espiatori.<ref >Da ''La poesia di Dante'', Laterza, Bari, 1961; citato in Emilio Filieri, ''[https://www.kadmos.info/wp-content/uploads/2022/05/Kadmos-Studia-2.1-07-Filieri-pp.-131-155.pdf Matelda una e "trina". Sull'ideologia edenica di Dante]'', ''kadmos.info'', maggio 2022.</ref> *{{NDR|Sulla rivoluzione di luglio francese}} La inesperienza o la troppo breve pratica della vita libera non aveva permesso ancora la formazione di quel senso del cangiamento e della continuità ad una, che il popolo inglese possedeva, non certo per dono di natura, ma per la formazione storica.<ref>Da ''Storia d'Europa nel secolo decimonono'', Laterza, Bari, 1965 (1932), p. 142.</ref> *La [[iettatura]] è una cosa che non esiste, ma della quale bisogna tener conto.<ref>Citato in [[Camilla Cederna]], ''Giovanni Leone'', Feltrinelli, 1978. p. 35.</ref> *La [[libertà]] al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale.<ref>Da ''Storia d'Europa nel secolo decimonono''.</ref> *La morte sopravverrà a metterci in riposo, a toglierci dalle mani il compito a cui attendevamo; ma essa non può fare altro che così interromperci, come noi non possiamo fare altro che lasciarci interrompere, perché in ozio stupido essa non ci può trovare.<ref>Da ''Quaderni della critica''; citato in Giovanni Casoli, ''Novecento letterario italiano ed europeo: autori e testi scelti'', vol. 1, Città Nuova, 2002, [https://books.google.it/books?id=pZW2cd1Te-AC&pg=PA120 p. 120].</ref> *La [[poesia]] solo in piccola parte si trova negli innumeri libri detti di poesia.<ref name=storia/> *La realtà è spiritualità e creatività, e non si lascia opprimere da concezioni naturalistiche, che si rivolgono sempre in fantastiche e pessimistiche.<ref>Dalla recensione di [[Oswald Spengler]], ''Il tramonto dell'Occidente''; citato in Domenico Conte, ''[https://www.raicultura.it/amp/filosofia/articoli/2024/02/Benedetto-Croce-La-patologia-dello-spirito-9818eca5-3501-45ff-9931-7bdbd48c88e3.html Benedetto Croce. La «patologia dello spirito»]'', ''raicultura.it''.</ref> *La sovranità in una relazione non è di nessuno dei componenti singolarmente preso, ma della relazione stessa, cioè dell'incontro.<ref>Da ''Etica e politica''; citato da Rina De Lorenzo nella [https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0588&tipo=stenografico Seduta n. 588] della Camera del 4 novembre 2021.</ref> *La [[storia]] non è mai giustiziera, ma sempre giustificatrice; e giustiziera non potrebbe farsi se non facendosi ingiusta, ossia confondendo il pensiero con la vita, e assumendo come giudizio del pensiero le attrazioni e le repulsioni del sentimento.<ref>Da ''Teoria e storia della storiografia''; citato in Adelelmo Campana, ''Benedetto Croce: filosofia e cultura'', Calderini, 1976, p. 150.</ref> *La storia nostra è storia della nostra anima; e storia dell'anima umana è la storia del mondo.<ref name=storia/> *La [[violenza]] non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna, ma soltanto distruggerla.<ref name=storia/> *Le verità definite dai filosofi non si abbattono a vicenda, ma si sommano e si integrano le une con le altre, e dominano il pensiero e la vita, se anche il volgo di questo non si avveda e non si avvede di esserne anch'esso dominato.<ref>Da ''Intorno al mio lavoro filosofico''; in ''Filosofia Poesia Storia'', Riccardo Ricciardi, Napoli, 1955, p. 4.</ref> *Lo [[Joseph Spencer Kennard|Spencer-Kennard]] scrive molte cose ingenue, intramezzate da qualche errore di fatto, ma in complesso ha giudizio sano e talvolta persino delicato.<ref>Da ''Conversazioni critiche'', XVIII. Indirizzi vari di storia letteraria, [https://archive.org/details/scrittidistorial10croc/page/167/mode/1up p. 167].</ref> *Lottano metallurgici e magistrati, ferrovieri e professori universitari, tranvieri e ufficiali di marina, e, perfino i pensionati dello Stato, perfino gli scolaretti delle scuole secondarie contro lo sfruttamento che eserciterebbero sopra di essi i loro maestri. [...] Lo Stato è concepito come una lotteria, alla quale tutti giocano e nella quale si può vincere studiando un libro meno mistico di quello della Cabala, facendo chiasso sui giornali, agitandosi, minacciando e premendo su deputati e ministri.<ref>Citato in Italo De Feo, ''Croce: l'uomo e l'opera'', Mondadori, Milano, 1975, p. 453.</ref> *Malinconica e triste che possa sembrare la [[morte]], sono troppo filosofo per non vedere chiaramente che il terribile sarebbe che l'uomo non potesse morire mai, chiuso nel carcere che è la vita, a ripetere sempre lo stesso ritmo vitale che egli come individuo possiede solo nei confronti della sua individualità a cui è assegnato un compito che si esaurisce.<br>Ma altri crede che in un tempo della vita questo pensiero della morte debba regolare quel che rimane della vita, che diventa così una preparazione alla morte. Ora, la vita intera è preparazione alla morte, e non c'è da fare altro sino alla fine che continuarla, attendendo con zelo e devozione a tutti i doveri che ci spettano. La morte sopravverrà a metterci a riposo, a toglierci dalle mani il compito a cui attendevamo; ma essa non può far altro che così interromperci, come noi non possiamo fare altro che lasciarci interrompere, perché in ozio stupido essa non ci può trovare.<br>Vero è che questa preparazione alla morte è intesa da taluni come un necessario raccoglimento della nostra anima in Dio; ma anche qui occorre osservare che con Dio siamo e dobbiamo essere a contatto tutta la vita e niente di straordinario ora accade che ci imponga una pratica inconsueta. Le anime pie di solito non la pensano così e si affannano a propiziarsi Dio con una serie di atti che dovrebbero correggere l'ordinario egoismo della loro vita precedente e che invece sono l'espressione intima di questo egoismo.<ref>Da ''Soliloquio'', citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 600.</ref> *Molta parte dell'anima nostra è [[dialetto]].<ref>Citato in [[Renato de Falco]], ''[http://www.tecalibri.info/D/DEFALCO-R_parlar.htm#p002 Del parlar napoletano]'', p. 13, Colonnese, Napoli, 2007 [1997]. ISBN 978-88-87501-77-3</ref> *Napoli è un paese in cui è impossibile promuovere un pubblico interesse senza rimetterci il cervello e la salute.<ref>Da ''Taccuini di lavoro'', Arte Tipografica, Napoli, 1987 (ma 1992), vol. II, ''1917-1926'', p. 294; citato da [[Giuseppe Galasso]] in Benedetto Croce, ''Un paradiso abitato da diavoli'', ''Nota del curatore'', p. 299.</ref> *{{NDR|Su [[Giovanni Cotta]]}} Né gli mancano più forti corde, quali vibrano nell'ode all'[[Bartolomeo d'Alviano|Alviano]] per la guerra che conduceva in difesa della Serenissima.<ref>Da ''Poesia popolare e poesia d'arte'', Laterza, Bari, 1933, p. 457; citato in Gabriele Banterle, introduzione a Giovanni Cotta, ''I carmi'', a cura di Gabriele Banterle, Edizioni di "Vita veronese", Verona, 1954.</ref> *Nessuno pensava che i {{sic|cosidetti}} [[Razza|arii]] di Germania avessero avuto bisogno di tanto aiuto e tanto avessero accettato dai non arii. Quale vergogna sfruttare il lavoro dell'estraneo e adornarne, come hanno fatto finora, la loro storia! E quale animo dignitoso e disdegnoso e fiero è quel [[Julius Streicher]], che adesso viene chiedendo che non si curino più gl'infermi cristiani coi ritrovati medici dei [[August von Wassermann|Wassermann]], dei Neisser, dei Fraenkel e di altri scienziati ebrei, e piuttosto li si lasci morire che accettare la lurida elemosina! Bravo: questa è rinunzia eroica, degna di un vero ario: alla quale si potrebbe solo obiettare (ma è obiezione che non conta) che, per questa via, la parola "ario" finirà a prendere il significato d'[[Imbecillità|imbecille]].<ref>Citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi,'' Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 594.</ref> *Noi vogliamo, in fatto di scuola, a preferenza di sterminati eserciti di Serse, piccoli eserciti ateniesi e spartani, di quelli che vinsero l'Asia e fondarono la civiltà europea.<ref>Da ''Discorsi parlamentari'', Il Mulino, Bologna, 2002, p. 75.</ref> *[...] non bisogna dimenticare che il [[liberalismo]] disgiunto dalla democrazia inclina sensibilmente verso il conservatorismo e che la democrazia, smarrendo la severità dell'idea liberale, trapassa nella demagogia e, di là, nella dittatura.<ref>Citato in Barbara Speca, ''[https://www.rivoluzione-liberale.it/16768/opinione/croce-la-storia-umana-quale-storia-della-liberta.html Croce, la storia umana quale storia della libertà]'', ''rivoluzione-liberale.it'', 22 febbraio 2012.</ref> *Non è vero, ma ci credo.<ref>Citato in Camillo Albanese, ''Un uomo di nome Benedetto: la vita di Croce nei suoi aspetti privati e poco noti''.</ref> *Non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra [[Patria]], né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte.<ref>Da ''Scritti e discorsi politici (1943-1947)'', Laterza.</ref> *Non possiamo non essere [[cristiano (religione)|cristiani]], anche se non seguiamo più le pratiche del culto, perché il [[cristianesimo]] ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c'è fra noi e gli antichi [...] è proprio dovuta a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioè il verbo cristiano.<ref>Da ''Storia dell'Idea di Europa'', pp. 162-163.</ref> *Non sarebbe il tempo di smettere di aver fiducia nelle opposizioni e distinzioni dei partiti politici, tanto più che l'esperienza politica ci mostra che il partito che governa o governa è sempre uno solo e ha il consenso di tutti gli altri, che fanno le finte di opporsi? Non sarebbe meglio contare sugli uomini saggi, lavoratori e consapevoli del loro dovere verso la patria, i quali in Italia sono in maggior numero che non credano i pessimisti?<ref>Citato in Daniela Colli, [http://www.loccidentale.it/node/8906 ''La "religione della libertà" per Benedetto Croce''], ''l'Occidentale.it'', 11 novembre 2007</ref> *Non si poteva aspettare e neppure desiderare che il fascismo cadesse a un tratto. Esso non è stato un infatuamento o un giochetto. Ha risposto a seri bisogni e ha fatto molto di buono.<ref>Citato in Emilio Gentile, ''Novecento italiano'', Laterza, Bari, 2008, p. 75.</ref> *Ogni vera [[storia]] è sempre autobiografica.<ref>Da ''Il carattere della filosofia moderna''; citato in [[Leo Valiani]], ''La filosofia della libertà'', Edizioni di Comunità, 1963.</ref> *[...] per comune consenso, i lavori più scadenti del De Amicis sono quelli che dovrebbero essere di mera invenzione, come le ''Novelle''. Ed, anche per comune consenso; sono assai scadenti i suoi versi. I versi, questo fiore delicatissimo dello spirito letterario, sono in lui il semplice detrito della sua prosa. Si riconosce facilmente ch'essi sono nati dal verseggiamento ora dei ''Bozzetti militari'', ora dei ''Ricordi del 1870-71'', ora dei libri di viaggio, ora delle ''Pagine sparse''. E danno non più, anzi meno, di ciò che danno le pagine di prosa. Sono versi ora da giornali educativi per giovinetti, ora da giornali umoristici: pseudoversi. I sentimenti sono onesti e gentili; la celia è innocente e, talora arguta: le descrizioni, minute e precise; ma non c'è altro.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sbl-0749035-1903-03-images/page/n2/mode/1up Edmondo De Amicis]'', ''Note sulla Letteratura italiana nella seconda metà del secolo XIX'', in ''La Critica'', Anno I, fasc. III, 20 maggio 1903, p. 172.</ref> *{{NDR|Su [[Giovanni Gentile]]}} Per suo merito la pedagogia italiana è giunta ad una profondità e semplicità di concetti alla quale altrove non si è ancora sollevata, e per suo precipuo merito non solo la scienza ma la pratica e la politica dell'educazione è ora in Italia tutta in rivolgimento e crescenza. Grande è infatti l'autorità di lui in ogni ordine di scuole, perché ha vissuto profondamente la vita della scuola e l'ama con ardore.<ref>In appendice alla ''Riforma dell'educazione'' di [[Giovanni Gentile]]; citato da Angelo Nicosia nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg02/lavori/stenografici/sed0165/sed0165.pdf seduta del 12 luglio 1954] della Camera dei Deputati.</ref> *{{NDR|Su [[Giustino Fortunato]]}} Portò la questione meridionale a chiarezza di coscienza e di definizione, iniziandone la discussione in termini politici e storici, fino a farla riconoscere come la questione massima dello Stato italiano unitario.<ref>Citato in Gerardo Raffaele Zitarosa, ''Giustino Fortunato storico'', L. Pellegrini, 1970, p. 15.</ref> *Qual nome di autore nostro di tragedie, di commedie e drammi possiamo pronunciare con vanto, nel secolo passato<ref>Il secolo XVIII°.</ref> e per la prima metà del presente? L'importanza che Napoli non ha avuto nel [[teatro napoletano|teatro]] letterario, l'ha avuta invece nella commedia popolare e dialettale, nell'opera buffa, nelle rappresentazioni all'improvviso, negli attori e nei personaggi comici che ha messo in circolazione.<ref>Dalla prefazione del 1890 alle ''Memorie'' di [[Eduardo Scarpetta]], citato in [[Giovanni Artieri]], ''Napoli, punto e basta?, {{small|Divertimenti, avventure, biografie, fantasie per napoletani e non}}'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1980, p. 462.</ref> *Quel giudizio, di cui si rimprovera a lei {{NDR|alla storia}} l'omissione, non è dunque veramente il giudizio, il solo giudizio che sia tale, l'atto del pensiero, ma un'approvazione o una condanna in rapporto a certi fini ideali che si vuol difendere, sostenere e far trionfare, e dinanzi ai quali, come dinanzi ai tribunali, si citano gli uomini del passato affinché rispondano delle loro azioni e ne ottengano il premio o ne vengano segnati dallo stigma che meritano di malvagità, di vizio, di sciocchezza, di inettitudine o altro che sia. In ciò fare nei loro riguardi, non si pon mente alla non piccola differenza che i tribunali nostri (giuridici o morali che siano) sono tribunali del presente e per uomini vivi e agenti e pericolosi, e quelli sostennero già i tribunali del loro tempo, e non possono essere assoluti o condannati due volte. Non sono essi responsabili dinanzi a nessun nuovo tribunale appunto perché, uomini del passato, entrati nella pace del passato, e come tali oggetto solamente di storia, non sopportano altro giudizio che quello che penetra nello spirito dell'opera loro e li comprende. Li comprende e non già insieme, come vuole il motto (« tout comprendre c'est tout pardonner »), li perdona, perché stanno ormai di là dalla severità e dall'indulgenza come dal biasimo e dalla lode. Coloro che, assumendo di narrare storie, si affannano a far giustizia, condannando e assolvendo, perché stimano che questo sia l'uffizio della storia, e prendono in senso materiale il suo metaforico tribunale, sono concordemente riconosciuti manchevoli di senso storico; e si chiamino pure [[Alessandro Manzoni]].<ref name=storia/> *[[Gaetano Salvemini|Salvemini]] fu ossessionato da un odio ferocissimo contro [[Giovanni Giolitti|Giolitti]] e non vedeva altra via per il popolo italiano che il suffragio universale. Nel cervello di Salvemini vi è caos.<ref>Citato in Daniela Coli, ''Il filosofo, i libri, gli editori: Croce, Laterza e la cultura europea'', Editoriale scientifica, Napoli, 2002, p. 63.</ref> *Scocciatore è uno che ti toglie il piacere della solitudine e non ti dà quello della compagnia.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Milano, Mondadori, 2006, p. 132. ISBN 88-04-54931-9</ref> *{{NDR|Su [[Martin Heidegger]]}} Scrittore di generiche sottigliezze, arieggiante a un Proust cattedratico, egli che, nei suoi libri non ha dato mai segno di prendere alcun interesse o di avere alcuna conoscenza della storia, dell'etica, della politica, della poesia, dell'arte, della concreta vita spirituale nelle sue varie forme – quale decadenza a fronte dei filosofi, veri filosofi tedeschi di un tempo, dei Kant, degli Schelling, degli Hegel! –, oggi si sprofonda di colpo nel gorgo del più falso storicismo, in quello, che la storia nega, per il quale il moto della storia viene rozzamente e materialisticamente concepito come asserzione di etnicismi e di razzismi, come celebrazione delle gesta di lupi e volpi, leoni e sciacalli, assente l'unico e vero attore, l'umanità. [...] E così si appresta o si offre a rendere servigi filosofico-politici: che è certamente un modo di prostituire la filosofia.<ref>Da ''Conversazioni Critiche'', Serie Quinta, Bari, Laterza, 1939, p. 362.</ref> *{{NDR|La cultura e più di ogni altra la cultura greca}} si era spenta, suscitando continuatori altrove: quel monaco calabrese {{sic|Barlaamo}} e quel suo scolaro, [[Leonzio Pilato]], [che insieme ad] altri traduttori ... operosi alla corte dei sovrani angioini, rappresentano l'ultima trasfusione della cultura normanno-sveva e meridionale nell'incipiente umanesimo.<ref>Da ''Storia del Regno di Napoli'', Bari, 1958, pp. 88-89; citato in Tobia Cornacchioli, ''Nobili, borghesi e intellettuali nella Cosenza del Quattrocento, L<nowiki>'</nowiki>''academia'' parrasiana e l'Umanesimo cosentino'', Edizioni Periferia, Cosenza, stampa 1990, p. 45.</ref> *{{NDR|A [[Gaetano De Sanctis]]}} Solo nel maggio scorso, prima di lasciare Napoli, potei leggere per intero e con agio i due nuovi volumi della sua ''Storia di Roma''; e la lettura mi fu di grande piacere ed istruzione. Il significato storico di [[Cartagine]] e della grande lotta è magnificamente lumeggiato, e l'esposizione è limpidissima. Gli schiamazzatori presenti, così teneri della scienza italiana, non si accorgeranno di quest'opera che onora la scienza italiana.<ref>Lettera del 12 luglio 1917; citato in Silvio Accame, ''Gaetano De Sanctis'', in Accademia delle Scienze di Torino, ''Commemorazione di Gaetano De Sanctis {{small|nel primo centenario della nascita}}'', Vincenzo Bona, Torino, 1970, [https://archive.org/details/NAP0124230/page/n24/mode/1up p. 17].</ref> *{{NDR|Su [[John Ruskin]]}} Temperamento d'artista, impressionabile, eccitabile, volubile, ricco di sentimento dava tono dommatico e forma apparente di teoria, in pagine leggiadre ed entusiastiche ai suoi sogni e capricci.<ref>Da ''Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale: Teoria e storia'', Laterza, 1908.</ref> *[[Luigi Tosti|Tosti]] si era foggiata la propria figura, da artista, e, sentendo battere il suo cuore d'italiano e facendo scorrere lo sguardo sulla sua nera veste di benedettino, provava il sentimento della realtà di quella figura, e operava e parlava in accordo con essa, non per calcolo politico o oratorio, ma sinceramente, per darle forma nei fatti.<ref>Da ''Storia della storiografia italiana nel secolo decimonono'', I, Laterza, Bari 1921, p. 146.</ref> *Un'altra manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica è la petulante richiesta che si fa della "[[onestà]]" nella vita politica. [...] L'onestà politica non è altro che la capacità politica: come l'onestà del medico e del chirurgo è la sua capacità di medico e di chirurgo, che non rovina e assassina la gente con la propria insipienza condita di buone intenzioni e di svariate e teoriche conoscenze.<ref>Da ''La religione della libertà'', a cura di Girolamo Cotroneo, Rubbettino, Catanzaro, 2002, p. 207.</ref> *{{NDR|Su [[Diego Sandoval de Castro]]}} [...] un petrarchista garbato e, come allora piaceva dire "soave" [...].<ref>Da ''[[Isabella di Morra]] e Diego Sandoval de Castro'', Sellerio, Palermo, 1983, p. 21 (saggio di introduzione ristampato da ''Vite di avventure, di fede e di passione'', Laterza, Bari, 1947); citato in Diego Sandoval de Castro, ''Rime'', a cura di Tobia R. Toscano, Salerno Editrice, Roma, 1997, p. 21. ISBN 8884022169</ref> * L'[[Unesco]] aveva della [[cultura]] un'idea semplicemente sbagliata perché sciolta dalla sua sorella di sangue e spirito, la libertà.<ref>Citato in [[Nicola Porro]], ''Benedetto Croce contro l'UNESCO: «Propositi sterili»'', ''Il Giornale'', 5 luglio 2020, p. 28.</ref> *Un velo di mestizia par che avvolga la [[Bellezza]], e non è velo, ma il volto stesso della Bellezza. (da ''La poesia'', Laterza) *{{NDR|Su [[José Borjes]]}} Uno dei più rinomati cabecillas delle guerre carliste, coraggioso, esperto di guerra, sincero e devoto uomo.<ref>Da ''Uomini e cose della vecchia Italia: serie seconda'', Laterza, 1956.</ref> *Vedete un po' se vi riesce di far che un gruppo di artisti collabori a un monumento. Questo che si otteneva sessanta o settant'anni fa, da scultori e pittori che avevano frequentato l'accademia e si recavano a messa la domenica (ossia si sottomettevano interiormente a qualcosa o qualcuno), ora è inconseguibile: [...] I nostri monumenti saranno per i posteri i documenti della nostra convulsione morale.<ref>Citato in Adelina Bisignani, ''Croce: il partito politico'', Palomar, Bari, 2000, p. 45.</ref> *Vedo che l'esattezza dell'esposizione del [[Mario Borsa|Borsa]] e la giustezza dei suoi giudizi vengono riconosciute da uno dei più esperti critici teatrali inglesi, da [[William Archer]] (in un articolo della ''Tribune'', del 3 novembre 1906). L'Archer rimprovera soltanto al Borsa la troppa severità della tesi generale, che un teatro inglese contemporaneo non esista: la quale tesi gli sembra {{sic|contradetta}} dalle analisi particolari che l'autore poi dà delle singole opere. E mi pare che l'Archer abbia ragione, e che un teatro in cui sono opere come quelle che Borsa fa conoscere ai lettori italiani, sia bene qualcosa di esistente; perché l'esistenza di un teatro non può significare chiaramente altro che l'esistenza di alcuni autori e di alcune opere, fornite di caratteri originali.<ref>da ''Conversazioni critiche'', serie seconda, seconda edizione riveduta, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1924, [https://archive.org/details/scrittidistorial10croc/page/259 XX. Libri di critica e di storia della critica, p. 259]</ref> *[...] l'altro pericolo, quello degli ignoranti che teorizzano, giudicano, sentenziano, che fanno scorrere fiumi di spropositi, che mettono in giro formule senza senso, che credono di possedere nella loro ignoranza stessa una miracolosa sapienza, lo conosciamo perché lo abbiamo sperimentato bene. Si è chiamato, nella sua forma più recente, «fascismo». Io ho pensato denominarlo in greco: ''[[onagrocrazia]].''<ref>Da "Politica e pensiero", in ''Scritti e discorsi politici (1943-1947)'', a cura di A. Carella, vol. II, [https://books.google.it/books?hl=it&id=1pxoAAAAMAAJ&dq=L%27altro+pericolo%2C+quello+degli+ignoranti+che+teorizzano%2C+giudicano%2C+sentenziano%2C+che+fanno+scorrere+fiumi+di+spropositi%2C+che+mettono+in+giro+formule+senza+senso%2C+che+credono+di+possedere+nella+loro+ignoranza+stessa+una+miracolosa+sapienza%2C+lo+conosciamo+perch%C3%A9+l%27abbiamo+sperimentato+bene.+Si+%C3%A8+chiamato%2C+nella+sua+forma+pi%C3%B9+recente%2C+%27fascismo%27.+Io+ho+pensato+denominarlo+in+greco%3A+%27onagrocrazia%27.%5B&focus=searchwithinvolume&q=onagrocrazia pp. 196-197].</ref> ==''Ariosto, Shakespeare e Corneille''== ===''Avvertenza''=== *I tre saggi, raccolti in questo volume, non vi si trovano a caso, e neanche per la ragione estrinseca che i tre poeti, da cui prendono il titolo, appartengono in certo senso a tre momenti consecutivi di una stessa epoca storica. Ho raccostato questi tre poeti, perché mi davano modo di studiare tre tipi assai diversi d'arte; di provare nel fatto come con gli stessi principî si ottenga l'intelligenza delle forme artistiche più diverse e quasi opposte; di rendere più perspicua la caratteristica di ciascuno mercé il contrasto con gli altri; e d'illustrare ed esemplificare e confermare alcuni concetti estetici, e in genere filosofici, che mi stanno particolarmente a cuore. Quanto al metodo da me tenuto in questi saggi, non ho bisogno di dichiararlo ai miei vecchi lettori, e d'altronde mi sembra che essi portino con sé gli schiarimenti necessari e sufficienti. Ma chi desideri vederlo più direttamente dibattuto e ragionato in teoria, può consultare il volume, che è uscito in luce poco prima di questo, dei ''Nuovi saggi di estetica''. (B. C., Napoli, maggio 1920) *Nella seconda edizione (1928) fu aggiunta al saggio sul Corneille una recensione del libro del [[Karl Vossler|Vossler]] su [[Jean Racine|Racine]]. Del saggio sullo Shakespeare si ha ora una eccellente edizione presso Laterza, corredata di introduzione critica e di note filologiche da [[Napoleone Orsini]] (1948). (B.C., marzo 1950) ===''Ariosto''=== ====[[Incipit]]==== La fortuna dell'''Orlando furioso'' si può comparare a quella di una donna leggiadra e sorridente, che tutti guardano con letizia, senza che l'ammirazione sia impacciata da alcuna perplessità d'intelletto, bastando, per ammirare, aver occhi e volgerli al grato oggetto. Limpidissimo com'è quel poema, nitidissimo in ogni particolare, facilmente apprendibile da chiunque possieda una generale cultura, non ha mai presentato seri ostacoli d'interpretazione, e perciò non ha avuto bisogno delle industrie dei commentatori e non è stato aduggiato dalle loro litiganti sottigliezze; né poi è andato soggetto, o assai lievemente, alle intermittenze che, per le varie disposizioni culturali dei vari tempi, hanno pur sofferto altre insigni opere di poesia. Grandi uomini e comuni lettori si sono trovati intorno ad esso in pieno accordo, come appunto intorno alla bellezza, poniamo di una signora Récamier; e nella folla di coloro che furono presi dal suo fascino, si notano un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] e un [[Galileo Galilei|Galilei]], un [[Voltaire]] e un [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]]. ====Citazioni==== *Se l'[[Ludovico Ariosto|Ariosto]] fosse stato un filosofo, o un poeta filosofo, avrebbe sciolto un inno all'Armonia, come non pochi se ne posseggono nella storia della letteratura, cantando quell'alta Idea che gli rendeva comprensibile la discorde concordia delle cose e, appagandogli l'intelletto, infondeva pace e gioia nell'animo. (p. 31) *Soverchia nel ''Furioso'', la materia d'amore, perché soverchia nel cuore dell'Ariosto, nel quale essa agevolmente trapassava a sentimenti gentili, alla pietà che va oltre le tombe, alla rivendicazione dell'innocenza calunniata e della gratitudine brutalmente violata, al fervido culto pel santo nodo dell'amicizia. (p. 36) *Bontà e generosità erano anche la sostanza del suo sentimento politico, da onest'uomo di tutti i tempi, che piange sulle sventure della patria, aborre il dominio degli stranieri, giudica severamente le oppressioni dei signori, si scandalizza per la corruttela ed ipocrisia dei preti e [[Chiesa (comunità)|Chiesa]], lamenta che le armi unite di Europa non si volgono contro il Turco ossia contro il barbaro infesto. (p. 37) *L'Ariosto era irriverente, o, ch'è lo stesso, indifferente, spirito altrettanto areligioso quanto afilosofico, non angosciato da dubbi, non pensoso del destino umano, non curioso del significato e valore di questo mondo che vedeva e toccava, e nel quale amava e dolorava; estraneo del tutto, come a ogni altra filosofia, a quella del Rinascimento, sia del Ficini sia del Pomponazzi. (p. 40) ===''Shakespeare''=== ====[[Incipit]]==== Potrà sembrare superfluo, ma in effetto giova a procedere spediti, porre subito qui in principio l'avvertenza, che ciò che forma oggetto di studio pel critico e lo storico dell'arte, non è la persona pratica dello [[William Shakespeare|Shakespeare]], ma la persona poetica; non il carattere e lo svolgimento della sua vita, ma il carattere e lo svolgimento dell'arte sua. ====Citazioni==== *Il bene o la virtù è, senza dubbio, nello Shakespeare, più forte del male e del vizio, ma non perché superi e risolva in sé l'altro termine, sibbene semplicemente è luce verso la tenebra, è bene, è virtù; insomma, in ragione della sua qualità stessa, che il poeta discerne e coglie nella purezza e verità originale, senza sofisticarla e infiacchirla. (p. 86) *La quintessenza di tutte queste commede (al modo stesso che, rispetto alle grandi tragedie, si può in certo senso dire dell'''Amleto'') è il ''Sogno di una notte di mezza estate''; dove le rapide accensioni, le incostanze, i capricci, le illusioni e le delusioni, le follie d'ogni sorta dell'amore si danno un corpo e tessono un loro mondo così vivo e reale come quello degli uomini che quegli affetti visitano, estasiandoli e tormentandoli, innalzandoli e abbassandoli; sicché tutto vi è parimente reale e parimente fantastico, secondo meglio piaccia chiamarlo. Il senso del sogno, di un sogno-realtà, permane e impedisce ogni freddezza di allegoria e di apologo. (p. 102) *Quando dopo il ''Sogno'', si legge ''Romeo e Giulietta'', par di non essere usciti da quell'ambiente poetico, al quale espressamente ci richiamano Mercutio, col suo ricamo fantastico sulla Regina Mab, e, quel che è più, lo stile, le rime e la generale fisionomia della breve favola. Tutti, parlando di ''Romeo e Giulietta'', hanno provato il bisogno di ricorrere a parole e immagini soavi e gentili; e lo [[Friedrich Schlegel|Schlegel]] vi ha sentito «i profumi della primavera, il canto dell'usignuolo, il delicato e fresco di una rosa mo' sbocciata», e lo [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]] ha pensato allo stesso fiore: alla «molle rosa nella valle di questo mondo, spezzata dalle rudi tempeste e dall'uragano»; ed il [[Samuel Taylor Coleridge|Coleridge]], di nuovo, alla «primavera coi suoi odori, i suoi fiori e la sua fugacità». Tutti lo hanno considerato come il poema dell'amor giovanile, e hanno riposto l'acme del dramma nelle due scene del colloquio d'amore attraverso il notturno giardino e della dipartita dopo la notte nunziale, nelle quali è stato scorto da taluni il rinnovarsi di forme tradizionali della poesia d'amore, l'«epitalamio» e l'«alba». (p. 102) *Il male: ma se questo male fosse del tutto e apertamente male, turpe, ripugnante, la tragedia sarebbe finita prima che cominciata. Esso si chiamava, invece, per Macbeth, ''greatness'', la grandezza: la grandezza che le fatali sorelle gli hanno profetata, che il corso destinato degli eventi comincia pronto a largirgli, additandogli prossimo e certo tutto il resto, sol ch'egli non stia ad attendere inerte, ma si muova, stenda la mano e lo afferri. (p. 130) *Nel ''Macbeth'', il bene appare solo nella vendetta che il bene compie, nel rimorso, nella punizione. Nessuna figura ne impersona la presenza. (p. 133) *Nel ''Re Lear'', il tempestoso dramma, che è tutto una sequela di tradimenti orrendi, la bontà s'impersona, prende un nome, Cordelia; e brilla essa sola nella tempesta, ad essa sola si guarda, come in un cielo cupo all'unica stella che vi scintilla. (p. 134) *Un odio infinito per la malvagità ingannatrice ha ispirato quest'opera {{NDR|''Re Lear''}}: l'egoismo puro e semplice, la crudeltà, la perversità muovono ripugnanza ed orrore, ma non inducono direttamente al tremendo dubbio che il bene non esista o quanto meno non sia riconoscibile e sceverabile dal suo contrario, come accade invece per l'inganno morale, che prende sembianza di rettitudine, di generosità, lealtà, e, poi che ha ottenuto il suo intento, disvela nel fatto l'impura cupidigia, l'aridità, la durezza di cuore, che sole realmente esistevano. (p. 134) *Nella tragedia di ''Otello'', il male volge un'altra delle sue facce; e il sentimento che gli risponde è, questa volta, non la condanna mista di pietà, non l'orrore per l'ipocrisia e per la crudeltà, ma lo stupore. Jago non è il male commesso per un sogno di grandezza, non è il male per l'egoistico soddisfacimento delle proprie voglie, ma il male per il male, compiuto quasi per un bisogno artistico, per attuare il proprio essere e sentirlo potente e denominatore e distruttore anche nella subordinata condizione sociale in cui esso è posto. (p. 137) *Dal senso violento della voluttà nella sua possanza allettatrice e dominatrice, e insieme dal brivido pei suoi effetti di abiezione, di dissoluzione e di morte, è formata la tragedia di ''Antonio e Cleopatra''.<br>Baci, carezze, languori, suoni, profumi, luccicor d'oro e di drappi lussuosi, barbaglio di luci e silenzi d'ombre, un godere ora estasiato ora spasimante e furioso, è il mondo in cui essa si svolge; e regina di questo mondo è Cleopatra, avida di voluttà, datrice di voluttà, che diffonde a sé intorno quel fremito di piacere, ne offre insieme l'esempio e l'incitamento, e insieme conferisce all'orgia un carattere regale e quasi mistico. (p. 140-141) *''Amleto'' è stato generalmente considerato come la tragedia delle tragedie shakespeariane, quella in cui il poeta ha messo più di sé stesso, ha dato la sua filosofia, e ha riposto la chiave delle altre tutte. Ma, a parlar con rigore, nell'''Amleto'' lo Shakespeare ha messo sé stesso né più né meno che nelle altre tutte, cioè la poesia. (p. 146) ===''Corneille''=== ====[[Incipit]]==== Una critica d'intonazione negativa circa le tragedie corneliane non è più da fare, perché si trova già in molti libri; e, d'altronde, se c'è un poeta estraneo al [[gusto]] e all'interessamento odierni (per lo meno fuori di Francia), questi è [[Pierre Corneille|Corneille]], e i più degli amatori di poesia e d'arte confessano senza ritegno di non reggere alla lettura di quelle tragedie, e che esse «non dicono loro niente». ====Citazioni==== *Lo [[Friedrich Schiller|Schiller]], lette le opere più lodate del Corneille, si meravigliava della rinomanza in cui era salito un autore così povero d'inventiva, magro e secco nel trattamento dei caratteri, freddo negli affetti, stentato e duro nello svolgimento delle azioni, e privo quasi sempre d'interesse. (p. 195) *[[Wilhelm August von Schlegel|Guglielmo Schlegel]] notava in lui, al luogo della poesia, «epigrammi tragici» ed «arie di bravura», pompa e non grandezza; lo sentiva gelido nelle scene d'amore – un amore che di solito non era amore, ma un ben calcolato ''aimer par politique'', secondo la parola dell'eroe Sertorio, – e lo vedeva assai rigirato e machiavellico, e per ciò stesso ingenuo e puerile, nel concepire le cose della politica; e la più parte delle tragedie definiva nient'altro che trattati sulla ragion di stato in forma di dibattiti, con mosse non da poeta ma da giocatore di scacchi. (p. 196) *L'ideale corneliano è stato riposto dai più recenti interpreti nella volontà per sé stessa, nella «volontà pura», superiore o anteriore al bene o al male, nella energia del volere in quanto tale, prescindendo dai suoi fini particolari. Con ciò si è ben eliminato il falso concetto che lo descriveva, invece, come l'ideale del dovere morale e della lotta trionfale tra il dovere e le passioni; e si è ottenuto l'accordo non solo con la realtà di quelle tragedie, ma anche con quanto il Corneille stesso, teorizzando, diceva nei suoi ''Discours'' circa il personaggio drammatico. (p. 210) ==''Breviario di estetica''== *Alla domanda: – Che cosa è l'[[arte]]? – si potrebbe rispondere celiando (ma non sarebbe una celia sciocca): che l'arte è ciò che tutti sanno che cosa sia. *Io dirò subito, nel modo più semplice, che l'arte è visione o intuizione. L'artista produce un'immagine o fantasma; e colui che gusta l'arte volge l'occhio al punto che l'artista gli ha additato, guarda per lo spiraglio che colui gli ha aperto e riproduce in sé quell'immagine. *L'[[errore]] non è mai puro, ché, se fosse tale, sarebbe verità. *L'errore parla con doppia voce, una delle quali afferma il falso, ma l'altra lo smentisce. *{{NDR|L'arte}}, poiché non nasce per opera di volontà, si sottrae altresì a ogni discriminazione morale, non perché le sia accordato un privilegio di esenzione, ma semplicemente perché la discriminazione morale non trova modo di applicarlesi. [...]. Altrettanto varrebbe giudicare immorale la Francesca di [[Dante]] o morale la Cordelia di [[Shakespeare]] [...], quanto giudicare morale il quadrato o immorale il triangolo. *Un'aspirazione chiusa nel giro di una rappresentazione, ecco l'[[arte]]. ==''La letteratura della nuova Italia''== *[...] poiché in quel che dirò, discorrendo unicamente del [[Ruggiero Bonghi|Bonghi]] scrittore, sembrerò e sarò forse alquanto severo, mi piace avvertire subito che, quale che sia per essere il giudizio intorno ai suoi lavori storici, filosofici e letterari, Ruggero Bonghi, considerato nella sua azione politica, parlamentare e sociale, fu spirito profondamente devoto alla patria. A lui si debbono nobili opere per l'educazione e la cultura italiana, e istituzioni che gli sono sopravvissute e onorano la sua memoria.<br>Ristretta la considerazione al Bonghi scrittore, la figura di lui, che parve un tempo riempire di sé grande spazio nel mondo letterario, se non dilegua del tutto, certo si mostra assai più piccola. Quella impressione di un tempo nasceva da cose estrinseche: il nome del Bonghi era dappertutto; i giornali, in una stessa settimana, portavano ai lettori il discorso o i discorsi del Bonghi alla Camera, una conferenza del Bonghi, un articolo del Bonghi sopra un recente romanzo francese, l'annunzio della pubblicazione di un volume storico del Bonghi o di un nuovo volumetto della traduzione con {{sic|comento}} di Platone, fatta dal Bonghi. Non c'era argomento politico, sociale, religioso, filosofico, letterario, filologico, sul quale egli non versasse l'onda della sua prosa. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/260/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', pp. 260-261]) *{{NDR|Bonghi}} Sembrava raccogliere in sé le virtù del giornalista e del dotto, dello scienziato e dell'artista, dell'uomo politico e dell'uomo di lettere.<br>La gente, innanzi a tanta fecondità, stupiva; ma, pur nel suo stupore, diffidava ed esprimeva qualche dubbio circa la solidità di tutto quello scrivere, la durevolezza di quella fama. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/261/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', p. 261]) *No: non furono i troppi argomenti, non la forma frammentaria, non la mancanza di tempo, che impedirono all'opera letteraria del Bonghi di ottenere la corona che avrebbe altrimenti meritata. Gli eufemismi o i cattivi ragionamenti degli elogiatori in imbarazzo celano un fatto molto più semplice che va enunciato così: al Bonghi mancò la mente scientifica. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/263/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', p. 263]) *Chi può ora sostenere la lettura dei romanzi dovuti alla penna del focoso giornalista-epigrammista che fu [[Ferdinando Petruccelli della Gattina]] [...], che vorrebbero dare quadri della Napoli borbonica e danno invece un cumulo di cose enormi, di delitti tenebrosi, di stranezze, di scempiaggini, senza disegno e senza stile, con una disinvoltura e un brio di maniera, meccanici e falsi? (Laterza, Bari, 1974) *Il legno, in cui è tagliato [[Pinocchio]], è l'umanità. (Laterza, 1964, vol. V, p. 331) *Tal quale il [[Salvatore Di Giacomo|Di Giacomo]] delle novelle e de versi si ritrova nei parecchi libri che ha pubblicati di ricerche storiche [...].<br>L'erudito può fare qualche obiezione e dichiararsi mal soddisfatto e dell'accoppiamento di storia e immaginazione e della subordinazione dei problemi propriamente storici alla contemplazione sentimentale e passionale. Ma sotto l'aspetto artistico, come non accettare le pagine d'arte, che il Di Giacomo, non sapendo resistere alla propria natura, ha frammezzate ai suoi spogli di documenti? (da «Salvatore Di Giacomo», ''Letteratura della nuova Italia'', Laterza, Bari 1973) *Tutta l'autobiografia è piena di bozzetti e raccontini che, staccandosene, costituirono poi, con qualche aggiunta, il volume: ''{{sic|Goccie}} d'inchiostro''. Alcuni sono bozzetti di bambini dove il [[Carlo Dossi|Dossi]], da un niente, sa trarre una pagina indimenticabile: come nella scenetta che s'intitola ''Le caramelle'' e che bisogna leggere piano, assaporando. (Laterza, Bari 1973) ==''La rivoluzione napoletana del 1799''== *Una scena selvaggia coronò questi ultimi istanti del feroce martirio. La [[Luisa Sanfelice|Luisa {{NDR|Sanfelice}}]], circondata e sorretta dai fratelli dei Bianchi, salì sul palco. E si facevano gli estremi preparativi, e le infami mani del carnefice l'acconciavano sotto il taglio della scure, quando un soldato, di quelli che assistevano all'esecuzione, lasciò sfuggire accidentalmente un colpo di fucile. Il carnefice, spaurito e già sospettoso di qualche tumulto, a questo si turbò e lasciò cadere in fretta la scure sulle spalle della vittima: sicché poi, tra le grida d'indignazione del popolo, fu costretto a troncarle la testa con un coltello.<br>Quelle povere membra, che avevano finito di soffrire, vennero sepolte nella prossima chiesa di Santa Maria del Carmine. (cap. III, pp 165-166) *Il [[Pietro Colletta|Colletta]] è passato e passa ancora, nell’opinione generale, per uno scrittore poco esatto e, quel ch’è peggio, di poca buonafede. Ora invece ogni studio particolare, che si pubblica sui fatti trattati nella sua storia (compresi i pochi esaminati di sopra), prova, se non sempre la sua esattezza (di quale storico si potrebbe pretendere codesto!), sempre la sua buona fede. Di che ho anch'io molti altri argomenti da esser persuaso, e son certo che, tra breve, riuscirà agevolissima la seguente dimostrazione. Che, cioè, il Colletta, nell’accingersi alla sua storia, si senti e si mise in disposizione di storico, alto, sereno, e, nel lavorarla, fece tutte le ricerche, che ai suoi tempi poteva fare, e non travisò volontariamente la verità, come è provato invece che la travisassero spesso volontariamente i servitori borbonici (per chiamarli col titolo da essi ambito), che scrissero in opposizione di lui. (cap. III, pp. 188-189) *Grande è l'importanza di [[Carlo Lauberg]], l'anima di tutto il movimento rivoluzionario napoletano, colui che può ben dirsi «il primo cospiratore del moderno risorgimento italiano»<ref>Michele Rossi, ''Nuova luce risultante dai veri fatti avvenuti in Napoli pochi anni prima del 1799'', Firenze, Barbera, 1890, p. 177. {{NDR|N.d.A.}}</ref>. La ragione, per la quale il Lauberg è stato trascurato dagli storici, è ben additata dal Rossi: l'attenzione si è rivolta, quasi esclusivamente, a coloro che perirono sul patibolo. (cap. V, p. 210) *Valente chimico e seguace delle teorie del Lavoisier [...], {{NDR|Carlo Lauberg}} cercò nel 1788 di estrarre l'indaco col macerare le foglie della ''Isatis tinctoria'', e nel 1789 procurò di stabilire in Napoli una fabbrica di acido solforico.<br>Ma non era soltanto chimico, {{sic|sibbene}} versato altresì negli studi della meccanica e della matematica, [...]. (cap. V, p. 211) ==''Manifesto degli intellettuali antifascisti''== ===[[Incipit]]=== Gl'intellettuali [[fascismo|fascistici]], riuniti in congresso a Bologna, hanno indirizzato un manifesto agl'intellettuali di tutte le nazioni per spiegare e difendere innanzi ad essi la politica del partito fascista.<ref>Testo qui [http://www.ousia.it/SitoOusia/SitoOusia/TestiDiFilosofia/TestiPDF/Croce/Manifesto.pdf]</ref><ref>e in: A.R. Papa, ''Storia di due manifesti'', Milano, Feltrinelli, 1958.</ref>. Nell'accingersi a tale impresa, quei volenterosi signori non debbono essersi rammentati di un consimile famoso [[Manifesto del Partito Comunista|manifesto]] che, agli inizi della guerra europea, fu lanciato al mondo dagli intellettuali tedeschi: un manifesto che raccolse, allora, la riprovazione universale, e più tardi dai tedeschi stessi fu considerato un errore. [...] Contaminare politica e letteratura, politica e scienza è un errore, che, quando si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi nemmeno un errore generoso<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>. ===Citazioni=== *E, veramente, gl'[[intellettuale|intellettuali]], ossia i cultori della scienza e dell'arte, se come cittadini, esercitano il loro diritto e adempiono il loro dovere con l'ascriversi a un partito e fedelmente servirlo, come intellettuali hanno solo il dovere di attendere, con l'opera dell'indagine e della critica, e con le creazioni dell'arte, a innalzare parimenti tutti gli uomini e tutti i partiti a più alta sfera spirituale, affinché, con effetti sempre più benefici, combattano le lotte necessarie. Varcare questi limiti dell'ufficio a loro assegnato, contaminare politica, letteratura e scienza, è un errore, che, quando poi si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi neppure un errore generoso. *Nella sostanza, quella scrittura, è un imparaticcio scolaresco, nel quale in ogni punto si notano confusioni dottrinali e mal filati raziocini. *Ma il maltrattamento della dottrina e della storia è cosa di poco conto, in quella scrittura, a paragone dell'abuso che vi si fa della parola "religione"; perché, a senso dei signori intellettuali fascisti, noi ora in [[Italia]] saremmo allietati da una guerra di religione, dalle gesta di un nuovo evangelo e di un nuovo apostolato contro una vecchia superstizione, che rilutta alla morte, la quale le sta sopra e alla quale dovrà pur acconciarsi; *Chiamare contrasto di religione l'odio e il rancore che si accendono da un partito che nega ai componenti degli altri partiti il carattere d'italiani e li ingiuria stranieri, e in quest'atto stesso si pone esso agli occhi di quelli come straniero e oppressore, e introduce così nella vita della [[Patria]] i sentimenti e gli abiti che sono propri di altri conflitti; nobilitare col nome di religione il sospetto e l'animosità sparsi dappertutto, che hanno tolto perfino ai giovani dell'Università l'antica e fidente fratellanza nei comuni e giovanili ideali, e li tengono gli uni contro gli altri in sembianti ostili: è cosa che suona, a dir vero, come un'assai lugubre facezia. *Noi rivolgiamo gli occhi alle immagini degli uomini del [[Risorgimento]], di coloro che per l'Italia patirono e morirono, e ci sembra di vederli offesi e turbati in volto alle parole che si pronunziano e agli atti che si compiono dai nostri italiani avversari, e gravi e ammonitori a noi perché teniamo salda in pugno la loro bandiera. *Ripetono gl'intellettuali fascisti, nel loro manifesto, la trista frase che il Risorgimento d'Italia fu opera di una minoranza; ma non avvertono che in ciò appunto fu la debolezza della nostra costituzione politica e sociale e anzi par quasi che si compiacciano della odierna per lo meno apparente indifferenza di gran parte dei cittadini d'Italia di fronte ai contrasti tra il fascismo e i suoi oppositori. I liberali di tal cosa non si compiacquero mai, e si studiarono a tutto potere di venire chiamando sempre maggior numero d'italiani alla vita pubblica; e in questo fu la precipua origine anche di qualcuno dei più disputati loro atti, come la largizione del suffragio universale. *La presente lotta politica in Italia varrà, per ragione di contrasto, a ravvivare e a fare intendere in modo più profondo e più concreto al nostro popolo il pregio degli ordinamenti e dei metodi liberali, e a farli amare con più consapevole affetto. E forse un giorno, guardando serenamente al passato, si giudicherà che la prova che ora sosteniamo, aspra e dolorosa a noi, era uno stadio che l'Italia doveva percorrere per rinvigorire la sua vita nazionale, per compiere la sua educazione politica, per sentire in modo più severo i suoi doveri di popolo civile. ==''Nuove pagine sparse''== *C'è la formula della saggezza e della sapienza? C'è, ed è questa: riconoscere che senza il [[male]] la vita e il mondo non sarebbero, e tutt'insieme combattere sempre, praticamente e irremissibilmente, il male e cercare e attuare sempre indefessamente il bene. (vol. 1, p. 288) *Dirò che, in generale, gli autori da me criticati mi ricambiarono di benevolenza, forse perché sentirono che c'era in me sincero desiderio di cercare e di affermare il [[verità|vero]]. *Gli umili e gli oppressi vedendo i dolori e le ingiustizie della vita, era ben difficile che la concezione ultronea di questa non fosse pessimistica. *Non è possibile disputare su ciò che è stato dichiarato di per sè inesistente, e cioè sul pensiero e sulla verità. *Con dolorosa meraviglia a me è accaduto notare di recente in uomini di molta levatura di un [[Ebrei|popolo]] atrocemente perseguitato e a cui favore e protezione si è schierata tutta la maggiore e migliore parte degli altri popoli della terra, non già solo la riluttanza a vincere il loro millenario separatismo, stimolo alle deplorevoli persecuzioni, ma il proposito di rinsaldarlo, rinsaldando l’idea messianica, e contrapponendosi a tutti gli altri popoli: proposito al quale si accompagna una sorta di sentimento tragico, come di popolo destinato a fare di sé stesso [[Olocausto (sacrificio) | olocausto]] a una divinità feroce. (vol. 1, p. 345) ==''La poesia di Dante''== ===[[Incipit]]=== C'è ragione alcuna per la quale la poesia di [[Dante Alighieri|Dante]] debba esser letta e giudicata con metodo diverso da quello di ogni altra poesia? ===Citazioni=== * E veramente in qualsiasi poeta e opera di poesia è dato rintracciare, più o meno copiosi e con risalto maggiore o minore, concetti scientifici e filosofici, tendenze e fini pratici, e anche intenzioni e riferimenti riposti, presentati sotto velo trasparente o adombrati in modo misterioso come ben chiusi nella mente dell'autore. Perciò di ogni poeta, che è sempre insieme uomo intero, e di ogni poesia, che è insieme un volume o un discorso e lega molte cose squadernate, è dato compiere, oltre l'{{sic|interpetrazione}} poetica, una varia {{sic|interpetrazione}} filosofica e pratica, che, sotto l'aspetto da cui guardiamo, possiamo chiamare «allotria». (p. 10) * E nella storia del buon avviamento di quelle indagini converrebbe segnare tra i più lontani precursori [[Vincenzo Borghini]], che nel cinquecento comprese la necessità metodica di ricercare documenti autentici del pensiero e del sapere di Dante, e di rifarsi alla lingua e alle costumanze dell'età sua; [...]. (p. 12) * Se, in fatto di poesia, l'autore è sovente il peggiore dei critici, in fatto d'[[allegoria]] è sempre il migliore. (p. 13) * Seguendo i principî dianzi stabiliti circa l'[[allegoria]], non ci siamo dati pensiero di ricercare se alcuni o tutti i componimenti e le narrazioni di cui si è fatto cenno, e il libretto della ''[[Dante Alighieri#Vita nuova|Vita nuova]]'' nel suo complesso, siano allegorici; perché, allegorizzati o no, allegorizzati ''ante'' o ''post festum'', il loro significato poetico, e il loro poetico pregio o difetto, resta il medesimo. (p. 43) ==''Poesia e non poesia''== *Il [[Vincenzo Monti|Monti]] fu, dunque rispetto ai poeti che con lui si usa mettere a contrasto, poeta di orecchio e d'immaginazione, e non punto rappresentante di un'età contro un'altra età: differenza di conformazione mentale, non di contenuto storico. E tanto poco egli chiuse un'età o appartenne a un'età chiusa, che, per contrario, formò scuola: una scuola certamente di valore scarso o nullo, ma sol perché scarso o nullo è il valore di tutte le scuole poetiche; e che per estensione e diffusione non fu inferiore ma piuttosto superiore alla foscoliana e alla leopardiana, [...]. (cap. II, Monti; p. 24) *È stato considerato talvolta il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] come un poeta filosofo, cosa che, per le spiegazioni ora date, si dimostra non esatta per lui come è sempre inesatta per ogni poeta. La sua fondamentale condizione di spirito non solo era sentimentale e non già filosofica, ma si potrebbe addirittura definirla un ingorgo sentimentale, un vano desiderio e una disperazione così condensata e violenta, così estrema, da riversarsi nella sfera del pensiero e determinarne i concetti e i giudizi. (cap. X, Leopardi; pp. 109-110) *E quelle, tra le ''[[Operette morali]]'', così intonate riuscirono di necessità frigidissime: vani sforzi di offrire rappresentazioni comiche (che non lo spirito polemico e il malumore ma solo lietezza e serena fantasia possono generare); personaggi, che sono meri nomi; dialoghi, che sono monologhi ; prosa lavoratissima ma estrinseca, e che tiene sovente qualcosa del vaniloquio accademico. (cap. X, Leopardi; p. 111) *Certe volte, nel leggere i dialoghi delle ''Operette morali'' si presentano con insistenza al ricordo (e non sono io che ho provato pel primo questa impressione, perché vedo ora che la provò anche il Pascoli) certi altri ''Dialoghetti'', vergati dalla penna reazionaria del conte Monaldo, e si sente la somiglianza non solo nella comune predilezione letteraria per quel genere accademico, per quelle tanto abusate imitazioni da Luciano, per quei «ragguagli di Parnaso», ma anche nello spirito angusto, retrivo, reazionario, nell'antipatia pel nuovo e vivente; [...]. (cap. X, Leopardi; p. 111) *Per ritrovare, sotto il rispetto artistico, il Leopardi schietto e sano bisogna dunque cercarlo, non dove egli polemizza, ironizza e satireggia, e ride male, ma dove si esprime serio e commosso ; e questo è il Leopardi migliore delle stesse ''Operette'' quello, per es., di alcune pagine del dialogo di Timandro ed Eleandro, che tanto si avvicinano al tono delle più belle lettere dell'''Epistolario''. (cap. X, Leopardi; pp. 112-113) *Nel ''[[Giacomo Leopardi#XXV – Il sabato del villaggio|Sabato del villaggio]]'' la scena poetica che avrebbe dovuto suggerire coi suoi stessi tocchi il pensiero della gioia aspettata, che è unica e vera gioia, della gioia di fantasia, è commentata da una critica riflessione e appesantita da un allegorizzamento, che prende forma di rettorica esortazione al «garzoncello scherzoso». (cap. X, Leopardi; pp. 117-118) *[...] non bisogna lasciarsi fermare dalla somma correttezza e proprietà ed eleganza con la quale la poesia del Leopardi si presenta, ma guardare in là e osservare che sotto quella irreprensibilità letteraria, se non si avverte mai vuoto nel pensare e nel sentire, nondimeno, poeticamente, si ritrova ora il forte ora il fiacco, ora il pieno e ora il lacunoso, e affermare che la poesia del [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] è assai più travagliata di quanto non si sospetti o di quanto non si creda. C'è in essa dell'arido, c'è della prosa, c'è del formalmente letterario, e c'è insieme poesia dolcissima e purissima e armoniosissima ; e forse quell'impaccio, che precede o segue i liberi movimenti della fantasia e del ritmo, fa meglio sentire il miracolo della creazione poetica. (cap. X, Leopardi; pp. 118-119) *La rappresentazione della realtà e la bellezza sono in arte la stessa cosa, e [...], dove si sente che manca la bellezza, manca nient'altro che la perfezione stessa del rappresentare. (cap. XIX, ''Balzac''; p. 247) *È proprio delle democrazie preferire in arte i valori scadenti ai genuini, che sono aristocratici e antiutilitari. ("Schiller")<ref>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> ==''Storia del Regno di Napoli''== ===[[Incipit]]=== Qualche tempo fa, nel mettere ordine tra i miei libri e nel riunire in un solo scaffale tutti quelli attinenti alla storia napoletana, mi tornò tra mano il raro volume di Enrico Cenni, ''Studi di diritto pubblico'', e lo lessi da cima a fondo come non avevo fatto per l'innanzi. ===[[Citazioni]]=== * Mi stava vivo nel ricordo [[Enrico Cenni]], cattolico e liberale, napoletano e italiano, giurista e filosofo, così come l'avevo conosciuto negli ultimi suoi anni, con l'alta persona, i canuti capelli, gli occhi scintillanti, e mi pareva non solo comandarmi con la sua autorità l'accoglimento di quei concetti, ma, col richiamarmi ai doveri della pietà filiale, farmi vergognare di avere altra volta tenuto in proposito assai diverso pensiero. Pure, alla fine, non senza qualche riluttanza, il mio spirito critico riprese il sopravvento, e cominciai mentalmente a discutere col bravo Cenni, come se egli fosse ancora vivente ed io presso al suo letto d'infermo, dove mi recavo a visitarlo. (p. 19) * È ormai noto: il Vespro siciliano, che ingegni poco politici e molto rettorici esaltano ancora come grande avvenimento storico, laddove fu principio di molte sciagure e di nessuna grandezza. Non la conquista angioina, ma quella ribellione e distacco della Sicilia infranse l'unità della monarchia normanno-sveva, ne fiaccò le forze, le rapì la sua storica missione, e diè origine veramente al regno di Napoli, a quel «Regno» che visse più secoli di vita e di cui molte tracce permangono nelle odierne condizioni sociali e nei costumi di queste terre. (pp. 30-31) * Il possesso del regno di Napoli fu per la Spagna un accrescimento di potenza politica, e più ancora di prestigio, e un punto d'appoggio militare, ma, tutto sommato, una passività economica. (p. 189) * La Spagna governava il regno di Napoli come governava sé stessa, con la medesima sapienza o la medesima insipienza; e, per questo rispetto, tutt'al più si può lamentare che il regno di Napoli, poiché doveva di necessità unirsi ad altro stato più potente, cadesse proprio tra le braccia di quello che era il meno capace di avvivarne la vita economica, e col quale non gli restava da accomunare altro che la miseria e il difetto di attitudini industriali e commerciali. (p. 190) * Pure, nel crollo che seguì, quello stato che fu l'antico [[regno di Napoli]] non moriva del tutto ingloriosamente, e il suo esercito – quella parte del suo esercito che non si era dissipata o unita alla rivoluzione – salvò l'onore delle armi sul Volturno e a Gaeta. E noi dobbiamo inchinarci alla memoria di quegli estremi difensori, tra i quali erano nobili spiriti, come quel [[Matteo Negri]] che nel '48 era andato anche lui alla difesa di Venezia, ma nel '60 non seppe staccarsi dalla bandiera del suo reggimento, e, italiano, cadeva ucciso in combattimento contro italiani. (p. 331) ===[[Explicit]]=== Ricercando la tradizione politica nell'Italia meridionale, ho trovato che la sola di cui essa possa trarre intero vanto è appunto quella che mette capo agli uomini di dottrina e di pensiero, i quali compierono quanto di bene si fece in questo paese, all'anima di questo paese, quanto gli conferì decoro e nobiltà, quanto gli preparò e gli schiuse un migliore avvenire, e l'unì all'Italia. Benedetta sia sempre la loro memoria e si rinnovi perpetua in noi l'efficacia del loro esempio! ==''Storia d'Italia dal 1871 al 1915''== ===[[Incipit]]=== Nel 1871, fermata la sede del regno in Roma, si ebbe in Italia il sentimento che un intero sistema di fini, a lungo perseguiti, si era in pieno attuata, e che un periodo storico si chiudeva.<br> {{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===Citazioni=== *Si sostenne, oltre alle guerre, la lunga e dolorosa guerriglia del [[brigantaggio]], inacerbitosi nell'Italia meridionale, come di solito nelle rivoluzioni e nei passaggi di governo, e che fu domato finalmente e per sempre: cosicché la parola "brigantaggio" poté a poco a poco dissociarsi dal nome del paese d'Italia, al quale era stata congiunta forse più che ad altra parte di Europa, almeno nei tempi moderni. (p. 29) *Lo schiacciamento, che seguì, della Francia da parte delle genti germaniche, e l'esegesi storico-filosofica che ne dettero i pensatori e professori d'oltre Reno, sembrarono avvolgere nel funebre sudario tutte le razze latine: la [[battaglia di Sedan]] prendeva l'aspetto di una ''finis Romae''. (p. 111) ==''Storia d'Europa''== ===[[Incipit]]=== Alla fine dell'avventura napoleonica, sparito quel geniale despota dalla scena che tutta occupava, e mentre i suoi vincitori s'intendevano o procuravano d'intendersi fra loro e di procedere d'accordo per dare all'Europa, mercé restaurazioni di vecchi regimi e opportuni rimaneggiamenti territoriali, uno stabile assetto che sostituisce quello fortemente tenuto per sempre precario dell'Impero della nazione francese, – in tutti i popoli si accendevano speranze e si levavano richieste d'indipendenza e di libertà. E queste richieste si facevano più energiche e frementi quanto più si opponevano repulse e repressioni; e le speranze presto si ravvivavano, e i propositi si rafforzavano, attraverso le delusioni e le sconfitte. ===Citazioni=== *La [[libertà]] (ripeteva [[Luigi Blanc]]) è una «parola», è un'«esca per gli ingenui», non essendovi altra libertà che quella che si ottiene nello Stato con l'«organizzazione del lavoro». (p. 126) ==''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte''== ===[[Incipit]]=== La storia è scienza o arte? – Questa domanda è stata fatta molte volte; ma l’opinione che se ne ha ordinariamente, nel mondo letterario, è che sia una domanda triviale, di quelle che soltanto il confusionismo volgare si suol proporre e malamente risolvere. Infatti, quei che l’han mossa e la muovono, o non le danno essi stessi un senso determinato o, quando son costretti a darglielo, si limitano a significar con essa, semplicemente: «se la storia, oltre all’essere esattamente appurata, debba essere rappresentata con vivacità e scritta artisticamente bene». E, al senso indeterminato della domanda, fa riscontro quello delle risposte, delle quali la più comune è questa: che «la storia sia scienza ed arte, al tempo stesso». ===[[Explicit]]=== Con questo siamo giunti al termine del nostro assunto, ch’era di provare come ci sia difatti una ''ragione interna'', per la quale le parole ''storia'' ed ''arte'' sono state messe tante volte in connessione, e di mostrare in che stia realmente la connessione. L’assunto è adempiuto colla ''riduzione della storia sotto il concetto generale dell’arte''. ==''Teoria e storia della storiografia''== ===[[Incipit]]=== Quasi tutti gli scritti che compongono la presente trattazione furono inseriti in atti accademici e riviste italiane tra il 1912 e il '13; e poiché rispondevano a un disegno, poterono senza sforzo congiungersi in un libro, pubblicato in lingua tedesca col titolo: ''Zur Theorie und Geschichte der Historiographie'' (Tübingen, Mohr, 1915). ===Citazioni=== *è evidente che solo un interesse della vita presente ci può muovere a indagare un fatto passato; il quale, dunque, in quanto si unifica con un interesse della vita presente, non risponde a un interesse passato, ma presente. (p. 12) *Ma anche nei giorni nostri sarebbe divertente e istruttivo catalogare le forme d'insinuazione onde storici, che passano per gravissimi, si valgono per introdurre le loro personali immaginazioni: «forse», «parrebbe», «si direbbe», «piace pensare», «giova supporre», «è probabile», «è evidente», e simili; e notare come talvolta essi vengano omettendo insensibilmente codeste cautele e raccontino, quasi le avessero vedute, cose che essi stessi hanno escogitate per finire il loro quadro, e per le quali resterebbero assai imbarazzati se avvenisse che uno, indiscreto al pari di un enfant terrible, chiedesse loro: «Come lo sapete? chi ve lo ha detto?». (p. 33) *Le storie meramente politiche s'indirizzano in prima linea ai diplomatici, e quelle militari ai militari; ma la storia etico-politica s'indirizza agli uomini di coscienza, intenti al loro perfezionamento morale, che è inseparabile dal perfezionamento dell'umanità, e può dirsi veramente un grande esame di coscienza che l'umanità a volta a volta esegue di sé stessa nel suo operare e progredire. (p. 289) *Qual è il carattere di un popolo? La sua storia: tutta la sua storia e nient'altro che la sua storia. La coincidenza è, in questo caso, perfetta, o, piuttosto, non si tratta di coincidenza ma d'identità. (p. 291) ==''Storie e leggende napoletane''== ===[[Incipit]]=== Quando, levandomi dal tavolino, mi affaccio al balcone della mia stanza da studio, l'occhio scorre sulle vetuste fabbriche che l'una incontro all'altra sorgono all'incrocio della via della Trinità Maggiore con quelle di San Sebastiano e Santa Chiara.<br> {{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===Citazioni=== *A me giova intanto, all'ombra degli alti tetti e tra le angustie delle vecchie vie, riparare nella più vasta ombra delle memorie; e il prossimo [[Basilica di Santa Chiara (Napoli)|monastero di Santa Chiara]], che re [[Roberto d'Angiò|Roberto]] e la pia regina [[Sancha d'Aragona (1285-1345)|Sancia]] elevarono in questa parte di Napoli che si diceva «extra hortos», presso le mura e la porta cumana o «regale», e riccamente dotarono («Virginis hoc Clare templum struxere beate Postea dotarunt donis multisque bearunt», verseggia e rimeggia una delle iscrizioni del campanile), mi riporta al moto francescano, che con gli angioini si sparse anche nel mezzogiorno d'Italia. L'ideale del [[Francesco d'Assisi|poverello d'Assisi]] consolò la dolorosa Sancia, non amata dal regio consorte; e finì col mostrare la sua virtù sullo stesso re, il quale, vecchio, affranto per la morte dell'unico figliuolo, indossò l'abito di terziario, e in quell'abito volle essere sepolto in Santa Chiara, e così si vede steso sul sarcofago, attorniato dalle tombe dei figliuoli e nipoti. Pittori e scultori, venuti di Toscana, adornarono di affreschi giotteschi e di storie in rilievo la semplice chiesa francescana, dal tetto composto di grandi travi di legno scoperte, che doveva essere alcuni secoli dopo furiosamente invasa e brutalmente violata dal fasto dei cartocci, degli ori e delle ammanierate pitture, ma non sì che vi rimanessero affatto soffocate le espressioni, e quasi direi le proteste, della ingenua arte del Trecento. (da ''Un angolo di Napoli'', I, pp. 17-18) *{{NDR|La ''[[Tomba di Jacopo Sannazaro]]'', custodita all'interno della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina, a Napoli}} [...] si proverà sempre una commozione, quando, attraversata la piccola e ora povera chiesetta, che ha preso l'aria di una chiesa di villaggio, e girato dietro l'altar maggiore, ci si vede a un tratto, innanzi, la solenne mole marmorea della tomba del poeta. [...] Il critico d'arte troverà, come ha trovato, non poco da riprendere, sia nell'architettura e nelle proporzioni del mausoleo, sia nei particolari delle decorazioni, nelle due statue di Apollo e Minerva di disegno non puro, e nello stesso bassorilievo, confuso nella composizione ed esagerato nei movimenti delle figure. Ma, nonostante la scarsa originalità e la poca squisitezza dell'opera, l'effetto suo è grande come affermazione e celebrazione lussureggiante dell'arte classica del Sannazaro nel cuore dell'umile chiesetta cristiana. E in tutta quella gloria di simboli e di allegorie l'occhio cerca e affisa in alto il volto del poeta, grave e dolce, dai lineamenti segnati dalla mestizia, dallo sguardo da cui tralucono la genialità dell'arte e la bontà dell'animo affettuoso. (da ''La chiesetta di Jacopo Sannazaro'', pp. 225-226) *{{NDR|Sul ''[[San Michele che scaccia il demonio]]'' di Leonardo da Pistoia}} Fatto sta, che nel quadro del Pistoia quel bel volto di giovane donna, dai biondi capelli e dai dolci occhi, appare calmo, quasi sorridente, ed ella piega le braccia e le mani in molle atto voluttuoso, e par che non si accorga nemmeno della lancia che l'angelo le ha infitta sul dorso serpentino, sia che non la prenda molto sul tragico, sia che non voglia, pur nel languire morendo, scomporre la propria attraente vaghezza. E il dipinto destinato a colpire le fantasie per la terribilità del castigo inflitto a colei<ref>Secondo alcune indiscrezioni dell'epoca [[Vittoria Colonna|Vittoria d'Avalos]] che avrebbe tentato di sedurre il cardinale Diomede Carafa, committente del dipinto. {{cfr}} ''Storie e leggende napoletane'', pp. 228-229.</ref>che tentò scrollare una salda virtù, le sedusse invece con quell'immagine; e nel linguaggio del popolino dei contorni rimase come paragone di elogio: «Bella come il diavolo di Mergellina». (da ''La chiesetta di [[Iacopo Sannazzaro]]'', p. 229) *La [[Laura Terracina|Terracina]] si vantava che non le mancavano mai editori; e la cosa era vera. Segnatamente i ''Discorsi'' andarono a ruba, aiutati dalla voga del poema ariosteo e dalle figure onde li ornò il Giolito.<br> Ma ciò non impedisce l'altra verità, che i versi della Terracina mancano di qualsiasi pregio poetico e hanno assai scarso anche quello letterario, perché, in tanto raffinamento della forma estrinseca a quei tempi di accurata letteratura, si dimostrano per solito rozzi e scorretti. La Terracina non era né poeta né letterato elegante, ma piuttosto, un precone di lodi. Io non saprei immaginarla in altro atto che di perpetua cupida ricercatrice, e aspettatrice al varco, di qualcuno da lodare: «lodando or questo ed or quel cavaliere», come dice ella medesima; ella che (ripete altrove) «tanti e tanti Lodato ''ha'' in carte con ''sue'' basse rime». (da ''La casa di una poetessa'', p. 279) *[...] le vecchie leggende rapidamente tramontano nella odierna trasformazione edilizia e sociale di Napoli, e le nuove non nascono, o piuttosto noi non ce ne avvediamo, e se ne avvedranno i nostri posteri, quando raccoglieranno qualche frammento del nostro presente sentire e immaginare, reso vieppiù fantastico dalle esagerazioni tradizionali, circondato dal fascino dell'antico o del vecchio, e fissato sopra taluna delle nostre ora tanto vilipese architetture e sculture. E coloro, «che questo tempo chiameranno antico», lo chiameranno forse anche «il buon vecchio tempo», come noi ora diciamo della Napoli del Settecento, e già, quasi quasi, di quella anteriore al Sessanta. (da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', p. 332) ==''Un paradiso abitato da diavoli''== *[...] un [[popolo]] non è in grado di ribattere le calunnie come un individuo e alle sofistiche accuse scopre assai più indifeso il fianco che non gl'individui. Gli sciocchi, gl'ingenerosi, i combattitori a vuoto e con poca spesa e con poco rischio, i plebei di cuore e di mente, sono perciò sempre proclivi a ingiuriare i popoli [...] (p. 21) *Accade, d'altra parte, che, pur nella poco alacre vita civile e politica, l'umana virtù si affermi nei particolari, contrastando al generale, e talora negli episodi, e perfino essa sorga dal mezzo stesso dei vizi, come loro correlativo. Onde un popolo che non ha bastevole affetto per la cosa pubblica potrà avere assai vivo quello per la famiglia, per la quale sarà disposto a ogni sacrificio; un popolo indifferente avere la chiaroveggenza dell'indifferenza; un popolo poco operoso nei commerci e negli affari valer molto nella contemplazione dell'arte e nelle indagini dell'intelletto; un popolo privo di spirito di gloria saper ben cogliere il gonfio e il falso delle umane ambizioni e operare nel riso un lavacro di verità. E via discorrendo.<br/>Sulla logica di queste considerazioni, il popolo napoletano è stato perfino più volte difeso, e il suo atteggiamento verso la vita ha suscitato simpatie [...] [[Napoli]] è apparsa come un'oasi nella quale sia possibile ritrarsi per obliare, riposare e respirare in mezzo a un popolo che di politica non cura o, tutt'al più, la prende a mera materia di chiacchiera, e, chiacchierandone senza riscaldarsi, spesso la giudica con spregiudicato acume. (p. 25) *[...] se ancor oggi noi accettiamo senza proteste o per nostro conto rinnoviamo in diversa forma l'antico biasimo<ref>Il riferimento è al proverbio: Napoli è un paradiso abitato da diavoli.</ref>, e se, anzi, non lasciamo che ce lo diano gli stranieri o gli altri italiani ma ce lo diamo volentieri noi a noi stessi, è perché stimiamo che esso valga da sferza e da pungolo, e concorra a mantener viva in noi la coscienza di quello che è il dover nostro. E, sotto questo aspetto, c'importa poco ricercare fino a qual punto il detto proverbiale sia vero, giovandoci tenerlo verissimo per far che sia sempre men vero. (pp. 26-27) *{{NDR|Su [[Francesco Mazzarella Farao]]}} Uno di quei dotti a cui la dottrina nuoce. (p. 88) *I ''lazzari'' erano, dunque, l'infima classe dei proletari di [[Napoli]], quella classe che i sociologi moderni contrappongono al proletariato industriale, del quale infatti forma spesso l'antitesi e talvolta l'avversaria, col nome di «proletariato cencioso» (''Lumpenproletariat''). Naturalmente, codesti proletari napoletani, oltre i caratteri comuni dei proletari in generale, e in ispecie a quelli delle grandi città, hanno alcuni caratteri particolari, determinati dalle condizioni particolari del nostro paese. Qui il clima è mite, la vita relativamente facile, si può dormire all'aria aperta e nutrirsi di poco, far di meno di molte cose e per conseguenza esser disposti alla spensieratezza; La conformazione morale e intellettuale non spinge alla rivolta, ma inclina agli accomodamenti e alla rassegnazione (p. 89). *Una cosa, di cui non mi so dar pace, è che in Napoli siano spariti tutti gli {{sic|edifizi}} dei «[[Sedili di Napoli|Sedili]]» o «Seggi» della città.<br>Si pensi un po'! Per secoli e secoli, dal medioevo fino all'anno 1800, i seggi avevano rappresentato l'organamento della cittadinanza napoletana, la distinzione della nobiltà e del popolo, l'amministrazione municipale. «Cavaliere di seggio» era la denominazione usuale del patriziato, che risonava accompagnata da ammirazione e {{sic|reverenza}}: e aneddoti e novelle e commedie ne rimandavano a lor modo l'eco, quando si facevano a ritrarre scherzosamente i napoletani e le loro vanterie. Di una leggiadra gentildonna si madrigaleggiava, talvolta, che era un «fiore» del suo «seggio»; e «a la flor de Nido» è indirizzata una celebre canzone de [[Garcilaso de la Vega]]. Gli stemmi dei sedili – lo sfrenato cavallo di bronzo in campo d'oro di Nido, quello frenato in campo azzurro di Capuana, i tre verdi monti in campo d'argento di Montagna, la porta d'oro in campo azzurro di Portanova, l'Orione o, come si diceva popolarmente, il [[Leggenda di Colapesce|Pesce Nicolò]] di Porto – stavano innanzi agli occhi di tutti, familiari geroglifici, e il primo, il cavallo sfrenato, fu sovente tolto in {{sic|iscambio}} con lo stemma stesso della città di Napoli. (da ''I {{sic|seggi}} di Napoli'', p. 115) *Nelle lotte che {{sic|precessero}}, prepararono e accompagnarono la rivoluzione detta di [[Masaniello]], [[Giulio Genoino (XVII secolo)|Giulio Genoino]], che ne fu la mente direttrice, coltivava il concetto o l'utopia del pareggiamento dei due primi sedili nobili e del sedile del Popolo, che si sarebbero {{sic|dovuto}} dividere tra loro in parti uguali il governo della città. Utopia affatto anacronistica, di carattere medievale, perché la realtà effettuale era che i sedili invecchiavano, e invecchiava la nobiltà e il suo correlativo, il buon popolo; e fuori dei sedili così dei nobili come del popolo si {{sic|moveva}} la nuova vita sociale, gli avvocati, i letterati, i pubblicisti, tutti quelli che poi, nel secolo decimottavo, promossero le riforme e fecero la [[Repubblica Napoletana (1799)|rivoluzione dell'anno 99]].<br>Che cosa potevano essere agli occhi di costoro i sedili, che usurpavano l'amministrazione della città, e anzi addirittura la rappresentanza del Regno, in nome di una tradizione illanguidita, di classi sociali logore, e con gli abiti del servilismo e della vuota esteriorità formatisi durante il viceregno {{sic|spagnuolo}} e non certo radicalmente mutati durante il nuovo regno borbonico? (da ''I {{sic|seggi}} di Napoli'', pp. 122-123) *I gelati napoletani, «''les glaces à la napolitaine''», acquistarono reputazione e diffusione mondiale, sicché qualche dotto tedesco non dubiterebbe d'includerli (come è stato fatto per altre cose simili, per esempio la birra nei rispetti dell'influsso germanico) tra i maggiori ''Kultureinflüsse'', esercitati da Napoli. (pp. 147-148) *Il [[Palazzo Cellammare|palazzo Cellamare]] a Chiaia appare tutto chiuso e appartato dalla frequentata e rumorosa strada sottostante. Posto in alto, sul declivio della collina delle Mortelle, ha un po' l'aria di una fortezza e volge verso il riguardante una maestosa facciata rossastra, lavorata a mattoni, sopra un largo basamento bruno di grossi quadroni di piperno, con un corpo avanzato di costruzione. Un cancello di ferro lo segrega dalla strada: un albero di palma l'ombreggia: una ricca porta barocca, una sorta d'arco di trionfo, sorge più indietro, quasi decorazione da teatro, e sotto di essa passa un viale, che si dirige in salita, senza che dal basso si scorga dove {{sic|riesca}}.<br>Anche a osservarlo di fuori, dà all'occhio la mescolanza di severo e di pomposo, di cinquecento e di settecento, rispondente alle due età della costruzione e del rifacimento. (da ''Il Palazzo Cellamare a Chiaia e il principe di Francavilla'', p. 204) ==''La filosofia di Giambattista Vico''== *Il gesuita padre Domenico Lodovico (autore del distico, che si legge sotto il ritratto del Vico), ricevuta la seconda ''Scienza nuova'', mandò all'autore, con pratico senno, un po' di vino della cantina e un po' di pane della casa gesuitica della Nunziatella, con una graziosa letterina nella quale lo pregava di accettare ''codeste cosucce, comeché semplici, quando né pure il bambin Giesù rifiuta le rozze offerte dei pastorelli''. (p. 305) ==Citazioni su Benedetto Croce== *Al cerchio ristretto dei discepoli e amici di Croce – composto per lo più di uomini che rappresentano la cultura ufficiale (la scuola, le università, le accademie) io non ho mai appartenuto. Ma ho invece respirato l'aria di altri ambienti in cui l'insegnamento di Croce era penetrato per vie forse indirette. ([[Eugenio Montale]]) *Anche nell'archivio di Benedetto Croce è stata trovata una lettera di raccomandazione per [[Giambattista Vico]]. ([[Francesco De Lorenzo]]) *Benedetto Croce ha visto chiaramente che, per salvare l'unità dello [[spirito]], è necessario ammettere che in ogni frammento della realtà ci sia tutto lo spirito. Noi potremmo distinguere idealmente nello spirito alcune forme, ma questo non significa che ci possa essere in concreto una forma separata dalle altre. Così si potrebbe distinguere l'arte dalla scienza e dalla filosofia, ma un teorema di matematica o una legge fisica sarebbero sempre insieme arte, scienza e filosofia e altro, se altre forme spirituali si creda di dovere ammettere. ([[Sebastiano Timpanaro senior]]) *Coloro che immaginano un Croce che ha svalutato la scienza, soltanto perché dalla logica l'ha trasferita nella pratica, dimenticano che teoria e pratica sono presso il Croce un rapporto, sicché né la teoria è superiore all'azione né l'azione alla teoria; ma l'una e l'altra sono la perenne e dialettica sintesi della realtà. ([[Francesco Flora]]) *Croce [...] avrebbe potuto essere capo provvisorio dello Stato, se solo avesse accettato di candidarsi. [[Pietro Nenni]] gli aveva già promesso il voto dei socialisti, chiedendogli in cambio un segno di disponibilità. Ma il filosofo declinò con una nobile lettera: chissà, la storia d'Italia avrebbe potuto essere diversa, anticipando il centrosinistra. ([[Stefano Folli|Stefano Folli)]] *Croce è un caso rarissimo! Ed ecco che l'astuta tenacia che egli ha affermato lottando per un ventennio contro il [[fascismo]] – non all'estero ''ma restando in patria'' – ora ha la sua ricompensa. Il suo prestigio è enorme; il vecchio filosofo ha oggi più autorità morale, più influenza, più ''potere'' che qualsiasi uomo politico, [[Carlo Sforza|Sforza]] non eccettuato. Sforza emigrò. Croce non emigrò. Perciò Croce è più forte. Interessante nevvero?... Con me fu delizioso. Temevo, all'inizio, di trovarlo senile: ha quasi ottant'anni e li dimostra. Ma nella conversazione il volto pergamenaceo si animò; e {{NDR|a}} un tratto mi apparve giovane, o, quanto meno, senz'età: un agile coboldo pieno di saggezza e di umorismo. Parlò molto della [[Germania]], spesso con amarezza, ma poi di nuovo con ammirazione. Come intimamente gli è nota la poesia tedesca! Mi recitò [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] con una pronunzia tutta sua, ma senz'errore. ([[Klaus Mann]]) *Croce era convinto che l'istituto monarchico offrisse maggiori garanzie di laicità rispetto alla repubblica guidata dalla Democrazia cristiana. Per molti cattolici l'Italia era "il giardino del Vaticano". ([[Eugenio Scalfari]]) *Croce fu certamente uno straordinario studioso, un attento amministratore delle sue fortune intellettuali, un ricercatore capace e paziente. Fu anche un critico letterario che decisamente accettò soltanto quello che rientrava nel suo «sistema». Fu anche un uomo politico libero dalle strutture dei partiti e sempre con lo sguardo rivolto alla storia, oltre la cronaca. Ma, per tutti, è stato la testimonianza di come si possa vivere sul pianeta Terra con la illusione di essere immortali. ([[Francesco Grisi]]) *Croce resta sempre e non solo una gloria napoletana di rara qualità e di alte dimensioni [...] Egli vive come vivono i classici, che sembrano lontani e sono, in realtà, costantemente accanto a noi. ([[Giuseppe Galasso]]) *Croce scoprì che le sue idee filosofiche perdevano terreno di fronte alla neo-scolastica dei cattolici e alle eresie del rinnegato [[Giovanni Gentile|Gentile]]. Se in un primo tempo aveva salutato con favore l'autoritarismo del regime, ora non poteva sopportarne il cattivo gusto e il materialismo, la crassa ignoranza e la confusione mentale. Non ci si poteva aspettare che gente che aveva ricevuto il suo tipo di educazione liberale desse la propria approvazione a un credo fondato sul misticismo irrazionale, né al fatto che Mussolini incoraggiasse la cultura soprattutto per ragioni di prestigio nei confronti del mondo esterno. ([[Denis Mack Smith]]) *«Da sempre», ho detto: perché, venuto su in ambiente di cultura e crescendo in età di ragione quando a [[Napoli]] il nome di Benedetto Croce si diffondeva occupando ogni anno più spazio nella mente dei suoi coetanei, mi è impossibile di risalire ad un momento in cui a me quel nome fosse ignoto. Anzi posso dire di averlo fin da ragazzo, cogliendolo sulle labbra di altri (forse di [[Vittorio Spinazzola]], forse di [[Francesco Saverio Nitti]]), sentito come un bellissimo nome, esprimente già nel suono e nella connessione delle due parole l'alta personalità di chi lo portava. ([[Vincenzo Arangio-Ruiz]]) *Di quei tristi anni Benedetto Croce fu veramente il faro e la guida. ([[Barbara Allason]]) *E un altro sorrisetto, ma un po' più sardonico, regalò a un ritratto di [[Paul Valéry|Valéry]] che illustrava un articolo sui «Charmes». «Vi pare un poeta?» ci chiese. Osammo rispondere di sì. «Fa a volte bei versi, ma li fabbrica con la macchina dell'intelletto... Ma anche l'intelletto suo è disorganico, frammentario. È un dilettante dell'intelligenza». Restammo perplessi, forse impersuasi. E forse se ne accorse, ma finse di niente, e continuò a conversare amabilmente. ([[Giovanni Titta Rosa]]) *[[Giustino Fortunato]] e Benedetto Croce rappresentano [...] le chiavi di volta del sistema meridionale e, in un certo senso, sono le due più grandi figure della reazione italiana. ([[Antonio Gramsci]]) *I suoi libri e i suoi articoli erano per me – come per tanti altri – quello che gli scritti dei poeti, filosofi e storici di una volta erano stati per la generazione del Risorgimento. Quello che sentivamo, Croce ce lo diceva in parole chiare e diritte... Quando lo scoraggiamento – come talvolta avveniva – s'impadroniva di me, bastava pensare... ([[Massimo Salvadori]]) *Il Croce evitò con cura i tecnicismi d'ogni sorta: lo "aborrimento del gergo filosofico, che spesso cela l'incertezza e l'oscurità del pensiero" e la sua inclinazione a "servirsi del linguaggio ordinario" sono da lui esplicitamente dichiarate [...] giova non poco a conferire limpidezza alla pagina crociana. ([[Tullio De Mauro]]) *Il Croce, per conto suo, fu meno crociano di molti suoi seguaci per il fatto che in lui il temperamento, il gusto, non furono quasi mai sopraffatti dai suoi schemi teorici. ([[Leo Valiani]]) *Il Croce si è sempre trovato a suo agio di fronte ad artisti pienamente «sliricati», totalmente aderenti a un motivo fondamentale, a uno stato d'animo unitario. Artisti come [[Ludovico Ariosto|Ariosto]] e [[Giovanni Verga|Verga]] perevano nati apposta per lui perché ogni loro pagina li contiene per intero. ([[Leo Valiani]]) *Il merito di Croce fu di far piazza pulita, con spirito dialettico, di ogni misura estrinseca alla sostanza delle opere; [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]] ne fu impedito dal suo classicismo. ([[Theodor W. Adorno]]) *In fondo Croce era un campione di ignoranza scientifica e dunque di ignoranza ''tout court'', oltre che un paladino delle cause perse. ([[Piergiorgio Odifreddi]]) *Innanzi alla corsa della maggior parte degli uomini di cultura di ogni paese a porre la scienza a servizio dei compiti della guerra, Croce fu allora tra i pochissimi che tenne fede al dovere verso la Verità, ed il solo, in [[Italia]], a scrivere e a combattere apertamente le nuove storture mentali e morali. ([[Vittorio de Caprariis]]) *La più efficace difesa della civiltà e della cultura... si è avuta in Italia, per opera di Benedetto Croce. Se da noi solo una frazione della classe colta ha capitolato di fronte al nemico... a differenza di quel che è avvenuto in [[Germania]], moltissimo è dovuto al Croce. ([[Guido De Ruggiero]]) *La protesta per il passo della morte è più religiosa che la sua accettazione, e il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] è più religioso del Croce. Dal Leopardi possono venire le aperture pratiche religiose, dal Croce può venire il servizio ai valori. Il Croce è greco-europeo, perché la civiltà [[Europa|europea]] porta al suo sommo l'affermazione dei valori. Il Leopardi comprende questi (le virtù), ma cerca gl'individui, e li vede morire, non li trova più, sono i morti. È aperto, dunque, al tu; in potenza ci sono le aperture pratiche religiose. ([[Aldo Capitini]]) *Ma Croce, che proprio a due passi da qui, in mezzo ai suoi libri nella casa di calata Trinità Maggiore, odiava il fascismo e che per venticinque anni poté pubblicare i fascicoli della “Critica” e scrivere liberamente, ebbene: questo Croce valeva per Mussolini molto più di un Croce martirizzato, ridotto al silenzio o addirittura esiliato… ([[Sándor Márai|Sandor Marai]]) *Ma se di Croce restasse un solo pensiero, quello secondo il quale lui prestava fede alla lettera delle cose espresse, alla resa concreta di ogni arte, basterebbe da solo a tener diritta per la vita la spina dorsale di uno scrittore contro ogni confusione di lingua, distrazione dall'uomo e dalla «parola» nel significato «[[Francesco Flora|floriano]]» del termine. ([[Domenico Rea]]) *Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che manifesta in sé la piu piccola traccia del vecchio pessimismo imbecille, denigratore e straccione che ha caratterizzata la vecchia Italia ormai sepolta, la vecchia Italia [...] di professori pacifisti (tipo Benedetto Croce, [[Claudio Treves]], [[Enrico Ferri]], [[Filippo Turati]]). (''[[Manifesti futuristi]]'') *Nella prima frattura tra Croce e Gentile è Croce il più vicino al fascismo originario. È Croce a immettere nella cultura italiana Georges Sorel che è uno dei primi riferimenti culturali del fascismo, è Croce che parla, sia pure in una dimensione critica, di Stato etico; è Croce che persino incoraggia il fascismo e lo paragona alle orde sanfediste del cardinale Ruffo, ritenendo che il fascismo abbia la funzione di spazzare il campo dal bolscevismo e dalla crisi spirituale e di rimettere in piedi l'autorevole Stato italiano. Ricordo infine che è Croce a suggerire Gentile come ministro della pubblica istruzione per realizzare quel progetto di riforma della scuola che lui, da ministro, aveva avviato in epoca giolittiana. In questa visione, il fascismo ha per Croce una funzione propedeutica al ripristino del vero liberalismo. ([[Marcello Veneziani]]) *Non capisce, ma non capisce con autorità e competenza. ([[Leo Longanesi]]) *Perché ho votato per la monarchia? Ero liberale e crociano. E Croce riteneva che soltanto la monarchia avrebbe potuto arginare la pressione del Vaticano. ([[Eugenio Scalfari]]) *Potei invece pochi giorni dopo vedere a Napoli un vero esiliato di particolar natura: Benedetto Croce. Per decenni era stato il capo spirituale della gioventù, aveva poi avuto, come senatore e come ministro, tutti gli onori esteriori del paese, sin che la sua opposizione al fascismo lo mise in conflitto con Mussolini. Rinunciò alle cariche e si trasse in disparte; ma questo non bastò agli intransigenti, che volevano spezzare e, se necessario, anche punire la sua opposizione. Gli studenti, che oggi, in contrasto al passato, sono dovunque le truppe d'avanguardia della reazione, gli assaltarono la casa e gli ruppero i vetri. Ma quell'uomo piccoletto e piuttosto pingue, dagli occhi intelligenti ed arguti, che sembrerebbe a tutta prima un comodo borghese, non si lasciò intimidire. Non lasciò il paese, rimase in casa sua dietro il gran bastione dei suoi libri, benché venisse invitato da università americane e straniere. ([[Stefan Zweig]]) *Proveniva dal Settecento europeo; armato di tutte le armi della Ragione e della Certezza. La solare perentorietà della storia lo domina e lo possiede; organizza e architetta il suo pensiero, lo dispone in un linguaggio vasto, ricco, fluente: un grande fiume di primavera, in pianura. Croce pensa per sé e per tutti; l'Enciclopedia storica e filosofica ch'egli rappresenta risponde a tutte le necessità. Egli non dimentica e non dubita: le sue certezze riposano sull'archivio e lo schedario. ([[Giovanni Artieri]]) *Secondo Croce, nessun sostanziale e intimo rapporto rilega l'[[opera d'arte]] al proprio tempo. In quanto prodotto di una personalità estetica, l'opera d'arte è fuori del suo tempo e di tutti i tempi. Non si può fare storia dell'arte perché, essendo fuori del tempo, l'arte è fuori della storia. La critica deve contentarsi di saggi sparsi, di monografie isolate, consacrate ciascuna a delineare le caratteristiche e la genesi di una personalità estetica. ([[Adriano Tilgher]]) *Se Gentile fu spesso il filosofo delle identificazioni, e soluzioni, meramente verbali, Croce fu sempre sollecito soprattutto della distinzione, ossia della chiarezza concettuale, giustamente memore del compito assegnato da [[Johann Friedrich Herbart|Herbart]] alla filosofia, di ''Bearbeitung der Begriffen''<ref>Elaborazione di concetti.</ref>. Solo che, fino dalle origini, egli si mosse piuttosto nell'ambito di determinazioni negative e polemiche (mostrando che cosa ''non è'' l'arte, che cosa ''non è'' il diritto), riducendo il positivo a sistemazioni classificatorie (l'arte è conoscenza, è la conoscenza dell'individuale, è intuizione) rischiando di precludersi, con la profonda radice unitaria delle distinzioni, il processo del reale, senza per questo individuare, nelle loro nervature, piani e strutture dell'esperienza. ([[Eugenio Garin]]) *V'è in Italia un nuovo dogma: il dogma di una nuova immacolata concezione; e l'immacolata concezione è l'Estetica di Benedetto Croce. ([[Enrico Thovez]]) ===[[Karl Vossler]]=== *Altra conquista dell'estetica del Croce è il superamento della concezione naturalistica dell'opera d'arte come di una cosa già bell'e fatta, compiuta secondo determinati principii o regole tecniche, come un prodotto o un manufatto pratico. Perciò i cosiddetti generi letterarii (epica, drammatica, romanzo ecc.) hanno per lui un valore soltanto quali semplici espedienti di classificazione, come costruzioni che servono per orientarsi; le quali peraltro ostacolano, piuttosto che favorire, la comprensione del valore estetico d'un'opera d'arte. La critica della tecnica artistica d'un poeta rimane relegata nella descrizione dell'esteriore, fintantoché essa non viene approfondita a critica dell'ispirazione del poeta e in essa risolta. *L'arte per il Croce è un'attività contemplativa senza alcun interesse pratico, una visione creativa della realtà quale individualità. Come in un sogno, per lo spirito artistico il mondo si trasforma in parole, in suoni, in colori, in linee e via dicendo. *L'estetica determina nei suoi tratti fondamentali tutto il sistema filosofico del Croce. Il Croce ha superato tanto rapidamente quanto energicamente il panestetismo degli esteti e dei futuristi, vale a dire la teoria che ogni conoscenza è intuitiva e poetica e che la vita sia un giuoco o un'opera d'arte, e con ogni mezzo continua a combattere questi pervertimenti. Egli è ben lontano dal voler sostituire il pensiero logico o l'azione morale con l'estetica. Al contrario, la conoscenza logica rappresenta per lui un grado superiore all'intuitiva, e l'agire un grado superiore al conoscere, che ne è il presupposto. ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Benedetto Croce, ''Ariosto, Shakespeare e Corneille'', Laterza, Bari, 1968. *Benedetto Croce, ''Breviario di estetica'', G. Laterza e Figli, Bari, 1912. *Benedetto Croce, ''Filosofia, poesia, storia'', Riccardo Ricciardi, Napoli, 1955. *Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/larivoluzionenap00crocuoft/page/n8/mode/1up La rivoluzione napoletana del 1799. {{small|Biografie, racconti, ricerche}}]'', terza edizione aumentata, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1912. *Benedetto Croce, ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', in ''Storie e leggende napoletane'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 1990. ISBN 978-88-459-1487-4 *Benedetto Croce, ''Nuove pagine sparse'', G. Laterza e Figli, Bari, 1966. *Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/lapoesiadidante17croc/page/2/mode/2up La poesia di Dante]'', Laterza, Bari, 1921. *Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/poesiaenonpoesia18crocuoft Poesia e non poesia. {{small|Note sulla letteratura europea del secolo decimonono}}]'', G. Laterza e Figli, Bari, 1923. *Benedetto Croce, ''Storia d'Italia dal 1871 al 1915'', Bibliopolis, Napoli, 2004. ISBN 978-88-7088-402-9 *Benedetto Croce, ''Storia d'Europa nel Secolo Decimonono'', Laterza, Bari, 1965. *Benedetto Croce, ''Storia del Regno di Napoli'', a cura di Giuseppe Galasso, Adelphi, Milano, 1992. ISBN 88-459-0949-2. *Benedetto Croce, ''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte'', a cura di Giuseppe Galasso, Adelphi, Milano, 2017. ISBN 978-88-459-3220-5. *Benedetto Croce, ''Storie e leggende napoletane'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2010<sup>8</sup>. ISBN 978-88-459-1487-4.</ref> *Benedetto Croce, ''Teoria e storia della storiografia'', a cura di Edoardo Massimilla e Teodoro Tagliaferri, Bibliopolis, Napoli, 2007. ISBN 978-887088-446-3. *Benedetto Croce, ''Un paradiso abitato da diavoli'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2006. ISBN 88-459-2036-4 ==Voci correlate== *[[Elena Croce]], figlia *[[Benedetta Craveri]], nipote ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte|''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte''|(1893)}} {{Pedia|La letteratura della nuova Italia|''La letteratura della nuova Italia''|(1914)}} {{Pedia|Teoria e storia della storiografia|''Teoria e storia della storiografia''|(1917)}} {{Pedia|Storie e leggende napoletane|''Storie e leggende napoletane''|(1919)}} {{Pedia|Storia del Regno di Napoli|''Storia del Regno di Napoli''|(1925)}} {{Pedia|Uomini e cose della vecchia Italia|''Uomini e cose della vecchia Italia''|(1927)}} {{Pedia|La storia come pensiero e come azione|''La storia come pensiero e come azione''|(1938)}} {{DEFAULTSORT:Croce, Benedetto}} [[Categoria:Antifascisti italiani]] [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Filosofi italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] bl62nqsyy088kk22lyokmpktlxnvh61 1412774 1412773 2026-05-06T14:16:41Z Gaux 18878 /* Citazioni di Benedetto Croce */ altri riferimenti bibliografici 1412774 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[Immagine:B.Croce.jpg|thumb|Benedetto Croce (1910 circa)]] '''Benedetto Croce''' (1866 – 1952), filosofo, storico, politico, critico letterario e scrittore italiano. ==Citazioni di Benedetto Croce== *A [[Napoli]] ho svolto la mia attività di uomo di studio, tra compagni carissimi e giovani che mi si son fatti spontanei discepoli. Eppure io ho tenuto sempre viva la coscienza di qualcosa che nel mio temperamento non è napoletano. Quando l'acuta chiaroveggenza di quella popolazione si cangia in scetticismo e in gaia indifferenza, quando c'è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma e di persistenza e resistenza, io mi son detto spesso a bassa voce, tra me e me, e qualche volta l'ho detto anche a voce alta: – Tu non sei napoletano, sei [[Abruzzo|abruzzese]]! – e in questo ricordo ho trovato un po' d'orgoglio e molta forza.<ref> Dal discorso tenuto nell'agosto del 1910, affacciandosi dal balcone di Palazzo Sipari, pronunciò il "Discorso di Pescasseroli".</ref> *A questi poveri e fallaci teorizzamenti si deve l'origine dell'erronea credenza che liberalismo sia individualismo utilitario (o, come lo si definisce, riecheggiando Hegel, «atomismo»), e che abbassi lo Stato a strumento dell'edonismo dei singoli.<ref>Da ''La religione della libertà'', a cura di Girolamo Cotroneo, Rubbettino, Catanzaro, 2002, p. 115.</ref> *Abbiamo deciso di dare il voto di fiducia. Ma, intendiamoci, fiducia condizionata. Nell'ordine del giorno che abbiamo redatto è detto esplicitamente che il Senato si aspetta che il Governo restauri la legalità e la giustizia, come del resto [[Benito Mussolini|Mussolini]] ha promesso nel suo discorso. A questo modo noi lo teniamo prigioniero, pronti a negargli la fiducia se non tiene fede alla parola data. Vedete: il [[fascismo]] è stato un bene; adesso è divenuto un male, e bisogna che se ne vada. Ma deve andarsene senza scosse, nel momento opportuno, e questo momento potremo sceglierlo noi, giacché la permanenza di Mussolini al potere è condizionata al nostro beneplacito.<ref>Giugno 1924; citato in G. Levi Della Vida, ''Fantasmi ritrovati'', Venezia, 1966.</ref> *Accanto o di fronte agli uomini che stimano Parigi valer bene una messa, sono altri pei quali l'ascoltare o no una messa è cosa che vale infinitamente più di Parigi perché è affare di coscienza. Guai alla società, alla storia umana, se uomini che così diversamente sentono, le fossero mancati o le mancassero.<ref>Dal ''Discorso contro l'approvazione del concordato'', 1929. Citato in Raffaele Carcano, Adele Orioli, ''Uscire dal gregge'', Luca Sossella editore, 2008, p. 243. ISBN 9788889829646</ref> *Anche nella [[vendetta]], insomma, non si gode del male di altri, ma del nostro bene [...].<ref>Da ''Frammenti di etica'', cap. XVII, ''La gioia del male'', Laterza, Bari, 1922, p. 78.</ref> *[[Carmine Crocco]], che ebbe sotto di sé numerose bande di contadini e di soldati del disciolto esercito, nel 1862 depose ogni maschera politica e continuò a fare alla scoperta quello che in sostanza aveva fatto sempre, puro brigantaggio, e poi dal grosso brigantaggio discese al piccolo, e finalmente abbandonò la sua provincia nativa e l'Italia meridionale, passando il confine e rifugiandosi a Roma nell'agosto del 1864. Le sue posteriori vicende non meritano l'attenzione dello storico. Il governo italiano lo ritrovò a Roma, prigione, nel 1870, e lo sottopose a processo, nel quale egli, pur mentendo quanto poteva, non si atteggiò a campione politico, e disse chiaro che egli era, e non poteva essere, se non un capo di briganti.<ref>Da ''Uomini e cose della vecchia Italia'', Laterza, 1927, p. 337.</ref> *Che cosa sta facendo, che cosa sta facendo l'esercito italiano, che combatte sotto la guida energica e sapiente del [[Luigi Cadorna|Cadorna]]? Nientedimeno che questo: sta redimendo in modo definitivo il popolo italiano da una taccia quindici volte secolare. Sta provando cioè col fatto che il popolo italiano ha raggiunto ormai la compattezza nazionale e politica, la cui espressione è la forza dell'esercito.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 667.</ref> *Chi ha ricercato le storie d'Italia senza appagarsi della superficiale e convenzionale cognizione che se ne somministra nelle scuole, non ignora che una delle taccie più antiche e persistenti, anzi la principale e quasi unica taccia, data agli Italiani dagli altri popoli d'Europa, e specie dai francesi e dai tedeschi, era quella d'"imbelli". Questo giudizio si formò sopratutto sul cadere del secolo decimoquinto, per effetto della resistenza nulla o fiacca opposta agli stranieri, nelle loro calate nel nostro paese, che divenne il loro campo di battaglia; ma se ne trovano i segni precursori nel medioevo, quando, tra l'altro, era divulgato in Europa l'apologo del "Lombardo e la lumaca", e i duri e ferrei feudatari d'oltr'Alpe spregiavano gli italiani borghesi, "che cinsero pur ieri – Ai lor mal pingui ventri l'acciar de' cavalieri". Né esso poteva essere cancellato dallo spettacolo che generalmente offrirono gli Italiani nella nuova calata francese, non più regia ma repubblicana, sul finire del settecento e nelle vicende della restaurazione; e di poco fu modificato dalle guerre, non sempre concordi, tenaci o fortunate, del nostro Risorgimento.<ref>Da ''La guerra italiana, l'esercito e il socialismo'', in ''Pagine della guerra'', Napoli, 1919, p. 220-229.</ref> *{{NDR|Su [[Francesco Mazzarella Farao]]}} Ciascuno ha i suoi passatempi, e, il tuo, erano le cattive etimologie.<ref>Da ''Un paradiso abitato da diavoli'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2006, p. 89. ISBN 88-459-2036-4</ref> *Come artista, il [[Edmondo De Amicis|De Amicis]] è l'artista delle descrizioni, delle macchiette comiche o affettuose, delle osservazioni psicologiche e morali, Ha riempite di queste cose centinaia e centinaia di pagine felicissime, che si leggono, con indisturbato piacere. In questo campo si sente, ed è, padrone.<br>Le sue descrizioni non hanno energia poetica; hanno spesso l'evidenza e la minuzia di una carta topografica a volo d'uccello; onde anche il frequente procedere per enumerazione. Ma questo, piuttosto che il loro difetto, mi sembra il loro carattere. C'è la larghezza e sicurezza dello sguardo; non l'occhio velato dall'interna commozione. Di siffatte descrizioni se ne incontrano, come si è già notato, già nei bozzetti militari e in tutti i suoi libri della prima maniera; il ''Marocco'' ne ha delle eccellenti.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sbl-0749035-1903-03-images/page/n2/mode/1up Edmondo De Amicis]'', ''Note sulla Letteratura italiana nella seconda metà del secolo XIX'', in ''La Critica'', Anno I, fasc. III, 20 maggio 1903, p. 176.</ref> *{{NDR|[[Gotthold Ephraim Lessing]]}} Con le sue polemiche ha strappato a un meritatissimo oblio più di un nome. Egli ha avviluppato, per così dire, molti minuscoli scrittorelli in una rete di spiritosi motteggi, di prezioso umorismo, e ora essi si conservano in eterno nelle opere di Lessing come insetti rimasti chiusi in un pezzo d'ambra.<ref>Citato in [[Paolo Chiarini]], ''Parola e immagini'', introduzione a Heinrich Heine, ''Dalle memorie del Signor von Schnabelewopski'', Marsilio Editori, Venezia 1991. ISBN 88-317-5548-X</ref> *Credo che, a guerra finita, si giudicherà che il suolo d'Europa, non solo ha tremato per più mesi o per più anni sotto il peso delle armi, ma anche sotto quello degli spropositi. E Francesi, Inglesi, Tedeschi e Italiani si vergogneranno e chiederanno venia poi giudizi che hanno pronunciati, e diranno che non erano giudizi ma espressioni di affetti. E anche più arrossiremo noi, neutrali, che molto spesso abbiamo parlato, come di cosa evidente, della "barbarie germanica". Fra tutti gli spropositi, frutti di stagione, questo otterrà il primato, perché certo è il più grandioso.<ref>Da ''Giudizi passionali e nostro dovere'', in ''L'Italia dal 1914 al 1918. Pagine sulla guerra'', Laterza, Bari 1950, pp. 11-12.</ref> *Da mia parte, non provo il rossore di cui altri sentirebbe inondato il volto nel dire che mi piacciono e giudico condotti con grande brio e spigliatezza i ''[[Alexandre Dumas (padre)#I tre moschettieri|Trois mousquetaires]]'' di Alessandro Dumas padre. Ancora molti li leggono e li godono senza nessun'offesa della poesia, ma nascondono in seno il loro compiacimento come si fa per gli illeciti diletti; ed è bene incoraggiarli a deporre la falsa vergogna e il congiunto imbarazzo.<ref>Da ''[https://ojs.uniroma1.it/index.php/lacritica/article/view/8646/8628 La poesia e la letteratura]'', in ''La Critica'', vol. XXXIII, Laterza, 1935, p. 447.</ref> *È appunto l'opposizione che [[ringiovanimento|ringiovanisce]]. Se fossi rimasto senatore, avrei avuto una vita troppo comoda, sarei da un pezzo diventato di mente pigra ed inconseguente. Nulla è di danno all'intelletto quanto la mancanza di opposizione; solo da quando sono solo e non ho più giovani intorno a me, mi sento costretto a ringiovanire io stesso.<ref>Citato in [[Stefan Zweig]], ''Il mondo di ieri'', traduzione di Lavinia Mazzuchetti, Mondadori, p. 292.</ref> *È stato detto che il ''[[Giordano Bruno#Candelaio|Candelaio]]'' è una fosca rappresentazione pessimistica; ma né il [[Giordano Bruno|Bruno]] in quanto filosofo può dirsi pessimista, né in questa sua commedia c'è la poesia del pessimismo. E sebbene si usi ora discorrerne come di una possente creazione d'arte, il giudizio del [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]] [...] mi pare che, se non in ogni deduzione, nella sua conclusione, debba rimaner saldo, per quel che concerne il ''Candelaio'': un uomo come il Bruno (egli dice) «era destinato a speculare sull'uno e sul medesimo, non certo a fare un'opera d'arte».<ref>Da ''Poesia popolare e poesia d'arte'', Laterza, Bari, 1933; citato in ''Giudizi critici'', in Giordano Bruno, ''Candelaio'', BUR, Milano, 2002, p. 96. ISBN 88-17-12104-5</ref> *E stimo un tal grande beneficio la cura a cui il [[fascismo]] ha sottoposto l'Italia che mi do pensiero piuttosto che la convalescente non si levi troppo presto dal letto a rischio di qualche grave ricaduta.<ref>Citato in [[Denis Mack Smith]], ''Storia d'Italia dal 1861 al 1997'', Laterza, Bari, 1997, p. 415.</ref> *{{NDR|Per una Storia del [[Risorgimento]] concepita non come strumento di lotta politica, ma compresa alla luce di una autentica indagine storica}} E veramente (se debbo manifestare anch'io il mio avviso) converrebbe all'uopo dissolvere addirittura questo «corpo letterario» che si è venuto formando col nome di «Storia del Risorgimento»: questo corpo letterario, che ha al suo servigio innumerevoli scrittori e scrittorelli, pubblicisti e dilettanti, e una rete di «società storiche» con «riviste speciali», e pel quale si annunzia persino di tanto in tanto l'istituzione di speciali «cattedre». [...] Lo spirito animatore della cosiddetta «Storia del Risorgimento» è, tutt'al più, poetico, ma non certamente storico; e, a dissolverla, basterebbe nient'altro che introdurvi lo spirito storico, perché in questo caso essa si fonderebbe nella storia politica del [[XIX secolo|secolo decimonono]], nella quale il moto italiano prenderebbe il suo significato proprio, spogliandosi dei colori onde il sentimento e l'immaginazione lo hanno finora rivestito. E si renderebbe giustizia, come in istoria è doveroso fare, alle forze di resistenza che al moto liberale opponevano la vecchia Italia e la vecchia Europa, o, nella fraseologia dei politicanti, l'oscurantismo e la reazione. Giustizia: il che non significa recriminazione o rimpianto pel passato, che è morto e ben morto, ma semplicemente intelligenza di quel passato, e, mercè di essa, intelligenza del presente e dei problemi del presente. Troppo volentieri ci siamo velati gli occhi per non vedere ciò che, veduto e riconosciuto, avrebbe da noi richiesto fatica di opere. Ma forse una delle conseguenze della [[Prima guerra mondiale|presente guerra]] sarà il disinteresse per la «Storia del Risorgimento», quale è stata finora concepita, venendo a spegnersi (com'è da augurare) le risonanze delle passioni e dei motivi sentimentali che impedivano la conversione critica di quella fantasmagoria in vera e propria storia. La storia, che dovrà ricercarsi e insegnarsi da ora in poi in Italia, sarà, non la storia edificante del Risorgimento, ma la più grande e varia – e non sempre adattabile all'edificazione – storia del mondo moderno, perché non ci accada una seconda volta di essere sorpresi da una guerra europea, ignari delle materie in contestazione e costretti a farci istruire in fretta e furia da istruttori, che essi stessi, in fretta e furia, s'istruivano.<ref>Da ''La cosiddetta « Storia del Risorgimento»'', in ''Pagine sparse: {{small|memorie, schizzi biografici e appunti storici}}'', raccolte da Giovanni Castellano, serie terza, Riccardo Ricciardi Editore, Napoli, 1920, [https://archive.org/details/paginesparseracc00croc/page/228/mode/2up pp. 229-230].</ref> *Eliminando le [[casa di tolleranza|case chiuse]] non si distruggerebbe il male che rappresentano, ma si distruggerebbe il bene con il quale è contenuto, accerchiato e attenuato quel male.<ref>Citato in Armando Torno, [https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2007/maggio/18/Cavour_alla_Merlin_prostitute_strada_co_7_070518002.shtml ''Da Cavour alla Merlin. Le prostitute in strada? Regole, non moralismi''], ''Corriere della Sera'', 18 maggio 2007.</ref> *{{NDR|[[Raimondo di Sangro]] fu}} enciclopedico, misterioso, sempre intento a esperienze di chimica, sempre annunziatore di suoi ritrovati mirabili che nessuno vide mai in atto, o che in ogni caso non ebbero capacità di sopravvivere al loro inventore, un po' fantastico e appassionato e un po' altresì divertentesi a canzonare il prossimo [...].<ref>Da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', p. 329.</ref> *{{NDR|[[Paul Valéry]]}} Fa a volte bei versi, ma li fabbrica con la macchina dell'intelletto... Ma anche l'intelletto suo è disorganico, frammentario. È un dilettante dell'intelligenza.<ref>Citato in [[Giovanni Titta Rosa]], ''Una visita di Croce'', ''La Fiera Letteraria'', n. 5, 14 marzo 1971.</ref> *{{NDR|Subito dopo la Liberazione}} Gli uomini nuovi verranno. Bisogna non lasciarsi scoraggiare dal feticismo delle competenze. Gli uomini onesti assumano con coraggio i posti di responsabilità, e attraverso l'esperienza gli adatti non tarderanno a rivelarsi.<ref>Citato da [[Piero Calamandrei]] nel discorso tenuto il 28 febbraio 1954 al Teatro Lirico di Milano, alla presenza di Ferruccio Parri.</ref> *{{NDR|[[Antonio Capece Minutolo]]}} Il Don Chisciotte della reazione italiana.<ref>Citato in [[Vittorio Gleijeses]], ''Napoli dentro e... Napoli fuori'', Adriano Gallina Editore, Napoli, stampa 1990, p. 112.</ref> *I teatri di [[Napoli]] (mi suggerisce qui il nostro maestro [[Giuseppe De Blasiis]]) hanno a capo della loro storia perfino una grande memoria classica, le recite che vi venne a fare di persona l'imperatore [[Nerone]]. E, sebbene un'introduzione "archeologica" sembri ora di tanto cattivo gusto quanto una volta di ottimo, sia ricordato dunque che Nerone, avido di popolari applausi, e non osando presentarsi dapprima sulle scene di Roma, preferì pel suo esordio la nostra città, ''quasi graecam urbem''. Napoli, che possedeva, allora un ampio teatro scoperto, ricco di marmi e di statue, del quale ancora restano i ruderi, e la cui scena sorgeva di sbieco alle spalle della presente chiesa di San Paolo e la ''cavea'' volgeva verso la presente strada dell'Anticaglia; e un teatro coperto, un Odeo, posto probabilmente tra l'Anticaglia e gl'Incurabili, nelle vicinanze del luogo dove è adesso l'ex monastero di Santa Patrizia.<ref>Da ''I teatri di Napoli'', Bari, 1926; citato in ''Il San Carlo e i Teatri della Campania'', ''(Monumenti e Miti della campania Felix, Il Mattino)'', 1997, Pierro, p. 10.</ref> *I versi, che [[Isabella di Morra]] scrisse, sono di carattere assai personale e privato, e non erano tali da circolare tra letterati e accademie [...] Sparsene le copie in Napoli, furono letti con pietà e ammirazione [...] Il nome d'Isabella di Morra rimase oscuramente raccomandato che nessuno dei contemporanei (salvo, nel secolo seguente, il nipote nella storia della famiglia) scrisse un ricordo di lei [...] Il carattere personale dei versi della Morra e il non vedervisi segno alcuno di esercitazione o bellurie letteraria formano la loro prima attrattiva. L'autrice possedeva certamente buoni studi, aveva letto poesie classiche e aveva pratica del verseggiare e della forma italiana; ma mise in opera questa abilità, acquistata con l'educazione e con la scuola, all'unico fine di dare qualche placamento o mitigazione al suo affanno e travaglio, e a questo fine la piegò e asservì del tutto.<ref>Da ''La Critica, Volume 27'', Laterza, 1929, p. 30-31.</ref> *Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni [[storia]] il carattere di "storia contemporanea", perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni.<ref name=storia>Da ''La storia come pensiero e come azione'', Laterza.</ref> *Il [[filosofo]], oggi, deve non già fare il puro filosofo, ma esercitare un qualche mestiere, e in primo luogo, il mestiere dell'uomo.<ref>Da ''Lettere a Vittorio Enzo Alfieri (1925-1952)'', premessa, pagg. X-XI, Edizioni Spes, 1976.</ref> *Il monumento parlato del buon senso si trova nella stessa letteratura popolare, e sono i [[proverbio|proverbi]], la sapienza (come la chiamano) di tutte le età, la sapienza del mondo di cui tante volte è stata lodata l'incrollabile saldezza; e tuttavia nessuno, pur ridicendoli con assenso, li scambierà mai con la serie delle opere della critica, della scienza e della filosofia, con le indagini, le discussioni, i trattati e i sistemi. Molte indagini filosofiche si possono conchiudere con la formola di qualche antico e comune detto o proverbio; ma questo proverbio, fungendo da conclusione di un'indagine, non è più l'antico e comune.<ref>Citato in Giovanni Battista Bronzini, ''Cultura popolare, {{small|Dialettica e contestualità}}'', Dedalo Libri, 1980, [https://books.google.it/books?id=SPewvtQsm_UC&lpg=PP1&dq=Giovanni%20Battista%20Bronzini&hl=it&pg=PA102#v=onepage&q&f=false p. 102].</ref> *Il [[Giuseppe Salvatore Pianell|Pianell]] era, dopo il vecchio principe di Satriano Fialangieri, la maggiore capacità militare dell'ex-Reame di Napoli, nei tempi dell'ultimo Borbone: distintosi già nella campagna di Sicilia del 1848-9, aveva adempiuto con intelligenza e ferma volontà parecchi incarichi gravi e difficili.<ref>Da ''[https://archive.org/details/agd5398.0003.001.umich.edu/page/n6/mode/1up Pagine sparse]'', Raccolte da G. Castellano, Serie terza, Riccardo Ricciardi editore, Napoli, 1920, ''Appunti storici'', p. 217.</ref> *[...] il [[Raimondo di Sangro|principe di Sansevero]], o il «Principe» per antonomasia, che cosa è altro in [[Napoli]], per il popolino delle strade che attorniano la Cappella dei Sangro, ricolma di barocche e stupefacenti opere d'arte, se non l'incarnazione napoletana del dottor Faust o del mago salernitano Pietro Barliario, che ha fatto il patto col diavolo, ed è divenuto un quasi diavolo esso stesso, per padroneggiare i più riposti segreti della natura o compiere cose che sforzano le leggi della natura?<ref>Da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', pp. 327-328.</ref> *Intimorito per le minacce fatteli dallo scrivano fiscale Not. Antonio di Sauro, con una crasta di piatto si aperse il ventre,; essendosi confessato, dopo sei ore morì, il dì 10 febbraio 1755, nelle carceri del Ponte di Tappia.<ref>Da ''La morte del commediografo [[Pietro Trinchera|P. Trinchera]]''; citato in Enzo Grana, prefazione a Pietro Trinchera, ''La moneca fauza'' o ''La forza de lo sango'', Attività Bibliografica Editoriale, Napoli, 1975.</ref> *Io, modestamente, so di vivere in un continuo colloquio con Dio, così serio e intenso che molti cattolici e molti preti non hanno mai sentito nella loro anima.<ref>Da ''Dialogo su Dio: carteggio 1941-1952'', Archinto, Milano, 2007, p. 22.</ref> *L'impedimento che urge rimuovere è la persona del re, [[Vittorio Emanuele III]], che ha aperto le porte al fascismo, lo ha favorito, sostenuto, servito per oltre vent'anni, lo ha seguito in tutte le sue azioni e persecuzioni più contrarie alla moralità... Pretendere che l'Italia conservi il presente re, è come pretendere che un redivivo resti abbracciato con un cadavere.<ref>Citato in ''Corriere della Sera'', 9 febbraio 2010.</ref> *L'[[Destra hegeliana|ala destra]] {{NDR|della scuola hegeliana}} interpretava Hegel teisticamente: il soggetto, il Logo di Hegel, era il Dio personale; e la relazione della filosofia hegeliana col cristianesimo non consisteva soltanto nel riconoscimento del grande elemento filosofico incluso nella teologia cristiana, ma in un accordo ben altrimenti sostanziale. L'[[Sinistra hegeliana|ala sinistra]] si opponeva ad ogni trascendenza e ad ogni concetto di un Dio personale; e, dando rilievo al carattere d'immanenza del sistema, giungeva fino a simpatizzare col materialismo filosofico, in quanto anch'esso, a suo modo, ha carattere immanente e non trascendente.<ref>Da ''[https://archive.org/details/cichevivoeciche01crocgoog/page/n8 Ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Hegel]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1907, p. 94.</ref> *L'Italia<ref>Il riferimento è all'opera del Volpe, ''L'Italia che nasce''.</ref> di [[Gioacchino Volpe|Volpe]] cammina ma non pensa.<ref>Citato in [[Marcello Veneziani]], ''Imperdonabili'', Venezia, 2017, p. 305. ISBN 978-88-317-2858-4</ref> *{{NDR|Riferendosi a [[Benito Mussolini]]}} [...] l'uomo, nella sua realtà, era di corta intelligenza, correlativa alla sua radicale deficienza di sensibilità morale, ignorante di quella ignoranza sostanziale che è nel non intendere e non conoscere gli elementari rapporti della vita umana e civile, incapace di autocritica al pari che di scrupoli di coscienza, vanitosissimo, privo di ogni gusto in ogni sua parola o gesto, sempre tra il pacchiano e l'arrogante.<ref>Dai ''Taccuini'', 2 dicembre 1943; citato in [[Walter Barberis]], ''Il bisogno di patria'', Giulio Einaudi editore, Torino, 2010, p.88. ISBN 978-88-06-20464-8</ref> *La [[conoscenza]] umana ha due forme: è o conoscenza ''intuitiva'' o conoscenza ''logica''; conoscenza per la ''fantasia'' o conoscenza per l<nowiki>'</nowiki>''intelletto''; [...] è, insomma, o produttrice d'''immagini'' o produttrice di ''concetti''.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref> *La [[critica]] è un fucile molto bello: deve sparare raramente!<ref>Citato in [[Gino Doria]], ''Venticinque aneddoti crociani scelti e pubblicati in occasione del 75. compleanno dalla nascita di Benedetto Croce'', SIEM, Napoli, 1936.</ref> *La [[giustizia]] vera è fatta di compassione.<ref>Da ''Etica e politica'', G. Laterza & figli.</ref> *{{NDR|Su [[Matelda]], personaggio del ''Purgatorio'' di [[Dante]]}} la fata della primavera, diventa ancella ed esecutrice di Riti espiatori.<ref >Da ''La poesia di Dante'', Laterza, Bari, 1961; citato in Emilio Filieri, ''[https://www.kadmos.info/wp-content/uploads/2022/05/Kadmos-Studia-2.1-07-Filieri-pp.-131-155.pdf Matelda una e "trina". Sull'ideologia edenica di Dante]'', ''kadmos.info'', maggio 2022.</ref> *{{NDR|Sulla rivoluzione di luglio francese}} La inesperienza o la troppo breve pratica della vita libera non aveva permesso ancora la formazione di quel senso del cangiamento e della continuità ad una, che il popolo inglese possedeva, non certo per dono di natura, ma per la formazione storica.<ref>Da ''Storia d'Europa nel secolo decimonono'', Laterza, Bari, 1965 (1932), p. 142.</ref> *La [[iettatura]] è una cosa che non esiste, ma della quale bisogna tener conto.<ref>Citato in [[Camilla Cederna]], ''Giovanni Leone'', Feltrinelli, 1978. p. 35.</ref> *La [[libertà]] al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale.<ref>Da ''Storia d'Europa nel secolo decimonono''.</ref> *La morte sopravverrà a metterci in riposo, a toglierci dalle mani il compito a cui attendevamo; ma essa non può fare altro che così interromperci, come noi non possiamo fare altro che lasciarci interrompere, perché in ozio stupido essa non ci può trovare.<ref>Da ''Quaderni della critica''; citato in Giovanni Casoli, ''Novecento letterario italiano ed europeo: autori e testi scelti'', vol. 1, Città Nuova, 2002, [https://books.google.it/books?id=pZW2cd1Te-AC&pg=PA120 p. 120].</ref> *La [[poesia]] solo in piccola parte si trova negli innumeri libri detti di poesia.<ref name=storia/> *La realtà è spiritualità e creatività, e non si lascia opprimere da concezioni naturalistiche, che si rivolgono sempre in fantastiche e pessimistiche.<ref>Dalla recensione di [[Oswald Spengler]], ''Il tramonto dell'Occidente''; citato in Domenico Conte, ''[https://www.raicultura.it/amp/filosofia/articoli/2024/02/Benedetto-Croce-La-patologia-dello-spirito-9818eca5-3501-45ff-9931-7bdbd48c88e3.html Benedetto Croce. La «patologia dello spirito»]'', ''raicultura.it''.</ref> *La sovranità in una relazione non è di nessuno dei componenti singolarmente preso, ma della relazione stessa, cioè dell'incontro.<ref>Da ''Etica e politica''; citato da Rina De Lorenzo nella [https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0588&tipo=stenografico Seduta n. 588] della Camera del 4 novembre 2021.</ref> *La [[storia]] non è mai giustiziera, ma sempre giustificatrice; e giustiziera non potrebbe farsi se non facendosi ingiusta, ossia confondendo il pensiero con la vita, e assumendo come giudizio del pensiero le attrazioni e le repulsioni del sentimento.<ref>Da ''Teoria e storia della storiografia''; citato in Adelelmo Campana, ''Benedetto Croce: filosofia e cultura'', Calderini, 1976, p. 150.</ref> *La storia nostra è storia della nostra anima; e storia dell'anima umana è la storia del mondo.<ref name=storia/> *La [[violenza]] non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna, ma soltanto distruggerla.<ref name=storia/> *Le verità definite dai filosofi non si abbattono a vicenda, ma si sommano e si integrano le une con le altre, e dominano il pensiero e la vita, se anche il volgo di questo non si avveda e non si avvede di esserne anch'esso dominato.<ref>Da ''Intorno al mio lavoro filosofico''; in ''Filosofia Poesia Storia'', Riccardo Ricciardi, Napoli, 1955, p. 4.</ref> *Lo [[Joseph Spencer Kennard|Spencer-Kennard]] scrive molte cose ingenue, intramezzate da qualche errore di fatto, ma in complesso ha giudizio sano e talvolta persino delicato.<ref>Da ''Conversazioni critiche'', Serie II, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1924<sup>2</sup>, XVIII. ''Indirizzi vari di storia letteraria'', [https://archive.org/details/scrittidistorial10croc/page/167/mode/1up p. 167].</ref> *Lottano metallurgici e magistrati, ferrovieri e professori universitari, tranvieri e ufficiali di marina, e, perfino i pensionati dello Stato, perfino gli scolaretti delle scuole secondarie contro lo sfruttamento che eserciterebbero sopra di essi i loro maestri. [...] Lo Stato è concepito come una lotteria, alla quale tutti giocano e nella quale si può vincere studiando un libro meno mistico di quello della Cabala, facendo chiasso sui giornali, agitandosi, minacciando e premendo su deputati e ministri.<ref>Citato in Italo De Feo, ''Croce: l'uomo e l'opera'', Mondadori, Milano, 1975, p. 453.</ref> *Malinconica e triste che possa sembrare la [[morte]], sono troppo filosofo per non vedere chiaramente che il terribile sarebbe che l'uomo non potesse morire mai, chiuso nel carcere che è la vita, a ripetere sempre lo stesso ritmo vitale che egli come individuo possiede solo nei confronti della sua individualità a cui è assegnato un compito che si esaurisce.<br>Ma altri crede che in un tempo della vita questo pensiero della morte debba regolare quel che rimane della vita, che diventa così una preparazione alla morte. Ora, la vita intera è preparazione alla morte, e non c'è da fare altro sino alla fine che continuarla, attendendo con zelo e devozione a tutti i doveri che ci spettano. La morte sopravverrà a metterci a riposo, a toglierci dalle mani il compito a cui attendevamo; ma essa non può far altro che così interromperci, come noi non possiamo fare altro che lasciarci interrompere, perché in ozio stupido essa non ci può trovare.<br>Vero è che questa preparazione alla morte è intesa da taluni come un necessario raccoglimento della nostra anima in Dio; ma anche qui occorre osservare che con Dio siamo e dobbiamo essere a contatto tutta la vita e niente di straordinario ora accade che ci imponga una pratica inconsueta. Le anime pie di solito non la pensano così e si affannano a propiziarsi Dio con una serie di atti che dovrebbero correggere l'ordinario egoismo della loro vita precedente e che invece sono l'espressione intima di questo egoismo.<ref>Da ''Soliloquio'', citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 600.</ref> *Molta parte dell'anima nostra è [[dialetto]].<ref>Citato in [[Renato de Falco]], ''[http://www.tecalibri.info/D/DEFALCO-R_parlar.htm#p002 Del parlar napoletano]'', p. 13, Colonnese, Napoli, 2007 [1997]. ISBN 978-88-87501-77-3</ref> *Napoli è un paese in cui è impossibile promuovere un pubblico interesse senza rimetterci il cervello e la salute.<ref>Da ''Taccuini di lavoro'', Arte Tipografica, Napoli, 1987 (ma 1992), vol. II, ''1917-1926'', p. 294; citato da [[Giuseppe Galasso]] in Benedetto Croce, ''Un paradiso abitato da diavoli'', ''Nota del curatore'', p. 299.</ref> *{{NDR|Su [[Giovanni Cotta]]}} Né gli mancano più forti corde, quali vibrano nell'ode all'[[Bartolomeo d'Alviano|Alviano]] per la guerra che conduceva in difesa della Serenissima.<ref>Da ''Poesia popolare e poesia d'arte'', Laterza, Bari, 1933, p. 457; citato in Gabriele Banterle, introduzione a Giovanni Cotta, ''I carmi'', a cura di Gabriele Banterle, Edizioni di "Vita veronese", Verona, 1954.</ref> *Nessuno pensava che i {{sic|cosidetti}} [[Razza|arii]] di Germania avessero avuto bisogno di tanto aiuto e tanto avessero accettato dai non arii. Quale vergogna sfruttare il lavoro dell'estraneo e adornarne, come hanno fatto finora, la loro storia! E quale animo dignitoso e disdegnoso e fiero è quel [[Julius Streicher]], che adesso viene chiedendo che non si curino più gl'infermi cristiani coi ritrovati medici dei [[August von Wassermann|Wassermann]], dei Neisser, dei Fraenkel e di altri scienziati ebrei, e piuttosto li si lasci morire che accettare la lurida elemosina! Bravo: questa è rinunzia eroica, degna di un vero ario: alla quale si potrebbe solo obiettare (ma è obiezione che non conta) che, per questa via, la parola "ario" finirà a prendere il significato d'[[Imbecillità|imbecille]].<ref>Citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi,'' Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 594.</ref> *Noi vogliamo, in fatto di scuola, a preferenza di sterminati eserciti di Serse, piccoli eserciti ateniesi e spartani, di quelli che vinsero l'Asia e fondarono la civiltà europea.<ref>Da ''Discorsi parlamentari'', Il Mulino, Bologna, 2002, p. 75.</ref> *[...] non bisogna dimenticare che il [[liberalismo]] disgiunto dalla democrazia inclina sensibilmente verso il conservatorismo e che la democrazia, smarrendo la severità dell'idea liberale, trapassa nella demagogia e, di là, nella dittatura.<ref>Citato in Barbara Speca, ''[https://www.rivoluzione-liberale.it/16768/opinione/croce-la-storia-umana-quale-storia-della-liberta.html Croce, la storia umana quale storia della libertà]'', ''rivoluzione-liberale.it'', 22 febbraio 2012.</ref> *Non è vero, ma ci credo.<ref>Citato in Camillo Albanese, ''Un uomo di nome Benedetto: la vita di Croce nei suoi aspetti privati e poco noti''.</ref> *Non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra [[Patria]], né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte.<ref>Da ''Scritti e discorsi politici (1943-1947)'', Laterza.</ref> *Non possiamo non essere [[cristiano (religione)|cristiani]], anche se non seguiamo più le pratiche del culto, perché il [[cristianesimo]] ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c'è fra noi e gli antichi [...] è proprio dovuta a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioè il verbo cristiano.<ref>Da ''Storia dell'Idea di Europa'', pp. 162-163.</ref> *Non sarebbe il tempo di smettere di aver fiducia nelle opposizioni e distinzioni dei partiti politici, tanto più che l'esperienza politica ci mostra che il partito che governa o governa è sempre uno solo e ha il consenso di tutti gli altri, che fanno le finte di opporsi? Non sarebbe meglio contare sugli uomini saggi, lavoratori e consapevoli del loro dovere verso la patria, i quali in Italia sono in maggior numero che non credano i pessimisti?<ref>Citato in Daniela Colli, [http://www.loccidentale.it/node/8906 ''La "religione della libertà" per Benedetto Croce''], ''l'Occidentale.it'', 11 novembre 2007</ref> *Non si poteva aspettare e neppure desiderare che il fascismo cadesse a un tratto. Esso non è stato un infatuamento o un giochetto. Ha risposto a seri bisogni e ha fatto molto di buono.<ref>Citato in Emilio Gentile, ''Novecento italiano'', Laterza, Bari, 2008, p. 75.</ref> *Ogni vera [[storia]] è sempre autobiografica.<ref>Da ''Il carattere della filosofia moderna''; citato in [[Leo Valiani]], ''La filosofia della libertà'', Edizioni di Comunità, 1963.</ref> *[...] per comune consenso, i lavori più scadenti del De Amicis sono quelli che dovrebbero essere di mera invenzione, come le ''Novelle''. Ed, anche per comune consenso; sono assai scadenti i suoi versi. I versi, questo fiore delicatissimo dello spirito letterario, sono in lui il semplice detrito della sua prosa. Si riconosce facilmente ch'essi sono nati dal verseggiamento ora dei ''Bozzetti militari'', ora dei ''Ricordi del 1870-71'', ora dei libri di viaggio, ora delle ''Pagine sparse''. E danno non più, anzi meno, di ciò che danno le pagine di prosa. Sono versi ora da giornali educativi per giovinetti, ora da giornali umoristici: pseudoversi. I sentimenti sono onesti e gentili; la celia è innocente e, talora arguta: le descrizioni, minute e precise; ma non c'è altro.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sbl-0749035-1903-03-images/page/n2/mode/1up Edmondo De Amicis]'', ''Note sulla Letteratura italiana nella seconda metà del secolo XIX'', in ''La Critica'', Anno I, fasc. III, 20 maggio 1903, p. 172.</ref> *{{NDR|Su [[Giovanni Gentile]]}} Per suo merito la pedagogia italiana è giunta ad una profondità e semplicità di concetti alla quale altrove non si è ancora sollevata, e per suo precipuo merito non solo la scienza ma la pratica e la politica dell'educazione è ora in Italia tutta in rivolgimento e crescenza. Grande è infatti l'autorità di lui in ogni ordine di scuole, perché ha vissuto profondamente la vita della scuola e l'ama con ardore.<ref>In appendice alla ''Riforma dell'educazione'' di [[Giovanni Gentile]]; citato da Angelo Nicosia nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg02/lavori/stenografici/sed0165/sed0165.pdf seduta del 12 luglio 1954] della Camera dei Deputati.</ref> *{{NDR|Su [[Giustino Fortunato]]}} Portò la questione meridionale a chiarezza di coscienza e di definizione, iniziandone la discussione in termini politici e storici, fino a farla riconoscere come la questione massima dello Stato italiano unitario.<ref>Citato in Gerardo Raffaele Zitarosa, ''Giustino Fortunato storico'', L. Pellegrini, 1970, p. 15.</ref> *Qual nome di autore nostro di tragedie, di commedie e drammi possiamo pronunciare con vanto, nel secolo passato<ref>Il secolo XVIII°.</ref> e per la prima metà del presente? L'importanza che Napoli non ha avuto nel [[teatro napoletano|teatro]] letterario, l'ha avuta invece nella commedia popolare e dialettale, nell'opera buffa, nelle rappresentazioni all'improvviso, negli attori e nei personaggi comici che ha messo in circolazione.<ref>Dalla prefazione del 1890 alle ''Memorie'' di [[Eduardo Scarpetta]], citato in [[Giovanni Artieri]], ''Napoli, punto e basta?, {{small|Divertimenti, avventure, biografie, fantasie per napoletani e non}}'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1980, p. 462.</ref> *Quel giudizio, di cui si rimprovera a lei {{NDR|alla storia}} l'omissione, non è dunque veramente il giudizio, il solo giudizio che sia tale, l'atto del pensiero, ma un'approvazione o una condanna in rapporto a certi fini ideali che si vuol difendere, sostenere e far trionfare, e dinanzi ai quali, come dinanzi ai tribunali, si citano gli uomini del passato affinché rispondano delle loro azioni e ne ottengano il premio o ne vengano segnati dallo stigma che meritano di malvagità, di vizio, di sciocchezza, di inettitudine o altro che sia. In ciò fare nei loro riguardi, non si pon mente alla non piccola differenza che i tribunali nostri (giuridici o morali che siano) sono tribunali del presente e per uomini vivi e agenti e pericolosi, e quelli sostennero già i tribunali del loro tempo, e non possono essere assoluti o condannati due volte. Non sono essi responsabili dinanzi a nessun nuovo tribunale appunto perché, uomini del passato, entrati nella pace del passato, e come tali oggetto solamente di storia, non sopportano altro giudizio che quello che penetra nello spirito dell'opera loro e li comprende. Li comprende e non già insieme, come vuole il motto (« tout comprendre c'est tout pardonner »), li perdona, perché stanno ormai di là dalla severità e dall'indulgenza come dal biasimo e dalla lode. Coloro che, assumendo di narrare storie, si affannano a far giustizia, condannando e assolvendo, perché stimano che questo sia l'uffizio della storia, e prendono in senso materiale il suo metaforico tribunale, sono concordemente riconosciuti manchevoli di senso storico; e si chiamino pure [[Alessandro Manzoni]].<ref name=storia/> *[[Gaetano Salvemini|Salvemini]] fu ossessionato da un odio ferocissimo contro [[Giovanni Giolitti|Giolitti]] e non vedeva altra via per il popolo italiano che il suffragio universale. Nel cervello di Salvemini vi è caos.<ref>Citato in Daniela Coli, ''Il filosofo, i libri, gli editori: Croce, Laterza e la cultura europea'', Editoriale scientifica, Napoli, 2002, p. 63.</ref> *Scocciatore è uno che ti toglie il piacere della solitudine e non ti dà quello della compagnia.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Milano, Mondadori, 2006, p. 132. ISBN 88-04-54931-9</ref> *{{NDR|Su [[Martin Heidegger]]}} Scrittore di generiche sottigliezze, arieggiante a un Proust cattedratico, egli che, nei suoi libri non ha dato mai segno di prendere alcun interesse o di avere alcuna conoscenza della storia, dell'etica, della politica, della poesia, dell'arte, della concreta vita spirituale nelle sue varie forme – quale decadenza a fronte dei filosofi, veri filosofi tedeschi di un tempo, dei Kant, degli Schelling, degli Hegel! –, oggi si sprofonda di colpo nel gorgo del più falso storicismo, in quello, che la storia nega, per il quale il moto della storia viene rozzamente e materialisticamente concepito come asserzione di etnicismi e di razzismi, come celebrazione delle gesta di lupi e volpi, leoni e sciacalli, assente l'unico e vero attore, l'umanità. [...] E così si appresta o si offre a rendere servigi filosofico-politici: che è certamente un modo di prostituire la filosofia.<ref>Da ''Conversazioni Critiche'', Serie Quinta, Bari, Laterza, 1939, p. 362.</ref> *{{NDR|La cultura e più di ogni altra la cultura greca}} si era spenta, suscitando continuatori altrove: quel monaco calabrese {{sic|Barlaamo}} e quel suo scolaro, [[Leonzio Pilato]], [che insieme ad] altri traduttori ... operosi alla corte dei sovrani angioini, rappresentano l'ultima trasfusione della cultura normanno-sveva e meridionale nell'incipiente umanesimo.<ref>Da ''Storia del Regno di Napoli'', Bari, 1958, pp. 88-89; citato in Tobia Cornacchioli, ''Nobili, borghesi e intellettuali nella Cosenza del Quattrocento, L<nowiki>'</nowiki>''academia'' parrasiana e l'Umanesimo cosentino'', Edizioni Periferia, Cosenza, stampa 1990, p. 45.</ref> *{{NDR|A [[Gaetano De Sanctis]]}} Solo nel maggio scorso, prima di lasciare Napoli, potei leggere per intero e con agio i due nuovi volumi della sua ''Storia di Roma''; e la lettura mi fu di grande piacere ed istruzione. Il significato storico di [[Cartagine]] e della grande lotta è magnificamente lumeggiato, e l'esposizione è limpidissima. Gli schiamazzatori presenti, così teneri della scienza italiana, non si accorgeranno di quest'opera che onora la scienza italiana.<ref>Lettera del 12 luglio 1917; citato in Silvio Accame, ''Gaetano De Sanctis'', in Accademia delle Scienze di Torino, ''Commemorazione di Gaetano De Sanctis {{small|nel primo centenario della nascita}}'', Vincenzo Bona, Torino, 1970, [https://archive.org/details/NAP0124230/page/n24/mode/1up p. 17].</ref> *{{NDR|Su [[John Ruskin]]}} Temperamento d'artista, impressionabile, eccitabile, volubile, ricco di sentimento dava tono dommatico e forma apparente di teoria, in pagine leggiadre ed entusiastiche ai suoi sogni e capricci.<ref>Da ''Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale: Teoria e storia'', Laterza, 1908.</ref> *[[Luigi Tosti|Tosti]] si era foggiata la propria figura, da artista, e, sentendo battere il suo cuore d'italiano e facendo scorrere lo sguardo sulla sua nera veste di benedettino, provava il sentimento della realtà di quella figura, e operava e parlava in accordo con essa, non per calcolo politico o oratorio, ma sinceramente, per darle forma nei fatti.<ref>Da ''Storia della storiografia italiana nel secolo decimonono'', I, Laterza, Bari 1921, p. 146.</ref> *Un'altra manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica è la petulante richiesta che si fa della "[[onestà]]" nella vita politica. [...] L'onestà politica non è altro che la capacità politica: come l'onestà del medico e del chirurgo è la sua capacità di medico e di chirurgo, che non rovina e assassina la gente con la propria insipienza condita di buone intenzioni e di svariate e teoriche conoscenze.<ref>Da ''La religione della libertà'', a cura di Girolamo Cotroneo, Rubbettino, Catanzaro, 2002, p. 207.</ref> *{{NDR|Su [[Diego Sandoval de Castro]]}} [...] un petrarchista garbato e, come allora piaceva dire "soave" [...].<ref>Da ''[[Isabella di Morra]] e Diego Sandoval de Castro'', Sellerio, Palermo, 1983, p. 21 (saggio di introduzione ristampato da ''Vite di avventure, di fede e di passione'', Laterza, Bari, 1947); citato in Diego Sandoval de Castro, ''Rime'', a cura di Tobia R. Toscano, Salerno Editrice, Roma, 1997, p. 21. ISBN 8884022169</ref> * L'[[Unesco]] aveva della [[cultura]] un'idea semplicemente sbagliata perché sciolta dalla sua sorella di sangue e spirito, la libertà.<ref>Citato in [[Nicola Porro]], ''Benedetto Croce contro l'UNESCO: «Propositi sterili»'', ''Il Giornale'', 5 luglio 2020, p. 28.</ref> *Un velo di mestizia par che avvolga la [[Bellezza]], e non è velo, ma il volto stesso della Bellezza. (da ''La poesia'', Laterza) *{{NDR|Su [[José Borjes]]}} Uno dei più rinomati cabecillas delle guerre carliste, coraggioso, esperto di guerra, sincero e devoto uomo.<ref>Da ''Uomini e cose della vecchia Italia: serie seconda'', Laterza, 1956.</ref> *Vedete un po' se vi riesce di far che un gruppo di artisti collabori a un monumento. Questo che si otteneva sessanta o settant'anni fa, da scultori e pittori che avevano frequentato l'accademia e si recavano a messa la domenica (ossia si sottomettevano interiormente a qualcosa o qualcuno), ora è inconseguibile: [...] I nostri monumenti saranno per i posteri i documenti della nostra convulsione morale.<ref>Citato in Adelina Bisignani, ''Croce: il partito politico'', Palomar, Bari, 2000, p. 45.</ref> *Vedo che l'esattezza dell'esposizione del [[Mario Borsa|Borsa]] e la giustezza dei suoi giudizi vengono riconosciute da uno dei più esperti critici teatrali inglesi, da [[William Archer]] (in un articolo della ''Tribune'', del 3 novembre 1906). L'Archer rimprovera soltanto al Borsa la troppa severità della tesi generale, che un teatro inglese contemporaneo non esista: la quale tesi gli sembra {{sic|contradetta}} dalle analisi particolari che l'autore poi dà delle singole opere. E mi pare che l'Archer abbia ragione, e che un teatro in cui sono opere come quelle che Borsa fa conoscere ai lettori italiani, sia bene qualcosa di esistente; perché l'esistenza di un teatro non può significare chiaramente altro che l'esistenza di alcuni autori e di alcune opere, fornite di caratteri originali.<ref>da ''Conversazioni critiche'', serie seconda, seconda edizione riveduta, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1924, [https://archive.org/details/scrittidistorial10croc/page/259 XX. Libri di critica e di storia della critica, p. 259]</ref> *[...] l'altro pericolo, quello degli ignoranti che teorizzano, giudicano, sentenziano, che fanno scorrere fiumi di spropositi, che mettono in giro formule senza senso, che credono di possedere nella loro ignoranza stessa una miracolosa sapienza, lo conosciamo perché lo abbiamo sperimentato bene. Si è chiamato, nella sua forma più recente, «fascismo». Io ho pensato denominarlo in greco: ''[[onagrocrazia]].''<ref>Da "Politica e pensiero", in ''Scritti e discorsi politici (1943-1947)'', a cura di A. Carella, vol. II, [https://books.google.it/books?hl=it&id=1pxoAAAAMAAJ&dq=L%27altro+pericolo%2C+quello+degli+ignoranti+che+teorizzano%2C+giudicano%2C+sentenziano%2C+che+fanno+scorrere+fiumi+di+spropositi%2C+che+mettono+in+giro+formule+senza+senso%2C+che+credono+di+possedere+nella+loro+ignoranza+stessa+una+miracolosa+sapienza%2C+lo+conosciamo+perch%C3%A9+l%27abbiamo+sperimentato+bene.+Si+%C3%A8+chiamato%2C+nella+sua+forma+pi%C3%B9+recente%2C+%27fascismo%27.+Io+ho+pensato+denominarlo+in+greco%3A+%27onagrocrazia%27.%5B&focus=searchwithinvolume&q=onagrocrazia pp. 196-197].</ref> ==''Ariosto, Shakespeare e Corneille''== ===''Avvertenza''=== *I tre saggi, raccolti in questo volume, non vi si trovano a caso, e neanche per la ragione estrinseca che i tre poeti, da cui prendono il titolo, appartengono in certo senso a tre momenti consecutivi di una stessa epoca storica. Ho raccostato questi tre poeti, perché mi davano modo di studiare tre tipi assai diversi d'arte; di provare nel fatto come con gli stessi principî si ottenga l'intelligenza delle forme artistiche più diverse e quasi opposte; di rendere più perspicua la caratteristica di ciascuno mercé il contrasto con gli altri; e d'illustrare ed esemplificare e confermare alcuni concetti estetici, e in genere filosofici, che mi stanno particolarmente a cuore. Quanto al metodo da me tenuto in questi saggi, non ho bisogno di dichiararlo ai miei vecchi lettori, e d'altronde mi sembra che essi portino con sé gli schiarimenti necessari e sufficienti. Ma chi desideri vederlo più direttamente dibattuto e ragionato in teoria, può consultare il volume, che è uscito in luce poco prima di questo, dei ''Nuovi saggi di estetica''. (B. C., Napoli, maggio 1920) *Nella seconda edizione (1928) fu aggiunta al saggio sul Corneille una recensione del libro del [[Karl Vossler|Vossler]] su [[Jean Racine|Racine]]. Del saggio sullo Shakespeare si ha ora una eccellente edizione presso Laterza, corredata di introduzione critica e di note filologiche da [[Napoleone Orsini]] (1948). (B.C., marzo 1950) ===''Ariosto''=== ====[[Incipit]]==== La fortuna dell'''Orlando furioso'' si può comparare a quella di una donna leggiadra e sorridente, che tutti guardano con letizia, senza che l'ammirazione sia impacciata da alcuna perplessità d'intelletto, bastando, per ammirare, aver occhi e volgerli al grato oggetto. Limpidissimo com'è quel poema, nitidissimo in ogni particolare, facilmente apprendibile da chiunque possieda una generale cultura, non ha mai presentato seri ostacoli d'interpretazione, e perciò non ha avuto bisogno delle industrie dei commentatori e non è stato aduggiato dalle loro litiganti sottigliezze; né poi è andato soggetto, o assai lievemente, alle intermittenze che, per le varie disposizioni culturali dei vari tempi, hanno pur sofferto altre insigni opere di poesia. Grandi uomini e comuni lettori si sono trovati intorno ad esso in pieno accordo, come appunto intorno alla bellezza, poniamo di una signora Récamier; e nella folla di coloro che furono presi dal suo fascino, si notano un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] e un [[Galileo Galilei|Galilei]], un [[Voltaire]] e un [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]]. ====Citazioni==== *Se l'[[Ludovico Ariosto|Ariosto]] fosse stato un filosofo, o un poeta filosofo, avrebbe sciolto un inno all'Armonia, come non pochi se ne posseggono nella storia della letteratura, cantando quell'alta Idea che gli rendeva comprensibile la discorde concordia delle cose e, appagandogli l'intelletto, infondeva pace e gioia nell'animo. (p. 31) *Soverchia nel ''Furioso'', la materia d'amore, perché soverchia nel cuore dell'Ariosto, nel quale essa agevolmente trapassava a sentimenti gentili, alla pietà che va oltre le tombe, alla rivendicazione dell'innocenza calunniata e della gratitudine brutalmente violata, al fervido culto pel santo nodo dell'amicizia. (p. 36) *Bontà e generosità erano anche la sostanza del suo sentimento politico, da onest'uomo di tutti i tempi, che piange sulle sventure della patria, aborre il dominio degli stranieri, giudica severamente le oppressioni dei signori, si scandalizza per la corruttela ed ipocrisia dei preti e [[Chiesa (comunità)|Chiesa]], lamenta che le armi unite di Europa non si volgono contro il Turco ossia contro il barbaro infesto. (p. 37) *L'Ariosto era irriverente, o, ch'è lo stesso, indifferente, spirito altrettanto areligioso quanto afilosofico, non angosciato da dubbi, non pensoso del destino umano, non curioso del significato e valore di questo mondo che vedeva e toccava, e nel quale amava e dolorava; estraneo del tutto, come a ogni altra filosofia, a quella del Rinascimento, sia del Ficini sia del Pomponazzi. (p. 40) ===''Shakespeare''=== ====[[Incipit]]==== Potrà sembrare superfluo, ma in effetto giova a procedere spediti, porre subito qui in principio l'avvertenza, che ciò che forma oggetto di studio pel critico e lo storico dell'arte, non è la persona pratica dello [[William Shakespeare|Shakespeare]], ma la persona poetica; non il carattere e lo svolgimento della sua vita, ma il carattere e lo svolgimento dell'arte sua. ====Citazioni==== *Il bene o la virtù è, senza dubbio, nello Shakespeare, più forte del male e del vizio, ma non perché superi e risolva in sé l'altro termine, sibbene semplicemente è luce verso la tenebra, è bene, è virtù; insomma, in ragione della sua qualità stessa, che il poeta discerne e coglie nella purezza e verità originale, senza sofisticarla e infiacchirla. (p. 86) *La quintessenza di tutte queste commede (al modo stesso che, rispetto alle grandi tragedie, si può in certo senso dire dell'''Amleto'') è il ''Sogno di una notte di mezza estate''; dove le rapide accensioni, le incostanze, i capricci, le illusioni e le delusioni, le follie d'ogni sorta dell'amore si danno un corpo e tessono un loro mondo così vivo e reale come quello degli uomini che quegli affetti visitano, estasiandoli e tormentandoli, innalzandoli e abbassandoli; sicché tutto vi è parimente reale e parimente fantastico, secondo meglio piaccia chiamarlo. Il senso del sogno, di un sogno-realtà, permane e impedisce ogni freddezza di allegoria e di apologo. (p. 102) *Quando dopo il ''Sogno'', si legge ''Romeo e Giulietta'', par di non essere usciti da quell'ambiente poetico, al quale espressamente ci richiamano Mercutio, col suo ricamo fantastico sulla Regina Mab, e, quel che è più, lo stile, le rime e la generale fisionomia della breve favola. Tutti, parlando di ''Romeo e Giulietta'', hanno provato il bisogno di ricorrere a parole e immagini soavi e gentili; e lo [[Friedrich Schlegel|Schlegel]] vi ha sentito «i profumi della primavera, il canto dell'usignuolo, il delicato e fresco di una rosa mo' sbocciata», e lo [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]] ha pensato allo stesso fiore: alla «molle rosa nella valle di questo mondo, spezzata dalle rudi tempeste e dall'uragano»; ed il [[Samuel Taylor Coleridge|Coleridge]], di nuovo, alla «primavera coi suoi odori, i suoi fiori e la sua fugacità». Tutti lo hanno considerato come il poema dell'amor giovanile, e hanno riposto l'acme del dramma nelle due scene del colloquio d'amore attraverso il notturno giardino e della dipartita dopo la notte nunziale, nelle quali è stato scorto da taluni il rinnovarsi di forme tradizionali della poesia d'amore, l'«epitalamio» e l'«alba». (p. 102) *Il male: ma se questo male fosse del tutto e apertamente male, turpe, ripugnante, la tragedia sarebbe finita prima che cominciata. Esso si chiamava, invece, per Macbeth, ''greatness'', la grandezza: la grandezza che le fatali sorelle gli hanno profetata, che il corso destinato degli eventi comincia pronto a largirgli, additandogli prossimo e certo tutto il resto, sol ch'egli non stia ad attendere inerte, ma si muova, stenda la mano e lo afferri. (p. 130) *Nel ''Macbeth'', il bene appare solo nella vendetta che il bene compie, nel rimorso, nella punizione. Nessuna figura ne impersona la presenza. (p. 133) *Nel ''Re Lear'', il tempestoso dramma, che è tutto una sequela di tradimenti orrendi, la bontà s'impersona, prende un nome, Cordelia; e brilla essa sola nella tempesta, ad essa sola si guarda, come in un cielo cupo all'unica stella che vi scintilla. (p. 134) *Un odio infinito per la malvagità ingannatrice ha ispirato quest'opera {{NDR|''Re Lear''}}: l'egoismo puro e semplice, la crudeltà, la perversità muovono ripugnanza ed orrore, ma non inducono direttamente al tremendo dubbio che il bene non esista o quanto meno non sia riconoscibile e sceverabile dal suo contrario, come accade invece per l'inganno morale, che prende sembianza di rettitudine, di generosità, lealtà, e, poi che ha ottenuto il suo intento, disvela nel fatto l'impura cupidigia, l'aridità, la durezza di cuore, che sole realmente esistevano. (p. 134) *Nella tragedia di ''Otello'', il male volge un'altra delle sue facce; e il sentimento che gli risponde è, questa volta, non la condanna mista di pietà, non l'orrore per l'ipocrisia e per la crudeltà, ma lo stupore. Jago non è il male commesso per un sogno di grandezza, non è il male per l'egoistico soddisfacimento delle proprie voglie, ma il male per il male, compiuto quasi per un bisogno artistico, per attuare il proprio essere e sentirlo potente e denominatore e distruttore anche nella subordinata condizione sociale in cui esso è posto. (p. 137) *Dal senso violento della voluttà nella sua possanza allettatrice e dominatrice, e insieme dal brivido pei suoi effetti di abiezione, di dissoluzione e di morte, è formata la tragedia di ''Antonio e Cleopatra''.<br>Baci, carezze, languori, suoni, profumi, luccicor d'oro e di drappi lussuosi, barbaglio di luci e silenzi d'ombre, un godere ora estasiato ora spasimante e furioso, è il mondo in cui essa si svolge; e regina di questo mondo è Cleopatra, avida di voluttà, datrice di voluttà, che diffonde a sé intorno quel fremito di piacere, ne offre insieme l'esempio e l'incitamento, e insieme conferisce all'orgia un carattere regale e quasi mistico. (p. 140-141) *''Amleto'' è stato generalmente considerato come la tragedia delle tragedie shakespeariane, quella in cui il poeta ha messo più di sé stesso, ha dato la sua filosofia, e ha riposto la chiave delle altre tutte. Ma, a parlar con rigore, nell'''Amleto'' lo Shakespeare ha messo sé stesso né più né meno che nelle altre tutte, cioè la poesia. (p. 146) ===''Corneille''=== ====[[Incipit]]==== Una critica d'intonazione negativa circa le tragedie corneliane non è più da fare, perché si trova già in molti libri; e, d'altronde, se c'è un poeta estraneo al [[gusto]] e all'interessamento odierni (per lo meno fuori di Francia), questi è [[Pierre Corneille|Corneille]], e i più degli amatori di poesia e d'arte confessano senza ritegno di non reggere alla lettura di quelle tragedie, e che esse «non dicono loro niente». ====Citazioni==== *Lo [[Friedrich Schiller|Schiller]], lette le opere più lodate del Corneille, si meravigliava della rinomanza in cui era salito un autore così povero d'inventiva, magro e secco nel trattamento dei caratteri, freddo negli affetti, stentato e duro nello svolgimento delle azioni, e privo quasi sempre d'interesse. (p. 195) *[[Wilhelm August von Schlegel|Guglielmo Schlegel]] notava in lui, al luogo della poesia, «epigrammi tragici» ed «arie di bravura», pompa e non grandezza; lo sentiva gelido nelle scene d'amore – un amore che di solito non era amore, ma un ben calcolato ''aimer par politique'', secondo la parola dell'eroe Sertorio, – e lo vedeva assai rigirato e machiavellico, e per ciò stesso ingenuo e puerile, nel concepire le cose della politica; e la più parte delle tragedie definiva nient'altro che trattati sulla ragion di stato in forma di dibattiti, con mosse non da poeta ma da giocatore di scacchi. (p. 196) *L'ideale corneliano è stato riposto dai più recenti interpreti nella volontà per sé stessa, nella «volontà pura», superiore o anteriore al bene o al male, nella energia del volere in quanto tale, prescindendo dai suoi fini particolari. Con ciò si è ben eliminato il falso concetto che lo descriveva, invece, come l'ideale del dovere morale e della lotta trionfale tra il dovere e le passioni; e si è ottenuto l'accordo non solo con la realtà di quelle tragedie, ma anche con quanto il Corneille stesso, teorizzando, diceva nei suoi ''Discours'' circa il personaggio drammatico. (p. 210) ==''Breviario di estetica''== *Alla domanda: – Che cosa è l'[[arte]]? – si potrebbe rispondere celiando (ma non sarebbe una celia sciocca): che l'arte è ciò che tutti sanno che cosa sia. *Io dirò subito, nel modo più semplice, che l'arte è visione o intuizione. L'artista produce un'immagine o fantasma; e colui che gusta l'arte volge l'occhio al punto che l'artista gli ha additato, guarda per lo spiraglio che colui gli ha aperto e riproduce in sé quell'immagine. *L'[[errore]] non è mai puro, ché, se fosse tale, sarebbe verità. *L'errore parla con doppia voce, una delle quali afferma il falso, ma l'altra lo smentisce. *{{NDR|L'arte}}, poiché non nasce per opera di volontà, si sottrae altresì a ogni discriminazione morale, non perché le sia accordato un privilegio di esenzione, ma semplicemente perché la discriminazione morale non trova modo di applicarlesi. [...]. Altrettanto varrebbe giudicare immorale la Francesca di [[Dante]] o morale la Cordelia di [[Shakespeare]] [...], quanto giudicare morale il quadrato o immorale il triangolo. *Un'aspirazione chiusa nel giro di una rappresentazione, ecco l'[[arte]]. ==''La letteratura della nuova Italia''== *[...] poiché in quel che dirò, discorrendo unicamente del [[Ruggiero Bonghi|Bonghi]] scrittore, sembrerò e sarò forse alquanto severo, mi piace avvertire subito che, quale che sia per essere il giudizio intorno ai suoi lavori storici, filosofici e letterari, Ruggero Bonghi, considerato nella sua azione politica, parlamentare e sociale, fu spirito profondamente devoto alla patria. A lui si debbono nobili opere per l'educazione e la cultura italiana, e istituzioni che gli sono sopravvissute e onorano la sua memoria.<br>Ristretta la considerazione al Bonghi scrittore, la figura di lui, che parve un tempo riempire di sé grande spazio nel mondo letterario, se non dilegua del tutto, certo si mostra assai più piccola. Quella impressione di un tempo nasceva da cose estrinseche: il nome del Bonghi era dappertutto; i giornali, in una stessa settimana, portavano ai lettori il discorso o i discorsi del Bonghi alla Camera, una conferenza del Bonghi, un articolo del Bonghi sopra un recente romanzo francese, l'annunzio della pubblicazione di un volume storico del Bonghi o di un nuovo volumetto della traduzione con {{sic|comento}} di Platone, fatta dal Bonghi. Non c'era argomento politico, sociale, religioso, filosofico, letterario, filologico, sul quale egli non versasse l'onda della sua prosa. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/260/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', pp. 260-261]) *{{NDR|Bonghi}} Sembrava raccogliere in sé le virtù del giornalista e del dotto, dello scienziato e dell'artista, dell'uomo politico e dell'uomo di lettere.<br>La gente, innanzi a tanta fecondità, stupiva; ma, pur nel suo stupore, diffidava ed esprimeva qualche dubbio circa la solidità di tutto quello scrivere, la durevolezza di quella fama. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/261/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', p. 261]) *No: non furono i troppi argomenti, non la forma frammentaria, non la mancanza di tempo, che impedirono all'opera letteraria del Bonghi di ottenere la corona che avrebbe altrimenti meritata. Gli eufemismi o i cattivi ragionamenti degli elogiatori in imbarazzo celano un fatto molto più semplice che va enunciato così: al Bonghi mancò la mente scientifica. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/263/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', p. 263]) *Chi può ora sostenere la lettura dei romanzi dovuti alla penna del focoso giornalista-epigrammista che fu [[Ferdinando Petruccelli della Gattina]] [...], che vorrebbero dare quadri della Napoli borbonica e danno invece un cumulo di cose enormi, di delitti tenebrosi, di stranezze, di scempiaggini, senza disegno e senza stile, con una disinvoltura e un brio di maniera, meccanici e falsi? (Laterza, Bari, 1974) *Il legno, in cui è tagliato [[Pinocchio]], è l'umanità. (Laterza, 1964, vol. V, p. 331) *Tal quale il [[Salvatore Di Giacomo|Di Giacomo]] delle novelle e de versi si ritrova nei parecchi libri che ha pubblicati di ricerche storiche [...].<br>L'erudito può fare qualche obiezione e dichiararsi mal soddisfatto e dell'accoppiamento di storia e immaginazione e della subordinazione dei problemi propriamente storici alla contemplazione sentimentale e passionale. Ma sotto l'aspetto artistico, come non accettare le pagine d'arte, che il Di Giacomo, non sapendo resistere alla propria natura, ha frammezzate ai suoi spogli di documenti? (da «Salvatore Di Giacomo», ''Letteratura della nuova Italia'', Laterza, Bari 1973) *Tutta l'autobiografia è piena di bozzetti e raccontini che, staccandosene, costituirono poi, con qualche aggiunta, il volume: ''{{sic|Goccie}} d'inchiostro''. Alcuni sono bozzetti di bambini dove il [[Carlo Dossi|Dossi]], da un niente, sa trarre una pagina indimenticabile: come nella scenetta che s'intitola ''Le caramelle'' e che bisogna leggere piano, assaporando. (Laterza, Bari 1973) ==''La rivoluzione napoletana del 1799''== *Una scena selvaggia coronò questi ultimi istanti del feroce martirio. La [[Luisa Sanfelice|Luisa {{NDR|Sanfelice}}]], circondata e sorretta dai fratelli dei Bianchi, salì sul palco. E si facevano gli estremi preparativi, e le infami mani del carnefice l'acconciavano sotto il taglio della scure, quando un soldato, di quelli che assistevano all'esecuzione, lasciò sfuggire accidentalmente un colpo di fucile. Il carnefice, spaurito e già sospettoso di qualche tumulto, a questo si turbò e lasciò cadere in fretta la scure sulle spalle della vittima: sicché poi, tra le grida d'indignazione del popolo, fu costretto a troncarle la testa con un coltello.<br>Quelle povere membra, che avevano finito di soffrire, vennero sepolte nella prossima chiesa di Santa Maria del Carmine. (cap. III, pp 165-166) *Il [[Pietro Colletta|Colletta]] è passato e passa ancora, nell’opinione generale, per uno scrittore poco esatto e, quel ch’è peggio, di poca buonafede. Ora invece ogni studio particolare, che si pubblica sui fatti trattati nella sua storia (compresi i pochi esaminati di sopra), prova, se non sempre la sua esattezza (di quale storico si potrebbe pretendere codesto!), sempre la sua buona fede. Di che ho anch'io molti altri argomenti da esser persuaso, e son certo che, tra breve, riuscirà agevolissima la seguente dimostrazione. Che, cioè, il Colletta, nell’accingersi alla sua storia, si senti e si mise in disposizione di storico, alto, sereno, e, nel lavorarla, fece tutte le ricerche, che ai suoi tempi poteva fare, e non travisò volontariamente la verità, come è provato invece che la travisassero spesso volontariamente i servitori borbonici (per chiamarli col titolo da essi ambito), che scrissero in opposizione di lui. (cap. III, pp. 188-189) *Grande è l'importanza di [[Carlo Lauberg]], l'anima di tutto il movimento rivoluzionario napoletano, colui che può ben dirsi «il primo cospiratore del moderno risorgimento italiano»<ref>Michele Rossi, ''Nuova luce risultante dai veri fatti avvenuti in Napoli pochi anni prima del 1799'', Firenze, Barbera, 1890, p. 177. {{NDR|N.d.A.}}</ref>. La ragione, per la quale il Lauberg è stato trascurato dagli storici, è ben additata dal Rossi: l'attenzione si è rivolta, quasi esclusivamente, a coloro che perirono sul patibolo. (cap. V, p. 210) *Valente chimico e seguace delle teorie del Lavoisier [...], {{NDR|Carlo Lauberg}} cercò nel 1788 di estrarre l'indaco col macerare le foglie della ''Isatis tinctoria'', e nel 1789 procurò di stabilire in Napoli una fabbrica di acido solforico.<br>Ma non era soltanto chimico, {{sic|sibbene}} versato altresì negli studi della meccanica e della matematica, [...]. (cap. V, p. 211) ==''Manifesto degli intellettuali antifascisti''== ===[[Incipit]]=== Gl'intellettuali [[fascismo|fascistici]], riuniti in congresso a Bologna, hanno indirizzato un manifesto agl'intellettuali di tutte le nazioni per spiegare e difendere innanzi ad essi la politica del partito fascista.<ref>Testo qui [http://www.ousia.it/SitoOusia/SitoOusia/TestiDiFilosofia/TestiPDF/Croce/Manifesto.pdf]</ref><ref>e in: A.R. Papa, ''Storia di due manifesti'', Milano, Feltrinelli, 1958.</ref>. Nell'accingersi a tale impresa, quei volenterosi signori non debbono essersi rammentati di un consimile famoso [[Manifesto del Partito Comunista|manifesto]] che, agli inizi della guerra europea, fu lanciato al mondo dagli intellettuali tedeschi: un manifesto che raccolse, allora, la riprovazione universale, e più tardi dai tedeschi stessi fu considerato un errore. [...] Contaminare politica e letteratura, politica e scienza è un errore, che, quando si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi nemmeno un errore generoso<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>. ===Citazioni=== *E, veramente, gl'[[intellettuale|intellettuali]], ossia i cultori della scienza e dell'arte, se come cittadini, esercitano il loro diritto e adempiono il loro dovere con l'ascriversi a un partito e fedelmente servirlo, come intellettuali hanno solo il dovere di attendere, con l'opera dell'indagine e della critica, e con le creazioni dell'arte, a innalzare parimenti tutti gli uomini e tutti i partiti a più alta sfera spirituale, affinché, con effetti sempre più benefici, combattano le lotte necessarie. Varcare questi limiti dell'ufficio a loro assegnato, contaminare politica, letteratura e scienza, è un errore, che, quando poi si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi neppure un errore generoso. *Nella sostanza, quella scrittura, è un imparaticcio scolaresco, nel quale in ogni punto si notano confusioni dottrinali e mal filati raziocini. *Ma il maltrattamento della dottrina e della storia è cosa di poco conto, in quella scrittura, a paragone dell'abuso che vi si fa della parola "religione"; perché, a senso dei signori intellettuali fascisti, noi ora in [[Italia]] saremmo allietati da una guerra di religione, dalle gesta di un nuovo evangelo e di un nuovo apostolato contro una vecchia superstizione, che rilutta alla morte, la quale le sta sopra e alla quale dovrà pur acconciarsi; *Chiamare contrasto di religione l'odio e il rancore che si accendono da un partito che nega ai componenti degli altri partiti il carattere d'italiani e li ingiuria stranieri, e in quest'atto stesso si pone esso agli occhi di quelli come straniero e oppressore, e introduce così nella vita della [[Patria]] i sentimenti e gli abiti che sono propri di altri conflitti; nobilitare col nome di religione il sospetto e l'animosità sparsi dappertutto, che hanno tolto perfino ai giovani dell'Università l'antica e fidente fratellanza nei comuni e giovanili ideali, e li tengono gli uni contro gli altri in sembianti ostili: è cosa che suona, a dir vero, come un'assai lugubre facezia. *Noi rivolgiamo gli occhi alle immagini degli uomini del [[Risorgimento]], di coloro che per l'Italia patirono e morirono, e ci sembra di vederli offesi e turbati in volto alle parole che si pronunziano e agli atti che si compiono dai nostri italiani avversari, e gravi e ammonitori a noi perché teniamo salda in pugno la loro bandiera. *Ripetono gl'intellettuali fascisti, nel loro manifesto, la trista frase che il Risorgimento d'Italia fu opera di una minoranza; ma non avvertono che in ciò appunto fu la debolezza della nostra costituzione politica e sociale e anzi par quasi che si compiacciano della odierna per lo meno apparente indifferenza di gran parte dei cittadini d'Italia di fronte ai contrasti tra il fascismo e i suoi oppositori. I liberali di tal cosa non si compiacquero mai, e si studiarono a tutto potere di venire chiamando sempre maggior numero d'italiani alla vita pubblica; e in questo fu la precipua origine anche di qualcuno dei più disputati loro atti, come la largizione del suffragio universale. *La presente lotta politica in Italia varrà, per ragione di contrasto, a ravvivare e a fare intendere in modo più profondo e più concreto al nostro popolo il pregio degli ordinamenti e dei metodi liberali, e a farli amare con più consapevole affetto. E forse un giorno, guardando serenamente al passato, si giudicherà che la prova che ora sosteniamo, aspra e dolorosa a noi, era uno stadio che l'Italia doveva percorrere per rinvigorire la sua vita nazionale, per compiere la sua educazione politica, per sentire in modo più severo i suoi doveri di popolo civile. ==''Nuove pagine sparse''== *C'è la formula della saggezza e della sapienza? C'è, ed è questa: riconoscere che senza il [[male]] la vita e il mondo non sarebbero, e tutt'insieme combattere sempre, praticamente e irremissibilmente, il male e cercare e attuare sempre indefessamente il bene. (vol. 1, p. 288) *Dirò che, in generale, gli autori da me criticati mi ricambiarono di benevolenza, forse perché sentirono che c'era in me sincero desiderio di cercare e di affermare il [[verità|vero]]. *Gli umili e gli oppressi vedendo i dolori e le ingiustizie della vita, era ben difficile che la concezione ultronea di questa non fosse pessimistica. *Non è possibile disputare su ciò che è stato dichiarato di per sè inesistente, e cioè sul pensiero e sulla verità. *Con dolorosa meraviglia a me è accaduto notare di recente in uomini di molta levatura di un [[Ebrei|popolo]] atrocemente perseguitato e a cui favore e protezione si è schierata tutta la maggiore e migliore parte degli altri popoli della terra, non già solo la riluttanza a vincere il loro millenario separatismo, stimolo alle deplorevoli persecuzioni, ma il proposito di rinsaldarlo, rinsaldando l’idea messianica, e contrapponendosi a tutti gli altri popoli: proposito al quale si accompagna una sorta di sentimento tragico, come di popolo destinato a fare di sé stesso [[Olocausto (sacrificio) | olocausto]] a una divinità feroce. (vol. 1, p. 345) ==''La poesia di Dante''== ===[[Incipit]]=== C'è ragione alcuna per la quale la poesia di [[Dante Alighieri|Dante]] debba esser letta e giudicata con metodo diverso da quello di ogni altra poesia? ===Citazioni=== * E veramente in qualsiasi poeta e opera di poesia è dato rintracciare, più o meno copiosi e con risalto maggiore o minore, concetti scientifici e filosofici, tendenze e fini pratici, e anche intenzioni e riferimenti riposti, presentati sotto velo trasparente o adombrati in modo misterioso come ben chiusi nella mente dell'autore. Perciò di ogni poeta, che è sempre insieme uomo intero, e di ogni poesia, che è insieme un volume o un discorso e lega molte cose squadernate, è dato compiere, oltre l'{{sic|interpetrazione}} poetica, una varia {{sic|interpetrazione}} filosofica e pratica, che, sotto l'aspetto da cui guardiamo, possiamo chiamare «allotria». (p. 10) * E nella storia del buon avviamento di quelle indagini converrebbe segnare tra i più lontani precursori [[Vincenzo Borghini]], che nel cinquecento comprese la necessità metodica di ricercare documenti autentici del pensiero e del sapere di Dante, e di rifarsi alla lingua e alle costumanze dell'età sua; [...]. (p. 12) * Se, in fatto di poesia, l'autore è sovente il peggiore dei critici, in fatto d'[[allegoria]] è sempre il migliore. (p. 13) * Seguendo i principî dianzi stabiliti circa l'[[allegoria]], non ci siamo dati pensiero di ricercare se alcuni o tutti i componimenti e le narrazioni di cui si è fatto cenno, e il libretto della ''[[Dante Alighieri#Vita nuova|Vita nuova]]'' nel suo complesso, siano allegorici; perché, allegorizzati o no, allegorizzati ''ante'' o ''post festum'', il loro significato poetico, e il loro poetico pregio o difetto, resta il medesimo. (p. 43) ==''Poesia e non poesia''== *Il [[Vincenzo Monti|Monti]] fu, dunque rispetto ai poeti che con lui si usa mettere a contrasto, poeta di orecchio e d'immaginazione, e non punto rappresentante di un'età contro un'altra età: differenza di conformazione mentale, non di contenuto storico. E tanto poco egli chiuse un'età o appartenne a un'età chiusa, che, per contrario, formò scuola: una scuola certamente di valore scarso o nullo, ma sol perché scarso o nullo è il valore di tutte le scuole poetiche; e che per estensione e diffusione non fu inferiore ma piuttosto superiore alla foscoliana e alla leopardiana, [...]. (cap. II, Monti; p. 24) *È stato considerato talvolta il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] come un poeta filosofo, cosa che, per le spiegazioni ora date, si dimostra non esatta per lui come è sempre inesatta per ogni poeta. La sua fondamentale condizione di spirito non solo era sentimentale e non già filosofica, ma si potrebbe addirittura definirla un ingorgo sentimentale, un vano desiderio e una disperazione così condensata e violenta, così estrema, da riversarsi nella sfera del pensiero e determinarne i concetti e i giudizi. (cap. X, Leopardi; pp. 109-110) *E quelle, tra le ''[[Operette morali]]'', così intonate riuscirono di necessità frigidissime: vani sforzi di offrire rappresentazioni comiche (che non lo spirito polemico e il malumore ma solo lietezza e serena fantasia possono generare); personaggi, che sono meri nomi; dialoghi, che sono monologhi ; prosa lavoratissima ma estrinseca, e che tiene sovente qualcosa del vaniloquio accademico. (cap. X, Leopardi; p. 111) *Certe volte, nel leggere i dialoghi delle ''Operette morali'' si presentano con insistenza al ricordo (e non sono io che ho provato pel primo questa impressione, perché vedo ora che la provò anche il Pascoli) certi altri ''Dialoghetti'', vergati dalla penna reazionaria del conte Monaldo, e si sente la somiglianza non solo nella comune predilezione letteraria per quel genere accademico, per quelle tanto abusate imitazioni da Luciano, per quei «ragguagli di Parnaso», ma anche nello spirito angusto, retrivo, reazionario, nell'antipatia pel nuovo e vivente; [...]. (cap. X, Leopardi; p. 111) *Per ritrovare, sotto il rispetto artistico, il Leopardi schietto e sano bisogna dunque cercarlo, non dove egli polemizza, ironizza e satireggia, e ride male, ma dove si esprime serio e commosso ; e questo è il Leopardi migliore delle stesse ''Operette'' quello, per es., di alcune pagine del dialogo di Timandro ed Eleandro, che tanto si avvicinano al tono delle più belle lettere dell'''Epistolario''. (cap. X, Leopardi; pp. 112-113) *Nel ''[[Giacomo Leopardi#XXV – Il sabato del villaggio|Sabato del villaggio]]'' la scena poetica che avrebbe dovuto suggerire coi suoi stessi tocchi il pensiero della gioia aspettata, che è unica e vera gioia, della gioia di fantasia, è commentata da una critica riflessione e appesantita da un allegorizzamento, che prende forma di rettorica esortazione al «garzoncello scherzoso». (cap. X, Leopardi; pp. 117-118) *[...] non bisogna lasciarsi fermare dalla somma correttezza e proprietà ed eleganza con la quale la poesia del Leopardi si presenta, ma guardare in là e osservare che sotto quella irreprensibilità letteraria, se non si avverte mai vuoto nel pensare e nel sentire, nondimeno, poeticamente, si ritrova ora il forte ora il fiacco, ora il pieno e ora il lacunoso, e affermare che la poesia del [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] è assai più travagliata di quanto non si sospetti o di quanto non si creda. C'è in essa dell'arido, c'è della prosa, c'è del formalmente letterario, e c'è insieme poesia dolcissima e purissima e armoniosissima ; e forse quell'impaccio, che precede o segue i liberi movimenti della fantasia e del ritmo, fa meglio sentire il miracolo della creazione poetica. (cap. X, Leopardi; pp. 118-119) *La rappresentazione della realtà e la bellezza sono in arte la stessa cosa, e [...], dove si sente che manca la bellezza, manca nient'altro che la perfezione stessa del rappresentare. (cap. XIX, ''Balzac''; p. 247) *È proprio delle democrazie preferire in arte i valori scadenti ai genuini, che sono aristocratici e antiutilitari. ("Schiller")<ref>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> ==''Storia del Regno di Napoli''== ===[[Incipit]]=== Qualche tempo fa, nel mettere ordine tra i miei libri e nel riunire in un solo scaffale tutti quelli attinenti alla storia napoletana, mi tornò tra mano il raro volume di Enrico Cenni, ''Studi di diritto pubblico'', e lo lessi da cima a fondo come non avevo fatto per l'innanzi. ===[[Citazioni]]=== * Mi stava vivo nel ricordo [[Enrico Cenni]], cattolico e liberale, napoletano e italiano, giurista e filosofo, così come l'avevo conosciuto negli ultimi suoi anni, con l'alta persona, i canuti capelli, gli occhi scintillanti, e mi pareva non solo comandarmi con la sua autorità l'accoglimento di quei concetti, ma, col richiamarmi ai doveri della pietà filiale, farmi vergognare di avere altra volta tenuto in proposito assai diverso pensiero. Pure, alla fine, non senza qualche riluttanza, il mio spirito critico riprese il sopravvento, e cominciai mentalmente a discutere col bravo Cenni, come se egli fosse ancora vivente ed io presso al suo letto d'infermo, dove mi recavo a visitarlo. (p. 19) * È ormai noto: il Vespro siciliano, che ingegni poco politici e molto rettorici esaltano ancora come grande avvenimento storico, laddove fu principio di molte sciagure e di nessuna grandezza. Non la conquista angioina, ma quella ribellione e distacco della Sicilia infranse l'unità della monarchia normanno-sveva, ne fiaccò le forze, le rapì la sua storica missione, e diè origine veramente al regno di Napoli, a quel «Regno» che visse più secoli di vita e di cui molte tracce permangono nelle odierne condizioni sociali e nei costumi di queste terre. (pp. 30-31) * Il possesso del regno di Napoli fu per la Spagna un accrescimento di potenza politica, e più ancora di prestigio, e un punto d'appoggio militare, ma, tutto sommato, una passività economica. (p. 189) * La Spagna governava il regno di Napoli come governava sé stessa, con la medesima sapienza o la medesima insipienza; e, per questo rispetto, tutt'al più si può lamentare che il regno di Napoli, poiché doveva di necessità unirsi ad altro stato più potente, cadesse proprio tra le braccia di quello che era il meno capace di avvivarne la vita economica, e col quale non gli restava da accomunare altro che la miseria e il difetto di attitudini industriali e commerciali. (p. 190) * Pure, nel crollo che seguì, quello stato che fu l'antico [[regno di Napoli]] non moriva del tutto ingloriosamente, e il suo esercito – quella parte del suo esercito che non si era dissipata o unita alla rivoluzione – salvò l'onore delle armi sul Volturno e a Gaeta. E noi dobbiamo inchinarci alla memoria di quegli estremi difensori, tra i quali erano nobili spiriti, come quel [[Matteo Negri]] che nel '48 era andato anche lui alla difesa di Venezia, ma nel '60 non seppe staccarsi dalla bandiera del suo reggimento, e, italiano, cadeva ucciso in combattimento contro italiani. (p. 331) ===[[Explicit]]=== Ricercando la tradizione politica nell'Italia meridionale, ho trovato che la sola di cui essa possa trarre intero vanto è appunto quella che mette capo agli uomini di dottrina e di pensiero, i quali compierono quanto di bene si fece in questo paese, all'anima di questo paese, quanto gli conferì decoro e nobiltà, quanto gli preparò e gli schiuse un migliore avvenire, e l'unì all'Italia. Benedetta sia sempre la loro memoria e si rinnovi perpetua in noi l'efficacia del loro esempio! ==''Storia d'Italia dal 1871 al 1915''== ===[[Incipit]]=== Nel 1871, fermata la sede del regno in Roma, si ebbe in Italia il sentimento che un intero sistema di fini, a lungo perseguiti, si era in pieno attuata, e che un periodo storico si chiudeva.<br> {{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===Citazioni=== *Si sostenne, oltre alle guerre, la lunga e dolorosa guerriglia del [[brigantaggio]], inacerbitosi nell'Italia meridionale, come di solito nelle rivoluzioni e nei passaggi di governo, e che fu domato finalmente e per sempre: cosicché la parola "brigantaggio" poté a poco a poco dissociarsi dal nome del paese d'Italia, al quale era stata congiunta forse più che ad altra parte di Europa, almeno nei tempi moderni. (p. 29) *Lo schiacciamento, che seguì, della Francia da parte delle genti germaniche, e l'esegesi storico-filosofica che ne dettero i pensatori e professori d'oltre Reno, sembrarono avvolgere nel funebre sudario tutte le razze latine: la [[battaglia di Sedan]] prendeva l'aspetto di una ''finis Romae''. (p. 111) ==''Storia d'Europa''== ===[[Incipit]]=== Alla fine dell'avventura napoleonica, sparito quel geniale despota dalla scena che tutta occupava, e mentre i suoi vincitori s'intendevano o procuravano d'intendersi fra loro e di procedere d'accordo per dare all'Europa, mercé restaurazioni di vecchi regimi e opportuni rimaneggiamenti territoriali, uno stabile assetto che sostituisce quello fortemente tenuto per sempre precario dell'Impero della nazione francese, – in tutti i popoli si accendevano speranze e si levavano richieste d'indipendenza e di libertà. E queste richieste si facevano più energiche e frementi quanto più si opponevano repulse e repressioni; e le speranze presto si ravvivavano, e i propositi si rafforzavano, attraverso le delusioni e le sconfitte. ===Citazioni=== *La [[libertà]] (ripeteva [[Luigi Blanc]]) è una «parola», è un'«esca per gli ingenui», non essendovi altra libertà che quella che si ottiene nello Stato con l'«organizzazione del lavoro». (p. 126) ==''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte''== ===[[Incipit]]=== La storia è scienza o arte? – Questa domanda è stata fatta molte volte; ma l’opinione che se ne ha ordinariamente, nel mondo letterario, è che sia una domanda triviale, di quelle che soltanto il confusionismo volgare si suol proporre e malamente risolvere. Infatti, quei che l’han mossa e la muovono, o non le danno essi stessi un senso determinato o, quando son costretti a darglielo, si limitano a significar con essa, semplicemente: «se la storia, oltre all’essere esattamente appurata, debba essere rappresentata con vivacità e scritta artisticamente bene». E, al senso indeterminato della domanda, fa riscontro quello delle risposte, delle quali la più comune è questa: che «la storia sia scienza ed arte, al tempo stesso». ===[[Explicit]]=== Con questo siamo giunti al termine del nostro assunto, ch’era di provare come ci sia difatti una ''ragione interna'', per la quale le parole ''storia'' ed ''arte'' sono state messe tante volte in connessione, e di mostrare in che stia realmente la connessione. L’assunto è adempiuto colla ''riduzione della storia sotto il concetto generale dell’arte''. ==''Teoria e storia della storiografia''== ===[[Incipit]]=== Quasi tutti gli scritti che compongono la presente trattazione furono inseriti in atti accademici e riviste italiane tra il 1912 e il '13; e poiché rispondevano a un disegno, poterono senza sforzo congiungersi in un libro, pubblicato in lingua tedesca col titolo: ''Zur Theorie und Geschichte der Historiographie'' (Tübingen, Mohr, 1915). ===Citazioni=== *è evidente che solo un interesse della vita presente ci può muovere a indagare un fatto passato; il quale, dunque, in quanto si unifica con un interesse della vita presente, non risponde a un interesse passato, ma presente. (p. 12) *Ma anche nei giorni nostri sarebbe divertente e istruttivo catalogare le forme d'insinuazione onde storici, che passano per gravissimi, si valgono per introdurre le loro personali immaginazioni: «forse», «parrebbe», «si direbbe», «piace pensare», «giova supporre», «è probabile», «è evidente», e simili; e notare come talvolta essi vengano omettendo insensibilmente codeste cautele e raccontino, quasi le avessero vedute, cose che essi stessi hanno escogitate per finire il loro quadro, e per le quali resterebbero assai imbarazzati se avvenisse che uno, indiscreto al pari di un enfant terrible, chiedesse loro: «Come lo sapete? chi ve lo ha detto?». (p. 33) *Le storie meramente politiche s'indirizzano in prima linea ai diplomatici, e quelle militari ai militari; ma la storia etico-politica s'indirizza agli uomini di coscienza, intenti al loro perfezionamento morale, che è inseparabile dal perfezionamento dell'umanità, e può dirsi veramente un grande esame di coscienza che l'umanità a volta a volta esegue di sé stessa nel suo operare e progredire. (p. 289) *Qual è il carattere di un popolo? La sua storia: tutta la sua storia e nient'altro che la sua storia. La coincidenza è, in questo caso, perfetta, o, piuttosto, non si tratta di coincidenza ma d'identità. (p. 291) ==''Storie e leggende napoletane''== ===[[Incipit]]=== Quando, levandomi dal tavolino, mi affaccio al balcone della mia stanza da studio, l'occhio scorre sulle vetuste fabbriche che l'una incontro all'altra sorgono all'incrocio della via della Trinità Maggiore con quelle di San Sebastiano e Santa Chiara.<br> {{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===Citazioni=== *A me giova intanto, all'ombra degli alti tetti e tra le angustie delle vecchie vie, riparare nella più vasta ombra delle memorie; e il prossimo [[Basilica di Santa Chiara (Napoli)|monastero di Santa Chiara]], che re [[Roberto d'Angiò|Roberto]] e la pia regina [[Sancha d'Aragona (1285-1345)|Sancia]] elevarono in questa parte di Napoli che si diceva «extra hortos», presso le mura e la porta cumana o «regale», e riccamente dotarono («Virginis hoc Clare templum struxere beate Postea dotarunt donis multisque bearunt», verseggia e rimeggia una delle iscrizioni del campanile), mi riporta al moto francescano, che con gli angioini si sparse anche nel mezzogiorno d'Italia. L'ideale del [[Francesco d'Assisi|poverello d'Assisi]] consolò la dolorosa Sancia, non amata dal regio consorte; e finì col mostrare la sua virtù sullo stesso re, il quale, vecchio, affranto per la morte dell'unico figliuolo, indossò l'abito di terziario, e in quell'abito volle essere sepolto in Santa Chiara, e così si vede steso sul sarcofago, attorniato dalle tombe dei figliuoli e nipoti. Pittori e scultori, venuti di Toscana, adornarono di affreschi giotteschi e di storie in rilievo la semplice chiesa francescana, dal tetto composto di grandi travi di legno scoperte, che doveva essere alcuni secoli dopo furiosamente invasa e brutalmente violata dal fasto dei cartocci, degli ori e delle ammanierate pitture, ma non sì che vi rimanessero affatto soffocate le espressioni, e quasi direi le proteste, della ingenua arte del Trecento. (da ''Un angolo di Napoli'', I, pp. 17-18) *{{NDR|La ''[[Tomba di Jacopo Sannazaro]]'', custodita all'interno della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina, a Napoli}} [...] si proverà sempre una commozione, quando, attraversata la piccola e ora povera chiesetta, che ha preso l'aria di una chiesa di villaggio, e girato dietro l'altar maggiore, ci si vede a un tratto, innanzi, la solenne mole marmorea della tomba del poeta. [...] Il critico d'arte troverà, come ha trovato, non poco da riprendere, sia nell'architettura e nelle proporzioni del mausoleo, sia nei particolari delle decorazioni, nelle due statue di Apollo e Minerva di disegno non puro, e nello stesso bassorilievo, confuso nella composizione ed esagerato nei movimenti delle figure. Ma, nonostante la scarsa originalità e la poca squisitezza dell'opera, l'effetto suo è grande come affermazione e celebrazione lussureggiante dell'arte classica del Sannazaro nel cuore dell'umile chiesetta cristiana. E in tutta quella gloria di simboli e di allegorie l'occhio cerca e affisa in alto il volto del poeta, grave e dolce, dai lineamenti segnati dalla mestizia, dallo sguardo da cui tralucono la genialità dell'arte e la bontà dell'animo affettuoso. (da ''La chiesetta di Jacopo Sannazaro'', pp. 225-226) *{{NDR|Sul ''[[San Michele che scaccia il demonio]]'' di Leonardo da Pistoia}} Fatto sta, che nel quadro del Pistoia quel bel volto di giovane donna, dai biondi capelli e dai dolci occhi, appare calmo, quasi sorridente, ed ella piega le braccia e le mani in molle atto voluttuoso, e par che non si accorga nemmeno della lancia che l'angelo le ha infitta sul dorso serpentino, sia che non la prenda molto sul tragico, sia che non voglia, pur nel languire morendo, scomporre la propria attraente vaghezza. E il dipinto destinato a colpire le fantasie per la terribilità del castigo inflitto a colei<ref>Secondo alcune indiscrezioni dell'epoca [[Vittoria Colonna|Vittoria d'Avalos]] che avrebbe tentato di sedurre il cardinale Diomede Carafa, committente del dipinto. {{cfr}} ''Storie e leggende napoletane'', pp. 228-229.</ref>che tentò scrollare una salda virtù, le sedusse invece con quell'immagine; e nel linguaggio del popolino dei contorni rimase come paragone di elogio: «Bella come il diavolo di Mergellina». (da ''La chiesetta di [[Iacopo Sannazzaro]]'', p. 229) *La [[Laura Terracina|Terracina]] si vantava che non le mancavano mai editori; e la cosa era vera. Segnatamente i ''Discorsi'' andarono a ruba, aiutati dalla voga del poema ariosteo e dalle figure onde li ornò il Giolito.<br> Ma ciò non impedisce l'altra verità, che i versi della Terracina mancano di qualsiasi pregio poetico e hanno assai scarso anche quello letterario, perché, in tanto raffinamento della forma estrinseca a quei tempi di accurata letteratura, si dimostrano per solito rozzi e scorretti. La Terracina non era né poeta né letterato elegante, ma piuttosto, un precone di lodi. Io non saprei immaginarla in altro atto che di perpetua cupida ricercatrice, e aspettatrice al varco, di qualcuno da lodare: «lodando or questo ed or quel cavaliere», come dice ella medesima; ella che (ripete altrove) «tanti e tanti Lodato ''ha'' in carte con ''sue'' basse rime». (da ''La casa di una poetessa'', p. 279) *[...] le vecchie leggende rapidamente tramontano nella odierna trasformazione edilizia e sociale di Napoli, e le nuove non nascono, o piuttosto noi non ce ne avvediamo, e se ne avvedranno i nostri posteri, quando raccoglieranno qualche frammento del nostro presente sentire e immaginare, reso vieppiù fantastico dalle esagerazioni tradizionali, circondato dal fascino dell'antico o del vecchio, e fissato sopra taluna delle nostre ora tanto vilipese architetture e sculture. E coloro, «che questo tempo chiameranno antico», lo chiameranno forse anche «il buon vecchio tempo», come noi ora diciamo della Napoli del Settecento, e già, quasi quasi, di quella anteriore al Sessanta. (da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', p. 332) ==''Un paradiso abitato da diavoli''== *[...] un [[popolo]] non è in grado di ribattere le calunnie come un individuo e alle sofistiche accuse scopre assai più indifeso il fianco che non gl'individui. Gli sciocchi, gl'ingenerosi, i combattitori a vuoto e con poca spesa e con poco rischio, i plebei di cuore e di mente, sono perciò sempre proclivi a ingiuriare i popoli [...] (p. 21) *Accade, d'altra parte, che, pur nella poco alacre vita civile e politica, l'umana virtù si affermi nei particolari, contrastando al generale, e talora negli episodi, e perfino essa sorga dal mezzo stesso dei vizi, come loro correlativo. Onde un popolo che non ha bastevole affetto per la cosa pubblica potrà avere assai vivo quello per la famiglia, per la quale sarà disposto a ogni sacrificio; un popolo indifferente avere la chiaroveggenza dell'indifferenza; un popolo poco operoso nei commerci e negli affari valer molto nella contemplazione dell'arte e nelle indagini dell'intelletto; un popolo privo di spirito di gloria saper ben cogliere il gonfio e il falso delle umane ambizioni e operare nel riso un lavacro di verità. E via discorrendo.<br/>Sulla logica di queste considerazioni, il popolo napoletano è stato perfino più volte difeso, e il suo atteggiamento verso la vita ha suscitato simpatie [...] [[Napoli]] è apparsa come un'oasi nella quale sia possibile ritrarsi per obliare, riposare e respirare in mezzo a un popolo che di politica non cura o, tutt'al più, la prende a mera materia di chiacchiera, e, chiacchierandone senza riscaldarsi, spesso la giudica con spregiudicato acume. (p. 25) *[...] se ancor oggi noi accettiamo senza proteste o per nostro conto rinnoviamo in diversa forma l'antico biasimo<ref>Il riferimento è al proverbio: Napoli è un paradiso abitato da diavoli.</ref>, e se, anzi, non lasciamo che ce lo diano gli stranieri o gli altri italiani ma ce lo diamo volentieri noi a noi stessi, è perché stimiamo che esso valga da sferza e da pungolo, e concorra a mantener viva in noi la coscienza di quello che è il dover nostro. E, sotto questo aspetto, c'importa poco ricercare fino a qual punto il detto proverbiale sia vero, giovandoci tenerlo verissimo per far che sia sempre men vero. (pp. 26-27) *{{NDR|Su [[Francesco Mazzarella Farao]]}} Uno di quei dotti a cui la dottrina nuoce. (p. 88) *I ''lazzari'' erano, dunque, l'infima classe dei proletari di [[Napoli]], quella classe che i sociologi moderni contrappongono al proletariato industriale, del quale infatti forma spesso l'antitesi e talvolta l'avversaria, col nome di «proletariato cencioso» (''Lumpenproletariat''). Naturalmente, codesti proletari napoletani, oltre i caratteri comuni dei proletari in generale, e in ispecie a quelli delle grandi città, hanno alcuni caratteri particolari, determinati dalle condizioni particolari del nostro paese. Qui il clima è mite, la vita relativamente facile, si può dormire all'aria aperta e nutrirsi di poco, far di meno di molte cose e per conseguenza esser disposti alla spensieratezza; La conformazione morale e intellettuale non spinge alla rivolta, ma inclina agli accomodamenti e alla rassegnazione (p. 89). *Una cosa, di cui non mi so dar pace, è che in Napoli siano spariti tutti gli {{sic|edifizi}} dei «[[Sedili di Napoli|Sedili]]» o «Seggi» della città.<br>Si pensi un po'! Per secoli e secoli, dal medioevo fino all'anno 1800, i seggi avevano rappresentato l'organamento della cittadinanza napoletana, la distinzione della nobiltà e del popolo, l'amministrazione municipale. «Cavaliere di seggio» era la denominazione usuale del patriziato, che risonava accompagnata da ammirazione e {{sic|reverenza}}: e aneddoti e novelle e commedie ne rimandavano a lor modo l'eco, quando si facevano a ritrarre scherzosamente i napoletani e le loro vanterie. Di una leggiadra gentildonna si madrigaleggiava, talvolta, che era un «fiore» del suo «seggio»; e «a la flor de Nido» è indirizzata una celebre canzone de [[Garcilaso de la Vega]]. Gli stemmi dei sedili – lo sfrenato cavallo di bronzo in campo d'oro di Nido, quello frenato in campo azzurro di Capuana, i tre verdi monti in campo d'argento di Montagna, la porta d'oro in campo azzurro di Portanova, l'Orione o, come si diceva popolarmente, il [[Leggenda di Colapesce|Pesce Nicolò]] di Porto – stavano innanzi agli occhi di tutti, familiari geroglifici, e il primo, il cavallo sfrenato, fu sovente tolto in {{sic|iscambio}} con lo stemma stesso della città di Napoli. (da ''I {{sic|seggi}} di Napoli'', p. 115) *Nelle lotte che {{sic|precessero}}, prepararono e accompagnarono la rivoluzione detta di [[Masaniello]], [[Giulio Genoino (XVII secolo)|Giulio Genoino]], che ne fu la mente direttrice, coltivava il concetto o l'utopia del pareggiamento dei due primi sedili nobili e del sedile del Popolo, che si sarebbero {{sic|dovuto}} dividere tra loro in parti uguali il governo della città. Utopia affatto anacronistica, di carattere medievale, perché la realtà effettuale era che i sedili invecchiavano, e invecchiava la nobiltà e il suo correlativo, il buon popolo; e fuori dei sedili così dei nobili come del popolo si {{sic|moveva}} la nuova vita sociale, gli avvocati, i letterati, i pubblicisti, tutti quelli che poi, nel secolo decimottavo, promossero le riforme e fecero la [[Repubblica Napoletana (1799)|rivoluzione dell'anno 99]].<br>Che cosa potevano essere agli occhi di costoro i sedili, che usurpavano l'amministrazione della città, e anzi addirittura la rappresentanza del Regno, in nome di una tradizione illanguidita, di classi sociali logore, e con gli abiti del servilismo e della vuota esteriorità formatisi durante il viceregno {{sic|spagnuolo}} e non certo radicalmente mutati durante il nuovo regno borbonico? (da ''I {{sic|seggi}} di Napoli'', pp. 122-123) *I gelati napoletani, «''les glaces à la napolitaine''», acquistarono reputazione e diffusione mondiale, sicché qualche dotto tedesco non dubiterebbe d'includerli (come è stato fatto per altre cose simili, per esempio la birra nei rispetti dell'influsso germanico) tra i maggiori ''Kultureinflüsse'', esercitati da Napoli. (pp. 147-148) *Il [[Palazzo Cellammare|palazzo Cellamare]] a Chiaia appare tutto chiuso e appartato dalla frequentata e rumorosa strada sottostante. Posto in alto, sul declivio della collina delle Mortelle, ha un po' l'aria di una fortezza e volge verso il riguardante una maestosa facciata rossastra, lavorata a mattoni, sopra un largo basamento bruno di grossi quadroni di piperno, con un corpo avanzato di costruzione. Un cancello di ferro lo segrega dalla strada: un albero di palma l'ombreggia: una ricca porta barocca, una sorta d'arco di trionfo, sorge più indietro, quasi decorazione da teatro, e sotto di essa passa un viale, che si dirige in salita, senza che dal basso si scorga dove {{sic|riesca}}.<br>Anche a osservarlo di fuori, dà all'occhio la mescolanza di severo e di pomposo, di cinquecento e di settecento, rispondente alle due età della costruzione e del rifacimento. (da ''Il Palazzo Cellamare a Chiaia e il principe di Francavilla'', p. 204) ==''La filosofia di Giambattista Vico''== *Il gesuita padre Domenico Lodovico (autore del distico, che si legge sotto il ritratto del Vico), ricevuta la seconda ''Scienza nuova'', mandò all'autore, con pratico senno, un po' di vino della cantina e un po' di pane della casa gesuitica della Nunziatella, con una graziosa letterina nella quale lo pregava di accettare ''codeste cosucce, comeché semplici, quando né pure il bambin Giesù rifiuta le rozze offerte dei pastorelli''. (p. 305) ==Citazioni su Benedetto Croce== *Al cerchio ristretto dei discepoli e amici di Croce – composto per lo più di uomini che rappresentano la cultura ufficiale (la scuola, le università, le accademie) io non ho mai appartenuto. Ma ho invece respirato l'aria di altri ambienti in cui l'insegnamento di Croce era penetrato per vie forse indirette. ([[Eugenio Montale]]) *Anche nell'archivio di Benedetto Croce è stata trovata una lettera di raccomandazione per [[Giambattista Vico]]. ([[Francesco De Lorenzo]]) *Benedetto Croce ha visto chiaramente che, per salvare l'unità dello [[spirito]], è necessario ammettere che in ogni frammento della realtà ci sia tutto lo spirito. Noi potremmo distinguere idealmente nello spirito alcune forme, ma questo non significa che ci possa essere in concreto una forma separata dalle altre. Così si potrebbe distinguere l'arte dalla scienza e dalla filosofia, ma un teorema di matematica o una legge fisica sarebbero sempre insieme arte, scienza e filosofia e altro, se altre forme spirituali si creda di dovere ammettere. ([[Sebastiano Timpanaro senior]]) *Coloro che immaginano un Croce che ha svalutato la scienza, soltanto perché dalla logica l'ha trasferita nella pratica, dimenticano che teoria e pratica sono presso il Croce un rapporto, sicché né la teoria è superiore all'azione né l'azione alla teoria; ma l'una e l'altra sono la perenne e dialettica sintesi della realtà. ([[Francesco Flora]]) *Croce [...] avrebbe potuto essere capo provvisorio dello Stato, se solo avesse accettato di candidarsi. [[Pietro Nenni]] gli aveva già promesso il voto dei socialisti, chiedendogli in cambio un segno di disponibilità. Ma il filosofo declinò con una nobile lettera: chissà, la storia d'Italia avrebbe potuto essere diversa, anticipando il centrosinistra. ([[Stefano Folli|Stefano Folli)]] *Croce è un caso rarissimo! Ed ecco che l'astuta tenacia che egli ha affermato lottando per un ventennio contro il [[fascismo]] – non all'estero ''ma restando in patria'' – ora ha la sua ricompensa. Il suo prestigio è enorme; il vecchio filosofo ha oggi più autorità morale, più influenza, più ''potere'' che qualsiasi uomo politico, [[Carlo Sforza|Sforza]] non eccettuato. Sforza emigrò. Croce non emigrò. Perciò Croce è più forte. Interessante nevvero?... Con me fu delizioso. Temevo, all'inizio, di trovarlo senile: ha quasi ottant'anni e li dimostra. Ma nella conversazione il volto pergamenaceo si animò; e {{NDR|a}} un tratto mi apparve giovane, o, quanto meno, senz'età: un agile coboldo pieno di saggezza e di umorismo. Parlò molto della [[Germania]], spesso con amarezza, ma poi di nuovo con ammirazione. Come intimamente gli è nota la poesia tedesca! Mi recitò [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] con una pronunzia tutta sua, ma senz'errore. ([[Klaus Mann]]) *Croce era convinto che l'istituto monarchico offrisse maggiori garanzie di laicità rispetto alla repubblica guidata dalla Democrazia cristiana. Per molti cattolici l'Italia era "il giardino del Vaticano". ([[Eugenio Scalfari]]) *Croce fu certamente uno straordinario studioso, un attento amministratore delle sue fortune intellettuali, un ricercatore capace e paziente. Fu anche un critico letterario che decisamente accettò soltanto quello che rientrava nel suo «sistema». Fu anche un uomo politico libero dalle strutture dei partiti e sempre con lo sguardo rivolto alla storia, oltre la cronaca. Ma, per tutti, è stato la testimonianza di come si possa vivere sul pianeta Terra con la illusione di essere immortali. ([[Francesco Grisi]]) *Croce resta sempre e non solo una gloria napoletana di rara qualità e di alte dimensioni [...] Egli vive come vivono i classici, che sembrano lontani e sono, in realtà, costantemente accanto a noi. ([[Giuseppe Galasso]]) *Croce scoprì che le sue idee filosofiche perdevano terreno di fronte alla neo-scolastica dei cattolici e alle eresie del rinnegato [[Giovanni Gentile|Gentile]]. Se in un primo tempo aveva salutato con favore l'autoritarismo del regime, ora non poteva sopportarne il cattivo gusto e il materialismo, la crassa ignoranza e la confusione mentale. Non ci si poteva aspettare che gente che aveva ricevuto il suo tipo di educazione liberale desse la propria approvazione a un credo fondato sul misticismo irrazionale, né al fatto che Mussolini incoraggiasse la cultura soprattutto per ragioni di prestigio nei confronti del mondo esterno. ([[Denis Mack Smith]]) *«Da sempre», ho detto: perché, venuto su in ambiente di cultura e crescendo in età di ragione quando a [[Napoli]] il nome di Benedetto Croce si diffondeva occupando ogni anno più spazio nella mente dei suoi coetanei, mi è impossibile di risalire ad un momento in cui a me quel nome fosse ignoto. Anzi posso dire di averlo fin da ragazzo, cogliendolo sulle labbra di altri (forse di [[Vittorio Spinazzola]], forse di [[Francesco Saverio Nitti]]), sentito come un bellissimo nome, esprimente già nel suono e nella connessione delle due parole l'alta personalità di chi lo portava. ([[Vincenzo Arangio-Ruiz]]) *Di quei tristi anni Benedetto Croce fu veramente il faro e la guida. ([[Barbara Allason]]) *E un altro sorrisetto, ma un po' più sardonico, regalò a un ritratto di [[Paul Valéry|Valéry]] che illustrava un articolo sui «Charmes». «Vi pare un poeta?» ci chiese. Osammo rispondere di sì. «Fa a volte bei versi, ma li fabbrica con la macchina dell'intelletto... Ma anche l'intelletto suo è disorganico, frammentario. È un dilettante dell'intelligenza». Restammo perplessi, forse impersuasi. E forse se ne accorse, ma finse di niente, e continuò a conversare amabilmente. ([[Giovanni Titta Rosa]]) *[[Giustino Fortunato]] e Benedetto Croce rappresentano [...] le chiavi di volta del sistema meridionale e, in un certo senso, sono le due più grandi figure della reazione italiana. ([[Antonio Gramsci]]) *I suoi libri e i suoi articoli erano per me – come per tanti altri – quello che gli scritti dei poeti, filosofi e storici di una volta erano stati per la generazione del Risorgimento. Quello che sentivamo, Croce ce lo diceva in parole chiare e diritte... Quando lo scoraggiamento – come talvolta avveniva – s'impadroniva di me, bastava pensare... ([[Massimo Salvadori]]) *Il Croce evitò con cura i tecnicismi d'ogni sorta: lo "aborrimento del gergo filosofico, che spesso cela l'incertezza e l'oscurità del pensiero" e la sua inclinazione a "servirsi del linguaggio ordinario" sono da lui esplicitamente dichiarate [...] giova non poco a conferire limpidezza alla pagina crociana. ([[Tullio De Mauro]]) *Il Croce, per conto suo, fu meno crociano di molti suoi seguaci per il fatto che in lui il temperamento, il gusto, non furono quasi mai sopraffatti dai suoi schemi teorici. ([[Leo Valiani]]) *Il Croce si è sempre trovato a suo agio di fronte ad artisti pienamente «sliricati», totalmente aderenti a un motivo fondamentale, a uno stato d'animo unitario. Artisti come [[Ludovico Ariosto|Ariosto]] e [[Giovanni Verga|Verga]] perevano nati apposta per lui perché ogni loro pagina li contiene per intero. ([[Leo Valiani]]) *Il merito di Croce fu di far piazza pulita, con spirito dialettico, di ogni misura estrinseca alla sostanza delle opere; [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]] ne fu impedito dal suo classicismo. ([[Theodor W. Adorno]]) *In fondo Croce era un campione di ignoranza scientifica e dunque di ignoranza ''tout court'', oltre che un paladino delle cause perse. ([[Piergiorgio Odifreddi]]) *Innanzi alla corsa della maggior parte degli uomini di cultura di ogni paese a porre la scienza a servizio dei compiti della guerra, Croce fu allora tra i pochissimi che tenne fede al dovere verso la Verità, ed il solo, in [[Italia]], a scrivere e a combattere apertamente le nuove storture mentali e morali. ([[Vittorio de Caprariis]]) *La più efficace difesa della civiltà e della cultura... si è avuta in Italia, per opera di Benedetto Croce. Se da noi solo una frazione della classe colta ha capitolato di fronte al nemico... a differenza di quel che è avvenuto in [[Germania]], moltissimo è dovuto al Croce. ([[Guido De Ruggiero]]) *La protesta per il passo della morte è più religiosa che la sua accettazione, e il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] è più religioso del Croce. Dal Leopardi possono venire le aperture pratiche religiose, dal Croce può venire il servizio ai valori. Il Croce è greco-europeo, perché la civiltà [[Europa|europea]] porta al suo sommo l'affermazione dei valori. Il Leopardi comprende questi (le virtù), ma cerca gl'individui, e li vede morire, non li trova più, sono i morti. È aperto, dunque, al tu; in potenza ci sono le aperture pratiche religiose. ([[Aldo Capitini]]) *Ma Croce, che proprio a due passi da qui, in mezzo ai suoi libri nella casa di calata Trinità Maggiore, odiava il fascismo e che per venticinque anni poté pubblicare i fascicoli della “Critica” e scrivere liberamente, ebbene: questo Croce valeva per Mussolini molto più di un Croce martirizzato, ridotto al silenzio o addirittura esiliato… ([[Sándor Márai|Sandor Marai]]) *Ma se di Croce restasse un solo pensiero, quello secondo il quale lui prestava fede alla lettera delle cose espresse, alla resa concreta di ogni arte, basterebbe da solo a tener diritta per la vita la spina dorsale di uno scrittore contro ogni confusione di lingua, distrazione dall'uomo e dalla «parola» nel significato «[[Francesco Flora|floriano]]» del termine. ([[Domenico Rea]]) *Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che manifesta in sé la piu piccola traccia del vecchio pessimismo imbecille, denigratore e straccione che ha caratterizzata la vecchia Italia ormai sepolta, la vecchia Italia [...] di professori pacifisti (tipo Benedetto Croce, [[Claudio Treves]], [[Enrico Ferri]], [[Filippo Turati]]). (''[[Manifesti futuristi]]'') *Nella prima frattura tra Croce e Gentile è Croce il più vicino al fascismo originario. È Croce a immettere nella cultura italiana Georges Sorel che è uno dei primi riferimenti culturali del fascismo, è Croce che parla, sia pure in una dimensione critica, di Stato etico; è Croce che persino incoraggia il fascismo e lo paragona alle orde sanfediste del cardinale Ruffo, ritenendo che il fascismo abbia la funzione di spazzare il campo dal bolscevismo e dalla crisi spirituale e di rimettere in piedi l'autorevole Stato italiano. Ricordo infine che è Croce a suggerire Gentile come ministro della pubblica istruzione per realizzare quel progetto di riforma della scuola che lui, da ministro, aveva avviato in epoca giolittiana. In questa visione, il fascismo ha per Croce una funzione propedeutica al ripristino del vero liberalismo. ([[Marcello Veneziani]]) *Non capisce, ma non capisce con autorità e competenza. ([[Leo Longanesi]]) *Perché ho votato per la monarchia? Ero liberale e crociano. E Croce riteneva che soltanto la monarchia avrebbe potuto arginare la pressione del Vaticano. ([[Eugenio Scalfari]]) *Potei invece pochi giorni dopo vedere a Napoli un vero esiliato di particolar natura: Benedetto Croce. Per decenni era stato il capo spirituale della gioventù, aveva poi avuto, come senatore e come ministro, tutti gli onori esteriori del paese, sin che la sua opposizione al fascismo lo mise in conflitto con Mussolini. Rinunciò alle cariche e si trasse in disparte; ma questo non bastò agli intransigenti, che volevano spezzare e, se necessario, anche punire la sua opposizione. Gli studenti, che oggi, in contrasto al passato, sono dovunque le truppe d'avanguardia della reazione, gli assaltarono la casa e gli ruppero i vetri. Ma quell'uomo piccoletto e piuttosto pingue, dagli occhi intelligenti ed arguti, che sembrerebbe a tutta prima un comodo borghese, non si lasciò intimidire. Non lasciò il paese, rimase in casa sua dietro il gran bastione dei suoi libri, benché venisse invitato da università americane e straniere. ([[Stefan Zweig]]) *Proveniva dal Settecento europeo; armato di tutte le armi della Ragione e della Certezza. La solare perentorietà della storia lo domina e lo possiede; organizza e architetta il suo pensiero, lo dispone in un linguaggio vasto, ricco, fluente: un grande fiume di primavera, in pianura. Croce pensa per sé e per tutti; l'Enciclopedia storica e filosofica ch'egli rappresenta risponde a tutte le necessità. Egli non dimentica e non dubita: le sue certezze riposano sull'archivio e lo schedario. ([[Giovanni Artieri]]) *Secondo Croce, nessun sostanziale e intimo rapporto rilega l'[[opera d'arte]] al proprio tempo. In quanto prodotto di una personalità estetica, l'opera d'arte è fuori del suo tempo e di tutti i tempi. Non si può fare storia dell'arte perché, essendo fuori del tempo, l'arte è fuori della storia. La critica deve contentarsi di saggi sparsi, di monografie isolate, consacrate ciascuna a delineare le caratteristiche e la genesi di una personalità estetica. ([[Adriano Tilgher]]) *Se Gentile fu spesso il filosofo delle identificazioni, e soluzioni, meramente verbali, Croce fu sempre sollecito soprattutto della distinzione, ossia della chiarezza concettuale, giustamente memore del compito assegnato da [[Johann Friedrich Herbart|Herbart]] alla filosofia, di ''Bearbeitung der Begriffen''<ref>Elaborazione di concetti.</ref>. Solo che, fino dalle origini, egli si mosse piuttosto nell'ambito di determinazioni negative e polemiche (mostrando che cosa ''non è'' l'arte, che cosa ''non è'' il diritto), riducendo il positivo a sistemazioni classificatorie (l'arte è conoscenza, è la conoscenza dell'individuale, è intuizione) rischiando di precludersi, con la profonda radice unitaria delle distinzioni, il processo del reale, senza per questo individuare, nelle loro nervature, piani e strutture dell'esperienza. ([[Eugenio Garin]]) *V'è in Italia un nuovo dogma: il dogma di una nuova immacolata concezione; e l'immacolata concezione è l'Estetica di Benedetto Croce. ([[Enrico Thovez]]) ===[[Karl Vossler]]=== *Altra conquista dell'estetica del Croce è il superamento della concezione naturalistica dell'opera d'arte come di una cosa già bell'e fatta, compiuta secondo determinati principii o regole tecniche, come un prodotto o un manufatto pratico. Perciò i cosiddetti generi letterarii (epica, drammatica, romanzo ecc.) hanno per lui un valore soltanto quali semplici espedienti di classificazione, come costruzioni che servono per orientarsi; le quali peraltro ostacolano, piuttosto che favorire, la comprensione del valore estetico d'un'opera d'arte. La critica della tecnica artistica d'un poeta rimane relegata nella descrizione dell'esteriore, fintantoché essa non viene approfondita a critica dell'ispirazione del poeta e in essa risolta. *L'arte per il Croce è un'attività contemplativa senza alcun interesse pratico, una visione creativa della realtà quale individualità. Come in un sogno, per lo spirito artistico il mondo si trasforma in parole, in suoni, in colori, in linee e via dicendo. *L'estetica determina nei suoi tratti fondamentali tutto il sistema filosofico del Croce. Il Croce ha superato tanto rapidamente quanto energicamente il panestetismo degli esteti e dei futuristi, vale a dire la teoria che ogni conoscenza è intuitiva e poetica e che la vita sia un giuoco o un'opera d'arte, e con ogni mezzo continua a combattere questi pervertimenti. Egli è ben lontano dal voler sostituire il pensiero logico o l'azione morale con l'estetica. Al contrario, la conoscenza logica rappresenta per lui un grado superiore all'intuitiva, e l'agire un grado superiore al conoscere, che ne è il presupposto. ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Benedetto Croce, ''Ariosto, Shakespeare e Corneille'', Laterza, Bari, 1968. *Benedetto Croce, ''Breviario di estetica'', G. Laterza e Figli, Bari, 1912. *Benedetto Croce, ''Filosofia, poesia, storia'', Riccardo Ricciardi, Napoli, 1955. *Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/larivoluzionenap00crocuoft/page/n8/mode/1up La rivoluzione napoletana del 1799. {{small|Biografie, racconti, ricerche}}]'', terza edizione aumentata, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1912. *Benedetto Croce, ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', in ''Storie e leggende napoletane'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 1990. ISBN 978-88-459-1487-4 *Benedetto Croce, ''Nuove pagine sparse'', G. Laterza e Figli, Bari, 1966. *Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/lapoesiadidante17croc/page/2/mode/2up La poesia di Dante]'', Laterza, Bari, 1921. *Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/poesiaenonpoesia18crocuoft Poesia e non poesia. {{small|Note sulla letteratura europea del secolo decimonono}}]'', G. Laterza e Figli, Bari, 1923. *Benedetto Croce, ''Storia d'Italia dal 1871 al 1915'', Bibliopolis, Napoli, 2004. ISBN 978-88-7088-402-9 *Benedetto Croce, ''Storia d'Europa nel Secolo Decimonono'', Laterza, Bari, 1965. *Benedetto Croce, ''Storia del Regno di Napoli'', a cura di Giuseppe Galasso, Adelphi, Milano, 1992. ISBN 88-459-0949-2. *Benedetto Croce, ''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte'', a cura di Giuseppe Galasso, Adelphi, Milano, 2017. ISBN 978-88-459-3220-5. *Benedetto Croce, ''Storie e leggende napoletane'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2010<sup>8</sup>. ISBN 978-88-459-1487-4.</ref> *Benedetto Croce, ''Teoria e storia della storiografia'', a cura di Edoardo Massimilla e Teodoro Tagliaferri, Bibliopolis, Napoli, 2007. ISBN 978-887088-446-3. *Benedetto Croce, ''Un paradiso abitato da diavoli'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2006. ISBN 88-459-2036-4 ==Voci correlate== *[[Elena Croce]], figlia *[[Benedetta Craveri]], nipote ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte|''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte''|(1893)}} {{Pedia|La letteratura della nuova Italia|''La letteratura della nuova Italia''|(1914)}} {{Pedia|Teoria e storia della storiografia|''Teoria e storia della storiografia''|(1917)}} {{Pedia|Storie e leggende napoletane|''Storie e leggende napoletane''|(1919)}} {{Pedia|Storia del Regno di Napoli|''Storia del Regno di Napoli''|(1925)}} {{Pedia|Uomini e cose della vecchia Italia|''Uomini e cose della vecchia Italia''|(1927)}} {{Pedia|La storia come pensiero e come azione|''La storia come pensiero e come azione''|(1938)}} {{DEFAULTSORT:Croce, Benedetto}} [[Categoria:Antifascisti italiani]] [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Filosofi italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] ch0mkvgyeawpp0naji500i09rlk8pzl Fusi di testa 2 - Waynestock 0 3436 1412797 1123459 2026-05-06T21:16:15Z Homer 215 /* Frasi */ +1 1412797 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano=Fusi di testa 2 |titolooriginale=Wayne's World 2 |paese=Usa |anno=1993 |genere=Commedia |regista=[[Stephen Surjik]] |sceneggiatore= [[Mike Myers]], [[Bonnie Turner]], [[Terry Turner]] |attori= *[[Mike Myers]]: Wayne Campbell *[[Dana Carvey]]: Garth Algar *[[Lee Tergesen]]: Terry *[[Dan Bell]]: Neil *[[Tia Carrere]]: Cassandra Wong *[[Christopher Walken]]: Bobby Cahn *[[Gavin Grazer]]: Scott *[[Ed O'neill]]: Glen *[[Tim Meadows]]: Sammy Davis Jr. *[[Kevin Pollak]]: Jerry Segel *[[Ralph Brown]]: Del Preston *[[James Hong]]: Jeff Wong *[[Kim Basinger]]: Honey Gode' (Hornee) *[[Chris Farley]]: Milton *[[Michael A. Nickles]]: Jim Morrison *[[Drew Barrymore]]: Bjerger Kjergen *[[Harry Shearer]]: Dan Il Bello *[[Charlton Heston]]: Attore Bravo *[[Heather Locklear]]: Heather Locklear *[[Jay Leno]]: Jay Leno |doppiatori italiani= *[[Francesco Prando]]: Wayne Campbell *[[Pino Ammendola]]: Garth Algar *[[Laura Boccanera]]: Cassandra Wong *[[Gino La Monica]]: Bobby Cahn *[[Tonino Accolla]]: Sammy Davis Jr. *[[Massimo Giuliani]]: Jerry Segel *[[Mino Caprio]]: Del Preston *[[Riccardo Rossi (attore)|Riccardo Rossi]]: Milton *[[Pino Insegno]]: Jim Morrison *[[Angelo Maggi]]: Dan Il Bello *[[Stefano De Sando]]: Attore Bravo |note= }} '''''Fusi di testa 2''''', film statunitense del 1993 con [[Mike Myers]], [[Tia Carrere]] e [[Kim Basinger]], regia di [[Stephen Surjik]]. {{tagline|Riderete di nuovo! Piangerete di nuovo! Vi scalderete di nuovo!}} == Frasi == * Ora abbiamo finalmente un covo stendignocche. ('''Garth''') * State ascoltando P O R C O, Radio Porco, tutto rock a tutto spiano! ('''Radio''') * Dio, Dan il bello è una forza, avrà un milione di smutandandate, scommetto che è un mega rimorchia gnocche strasdrumoso. ('''Garth''') * Buona notte e godi forte! ('''Wayne''') * Mi crescono tanti peli nei posti più strani, non vorrei che mi stessi trasformando nell'uomo nelle nevi. ('''Wayne''') * È Dan il bello che vi scuote quando mancano cinque a sinistra dei nove rintocchi. ('''Dan il bello''') * È schizoide, stropiccioso! ('''Garth''') * Ho dovuto pestarli a morte, li ho pestati con le proprie scarpe. ('''Del Preston''') * Piacere signorina Godere. ('''Garth''') * Molto bene signore e signori: bisogna essere in due per mandare avanti un concerto. Uno sta dietro le quinte e uno davanti alle quinte. Due. Perché un uomo soltanto, non potrà mai riuscirci. ('''Del Preston''') * Sei un devastagnocche amico! ('''Garth''') * Io questo momento sono sedici minuti passati la grande ora, vero Signor urlo? ('''Dan il bello''') * Che pistolone sembra un bazooka... ('''Garth''') * Sarà una strafica ma è matta! ('''Garth''') * Ora se tu vuoi scusarmi, me ne andrei a svomitazzare. ('''Garth''') * Grazie Jim... grazie un sacco... di merda. ('''Wayne''') == Dialoghi == * '''Wayne''': E chi è questa vecchia? <br/> '''Del Preston''': È la mia vecchia appunto. * '''Impiegato''': Che c'è? Qualcosa non va? <br/> '''Wayne''': Cosa vuol dire? <br/>'''Impiegato''': È il mio occhio non è vero? <br/>'''Gart''': Per qualche motivo dovremmo fissare il suo occhio? C'è forse qualcosa che non va in quel suo occhio strano? * '''Honey''': Una sera di queste, ti va una [[cena]] per caso? <br/>'''Garth''': Oh a me la cena va tutte le sere! * '''Honey''': Voglio essere franca! <br/>'''Garth''': Ti dispiace se io rimango Garth? * '''Garth''': Di' un po' [[Jim Morrison]] ti ha dato l'indirizzo esatto di questo Del Preston? <br/>'''Wayne''': Sì! Ha detto esattamente Londra, Inghilterra. <br/>'''Garth''': Sdrumoso! * '''Garth''': Quella è l'edizione aggiornata di Unix? <br/> '''Betty Jo''': Già... <br/> '''Garth''': Sguiscioso! * '''Wayne''': Jim, perché dovevo mettere su questo concerto? <br /> '''Jim Morrison''': Beh, perché dovevi imparare che non è assolutamente importante quello che fai. Cassandra ti ama per quello che tu sei...e che essere adulti significa...affrontare tutte le proprie responsabilità, trovando anche il tempo per divertirsi. <br /> '''Wayne''': Strumoso! È come tornare a casa il venerdì, appena finita la scuola, e mettersi subito a studiare...perché così almeno hai tutto il sabato libero per fare casino. <br/> '''Jim Morrison''': No, mi piace di più come l'ho detto io. <br /> '''Wayne''': Ah, va bene. Ok. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{Fusi di testa}} [[Categoria:Film commedia]] ihzbhq9272g36yz1rx86vz2hcnuvtd3 1412798 1412797 2026-05-06T21:17:10Z Homer 215 /* Dialoghi */ Interlineee 1412798 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano=Fusi di testa 2 |titolooriginale=Wayne's World 2 |paese=Usa |anno=1993 |genere=Commedia |regista=[[Stephen Surjik]] |sceneggiatore= [[Mike Myers]], [[Bonnie Turner]], [[Terry Turner]] |attori= *[[Mike Myers]]: Wayne Campbell *[[Dana Carvey]]: Garth Algar *[[Lee Tergesen]]: Terry *[[Dan Bell]]: Neil *[[Tia Carrere]]: Cassandra Wong *[[Christopher Walken]]: Bobby Cahn *[[Gavin Grazer]]: Scott *[[Ed O'neill]]: Glen *[[Tim Meadows]]: Sammy Davis Jr. *[[Kevin Pollak]]: Jerry Segel *[[Ralph Brown]]: Del Preston *[[James Hong]]: Jeff Wong *[[Kim Basinger]]: Honey Gode' (Hornee) *[[Chris Farley]]: Milton *[[Michael A. Nickles]]: Jim Morrison *[[Drew Barrymore]]: Bjerger Kjergen *[[Harry Shearer]]: Dan Il Bello *[[Charlton Heston]]: Attore Bravo *[[Heather Locklear]]: Heather Locklear *[[Jay Leno]]: Jay Leno |doppiatori italiani= *[[Francesco Prando]]: Wayne Campbell *[[Pino Ammendola]]: Garth Algar *[[Laura Boccanera]]: Cassandra Wong *[[Gino La Monica]]: Bobby Cahn *[[Tonino Accolla]]: Sammy Davis Jr. *[[Massimo Giuliani]]: Jerry Segel *[[Mino Caprio]]: Del Preston *[[Riccardo Rossi (attore)|Riccardo Rossi]]: Milton *[[Pino Insegno]]: Jim Morrison *[[Angelo Maggi]]: Dan Il Bello *[[Stefano De Sando]]: Attore Bravo |note= }} '''''Fusi di testa 2''''', film statunitense del 1993 con [[Mike Myers]], [[Tia Carrere]] e [[Kim Basinger]], regia di [[Stephen Surjik]]. {{tagline|Riderete di nuovo! Piangerete di nuovo! Vi scalderete di nuovo!}} == Frasi == * Ora abbiamo finalmente un covo stendignocche. ('''Garth''') * State ascoltando P O R C O, Radio Porco, tutto rock a tutto spiano! ('''Radio''') * Dio, Dan il bello è una forza, avrà un milione di smutandandate, scommetto che è un mega rimorchia gnocche strasdrumoso. ('''Garth''') * Buona notte e godi forte! ('''Wayne''') * Mi crescono tanti peli nei posti più strani, non vorrei che mi stessi trasformando nell'uomo nelle nevi. ('''Wayne''') * È Dan il bello che vi scuote quando mancano cinque a sinistra dei nove rintocchi. ('''Dan il bello''') * È schizoide, stropiccioso! ('''Garth''') * Ho dovuto pestarli a morte, li ho pestati con le proprie scarpe. ('''Del Preston''') * Piacere signorina Godere. ('''Garth''') * Molto bene signore e signori: bisogna essere in due per mandare avanti un concerto. Uno sta dietro le quinte e uno davanti alle quinte. Due. Perché un uomo soltanto, non potrà mai riuscirci. ('''Del Preston''') * Sei un devastagnocche amico! ('''Garth''') * Io questo momento sono sedici minuti passati la grande ora, vero Signor urlo? ('''Dan il bello''') * Che pistolone sembra un bazooka... ('''Garth''') * Sarà una strafica ma è matta! ('''Garth''') * Ora se tu vuoi scusarmi, me ne andrei a svomitazzare. ('''Garth''') * Grazie Jim... grazie un sacco... di merda. ('''Wayne''') == Dialoghi == * '''Wayne''': E chi è questa vecchia? <br/> '''Del Preston''': È la mia vecchia appunto. * '''Impiegato''': Che c'è? Qualcosa non va? <br/> '''Wayne''': Cosa vuol dire? <br/>'''Impiegato''': È il mio occhio non è vero? <br/>'''Gart''': Per qualche motivo dovremmo fissare il suo occhio? C'è forse qualcosa che non va in quel suo occhio strano? * '''Honey''': Una sera di queste, ti va una [[cena]] per caso? <br/>'''Garth''': Oh a me la cena va tutte le sere! * '''Honey''': Voglio essere franca! <br/>'''Garth''': Ti dispiace se io rimango Garth? * '''Garth''': Di' un po' [[Jim Morrison]] ti ha dato l'indirizzo esatto di questo Del Preston? <br/>'''Wayne''': Sì! 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('''Garth''') * Sarà una strafica ma è matta! ('''Garth''') * Ora se tu vuoi scusarmi, me ne andrei a svomitazzare. ('''Garth''') * Grazie Jim... grazie un sacco... di merda. ('''Wayne''') == Dialoghi == * '''Wayne''': E chi è questa vecchia? <br/> '''Del Preston''': È la mia vecchia appunto. * '''Impiegato''': Che c'è? Qualcosa non va? <br/> '''Wayne''': Cosa vuol dire? <br/>'''Impiegato''': È il mio occhio non è vero? <br/>'''Gart''': Per qualche motivo dovremmo fissare il suo occhio? C'è forse qualcosa che non va in quel suo occhio strano? * '''Honey''': Una sera di queste, ti va una [[cena]] per caso? <br/>'''Garth''': Oh a me la cena va tutte le sere! * '''Honey''': Voglio essere franca! <br/>'''Garth''': Ti dispiace se io rimango Garth? * '''Garth''': Di' un po' [[Jim Morrison]] ti ha dato l'indirizzo esatto di questo Del Preston? <br/>'''Wayne''': Sì! Ha detto esattamente Londra, Inghilterra. <br/>'''Garth''': Sdrumoso! * '''Garth''': Quella è l'edizione aggiornata di Unix? <br/> '''Betty Jo''': Già... <br/> '''Garth''': Sguiscioso! * '''Wayne''': Jim, perché dovevo mettere su questo concerto? <br /> '''Jim Morrison''': Beh, perché dovevi imparare che non è assolutamente importante quello che fai. Cassandra ti ama per quello che tu sei...e che essere adulti significa...affrontare tutte le proprie responsabilità, trovando anche il tempo per divertirsi. <br /> '''Wayne''': Strumoso! È come tornare a casa il venerdì, appena finita la scuola, e mettersi subito a studiare...perché così almeno hai tutto il sabato libero per fare casino. <br/> '''Jim Morrison''': No, mi piace di più come l'ho detto io. <br /> '''Wayne''': Ah, va bene. 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('''Radio''') * Dio, Dan il bello è una forza, avrà un milione di smutandandate, scommetto che è un mega rimorchia gnocche strasdrumoso. ('''Garth''') * Buona notte e godi forte! ('''Wayne''') * Mi crescono tanti peli nei posti più strani, non vorrei che mi stessi trasformando nell'uomo nelle nevi. ('''Wayne''') * È Dan il bello che vi scuote quando mancano cinque a sinistra dei nove rintocchi. ('''Dan il bello''') * È schizoide, stropiccioso! ('''Garth''') * Ho dovuto pestarli a morte, li ho pestati con le proprie scarpe. ('''Del Preston''') * Piacere signorina Godere. ('''Garth''') * Molto bene signore e signori: bisogna essere in due per mandare avanti un concerto. Uno sta dietro le quinte e uno davanti alle quinte. Due. Perché un uomo soltanto, non potrà mai riuscirci. ('''Del Preston''') * Sei un devastagnocche amico! ('''Garth''') * Io questo momento sono sedici minuti passati la grande ora, vero Signor urlo? ('''Dan il bello''') * Che pistolone sembra un bazooka... ('''Garth''') * Sarà una strafica ma è matta! ('''Garth''') * Ora se tu vuoi scusarmi, me ne andrei a svomitazzare. ('''Garth''') * Grazie Jim... grazie un sacco... di merda. ('''Wayne''') == Dialoghi == {{cronologico}} * '''Wayne''': E chi è questa vecchia? <br/> '''Del Preston''': È la mia vecchia appunto. * '''Impiegato''': Che c'è? Qualcosa non va? <br/> '''Wayne''': Cosa vuol dire? <br/>'''Impiegato''': È il mio occhio non è vero? <br/>'''Gart''': Per qualche motivo dovremmo fissare il suo occhio? C'è forse qualcosa che non va in quel suo occhio strano? * '''Honey''': Una sera di queste, ti va una [[cena]] per caso? <br/>'''Garth''': Oh a me la cena va tutte le sere! * '''Honey''': Voglio essere franca! <br/>'''Garth''': Ti dispiace se io rimango Garth? * '''Garth''': Di' un po' [[Jim Morrison]] ti ha dato l'indirizzo esatto di questo Del Preston? <br/>'''Wayne''': Sì! 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AGGIUNGI QUI UNA NUOVA VOCE: NON DIMENTICARE IL SEPARATORE "{{,}}" --> [[Joseph Spencer Kennard]]{{,}} [[Pietro Zuliani]]{{,}} [[Ermenegildo Pini]]{{,}} [[Giovanni Bujovich]]{{,}} [[Francesco Maria De Regi]]{{,}} [[Gabriele Manfredi]]{{,}} [[Dionisio Andrea Sancassani]]{{,}} [[La città dei ragazzi]]{{,}} [[Tom Young (scrittore)]]{{,}} [[Caduta libera (romanzo)]]{{,}} [[Piero Leonardi]]{{,}} [[Rodolfo Dalla Mora]]{{,}} [[Sfida tra i ghiacci]]{{,}} [[Report]]{{,}} [[Shepard B. Clough]]{{,}} [[Bassa marea (film 1950)]]{{,}} [[Smiling Friends]]{{,}} [[Enrico Cocchia]]{{,}} [[Lassù qualcuno mi ama]]{{,}} [[I ponti di Madison County]]{{,}} [[Delfino Orsi]]{{,}} [[La legge del capestro]]{{,}} [[Ernesto Monaci]]{{,}} [[Jacopo Bartolomeo Beccari]]{{,}} [[Tito Bassetti]]{{,}} [[Angelo Angelucci]]{{,}} [[Lago Vittoria]]{{,}} [[Palazzo Borromeo (Isola Bella)]]{{,}} [[Infiltrato speciale]]{{,}} [[Montalcino]] <!-- NON DIMENTICARE DI TOGLIERE L'ULTIMO SEPARATORE "{{,}}" --></div><noinclude> [[Categoria:Template selezione]] </noinclude> n5ciut9ywmknmo1jdawfq3v4ovlue7m Anton Giulio Barrili 0 7829 1412764 1404027 2026-05-06T13:17:22Z Gaux 18878 /* Citazioni su Anton Giulio Barrili */ Joseph Spencer Kennard 1412764 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:Illustrazione Universale - 1874 n. 1-2 - Anton Giulio Barrili.jpg|thumb|Anton Giulio Barrilli, 1874]] {{indicedx}} '''Anton Giulio Barrili''' (1836 – 1908), patriota e scrittore italiano. ==Citazioni di Anton Giulio Barrilli== *Brutto, davvero, brutto di fuori; ma buono di dentro come i [[tartufo|tartufi]].<ref>Da ''I rossi e i neri'', F.lli Treves, Milano, 1906, [[s:I rossi e i neri/Secondo volume/XVI|vol. II, XVI]].</ref> *[...] come i [[Genovesi]], di dovunque venuti, son [[Liguria|Liguri]], così tutti i Liguri son Genovesi.<ref>Citato in Massimo Quaini, ''Nel segno di Giano. Un ritratto fra mito, storia e geografia'', in Dino Puncuh (a cura di), ''Storia di Genova. Mediterraneo, Europa, Atlantico'', Genova, 2003, p. 31</ref> *È proprio di [[Napoli]] che si può ripetere con un famoso personaggio: qual è quel gentiluomo che non ha scritto una tragedia? Con questa variante, per altro, che la moda delle tragedie essendo passata, quei giovanetti egregi si erano dati al dramma e alla commedia; ingannando gli ozî signorili nel culto delle Muse, "cui giovano le quinte e la ribalta". La nobiltà napoletana segue in {{sic|cotesto}} le tradizioni del suo duca di Ventignano e del suo barone (sic)<ref>Nel testo citato.</ref> Genoino. Parte coltiva ancora gli studî classici, sotto gli auspici di Gargallo e di [[Basilio Puoti]]; parte si è data con ardore alla scuola moderna, e va sull'orme di [[Eugenio Scribe]] e di [[Alfred de Musset|Alfredo de Musset]]. Ma gli uni e gli altri, col loro culto per la scena, ci fanno fede che l'amore delle lettere è sempre vivo nel seno dell'aristocrazia del Sebeto, diversa in ciò da quella di tante altre città italiane. Epperò va lodata, e tutti debbono augurarsi che i baci delle Muse, una volta dati, non vadano perduti.<ref>Da ''Cuor di ferro e cuor d'oro'',Treves, Milano, 1879, pp. 7-8; citato in [[Benedetto Croce]], ''La letteratura della nuova Italia, Saggi critici'', vol. IV, Giuseppe Laterza & Figli, Bari, 1922, pp. 311-312.</ref> ==''Galatea''== ===[[Incipit]]=== Rinaldo a Filippo. {{destra|Corsenna, 7 luglio 18...}} Notizie mie? Eccole. Son venuto qua, come sai, per dar pace a questi poveri nervi; e ci lavoro alacremente, chiudendomi nell'inerzia più fitta. Bada, io non so quanto sia vero che ai giorni nostri i nervi si sciupino più di prima, nella gran varietà e nella troppa intensità delle sensazioni: ma è certo che oggi come prima lo strapazzo nuoce ad ogni organismo, e certissimo poi che il tuo vecchio amico aveva bisogno di questo riposo; tanto gli pare d'esser tuttavia sfiaccolato. Pure non faccio nulla, assolutamente nulla; questa lettera, che viene un po' tardi in risposta al tuo cortese biglietto, è la prima fatica dopo un mese di quiete. Già, non potrei far nulla, anche volendo. Non sento più; e se, come dice il filosofo, niente può essere nell'intelletto che non sia stato prima nel senso, io posso stimarmi finito, e metter magari l'appigionasi in fronte, come sulla facciata d'una casa vuota. Che bella cosa, dopo tutto, non sentir nulla; esser libero e netto d'ogni cura del mondo circostante; udendo senza commuoversi, vedendo senza partecipare, vivendo la vita dello specchio, che riflette tranquillamente ogni cosa e sorride! Ma sì, un po' d'ironia nel fondo ce la dovrebbe avere anche lui; per virtù, non foss'altro, degl'ingredienti che lo rendono opaco. Quel po' d'ironia non è finalmente la meno feroce delle nostre vendette? e il genere umano, salva sempre la immagine del suo creatore, non meriterebbe di peggio? ===Citazioni=== *Gli [[Uomo|uomini]] son vandali su tutta la faccia della terra; e un giorno, ne ho fede, verrà un altro diluvio per castigarli. Spoglino per intanto le montagne, e vedranno. *Gran gente, i [[mediocri]], quando sono operosi, attenti e pacati. Non hanno scatti di pensieri, di affetti, di risoluzioni; fanno quel che possono e sanno, magari quel che non sanno, ma con tanta buona volontà! *{{NDR|Le [[Donna|donne]]}} Ossequiate, lusingate, insidiate, ti amano per vanità: molte, se sei ricco, sentono il bisogno di entrare nella tua casa; nessuna il desiderio di penetrare nell'anima tua. ===[[Explicit]]=== Ma che inchiostro! che inchiostro! Paura io, dell'inchiostro!.. Vi siete persuasa ora? È fuggita, si capisce, dopo avermi accoccato quello che lì per lì le è venuto alla mano; un gomitolo di refe. Sempre lei, sempre lei; viva Galatea, _Galathea for ever_! Ma non senza una giunta, intendiamoci. Galatea Morelli, s'ha a dire. Sarete meno mitologica, mia dolce bambina; ma tanto più vera, e sommamente piacevole a me. {{centrato|RINALDO.}} ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Arrigo il savio''=== L'ultimo giorno di gennaio dell'anno 1882, un signore, alto della persona, dal volto abbronzato e dai baffi grigi, scendeva di carrozza, sulle prime ore del mattino, come a dire fra le otto e le nove, davanti ad un portone della via Nazionale, in Roma. Aveva l'aria assai nobile, era vestito con severa eleganza e andava diritto, con soldatesca balìa, come un colonnello in abito cittadino, che sotto le spoglie inusitate lascia indovinare i suoi trent'anni di spallini. Entrato nell'androne, e osservata non senza stupore la magnificenza delle scale, ascese al secondo piano, dove era scritto, su d'una piastra di porcellana, “''Cav. Arrigo Valenti.''„ ===''Capitan Dodero''=== Eravamo, se ben ricordo, nove o dieci a tavola, ospiti di un cortese amico che la faceva da Anfitrione in una sua villeggiatura di Quinto, del bel paese di Quinto dove gli uomini nascono marinai, diventano capitani di lungo corso e si riposano spesso su centinaia di migliaia di lire.<br> Il pranzo, quasi tutto di pesci della costa e di cacciagione dei dintorni, era stato inaffiato con un certo vin bianco del paese, il quale è tenuto in gran pregio dai buongustai. Se a cotesto si aggiunga che il bue e il vitello erano di casa, le ortaglie e le frutta del pari, s'intenderà come quel pranzo potesse dirsi un saggio gastronomico di tutte le cose mangereccie del beato comune di Quinto. La [[Francia]] non s'era intromessa, giusta il costume colle sue poco autentiche bottiglie di Sciampagna; l'Italia faceva proprio da sé, chiudendo il simposio con una larga libazione di vino di [[Siracusa]], fatto per svegliare i morti e per addormentare i vivi. ===''Castel Gavone: Storia del secolo XV''=== A' dì 26 novembre dell'anno 1447 della fruttifera incarnazione (così dicevasi allora, nè io mi stillerò il cervello a rimodernare la frase), due cavalieri, che pareano aver fretta, galoppavano in sulle prime ore del mattino per la strada maestra che, svoltate le rupi di Castelfranco, lunghesso la marina del Finaro, risale verso il borgo.<br> Che risalga è un modo di dire, trovato da noi, i quali abbiam sempre la mente alle carte geografiche, e ci raffiguriamo il settentrione su in alto e l'ostro umilmente segnato nel basso. La strada di cui parlo era per contro ed è tuttavia in pianura, come la spiaggia che rasenta e come la valle in cui piega. Questa valle, che per amore del Medio Evo io dirò del Finaro, ma che i lettori possono, senza scrupoli di coscienza, chiamar di Finale, è stretta, ma piana, e la si abbraccia tutta quanta in un colpo d'occhio. Essa è conterminata da tre montagne; due la fiancheggiano, accompagnandola cortesemente fino al mare; un'altra la chiude a tramontana, o, per dire più veramente, la divide in convalli, dandole in tal guisa la forma di una ipsilonne, il cui piede si bagna nel Tirreno e le braccia si allungano verso il padre Appennino, che in quei pressi per l'appunto incomincia, spiccandosi dall'altura del Settepani, ultimo anello della catena delle Alpi marittime. ===''Come un sogno: racconto''=== Già troppo si è detto che le ferrovie hanno spogliato i viaggi d'ogni loro bellezza, e sarebbe tempo oramai di confessare che n'hanno tolto in quella vece di mezzo la stucchevole uniformità.<br> Dite, di grazia: il carrozzone inzaccherato tutto odore di morchia, di cuoio e di grasso stantìo: la solita fermata all'insegna del Cannon d'Oro, o dei Tre Re; il brodo rifreddo colle sue scandelle a fior d'acqua; la gallina riscaldata, scompaginata e nerastra nel piatto; le mosche a sciami sulla tovaglia, più immonde, più fameliche e più fastidiose che non fossero le arpie ai compagni d'Ulisse; i briganti travestiti in cento guise, perfino (oh colmo d'audacia!) da padroni d'albergo; i paesi tutti che si succedono e si rassomigliano; la stessa via polverosa, fangosa e scabrosa; qua e là le stesse salite a picco e le stesse discese a fiaccacollo; le scosse, i traballamenti e i sobbalzi ad ogni giro di ruota; era questa la poesia del viaggio? ===''Dalla rupe''=== Tra Noli e Finalmarina....<br> Ma voi, qui, amici lettori, interrompete da bel principio la lettura, per chiedere: Dov'è Noli? Dov'è Finalmarina? Per Noli, transeat, che dovrebb'essere vicino a San Leo. Tanto vero, che Dante ha scritto: “''Vassi in San Leo e discendesi in Noli....''„<br> Nossignori, qui v'interrompo io. San Leo è nelle Marche e Noli è in Liguria. Dante, che corse, malinconico pellegrino, tutte le terre d'Italia, chiedendo pace e pane che non sapesse di sale, fu anche a Noli, o rasentò la sua porta soprana, molto probabilmente quando passò da quelle parti per andare a Parigi. ===''Diana degli Embriaci''=== Era il 20 di ottobre dell'anno 1101 dopo il parto della Vergine, giusta la frase notarile dei tempi, ed era una giornata bellissima, rallegrata da un cielo senza nuvole e dai tiepidi raggi di un sole che pareva di primavera. Miracolo, questo, che accade di sovente in Liguria, ove la limpidezza del firmamento e la mitezza del clima fanno credere talvolta che il vecchio Saturno, o chi per lui, volti a rovescio, non una, ma cinque o sei pagine del calendario. ===''Il libro nero''=== Il sole era tramontato in mezzo a certi nuvoloni neri neri che ingombravano l'orizzonte marino, minacciando, dopo una molto bellissima giornata, una notte burrascosa. Gli ultimi riflessi dell'astro, costretti sotto quella cappa di piombo, accendevano come una striscia di fuoco lunghesso il mare, che si vedeva nereggiare in lontananza, di là da parecchi ordini di monti e colline, che sono i contrafforti dell'Apennino ligustico. ===''Il ponte del paradiso''=== — Che idea! — esclamò la signora Livia, lasciandosi ricadere sulle ginocchia il suo ricamo turco, mentre con le pupille stravolte da un moto repentino di stizza andava cercando il soffitto a cassettoni dorati del suo salottino. — Invitare le Cantelli! Ed hanno accettato? da te? —<br> Raimondo sgranò tanto d'occhi, per guardar bene sua moglie.<br> — Non ti capisco; — diss'egli. — Accettare un invito da me, non è forse come accettarlo da te? Non siamo noi la stessa cosa?<br> — Per gl'inviti, no; — rispose asciuttamente la signora. ===''Il prato maledetto''=== Siamo al tempo dei figliuoli di Aleramo; di quel celebre Aleramo, che non fu punto favoloso, ma intorno a cui sono spacciate tanto favole, dopo ciò che ne scrisse frate Jacopo d’Acqui, nel 1334, cioè a dire tre secoli e mezzo dopo la morte di lui. Forse il buon frate, ingannato da qualche somiglianza di nomi, o dal fatto che veramente Aleramo avesse sposata una figliuola di Ottone I, la qual cosa dovette parergli maravigliosa senz’altro, reputò necessario di regalare ai marchesi Aleramici un’origine simile a quella dei conti della Mirandola. ===''Il ritratto del diavolo''=== Lettori gentili, siete mai stati ad Arezzo? Se non ci siete mai stati, vi prego di andarci alla prima occasione, anche a costo di farla nascere, o d'inventare un pretesto. Vi assicuro io che mi ringrazierete del consiglio. La Val di Chiana è una tra le più amene e le più pittoresche "del bel paese là dove il sì suona". Anzi, un dilettante di bisticci potrebbe sostenere che il sì è nato proprio in Arezzo, poiché fu aretino quel monaco Guido, a cui siamo debitori della scala armonica. Ma, a farlo apposta, Guido d'Arezzo non inventò che sei note, dimenticando per l'appunto di inventare la settima. Forse, ribatterà il dilettante di cui sopra, Guido non ha inventato il sì, perché questo era già nella lingua madre, o il brav'uomo non voleva farsi bello del sol di luglio. Comunque sia, andate in Val di Chiana e smontate ad Arezzo. La città non è vasta, ma che importa? ===''Il tesoro di Golconda''=== Viadarma, il bègari, andava innanzi a piedi, scalzo, semplicemente vestito del duti tradizionale dei poveri indiani, che è una lunga e larga fascia di stoffa, girata intorno alle reni e ricadente fino al ginocchio. Il viaggiatore, europeo all'aspetto, chiuso in un tutto vestito di pannolano grigio, lo seguiva in carrozza.<br /> Come potessero andar di pari, con mezzi tanto diversi di locomozione, vi sarà facilmente chiarito da due notizie, di poco momento per la storia. La strada era pessima, e la carrozza, che meglio sarebbe di chiamare col suo vero nome di carretta, era tirata, non già da cavalli (che il viaggiatore non ne aveva trovati a Sciolapur) ma da due bianchi zebù, specie di buoi dalle gobbe penzoloni e dalle corna attorcigliate. ===''I rossi e i neri''=== Era uno dei primi giorni di febbraio, nell'anno di grazia 1857, ed era, a mal grado della stagione, una bella giornata. A Genova le belle giornate, anco nel cuore dell'inverno, sono la cosa più naturale del mondo. Il cielo è sereno; il sole non si contenta di mostrarsi in tutta la sua splendidezza, ma vi scalda sovrammercato; l'aria è tiepida, sarei per dire balsamica. E perché no? In questa città i fiori durano nei giardini come nelle stufe, solo che vi pigliate la briga di ripararli dal vento. Quando fanno di queste giornate, i genovesi escon dal chiuso e vanno a passeggio, benedicendo alla provvidenza, che ai giorni di pioggia, di vento e di neve, alterna qualche settimana di questi giorni, che di là dalle Alpi ne vede pochi l'Europa nelle sue più famose primavere. ===''La figlia del re''=== Di nome si chiamava Virginio, e di cognome Lorini; ma in paese gli dicevano Zufoletto, senz’altro. Quello era il soprannome che gli aveva appiccicato il signor Demetrio Bertòla, prendendolo per gran degnazione a bottega. Era un cosino da nulla, alto quanto un soldo di cacio; mingherlino, quasi diafano; sano, per altro, e svelto come un capriolo; ma sottile, Dio buono, tanto sottile da far temere che il vento, alla svolta della prima cantonata, se lo dovesse portar via con un soffio; men che uno zufolo, insomma, uno zufoletto a dirittura; e quel nome gli era rimasto. Zufoletto di qua, Zufoletto di là; ed egli non mostrava di aversene per male; che anzi, ne rideva, mostrando tutti i suoi dentini bianchi e facendo luccicare i suoi occhioni azzurri, di solito velati da un’aria di malinconia precoce, comune ai bambini venuti su senza carezze alle albe grigie della vita. Forse gli pareva, con quel soprannome, di essere un altro, di avere acquistato come un diritto nuovo, di appartenere più intimamente a quella casa, dove era stato sbalestrato dal caso. ===''La legge Oppia''=== Birria'', con uno spolveraccio di penne di pavone alla mano, sta ripulendo gli arredi del tablino. — Indi'' Mirrina'', con un canestro di fiori.'' {{Centrato|(Birria è vestito di una tunica bigia, con maniche corte, stretta ai lombi da una cintura nascosta sotto le pieghe ricadenti dal petto. Capegli rossi e ricciuti. Calzari di cuoio. — Mirrina è vestita di una tunica talare e del peplo. Capegli pettinati alla greca. Braccia ignude. Suole allacciate, al collo del piede da maglie e correggiuoli intrecciati).}} '''Birria''': Ah, giuro pel Dio Saturno che non è lieta cosa servire in casa di consoli. Onor de' padroni, carico alle spalle dei servi! Ecco qua; due volte al giorno lo si spolvera, questo tablino del malanno. E l'essèdra, poi, s'ha da tenerla sempre in assetto, pei ricevimenti magni. Poi c'è da curare il triclinio, poi da[10] badare all'uscio di casa, che è sempre affollato di visite. Come son farfalline, coteste matrone! Su e giù, qua e là, continuamente in volta come le rondini, «Filò la lana, stette in casa sua»; così canta l'epitaffio. Ma gua', delle mie padrone non si potrà dire il medesimo? {{Centrato|(mettendo da banda il canestro da lavoro)}} Filarono la lana, quando non le ci avevano altro a che fare; stettero in casa, quando aspettavano visite. E avanti a ripulire; avanti a spolverare! ===''La montanara''=== «Illustrissimo Signor Conte,<br> «Con grave rincrescimento, ma non senza il conforto di vedere evitato un male più grande, annunzio alla Signoria Vostra Illustrissima come il governo di Sua Altezza Serenissima abbia posto gli occhi sui diportamenti del signor conte Gino, di Lei figlio primogenito. Le sue relazioni con persone indegne e non convenienti al suo grado, i viaggi frequenti, uno dei quali fu protratto, come consta a questo ufficio, ben oltre i confini dei prossimi Stati di Parma e Piacenza, e finalmente lo scandaloso episodio della scorsa domenica, nella villa dove il predetto conte Gino di Lei figlio ha osato trarre da un mazzo di fiori sconvenientissime allusioni alla bandiera piemontese, hanno costretto il governo di S. A. S. ad uscire da quei riguardi che il cuore paterno del nostro augusto Signore avrebbe pur voluto osservare.<br> «La severità delle disposizioni sarebbe stata più grande e meglio proporzionata alla gravità dei trascorsi, se all'animo della prefata Altezza Sua non fosse piaciuto di temperare i proprii e giusti rigori, pensando ai meriti della S. V. Ill.ma, e ricordando com'Ella, da leale e fedelissimo suddito, anche in tempi più sciolti, quali furono quelli dell'infausto 1848, ricusasse costantemente di riconoscere il sedicente governo dei rivoltosi. Egli è per ciò che la prefata Altezza si è degnata di comandare che il conte Gino Malatesti vada a confine a Querciuola, e più non ne esca fino a nuovo ordine, come correzione sua, se è possibile, e come esempio salutare ad altri nobili, che potessero derogare siffattamente al grado loro, e venir meno in tal guisa alla benevolenza del Padrone, da dimenticare in qualche modo il loro obbligo di fedeltà.<br> «La differenza fra il trattamento usato al predetto suo figlio e quello che toccherà agli altri suoi complici, dimostrerà alla S. V. Ill.ma quanta clemenza alberghi nell'animo del nostro venerato Signore. Disponga Ella pertanto, appena ricevuta questa confidenzialissima lettera, che il figlio suo conte Gino, senza indugio di ore, senza tentar di comunicare con altre persone, o di presenza, o per lettere, sia avviato alla sua destinazione. Non le nascondo che questo ufficio dovrà vegliare dal canto suo all'adempimento rigoroso dell'ordine e delle sue modalità, quali ho avuto l'onore di significarle.<br> «Colgo l'occasione, illustrissimo signor Conte, per rassegnarle gli atti della mia servitù, ecc., ecc.»<br> Così il direttore di polizia del duca di Modena, in un giorno del 1857, che non occorre di precisare. La lettera era diretta al conte Jacopo Malatesti. ===''La notte del commendatore''=== - Signora Zita!<br> - Signor padrone, comandi.<br> - Il mio tè.<br> - La servo subito. -<br> Questo era il breve dialogo che ricorreva ogni sera, intorno alle dieci, e da anni parecchi, tra il signor Commendatore e la sua governante; quegli dalla sua camera da letto, dove stava terminando di leggere i giornali, questa da una saletta vicina, dove stava aspettando i cenni del padrone. ===''Le confessioni di fra Gualberto''=== Nessuna cosa ad uno scrittore, dopo il titolo del suo libro, è più bisognevole d'una buona protasi, o cominciamento che dir si voglia. Anche un adagio, prezioso stillato di scienza popolare, ammonisce che "chi ben comincia è a metà dell'opra"; il che per altro non s'intenderà esser vero, se non ammettendo che si possa tirare innanzi a furia di sciocchezze, pur di aver fatto bella comparsa in principio. Facciamoci vivi alle mosse; per tutto il rimanente della via è lecito impoltrire, appisolarsi a cassetta (vedete Orazio che ne concede larga perdonanza ad Omero); l'essenziale sta nello svegliarsi, da bravi cocchieri, in prossimità della posta, e, con alto schioccar di frusta e galoppar di cornipedi, mettere il borgo a romore. ===''L'olmo e l'edera''=== Racconto una storia vera, giusta il mio costume, che dovrebb'essere di tutti coloro i quali non sono molto esercitati nell'arte del novelliere. Facile è lo inventare, e ci si mette quanto a dir male del prossimo; difficilissimo, poi, dare alle sue invenzioni la evidenza del vero, lumeggiarle con quei tocchi di pennello che le fanno balzar quasi dalla tela. I fatti, per tal guisa affastellati, si tengono ritti per miracolo; i caratteri, dipinti di maniera, non istanno né in riga né in spazio; gli è insomma un guazzabuglio, il quale non mette nulla in rilievo, nulla, se non forse la tracotanza dell'autore. ===''L'undecimo comandamento''=== Leviamoci il cappello, signori lettori, perché siamo in casa del sottoprefetto di Castelnuovo.<br> I Castelnuovi sono molti, sulla faccia della terra, e voi forse aspetterete che io vi dica in quale dei tanti vi abbia condotti. Ma io, con vostra licenza, non lo farò, per ragioni di alta convenienza ed anche di sicurezza personale. Il sottoprefetto del mio Castelnuovo sarebbe capace di aversela a male e di farmi arrestare come ozioso e vagabondo, la prima volta che mi saltasse il ticchio di visitare il suo circondario. Ora, siccome io ci ho proprio un gran desiderio di tornare laggiù e di non esser molestato nelle mie corse sconclusionate, voi consentirete, spero, che in questo particolare io mi tenga prudentemente a mezz'aria. ===''Lutezia''=== Parigi, 15 settembre 1878.<br> Se d'ogni cosa che si è fatta, o si sta per fare fosse costume di cercar le ragioni, si troverebbe alla stretta dei conti che queste ragioni si restringono a poche, e non tutte sufficienti, come le voleva il Rosmini. Io, per esempio, son venuto a Parigi senza un vero perché, senza un bricciolo d'interesse, o la scusa di una grande curiosità, solamente per fare come tutto il mondo, in questi tempi d'esposizione universale. Ed eccomi qui, con mezzo mondo alle costole. L'altra metà c'è' già stata, povera lei, con un caldo assaettato, mentre io ci son giunto e ci sto con un fresco che innamora. Appartengo alla gran metà dei soddisfatti, non c'è che dire. ===''Monsù Tomè''=== «Niente si perde, a questo mondo, e tutto viene in taglio, quando è la sua ora.» Così dice la filosofia popolare, espressa in proverbi, e cosi ripeteva spesso la mia carissima nonna, filosofando la parte sua. È poi vera, la sentenza? Pensandoci bene, mi pare che ella debba intendersi con qualche restrizione. Vedete, per esempio; mi viene oggi in taglio anche il ricordo di Monsù Tome, ma pur troppo si è perduta nell’animo mio la memoria del suo riverito cognome. L’ho io mai saputo, del resto? ===''Napoleone: la vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero''=== La notte dopo il 12 aprile del 1796, un giovane comandante d'esercito, passata la Bormida con una vanguardia di ottomila Francesi, veniva ragionando in certa sua forma tra imperiosa e familiare con uno di quei valligiani, tolto poc'anzi per guida fino alla gola di Plodio. Tra l'altro ch'egli disse, queste parole rimasero scolpite nella mente dell'ascoltatore, preso di molta ammirazione e già disposto a gran fede: “Ci sono in Italia duecentomila poltroni; ma io li impiegherò.„ Parlava facilmente italiano, il generale francese, perché era nato italiano di terra e di stirpe; parlava volentieri italiano in quell'ora, perché, girate appena le Alpi sul primo nodo dell'Appennino, amava trarne il buon augurio con suoi fratelli di sangue, sperati amici e cooperatori di vittoria. Diceva ancora di non esser venuto a guerreggiare i popoli, ma i re, nemici dei popoli; non l'Italia schiava, ma l'Austria, tiranna in casa altrui, secondo il mal uso degli stranieri, sempre calati sulla bella penisola, come in campo aperto alle loro contese di primato europeo. ===''Raggio di Dio''=== “E andando da Chiavari a Lavagna, occorre in poca distanza il fiume nominato dagli antichi Entella, e dai moderni Lavagna; il quale ha la sua origine nel monte Appennino, di qua dalla terra di Torriglia in le confine di Bargagli e di Roccatagliata: e muoiono in questo fiume, Graveglia, Ollo e Sturla, torrenti che alcuna volta vengono con furia„. Grazie, monsignor Giustiniani, vescovo di Nebbio e annalista di Genova; grazie infinite, e basta così. È la “fiumana bella„ di Dante Alighieri, certamente la più bella di Liguria; e bene l’ha dichiarata tale il divino poeta, che le vide tutte, quante ce n’erano “tra Lerici e Turbìa„, ma su questa si trattenne più a lungo, guardandone dal ponte della Maddalena il largo specchio azzurrino, con le due file di pioppi che ne accompagnavano il corso. Ma noi non ci fermeremo qui, come il grand’esule fiorentino; risaliremo la fiumana bella fino al confluente del Graveglia, dov’essa fa una gran curva, per voltar poi risoluta a ponente maestro; e lì faremo alto ai Paggi, come ora si dice, e dove nell’anno di grazia 1506 durava ancora in ottimo stato un castello dei Fieschi. ===''Santa Cecilia''=== — È pure un noioso mestiere! — esclamò Tiberino, fra uno sbadiglio e l'altro, mentre si stiracchiava le braccia in alto e il corpo sul divano, con pochissimo rispetto alle tre persone che a quell'ora si trovavano nella bottega da caffè del ''Gran Corso''.<br> Tre persone, s'intende, non contando noi che eravamo cinque, seduti a nostro bell'agio sui divani di un angolo della prima sala, con tanto di sigaro tra i denti e le gambe intralciate fra i sostegni a rabeschi di una tavola di marmo. ===''Semiramide''=== Sulle rive dell'[[Eufrate]] si stende un'ampia, lieta e ubertosa contrada, il cui nome è Sennaar tra i figli di Cus, pingue d'armenti, di biade e d'ogni maniera dovizie, versate a piene mani sovr'essa dal possente Iddio delle acque, poich'ebbe mutate in doni di fecondità le sue ire devastatrici. ===''Sorrisi di gioventù''=== All’alba dei miei ricordi, bella, rosea, bionda immagine di costante giovinezza, arride la mia, nonna dolce. Dico la nonna da parte di padre; che l’altra non l’ho conosciuta, essendo ella morta prima ch’io venissi alla luce. Intorno al quale evento modesto sarà bene che io dica qui il mio pensiero ima volta per tutte. È stata una buona cosa il capitare da queste parti, per le belle curiosità che il mio spirito ha potuto appagare, per le utili lezioni che il mio intelletto ha potuto ricevere, e per la calma serena con cui l'anima mia. è disposta a vedere un altro pianeta, ora che è stata sufficientemente istruita di questo. ===''Terra vergine''=== Quelli de' nostri lettori che mettono il venerdì tra i giorni nefasti, sono pregati a non citare tra gli esempi a conforto della loro opinione il giorno scelto, o accettato da messer Cristoforo Colombo, per dar principio al suo primo viaggio di scoperta. Diciamo la loro opinione, e non la loro superstizione; primieramente perché non vogliamo essere scortesi con nessuno, e in secondo luogo perché non crediamo a questa facile asseveranza moderna che gabella per superstizioni le idee di cui non può darsi una ragione. Se dunque i nostri lettori hanno di queste idee, ed amano tenersele, non saremo noi che ci proveremo a combatterle. Uomini insigni con idee di tal fatta ce ne sono stati parecchi, e ce ne saranno ancora, se Dio vuole. Il savio, che vede assumer forma di verità e grado di certezza tante cose che ieri ancora sapevano di bugia, d'invenzione, d'illusione e via discorrendo, non bolla di nomi derisorii le cose che non intende, o che gli paiono escire dalla cerchia delle verità riconosciute: per contro, diffida di queste ultime, non s'impegna a sostenere che saranno verità domani, come sembrano oggi. ===''Tizio Caio Sempronio''=== Lettori umanissimi, voi certamente non l'avete conosciuto, perché egli fioriva un mezzo secolo prima dell'éra volgare, cioè a dire dopo il settecentesimo anno dalla fondazione di Roma.<br> Chi? domanderete. Il protagonista del mio racconto, il chiarissimo Tizio Caio Sempronio, cittadino romano, dell'ordine dei cavalieri. ===''Tra cielo e terra''=== Gli avevano fatta un’ingiustizia, saltandolo nelle promozioni; perciò, a mala pena sbarcato, aveva mandata la sua dimissione al ministro. Per la via gerarchica, s’intende; e il capo del suo dipartimento marittimo, alla Spezia, si era degnato di esortarlo a pensarci su, almeno un paio di giorni. Per non fargli dispiacere col mostrarsi sconoscente alla cortesia del superiore, aveva accettato il consiglio; ma, quarantott’ore dopo, si era ripresentato al suo illustre capo, pregandolo di dar corso alla lettera. ===''Una notte bizzarra''=== Era la notte dal 12 al 13 di gennaio 1857, e per la via Assarotti, a Genova, soffiava un vento come suole soffiare in quest'ampia via, quando Eolo scatena uno de' suoi sudditi sulla regina del Tirreno.<br> È tramontana? è scirocco? è libeccio? Non ne sapete nulla. Esce, non si sa da dove, e v'investe da tutte le parti. Guai allo scribacchino municipale che si lascia cogliere ad occhi aperti, perché risica di andare a palazzo Tursi colla polvere negli occhi, di non veder più lo scrittoio e di dover chiedere una licenza di ventiquattr'ore, che il capo uffizio non è sempre disposto a concedere! Guai alla signora, che non sta attenta a raccogliersi la veste dattorno, perché il vento è curioso di segreti e, quel che è peggio, ama troppo di propalarli ai viandanti. ===''Uomini e bestie : racconti d'estate''=== Il signor Lorenzo Brunelli, egregio uomo, cavaliere dalla testa ai piedi, e nei giorni di parata anche all'occhiello del soprabito, aveva raccolti nella sua villa, in una certa settimana d'agosto, otto o nove amici e compagni d'infanzia, tutti uomini in qualche modo eminenti, nella letteratura e nell'arte, nella scienza, nell'amministrazione, e perfino nella politica, ma tutti in paragone suo rimasti indietro nell'arte di arricchire. Sapete pure: ci sono tante vie, nella vita; ma ce ne sono pochissimo che conducano ad una miniera d'oro. Si parte tutti da un tronco comune, quello della beata infanzia, del collegio, delle illusioni, delle speranze, dei sogni, delle nebbie luminose, in mezzo a cui s'intravvedono belle figure di donne amanti, liete compagnie di amici sinceri, e lauri e palme di gloria sempiterna. ==Citazioni su Anton Giulio Barrili== *Barrili possiede tutte le qualità che si addicono alla specie di libri che si è prefisso di creare. Egli ha stile scorrevole, fluente, grazioso come il conversare di un uomo colto e bene informato. Possiede un'attitudine tutta sua per sgusciar fuori dall'argomento e per riprenderlo dappoi con la padronanza disinvolta di un maestro che lascia scorrere le dita sui tasti di un Erard<ref>Marchio di pianoforte.</ref> traendone le liquide perle delle variazioni di un motivo. ([[Joseph Spencer Kennard]]) *Indubbiamente il Barrili non ha avuti profondi intenti artistici nel suo lungo cammino di scrittore. E, a parer mio, hanno torto coloro che lo giudicano dall'alto e sentenziano dei suoi romanzi con compatimento benigno. No: il Barrili aveva la modesta intenzione di scrivere per il pubblico Italiano, dei libri che lo dilettassero e che gli lasciassero nell'anima un buon dono di sincerità. E infatti egli raggiunse il suo intento e molti dei suoi romanzi sollevarono al loro apparire fervidi entusiasmi. Non è uno scrittore che si lasci trasportare dal fascino delle nuove tendenze realistiche o psicologiche. Le leggi del [[Naturalismo (letteratura)|naturalismo]] come l'analisi dell'anima umana esulano dal suo temperamento d'artista. ([[Lorenzo Gigli]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/ebooks/46466 Arrigo il savio]'', Treves, 1886. *Anton Giulio Barrili, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/barrili/index.htm Capitan Dodero]'', Treves, 1872. *Anton Giulio Barrili, ''[http://www.gutenberg.org/cache/epub/25181/pg25181-images.html Castel Gavone: Storia del secolo XV]'', Treves, 1875. *Anton Giulio Barrili, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/barrili/index.htm Come un sogno: racconto]'', Treves, 1911. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/files/54831/54831-h/54831-h.htm Dalla rupe]'', Treves, 1884. *Anton Giulio Barrili, ''[https://gutenberg.org/files/64411/64411-h/64411-h.htm Diana degli Embriaci. Storia del XII secolo]'', Treves, 1882. *Anton Giulio Barrili, ''Galatea'', Fratelli Treves, 1896. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/ebooks/38082 Il libro nero]'', Treves, 1882. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/ebooks/38360 Il ponte del paradiso]'', Treves, 1904. *Anton Giulio Barrili, ''[[s:Il_prato_maledetto|Il prato maledetto]]'', Treves, 1896. *Anton Giulio Barrili, ''[http://www.gutenberg.org/cache/epub/29845/pg29845-images.html I rossi e i neri]'', Treves, 1906. *Anton Giulio Barrili, ''[[s:La_figlia_del_re_(Barrili)|La figlia del re]]'', Treves, 1912. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/files/32096/32096-h/32096-h.htm La legge Oppia: commedia togata in tre atti]'', Moretti, 1873. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/ebooks/29036 La montanara]'', Treves, 1886. *Anton Giulio Barrili, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/barrili/index.htm La notte del commendatore]'', Treves, 1908. *Anton Giulio Barrili, ''L'olmo e l'edera'', Fratelli Treves, 1869. *Anton Giulio Barrili, ''[http://www.gutenberg.org/cache/epub/28321/pg28321-images.html L'undecimo comandamento]'', Treves, 1891. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/ebooks/30043 Lutezia]'', Treves, 1879. *Anton Giulio Barrili, ''[[s:Monsù_Tomè|Monsù Tomè]]'', Treves, 1885. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/files/43182/43182-h/43182-h.htm Napoleone: la vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero]'', Treves, 1897. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/files/31077/31077-h/31077-h.htm Raggio di Dio]'', Treves, 1899. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/ebooks/46613 Santa Cecilia]'', Treves, 1912. *Anton Giulio Barrili, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/barrili/index.htm Semiramide: racconto babilonese]'', Treves, 1895. *Anton Giulio Barrili, ''[[s:Sorrisi_di_gioventù|Sorrisi di gioventù]]'', Treves, 1912. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/files/35660/35660-h/35660-h.html Terra vergine]'', Treves, 1903. *Anton Giulio Barrili, ''[[s:Tizio_Caio_Sempronio|Tizio Caio Sempronio]]'', Treves, 1877. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/files/28374/28374-h/28374-h.htm Tra cielo e terra]'', Treves, 1907. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/ebooks/29636 Una notte bizzarra]'', Treves, 1881. *Anton Giulio Barrili, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/barrili/index.htm Uomini e bestie: racconti d'estate]'', Treves, 1921. ==Altri progetti== {{interprogetto}} ==Collegamenti esterni== *[http://www.gutenberg.org/author/Anton_Giulio_Barrili Opere di Anton Giulio Barrili] all'interno del Progetto Gutenberg. {{DEFAULTSORT:Barrilli, Anton Giulio}} [[Categoria:Patrioti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] a4nmuitv26tugcrqrds3cvdwedkc7be 1412767 1412764 2026-05-06T13:25:26Z Gaux 18878 /* Citazioni su Anton Giulio Barrili */ dal Barrili non si esigono notizie veritiere 1412767 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:Illustrazione Universale - 1874 n. 1-2 - Anton Giulio Barrili.jpg|thumb|Anton Giulio Barrilli, 1874]] {{indicedx}} '''Anton Giulio Barrili''' (1836 – 1908), patriota e scrittore italiano. ==Citazioni di Anton Giulio Barrilli== *Brutto, davvero, brutto di fuori; ma buono di dentro come i [[tartufo|tartufi]].<ref>Da ''I rossi e i neri'', F.lli Treves, Milano, 1906, [[s:I rossi e i neri/Secondo volume/XVI|vol. II, XVI]].</ref> *[...] come i [[Genovesi]], di dovunque venuti, son [[Liguria|Liguri]], così tutti i Liguri son Genovesi.<ref>Citato in Massimo Quaini, ''Nel segno di Giano. Un ritratto fra mito, storia e geografia'', in Dino Puncuh (a cura di), ''Storia di Genova. Mediterraneo, Europa, Atlantico'', Genova, 2003, p. 31</ref> *È proprio di [[Napoli]] che si può ripetere con un famoso personaggio: qual è quel gentiluomo che non ha scritto una tragedia? Con questa variante, per altro, che la moda delle tragedie essendo passata, quei giovanetti egregi si erano dati al dramma e alla commedia; ingannando gli ozî signorili nel culto delle Muse, "cui giovano le quinte e la ribalta". La nobiltà napoletana segue in {{sic|cotesto}} le tradizioni del suo duca di Ventignano e del suo barone (sic)<ref>Nel testo citato.</ref> Genoino. Parte coltiva ancora gli studî classici, sotto gli auspici di Gargallo e di [[Basilio Puoti]]; parte si è data con ardore alla scuola moderna, e va sull'orme di [[Eugenio Scribe]] e di [[Alfred de Musset|Alfredo de Musset]]. Ma gli uni e gli altri, col loro culto per la scena, ci fanno fede che l'amore delle lettere è sempre vivo nel seno dell'aristocrazia del Sebeto, diversa in ciò da quella di tante altre città italiane. Epperò va lodata, e tutti debbono augurarsi che i baci delle Muse, una volta dati, non vadano perduti.<ref>Da ''Cuor di ferro e cuor d'oro'',Treves, Milano, 1879, pp. 7-8; citato in [[Benedetto Croce]], ''La letteratura della nuova Italia, Saggi critici'', vol. IV, Giuseppe Laterza & Figli, Bari, 1922, pp. 311-312.</ref> ==''Galatea''== ===[[Incipit]]=== Rinaldo a Filippo. {{destra|Corsenna, 7 luglio 18...}} Notizie mie? Eccole. Son venuto qua, come sai, per dar pace a questi poveri nervi; e ci lavoro alacremente, chiudendomi nell'inerzia più fitta. Bada, io non so quanto sia vero che ai giorni nostri i nervi si sciupino più di prima, nella gran varietà e nella troppa intensità delle sensazioni: ma è certo che oggi come prima lo strapazzo nuoce ad ogni organismo, e certissimo poi che il tuo vecchio amico aveva bisogno di questo riposo; tanto gli pare d'esser tuttavia sfiaccolato. Pure non faccio nulla, assolutamente nulla; questa lettera, che viene un po' tardi in risposta al tuo cortese biglietto, è la prima fatica dopo un mese di quiete. Già, non potrei far nulla, anche volendo. Non sento più; e se, come dice il filosofo, niente può essere nell'intelletto che non sia stato prima nel senso, io posso stimarmi finito, e metter magari l'appigionasi in fronte, come sulla facciata d'una casa vuota. Che bella cosa, dopo tutto, non sentir nulla; esser libero e netto d'ogni cura del mondo circostante; udendo senza commuoversi, vedendo senza partecipare, vivendo la vita dello specchio, che riflette tranquillamente ogni cosa e sorride! Ma sì, un po' d'ironia nel fondo ce la dovrebbe avere anche lui; per virtù, non foss'altro, degl'ingredienti che lo rendono opaco. Quel po' d'ironia non è finalmente la meno feroce delle nostre vendette? e il genere umano, salva sempre la immagine del suo creatore, non meriterebbe di peggio? ===Citazioni=== *Gli [[Uomo|uomini]] son vandali su tutta la faccia della terra; e un giorno, ne ho fede, verrà un altro diluvio per castigarli. Spoglino per intanto le montagne, e vedranno. *Gran gente, i [[mediocri]], quando sono operosi, attenti e pacati. Non hanno scatti di pensieri, di affetti, di risoluzioni; fanno quel che possono e sanno, magari quel che non sanno, ma con tanta buona volontà! *{{NDR|Le [[Donna|donne]]}} Ossequiate, lusingate, insidiate, ti amano per vanità: molte, se sei ricco, sentono il bisogno di entrare nella tua casa; nessuna il desiderio di penetrare nell'anima tua. ===[[Explicit]]=== Ma che inchiostro! che inchiostro! Paura io, dell'inchiostro!.. Vi siete persuasa ora? È fuggita, si capisce, dopo avermi accoccato quello che lì per lì le è venuto alla mano; un gomitolo di refe. Sempre lei, sempre lei; viva Galatea, _Galathea for ever_! Ma non senza una giunta, intendiamoci. Galatea Morelli, s'ha a dire. Sarete meno mitologica, mia dolce bambina; ma tanto più vera, e sommamente piacevole a me. {{centrato|RINALDO.}} ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Arrigo il savio''=== L'ultimo giorno di gennaio dell'anno 1882, un signore, alto della persona, dal volto abbronzato e dai baffi grigi, scendeva di carrozza, sulle prime ore del mattino, come a dire fra le otto e le nove, davanti ad un portone della via Nazionale, in Roma. Aveva l'aria assai nobile, era vestito con severa eleganza e andava diritto, con soldatesca balìa, come un colonnello in abito cittadino, che sotto le spoglie inusitate lascia indovinare i suoi trent'anni di spallini. Entrato nell'androne, e osservata non senza stupore la magnificenza delle scale, ascese al secondo piano, dove era scritto, su d'una piastra di porcellana, “''Cav. Arrigo Valenti.''„ ===''Capitan Dodero''=== Eravamo, se ben ricordo, nove o dieci a tavola, ospiti di un cortese amico che la faceva da Anfitrione in una sua villeggiatura di Quinto, del bel paese di Quinto dove gli uomini nascono marinai, diventano capitani di lungo corso e si riposano spesso su centinaia di migliaia di lire.<br> Il pranzo, quasi tutto di pesci della costa e di cacciagione dei dintorni, era stato inaffiato con un certo vin bianco del paese, il quale è tenuto in gran pregio dai buongustai. Se a cotesto si aggiunga che il bue e il vitello erano di casa, le ortaglie e le frutta del pari, s'intenderà come quel pranzo potesse dirsi un saggio gastronomico di tutte le cose mangereccie del beato comune di Quinto. La [[Francia]] non s'era intromessa, giusta il costume colle sue poco autentiche bottiglie di Sciampagna; l'Italia faceva proprio da sé, chiudendo il simposio con una larga libazione di vino di [[Siracusa]], fatto per svegliare i morti e per addormentare i vivi. ===''Castel Gavone: Storia del secolo XV''=== A' dì 26 novembre dell'anno 1447 della fruttifera incarnazione (così dicevasi allora, nè io mi stillerò il cervello a rimodernare la frase), due cavalieri, che pareano aver fretta, galoppavano in sulle prime ore del mattino per la strada maestra che, svoltate le rupi di Castelfranco, lunghesso la marina del Finaro, risale verso il borgo.<br> Che risalga è un modo di dire, trovato da noi, i quali abbiam sempre la mente alle carte geografiche, e ci raffiguriamo il settentrione su in alto e l'ostro umilmente segnato nel basso. La strada di cui parlo era per contro ed è tuttavia in pianura, come la spiaggia che rasenta e come la valle in cui piega. Questa valle, che per amore del Medio Evo io dirò del Finaro, ma che i lettori possono, senza scrupoli di coscienza, chiamar di Finale, è stretta, ma piana, e la si abbraccia tutta quanta in un colpo d'occhio. Essa è conterminata da tre montagne; due la fiancheggiano, accompagnandola cortesemente fino al mare; un'altra la chiude a tramontana, o, per dire più veramente, la divide in convalli, dandole in tal guisa la forma di una ipsilonne, il cui piede si bagna nel Tirreno e le braccia si allungano verso il padre Appennino, che in quei pressi per l'appunto incomincia, spiccandosi dall'altura del Settepani, ultimo anello della catena delle Alpi marittime. ===''Come un sogno: racconto''=== Già troppo si è detto che le ferrovie hanno spogliato i viaggi d'ogni loro bellezza, e sarebbe tempo oramai di confessare che n'hanno tolto in quella vece di mezzo la stucchevole uniformità.<br> Dite, di grazia: il carrozzone inzaccherato tutto odore di morchia, di cuoio e di grasso stantìo: la solita fermata all'insegna del Cannon d'Oro, o dei Tre Re; il brodo rifreddo colle sue scandelle a fior d'acqua; la gallina riscaldata, scompaginata e nerastra nel piatto; le mosche a sciami sulla tovaglia, più immonde, più fameliche e più fastidiose che non fossero le arpie ai compagni d'Ulisse; i briganti travestiti in cento guise, perfino (oh colmo d'audacia!) da padroni d'albergo; i paesi tutti che si succedono e si rassomigliano; la stessa via polverosa, fangosa e scabrosa; qua e là le stesse salite a picco e le stesse discese a fiaccacollo; le scosse, i traballamenti e i sobbalzi ad ogni giro di ruota; era questa la poesia del viaggio? ===''Dalla rupe''=== Tra Noli e Finalmarina....<br> Ma voi, qui, amici lettori, interrompete da bel principio la lettura, per chiedere: Dov'è Noli? Dov'è Finalmarina? Per Noli, transeat, che dovrebb'essere vicino a San Leo. Tanto vero, che Dante ha scritto: “''Vassi in San Leo e discendesi in Noli....''„<br> Nossignori, qui v'interrompo io. San Leo è nelle Marche e Noli è in Liguria. Dante, che corse, malinconico pellegrino, tutte le terre d'Italia, chiedendo pace e pane che non sapesse di sale, fu anche a Noli, o rasentò la sua porta soprana, molto probabilmente quando passò da quelle parti per andare a Parigi. ===''Diana degli Embriaci''=== Era il 20 di ottobre dell'anno 1101 dopo il parto della Vergine, giusta la frase notarile dei tempi, ed era una giornata bellissima, rallegrata da un cielo senza nuvole e dai tiepidi raggi di un sole che pareva di primavera. Miracolo, questo, che accade di sovente in Liguria, ove la limpidezza del firmamento e la mitezza del clima fanno credere talvolta che il vecchio Saturno, o chi per lui, volti a rovescio, non una, ma cinque o sei pagine del calendario. ===''Il libro nero''=== Il sole era tramontato in mezzo a certi nuvoloni neri neri che ingombravano l'orizzonte marino, minacciando, dopo una molto bellissima giornata, una notte burrascosa. Gli ultimi riflessi dell'astro, costretti sotto quella cappa di piombo, accendevano come una striscia di fuoco lunghesso il mare, che si vedeva nereggiare in lontananza, di là da parecchi ordini di monti e colline, che sono i contrafforti dell'Apennino ligustico. ===''Il ponte del paradiso''=== — Che idea! — esclamò la signora Livia, lasciandosi ricadere sulle ginocchia il suo ricamo turco, mentre con le pupille stravolte da un moto repentino di stizza andava cercando il soffitto a cassettoni dorati del suo salottino. — Invitare le Cantelli! Ed hanno accettato? da te? —<br> Raimondo sgranò tanto d'occhi, per guardar bene sua moglie.<br> — Non ti capisco; — diss'egli. — Accettare un invito da me, non è forse come accettarlo da te? Non siamo noi la stessa cosa?<br> — Per gl'inviti, no; — rispose asciuttamente la signora. ===''Il prato maledetto''=== Siamo al tempo dei figliuoli di Aleramo; di quel celebre Aleramo, che non fu punto favoloso, ma intorno a cui sono spacciate tanto favole, dopo ciò che ne scrisse frate Jacopo d’Acqui, nel 1334, cioè a dire tre secoli e mezzo dopo la morte di lui. Forse il buon frate, ingannato da qualche somiglianza di nomi, o dal fatto che veramente Aleramo avesse sposata una figliuola di Ottone I, la qual cosa dovette parergli maravigliosa senz’altro, reputò necessario di regalare ai marchesi Aleramici un’origine simile a quella dei conti della Mirandola. ===''Il ritratto del diavolo''=== Lettori gentili, siete mai stati ad Arezzo? Se non ci siete mai stati, vi prego di andarci alla prima occasione, anche a costo di farla nascere, o d'inventare un pretesto. Vi assicuro io che mi ringrazierete del consiglio. La Val di Chiana è una tra le più amene e le più pittoresche "del bel paese là dove il sì suona". Anzi, un dilettante di bisticci potrebbe sostenere che il sì è nato proprio in Arezzo, poiché fu aretino quel monaco Guido, a cui siamo debitori della scala armonica. Ma, a farlo apposta, Guido d'Arezzo non inventò che sei note, dimenticando per l'appunto di inventare la settima. Forse, ribatterà il dilettante di cui sopra, Guido non ha inventato il sì, perché questo era già nella lingua madre, o il brav'uomo non voleva farsi bello del sol di luglio. Comunque sia, andate in Val di Chiana e smontate ad Arezzo. La città non è vasta, ma che importa? ===''Il tesoro di Golconda''=== Viadarma, il bègari, andava innanzi a piedi, scalzo, semplicemente vestito del duti tradizionale dei poveri indiani, che è una lunga e larga fascia di stoffa, girata intorno alle reni e ricadente fino al ginocchio. Il viaggiatore, europeo all'aspetto, chiuso in un tutto vestito di pannolano grigio, lo seguiva in carrozza.<br /> Come potessero andar di pari, con mezzi tanto diversi di locomozione, vi sarà facilmente chiarito da due notizie, di poco momento per la storia. La strada era pessima, e la carrozza, che meglio sarebbe di chiamare col suo vero nome di carretta, era tirata, non già da cavalli (che il viaggiatore non ne aveva trovati a Sciolapur) ma da due bianchi zebù, specie di buoi dalle gobbe penzoloni e dalle corna attorcigliate. ===''I rossi e i neri''=== Era uno dei primi giorni di febbraio, nell'anno di grazia 1857, ed era, a mal grado della stagione, una bella giornata. A Genova le belle giornate, anco nel cuore dell'inverno, sono la cosa più naturale del mondo. Il cielo è sereno; il sole non si contenta di mostrarsi in tutta la sua splendidezza, ma vi scalda sovrammercato; l'aria è tiepida, sarei per dire balsamica. E perché no? In questa città i fiori durano nei giardini come nelle stufe, solo che vi pigliate la briga di ripararli dal vento. Quando fanno di queste giornate, i genovesi escon dal chiuso e vanno a passeggio, benedicendo alla provvidenza, che ai giorni di pioggia, di vento e di neve, alterna qualche settimana di questi giorni, che di là dalle Alpi ne vede pochi l'Europa nelle sue più famose primavere. ===''La figlia del re''=== Di nome si chiamava Virginio, e di cognome Lorini; ma in paese gli dicevano Zufoletto, senz’altro. Quello era il soprannome che gli aveva appiccicato il signor Demetrio Bertòla, prendendolo per gran degnazione a bottega. Era un cosino da nulla, alto quanto un soldo di cacio; mingherlino, quasi diafano; sano, per altro, e svelto come un capriolo; ma sottile, Dio buono, tanto sottile da far temere che il vento, alla svolta della prima cantonata, se lo dovesse portar via con un soffio; men che uno zufolo, insomma, uno zufoletto a dirittura; e quel nome gli era rimasto. Zufoletto di qua, Zufoletto di là; ed egli non mostrava di aversene per male; che anzi, ne rideva, mostrando tutti i suoi dentini bianchi e facendo luccicare i suoi occhioni azzurri, di solito velati da un’aria di malinconia precoce, comune ai bambini venuti su senza carezze alle albe grigie della vita. Forse gli pareva, con quel soprannome, di essere un altro, di avere acquistato come un diritto nuovo, di appartenere più intimamente a quella casa, dove era stato sbalestrato dal caso. ===''La legge Oppia''=== Birria'', con uno spolveraccio di penne di pavone alla mano, sta ripulendo gli arredi del tablino. — Indi'' Mirrina'', con un canestro di fiori.'' {{Centrato|(Birria è vestito di una tunica bigia, con maniche corte, stretta ai lombi da una cintura nascosta sotto le pieghe ricadenti dal petto. Capegli rossi e ricciuti. Calzari di cuoio. — Mirrina è vestita di una tunica talare e del peplo. Capegli pettinati alla greca. Braccia ignude. Suole allacciate, al collo del piede da maglie e correggiuoli intrecciati).}} '''Birria''': Ah, giuro pel Dio Saturno che non è lieta cosa servire in casa di consoli. Onor de' padroni, carico alle spalle dei servi! Ecco qua; due volte al giorno lo si spolvera, questo tablino del malanno. E l'essèdra, poi, s'ha da tenerla sempre in assetto, pei ricevimenti magni. Poi c'è da curare il triclinio, poi da[10] badare all'uscio di casa, che è sempre affollato di visite. Come son farfalline, coteste matrone! Su e giù, qua e là, continuamente in volta come le rondini, «Filò la lana, stette in casa sua»; così canta l'epitaffio. Ma gua', delle mie padrone non si potrà dire il medesimo? {{Centrato|(mettendo da banda il canestro da lavoro)}} Filarono la lana, quando non le ci avevano altro a che fare; stettero in casa, quando aspettavano visite. E avanti a ripulire; avanti a spolverare! ===''La montanara''=== «Illustrissimo Signor Conte,<br> «Con grave rincrescimento, ma non senza il conforto di vedere evitato un male più grande, annunzio alla Signoria Vostra Illustrissima come il governo di Sua Altezza Serenissima abbia posto gli occhi sui diportamenti del signor conte Gino, di Lei figlio primogenito. Le sue relazioni con persone indegne e non convenienti al suo grado, i viaggi frequenti, uno dei quali fu protratto, come consta a questo ufficio, ben oltre i confini dei prossimi Stati di Parma e Piacenza, e finalmente lo scandaloso episodio della scorsa domenica, nella villa dove il predetto conte Gino di Lei figlio ha osato trarre da un mazzo di fiori sconvenientissime allusioni alla bandiera piemontese, hanno costretto il governo di S. A. S. ad uscire da quei riguardi che il cuore paterno del nostro augusto Signore avrebbe pur voluto osservare.<br> «La severità delle disposizioni sarebbe stata più grande e meglio proporzionata alla gravità dei trascorsi, se all'animo della prefata Altezza Sua non fosse piaciuto di temperare i proprii e giusti rigori, pensando ai meriti della S. V. Ill.ma, e ricordando com'Ella, da leale e fedelissimo suddito, anche in tempi più sciolti, quali furono quelli dell'infausto 1848, ricusasse costantemente di riconoscere il sedicente governo dei rivoltosi. Egli è per ciò che la prefata Altezza si è degnata di comandare che il conte Gino Malatesti vada a confine a Querciuola, e più non ne esca fino a nuovo ordine, come correzione sua, se è possibile, e come esempio salutare ad altri nobili, che potessero derogare siffattamente al grado loro, e venir meno in tal guisa alla benevolenza del Padrone, da dimenticare in qualche modo il loro obbligo di fedeltà.<br> «La differenza fra il trattamento usato al predetto suo figlio e quello che toccherà agli altri suoi complici, dimostrerà alla S. V. Ill.ma quanta clemenza alberghi nell'animo del nostro venerato Signore. Disponga Ella pertanto, appena ricevuta questa confidenzialissima lettera, che il figlio suo conte Gino, senza indugio di ore, senza tentar di comunicare con altre persone, o di presenza, o per lettere, sia avviato alla sua destinazione. Non le nascondo che questo ufficio dovrà vegliare dal canto suo all'adempimento rigoroso dell'ordine e delle sue modalità, quali ho avuto l'onore di significarle.<br> «Colgo l'occasione, illustrissimo signor Conte, per rassegnarle gli atti della mia servitù, ecc., ecc.»<br> Così il direttore di polizia del duca di Modena, in un giorno del 1857, che non occorre di precisare. La lettera era diretta al conte Jacopo Malatesti. ===''La notte del commendatore''=== - Signora Zita!<br> - Signor padrone, comandi.<br> - Il mio tè.<br> - La servo subito. -<br> Questo era il breve dialogo che ricorreva ogni sera, intorno alle dieci, e da anni parecchi, tra il signor Commendatore e la sua governante; quegli dalla sua camera da letto, dove stava terminando di leggere i giornali, questa da una saletta vicina, dove stava aspettando i cenni del padrone. ===''Le confessioni di fra Gualberto''=== Nessuna cosa ad uno scrittore, dopo il titolo del suo libro, è più bisognevole d'una buona protasi, o cominciamento che dir si voglia. Anche un adagio, prezioso stillato di scienza popolare, ammonisce che "chi ben comincia è a metà dell'opra"; il che per altro non s'intenderà esser vero, se non ammettendo che si possa tirare innanzi a furia di sciocchezze, pur di aver fatto bella comparsa in principio. Facciamoci vivi alle mosse; per tutto il rimanente della via è lecito impoltrire, appisolarsi a cassetta (vedete Orazio che ne concede larga perdonanza ad Omero); l'essenziale sta nello svegliarsi, da bravi cocchieri, in prossimità della posta, e, con alto schioccar di frusta e galoppar di cornipedi, mettere il borgo a romore. ===''L'olmo e l'edera''=== Racconto una storia vera, giusta il mio costume, che dovrebb'essere di tutti coloro i quali non sono molto esercitati nell'arte del novelliere. Facile è lo inventare, e ci si mette quanto a dir male del prossimo; difficilissimo, poi, dare alle sue invenzioni la evidenza del vero, lumeggiarle con quei tocchi di pennello che le fanno balzar quasi dalla tela. I fatti, per tal guisa affastellati, si tengono ritti per miracolo; i caratteri, dipinti di maniera, non istanno né in riga né in spazio; gli è insomma un guazzabuglio, il quale non mette nulla in rilievo, nulla, se non forse la tracotanza dell'autore. ===''L'undecimo comandamento''=== Leviamoci il cappello, signori lettori, perché siamo in casa del sottoprefetto di Castelnuovo.<br> I Castelnuovi sono molti, sulla faccia della terra, e voi forse aspetterete che io vi dica in quale dei tanti vi abbia condotti. Ma io, con vostra licenza, non lo farò, per ragioni di alta convenienza ed anche di sicurezza personale. Il sottoprefetto del mio Castelnuovo sarebbe capace di aversela a male e di farmi arrestare come ozioso e vagabondo, la prima volta che mi saltasse il ticchio di visitare il suo circondario. Ora, siccome io ci ho proprio un gran desiderio di tornare laggiù e di non esser molestato nelle mie corse sconclusionate, voi consentirete, spero, che in questo particolare io mi tenga prudentemente a mezz'aria. ===''Lutezia''=== Parigi, 15 settembre 1878.<br> Se d'ogni cosa che si è fatta, o si sta per fare fosse costume di cercar le ragioni, si troverebbe alla stretta dei conti che queste ragioni si restringono a poche, e non tutte sufficienti, come le voleva il Rosmini. Io, per esempio, son venuto a Parigi senza un vero perché, senza un bricciolo d'interesse, o la scusa di una grande curiosità, solamente per fare come tutto il mondo, in questi tempi d'esposizione universale. Ed eccomi qui, con mezzo mondo alle costole. L'altra metà c'è' già stata, povera lei, con un caldo assaettato, mentre io ci son giunto e ci sto con un fresco che innamora. Appartengo alla gran metà dei soddisfatti, non c'è che dire. ===''Monsù Tomè''=== «Niente si perde, a questo mondo, e tutto viene in taglio, quando è la sua ora.» Così dice la filosofia popolare, espressa in proverbi, e cosi ripeteva spesso la mia carissima nonna, filosofando la parte sua. È poi vera, la sentenza? Pensandoci bene, mi pare che ella debba intendersi con qualche restrizione. Vedete, per esempio; mi viene oggi in taglio anche il ricordo di Monsù Tome, ma pur troppo si è perduta nell’animo mio la memoria del suo riverito cognome. L’ho io mai saputo, del resto? ===''Napoleone: la vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero''=== La notte dopo il 12 aprile del 1796, un giovane comandante d'esercito, passata la Bormida con una vanguardia di ottomila Francesi, veniva ragionando in certa sua forma tra imperiosa e familiare con uno di quei valligiani, tolto poc'anzi per guida fino alla gola di Plodio. Tra l'altro ch'egli disse, queste parole rimasero scolpite nella mente dell'ascoltatore, preso di molta ammirazione e già disposto a gran fede: “Ci sono in Italia duecentomila poltroni; ma io li impiegherò.„ Parlava facilmente italiano, il generale francese, perché era nato italiano di terra e di stirpe; parlava volentieri italiano in quell'ora, perché, girate appena le Alpi sul primo nodo dell'Appennino, amava trarne il buon augurio con suoi fratelli di sangue, sperati amici e cooperatori di vittoria. Diceva ancora di non esser venuto a guerreggiare i popoli, ma i re, nemici dei popoli; non l'Italia schiava, ma l'Austria, tiranna in casa altrui, secondo il mal uso degli stranieri, sempre calati sulla bella penisola, come in campo aperto alle loro contese di primato europeo. ===''Raggio di Dio''=== “E andando da Chiavari a Lavagna, occorre in poca distanza il fiume nominato dagli antichi Entella, e dai moderni Lavagna; il quale ha la sua origine nel monte Appennino, di qua dalla terra di Torriglia in le confine di Bargagli e di Roccatagliata: e muoiono in questo fiume, Graveglia, Ollo e Sturla, torrenti che alcuna volta vengono con furia„. Grazie, monsignor Giustiniani, vescovo di Nebbio e annalista di Genova; grazie infinite, e basta così. È la “fiumana bella„ di Dante Alighieri, certamente la più bella di Liguria; e bene l’ha dichiarata tale il divino poeta, che le vide tutte, quante ce n’erano “tra Lerici e Turbìa„, ma su questa si trattenne più a lungo, guardandone dal ponte della Maddalena il largo specchio azzurrino, con le due file di pioppi che ne accompagnavano il corso. Ma noi non ci fermeremo qui, come il grand’esule fiorentino; risaliremo la fiumana bella fino al confluente del Graveglia, dov’essa fa una gran curva, per voltar poi risoluta a ponente maestro; e lì faremo alto ai Paggi, come ora si dice, e dove nell’anno di grazia 1506 durava ancora in ottimo stato un castello dei Fieschi. ===''Santa Cecilia''=== — È pure un noioso mestiere! — esclamò Tiberino, fra uno sbadiglio e l'altro, mentre si stiracchiava le braccia in alto e il corpo sul divano, con pochissimo rispetto alle tre persone che a quell'ora si trovavano nella bottega da caffè del ''Gran Corso''.<br> Tre persone, s'intende, non contando noi che eravamo cinque, seduti a nostro bell'agio sui divani di un angolo della prima sala, con tanto di sigaro tra i denti e le gambe intralciate fra i sostegni a rabeschi di una tavola di marmo. ===''Semiramide''=== Sulle rive dell'[[Eufrate]] si stende un'ampia, lieta e ubertosa contrada, il cui nome è Sennaar tra i figli di Cus, pingue d'armenti, di biade e d'ogni maniera dovizie, versate a piene mani sovr'essa dal possente Iddio delle acque, poich'ebbe mutate in doni di fecondità le sue ire devastatrici. ===''Sorrisi di gioventù''=== All’alba dei miei ricordi, bella, rosea, bionda immagine di costante giovinezza, arride la mia, nonna dolce. Dico la nonna da parte di padre; che l’altra non l’ho conosciuta, essendo ella morta prima ch’io venissi alla luce. Intorno al quale evento modesto sarà bene che io dica qui il mio pensiero ima volta per tutte. È stata una buona cosa il capitare da queste parti, per le belle curiosità che il mio spirito ha potuto appagare, per le utili lezioni che il mio intelletto ha potuto ricevere, e per la calma serena con cui l'anima mia. è disposta a vedere un altro pianeta, ora che è stata sufficientemente istruita di questo. ===''Terra vergine''=== Quelli de' nostri lettori che mettono il venerdì tra i giorni nefasti, sono pregati a non citare tra gli esempi a conforto della loro opinione il giorno scelto, o accettato da messer Cristoforo Colombo, per dar principio al suo primo viaggio di scoperta. Diciamo la loro opinione, e non la loro superstizione; primieramente perché non vogliamo essere scortesi con nessuno, e in secondo luogo perché non crediamo a questa facile asseveranza moderna che gabella per superstizioni le idee di cui non può darsi una ragione. Se dunque i nostri lettori hanno di queste idee, ed amano tenersele, non saremo noi che ci proveremo a combatterle. Uomini insigni con idee di tal fatta ce ne sono stati parecchi, e ce ne saranno ancora, se Dio vuole. Il savio, che vede assumer forma di verità e grado di certezza tante cose che ieri ancora sapevano di bugia, d'invenzione, d'illusione e via discorrendo, non bolla di nomi derisorii le cose che non intende, o che gli paiono escire dalla cerchia delle verità riconosciute: per contro, diffida di queste ultime, non s'impegna a sostenere che saranno verità domani, come sembrano oggi. ===''Tizio Caio Sempronio''=== Lettori umanissimi, voi certamente non l'avete conosciuto, perché egli fioriva un mezzo secolo prima dell'éra volgare, cioè a dire dopo il settecentesimo anno dalla fondazione di Roma.<br> Chi? domanderete. Il protagonista del mio racconto, il chiarissimo Tizio Caio Sempronio, cittadino romano, dell'ordine dei cavalieri. ===''Tra cielo e terra''=== Gli avevano fatta un’ingiustizia, saltandolo nelle promozioni; perciò, a mala pena sbarcato, aveva mandata la sua dimissione al ministro. Per la via gerarchica, s’intende; e il capo del suo dipartimento marittimo, alla Spezia, si era degnato di esortarlo a pensarci su, almeno un paio di giorni. Per non fargli dispiacere col mostrarsi sconoscente alla cortesia del superiore, aveva accettato il consiglio; ma, quarantott’ore dopo, si era ripresentato al suo illustre capo, pregandolo di dar corso alla lettera. ===''Una notte bizzarra''=== Era la notte dal 12 al 13 di gennaio 1857, e per la via Assarotti, a Genova, soffiava un vento come suole soffiare in quest'ampia via, quando Eolo scatena uno de' suoi sudditi sulla regina del Tirreno.<br> È tramontana? è scirocco? è libeccio? Non ne sapete nulla. Esce, non si sa da dove, e v'investe da tutte le parti. Guai allo scribacchino municipale che si lascia cogliere ad occhi aperti, perché risica di andare a palazzo Tursi colla polvere negli occhi, di non veder più lo scrittoio e di dover chiedere una licenza di ventiquattr'ore, che il capo uffizio non è sempre disposto a concedere! Guai alla signora, che non sta attenta a raccogliersi la veste dattorno, perché il vento è curioso di segreti e, quel che è peggio, ama troppo di propalarli ai viandanti. ===''Uomini e bestie : racconti d'estate''=== Il signor Lorenzo Brunelli, egregio uomo, cavaliere dalla testa ai piedi, e nei giorni di parata anche all'occhiello del soprabito, aveva raccolti nella sua villa, in una certa settimana d'agosto, otto o nove amici e compagni d'infanzia, tutti uomini in qualche modo eminenti, nella letteratura e nell'arte, nella scienza, nell'amministrazione, e perfino nella politica, ma tutti in paragone suo rimasti indietro nell'arte di arricchire. Sapete pure: ci sono tante vie, nella vita; ma ce ne sono pochissimo che conducano ad una miniera d'oro. Si parte tutti da un tronco comune, quello della beata infanzia, del collegio, delle illusioni, delle speranze, dei sogni, delle nebbie luminose, in mezzo a cui s'intravvedono belle figure di donne amanti, liete compagnie di amici sinceri, e lauri e palme di gloria sempiterna. ==Citazioni su Anton Giulio Barrili== *Barrili possiede tutte le qualità che si addicono alla specie di libri che si è prefisso di creare. Egli ha stile scorrevole, fluente, grazioso come il conversare di un uomo colto e bene informato. Possiede un'attitudine tutta sua per sgusciar fuori dall'argomento e per riprenderlo dappoi con la padronanza disinvolta di un maestro che lascia scorrere le dita sui tasti di un Erard<ref>Marchio di pianoforte.</ref> traendone le liquide perle delle variazioni di un motivo. ([[Joseph Spencer Kennard]]) *Indubbiamente il Barrili non ha avuti profondi intenti artistici nel suo lungo cammino di scrittore. E, a parer mio, hanno torto coloro che lo giudicano dall'alto e sentenziano dei suoi romanzi con compatimento benigno. No: il Barrili aveva la modesta intenzione di scrivere per il pubblico Italiano, dei libri che lo dilettassero e che gli lasciassero nell'anima un buon dono di sincerità. E infatti egli raggiunse il suo intento e molti dei suoi romanzi sollevarono al loro apparire fervidi entusiasmi. Non è uno scrittore che si lasci trasportare dal fascino delle nuove tendenze realistiche o psicologiche. Le leggi del [[Naturalismo (letteratura)|naturalismo]] come l'analisi dell'anima umana esulano dal suo temperamento d'artista. ([[Lorenzo Gigli]]) *Si può dire non esservi soggetto che Barrili non abbia trattato.<br>Dai remoti tempi dell'antica Roma con la sua ''Cleopatra'' alla Venezia d'oggi col suo recente ''Ponte del paradiso'', dal romanzo storico ''Castel Govone'' alla eterea fantasia ''Come un sogno'', egli ha sfiorato tutto, ha toccato tutti i soggetti. E non si ferma dinanzi ad alcuno sforzo d'immaginazione nel dipingere luoghi e ambienti a lui completamente ignoti: il Giappone, la Calabria sono dipinti arditamente quanto i quadri storici od i costumi esotici. La {{sic|deficenza}} di esattezza non offende troppo, perché non accompagnata da alcuno sfoggio di presunzione; dal Barrili non si esigono notizie veritiere più di quanto si pretendevano da un [[Alexandre Dumas padre|Dumas (padre)]]. Si è senz'altro grati allo scrittore del piacere o meglio del passatempo che simili romanzi procurano, e si onora in lui il paziente lavoratore che {{sic|gli}} ha immaginati e svolti. ([[Joseph Spencer Kennard]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/ebooks/46466 Arrigo il savio]'', Treves, 1886. *Anton Giulio Barrili, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/barrili/index.htm Capitan Dodero]'', Treves, 1872. *Anton Giulio Barrili, ''[http://www.gutenberg.org/cache/epub/25181/pg25181-images.html Castel Gavone: Storia del secolo XV]'', Treves, 1875. *Anton Giulio Barrili, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/barrili/index.htm Come un sogno: racconto]'', Treves, 1911. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/files/54831/54831-h/54831-h.htm Dalla rupe]'', Treves, 1884. *Anton Giulio Barrili, ''[https://gutenberg.org/files/64411/64411-h/64411-h.htm Diana degli Embriaci. Storia del XII secolo]'', Treves, 1882. *Anton Giulio Barrili, ''Galatea'', Fratelli Treves, 1896. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/ebooks/38082 Il libro nero]'', Treves, 1882. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/ebooks/38360 Il ponte del paradiso]'', Treves, 1904. *Anton Giulio Barrili, ''[[s:Il_prato_maledetto|Il prato maledetto]]'', Treves, 1896. *Anton Giulio Barrili, ''[http://www.gutenberg.org/cache/epub/29845/pg29845-images.html I rossi e i neri]'', Treves, 1906. *Anton Giulio Barrili, ''[[s:La_figlia_del_re_(Barrili)|La figlia del re]]'', Treves, 1912. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/files/32096/32096-h/32096-h.htm La legge Oppia: commedia togata in tre atti]'', Moretti, 1873. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/ebooks/29036 La montanara]'', Treves, 1886. *Anton Giulio Barrili, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/barrili/index.htm La notte del commendatore]'', Treves, 1908. *Anton Giulio Barrili, ''L'olmo e l'edera'', Fratelli Treves, 1869. *Anton Giulio Barrili, ''[http://www.gutenberg.org/cache/epub/28321/pg28321-images.html L'undecimo comandamento]'', Treves, 1891. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/ebooks/30043 Lutezia]'', Treves, 1879. *Anton Giulio Barrili, ''[[s:Monsù_Tomè|Monsù Tomè]]'', Treves, 1885. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/files/43182/43182-h/43182-h.htm Napoleone: la vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero]'', Treves, 1897. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/files/31077/31077-h/31077-h.htm Raggio di Dio]'', Treves, 1899. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/ebooks/46613 Santa Cecilia]'', Treves, 1912. *Anton Giulio Barrili, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/barrili/index.htm Semiramide: racconto babilonese]'', Treves, 1895. *Anton Giulio Barrili, ''[[s:Sorrisi_di_gioventù|Sorrisi di gioventù]]'', Treves, 1912. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/files/35660/35660-h/35660-h.html Terra vergine]'', Treves, 1903. *Anton Giulio Barrili, ''[[s:Tizio_Caio_Sempronio|Tizio Caio Sempronio]]'', Treves, 1877. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/files/28374/28374-h/28374-h.htm Tra cielo e terra]'', Treves, 1907. *Anton Giulio Barrili, ''[https://www.gutenberg.org/ebooks/29636 Una notte bizzarra]'', Treves, 1881. *Anton Giulio Barrili, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/barrili/index.htm Uomini e bestie: racconti d'estate]'', Treves, 1921. ==Altri progetti== {{interprogetto}} ==Collegamenti esterni== *[http://www.gutenberg.org/author/Anton_Giulio_Barrili Opere di Anton Giulio Barrili] all'interno del Progetto Gutenberg. {{DEFAULTSORT:Barrilli, Anton Giulio}} [[Categoria:Patrioti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] o9gefb36m79gfxmpndntrmelia7kz62 Piero Chiara 0 9381 1412833 1408292 2026-05-07T07:43:47Z Spinoziano 2297 sistemo ultimi inserimenti 1412833 wikitext text/x-wiki [[File:Mario Tozzi 1971 con lo scrittore Piero Chiara (cropped).jpg|miniatura|Piero Chiara nel 1971]] '''Piero Chiara''' (1913 – 1986), scrittore italiano. ==Citazioni di Piero Chiara== *Girai da solo per le strade di [[Poschiavo]], uscii ed entrai più volte dalla Canonica, assaporando la strana atmosfera di quella piazzetta senza sole, di fianco alla Chiesa, dove si apriva la soglia della sua casa di religioso appartato che non vuole più calore d'intimità familiare, ma solo la vicinanza con la sua Chiesa, con l'Ossario che le sta di fianco, col campanile che rintocca per tutta la Valle.<ref>Da ''Due incontri e un addio'', in ''Quaderni Grigionitaliani'', 1955; citato in Osservatorio culturale del Cantone Ticino, ''[https://map.geo.ti.ch/s/guida_letteraria Guida letteraria della Svizzera italiana]'', ''ti.ch''.</ref> *[[Immunità (diritto)|Immunità]] e impunità, sono oggi come sempre, le due palline che gli uomini di potere buttano in aria e fanno passare da una mano all'altra fra lo stupore degli spettatori. Ma la legge è una macchina infernale che può distruggere chi l'ha costruita e anche chi la fa funzionare.<ref>Da ''Una storia italiana: il caso Leone'', Sperling & Kupfer Editori, 1985.</ref> *In [[Luino]] vi è qualcosa di inesprimibile e di spirituale che non può andare vestito di parole. È qualche cosa di più che la tinta locale. È quel mistero di attrazione che fa innamorare di un luogo senza che ci si possa dar ragione del motivo.<ref>Citato in ''[http://www.varesenews.it/2017/02/al-caffe-di-piero-chiara-dove-sboccia-lorgoglio-luinese/595729/ Al caffè di Piero Chiara dove sboccia l'orgoglio luinese]'', ''Varesenews.it'', 16 febbraio 2017.</ref> *[[Ispra]]. Reattore atomico. Nel quieto paesaggio del basso Lago Maggiore bolle una grande pentola circondata da uffici e laboratori che si stendono per grande raggio. Un palo bianco e rosso si alza nel cielo a vertiginosa altezza. L'[[Centro comune di ricerca|Euratom]] ha qui uno dei suoi centri di ricerche nucleari e una popolazione di tecnici che si è mescolata agli abitanti del Varesotto portandovi un ritmo di vita europea e un brivido di avventura scientifica.<ref>Da ''Le Prealpi varesine'', con fotografie di Cesare Colombo, LEA, 1964.</ref> *La strada sale ancora, sempre stretta, segnata sempre da cappelle votive e da massi erratici, affiancata da qualche banco di sabbia abbandonato dalle piene. Arriva un altro paese: è [[San Carlo (Cevio)|San Carlo]]. C'è un "Albergo Basòdino" una chiesetta col suo campanile e poche case. L'albergo è chiuso, le case disabitate. Nessuna presenza umana anima San Carlo. [...] siedo vicino alla fontana, l'unica cosa viva nel paese deserto; e mi accorgo, con sorpresa, che a un muretto è appoggiata una bicicletta. Un vivente c'è nel paese.<ref>Da ''I luoghi'', Studio Tesi, Pordenone, 1995, cap. ''Dove nascono i fiumi'', pp. 79-80. ISBN 88-7692-470-1</ref> *{{NDR|Su [[Giacomo Casanova]]}} Non è uno stile da letterato sedentario e misantropo, è uno stile da esaltatore della vita, che con la sua irrequietezza sembra prevedere l'europeo futuro. Nella letteratura italiana mancava allora non solo un buon romanzo in prosa, ma ancora l'idea di uno stile così veloce e denso di avvenimenti. L'azione si fonde al dialogo, il quale diventa azione interiore.<ref>Citato in Giacomo Casanova, ''Storia della mia vita'', a cura di Piero Chiara e Federico Roncoroni, Arnoldo Mondadori, I Meridiani, 1999, introduzione.</ref> *Passato il [[Monte Ceneri|Ceneri]] il treno è in discesa su [[Lugano]]. Beviamo il paesaggio che è simile e così vicino a quello della mia infanzia. Si percorrono le falde del [[Monte Tamaro]] e del Lema, si fila lungo acque fredde che vanno per greti aridi tra la rada boscaglia denudata. Ai paeselli rivive la terra, suona lenta la campana delle stazioni e appaiono le facciate bianche delle chiese.<ref>Da ''Diario svizzero (1944-1945) e altri scritti sull'internamento'', 2006; citato in Osservatorio culturale del Cantone Ticino, ''[https://map.geo.ti.ch/s/guida_letteraria Guida letteraria della Svizzera italiana]'', ''ti.ch''.</ref> *Passato il valico, non m'inoltro di molto: svolto subito a sinistra nella prima casa, osteria e bottega che conosco da un pezzo. Mi siedo al camino anche se è spento e prendo un lungo caffè. Dalla finestra guardo la boscaglia che ho traversato, un mattino, per correre in salvo oltre questo confine. E se mi spingo, fuori l'osteria, fino al primo svolto di strada, ritrovo i passi d'allora, gli stessi muri, gli alberi a cui chiedevo di nascondermi; vedo, più lontane, le case del villaggio che scelsi come prima meta e il campanile della chiesa dove ho sostato.<ref>Da ''Racconti'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2007, p. 1618. ISBN 978-88-04-56241-2</ref> *Per le strade di [[Chiasso]], mentre passavamo afferrati come naufraghi alle attrezzature del camion in corsa, gli svizzeri ci salutavano quasi tristemente, come si saluta chi va ad un triste incarico [...]. Il passaggio della frontiera fu rapidissimo. Eravamo già in Italia: guardavamo intorno per cercarla l'Italia, e l'avevamo già trovata, insensibilmente, in qualche casa, in un ragazzo, nel gesto d'una donna, nella voce d'un carrettiere che s'avviava. Certo l'Italia era questa; non potevamo aspettarci di più [...].<ref>Da ''Piero Chiara: 1986-2006'', Francesco Nastro Editore, Germignaga, 2006, p. 119.</ref> *Quanta gente entra in Svizzera da Chiasso in automobile o in treno e aspetta a guardarsi in giro quando appare il lago, o quando vi è in mezzo, dal ponte di Melide. Pare la Svizzera cominci a questo aprirsi dei monti, appena spunta Lugano nel semicerchio del golfo e l'occhio già fugge verso Gandria, ai picchi e alle rive del ''Piccolo mondo antico'', oggi due volte antico.<ref>Da ''Helvetia, salve!'', Edizioni Casagrande, Bellinzona, 1994 [1981], p. 82. ISBN 88-7713-097-0</ref> *[[Vittorio Sereni|Sereni]] è stato sepolto a [[Luino]], suo e mio dolce luogo nativo: una giornata di quelle nelle quali può culminare la vita di un poeta. Il nostro paese gli aveva preparato uno scenario di lago azzurro, di nubi argentate, di nevi bianchissime sui monti, chiuso in un cristallo di gelo.<ref>Citato in ''[http://www.larecherche.it/testo.asp?Id=1330&Tabella=Articolo Vittorio Sereni: il lago e Luino, il paese natale]'', ''Larecherche.it'', 19 febbraio 2015.</ref> ==''Il balordo''== ===[[Incipit]]=== Negli archivi scolastici o in quelli della polizia, si potrebbe trovare un suo fascicolo personale e una cartella atti personale intestata al suo nome, rovistando tra le carte di quegli anni prima del 1930 o a cavallo del decennio, sui quali si è stesa ormai una luna ombra. Anni che avevano, a ben ricordarli, una loro fisionomia della quale facevano parte un improvvisato rigore morale, che nei confronti delle persone incaricate di pubbliche funzioni si traduceva in rapporti, note informative e inchieste, destinate a ingrassare i fascicoli personali custoditi nelle varie amministrazioni, e in taluni casi a prendere posto nei casellari delle questure.<br> Una ricerca che tirasse alla luce le carte di quegli anni, alle quali bisognerebbe aggiungere una raccolta di verbali e di note sottratti da un segretario comunale andato a riposo e non più potuto rintracciare, servirebbe a stabilire precedenti, date precise e nomi esatti, ma non darebbe maggior fondamento alla presente storia, né potrebbe aggiungere elementi alla figura del protagonista, che qui viene presentato a partire dai tempi dell'ignominia proprio perché a tanti anni dalla sua morte, si sappia su quali equivoci e su quante miserie sia riuscito senza alcuna industria ad erigersi per poi finire in altre miserie e in nuovi equivoci. ===Citazioni=== *L'albero, al quale si riferivano antiche leggende, veniva chiamato il Buon Cazzone, e la denominazione era tanto antica e radicata negli altavillesi che nessuno, nemmeno i parroci, poterono mai trovarvi rimedio. Si può dire che erano tali l'imponenza, la fama e la serietà dell'albero, che si era perso il significato del nome, il quale fini con lo scomparire dagli usi comuni ingiuriosi e scherzevoli, per rimanere, senza sospetto di equivoco, come unico appellativo della grande pianta.<br>Man mano che la gente del paese usciva quella mattina dalle case e vedeva il Bordigoni seduto sotto il Buon Cazzone, si rendeva conto che finalmente era arrivato l'uomo che poteva stargli a pari. Vicino al suo tronco il corpo del Bordigoni non sfigurava, anzi prendeva proporzione e stabiliva un rapporto intermedio tra gli uomini di taglia normale e quel colosso della natura che aveva lasciato le foreste, dove non gli sarebbe mai riuscito un simile sviluppo, per venire tra la gente a godere di un'ammirazione e di un'autorità che avevano finito col trasformarsi in affetto. Tanto che mai vi era stato infisso un chiodo, neppure per i festoni della processione durante la festa dell'Addolorata; e una volta che un merciaio ambulante stava piantandovi un gancio, scoppiò una mezza sommossa e l'imprudente venne cacciato dal paese. (Oscar Mondadori 1972, pp. 81-82) ==''Il cappotto di astrakan''== ===[[Incipit]]=== Verso la fine d'[[aprile]] del millenovecentocinquanta, non avendo trovato dalle mie parti e non pensando di trovare neppure in altri luoghi vicini, o per dir meglio in [[Italia]], il terreno favorevole alla nuova vita che durante la guerra mi ero proposta per il caso che fossi scampato, pensai di portarmi a [[Parigi]], senza programmi di alcun genere e solo per viverci qualche mese. Chissà, mi dicevo, che non abbia a cogliervi il bandolo di un avvìo e magari a trovarvi la mia [[fortuna]].<br>Andare a Parigi era a quell'epoca, ed è stato sempre, come a darsi un mestiere, a una professione o a un corso di studi. in quella gran città voleva dire imparare, capire il mondo, fiutare il [[vento]]. L'avervi passato qualche anno e magari soltanto qualche mese, poteva dare [[gloria]] per tutta la vita anche a un tipo qualunque, solo che avesse saputo raccontare le sue gesta, immancabili, perché nessuno poteva vivere a Parigi senza capitare dentro casi e vicende degne di venir raccontate. ===Citazioni=== *Quando una donna chiede a un [[uomo]] che cosa pensa, vuol dire che di quell'uomo le sta a [[cuore]] anche il meglio, cioè i [[sentimento|sentimenti]] e magari anche le [[idea|idee]]. (p. 83) *Su quel lungofiume vennero a tormentarmi, come gamberetti lessi che qualcuno volesse mettermi in bocca, i versi della [[poesia]] di Maurice:<br>''Le soste, i lenti passi, le [[parola|parole]]...<br>e mentre l'incanto d'altro tempo vola<br>sull'ala stanca del giorno...''<br>L'ala del giorno pareva stanca anche a me e il cadere della domenica sul fiume mi immalinconì improvvisamente. (p. 107) ==''Il piatto piange''== ===[[Incipit]]=== Si [[gioco d'azzardo|giocava d'azzardo]] in quegli anni, come si era sempre giocato, con accanimento e [[passione]]; perché non c'era, né c'era mai stato a [[Luino]] altro modo per poter sfogare senza [[pericolo]] l'[[avidità]] di danaro, il dispetto verso gli altri e, per i giovani, l'esuberanza dell'età e la voglia di [[vivere]]. ===Citazioni=== *Chi governa il piacere, al piacere deve saper rinunciare. (p. 65) *Mai giocare [...] con gente che non si conosce o in bische clandestine. Quasi sempre c'è il [[baro]]. (p. 80) ===[[Explicit]]=== Si riprese a vivere senza sapere di vivere. Né il gioco né la guerra ci erano serviti a qualche cosa. Tutto era passato su di noi, da una primavera all'altra, senza lasciarci un segno di salvezza o di speranza.<br />Di tutti quei giocatori, di tutta quella gioventù, non ci fu nessuno, tranne i morti, a cui riuscisse il sogno di evadere dal paese, di andarne fuori in ogni senso eppure di non perderlo, come non si può perdere la memoria dei primi anni di vita. I più lontani, quelli annidati in fondo alle Americhe o nel cuore dell'Etiopia, al pari di quelli che sono vicini, a Milano o in altri luoghi conosciuti, sentono di non essersi liberati da una specie di peso o di intoppo che la vita del paese ha lasciato in loro.<br />Non si sa se questo sia un bene o un male. Si sa soltanto che è un velo oltre il quale potrebbe aprirsi la vera vita, se si potesse capire com'è la vera vita.<br />Un poeta o un pittore che nascesse qui inosservato e prima di legarsi all'ambiente volasse via, forse troverebbe la strada della liberazione.<br />Ci sarà qualcuno che l'ha trovata, come Bernardino che dipingendo in tanti luoghi diversi ha sempre ricomposto questo paesaggio, mescolandolo ad altre cose del mondo. Ci sarà certamente stato fra di noi, senza che ce ne accorgessimo, qualcuno a cui è riuscito di evadere in un modo che a nessun altro è mai stato possibile.<br />Lo aspettiamo di ritorno, un giorno o l'altro, perché ci racconti la sua storia. ==''Il pretore di Cuvio''== ===[[Incipit]]=== Il dottor Augusto Vanghetta, pretore in sottordine con quasi quindici anni di carriera alle spalle, arrivò a Cuvio, dov'era stato destinato in qualità di titolare, nel pomeriggio del 26 ottobre 1930.<br>Negli uffici della sua nuova sede, ricavati al piano nobile d'un palazzo secentesco, non trovò il predecessore, partito il giorno prima, ma soltanto un vecchio cancelliere, che dopo avergli fatto visitare la sala delle udienze, l'archivio, la stanza dei corpi di reato e i locali dell'ufficiale giudiziario, lo lasciò solo in un ampio salone sulla cui porta era fissata una targa di smalto con scritto: ''Gabinetto del Pretore''. ===Citazioni=== *Alto poco più d'un metro e mezzo, curvo e quasi gobbo, già grasso e occhialuto a vent'anni, e simile a un coleottero o a uno scarabeo stercorario per la sua tendenza a cacciarsi nel sudicio, {{NDR|il Vanghetta}} infilava anditi, scale e corridoi, sempre indaffarato a visitar femmine, presso le quali spesso si fermava a mangiare anche se aveva pranzato in altro posto, bevendo, dove ne trovava, Barbera o Barbacarlo, pur senza ripudiare il latte del quale era ghiotto come un vitello. (cap. 2; pp. 25-26) *La signora Memeo era, o gli era parsa, senza ossa. Tutta carne, per un prodigio di natura, di diversa consistenza a seconda delle parti e qualche volta con morbidezze che variavano tra fianchi e ventre o tra coscia e polpaccio: una scala così ampia di valori, che solo un esecutore della forza di Vanghetta poteva far vibrare in tutta la sua estensione. (cap. 6; pp. 51-52) ==''La spartizione''== ===[[Incipit]]=== Da dove era venuto con quella faccia severa, con quell'aspetto composto e a prima vista distinto? Da qualche importante città, da una famiglia di rango, da una lunga abitudine alla riservatezza?<br>Solo dopo qualche mese si seppe che veniva, in seguito a trasferimento d'ufficio, dal capoluogo della provincia; ma che era di Cantévria, un paesucolo della Valcuvia, a pochi chilometri da Luino. ===Citazioni=== *Tanto il bello quanto il brutto, pensava {{NDR|Mansueto Tettamanzi}}, sono frutto di un uguale sforzo creativo e sono qualità raggiunte. E non è che sia facile ottenere una cosa veramente brutta: è difficile come ottenerne una bella. La valutazione dei risultati è una pura questione di gusto. A chi piace una forma, a chi un'altra. (cap. 4; p. 34) *"Amore, Amore!" voleva gridare {{NDR|Tarsilla Tettamanzi}}. Invece esclamò: «Gran Dio, come sto bene!» e alzandosi si batté le mani sulla pancia. Si sentiva totalmente addominale, come se il cuore e il cervello le fossero scesi nel ventre. Le due sorelle alzarono gli occhi e la guardarono meravigliate. Poi continuarono a pelare castagne lesse senza più badarle, seguendo ciascuna i suoi pensieri. Anche Teresa nel portar via i piatti guardò Tarsilla con insistenza. Teresa che l'aveva vista nascere, forse aveva capito o stava per capire. Ma possibile che le sorelle non si accorgessero di nulla? Tarsilla se lo chiedeva quasi ad alta voce. Una cosa simile non avrebbe dovuto irradiare un fluido, un alone di calore, se non di luce? (cap. 14; p. 110) *La luna era sorta alle spalle del paese e sul lungolago la luce dei lampioni impallidiva e ingialliva sotto la cascata d'argento che scendeva dai colli alla riva e che l'acqua inghiottiva a pochi metri dalla spiaggia. Solo quelli dell'altra sponda potevano vedere la luna di là delle acque e il suo lungo riflesso sulla superficie del lago. La gente del borgo passeggiava sui terrapieni nel fresco alito della montiva che veniva dal retroterra, tra le case e le piante, e assaporava la notte. (cap. 19; p. 142) *Al risveglio {{NDR|Camilla Tettamanzi}} trovò che le mani del cognato stavano lasciando il suo petto dove non avevano trovato proprio nulla, come del resto era previsto. Si potrebbe dire, conoscendo Emerenziano, che egli aveva temuto di trovarvi qualche cosa, e che fu contento di quello sterno arido, di quella bruttezza senza rimedio, uguale e pur diversa dalla bruttezza di Fortunata e di Tarsilia. (cap. 19; p. 144) *Quando Mansueto Tettamanzi aveva optato per il brutto e si era applicato alla deformazione dei frutti del suo orto, forse sapeva che la mostruosità ha il suo fascino. E fu certo per questa ragione che vide crescere una più laida dell'altra le sue figlie senza il minimo disappunto. Eredi della sensibilità paterna, le tre sorelle custodirono tranquillamente la loro bruttezza quasi sapessero che sarebbe arrivato un giorno o l'altro l'intenditore. (cap. 19; p. 144) *Il giorno che a pranzo, quando non si era ancora pronunciato, {{NDR|Emerenziano Paronzini}} mise insieme i tre spicchi sani di tre mele marce, involontariamente pensò di riunire le parti buone delle tre sorelle, cioè i capelli di Fortunata, le gambe di Tarsilla, e le mani di Camilla, ma solo per contrapposizione; perché il buono per lui era nel marcio delle tre mele, nel sapore dolce amaro di quei tre scarti immarroniti che aveva contemplato nel piatto mentre masticava gli spicchi bianchi come un mangime qualsiasi. (cap. 19; p. 145) ===[[Explicit]]=== Il contadino di Cantévria che aveva fatto la guerra, che aveva lottato sanguinante nei gorghi del Piave riuscendo a salvezza per approdare al tavolo di un ufficio del Bollo e Demanio, aveva fatto altra strada. Era diventato, come un santo, oggetto di culto devoto sugli altari privati di tre donne. Di lui parlava un intero paese, e il suo nome sarebbe rimasto come un simbolo dei risultati che si possono ottenere con la costanza e col silenzio, con la buona tempra e con lo stomaco forte, quando non si nasce che a Cantévria e si ha per campo d'azione un piccolo mondo chiuso in un tempo senza storia. ==''La stanza del vescovo''== ===[[Incipit]]=== Nel tardo pomeriggio di un giorno d'estate del 1946 arrivavo, al timone di una grossa barca a vela, nel porto di Oggebbio sul Lago Maggiore. L'''inverna'', il vento che nella buona stagione si alza ogni giorno dalla pianura lombarda e risale il lago per tutta la sua lunghezza, mi aveva sospinto, tra le dodici e le diciotto, non più in su di quel piccolo abitato lacustre, dove decisi di pernottare. {{NDR|Piero Chiara, ''La stanza del vescovo'', Arnoldo Mondadori Editore, 1979.}} ===Citazioni=== *Il Vescovo era un prozio di mia moglie, monsignor Alemanno Berlusconi, morto nel ventotto, che fino a vent'anni fa passava l'estate in questa villa. Il padre di mia moglie gli aveva fatto addobbare la stanza migliore in modo degno d'un prelato che era Nunzio Apostolico in varie parti del mondo e faceva parte della Congregazione dei Riti. (1989, p. 37) *Intanto, tra le piccole arie e le prime sventagliate delle brezze di terra ci eravamo portati al punto doganale, passato il quale si cominciò a volare nel vento verso le luci di [[Ascona]].<br>La ''Tinca'' passò tra le isole di Brissago e la costa, sgusciò nell'ombra delle montagne, poi intaccò un vasto specchio d'acqua inargentato dalla luna appena sorta dietro il Gambarogno. Prima di mezzanotte entrava in silenzio nel piccolo porto di Ascona. (2013, p. 31) *Il sole non si era ancora alzato, ma un bagliore rossiccio annunciava, dietro [[Luino]], una lucida mattina di vento, di quelle che sembrano chiudere l'estate, dopo il Ferragosto, quando il lago, come una donna che cambi abito, perde i suoi colori tenui e leggeri per vestirsi di azzurro intenso e qualche volta di scuro turchino, se al mattino lo spazza la ''tramontana'' e lo ripettina al pomeriggio l'''inverna''. (1989, p. 86) *Filosofi, antropologhi, sociologhi e non inquisitori debbono essere i magistrati! Pensi che il [[Cesare Lombroso|Lombroso]] al quale ho sempre guardato come a un maestro, studiando il cranio del brigante Villella aveva scoperto che al posto della cresta occipitale il fuorilegge aveva una fossetta, come il gorilla e lo scimpanzé. Ecco quindi il fatalismo biologico! L'uomo fa il bene o il male a seconda di come è costituito. (1989, p. 132) == ''Vedrò Singapore?''== ===[[Incipit]]=== La data del 23 novembre, più che scritta è scavata dentro la mia mente con segni non meno indelebili di quelli che in seguito e per tutta la vita vi incise, a giusti intervalli, il dolore. Data memorabile, perché segnò l'inizio di un corso di eventi dai quali dovevo emergere a distanza di un anno, ma restandone segnato per sempre.<br>Quel giorno, partito avanti l'alba per Pontebba, nell'alta [[Carnia]], avevo cambiato treno a [[Udine]] e fatto sosta a [[Gorizia]]: due città che vedevo per la prima volta e delle quali sapevo soltanto quel poco che era legato alla guerra 1915-1918, combattuta una quindicina d'anni prima in quei luoghi e subito entrata nei libri di scuola. ===Citazioni=== *Entrai in quel locale e presto mi rasserenai completamente, perché le donne che volteggiavano davanti alla panca imbottita sulla quale mi ero seduto avevano tutte un volto solo: quello del loro mestiere o della loro sorte. *Era una ragazza monumentale, di ventidue anni, che era stata fotografata in costume friulano per una serie di cartoline colorate messe in circolazione al fine di propagandare i tesori e i pregi della regione. Nella cartolina dov'era ritratta la Olga, appariva infatti in evidenza quella che era ritenuta ''la dote del Friul'', la quale secondo un detto popolare consisteva in ''panse, tette e cul'', non avendo altro quella splendida terra, almeno allora, da esportare o da presentare al mondo. ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''I giovedì della signora Giulia''=== Il dottor Corrado Sciancalepre arrivò nel suo ufficio verso mezzogiorno. Era in Pretura a deporre come testimone in un processo di furto col quale si concludeva una paziente operazione che l'anno prima l'aveva occupato a lungo. Partito da un debole indizio, era riuscito a scoprire gli autori del furto e a recuperare la refurtiva. ===''Il mio paese''=== Quando ero in collegio dai preti al De Filippi di Arona e frequentavo la seconda ginnasiale, il professore d'italiano, don Franceschi, dava un tema per settimana: «Come passerai le vacanze», «Scrivi una lettera allo zio augurandogli il buon onomastico», «Racconta quale è stato il primo dispiacere che hai dato alla mamma»...<br> {{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===''L'abuso del vivere''=== Pietro alza il capo dal tavolo dove sta leggendo. Fuori piove. Quante volte ha visto piovere da una finestra, sulle piante, sui tetti, sulle campagne, perfino sulle spiagge del mare dalle finestre degli alberghi. E in quanti posti del mondo, a quante diverse età della sua vita: sempre con un velo di malinconia dentro il quale si nascondeva un segreto compiacimento.<br> {{NDR|Da ''40 storie negli elzeviri del «Corriere»'', citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===''L'uovo al cianuro e altre storie''=== Verso le undici del mattino, dopo aver vagato per le camerate in cerca degli ultimi compagni da salutare, andai senza fretta nel corridoio della direzione a leggere i risultati degli scrutini.<br>Il voto più alto che avevo riportato era un cinque. Figuravo rimandato da una fila di tre e di quattro all'anno dopo, come se di classi non ne avessi già ripetute un paio e potessi invecchiare in quel collegio, dove i miei mi mantenevano a fatica. <!--(Sulle onde del Lago Maggiore)--> ===''Le avventure di Pierino''=== Il [[desiderio]] più forte che Pierino allevava nel cuore fin da quando a sei anni aveva cominciato la scuola, era di aver [[libertà]] il [[mercoledì]] e di poter passare la giornata godendo lo spettacolo del mercato che si teneva in quel giorno al suo paese. La direzione scolastica aveva stabilito la vacanza settimanale al mercoledì, invece che al giovedì come in tutta [[Italia]], forse più per comodo degli insegnanti che degli scolari. ===''Le corna del diavolo''=== Nella nostra piccola città, allora ancora più piccola di oggi ma tanto più gradevole e umana, al [[tempo]] in cui cominciavo a viverci per un numero imprecisabile ma ormai stragrande di anni, cioè intorno al 1936, viveva già il commendatore Adamo Chiappini, un tenore in ritiro che i competenti di [[opera lirica]] ricordavano come una promessa, in parte mantenuta, del bel canto italiano. ===''Una spina nel cuore''=== Un [[mattino]] di [[primavera]] del 1933, dopo essermi fermato alcuni giorni a [[Venezia]] e a Milano nel viaggio di ritorno da certe strane località oltre Isonzo dov'ero stato per quasi un anno, rimisi piede al mio paese. A Venezia, dove pensavo di non tornare più per il resto dei miei giorni tanto mi lasciavo volentieri alle spalle quei luoghi, avevo passato quasi una settimana, deciso a vedere tutta la città una volta per sempre. A [[Milano]] invece ero rimasto quarantott'ore, il tempo per portare a termine una ricerca alla quale attribuivo una certa importanza nei miei futuri destini. Se avessi rintracciato la contessa Bettina Nazzari di Costapiana, madre del conte Pier Cesare, mio principale quando lavoravo come fotografo a Milano, avrei potuto avere l'indirizzo del di lei figlio, finito in miseria e fallito anche come fotografo, al punto di trovarsi costretto ad andarsene in [[Brasile]] o in [[Argentina]] per sfuggire ai creditori. ==Citazioni su Piero Chiara== *Fu un bellissimo incontro, era una persona interessante, estremamente gradevole parlare con lui. ([[Milena Vukotic]]) *La leggibilità è una dote piuttosto rara fra i nostri narratori, intenti più a lanciar messaggi, patrocinare avanguardie, inseguir mode che render digeribile la loro prosa.<br>Piero Chiara è un'eccezione. Scrive come parla, e parla come scrive. Il suo stile può anche non piacere, ma non resta sullo stomaco. I suoi libri, una volta aperti, non si chiudono più, cioè si chiudono solo alla fine. Le sue storie, pur se circoscritte al microcosmo luinese e varesino, son piene di plasma, umori, colpi di scena.<br>L'autore dice che son tutte vere. Forse mente, forse qualcosa è inventata, ma non importa. Ciò che importa è che divertano chi legge, come certamente hanno divertito chi le ha scritte. Se poi qualche produttore e regista ne fa un film tanto meglio. ([[Roberto Gervaso]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Piero Chiara, ''I giovedì della signora Giulia'', Oscar Mondadori, 1974. *Piero Chiara, ''Il balordo'', Arnoldo Mondadori Editore, 1967. *Piero Chiara, ''Il cappotto di astrakan'', Arnoldo Mondadori Editore, 1978. *Piero Chiara, ''Il piatto piange'', Arnoldo Mondadori Editore, 1962. *Piero Chiara, ''Il pretore di Cuvio'' Arnoldo Mondadori Editore, 1973. *Piero Chiara, ''L'uovo al cianuro e altre storie'', Arnoldo Mondadori Editore, 1969. *Piero Chiara, ''La spartizione'', Gli Oscar, Arnoldo Mondadori Editore, 1973. *Piero Chiara, ''La stanza del vescovo'', Arnoldo Mondadori Editore, 1979. *Piero Chiara, ''La stanza del vescovo'', Mondadori-De Agostini, 1989. *Piero Chiara, ''[https://books.google.it/books?id=iTzQAQAAQBAJ La stanza del vescovo]'', Oscar Mondadori, 2013. ISBN 9788852043376 *Piero Chiara, ''Le avventure di Pierino'', Arnoldo Mondadori Editore, 1980. *Piero Chiara, ''Le corna del diavolo'', Arnoldo Mondadori Editore, 1980. *Piero Chiara, ''Le Prealpi varesine'', fotografie di Cesare Colombo, LEA, Roma, 1964. *Piero Chiara, ''Una spina nel cuore'', Arnoldo Mondadori Editore, 1979. *Piero Chiara, ''Vedrò Singapore?'', Oscar Mondadori, 1983. ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Il piatto piange (romanzo)|''Il piatto piange''|1962}} {{Pedia|La spartizione|''La spartizione''|1964}} {{Pedia|Il balordo (romanzo)|''Il balordo''|1967}} {{Pedia|I giovedì della signora Giulia|''I giovedì della signora Giulia''|1970}} {{Pedia|Il pretore di Cuvio|''Il pretore di Cuvio''|1973}} {{Pedia|La stanza del vescovo|''La stanza del vescovo''|1976}} {{Pedia|Il cappotto di astrakan (romanzo)|''Il cappotto di astrakan''|1978}} {{Pedia|Vedrò Singapore?|''Vedrò Singapore?''|1981}} {{DEFAULTSORT:Chiara, Piero}} [[Categoria:Scrittori italiani]] ioe3i0dgb6eisaygkxyuzy4w8uptfyp Pena di morte 0 14360 1412829 1338338 2026-05-07T06:08:42Z Spinoziano (BEIC) 86405 Augusto Pierantoni 1412829 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Singchair.jpg|thumb|Sedia elettrica]] Citazioni sulla '''pena di morte'''. ==Citazioni== *Alla pena di morte si può sostituire come cerimonia compensatrice finalmente incruenta la maledizione pubblica. ([[Guido Ceronetti]]) *Che la pena di morte sia figlia della società verticale è indubbio. L'eliminazione fisica calpesta il più fondamentale dei diritti, quello alla vita. ([[Gherardo Colombo]]) *{{NDR|A [[Sparta]] i giudici}} ci mettono molti giorni {{NDR|a giudicare i reati capitali}} perché, se si condanna uno a morte per errore, poi non c'è più nessun rimedio. ([[Anassandrida II]]) *È stato detto "non uccidere" e poi, siccome quello ha ucciso, allora uccidono lui? No, non si può mica. ([[Fëdor Dostoevskij]], ''[[L'idiota]]'')) *Il potere ha fatto un'ostinata resistenza a questa riforma posta nel numero delle generose utopie e negata quasi sempre per considerazioni di opportunità. L'ostinazione fu più viva e decisa negli Stati più forti; mentre i piccoli regni soltanto ci porsero finora l'esempio giustissimo ed umano dell'ordine sociale conservato senza il triste ufficio del carnefice. ([[Augusto Pierantoni]]) *In un paese venne annunciato ufficialmente che non vi esisteva la pena di morte. Nessun condannato testimoniò il contrario. ([[Stanisław Jerzy Lec]]) *«L'uso peggiore che si possa fare di un uomo è quello di impiccarlo». No, non ho alcun rispetto per la pena di morte. Si tratta di un'azione sporca, che non degrada solo i cani da forca pagati per compierla ma anche la comunità sociale che la tollera, la sostiene col voto e paga tasse specifiche per farla mettere in atto. La pena di morte è un atto stupido, idiota, orribilmente privo di scientificità: «... ad essere impiccato per la gola finché morte non sopravvenga» recita il famoso frasario della società... ([[Jack London]]) *La condanna a morte è una pena infamante? Sì, per chi la emette. ([[Stanisław Jerzy Lec]]) *La criminalità non è mai stata fermata dalla minaccia di morte. La giustizia non è tale se diventa un crimine. ([[Louis Michel]]) *La morte è un supplizio nella misura in cui non è semplice privazione del diritto di vivere, ma occasione di calcolate sofferenze. ([[Michel Foucault]]) *La pena di morte, così come la si applica, è una disgustosa macelleria, un oltraggio inflitto alla persona e al corpo. ([[Albert Camus]]) *La pena di morte e la violenza penale non solo possono sparire in questa società, ma anzi devono farlo. ([[Jean Baudrillard]]) *La pena di morte, oltre che non cura la emendazione della vittima, spegne una vita, non le importa se depravata o santificata dalla sventura, e le basta ad altrui spavento un capo mozzo o un cadavere appeso...; la pena di morte, dico, esercita un'influenza la più avversa alla prescritta idoneità morale. ([[Pietro Ellero]]) *Nell'oscurità che stiamo vivendo qualcuno arriva a vedere la luce della verità? Lui ha odiato, ha ucciso e adesso è morto. Voi avete odiato, avete ucciso e adesso qui non c'è nessuno di voi! Nessuno di voi che sia stato condannato. Sapete perché è ancora scuro? Sapete perché c'è soltanto notte intorno a noi? Sapete che cos'è l'oscurità? L'oscurità è l'odio che lui provava, l'odio che voi provavate l'odio che tutti noi sentivamo. Ma ora è troppo l'odio da dover sopportare. E noi l'abbiamo dovuto vomitare e adesso quell'odio ci ha circondato e ci sta soffocando. ([[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (quinta stagione)|''Ai confini della realtà'' (serie televisiva 1959), quinta stagione]]) *Non approvo affatto la punizione, accetto soltanto le misure utili a proteggere la società. In teoria non sono contrario all'uccisione di individui che sono privi di valore o in qualche modo pericolosi. Ma mi oppongo solo perché non mi fido degli uomini, cioè dei tribunali. Apprezzo nella vita più la qualità che non la quantità, così come nella natura i principî generali rappresentano una realtà superiore all'oggetto singolo. ([[Albert Einstein]]) *Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio. ([[Cesare Beccaria]]) *Perché alcuni Stati conservano la pena di morte? Per dirci che siamo crudeli... Che siamo assassini anche noi. ([[Roberto Benigni]]) *Quando aboliranno la pena di morte, la morte non cesserà di essere una pena. ([[Stanisław Jerzy Lec]]) *"Secondo me, uccidere perché si è ucciso rappresenta una punizione incomparabilmente più terribile dello stesso delitto commesso. Venire giustiziato in base ad un verdetto è molto più terribile che venire ucciso da briganti."<br/>"Chi viene ucciso da un brigante, mettiamo di notte nel bosco o in qualche altro modo, continua indubbiamente a sperare di salvarsi fino all'ultimo istante di vita. Ci sono esempi di persone che, già con la gola tagliata, continuavano a sperare, cercavano di fuggire o chiedevano pietà. E qui invece ti viene tolta con ''assoluta certezza'' proprio quest'ultima speranza grazie alla quale morire è dieci volte più più facile. Su di te è stato pronunciato un verdetto, e nella certezza che a quel verdetto non potrai scampare sta proprio la sofferenza più terribile, la più spaventosa che ci sia al mondo. Prendete un soldato, mettetelo davanti a una bocca di cannone e sparate contro di lui, e lui continuerà pur sempre a sperare; ma leggete a quello stesso soldato una sentenza che lo condanna ''con certezza'', e lui impazzirà o scoppierà a piangere. Chi è in grado di dire che la natura umana sia in grado di sopportare una cosa simile senza impazzire? A che serve una tortura così mostruosa, inutile, assurda? Può darsi che ci sia qualcuno a cui sia stata letta la sentenza di morte, gli abbiano fatto provare tutte le torture dell'attesa e alla fine gli abbiano detto: 'Va' pure, sei stato graziato'. Ecco, un uomo che avesse vissuto tutto ciò potrebbe raccontare cosa si prova. Anche Cristo ha parlato di quell'angoscia, di quella terribile sofferenza. No, non è permesso trattare così una persona umana!" ([[Fëdor Dostoevskij]], ''[[L'idiota]]'') *Si deve affermare con forza che la condanna alla pena di morte è una misura disumana che umilia, in qualsiasi modo venga perseguita, la dignità personale. È in sé stessa contraria al Vangelo perché viene deciso volontariamente di sopprimere una vita umana che è sempre sacra agli occhi del Creatore. ([[Papa Francesco]]) *Soltanto i despoti sostengono che la pena di morte è un attributo necessario all'autorità. Il popolo sovrano un giorno l'abolirà. ([[Anatole France]]) *Sono arrivato alla convinzione che l'abolizione della pena di morte sia auspicabile per i seguenti motivi:<br />1) Irreparabilità in caso di errore giudiziario.<br />2) Conseguenze morali deleterie per quanti hanno a che fare direttamente o indirettamente con il procedimento dell'esecuzione.<ref>Qualche mese prima, il ''New York Times'' del 6 marzo 1927 riferiva: «Il Professor Einstein non è favorevole all'abolizione della pena di morte [...]. Non vede perché la società non dovrebbe liberarsi degli individui che si sono dimostrati socialmente dannosi. Aggiunge che la società non ha più diritto di condannare una persona all'ergastolo di quanto ne abbia di condannarlo a morte.»</ref> ([[Albert Einstein]]) *Trent'anni fa ho visto a Parigi decapitare un uomo con la ghigliottina, in presenza di migliaia di spettatori. Sapevo che si trattava di un pericoloso malfattore; conoscevo tutti i ragionamenti che gli uomini hanno messo per iscritto nel corso di tanti secoli per giustificare azioni di questo genere; sapevo che tutto veniva compiuto consapevolmente, razionalmente; ma nel momento in cui la testa e il corpo si separarono e caddero diedi un grido e compresi, non con la mente, non con il cuore, ma con tutto il mio essere, che quelle razionalizzazioni che avevo sentito a proposito della pena di morte erano solo funesti spropositi e che, per quanto grande possa essere il numero delle persone riunite per commettere un assassinio e qualsiasi nome esse si diano, l'assassinio è il peccato più grave del mondo, e che davanti ai miei occhi veniva compiuto proprio questo peccato. ([[Lev Tolstoj]]) ===[[Victor Hugo]]=== *Gli uomini che giudicano e che condannano proclamano la pena di morte necessaria, prima di tutto:<br/>perché è importante scindere dalla comunità sociale un membro che le ha già nuociuto e che potrebbe nuocere ancora. Si trattasse solo di questo, il carcere a vita basterebbe. Perché la morte? Voi mi obiettate che da una prigione si può scappare? Fate meglio la guardia... Niente carnefici dove bastano carcerieri. *La civiltà rifletta a ciò: essa risponde del carnefice. Ah, voi odiate il crimine sino a uccidere il criminale? Ebbene, io odio l'assassinio sino a impedirvi di diventare assassini. Tutti contro uno, la potenza sociale condensata in ghigliottina, la forza collettiva impiegata per un'agonia, che cosa vi è di più odioso? Un uomo ucciso da un uomo spaventa il pensiero, un uomo ucciso dagli uomini lo costerna. *La pena di morte è il segno caratteristico ed eterno della barbarie. *Resta la terza e ultima ragione, la teoria dell'esempio. Bisogna dare esempi... allora ridateci il XVI secolo, siate veramente formidabili: ridateci la varietà dei supplizi, ridateci i tormentatori giurati, ridateci la forca, la ruota, il rogo, i tratti di corda, il taglio delle orecchie, lo squartamento... ecco l'esempio in grande; ecco la pena di morte ben intesa; ecco un sistema di supplizi che ha una certa proporzione... ma dite un po', siete davvero seriamente convinti di dare un esempio quando scannucchiate miserabilmente un povero diavolo nel punto più deserto dei boulevards esterni? ==Note== <references /> ==Voci correlate== *[[Boia]] *[[Lapidazione]] *[[Morte]] *[[Sedia elettrica]] ==Altri progetti== {{Interprogetto|w_preposizione=riguardante la|commons_preposizione=sulla|wikt=pena di morte|testo=ONU - 18 dicembre 2007, Moratoria sull'uso della pena di morte|testo_preposizione=della|testo_etichetta=risoluzione contro la pena di morte del 18 dicembre 2007}} [[Categoria:Pena di morte| ]] 6lijlie8uiwkeg8nxxsn6aphkh1vdc5 Incipit/P 0 17341 1412830 1408338 2026-05-07T06:10:09Z Spinoziano (BEIC) 86405 /* P */ 1412830 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{incipit|lettera=P}}</noinclude> ==P== <span id="Pa"></span> *'''[[Arto Paasilinna]]''' **Emilia l'elefante **Il figlio del dio del Tuono **Il mugnaio urlante **L'allegra apocalisse **L'uomo della lepre **Lo smemorato di Tapiola **Piccoli suicidi tra amici **Prigionieri del Paradiso **Sangue caldo, nervi d'acciaio *'''[[Antonio Pace]]''' **Scorta de' mercanti *'''[[Enzo Paci]]''' **La filosofia contemporanea **Introduzione all'esistenzialismo di Jaspers *'''[[Luigi Pacinotti]]''' **Introduzione alla fisica tecnologica e alla meccanica sperimentale *'''[[Ignacio Padilla]]''' **Ombre senza nome *'''[[André Padoux]]''' **Mantra tantrici *'''[[Adolfo Padovan]]''' **L'uomo di genio come poeta *'''[[Vincenzo Padula]]''' **Antonello capobrigante calabrese: dramma in cinque atti **Il Monastero di Sambucina: novella calabrese **L'orco **Persone in Calabria *'''[[Leonardo Padura Fuentes]]''' **Paesaggio d'autunno **Passato remoto *'''[[Paganino da Serzana]]''' **Contra lo meo volire *'''[[Francesco Mario Pagano]]''' **Principj del Codice Penale e Logica de' Probabili *'''[[Claudio Paglieri]]''' **Domenica nera **Il vicolo delle cause perse *'''[[Giovanni Pagnini]]''' **Trattato della sfera ed introduzione alla navigazione per uso de' piloti *'''[[Boris Pahor]]''' **Dentro il labirinto *'''[[Ettore Pais]]''' **Italia antica **Storia critica di Roma durante i primi cinque secoli *'''[[Chuck Palahniuk]]''' **Cavie **Diary **[[Fight Club (romanzo)|Fight Club]] **Invisible Monsters **[[Ninna nanna (romanzo)|Ninna nanna]] **Rabbia **Senza veli **[[Soffocare (romanzo)|Soffocare]] **Survivor *'''[[Aldo Palazzeschi]]''' **Bestie del 900 **I fratelli Cuccoli **Il buffo integrale **Il codice di Perelà **Il controdolore **Il re bello **Lanterna **Lo zio e il nipote **Roma **Roma, adattamento in tre atti **Sorelle materassi **Stampe dell'Ottocento *'''[[Chris Paling]]''' **Il pittore che visse due volte *'''[[Vittorio Paliotti]]''' **Santa Lucia *'''[[Andrea Palladio]]''' **I quattro libri dell'architettura *'''[[Piersandro Pallavicini]]''' **African Inferno **Riviste anni '90 **Romanzo per signora *'''[[Ferrante Pallavicino]]''' **Il corriero svaligiato *'''[[Giorgio Pallavicino Trivulzio]]''' **Memorie di Giorgio Pallavicino **Spilbergo e Gradisca *'''[[Félix J. Palma]]''' **La mappa del tempo *'''[[Diana Palmer]]''' **Amando... s'impara **Perdono a occhi chiusi (come Diana Blayne) *'''[[Stuart Palmer]]''' **Un dramma nell'acquario *'''[[Massimiliano Palmese]]''' **Pop Life *'''[[Giuseppe Palmieri (economista)]]''' **Della ricchezza nazionale *'''[[Orhan Pamuk]]''' **Il mio nome è rosso **Istanbul **La casa del silenzio **La nuova vita **La stranezza che ho nella testa **Neve *'''[[Melissa Panarello]]''' **100 colpi di spazzola prima di andare a dormire **In Italia si chiama amore **In nome dell'amore **L'odore del tuo respiro *'''[[Breece D'J Pancake]]''' **Trilobiti *'''[[Katherine Pancol]]''' **Lentamente fra le tue braccia **Un ballo ancora *'''[[Edgar Pangborn]]''' **Il giudizio di Eva **Davy, e oltre ***La crociata dei bambini ***La leggenda di Hombas ***Le streghe di Nupal ***La casa di Mam Sola ***Il ragazzo della tigre *'''[[Ago Panini]]''' **L'erba cattiva *'''[[Adriana Pannitteri]]''' **Madri assassine *'''[[Vasilij Nikolajevič 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D. Perry]]''' **Resident Evil 1. Tyrant il distruttore **Resident Evil 2. Caliban Cove **Resident Evil 3. La città dei morti **Resident Evil 4. L'orrore sotterraneo **Resident Evil 5. Nemesis **Resident Evil 6. Codice Veronica *'''[[Steve Perry]]''' **Aliens. Il nido sulla Terra **Aliens. Incubo **La rivolta dei matador **Matadora *'''[[Persio]]''' **Satire *'''[[Leo Perutz]]''' **Il cavaliere svedese **Il Maestro del Giudizio Universale *'''[[Gavino Pes]]''' **Dimmi cun sinzeritai **Lu pintimentu **Lu tempu *'''[[Leo Pestelli]]''' **Parlare italiano *'''[[Renato Pestriniero]]''' **Autocidio **Un passo alla volta *'''[[Arrigo Petacco]]''' **L'uomo della Provvidenza *'''[[Ellis Peters]]''' **All'insegna della morte **Due delitti per un monaco **I due prigionieri **Il cappuccio del monaco **Il corvo dell'abbazia **Il monaco prigioniero **Il novizio del diavolo **Il pellegrino dell'odio **Il rifugiato dell'abbazia **Il roseto ardente **Il volo di una strega **L'apprendista eretico **L'eremita della foresta **La bara d'argento **La confessione di fratello Haluin **La fiera di San Pietro **La missione di fratello Cadfael **La penitenza di fratello Cadfael **La porta della morte **La sentinella della città morta **La vergine nel ghiaccio **Mistero doppio **Una luce sulla 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cimiteri **I sepolcri **La fata Morgana *'''[[Andrea G. 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Il fuoco amico dei ricordi *'''[[Luigi Pirandello]]''' **Bellavita **Così è (se vi pare) **Diana e la Tuda **Enrico IV **Giustino Roncella nato Boggiòlo **I vecchi e i giovani **Il fu Mattia Pascal **Il giuoco delle parti **Il piacere dell'onestà **Il turno **L'amica delle mogli **L'esclusa **L'uomo dal fiore in bocca **La Patente **Ma non è una cosa seria **Male di luna **Non si sa come **Novelle per un anno ***Berecche e la guerra ***Candelora ***Ciàula scopre la Luna ***Dal naso al cielo ***Donna Mimma ***Il vecchio Dio ***Il viaggio ***In silenzio ***L'uomo solo ***La giara ***La mosca ***La rallegrata ***La vita nuda ***Scialle nero ***Tutt'e tre ***Una giornata **Quaderni di Serafino Gubbio operatore **Sagra del signore della nave **Sei personaggi in cerca d'autore **Sogno (ma forse no) **Suo marito **Uno, nessuno e centomila *'''[[Robert M. 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Hoffmann Price]]''' **Apprendista stregone **La regina dei Lilin *'''[[Richard Price]]''' **La vita facile *'''[[Chris Priestley]]''' **Le terrificanti storie del Vascello Nero **Le terrificanti storie di zio Montague **Storie da leggere con la luce accesa *'''[[Jean Prieur]]''' **Gli animali hanno un'anima *'''[[Allan Prior]]''' **Breve gloria di Mister Miffin *'''[[Michele Prisco]]''' **La provincia addormentata **Una spirale di nebbia **Le parole del silenzio **I cieli della sera *'''[[Frederic Prokosch]]''' **Cinque notti a camminare **Gli asiatici **Il manoscritto di Missolungi *'''[[Bill Pronzini]]''' **Chi ci aspetta su Venere *'''[[Properzio]]''' **Elegie *'''[[Michele Prospero]]''' **Il pensiero politico della destra *'''[[Annie Proulx]]''' **Gente del Wyoming *'''[[Marcel Proust]]''' **Alla ricerca del tempo perduto **Del piacere di leggere *'''[[Dino Provenzal]]''' **Il letto *'''[[Sully Prudhomme]]''' **Diario intimo *'''[[Erich Przywara]]''' **Analogia Entis: Metafisica <span id="Ps"></span> <span id="Pt"></span> <span id="Pu"></span> *'''[[Antonio Pugliese]]''' **Alta marea *'''[[Carlo Puini]]''' **Il Buddha, Confucio e Lao-tse **Saggi di storia della religione **Taoismo (filosofia e religione) *'''[[Bernardo Pulci]]''' **A Lorenzo de Medici per la morte di Cosimo *'''[[Luigi Pulci]]''' **La Beca di Dicomano **La confessione **Le frottole **La giostra **Morgante **Rotta di Babilonia *'''[[Philip Pullman]]''' **La bussola d'oro **La lama sottile **Il cannocchiale d'ambra **Il rubino di fumo **L'ombra del nord **La tigre nel pozzo **La principessa di latta *'''[[Aleksandr Sergeevič Puškin]]''' **Borìs Godunòv **La donna di picche **La figlia del capitano **Onegin **Storia di Pugačëv *'''[[Mario Puzo]]''' **I folli muoiono **Il padrino **L'arena oscura <span id="Pv"></span> <span id="Pw"></span> <span id="Px"></span> <span id="Py"></span> *'''[[Barbara Pym]]''' **Per guarire un cuore infranto **Un amore non tanto corrisposto **Un sacco di benedizioni **Una questione accademica *'''[[Thomas Pynchon]]''' **L'incanto del Lotto 49 **La cresta dell'onda **Mason & Dixon **Più vicino a te, o mio divano **V. *'''[[Andrew Pyper]]''' **Le ragazze scomparse <span id="Pz"></span> huh4v7ny31l86o1wp3pq7b88wwtjueo Chiasso 0 31253 1412834 1400003 2026-05-07T07:51:20Z Spinoziano 2297 immagine; revisione Piero Chiara 1412834 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Chiasso Corso San Gottardo.jpg|miniatura|upright=1.3|Chiasso, Corso San Gottardo]] Citazioni su '''Chiasso'''. *A Chiasso e a Porto i milanesi si stipano alle frontiere. Ma che passaporti! Libero ingresso! Libera uscita! Sfrosavano le sigarette sotto i cappelli; poi si dimenticavano di avercele messe e davanti ai doganieri: "Buona sera scior Magistrett..." ... salutavano un amico e giù... tre, quattro pacchetti per terra! ([[Delio Tessa]]) *A Chiasso, piccola e deprimente cittadina, presi un caffè e osservai l'andirivieni alla dogana. I funzionari doganali svizzeri e italiani avevano gli uffici a pochi metri di distanza, e tutti dovevano fermarsi. Entrai e mostrai il mio sacco al funzionario italiano, poi presi un tram e andai al Lago di Como. ([[David Herbert Lawrence]]) *Da Balerna non impiegammo molto più di mezz'ora fino a Chiasso, che è la parrocchia svizzera più meridionale e ha l'aspetto di un grosso borgo di mercato per via delle varie botteghe che vi si trovano. A un duecento passi di distanza confluiscono due ruscelli, l'uno da sud, l'altro da nord, metti Maiocca e Roggia. Questi formano il confine tra la Svizzera e lo Stato di Milano. Il piccolo ponte che li scavalca si chiama Pontesello. Appena oltrepassatolo ci si trova già nell'altro stato. ([[Hans Rudolf Schinz]]) *Ma perché – ci si chiede – oggi noi che non ne abbiamo nessuna colpa dobbiamo ancora star male e soffrir sempre pene gravissime in conseguenza del fatto che un gruppetto di letterati autodidatti negli anni Trenta invece di studiarsi qualche grammatica straniera e di fare qualche gita a Chiasso a comprarsi un po' di libri importanti tradotti e discussi da noi solo adesso, ma già pubblicati e ben noti fin da allora, abbia buttato via i trent'anni migliori della vita umana lamentandosi a vuoto e perdendo del tempo a inventare la ruota o a scoprirle il piano inclinato mentre altrove già si marciava in treno e in dirigibile, a almeno si lavorava utilmente in vista dei decenni futuri? Bastava arrivare fino alla Standa della dogana di Ponte Chiasso, due ore di bicicletta da Milano, e pregare un qualche contrabbandiere di fare un salto alla più vicina drogheria Bernasconi e acquistare, insieme a un Toblerone e un paio di pacchetti di Muratti col filtro, anche i "Manoscritti economico-filosofici" di Marx (1844), il "Tractatus logico philosophicus" di Wittgenstein (1921), "Civilità di massa e cultura di minoranza" del Dottor Leavis (1930), le "Idee per una fenomenologia" di Husserl (1931). ([[Alberto Arbasino]]) *Per le strade di Chiasso, mentre passavamo afferrati come naufraghi alle attrezzature del camion in corsa, gli svizzeri ci salutavano quasi tristemente, come si saluta chi va ad un triste incarico. ([[Piero Chiara]]) *Quanta gente entra in Svizzera da Chiasso in automobile o in treno e aspetta a guardarsi in giro quando appare il lago, o quando vi è in mezzo, dal ponte di Melide. Pare la Svizzera cominci a questo aprirsi dei monti, appena spunta Lugano nel semicerchio del golfo e l'occhio già fugge verso Gandria, ai picchi e alle rive del ''Piccolo mondo antico'', oggi due volte antico. ([[Piero Chiara]]) ==Voci correlate== *[[Como]] *[[Frontiera]] *[[Svizzera]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Città della Svizzera]] m7ztoatg3ynal5zitg0n8lpnpqfv5zd Utente:Urhixidur 2 33985 1412796 1319630 2026-05-06T20:52:34Z Urhixidur 7401 <s> 1412796 wikitext text/x-wiki {{Pagina utente}} {{#babel:fr-N|en-5|it-0}} <table cellspacing="0" cellpadding="0" class="mw-babel-wrapper"> <tr> <td> {{Userbox|info-c=#EEE|id-c=#ADA|id=art-tsolyáni-1|info=Màsuntsólukoi trashóm chidóm tla tsolyáni.}} </td> </tr> </table> ==Interwiki== [http://www.angelfire.com/pq/Urhixidur/index.html pagina personale (inglese)] ---- * [[:incubator:User:Urhixidur|'''Incubator''']] * [[:mw:User:Urhixidur|'''MediaWiki''']] * [[:meta:User:Urhixidur|'''Meta''']] * [http://www.omegawiki.org/User:Urhixidur '''Omegawiki'''] * '''Wikibooks''' : [[:b:en:User:Urhixidur|English]] &middot; [[:b:fr:Utilisateur:Urhixidur|Français]] &middot; [[:b:it:Utente:Urhixidur|Italiano]] &middot; [[:b:pt:Usuário:Urhixidur|Português]] * [[:commons:User:Urhixidur|'''Wikimedia Commons''']] * <s>'''Wikinews''' : [[:en:User:Urhixidur|English]] &middot; 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[https://ikariam.fandom.com/fr/wiki/Utilisateur:Polytherion Français] ** [https://cthulhuwars.fandom.com/wiki/User:Polytherion Cthulhu Wars Strategy Wikia (English)] <!-- * http://wikinfo.org/w/index.php/User:Urhixidur, then http://wwtrade.org/m/index.php/User:Urhixidur and http://wikinfo.org/w/English/index.php/User:Urhixidur, then http://wwtrade.org/English/index.php/User:Urhixidur, then http://wwtrade.org/wikinfo/index.php/User:Urhixidur Wikinfo --> ---- [[en:User:Urhixidur]] [[fr:Utilisateur:Urhixidur]] 5xsxcd06l9p3gyyli3gfuo6yib8lokq Tommaso Grossi 0 45740 1412779 1351410 2026-05-06T14:34:25Z Gaux 18878 Joseph Spencer Kennard, citazioni su 1412779 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[Immagine:Tommaso Grossi 1.jpg|thumb|Tommaso Grossi]] '''Tommaso Grossi''' (1790 – 1853), scrittore e poeta italiano. ==Citazioni di Tommaso Grossi== *''Il settembre innanzi viene, | e a lasciarmi ti prepari: | tu vedrai lontane arene; | nuovi monti, nuovi mari | salutando in tua favella, | pellegrina [[rondine]]lla''. (da [[s:La Rondinella|La Rondinella]], in ''Marco Visconti'', XXVI) *''L'è mort? l'è propri mort? Cossa voeur dì | sta gran parola che fa tant spavent?'' (da ''In morte di [[Carlo Porta]]'', citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921) ==''Marco Visconti''== ===[[Incipit]]=== Limonta è una terricciuola presso che ascosa fra i castagni al guardo di chi, spiccatosi dalla punta di Bellagio, per navigar verso Lecco, la cerca a mezza costa, in faccia a Lierna. Cominciando dall'ottavo secolo, fino agli ultimi tempi che fur tolti i feudi in Lombardia, essa fu sempre soggetta al monastero di S. Ambrogio di Milano; e l'Abate fra gli altri titoli avea quello di conte di Limonta. ===Citazioni su ''Marco Visconti''=== *Il romanzo del Grossi, benché dedicato al [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] e intenzionalmente derivato dai ''Promessi Sposi'', è della più pura maniera dello [[Walter Scott|Scott]], se ne togliamo un vasto difetto di fantasia che lo rende in molti tratti prolisso o inconcludente. I personaggi sono storici, ma soltanto di nome, ché le qualità morali ad essi attribuite appaiono immaginarie, come immaginaria è tutta la favola, nella quale essi agiscono. ([[Lorenzo Gigli]]) ==[[Incipit]] di ''Ildegonda''== Quando la Lombardia dall'odio antico<br>E dal novo pericolo commossa<br>Sorgea contra il secondo Federico<br>Nipote del respinto Barbarossa,<br>E il papa, a quello in apparenza amico,<br>Celatamente pur con ogni possa<br>Già suscitando più che mai gagliarda<br>La lega formidabile Lombarda.<br><br>Sdegnosa ancor della tedesca offesa<br>Speditamente deputò Milano<br>Legato presso il capo della Chiesa<br>Il marchese Rolando Gualderano,<br>Il qual, fattosi aggiungere all'impresa<br>Compagno il figlio, corse al Vaticano,<br>Ove onorata entrambi ebbero stanza<br>Finché il periglio tenne l'alleanza. ==Citazioni su Tommaso Grossi== *Tutto sommato [...] Tommaso Grossi resta sempre l'ultimo romanziere leggibile di questa primiera [[Alessandro Manzoni|scuola manzoniana]]. I suoi contemporanei e seguaci immediati non si sopportano più. Se egli ha spinto la pietà religiosa manzoniana fino al bigottismo e il suo sentimento ai massimi limiti del sentimentalismo, gli altri hanno oltrepassato addirittura la barriera. ([[Joseph Spencer Kennard]]) ==Bibliografia== *[http://books.google.it/books?id=9agNAAAAYAAJ&pg=PA3 ''Novelle di Tommaso Grossi aggiuntavi La Pia, leggenda di B. Sestini''], Firenze: Giuseppe Molini, 1839 *Tommaso Grossi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-g/tommaso-grossi/marco-visconti/ Marco Visconti. Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi]'', Antonio Vallardi editore, Milano, 1958. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Grossi, Tommaso}} [[Categoria:Scrittori italiani]] [[Categoria:Poeti italiani]] kz163qr8b6gfi24wh18dpkv1xg6m7t4 Evaristo Beccalossi 0 62917 1412835 1412752 2026-05-07T09:28:25Z Giulio tegaz 56423 /* Citazioni di Evaristo Beccalossi */ 1412835 wikitext text/x-wiki [[File:Evaristo Beccalossi (2016).jpg|thumb|upright=0.75|Evaristo Beccalossi]] '''Evaristo Beccalossi''' (1956 – 2026), calciatore italiano. ==Citazioni di Evaristo Beccalossi== *È meglio giocare con una [[sedia]] che con [[Hansi Müller]], perché con la sedia quando gli tiri la palla addosso ti torna indietro.<ref>Citato in ''Le più belle barzellette sull'Inter'', Sonzogno, 2004, p. 113. ISBN 88-454-1202-4</ref> *La maglia nerazzurra la ricordo di un peso incredibile. La gente dell'[[Football Club Internazionale Milano|Inter]] mi ha sempre amato e lo fa ancora, ma arrivare a giocare nell'Inter dopo i fenomeni che c'erano stati mi faceva paura. Era incredibile, passare da Brescia alla grande città, Milano, per giocare con l'Inter: passare da Suarez, Corso, [[Sandro Mazzola|Mazzola]] a Beccalossi, emozioni impressionanti.<ref>Citato in ''[http://www.fcinternews.it/?action=read&idnotizia=27934 Beccalossi: "Gli interisti mi amano, quella maglia..."]'', ''fcinternews.it'', 21 settembre 2010.</ref> ==Citazioni su Evaristo Beccalossi== *Io non posso dimenticare una partita che era Inter-Slovan Bratislava. Io l'ho vista, chi l'ha vista sa di cosa sto parlando. A un certo punto l'arbitro diede un calcio di rigore all'Inter. Per chi s'intende di calcio, ma anche per chi non se ne intende, è facile capire la difficoltà per un giocatore, nella semifinale di Coppa Uefa, di tirare un calcio di rigore. Lui guardò tutto lo stadio negli occhi e disse: "Lo tiro io..." e io pensai con tutto lo stadio: questi sono gli uomini veri. Prese la palla e la mise sul dischetto del calcio di rigore. Lo fece con la sicurezza dell'uomo che non avrebbe mai e poi mai sbagliato. E sbagliò. E io pensai: per me resta un uomo. Ma quando cinque minuti dopo, e chi ha visto quella partita sa che non mento, ridiedero un calcio di rigore all'Inter, per chi s'intende di calcio, ma a questo punto anche per chi non se ne intende, è facile capire la difficoltà per un giocatore che ha appena sbagliato un calcio di rigore, di riassumersi la responsabilità di ritirarlo. Lui guardò tutto lo stadio negli occhi. E tutto lo stadio fece: "No, puttana Eva...". "Lo tiro io" E mise la palla sul dischetto del calcio di rigore con la sicurezza dell'uomo che non avrebbe risbagliato. E risbagliò. E io pensai: per me resta sempre un uomo. Un po' sfigato ma pur sempre un uomo. ([[Paolo Rossi (attore)|Paolo Rossi]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Beccalossi, Evaristo}} [[Categoria:Calciatori italiani]] 6q9jdgmsf1ty8t8fsm5nbipiuk185n2 Piero Ferrari 0 90290 1412813 1368207 2026-05-07T01:57:09Z Danyele 19198 /* Citazioni di Piero Ferrari */ +8 1412813 wikitext text/x-wiki [[File:2012-03-10 MEF Piero Ferrari.png|thumb|Piero Ferrari, 2012]] '''Piero Ferrari''', nato '''Piero Lardi''' e già '''Piero Lardi Ferrari''' (1945 – vivente), imprenditore e dirigente sportivo italiano. ==Citazioni di Piero Ferrari== {{cronologico}} *{{NDR|Su [[Enzo Ferrari]]}} Negli anni del fascismo aveva conquistato la celebrità con la sua Scuderia. Faceva correre le macchine dell'Alfa Romeo, per capirci. Ma da tempo era pronto per mettersi in proprio, per trasformarsi in imprenditore. [...] E [...] qui c'è un passaggio che io ho sempre trovato illuminante, a proposito della personalità di papà. Lui era del 1898, aveva alle spalle due guerre e stava per compiere cinquant'anni. [...] nel 1947, un uomo di mezzo secolo era quasi considerato un vecchio, l'età media della popolazione superava sì e no le sessanta primavere, insomma ci voleva un bel coraggio a buttarsi in un'attività nuova, con tutti i rischi del caso. [...] Ho saputo che tanti amici gli diedero del matto. Ma chi glielo faceva fare? Di soldi ne aveva e non sarebbe stato un problema, per lui, godersi la vita senza esporsi al pericolo del fallimento. Invece, a cinquant'anni, in quel contesto là, è ripartito da zero. Per questo [...] quando oggi leggo della crisi di molti quarantenni, della paura di invecchiare e cose così, be', penso a papà come a una terapia.<ref>Da ''Mio padre Enzo. Dialoghi su un grande italiano del Novecento'', con [[Leo Turrini]], Correggio, Wingsbert, 2014. ISBN 978-88-98689-24-8; citato in ''[https://www.formulapassion.it/mondo/f1-piero-ferrari-mio-padre-enzo-di-leo-turrini F1 {{!}} Piero Ferrari "Mio padre Enzo" di Leo Turrini]'', ''formulapassion.it'', 27 novembre 2014.</ref> *Da adulto ho pensato che forse la mia nascita, a guerra appena finita, a maggio del 1945, ha incoraggiato mio padre Enzo e mia madre Lina a credere di più nella ripartenza dell'Italia.<ref name="Turrini">Dall'intervista di [[Leo Turrini]], ''[https://www.quotidiano.net/blog/turrini/i-75-anni-di-piero-un-ferrari-vero-5.6358 I 75 anni di Piero, un Ferrari vero]'', ''quotidiano.net'', 22 maggio 2020.</ref> *{{NDR|«Piero, è stato difficile convivere con l'ombra di un genitore così prestigioso e così ingombrante?»}} Non più di tanto. Vede, io ho capito in fretta che non dovevo pretendere di confrontarmi con la sua immagine, era una sfida impossibile, persa in partenza. Quindi ho seguito una mia strada, senza ascoltare chi avrebbe voluto insegnarmi chi fosse Enzo Ferrari. {{NDR|«E per lei chi è stato, Enzo Ferrari?»}} Il papà che quando ero piccolino al sabato mi comprava l'ultimo numero di Topolino e poi mi leggeva ad alta voce le storie di Paperino. Era Enzo Ferrari il Mito per tutti, giustamente. Ma per me era papà.<ref name="Turrini/> *Quando sono entrato in azienda, nel 1965, condividevo l'ufficio con il Cavalier Giberti, il primo dipendente della Ferrari, e [[Mauro Forghieri]], che era stato assunto qualche anno prima, era nell'ufficio accanto. Ci separavano dieci anni di età e un vetro. Di fatto ci vedevamo tutto il giorno tutti i giorni. Forghieri metteva energia e passione in ogni sua attività. Aveva un carattere sanguigno e ricordo che in più di una di quelle interminabili riunioni di Gestione Sportiva, che iniziavano alla sera e finivano di notte, mi sono trovato a fare da mediatore tra lui e mio padre. Ma so anche che mio padre apprezzava in lui l'instancabile voglia di fare, sapeva che dietro un suo eventuale errore c'era sempre e solo il tentativo di fare di più e meglio, di guardare avanti. È un pezzo della nostra storia che se ne va, un uomo che ha dato molto alla Ferrari e al mondo delle corse in assoluto.<ref>Citato in ''[https://www.ferrari.com/it-IT/magazine/articles/farewell-to-mauro-forghieri Addio a Mauro Forghieri]'', ''ferrari.com'', 2 novembre 2022.</ref> *Mio padre non diceva niente, approvava: "Tu fai, se va bene ti dico bravo". Lui però era così, voleva che la gente fosse libera di dimostrare di avere ragione e che le loro idee fossero giuste. Se però erano sbagliate, non la faceva passare liscia. Non è che non approvasse in partenza, nessuno avrebbe potuto recriminare che Ferrari non lasciasse libertà di esprimere le loro idee, perché mio padre lasciava fare.<ref>Citato in Carlo Platella, ''[https://www.formulapassion.it/motorsport/storia/cambio-trasversale-manifesto-mauro-forghieri Cambio trasversale: il manifesto di Mauro Forghieri ]'', ''formulapassion.it'', 13 gennaio 2023.</ref> *Mio padre e [[Sōichirō Honda|Soichiro Honda]] si sono sempre ammirati da lontano. Non si incontrarono mai, ma erano uniti da una fortissima stima reciproca. Papà ad esempio aveva una venerazione per una 125 costruita dal suo collega nipponico, era una motocicletta spinta da un propulsore cinque cilindri, una rarità. Credo che lui e Soichiro condividessero il gusto per l'innovazione, la sfida in nome del progresso tecnologico. Del resto la Ferrari nasce nel 1947, la Honda nel 1948. Gemelli diversi...<ref>Dall'intervista di [[Leo Turrini]], ''[https://www.quotidiano.net/blog/turrini/piero-ferrari-suo-padre-e-soichiro-honda-5.8428 Piero Ferrari, suo padre e Soichiro Honda]'', ''quotidiano.net'', 3 aprile 2024.</ref> *Nel 1949, il giorno della impresa di Chinetti, ero troppo piccolo per ricordare. Ma ho memoria della mia infanzia, le orecchie attaccate alla radio, la tv non c'era o non trasmetteva niente. [[24 Ore di Le Mans|Le Mans]] era una gara che per mio padre significava tantissimo.<ref>Dall'intervista di [[Leo Turrini]], ''[https://www.quotidiano.net/blog/turrini/adesso-piero-ferrari-sogna-indy-500-5.8551 Adesso Piero Ferrari sogna Indy 500]'', ''quotidiano.net'', 17 giugno 2024.</ref> {{Int|''[http://www.gazzetta.it/Sport-Motori/Formula1/14-08-2013/enzo-ferrari-svelato-figlio-piero-mio-papa-amerebbe-mondo-internet-20963578317.shtml Enzo Ferrari svelato dal figlio Piero, "Mio papà amerebbe il mondo di internet"]''|Intervista di Pino Allievi, ''gazzetta.it'', 14 agosto 2013.}} *Mio padre ha lasciato in noi che gli eravamo vicini e nel dna dell'azienda la volontà di guardare avanti, di cambiare giorno dopo giorno. Era una persona che non s'interessava mai al passato, se non per evitare errori fatti e cancellare esperienze negative. {{NDR|riferito a Enzo Ferrari}} *Quando morì fu immancabile trovarsi, parlare. Fusaro, il presidente, fu bravo a non volere subito grandi cambiamenti. Essendo papà uno che decideva tutto, fu necessario rimettere a punto il processo decisionale. Senza panico né paura. Ma la sua mancanza si fece ovviamente sentire, da quel momento fu tutto diverso. Dopo il dolore, prevalse una potente voglia di ripartire. Mio padre era spesso in fabbrica anche la domenica, a guardare i gran premi. A volte si vinceva, a volte si perdeva. Ma il lunedì mattina era un altro giorno, bisognava guardare avanti, voltar pagina. Continuammo a fare così... {{NDR|riferito a Enzo Ferrari}} *Aveva abitudini e manie alle quali non è mai venuto meno. Come l'odio per gli ascensori. E per gli aerei. Diceva: «Non ho paura di volare, ho paura di non tornare a volare». Da qualunque parte andasse, doveva sempre rientrare a dormire nel suo letto. Non lasciava mai Maranello, lì si sentiva il re. Erano gli altri che venivano a trovarlo e a riverirlo. {{NDR|riferito a Enzo Ferrari}} *Ho avuto un grande papà, terribilmente esigente, duro ma anche tenero. Nel carattere conservo tanti punti in comune, soprattutto quando mi arrabbio. Ma ciò che lo differenziava da tutti era il carisma, quel fascino misterioso che lo elevava sempre rispetto agli altri. Una sensazione che ho sentito solo al cospetto di [[Papa Giovanni Paolo II]]. Gente che ti fa sentire piccolo. {{NDR|riferito a Enzo Ferrari}} {{Int|''Le mie 10 Ferrari''|[[Alberto Sabbatini]], ''Autosprint'' nº 1-2, 3-16 gennaio 2017, pp. 32-41.}} *È stata un'automobile mitica perché ha ottenuto tanti successi nelle gare di durata [...]. Però la [[Ferrari 330 P4|Ferrari P4]] entrò nella leggenda per l'arrivo in parata alla [[24 Ore di Daytona]], proprio a casa degli americani, che ha ispirato tanti gesti analoghi negli anni successivi. [...] La P4 era incredibilmente bella a dispetto delle assurde regole della federazione che fummo costretti a rispettare per omologarla come Prototipo: basti pensare che nel costruirla dovevamo tenere conto dello spazio per alloggiare due valigie (!) come voleva la normativa dell'epoca perché considerava le Sport derivazioni da vetture GranTurismo. Perciò dietro alle ruote posteriori avevamo ricavato un vano a quello scopo. *Non fu una monoposto particolarmente vincente [...]. Ma considero la [[Ferrari 312 F1|312]] del 1968 simbolica per la storia agonistica Ferrari perché su quella introducemmo per la prima volta un elemento tecnico che poi avrebbe contraddistinto la F.1 moderna: l'alettone. Sfoggiammo questa novità [...] nella gara di [[Circuito di Spa-Francorchamps|Spa-Francorchamps]]. Ce lo copiò subito la Brabham, poi tutti gli altri. Ci avevamo lavorato in gran segreto durante l'estate, ispirati dalla Chaparral che l'aveva montato l'anno prima sulla vettura Prototipo ma a lungo ci eravamo chiesti se avrebbe avuto utilità in F.1. [...] alettone a parte, ricordo il design molto filante grazie anche agli scarichi al centro delle bancate del motore: i famosi "spaghetti". Una novità che avevamo introdotto per rastremare le fiancate. A quell'epoca i serbatoi benzina passavano lateralmente lungo tutta la fiancata. [...] Per non allargare troppo la vettura e non far passare gli scarichi a contatto col serbatoio, escogitammo la soluzione di far uscire gli scarichi al centro delle bancate del V12. *{{NDR|Sulla [[Ferrari 312 PB]]}} Ufficialmente non si chiamò mai PB ma tutti la definivamo in quel modo dove la B stava a simboleggiare l'impiego del motore boxer 3 litri derivato da quello di Formula Uno. Non era altro che una F.1 "vestita", per la categoria Sport Prototipi. Costruimmo un'auto molto compatta, dal passo cortissimo, tirata all'estremo. Il progetto era quello di realizzare un'auto molto leggera che fosse in grado con un motore di minor cilindrata [...] di eguagliare per agilità e dinamica di guida le prestazioni delle grosse Sport 5 litri dell'epoca. [...] Purtroppo ebbe vita breve: fu introdotta nel 1971, perfezionata nell'anno successivo in cui ottenne la maggior parte dei successi e abbandonata dopo il 1973 quando la Ferrari chiuse il programma Sport. *{{NDR|Sulla [[Ferrari 312 T]]}} Una Ferrari simbolica sia a livello sportivo per i successi conseguiti, che a livello tecnico per l'importanza delle novità che la caratterizzavano. [...] rappresentò una vera svolta perché questo progetto introdusse il cambio trasversale. Fu un'idea di Forghieri e con questa soluzione tecnica cercò con successo di non avere più il peso dell'intero blocco del cambio a sbalzo dopo le ruote posteriori, ma entro l’asse delle ruote per ottimizzare il baricentro. La sigla T del nome simboleggiava proprio la parola Traversale. [...] Il progetto funzionò perfettamente e la T fu subito vincente. *La Ferrari più vincente degli Anni '80 è stata la C2 del 1982, ma io ricordo con maggior piacere [[Ferrari 126 CK|la prima 126 turbo]] [...] del 1981, perché vinse il [[Gran Premio di Monaco|Gran Premio di Montecarlo]] con [[Gilles Villeneuve]]. Quella prima vittoria di una F.1 a motore turbo su un circuito stradale [...] angusto come quello del Principato, la considero una svolta epocale [...]. Quella 126 C non sarà stata la Ferrari più bella dell'epoca, né la più tecnologica, ma ha dimostrato qualcosa di importante. In quel Gran Premio [...] Gilles partiva in prima fila, mentre la Renault, che correva con un turbo anche lei, scattava dall'ultima [...]. A riprova di quanto avessimo lavorato bene noi per adattare e rendere competitivo un motore sovralimentato su quelle curve così strette. [...] Poi arrivò anche la vittoria [...] al Jarama, a dimostrare definitivamente la superiorità in accelerazione e in potenza del motore turbo nei confronti dell'aspirato: Villeneuve quando era in testa, riusciva ad accelerare con una tale superiorità che nessun'altra monoposto riusciva a tenergli dietro né a prendergli la scia per attaccarlo in staccata. Da quel momento la F.1 ha preso la strada del turbo. *{{NDR|Sulla [[Ferrari 640 F1]]}} La prima Ferrari F.1 di [[John Barnard]] era talmente strana che si era subito presa il soprannome di "papera" per via di quel curioso musetto piatto. È una delle Ferrari F.1 più significative perché rappresentava il ritorno al motore aspirato V12 [...]. Ma soprattutto perché è stata la prima F.1 della storia con cambio semiautomatico al volante. [...] Una soluzione tecnica che all'inizio ebbe tantissimi problemi di affidabilità, ma che ha cambiato per sempre la tecnologia della Formula Uno. Contrariamente a quanto si pensi, non fu un'idea originale di Barnard. Già dieci anni prima [...] avevamo provato una soluzione del genere, a livello sperimentale. Un cambio a bottoni sulle razze del volante che Villeneuve collaudò a [[Circuito di Fiorano|Fiorano]] [...]. Ma l'elettronica dell'epoca non permetteva grandi velocità operative [...]. Quando Barnard venne a lavorare con noi anni dopo, trovò quel progetto in un cassetto e decise di adottarlo sulla F.1 che stava disegnando [...]. Ma lui non era attirato dall'idea di velocizzare la cambiata o di permettere al pilota di avere sempre le due mani sul volante; a lui interessava il cambio al volante per motivi aerodinamici: così avrebbe tolto dal cockpit la leva del cambio e realizzato un abitacolo più stretto che ostacolasse meno il flusso dell'aria che scorreva lungo la vettura fino all'alettone. *{{NDR|Sulla [[Ferrari 333 SP]]}} Fu una vettura Sport costruita per le gare americane del campionato Imsa; non ha mai corso con i colori ufficiali Ferrari né fu mai direttamente schierata in gara dalla Scuderia, ma è stata realizzata esclusivamente per i nostri clienti da corsa. Ma la 333SP era tremendamente competitiva, tanto che ha permesso a un gentleman come Giampiero Moretti di vincere la 24 Ore di Daytona e tante altre corse di durata. Tutto nacque proprio su volontà di Moretti e mia: lui ci propose di costruire una Ferrari per il nuovo regolamento americano [...]. Così dopo tanti anni di lontananza dal mondo delle Sport decidemmo di costruire una Ferrari Sport soltanto per piloti privati [...]; impiegammo il motore V12 derivato dalla supercar stradale [[Ferrari F50|F50]] – che a sua volta proveniva dal propulsore F1 degli anni precedenti, con cilindrata portata a 4 litri. [...] era un'auto facile da guidare e facile da gestire, fatta apposta per le esigenze di piloti e team non professionisti. Infatti vinse facilmente molte gare in Usa. *{{NDR|Sulla [[Ferrari F2004]]}} [...] è stata una monoposto micidiale. Aveva una superiorità incredibile sulle concorrenti. Un'arma letale per i rivali. [...] Aveva un equilibrio perfetto e trovò uno [[Michael Schumacher|Schumacher]] nel punto più alto della sua carriera. [...] Fu anche la F.1 che raggiunse l’apice delle prestazioni nel decennio; era una macchina velocissima perché quelle F.1 avevano ancora un carico aerodinamico elevatissimo che la federazione negli anni successivi ridusse drasticamente. I propulsori dell'epoca erano i più evoluti 3 litri V10 della storia della F.1 tanto che poco dopo, per limitare le potenze che superavano i 900 cavalli, furono ridotti di cilindrata e depotenziati. {{Int|''[https://www.quotidiano.net/blog/turrini/piero-ferrari-80-fra-hamilton-e-schumi-5.8815 Piero Ferrari 80, fra Hamilton e Schumi]''|Intervista di [[Leo Turrini]], ''quotidiano.net'', 16 gennaio 2025.}} *Nel 1978 mio padre aveva deciso di mandare [[Gilles Villeneuve|Villeneuve]] a fare esperienza in un altro team, stava incappando in troppi incidenti. Dovevo essere io a dare a Gilles la notizia, ma Reutemann, l'argentino, lo stesso giorno fece sapere che ci lasciava. Papà mi rintracciò al volo, tramite il suo segretario Gozzi, perché a quel punto dovevo invece comunicare al canadese che lo avremmo tenuto. Sa, a volte le leggende nascono quasi per caso! *Era il giugno del 1988. Congresso diocesano con Messa al [[circuito di Fiorano]]. Decine di migliaia di fedeli. [[Papa Giovanni Paolo II|Giovanni Paolo II]] doveva fare un giro di pista con l'auto del Vaticano, la cosiddetta Papamobile, per inciso una Toyota. Ma il Pontefice disse: non ci sarebbe una Ferrari scoperta? Scovammo per fortuna una Mondial in garage, c'era appena un litro di benzina nel serbatoio, guidai andando pianissimo e per fortuna non restammo a piedi! *[...] dentro c'è tutto quel sentimento che io chiamo italianità e modenesità. Vede, la [[Ferrari]] vende le sue vetture in tutto il mondo, ma facciamo tutto qui, a Maranello, sul territorio. Tagliare queste radici è impossibile. ==Note== <references /> ==Voci correlate== *[[Enzo Ferrari]] – padre ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Ferrari, Piero}} [[Categoria:Dirigenti sportivi italiani]] [[Categoria:Imprenditori italiani]] k2p8wsm4ey63zu39u10svgidby1breq 1412814 1412813 2026-05-07T01:57:48Z Danyele 19198 immagine di qualità migliore 1412814 wikitext text/x-wiki [[File:2012-03-10 Museo Enzo Ferrari Modena, Piero Ferrari (headshot).png|thumb|Piero Ferrari nel 2012]] '''Piero Ferrari''', nato '''Piero Lardi''' e già '''Piero Lardi Ferrari''' (1945 – vivente), imprenditore e dirigente sportivo italiano. ==Citazioni di Piero Ferrari== {{cronologico}} *{{NDR|Su [[Enzo Ferrari]]}} Negli anni del fascismo aveva conquistato la celebrità con la sua Scuderia. Faceva correre le macchine dell'Alfa Romeo, per capirci. Ma da tempo era pronto per mettersi in proprio, per trasformarsi in imprenditore. [...] E [...] qui c'è un passaggio che io ho sempre trovato illuminante, a proposito della personalità di papà. Lui era del 1898, aveva alle spalle due guerre e stava per compiere cinquant'anni. [...] nel 1947, un uomo di mezzo secolo era quasi considerato un vecchio, l'età media della popolazione superava sì e no le sessanta primavere, insomma ci voleva un bel coraggio a buttarsi in un'attività nuova, con tutti i rischi del caso. [...] Ho saputo che tanti amici gli diedero del matto. Ma chi glielo faceva fare? Di soldi ne aveva e non sarebbe stato un problema, per lui, godersi la vita senza esporsi al pericolo del fallimento. Invece, a cinquant'anni, in quel contesto là, è ripartito da zero. Per questo [...] quando oggi leggo della crisi di molti quarantenni, della paura di invecchiare e cose così, be', penso a papà come a una terapia.<ref>Da ''Mio padre Enzo. Dialoghi su un grande italiano del Novecento'', con [[Leo Turrini]], Correggio, Wingsbert, 2014. ISBN 978-88-98689-24-8; citato in ''[https://www.formulapassion.it/mondo/f1-piero-ferrari-mio-padre-enzo-di-leo-turrini F1 {{!}} Piero Ferrari "Mio padre Enzo" di Leo Turrini]'', ''formulapassion.it'', 27 novembre 2014.</ref> *Da adulto ho pensato che forse la mia nascita, a guerra appena finita, a maggio del 1945, ha incoraggiato mio padre Enzo e mia madre Lina a credere di più nella ripartenza dell'Italia.<ref name="Turrini">Dall'intervista di [[Leo Turrini]], ''[https://www.quotidiano.net/blog/turrini/i-75-anni-di-piero-un-ferrari-vero-5.6358 I 75 anni di Piero, un Ferrari vero]'', ''quotidiano.net'', 22 maggio 2020.</ref> *{{NDR|«Piero, è stato difficile convivere con l'ombra di un genitore così prestigioso e così ingombrante?»}} Non più di tanto. Vede, io ho capito in fretta che non dovevo pretendere di confrontarmi con la sua immagine, era una sfida impossibile, persa in partenza. Quindi ho seguito una mia strada, senza ascoltare chi avrebbe voluto insegnarmi chi fosse Enzo Ferrari. {{NDR|«E per lei chi è stato, Enzo Ferrari?»}} Il papà che quando ero piccolino al sabato mi comprava l'ultimo numero di Topolino e poi mi leggeva ad alta voce le storie di Paperino. Era Enzo Ferrari il Mito per tutti, giustamente. Ma per me era papà.<ref name="Turrini/> *Quando sono entrato in azienda, nel 1965, condividevo l'ufficio con il Cavalier Giberti, il primo dipendente della Ferrari, e [[Mauro Forghieri]], che era stato assunto qualche anno prima, era nell'ufficio accanto. Ci separavano dieci anni di età e un vetro. Di fatto ci vedevamo tutto il giorno tutti i giorni. Forghieri metteva energia e passione in ogni sua attività. Aveva un carattere sanguigno e ricordo che in più di una di quelle interminabili riunioni di Gestione Sportiva, che iniziavano alla sera e finivano di notte, mi sono trovato a fare da mediatore tra lui e mio padre. Ma so anche che mio padre apprezzava in lui l'instancabile voglia di fare, sapeva che dietro un suo eventuale errore c'era sempre e solo il tentativo di fare di più e meglio, di guardare avanti. È un pezzo della nostra storia che se ne va, un uomo che ha dato molto alla Ferrari e al mondo delle corse in assoluto.<ref>Citato in ''[https://www.ferrari.com/it-IT/magazine/articles/farewell-to-mauro-forghieri Addio a Mauro Forghieri]'', ''ferrari.com'', 2 novembre 2022.</ref> *Mio padre non diceva niente, approvava: "Tu fai, se va bene ti dico bravo". Lui però era così, voleva che la gente fosse libera di dimostrare di avere ragione e che le loro idee fossero giuste. Se però erano sbagliate, non la faceva passare liscia. Non è che non approvasse in partenza, nessuno avrebbe potuto recriminare che Ferrari non lasciasse libertà di esprimere le loro idee, perché mio padre lasciava fare.<ref>Citato in Carlo Platella, ''[https://www.formulapassion.it/motorsport/storia/cambio-trasversale-manifesto-mauro-forghieri Cambio trasversale: il manifesto di Mauro Forghieri ]'', ''formulapassion.it'', 13 gennaio 2023.</ref> *Mio padre e [[Sōichirō Honda|Soichiro Honda]] si sono sempre ammirati da lontano. Non si incontrarono mai, ma erano uniti da una fortissima stima reciproca. Papà ad esempio aveva una venerazione per una 125 costruita dal suo collega nipponico, era una motocicletta spinta da un propulsore cinque cilindri, una rarità. Credo che lui e Soichiro condividessero il gusto per l'innovazione, la sfida in nome del progresso tecnologico. Del resto la Ferrari nasce nel 1947, la Honda nel 1948. Gemelli diversi...<ref>Dall'intervista di [[Leo Turrini]], ''[https://www.quotidiano.net/blog/turrini/piero-ferrari-suo-padre-e-soichiro-honda-5.8428 Piero Ferrari, suo padre e Soichiro Honda]'', ''quotidiano.net'', 3 aprile 2024.</ref> *Nel 1949, il giorno della impresa di Chinetti, ero troppo piccolo per ricordare. Ma ho memoria della mia infanzia, le orecchie attaccate alla radio, la tv non c'era o non trasmetteva niente. [[24 Ore di Le Mans|Le Mans]] era una gara che per mio padre significava tantissimo.<ref>Dall'intervista di [[Leo Turrini]], ''[https://www.quotidiano.net/blog/turrini/adesso-piero-ferrari-sogna-indy-500-5.8551 Adesso Piero Ferrari sogna Indy 500]'', ''quotidiano.net'', 17 giugno 2024.</ref> {{Int|''[http://www.gazzetta.it/Sport-Motori/Formula1/14-08-2013/enzo-ferrari-svelato-figlio-piero-mio-papa-amerebbe-mondo-internet-20963578317.shtml Enzo Ferrari svelato dal figlio Piero, "Mio papà amerebbe il mondo di internet"]''|Intervista di Pino Allievi, ''gazzetta.it'', 14 agosto 2013.}} *Mio padre ha lasciato in noi che gli eravamo vicini e nel dna dell'azienda la volontà di guardare avanti, di cambiare giorno dopo giorno. Era una persona che non s'interessava mai al passato, se non per evitare errori fatti e cancellare esperienze negative. {{NDR|riferito a Enzo Ferrari}} *Quando morì fu immancabile trovarsi, parlare. Fusaro, il presidente, fu bravo a non volere subito grandi cambiamenti. Essendo papà uno che decideva tutto, fu necessario rimettere a punto il processo decisionale. Senza panico né paura. Ma la sua mancanza si fece ovviamente sentire, da quel momento fu tutto diverso. Dopo il dolore, prevalse una potente voglia di ripartire. Mio padre era spesso in fabbrica anche la domenica, a guardare i gran premi. A volte si vinceva, a volte si perdeva. Ma il lunedì mattina era un altro giorno, bisognava guardare avanti, voltar pagina. Continuammo a fare così... {{NDR|riferito a Enzo Ferrari}} *Aveva abitudini e manie alle quali non è mai venuto meno. Come l'odio per gli ascensori. E per gli aerei. Diceva: «Non ho paura di volare, ho paura di non tornare a volare». Da qualunque parte andasse, doveva sempre rientrare a dormire nel suo letto. Non lasciava mai Maranello, lì si sentiva il re. Erano gli altri che venivano a trovarlo e a riverirlo. {{NDR|riferito a Enzo Ferrari}} *Ho avuto un grande papà, terribilmente esigente, duro ma anche tenero. Nel carattere conservo tanti punti in comune, soprattutto quando mi arrabbio. Ma ciò che lo differenziava da tutti era il carisma, quel fascino misterioso che lo elevava sempre rispetto agli altri. Una sensazione che ho sentito solo al cospetto di [[Papa Giovanni Paolo II]]. Gente che ti fa sentire piccolo. {{NDR|riferito a Enzo Ferrari}} {{Int|''Le mie 10 Ferrari''|[[Alberto Sabbatini]], ''Autosprint'' nº 1-2, 3-16 gennaio 2017, pp. 32-41.}} *È stata un'automobile mitica perché ha ottenuto tanti successi nelle gare di durata [...]. Però la [[Ferrari 330 P4|Ferrari P4]] entrò nella leggenda per l'arrivo in parata alla [[24 Ore di Daytona]], proprio a casa degli americani, che ha ispirato tanti gesti analoghi negli anni successivi. [...] La P4 era incredibilmente bella a dispetto delle assurde regole della federazione che fummo costretti a rispettare per omologarla come Prototipo: basti pensare che nel costruirla dovevamo tenere conto dello spazio per alloggiare due valigie (!) come voleva la normativa dell'epoca perché considerava le Sport derivazioni da vetture GranTurismo. Perciò dietro alle ruote posteriori avevamo ricavato un vano a quello scopo. *Non fu una monoposto particolarmente vincente [...]. Ma considero la [[Ferrari 312 F1|312]] del 1968 simbolica per la storia agonistica Ferrari perché su quella introducemmo per la prima volta un elemento tecnico che poi avrebbe contraddistinto la F.1 moderna: l'alettone. Sfoggiammo questa novità [...] nella gara di [[Circuito di Spa-Francorchamps|Spa-Francorchamps]]. Ce lo copiò subito la Brabham, poi tutti gli altri. Ci avevamo lavorato in gran segreto durante l'estate, ispirati dalla Chaparral che l'aveva montato l'anno prima sulla vettura Prototipo ma a lungo ci eravamo chiesti se avrebbe avuto utilità in F.1. [...] alettone a parte, ricordo il design molto filante grazie anche agli scarichi al centro delle bancate del motore: i famosi "spaghetti". Una novità che avevamo introdotto per rastremare le fiancate. A quell'epoca i serbatoi benzina passavano lateralmente lungo tutta la fiancata. [...] Per non allargare troppo la vettura e non far passare gli scarichi a contatto col serbatoio, escogitammo la soluzione di far uscire gli scarichi al centro delle bancate del V12. *{{NDR|Sulla [[Ferrari 312 PB]]}} Ufficialmente non si chiamò mai PB ma tutti la definivamo in quel modo dove la B stava a simboleggiare l'impiego del motore boxer 3 litri derivato da quello di Formula Uno. Non era altro che una F.1 "vestita", per la categoria Sport Prototipi. Costruimmo un'auto molto compatta, dal passo cortissimo, tirata all'estremo. Il progetto era quello di realizzare un'auto molto leggera che fosse in grado con un motore di minor cilindrata [...] di eguagliare per agilità e dinamica di guida le prestazioni delle grosse Sport 5 litri dell'epoca. [...] Purtroppo ebbe vita breve: fu introdotta nel 1971, perfezionata nell'anno successivo in cui ottenne la maggior parte dei successi e abbandonata dopo il 1973 quando la Ferrari chiuse il programma Sport. *{{NDR|Sulla [[Ferrari 312 T]]}} Una Ferrari simbolica sia a livello sportivo per i successi conseguiti, che a livello tecnico per l'importanza delle novità che la caratterizzavano. [...] rappresentò una vera svolta perché questo progetto introdusse il cambio trasversale. Fu un'idea di Forghieri e con questa soluzione tecnica cercò con successo di non avere più il peso dell'intero blocco del cambio a sbalzo dopo le ruote posteriori, ma entro l’asse delle ruote per ottimizzare il baricentro. La sigla T del nome simboleggiava proprio la parola Traversale. [...] Il progetto funzionò perfettamente e la T fu subito vincente. *La Ferrari più vincente degli Anni '80 è stata la C2 del 1982, ma io ricordo con maggior piacere [[Ferrari 126 CK|la prima 126 turbo]] [...] del 1981, perché vinse il [[Gran Premio di Monaco|Gran Premio di Montecarlo]] con [[Gilles Villeneuve]]. Quella prima vittoria di una F.1 a motore turbo su un circuito stradale [...] angusto come quello del Principato, la considero una svolta epocale [...]. Quella 126 C non sarà stata la Ferrari più bella dell'epoca, né la più tecnologica, ma ha dimostrato qualcosa di importante. In quel Gran Premio [...] Gilles partiva in prima fila, mentre la Renault, che correva con un turbo anche lei, scattava dall'ultima [...]. A riprova di quanto avessimo lavorato bene noi per adattare e rendere competitivo un motore sovralimentato su quelle curve così strette. [...] Poi arrivò anche la vittoria [...] al Jarama, a dimostrare definitivamente la superiorità in accelerazione e in potenza del motore turbo nei confronti dell'aspirato: Villeneuve quando era in testa, riusciva ad accelerare con una tale superiorità che nessun'altra monoposto riusciva a tenergli dietro né a prendergli la scia per attaccarlo in staccata. Da quel momento la F.1 ha preso la strada del turbo. *{{NDR|Sulla [[Ferrari 640 F1]]}} La prima Ferrari F.1 di [[John Barnard]] era talmente strana che si era subito presa il soprannome di "papera" per via di quel curioso musetto piatto. È una delle Ferrari F.1 più significative perché rappresentava il ritorno al motore aspirato V12 [...]. Ma soprattutto perché è stata la prima F.1 della storia con cambio semiautomatico al volante. [...] Una soluzione tecnica che all'inizio ebbe tantissimi problemi di affidabilità, ma che ha cambiato per sempre la tecnologia della Formula Uno. Contrariamente a quanto si pensi, non fu un'idea originale di Barnard. Già dieci anni prima [...] avevamo provato una soluzione del genere, a livello sperimentale. Un cambio a bottoni sulle razze del volante che Villeneuve collaudò a [[Circuito di Fiorano|Fiorano]] [...]. Ma l'elettronica dell'epoca non permetteva grandi velocità operative [...]. Quando Barnard venne a lavorare con noi anni dopo, trovò quel progetto in un cassetto e decise di adottarlo sulla F.1 che stava disegnando [...]. Ma lui non era attirato dall'idea di velocizzare la cambiata o di permettere al pilota di avere sempre le due mani sul volante; a lui interessava il cambio al volante per motivi aerodinamici: così avrebbe tolto dal cockpit la leva del cambio e realizzato un abitacolo più stretto che ostacolasse meno il flusso dell'aria che scorreva lungo la vettura fino all'alettone. *{{NDR|Sulla [[Ferrari 333 SP]]}} Fu una vettura Sport costruita per le gare americane del campionato Imsa; non ha mai corso con i colori ufficiali Ferrari né fu mai direttamente schierata in gara dalla Scuderia, ma è stata realizzata esclusivamente per i nostri clienti da corsa. Ma la 333SP era tremendamente competitiva, tanto che ha permesso a un gentleman come Giampiero Moretti di vincere la 24 Ore di Daytona e tante altre corse di durata. Tutto nacque proprio su volontà di Moretti e mia: lui ci propose di costruire una Ferrari per il nuovo regolamento americano [...]. Così dopo tanti anni di lontananza dal mondo delle Sport decidemmo di costruire una Ferrari Sport soltanto per piloti privati [...]; impiegammo il motore V12 derivato dalla supercar stradale [[Ferrari F50|F50]] – che a sua volta proveniva dal propulsore F1 degli anni precedenti, con cilindrata portata a 4 litri. [...] era un'auto facile da guidare e facile da gestire, fatta apposta per le esigenze di piloti e team non professionisti. Infatti vinse facilmente molte gare in Usa. *{{NDR|Sulla [[Ferrari F2004]]}} [...] è stata una monoposto micidiale. Aveva una superiorità incredibile sulle concorrenti. Un'arma letale per i rivali. [...] Aveva un equilibrio perfetto e trovò uno [[Michael Schumacher|Schumacher]] nel punto più alto della sua carriera. [...] Fu anche la F.1 che raggiunse l’apice delle prestazioni nel decennio; era una macchina velocissima perché quelle F.1 avevano ancora un carico aerodinamico elevatissimo che la federazione negli anni successivi ridusse drasticamente. I propulsori dell'epoca erano i più evoluti 3 litri V10 della storia della F.1 tanto che poco dopo, per limitare le potenze che superavano i 900 cavalli, furono ridotti di cilindrata e depotenziati. {{Int|''[https://www.quotidiano.net/blog/turrini/piero-ferrari-80-fra-hamilton-e-schumi-5.8815 Piero Ferrari 80, fra Hamilton e Schumi]''|Intervista di [[Leo Turrini]], ''quotidiano.net'', 16 gennaio 2025.}} *Nel 1978 mio padre aveva deciso di mandare [[Gilles Villeneuve|Villeneuve]] a fare esperienza in un altro team, stava incappando in troppi incidenti. Dovevo essere io a dare a Gilles la notizia, ma Reutemann, l'argentino, lo stesso giorno fece sapere che ci lasciava. Papà mi rintracciò al volo, tramite il suo segretario Gozzi, perché a quel punto dovevo invece comunicare al canadese che lo avremmo tenuto. Sa, a volte le leggende nascono quasi per caso! *Era il giugno del 1988. Congresso diocesano con Messa al [[circuito di Fiorano]]. Decine di migliaia di fedeli. [[Papa Giovanni Paolo II|Giovanni Paolo II]] doveva fare un giro di pista con l'auto del Vaticano, la cosiddetta Papamobile, per inciso una Toyota. Ma il Pontefice disse: non ci sarebbe una Ferrari scoperta? Scovammo per fortuna una Mondial in garage, c'era appena un litro di benzina nel serbatoio, guidai andando pianissimo e per fortuna non restammo a piedi! *[...] dentro c'è tutto quel sentimento che io chiamo italianità e modenesità. Vede, la [[Ferrari]] vende le sue vetture in tutto il mondo, ma facciamo tutto qui, a Maranello, sul territorio. Tagliare queste radici è impossibile. ==Note== <references /> ==Voci correlate== *[[Enzo Ferrari]] – padre ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Ferrari, Piero}} [[Categoria:Dirigenti sportivi italiani]] [[Categoria:Imprenditori italiani]] od82y3oq1s31srjh1k9iga9veclbx6z 1412821 1412814 2026-05-07T02:32:51Z Danyele 19198 /* Citazioni di Piero Ferrari */ +wikilink 1412821 wikitext text/x-wiki [[File:2012-03-10 Museo Enzo Ferrari Modena, Piero Ferrari (headshot).png|thumb|Piero Ferrari nel 2012]] '''Piero Ferrari''', nato '''Piero Lardi''' e già '''Piero Lardi Ferrari''' (1945 – vivente), imprenditore e dirigente sportivo italiano. ==Citazioni di Piero Ferrari== {{cronologico}} *{{NDR|Su [[Enzo Ferrari]]}} Negli anni del fascismo aveva conquistato la celebrità con la sua Scuderia. Faceva correre le macchine dell'Alfa Romeo, per capirci. Ma da tempo era pronto per mettersi in proprio, per trasformarsi in imprenditore. [...] E [...] qui c'è un passaggio che io ho sempre trovato illuminante, a proposito della personalità di papà. Lui era del 1898, aveva alle spalle due guerre e stava per compiere cinquant'anni. [...] nel 1947, un uomo di mezzo secolo era quasi considerato un vecchio, l'età media della popolazione superava sì e no le sessanta primavere, insomma ci voleva un bel coraggio a buttarsi in un'attività nuova, con tutti i rischi del caso. [...] Ho saputo che tanti amici gli diedero del matto. Ma chi glielo faceva fare? Di soldi ne aveva e non sarebbe stato un problema, per lui, godersi la vita senza esporsi al pericolo del fallimento. Invece, a cinquant'anni, in quel contesto là, è ripartito da zero. Per questo [...] quando oggi leggo della crisi di molti quarantenni, della paura di invecchiare e cose così, be', penso a papà come a una terapia.<ref>Da ''Mio padre Enzo. Dialoghi su un grande italiano del Novecento'', con [[Leo Turrini]], Correggio, Wingsbert, 2014. ISBN 978-88-98689-24-8; citato in ''[https://www.formulapassion.it/mondo/f1-piero-ferrari-mio-padre-enzo-di-leo-turrini F1 {{!}} Piero Ferrari "Mio padre Enzo" di Leo Turrini]'', ''formulapassion.it'', 27 novembre 2014.</ref> *Da adulto ho pensato che forse la mia nascita, a guerra appena finita, a maggio del 1945, ha incoraggiato mio padre Enzo e mia madre Lina a credere di più nella ripartenza dell'Italia.<ref name="Turrini">Dall'intervista di [[Leo Turrini]], ''[https://www.quotidiano.net/blog/turrini/i-75-anni-di-piero-un-ferrari-vero-5.6358 I 75 anni di Piero, un Ferrari vero]'', ''quotidiano.net'', 22 maggio 2020.</ref> *{{NDR|«Piero, è stato difficile convivere con l'ombra di un genitore così prestigioso e così ingombrante?»}} Non più di tanto. Vede, io ho capito in fretta che non dovevo pretendere di confrontarmi con la sua immagine, era una sfida impossibile, persa in partenza. Quindi ho seguito una mia strada, senza ascoltare chi avrebbe voluto insegnarmi chi fosse Enzo Ferrari. {{NDR|«E per lei chi è stato, Enzo Ferrari?»}} Il papà che quando ero piccolino al sabato mi comprava l'ultimo numero di Topolino e poi mi leggeva ad alta voce le storie di Paperino. Era Enzo Ferrari il Mito per tutti, giustamente. Ma per me era papà.<ref name="Turrini/> *Quando sono entrato in azienda, nel 1965, condividevo l'ufficio con il Cavalier Giberti, il primo dipendente della Ferrari, e [[Mauro Forghieri]], che era stato assunto qualche anno prima, era nell'ufficio accanto. Ci separavano dieci anni di età e un vetro. Di fatto ci vedevamo tutto il giorno tutti i giorni. Forghieri metteva energia e passione in ogni sua attività. Aveva un carattere sanguigno e ricordo che in più di una di quelle interminabili riunioni di Gestione Sportiva, che iniziavano alla sera e finivano di notte, mi sono trovato a fare da mediatore tra lui e mio padre. Ma so anche che mio padre apprezzava in lui l'instancabile voglia di fare, sapeva che dietro un suo eventuale errore c'era sempre e solo il tentativo di fare di più e meglio, di guardare avanti. È un pezzo della nostra storia che se ne va, un uomo che ha dato molto alla Ferrari e al mondo delle corse in assoluto.<ref>Citato in ''[https://www.ferrari.com/it-IT/magazine/articles/farewell-to-mauro-forghieri Addio a Mauro Forghieri]'', ''ferrari.com'', 2 novembre 2022.</ref> *Mio padre non diceva niente, approvava: "Tu fai, se va bene ti dico bravo". Lui però era così, voleva che la gente fosse libera di dimostrare di avere ragione e che le loro idee fossero giuste. Se però erano sbagliate, non la faceva passare liscia. Non è che non approvasse in partenza, nessuno avrebbe potuto recriminare che Ferrari non lasciasse libertà di esprimere le loro idee, perché mio padre lasciava fare.<ref>Citato in Carlo Platella, ''[https://www.formulapassion.it/motorsport/storia/cambio-trasversale-manifesto-mauro-forghieri Cambio trasversale: il manifesto di Mauro Forghieri ]'', ''formulapassion.it'', 13 gennaio 2023.</ref> *Mio padre e [[Sōichirō Honda|Soichiro Honda]] si sono sempre ammirati da lontano. Non si incontrarono mai, ma erano uniti da una fortissima stima reciproca. Papà ad esempio aveva una venerazione per una 125 costruita dal suo collega nipponico, era una motocicletta spinta da un propulsore cinque cilindri, una rarità. Credo che lui e Soichiro condividessero il gusto per l'innovazione, la sfida in nome del progresso tecnologico. Del resto la Ferrari nasce nel 1947, la Honda nel 1948. Gemelli diversi...<ref>Dall'intervista di [[Leo Turrini]], ''[https://www.quotidiano.net/blog/turrini/piero-ferrari-suo-padre-e-soichiro-honda-5.8428 Piero Ferrari, suo padre e Soichiro Honda]'', ''quotidiano.net'', 3 aprile 2024.</ref> *Nel 1949, il giorno della impresa di Chinetti, ero troppo piccolo per ricordare. Ma ho memoria della mia infanzia, le orecchie attaccate alla radio, la tv non c'era o non trasmetteva niente. [[24 Ore di Le Mans|Le Mans]] era una gara che per mio padre significava tantissimo.<ref>Dall'intervista di [[Leo Turrini]], ''[https://www.quotidiano.net/blog/turrini/adesso-piero-ferrari-sogna-indy-500-5.8551 Adesso Piero Ferrari sogna Indy 500]'', ''quotidiano.net'', 17 giugno 2024.</ref> {{Int|''[http://www.gazzetta.it/Sport-Motori/Formula1/14-08-2013/enzo-ferrari-svelato-figlio-piero-mio-papa-amerebbe-mondo-internet-20963578317.shtml Enzo Ferrari svelato dal figlio Piero, "Mio papà amerebbe il mondo di internet"]''|Intervista di Pino Allievi, ''gazzetta.it'', 14 agosto 2013.}} *Mio padre ha lasciato in noi che gli eravamo vicini e nel dna dell'azienda la volontà di guardare avanti, di cambiare giorno dopo giorno. Era una persona che non s'interessava mai al passato, se non per evitare errori fatti e cancellare esperienze negative. {{NDR|riferito a Enzo Ferrari}} *Quando morì fu immancabile trovarsi, parlare. Fusaro, il presidente, fu bravo a non volere subito grandi cambiamenti. Essendo papà uno che decideva tutto, fu necessario rimettere a punto il processo decisionale. Senza panico né paura. Ma la sua mancanza si fece ovviamente sentire, da quel momento fu tutto diverso. Dopo il dolore, prevalse una potente voglia di ripartire. Mio padre era spesso in fabbrica anche la domenica, a guardare i gran premi. A volte si vinceva, a volte si perdeva. Ma il lunedì mattina era un altro giorno, bisognava guardare avanti, voltar pagina. Continuammo a fare così... {{NDR|riferito a Enzo Ferrari}} *Aveva abitudini e manie alle quali non è mai venuto meno. Come l'odio per gli ascensori. E per gli aerei. Diceva: «Non ho paura di volare, ho paura di non tornare a volare». Da qualunque parte andasse, doveva sempre rientrare a dormire nel suo letto. Non lasciava mai Maranello, lì si sentiva il re. Erano gli altri che venivano a trovarlo e a riverirlo. {{NDR|riferito a Enzo Ferrari}} *Ho avuto un grande papà, terribilmente esigente, duro ma anche tenero. Nel carattere conservo tanti punti in comune, soprattutto quando mi arrabbio. Ma ciò che lo differenziava da tutti era il carisma, quel fascino misterioso che lo elevava sempre rispetto agli altri. Una sensazione che ho sentito solo al cospetto di [[Papa Giovanni Paolo II]]. Gente che ti fa sentire piccolo. {{NDR|riferito a Enzo Ferrari}} {{Int|''Le mie 10 Ferrari''|[[Alberto Sabbatini]], ''Autosprint'' nº 1-2, 3-16 gennaio 2017, pp. 32-41.}} *È stata un'automobile mitica perché ha ottenuto tanti successi nelle gare di durata [...]. Però la [[Ferrari 330 P4|Ferrari P4]] entrò nella leggenda per l'arrivo in parata alla [[24 Ore di Daytona]], proprio a casa degli americani, che ha ispirato tanti gesti analoghi negli anni successivi. [...] La P4 era incredibilmente bella a dispetto delle assurde regole della federazione che fummo costretti a rispettare per omologarla come Prototipo: basti pensare che nel costruirla dovevamo tenere conto dello spazio per alloggiare due valigie (!) come voleva la normativa dell'epoca perché considerava le Sport derivazioni da vetture GranTurismo. Perciò dietro alle ruote posteriori avevamo ricavato un vano a quello scopo. *Non fu una monoposto particolarmente vincente [...]. Ma considero la [[Ferrari 312 F1|312]] del 1968 simbolica per la storia agonistica Ferrari perché su quella introducemmo per la prima volta un elemento tecnico che poi avrebbe contraddistinto la F.1 moderna: l'alettone. Sfoggiammo questa novità [...] nella gara di [[Circuito di Spa-Francorchamps|Spa-Francorchamps]]. Ce lo copiò subito la Brabham, poi tutti gli altri. Ci avevamo lavorato in gran segreto durante l'estate, ispirati dalla Chaparral che l'aveva montato l'anno prima sulla vettura Prototipo ma a lungo ci eravamo chiesti se avrebbe avuto utilità in F.1. [...] alettone a parte, ricordo il design molto filante grazie anche agli scarichi al centro delle bancate del motore: i famosi "spaghetti". Una novità che avevamo introdotto per rastremare le fiancate. A quell'epoca i serbatoi benzina passavano lateralmente lungo tutta la fiancata. [...] Per non allargare troppo la vettura e non far passare gli scarichi a contatto col serbatoio, escogitammo la soluzione di far uscire gli scarichi al centro delle bancate del V12. *{{NDR|Sulla [[Ferrari 312 PB]]}} Ufficialmente non si chiamò mai PB ma tutti la definivamo in quel modo dove la B stava a simboleggiare l'impiego del motore boxer 3 litri derivato da quello di Formula Uno. Non era altro che una F.1 "vestita", per la categoria Sport Prototipi. Costruimmo un'auto molto compatta, dal passo cortissimo, tirata all'estremo. Il progetto era quello di realizzare un'auto molto leggera che fosse in grado con un motore di minor cilindrata [...] di eguagliare per agilità e dinamica di guida le prestazioni delle grosse Sport 5 litri dell'epoca. [...] Purtroppo ebbe vita breve: fu introdotta nel 1971, perfezionata nell'anno successivo in cui ottenne la maggior parte dei successi e abbandonata dopo il 1973 quando la Ferrari chiuse il programma Sport. *{{NDR|Sulla [[Ferrari 312 T]]}} Una Ferrari simbolica sia a livello sportivo per i successi conseguiti, che a livello tecnico per l'importanza delle novità che la caratterizzavano. [...] rappresentò una vera svolta perché questo progetto introdusse il cambio trasversale. Fu un'idea di Forghieri e con questa soluzione tecnica cercò con successo di non avere più il peso dell'intero blocco del cambio a sbalzo dopo le ruote posteriori, ma entro l’asse delle ruote per ottimizzare il baricentro. La sigla T del nome simboleggiava proprio la parola Traversale. [...] Il progetto funzionò perfettamente e la T fu subito vincente. *La Ferrari più vincente degli Anni '80 è stata la C2 del 1982, ma io ricordo con maggior piacere [[Ferrari 126 CK|la prima 126 turbo]] [...] del 1981, perché vinse il [[Gran Premio di Monaco|Gran Premio di Montecarlo]] con [[Gilles Villeneuve]]. Quella prima vittoria di una F.1 a motore turbo su un circuito stradale [...] angusto come quello del Principato, la considero una svolta epocale [...]. Quella 126 C non sarà stata la Ferrari più bella dell'epoca, né la più tecnologica, ma ha dimostrato qualcosa di importante. In quel Gran Premio [...] Gilles partiva in prima fila, mentre la [[Renault in Formula 1|Renault]], che correva con un turbo anche lei, scattava dall'ultima [...]. A riprova di quanto avessimo lavorato bene noi per adattare e rendere competitivo un motore sovralimentato su quelle curve così strette. [...] Poi arrivò anche la vittoria [...] al Jarama, a dimostrare definitivamente la superiorità in accelerazione e in potenza del motore turbo nei confronti dell'aspirato: Villeneuve quando era in testa, riusciva ad accelerare con una tale superiorità che nessun'altra monoposto riusciva a tenergli dietro né a prendergli la scia per attaccarlo in staccata. Da quel momento la F.1 ha preso la strada del turbo. *{{NDR|Sulla [[Ferrari 640 F1]]}} La prima Ferrari F.1 di [[John Barnard]] era talmente strana che si era subito presa il soprannome di "papera" per via di quel curioso musetto piatto. È una delle Ferrari F.1 più significative perché rappresentava il ritorno al motore aspirato V12 [...]. Ma soprattutto perché è stata la prima F.1 della storia con cambio semiautomatico al volante. [...] Una soluzione tecnica che all'inizio ebbe tantissimi problemi di affidabilità, ma che ha cambiato per sempre la tecnologia della Formula Uno. Contrariamente a quanto si pensi, non fu un'idea originale di Barnard. Già dieci anni prima [...] avevamo provato una soluzione del genere, a livello sperimentale. Un cambio a bottoni sulle razze del volante che Villeneuve collaudò a [[Circuito di Fiorano|Fiorano]] [...]. Ma l'elettronica dell'epoca non permetteva grandi velocità operative [...]. Quando Barnard venne a lavorare con noi anni dopo, trovò quel progetto in un cassetto e decise di adottarlo sulla F.1 che stava disegnando [...]. Ma lui non era attirato dall'idea di velocizzare la cambiata o di permettere al pilota di avere sempre le due mani sul volante; a lui interessava il cambio al volante per motivi aerodinamici: così avrebbe tolto dal cockpit la leva del cambio e realizzato un abitacolo più stretto che ostacolasse meno il flusso dell'aria che scorreva lungo la vettura fino all'alettone. *{{NDR|Sulla [[Ferrari 333 SP]]}} Fu una vettura Sport costruita per le gare americane del campionato Imsa; non ha mai corso con i colori ufficiali Ferrari né fu mai direttamente schierata in gara dalla Scuderia, ma è stata realizzata esclusivamente per i nostri clienti da corsa. Ma la 333SP era tremendamente competitiva, tanto che ha permesso a un gentleman come Giampiero Moretti di vincere la 24 Ore di Daytona e tante altre corse di durata. Tutto nacque proprio su volontà di Moretti e mia: lui ci propose di costruire una Ferrari per il nuovo regolamento americano [...]. Così dopo tanti anni di lontananza dal mondo delle Sport decidemmo di costruire una Ferrari Sport soltanto per piloti privati [...]; impiegammo il motore V12 derivato dalla supercar stradale [[Ferrari F50|F50]] – che a sua volta proveniva dal propulsore F1 degli anni precedenti, con cilindrata portata a 4 litri. [...] era un'auto facile da guidare e facile da gestire, fatta apposta per le esigenze di piloti e team non professionisti. Infatti vinse facilmente molte gare in Usa. *{{NDR|Sulla [[Ferrari F2004]]}} [...] è stata una monoposto micidiale. Aveva una superiorità incredibile sulle concorrenti. Un'arma letale per i rivali. [...] Aveva un equilibrio perfetto e trovò uno [[Michael Schumacher|Schumacher]] nel punto più alto della sua carriera. [...] Fu anche la F.1 che raggiunse l'apice delle prestazioni nel decennio; era una macchina velocissima perché quelle F.1 avevano ancora un carico aerodinamico elevatissimo che la federazione negli anni successivi ridusse drasticamente. I propulsori dell'epoca erano i più evoluti 3 litri V10 della storia della F.1 tanto che poco dopo, per limitare le potenze che superavano i 900 cavalli, furono ridotti di cilindrata e depotenziati. {{Int|''[https://www.quotidiano.net/blog/turrini/piero-ferrari-80-fra-hamilton-e-schumi-5.8815 Piero Ferrari 80, fra Hamilton e Schumi]''|Intervista di [[Leo Turrini]], ''quotidiano.net'', 16 gennaio 2025.}} *Nel 1978 mio padre aveva deciso di mandare [[Gilles Villeneuve|Villeneuve]] a fare esperienza in un altro team, stava incappando in troppi incidenti. Dovevo essere io a dare a Gilles la notizia, ma Reutemann, l'argentino, lo stesso giorno fece sapere che ci lasciava. Papà mi rintracciò al volo, tramite il suo segretario Gozzi, perché a quel punto dovevo invece comunicare al canadese che lo avremmo tenuto. Sa, a volte le leggende nascono quasi per caso! *Era il giugno del 1988. Congresso diocesano con Messa al [[circuito di Fiorano]]. Decine di migliaia di fedeli. [[Papa Giovanni Paolo II|Giovanni Paolo II]] doveva fare un giro di pista con l'auto del Vaticano, la cosiddetta Papamobile, per inciso una Toyota. Ma il Pontefice disse: non ci sarebbe una Ferrari scoperta? Scovammo per fortuna una Mondial in garage, c'era appena un litro di benzina nel serbatoio, guidai andando pianissimo e per fortuna non restammo a piedi! *[...] dentro c'è tutto quel sentimento che io chiamo italianità e modenesità. Vede, la [[Ferrari]] vende le sue vetture in tutto il mondo, ma facciamo tutto qui, a Maranello, sul territorio. Tagliare queste radici è impossibile. ==Note== <references /> ==Voci correlate== *[[Enzo Ferrari]] – padre ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Ferrari, Piero}} [[Categoria:Dirigenti sportivi italiani]] [[Categoria:Imprenditori italiani]] jdxt047h1w5ez8puvotzc8y8kw4ahot Template:Lingue/Dati 10 148341 1412810 1412730 2026-05-06T21:58:24Z ItwikiBot 66727 Bot: aggiornamento dati 1412810 wikitext text/x-wiki {{#switch:{{{1}}} |lingua1 = en |voci1 = 65545 |lingua2 = it |voci2 = 55047 |lingua3 = pl |voci3 = 31736 |lingua4 = ru |voci4 = 17893 |lingua5 = cs |voci5 = 15484 |lingua6 = et |voci6 = 13691 |lingua7 = uk |voci7 = 12224 |lingua8 = pt |voci8 = 12060 }} 5ebvoscmymxoijvq76110yybzgx0yui Tina Lagostena Bassi 0 148444 1412788 1383172 2026-05-06T16:51:09Z Bettylella 48372 Nuova info+fonte 1412788 wikitext text/x-wiki [[File:Tina Lagostena Bassi.jpg|thumb|Tina Lagostena Bassi]] '''Augusta Bassi''', coniugata '''Lagostena''', detta '''Tina Lagostena Bassi''' (1926 – 2008), avvocata e personaggio televisivo italiano. ==Citazioni di Tina Lagostena Bassi== *{{NDR|Su ''[[American Psycho (romanzo)|American Psycho]]'' di [[Bret Easton Ellis]]}} Se questo libro non venisse pubblicato io sarei più contenta. Qualcuno si tupirà di sentirmi parlare così, ma è esatamente quello che penso. [...] Giudico un fatto di grande sensibilità preoccuparsi di quello che può succedere nella testa di certi lettori. La cultura dello stupro è già abbastanza diffusa. Non c'è bisogno di nuove suggestioni.<ref>Citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,15/articleid,0861_01_1991_0059_0015_11965744/ Un libro da bruciare]'', ''La Stampa'', 19 marzo 1991</ref> *... la difesa è sacra ed inviolabile, è vero, ma nessuno di noi avvocati, e qui parlo come avvocato, si sognerebbe d'impostare una difesa per rapina come s'imposta un processo per violenza carnale, e allora io mi chiedo perché. Se invece di quattro oggetti d'oro, l'oggetto del reato è una donna in carne ed ossa, perché ci si permette di fare un processo alla ragazza? <ref>Dall'arringa durante il processo per gli stupri di Nettuno ''https://www.youtube.com/watch?v=Px-8Ik3yGfQ'', minuto 2:19.</ref> *Nei confronti di [[Genova]] ho un rapporto di amore-odio, una città bellissima ma anche insopportabile, dove contano solo gli status symbol tipo "Quella come nasce?", una domanda alla quale ero solita rispondere "Credo che nasca dall'utero di sua madre!". Per noi era molto difficile vivere in quell'ambiente, in una città che ti toglie il gusto di vivere; non è la forma, è il fare le cose che uno ha piacere di fare. Vivendo a Genova, o hai la grande rivolta o rimani incatenato a una vita di un grigiore spaventoso.<ref>Da un'intervista a Soriano nel Cimino del 7 agosto 1994; citato in Luigi Viva, ''Non per un dio ma nemmeno per gioco'', Feltrinelli, Milano, 2004, p. 78. ISBN 88-07-81580-X</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{S}} {{DEFAULTSORT:Lagostena Bassi, Tina}} [[Categoria:Avvocati italiani]] [[Categoria:Personaggi televisivi italiani]] lmin92bjo6p9xer8onog9eyz8z70gcc 1412791 1412788 2026-05-06T19:04:24Z Udiki 86035 1412791 wikitext text/x-wiki [[File:Tina Lagostena Bassi.jpg|thumb|Tina Lagostena Bassi]] '''Augusta Bassi''', coniugata '''Lagostena''', detta '''Tina Lagostena Bassi''' (1926 – 2008), avvocata e personaggio televisivo italiano. ==Citazioni di Tina Lagostena Bassi== {{cronologico}} *[...] la difesa è sacra ed inviolabile, è vero, ma nessuno di noi avvocati, e qui parlo come avvocato, si sognerebbe d'impostare una difesa per rapina così come s'imposta un processo per violenza carnale; ed allora io mi chiedo: "Perché?". Se invece che quattro oggetti d'oro, l'oggetto del reato è una donna, in carne ed ossa, perché ci si permette di fare un processo alla ragazza?<ref>Dall'arringa durante il processo per gli stupri di Nettuno; [https://www.youtube.com/watch?v=Px-8Ik3yGfQ video] disponibile su ''youtube.com'', minuto 2:19.</ref> *{{NDR|Su ''[[American Psycho (romanzo)|American Psycho]]'' di [[Bret Easton Ellis]]}} Se questo libro non venisse pubblicato io sarei più contenta. Qualcuno si stupirà di sentirmi parlare così, ma è esattamente quello che penso. [...] Giudico un fatto di grande sensibilità preoccuparsi di quello che può succedere nella testa di certi lettori. La cultura dello stupro è già abbastanza diffusa. Non c'è bisogno di nuove suggestioni.<ref>Citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,15/articleid,0861_01_1991_0059_0015_11965744/ Un libro da bruciare]'', ''La Stampa'', 19 marzo 1991.</ref> *Nei confronti di [[Genova]] ho un rapporto di amore-odio, una città bellissima ma anche insopportabile, dove contano solo gli status symbol tipo "Quella come nasce?", una domanda alla quale ero solita rispondere "Credo che nasca dall'utero di sua madre!". Per noi era molto difficile vivere in quell'ambiente, in una città che ti toglie il gusto di vivere; non è la forma, è il fare le cose che uno ha piacere di fare. Vivendo a Genova, o hai la grande rivolta o rimani incatenato a una vita di un grigiore spaventoso.<ref>Da un'intervista a Soriano nel Cimino del 7 agosto 1994; citato in Luigi Viva, ''Non per un dio ma nemmeno per gioco'', Feltrinelli, Milano, 2004, p. 78. ISBN 88-07-81580-X</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Lagostena Bassi, Tina}} [[Categoria:Avvocati italiani]] [[Categoria:Personaggi televisivi italiani]] nkhzpzh8qn2wmlvyql9cbps8oliznqj Enrico Castelnuovo (scrittore) 0 155794 1412770 1105261 2026-05-06T13:40:11Z Gaux 18878 /* Un naufragio */ Citazioni su E. C., Joseph Spencer Kennard 1412770 wikitext text/x-wiki [[File:Enrico Castelnuovo.jpg|thumb|Enrico Castelnuovo]] '''Enrico Castelnuovo''' (1839 – 1915), scrittore italiano. ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Dal primo piano alla soffitta''=== Qualunque spettacolo ci fosse sul Canal Grande, s’era sicuri di veder folla in palazzo Bollati. Figuriamoci poi quanta gente s’aspettasse quella domenica 7 ottobre 1838 in cui ci doveva essere la regata in onore di S. M. Ferdinando I, venuto insieme con l’augusta consorte a beatificare di sua presenza la fedele città di Venezia. ===''I coniugi Varedo''=== —Buona sera, Gustavo—disse la signora Valeria Inverigo, alzando gli occhi dal suo ricamo e tendendo la mano a un uomo di mezza età, di statura giusta, d'aspetto simpatico, ch'era entrato senza farsi annunziare.<br> —Buona Sera, Valeria. Come va?<br> Erano fratello e sorella, ella vedova, egli scapolo. Scambiati i saluti, l'ingegnere Gustavo Aldini si avvicinò alla stufa.—Qui si sta bene. Dai Nocera faceva un freddo…. ===''Il fallo d'una donna onesta''=== Anche quella sera, forse per la centesima volta, la Teresa Valdengo, sola nel suo salottino verde, rilesse la lettera, vecchia di circa due mesi, della sua amica Maria di Reana.<br> Cara Teresa mia,<br> Ci scriviamo di rado, ma ci vogliamo sempre bene, non è vero! Abbiamo passato tanti anni insieme, abbiamo avuto tanti sogni e tanti pensieri comuni, che, a dispetto della lontananza e del tempo, possiamo sempre fare assegnamento l'una sull'altra. Oggi son io che faccio assegnamento su te. ===''Il maestro di calligrafia''=== IN un istituto scolastico di una città del mondo gli studenti dell'ultimo corso erano occupati nella prova scritta dell'esame di letteratura. La cosidetta ''sorveglianza'' era affidata al signor Antonino Bottaro, vecchio professore di calligrafia, che stava per abbandonare la scuola ed andare in pensione. Sorveglianza alla prova scritta vuol dir questo. Un professore, che non è quello della materia su cui si fa l'esame, rimane nella stanza, ove gli esaminandi lavorano, e invigila affinché essi non si copino i temi a vicenda, non consultino libri, non si passino carte, ecc. ecc. Naturalmente, finché non si adotti per l'esame il sistema cellulare, tutta questa roba si fa lo stesso in barba al signor professore.<br> {{NDR|In "[https://www.gutenberg.org/files/24072/24072-h/24072-h.htm First Italian Readings]", a cura di Benjamin Lester Bowen, D. C. Heath & Co., 1897}} ===''Il Professore Romualdo''=== Il dottor Romualdo Grolli, assistente alla cattedra di matematica in una Università del regno, e dilettante di chimica nel suo privato laboratorio, sedeva una mattina del maggio 1861 davanti alla sua scrivania, intento a copiare una Memoria da leggersi nell'Accademia scientifica e letteraria della città. Il tema, enunciato in un breve preambolo, era il seguente: ''Determinare il volume della porzione di cono circolare retto che resta compreso tra un segmento circolare, un segmento iperbolico avente comune col circolare la corda e la parte del manto conico che la chiude''. ===''I Moncalvo''=== Arrivato a Roma la sera innanzi dopo un lungo soggiorno all'estero, Giorgio Moncalvo aveva voluto recarsi la mattina presto a Villa Borghese, ove lo chiamavano molti ricordi della sua adolescenza. Egli tornava da una grande metropoli, ricca di tutti gli agi della vita, di tutte le raffinatezze del gusto, di tutti gli strumenti del sapere, superba di recenti trofei, orgogliosa della sua civiltà prepotente e dominatrice; tornava da Berlino che a lui, spirito scientifico e indagatore, aveva offerto larghi mezzi di studio quali non può ancora offrire l'Italia. Eppure quest'Italia, non ricca, non vittoriosa, verso cui egli aveva rivolto i suoi passi con l'aria umiliata di figlio che quasi si vergogna della madre, quest'Italia lo aveva riavvinto a sè fin dal momento che, sboccando dalle gallerie del Gottardo, egli si era affacciato ai piani e ai laghi di Lombardia. ===''Nella lotta''=== —A rivederci, signora Giulia, a rivederci, Lucilluccia mia—disse il giovine ingegnere Roberto Arconti, stendendo la mano alle due signore Dal Bono, madre e figliuola, ch'entravano in un negozio di mode nella Galleria Vittorio Emanuele a Milano.<br> La signora Giulia fece una piccola smorfia sentendo il tono di confidenza con cui Roberto salutava la sua ragazza; pure quella smorfia finì in un sorriso, ed ella rispose—Addio, capo scarico,—mentre Lucilla non diceva nulla e si contentava di avvolgere il giovinotto in uno di quegli sguardi, che, a ventidue anni sopratutto, come ne aveva l'Arconti, penetrano fino alle midolle. ===''Nozze d'oro''=== — Proprio non viene stasera? — disse in tono di rimprovero Angela Torralba al dottor Vignoni che s'avviava al cancello conducendo a mano la sua bicicletta.<br> — No — rispose il dottore — non vengo... Presto non potrei e tardi non voglio. Si preparano al suo babbo e alla sua mamma delle giornate campali, ed è bene che questa sera si corichino prima del solito.<br> — Persuaderli! — sospirò l'Angela. — Dormono così poco.<br> — Non importa... Riposeranno almeno... E farebbe bene a riposare anche lei.<br> Ella si strinse nelle spalle. — Io?... Se la fatica mi giova! ===''Sotto l'ombrello''=== Mancavano ancora più di tre chilometri per arrivare alla villa quando cominciò a piovere.<br> La signora Susanna guardò in alto, allungò il braccio e ricevette le prime {{sic|goccie}} sul dorso della mano e sulla faccia. Poi disse a suo nipote ch'era un ragazzo tra i quattordici e i quindici anni:—Ferruccio, va in due salti laggiù dalla vecchia Marta; ella avrà forse da prestarci un ombrello. Tu, Cecilia, resta qui.... Non faresti che inzaccherarti tutta.<br> {{NDR|In "[https://www.gutenberg.org/files/24072/24072-h/24072-h.htm First Italian Readings]", a cura di Benjamin Lester Bowen, D. C. Heath & Co., 1897}} ===''Una notte infernale''=== Figuriamoci tre piccole stazioni ferroviarie disposte nell'ordine seguente: X, Y, Z. Mi par già di sentirmi chiedere: o che si tratta d'una equazione a tre incognite? No, l'algebra non c'entra per nulla, ma quelle tre lettere opache fanno benissimo al caso mio.<br> {{NDR|In "[https://www.gutenberg.org/files/24072/24072-h/24072-h.htm First Italian Readings]", a cura di Benjamin Lester Bowen, D. C. Heath & Co., 1897}} ===''Un naufragio''=== Ci trovavamo (quindici o venti passeggieri di prima classe) sul ponte d'uno de' più bei piroscafi del Florio, durante la traversata da Livorno a Genova.<br> Il sole era appena tramontato, ma l'occidente era ancora pieno di luce; spirava una brezza tepida e soave. Gli uomini fumavano; le signore contemplavano il cielo lontano e il mare tranquillo; due sposi si guardavano teneramente negli occhi.<br> {{NDR|In "[https://www.gutenberg.org/files/24072/24072-h/24072-h.htm First Italian Readings]", a cura di Benjamin Lester Bowen, D. C. Heath & Co., 1897}} ==Citazioni su Enrico Castelnuovo== *Non è facile di dare un nome all'attrattiva specialissima che esercitano i suoi delicati gioielli. Pochissime le scene culminanti, semplice lo stile, insignificanti i soggetti, senza pretesa alcuna l'osservazione oggettiva e la riproduzione del vero; tanto che nel leggerli si sarebbe quasi tentati di dichiararli libri infantili o sentimentali. Eppure a malgrado di tutto ciò si resta conquistati, affascinati. ([[Joseph Spencer Kennard]]) ==Bibliografia== *Enrico Castelnuovo, ''[https://www.gutenberg.org/files/30663/30663-h/30663-h.htm Dal primo piano alla soffitta]'', Treves, 1883. *Enrico Castelnuovo, ''[http://www.gutenberg.org/cache/epub/19442/pg19442-images.html Il fallo d'una donna onesta]'', Galli, 1897. *Enrico Castelnuovo, ''[https://www.gutenberg.org/files/48625/48625-h/48625-h.htm Il Professore Romualdo]'', Sommaruga e C., 1884. *Enrico Castelnuovo, ''[https://www.gutenberg.org/files/56682/56682-h/56682-h.htm I Moncalvo]'', Treves, 1913. *Enrico Castelnuovo, ''[http://www.gutenberg.org/cache/epub/30032/pg30032-images.html Nella lotta]'', Treves, 1884. *Enrico Castelnuovo, ''[https://www.gutenberg.org/files/42976/42976-h/42976-h.htm Nozze d'oro]'', Baldini, Castoldi & C., 1904. *Enrico Castelnuovo, ''[http://www.gutenberg.org/cache/epub/30030/pg30030-images.html I coniugi Varedo]'', Baldini & Castoldi, 1913. == Altri progetti == {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Castelnuovo, Enrico}} [[Categoria:Scrittori italiani]] j93p0ib9dhhfi7f3egzsa9fjnnfkv3c Ted Turner 0 157187 1412780 1321073 2026-05-06T14:41:14Z Udiki 86035 1412780 wikitext text/x-wiki [[File:Ted Turner.jpg|thumb|Ted Turner nel 1999]] '''Robert Edward "Ted" Turner III''' (1938 – 2026), imprenditore statunitense. ==Citazioni di Ted Turner== *Presto a letto, presto in piedi, lavora sodo e fai pubblicità. (citato in AA.VV., ''Il libro del business'', traduzione di Martina Dominici e Sonia Sferzi, Gribaudo, 2018, p. 273. ISBN 9788858016589) ==Citazioni su Ted Turner== *Noi tutti sappiamo che Ted Turner è apertamente anticattolico, ed è lui il padrone non soltanto della Cnn ma anche di Time Warner. Per non parlare degli altri quotidiani, come il New York Times, il Washington Post e il Boston Globe, che si sono resi protagonisti di quella che non esito a definire una persecuzione contro la Chiesa. ([[Óscar Rodríguez Maradiaga]]) *Ted Turner è solo un ologramma. ([[I Simpson (tredicesima stagione)|Smithers]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Turner, Ted}} [[Categoria:Imprenditori statunitensi]] 34yzmfox6etkby34xvo6og88junhcn8 1412827 1412780 2026-05-07T05:36:32Z Spinoziano 2297 piccole sistemazioni 1412827 wikitext text/x-wiki [[File:Ted Turner April 1985 (cropped).jpg|thumb|Ted Turner nel 1985]] '''Robert Edward "Ted" Turner III''' (1938 – 2026), imprenditore, produttore televisivo e dirigente sportivo statunitense. ==Citazioni di Ted Turner== *Presto a letto, presto in piedi, lavora sodo e fai pubblicità.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro del business'', traduzione di Martina Dominici e Sonia Sferzi, Gribaudo, 2018, p. 273. ISBN 9788858016589</ref> ==Citazioni su Ted Turner== *Noi tutti sappiamo che Ted Turner è apertamente anticattolico, ed è lui il padrone non soltanto della Cnn ma anche di Time Warner. Per non parlare degli altri quotidiani, come il New York Times, il Washington Post e il Boston Globe, che si sono resi protagonisti di quella che non esito a definire una persecuzione contro la Chiesa. ([[Óscar Rodríguez Maradiaga]]) *Ted Turner è solo un ologramma. (''[[I Simpson (tredicesima stagione)|I Simpson]]'') ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Turner, Ted}} [[Categoria:Dirigenti sportivi statunitensi]] [[Categoria:Imprenditori statunitensi]] [[Categoria:Produttori televisivi statunitensi]] 8kw22pkku1rx8qmofl1x1t2pkjshrbs Wikiquote:GLAM/BEIC/Voci 4 185964 1412831 1412683 2026-05-07T06:11:49Z Spinoziano (BEIC) 86405 1412831 wikitext text/x-wiki ==Voci create nell'ambito del progetto BEIC== {{vedi anche|w:Progetto:GLAM/BEIC}} Elenco delle voci create su Wikiquote nell'ambito del [[w:Progetto:GLAM/BEIC|progetto BEIC]], a partire da materiale messo a disposizione dalla [[w:Biblioteca europea di informazione e cultura|Fondazione BEIC]]. Totali: '''873 voci'''<!--, di cui 1 in inglese, 1 in spagnolo, 1 in francese e 1 in latino-->. {{div col}} ===Persone=== #[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small> #[[Giambattista Vasco]] - <small>2021-08-18</small> #[[Stefano da San Gregorio]] - <small>2021-08-29</small> #[[Christoph Scheiner]] - <small>2021-08-30</small> #[[Gian Rinaldo Carli]] - <small>2021-09-01</small> #[[Vittorio Saraceno]] - <small>2021-09-05</small> #[[Federico Sanvitale]] - <small>2021-09-06</small> #[[Antonio Sangiovanni]] - <small>2021-09-09</small> #[[Francesco Ricci (matematico)]] - <small>2021-09-11</small> #[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]] - <small>2021-09-11</small> #[[Filippo Antonio Revelli]] - <small>2021-09-14</small> #[[Onofrio Puglisi]] - <small>2021-09-22</small> #[[Bartolomeo Pollastri]] - <small>2021-09-23</small> #[[Giovanni Battista Pisani]] - <small>2021-09-27</small> #[[Giovanni Giacomo Pierantoni]] - <small>2021-09-27</small> #[[Italo Zannier]] - <small>2021-09-29</small> #[[Auguste Marmont‎]] - <small>2021-10-11</small> #[[Giovanni Biagio Amico‎]] - <small>2021-10-11</small> #[[Stefano degli Angeli]] - <small>2021-10-12</small> #[[Benedetto degli Alessandri]] - <small>2021-10-14</small> #[[Angelo da Vallombrosa]] - <small>2021-10-14</small> #[[Domenico Benivieni]] - <small>2021-10-14</small> #[[Pietro di Fabrizio Accolti]] - <small>2021-10-15</small> #[[Antonio Adamucci]] - <small>2021-10-15</small> #[[Bernardino Baldi]] - <small>2021-10-15</small> #[[Cosimo Bartoli]] - <small>2021-10-15</small> #[[Giusto Bellavitis]] - <small>2021-10-15</small> #[[Silvio Belli]] - <small>2021-10-15</small> #[[Abū-Ṭālib Ḫān]] - <small>2021-10-15</small> #[[Antonio Maria Bordoni]] - <small>2021-10-18</small> #[[Francesco Saverio Brunetti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Filippo Calandri]] - <small>2021-10-18</small> #[[Stanislao Canovai]] - <small>2021-10-18</small> #[[Sigismondo Alberghetti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giuseppe Antonio Alberti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giuseppe Averani]] - 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<small>2023-06-23</small> #[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small> #[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small> #[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small> #[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small> #[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small> #[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small> #[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small> #[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small> #[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small> #[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small> #[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small> #[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small> #[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small> #[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small> #[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small> #[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small> #[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small> #[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small> #[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small> #[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small> #[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small> #[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small> #[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small> #[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small> #[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small> #[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small> #[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small> #[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small> #[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small> #[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small> #[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small> #[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small> #[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small> #[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small> #[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small> #[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small> #[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small> #[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small> #[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small> #[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small> #[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small> #[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small> #[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small> #[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small> #[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small> #[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small> #[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small> #[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small> #[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small> #[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small> #[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small> #[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small> #[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small> #[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small> #[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small> #[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small> #[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small> #[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small> #[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small> #[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small> #[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small> #[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small> #[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small> #[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small> #[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small> #[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small> #[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small> #[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small> #[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small> #[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small> #[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small> #[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small> #[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small> #[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small> #[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small> #[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small> #[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small> #[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small> #[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small> #[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small> #[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small> #[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small> #[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small> #[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small> #[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small> #[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small> #[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small> #[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small> #[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small> #[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small> #[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small> #[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small> #[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small> #[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small> #[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small> #[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small> #[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small> #[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small> #[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small> #[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small> #[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small> #[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small> #[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small> #[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small> #[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small> #[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small> #[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small> #[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small> #[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small> #[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small> #[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small> #[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small> #[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small> #[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small> #[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small> #[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small> #[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small> #[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small> #[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small> #[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small> #[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small> #[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small> #[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small> #[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small> #[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small> #[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small> #[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small> #[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small> #[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small> #[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small> #[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small> #[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small> #[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small> #[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small> #[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small> #[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small> #[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small> #[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small> #[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small> #[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small> #[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small> #[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small> #[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small> #[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small> #[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small> #[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small> #[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small> #[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small> #[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small> #[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small> #[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small> #[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small> #[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small> #[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small> #[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small> #[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small> #[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small> #[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small> #[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small> #[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small> #[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small> #[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small> #[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small> #[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small> #[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small> #[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small> #[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small> #[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small> #[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small> #[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small> #[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small> #[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small> #[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small> #[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small> #[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small> #[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small> #[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small> #[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small> #[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small> #[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small> #[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small> #[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small> #[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small> #[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small> #[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small> #[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small> #[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small> #[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small> #[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small> #[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small> #[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small> #[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small> #[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small> #[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small> #[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small> #[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small> #[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small> #[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small> #[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small> #[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small> #[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small> #[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small> #[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small> #[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small> #[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small> #[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small> #[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small> #[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small> #[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small> #[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small> #[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small> #[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small> #[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small> #[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small> #[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small> #[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small> #[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small> #[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small> #[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small> #[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small> #[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small> #[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small> #[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small> #[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small> #[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small> #[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small> #[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small> #[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small> #[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small> #[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small> #[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small> #[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small> #[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small> #[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small> #[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small> #[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small> #[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small> #[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small> #[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small> #[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small> #[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small> #[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small> #[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small> #[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small> #[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small> #[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small> #[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small> #[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small> #[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small> #[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small> #[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small> #[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small> #[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small> #[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small> #[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small> #[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small> #[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small> #[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small> #[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small> #[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small> #[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small> #[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small> #[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small> #[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small> #[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small> #[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small> #[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small> #[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small> #[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small> #[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small> #[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small> #[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small> #[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small> #[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small> #[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small> #[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small> #[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small> #[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small> #[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small> #[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small> #[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small> #[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small> #[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small> #[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small> #[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small> #[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small> #[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small> #[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small> #[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small> #[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small> #[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small> #[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small> #[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small> #[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small> #[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small> #[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small> #[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small> #[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small> #[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small> #[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small> #[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small> #[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small> #[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small> #[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small> #[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small> #[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small> #[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small> #[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small> #[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small> #[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small> #[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small> #[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small> #[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small> #[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small> #[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small> #[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small> #[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small> #[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small> #[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small> #[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small> #[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small> #[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small> #[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small> #[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small> #[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small> #[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small> #[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small> #[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small> #[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small> #[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small> #[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small> #[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small> #[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small> #[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small> #[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small> #[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small> #[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small> #[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small> #[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small> #[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small> #[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small> #[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small> #[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small> #[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small> #[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small> #[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small> #[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small> #[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small> #[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small> #[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small> #[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small> #[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small> #[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small> #[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small> #[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small> #[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small> #[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small> #[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small> #[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small> #[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small> #[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small> #[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small> #[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small> #[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small> #[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small> #[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small> #[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small> #[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small> #[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small> #[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small> #[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small> #[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small> #[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small> #[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small> #[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small> #[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small> #[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small> #[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small> #[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small> #[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small> #[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small> #[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small> #[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small> #[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small> #[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small> #[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small> #[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small> #[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small> #[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small> #[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small> #[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small> #[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small> #[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small> #[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small> #[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small> #[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small> #[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small> #[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small> #[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small> #[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small> #[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small> #[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small> #[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small> #[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small> #[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small> #[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small> #[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small> #[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small> #[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small> #[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small> #[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small> #[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small> #[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small> ===Tematiche=== #[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small> #[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small> #[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small> #[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small> #[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small> #[[Palma]] - <small>2021-10-21</small> #[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small> #[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small> #[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small> #[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small> #[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small> #[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small> #[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small> #[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small> #[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small> #[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small> #[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small> #[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small> #[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small> #[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small> #[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small> #[[Simonia]] - 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Proprio sul tracciato di Kyalami riuscimmo a mettere perfettamente a punto la 312 T la vigilia di Natale del 1974 [...] realizzando sul posto con mezzi di fortuna un nuovo serbatoio dell'olio, perché quello portato in Sud Africa evidenziava notevoli problemi nelle curve e controcurve veloci. Tante volte nella mia carriera mentre disegnavo motori, telai o sospensioni, mi convincevo di realizzare un capolavoro, quando poi il responso della pista confermava l'entità della mia "cazzata". Venne dunque in nostro soccorso un bidone di latta abbandonato nel box che, con i dovuti adattamenti, si rivelò un serbatoio di gran lunga migliore rispetto a quello per il quale avevo passato notti insonni. Una volta montato sulla monoposto – con ottimi risultati in pista – adottammo tutte le precauzioni affinché non venisse fotografato, in quanto i test della Ferrari erano seguiti con grande attenzione in qualsiasi parte del mondo andassimo a provare. Prima di lasciare Kyalami per ritornare in Italia, avevo telefonato a Enzo Ferrari – una notizia che valeva per lui un regalo di Natale – informandolo che avevamo risolto il problema con successo, costruendo un serbatoio tutto nuovo che funzionava alla perfezione. Quando arrivammo a Maranello, il "Vecchio" ci stava aspettando perplesso ma curioso di vedere la nuova realizzazione: "Ma cos'è questa roba qui?", esclamò incredulo Enzo Ferrari nel vedere un grande contenitore in alluminio della Coca Cola, modificato e adattato all'uso per una Ferrari di Formula 1. Quello fu il vero motivo per cui non volevamo venisse fotografata. La Ferrari salvata nell'onore da un bidone di Coca Cola. Altri tempi. ([[Mauro Forghieri]]) *Una Ferrari simbolica sia a livello sportivo per i successi conseguiti, che a livello tecnico per l'importanza delle novità che la caratterizzavano. [...] rappresentò una vera svolta perché questo progetto introdusse il cambio trasversale. Fu un'idea di Forghieri e con questa soluzione tecnica cercò con successo di non avere più il peso dell'intero blocco del cambio a sbalzo dopo le ruote posteriori, ma entro l'asse delle ruote per ottimizzare il baricentro. La sigla T del nome simboleggiava proprio la parola Traversale. [...] Il progetto funzionò perfettamente e la T fu subito vincente. ([[Piero Ferrari]]) ==Voci correlate== *[[Niki Lauda]] *[[Clay Regazzoni]] *[[Scuderia Ferrari]] *[[Vettura di Formula 1]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] e5donfq236b80e66tvsmi4fyk5ug4vy Alberto Sabbatini 0 195133 1412812 1411743 2026-05-07T00:54:50Z Danyele 19198 /* 2022 */ +wikilink 1412812 wikitext text/x-wiki '''Alberto Sabbatini''' (1958 – vivente), giornalista italiano. ==Citazioni di Alberto Sabbatini== {{cronologico}} *{{NDR|«[...] quale la sua visione sul rapporto tra mezzi tradizionali, quelli cartacei e la televisione, nella coesistenza con web, webmagazine e socialnetwork?»}} Io sono un produttore e fruitore di tutti questi mezzi. La passione per la tecnologia mi ha spinto a seguire il web sin dal 1995, epoca in cui non era frequente avere una connessione a Internet. Sono stato uno dei primi abbonati a Twitter avendolo scoperto quasi per caso negli Stati Uniti, e rendendomi conto immediatamente delle sue grandi potenzialità, più quale strumento di lavoro che mezzo di informazione. Ritengo di essere stato tra i primi a comprendere l'importanza dei social: all'epoca in cui Bruno Senna debuttò con la HRT a metà stagione, lo annunciò su Twitter, anticipando la notizia che nessuna agenzia ancora conosceva. In quella occasione ho compreso la velocità con la quale liinformazione rendeva immediatamente vecchi e superati i canali tradizionali della comunicazione, annullando in parte la rete di informatori credibili e autorevoli che il giornalista si crea per poter svolgere il proprio lavoro. Tra tutti i media, tradizionali e quelli nuovi, il circolo virtuoso della notizia dovrebbe seguire un percorso in cui prima appare sui social in 140 battute, poi sul web in un articolo di venti o trenta righe senza fornire troppi dettagli e infine sul giornale di carta con gli approfondimenti e tutti i dettagli del caso. In questo modo ogni mezzo di informazione gode della propria esclusività evitando sovrapposizioni. È il giornalista il vero detentore della notizia e non possiamo pensare che i giornali tradizionali siano finiti con l'avvento del web o minacciati dai social. Ogni "mezzo" deve essere un ingranaggio diverso nel complesso meccanismo dell'informazione e tra loro devono convivere in una ideale complementarietà.<ref>Dall'intervista di Antonio Azzano, ''[https://www.formulapassion.it/opinioni/archivio/alberto-sabbatini-tra-formula-1-giornali-e-nuovi-media Alberto Sabbatini tra Formula 1, giornali e nuovi media]'', ''formulapassion.it'', 18 gennaio 2016.</ref> *{{NDR|Su [[Gilles Villeneuve]]}} Un pilota dal talento smisurato, che a quei tempi riusciva ancora ad imporre la bravura del pilota sul mezzo, anche quando quest'ultima non era particolarmente competitivo. La sua morte è stata una tragedia che ha paralizzato il mondo dello sport. Ancora oggi, nelle classifiche dei 10 piloti più forti della storia della Formula 1, Villeneuve è sempre presente nonostante abbia vinto soltanto 6 GP. Questo significa che la vittoria non è preponderante rispetto al messaggio di velocità e di spettacolarità che trasmette il pilota.<ref>Dall'intervento a ''[https://www.facebook.com/LiveGP.it/videos/132814835331405/ Circus! - Puntata 331 {{!}} Ospite Alberto Sabbatini e Gian Carlo Minardi]'', LiveGP.it, ''facebook.com'', 18 gennaio 2021; citato in Carlo Luciani, ''[https://www.livegp.it/alberto-sabbatini-ospite-a-circus-villeneuve-simbolo-di-velocita-e-spettacolarita/ Alberto Sabbatini ospite a 'Circus!': "Villeneuve simbolo di velocità e spettacolarità"]'', ''livegp.it''.</ref> *{{NDR|Sulla [[Ferrari SF-23]]}} [...] la macchina di quest'anno è sbagliata. In qualche modo non funziona bene o è talmente critica che riescono ad ottenere pochi risultati, ci sono riusciti solo in qualifica. [...] Questa è la macchina fatta dall'equipe diretta da Mattia Binotto e che Vasseur ha ereditato. [...] non si può dire che sia la macchina dell'altro. Gli ingegneri che l'anno prodotta sono ancora li [...]. Tutto ciò è stato un tentativo di migliorare la macchina dello scorso anno, che era molto efficiente nella prima parte di stagione, con qualche punto debole. Questo tentativo ha sortito l'effetto opposto, ossia avere prestazioni peggiori. Quindi non sanno da che parte uscirne, secondo me. [...] Durante i test invernali una persona abbastanza vicina alla Ferrari, che sapeva cose interne, mi aveva detto che la scuderia aveva sbagliato le sospensioni anteriori. Per questo motivo non riescono a far lavorare le gomme al livello meccanico, di geometria di sospensioni. Aveva messo in un angolo questa informazione, ma alla fine il problema delle gomme che non girano, Leclerc lamentava grande sottosterzo, è causato dalle sospensioni. Tutte questi aggiornamenti aerodinamici, non servono a nulla se i braccetti delle sospensioni, non fanno poggiare a terra correttamente le ruote anteriori.<ref>Da un intervento al podcast ''Pit Talk''; citato in Gabriele Bovio, ''[https://www.f1sport.it/2023/05/f1-sabbatini-la-vettura-della-ferrari-e-sbagliata/ F1 {{!}} Sabbatini: "La vettura della Ferrari è sbagliata"]'', ''f1sport.it'', 10 maggio 2023.</ref> ==Citazioni tratte da articoli== *[Le] statistiche dimostrano quanto la [[Formula E|Formula elettrica]] sia molto più imprevedibile e assai meno scontata della Formula 1. Ad ogni corsa i rapporti di forza sul campo tra le varie squadre cambiano ed è estremamente difficile pronosticare la vittoria. Questo dipende da almeno tre motivi. Primo: l'elevatissimo livello tecnico e agonistico dei piloti. [...] ci sono [...] ex piloti di F1, [...] campioni del mondo Prototipi, [...] Turismo [e] DTM (Turismo tedesco), [...] vincitori della 24 Ore di Le Mans e diversi piloti che hanno corso e raccolto successi nella GP2 (la categoria di contorno alla F1) o nelle gare per vetture GT. Non sono piloti abituati ad accontentarsi. Secondo aspetto: la Formula E è una categoria monotipo. Significa che le vetture di base sono tutte uguali tra loro; differiscono soltanto in pochi componenti, fra cui la personalizzazione del motore elettrico e la gestione di funzionamento di quest'ultimo. Perciò sono tutte estremamente competitive e non c'è in Formula E quella abnorme differenza di prestazioni fra primo e ultimo in griglia cui ci ha abituato la Formula 1. Terzo aspetto che accentua l'imprevedibilità della categoria: il fatto che si corra su circuiti cittadini, stretti e delimitati da muretti e barriere, dove difficoltà ed imprevisti sono più frequenti. Spesso un incidente o una collisione tra i piloti in testa alla gara ha condizionato il risultato.<ref>Da ''[https://motori.ilmattino.it/motorsport/formula_e_roma-4427562.html Formula E, oggi sull'asfalto dell'Eur scendono in pista per il secondo anno i bolidi elettrici]'', ''motori.ilmattino.it'', 13 aprile 2019.</ref> *{{NDR|Su [[Kimi Räikkönen]]}} [...] nell'estate 2000, il finlandese guidò per la prima volta una F1. Iniziò proprio in Toscana la sua carriera di pilota professionista. All'epoca Kimi era un ragazzino 21enne che aveva corso fino a quel momento soltanto con la Formula Renault. D'improvviso fu catapultato nel grande mondo della F1. [...] Il test fu organizzato dal titolare della Sauber di allora, Peter Sauber, che era in cerca di giovani talenti da valorizzare. E Raikkonen stupì subito tutti quanti. [...] Quel giorno del 2000 al Mugello la Sauber non era sola in pista: i test erano stati organizzati dalla Ferrari che era scesa in pista con Schumacher per sviluppare la F2000. Siccome la Sauber era motorizzata Ferrari era stata invitata anche lei a svolgere collaudi. Per cui a un certo punto il debuttante Raikkonen si trovò a precedere sulle curve del tracciato proprio Schumacher che rimase impressionato dalla velocità dimostrata da quel giovane esordiente. Tanto che al rientro al box chiese ai suoi tecnici chi fosse quel ragazzino con la Sauber che andava così veloce. Da quel giorno la carriera di Kimi è decollata in F1.<ref>Da ''[https://motori.ilmattino.it/motorsport/raikkonen_e_quel_debutto_di_20_anni_fa_che_impressiono_pure_schumacher_a_41_anni_mi_diverto_ancora_tanto-5456349.html Raikkonen e quel debutto di 20 anni fa che impressionò pure Schumacher: «A 41 anni mi diverto ancora tanto»]'', ''motori.ilmattino.it'', 11 settembre 2020.</ref> *Daytona. La località degli Stati Uniti che ospita la mitica [[24 Ore di Daytona|24 Ore della Florida]]. Daytona, dove la Ferrari il 6 febbraio 1967 rifilò il più grande smacco della storia dell'automobilismo alla americana Ford. Vincendo a casa loro quell'estenuante corsa con una tripletta e umiliando il colosso americano con un arrivo in parata sotto la bandiera a scacchi che fece scalpore.<ref name="Daytona">Da ''[https://motori.leggo.it/anteprime/daytona_sp3_la_ferrari_fuoriserie_torna_il_mitico_modello_in_onore_dei_successi_degli_anni_sessanta_solo_599_esemplari-6339991.html Daytona Sp3, la Ferrari fuoriserie. Torna il mitico modello in onore dei successi degli anni Sessanta. Solo 599 esemplari]'', ''motori.leggo.it'', 30 dicembre 2021.</ref> *La [...] [[Ferrari Daytona SP3]] ha colpito nel segno. Gli inglesi, quando l'hanno vista per la prima volta, hanno reagito con un'esclamazione che non lascia dubbi: ''speechless''. Senza parole. La Daytona non è la banale riedizione moderna di un'auto del passato. È un'auto moderna e tecnologicamente avanzatissima, ma con una serie di soluzioni stilistiche che prendono spunto dalle leggendarie Ferrari da corsa Sport Prototipo degli anni Sessanta. [...] La Daytona SP3 non è un'operazione vintage. Tutt'altro.<ref name="Daytona"/> {{Int|''[https://medium.com/@sabbatini/due-o-tre-cose-sul-debutto-di-schumacher-in-f1-25-anni-fa-d1c8bf931c4e Due o tre cose sul debutto di Schumacher in F1 25 anni fa]''|''medium.com'', 25 agosto 2016.|h=4}} {{NDR|Sul [[Gran Premio del Belgio 1991]]}} *Il debutto di Schumacher in F1 non era pianificato in quell'agosto 1991. All'epoca Michael era pilota junior Mercedes nel mondiale gruppo C [...]. Era veloce ma non si era fatto notare particolarmente in un campionato che valorizzava gli equipaggi e i team, ma non i singoli piloti. [...] Schumi ottenne l'occasione della vita [...] quasi per caso. Successe che uno dei due piloti della Jordan, [...] Bertrand Gachot, [...] si fece arrestare per una bravata. Dopo una litigata con un tassista a Londra spruzzò un liquido urticante [...] all'uomo e il giudice [...], inflessibile, non multò soltanto il pilota [...] ma lo condannò ad alcuni giorni di carcere. Che gli fecero saltare il GP del Belgio [...]. Così Eddie Jordan si mise in caccia di un secondo pilota [...] e [...] Willy Weber, [...] manager di Schumi, propose il suo [...]. Il proprietario del team irlandese [...] chiese 300mila dollari per far salire il giovane [...] sulla sua F1 a Spa. Soldi che tirò fuori [...] la Mercedes [...]. Quando Jordan chiese a Weber [...] se il suo pilota conoscesse la pista di Spa, lui gli rispose: "Certamente". Sottolineando che era praticamente il suo circuito di casa in quanto il giovane tedesco viveva a Kerpen [...], che distava solo poche decine di km da lì. [...] Ma il furbo manager non aggiunse che Schumi conosceva il circuito soltanto da... spettatore. Non ci aveva mai corso. *[...] a Spa il debutto di Schumacher [...] ha del clamoroso. Inizia con l'11º tempo in prova il venerdì. Poi al sabato stabilisce il settimo tempo in qualifica [...], mettendosi alle spalle molti piloti esperti [...] e soprattutto il suo compagno di squadra in Jordan: [...] Andrea De Cesaris. [...] Poi Schumi segna addirittura il quarto tempo assoluto nel warm up della domenica mattina. Si prefigura [...] una gara da urlo per il giovane tedesco. Ma [...] dopo un gran partenza in cui Schumacher guadagna subito due posizioni [...], il tedesco si ritira quasi subito. Dopo due km la sua Jordan si ferma sul rettifilo del Kemmel con la frizione rotta. Probabilmente Schumi l'aveva sollecitata troppo in partenza sfrizionando in quello scatto superbo. I giri veloci in prova del tedesco, su una pista che da sempre è considerata l'università della F1, accendono l'interesse dello scaltro Flavio Briatore, manager della Benetton, che [...] alla vigilia della gara successiva di Monza mette sotto contratto Schumacher spiazzando Eddie Jordan che [...] aveva [...] fatto firmare a Schumi [...] soltanto una lettera d'intenti. Che nello spregiudicato mondo della F1 aveva il valore della carta straccia. [...] Da lì [...] la carriera di Schumacher decolla [...] *[...] la storia di Schumacher sarebbe potuta andare diversamente se in quel [...] GP [...] non si fosse rotto il motore dell'altra Jordan. [...]. A vincere [...] fu Ayrton Senna, cosa che non faceva notizia perché in quel 1991 vinceva ovunque. Ma fino a tre giri dalla fine, [...] al secondo posto [...] era salita proprio l'altra Jordan, quella di [...] De Cesaris. Che ruppe il motore [...] perdendo un podio sicuro. La Jordan del 1991, nonostante un [...] V8 Ford versione "clienti" [...], in alcune circostanze risultava [...] velocissima. Aveva un'aerodinamica [...] che sviluppava grande deportanza. Qualità che sulle piste con curve veloci – proprio come Spa – faceva una gran differenza. [...] Proprio queste doti permisero a De Cesaris, dopo una qualifica deludente, di superare in corsa [...] dieci piloti [...] e insidiare [...] Senna in testa, che accusava problemi al cambio della sua McLaren. [...] come sarebbe cambiata la storia [...] se il motore della Jordan quel giorno non si fosse rotto [...]? [...] proviamo per gioco a riscrivere il finale della corsa [...]. Il motore Ford [...] resiste e il pilota romano sale sul podio. Il suo exploit a quel punto ridimensiona [...] quello del compagno di squadra Schumacher. Perché molti cominciano a pensare che le [...] prestazioni del tedesco [...] non siano soltanto merito del suo talento [...], ma anche di una monoposto che si sposa alla perfezione con quel circuito. Così Briatore non si fa impressionare e [...] Schumacher [...] finisce la stagione con la Jordan. E resta pure nel 1992 con il team irlandese che però sostituisce (per soldi) il motore Ford con il V12 Yamaha. Propulsore che [...] si rivela scadente, per cui pilota e team [...] non cavano un ragno dal buco. E [...] la carriera di Schumi ne esce compromessa. ===''Auto''=== {{cronologico}} *Era il 21 luglio [...] quando in una afosa mattinata fu presentata la [[Ferrari F40]]. La prima vera supercar dell'era moderna. Un'auto importantissima per quello che ha significato. Prima di tutto fu la prima Ferrari celebrativa: la volle Enzo Ferrari in persona per omaggiare i quarant'anni dalla fondazione dell'azienda, nata nel 1947. Ma [...] è anche l'ultima vera Ferrari nata sotto la direzione e la volontà del grande costruttore di Maranello, che sarebbe morto un anno dopo [...]. La F40 è un'automobile figlia ancora dei quei tempi in cui le auto sportive erano dure e pure. [...] fu anche la macchina che inaugurò la moda delle supercar a prezzi mozzafiato. D'altronde eravamo nei lussuriosi anni '80, e la F40 costruita in tiratura limitata (mille esemplari previsti diventati poi 1311), era ambita da tanti nuovi ricchi. Talmente esclusiva che, venduta in origine da Maranello a 374 milioni di lire dell'epoca, nelle aste andò facilmente sopra il miliardo. Ferrari usava la F40 persino come benefit/cambio merce per pagare lo stipendio ai suoi piloti di F1 dell'epoca (Mansell, Prost) ed abbassare l'importo dovuto in contanti.<ref name="F40">Da ''[https://www.auto.it/news/prove/2017/07/21-957858/ferrari_f40_compie_30_anni_la_nostra_prova_in_pista Ferrari F40: la nostra prova in pista 30 anni dopo]'', ''auto.it'', 21 luglio 2017.</ref> *Negli Anni '80 in Formula Uno dominava il motore turbo e la Ferrari era all'avanguardia nello sviluppo dei propulsori sovralimentati. Così fu deciso che la supercar pensata per celebrare i 40 anni del Cavallino doveva sfoggiare quella tecnologia [...]. La F40 fu il frutto dell'evoluzione estrema di un modello precedente, la 288 GTO, la prima berlinetta turbo di Maranello. [...] Nicola Materazzi, il responsabile tecnico del progetto [...] ricorse alla tecnologia più avanzata che Maranello potesse offrire. Soltanto per il telaio si optò per una tecnologia tradizionale: il classico traliccio in tubi, di tradizione Ferrari. [...] Si ricorse invece a vetroresina e kevlar [...] per realizzare porte e cofani [...]. Seguendo alla lettera la regola numero uno delle corse: ogni chilo di troppo è dannoso perché penalizza le prestazioni. Per questo motivo l'interno [...] è molto spartano: i sedili erano due gusci ricoperti di stoffa rossa, cruscotto ridotto al necessario, niente autoradio, persino i vetri furono sacrificati per finestrini di plastica con feritoia scorrevole come sulle auto da corsa. Unica concessione al comfort: l'aria condizionata perché il motore appena dietro l'abitacolo con gli enormi scambiatori di calore del turbo sovrastanti, scaldava più di una stufa. Per l'aerodinamica [...] l'ing. Materazzi prese ad esempio le forme dei prototipi [[gruppo B]], le GT da corsa dell'epoca. Il muso divenne quasi a cuneo con i fari incastonati all'interno, ampio labbro deportante anteriore, un'enorme ala posteriore fissa per tenere giù il retrotreno perché la potenza era spaventosa per l'epoca. Il motore V8 2 litri turbo della GTO fu portato a 3 litri, mantenendo le bancate a 90° e si ottennero la bellezza di 478 cavalli. Al confronto con le hypercar di oggi da mille cavalli sembrano ben poca cosa, ma quei 478 cavalli erano peggio di altrettanti muli: scalciavano nella schiena come pazzi se non sapevi dosare il gas. E nel 1987 non c'erano software che addolcissero l'erogazione della coppia per rendere più "guidabile" un motore scorbutico come il turbo che soffriva di ritardi alla risposta. [...] Michele Alboreto [...] raccontò di come, durante un collaudo stradale, semplicemente sgasando da fermo al semaforo, avesse praticamente ustionato un ciclista dietro di lui per via della sfiammata in rilascio dallo scarico del turbo!<ref name="F40"/> *{{NDR|Sul [[Lamborghini V12]]}} Il segno distintivo del Toro. Il motore che fa parte della storia del marchio fin da quando comparve sulla prima 350 GT del 1963. Da allora il V12 [...] è sempre rimasto il simbolo e l'anima dell'universo Lamborghini. Il tipo di motore più propenso a raggiungere elevatissimi regimi di rotazione e quindi la massima potenza.<ref>Da ''[https://www.auto.it/news/speciali/approfondimenti/2020/10/16-3482051/lamborghini_verso_il_futuro Reggiani in esclusiva: "Lamborghini verso il futuro con Sián Roadster ed Essenza SCV12"]'', ''auto.it'', 16 ottobre 2020.</ref> *[[Circuito di Montlhéry|Monthlery]] è una pista old style, rimasta tuttora com'era quando nacque [...] nei primi anni Venti del XX secolo. Un circuito che come si usava al tempo, è contraddistinto da un ovale con curve soprelevate (fino a 52 gradi di pendenza!) [...] e poi da un lungo tratto stradale velocissimo di parecchi chilometri con rettilinei ondulati, curvoni velocissimi e un tratto misto fatto di curve e controcurve in discesa e salita. A Monthlery le auto da Gran Premio (all'epoca non esisteva la F1) corsero soprattutto prima della II Guerra Mondiale e le Alfa Romeo P2 e P3 vinsero spesso e furono protagoniste di epici duelli contro le francesi Bugatti.<ref>Da ''[https://www.auto.it/news/anteprime/primo-test/2023/07/20-6535376/alfa_romeo_giulia_e_stelvio_quadrifoglio_potenza_e_agilita_ Alfa Romeo Giulia e Stelvio Quadrifoglio, potenza e agilità]'', ''auto.it'', 20 luglio 2023.</ref> *Tutto cominciò [...] nell'autunno del 1963. Quando Ferdinand Alexander Porsche, detto "Butzi", il creativo della famiglia, disegnò un nuovo rivoluzionario modello di Porsche. La [[Porsche 904|904 GTS]]. Una compatta coupé due posti a motore centrale progettata per le corse ma anche per circolare su strada. Un'auto che, grazie all'eccezionale rapporto peso/potenza, trionfò nelle corse sui circuiti stradali più impegnativi e guidati, come la Targa Florio. Si deve a quell'auto [...] la sigla GTS che Porsche usa ancora oggi su alcuni dei propri modelli [...]<ref name="Porsche">Da ''[https://www.auto.it/news/prove/strumentali/2023/09/10-6645706/porsche_718_cayman_gts_la_prova_al_balocco Porsche 718 Cayman GTS, la prova al Balocco]'', ''auto.it'', 4 settembre 2023.</ref> *La [[Porsche Cayman|Cayman]] [...] è stata a lungo considerata una Porsche più accessibile per chi non poteva permettersi una 911. Offriva agli appassionati sempre un motore boxer 6 cilindri ma di cilindrata ridotta e un feeling di guida sportivo simile alla 911. Ma nel 2016, quando andava di moda il downsizing, Porsche compì un azzardo che le costò caro: introdusse sulla nuova generazione Cayman (e Boxster) un motore quattro cilindri di minor cilindrata (2 e 2,5 litri) al posto del tradizionale sei cilindri. Nonostante avesse aggiunto il turbo per recuperare i cavalli persi, i tedeschi furono sommersi da critiche. Vedere su una Porsche un propulsore di soli quattro cilindri era una delusione per gli appassionati.<ref name="Porsche"/> *C'era una volta la [[Renault 5 Turbo]] [...]. Qualcuno se la ricorderà bene, perché aveva un motore posteriore che occupava mezzo abitacolo e sfoggiava una carreggiata posteriore larghissima. Era il risultato di un ardito trapianto fatto dai francesi: la tecnologia della sovralimentazione (che a Renault in quegli anni fruttò il primo successo [[Renault in Formula 1|in F1]]) applicata all'utilitaria più simbolica del marchio francese: la [[Renault 5|R5]]. Una combinazione esplosiva, un vero "mostro" di cattiveria, tanto che [...] divenne presto un'auto da corsa per i circuiti e finì anche per trionfare al Rally Monte Carlo del 1981. Poi silenziosamente uscì di scena, almeno dal mondo agonistico, bruciata dal fatto che era l'unica gruppo B da rally a trazione posteriore quando ormai gli avversari stavano imponendo nei rally la trazione integrale.<ref>Da ''[https://www.auto.it/news/anteprime/2025/03/17-8010632/renault_5_turbo_3e_la_piccola_elettrica_diventa_una_sportiva_da_recordo Renault 5 Turbo 3E, la piccola elettrica diventa una sportiva da record]'', ''auto.it'', 17 marzo 2025.</ref> {{Int|''[https://www.auto.it/news/primi-test/2017/06/14-901466/ferrari_812_superfast_di_nome_e_di_fatto Ferrari 812 Superfast: di nome e di fatto]''|''auto.it'', 14 giugno 2017.|h=4}} {{NDR|Sulla [[Ferrari 812 Superfast]]}} *Superfast di nome e di fatto. "Superfast" vuol dire superveloce e questa Ferrari V12 a motore anteriore, veloce lo è davvero. Ha ottocento cavalli, tocca i 340 km orari di velocità massima e lo zero-cento lo divora in meno di tre secondi. È la nuova berlinetta del Cavallino a motore anteriore [...] ed è la Ferrari stradale di serie a motore anteriore più potente mai costruita a Maranello. Nessun'altra Ferrari, a parte poche esclusive supercar come LaFerrari e la FXX-K, hanno mai raggiunto prima un simile picco di potenza che solo quattro anni fa faticava ad essere avvicinato anche dalle Formula Uno a motore aspirato V8. *La Ferrari 812 Superfast si chiama così per evidenziare le caratteristiche del motore: 8 per gli ottocento cavalli, 12 per il numero dei cilindri. E riprende il nome di un'altra celebre berlinetta del cavallino, la 500 Superfast del 1964. Costruita però in pochissimi esemplari. Anche lei a motore anteriore, [...] quella Superfast aveva la metà esatta dei cavalli di quest'ultima: quattrocento contro ottocento. Ma sicuramente metteva più in crisi i suoi piloti a causa di una telaio ancora artigianale. La Superfast, invece, adotta una geometria di telaio-sospensione e sistemi di controllo e gestione della potenza talmente efficaci che permettono praticamente a chiunque non soltanto di poterla guidare in scioltezza, ma anche di andarci piuttosto forte. E questo, vista la tipologia del mezzo, è il vero fiore all'occhiello della Superfast, molto più della potenza pura. *[...] la 812 Superfast non è un modello completamente nuovo: è l'evoluzione di una Ferrari precedente, la F12 del 2012, anche lei berlinetta a motore anteriore con 740 cavalli alla ruota. Ma la Ferrari, per tenere alta la propria tradizione di performance, quando apporta un restyling a un modello, non si limita a ridisegnarne le forme: interviene pesantemente anche sulla tecnologia sotto il cofano per migliorarlo drasticamente. Ecco perché Maranello, tenendo fermi soltanto alcuni aspetti fondamentali come il motore 12 cilindri a V e lo schema a motore anteriore, ha deciso di cambiare quasi tutto il resto. Nome compreso. Per questo motivo la 812 Superfast si può considerare a tutti gli effetti un modello nuovo [...] *I circuiti servono proprio per provare le condizioni più estreme. E a [[Circuito di Fiorano|Fiorano]] c'è una velocissima esse sinistra-destra che fu aggiunta al tracciato originale nei primi Anni '80. L'aveva voluta espressamente Gilles Villeneuve tanti anni fa per valutare meglio l'aderenza in curva delle Ferrari F1 126 C2 con effetto suolo delle F1 dell'epoca. {{Int|''[https://www.auto.it/news/speciali/approfondimenti/2023/05/26-6396703/lamborghini_test_esclusivo_per_i_60_anni_del_toro Lamborghini, test esclusivo per i 60 anni del Toro]''|''auto.it'', 26 maggio 2023.|h=4}} *Lamborghini fin dal 1963 si distinse per l'adozione di un [[Lamborghini V12|motore 12 cilindri]] che fino ad allora pochi potevano vantare. E che venne progettato dall'ingegner Giotto Bizzarrini, un motorista eclettico e geniale cui Ferruccio Lamborghini affidò l'incarico di motorizzare al meglio le proprie Lambo. [...] Ferruccio [...] ingaggiò il motorista toscano autore della famosa Ferrari GTO perché voleva un V12 potente per non avere sulle proprie auto nulla di meno rispetto alle Ferrari. Bizzarrini costruì per lui un 12 cilindri a V di 60 grandi talmente potente, ben concepito e moderno che questo propulsore, con pochi aggiornamenti, ha vissuto fino al 2011. Quasi cinquant'anni. *{{NDR|Sulla [[Lamborghini 350/400 GT]]}} [...] una elegante coupé che Ferruccio ha voluto costruire all'inizio della sua carriera da industriale dell'automobile proprio per sfidare Enzo Ferrari. È una elegante granturismo 2+2 posti, unica Lambo a motore anteriore della storia passata del marchio. [...] Gli interni in pelle pregiata, il grande volante di legno come si usava all'epoca e le precarie cinture di sicurezza che non si avvolgono come quelle moderne ma sono davvero d'impiccio, fanno tornare indietro col pensiero, durante la guida, a un'epoca ruggente dell'automobilismo d'altri tempi. Quando la macchina non andava semplicemente guidata, ma condotta di forza o talvolta assecondata. *{{NDR|Sulla [[Lamborghini Miura]]}} È stata la prima vera supercar dell'industria automobilistica. [...] Il comfort non esiste, e semmai ce ne fosse ancora un pizzico, sarebbe comunque vanificato dal rombo del motore 12 cilindri Lamborghini che [...] trasmette sonorità e vibrazioni incredibili attraverso la paratia che separa il vano motore posteriore e l'abitacolo. La Miura fu un progetto audace creato dall'ingegner Dallara di una supercar stradale con caratteristiche da corsa che prevedeva il motore V12 4 litri da quasi 400 cavalli in posizione trasversale. Questo ha spinto Dallara a costruire una vettura corta e larga ed a passo estremamente ridotto, quindi molto agile nelle curve lente ma da controllare con perizia sul veloce. *{{NDR|Sulla [[Lamborghini Countach]]}} [...] una delle poche Lambo che non ha il nome di un toro. La Countach venne disegnata da Marcello Gandini, un geniale designer che aveva già realizzato la Miura cinque anni prima e fu un'auto di rottura a livello stilistico: tanto era rotonda e morbida nelle forme la Miura, quanto appuntita e spigolosa la Countach. Gandini per le forme di questa Lambo si è adeguato alla moda stilistica del decennio che prevedeva forme squadrate e linee spezzate. La Countach ha un profilo a cuneo che era davvero avveniristico per l'epoca e quando fu mostrata aveva lasciato di stucco tutti gli appassionati. Inoltre sfoggia per la prima volta quelle porte a forbice che si aprono verso l'alto che da allora sono diventate un simbolo del marchio Lamborghini. {{Int|''[https://www.auto.it/news/anteprime/2023/08/30-6628957/alfa_romeo_33_stradale_rinascita_di_un_icona Alfa Romeo 33 Stradale, rinascita di un'icona]''|''auto.it'', 30 agosto 2023.|h=4}} {{NDR|Sull'[[Alfa Romeo 33 Stradale (2023)]]}} *La 33 moderna s'ispira fortemente alla 33 di 56 anni fa: carrozzeria coupé ribassata, design sinuoso, porte che si aprono a rotazione laterale, motore posteriore, due posti secchi, essenzialità e connotazioni racing fuori e dentro e sopratutto un'orgia di potenza. Cambia soltanto il powertrain perché la 33 di 56 anni fa montava un V8 due litri (da 230 cavalli) mentre l'attuale 33 prevede in posizione posteriore un inedito 6 cilindri a V tre litri biturbo da 620 cavalli. Ma la notizia più clamorosa è che il cliente della 33 potrà averla, a richiesta, anche in versione full electric, con un powertrain da 750 cavalli. Anche se dubitiamo che i fan del biscione per una supercar così particolare rinuncino al fascino dei pistoni e del tipico sound rabbioso di un motore termico. *I designer Alfa hanno cercato di riproporre in chiave moderna tutti gli stilemi tipici di quella gloriosa 33. A partire dalla forma, arrotondata e sinuosa come quella dell'antenata. La somiglianza si è estesa anche alle proporzioni. Cioè il rapporto fra il passo rispetto alla lunghezza totale, il diametro delle ruote rispetto allialtezza della vettura [...]. Unica differenza: lo scudetto Alfa incastonato sul muso non è più in alluminio, come sull'auto di 56 anni fa, ma in fibra di carbonio. *Il termine "elitra" fa riferimento al movimento delle ali di certi insetti, come i coleotteri e le coccinelle, che ruotano le proprie ali orizzontalmente verso l'esterno senza sollevarle in alto. nel caso dell'Alfa 33 le porte sono incernierate sul montante e si aprono spalancandosi completamente verso l'avanti. Quindi non si tratta di un movimento a farfalla (come le Lambo) né ad ali di gabbiano (come le Mercedes storiche) ma a elitra, girando verso di 90 gradi verso la parte anteriore. In questo modo l'accesso all'abitacolo diventa ancora più agevole rispetto a porte tradizionali. *L'ultimo omaggio al numero 33 si trova a livello di prestazioni: la nuova Alfa 33 dichiara uno scatto da fermo sullo 0-100 in meno di 3 secondi e una velocità massima di 333 km orari! Per fortuna la simbiosi col numero 3 termina qui e l'auto non costa 3 milioni di euro... {{Int|''[https://www.auto.it/news/anteprime/2024/02/14-7023282/nuova_lancia_ypsilon_il_grande_ritorno Nuova Lancia Ypsilon, il grande ritorno]''|''auto.it'', 14 febbraio 2024.|h=4}} {{NDR|Sulla [[Lancia Ypsilon (2024)]]}} *Elegante nel design, stilosa nei materiali impiegati per gli interni, classica nei richiami stilistici alla tradizione Lancia a partire dalla coda ispirata a quella della mitica sportiva da rally, la Stratos. *L'uso di lettere greche per indicare un modello fa parte della storia e della tradizione [[Lancia (azienda)|Lancia]]. È un vezzo nato pochi anni dopo la fondazione della casa, nel 1906. Addirittura una delle prime Lancia si chiamava "Alfa" proprio perché questa era la prima lettera dell'alfabeto greco. Poi nel modello successivo la denominazione fu abbandonata per non creare confusione con le omonime Alfa Romeo. E si iniziò col nome Beta, cui negli anni seguirono Gamma, Delta, Theta, Epsilon, Lamba e così via. *Il rischio, essendo costruita sulla piattaforma e-CMP ed avendo lo stesso powertrain elettrico, come le altre utilitarie del gruppo Stellantis (Peugeot 208, Jeep Avenger, Fiat 600) era che sembrasse un clone delle "cugine". Invece i designer Lancia sono riusciti a realizzare un'utilitaria cittadina davvero originale con una forte personalità esclusiva. Non è un Suv come la Jeep Avenger, ma nemmeno una classica utilitaria due volumi come la Peugeot 208. È qualcosa di inedito. Ha una propria forte personalità. *Lancia ha messo nel design tanti dettagli stilistici delle vecchie gloriose Lancia del passato interpretandoli però in chiave moderna. Uno di questi è il "calice" che caratterizza la calandra. Sulla Ypsilon viene riproposto mediante tre barre di luci a led sul muso, due orizzontali ed una corta verticale che rendono proprio l'idea di un calice stilizzato. {{Int|''[https://www.auto.it/news/attualita/2024/05/10-7217220/seat_leon_2024_a_tutto_millecinque_tsi_mild_ed_ehybrid?infinite Paolo Pininfarina, il nome e il simbolo eterno del design e dell'automobile]''|''auto.it'', 9 aprile 2024.|h=4}} {{NDR|Sulla [[Pininfarina]]}} *La Pininfarina è da sempre il simbolo stesso del design automobilistico. Dicevi Pininfarina e pensavi a una bella, elegante fascinosa automobile. Incarnava l'essenza perfetta della bellezza sotto forma di carrozzeria. Pininfarina era nell'immaginario collettivo il simbolo di un'automobile di design come la Rolex poteva esserlo degli orologi di lusso ed Armani della moda. Nomi che simboleggiano un'intera categoria merceologica. *Pochi ricordano che il nome Pininfarina in realtà non è originale, ma è la crasi di nome e cognome, anzi di soprannome e cognome del fondatore. Colui che ha dato vita all'azienda, nei primi anni del Novecento, era il geniale Pinin Farina. Il vero genio creativo del carrozziere automobilistico per antonomasia. Nato all'anagrafe come Battista Farina, ma da tutti chiamato con il nomignolo di Pinin. Che in piemontese corrisponde all'italiano "Pino", diminutivo di Giuseppe che era il padre di Battista Farina. Nome e cognome. *Negli anni la Pininfarina ha prodotto centinaia di vetture. Auto che erano il simbolo stesso di eleganza per le proprie forme dalle forme elegante, sinuose e che ha sempre indissolubilmente legato il proprio nome alla Ferrari perché a un certo punto della vita della sua azienda Enzo volle che a carrozzare le sue Ferrari da quel momento in poi fosse soltanto la Pininfarina. Così nacquero capolavori come la Ferrari 365 GTB Daytona, la Ferrari 308, la Testarossa, la F40 e la Enzo. {{Int|''[https://www.auto.it/news/attualita/2024/04/15-7150592/alfa_romeo_milano_diventa_junior_contrordine_ci_siamo_sbagliati Alfa Romeo Milano diventa Junior: contrordine, ci siamo sbagliati]''|''auto.it'', 15 aprile 2024.|h=4}} {{NDR|Sull'[[Alfa Romeo Junior]]}} *Contrordine, ci siamo sbagliati! L'improvviso cambio di nome della nuova compatta sportiva Alfa Romeo da "Milano" a "Junior" ha del clamoroso. E farà discutere non poco. Non era mai successo nella storia dell'automotive che un'auto cambiasse improvvisamente nome appena dopo il lancio. Nell'imminenza sì, ma a presentazione già avvenuta mai. Mercoledi sera 10 aprile l'auto era stata lanciata in pompa magna con il nome Milano, con una frizzante world premiere proprio nella capitale lombarda. Appena cinque giorni dopo i vertici Alfa [...] hanno deciso di cancellare quel nome che aveva suscitato tante polemiche e ribattezzarla "Junior". Come la mitica Giulia GT Sprint del 1966 con motore 1.3 litri il cui nomignolo ne sottolineava proprio la cilindrata inferiore rispetto alla sorella maggiore 1600. *Il motivo del cambio di nome lo sappiamo [...]: spezzare la tensione politica che si era creata con le dichiarazioni del ministro del made in Italy, Adolfo Urso, che aveva più o meno apertamente accusato l'Alfa Milano di "illegalità". [...] La tesi [...] era che battezzando la piccola Alfa Romeo col nome della città lombarda, si faceva credere alla gente che fosse un'auto costruita in Italia quando invece è assemblata in Polonia. Un'accusa grave. Ma anche una forzatura esagerata. Perché se [...] si fosse andati verso un contenzioso legale, Alfa Romeo avrebbe vinto a mani basse un'eventuale causa. Perché Urso ha preso a pretesto una legge, quella dell'Italian Sounding, che è stata creata [...] per tutelare la falsificazione dei prodotti italiani con nomi storpiati che per assonanza richiamano l'italianità quando sotto non c'è niente di italiano. Ma che è esagerato abbinare alla faccenda Alfa Milano. Quella legge è stata scritta per salvaguardare i prodotti italiani dal fake, dalle imitazioni [...]. Ma l'Alfa Romeo Milano non è come il parmesan: è veramente italiana. È un'auto pensata, disegnata e progettata in Italia. Da stilisti italiani e ingegneri del nostro Paese. Sviluppata e messa a punto da esperti tecnici italiani sulla pista di Balocco [...]. E soprattutto porta sul cofano un Marchio italiano che appartiene a un'azienda di proprietà almeno per metà di azionisti italiani. Insomma, caro Ministro, la Milano non è proprio la stessa cosa del parmesan cheese proveniente dai Paesi dell'est. *[...] Alfa Romeo ci guadagna di sicuro tanta pubblicità extra e un nome bellissimo per la sua piccola compatta sportiva. Junior era la seconda scelta nella rosa dei nomi dopo Milano, ma le era stato preferito l'altro perché evocava le origini lombarde di Alfa. Invece non c'è dubbio che Junior sia un nome azzeccatissimo: perfetto come simbologia, tradizione e significato per un'Alfa sportiva di piccole dimensioni. *Solo una volta, nella storia dell'industria automobilistica, c'era stato un [...] clamoroso cambio di nome al momento del lancio del nuovo modello o poco prima. [...] Quando la [[Fiat Panda (2003)|Fiat Panda del 2003]] la cui nuova generazione avrebbe dovuto chiamarsi "Gingo" per segnare una netta rottura col passato, fu all'ultimo istante ribattezzata Panda perché Gingo somigliava troppo a Twingo (Renault). Successe talmente nell'imminenza del debutto che non ci fu il tempo di cambiare il merchandising che era stato preparato per la nuova utilitaria. Addirittura su certe borse di tela create per la Panda/Gingo, si intravvedeva ancora chiaramente in trasparenza sotto al nuovo nome Panda il vecchio nome Gingo che non si era riusciti a cancellare. In quel 2003 la vicenda creò scalpore e sembrava che potesse finire in tragedia commerciale; invece la nuova Panda incontrò il successo clamoroso che ben conosciamo. {{Int|''[https://www.auto.it/news/anteprime/2024/05/03-7196137/ferrari_12cilindri_emozioni_v12_di_maranello Ferrari 12Cilindri, emozioni V12 di Maranello]''|''auto.it'', 3 maggio 2024.|h=4}} {{NDR|Sulla [[Ferrari 12Cilindri]]}} *Il nome – senza altre sigle astruse – è un chiaro omaggio al suo propulsore e identifica già chiaramente quella che è l'essenza di questa vettura: il motore 12 cilindri a V aspirato. Il segno distintivo del Cavallino. Proprio con una auto spinta da un motore V12 in posizione anteriore (anche se di cilindrata molto più ridotta) la Ferrari ha iniziato nel 1947 la propria storia leggendaria di costruttore di automobili sportive più famoso del mondo. *[...] la tradizione delle berlinette con motore V12 in posizione anteriore risale agli albori della storia del [[Ferrari|Cavallino]]. Quando, per dirla con le parole dello stesso Enzo Ferrari, il carro trainava i buoi, non lo spingeva. Un riferimento al collocamento del motore in vettura che il Drake prediligeva davanti come da tradizione. Ci fu una parentesi attorno agli anni Ottanta in cui la Ferrari spostò il 12 cilindri dietro sulle proprie berlinette. Gli esempi più eclatanti furono la 512 BB e la 512 Testarossa. Venne fatto per dare una connotazione più sportiva alle berlinette. Ma nel 1996, con il lancio della [[Ferrari 550 Maranello|550 Maranello]], il V12 tornò ad essere collocato davanti. Anche se questa scelta pose ai progettisti non pochi problemi di ingombri. Per quale motivo si tornò al passato, al motore anteriore, schema che sembrava superato dai tempi per le sportive? Perché il propulsore 12 cilindri, inserito nel vano anteriore liberava molto spazio in coda permettendo di creare sia un abitacolo più spazioso e confortevole per gli occupanti, sia un ampio vano di carico dietro i sedili per valigie ed oggetti. Queste scelte tecniche hanno permesso alla Ferrari pian piano di trasformare la coupé V12 a motore anteriore da berlinetta in granturismo. Cioè un'auto meno estrema e scomoda da guidare e più orientata al turismo veloce, ai lunghi viaggi. *Lo stile della vettura è cambiato drasticamente. Rappresenta un taglio netto col passato. Un nuovo linguaggio stilistico. Il design [...] vede l'abbandono del codice stilistico tracciato dai precedenti modelli, F12 e 812 (ma anche la 599). Le GT V12 di prima avevano tutte forme muscolose e design tondeggiante con grandi fari "ad occhio" sul muso e una calandra aggressiva. La 12Cilindri invece è completamente diversa. Sia nel muso che nella coda. Il frontale è un chiaro omaggio stilistico alla leggendaria "Daytona" di fine anni Sessanta, il soprannome con cui era conosciuta la berlinetta 365 GTB4. È simile alla Daytona il lungo cofano che scende verso il muso, caratterizzato da una fascia orizzontale di colore scuro che, specie nelle tinte di carrozzeria chiare, spicca nettamente e dà alla 12Cilindri una fisionomia ben precisa. [...] Ma a parte la somiglianza con la Daytona, spiccano nel frontale l'assenza della tradizionale grande "bocca" a griglia delle Ferrari GT degli anni scorsi, e la mancanza degli "occhi", cioé di quei vistosi fari che identificano una fisionomia umana sul muso. Sostituiti da fari led sottili e lineari. Anche in coda sono scomparsi i tradizionali gruppi ottici rotondi (singolo o doppio) che hanno sempre identificato le GT e sono stati rimpiazzati da due sottili fari orizzontali, stile coupé Roma per intendersi. *[...] per la prima volta la Ferrari lancia contemporaneamente sia la versione coupé che la spider della berlinetta. Questo è il motivo che ne spiega il lancio a Miami, in occasione del GP di Formula Uno più fashion del campionato. Perché il pubblico Usa e specialmente quello della Florida, che ama viaggiare a cielo aperto sui grandi boulevard a bordo mare è il più appassionato acquirente nel mondo di vetture spider. [...] A Maranello contano di vendere in assoluto più modelli spider che coupé. {{Int|''[https://www.auto.it/news/anteprime/2024/06/14-7302758/alpine_a290_la_prima_elettrica_sportiva Alpine A290, la prima elettrica sportiva]''|''auto.it'', 14 giugno 2024.|h=4}} *Mai Alpine aveva costruito un'auto così piccola con la [[Alpine A290|A290]] e mai Alpine aveva realizzato una vettura full electric. Due traguardi raggiunti in una volta sola. *Il marchio [[Alpine-Renault|Alpine]], per chi mastica un po' di storia automobilistica, è nato nel 1955 per opera di Jean Rédéle. E ha sempre costruito auto spiccatamente sportive. Il nome stesso Alpine si ispirava alle montagne e alle sue strade tortuose che le Alpine promettevano a chi l'avrebbe guidata di saper interpretare quelle curve al meglio. Un'auto agile per correre forte fra curve in salita e discesa. Il misto e le curve erano il suo regno, tanto che le Alpine si sono imposte per anni nei rally combattendo contro la Lancia Fulvia prima e la Stratos dopo. *Alpine per imporsi nelle gare e sulle strade ha sempre fatto della leggerezza e dell'agilità, piuttosto che della potenza bruta, il proprio credo. Alpine era un po' la Lotus di Francia. *{{NDR|Sull'Alpine A290}} [...] se vi chiedete l'origine del nome, qui le cose si fanno difficili. Le Alpine sono sempre state identificate da una sigla che seguiva la lettera A (che sta per Alpine). Ma tante volte la sequenza di numeri non aveva una spiegazione precisa [...]. Adesso almeno in A290 c'è una logica: 2 indica le dimensioni dell'auto: ovvero il segmento della categoria che per le vetture quattro metri in Europa è definito con il numero 2 [...]; il numero 90 invece è una coppia di cifre che nel gergo Alpine definisce qualcosa di fashion, di modaiolo. A290 quindi è un'auto del segmento B di tendenza stilistica alla moda [...]. Logico sì ma facile no! ===''Autologia.net''=== {{cronologico}} *[...] una Formula 1 che ha fatto epoca: la [[Ferrari 312 B|Ferrari 312B]] del 1970, la monoposto con cui Maranello ha aperto una nuova era tecnica nella F1 dopo anni di ombre, introducendo la prima generazione di quel motore 12 cilindri boxer che ha restituito negli Anni '70 alla Ferrari la supremazia tecnologica e avrebbe portato a Maranello tre titoli mondiali in dieci anni con Lauda e Scheckter. [...] scolpitevi nelle orecchie il rombo indimenticabile di quel 12 cilindri, erroneamente passato alla storia come boxer (mentre tecnicamente parlando era un V12 a 180 gradi). In una F1 dominata dal sibilo anonimo dei turbo ibridi, quel rombo vero e maschio del 12 cilindri [...] fa davvero vibrare il cuore.<ref>Da ''[https://autologia.net/ferrari-312b-la-monoposto-cambiato-la-storia-della-f1-nei-cinema-solo-3-giorni/ Ferrari 312B, la monoposto che ha cambiato la storia della F1: nei cinema solo per 3 giorni]'', ''autologia.net'', 11 ottobre 2017.</ref> *Le Castellet [...] è per me un ricordo speciale. L'unico circuito dove posso vantarmi di aver guidato i mezzi da corsa più veloci che ci siano: addirittura una F1 e una moto 500 GP! Era il 1989 e fu un'esperienza da brividi. [...] Oddio, la F1 non è che fosse proprio la più estrema. Era una vecchia Merzario del 1977 o giù di lì [...]. La moto invece era una moderna [[Yamaha YZR 500|Yamaha 500 YZR]] due tempi del 1989, quella del team Gauloises che guidava Christian Sarron nel motomondiale. [...] fu un test organizzato per i giornalisti. Quei pochi giri con la Yamaha 500 al Castellet furono l'esperienza più spaventosa della mia vita, tanto [...] era scorbutica in accelerazione. Mi ricordo quanto fosse brutale quando si apriva il gas al punto che rischiai due o tre volte di farmi sbalzare di sella. Anche se andavo pianino... La guida delle moto [...] era diversa: i piloti non piegavano a sessanta gradi come Marquez [...]. Pensate che Sarron, il pilota di quella Yamaha 500, non toccava nemmeno il ginocchio per terra tanto guidava aderente al serbatoio! Riguardando le foto, però mi accorsi [...] che ero dritto come un fuso in curva e dissi al fotografo che poteva avvisarmi così mi sarei spostato di più in sella per "apparire" almeno un po' più impegnato.<ref name="Castellet">Da ''[https://autologia.net/anchio-correvo-le-castellet/ Quando anch'io correvo a Le Castellet...]'', ''autologia.net'', 24 giugno 2018.</ref> *{{NDR|Sulla [[Ferrari 156-85]]}} Era quella Ferrari col turbo potentissimo con cui Alboreto [...] aveva sfiorato il titolo mondiale. Una F1 di quelle ancora col turbo che entrava di colpo scaricando tutta la potenza all'improvviso. Difficile da guidare per i piloti veri dell'epoca [...]<ref name="Castellet"/> {{Int|''[https://autologia.net/analisi-critica-della-formula-test/ Analisi critica della Formula E, il test]''|''autologia.net'', 13 aprile 2019.|h=4}} *{{NDR|Sulla [[Formula E]]}} La cosa che mi ha impressionato di più non è l'accelerazione, ma la velocità nel più assoluto silenzio. [...] Si sente solo il fruscio dell'aria contro il casco. Si va forte senza sentire rumore. Strano, no? Io per esempio non mi accorgevo di andare forte. Non avevo punti di riferimento e mancava il rumore a darmi la controprova della velocità. È una sensazione strana. Ripensandoci, ho messo a fuoco una spiegazione. Da che mondo è mondo, il nostro cervello è abituato a generare la sensazione della velocità abbinando i due sensi più importanti: vista e udito. Su un'auto da corsa o su una sportiva molto potente noi vediamo l'orizzonte scorrere sempre più in fretta e sentiamo il rombo del motore aumentare sempre di più. Poi magari aggiungeteci le vibrazioni che genera il motore e le forze fisiche che si trasmettono al corpo tramite le cinture che si stringono quando accelerate, e il gioco è fatto. Dall'insieme delle sensazioni dei due sensi fondamentali – vista e udito (se si aggiunge anche il tatto, cioé le vibrazioni, tanto meglio) il nostro cervello ricava la percezione che stiamo andando più veloci. Ma se manca l'apporto di uno di questi sensi – nella fattispecie l'udito – il nostro cervello si disorienta. Non capisce più che sensazioni trasmettere al corpo. È quello che ho sperimentato al volante della Formula E. Non mi rendevo conto che stavo andando sempre più veloce in rettifilo perché non sentivo il rombo del motore. Quando manca uno dei sensi, le tue sensazioni sono limitate [...] *[...] ricorderò sempre i brividi che mi trasmise l'[[Audi R15 TDI|Audi R15]] di Le Mans, un turbodiesel V10 da 5,7 litri che aveva quasi mille newtonmetri di coppia. Quando affondavi il gas le cinture ti sfondavano il petto e con le dita dovevi aggrapparti al volante per non perdere la presa, tanto era brutale l'accelerazione di quella barchetta. *[...] mi ha entusiasmato la cattiveria della [[Lamborghini Huracán|Lambo Huracan SuperTrofeo]], che aveva un rombo talmente deflagrante, grazie al suo motore V10, che ti faceva vibrare ogni poro della pelle. Trasmetteva potenza e brutalità da ogni parte. *{{NDR|Sulla Formula E}} È scattante, frena forte grazie a pinze e dischi in carbonio, permette di staccare sotto le curve ed è pure abbastanza rapida nell'inserimento. Ma le manca il sound per sembrare "cattiva". C'è poco da fare. Ai giovani piacerà pure, ma a me un'auto da corsa priva di un vero rombo non eccita. È come ascoltare musica rock in sottofondo a volume bassissimo. Quindi una delusione? Assolutamente no. Soltanto che è un'auto diversa. Le emozioni, il piacere della guida vengono da qualcos'altro che la pura guida. *{{NDR|Sull'[[Halo (automobilismo)|Halo]]}} Sulla bruttezza non si discute. Ma in nome della sicurezza tutto è lecito. ===''Autosprint''=== {{cronologico}} *{{NDR|Sulla [[Lamborghini]]}} Fu fondata nel 1963 dal mitico Ferruccio Lamborghini, che scelse come simbolo il marchio del Toro ufficialmente perché era il suo segno zodiacale. Ma c'è anche un po' di malizia nella scelta di quel simbolo voluto da Ferruccio [...] a emblema delle sue auto, perché il toro è l'unico animale che con la sua potenza poteva aver la meglio, in un eventuale duello, sul cavallo (rampante). Il riferimento agli storici rivali di Maranello è ovvio. Da allora tutte le "Lambo" adottano nomi di tori, dalla leggendaria Miura, alla Gallardo, fino alla [...] Aventador.<ref>Da ''[https://autosprint.corrieredellosport.it/news/mondo-racing/2013/04/02-201649/lamborghini_gallardo_lp570-4_toro_ancor_pi_scatenato Lamborghini Gallardo LP570-4: Toro ancor più scatenato]'', ''autosprint.corrieredellosport.it'', 2 aprile 2013.</ref> *Per via del fisico minuto, la [[Maria Teresa de Filippis|de Filippis]] era soprannominata "pilotino" nell'ambiente delle corse. Faceva scalpore vedere questa donna minuta domare e gestire in corsa la più pesante, grossa e potente F1 dell'epoca, la Maserati 250 F a motore anteriore quando già cominciavano a comparire le piccole e agili F1 inglesi a motore posteriore. Ma al volante si meritò più volte i complimenti di Fangio che però sosteneva che prendesse troppi rischi alla guida.<ref>Da ''[https://autosprint.corrieredellosport.it/news/formula1/2016/01/09-211032/morta_maria_teresa_de_filippis_prima_pilotessa_f1 Morta Maria Teresa de Filippis, prima pilotessa F1]'', ''autosprint.corrieredellosport.it'', 9 gennaio 2016.</ref> *Si può perdere il mondiale per una banale [[Candela di accensione|candela]] che per la propria auto costerà sì e no dieci euro? Si che si può. Però dire che è un pezzo "stupido" [...] è sbagliato: la candela [...] è un oggetto che viene avvitato nella testata del motore (ce n'è una per ogni cilindro) ed è quella che genera la scintilla nella camera di scoppio. È la candela che fa incendiare la benzina che spinge su e giù il pistone. Senza candela quindi non c'è motore a scoppio. Senza candele non si generano i cavalli. Se una candela fa cilecca, quel cilindro non eroga potenza e il motore funziona a intermittenza. Parafrasando la nota pubblicità del liquore Martini, si potrebbe dire: "no candela, no power".<ref>Da ''[https://autosprint.corrieredellosport.it/news/formula1/nel-mirino/2017/10/08-1097676/formula_1_giappone_ferrari_le_non_banali_coincidenze_che_costano_un_mondiale/1 Formula 1 Giappone, Ferrari: le non banali coincidenze che costano un Mondiale]'', ''autosprint.corrieredellosport.it'', 8 ottobre 2017.</ref> *[...] quel suo aspetto un po' spavaldo e sbruffone potrà far storcere il naso a quelli che amano l'understatement. Come dà talvolta fastidio quella sua mania di piangersi addosso esageratamente quando le cose appena non vanno come lui vorrebbe. Un'abitudine esagerata a vedere tutto nero e immaginare complotti contro di lui ovunque. Ma quando [[Lewis Hamilton]] guida come sa fare lui, bisogna lasciarlo stare. E limitarsi ad ammirarlo, rispettarlo e applaudirlo.<ref name="Hockenheim">Da ''[https://autosprint.corrieredellosport.it/news/formula1/nel-mirino/2018/07/24-1619267/non_svilite_la_vittoria_di_hamilton Non svilite la vittoria di Hamilton]'', ''autosprint.corrieredellosport.it'', 24 luglio 2018.</ref> *[...] non si può onestamente svilire la corsa di Hamilton. Che ad [[Gran Premio di Germania 2018|Hockenheim]] ha compiuto un'impresa formidabile. Non è vero che [...] ha vinto solo grazie alla pioggia e allo sbaglio di Vettel; il suo successo se l'è costruito nel primo stint di gara, quello che alcuni hanno giudicato "anonimo". Quando ha ridotto il gap dalla testa della corsa mettendosi nella condizione [...] per sfruttare un [...] imprevisto. Che puntualmente è arrivato. Facile, dirà qualcuno, rimontare con una Mercedes. Ma qui per rimonta non si intende [...] passare da 14º a settimi [...]. Per "rimonta" intendo invece aver ridotto il distacco dai primi, che guidano una Ferrari o una Mercedes come lui e che viaggiano in aria pulita potendo impostare passo e strategia ideale. Mentre Hamilton doveva barcamenarsi nel traffico e cercare di non surriscaldare gomme e motore in aria "sporca". [...] Per molti sarebbe stata corsa compromessa e addio. Invece Lewis ha tenuto duro e avendo conservato una buona efficienza delle mescole soft, ha potuto cominciare [...] a rosicchiare tempo a Vettel mettendo le basi per il suo recupero. [...] La vera dote di un pilota bravo [...] è [...] quella di [...] sapere "andare incontro alla corsa". Che significa [...] quello che ha fatto lui: trovare il giusto ritmo per ridurre [...] i distacchi e farsi trovare nella posizione ideale per riaprire la gara in caso di imprevisti. In genere Hamilton non è bravo a fare queste cose: deve essere guidato [...] dal muretto. Stavolta ha fatto di testa sua [...] ed ha agito benissimo. Il suo capolavoro [...] sono stati i giri finali con le gomme ultrasoft a pista asciutta oppure umida. Lì la sua progressione è stata fantastica [...]. Undici secondi recuperati in otto giri. [...] È stato quel suo ritmo velocissimo sul bagnato che ha indotto Vettel a rischiare un po' di più [...]. Ma se non fosse piovuto come sarebbe finita? [...] Sarebbe stato in ogni caso un facile 2º posto. Altro che colpo di culo grazie alla pioggia. Vittoria o podio, quella di Hamilton è stata comunque una rimonta da antologia [...] per la perfezione con cui è stata condotta. Da qui a bollarla come "fortunosa" o poco brillante, ce ne passa.<ref name="Hockenheim"/> *{{NDR|Su [[Alessandro Alunni Bravi]]}} [...] non si è fatto mancare nulla in carriera. [...] conosce bene il motorsport dove è entrato [...] come giornalista. [...] poi ha deciso di mettere a frutto gli studi in legge e ha saltato il fosso passando dall'altra parte. Dal raccontare le gesta di team e piloti a fare consulenza legale a team e piloti che dovevano stipulare contratti. Una scelta che lo ha portato pian piano ad entrare nella stanza dei bottoni. A capire come funzionano le cose nel complicato mondo del motorsport. Che [...] visti gli interessi commerciali sempre più coinvolgenti, ha più bisogno di avvocati e di legali che di meccanici e ingegneri. Alunni Bravi però è partito da una posizione di vantaggio: lui nelle corse non si si è trovato paracadutato per caso, come tanti manager di altri settori piombati un bel giorno in F.1 senza saperne nulla. Lui la passione per le corse l'ha sempre avuta fin quando era stato colpito da bambino dalla febbre Villeneuve. Nella vita gli è mancato soltanto di fare il pilota [...]. La vita nei circuiti e negli uffici dei team lo ha temprato ed oggi [...] è il prototipo del team principal 2.0, il manager del futuro, quello che per far funzionare una squadra F.1 non deve saperne soltanto di pistoni e sospensioni ma soprattutto di relazioni, questioni legali e diritti commerciali.<ref>Da ''Autosprint'', dicembre 2023; citato in ''[https://autosprint.corrieredellosport.it/news/formula1/2023/12/07-6912147/esclusiva_alunni_bravi_in_f1_arriver_un_vero_e_propri_ribaltone Esclusiva Alunni Bravi: "In F1 arriverà un vero e proprio ribaltone"]'', ''autosprint.corrieredellosport.it'', 6 dicembre 2023.</ref> {{Int|''[https://web.archive.org/web/20150627010556/http://autosprint.corrieredellosport.it/2014/10/06/ricordo-de-cesaris-vita-sempre-limite/19470/ Il ricordo di De Cesaris, una vita sempre al limite]''|''autosprint.corrieredellosport.it'', 6 ottobre 2014.|h=4}} {{NDR|Su [[Andrea De Cesaris]]}} *I suoi tanti incidenti nelle formule minori in Inghilterra gli valsero il soprannome di "De Crasheris", un po' come [[James Hunt]] che era chiamato "Hunt the shunt" (lo schianto). Solo che Hunt era inglese e quel vizietto di andare sempre al limite e rompere spesso la macchina gli veniva perdonato e faceva un po' glamour, Andrea invece era italiano e nel panorama anglosassone sempre un po' ipocrita verso gli stranieri, lo stesso vizietto diventava una macchia per l'immagine agonistica. *Era il pilota e lo sportivo più eclettico che avessi mai visto. L'importante che come denominatore comune vi fosse la velocità. Su due ruote, quattro o nella planata di una tavola da surf. Aveva una predisposizione naturale per la guida, un piede pesante incredibile e un coraggio (forse temerarietà) da vendere. Avesse fatto il pilota F1 all'epoca di Fangio e Ascari avrebbe vinto tanto, ma forse non sarebbe sopravvissuto a quella F1. *Ha guidato un po' di tutto, ma sempre macchine di mezza classifica anche quando erano scuderie prestigiose [...]. Finiva nelle squadre "giuste" sempre al momento sbagliato, ma non per sua cattiva scelta. Era un duro, uno tosto, s'era fatto una grande esperienza [...]; i team lo sapevano e ricorrevano a De Cesaris e alla sua capacità di portare al limite anche macchine non competitive quando c'era da tirar su una squadra dalle retrovie per mettersi in luce. Un po' come quegli allenatori alla [[Carlo Mazzone|Carletto Mazzone]] chiamati a riportare su dalla Serie B ex squadre blasonate ma a cui non viene mai affidata una squadra da scudetto. {{Int|''[https://auto.sabbatini.news/quei-3-grandi-meriti-di-marchionne/ Quei 3 grandi meriti di Marchionne]''|Da ''Autosprint'', 24 luglio 2018; citato in ''auto.sabbatini.news''.|h=4}} {{NDR|Su [[Sergio Marchionne]]}} *Si fa torto a qualcuno dicendo che Sergio Marchionne è stato il più grande manager italiano del dopoguerra? Manager, non imprenditore, capiamoci bene. Marchionne non ha posseduto società, ma le ha gestite, le ha fatte funzionare e ne ha decuplicato il valore ricavando profitti miliardari ai proprietari ma garantendo anche il lavoro a centinaia di migliaia di dipendenti. Basta questo a renderlo il più grande. È l'uomo che nel bene e nel male ha salvato la Fiat, rilanciato la Ferrari e cambiato profondamente la stessa società italiana. Sia a livello industriale che sociale. Non solo Marchionne ha trasformato un'azienda privata italiana in un gruppo industriale globale con radici sparse fra l'Europa e gli Stati Uniti, ma ha anche cambiato le regole del gioco fra impresa e lavoratori. Ha introdotto il concetto di flessibilità cancellando abitudini di accordi sindacali consolidati e uscendo persino da Confindustria per agire più liberamente. Soprattutto, cosa cui non tutti gli rendono sufficiente merito, ha salvato la Fiat dal fallimento. Senza di lui centomila dipendenti non avrebbero più avuto un lavoro dopo il 2004. Quando gli sono state affidate le redini della Fiat, nel 2004, la società era in profonda crisi e capitalizzava poco più di 5 miliardi di euro. Era tecnicamente fallita. Non aveva i soldi per pagare i propri debiti e gli stipendi nei mesi successivi. In quattordici anni Marchionne l'ha portata a un valore complessivo di oltre 65 miliardi facendola diventare la settima industria automobilistica del mondo, scorporando e quotando in borsa la Ferrari che prima era parte del gruppo Fiat mentre poi, da sola, ha capitalizzato quasi 25 miliardi. Marchionne insomma ha creato valore per le aziende che guidava e ha creato lavoro per i dipendenti Fiat salvando l'azienda dal fallimento. Questo merito nessuno, nemmeno il più acerrimo dei suoi nemici come i sindacalisti della Fiom che l'hanno spesso combattuto, potrà mai toglierglielo. *A Torino Marchionne arrivò praticamente da sconosciuto nel 2004. Era appena morto Umberto Agnelli e la famiglia aveva estromesso brutalmente l'ad Giuseppe Morchio, che aveva avuto l'ardore di chiedere, direttamente al funerale di Umberto, di entrare come socio nell'azienda. Ma chi mettere al suo posto? Montezemolo fu scelto presidente, ma a chi affidare il gravoso compito della gestione quotidiana dell'azienda che deve sorbirsi l'amministratore delegato? Qualcuno si ricordò che Umberto Agnelli, prima di morire, aveva parlato benissimo di un tal Sergio Marchionne, esperto di economia, italiano di Chieti emigrato in Canada e ora cittadino svizzero che dirigeva una piccola compagnia finanziaria satellite del gruppo, la Sgs. Marchionne fu convocato e assunse l'incarico. All'epoca indossava ancora giacca e cravatta. La Fiat a quell'epoca aveva un indebitamento di qualcosa come otto miliardi di euro. Era alle soglie del fallimento. In cassa c'erano soldi per pochi mesi di stipendio delle maestranze. Marchionne all'inizio non diresse direttamente il settore dell'auto, ma l'intero gruppo industriale. C'erano altri manager alla guida di Fiat, Alfa e Lancia. Un ingegnere austriaco e uno tedesco ex BMW. Bastò un anno e mezzo a Marchionne per capire che non facevano al caso suo. [...] quei manager-tecnici erano lenti e troppo esitanti a prendere decisioni per riuscire a rivoluzionare. Erano abituati con calma, alla tedesca, a sperimentare ben bene prima di costruire. Marchionne gli fece capire che non c'era tempo. Mancavano i soldi per sopravvivere così a lungo se non si costruivano in fretta nuove auto da vendere per fare cassa. Li mandò via e assunse in prima persona l'incarico di amministratore delegato di Fiat Auto, Alfa e Lancia. Un finanziere alle prese con la meccanica. Cosa ci avrebbe capito? Qui è uscita fuori la grande dote di Marchionne [...]: saper individuare quelli bravi e sottostimati. E valorizzare il loro coraggio di osare. Così ha dato un impulso formidabile all'azienda e il primo anno nacque la nuova Punto, l'anno dopo la 500. Due boom. Con i soldi guadagnati la Fiat poté risollevare le finanze e investire sul futuro. *Tre sono stati i grandi meriti di Marchionne che col senno di poi hanno salvato la Fiat dal fallimento. Primo e meno conosciuto, ma basilare per il futuro, è la rinegoziazione del famoso "convertendo" con la General Motors. Nel 2005 Marchionne è riuscito a farsi pagare dagli americani un miliardo e mezzo di euro per svincolarli da un impegno firmato cinque anni prima che non volevano più rispettare. Quei soldi, versati nelle casse torinesi, hanno ridato ossigeno ai conti Fiat. Con quel denaro Marchionne si è pagato lo sviluppo dei nuovi modelli Panda, Punto e 500 prodotti fra il 2006 e il 2007 che hanno portato altri capitali freschi. La terza grande impresa è stata l'aver acquistato nel 2009 la quasi fallita Chrysler a costi ridottissimi grazie alla mediazione di Obama e del governo Usa. Cosa che gli ha portato in dote anche la Jeep che è diventata la vera fabbrica di soldi del gruppo FCA [...]. La Ferrari è un successo a parte. Il suo fiore all'occhiello. La sua passione recente. Che gli piaceva così tanto da tenere sempre sott'occhio, durante le conferenze stampa ai saloni dell'auto invernali, un telefonino dove riceveva gli aggiornamento in tempo reale dei crono durante i test invernali. {{Int|''[https://autosprint.corrieredellosport.it/news/formula1/nel-mirino/2018/10/01-1732261/giochi_di_squadra_e_ipocrisie Giochi di squadra e ipocrisie]''|''autosprint.corrieredellosport.it'', 1º ottobre 2018.|h=4}} *Ma diciamoci la verità senza fare i falsi ingenui: non trovate davvero ipocrita lamentarvi del [[Giochi di squadra|gioco di squadra]] in F1? [...] Inutile fare le verginelle. L'amara verità è che i grandi team hanno sempre dato team orders. Tutti quanti. Perché quando l'interesse è alto, non si guarda in faccia a nessuno. Nemmeno al rispetto per gli uomini della propria stessa squadra. Tutti si scandalizzano e giocano a fare i puri, però quando viene utile il gioco di squadra lo fanno eccome. [...] Per un motivo semplicissimo: perché chi comanda sono i team, non i piloti che da questi sono stipendiati. Il titolo mondiale Piloti dà prestigio al corridore. Ma è il mondiale Costruttori che riversa denaro nelle casse della squadra. Perché il particolare meccanismo del Patto della Concordia, che regola gli accordi commercial-sportivi della F1, prevede che i punti iridati e la posizione di classifica valgano milioni e milioni di euro. Vincere il titolo Costruttori o arrivare secondi può fare una differenza anche di decine di milioni di euro. E nessuna squadra rinuncia a quei soldi perché è determinante per il bilancio finanziario. Quindi siccome sono le squadre che stipendiano i piloti, è anche logico e giusto che il team chieda ai suoi piloti di anteporre gli interessi della squadra a quelli personali. *[...] la prima squadra a dare un plateale team order in F1 fu [...] la Ferrari. Nel lontano 1956. Al [[Gran Premio d'Argentina 1956|GP d'Argentina di quell'anno]], Juan Manuel Fangio con la Lancia-Ferrari dovette ritirarsi. E il team del Cavallino cosa fece? Costrinse l'altro pilota della squadra, Luigi Musso, a fermarsi ai box; lo fece scendere dall'auto per far salire al suo posto Fangio; il quale così vinse la corsa e quei punti preziosi gli servirono per laurearsi campione del mondo. Incredibile no? Ma all'epoca era permesso che un pilota del team sostituisse un altro in corsa sulla stessa macchina perché nei primi anni della F1 era un'eredità del regolamento delle gare sport dov'è la macchina a vincere, non l'uomo che la guida. Poi questa stortura fu vietata perché in F1 era giusto fosse il pilota il protagonista principale e non più l'auto. Ma pensate se quella libertà esistesse ancora oggi, cosa succederebbe? Meglio non pensarci. *La madre di tutti i giochi di squadra [...] fu l'ordine perentorio di Todt a Barrichello al [[Gran Premio d'Austria 2002|GP Austria 2002]] di rallentare all'ultimo giro per far vincere Schumacher. Fu clamoroso e indecente perché portò davanti agli occhi di tutti in modo sfacciato quella che fino a quel tempo era sempre stata una pratica nascosta. Far rallentare il pilota da sacrificare con qualche scusa concordata e un linguaggio in codice ma senza mai scoprire il gesto. Invece Todt lo rese palese al mondo dicendolo via radio in chiaro, e lo ascoltarono le orecchie di milioni di spettatori perché ebbe la sfortuna che all'epoca il cameraman della F1 fosse al muretto Ferrari per inquadrarlo da vicino in quel momento topico. Così il microfono della telecamera, all'insaputa del team principal ferrarista, registrò e diffuse in mondovisione le parole con cui Todt prima supplicava, poi ordinava a Barrichello di rallentare. La plateale violazione di un codice etico in modo così lampante fece impazzire di rabbia il presidente della Fia Mosley perché dimostrò al mondo che quello sport di eroi che sembrava puro agli occhi della gente la F1 perché i suoi protagonisti rischiavano la vita per vincere, si poteva manipolare per interesse come una qualsiasi partita di calcio. Così Mosley, non potendo penalizzare la Ferrari per lo scambio di posizioni – era permesso dalle regole – ma volendoli comunque punire per il cattivo esempio sportivo in qualche modo, comminò al Cavallino una multa salatissima esemplare. Un milione di dollari per l'infrazione della cerimonia di premiazione. Una punizione che fece scalpore sia per l'entità della cifra che per il pretesto con cui fu data. Un po' come quando lo stato americano, non potendo incarcerare Al Capone per omicidio perchè non trovava le prove, non trovò altro modo che metterlo in manette per evasione fiscale... *Chiunque in F1 si lamenta o fa la verginella accusando scandalizzato gli altri di aver praticato giochi di squadra o dato team order, probabilmente ha compiuto pure lui il "misfatto". Volete un altro esempio? Jacques Villeneuve. [...] Pochi sanno che anche lui fu costretto a farlo. Addirittura proprio nel [[Gran Premio d'Europa 1997|GP Europa 1997]] – quello famoso di Jerez del fallo di Schumacher – che sancì la vittoria del mondiale di Jacques. Villeneuve, dopo che Schumi era finito fuori gara nel tentativo di speronarlo, aveva il titolo iridato in tasca. Ed era primo. Poteva chiudere in bellezza l'impresa vincendo anche la gara. Invece rallentò e fece passare le McLaren-Mercedes di Hakkinen e Coulthard che ottennero vittoria e doppietta. Un caso? No, perché mesi dopo si scoprì che via radio l'ingegnere di pista di Villeneuve in Williams, Jock Clear [...] lo aveva supplicato in corsa di lasciar passare Hakkinen dicendogli: "Devi farlo Jacques! Ricordi? Ne avevamo parlato prima della corsa se andava in un certo modo...". Evidentemente la Williams aveva stretto un'alleanza con la McLaren per la gara in chiave anti-Ferrari per aumentare le proprie probabilità di successo. E la contropartita evidentemente era di lasciargli la vittoria del GP. Se Villeneuve avesse conquistato il titolo, avrebbero dovuto lasciar trionfare la McLaren-Mercedes. In realtà la McLaren in gara non aiutò più di tanto Jacques perché fu Schumacher a danneggiarsi da solo con quella scorrettezza. Ma tanto bastò al team per ricordare al suo pilota di onorare il patto stretto prima del via. ===''Il Messaggero''=== {{cronologico}} *Come ve l'immaginate da guidare una Ferrari? Rabbiosa, brutale, estrema? Difficile da portare al limite? Beh, la nuova [[Ferrari 296 GTB]] non è niente di tutto questo. Non genera ansia da prestazione quando si schiaccia il piede sul gas ma al contrario è facile, tremendamente facile da guidare forte e ispira rapidamente confidenza. È un'auto che il pilota "sente" subito in mano. Con la quale chi possiede un minimo di esperienza di guida sportiva riesce presto a compiere manovre spettacolari con grande naturalezza: derapate, sovrasterzi di potenza e controsterzi. Un'auto che ti dona il vero piacere di guida. Quello che gli inglesi, con un termine molto esplicito, definiscono "fun to drive". Divertimento puro al volante. Un'auto dalla quale dopo mezz'ora al volante scendi con un sorriso euforico stampato sul viso.<ref>Da ''[https://motori.ilmessaggero.it/prove/ferrari_296_gtb_al_volante_dell_ibrida_di_maranello_la_supercar_con_il_v6_da_330_km_h_e_facile_ed_emozionante-6546172.html Ferrari 296 GTB, al volante dell'ibrida di Maranello. La supercar con il V6 Phev da 330 km/h è "facile" ed emozionante]'', ''motori.ilmessaggero.it'', 7 marzo 2022.</ref> *{{NDR|Sulla [[Ferrari SF90 Stradale]]}} È la Ferrari stradale più potente mai costruita. Sviluppa mille cavalli tondi tondi, poco meno di una F1 moderna. E come le F1 anche questa berlinetta Ferrari possiede tecnologia ibrida. Con la differenza che in questo caso non ha un solo motore elettrico come le monoposto dei Gran Premi, ma addirittura tre: uno dietro al motore V8 e due sulle ruote anteriori. Il nome SF90 è un omaggio alla storia sportiva del Cavallino perché fa riferimento ai 90 anni dalla nascita della Scuderia Ferrari, e cioè non la fabbrica di auto che conosciamo oggi (che venne costruita soltanto nel dopoguerra) ma la squadra corse cui Enzo Ferrari diede vita nel 1929 e che gareggiava con vetture Alfa Romeo. Questa Ferrari SF90 stradale è stata mostrata al mondo per la prima volta nel 2019, esattamente a 90 anni fa dalla nascita della Scuderia. Da qui il nome SF90. La Ferrari SF90 Stradale è un mostro da mille cavalli e prestazioni mozzafiato. [...] Una vera hypercar perché discende, nella linea genealogica di Maranello, da vetture esclusive come la F40, la F50, la Enzo e LaFerrari. Con due differenze: primo ha un motore 8 cilindri turbo ibrido e non un 12 cilindri come la maggior parte delle antenate; secondo non è costruita in serie limitata come quelle supercar del passato, ma non c'è un limite numerico agli esemplari che verranno costruiti. Soltanto un limite... economico che farà selezione fra i clienti [...]<ref>Da ''[https://motori.ilmessaggero.it/prove/ferrari_al_volante_della_sf90_assetto_fiorano_mille_cavalli_di_emozioni_elettrificate-6019864.html Ferrari, al volante della SF90 Assetto Fiorano: mille cavalli di emozioni elettrificate]'', ''motori.ilmessaggero.it'', 13 giugno 2021.</ref> *{{NDR|Sulla [[Fiat Grande Panda]]}} Non più una piccola utilitaria da città [...] ma un'auto più globale e versatile. Sfiorerà i quattro metri di lunghezza [...]. Grazie alle dimensioni maggiorate e all'abitabilità interna, proverbiale asso nella manica di Fiat, la Grande Panda si candida a diventare la prima auto da famiglia [...] e non più la seconda macchina per l'utilizzo squisitamente cittadino.<ref name="Panda">Da ''[https://motori.ilmessaggero.it/il_risveglio_dell_europa/fiat_versatilita_potere_stile_attraente_rilancio_grazie_modelli_linea_dna_inizia_grande_panda-8507055.html Fiat, versatilità al potere ed uno stile attraente. Pronto il rilancio grazie a modelli in linea con il suo Dna. Inizia la Grande Panda]'', ''motori.ilmessaggero.it'', 29 novembre 2024.</ref> *La storia della [[Fiat Panda|Panda]] è fatta di corsi e ricorsi storici. Ognuna di esse ha segnato un'epoca; la prima versione, quella del 1980 di Giugiaro, era una macchinetta versatile ed economicissima pensata per costare poco, con lamiere stampate diritte che ne determinavano il profilo squadrato. Poi venne la generazione successiva, del 2003, che si distingueva per una design più elegante, con forme morbide e sinuose e passò alla storia perché fu la prima Panda costruita in Polonia. Quella del 2012 invece era un profondo restyling della precedente, ma fu importante dal punto di vista simbolico perché rappresentò il ritorno della produzione della Panda in Italia, nella fabbrica di Pomigliano d'Arco. La quarta generazione [...] vede un ritorno alle forme squadrate della prima Panda ed abbonda [...] di richiami stilistici al passato [...]<ref name="Panda"/> *{{NDR|Sulla [[Renault 4]]}} [...] era nata per motorizzare la Francia contadina dell'epoca; era l'auto da campagna e da città, da lavoro ma anche per caricare la famiglia nei week end. Aveva le dimensioni di una utilitaria ma la capacità di carico di una monovolume e, per chi si ricorda, anche una stranissima leva del cambio orizzontale così inconsueta da manovrare.<ref>Da ''[https://motori.ilmessaggero.it/la_legge_del_mercato/r5_e_r4_coppia_vincente_le_e_tech_di_renault_ispirate_alla_tradizione-8740055.html R5 e R4, coppia vincente: le E-Tech di Renault ispirate alla tradizione]'', ''motori.ilmessaggero.it'', 28 marzo 2025.</ref> ===''Italiaracing''=== {{cronologico}} *{{NDR|Su [[Sebastian Vettel]]}} Per me è [...] un grande pilota. Forse non è al pari di Lewis Hamilton, Ayrton Senna, Michael Schumacher e nemmeno di Niki Lauda, ma uno che a 17 anni al debutto nelle FP1 di un Gran Premio è stato il più veloce di tutti, uno che ha vinto sotto la pioggia con la Toro Rosso (nemmeno super-Verstappen c'è riuscito!), uno che ha conquistato quattro titoli mondiali, non è un sopravvalutato. Se lo fosse stato, avrebbe vinto qualche corsa soltanto con la Red Bull, come ha fatto Mark Webber, non 34 GP e 4 titoli iridati senza mai sbagliare un colpo. [...] Di certo, Vettel è un po' debole mentalmente: eccezionale pilota quando tutto fila liscio, si fa sommergere dalle difficoltà quando le cose girano male. [...] Certo non è un duro, uno spregiudicato e temprato per prendersi l'onere del team sulle spalle e superare le difficoltà [...]<ref name="Vettel">Da ''[https://www.italiaracing.net/Il-commento-di-Alberto-Sabbatini-Vettel-Ferrari-perche-e-meglio-lasciarsi-ora/241504/1 Il commento di Alberto Sabbatini: Vettel-Ferrari, perché è meglio lasciarsi ora]'', ''italiaracing.net'', 11 agosto 2020.</ref> *[[Alain Prost]] [...] nell'ottobre 1991 fu licenziato dalla Ferrari per averla definita «un camion». Io quella vicenda l'ho vissuta in prima persona perché la famosa domanda a Prost che generò la risposta del "camion" gliela posi proprio io. A [[Gran Premio del Giappone 1991|Suzuka]] [...], al termine di una gara infelice dove il francese [...] giunse soltanto quarto staccato di un minuto e mezzo dal vincitore. [...] Alain in quell'occasione non aveva intenzione di offendere la Ferrari. Voleva semplicemente spiegare perché la [[Ferrari 643 F1|macchina]] si guidava male. Lui disse a me e agli altri giornalisti: «Andavo piano perché l'auto era difficile da guidare: lo sterzo era troppo pesante». Gli risposi: Spiegati meglio Alain: Che intendi dire con "pesante"? E lui aprendo le braccia come per afferrare un grande volante immaginario, mi disse: «Hai presente il volante di un camiòn? Era duro da sterzare come un camiòn!» Pronunciato alla francese, con l'accento sulla "o". Dietro di me però, c'era un giornalista dell'Ansa che [...] frettolosamente vergò sul taccuino le seguenti parole: "Prost: la Ferrari è un camion". Così l'articolo dell'Ansa partì con destinazione tutti i giornali italiani dando alla Ferrari, che non ne poteva più di Prost, un assist formidabile per licenziarlo in tronco [...]. Vi garantisco però, che le parole di Prost in quel momento non volevano essere offensive o di dileggio. Ma esplicative. Però, erano sei mesi che fra Prost e la squadra si trascinavano incomprensioni e accuse. Il francese aveva fatto saltare l'ingaggio di Senna per gelosia, poi con il suo atteggiamento aveva spaccato l'armonia della squadra. [...] Qualche giorno dopo, si venne a sapere che la Ferrari di Prost a fine gara aveva un tirante dello sterzo danneggiato. Per quello era diventata così pesante da guidare. Come un camion.<ref name="Vettel" /> *Quando {{NDR|Lewis Hamilton}} ha trionfato a [[Gran Premio di Gran Bretagna 2020|Silverstone]] su tre ruote, ha compiuto un capolavoro. Certo, non equiparabile per rischiosità a Nuvolari che correva la Mille Miglia a fari spenti nella notte per prendere di sorpresa gli avversari oppure tagliava il traguardo con il volante staccato, girando lo sterzo con una chiave inglese. Ma quelle sono avventure epiche di corse d'altri tempi. Per la F1 contemporanea così precisa e scientifica, l'impresa di Hamilton – compiere un giro su tre ruote gestendo la gomma che si stava sbriciolando e tagliare il traguardo – è comunque qualcosa di memorabile.<ref name="Hamilton">Da ''[https://www.italiaracing.net/Il-commento-di-Alberto-Sabbatini-Perche-e-ingiusto-criticare-Hamilton/242049/1 Il commento di Alberto Sabbatini. Perché è ingiusto criticare Hamilton]'', ''italiaracing.net'', 14 ottobre 2020.</ref> *Di [[Lewis Hamilton|Hamilton]] si può dire tutto. Criticare le sue treccine, i tatuaggi, la sua passione per ostentare abiti sgargianti e di cattivo gusto oppure discutere il modo in cui usa la propria popolarità planetaria per risvegliare l'attenzione su certe battaglie politiche e sociali scomode [...]. Ma politica a parte, non si può negare che Hamilton abbia un talento immenso e si meriti le vittorie ed i record che ha raccolto. Quello che fa grande Hamilton [...] sono [...] soprattutto quei quattro gran premi vinti da esordiente assoluto. Nel 2007. Quando aveva come compagno di squadra un mostro sacro e bi-campione del mondo come Fernando Alonso, eppure lui si permise di batterlo. Non solo: lo fece andare talmente fuori di senno per come riusciva ad essere più veloce di lui che Fernando, per riuscire a tenere testa a Lewis, ricorse a tutto il suo repertorio di scorrettezze. [...] La grandezza di un pilota, da che mondo è mondo, la fa il confronto col compagno di squadra. Perché lì si corre con la stessa macchina, non ci sono storie. La sfida è alla pari. E Hamilton i suoi compagni di team a pari macchina li ha triturati quasi tutti. A partire da Alonso nel 2007.<ref name="Hamilton"/> *Ayrton in quel [[Campionato mondiale di Formula 1 1993|1993]] aveva il coltello dalla parte del manico [...]. La Honda aveva abbandonato la F1 e Dennis, per tenerselo stretto, gli aveva avventatamente promesso a metà '92 un motore competitivo per l'anno successivo, facendogli perdere altre opportunità di cambiare squadra (Ferrari e Williams). Poi, Dennis non riuscì a trovare sul mercato un motore vincente: provò prima con il V12 Lamborghini, poi con i Ford HB ufficiali [...]. Intanto Senna, per fargli pressione, si mise a usare armi psicologiche e mediatiche. Svolse un test con la [...] Indycar [...] per fargli credere che stava valutando alternative alla F1. Dennis temette di aver perso il suo pilota. Finché Senna, resosi conto di non avere alternativa al correre nel 1993 con una McLaren priva di un motore competitivo, per placare il proprio orgoglio ferito chiese e pretese un contratto gara per gara chiedendo il famoso milione di dollari a gara. [...] Ma Senna poté permettersi quel braccio di ferro perché la McLaren non aveva alternative. Si sentiva il miglior pilota sulla piazza e riteneva una grave mortificazione professionale dover guidare una monoposto con un motore Ford "clienti" uguale a quello che qualsiasi altro team poteva acquistare sul mercato e che regalava 60/70 cavalli agli avversari. [...] Il paradosso è che quel "capriccio" caricò a mille la voglia agonistica di Senna, che in quell'inizio del 1993 disputò alcune delle sue gare più belle: correndo "a gettone" vinse tre delle prime sei gare [...] e conquistò anche quella memorabile vittoria sul bagnato a Donington entrata nella storia per quel formidabile primo giro con cinque sorpassi. Il milione di dollari a gara di Dennis sono stati certamente ben spesi.<ref>Da ''[https://www.italiaracing.net/Il-commento-di-Alberto-Sabbatini-Hamilton-come-Senna-1993-rinnovera-il-contratto-Mercedes-race-by-race/242814/1 Il commento di Alberto Sabbatini. Hamilton, come Senna 1993, rinnoverà il contratto Mercedes race by race?]'', ''italiaracing.net'', 6 febbraio 2021.</ref> *Da che mondo è mondo, a noi della corse piace la velocità pura, non i tatticismi e le strategie. OK, vogliamo i duelli e i sorpassi, ma allo stesso modo guardiamo con ansia e desiderio la sfida per la [[Pole position|pole]], il giro a vita persa, quello dove per un minuto e mezzo osi l'inosabile e metti a rischio anche la tua incolumità perché spremi la macchina al massimo cercando di superare il limite tuo e dell'auto. Ad ogni costo. [...] Pensateci un po': tutti noi ammiriamo e ci ricordiamo le imprese di [[Ayrton Senna|Senna]] più per la sua ossessione della pole position che per le vittorie in corsa. Vi ricordate [...] quando Ayrton parlava con fervore mistico di come sentiva di aver raggiunto la perfezione nel giro di qualifica a [[Gran Premio di Monaco 1988|Montecarlo 1988]] dove era sempre più veloce, sempre più veloce, fino a sentirsi in un'altra dimensione e perdere il senso della realtà terrena? Il giro veloce è sinonimo di F1 perché restituisce al pilota la possibilità, usando coraggio e talento, di essere più bravo dell'avversario nonostante una macchina inferiore. Per un giro, se hai le palle, puoi riuscirci. Per una gara intera [...] no di certo perché subentrano il degrado gomma, la finestra di temperature di esercizio, il DRS e tutte quelle puttanate lì con cui abbiamo imparato a convivere. [...] E pensare che negli anni Ottanta e Novanta in F1 c'erano team e Costruttori che, consci di essere tagliati fuori per inferiorità dalla vittoria della domenica, puntavano tutto su assetti estremi e supermotori per strappare la pole al sabato e garantirsi così visibilità, audience e titoli sui giornali dell'indomani che giustificassero il proprio investimento economico in F1.<ref>Da ''[https://www.italiaracing.net/Il-commento-di-Alberto-Sabbatini-La-gara-sprint-Un-flop-figlio--della-mentalita-americana-e-la-pole/243953/1 Il commento di Alberto Sabbatini. La gara sprint? Un flop figlio della mentalità americana e la pole...]'', ''italiaracing.net'', 18 luglio 2021.</ref> ===''Quotidiano di Puglia''=== *{{NDR|Sulla [[Lamborghini Sián]]}} «Guerda bèn ec Siàn!!». Il grido si è levato da un gruppetto di "umarel" bolognesi quando hanno visto passare rombando per le strade della città il prototipo di una mostruosa Lamborghini camuffata dalle linee aggressive. Quelle parole, incomprensibili per chi non è nato sotto le Due Torri, in dialetto bolognese significano più o meno: «guarda un po' che razza di fulmine!». Qualcuno in Lamborghini deve averli sentiti e trovato azzeccata l'espressione. Talmente azzeccata che "Siàn" cioé la parola che in dialetto bolognese identifica il fulmine, è diventato il nome ufficiale della nuova supercar del Toro.<ref>Da ''[https://motori.quotidianodipuglia.it/anteprime/lamborghini_emozioni_sian_il_toro_scatenato_dopo_la_coupe_arriva_la_roadster_della_hypercar_di_sant_agata-5370882.html Lamborghini, emozioni Sìan: il Toro scatenato, Dopo la coupé arriva la roadster della hypercar di Sant'Agata]'', ''motori.quotidianodipuglia.it'', 21 gennaio 2021.</ref> {{Int|''[https://motori.quotidianodipuglia.it/motorsport/innovazione_cuore_renault_casa_francese_prima_a_credere_monoposto_elettriche-3665467.html L'innovazione cuore Renault. La casa francese è stata la prima a credere nelle monoposto elettriche]''|''motori.quotidianodipuglia.it'', 5 maggio 2018.|h=4}} *Probabilmente non esiste un altro marchio automobilistico che abbia preso parte alle corse in modo così trasversale e totale come ha fatto la [[Renault]], innovando in ogni campo del motorsport in cui si è cimentato. Direttamente o attraverso i brand che gli appartenevano, Renault ha corso e vinto dappertutto: dalla F1 alla 24 Ore di Le Mans, dal Mondiale Rally alle gare Turismo, dalla Parigi-Dakar fino alla Formula E elettrica, di cui Renault è stata la prima dominatrice [...] La grande forza di Renault è stata però anche l'impegno nelle categorie minori del motorsport: è stata Renault ad inventare le corse monomarca per allevare giovani piloti e far correre a costi ridotti intere generazioni di ragazzi per scoprire campioni. [...] Tanti campioni sono usciti da lì: uno per tutti Kimi Raikkonen. *Renault è stata la prima casa automobilistica a sviluppare e portare alla vittoria in F1 un motore turbocompresso. Un fatto epocale che ha aperto un nuovo capitolo tecnologico nella storia della F1. La tecnologia del turbo fino agli anni '70 sembrava troppo complicata ed acerba. Tanto che la prima Renault F1 turbo del 1976 venne soprannominata la "teiera" perché dopo alcuni minuti di gara cominciava a fumare vistosamente, presagio della rottura del motore che arrivava immancabilmente poco dopo. Renault insistette caparbiamente finché il 1 luglio 1979 il francese Jabouille, vinse finalmente a Digione con la Renault turbo il [[Gran Premio di Francia 1979|GP di Francia]]. La prima storica affermazione di un motore sovralimentato in F1. Ma quell'episodio così importante fu offuscato da un'altra vicenda: il leggendario duello Villeneuve-Arnoux a ruotate per conquistare la seconda posizione. Un gesto sportivo che conquistò le prime pagine dei giornali per settimane e fece passare in secondo piano l'impresa tecnica della Renault. *[...] Renault più volte ha sfiorato il titolo mondiale {{NDR|[[Renault in Formula 1|in Formula 1]]}} senza mai vincerlo, battuta alternativamente da Williams, Brabham, Ferrari e McLaren. La svolta di successo l'ottenne quando decise di abbandonare i telai e diventare semplicemente fornitore di motori per le squadre F1. L'eccellente tecnologia dei suoi V10 aspirati ha permesso alla Williams, alla Benetton e alla Red Bull di trionfare ripetutamente [...]. Ma soltanto nel 2005 e 2006 è arrivata finalmente quella vittoria inseguita per decenni con una F1 tutta Renault, telaio e motore. A guidarla c'era Fernando Alonso. ==''Sabbatini.news – blog''== {{cronologico}} *La [[Ferrari SF1000]] [...] non vale più del settimo/ottavo posto [...] dietro Mercedes, Red Bull e McLaren. Se la gioca con Racing Point e Renault. E se le cose girano male, sta dietro anche a quelle [...]. I motivi li sappiamo [...]: eccessivo drag (cioè resistenza all'avanzamento) ma soprattutto un motore fiacco che eroga almeno 40 cavalli in meno dei rivali e soffre in velocità massima dove accusa distacchi di almeno 10 km orari. Che sia colpa del motore non c'è dubbio visto che tutte le monoposto motorizzate Ferrari (comprese Haas e Alfa Romeo) hanno peggiorato le prestazioni sul giro in qualifica rispetto all'anno scorso. [...] Cos'hanno in comune queste tre auto? [...] il motore 065! Quello costruito dopo l'accordo [...] Fia-Ferrari di cui non sono mai stati svelati i dettagli. Non ci vuole un genio per desumere che la federazione, sotto l'onda delle polemiche degli avversari su come la Ferrari interpretasse il sistema di flusso del carburante, per evitare imbarazzi abbia chiesto a Maranello di rinunciare alle proprie tecnologie esclusive nel propulsore 2020. Di qui il calo di performance. Come diceva Andreotti, a pensare male ci si azzecca.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/mi-ricredo-leclerc-e-fortissimo/ Mi ricredo: Leclerc è fortissimo!]'', ''auto.sabbatini.news'', 6 luglio 2020.</ref> *La F1 non è il calcio, dove basta cambiare allenatore per cambiare sistema di lavoro e risultati da una settimana all'altra. Nel mondo del pallone l'allenatore è una figura-chiave perché detta schemi, metodi di gioco e ritmi di allenamento. Ma è anche una sorta di motivatore psicologico della mente dei suoi atleti. Un ruolo determinante ai fini del risultato. Cambiando allenatore si sostituiscono sia gli schemi di gioco che la motivazione dei giocatori. Gli effetti si vedono in fretta. Non ci vogliono anni ma poche settimane. La F1 non funziona così. La F1 è fatta di tecnologia e progettazione, due compiti richiedono tempi lunghi; i telai si cominciano a progettare nove mesi prima che la macchina scenda in pista. Si inizia a disegnarla a giugno/luglio per farla correre a marzo dell'anno dopo. Per fare un motore nuovo servono poi mesi e mesi. In una squadra F1 sono coinvolte mille persone che vanno gestite, fatte collaborare fra di loro e soprattutto conosciute a fondo per saperne sfruttare le qualità e le competenze specifiche di ciascuno. Ai piloti poi non serve un mental coach ma un motore con un sacco di cavalli. E un buon telaio. Cambiare "l'allenatore", cioé il team principal, sarebbe ora soltanto un gran casino [...]. Significherebbe ricominciare da zero, perdendo almeno tre anni di riorganizzazione tra impostazione e progetti. Perché il nuovo arrivato [...] dovrebbe prima imparare a capire come funzionano le cose nell'azienda [...]. Poi conoscere i tecnici, capire il metodo di lavoro per decidere se funziona o no e se è il caso di impostarne un altro. Un ribaltone gerarchico, insomma, secondo me allungherebbe i tempi, quindi peggiorerebbe le cose invece di migliorarle. Provocherebbe il caos a tempi brevi, non la riscossa. Ci vorrebbero anni per far ripartire il lavoro secondo un nuovo metodo. [...] E poi c'è un problema non da poco: [...] Un team principal non è mica come l'allenatore di calcio; non è una figura che si trova così facilmente sulla piazza. Servono competenze politiche, gestionali, finanziarie, tecniche. E cultura sportiva automobilistica. Difficile trovare il giusto candidato in fretta [...]. La gente adatta si conta sulle dita di una mano.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/ferrari-perche-non-serve-il-ribaltone/ Ferrari, perché non serve il "ribaltone"]'', ''auto.sabbatini.news'', 20 novembre 2020.</ref> *La storia della F1 è piena di fallimenti in cui i team principal non sono riusciti a gestire due galletti nel pollaio. A partire da Ron Dennis ai tempi di Senna e Prost, poi Frank Williams con Mansell e Piquet, a Ron Dennis fase 2 con Hamilton e Alonso nel 2007, fino ad Arrivabene con Raikkonen e Vettel. Pure Toto Wolff ha faticato a far coesistere Hamilton e Rosberg. Perché i piloti possono essere amici finché vogliono ma quando abbassano la visiera il compagno diventa il primo nemico. [...] Comunque alla fine dei conti tutto ruota attorno alla macchina: se [...] sarà [...] competitiva, tutto andrà per il meglio. [...] A quel punto ci si scorda dei problemi. Perché è sempre meglio avere due fuoriclasse al volante piuttosto che un campione e un buon secondo pilota.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/hamilton-ferrari-perche-ci-credo/ Hamilton-Ferrari: perché può funzionare]'', ''auto.sabbatini.news'', 1º febbraio 2024.</ref> ===2017=== *Cambiano i tempi e la Ferrari di inizio anni '90 è un'azienda in transizione. Le berlinette GT faticano a vendersi e Maranello è di fronte alla necessità di rinnovare completamente la linea di modelli. In più la Federazione ha appena deciso di cambiare il regolamento in F1 e limitare il frazionamento dei motori a 10 cilindri, perciò la Ferrari si trova costretta a buttare alle ortiche i suoi eccezionali V12 usati negli ultimi anni in F1. [...] parliamo dei primi anni '90, quando in una stagione di F1 si costruivano anche cento motori [...] fra propulsori da qualifica, da test e da gara. Così anche la Ferrari si trova a dover ottimizzare i costi per far tornare i conti. In questo scenario Montezemolo e Piero Ferrari hanno un'idea geniale. Costruire una supercar in tiratura limitata (solo 349 esemplari) fortemente imparentata con la tecnologia Formula Uno, da vendere a prezzo stratosferico (850 milioni di lire) a pochi, fortunati e ricchi clienti nel mondo. Una vera F1 a ruote coperte in cui riutilizzare sapientemente i basamenti dei tanti motori V12 ex Formula Uno e molta tecnologia delle monoposto per riconquistare quell'immagine di supremazia tecnologica che si stava appannando. [...] i tempi (ed i bilanci) stringevano e la Ferrari non poteva permettersi di aspettare il 1997 per giungere alla data esatta del mezzo secolo. Per cui la [[Ferrari F50|F50]] – il nome celebrava il cinquantenario della fondazione dell'azienda – fu realizzata in anticipo di due anni sulla scadenza dell'anniversario: nella primavera del 1995. Ma perché il parallelo d'immagine con la F1 funzionasse, il legame con le soluzioni tecniche dei gran premi doveva essere totale. Ecco perché la F50 resta ancora oggi l'auto stradale più fortemente imparentata dal punto di vista tecnico e strutturale con una Formula Uno. Una vera monoposto vestita. Telaio formato da una monoscocca in carbonio a cui veniva imbullonato il motore V12 che aveva funzione portante per trasmissione e retrotreno. Sospensioni anteriori push-rod montate direttamente sul telaio e ammortizzatori collocati orizzontalmente. Mozzi ruota racing con un singolo dado centrale. Tutto come su una F1. E poi il motore, direttamente derivato dal V12 a 65° usato nella mondiale F1 1990/91. [...] Che la F50 sia una vera derivata da una F1 lo comprendo subito seduto a bordo [...]: il rumore nell'abitacolo è assordante!<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/ferrari-f50-una-vera-f1-vestita/ Ferrari F50, una vera F1 "vestita"]'', ''auto.sabbatini.news'', 2 aprile 2017.</ref> *{{NDR|Sul [[Quadrifoglio Alfa Romeo]]}} A volere il quadrifoglio su un’auto da corsa fu un pilota dei primi Anni Venti: Ugo Sivocci. Faceva parte dello squadrone Alfa Romeo ed era amico fraterno di Enzo Ferrari, anzi fu proprio Sivocci a introdurre il più giovane Ferrari al mondo delle competizioni. Sivocci era un pilota temerario, ma molto sfortunato. Più volte aveva subìto guai meccanici che gli avevano precluso la vittoria. Nel maggio 1923 lo squadrone Alfa Romeo che contava su quattro piloti di punta, i famosi "moschettieri" e cioè Antonio Ascari, Enzo Ferrari, Giuseppe Campari e Ugo Sivocci si stava preparando per la Targa Florio. Una delle corse più impegnative dell'epoca. Sivocci, che da bravo casertano era forse anche superstizioso, alla vigilia della gara fece dipingere sulla sua Alfa Romeo RL un quadrifoglio verde iscritto in un quadrato bianco. Forse perché gli portasse fortuna in gara oppure semplicemente per distinguersi fra le quattro rosse Alfa. Incredibilmente, il simbolo fece valere il suo potere: in gara Sivocci era secondo, ma davanti a lui Ascari, che aveva tagliato il traguardo prima, fu penalizzato per una irregolarità. Così Sivocci si aggiudicò la sua prima corsa, la Targa Florio. Grazie al benefico influsso del quadrifoglio. Purtroppo quattro mesi dopo, il potere del quadrifoglio fece sentire ancora una volta il proprio effetto. Ma nella sua forma più tragica. Durante le prove del GP d'Europa a Monza, nel settembre di quello stesso 1923, Sivocci uscì di pista alla curva del Vialone [...] e perse la vita nell'impatto contro un albero. Solo dopo l'incidente ci si accorse che quel giorno sulla carrozzeria dell'Alfa mancava il simbolo del quadrifoglio. Un tragico scherzo del destino: per la fretta di approntare la nuova Alfa P1 per le prove, non c'era stato il tempo di dipingerlo. [...] Dopo l'incidente l'Alfa Romeo, per ricordare il suo sfortunato pilota, ha dipinto il quadrifoglio verde sulla carrozzeria di tutte le Alfa Romeo da corsa e anche su quelle stradali più sportive. Ma con una differenza: il simbolo verde era iscritto non più in un quadrato a quattro punte, ma in un triangolo per ricordare che una delle "punte" dello squadrone Alfa non c'era più.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/vettel-e-la-leggenda-del-quadrifoglio-alfa-romeo/ Vettel e la leggenda del quadrifoglio Alfa]'', ''auto.sabbatini.news'', 5 aprile 2017.</ref> *È stata la prima supercar ibrida del Cavallino. Ed anche l'ultima nata sotto la gestione Montezemolo, che le ha dato quel curioso nome: [[Ferrari LaFerrari|LaFerrari]]. Articolo attaccato al nome. Per sottolineare undici anni di evoluzione tecnologica dalla Enzo del 2002 a LaFerrari del 2013 bastano pochi numeri. 20 km/h in più di velocità alla staccata del breve rettifilo di Fiorano – 265 km/h contro 245 – e 30 metri guadagnati in frenata nella decelerazione da 200 km/h a zero. Alla fine del giro fanno 5 secondi in meno sul cronometro rispetto alla Enzo: 1'20" contro 1'24"9. È la magia dell'ibrido, la grande innovazione tecnologica adottata da Maranello con LaFerrari. Eppure questi numeri se anche spiegano quale mostro di potenza e tenuta di strada sia LaFerrari, non rendono l'idea di che auto fantastica sia questa supercar ibrida. Vi aspettate un mostro ruvido e indomabile, invece è una coupé docilissima. Facile da guidare e gestire sia a bassa che ad alta velocità. Si lascia condurre con la maneggevolezza di un'utilitaria e l'elasticità di un diesel. Ma quando schiacciate il gas, i 963 cavalli del motore termico più il kers vi portano nell'iperspazio. Nel senso che cambiano tutti i riferimenti fisici: i rettifili si accorciano, la pista si stringe, le curve diventano all'improvviso di raggio più corto. LaFerrari divora la strada davanti a voi. Ma il bello è che "ci sta". Anzi, è talmente facile andarci forte che ci si illude di essere più bravi al volante di quanto siate realmente perché tutto riesce semplice. Persino se staccate i controlli elettronici. Questa apparente facilità di guida è la vera differenza rispetto alla Enzo [...]<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/laferrari-quasi-1000-cv-ma-sorprendentemente-docile/ LaFerrari, quasi 1000 cv ma sorprendentemente docile]'', ''auto.sabbatini.news'', 20 aprile 2017.</ref> *[[24 Ore di Le Mans|Le Mans]] è la gara più bella del mondo. Ma anche la più rischiosa, esaltante e nello stesso tempo crudele. Almeno per i piloti. [...] Purtroppo a Le Mans bisogna prevedere tutto quanto. E non basta perché l'imprevisto è sempre in agguato. E la corsa alla miniaturizzazione, all'alleggerimento può essere vitale per andare più forte ma ti espone sempre a possibili rischi. [...] alla fine ha ragione quel pilota che un giorno aveva detto: "Non sei tu – pilota o squadra – che vinci a Le Mans, ma è Le Mans che decide di sceglierti come vincitore".<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/le-mans-non-si-conquista-ti-sceglie-lei/ Le Mans non si conquista: ti sceglie lei]'', ''auto.sabbatini.news'', 18 giugno 2017.</ref> {{Int|''[https://auto.sabbatini.news/enzo-la-ferrari-che-doveva-chiamarsi-f60/ Enzo, la Ferrari che doveva chiamarsi F60]''|''auto.sabbatini.news'', 2 aprile 2017.|h=4}} {{NDR|Sulla [[Ferrari Enzo]]}} *Quando nel 2002 esce la nuova supercar celebrativa della storia del Cavallino, la Ferrari sta vivendo un momento d'oro. È all'apice del successo commerciale e sportivo in F1 dove ormai sta vincendo da tre anni di seguito con Michael Schumacher sia il mondiale Piloti che quello Costruttori. Sarebbe il momento perfetto per celebrare questo stato di grazia con una supercar che rappresenti finalmente la sintesi di tutta la sofisticata tecnologia elettronica sviluppata per la F1: traction control, differenziale elettronico, cambio elettroattuato. Ma siccome siamo nel 2002, a metà tra cinquanta e sessanta anni di vita del Cavallino, quella che avrebbe dovuto chiamarsi F60 per celebrare una ricorrenza ancora da venire, deve abbandonare la tradizione della ricorrenza a cifra tonda. Montezemolo decide così di battezzare questa supercar col nome di Enzo Ferrari. Il massimo omaggio alla figura del fondatore scomparso 14 anni prima. *Un'idea vincente introdotta sull'auto che per tutti diventerà semplicemente la "Enzo" è quella di rafforzare l'interfaccia uomo-macchina sfruttando l'esperienza e l'insegnamento di Schumacher. Il tedesco è il pilota che ha cambiato la F1 moderna convincendo i tecnici a spostare sul volante della monoposto, a portata di dita, tutte le finissime regolazioni di set up dei parametri di gestione del motore, del differenziale, del cambio e dell'assetto. Così la Ferrari crea per la sua nuova supercar il primo volante "attivo", nel senso che incorpora sei pulsanti per modificare la mappatura di gestione motore, per attivare o disattivare il controllo di trazione, inserire la retromarcia e persino comandare gli indicatori di direzione. È l'antesignano di quello che diventerà due anni dopo sulla F430 il famoso "manettino", termine dialettale modenese coniato dai meccanici del reparto corse F1 che indica il pomello sul volante dove verranno raggruppate tutte queste funzioni di gestione elettronica. E di quelli che saranno i volanti di tutte le Ferrari dieci anni dopo, dalla 458 in poi. *Nel design della Enzo c'è una forte ispirazione F1, sia nella forma delle prese d'aria che nel musetto col puntale rialzato per far passare aria sotto la scocca: una soluzione chiaramente derivata dai musi rialzati delle F1 di quel decennio e che serve a Maranello per generare effetto suolo dall'aria convogliata sotto la scocca piuttosto che da quella sopra la carrozzeria. Infatti la Enzo non ha alettoni: solo un piccolo spoiler attivo ma in velocità, a 300 km/h, riesce a generare fino a 775 kg di spinta. Dove la Ferrari rinuncia al legame diretto con la F1 invece è nel motore: nei GP si usano da tempo motori 10 cilindri mentre la Ferrari per la Enzo resta invece fedele al tradizionale 12 cilindri a V aspirato, ma di maggior cilindrata rispetto alla F50: 6 litri tondi tondi. Ma nonostante l'elevata cilindrata, il V12 arriva a girare a ben 7800 giri/minuto, regime al quale eroga la bellezza di 660 cavalli. ===2018=== *[...] sapete che l'idea di portare le qualifiche {{NDR|di [[Formula 1]]}} alle ore 14 del sabato è farina del sacco proprio della Rai? Fino agli anni '80 le qualifiche F1 si svolgevano alle 13, non alle 14. Poi un bel giorno qualcuno da viale Mazzini, in fase di rinnovo del contratto tv, convinse Bernie {{NDR|Ecclestone}} a spostare l'inizio delle prove del sabato alle 14 spiegandogli che in Italia (ma anche in altri paesi europei) i ragazzi alle 13 erano ancora a scuola e la F1 si stava perdendo l'audience dei giovanissimi. Bernie scaltramente capì che era una buona idea e l'applicò subito. [[Bernie Ecclestone|Ecclestone]] aveva questo pregio: la rapidità nel cambiare idea se capiva che lo status quo non funzionava bene. Da bravo mercante, sapeva come dar valore al proprio show per monetizzarlo meglio.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/rimpiangeremo-la-f1-di-ecclestone/ Rimpiangeremo la F1 di Ecclestone?]'', ''auto.sabbatini.news'', 29 gennaio 2018.</ref> *{{NDR|Su [[Lewis Hamilton]]}} [...] non ha il senso della corsa. È il suo punto debole più grave. Lewis possiede una velocità pura ineguagliabile sul giro secco e sul passo gara. Però non ha la visione della corsa. Non si rende conto di quel che succede attorno a lui in pista. E sopratutto davanti a lui. È capace di pestare sul gas, ma spesso deve farsi "guidare" dai box sul ritmo di gara e sulle tattiche perché è incerto sulle decisioni da prendere. Gli manca quella dote unica e speciale, per un pilota, di "leggere la corsa", di capire cosa sta succedendo in gara davanti e dietro di te, elaborare in fretta con la mente una strategia di corsa a medio termine in funzione di come si sta sviluppando il GP e seguirla con determinazione per ottenere il massimo risultato possibile. Quella dote che gli addetti ai lavori, nel gergo delle corse, definiscono la capacità di fare in modo che la gara "ti venga incontro". Che per un pilota vuol dire mettersi nelle condizioni ideali per prevedere l'evoluzione degli eventi e trarne vantaggio. [...] A Hamilton manca proprio questo.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/errori-terribili-e-punti-pesanti/ Errori terribili e punti pesanti]'', ''auto.sabbatini.news'', 3 luglio 2018.</ref> {{Int|''[https://auto.sabbatini.news/quel-mistero-delle-strisce-colorate-del-castellet/ Quel mistero delle strisce colorate del circuito Castellet]''|''auto.sabbatini.news'', 23 giugno 2018.|h=4}} {{NDR|Sul [[circuito Paul Ricard]]}} *Fu voluto nel 1972 dall'industriale francese Paul Ricard. Costui era un produttore di liquori e aperitivi all'anice – la famosa "anisette" Ricard che in Francia è diffusissima – appassionato di corse. Era una pista caratterizzata da un lunghissimo rettifilo, quello del Mistral (nome del vento che soffia su quell'altopiano francese). Per anni il circuito del Castellet è stato uno dei pilastri del motorsport internazionale sia per auto che moto anche perché con le sue ampie vie di fuga era all'avanguardia della sicurezza nei primi anni Settanta [...]. La pista [...] era lunga oltre 6 km e aveva un disegno molto particolare: un lunghissimo rettilineo, quello del Mistral, di circa 2 km, seguito poi da una parte mista di curve e controcurve molte davvero impegnative. Leggendaria era la piega a destra di Signes alla fine del rettifilo del Mistral, dove le monoposto arrivavano a circa 300 km/h. Negli anni delle F1 turbo la curva si faceva parzializzando il gas, mentre verso la fine degli anni '80 grazie alla migliore deportanza delle monoposto, alcuni piloti – i più audaci – riuscivano ad affrontarla praticamente in pieno a 300 km/h! Era uno spettacolo! *Per un giornalista come me, all'epoca, il Gp di Francia era una gara da non perdere. Perché era il luogo ideale per andare a vedere in pista come guidavano i piloti e capire le differenze fra loro [...]. C'era un appuntamento rituale del venerdi al GP di Francia: la famosa "tribuna degli esperti". Non una vera tribunetta ma uno spiazzo all'interno di Signes, più o meno all'altezza del cartello dei 100 metri dalla curva, dove si ritrovavano ex piloti opinionisti come Jackie Stewart e Lauda, team manager come Dennis, Williams, e i giornalisti più curiosi per vedere dal vivo chi faceva la curva in pieno e chi alzava il piede perché non se la sentiva. Più che il rumore, ci si basava sull'osservazione del retrotreno della F1. Si guardavano gli scarichi. Se fiammeggiavano da sotto il fondo, vuol dire che il pilota aveva alzato il piede perché in rilascio le F1 dell'epoca sputavano fiamme dallo scarico. Non ci si poteva sbagliare. Signes al Castellet ed Eau Rouge a Spa erano i due punti privilegiati fra le piste di F1 per capire chi aveva fegato e chi toglieva il gas nel punto più difficile. *Negli anni Duemila la missione di questo circuito cambiò: uscì dal giro delle corse e fu acquistato da Bernie Ecclestone che ne volle fare una pista di collaudi. [...] furono soppresse tutte le tribune (tanto chi va a vedere i test?) e soprattutto tutte le vie di fughe in ghiaia vennero sostituite da ampi spazi in asfalto. Fu la prima pista [...] ad adottare il criterio di asfaltare l'esterno delle curve, criterio che oggi è comune a tanti circuiti. Il motivo? Semplice: per non interrompere i collaudi e non danneggiare le macchine. Essendo una pista di test, si voleva fare in modo che i piloti perdessero meno tempo possibile in caso di errori di guida. Con l'asfalto ai lati, chi usciva di pista poteva ripartire in fretta e proseguire i collaudi ottimizzando i tempi di lavoro invece di finire in ghiaia, rovinare la macchina e perdere ore per il trasporto e la riparazione ai box. In più vennero aggiunte le famose strisce colorate, quelle che oggi fanno discutere e confondono le idee. Non fu un vezzo cromatico ma una necessità: avendo asfalto ai lati, si posero fasce di asfalto più o meno ruvido ad aderenza differenziata per frenare meglio le macchine in caso di uscita di pista o di testa-coda. Le varie zone ad aderenza differenziata venivano identificate da strisce rosse oppure blu. Le seconde più ruvide delle prime. Oggi il Castellet, visto dall'alto, possiede ancora le sue belle righe rosse bianche e blu che lo fanno assomigliare al contenuto di un dentifricio. ===2019=== *Credeteci. È nata una stella. O meglio, si è affermata e si è fatta notare. Perché chi segue le corse con attenzione [[Charles Leclerc]] lo aveva già scoperto un paio di anni fa quando aveva cominciato a vincere a ripetizione nelle categorie minori. [...] Ma prima ancora che la sua velocità, la grande dote di Charles Leclerc è la freddezza. L'autocontrollo. Che gli permette di dominare le emozioni. Questo monegasco dagli occhi azzurri nasconde dietro un'aspetto timido un carattere davvero ferreo. Due anni fa alla vigilia della gara di Baku, in Azerbaijan, morì il padre cui era legatissimo. Pianse al funerale, si asciugò le lacrime e due giorni dopo era in pista a fare la pole con la F2 e vincere la corsa senza farsi condizionare dall'emotività del momento e da uno stato d'animo che avrebbe prostrato chiunque. Per questo non deve stupire il modo in cui ha combattuto, superato e tenuto a bada il suo "capitano" Vettel [...]. Impressionante.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/leclerc-e-nata-una-stella-parliamone/ Leclerc: è nata una stella? Parliamone]'', ''auto.sabbatini.news'', 1º aprile 2019.</ref> *Un ingegnere cosa desidera? Un corridore veloce ma preciso, metodico, rigoroso. Capace di compiere cento giri sempre con uno scarto minimo di tempo, capace di passare sempre sulla medesima traiettoria. Di non lasciare niente al caso. Uno talmente bravo da non commettere sbavature e in grado perciò di annullare il margine d'errore umano e permettere così all'ingegnere di capire come si comporta la macchina, cosa funziona e cosa no. Una specie di computer in carne ed ossa. Una telemetria umana che era preziosissima quando le F1 erano più artigianali e non c'erano sensori a leggere le informazioni ma bisognava affidarsi al feeling del pilota per capire cosa andava e cosa invece non funzionava. Ecco, [[Niki Lauda|Lauda]] era questo. In un'epoca in cui le Formula Uno erano imprecise e incostanti, Lauda era la sicurezza. La certezza che il pilota stesse usando la macchina al massimo del suo potenziale e quindi, quando non ce n'era più, si sapeva che bisognava mettere le mani sul mezzo meccanico. E non sull'uomo.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/forghieri-racconta-lauda/ Forghieri racconta Lauda]'', ''auto.sabbatini.news'', 21 maggio 2019.</ref> *È la prima Ferrari ibrida plug-in della storia del Cavallino. Ha una potenza spropositata, di mille cavalli tondi tondi, e si chiama come la monoposto F1: [[Ferrari SF90 Stradale|SF90 Stradale]]. Inoltre può percorrere fino a 25 km in modalità soltanto elettrica, nel silenzio più assoluto. Bastano questi pochi elementi chiave a far capire di che pasta sia fatta la nuova supercar Ferrari, erede di tutte le ipersportive più estreme del Cavallino [...]. Per la sua nuova HyperCar il Cavallino ha coniato uno slogan ambizioso [...]. ''"Dare to immagine"'', che si potrebbe tradurre con ''"osare oltre l'immaginazione"''. E veramente nel progetto della nuova SF90 Stradale la Ferrari è andata al di là dell'immaginabile. Basti raccontare le specifiche davvero esclusive di quest'auto. A parte la novità della propulsione elettrica, c'è moltissimo di inedito da scoprire sotto il cofano di questa ipercar del Cavallino: dal design, all'eccellente compromesso raggiunto tra potenza, peso e guidabilità, fino al nuovo abitacolo che prevede una rivoluzionaria interfaccia di comando fra volante e cruscotto che cambia drasticamente il feeling di guida del pilota a bordo. [...] un design avveniristico, caratterizzato da un abitacolo avanzato (per far posto dietro i sedili alle batterie del motore elettrico) e un frontale veramente aggressivo con fari a led sottilissimi. Il vero capolavoro però è il retrotreno dove la Ferrari SF90 Stradale rinuncia per la prima volta al caratteristico singolo faro tondo per adottare due doppie luci quadrate con angoli arrotondati. Originalissima, e anche molto diversa dalle Ferrari del passato, la coda, dal centro della quale escono vistosissimi, a metà altezza, i due tubi di scarico. Quasi a ricordare che, benché si tratti di una Ferrari ibrida plug-in, il motore termico riveste ancora un ruolo fondamentale per una Ferrari.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/ferrari-sf90-stradale-la-prima-ibrida-plug-in/ Ferrari SF90 Stradale, prima ibrida plug-in]'', ''auto.sabbatini.news'', 31 maggio 2019.</ref> *Pensate che strano: un giorno potrete dire ai vostri nipoti che il 23 giugno 2019, sotto un'afa terribile, avete avuto il privilegio di assistere in Tv al più brutto Gran Premio della storia della F1. Quello [[Gran Premio di Francia 2019|di Francia]] al Castellet. A definirlo così è stato un giornalista britannico del quotidiano ''The Telegraph''. E lo dice nonostante abbia vinto un inglese. Pensate un po' a che punto siamo arrivati. [...] Gli elementi negativi ci sono tutti: un andamento monotono e triste, con i piloti di vertice tutti staccati fra loro. I primi sei arrivati al traguardo piazzati così com'erano partiti [...]. Mai un duello ravvicinato in testa alla gara. Solo una lunga processione di macchine a 230 km/h di media. Una pallosissima passeggiata delle due Mercedes inutilmente inseguite dalla Ferrari e dalla Red Bull. Nessuno che avesse lo slancio o la capacità di attaccare quello davanti. Persino Hamilton si è sentito in imbarazzo nelle interviste del post gara quando ha spiegato che per lui, contrariamente a quanto sembrasse da fuori, non è stata una passeggiata. Ha detto che aveva fatto fatica a guidare perché era assillato da piccoli problemi che dall'esterno non si colgono ma non lo lasciavano tranquillo: il sedile fissato male, la gestione delle gomme problematica e così via. E ha concluso quasi scusandosi e facendo vedere la propria testa: vedete come sono sudato? Ha detto. Pensate che se fosse stata una passeggiata sarei così accaldato e pieno di sudore in fronte? Poi però con i giornalisti inglesi, a quattr'occhi, ha ammesso: ''"Se dite che questa F1 è noiosa, vi capisco in pieno"''.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/il-gp-f1-piu-brutto-della-storia-parliamone/ Il GP F1 più brutto della storia? Riflessioni]'', ''auto.sabbatini.news'', 24 giugno 2019.</ref> *Penalità sì o penalità no? Come decidere qual è il sottile confine tra una sanzione e nessun provvedimento? [...] La mia linea di pensiero è: lasciate i piloti liberi di correre. Basta con questa ossessione del controllo assoluto da parte di steward, commissari e giudici che vogliono ergersi loro a protagonisti del risultato invece dei piloti. Basta con queste classifiche che vengono congelate dopo la corsa e ufficializzate ore dopo. Basta con questa abitudine presa pari pari dal calcio di voler analizzare e rivedere alla moviola spezzoni di guida con la presunzione di valutare al ralenty gesti che i piloti compiono d'istinto in frazioni di secondo. E basta anche con questa abitudine di voler giudicare la posizione al millimetro dell'ala anteriore di una monoposto rispetto alla ruota posteriore del rivale per determinare chi dei due è davanti e ha diritto di traiettoria. Torniamo alla vecchia usanza: finché l'avversario non ti affianca del tutto, puoi chiuderlo. Oltre no. Tanto a quel punto bastano le leggi fisiche: se chiudi quando lui è già dentro, ci rimetti tu per primo. La linea-guida futura dovrebbe essere: i sorpassi o le difese di traiettoria non si devono calcolare al microscopio: si fanno e basta. [...] Perciò se dovessi immaginare un nuovo regolamento che codifichi le regole d'ingaggio nelle corse, l'ideale linea di demarcazione e di giudizio dovrebbe essere una sola: c'è stata scorrettezza volontaria oppure no? Se sì, deve scattare la penalizzazione. Anche severa. Se invece si tratta di naturale agonismo, allora si lasci correre. [...] Da che mondo è mondo, le corse sono sempre state così. È soltanto l'inflessibilità federale degli ultimi tempi e il sapiente gioco del piagnisteo via radio da parte di chi è stato superato che ha portato nella gente la convinzione che intimidire l'avversario, chiuderlo in frenata oppure affiancarlo e spingerlo all'esterno sia un reato. Non è così. Riportiamo un po' di sano agonismo e rude combattività nelle corse. E le polemiche lasciamole al calcio e ai vari bar sport.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/alla-f1-servono-nuove-regole-eccole/ Alla F1 servono nuove regole: eccole]'', ''auto.sabbatini.news'', 2 luglio 2019.</ref> *[...] non compio un azzardo a dire che Hamilton secondo me è uno dei cinque piloti più forti della storia della F1. Come Fangio era il campione degli Anni Cinquanta, Jim Clark quello degli anni Sessanta, Lauda il dominatore degli Anni '70, Senna degli anni Novanta e Schumacher il Re dei primi anni Duemila. Tutti loro in un modo o nell'altro hanno segnato una decade. Hamilton è il Re di quest'ultima. Se ci facciamo caso, di tutti quei leggendari campioni, Hamilton possiede un pezzetto delle rispettive qualità. Ha la dedizione di Lauda, la velocità di Senna, la determinazione di Schumacher, la longevità agonistica di Fangio. E poi il metro della bravura di un campione te lo dà il confronto interno a pari macchina. Uno può avere anche la migliore monoposto del mondiale, ma ce l'ha anche il suo compagno di squadra. E se uno macina regolarmente i colleghi di team, come ha fatto Hamilton negli anni con Alonso, Button, Rosberg e adesso Bottas, qualcosa vorrà dire no?<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/quanto-vale-hamilton-nella-storia-f1/ Quanto vale Hamilton nella storia F1]'', ''auto.sabbatini.news'', 15 novembre 2019.</ref> ===2021=== *Michele {{NDR|[[Michele Alboreto|Alboreto]]}} era l'impersonificazione perfetta del pilota-gentiluomo. L'ultimo gentleman driver di un'epoca che non c'è più da tempo. Quella categoria di corridori che mettevano l'educazione, la signorilità e la disponibilità verso colleghi ed addetti ai lavori sopra ad ogni altra caratteristica caratteriale. Michele era di origini semplici, ma non si è mai montato la testa diventando uno sportivo di fama mondiale. Denaro e popolarità non lo hanno cambiato, come invece è capitato a tanti altri personaggi dello sport o dello spettacolo che si sono montati la testa. Alboreto no: ha sempre mantenuto quel carattere schietto e semplice degli inizi. Ha vissuto con discrezione e umiltà il suo ruolo di pilota. Proprio lui che è stato per cinque anni pilota Ferrari in F1 e quindi completamente al centro dell'attenzione; eppure è riuscito a non far mai parlare di sé per gli eccessi o per le polemiche, quanto per il suo stile e per l'altruismo del proprio comportamento. Nadia, sua moglie, e le due figlie Alice e Noemi possono essere fiere di aver avuto un marito e un padre che ha dato lezione di stile e di comportamento a tutto il mondo della F1.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/alboreto-ventanni-dopo/ Alboreto, vent'anni dopo]'', ''auto.sabbatini.news'', 23 aprile 2021.</ref> *[...] a differenza di tanti altri piloti Elio {{NDR|[[Elio De Angelis|De Angelis]]}} era un signore nel vero senso della parola. Educato, colto, elegante, di buona famiglia, mai un gesto fuori dalle righe. Tranne uno: una ruotata molto aggressiva che nel '78 diede a Gaillard a Montecarlo alla curva del Loews per superarlo e andare a vincere la gara di Monaco F3. Ma lo assolvo: era più veloce del francese e in palio c'era la più importante gara del mondo di F3 davanti agli occhi dell'intera F1. Elio aveva gusti raffinati e sobri: amava suonare il pianoforte, e quando i piloti a Kyalami nel 1982 scioperarono clamorosamente chiudendosi in albergo per due giorni, Elio per far passare il tempo suonò al piano musica per tutti i suoi colleghi. Ve lo vedete un pilota con le mani sporche di grasso e abituato a stringere con forza un volante, far scorrere delicatamente quelle stesse dita sulla tastiera di un pianoforte? Ecco, Elio de Angelis era un po' una mosca bianca fra gli altri piloti F1 di quell'epoca rude. Era un signore, certo, ma in pista era anche dannatamente veloce.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/quel-calembour-per-ricordare-de-angelis/ Quel calembour per ricordare De Angelis]'', ''auto.sabbatini.news'', 16 maggio 2021.</ref> *Hamilton divide sempre gli appassionati. [...] Hamilton accusato di avere sempre "culo" nelle gare, Hamilton che non si merita i successi che raccoglie, Hamilton che deve ancora dimostrare di essere un campione perché corre con la Mercedes che è sempre vincente. Hamilton che viene messo in discussione ogni volta che compie un qualsiasi gesto. Beh, mi viene da dire una cosa: basta con questi moralisti da tastiera accecati dal tifo oppure dal livore che non sanno "leggere le corse" e le imprese dei piloti in modo obiettivo. [...] anche Hamilton, quando è sotto pressione, può commettere errori e sbagliare. È vero. Ma da lì a mettere in discussione la sua grandezza di pilota ce ne passa. [...] Un errore grave (di guida o di concentrazione) nel corso di una stagione ci può stare. Capita anche ai campioni. [...] Perché Hamilton viene crocifisso quando sbaglia e nello stesso tempo irriso e insultato quando invece riesce ad approfittare di un problema altrui? [...] Io non credo alla teoria del "culo" di Hamilton. Credo che Hamilton susciti gelosie ed invidie perché vince troppo (e non guida una Ferrari), perciò tutti sono pronti sempre a metterlo sulla graticola. Ma non si può non riconoscerne la grandezza ed il talento. O continuare a sostenere che deve ancora dimostrare di meritarsi i suoi successi. È altresì vero che i grandi campioni spesso sono più fortunati di altri. O per meglio dire: se non hai anche un pizzico di fortuna non diventerai mai un grande campione [...]. Io invece credo che i grandi campioni siano più opportunisti degli altri. Ne senso che sono più bravi a sfruttare gli imprevisti a loro vantaggio. Perché sanno mettersi prima nella condizione più favorevole per approfittarne. È un'attitudine, non un caso. [...] Ecco, Hamilton [...] non molla mai. Pronto ad approfittare di ogni imprevisto. [...] È culo? No, è capacità di essere riuscito a mettersi nelle condizioni ideali per sfruttare un imprevisto.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/a-proposito-del-culo-di-hamilton/ A proposito del "culo" di Hamilton]'', ''auto.sabbatini.news'', 7 giugno 2021.</ref> *Ci sono state tre epoche ben precise nella storia di [[Frank Williams]]: gli inizi, con la vita stentata nelle corse fatta di espedienti e sotterfugi per sbarcare il lunario, da fine anni Sessanta a metà anni Settanta; poi quella dei primi successi grazie ai soldi raccolti presso gli sponsor arabi, periodo che è andato dal 1977 fino al 1986, anno del suo incidente in auto. E infine il terzo periodo, il più glorioso ma triste: in cui ha raccolto successo e guadagnato tanto denaro in F1 ma che lo ha anche reso tetraplegico. Oggi tutti ricordano l'ultimo Frank Williams, il manager che nonostante fosse immobilizzato su una sedia a rotelle, riusciva a guidare la sua squadra con piglio forte e determinato. Un'epoca di trionfi serrati, con 5 mondiali Piloti vinti in appena dieci anni, da Piquet a Jacques Villeneuve. Ma anche di tragedie come la morte di Ayrton Senna a Imola a causa di un guasto tecnico di cui la squadra porterà sempre dentro di sé il rimorso. Ma il primo Frank Williams, quello che si barcamenava per riuscire a schierare in pista le sue monoposto prendendo pezzi di ricambio a prestito da amici e rivali, e che viveva alla giornata utilizzando una cabina telefonica stradale come collegamento per i contatti di lavoro perché non aveva nemmeno i soldi per affittare una sede, pochi lo conoscono. [...] Entrò nel mondo delle corse nel 1966, quando fondò la sua prima scuderia per far correre auto di F3 e F2, poi nel 1969 approdò finalmente alla F1. Che allora era ben diversa dal mondo scintillante di oggi. È in quegli anni che imparò bene la lingua italiana, perché fra il 1965 e il 1970 Frank Williams veniva spesso in Italia portando di nascosto pezzi di ricambio per auto da corsa inglesi per rivenderle a tutti i piloti italiani che gareggiavano con le piccole formule e che non riuscivano ad acquistare oltre Manica i ricambi di cui avevano bisogno. A furia di contrattare e scambiare soldi in cambio di ingranaggi, cambi, freni e frizioni, Williams riusciva a mettere insieme quei quattro soldi per sbarcare il lunario e pagarsi l'attività del suo team. Imparò sul campo l'arte della trattativa d'affari, del business e del mercanteggiamento. Che si rivelò molto utile quando un decennio dopo ebbe a che fare con i munifici sponsor dei paesi arabi che però, come tutti gli abitanti di quei luoghi, amano mercanteggiare quando si tratta di fare business. Tale era la sua frequentazione dell'Italia che nel giro delle corse lo chiamavano, o si faceva chiamare, Franco Guglielmi. La traduzione esatta del suo nome in italiano.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/frank-williams-la-storia-segreta-dei-suoi-inizi/ Frank Williams e la F1, la storia segreta]'', ''auto.sabbatini.news'', 30 novembre 2021.</ref> *[...] devo dire che in tanti anni da inviato di F1, dove ho visto correre dal vero e battagliare piloti come Senna, Prost, Mansell, Schumacher – e sentire pure a volte le loro giustificazioni per certi azzardi – io uno scorretto nella guida come [[Max Verstappen|Verstappen]] non l'avevo mai visto prima. Ogni volta che va dritto in staccata per un sorpasso insiste per spostare l'avversario e tenersi la posizione. È sempre al di là delle righe. Quelle metaforiche, ma anche quelle bianche che delimitano la pista. Verstappen è un pilota fantastico, lo riconosco. E lo ammiro. Uno col piede di Senna e la grinta di Mansell. Un campione di talento. È bravo bravo bravo. Ma per me è troppo scorretto. È come uno che grida sempre per avere ragione. Lui non duella e basta; lui aggredisce e spintona l'avversario. Tira delle staccate impossibili per resistere al rivale, va fuoripista e quando rientra ostruisce l'avversario pensando di avere il diritto di restare lì davanti. Nel duello con Verstappen è sempre "l'altro", è sempre il suo avversario del momento che deve preoccuparsi di evitare il contatto e l'incidente. Lui non ci pensa: si butta dentro e sta al suo avversario del momento evitare la collisione. Non si guida così. Anche se sei il più bravo del mondo! [...] Lui non desiste mai. Questo sentimento è bello in un pilota, ma fino a un certo punto. Quando la manovra va male, con la staccata finisci lungo oppure l'altro ti mette le ruote dentro, devi imparare a mollare. Fa parte del gioco delle corse. Invece Verstappen non desiste anche quando la partita è persa. E questo comportamento ne fa un irresponsabile in tante occasioni.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/verstappen-ma-quanto-sei-scorretto/ Verstappen ma quanto sei scorretto?]'', ''auto.sabbatini.news'', 6 dicembre 2021.</ref> ===2022=== *{{NDR|Sulla [[Ferrari F1-75]]}} È una Ferrari a "tolleranza zero" quella del 2022. A tolleranza zero perché nelle sue forme si intravedono soluzioni tecniche davvero estreme, senza margini di compromesso. [...] La Ferrari "coraggiosa", l'ha definita il team principal {{NDR|Mattia Binotto}}. Coraggiosi sono stati soprattutto i progettisti che nel disegnare le forme di questa SF-75 hanno seguito una strada tecnica differente dagli avversari. [...] Una macchina di F1 è composta da tre componenti principali: aerodinamica, motore e sospensioni. Tutti e tre devono interagire bene tra loro per ottenere la massima prestazione. Però su questa SF-75 il Cavallino ha fatto una scelta ben precisa: ha privilegiato ad ogni costo l'aerodinamica. [...] A questa necessità è stato subordinato tutto il progetto. [...] Questo concetto spiega probabilmente anche certe scelte esteriori. Muso e pance sono gli aspetti in cui la Ferrari SF-75 si distingue di più e sono ben differenti dalle soluzioni adottate dalle altre monoposto [...]. La Ferrari è l'unica con il muso allungato e appuntito e una delle poche [...] con le pance lunghe, mentre tutti gli altri hanno seguito la strada del muso piatto e arrotondato e delle pance larghe ma corte per rastremare il più possibile la carrozzeria attorno al cofano motore. [...] Saranno state scelte tecniche azzeccate quelle della Ferrari? [...] Di certo il look della Rossa 2022 è veramente mozzafiato. Per merito anche della nuova tinta: un rosso più acceso [...]. In passato era la Philip Morris, storico sponsor della Ferrari, che voleva a tutti i costi un rosso dalle sfumature "aranciate", quasi fluo, sulla monoposto per motivi televisivi. Adesso che lo sponsor di tabacchi non c'è più, si è tornati al tradizionale rosso più carico, con le appendici alari non più bianche o color carrozzeria, ma in nero carbonio. Un look rosso-nero che riporta alla mente la Ferrari 640 dell'epoca di Mansell e Prost. Sublime nei suoi colori e nel suo minimalismo. Grazie ai nuovi colori e a quel muso lungo e affilato, la SF-75 appare davvero aggressiva e pronta a divorare gli avversari.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/ferrari-sf-75-i-segreti-della-f1-2022/ Ferrari SF-75, i segreti della F1 2022]'', ''auto.sabbatini.news'', 21 marzo 2022.</ref> *Che cosa ha reso grande [[Gilles Villeneuve|Villeneuve]] che pure non era un tipo affabile ed empatico, ma al contrario timido e scontroso? Il suo stile di guida spettacolare [...]. E poi il suo talento. La sua grinta. Le imprese impossibili che ha compiuto al volante della Ferrari. Villeneuve era la personificazione del Pilota con la P maiuscola. Tutto coraggio e temerarietà. Il cavaliere del Rischio per antonomasia. Un Nuvolari moderno. Rispecchiava quello che noi tutti, forse in privato sogniamo di essere: un supereroe con il mantello e i superpoteri capace di imprese impossibili. Vincere con un sorpasso mozzafiato all'ultimo giro oppure combattere e non arrendersi mai, cercare di portare la macchina al traguardo anche se a pezzi e senza ruote. Come Nuvolari divenne famoso per aver vinto una Mille Miglia superando Varzi a fari spenti nella notte per sorprenderlo in scia, così Villeneuve esaltò le folle concludendo un GP in Canada sotto la pioggia con l'alettone anteriore divelto, piegato davanti al casco che gli faceva da schermo e gli impediva di vedere la strada. Guidò sulla pista di Montreal a memoria, e per trovare il punto di inserimento in curva guardava di lato le tracce lasciate sul bagnato dalle gomme delle altre F1. Non sono tanto le vittorie che hanno esaltato la leggenda di Gilles, quanto le sue imprese al limite del disperato. [...] Ai tifosi Villeneuve piaceva perché era spettacolare, capace di imprese impossibili ed era il principale motivo per cui valeva la pena pagare il prezzo del biglietto di un Gran Premio. A Enzo Ferrari Gilles piaceva perché era uno che non si risparmiava: portava al limite le sue automobili e maciullava la meccanica stimolando i suoi progettisti a costruire auto sempre migliori e più solide. Solo a una certa F1 un po' altezzosa, le imprese esagerate di Gilles facevano storcere il naso. Alcuni piloti lo reputavano un pericolo pubblico perché guidava sempre al limite; diversi giornalisti e opinionisti lo snobbavano perché il suo atteggiamento spavaldo ed emotivo era così lontano dal freddo e razionale comportamento di Niki Lauda che aveva introdotto in F1 il concetto del pilota-computer, insensibile alle emozioni e portato a dosare al minimo i rischi. Gilles era l'esatto contrario.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/villeneuve-40-anni-senza-gilles/ Villeneuve: 40 anni senza Gilles]'', ''auto.sabbatini.news'', 8 maggio 2022.</ref> {{Int|''[https://auto.sabbatini.news/ferrari-purosangue-non-suv-ma-supersportiva/ Ferrari è Purosangue ma non è un SUV]''|''auto.sabbatini.news'', 13 settembre 2022.|h=4}} {{NDR|Sulla [[Ferrari Purosangue]]}} *Per carità, non chiamatela SUV! [...] La Ferrari Purosangue è un'auto diversa dalla tradizione del Cavallino. [...] Massiccia e imponente come una sport utility, ma non morbida di assetto e votata al rollìo nella guida come tutti i SUV. Il Purosangue si picca di essere simile per carattere e comportamento dinamico alle Ferrari biposto più cattive. D'altronde il nome Purosangue sta a sottolineare proprio questo: pur se possiede dimensioni extralarge [...] nelle sue vene scorre lo stesso sangue e lo stesso carattere selvaggio di tutte le sportscar del Cavallino. *Ci sono state altre auto del Cavallino in passato in grado di ospitare quattro passeggeri [...], ma in realtà – secondo una definizione cara al fondatore – le (poche) Ferrari con sedili posteriori erano chiamate 2+. Una definizione di comodo per sottolineare che si trattava di vetture effettivamente perfette per chi sedeva davanti, ma con l'aggiunta di due striminziti sedili posteriori. Perché secondo Enzo Ferrari aggiungere due posti veri alle sue auto avrebbe stravolto la personalità del veicolo. Avrebbe provocato l'allungamento del passo, l'aumento il peso e questo avrebbe limitato perciò sia le prestazioni che il piacere di guida. Ora i tempi sono cambiati e la tecnologia moderna ha permesso di compensare pesi extra e dimensioni extralarge. Per cui il Purosangue è la prima Ferrari in grado di offrire quattro posti veri belli comodi, senza sacrificare la performance. *Sul Purosangue ci sono, un po' nascoste in verità dalla linea coupé, anche due porte posteriori per far salire più comodamente a bordo i passeggeri dei sedili dietro. Già in questo aspetto il Purosangue stabilisce un record: è la prima Ferrari della storia a quattro porte. {{Int|''[https://auto.sabbatini.news/addio-forghieri-il-piu-grande-degli-ing-f1/ Addio Forghieri, il più grande degli ing. F1]''|''auto.sabbatini.news'', 3 novembre 2022.|h=4}} *[[Mauro Forghieri]] era davvero il numero uno fra gli ingegneri e progettisti di auto da corsa. Non perché le sue Ferrari avessero vinto più titoli mondiali; questo no. Se contiamo rigidamente i campionati vinti, Adrian Newey fra Williams, McLaren e Red Bull per esempio ne ha conquistati almeno una decina, e anche Patrick Head e John Barnard possono vantarsi di aver raccolto altrettanti mondiali F1 e per di più in un periodo più breve. Ma Forghieri resta nella storia delle corse motorsport una eccellenza vera. Perché era un progettista vero. Completo. Il più eclettico. L’unico capace di disegnare una intera F1: dal telaio, al motore all'aerodinamica fino pure al cambio! Tutti gli altri sono specialisti. Tecnici fantastici ma specializzati in un solo aspetto della monoposto. Telaisti, oppure aerodinamici o ancora motoristi. Forghieri invece sapeva fare tutto della macchina. Sapeva progettarla e costruirla dalla prima all'ultima vite. Questa è stata la sua vera grandezza. Un genio. E questa dote eclettica purtroppo è anche quella che l'ha paradossalmente allontanato dal mondo della F1 quando ancora poteva dare tanto. Perché si era diffusa a un certo punto la mania della specializzazione spinta: si riteneva fosse più importante – per costruire la macchina – che una squadra avesse tanti specialisti di settore e non un'unica grande figura completa. Ma al di là del tecnico puro, di Forghieri mi ricordo la grandezza della sua figura umana. Era un signore. Nel vero senso della parola. Un uomo affabile e di cultura, prima che un ingegnere. Aveva una spiccata e innata curiosità per ogni vicenda umana. Era una mente aperta, non blindata dentro argomenti settoriali delle corse. In tre parole potrei definirlo un pozzo di cultura e di conoscenza. E poi sapeva disegnare benissimo. E questo non è scontato neanche per un progettista. *La [[Ferrari 330 P4|Ferrari P4]] del 1967, l'auto che non riuscì a sconfiggere la Ford a Le Mans ma entrò nella storia per l'arrivo in parata alla [[24 Ore di Daytona]]. Uno schiaffo in casa propria che gli americani ancora si ricordano. Un prototipo V12 con motore 4,4 litri che doveva rivaleggiare con le Ford Mark IV di cilindrata quasi doppia. Un'auto dalle linee sinuose ed eleganti che vinse meno di quanto fosse bella ma che molti oggi considerano la Ferrari da corsa più bella della storia. *Bella non era, perché era tozza, squadrata ed apparentemente ben poco aerodinamica. Ma la [[Ferrari 312 T4|312 T4]] era l'esempio perfetto del motto coniato da Enzo Ferrari, che sosteneva che qualsiasi auto che vince diventa bella. ===2023=== {{Int|''[https://auto.sabbatini.news/f1-e-wec-lalternativa-esiste-eccome/ F1 e WEC? L'alternativa esiste eccome!]''|''auto.sabbatini.news'', 20 aprile 2023.|h=4}} *[...] Endurance e F1 sono sì due mondi diversi, diversamente spettacolari, ma non è vero che la prima sia automaticamente peggiore. [...] ho visto (da casa) tutta la 6 ore di Portimao ma devo dire che mi ha annoiato meno di lunghe fasi dell'ultimo GP a Melbourne. Che si è vivacizzato soltanto quando hanno esposto le bandiere rosse, raggruppato le macchine e dato nuove ripartenze. D'altronde ci sarà un motivo per cui Liberty Media lotta per cambiare la formula e imporre gare brevi al posto del lungo GP da 300 km? Proprio perché si è resa conto che altrimenti il GP senza imprevisti dopo pochi giri diventa noioso. Ma che vuol dire noia? Che è uno spettacolo sufficientemente vivace da tenere attaccati alla tv i "nuovi tifosi", quelli arrivati alla F1 da TikTok e dai social, quelli che hanno la soglia d'attenzione che non supera il minuto che dura un reel su Instagram? Beh grazie di quegli "appassionati" le corse ne farebbero davvero a meno perché sono come la classica bolla della new economy: prima o poi si sgonfierà. *[...] l'[[Endurance (automobilismo)|Endurance]] è una categoria per palati più raffinati. Per i veri appassionati di corse automobilistiche. Per quei Piloti con la P maiuscola che [...] abbiamo imparato ad apprezzare negli anni che andavamo sui circuiti a vedere le sfide Senna-Mansell-Prost-Piquet. L'Endurance è come una complessa partita a scacchi dove sposti le tue pedine poco alla volta e comprendi soltanto alla fine lo schema di come si è sviluppata la partita e capisci se può darti la vittoria o la sconfitta. La F1 invece è uno sport che vuole consumato tutto e subito a suon di finti sorpassi col Drs e colpi proibiti. Altrimenti diventa una lunga penosa processione. Vieni a Le Mans una volta e ti renderai conto della differenza. *Io dico che spettacolo non è necessariamente il duello ravvicinato. Sennò dovremmo dire che la F1 è nettamente meno spettacolare delle gare di kart, del motocross, della MotoGP e di tutte quelle categorie dove i duelli sono davvero ruota a ruota perché c'è più equilibrio di piloti e mezzi meccanici. A volte si fa l'errore di valutare come "spettacolo" il pit stop delle F1 con diciotto uomini che ruotano freneticamente attorno alla monoposto per cambiare le gomme e farla ripartire in 2 secondi e mezzo mentre nel WEC tutta l'operazione sembra dannatamente lenta e ci vuole un minuto e mezzo per completarla. Ma è un modo diverso di intendere le gare. Più a misura d'uomo. Nel WEC sono soltanto in due a cambiare le gomme, girano attorno alla macchina di qua e di là e lavorano freneticamente pure loro. Semplicemente le regole sono scritte diversamente per apprezzare anche il gesto del singolo, non di una equipe numerosa. *[...] la F1 e Netflix hanno reso celebri tutti, persino Albon e Stroll che altrimenti non si filerebbe nessuno. {{Int|''[https://auto.sabbatini.news/il-trionfo-ferrari-e-la-mia-le-mans/ Il trionfo Ferrari e la mia Le Mans]''|''auto.sabbatini.news'', 12 giugno 2023.|h=4}} *{{NDR|Sulla [[24 Ore di Le Mans 2023]]}} Torno da Le Mans dopo una sfacchinata durata 96 ore nelle quali ho dormito probabilmente soltanto una decina di ore in quattro giorni. Ma con la consapevolezza di aver assistito a un momento davvero storico. La prima vittoria Ferrari nei Prototipi a cinquant'anni dall'ultima apparizione in gara sulla Sarthe. La strepitosa pole position di Fuoco con la 499P a 50 anni da quella analoga di Merzario-Pace con la 312P. L'incredibile successo di Calado, Pier Guidi e Giovinazzi, sognato, atteso e realizzato dopo una girandola di emozioni in gara fatta di gioie, ansie, paure, timori e sollievo finale. La Ferrari non vinceva a Le Mans dal 1965 ma soprattutto due italiani con un'auto italiana ci hanno trionfato soltanto una volta: nel 1963 quando Bandini e Scarfiotti portarono al successo la Ferrari 250P. Basta questo per parlare di impresa leggendaria? Sì, basta eccome. *Per vincere a [[24 Ore di Le Mans|Le Mans]] non basta andare più forte di tutti [...]. Ma bisogna soprattutto andare forte tenendosi lontani dai guai. Sperare che non accadano problemi, imprevisti oppure avarie. Guadagnare mezzo secondo al giro sul tuo avversario durante uno stint di un'ora, che fa un totale di appena sette secondi, non serve a niente se poi ne perdi quindici di colpo andando dritto in una curva per eccesso di foga. O un minuto ai box se s'inceppa qualcosa al pit stop. [...] le macchine più lente sono un ostacolo imprevedibile e può capitare di farsi danneggiare nel doppiarle perché non ti vedono, ti chiudono e non ti danno strada, oppure frenano quando meno te l'aspetti e non riesci ad evitarle. [...] Perché a Le Mans la chiave è [...] non farsi doppiare dal leader. Se perdi uno, due o persino tre minuti dal leader di gara c'è sempre il margine per recuperare. Perché alla prima safety car che esce per incidente il plotone viene raggruppato e il distacco si azzera. A Le Mans capita spesso. Anzi, siccome la pista è lunga, ce ne sono addirittura tre di safety car [...]. L'importante però è non farsi doppiare. Perché se perdi il giro sul leader poi non lo recuperi più, a meno che il tuo avversario non subisca un grave imprevisto che lo attardi. [...] La 24 Ore di Le Mans si vince anche stando fermi meno possibile ai box. Il segreto è tenersi lontano da guai e imprevisti che ti costringano a lunghe riparazioni. [...] Quello che allunga il tempo di arresto ai box è il cambio gomme, che mediamente richiede una dozzina di secondi in più rispetto al semplice rifornimento. Perciò ogni team fa la propria strategia: allungare gli stint con le stesse gomme fa risparmiare tempo di sosta, ma se poi lo pneumatico si degrada nei giri successivi perché troppo consumato si perde ancora più tempo in pista che a cambiare le gomme. Per cui ogni squadra deve risolvere questa difficile equazione e capire quanti stint fare con ogni treno di gomme. *[...] realmente Le Mans è la corsa più bella del mondo. Non c'è Montecarlo o Monza F1 che tenga, Le Mans è qualcosa di speciale perché coinvolge il pubblico in forma attiva. Andare a Le Mans è una festa per l'appassionato di motorsport perché non devi stare ore intere in tribuna a spaccarsi la testa sotto il sole per tenersi stretto il posto in modo da poter vedere passare solo un'ora e mezza le monoposto come accade in F1. A Le Mans puoi andartene ovunque con il biglietto circolare, oziare nei negozietti che vendono magliette, modellini e gadget senza timore di sprecare tempo perché la gara è sempre lì che va avanti e ti romba nelle orecchie. Rifarti gli occhi nei negozi di libri e memorabilia. E poi soprattutto puoi vedere le auto da vicino in azione. Con il semplice biglietto d'ingresso. Certo, in tribuna stai seduto comodo e asciutto quando piove (e un po' di pioggia te la becchi ogni anno!). Ma ti puoi anche vedere la gara da bordo pista. Anzi, è il circuito dove puoi stare pià vicino alle auto in azione. Puoi andare attaccato alla reti alla esse Ford, quelle che immettono sul traguardo. Quasi a ridosso dei fotografi a bordo pista. È un'emozione farlo, sopratutto di notte quando il fascio dei fari penetra il buio. Oppure puoi andare con le navette per il pubblico lungo la pista a vederti le macchine in azione nelle curve più leggendarie. Mulsanne, Indianapolis, le esse del ponte Dunlop. C'è il tempo di girare la pista e fare tutto perché anche se il circuito è lungo ben 13,6 km la gara è infinita. Nessuno ti corre dietro e non corri il rischio come in F1 che la sessione finisca e tu rimani a bocca asciutta senza aver visto passare il tuo idolo o la macchina del cuore. Se hai il fisico e per un volte rinunci alle ore di sonno, la notte di le Mans è uno spettacolo unico per il vero appassionato. Il più bello al mondo del motorsport. Perché fonde l'emozione delle festa di paese, con bancarelle, divertimenti e giostre, con quella dell'odore della benzina e il rombo del motore. ==''X/Twitter – profilo ufficiale''== *Il progresso tecnologico spesso fa a botte con lo spettacolo. Nelle corse tra i due scelgo lo spettacolo.<ref>Da un [https://twitter.com/sabbatini/status/447402666801766401 post] sul profilo ufficiale ''twitter.com'', 22 marzo 2014.</ref> *Kimi {{NDR|[[Kimi Räikkönen|Räikkönen]]}} a volte fa arrabbiare per quanto sia taciturno. Ma quando parla sa essere educato, preciso, non cerca mai polemica né scuse e riconosce gli errori. E ti fa anche capire senza mezzi termini se gli fai una domanda cretina.<ref>Da un [https://twitter.com/sabbatini/status/1015976711937298433 post] sul profilo ufficiale ''twitter.com'', 8 luglio 2018.</ref> *Non sopporto dei social questa tendenza a insultare i piloti che sono antipatici o avversari. Se fossi un pilota mi piacerebbe radunare i critici più faziosi dicendo loro: "Li ci sono macchina, tuta e casco: fatemi vedere voi cosa fate. Ma se non ci riuscite, zitti per sempre".<ref>Da un [https://twitter.com/sabbatini/status/1015679031797276672 post] sul profilo ufficiale ''twitter.com'', 7 luglio 2018.</ref> *{{NDR|Sul [[Gran Premio del Giappone 2022]]}} Per carità, titolo di Verstappen strameritato. Però pare proprio che FIA abbia fatto di tutto per farlo vincere a Verstappen proprio a Suzuka: era tutto pronto per la celebrazione, le scritte Honda sulla RB, il trono da Re pronto per Verstappen nel retropodio, i 5" di penalità dati {{NDR|a Leclerc}} prima del podio...<ref>Da un [https://twitter.com/sabbatini/status/1579030344573267968 post] sul profilo ufficiale ''twitter.com'', 9 ottobre 2022.</ref> *{{NDR|Sull'[[AC75]]}} [...] trovo che queste barche-F1, affascinanti dal punto di vista tecnologico, sviliscano l'aspetto umano, annullino il gesto atletico tipico della vela. Non si possono vedere su una barca timonieri seduti come in F1.<ref>Da un [https://x.com/sabbatini/status/1836787160428507534 post] sul profilo ufficiale ''x.com'', 19 settembre 2024.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Sabbatini, Alberto}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti sportivi italiani]] 7d35uilsuhr5alocuu54c397hqykrfv Domenico Caracciolo 0 195417 1412826 1221332 2026-05-07T03:30:25Z Zumalabe 34524 1412826 wikitext text/x-wiki [[File:Gaetano Mangano - Viceroy Domenico Caracciolo (oil on canvas) (MeisterDrucke-1400718).jpg|thumb|Domenico Caracciolo marchese di Villamaina]] '''Domenico Caracciolo, marchese di Villamaina''' (1717 – 1789), aristocratico, diplomatico e politico italiano del Regno di Napoli. ==Citazioni su Domenico Caracciolo== *Caracciolo, uomo di Stato tagliato alla [[Voltaire]] e alla [[Diderot]], mangiapreti, nemico dell'Inquisizione e del potere baronale, ma zelante restauratore dell'autorità regia. ([[Rosario La Duca]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Caracciolo, Domenico}} [[Categoria:Aristocratici italiani]] [[Categoria:Diplomatici italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] oqedu93on8fq2iq5t6mp74zexfwmj82 Ferrari 640 F1 0 201722 1412817 1381967 2026-05-07T02:11:10Z Danyele 19198 +1 1412817 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Nigel Mansell Ferrari F1 (16032819141).jpg|thumb|upright=1.5|Ferrari 640 F1 (1989)]] Citazioni sulla '''Ferrari 640 F1'''. *È stata la prima a dotarsi di una delle più grandi innovazioni del motorsport: il cambio semiautomatico. Una frizione tradizionale era necessaria solo alla partenza e durante i pit stop, mentre il cosiddetto cambio tramite palette permetteva al pilota di mantenere le mani sul volante e di concentrarsi sulla traiettoria ottimale. [...] L'innovazione [...] avrebbe cambiato completamente la storia della F1. [...] Ma Ferrari era più avanti di quanto pensasse la maggior parte degli osservatori. Merito del grande [[Mauro Forghieri]] [...]. Arriviamo alla fine degli anni Settanta, con i motori turbo, il nuovo paradigma e le migliori menti della F1 che cercavano un modo per aggirare l'inevitabile ritardo. Forghieri pensava che una trasmissione semi-automatica potesse risolvere il problema e ne montò un prototipo su una [[Ferrari 312 T4|Ferrari 312 T]] del 1979. [...] [[Gilles Villeneuve]] in persona lo testò sulla pista di [[Circuito di Fiorano|Fiorano]] [...] dove pare abbia completato 100 giri senza problemi. C'era un solo problema: non gli piaceva. [...] furono i preparativi per l'era post-turbo che doveva iniziare nel 1989 a rilanciare il progetto. Non è chiaro se il nuovo direttore tecnico della Ferrari, [[John Barnard]], fosse a conoscenza degli sforzi del suo predecessore. Ma quando iniziò a lavorare per la Scuderia [...] il cambio semiautomatico rientrava nella sua filosofia. Perché? Perché un motore aspirato doveva operare all'interno di una banda di potenza più stretta rispetto a un motore turbo, richiedendo più cambi di marcia. Barnard e il suo team volevano eliminare il leveraggio del cambio nel tentativo di ottimizzare la nuova generazione di telai, verso una maggiore efficienza aerodinamica e un taglio più affusolato. ([[Jason Barlow]]) *La prima Ferrari F.1 di John Barnard era talmente strana che si era subito presa il soprannome di "papera" per via di quel curioso musetto piatto. È una delle Ferrari F.1 più significative perché rappresentava il ritorno al motore aspirato V12 [...]. Ma soprattutto perché è stata la prima F.1 della storia con cambio semiautomatico al volante. [...] Una soluzione tecnica che all'inizio ebbe tantissimi problemi di affidabilità, ma che ha cambiato per sempre la tecnologia della Formula Uno. Contrariamente a quanto si pensi, non fu un'idea originale di Barnard. Già dieci anni prima [...] avevamo provato una soluzione del genere, a livello sperimentale. Un cambio a bottoni sulle razze del volante che Villeneuve collaudò a Fiorano [...]. Ma l'elettronica dell'epoca non permetteva grandi velocità operative [...]. Quando Barnard venne a lavorare con noi anni dopo, trovò quel progetto in un cassetto e decise di adottarlo sulla F.1 che stava disegnando [...]. Ma lui non era attirato dall'idea di velocizzare la cambiata o di permettere al pilota di avere sempre le due mani sul volante; a lui interessava il cambio al volante per motivi aerodinamici: così avrebbe tolto dal cockpit la leva del cambio e realizzato un abitacolo più stretto che ostacolasse meno il flusso dell'aria che scorreva lungo la vettura fino all'alettone. ([[Piero Ferrari]]) *La stagione è stata condizionata da diversi ritiri, da suddividere tra problemi al cambio e altri tecnici. Questo era dovuto in particolare dal direttore tecnico che in quel periodo era John Barnard, bravo a curare estremamente la parte aerodinamica, un pochino meno la tenuta dei materiali meccanici che stavano sotto a questa aerodinamica molto estremizzata. [...] Io avevo una cultura, che mi sono fatto in tanti anni di motorsport, dell'affidabilità. Questa per me era un punto fermo mentre quando sono arrivato in Ferrari era qualcosa da rivedere assolutamente. Avevamo una macchina molto avanzata tecnologicamente ma carente come affidabilità. Praticamente il mio primo anno in Ferrari è stato dedicato al lavoro su questo aspetto. ([[Cesare Fiorio]]) *Quella disegnata da Barnard. Quella di Mansell e Berger. Quella, come si scriveva allora, dotata di cambio elettroattuato. Una rivoluzione! L'idea, alcuni lo ricorderanno, veniva da un cassetto di Mauro Forghieri. In un certo senso, la Rossa del 1989 fu l'ultimo regalo di Furia al Cavallino. Aggiungo che quella vettura segnò, senza più repliche!, l'innovazione Ferrari poi da tutti copiata, in fretta e furia (appunto). [...] ci vedevo l'estrema testimonianza di una genialità italiana, anzi, se posso permettermi, modenese. ([[Leo Turrini]]) ==Voci correlate== *[[Gerhard Berger]] *[[Nigel Mansell]] *[[Scuderia Ferrari]] *[[Vettura di Formula 1]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} [[Categoria:Automobili]] gaze9mkn2kil4a8ukxt2mwol7dm7ypu Ferrari 330 P4 0 201800 1412815 1411724 2026-05-07T02:08:33Z Danyele 19198 de-stub / fix di stile 1412815 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Ferrari 330 P4 1967.jpg|thumb|upright=1.5|Ferrari 330 P4 (1967)]] Citazioni sulla '''Ferrari 330 P4'''. *È sorprendente come una macchina progettata per vincere in pista avesse questa bellezza così sensuale. ([[Flavio Manzoni]]) *È stata un'automobile mitica perché ha ottenuto tanti successi nelle gare di durata [...]. Però la Ferrari P4 entrò nella leggenda per l'arrivo in parata alla [[24 Ore di Daytona]], proprio a casa degli americani, che ha ispirato tanti gesti analoghi negli anni successivi. [...] La P4 era incredibilmente bella a dispetto delle assurde regole della federazione che fummo costretti a rispettare per omologarla come Prototipo: basti pensare che nel costruirla dovevamo tenere conto dello spazio per alloggiare due valigie (!) come voleva la normativa dell'epoca perché considerava le Sport derivazioni da vetture GranTurismo. Perciò dietro alle ruote posteriori avevamo ricavato un vano a quello scopo. ([[Piero Ferrari]]) *La Ferrari P4 del 1967, l'auto che non riuscì a sconfiggere la Ford a [[24 Ore di Le Mans|Le Mans]] ma entrò nella storia per l'arrivo in parata alla 24 ore di Daytona. Uno schiaffo in casa propria che gli americani ancora si ricordano. Un prototipo V12 con motore 4,4 litri che doveva rivaleggiare con le Ford Mark IV di cilindrata quasi doppia. Un'auto dalle linee sinuose ed eleganti che vinse meno di quanto fosse bella ma che molti oggi considerano la Ferrari da corsa più bella della storia. ([[Alberto Sabbatini]]) ==Voci correlate== *[[Ferrari]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} [[Categoria:Automobili]] o4upyj73osmf0dfj21rrqeygl4i3pwz Ferrari F2001 0 212101 1412823 1383252 2026-05-07T02:38:52Z Danyele 19198 fix di stile 1412823 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Michael Schumacher, Ferrari F2001 (8968595731) (cropped).jpg|thumb|upright=1.5|Ferrari F2001 (2001)]] Citazioni sulla '''Ferrari F2001'''. *La F2001 è uno sviluppo della macchina del 2000. [...] ci prefiggemmo di realizzare una monoposto che non gravasse troppo sul consumo delle gomme, che era il nostro problema di allora. Per cui abbiamo svolto un lavoro focalizzato sulle sospensioni. E poi, ovviamente, abbiamo dovuto rifare l'aerodinamica in funzione delle norme che sono entrate in vigore all'inizio di quest'anno. {{NDR|«Il risultato finale è stato ottimo...»}} Il successo di una macchina dipende dalla forza dei tuoi rivali. La F2001 è andata bene dall'inizio, confermando ciò che avevamo visto nelle simulazioni teoriche e poi pratiche fatte prima. In una F.1, se non fai errori progettuali di base, tutto deve funzionare da subito, su ogni tipo di pista. Così è stato. ([[Rory Byrne]]) ==Voci correlate== *[[Rubens Barrichello]] *[[Scuderia Ferrari]] *[[Michael Schumacher]] *[[Vettura di Formula 1]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] f8cpxl1h6igmu8pg87a7vz93dgwq8xl American Psycho (romanzo) 0 219992 1412793 1408435 2026-05-06T19:29:47Z Udiki 86035 1412793 wikitext text/x-wiki {{Nota disambigua|descrizione=il film omonimo|titolo=[[American Psycho]]}} {{torna a|Bret Easton Ellis}} [[File:American Psycho Title.jpg|thumb|Copertina della prima edizione]] '''''American Psycho''''', romanzo di [[Bret Easton Ellis]] del 1991. ==[[Incipit]]== «Lasciate ogni speranza, voi che entrate», sta scarabocchiato a grandi lettere rosso sangue su un muro della Chemical Bank, presso l'incrocio fra l'Undicesima Strada e la Prima Avenue, a New York; e l'iscrizione è tanto vistosa che la si legge comodamente dall'interno del nostro taxi, che avanza a piccoli strappi nel traffico caotico, proveniente da Wall Street.<ref name=incipit>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ==Citazioni== *{{NDR|In un [[ristorante]]}} Gesù! Mica ci si viene per il cibo, qui. (McDermott: ''Al Pastels''; p. 58) *Sono un figlio del divorzio, che cosa vuoi. Dammi tregua. (Bateman: ''Paul Owen''; p. 241) *Niente riusciva a darmi pace. Ogni cosa finì per venirmi mortalmente a noia: l'alba, il tramonto, la vita degli eroi, l'amore, la guerra, le scoperte che gli uni fanno sugli altri. L'unica cosa che non mi annoiasse era, ovviamente, constatare quanti soldi guadagnasse Tim Price; e tuttavia, tant'era ovvio, mi annoiava anche questo. In me non albergava alcun sentimento chiaro e definito. Provavo solo, a fasi alterne, una smodata avidità e un totale disgusto. Avevo tutte le caratteristiche di un essere umano – carne, ossa, sangue, pelle, capelli – ma la mia spersonalizzazione era tanto intensa, era penetrata così in profondo, che non esisteva più in me la normale capacità di provare compassione. Questa era stata sradicata, cancellata del tutto. Io stavo semplicemente imitando la realtà; avevo una vaga somiglianza con un essere umano; solo un'area limitata del mio cervello funzionava ancora. Qualcosa di orribile stava accadendo, ma non riuscivo a capirne il motivo; non riuscivo neppure a capire di che cosa effettivamente si trattasse. L'unica cosa che avesse il potere di calmarmi era il tintinnio dei cubetti di ghiaccio dentro un bicchiere di whisky. (''Estate''; p. 312) *La realtà è un mostro troppo orrendo. (''Ragazze''; p. 337) *Per un po', l'odore della carne e del sangue mi rallegra ma, poi, la mia macabra gioia si stempera e mi metto a piangere sulla mia sorte, a singhiozzare sconsolatamente, ripetendo: "Voglio essere amato!" Impreco contro il cielo, maledico tutto ciò che mi hanno insegnato, i sani principi morali che hanno cercato di instillarmi: la moralità, la facoltà di scelta, la dottrina, le preghiere, le maniere signorili... Tutto sbagliato. Tutto senza scopo. Tutto si riduce a questo: o muori o ti adatti. Mi immagino cadavere, il volto vuoto e una voce eterea che mi esce dalle labbra: "Sono tempi terribili, questi." (''Tenta di cucinare e di mangiare una ragazza''; p. 381) *Quando guardiamo le nuvole, lei ci vede un'isola, un cagnetto, l'Alaska, un tulipano. Io ci vedo, ma non glielo dico, una clip per banconote di Gucci, una scure, una donna tagliata in due, una polla di sangue che si espande per tutto il cielo, sgocciolando sulla città, su Manhattan. (''Fine di un decennio''; p. 407) *... [...] non mi è mai passato per la testa, a me, ''mai'', che la gente possa essere buona, che uno possa mai cambiare in meglio, o che il mondo possa essere migliorato dall'amore, dal piacere che uno prova per uno sguardo o un gesto d'affetto; insomma, che l'amore o la gentilezza possano modificare alcunché. Non c'è mai stato nulla di positivo, nulla di affermativo, per me, frasi come "bontà d'animo", "generosità dello spirito" sono sempre state vuote, per me, vani stereotipi, scherzi di dubbio gusto. Il sesso si riduce a matematica. L'individualità è fuori questione. Che significato ha l'intelligenza? E la ragione, come definirla? Il desiderio: una cosa senza senso. L'intelletto è impotente. La giustizia è morta. Paura, recriminazione, innocenza, comprensione, senso di colpa, spreco, fallimento, dolore, sono tutte cose, emozioni, sentimenti, che nessuno prova più. La riflessione è inutile. Il mondo non ha nessun senso. Solo il male vi ha permanenza. Dio non è vivo. Dell'amore non ci si può fidare. Solo ciò che è superficiale conta qualcosa... Questa è la civiltà moderna, qual io la vedo e l'intendo... (''Fine di un decennio''; p. 410) *... c'è un'idea di [[Patrick Bateman]], una sorta di astrazione, ma non esiste un vero e proprio "me". C'è soltanto qualcosa di illusorio, al mio posto, un'entità che è anche possibile toccare con mano, sennonché io non ci sono. Puoi pure sentire la mia carne a contatto con la tua, e credere che i nostri stili di vita siano comparabili, ma io semplicemente non ci sono. Per me, è difficile avere un senso, a qualsiasi livello. Io sono un'invenzione, un'aberrazione. Sono un essere umano incoerente. La mia personalità è appena abbozzata, informe; solo la mia crudeltà è persistente e alligna nel profondo. La mia coscienza, la mia pietà, le mie speranze, sono scomparse molto tempo fa (probabilmente ad Harvard), se mai sono esistite. Non esistono più frontiere da varcare. Sono ormai al di là di ogni cosa. Sono assolutamente indifferente al male che ho fatto. Non me ne importa niente di ciò che ho in comune con i pazzi e gli energumeni, con i viziosi e i maligni. Tuttavia mi tengo ancora saldo a una singola, squallida verità: nessuno è al sicuro, nessuno si salva, non c'è redenzione per nessuno. Comunque, non mi si può biasimare. Si presume che qualsiasi modello di comportamento umano abbia una sua validità. Il male sta in quello che sei? O in quello che fai? La mia pena è costante, acuta, e io non spero in un mondo migliore, per alcuno. Anzi, voglio che la mia pena sia inflitta anche ad altri. Ma anche dopo aver ammesso questo (e io l'ho ammesso innumerevoli volte, pressoché in ogni atto che ho commesso), anche dopo essermi trovato a faccia a faccia con queste verità, non avviene la catarsi. Non acquisto una conoscenza più profonda di me stesso. Nessuna nuova comprensione si ricava da ciò che racconto. Non avevo, non ho nessun motivo per raccontarvi tutto questo. Questa mia confessione non significa assolutamente nulla... (''Fine di un decennio''; p. 412) *Non sono tempi per gli innocenti, questi. (''Aspen''; p. 418) ==Citazioni su ''American Psycho''== *''American Psycho'' era una satira ferocissima sul capitalismo, su un mondo privo di valori. La cosa clamorosa è che quando uscì, e anche dopo, non solo femministe inferocite e critici improvvisati ma anche persone di una certa levatura intellettuale lo scambiarono per un inno a Patrick Bateman, al cinismo, al crimine, mentre era una critica durissima al sistema. Non a caso, l'idolo di Bateman era [[Donald Trump]], che allora era solo un tycoon. ([[Giuseppe Culicchia]]) *Con ''American Psycho'' Ellis aveva la materia per un buon racconto incisivo di trenta pagine. Dilatandola, doveva cercare di arricchirla o di approfondirla, magari con qualche tentativo di spiegazione (perché avviene tutto questo?). Così come stanno le cose, più si va avanti, più il semplice materiale che egli continua ad allineare invece di indignarci, cosa gravissima per uno «shocker» come questo, ci tedia. ([[Masolino D'Amico]]) *I libri si pubblicano se sono buoni o se sono un affare. Ellis è noioso, scrive male, ma la sua robaccia venderà grazie alle polemiche e al fatto che l'Italia è morbosamente curiosa. Io sono per pubblicare tutto quello che vende. Il resto sono scempiaggini. Rappresentare il crimine non vuol dire incentivarlo. Il pubblico non è fatto di minorati mentali e gli editori fanno un mestiere diverso dal pedagogo. Per fortuna. ([[Aldo Busi]]) *Il guaio dell'odierno ''American Psycho'' è [...] che, a parte la crudeltà e l'orrore, peraltro attribuiti stavolta a un solo personaggio evidentemente psicopatico, la descrizione generazionale, che poi occupa i quattro quinti del libro, è superficiale e monotona, e nemmeno, sospettiamo, basata su una conoscenza diretta; ma semplicemente su di un puntiglioso inventario degli accessori tramite i quali gli stereotipati esponenti del mondo in questione si rassicurano quotidianamente circa il loro successo. ([[Masolino D'Amico]]) *Il libro rappresenta probabilmente un documento straordinario sia sul mutamento del narrare, che sul mutamento del vivere, del pensare, dell'immaginare, nell'America di questi anni. È un documento altamente disorientante e a tratti terribile, come visitare certi quartieri, leggere in cronaca certi eventi. [...] Ci è sembrato impossibile tagliare fuori dalla narrazione contemporanea questo libro dagli aspetti anche spiacevoli e fare finta che non sia accaduto niente. ([[Furio Colombo]]) *Non capisco queste polemiche editoriali. È un libro irritante? Suscita discussioni? Benissimo. Appartiene alla letteratura. Va pubblicato. È una testimonianza ed è un testo interno alla giovane narrativa americana che la nostra casa editrice segue con la massima attenzione. Abbiamo in catalogo Tama Janowitz e Jay McInerney. Ora aggiungiamo Ellis. Niente di strano. ([[Mario Andreose]]) *Non che non ci sia molta violenza orribile nel libro, ma c'è, per me, una chiara critica. Non solo del comportamento maschile; è una critica della società, del mondo dello sfruttamento e del consumismo, dell'avidità delle persone... Quindi sono davvero felice che il film inizi a piacere alle giovani donne. ([[Mary Harron]]) *Non è detto che la letteratura debba essere per bene e non anche una provocazione, un pugno nello stomaco. L'unico criterio di un editore dovrebbe essere quello di cestinare i libri sciatti, scritti male, brutti. Non ho letto ''American Psycho''. Magari le femministe americane hanno fatto benissimo a indignarsi. Magari è un pessimo libro. Ma la sola idea di un rogo, di una censura preventiva in nome della morale, mi spaventa. Non mi piace. ([[Lidia Ravera]]) *Oggi un libro come ''American Psycho'' non lo pubblicherebbe nessuno. E, se anche fosse, verrebbe massacrato ancora più di quanto non avvenne allora. Ormai prevale l'idea che la qualità di un libro non conti: contano semmai le idee politiche dell'autore, la sua posizione in merito a determinati temi. Fermo restando naturalmente che il libro deve essere in grado di superare l'esame dei tutori del politicamente corretto, non urtare nessuno, a cominciare dalle minoranze. La cosa sconvolgente, in tutto questo, resta l'incapacità di capire che ''American Psycho'' è un romanzo profondamente morale, nonché la critica più lucida e feroce al liberismo capitalista e alla religione del denaro. ([[Giuseppe Culicchia]]) *Se questo libro non venisse pubblicato io sarei più contenta. Qualcuno si stupirà di sentirmi parlare così, ma è esattamente quello che penso. [...] Giudico un fatto di grande sensibilità preoccuparsi di quello che può succedere nella testa di certi lettori. La cultura dello stupro è già abbastanza diffusa. Non c'è bisogno di nuove suggestioni. ([[Tina Lagostena Bassi]]) ===[[Irene Bignardi]]=== *Da una parte si sono immediatamente alzate le proteste contro la logica delle grandi corporazioni [...], voci di censura aziendale, invocazioni al primo emendamento, insomma, si è promosso a priori Ellis al Pantheon delle vittime della cultura, tra [[Henry Miller]] e [[Robert Mapplethorpe]]. Dall'altra, con eguale apriorismo, contro Ellis e il suo romanzo e la Random House, casa madre della Knopf e della Vintage, tutti visti come istigatori alla violenza contro le donne, si è scatenata la National Organization for Women (sezione di Los Angeles: ma non c'è che da aspettare per le altre), con una proposta di boicottaggio e di picchettaggio. Invece, assai più che una storia di censura, l'American Psychodrama è una piccola storia esemplare del funzionamento del mondo editoriale. Dove gli editors non leggono i libri che pubblicano o, se li leggono, sono capaci di trovare pubblicabile anche un libro terribile (dando fiducia a chi il libro lo ha letto e così lo giudica). Dove gli editori si fanno concorrenza spietata e sono pronti ad acquisire in blocco un libro che non hanno letto per amore del suo potenziale di scandalo (e non certo della libertà di espressione), le femministe possono, khomeinisticamente, condannare un libro senza averlo letto. *Di cosa si tratta? Si tratta di un romanzo, o, come riassume ''New York Magazine'', di una fantasia horror infantile su uno yuppie di Wall Street i cui gusti vanno dalla nouvelle cuisine agli atti più terrificanti di tortura, di assassinio, di smembramento mai descritti in un libro che punta alla lista dei best-sellers. Tra le altre chicche, nel libro si descrive una scena di vivisezione, una violenza con il Black & Decker, altre forme di torture assortite e vividamente descritte, anche se, a quanto pare, condite con non pochi svarioni di sintassi. Non ci sarebbe nulla di straordinario. Se non fosse che si tratta di un libro (il terzo) di Bret Easton Ellis, ventiseienne scrittore arrivato alla ribalta sei anni fa, ai tempi dell'ondata metropolitana-minimalistica, con ''Meno di zero'', diventato presto un best-seller e un film (disastroso). *Quando questi contratti vengono rotti, si tratta di arte. A leggere gli estratti del romanzo che anticipa, in ogni caso, par di capire che una sola categoria ci perderà veramente se il libro, alla fine, non trovasse la via delle librerie: gli stilisti, ampiamente e ossessivamente citati nel delirio del nostro yuppie assassino. ===[[Pino Corrias]]=== *Bret Easton Ellis ha detto che questo è il suo modo di indagare l'America ossessionata da soldi-sesso-potere e ammalata di ottusa superficialità. La sua è cronaca del risvolto sanguinario del sogno americano. E chiede libertà di espressione anche se dentro alle sue pagine siede, direbbe il dottor Cecov, il demone della distruzione. *Ellis elenca i vestiti, gli oggetti, i gadget di cui il protagonista si circonda, con l'identica pignola monotonia con cui ci racconta gli effetti di una coltellata, i particolari di uno squartamento, la difficoltà di una decapitazione, il terrore e l'urlo delle vittime. *Non è difficile infilarsi nelle 400 pagine di ''American Psycho''. È impossibile rimanerne indifferenti. Scritto in prima persone, offre la spiacevole sensazione di trovarsi chiusi dentro alla scatola cranica di uno psicopatico ben vestito che guadagna, spende e uccide. ===[[Bret Easton Ellis]]=== *Alla critica ''American Psycho'' non è piaciuto per due motivi: innanzitutto, lo stile. Semplice, disadorno, privo di giudizi. Se scrivi così non sei considerato un buon narratore. Non adoperi quattordici metafore per descrivere un albero e allora stabiliscono che non sei bravo. Poi c'è la questione del soggetto. I critici pensano che un serial killer non possa essere un buon soggetto per un romanzo. Inoltre nel mio romanzo non c'è un'esplicita condanna morale. Ho lasciato che il narratore parlasse per se stesso. *Di sicuro [...] oggi la ricezione di ''American Psycho'' è radicalmente cambiata. Per me, nel '91, fu un'esperienza tremenda; tutti lo odiavano, ricevevo minacce di morte. Se allora mi avessero detto che ''American Psycho'' sarebbe diventato quello che è mi sarei messo a ridere. La sua crescente popolarità tuttavia dimostra che non sono state le polemiche a farlo vendere, ma il passaparola dei lettori. *Ho riletto quel romanzo per la prima volta sei mesi fa [...]. E la cosa che mi ha sorpreso di più è che non mi ha sorpreso di più è che non mi ha imbarazzato. Quando l'ho scritto ero molto giovane, molto arrabbiato. Temevo che dopo tanto tempo non mi sarei sentito troppo a mio agio. Invece ho scoperto che quel libro non è niente male. È un pezzo di storia, ed è divertente, anche se all'epoca questo aspetto non venne assolutamente capito. Ma la cosa che mi dà più soddisfazione è che al libro non importa nulla dei lettori. Non gli interessa farsi amare, non desidera piacere a ogni costo. Ha un suo anti-stile, che poi ovviamente è uno stile, ma non si preoccupa delle reazioni del pubblico. È un romanzo molto duro. Non scende a compromessi. E sono orgoglioso di averlo scritto a quel modo, giovane com'ero. *Scrivendolo pensavo sarebbe stato letto come una satira, nonostante ci fossero dei lati oscuri nel racconto della vita di uno psicopatico. Credevo che lo humor potesse prevalere sulla violenza. ===[[Mario Spagnol]]=== *È un libro che sgorga sangue e dove non c'è distanziamento tra autore e narrazione. Non c'è riflessione filosofica. È una perfetta altalena tra crudeltà e apparente normalità. [...] Ma purtroppo c'è anche talento. E si desidererebbe che Ellis ne avesse di meno. *Mi sono chiesto: è lecito pubblicare questo libro? Chi è il destinatario? Forse mi sbaglio, ma credo che il normale lettore non possa reggere sino alla fine questo esercizio di sadismo meticoloso, esagerato. *Non abbiamo voluto partecipare all'asta. Perché? Perché è un libro che spaventa. Ammetto: nel giovane Ellis c'è del talento e forse questo libro appartiene alla letteratura. Eppure io non voglio averci niente a che fare. È una forma di censura quella che abbiamo esercitato? Un eccesso di moralismo? Non lo so, non credo. Pongo questi miei dubbi alla riflessione degli altri editori, degli intellettuali, dei lettori. Non mi era mai capitato di prendere una decisione del genere. *Profetizzava Kafka: sarà il secolo di Sade. Questo forse è un segno che va in quel senso. ===[[Irvine Welsh]]=== *''American Psycho'' ci mette davanti uno specchio iperreale, satirico, e lo shock sgradevole che produce sta in quel riflesso distorto di noi stessi e del mondo in cui viviamo. Non è il romanzo «che esalta la vita», tanto amato dalla critica borghese. Non offre soluzioni facili per l'America dei sobborghi residenziali, non propina la confortante consapevolezza di un super qualcuno imperfetto ma sostanzialmente per bene, lì pronto per salvarli dai cattivi. In nessun punto si lascia intendere che l'amore o la fede possano offrire la salvezza. Tutto quello che resta è l'impressione che abbiamo creato un mondo sprovvisto di compassione ed empatia, un fertile terreno di coltura per mostri che prosperano nascosti alla vista. Ma anche se non offre nessun nascondiglio del genere, il romanzo di Easton Ellis fornisce al lettore il più impenetrabile degli scudi: l'humour nero e l'ironia. ''American Psycho'' è prima di tutto una commedia nera, una satira della nostra disarticolante cultura dell'eccesso. *''American Psycho'' è uno dei romanzi più importanti della nostra epoca. Da quando è stato pubblicato, la sua sfida stizzosa, implacabile e senza compromessi alla nostra società fa apparire opere letterarie più serie oscurate da un velo di sofisticatezza poco edificante. È una delle due opere di narrativa che hanno segnato lo spirito del tempo, che hanno definito l'America a cavallo dei due secoli. L'altra è ''Fight Club'' di [[Chuck Palahniuk]], che guarda alla disaffezione dalla prospettiva di una nuova sottoclasse di giovani emarginata, oberata di debiti e priva di opportunità; ''American Psycho'', invece, focalizza la sua attenzione sul tedio degli ultraprivilegiati in bancarotta morale. Entrambi i libri produssero un autentico effetto sismico, ma nel caso di ''American Psycho'' si scatenò anche uno sdegno che di autentico aveva ben poco. *Se si considera che l'insipidezza del capitalismo moderno (raffigurata brillantemente in ''American Psycho'') implica una rappresentazione dell'arte sotto forma di intrattenimento di massa e grossolana evasione, con il romanzo ormai dominato da una stereotipata narrativa di genere che va a occupare gli spazi vuoti del marketing e spaccia in giro soluzioni facili, si può dire che Easton Ellis ha prodotto un'opera rivoluzionaria, con una rilevanza sempre maggiore per il mondo in cui viviamo. Ha costretto noi (e se stesso) ad affrontare una materia intollerabile, e la rabbia e la paura che ha generato erano motivate solo dall'impatto della terribile verità di tutto questo. A XXI secolo ormai inoltrato, ''American Psycho'' rimane l'esegesi letteraria più indispensabile e feroce della società che abbiamo creato. ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Bret Easton Ellis, ''American Psycho'' (1991), traduzione di Pier Francesco Paolini, Bompiani, Milano, 1998<sup>11</sup>. ISBN 8845219720 ==Filmografia== *''[[American Psycho]]'' (2000) ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Romanzi]] 7be0ucpqfp0kmwcesi6t14z9yqmrzpu Ferrari 333 SP 0 221835 1412818 1394404 2026-05-07T02:12:31Z Danyele 19198 +1 / fix di stile 1412818 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Ferrari 333SP - Didier Theys, Gianpero Moretti & Max Papis at The Esses at the 1997 Le Mans (51442726491).jpg|thumb|upright=1.5|Una Ferrari 333 SP alla 24 Ore di Le Mans 1997]] Citazioni sulla '''Ferrari 333 SP'''. *C'era una volta la Formula Uno di [[Bernie Ecclestone]] e con essa il legame politico stretto, strettissimo col Cavallino, che aveva, come faccia oscura del pianeta, anche l'impegno esplicito e implicito della Ferrari a non militare in altri campionati attitudinalmente in grado di distogliere interesse e interessi dalla Formula Uno. La stessa 333 Sp dalla seconda metà degli Anni '90 era stata vista e vissuta dalle alte sfere [...] come fumo negli occhi e possibile elemento di disturbo. All'interno di un motorsport formulaunocentrico e non perturbabile in nessun modo dall'endurance. ([[Mario Donnini]]) *Fu una vettura Sport costruita per le gare americane del campionato Imsa; non ha mai corso con i colori ufficiali Ferrari né fu mai direttamente schierata in gara dalla Scuderia, ma è stata realizzata esclusivamente per i nostri clienti da corsa. Ma la 333SP era tremendamente competitiva, tanto che ha permesso a un gentleman come Giampiero Moretti di vincere la 24 Ore di Daytona e tante altre corse di durata. Tutto nacque proprio su volontà di Moretti e mia: lui ci propose di costruire una Ferrari per il nuovo regolamento americano [...]. Così dopo tanti anni di lontananza dal mondo delle Sport decidemmo di costruire una Ferrari Sport soltanto per piloti privati [...]; impiegammo il motore V12 derivato dalla supercar stradale [[Ferrari F50|F50]] – che a sua volta proveniva dal propulsore F1 degli anni precedenti, con cilindrata portata a 4 litri. [...] era un'auto facile da guidare e facile da gestire, fatta apposta per le esigenze di piloti e team non professionisti. Infatti vinse facilmente molte gare in Usa. ([[Piero Ferrari]]) ==Voci correlate== *[[Endurance (automobilismo)]] *[[Ferrari]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] p8zpy0b2wjbji5xebcnfi0l5ahlwx9r Paul-Henri Spaak 0 223415 1412787 1404551 2026-05-06T16:28:46Z Bettylella 48372 /* Citazioni di Paul-Henri Spaak */ nuova cit+fonte 1412787 wikitext text/x-wiki [[File:Bundesarchiv Bild 183-39998-0427, Paul-Henri Spaak.jpg|miniatura|Paul-Henri Spaak (1957)]] '''Paul-Henri SpaaK''' (1899 – 1972), politico belga. ==Citazioni di Paul-Henri Spaak== *Bisogna costruire l'Europa. Bisogna farlo subito, se vogliamo restituire a questo continente il suo posto e il suo prestigio. :''Il faut faire l'Europe. Il faut la faire tout de suite, si on veut rendre à ce continent sa place et son rayonnement.''<ref>Dalla conferenza all'Istituto svizzero per la ricerca internazionale, 30 maggio 1972; citato in Smets, p. 113.</ref> *Il 9 maggio 1950 potrebbe essere una data di fondamentale importanza nella storia dell'organizzazione europea e della costruzione della pace. Dico forse, perché le prossime settimane ci diranno se ci troviamo ancora una volta di fronte a un'idea generosa e saggia, che l'egoismo e la timidezza degli uomini faranno fallire, o se questa volta l'audacia nella realizzazione sarà all'altezza delle speranze che sono nate. :''Le 9 mai 1950 sera peut-être une date d'une importance capitale dans l'histoire de l'organisation européenne et de la construction de la paix. Je dis peut-être, car les prochaines semaines vont nous révéler si nous nous trouvons une fois de plus devant une idée généreuse et sage, que l'égoïsme et la timidité des hommes vont faire échouer, ou si cette fois l'audace dans la réalisation sera à la mesure de l'espoir qui est né.''<ref>1950; citato in Smets, p. 33.</ref> *Il dilemma è semplice e chiaro: o l'Europa si unisce o l'Europa conoscerà la decadenza. Ma se noi sormontiamo tutti questi difficili ostacoli [...], allora noi creeremo nel campo politico e nel campo economico un fattore nuovo così importante che cambierà il corso della storia mondiale. :''Le dilemme est simple et claire: ou bien l'Europe va s'unir ou bien l'Europe connaîtra la décadence. Mais si nous surmontons tous ces ostacles difficiles'' [...]'', alors nous créons dans le domaine politique et dans le domaine économique un facteur nouveau tellement important, que l'histoire du monde en sera changée.''<ref>Dal discorso alla Camera, 27 aprile 1948; citato in Smets, p. 26.</ref> *Incapaci di difenderci da un eventuale attacco, siamo perduti! Impoveriti, lasciando che la nostra potenza economica diminuisca nel corso degli anni, costretti a ricorrere all'assistenza degli Stati Uniti per sopravvivere, siamo perduti! Accettando che, in contrasto con le nostre regole di vita, al posto degli imperativi spirituali della nostra cultura, trionfino altri principi, siamo perduti! [...] Si può dire del male della nostra civiltà europea. Ha certamente le sue imperfezioni. Ma ha comunque dato al mondo due idee fondamentali: la democrazia politica e il rispetto della dignità umana. Solo per questo merita di essere amata, difesa e salvata. Il nostro grande errore è quello di esserci abituati [...]. abbiamo finito per non vederli più per quello che sono, per non renderci più conto che sono il risultato di dure lotte, grandi sofferenze e terribili sacrifici; per non renderci più conto che hanno bisogno di essere difesi e che la vittoria sulla barbarie è solo una vittoria precaria, se non stiamo attenti. :''Incapables de nous défendre contre une attaque éventuelle, nous sommes perdus! Appauvris, laissant diminuer au cours des ans notre puissance économique, obligés por subsister de recourir à l'assistance des Etats-Unis, nous sommes perdus! Accepter, que par opposition à nos règles de vie, qu'à la place des impératifs spirituels de notre culture, triomphent d'autres principes, nous sommes perdus!'' [...] ''On peut dire du mal de notre civilisation européenne. Elle a bien certainement ses imperfections. Mais elle a tout de même donné au monde deux idée essentielles: la démocratie politique et le respect de la dignité humaine. Pour cela seul, elle mérite d'être aimée, défendue et sauvée. Notre grande erreur, c'est de nous être accoutumés'' [...] ''nous avons fini par les voir non plus tels qu'ils sont, de ne plus savoir qu'ils sont le prix de durs combats, de grandes souffrances et de terribles sacrifices; de ne plus nous rendre compte qu'ils ont besoin d'être défendus et que la victoire sur la barbarie qu'ils représentent n'est qu'une vitoire précaire, si nous ne sommes pas vigilants.''<ref>Dal discorso di apertura della Conferenza europea della cultura di Losanna, 8 dicembre 1949; citato in Smets, pp. 31-32.</ref> *L'Europa di cui parliamo oggi, è un'Europa che da cinque anni vive nella paura dei russi e della carità degli americani! Di fronte a un simile spettacolo, restiamo impassibili, come se la storia aspettasse, come se avessimo il tempo, tranquillamente, nel corso di decenni e decenni, di trasformare i nostri egoismi nazionali, come se avessimo l'eternità davanti a noi [...]. :''L'Europe dont nous parlons aujourd'hui, c'est une Europe qui depuis cinq années, vit dans la peur du Russe et de la charité des Américains! Devant un tel spectacle, nous sommes impassibles, comme si l'histoire attendit, comme si nous avions le temps, tranquillement, au cours de dizianes et de dizaines d'années, de transformer nos égoïsmes nationaux, comme si nous avions l'éternité devans nous'' [...].<ref>Strasburgo, 11 dicembre 1951; citato in Smets, p. 36.</ref> *Laddove c'è volontà politica, non esistono difficoltà tecniche insormontabili. Laddove non c'è volontà politica, ogni difficoltà tecnica diventa un pretesto per far fallire un negoziato. :''Là où il y a volonté politique, il n'y a pas de difficultés techniques insurmontables. Là où il n'y a pas de volonté politique, chaque difficulté technique devient un prétexte pour faire échouer une négociation.''<ref>Da ''Combats inachevés. {{small|De l'espoir aux déceptions}}'', vol. II, Fayard, 1969, [https://books.google.it/books?id=tqT_EAAAQBAJ&pg=PA83 p. 83].</ref> *Né la difesa, né l'economia, né i problemi più moderni come l'ambiente o il terzo mondo, possono ancora essere risolti nell'ambito della nazione. Rifiutare questa visione delle cose significa preparare un futuro detestabile. :''Ni la défense, ni l'économie, ni les problèmes plus modernes comme l'environnement ou le tiers monde ne peuvent encore être résolus dans le cadre de la nation. Refuser cette vision des choses, c'est préparer un avenir détestable.''<ref>Marzo 1971; citato in Smets, p. 100.</ref> *Signore, signori, per quanto io sia filoamericano, per quanto ammiri la politica americana e sia grato al popolo americano per gli sforzi compiuti per venirci in aiuto, per me, lo dico molto chiaramente, il destino dei popoli europei non è quello di essere satelliti degli Stati Uniti. [...] A mio parere, attualmente, nell'ambito della comunità atlantica, non esiste più alcun Paese europeo che possa essere considerato un vero partner degli Stati Uniti; esiste un solo partner possibile per gli Stati Uniti d'America: gli Stati Uniti d'Europa. :''Mesdames, Messieurs, j'ai beau être pro-Américain, j'ai beau admirer la politique américaine et être reconnaissant vis-à-vis du peuple américain de l'effort qu'il a accompli pour nous venir en aide, pour moi, je le dis très clairement, le destin des peuples européens n'est pas d'êtredes satellites des États-Unis.'' [...] ''À mon avis, dès à présent, dans le cadre de la communauté atlantique, il n'y a plus un seul pays de l'Europe qui soit un réel partenaire concevable por les États-Unis; il n'y a qu'un seul partenaire concevable por les États-Unis d'Amériques: ce sont les États-Unis d'Europe.''<ref>Dal discorso sul budget del Ministero degli affari esteri, febbraio 1952; citato in Smets, p. 41.</ref> *Sono convinto che l'Europa, nel suo insieme, appartenga a un'unica corrente di pensiero, che questa sia nata in Grecia e abbia trovato la sua forma definitiva nell'insegnamento di Cristo. Sono altresì convinto che questa civiltà occidentale sia stata concepita per l'uomo, a sua misura, e che il suo elemento essenziale, ciò che la caratterizza e la distingue dalle altre, sia proprio questo concetto di rispetto della persona umana ... :''Je suis convaincu que l'Europe, dans son ensemble, appartient à un même courant d'idées, que ce dernier est né en Grèce, et a trouveé sa forme définitive dans l'enseignement du Christe. Je suis également convaincu que cette civilisation occidentale a été faite pour l'homme, à sa mesure, et que son point essentiel, qui le caractérise et la différence des autres, c'est cette notion du respect de la personne humaine ...''<ref> Dal discorso sul budget del Ministero degli affari esteri, 4 aprile 1957; citato in "Le message de l'Europe dans les discours de Paul-Henri Spaak", Fondation Paul-Henri Spaak, D/1993/2074/2, p.31.</ref> ==Citazioni su Paul-Henri Spaak== *Si sostiene che l'eloquenza talvolta sostituisca il pensiero e l'azione: nel caso del signor Spaak, essa è l'ornamento di un'intelligenza particolarmente brillante e lucida. ([[Clement Attlee]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *{{fr}} Paul-F. Smets, ''Il faut faire l'Europe'', Fondation P.-H. Spaak, 1992. ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Politici belgi]] sglcrm5wkc5ecqqujgmp8szxbdtjn1n Template:SelezioneAmpliate 10 223803 1412825 1412736 2026-05-07T02:45:04Z Danyele 19198 +1 1412825 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. La lista viene aggiornata periodicamente da un utente registrato qualunque (nessun timore!), per un totale di 25 (magari col tempo lo aumenteremo). 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Il fulcro di questo complesso monumentale è il cosiddetto arcosolio, un arco-ponte ribassato in cemento rivestito all'interno da un manto rilucente di tessere di vetro con retrostante foglia d'oro, che protegge i sarcofagi dei due coniugi Giuseppe e Onorina Brion, simbolicamente inclinati, come eternamente protesi l'uno verso l'altra. ([[Pierluigi Panza]]) ==Voci correlate== *[[Brionvega]] *[[Brutalismo]] *[[Carlo Scarpa]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} {{S}} [[Categoria:Architetture d'Italia]] [[Categoria:Luoghi del Veneto]] 2mbfg2x8q1nnuilop2bzc9uyzkqsmul Péter Magyar 0 224258 1412789 1410700 2026-05-06T18:28:01Z Mariomassone 17056 /* Citazioni di Péter Magyar */ 1412789 wikitext text/x-wiki [[File:Péter Magyar MEP (2024).jpg|thumb|Magyar nel 2024]] '''Péter Magyar''' (1981 – vivente), politico e avvocato ungherese. ==Citazioni di Péter Magyar== {{cronologico}} *È ormai chiaro che il primo ministro {{NDR|[[Viktor Orbán]]}}, corrotto, stanco e screditato, vede gli ungheresi all'estero come un prodotto politico. Ha cercato e sta cercando di attirarvi a sé non per fede, non per impegno, non per amore dei suoi connazionali, ma solo per ottenere voti. E ora, per mantenere il potere, sta tremando, usando mezzi sempre più rozzi, superando tutti i confini, facendo tutto ciò che può, senza curarsi del danno che sta arrecando alla nazione [...]. Il popolo vuole una patria che ami tutti i suoi cittadini, una patria che non li stigmatizzi, che non li spinga all'esclusione. La divisione, l'incitamento e l'odio portano alla distruzione. ... La distruzione, l'odio e lo scavo di trincee di Orbán appartengono al passato. Il conto alla rovescia finale è iniziato.<ref>Citato in ''[https://it.euronews.com/2025/05/25/peter-magyar-a-oradea-la-campagna-dodio-di-orban-appartiene-al-passato Péter Magyar a Oradea: "La campagna d'odio di Orbán appartiene al passato"]'', ''euronews.com'', 25 maggio 2025.</ref> *Siamo indipendenti da tutti i partiti, saremo solo dalla parte del popolo ungherese. Non stiamo con l'opposizione e i partiti dello status quo: raccogliamo il sentimento anti-establishment. [...] Se giri per Budapest, ma anche in qualsiasi parte dell'Ungheria, sono tutti pro-europei. È gente fortemente orgogliosa di essere ungherese, dopodiché sono tutti fieri di essere europei. Teniamo sempre a mente da dove veniamo e dove andiamo: e non è la Russia, non è l'Asia.<ref>Citato in ''[https://www.linkiesta.it/2025/10/peter-magyar-ungheria-viktor-orban/ Péter Magyar vuole sfidare il potere dell'autocrazia ungherese]'', ''linkiesta.it'', 23 ottobre 2025.</ref> *Oggi molti giornalisti hanno ricevuto un link che mostra una stanza sorvegliata con telecamere. Sospetto che stiano pianificando di diffondere una registrazione, forse realizzata con apparecchiature dei servizi segreti e persino manipolata, che mi mostra in un momento intimo con la mia ex fidanzata. [...] Ho 45 anni e una vita sessuale con una partner adulta. Ma sappiate tutti: né prima né da ora cederò a ricatti di alcun tipo, né dalla mafia politico-economica ungherese, né dai membri della rete internazionale che la sostiene. L'Ungheria non è in vendita. Non esiste prezzo per cui tradirei i miei concittadini.<ref>Citato in ''[https://lespresso.it/c/mondo/2026/2/11/orban-diffusione-video-hot-avversario-politico-magyar-ungheria/59856 Il leader dell'opposizione ungherese denuncia le strategie intimidatorie di Viktor Orban per vincere le elezioni: "Potrebbe diffondere un mio video hot"]'', ''lespresso.it'', 11 febbraio 2026.</ref> *Se volete che [[Viktor Orbán]] spii nella vostra camera da letto, allora votate pure per il partito di governo [[Fidesz]] [...]. Se possono divulgare la mia vita privata, possono fare lo stesso con altri.<ref>Citato in ''[https://it.euronews.com/my-europe/2026/02/15/magyar-risponde-a-orban-basta-corruzione-ricondurremo-lungheria-nelleuropa Magyar risponde a Orbán: "Basta corruzione, ricondurremo l'Ungheria nell'Europa"]'', ''euronews.com'', 15 febbraio 2026.</ref> *Orbán ha invitato nel nostro Paese i più esperti agenti russi per interferire nelle elezioni e privarci ancora una volta del bene più sacro, la libertà ungherese, per la quale i nostri antenati hanno dato la vita [...]. Menzogne, inganni e intimidazioni: questo è ciò che ci hanno preparato. Viktor Orbán ha tradito la libertà ungherese per trenta denari, per sé e per la sua dinastia. Vergogna, vergogna, vergogna.<ref name=tradito>Citato in ''[https://it.euronews.com/my-europe/2026/03/15/magyar-orban-ha-tradito-la-liberta-ungherese-agenti-russi-per-falsare-il-voto Magyar: "Orbán ha tradito la libertà ungherese, agenti russi per falsare il voto"]'', ''euronews.com'', 15 marzo 2026.</ref> *Viktor Orbán è un traditore che ha tradito il nostro futuro comune. Non ha costruito un Paese, ma il proprio dominio. Non ha innalzato la patria, l'ha resa il Paese più povero e più corrotto dell'Ue.<ref name=tradito/> *{{NDR|Sull'[[Ungheria sotto Viktor Orbán]]}} Finora gli ungheresi hanno visto depredata la nostra patria, derubato il popolo. E abbiamo visto che, con la connivenza del potere, migliaia di minorenni sono stati distrutti spiritualmente, fisicamente, sessualmente, e sì, i responsabili sono loro, poiché sono stati loro a nominare questi mostri pedofili, sono stati loro a premiarli, a farsi fotografare con loro, a graziarli.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/esteri/2026/04/11/news/magyar_ungheria_sfidante_accuse_moglie-425276041/ "Voglio un Paese europeista". In Ungheria Magyar insegue il trionfo nonostante le accuse della ex]'', ''repubblica.it'', 11 aprile 2026.</ref> *Gli ungheresi hanno votato per un cambiamento profondo, una nuova era: il mio sarà il governo di tutti. E vogliamo fare in fretta, il prima possibile. Il nostro Paese non ha tempo da perdere, ha grandi problemi da affrontare, è stato tradito e devastato.<ref name=europa>Citato in ''[https://www.corriere.it/esteri/26_aprile_13/magyar-conferenza-stampa-vittoria-ae05f187-f8bd-450b-899b-bff158cb7xlk.shtml Magyar: «L'Ungheria? Il suo posto è in Europa, saremo partner costruttivi. Non chiamerò né Trump, né Putin». E il Cremlino non si congratula: «Paese ostile»]'', ''corriere.it'', 13 aprile 2026.</ref> *Non chiamerò [[Vladimir Putin]]. Spero che sia costretto a mettere fine alla guerra in Ucraina.<ref name=europa/> *Il nostro posto è l'Europa, saremo partner costruttivi. Ma ci asterremo dall'interferire negli affari interni di qualsiasi altro Paese, e chiediamo loro di fare lo stesso nei confronti dell'Ungheria. La nostra storia non si scrive a Bruxelles o a Washington, ma nelle strade e nelle piazze ungheresi.<ref name=europa/> *So esattamente cosa sta succedendo in Serbia e so anche che tipo di intreccio esiste tra il governo Orbán e la Serbia guidata da [[Aleksandar Vučić|Vučić]], e tra la Slovacchia di [[Robert Fico]] e Viktor Orbán [...]. So anche chi c'è dietro a tutto questo, chi è il padrino dietro a queste grandi amicizie.<ref>Citato in ''[https://it.euronews.com/my-europe/2026/04/14/scontro-tra-aleksandar-vucic-e-peter-magyar-sulla-frase-putin-padrino Scontro tra Aleksandar Vučić e Péter Magyar sulla frase Putin "padrino"]'', ''euronews.com'', 14 aprile 206.</ref> *Stiamo assistendo agli ultimi giorni di un apparato di propaganda. Dopo la formazione del nuovo governo, sospenderemo i notiziari dei mezzi d'informazione statali fino a quando non avremo ripristinato il loro ruolo di servizio pubblico.<ref>Citato in ''[https://www.internazionale.it/ultime-notizie/2026/04/15/ungheria-magyar-annuncia-sospensione-notiziari-tv-stato Ungheria, Magyar annuncia la sospensione dei notiziari della tv di stato]'', ''internazionale.it'', 15 aprile 2026.</ref> *Abbiamo diritto a un sistema pluralista, conforme agli standard della Bbc o anche migliore [...]. La tv pubblica mi ha invitato questa mattina, dopo un anno e mezzo, a illustrare il programma di Tisza. La propaganda ha il senso dell'umorismo.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/esteri/2026/04/15/video/ungheria_il_nuovo_premier_magyar_chiudiamo_i_media_pubblici_vogliamo_uninformazione_imparziale-425284846/ Ungheria, il nuovo premier Magyar: "Chiudiamo i media pubblici, vogliamo un'informazione imparziale"]'', ''repubblica.it'', 15 aprile 2026.</ref> *Tanti politici e giornalisti dicono che sono un populista. Ebbene sì, in un certo senso lo sono. Incontro e ascolto le persone, quindi sono un populista. Ma per me la politica è questo: sono le persone, i loro desideri, le loro speranze. È la democrazia.<ref name=prigione>Intervista di Toni Mastrobuoni, ''[https://www.repubblica.it/esteri/2026/05/06/news/magyar_orban_in_prigione_non_lo_decidero_io_ma_giudici_indipendenti-425327529/ Magyar: “Orbán in prigione? Non lo deciderò io, ma i giudici tornati indipendenti”]'', ''repubblica.it'', 6 maggio 2026.</ref> *{{NDR|«Manderà Orban e i suoi oligarchi in prigione?»}} Non è il mio compito. E’ il compito dei giudici. Quello che possiamo fare, anzi, ciò che abbiamo la responsabilità di fare è restituire l’indipendenza alla giustizia, istituire eventualmente delle nuove autorità anti corruzione e aderire, come Ungheria, all’ufficio europeo anticorruzione, l’Olaf. Ma non sta a un politico né a un primo ministro mandare qualcuno in prigione. Ovviamente so bene cosa ho detto e so cosa gli ungheresi si aspettano da me e capisco i loro desideri. Ma io devo essere molto rigoroso su questo, e lo sarò: non sta a me né a nessun altro politico mandare qualcuno in prigione.<ref name=prigione/> *[...] nelle aree rurali la paura era tanta. Una paura profonda del sistema-mafia. Forse perciò è stato importante andare in tutti quei posti, parlare direttamente con la gente, guardarli negli occhi, stringergli la mano, e ripetere spesso quella frase, ‘non abbiate paura’. E in questi due anni ci sono stati tanti scandali, tanti momenti difficili per i cittadini che vivono in campagna. Tante persone hanno perso il lavoro, sono state minacciate, comprese le loro famiglie, perseguitate dai sindaci e dai politici locali Fidesz, dai membri di quella ‘mafia’, appunto. Quindi è stato un bene andare direttamente da loro, dalla gente nelle campagne, e dimostrare loro che non erano soli.<ref name=prigione/> *Man mano, la gente è diventata più coraggiosa. All’inizio i medici, le infermiere, i poliziotti non osavano scendere in piazza nei loro villaggi. Andavano in quelli vicini, magari. Perché nei loro rischiavano di essere registrati dai sindaci, dai politici locali. Ma uno o due mesi prima delle elezioni abbiamo capito che era arrivato il punto di svolta. Che Orbán poteva essere sconfitto.<ref name=prigione/> ==Citazioni su Péter Magyar== *Fare politica è come surfare sulle onde dell'oceano. E Magyar è un surfista migliore di quanto fossi io quattro anni fa, non c'è dubbio. È un ottimo comunicatore. Parla più lentamente. Ha battuto palmo a palmo la campagna ungherese. Io ho avuto tre mesi per la mia campagna elettorale, lui sta girando il Paese da quasi due anni, quasi ogni giorno. Inoltre ha strappato a Orbán la bandiera ungherese. ([[Péter Márki-Zay]]) *Magyar sta evitando [...] qualsiasi gesto di simpatia o sostegno all'Ucraina, perché Orbán lo accusa di sostenere l'Ucraina e di voler mandare soldati ungheresi in Ucraina a morire in guerra. Anche nel mancato sostegno a Kiev marca una differenza con me. Ed è per questo che dico che è intelligente, è molto cauto e sta giocando tutte le sue carte nel modo più logico possibile per sconfiggere Orbán. ([[Péter Márki-Zay]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Magyar, Péter}} [[Categoria:Avvocati]] [[Categoria:Politici ungheresi]] f282c34z7xpuavu7jgyvnxjwq11mytz 1412790 1412789 2026-05-06T18:33:46Z Mariomassone 17056 /* Citazioni di Péter Magyar */ 1412790 wikitext text/x-wiki [[File:Péter Magyar MEP (2024).jpg|thumb|Magyar nel 2024]] '''Péter Magyar''' (1981 – vivente), politico e avvocato ungherese. ==Citazioni di Péter Magyar== {{cronologico}} *È ormai chiaro che il primo ministro {{NDR|[[Viktor Orbán]]}}, corrotto, stanco e screditato, vede gli ungheresi all'estero come un prodotto politico. Ha cercato e sta cercando di attirarvi a sé non per fede, non per impegno, non per amore dei suoi connazionali, ma solo per ottenere voti. E ora, per mantenere il potere, sta tremando, usando mezzi sempre più rozzi, superando tutti i confini, facendo tutto ciò che può, senza curarsi del danno che sta arrecando alla nazione [...]. Il popolo vuole una patria che ami tutti i suoi cittadini, una patria che non li stigmatizzi, che non li spinga all'esclusione. La divisione, l'incitamento e l'odio portano alla distruzione. ... La distruzione, l'odio e lo scavo di trincee di Orbán appartengono al passato. Il conto alla rovescia finale è iniziato.<ref>Citato in ''[https://it.euronews.com/2025/05/25/peter-magyar-a-oradea-la-campagna-dodio-di-orban-appartiene-al-passato Péter Magyar a Oradea: "La campagna d'odio di Orbán appartiene al passato"]'', ''euronews.com'', 25 maggio 2025.</ref> *Siamo indipendenti da tutti i partiti, saremo solo dalla parte del popolo ungherese. Non stiamo con l'opposizione e i partiti dello status quo: raccogliamo il sentimento anti-establishment. [...] Se giri per Budapest, ma anche in qualsiasi parte dell'Ungheria, sono tutti pro-europei. È gente fortemente orgogliosa di essere ungherese, dopodiché sono tutti fieri di essere europei. Teniamo sempre a mente da dove veniamo e dove andiamo: e non è la Russia, non è l'Asia.<ref>Citato in ''[https://www.linkiesta.it/2025/10/peter-magyar-ungheria-viktor-orban/ Péter Magyar vuole sfidare il potere dell'autocrazia ungherese]'', ''linkiesta.it'', 23 ottobre 2025.</ref> *Oggi molti giornalisti hanno ricevuto un link che mostra una stanza sorvegliata con telecamere. Sospetto che stiano pianificando di diffondere una registrazione, forse realizzata con apparecchiature dei servizi segreti e persino manipolata, che mi mostra in un momento intimo con la mia ex fidanzata. [...] Ho 45 anni e una vita sessuale con una partner adulta. Ma sappiate tutti: né prima né da ora cederò a ricatti di alcun tipo, né dalla mafia politico-economica ungherese, né dai membri della rete internazionale che la sostiene. L'Ungheria non è in vendita. Non esiste prezzo per cui tradirei i miei concittadini.<ref>Citato in ''[https://lespresso.it/c/mondo/2026/2/11/orban-diffusione-video-hot-avversario-politico-magyar-ungheria/59856 Il leader dell'opposizione ungherese denuncia le strategie intimidatorie di Viktor Orban per vincere le elezioni: "Potrebbe diffondere un mio video hot"]'', ''lespresso.it'', 11 febbraio 2026.</ref> *Se volete che [[Viktor Orbán]] spii nella vostra camera da letto, allora votate pure per il partito di governo [[Fidesz]] [...]. Se possono divulgare la mia vita privata, possono fare lo stesso con altri.<ref>Citato in ''[https://it.euronews.com/my-europe/2026/02/15/magyar-risponde-a-orban-basta-corruzione-ricondurremo-lungheria-nelleuropa Magyar risponde a Orbán: "Basta corruzione, ricondurremo l'Ungheria nell'Europa"]'', ''euronews.com'', 15 febbraio 2026.</ref> *Orbán ha invitato nel nostro Paese i più esperti agenti russi per interferire nelle elezioni e privarci ancora una volta del bene più sacro, la libertà ungherese, per la quale i nostri antenati hanno dato la vita [...]. Menzogne, inganni e intimidazioni: questo è ciò che ci hanno preparato. Viktor Orbán ha tradito la libertà ungherese per trenta denari, per sé e per la sua dinastia. 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E abbiamo visto che, con la connivenza del potere, migliaia di minorenni sono stati distrutti spiritualmente, fisicamente, sessualmente, e sì, i responsabili sono loro, poiché sono stati loro a nominare questi mostri pedofili, sono stati loro a premiarli, a farsi fotografare con loro, a graziarli.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/esteri/2026/04/11/news/magyar_ungheria_sfidante_accuse_moglie-425276041/ "Voglio un Paese europeista". In Ungheria Magyar insegue il trionfo nonostante le accuse della ex]'', ''repubblica.it'', 11 aprile 2026.</ref> *Gli ungheresi hanno votato per un cambiamento profondo, una nuova era: il mio sarà il governo di tutti. E vogliamo fare in fretta, il prima possibile. Il nostro Paese non ha tempo da perdere, ha grandi problemi da affrontare, è stato tradito e devastato.<ref name=europa>Citato in ''[https://www.corriere.it/esteri/26_aprile_13/magyar-conferenza-stampa-vittoria-ae05f187-f8bd-450b-899b-bff158cb7xlk.shtml Magyar: «L'Ungheria? Il suo posto è in Europa, saremo partner costruttivi. Non chiamerò né Trump, né Putin». E il Cremlino non si congratula: «Paese ostile»]'', ''corriere.it'', 13 aprile 2026.</ref> *Non chiamerò [[Vladimir Putin]]. Spero che sia costretto a mettere fine alla guerra in Ucraina.<ref name=europa/> *Il nostro posto è l'Europa, saremo partner costruttivi. Ma ci asterremo dall'interferire negli affari interni di qualsiasi altro Paese, e chiediamo loro di fare lo stesso nei confronti dell'Ungheria. La nostra storia non si scrive a Bruxelles o a Washington, ma nelle strade e nelle piazze ungheresi.<ref name=europa/> *So esattamente cosa sta succedendo in Serbia e so anche che tipo di intreccio esiste tra il governo Orbán e la Serbia guidata da [[Aleksandar Vučić|Vučić]], e tra la Slovacchia di [[Robert Fico]] e Viktor Orbán [...]. So anche chi c'è dietro a tutto questo, chi è il padrino dietro a queste grandi amicizie.<ref>Citato in ''[https://it.euronews.com/my-europe/2026/04/14/scontro-tra-aleksandar-vucic-e-peter-magyar-sulla-frase-putin-padrino Scontro tra Aleksandar Vučić e Péter Magyar sulla frase Putin "padrino"]'', ''euronews.com'', 14 aprile 206.</ref> *Stiamo assistendo agli ultimi giorni di un apparato di propaganda. Dopo la formazione del nuovo governo, sospenderemo i notiziari dei mezzi d'informazione statali fino a quando non avremo ripristinato il loro ruolo di servizio pubblico.<ref>Citato in ''[https://www.internazionale.it/ultime-notizie/2026/04/15/ungheria-magyar-annuncia-sospensione-notiziari-tv-stato Ungheria, Magyar annuncia la sospensione dei notiziari della tv di stato]'', ''internazionale.it'', 15 aprile 2026.</ref> *Abbiamo diritto a un sistema pluralista, conforme agli standard della Bbc o anche migliore [...]. La tv pubblica mi ha invitato questa mattina, dopo un anno e mezzo, a illustrare il programma di Tisza. La propaganda ha il senso dell'umorismo.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/esteri/2026/04/15/video/ungheria_il_nuovo_premier_magyar_chiudiamo_i_media_pubblici_vogliamo_uninformazione_imparziale-425284846/ Ungheria, il nuovo premier Magyar: "Chiudiamo i media pubblici, vogliamo un'informazione imparziale"]'', ''repubblica.it'', 15 aprile 2026.</ref> *Tanti politici e giornalisti dicono che sono un populista. Ebbene sì, in un certo senso lo sono. Incontro e ascolto le persone, quindi sono un populista. Ma per me la politica è questo: sono le persone, i loro desideri, le loro speranze. È la democrazia.<ref name=prigione>Intervista di Toni Mastrobuoni, ''[https://www.repubblica.it/esteri/2026/05/06/news/magyar_orban_in_prigione_non_lo_decidero_io_ma_giudici_indipendenti-425327529/ Magyar: “Orbán in prigione? Non lo deciderò io, ma i giudici tornati indipendenti”]'', ''repubblica.it'', 6 maggio 2026.</ref> *{{NDR|«Manderà Orban e i suoi oligarchi in prigione?»}} Non è il mio compito. È il compito dei giudici. Quello che possiamo fare, anzi, ciò che abbiamo la responsabilità di fare è restituire l'indipendenza alla giustizia, istituire eventualmente delle nuove autorità anti corruzione e aderire, come Ungheria, all'ufficio europeo anticorruzione, l'Olaf. Ma non sta a un politico né a un primo ministro mandare qualcuno in prigione. Ovviamente so bene cosa ho detto e so cosa gli ungheresi si aspettano da me e capisco i loro desideri. Ma io devo essere molto rigoroso su questo, e lo sarò: non sta a me né a nessun altro politico mandare qualcuno in prigione.<ref name=prigione/> *[...] nelle aree rurali la paura era tanta. Una paura profonda del sistema-mafia. Forse perciò è stato importante andare in tutti quei posti, parlare direttamente con la gente, guardarli negli occhi, stringergli la mano, e ripetere spesso quella frase, "non abbiate paura". E in questi due anni ci sono stati tanti scandali, tanti momenti difficili per i cittadini che vivono in campagna. Tante persone hanno perso il lavoro, sono state minacciate, comprese le loro famiglie, perseguitate dai sindaci e dai politici locali Fidesz, dai membri di quella "mafia", appunto. Quindi è stato un bene andare direttamente da loro, dalla gente nelle campagne, e dimostrare loro che non erano soli.<ref name=prigione/> *Man mano, la gente è diventata più coraggiosa. All'inizio i medici, le infermiere, i poliziotti non osavano scendere in piazza nei loro villaggi. Andavano in quelli vicini, magari. Perché nei loro rischiavano di essere registrati dai sindaci, dai politici locali. Ma uno o due mesi prima delle elezioni abbiamo capito che era arrivato il punto di svolta. Che Orbán poteva essere sconfitto.<ref name=prigione/> ==Citazioni su Péter Magyar== *Fare politica è come surfare sulle onde dell'oceano. E Magyar è un surfista migliore di quanto fossi io quattro anni fa, non c'è dubbio. È un ottimo comunicatore. Parla più lentamente. Ha battuto palmo a palmo la campagna ungherese. Io ho avuto tre mesi per la mia campagna elettorale, lui sta girando il Paese da quasi due anni, quasi ogni giorno. Inoltre ha strappato a Orbán la bandiera ungherese. ([[Péter Márki-Zay]]) *Magyar sta evitando [...] qualsiasi gesto di simpatia o sostegno all'Ucraina, perché Orbán lo accusa di sostenere l'Ucraina e di voler mandare soldati ungheresi in Ucraina a morire in guerra. Anche nel mancato sostegno a Kiev marca una differenza con me. Ed è per questo che dico che è intelligente, è molto cauto e sta giocando tutte le sue carte nel modo più logico possibile per sconfiggere Orbán. ([[Péter Márki-Zay]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Magyar, Péter}} [[Categoria:Avvocati]] [[Categoria:Politici ungheresi]] p2olufgew6kao7pwz8ob8dyij3l2y6z 1412832 1412790 2026-05-07T06:34:37Z Mariomassone 17056 /* Citazioni di Péter Magyar */ 1412832 wikitext text/x-wiki [[File:Péter Magyar MEP (2024).jpg|thumb|Magyar nel 2024]] '''Péter Magyar''' (1981 – vivente), politico e avvocato ungherese. ==Citazioni di Péter Magyar== {{cronologico}} *È ormai chiaro che il primo ministro {{NDR|[[Viktor Orbán]]}}, corrotto, stanco e screditato, vede gli ungheresi all'estero come un prodotto politico. Ha cercato e sta cercando di attirarvi a sé non per fede, non per impegno, non per amore dei suoi connazionali, ma solo per ottenere voti. E ora, per mantenere il potere, sta tremando, usando mezzi sempre più rozzi, superando tutti i confini, facendo tutto ciò che può, senza curarsi del danno che sta arrecando alla nazione [...]. Il popolo vuole una patria che ami tutti i suoi cittadini, una patria che non li stigmatizzi, che non li spinga all'esclusione. La divisione, l'incitamento e l'odio portano alla distruzione. ... La distruzione, l'odio e lo scavo di trincee di Orbán appartengono al passato. Il conto alla rovescia finale è iniziato.<ref>Citato in ''[https://it.euronews.com/2025/05/25/peter-magyar-a-oradea-la-campagna-dodio-di-orban-appartiene-al-passato Péter Magyar a Oradea: "La campagna d'odio di Orbán appartiene al passato"]'', ''euronews.com'', 25 maggio 2025.</ref> *Siamo indipendenti da tutti i partiti, saremo solo dalla parte del popolo ungherese. Non stiamo con l'opposizione e i partiti dello status quo: raccogliamo il sentimento anti-establishment. [...] Se giri per Budapest, ma anche in qualsiasi parte dell'Ungheria, sono tutti pro-europei. È gente fortemente orgogliosa di essere ungherese, dopodiché sono tutti fieri di essere europei. Teniamo sempre a mente da dove veniamo e dove andiamo: e non è la Russia, non è l'Asia.<ref>Citato in ''[https://www.linkiesta.it/2025/10/peter-magyar-ungheria-viktor-orban/ Péter Magyar vuole sfidare il potere dell'autocrazia ungherese]'', ''linkiesta.it'', 23 ottobre 2025.</ref> *Oggi molti giornalisti hanno ricevuto un link che mostra una stanza sorvegliata con telecamere. Sospetto che stiano pianificando di diffondere una registrazione, forse realizzata con apparecchiature dei servizi segreti e persino manipolata, che mi mostra in un momento intimo con la mia ex fidanzata. [...] Ho 45 anni e una vita sessuale con una partner adulta. Ma sappiate tutti: né prima né da ora cederò a ricatti di alcun tipo, né dalla mafia politico-economica ungherese, né dai membri della rete internazionale che la sostiene. L'Ungheria non è in vendita. Non esiste prezzo per cui tradirei i miei concittadini.<ref>Citato in ''[https://lespresso.it/c/mondo/2026/2/11/orban-diffusione-video-hot-avversario-politico-magyar-ungheria/59856 Il leader dell'opposizione ungherese denuncia le strategie intimidatorie di Viktor Orban per vincere le elezioni: "Potrebbe diffondere un mio video hot"]'', ''lespresso.it'', 11 febbraio 2026.</ref> *Se volete che [[Viktor Orbán]] spii nella vostra camera da letto, allora votate pure per il partito di governo [[Fidesz]] [...]. Se possono divulgare la mia vita privata, possono fare lo stesso con altri.<ref>Citato in ''[https://it.euronews.com/my-europe/2026/02/15/magyar-risponde-a-orban-basta-corruzione-ricondurremo-lungheria-nelleuropa Magyar risponde a Orbán: "Basta corruzione, ricondurremo l'Ungheria nell'Europa"]'', ''euronews.com'', 15 febbraio 2026.</ref> *Orbán ha invitato nel nostro Paese i più esperti agenti russi per interferire nelle elezioni e privarci ancora una volta del bene più sacro, la libertà ungherese, per la quale i nostri antenati hanno dato la vita [...]. Menzogne, inganni e intimidazioni: questo è ciò che ci hanno preparato. Viktor Orbán ha tradito la libertà ungherese per trenta denari, per sé e per la sua dinastia. Vergogna, vergogna, vergogna.<ref name=tradito>Citato in ''[https://it.euronews.com/my-europe/2026/03/15/magyar-orban-ha-tradito-la-liberta-ungherese-agenti-russi-per-falsare-il-voto Magyar: "Orbán ha tradito la libertà ungherese, agenti russi per falsare il voto"]'', ''euronews.com'', 15 marzo 2026.</ref> *Viktor Orbán è un traditore che ha tradito il nostro futuro comune. Non ha costruito un Paese, ma il proprio dominio. Non ha innalzato la patria, l'ha resa il Paese più povero e più corrotto dell'Ue.<ref name=tradito/> *{{NDR|Sull'[[Ungheria sotto Viktor Orbán]]}} Finora gli ungheresi hanno visto depredata la nostra patria, derubato il popolo. E abbiamo visto che, con la connivenza del potere, migliaia di minorenni sono stati distrutti spiritualmente, fisicamente, sessualmente, e sì, i responsabili sono loro, poiché sono stati loro a nominare questi mostri pedofili, sono stati loro a premiarli, a farsi fotografare con loro, a graziarli.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/esteri/2026/04/11/news/magyar_ungheria_sfidante_accuse_moglie-425276041/ "Voglio un Paese europeista". In Ungheria Magyar insegue il trionfo nonostante le accuse della ex]'', ''repubblica.it'', 11 aprile 2026.</ref> *Gli ungheresi hanno votato per un cambiamento profondo, una nuova era: il mio sarà il governo di tutti. E vogliamo fare in fretta, il prima possibile. Il nostro Paese non ha tempo da perdere, ha grandi problemi da affrontare, è stato tradito e devastato.<ref name=europa>Citato in ''[https://www.corriere.it/esteri/26_aprile_13/magyar-conferenza-stampa-vittoria-ae05f187-f8bd-450b-899b-bff158cb7xlk.shtml Magyar: «L'Ungheria? Il suo posto è in Europa, saremo partner costruttivi. Non chiamerò né Trump, né Putin». E il Cremlino non si congratula: «Paese ostile»]'', ''corriere.it'', 13 aprile 2026.</ref> *Non chiamerò [[Vladimir Putin]]. Spero che sia costretto a mettere fine alla guerra in Ucraina.<ref name=europa/> *Il nostro posto è l'Europa, saremo partner costruttivi. Ma ci asterremo dall'interferire negli affari interni di qualsiasi altro Paese, e chiediamo loro di fare lo stesso nei confronti dell'Ungheria. La nostra storia non si scrive a Bruxelles o a Washington, ma nelle strade e nelle piazze ungheresi.<ref name=europa/> *So esattamente cosa sta succedendo in Serbia e so anche che tipo di intreccio esiste tra il governo Orbán e la Serbia guidata da [[Aleksandar Vučić|Vučić]], e tra la Slovacchia di [[Robert Fico]] e Viktor Orbán [...]. So anche chi c'è dietro a tutto questo, chi è il padrino dietro a queste grandi amicizie.<ref>Citato in ''[https://it.euronews.com/my-europe/2026/04/14/scontro-tra-aleksandar-vucic-e-peter-magyar-sulla-frase-putin-padrino Scontro tra Aleksandar Vučić e Péter Magyar sulla frase Putin "padrino"]'', ''euronews.com'', 14 aprile 206.</ref> *Stiamo assistendo agli ultimi giorni di un apparato di propaganda. Dopo la formazione del nuovo governo, sospenderemo i notiziari dei mezzi d'informazione statali fino a quando non avremo ripristinato il loro ruolo di servizio pubblico.<ref>Citato in ''[https://www.internazionale.it/ultime-notizie/2026/04/15/ungheria-magyar-annuncia-sospensione-notiziari-tv-stato Ungheria, Magyar annuncia la sospensione dei notiziari della tv di stato]'', ''internazionale.it'', 15 aprile 2026.</ref> *Abbiamo diritto a un sistema pluralista, conforme agli standard della Bbc o anche migliore [...]. La tv pubblica mi ha invitato questa mattina, dopo un anno e mezzo, a illustrare il programma di Tisza. La propaganda ha il senso dell'umorismo.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/esteri/2026/04/15/video/ungheria_il_nuovo_premier_magyar_chiudiamo_i_media_pubblici_vogliamo_uninformazione_imparziale-425284846/ Ungheria, il nuovo premier Magyar: "Chiudiamo i media pubblici, vogliamo un'informazione imparziale"]'', ''repubblica.it'', 15 aprile 2026.</ref> *Tanti politici e giornalisti dicono che sono un populista. Ebbene sì, in un certo senso lo sono. Incontro e ascolto le persone, quindi sono un populista. Ma per me la politica è questo: sono le persone, i loro desideri, le loro speranze. È la democrazia.<ref name=prigione>Intervista di Toni Mastrobuoni, ''[https://www.repubblica.it/esteri/2026/05/06/news/magyar_orban_in_prigione_non_lo_decidero_io_ma_giudici_indipendenti-425327529/ Magyar: “Orbán in prigione? Non lo deciderò io, ma i giudici tornati indipendenti”]'', ''repubblica.it'', 6 maggio 2026.</ref> *{{NDR|«Manderà Orban e i suoi oligarchi in prigione?»}} Non è il mio compito. È il compito dei giudici. Quello che possiamo fare, anzi, ciò che abbiamo la responsabilità di fare è restituire l'indipendenza alla giustizia, istituire eventualmente delle nuove autorità anti corruzione e aderire, come Ungheria, all'ufficio europeo anticorruzione, l'Olaf. Ma non sta a un politico né a un primo ministro mandare qualcuno in prigione. Ovviamente so bene cosa ho detto e so cosa gli ungheresi si aspettano da me e capisco i loro desideri. Ma io devo essere molto rigoroso su questo, e lo sarò: non sta a me né a nessun altro politico mandare qualcuno in prigione.<ref name=prigione/> *[...] nelle aree rurali la paura era tanta. Una paura profonda del sistema-mafia. Forse perciò è stato importante andare in tutti quei posti, parlare direttamente con la gente, guardarli negli occhi, stringergli la mano, e ripetere spesso quella frase, "non abbiate paura". E in questi due anni ci sono stati tanti scandali, tanti momenti difficili per i cittadini che vivono in campagna. Tante persone hanno perso il lavoro, sono state minacciate, comprese le loro famiglie, perseguitate dai sindaci e dai politici locali Fidesz, dai membri di quella "mafia", appunto. Quindi è stato un bene andare direttamente da loro, dalla gente nelle campagne, e dimostrare loro che non erano soli.<ref name=prigione/> *Man mano, la gente è diventata più coraggiosa. All'inizio i medici, le infermiere, i poliziotti non osavano scendere in piazza nei loro villaggi. Andavano in quelli vicini, magari. Perché nei loro rischiavano di essere registrati dai sindaci, dai politici locali. Ma uno o due mesi prima delle elezioni abbiamo capito che era arrivato il punto di svolta. Che Orbán poteva essere sconfitto.<ref name=prigione/> *Che leader sarò? Spero di essere all’altezza delle grandi aspettative della gente ma non sarò perfetto, questo è certo.<ref name=sopravvissuto>Intervista di Alessandra Muglia, ''[https://www.corriere.it/esteri/26_maggio_06/magyar-io-un-sopravvissuto-vi-dico-come-cambiero-l-ungheria-ma-non-saro-un-leader-perfetto-9204bd75-ce5c-48c0-b7c8-1cdffaa21xlk.shtml Magyar: «Io, un sopravvissuto, vi dico come cambierò l’Ungheria. Ma non sarò un leader perfetto»]'', ''corriere.it'', 6 maggio 2026.</ref> *Prima qui nessuno amava parlare di politica, prevalevano rassegnazione e apatia, ora la politica è diventata “sexy”.<ref name=sopravvissuto/> *Conosco i loro trucchi, so come ragionano. È una macchina che si regge sull’aiuto dei servizi segreti. La mia passata vicinanza all’entourage governativo mi ha aiutato molto anche a non commettere gli stessi errori dei vecchi partiti di opposizione.<ref name=sopravvissuto/> ==Citazioni su Péter Magyar== *Fare politica è come surfare sulle onde dell'oceano. E Magyar è un surfista migliore di quanto fossi io quattro anni fa, non c'è dubbio. È un ottimo comunicatore. Parla più lentamente. Ha battuto palmo a palmo la campagna ungherese. Io ho avuto tre mesi per la mia campagna elettorale, lui sta girando il Paese da quasi due anni, quasi ogni giorno. Inoltre ha strappato a Orbán la bandiera ungherese. ([[Péter Márki-Zay]]) *Magyar sta evitando [...] qualsiasi gesto di simpatia o sostegno all'Ucraina, perché Orbán lo accusa di sostenere l'Ucraina e di voler mandare soldati ungheresi in Ucraina a morire in guerra. Anche nel mancato sostegno a Kiev marca una differenza con me. Ed è per questo che dico che è intelligente, è molto cauto e sta giocando tutte le sue carte nel modo più logico possibile per sconfiggere Orbán. ([[Péter Márki-Zay]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Magyar, Péter}} [[Categoria:Avvocati]] [[Categoria:Politici ungheresi]] 2dl7wal720bbq80hmxdti7sp73warly Rodolfo Dalla Mora 0 224614 1412795 1412715 2026-05-06T20:12:11Z MaxAmbra70 107029 inserimento citazione con notan. 3 1412795 wikitext text/x-wiki [[File:Rodolfo Dalla Mora 2023.jpg|miniatura|Rodolfo Dalla Mora]] '''Rodolfo Dalla Mora''' (1964 – vivente), attivista italiano. ==Citazioni di Rodolfo Dalla Mora== {{cronologico}} *Il Disability Manager è un professionista che deve pensare in termini inclusivi liberandosi dalle maglie delle categorizzazioni.<ref>Dall'intervista di Valentina Tafuri, ''[https://csrstars.it/rodolfo-dalla-mora-disability-manager/ Rodolfo Dalla Mora: «Il Disability Manager? Un professionista che progetta in termini inclusivi»]'', ''csrstars.it'', 26 aprile 2023.</ref> *Il [[Linguaggio|linguaggio]] costruisce la cultura. E la cultura cambia la qualità della vita.<ref name="favotto">Dall'intervista di Francesca Favotto, ''[https://www.vanityfair.it/article/rodolfo-dalla-mora-larchitetto-che-ha-reinventato-la-figura-del-disability-manager-inclusione-significa-creare-pari-opportunita-per-tutti-non-progettare-stanze-speciali-per-pochi Rodolfo Dalla Mora, l'Architetto che ha reinventato la figura del Disability Manager: «Inclusione significa creare pari opportunità per tutti, non progettare stanze speciali per pochi»]'', ''vanityfair.it'', 3 dicembre, 2025.</ref> *Voglio lasciare due linee parallele che corrono verso l'infinito: le impronte delle mie ruote.<ref name="favotto"/> * Nel mondo del lavoro esistono ancora pregiudizi nei confronti dei lavoratori con disabilità, considerati “meno produttivi” e, per questo, penalizzati. Molti, pur essendo laureati e in possesso di curriculum di alto profilo, svolgono mansioni inferiori alle proprie competenze, pochissimi ricoprono posizioni apicali.<ref>[https://www.corriere.it/salute/disabilita/23_febbraio_06/trattati-diversamente-causa-disabilita-ecco-come-contrastare-discriminazioni-a0f7a910-9b0a-11ed-a6c0-015065345ec9.shtml Trattati diversamente a causa della disabilità: ecco come contrastare le discriminazioni], ''corriere.it'', 6 febbraio 2023.</ref> *La pandemia ha sdoganato lo smart working ma, per far sì che questo accomodamento ragionevole per antonomasia sia davvero una modalità di lavoro inclusiva per le persone con disabilità, va gestito con professionalità e competenza, per esempio, con tecnologie abilitanti e il ruolo del disability manager è cruciale<ref>{{cita web |url=https://www.corriere.it/salute/disabilita/20_luglio_25/meno-ostacoli-il-disability-manager-ma-pochi-conoscono-ae42f52a-c6af-11ea-a52c-6b2a448f1d2c.shtml |titolo=Meno ostacoli con il disability manager (ma pochi lo conoscono). Articolo di Maria Giovanna Faiella |descrizione=Articolo sul ruolo del Disability Manager in Italia e la sua diffusione, pubblicato dal Corriere della Sera |editore=Corriere della Sera |data=25 luglio 2020 |accesso=5 maggio 2026 }}</ref> ==Citazioni su Rodolfo Dalla Mora== *''Ha cavalcato al meglio | con orgoglio | la sua sfortuna || Fa passeggiar le briccole | come gondole | al chiar di luna.'' ([[Norman Zoia]]) * '''[[w:Mario Conte (politico)|Mario Conte]]''': «Il Disability Manager era una nostra priorità e siamo convinti che Rodolfo Dalla Mora, con la sua esperienza e la sua formazione in questo campo, saprà raccogliere e dare seguito alle istanze dei cittadini. Con il Disability Manager Treviso diventerà una città ancora più accessibile e inclusiva»<ref>{{cita web |url=https://www.trevisotoday.it/attualita/disability-manager-presentazione-treviso-20-marzo-2019.html |titolo=Disability Manager: presentazione a Treviso il 20 marzo 2019 |descrizione=Articolo di TrevisoToday sulla presentazione della figura del Disability Manager a Treviso |editore=TrevisoToday |data=20 marzo 2019 |accesso=5 maggio 2026 }}</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Dalla Mora, Rodolfo}} [[Categoria:Attivisti italiani]] 8gvd2k88c5zigbhvqer43qc2aadqxvl Gisèle Halimi 0 224646 1412786 1412710 2026-05-06T16:10:17Z Bettylella 48372 Nuova info+fonte 1412786 wikitext text/x-wiki [[File:Gisele Halimi - Huma-2008 2.jpg|thumb|Gisele Halimi (2008)]] '''Gisèle Halimi''', '''Zeiza Gisèle Élise Taïeb''' (1927 – 2020), avvocata e politica francese. ==Citazioni di Gisèle Halimi== *C'è un linguaggio usato dagli uomini che le donne non dovrebbero mai accettare. Le parole non sono innocenti: riflettono un'ideologia, una mentalità, uno stato d'animo. Accettare una parola significa tollerarla. E dalla tolleranza alla complicità il passo è breve. :''Il est un langage que tiennent les hommes et que les femmes ne devraient jamais laisser passer.Les mots ne sont pas innocents. ils traduisent une idéologie, une mentalité, un état d'esprit. Laisser passer un mot c'est le tolérer. Et de la tolérance à la complicité il n'y a qu'un pas.<ref>Citato in ''[https://www.babelio.com/auteur/Gisele-Halimi/13346/citations?a=a&filtre=1252385&pageN=4#!]'', ''Babelio''.</ref> *Essere avvocata, per me, era un modo per cercare di cambiare ciò che non mi piaceva in questo mondo: l'ingiustizia, i rapporti di forza, il disprezzo verso gli umili, il disprezzo verso le donne. :''Être avocate, pour moi, c'était le moyen de tenter de changer ce que je n'aimais pas dans ce monde : l'injustice, le rapport de force, le mépris des humbles, le mépris des femmes.''<ref>Citato in ''[https://www.uclouvain.be/fr/facultes/drt/gisele-halimi Gisèle Halimi]'', ''uclouvain.be''.</ref> *La lotta delle donne farà oggettivamente progredire l'umanità in generale. :''La cause des femmes aura objectivement fait progresser celle de l'humanité en général.''<ref>Citato in ''[https://www.labibliothequedemarion.fr/post/citations-gisele-halimi]'',''labibliothequedemarion.fr''</ref> ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Halimi, Gisèle}} [[Categoria:Avvocati francesi]] [[Categoria:Politici francesi]] sudgl34oem7cchmk73x04zxzav1nuwb 1412792 1412786 2026-05-06T19:26:28Z Udiki 86035 Sistemo. Le fonti che c'erano prima non erano accettabili 1412792 wikitext text/x-wiki [[File:Gisele Halimi - Huma-2008 2.jpg|thumb|Gisele Halimi (2008)]] '''Gisèle Halimi''', '''Zeiza Gisèle Élise Taïeb''' (1927 – 2020), avvocata e politica francese. ==Citazioni di Gisèle Halimi== *C'è un linguaggio usato dagli uomini e che le donne non dovrebbero mai accettare. Le parole non sono innocenti: riflettono un'ideologia, una mentalità, uno stato d'animo. Accettare una parola significa tollerarla. E dalla tolleranza alla complicità il passo è breve. :''Il est un langage que tiennent les hommes et que les femmes ne devraient jamais laisser passer. Les mots ne sont pas innocents. Ils traduisent exactement une idéologie, une mentalité, un état d'esprit. Laisser passer un mot, c'est le tolérer. Et de la tolérance à la complicité, il n'y a qu'un pas.<ref>Citato in Emilie Grangeray, ''[https://www.lemonde.fr/archives/article/2002/03/01/gisele-halimi-ou-le-choix-des-mots_4243888_1819218.html Gisèle Halimi ou le choix des mots]'', ''lemonde.fr''.</ref> *Essere avvocata, per me, era un modo per cercare di cambiare ciò che non mi piaceva in questo mondo: l'ingiustizia, i rapporti di forza, il disprezzo verso gli umili, il disprezzo verso le donne. :''Être avocate, pour moi, c'était le moyen de tenter de changer ce que je n'aimais pas dans ce monde : l'injustice, le rapport de force, le mépris des humbles, le mépris des femmes.''<ref>Citato in ''[https://www.uclouvain.be/fr/facultes/drt/gisele-halimi Gisèle Halimi]'', ''uclouvain.be''.</ref> *[...] la lotta delle donne farà oggettivamente progredire l'umanità in generale. :[...] ''la cause des femmes aura objectivement fait progresser celle de l'humanité en général.''<ref>Da ''Le temps de malentendus'', in ''La cause des femmes {{small|précédé de Le temps de malentendus}}'', Gallimard, 2022, [https://books.google.it/books?id=5DhZEAAAQBAJ&pg=PT10 p. 10]. ISBN 9782072984402</ref> ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Halimi, Gisèle}} [[Categoria:Avvocati francesi]] [[Categoria:Politici francesi]] 8x7h5cro6ozmrzdrf41v3y5h7k8rt96 1412794 1412792 2026-05-06T20:00:49Z Udiki 86035 1412794 wikitext text/x-wiki [[File:Gisele Halimi - Huma-2008 2.jpg|thumb|Gisele Halimi (2008)]] '''Gisèle Halimi''', nata '''Zeiza Gisèle Élise Taïeb''' (1927 – 2020), avvocata e politica francese. ==Citazioni di Gisèle Halimi== *C'è un linguaggio usato dagli uomini e che le donne non dovrebbero mai accettare. Le parole non sono innocenti: riflettono un'ideologia, una mentalità, uno stato d'animo. Accettare una parola significa tollerarla. E dalla tolleranza alla complicità il passo è breve. :''Il est un langage que tiennent les hommes et que les femmes ne devraient jamais laisser passer. Les mots ne sont pas innocents. Ils traduisent exactement une idéologie, une mentalité, un état d'esprit. Laisser passer un mot, c'est le tolérer. Et de la tolérance à la complicité, il n'y a qu'un pas.<ref>Citato in Émilie Grangeray, ''[https://www.lemonde.fr/archives/article/2002/03/01/gisele-halimi-ou-le-choix-des-mots_4243888_1819218.html Gisèle Halimi ou le choix des mots]'', ''lemonde.fr''.</ref> *Essere avvocata, per me, era un modo per cercare di cambiare ciò che non mi piaceva in questo mondo: l'ingiustizia, i rapporti di forza, il disprezzo verso gli umili, il disprezzo verso le donne. :''Être avocate, pour moi, c'était le moyen de tenter de changer ce que je n'aimais pas dans ce monde : l'injustice, le rapport de force, le mépris des humbles, le mépris des femmes.''<ref>Citato in ''[https://www.uclouvain.be/fr/facultes/drt/gisele-halimi Gisèle Halimi]'', ''uclouvain.be''.</ref> *[...] la lotta delle donne farà oggettivamente progredire l'umanità in generale. :[...] ''la cause des femmes aura objectivement fait progresser celle de l'humanité en général.''<ref>Da ''Le temps de malentendus'', in ''La cause des femmes {{small|précédé de Le temps de malentendus}}'', Gallimard, 2022, [https://books.google.it/books?id=5DhZEAAAQBAJ&pg=PT10 p. 10]. ISBN 9782072984402</ref> ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Halimi, Gisèle}} [[Categoria:Avvocati francesi]] [[Categoria:Politici francesi]] 5v8b59fltutj6tw6ezo3fnthcyucay4 Joseph Spencer Kennard 0 224652 1412758 2026-05-06T13:00:35Z Gaux 18878 Joseph Spencer Kennard 1412758 wikitext text/x-wiki '''Joseph Spencer Kennard''' (1859 – 1944), scrittore e saggista statunitense. ==Citazioni di Joseph Spencer Kennard== *[[Anton Giulio Barrili|Barrili]] possiede tutte le qualità che si addicono alla specie di libri che si è prefisso di creare. Egli ha stile scorrevole, fluente, grazioso come il conversare di un uomo colto e bene informato. Possiede un'attitudine tutta sua per sgusciar fuori dall'argomento e per riprenderlo dappoi con la padronanza disinvolta di un maestro che lascia scorrere le dita sui tasti di un Erard traendone le liquide perle delle variazioni di un motivo.<ref>Da ''Romanzi e romanzieri italiani'', pp. 235-236.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Kennard, Joseph Spencer}} [[Categoria:Scrittori statunitensi]] [[Categoria:Saggisti statunitensi]] rnfj1k3ucg56fps4iy6zyagh65djfcs 1412759 1412758 2026-05-06T13:04:34Z Gaux 18878 link alla Pedia russa 1412759 wikitext text/x-wiki '''Joseph Spencer Kennard''' (1859 – 1944), scrittore e saggista statunitense. ==Citazioni di Joseph Spencer Kennard== *[[Anton Giulio Barrili|Barrili]] possiede tutte le qualità che si addicono alla specie di libri che si è prefisso di creare. Egli ha stile scorrevole, fluente, grazioso come il conversare di un uomo colto e bene informato. Possiede un'attitudine tutta sua per sgusciar fuori dall'argomento e per riprenderlo dappoi con la padronanza disinvolta di un maestro che lascia scorrere le dita sui tasti di un Erard traendone le liquide perle delle variazioni di un motivo.<ref>Da ''Romanzi e romanzieri italiani'', pp. 235-236.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_site=ru}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Kennard, Joseph Spencer}} [[Categoria:Scrittori statunitensi]] [[Categoria:Saggisti statunitensi]] ptb79bjb6tde7v9oorgbxow3k00xqss 1412760 1412759 2026-05-06T13:07:00Z Gaux 18878 /* Citazioni di Joseph Spencer Kennard */ riferimenti bibliografici 1412760 wikitext text/x-wiki '''Joseph Spencer Kennard''' (1859 – 1944), scrittore e saggista statunitense. ==Citazioni di Joseph Spencer Kennard== *[[Anton Giulio Barrili|Barrili]] possiede tutte le qualità che si addicono alla specie di libri che si è prefisso di creare. Egli ha stile scorrevole, fluente, grazioso come il conversare di un uomo colto e bene informato. Possiede un'attitudine tutta sua per sgusciar fuori dall'argomento e per riprenderlo dappoi con la padronanza disinvolta di un maestro che lascia scorrere le dita sui tasti di un Erard traendone le liquide perle delle variazioni di un motivo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/romanzieromanzi00kenngoog/page/n11/mode/1up Romanzi e romanzieri italiani]'', G. Barbera, Firenze, 1905, pp. 235-236.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_site=ru}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Kennard, Joseph Spencer}} [[Categoria:Scrittori statunitensi]] [[Categoria:Saggisti statunitensi]] m486s2ugfewmkafmjx2uh3vxgdnvaet 1412761 1412760 2026-05-06T13:08:01Z Gaux 18878 /* Citazioni di Joseph Spencer Kennard */ altri riferimenti 1412761 wikitext text/x-wiki '''Joseph Spencer Kennard''' (1859 – 1944), scrittore e saggista statunitense. ==Citazioni di Joseph Spencer Kennard== *[[Anton Giulio Barrili|Barrili]] possiede tutte le qualità che si addicono alla specie di libri che si è prefisso di creare. Egli ha stile scorrevole, fluente, grazioso come il conversare di un uomo colto e bene informato. Possiede un'attitudine tutta sua per sgusciar fuori dall'argomento e per riprenderlo dappoi con la padronanza disinvolta di un maestro che lascia scorrere le dita sui tasti di un Erard traendone le liquide perle delle variazioni di un motivo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/romanzieromanzi00kenngoog/page/n11/mode/1up Romanzi e romanzieri italiani]'', G. Barbera, Firenze, 1905, II edizione, vol. I, pp. 235-236.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_site=ru}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Kennard, Joseph Spencer}} [[Categoria:Scrittori statunitensi]] [[Categoria:Saggisti statunitensi]] apb2ixnf1lo4uylrjapozopbu9ng33k 1412762 1412761 2026-05-06T13:09:23Z Gaux 18878 /* Citazioni di Joseph Spencer Kennard */ wlink 1412762 wikitext text/x-wiki '''Joseph Spencer Kennard''' (1859 – 1944), scrittore e saggista statunitense. ==Citazioni di Joseph Spencer Kennard== *[[Anton Giulio Barrili|Barrili]] possiede tutte le qualità che si addicono alla specie di libri che si è prefisso di creare. Egli ha stile scorrevole, fluente, grazioso come il conversare di un uomo colto e bene informato. Possiede un'attitudine tutta sua per sgusciar fuori dall'argomento e per riprenderlo dappoi con la padronanza disinvolta di un maestro che lascia scorrere le dita sui tasti di un Erard traendone le liquide perle delle variazioni di un motivo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/romanzieromanzi00kenngoog/page/n7/mode/1up Romanzi e romanzieri italiani]'', G. Barbera, Firenze, 1905, II edizione, vol. I, pp. 235-236.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_site=ru}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Kennard, Joseph Spencer}} [[Categoria:Scrittori statunitensi]] [[Categoria:Saggisti statunitensi]] n6we70rtl9ac8ahdb8pjhacrzk6g92c 1412763 1412762 2026-05-06T13:15:34Z Gaux 18878 nota 1412763 wikitext text/x-wiki '''Joseph Spencer Kennard''' (1859 – 1944), scrittore e saggista statunitense. ==Citazioni di Joseph Spencer Kennard== *[[Anton Giulio Barrili|Barrili]] possiede tutte le qualità che si addicono alla specie di libri che si è prefisso di creare. Egli ha stile scorrevole, fluente, grazioso come il conversare di un uomo colto e bene informato. Possiede un'attitudine tutta sua per sgusciar fuori dall'argomento e per riprenderlo dappoi con la padronanza disinvolta di un maestro che lascia scorrere le dita sui tasti di un Erard<ref>Marchio di pianoforte.</ref> traendone le liquide perle delle variazioni di un motivo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/romanzieromanzi00kenngoog/page/n7/mode/1up Romanzi e romanzieri italiani]'', G. Barbera, Firenze, 1905, II edizione, vol. 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Possiede un'attitudine tutta sua per sgusciar fuori dall'argomento e per riprenderlo dappoi con la padronanza disinvolta di un maestro che lascia scorrere le dita sui tasti di un Erard<ref>Marchio di pianoforte.</ref> traendone le liquide perle delle variazioni di un motivo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/romanzieromanzi00kenngoog/page/n7/mode/1up Romanzi e romanzieri italiani]'', G. Barbera, Firenze, 1905, II edizione, vol. I, pp. 235-236.</ref> *Si può dire non esservi soggetto che Barrili non abbia trattato.<br>Dai remoti tempi dell'antica Roma con la sua ''Cleopatra'' alla Venezia d'oggi col suo recente ''Ponte del paradiso'', dal romanzo storico ''Castel Govone'' alla eterea fantasia ''Come un sogno'', egli ha sfiorato tutto, ha toccato tutti i soggetti. E non si ferma dinanzi ad alcuno sforzo d'immaginazione nel dipingere luoghi e ambienti a lui completamente ignoti: il Giappone, la Calabria sono dipinti arditamente quanto i quadri storici od i costumi esotici. La deficenza di esattezza non offende troppo, perché non accompagnata da alcuno sfoggio di presunzione; dal Barrili non si esigono notizie veritiere più di quanto si pretendevano da un [[Alexandre Dumas padre|Dumas (padre)]]. Si è senz'altro grati allo scrittore del piacere o meglio del passatempo che simili romanzi procurano, e si onora in lui il paziente lavoratore che gli ha immaginati e svolti.<ref>Da ''Romanzi e romanzieri italiani'', G. Barbera, Firenze, 1905, II edizione, vol. I, p. 236.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_site=ru}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Kennard, Joseph Spencer}} [[Categoria:Scrittori statunitensi]] [[Categoria:Saggisti statunitensi]] 7cglv2gbqgzvm2lr8x2y5gozac0kgzi 1412766 1412765 2026-05-06T13:24:09Z Gaux 18878 /* Citazioni di Joseph Spencer Kennard */ sic 1412766 wikitext text/x-wiki '''Joseph Spencer Kennard''' (1859 – 1944), scrittore e saggista statunitense. ==Citazioni di Joseph Spencer Kennard== *[[Anton Giulio Barrili|Barrili]] possiede tutte le qualità che si addicono alla specie di libri che si è prefisso di creare. Egli ha stile scorrevole, fluente, grazioso come il conversare di un uomo colto e bene informato. Possiede un'attitudine tutta sua per sgusciar fuori dall'argomento e per riprenderlo dappoi con la padronanza disinvolta di un maestro che lascia scorrere le dita sui tasti di un Erard<ref>Marchio di pianoforte.</ref> traendone le liquide perle delle variazioni di un motivo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/romanzieromanzi00kenngoog/page/n7/mode/1up Romanzi e romanzieri italiani]'', G. Barbera, Firenze, 1905, II edizione, vol. I, pp. 235-236.</ref> *Si può dire non esservi soggetto che Barrili non abbia trattato.<br>Dai remoti tempi dell'antica Roma con la sua ''Cleopatra'' alla Venezia d'oggi col suo recente ''Ponte del paradiso'', dal romanzo storico ''Castel Govone'' alla eterea fantasia ''Come un sogno'', egli ha sfiorato tutto, ha toccato tutti i soggetti. E non si ferma dinanzi ad alcuno sforzo d'immaginazione nel dipingere luoghi e ambienti a lui completamente ignoti: il Giappone, la Calabria sono dipinti arditamente quanto i quadri storici od i costumi esotici. La {{sic|deficenza}} di esattezza non offende troppo, perché non accompagnata da alcuno sfoggio di presunzione; dal Barrili non si esigono notizie veritiere più di quanto si pretendevano da un [[Alexandre Dumas padre|Dumas (padre)]]. Si è senz'altro grati allo scrittore del piacere o meglio del passatempo che simili romanzi procurano, e si onora in lui il paziente lavoratore che {{sic|gli}} ha immaginati e svolti.<ref>Da ''Romanzi e romanzieri italiani'', G. Barbera, Firenze, 1905, II edizione, vol. I, p. 236.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_site=ru}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Kennard, Joseph Spencer}} [[Categoria:Scrittori statunitensi]] [[Categoria:Saggisti statunitensi]] 8fipjbzuhmi2ui8j2cu7z03ggt2ebee 1412768 1412766 2026-05-06T13:30:54Z Gaux 18878 /* Citazioni di Joseph Spencer Kennard */ Enrico Castelnuovo (scrittore) 1412768 wikitext text/x-wiki '''Joseph Spencer Kennard''' (1859 – 1944), scrittore e saggista statunitense. ==Citazioni di Joseph Spencer Kennard== *[[Anton Giulio Barrili|Barrili]] possiede tutte le qualità che si addicono alla specie di libri che si è prefisso di creare. Egli ha stile scorrevole, fluente, grazioso come il conversare di un uomo colto e bene informato. Possiede un'attitudine tutta sua per sgusciar fuori dall'argomento e per riprenderlo dappoi con la padronanza disinvolta di un maestro che lascia scorrere le dita sui tasti di un Erard<ref>Marchio di pianoforte.</ref> traendone le liquide perle delle variazioni di un motivo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/romanzieromanzi00kenngoog/page/n7/mode/1up Romanzi e romanzieri italiani]'', G. Barbera, Firenze, 1905, II edizione, vol. I, pp. 235-236.</ref> *Si può dire non esservi soggetto che Barrili non abbia trattato.<br>Dai remoti tempi dell'antica Roma con la sua ''Cleopatra'' alla Venezia d'oggi col suo recente ''Ponte del paradiso'', dal romanzo storico ''Castel Govone'' alla eterea fantasia ''Come un sogno'', egli ha sfiorato tutto, ha toccato tutti i soggetti. E non si ferma dinanzi ad alcuno sforzo d'immaginazione nel dipingere luoghi e ambienti a lui completamente ignoti: il Giappone, la Calabria sono dipinti arditamente quanto i quadri storici od i costumi esotici. La {{sic|deficenza}} di esattezza non offende troppo, perché non accompagnata da alcuno sfoggio di presunzione; dal Barrili non si esigono notizie veritiere più di quanto si pretendevano da un [[Alexandre Dumas padre|Dumas (padre)]]. Si è senz'altro grati allo scrittore del piacere o meglio del passatempo che simili romanzi procurano, e si onora in lui il paziente lavoratore che {{sic|gli}} ha immaginati e svolti.<ref>Da ''Romanzi e romanzieri italiani'', G. Barbera, Firenze, 1905, II edizione, vol. I, p. 236.</ref> *{{NDR|[[Enrico Castelnuovo (scrittore)|Enrico Castelnuovo]]}} Non è facile di dare un nome all'attrattiva specialissima che esercitano i suoi delicati gioielli. Pochissime le scene culminanti, semplice lo stile, insignificanti i soggetti, senza pretesa alcuna l'osservazione oggettiva e la riproduzione del vero; tanto che nel leggerli si sarebbe quasi tentati di dichiararli libri infantili o sentimentali. Eppure a malgrado di tutto ciò si resta conquistati, affascinati. (p. 237) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_site=ru}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Kennard, Joseph Spencer}} [[Categoria:Scrittori statunitensi]] [[Categoria:Saggisti statunitensi]] a9efuoidip3l6j3y0ph2pz7xbr1ye2k 1412769 1412768 2026-05-06T13:37:06Z Gaux 18878 sistemo e tolgo stub 1412769 wikitext text/x-wiki '''Joseph Spencer Kennard''' (1859 – 1944), scrittore e saggista statunitense. ==''Romanzi e romanzieri italiani''== *[[Anton Giulio Barrili|Barrili]] possiede tutte le qualità che si addicono alla specie di libri che si è prefisso di creare. Egli ha stile scorrevole, fluente, grazioso come il conversare di un uomo colto e bene informato. Possiede un'attitudine tutta sua per sgusciar fuori dall'argomento e per riprenderlo dappoi con la padronanza disinvolta di un maestro che lascia scorrere le dita sui tasti di un Erard<ref>Marchio di pianoforte.</ref> traendone le liquide perle delle variazioni di un motivo. (vol. I, pp. 235-236) *Si può dire non esservi soggetto che Barrili non abbia trattato.<br>Dai remoti tempi dell'antica Roma con la sua ''Cleopatra'' alla Venezia d'oggi col suo recente ''Ponte del paradiso'', dal romanzo storico ''Castel Govone'' alla eterea fantasia ''Come un sogno'', egli ha sfiorato tutto, ha toccato tutti i soggetti. E non si ferma dinanzi ad alcuno sforzo d'immaginazione nel dipingere luoghi e ambienti a lui completamente ignoti: il Giappone, la Calabria sono dipinti arditamente quanto i quadri storici od i costumi esotici. La {{sic|deficenza}} di esattezza non offende troppo, perché non accompagnata da alcuno sfoggio di presunzione; dal Barrili non si esigono notizie veritiere più di quanto si pretendevano da un [[Alexandre Dumas padre|Dumas (padre)]]. Si è senz'altro grati allo scrittore del piacere o meglio del passatempo che simili romanzi procurano, e si onora in lui il paziente lavoratore che {{sic|gli}} ha immaginati e svolti. (vol. I, p. 236) *{{NDR|[[Enrico Castelnuovo (scrittore)|Enrico Castelnuovo]]}} Non è facile di dare un nome all'attrattiva specialissima che esercitano i suoi delicati gioielli. Pochissime le scene culminanti, semplice lo stile, insignificanti i soggetti, senza pretesa alcuna l'osservazione oggettiva e la riproduzione del vero; tanto che nel leggerli si sarebbe quasi tentati di dichiararli libri infantili o sentimentali. Eppure a malgrado di tutto ciò si resta conquistati, affascinati. (vol. I, p. 237) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Spencer Kennard, ''[https://archive.org/details/romanzieromanzi00kenngoog/page/n7/mode/1up Romanzi e romanzieri italiani]'', G. Barbera, Firenze, 1905, II edizione, vol. I ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_site=ru}} {{DEFAULTSORT:Kennard, Joseph Spencer}} [[Categoria:Scrittori statunitensi]] [[Categoria:Saggisti statunitensi]] 0uo1o3e7q5z6c6ki89hkzhp6t59wiu0 1412775 1412769 2026-05-06T14:19:04Z Gaux 18878 Benedetto Croce, citazioni su 1412775 wikitext text/x-wiki '''Joseph Spencer Kennard''' (1859 – 1944), scrittore e saggista statunitense. ==''Romanzi e romanzieri italiani''== *[[Anton Giulio Barrili|Barrili]] possiede tutte le qualità che si addicono alla specie di libri che si è prefisso di creare. Egli ha stile scorrevole, fluente, grazioso come il conversare di un uomo colto e bene informato. Possiede un'attitudine tutta sua per sgusciar fuori dall'argomento e per riprenderlo dappoi con la padronanza disinvolta di un maestro che lascia scorrere le dita sui tasti di un Erard<ref>Marchio di pianoforte.</ref> traendone le liquide perle delle variazioni di un motivo. (vol. I, pp. 235-236) *Si può dire non esservi soggetto che Barrili non abbia trattato.<br>Dai remoti tempi dell'antica Roma con la sua ''Cleopatra'' alla Venezia d'oggi col suo recente ''Ponte del paradiso'', dal romanzo storico ''Castel Govone'' alla eterea fantasia ''Come un sogno'', egli ha sfiorato tutto, ha toccato tutti i soggetti. E non si ferma dinanzi ad alcuno sforzo d'immaginazione nel dipingere luoghi e ambienti a lui completamente ignoti: il Giappone, la Calabria sono dipinti arditamente quanto i quadri storici od i costumi esotici. La {{sic|deficenza}} di esattezza non offende troppo, perché non accompagnata da alcuno sfoggio di presunzione; dal Barrili non si esigono notizie veritiere più di quanto si pretendevano da un [[Alexandre Dumas padre|Dumas (padre)]]. Si è senz'altro grati allo scrittore del piacere o meglio del passatempo che simili romanzi procurano, e si onora in lui il paziente lavoratore che {{sic|gli}} ha immaginati e svolti. (vol. I, p. 236) *{{NDR|[[Enrico Castelnuovo (scrittore)|Enrico Castelnuovo]]}} Non è facile di dare un nome all'attrattiva specialissima che esercitano i suoi delicati gioielli. Pochissime le scene culminanti, semplice lo stile, insignificanti i soggetti, senza pretesa alcuna l'osservazione oggettiva e la riproduzione del vero; tanto che nel leggerli si sarebbe quasi tentati di dichiararli libri infantili o sentimentali. Eppure a malgrado di tutto ciò si resta conquistati, affascinati. (vol. I, p. 237) ==Citazioni su Joseph Spencer Kennard== *Lo {{sic|Spencer-Kennard}} scrive molte cose ingenue, intramezzate da qualche errore di fatto, ma in complesso ha giudizio sano e talvolta persino delicato. ([[Benedetto Croce]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Spencer Kennard, ''[https://archive.org/details/romanzieromanzi00kenngoog/page/n7/mode/1up Romanzi e romanzieri italiani]'', G. Barbera, Firenze, 1905, II edizione, vol. I ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_site=ru}} {{DEFAULTSORT:Kennard, Joseph Spencer}} [[Categoria:Scrittori statunitensi]] [[Categoria:Saggisti statunitensi]] qfdzc3ujn4khc2jcqy9077dunnxltwz 1412776 1412775 2026-05-06T14:23:03Z Gaux 18878 /* Bibliografia */ seconda edizione 1412776 wikitext text/x-wiki '''Joseph Spencer Kennard''' (1859 – 1944), scrittore e saggista statunitense. ==''Romanzi e romanzieri italiani''== *[[Anton Giulio Barrili|Barrili]] possiede tutte le qualità che si addicono alla specie di libri che si è prefisso di creare. Egli ha stile scorrevole, fluente, grazioso come il conversare di un uomo colto e bene informato. Possiede un'attitudine tutta sua per sgusciar fuori dall'argomento e per riprenderlo dappoi con la padronanza disinvolta di un maestro che lascia scorrere le dita sui tasti di un Erard<ref>Marchio di pianoforte.</ref> traendone le liquide perle delle variazioni di un motivo. (vol. I, pp. 235-236) *Si può dire non esservi soggetto che Barrili non abbia trattato.<br>Dai remoti tempi dell'antica Roma con la sua ''Cleopatra'' alla Venezia d'oggi col suo recente ''Ponte del paradiso'', dal romanzo storico ''Castel Govone'' alla eterea fantasia ''Come un sogno'', egli ha sfiorato tutto, ha toccato tutti i soggetti. E non si ferma dinanzi ad alcuno sforzo d'immaginazione nel dipingere luoghi e ambienti a lui completamente ignoti: il Giappone, la Calabria sono dipinti arditamente quanto i quadri storici od i costumi esotici. La {{sic|deficenza}} di esattezza non offende troppo, perché non accompagnata da alcuno sfoggio di presunzione; dal Barrili non si esigono notizie veritiere più di quanto si pretendevano da un [[Alexandre Dumas padre|Dumas (padre)]]. Si è senz'altro grati allo scrittore del piacere o meglio del passatempo che simili romanzi procurano, e si onora in lui il paziente lavoratore che {{sic|gli}} ha immaginati e svolti. (vol. I, p. 236) *{{NDR|[[Enrico Castelnuovo (scrittore)|Enrico Castelnuovo]]}} Non è facile di dare un nome all'attrattiva specialissima che esercitano i suoi delicati gioielli. Pochissime le scene culminanti, semplice lo stile, insignificanti i soggetti, senza pretesa alcuna l'osservazione oggettiva e la riproduzione del vero; tanto che nel leggerli si sarebbe quasi tentati di dichiararli libri infantili o sentimentali. Eppure a malgrado di tutto ciò si resta conquistati, affascinati. (vol. I, p. 237) ==Citazioni su Joseph Spencer Kennard== *Lo {{sic|Spencer-Kennard}} scrive molte cose ingenue, intramezzate da qualche errore di fatto, ma in complesso ha giudizio sano e talvolta persino delicato. ([[Benedetto Croce]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Spencer Kennard, ''[https://archive.org/details/romanzieromanzi00kenngoog/page/n7/mode/1up Romanzi e romanzieri italiani]'', G. Barbera, Firenze, 1905<sup>2</sup>, vol. I. ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_site=ru}} {{DEFAULTSORT:Kennard, Joseph Spencer}} [[Categoria:Scrittori statunitensi]] [[Categoria:Saggisti statunitensi]] n6z31acipkz2tyywso4g719sw25gw4l 1412777 1412776 2026-05-06T14:30:02Z Gaux 18878 /* Romanzi e romanzieri italiani */ Tommaso Grossi 1412777 wikitext text/x-wiki '''Joseph Spencer Kennard''' (1859 – 1944), scrittore e saggista statunitense. ==''Romanzi e romanzieri italiani''== *Tutto sommato [...] [[Tommaso Grossi]] resta sempre l'ultimo romanziere leggibile di questa primiera scuola manzoniana. I suoi contemporanei e seguaci immediati non si sopportano più. Se egli ha spinto la pietà religiosa manzoniana fino al bigottismo e il suo sentimento ai massimi limiti del sentimentalismo, gli altri hanno oltrepassato addirittura la barriera. (vol. I, p. 118) *[[Anton Giulio Barrili|Barrili]] possiede tutte le qualità che si addicono alla specie di libri che si è prefisso di creare. Egli ha stile scorrevole, fluente, grazioso come il conversare di un uomo colto e bene informato. Possiede un'attitudine tutta sua per sgusciar fuori dall'argomento e per riprenderlo dappoi con la padronanza disinvolta di un maestro che lascia scorrere le dita sui tasti di un Erard<ref>Marchio di pianoforte.</ref> traendone le liquide perle delle variazioni di un motivo. (vol. I, pp. 235-236) *Si può dire non esservi soggetto che Barrili non abbia trattato.<br>Dai remoti tempi dell'antica Roma con la sua ''Cleopatra'' alla Venezia d'oggi col suo recente ''Ponte del paradiso'', dal romanzo storico ''Castel Govone'' alla eterea fantasia ''Come un sogno'', egli ha sfiorato tutto, ha toccato tutti i soggetti. E non si ferma dinanzi ad alcuno sforzo d'immaginazione nel dipingere luoghi e ambienti a lui completamente ignoti: il Giappone, la Calabria sono dipinti arditamente quanto i quadri storici od i costumi esotici. La {{sic|deficenza}} di esattezza non offende troppo, perché non accompagnata da alcuno sfoggio di presunzione; dal Barrili non si esigono notizie veritiere più di quanto si pretendevano da un [[Alexandre Dumas padre|Dumas (padre)]]. Si è senz'altro grati allo scrittore del piacere o meglio del passatempo che simili romanzi procurano, e si onora in lui il paziente lavoratore che {{sic|gli}} ha immaginati e svolti. (vol. I, p. 236) *{{NDR|[[Enrico Castelnuovo (scrittore)|Enrico Castelnuovo]]}} Non è facile di dare un nome all'attrattiva specialissima che esercitano i suoi delicati gioielli. Pochissime le scene culminanti, semplice lo stile, insignificanti i soggetti, senza pretesa alcuna l'osservazione oggettiva e la riproduzione del vero; tanto che nel leggerli si sarebbe quasi tentati di dichiararli libri infantili o sentimentali. Eppure a malgrado di tutto ciò si resta conquistati, affascinati. (vol. I, p. 237) ==Citazioni su Joseph Spencer Kennard== *Lo {{sic|Spencer-Kennard}} scrive molte cose ingenue, intramezzate da qualche errore di fatto, ma in complesso ha giudizio sano e talvolta persino delicato. ([[Benedetto Croce]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Spencer Kennard, ''[https://archive.org/details/romanzieromanzi00kenngoog/page/n7/mode/1up Romanzi e romanzieri italiani]'', G. Barbera, Firenze, 1905<sup>2</sup>, vol. I. ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_site=ru}} {{DEFAULTSORT:Kennard, Joseph Spencer}} [[Categoria:Scrittori statunitensi]] [[Categoria:Saggisti statunitensi]] 5tkuz3z9xqjx9kkhbumk1dbcheqdyvn 1412778 1412777 2026-05-06T14:31:49Z Gaux 18878 /* Romanzi e romanzieri italiani */ wlink 1412778 wikitext text/x-wiki '''Joseph Spencer Kennard''' (1859 – 1944), scrittore e saggista statunitense. ==''Romanzi e romanzieri italiani''== *Tutto sommato [...] [[Tommaso Grossi]] resta sempre l'ultimo romanziere leggibile di questa primiera [[Alessandro Manzoni|scuola manzoniana]]. I suoi contemporanei e seguaci immediati non si sopportano più. Se egli ha spinto la pietà religiosa manzoniana fino al bigottismo e il suo sentimento ai massimi limiti del sentimentalismo, gli altri hanno oltrepassato addirittura la barriera. (vol. I, p. 118) *[[Anton Giulio Barrili|Barrili]] possiede tutte le qualità che si addicono alla specie di libri che si è prefisso di creare. Egli ha stile scorrevole, fluente, grazioso come il conversare di un uomo colto e bene informato. Possiede un'attitudine tutta sua per sgusciar fuori dall'argomento e per riprenderlo dappoi con la padronanza disinvolta di un maestro che lascia scorrere le dita sui tasti di un Erard<ref>Marchio di pianoforte.</ref> traendone le liquide perle delle variazioni di un motivo. (vol. I, pp. 235-236) *Si può dire non esservi soggetto che Barrili non abbia trattato.<br>Dai remoti tempi dell'antica Roma con la sua ''Cleopatra'' alla Venezia d'oggi col suo recente ''Ponte del paradiso'', dal romanzo storico ''Castel Govone'' alla eterea fantasia ''Come un sogno'', egli ha sfiorato tutto, ha toccato tutti i soggetti. E non si ferma dinanzi ad alcuno sforzo d'immaginazione nel dipingere luoghi e ambienti a lui completamente ignoti: il Giappone, la Calabria sono dipinti arditamente quanto i quadri storici od i costumi esotici. La {{sic|deficenza}} di esattezza non offende troppo, perché non accompagnata da alcuno sfoggio di presunzione; dal Barrili non si esigono notizie veritiere più di quanto si pretendevano da un [[Alexandre Dumas padre|Dumas (padre)]]. Si è senz'altro grati allo scrittore del piacere o meglio del passatempo che simili romanzi procurano, e si onora in lui il paziente lavoratore che {{sic|gli}} ha immaginati e svolti. (vol. I, p. 236) *{{NDR|[[Enrico Castelnuovo (scrittore)|Enrico Castelnuovo]]}} Non è facile di dare un nome all'attrattiva specialissima che esercitano i suoi delicati gioielli. Pochissime le scene culminanti, semplice lo stile, insignificanti i soggetti, senza pretesa alcuna l'osservazione oggettiva e la riproduzione del vero; tanto che nel leggerli si sarebbe quasi tentati di dichiararli libri infantili o sentimentali. Eppure a malgrado di tutto ciò si resta conquistati, affascinati. (vol. I, p. 237) ==Citazioni su Joseph Spencer Kennard== *Lo {{sic|Spencer-Kennard}} scrive molte cose ingenue, intramezzate da qualche errore di fatto, ma in complesso ha giudizio sano e talvolta persino delicato. ([[Benedetto Croce]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Spencer Kennard, ''[https://archive.org/details/romanzieromanzi00kenngoog/page/n7/mode/1up Romanzi e romanzieri italiani]'', G. Barbera, Firenze, 1905<sup>2</sup>, vol. I. ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_site=ru}} {{DEFAULTSORT:Kennard, Joseph Spencer}} [[Categoria:Scrittori statunitensi]] [[Categoria:Saggisti statunitensi]] szvyk5dg0ov5rn3wu1rahm05wuhg06k Discussioni utente:Dupuk11 3 224653 1412781 2026-05-06T15:45:27Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1412781 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 17:45, 6 mag 2026 (CEST)}} 5arm5951ytd5icrtpqc1xze4aw7gup5 Discussioni utente:Nguyenngocthanhtoan 3 224654 1412782 2026-05-06T15:58:46Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1412782 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 17:58, 6 mag 2026 (CEST)}} 0h6ixicalhafxu58sbooi4awmcpxt2k Discussioni utente:Balena00 3 224655 1412783 2026-05-06T16:00:02Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1412783 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 17:59, 6 mag 2026 (CEST)}} 9f5oesrghx7onbk4398zeapd6p2gnk8 Discussioni utente:Maxwidgets9 3 224656 1412784 2026-05-06T16:01:12Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 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1412807 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 23:40, 6 mag 2026 (CEST)}} ewvrac20qqx1tcw15hs9702i52nfnff Discussioni utente:Ahmed sabegue 3 224665 1412808 2026-05-06T21:42:10Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1412808 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 23:42, 6 mag 2026 (CEST)}} 14nfbng05jj2kd8wbc7hh78o397gdlx Discussioni utente:Andrea Zamburlin 3 224666 1412809 2026-05-06T21:44:43Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1412809 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 23:44, 6 mag 2026 (CEST)}} knf85266i9wwaniob6y9djpve8g7bgy Ferrari 312 F1 0 224667 1412819 2026-05-07T02:22:00Z Danyele 19198 Creata pagina con "{{Voce tematica}} [[File:Rétromobile 2017 Ferrari 312 F1 1969 002 noBG.jpg|thumb|upright=1.5|Ferrari 312 F1]] Citazioni sulla '''Ferrari 312 F1'''. *Non fu una monoposto particolarmente vincente [...]. Ma considero la 312 del 1968 simbolica per la storia agonistica Ferrari perché su quella introducemmo per la prima volta un elemento tecnico che poi avrebbe contraddistinto la F.1 moderna: l'alettone. Sfoggiammo questa novità [...] nella gara di Circuito di Spa-Franc..." 1412819 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Rétromobile 2017 Ferrari 312 F1 1969 002 noBG.jpg|thumb|upright=1.5|Ferrari 312 F1]] Citazioni sulla '''Ferrari 312 F1'''. *Non fu una monoposto particolarmente vincente [...]. Ma considero la 312 del 1968 simbolica per la storia agonistica Ferrari perché su quella introducemmo per la prima volta un elemento tecnico che poi avrebbe contraddistinto la F.1 moderna: l'alettone. Sfoggiammo questa novità [...] nella gara di [[Circuito di Spa-Francorchamps|Spa-Francorchamps]]. Ce lo copiò subito la Brabham, poi tutti gli altri. Ci avevamo lavorato in gran segreto durante l'estate, ispirati dalla Chaparral che l'aveva montato l'anno prima sulla vettura Prototipo ma a lungo ci eravamo chiesti se avrebbe avuto utilità in F.1. [...] alettone a parte, ricordo il design molto filante grazie anche agli scarichi al centro delle bancate del motore: i famosi "spaghetti". Una novità che avevamo introdotto per rastremare le fiancate. A quell'epoca i serbatoi benzina passavano lateralmente lungo tutta la fiancata. [...] Per non allargare troppo la vettura e non far passare gli scarichi a contatto col serbatoio, escogitammo la soluzione di far uscire gli scarichi al centro delle bancate del V12. ([[Piero Ferrari]]) ==Voci correlate== {{Div col}} *[[Chris Amon]] *[[Lorenzo Bandini]] *[[Andrea de Adamich]] *[[Jacky Ickx]] *[[Ludovico Scarfiotti]] *[[John Surtees]] *[[Scuderia Ferrari]] *[[Vettura di Formula 1]] {{Div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] 6caw6rk8yis6r8y2uyvnzj0tticpqne Ferrari 312 PB 0 224668 1412820 2026-05-07T02:29:08Z Danyele 19198 Creata pagina con "{{Voce tematica}} [[File:Paris - Retromobile 2013 - Ferrari 312 PB - 1972 - 101.jpg|thumb|upright=1.5|Ferrari 312 PB]] Citazioni sulla '''Ferrari 312 PB'''. *Ufficialmente non si chiamò mai PB ma tutti la definivamo in quel modo dove la B stava a simboleggiare l'impiego del motore boxer 3 litri derivato da quello di Formula Uno. Non era altro che una F.1 "vestita", per la categoria Sport Prototipi. Costruimmo un'auto molto compatta, dal passo cortissimo, tirata all'est..." 1412820 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Paris - Retromobile 2013 - Ferrari 312 PB - 1972 - 101.jpg|thumb|upright=1.5|Ferrari 312 PB]] Citazioni sulla '''Ferrari 312 PB'''. *Ufficialmente non si chiamò mai PB ma tutti la definivamo in quel modo dove la B stava a simboleggiare l'impiego del motore boxer 3 litri derivato da quello di Formula Uno. Non era altro che una F.1 "vestita", per la categoria Sport Prototipi. Costruimmo un'auto molto compatta, dal passo cortissimo, tirata all'estremo. Il progetto era quello di realizzare un'auto molto leggera che fosse in grado con un motore di minor cilindrata [...] di eguagliare per agilità e dinamica di guida le prestazioni delle grosse Sport 5 litri dell'epoca. [...] Purtroppo ebbe vita breve: fu introdotta nel 1971, perfezionata nell'anno successivo in cui ottenne la maggior parte dei successi e abbandonata dopo il 1973 quando la Ferrari chiuse il programma Sport. ([[Piero Ferrari]]) ==Voci correlate== *[[Endurance (automobilismo)]] *[[Ferrari]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] oabupp5omzxr8uh4hubxu6ppi5uo03u Ferrari 126 CK 0 224669 1412822 2026-05-07T02:36:44Z Danyele 19198 Creata pagina con "{{Voce tematica}} [[File:Ferrari 126CK front-right Museo Ferrari noBG.jpg|thumb|upright=1.5|Ferrari 126 CK (1981)]] Citazioni sulla '''Ferrari 126 CK'''. *La Ferrari più vincente degli Anni '80 è stata la C2 del 1982, ma io ricordo con maggior piacere la prima 126 turbo [...] del 1981, perché vinse il [[Gran Premio di Monaco|Gran Premio di Montecarlo]] con [[Gilles Villeneuve]]. 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A riprova di quanto avessimo lavorato bene noi per adattare e rendere competitivo un motore sovralimentato su quelle curve così strette. [...] Poi arrivò anche la vittoria [...] al Jarama, a dimostrare definitivamente la superiorità in accelerazione e in potenza del motore turbo nei confronti dell'aspirato: Villeneuve quando era in testa, riusciva ad accelerare con una tale superiorità che nessun'altra monoposto riusciva a tenergli dietro né a prendergli la scia per attaccarlo in staccata. Da quel momento la F.1 ha preso la strada del turbo. ([[Piero Ferrari]]) ==Voci correlate== *[[Gilles Villeneuve]] *[[Scuderia Ferrari]] *[[Vettura di Formula 1]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] lei33yvf9zrnq1qqxmdabd7ni2tmfbu Ferrari F2004 0 224670 1412824 2026-05-07T02:42:14Z Danyele 19198 Creata pagina con "{{Voce tematica}} [[File:Michael Schumacher Ferrari 2004.jpg|thumb|upright=1.5|Ferrari F2004 (2004)]] Citazioni sulla '''Ferrari F2004'''. *È stata una monoposto micidiale. Aveva una superiorità incredibile sulle concorrenti. Un'arma letale per i rivali. [...] Aveva un equilibrio perfetto e trovò uno [[Michael Schumacher|Schumacher]] nel punto più alto della sua carriera. [...] Fu anche la F.1 che raggiunse l'apice delle prestazioni nel decennio; era una macchina ve..." 1412824 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Michael Schumacher Ferrari 2004.jpg|thumb|upright=1.5|Ferrari F2004 (2004)]] Citazioni sulla '''Ferrari F2004'''. *È stata una monoposto micidiale. Aveva una superiorità incredibile sulle concorrenti. Un'arma letale per i rivali. [...] Aveva un equilibrio perfetto e trovò uno [[Michael Schumacher|Schumacher]] nel punto più alto della sua carriera. [...] Fu anche la F.1 che raggiunse l'apice delle prestazioni nel decennio; era una macchina velocissima perché quelle F.1 avevano ancora un carico aerodinamico elevatissimo che la federazione negli anni successivi ridusse drasticamente. I propulsori dell'epoca erano i più evoluti 3 litri V10 della storia della F.1 tanto che poco dopo, per limitare le potenze che superavano i 900 cavalli, furono ridotti di cilindrata e depotenziati. ([[Piero Ferrari]]) ==Voci correlate== *[[Rubens Barrichello]] *[[Scuderia Ferrari]] *[[Michael Schumacher]] *[[Vettura di Formula 1]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] q6kilbe4cgr5nbswh3f8fegw3ja42r9 Augusto Pierantoni 0 224671 1412828 2026-05-07T06:08:28Z Spinoziano (BEIC) 86405 Creata pagina con "[[File:Augusto Pierantoni 01.jpg|miniatura|Augusto Pierantoni]] '''Augusto Pierantoni''' (1840 – 1911), giurista e politico italiano. ==[[Incipit]] di ''Dell'abolizione della pena di morte''== La maggior parte degl'ingegni italiani sulle orme di [[Cesare Beccaria]] ha condannato con ragioni potentissime la teoria del sangue. Da un secolo scrittori di ogni contrada raccolgono le forze dello studio e dell'associazione per decidere i governi a cancellare dai codici la ..." 1412828 wikitext text/x-wiki [[File:Augusto Pierantoni 01.jpg|miniatura|Augusto Pierantoni]] '''Augusto Pierantoni''' (1840 – 1911), giurista e politico italiano. ==[[Incipit]] di ''Dell'abolizione della pena di morte''== La maggior parte degl'ingegni italiani sulle orme di [[Cesare Beccaria]] ha condannato con ragioni potentissime la teoria del sangue. Da un secolo scrittori di ogni contrada raccolgono le forze dello studio e dell'associazione per decidere i governi a cancellare dai codici la [[pena di morte]].<br> Il potere ha fatto un'ostinata resistenza a questa riforma posta nel numero delle generose utopie e negata quasi sempre per considerazioni di opportunità. L'ostinazione fu più viva e decisa negli Stati più forti; mentre i piccoli regni soltanto ci porsero finora l'esempio giustissimo ed umano dell'ordine sociale conservato senza il triste ufficio del carnefice. <!--(p. VII)--> ==Bibliografia== *Augusto Pierantoni, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE765875 Dell'abolizione della pena di morte]'', Tipografia del diritto, Torino, 1865. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Pierantoni, Augusto}} [[Categoria:Giuristi italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] i5mzaqx83471xric37pgm6z5uv60jig