Wikiquote itwikiquote https://it.wikiquote.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.8 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikiquote Discussioni Wikiquote File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Portale Discussioni portale TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Eugenio Montale 0 1494 1418376 1404585 2026-06-27T05:52:38Z Spinoziano 2297 sistemo citazione con fonte primaria 1418376 wikitext text/x-wiki [[File:Eugenio Montale.jpg|thumb|Eugenio Montale (1965)]] {{Premio|Nobel|la letteratura ('''1975''')}} '''Eugenio Montale''' (1896 – 1981), poeta italiano. ==Citazioni di Eugenio Montale== *Ai [[poeta|poeti]] è inutile chiedere comprensione di certe cose.<ref name=giacomino>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/maggio/24/MONTALE_Giacomino_amico_rinnegato_co_0_9605246137.shtml Montale: Giacomino, l'amico rinnegato]'', ''Corriere della Sera'', 24 maggio 1996.</ref> *Anche [[Giovanni Pascoli|Pascoli]] mi sembrava un poeta, certamente molto notevole, ma, molto, troppo dolciastro per il mio temperamento. Troppo sentimentale e troppo dolciastro: questa era l'opinione che mi facevo io.<ref>Da un'intervista del 1966; in ''[https://books.google.it/books?id=q80bAQAAIAAJ Opere complete. Il secondo mestiere: arte, musica, società]'', a cura di Giorgio Zampa, A. Mondadori, Milano, 1996, p. 1663.</ref> *Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che ''non'' siamo, ciò che ''non'' vogliamo.<ref>Da ''Non chiederci la parola''</ref> *{{NDR|[[Titta Ruffo]]}} Con Titta Ruffo, e con qualche raro suo simile, non è morto il canto, ma è morto il canto eroico.<ref name=prime49/> *{{NDR|Sugli [[Analfabetismo|analfabeti]]}} Da loro c'è sempre da imparare. Possiedono alcuni concetti fondamentali, quelli che contano. Purtroppo, pare che ne siano rimasti pochi.<ref name=Biagi>Citato in [[Enzo Biagi]], ''Mille camere'', Mondadori, 1984.</ref> *Dove il potere nega, in forme palesi ma anche con mezzi occulti, la vera libertà, spuntano ogni tanto uomini ispirati come [[Andrej Sakharov]] e [[Marco Pannella]] che seguono la posizione spirituale più difficile che una vittima possa assumere di fronte al suo oppressore: il rifiuto passivo. Soli e inermi, essi parlano anche per noi.<ref name=read>Da un articolo sul ''Corriere della Sera''; citato in ''Selezione dal Reader's Digest'', ottobre 1974.</ref> *Ed è perciò che [[Piero Gobetti|Gobetti]] pur senza additarci un sistema e tanto meno un partito, ci pone di fronte uno specchio dal quale ci discostiamo con fastidio o con orrore, a seconda che la dilagante marea della mediocrità politica e intellettuale ci riempia di tedio o di disgusto, di noia o di ribrezzo.<ref name=":0">Citato in Marco Revelli, [https://www.repubblica.it/cultura/2021/06/18/news/anniversari_inseguendo_l_ombra_di_gobetti-306643080/?ref=RHTP-VS-I287621970-P13-S4-T1 ''Anniversari. Inseguendo l’ombra di Gobetti''], ''Repubblica.it,'' 18 giugno 2021</ref> *Eravamo una famiglia numerosa, i miei fratelli andavano nello scagno<ref>L'ufficio, in genovese.</ref>, l'unica mia sorella frequentò l'università, per me non era il caso di parlarne. In molte famiglie esisteva il tacito accordo che il cadetto fosse dispensato dal tenere alto il buon nome della famiglia.<ref>Da ''Genova nei ricordi di un esule'', in ''Opere complete'', A. Mondadori, 1996, voll. 2-3</ref> *Ho imparato una verità che pochi conoscono: che l'[[arte]] largisce le sue consolazioni soprattutto agli artisti falliti.<ref>Da ''Il successo'', in ''Farfalla di Dinard''</ref> *Ho letto tempo fa che un uomo ha scelto a Mosca lo sciopero della fame. Si chiama Andrej Sackharov ed è un fisico famoso. Mi sembra importante che un uomo di scienza prenda l'arma di protesta che fu di [[Mahatma Gandhi|Gandhi]].<ref name=read/> *[...] i [[materialismo dialettico|materialisti dialettici]] ribelli a qualsiasi metafisica eppure imprigionati in una dogmatica che è una metafisica della peggiore specie.<ref>Da ''Saluto'', ''Persona'', IX, n. 10-11, ottobre-novembre 1968, p. 31.</ref> *Il rapporto tra l'alfabetismo e l'[[analfabetismo]] è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere.<ref>Citato in [[Armando Massarenti]], ''[https://st.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-03-10/analfabeti-seduti-tesoro-185641.shtml?uuid=AbwAg05E&p=2&refresh_ce=1 Noi, analfabeti seduti su un tesoro]'', ''ilsole24ore.com'', 11 marzo 2012.</ref> *{{NDR|[[Sergio Solmi]]}} Il suo dono naturale è di vedere senza essere visto e di essere presente come può esserlo un fatto o meglio un dono di natura.<ref>Citato in ''Corriere della Sera'', 19 dicembre 1999.</ref> *{{NDR|Su [[Lucio Piccolo]]}} Il suono del corno che ci giunge dal Capo d'Orlando non è l'Olifante di un sopravvissuto, ma una voce che ognuno può sentire echeggiare in sé.<ref>Citato in Corrado Stajano, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1998/agosto/22/Lucio_Piccolo_ultimo_poeta_barone_co_0_9808224939.shtml?refresh_ce-cp Lucio Piccolo, l'ultimo poeta barone]'', ''Corriere della Sera'', 22 agosto 1998, p. 29.</ref> *Il vero [[Genovesi|genovese]] era "stúndàiu" (la parola non è sdrucciola e occorre un forte accento sulla prima u), e quindi poco sociale. Solo in quel di Frosinone ha trovato il termine corrispondente: "sprùcido". Stundaiu è un misto di orgoglio, di timidezza, di diffidenza, una pratica quotidiana del mugugnu, un certo complesso d'inferiorità bilanciato dal senso di una specifica superiorità nell'ordine dei valori morali.<ref>Da ''Genova nei ricordi di un esule'', in ''Genua urbs maritima'', Italsider, Genova, 1968</ref> *Indro {{ndr|[[Indro Montanelli|Montanelli]]}} è naturalmente inclinato, direi quasi condannato a vedere più i ''tics'' degli uomini che le loro qualità e nessuno come lui fa più uso, nei suoi ritratti, dell'acido prussico.<ref>Citato in Paolo Granzotto, ''Montanelli'', ''Ti ricordi Indro?'', Società Europea di Edizioni S.p.A., Milano, p. 122. ISBN 9 778118 178454</ref> *{{NDR|[[Piero Gobetti]]}} Intransigente, dinamico, ostinato, duro a morire ma, ahimé, fragilissimo – angelo vestito da suffragetta, come fu definito – continuo a ricordarlo come un Lohengrin isolato, una figura eroica, un leader senza successo, che aveva però le stimmate del genio.<ref name=":0" /> *Io penso spesso alla bella [[Torino]], dove dev'essere dolce sentirsi vivere.<ref name=giacomino/> *Io sono qui perché ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo.<ref>Da ''È ancora possibile la poesia?'', discorso tenuto all'Accademia di Svezia, ricevendo il premio Nobel, 12 dicembre 1975, in ''Sulla poesia'', a cura di Giorgio Zampa, Mondadori, 1997</ref> *Io sono stato un poeta che ha scritto un'autobiografia poetica senza cessare di battere alle porte dell'impossibile. Non oserei parlare di mito nella mia poesia, ma c'è il desiderio di interrogare la vita. Agli inizi ero scettico, influenzato da [[Schopenhauer]]. Ma nei miei versi della maturità ho tentato di sperare, di battere al muro, di vedere ciò che poteva esserci dall'altra parte della parete, convinto che la vita ha [[Senso della vita|un significato]] che ci sfugge. Ho bussato disperatamente come uno che attende una risposta.<ref>Citato in Loretta Marcon, ''Giobbe e Leopardi: La notte oscura dell'anima'', Guida Editore, Napoli, 2005, [http://books.google.it/books?id=mjlcfNSTbzwC&pg=PA15 p. 15]. ISBN 88-7188-970-3</ref> *L'idea di una poesia «europea musicale e colorita» era stata in [[Dino Campana|Campana]], oltre che istinto, un fatto di cultura; ma certo era stata accompagnata o preceduta, in lui, da una pratica ancora un po' inerte e passiva dei nuovi ''ismi'' trovati in aria. Anche il futurismo ufficiale aveva preteso, come già i novatori di fine secolo, di «rompere i vetri», di rinnovare l'aria. Campana s'era però scelto maestri più fini di quelli seguiti dai suoi provvisori iniziatori. Ripudiò d'istinto la parte più meccanica, più elencativa del liberismo di moda; andò, si può affermarlo anche con sicurezza di fatto, verso le sorgenti più certe di quel movimento, da [[Walt Whitman|Whitman]] a [[Arthur Rimbaud|Rimbaud]]. Riportò per conto suo, nell'arte e nella vita, un fatto di stile a un fatto di coscienza e fu consapevole di rappresentare, nel suo tempo e nel suo ambiente, una voce nuova, diversa.<ref>Da ''L'italia che scrive'', 1942; citato in ''Antologia critica'' a [[Dino Campana]], ''Canti orfici e altri scritti'', Oscar Mondadori, 1972</ref> *{{NDR|Su [[Ercole Patti]]}} L'ispirazione spesso sembra morderlo come una tarantola, scuoterlo da un sonno atavico e in quei momenti è impossibile scrivere meglio di lui, con più scaltra misura, con gusto più perfetto.<ref>Citato in Ercole Patti, ''Diario siciliano'', Valentino Bompiani, Milano, 1971</ref> *L'uomo coltiva la propria [[infelicità]] per avere il gusto di combatterla a piccole dosi. Essere sempre infelici, ma non troppo, è condizione sine qua non di piccole e intermittenti felicità.<ref>Da ''Il volo dello sparviero'', in ''Farfalla di Dinard'', Mondadori</ref> *L'uomo d'oggi ha ereditato un sistema nervoso che non sopporta le attuali condizioni di vita. In attesa che si formi l'uomo di domani, l'uomo d'oggi reagisce alle mutate condizioni non opponendosi agli urti bensì facendo massa, massificandosi.<ref>Da ''Il nostro tempo''</ref> *L'uomo dell'avvenire dovrà nascere fornito di un cervello e di un sistema nervoso del tutto diversi da quelli di cui disponiamo noi, esseri ancora tradizionali, copernicani, classici.<ref>Da ''Mutazioni'', in ''Auto da fé''</ref> *{{NDR|Sul [[silenzio]]}} La più vera ragione è di chi tace.<ref>Citato in [[Umberto Eco]], ''[http://espresso.repubblica.it/opinioni/la-bustina-di-minerva/2015/02/04/news/elogio-del-silenzio-1.198145 Elogio del silenzio]'', ''l'Espresso'', 4 febbraio 2015.</ref> *{{NDR|[[Titta Ruffo]]}} La sua voce sembrava, ed era, eccezionale per l'ampiezza e la continuità dell'arco sonoro e per l'incredibile estensione, e in questo senso si poterono leggere, su du lui, referti medici che misurarono le sue corde vocali, i "seni" della sua vasta fronte, e tutti i risonatori della sua "maschera".<ref name=prime49>''Prime alla Scala'', p. 49, Leonardo, Milano, 1995</ref> *Ma bisogna andare in Oriente per capire cos'è la [[religione]]. Ho inteso veramente il sentimento religioso solo laggiù: la vera sede delle religioni è l'Oriente. E, dopo tutto, il [[Cattolicesimo]] è una religione orientale, che si è diffusa dovunque, ma che forse solo lo spirito di quei paesi può assimilare e accettare totalmente.<ref>Dall'intervista di [[Giancarlo Vigorelli]] ''[https://books.google.it/books?id=WuwIAQAAIAAJ&q=%22Ma+bisogna+andare+in+Oriente+per+capire%22&dq=%22Ma+bisogna+andare+in+Oriente+per+capire%22&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwiU0-6P2qPqAhWsy6YKHT-aCzgQ6AEwAXoECAQQAg Cinque domande a Montale]'', ''L'Europa letteraria'', anno V, n. 26, Roma, febbraio 1964, p. 20</ref> *Mi trovavo davanti al barone [[Lucio Piccolo|Lucio Piccolo di Calanovella]], scrittore finora inedito, sì, ma anche musicista completo, studioso di filosofia che può leggere Hasserl e Wittgenstein nei testi originali, grecista agguerrito, conoscitore di tutta la poesia europea vecchia e nuova, lettore, per esempio, di Gerard Manley Hopkins e di Yeats, di cui condivide le inclinazioni esoteriche [...] un ''clerc'' così dotto e consapevole che [...] ha letto ''tous les livres'' nella solitudine delle sue terre di Capo d'Orlando [...] uomo sempre in fuga per certi versi affine a Carlo Emilio Gadda, un uomo che la crisi del nostro tempo ha buttato fuori dal tempo.<ref> Da ''Go Southwest, Old Man'', Fiorenzo Fantaccini, cap. ''W.B. Yeats e la cultura italiana'', [https://books.google.it/books?id=Vd4gAGV9MAMC&pg=PA124 p. 124].</ref> *[[Milano]] è un enorme conglomerato di eremiti.<ref>Da ''Epoca''; citato in ''Selezione dal Reader's Digest'', marzo 1973</ref> *Nei tempi più gloriosi dell'arte, gli artisti [...] si esprimevano imitando i grandi artisti del passato, e imitando trovavano se stessi. Un capolavoro era un'[[imitazione]] mal riuscita.<ref>Da ''L'arte di vivere a Parigi'', in ''Fuori di casa''</ref> *Noi siamo con chiunque scelga l'arma della [[non-violenza|non violenza]]: si chiami in terra lontana, Andrej Sakharov, o più vicino a noi, Marco Pannella.<ref name=read/> *Ormai sono abituato a soffrire, e forse ne ho la necessità.<ref name=giacomino/> *Quando il [[sesso]] era misterioso aveva un certo fascino che ora non ha più. I nostri antenati amavano donne che portavano sei paia di mutande e destavano passioni che oggi non suscitano più.<ref name=Biagi/> *Quando io venni al mondo [[Genova]] era una delle più belle e tipiche città italiane. Aveva un centro storico ben conservato e tale da conferirle un posto di privilegio tra le ''villes d'art'' del mondo; una circonvallazione più moderna dalla quale il mare dei tetti grigi d'ardesia lasciava allo scoperto incomparabili giardini pensili; e a partire dalla regale via del centro una ragnatela di caruggi che giungeva fino al porto [...]. Ma Genova non saprei dimenticarla. Ne conosco il dialetto, l'ho parlato a casa e fuori [...]. Una città che è una striscia di venti chilometri, da Voltri a Nervi, e a mezza via il grosso nodo centrale. Vista da un aereo sembra un serpente che abbia inghiottito un coniglio senza poterlo digerire.<ref name=genovacaragenova>Da ''Genova nei ricordi di un esule'', edizioni Italsider; citato in Camillo Arcuri (a cura di), ''Genova, cara Genova'', Edizioni Gallery, Genova, 1988, pp. 21-22</ref> *{{NDR|Su [[Roberto Bazlen]]}} Quando venne a trovarmi mandatomi non so da chi, egli fu per me una finestra spalancata su un mondo nuovo. Mi fece conoscere molte pagine di Kafka.<ref name=Bazlen>Citato in Giulio Silvano, ''Calasso e Bazlen, il cuore dei libri'', ''Il Foglio Quotidiano'', 2 agosto 2021.</ref> *[[Rocco Scotellaro]] ha potuto lasciarci un centinaio di liriche che rimangono certo tra le più significative del nostro tempo... in lui l'impasto tra la vena che direi internazionale e la vena popolare hanno trovato un'insolita felicità d'accento.<ref>Da Rocco Scotellaro, Franco Vitelli; ''È fatto giorno'', Mondadori, 1982</ref> *Sarò anche conservatore; ma che cosa c'è poi da conservare? Quello che non sopporto è il fanatismo.<ref name=cima/> *Sogno che un giorno nessuno farà più ''goal'' in tutto il mondo.<ref>Da ''Il bulldog di legno'', Editori Riuniti, 1985.</ref> *Sono rispettosissimo di tutte le religioni, ma la religione laica mi pare la più ridicola delle religioni. Il laicismo ha diritto di esistere, ma non credo si possa presentare come una religione. Religioni ce sono già abbastanza.<ref name=cima>Citato in [http://annalisacima.com/prose/prosa_reazmontale.htm ''Le reazioni di Montale (conversazioni). Profilo di un autore: Eugenio Montale''], a cura di Annalisa Cima e [[Cesare Segre]], Bur, Milano, 1977.</ref> *{{NDR|Sulla parola genovese ''stundàiu''}} Un misto di orgoglio, di timidezza, di diffidenza, una pratica quotidiana del mugugno, un certo complesso d'inferiorità bilanciato dal senso di una specifica superiorità nell'ordine dei valori morali.<ref name=genovacaragenova/> *{{NDR|[[Giovanni Papini]]}} Una figura unica, insostituibile, a cui tutti dobbiamo qualcosa di noi stessi.<ref>Da un commento citato nell'[http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=1257 abstract] di Gloria Manghetti, ''Per Giovanni Papini: Nel 50° anniversario della morte dello scrittore (1956-2006)'', Societa editrice fiorentina, Firenze, 2008.</ref> {{Intestazione|Dall'intervista di Enrico Roda, ''41 domande a Eugenio Montale'', ''Tempo'', 17 novembre 1955, p. 8}} *{{NDR|Quali cose nella vita la spaventano di più?}} L'istruzione obbligatoria, il suffragio universale e il voto alle donne (tutte cose, purtroppo, necessarie). *{{NDR|Qual è secondo lei il colmo della infelicità umana?}} Accorgersi che si può decidere qualcosa, che in qualche misura esiste il "libero arbitrio". *{{NDR|Se le fosse concesso un atto di potenza assoluta, come lo esplicherebbe?}} Abolirei il cinema. ==''L'estetica e la critica''== ===[[Incipit]]=== Confesso il mio estremo imbarazzo: non so a quale titolo sono stato chiamato a parlare di lui, io che da molti anni vivo lontano da quella che [[Anatole France]] chiamava la città dei libri, io che da molti anni (e non per colpa mia) non ho nello scaffale un solo libro di [[Benedetto Croce]] e svolgo il mio lavoro terra a terra, lontano dalle alte sfere della filosofia e della critica erudita.<br>Ho conosciuto Benedetto Croce, l'ho incontrato più volte a Firenze prima dell'ultima guerra, quando chiedere di vederlo e di parlargli non era scevro di qualche inconveniente. Credo che sia stato all'albergo Bonciani e più tardi in casa di [[Luigi Russo]]. E altre due volte ho visitato Croce, a Napoli, in casa sua, negli ultimi anni della sua vita. ===Citazioni=== *Al cerchio ristretto dei discepoli e amici di Croce – composto per lo più di uomini che rappresentano la cultura ufficiale (la scuola, le università, le accademie) io non ho mai appartenuto. Ma ho invece respirato l'aria di altri ambienti in cui l'insegnamento di Croce era penetrato per vie forse indirette. (p. 37) *Andate a dire all'uomo della strada, all'uomo che non è stato all'università, che un uomo può essere un grande artista e, insieme, un uomo immorale e persino un criminale; e l'uomo della strada non avrà difficoltà ad ammettere che dentro un uomo ce ne possono essere due, tre, quattro diversi l'uno dall'altro. (p. 40) ==Opere in versi== *''Amo l'atletica perché è poesia | se la notte sogno, | sogno di essere un [[maratona|maratoneta]].''<ref>Citato in Giuseppe Pederiali, ''Il sogno del maratoneta'', Garzanti 2008.</ref> *''Come un tiro aggiustato mi sommuove | ogni opera, ogni grido e anche lo spiro | salino che straripa | dai moli e fa l'oscura primavera | di [[Sottoripa]]. || Paese di ferrame e alberature | a selva nella polvere del vespro.'' (da ''Lo sai: debbo riperderti e non posso''; in ''L'opera in versi'', p. 133) *''Dagli albori del secolo si discute | se la [[poesia]] sia dentro o fuori. | Dapprima vinse il dentro, poi contrattaccò duramente | il fuori e dopo anni si addivenne a un forfait | che non potrà durare perché il fuori | è armato fino ai denti.'' (da ''La poesia (In Italia)'', in ''Quaderno di quattro anni'') *''E senti allora, se pure ti ripetono che puoi, fermarti a mezza via o in alto [[mare]], che non c'è sosta per noi, ma strada, ancora strada, e che il cammino è sempre da ricominciare.''<ref>Da ''Poesie disperse''</ref> *''Folta la nuvola bianca delle [[falena|falene]] impazzite | turbina intorno agli scialbi fanali e sulle spallette, | stende a terra una coltre su cui scricchia | come su zucchero il piede [...] | e l'acqua seguita a rodere | le sponde e più nessuno è incolpevole.'' (da ''La primavera hitleriana'', in ''La bufera e altro'') *''La fortuna del [[Tre|3]] | non è opera del diavolo. | L'uno è la solitudine | il due la guerra | e il 3 | salva la capra | e i cavoli.'' (da ''Il 3'', in ''Poesie disperse''; in ''L'opera in versi'', p. 791) *''La vecchia strada in salita è [[Via Caffaro|via Càffaro]]. | In questa strada si stampava il Càffaro, | il giornale più ricco di necrologi economici. | Aperto in rare occasioni c'era un teatro già illustre | e anche qualche negozio di commestibili.'' (da ''Càffaro'', in ''Altri versi''; in ''L'opera in versi'', p. 677) *''Se frugo addietro fino a [[corso Dogali]] | non vedo che il Carubba con l'organino | a manovella | e il cieco che vendeva il bollettino | del lotto. Gesti e strida erano pari.'' (da ''Corso Dogali'', in ''Diario del '71''; in ''L'opera in versi'', p. 421) ===''La bufera e altro''=== *Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta. (da ''La bufera'', "Visita a Fadin")<ref name="sordi">Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> *''L'[[anguilla]], la sirena | dei mari freddi che lascia il Baltico | per giungere ai nostri mari, | ai nostri estuari'' [...] (da ''L'anguilla'') *[...] ''l'anguilla, torcia, frusta, | freccia d’Amore in terra | che solo i nostri botri o i disseccati | ruscelli pirenaici riconducono | a paradisi di fecondazione; | l'anima verde che cerca | vita là dove solo | morde l'arsura e la desolazione'' [...] (da ''L'anguilla'') ===''Le occasioni''=== *''Penso | che se tu muovi la [[lancetta]] al piccolo | orologio che rechi al polso, tutto | arretrerà dentro un disfatto prisma | babelico di forme e di colori...'' (da ''Carnevale di Gerti'', Einaudi, 1996, p. 43) *''Non so come stremata tu resisti | in questo lago | d'indifferenza ch'è il tuo cuore; forse | ti salva un amuleto che tu tieni | vicino alla matita delle labbra, | al piumino, alla lima: un topo bianco, | d'avorio; e così esisti!'' (da ''Dora Markus'', Einaudi, 1996, pp. 58-59) *{{NDR|Nel parco della [[Reggia di Caserta]]}} ''Dove il [[cigno]] crudele | si liscia e si contorce, | sul pelo dello stagno, tra il fogliame, | si risveglia una sfera, dieci sfere, | una torcia dal fondo, dieci torce, || – e un sole si bilancia | a stento nella prim'aria, | su domi verdicupi e globi a sghembo | d'araucaria, | che scioglie come liane | braccia di pietra, allaccia | senza tregua chi passa | e ne sfila dal punto più remoto | radici e stame || Le nòcche delle Madri s'inaspriscono, | cercano il vuoto.'' (''Nel parco di Caserta'', Einaudi, 1996, pp. 67-68.) *''Lontano, ero con te quando tuo padre | entrò nell'ombra e ti lasciò il suo addio.'' (da ''Lontano, ero con te'', Einaudi, 1996, p. 85) *''La moneta incassata nella lava | brilla anch'essa sul tavolo e trattiene | pochi fogli. La vita che sembrava | vasta è più breve del tuo [[fazzoletto]]''. (Da ''... ma così sia. Un suono di cornetta...'', ''Mottetti, XX'', Einaudi 1996, p. 124 e in Meridiani 1995, p. 158) *''Dalla torre | cade un suono di bronzo: la sfilata | prosegue fra tamburi che ribattono | a gloria di contrade.'', (da ''[[Palio di Siena|Palio]]'', Einaudi, 1996, p. 217.) *''Tu non ricordi la casa dei doganieri | sul rialzo a strapiombo sulla scogliera: | desolata t'attende dalla sera | in cui v'entrò lo sciame dei tuoi pensieri | e vi sostò irrequieto.'' (da ''La Casa Dei Doganieri'', Einaudi, 1996, p. 144) *''Occorrono troppe vite per farne una.'' (da ''L'estate'', Einaudi, 1996, p. 174.) ===''Ossi di seppia''=== *''Alte tremano guglie di [[sambuco|sambuchi]] | e sovrastano al poggio | cui domina una statua dell'Estate | fatta camusa da lapidazioni; | e su lei cresce un roggio | di rampicanti ed un ronzio di fuchi.'' (da '' Flussi'', 1987, p. 109) *''Torna l'avvenimento | del sole e le diffuse | voci, i consueti strepiti non porta.'' (da ''Quasi una fantasia'') *''Spesso il male di vivere ho incontrato: | era il rivo strozzato che gorgoglia, | era l'incartocciarsi della foglia | riarsa, era il cavallo stramazzato.'' (da ''Spesso il male di vivere ho incontrato'') *''Ascoltami, i [[poeta|poeti]] laureati | si muovono soltanto fra le piante | dai nomi poco usati.'' (da ''I limoni'') *''Riviere, | bastano pochi stocchi d'erbaspada | penduli da un ciglione | sul delirio del mare''. (da ''Riviere'') *''Non chiederci la parola che squadri da ogni lato | l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco | lo dichiari e risplenda come un [[croco]] | perduto in mezzo a un polveroso prato. | Ah l'uomo che se na va sicuro, | agli altri ed a se stesso amico, | e l'ombra sua non cura che la canicola | stampa sopra a uno scalcinato muro!'' (da ''Non chiederci la parola'', 1925) *''Felicità raggiunta, si cammina | per te sul fil di lama. | Agli occhi sei barlume che vacilla, | al piede, teso ghiaccio che s'incrina; | e dunque non ti tocchi chi più t'ama.'' (da ''Felicità raggiunta'', 1925) *''Forse un mattino andando in un'aria di vetro, | arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: | il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro | di me, con un terrore di ubriaco.'' (da ''Forse un mattino andando'', 1925) *''Godi se il vento ch'entra nel pomario | vi rimena l'ondata della vita: | qui dove affonda un morto | viluppo di memorie, | orto non era, ma reliquario''. (da ''In limine'')<ref name=sordi/> *''Va', per te l'ho pregato, – ora la sete | mi sarà lieve, meno acre la ruggine [...]'' (da ''In limine'', 1920-1927) *''Ma in attendere è gioia più compita.'' (da ''Gloria del disteso mezzogiorno'') *''Sotto l'azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto "più in là".'' *''Tu chiedi se così tutto vanisce | in questa poca nebbia di memorie; | se nell'ora che torpe o nel sospiro | del frangente si compie ogni destino. | Vorrei dirti di no, che ti s'appressa | l'ora che passerai di la dal tempo; | forse solo chi vuole s'infinita, | e questo tu potrai, chissà, non io.'' (da ''Casa sul mare'') *''Voi, mie parole, tradite invano il morso | secreto, il vento nel cuore soffia. | La più vera ragione è di chi tace.'' (da ''So l'ora'') *''[[Upupa]], ilare uccello calunniato | dai poeti, che roti la tua cresta | sopra l'aereo stollo del pollaio | e come un finto gallo giri al vento; | nunzio primaverile, upupa, come | per te il tempo s'arresta, | non muore più il Febbraio, | come tutto di fuori si protende | al muover del tuo capo, | aligero folletto, e tu lo ignori.'' (da ''Upupa, ilare uccello calunniato'') *''Con questa gioia precipita | dal chiuso vallotto alla spiaggia | la spersa [[pavoncella]].'' (da ''Mediterraneo'') ====Citazioni su ''Ossi di seppia''==== *Paesaggi marini, natura esausta, colori tratteggiati e accennati, lampi di luce improvvisi, volti di donna che evocano memorie indefinite ma struggenti, muri che chiudono la vista, una sensazione di totale spaesamento che improvvisamente per un attimo si ricompone in un barlume di lucidità che sembra far capire tutto: ecco alcune delle infinite suggestioni che travolgono il lettore di ''Ossi di Seppia'', capolavoro assoluto della nostra poesia (chi la pensa diversamente dovrà vedersela con mia moglie) e opera prima di Eugenio Montale. ([[Marco Malvaldi]]) ===''Satura''=== *''E ora che ne sarà | del mio viaggio? | Troppo accuratamente l'ho studiato | senza saperne nulla. Un imprevisto | è la sola speranza. Ma mi dicono | che è una stoltezza dirselo''. (da ''Prima del viaggio''<ref name=post>Citato in ''[https://www.ilpost.it/2021/09/12/eugenio-montale-prima-del-viaggio/ ilpost.it]'', 12 settembre 2021.</ref>) *''Il [[genio]] purtroppo non parla | per bocca sua. | Il genio lascia qualche traccia di zampetta | come la lepre sulla neve.'' (da ''Il genio'') *''Il solipsismo non è il tuo forte, come si dice. | Se fosse vero saresti qui, insabbiato | in questa Capri nordica {{NDR|[[Ascona]]}} dove il rombo | dei motoscafi impedisce il sonno | fino alla primalba. Sono passati i tempi | di [[Monte Verità]], dei suoi nudisti, | dei kulturali jerofanti alquanto | ambivalenti o peggio. Eppure, inorridisci, | non so che sia, ma qui qualcosa regge.'' (da ''Botta e risposta II''<ref>In ''Tutte le poesie'', Mondadori, Milano, 2023, [https://books.google.it/books?hl=it&id=jPCnEAAAQBAJ&pg=PT32 p. 32]. ISBN 9788835723509</ref>) *''Le [[Rima|rime]] sono più noiose delle | dame di San Vincenzo: battono alla porta | e insistono. Respingerle è impossibile | e purché stiano fuori si sopportano.'' (da ''Le rime''<ref>In ''L'opera in versi'', p. 326.</ref>) *''Prima del viaggio si scrutano gli orari, | le coincidenze, le soste, le pernottazioni | e le prenotazioni (di camere con bagno | o doccia, a un letto o due o addirittura un flat)''. (da ''Prima del viaggio''<ref name=post/>) ===''Xenia II''=== *''Ho sceso, dandoti il braccio almeno un milione di scale | e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino''. (da ''Ho sceso'', 1967) *''Il mio dura tuttora, né più mi occorrono | le coincidenze, le prenotazioni, | le trappole, gli scorni di chi crede | che la [[realtà]] sia quella che si vede.'' (da ''Ho sceso'', 1967) ==Citazioni su Eugenio Montale== *Andammo dunque {{NDR|con [[Eugenio Montale]]}} al Ponte del Gatto, sulla sponda opposta del Po dove sorgeva la vecchia Fiat Lingotto. [...] Capitò che la chioma lussureggiante di una fila di [[sambuco|sambuchi]] si riversasse sulla strada da un muro sbrecciato. Il fiore di sambuco è da sempre una delle mie passioni con il mughetto e il [[lillà]]: a guardarlo con attenzione vi si può scorgere lo stellato notturno, con piccolissimi bocci a raggiera, un incanto. E forse per questo, fra le poesie di Montale che da sempre sapevo a memoria, privilegiavo un endecasillabo di straordinario accento: "Alte tremano guglie di sambuchi"<ref>Dalla poesia ''Flussi'', 7° verso; in Eugenio Montale, ''Ossi di seppia'' <small>1920-1927</small> Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1987, p. 109.</ref>. Montale si accorge della bellezza di quella visione e si ferma di botto: "Che bel fiore, che cos'è?". Io do un urlo di belva ferita: "Come sarebbe a dire che cos'è? Eugenio, stai scherzando? Quelli sono sambuchi!" Lui mi guarda stupito per la mia reazione e dice: "E con questo?" Non potevo crederci: ne aveva fatto una splendida immagine in poesia eppure non era in grado di riconoscere un sambuco in natura." ([[Maria Luisa Spaziani]]) *Con Montale ero molto reverenziale. Non ero di quelli che si vantavano di dare del tu a Montale. Lui mi dava del tu, ma io gli ho sempre dato del lei. Poi gli feci anche delle interviste e lui mi regalò un quadretto, dicendomi che era l'unico quadretto rotondo che avesse fatto. Non è che sia un granché, ma è pur sempre un Montale. ([[Giovanni Giudici]]) *Di Montale, malgrado abbia vinto il premio Nobel, penso che non sia andato aldilà di una poesia fondata sui presupposti di un pessimismo di maniera voglio dire di un pessimismo prefabbricato e non sostenuto da una reale esperienza esistenziale, né da una visione leopardianamente profonda del mondo. Si è parlato di aridità, di processo nullificante, di un mondo che approda al niente: parole che fanno colpo su quella media e piccola borghesia come crede serio chi verseggia in modo tetro e con una cadenza che ha generato, in Italia, tanti poetini montaliani. ([[Marino Piazzolla]]) *Gradevole, ironico. Pacato fustigatore di chi non amava. Cioè quasi tutto il resto dell'umanità. ([[Enzo Bettiza]]) *L'ansia, la fragilità nervosa, la timidezza, la concisione nel parlare e nello scrivere, una visione prevalentemente tendente al peggio di ogni vicenda, un certo senso dell'umorismo. ([[Bianca Montale]]) *''Montale, | ciottolo roso, | dal greto che più non risuona, | ha tolto una canna | bruciata dal sole, | e intesse liscosa canzone.'' ([[Giorgio Caproni]]) *La poesia di Montale è la poesia del non-essere contrapposto all'essere, del dolore che trova con estrema difficoltà altri aspetti del mondo con cui entrare in rapporto dialettico, della disperazione a cui nessuna fede può dare conforto. L'uomo montaliano tende a difendersi dal male di vivere ricercando con una sorta d'alta "superstizione", in ogni oggetto, il simbolo d'una invocata salvezza e sempre ricadendo nella solitudine. (''[[Dizionario universale della letteratura contemporanea]]'') *Montale scrive con un verso senz'aria, fitto di parole disseccate, che sfocia talvolta in una larga battuta desolata; cerca il senso della sua vita in paesaggi grami e disarmonici; e con la sua poesia rende l'immagine di un volto chiuso in un'impassibilità duramente volontaria. ([[Attilio Momigliano]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Autori vari, ''Poesia italiana del novecento'', a cura di [[Edoardo Sanguineti]] (vol. II), Giulio Einaudi Editore, Torino, 1993, ISBN 88-06-13240-7 *Eugenio Montale, ''L'estetica e la critica'', in Vittorio de Caprariis, Eugenio Montale, Leo Valiani, ''Benedetto Croce'', Edizioni Comunità, Milano, 1963. *Eugenio Montale, ''L'opera in versi'', Einaudi, Torino, 1980. ISBN 88-06-05090-7 *Eugenio Montale, ''Le occasioni'', a cura di [[Dante Isella]], Giulio Einaudi Editore, Torino, 1996, pp. 67-68. ISBN 88-06-12614-8 *Eugenio Montale, ''Ossi di seppia'' <small>1920-1927</small>, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1987 *Eugenio Montale, ''Ossi di seppia'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1991. ISBN 88-04-34359-1 *Eugenio Montale, ''Tutte le poesie'', a cura di Giorgio Zampa, I Meridiani, Arnoldo Mondadori Editore, 1995. ISBN 88-04-24072-5 ==Voci correlate== *[[Irma Brandeis]] *[[Premio Internazionale Eugenio Montale]] *[[Maria Luisa Spaziani]] *[[Drusilla Tanzi]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Ossi di seppia|''Ossi di seppia''|(1925)}} {{Pedia|Satura (Montale)|''Satura''|(1971)}} {{DEFAULTSORT:Montale, Eugenio}} [[Categoria:Antifascisti italiani]] [[Categoria:Critici musicali italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Poeti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] [[Categoria:Traduttori italiani]] n06iwdazu6fofh0pztmtra7fwftrn7s Alexandre Dumas padre 0 1958 1418367 1418266 2026-06-26T16:34:49Z Udiki 86035 /* Il conte di Montecristo */ +1, sistemo qualcosa 1418367 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Alexandre Dumas.jpg|thumb|Alexandre Dumas]] '''Alexandre Dumas''' (1802 – 1870), scrittore e drammaturgo francese. ==Citazioni di Alexandre Dumas== *Abitualmente comincio un libro solo dopo ch'è stato già scritto. :''En général, je ne commence un livre que lorsqu'il est écrit''.<ref>Da ''Propos d'art et de cuisine''.</ref> *C'è una donna in ogni caso; appena mi portano un rapporto, io dico: "Cherchez la femme."<ref>Da ''I Mohicani di Parigi'', 1854; vedi anche [[w:Cherchez la femme|la voce]] in Wikipedia.</ref> :''Il y a une femme dans toutes les affaires; aussitôt qu'on me fait un rapport, je dis:'' Cherchez la femme!. *Chi legge la [[storia]], se non gli [[storico|storici]] quando correggono le loro bozze?<ref>Da ''Il corricolo''.</ref><ref name="e" /> *Ci sono certe città sconosciute il cui nome, per inattese, terribili, clamorose catastrofi, talvolta acquista improvvisa fama europea e che s'ergono in mezzo al secolo come una di quelle paline storiche piantate dalla mano di Dio per l'eternità: tale è il destino di [[Pizzo Calabro|Pizzo]]. Senza annali nel passato e probabilmente senza storia nell'avvenire, essa vive sulla sua gloria di un giorno ed è diventata una delle stazioni omeriche dell'Iliade napoleonica. Infatti è noto che fu nella città di Pizzo che [[Gioacchino Murat]] venne a farsi fucilare, là che quest'altro Aiace trovò una morte oscura e cruenta.<ref>Da ''Viaggio in Calabria''.</ref> *{{NDR|In ricordo di Emma Mannoury-Lacour}} Credo proprio che tre quarti del mio cuore, se non il cuore intero, siano morti con lei.<ref>Citato in ''Corriere della Sera'', 4 novembre 2004.</ref> *Dio, nella sua divina previdenza, non ha dato la [[barba]] alle [[donna|donne]] perché esse non sarebbero state capaci di tacere mentre venivano rasate.<ref>Citato in Franco Fossati, ''Chi dice donna...'', Armenia, 1987, p. 41. ISBN 8834401786.</ref> *E il genio, che ne sarà mentre baderò all'ordine?<ref>Da ''Kean o Genio e sregolatezza'', IV, 2.</ref><ref name=e>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> *{{NDR|[[Francesco Mario Pagano]]}} Godeva di una grande reputazione e la meritava sotto tutti i rapporti. [...] La dolcezza della sua parola, la soavità della sua morale l'avea fatto soprannominare il Platone campano, ancora giovane aveva scritto la giurisdizione criminale opera che fu tradotta in tutte le lingue, e che fu menzionata dall'assemblea nazionale francese.<ref>Da ''I Borboni di Napoli: Vol. III'', Napoli, 1862, p. 10-11.</ref> *L'[[orgoglio]] ha quasi sempre una compagna ancora peggiore: l'[[invidia]]. :''L'orgueil a presque toujours une compagne encore pire que lui: cest l'envie''.<ref>Da ''Le Roi des quilles- racconto per bambini'', 1859.</ref> *La sorella era degna compagna del fratello. Libertina per fantasia, empia per temperamento, ambiziosa per calcolo, [[Lucrezia Borgia|Lucrezia]] bramava piaceri, adulazioni, onori, gemme, oro, stoffe fruscianti e palazzi sontuosi. Spagnola sotto i capelli biondi, cortigiana sotto la sua aria candida, aveva il viso di una madonna di Raffaello e il cuore di una Messalina.<ref>Da ''I Borgia''; citato in [[Corrado Augias]], ''I segreti di Roma'', Oscar Mondadori, 2007, p. 264.</ref> *Nulla riesce meglio del [[successo]], che è la calamita morale che tutto attira a sé.<ref>Da ''Il corricolo''.</ref><ref name=e /> *Roma e Venezia si riuniranno all'Italia ma chissà se [[Napoli]] non sfuggirà all'Italia. Facile prender Napoli, difficile il conservarla.<ref>Dal giornale ''L'Indipendente'' del 19 dicembre 1862.</ref> *Tutto il delitto della prima {{NDR|[[Eleonora Pimentel Fonseca]]}} fu d'esser una {{sic|patriotta}} ardente; d'aver prima d'ogni altro levato il grido di libertà, quando la libertà apparve in Napoli; d'aver fondato il ''Monitore {{sic|Napolitano}}''. Questo delitto bastò a mandarla al patibolo, anzi alla forca.<br />Per un'oscena cortesia del tribunale verso la plebaglia {{sic|napolitana}}, la forca era alta trenta piedi.<br />Eleonora Pimentel camminò al supplizio col sorriso sulle labbra; nel lasciar {{sic|la}} carcere aveva bevuto una tazza di caffè: nel giunger a piè della forca, le fu chiesto se desiderava qualcosa: avevano l'ordine di accordarle l'ultima sua domanda: speravasi che chiederebbe la vita.<br /> – Datemi un paio di mutande, disse.<br />Lucrezia<ref>Allusione alla Lucrezia romana, moglie di Collatino, suicida per l'oltraggio di Sesto Tarquinio.</ref> non avrebbe nulla trovato di meglio.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_Ty7nnZyBCFMC/page/n6/mode/1up Da Napoli a Roma]'', traduzione di Eugenio Torelli, Stabilimento tipografico del Plebiscito, Napoli, 1863, cap. III, p. 71.</ref> ==''Ascanio''== ===[[Incipit]]=== Alle quattro pomeridiane del 10 luglio dell'anno di grazia 1540, un bel giovane, alto, bruno con grandi occhi neri, vestito con elegante semplicità e armato soltanto d'un pugnaletto dal manico mirabilmente cesellato, stava presso la pila dell'acqua benedetta che è sull'entrata della chiesa dei Grandi Agostini, nel recinto dell'Università di Parigi.<br />Questo giovane, senza dubbio per pia umiltà, non si era mosso dal suo posto per tutta la durata dei vespri, e a fronte china, in atteggiamento di dovuta contemplazione, aveva mormorato non so quali parole, forse le preghiere, poiché le aveva dette a voce tanto bassa, che soltanto lui e Dio potevano sapere ciò che egli dicesse. ===Citazioni=== *V'è una sola cosa al mondo eternamente bella, giovane e feconda: l'arte divina. (p. 205) *Che cos'è, per lo più, l'amore? Il capriccio d'un giorno, un'allegra unione, mediante la quale due esseri s'ingannano reciprocamente e spesso in buona fede. (p. 205) ==''I tre moschettieri''== ===[[Incipit]]=== ====Originale==== ''Le premier lundi du mois d'avril 1626, le bourg de Meung, où naquit l'auteur du ''Roman de la Rose'', semblait être dans une révolution aussi entière que si les huguenots en fussent venus faire une seconde Rochelle. Plusieurs bourgeois, voyant s'enfuir les femmes le long de la grande rue, entendant les enfants crier sur le seuil des portes, se hâtaient d'endosser la cuirasse, et appuyant leur contenance quelque peu incertaine d'un mousquet ou d'une pertuisane, se dirigeaient vers l'hôtellerie du ''Franc-Meunier'', devant laquelle s'empressait, en grossissant de minute en minute, un groupe compacte, bruyant et plein de curiosité.'' {{NDR|Alexandre Dumas, ''[[s:fr:Les Trois Mousquetaires|Les Trois Mousquetaires]]'', MM. Dufour et Mulat, Paris, 1849.}} ====Giuseppe Aventi==== Il primo lunedì dell'aprile 1625, il borgo di Meung, che diede i natali all'autore del ''Romanzo della Rosa'', era in preda al più grande disordine, come se vi fossero capitati gli Ugonotti a farne una seconda Rochelle. Molti borghesi, nel veder le donne scappare verso la Strada Grande, e nel sentir gli strilli dei bambini sugli usci delle case, si affrettavano a indossare la corazza, e fortificando la loro risolutezza un po' dubbia, con un moschetto o una partigiana, si avviavano alla locanda del Buon Mugnaio, davanti alla quale c'era un gruppo compatto, chiassoso e pieno di curiosità, che ingrossava di momento in momento. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}utT5qmal_gIC I tre moschettieri]'', traduzione di Giuseppe Aventi, Rizzoli, 2011. ISBN 88-58-61145-6}} ====Maria Bellonci==== Il primo lunedì d'aprile del 1625 nella città di Meung (dove nacque l'autore del ''Roman de la rose''), sembrava che fosse scoppiata una violenta rivoluzione come se stessero arrivando gli ugonotti per una seconda La Rochelle. Molti cittadini, vedendo le donne precipitarsi verso la strada principale e sentendo i bambini gridare sulle porte di casa, corsero ad armarsi, e, resi più sicuri dal loro moschetto o dalla loro alabarda, si diressero verso l'osteria del ''Franc Meunier'' dove stava ammassandosi, di minuto in minuto più fitta, una folla vociante e curiosa. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}gztjEAAAQBAJ I tre moschettieri]'', traduzione di [[Maria Bellonci]], Giunti, 2010. ISBN 9788809753570}} ====Antonio Beltramelli==== Il primo lunedì del mese d'aprile del 1625, il borgo di Meung, dove nacque l'autore del ''Romanzo della Rosa'', sembrava essere in piena rivoluzione, come se gli ugonotti fossero venuti a fare una seconda Rochelle. Parecchi abitanti, vedendo le donne fuggire verso la Grande-Rue e sentendo i bimbi strillare sulle soglie, si affrettarono a indossare la corazza e, puntellando il loro contegno un po' incerto con un moschetto o una partigiana, si diressero verso la locanda del ''Franc Meunier'', davanti alla quale si accalcava, ingrossando di minuto in minuto, un gruppo di persone compatto, rumoroso e molto incuriosito. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}uuN_DQAAQBAJ I tre moschettieri]'', traduzione di [[Antonio Beltramelli]] revisionata da Stefano Mazzurana, Mondadori, 2016. ISBN 9788852077920}} ====Angiolo Orvieto==== Il primo lunedì del mese d'aprile 1625 il borgo di Méung ove nacque l'autore del Romanzo della Rosa, sembrava esser in una così completa rivoluzione, come se gli ugonotti vi fossero venuti a fare una seconda Rochelle. Molti borghigiani vedendo correre le donne lungo la strada maestra, sentendo i fanciulli gridare sul limitare delle porte, si sollecitavano ad indossare la corazza, equilibrando il loro portamento alquanto incerto col mezzo di un moschetto o di una partigiana, o dirigendosi verso l'osteria del Franc-Meunier, davanti alla quale si affrettava ed ingrossava di minuto in minuto, un gruppo compatto, rumoroso e pieno di curiosità. {{NDR|Alessandro Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di Angiolo Orvieto, G. Rondinella Editore, 1853}} ====Guido Paduano==== Il primo lunedì d'aprile del 1625 la cittadina di Meung, dove nacque l'autore del ''Roman de la Rose'', sembrava completamente sconvolta, come se gli ugonotti fossero venuti a farne una seconda Rochelle. Molti borghesi, vedendo fuggire le donne dalla parte della Grande-Rue e sentendo piangere i bambini sulle porte, si affrettarono a indossare la corazza e, rafforzando il loro contegno un po' incerto con un moschetto o una partigiana, si diressero verso la locanda del ''Franc Meunier'', davanti alla quale si accalcava, ingrossandosi di minuto in minuto, una folla compatta, rumorosa e curiosa. ====C. Siniscalchi==== Il primo lunedì d'aprile del 1625 il borgo di Meung sembrava in aperta rivoluzione come se gli Ugonotti, vi fossero venuti a formare una seconda Rocella. Diversi borghesi, vedendo le donne fuggire lungo la strada maestra, sentendo i fanciulli gridare sulla soglia delle porte, si affrettavano ad indossare la corazza, ed animando il loro coraggio, sebbene poco marziale con un moschetto od una partigiana, correvano tutti verso l'albergo del Franc-Meunier, dinanzi al quale si stipava un gruppo compatto, clamoroso e pieno di curiosità. {{NDR|Alessandro Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di C. Siniscalchi, Tipografia editoriale Lucchi, Milano, 1975}} ===Citazioni=== *{{NDR|Sul [[XVII secolo]]}} [...] quell'epoca di libertà minima e d'indipendenza massima [...]. (cap. II, ''L'anticamera del signor de Tréville''; 2013) *Quest'altro moschettiere formava un perfetto contrasto con colui che lo interrogava e che gli aveva dato il nome di Aramis. Era un giovane di ventidue o ventitré anni appena, dall'espressione candida e dolce, dall'occhio nero e mite e dalle gote rosee e vellutate come una pesca d'autunno; i suoi baffi sottili disegnavano sul labbro superiore una linea perfettamente diritta, le sue mani pareva evitassero di abbassarsi per timore di fare un po' gonfie le vene, e di tanto in tanto lo si vedeva pizzicarsi l'orlo delle orecchie, per mantenerle di un incarnato tenero e trasparente. Per abitudine, egli parlava poco e con lentezza, salutava molto, rideva senza far strepito e mostrando i denti, di cui pareva avere molta cura come il resto della persona. (cap. II, ''L'anticamera del signor Tréville'') *Il [[coraggio]] è sempre rispettato, anche in un nemico. (cap. V, ''I moschettieri del re e e le guardie del cardinale''; 2013) *[...] tutti per uno e uno per tutti [...]. {{NDR|[[Motti dai libri|motto]]}} (D'Artagnan: cap. IX, ''D'Artagnan si rivela''; 2013) *– Non avete qualche amico con l'orologio che va indietro?<br />– E allora?<br />– Allora andate a trovarlo, in modo che possa testimoniare che alle nove e mezza eravate da lui. È quello che in linguaggio giudiziario si chiama avere un [[alibi]]. (cap. X, ''Una trappola per topi nel secolo diciassettesimo''; 2013) *L'[[amore]] è la più egoista di tutte le passioni. (cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013) *[...] quella brutalità ingenua che le donne preferiscono spesso all'affettazione della cortesia, perché scopre il fondo del pensiero e prova che il sentimento ha la meglio sulla ragione. (cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013) *[...] ciò che è [[perdita|perduto]] oggi può non essere perduto per l'avvenire. (Signora Bonacieux: cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013) *— Milord, — esclamò [[Anna d'Asburgo (1601-1666)|la regina]] — voi dimenticate che io non ho mai detto di amarvi.<br />— Ma nemmeno mi avete detto che non mi amavate, e veramente dirmi tali parole sarebbe, da parte della Maestà Vostra, un'ingratitudine troppo grande. Poiché, dove troverete, ditemi, un amore simile al mio, un amore che né il tempo, né la lontananza, né la disperazione possono spegnere; un amore che si accontenta di un nastro smarrito, di uno sguardo perduto, di una parola sfuggita? (Buckingham: cap. XII) *In piedi davanti al caminetto, c'era un uomo di media statura, di aspetto nobile e altero, con gli occhi penetranti, la fronte ampia, un volto smagrito e ancor più allungato dal pizzo e dai baffi. Benché quell'uomo avesse trentasei o trentasette anni appena, capelli, baffi e pizzo cominciavano a farsi grigi. Quell'uomo non aveva spada, ma sembrava, in tutto il resto, un uomo di guerra: i suoi stivali di pelle di bufalo leggermente coperti di polvere indicavano che nella giornata era stato a cavallo. Quell'uomo era [[Armand-Jean du Plessis de Richelieu|Armand Jean Duplessis, cardinale di Richelieu]], non quale viene di solito rappresentato a noi, affranto come un vecchio, sofferente come un martire, il corpo piegato, la voce spenta, sepolto in una grande poltrona come in una tomba anticipata, vivo solo per il suo genio e capace ancora di sostenere la lotta con l'Europa soltanto per la forza del suo pensiero, diuturnamente applicato, ma quale egli era realmente in quel tempo, vale a dire destro e galante cavaliere, già debole nel corpo, ma sostenuto da quella potenza morale che ha fatto di lui uno degli uomini più straordinari che siano mai esistiti; quale egli era in quel tempo in cui si preparava, dopo aver validamente appoggiato il duca di Nevers nel ducato di Mantova, dopo aver preso Nimes, Castres e Uzès, a cacciare gli inglesi dall'isola di Ré, e ad assediare la Rochelle. (cap. XIV, ''L'uomo di Meung'') *D'Artagnan non poté fare a meno di pensare quanto fragili e sconosciuti siano i fili che talora regolano i destini di un popolo e la vita degli uomini. {{NDR|Dopo che il Duca di Buckingham decide di stabilire l'embargo e dichiarare guerra alla Francia soltanto per una questione d'amore}} (cap. XXI, ''La contessa di Winter'') *— Noialtri diciamo: fiero come uno [[Scozia|scozzese]], — mormorò Buckingham.<br />— E Noi. fiero come un [[Guascogna|guascone]], — disse di rimando D'Artagnan. — I guasconi sono gli scozzesi della Francia. (cap. XXI, ''La contessa di Winter'') *C'è un Dio per gli ubriachi e gli innamorati. (cap. XXIII, ''L'appuntamento''; 2013) *In tutti i casi, ragazzo mio, credete a un uomo che vive da trent'anni alla corte: non vi addormentate nella vostra sicurezza, o siete perduto. Al contrario, ve lo dico io, dovete vedere nemici dappertutto. Se cercano di attaccare briga con voi, evitatelo, fosse anche un bambino di dieci anni; se vi attaccano, di notte o di giorno, battete in ritirata senza vergogna; se attraversate un ponte, tastate le assi, che non vi manchino sotto i piedi; se passate davanti a una casa in costruzione, guardate bene che non vi cada una pietra sulla testa; se rientrate tardi, fatevi seguire dal vostro domestico, e che sia armato, purché siate sicuro del vostro domestico. Diffidate di tutti, del vostro amico, di vostro fratello, della vostra amante... soprattutto della vostra amante. (Signor de Tréville: cap. XXIII, ''L'appuntamento''; 2013) *Un mariuolo non ride alla stessa maniera di un uomo onesto, un ipocrita non piange le stesse lacrime di un uomo in buona fede. Ogni [[falsità]] è una [[maschera]], e per bene che sia fatta la maschera, con un po' d'attenzione si arriva sempre a distinguerla dal viso. (cap. XXV, ''L'amante di Porthos''; 2013) *[...] non c'è [[amicizia]] che resista a un segreto scoperto, soprattutto quando questo segreto tocca l'amor proprio; inoltre si ha sempre una certa superiorità morale sulle persone di cui si conosce la vita. (cap. XXVI, ''La tesi di Aramis''; 2013) *[...] nascondete bene le vostre ferite quando ne avrete. Il [[silenzio]] è l'ultima gioia degli infelici; guardatevi bene dal mettere chicchessia sulla traccia dei vostri dolori: i curiosi succhiano le nostre lacrime come le mosche il sangue d'un daino ferito. (Aramis: cap. XXVI, ''La tesi di Aramis''; 2013) *Niente fa passare il tempo e abbrevia la strada come un [[pensiero]] che assorbe su di sé tutte le facoltà di chi pensa. L'esistenza esterna assomiglia allora a un sonno, di cui quel pensiero è il sogno. Grazie al suo influsso, il tempo non ha più misura, lo spazio non ha più distanza. Si parte da un luogo e si arriva a un altro, ecco tutto. Dell'intervallo percorso, non resta presente al vostro ricordo che una vaga foschia in cui svaniscono mille immagini confuse di alberi, montagne, paesaggi. (cap. XXVI, ''La tesi di Aramis''; 2013) *[...] l'[[amore e morte|amore]] è una lotteria dove chi vince vince la [[amore e morte|morte]]. (Athos: cap. XXVII, ''La moglie di Athos''; 2013) *La [[vita]] stessa si può riassumere in tre parole: ''erat'', ''est'', ''fuit''. (Aramis: cap. XXVIII, ''Il ritorno''; 2013) *[...] in tutte le cose il merito sta nella [[difficoltà]]. (Aramis: cap. XXVIII, ''Il ritorno''; 2013) *[...] si domandano [[consigli]] solo per non seguirli, o, se li si segue, per avere qualcuno a cui si possa rimproverare di averli dati. (Athos: cap. XXXIV, ''Dove si tratta dell'equipaggiamento di Aramis e di Porthos''; 2013) *Il cuore della donna migliore è spietato verso i dolori d'una rivale. (cap. XXXV, ''La notte tutti i gatti sono bigi''; 2013) *Milady sorrise di un sorriso strano.<br />— Così, voi mi amate? — disse.<br />— Ho forse bisogno di dirvelo? Non ve ne siete accorta?<br />— Oh, sì, ma come sapete, i cuori più fieri sono più difficili da conquistare.<br />— Oh, le difficoltà non mi sgomentano — disse d'Artagnan; — temo solo le cose impossibili.<br />— Non c'è nulla di impossibile, — disse Milady — per un vero amore. (cap. XXXVI, ''Sogno di vendetta'') *[...] dietro a ogni [[felicità]] presente è nascosto un timore futuro. (cap. XXXIX, ''Una visione''; 2013) *Nessuna speranza è folle, tranne che per gli sciocchi [...]. (Richelieu: cap. XL, ''Il cardinale''; 2013) *Il [[tempo]], amico mio, il tempo porta con sé l'occasione, e l'occasione è la martingala<ref>Tipo di scommessa che prevede a ogni successiva puntata il raddoppio della posta. [N.d.T.]</ref> dell'uomo: più ha scommesso e più guadagna, se sa aspettare. (Athos: cap. XLII, ''Il vino d'Angiò''; 2013) *In tutti i tempi e tutti i paesi, soprattutto se sono divisi in materia di religione, ci saranno fanatici che non chiedono di meglio che diventare [[martiri]]. (Richelieu: cap. XLIV, ''L'utilità dei tubi di stufa''; 2013) *– Allora, – disse d'Artagnan, lasciando cadere le braccia con scoraggiamento, – è inutile lottare ancora: tanto vale che [[Suicidio|mi bruci le cervella]] e facciamola finita!<br />– Questa è l'ultima sciocchezza da fare, – disse Athos, – perché è la sola cui non c'è rimedio. (cap. XLVII, ''Il consiglio dei moschettieri''; 2013) *[...] ci prendono per pazzi o per [[eroi]], due categorie di imbecilli molto simili tra loro. (Athos: cap. XLVII, ''Il consiglio dei moschettieri''; 2013) *[...] bisogna puntare sui [[Vizio e virtù|difetti]] delle persone, non sulle loro [[Vizio e virtù|virtù]]. (Athos: cap. XLVIII, ''Una questione di famiglia'') *[[Beneficio]] rinfacciato, offesa arrecata. (Athos: cap. XLVIII, ''Una questione di famiglia'') *La [[vita]] è un rosario di piccole miserie che il filosofo sgrana ridendo. (Athos: cap. XLVIII, ''Una questione di famiglia''; 2013) *L'[[amore]] è un sentimento che si nutre di agi e ingigantisce attraverso la corruzione. (cap. LVI) *I grandi [[criminali]] portano con sé una specie di predestinazione che fa loro superare tutti gli ostacoli, li salva da tutti i pericoli, fino al momento che la Provvidenza, stanca, ha fissato come scoglio per la loro empia fortuna. (cap. LIX, ''Il convento delle Carmelitane a Béthune''; 2013) *[...] non conosco nessun uomo che meriti di essere rimpianto durante tutta la vita di un altro uomo [...]. (Buckingham: cap. LIX, ''Il convento delle Carmelitane a Béthune''; 2013) ===Citazioni su ''I tre moschettieri''=== *Da mia parte, non provo il rossore di cui altri sentirebbe inondato il volto nel dire che mi piacciono e giudico condotti con grande brio e spigliatezza i ''Trois mousquetaires'' di Alessandro Dumas padre. Ancora molti li leggono e li godono senza nessun'offesa della poesia, ma nascondono in seno il loro compiacimento come si fa per gli illeciti diletti; ed è bene incoraggiarli a deporre la falsa vergogna e il congiunto imbarazzo. ([[Benedetto Croce]]) *''I tre moschettieri'' è in verità la storia del quarto. ([[Umberto Eco]]) *Il romanzo ''I tre moschettieri'' è una serie ininterrotta di vendette, dal principio alla fine. C'è una vendetta ad ogni pagina. Ogni tanto, una esaltazione tutta esplicita della vendetta, definita qualche volta come "le plaisir des dieux", il piacere degli Dei. ([[Beniamino Placido]]) *In questa favola, Alessandro Dumas sfoggia non poche qualità del grande scrittore: e non delle secondarie. In primo luogo una sovrana impudenza; un insieme di complicità ed oltraggio nei confronti del lettore; nessun patetismo, neppure quando ricorre a situazioni obiettivamente patetiche: giacché nelle sue mani anche la morte dell'innocente si fa avventura, è «divertente». E ancora, il gusto del gioco, della mistificazione; l'onesta carenza morale, che ci rassicura che nei labirinti di questa deliziosa macchinazione non si nasconde la pia frode di un messaggio; una nobile guitteria, che gli detta la mossa esatta per scatenare la saggiamente consenziente credulità del pubblico, e che insieme proibisce qualsiasi identificazione emotiva: il lettore è tenuto a bada nel momento stesso in cui è affascinato; è e deve restare spettatore. ([[Giorgio Manganelli]]) ===[[Pietro Citati]]=== *Il personaggio di d'Artagnan è uno dei più straordinari ritratti simbolici della prima parte del secolo. Athos è degno di Dostoevskij. Milady è una bellissima creatura del male. E quella leggerezza, che ci trascina di pagina in pagina, non nasce soltanto da una natura felice, ma da una squisita arte intellettuale. *Non credete ai denigratori. ''I tre moschettieri'' emana un vero profumo storico: non meno di ''Guerra e Pace''; un profumo che Dumas ricava con astuzia e grazia dalle memorie, dalle lettere e dai romanzi del primo Seicento. *Come in una cavalcata fantastica, tutta la geografia, la storia e la letteratura della Francia, sfilano davanti ai nostri occhi. Conosciamo i guasconi, i piccardi, i normanni, gli abitanti del Berry, e il loro dialetto, che il colto Aramis si rifiuta di capire; e quanti paesi e chiese e osterie sorvolate dal vento dell'avventura. C'è Parigi, avvolta da una nebbia cupa. I moschettieri bevono generosamente, attaccano briga, pagano malvolentieri i conti degli osti, come gli eroi di Rabelais e di Scarron. ''Il borghese gentiluomo'', ''L'Avaro'' e ''Il Barbiere di Siviglia'' ci fanno conoscere i loro lacchè e le loro soubrettes, che danzano ancora per noi. Abbiamo mercanti e avvocati, avidi e sordidi come nel ''Romanzo borghese'' di Furetière. Aramis ci ricorda la mondanità preziosa degli abati. Gli epigrammi della tradizione moralistica francese brillano alla fine di ogni capitolo. Poi il tempo cambia. Entriamo nella Parigi del primo Ottocento, nei teatri e nei piccoli giornali. C'è qualche traccia della sapienza filosofica e fisionomica di Balzac. E il giovane d'Artagnan, che a diciott'anni arriva dalla Guascogna per far fortuna, l'abbiamo già incontrato nelle vesti di Gil Blas e di Jacob: l'abbiamo ritrovato in quelle di Lucien de Rubempré e di Julien Sorel, che come lui cercano di conquistare la Francia. *Non so se Dumas avesse letto Baltasar Gracián: una parte dei ''Tre moschettieri'' ha un sapore che ci ricorda, sebbene mescolato e manipolato dall'"abile irrigatore", le massime del gesuita spagnolo. Il Seicento si incarna nella figura del cardinale di Richelieu, per il quale Dumas ha una vera passione. Richelieu è la rapidità e l'astuzia, che solo d'Artagnan sa fronteggiare. Rappresenta gli ''Arcana imperii'': il segreto profondissimo del potere e la macchinazione; l'arte di spiare e di ascoltare i segreti. *Ormai è tempo di riprendere in mano ''I tre moschettieri''. Non possiamo fermarci: gli oggetti non ci arrestano con il loro volume, e i personaggi sembrano (e non sono) formati di una sola dimensione. Tutto quello che, nella vita, ci sbarra il passo, viene trascinato dal volo velocissimo della fantasia. Il cavallo di d'Artagnan corre verso l'Inghilterra più rapido del nostro occhio che legge, le navi attraversano in un baleno i mari, Milady ripete le sue affascinanti menzogne, un'occhiata fa scoccare all'improvviso un amore... La leggerezza trionfa sul peso: la frivolezza sul significato, l'immaginazione sull'esperienza. Mentre leggiamo, rimbalzando di fatto in fatto, anche noi senza peso, tutto ci accade: siamo d'Artagnan e Richelieu, Buckingham e Athos, l'uomo dal mantello rosso e Milady, eppure nulla ci tocca e ci ferisce. Veloci come il vento, indenni e inconsapevoli come l'aria, attraversiamo senza conoscerle tutte le esperienze del mondo. ==''Il conte di Montecristo''== ===[[Incipit]]=== ====Lanfranco Binni==== Il 28 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame-de-la-Garde segnalò il trealberi ''Pharaon'', proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Come sempre, un pilota costiero uscì subito dal porto, costeggiò il castello d'If e abbordò la nave tra il capo Morgiou e l'isola di Riou.<br />E subito, come sempre, la spianata del forte Saint-Jean si riempì di una folla di curiosi, perché è sempre un grande avvenimento a Marsiglia l'arrivo di un bastimento, soprattutto se, come nel caso del ''Pharaon'', è stato costruito, attrezzato e stivato nei cantieri della vecchia Phocée, e appartiene a un armatore della città.<br /> {{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Lanfranco Binni, Garzanti, 2011. ISBN 9788811132165}} ====Giovanni Ferrero==== Il 24 febbraio 1815 la vedetta di Nostra Signora della Guardia segnalò il tre-alberi ''Pharaon'' che arrivava da Smirne, via Trieste e [[Napoli]].<br />Come al solito, un pilota costiero partì immediatamente dal porto, costeggiò il castello d'If e raggiunse la nave tra il Capo Morgiou e l'isola di Rion. E tosto, come al solito, il belvedere del forte Saint-Jean si riempì di curiosi poiché a Marsiglia l'arrivo di un bastimento, soprattutto se è stato costruito, attrezzato e stivato nei cantieri della vecchia Phochée e appartiene a un armatore della città, è sempre un grande avvenimento.<br /> {{NDR|Alessandro Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Giovanni Ferrero, Fabbri Editori, 2001}} ====Emilio Franceschini==== Il 24 febbraio 1815 la vedetta della Madonna della Guardia dette il segnale della nave a tre-alberi il ''Faraone'', che veniva da Smirne, Trieste e [[Napoli]].<br /> Com'è d'uso, un pilota {{sic|costiere}} partì subito dal porto, passò vicino al Castello d'If e salì a bordo del naviglio fra il capo di Morgiou e l'isola di Rion.<br />Contemporaneamente com'è egualmente d'uso, la piattaforma del forte San Giovanni si ricoprì di curiosi; poiché è sempre un avvenimento di grande interesse a Marsiglia l'arrivo di qualche bastimento, in particolare poi quando questo legno, come il ''Faraone'', si sapeva costrutto, arredato e stivato nei cantieri della vecchia Phocée e appartenente ad un armatore della città.<br /> {{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Emilio Franceschini, RCS Libri, 1998}} ===Citazioni=== *I rossi sono buoni del tutto, o del tutto cattivi. *Gli uomini veramente generosi sono sempre pronti a diventare misericordiosi, quando la disgrazia del nemico oltrepassa i limiti della loro collera. *Non sarei artista se non mi restasse qualche illusione. *Siate in guardia: un consiglio è peggio d'un favore. (Conte di Montecristo) *A chi vuol male accade male. *È degli spiriti deboli vedere tutte le cose attraverso un velo nero. *Un uomo dell'indole del Conte non poteva fluttuare lungamente in quella malinconia che può far vivere gli spiriti volgari dando loro un'apparente originalità, ma che uccide le anime elevate. *[...] le [[invenzione|invenzioni]] umane progrediscono dal composto al semplice, e il semplice è sempre la perfezione. (Conte di Montecristo: Rizzoli) *Gli uomini veramente generosi sono sempre pronti a diventare misericordiosi quando la disgrazia del loro nemico oltrepassa la loro collera. *Negli [[affari]] non ci sono amici, solo soci. *Se qualcuno avesse fatto morire fra le torture inaudite, in mezzo a tormenti senza fine, vostro padre, vostra madre, la vostra donna, uno di questi esseri, insomma che quando vengono rapiti al nostro cuore lasciano un vuoto eterno e una piaga sempre sanguinosa, vi parrebbe sufficiente la riparazione accordatavi dalla società, sareste soddisfatti solo perché il ferro della ghigliottina è passato fra la base dell'occipite e i muscoli delle spalle dell'uccisore, e perché chi vi ha fatto patire anni di morali sofferente ha provato qualche secondo di dolore fisico? (Conte di Montecristo) *Io sono uno di questi esseri eccezionali; sì, monsieur, lo credo; fino a oggi nessun uomo si è trovato in circostanze simili alle mie. I regni dei monarchi sono circoscritti da montagne, da fiumi, da cambiamenti di costumi o di lingua. Il mio regno, invece, è grande come l'universo perché non sono né italiano, né francese, né indiano, né americano, né spagnolo: io sono cosmopolita. Nessun paese può dire di avermi visto nascere; Dio solo sa quale terra mi vedrà morire. Io adotto tutti gli usi, parlo tutte le lingue. Voi mi credete francese, non è vero? Perché parlo il francese con la stessa facilità e purezza di voi. Ebbene! Alì, il mio moro, mi crede arabo; Bertuccio, il mio intendente, mi crede romano; Haydée, la mia schiava, mi crede greco. Dunque capirete che, non essendo di alcun paese, non chiedo protezione ad alcun governo; non riconoscendo alcun uomo per mio fratello, non può arrestarmi né paralizzarmi alcuna sorta di scrupoli che arrestano i potenti o di ostacoli che paralizzano i deboli. Io non ho che due avversari, non dirò due vincitori, perché li sottometto con la tenacia: la distanza e il tempo. ([[Edmond Dantès|Conte di Montecristo]]) *Questa specie di confettura verde è l'ambrosia che [[Ebe]] serviva alla tavola di [[Giove (divinità)|Giove]]. [...] Siete un uomo positivo, e l'[[oro]] è il vostro idolo? Gustate di questa, e le miniere del [[Perù]], di [[Gizerate]] e di [[Golgonda]] vi saranno aperte. Siete un uomo di immaginazione? Siete [[poeta]]? Gustate di questa, e le barriere del possibile spariranno; vi si apriranno i campi dell'[[infinito]], e passeggerete libero di [[cuore]], di spirito nei domini senza confine dell'ideale. Siete ambizioso? Correte dietro le grandezze della terra? Gustate di questa, e dopo un'ora sarete idealmente, non re di un piccolo regno nascosto in un angolo d'[[Europa]], come la [[Francia]], la [[Spagna]] o l'[[Inghilterra]], ma sarete il Re del mondo. Il vostro [[trono]] sarà eretto sopra le montagne di Satanasso, e senza aver bisogno di fargli omaggio, senza essere costretto a baciarne gli artigli, sarete il sovrano, padrone di tutti i regni della terra. [...] Una certa erba che li trasportava nell'[[Eden]], in mezzo a piante sempre fiorite, a frutti sempre maturi. [...] Questo è [[hashish]], tutto ciò che si fa di meglio e di più puro in hashish ad Alessandria, l'hashish d'Abou Gor, il gran confetturiere, l'uomo al quale si dovrebbe fabbricare un palazzo con questa iscrizione:<br /> AL MERCANTE DELLA FELICITÀ, IL MONDO RICONOSCENTE. (cap. 31, p. 235) <!--le due precedenti da http://worldpubliclibrary.org/eBooks/Wordtheque/it/aaadec.txt--> *Che cosa è la [[morte]] per me? Un grado di più nella calma, e forse due nel silenzio. ([[Edmond Dantès]]: cap. XC) *[...] in [[politica]] non esistono assassinî. In politica, mio caro, lo sapete quanto me, non ci sono uomini ma idee; non sentimenti ma interessi; in politica non si uccide un uomo: si elimina un ostacolo, ecco tutto. (Noirtier: cap. XII, ''Il padre e il figlio''; 2011) *«Non c'è alcuna speranza», rispose Faria, scuotendo la testa, «ma non importa. Dio vuole che l'uomo da lui creato e nel cuore del quale ha profondamente scolpito l'amore della vita, faccia tutto ciò che può per conservare questa esistenza, spesso penosa, ma sempre cara.» (p. 211) *Certamente, quantunque meno espansiva, la gioia di Montecristo non era meno grande: la [[gioia]], per i cuori che hanno lungamente sofferto, è simile alla rugiada, cuore e terra assorbono la pioggia benefica, e niente appare al di fuori. (cap. XCII, ''Suicidio''; 2010, p. 743) *[...] per l'uomo felice la [[preghiera]] rimane un insieme monotono e privo di senso fino al giorno in cui il dolore viene a spiegare all'infelice questo linguaggio sublime per mezzo del quale si rivolge a Dio. (cap. XV, ''Il nº 34 e il nº 27''; 2011) *Ci vuole la [[Disgrazia|sciagura]] per scavare certe miniere misteriose nascoste nell'intelligenza umana; ci vuole la pressione per far esplodere la polvere. Con la prigionia tutte le facoltà che fluttuavano qua e là si sono adunate in un sol punto, hanno colliso in uno spazio angusto, e voi lo sapete, dal cozzo delle nubi si genera l'elettricità, dall'elettricità la folgore, dalla folgore la luce. ([[Abate Faria]]: Donzelli, p. 132) *La [[filosofia]] non si apprende; la filosofia è l'incontro tra le scienze acquisite e il genio che le applica. ([[Abate Faria]]: Donzelli, p. 139) *[Il] grande lago che chiamano il [[Mediterraneo]] [...]. (XXII: Donzelli, p. 177) *«Ah, il [[duello]]!», esclamò il conte. «Sull'anima mia, risibile modo di raggiungere il proprio scopo, quando lo scopo è la vendetta! Un uomo vi ha rubato la vostra amante, un uomo ha sedotto vostra moglie, un uomo ha disonorato vostra figlia. Di una vita intera, che aveva il diritto di aspettarsi la parte di felicità che Iddio ha promesso a ogni essere umano nel crearlo, egli ha fatto un'esistenza di dolore, di miseria o d'infamia, e voi vi ritenete vendicato perché a quest'uomo, che vi ha gettato il delirio nella mente e la disperazione nel cuore, voi avete sferrato un fendente in petto o piazzato una pallottola in capo? Suvvia, dunque! Senza contare che spesso è costui a uscire trionfante dalla tenzone, mondato agli occhi del mondo e in qualche modo assolto da Dio. No, no – rincarò il conte – se mai dovessi vendicarmi, non è in questo modo che mi vendicherei». (Donzelli, p. 323) *Per la vita che aveva vissuto, per la decisione presa e mantenuta di non indietreggiare davanti a nulla, il conte era giunto a gustare gioie sconosciute nelle lotte che talvolta intraprendeva contro la natura, che è Dio, e contro il mondo, che può facilmente essere considerato il diavolo. (cap. LXXXII, ''L'effrazione''; 2011) *«Venite con me, visconte, vi conduco io».<br />«Con piacere».<br />«Allora siamo intesi?».<br />«Sì, ma dove?».<br />«Ve l'ho detto, dove l'aria è pura, dove il rumore assopisce, dove, per quanto orgoglio si nutra, ci si sente umili e ci si ritrova piccoli. Amo un tale svilimento, io che al pari di Augusto vengo definito padrone dell'universo».<br />«Dove andate, insomma?».<br />«Al [[mare]], visconte, al mare». (cap. LXXXV, Donzelli) *Forse quel che sto per dire sembrerà bizzarro a lor signori socialisti, progressisti, umanitari, ma io non mi curo mai del prossimo, ma io non tento mai di tutelare la [[società]] che non mi tutela e, dirò di più, che in generale di me non si cura se non per nuocermi. ([[Edmond Dantès|Conte di Montecristo]]: LV; Donzelli, pp. 388-389) *{{NDR|[[Lettere dai libri|Lettera]]}} Soltanto colui che provò le più grandi sventure è atto a godere le più grandi felicità. Vivete dunque e siate felici, figli diletti del mio cuore, e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Dio si degnerà di svelare all'uomo i segreti dell'avvenire, tutta la più alta sapienza d'un uomo consisterà in queste due parole: "Attendere e sperare". Il vostro amico. ([[Edmond Dantès]]) ===Citazioni su ''Il conte di Montecristo''=== *È forse il più «oppiaceo» dei romanzi popolari: quale uomo del popolo non crede di aver subito un'ingiustizia dai potenti e non fantastica sulla «punizione» da infliggere loro? Edmondo Dantès gli offre il modello, lo «ubbriaca» di esaltazione, sostituisce il credo di una giustizia trascendente in cui non crede più «sistematicamente». ([[Antonio Gramsci]]) *È il romanzo di una vendetta, ma è anche una descrizione impareggiabile del gran mondo parigino. Tutti i suoi nemici hanno fatto carriera, ma Dantès con ogni genere di astuzia riesce a stroncarli uno per uno. Tutti lo ammirano, tutti lo invitano, neppure la sua ex fidanzata, che ha sposato un alto funzionario, lo riconosce. Quando si deciderà a parlare?, ci chiediamo col fiato sospeso.<br />Siamo ben lontani da ''I tre moschettieri'', libro di cappa e spada più celebre e molto più sempliciotto. È Montecristo il vero eroe romantico creato dallo straripante Dumas. È a lui (se ci fosse una giustizia letteraria suprema) che andrebbe appesa la fama di Alexandre Dumas. ([[Carlo Fruttero]]) *Forse Edmond Dantès si sbagliava, e l'unica soluzione era non fidarsi e non sperare. ([[Arturo Pérez-Reverte]]) *''Il Conte di Monte-Cristo'' è una sterminata hilarotragedia, dove il riso e il delitto, il gioco e il Male Assoluto si sfiorano e si intrecciano. Il lieve tocco ironico, lo spirito settecentesco, l'allegretto sono presenti in ogni capitolo. ([[Pietro Citati]]) *– "''Il conte di Montecrisco''".<br />– "Montecristo", deficiente.<br />– Di Alessandro... Dum-azz... Due mazzi...<br />– È francese. Sì, si legge Dumas. Lo sai di che parla? Ti piacerebbe, parla di un'evasione.<br />– Allora va messo nel settore didattico. O sbaglio? (''[[Le ali della libertà]]'') *La prima parte di ''Montecristo'', fino alla scoperta del tesoro, è un pezzo perfetto di racconto a effetto; non c'è mai stato un uomo che abbia partecipato a queste commoventi avventure senza un fremito, eppure Faria è un personaggio di cartapesta e Dantès poco più di un nome. Il seguito non è che il dilungarsi di un errore, cupo, sanguinoso, innaturale e stupido; ma quanto a questi primi capitoli, non credo esista un altro volume nel quale si possa respirare la stessa inconfondibile atmosfera di romanzo. ([[Robert Louis Stevenson]]) *L'architettura del ''Conte di Monte-Cristo'' possiede una meravigliosa precisione ed esattezza. Non saprei dire se il libro sia composto di romanzi diversi, che la facoltà affabulatrice di Dumas fa coabitare: o se moltissimi fili narrativi procedano gli uni accanto agli altri, fino a riunirsi ed esplodere in spettacolosi colpi di scena. Dovunque regna l'enigma: la soluzione dell'enigma viene sospesa e rinviata; ora una pagina ci suggerisce cosa accadrà, ora una voce sotterranea ci fa capire che avverranno cose completamente diverse. Il racconto corre veloce, trascina gli ostacoli, attraversa i tempi e gli spazi, copre immense tele scriveva Sainte-Beuve – «senza stancare mai il pennello di Dumas né il suo lettore». ([[Pietro Citati]]) ==''Il visconte di Bragelonne''== ===[[Incipit]]=== Era circa la metà di maggio dell'anno 1660, alle nove del mattino, quando una piccola cavalcata composta di tre uomini e due paggi, attraverso il ponte della città di Blois, senza fare altra impressione sopra coloro che passeggiavano sulla riva che un primo moto della mano per salutare, ed un altro della lingua per esprimere la seguente idea "Ecco Monsignore che ritorna dalla caccia". Un altro. Però mentre i cavalli salivano l'erta che dal fiume conduce al castello, molti garzoni di bottega si avvicinarono all'ultimo cavallo che portava appesi all'arcione della sella vari uccelli legati per il becco. <br />A quella vista i curiosi manifestarono con una franchezza affatto zotica il loro disprezzo per una preda così magra, e dopo una discussione sullo svantaggio della caccia al volo, ritornarono tutti alle loro occupazioni. <br />Monsignore montava un piccolo cavallo di bel portamento, con una larga sella di velluto rosso di Fiandra. Il cavallo era di color fulvo; la giubba di Monsignore era di color chermisi e soltanto dall'insieme di quel rossastro si poteva distinguere il principe tra i suoi due compagni, l'uno vestito di violetto, l'altro di verde. Quello a sinistra, vestito di violetto, era lo scudiero; quello a dritta, vestito di verde, era il cacciatore. <br />Uno dei paggi portava sopra un bastone due girifalchi, l'altro un corno da caccia nel quale soffiò a venti passi dal castello. <br />A quel segnale, otto guardie che passeggiavano al sole nella corte quadrata corsero a prendere le alabarde, e Monsignore fece il suo solenne ingresso nel castello. <br />Le otto guardie, le quali sapevano che il loro servizio era terminato per tutto il resto della giornata, si coricarono al sole, sopra le panchette di pietra; i palafrenieri scomparvero coi cavalli nelle scuderie, e, meno alcuni uccelli che si spaventavano a vicenda con acute strida tra i ciuffi di viole, si sarebbe detto che tutti dormissero. <br />A un tratto, in mezzo a quel dolce silenzio. ===Citazioni=== *Planchet aprì la finestra, come gli era stato prescritto, e la ventata di tumulto che s'ingolfò nella stanza, grida, stridor di ruote, abbaiamenti e passi, assordò anche d'Artagnan, come aveva desiderato.<br />Bevve, allora, un bicchiere di vino bianco, e incominciò in questi termini:<br />"Planchet, ho un'idea".<br />"Ah, signore, come vi riconosco!", rispose il droghiere, ansante d'emozione. *"D'Artagran, D'Artagnan!", fece Athos, posando la mano sulla spalla del moschettiere, "voi non siete equo."<br />"Ne ho il diritto."<br />"No, perché non conoscete l'avvenire." *"Continuo", disse Luigi XIV. "È vero anche che un uomo solo abbia potuto penetrare fino a Monck, nel suo accampamento, e l'abbia portato via?"<br />"Quell'uomo aveva dieci ausiliari presi tra gente inferiore"<br />"Nessun altro?"<br />"Nessuno."<br />"E si chiama?"<br />"Il signor d'Artagnan, ex luogotenente dei moschettieri di Vostra Maestà"<br />Anna d'Austria arrossì, Mazzarino diventò giallo di vergogna, Luigi XIV si fece cupo e una goccia di sudore cadde dalla sua fronte pallida.<br />"Che uomini!", mormorò. *Destinato a tutta prima al commercio, Colbert era stato commesso presso un mercante di Lione, che aveva poi lasciato per recarsi a Parigi nello studio di un procuratore allo Chatelet, chiamato Biterne. In tal modo, aveva appreso l'arte di preparare un bilancio e l'arte più preziosa d'imbrogliarlo. *Allora, per finirla con quello sguardo da inquisitore che bisogna far abbassare ad ogni costo, come ad ogni costo un generale riduce al silenzio una batteria che lo disturba, Aramis stende la sua bella mano bianca, nella quale riluce l'ametista dell'anello pastorale, fende l'aria col segno della croce e fulmina i sui due amici con la sua benedizione.<br />Forse, distratto dai propri pensieri, empio a sua insaputa, d'Artagnan non si sarebbe affatto inchinato a quella santa benedizione; ma Porthos s'è accorto della distrazione dell'amico, e, appoggiando affettuosamente la sua mano sulla schiena del moschettiere, lo schiaccia verso terra.<br />D'Artagnan si piegò: ci volle poco che non cadesse bocconi. Intanto Aramis è passato. D'Artagnan, come Anteo, non ha fatto che toccare la terra, e si rivolge verso Porthos pronto a litigare. *"Buongiorno, signor d'Artagnan. Parlavamo di Belle-Isle sul Mare", disse Fouquet con quell'arte del mondo e quella scienza dello sguardo che richiedono metà della vita per impararle bene, e a cui certa gente, nonostante tutto il suo studio, non arriva mai. *Aramis, l'abbiamo detto, era ancora alzato. Comodamente avvolto in una veste da camera di velluto, scriveva lettere su lettere, con quella scrittura così fine e così densa che d'una pagina fa un quarto di volume. *Monsieur era troppo gran signore per notare un tal particolare. Non c'è nulla d'efficace come l'idea ben stabilita della propria superiorità per assicurare l'inferiorità dell'uomo che ha una tale opinione di sé. *"Lo so, e ho agito di conseguenza: niente spazio, niente comunicazioni, niente donne, niente gioco, ma, adesso, è d'un patetico che non vi so dire", aggiunse Aramis con uno di quei sorrisi che appartenevano solo a lui, "vedere come i giovani cerchino di divertirsi, e come, di conseguenza, simpatizzino per colui che paga i divertimenti" *Però Dio è tanto buono per gli errori giovanili, tutto quello che è amore, anche amore colpevole, trova così facilmente grazia ai suoi sguardi paterni, che all'uscir dalla messa Luigi, levando gli occhi al cielo, poté vedere, attraverso gli strappi di una nuvola, un angolo del tappeto azzurro che è calpestato dal piede del Signore. *E Porthos si fece severo.<br />"E la botola, signore", disse, "e la botola?"<br />Di Sant-Agnan divenne estremamente pallido. Buttò indietro la sedia in tal modo, che Porthos, con tutta la sua ingenuità, s'accorse che il colpo aveva fatto centro.<br />"La botola", mormorò il conte.<br />"Ebbene, signore, datene una spiegazione, se potete", fece Porthos scuotendo il capo.<br />Di Sant-Agnan abbassò la fronte.<br />"Oh! sono tradito!", mormorò; "si sa tutto!"<br />"Si sa sempre tutto", replicò Porthos, che non sapeva nulla. *"No, è l'impotenza! Abbiamo forse la pretesa di prendere, in tre, la Bastiglia?"<br />"Se ci fosse d'Artagnan", esclamò Porthos, "non dico di no."<br />Raul fu preso d'ammirazione davanti a quella fiducia, eroica tanto era candida. Erano quelli gli uomini famosi che, in tre o quattro, affrontavano eserciti o attaccavano fortezze! Uomini che avevano spaventato la morte e che, sopravvissuti a tutto un secolo ormai in dissoluzione, erano ancora più forti dei più forti giovani del giorno. *Baisemeaux impallidì di fronte a quella fredda sicurezza. Gli parve che la voce di Aramis, così gaia e sorridente poco prima, fosse divenuta funebre e sinistra; che i ceri dei candelabri si fossero cambiati in ceri da cappella sepolcrale; che i bicchieri di vino si fossero trasformati in calici di sangue. *Ad un tratto, il capo del giovane si inchinò. Il suo pensiero ridiscese sulla terra. il suo sguardo si indurì, la fronte gli si coprì di rughe, la bocca assunse una espressione di feroce risolutezza; poi il suo sguardo divenne fisso ancora una volta; ma ora rifletteva la fiamma dei mondani splendori; ora somigliava allo sguardo di Satana sulla montagna, quando passava in rivista i regni e le potenze della terra per sedurre Gesù. *"Colpite, Porthos!", risuonò la voce sepolcrale di Aramis.<br />Porthos mandò un gran sospiro, ma obbedì.<br />La sbarra di ferro calò verticalmente sul capo di Biscarat, che fu ucciso prima ancora di finire il suo grido. Poi la leva formidabile si alzò e si abbassò dieci volte in dieci secondi, e fece dieci cadaveri. *Ed ora cercate in questa tomba ardente, in questo vulcano sotterraneo, cercate le guardie del re dagli abiti azzurri gallonati d'argento.<br />Cercate gli ufficiali splendenti d'oro, cercate le armi su cui essi avevano contato per difendersi, cercate le pietre che li hanno uccisi, cercate il suolo che li sosteneva.<br />Un solo uomo ha fatto di tutto questo un caos più confuso, più informe, più terribile del caos che esisteva un'ora prima che Dio avesse avuto l'idea di creare il mondo. *Per un istante, le braccia di Porthos si piegarono; ma l'ercole riunì tutte le forze, e si videro le due pareti della prigione, in cui era sepolto, aprirsi lentamente fargli largo. Per un attimo, apparve in quella cornice di granito, simile all'angelo antico del caos; ==''La regina Margot''== ===[[Incipit]]=== Il lunedì, diciottesimo giorno del mese di agosto 1572, vi era festa grande al Louvre. Le finestre dell'antico palazzo reale, sempre tanto cupe, erano sfarzosamente illuminate; le piazze e le vie attigue, di solito tanto deserte sin da quando a Saint-Germain-l'Auxerrois erano suonate le nove, erano, benché fosse mezzanotte, affollate di gente. {{NDR|Alessandro Dumas, ''La regina Margot'', BUR Rizzoli, Milano 2017, Traduzione di M. Dazzi}} ===Citazioni=== *{{NDR|su [[Margherita di Valois]]}} La giovane sposa, figlia di Enrico II, era la perla della corona di Francia, Margherita di Valois, che con affettuosa familiarità il re Carlo IX chiamava sempre ''mia sorella Margot''. Certo, accoglienze tanto lusinghiere non erano mai state più meritate di quelle che si facevano in quel momento alla nuova regina di Navarra. Margherita a quel tempo aveva appena vent'anni, e già era oggetto delle lodi di tutti i poeti che la paragonavano alcuni all'Aurora altri a Venere citerea. Era in realtà la bellezza senza rivali di quella Corte nella quale Caterina de' Medici aveva riunito, per farne le proprie sirene, le più belle donne che aveva potuto trovare. La giovane sposa aveva i capelli neri, il colorito brillante, gli occhi voluttuosi velati da lunghe ciglia, la bocca rossa e fine, il collo elegante, il corpo tornito e snello e, perduto in una pianella di seta, un piede di bambina. I francesi cui apparteneva, erano fieri di vedere sbocciare nella loro terra un così splendido fiore e gli stranieri di passaggio per la Francia ripartivano abbagliati dalla sua bellezza se l'avevan soltanto vista, storditi dalla sua cultura se avevano parlato con lei. Certo è che Margherita era non soltanto la più bella, ma anche la più colta delle donne del suo tempo; si citava la frase di un dotto italiano che le era stato presentato e dopo aver parlato con lei un'ora in italiano, in spagnolo, in latino e in greco, l'aveva lasciata dicendo nel suo entusiasmo:<br />«Vedere la Corte senza vedere Margherita è non vedere né la Francia, né la Corte».<br />Così i panegirici non mancarono al re Carlo IX e alla giovane regina di Navarra; si sa quanto gli ugonotti siano fecondi. Inevitabilmente, allusioni al passato e domande per l'avvenire furono accortamente insinuate in mezzo a quegli indirizzi al re; ma a tutte le allusioni egli rispondeva con le sue labbra pallide e il suo sorriso astuto:<br />«Nel dare mia sorella Margot a Enrico di Navarra, io do il mio cuore a tutti i protestanti del regno».<br />La frase rassicurava gli uni e faceva sorridere gli altri poiché aveva in realtà due sensi: uno paterno e del quale in buona coscienza Carlo IX non voleva sovraccaricare il suo pensiero; l'altro ingiurioso per la sposa, per il marito e anche per chi lo pronunciava, poiché ricordava alcuni sordi scandali con i quali la cronaca di Corte aveva già trovato il modo di lordare la veste nuziale di Margherita di Valois. (pp. 26-27) ==''La signora di Monsoreau''== ===[[Incipit]]=== La sera della domenica di carnevale del 1578, nel magnifico palazzo dei Montmoreney, situato quasi in faccia al Louvre, ma sull'altra riva della Senna, si svolgeva una sontuosa festa per celebrare le nozze di Francesco d'Epinay di Saint-Luc, intimo e favorito del re Enrico III, con Giovanna di Cossé-Brissac, figlia del Maresciallo di Francia. ===Citazioni=== *[...] in tempi in cui la canaglia veste come i principi, credo che questi diano prova di buon gusto vestendosi, per distinguersi, come la canaglia. (p. 9) *No, non è il [[anima e corpo|corpo]] che è ammalato. È l'[[anima e corpo|anima]]! Piuttosto che un medico... un confessore. (p. 37) ==''Lo Schiaccianoci''== ===[[Incipit]]=== Vi fu un tempo a [[Norimberga]] un presidente assai famoso, il dottor Silberhaus, nome che in tedesco significa «casa d'argento». Il presidente aveva un figlio e una figlia: Fritz di nove anni, e Maria di sette e mezzo: due bambini simpaticissimi, ma molto diversi per carattere e per aspetto fisico, tanto che era difficile credere, così a prima vista, che potessero essere fratelli. Fritz era grassottello, spaccone e piuttosto birichino: faceva le bizze alla minima contrarietà, convinto come era che tutto fosse stato creato per il suo divertimento e per sottostare ai suoi capricci; e restava di questa opinione finché il dottor Silberhaus, stanco delle sue grida, dei suoi pianti e del suo batter di piedi, usciva dallo studio e, levando il dito all'altezza del sopracciglio aggrottato, si limitava a esclamare: – Signor Fritz!... ===Citazioni=== *[[Norimberga]] è una città della [[Germania]] famosissima per i giocattoli, le bambole e i fantocci che spedisce a casse piene in tutti gli altri paesi del mondo: per questo i bambini di Norimberga sono i più felici della terra, a meno che non succeda a loro come agli abitanti di [[Ostenda]] che le ostriche a ceste piene se le vedono soltanto passare sotto il naso. (p. 11) *''A perpendicolo | ticchetta il [[orologio a pendolo|pendolo]], | avanza e arretra | bello squadron! || L'orologio piano piano | mezzanotte suonerà; | quando arriva la civetta | fugge fugge sua maestà''. (p. 45) *''Sorella, un pezzetto di lardo | per me devi avere riguardo, | anch'io come te son regina | e gusto la buona cucina.'' (p. 50) *''Dal tuo consorte uccisi, senza peccati o torti, | i miei figli e nipoti ormai son tutti morti, | ma guai a te, regina! | ché sul bimbo regale da te tanto aspettato | sul tuo tenero amore ho già deliberato | di far la mia vendetta! | Tuo marito ha fortezze, ha cannoni e soldati, | consiglieri e ministri illustri e illuminati, | e tu hai ciò che chiedi. | La regina dei topi non ha nulla, però | denti aguzzi e potenti la sorte le donò | da usar contro i tuoi eredi!'' (p. 56) ==''Mastro Adamo il calabrese''== ===[[Incipit]]=== Se i nostri lettori provano qualche curiosità per gli episodi, della veridica storia che stiamo per raccontare è necessario che abbiano la compiacenza di seguirci in Calabria dove li abbiamo già condotti due volte, la prima per raccontare loro le avventure di Cherubino e Celestino, la seconda per farli assistere alla morte di Murat. ===Citazioni=== *La [[Calabria]] è una magnifica regione; d'estate ci si arrostisce come a Tambouctou, d'inverno vi si gela come a San Pietroburgo; inoltre non vi si conta punto ad anni, a lustri o a secoli come negli altri paesi, ma a terremoti. (p. 7) *Era un vecchio uomo felice mastro Adamo; una di quelle persone facile a illuminarsi e che si aprono naturalmente alla speranza ed alla gioia come i fiori. *In effetti l'[[posta|ufficio postale]] sembrava una di quelle case miracolose trasportate dagli angeli come il duomo della madonna di Loreto. *Non c'era nessun dubbio sulla decisione. Le urla di: Viva la [[Maria|Madonna]]! Abbasso gli sbirri! risuonarono da ogni lato e le povere guardie, richiamate dai diversi luoghi dove vegliavano da otto giorni con una tenacia ed un coraggio degni di maggior ricompensa, partirono la stessa notte per Monteleone. ==''Pascal Bruno''== ===[[Incipit]]=== Bellini era di Catania. La prima cosa che i suoi occhi, aprendosi, avevano visto, erano state le onde che, dopo aver bagnato le mura di Atene, vengono a spegnersi melodiosamente sulle rive di un'altra Grecia; e l'Etna favolosa e antica, sui cui fianchi vivono ancora, dopo diciotto secoli, la mitologia di Ovidio e i racconti di Virgilio. Ecco perché l'indole di Bellini era tra le più poetiche che si potessero incontrare; e il suo genio, che bisogna apprezzare con il sentimento e non giudicare con la ragione, un canto eterno, dolce e malinconico come un ricordo; un'eco simile a quella che se ne sta assopita nei boschi e sulle montagne, e che sussurra appena fino a quando il grido delle passioni e del dolore non venga a svegliarla. Bellini era l'uomo che faceva al caso mio. Aveva lasciato la Sicilia ancora giovane, e dell'isola nativa gli era rimasta una memoria crescente, dentro la quale custodiva religiosamente, lontano dai luoghi in cui era cresciuto, i ricordi poetici dell'infanzia. ===Citazioni=== * Era un giovane di venticinque ventisei anni che, a prima vista, si pensava dovesse appartenere alla classe del popolo. Portava un cappello calabrese, fasciato da un largo nastro che gli ricadeva ondeggiante sulla spalla; una giacca di velluto con bottoni d'argento; pantaloni della stessa stoffa e con le stesse guarnizioni, stretti alla vita da una fascia di seta rossa con ricami e frange verdi come quelle che si fanno a Messina, a imitazione di quelle lavorate in Oriente. Infine, gambaletti e scarpe di cuoio completavano il costume montanaro, che non mancava di una certa eleganza e che sembrava fatto apposta per mettere in risalto le belle e armoniose forme del corpo di chi lo indossava. Il volto era di una bellezza selvaggia: aveva tratti fortemente marcati propri dell'uomo meridionale, occhi arditi e fieri, capelli e barba neri, naso aquilino e denti perfetti. ==''Vent'anni dopo''== {{vedi anche|Vent'anni dopo}} ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Garibaldi e Montevideo''=== Al viaggiatore che viene d'Europa su quelle navi che i primi abitanti di quel paese scambiarono per case volanti, prime ad aprirsi allo sguardo, dopo il grido del marinaio in vedetta che annunzia la terra, son due montagne. L'una di mattoni, che è la cattedrale, la chiesa-madre, la ''matriz'', come la si chiama; l'altra poi di massi e verdura, su cui s'innalza un faro, vien detta il ''Cerro''. ===''Robin Hood''=== Era il tramonto di un giorno di primavera dell'anno di grazia 1162, sotto il regno di Enrico II Plantageneto. Due uomini a cavallo percorrevano i sentieri della foresta di Sherwood, nella contea di Nottingham; essi apparivano sfiniti almeno quanto le loro cavalcature.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ===''Storia di uno schiaccianoci''=== ''Norimberga, 2010.''<br /> Da qualche giorno, la piccola Maria, è attratta dalla porta chiusa della soffitta, in casa della nonna. La nonna si chiamava Maria, proprio come lei, come la bisnonna e... Che strano, quasi tutte le donne della famiglia, tranne sua madre e una prozia, si chiamavano Maria.<br /> La porta della soffitta è lì, massiccia, chiusa da una grossa chiave annerita dal tempo. La piccola Maria la guarda, poi, finalmente, la fa girare: tac tac, un rumore secco, come di noci rotte, due giri. Ora appoggia la mano sulla maniglia, che cede facilmente. La porta si sta aprendo, si apre, gira piano sui cardini, senza rumore:<br /> - Vieni, vieni, piccola Maria, ti stavamo aspettando. ==Citazioni su Alexandre Dumas== *I due Dumas hanno capovolto la teoria dell'economia. Il padre è stato il prodigo, e il figlio è stato l'avaro. ([[Jules Renard]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Alexandre Dumas, ''Ascanio'', Adriano Salani Editore, Firenze 1930. *Alexandre Dumas, ''[https://www.gutenberg.org/files/53485/53485-h/53485-h.htm Garibaldi e Montevideo]'', F. Manini, 1859. *Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Emilio Franceschini, Rizzoli, 1998. *Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Giovanni Ferrero, Fabbri Editori, 2001. *Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Emilio Franceschini, introduzione di Umberto Eco, Rizzoli, 2010. ISBN 9788817009676 *Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Gaia Panfili, Donzelli, 2010. ISBN 8860364035 *Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Lanfranco Binni, Garzanti, 2011. ISBN 9788811132165 *Alexandre Dumas, ''Il visconte di Bragelonne'', Tipografia Editoriale Lucchi, Milano 1964. *Alexandre Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di A. Beltramelli, Mondadori, 2004. *Alessandro Dumas, ''[https://www.gutenberg.org/files/60641/60641-h/60641-h.htm I tre moschettieri]'', traduzione di Angiolo Orvieto, G. Rondinella Editore, 1853. *Alessandro Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di C. Siniscalchi, Tipografia editoriale Lucchi, Milano, 1975. *Alexandre Dumas, ''[https://web.archive.org/web/20130603210423/http://ed.espresso.repubblica.it/speciali_web/2013/igrandiromanzi/itremoschettieri.epub I tre moschettieri]'', introduzione e traduzione di Guido Paduano, Gruppo Editoriale L'Espresso, 2013. *Alexandre Dumas, ''La regina Margot'', traduzione di Maria Dazzi, BUR, Milano, 2008. *Alexandre Dumas, ''La signora di Monsoreau'', traduzione di Luigi A. Garrone, Tipografia Editoriale Lucchi, Milano, 1937. *Alexandre Dumas, ''Lo Schiaccianoci'' (''Histoire d'un casse-noisette''), traduzione di Antonio Lugli, EDIPEM, Novara 1974. *Alexandre Dumas, ''Mastro Adamo il calabrese'', traduzione di A. Coltellaro, Pellegrini Editore, 1999. *Alexandre Dumas, ''Pasquale Bruno'' (''Romanzo storico siciliano''), traduzione di C. Rizza, La Zisa Edizioni. ISBN 978-8881280421 *Alexandre Dumas, ''Storia di uno schiaccianoci (liberamente tratta dal racconto di Alexandre Dumas)'', traduzione e cura di Gabriella Messi, Edizioni Angolo Manzoni, 2010. ISBN 9788862040761 *Alexandre Dumas, ''Viaggio in Calabria'', traduzione di Antonio Coltellaro, Rubbettino 1996. ISBN 884981545X ==Filmografia== *''[[Il conte di Montecristo (film 1934)|Il conte di Montecristo]]'' (1934) *''[[I tre moschettieri (film 1993)|I tre moschettieri]]'' (1993) *''[[La regina Margot]]'' (1994) *''[[Il conte di Montecristo (miniserie televisiva 1998)|Il conte di Montecristo]]'' (1998) *''[[La maschera di ferro (film 1998)|La maschera di ferro]]'' (1998) *''[[Motecristo (film 2002)|Motecristo]]'' (2002) *''[[Topolino, Paperino, Pippo: I tre moschettieri|Topolino, Paperino, Pippo: I tre moschettieri]]'' (2004) ==Voci correlate== *[[Alexandre Dumas (figlio)]] ==Altri progetti== {{interprogetto|s2=fr:Auteur:Alexandre Dumas|s2_lingua=francese}} ===Opere=== {{Pedia|I tre moschettieri||(1844)}} {{Pedia|Il conte di Montecristo||(1844-1846)}} {{Pedia|La regina Margot (romanzo)|''La regina Margot''|(1845)}} {{Pedia|Vent'anni dopo (romanzo)|''Vent'anni dopo''|(1845)}} {{Pedia|Il visconte di Bragelonne||(1847-1850)}} {{DEFAULTSORT:Dumas (padre), Alexandre}} [[Categoria:Drammaturghi francesi]] [[Categoria:Scrittori francesi]] sppklad3hk1viha1iohnllqphlcxigw Gustave Flaubert 0 2522 1418352 1397122 2026-06-26T14:05:05Z Gaux 18878 /* Citazioni su Gustave Flaubert */ Giuseppe Antonio Borgese 1418352 wikitext text/x-wiki [[File:Gustave Flaubert.jpg|thumb|Gustave Flaubert]] {{indicedx}} '''Gustave Flaubert''' (1821 – 1880), scrittore francese. ==Citazioni di Gustave Flaubert== *{{NDR|Sulla [[democrazia]]}} Demostupidità. :''Democrasserie.''<ref>Citato in Beniamino Placido, ''Lingue di pappagallo'', in ''Nautilus'', a cura di Franco Marcoaldi, Editori Laterza, Roma-Bari, 2010, p. 164.</ref> *Il dono di creare esseri umani manca a questo genio. Se avesse questo dono, [[Victor Hugo|Hugo]] avrebbe sorpassato [[William Shakespeare |Shakespeare]].<ref>Citato in ''Guida alla lettura'' a ''Nostra Signora di Parigi'', traduzione di Valentina Valente, EDIPEM, 1973</ref> *L'[[orgoglio]] è una bestia feroce che vive nelle caverne e nei deserti; la vanità invece è un pappagallo che salta di ramo in ramo e chiacchiera in piena luce.<ref>Da ''Pensées'', 308; citato in Fernando Palazzi, Silvio Spaventa Filippi, ''Il libro dei mille savi'', Hoepli, Milano, 2022. ISBN 978-88-203-3911-1</ref> *La [[foglia]] caduta si agita e vola al vento; così io vorrei volare, andarmene, partire per non tornare più, non importa dove, ma lasciare il mio paese; la mia casa mi pesa sulle spalle, sono entrato e uscito tante volte dalla stessa porta! Tante volte ho alzato gli occhi verso lo stesso posto, verso il soffitto della mia camera, che dovrebbe esserne consumato.<ref name=novembre>Da ''Novembre'', traduzione di Paola Angioletti, in ''Tutti i romanzi''.</ref> *{{NDR|Marie}} Avrebbero avuto ragione, ella non era forse più bella né più ardente di un'altra; ho paura di amare soltanto una concezione del mio spirito e di desiderare in lei solo l'amore che mi aveva fatto sognare.<ref name=novembre /> *{{NDR|''Le metamorfosi''}} Mi dà le vertigini, mi abbaglia: la natura in se stessa, il paesaggio, l'aspetto puramente pittoresco delle cose vi sono trattati alla maniera moderna e con un soffio antico e cristiano ad un tempo che li pervade. Vi si sente l'incenso e l'orina: la bestialità si congiunge al misticismo.<ref>Da ''Guida alla lettura'', ''Interpretazioni critiche'', in [[Lucio Apuleio]], ''Le metamorfosi'', traduzione e note di [[Giuseppe Metri]], EDIPEM, Novara, 1971.</ref> *Quando urla, come la [[voce]], il [[cuore]] diventa rauco.<ref>Citato in ''L'amore è tutto'' di [[Dino Basili]], p. 81, Tascabili economici newton, febbraio 1996.</ref> *Sono giunto alla ferma convinzione che la [[vanità]] è alla base di tutto e che anche ciò che chiamiamo coscienza non è altro che vanità interiore.<ref>Da ''Pensées'', 3; citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013, n. 3526. ISBN 9788858654644</ref> *Tre cose occorrono per essere felici: essere [[imbecillità|imbecilli]], essere egoisti e avere una buona salute. Ma se vi manca la prima tutto è finito<ref>Da una lettera a Louise Colet del 13 agosto 1846. {{fr}} {{cfr}} Christophe André, ''Et n’oublie pas d’être heureux: {{small|abécédaire de psychologie positive}}'', Odile Jacob, Parigi, 2014, [https://books.google.it/books?id=qTSlAgAAQBAJ&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PT165&dq=&pg=PT165#v=onepage&q&f=false p. 165]. ISBN 9782738173300</ref>.<ref>Citato in [[John Gerassi]], ''Parlando con Sartre: {{small|conversazioni al caffè}}'', traduzione di Raoul Kirchmayr, Il Saggiatore, Milano, 2011, [https://books.google.it/books?id=eepVulZlEcwC&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PA298&dq=&pg=PA298#v=onepage&q&f=false p. 298]. ISBN 978-88-428-1697-3</ref> ===Attribuite=== *[[Cantante|CANTANTE]]. [...] Il [[tenore]] ha sempre una voce piacevole e tenera, il [[baritono]] un organo simpatico e ben timbrato, il [[Basso (voce)|basso]] una possente emissione.<ref name=laporte>Frase dal ''Dizionario dei luoghi comuni'' di mano di Edmond Laporte, vicino di campagna di Flaubert (si veda [[Juan Rodolfo Wilcock]], ''prefazione'' e ''avvertenza'' al ''Dizionario dei luoghi comuni'', 2012).</ref> *Le persone sposate devono vivere eternamente insieme per essere punite della sciocchezza che hanno fatto sposandosi.<ref>Da una lettera a Edma Roger des Genettes, 24 gennaio 1880, in ''L'opera e il suo doppio. Dalle lettere'', 2013, n. 310. Nella lettera è citato, in realtà, un motto di un tale Robin, amico di Flaubert.</ref><ref>Gustave Flaubert, ''Tutti i romanzi''.</ref> *[[Proprietà|PROPRIETÀ]]. Uno dei fondamenti della società. Più sacra della religione.<ref name=laporte /> ==''Bouvard e Pécuchet''== ===Incipit=== ====[[Camillo Sbarbaro]] e Michele Rago==== Con quel caldo – trentatre gradi – in corso Bourdon non un'anima.<br />Lì sotto, come una riga diritta, il canale Saint-Martin, la sua acqua d'inchiostro, chiusa tra le due dighe. In mezzo al canale, un barcone carico di legname; e sulla sponda, una doppia fila di botti.<br />Al di là, tra le case, separate da cantieri, il grande cielo terso si ritagliava in rettangoli di azzurro oltremare; e, accesi dal riverbero del sole, il bianco delle facciate, l'ardesia dei tetti, il granito delle calate spiccavano da abbagliare la vista. Un indistinto brusio saliva laggiù nell'aria di piombo; e tutto pareva intorpidito dall'ozio domenicale e dalla tristezza del giorno estivo. ====Bruno Schacherl==== Poiché la temperatura era di 33 gradi, il boulevard Bourdon era completamente deserto.<br>Più giù il canale San Martino, tra le due chiese, stendeva in linea retta la sua acqua colore dell'inchiostro. C'era nel mezzo un battello pieno di legna, e sull'argine due file di botti.<br>Oltre il canale, tra le case intercalate alle fabbriche, il grande cielo puro si sfaldava in lamine di colore oltremare, e sotto il reverbero del sole, le facciate bianche, i tetti d'ardesia, le rive di granito mandavano barbagli. Un rumore confuso saliva lontano nella calda atmosfera; e tutto sembrava intorpidito nell'ozio della domenica e la tristezza delle giornate estive.<ref>Da ''Bouvard e Pécuchet'', traduzione di Bruno Schacherl, Vallecchi editore, Firenze, 1970.</ref> ===Citazioni=== *L'[[arte]], in certe circostanze, scuote gli animi mediocri e dei mondi possono esser loro rivelati dai suoi interpreti più grossolani. *La folla immancabilmente segue l'andazzo. Al contrario sono sempre i pochi che aprono la strada al progresso. *Lo spiritismo ha per dogma l'immancabile progressivo migliorarsi dell'umanità. Un giorno, la terra diverrà il cielo. *Se l'individuo non può saper niente, perché tutti insieme ne saprebbero di più? ==''Dizionario dei luoghi comuni''== *[[Académie française|ACADÉMIE FRANÇAISE]]. Denigrarla, ma far di tutto per diventarne membro. ([https://books.google.it/books?id=zC6FDMker6kC&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PP1&dq=&pg=PT9#v=onepage&q&f=false p. 9]) *[[Agente di cambio|AGENTI DI BORSA]]. Tutti ladri. *[[Architetto|ARCHITETTI]]. Tutti imbecilli.<br />Fanno le case e si dimenticano sempre le scale. *[[Capelli biondi|BIONDE]]. Più calde delle brune (v. ''brune''). *[[Capelli bruni|BRUNE]]. Più calde delle bionde (v. ''bionde''). *[[Alopecia|CALVIZIE]]: Sempre precoce e provocata da eccessi giovanili, oppure dal concepire pensieri elevati. *[[Cigno|CIGNO]]: Canta prima di morire.<br />Con l'ala può spezzare la coscia a un uomo.<br />Il cigno di Cambrai non era un uccello ma un vescovo.<br />Il cigno di Mantova è [[Virgilio]].<br />Il cigno di Pesaro è Rossini. *[[Corano|CORANO]]. Libro di [[Maometto]] che parla solo di donne. *[[Crocefisso|CROCEFISSO]]. Fa bella figura nell'alcova e sulla ghigliottina. *[[Eccezione|ECCEZIONE]]. Dite che «conferma la regola»; non azzardatevi a spiegare come. *[[Erezione|EREZIONE]]. Si usa soltanto a proposito di monumenti. *[[Estate|ESTATE]]. Sempre eccezionale (v. ''inverno''). *[[Firma|FIRMA]]. Più è complicata, più è bella. *[[Fortuna|FORTUNA]]. «Audaces fortuna juvat». «Beati i ricchi, ne hanno di fortuna!».<br />Quando vi parlano di una fortuna considerevole è bene osservare: «Sì, ma è veramente solida?». *[[Genio|GENIO]]. Inutile ammirarlo, è una «nevrosi». *[[Imbecillità|IMBECILLE]]. Chiunque la pensa diversamente da noi. *[[Inverno|INVERNO]]. Sempre eccezionale (v. ''estate''). *[[Italia|ITALIANI]]. Tutti traditori. Tutti musicisti. *[[Macellaio|MACELLAI]]. Terribili in tempo di rivoluzione. *[[Malato|MALATO]]. Per risollevare il morale di un malato, ridere della sua infermità.<ref>«e negare le sue sofferenze» (aggiunta di Edmond Laporte).</ref> *[[Mare|MARE]]. Non ha fondo.<br />Immagine dell'infinito.<br />Fa venire grandi pensieri.<br />In riva al mare bisogna sempre avere un cannocchiale.<br />Quando lo si guarda, dire sempre: «Quanta acqua!». *[[Massoneria|MASSONERIA]]. Un'altra causa della Rivoluzione!<br />Le prove di iniziazione sono terribili, c'è chi ne è morto.<br />Causa di litigi in famiglia.<br />Guardata di traverso dagli ecclesiastici.<br />«Quale mai sarà il loro segreto?». *[[Materasso|MATERASSO]]. Più è duro, più è igienico. *[[Pensiero|PENSARE]]. Increscioso.<br />Le cose che ci costringono a farlo vengono di solito accantonate. *[[Rima|RIMA]]. Non va mai d'accordo con la ragione. *[[Risparmio|RISPARMIO]] (al). Bell'insegna di bottega: ispira fiducia. *[[Servire|SERVIZIO.]] È per far loro un servizio che i bambini si sculacciano; gli animali si bastonano; i domestici si licenziano; i malfattori si puniscono. *[[Stampa|STAMPA]]. Scoperta meravigliosa.<br />Ha fatto più male che bene. *[[Tempo|TEMPO]]. Eterno argomento di conversazione.<br />Causa universale delle malattie.<br />Lagnarsene sempre. *[[Voltaire|VOLTAIRE]]. Celebre per il suo spaventevole «rictus».<br />Conoscenze scientifiche superficiali. ==''L'educazione sentimentale''== ===[[Incipit]]=== ====Beniamino Dal Fabbro==== La mattina del 15 settembre 1840, verso le sei, il ''Ville de Montereau'', in procinto di partire, fumava a grandi spire vorticose davanti al Quai San Bernardo. I viaggiatori in ritardo sopraggiungevano col fiato corto; barili, canapi, cesti di biancheria ingombravano il passaggio; i marinai non rispondevano a nessuno, la gente si urtava, nel varco tra i due tamburi s'issavano a bordo i bagagli; e il frastuono era soverchiato dallo strepito del vapore emesso da lastre di lamiera, che tutto avvolgeva in una nuvola biancastra, mentre la campana rintoccava ininterrotta, sul davanti. {{NDR|Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Beniamino Dal Fabbro, Einaudi Editore, 1954.}} ====Marga Vidusso Feriani==== Il 15 settembre 1840, verso le sei del mattino, il ''Villede-Montereau'', pronto a partire, lanciava grosse volute di fumo davanti al quai Saint-Bernard.<br>Arrivavano ritardatari affannati: barili, gomene, cesti di biancheria intralciavano il passaggio; i marinai non prestavano orecchio a nessuno; la gente si urtava, i bagagli si ammucchiavano fra i due tamburi delle ruote. Il frastuono era assorbito dal sibilo del vapore che sfuggiva dalle lastre di lamiera e avvolgeva ogni cosa in una nube biancastra, mentre la campana a prua squillava senza posa.<br>Finalmente il battello partì; e le due rive, fitte di magazzini, di cantieri e di officine, sfilarono come due nastri che si svolgano. {{NDR|Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Marga Vidusso Feriani, Gherardo Casini Editore, Roma 1966.}} ====[[Lalla Romano]]==== Il 15 settembre 1840, verso le sei del mattino il ''Villede-Montereau'' stava per partire e spandeva grosse volute di fumo davanti al quai Saint-Bernard.<br> Arrivavano persone trafelate; barili, gomene, cesti di biancheria ingombravano il passaggio; i marinai non rispondevano a nessuno; la gente si urtava, i bagagli venivano issati tra le due ruote, e il frastuono si confondeva col sibilo del vapore che sfuggiva tra le lamiere e avviluppava tutto con una nube biancastra, mentre la campana di prua rintoccava senza interruzione.<br> Finalmente il battello si mosse; e le due banchine, sulle quali erano allineati magazzini, cantieri e officine, sfilarono come due grandi nastri che si srotolano. {{NDR|Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Lalla Romano, Einaudi, 1985.}} ===Citazioni=== *Le persone "con i piedi per terra" dicono che l'amore è una follia. In realtà ciò che accade è che la fantasia violentemente distorta da immagini piacevolissime, dove ogni passo ti avvicina alla felicità, viene crudamente riportata alla dura realtà. (1984) *Non c'è nulla di così umiliante come vedere gli sciocchi riuscire nelle imprese in cui noi siamo falliti. (I, V) *A poco a poco la serenità del [[lavoro]] lo placò. Immergendosi nella personalità degli altri, dimenticò la sua, il che è forse il solo modo di non soffrirne. (II, III; 1998, p. 172) *Benché quelle teorie, nuove come il giuoco dell'oca, fossero state abbastanza discusse da quarant'anni a questa parte, ce n'era da riempire intere biblioteche, tuttavia spaventavano i borghesi, come una gragnuola d'aeroliti; e la gente se ne indignò, in forza dell'odio che ogni idea nuova suscita sempre, e semplicemente perché è un'idea. (III, I; 1998, p. 274) *Vi è un momento nelle separazioni in cui la persona cara ha cessato di essere con noi. (1954) ===[[Explicit]]=== ====Beniamino Dal Fabbro==== Ora, una domenica, mentre tutti erano ai vespri, Federico e Deslauriers, fattisi prima arricciare, colsero fiori nel giardino della signora Moreau, uscirono dalla porta dei campi, e dopo un gran giro per i vigneti tornarono alla Pescheria e s'infilarono dalla Turca, sempre tenendo in mano quei grandi mazzi. Federico aveva offerto il suo, come un innamorato alla sua promessa : ma il caldo che faceva, l'apprensione dell'ignoto, una specie di rimorso, e persino il gusto di vedere, con una sola occhiata, tante donne a sua disposizione, lo commossero talmente, che divenuto pallidissimo era rimasto fermo, senza dire una parola. Tutte ridevano, rallegrate del suo imbarazzo; e credendo che lo burlassero, Federico era fuggito. Siccome proprio lui aveva il denaro, anche Deslauriers fu costretto a seguirlo. Li videro uscire, e ne nacque una storia non ancora dimenticata, tre anni dopo. I due amici se la contarono prolissamente, ciascuno completando i ricordi dell'altro. E quand'ebbero finito :<br> «Il nostro meglio, forse, lo abbiamo avuto allora» disse Federico. <br>«Proprio allora lo abbiamo avuto, forse, il nostro meglio» disse Deslauriers. {{NDR|Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Beniamino Dal Fabbro, Einaudi Editore, 1954.}} ====Marga Vidusso Feriani==== Una domenica mentre tutti erano ai Vespri Federico e Deslauriers, dopo essersi fatti radere e arricciare i capelli, avevano raccolto dei fiori nel giardino della signora Moreau, erano usciti dalla parte dei campi e, fatto un lungo giro attraverso i vigneti, eran tornati per la Peschiera e si erano infilati dalla Turca, sempre coi loro mazzi di fiori in mano. Federico aveva offerto il suo come un pretendente a una fidanzata. Ma un po' per il caldo che faceva là dentro, un po' per lo sgomento dell'ignoto, per una specie di rimorso, fors'anche per il piacere di vedere con una sola occhiata tante donne tutte a sua disposizione, Federico s'emozionò a tal punto che si fece pallidissimo e restava lì senza muoversi, senza parlare. Le ragazze, rallegrate dal suo imbarazzo, s'erano messe a ridere; credendosi beffato, Federico era scappato via, e dato ch'era lui ad avere i soldi, Deslauriers era stato costretto a seguirlo. Li avevan visti uscire, e n'era nata una storia di cui si parlava ancora dopo tre anni. Se la raccontavano da capo con tutti i particolari; ciascuno completava i ricordi dell'altro. Quand'ebbero finito: "Non abbiamo mai avuto niente di meglio, dopo" disse Federico. "Già, forse hai proprio ragione: non abbiamo avuto di meglio" disse Deslauriers. {{NDR|Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Marga Vidusso Feriani, Gherardo Casini Editore, Roma, 1966.}} ==''La signora Bovary''== ===[[Incipit]]=== ====Giuseppe Achille==== Stavamo nell'aula di studio quando entrò il preside seguito da un ''nuovo''<ref>Corsivo nell'originale.</ref> vestito in borghese, e da un bidello che portava un grosso banco. Quelli che dormivano si svegliarono, e tutti si alzarono in piedi, come colti in pieno lavoro. {{NDR|Gustave Flaubert, ''Madame Bovary'', traduzione di Giuseppe Achille, BUR, 2007. ISBN 9788817100731}} ====Fruttero & Lucentini==== Eravamo in aula di studio, dopo le lezioni, quando entrò il Preside seguito da un «nuovo» in abito borghese e da un bidello che trasportava un grosso banco. Quelli che dormivano si svegliarono, e ciascuno si alzò come chi è sorpreso nel suo lavoro.<br> {{NDR|Gustave Flaubert, ''La signora Bovary'', citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ====[[Natalia Ginzburg]]==== Eravamo nell'aula di studio, quando il Rettore entrò, seguito da un ''nuovo'' in abiti borghesi e da un inserviente che portava un grosso banco. Quelli che dormivano si svegliarono, e ognuno s'alzò, come sorpreso nel lavoro. {{NDR|Einaudi, traduzione di Natalia Ginzburg}} ====Gerolamo Lazzeri==== Quando entrò il Direttore, seguito da un ''nuovo'' in abito borghese e da un bidello, che portava un gran banco, eravamo nell'aula di studio. Quelli che dormivano si destarono, e ciascuno si alzò come sorpreso nel lavoro. {{NDR|Gustave Flaubert, ''Madame Bovary'', traduzione di Gerolamo Lazzeri, Mursia, 1966.}} ====Bruno Oddera==== Stavamo studiando, quando entrò il preside seguito da un nuovo alunno vestito in borghese e dal bidello che trasportava un grosso banco. Quelli che dormivano si svegliarono e si alzarono in piedi come sorpresi in piena attività. {{NDR|Gustave Flaubert, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/flaubert/index.htm Madame Bovary]'', traduzione di Bruno Oddera, Fratelli Fabbri editore, Milano, 1968}} ====[[Diego Valeri]]==== Eravamo allo studio, quando il Rettore entrò, seguito da un ''nuovo'', vestito ancora dei suoi abiti borghesi, e da un bidello che portava un gran banco. Quelli che dormivano si destarono, e tutti si alzarono in piedi, come sorpresi in mezzo al lavoro. {{NDR|Gustave Flaubert, ''Madame Bovary'', traduzione di Diego Valeri, Oscar Mondadori 1992.}} ===Citazioni=== *L'amore, pensava, doveva manifestarsi di colpo, esplosione di lampi e fulmini, uragano dei cieli che si abbatte sulla vita, la sconvolge, strappa via ogni resistenza come uno sciame di foglie e risucchia nell'abisso l'intiero cuore. *(Rodolphe).."Eh, non sapete che ci sono anime in perenne tormento? Aspirano via via al sogno e all'azione, alle passioni più pure, ai godimenti più furibondi, e così sprofondano in ogni sorta di fantasie, di follie." <br> Allora (Emma) lei lo guardò come si contempla un viaggiatore che abbia visto paesi straordinari. Riprese : "Non abbiamo nemmeno questa distrazione, noi, povere donne." <br> "Triste distrazione se non vi si trova la felicità." <br> "Ma è mai possibile trovarla?" lei domandò. <br> "Sì, prima o poi è possibile." <br> "Prima o poi è possibile- ripeté Rodolphe,- prima o poi, all'improvviso e quando ormai si disperava. Allora orizzonti si schiudono e pare che una voce gridi :"Eccola". Si è spinti a confidarle la nostra vita a quella certa persona, a darle tutto, a sacrificarle tutto. Non c'è bisogno di alcuna spiegazione, ci s'intende. Ci si era già confusamente visti nei sogni – e la guardava. – Eccolo insomma quel tesoro tanto a lungo cercato, eccolo a portata di mano, rifulgente, scintillante. Pure si dubita ancora, non si ha il coraggio di credere, si è abbagliati, al pari di chi esce dalle tenebre alla luce." *Desiderava morire e al tempo stesso vivere a Parigi. *"Non vi ripugna questa congiura del mondo? C'è un solo sentimento che esso non condanni? Gli istinti più nobili, le simpatie più pure sono perseguitati, calunniati, e se si trovano due povere anime, tutto è organizzato perché non possano incontrarsi. Eppure esse tenteranno, sbatteranno le ali, si lanceranno richiami. Facciano pure! <br> Presto o tardi, fra sei mesi o dieci anni potranno riunirsi, amarsi, perché lo esige la fatalità, perché sono nate l'una per l'altra". *"Rapiscimi, portami via, partiamo! A te, a te, tutti i miei ardori e tutti i miei sogni!" *Quanto agli eccessi, se n'era sempre astenuto, un po' per pusillanimità, un po' per delicatezza. *Entrò nella cucina della locanda con la gola stretta, le gote pallide e quella determinazione dei codardi che nulla può fermare. *Il più mediocre libertino ha sognato sultane; ogni [[notaio]] si porta dentro le macerie di un poeta. *La domenica, a messa, quando alzava la testa, scorgeva, scorgeva, trai fumi azzurrastri dell'incenso, il viso dolce della Vergine. Allora si intenerì: si sentì molle ed abbandonata come una piuma volteggiante nella tempesta; e fu quasi senza rendersene conto che si incamminò verso la chiesa, disposta a qualsiasi devozione pur di assorbirvi l'animo intero. *Immerse il pollice destro nell'olio, e cominciò le unzioni: prima sugli occhi, che avevano tanto bramato tutte le magnificenze terrestri; poi sulle narici, ghiotte di brezze tiepide e di profumi d'amore; poi sulla bocca, che si era aperta per la menzogna, che aveva mandato gemiti d'orgoglio e gridato alla [[lussuria]]; poi sulle mani, che avevano goduto contatti soavi, e infine sulla pianta dei piedi, così rapidi un tempo, quando ella correva a soddisfare i suoi desideri, e che ora non avrebbero camminato più. *"Ma stia zitto, signor Homais! Queste sono empietà! Lei non ha religione!" "Io ho una religione" rispose il farmacista. "La mia religione, anzi ne ho più di loro, e senza tante commedie e tanta ciarlataneria! Io adoro Dio, invece! Credo in un Essere Supremo, in un Creatore, quale che sia, non ha importanza, il quale ci ha messi quaggiù per adempiere i nostri doveri di cittadini e di padri di famiglia; ma non ho bisogno di andare in una chiesa a baciare piatti d'argento e a ingrassare di tasca mia un branco di buffoni che mangiano meglio di me. Lo si può onorare benissimo in un bosco, in un campo, o addirittura contemplando la volta celeste come gli antichi. Il mio Dio è lo stesso di Socrate, di Franklin, di Voltaire e di Béranger. Sono d'accordo con la Professione di fede del vicario savoiardo e i principi immortali dell'89! Così io non ammetto un Dio alla buona, che passeggia in giardino con il bastone in mano, alloggia i suoi amici nel ventre delle balene, muore lanciando un grido e risuscita dopo tre giorni: cose assurde in se stesse e d'altra parte in contrasto con tutte le leggi della fisica; e questo dimostra, per inciso, che i preti si sono sempre crogiolati in una torpida ignoranza nella quale tentano di far sprofondare insieme con loro tutti i popoli. *"Ci risiamo sempre i doveri. Parole del genere mi escono dalle orecchie. È un'accozzaglia di vecchi cretini dal panciotto di flanella e di bigotte con scaldino e rosario in mano, tutti accaniti a rifischiarci: "Il dovere, il dovere!" Eh, perbacco! Il dovere è sentire ciò che è grande, privilegiare ciò che è bello e non inchinarsi a tutte le convenzioni della società con le ignomie che ci impone." *Ce ne sono di più belle, ma io so amare meglio. *[...] Come se la pienezza dell'anima talvolta non traboccasse attraverso le metafore più vuote perché nessuno, mai, riesce a dare l'esatta misura di ciò che pensa, di ciò che soffre, della necessità che lo incalza, e la parola umana è spesso come un paiolo fesso su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle. :La [[parola]] umana è come una caldaia incrinata su cui battiamo musica per far ballare gli orsi, quando vorremmo commuovere le stelle. (parte seconda, capitolo 12) *Ma un infinito di passioni può concentrarsi in un attimo come una folla in un piccolo spazio. *L'avvenire era un corridoio tutto nero, che aveva in fondo la sua porta ben chiusa. *Del resto, la parola è un laminatoio che affila sempre i sentimenti. (pp. 220, ''"Madame Bovary"'', traduzione e cura di Roberto Carifi) ====Parte prima==== *Ma l'ansietà d'una condizione nuova, e forse la tensione che le provocava la presenza di quell'uomo, erano bastate a indurla a credere di possedere finalmente quella passione meravigliosa, che fin allora era stata là ferma nell'alto, come un grande uccello dalle piume rosa, librando le ali nello splendore dei cieli poetici; – e adesso non riusciva a convincersi che quella calma in cui viveva fosse la felicità del suo sogno. (VI; 1983, p. 47) *Anche al suo cuore era accaduto qualcosa di simile: sfiorato dal lusso si era velato di un non so che d'impalpabile e d'indelebile. (VIII; 1968, p. 97) *Desiderava al contempo morire e andare ad abitare a Parigi. (IX; 1968, p. 104) ====Parte seconda==== *Difatti le sue convinzioni filosofiche non ostacolavano le sue ammirazioni artistiche; il pensatore, in lui, non soffocava per nulla l'uomo sensibile; egli sapeva stabilire le differenze, distinguere l'immaginazione dal fanatismo. Di quella tragedia, per esempio, biasimava le idee ma ammirava lo stile; ne malediceva il concetto, ma ne applaudiva ogni particolare; e i personaggi lo portavano all'esasperazione, ma i loro discorsi lo colmavano d'entusiasmo. Quando leggeva quei grandi passi, era colto da trasporto; ma quando pensava che i baciapile ne traevano un utile per la loro bottega, era desolato, e in questa confusione di sentimenti in cui si dibatteva, avrebbe voluto insieme incoronare [[Racine]] con le sue mani e discutere con lui per un buon quarto d'ora. (III; 1983, p. 103) *Il caminetto era spento, la pendola ticchettava senza interruzione ed Emma provava un senso di stupore per questa calma delle cose, mentre dentro di lei si agitava un tale tumulto. (VI, 1968, p. 195) *Il dovere è sentire ciò che è grande, prediligere ciò che è bello e non già accettare tutte le convenzioni della società, con le ignominie che essa ci impone. (Rodolphe: VIII; 1983, p. 163) *Eh, no! perché declamare contro le passioni? Non sono forse la sola cosa bella che ci sia sulla terra, la fonte dell'eroismo, dell'entusiasmo, della poesia, della musica, delle arti, di tutto infine? (Rodolphe: VIII; 1983, p. 163) *S'era sentito dire quelle cose tante volte, che non avevano per lui nulla d'originale. Emma rassomigliava a tutte le amanti; e il fascino della novità, cadendo via a poco a poco al modo d'un vestito, lasciava apparire a nudo l'eterna monotonia della passione, che ha sempre le stesse forme e lo stesso linguaggio. Non distingueva, quell'uomo cosí ricco di esperienze, la diversità dei sentimenti che si cela sotto l'uniformità delle espressioni. Poiché labbra libertine o venali gli avevano mormorato frasi simili, egli non credeva che debolmente al candore di quelle; tutto andava sminuito, pensava, nei discorsi infocati si nascondono gli affetti mediocri; come se la pienezza dell'anima non traboccasse qualche volta dalle metafore piú vuote, perché nessuno, mai, riesce a dare l'esatta misura delle proprie necessità, né dei propri concetti, né del proprio dolore, e la parola umana è come una paiolo incrinato su cui veniamo battendo melodie atte a far ballare gli orsi, quando vorremmo intenerire le stelle. (XII; 1983, pp. 213-214) *[...] la tolleranza è il modo piú sicuro per attirare le anime alla religione. (Homais: XIV; 1983, p. 244) ====Parte terza==== *La sfrontatezza dipende dagli ambienti dove si posa: non parliamo al mezzanino come al quarto piano, e la donna ricca sembra abbia intorno a sé, per conservare la propria virtú, tutti i suoi biglietti di banca, come una corazza, nella fodera del busto. (I; 1983, p. 260) *D'altronde, la parola è un laminatoio che sempre affina i sentimenti. (I; 1983, p. 262) *Ma la [[Calunnia|denigrazione]] degli esseri che amiamo, sempre ci distacca un poco da loro. Non bisogna toccare gl'[[idoli]]: la doratura ci rimane sulle dita. (VI; 1983, p. 315) :Ma il denigrare quelli che amiamo ci allontana sempre un poco da loro. Non bisogna toccare gli idoli: la polvere d'oro che li ricopre potrebbe restarci attaccata alle dita. (VI; 1968, p. 465) ===Citazioni su ''La signora Bovary''=== *La ragazza Emma Bovary non è mai esistita: il libro ''Madame Bovary'' esisterà per tutti i secoli dei secoli. Un libro vive più a lungo di una ragazza. ([[Vladimir Nabokov]]) *''Madame Bovary'' è un romanzo analitico, ammirabile per composizione, studio di caratteri e stile: libro architettato con vera scienza, dove tutto è meditato, voluto e disposto con arte sapiente; e in cui una verità severa, spietata, tiene quel luogo che in altri lodati romanzi contemporanei hanno solo la fantastica invenzione e il lirismo ideale. L'analisi del carattere di Emma Bovary è profonda e delicata; è inesorabile, forse crudele, ma sempre esatta. ([[Enrico Nencioni]]) *Se Madame Bovary avesse letto ''Madame Bovary'' non avrebbe frenato le sue fantasticherie? I veri libri immorali sono dunque quelli che trattano la vita in rosa e non quelli che ne dipingono gli errori e gli eccessi. Ovvero, non c'è peggior pornografia di quella sentimentale. ([[Ennio Flaiano]]) *Secondo me, dal punto di vista narrativo, il libro più perfetto è ''Madame Bovary'' di Flaubert. ([[Giorgio De Chirico]]) ==''Lettere''== *Ama l'[[arte]]. Fra tutte le menzogne è ancora la meno menzognera.<ref>Da ''Lettere a Louise Colet'', p. 14.</ref> *Ci sono, infatti, due categorie di [[poeta|poeti]]. I più grandi, i rari, i veri maestri, compendiano in sé l'umanità; senza preoccuparsi di sé o delle proprie passioni, annullando la loro personalità per assorbirsi in quella degli altri, essi riproducono l'Universo, il quale si riflette nelle loro opere scintillante, vario, molteplice, come un cielo specchiantesi tutt'intero nel mare, con tutte le sue stelle e tutto il suo azzurro. Ce ne sono altri a cui basta gridare per essere armoniosi, piangere per commuovere, parlare di sé per durare eterni. Forse, facendo altrimenti, non si sarebbero potuti spingere più lontano, ma, in mancanza dell'ampiezza, hanno l'ardore e l'estro, tanto che se fossero nati con un altro temperamento, non avrebbero forse avuto nessun genio.<ref>Da ''Lettere'', p. 45.</ref> *Durante il mio viaggio ciò che ho visto di più bello è [[Genova]]. Ti consiglio di andarvi un giorno o l'altro, quando ne avrai il tempo. Dopo aver visitato i suoi palazzi si ha un tale disprezzo del lusso moderno che viene voglia di abitare in una scuderia e di uscire vestiti da operai.<ref>Da una lettera a Ernest Chevalier, 13 maggio 1845, in Giuseppe Marcenaro, ''Viaggio in Liguria'', p. 137.</ref> *Essere ''bête'', egoista, e avere una buona salute, ecco le tre condizioni richieste per essere felici. Ma se manca la prima, tutto è perduto.<ref>Da una lettera a Louise Colet, Croisset, 13 agosto 1846, ne ''L'opera e il suo doppio'', n. 33</ref> *Ho lasciato un'altra volta questo povero Mediterraneo! Gli ho detto addio con uno strano stringimento al cuore. La mattina in cui dovevamo partire da Genova, sono uscito alle 6 dall'hotel come andassi a spasso. Ho preso una barca e sono andato fino all'entrata dalla rada per vedere ancora una volta quei flutti blu che amo tanto. Il mare era forte. Mi lasciavo cullare nella scialuppa pensando a te e rimpiangendoti. Poi quando ho sentito che poteva venirmi il mal di mare sono tornato a terra e ce ne siamo andati. Ne sono stato così triste per tre giorni che ho creduto più volte che ne sarei crepato. È letterale. Qualsiasi sforzo facessi non potevo dischiudere i denti. Comincio a credere davvero che la noia non uccide, perché vivo.<ref name=operadoppio27>Da una lettera ad Alfred Le Poittevin, 13 maggio 1845, in ''L'opera e il suo doppio''.</ref> *Ho visto i campi di battaglia di Marengo, di Novi, di Vercelli, ma ero in una disposizione così penosa che tutto questo mi ha ben poco toccato. Pensavo sempre a quei soffitti dei [[Palazzi dei Rolli|palazzi di Genova]] sotto i quali si fotteva con tanto orgoglio.<ref name=operadoppio27/> *Ho visto un quadro di Bruegel che rappresenta la ''[[Tentazioni di sant'Antonio abate (Brueghel il Giovane)|Tentazione di sant'Antonio]]'' che mi ha fatto pensare di arrangiare per il teatro ''La tentazione di sant'Antonio'', ma questo richiederebbe uno ben più in gamba di me. Darei tutta la collezione del «Moniteur», se l'avessi, e 100 mila franchi, per comprare quel quadro, che la maggior parte di quelli che lo guardano giudicano cattivo.<ref name=operadoppio27/> *Ho visto una bellissima strada, la via Aurelia, ed ora sono in una bella città, una vera bella città, [[Genova]]. Cammino sul marmo, tutto è di marmo: scale, balconi, palazzi. I palazzi si toccano tanto sono vicini e, passando dalla strada, si vedono i soffitti patrizi tutti dipinti e dorati. Vado a visitare le chiese, sento cantare suonare l'organo, guardo i monaci, osservo i paramenti sacri, gli altari, le statue; in altri momenti (ma non so bene quali) forse avrei riflettuto di più e guardato di meno. Invece qui spalanco gli occhi su tutto, ingenuamente, semplicemente, e forse è molto meglio.<ref>Da una lettera ad Alfred Le Poittevin, 1º maggio 1845, in Giuseppe Marcenaro, ''Viaggio in Liguria'', p. 136</ref> *L'[[artista]] deve fare in modo che la posterità creda ch'egli non abbia vissuto.<ref>Da ''Corrispondenza'', febbraio 1842.</ref><ref name=e /> *L'[[autore]] nella sua opera deve essere come Dio nell'universo, presente ovunque e ovunque invisibile.<ref>Da una lettera a Louise Colet, 9 dicembre 1852, ne ''L'opera e il suo doppio'', n. 92</ref> *L'idea di patria è quasi morta, grazie a Dio.<ref name=e /> *L'uomo non è niente, l'opera è tutto!<ref>Da una lettera a [[George Sand]], fine dicembre 1875, in ''L'opera e il suo doppio'', n. 273.</ref> *Lasciami amarti a modo mio, al modo del mio essere, con quel che tu chiami la mia originalità. Non forzarmi a niente, e io farò tutto.<ref>7 agosto 1846; da ''Lettere a Louise Colet'', n. 2, p. 10.</ref> *Non bisogna chiedere arance ai meli, sole alla Francia, amore alle donne, felicità alla vita.<ref>Da ''Lettere'', p. 10.</ref> *[...] non è perché un [[imbecillità|imbecille]] ha due piedi come me, invece di averne quattro come un asino, che io mi credo obbligato ad amarlo, o, quanto meno, a dire che lo amo e che mi interessa. :[...] ''ce n'est pas parce qu'un imbécile a deux pieds comme moi, au lieu d'en avoir quatre comme un âne, que je me crois obligé de l'aimer ou, tout au moins, de dire que je l'aime et qu'il me interesse.''<ref>{{fr}} Dalla lettera a Louise Colet da [Croisset] del [26-27 maggio 1853], in ''Correspondance: {{small|nouvelle édition augmentée}}'', Arvensa Editions, [https://books.google.it/books?id=osTeAgAAQBAJ&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PA621&dq=&pg=PA621#v=onepage&q&f=false p. 621]. ISBN 9782368412718</ref> *Non [[Lettura|leggete]], come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.<ref>Da una lettera a Mademoiselle Leroyer de Chantepie, giugno 1857.</ref><ref name=e /> *Parliamo un po' di ''[[Alphonse de Lamartine|Graziella]]''. È un libro mediocre, sebbene sia il migliore che Lamartine abbia scritto in prosa. Ci sono particolari graziosi [...] ed è tutto o quasi.<ref>Da ''Lettere'', p. 95.</ref> *Per stabilire qualcosa di durevole ci vuole una base fissa. Il futuro ci tormenta e il passato ci trattiene. Ecco perché ci sfugge il presente.<ref>Da una lettera a Louis Bouilhet, Atene, Lazzaretto del Pireo, 19 dicembre 1850, in ''L'opera e il suo doppio'', n. 60.</ref> *Quando si è qualcuno perché voler essere qualcosa?<ref>Da una lettera a Edma Roger des Genettes, Croisset, 7 aprile 1879, in ''L'opera e il suo doppio'', n. 304.</ref> *Quello che è prodigioso nel [[Don Chisciotte]] è la totale assenza di artificio e la continua fusione di illusione e realtà, che ne fanno un libro così comico e così poetico.<ref>Citato in [https://www.repubblica.it/marketing/2005/magnifica/cervantes/donchisciotte.html Repubblica.it].</ref> :''Ce qu'il y a de prodigieux dans Don Quichotte, c'est l'absence d'art et cette perpétuelle fusion de l'illusion et de la réalité qui en fait un livre si comique et si poétique''.<ref>Da [https://books.google.it/books?id=3qONDwAAQBAJ&pg=PT5042#v=onepage&q&f=false una lettera a Louise Colet], 22 novembre 1852, in Gustave Flaubert, ''Oeuvres complètes'', Arvensa, 2019.</ref> *Se si è coinvolti nella vita, la si vede poco chiaramente; la vista è oscurata dalla sofferenza, o dal godimento. L'artista, secondo me, è una mostruosità, qualcosa al di fuori della natura.<ref>Da ''Lettera alla madre'', 15 dicembre 1850.</ref><ref name=e /> *Se vuoi che ti parli di quanto ho visto, ti dirò che la via Aurelia è una strada lunga sessanta chilometri da fare a piedi, e che sono stato triste da morire per tre giorni, dopo aver lasciato [[Genova]], una città tutta di marmo con dei giardini colmi di rose. Una bellezza che strazia l'anima.<ref>Da una lettera a Ernest Chevalier, 15 giugno 1845, in Giuseppe Marcenaro, ''Viaggio in Liguria'', pp. 137-138.</ref> *Si fa della [[critica]] quando non si può fare dell'arte, nello stesso modo come si diventa spia quando non si può fare il soldato.<ref>Da ''Lettera a Louise Colet'', 22 ottobre 1846.</ref><ref name=e /> *Sostengo che le idee sono eventi. È più difficile renderle interessanti, lo so, ma se non ci si riesce, la colpa è dello stile.<ref>Da ''Lettera a Louise Colet'', 15 gennaio 1853.</ref><ref name="e">Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> *Tutto quello che si inventa è vero, devi esserne certa. La poesia è una cosa tanto precisa quanto la geometria.<ref>Da una lettera a Louise Colet, 14 agosto 1853, ne ''L'opera e il suo doppio'', n. 109.</ref> ==''Memorie di un pazzo''== ===[[Incipit]]=== Perché scrivere queste pagine? A cosa servono? Che cosa posso saperne io stesso? È alquanto sciocco, credo, andare a chiedere agli uomini il motivo delle loro azioni e dei loro scritti. Voi stessi, sapete perché avete aperto questi miseri fogli che la mano di un pazzo sta riempiendo di parole?<br>Un [[Pazzia|pazzo]]! è qualcosa che fa orrore, E tu cosa sei, tu, lettore? In quale categoria ti schieri? in quelle degli sciocchi o in quella dei pazzi? Se ti dessero la possibilità di scegliere, la tua vanità preferirebbe certo l'ultima condizione. ===Citazioni=== *Dal [[dubbio]] su Dio, arrivai al dubbio sulla [[virtù]], fragile idea che ogni secolo ha fondato come ha potuto sull'impalcatura delle leggi, idea ancor più vacillante. (p. 30) *Ma era [[Roma]] che amavo, la Roma imperiale, questa bella regina che si rotola nell'orgia, sporcando la sua nobile veste con il vino della depravazione, fiera dei suoi vizi più che delle sue virtù. Nerone! Nerone, con i suoi carri di diamante che volano nell'arena, le sue mille vetture, i suoi amori di tigre e i suoi banchetti di gigante. (p. 34) *L'[[uomo|umanità]] si è messa a girare le sue macchine e, vedendo che ne sgorgava oro, ha esclamato: È Dio! E quel Dio, essa lo mangia! (p. 43) *''Il mio dolore è amaro, la mia tristezza profonda, | E vi sono sepolto come un uomo nella tomba''. (p. 64) *La [[vanità]] mi spinse verso l'amore; no, verso la voluttà; neppure, verso la carne. (p. 68) *Se ho provato momenti di entusiasmo, li devo all'[[arte]]; eppure, quanta vanità in essa! voler raffigurare l'uomo in un blocco di pietra o l'anima attraverso le parole, i sentimenti con dei suoni e la natura su una tela verniciata. (p. 71) *L'[[arte]]! l'arte! che bella cosa questa vanità (p. 72) *Se c'è sulla terra e fra tutti i nulla qualcosa da adorare, se esiste qualcosa di santo, di puro, di sublime, qualcosa che assecondi questo smisurato desiderio dell'infinito e del vago che chiamano anima, questa è l'arte. (p: 72) *Vorrei il bello nell'[[infinito]], invece vi trovo soltanto il dubbio. (p. 72) ===Citazioni sul libro=== *Il racconto-confessione di Flaubert giovanissimo, ''Memorie di un pazzo'', non è certo fra le sue opere più note. E non può reggere al paragone con i suoi celebri romanzi. Se viene citato, è spesso in rapporto con l' ''Educazione sentimentale'' (1869), di cui costituisce, per alcuni capitoli, un primo abbozzo, lasciato inedito, e pubblicato postumo soltanto nel 1901. Ma non è per questo da confondere e rigettare fra tanti altri scritti e progetti giovanili – non tutti, del resto, trascurabili –, fra tanti calchi e imparaticci di scuola, di cui è cosparso il primo cammino di questo scrittore. ([[Massimo Colesanti]]) ==''Notes de voyage''== *Da Voltri a [[Genova]] si vedono sempre case, tutto annuncia una grande città. Presto il porto appare e si vede la bella città seduta ai piedi delle montagne. Il faro della [[Lanterna di Genova|Lanterna]], come un minareto, dà all'insieme qualche cosa di orientale e si pensa a Costantinopoli.<ref name=marcenaro138>Citato in Giuseppe Marcenaro, p. 138</ref> *Il primo palazzo che ho visto è stato il [[Palazzo Rosso (Genova)|palazzo Brignole]]; facciata rossa, scalone di marmo bianco. Le stanze non sono grandi come in altri palazzi, ma la manutenzione, i mosaici dei pavimenti e soprattutto i quadri lo rendono uno dei più ricchi di Genova.<ref name=marcenaro138/> *[[Palazzo Spinola di Pellicceria|Palazzo Spinola]]:<ref>{{Cfr}} Carlo Bo, ''Echi di Genova negli scritti di autori stranieri'', Edizioni Rai Radiotelevisione Italiana, Torino, 1996, nota 97</ref> il vestibolo del piano terreno è dipinto vecchio, le pitture cadono in brandelli. [...] Grande salone al primo piano, a volta, con gli angoli a piccole volte, filettati di nero, soffitto dorato, alto camino, è con quello del Palazzo Doria, il più grande che ci sia nei palazzi genovesi.<ref>Citato in Giuseppe Marcenaro, p. 140</ref> *{{NDR|Su [[Palazzo Durazzo-Pallavicini]]}} Salone, il più bello con quello dell'Università, con due leoni sui gradini; giardino in mezzo al quadrato e lo scalone. I portici, tra i quali sono degli alberi, fanno pensare ai palazzi moreschi.<ref>Citato in Giuseppe Marcenaro, p. 141</ref> *La [[Tentazioni di sant'Antonio abate (Brueghel il Giovane)|tentazione di Sant'Antonio]], di Brueghel. Nel fondo, dai due lati, su ogni collina, due teste mostruose di diavoli, per metà uomini, per metà montagna. In basso, a sinistra, Sant'Antonio fra le donne, distoglie gli occhi per evitare i loro baci; le donne sono nude, bianche, sorridono e stanno per avvolgerlo nelle loro braccia.<br>In faccia allo spettatore, nel punto più basso del quadro, La Golosità nuda alla cintura, magra, la testa ornata di orpelli rossi e verdi, viso triste, collo smisuratamente lungo e teso come quello di una gru, clavicole in evidenza, presenta al santo un piatto colmo di vivande colorate.<br>Un uomo a cavallo in una botte; teste che escono dal ventre degli animali; rane con braccia saltellanti sul terreno; un uomo col naso rosso su un cavallo deforme, circondato da diavoli; drago alato in volo, tutto sul medesimo piano. Insieme formicolante, ghignante in modo grottesco e impetuoso nella precisione di ogni particolare.<br>Questo quadro sembra in un primo tempo confuso, poi a poco a poco diventa singolare per quasi tutti; divertente per alcuni, con qualche significato per altri; per me ha cancellato tutta la galleria, non ricordo più gli altri quadri.<ref>Citato in Giuseppe Marcenaro, p. 142</ref> *[[Palazzo Doria-Tursi|Doria Tursi]], in riva al mare. Una volta le galere potevano entrare sotto la doppia terrazza di marmo dalla quale si scendeva sulla spiaggia lungo la scala sotterranea. La terrazza è lunga, fatta per le passeggiate lente al sole ma sotto l'ombra della tenda di seta, il braccio appoggiato sul negretto in giacca rossa, guardando l'orizzonte da cui arrivano le navi d'Oriente... Giardino di cattivo gusto, nonostante le rose ben coltivate. Bel salone al primo piano. Carlo IX e Napoleone hanno dormito in questo palazzo.<ref>Citato in Giuseppe Marcenaro, pp. 142-143</ref> *Palazzo Pallavicini: superbo per le decorazioni, i mobili, l'eleganza, tutto l'insieme insomma.<ref name=marcenaro143>Citato in Giuseppe Marcenaro, p. 143</ref> *Ma ciò che vi è di più opulento, a Genova, ciò che fa pensare a una vita lussuosa è il grande salone del [[Palazzo Baldassarre Lomellini|palazzo Ceba]].<ref>[[:s:fr:Notes de voyages/Voyage en famille|Nel testo originale]] "palais Cera", ovvero "palazzo Serra", dal nome di uno dei proprietari dell'immobile, il marchese Domenico Serra. {{Cfr}} Carlo Bo, ''Echi di Genova negli scritti di autori stranieri'', Edizioni Rai Radiotelevisione Italiana, Torino, 1996, nota 100</ref> Tutto è dorature e specchi, fino ai più piccoli divani fra le colonne, soffitto a volta, quattro grandi colonne dorate che lo sostengono; enorme lampadario centrale e sei altri in cristallo; in tutto otto lampadari, mi sembra.<ref name=marcenaro143/> *La [[Cattedrale di San Lorenzo (Genova)|chiesa di San Lorenzo]]; bianca e nera, tre portali bizantini. È una chiesa italiana in cui fa piacere entrare perché si sta bene all'ombra dei bei marmi.<ref name=marcenaro143/> *{{NDR|Su [[Genova]]}} Le mura circondano le città, il camminamento corre proprio alla fine della città. Che mare! Si vede improvvisamente fra casa e casa camminando nelle strade nere e umide. [[Donne genovesi|Donne]] brutte e nello stesso tempo attiranti (per riflessione) in una di quelle stradine parallele al mare e che non ho potuto ritrovare.<ref name=marcenaro144>Citato in Giuseppe Marcenaro, p. 144</ref> *Grotta di Sestri: l'italiano volgare ci deve stare molto bene.<ref name=marcenaro144/> *[[Villa Durazzo-Pallavicini|Palazzo Durazzo]]: grande lago artificiale, marmo, cascata sull'erba, giardino all'inglese. A Nizza e nel mezzogiorno l'arte del giardinaggio è ancora in infanzia. Qui si ritrova il gusto aristocratico del patriziato. I tritoni di marmo e i grandi alberi degli antichi giardini fanno pensare ai giardini romani.<ref name=marcenaro144/> *Teatro all'aperto. L'''[[Spianata dell'Acquasola|acqua sola]]'', passeggiata, verdi viali, siepi di rose, musica.<ref name=marcenaro144/> *Come ero triste lasciando [[Genova]], soprattutto per avere valicato le montagne che la dominano e durante i due giorni passati in quello stupido paese che è la Lombardia!<ref>Citato in Giuseppe Marcenaro, p. 145</ref> *L'insieme del [[Lago di Como|lago]] è dolce, amoroso, italiano. Primi piani scoscesi, tinte calde delle abitazioni; orizzonte nevoso e tutto orlato da splendide abitazioni, fatte per lo studio e per l'amore. – Taglioni, Pasta, sulla riva sinistra del lago partendo da Como. – Villa Sommariva; scala di pietra che discende fin nell'acqua per imbarcarsi nella gondola, grandi alberi, rose che sbocciano su una fontana. :''L'ensemble du lac est doux, amoureux, italien. Premiers plans escarpés, teintes chaudes des maisons; horizon neigeux et tout bordé d'habitations exquises faites pour l'étude et pour l'amour. — Taglioni, Pasta, sur la rive gauche du lac en partant de Côme. — Villa Sommariva; escalier de pierre descendant jusque dans l’eau pour s’embarquer dans la gondole, grands arbres, roses qui poussent sur une fontaine.''<ref>{{fr}} Da ''Notes de voyages'', I, ''Œuvres completes de Gustave Flaubert'', ''tome IV'', Louis Conard, Parigi, 1910, [https://fr.wikisource.org/wiki/Page:Flaubert_-_Notes_de_voyages,_I.djvu/47 p. 44].</ref> ==''Salambò''== ===[[Incipit]]=== Era a Megara, sobborgo di Cartagine, nei giardini di Amilcare.<br>i soldati ch'egli aveva comandato in Sicilia si concedevano un grande banchetto per celebrare l'anniversario della battaglia d'Erice(1): e siccome il padron di casa era assente ed essi si vedevano in tanti, mangiavano e bevevano in tutta libertà.<br> 1.''Erice, monte e città omonima nell'angolo N.O. della Sicilia; con un celebre tempio di Venere (Venere Ericina) ora, monte San Giuliano.'' ===Citazioni=== *Accorsero; era un leone infisso ad una croce per le quattro estremità, come un delinquente. [...] Cento passi più avanti ne videro altri due, e improvvisamente apparve una lunga fila di croci cariche di leoni: alcuni eran morti già da lungo tempo, sì che il legno non sopportava più che i resti degli altri scheletri; altri, mezzo ròsi, torcevano il muso in un'orrenda smorfia; ve n'eran di così enormi, da far piegare sotto di loro il fusto della croce, e oscillavano al vento, mentre sopra le loro teste stormi di corvi roteavano senza mai fermarsi. Quell'era la vendetta dei contadini cartaginesi allorché catturavano bestie feroci; speravano di atterrire con l'esempio le altre. I Barbari, cessando il riso, furon presi da profondo stupore: – Che popolo questo – pensavano – che si diverte a crocifigger leoni! (1962, pp. 60-61) *Uno dopo l'altro, consultò tutti gli indovini ell'esercito: udì quelli che osservano l'avanzare dei serpenti, che leggono negli astri, che soffiano sulla cenere dei morti; ingerì galbano e laserpizio, ingerì il veleno di vipera che agghiaccia il cuore; femmine negre, cantando parole barbare al chiaro di luna, lo punsero in fronre con aurei stiletti; si coprì d'amuleti e di collari, invocò volta a volta Baal-Hammon, Moloch, i sette Cabiri, Tanit e la Venere greca; incise un nome su una lastra di rame e la seppellì nella sabbia all'ingresso della sua tenda. (1962, p. 64) *– Qual che un tempo valeva un siclo d'argento, oggi vale tre šekel d'oro, e le colture abbandonate durante la guerra non fruttano nulla! [...] La [[Sicilia]] che ci dava tanti schiavi, ora è chiusa per noi! Proprio ieri, per un bagnino e quattro servi da cucina, ho dovuto sborsare più denaro di quel che un tempo mi sarebbe bastato per un paio d'elefanti! (1962, p. 71) *Laggiù gli Anziani deponevano i loro bastoni di corno di narvalo (poiché una legge, sempre rispettata, puniva con la morte chiunque entrasse alla seduta con un'arma qualsiasi). Molti all'orlo inferiore della veste, avevano lasciato uno strappo, fermandolo con un gallone di porpora, per mostrare chiaramente che piangendo la morte dei loro parenti non avevan risparmiato gli abiti; e quel segno di [[lutto|cordoglio]] impediva alla fenditura di allargarsi. Altri portavano la [[barba]] racchiusa in un sacchetto di pelle viola, appeso con due cordoncini alle orecchie. (1962, p. 160) *Sorse la [[luna]]: cetra e flauto si misero a un tempo a suonare.<br>Salambò si tolse i ciondoli degli orecchi, la collana, i braccialetti, il lungo camice bianco; sciolse la benda che tratteneva i capelli e li agitò qualche minuto sulle spalle, dolcemente, per rinfrescarsene sparpagliandoli. Fuori la [[musica]] seguitava: erano tre note, sempre le stesse, concitate, frenetiche; le corde stridevano, il flauto rendeva un suono sordo; Taanach segnava la cadenza schioccando le mani; Salambò, con un ondeggiamento di tutto il corpo, salmodiava [[preghiera|preghiere]] ed i vestiti uno ad uno le si afflosciavano intorno. (p. 214) *La bianca [[luce]] pareva circonfonderla d'una nebbia d'[[argento]]; l'[[ombra]] umida dei passi brillava sulle lastre; [[stella|stelle]] palpitavano in fondo all'acqua. il serpente la stringeva contro di lei le nere spire tigrate di placche d'[[oro]]. Sotto quel peso eccessivo Salambò ansimava, le reni le si piegavano, si sentiva mancare, mentre lui con l'estremità della coda le batteva piano piano la coscia. Poi, al cessare della musica, ricadde giù. (p. 215) *D'un colpo, quell'uomo aprì il petto di Matho, ne strappò il cuore, lo porse sulla spatola; e Sciahabarim, alzato il braccio, lo offrì al [[sole]].<br>Il sole calava dietro i flutti; i suoi raggi arrivavano come lunghe frecce su quel cuore rosseggiante. Via via che i battiti scemavano l'astro s'immergeva; all'ultimo palpito sparì.<br>Allora dal golfo alla laguna e dall'istmo al faro, per tutte le strade, su tutte le case e in cima a tutti i templi fu un grido solo; cessava, ripigliava; gli edifici ne tremavano; [[Cartagine]] pareva presa da un convulso: nello spasimo d'una gioia titanica, nel delirio d'una speranza senza limiti.<br>Narr'Havas, ebbro di orgoglio, passò il braccio intorno alla vita di Salambò, in segno di possesso; e sollevando con la destra una patera d'oro bevve al Genio di Cartagine.<br>Salambò s'alzò in piedi con lo sposo, una coppa in mano, per bere anche lei. Ricadde col capo indietro sulla spalliera del trono – livida, irrigidita, le labbra aperte. I capelli sciolti le pendevano a terra.<br>Così morì la figlia di Amilcare per aver toccato il mantello di Tanit. (pp. 346-347) *Fin da quando egli aveva mosso il primo passo, ella s'era alzata; a mano a mano ch'egli si avvicinava, quasi incosciamente s'era spinta a poco a poco fino al limite della terrazza; e tosto, svanito tutto il resto intorno a lei, non avea più visto che Matho. Un silenzio s'era fatto nell'anima sua, – uno di quegli abissi in cui il mondo intero scompare sotto il peso d'un pensiero esclusivo, d'un ricordo, d'uno sguardo. Era attirata da quell'uomo che camminava alla sua volta. (1962, p. 386) ==Citazioni su Gustave Flaubert== *[[Charles Baudelaire|Baudelaire]] e Flaubert discernono ogni bruttezza e miseria dell'uomo come l'ha creata il razionalismo diventato scientismo e macchinismo.<br>Baudelaire analizza il male nel suo intimo recesso, mentre Flaubert lo situa nel suo decoro. ([[Pierre Drieu La Rochelle]]) *Era un uomo di alta statura, grosso, di colorito acceso, occhi blu, baffi biondi, sanguigno, vero tipo di capitano di cavalleria. Anche nel suo vestire, nel gesto, nel passo, conservò sempre qualcosa di militare. Ma le sue abitudini, il suo carattere, furono sempre quelli di un uomo appassionato per l'arte, e che vive solamente in quella e di quella. ([[Enrico Nencioni]]) *Essere popolare e insieme illustre, congiungere la celebrità alla gloria, creare favole per l'immaginazione delle folle ed ardui esemplari di stile per gli artisti; questa è la fortuna a cui tutti gli scrittori aspirano e che pochissimi nel secolo scorso poterono conseguire. Tra i pochissimi, Flaubert. ([[Giuseppe Antonio Borgese]]) *Flaubert, risolutamente [[Romanticismo|romantico]] nei suoi tentativi giovanili, ''Chant de la mort'', ''Smarh'', ''Novembre'', ''Les mémoires d'un fou'', in tutta l'opera sua degli anni maturi non ha voluto fare che la satira o, se si vuole, la tragedia delle illusioni romantiche umiliate dalla realtà. ([[Cesare De Lollis]]) *Il nome giusto aiuta molto e indica che il personaggio "vivrà". Queste affinità semantiche tra i personaggi e i loro nomi facevano la disperazione di Flaubert, che ci mise due anni a trovare il nome di Madame Bovary, Emma. ([[Ennio Flaiano]]) *Il mio timore era di essere un giorno nient'altro che un innocuo Flaubert da salotto. ([[Jules Renard]]) *Nessun uomo può scrivere versi veramente buoni se non conosce [[Stendhal]] o Flaubert. ([[Ezra Pound]]) *Signore, avete seppellito il vostro romanzo in un cumulo di dettagli che sono ben disegnati ma del tutto superflui. (lettera di un editore per ''Madame Bovary'')<ref>Citato in ''Storia della bruttezza'', a cura di [[Umberto Eco]], Bompiani, Milano, p. 393. ISBN 978-88-452-7389-6</ref> *Sulle orme dello [[François-René de Chateaubriand|Chateaubriand]], egli fu si può dire il primo a considerare deliberatamente il romanzo come una sorta di poema in prosa, applicandovi quell'ostinato studio dello stile che prima d'allora si pensava riservato ai poeti, quella cura degli effetti ritmici, coloristici e plastici, che spinsero più di un critico letterario a considerarlo «un parnassiano che ha scritto in prosa». ([[Mario Bonfantini]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Gustave Flaubert, ''Bouvard e Pécuchet'', traduzioni di Camillo Sbarbaro e Michele Rago, Einaudi, Torino, 2015. ISBN 9788858419380 *Gustave Flaubert, ''Dizionario dei luoghi comuni. Album della Marchesa. Catalogo delle idee chic'', traduzione di [[Juan Rodolfo Wilcock]], Adelphi, Milano, 2012. ISBN 9788845972997 *Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Beniamino Dal Fabbro, Einaudi Editore, 1954. *Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Marga Vidusso Feriani, Gherardo Casini Editore, Roma, 1966. *Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', Mondadori, Milano, 1984. *Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Lalla Romano, Einaudi, Torino, 1985. *Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Piero Bianconi, BUR, 1998. ISBN 9788817122078 *Gustave Flaubert, ''L'opera e il suo doppio. Dalle lettere'', a cura di Franco Rella, Fazi Editore, Roma, 2013. ISBN 9788876252242 *Gustave Flaubert, ''La signora Bovary'' (''Madame Bovary'', 1857), traduzione e nota di [[Natalia Ginzburg]], con un saggio di [[Henry James]], Einaudi, Torino, 1983. ISBN 9788806177737 *Gustave Flaubert, ''Lettere'', a cura di Paolo Serini, Giulio Einaudi editore, Torino, 1949. *Gustave Flaubert, ''Lettere a Louise Colet'', a cura di Maria Teresa Giaveri, Feltrinelli Editore, Milano, 1984. *Gustave Flaubert, ''Madame Bovary'', traduzione di Diego Valeri, Oscar Mondadori, 1992. *Gustave Flaubert, ''Madame Bovary'', traduzione di Giuseppe Achille, BUR, 2007. ISBN 9788817100731 *Gustave Flaubert, ''Memorie di un pazzo'' (''Mémoires d'un fou''), traduzione di Maurizio Grasso, introduzione di [[Massimo Colesanti]], TEN, Roma 1996. ISBN 88-8183-324-7 *Gustave Flaubert, ''Salambò'', traduzione di Camillo Sbarbaro, Biblioteca Moderna Mondadori, 1959. *Gustave Flaubert, ''Salambó'', traduzione di Emilio Castellani, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1962. *Gustave Flaubert, ''Tutti i romanzi'', a cura di Massimo Colesanti, Newton Compton editori, Roma, 2012. ISBN 9788854141803 *Giuseppe Marcenaro, ''Viaggio in Liguria'', Sagep, Genova, 1983. ==Filmografia== *''[[Madame Bovary (film 1949)|Madame Bovary]]'' (1949) ==Altri progetti== {{interprogetto|s=fr:Auteur:Gustave Flaubert|s_lingua=francese|s_preposizione=di}} ===Opere=== {{Pedia|Madame Bovary||(1856)}} {{Pedia|Salammbô|''Salambò''|(1862)}} {{Pedia|L'educazione sentimentale||(1869)}} {{Pedia|Bouvard et Pécuchet||(1881)}} {{DEFAULTSORT:Flaubert, Gustave}} [[Categoria:Epistolografi]] [[Categoria:Scrittori francesi]] 1ggz7ix3j2huq1z5ktvcwvl9v1j19lx 1418364 1418352 2026-06-26T14:27:07Z Gaux 18878 /* Citazioni su Gustave Flaubert */ Giuseppe Antonio Borgese 1418364 wikitext text/x-wiki [[File:Gustave Flaubert.jpg|thumb|Gustave Flaubert]] {{indicedx}} '''Gustave Flaubert''' (1821 – 1880), scrittore francese. ==Citazioni di Gustave Flaubert== *{{NDR|Sulla [[democrazia]]}} Demostupidità. :''Democrasserie.''<ref>Citato in Beniamino Placido, ''Lingue di pappagallo'', in ''Nautilus'', a cura di Franco Marcoaldi, Editori Laterza, Roma-Bari, 2010, p. 164.</ref> *Il dono di creare esseri umani manca a questo genio. Se avesse questo dono, [[Victor Hugo|Hugo]] avrebbe sorpassato [[William Shakespeare |Shakespeare]].<ref>Citato in ''Guida alla lettura'' a ''Nostra Signora di Parigi'', traduzione di Valentina Valente, EDIPEM, 1973</ref> *L'[[orgoglio]] è una bestia feroce che vive nelle caverne e nei deserti; la vanità invece è un pappagallo che salta di ramo in ramo e chiacchiera in piena luce.<ref>Da ''Pensées'', 308; citato in Fernando Palazzi, Silvio Spaventa Filippi, ''Il libro dei mille savi'', Hoepli, Milano, 2022. ISBN 978-88-203-3911-1</ref> *La [[foglia]] caduta si agita e vola al vento; così io vorrei volare, andarmene, partire per non tornare più, non importa dove, ma lasciare il mio paese; la mia casa mi pesa sulle spalle, sono entrato e uscito tante volte dalla stessa porta! Tante volte ho alzato gli occhi verso lo stesso posto, verso il soffitto della mia camera, che dovrebbe esserne consumato.<ref name=novembre>Da ''Novembre'', traduzione di Paola Angioletti, in ''Tutti i romanzi''.</ref> *{{NDR|Marie}} Avrebbero avuto ragione, ella non era forse più bella né più ardente di un'altra; ho paura di amare soltanto una concezione del mio spirito e di desiderare in lei solo l'amore che mi aveva fatto sognare.<ref name=novembre /> *{{NDR|''Le metamorfosi''}} Mi dà le vertigini, mi abbaglia: la natura in se stessa, il paesaggio, l'aspetto puramente pittoresco delle cose vi sono trattati alla maniera moderna e con un soffio antico e cristiano ad un tempo che li pervade. Vi si sente l'incenso e l'orina: la bestialità si congiunge al misticismo.<ref>Da ''Guida alla lettura'', ''Interpretazioni critiche'', in [[Lucio Apuleio]], ''Le metamorfosi'', traduzione e note di [[Giuseppe Metri]], EDIPEM, Novara, 1971.</ref> *Quando urla, come la [[voce]], il [[cuore]] diventa rauco.<ref>Citato in ''L'amore è tutto'' di [[Dino Basili]], p. 81, Tascabili economici newton, febbraio 1996.</ref> *Sono giunto alla ferma convinzione che la [[vanità]] è alla base di tutto e che anche ciò che chiamiamo coscienza non è altro che vanità interiore.<ref>Da ''Pensées'', 3; citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013, n. 3526. ISBN 9788858654644</ref> *Tre cose occorrono per essere felici: essere [[imbecillità|imbecilli]], essere egoisti e avere una buona salute. Ma se vi manca la prima tutto è finito<ref>Da una lettera a Louise Colet del 13 agosto 1846. {{fr}} {{cfr}} Christophe André, ''Et n’oublie pas d’être heureux: {{small|abécédaire de psychologie positive}}'', Odile Jacob, Parigi, 2014, [https://books.google.it/books?id=qTSlAgAAQBAJ&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PT165&dq=&pg=PT165#v=onepage&q&f=false p. 165]. ISBN 9782738173300</ref>.<ref>Citato in [[John Gerassi]], ''Parlando con Sartre: {{small|conversazioni al caffè}}'', traduzione di Raoul Kirchmayr, Il Saggiatore, Milano, 2011, [https://books.google.it/books?id=eepVulZlEcwC&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PA298&dq=&pg=PA298#v=onepage&q&f=false p. 298]. ISBN 978-88-428-1697-3</ref> ===Attribuite=== *[[Cantante|CANTANTE]]. [...] Il [[tenore]] ha sempre una voce piacevole e tenera, il [[baritono]] un organo simpatico e ben timbrato, il [[Basso (voce)|basso]] una possente emissione.<ref name=laporte>Frase dal ''Dizionario dei luoghi comuni'' di mano di Edmond Laporte, vicino di campagna di Flaubert (si veda [[Juan Rodolfo Wilcock]], ''prefazione'' e ''avvertenza'' al ''Dizionario dei luoghi comuni'', 2012).</ref> *Le persone sposate devono vivere eternamente insieme per essere punite della sciocchezza che hanno fatto sposandosi.<ref>Da una lettera a Edma Roger des Genettes, 24 gennaio 1880, in ''L'opera e il suo doppio. Dalle lettere'', 2013, n. 310. Nella lettera è citato, in realtà, un motto di un tale Robin, amico di Flaubert.</ref><ref>Gustave Flaubert, ''Tutti i romanzi''.</ref> *[[Proprietà|PROPRIETÀ]]. Uno dei fondamenti della società. Più sacra della religione.<ref name=laporte /> ==''Bouvard e Pécuchet''== ===Incipit=== ====[[Camillo Sbarbaro]] e Michele Rago==== Con quel caldo – trentatre gradi – in corso Bourdon non un'anima.<br />Lì sotto, come una riga diritta, il canale Saint-Martin, la sua acqua d'inchiostro, chiusa tra le due dighe. In mezzo al canale, un barcone carico di legname; e sulla sponda, una doppia fila di botti.<br />Al di là, tra le case, separate da cantieri, il grande cielo terso si ritagliava in rettangoli di azzurro oltremare; e, accesi dal riverbero del sole, il bianco delle facciate, l'ardesia dei tetti, il granito delle calate spiccavano da abbagliare la vista. Un indistinto brusio saliva laggiù nell'aria di piombo; e tutto pareva intorpidito dall'ozio domenicale e dalla tristezza del giorno estivo. ====Bruno Schacherl==== Poiché la temperatura era di 33 gradi, il boulevard Bourdon era completamente deserto.<br>Più giù il canale San Martino, tra le due chiese, stendeva in linea retta la sua acqua colore dell'inchiostro. C'era nel mezzo un battello pieno di legna, e sull'argine due file di botti.<br>Oltre il canale, tra le case intercalate alle fabbriche, il grande cielo puro si sfaldava in lamine di colore oltremare, e sotto il reverbero del sole, le facciate bianche, i tetti d'ardesia, le rive di granito mandavano barbagli. Un rumore confuso saliva lontano nella calda atmosfera; e tutto sembrava intorpidito nell'ozio della domenica e la tristezza delle giornate estive.<ref>Da ''Bouvard e Pécuchet'', traduzione di Bruno Schacherl, Vallecchi editore, Firenze, 1970.</ref> ===Citazioni=== *L'[[arte]], in certe circostanze, scuote gli animi mediocri e dei mondi possono esser loro rivelati dai suoi interpreti più grossolani. *La folla immancabilmente segue l'andazzo. Al contrario sono sempre i pochi che aprono la strada al progresso. *Lo spiritismo ha per dogma l'immancabile progressivo migliorarsi dell'umanità. Un giorno, la terra diverrà il cielo. *Se l'individuo non può saper niente, perché tutti insieme ne saprebbero di più? ==''Dizionario dei luoghi comuni''== *[[Académie française|ACADÉMIE FRANÇAISE]]. Denigrarla, ma far di tutto per diventarne membro. ([https://books.google.it/books?id=zC6FDMker6kC&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PP1&dq=&pg=PT9#v=onepage&q&f=false p. 9]) *[[Agente di cambio|AGENTI DI BORSA]]. Tutti ladri. *[[Architetto|ARCHITETTI]]. Tutti imbecilli.<br />Fanno le case e si dimenticano sempre le scale. *[[Capelli biondi|BIONDE]]. Più calde delle brune (v. ''brune''). *[[Capelli bruni|BRUNE]]. Più calde delle bionde (v. ''bionde''). *[[Alopecia|CALVIZIE]]: Sempre precoce e provocata da eccessi giovanili, oppure dal concepire pensieri elevati. *[[Cigno|CIGNO]]: Canta prima di morire.<br />Con l'ala può spezzare la coscia a un uomo.<br />Il cigno di Cambrai non era un uccello ma un vescovo.<br />Il cigno di Mantova è [[Virgilio]].<br />Il cigno di Pesaro è Rossini. *[[Corano|CORANO]]. Libro di [[Maometto]] che parla solo di donne. *[[Crocefisso|CROCEFISSO]]. Fa bella figura nell'alcova e sulla ghigliottina. *[[Eccezione|ECCEZIONE]]. Dite che «conferma la regola»; non azzardatevi a spiegare come. *[[Erezione|EREZIONE]]. Si usa soltanto a proposito di monumenti. *[[Estate|ESTATE]]. Sempre eccezionale (v. ''inverno''). *[[Firma|FIRMA]]. Più è complicata, più è bella. *[[Fortuna|FORTUNA]]. «Audaces fortuna juvat». «Beati i ricchi, ne hanno di fortuna!».<br />Quando vi parlano di una fortuna considerevole è bene osservare: «Sì, ma è veramente solida?». *[[Genio|GENIO]]. Inutile ammirarlo, è una «nevrosi». *[[Imbecillità|IMBECILLE]]. Chiunque la pensa diversamente da noi. *[[Inverno|INVERNO]]. Sempre eccezionale (v. ''estate''). *[[Italia|ITALIANI]]. Tutti traditori. Tutti musicisti. *[[Macellaio|MACELLAI]]. Terribili in tempo di rivoluzione. *[[Malato|MALATO]]. Per risollevare il morale di un malato, ridere della sua infermità.<ref>«e negare le sue sofferenze» (aggiunta di Edmond Laporte).</ref> *[[Mare|MARE]]. Non ha fondo.<br />Immagine dell'infinito.<br />Fa venire grandi pensieri.<br />In riva al mare bisogna sempre avere un cannocchiale.<br />Quando lo si guarda, dire sempre: «Quanta acqua!». *[[Massoneria|MASSONERIA]]. Un'altra causa della Rivoluzione!<br />Le prove di iniziazione sono terribili, c'è chi ne è morto.<br />Causa di litigi in famiglia.<br />Guardata di traverso dagli ecclesiastici.<br />«Quale mai sarà il loro segreto?». *[[Materasso|MATERASSO]]. Più è duro, più è igienico. *[[Pensiero|PENSARE]]. Increscioso.<br />Le cose che ci costringono a farlo vengono di solito accantonate. *[[Rima|RIMA]]. Non va mai d'accordo con la ragione. *[[Risparmio|RISPARMIO]] (al). Bell'insegna di bottega: ispira fiducia. *[[Servire|SERVIZIO.]] È per far loro un servizio che i bambini si sculacciano; gli animali si bastonano; i domestici si licenziano; i malfattori si puniscono. *[[Stampa|STAMPA]]. Scoperta meravigliosa.<br />Ha fatto più male che bene. *[[Tempo|TEMPO]]. Eterno argomento di conversazione.<br />Causa universale delle malattie.<br />Lagnarsene sempre. *[[Voltaire|VOLTAIRE]]. Celebre per il suo spaventevole «rictus».<br />Conoscenze scientifiche superficiali. ==''L'educazione sentimentale''== ===[[Incipit]]=== ====Beniamino Dal Fabbro==== La mattina del 15 settembre 1840, verso le sei, il ''Ville de Montereau'', in procinto di partire, fumava a grandi spire vorticose davanti al Quai San Bernardo. I viaggiatori in ritardo sopraggiungevano col fiato corto; barili, canapi, cesti di biancheria ingombravano il passaggio; i marinai non rispondevano a nessuno, la gente si urtava, nel varco tra i due tamburi s'issavano a bordo i bagagli; e il frastuono era soverchiato dallo strepito del vapore emesso da lastre di lamiera, che tutto avvolgeva in una nuvola biancastra, mentre la campana rintoccava ininterrotta, sul davanti. {{NDR|Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Beniamino Dal Fabbro, Einaudi Editore, 1954.}} ====Marga Vidusso Feriani==== Il 15 settembre 1840, verso le sei del mattino, il ''Villede-Montereau'', pronto a partire, lanciava grosse volute di fumo davanti al quai Saint-Bernard.<br>Arrivavano ritardatari affannati: barili, gomene, cesti di biancheria intralciavano il passaggio; i marinai non prestavano orecchio a nessuno; la gente si urtava, i bagagli si ammucchiavano fra i due tamburi delle ruote. Il frastuono era assorbito dal sibilo del vapore che sfuggiva dalle lastre di lamiera e avvolgeva ogni cosa in una nube biancastra, mentre la campana a prua squillava senza posa.<br>Finalmente il battello partì; e le due rive, fitte di magazzini, di cantieri e di officine, sfilarono come due nastri che si svolgano. {{NDR|Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Marga Vidusso Feriani, Gherardo Casini Editore, Roma 1966.}} ====[[Lalla Romano]]==== Il 15 settembre 1840, verso le sei del mattino il ''Villede-Montereau'' stava per partire e spandeva grosse volute di fumo davanti al quai Saint-Bernard.<br> Arrivavano persone trafelate; barili, gomene, cesti di biancheria ingombravano il passaggio; i marinai non rispondevano a nessuno; la gente si urtava, i bagagli venivano issati tra le due ruote, e il frastuono si confondeva col sibilo del vapore che sfuggiva tra le lamiere e avviluppava tutto con una nube biancastra, mentre la campana di prua rintoccava senza interruzione.<br> Finalmente il battello si mosse; e le due banchine, sulle quali erano allineati magazzini, cantieri e officine, sfilarono come due grandi nastri che si srotolano. {{NDR|Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Lalla Romano, Einaudi, 1985.}} ===Citazioni=== *Le persone "con i piedi per terra" dicono che l'amore è una follia. In realtà ciò che accade è che la fantasia violentemente distorta da immagini piacevolissime, dove ogni passo ti avvicina alla felicità, viene crudamente riportata alla dura realtà. (1984) *Non c'è nulla di così umiliante come vedere gli sciocchi riuscire nelle imprese in cui noi siamo falliti. (I, V) *A poco a poco la serenità del [[lavoro]] lo placò. Immergendosi nella personalità degli altri, dimenticò la sua, il che è forse il solo modo di non soffrirne. (II, III; 1998, p. 172) *Benché quelle teorie, nuove come il giuoco dell'oca, fossero state abbastanza discusse da quarant'anni a questa parte, ce n'era da riempire intere biblioteche, tuttavia spaventavano i borghesi, come una gragnuola d'aeroliti; e la gente se ne indignò, in forza dell'odio che ogni idea nuova suscita sempre, e semplicemente perché è un'idea. (III, I; 1998, p. 274) *Vi è un momento nelle separazioni in cui la persona cara ha cessato di essere con noi. (1954) ===[[Explicit]]=== ====Beniamino Dal Fabbro==== Ora, una domenica, mentre tutti erano ai vespri, Federico e Deslauriers, fattisi prima arricciare, colsero fiori nel giardino della signora Moreau, uscirono dalla porta dei campi, e dopo un gran giro per i vigneti tornarono alla Pescheria e s'infilarono dalla Turca, sempre tenendo in mano quei grandi mazzi. Federico aveva offerto il suo, come un innamorato alla sua promessa : ma il caldo che faceva, l'apprensione dell'ignoto, una specie di rimorso, e persino il gusto di vedere, con una sola occhiata, tante donne a sua disposizione, lo commossero talmente, che divenuto pallidissimo era rimasto fermo, senza dire una parola. Tutte ridevano, rallegrate del suo imbarazzo; e credendo che lo burlassero, Federico era fuggito. Siccome proprio lui aveva il denaro, anche Deslauriers fu costretto a seguirlo. Li videro uscire, e ne nacque una storia non ancora dimenticata, tre anni dopo. I due amici se la contarono prolissamente, ciascuno completando i ricordi dell'altro. E quand'ebbero finito :<br> «Il nostro meglio, forse, lo abbiamo avuto allora» disse Federico. <br>«Proprio allora lo abbiamo avuto, forse, il nostro meglio» disse Deslauriers. {{NDR|Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Beniamino Dal Fabbro, Einaudi Editore, 1954.}} ====Marga Vidusso Feriani==== Una domenica mentre tutti erano ai Vespri Federico e Deslauriers, dopo essersi fatti radere e arricciare i capelli, avevano raccolto dei fiori nel giardino della signora Moreau, erano usciti dalla parte dei campi e, fatto un lungo giro attraverso i vigneti, eran tornati per la Peschiera e si erano infilati dalla Turca, sempre coi loro mazzi di fiori in mano. Federico aveva offerto il suo come un pretendente a una fidanzata. Ma un po' per il caldo che faceva là dentro, un po' per lo sgomento dell'ignoto, per una specie di rimorso, fors'anche per il piacere di vedere con una sola occhiata tante donne tutte a sua disposizione, Federico s'emozionò a tal punto che si fece pallidissimo e restava lì senza muoversi, senza parlare. Le ragazze, rallegrate dal suo imbarazzo, s'erano messe a ridere; credendosi beffato, Federico era scappato via, e dato ch'era lui ad avere i soldi, Deslauriers era stato costretto a seguirlo. Li avevan visti uscire, e n'era nata una storia di cui si parlava ancora dopo tre anni. Se la raccontavano da capo con tutti i particolari; ciascuno completava i ricordi dell'altro. Quand'ebbero finito: "Non abbiamo mai avuto niente di meglio, dopo" disse Federico. "Già, forse hai proprio ragione: non abbiamo avuto di meglio" disse Deslauriers. {{NDR|Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Marga Vidusso Feriani, Gherardo Casini Editore, Roma, 1966.}} ==''La signora Bovary''== ===[[Incipit]]=== ====Giuseppe Achille==== Stavamo nell'aula di studio quando entrò il preside seguito da un ''nuovo''<ref>Corsivo nell'originale.</ref> vestito in borghese, e da un bidello che portava un grosso banco. Quelli che dormivano si svegliarono, e tutti si alzarono in piedi, come colti in pieno lavoro. {{NDR|Gustave Flaubert, ''Madame Bovary'', traduzione di Giuseppe Achille, BUR, 2007. ISBN 9788817100731}} ====Fruttero & Lucentini==== Eravamo in aula di studio, dopo le lezioni, quando entrò il Preside seguito da un «nuovo» in abito borghese e da un bidello che trasportava un grosso banco. Quelli che dormivano si svegliarono, e ciascuno si alzò come chi è sorpreso nel suo lavoro.<br> {{NDR|Gustave Flaubert, ''La signora Bovary'', citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ====[[Natalia Ginzburg]]==== Eravamo nell'aula di studio, quando il Rettore entrò, seguito da un ''nuovo'' in abiti borghesi e da un inserviente che portava un grosso banco. Quelli che dormivano si svegliarono, e ognuno s'alzò, come sorpreso nel lavoro. {{NDR|Einaudi, traduzione di Natalia Ginzburg}} ====Gerolamo Lazzeri==== Quando entrò il Direttore, seguito da un ''nuovo'' in abito borghese e da un bidello, che portava un gran banco, eravamo nell'aula di studio. Quelli che dormivano si destarono, e ciascuno si alzò come sorpreso nel lavoro. {{NDR|Gustave Flaubert, ''Madame Bovary'', traduzione di Gerolamo Lazzeri, Mursia, 1966.}} ====Bruno Oddera==== Stavamo studiando, quando entrò il preside seguito da un nuovo alunno vestito in borghese e dal bidello che trasportava un grosso banco. Quelli che dormivano si svegliarono e si alzarono in piedi come sorpresi in piena attività. {{NDR|Gustave Flaubert, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/flaubert/index.htm Madame Bovary]'', traduzione di Bruno Oddera, Fratelli Fabbri editore, Milano, 1968}} ====[[Diego Valeri]]==== Eravamo allo studio, quando il Rettore entrò, seguito da un ''nuovo'', vestito ancora dei suoi abiti borghesi, e da un bidello che portava un gran banco. Quelli che dormivano si destarono, e tutti si alzarono in piedi, come sorpresi in mezzo al lavoro. {{NDR|Gustave Flaubert, ''Madame Bovary'', traduzione di Diego Valeri, Oscar Mondadori 1992.}} ===Citazioni=== *L'amore, pensava, doveva manifestarsi di colpo, esplosione di lampi e fulmini, uragano dei cieli che si abbatte sulla vita, la sconvolge, strappa via ogni resistenza come uno sciame di foglie e risucchia nell'abisso l'intiero cuore. *(Rodolphe).."Eh, non sapete che ci sono anime in perenne tormento? Aspirano via via al sogno e all'azione, alle passioni più pure, ai godimenti più furibondi, e così sprofondano in ogni sorta di fantasie, di follie." <br> Allora (Emma) lei lo guardò come si contempla un viaggiatore che abbia visto paesi straordinari. Riprese : "Non abbiamo nemmeno questa distrazione, noi, povere donne." <br> "Triste distrazione se non vi si trova la felicità." <br> "Ma è mai possibile trovarla?" lei domandò. <br> "Sì, prima o poi è possibile." <br> "Prima o poi è possibile- ripeté Rodolphe,- prima o poi, all'improvviso e quando ormai si disperava. Allora orizzonti si schiudono e pare che una voce gridi :"Eccola". Si è spinti a confidarle la nostra vita a quella certa persona, a darle tutto, a sacrificarle tutto. Non c'è bisogno di alcuna spiegazione, ci s'intende. Ci si era già confusamente visti nei sogni – e la guardava. – Eccolo insomma quel tesoro tanto a lungo cercato, eccolo a portata di mano, rifulgente, scintillante. Pure si dubita ancora, non si ha il coraggio di credere, si è abbagliati, al pari di chi esce dalle tenebre alla luce." *Desiderava morire e al tempo stesso vivere a Parigi. *"Non vi ripugna questa congiura del mondo? C'è un solo sentimento che esso non condanni? Gli istinti più nobili, le simpatie più pure sono perseguitati, calunniati, e se si trovano due povere anime, tutto è organizzato perché non possano incontrarsi. Eppure esse tenteranno, sbatteranno le ali, si lanceranno richiami. Facciano pure! <br> Presto o tardi, fra sei mesi o dieci anni potranno riunirsi, amarsi, perché lo esige la fatalità, perché sono nate l'una per l'altra". *"Rapiscimi, portami via, partiamo! A te, a te, tutti i miei ardori e tutti i miei sogni!" *Quanto agli eccessi, se n'era sempre astenuto, un po' per pusillanimità, un po' per delicatezza. *Entrò nella cucina della locanda con la gola stretta, le gote pallide e quella determinazione dei codardi che nulla può fermare. *Il più mediocre libertino ha sognato sultane; ogni [[notaio]] si porta dentro le macerie di un poeta. *La domenica, a messa, quando alzava la testa, scorgeva, scorgeva, trai fumi azzurrastri dell'incenso, il viso dolce della Vergine. Allora si intenerì: si sentì molle ed abbandonata come una piuma volteggiante nella tempesta; e fu quasi senza rendersene conto che si incamminò verso la chiesa, disposta a qualsiasi devozione pur di assorbirvi l'animo intero. *Immerse il pollice destro nell'olio, e cominciò le unzioni: prima sugli occhi, che avevano tanto bramato tutte le magnificenze terrestri; poi sulle narici, ghiotte di brezze tiepide e di profumi d'amore; poi sulla bocca, che si era aperta per la menzogna, che aveva mandato gemiti d'orgoglio e gridato alla [[lussuria]]; poi sulle mani, che avevano goduto contatti soavi, e infine sulla pianta dei piedi, così rapidi un tempo, quando ella correva a soddisfare i suoi desideri, e che ora non avrebbero camminato più. *"Ma stia zitto, signor Homais! Queste sono empietà! Lei non ha religione!" "Io ho una religione" rispose il farmacista. "La mia religione, anzi ne ho più di loro, e senza tante commedie e tanta ciarlataneria! Io adoro Dio, invece! Credo in un Essere Supremo, in un Creatore, quale che sia, non ha importanza, il quale ci ha messi quaggiù per adempiere i nostri doveri di cittadini e di padri di famiglia; ma non ho bisogno di andare in una chiesa a baciare piatti d'argento e a ingrassare di tasca mia un branco di buffoni che mangiano meglio di me. Lo si può onorare benissimo in un bosco, in un campo, o addirittura contemplando la volta celeste come gli antichi. Il mio Dio è lo stesso di Socrate, di Franklin, di Voltaire e di Béranger. Sono d'accordo con la Professione di fede del vicario savoiardo e i principi immortali dell'89! Così io non ammetto un Dio alla buona, che passeggia in giardino con il bastone in mano, alloggia i suoi amici nel ventre delle balene, muore lanciando un grido e risuscita dopo tre giorni: cose assurde in se stesse e d'altra parte in contrasto con tutte le leggi della fisica; e questo dimostra, per inciso, che i preti si sono sempre crogiolati in una torpida ignoranza nella quale tentano di far sprofondare insieme con loro tutti i popoli. *"Ci risiamo sempre i doveri. Parole del genere mi escono dalle orecchie. È un'accozzaglia di vecchi cretini dal panciotto di flanella e di bigotte con scaldino e rosario in mano, tutti accaniti a rifischiarci: "Il dovere, il dovere!" Eh, perbacco! Il dovere è sentire ciò che è grande, privilegiare ciò che è bello e non inchinarsi a tutte le convenzioni della società con le ignomie che ci impone." *Ce ne sono di più belle, ma io so amare meglio. *[...] Come se la pienezza dell'anima talvolta non traboccasse attraverso le metafore più vuote perché nessuno, mai, riesce a dare l'esatta misura di ciò che pensa, di ciò che soffre, della necessità che lo incalza, e la parola umana è spesso come un paiolo fesso su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle. :La [[parola]] umana è come una caldaia incrinata su cui battiamo musica per far ballare gli orsi, quando vorremmo commuovere le stelle. (parte seconda, capitolo 12) *Ma un infinito di passioni può concentrarsi in un attimo come una folla in un piccolo spazio. *L'avvenire era un corridoio tutto nero, che aveva in fondo la sua porta ben chiusa. *Del resto, la parola è un laminatoio che affila sempre i sentimenti. (pp. 220, ''"Madame Bovary"'', traduzione e cura di Roberto Carifi) ====Parte prima==== *Ma l'ansietà d'una condizione nuova, e forse la tensione che le provocava la presenza di quell'uomo, erano bastate a indurla a credere di possedere finalmente quella passione meravigliosa, che fin allora era stata là ferma nell'alto, come un grande uccello dalle piume rosa, librando le ali nello splendore dei cieli poetici; – e adesso non riusciva a convincersi che quella calma in cui viveva fosse la felicità del suo sogno. (VI; 1983, p. 47) *Anche al suo cuore era accaduto qualcosa di simile: sfiorato dal lusso si era velato di un non so che d'impalpabile e d'indelebile. (VIII; 1968, p. 97) *Desiderava al contempo morire e andare ad abitare a Parigi. (IX; 1968, p. 104) ====Parte seconda==== *Difatti le sue convinzioni filosofiche non ostacolavano le sue ammirazioni artistiche; il pensatore, in lui, non soffocava per nulla l'uomo sensibile; egli sapeva stabilire le differenze, distinguere l'immaginazione dal fanatismo. Di quella tragedia, per esempio, biasimava le idee ma ammirava lo stile; ne malediceva il concetto, ma ne applaudiva ogni particolare; e i personaggi lo portavano all'esasperazione, ma i loro discorsi lo colmavano d'entusiasmo. Quando leggeva quei grandi passi, era colto da trasporto; ma quando pensava che i baciapile ne traevano un utile per la loro bottega, era desolato, e in questa confusione di sentimenti in cui si dibatteva, avrebbe voluto insieme incoronare [[Racine]] con le sue mani e discutere con lui per un buon quarto d'ora. (III; 1983, p. 103) *Il caminetto era spento, la pendola ticchettava senza interruzione ed Emma provava un senso di stupore per questa calma delle cose, mentre dentro di lei si agitava un tale tumulto. (VI, 1968, p. 195) *Il dovere è sentire ciò che è grande, prediligere ciò che è bello e non già accettare tutte le convenzioni della società, con le ignominie che essa ci impone. (Rodolphe: VIII; 1983, p. 163) *Eh, no! perché declamare contro le passioni? Non sono forse la sola cosa bella che ci sia sulla terra, la fonte dell'eroismo, dell'entusiasmo, della poesia, della musica, delle arti, di tutto infine? (Rodolphe: VIII; 1983, p. 163) *S'era sentito dire quelle cose tante volte, che non avevano per lui nulla d'originale. Emma rassomigliava a tutte le amanti; e il fascino della novità, cadendo via a poco a poco al modo d'un vestito, lasciava apparire a nudo l'eterna monotonia della passione, che ha sempre le stesse forme e lo stesso linguaggio. Non distingueva, quell'uomo cosí ricco di esperienze, la diversità dei sentimenti che si cela sotto l'uniformità delle espressioni. Poiché labbra libertine o venali gli avevano mormorato frasi simili, egli non credeva che debolmente al candore di quelle; tutto andava sminuito, pensava, nei discorsi infocati si nascondono gli affetti mediocri; come se la pienezza dell'anima non traboccasse qualche volta dalle metafore piú vuote, perché nessuno, mai, riesce a dare l'esatta misura delle proprie necessità, né dei propri concetti, né del proprio dolore, e la parola umana è come una paiolo incrinato su cui veniamo battendo melodie atte a far ballare gli orsi, quando vorremmo intenerire le stelle. (XII; 1983, pp. 213-214) *[...] la tolleranza è il modo piú sicuro per attirare le anime alla religione. (Homais: XIV; 1983, p. 244) ====Parte terza==== *La sfrontatezza dipende dagli ambienti dove si posa: non parliamo al mezzanino come al quarto piano, e la donna ricca sembra abbia intorno a sé, per conservare la propria virtú, tutti i suoi biglietti di banca, come una corazza, nella fodera del busto. (I; 1983, p. 260) *D'altronde, la parola è un laminatoio che sempre affina i sentimenti. (I; 1983, p. 262) *Ma la [[Calunnia|denigrazione]] degli esseri che amiamo, sempre ci distacca un poco da loro. Non bisogna toccare gl'[[idoli]]: la doratura ci rimane sulle dita. (VI; 1983, p. 315) :Ma il denigrare quelli che amiamo ci allontana sempre un poco da loro. Non bisogna toccare gli idoli: la polvere d'oro che li ricopre potrebbe restarci attaccata alle dita. (VI; 1968, p. 465) ===Citazioni su ''La signora Bovary''=== *La ragazza Emma Bovary non è mai esistita: il libro ''Madame Bovary'' esisterà per tutti i secoli dei secoli. Un libro vive più a lungo di una ragazza. ([[Vladimir Nabokov]]) *''Madame Bovary'' è un romanzo analitico, ammirabile per composizione, studio di caratteri e stile: libro architettato con vera scienza, dove tutto è meditato, voluto e disposto con arte sapiente; e in cui una verità severa, spietata, tiene quel luogo che in altri lodati romanzi contemporanei hanno solo la fantastica invenzione e il lirismo ideale. L'analisi del carattere di Emma Bovary è profonda e delicata; è inesorabile, forse crudele, ma sempre esatta. ([[Enrico Nencioni]]) *Se Madame Bovary avesse letto ''Madame Bovary'' non avrebbe frenato le sue fantasticherie? I veri libri immorali sono dunque quelli che trattano la vita in rosa e non quelli che ne dipingono gli errori e gli eccessi. Ovvero, non c'è peggior pornografia di quella sentimentale. ([[Ennio Flaiano]]) *Secondo me, dal punto di vista narrativo, il libro più perfetto è ''Madame Bovary'' di Flaubert. ([[Giorgio De Chirico]]) ==''Lettere''== *Ama l'[[arte]]. Fra tutte le menzogne è ancora la meno menzognera.<ref>Da ''Lettere a Louise Colet'', p. 14.</ref> *Ci sono, infatti, due categorie di [[poeta|poeti]]. I più grandi, i rari, i veri maestri, compendiano in sé l'umanità; senza preoccuparsi di sé o delle proprie passioni, annullando la loro personalità per assorbirsi in quella degli altri, essi riproducono l'Universo, il quale si riflette nelle loro opere scintillante, vario, molteplice, come un cielo specchiantesi tutt'intero nel mare, con tutte le sue stelle e tutto il suo azzurro. Ce ne sono altri a cui basta gridare per essere armoniosi, piangere per commuovere, parlare di sé per durare eterni. Forse, facendo altrimenti, non si sarebbero potuti spingere più lontano, ma, in mancanza dell'ampiezza, hanno l'ardore e l'estro, tanto che se fossero nati con un altro temperamento, non avrebbero forse avuto nessun genio.<ref>Da ''Lettere'', p. 45.</ref> *Durante il mio viaggio ciò che ho visto di più bello è [[Genova]]. Ti consiglio di andarvi un giorno o l'altro, quando ne avrai il tempo. Dopo aver visitato i suoi palazzi si ha un tale disprezzo del lusso moderno che viene voglia di abitare in una scuderia e di uscire vestiti da operai.<ref>Da una lettera a Ernest Chevalier, 13 maggio 1845, in Giuseppe Marcenaro, ''Viaggio in Liguria'', p. 137.</ref> *Essere ''bête'', egoista, e avere una buona salute, ecco le tre condizioni richieste per essere felici. Ma se manca la prima, tutto è perduto.<ref>Da una lettera a Louise Colet, Croisset, 13 agosto 1846, ne ''L'opera e il suo doppio'', n. 33</ref> *Ho lasciato un'altra volta questo povero Mediterraneo! Gli ho detto addio con uno strano stringimento al cuore. La mattina in cui dovevamo partire da Genova, sono uscito alle 6 dall'hotel come andassi a spasso. Ho preso una barca e sono andato fino all'entrata dalla rada per vedere ancora una volta quei flutti blu che amo tanto. Il mare era forte. Mi lasciavo cullare nella scialuppa pensando a te e rimpiangendoti. Poi quando ho sentito che poteva venirmi il mal di mare sono tornato a terra e ce ne siamo andati. Ne sono stato così triste per tre giorni che ho creduto più volte che ne sarei crepato. È letterale. Qualsiasi sforzo facessi non potevo dischiudere i denti. Comincio a credere davvero che la noia non uccide, perché vivo.<ref name=operadoppio27>Da una lettera ad Alfred Le Poittevin, 13 maggio 1845, in ''L'opera e il suo doppio''.</ref> *Ho visto i campi di battaglia di Marengo, di Novi, di Vercelli, ma ero in una disposizione così penosa che tutto questo mi ha ben poco toccato. Pensavo sempre a quei soffitti dei [[Palazzi dei Rolli|palazzi di Genova]] sotto i quali si fotteva con tanto orgoglio.<ref name=operadoppio27/> *Ho visto un quadro di Bruegel che rappresenta la ''[[Tentazioni di sant'Antonio abate (Brueghel il Giovane)|Tentazione di sant'Antonio]]'' che mi ha fatto pensare di arrangiare per il teatro ''La tentazione di sant'Antonio'', ma questo richiederebbe uno ben più in gamba di me. Darei tutta la collezione del «Moniteur», se l'avessi, e 100 mila franchi, per comprare quel quadro, che la maggior parte di quelli che lo guardano giudicano cattivo.<ref name=operadoppio27/> *Ho visto una bellissima strada, la via Aurelia, ed ora sono in una bella città, una vera bella città, [[Genova]]. Cammino sul marmo, tutto è di marmo: scale, balconi, palazzi. I palazzi si toccano tanto sono vicini e, passando dalla strada, si vedono i soffitti patrizi tutti dipinti e dorati. Vado a visitare le chiese, sento cantare suonare l'organo, guardo i monaci, osservo i paramenti sacri, gli altari, le statue; in altri momenti (ma non so bene quali) forse avrei riflettuto di più e guardato di meno. Invece qui spalanco gli occhi su tutto, ingenuamente, semplicemente, e forse è molto meglio.<ref>Da una lettera ad Alfred Le Poittevin, 1º maggio 1845, in Giuseppe Marcenaro, ''Viaggio in Liguria'', p. 136</ref> *L'[[artista]] deve fare in modo che la posterità creda ch'egli non abbia vissuto.<ref>Da ''Corrispondenza'', febbraio 1842.</ref><ref name=e /> *L'[[autore]] nella sua opera deve essere come Dio nell'universo, presente ovunque e ovunque invisibile.<ref>Da una lettera a Louise Colet, 9 dicembre 1852, ne ''L'opera e il suo doppio'', n. 92</ref> *L'idea di patria è quasi morta, grazie a Dio.<ref name=e /> *L'uomo non è niente, l'opera è tutto!<ref>Da una lettera a [[George Sand]], fine dicembre 1875, in ''L'opera e il suo doppio'', n. 273.</ref> *Lasciami amarti a modo mio, al modo del mio essere, con quel che tu chiami la mia originalità. Non forzarmi a niente, e io farò tutto.<ref>7 agosto 1846; da ''Lettere a Louise Colet'', n. 2, p. 10.</ref> *Non bisogna chiedere arance ai meli, sole alla Francia, amore alle donne, felicità alla vita.<ref>Da ''Lettere'', p. 10.</ref> *[...] non è perché un [[imbecillità|imbecille]] ha due piedi come me, invece di averne quattro come un asino, che io mi credo obbligato ad amarlo, o, quanto meno, a dire che lo amo e che mi interessa. :[...] ''ce n'est pas parce qu'un imbécile a deux pieds comme moi, au lieu d'en avoir quatre comme un âne, que je me crois obligé de l'aimer ou, tout au moins, de dire que je l'aime et qu'il me interesse.''<ref>{{fr}} Dalla lettera a Louise Colet da [Croisset] del [26-27 maggio 1853], in ''Correspondance: {{small|nouvelle édition augmentée}}'', Arvensa Editions, [https://books.google.it/books?id=osTeAgAAQBAJ&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PA621&dq=&pg=PA621#v=onepage&q&f=false p. 621]. ISBN 9782368412718</ref> *Non [[Lettura|leggete]], come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.<ref>Da una lettera a Mademoiselle Leroyer de Chantepie, giugno 1857.</ref><ref name=e /> *Parliamo un po' di ''[[Alphonse de Lamartine|Graziella]]''. È un libro mediocre, sebbene sia il migliore che Lamartine abbia scritto in prosa. Ci sono particolari graziosi [...] ed è tutto o quasi.<ref>Da ''Lettere'', p. 95.</ref> *Per stabilire qualcosa di durevole ci vuole una base fissa. Il futuro ci tormenta e il passato ci trattiene. Ecco perché ci sfugge il presente.<ref>Da una lettera a Louis Bouilhet, Atene, Lazzaretto del Pireo, 19 dicembre 1850, in ''L'opera e il suo doppio'', n. 60.</ref> *Quando si è qualcuno perché voler essere qualcosa?<ref>Da una lettera a Edma Roger des Genettes, Croisset, 7 aprile 1879, in ''L'opera e il suo doppio'', n. 304.</ref> *Quello che è prodigioso nel [[Don Chisciotte]] è la totale assenza di artificio e la continua fusione di illusione e realtà, che ne fanno un libro così comico e così poetico.<ref>Citato in [https://www.repubblica.it/marketing/2005/magnifica/cervantes/donchisciotte.html Repubblica.it].</ref> :''Ce qu'il y a de prodigieux dans Don Quichotte, c'est l'absence d'art et cette perpétuelle fusion de l'illusion et de la réalité qui en fait un livre si comique et si poétique''.<ref>Da [https://books.google.it/books?id=3qONDwAAQBAJ&pg=PT5042#v=onepage&q&f=false una lettera a Louise Colet], 22 novembre 1852, in Gustave Flaubert, ''Oeuvres complètes'', Arvensa, 2019.</ref> *Se si è coinvolti nella vita, la si vede poco chiaramente; la vista è oscurata dalla sofferenza, o dal godimento. L'artista, secondo me, è una mostruosità, qualcosa al di fuori della natura.<ref>Da ''Lettera alla madre'', 15 dicembre 1850.</ref><ref name=e /> *Se vuoi che ti parli di quanto ho visto, ti dirò che la via Aurelia è una strada lunga sessanta chilometri da fare a piedi, e che sono stato triste da morire per tre giorni, dopo aver lasciato [[Genova]], una città tutta di marmo con dei giardini colmi di rose. Una bellezza che strazia l'anima.<ref>Da una lettera a Ernest Chevalier, 15 giugno 1845, in Giuseppe Marcenaro, ''Viaggio in Liguria'', pp. 137-138.</ref> *Si fa della [[critica]] quando non si può fare dell'arte, nello stesso modo come si diventa spia quando non si può fare il soldato.<ref>Da ''Lettera a Louise Colet'', 22 ottobre 1846.</ref><ref name=e /> *Sostengo che le idee sono eventi. È più difficile renderle interessanti, lo so, ma se non ci si riesce, la colpa è dello stile.<ref>Da ''Lettera a Louise Colet'', 15 gennaio 1853.</ref><ref name="e">Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> *Tutto quello che si inventa è vero, devi esserne certa. La poesia è una cosa tanto precisa quanto la geometria.<ref>Da una lettera a Louise Colet, 14 agosto 1853, ne ''L'opera e il suo doppio'', n. 109.</ref> ==''Memorie di un pazzo''== ===[[Incipit]]=== Perché scrivere queste pagine? A cosa servono? Che cosa posso saperne io stesso? È alquanto sciocco, credo, andare a chiedere agli uomini il motivo delle loro azioni e dei loro scritti. Voi stessi, sapete perché avete aperto questi miseri fogli che la mano di un pazzo sta riempiendo di parole?<br>Un [[Pazzia|pazzo]]! è qualcosa che fa orrore, E tu cosa sei, tu, lettore? In quale categoria ti schieri? in quelle degli sciocchi o in quella dei pazzi? Se ti dessero la possibilità di scegliere, la tua vanità preferirebbe certo l'ultima condizione. ===Citazioni=== *Dal [[dubbio]] su Dio, arrivai al dubbio sulla [[virtù]], fragile idea che ogni secolo ha fondato come ha potuto sull'impalcatura delle leggi, idea ancor più vacillante. (p. 30) *Ma era [[Roma]] che amavo, la Roma imperiale, questa bella regina che si rotola nell'orgia, sporcando la sua nobile veste con il vino della depravazione, fiera dei suoi vizi più che delle sue virtù. Nerone! Nerone, con i suoi carri di diamante che volano nell'arena, le sue mille vetture, i suoi amori di tigre e i suoi banchetti di gigante. (p. 34) *L'[[uomo|umanità]] si è messa a girare le sue macchine e, vedendo che ne sgorgava oro, ha esclamato: È Dio! E quel Dio, essa lo mangia! (p. 43) *''Il mio dolore è amaro, la mia tristezza profonda, | E vi sono sepolto come un uomo nella tomba''. (p. 64) *La [[vanità]] mi spinse verso l'amore; no, verso la voluttà; neppure, verso la carne. (p. 68) *Se ho provato momenti di entusiasmo, li devo all'[[arte]]; eppure, quanta vanità in essa! voler raffigurare l'uomo in un blocco di pietra o l'anima attraverso le parole, i sentimenti con dei suoni e la natura su una tela verniciata. (p. 71) *L'[[arte]]! l'arte! che bella cosa questa vanità (p. 72) *Se c'è sulla terra e fra tutti i nulla qualcosa da adorare, se esiste qualcosa di santo, di puro, di sublime, qualcosa che assecondi questo smisurato desiderio dell'infinito e del vago che chiamano anima, questa è l'arte. (p: 72) *Vorrei il bello nell'[[infinito]], invece vi trovo soltanto il dubbio. (p. 72) ===Citazioni sul libro=== *Il racconto-confessione di Flaubert giovanissimo, ''Memorie di un pazzo'', non è certo fra le sue opere più note. E non può reggere al paragone con i suoi celebri romanzi. Se viene citato, è spesso in rapporto con l' ''Educazione sentimentale'' (1869), di cui costituisce, per alcuni capitoli, un primo abbozzo, lasciato inedito, e pubblicato postumo soltanto nel 1901. Ma non è per questo da confondere e rigettare fra tanti altri scritti e progetti giovanili – non tutti, del resto, trascurabili –, fra tanti calchi e imparaticci di scuola, di cui è cosparso il primo cammino di questo scrittore. ([[Massimo Colesanti]]) ==''Notes de voyage''== *Da Voltri a [[Genova]] si vedono sempre case, tutto annuncia una grande città. Presto il porto appare e si vede la bella città seduta ai piedi delle montagne. Il faro della [[Lanterna di Genova|Lanterna]], come un minareto, dà all'insieme qualche cosa di orientale e si pensa a Costantinopoli.<ref name=marcenaro138>Citato in Giuseppe Marcenaro, p. 138</ref> *Il primo palazzo che ho visto è stato il [[Palazzo Rosso (Genova)|palazzo Brignole]]; facciata rossa, scalone di marmo bianco. Le stanze non sono grandi come in altri palazzi, ma la manutenzione, i mosaici dei pavimenti e soprattutto i quadri lo rendono uno dei più ricchi di Genova.<ref name=marcenaro138/> *[[Palazzo Spinola di Pellicceria|Palazzo Spinola]]:<ref>{{Cfr}} Carlo Bo, ''Echi di Genova negli scritti di autori stranieri'', Edizioni Rai Radiotelevisione Italiana, Torino, 1996, nota 97</ref> il vestibolo del piano terreno è dipinto vecchio, le pitture cadono in brandelli. [...] Grande salone al primo piano, a volta, con gli angoli a piccole volte, filettati di nero, soffitto dorato, alto camino, è con quello del Palazzo Doria, il più grande che ci sia nei palazzi genovesi.<ref>Citato in Giuseppe Marcenaro, p. 140</ref> *{{NDR|Su [[Palazzo Durazzo-Pallavicini]]}} Salone, il più bello con quello dell'Università, con due leoni sui gradini; giardino in mezzo al quadrato e lo scalone. I portici, tra i quali sono degli alberi, fanno pensare ai palazzi moreschi.<ref>Citato in Giuseppe Marcenaro, p. 141</ref> *La [[Tentazioni di sant'Antonio abate (Brueghel il Giovane)|tentazione di Sant'Antonio]], di Brueghel. Nel fondo, dai due lati, su ogni collina, due teste mostruose di diavoli, per metà uomini, per metà montagna. In basso, a sinistra, Sant'Antonio fra le donne, distoglie gli occhi per evitare i loro baci; le donne sono nude, bianche, sorridono e stanno per avvolgerlo nelle loro braccia.<br>In faccia allo spettatore, nel punto più basso del quadro, La Golosità nuda alla cintura, magra, la testa ornata di orpelli rossi e verdi, viso triste, collo smisuratamente lungo e teso come quello di una gru, clavicole in evidenza, presenta al santo un piatto colmo di vivande colorate.<br>Un uomo a cavallo in una botte; teste che escono dal ventre degli animali; rane con braccia saltellanti sul terreno; un uomo col naso rosso su un cavallo deforme, circondato da diavoli; drago alato in volo, tutto sul medesimo piano. Insieme formicolante, ghignante in modo grottesco e impetuoso nella precisione di ogni particolare.<br>Questo quadro sembra in un primo tempo confuso, poi a poco a poco diventa singolare per quasi tutti; divertente per alcuni, con qualche significato per altri; per me ha cancellato tutta la galleria, non ricordo più gli altri quadri.<ref>Citato in Giuseppe Marcenaro, p. 142</ref> *[[Palazzo Doria-Tursi|Doria Tursi]], in riva al mare. Una volta le galere potevano entrare sotto la doppia terrazza di marmo dalla quale si scendeva sulla spiaggia lungo la scala sotterranea. La terrazza è lunga, fatta per le passeggiate lente al sole ma sotto l'ombra della tenda di seta, il braccio appoggiato sul negretto in giacca rossa, guardando l'orizzonte da cui arrivano le navi d'Oriente... Giardino di cattivo gusto, nonostante le rose ben coltivate. Bel salone al primo piano. Carlo IX e Napoleone hanno dormito in questo palazzo.<ref>Citato in Giuseppe Marcenaro, pp. 142-143</ref> *Palazzo Pallavicini: superbo per le decorazioni, i mobili, l'eleganza, tutto l'insieme insomma.<ref name=marcenaro143>Citato in Giuseppe Marcenaro, p. 143</ref> *Ma ciò che vi è di più opulento, a Genova, ciò che fa pensare a una vita lussuosa è il grande salone del [[Palazzo Baldassarre Lomellini|palazzo Ceba]].<ref>[[:s:fr:Notes de voyages/Voyage en famille|Nel testo originale]] "palais Cera", ovvero "palazzo Serra", dal nome di uno dei proprietari dell'immobile, il marchese Domenico Serra. {{Cfr}} Carlo Bo, ''Echi di Genova negli scritti di autori stranieri'', Edizioni Rai Radiotelevisione Italiana, Torino, 1996, nota 100</ref> Tutto è dorature e specchi, fino ai più piccoli divani fra le colonne, soffitto a volta, quattro grandi colonne dorate che lo sostengono; enorme lampadario centrale e sei altri in cristallo; in tutto otto lampadari, mi sembra.<ref name=marcenaro143/> *La [[Cattedrale di San Lorenzo (Genova)|chiesa di San Lorenzo]]; bianca e nera, tre portali bizantini. È una chiesa italiana in cui fa piacere entrare perché si sta bene all'ombra dei bei marmi.<ref name=marcenaro143/> *{{NDR|Su [[Genova]]}} Le mura circondano le città, il camminamento corre proprio alla fine della città. Che mare! Si vede improvvisamente fra casa e casa camminando nelle strade nere e umide. [[Donne genovesi|Donne]] brutte e nello stesso tempo attiranti (per riflessione) in una di quelle stradine parallele al mare e che non ho potuto ritrovare.<ref name=marcenaro144>Citato in Giuseppe Marcenaro, p. 144</ref> *Grotta di Sestri: l'italiano volgare ci deve stare molto bene.<ref name=marcenaro144/> *[[Villa Durazzo-Pallavicini|Palazzo Durazzo]]: grande lago artificiale, marmo, cascata sull'erba, giardino all'inglese. A Nizza e nel mezzogiorno l'arte del giardinaggio è ancora in infanzia. Qui si ritrova il gusto aristocratico del patriziato. I tritoni di marmo e i grandi alberi degli antichi giardini fanno pensare ai giardini romani.<ref name=marcenaro144/> *Teatro all'aperto. L'''[[Spianata dell'Acquasola|acqua sola]]'', passeggiata, verdi viali, siepi di rose, musica.<ref name=marcenaro144/> *Come ero triste lasciando [[Genova]], soprattutto per avere valicato le montagne che la dominano e durante i due giorni passati in quello stupido paese che è la Lombardia!<ref>Citato in Giuseppe Marcenaro, p. 145</ref> *L'insieme del [[Lago di Como|lago]] è dolce, amoroso, italiano. Primi piani scoscesi, tinte calde delle abitazioni; orizzonte nevoso e tutto orlato da splendide abitazioni, fatte per lo studio e per l'amore. – Taglioni, Pasta, sulla riva sinistra del lago partendo da Como. – Villa Sommariva; scala di pietra che discende fin nell'acqua per imbarcarsi nella gondola, grandi alberi, rose che sbocciano su una fontana. :''L'ensemble du lac est doux, amoureux, italien. Premiers plans escarpés, teintes chaudes des maisons; horizon neigeux et tout bordé d'habitations exquises faites pour l'étude et pour l'amour. — Taglioni, Pasta, sur la rive gauche du lac en partant de Côme. — Villa Sommariva; escalier de pierre descendant jusque dans l’eau pour s’embarquer dans la gondole, grands arbres, roses qui poussent sur une fontaine.''<ref>{{fr}} Da ''Notes de voyages'', I, ''Œuvres completes de Gustave Flaubert'', ''tome IV'', Louis Conard, Parigi, 1910, [https://fr.wikisource.org/wiki/Page:Flaubert_-_Notes_de_voyages,_I.djvu/47 p. 44].</ref> ==''Salambò''== ===[[Incipit]]=== Era a Megara, sobborgo di Cartagine, nei giardini di Amilcare.<br>i soldati ch'egli aveva comandato in Sicilia si concedevano un grande banchetto per celebrare l'anniversario della battaglia d'Erice(1): e siccome il padron di casa era assente ed essi si vedevano in tanti, mangiavano e bevevano in tutta libertà.<br> 1.''Erice, monte e città omonima nell'angolo N.O. della Sicilia; con un celebre tempio di Venere (Venere Ericina) ora, monte San Giuliano.'' ===Citazioni=== *Accorsero; era un leone infisso ad una croce per le quattro estremità, come un delinquente. [...] Cento passi più avanti ne videro altri due, e improvvisamente apparve una lunga fila di croci cariche di leoni: alcuni eran morti già da lungo tempo, sì che il legno non sopportava più che i resti degli altri scheletri; altri, mezzo ròsi, torcevano il muso in un'orrenda smorfia; ve n'eran di così enormi, da far piegare sotto di loro il fusto della croce, e oscillavano al vento, mentre sopra le loro teste stormi di corvi roteavano senza mai fermarsi. Quell'era la vendetta dei contadini cartaginesi allorché catturavano bestie feroci; speravano di atterrire con l'esempio le altre. I Barbari, cessando il riso, furon presi da profondo stupore: – Che popolo questo – pensavano – che si diverte a crocifigger leoni! (1962, pp. 60-61) *Uno dopo l'altro, consultò tutti gli indovini ell'esercito: udì quelli che osservano l'avanzare dei serpenti, che leggono negli astri, che soffiano sulla cenere dei morti; ingerì galbano e laserpizio, ingerì il veleno di vipera che agghiaccia il cuore; femmine negre, cantando parole barbare al chiaro di luna, lo punsero in fronre con aurei stiletti; si coprì d'amuleti e di collari, invocò volta a volta Baal-Hammon, Moloch, i sette Cabiri, Tanit e la Venere greca; incise un nome su una lastra di rame e la seppellì nella sabbia all'ingresso della sua tenda. (1962, p. 64) *– Qual che un tempo valeva un siclo d'argento, oggi vale tre šekel d'oro, e le colture abbandonate durante la guerra non fruttano nulla! [...] La [[Sicilia]] che ci dava tanti schiavi, ora è chiusa per noi! Proprio ieri, per un bagnino e quattro servi da cucina, ho dovuto sborsare più denaro di quel che un tempo mi sarebbe bastato per un paio d'elefanti! (1962, p. 71) *Laggiù gli Anziani deponevano i loro bastoni di corno di narvalo (poiché una legge, sempre rispettata, puniva con la morte chiunque entrasse alla seduta con un'arma qualsiasi). Molti all'orlo inferiore della veste, avevano lasciato uno strappo, fermandolo con un gallone di porpora, per mostrare chiaramente che piangendo la morte dei loro parenti non avevan risparmiato gli abiti; e quel segno di [[lutto|cordoglio]] impediva alla fenditura di allargarsi. Altri portavano la [[barba]] racchiusa in un sacchetto di pelle viola, appeso con due cordoncini alle orecchie. (1962, p. 160) *Sorse la [[luna]]: cetra e flauto si misero a un tempo a suonare.<br>Salambò si tolse i ciondoli degli orecchi, la collana, i braccialetti, il lungo camice bianco; sciolse la benda che tratteneva i capelli e li agitò qualche minuto sulle spalle, dolcemente, per rinfrescarsene sparpagliandoli. Fuori la [[musica]] seguitava: erano tre note, sempre le stesse, concitate, frenetiche; le corde stridevano, il flauto rendeva un suono sordo; Taanach segnava la cadenza schioccando le mani; Salambò, con un ondeggiamento di tutto il corpo, salmodiava [[preghiera|preghiere]] ed i vestiti uno ad uno le si afflosciavano intorno. (p. 214) *La bianca [[luce]] pareva circonfonderla d'una nebbia d'[[argento]]; l'[[ombra]] umida dei passi brillava sulle lastre; [[stella|stelle]] palpitavano in fondo all'acqua. il serpente la stringeva contro di lei le nere spire tigrate di placche d'[[oro]]. Sotto quel peso eccessivo Salambò ansimava, le reni le si piegavano, si sentiva mancare, mentre lui con l'estremità della coda le batteva piano piano la coscia. Poi, al cessare della musica, ricadde giù. (p. 215) *D'un colpo, quell'uomo aprì il petto di Matho, ne strappò il cuore, lo porse sulla spatola; e Sciahabarim, alzato il braccio, lo offrì al [[sole]].<br>Il sole calava dietro i flutti; i suoi raggi arrivavano come lunghe frecce su quel cuore rosseggiante. Via via che i battiti scemavano l'astro s'immergeva; all'ultimo palpito sparì.<br>Allora dal golfo alla laguna e dall'istmo al faro, per tutte le strade, su tutte le case e in cima a tutti i templi fu un grido solo; cessava, ripigliava; gli edifici ne tremavano; [[Cartagine]] pareva presa da un convulso: nello spasimo d'una gioia titanica, nel delirio d'una speranza senza limiti.<br>Narr'Havas, ebbro di orgoglio, passò il braccio intorno alla vita di Salambò, in segno di possesso; e sollevando con la destra una patera d'oro bevve al Genio di Cartagine.<br>Salambò s'alzò in piedi con lo sposo, una coppa in mano, per bere anche lei. Ricadde col capo indietro sulla spalliera del trono – livida, irrigidita, le labbra aperte. I capelli sciolti le pendevano a terra.<br>Così morì la figlia di Amilcare per aver toccato il mantello di Tanit. (pp. 346-347) *Fin da quando egli aveva mosso il primo passo, ella s'era alzata; a mano a mano ch'egli si avvicinava, quasi incosciamente s'era spinta a poco a poco fino al limite della terrazza; e tosto, svanito tutto il resto intorno a lei, non avea più visto che Matho. Un silenzio s'era fatto nell'anima sua, – uno di quegli abissi in cui il mondo intero scompare sotto il peso d'un pensiero esclusivo, d'un ricordo, d'uno sguardo. Era attirata da quell'uomo che camminava alla sua volta. (1962, p. 386) ==Citazioni su Gustave Flaubert== *[[Charles Baudelaire|Baudelaire]] e Flaubert discernono ogni bruttezza e miseria dell'uomo come l'ha creata il razionalismo diventato scientismo e macchinismo.<br>Baudelaire analizza il male nel suo intimo recesso, mentre Flaubert lo situa nel suo decoro. ([[Pierre Drieu La Rochelle]]) *Era un uomo di alta statura, grosso, di colorito acceso, occhi blu, baffi biondi, sanguigno, vero tipo di capitano di cavalleria. Anche nel suo vestire, nel gesto, nel passo, conservò sempre qualcosa di militare. Ma le sue abitudini, il suo carattere, furono sempre quelli di un uomo appassionato per l'arte, e che vive solamente in quella e di quella. ([[Enrico Nencioni]]) *Essere popolare e insieme illustre, congiungere la celebrità alla gloria, creare favole per l'immaginazione delle folle ed ardui esemplari di stile per gli artisti; questa è la fortuna a cui tutti gli scrittori aspirano e che pochissimi nel secolo scorso poterono conseguire. Tra i pochissimi, Flaubert. ([[Giuseppe Antonio Borgese]]) *Flaubert, risolutamente [[Romanticismo|romantico]] nei suoi tentativi giovanili, ''Chant de la mort'', ''Smarh'', ''Novembre'', ''Les mémoires d'un fou'', in tutta l'opera sua degli anni maturi non ha voluto fare che la satira o, se si vuole, la tragedia delle illusioni romantiche umiliate dalla realtà. ([[Cesare De Lollis]]) *Il nome giusto aiuta molto e indica che il personaggio "vivrà". Queste affinità semantiche tra i personaggi e i loro nomi facevano la disperazione di Flaubert, che ci mise due anni a trovare il nome di Madame Bovary, Emma. ([[Ennio Flaiano]]) *Il mio timore era di essere un giorno nient'altro che un innocuo Flaubert da salotto. ([[Jules Renard]]) *Nessun uomo può scrivere versi veramente buoni se non conosce [[Stendhal]] o Flaubert. ([[Ezra Pound]]) *Non è esagerato dire che in Flaubert si riassunse la letteratura francese, almeno da [[François-René de Chateaubriand|Chateaubriand]] in poi, e si formarono le tendenze nuove. La sua opera è un vertice e un crocicchio. Una vita indicibilmente amara ed afflitta fu compensata da un omaggio unanime di cui dopo le epoche classiche s'era quasi perduto l'esempio. ([[Giuseppe Antonio Borgese]]) *Signore, avete seppellito il vostro romanzo in un cumulo di dettagli che sono ben disegnati ma del tutto superflui. (lettera di un editore per ''Madame Bovary'')<ref>Citato in ''Storia della bruttezza'', a cura di [[Umberto Eco]], Bompiani, Milano, p. 393. ISBN 978-88-452-7389-6</ref> *Sulle orme dello [[François-René de Chateaubriand|Chateaubriand]], egli fu si può dire il primo a considerare deliberatamente il romanzo come una sorta di poema in prosa, applicandovi quell'ostinato studio dello stile che prima d'allora si pensava riservato ai poeti, quella cura degli effetti ritmici, coloristici e plastici, che spinsero più di un critico letterario a considerarlo «un parnassiano che ha scritto in prosa». ([[Mario Bonfantini]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Gustave Flaubert, ''Bouvard e Pécuchet'', traduzioni di Camillo Sbarbaro e Michele Rago, Einaudi, Torino, 2015. ISBN 9788858419380 *Gustave Flaubert, ''Dizionario dei luoghi comuni. Album della Marchesa. Catalogo delle idee chic'', traduzione di [[Juan Rodolfo Wilcock]], Adelphi, Milano, 2012. ISBN 9788845972997 *Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Beniamino Dal Fabbro, Einaudi Editore, 1954. *Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Marga Vidusso Feriani, Gherardo Casini Editore, Roma, 1966. *Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', Mondadori, Milano, 1984. *Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Lalla Romano, Einaudi, Torino, 1985. *Gustave Flaubert, ''L'educazione sentimentale'', traduzione di Piero Bianconi, BUR, 1998. ISBN 9788817122078 *Gustave Flaubert, ''L'opera e il suo doppio. Dalle lettere'', a cura di Franco Rella, Fazi Editore, Roma, 2013. ISBN 9788876252242 *Gustave Flaubert, ''La signora Bovary'' (''Madame Bovary'', 1857), traduzione e nota di [[Natalia Ginzburg]], con un saggio di [[Henry James]], Einaudi, Torino, 1983. ISBN 9788806177737 *Gustave Flaubert, ''Lettere'', a cura di Paolo Serini, Giulio Einaudi editore, Torino, 1949. *Gustave Flaubert, ''Lettere a Louise Colet'', a cura di Maria Teresa Giaveri, Feltrinelli Editore, Milano, 1984. *Gustave Flaubert, ''Madame Bovary'', traduzione di Diego Valeri, Oscar Mondadori, 1992. *Gustave Flaubert, ''Madame Bovary'', traduzione di Giuseppe Achille, BUR, 2007. ISBN 9788817100731 *Gustave Flaubert, ''Memorie di un pazzo'' (''Mémoires d'un fou''), traduzione di Maurizio Grasso, introduzione di [[Massimo Colesanti]], TEN, Roma 1996. ISBN 88-8183-324-7 *Gustave Flaubert, ''Salambò'', traduzione di Camillo Sbarbaro, Biblioteca Moderna Mondadori, 1959. *Gustave Flaubert, ''Salambó'', traduzione di Emilio Castellani, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1962. *Gustave Flaubert, ''Tutti i romanzi'', a cura di Massimo Colesanti, Newton Compton editori, Roma, 2012. ISBN 9788854141803 *Giuseppe Marcenaro, ''Viaggio in Liguria'', Sagep, Genova, 1983. ==Filmografia== *''[[Madame Bovary (film 1949)|Madame Bovary]]'' (1949) ==Altri progetti== {{interprogetto|s=fr:Auteur:Gustave Flaubert|s_lingua=francese|s_preposizione=di}} ===Opere=== {{Pedia|Madame Bovary||(1856)}} {{Pedia|Salammbô|''Salambò''|(1862)}} {{Pedia|L'educazione sentimentale||(1869)}} {{Pedia|Bouvard et Pécuchet||(1881)}} {{DEFAULTSORT:Flaubert, Gustave}} [[Categoria:Epistolografi]] [[Categoria:Scrittori francesi]] hjhncp29y1bqi7d8ftpnuqo9wgjll7y Israel Zangwill 0 3112 1418334 1057848 2026-06-26T13:28:46Z Gaux 18878 /* Citazioni su Israel Zangwill */ Giuseppe Antonio Borgese 1418334 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Israel Zangwill.jpg|thumb|right|Israel Zangwill]] '''Israel Zangwill''' (1864 – 1926), commediografo britannico. ==Citazioni di Israel Zangwill== *Gratta il [[cristiano (religione)|cristiano]] e troverai il pagano – rovinato. :''Scratch the Christian and you find the pagan — spoiled.'' (da ''Children of the Ghetto'', libro 2, cap. 6) *Nessun [[ebrei|ebreo]] fu mai abbastanza stupido da diventare cristiano senza essere un [[uomo]] intelligente. :''No Jew was ever fool enough to turn Christian unless he was a clever man.'' (da ''Children of the Ghetto'', libro 1, cap. 7) *Se il vostro occhio destro vi offende, strappatevelo; se il vostro braccio destro vi offende, tagliatevelo. E se la vostra ragione vi offende, diventate cattolico. (citato in [[Giuseppe Rensi]], ''Le aporie della religione. Studio sul problema religioso'', Casa editrice Etna, Catania, 1932, p. 245) :''If your right eye offends you, pluck it out; if your right arm offends you, cut it off. And if your reason offends you, become a Catholic.'' (da ''From a Mattress Grave'', in ''Dreamers of the Ghetto'', cap. 9) ==Citazioni su Israel Zangwill== *La sua forza consiste nel rappresentare gli ebrei con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste. ([[Giuseppe Antonio Borgese]]) ===[[Luigi Tonelli]]=== {{cronologico}} *{{sic|Israele}} Zangwill, scrittore inglese celebrato in patria, non ignoto in Francia, [...]; è affatto sconosciuto in Italia, dove soltanto ora appare la traduzione d'uno dei migliori suoi libri: ''I Sognatori del Ghetto'', e dove non ha trovato ancora il suo critico. Spero che il successo, che coronerà indubbiamente questa prima fatica, paziente ed amorosa, del traduttore Gian Dàuli, incoraggerà l'Editore a tentare la traduzione di altri scritti dello Zangwill: ché veramente in tanta penuria d'opere spirituali, che elevino l'anima alla meditazione de' suoi più profondi problemi, la lettura di esso può fare assai bene. *Egli è ebreo, e ama la sua razza. L'ama perché ha vissuta la parte migliore della sua vita nei limiti angusti e profondi del culto dei padri; perché ne conosce tutta la storia, da Mosè al Congresso sionistico di Basilea, per tutti i paesi, ove fu un Ghetto: da Smirne ad Amsterdam, da Roma al Cairo, da Gerusalemme a Londra e Nuova York...; perché infine il suo spirito artistico trova soddisfazione soltanto nel descrivere il mondo ebraico, nel rivivere la sua storia, nel ritrarre gli stati d'animo per cui passarono gli ebrei nei momenti più diversi della loro civiltà. La sua tavolozza ha infatti colori orientali: il grigio, l'oro, il violaceo, l'indaco..., e le sue linee, sfumate, e le proporzioni, bizzarre. La sua musica è lenta, solenne, malinconica, quasi disperata, come una nenia ebraica. Ma, vinta la prima ripugnanza e incertezza, appare una pallida e soave luce, tremolante all'orizzonte tenebroso, e s'ode una dolce melodia incrinare il rombo dominante.. È la luce della speranza; la melodia dell'amore... Qui è forse l'originalità di Israele Zangwill. *Zangwill sogna l'affratellamento delle religioni, riconosciute tutte egualmente vere, rispetto al popolo e al tempo, che le videro nascere e prosperare; e crede che lo spirito, che informò il Giudaismo e il Cristianesimo, e mosse il Maomettismo e il Protestantesimo, si ravviverà ancora, e ispirerà la nuova Conoscenza, che ancora giace morta e sconosciuta fuori dell'Umanità... ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Zangwill, Israel}} [[Categoria:Commediografi]] [[Categoria:Drammaturghi britannici]] ai22es927p39y7titck2uvrlqdlvn7g 1418335 1418334 2026-06-26T13:29:26Z Gaux 18878 /* Citazioni su Israel Zangwill */ wlink 1418335 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Israel Zangwill.jpg|thumb|right|Israel Zangwill]] '''Israel Zangwill''' (1864 – 1926), commediografo britannico. ==Citazioni di Israel Zangwill== *Gratta il [[cristiano (religione)|cristiano]] e troverai il pagano – rovinato. :''Scratch the Christian and you find the pagan — spoiled.'' (da ''Children of the Ghetto'', libro 2, cap. 6) *Nessun [[ebrei|ebreo]] fu mai abbastanza stupido da diventare cristiano senza essere un [[uomo]] intelligente. :''No Jew was ever fool enough to turn Christian unless he was a clever man.'' (da ''Children of the Ghetto'', libro 1, cap. 7) *Se il vostro occhio destro vi offende, strappatevelo; se il vostro braccio destro vi offende, tagliatevelo. E se la vostra ragione vi offende, diventate cattolico. (citato in [[Giuseppe Rensi]], ''Le aporie della religione. Studio sul problema religioso'', Casa editrice Etna, Catania, 1932, p. 245) :''If your right eye offends you, pluck it out; if your right arm offends you, cut it off. And if your reason offends you, become a Catholic.'' (da ''From a Mattress Grave'', in ''Dreamers of the Ghetto'', cap. 9) ==Citazioni su Israel Zangwill== *La sua forza consiste nel rappresentare gli [[ebrei]] con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste. ([[Giuseppe Antonio Borgese]]) ===[[Luigi Tonelli]]=== {{cronologico}} *{{sic|Israele}} Zangwill, scrittore inglese celebrato in patria, non ignoto in Francia, [...]; è affatto sconosciuto in Italia, dove soltanto ora appare la traduzione d'uno dei migliori suoi libri: ''I Sognatori del Ghetto'', e dove non ha trovato ancora il suo critico. Spero che il successo, che coronerà indubbiamente questa prima fatica, paziente ed amorosa, del traduttore Gian Dàuli, incoraggerà l'Editore a tentare la traduzione di altri scritti dello Zangwill: ché veramente in tanta penuria d'opere spirituali, che elevino l'anima alla meditazione de' suoi più profondi problemi, la lettura di esso può fare assai bene. *Egli è ebreo, e ama la sua razza. L'ama perché ha vissuta la parte migliore della sua vita nei limiti angusti e profondi del culto dei padri; perché ne conosce tutta la storia, da Mosè al Congresso sionistico di Basilea, per tutti i paesi, ove fu un Ghetto: da Smirne ad Amsterdam, da Roma al Cairo, da Gerusalemme a Londra e Nuova York...; perché infine il suo spirito artistico trova soddisfazione soltanto nel descrivere il mondo ebraico, nel rivivere la sua storia, nel ritrarre gli stati d'animo per cui passarono gli ebrei nei momenti più diversi della loro civiltà. La sua tavolozza ha infatti colori orientali: il grigio, l'oro, il violaceo, l'indaco..., e le sue linee, sfumate, e le proporzioni, bizzarre. La sua musica è lenta, solenne, malinconica, quasi disperata, come una nenia ebraica. Ma, vinta la prima ripugnanza e incertezza, appare una pallida e soave luce, tremolante all'orizzonte tenebroso, e s'ode una dolce melodia incrinare il rombo dominante.. È la luce della speranza; la melodia dell'amore... Qui è forse l'originalità di Israele Zangwill. *Zangwill sogna l'affratellamento delle religioni, riconosciute tutte egualmente vere, rispetto al popolo e al tempo, che le videro nascere e prosperare; e crede che lo spirito, che informò il Giudaismo e il Cristianesimo, e mosse il Maomettismo e il Protestantesimo, si ravviverà ancora, e ispirerà la nuova Conoscenza, che ancora giace morta e sconosciuta fuori dell'Umanità... ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Zangwill, Israel}} [[Categoria:Commediografi]] [[Categoria:Drammaturghi britannici]] prxxyt3lnssbh0ik7i7w0z4f3tgm5ax 1418342 1418335 2026-06-26T13:46:51Z Gaux 18878 /* Citazioni su Israel Zangwill */ altra di Borgese 1418342 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Israel Zangwill.jpg|thumb|right|Israel Zangwill]] '''Israel Zangwill''' (1864 – 1926), commediografo britannico. ==Citazioni di Israel Zangwill== *Gratta il [[cristiano (religione)|cristiano]] e troverai il pagano – rovinato. :''Scratch the Christian and you find the pagan — spoiled.'' (da ''Children of the Ghetto'', libro 2, cap. 6) *Nessun [[ebrei|ebreo]] fu mai abbastanza stupido da diventare cristiano senza essere un [[uomo]] intelligente. :''No Jew was ever fool enough to turn Christian unless he was a clever man.'' (da ''Children of the Ghetto'', libro 1, cap. 7) *Se il vostro occhio destro vi offende, strappatevelo; se il vostro braccio destro vi offende, tagliatevelo. E se la vostra ragione vi offende, diventate cattolico. (citato in [[Giuseppe Rensi]], ''Le aporie della religione. Studio sul problema religioso'', Casa editrice Etna, Catania, 1932, p. 245) :''If your right eye offends you, pluck it out; if your right arm offends you, cut it off. And if your reason offends you, become a Catholic.'' (da ''From a Mattress Grave'', in ''Dreamers of the Ghetto'', cap. 9) ==Citazioni su Israel Zangwill== *La sua forza consiste nel rappresentare gli [[ebrei]] con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste. ([[Giuseppe Antonio Borgese]]) *Leggendo lo [[William Shakespeare|shakespeariano]] ''Mercante di Venezia'', egli non ha certo alcunché da obbiettare alla veridicità del carattere di Shylock, e accetta quella mistura di sacro e profano, di ortodossia dottrinaria e di brama crudele, collauda con la sua personale esperienza del [[ghetto]] la fermezza dello strozzino nel pretendere la libbra di carne e il duplice, dissono sospiro del padre: «Mia figlia! I miei ducati!» In genere, egli accetta senza mormorazioni l'aneddotica proverbiale che i cristiani hanno accumulata sul conto del popolo senza re né regno, della quale d'altronde conosce le fonti ebraiche e bibliche, nulla essendo, da certi punti di vista, meno lusinghiero per gli ebrei che la storia di Esaù o quella di Giuseppe. Ma l'arte e il sentimento di Zangwill cominciano proprio qui: dove finisce il racconto dell'ironista cristiano, o dell'autoironista giudeo che gode umiliandosi innanzi a se stesso e innanzi ai suoi nemici. Zangwill non discute le accuse ai suoi correligionari, non fa apologetica nazionalista; ammette senz'altro la verità materiale delle accuse e ne interpreta, esaltandolo, il senso. ([[Giuseppe Antonio Borgese]]) ===[[Luigi Tonelli]]=== {{cronologico}} *{{sic|Israele}} Zangwill, scrittore inglese celebrato in patria, non ignoto in Francia, [...]; è affatto sconosciuto in Italia, dove soltanto ora appare la traduzione d'uno dei migliori suoi libri: ''I Sognatori del Ghetto'', e dove non ha trovato ancora il suo critico. Spero che il successo, che coronerà indubbiamente questa prima fatica, paziente ed amorosa, del traduttore Gian Dàuli, incoraggerà l'Editore a tentare la traduzione di altri scritti dello Zangwill: ché veramente in tanta penuria d'opere spirituali, che elevino l'anima alla meditazione de' suoi più profondi problemi, la lettura di esso può fare assai bene. *Egli è ebreo, e ama la sua razza. L'ama perché ha vissuta la parte migliore della sua vita nei limiti angusti e profondi del culto dei padri; perché ne conosce tutta la storia, da Mosè al Congresso sionistico di Basilea, per tutti i paesi, ove fu un Ghetto: da Smirne ad Amsterdam, da Roma al Cairo, da Gerusalemme a Londra e Nuova York...; perché infine il suo spirito artistico trova soddisfazione soltanto nel descrivere il mondo ebraico, nel rivivere la sua storia, nel ritrarre gli stati d'animo per cui passarono gli ebrei nei momenti più diversi della loro civiltà. La sua tavolozza ha infatti colori orientali: il grigio, l'oro, il violaceo, l'indaco..., e le sue linee, sfumate, e le proporzioni, bizzarre. La sua musica è lenta, solenne, malinconica, quasi disperata, come una nenia ebraica. Ma, vinta la prima ripugnanza e incertezza, appare una pallida e soave luce, tremolante all'orizzonte tenebroso, e s'ode una dolce melodia incrinare il rombo dominante.. È la luce della speranza; la melodia dell'amore... Qui è forse l'originalità di Israele Zangwill. *Zangwill sogna l'affratellamento delle religioni, riconosciute tutte egualmente vere, rispetto al popolo e al tempo, che le videro nascere e prosperare; e crede che lo spirito, che informò il Giudaismo e il Cristianesimo, e mosse il Maomettismo e il Protestantesimo, si ravviverà ancora, e ispirerà la nuova Conoscenza, che ancora giace morta e sconosciuta fuori dell'Umanità... ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Zangwill, Israel}} [[Categoria:Commediografi]] [[Categoria:Drammaturghi britannici]] 2dtyvufz3gk3ts7017ts1m441bk10qp Erich Mühsam 0 3950 1418377 1378318 2026-06-27T06:19:09Z Spinoziano 2297 revisione e ampliamento 1418377 wikitext text/x-wiki [[File:Bundesarchiv Bild 146-1981-003-08, Erich Mühsam.jpg|thumb|Erich Mühsam nel 1928]] '''Erich Mühsam''' (1878 – 1934), anarchico, poeta e attivista tedesco. ==''Ascona, Monte Verità e schegge''== *''Le allodole cinguettando mi danno | il buongiorno | e l'aria mite è tutta un canto, || allora pieno di speranza corre il mio | piede | rapido nella campagna, lontano da ogni | ansia umana...'' (''Ascona sul Lago Maggiore'', 1905; p. 15) *{{NDR|Su [[Ascona]]}} E com'è bello questo paesaggio! In lontananza gli alti gioghi montani verde scuri, dolcemente ondulati, qua e là altipiani in lento declivio, talora interrotti da vulcanici coni terminanti a punta. E dove il lago curva ad angolo e diventa più profondo verso l'Italia, di fronte allo sguardo, a chiudere l'accerchiamento, si erge un'altra parete enormemente silenziosa. Ma a nord, oltre Locarno, si allungano i denti luccicanti di neve alla sommità delle Alpi colossali; in magnifico contrasto con la quieta catena montuosa ad est, ovest e sud. (''Ascona'', 1905; pp. 23-24) *Verde chiaro è il colore del lago, più raramente azzurrognolo, solo quando è infuriato e picchiano i flutti vigorosi rimbombando sulle sponde, quindi l'acqua s'impenna in frangenti verde scuro, spumeggianti. Da nessuna parte ho mai avvertito la profondità di un lago come il [[lago Maggiore]]. È come se i pendii nell'inclinazione più scoscesa verso l'acqua con dita sotteranee si sollevassero all'insù dal fondo del lago, e come se al di là delle montagne da tutte le parti stessero le vallate profonde, molto, molto più profonde della superficie del lago. (''Ascona'', 1905; p. 24) ==Bibliografia== *Erich Mühsam, ''Ascona, Monte Verità e schegge'', traduzione di Andrea Chersi, L'Affranchi edizioni, Salorino, 1989. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Muhsam, Erich}} [[Categoria:Anarchici]] [[Categoria:Attivisti tedeschi]] [[Categoria:Poeti tedeschi]] fp9mnxg7bbfvna84b6vdloq0gozwxwp Template:SelezioneNuove 10 4465 1418306 1418202 2026-06-26T13:10:59Z Spinoziano 2297 + 1418306 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. La lista viene aggiornata periodicamente da un utente registrato qualunque (nessun timore!), per un totale di 30. AGGIUNGI QUI UNA NUOVA VOCE: NON DIMENTICARE IL SEPARATORE "{{,}}" --> [[Moonfall]]{{,}} [[Severino Ferrari]]{{,}} [[I conquistatori (film 1946)]]{{,}} [[Pianeta rosso]]{{,}} [[Scudiero]]{{,}} [[Sotto il vestito niente]]{{,}} [[David C. Cassidy]]{{,}} [[The Cloverfield Paradox]]{{,}} [[Roberto Benzoni]]{{,}} [[John Boorman]]{{,}} [[Giuseppe Regaldi]]{{,}} [[Ettore Stampini]]{{,}} [[Memorandum di Islamabad]]{{,}} [[Andrea Kimi Antonelli]]{{,}} [[Paolo Ravazzoli]]{{,}} [[Giandomenico Nardo]]{{,}} [[Ermanno Giglio-Tos]]{{,}} [[Rina Monti]]{{,}} [[Carlo Alfonso Nallino]]{{,}} [[Rinaldo Rigola]]{{,}} [[Pomponio Mela]]{{,}} [[Laurence Echard]]{{,}} [[Giovan Battista Nicolosi]]{{,}} [[Carlo Boselli]]{{,}} [[Bartolomeo Borghi]]{{,}} [[Romeo Venturelli]]{{,}} [[Toyoo Ashida]]{{,}} [[Muro di Sormano]]{{,}} [[Ken il guerriero 2]]{{,}} [[Ken il guerriero (serie animata)]] <!-- NON DIMENTICARE DI TOGLIERE L'ULTIMO SEPARATORE "{{,}}" --></div><noinclude> [[Categoria:Template selezione]] </noinclude> fxidpj5u6ehmxiafg6f9v5frld7x8nz Guido Piovene 0 6896 1418392 1415346 2026-06-27T08:40:54Z Gaux 18878 /* Citazioni di Guido Piovene */ Giuseppe Antonio Borgese 1418392 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Guido Piovene.jpg|thumb|Guido Piovene]] '''Guido Piovene''' (1907 – 1974), scrittore e giornalista italiano. ==Citazioni di Guido Piovene== *Chiarire agli italiani che la razza è un dato scientifico, biologico, basato sull'affinità di sangue, è il primo compito che il libro {{NDR|''Contra Judeos''}} incoraggia; secondo, di dimostrare che l'inferiorità di alcune razze è perpetua; che negli incroci l'inferiore prevale sul superiore; che la razza italiana dev'essere gelosa della sua immunità... Gli ebrei possono essere solo nemici e sopraffattori della nazione che li ospita. Di sangue diverso, e coscienti dei loro vincoli, non possono che collegarsi contro la razza aliena. L'enorme numero di posizioni eminenti occupato in Italia dagli ebrei, è il risultato di una tenace battaglia. Come stranieri, essi tentano di ottenere il trionfo sulla cultura nazionale altrui, portandola a forme «europeistiche», staccandola dalle radici popolari dell'arte, come è avvenuto in Italia.<ref>Da una recensione del novembre 1938 per il ''Corriere della Sera'' del libro ''Contra Judeos'' di [[Telesio Interlandi]]; citato in [[Rosetta Loy]], ''La parola ebreo'', Giulio Einaudi editore, Torino, 1997, p. 30. ISBN 88-06-14542-8</ref> *L'adolescenza del [[Giuseppe Antonio Borgese|Borgese]] è imbevuta di tendenze che, riunitesi intorno al Verga, conservano un'intonazione manzoniana: d'un Manzoni in cui sia tolta la febbre morale, ma esercitato ed esteso l'amore del documento e dell'indagine storica come principio dell'arte.<ref>Da ''Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese'', in ''Nuova Antologia'', p. 502.</ref> *La gente povera, in ''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]'', si innalza alla poesia, e il viso di Anna nella morte prende la dignità e la luce di un marmo: mentre gli antagonisti restano irrimediabilmente brutali e volgari. Questo è assai ben narrato. [[Mario Camerini|Camerini]], antiretorico, narra solo attraverso la rappresentazione dei fatti più quotidiani e consueti. E otterrebbe la compiutezza, se pervenisse a una più intima fusione tra la parte maggiore della sua storia (la macchina sociale che stritola gli indifesi) e la comune vicenda cui si appoggia, di insufficiente sostegno. Quasi a sanare il dissidio, v'è un eccessivo profluvio di sentimento, un soverchio uso di fatti che chiedono il pianto. Ma il film è ottimo, e va sulla buona via.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 25 ottobre 1942; citato in Savio, p. 344.</ref> *La persecuzione antiebraica è solo uno degli aspetti del [[razzismo]] nel [[mondo]], ma ne è stata l'espressione più orribile.<ref>Da un articolo pubblicato sul ''Corriere della sera'', 1961; da ''La coda di paglia'', Mondadori, 1962.</ref> *{{NDR|Su ''[[Se io fossi onesto]]''}} Questi film nei quali una trama ingegnosa, irta di trovate e di equivoci, si svolge in un immaginario paese di case novecento, di milionari, di maggiordomi sono ormai diventati una nostra specialità e difficilmente se ne vede uno veramente cattivo. [...] Il regista [[Carlo Ludovico Bragaglia|Bragaglia]] ha mostrato anche qui esattezza, misura e sicurezza di taglio, raggiungendo il suo intento, che era di divertire.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 4 marzo 1942; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/se-io-fossi-onesto-tojovj56 Se io fossi onesto]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[I 3 aquilotti]]''}} Si tratta d'una specie di {{sic|lungo metraggio}} sull'Accademia aeronautica di Caserta, nel quale è stata inserita una lieve trama. [...] È un film che corre liscio e di esperta condotta: la recitazione, a cui hanno partecipato giovani della Scuola e giovani della G.I.L., procede senza intoppi; e sotto il buon mestiere resta così dissimulato quanto vi è nella trama di non del tutto originale.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 31 agosto 1942; citato in Savio, p. 361.</ref> *Una [[vizio e virtù|virtù]] è sempre un [[vizio e virtù|vizio]] trasformato. Bisogna avere il coraggio di ammettere che ogni virtù si ricava dal vizio.<ref>Dalla prefazione a ''La gazzetta nera'', Mondadori, Milano, 1953.</ref> *[[Viaggio|Viaggiare]] dovrebbe essere sempre un atto di umiltà.<ref>Da ''De America''</ref> *{{NDR|Su ''[[Un garibaldino al convento]]''}} [[Vittorio De Sica]] ha fatto un altro ottimo film, in cui dimostra le sue solite doti, l'accuratezza, la finezza, lo zelo, il giusto orecchio, la compiuta misura, e questa volta qualche cosa di più. [...] Il film è buono per la delicata pittura delle due famiglie avverse, dei familiari, del pietismo conventuale, dei soldati borbonici (se mai ha un difetto è di essere fin troppo bello, troppo finito e levigato); è buono per le figure minori, vivaci e di fresca invenzione; è buono per il dialogo al quale hanno collaborato scrittori, per esempio [[Adolfo Franci]]; nelle ultime scene poi, l'assedio, la fuga a cavallo, l'inseguimento e la carica dei garibaldini, incalzanti, piene di ansia, De Sica trova il suo meglio.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 14 marzo 1942; citato in [[Roberto Chiti (critico)|Roberto Chiti]] e [[Enrico Lancia]], ''Dizionario del cinema italiano: i film'', Gremese Editore, Roma, 2005, [https://books.google.it/books?id=UlKjE82BEe4C&pg=PA158 p. 158]. ISBN 88-8440-351-0</ref> *{{NDR|Sui [[salotto letterario|salotti]] parigini del Novecento}} Una di quelle colazioni che offrono ai letterati due o tre signore della società parigina, le quali mantengono in vita la tradizione dei salotti intellettuali in belle case con un busto di marmo bianco sul camino.<ref>Citato alla voce ''Salotto'', ''Grande Dizionario della lingua italiana'', a cura di Salvatore Battaglia, vol. XVI, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1995, p. 424.</ref> ==''Viaggio in Italia''== *{{NDR|[[Bolzano]]}} È opulenta, moderna. Ma la sua bellezza è gotica: le lunghe vie fiancheggiate di portici, abbellite non tanto da questa o quella costruzione, quanto dal movimento degli angoli e delle sporgenze, che crea fondali di teatro, giochi di luce. (p. 9) *[...] conoscere [[Andrea Palladio|Palladio]], la Basilica, la Loggia del Capitanio, la Rotonda, il teatro Olimpico, il palazzo Chiericati e gli altri attraverso gli studi è una conoscenza imperfetta. Bisogna vederlo a [[Vicenza]]. (p. 49) *È fantasia dei [[Friuli|friulani]] che la loro terra, con le montagne della [[Carnia]], le colline dell'Udinese, la pianura, i paesaggi lagunari lungo la costa, le diverse razze e i colori vivaci di un tempo più antico del nostro, sia per se stessa un universo nella sua varietà. Aquileia romana, [[Udine]] veneziana e [[Cividale del Friuli|Cividale]] longobarda... (p. 60) *[[Verona]] fu romana, gota, poi bizantina e longobarda. La tennero i Carolingi e gli imperatori tedeschi; fu un glorioso Comune e una gloriosa Signoria. Fu scaligera, viscontea, veneziana; l'avvicendamento fu rapido, ed ogni fase sovrappose all'altra il suo segno. In ogni fase storica ebbe una parte dominante, per l'importanza strategica e mercantile, grande fortezza ed incrocio di arterie tra l'Italia e il mondo germanico. Per varietà di stili, nessuno dei quali prevale, Verona non ha pari tra le città italiane se si eccettua Roma. (p. 78) *Tra l'azzurro ed il bianco, sul fondo dei colli di un verde opaco, [[Genova]] è misteriosa al modo di [[Londra]], l'altra città europea fatta a compartimenti stagni. La fantasia, dice Stevenson, è stimolata a Londra, perché Londra è un incastro di ambienti segreti l'uno all'altro. L'animo può così giocare al mistero, compiacersi in acrobazie che oggi si direbbero metafisiche, immaginando qui un cinese, qui un baro, una vecchia duchessa, un commerciante di caucciù, un dinamitardo, accostandoli, mescolandoli, ponendoli in rapporti occulti. Congerie di misteri simili non s'incontrano mai nelle semplici città italiane, ma Genova è forse l'unica che susciti la fantasia di retroscena clandestini. Un libro giallo che si svolga a [[Roma]], a [[Venezia]] o a [[Firenze]] ha qualche cosa di incredibile, ma se si svolge a Genova si riesce a credervi (o quasi). E, proprio come Londra, Genova ha la speciale teatralità degli esseri e delle vicende su cui si sente pendere qualche cosa di occulto. (p. 220) *Ma l'affetto indugia ancora su [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], che resta la più vera, viva e in fondo moderna. Appoggiata a terrazze che digradano sulle pendici, le case sembrano erette l'una sull'altra; tutte sembrano spingersi in lato più che possono, come le piante d'una selva, in cerca di luce; si direbbe che una sola scaletta a chiocciola, nell'interno di esse, ci possa condurre dal porto alla cima delle colline. Al sommo, i nuovi grattacieli s'intonano con l'aspetto verticale della città. Nella calca s'incuneano giardinetti da casba, oleandri, magnolie. (p. 221) *Quasi tutte le città italiane furono fatte e rifatte attraverso i secoli. Ma le case di [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], in modo speciale. Più che portare i segni delle trasformazioni, li nascondono con avarizia. I loro muri sono ossari di stili, forzieri di vestigia; basta bucare un muro per trovare sotto l'intonaco qui una finestra di cotto, qui un bassorilievo o un affresco. Sono muri pieni di spettri tra sciami di gente vivace. (p. 222) *Parallela a via Gramsci, più in alto, ma in continua simbiosi col porto, corre [[Via di Prè|via Prè]], stretta, lunga, la più popolare di Genova, e forse la più genovese. Benché si stenda vicino ai mercati e alla Borsa, molti dei suoi abitanti non ne escono mai, avendo fin troppo da fare sul posto. Fritture, torte, contrabbando al minuto, argomento troppo importante per passarlo sotto silenzio. (p. 222-223) *I [[genovesi]] sono risparmiatori, lavoratori, produttori e prudenti. Non produttori al modo dei milanesi, troppo giocatori per Genova e propensi a confondere l'affare con l'avventura. Predomina in questo porto un'idea moralistica del lavoro; perciò, almeno in alcuni, si avverte lo spavento di guadagnare troppo, cioè di essere giocatori, gente, secondo i moralisti, esposta a sicura rovina. Nascondono la ricchezza ancor più dei piemontesi; conosco ricchi che hanno un numero elevato di dipendenti, ma sembrano vergognarsene, e li fanno vedere poco. La ricchezza si riversa in casa. (p. 224) *[[Genova]] è una città dura che si compiace d'essere sentimentale. Immagina se stessa rude, ma dolce nel segreto. Il misantropo di buon cuore è un personaggio importante della commedia dialettale che essa recita nella vita. Un buon genovese non deve mai mostrarsi commosso, ma voltate le spalle deve sempre asciugare una lagrima di soppiatto. (p. 225) *Si è parlato del culto genovese dei morti, che talvolta palesa un grandioso concetto della classe. La visita a [[Cimitero monumentale di Staglieno|Staglieno]], il più famoso cimitero d'Italia, mostra come quel concetto sia stato tramandato dall'aristocrazia alla borghesia filantropica. Nemmeno il Cimitero Monumentale di Milano offre una tale antologia di autocelebrazioni mediante il sepolcro. Qui vedi il finanziere in panciotto di marmo bianco, che si congeda dalla moglie piangente; ma si congeda in un palazzo; e morire significa andare di là di un tendaggio di broccato dalle ricche pieghe. Un altro defunto appare nella veste di un angelo che versa da una ciotola una pioggia di monete d'oro; ed un altro, dice l'epigrafe, «cessò di vivere ma non di beneficare – legando a pietosi istituti – parte non umile del ricco suo censo». (pp. 227-228) *Il [[porto di Genova]] è uno dei più perfetti d'Europa; non vi è merce che non possa essere rapidamente sbarcata e imbarcata. (p. 232) *Una reazione tipica del produttore genovese di fronte alla crisi è quella moralistica: «Io lavoro da mattina a sera». Adriano Olivetti a Ivrea mi parlava di questo moralismo-dolorismo dell'industria italiana, di questo feticismo nazionale per la fatica, il lavoro domenicale ed il dormire poco; in nessuna città è maggiore che a [[Genova]]; esso viene opposto alla crisi, che è subìta perciò come un'ingiustizia. Mai come a Genova ho accolto tante testimonianze di gente che lavora sempre e non dorme mai. (p. 235) *{{NDR|[[Cesena]]}} Questa graziosa cittadina, circondata di bei frutteti, e perciò a primavera ravvolta di una nuvola d'alberi bianchi e rosa, addossata a un colle e dominata da una rocca che la include in parte, è nota anche nella cronaca delle ultime guerre, perché diede un buon numero di aviatori medaglia d'oro. Ivi ho raccolto molto di quel colore romagnolo, che ho poi versato in queste pagine solo in minima parte. (pp. 318-319) *La splendida [[Biblioteca Malatestiana|biblioteca malatestiana]] di Cesena è il cuore della cultura della Romagna. Costituita, a metà Quattrocento, per ordine di Novello Malatesta sul fondo di una più antica biblioteca conventuale, nella scia di quella di San Marco a Firenze, è una perfetta creazione del genio del Rinascimento. Non solamente per i codici corali miniati, incunaboli di gran pregio ch'essa con­tiene, ma per la stupenda sala, opera di Matteo Nuti, scolaro dell'[[Leon Battista Alberti|Alberti]]. Col tempio malatestiano di Rimini, con il [[Palazzo Ducale (Urbino)|Palazzo Ducale di Urbino]] e con i più tardi palazzi degli Estensi a Ferrara è quanto di più puro ci abbia dato quel secolo in cui la cultura toccò l'estremo punto della raffinatezza. [...] Appare, la meravigliosa sala, con due file di colonne in fuga prospettica e i muri cui il tempo ha dato sfumature verdi e rosee. Difficile associare più distillata purezza a più slancio di fantasia. (p. 319) *La Toscana è tra le regioni del mondo più famose per la loro bellezza. È un luogo comune parlare della dolcezza e della grazia dei suoi paesaggi. Le valli intorno a Firenze, nel Pistoiese, in Lucchesia e altrove, con i loro giochi d’olivi chiari e di cipressi scuri, hanno una veste incantevole che sa di pittura e di prospettiva artistica, Pure, ad osservarla bene, la dolcezza non è la più intima caratteristica della terra toscana, come invece dell’Umbria. Anche nelle parti più amene, quali la valle del Mugello ed il Chianti, sotto l’involucro grazioso si scopre una precisione, una purezza di contorni, uno scarno rigore di disegno: mentre l’occhio si incanta sulla dolcezza delle prime apparenze scivola dentro l’animo una lezione più severa. La bellezza toscana è una bellezza di rigore, di perfezione, talvolta di ascetismo sotto l’aspetto della grazia. (pp. 359-360) *Il rigore del paesaggio toscano emerge in plaghe dove, come intorno a Siena e a Volterra, la creta biancastra traluce tra le vegetazioni, fissando come nel diamante i contorni di un paesaggio netto, duro e supremamente perfetto. Dunque un paesaggio intellettivo, imbevuto d’intelligenza, che sembra pensare esso stesso intorno all’uomo e nella maniera più alta. (p. 360) *L'attaccamento alla contrada non ha nulla a che fare con le idee, col partito politico, con gli interessi. Dipende in modo esclusivo dal luogo di nascita, dall'atavicità, da tutto quello insomma che è prenatale; non è pensiero, ma passione contratta con il semplice venire al mondo. L'uomo di [[Siena]] sente, più profondo di tutto, di fronte alla propria Contrada, quello che fu chiamato «il demone dell'appartenenza». (p. 387) *{{NDR|A [[Siena]]}} Nei giorni della [[Palio di Siena|corsa]] tutto è sospeso, l'appetito come l'amore e l'amministrazione pubblica. [...] La sera {{NDR|dopo il Palio}}, vi sono due Siene. Luce, vino e tripudio nella contrada vincitrice e nelle alleate. Ma se si sbircia dentro la contrada nemica, si crede d'essere in una città abbandonata; le finestre e gli usci sprangati, buio, silenzio e lutto. (pp. 387-388) *La bellezza di [[Napoli]] cresce di giorno in giorno, di settimana in settimana, via via che scopre i suoi segreti. Finché si giunge a intendere che veramente è questo il più bel golfo della terra. (p. 430) *L'orario a Napoli può essere una necessità pratica, mai una necessità intima. Lo si abbandona quando non occorre più. (p. 430) *I bambini, le «creature» brulicano. Anche nei ristoranti medi, pochi sono gli avventori senza i bambini intorno. Napoli è una città allattante e poppante, perpetuamente gravida. Un semidio napoletano è l'amore; nella coscienza popolare, l'amore si redime con la creazione. (p. 432) *Napoli non è una città per puristi. Vedo una chiesetta barocca, che porta a metà altezza la statua di un angelo, e si prolunga sul medesimo piano con la finestra e il balconcino di una casa senza pretese. Al balconcino sta una donna, gomito a gomito con la statua dell'angelo; questa è veramente Napoli; si abbatta la casa e il balcone, e anche la chiesa sarà divenuta scipita. In tutte le città, ma a Napoli specialmente, risulta evidente che l'arte non è fatta soltanto di quelle che chiamiamo opere d'arte. (p. 433) *È un accento che spesso ho udito risuonare a Napoli in diversa forma. Un incanto nel vivere, unito però al sottinteso che il vivere ha per se stesso qualche cosa di doloroso. Si ha una specie di pendolo tra quell'incanto e quel sottinteso riposto: non si sa mai quale prevalga. (p. 437) *A [[Napoli]], come a Parigi, è difficile udire, almeno in conversazione, quei giudizi assoluti, radicalmente negativi che si odono altrove; come a Parigi, la tendenza è piuttosto verso l'assoluzione, naturalmente con un sottinteso un po' scettico, e senza approfondire troppo; vi è sempre, nei giudizi, un umorismo e un garbo di capitale anche mondana. (p. 443) *Come ha trovato modo di convivere con i santi, con i miracoli, con la scienza e la tecnica, questo popolo vive in confidenza con le forze occulte e la potenze cosmiche. Dovunque si destreggia con la sua malizia, come la piccola barca sulle onde del mare. Anche per questo credo che il [[Vesuvio|vulcano di Napoli]], come gli scavi archeologici del Napoletano, non abbiano equivalenti in nessuna parte del mondo: tutto a Napoli, è umanizzato due volte. (pp. 464-465) *Splendida eredità del dominio borbonico, il [[Museo archeologico nazionale di Napoli|museo Nazionale]] è dentro l'anima di Napoli, e un forestiero se ne avvede più di un napoletano stesso. [...] La vita romana qui perde ogni solennità accademica, e si avvicina con un realismo loquace; la confidenza subentra alla riverenza; non si potrebbe pensare un museo come questo se non a Napoli [...] (pp. 465-466) *Può darsi che la [[cucina napoletana]], come un gastronomo mi disse, sia cucina di città povera; una cucina primordiale, nata dai tre prodotti elementari della terra e delle acque, il grano, gli ortaggi e il pesce; giocata sulle variazioni di tre cibi, la pasta, il pesce e l'antichissima pizza. Molti forestieri non amano la cucina di Napoli perché, condotti da diverse abitudini, non la scoprono mai. Ma, quand'è buona, essa contiene, nel tempo stesso, l'antichità e la natura; porta alla comunione con la natura e con un passato remoto; è semplice e mitologica. (p. 473) *Vi fu chi mi disse che i due giardini di [[Ravello]], a villa Rufolo e al Cimbrone, sono i giardini più straordinari del mondo insieme con quelli di Charleston nella Carolina del Sud; ed è giusto nel senso che né gli uni né gli altri hanno equivalenti altrove. Forse i giardinieri a Ravello hanno subìto un'influenza britannica. Certo hanno acquistato l'arte di intonare colori diversissimi gettandoli alla rinfusa, come su una tavolozza, astenendosi dalle aiole troppo disegnate. Sono giardini, quelli di Ravello, romantici, di una scapigliatura geniale. (p. 477) *[[Salerno]] è diversa da Napoli, nell'apparenza e nello spirito. Qui veramente cadono molti luoghi comuni sull'Italia meridionale. L'aspetto è infatti quasi settentrionale, e la pulizia quasi svizzera. I discorsi sono secchi, brevi, propri di persone attive. [...] Coloro che conoscono la vita salernitana nell'intimo mi dicono ch'essa è un miscuglio, tipico dell'Italia meridionale in questa fase di passaggio, e nei luoghi di punta, di usanze ancora patriarcali e di modernismi talvolta anche strani ed eccessivi. [...] Osservando bene Salerno, si ha dunque l'impressione di un centro abbastanza tipico della fase di trasformazione dell'Italia meridionale. L'industrializzazione e il benessere sono in progresso, anche se le antiche passività gravino ancora fortemente. (pp. 477-478) *{{NDR|La [[Reggia di Caserta]]}} Il fascino di questa Versailles del Napoletano [...] viene per me soprattutto da un certo che di gratuito e di favoloso che emana da questo palazzo di grandezza sproporzionata sorgente in mezzo a una piatta pianura: esiste, lo abbiamo già detto, un [[surrealismo]] napoletano ''avant-lettre'', che nacque dal fasto teatrale di Napoli: e che consiste nel campare grandi fantasie architettoniche dove meno si aspettano. Lo stesso parco, attraversato dalle acque ricadenti da un monticello, poi scorrenti in lieve pendìo di bacino in bacino, interrotte da gruppi bianchi di grandi statue, animali, divinità, venti che gonfiano le gote, Atteone mutato in cervo e sbranato dai cani, è una fantasia macroscopica, in cui tutto sembra essere un po' più grande del giusto; questo genera un turbamento dell'immaginazione, che i [[barocco|barocchi]] chiamavano la meraviglia. È chiaro il desiderio di superare in fasto le grandi regge europee e le grandi metropoli; il contrasto tra questo sogno e la realtà dell'ambiente fa sì che quella di Caserta, ben più di quella di Versailles, sia una reggia di fantasia. (pp. 493-494) *Si sale sulla costa del monte d'un giallo fulvo; ai piedi si ha la pianura, l'immenso quadrilatero della [[Reggia di Caserta|reggia]]; poi ci si interna, e la pianura sparisce. Esiste in [[Provenza]] una splendida ed illustre città abbandonata tra le rocce, Les Beaux; {{sic|[[Casertavecchia|Caserta vecchia]]}}, longobarda, sorta nell'ottavo secolo, già sede di vescovi e conti, è il suo equivalente italiano. Soltanto Les Beaux è di due stili, medievale e Rinascimento, Caserta tutta medievale; e Les Beaux è celebrata in Francia, mentre Caserta vecchia è quasi ignota da noi. Capace di alloggiare molte migliaia di persone, ne racchiude duecento circa. È un nodo di case e viuzze morto e monocromo, del colore giallastro del travertino; intorno un paesaggio di colli brulli, sassosi, seminati di spunzoni di torri; un paesaggio fermo e perfetto. (p. 494) *Si trova a [[Benevento]] un orgoglio civico e storico maggiore che nelle altre città provinciali campane. (p. 496) *[[Benevento]] non è Napoli, e ci tiene a farlo sapere. Già la loro indole, mi fanno notare i beneventani, differisce molto da quella del resto della Campania: più dura, più chiusa, più alpina. [[Salerno]] ha qualcosa di milanese per quanto è possibile nel Mezzogiorno; ho ritrovato ad [[Avellino]] esemplari perfetti di un certo tipo d'intellettuale del Sud, intelligente, pessimista, che contempla se stesso e i suoi malanni come un capitolo di storia. I beneventani invece trasportano se mai nel Sud qualche caratteristica dei trentini. Lo stesso clima è freddo, poco campano; gli splendidi panorami della provincia sono alpestri. (p. 496) *Dopo la caduta di Roma, Benevento ebbe un'altra epoca di splendore sotto il dominio longobardo, e fu il più importante feudo longobardo del Sud. Sotto Roma, e nel Medio Evo, fu grande centro di traffico commerciale fra Tirreno e Adriatico. I beneventani tengono a quello sfondo lontano di internazionalismo. Gli stessi nomi, mi dicono gli studiosi, nei documenti degli archivi, dimostrano che le famiglie provenivano da ogni parte; la popolazione aveva una composizione internazionale, e Benevento qualche cosa della metropoli. (p. 496) *Oggi Benevento è in gran parte una città nuova di zecca con oasi di splendidi monumenti.<br>Pure negli avanzi di quella che fu l'aristocrazia intellettuale del Sud, viva sebbene numericamente ristretta, ho qui notato una passione per l'arte, una difesa del patrimonio artistico ed archeologico, che nel Nord dell'Italia sono meno comuni. È quella passione umanistica che nel Mezzogiorno d'Italia minaccia ormai di naufragare, ma che qui è tenuta desta, come dicevo, anche dall'orgoglio civico. (pp. 496-497) *[...] l'[[Arco di Traiano (Benevento)|Arco di Traiano]], forse il più bello e armonioso degli archi romani esistenti, più bello di quelli di Roma. Ed è anche un arco stranamente moderno, poiché si vede nei bassorilievi Traiano dedito ad opere sociali ed assistenziali. (p. 497) *L'Italia, con i suoi paesaggi, è un distillato del mondo, le [[Marche]] dell'Italia. (p. 508) *Un viaggio nelle Marche, non frettoloso, porta a vedere meraviglie. (p. 513) *[[Ascoli Piceno]] [...] è una tra le più belle piccole città d'Italia, e non ne vedo altra che le assomigli. [[André Gide|Gide]] la prediligeva [...] bella come alcune città della [[Francia]] del sud, non tanto per questo o quel monumento in modo speciale, ma per il suo complesso, per la qualità antologica, per un incanto che viene da nulla e da tutto. Più di qualsiasi altra dev'essere difesa da stupidi sventramenti. Bisogna avervi passeggiato, a cominciare dalla piazza del Popolo, la piazza italiana che insieme con quella di San Marco a [[Venezia]] dà più un'impressione di sala, cinta da porticati, chiusa dalla stupenda abside di San Francesco; o costeggiando il Battistero del Duomo; o lungo le rive scoscese del Tronto; e per le strade strette, chiamate «rue», dove i palazzi non si contano; e che si allargano in piazzette [...] Ascoli è città di torri, antologica come si è detto, perché vi si succedono molti stili, il romanico, il gotico, il rinascimentale, il barocco. Ma il romanico resta il fondo costante, il colore; chiese dalle pareti di pietra, senza finestre; un travertino d'un grigio caldo, uniforme, senza intonaco [...] Quel marmo grigio è tutto ornato, lavorato, istoriato [...] qui, su ogni porta e finestra, vedi frutta, fogliami, cariatidi femminili, fiori, animali, stelle, o anche semplicemente proverbi e sentenze scolpite. (p. 534) *Dovunque si sente lo spazio. Perciò [[L'Aquila]] è gaia. Posta ad oltre 700 metri, il più alto, se non erro, tra i capoluoghi di provincia italiani dopo Enna e Potenza, è una città che respira. Lo sguardo, appena trova un varco, subito va lontano, con l'immediatezza di un corpo sommerso che viene a galla, fino al [[Gran Sasso]] ed al [[Sirente]], dominanti la vasta conca. (pp. 557-558) *{{NDR|Sulla [[Calabria]]}} È certo la più strana delle nostre regioni. Nelle sue vaste plaghe montane talvolta non sembra d'essere nel Mezzogiorno, ma in Svizzera, nell'Alto Adige, nei paesi scandinavi. Da questo Nord immaginario si salta a foreste d'olivi, lungo coste del classico tipo mediterraneo. Vi si incuneano ''canyons'' che ricordano gli Stati Uniti, tratti di deserto africano ed angoli in cui gli edifici conservano qualche ricordo di Bisanzio. Si direbbe che qui siano franati insieme i detriti di diversi mondi; che una divinità arbitraria, dopo aver creato i continenti e le stagioni, si sia divertita a romperli per mescolarne i lucenti frantumi. (pp. 559-660) *[...] a proposito dei comuni alpini, dirò di sfuggita che uno, [[Capracotta]], è il più alto dei comuni appenninici, e perciò l'inverno è chiuso dalle nevi e dai ghiacci. (p. 575) *{{NDR|[[Palermo]]}} Il disegno dei monti e degli scogli che circondano il porto, tendenti all'ocra ed al violetto, sulle acque d'un azzurro carico, quale lo si contempla dal Pellegrino, è meno dolce, meno tenero, ma più puro di quello dei monti circondanti Napoli. Come in Grecia, in Sicilia la natura è rimasta ferma a modelli eterni, e hanno mutato invece gli uomini. Il contrasto fa la natura anche più alta e più lontana; l'animo di chi guarda è costretto a una specie di altalena perpetua. (p. 585) *L'incontro con l'arte [[nuraghe|nuragica]] si ha prima a [[Cagliari]], nel [[Museo archeologico nazionale di Cagliari|museo Archeologico Nazionale]]. Qui si può meglio confrontarla con le civiltà estranee. Anche il reparto romano infatti è importante, ed ancora di più di quello punico, con le sue divinità sensuali e crudeli. Ma il reparto nuragico si stacca dal resto e contrassegna meglio la Sardegna. Si ha il caso raro di un museo senza ripetizioni altrove, incorporato in questa terra come la natura e i costumi. (p. 707) *La [[Basilicata|Lucania]] è una parte del Sud, che soffrì in modo acuto l'isolamento, la lunghissima decadenza, la terra ingrata. [...] Numerosi paesi ricevettero l'acqua e la luce solo dopo il 1945, ed altri solo negli ultimi anni la strada; statistiche recenti indicavano come analfabeta una buona metà della popolazione. Tuttavia la Lucania produce numerosi ingegni, alcuni di grande rilievo. Possiede in abbondanza le virtù che diremo antiche, essendo laboriosa, volitiva, tranquilla, con un profondo sentimento della famiglia. (pp. 737-738) *Vi si giunge da plaghe nude, e d'un tratto si vede sorgere una fungaia di alti caseggiati moderni. [[Potenza (Italia)|Potenza]] cresce a vista d'occhio, presa dalla febbre edilizia. Questo rivestimento di caseggiati [...] circonda il vecchio nucleo della cittadina borbonica, la quale però è tutt'altro che morta. Appena vi si penetra la si ritrova, con la via principale stretta, e con le viuzze disposte in modo da tagliare il vento; Potenza infatti è città di mezza montagna, d'aria fine e ventosa. Le strade ampie e moderne sono in periferia. La parte interna ha la sua grazia, e alcune belle chiese, come la cattedrale, San Francesco, San Michele Arcangelo. (p. 738) *Sembra che [[Matera]] si affacci a un sottosuolo scoperchiato e abitato, che nell'insieme forma una città maggiore. Una tale adunanza di semicavernicoli, in cui si prolunga senza soluzione di continuità l'esistenza della preistoria, non ha paragone in Europa, ed è tra i paesaggi italiani che generano più stupore. Spaccata da valli rupestri, Matera è una specie di [[Siena]] del Sud, più remota nel tempo [...] (p. 747) *La [[Puglia]] è la nostra regione in cui più si avverte l'Oriente. I baresi ricordano come una favola recente gli anni in cui gli albanesi traversavano il mare carichi di monete d'oro; giacché gli albanesi allora consideravano [[Bari]] il proprio mercato e vi scendevano anche a comprare un cappello. (p. 767) *Bari smentisce i luoghi comuni sul Mezzogiorno. Commerciale e borghese, ha scarse tradizioni di aristocrazia baronale e terriera, a differenza, per esempio di [[Lecce]] e [[Brindisi]]. Il tipico barese medio è parco, esatto, dedito ai propri affari, affezionato ai vecchi metodi amministrativi e al risparmio. Lo si vede in bottega, fino a ora tarda, attraverso l'uscio socchiuso, concentrato sui conti. (p. 768) *Nell'insieme Bari somiglia non a [[Milano]], come si afferma, ma piuttosto a [[Genova]]; e, tra le due città, Bari è d'aspetto più composto e più nordico. Pochi infatti sono i caffè; la vita stradale non ha né l'importanza, né il colore, né l'estro consueto nel Mezzogiorno. La strada di Bari è un passaggio, con funzione soltanto pratica, non un salotto o un palcoscenico; con l'eccezione dei quartieri popolari di Bari vecchia. Il barese, e il pugliese in genere, specie di discendenza sveva, hanno un gusto della pulizia che non si avverte nemmeno nella [[val Padana]]. Anche nelle vie più povere gli abitanti non cessano mai di strofinare le case, lucidarle, dare la calce. (pp. 768-769) *[[Rieti]] è una bella città, viva e di struttura aristocratica. Al Medio Evo della Cattedrale romanica, sebbene rifatta all'interno, del Palazzo dei Papi, che è della fine del Duecento, con i suoi potenti archi gotici, e di alcuni quartieri con viuzze, scalinate esterne, torri mozze, archivolti, si sovrappone l'opera di secoli più tardi, la loggia del Vignola, molti palazzi nobiliari. [...] Come s'è detto, Rieti aduna un nucleo di aristocrazia romana, e ne porta l'impronta. (p. 809) *{{NDR|[[Giardino di Ninfa|Ninfa]]}} Quel parco è uno dei luoghi più belli del [[Lazio]]; così sperduto e segregato che, pensando alle ville pompose del patriziato romano, sembra di aver cambiato mondo. Si direbbe piuttosto di essere stati portati d'un tratto in Oriente; o in quel giardino d'una novella del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]], che un negromante fa sorgere in una notte. (p. 817) *[...] un viaggio per l'Italia ci porta davanti alla società più mobile, più fluida e più distruttrice d'Europa. [...] Pochi altri paesi sembrano meno legati al loro passato. In nessun altro paese sarebbe permesso assalire come da noi, deturpare città e campagne, secondo gli interessi e i capricci di un giorno. Gli italiani non temano di essere poco «futuristi». Lo sono più degli altri, senza avvedersene; sebbene questo non significhi sempre essere più avanzati. (p. 860) *Il nostro paese non è inferiore a nessuno per il numero degli ingegni e per la qualità dell'intelligenza allo sgorgo. Ma quell'intelligenza riesce difficilmente a prendere un valore politico e un prestigio politico, e raramente emette voci che trascinano seco un interesse universale. In nessun altro paese come da noi tutto il campo sembra occupato dagli attivisti d'ogni specie; in nessun altro, quasi per un tacito accordo di affaristi e {{sic|sociologhi}}, è così radicata la convinzione che contino solo i problemi di denaro e di cibo. (p. 863) *Il maggiore strumento che rimane per farsi valere ai paesi europei è la loro vecchia cultura. La nostra classe politica non mostra d'esserne convinta. [...] Il rischio dell'Italia è di entrare nel numero dei popoli di cultura bassa, giacché è possibile essere intelligenti e di cultura bassa. (p. 865) *Sotto un involucro di sorriso e di bonomia, l'[[Italia]] è diventata il paese d'Europa più duro da vivere, quello in cui più violenta e più assillante è diventata la lotta per il [[denaro]] e per il [[successo]]. (p. 872) ==''La coda di paglia''== *Aborro le [[coerenza|coerenze]] false e la finzione delle conclusioni raggiunte. *Amo i morti trasmessi al ricordo poetico, non i cadaveri insepolti. *I problemi della [[cultura]] passano oggi in primo piano, portandosi a reagire su questo terreno dove l'infiltrazione lenta, servita dalla folla degli intelligenti mediocri, sostituisce l'attacco frontale massiccio. *L'[[autocritica]] che mi piace è svelta, secca, volta subito pagina. *L'uomo riuscito, tra i muri della propria casa, è spesso fallito ed infelice. *Lo [[scrittore]] deve darsi intero, soltanto a traiettoria conclusa si potrà giudicare in che punto di essa si è messo meglio a fuoco. *Ritengo che lo [[scrittore]] moderno debba vivere tutto in pubblico, in compagnia dialogata con gli altri, fuori del mito del ritegno. *Uno degli uffici dell'[[arte]] è convogliare i rimpianti ed i rimorsi. ==''La gazzetta nera''== ===[[Incipit]]=== La parte avuta da Giovanni Dorigo in alcuni fatti che accaddero anni fa in Inghilterra si può capire solo se si conoscono certe sue angosce del passato. Ora ha raggiunto la pace della coscienza, e abita in un piccolo appartamento a Milano, dove ha trovato un impiego modesto, rinunciando a certe ambizioni che l'hanno perseguitato negli anni giovanili. Il suo carattere si è anche mutato di molto, si è fatto più affabile e lieto, e certo meno solitario. Egli dice talvolta che un disperato attaccamento alla vita, un egoismo spinto a fondo, sono proprio i difetti che trasformandosi possono meglio degli altri aprirci l'animo a sentimenti d'amore. Ma la breve avventura del suo soggiorno in Inghilterra ha una parte tanto notevole in quella trasformazione, che bisognerà raccontarla, anche se la sua origine è una triste pazzia. ===Citazioni=== *«Ora capisco che cosa può dare di bene l'orrore per la rinuncia ed il terrore di morire. Ecco, ora mi dico: vi è un solo modo di non incontrare la morte, quello di morire prima. Io dovrò avere paura, molta paura, e grazie ad essa non rinuncerò a nulla, non romperò nessun vincolo, non ammetterò l'abbandono: mi chiuderò vivo in un mondo assoluto, che sia già l'aldilà. Allora il vizio di viltà e d'egoismo, l'avarizia e l'orgoglio, diverranno una fedeltà non mortale, in cui la morte non potrà avere effetto, perché il suo passaggio sarà un momento qualsiasi della nostra vita assoluta. Questo è il motivo per cui non ti lascio morire allontanandoti da me.» *Ogni attimo nuovo di vita è un diritto di più di rifiuto alla morte. *Ogni piacere umano trova dentro di sé il suo [[contrario]] e la sua distruzione. ==''Romanzo americano''== ===[[Incipit]]=== Michele era sbarcato, anni prima, nel porto di New York. Gli venne incontro il nuovo zio e, non conoscendosi ancora, si guardarono bene in faccia. Michele vide un uomo di mezza età, alto, con i capelli grigiastri un po' trascurati, come del resto anche il vestito; le sopracciglia folte, e gli occhi intelligenti bene aperti dietro gli occhiali; la bocca ripiegata in giù; sottile, il naso lungo, de un po' curvo, e la punta del mento un po' alzata verso esso. La lieve tendenza del naso e del mento ad andarsi incontro gli dava qualche anno di più, e ricordava che era nato lombardo; come anche una certa amarezza, che si scorgeva in quella faccia, un'amarezza un po' scorbutica, soprattutto guardinga.<br>John esaminò il nipote con attenzione maggiore. Essendo un uomo di gran cuore, spronato anche dalla moglie aveva risposto di sì, senza pensarci un attimo, quando gli era stato richiesto di occuparsi di lui. ===Citazioni=== *Io detesto i rimorsi, che legano l'uomo al passato. Ritengo giusto rivoltarsi davanti all'ingiustizia ed infatti ci sono i martiri, ma detesto i collezionisti di rivolte, che amano la rivolta in sé: è una tremenda catena. (p. 53) *L'anima è quello che si fa, ed i legami sono buoni se vi entrano, cattivi se rimangono contro o fuori, anche se li chiamano santi. (p. 59) *Non esistono leggi sante, nel mondo fisico e nel mondo morale; però tutte le leggi, man mano che si scoprono, sono sante. (p. 61) *Vi sono uomini il cui carattere è dato in maniera quasi esclusiva dal loro modo di pensare, ma anch'essi esistono in natura, non meno degli attivi e degli avventurieri. (p. 69) *L'anima vive per l'opera, solo per l'opera. Senza l'opera non si è anime. (p. 124) *Il cielo si divide in tre, la luna vicina, le stelle che bruciano e scappano, ed in mezzo, metà dell'uomo e metà del mondo, i pianeti tranquilli, grandi esseri ancora affettuosi che conciliano l'amore e il sonno. (p. 129) ==''I burattini e il drago volante''== ===[[Incipit]]=== Uno dei miei primi ricordi teatrali sono alcuni spettacoli di marionette, in una città di provincia, in una sala che poteva essere una ex-scuderia o una ex-legnaia, dove si recitavano adattamenti dalle fiabe di [[Carlo Gozzi]]. Uno dei punti culminanti di non ricordo quale fiaba era l'entrata in scena di un enorme drago volante, il quale navigava nell'aria orizzontale come un pesce nell'acqua, e giunto all'altezza d'un cavaliere spalancava la bocca e l'inghiottiva tutto intero continuando il suo movimento dalla parte opposta. ===Citazioni=== *La voga di [[James Bond]] è in declino. Il favore del grosso pubblico non è più quello di una volta. L'agente 007 ha rappresentato un momento, per me non privo d'interesse, nella storia del film-racconto d'avventura. Chi farà la storia del genere non lo potrà dimenticare. *L'[[industria culturale]] è in gran parte un mito, un bersaglio di comodo, com'erano in altri tempi il diavolo e le streghe. Se mai, l'industria e umori del pubblico vanno sulla stessa barca: l'insieme dei prodotti finisce per corrispondere regolarmente a una richiesta genuina. *I film di [[James Bond]], al miscuglio abituale di violenza, sesso, tecnologia, aggiungono qualcosa di più, che segnava il momento: un estetismo delle immagini, una punta di dandysmo, una preziosità dell'orrido, in cui motivi tipici fine Ottocento sembravano filtrare tra le macchine avveniristiche e fantascientifiche. *Il genere [[film]], o romanzo, di spionaggio sta oggi muovendo verso nuove formule. All'eroe trionfante, invincibile, tutto gesto, senza anima, subentra un'altra formula, la spia meditativa, psicologizzante, che sente la meschinità, la tristezza, la sporcizia del suo mestiere, l'eroe deluso e disgustato. *In ''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]'' il regista ([[Lewis Gilbert]]) non porta un'invenzione fresca. L'attore, [[Sean Connery]], è invecchiato. I «cattivi» sono scipiti, non prendono rilievo, non fanno nessuna paura. Le scene d'amore si direbbero avvolte nel ''cellophane'' ===[[Explicit]]=== Il film {{NDR|''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]''}} sta a mezzo tra la favola di magia e il balletto ''Folies Bergères''<br>Non so che farci; lo confesso; mi divertono la sigaretta che spara e l'elicottero-ippogrifo. Mi piacciono le fiabe, anche se gli elementi che combinano insieme sono sempre gli stessi. Domando scusa, ma non posso cambiarmi, e se [[James Bond]] finirà, andrò sempre a vedere quello che prenderà il suo posto. ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Le furie''=== Sono a Vicenza, in una camera d'albergo, una sera d'ottobre.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===''Le stelle fredde ''=== Il medico mi chiese:<br /> «Peggio dal destro o dal sinistro?»<br />«Non saprei fare distinzioni tra un [[orecchio]] e l'altro.» ==Citazioni su Guido Piovene== *{{maiuscoletto|Guido Piovene}}. ''Il Conte Rosso.'' ([[Marcello Marchesi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Guido Piovene, ''De America'', Garzanti, Milano, 1961. *Guido Piovene, ''I burattini e il drago volante'', ''La Fiera Letteraria'', 19 ottobre 1967 *Guido Piovene, ''La coda di paglia'', Baldini Castoldi Dalai, 2001. *Guido Piovene, ''La gazzetta nera'', Oscar Mondadori, 1968. *Guido Piovene, ''Le furie'', 1958. *Guido Piovene, ''Le stelle fredde'', Mondadori, 1976. *Guido Piovene, ''Romanzo americano'', CDE, 1980. *Guido Piovene, ''Viaggio in Italia'', Baldini & Castoldi, Milano, 2013. ISBN 978-88-6852-019-9 *[[Francesco Savio]], ''Ma l'amore no: realismo, formalismo, propaganda e telefoni bianchi nel cinema italiano di regime (1930-1943)'', Sonzogno, Milano, 1975. ==Filmografia== *''[[Amanti senza amore]]'' (1948) – sceneggiatura *''[[Lettere di una novizia]]'' (1960) – soggetto ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Piovene, Guido}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 9kfcbo1jcdszmsjr1rlksbkt3s7ifk6 1418393 1418392 2026-06-27T08:41:55Z Gaux 18878 /* Citazioni di Guido Piovene */ wlink 1418393 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Guido Piovene.jpg|thumb|Guido Piovene]] '''Guido Piovene''' (1907 – 1974), scrittore e giornalista italiano. ==Citazioni di Guido Piovene== *Chiarire agli italiani che la razza è un dato scientifico, biologico, basato sull'affinità di sangue, è il primo compito che il libro {{NDR|''Contra Judeos''}} incoraggia; secondo, di dimostrare che l'inferiorità di alcune razze è perpetua; che negli incroci l'inferiore prevale sul superiore; che la razza italiana dev'essere gelosa della sua immunità... Gli ebrei possono essere solo nemici e sopraffattori della nazione che li ospita. Di sangue diverso, e coscienti dei loro vincoli, non possono che collegarsi contro la razza aliena. L'enorme numero di posizioni eminenti occupato in Italia dagli ebrei, è il risultato di una tenace battaglia. Come stranieri, essi tentano di ottenere il trionfo sulla cultura nazionale altrui, portandola a forme «europeistiche», staccandola dalle radici popolari dell'arte, come è avvenuto in Italia.<ref>Da una recensione del novembre 1938 per il ''Corriere della Sera'' del libro ''Contra Judeos'' di [[Telesio Interlandi]]; citato in [[Rosetta Loy]], ''La parola ebreo'', Giulio Einaudi editore, Torino, 1997, p. 30. ISBN 88-06-14542-8</ref> *L'adolescenza del [[Giuseppe Antonio Borgese|Borgese]] è imbevuta di tendenze che, riunitesi intorno al [[Giovanni Verga|Verga]], conservano un'intonazione manzoniana: d'un [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] in cui sia tolta la febbre morale, ma esercitato ed esteso l'amore del documento e dell'indagine storica come principio dell'arte.<ref>Da ''Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese'', in ''Nuova Antologia'', p. 502.</ref> *La gente povera, in ''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]'', si innalza alla poesia, e il viso di Anna nella morte prende la dignità e la luce di un marmo: mentre gli antagonisti restano irrimediabilmente brutali e volgari. Questo è assai ben narrato. [[Mario Camerini|Camerini]], antiretorico, narra solo attraverso la rappresentazione dei fatti più quotidiani e consueti. E otterrebbe la compiutezza, se pervenisse a una più intima fusione tra la parte maggiore della sua storia (la macchina sociale che stritola gli indifesi) e la comune vicenda cui si appoggia, di insufficiente sostegno. Quasi a sanare il dissidio, v'è un eccessivo profluvio di sentimento, un soverchio uso di fatti che chiedono il pianto. Ma il film è ottimo, e va sulla buona via.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 25 ottobre 1942; citato in Savio, p. 344.</ref> *La persecuzione antiebraica è solo uno degli aspetti del [[razzismo]] nel [[mondo]], ma ne è stata l'espressione più orribile.<ref>Da un articolo pubblicato sul ''Corriere della sera'', 1961; da ''La coda di paglia'', Mondadori, 1962.</ref> *{{NDR|Su ''[[Se io fossi onesto]]''}} Questi film nei quali una trama ingegnosa, irta di trovate e di equivoci, si svolge in un immaginario paese di case novecento, di milionari, di maggiordomi sono ormai diventati una nostra specialità e difficilmente se ne vede uno veramente cattivo. [...] Il regista [[Carlo Ludovico Bragaglia|Bragaglia]] ha mostrato anche qui esattezza, misura e sicurezza di taglio, raggiungendo il suo intento, che era di divertire.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 4 marzo 1942; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/se-io-fossi-onesto-tojovj56 Se io fossi onesto]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[I 3 aquilotti]]''}} Si tratta d'una specie di {{sic|lungo metraggio}} sull'Accademia aeronautica di Caserta, nel quale è stata inserita una lieve trama. [...] È un film che corre liscio e di esperta condotta: la recitazione, a cui hanno partecipato giovani della Scuola e giovani della G.I.L., procede senza intoppi; e sotto il buon mestiere resta così dissimulato quanto vi è nella trama di non del tutto originale.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 31 agosto 1942; citato in Savio, p. 361.</ref> *Una [[vizio e virtù|virtù]] è sempre un [[vizio e virtù|vizio]] trasformato. Bisogna avere il coraggio di ammettere che ogni virtù si ricava dal vizio.<ref>Dalla prefazione a ''La gazzetta nera'', Mondadori, Milano, 1953.</ref> *[[Viaggio|Viaggiare]] dovrebbe essere sempre un atto di umiltà.<ref>Da ''De America''</ref> *{{NDR|Su ''[[Un garibaldino al convento]]''}} [[Vittorio De Sica]] ha fatto un altro ottimo film, in cui dimostra le sue solite doti, l'accuratezza, la finezza, lo zelo, il giusto orecchio, la compiuta misura, e questa volta qualche cosa di più. [...] Il film è buono per la delicata pittura delle due famiglie avverse, dei familiari, del pietismo conventuale, dei soldati borbonici (se mai ha un difetto è di essere fin troppo bello, troppo finito e levigato); è buono per le figure minori, vivaci e di fresca invenzione; è buono per il dialogo al quale hanno collaborato scrittori, per esempio [[Adolfo Franci]]; nelle ultime scene poi, l'assedio, la fuga a cavallo, l'inseguimento e la carica dei garibaldini, incalzanti, piene di ansia, De Sica trova il suo meglio.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 14 marzo 1942; citato in [[Roberto Chiti (critico)|Roberto Chiti]] e [[Enrico Lancia]], ''Dizionario del cinema italiano: i film'', Gremese Editore, Roma, 2005, [https://books.google.it/books?id=UlKjE82BEe4C&pg=PA158 p. 158]. ISBN 88-8440-351-0</ref> *{{NDR|Sui [[salotto letterario|salotti]] parigini del Novecento}} Una di quelle colazioni che offrono ai letterati due o tre signore della società parigina, le quali mantengono in vita la tradizione dei salotti intellettuali in belle case con un busto di marmo bianco sul camino.<ref>Citato alla voce ''Salotto'', ''Grande Dizionario della lingua italiana'', a cura di Salvatore Battaglia, vol. XVI, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1995, p. 424.</ref> ==''Viaggio in Italia''== *{{NDR|[[Bolzano]]}} È opulenta, moderna. Ma la sua bellezza è gotica: le lunghe vie fiancheggiate di portici, abbellite non tanto da questa o quella costruzione, quanto dal movimento degli angoli e delle sporgenze, che crea fondali di teatro, giochi di luce. (p. 9) *[...] conoscere [[Andrea Palladio|Palladio]], la Basilica, la Loggia del Capitanio, la Rotonda, il teatro Olimpico, il palazzo Chiericati e gli altri attraverso gli studi è una conoscenza imperfetta. Bisogna vederlo a [[Vicenza]]. (p. 49) *È fantasia dei [[Friuli|friulani]] che la loro terra, con le montagne della [[Carnia]], le colline dell'Udinese, la pianura, i paesaggi lagunari lungo la costa, le diverse razze e i colori vivaci di un tempo più antico del nostro, sia per se stessa un universo nella sua varietà. Aquileia romana, [[Udine]] veneziana e [[Cividale del Friuli|Cividale]] longobarda... (p. 60) *[[Verona]] fu romana, gota, poi bizantina e longobarda. La tennero i Carolingi e gli imperatori tedeschi; fu un glorioso Comune e una gloriosa Signoria. Fu scaligera, viscontea, veneziana; l'avvicendamento fu rapido, ed ogni fase sovrappose all'altra il suo segno. In ogni fase storica ebbe una parte dominante, per l'importanza strategica e mercantile, grande fortezza ed incrocio di arterie tra l'Italia e il mondo germanico. Per varietà di stili, nessuno dei quali prevale, Verona non ha pari tra le città italiane se si eccettua Roma. (p. 78) *Tra l'azzurro ed il bianco, sul fondo dei colli di un verde opaco, [[Genova]] è misteriosa al modo di [[Londra]], l'altra città europea fatta a compartimenti stagni. La fantasia, dice Stevenson, è stimolata a Londra, perché Londra è un incastro di ambienti segreti l'uno all'altro. L'animo può così giocare al mistero, compiacersi in acrobazie che oggi si direbbero metafisiche, immaginando qui un cinese, qui un baro, una vecchia duchessa, un commerciante di caucciù, un dinamitardo, accostandoli, mescolandoli, ponendoli in rapporti occulti. Congerie di misteri simili non s'incontrano mai nelle semplici città italiane, ma Genova è forse l'unica che susciti la fantasia di retroscena clandestini. Un libro giallo che si svolga a [[Roma]], a [[Venezia]] o a [[Firenze]] ha qualche cosa di incredibile, ma se si svolge a Genova si riesce a credervi (o quasi). E, proprio come Londra, Genova ha la speciale teatralità degli esseri e delle vicende su cui si sente pendere qualche cosa di occulto. (p. 220) *Ma l'affetto indugia ancora su [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], che resta la più vera, viva e in fondo moderna. Appoggiata a terrazze che digradano sulle pendici, le case sembrano erette l'una sull'altra; tutte sembrano spingersi in lato più che possono, come le piante d'una selva, in cerca di luce; si direbbe che una sola scaletta a chiocciola, nell'interno di esse, ci possa condurre dal porto alla cima delle colline. Al sommo, i nuovi grattacieli s'intonano con l'aspetto verticale della città. Nella calca s'incuneano giardinetti da casba, oleandri, magnolie. (p. 221) *Quasi tutte le città italiane furono fatte e rifatte attraverso i secoli. Ma le case di [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], in modo speciale. Più che portare i segni delle trasformazioni, li nascondono con avarizia. I loro muri sono ossari di stili, forzieri di vestigia; basta bucare un muro per trovare sotto l'intonaco qui una finestra di cotto, qui un bassorilievo o un affresco. Sono muri pieni di spettri tra sciami di gente vivace. (p. 222) *Parallela a via Gramsci, più in alto, ma in continua simbiosi col porto, corre [[Via di Prè|via Prè]], stretta, lunga, la più popolare di Genova, e forse la più genovese. Benché si stenda vicino ai mercati e alla Borsa, molti dei suoi abitanti non ne escono mai, avendo fin troppo da fare sul posto. Fritture, torte, contrabbando al minuto, argomento troppo importante per passarlo sotto silenzio. (p. 222-223) *I [[genovesi]] sono risparmiatori, lavoratori, produttori e prudenti. Non produttori al modo dei milanesi, troppo giocatori per Genova e propensi a confondere l'affare con l'avventura. Predomina in questo porto un'idea moralistica del lavoro; perciò, almeno in alcuni, si avverte lo spavento di guadagnare troppo, cioè di essere giocatori, gente, secondo i moralisti, esposta a sicura rovina. Nascondono la ricchezza ancor più dei piemontesi; conosco ricchi che hanno un numero elevato di dipendenti, ma sembrano vergognarsene, e li fanno vedere poco. La ricchezza si riversa in casa. (p. 224) *[[Genova]] è una città dura che si compiace d'essere sentimentale. Immagina se stessa rude, ma dolce nel segreto. Il misantropo di buon cuore è un personaggio importante della commedia dialettale che essa recita nella vita. Un buon genovese non deve mai mostrarsi commosso, ma voltate le spalle deve sempre asciugare una lagrima di soppiatto. (p. 225) *Si è parlato del culto genovese dei morti, che talvolta palesa un grandioso concetto della classe. La visita a [[Cimitero monumentale di Staglieno|Staglieno]], il più famoso cimitero d'Italia, mostra come quel concetto sia stato tramandato dall'aristocrazia alla borghesia filantropica. Nemmeno il Cimitero Monumentale di Milano offre una tale antologia di autocelebrazioni mediante il sepolcro. Qui vedi il finanziere in panciotto di marmo bianco, che si congeda dalla moglie piangente; ma si congeda in un palazzo; e morire significa andare di là di un tendaggio di broccato dalle ricche pieghe. Un altro defunto appare nella veste di un angelo che versa da una ciotola una pioggia di monete d'oro; ed un altro, dice l'epigrafe, «cessò di vivere ma non di beneficare – legando a pietosi istituti – parte non umile del ricco suo censo». (pp. 227-228) *Il [[porto di Genova]] è uno dei più perfetti d'Europa; non vi è merce che non possa essere rapidamente sbarcata e imbarcata. (p. 232) *Una reazione tipica del produttore genovese di fronte alla crisi è quella moralistica: «Io lavoro da mattina a sera». Adriano Olivetti a Ivrea mi parlava di questo moralismo-dolorismo dell'industria italiana, di questo feticismo nazionale per la fatica, il lavoro domenicale ed il dormire poco; in nessuna città è maggiore che a [[Genova]]; esso viene opposto alla crisi, che è subìta perciò come un'ingiustizia. Mai come a Genova ho accolto tante testimonianze di gente che lavora sempre e non dorme mai. (p. 235) *{{NDR|[[Cesena]]}} Questa graziosa cittadina, circondata di bei frutteti, e perciò a primavera ravvolta di una nuvola d'alberi bianchi e rosa, addossata a un colle e dominata da una rocca che la include in parte, è nota anche nella cronaca delle ultime guerre, perché diede un buon numero di aviatori medaglia d'oro. Ivi ho raccolto molto di quel colore romagnolo, che ho poi versato in queste pagine solo in minima parte. (pp. 318-319) *La splendida [[Biblioteca Malatestiana|biblioteca malatestiana]] di Cesena è il cuore della cultura della Romagna. Costituita, a metà Quattrocento, per ordine di Novello Malatesta sul fondo di una più antica biblioteca conventuale, nella scia di quella di San Marco a Firenze, è una perfetta creazione del genio del Rinascimento. Non solamente per i codici corali miniati, incunaboli di gran pregio ch'essa con­tiene, ma per la stupenda sala, opera di Matteo Nuti, scolaro dell'[[Leon Battista Alberti|Alberti]]. Col tempio malatestiano di Rimini, con il [[Palazzo Ducale (Urbino)|Palazzo Ducale di Urbino]] e con i più tardi palazzi degli Estensi a Ferrara è quanto di più puro ci abbia dato quel secolo in cui la cultura toccò l'estremo punto della raffinatezza. [...] Appare, la meravigliosa sala, con due file di colonne in fuga prospettica e i muri cui il tempo ha dato sfumature verdi e rosee. Difficile associare più distillata purezza a più slancio di fantasia. (p. 319) *La Toscana è tra le regioni del mondo più famose per la loro bellezza. È un luogo comune parlare della dolcezza e della grazia dei suoi paesaggi. Le valli intorno a Firenze, nel Pistoiese, in Lucchesia e altrove, con i loro giochi d’olivi chiari e di cipressi scuri, hanno una veste incantevole che sa di pittura e di prospettiva artistica, Pure, ad osservarla bene, la dolcezza non è la più intima caratteristica della terra toscana, come invece dell’Umbria. Anche nelle parti più amene, quali la valle del Mugello ed il Chianti, sotto l’involucro grazioso si scopre una precisione, una purezza di contorni, uno scarno rigore di disegno: mentre l’occhio si incanta sulla dolcezza delle prime apparenze scivola dentro l’animo una lezione più severa. La bellezza toscana è una bellezza di rigore, di perfezione, talvolta di ascetismo sotto l’aspetto della grazia. (pp. 359-360) *Il rigore del paesaggio toscano emerge in plaghe dove, come intorno a Siena e a Volterra, la creta biancastra traluce tra le vegetazioni, fissando come nel diamante i contorni di un paesaggio netto, duro e supremamente perfetto. Dunque un paesaggio intellettivo, imbevuto d’intelligenza, che sembra pensare esso stesso intorno all’uomo e nella maniera più alta. (p. 360) *L'attaccamento alla contrada non ha nulla a che fare con le idee, col partito politico, con gli interessi. Dipende in modo esclusivo dal luogo di nascita, dall'atavicità, da tutto quello insomma che è prenatale; non è pensiero, ma passione contratta con il semplice venire al mondo. L'uomo di [[Siena]] sente, più profondo di tutto, di fronte alla propria Contrada, quello che fu chiamato «il demone dell'appartenenza». (p. 387) *{{NDR|A [[Siena]]}} Nei giorni della [[Palio di Siena|corsa]] tutto è sospeso, l'appetito come l'amore e l'amministrazione pubblica. [...] La sera {{NDR|dopo il Palio}}, vi sono due Siene. Luce, vino e tripudio nella contrada vincitrice e nelle alleate. Ma se si sbircia dentro la contrada nemica, si crede d'essere in una città abbandonata; le finestre e gli usci sprangati, buio, silenzio e lutto. (pp. 387-388) *La bellezza di [[Napoli]] cresce di giorno in giorno, di settimana in settimana, via via che scopre i suoi segreti. Finché si giunge a intendere che veramente è questo il più bel golfo della terra. (p. 430) *L'orario a Napoli può essere una necessità pratica, mai una necessità intima. Lo si abbandona quando non occorre più. (p. 430) *I bambini, le «creature» brulicano. Anche nei ristoranti medi, pochi sono gli avventori senza i bambini intorno. Napoli è una città allattante e poppante, perpetuamente gravida. Un semidio napoletano è l'amore; nella coscienza popolare, l'amore si redime con la creazione. (p. 432) *Napoli non è una città per puristi. Vedo una chiesetta barocca, che porta a metà altezza la statua di un angelo, e si prolunga sul medesimo piano con la finestra e il balconcino di una casa senza pretese. Al balconcino sta una donna, gomito a gomito con la statua dell'angelo; questa è veramente Napoli; si abbatta la casa e il balcone, e anche la chiesa sarà divenuta scipita. In tutte le città, ma a Napoli specialmente, risulta evidente che l'arte non è fatta soltanto di quelle che chiamiamo opere d'arte. (p. 433) *È un accento che spesso ho udito risuonare a Napoli in diversa forma. Un incanto nel vivere, unito però al sottinteso che il vivere ha per se stesso qualche cosa di doloroso. Si ha una specie di pendolo tra quell'incanto e quel sottinteso riposto: non si sa mai quale prevalga. (p. 437) *A [[Napoli]], come a Parigi, è difficile udire, almeno in conversazione, quei giudizi assoluti, radicalmente negativi che si odono altrove; come a Parigi, la tendenza è piuttosto verso l'assoluzione, naturalmente con un sottinteso un po' scettico, e senza approfondire troppo; vi è sempre, nei giudizi, un umorismo e un garbo di capitale anche mondana. (p. 443) *Come ha trovato modo di convivere con i santi, con i miracoli, con la scienza e la tecnica, questo popolo vive in confidenza con le forze occulte e la potenze cosmiche. Dovunque si destreggia con la sua malizia, come la piccola barca sulle onde del mare. Anche per questo credo che il [[Vesuvio|vulcano di Napoli]], come gli scavi archeologici del Napoletano, non abbiano equivalenti in nessuna parte del mondo: tutto a Napoli, è umanizzato due volte. (pp. 464-465) *Splendida eredità del dominio borbonico, il [[Museo archeologico nazionale di Napoli|museo Nazionale]] è dentro l'anima di Napoli, e un forestiero se ne avvede più di un napoletano stesso. [...] La vita romana qui perde ogni solennità accademica, e si avvicina con un realismo loquace; la confidenza subentra alla riverenza; non si potrebbe pensare un museo come questo se non a Napoli [...] (pp. 465-466) *Può darsi che la [[cucina napoletana]], come un gastronomo mi disse, sia cucina di città povera; una cucina primordiale, nata dai tre prodotti elementari della terra e delle acque, il grano, gli ortaggi e il pesce; giocata sulle variazioni di tre cibi, la pasta, il pesce e l'antichissima pizza. Molti forestieri non amano la cucina di Napoli perché, condotti da diverse abitudini, non la scoprono mai. Ma, quand'è buona, essa contiene, nel tempo stesso, l'antichità e la natura; porta alla comunione con la natura e con un passato remoto; è semplice e mitologica. (p. 473) *Vi fu chi mi disse che i due giardini di [[Ravello]], a villa Rufolo e al Cimbrone, sono i giardini più straordinari del mondo insieme con quelli di Charleston nella Carolina del Sud; ed è giusto nel senso che né gli uni né gli altri hanno equivalenti altrove. Forse i giardinieri a Ravello hanno subìto un'influenza britannica. Certo hanno acquistato l'arte di intonare colori diversissimi gettandoli alla rinfusa, come su una tavolozza, astenendosi dalle aiole troppo disegnate. Sono giardini, quelli di Ravello, romantici, di una scapigliatura geniale. (p. 477) *[[Salerno]] è diversa da Napoli, nell'apparenza e nello spirito. Qui veramente cadono molti luoghi comuni sull'Italia meridionale. L'aspetto è infatti quasi settentrionale, e la pulizia quasi svizzera. I discorsi sono secchi, brevi, propri di persone attive. [...] Coloro che conoscono la vita salernitana nell'intimo mi dicono ch'essa è un miscuglio, tipico dell'Italia meridionale in questa fase di passaggio, e nei luoghi di punta, di usanze ancora patriarcali e di modernismi talvolta anche strani ed eccessivi. [...] Osservando bene Salerno, si ha dunque l'impressione di un centro abbastanza tipico della fase di trasformazione dell'Italia meridionale. L'industrializzazione e il benessere sono in progresso, anche se le antiche passività gravino ancora fortemente. (pp. 477-478) *{{NDR|La [[Reggia di Caserta]]}} Il fascino di questa Versailles del Napoletano [...] viene per me soprattutto da un certo che di gratuito e di favoloso che emana da questo palazzo di grandezza sproporzionata sorgente in mezzo a una piatta pianura: esiste, lo abbiamo già detto, un [[surrealismo]] napoletano ''avant-lettre'', che nacque dal fasto teatrale di Napoli: e che consiste nel campare grandi fantasie architettoniche dove meno si aspettano. Lo stesso parco, attraversato dalle acque ricadenti da un monticello, poi scorrenti in lieve pendìo di bacino in bacino, interrotte da gruppi bianchi di grandi statue, animali, divinità, venti che gonfiano le gote, Atteone mutato in cervo e sbranato dai cani, è una fantasia macroscopica, in cui tutto sembra essere un po' più grande del giusto; questo genera un turbamento dell'immaginazione, che i [[barocco|barocchi]] chiamavano la meraviglia. È chiaro il desiderio di superare in fasto le grandi regge europee e le grandi metropoli; il contrasto tra questo sogno e la realtà dell'ambiente fa sì che quella di Caserta, ben più di quella di Versailles, sia una reggia di fantasia. (pp. 493-494) *Si sale sulla costa del monte d'un giallo fulvo; ai piedi si ha la pianura, l'immenso quadrilatero della [[Reggia di Caserta|reggia]]; poi ci si interna, e la pianura sparisce. Esiste in [[Provenza]] una splendida ed illustre città abbandonata tra le rocce, Les Beaux; {{sic|[[Casertavecchia|Caserta vecchia]]}}, longobarda, sorta nell'ottavo secolo, già sede di vescovi e conti, è il suo equivalente italiano. Soltanto Les Beaux è di due stili, medievale e Rinascimento, Caserta tutta medievale; e Les Beaux è celebrata in Francia, mentre Caserta vecchia è quasi ignota da noi. Capace di alloggiare molte migliaia di persone, ne racchiude duecento circa. È un nodo di case e viuzze morto e monocromo, del colore giallastro del travertino; intorno un paesaggio di colli brulli, sassosi, seminati di spunzoni di torri; un paesaggio fermo e perfetto. (p. 494) *Si trova a [[Benevento]] un orgoglio civico e storico maggiore che nelle altre città provinciali campane. (p. 496) *[[Benevento]] non è Napoli, e ci tiene a farlo sapere. Già la loro indole, mi fanno notare i beneventani, differisce molto da quella del resto della Campania: più dura, più chiusa, più alpina. [[Salerno]] ha qualcosa di milanese per quanto è possibile nel Mezzogiorno; ho ritrovato ad [[Avellino]] esemplari perfetti di un certo tipo d'intellettuale del Sud, intelligente, pessimista, che contempla se stesso e i suoi malanni come un capitolo di storia. I beneventani invece trasportano se mai nel Sud qualche caratteristica dei trentini. Lo stesso clima è freddo, poco campano; gli splendidi panorami della provincia sono alpestri. (p. 496) *Dopo la caduta di Roma, Benevento ebbe un'altra epoca di splendore sotto il dominio longobardo, e fu il più importante feudo longobardo del Sud. Sotto Roma, e nel Medio Evo, fu grande centro di traffico commerciale fra Tirreno e Adriatico. I beneventani tengono a quello sfondo lontano di internazionalismo. Gli stessi nomi, mi dicono gli studiosi, nei documenti degli archivi, dimostrano che le famiglie provenivano da ogni parte; la popolazione aveva una composizione internazionale, e Benevento qualche cosa della metropoli. (p. 496) *Oggi Benevento è in gran parte una città nuova di zecca con oasi di splendidi monumenti.<br>Pure negli avanzi di quella che fu l'aristocrazia intellettuale del Sud, viva sebbene numericamente ristretta, ho qui notato una passione per l'arte, una difesa del patrimonio artistico ed archeologico, che nel Nord dell'Italia sono meno comuni. È quella passione umanistica che nel Mezzogiorno d'Italia minaccia ormai di naufragare, ma che qui è tenuta desta, come dicevo, anche dall'orgoglio civico. (pp. 496-497) *[...] l'[[Arco di Traiano (Benevento)|Arco di Traiano]], forse il più bello e armonioso degli archi romani esistenti, più bello di quelli di Roma. Ed è anche un arco stranamente moderno, poiché si vede nei bassorilievi Traiano dedito ad opere sociali ed assistenziali. (p. 497) *L'Italia, con i suoi paesaggi, è un distillato del mondo, le [[Marche]] dell'Italia. (p. 508) *Un viaggio nelle Marche, non frettoloso, porta a vedere meraviglie. (p. 513) *[[Ascoli Piceno]] [...] è una tra le più belle piccole città d'Italia, e non ne vedo altra che le assomigli. [[André Gide|Gide]] la prediligeva [...] bella come alcune città della [[Francia]] del sud, non tanto per questo o quel monumento in modo speciale, ma per il suo complesso, per la qualità antologica, per un incanto che viene da nulla e da tutto. Più di qualsiasi altra dev'essere difesa da stupidi sventramenti. Bisogna avervi passeggiato, a cominciare dalla piazza del Popolo, la piazza italiana che insieme con quella di San Marco a [[Venezia]] dà più un'impressione di sala, cinta da porticati, chiusa dalla stupenda abside di San Francesco; o costeggiando il Battistero del Duomo; o lungo le rive scoscese del Tronto; e per le strade strette, chiamate «rue», dove i palazzi non si contano; e che si allargano in piazzette [...] Ascoli è città di torri, antologica come si è detto, perché vi si succedono molti stili, il romanico, il gotico, il rinascimentale, il barocco. Ma il romanico resta il fondo costante, il colore; chiese dalle pareti di pietra, senza finestre; un travertino d'un grigio caldo, uniforme, senza intonaco [...] Quel marmo grigio è tutto ornato, lavorato, istoriato [...] qui, su ogni porta e finestra, vedi frutta, fogliami, cariatidi femminili, fiori, animali, stelle, o anche semplicemente proverbi e sentenze scolpite. (p. 534) *Dovunque si sente lo spazio. Perciò [[L'Aquila]] è gaia. Posta ad oltre 700 metri, il più alto, se non erro, tra i capoluoghi di provincia italiani dopo Enna e Potenza, è una città che respira. Lo sguardo, appena trova un varco, subito va lontano, con l'immediatezza di un corpo sommerso che viene a galla, fino al [[Gran Sasso]] ed al [[Sirente]], dominanti la vasta conca. (pp. 557-558) *{{NDR|Sulla [[Calabria]]}} È certo la più strana delle nostre regioni. Nelle sue vaste plaghe montane talvolta non sembra d'essere nel Mezzogiorno, ma in Svizzera, nell'Alto Adige, nei paesi scandinavi. Da questo Nord immaginario si salta a foreste d'olivi, lungo coste del classico tipo mediterraneo. Vi si incuneano ''canyons'' che ricordano gli Stati Uniti, tratti di deserto africano ed angoli in cui gli edifici conservano qualche ricordo di Bisanzio. Si direbbe che qui siano franati insieme i detriti di diversi mondi; che una divinità arbitraria, dopo aver creato i continenti e le stagioni, si sia divertita a romperli per mescolarne i lucenti frantumi. (pp. 559-660) *[...] a proposito dei comuni alpini, dirò di sfuggita che uno, [[Capracotta]], è il più alto dei comuni appenninici, e perciò l'inverno è chiuso dalle nevi e dai ghiacci. (p. 575) *{{NDR|[[Palermo]]}} Il disegno dei monti e degli scogli che circondano il porto, tendenti all'ocra ed al violetto, sulle acque d'un azzurro carico, quale lo si contempla dal Pellegrino, è meno dolce, meno tenero, ma più puro di quello dei monti circondanti Napoli. Come in Grecia, in Sicilia la natura è rimasta ferma a modelli eterni, e hanno mutato invece gli uomini. Il contrasto fa la natura anche più alta e più lontana; l'animo di chi guarda è costretto a una specie di altalena perpetua. (p. 585) *L'incontro con l'arte [[nuraghe|nuragica]] si ha prima a [[Cagliari]], nel [[Museo archeologico nazionale di Cagliari|museo Archeologico Nazionale]]. Qui si può meglio confrontarla con le civiltà estranee. Anche il reparto romano infatti è importante, ed ancora di più di quello punico, con le sue divinità sensuali e crudeli. Ma il reparto nuragico si stacca dal resto e contrassegna meglio la Sardegna. Si ha il caso raro di un museo senza ripetizioni altrove, incorporato in questa terra come la natura e i costumi. (p. 707) *La [[Basilicata|Lucania]] è una parte del Sud, che soffrì in modo acuto l'isolamento, la lunghissima decadenza, la terra ingrata. [...] Numerosi paesi ricevettero l'acqua e la luce solo dopo il 1945, ed altri solo negli ultimi anni la strada; statistiche recenti indicavano come analfabeta una buona metà della popolazione. Tuttavia la Lucania produce numerosi ingegni, alcuni di grande rilievo. Possiede in abbondanza le virtù che diremo antiche, essendo laboriosa, volitiva, tranquilla, con un profondo sentimento della famiglia. (pp. 737-738) *Vi si giunge da plaghe nude, e d'un tratto si vede sorgere una fungaia di alti caseggiati moderni. [[Potenza (Italia)|Potenza]] cresce a vista d'occhio, presa dalla febbre edilizia. Questo rivestimento di caseggiati [...] circonda il vecchio nucleo della cittadina borbonica, la quale però è tutt'altro che morta. Appena vi si penetra la si ritrova, con la via principale stretta, e con le viuzze disposte in modo da tagliare il vento; Potenza infatti è città di mezza montagna, d'aria fine e ventosa. Le strade ampie e moderne sono in periferia. La parte interna ha la sua grazia, e alcune belle chiese, come la cattedrale, San Francesco, San Michele Arcangelo. (p. 738) *Sembra che [[Matera]] si affacci a un sottosuolo scoperchiato e abitato, che nell'insieme forma una città maggiore. Una tale adunanza di semicavernicoli, in cui si prolunga senza soluzione di continuità l'esistenza della preistoria, non ha paragone in Europa, ed è tra i paesaggi italiani che generano più stupore. Spaccata da valli rupestri, Matera è una specie di [[Siena]] del Sud, più remota nel tempo [...] (p. 747) *La [[Puglia]] è la nostra regione in cui più si avverte l'Oriente. I baresi ricordano come una favola recente gli anni in cui gli albanesi traversavano il mare carichi di monete d'oro; giacché gli albanesi allora consideravano [[Bari]] il proprio mercato e vi scendevano anche a comprare un cappello. (p. 767) *Bari smentisce i luoghi comuni sul Mezzogiorno. Commerciale e borghese, ha scarse tradizioni di aristocrazia baronale e terriera, a differenza, per esempio di [[Lecce]] e [[Brindisi]]. Il tipico barese medio è parco, esatto, dedito ai propri affari, affezionato ai vecchi metodi amministrativi e al risparmio. Lo si vede in bottega, fino a ora tarda, attraverso l'uscio socchiuso, concentrato sui conti. (p. 768) *Nell'insieme Bari somiglia non a [[Milano]], come si afferma, ma piuttosto a [[Genova]]; e, tra le due città, Bari è d'aspetto più composto e più nordico. Pochi infatti sono i caffè; la vita stradale non ha né l'importanza, né il colore, né l'estro consueto nel Mezzogiorno. La strada di Bari è un passaggio, con funzione soltanto pratica, non un salotto o un palcoscenico; con l'eccezione dei quartieri popolari di Bari vecchia. Il barese, e il pugliese in genere, specie di discendenza sveva, hanno un gusto della pulizia che non si avverte nemmeno nella [[val Padana]]. Anche nelle vie più povere gli abitanti non cessano mai di strofinare le case, lucidarle, dare la calce. (pp. 768-769) *[[Rieti]] è una bella città, viva e di struttura aristocratica. Al Medio Evo della Cattedrale romanica, sebbene rifatta all'interno, del Palazzo dei Papi, che è della fine del Duecento, con i suoi potenti archi gotici, e di alcuni quartieri con viuzze, scalinate esterne, torri mozze, archivolti, si sovrappone l'opera di secoli più tardi, la loggia del Vignola, molti palazzi nobiliari. [...] Come s'è detto, Rieti aduna un nucleo di aristocrazia romana, e ne porta l'impronta. (p. 809) *{{NDR|[[Giardino di Ninfa|Ninfa]]}} Quel parco è uno dei luoghi più belli del [[Lazio]]; così sperduto e segregato che, pensando alle ville pompose del patriziato romano, sembra di aver cambiato mondo. Si direbbe piuttosto di essere stati portati d'un tratto in Oriente; o in quel giardino d'una novella del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]], che un negromante fa sorgere in una notte. (p. 817) *[...] un viaggio per l'Italia ci porta davanti alla società più mobile, più fluida e più distruttrice d'Europa. [...] Pochi altri paesi sembrano meno legati al loro passato. In nessun altro paese sarebbe permesso assalire come da noi, deturpare città e campagne, secondo gli interessi e i capricci di un giorno. Gli italiani non temano di essere poco «futuristi». Lo sono più degli altri, senza avvedersene; sebbene questo non significhi sempre essere più avanzati. (p. 860) *Il nostro paese non è inferiore a nessuno per il numero degli ingegni e per la qualità dell'intelligenza allo sgorgo. Ma quell'intelligenza riesce difficilmente a prendere un valore politico e un prestigio politico, e raramente emette voci che trascinano seco un interesse universale. In nessun altro paese come da noi tutto il campo sembra occupato dagli attivisti d'ogni specie; in nessun altro, quasi per un tacito accordo di affaristi e {{sic|sociologhi}}, è così radicata la convinzione che contino solo i problemi di denaro e di cibo. (p. 863) *Il maggiore strumento che rimane per farsi valere ai paesi europei è la loro vecchia cultura. La nostra classe politica non mostra d'esserne convinta. [...] Il rischio dell'Italia è di entrare nel numero dei popoli di cultura bassa, giacché è possibile essere intelligenti e di cultura bassa. (p. 865) *Sotto un involucro di sorriso e di bonomia, l'[[Italia]] è diventata il paese d'Europa più duro da vivere, quello in cui più violenta e più assillante è diventata la lotta per il [[denaro]] e per il [[successo]]. (p. 872) ==''La coda di paglia''== *Aborro le [[coerenza|coerenze]] false e la finzione delle conclusioni raggiunte. *Amo i morti trasmessi al ricordo poetico, non i cadaveri insepolti. *I problemi della [[cultura]] passano oggi in primo piano, portandosi a reagire su questo terreno dove l'infiltrazione lenta, servita dalla folla degli intelligenti mediocri, sostituisce l'attacco frontale massiccio. *L'[[autocritica]] che mi piace è svelta, secca, volta subito pagina. *L'uomo riuscito, tra i muri della propria casa, è spesso fallito ed infelice. *Lo [[scrittore]] deve darsi intero, soltanto a traiettoria conclusa si potrà giudicare in che punto di essa si è messo meglio a fuoco. *Ritengo che lo [[scrittore]] moderno debba vivere tutto in pubblico, in compagnia dialogata con gli altri, fuori del mito del ritegno. *Uno degli uffici dell'[[arte]] è convogliare i rimpianti ed i rimorsi. ==''La gazzetta nera''== ===[[Incipit]]=== La parte avuta da Giovanni Dorigo in alcuni fatti che accaddero anni fa in Inghilterra si può capire solo se si conoscono certe sue angosce del passato. Ora ha raggiunto la pace della coscienza, e abita in un piccolo appartamento a Milano, dove ha trovato un impiego modesto, rinunciando a certe ambizioni che l'hanno perseguitato negli anni giovanili. Il suo carattere si è anche mutato di molto, si è fatto più affabile e lieto, e certo meno solitario. Egli dice talvolta che un disperato attaccamento alla vita, un egoismo spinto a fondo, sono proprio i difetti che trasformandosi possono meglio degli altri aprirci l'animo a sentimenti d'amore. Ma la breve avventura del suo soggiorno in Inghilterra ha una parte tanto notevole in quella trasformazione, che bisognerà raccontarla, anche se la sua origine è una triste pazzia. ===Citazioni=== *«Ora capisco che cosa può dare di bene l'orrore per la rinuncia ed il terrore di morire. Ecco, ora mi dico: vi è un solo modo di non incontrare la morte, quello di morire prima. Io dovrò avere paura, molta paura, e grazie ad essa non rinuncerò a nulla, non romperò nessun vincolo, non ammetterò l'abbandono: mi chiuderò vivo in un mondo assoluto, che sia già l'aldilà. Allora il vizio di viltà e d'egoismo, l'avarizia e l'orgoglio, diverranno una fedeltà non mortale, in cui la morte non potrà avere effetto, perché il suo passaggio sarà un momento qualsiasi della nostra vita assoluta. Questo è il motivo per cui non ti lascio morire allontanandoti da me.» *Ogni attimo nuovo di vita è un diritto di più di rifiuto alla morte. *Ogni piacere umano trova dentro di sé il suo [[contrario]] e la sua distruzione. ==''Romanzo americano''== ===[[Incipit]]=== Michele era sbarcato, anni prima, nel porto di New York. Gli venne incontro il nuovo zio e, non conoscendosi ancora, si guardarono bene in faccia. Michele vide un uomo di mezza età, alto, con i capelli grigiastri un po' trascurati, come del resto anche il vestito; le sopracciglia folte, e gli occhi intelligenti bene aperti dietro gli occhiali; la bocca ripiegata in giù; sottile, il naso lungo, de un po' curvo, e la punta del mento un po' alzata verso esso. La lieve tendenza del naso e del mento ad andarsi incontro gli dava qualche anno di più, e ricordava che era nato lombardo; come anche una certa amarezza, che si scorgeva in quella faccia, un'amarezza un po' scorbutica, soprattutto guardinga.<br>John esaminò il nipote con attenzione maggiore. Essendo un uomo di gran cuore, spronato anche dalla moglie aveva risposto di sì, senza pensarci un attimo, quando gli era stato richiesto di occuparsi di lui. ===Citazioni=== *Io detesto i rimorsi, che legano l'uomo al passato. Ritengo giusto rivoltarsi davanti all'ingiustizia ed infatti ci sono i martiri, ma detesto i collezionisti di rivolte, che amano la rivolta in sé: è una tremenda catena. (p. 53) *L'anima è quello che si fa, ed i legami sono buoni se vi entrano, cattivi se rimangono contro o fuori, anche se li chiamano santi. (p. 59) *Non esistono leggi sante, nel mondo fisico e nel mondo morale; però tutte le leggi, man mano che si scoprono, sono sante. (p. 61) *Vi sono uomini il cui carattere è dato in maniera quasi esclusiva dal loro modo di pensare, ma anch'essi esistono in natura, non meno degli attivi e degli avventurieri. (p. 69) *L'anima vive per l'opera, solo per l'opera. Senza l'opera non si è anime. (p. 124) *Il cielo si divide in tre, la luna vicina, le stelle che bruciano e scappano, ed in mezzo, metà dell'uomo e metà del mondo, i pianeti tranquilli, grandi esseri ancora affettuosi che conciliano l'amore e il sonno. (p. 129) ==''I burattini e il drago volante''== ===[[Incipit]]=== Uno dei miei primi ricordi teatrali sono alcuni spettacoli di marionette, in una città di provincia, in una sala che poteva essere una ex-scuderia o una ex-legnaia, dove si recitavano adattamenti dalle fiabe di [[Carlo Gozzi]]. Uno dei punti culminanti di non ricordo quale fiaba era l'entrata in scena di un enorme drago volante, il quale navigava nell'aria orizzontale come un pesce nell'acqua, e giunto all'altezza d'un cavaliere spalancava la bocca e l'inghiottiva tutto intero continuando il suo movimento dalla parte opposta. ===Citazioni=== *La voga di [[James Bond]] è in declino. Il favore del grosso pubblico non è più quello di una volta. L'agente 007 ha rappresentato un momento, per me non privo d'interesse, nella storia del film-racconto d'avventura. Chi farà la storia del genere non lo potrà dimenticare. *L'[[industria culturale]] è in gran parte un mito, un bersaglio di comodo, com'erano in altri tempi il diavolo e le streghe. Se mai, l'industria e umori del pubblico vanno sulla stessa barca: l'insieme dei prodotti finisce per corrispondere regolarmente a una richiesta genuina. *I film di [[James Bond]], al miscuglio abituale di violenza, sesso, tecnologia, aggiungono qualcosa di più, che segnava il momento: un estetismo delle immagini, una punta di dandysmo, una preziosità dell'orrido, in cui motivi tipici fine Ottocento sembravano filtrare tra le macchine avveniristiche e fantascientifiche. *Il genere [[film]], o romanzo, di spionaggio sta oggi muovendo verso nuove formule. All'eroe trionfante, invincibile, tutto gesto, senza anima, subentra un'altra formula, la spia meditativa, psicologizzante, che sente la meschinità, la tristezza, la sporcizia del suo mestiere, l'eroe deluso e disgustato. *In ''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]'' il regista ([[Lewis Gilbert]]) non porta un'invenzione fresca. L'attore, [[Sean Connery]], è invecchiato. I «cattivi» sono scipiti, non prendono rilievo, non fanno nessuna paura. Le scene d'amore si direbbero avvolte nel ''cellophane'' ===[[Explicit]]=== Il film {{NDR|''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]''}} sta a mezzo tra la favola di magia e il balletto ''Folies Bergères''<br>Non so che farci; lo confesso; mi divertono la sigaretta che spara e l'elicottero-ippogrifo. Mi piacciono le fiabe, anche se gli elementi che combinano insieme sono sempre gli stessi. Domando scusa, ma non posso cambiarmi, e se [[James Bond]] finirà, andrò sempre a vedere quello che prenderà il suo posto. ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Le furie''=== Sono a Vicenza, in una camera d'albergo, una sera d'ottobre.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===''Le stelle fredde ''=== Il medico mi chiese:<br /> «Peggio dal destro o dal sinistro?»<br />«Non saprei fare distinzioni tra un [[orecchio]] e l'altro.» ==Citazioni su Guido Piovene== *{{maiuscoletto|Guido Piovene}}. ''Il Conte Rosso.'' ([[Marcello Marchesi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Guido Piovene, ''De America'', Garzanti, Milano, 1961. *Guido Piovene, ''I burattini e il drago volante'', ''La Fiera Letteraria'', 19 ottobre 1967 *Guido Piovene, ''La coda di paglia'', Baldini Castoldi Dalai, 2001. *Guido Piovene, ''La gazzetta nera'', Oscar Mondadori, 1968. *Guido Piovene, ''Le furie'', 1958. *Guido Piovene, ''Le stelle fredde'', Mondadori, 1976. *Guido Piovene, ''Romanzo americano'', CDE, 1980. *Guido Piovene, ''Viaggio in Italia'', Baldini & Castoldi, Milano, 2013. ISBN 978-88-6852-019-9 *[[Francesco Savio]], ''Ma l'amore no: realismo, formalismo, propaganda e telefoni bianchi nel cinema italiano di regime (1930-1943)'', Sonzogno, Milano, 1975. ==Filmografia== *''[[Amanti senza amore]]'' (1948) – sceneggiatura *''[[Lettere di una novizia]]'' (1960) – soggetto ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Piovene, Guido}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] sq2m1mrgto0fd0s6dp8o61ura0j66qy 1418394 1418393 2026-06-27T08:47:18Z Gaux 18878 /* Citazioni di Guido Piovene */ riferimenti bibliografici 1418394 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Guido Piovene.jpg|thumb|Guido Piovene]] '''Guido Piovene''' (1907 – 1974), scrittore e giornalista italiano. ==Citazioni di Guido Piovene== *Chiarire agli italiani che la razza è un dato scientifico, biologico, basato sull'affinità di sangue, è il primo compito che il libro {{NDR|''Contra Judeos''}} incoraggia; secondo, di dimostrare che l'inferiorità di alcune razze è perpetua; che negli incroci l'inferiore prevale sul superiore; che la razza italiana dev'essere gelosa della sua immunità... Gli ebrei possono essere solo nemici e sopraffattori della nazione che li ospita. Di sangue diverso, e coscienti dei loro vincoli, non possono che collegarsi contro la razza aliena. L'enorme numero di posizioni eminenti occupato in Italia dagli ebrei, è il risultato di una tenace battaglia. Come stranieri, essi tentano di ottenere il trionfo sulla cultura nazionale altrui, portandola a forme «europeistiche», staccandola dalle radici popolari dell'arte, come è avvenuto in Italia.<ref>Da una recensione del novembre 1938 per il ''Corriere della Sera'' del libro ''Contra Judeos'' di [[Telesio Interlandi]]; citato in [[Rosetta Loy]], ''La parola ebreo'', Giulio Einaudi editore, Torino, 1997, p. 30. ISBN 88-06-14542-8</ref> *L'adolescenza del [[Giuseppe Antonio Borgese|Borgese]] è imbevuta di tendenze che, riunitesi intorno al [[Giovanni Verga|Verga]], conservano un'intonazione manzoniana: d'un [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] in cui sia tolta la febbre morale, ma esercitato ed esteso l'amore del documento e dell'indagine storica come principio dell'arte.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1930-04-16_270/page/502/mode/1up Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese]'', in ''Nuova Antologia. Rivista di lettere scienze ed arti'', vol. 270, 16 aprile 1930, p. 502.</ref> *La gente povera, in ''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]'', si innalza alla poesia, e il viso di Anna nella morte prende la dignità e la luce di un marmo: mentre gli antagonisti restano irrimediabilmente brutali e volgari. Questo è assai ben narrato. [[Mario Camerini|Camerini]], antiretorico, narra solo attraverso la rappresentazione dei fatti più quotidiani e consueti. E otterrebbe la compiutezza, se pervenisse a una più intima fusione tra la parte maggiore della sua storia (la macchina sociale che stritola gli indifesi) e la comune vicenda cui si appoggia, di insufficiente sostegno. Quasi a sanare il dissidio, v'è un eccessivo profluvio di sentimento, un soverchio uso di fatti che chiedono il pianto. Ma il film è ottimo, e va sulla buona via.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 25 ottobre 1942; citato in Savio, p. 344.</ref> *La persecuzione antiebraica è solo uno degli aspetti del [[razzismo]] nel [[mondo]], ma ne è stata l'espressione più orribile.<ref>Da un articolo pubblicato sul ''Corriere della sera'', 1961; da ''La coda di paglia'', Mondadori, 1962.</ref> *{{NDR|Su ''[[Se io fossi onesto]]''}} Questi film nei quali una trama ingegnosa, irta di trovate e di equivoci, si svolge in un immaginario paese di case novecento, di milionari, di maggiordomi sono ormai diventati una nostra specialità e difficilmente se ne vede uno veramente cattivo. [...] Il regista [[Carlo Ludovico Bragaglia|Bragaglia]] ha mostrato anche qui esattezza, misura e sicurezza di taglio, raggiungendo il suo intento, che era di divertire.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 4 marzo 1942; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/se-io-fossi-onesto-tojovj56 Se io fossi onesto]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[I 3 aquilotti]]''}} Si tratta d'una specie di {{sic|lungo metraggio}} sull'Accademia aeronautica di Caserta, nel quale è stata inserita una lieve trama. [...] È un film che corre liscio e di esperta condotta: la recitazione, a cui hanno partecipato giovani della Scuola e giovani della G.I.L., procede senza intoppi; e sotto il buon mestiere resta così dissimulato quanto vi è nella trama di non del tutto originale.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 31 agosto 1942; citato in Savio, p. 361.</ref> *Una [[vizio e virtù|virtù]] è sempre un [[vizio e virtù|vizio]] trasformato. Bisogna avere il coraggio di ammettere che ogni virtù si ricava dal vizio.<ref>Dalla prefazione a ''La gazzetta nera'', Mondadori, Milano, 1953.</ref> *[[Viaggio|Viaggiare]] dovrebbe essere sempre un atto di umiltà.<ref>Da ''De America''</ref> *{{NDR|Su ''[[Un garibaldino al convento]]''}} [[Vittorio De Sica]] ha fatto un altro ottimo film, in cui dimostra le sue solite doti, l'accuratezza, la finezza, lo zelo, il giusto orecchio, la compiuta misura, e questa volta qualche cosa di più. [...] Il film è buono per la delicata pittura delle due famiglie avverse, dei familiari, del pietismo conventuale, dei soldati borbonici (se mai ha un difetto è di essere fin troppo bello, troppo finito e levigato); è buono per le figure minori, vivaci e di fresca invenzione; è buono per il dialogo al quale hanno collaborato scrittori, per esempio [[Adolfo Franci]]; nelle ultime scene poi, l'assedio, la fuga a cavallo, l'inseguimento e la carica dei garibaldini, incalzanti, piene di ansia, De Sica trova il suo meglio.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 14 marzo 1942; citato in [[Roberto Chiti (critico)|Roberto Chiti]] e [[Enrico Lancia]], ''Dizionario del cinema italiano: i film'', Gremese Editore, Roma, 2005, [https://books.google.it/books?id=UlKjE82BEe4C&pg=PA158 p. 158]. ISBN 88-8440-351-0</ref> *{{NDR|Sui [[salotto letterario|salotti]] parigini del Novecento}} Una di quelle colazioni che offrono ai letterati due o tre signore della società parigina, le quali mantengono in vita la tradizione dei salotti intellettuali in belle case con un busto di marmo bianco sul camino.<ref>Citato alla voce ''Salotto'', ''Grande Dizionario della lingua italiana'', a cura di Salvatore Battaglia, vol. XVI, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1995, p. 424.</ref> ==''Viaggio in Italia''== *{{NDR|[[Bolzano]]}} È opulenta, moderna. Ma la sua bellezza è gotica: le lunghe vie fiancheggiate di portici, abbellite non tanto da questa o quella costruzione, quanto dal movimento degli angoli e delle sporgenze, che crea fondali di teatro, giochi di luce. (p. 9) *[...] conoscere [[Andrea Palladio|Palladio]], la Basilica, la Loggia del Capitanio, la Rotonda, il teatro Olimpico, il palazzo Chiericati e gli altri attraverso gli studi è una conoscenza imperfetta. Bisogna vederlo a [[Vicenza]]. (p. 49) *È fantasia dei [[Friuli|friulani]] che la loro terra, con le montagne della [[Carnia]], le colline dell'Udinese, la pianura, i paesaggi lagunari lungo la costa, le diverse razze e i colori vivaci di un tempo più antico del nostro, sia per se stessa un universo nella sua varietà. Aquileia romana, [[Udine]] veneziana e [[Cividale del Friuli|Cividale]] longobarda... (p. 60) *[[Verona]] fu romana, gota, poi bizantina e longobarda. La tennero i Carolingi e gli imperatori tedeschi; fu un glorioso Comune e una gloriosa Signoria. Fu scaligera, viscontea, veneziana; l'avvicendamento fu rapido, ed ogni fase sovrappose all'altra il suo segno. In ogni fase storica ebbe una parte dominante, per l'importanza strategica e mercantile, grande fortezza ed incrocio di arterie tra l'Italia e il mondo germanico. Per varietà di stili, nessuno dei quali prevale, Verona non ha pari tra le città italiane se si eccettua Roma. (p. 78) *Tra l'azzurro ed il bianco, sul fondo dei colli di un verde opaco, [[Genova]] è misteriosa al modo di [[Londra]], l'altra città europea fatta a compartimenti stagni. La fantasia, dice Stevenson, è stimolata a Londra, perché Londra è un incastro di ambienti segreti l'uno all'altro. L'animo può così giocare al mistero, compiacersi in acrobazie che oggi si direbbero metafisiche, immaginando qui un cinese, qui un baro, una vecchia duchessa, un commerciante di caucciù, un dinamitardo, accostandoli, mescolandoli, ponendoli in rapporti occulti. Congerie di misteri simili non s'incontrano mai nelle semplici città italiane, ma Genova è forse l'unica che susciti la fantasia di retroscena clandestini. Un libro giallo che si svolga a [[Roma]], a [[Venezia]] o a [[Firenze]] ha qualche cosa di incredibile, ma se si svolge a Genova si riesce a credervi (o quasi). E, proprio come Londra, Genova ha la speciale teatralità degli esseri e delle vicende su cui si sente pendere qualche cosa di occulto. (p. 220) *Ma l'affetto indugia ancora su [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], che resta la più vera, viva e in fondo moderna. Appoggiata a terrazze che digradano sulle pendici, le case sembrano erette l'una sull'altra; tutte sembrano spingersi in lato più che possono, come le piante d'una selva, in cerca di luce; si direbbe che una sola scaletta a chiocciola, nell'interno di esse, ci possa condurre dal porto alla cima delle colline. Al sommo, i nuovi grattacieli s'intonano con l'aspetto verticale della città. Nella calca s'incuneano giardinetti da casba, oleandri, magnolie. (p. 221) *Quasi tutte le città italiane furono fatte e rifatte attraverso i secoli. Ma le case di [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], in modo speciale. Più che portare i segni delle trasformazioni, li nascondono con avarizia. I loro muri sono ossari di stili, forzieri di vestigia; basta bucare un muro per trovare sotto l'intonaco qui una finestra di cotto, qui un bassorilievo o un affresco. Sono muri pieni di spettri tra sciami di gente vivace. (p. 222) *Parallela a via Gramsci, più in alto, ma in continua simbiosi col porto, corre [[Via di Prè|via Prè]], stretta, lunga, la più popolare di Genova, e forse la più genovese. Benché si stenda vicino ai mercati e alla Borsa, molti dei suoi abitanti non ne escono mai, avendo fin troppo da fare sul posto. Fritture, torte, contrabbando al minuto, argomento troppo importante per passarlo sotto silenzio. (p. 222-223) *I [[genovesi]] sono risparmiatori, lavoratori, produttori e prudenti. Non produttori al modo dei milanesi, troppo giocatori per Genova e propensi a confondere l'affare con l'avventura. Predomina in questo porto un'idea moralistica del lavoro; perciò, almeno in alcuni, si avverte lo spavento di guadagnare troppo, cioè di essere giocatori, gente, secondo i moralisti, esposta a sicura rovina. Nascondono la ricchezza ancor più dei piemontesi; conosco ricchi che hanno un numero elevato di dipendenti, ma sembrano vergognarsene, e li fanno vedere poco. La ricchezza si riversa in casa. (p. 224) *[[Genova]] è una città dura che si compiace d'essere sentimentale. Immagina se stessa rude, ma dolce nel segreto. Il misantropo di buon cuore è un personaggio importante della commedia dialettale che essa recita nella vita. Un buon genovese non deve mai mostrarsi commosso, ma voltate le spalle deve sempre asciugare una lagrima di soppiatto. (p. 225) *Si è parlato del culto genovese dei morti, che talvolta palesa un grandioso concetto della classe. La visita a [[Cimitero monumentale di Staglieno|Staglieno]], il più famoso cimitero d'Italia, mostra come quel concetto sia stato tramandato dall'aristocrazia alla borghesia filantropica. Nemmeno il Cimitero Monumentale di Milano offre una tale antologia di autocelebrazioni mediante il sepolcro. Qui vedi il finanziere in panciotto di marmo bianco, che si congeda dalla moglie piangente; ma si congeda in un palazzo; e morire significa andare di là di un tendaggio di broccato dalle ricche pieghe. Un altro defunto appare nella veste di un angelo che versa da una ciotola una pioggia di monete d'oro; ed un altro, dice l'epigrafe, «cessò di vivere ma non di beneficare – legando a pietosi istituti – parte non umile del ricco suo censo». (pp. 227-228) *Il [[porto di Genova]] è uno dei più perfetti d'Europa; non vi è merce che non possa essere rapidamente sbarcata e imbarcata. (p. 232) *Una reazione tipica del produttore genovese di fronte alla crisi è quella moralistica: «Io lavoro da mattina a sera». Adriano Olivetti a Ivrea mi parlava di questo moralismo-dolorismo dell'industria italiana, di questo feticismo nazionale per la fatica, il lavoro domenicale ed il dormire poco; in nessuna città è maggiore che a [[Genova]]; esso viene opposto alla crisi, che è subìta perciò come un'ingiustizia. Mai come a Genova ho accolto tante testimonianze di gente che lavora sempre e non dorme mai. (p. 235) *{{NDR|[[Cesena]]}} Questa graziosa cittadina, circondata di bei frutteti, e perciò a primavera ravvolta di una nuvola d'alberi bianchi e rosa, addossata a un colle e dominata da una rocca che la include in parte, è nota anche nella cronaca delle ultime guerre, perché diede un buon numero di aviatori medaglia d'oro. Ivi ho raccolto molto di quel colore romagnolo, che ho poi versato in queste pagine solo in minima parte. (pp. 318-319) *La splendida [[Biblioteca Malatestiana|biblioteca malatestiana]] di Cesena è il cuore della cultura della Romagna. Costituita, a metà Quattrocento, per ordine di Novello Malatesta sul fondo di una più antica biblioteca conventuale, nella scia di quella di San Marco a Firenze, è una perfetta creazione del genio del Rinascimento. Non solamente per i codici corali miniati, incunaboli di gran pregio ch'essa con­tiene, ma per la stupenda sala, opera di Matteo Nuti, scolaro dell'[[Leon Battista Alberti|Alberti]]. Col tempio malatestiano di Rimini, con il [[Palazzo Ducale (Urbino)|Palazzo Ducale di Urbino]] e con i più tardi palazzi degli Estensi a Ferrara è quanto di più puro ci abbia dato quel secolo in cui la cultura toccò l'estremo punto della raffinatezza. [...] Appare, la meravigliosa sala, con due file di colonne in fuga prospettica e i muri cui il tempo ha dato sfumature verdi e rosee. Difficile associare più distillata purezza a più slancio di fantasia. (p. 319) *La Toscana è tra le regioni del mondo più famose per la loro bellezza. È un luogo comune parlare della dolcezza e della grazia dei suoi paesaggi. Le valli intorno a Firenze, nel Pistoiese, in Lucchesia e altrove, con i loro giochi d’olivi chiari e di cipressi scuri, hanno una veste incantevole che sa di pittura e di prospettiva artistica, Pure, ad osservarla bene, la dolcezza non è la più intima caratteristica della terra toscana, come invece dell’Umbria. Anche nelle parti più amene, quali la valle del Mugello ed il Chianti, sotto l’involucro grazioso si scopre una precisione, una purezza di contorni, uno scarno rigore di disegno: mentre l’occhio si incanta sulla dolcezza delle prime apparenze scivola dentro l’animo una lezione più severa. La bellezza toscana è una bellezza di rigore, di perfezione, talvolta di ascetismo sotto l’aspetto della grazia. (pp. 359-360) *Il rigore del paesaggio toscano emerge in plaghe dove, come intorno a Siena e a Volterra, la creta biancastra traluce tra le vegetazioni, fissando come nel diamante i contorni di un paesaggio netto, duro e supremamente perfetto. Dunque un paesaggio intellettivo, imbevuto d’intelligenza, che sembra pensare esso stesso intorno all’uomo e nella maniera più alta. (p. 360) *L'attaccamento alla contrada non ha nulla a che fare con le idee, col partito politico, con gli interessi. Dipende in modo esclusivo dal luogo di nascita, dall'atavicità, da tutto quello insomma che è prenatale; non è pensiero, ma passione contratta con il semplice venire al mondo. L'uomo di [[Siena]] sente, più profondo di tutto, di fronte alla propria Contrada, quello che fu chiamato «il demone dell'appartenenza». (p. 387) *{{NDR|A [[Siena]]}} Nei giorni della [[Palio di Siena|corsa]] tutto è sospeso, l'appetito come l'amore e l'amministrazione pubblica. [...] La sera {{NDR|dopo il Palio}}, vi sono due Siene. Luce, vino e tripudio nella contrada vincitrice e nelle alleate. Ma se si sbircia dentro la contrada nemica, si crede d'essere in una città abbandonata; le finestre e gli usci sprangati, buio, silenzio e lutto. (pp. 387-388) *La bellezza di [[Napoli]] cresce di giorno in giorno, di settimana in settimana, via via che scopre i suoi segreti. Finché si giunge a intendere che veramente è questo il più bel golfo della terra. (p. 430) *L'orario a Napoli può essere una necessità pratica, mai una necessità intima. Lo si abbandona quando non occorre più. (p. 430) *I bambini, le «creature» brulicano. Anche nei ristoranti medi, pochi sono gli avventori senza i bambini intorno. Napoli è una città allattante e poppante, perpetuamente gravida. Un semidio napoletano è l'amore; nella coscienza popolare, l'amore si redime con la creazione. (p. 432) *Napoli non è una città per puristi. Vedo una chiesetta barocca, che porta a metà altezza la statua di un angelo, e si prolunga sul medesimo piano con la finestra e il balconcino di una casa senza pretese. Al balconcino sta una donna, gomito a gomito con la statua dell'angelo; questa è veramente Napoli; si abbatta la casa e il balcone, e anche la chiesa sarà divenuta scipita. In tutte le città, ma a Napoli specialmente, risulta evidente che l'arte non è fatta soltanto di quelle che chiamiamo opere d'arte. (p. 433) *È un accento che spesso ho udito risuonare a Napoli in diversa forma. Un incanto nel vivere, unito però al sottinteso che il vivere ha per se stesso qualche cosa di doloroso. Si ha una specie di pendolo tra quell'incanto e quel sottinteso riposto: non si sa mai quale prevalga. (p. 437) *A [[Napoli]], come a Parigi, è difficile udire, almeno in conversazione, quei giudizi assoluti, radicalmente negativi che si odono altrove; come a Parigi, la tendenza è piuttosto verso l'assoluzione, naturalmente con un sottinteso un po' scettico, e senza approfondire troppo; vi è sempre, nei giudizi, un umorismo e un garbo di capitale anche mondana. (p. 443) *Come ha trovato modo di convivere con i santi, con i miracoli, con la scienza e la tecnica, questo popolo vive in confidenza con le forze occulte e la potenze cosmiche. Dovunque si destreggia con la sua malizia, come la piccola barca sulle onde del mare. Anche per questo credo che il [[Vesuvio|vulcano di Napoli]], come gli scavi archeologici del Napoletano, non abbiano equivalenti in nessuna parte del mondo: tutto a Napoli, è umanizzato due volte. (pp. 464-465) *Splendida eredità del dominio borbonico, il [[Museo archeologico nazionale di Napoli|museo Nazionale]] è dentro l'anima di Napoli, e un forestiero se ne avvede più di un napoletano stesso. [...] La vita romana qui perde ogni solennità accademica, e si avvicina con un realismo loquace; la confidenza subentra alla riverenza; non si potrebbe pensare un museo come questo se non a Napoli [...] (pp. 465-466) *Può darsi che la [[cucina napoletana]], come un gastronomo mi disse, sia cucina di città povera; una cucina primordiale, nata dai tre prodotti elementari della terra e delle acque, il grano, gli ortaggi e il pesce; giocata sulle variazioni di tre cibi, la pasta, il pesce e l'antichissima pizza. Molti forestieri non amano la cucina di Napoli perché, condotti da diverse abitudini, non la scoprono mai. Ma, quand'è buona, essa contiene, nel tempo stesso, l'antichità e la natura; porta alla comunione con la natura e con un passato remoto; è semplice e mitologica. (p. 473) *Vi fu chi mi disse che i due giardini di [[Ravello]], a villa Rufolo e al Cimbrone, sono i giardini più straordinari del mondo insieme con quelli di Charleston nella Carolina del Sud; ed è giusto nel senso che né gli uni né gli altri hanno equivalenti altrove. Forse i giardinieri a Ravello hanno subìto un'influenza britannica. Certo hanno acquistato l'arte di intonare colori diversissimi gettandoli alla rinfusa, come su una tavolozza, astenendosi dalle aiole troppo disegnate. Sono giardini, quelli di Ravello, romantici, di una scapigliatura geniale. (p. 477) *[[Salerno]] è diversa da Napoli, nell'apparenza e nello spirito. Qui veramente cadono molti luoghi comuni sull'Italia meridionale. L'aspetto è infatti quasi settentrionale, e la pulizia quasi svizzera. I discorsi sono secchi, brevi, propri di persone attive. [...] Coloro che conoscono la vita salernitana nell'intimo mi dicono ch'essa è un miscuglio, tipico dell'Italia meridionale in questa fase di passaggio, e nei luoghi di punta, di usanze ancora patriarcali e di modernismi talvolta anche strani ed eccessivi. [...] Osservando bene Salerno, si ha dunque l'impressione di un centro abbastanza tipico della fase di trasformazione dell'Italia meridionale. L'industrializzazione e il benessere sono in progresso, anche se le antiche passività gravino ancora fortemente. (pp. 477-478) *{{NDR|La [[Reggia di Caserta]]}} Il fascino di questa Versailles del Napoletano [...] viene per me soprattutto da un certo che di gratuito e di favoloso che emana da questo palazzo di grandezza sproporzionata sorgente in mezzo a una piatta pianura: esiste, lo abbiamo già detto, un [[surrealismo]] napoletano ''avant-lettre'', che nacque dal fasto teatrale di Napoli: e che consiste nel campare grandi fantasie architettoniche dove meno si aspettano. Lo stesso parco, attraversato dalle acque ricadenti da un monticello, poi scorrenti in lieve pendìo di bacino in bacino, interrotte da gruppi bianchi di grandi statue, animali, divinità, venti che gonfiano le gote, Atteone mutato in cervo e sbranato dai cani, è una fantasia macroscopica, in cui tutto sembra essere un po' più grande del giusto; questo genera un turbamento dell'immaginazione, che i [[barocco|barocchi]] chiamavano la meraviglia. È chiaro il desiderio di superare in fasto le grandi regge europee e le grandi metropoli; il contrasto tra questo sogno e la realtà dell'ambiente fa sì che quella di Caserta, ben più di quella di Versailles, sia una reggia di fantasia. (pp. 493-494) *Si sale sulla costa del monte d'un giallo fulvo; ai piedi si ha la pianura, l'immenso quadrilatero della [[Reggia di Caserta|reggia]]; poi ci si interna, e la pianura sparisce. Esiste in [[Provenza]] una splendida ed illustre città abbandonata tra le rocce, Les Beaux; {{sic|[[Casertavecchia|Caserta vecchia]]}}, longobarda, sorta nell'ottavo secolo, già sede di vescovi e conti, è il suo equivalente italiano. Soltanto Les Beaux è di due stili, medievale e Rinascimento, Caserta tutta medievale; e Les Beaux è celebrata in Francia, mentre Caserta vecchia è quasi ignota da noi. Capace di alloggiare molte migliaia di persone, ne racchiude duecento circa. È un nodo di case e viuzze morto e monocromo, del colore giallastro del travertino; intorno un paesaggio di colli brulli, sassosi, seminati di spunzoni di torri; un paesaggio fermo e perfetto. (p. 494) *Si trova a [[Benevento]] un orgoglio civico e storico maggiore che nelle altre città provinciali campane. (p. 496) *[[Benevento]] non è Napoli, e ci tiene a farlo sapere. Già la loro indole, mi fanno notare i beneventani, differisce molto da quella del resto della Campania: più dura, più chiusa, più alpina. [[Salerno]] ha qualcosa di milanese per quanto è possibile nel Mezzogiorno; ho ritrovato ad [[Avellino]] esemplari perfetti di un certo tipo d'intellettuale del Sud, intelligente, pessimista, che contempla se stesso e i suoi malanni come un capitolo di storia. I beneventani invece trasportano se mai nel Sud qualche caratteristica dei trentini. Lo stesso clima è freddo, poco campano; gli splendidi panorami della provincia sono alpestri. (p. 496) *Dopo la caduta di Roma, Benevento ebbe un'altra epoca di splendore sotto il dominio longobardo, e fu il più importante feudo longobardo del Sud. Sotto Roma, e nel Medio Evo, fu grande centro di traffico commerciale fra Tirreno e Adriatico. I beneventani tengono a quello sfondo lontano di internazionalismo. Gli stessi nomi, mi dicono gli studiosi, nei documenti degli archivi, dimostrano che le famiglie provenivano da ogni parte; la popolazione aveva una composizione internazionale, e Benevento qualche cosa della metropoli. (p. 496) *Oggi Benevento è in gran parte una città nuova di zecca con oasi di splendidi monumenti.<br>Pure negli avanzi di quella che fu l'aristocrazia intellettuale del Sud, viva sebbene numericamente ristretta, ho qui notato una passione per l'arte, una difesa del patrimonio artistico ed archeologico, che nel Nord dell'Italia sono meno comuni. È quella passione umanistica che nel Mezzogiorno d'Italia minaccia ormai di naufragare, ma che qui è tenuta desta, come dicevo, anche dall'orgoglio civico. (pp. 496-497) *[...] l'[[Arco di Traiano (Benevento)|Arco di Traiano]], forse il più bello e armonioso degli archi romani esistenti, più bello di quelli di Roma. Ed è anche un arco stranamente moderno, poiché si vede nei bassorilievi Traiano dedito ad opere sociali ed assistenziali. (p. 497) *L'Italia, con i suoi paesaggi, è un distillato del mondo, le [[Marche]] dell'Italia. (p. 508) *Un viaggio nelle Marche, non frettoloso, porta a vedere meraviglie. (p. 513) *[[Ascoli Piceno]] [...] è una tra le più belle piccole città d'Italia, e non ne vedo altra che le assomigli. [[André Gide|Gide]] la prediligeva [...] bella come alcune città della [[Francia]] del sud, non tanto per questo o quel monumento in modo speciale, ma per il suo complesso, per la qualità antologica, per un incanto che viene da nulla e da tutto. Più di qualsiasi altra dev'essere difesa da stupidi sventramenti. Bisogna avervi passeggiato, a cominciare dalla piazza del Popolo, la piazza italiana che insieme con quella di San Marco a [[Venezia]] dà più un'impressione di sala, cinta da porticati, chiusa dalla stupenda abside di San Francesco; o costeggiando il Battistero del Duomo; o lungo le rive scoscese del Tronto; e per le strade strette, chiamate «rue», dove i palazzi non si contano; e che si allargano in piazzette [...] Ascoli è città di torri, antologica come si è detto, perché vi si succedono molti stili, il romanico, il gotico, il rinascimentale, il barocco. Ma il romanico resta il fondo costante, il colore; chiese dalle pareti di pietra, senza finestre; un travertino d'un grigio caldo, uniforme, senza intonaco [...] Quel marmo grigio è tutto ornato, lavorato, istoriato [...] qui, su ogni porta e finestra, vedi frutta, fogliami, cariatidi femminili, fiori, animali, stelle, o anche semplicemente proverbi e sentenze scolpite. (p. 534) *Dovunque si sente lo spazio. Perciò [[L'Aquila]] è gaia. Posta ad oltre 700 metri, il più alto, se non erro, tra i capoluoghi di provincia italiani dopo Enna e Potenza, è una città che respira. Lo sguardo, appena trova un varco, subito va lontano, con l'immediatezza di un corpo sommerso che viene a galla, fino al [[Gran Sasso]] ed al [[Sirente]], dominanti la vasta conca. (pp. 557-558) *{{NDR|Sulla [[Calabria]]}} È certo la più strana delle nostre regioni. Nelle sue vaste plaghe montane talvolta non sembra d'essere nel Mezzogiorno, ma in Svizzera, nell'Alto Adige, nei paesi scandinavi. Da questo Nord immaginario si salta a foreste d'olivi, lungo coste del classico tipo mediterraneo. Vi si incuneano ''canyons'' che ricordano gli Stati Uniti, tratti di deserto africano ed angoli in cui gli edifici conservano qualche ricordo di Bisanzio. Si direbbe che qui siano franati insieme i detriti di diversi mondi; che una divinità arbitraria, dopo aver creato i continenti e le stagioni, si sia divertita a romperli per mescolarne i lucenti frantumi. (pp. 559-660) *[...] a proposito dei comuni alpini, dirò di sfuggita che uno, [[Capracotta]], è il più alto dei comuni appenninici, e perciò l'inverno è chiuso dalle nevi e dai ghiacci. (p. 575) *{{NDR|[[Palermo]]}} Il disegno dei monti e degli scogli che circondano il porto, tendenti all'ocra ed al violetto, sulle acque d'un azzurro carico, quale lo si contempla dal Pellegrino, è meno dolce, meno tenero, ma più puro di quello dei monti circondanti Napoli. Come in Grecia, in Sicilia la natura è rimasta ferma a modelli eterni, e hanno mutato invece gli uomini. Il contrasto fa la natura anche più alta e più lontana; l'animo di chi guarda è costretto a una specie di altalena perpetua. (p. 585) *L'incontro con l'arte [[nuraghe|nuragica]] si ha prima a [[Cagliari]], nel [[Museo archeologico nazionale di Cagliari|museo Archeologico Nazionale]]. Qui si può meglio confrontarla con le civiltà estranee. Anche il reparto romano infatti è importante, ed ancora di più di quello punico, con le sue divinità sensuali e crudeli. Ma il reparto nuragico si stacca dal resto e contrassegna meglio la Sardegna. Si ha il caso raro di un museo senza ripetizioni altrove, incorporato in questa terra come la natura e i costumi. (p. 707) *La [[Basilicata|Lucania]] è una parte del Sud, che soffrì in modo acuto l'isolamento, la lunghissima decadenza, la terra ingrata. [...] Numerosi paesi ricevettero l'acqua e la luce solo dopo il 1945, ed altri solo negli ultimi anni la strada; statistiche recenti indicavano come analfabeta una buona metà della popolazione. Tuttavia la Lucania produce numerosi ingegni, alcuni di grande rilievo. Possiede in abbondanza le virtù che diremo antiche, essendo laboriosa, volitiva, tranquilla, con un profondo sentimento della famiglia. (pp. 737-738) *Vi si giunge da plaghe nude, e d'un tratto si vede sorgere una fungaia di alti caseggiati moderni. [[Potenza (Italia)|Potenza]] cresce a vista d'occhio, presa dalla febbre edilizia. Questo rivestimento di caseggiati [...] circonda il vecchio nucleo della cittadina borbonica, la quale però è tutt'altro che morta. Appena vi si penetra la si ritrova, con la via principale stretta, e con le viuzze disposte in modo da tagliare il vento; Potenza infatti è città di mezza montagna, d'aria fine e ventosa. Le strade ampie e moderne sono in periferia. La parte interna ha la sua grazia, e alcune belle chiese, come la cattedrale, San Francesco, San Michele Arcangelo. (p. 738) *Sembra che [[Matera]] si affacci a un sottosuolo scoperchiato e abitato, che nell'insieme forma una città maggiore. Una tale adunanza di semicavernicoli, in cui si prolunga senza soluzione di continuità l'esistenza della preistoria, non ha paragone in Europa, ed è tra i paesaggi italiani che generano più stupore. Spaccata da valli rupestri, Matera è una specie di [[Siena]] del Sud, più remota nel tempo [...] (p. 747) *La [[Puglia]] è la nostra regione in cui più si avverte l'Oriente. I baresi ricordano come una favola recente gli anni in cui gli albanesi traversavano il mare carichi di monete d'oro; giacché gli albanesi allora consideravano [[Bari]] il proprio mercato e vi scendevano anche a comprare un cappello. (p. 767) *Bari smentisce i luoghi comuni sul Mezzogiorno. Commerciale e borghese, ha scarse tradizioni di aristocrazia baronale e terriera, a differenza, per esempio di [[Lecce]] e [[Brindisi]]. Il tipico barese medio è parco, esatto, dedito ai propri affari, affezionato ai vecchi metodi amministrativi e al risparmio. Lo si vede in bottega, fino a ora tarda, attraverso l'uscio socchiuso, concentrato sui conti. (p. 768) *Nell'insieme Bari somiglia non a [[Milano]], come si afferma, ma piuttosto a [[Genova]]; e, tra le due città, Bari è d'aspetto più composto e più nordico. Pochi infatti sono i caffè; la vita stradale non ha né l'importanza, né il colore, né l'estro consueto nel Mezzogiorno. La strada di Bari è un passaggio, con funzione soltanto pratica, non un salotto o un palcoscenico; con l'eccezione dei quartieri popolari di Bari vecchia. Il barese, e il pugliese in genere, specie di discendenza sveva, hanno un gusto della pulizia che non si avverte nemmeno nella [[val Padana]]. Anche nelle vie più povere gli abitanti non cessano mai di strofinare le case, lucidarle, dare la calce. (pp. 768-769) *[[Rieti]] è una bella città, viva e di struttura aristocratica. Al Medio Evo della Cattedrale romanica, sebbene rifatta all'interno, del Palazzo dei Papi, che è della fine del Duecento, con i suoi potenti archi gotici, e di alcuni quartieri con viuzze, scalinate esterne, torri mozze, archivolti, si sovrappone l'opera di secoli più tardi, la loggia del Vignola, molti palazzi nobiliari. [...] Come s'è detto, Rieti aduna un nucleo di aristocrazia romana, e ne porta l'impronta. (p. 809) *{{NDR|[[Giardino di Ninfa|Ninfa]]}} Quel parco è uno dei luoghi più belli del [[Lazio]]; così sperduto e segregato che, pensando alle ville pompose del patriziato romano, sembra di aver cambiato mondo. Si direbbe piuttosto di essere stati portati d'un tratto in Oriente; o in quel giardino d'una novella del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]], che un negromante fa sorgere in una notte. (p. 817) *[...] un viaggio per l'Italia ci porta davanti alla società più mobile, più fluida e più distruttrice d'Europa. [...] Pochi altri paesi sembrano meno legati al loro passato. In nessun altro paese sarebbe permesso assalire come da noi, deturpare città e campagne, secondo gli interessi e i capricci di un giorno. Gli italiani non temano di essere poco «futuristi». Lo sono più degli altri, senza avvedersene; sebbene questo non significhi sempre essere più avanzati. (p. 860) *Il nostro paese non è inferiore a nessuno per il numero degli ingegni e per la qualità dell'intelligenza allo sgorgo. Ma quell'intelligenza riesce difficilmente a prendere un valore politico e un prestigio politico, e raramente emette voci che trascinano seco un interesse universale. In nessun altro paese come da noi tutto il campo sembra occupato dagli attivisti d'ogni specie; in nessun altro, quasi per un tacito accordo di affaristi e {{sic|sociologhi}}, è così radicata la convinzione che contino solo i problemi di denaro e di cibo. (p. 863) *Il maggiore strumento che rimane per farsi valere ai paesi europei è la loro vecchia cultura. La nostra classe politica non mostra d'esserne convinta. [...] Il rischio dell'Italia è di entrare nel numero dei popoli di cultura bassa, giacché è possibile essere intelligenti e di cultura bassa. (p. 865) *Sotto un involucro di sorriso e di bonomia, l'[[Italia]] è diventata il paese d'Europa più duro da vivere, quello in cui più violenta e più assillante è diventata la lotta per il [[denaro]] e per il [[successo]]. (p. 872) ==''La coda di paglia''== *Aborro le [[coerenza|coerenze]] false e la finzione delle conclusioni raggiunte. *Amo i morti trasmessi al ricordo poetico, non i cadaveri insepolti. *I problemi della [[cultura]] passano oggi in primo piano, portandosi a reagire su questo terreno dove l'infiltrazione lenta, servita dalla folla degli intelligenti mediocri, sostituisce l'attacco frontale massiccio. *L'[[autocritica]] che mi piace è svelta, secca, volta subito pagina. *L'uomo riuscito, tra i muri della propria casa, è spesso fallito ed infelice. *Lo [[scrittore]] deve darsi intero, soltanto a traiettoria conclusa si potrà giudicare in che punto di essa si è messo meglio a fuoco. *Ritengo che lo [[scrittore]] moderno debba vivere tutto in pubblico, in compagnia dialogata con gli altri, fuori del mito del ritegno. *Uno degli uffici dell'[[arte]] è convogliare i rimpianti ed i rimorsi. ==''La gazzetta nera''== ===[[Incipit]]=== La parte avuta da Giovanni Dorigo in alcuni fatti che accaddero anni fa in Inghilterra si può capire solo se si conoscono certe sue angosce del passato. Ora ha raggiunto la pace della coscienza, e abita in un piccolo appartamento a Milano, dove ha trovato un impiego modesto, rinunciando a certe ambizioni che l'hanno perseguitato negli anni giovanili. Il suo carattere si è anche mutato di molto, si è fatto più affabile e lieto, e certo meno solitario. Egli dice talvolta che un disperato attaccamento alla vita, un egoismo spinto a fondo, sono proprio i difetti che trasformandosi possono meglio degli altri aprirci l'animo a sentimenti d'amore. Ma la breve avventura del suo soggiorno in Inghilterra ha una parte tanto notevole in quella trasformazione, che bisognerà raccontarla, anche se la sua origine è una triste pazzia. ===Citazioni=== *«Ora capisco che cosa può dare di bene l'orrore per la rinuncia ed il terrore di morire. Ecco, ora mi dico: vi è un solo modo di non incontrare la morte, quello di morire prima. Io dovrò avere paura, molta paura, e grazie ad essa non rinuncerò a nulla, non romperò nessun vincolo, non ammetterò l'abbandono: mi chiuderò vivo in un mondo assoluto, che sia già l'aldilà. Allora il vizio di viltà e d'egoismo, l'avarizia e l'orgoglio, diverranno una fedeltà non mortale, in cui la morte non potrà avere effetto, perché il suo passaggio sarà un momento qualsiasi della nostra vita assoluta. Questo è il motivo per cui non ti lascio morire allontanandoti da me.» *Ogni attimo nuovo di vita è un diritto di più di rifiuto alla morte. *Ogni piacere umano trova dentro di sé il suo [[contrario]] e la sua distruzione. ==''Romanzo americano''== ===[[Incipit]]=== Michele era sbarcato, anni prima, nel porto di New York. Gli venne incontro il nuovo zio e, non conoscendosi ancora, si guardarono bene in faccia. Michele vide un uomo di mezza età, alto, con i capelli grigiastri un po' trascurati, come del resto anche il vestito; le sopracciglia folte, e gli occhi intelligenti bene aperti dietro gli occhiali; la bocca ripiegata in giù; sottile, il naso lungo, de un po' curvo, e la punta del mento un po' alzata verso esso. La lieve tendenza del naso e del mento ad andarsi incontro gli dava qualche anno di più, e ricordava che era nato lombardo; come anche una certa amarezza, che si scorgeva in quella faccia, un'amarezza un po' scorbutica, soprattutto guardinga.<br>John esaminò il nipote con attenzione maggiore. Essendo un uomo di gran cuore, spronato anche dalla moglie aveva risposto di sì, senza pensarci un attimo, quando gli era stato richiesto di occuparsi di lui. ===Citazioni=== *Io detesto i rimorsi, che legano l'uomo al passato. Ritengo giusto rivoltarsi davanti all'ingiustizia ed infatti ci sono i martiri, ma detesto i collezionisti di rivolte, che amano la rivolta in sé: è una tremenda catena. (p. 53) *L'anima è quello che si fa, ed i legami sono buoni se vi entrano, cattivi se rimangono contro o fuori, anche se li chiamano santi. (p. 59) *Non esistono leggi sante, nel mondo fisico e nel mondo morale; però tutte le leggi, man mano che si scoprono, sono sante. (p. 61) *Vi sono uomini il cui carattere è dato in maniera quasi esclusiva dal loro modo di pensare, ma anch'essi esistono in natura, non meno degli attivi e degli avventurieri. (p. 69) *L'anima vive per l'opera, solo per l'opera. Senza l'opera non si è anime. (p. 124) *Il cielo si divide in tre, la luna vicina, le stelle che bruciano e scappano, ed in mezzo, metà dell'uomo e metà del mondo, i pianeti tranquilli, grandi esseri ancora affettuosi che conciliano l'amore e il sonno. (p. 129) ==''I burattini e il drago volante''== ===[[Incipit]]=== Uno dei miei primi ricordi teatrali sono alcuni spettacoli di marionette, in una città di provincia, in una sala che poteva essere una ex-scuderia o una ex-legnaia, dove si recitavano adattamenti dalle fiabe di [[Carlo Gozzi]]. Uno dei punti culminanti di non ricordo quale fiaba era l'entrata in scena di un enorme drago volante, il quale navigava nell'aria orizzontale come un pesce nell'acqua, e giunto all'altezza d'un cavaliere spalancava la bocca e l'inghiottiva tutto intero continuando il suo movimento dalla parte opposta. ===Citazioni=== *La voga di [[James Bond]] è in declino. Il favore del grosso pubblico non è più quello di una volta. L'agente 007 ha rappresentato un momento, per me non privo d'interesse, nella storia del film-racconto d'avventura. Chi farà la storia del genere non lo potrà dimenticare. *L'[[industria culturale]] è in gran parte un mito, un bersaglio di comodo, com'erano in altri tempi il diavolo e le streghe. Se mai, l'industria e umori del pubblico vanno sulla stessa barca: l'insieme dei prodotti finisce per corrispondere regolarmente a una richiesta genuina. *I film di [[James Bond]], al miscuglio abituale di violenza, sesso, tecnologia, aggiungono qualcosa di più, che segnava il momento: un estetismo delle immagini, una punta di dandysmo, una preziosità dell'orrido, in cui motivi tipici fine Ottocento sembravano filtrare tra le macchine avveniristiche e fantascientifiche. *Il genere [[film]], o romanzo, di spionaggio sta oggi muovendo verso nuove formule. All'eroe trionfante, invincibile, tutto gesto, senza anima, subentra un'altra formula, la spia meditativa, psicologizzante, che sente la meschinità, la tristezza, la sporcizia del suo mestiere, l'eroe deluso e disgustato. *In ''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]'' il regista ([[Lewis Gilbert]]) non porta un'invenzione fresca. L'attore, [[Sean Connery]], è invecchiato. I «cattivi» sono scipiti, non prendono rilievo, non fanno nessuna paura. Le scene d'amore si direbbero avvolte nel ''cellophane'' ===[[Explicit]]=== Il film {{NDR|''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]''}} sta a mezzo tra la favola di magia e il balletto ''Folies Bergères''<br>Non so che farci; lo confesso; mi divertono la sigaretta che spara e l'elicottero-ippogrifo. Mi piacciono le fiabe, anche se gli elementi che combinano insieme sono sempre gli stessi. Domando scusa, ma non posso cambiarmi, e se [[James Bond]] finirà, andrò sempre a vedere quello che prenderà il suo posto. ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Le furie''=== Sono a Vicenza, in una camera d'albergo, una sera d'ottobre.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===''Le stelle fredde ''=== Il medico mi chiese:<br /> «Peggio dal destro o dal sinistro?»<br />«Non saprei fare distinzioni tra un [[orecchio]] e l'altro.» ==Citazioni su Guido Piovene== *{{maiuscoletto|Guido Piovene}}. ''Il Conte Rosso.'' ([[Marcello Marchesi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Guido Piovene, ''De America'', Garzanti, Milano, 1961. *Guido Piovene, ''I burattini e il drago volante'', ''La Fiera Letteraria'', 19 ottobre 1967 *Guido Piovene, ''La coda di paglia'', Baldini Castoldi Dalai, 2001. *Guido Piovene, ''La gazzetta nera'', Oscar Mondadori, 1968. *Guido Piovene, ''Le furie'', 1958. *Guido Piovene, ''Le stelle fredde'', Mondadori, 1976. *Guido Piovene, ''Romanzo americano'', CDE, 1980. *Guido Piovene, ''Viaggio in Italia'', Baldini & Castoldi, Milano, 2013. ISBN 978-88-6852-019-9 *[[Francesco Savio]], ''Ma l'amore no: realismo, formalismo, propaganda e telefoni bianchi nel cinema italiano di regime (1930-1943)'', Sonzogno, Milano, 1975. ==Filmografia== *''[[Amanti senza amore]]'' (1948) – sceneggiatura *''[[Lettere di una novizia]]'' (1960) – soggetto ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Piovene, Guido}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] r1jm8nqilmbq4oyahxpgi15hje2js64 1418396 1418394 2026-06-27T08:55:33Z Gaux 18878 /* Citazioni di Guido Piovene */ ampliamento Borgese 1418396 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Guido Piovene.jpg|thumb|Guido Piovene]] '''Guido Piovene''' (1907 – 1974), scrittore e giornalista italiano. ==Citazioni di Guido Piovene== *Chiarire agli italiani che la razza è un dato scientifico, biologico, basato sull'affinità di sangue, è il primo compito che il libro {{NDR|''Contra Judeos''}} incoraggia; secondo, di dimostrare che l'inferiorità di alcune razze è perpetua; che negli incroci l'inferiore prevale sul superiore; che la razza italiana dev'essere gelosa della sua immunità... Gli ebrei possono essere solo nemici e sopraffattori della nazione che li ospita. Di sangue diverso, e coscienti dei loro vincoli, non possono che collegarsi contro la razza aliena. L'enorme numero di posizioni eminenti occupato in Italia dagli ebrei, è il risultato di una tenace battaglia. Come stranieri, essi tentano di ottenere il trionfo sulla cultura nazionale altrui, portandola a forme «europeistiche», staccandola dalle radici popolari dell'arte, come è avvenuto in Italia.<ref>Da una recensione del novembre 1938 per il ''Corriere della Sera'' del libro ''Contra Judeos'' di [[Telesio Interlandi]]; citato in [[Rosetta Loy]], ''La parola ebreo'', Giulio Einaudi editore, Torino, 1997, p. 30. ISBN 88-06-14542-8</ref> *L'adolescenza del [[Giuseppe Antonio Borgese|Borgese]] è imbevuta di tendenze che, riunitesi intorno al [[Giovanni Verga|Verga]], conservano un'intonazione manzoniana: d'un [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] in cui sia tolta la febbre morale, ma esercitato ed esteso l'amore del documento e dell'indagine storica come principio dell'arte. Ho veduto con attenzione gli esordi dell'attività del Borgese, sia negli inediti, sia nelle prime collaborazioni dimenticate o disperse. Vi ho trovato un grande attaccamento a [[Lev Tolstoj|Tolstoi]], inteso come verista e apparentato perfino al [[Giuseppe Giacosa|Giacosa]]: il desiderio di un'estetica che studi il gusto, le eredità, i complessi, molto più che le opere, e consideri l'artista come la risultanza di un clima intellettuale; il biasimo per l'arte «soggettiva», che non dimostri uno scopo sociale. L'ideale di critico, per il Borgese, è un [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]], inteso prima del [[Benedetto Croce|Croce]], trasformato dal positivismo. L'interessano i miti, come studio di razza; condanna un dramma, per inesattezza storica nei fatti e nella psicologia, ricordando i criteri dell'Adelchi.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1930-04-16_270/page/502/mode/1up Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese]'', in ''Nuova Antologia. Rivista di lettere scienze ed arti'', vol. 270, 16 aprile 1930, p. 502.</ref> *La gente povera, in ''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]'', si innalza alla poesia, e il viso di Anna nella morte prende la dignità e la luce di un marmo: mentre gli antagonisti restano irrimediabilmente brutali e volgari. Questo è assai ben narrato. [[Mario Camerini|Camerini]], antiretorico, narra solo attraverso la rappresentazione dei fatti più quotidiani e consueti. E otterrebbe la compiutezza, se pervenisse a una più intima fusione tra la parte maggiore della sua storia (la macchina sociale che stritola gli indifesi) e la comune vicenda cui si appoggia, di insufficiente sostegno. Quasi a sanare il dissidio, v'è un eccessivo profluvio di sentimento, un soverchio uso di fatti che chiedono il pianto. Ma il film è ottimo, e va sulla buona via.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 25 ottobre 1942; citato in Savio, p. 344.</ref> *La persecuzione antiebraica è solo uno degli aspetti del [[razzismo]] nel [[mondo]], ma ne è stata l'espressione più orribile.<ref>Da un articolo pubblicato sul ''Corriere della sera'', 1961; da ''La coda di paglia'', Mondadori, 1962.</ref> *{{NDR|Su ''[[Se io fossi onesto]]''}} Questi film nei quali una trama ingegnosa, irta di trovate e di equivoci, si svolge in un immaginario paese di case novecento, di milionari, di maggiordomi sono ormai diventati una nostra specialità e difficilmente se ne vede uno veramente cattivo. [...] Il regista [[Carlo Ludovico Bragaglia|Bragaglia]] ha mostrato anche qui esattezza, misura e sicurezza di taglio, raggiungendo il suo intento, che era di divertire.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 4 marzo 1942; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/se-io-fossi-onesto-tojovj56 Se io fossi onesto]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[I 3 aquilotti]]''}} Si tratta d'una specie di {{sic|lungo metraggio}} sull'Accademia aeronautica di Caserta, nel quale è stata inserita una lieve trama. [...] È un film che corre liscio e di esperta condotta: la recitazione, a cui hanno partecipato giovani della Scuola e giovani della G.I.L., procede senza intoppi; e sotto il buon mestiere resta così dissimulato quanto vi è nella trama di non del tutto originale.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 31 agosto 1942; citato in Savio, p. 361.</ref> *Una [[vizio e virtù|virtù]] è sempre un [[vizio e virtù|vizio]] trasformato. Bisogna avere il coraggio di ammettere che ogni virtù si ricava dal vizio.<ref>Dalla prefazione a ''La gazzetta nera'', Mondadori, Milano, 1953.</ref> *[[Viaggio|Viaggiare]] dovrebbe essere sempre un atto di umiltà.<ref>Da ''De America''</ref> *{{NDR|Su ''[[Un garibaldino al convento]]''}} [[Vittorio De Sica]] ha fatto un altro ottimo film, in cui dimostra le sue solite doti, l'accuratezza, la finezza, lo zelo, il giusto orecchio, la compiuta misura, e questa volta qualche cosa di più. [...] Il film è buono per la delicata pittura delle due famiglie avverse, dei familiari, del pietismo conventuale, dei soldati borbonici (se mai ha un difetto è di essere fin troppo bello, troppo finito e levigato); è buono per le figure minori, vivaci e di fresca invenzione; è buono per il dialogo al quale hanno collaborato scrittori, per esempio [[Adolfo Franci]]; nelle ultime scene poi, l'assedio, la fuga a cavallo, l'inseguimento e la carica dei garibaldini, incalzanti, piene di ansia, De Sica trova il suo meglio.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 14 marzo 1942; citato in [[Roberto Chiti (critico)|Roberto Chiti]] e [[Enrico Lancia]], ''Dizionario del cinema italiano: i film'', Gremese Editore, Roma, 2005, [https://books.google.it/books?id=UlKjE82BEe4C&pg=PA158 p. 158]. ISBN 88-8440-351-0</ref> *{{NDR|Sui [[salotto letterario|salotti]] parigini del Novecento}} Una di quelle colazioni che offrono ai letterati due o tre signore della società parigina, le quali mantengono in vita la tradizione dei salotti intellettuali in belle case con un busto di marmo bianco sul camino.<ref>Citato alla voce ''Salotto'', ''Grande Dizionario della lingua italiana'', a cura di Salvatore Battaglia, vol. XVI, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1995, p. 424.</ref> ==''Viaggio in Italia''== *{{NDR|[[Bolzano]]}} È opulenta, moderna. Ma la sua bellezza è gotica: le lunghe vie fiancheggiate di portici, abbellite non tanto da questa o quella costruzione, quanto dal movimento degli angoli e delle sporgenze, che crea fondali di teatro, giochi di luce. (p. 9) *[...] conoscere [[Andrea Palladio|Palladio]], la Basilica, la Loggia del Capitanio, la Rotonda, il teatro Olimpico, il palazzo Chiericati e gli altri attraverso gli studi è una conoscenza imperfetta. Bisogna vederlo a [[Vicenza]]. (p. 49) *È fantasia dei [[Friuli|friulani]] che la loro terra, con le montagne della [[Carnia]], le colline dell'Udinese, la pianura, i paesaggi lagunari lungo la costa, le diverse razze e i colori vivaci di un tempo più antico del nostro, sia per se stessa un universo nella sua varietà. Aquileia romana, [[Udine]] veneziana e [[Cividale del Friuli|Cividale]] longobarda... (p. 60) *[[Verona]] fu romana, gota, poi bizantina e longobarda. La tennero i Carolingi e gli imperatori tedeschi; fu un glorioso Comune e una gloriosa Signoria. Fu scaligera, viscontea, veneziana; l'avvicendamento fu rapido, ed ogni fase sovrappose all'altra il suo segno. In ogni fase storica ebbe una parte dominante, per l'importanza strategica e mercantile, grande fortezza ed incrocio di arterie tra l'Italia e il mondo germanico. Per varietà di stili, nessuno dei quali prevale, Verona non ha pari tra le città italiane se si eccettua Roma. (p. 78) *Tra l'azzurro ed il bianco, sul fondo dei colli di un verde opaco, [[Genova]] è misteriosa al modo di [[Londra]], l'altra città europea fatta a compartimenti stagni. La fantasia, dice Stevenson, è stimolata a Londra, perché Londra è un incastro di ambienti segreti l'uno all'altro. L'animo può così giocare al mistero, compiacersi in acrobazie che oggi si direbbero metafisiche, immaginando qui un cinese, qui un baro, una vecchia duchessa, un commerciante di caucciù, un dinamitardo, accostandoli, mescolandoli, ponendoli in rapporti occulti. Congerie di misteri simili non s'incontrano mai nelle semplici città italiane, ma Genova è forse l'unica che susciti la fantasia di retroscena clandestini. Un libro giallo che si svolga a [[Roma]], a [[Venezia]] o a [[Firenze]] ha qualche cosa di incredibile, ma se si svolge a Genova si riesce a credervi (o quasi). E, proprio come Londra, Genova ha la speciale teatralità degli esseri e delle vicende su cui si sente pendere qualche cosa di occulto. (p. 220) *Ma l'affetto indugia ancora su [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], che resta la più vera, viva e in fondo moderna. Appoggiata a terrazze che digradano sulle pendici, le case sembrano erette l'una sull'altra; tutte sembrano spingersi in lato più che possono, come le piante d'una selva, in cerca di luce; si direbbe che una sola scaletta a chiocciola, nell'interno di esse, ci possa condurre dal porto alla cima delle colline. Al sommo, i nuovi grattacieli s'intonano con l'aspetto verticale della città. Nella calca s'incuneano giardinetti da casba, oleandri, magnolie. (p. 221) *Quasi tutte le città italiane furono fatte e rifatte attraverso i secoli. Ma le case di [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], in modo speciale. Più che portare i segni delle trasformazioni, li nascondono con avarizia. I loro muri sono ossari di stili, forzieri di vestigia; basta bucare un muro per trovare sotto l'intonaco qui una finestra di cotto, qui un bassorilievo o un affresco. Sono muri pieni di spettri tra sciami di gente vivace. (p. 222) *Parallela a via Gramsci, più in alto, ma in continua simbiosi col porto, corre [[Via di Prè|via Prè]], stretta, lunga, la più popolare di Genova, e forse la più genovese. Benché si stenda vicino ai mercati e alla Borsa, molti dei suoi abitanti non ne escono mai, avendo fin troppo da fare sul posto. Fritture, torte, contrabbando al minuto, argomento troppo importante per passarlo sotto silenzio. (p. 222-223) *I [[genovesi]] sono risparmiatori, lavoratori, produttori e prudenti. Non produttori al modo dei milanesi, troppo giocatori per Genova e propensi a confondere l'affare con l'avventura. Predomina in questo porto un'idea moralistica del lavoro; perciò, almeno in alcuni, si avverte lo spavento di guadagnare troppo, cioè di essere giocatori, gente, secondo i moralisti, esposta a sicura rovina. Nascondono la ricchezza ancor più dei piemontesi; conosco ricchi che hanno un numero elevato di dipendenti, ma sembrano vergognarsene, e li fanno vedere poco. La ricchezza si riversa in casa. (p. 224) *[[Genova]] è una città dura che si compiace d'essere sentimentale. Immagina se stessa rude, ma dolce nel segreto. Il misantropo di buon cuore è un personaggio importante della commedia dialettale che essa recita nella vita. Un buon genovese non deve mai mostrarsi commosso, ma voltate le spalle deve sempre asciugare una lagrima di soppiatto. (p. 225) *Si è parlato del culto genovese dei morti, che talvolta palesa un grandioso concetto della classe. La visita a [[Cimitero monumentale di Staglieno|Staglieno]], il più famoso cimitero d'Italia, mostra come quel concetto sia stato tramandato dall'aristocrazia alla borghesia filantropica. Nemmeno il Cimitero Monumentale di Milano offre una tale antologia di autocelebrazioni mediante il sepolcro. Qui vedi il finanziere in panciotto di marmo bianco, che si congeda dalla moglie piangente; ma si congeda in un palazzo; e morire significa andare di là di un tendaggio di broccato dalle ricche pieghe. Un altro defunto appare nella veste di un angelo che versa da una ciotola una pioggia di monete d'oro; ed un altro, dice l'epigrafe, «cessò di vivere ma non di beneficare – legando a pietosi istituti – parte non umile del ricco suo censo». (pp. 227-228) *Il [[porto di Genova]] è uno dei più perfetti d'Europa; non vi è merce che non possa essere rapidamente sbarcata e imbarcata. (p. 232) *Una reazione tipica del produttore genovese di fronte alla crisi è quella moralistica: «Io lavoro da mattina a sera». Adriano Olivetti a Ivrea mi parlava di questo moralismo-dolorismo dell'industria italiana, di questo feticismo nazionale per la fatica, il lavoro domenicale ed il dormire poco; in nessuna città è maggiore che a [[Genova]]; esso viene opposto alla crisi, che è subìta perciò come un'ingiustizia. Mai come a Genova ho accolto tante testimonianze di gente che lavora sempre e non dorme mai. (p. 235) *{{NDR|[[Cesena]]}} Questa graziosa cittadina, circondata di bei frutteti, e perciò a primavera ravvolta di una nuvola d'alberi bianchi e rosa, addossata a un colle e dominata da una rocca che la include in parte, è nota anche nella cronaca delle ultime guerre, perché diede un buon numero di aviatori medaglia d'oro. Ivi ho raccolto molto di quel colore romagnolo, che ho poi versato in queste pagine solo in minima parte. (pp. 318-319) *La splendida [[Biblioteca Malatestiana|biblioteca malatestiana]] di Cesena è il cuore della cultura della Romagna. Costituita, a metà Quattrocento, per ordine di Novello Malatesta sul fondo di una più antica biblioteca conventuale, nella scia di quella di San Marco a Firenze, è una perfetta creazione del genio del Rinascimento. Non solamente per i codici corali miniati, incunaboli di gran pregio ch'essa con­tiene, ma per la stupenda sala, opera di Matteo Nuti, scolaro dell'[[Leon Battista Alberti|Alberti]]. Col tempio malatestiano di Rimini, con il [[Palazzo Ducale (Urbino)|Palazzo Ducale di Urbino]] e con i più tardi palazzi degli Estensi a Ferrara è quanto di più puro ci abbia dato quel secolo in cui la cultura toccò l'estremo punto della raffinatezza. [...] Appare, la meravigliosa sala, con due file di colonne in fuga prospettica e i muri cui il tempo ha dato sfumature verdi e rosee. Difficile associare più distillata purezza a più slancio di fantasia. (p. 319) *La Toscana è tra le regioni del mondo più famose per la loro bellezza. È un luogo comune parlare della dolcezza e della grazia dei suoi paesaggi. Le valli intorno a Firenze, nel Pistoiese, in Lucchesia e altrove, con i loro giochi d’olivi chiari e di cipressi scuri, hanno una veste incantevole che sa di pittura e di prospettiva artistica, Pure, ad osservarla bene, la dolcezza non è la più intima caratteristica della terra toscana, come invece dell’Umbria. Anche nelle parti più amene, quali la valle del Mugello ed il Chianti, sotto l’involucro grazioso si scopre una precisione, una purezza di contorni, uno scarno rigore di disegno: mentre l’occhio si incanta sulla dolcezza delle prime apparenze scivola dentro l’animo una lezione più severa. La bellezza toscana è una bellezza di rigore, di perfezione, talvolta di ascetismo sotto l’aspetto della grazia. (pp. 359-360) *Il rigore del paesaggio toscano emerge in plaghe dove, come intorno a Siena e a Volterra, la creta biancastra traluce tra le vegetazioni, fissando come nel diamante i contorni di un paesaggio netto, duro e supremamente perfetto. Dunque un paesaggio intellettivo, imbevuto d’intelligenza, che sembra pensare esso stesso intorno all’uomo e nella maniera più alta. (p. 360) *L'attaccamento alla contrada non ha nulla a che fare con le idee, col partito politico, con gli interessi. Dipende in modo esclusivo dal luogo di nascita, dall'atavicità, da tutto quello insomma che è prenatale; non è pensiero, ma passione contratta con il semplice venire al mondo. L'uomo di [[Siena]] sente, più profondo di tutto, di fronte alla propria Contrada, quello che fu chiamato «il demone dell'appartenenza». (p. 387) *{{NDR|A [[Siena]]}} Nei giorni della [[Palio di Siena|corsa]] tutto è sospeso, l'appetito come l'amore e l'amministrazione pubblica. [...] La sera {{NDR|dopo il Palio}}, vi sono due Siene. Luce, vino e tripudio nella contrada vincitrice e nelle alleate. Ma se si sbircia dentro la contrada nemica, si crede d'essere in una città abbandonata; le finestre e gli usci sprangati, buio, silenzio e lutto. (pp. 387-388) *La bellezza di [[Napoli]] cresce di giorno in giorno, di settimana in settimana, via via che scopre i suoi segreti. Finché si giunge a intendere che veramente è questo il più bel golfo della terra. (p. 430) *L'orario a Napoli può essere una necessità pratica, mai una necessità intima. Lo si abbandona quando non occorre più. (p. 430) *I bambini, le «creature» brulicano. Anche nei ristoranti medi, pochi sono gli avventori senza i bambini intorno. Napoli è una città allattante e poppante, perpetuamente gravida. Un semidio napoletano è l'amore; nella coscienza popolare, l'amore si redime con la creazione. (p. 432) *Napoli non è una città per puristi. Vedo una chiesetta barocca, che porta a metà altezza la statua di un angelo, e si prolunga sul medesimo piano con la finestra e il balconcino di una casa senza pretese. Al balconcino sta una donna, gomito a gomito con la statua dell'angelo; questa è veramente Napoli; si abbatta la casa e il balcone, e anche la chiesa sarà divenuta scipita. In tutte le città, ma a Napoli specialmente, risulta evidente che l'arte non è fatta soltanto di quelle che chiamiamo opere d'arte. (p. 433) *È un accento che spesso ho udito risuonare a Napoli in diversa forma. Un incanto nel vivere, unito però al sottinteso che il vivere ha per se stesso qualche cosa di doloroso. Si ha una specie di pendolo tra quell'incanto e quel sottinteso riposto: non si sa mai quale prevalga. (p. 437) *A [[Napoli]], come a Parigi, è difficile udire, almeno in conversazione, quei giudizi assoluti, radicalmente negativi che si odono altrove; come a Parigi, la tendenza è piuttosto verso l'assoluzione, naturalmente con un sottinteso un po' scettico, e senza approfondire troppo; vi è sempre, nei giudizi, un umorismo e un garbo di capitale anche mondana. (p. 443) *Come ha trovato modo di convivere con i santi, con i miracoli, con la scienza e la tecnica, questo popolo vive in confidenza con le forze occulte e la potenze cosmiche. Dovunque si destreggia con la sua malizia, come la piccola barca sulle onde del mare. Anche per questo credo che il [[Vesuvio|vulcano di Napoli]], come gli scavi archeologici del Napoletano, non abbiano equivalenti in nessuna parte del mondo: tutto a Napoli, è umanizzato due volte. (pp. 464-465) *Splendida eredità del dominio borbonico, il [[Museo archeologico nazionale di Napoli|museo Nazionale]] è dentro l'anima di Napoli, e un forestiero se ne avvede più di un napoletano stesso. [...] La vita romana qui perde ogni solennità accademica, e si avvicina con un realismo loquace; la confidenza subentra alla riverenza; non si potrebbe pensare un museo come questo se non a Napoli [...] (pp. 465-466) *Può darsi che la [[cucina napoletana]], come un gastronomo mi disse, sia cucina di città povera; una cucina primordiale, nata dai tre prodotti elementari della terra e delle acque, il grano, gli ortaggi e il pesce; giocata sulle variazioni di tre cibi, la pasta, il pesce e l'antichissima pizza. Molti forestieri non amano la cucina di Napoli perché, condotti da diverse abitudini, non la scoprono mai. Ma, quand'è buona, essa contiene, nel tempo stesso, l'antichità e la natura; porta alla comunione con la natura e con un passato remoto; è semplice e mitologica. (p. 473) *Vi fu chi mi disse che i due giardini di [[Ravello]], a villa Rufolo e al Cimbrone, sono i giardini più straordinari del mondo insieme con quelli di Charleston nella Carolina del Sud; ed è giusto nel senso che né gli uni né gli altri hanno equivalenti altrove. Forse i giardinieri a Ravello hanno subìto un'influenza britannica. Certo hanno acquistato l'arte di intonare colori diversissimi gettandoli alla rinfusa, come su una tavolozza, astenendosi dalle aiole troppo disegnate. Sono giardini, quelli di Ravello, romantici, di una scapigliatura geniale. (p. 477) *[[Salerno]] è diversa da Napoli, nell'apparenza e nello spirito. Qui veramente cadono molti luoghi comuni sull'Italia meridionale. L'aspetto è infatti quasi settentrionale, e la pulizia quasi svizzera. I discorsi sono secchi, brevi, propri di persone attive. [...] Coloro che conoscono la vita salernitana nell'intimo mi dicono ch'essa è un miscuglio, tipico dell'Italia meridionale in questa fase di passaggio, e nei luoghi di punta, di usanze ancora patriarcali e di modernismi talvolta anche strani ed eccessivi. [...] Osservando bene Salerno, si ha dunque l'impressione di un centro abbastanza tipico della fase di trasformazione dell'Italia meridionale. L'industrializzazione e il benessere sono in progresso, anche se le antiche passività gravino ancora fortemente. (pp. 477-478) *{{NDR|La [[Reggia di Caserta]]}} Il fascino di questa Versailles del Napoletano [...] viene per me soprattutto da un certo che di gratuito e di favoloso che emana da questo palazzo di grandezza sproporzionata sorgente in mezzo a una piatta pianura: esiste, lo abbiamo già detto, un [[surrealismo]] napoletano ''avant-lettre'', che nacque dal fasto teatrale di Napoli: e che consiste nel campare grandi fantasie architettoniche dove meno si aspettano. Lo stesso parco, attraversato dalle acque ricadenti da un monticello, poi scorrenti in lieve pendìo di bacino in bacino, interrotte da gruppi bianchi di grandi statue, animali, divinità, venti che gonfiano le gote, Atteone mutato in cervo e sbranato dai cani, è una fantasia macroscopica, in cui tutto sembra essere un po' più grande del giusto; questo genera un turbamento dell'immaginazione, che i [[barocco|barocchi]] chiamavano la meraviglia. È chiaro il desiderio di superare in fasto le grandi regge europee e le grandi metropoli; il contrasto tra questo sogno e la realtà dell'ambiente fa sì che quella di Caserta, ben più di quella di Versailles, sia una reggia di fantasia. (pp. 493-494) *Si sale sulla costa del monte d'un giallo fulvo; ai piedi si ha la pianura, l'immenso quadrilatero della [[Reggia di Caserta|reggia]]; poi ci si interna, e la pianura sparisce. Esiste in [[Provenza]] una splendida ed illustre città abbandonata tra le rocce, Les Beaux; {{sic|[[Casertavecchia|Caserta vecchia]]}}, longobarda, sorta nell'ottavo secolo, già sede di vescovi e conti, è il suo equivalente italiano. Soltanto Les Beaux è di due stili, medievale e Rinascimento, Caserta tutta medievale; e Les Beaux è celebrata in Francia, mentre Caserta vecchia è quasi ignota da noi. Capace di alloggiare molte migliaia di persone, ne racchiude duecento circa. È un nodo di case e viuzze morto e monocromo, del colore giallastro del travertino; intorno un paesaggio di colli brulli, sassosi, seminati di spunzoni di torri; un paesaggio fermo e perfetto. (p. 494) *Si trova a [[Benevento]] un orgoglio civico e storico maggiore che nelle altre città provinciali campane. (p. 496) *[[Benevento]] non è Napoli, e ci tiene a farlo sapere. Già la loro indole, mi fanno notare i beneventani, differisce molto da quella del resto della Campania: più dura, più chiusa, più alpina. [[Salerno]] ha qualcosa di milanese per quanto è possibile nel Mezzogiorno; ho ritrovato ad [[Avellino]] esemplari perfetti di un certo tipo d'intellettuale del Sud, intelligente, pessimista, che contempla se stesso e i suoi malanni come un capitolo di storia. I beneventani invece trasportano se mai nel Sud qualche caratteristica dei trentini. Lo stesso clima è freddo, poco campano; gli splendidi panorami della provincia sono alpestri. (p. 496) *Dopo la caduta di Roma, Benevento ebbe un'altra epoca di splendore sotto il dominio longobardo, e fu il più importante feudo longobardo del Sud. Sotto Roma, e nel Medio Evo, fu grande centro di traffico commerciale fra Tirreno e Adriatico. I beneventani tengono a quello sfondo lontano di internazionalismo. Gli stessi nomi, mi dicono gli studiosi, nei documenti degli archivi, dimostrano che le famiglie provenivano da ogni parte; la popolazione aveva una composizione internazionale, e Benevento qualche cosa della metropoli. (p. 496) *Oggi Benevento è in gran parte una città nuova di zecca con oasi di splendidi monumenti.<br>Pure negli avanzi di quella che fu l'aristocrazia intellettuale del Sud, viva sebbene numericamente ristretta, ho qui notato una passione per l'arte, una difesa del patrimonio artistico ed archeologico, che nel Nord dell'Italia sono meno comuni. È quella passione umanistica che nel Mezzogiorno d'Italia minaccia ormai di naufragare, ma che qui è tenuta desta, come dicevo, anche dall'orgoglio civico. (pp. 496-497) *[...] l'[[Arco di Traiano (Benevento)|Arco di Traiano]], forse il più bello e armonioso degli archi romani esistenti, più bello di quelli di Roma. Ed è anche un arco stranamente moderno, poiché si vede nei bassorilievi Traiano dedito ad opere sociali ed assistenziali. (p. 497) *L'Italia, con i suoi paesaggi, è un distillato del mondo, le [[Marche]] dell'Italia. (p. 508) *Un viaggio nelle Marche, non frettoloso, porta a vedere meraviglie. (p. 513) *[[Ascoli Piceno]] [...] è una tra le più belle piccole città d'Italia, e non ne vedo altra che le assomigli. [[André Gide|Gide]] la prediligeva [...] bella come alcune città della [[Francia]] del sud, non tanto per questo o quel monumento in modo speciale, ma per il suo complesso, per la qualità antologica, per un incanto che viene da nulla e da tutto. Più di qualsiasi altra dev'essere difesa da stupidi sventramenti. Bisogna avervi passeggiato, a cominciare dalla piazza del Popolo, la piazza italiana che insieme con quella di San Marco a [[Venezia]] dà più un'impressione di sala, cinta da porticati, chiusa dalla stupenda abside di San Francesco; o costeggiando il Battistero del Duomo; o lungo le rive scoscese del Tronto; e per le strade strette, chiamate «rue», dove i palazzi non si contano; e che si allargano in piazzette [...] Ascoli è città di torri, antologica come si è detto, perché vi si succedono molti stili, il romanico, il gotico, il rinascimentale, il barocco. Ma il romanico resta il fondo costante, il colore; chiese dalle pareti di pietra, senza finestre; un travertino d'un grigio caldo, uniforme, senza intonaco [...] Quel marmo grigio è tutto ornato, lavorato, istoriato [...] qui, su ogni porta e finestra, vedi frutta, fogliami, cariatidi femminili, fiori, animali, stelle, o anche semplicemente proverbi e sentenze scolpite. (p. 534) *Dovunque si sente lo spazio. Perciò [[L'Aquila]] è gaia. Posta ad oltre 700 metri, il più alto, se non erro, tra i capoluoghi di provincia italiani dopo Enna e Potenza, è una città che respira. Lo sguardo, appena trova un varco, subito va lontano, con l'immediatezza di un corpo sommerso che viene a galla, fino al [[Gran Sasso]] ed al [[Sirente]], dominanti la vasta conca. (pp. 557-558) *{{NDR|Sulla [[Calabria]]}} È certo la più strana delle nostre regioni. Nelle sue vaste plaghe montane talvolta non sembra d'essere nel Mezzogiorno, ma in Svizzera, nell'Alto Adige, nei paesi scandinavi. Da questo Nord immaginario si salta a foreste d'olivi, lungo coste del classico tipo mediterraneo. Vi si incuneano ''canyons'' che ricordano gli Stati Uniti, tratti di deserto africano ed angoli in cui gli edifici conservano qualche ricordo di Bisanzio. Si direbbe che qui siano franati insieme i detriti di diversi mondi; che una divinità arbitraria, dopo aver creato i continenti e le stagioni, si sia divertita a romperli per mescolarne i lucenti frantumi. (pp. 559-660) *[...] a proposito dei comuni alpini, dirò di sfuggita che uno, [[Capracotta]], è il più alto dei comuni appenninici, e perciò l'inverno è chiuso dalle nevi e dai ghiacci. (p. 575) *{{NDR|[[Palermo]]}} Il disegno dei monti e degli scogli che circondano il porto, tendenti all'ocra ed al violetto, sulle acque d'un azzurro carico, quale lo si contempla dal Pellegrino, è meno dolce, meno tenero, ma più puro di quello dei monti circondanti Napoli. Come in Grecia, in Sicilia la natura è rimasta ferma a modelli eterni, e hanno mutato invece gli uomini. Il contrasto fa la natura anche più alta e più lontana; l'animo di chi guarda è costretto a una specie di altalena perpetua. (p. 585) *L'incontro con l'arte [[nuraghe|nuragica]] si ha prima a [[Cagliari]], nel [[Museo archeologico nazionale di Cagliari|museo Archeologico Nazionale]]. Qui si può meglio confrontarla con le civiltà estranee. Anche il reparto romano infatti è importante, ed ancora di più di quello punico, con le sue divinità sensuali e crudeli. Ma il reparto nuragico si stacca dal resto e contrassegna meglio la Sardegna. Si ha il caso raro di un museo senza ripetizioni altrove, incorporato in questa terra come la natura e i costumi. (p. 707) *La [[Basilicata|Lucania]] è una parte del Sud, che soffrì in modo acuto l'isolamento, la lunghissima decadenza, la terra ingrata. [...] Numerosi paesi ricevettero l'acqua e la luce solo dopo il 1945, ed altri solo negli ultimi anni la strada; statistiche recenti indicavano come analfabeta una buona metà della popolazione. Tuttavia la Lucania produce numerosi ingegni, alcuni di grande rilievo. Possiede in abbondanza le virtù che diremo antiche, essendo laboriosa, volitiva, tranquilla, con un profondo sentimento della famiglia. (pp. 737-738) *Vi si giunge da plaghe nude, e d'un tratto si vede sorgere una fungaia di alti caseggiati moderni. [[Potenza (Italia)|Potenza]] cresce a vista d'occhio, presa dalla febbre edilizia. Questo rivestimento di caseggiati [...] circonda il vecchio nucleo della cittadina borbonica, la quale però è tutt'altro che morta. Appena vi si penetra la si ritrova, con la via principale stretta, e con le viuzze disposte in modo da tagliare il vento; Potenza infatti è città di mezza montagna, d'aria fine e ventosa. Le strade ampie e moderne sono in periferia. La parte interna ha la sua grazia, e alcune belle chiese, come la cattedrale, San Francesco, San Michele Arcangelo. (p. 738) *Sembra che [[Matera]] si affacci a un sottosuolo scoperchiato e abitato, che nell'insieme forma una città maggiore. Una tale adunanza di semicavernicoli, in cui si prolunga senza soluzione di continuità l'esistenza della preistoria, non ha paragone in Europa, ed è tra i paesaggi italiani che generano più stupore. Spaccata da valli rupestri, Matera è una specie di [[Siena]] del Sud, più remota nel tempo [...] (p. 747) *La [[Puglia]] è la nostra regione in cui più si avverte l'Oriente. I baresi ricordano come una favola recente gli anni in cui gli albanesi traversavano il mare carichi di monete d'oro; giacché gli albanesi allora consideravano [[Bari]] il proprio mercato e vi scendevano anche a comprare un cappello. (p. 767) *Bari smentisce i luoghi comuni sul Mezzogiorno. Commerciale e borghese, ha scarse tradizioni di aristocrazia baronale e terriera, a differenza, per esempio di [[Lecce]] e [[Brindisi]]. Il tipico barese medio è parco, esatto, dedito ai propri affari, affezionato ai vecchi metodi amministrativi e al risparmio. Lo si vede in bottega, fino a ora tarda, attraverso l'uscio socchiuso, concentrato sui conti. (p. 768) *Nell'insieme Bari somiglia non a [[Milano]], come si afferma, ma piuttosto a [[Genova]]; e, tra le due città, Bari è d'aspetto più composto e più nordico. Pochi infatti sono i caffè; la vita stradale non ha né l'importanza, né il colore, né l'estro consueto nel Mezzogiorno. La strada di Bari è un passaggio, con funzione soltanto pratica, non un salotto o un palcoscenico; con l'eccezione dei quartieri popolari di Bari vecchia. Il barese, e il pugliese in genere, specie di discendenza sveva, hanno un gusto della pulizia che non si avverte nemmeno nella [[val Padana]]. Anche nelle vie più povere gli abitanti non cessano mai di strofinare le case, lucidarle, dare la calce. (pp. 768-769) *[[Rieti]] è una bella città, viva e di struttura aristocratica. Al Medio Evo della Cattedrale romanica, sebbene rifatta all'interno, del Palazzo dei Papi, che è della fine del Duecento, con i suoi potenti archi gotici, e di alcuni quartieri con viuzze, scalinate esterne, torri mozze, archivolti, si sovrappone l'opera di secoli più tardi, la loggia del Vignola, molti palazzi nobiliari. [...] Come s'è detto, Rieti aduna un nucleo di aristocrazia romana, e ne porta l'impronta. (p. 809) *{{NDR|[[Giardino di Ninfa|Ninfa]]}} Quel parco è uno dei luoghi più belli del [[Lazio]]; così sperduto e segregato che, pensando alle ville pompose del patriziato romano, sembra di aver cambiato mondo. Si direbbe piuttosto di essere stati portati d'un tratto in Oriente; o in quel giardino d'una novella del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]], che un negromante fa sorgere in una notte. (p. 817) *[...] un viaggio per l'Italia ci porta davanti alla società più mobile, più fluida e più distruttrice d'Europa. [...] Pochi altri paesi sembrano meno legati al loro passato. In nessun altro paese sarebbe permesso assalire come da noi, deturpare città e campagne, secondo gli interessi e i capricci di un giorno. Gli italiani non temano di essere poco «futuristi». Lo sono più degli altri, senza avvedersene; sebbene questo non significhi sempre essere più avanzati. (p. 860) *Il nostro paese non è inferiore a nessuno per il numero degli ingegni e per la qualità dell'intelligenza allo sgorgo. Ma quell'intelligenza riesce difficilmente a prendere un valore politico e un prestigio politico, e raramente emette voci che trascinano seco un interesse universale. In nessun altro paese come da noi tutto il campo sembra occupato dagli attivisti d'ogni specie; in nessun altro, quasi per un tacito accordo di affaristi e {{sic|sociologhi}}, è così radicata la convinzione che contino solo i problemi di denaro e di cibo. (p. 863) *Il maggiore strumento che rimane per farsi valere ai paesi europei è la loro vecchia cultura. La nostra classe politica non mostra d'esserne convinta. [...] Il rischio dell'Italia è di entrare nel numero dei popoli di cultura bassa, giacché è possibile essere intelligenti e di cultura bassa. (p. 865) *Sotto un involucro di sorriso e di bonomia, l'[[Italia]] è diventata il paese d'Europa più duro da vivere, quello in cui più violenta e più assillante è diventata la lotta per il [[denaro]] e per il [[successo]]. (p. 872) ==''La coda di paglia''== *Aborro le [[coerenza|coerenze]] false e la finzione delle conclusioni raggiunte. *Amo i morti trasmessi al ricordo poetico, non i cadaveri insepolti. *I problemi della [[cultura]] passano oggi in primo piano, portandosi a reagire su questo terreno dove l'infiltrazione lenta, servita dalla folla degli intelligenti mediocri, sostituisce l'attacco frontale massiccio. *L'[[autocritica]] che mi piace è svelta, secca, volta subito pagina. *L'uomo riuscito, tra i muri della propria casa, è spesso fallito ed infelice. *Lo [[scrittore]] deve darsi intero, soltanto a traiettoria conclusa si potrà giudicare in che punto di essa si è messo meglio a fuoco. *Ritengo che lo [[scrittore]] moderno debba vivere tutto in pubblico, in compagnia dialogata con gli altri, fuori del mito del ritegno. *Uno degli uffici dell'[[arte]] è convogliare i rimpianti ed i rimorsi. ==''La gazzetta nera''== ===[[Incipit]]=== La parte avuta da Giovanni Dorigo in alcuni fatti che accaddero anni fa in Inghilterra si può capire solo se si conoscono certe sue angosce del passato. Ora ha raggiunto la pace della coscienza, e abita in un piccolo appartamento a Milano, dove ha trovato un impiego modesto, rinunciando a certe ambizioni che l'hanno perseguitato negli anni giovanili. Il suo carattere si è anche mutato di molto, si è fatto più affabile e lieto, e certo meno solitario. Egli dice talvolta che un disperato attaccamento alla vita, un egoismo spinto a fondo, sono proprio i difetti che trasformandosi possono meglio degli altri aprirci l'animo a sentimenti d'amore. Ma la breve avventura del suo soggiorno in Inghilterra ha una parte tanto notevole in quella trasformazione, che bisognerà raccontarla, anche se la sua origine è una triste pazzia. ===Citazioni=== *«Ora capisco che cosa può dare di bene l'orrore per la rinuncia ed il terrore di morire. Ecco, ora mi dico: vi è un solo modo di non incontrare la morte, quello di morire prima. Io dovrò avere paura, molta paura, e grazie ad essa non rinuncerò a nulla, non romperò nessun vincolo, non ammetterò l'abbandono: mi chiuderò vivo in un mondo assoluto, che sia già l'aldilà. Allora il vizio di viltà e d'egoismo, l'avarizia e l'orgoglio, diverranno una fedeltà non mortale, in cui la morte non potrà avere effetto, perché il suo passaggio sarà un momento qualsiasi della nostra vita assoluta. Questo è il motivo per cui non ti lascio morire allontanandoti da me.» *Ogni attimo nuovo di vita è un diritto di più di rifiuto alla morte. *Ogni piacere umano trova dentro di sé il suo [[contrario]] e la sua distruzione. ==''Romanzo americano''== ===[[Incipit]]=== Michele era sbarcato, anni prima, nel porto di New York. Gli venne incontro il nuovo zio e, non conoscendosi ancora, si guardarono bene in faccia. Michele vide un uomo di mezza età, alto, con i capelli grigiastri un po' trascurati, come del resto anche il vestito; le sopracciglia folte, e gli occhi intelligenti bene aperti dietro gli occhiali; la bocca ripiegata in giù; sottile, il naso lungo, de un po' curvo, e la punta del mento un po' alzata verso esso. La lieve tendenza del naso e del mento ad andarsi incontro gli dava qualche anno di più, e ricordava che era nato lombardo; come anche una certa amarezza, che si scorgeva in quella faccia, un'amarezza un po' scorbutica, soprattutto guardinga.<br>John esaminò il nipote con attenzione maggiore. Essendo un uomo di gran cuore, spronato anche dalla moglie aveva risposto di sì, senza pensarci un attimo, quando gli era stato richiesto di occuparsi di lui. ===Citazioni=== *Io detesto i rimorsi, che legano l'uomo al passato. Ritengo giusto rivoltarsi davanti all'ingiustizia ed infatti ci sono i martiri, ma detesto i collezionisti di rivolte, che amano la rivolta in sé: è una tremenda catena. (p. 53) *L'anima è quello che si fa, ed i legami sono buoni se vi entrano, cattivi se rimangono contro o fuori, anche se li chiamano santi. (p. 59) *Non esistono leggi sante, nel mondo fisico e nel mondo morale; però tutte le leggi, man mano che si scoprono, sono sante. (p. 61) *Vi sono uomini il cui carattere è dato in maniera quasi esclusiva dal loro modo di pensare, ma anch'essi esistono in natura, non meno degli attivi e degli avventurieri. (p. 69) *L'anima vive per l'opera, solo per l'opera. Senza l'opera non si è anime. (p. 124) *Il cielo si divide in tre, la luna vicina, le stelle che bruciano e scappano, ed in mezzo, metà dell'uomo e metà del mondo, i pianeti tranquilli, grandi esseri ancora affettuosi che conciliano l'amore e il sonno. (p. 129) ==''I burattini e il drago volante''== ===[[Incipit]]=== Uno dei miei primi ricordi teatrali sono alcuni spettacoli di marionette, in una città di provincia, in una sala che poteva essere una ex-scuderia o una ex-legnaia, dove si recitavano adattamenti dalle fiabe di [[Carlo Gozzi]]. Uno dei punti culminanti di non ricordo quale fiaba era l'entrata in scena di un enorme drago volante, il quale navigava nell'aria orizzontale come un pesce nell'acqua, e giunto all'altezza d'un cavaliere spalancava la bocca e l'inghiottiva tutto intero continuando il suo movimento dalla parte opposta. ===Citazioni=== *La voga di [[James Bond]] è in declino. Il favore del grosso pubblico non è più quello di una volta. L'agente 007 ha rappresentato un momento, per me non privo d'interesse, nella storia del film-racconto d'avventura. Chi farà la storia del genere non lo potrà dimenticare. *L'[[industria culturale]] è in gran parte un mito, un bersaglio di comodo, com'erano in altri tempi il diavolo e le streghe. Se mai, l'industria e umori del pubblico vanno sulla stessa barca: l'insieme dei prodotti finisce per corrispondere regolarmente a una richiesta genuina. *I film di [[James Bond]], al miscuglio abituale di violenza, sesso, tecnologia, aggiungono qualcosa di più, che segnava il momento: un estetismo delle immagini, una punta di dandysmo, una preziosità dell'orrido, in cui motivi tipici fine Ottocento sembravano filtrare tra le macchine avveniristiche e fantascientifiche. *Il genere [[film]], o romanzo, di spionaggio sta oggi muovendo verso nuove formule. All'eroe trionfante, invincibile, tutto gesto, senza anima, subentra un'altra formula, la spia meditativa, psicologizzante, che sente la meschinità, la tristezza, la sporcizia del suo mestiere, l'eroe deluso e disgustato. *In ''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]'' il regista ([[Lewis Gilbert]]) non porta un'invenzione fresca. L'attore, [[Sean Connery]], è invecchiato. I «cattivi» sono scipiti, non prendono rilievo, non fanno nessuna paura. Le scene d'amore si direbbero avvolte nel ''cellophane'' ===[[Explicit]]=== Il film {{NDR|''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]''}} sta a mezzo tra la favola di magia e il balletto ''Folies Bergères''<br>Non so che farci; lo confesso; mi divertono la sigaretta che spara e l'elicottero-ippogrifo. Mi piacciono le fiabe, anche se gli elementi che combinano insieme sono sempre gli stessi. Domando scusa, ma non posso cambiarmi, e se [[James Bond]] finirà, andrò sempre a vedere quello che prenderà il suo posto. ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Le furie''=== Sono a Vicenza, in una camera d'albergo, una sera d'ottobre.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===''Le stelle fredde ''=== Il medico mi chiese:<br /> «Peggio dal destro o dal sinistro?»<br />«Non saprei fare distinzioni tra un [[orecchio]] e l'altro.» ==Citazioni su Guido Piovene== *{{maiuscoletto|Guido Piovene}}. ''Il Conte Rosso.'' ([[Marcello Marchesi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Guido Piovene, ''De America'', Garzanti, Milano, 1961. *Guido Piovene, ''I burattini e il drago volante'', ''La Fiera Letteraria'', 19 ottobre 1967 *Guido Piovene, ''La coda di paglia'', Baldini Castoldi Dalai, 2001. *Guido Piovene, ''La gazzetta nera'', Oscar Mondadori, 1968. *Guido Piovene, ''Le furie'', 1958. *Guido Piovene, ''Le stelle fredde'', Mondadori, 1976. *Guido Piovene, ''Romanzo americano'', CDE, 1980. *Guido Piovene, ''Viaggio in Italia'', Baldini & Castoldi, Milano, 2013. ISBN 978-88-6852-019-9 *[[Francesco Savio]], ''Ma l'amore no: realismo, formalismo, propaganda e telefoni bianchi nel cinema italiano di regime (1930-1943)'', Sonzogno, Milano, 1975. ==Filmografia== *''[[Amanti senza amore]]'' (1948) – sceneggiatura *''[[Lettere di una novizia]]'' (1960) – soggetto ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Piovene, Guido}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] nahipdy6llfzc9y00f4p9sc3z87wldc 1418397 1418396 2026-06-27T08:56:55Z Gaux 18878 /* Citazioni di Guido Piovene */ wlink e sic 1418397 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Guido Piovene.jpg|thumb|Guido Piovene]] '''Guido Piovene''' (1907 – 1974), scrittore e giornalista italiano. ==Citazioni di Guido Piovene== *Chiarire agli italiani che la razza è un dato scientifico, biologico, basato sull'affinità di sangue, è il primo compito che il libro {{NDR|''Contra Judeos''}} incoraggia; secondo, di dimostrare che l'inferiorità di alcune razze è perpetua; che negli incroci l'inferiore prevale sul superiore; che la razza italiana dev'essere gelosa della sua immunità... Gli ebrei possono essere solo nemici e sopraffattori della nazione che li ospita. Di sangue diverso, e coscienti dei loro vincoli, non possono che collegarsi contro la razza aliena. L'enorme numero di posizioni eminenti occupato in Italia dagli ebrei, è il risultato di una tenace battaglia. Come stranieri, essi tentano di ottenere il trionfo sulla cultura nazionale altrui, portandola a forme «europeistiche», staccandola dalle radici popolari dell'arte, come è avvenuto in Italia.<ref>Da una recensione del novembre 1938 per il ''Corriere della Sera'' del libro ''Contra Judeos'' di [[Telesio Interlandi]]; citato in [[Rosetta Loy]], ''La parola ebreo'', Giulio Einaudi editore, Torino, 1997, p. 30. ISBN 88-06-14542-8</ref> *L'adolescenza del [[Giuseppe Antonio Borgese|Borgese]] è imbevuta di tendenze che, riunitesi intorno al [[Giovanni Verga|Verga]], conservano un'intonazione manzoniana: d'un [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] in cui sia tolta la febbre morale, ma esercitato ed esteso l'amore del documento e dell'indagine storica come principio dell'arte. Ho veduto con attenzione gli esordi dell'attività del Borgese, sia negli inediti, sia nelle prime collaborazioni dimenticate o disperse. Vi ho trovato un grande attaccamento a [[Lev Tolstoj|{{sic|Tolstoi}}]], inteso come verista e apparentato perfino al [[Giuseppe Giacosa|Giacosa]]: il desiderio di un'estetica che studi il gusto, le eredità, i complessi, molto più che le opere, e consideri l'artista come la risultanza di un clima intellettuale; il biasimo per l'arte «soggettiva», che non dimostri uno scopo sociale. L'ideale di critico, per il Borgese, è un [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]], inteso prima del [[Benedetto Croce|Croce]], trasformato dal [[positivismo]]. L'interessano i miti, come studio di razza; condanna un dramma, per inesattezza storica nei fatti e nella psicologia, ricordando i criteri dell'Adelchi.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1930-04-16_270/page/502/mode/1up Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese]'', in ''Nuova Antologia. Rivista di lettere scienze ed arti'', vol. 270, 16 aprile 1930, p. 502.</ref> *La gente povera, in ''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]'', si innalza alla poesia, e il viso di Anna nella morte prende la dignità e la luce di un marmo: mentre gli antagonisti restano irrimediabilmente brutali e volgari. Questo è assai ben narrato. [[Mario Camerini|Camerini]], antiretorico, narra solo attraverso la rappresentazione dei fatti più quotidiani e consueti. E otterrebbe la compiutezza, se pervenisse a una più intima fusione tra la parte maggiore della sua storia (la macchina sociale che stritola gli indifesi) e la comune vicenda cui si appoggia, di insufficiente sostegno. Quasi a sanare il dissidio, v'è un eccessivo profluvio di sentimento, un soverchio uso di fatti che chiedono il pianto. Ma il film è ottimo, e va sulla buona via.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 25 ottobre 1942; citato in Savio, p. 344.</ref> *La persecuzione antiebraica è solo uno degli aspetti del [[razzismo]] nel [[mondo]], ma ne è stata l'espressione più orribile.<ref>Da un articolo pubblicato sul ''Corriere della sera'', 1961; da ''La coda di paglia'', Mondadori, 1962.</ref> *{{NDR|Su ''[[Se io fossi onesto]]''}} Questi film nei quali una trama ingegnosa, irta di trovate e di equivoci, si svolge in un immaginario paese di case novecento, di milionari, di maggiordomi sono ormai diventati una nostra specialità e difficilmente se ne vede uno veramente cattivo. [...] Il regista [[Carlo Ludovico Bragaglia|Bragaglia]] ha mostrato anche qui esattezza, misura e sicurezza di taglio, raggiungendo il suo intento, che era di divertire.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 4 marzo 1942; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/se-io-fossi-onesto-tojovj56 Se io fossi onesto]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[I 3 aquilotti]]''}} Si tratta d'una specie di {{sic|lungo metraggio}} sull'Accademia aeronautica di Caserta, nel quale è stata inserita una lieve trama. [...] È un film che corre liscio e di esperta condotta: la recitazione, a cui hanno partecipato giovani della Scuola e giovani della G.I.L., procede senza intoppi; e sotto il buon mestiere resta così dissimulato quanto vi è nella trama di non del tutto originale.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 31 agosto 1942; citato in Savio, p. 361.</ref> *Una [[vizio e virtù|virtù]] è sempre un [[vizio e virtù|vizio]] trasformato. Bisogna avere il coraggio di ammettere che ogni virtù si ricava dal vizio.<ref>Dalla prefazione a ''La gazzetta nera'', Mondadori, Milano, 1953.</ref> *[[Viaggio|Viaggiare]] dovrebbe essere sempre un atto di umiltà.<ref>Da ''De America''</ref> *{{NDR|Su ''[[Un garibaldino al convento]]''}} [[Vittorio De Sica]] ha fatto un altro ottimo film, in cui dimostra le sue solite doti, l'accuratezza, la finezza, lo zelo, il giusto orecchio, la compiuta misura, e questa volta qualche cosa di più. [...] Il film è buono per la delicata pittura delle due famiglie avverse, dei familiari, del pietismo conventuale, dei soldati borbonici (se mai ha un difetto è di essere fin troppo bello, troppo finito e levigato); è buono per le figure minori, vivaci e di fresca invenzione; è buono per il dialogo al quale hanno collaborato scrittori, per esempio [[Adolfo Franci]]; nelle ultime scene poi, l'assedio, la fuga a cavallo, l'inseguimento e la carica dei garibaldini, incalzanti, piene di ansia, De Sica trova il suo meglio.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 14 marzo 1942; citato in [[Roberto Chiti (critico)|Roberto Chiti]] e [[Enrico Lancia]], ''Dizionario del cinema italiano: i film'', Gremese Editore, Roma, 2005, [https://books.google.it/books?id=UlKjE82BEe4C&pg=PA158 p. 158]. ISBN 88-8440-351-0</ref> *{{NDR|Sui [[salotto letterario|salotti]] parigini del Novecento}} Una di quelle colazioni che offrono ai letterati due o tre signore della società parigina, le quali mantengono in vita la tradizione dei salotti intellettuali in belle case con un busto di marmo bianco sul camino.<ref>Citato alla voce ''Salotto'', ''Grande Dizionario della lingua italiana'', a cura di Salvatore Battaglia, vol. XVI, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1995, p. 424.</ref> ==''Viaggio in Italia''== *{{NDR|[[Bolzano]]}} È opulenta, moderna. Ma la sua bellezza è gotica: le lunghe vie fiancheggiate di portici, abbellite non tanto da questa o quella costruzione, quanto dal movimento degli angoli e delle sporgenze, che crea fondali di teatro, giochi di luce. (p. 9) *[...] conoscere [[Andrea Palladio|Palladio]], la Basilica, la Loggia del Capitanio, la Rotonda, il teatro Olimpico, il palazzo Chiericati e gli altri attraverso gli studi è una conoscenza imperfetta. Bisogna vederlo a [[Vicenza]]. (p. 49) *È fantasia dei [[Friuli|friulani]] che la loro terra, con le montagne della [[Carnia]], le colline dell'Udinese, la pianura, i paesaggi lagunari lungo la costa, le diverse razze e i colori vivaci di un tempo più antico del nostro, sia per se stessa un universo nella sua varietà. Aquileia romana, [[Udine]] veneziana e [[Cividale del Friuli|Cividale]] longobarda... (p. 60) *[[Verona]] fu romana, gota, poi bizantina e longobarda. La tennero i Carolingi e gli imperatori tedeschi; fu un glorioso Comune e una gloriosa Signoria. Fu scaligera, viscontea, veneziana; l'avvicendamento fu rapido, ed ogni fase sovrappose all'altra il suo segno. In ogni fase storica ebbe una parte dominante, per l'importanza strategica e mercantile, grande fortezza ed incrocio di arterie tra l'Italia e il mondo germanico. Per varietà di stili, nessuno dei quali prevale, Verona non ha pari tra le città italiane se si eccettua Roma. (p. 78) *Tra l'azzurro ed il bianco, sul fondo dei colli di un verde opaco, [[Genova]] è misteriosa al modo di [[Londra]], l'altra città europea fatta a compartimenti stagni. La fantasia, dice Stevenson, è stimolata a Londra, perché Londra è un incastro di ambienti segreti l'uno all'altro. L'animo può così giocare al mistero, compiacersi in acrobazie che oggi si direbbero metafisiche, immaginando qui un cinese, qui un baro, una vecchia duchessa, un commerciante di caucciù, un dinamitardo, accostandoli, mescolandoli, ponendoli in rapporti occulti. Congerie di misteri simili non s'incontrano mai nelle semplici città italiane, ma Genova è forse l'unica che susciti la fantasia di retroscena clandestini. Un libro giallo che si svolga a [[Roma]], a [[Venezia]] o a [[Firenze]] ha qualche cosa di incredibile, ma se si svolge a Genova si riesce a credervi (o quasi). E, proprio come Londra, Genova ha la speciale teatralità degli esseri e delle vicende su cui si sente pendere qualche cosa di occulto. (p. 220) *Ma l'affetto indugia ancora su [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], che resta la più vera, viva e in fondo moderna. Appoggiata a terrazze che digradano sulle pendici, le case sembrano erette l'una sull'altra; tutte sembrano spingersi in lato più che possono, come le piante d'una selva, in cerca di luce; si direbbe che una sola scaletta a chiocciola, nell'interno di esse, ci possa condurre dal porto alla cima delle colline. Al sommo, i nuovi grattacieli s'intonano con l'aspetto verticale della città. Nella calca s'incuneano giardinetti da casba, oleandri, magnolie. (p. 221) *Quasi tutte le città italiane furono fatte e rifatte attraverso i secoli. Ma le case di [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], in modo speciale. Più che portare i segni delle trasformazioni, li nascondono con avarizia. I loro muri sono ossari di stili, forzieri di vestigia; basta bucare un muro per trovare sotto l'intonaco qui una finestra di cotto, qui un bassorilievo o un affresco. Sono muri pieni di spettri tra sciami di gente vivace. (p. 222) *Parallela a via Gramsci, più in alto, ma in continua simbiosi col porto, corre [[Via di Prè|via Prè]], stretta, lunga, la più popolare di Genova, e forse la più genovese. Benché si stenda vicino ai mercati e alla Borsa, molti dei suoi abitanti non ne escono mai, avendo fin troppo da fare sul posto. Fritture, torte, contrabbando al minuto, argomento troppo importante per passarlo sotto silenzio. (p. 222-223) *I [[genovesi]] sono risparmiatori, lavoratori, produttori e prudenti. Non produttori al modo dei milanesi, troppo giocatori per Genova e propensi a confondere l'affare con l'avventura. Predomina in questo porto un'idea moralistica del lavoro; perciò, almeno in alcuni, si avverte lo spavento di guadagnare troppo, cioè di essere giocatori, gente, secondo i moralisti, esposta a sicura rovina. Nascondono la ricchezza ancor più dei piemontesi; conosco ricchi che hanno un numero elevato di dipendenti, ma sembrano vergognarsene, e li fanno vedere poco. La ricchezza si riversa in casa. (p. 224) *[[Genova]] è una città dura che si compiace d'essere sentimentale. Immagina se stessa rude, ma dolce nel segreto. Il misantropo di buon cuore è un personaggio importante della commedia dialettale che essa recita nella vita. Un buon genovese non deve mai mostrarsi commosso, ma voltate le spalle deve sempre asciugare una lagrima di soppiatto. (p. 225) *Si è parlato del culto genovese dei morti, che talvolta palesa un grandioso concetto della classe. La visita a [[Cimitero monumentale di Staglieno|Staglieno]], il più famoso cimitero d'Italia, mostra come quel concetto sia stato tramandato dall'aristocrazia alla borghesia filantropica. Nemmeno il Cimitero Monumentale di Milano offre una tale antologia di autocelebrazioni mediante il sepolcro. Qui vedi il finanziere in panciotto di marmo bianco, che si congeda dalla moglie piangente; ma si congeda in un palazzo; e morire significa andare di là di un tendaggio di broccato dalle ricche pieghe. Un altro defunto appare nella veste di un angelo che versa da una ciotola una pioggia di monete d'oro; ed un altro, dice l'epigrafe, «cessò di vivere ma non di beneficare – legando a pietosi istituti – parte non umile del ricco suo censo». (pp. 227-228) *Il [[porto di Genova]] è uno dei più perfetti d'Europa; non vi è merce che non possa essere rapidamente sbarcata e imbarcata. (p. 232) *Una reazione tipica del produttore genovese di fronte alla crisi è quella moralistica: «Io lavoro da mattina a sera». Adriano Olivetti a Ivrea mi parlava di questo moralismo-dolorismo dell'industria italiana, di questo feticismo nazionale per la fatica, il lavoro domenicale ed il dormire poco; in nessuna città è maggiore che a [[Genova]]; esso viene opposto alla crisi, che è subìta perciò come un'ingiustizia. Mai come a Genova ho accolto tante testimonianze di gente che lavora sempre e non dorme mai. (p. 235) *{{NDR|[[Cesena]]}} Questa graziosa cittadina, circondata di bei frutteti, e perciò a primavera ravvolta di una nuvola d'alberi bianchi e rosa, addossata a un colle e dominata da una rocca che la include in parte, è nota anche nella cronaca delle ultime guerre, perché diede un buon numero di aviatori medaglia d'oro. Ivi ho raccolto molto di quel colore romagnolo, che ho poi versato in queste pagine solo in minima parte. (pp. 318-319) *La splendida [[Biblioteca Malatestiana|biblioteca malatestiana]] di Cesena è il cuore della cultura della Romagna. Costituita, a metà Quattrocento, per ordine di Novello Malatesta sul fondo di una più antica biblioteca conventuale, nella scia di quella di San Marco a Firenze, è una perfetta creazione del genio del Rinascimento. Non solamente per i codici corali miniati, incunaboli di gran pregio ch'essa con­tiene, ma per la stupenda sala, opera di Matteo Nuti, scolaro dell'[[Leon Battista Alberti|Alberti]]. Col tempio malatestiano di Rimini, con il [[Palazzo Ducale (Urbino)|Palazzo Ducale di Urbino]] e con i più tardi palazzi degli Estensi a Ferrara è quanto di più puro ci abbia dato quel secolo in cui la cultura toccò l'estremo punto della raffinatezza. [...] Appare, la meravigliosa sala, con due file di colonne in fuga prospettica e i muri cui il tempo ha dato sfumature verdi e rosee. Difficile associare più distillata purezza a più slancio di fantasia. (p. 319) *La Toscana è tra le regioni del mondo più famose per la loro bellezza. È un luogo comune parlare della dolcezza e della grazia dei suoi paesaggi. Le valli intorno a Firenze, nel Pistoiese, in Lucchesia e altrove, con i loro giochi d’olivi chiari e di cipressi scuri, hanno una veste incantevole che sa di pittura e di prospettiva artistica, Pure, ad osservarla bene, la dolcezza non è la più intima caratteristica della terra toscana, come invece dell’Umbria. Anche nelle parti più amene, quali la valle del Mugello ed il Chianti, sotto l’involucro grazioso si scopre una precisione, una purezza di contorni, uno scarno rigore di disegno: mentre l’occhio si incanta sulla dolcezza delle prime apparenze scivola dentro l’animo una lezione più severa. La bellezza toscana è una bellezza di rigore, di perfezione, talvolta di ascetismo sotto l’aspetto della grazia. (pp. 359-360) *Il rigore del paesaggio toscano emerge in plaghe dove, come intorno a Siena e a Volterra, la creta biancastra traluce tra le vegetazioni, fissando come nel diamante i contorni di un paesaggio netto, duro e supremamente perfetto. Dunque un paesaggio intellettivo, imbevuto d’intelligenza, che sembra pensare esso stesso intorno all’uomo e nella maniera più alta. (p. 360) *L'attaccamento alla contrada non ha nulla a che fare con le idee, col partito politico, con gli interessi. Dipende in modo esclusivo dal luogo di nascita, dall'atavicità, da tutto quello insomma che è prenatale; non è pensiero, ma passione contratta con il semplice venire al mondo. L'uomo di [[Siena]] sente, più profondo di tutto, di fronte alla propria Contrada, quello che fu chiamato «il demone dell'appartenenza». (p. 387) *{{NDR|A [[Siena]]}} Nei giorni della [[Palio di Siena|corsa]] tutto è sospeso, l'appetito come l'amore e l'amministrazione pubblica. [...] La sera {{NDR|dopo il Palio}}, vi sono due Siene. Luce, vino e tripudio nella contrada vincitrice e nelle alleate. Ma se si sbircia dentro la contrada nemica, si crede d'essere in una città abbandonata; le finestre e gli usci sprangati, buio, silenzio e lutto. (pp. 387-388) *La bellezza di [[Napoli]] cresce di giorno in giorno, di settimana in settimana, via via che scopre i suoi segreti. Finché si giunge a intendere che veramente è questo il più bel golfo della terra. (p. 430) *L'orario a Napoli può essere una necessità pratica, mai una necessità intima. Lo si abbandona quando non occorre più. (p. 430) *I bambini, le «creature» brulicano. Anche nei ristoranti medi, pochi sono gli avventori senza i bambini intorno. Napoli è una città allattante e poppante, perpetuamente gravida. Un semidio napoletano è l'amore; nella coscienza popolare, l'amore si redime con la creazione. (p. 432) *Napoli non è una città per puristi. Vedo una chiesetta barocca, che porta a metà altezza la statua di un angelo, e si prolunga sul medesimo piano con la finestra e il balconcino di una casa senza pretese. Al balconcino sta una donna, gomito a gomito con la statua dell'angelo; questa è veramente Napoli; si abbatta la casa e il balcone, e anche la chiesa sarà divenuta scipita. In tutte le città, ma a Napoli specialmente, risulta evidente che l'arte non è fatta soltanto di quelle che chiamiamo opere d'arte. (p. 433) *È un accento che spesso ho udito risuonare a Napoli in diversa forma. Un incanto nel vivere, unito però al sottinteso che il vivere ha per se stesso qualche cosa di doloroso. Si ha una specie di pendolo tra quell'incanto e quel sottinteso riposto: non si sa mai quale prevalga. (p. 437) *A [[Napoli]], come a Parigi, è difficile udire, almeno in conversazione, quei giudizi assoluti, radicalmente negativi che si odono altrove; come a Parigi, la tendenza è piuttosto verso l'assoluzione, naturalmente con un sottinteso un po' scettico, e senza approfondire troppo; vi è sempre, nei giudizi, un umorismo e un garbo di capitale anche mondana. (p. 443) *Come ha trovato modo di convivere con i santi, con i miracoli, con la scienza e la tecnica, questo popolo vive in confidenza con le forze occulte e la potenze cosmiche. Dovunque si destreggia con la sua malizia, come la piccola barca sulle onde del mare. Anche per questo credo che il [[Vesuvio|vulcano di Napoli]], come gli scavi archeologici del Napoletano, non abbiano equivalenti in nessuna parte del mondo: tutto a Napoli, è umanizzato due volte. (pp. 464-465) *Splendida eredità del dominio borbonico, il [[Museo archeologico nazionale di Napoli|museo Nazionale]] è dentro l'anima di Napoli, e un forestiero se ne avvede più di un napoletano stesso. [...] La vita romana qui perde ogni solennità accademica, e si avvicina con un realismo loquace; la confidenza subentra alla riverenza; non si potrebbe pensare un museo come questo se non a Napoli [...] (pp. 465-466) *Può darsi che la [[cucina napoletana]], come un gastronomo mi disse, sia cucina di città povera; una cucina primordiale, nata dai tre prodotti elementari della terra e delle acque, il grano, gli ortaggi e il pesce; giocata sulle variazioni di tre cibi, la pasta, il pesce e l'antichissima pizza. Molti forestieri non amano la cucina di Napoli perché, condotti da diverse abitudini, non la scoprono mai. Ma, quand'è buona, essa contiene, nel tempo stesso, l'antichità e la natura; porta alla comunione con la natura e con un passato remoto; è semplice e mitologica. (p. 473) *Vi fu chi mi disse che i due giardini di [[Ravello]], a villa Rufolo e al Cimbrone, sono i giardini più straordinari del mondo insieme con quelli di Charleston nella Carolina del Sud; ed è giusto nel senso che né gli uni né gli altri hanno equivalenti altrove. Forse i giardinieri a Ravello hanno subìto un'influenza britannica. Certo hanno acquistato l'arte di intonare colori diversissimi gettandoli alla rinfusa, come su una tavolozza, astenendosi dalle aiole troppo disegnate. Sono giardini, quelli di Ravello, romantici, di una scapigliatura geniale. (p. 477) *[[Salerno]] è diversa da Napoli, nell'apparenza e nello spirito. Qui veramente cadono molti luoghi comuni sull'Italia meridionale. L'aspetto è infatti quasi settentrionale, e la pulizia quasi svizzera. I discorsi sono secchi, brevi, propri di persone attive. [...] Coloro che conoscono la vita salernitana nell'intimo mi dicono ch'essa è un miscuglio, tipico dell'Italia meridionale in questa fase di passaggio, e nei luoghi di punta, di usanze ancora patriarcali e di modernismi talvolta anche strani ed eccessivi. [...] Osservando bene Salerno, si ha dunque l'impressione di un centro abbastanza tipico della fase di trasformazione dell'Italia meridionale. L'industrializzazione e il benessere sono in progresso, anche se le antiche passività gravino ancora fortemente. (pp. 477-478) *{{NDR|La [[Reggia di Caserta]]}} Il fascino di questa Versailles del Napoletano [...] viene per me soprattutto da un certo che di gratuito e di favoloso che emana da questo palazzo di grandezza sproporzionata sorgente in mezzo a una piatta pianura: esiste, lo abbiamo già detto, un [[surrealismo]] napoletano ''avant-lettre'', che nacque dal fasto teatrale di Napoli: e che consiste nel campare grandi fantasie architettoniche dove meno si aspettano. Lo stesso parco, attraversato dalle acque ricadenti da un monticello, poi scorrenti in lieve pendìo di bacino in bacino, interrotte da gruppi bianchi di grandi statue, animali, divinità, venti che gonfiano le gote, Atteone mutato in cervo e sbranato dai cani, è una fantasia macroscopica, in cui tutto sembra essere un po' più grande del giusto; questo genera un turbamento dell'immaginazione, che i [[barocco|barocchi]] chiamavano la meraviglia. È chiaro il desiderio di superare in fasto le grandi regge europee e le grandi metropoli; il contrasto tra questo sogno e la realtà dell'ambiente fa sì che quella di Caserta, ben più di quella di Versailles, sia una reggia di fantasia. (pp. 493-494) *Si sale sulla costa del monte d'un giallo fulvo; ai piedi si ha la pianura, l'immenso quadrilatero della [[Reggia di Caserta|reggia]]; poi ci si interna, e la pianura sparisce. Esiste in [[Provenza]] una splendida ed illustre città abbandonata tra le rocce, Les Beaux; {{sic|[[Casertavecchia|Caserta vecchia]]}}, longobarda, sorta nell'ottavo secolo, già sede di vescovi e conti, è il suo equivalente italiano. Soltanto Les Beaux è di due stili, medievale e Rinascimento, Caserta tutta medievale; e Les Beaux è celebrata in Francia, mentre Caserta vecchia è quasi ignota da noi. Capace di alloggiare molte migliaia di persone, ne racchiude duecento circa. È un nodo di case e viuzze morto e monocromo, del colore giallastro del travertino; intorno un paesaggio di colli brulli, sassosi, seminati di spunzoni di torri; un paesaggio fermo e perfetto. (p. 494) *Si trova a [[Benevento]] un orgoglio civico e storico maggiore che nelle altre città provinciali campane. (p. 496) *[[Benevento]] non è Napoli, e ci tiene a farlo sapere. Già la loro indole, mi fanno notare i beneventani, differisce molto da quella del resto della Campania: più dura, più chiusa, più alpina. [[Salerno]] ha qualcosa di milanese per quanto è possibile nel Mezzogiorno; ho ritrovato ad [[Avellino]] esemplari perfetti di un certo tipo d'intellettuale del Sud, intelligente, pessimista, che contempla se stesso e i suoi malanni come un capitolo di storia. I beneventani invece trasportano se mai nel Sud qualche caratteristica dei trentini. Lo stesso clima è freddo, poco campano; gli splendidi panorami della provincia sono alpestri. (p. 496) *Dopo la caduta di Roma, Benevento ebbe un'altra epoca di splendore sotto il dominio longobardo, e fu il più importante feudo longobardo del Sud. Sotto Roma, e nel Medio Evo, fu grande centro di traffico commerciale fra Tirreno e Adriatico. I beneventani tengono a quello sfondo lontano di internazionalismo. Gli stessi nomi, mi dicono gli studiosi, nei documenti degli archivi, dimostrano che le famiglie provenivano da ogni parte; la popolazione aveva una composizione internazionale, e Benevento qualche cosa della metropoli. (p. 496) *Oggi Benevento è in gran parte una città nuova di zecca con oasi di splendidi monumenti.<br>Pure negli avanzi di quella che fu l'aristocrazia intellettuale del Sud, viva sebbene numericamente ristretta, ho qui notato una passione per l'arte, una difesa del patrimonio artistico ed archeologico, che nel Nord dell'Italia sono meno comuni. È quella passione umanistica che nel Mezzogiorno d'Italia minaccia ormai di naufragare, ma che qui è tenuta desta, come dicevo, anche dall'orgoglio civico. (pp. 496-497) *[...] l'[[Arco di Traiano (Benevento)|Arco di Traiano]], forse il più bello e armonioso degli archi romani esistenti, più bello di quelli di Roma. Ed è anche un arco stranamente moderno, poiché si vede nei bassorilievi Traiano dedito ad opere sociali ed assistenziali. (p. 497) *L'Italia, con i suoi paesaggi, è un distillato del mondo, le [[Marche]] dell'Italia. (p. 508) *Un viaggio nelle Marche, non frettoloso, porta a vedere meraviglie. (p. 513) *[[Ascoli Piceno]] [...] è una tra le più belle piccole città d'Italia, e non ne vedo altra che le assomigli. [[André Gide|Gide]] la prediligeva [...] bella come alcune città della [[Francia]] del sud, non tanto per questo o quel monumento in modo speciale, ma per il suo complesso, per la qualità antologica, per un incanto che viene da nulla e da tutto. Più di qualsiasi altra dev'essere difesa da stupidi sventramenti. Bisogna avervi passeggiato, a cominciare dalla piazza del Popolo, la piazza italiana che insieme con quella di San Marco a [[Venezia]] dà più un'impressione di sala, cinta da porticati, chiusa dalla stupenda abside di San Francesco; o costeggiando il Battistero del Duomo; o lungo le rive scoscese del Tronto; e per le strade strette, chiamate «rue», dove i palazzi non si contano; e che si allargano in piazzette [...] Ascoli è città di torri, antologica come si è detto, perché vi si succedono molti stili, il romanico, il gotico, il rinascimentale, il barocco. Ma il romanico resta il fondo costante, il colore; chiese dalle pareti di pietra, senza finestre; un travertino d'un grigio caldo, uniforme, senza intonaco [...] Quel marmo grigio è tutto ornato, lavorato, istoriato [...] qui, su ogni porta e finestra, vedi frutta, fogliami, cariatidi femminili, fiori, animali, stelle, o anche semplicemente proverbi e sentenze scolpite. (p. 534) *Dovunque si sente lo spazio. Perciò [[L'Aquila]] è gaia. Posta ad oltre 700 metri, il più alto, se non erro, tra i capoluoghi di provincia italiani dopo Enna e Potenza, è una città che respira. Lo sguardo, appena trova un varco, subito va lontano, con l'immediatezza di un corpo sommerso che viene a galla, fino al [[Gran Sasso]] ed al [[Sirente]], dominanti la vasta conca. (pp. 557-558) *{{NDR|Sulla [[Calabria]]}} È certo la più strana delle nostre regioni. Nelle sue vaste plaghe montane talvolta non sembra d'essere nel Mezzogiorno, ma in Svizzera, nell'Alto Adige, nei paesi scandinavi. Da questo Nord immaginario si salta a foreste d'olivi, lungo coste del classico tipo mediterraneo. Vi si incuneano ''canyons'' che ricordano gli Stati Uniti, tratti di deserto africano ed angoli in cui gli edifici conservano qualche ricordo di Bisanzio. Si direbbe che qui siano franati insieme i detriti di diversi mondi; che una divinità arbitraria, dopo aver creato i continenti e le stagioni, si sia divertita a romperli per mescolarne i lucenti frantumi. (pp. 559-660) *[...] a proposito dei comuni alpini, dirò di sfuggita che uno, [[Capracotta]], è il più alto dei comuni appenninici, e perciò l'inverno è chiuso dalle nevi e dai ghiacci. (p. 575) *{{NDR|[[Palermo]]}} Il disegno dei monti e degli scogli che circondano il porto, tendenti all'ocra ed al violetto, sulle acque d'un azzurro carico, quale lo si contempla dal Pellegrino, è meno dolce, meno tenero, ma più puro di quello dei monti circondanti Napoli. Come in Grecia, in Sicilia la natura è rimasta ferma a modelli eterni, e hanno mutato invece gli uomini. Il contrasto fa la natura anche più alta e più lontana; l'animo di chi guarda è costretto a una specie di altalena perpetua. (p. 585) *L'incontro con l'arte [[nuraghe|nuragica]] si ha prima a [[Cagliari]], nel [[Museo archeologico nazionale di Cagliari|museo Archeologico Nazionale]]. Qui si può meglio confrontarla con le civiltà estranee. Anche il reparto romano infatti è importante, ed ancora di più di quello punico, con le sue divinità sensuali e crudeli. Ma il reparto nuragico si stacca dal resto e contrassegna meglio la Sardegna. Si ha il caso raro di un museo senza ripetizioni altrove, incorporato in questa terra come la natura e i costumi. (p. 707) *La [[Basilicata|Lucania]] è una parte del Sud, che soffrì in modo acuto l'isolamento, la lunghissima decadenza, la terra ingrata. [...] Numerosi paesi ricevettero l'acqua e la luce solo dopo il 1945, ed altri solo negli ultimi anni la strada; statistiche recenti indicavano come analfabeta una buona metà della popolazione. Tuttavia la Lucania produce numerosi ingegni, alcuni di grande rilievo. Possiede in abbondanza le virtù che diremo antiche, essendo laboriosa, volitiva, tranquilla, con un profondo sentimento della famiglia. (pp. 737-738) *Vi si giunge da plaghe nude, e d'un tratto si vede sorgere una fungaia di alti caseggiati moderni. [[Potenza (Italia)|Potenza]] cresce a vista d'occhio, presa dalla febbre edilizia. Questo rivestimento di caseggiati [...] circonda il vecchio nucleo della cittadina borbonica, la quale però è tutt'altro che morta. Appena vi si penetra la si ritrova, con la via principale stretta, e con le viuzze disposte in modo da tagliare il vento; Potenza infatti è città di mezza montagna, d'aria fine e ventosa. Le strade ampie e moderne sono in periferia. La parte interna ha la sua grazia, e alcune belle chiese, come la cattedrale, San Francesco, San Michele Arcangelo. (p. 738) *Sembra che [[Matera]] si affacci a un sottosuolo scoperchiato e abitato, che nell'insieme forma una città maggiore. Una tale adunanza di semicavernicoli, in cui si prolunga senza soluzione di continuità l'esistenza della preistoria, non ha paragone in Europa, ed è tra i paesaggi italiani che generano più stupore. Spaccata da valli rupestri, Matera è una specie di [[Siena]] del Sud, più remota nel tempo [...] (p. 747) *La [[Puglia]] è la nostra regione in cui più si avverte l'Oriente. I baresi ricordano come una favola recente gli anni in cui gli albanesi traversavano il mare carichi di monete d'oro; giacché gli albanesi allora consideravano [[Bari]] il proprio mercato e vi scendevano anche a comprare un cappello. (p. 767) *Bari smentisce i luoghi comuni sul Mezzogiorno. Commerciale e borghese, ha scarse tradizioni di aristocrazia baronale e terriera, a differenza, per esempio di [[Lecce]] e [[Brindisi]]. Il tipico barese medio è parco, esatto, dedito ai propri affari, affezionato ai vecchi metodi amministrativi e al risparmio. Lo si vede in bottega, fino a ora tarda, attraverso l'uscio socchiuso, concentrato sui conti. (p. 768) *Nell'insieme Bari somiglia non a [[Milano]], come si afferma, ma piuttosto a [[Genova]]; e, tra le due città, Bari è d'aspetto più composto e più nordico. Pochi infatti sono i caffè; la vita stradale non ha né l'importanza, né il colore, né l'estro consueto nel Mezzogiorno. La strada di Bari è un passaggio, con funzione soltanto pratica, non un salotto o un palcoscenico; con l'eccezione dei quartieri popolari di Bari vecchia. Il barese, e il pugliese in genere, specie di discendenza sveva, hanno un gusto della pulizia che non si avverte nemmeno nella [[val Padana]]. Anche nelle vie più povere gli abitanti non cessano mai di strofinare le case, lucidarle, dare la calce. (pp. 768-769) *[[Rieti]] è una bella città, viva e di struttura aristocratica. Al Medio Evo della Cattedrale romanica, sebbene rifatta all'interno, del Palazzo dei Papi, che è della fine del Duecento, con i suoi potenti archi gotici, e di alcuni quartieri con viuzze, scalinate esterne, torri mozze, archivolti, si sovrappone l'opera di secoli più tardi, la loggia del Vignola, molti palazzi nobiliari. [...] Come s'è detto, Rieti aduna un nucleo di aristocrazia romana, e ne porta l'impronta. (p. 809) *{{NDR|[[Giardino di Ninfa|Ninfa]]}} Quel parco è uno dei luoghi più belli del [[Lazio]]; così sperduto e segregato che, pensando alle ville pompose del patriziato romano, sembra di aver cambiato mondo. Si direbbe piuttosto di essere stati portati d'un tratto in Oriente; o in quel giardino d'una novella del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]], che un negromante fa sorgere in una notte. (p. 817) *[...] un viaggio per l'Italia ci porta davanti alla società più mobile, più fluida e più distruttrice d'Europa. [...] Pochi altri paesi sembrano meno legati al loro passato. In nessun altro paese sarebbe permesso assalire come da noi, deturpare città e campagne, secondo gli interessi e i capricci di un giorno. Gli italiani non temano di essere poco «futuristi». Lo sono più degli altri, senza avvedersene; sebbene questo non significhi sempre essere più avanzati. (p. 860) *Il nostro paese non è inferiore a nessuno per il numero degli ingegni e per la qualità dell'intelligenza allo sgorgo. Ma quell'intelligenza riesce difficilmente a prendere un valore politico e un prestigio politico, e raramente emette voci che trascinano seco un interesse universale. In nessun altro paese come da noi tutto il campo sembra occupato dagli attivisti d'ogni specie; in nessun altro, quasi per un tacito accordo di affaristi e {{sic|sociologhi}}, è così radicata la convinzione che contino solo i problemi di denaro e di cibo. (p. 863) *Il maggiore strumento che rimane per farsi valere ai paesi europei è la loro vecchia cultura. La nostra classe politica non mostra d'esserne convinta. [...] Il rischio dell'Italia è di entrare nel numero dei popoli di cultura bassa, giacché è possibile essere intelligenti e di cultura bassa. (p. 865) *Sotto un involucro di sorriso e di bonomia, l'[[Italia]] è diventata il paese d'Europa più duro da vivere, quello in cui più violenta e più assillante è diventata la lotta per il [[denaro]] e per il [[successo]]. (p. 872) ==''La coda di paglia''== *Aborro le [[coerenza|coerenze]] false e la finzione delle conclusioni raggiunte. *Amo i morti trasmessi al ricordo poetico, non i cadaveri insepolti. *I problemi della [[cultura]] passano oggi in primo piano, portandosi a reagire su questo terreno dove l'infiltrazione lenta, servita dalla folla degli intelligenti mediocri, sostituisce l'attacco frontale massiccio. *L'[[autocritica]] che mi piace è svelta, secca, volta subito pagina. *L'uomo riuscito, tra i muri della propria casa, è spesso fallito ed infelice. *Lo [[scrittore]] deve darsi intero, soltanto a traiettoria conclusa si potrà giudicare in che punto di essa si è messo meglio a fuoco. *Ritengo che lo [[scrittore]] moderno debba vivere tutto in pubblico, in compagnia dialogata con gli altri, fuori del mito del ritegno. *Uno degli uffici dell'[[arte]] è convogliare i rimpianti ed i rimorsi. ==''La gazzetta nera''== ===[[Incipit]]=== La parte avuta da Giovanni Dorigo in alcuni fatti che accaddero anni fa in Inghilterra si può capire solo se si conoscono certe sue angosce del passato. Ora ha raggiunto la pace della coscienza, e abita in un piccolo appartamento a Milano, dove ha trovato un impiego modesto, rinunciando a certe ambizioni che l'hanno perseguitato negli anni giovanili. Il suo carattere si è anche mutato di molto, si è fatto più affabile e lieto, e certo meno solitario. Egli dice talvolta che un disperato attaccamento alla vita, un egoismo spinto a fondo, sono proprio i difetti che trasformandosi possono meglio degli altri aprirci l'animo a sentimenti d'amore. Ma la breve avventura del suo soggiorno in Inghilterra ha una parte tanto notevole in quella trasformazione, che bisognerà raccontarla, anche se la sua origine è una triste pazzia. ===Citazioni=== *«Ora capisco che cosa può dare di bene l'orrore per la rinuncia ed il terrore di morire. Ecco, ora mi dico: vi è un solo modo di non incontrare la morte, quello di morire prima. Io dovrò avere paura, molta paura, e grazie ad essa non rinuncerò a nulla, non romperò nessun vincolo, non ammetterò l'abbandono: mi chiuderò vivo in un mondo assoluto, che sia già l'aldilà. Allora il vizio di viltà e d'egoismo, l'avarizia e l'orgoglio, diverranno una fedeltà non mortale, in cui la morte non potrà avere effetto, perché il suo passaggio sarà un momento qualsiasi della nostra vita assoluta. Questo è il motivo per cui non ti lascio morire allontanandoti da me.» *Ogni attimo nuovo di vita è un diritto di più di rifiuto alla morte. *Ogni piacere umano trova dentro di sé il suo [[contrario]] e la sua distruzione. ==''Romanzo americano''== ===[[Incipit]]=== Michele era sbarcato, anni prima, nel porto di New York. Gli venne incontro il nuovo zio e, non conoscendosi ancora, si guardarono bene in faccia. Michele vide un uomo di mezza età, alto, con i capelli grigiastri un po' trascurati, come del resto anche il vestito; le sopracciglia folte, e gli occhi intelligenti bene aperti dietro gli occhiali; la bocca ripiegata in giù; sottile, il naso lungo, de un po' curvo, e la punta del mento un po' alzata verso esso. La lieve tendenza del naso e del mento ad andarsi incontro gli dava qualche anno di più, e ricordava che era nato lombardo; come anche una certa amarezza, che si scorgeva in quella faccia, un'amarezza un po' scorbutica, soprattutto guardinga.<br>John esaminò il nipote con attenzione maggiore. Essendo un uomo di gran cuore, spronato anche dalla moglie aveva risposto di sì, senza pensarci un attimo, quando gli era stato richiesto di occuparsi di lui. ===Citazioni=== *Io detesto i rimorsi, che legano l'uomo al passato. Ritengo giusto rivoltarsi davanti all'ingiustizia ed infatti ci sono i martiri, ma detesto i collezionisti di rivolte, che amano la rivolta in sé: è una tremenda catena. (p. 53) *L'anima è quello che si fa, ed i legami sono buoni se vi entrano, cattivi se rimangono contro o fuori, anche se li chiamano santi. (p. 59) *Non esistono leggi sante, nel mondo fisico e nel mondo morale; però tutte le leggi, man mano che si scoprono, sono sante. (p. 61) *Vi sono uomini il cui carattere è dato in maniera quasi esclusiva dal loro modo di pensare, ma anch'essi esistono in natura, non meno degli attivi e degli avventurieri. (p. 69) *L'anima vive per l'opera, solo per l'opera. Senza l'opera non si è anime. (p. 124) *Il cielo si divide in tre, la luna vicina, le stelle che bruciano e scappano, ed in mezzo, metà dell'uomo e metà del mondo, i pianeti tranquilli, grandi esseri ancora affettuosi che conciliano l'amore e il sonno. (p. 129) ==''I burattini e il drago volante''== ===[[Incipit]]=== Uno dei miei primi ricordi teatrali sono alcuni spettacoli di marionette, in una città di provincia, in una sala che poteva essere una ex-scuderia o una ex-legnaia, dove si recitavano adattamenti dalle fiabe di [[Carlo Gozzi]]. Uno dei punti culminanti di non ricordo quale fiaba era l'entrata in scena di un enorme drago volante, il quale navigava nell'aria orizzontale come un pesce nell'acqua, e giunto all'altezza d'un cavaliere spalancava la bocca e l'inghiottiva tutto intero continuando il suo movimento dalla parte opposta. ===Citazioni=== *La voga di [[James Bond]] è in declino. Il favore del grosso pubblico non è più quello di una volta. L'agente 007 ha rappresentato un momento, per me non privo d'interesse, nella storia del film-racconto d'avventura. Chi farà la storia del genere non lo potrà dimenticare. *L'[[industria culturale]] è in gran parte un mito, un bersaglio di comodo, com'erano in altri tempi il diavolo e le streghe. Se mai, l'industria e umori del pubblico vanno sulla stessa barca: l'insieme dei prodotti finisce per corrispondere regolarmente a una richiesta genuina. *I film di [[James Bond]], al miscuglio abituale di violenza, sesso, tecnologia, aggiungono qualcosa di più, che segnava il momento: un estetismo delle immagini, una punta di dandysmo, una preziosità dell'orrido, in cui motivi tipici fine Ottocento sembravano filtrare tra le macchine avveniristiche e fantascientifiche. *Il genere [[film]], o romanzo, di spionaggio sta oggi muovendo verso nuove formule. All'eroe trionfante, invincibile, tutto gesto, senza anima, subentra un'altra formula, la spia meditativa, psicologizzante, che sente la meschinità, la tristezza, la sporcizia del suo mestiere, l'eroe deluso e disgustato. *In ''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]'' il regista ([[Lewis Gilbert]]) non porta un'invenzione fresca. L'attore, [[Sean Connery]], è invecchiato. I «cattivi» sono scipiti, non prendono rilievo, non fanno nessuna paura. Le scene d'amore si direbbero avvolte nel ''cellophane'' ===[[Explicit]]=== Il film {{NDR|''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]''}} sta a mezzo tra la favola di magia e il balletto ''Folies Bergères''<br>Non so che farci; lo confesso; mi divertono la sigaretta che spara e l'elicottero-ippogrifo. Mi piacciono le fiabe, anche se gli elementi che combinano insieme sono sempre gli stessi. Domando scusa, ma non posso cambiarmi, e se [[James Bond]] finirà, andrò sempre a vedere quello che prenderà il suo posto. ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Le furie''=== Sono a Vicenza, in una camera d'albergo, una sera d'ottobre.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===''Le stelle fredde ''=== Il medico mi chiese:<br /> «Peggio dal destro o dal sinistro?»<br />«Non saprei fare distinzioni tra un [[orecchio]] e l'altro.» ==Citazioni su Guido Piovene== *{{maiuscoletto|Guido Piovene}}. ''Il Conte Rosso.'' ([[Marcello Marchesi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Guido Piovene, ''De America'', Garzanti, Milano, 1961. *Guido Piovene, ''I burattini e il drago volante'', ''La Fiera Letteraria'', 19 ottobre 1967 *Guido Piovene, ''La coda di paglia'', Baldini Castoldi Dalai, 2001. *Guido Piovene, ''La gazzetta nera'', Oscar Mondadori, 1968. *Guido Piovene, ''Le furie'', 1958. *Guido Piovene, ''Le stelle fredde'', Mondadori, 1976. *Guido Piovene, ''Romanzo americano'', CDE, 1980. *Guido Piovene, ''Viaggio in Italia'', Baldini & Castoldi, Milano, 2013. ISBN 978-88-6852-019-9 *[[Francesco Savio]], ''Ma l'amore no: realismo, formalismo, propaganda e telefoni bianchi nel cinema italiano di regime (1930-1943)'', Sonzogno, Milano, 1975. ==Filmografia== *''[[Amanti senza amore]]'' (1948) – sceneggiatura *''[[Lettere di una novizia]]'' (1960) – soggetto ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Piovene, Guido}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] ph4pjcfc82nqyszzbc9vxezey2si55x 1418400 1418397 2026-06-27T09:10:54Z Gaux 18878 /* Citazioni di Guido Piovene */ Borgese più critico che artista 1418400 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Guido Piovene.jpg|thumb|Guido Piovene]] '''Guido Piovene''' (1907 – 1974), scrittore e giornalista italiano. ==Citazioni di Guido Piovene== *Chiarire agli italiani che la razza è un dato scientifico, biologico, basato sull'affinità di sangue, è il primo compito che il libro {{NDR|''Contra Judeos''}} incoraggia; secondo, di dimostrare che l'inferiorità di alcune razze è perpetua; che negli incroci l'inferiore prevale sul superiore; che la razza italiana dev'essere gelosa della sua immunità... Gli ebrei possono essere solo nemici e sopraffattori della nazione che li ospita. Di sangue diverso, e coscienti dei loro vincoli, non possono che collegarsi contro la razza aliena. L'enorme numero di posizioni eminenti occupato in Italia dagli ebrei, è il risultato di una tenace battaglia. Come stranieri, essi tentano di ottenere il trionfo sulla cultura nazionale altrui, portandola a forme «europeistiche», staccandola dalle radici popolari dell'arte, come è avvenuto in Italia.<ref>Da una recensione del novembre 1938 per il ''Corriere della Sera'' del libro ''Contra Judeos'' di [[Telesio Interlandi]]; citato in [[Rosetta Loy]], ''La parola ebreo'', Giulio Einaudi editore, Torino, 1997, p. 30. ISBN 88-06-14542-8</ref> *L'adolescenza del [[Giuseppe Antonio Borgese|Borgese]] è imbevuta di tendenze che, riunitesi intorno al [[Giovanni Verga|Verga]], conservano un'intonazione manzoniana: d'un [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] in cui sia tolta la febbre morale, ma esercitato ed esteso l'amore del documento e dell'indagine storica come principio dell'arte. Ho veduto con attenzione gli esordi dell'attività del Borgese, sia negli inediti, sia nelle prime collaborazioni dimenticate o disperse. Vi ho trovato un grande attaccamento a [[Lev Tolstoj|{{sic|Tolstoi}}]], inteso come verista e apparentato perfino al [[Giuseppe Giacosa|Giacosa]]: il desiderio di un'estetica che studi il gusto, le eredità, i complessi, molto più che le opere, e consideri l'artista come la risultanza di un clima intellettuale; il biasimo per l'arte «soggettiva», che non dimostri uno scopo sociale. L'ideale di critico, per il Borgese, è un [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]], inteso prima del [[Benedetto Croce|Croce]], trasformato dal [[positivismo]]. L'interessano i miti, come studio di razza; condanna un dramma, per inesattezza storica nei fatti e nella psicologia, ricordando i criteri dell'Adelchi.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1930-04-16_270/page/502/mode/1up Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese]'', in ''Nuova Antologia. Rivista di lettere scienze ed arti'', vol. 270, 16 aprile 1930, p. 502.</ref> *La gente povera, in ''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]'', si innalza alla poesia, e il viso di Anna nella morte prende la dignità e la luce di un marmo: mentre gli antagonisti restano irrimediabilmente brutali e volgari. Questo è assai ben narrato. [[Mario Camerini|Camerini]], antiretorico, narra solo attraverso la rappresentazione dei fatti più quotidiani e consueti. E otterrebbe la compiutezza, se pervenisse a una più intima fusione tra la parte maggiore della sua storia (la macchina sociale che stritola gli indifesi) e la comune vicenda cui si appoggia, di insufficiente sostegno. Quasi a sanare il dissidio, v'è un eccessivo profluvio di sentimento, un soverchio uso di fatti che chiedono il pianto. Ma il film è ottimo, e va sulla buona via.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 25 ottobre 1942; citato in Savio, p. 344.</ref> *La persecuzione antiebraica è solo uno degli aspetti del [[razzismo]] nel [[mondo]], ma ne è stata l'espressione più orribile.<ref>Da un articolo pubblicato sul ''Corriere della sera'', 1961; da ''La coda di paglia'', Mondadori, 1962.</ref> *Per qualche anno, l'accusa dei critici contro il Borgese fu ch'egli è più critico che artista: è un'accusa che dimostra l'impreparazione di chi l'ha formulata. La critica d'un uomo vivo è la condizione dell'arte: artistico per eccellenza il sentimento che la muove. Essere critici significa non confondere la spontaneità con l'incoscienza. Per questo sono giunto al Borgese artista parlando del critico: e certo egli sa che l'accusa, che gli facevano un tempo, diventerà un titolo d'onore.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1930-04-16_270/page/502/mode/1up Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese]'', in ''Nuova Antologia. Rivista di lettere scienze ed arti'', vol. 270, 16 aprile 1930, p. 507.</ref> *{{NDR|Su ''[[Se io fossi onesto]]''}} Questi film nei quali una trama ingegnosa, irta di trovate e di equivoci, si svolge in un immaginario paese di case novecento, di milionari, di maggiordomi sono ormai diventati una nostra specialità e difficilmente se ne vede uno veramente cattivo. [...] Il regista [[Carlo Ludovico Bragaglia|Bragaglia]] ha mostrato anche qui esattezza, misura e sicurezza di taglio, raggiungendo il suo intento, che era di divertire.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 4 marzo 1942; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/se-io-fossi-onesto-tojovj56 Se io fossi onesto]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[I 3 aquilotti]]''}} Si tratta d'una specie di {{sic|lungo metraggio}} sull'Accademia aeronautica di Caserta, nel quale è stata inserita una lieve trama. [...] È un film che corre liscio e di esperta condotta: la recitazione, a cui hanno partecipato giovani della Scuola e giovani della G.I.L., procede senza intoppi; e sotto il buon mestiere resta così dissimulato quanto vi è nella trama di non del tutto originale.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 31 agosto 1942; citato in Savio, p. 361.</ref> *Una [[vizio e virtù|virtù]] è sempre un [[vizio e virtù|vizio]] trasformato. Bisogna avere il coraggio di ammettere che ogni virtù si ricava dal vizio.<ref>Dalla prefazione a ''La gazzetta nera'', Mondadori, Milano, 1953.</ref> *[[Viaggio|Viaggiare]] dovrebbe essere sempre un atto di umiltà.<ref>Da ''De America''</ref> *{{NDR|Su ''[[Un garibaldino al convento]]''}} [[Vittorio De Sica]] ha fatto un altro ottimo film, in cui dimostra le sue solite doti, l'accuratezza, la finezza, lo zelo, il giusto orecchio, la compiuta misura, e questa volta qualche cosa di più. [...] Il film è buono per la delicata pittura delle due famiglie avverse, dei familiari, del pietismo conventuale, dei soldati borbonici (se mai ha un difetto è di essere fin troppo bello, troppo finito e levigato); è buono per le figure minori, vivaci e di fresca invenzione; è buono per il dialogo al quale hanno collaborato scrittori, per esempio [[Adolfo Franci]]; nelle ultime scene poi, l'assedio, la fuga a cavallo, l'inseguimento e la carica dei garibaldini, incalzanti, piene di ansia, De Sica trova il suo meglio.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 14 marzo 1942; citato in [[Roberto Chiti (critico)|Roberto Chiti]] e [[Enrico Lancia]], ''Dizionario del cinema italiano: i film'', Gremese Editore, Roma, 2005, [https://books.google.it/books?id=UlKjE82BEe4C&pg=PA158 p. 158]. ISBN 88-8440-351-0</ref> *{{NDR|Sui [[salotto letterario|salotti]] parigini del Novecento}} Una di quelle colazioni che offrono ai letterati due o tre signore della società parigina, le quali mantengono in vita la tradizione dei salotti intellettuali in belle case con un busto di marmo bianco sul camino.<ref>Citato alla voce ''Salotto'', ''Grande Dizionario della lingua italiana'', a cura di Salvatore Battaglia, vol. XVI, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1995, p. 424.</ref> ==''Viaggio in Italia''== *{{NDR|[[Bolzano]]}} È opulenta, moderna. Ma la sua bellezza è gotica: le lunghe vie fiancheggiate di portici, abbellite non tanto da questa o quella costruzione, quanto dal movimento degli angoli e delle sporgenze, che crea fondali di teatro, giochi di luce. (p. 9) *[...] conoscere [[Andrea Palladio|Palladio]], la Basilica, la Loggia del Capitanio, la Rotonda, il teatro Olimpico, il palazzo Chiericati e gli altri attraverso gli studi è una conoscenza imperfetta. Bisogna vederlo a [[Vicenza]]. (p. 49) *È fantasia dei [[Friuli|friulani]] che la loro terra, con le montagne della [[Carnia]], le colline dell'Udinese, la pianura, i paesaggi lagunari lungo la costa, le diverse razze e i colori vivaci di un tempo più antico del nostro, sia per se stessa un universo nella sua varietà. Aquileia romana, [[Udine]] veneziana e [[Cividale del Friuli|Cividale]] longobarda... (p. 60) *[[Verona]] fu romana, gota, poi bizantina e longobarda. La tennero i Carolingi e gli imperatori tedeschi; fu un glorioso Comune e una gloriosa Signoria. Fu scaligera, viscontea, veneziana; l'avvicendamento fu rapido, ed ogni fase sovrappose all'altra il suo segno. In ogni fase storica ebbe una parte dominante, per l'importanza strategica e mercantile, grande fortezza ed incrocio di arterie tra l'Italia e il mondo germanico. Per varietà di stili, nessuno dei quali prevale, Verona non ha pari tra le città italiane se si eccettua Roma. (p. 78) *Tra l'azzurro ed il bianco, sul fondo dei colli di un verde opaco, [[Genova]] è misteriosa al modo di [[Londra]], l'altra città europea fatta a compartimenti stagni. La fantasia, dice Stevenson, è stimolata a Londra, perché Londra è un incastro di ambienti segreti l'uno all'altro. L'animo può così giocare al mistero, compiacersi in acrobazie che oggi si direbbero metafisiche, immaginando qui un cinese, qui un baro, una vecchia duchessa, un commerciante di caucciù, un dinamitardo, accostandoli, mescolandoli, ponendoli in rapporti occulti. Congerie di misteri simili non s'incontrano mai nelle semplici città italiane, ma Genova è forse l'unica che susciti la fantasia di retroscena clandestini. Un libro giallo che si svolga a [[Roma]], a [[Venezia]] o a [[Firenze]] ha qualche cosa di incredibile, ma se si svolge a Genova si riesce a credervi (o quasi). E, proprio come Londra, Genova ha la speciale teatralità degli esseri e delle vicende su cui si sente pendere qualche cosa di occulto. (p. 220) *Ma l'affetto indugia ancora su [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], che resta la più vera, viva e in fondo moderna. Appoggiata a terrazze che digradano sulle pendici, le case sembrano erette l'una sull'altra; tutte sembrano spingersi in lato più che possono, come le piante d'una selva, in cerca di luce; si direbbe che una sola scaletta a chiocciola, nell'interno di esse, ci possa condurre dal porto alla cima delle colline. Al sommo, i nuovi grattacieli s'intonano con l'aspetto verticale della città. Nella calca s'incuneano giardinetti da casba, oleandri, magnolie. (p. 221) *Quasi tutte le città italiane furono fatte e rifatte attraverso i secoli. Ma le case di [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], in modo speciale. Più che portare i segni delle trasformazioni, li nascondono con avarizia. I loro muri sono ossari di stili, forzieri di vestigia; basta bucare un muro per trovare sotto l'intonaco qui una finestra di cotto, qui un bassorilievo o un affresco. Sono muri pieni di spettri tra sciami di gente vivace. (p. 222) *Parallela a via Gramsci, più in alto, ma in continua simbiosi col porto, corre [[Via di Prè|via Prè]], stretta, lunga, la più popolare di Genova, e forse la più genovese. Benché si stenda vicino ai mercati e alla Borsa, molti dei suoi abitanti non ne escono mai, avendo fin troppo da fare sul posto. Fritture, torte, contrabbando al minuto, argomento troppo importante per passarlo sotto silenzio. (p. 222-223) *I [[genovesi]] sono risparmiatori, lavoratori, produttori e prudenti. Non produttori al modo dei milanesi, troppo giocatori per Genova e propensi a confondere l'affare con l'avventura. Predomina in questo porto un'idea moralistica del lavoro; perciò, almeno in alcuni, si avverte lo spavento di guadagnare troppo, cioè di essere giocatori, gente, secondo i moralisti, esposta a sicura rovina. Nascondono la ricchezza ancor più dei piemontesi; conosco ricchi che hanno un numero elevato di dipendenti, ma sembrano vergognarsene, e li fanno vedere poco. La ricchezza si riversa in casa. (p. 224) *[[Genova]] è una città dura che si compiace d'essere sentimentale. Immagina se stessa rude, ma dolce nel segreto. Il misantropo di buon cuore è un personaggio importante della commedia dialettale che essa recita nella vita. Un buon genovese non deve mai mostrarsi commosso, ma voltate le spalle deve sempre asciugare una lagrima di soppiatto. (p. 225) *Si è parlato del culto genovese dei morti, che talvolta palesa un grandioso concetto della classe. La visita a [[Cimitero monumentale di Staglieno|Staglieno]], il più famoso cimitero d'Italia, mostra come quel concetto sia stato tramandato dall'aristocrazia alla borghesia filantropica. Nemmeno il Cimitero Monumentale di Milano offre una tale antologia di autocelebrazioni mediante il sepolcro. Qui vedi il finanziere in panciotto di marmo bianco, che si congeda dalla moglie piangente; ma si congeda in un palazzo; e morire significa andare di là di un tendaggio di broccato dalle ricche pieghe. Un altro defunto appare nella veste di un angelo che versa da una ciotola una pioggia di monete d'oro; ed un altro, dice l'epigrafe, «cessò di vivere ma non di beneficare – legando a pietosi istituti – parte non umile del ricco suo censo». (pp. 227-228) *Il [[porto di Genova]] è uno dei più perfetti d'Europa; non vi è merce che non possa essere rapidamente sbarcata e imbarcata. (p. 232) *Una reazione tipica del produttore genovese di fronte alla crisi è quella moralistica: «Io lavoro da mattina a sera». Adriano Olivetti a Ivrea mi parlava di questo moralismo-dolorismo dell'industria italiana, di questo feticismo nazionale per la fatica, il lavoro domenicale ed il dormire poco; in nessuna città è maggiore che a [[Genova]]; esso viene opposto alla crisi, che è subìta perciò come un'ingiustizia. Mai come a Genova ho accolto tante testimonianze di gente che lavora sempre e non dorme mai. (p. 235) *{{NDR|[[Cesena]]}} Questa graziosa cittadina, circondata di bei frutteti, e perciò a primavera ravvolta di una nuvola d'alberi bianchi e rosa, addossata a un colle e dominata da una rocca che la include in parte, è nota anche nella cronaca delle ultime guerre, perché diede un buon numero di aviatori medaglia d'oro. Ivi ho raccolto molto di quel colore romagnolo, che ho poi versato in queste pagine solo in minima parte. (pp. 318-319) *La splendida [[Biblioteca Malatestiana|biblioteca malatestiana]] di Cesena è il cuore della cultura della Romagna. Costituita, a metà Quattrocento, per ordine di Novello Malatesta sul fondo di una più antica biblioteca conventuale, nella scia di quella di San Marco a Firenze, è una perfetta creazione del genio del Rinascimento. Non solamente per i codici corali miniati, incunaboli di gran pregio ch'essa con­tiene, ma per la stupenda sala, opera di Matteo Nuti, scolaro dell'[[Leon Battista Alberti|Alberti]]. Col tempio malatestiano di Rimini, con il [[Palazzo Ducale (Urbino)|Palazzo Ducale di Urbino]] e con i più tardi palazzi degli Estensi a Ferrara è quanto di più puro ci abbia dato quel secolo in cui la cultura toccò l'estremo punto della raffinatezza. [...] Appare, la meravigliosa sala, con due file di colonne in fuga prospettica e i muri cui il tempo ha dato sfumature verdi e rosee. Difficile associare più distillata purezza a più slancio di fantasia. (p. 319) *La Toscana è tra le regioni del mondo più famose per la loro bellezza. È un luogo comune parlare della dolcezza e della grazia dei suoi paesaggi. Le valli intorno a Firenze, nel Pistoiese, in Lucchesia e altrove, con i loro giochi d’olivi chiari e di cipressi scuri, hanno una veste incantevole che sa di pittura e di prospettiva artistica, Pure, ad osservarla bene, la dolcezza non è la più intima caratteristica della terra toscana, come invece dell’Umbria. Anche nelle parti più amene, quali la valle del Mugello ed il Chianti, sotto l’involucro grazioso si scopre una precisione, una purezza di contorni, uno scarno rigore di disegno: mentre l’occhio si incanta sulla dolcezza delle prime apparenze scivola dentro l’animo una lezione più severa. La bellezza toscana è una bellezza di rigore, di perfezione, talvolta di ascetismo sotto l’aspetto della grazia. (pp. 359-360) *Il rigore del paesaggio toscano emerge in plaghe dove, come intorno a Siena e a Volterra, la creta biancastra traluce tra le vegetazioni, fissando come nel diamante i contorni di un paesaggio netto, duro e supremamente perfetto. Dunque un paesaggio intellettivo, imbevuto d’intelligenza, che sembra pensare esso stesso intorno all’uomo e nella maniera più alta. (p. 360) *L'attaccamento alla contrada non ha nulla a che fare con le idee, col partito politico, con gli interessi. Dipende in modo esclusivo dal luogo di nascita, dall'atavicità, da tutto quello insomma che è prenatale; non è pensiero, ma passione contratta con il semplice venire al mondo. L'uomo di [[Siena]] sente, più profondo di tutto, di fronte alla propria Contrada, quello che fu chiamato «il demone dell'appartenenza». (p. 387) *{{NDR|A [[Siena]]}} Nei giorni della [[Palio di Siena|corsa]] tutto è sospeso, l'appetito come l'amore e l'amministrazione pubblica. [...] La sera {{NDR|dopo il Palio}}, vi sono due Siene. Luce, vino e tripudio nella contrada vincitrice e nelle alleate. Ma se si sbircia dentro la contrada nemica, si crede d'essere in una città abbandonata; le finestre e gli usci sprangati, buio, silenzio e lutto. (pp. 387-388) *La bellezza di [[Napoli]] cresce di giorno in giorno, di settimana in settimana, via via che scopre i suoi segreti. Finché si giunge a intendere che veramente è questo il più bel golfo della terra. (p. 430) *L'orario a Napoli può essere una necessità pratica, mai una necessità intima. Lo si abbandona quando non occorre più. (p. 430) *I bambini, le «creature» brulicano. Anche nei ristoranti medi, pochi sono gli avventori senza i bambini intorno. Napoli è una città allattante e poppante, perpetuamente gravida. Un semidio napoletano è l'amore; nella coscienza popolare, l'amore si redime con la creazione. (p. 432) *Napoli non è una città per puristi. Vedo una chiesetta barocca, che porta a metà altezza la statua di un angelo, e si prolunga sul medesimo piano con la finestra e il balconcino di una casa senza pretese. Al balconcino sta una donna, gomito a gomito con la statua dell'angelo; questa è veramente Napoli; si abbatta la casa e il balcone, e anche la chiesa sarà divenuta scipita. In tutte le città, ma a Napoli specialmente, risulta evidente che l'arte non è fatta soltanto di quelle che chiamiamo opere d'arte. (p. 433) *È un accento che spesso ho udito risuonare a Napoli in diversa forma. Un incanto nel vivere, unito però al sottinteso che il vivere ha per se stesso qualche cosa di doloroso. Si ha una specie di pendolo tra quell'incanto e quel sottinteso riposto: non si sa mai quale prevalga. (p. 437) *A [[Napoli]], come a Parigi, è difficile udire, almeno in conversazione, quei giudizi assoluti, radicalmente negativi che si odono altrove; come a Parigi, la tendenza è piuttosto verso l'assoluzione, naturalmente con un sottinteso un po' scettico, e senza approfondire troppo; vi è sempre, nei giudizi, un umorismo e un garbo di capitale anche mondana. (p. 443) *Come ha trovato modo di convivere con i santi, con i miracoli, con la scienza e la tecnica, questo popolo vive in confidenza con le forze occulte e la potenze cosmiche. Dovunque si destreggia con la sua malizia, come la piccola barca sulle onde del mare. Anche per questo credo che il [[Vesuvio|vulcano di Napoli]], come gli scavi archeologici del Napoletano, non abbiano equivalenti in nessuna parte del mondo: tutto a Napoli, è umanizzato due volte. (pp. 464-465) *Splendida eredità del dominio borbonico, il [[Museo archeologico nazionale di Napoli|museo Nazionale]] è dentro l'anima di Napoli, e un forestiero se ne avvede più di un napoletano stesso. [...] La vita romana qui perde ogni solennità accademica, e si avvicina con un realismo loquace; la confidenza subentra alla riverenza; non si potrebbe pensare un museo come questo se non a Napoli [...] (pp. 465-466) *Può darsi che la [[cucina napoletana]], come un gastronomo mi disse, sia cucina di città povera; una cucina primordiale, nata dai tre prodotti elementari della terra e delle acque, il grano, gli ortaggi e il pesce; giocata sulle variazioni di tre cibi, la pasta, il pesce e l'antichissima pizza. Molti forestieri non amano la cucina di Napoli perché, condotti da diverse abitudini, non la scoprono mai. Ma, quand'è buona, essa contiene, nel tempo stesso, l'antichità e la natura; porta alla comunione con la natura e con un passato remoto; è semplice e mitologica. (p. 473) *Vi fu chi mi disse che i due giardini di [[Ravello]], a villa Rufolo e al Cimbrone, sono i giardini più straordinari del mondo insieme con quelli di Charleston nella Carolina del Sud; ed è giusto nel senso che né gli uni né gli altri hanno equivalenti altrove. Forse i giardinieri a Ravello hanno subìto un'influenza britannica. Certo hanno acquistato l'arte di intonare colori diversissimi gettandoli alla rinfusa, come su una tavolozza, astenendosi dalle aiole troppo disegnate. Sono giardini, quelli di Ravello, romantici, di una scapigliatura geniale. (p. 477) *[[Salerno]] è diversa da Napoli, nell'apparenza e nello spirito. Qui veramente cadono molti luoghi comuni sull'Italia meridionale. L'aspetto è infatti quasi settentrionale, e la pulizia quasi svizzera. I discorsi sono secchi, brevi, propri di persone attive. [...] Coloro che conoscono la vita salernitana nell'intimo mi dicono ch'essa è un miscuglio, tipico dell'Italia meridionale in questa fase di passaggio, e nei luoghi di punta, di usanze ancora patriarcali e di modernismi talvolta anche strani ed eccessivi. [...] Osservando bene Salerno, si ha dunque l'impressione di un centro abbastanza tipico della fase di trasformazione dell'Italia meridionale. L'industrializzazione e il benessere sono in progresso, anche se le antiche passività gravino ancora fortemente. (pp. 477-478) *{{NDR|La [[Reggia di Caserta]]}} Il fascino di questa Versailles del Napoletano [...] viene per me soprattutto da un certo che di gratuito e di favoloso che emana da questo palazzo di grandezza sproporzionata sorgente in mezzo a una piatta pianura: esiste, lo abbiamo già detto, un [[surrealismo]] napoletano ''avant-lettre'', che nacque dal fasto teatrale di Napoli: e che consiste nel campare grandi fantasie architettoniche dove meno si aspettano. Lo stesso parco, attraversato dalle acque ricadenti da un monticello, poi scorrenti in lieve pendìo di bacino in bacino, interrotte da gruppi bianchi di grandi statue, animali, divinità, venti che gonfiano le gote, Atteone mutato in cervo e sbranato dai cani, è una fantasia macroscopica, in cui tutto sembra essere un po' più grande del giusto; questo genera un turbamento dell'immaginazione, che i [[barocco|barocchi]] chiamavano la meraviglia. È chiaro il desiderio di superare in fasto le grandi regge europee e le grandi metropoli; il contrasto tra questo sogno e la realtà dell'ambiente fa sì che quella di Caserta, ben più di quella di Versailles, sia una reggia di fantasia. (pp. 493-494) *Si sale sulla costa del monte d'un giallo fulvo; ai piedi si ha la pianura, l'immenso quadrilatero della [[Reggia di Caserta|reggia]]; poi ci si interna, e la pianura sparisce. Esiste in [[Provenza]] una splendida ed illustre città abbandonata tra le rocce, Les Beaux; {{sic|[[Casertavecchia|Caserta vecchia]]}}, longobarda, sorta nell'ottavo secolo, già sede di vescovi e conti, è il suo equivalente italiano. Soltanto Les Beaux è di due stili, medievale e Rinascimento, Caserta tutta medievale; e Les Beaux è celebrata in Francia, mentre Caserta vecchia è quasi ignota da noi. Capace di alloggiare molte migliaia di persone, ne racchiude duecento circa. È un nodo di case e viuzze morto e monocromo, del colore giallastro del travertino; intorno un paesaggio di colli brulli, sassosi, seminati di spunzoni di torri; un paesaggio fermo e perfetto. (p. 494) *Si trova a [[Benevento]] un orgoglio civico e storico maggiore che nelle altre città provinciali campane. (p. 496) *[[Benevento]] non è Napoli, e ci tiene a farlo sapere. Già la loro indole, mi fanno notare i beneventani, differisce molto da quella del resto della Campania: più dura, più chiusa, più alpina. [[Salerno]] ha qualcosa di milanese per quanto è possibile nel Mezzogiorno; ho ritrovato ad [[Avellino]] esemplari perfetti di un certo tipo d'intellettuale del Sud, intelligente, pessimista, che contempla se stesso e i suoi malanni come un capitolo di storia. I beneventani invece trasportano se mai nel Sud qualche caratteristica dei trentini. Lo stesso clima è freddo, poco campano; gli splendidi panorami della provincia sono alpestri. (p. 496) *Dopo la caduta di Roma, Benevento ebbe un'altra epoca di splendore sotto il dominio longobardo, e fu il più importante feudo longobardo del Sud. Sotto Roma, e nel Medio Evo, fu grande centro di traffico commerciale fra Tirreno e Adriatico. I beneventani tengono a quello sfondo lontano di internazionalismo. Gli stessi nomi, mi dicono gli studiosi, nei documenti degli archivi, dimostrano che le famiglie provenivano da ogni parte; la popolazione aveva una composizione internazionale, e Benevento qualche cosa della metropoli. (p. 496) *Oggi Benevento è in gran parte una città nuova di zecca con oasi di splendidi monumenti.<br>Pure negli avanzi di quella che fu l'aristocrazia intellettuale del Sud, viva sebbene numericamente ristretta, ho qui notato una passione per l'arte, una difesa del patrimonio artistico ed archeologico, che nel Nord dell'Italia sono meno comuni. È quella passione umanistica che nel Mezzogiorno d'Italia minaccia ormai di naufragare, ma che qui è tenuta desta, come dicevo, anche dall'orgoglio civico. (pp. 496-497) *[...] l'[[Arco di Traiano (Benevento)|Arco di Traiano]], forse il più bello e armonioso degli archi romani esistenti, più bello di quelli di Roma. Ed è anche un arco stranamente moderno, poiché si vede nei bassorilievi Traiano dedito ad opere sociali ed assistenziali. (p. 497) *L'Italia, con i suoi paesaggi, è un distillato del mondo, le [[Marche]] dell'Italia. (p. 508) *Un viaggio nelle Marche, non frettoloso, porta a vedere meraviglie. (p. 513) *[[Ascoli Piceno]] [...] è una tra le più belle piccole città d'Italia, e non ne vedo altra che le assomigli. [[André Gide|Gide]] la prediligeva [...] bella come alcune città della [[Francia]] del sud, non tanto per questo o quel monumento in modo speciale, ma per il suo complesso, per la qualità antologica, per un incanto che viene da nulla e da tutto. Più di qualsiasi altra dev'essere difesa da stupidi sventramenti. Bisogna avervi passeggiato, a cominciare dalla piazza del Popolo, la piazza italiana che insieme con quella di San Marco a [[Venezia]] dà più un'impressione di sala, cinta da porticati, chiusa dalla stupenda abside di San Francesco; o costeggiando il Battistero del Duomo; o lungo le rive scoscese del Tronto; e per le strade strette, chiamate «rue», dove i palazzi non si contano; e che si allargano in piazzette [...] Ascoli è città di torri, antologica come si è detto, perché vi si succedono molti stili, il romanico, il gotico, il rinascimentale, il barocco. Ma il romanico resta il fondo costante, il colore; chiese dalle pareti di pietra, senza finestre; un travertino d'un grigio caldo, uniforme, senza intonaco [...] Quel marmo grigio è tutto ornato, lavorato, istoriato [...] qui, su ogni porta e finestra, vedi frutta, fogliami, cariatidi femminili, fiori, animali, stelle, o anche semplicemente proverbi e sentenze scolpite. (p. 534) *Dovunque si sente lo spazio. Perciò [[L'Aquila]] è gaia. Posta ad oltre 700 metri, il più alto, se non erro, tra i capoluoghi di provincia italiani dopo Enna e Potenza, è una città che respira. Lo sguardo, appena trova un varco, subito va lontano, con l'immediatezza di un corpo sommerso che viene a galla, fino al [[Gran Sasso]] ed al [[Sirente]], dominanti la vasta conca. (pp. 557-558) *{{NDR|Sulla [[Calabria]]}} È certo la più strana delle nostre regioni. Nelle sue vaste plaghe montane talvolta non sembra d'essere nel Mezzogiorno, ma in Svizzera, nell'Alto Adige, nei paesi scandinavi. Da questo Nord immaginario si salta a foreste d'olivi, lungo coste del classico tipo mediterraneo. Vi si incuneano ''canyons'' che ricordano gli Stati Uniti, tratti di deserto africano ed angoli in cui gli edifici conservano qualche ricordo di Bisanzio. Si direbbe che qui siano franati insieme i detriti di diversi mondi; che una divinità arbitraria, dopo aver creato i continenti e le stagioni, si sia divertita a romperli per mescolarne i lucenti frantumi. (pp. 559-660) *[...] a proposito dei comuni alpini, dirò di sfuggita che uno, [[Capracotta]], è il più alto dei comuni appenninici, e perciò l'inverno è chiuso dalle nevi e dai ghiacci. (p. 575) *{{NDR|[[Palermo]]}} Il disegno dei monti e degli scogli che circondano il porto, tendenti all'ocra ed al violetto, sulle acque d'un azzurro carico, quale lo si contempla dal Pellegrino, è meno dolce, meno tenero, ma più puro di quello dei monti circondanti Napoli. Come in Grecia, in Sicilia la natura è rimasta ferma a modelli eterni, e hanno mutato invece gli uomini. Il contrasto fa la natura anche più alta e più lontana; l'animo di chi guarda è costretto a una specie di altalena perpetua. (p. 585) *L'incontro con l'arte [[nuraghe|nuragica]] si ha prima a [[Cagliari]], nel [[Museo archeologico nazionale di Cagliari|museo Archeologico Nazionale]]. Qui si può meglio confrontarla con le civiltà estranee. Anche il reparto romano infatti è importante, ed ancora di più di quello punico, con le sue divinità sensuali e crudeli. Ma il reparto nuragico si stacca dal resto e contrassegna meglio la Sardegna. Si ha il caso raro di un museo senza ripetizioni altrove, incorporato in questa terra come la natura e i costumi. (p. 707) *La [[Basilicata|Lucania]] è una parte del Sud, che soffrì in modo acuto l'isolamento, la lunghissima decadenza, la terra ingrata. [...] Numerosi paesi ricevettero l'acqua e la luce solo dopo il 1945, ed altri solo negli ultimi anni la strada; statistiche recenti indicavano come analfabeta una buona metà della popolazione. Tuttavia la Lucania produce numerosi ingegni, alcuni di grande rilievo. Possiede in abbondanza le virtù che diremo antiche, essendo laboriosa, volitiva, tranquilla, con un profondo sentimento della famiglia. (pp. 737-738) *Vi si giunge da plaghe nude, e d'un tratto si vede sorgere una fungaia di alti caseggiati moderni. [[Potenza (Italia)|Potenza]] cresce a vista d'occhio, presa dalla febbre edilizia. Questo rivestimento di caseggiati [...] circonda il vecchio nucleo della cittadina borbonica, la quale però è tutt'altro che morta. Appena vi si penetra la si ritrova, con la via principale stretta, e con le viuzze disposte in modo da tagliare il vento; Potenza infatti è città di mezza montagna, d'aria fine e ventosa. Le strade ampie e moderne sono in periferia. La parte interna ha la sua grazia, e alcune belle chiese, come la cattedrale, San Francesco, San Michele Arcangelo. (p. 738) *Sembra che [[Matera]] si affacci a un sottosuolo scoperchiato e abitato, che nell'insieme forma una città maggiore. Una tale adunanza di semicavernicoli, in cui si prolunga senza soluzione di continuità l'esistenza della preistoria, non ha paragone in Europa, ed è tra i paesaggi italiani che generano più stupore. Spaccata da valli rupestri, Matera è una specie di [[Siena]] del Sud, più remota nel tempo [...] (p. 747) *La [[Puglia]] è la nostra regione in cui più si avverte l'Oriente. I baresi ricordano come una favola recente gli anni in cui gli albanesi traversavano il mare carichi di monete d'oro; giacché gli albanesi allora consideravano [[Bari]] il proprio mercato e vi scendevano anche a comprare un cappello. (p. 767) *Bari smentisce i luoghi comuni sul Mezzogiorno. Commerciale e borghese, ha scarse tradizioni di aristocrazia baronale e terriera, a differenza, per esempio di [[Lecce]] e [[Brindisi]]. Il tipico barese medio è parco, esatto, dedito ai propri affari, affezionato ai vecchi metodi amministrativi e al risparmio. Lo si vede in bottega, fino a ora tarda, attraverso l'uscio socchiuso, concentrato sui conti. (p. 768) *Nell'insieme Bari somiglia non a [[Milano]], come si afferma, ma piuttosto a [[Genova]]; e, tra le due città, Bari è d'aspetto più composto e più nordico. Pochi infatti sono i caffè; la vita stradale non ha né l'importanza, né il colore, né l'estro consueto nel Mezzogiorno. La strada di Bari è un passaggio, con funzione soltanto pratica, non un salotto o un palcoscenico; con l'eccezione dei quartieri popolari di Bari vecchia. Il barese, e il pugliese in genere, specie di discendenza sveva, hanno un gusto della pulizia che non si avverte nemmeno nella [[val Padana]]. Anche nelle vie più povere gli abitanti non cessano mai di strofinare le case, lucidarle, dare la calce. (pp. 768-769) *[[Rieti]] è una bella città, viva e di struttura aristocratica. Al Medio Evo della Cattedrale romanica, sebbene rifatta all'interno, del Palazzo dei Papi, che è della fine del Duecento, con i suoi potenti archi gotici, e di alcuni quartieri con viuzze, scalinate esterne, torri mozze, archivolti, si sovrappone l'opera di secoli più tardi, la loggia del Vignola, molti palazzi nobiliari. [...] Come s'è detto, Rieti aduna un nucleo di aristocrazia romana, e ne porta l'impronta. (p. 809) *{{NDR|[[Giardino di Ninfa|Ninfa]]}} Quel parco è uno dei luoghi più belli del [[Lazio]]; così sperduto e segregato che, pensando alle ville pompose del patriziato romano, sembra di aver cambiato mondo. Si direbbe piuttosto di essere stati portati d'un tratto in Oriente; o in quel giardino d'una novella del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]], che un negromante fa sorgere in una notte. (p. 817) *[...] un viaggio per l'Italia ci porta davanti alla società più mobile, più fluida e più distruttrice d'Europa. [...] Pochi altri paesi sembrano meno legati al loro passato. In nessun altro paese sarebbe permesso assalire come da noi, deturpare città e campagne, secondo gli interessi e i capricci di un giorno. Gli italiani non temano di essere poco «futuristi». Lo sono più degli altri, senza avvedersene; sebbene questo non significhi sempre essere più avanzati. (p. 860) *Il nostro paese non è inferiore a nessuno per il numero degli ingegni e per la qualità dell'intelligenza allo sgorgo. Ma quell'intelligenza riesce difficilmente a prendere un valore politico e un prestigio politico, e raramente emette voci che trascinano seco un interesse universale. In nessun altro paese come da noi tutto il campo sembra occupato dagli attivisti d'ogni specie; in nessun altro, quasi per un tacito accordo di affaristi e {{sic|sociologhi}}, è così radicata la convinzione che contino solo i problemi di denaro e di cibo. (p. 863) *Il maggiore strumento che rimane per farsi valere ai paesi europei è la loro vecchia cultura. La nostra classe politica non mostra d'esserne convinta. [...] Il rischio dell'Italia è di entrare nel numero dei popoli di cultura bassa, giacché è possibile essere intelligenti e di cultura bassa. (p. 865) *Sotto un involucro di sorriso e di bonomia, l'[[Italia]] è diventata il paese d'Europa più duro da vivere, quello in cui più violenta e più assillante è diventata la lotta per il [[denaro]] e per il [[successo]]. (p. 872) ==''La coda di paglia''== *Aborro le [[coerenza|coerenze]] false e la finzione delle conclusioni raggiunte. *Amo i morti trasmessi al ricordo poetico, non i cadaveri insepolti. *I problemi della [[cultura]] passano oggi in primo piano, portandosi a reagire su questo terreno dove l'infiltrazione lenta, servita dalla folla degli intelligenti mediocri, sostituisce l'attacco frontale massiccio. *L'[[autocritica]] che mi piace è svelta, secca, volta subito pagina. *L'uomo riuscito, tra i muri della propria casa, è spesso fallito ed infelice. *Lo [[scrittore]] deve darsi intero, soltanto a traiettoria conclusa si potrà giudicare in che punto di essa si è messo meglio a fuoco. *Ritengo che lo [[scrittore]] moderno debba vivere tutto in pubblico, in compagnia dialogata con gli altri, fuori del mito del ritegno. *Uno degli uffici dell'[[arte]] è convogliare i rimpianti ed i rimorsi. ==''La gazzetta nera''== ===[[Incipit]]=== La parte avuta da Giovanni Dorigo in alcuni fatti che accaddero anni fa in Inghilterra si può capire solo se si conoscono certe sue angosce del passato. Ora ha raggiunto la pace della coscienza, e abita in un piccolo appartamento a Milano, dove ha trovato un impiego modesto, rinunciando a certe ambizioni che l'hanno perseguitato negli anni giovanili. Il suo carattere si è anche mutato di molto, si è fatto più affabile e lieto, e certo meno solitario. Egli dice talvolta che un disperato attaccamento alla vita, un egoismo spinto a fondo, sono proprio i difetti che trasformandosi possono meglio degli altri aprirci l'animo a sentimenti d'amore. Ma la breve avventura del suo soggiorno in Inghilterra ha una parte tanto notevole in quella trasformazione, che bisognerà raccontarla, anche se la sua origine è una triste pazzia. ===Citazioni=== *«Ora capisco che cosa può dare di bene l'orrore per la rinuncia ed il terrore di morire. Ecco, ora mi dico: vi è un solo modo di non incontrare la morte, quello di morire prima. Io dovrò avere paura, molta paura, e grazie ad essa non rinuncerò a nulla, non romperò nessun vincolo, non ammetterò l'abbandono: mi chiuderò vivo in un mondo assoluto, che sia già l'aldilà. Allora il vizio di viltà e d'egoismo, l'avarizia e l'orgoglio, diverranno una fedeltà non mortale, in cui la morte non potrà avere effetto, perché il suo passaggio sarà un momento qualsiasi della nostra vita assoluta. Questo è il motivo per cui non ti lascio morire allontanandoti da me.» *Ogni attimo nuovo di vita è un diritto di più di rifiuto alla morte. *Ogni piacere umano trova dentro di sé il suo [[contrario]] e la sua distruzione. ==''Romanzo americano''== ===[[Incipit]]=== Michele era sbarcato, anni prima, nel porto di New York. Gli venne incontro il nuovo zio e, non conoscendosi ancora, si guardarono bene in faccia. Michele vide un uomo di mezza età, alto, con i capelli grigiastri un po' trascurati, come del resto anche il vestito; le sopracciglia folte, e gli occhi intelligenti bene aperti dietro gli occhiali; la bocca ripiegata in giù; sottile, il naso lungo, de un po' curvo, e la punta del mento un po' alzata verso esso. La lieve tendenza del naso e del mento ad andarsi incontro gli dava qualche anno di più, e ricordava che era nato lombardo; come anche una certa amarezza, che si scorgeva in quella faccia, un'amarezza un po' scorbutica, soprattutto guardinga.<br>John esaminò il nipote con attenzione maggiore. Essendo un uomo di gran cuore, spronato anche dalla moglie aveva risposto di sì, senza pensarci un attimo, quando gli era stato richiesto di occuparsi di lui. ===Citazioni=== *Io detesto i rimorsi, che legano l'uomo al passato. Ritengo giusto rivoltarsi davanti all'ingiustizia ed infatti ci sono i martiri, ma detesto i collezionisti di rivolte, che amano la rivolta in sé: è una tremenda catena. (p. 53) *L'anima è quello che si fa, ed i legami sono buoni se vi entrano, cattivi se rimangono contro o fuori, anche se li chiamano santi. (p. 59) *Non esistono leggi sante, nel mondo fisico e nel mondo morale; però tutte le leggi, man mano che si scoprono, sono sante. (p. 61) *Vi sono uomini il cui carattere è dato in maniera quasi esclusiva dal loro modo di pensare, ma anch'essi esistono in natura, non meno degli attivi e degli avventurieri. (p. 69) *L'anima vive per l'opera, solo per l'opera. Senza l'opera non si è anime. (p. 124) *Il cielo si divide in tre, la luna vicina, le stelle che bruciano e scappano, ed in mezzo, metà dell'uomo e metà del mondo, i pianeti tranquilli, grandi esseri ancora affettuosi che conciliano l'amore e il sonno. (p. 129) ==''I burattini e il drago volante''== ===[[Incipit]]=== Uno dei miei primi ricordi teatrali sono alcuni spettacoli di marionette, in una città di provincia, in una sala che poteva essere una ex-scuderia o una ex-legnaia, dove si recitavano adattamenti dalle fiabe di [[Carlo Gozzi]]. Uno dei punti culminanti di non ricordo quale fiaba era l'entrata in scena di un enorme drago volante, il quale navigava nell'aria orizzontale come un pesce nell'acqua, e giunto all'altezza d'un cavaliere spalancava la bocca e l'inghiottiva tutto intero continuando il suo movimento dalla parte opposta. ===Citazioni=== *La voga di [[James Bond]] è in declino. Il favore del grosso pubblico non è più quello di una volta. L'agente 007 ha rappresentato un momento, per me non privo d'interesse, nella storia del film-racconto d'avventura. Chi farà la storia del genere non lo potrà dimenticare. *L'[[industria culturale]] è in gran parte un mito, un bersaglio di comodo, com'erano in altri tempi il diavolo e le streghe. Se mai, l'industria e umori del pubblico vanno sulla stessa barca: l'insieme dei prodotti finisce per corrispondere regolarmente a una richiesta genuina. *I film di [[James Bond]], al miscuglio abituale di violenza, sesso, tecnologia, aggiungono qualcosa di più, che segnava il momento: un estetismo delle immagini, una punta di dandysmo, una preziosità dell'orrido, in cui motivi tipici fine Ottocento sembravano filtrare tra le macchine avveniristiche e fantascientifiche. *Il genere [[film]], o romanzo, di spionaggio sta oggi muovendo verso nuove formule. All'eroe trionfante, invincibile, tutto gesto, senza anima, subentra un'altra formula, la spia meditativa, psicologizzante, che sente la meschinità, la tristezza, la sporcizia del suo mestiere, l'eroe deluso e disgustato. *In ''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]'' il regista ([[Lewis Gilbert]]) non porta un'invenzione fresca. L'attore, [[Sean Connery]], è invecchiato. I «cattivi» sono scipiti, non prendono rilievo, non fanno nessuna paura. Le scene d'amore si direbbero avvolte nel ''cellophane'' ===[[Explicit]]=== Il film {{NDR|''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]''}} sta a mezzo tra la favola di magia e il balletto ''Folies Bergères''<br>Non so che farci; lo confesso; mi divertono la sigaretta che spara e l'elicottero-ippogrifo. Mi piacciono le fiabe, anche se gli elementi che combinano insieme sono sempre gli stessi. Domando scusa, ma non posso cambiarmi, e se [[James Bond]] finirà, andrò sempre a vedere quello che prenderà il suo posto. ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Le furie''=== Sono a Vicenza, in una camera d'albergo, una sera d'ottobre.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===''Le stelle fredde ''=== Il medico mi chiese:<br /> «Peggio dal destro o dal sinistro?»<br />«Non saprei fare distinzioni tra un [[orecchio]] e l'altro.» ==Citazioni su Guido Piovene== *{{maiuscoletto|Guido Piovene}}. ''Il Conte Rosso.'' ([[Marcello Marchesi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Guido Piovene, ''De America'', Garzanti, Milano, 1961. *Guido Piovene, ''I burattini e il drago volante'', ''La Fiera Letteraria'', 19 ottobre 1967 *Guido Piovene, ''La coda di paglia'', Baldini Castoldi Dalai, 2001. *Guido Piovene, ''La gazzetta nera'', Oscar Mondadori, 1968. *Guido Piovene, ''Le furie'', 1958. *Guido Piovene, ''Le stelle fredde'', Mondadori, 1976. *Guido Piovene, ''Romanzo americano'', CDE, 1980. *Guido Piovene, ''Viaggio in Italia'', Baldini & Castoldi, Milano, 2013. ISBN 978-88-6852-019-9 *[[Francesco Savio]], ''Ma l'amore no: realismo, formalismo, propaganda e telefoni bianchi nel cinema italiano di regime (1930-1943)'', Sonzogno, Milano, 1975. ==Filmografia== *''[[Amanti senza amore]]'' (1948) – sceneggiatura *''[[Lettere di una novizia]]'' (1960) – soggetto ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Piovene, Guido}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 2wlj7sbp1gkbn8rirjhfvjf7pzxsh1d 1418407 1418400 2026-06-27T09:22:59Z Gaux 18878 /* Citazioni di Guido Piovene */ La fantasia del Borgese 1418407 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Guido Piovene.jpg|thumb|Guido Piovene]] '''Guido Piovene''' (1907 – 1974), scrittore e giornalista italiano. ==Citazioni di Guido Piovene== *Chiarire agli italiani che la razza è un dato scientifico, biologico, basato sull'affinità di sangue, è il primo compito che il libro {{NDR|''Contra Judeos''}} incoraggia; secondo, di dimostrare che l'inferiorità di alcune razze è perpetua; che negli incroci l'inferiore prevale sul superiore; che la razza italiana dev'essere gelosa della sua immunità... Gli ebrei possono essere solo nemici e sopraffattori della nazione che li ospita. Di sangue diverso, e coscienti dei loro vincoli, non possono che collegarsi contro la razza aliena. L'enorme numero di posizioni eminenti occupato in Italia dagli ebrei, è il risultato di una tenace battaglia. Come stranieri, essi tentano di ottenere il trionfo sulla cultura nazionale altrui, portandola a forme «europeistiche», staccandola dalle radici popolari dell'arte, come è avvenuto in Italia.<ref>Da una recensione del novembre 1938 per il ''Corriere della Sera'' del libro ''Contra Judeos'' di [[Telesio Interlandi]]; citato in [[Rosetta Loy]], ''La parola ebreo'', Giulio Einaudi editore, Torino, 1997, p. 30. ISBN 88-06-14542-8</ref> *L'adolescenza del [[Giuseppe Antonio Borgese|Borgese]] è imbevuta di tendenze che, riunitesi intorno al [[Giovanni Verga|Verga]], conservano un'intonazione manzoniana: d'un [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] in cui sia tolta la febbre morale, ma esercitato ed esteso l'amore del documento e dell'indagine storica come principio dell'arte. Ho veduto con attenzione gli esordi dell'attività del Borgese, sia negli inediti, sia nelle prime collaborazioni dimenticate o disperse. Vi ho trovato un grande attaccamento a [[Lev Tolstoj|{{sic|Tolstoi}}]], inteso come verista e apparentato perfino al [[Giuseppe Giacosa|Giacosa]]: il desiderio di un'estetica che studi il gusto, le eredità, i complessi, molto più che le opere, e consideri l'artista come la risultanza di un clima intellettuale; il biasimo per l'arte «soggettiva», che non dimostri uno scopo sociale. L'ideale di critico, per il Borgese, è un [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]], inteso prima del [[Benedetto Croce|Croce]], trasformato dal [[positivismo]]. L'interessano i miti, come studio di razza; condanna un dramma, per inesattezza storica nei fatti e nella psicologia, ricordando i criteri dell'Adelchi.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1930-04-16_270/page/502/mode/1up Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese]'', in ''Nuova Antologia. Rivista di lettere scienze ed arti'', vol. 270, 16 aprile 1930, p. 502.</ref> *La fantasia del Borgese è tutt'altro che manzoniana: non è intellettuale, non illumina con l'immagine il ragionamento. ma va per immagini improvvise, ingiustificate: benché poi condotte sapientemente a disegno, tanto da perdere ogni apparenza fortuita. Se in una novella del Borgese ci si sforza d'astrarre le immagini più salienti, si ha l'impressione d'un seguito di pulsazioni di lampada elettrica. Difficilmente poi l'immagine. che genera una novella, coincide col centro dell'intreccio: ricevuto lo spunto, spesso il Borgese vi sovrappone altre immagini e memorie, e il centro dell'attenzione si sposta.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1930-04-16_270/page/502/mode/1up Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese]'', in ''Nuova Antologia. Rivista di lettere scienze ed arti'', vol. 270, 16 aprile 1930, p. 514.</ref> *La gente povera, in ''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]'', si innalza alla poesia, e il viso di Anna nella morte prende la dignità e la luce di un marmo: mentre gli antagonisti restano irrimediabilmente brutali e volgari. Questo è assai ben narrato. [[Mario Camerini|Camerini]], antiretorico, narra solo attraverso la rappresentazione dei fatti più quotidiani e consueti. E otterrebbe la compiutezza, se pervenisse a una più intima fusione tra la parte maggiore della sua storia (la macchina sociale che stritola gli indifesi) e la comune vicenda cui si appoggia, di insufficiente sostegno. Quasi a sanare il dissidio, v'è un eccessivo profluvio di sentimento, un soverchio uso di fatti che chiedono il pianto. Ma il film è ottimo, e va sulla buona via.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 25 ottobre 1942; citato in Savio, p. 344.</ref> *La persecuzione antiebraica è solo uno degli aspetti del [[razzismo]] nel [[mondo]], ma ne è stata l'espressione più orribile.<ref>Da un articolo pubblicato sul ''Corriere della sera'', 1961; da ''La coda di paglia'', Mondadori, 1962.</ref> *Per qualche anno, l'accusa dei critici contro il Borgese fu ch'egli è più critico che artista: è un'accusa che dimostra l'impreparazione di chi l'ha formulata. La critica d'un uomo vivo è la condizione dell'arte: artistico per eccellenza il sentimento che la muove. Essere critici significa non confondere la spontaneità con l'incoscienza. Per questo sono giunto al Borgese artista parlando del critico: e certo egli sa che l'accusa, che gli facevano un tempo, diventerà un titolo d'onore.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1930-04-16_270/page/502/mode/1up Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese]'', in ''Nuova Antologia. Rivista di lettere scienze ed arti'', vol. 270, 16 aprile 1930, p. 507.</ref> *{{NDR|Su ''[[Se io fossi onesto]]''}} Questi film nei quali una trama ingegnosa, irta di trovate e di equivoci, si svolge in un immaginario paese di case novecento, di milionari, di maggiordomi sono ormai diventati una nostra specialità e difficilmente se ne vede uno veramente cattivo. [...] Il regista [[Carlo Ludovico Bragaglia|Bragaglia]] ha mostrato anche qui esattezza, misura e sicurezza di taglio, raggiungendo il suo intento, che era di divertire.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 4 marzo 1942; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/se-io-fossi-onesto-tojovj56 Se io fossi onesto]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[I 3 aquilotti]]''}} Si tratta d'una specie di {{sic|lungo metraggio}} sull'Accademia aeronautica di Caserta, nel quale è stata inserita una lieve trama. [...] È un film che corre liscio e di esperta condotta: la recitazione, a cui hanno partecipato giovani della Scuola e giovani della G.I.L., procede senza intoppi; e sotto il buon mestiere resta così dissimulato quanto vi è nella trama di non del tutto originale.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 31 agosto 1942; citato in Savio, p. 361.</ref> *Una [[vizio e virtù|virtù]] è sempre un [[vizio e virtù|vizio]] trasformato. Bisogna avere il coraggio di ammettere che ogni virtù si ricava dal vizio.<ref>Dalla prefazione a ''La gazzetta nera'', Mondadori, Milano, 1953.</ref> *[[Viaggio|Viaggiare]] dovrebbe essere sempre un atto di umiltà.<ref>Da ''De America''</ref> *{{NDR|Su ''[[Un garibaldino al convento]]''}} [[Vittorio De Sica]] ha fatto un altro ottimo film, in cui dimostra le sue solite doti, l'accuratezza, la finezza, lo zelo, il giusto orecchio, la compiuta misura, e questa volta qualche cosa di più. [...] Il film è buono per la delicata pittura delle due famiglie avverse, dei familiari, del pietismo conventuale, dei soldati borbonici (se mai ha un difetto è di essere fin troppo bello, troppo finito e levigato); è buono per le figure minori, vivaci e di fresca invenzione; è buono per il dialogo al quale hanno collaborato scrittori, per esempio [[Adolfo Franci]]; nelle ultime scene poi, l'assedio, la fuga a cavallo, l'inseguimento e la carica dei garibaldini, incalzanti, piene di ansia, De Sica trova il suo meglio.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 14 marzo 1942; citato in [[Roberto Chiti (critico)|Roberto Chiti]] e [[Enrico Lancia]], ''Dizionario del cinema italiano: i film'', Gremese Editore, Roma, 2005, [https://books.google.it/books?id=UlKjE82BEe4C&pg=PA158 p. 158]. ISBN 88-8440-351-0</ref> *{{NDR|Sui [[salotto letterario|salotti]] parigini del Novecento}} Una di quelle colazioni che offrono ai letterati due o tre signore della società parigina, le quali mantengono in vita la tradizione dei salotti intellettuali in belle case con un busto di marmo bianco sul camino.<ref>Citato alla voce ''Salotto'', ''Grande Dizionario della lingua italiana'', a cura di Salvatore Battaglia, vol. XVI, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1995, p. 424.</ref> ==''Viaggio in Italia''== *{{NDR|[[Bolzano]]}} È opulenta, moderna. Ma la sua bellezza è gotica: le lunghe vie fiancheggiate di portici, abbellite non tanto da questa o quella costruzione, quanto dal movimento degli angoli e delle sporgenze, che crea fondali di teatro, giochi di luce. (p. 9) *[...] conoscere [[Andrea Palladio|Palladio]], la Basilica, la Loggia del Capitanio, la Rotonda, il teatro Olimpico, il palazzo Chiericati e gli altri attraverso gli studi è una conoscenza imperfetta. Bisogna vederlo a [[Vicenza]]. (p. 49) *È fantasia dei [[Friuli|friulani]] che la loro terra, con le montagne della [[Carnia]], le colline dell'Udinese, la pianura, i paesaggi lagunari lungo la costa, le diverse razze e i colori vivaci di un tempo più antico del nostro, sia per se stessa un universo nella sua varietà. Aquileia romana, [[Udine]] veneziana e [[Cividale del Friuli|Cividale]] longobarda... (p. 60) *[[Verona]] fu romana, gota, poi bizantina e longobarda. La tennero i Carolingi e gli imperatori tedeschi; fu un glorioso Comune e una gloriosa Signoria. Fu scaligera, viscontea, veneziana; l'avvicendamento fu rapido, ed ogni fase sovrappose all'altra il suo segno. In ogni fase storica ebbe una parte dominante, per l'importanza strategica e mercantile, grande fortezza ed incrocio di arterie tra l'Italia e il mondo germanico. Per varietà di stili, nessuno dei quali prevale, Verona non ha pari tra le città italiane se si eccettua Roma. (p. 78) *Tra l'azzurro ed il bianco, sul fondo dei colli di un verde opaco, [[Genova]] è misteriosa al modo di [[Londra]], l'altra città europea fatta a compartimenti stagni. La fantasia, dice Stevenson, è stimolata a Londra, perché Londra è un incastro di ambienti segreti l'uno all'altro. L'animo può così giocare al mistero, compiacersi in acrobazie che oggi si direbbero metafisiche, immaginando qui un cinese, qui un baro, una vecchia duchessa, un commerciante di caucciù, un dinamitardo, accostandoli, mescolandoli, ponendoli in rapporti occulti. Congerie di misteri simili non s'incontrano mai nelle semplici città italiane, ma Genova è forse l'unica che susciti la fantasia di retroscena clandestini. Un libro giallo che si svolga a [[Roma]], a [[Venezia]] o a [[Firenze]] ha qualche cosa di incredibile, ma se si svolge a Genova si riesce a credervi (o quasi). E, proprio come Londra, Genova ha la speciale teatralità degli esseri e delle vicende su cui si sente pendere qualche cosa di occulto. (p. 220) *Ma l'affetto indugia ancora su [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], che resta la più vera, viva e in fondo moderna. Appoggiata a terrazze che digradano sulle pendici, le case sembrano erette l'una sull'altra; tutte sembrano spingersi in lato più che possono, come le piante d'una selva, in cerca di luce; si direbbe che una sola scaletta a chiocciola, nell'interno di esse, ci possa condurre dal porto alla cima delle colline. Al sommo, i nuovi grattacieli s'intonano con l'aspetto verticale della città. Nella calca s'incuneano giardinetti da casba, oleandri, magnolie. (p. 221) *Quasi tutte le città italiane furono fatte e rifatte attraverso i secoli. Ma le case di [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], in modo speciale. Più che portare i segni delle trasformazioni, li nascondono con avarizia. I loro muri sono ossari di stili, forzieri di vestigia; basta bucare un muro per trovare sotto l'intonaco qui una finestra di cotto, qui un bassorilievo o un affresco. Sono muri pieni di spettri tra sciami di gente vivace. (p. 222) *Parallela a via Gramsci, più in alto, ma in continua simbiosi col porto, corre [[Via di Prè|via Prè]], stretta, lunga, la più popolare di Genova, e forse la più genovese. Benché si stenda vicino ai mercati e alla Borsa, molti dei suoi abitanti non ne escono mai, avendo fin troppo da fare sul posto. Fritture, torte, contrabbando al minuto, argomento troppo importante per passarlo sotto silenzio. (p. 222-223) *I [[genovesi]] sono risparmiatori, lavoratori, produttori e prudenti. Non produttori al modo dei milanesi, troppo giocatori per Genova e propensi a confondere l'affare con l'avventura. Predomina in questo porto un'idea moralistica del lavoro; perciò, almeno in alcuni, si avverte lo spavento di guadagnare troppo, cioè di essere giocatori, gente, secondo i moralisti, esposta a sicura rovina. Nascondono la ricchezza ancor più dei piemontesi; conosco ricchi che hanno un numero elevato di dipendenti, ma sembrano vergognarsene, e li fanno vedere poco. La ricchezza si riversa in casa. (p. 224) *[[Genova]] è una città dura che si compiace d'essere sentimentale. Immagina se stessa rude, ma dolce nel segreto. Il misantropo di buon cuore è un personaggio importante della commedia dialettale che essa recita nella vita. Un buon genovese non deve mai mostrarsi commosso, ma voltate le spalle deve sempre asciugare una lagrima di soppiatto. (p. 225) *Si è parlato del culto genovese dei morti, che talvolta palesa un grandioso concetto della classe. La visita a [[Cimitero monumentale di Staglieno|Staglieno]], il più famoso cimitero d'Italia, mostra come quel concetto sia stato tramandato dall'aristocrazia alla borghesia filantropica. Nemmeno il Cimitero Monumentale di Milano offre una tale antologia di autocelebrazioni mediante il sepolcro. Qui vedi il finanziere in panciotto di marmo bianco, che si congeda dalla moglie piangente; ma si congeda in un palazzo; e morire significa andare di là di un tendaggio di broccato dalle ricche pieghe. Un altro defunto appare nella veste di un angelo che versa da una ciotola una pioggia di monete d'oro; ed un altro, dice l'epigrafe, «cessò di vivere ma non di beneficare – legando a pietosi istituti – parte non umile del ricco suo censo». (pp. 227-228) *Il [[porto di Genova]] è uno dei più perfetti d'Europa; non vi è merce che non possa essere rapidamente sbarcata e imbarcata. (p. 232) *Una reazione tipica del produttore genovese di fronte alla crisi è quella moralistica: «Io lavoro da mattina a sera». Adriano Olivetti a Ivrea mi parlava di questo moralismo-dolorismo dell'industria italiana, di questo feticismo nazionale per la fatica, il lavoro domenicale ed il dormire poco; in nessuna città è maggiore che a [[Genova]]; esso viene opposto alla crisi, che è subìta perciò come un'ingiustizia. Mai come a Genova ho accolto tante testimonianze di gente che lavora sempre e non dorme mai. (p. 235) *{{NDR|[[Cesena]]}} Questa graziosa cittadina, circondata di bei frutteti, e perciò a primavera ravvolta di una nuvola d'alberi bianchi e rosa, addossata a un colle e dominata da una rocca che la include in parte, è nota anche nella cronaca delle ultime guerre, perché diede un buon numero di aviatori medaglia d'oro. Ivi ho raccolto molto di quel colore romagnolo, che ho poi versato in queste pagine solo in minima parte. (pp. 318-319) *La splendida [[Biblioteca Malatestiana|biblioteca malatestiana]] di Cesena è il cuore della cultura della Romagna. Costituita, a metà Quattrocento, per ordine di Novello Malatesta sul fondo di una più antica biblioteca conventuale, nella scia di quella di San Marco a Firenze, è una perfetta creazione del genio del Rinascimento. Non solamente per i codici corali miniati, incunaboli di gran pregio ch'essa con­tiene, ma per la stupenda sala, opera di Matteo Nuti, scolaro dell'[[Leon Battista Alberti|Alberti]]. Col tempio malatestiano di Rimini, con il [[Palazzo Ducale (Urbino)|Palazzo Ducale di Urbino]] e con i più tardi palazzi degli Estensi a Ferrara è quanto di più puro ci abbia dato quel secolo in cui la cultura toccò l'estremo punto della raffinatezza. [...] Appare, la meravigliosa sala, con due file di colonne in fuga prospettica e i muri cui il tempo ha dato sfumature verdi e rosee. Difficile associare più distillata purezza a più slancio di fantasia. (p. 319) *La Toscana è tra le regioni del mondo più famose per la loro bellezza. È un luogo comune parlare della dolcezza e della grazia dei suoi paesaggi. Le valli intorno a Firenze, nel Pistoiese, in Lucchesia e altrove, con i loro giochi d’olivi chiari e di cipressi scuri, hanno una veste incantevole che sa di pittura e di prospettiva artistica, Pure, ad osservarla bene, la dolcezza non è la più intima caratteristica della terra toscana, come invece dell’Umbria. Anche nelle parti più amene, quali la valle del Mugello ed il Chianti, sotto l’involucro grazioso si scopre una precisione, una purezza di contorni, uno scarno rigore di disegno: mentre l’occhio si incanta sulla dolcezza delle prime apparenze scivola dentro l’animo una lezione più severa. La bellezza toscana è una bellezza di rigore, di perfezione, talvolta di ascetismo sotto l’aspetto della grazia. (pp. 359-360) *Il rigore del paesaggio toscano emerge in plaghe dove, come intorno a Siena e a Volterra, la creta biancastra traluce tra le vegetazioni, fissando come nel diamante i contorni di un paesaggio netto, duro e supremamente perfetto. Dunque un paesaggio intellettivo, imbevuto d’intelligenza, che sembra pensare esso stesso intorno all’uomo e nella maniera più alta. (p. 360) *L'attaccamento alla contrada non ha nulla a che fare con le idee, col partito politico, con gli interessi. Dipende in modo esclusivo dal luogo di nascita, dall'atavicità, da tutto quello insomma che è prenatale; non è pensiero, ma passione contratta con il semplice venire al mondo. L'uomo di [[Siena]] sente, più profondo di tutto, di fronte alla propria Contrada, quello che fu chiamato «il demone dell'appartenenza». (p. 387) *{{NDR|A [[Siena]]}} Nei giorni della [[Palio di Siena|corsa]] tutto è sospeso, l'appetito come l'amore e l'amministrazione pubblica. [...] La sera {{NDR|dopo il Palio}}, vi sono due Siene. Luce, vino e tripudio nella contrada vincitrice e nelle alleate. Ma se si sbircia dentro la contrada nemica, si crede d'essere in una città abbandonata; le finestre e gli usci sprangati, buio, silenzio e lutto. (pp. 387-388) *La bellezza di [[Napoli]] cresce di giorno in giorno, di settimana in settimana, via via che scopre i suoi segreti. Finché si giunge a intendere che veramente è questo il più bel golfo della terra. (p. 430) *L'orario a Napoli può essere una necessità pratica, mai una necessità intima. Lo si abbandona quando non occorre più. (p. 430) *I bambini, le «creature» brulicano. Anche nei ristoranti medi, pochi sono gli avventori senza i bambini intorno. Napoli è una città allattante e poppante, perpetuamente gravida. Un semidio napoletano è l'amore; nella coscienza popolare, l'amore si redime con la creazione. (p. 432) *Napoli non è una città per puristi. Vedo una chiesetta barocca, che porta a metà altezza la statua di un angelo, e si prolunga sul medesimo piano con la finestra e il balconcino di una casa senza pretese. Al balconcino sta una donna, gomito a gomito con la statua dell'angelo; questa è veramente Napoli; si abbatta la casa e il balcone, e anche la chiesa sarà divenuta scipita. In tutte le città, ma a Napoli specialmente, risulta evidente che l'arte non è fatta soltanto di quelle che chiamiamo opere d'arte. (p. 433) *È un accento che spesso ho udito risuonare a Napoli in diversa forma. Un incanto nel vivere, unito però al sottinteso che il vivere ha per se stesso qualche cosa di doloroso. Si ha una specie di pendolo tra quell'incanto e quel sottinteso riposto: non si sa mai quale prevalga. (p. 437) *A [[Napoli]], come a Parigi, è difficile udire, almeno in conversazione, quei giudizi assoluti, radicalmente negativi che si odono altrove; come a Parigi, la tendenza è piuttosto verso l'assoluzione, naturalmente con un sottinteso un po' scettico, e senza approfondire troppo; vi è sempre, nei giudizi, un umorismo e un garbo di capitale anche mondana. (p. 443) *Come ha trovato modo di convivere con i santi, con i miracoli, con la scienza e la tecnica, questo popolo vive in confidenza con le forze occulte e la potenze cosmiche. Dovunque si destreggia con la sua malizia, come la piccola barca sulle onde del mare. Anche per questo credo che il [[Vesuvio|vulcano di Napoli]], come gli scavi archeologici del Napoletano, non abbiano equivalenti in nessuna parte del mondo: tutto a Napoli, è umanizzato due volte. (pp. 464-465) *Splendida eredità del dominio borbonico, il [[Museo archeologico nazionale di Napoli|museo Nazionale]] è dentro l'anima di Napoli, e un forestiero se ne avvede più di un napoletano stesso. [...] La vita romana qui perde ogni solennità accademica, e si avvicina con un realismo loquace; la confidenza subentra alla riverenza; non si potrebbe pensare un museo come questo se non a Napoli [...] (pp. 465-466) *Può darsi che la [[cucina napoletana]], come un gastronomo mi disse, sia cucina di città povera; una cucina primordiale, nata dai tre prodotti elementari della terra e delle acque, il grano, gli ortaggi e il pesce; giocata sulle variazioni di tre cibi, la pasta, il pesce e l'antichissima pizza. Molti forestieri non amano la cucina di Napoli perché, condotti da diverse abitudini, non la scoprono mai. Ma, quand'è buona, essa contiene, nel tempo stesso, l'antichità e la natura; porta alla comunione con la natura e con un passato remoto; è semplice e mitologica. (p. 473) *Vi fu chi mi disse che i due giardini di [[Ravello]], a villa Rufolo e al Cimbrone, sono i giardini più straordinari del mondo insieme con quelli di Charleston nella Carolina del Sud; ed è giusto nel senso che né gli uni né gli altri hanno equivalenti altrove. Forse i giardinieri a Ravello hanno subìto un'influenza britannica. Certo hanno acquistato l'arte di intonare colori diversissimi gettandoli alla rinfusa, come su una tavolozza, astenendosi dalle aiole troppo disegnate. Sono giardini, quelli di Ravello, romantici, di una scapigliatura geniale. (p. 477) *[[Salerno]] è diversa da Napoli, nell'apparenza e nello spirito. Qui veramente cadono molti luoghi comuni sull'Italia meridionale. L'aspetto è infatti quasi settentrionale, e la pulizia quasi svizzera. I discorsi sono secchi, brevi, propri di persone attive. [...] Coloro che conoscono la vita salernitana nell'intimo mi dicono ch'essa è un miscuglio, tipico dell'Italia meridionale in questa fase di passaggio, e nei luoghi di punta, di usanze ancora patriarcali e di modernismi talvolta anche strani ed eccessivi. [...] Osservando bene Salerno, si ha dunque l'impressione di un centro abbastanza tipico della fase di trasformazione dell'Italia meridionale. L'industrializzazione e il benessere sono in progresso, anche se le antiche passività gravino ancora fortemente. (pp. 477-478) *{{NDR|La [[Reggia di Caserta]]}} Il fascino di questa Versailles del Napoletano [...] viene per me soprattutto da un certo che di gratuito e di favoloso che emana da questo palazzo di grandezza sproporzionata sorgente in mezzo a una piatta pianura: esiste, lo abbiamo già detto, un [[surrealismo]] napoletano ''avant-lettre'', che nacque dal fasto teatrale di Napoli: e che consiste nel campare grandi fantasie architettoniche dove meno si aspettano. Lo stesso parco, attraversato dalle acque ricadenti da un monticello, poi scorrenti in lieve pendìo di bacino in bacino, interrotte da gruppi bianchi di grandi statue, animali, divinità, venti che gonfiano le gote, Atteone mutato in cervo e sbranato dai cani, è una fantasia macroscopica, in cui tutto sembra essere un po' più grande del giusto; questo genera un turbamento dell'immaginazione, che i [[barocco|barocchi]] chiamavano la meraviglia. È chiaro il desiderio di superare in fasto le grandi regge europee e le grandi metropoli; il contrasto tra questo sogno e la realtà dell'ambiente fa sì che quella di Caserta, ben più di quella di Versailles, sia una reggia di fantasia. (pp. 493-494) *Si sale sulla costa del monte d'un giallo fulvo; ai piedi si ha la pianura, l'immenso quadrilatero della [[Reggia di Caserta|reggia]]; poi ci si interna, e la pianura sparisce. Esiste in [[Provenza]] una splendida ed illustre città abbandonata tra le rocce, Les Beaux; {{sic|[[Casertavecchia|Caserta vecchia]]}}, longobarda, sorta nell'ottavo secolo, già sede di vescovi e conti, è il suo equivalente italiano. Soltanto Les Beaux è di due stili, medievale e Rinascimento, Caserta tutta medievale; e Les Beaux è celebrata in Francia, mentre Caserta vecchia è quasi ignota da noi. Capace di alloggiare molte migliaia di persone, ne racchiude duecento circa. È un nodo di case e viuzze morto e monocromo, del colore giallastro del travertino; intorno un paesaggio di colli brulli, sassosi, seminati di spunzoni di torri; un paesaggio fermo e perfetto. (p. 494) *Si trova a [[Benevento]] un orgoglio civico e storico maggiore che nelle altre città provinciali campane. (p. 496) *[[Benevento]] non è Napoli, e ci tiene a farlo sapere. Già la loro indole, mi fanno notare i beneventani, differisce molto da quella del resto della Campania: più dura, più chiusa, più alpina. [[Salerno]] ha qualcosa di milanese per quanto è possibile nel Mezzogiorno; ho ritrovato ad [[Avellino]] esemplari perfetti di un certo tipo d'intellettuale del Sud, intelligente, pessimista, che contempla se stesso e i suoi malanni come un capitolo di storia. I beneventani invece trasportano se mai nel Sud qualche caratteristica dei trentini. Lo stesso clima è freddo, poco campano; gli splendidi panorami della provincia sono alpestri. (p. 496) *Dopo la caduta di Roma, Benevento ebbe un'altra epoca di splendore sotto il dominio longobardo, e fu il più importante feudo longobardo del Sud. Sotto Roma, e nel Medio Evo, fu grande centro di traffico commerciale fra Tirreno e Adriatico. I beneventani tengono a quello sfondo lontano di internazionalismo. Gli stessi nomi, mi dicono gli studiosi, nei documenti degli archivi, dimostrano che le famiglie provenivano da ogni parte; la popolazione aveva una composizione internazionale, e Benevento qualche cosa della metropoli. (p. 496) *Oggi Benevento è in gran parte una città nuova di zecca con oasi di splendidi monumenti.<br>Pure negli avanzi di quella che fu l'aristocrazia intellettuale del Sud, viva sebbene numericamente ristretta, ho qui notato una passione per l'arte, una difesa del patrimonio artistico ed archeologico, che nel Nord dell'Italia sono meno comuni. È quella passione umanistica che nel Mezzogiorno d'Italia minaccia ormai di naufragare, ma che qui è tenuta desta, come dicevo, anche dall'orgoglio civico. (pp. 496-497) *[...] l'[[Arco di Traiano (Benevento)|Arco di Traiano]], forse il più bello e armonioso degli archi romani esistenti, più bello di quelli di Roma. Ed è anche un arco stranamente moderno, poiché si vede nei bassorilievi Traiano dedito ad opere sociali ed assistenziali. (p. 497) *L'Italia, con i suoi paesaggi, è un distillato del mondo, le [[Marche]] dell'Italia. (p. 508) *Un viaggio nelle Marche, non frettoloso, porta a vedere meraviglie. (p. 513) *[[Ascoli Piceno]] [...] è una tra le più belle piccole città d'Italia, e non ne vedo altra che le assomigli. [[André Gide|Gide]] la prediligeva [...] bella come alcune città della [[Francia]] del sud, non tanto per questo o quel monumento in modo speciale, ma per il suo complesso, per la qualità antologica, per un incanto che viene da nulla e da tutto. Più di qualsiasi altra dev'essere difesa da stupidi sventramenti. Bisogna avervi passeggiato, a cominciare dalla piazza del Popolo, la piazza italiana che insieme con quella di San Marco a [[Venezia]] dà più un'impressione di sala, cinta da porticati, chiusa dalla stupenda abside di San Francesco; o costeggiando il Battistero del Duomo; o lungo le rive scoscese del Tronto; e per le strade strette, chiamate «rue», dove i palazzi non si contano; e che si allargano in piazzette [...] Ascoli è città di torri, antologica come si è detto, perché vi si succedono molti stili, il romanico, il gotico, il rinascimentale, il barocco. Ma il romanico resta il fondo costante, il colore; chiese dalle pareti di pietra, senza finestre; un travertino d'un grigio caldo, uniforme, senza intonaco [...] Quel marmo grigio è tutto ornato, lavorato, istoriato [...] qui, su ogni porta e finestra, vedi frutta, fogliami, cariatidi femminili, fiori, animali, stelle, o anche semplicemente proverbi e sentenze scolpite. (p. 534) *Dovunque si sente lo spazio. Perciò [[L'Aquila]] è gaia. Posta ad oltre 700 metri, il più alto, se non erro, tra i capoluoghi di provincia italiani dopo Enna e Potenza, è una città che respira. Lo sguardo, appena trova un varco, subito va lontano, con l'immediatezza di un corpo sommerso che viene a galla, fino al [[Gran Sasso]] ed al [[Sirente]], dominanti la vasta conca. (pp. 557-558) *{{NDR|Sulla [[Calabria]]}} È certo la più strana delle nostre regioni. Nelle sue vaste plaghe montane talvolta non sembra d'essere nel Mezzogiorno, ma in Svizzera, nell'Alto Adige, nei paesi scandinavi. Da questo Nord immaginario si salta a foreste d'olivi, lungo coste del classico tipo mediterraneo. Vi si incuneano ''canyons'' che ricordano gli Stati Uniti, tratti di deserto africano ed angoli in cui gli edifici conservano qualche ricordo di Bisanzio. Si direbbe che qui siano franati insieme i detriti di diversi mondi; che una divinità arbitraria, dopo aver creato i continenti e le stagioni, si sia divertita a romperli per mescolarne i lucenti frantumi. (pp. 559-660) *[...] a proposito dei comuni alpini, dirò di sfuggita che uno, [[Capracotta]], è il più alto dei comuni appenninici, e perciò l'inverno è chiuso dalle nevi e dai ghiacci. (p. 575) *{{NDR|[[Palermo]]}} Il disegno dei monti e degli scogli che circondano il porto, tendenti all'ocra ed al violetto, sulle acque d'un azzurro carico, quale lo si contempla dal Pellegrino, è meno dolce, meno tenero, ma più puro di quello dei monti circondanti Napoli. Come in Grecia, in Sicilia la natura è rimasta ferma a modelli eterni, e hanno mutato invece gli uomini. Il contrasto fa la natura anche più alta e più lontana; l'animo di chi guarda è costretto a una specie di altalena perpetua. (p. 585) *L'incontro con l'arte [[nuraghe|nuragica]] si ha prima a [[Cagliari]], nel [[Museo archeologico nazionale di Cagliari|museo Archeologico Nazionale]]. Qui si può meglio confrontarla con le civiltà estranee. Anche il reparto romano infatti è importante, ed ancora di più di quello punico, con le sue divinità sensuali e crudeli. Ma il reparto nuragico si stacca dal resto e contrassegna meglio la Sardegna. Si ha il caso raro di un museo senza ripetizioni altrove, incorporato in questa terra come la natura e i costumi. (p. 707) *La [[Basilicata|Lucania]] è una parte del Sud, che soffrì in modo acuto l'isolamento, la lunghissima decadenza, la terra ingrata. [...] Numerosi paesi ricevettero l'acqua e la luce solo dopo il 1945, ed altri solo negli ultimi anni la strada; statistiche recenti indicavano come analfabeta una buona metà della popolazione. Tuttavia la Lucania produce numerosi ingegni, alcuni di grande rilievo. Possiede in abbondanza le virtù che diremo antiche, essendo laboriosa, volitiva, tranquilla, con un profondo sentimento della famiglia. (pp. 737-738) *Vi si giunge da plaghe nude, e d'un tratto si vede sorgere una fungaia di alti caseggiati moderni. [[Potenza (Italia)|Potenza]] cresce a vista d'occhio, presa dalla febbre edilizia. Questo rivestimento di caseggiati [...] circonda il vecchio nucleo della cittadina borbonica, la quale però è tutt'altro che morta. Appena vi si penetra la si ritrova, con la via principale stretta, e con le viuzze disposte in modo da tagliare il vento; Potenza infatti è città di mezza montagna, d'aria fine e ventosa. Le strade ampie e moderne sono in periferia. La parte interna ha la sua grazia, e alcune belle chiese, come la cattedrale, San Francesco, San Michele Arcangelo. (p. 738) *Sembra che [[Matera]] si affacci a un sottosuolo scoperchiato e abitato, che nell'insieme forma una città maggiore. Una tale adunanza di semicavernicoli, in cui si prolunga senza soluzione di continuità l'esistenza della preistoria, non ha paragone in Europa, ed è tra i paesaggi italiani che generano più stupore. Spaccata da valli rupestri, Matera è una specie di [[Siena]] del Sud, più remota nel tempo [...] (p. 747) *La [[Puglia]] è la nostra regione in cui più si avverte l'Oriente. I baresi ricordano come una favola recente gli anni in cui gli albanesi traversavano il mare carichi di monete d'oro; giacché gli albanesi allora consideravano [[Bari]] il proprio mercato e vi scendevano anche a comprare un cappello. (p. 767) *Bari smentisce i luoghi comuni sul Mezzogiorno. Commerciale e borghese, ha scarse tradizioni di aristocrazia baronale e terriera, a differenza, per esempio di [[Lecce]] e [[Brindisi]]. Il tipico barese medio è parco, esatto, dedito ai propri affari, affezionato ai vecchi metodi amministrativi e al risparmio. Lo si vede in bottega, fino a ora tarda, attraverso l'uscio socchiuso, concentrato sui conti. (p. 768) *Nell'insieme Bari somiglia non a [[Milano]], come si afferma, ma piuttosto a [[Genova]]; e, tra le due città, Bari è d'aspetto più composto e più nordico. Pochi infatti sono i caffè; la vita stradale non ha né l'importanza, né il colore, né l'estro consueto nel Mezzogiorno. La strada di Bari è un passaggio, con funzione soltanto pratica, non un salotto o un palcoscenico; con l'eccezione dei quartieri popolari di Bari vecchia. Il barese, e il pugliese in genere, specie di discendenza sveva, hanno un gusto della pulizia che non si avverte nemmeno nella [[val Padana]]. Anche nelle vie più povere gli abitanti non cessano mai di strofinare le case, lucidarle, dare la calce. (pp. 768-769) *[[Rieti]] è una bella città, viva e di struttura aristocratica. Al Medio Evo della Cattedrale romanica, sebbene rifatta all'interno, del Palazzo dei Papi, che è della fine del Duecento, con i suoi potenti archi gotici, e di alcuni quartieri con viuzze, scalinate esterne, torri mozze, archivolti, si sovrappone l'opera di secoli più tardi, la loggia del Vignola, molti palazzi nobiliari. [...] Come s'è detto, Rieti aduna un nucleo di aristocrazia romana, e ne porta l'impronta. (p. 809) *{{NDR|[[Giardino di Ninfa|Ninfa]]}} Quel parco è uno dei luoghi più belli del [[Lazio]]; così sperduto e segregato che, pensando alle ville pompose del patriziato romano, sembra di aver cambiato mondo. Si direbbe piuttosto di essere stati portati d'un tratto in Oriente; o in quel giardino d'una novella del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]], che un negromante fa sorgere in una notte. (p. 817) *[...] un viaggio per l'Italia ci porta davanti alla società più mobile, più fluida e più distruttrice d'Europa. [...] Pochi altri paesi sembrano meno legati al loro passato. In nessun altro paese sarebbe permesso assalire come da noi, deturpare città e campagne, secondo gli interessi e i capricci di un giorno. Gli italiani non temano di essere poco «futuristi». Lo sono più degli altri, senza avvedersene; sebbene questo non significhi sempre essere più avanzati. (p. 860) *Il nostro paese non è inferiore a nessuno per il numero degli ingegni e per la qualità dell'intelligenza allo sgorgo. Ma quell'intelligenza riesce difficilmente a prendere un valore politico e un prestigio politico, e raramente emette voci che trascinano seco un interesse universale. In nessun altro paese come da noi tutto il campo sembra occupato dagli attivisti d'ogni specie; in nessun altro, quasi per un tacito accordo di affaristi e {{sic|sociologhi}}, è così radicata la convinzione che contino solo i problemi di denaro e di cibo. (p. 863) *Il maggiore strumento che rimane per farsi valere ai paesi europei è la loro vecchia cultura. La nostra classe politica non mostra d'esserne convinta. [...] Il rischio dell'Italia è di entrare nel numero dei popoli di cultura bassa, giacché è possibile essere intelligenti e di cultura bassa. (p. 865) *Sotto un involucro di sorriso e di bonomia, l'[[Italia]] è diventata il paese d'Europa più duro da vivere, quello in cui più violenta e più assillante è diventata la lotta per il [[denaro]] e per il [[successo]]. (p. 872) ==''La coda di paglia''== *Aborro le [[coerenza|coerenze]] false e la finzione delle conclusioni raggiunte. *Amo i morti trasmessi al ricordo poetico, non i cadaveri insepolti. *I problemi della [[cultura]] passano oggi in primo piano, portandosi a reagire su questo terreno dove l'infiltrazione lenta, servita dalla folla degli intelligenti mediocri, sostituisce l'attacco frontale massiccio. *L'[[autocritica]] che mi piace è svelta, secca, volta subito pagina. *L'uomo riuscito, tra i muri della propria casa, è spesso fallito ed infelice. *Lo [[scrittore]] deve darsi intero, soltanto a traiettoria conclusa si potrà giudicare in che punto di essa si è messo meglio a fuoco. *Ritengo che lo [[scrittore]] moderno debba vivere tutto in pubblico, in compagnia dialogata con gli altri, fuori del mito del ritegno. *Uno degli uffici dell'[[arte]] è convogliare i rimpianti ed i rimorsi. ==''La gazzetta nera''== ===[[Incipit]]=== La parte avuta da Giovanni Dorigo in alcuni fatti che accaddero anni fa in Inghilterra si può capire solo se si conoscono certe sue angosce del passato. Ora ha raggiunto la pace della coscienza, e abita in un piccolo appartamento a Milano, dove ha trovato un impiego modesto, rinunciando a certe ambizioni che l'hanno perseguitato negli anni giovanili. Il suo carattere si è anche mutato di molto, si è fatto più affabile e lieto, e certo meno solitario. Egli dice talvolta che un disperato attaccamento alla vita, un egoismo spinto a fondo, sono proprio i difetti che trasformandosi possono meglio degli altri aprirci l'animo a sentimenti d'amore. Ma la breve avventura del suo soggiorno in Inghilterra ha una parte tanto notevole in quella trasformazione, che bisognerà raccontarla, anche se la sua origine è una triste pazzia. ===Citazioni=== *«Ora capisco che cosa può dare di bene l'orrore per la rinuncia ed il terrore di morire. Ecco, ora mi dico: vi è un solo modo di non incontrare la morte, quello di morire prima. Io dovrò avere paura, molta paura, e grazie ad essa non rinuncerò a nulla, non romperò nessun vincolo, non ammetterò l'abbandono: mi chiuderò vivo in un mondo assoluto, che sia già l'aldilà. Allora il vizio di viltà e d'egoismo, l'avarizia e l'orgoglio, diverranno una fedeltà non mortale, in cui la morte non potrà avere effetto, perché il suo passaggio sarà un momento qualsiasi della nostra vita assoluta. Questo è il motivo per cui non ti lascio morire allontanandoti da me.» *Ogni attimo nuovo di vita è un diritto di più di rifiuto alla morte. *Ogni piacere umano trova dentro di sé il suo [[contrario]] e la sua distruzione. ==''Romanzo americano''== ===[[Incipit]]=== Michele era sbarcato, anni prima, nel porto di New York. Gli venne incontro il nuovo zio e, non conoscendosi ancora, si guardarono bene in faccia. Michele vide un uomo di mezza età, alto, con i capelli grigiastri un po' trascurati, come del resto anche il vestito; le sopracciglia folte, e gli occhi intelligenti bene aperti dietro gli occhiali; la bocca ripiegata in giù; sottile, il naso lungo, de un po' curvo, e la punta del mento un po' alzata verso esso. La lieve tendenza del naso e del mento ad andarsi incontro gli dava qualche anno di più, e ricordava che era nato lombardo; come anche una certa amarezza, che si scorgeva in quella faccia, un'amarezza un po' scorbutica, soprattutto guardinga.<br>John esaminò il nipote con attenzione maggiore. Essendo un uomo di gran cuore, spronato anche dalla moglie aveva risposto di sì, senza pensarci un attimo, quando gli era stato richiesto di occuparsi di lui. ===Citazioni=== *Io detesto i rimorsi, che legano l'uomo al passato. Ritengo giusto rivoltarsi davanti all'ingiustizia ed infatti ci sono i martiri, ma detesto i collezionisti di rivolte, che amano la rivolta in sé: è una tremenda catena. (p. 53) *L'anima è quello che si fa, ed i legami sono buoni se vi entrano, cattivi se rimangono contro o fuori, anche se li chiamano santi. (p. 59) *Non esistono leggi sante, nel mondo fisico e nel mondo morale; però tutte le leggi, man mano che si scoprono, sono sante. (p. 61) *Vi sono uomini il cui carattere è dato in maniera quasi esclusiva dal loro modo di pensare, ma anch'essi esistono in natura, non meno degli attivi e degli avventurieri. (p. 69) *L'anima vive per l'opera, solo per l'opera. Senza l'opera non si è anime. (p. 124) *Il cielo si divide in tre, la luna vicina, le stelle che bruciano e scappano, ed in mezzo, metà dell'uomo e metà del mondo, i pianeti tranquilli, grandi esseri ancora affettuosi che conciliano l'amore e il sonno. (p. 129) ==''I burattini e il drago volante''== ===[[Incipit]]=== Uno dei miei primi ricordi teatrali sono alcuni spettacoli di marionette, in una città di provincia, in una sala che poteva essere una ex-scuderia o una ex-legnaia, dove si recitavano adattamenti dalle fiabe di [[Carlo Gozzi]]. Uno dei punti culminanti di non ricordo quale fiaba era l'entrata in scena di un enorme drago volante, il quale navigava nell'aria orizzontale come un pesce nell'acqua, e giunto all'altezza d'un cavaliere spalancava la bocca e l'inghiottiva tutto intero continuando il suo movimento dalla parte opposta. ===Citazioni=== *La voga di [[James Bond]] è in declino. Il favore del grosso pubblico non è più quello di una volta. L'agente 007 ha rappresentato un momento, per me non privo d'interesse, nella storia del film-racconto d'avventura. Chi farà la storia del genere non lo potrà dimenticare. *L'[[industria culturale]] è in gran parte un mito, un bersaglio di comodo, com'erano in altri tempi il diavolo e le streghe. Se mai, l'industria e umori del pubblico vanno sulla stessa barca: l'insieme dei prodotti finisce per corrispondere regolarmente a una richiesta genuina. *I film di [[James Bond]], al miscuglio abituale di violenza, sesso, tecnologia, aggiungono qualcosa di più, che segnava il momento: un estetismo delle immagini, una punta di dandysmo, una preziosità dell'orrido, in cui motivi tipici fine Ottocento sembravano filtrare tra le macchine avveniristiche e fantascientifiche. *Il genere [[film]], o romanzo, di spionaggio sta oggi muovendo verso nuove formule. All'eroe trionfante, invincibile, tutto gesto, senza anima, subentra un'altra formula, la spia meditativa, psicologizzante, che sente la meschinità, la tristezza, la sporcizia del suo mestiere, l'eroe deluso e disgustato. *In ''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]'' il regista ([[Lewis Gilbert]]) non porta un'invenzione fresca. L'attore, [[Sean Connery]], è invecchiato. I «cattivi» sono scipiti, non prendono rilievo, non fanno nessuna paura. Le scene d'amore si direbbero avvolte nel ''cellophane'' ===[[Explicit]]=== Il film {{NDR|''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]''}} sta a mezzo tra la favola di magia e il balletto ''Folies Bergères''<br>Non so che farci; lo confesso; mi divertono la sigaretta che spara e l'elicottero-ippogrifo. Mi piacciono le fiabe, anche se gli elementi che combinano insieme sono sempre gli stessi. Domando scusa, ma non posso cambiarmi, e se [[James Bond]] finirà, andrò sempre a vedere quello che prenderà il suo posto. ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Le furie''=== Sono a Vicenza, in una camera d'albergo, una sera d'ottobre.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===''Le stelle fredde ''=== Il medico mi chiese:<br /> «Peggio dal destro o dal sinistro?»<br />«Non saprei fare distinzioni tra un [[orecchio]] e l'altro.» ==Citazioni su Guido Piovene== *{{maiuscoletto|Guido Piovene}}. ''Il Conte Rosso.'' ([[Marcello Marchesi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Guido Piovene, ''De America'', Garzanti, Milano, 1961. *Guido Piovene, ''I burattini e il drago volante'', ''La Fiera Letteraria'', 19 ottobre 1967 *Guido Piovene, ''La coda di paglia'', Baldini Castoldi Dalai, 2001. *Guido Piovene, ''La gazzetta nera'', Oscar Mondadori, 1968. *Guido Piovene, ''Le furie'', 1958. *Guido Piovene, ''Le stelle fredde'', Mondadori, 1976. *Guido Piovene, ''Romanzo americano'', CDE, 1980. *Guido Piovene, ''Viaggio in Italia'', Baldini & Castoldi, Milano, 2013. ISBN 978-88-6852-019-9 *[[Francesco Savio]], ''Ma l'amore no: realismo, formalismo, propaganda e telefoni bianchi nel cinema italiano di regime (1930-1943)'', Sonzogno, Milano, 1975. ==Filmografia== *''[[Amanti senza amore]]'' (1948) – sceneggiatura *''[[Lettere di una novizia]]'' (1960) – soggetto ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Piovene, Guido}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] e03ic1eerm0oqzrnrhwthw1qnghto7b 1418408 1418407 2026-06-27T09:25:25Z Gaux 18878 /* Citazioni di Guido Piovene */ typo 1418408 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Guido Piovene.jpg|thumb|Guido Piovene]] '''Guido Piovene''' (1907 – 1974), scrittore e giornalista italiano. ==Citazioni di Guido Piovene== *Chiarire agli italiani che la razza è un dato scientifico, biologico, basato sull'affinità di sangue, è il primo compito che il libro {{NDR|''Contra Judeos''}} incoraggia; secondo, di dimostrare che l'inferiorità di alcune razze è perpetua; che negli incroci l'inferiore prevale sul superiore; che la razza italiana dev'essere gelosa della sua immunità... Gli ebrei possono essere solo nemici e sopraffattori della nazione che li ospita. Di sangue diverso, e coscienti dei loro vincoli, non possono che collegarsi contro la razza aliena. L'enorme numero di posizioni eminenti occupato in Italia dagli ebrei, è il risultato di una tenace battaglia. Come stranieri, essi tentano di ottenere il trionfo sulla cultura nazionale altrui, portandola a forme «europeistiche», staccandola dalle radici popolari dell'arte, come è avvenuto in Italia.<ref>Da una recensione del novembre 1938 per il ''Corriere della Sera'' del libro ''Contra Judeos'' di [[Telesio Interlandi]]; citato in [[Rosetta Loy]], ''La parola ebreo'', Giulio Einaudi editore, Torino, 1997, p. 30. ISBN 88-06-14542-8</ref> *L'adolescenza del [[Giuseppe Antonio Borgese|Borgese]] è imbevuta di tendenze che, riunitesi intorno al [[Giovanni Verga|Verga]], conservano un'intonazione manzoniana: d'un [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] in cui sia tolta la febbre morale, ma esercitato ed esteso l'amore del documento e dell'indagine storica come principio dell'arte. Ho veduto con attenzione gli esordi dell'attività del Borgese, sia negli inediti, sia nelle prime collaborazioni dimenticate o disperse. Vi ho trovato un grande attaccamento a [[Lev Tolstoj|{{sic|Tolstoi}}]], inteso come verista e apparentato perfino al [[Giuseppe Giacosa|Giacosa]]: il desiderio di un'estetica che studi il gusto, le eredità, i complessi, molto più che le opere, e consideri l'artista come la risultanza di un clima intellettuale; il biasimo per l'arte «soggettiva», che non dimostri uno scopo sociale. L'ideale di critico, per il Borgese, è un [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]], inteso prima del [[Benedetto Croce|Croce]], trasformato dal [[positivismo]]. L'interessano i miti, come studio di razza; condanna un dramma, per inesattezza storica nei fatti e nella psicologia, ricordando i criteri dell'Adelchi.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1930-04-16_270/page/502/mode/1up Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese]'', in ''Nuova Antologia. Rivista di lettere scienze ed arti'', vol. 270, 16 aprile 1930, p. 502.</ref> *La fantasia del Borgese è tutt'altro che manzoniana: non è intellettuale, non illumina con l'immagine il ragionamento, ma va per immagini improvvise, ingiustificate: benché poi condotte sapientemente a disegno, tanto da perdere ogni apparenza fortuita. Se in una novella del Borgese ci si sforza d'astrarre le immagini più salienti, si ha l'impressione d'un seguito di pulsazioni di lampada elettrica. Difficilmente poi l'immagine, che genera una novella, coincide col centro dell'intreccio: ricevuto lo spunto, spesso il Borgese vi sovrappone altre immagini e memorie, e il centro dell'attenzione si sposta.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1930-04-16_270/page/502/mode/1up Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese]'', in ''Nuova Antologia. Rivista di lettere scienze ed arti'', vol. 270, 16 aprile 1930, p. 514.</ref> *La gente povera, in ''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]'', si innalza alla poesia, e il viso di Anna nella morte prende la dignità e la luce di un marmo: mentre gli antagonisti restano irrimediabilmente brutali e volgari. Questo è assai ben narrato. [[Mario Camerini|Camerini]], antiretorico, narra solo attraverso la rappresentazione dei fatti più quotidiani e consueti. E otterrebbe la compiutezza, se pervenisse a una più intima fusione tra la parte maggiore della sua storia (la macchina sociale che stritola gli indifesi) e la comune vicenda cui si appoggia, di insufficiente sostegno. Quasi a sanare il dissidio, v'è un eccessivo profluvio di sentimento, un soverchio uso di fatti che chiedono il pianto. Ma il film è ottimo, e va sulla buona via.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 25 ottobre 1942; citato in Savio, p. 344.</ref> *La persecuzione antiebraica è solo uno degli aspetti del [[razzismo]] nel [[mondo]], ma ne è stata l'espressione più orribile.<ref>Da un articolo pubblicato sul ''Corriere della sera'', 1961; da ''La coda di paglia'', Mondadori, 1962.</ref> *Per qualche anno, l'accusa dei critici contro il Borgese fu ch'egli è più critico che artista: è un'accusa che dimostra l'impreparazione di chi l'ha formulata. La critica d'un uomo vivo è la condizione dell'arte: artistico per eccellenza il sentimento che la muove. Essere critici significa non confondere la spontaneità con l'incoscienza. Per questo sono giunto al Borgese artista parlando del critico: e certo egli sa che l'accusa, che gli facevano un tempo, diventerà un titolo d'onore.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1930-04-16_270/page/502/mode/1up Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese]'', in ''Nuova Antologia. Rivista di lettere scienze ed arti'', vol. 270, 16 aprile 1930, p. 507.</ref> *{{NDR|Su ''[[Se io fossi onesto]]''}} Questi film nei quali una trama ingegnosa, irta di trovate e di equivoci, si svolge in un immaginario paese di case novecento, di milionari, di maggiordomi sono ormai diventati una nostra specialità e difficilmente se ne vede uno veramente cattivo. [...] Il regista [[Carlo Ludovico Bragaglia|Bragaglia]] ha mostrato anche qui esattezza, misura e sicurezza di taglio, raggiungendo il suo intento, che era di divertire.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 4 marzo 1942; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/se-io-fossi-onesto-tojovj56 Se io fossi onesto]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[I 3 aquilotti]]''}} Si tratta d'una specie di {{sic|lungo metraggio}} sull'Accademia aeronautica di Caserta, nel quale è stata inserita una lieve trama. [...] È un film che corre liscio e di esperta condotta: la recitazione, a cui hanno partecipato giovani della Scuola e giovani della G.I.L., procede senza intoppi; e sotto il buon mestiere resta così dissimulato quanto vi è nella trama di non del tutto originale.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 31 agosto 1942; citato in Savio, p. 361.</ref> *Una [[vizio e virtù|virtù]] è sempre un [[vizio e virtù|vizio]] trasformato. Bisogna avere il coraggio di ammettere che ogni virtù si ricava dal vizio.<ref>Dalla prefazione a ''La gazzetta nera'', Mondadori, Milano, 1953.</ref> *[[Viaggio|Viaggiare]] dovrebbe essere sempre un atto di umiltà.<ref>Da ''De America''</ref> *{{NDR|Su ''[[Un garibaldino al convento]]''}} [[Vittorio De Sica]] ha fatto un altro ottimo film, in cui dimostra le sue solite doti, l'accuratezza, la finezza, lo zelo, il giusto orecchio, la compiuta misura, e questa volta qualche cosa di più. [...] Il film è buono per la delicata pittura delle due famiglie avverse, dei familiari, del pietismo conventuale, dei soldati borbonici (se mai ha un difetto è di essere fin troppo bello, troppo finito e levigato); è buono per le figure minori, vivaci e di fresca invenzione; è buono per il dialogo al quale hanno collaborato scrittori, per esempio [[Adolfo Franci]]; nelle ultime scene poi, l'assedio, la fuga a cavallo, l'inseguimento e la carica dei garibaldini, incalzanti, piene di ansia, De Sica trova il suo meglio.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 14 marzo 1942; citato in [[Roberto Chiti (critico)|Roberto Chiti]] e [[Enrico Lancia]], ''Dizionario del cinema italiano: i film'', Gremese Editore, Roma, 2005, [https://books.google.it/books?id=UlKjE82BEe4C&pg=PA158 p. 158]. ISBN 88-8440-351-0</ref> *{{NDR|Sui [[salotto letterario|salotti]] parigini del Novecento}} Una di quelle colazioni che offrono ai letterati due o tre signore della società parigina, le quali mantengono in vita la tradizione dei salotti intellettuali in belle case con un busto di marmo bianco sul camino.<ref>Citato alla voce ''Salotto'', ''Grande Dizionario della lingua italiana'', a cura di Salvatore Battaglia, vol. XVI, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1995, p. 424.</ref> ==''Viaggio in Italia''== *{{NDR|[[Bolzano]]}} È opulenta, moderna. Ma la sua bellezza è gotica: le lunghe vie fiancheggiate di portici, abbellite non tanto da questa o quella costruzione, quanto dal movimento degli angoli e delle sporgenze, che crea fondali di teatro, giochi di luce. (p. 9) *[...] conoscere [[Andrea Palladio|Palladio]], la Basilica, la Loggia del Capitanio, la Rotonda, il teatro Olimpico, il palazzo Chiericati e gli altri attraverso gli studi è una conoscenza imperfetta. Bisogna vederlo a [[Vicenza]]. (p. 49) *È fantasia dei [[Friuli|friulani]] che la loro terra, con le montagne della [[Carnia]], le colline dell'Udinese, la pianura, i paesaggi lagunari lungo la costa, le diverse razze e i colori vivaci di un tempo più antico del nostro, sia per se stessa un universo nella sua varietà. Aquileia romana, [[Udine]] veneziana e [[Cividale del Friuli|Cividale]] longobarda... (p. 60) *[[Verona]] fu romana, gota, poi bizantina e longobarda. La tennero i Carolingi e gli imperatori tedeschi; fu un glorioso Comune e una gloriosa Signoria. Fu scaligera, viscontea, veneziana; l'avvicendamento fu rapido, ed ogni fase sovrappose all'altra il suo segno. In ogni fase storica ebbe una parte dominante, per l'importanza strategica e mercantile, grande fortezza ed incrocio di arterie tra l'Italia e il mondo germanico. Per varietà di stili, nessuno dei quali prevale, Verona non ha pari tra le città italiane se si eccettua Roma. (p. 78) *Tra l'azzurro ed il bianco, sul fondo dei colli di un verde opaco, [[Genova]] è misteriosa al modo di [[Londra]], l'altra città europea fatta a compartimenti stagni. La fantasia, dice Stevenson, è stimolata a Londra, perché Londra è un incastro di ambienti segreti l'uno all'altro. L'animo può così giocare al mistero, compiacersi in acrobazie che oggi si direbbero metafisiche, immaginando qui un cinese, qui un baro, una vecchia duchessa, un commerciante di caucciù, un dinamitardo, accostandoli, mescolandoli, ponendoli in rapporti occulti. Congerie di misteri simili non s'incontrano mai nelle semplici città italiane, ma Genova è forse l'unica che susciti la fantasia di retroscena clandestini. Un libro giallo che si svolga a [[Roma]], a [[Venezia]] o a [[Firenze]] ha qualche cosa di incredibile, ma se si svolge a Genova si riesce a credervi (o quasi). E, proprio come Londra, Genova ha la speciale teatralità degli esseri e delle vicende su cui si sente pendere qualche cosa di occulto. (p. 220) *Ma l'affetto indugia ancora su [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], che resta la più vera, viva e in fondo moderna. Appoggiata a terrazze che digradano sulle pendici, le case sembrano erette l'una sull'altra; tutte sembrano spingersi in lato più che possono, come le piante d'una selva, in cerca di luce; si direbbe che una sola scaletta a chiocciola, nell'interno di esse, ci possa condurre dal porto alla cima delle colline. Al sommo, i nuovi grattacieli s'intonano con l'aspetto verticale della città. Nella calca s'incuneano giardinetti da casba, oleandri, magnolie. (p. 221) *Quasi tutte le città italiane furono fatte e rifatte attraverso i secoli. Ma le case di [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], in modo speciale. Più che portare i segni delle trasformazioni, li nascondono con avarizia. I loro muri sono ossari di stili, forzieri di vestigia; basta bucare un muro per trovare sotto l'intonaco qui una finestra di cotto, qui un bassorilievo o un affresco. Sono muri pieni di spettri tra sciami di gente vivace. (p. 222) *Parallela a via Gramsci, più in alto, ma in continua simbiosi col porto, corre [[Via di Prè|via Prè]], stretta, lunga, la più popolare di Genova, e forse la più genovese. Benché si stenda vicino ai mercati e alla Borsa, molti dei suoi abitanti non ne escono mai, avendo fin troppo da fare sul posto. Fritture, torte, contrabbando al minuto, argomento troppo importante per passarlo sotto silenzio. (p. 222-223) *I [[genovesi]] sono risparmiatori, lavoratori, produttori e prudenti. Non produttori al modo dei milanesi, troppo giocatori per Genova e propensi a confondere l'affare con l'avventura. Predomina in questo porto un'idea moralistica del lavoro; perciò, almeno in alcuni, si avverte lo spavento di guadagnare troppo, cioè di essere giocatori, gente, secondo i moralisti, esposta a sicura rovina. Nascondono la ricchezza ancor più dei piemontesi; conosco ricchi che hanno un numero elevato di dipendenti, ma sembrano vergognarsene, e li fanno vedere poco. La ricchezza si riversa in casa. (p. 224) *[[Genova]] è una città dura che si compiace d'essere sentimentale. Immagina se stessa rude, ma dolce nel segreto. Il misantropo di buon cuore è un personaggio importante della commedia dialettale che essa recita nella vita. Un buon genovese non deve mai mostrarsi commosso, ma voltate le spalle deve sempre asciugare una lagrima di soppiatto. (p. 225) *Si è parlato del culto genovese dei morti, che talvolta palesa un grandioso concetto della classe. La visita a [[Cimitero monumentale di Staglieno|Staglieno]], il più famoso cimitero d'Italia, mostra come quel concetto sia stato tramandato dall'aristocrazia alla borghesia filantropica. Nemmeno il Cimitero Monumentale di Milano offre una tale antologia di autocelebrazioni mediante il sepolcro. Qui vedi il finanziere in panciotto di marmo bianco, che si congeda dalla moglie piangente; ma si congeda in un palazzo; e morire significa andare di là di un tendaggio di broccato dalle ricche pieghe. Un altro defunto appare nella veste di un angelo che versa da una ciotola una pioggia di monete d'oro; ed un altro, dice l'epigrafe, «cessò di vivere ma non di beneficare – legando a pietosi istituti – parte non umile del ricco suo censo». (pp. 227-228) *Il [[porto di Genova]] è uno dei più perfetti d'Europa; non vi è merce che non possa essere rapidamente sbarcata e imbarcata. (p. 232) *Una reazione tipica del produttore genovese di fronte alla crisi è quella moralistica: «Io lavoro da mattina a sera». Adriano Olivetti a Ivrea mi parlava di questo moralismo-dolorismo dell'industria italiana, di questo feticismo nazionale per la fatica, il lavoro domenicale ed il dormire poco; in nessuna città è maggiore che a [[Genova]]; esso viene opposto alla crisi, che è subìta perciò come un'ingiustizia. Mai come a Genova ho accolto tante testimonianze di gente che lavora sempre e non dorme mai. (p. 235) *{{NDR|[[Cesena]]}} Questa graziosa cittadina, circondata di bei frutteti, e perciò a primavera ravvolta di una nuvola d'alberi bianchi e rosa, addossata a un colle e dominata da una rocca che la include in parte, è nota anche nella cronaca delle ultime guerre, perché diede un buon numero di aviatori medaglia d'oro. Ivi ho raccolto molto di quel colore romagnolo, che ho poi versato in queste pagine solo in minima parte. (pp. 318-319) *La splendida [[Biblioteca Malatestiana|biblioteca malatestiana]] di Cesena è il cuore della cultura della Romagna. Costituita, a metà Quattrocento, per ordine di Novello Malatesta sul fondo di una più antica biblioteca conventuale, nella scia di quella di San Marco a Firenze, è una perfetta creazione del genio del Rinascimento. Non solamente per i codici corali miniati, incunaboli di gran pregio ch'essa con­tiene, ma per la stupenda sala, opera di Matteo Nuti, scolaro dell'[[Leon Battista Alberti|Alberti]]. Col tempio malatestiano di Rimini, con il [[Palazzo Ducale (Urbino)|Palazzo Ducale di Urbino]] e con i più tardi palazzi degli Estensi a Ferrara è quanto di più puro ci abbia dato quel secolo in cui la cultura toccò l'estremo punto della raffinatezza. [...] Appare, la meravigliosa sala, con due file di colonne in fuga prospettica e i muri cui il tempo ha dato sfumature verdi e rosee. Difficile associare più distillata purezza a più slancio di fantasia. (p. 319) *La Toscana è tra le regioni del mondo più famose per la loro bellezza. È un luogo comune parlare della dolcezza e della grazia dei suoi paesaggi. Le valli intorno a Firenze, nel Pistoiese, in Lucchesia e altrove, con i loro giochi d’olivi chiari e di cipressi scuri, hanno una veste incantevole che sa di pittura e di prospettiva artistica, Pure, ad osservarla bene, la dolcezza non è la più intima caratteristica della terra toscana, come invece dell’Umbria. Anche nelle parti più amene, quali la valle del Mugello ed il Chianti, sotto l’involucro grazioso si scopre una precisione, una purezza di contorni, uno scarno rigore di disegno: mentre l’occhio si incanta sulla dolcezza delle prime apparenze scivola dentro l’animo una lezione più severa. La bellezza toscana è una bellezza di rigore, di perfezione, talvolta di ascetismo sotto l’aspetto della grazia. (pp. 359-360) *Il rigore del paesaggio toscano emerge in plaghe dove, come intorno a Siena e a Volterra, la creta biancastra traluce tra le vegetazioni, fissando come nel diamante i contorni di un paesaggio netto, duro e supremamente perfetto. Dunque un paesaggio intellettivo, imbevuto d’intelligenza, che sembra pensare esso stesso intorno all’uomo e nella maniera più alta. (p. 360) *L'attaccamento alla contrada non ha nulla a che fare con le idee, col partito politico, con gli interessi. Dipende in modo esclusivo dal luogo di nascita, dall'atavicità, da tutto quello insomma che è prenatale; non è pensiero, ma passione contratta con il semplice venire al mondo. L'uomo di [[Siena]] sente, più profondo di tutto, di fronte alla propria Contrada, quello che fu chiamato «il demone dell'appartenenza». (p. 387) *{{NDR|A [[Siena]]}} Nei giorni della [[Palio di Siena|corsa]] tutto è sospeso, l'appetito come l'amore e l'amministrazione pubblica. [...] La sera {{NDR|dopo il Palio}}, vi sono due Siene. Luce, vino e tripudio nella contrada vincitrice e nelle alleate. Ma se si sbircia dentro la contrada nemica, si crede d'essere in una città abbandonata; le finestre e gli usci sprangati, buio, silenzio e lutto. (pp. 387-388) *La bellezza di [[Napoli]] cresce di giorno in giorno, di settimana in settimana, via via che scopre i suoi segreti. Finché si giunge a intendere che veramente è questo il più bel golfo della terra. (p. 430) *L'orario a Napoli può essere una necessità pratica, mai una necessità intima. Lo si abbandona quando non occorre più. (p. 430) *I bambini, le «creature» brulicano. Anche nei ristoranti medi, pochi sono gli avventori senza i bambini intorno. Napoli è una città allattante e poppante, perpetuamente gravida. Un semidio napoletano è l'amore; nella coscienza popolare, l'amore si redime con la creazione. (p. 432) *Napoli non è una città per puristi. Vedo una chiesetta barocca, che porta a metà altezza la statua di un angelo, e si prolunga sul medesimo piano con la finestra e il balconcino di una casa senza pretese. Al balconcino sta una donna, gomito a gomito con la statua dell'angelo; questa è veramente Napoli; si abbatta la casa e il balcone, e anche la chiesa sarà divenuta scipita. In tutte le città, ma a Napoli specialmente, risulta evidente che l'arte non è fatta soltanto di quelle che chiamiamo opere d'arte. (p. 433) *È un accento che spesso ho udito risuonare a Napoli in diversa forma. Un incanto nel vivere, unito però al sottinteso che il vivere ha per se stesso qualche cosa di doloroso. Si ha una specie di pendolo tra quell'incanto e quel sottinteso riposto: non si sa mai quale prevalga. (p. 437) *A [[Napoli]], come a Parigi, è difficile udire, almeno in conversazione, quei giudizi assoluti, radicalmente negativi che si odono altrove; come a Parigi, la tendenza è piuttosto verso l'assoluzione, naturalmente con un sottinteso un po' scettico, e senza approfondire troppo; vi è sempre, nei giudizi, un umorismo e un garbo di capitale anche mondana. (p. 443) *Come ha trovato modo di convivere con i santi, con i miracoli, con la scienza e la tecnica, questo popolo vive in confidenza con le forze occulte e la potenze cosmiche. Dovunque si destreggia con la sua malizia, come la piccola barca sulle onde del mare. Anche per questo credo che il [[Vesuvio|vulcano di Napoli]], come gli scavi archeologici del Napoletano, non abbiano equivalenti in nessuna parte del mondo: tutto a Napoli, è umanizzato due volte. (pp. 464-465) *Splendida eredità del dominio borbonico, il [[Museo archeologico nazionale di Napoli|museo Nazionale]] è dentro l'anima di Napoli, e un forestiero se ne avvede più di un napoletano stesso. [...] La vita romana qui perde ogni solennità accademica, e si avvicina con un realismo loquace; la confidenza subentra alla riverenza; non si potrebbe pensare un museo come questo se non a Napoli [...] (pp. 465-466) *Può darsi che la [[cucina napoletana]], come un gastronomo mi disse, sia cucina di città povera; una cucina primordiale, nata dai tre prodotti elementari della terra e delle acque, il grano, gli ortaggi e il pesce; giocata sulle variazioni di tre cibi, la pasta, il pesce e l'antichissima pizza. Molti forestieri non amano la cucina di Napoli perché, condotti da diverse abitudini, non la scoprono mai. Ma, quand'è buona, essa contiene, nel tempo stesso, l'antichità e la natura; porta alla comunione con la natura e con un passato remoto; è semplice e mitologica. (p. 473) *Vi fu chi mi disse che i due giardini di [[Ravello]], a villa Rufolo e al Cimbrone, sono i giardini più straordinari del mondo insieme con quelli di Charleston nella Carolina del Sud; ed è giusto nel senso che né gli uni né gli altri hanno equivalenti altrove. Forse i giardinieri a Ravello hanno subìto un'influenza britannica. Certo hanno acquistato l'arte di intonare colori diversissimi gettandoli alla rinfusa, come su una tavolozza, astenendosi dalle aiole troppo disegnate. Sono giardini, quelli di Ravello, romantici, di una scapigliatura geniale. (p. 477) *[[Salerno]] è diversa da Napoli, nell'apparenza e nello spirito. Qui veramente cadono molti luoghi comuni sull'Italia meridionale. L'aspetto è infatti quasi settentrionale, e la pulizia quasi svizzera. I discorsi sono secchi, brevi, propri di persone attive. [...] Coloro che conoscono la vita salernitana nell'intimo mi dicono ch'essa è un miscuglio, tipico dell'Italia meridionale in questa fase di passaggio, e nei luoghi di punta, di usanze ancora patriarcali e di modernismi talvolta anche strani ed eccessivi. [...] Osservando bene Salerno, si ha dunque l'impressione di un centro abbastanza tipico della fase di trasformazione dell'Italia meridionale. L'industrializzazione e il benessere sono in progresso, anche se le antiche passività gravino ancora fortemente. (pp. 477-478) *{{NDR|La [[Reggia di Caserta]]}} Il fascino di questa Versailles del Napoletano [...] viene per me soprattutto da un certo che di gratuito e di favoloso che emana da questo palazzo di grandezza sproporzionata sorgente in mezzo a una piatta pianura: esiste, lo abbiamo già detto, un [[surrealismo]] napoletano ''avant-lettre'', che nacque dal fasto teatrale di Napoli: e che consiste nel campare grandi fantasie architettoniche dove meno si aspettano. Lo stesso parco, attraversato dalle acque ricadenti da un monticello, poi scorrenti in lieve pendìo di bacino in bacino, interrotte da gruppi bianchi di grandi statue, animali, divinità, venti che gonfiano le gote, Atteone mutato in cervo e sbranato dai cani, è una fantasia macroscopica, in cui tutto sembra essere un po' più grande del giusto; questo genera un turbamento dell'immaginazione, che i [[barocco|barocchi]] chiamavano la meraviglia. È chiaro il desiderio di superare in fasto le grandi regge europee e le grandi metropoli; il contrasto tra questo sogno e la realtà dell'ambiente fa sì che quella di Caserta, ben più di quella di Versailles, sia una reggia di fantasia. (pp. 493-494) *Si sale sulla costa del monte d'un giallo fulvo; ai piedi si ha la pianura, l'immenso quadrilatero della [[Reggia di Caserta|reggia]]; poi ci si interna, e la pianura sparisce. Esiste in [[Provenza]] una splendida ed illustre città abbandonata tra le rocce, Les Beaux; {{sic|[[Casertavecchia|Caserta vecchia]]}}, longobarda, sorta nell'ottavo secolo, già sede di vescovi e conti, è il suo equivalente italiano. Soltanto Les Beaux è di due stili, medievale e Rinascimento, Caserta tutta medievale; e Les Beaux è celebrata in Francia, mentre Caserta vecchia è quasi ignota da noi. Capace di alloggiare molte migliaia di persone, ne racchiude duecento circa. È un nodo di case e viuzze morto e monocromo, del colore giallastro del travertino; intorno un paesaggio di colli brulli, sassosi, seminati di spunzoni di torri; un paesaggio fermo e perfetto. (p. 494) *Si trova a [[Benevento]] un orgoglio civico e storico maggiore che nelle altre città provinciali campane. (p. 496) *[[Benevento]] non è Napoli, e ci tiene a farlo sapere. Già la loro indole, mi fanno notare i beneventani, differisce molto da quella del resto della Campania: più dura, più chiusa, più alpina. [[Salerno]] ha qualcosa di milanese per quanto è possibile nel Mezzogiorno; ho ritrovato ad [[Avellino]] esemplari perfetti di un certo tipo d'intellettuale del Sud, intelligente, pessimista, che contempla se stesso e i suoi malanni come un capitolo di storia. I beneventani invece trasportano se mai nel Sud qualche caratteristica dei trentini. Lo stesso clima è freddo, poco campano; gli splendidi panorami della provincia sono alpestri. (p. 496) *Dopo la caduta di Roma, Benevento ebbe un'altra epoca di splendore sotto il dominio longobardo, e fu il più importante feudo longobardo del Sud. Sotto Roma, e nel Medio Evo, fu grande centro di traffico commerciale fra Tirreno e Adriatico. I beneventani tengono a quello sfondo lontano di internazionalismo. Gli stessi nomi, mi dicono gli studiosi, nei documenti degli archivi, dimostrano che le famiglie provenivano da ogni parte; la popolazione aveva una composizione internazionale, e Benevento qualche cosa della metropoli. (p. 496) *Oggi Benevento è in gran parte una città nuova di zecca con oasi di splendidi monumenti.<br>Pure negli avanzi di quella che fu l'aristocrazia intellettuale del Sud, viva sebbene numericamente ristretta, ho qui notato una passione per l'arte, una difesa del patrimonio artistico ed archeologico, che nel Nord dell'Italia sono meno comuni. È quella passione umanistica che nel Mezzogiorno d'Italia minaccia ormai di naufragare, ma che qui è tenuta desta, come dicevo, anche dall'orgoglio civico. (pp. 496-497) *[...] l'[[Arco di Traiano (Benevento)|Arco di Traiano]], forse il più bello e armonioso degli archi romani esistenti, più bello di quelli di Roma. Ed è anche un arco stranamente moderno, poiché si vede nei bassorilievi Traiano dedito ad opere sociali ed assistenziali. (p. 497) *L'Italia, con i suoi paesaggi, è un distillato del mondo, le [[Marche]] dell'Italia. (p. 508) *Un viaggio nelle Marche, non frettoloso, porta a vedere meraviglie. (p. 513) *[[Ascoli Piceno]] [...] è una tra le più belle piccole città d'Italia, e non ne vedo altra che le assomigli. [[André Gide|Gide]] la prediligeva [...] bella come alcune città della [[Francia]] del sud, non tanto per questo o quel monumento in modo speciale, ma per il suo complesso, per la qualità antologica, per un incanto che viene da nulla e da tutto. Più di qualsiasi altra dev'essere difesa da stupidi sventramenti. Bisogna avervi passeggiato, a cominciare dalla piazza del Popolo, la piazza italiana che insieme con quella di San Marco a [[Venezia]] dà più un'impressione di sala, cinta da porticati, chiusa dalla stupenda abside di San Francesco; o costeggiando il Battistero del Duomo; o lungo le rive scoscese del Tronto; e per le strade strette, chiamate «rue», dove i palazzi non si contano; e che si allargano in piazzette [...] Ascoli è città di torri, antologica come si è detto, perché vi si succedono molti stili, il romanico, il gotico, il rinascimentale, il barocco. Ma il romanico resta il fondo costante, il colore; chiese dalle pareti di pietra, senza finestre; un travertino d'un grigio caldo, uniforme, senza intonaco [...] Quel marmo grigio è tutto ornato, lavorato, istoriato [...] qui, su ogni porta e finestra, vedi frutta, fogliami, cariatidi femminili, fiori, animali, stelle, o anche semplicemente proverbi e sentenze scolpite. (p. 534) *Dovunque si sente lo spazio. Perciò [[L'Aquila]] è gaia. Posta ad oltre 700 metri, il più alto, se non erro, tra i capoluoghi di provincia italiani dopo Enna e Potenza, è una città che respira. Lo sguardo, appena trova un varco, subito va lontano, con l'immediatezza di un corpo sommerso che viene a galla, fino al [[Gran Sasso]] ed al [[Sirente]], dominanti la vasta conca. (pp. 557-558) *{{NDR|Sulla [[Calabria]]}} È certo la più strana delle nostre regioni. Nelle sue vaste plaghe montane talvolta non sembra d'essere nel Mezzogiorno, ma in Svizzera, nell'Alto Adige, nei paesi scandinavi. Da questo Nord immaginario si salta a foreste d'olivi, lungo coste del classico tipo mediterraneo. Vi si incuneano ''canyons'' che ricordano gli Stati Uniti, tratti di deserto africano ed angoli in cui gli edifici conservano qualche ricordo di Bisanzio. Si direbbe che qui siano franati insieme i detriti di diversi mondi; che una divinità arbitraria, dopo aver creato i continenti e le stagioni, si sia divertita a romperli per mescolarne i lucenti frantumi. (pp. 559-660) *[...] a proposito dei comuni alpini, dirò di sfuggita che uno, [[Capracotta]], è il più alto dei comuni appenninici, e perciò l'inverno è chiuso dalle nevi e dai ghiacci. (p. 575) *{{NDR|[[Palermo]]}} Il disegno dei monti e degli scogli che circondano il porto, tendenti all'ocra ed al violetto, sulle acque d'un azzurro carico, quale lo si contempla dal Pellegrino, è meno dolce, meno tenero, ma più puro di quello dei monti circondanti Napoli. Come in Grecia, in Sicilia la natura è rimasta ferma a modelli eterni, e hanno mutato invece gli uomini. Il contrasto fa la natura anche più alta e più lontana; l'animo di chi guarda è costretto a una specie di altalena perpetua. (p. 585) *L'incontro con l'arte [[nuraghe|nuragica]] si ha prima a [[Cagliari]], nel [[Museo archeologico nazionale di Cagliari|museo Archeologico Nazionale]]. Qui si può meglio confrontarla con le civiltà estranee. Anche il reparto romano infatti è importante, ed ancora di più di quello punico, con le sue divinità sensuali e crudeli. Ma il reparto nuragico si stacca dal resto e contrassegna meglio la Sardegna. Si ha il caso raro di un museo senza ripetizioni altrove, incorporato in questa terra come la natura e i costumi. (p. 707) *La [[Basilicata|Lucania]] è una parte del Sud, che soffrì in modo acuto l'isolamento, la lunghissima decadenza, la terra ingrata. [...] Numerosi paesi ricevettero l'acqua e la luce solo dopo il 1945, ed altri solo negli ultimi anni la strada; statistiche recenti indicavano come analfabeta una buona metà della popolazione. Tuttavia la Lucania produce numerosi ingegni, alcuni di grande rilievo. Possiede in abbondanza le virtù che diremo antiche, essendo laboriosa, volitiva, tranquilla, con un profondo sentimento della famiglia. (pp. 737-738) *Vi si giunge da plaghe nude, e d'un tratto si vede sorgere una fungaia di alti caseggiati moderni. [[Potenza (Italia)|Potenza]] cresce a vista d'occhio, presa dalla febbre edilizia. Questo rivestimento di caseggiati [...] circonda il vecchio nucleo della cittadina borbonica, la quale però è tutt'altro che morta. Appena vi si penetra la si ritrova, con la via principale stretta, e con le viuzze disposte in modo da tagliare il vento; Potenza infatti è città di mezza montagna, d'aria fine e ventosa. Le strade ampie e moderne sono in periferia. La parte interna ha la sua grazia, e alcune belle chiese, come la cattedrale, San Francesco, San Michele Arcangelo. (p. 738) *Sembra che [[Matera]] si affacci a un sottosuolo scoperchiato e abitato, che nell'insieme forma una città maggiore. Una tale adunanza di semicavernicoli, in cui si prolunga senza soluzione di continuità l'esistenza della preistoria, non ha paragone in Europa, ed è tra i paesaggi italiani che generano più stupore. Spaccata da valli rupestri, Matera è una specie di [[Siena]] del Sud, più remota nel tempo [...] (p. 747) *La [[Puglia]] è la nostra regione in cui più si avverte l'Oriente. I baresi ricordano come una favola recente gli anni in cui gli albanesi traversavano il mare carichi di monete d'oro; giacché gli albanesi allora consideravano [[Bari]] il proprio mercato e vi scendevano anche a comprare un cappello. (p. 767) *Bari smentisce i luoghi comuni sul Mezzogiorno. Commerciale e borghese, ha scarse tradizioni di aristocrazia baronale e terriera, a differenza, per esempio di [[Lecce]] e [[Brindisi]]. Il tipico barese medio è parco, esatto, dedito ai propri affari, affezionato ai vecchi metodi amministrativi e al risparmio. Lo si vede in bottega, fino a ora tarda, attraverso l'uscio socchiuso, concentrato sui conti. (p. 768) *Nell'insieme Bari somiglia non a [[Milano]], come si afferma, ma piuttosto a [[Genova]]; e, tra le due città, Bari è d'aspetto più composto e più nordico. Pochi infatti sono i caffè; la vita stradale non ha né l'importanza, né il colore, né l'estro consueto nel Mezzogiorno. La strada di Bari è un passaggio, con funzione soltanto pratica, non un salotto o un palcoscenico; con l'eccezione dei quartieri popolari di Bari vecchia. Il barese, e il pugliese in genere, specie di discendenza sveva, hanno un gusto della pulizia che non si avverte nemmeno nella [[val Padana]]. Anche nelle vie più povere gli abitanti non cessano mai di strofinare le case, lucidarle, dare la calce. (pp. 768-769) *[[Rieti]] è una bella città, viva e di struttura aristocratica. Al Medio Evo della Cattedrale romanica, sebbene rifatta all'interno, del Palazzo dei Papi, che è della fine del Duecento, con i suoi potenti archi gotici, e di alcuni quartieri con viuzze, scalinate esterne, torri mozze, archivolti, si sovrappone l'opera di secoli più tardi, la loggia del Vignola, molti palazzi nobiliari. [...] Come s'è detto, Rieti aduna un nucleo di aristocrazia romana, e ne porta l'impronta. (p. 809) *{{NDR|[[Giardino di Ninfa|Ninfa]]}} Quel parco è uno dei luoghi più belli del [[Lazio]]; così sperduto e segregato che, pensando alle ville pompose del patriziato romano, sembra di aver cambiato mondo. Si direbbe piuttosto di essere stati portati d'un tratto in Oriente; o in quel giardino d'una novella del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]], che un negromante fa sorgere in una notte. (p. 817) *[...] un viaggio per l'Italia ci porta davanti alla società più mobile, più fluida e più distruttrice d'Europa. [...] Pochi altri paesi sembrano meno legati al loro passato. In nessun altro paese sarebbe permesso assalire come da noi, deturpare città e campagne, secondo gli interessi e i capricci di un giorno. Gli italiani non temano di essere poco «futuristi». Lo sono più degli altri, senza avvedersene; sebbene questo non significhi sempre essere più avanzati. (p. 860) *Il nostro paese non è inferiore a nessuno per il numero degli ingegni e per la qualità dell'intelligenza allo sgorgo. Ma quell'intelligenza riesce difficilmente a prendere un valore politico e un prestigio politico, e raramente emette voci che trascinano seco un interesse universale. In nessun altro paese come da noi tutto il campo sembra occupato dagli attivisti d'ogni specie; in nessun altro, quasi per un tacito accordo di affaristi e {{sic|sociologhi}}, è così radicata la convinzione che contino solo i problemi di denaro e di cibo. (p. 863) *Il maggiore strumento che rimane per farsi valere ai paesi europei è la loro vecchia cultura. La nostra classe politica non mostra d'esserne convinta. [...] Il rischio dell'Italia è di entrare nel numero dei popoli di cultura bassa, giacché è possibile essere intelligenti e di cultura bassa. (p. 865) *Sotto un involucro di sorriso e di bonomia, l'[[Italia]] è diventata il paese d'Europa più duro da vivere, quello in cui più violenta e più assillante è diventata la lotta per il [[denaro]] e per il [[successo]]. (p. 872) ==''La coda di paglia''== *Aborro le [[coerenza|coerenze]] false e la finzione delle conclusioni raggiunte. *Amo i morti trasmessi al ricordo poetico, non i cadaveri insepolti. *I problemi della [[cultura]] passano oggi in primo piano, portandosi a reagire su questo terreno dove l'infiltrazione lenta, servita dalla folla degli intelligenti mediocri, sostituisce l'attacco frontale massiccio. *L'[[autocritica]] che mi piace è svelta, secca, volta subito pagina. *L'uomo riuscito, tra i muri della propria casa, è spesso fallito ed infelice. *Lo [[scrittore]] deve darsi intero, soltanto a traiettoria conclusa si potrà giudicare in che punto di essa si è messo meglio a fuoco. *Ritengo che lo [[scrittore]] moderno debba vivere tutto in pubblico, in compagnia dialogata con gli altri, fuori del mito del ritegno. *Uno degli uffici dell'[[arte]] è convogliare i rimpianti ed i rimorsi. ==''La gazzetta nera''== ===[[Incipit]]=== La parte avuta da Giovanni Dorigo in alcuni fatti che accaddero anni fa in Inghilterra si può capire solo se si conoscono certe sue angosce del passato. Ora ha raggiunto la pace della coscienza, e abita in un piccolo appartamento a Milano, dove ha trovato un impiego modesto, rinunciando a certe ambizioni che l'hanno perseguitato negli anni giovanili. Il suo carattere si è anche mutato di molto, si è fatto più affabile e lieto, e certo meno solitario. Egli dice talvolta che un disperato attaccamento alla vita, un egoismo spinto a fondo, sono proprio i difetti che trasformandosi possono meglio degli altri aprirci l'animo a sentimenti d'amore. Ma la breve avventura del suo soggiorno in Inghilterra ha una parte tanto notevole in quella trasformazione, che bisognerà raccontarla, anche se la sua origine è una triste pazzia. ===Citazioni=== *«Ora capisco che cosa può dare di bene l'orrore per la rinuncia ed il terrore di morire. Ecco, ora mi dico: vi è un solo modo di non incontrare la morte, quello di morire prima. Io dovrò avere paura, molta paura, e grazie ad essa non rinuncerò a nulla, non romperò nessun vincolo, non ammetterò l'abbandono: mi chiuderò vivo in un mondo assoluto, che sia già l'aldilà. Allora il vizio di viltà e d'egoismo, l'avarizia e l'orgoglio, diverranno una fedeltà non mortale, in cui la morte non potrà avere effetto, perché il suo passaggio sarà un momento qualsiasi della nostra vita assoluta. Questo è il motivo per cui non ti lascio morire allontanandoti da me.» *Ogni attimo nuovo di vita è un diritto di più di rifiuto alla morte. *Ogni piacere umano trova dentro di sé il suo [[contrario]] e la sua distruzione. ==''Romanzo americano''== ===[[Incipit]]=== Michele era sbarcato, anni prima, nel porto di New York. Gli venne incontro il nuovo zio e, non conoscendosi ancora, si guardarono bene in faccia. Michele vide un uomo di mezza età, alto, con i capelli grigiastri un po' trascurati, come del resto anche il vestito; le sopracciglia folte, e gli occhi intelligenti bene aperti dietro gli occhiali; la bocca ripiegata in giù; sottile, il naso lungo, de un po' curvo, e la punta del mento un po' alzata verso esso. La lieve tendenza del naso e del mento ad andarsi incontro gli dava qualche anno di più, e ricordava che era nato lombardo; come anche una certa amarezza, che si scorgeva in quella faccia, un'amarezza un po' scorbutica, soprattutto guardinga.<br>John esaminò il nipote con attenzione maggiore. Essendo un uomo di gran cuore, spronato anche dalla moglie aveva risposto di sì, senza pensarci un attimo, quando gli era stato richiesto di occuparsi di lui. ===Citazioni=== *Io detesto i rimorsi, che legano l'uomo al passato. Ritengo giusto rivoltarsi davanti all'ingiustizia ed infatti ci sono i martiri, ma detesto i collezionisti di rivolte, che amano la rivolta in sé: è una tremenda catena. (p. 53) *L'anima è quello che si fa, ed i legami sono buoni se vi entrano, cattivi se rimangono contro o fuori, anche se li chiamano santi. (p. 59) *Non esistono leggi sante, nel mondo fisico e nel mondo morale; però tutte le leggi, man mano che si scoprono, sono sante. (p. 61) *Vi sono uomini il cui carattere è dato in maniera quasi esclusiva dal loro modo di pensare, ma anch'essi esistono in natura, non meno degli attivi e degli avventurieri. (p. 69) *L'anima vive per l'opera, solo per l'opera. Senza l'opera non si è anime. (p. 124) *Il cielo si divide in tre, la luna vicina, le stelle che bruciano e scappano, ed in mezzo, metà dell'uomo e metà del mondo, i pianeti tranquilli, grandi esseri ancora affettuosi che conciliano l'amore e il sonno. (p. 129) ==''I burattini e il drago volante''== ===[[Incipit]]=== Uno dei miei primi ricordi teatrali sono alcuni spettacoli di marionette, in una città di provincia, in una sala che poteva essere una ex-scuderia o una ex-legnaia, dove si recitavano adattamenti dalle fiabe di [[Carlo Gozzi]]. Uno dei punti culminanti di non ricordo quale fiaba era l'entrata in scena di un enorme drago volante, il quale navigava nell'aria orizzontale come un pesce nell'acqua, e giunto all'altezza d'un cavaliere spalancava la bocca e l'inghiottiva tutto intero continuando il suo movimento dalla parte opposta. ===Citazioni=== *La voga di [[James Bond]] è in declino. Il favore del grosso pubblico non è più quello di una volta. L'agente 007 ha rappresentato un momento, per me non privo d'interesse, nella storia del film-racconto d'avventura. Chi farà la storia del genere non lo potrà dimenticare. *L'[[industria culturale]] è in gran parte un mito, un bersaglio di comodo, com'erano in altri tempi il diavolo e le streghe. Se mai, l'industria e umori del pubblico vanno sulla stessa barca: l'insieme dei prodotti finisce per corrispondere regolarmente a una richiesta genuina. *I film di [[James Bond]], al miscuglio abituale di violenza, sesso, tecnologia, aggiungono qualcosa di più, che segnava il momento: un estetismo delle immagini, una punta di dandysmo, una preziosità dell'orrido, in cui motivi tipici fine Ottocento sembravano filtrare tra le macchine avveniristiche e fantascientifiche. *Il genere [[film]], o romanzo, di spionaggio sta oggi muovendo verso nuove formule. All'eroe trionfante, invincibile, tutto gesto, senza anima, subentra un'altra formula, la spia meditativa, psicologizzante, che sente la meschinità, la tristezza, la sporcizia del suo mestiere, l'eroe deluso e disgustato. *In ''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]'' il regista ([[Lewis Gilbert]]) non porta un'invenzione fresca. L'attore, [[Sean Connery]], è invecchiato. I «cattivi» sono scipiti, non prendono rilievo, non fanno nessuna paura. Le scene d'amore si direbbero avvolte nel ''cellophane'' ===[[Explicit]]=== Il film {{NDR|''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]''}} sta a mezzo tra la favola di magia e il balletto ''Folies Bergères''<br>Non so che farci; lo confesso; mi divertono la sigaretta che spara e l'elicottero-ippogrifo. Mi piacciono le fiabe, anche se gli elementi che combinano insieme sono sempre gli stessi. Domando scusa, ma non posso cambiarmi, e se [[James Bond]] finirà, andrò sempre a vedere quello che prenderà il suo posto. ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Le furie''=== Sono a Vicenza, in una camera d'albergo, una sera d'ottobre.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===''Le stelle fredde ''=== Il medico mi chiese:<br /> «Peggio dal destro o dal sinistro?»<br />«Non saprei fare distinzioni tra un [[orecchio]] e l'altro.» ==Citazioni su Guido Piovene== *{{maiuscoletto|Guido Piovene}}. ''Il Conte Rosso.'' ([[Marcello Marchesi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Guido Piovene, ''De America'', Garzanti, Milano, 1961. *Guido Piovene, ''I burattini e il drago volante'', ''La Fiera Letteraria'', 19 ottobre 1967 *Guido Piovene, ''La coda di paglia'', Baldini Castoldi Dalai, 2001. *Guido Piovene, ''La gazzetta nera'', Oscar Mondadori, 1968. *Guido Piovene, ''Le furie'', 1958. *Guido Piovene, ''Le stelle fredde'', Mondadori, 1976. *Guido Piovene, ''Romanzo americano'', CDE, 1980. *Guido Piovene, ''Viaggio in Italia'', Baldini & Castoldi, Milano, 2013. ISBN 978-88-6852-019-9 *[[Francesco Savio]], ''Ma l'amore no: realismo, formalismo, propaganda e telefoni bianchi nel cinema italiano di regime (1930-1943)'', Sonzogno, Milano, 1975. ==Filmografia== *''[[Amanti senza amore]]'' (1948) – sceneggiatura *''[[Lettere di una novizia]]'' (1960) – soggetto ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Piovene, Guido}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] rx6oz6d8tb1lnzte9cnxuzrt3p9mk0j 1418409 1418408 2026-06-27T09:33:48Z Gaux 18878 nuova sezione 1418409 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Guido Piovene.jpg|thumb|Guido Piovene]] '''Guido Piovene''' (1907 – 1974), scrittore e giornalista italiano. ==Citazioni di Guido Piovene== *Chiarire agli italiani che la razza è un dato scientifico, biologico, basato sull'affinità di sangue, è il primo compito che il libro {{NDR|''Contra Judeos''}} incoraggia; secondo, di dimostrare che l'inferiorità di alcune razze è perpetua; che negli incroci l'inferiore prevale sul superiore; che la razza italiana dev'essere gelosa della sua immunità... Gli ebrei possono essere solo nemici e sopraffattori della nazione che li ospita. Di sangue diverso, e coscienti dei loro vincoli, non possono che collegarsi contro la razza aliena. L'enorme numero di posizioni eminenti occupato in Italia dagli ebrei, è il risultato di una tenace battaglia. Come stranieri, essi tentano di ottenere il trionfo sulla cultura nazionale altrui, portandola a forme «europeistiche», staccandola dalle radici popolari dell'arte, come è avvenuto in Italia.<ref>Da una recensione del novembre 1938 per il ''Corriere della Sera'' del libro ''Contra Judeos'' di [[Telesio Interlandi]]; citato in [[Rosetta Loy]], ''La parola ebreo'', Giulio Einaudi editore, Torino, 1997, p. 30. ISBN 88-06-14542-8</ref> *La gente povera, in ''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]'', si innalza alla poesia, e il viso di Anna nella morte prende la dignità e la luce di un marmo: mentre gli antagonisti restano irrimediabilmente brutali e volgari. Questo è assai ben narrato. [[Mario Camerini|Camerini]], antiretorico, narra solo attraverso la rappresentazione dei fatti più quotidiani e consueti. E otterrebbe la compiutezza, se pervenisse a una più intima fusione tra la parte maggiore della sua storia (la macchina sociale che stritola gli indifesi) e la comune vicenda cui si appoggia, di insufficiente sostegno. Quasi a sanare il dissidio, v'è un eccessivo profluvio di sentimento, un soverchio uso di fatti che chiedono il pianto. Ma il film è ottimo, e va sulla buona via.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 25 ottobre 1942; citato in Savio, p. 344.</ref> *La persecuzione antiebraica è solo uno degli aspetti del [[razzismo]] nel [[mondo]], ma ne è stata l'espressione più orribile.<ref>Da un articolo pubblicato sul ''Corriere della sera'', 1961; da ''La coda di paglia'', Mondadori, 1962.</ref> *{{NDR|Su ''[[Se io fossi onesto]]''}} Questi film nei quali una trama ingegnosa, irta di trovate e di equivoci, si svolge in un immaginario paese di case novecento, di milionari, di maggiordomi sono ormai diventati una nostra specialità e difficilmente se ne vede uno veramente cattivo. [...] Il regista [[Carlo Ludovico Bragaglia|Bragaglia]] ha mostrato anche qui esattezza, misura e sicurezza di taglio, raggiungendo il suo intento, che era di divertire.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 4 marzo 1942; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/se-io-fossi-onesto-tojovj56 Se io fossi onesto]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[I 3 aquilotti]]''}} Si tratta d'una specie di {{sic|lungo metraggio}} sull'Accademia aeronautica di Caserta, nel quale è stata inserita una lieve trama. [...] È un film che corre liscio e di esperta condotta: la recitazione, a cui hanno partecipato giovani della Scuola e giovani della G.I.L., procede senza intoppi; e sotto il buon mestiere resta così dissimulato quanto vi è nella trama di non del tutto originale.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 31 agosto 1942; citato in Savio, p. 361.</ref> *Una [[vizio e virtù|virtù]] è sempre un [[vizio e virtù|vizio]] trasformato. Bisogna avere il coraggio di ammettere che ogni virtù si ricava dal vizio.<ref>Dalla prefazione a ''La gazzetta nera'', Mondadori, Milano, 1953.</ref> *[[Viaggio|Viaggiare]] dovrebbe essere sempre un atto di umiltà.<ref>Da ''De America''</ref> *{{NDR|Su ''[[Un garibaldino al convento]]''}} [[Vittorio De Sica]] ha fatto un altro ottimo film, in cui dimostra le sue solite doti, l'accuratezza, la finezza, lo zelo, il giusto orecchio, la compiuta misura, e questa volta qualche cosa di più. [...] Il film è buono per la delicata pittura delle due famiglie avverse, dei familiari, del pietismo conventuale, dei soldati borbonici (se mai ha un difetto è di essere fin troppo bello, troppo finito e levigato); è buono per le figure minori, vivaci e di fresca invenzione; è buono per il dialogo al quale hanno collaborato scrittori, per esempio [[Adolfo Franci]]; nelle ultime scene poi, l'assedio, la fuga a cavallo, l'inseguimento e la carica dei garibaldini, incalzanti, piene di ansia, De Sica trova il suo meglio.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 14 marzo 1942; citato in [[Roberto Chiti (critico)|Roberto Chiti]] e [[Enrico Lancia]], ''Dizionario del cinema italiano: i film'', Gremese Editore, Roma, 2005, [https://books.google.it/books?id=UlKjE82BEe4C&pg=PA158 p. 158]. ISBN 88-8440-351-0</ref> *{{NDR|Sui [[salotto letterario|salotti]] parigini del Novecento}} Una di quelle colazioni che offrono ai letterati due o tre signore della società parigina, le quali mantengono in vita la tradizione dei salotti intellettuali in belle case con un busto di marmo bianco sul camino.<ref>Citato alla voce ''Salotto'', ''Grande Dizionario della lingua italiana'', a cura di Salvatore Battaglia, vol. XVI, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1995, p. 424.</ref> ==''Viaggio in Italia''== *{{NDR|[[Bolzano]]}} È opulenta, moderna. Ma la sua bellezza è gotica: le lunghe vie fiancheggiate di portici, abbellite non tanto da questa o quella costruzione, quanto dal movimento degli angoli e delle sporgenze, che crea fondali di teatro, giochi di luce. (p. 9) *[...] conoscere [[Andrea Palladio|Palladio]], la Basilica, la Loggia del Capitanio, la Rotonda, il teatro Olimpico, il palazzo Chiericati e gli altri attraverso gli studi è una conoscenza imperfetta. Bisogna vederlo a [[Vicenza]]. (p. 49) *È fantasia dei [[Friuli|friulani]] che la loro terra, con le montagne della [[Carnia]], le colline dell'Udinese, la pianura, i paesaggi lagunari lungo la costa, le diverse razze e i colori vivaci di un tempo più antico del nostro, sia per se stessa un universo nella sua varietà. Aquileia romana, [[Udine]] veneziana e [[Cividale del Friuli|Cividale]] longobarda... (p. 60) *[[Verona]] fu romana, gota, poi bizantina e longobarda. La tennero i Carolingi e gli imperatori tedeschi; fu un glorioso Comune e una gloriosa Signoria. Fu scaligera, viscontea, veneziana; l'avvicendamento fu rapido, ed ogni fase sovrappose all'altra il suo segno. In ogni fase storica ebbe una parte dominante, per l'importanza strategica e mercantile, grande fortezza ed incrocio di arterie tra l'Italia e il mondo germanico. Per varietà di stili, nessuno dei quali prevale, Verona non ha pari tra le città italiane se si eccettua Roma. (p. 78) *Tra l'azzurro ed il bianco, sul fondo dei colli di un verde opaco, [[Genova]] è misteriosa al modo di [[Londra]], l'altra città europea fatta a compartimenti stagni. La fantasia, dice Stevenson, è stimolata a Londra, perché Londra è un incastro di ambienti segreti l'uno all'altro. L'animo può così giocare al mistero, compiacersi in acrobazie che oggi si direbbero metafisiche, immaginando qui un cinese, qui un baro, una vecchia duchessa, un commerciante di caucciù, un dinamitardo, accostandoli, mescolandoli, ponendoli in rapporti occulti. Congerie di misteri simili non s'incontrano mai nelle semplici città italiane, ma Genova è forse l'unica che susciti la fantasia di retroscena clandestini. Un libro giallo che si svolga a [[Roma]], a [[Venezia]] o a [[Firenze]] ha qualche cosa di incredibile, ma se si svolge a Genova si riesce a credervi (o quasi). E, proprio come Londra, Genova ha la speciale teatralità degli esseri e delle vicende su cui si sente pendere qualche cosa di occulto. (p. 220) *Ma l'affetto indugia ancora su [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], che resta la più vera, viva e in fondo moderna. Appoggiata a terrazze che digradano sulle pendici, le case sembrano erette l'una sull'altra; tutte sembrano spingersi in lato più che possono, come le piante d'una selva, in cerca di luce; si direbbe che una sola scaletta a chiocciola, nell'interno di esse, ci possa condurre dal porto alla cima delle colline. Al sommo, i nuovi grattacieli s'intonano con l'aspetto verticale della città. Nella calca s'incuneano giardinetti da casba, oleandri, magnolie. (p. 221) *Quasi tutte le città italiane furono fatte e rifatte attraverso i secoli. Ma le case di [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], in modo speciale. Più che portare i segni delle trasformazioni, li nascondono con avarizia. I loro muri sono ossari di stili, forzieri di vestigia; basta bucare un muro per trovare sotto l'intonaco qui una finestra di cotto, qui un bassorilievo o un affresco. Sono muri pieni di spettri tra sciami di gente vivace. (p. 222) *Parallela a via Gramsci, più in alto, ma in continua simbiosi col porto, corre [[Via di Prè|via Prè]], stretta, lunga, la più popolare di Genova, e forse la più genovese. Benché si stenda vicino ai mercati e alla Borsa, molti dei suoi abitanti non ne escono mai, avendo fin troppo da fare sul posto. Fritture, torte, contrabbando al minuto, argomento troppo importante per passarlo sotto silenzio. (p. 222-223) *I [[genovesi]] sono risparmiatori, lavoratori, produttori e prudenti. Non produttori al modo dei milanesi, troppo giocatori per Genova e propensi a confondere l'affare con l'avventura. Predomina in questo porto un'idea moralistica del lavoro; perciò, almeno in alcuni, si avverte lo spavento di guadagnare troppo, cioè di essere giocatori, gente, secondo i moralisti, esposta a sicura rovina. Nascondono la ricchezza ancor più dei piemontesi; conosco ricchi che hanno un numero elevato di dipendenti, ma sembrano vergognarsene, e li fanno vedere poco. La ricchezza si riversa in casa. (p. 224) *[[Genova]] è una città dura che si compiace d'essere sentimentale. Immagina se stessa rude, ma dolce nel segreto. Il misantropo di buon cuore è un personaggio importante della commedia dialettale che essa recita nella vita. Un buon genovese non deve mai mostrarsi commosso, ma voltate le spalle deve sempre asciugare una lagrima di soppiatto. (p. 225) *Si è parlato del culto genovese dei morti, che talvolta palesa un grandioso concetto della classe. La visita a [[Cimitero monumentale di Staglieno|Staglieno]], il più famoso cimitero d'Italia, mostra come quel concetto sia stato tramandato dall'aristocrazia alla borghesia filantropica. Nemmeno il Cimitero Monumentale di Milano offre una tale antologia di autocelebrazioni mediante il sepolcro. Qui vedi il finanziere in panciotto di marmo bianco, che si congeda dalla moglie piangente; ma si congeda in un palazzo; e morire significa andare di là di un tendaggio di broccato dalle ricche pieghe. Un altro defunto appare nella veste di un angelo che versa da una ciotola una pioggia di monete d'oro; ed un altro, dice l'epigrafe, «cessò di vivere ma non di beneficare – legando a pietosi istituti – parte non umile del ricco suo censo». (pp. 227-228) *Il [[porto di Genova]] è uno dei più perfetti d'Europa; non vi è merce che non possa essere rapidamente sbarcata e imbarcata. (p. 232) *Una reazione tipica del produttore genovese di fronte alla crisi è quella moralistica: «Io lavoro da mattina a sera». Adriano Olivetti a Ivrea mi parlava di questo moralismo-dolorismo dell'industria italiana, di questo feticismo nazionale per la fatica, il lavoro domenicale ed il dormire poco; in nessuna città è maggiore che a [[Genova]]; esso viene opposto alla crisi, che è subìta perciò come un'ingiustizia. Mai come a Genova ho accolto tante testimonianze di gente che lavora sempre e non dorme mai. (p. 235) *{{NDR|[[Cesena]]}} Questa graziosa cittadina, circondata di bei frutteti, e perciò a primavera ravvolta di una nuvola d'alberi bianchi e rosa, addossata a un colle e dominata da una rocca che la include in parte, è nota anche nella cronaca delle ultime guerre, perché diede un buon numero di aviatori medaglia d'oro. Ivi ho raccolto molto di quel colore romagnolo, che ho poi versato in queste pagine solo in minima parte. (pp. 318-319) *La splendida [[Biblioteca Malatestiana|biblioteca malatestiana]] di Cesena è il cuore della cultura della Romagna. Costituita, a metà Quattrocento, per ordine di Novello Malatesta sul fondo di una più antica biblioteca conventuale, nella scia di quella di San Marco a Firenze, è una perfetta creazione del genio del Rinascimento. Non solamente per i codici corali miniati, incunaboli di gran pregio ch'essa con­tiene, ma per la stupenda sala, opera di Matteo Nuti, scolaro dell'[[Leon Battista Alberti|Alberti]]. Col tempio malatestiano di Rimini, con il [[Palazzo Ducale (Urbino)|Palazzo Ducale di Urbino]] e con i più tardi palazzi degli Estensi a Ferrara è quanto di più puro ci abbia dato quel secolo in cui la cultura toccò l'estremo punto della raffinatezza. [...] Appare, la meravigliosa sala, con due file di colonne in fuga prospettica e i muri cui il tempo ha dato sfumature verdi e rosee. Difficile associare più distillata purezza a più slancio di fantasia. (p. 319) *La Toscana è tra le regioni del mondo più famose per la loro bellezza. È un luogo comune parlare della dolcezza e della grazia dei suoi paesaggi. Le valli intorno a Firenze, nel Pistoiese, in Lucchesia e altrove, con i loro giochi d’olivi chiari e di cipressi scuri, hanno una veste incantevole che sa di pittura e di prospettiva artistica, Pure, ad osservarla bene, la dolcezza non è la più intima caratteristica della terra toscana, come invece dell’Umbria. Anche nelle parti più amene, quali la valle del Mugello ed il Chianti, sotto l’involucro grazioso si scopre una precisione, una purezza di contorni, uno scarno rigore di disegno: mentre l’occhio si incanta sulla dolcezza delle prime apparenze scivola dentro l’animo una lezione più severa. La bellezza toscana è una bellezza di rigore, di perfezione, talvolta di ascetismo sotto l’aspetto della grazia. (pp. 359-360) *Il rigore del paesaggio toscano emerge in plaghe dove, come intorno a Siena e a Volterra, la creta biancastra traluce tra le vegetazioni, fissando come nel diamante i contorni di un paesaggio netto, duro e supremamente perfetto. Dunque un paesaggio intellettivo, imbevuto d’intelligenza, che sembra pensare esso stesso intorno all’uomo e nella maniera più alta. (p. 360) *L'attaccamento alla contrada non ha nulla a che fare con le idee, col partito politico, con gli interessi. Dipende in modo esclusivo dal luogo di nascita, dall'atavicità, da tutto quello insomma che è prenatale; non è pensiero, ma passione contratta con il semplice venire al mondo. L'uomo di [[Siena]] sente, più profondo di tutto, di fronte alla propria Contrada, quello che fu chiamato «il demone dell'appartenenza». (p. 387) *{{NDR|A [[Siena]]}} Nei giorni della [[Palio di Siena|corsa]] tutto è sospeso, l'appetito come l'amore e l'amministrazione pubblica. [...] La sera {{NDR|dopo il Palio}}, vi sono due Siene. Luce, vino e tripudio nella contrada vincitrice e nelle alleate. Ma se si sbircia dentro la contrada nemica, si crede d'essere in una città abbandonata; le finestre e gli usci sprangati, buio, silenzio e lutto. (pp. 387-388) *La bellezza di [[Napoli]] cresce di giorno in giorno, di settimana in settimana, via via che scopre i suoi segreti. Finché si giunge a intendere che veramente è questo il più bel golfo della terra. (p. 430) *L'orario a Napoli può essere una necessità pratica, mai una necessità intima. Lo si abbandona quando non occorre più. (p. 430) *I bambini, le «creature» brulicano. Anche nei ristoranti medi, pochi sono gli avventori senza i bambini intorno. Napoli è una città allattante e poppante, perpetuamente gravida. Un semidio napoletano è l'amore; nella coscienza popolare, l'amore si redime con la creazione. (p. 432) *Napoli non è una città per puristi. Vedo una chiesetta barocca, che porta a metà altezza la statua di un angelo, e si prolunga sul medesimo piano con la finestra e il balconcino di una casa senza pretese. Al balconcino sta una donna, gomito a gomito con la statua dell'angelo; questa è veramente Napoli; si abbatta la casa e il balcone, e anche la chiesa sarà divenuta scipita. In tutte le città, ma a Napoli specialmente, risulta evidente che l'arte non è fatta soltanto di quelle che chiamiamo opere d'arte. (p. 433) *È un accento che spesso ho udito risuonare a Napoli in diversa forma. Un incanto nel vivere, unito però al sottinteso che il vivere ha per se stesso qualche cosa di doloroso. Si ha una specie di pendolo tra quell'incanto e quel sottinteso riposto: non si sa mai quale prevalga. (p. 437) *A [[Napoli]], come a Parigi, è difficile udire, almeno in conversazione, quei giudizi assoluti, radicalmente negativi che si odono altrove; come a Parigi, la tendenza è piuttosto verso l'assoluzione, naturalmente con un sottinteso un po' scettico, e senza approfondire troppo; vi è sempre, nei giudizi, un umorismo e un garbo di capitale anche mondana. (p. 443) *Come ha trovato modo di convivere con i santi, con i miracoli, con la scienza e la tecnica, questo popolo vive in confidenza con le forze occulte e la potenze cosmiche. Dovunque si destreggia con la sua malizia, come la piccola barca sulle onde del mare. Anche per questo credo che il [[Vesuvio|vulcano di Napoli]], come gli scavi archeologici del Napoletano, non abbiano equivalenti in nessuna parte del mondo: tutto a Napoli, è umanizzato due volte. (pp. 464-465) *Splendida eredità del dominio borbonico, il [[Museo archeologico nazionale di Napoli|museo Nazionale]] è dentro l'anima di Napoli, e un forestiero se ne avvede più di un napoletano stesso. [...] La vita romana qui perde ogni solennità accademica, e si avvicina con un realismo loquace; la confidenza subentra alla riverenza; non si potrebbe pensare un museo come questo se non a Napoli [...] (pp. 465-466) *Può darsi che la [[cucina napoletana]], come un gastronomo mi disse, sia cucina di città povera; una cucina primordiale, nata dai tre prodotti elementari della terra e delle acque, il grano, gli ortaggi e il pesce; giocata sulle variazioni di tre cibi, la pasta, il pesce e l'antichissima pizza. Molti forestieri non amano la cucina di Napoli perché, condotti da diverse abitudini, non la scoprono mai. Ma, quand'è buona, essa contiene, nel tempo stesso, l'antichità e la natura; porta alla comunione con la natura e con un passato remoto; è semplice e mitologica. (p. 473) *Vi fu chi mi disse che i due giardini di [[Ravello]], a villa Rufolo e al Cimbrone, sono i giardini più straordinari del mondo insieme con quelli di Charleston nella Carolina del Sud; ed è giusto nel senso che né gli uni né gli altri hanno equivalenti altrove. Forse i giardinieri a Ravello hanno subìto un'influenza britannica. Certo hanno acquistato l'arte di intonare colori diversissimi gettandoli alla rinfusa, come su una tavolozza, astenendosi dalle aiole troppo disegnate. Sono giardini, quelli di Ravello, romantici, di una scapigliatura geniale. (p. 477) *[[Salerno]] è diversa da Napoli, nell'apparenza e nello spirito. Qui veramente cadono molti luoghi comuni sull'Italia meridionale. L'aspetto è infatti quasi settentrionale, e la pulizia quasi svizzera. I discorsi sono secchi, brevi, propri di persone attive. [...] Coloro che conoscono la vita salernitana nell'intimo mi dicono ch'essa è un miscuglio, tipico dell'Italia meridionale in questa fase di passaggio, e nei luoghi di punta, di usanze ancora patriarcali e di modernismi talvolta anche strani ed eccessivi. [...] Osservando bene Salerno, si ha dunque l'impressione di un centro abbastanza tipico della fase di trasformazione dell'Italia meridionale. L'industrializzazione e il benessere sono in progresso, anche se le antiche passività gravino ancora fortemente. (pp. 477-478) *{{NDR|La [[Reggia di Caserta]]}} Il fascino di questa Versailles del Napoletano [...] viene per me soprattutto da un certo che di gratuito e di favoloso che emana da questo palazzo di grandezza sproporzionata sorgente in mezzo a una piatta pianura: esiste, lo abbiamo già detto, un [[surrealismo]] napoletano ''avant-lettre'', che nacque dal fasto teatrale di Napoli: e che consiste nel campare grandi fantasie architettoniche dove meno si aspettano. Lo stesso parco, attraversato dalle acque ricadenti da un monticello, poi scorrenti in lieve pendìo di bacino in bacino, interrotte da gruppi bianchi di grandi statue, animali, divinità, venti che gonfiano le gote, Atteone mutato in cervo e sbranato dai cani, è una fantasia macroscopica, in cui tutto sembra essere un po' più grande del giusto; questo genera un turbamento dell'immaginazione, che i [[barocco|barocchi]] chiamavano la meraviglia. È chiaro il desiderio di superare in fasto le grandi regge europee e le grandi metropoli; il contrasto tra questo sogno e la realtà dell'ambiente fa sì che quella di Caserta, ben più di quella di Versailles, sia una reggia di fantasia. (pp. 493-494) *Si sale sulla costa del monte d'un giallo fulvo; ai piedi si ha la pianura, l'immenso quadrilatero della [[Reggia di Caserta|reggia]]; poi ci si interna, e la pianura sparisce. Esiste in [[Provenza]] una splendida ed illustre città abbandonata tra le rocce, Les Beaux; {{sic|[[Casertavecchia|Caserta vecchia]]}}, longobarda, sorta nell'ottavo secolo, già sede di vescovi e conti, è il suo equivalente italiano. Soltanto Les Beaux è di due stili, medievale e Rinascimento, Caserta tutta medievale; e Les Beaux è celebrata in Francia, mentre Caserta vecchia è quasi ignota da noi. Capace di alloggiare molte migliaia di persone, ne racchiude duecento circa. È un nodo di case e viuzze morto e monocromo, del colore giallastro del travertino; intorno un paesaggio di colli brulli, sassosi, seminati di spunzoni di torri; un paesaggio fermo e perfetto. (p. 494) *Si trova a [[Benevento]] un orgoglio civico e storico maggiore che nelle altre città provinciali campane. (p. 496) *[[Benevento]] non è Napoli, e ci tiene a farlo sapere. Già la loro indole, mi fanno notare i beneventani, differisce molto da quella del resto della Campania: più dura, più chiusa, più alpina. [[Salerno]] ha qualcosa di milanese per quanto è possibile nel Mezzogiorno; ho ritrovato ad [[Avellino]] esemplari perfetti di un certo tipo d'intellettuale del Sud, intelligente, pessimista, che contempla se stesso e i suoi malanni come un capitolo di storia. I beneventani invece trasportano se mai nel Sud qualche caratteristica dei trentini. Lo stesso clima è freddo, poco campano; gli splendidi panorami della provincia sono alpestri. (p. 496) *Dopo la caduta di Roma, Benevento ebbe un'altra epoca di splendore sotto il dominio longobardo, e fu il più importante feudo longobardo del Sud. Sotto Roma, e nel Medio Evo, fu grande centro di traffico commerciale fra Tirreno e Adriatico. I beneventani tengono a quello sfondo lontano di internazionalismo. Gli stessi nomi, mi dicono gli studiosi, nei documenti degli archivi, dimostrano che le famiglie provenivano da ogni parte; la popolazione aveva una composizione internazionale, e Benevento qualche cosa della metropoli. (p. 496) *Oggi Benevento è in gran parte una città nuova di zecca con oasi di splendidi monumenti.<br>Pure negli avanzi di quella che fu l'aristocrazia intellettuale del Sud, viva sebbene numericamente ristretta, ho qui notato una passione per l'arte, una difesa del patrimonio artistico ed archeologico, che nel Nord dell'Italia sono meno comuni. È quella passione umanistica che nel Mezzogiorno d'Italia minaccia ormai di naufragare, ma che qui è tenuta desta, come dicevo, anche dall'orgoglio civico. (pp. 496-497) *[...] l'[[Arco di Traiano (Benevento)|Arco di Traiano]], forse il più bello e armonioso degli archi romani esistenti, più bello di quelli di Roma. Ed è anche un arco stranamente moderno, poiché si vede nei bassorilievi Traiano dedito ad opere sociali ed assistenziali. (p. 497) *L'Italia, con i suoi paesaggi, è un distillato del mondo, le [[Marche]] dell'Italia. (p. 508) *Un viaggio nelle Marche, non frettoloso, porta a vedere meraviglie. (p. 513) *[[Ascoli Piceno]] [...] è una tra le più belle piccole città d'Italia, e non ne vedo altra che le assomigli. [[André Gide|Gide]] la prediligeva [...] bella come alcune città della [[Francia]] del sud, non tanto per questo o quel monumento in modo speciale, ma per il suo complesso, per la qualità antologica, per un incanto che viene da nulla e da tutto. Più di qualsiasi altra dev'essere difesa da stupidi sventramenti. Bisogna avervi passeggiato, a cominciare dalla piazza del Popolo, la piazza italiana che insieme con quella di San Marco a [[Venezia]] dà più un'impressione di sala, cinta da porticati, chiusa dalla stupenda abside di San Francesco; o costeggiando il Battistero del Duomo; o lungo le rive scoscese del Tronto; e per le strade strette, chiamate «rue», dove i palazzi non si contano; e che si allargano in piazzette [...] Ascoli è città di torri, antologica come si è detto, perché vi si succedono molti stili, il romanico, il gotico, il rinascimentale, il barocco. Ma il romanico resta il fondo costante, il colore; chiese dalle pareti di pietra, senza finestre; un travertino d'un grigio caldo, uniforme, senza intonaco [...] Quel marmo grigio è tutto ornato, lavorato, istoriato [...] qui, su ogni porta e finestra, vedi frutta, fogliami, cariatidi femminili, fiori, animali, stelle, o anche semplicemente proverbi e sentenze scolpite. (p. 534) *Dovunque si sente lo spazio. Perciò [[L'Aquila]] è gaia. Posta ad oltre 700 metri, il più alto, se non erro, tra i capoluoghi di provincia italiani dopo Enna e Potenza, è una città che respira. Lo sguardo, appena trova un varco, subito va lontano, con l'immediatezza di un corpo sommerso che viene a galla, fino al [[Gran Sasso]] ed al [[Sirente]], dominanti la vasta conca. (pp. 557-558) *{{NDR|Sulla [[Calabria]]}} È certo la più strana delle nostre regioni. Nelle sue vaste plaghe montane talvolta non sembra d'essere nel Mezzogiorno, ma in Svizzera, nell'Alto Adige, nei paesi scandinavi. Da questo Nord immaginario si salta a foreste d'olivi, lungo coste del classico tipo mediterraneo. Vi si incuneano ''canyons'' che ricordano gli Stati Uniti, tratti di deserto africano ed angoli in cui gli edifici conservano qualche ricordo di Bisanzio. Si direbbe che qui siano franati insieme i detriti di diversi mondi; che una divinità arbitraria, dopo aver creato i continenti e le stagioni, si sia divertita a romperli per mescolarne i lucenti frantumi. (pp. 559-660) *[...] a proposito dei comuni alpini, dirò di sfuggita che uno, [[Capracotta]], è il più alto dei comuni appenninici, e perciò l'inverno è chiuso dalle nevi e dai ghiacci. (p. 575) *{{NDR|[[Palermo]]}} Il disegno dei monti e degli scogli che circondano il porto, tendenti all'ocra ed al violetto, sulle acque d'un azzurro carico, quale lo si contempla dal Pellegrino, è meno dolce, meno tenero, ma più puro di quello dei monti circondanti Napoli. Come in Grecia, in Sicilia la natura è rimasta ferma a modelli eterni, e hanno mutato invece gli uomini. Il contrasto fa la natura anche più alta e più lontana; l'animo di chi guarda è costretto a una specie di altalena perpetua. (p. 585) *L'incontro con l'arte [[nuraghe|nuragica]] si ha prima a [[Cagliari]], nel [[Museo archeologico nazionale di Cagliari|museo Archeologico Nazionale]]. Qui si può meglio confrontarla con le civiltà estranee. Anche il reparto romano infatti è importante, ed ancora di più di quello punico, con le sue divinità sensuali e crudeli. Ma il reparto nuragico si stacca dal resto e contrassegna meglio la Sardegna. Si ha il caso raro di un museo senza ripetizioni altrove, incorporato in questa terra come la natura e i costumi. (p. 707) *La [[Basilicata|Lucania]] è una parte del Sud, che soffrì in modo acuto l'isolamento, la lunghissima decadenza, la terra ingrata. [...] Numerosi paesi ricevettero l'acqua e la luce solo dopo il 1945, ed altri solo negli ultimi anni la strada; statistiche recenti indicavano come analfabeta una buona metà della popolazione. Tuttavia la Lucania produce numerosi ingegni, alcuni di grande rilievo. Possiede in abbondanza le virtù che diremo antiche, essendo laboriosa, volitiva, tranquilla, con un profondo sentimento della famiglia. (pp. 737-738) *Vi si giunge da plaghe nude, e d'un tratto si vede sorgere una fungaia di alti caseggiati moderni. [[Potenza (Italia)|Potenza]] cresce a vista d'occhio, presa dalla febbre edilizia. Questo rivestimento di caseggiati [...] circonda il vecchio nucleo della cittadina borbonica, la quale però è tutt'altro che morta. Appena vi si penetra la si ritrova, con la via principale stretta, e con le viuzze disposte in modo da tagliare il vento; Potenza infatti è città di mezza montagna, d'aria fine e ventosa. Le strade ampie e moderne sono in periferia. La parte interna ha la sua grazia, e alcune belle chiese, come la cattedrale, San Francesco, San Michele Arcangelo. (p. 738) *Sembra che [[Matera]] si affacci a un sottosuolo scoperchiato e abitato, che nell'insieme forma una città maggiore. Una tale adunanza di semicavernicoli, in cui si prolunga senza soluzione di continuità l'esistenza della preistoria, non ha paragone in Europa, ed è tra i paesaggi italiani che generano più stupore. Spaccata da valli rupestri, Matera è una specie di [[Siena]] del Sud, più remota nel tempo [...] (p. 747) *La [[Puglia]] è la nostra regione in cui più si avverte l'Oriente. I baresi ricordano come una favola recente gli anni in cui gli albanesi traversavano il mare carichi di monete d'oro; giacché gli albanesi allora consideravano [[Bari]] il proprio mercato e vi scendevano anche a comprare un cappello. (p. 767) *Bari smentisce i luoghi comuni sul Mezzogiorno. Commerciale e borghese, ha scarse tradizioni di aristocrazia baronale e terriera, a differenza, per esempio di [[Lecce]] e [[Brindisi]]. Il tipico barese medio è parco, esatto, dedito ai propri affari, affezionato ai vecchi metodi amministrativi e al risparmio. Lo si vede in bottega, fino a ora tarda, attraverso l'uscio socchiuso, concentrato sui conti. (p. 768) *Nell'insieme Bari somiglia non a [[Milano]], come si afferma, ma piuttosto a [[Genova]]; e, tra le due città, Bari è d'aspetto più composto e più nordico. Pochi infatti sono i caffè; la vita stradale non ha né l'importanza, né il colore, né l'estro consueto nel Mezzogiorno. La strada di Bari è un passaggio, con funzione soltanto pratica, non un salotto o un palcoscenico; con l'eccezione dei quartieri popolari di Bari vecchia. Il barese, e il pugliese in genere, specie di discendenza sveva, hanno un gusto della pulizia che non si avverte nemmeno nella [[val Padana]]. Anche nelle vie più povere gli abitanti non cessano mai di strofinare le case, lucidarle, dare la calce. (pp. 768-769) *[[Rieti]] è una bella città, viva e di struttura aristocratica. Al Medio Evo della Cattedrale romanica, sebbene rifatta all'interno, del Palazzo dei Papi, che è della fine del Duecento, con i suoi potenti archi gotici, e di alcuni quartieri con viuzze, scalinate esterne, torri mozze, archivolti, si sovrappone l'opera di secoli più tardi, la loggia del Vignola, molti palazzi nobiliari. [...] Come s'è detto, Rieti aduna un nucleo di aristocrazia romana, e ne porta l'impronta. (p. 809) *{{NDR|[[Giardino di Ninfa|Ninfa]]}} Quel parco è uno dei luoghi più belli del [[Lazio]]; così sperduto e segregato che, pensando alle ville pompose del patriziato romano, sembra di aver cambiato mondo. Si direbbe piuttosto di essere stati portati d'un tratto in Oriente; o in quel giardino d'una novella del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]], che un negromante fa sorgere in una notte. (p. 817) *[...] un viaggio per l'Italia ci porta davanti alla società più mobile, più fluida e più distruttrice d'Europa. [...] Pochi altri paesi sembrano meno legati al loro passato. In nessun altro paese sarebbe permesso assalire come da noi, deturpare città e campagne, secondo gli interessi e i capricci di un giorno. Gli italiani non temano di essere poco «futuristi». Lo sono più degli altri, senza avvedersene; sebbene questo non significhi sempre essere più avanzati. (p. 860) *Il nostro paese non è inferiore a nessuno per il numero degli ingegni e per la qualità dell'intelligenza allo sgorgo. Ma quell'intelligenza riesce difficilmente a prendere un valore politico e un prestigio politico, e raramente emette voci che trascinano seco un interesse universale. In nessun altro paese come da noi tutto il campo sembra occupato dagli attivisti d'ogni specie; in nessun altro, quasi per un tacito accordo di affaristi e {{sic|sociologhi}}, è così radicata la convinzione che contino solo i problemi di denaro e di cibo. (p. 863) *Il maggiore strumento che rimane per farsi valere ai paesi europei è la loro vecchia cultura. La nostra classe politica non mostra d'esserne convinta. [...] Il rischio dell'Italia è di entrare nel numero dei popoli di cultura bassa, giacché è possibile essere intelligenti e di cultura bassa. (p. 865) *Sotto un involucro di sorriso e di bonomia, l'[[Italia]] è diventata il paese d'Europa più duro da vivere, quello in cui più violenta e più assillante è diventata la lotta per il [[denaro]] e per il [[successo]]. (p. 872) ==''La coda di paglia''== *Aborro le [[coerenza|coerenze]] false e la finzione delle conclusioni raggiunte. *Amo i morti trasmessi al ricordo poetico, non i cadaveri insepolti. *I problemi della [[cultura]] passano oggi in primo piano, portandosi a reagire su questo terreno dove l'infiltrazione lenta, servita dalla folla degli intelligenti mediocri, sostituisce l'attacco frontale massiccio. *L'[[autocritica]] che mi piace è svelta, secca, volta subito pagina. *L'uomo riuscito, tra i muri della propria casa, è spesso fallito ed infelice. *Lo [[scrittore]] deve darsi intero, soltanto a traiettoria conclusa si potrà giudicare in che punto di essa si è messo meglio a fuoco. *Ritengo che lo [[scrittore]] moderno debba vivere tutto in pubblico, in compagnia dialogata con gli altri, fuori del mito del ritegno. *Uno degli uffici dell'[[arte]] è convogliare i rimpianti ed i rimorsi. ==''La gazzetta nera''== ===[[Incipit]]=== La parte avuta da Giovanni Dorigo in alcuni fatti che accaddero anni fa in Inghilterra si può capire solo se si conoscono certe sue angosce del passato. Ora ha raggiunto la pace della coscienza, e abita in un piccolo appartamento a Milano, dove ha trovato un impiego modesto, rinunciando a certe ambizioni che l'hanno perseguitato negli anni giovanili. Il suo carattere si è anche mutato di molto, si è fatto più affabile e lieto, e certo meno solitario. Egli dice talvolta che un disperato attaccamento alla vita, un egoismo spinto a fondo, sono proprio i difetti che trasformandosi possono meglio degli altri aprirci l'animo a sentimenti d'amore. Ma la breve avventura del suo soggiorno in Inghilterra ha una parte tanto notevole in quella trasformazione, che bisognerà raccontarla, anche se la sua origine è una triste pazzia. ===Citazioni=== *«Ora capisco che cosa può dare di bene l'orrore per la rinuncia ed il terrore di morire. Ecco, ora mi dico: vi è un solo modo di non incontrare la morte, quello di morire prima. Io dovrò avere paura, molta paura, e grazie ad essa non rinuncerò a nulla, non romperò nessun vincolo, non ammetterò l'abbandono: mi chiuderò vivo in un mondo assoluto, che sia già l'aldilà. Allora il vizio di viltà e d'egoismo, l'avarizia e l'orgoglio, diverranno una fedeltà non mortale, in cui la morte non potrà avere effetto, perché il suo passaggio sarà un momento qualsiasi della nostra vita assoluta. Questo è il motivo per cui non ti lascio morire allontanandoti da me.» *Ogni attimo nuovo di vita è un diritto di più di rifiuto alla morte. *Ogni piacere umano trova dentro di sé il suo [[contrario]] e la sua distruzione. ==''Romanzo americano''== ===[[Incipit]]=== Michele era sbarcato, anni prima, nel porto di New York. Gli venne incontro il nuovo zio e, non conoscendosi ancora, si guardarono bene in faccia. Michele vide un uomo di mezza età, alto, con i capelli grigiastri un po' trascurati, come del resto anche il vestito; le sopracciglia folte, e gli occhi intelligenti bene aperti dietro gli occhiali; la bocca ripiegata in giù; sottile, il naso lungo, de un po' curvo, e la punta del mento un po' alzata verso esso. La lieve tendenza del naso e del mento ad andarsi incontro gli dava qualche anno di più, e ricordava che era nato lombardo; come anche una certa amarezza, che si scorgeva in quella faccia, un'amarezza un po' scorbutica, soprattutto guardinga.<br>John esaminò il nipote con attenzione maggiore. Essendo un uomo di gran cuore, spronato anche dalla moglie aveva risposto di sì, senza pensarci un attimo, quando gli era stato richiesto di occuparsi di lui. ===Citazioni=== *Io detesto i rimorsi, che legano l'uomo al passato. Ritengo giusto rivoltarsi davanti all'ingiustizia ed infatti ci sono i martiri, ma detesto i collezionisti di rivolte, che amano la rivolta in sé: è una tremenda catena. (p. 53) *L'anima è quello che si fa, ed i legami sono buoni se vi entrano, cattivi se rimangono contro o fuori, anche se li chiamano santi. (p. 59) *Non esistono leggi sante, nel mondo fisico e nel mondo morale; però tutte le leggi, man mano che si scoprono, sono sante. (p. 61) *Vi sono uomini il cui carattere è dato in maniera quasi esclusiva dal loro modo di pensare, ma anch'essi esistono in natura, non meno degli attivi e degli avventurieri. (p. 69) *L'anima vive per l'opera, solo per l'opera. Senza l'opera non si è anime. (p. 124) *Il cielo si divide in tre, la luna vicina, le stelle che bruciano e scappano, ed in mezzo, metà dell'uomo e metà del mondo, i pianeti tranquilli, grandi esseri ancora affettuosi che conciliano l'amore e il sonno. (p. 129) ==''I burattini e il drago volante''== ===[[Incipit]]=== Uno dei miei primi ricordi teatrali sono alcuni spettacoli di marionette, in una città di provincia, in una sala che poteva essere una ex-scuderia o una ex-legnaia, dove si recitavano adattamenti dalle fiabe di [[Carlo Gozzi]]. Uno dei punti culminanti di non ricordo quale fiaba era l'entrata in scena di un enorme drago volante, il quale navigava nell'aria orizzontale come un pesce nell'acqua, e giunto all'altezza d'un cavaliere spalancava la bocca e l'inghiottiva tutto intero continuando il suo movimento dalla parte opposta. ===Citazioni=== *La voga di [[James Bond]] è in declino. Il favore del grosso pubblico non è più quello di una volta. L'agente 007 ha rappresentato un momento, per me non privo d'interesse, nella storia del film-racconto d'avventura. Chi farà la storia del genere non lo potrà dimenticare. *L'[[industria culturale]] è in gran parte un mito, un bersaglio di comodo, com'erano in altri tempi il diavolo e le streghe. Se mai, l'industria e umori del pubblico vanno sulla stessa barca: l'insieme dei prodotti finisce per corrispondere regolarmente a una richiesta genuina. *I film di [[James Bond]], al miscuglio abituale di violenza, sesso, tecnologia, aggiungono qualcosa di più, che segnava il momento: un estetismo delle immagini, una punta di dandysmo, una preziosità dell'orrido, in cui motivi tipici fine Ottocento sembravano filtrare tra le macchine avveniristiche e fantascientifiche. *Il genere [[film]], o romanzo, di spionaggio sta oggi muovendo verso nuove formule. All'eroe trionfante, invincibile, tutto gesto, senza anima, subentra un'altra formula, la spia meditativa, psicologizzante, che sente la meschinità, la tristezza, la sporcizia del suo mestiere, l'eroe deluso e disgustato. *In ''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]'' il regista ([[Lewis Gilbert]]) non porta un'invenzione fresca. L'attore, [[Sean Connery]], è invecchiato. I «cattivi» sono scipiti, non prendono rilievo, non fanno nessuna paura. Le scene d'amore si direbbero avvolte nel ''cellophane'' ===[[Explicit]]=== Il film {{NDR|''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]''}} sta a mezzo tra la favola di magia e il balletto ''Folies Bergères''<br>Non so che farci; lo confesso; mi divertono la sigaretta che spara e l'elicottero-ippogrifo. Mi piacciono le fiabe, anche se gli elementi che combinano insieme sono sempre gli stessi. Domando scusa, ma non posso cambiarmi, e se [[James Bond]] finirà, andrò sempre a vedere quello che prenderà il suo posto. ==''Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese''== *L'adolescenza del [[Giuseppe Antonio Borgese|Borgese]] è imbevuta di tendenze che, riunitesi intorno al [[Giovanni Verga|Verga]], conservano un'intonazione manzoniana: d'un [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] in cui sia tolta la febbre morale, ma esercitato ed esteso l'amore del documento e dell'indagine storica come principio dell'arte. Ho veduto con attenzione gli esordi dell'attività del Borgese, sia negli inediti, sia nelle prime collaborazioni dimenticate o disperse. Vi ho trovato un grande attaccamento a [[Lev Tolstoj|{{sic|Tolstoi}}]], inteso come verista e apparentato perfino al [[Giuseppe Giacosa|Giacosa]]: il desiderio di un'estetica che studi il gusto, le eredità, i complessi, molto più che le opere, e consideri l'artista come la risultanza di un clima intellettuale; il biasimo per l'arte «soggettiva», che non dimostri uno scopo sociale. L'ideale di critico, per il Borgese, è un [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]], inteso prima del [[Benedetto Croce|Croce]], trasformato dal [[positivismo]]. L'interessano i miti, come studio di razza; condanna un dramma, per inesattezza storica nei fatti e nella psicologia, ricordando i criteri dell'Adelchi.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1930-04-16_270/page/502/mode/1up Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese]'', in ''Nuova Antologia. Rivista di lettere scienze ed arti'', vol. 270, 16 aprile 1930, p. 502.</ref> *Per qualche anno, l'accusa dei critici contro il Borgese fu ch'egli è più critico che artista: è un'accusa che dimostra l'impreparazione di chi l'ha formulata. La critica d'un uomo vivo è la condizione dell'arte: artistico per eccellenza il sentimento che la muove. Essere critici significa non confondere la spontaneità con l'incoscienza. Per questo sono giunto al Borgese artista parlando del critico: e certo egli sa che l'accusa, che gli facevano un tempo, diventerà un titolo d'onore.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1930-04-16_270/page/502/mode/1up Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese]'', in ''Nuova Antologia. Rivista di lettere scienze ed arti'', vol. 270, 16 aprile 1930, p. 507.</ref> *La fantasia del Borgese è tutt'altro che manzoniana: non è intellettuale, non illumina con l'immagine il ragionamento, ma va per immagini improvvise, ingiustificate: benché poi condotte sapientemente a disegno, tanto da perdere ogni apparenza fortuita. Se in una novella del Borgese ci si sforza d'astrarre le immagini più salienti, si ha l'impressione d'un seguito di pulsazioni di lampada elettrica. Difficilmente poi l'immagine, che genera una novella, coincide col centro dell'intreccio: ricevuto lo spunto, spesso il Borgese vi sovrappone altre immagini e memorie, e il centro dell'attenzione si sposta.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1930-04-16_270/page/502/mode/1up Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese]'', in ''Nuova Antologia. Rivista di lettere scienze ed arti'', vol. 270, 16 aprile 1930, p. 514.</ref> ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Le furie''=== Sono a Vicenza, in una camera d'albergo, una sera d'ottobre.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===''Le stelle fredde ''=== Il medico mi chiese:<br /> «Peggio dal destro o dal sinistro?»<br />«Non saprei fare distinzioni tra un [[orecchio]] e l'altro.» ==Citazioni su Guido Piovene== *{{maiuscoletto|Guido Piovene}}. ''Il Conte Rosso.'' ([[Marcello Marchesi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Guido Piovene, ''De America'', Garzanti, Milano, 1961. *Guido Piovene, ''I burattini e il drago volante'', ''La Fiera Letteraria'', 19 ottobre 1967 *Guido Piovene, ''La coda di paglia'', Baldini Castoldi Dalai, 2001. *Guido Piovene, ''La gazzetta nera'', Oscar Mondadori, 1968. *Guido Piovene, ''Le furie'', 1958. *Guido Piovene, ''Le stelle fredde'', Mondadori, 1976. *Guido Piovene, ''Romanzo americano'', CDE, 1980. *Guido Piovene, ''Viaggio in Italia'', Baldini & Castoldi, Milano, 2013. ISBN 978-88-6852-019-9 *[[Francesco Savio]], ''Ma l'amore no: realismo, formalismo, propaganda e telefoni bianchi nel cinema italiano di regime (1930-1943)'', Sonzogno, Milano, 1975. ==Filmografia== *''[[Amanti senza amore]]'' (1948) – sceneggiatura *''[[Lettere di una novizia]]'' (1960) – soggetto ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Piovene, Guido}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 4bfcdehxk1e9d6rgpgkesq1q4ltm5g6 1418410 1418409 2026-06-27T09:37:42Z Gaux 18878 sistemo nuova sezione 1418410 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Guido Piovene.jpg|thumb|Guido Piovene]] '''Guido Piovene''' (1907 – 1974), scrittore e giornalista italiano. ==Citazioni di Guido Piovene== *Chiarire agli italiani che la razza è un dato scientifico, biologico, basato sull'affinità di sangue, è il primo compito che il libro {{NDR|''Contra Judeos''}} incoraggia; secondo, di dimostrare che l'inferiorità di alcune razze è perpetua; che negli incroci l'inferiore prevale sul superiore; che la razza italiana dev'essere gelosa della sua immunità... Gli ebrei possono essere solo nemici e sopraffattori della nazione che li ospita. Di sangue diverso, e coscienti dei loro vincoli, non possono che collegarsi contro la razza aliena. L'enorme numero di posizioni eminenti occupato in Italia dagli ebrei, è il risultato di una tenace battaglia. Come stranieri, essi tentano di ottenere il trionfo sulla cultura nazionale altrui, portandola a forme «europeistiche», staccandola dalle radici popolari dell'arte, come è avvenuto in Italia.<ref>Da una recensione del novembre 1938 per il ''Corriere della Sera'' del libro ''Contra Judeos'' di [[Telesio Interlandi]]; citato in [[Rosetta Loy]], ''La parola ebreo'', Giulio Einaudi editore, Torino, 1997, p. 30. ISBN 88-06-14542-8</ref> *La gente povera, in ''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]'', si innalza alla poesia, e il viso di Anna nella morte prende la dignità e la luce di un marmo: mentre gli antagonisti restano irrimediabilmente brutali e volgari. Questo è assai ben narrato. [[Mario Camerini|Camerini]], antiretorico, narra solo attraverso la rappresentazione dei fatti più quotidiani e consueti. E otterrebbe la compiutezza, se pervenisse a una più intima fusione tra la parte maggiore della sua storia (la macchina sociale che stritola gli indifesi) e la comune vicenda cui si appoggia, di insufficiente sostegno. Quasi a sanare il dissidio, v'è un eccessivo profluvio di sentimento, un soverchio uso di fatti che chiedono il pianto. Ma il film è ottimo, e va sulla buona via.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 25 ottobre 1942; citato in Savio, p. 344.</ref> *La persecuzione antiebraica è solo uno degli aspetti del [[razzismo]] nel [[mondo]], ma ne è stata l'espressione più orribile.<ref>Da un articolo pubblicato sul ''Corriere della sera'', 1961; da ''La coda di paglia'', Mondadori, 1962.</ref> *{{NDR|Su ''[[Se io fossi onesto]]''}} Questi film nei quali una trama ingegnosa, irta di trovate e di equivoci, si svolge in un immaginario paese di case novecento, di milionari, di maggiordomi sono ormai diventati una nostra specialità e difficilmente se ne vede uno veramente cattivo. [...] Il regista [[Carlo Ludovico Bragaglia|Bragaglia]] ha mostrato anche qui esattezza, misura e sicurezza di taglio, raggiungendo il suo intento, che era di divertire.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 4 marzo 1942; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/se-io-fossi-onesto-tojovj56 Se io fossi onesto]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[I 3 aquilotti]]''}} Si tratta d'una specie di {{sic|lungo metraggio}} sull'Accademia aeronautica di Caserta, nel quale è stata inserita una lieve trama. [...] È un film che corre liscio e di esperta condotta: la recitazione, a cui hanno partecipato giovani della Scuola e giovani della G.I.L., procede senza intoppi; e sotto il buon mestiere resta così dissimulato quanto vi è nella trama di non del tutto originale.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 31 agosto 1942; citato in Savio, p. 361.</ref> *Una [[vizio e virtù|virtù]] è sempre un [[vizio e virtù|vizio]] trasformato. Bisogna avere il coraggio di ammettere che ogni virtù si ricava dal vizio.<ref>Dalla prefazione a ''La gazzetta nera'', Mondadori, Milano, 1953.</ref> *[[Viaggio|Viaggiare]] dovrebbe essere sempre un atto di umiltà.<ref>Da ''De America''</ref> *{{NDR|Su ''[[Un garibaldino al convento]]''}} [[Vittorio De Sica]] ha fatto un altro ottimo film, in cui dimostra le sue solite doti, l'accuratezza, la finezza, lo zelo, il giusto orecchio, la compiuta misura, e questa volta qualche cosa di più. [...] Il film è buono per la delicata pittura delle due famiglie avverse, dei familiari, del pietismo conventuale, dei soldati borbonici (se mai ha un difetto è di essere fin troppo bello, troppo finito e levigato); è buono per le figure minori, vivaci e di fresca invenzione; è buono per il dialogo al quale hanno collaborato scrittori, per esempio [[Adolfo Franci]]; nelle ultime scene poi, l'assedio, la fuga a cavallo, l'inseguimento e la carica dei garibaldini, incalzanti, piene di ansia, De Sica trova il suo meglio.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 14 marzo 1942; citato in [[Roberto Chiti (critico)|Roberto Chiti]] e [[Enrico Lancia]], ''Dizionario del cinema italiano: i film'', Gremese Editore, Roma, 2005, [https://books.google.it/books?id=UlKjE82BEe4C&pg=PA158 p. 158]. ISBN 88-8440-351-0</ref> *{{NDR|Sui [[salotto letterario|salotti]] parigini del Novecento}} Una di quelle colazioni che offrono ai letterati due o tre signore della società parigina, le quali mantengono in vita la tradizione dei salotti intellettuali in belle case con un busto di marmo bianco sul camino.<ref>Citato alla voce ''Salotto'', ''Grande Dizionario della lingua italiana'', a cura di Salvatore Battaglia, vol. XVI, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1995, p. 424.</ref> ==''Viaggio in Italia''== *{{NDR|[[Bolzano]]}} È opulenta, moderna. Ma la sua bellezza è gotica: le lunghe vie fiancheggiate di portici, abbellite non tanto da questa o quella costruzione, quanto dal movimento degli angoli e delle sporgenze, che crea fondali di teatro, giochi di luce. (p. 9) *[...] conoscere [[Andrea Palladio|Palladio]], la Basilica, la Loggia del Capitanio, la Rotonda, il teatro Olimpico, il palazzo Chiericati e gli altri attraverso gli studi è una conoscenza imperfetta. Bisogna vederlo a [[Vicenza]]. (p. 49) *È fantasia dei [[Friuli|friulani]] che la loro terra, con le montagne della [[Carnia]], le colline dell'Udinese, la pianura, i paesaggi lagunari lungo la costa, le diverse razze e i colori vivaci di un tempo più antico del nostro, sia per se stessa un universo nella sua varietà. Aquileia romana, [[Udine]] veneziana e [[Cividale del Friuli|Cividale]] longobarda... (p. 60) *[[Verona]] fu romana, gota, poi bizantina e longobarda. La tennero i Carolingi e gli imperatori tedeschi; fu un glorioso Comune e una gloriosa Signoria. Fu scaligera, viscontea, veneziana; l'avvicendamento fu rapido, ed ogni fase sovrappose all'altra il suo segno. In ogni fase storica ebbe una parte dominante, per l'importanza strategica e mercantile, grande fortezza ed incrocio di arterie tra l'Italia e il mondo germanico. Per varietà di stili, nessuno dei quali prevale, Verona non ha pari tra le città italiane se si eccettua Roma. (p. 78) *Tra l'azzurro ed il bianco, sul fondo dei colli di un verde opaco, [[Genova]] è misteriosa al modo di [[Londra]], l'altra città europea fatta a compartimenti stagni. La fantasia, dice Stevenson, è stimolata a Londra, perché Londra è un incastro di ambienti segreti l'uno all'altro. L'animo può così giocare al mistero, compiacersi in acrobazie che oggi si direbbero metafisiche, immaginando qui un cinese, qui un baro, una vecchia duchessa, un commerciante di caucciù, un dinamitardo, accostandoli, mescolandoli, ponendoli in rapporti occulti. Congerie di misteri simili non s'incontrano mai nelle semplici città italiane, ma Genova è forse l'unica che susciti la fantasia di retroscena clandestini. Un libro giallo che si svolga a [[Roma]], a [[Venezia]] o a [[Firenze]] ha qualche cosa di incredibile, ma se si svolge a Genova si riesce a credervi (o quasi). E, proprio come Londra, Genova ha la speciale teatralità degli esseri e delle vicende su cui si sente pendere qualche cosa di occulto. (p. 220) *Ma l'affetto indugia ancora su [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], che resta la più vera, viva e in fondo moderna. Appoggiata a terrazze che digradano sulle pendici, le case sembrano erette l'una sull'altra; tutte sembrano spingersi in lato più che possono, come le piante d'una selva, in cerca di luce; si direbbe che una sola scaletta a chiocciola, nell'interno di esse, ci possa condurre dal porto alla cima delle colline. Al sommo, i nuovi grattacieli s'intonano con l'aspetto verticale della città. Nella calca s'incuneano giardinetti da casba, oleandri, magnolie. (p. 221) *Quasi tutte le città italiane furono fatte e rifatte attraverso i secoli. Ma le case di [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], in modo speciale. Più che portare i segni delle trasformazioni, li nascondono con avarizia. I loro muri sono ossari di stili, forzieri di vestigia; basta bucare un muro per trovare sotto l'intonaco qui una finestra di cotto, qui un bassorilievo o un affresco. Sono muri pieni di spettri tra sciami di gente vivace. (p. 222) *Parallela a via Gramsci, più in alto, ma in continua simbiosi col porto, corre [[Via di Prè|via Prè]], stretta, lunga, la più popolare di Genova, e forse la più genovese. Benché si stenda vicino ai mercati e alla Borsa, molti dei suoi abitanti non ne escono mai, avendo fin troppo da fare sul posto. Fritture, torte, contrabbando al minuto, argomento troppo importante per passarlo sotto silenzio. (p. 222-223) *I [[genovesi]] sono risparmiatori, lavoratori, produttori e prudenti. Non produttori al modo dei milanesi, troppo giocatori per Genova e propensi a confondere l'affare con l'avventura. Predomina in questo porto un'idea moralistica del lavoro; perciò, almeno in alcuni, si avverte lo spavento di guadagnare troppo, cioè di essere giocatori, gente, secondo i moralisti, esposta a sicura rovina. Nascondono la ricchezza ancor più dei piemontesi; conosco ricchi che hanno un numero elevato di dipendenti, ma sembrano vergognarsene, e li fanno vedere poco. La ricchezza si riversa in casa. (p. 224) *[[Genova]] è una città dura che si compiace d'essere sentimentale. Immagina se stessa rude, ma dolce nel segreto. Il misantropo di buon cuore è un personaggio importante della commedia dialettale che essa recita nella vita. Un buon genovese non deve mai mostrarsi commosso, ma voltate le spalle deve sempre asciugare una lagrima di soppiatto. (p. 225) *Si è parlato del culto genovese dei morti, che talvolta palesa un grandioso concetto della classe. La visita a [[Cimitero monumentale di Staglieno|Staglieno]], il più famoso cimitero d'Italia, mostra come quel concetto sia stato tramandato dall'aristocrazia alla borghesia filantropica. Nemmeno il Cimitero Monumentale di Milano offre una tale antologia di autocelebrazioni mediante il sepolcro. Qui vedi il finanziere in panciotto di marmo bianco, che si congeda dalla moglie piangente; ma si congeda in un palazzo; e morire significa andare di là di un tendaggio di broccato dalle ricche pieghe. Un altro defunto appare nella veste di un angelo che versa da una ciotola una pioggia di monete d'oro; ed un altro, dice l'epigrafe, «cessò di vivere ma non di beneficare – legando a pietosi istituti – parte non umile del ricco suo censo». (pp. 227-228) *Il [[porto di Genova]] è uno dei più perfetti d'Europa; non vi è merce che non possa essere rapidamente sbarcata e imbarcata. (p. 232) *Una reazione tipica del produttore genovese di fronte alla crisi è quella moralistica: «Io lavoro da mattina a sera». Adriano Olivetti a Ivrea mi parlava di questo moralismo-dolorismo dell'industria italiana, di questo feticismo nazionale per la fatica, il lavoro domenicale ed il dormire poco; in nessuna città è maggiore che a [[Genova]]; esso viene opposto alla crisi, che è subìta perciò come un'ingiustizia. Mai come a Genova ho accolto tante testimonianze di gente che lavora sempre e non dorme mai. (p. 235) *{{NDR|[[Cesena]]}} Questa graziosa cittadina, circondata di bei frutteti, e perciò a primavera ravvolta di una nuvola d'alberi bianchi e rosa, addossata a un colle e dominata da una rocca che la include in parte, è nota anche nella cronaca delle ultime guerre, perché diede un buon numero di aviatori medaglia d'oro. Ivi ho raccolto molto di quel colore romagnolo, che ho poi versato in queste pagine solo in minima parte. (pp. 318-319) *La splendida [[Biblioteca Malatestiana|biblioteca malatestiana]] di Cesena è il cuore della cultura della Romagna. Costituita, a metà Quattrocento, per ordine di Novello Malatesta sul fondo di una più antica biblioteca conventuale, nella scia di quella di San Marco a Firenze, è una perfetta creazione del genio del Rinascimento. Non solamente per i codici corali miniati, incunaboli di gran pregio ch'essa con­tiene, ma per la stupenda sala, opera di Matteo Nuti, scolaro dell'[[Leon Battista Alberti|Alberti]]. Col tempio malatestiano di Rimini, con il [[Palazzo Ducale (Urbino)|Palazzo Ducale di Urbino]] e con i più tardi palazzi degli Estensi a Ferrara è quanto di più puro ci abbia dato quel secolo in cui la cultura toccò l'estremo punto della raffinatezza. [...] Appare, la meravigliosa sala, con due file di colonne in fuga prospettica e i muri cui il tempo ha dato sfumature verdi e rosee. Difficile associare più distillata purezza a più slancio di fantasia. (p. 319) *La Toscana è tra le regioni del mondo più famose per la loro bellezza. È un luogo comune parlare della dolcezza e della grazia dei suoi paesaggi. Le valli intorno a Firenze, nel Pistoiese, in Lucchesia e altrove, con i loro giochi d’olivi chiari e di cipressi scuri, hanno una veste incantevole che sa di pittura e di prospettiva artistica, Pure, ad osservarla bene, la dolcezza non è la più intima caratteristica della terra toscana, come invece dell’Umbria. Anche nelle parti più amene, quali la valle del Mugello ed il Chianti, sotto l’involucro grazioso si scopre una precisione, una purezza di contorni, uno scarno rigore di disegno: mentre l’occhio si incanta sulla dolcezza delle prime apparenze scivola dentro l’animo una lezione più severa. La bellezza toscana è una bellezza di rigore, di perfezione, talvolta di ascetismo sotto l’aspetto della grazia. (pp. 359-360) *Il rigore del paesaggio toscano emerge in plaghe dove, come intorno a Siena e a Volterra, la creta biancastra traluce tra le vegetazioni, fissando come nel diamante i contorni di un paesaggio netto, duro e supremamente perfetto. Dunque un paesaggio intellettivo, imbevuto d’intelligenza, che sembra pensare esso stesso intorno all’uomo e nella maniera più alta. (p. 360) *L'attaccamento alla contrada non ha nulla a che fare con le idee, col partito politico, con gli interessi. Dipende in modo esclusivo dal luogo di nascita, dall'atavicità, da tutto quello insomma che è prenatale; non è pensiero, ma passione contratta con il semplice venire al mondo. L'uomo di [[Siena]] sente, più profondo di tutto, di fronte alla propria Contrada, quello che fu chiamato «il demone dell'appartenenza». (p. 387) *{{NDR|A [[Siena]]}} Nei giorni della [[Palio di Siena|corsa]] tutto è sospeso, l'appetito come l'amore e l'amministrazione pubblica. [...] La sera {{NDR|dopo il Palio}}, vi sono due Siene. Luce, vino e tripudio nella contrada vincitrice e nelle alleate. Ma se si sbircia dentro la contrada nemica, si crede d'essere in una città abbandonata; le finestre e gli usci sprangati, buio, silenzio e lutto. (pp. 387-388) *La bellezza di [[Napoli]] cresce di giorno in giorno, di settimana in settimana, via via che scopre i suoi segreti. Finché si giunge a intendere che veramente è questo il più bel golfo della terra. (p. 430) *L'orario a Napoli può essere una necessità pratica, mai una necessità intima. Lo si abbandona quando non occorre più. (p. 430) *I bambini, le «creature» brulicano. Anche nei ristoranti medi, pochi sono gli avventori senza i bambini intorno. Napoli è una città allattante e poppante, perpetuamente gravida. Un semidio napoletano è l'amore; nella coscienza popolare, l'amore si redime con la creazione. (p. 432) *Napoli non è una città per puristi. Vedo una chiesetta barocca, che porta a metà altezza la statua di un angelo, e si prolunga sul medesimo piano con la finestra e il balconcino di una casa senza pretese. Al balconcino sta una donna, gomito a gomito con la statua dell'angelo; questa è veramente Napoli; si abbatta la casa e il balcone, e anche la chiesa sarà divenuta scipita. In tutte le città, ma a Napoli specialmente, risulta evidente che l'arte non è fatta soltanto di quelle che chiamiamo opere d'arte. (p. 433) *È un accento che spesso ho udito risuonare a Napoli in diversa forma. Un incanto nel vivere, unito però al sottinteso che il vivere ha per se stesso qualche cosa di doloroso. Si ha una specie di pendolo tra quell'incanto e quel sottinteso riposto: non si sa mai quale prevalga. (p. 437) *A [[Napoli]], come a Parigi, è difficile udire, almeno in conversazione, quei giudizi assoluti, radicalmente negativi che si odono altrove; come a Parigi, la tendenza è piuttosto verso l'assoluzione, naturalmente con un sottinteso un po' scettico, e senza approfondire troppo; vi è sempre, nei giudizi, un umorismo e un garbo di capitale anche mondana. (p. 443) *Come ha trovato modo di convivere con i santi, con i miracoli, con la scienza e la tecnica, questo popolo vive in confidenza con le forze occulte e la potenze cosmiche. Dovunque si destreggia con la sua malizia, come la piccola barca sulle onde del mare. Anche per questo credo che il [[Vesuvio|vulcano di Napoli]], come gli scavi archeologici del Napoletano, non abbiano equivalenti in nessuna parte del mondo: tutto a Napoli, è umanizzato due volte. (pp. 464-465) *Splendida eredità del dominio borbonico, il [[Museo archeologico nazionale di Napoli|museo Nazionale]] è dentro l'anima di Napoli, e un forestiero se ne avvede più di un napoletano stesso. [...] La vita romana qui perde ogni solennità accademica, e si avvicina con un realismo loquace; la confidenza subentra alla riverenza; non si potrebbe pensare un museo come questo se non a Napoli [...] (pp. 465-466) *Può darsi che la [[cucina napoletana]], come un gastronomo mi disse, sia cucina di città povera; una cucina primordiale, nata dai tre prodotti elementari della terra e delle acque, il grano, gli ortaggi e il pesce; giocata sulle variazioni di tre cibi, la pasta, il pesce e l'antichissima pizza. Molti forestieri non amano la cucina di Napoli perché, condotti da diverse abitudini, non la scoprono mai. Ma, quand'è buona, essa contiene, nel tempo stesso, l'antichità e la natura; porta alla comunione con la natura e con un passato remoto; è semplice e mitologica. (p. 473) *Vi fu chi mi disse che i due giardini di [[Ravello]], a villa Rufolo e al Cimbrone, sono i giardini più straordinari del mondo insieme con quelli di Charleston nella Carolina del Sud; ed è giusto nel senso che né gli uni né gli altri hanno equivalenti altrove. Forse i giardinieri a Ravello hanno subìto un'influenza britannica. Certo hanno acquistato l'arte di intonare colori diversissimi gettandoli alla rinfusa, come su una tavolozza, astenendosi dalle aiole troppo disegnate. Sono giardini, quelli di Ravello, romantici, di una scapigliatura geniale. (p. 477) *[[Salerno]] è diversa da Napoli, nell'apparenza e nello spirito. Qui veramente cadono molti luoghi comuni sull'Italia meridionale. L'aspetto è infatti quasi settentrionale, e la pulizia quasi svizzera. I discorsi sono secchi, brevi, propri di persone attive. [...] Coloro che conoscono la vita salernitana nell'intimo mi dicono ch'essa è un miscuglio, tipico dell'Italia meridionale in questa fase di passaggio, e nei luoghi di punta, di usanze ancora patriarcali e di modernismi talvolta anche strani ed eccessivi. [...] Osservando bene Salerno, si ha dunque l'impressione di un centro abbastanza tipico della fase di trasformazione dell'Italia meridionale. L'industrializzazione e il benessere sono in progresso, anche se le antiche passività gravino ancora fortemente. (pp. 477-478) *{{NDR|La [[Reggia di Caserta]]}} Il fascino di questa Versailles del Napoletano [...] viene per me soprattutto da un certo che di gratuito e di favoloso che emana da questo palazzo di grandezza sproporzionata sorgente in mezzo a una piatta pianura: esiste, lo abbiamo già detto, un [[surrealismo]] napoletano ''avant-lettre'', che nacque dal fasto teatrale di Napoli: e che consiste nel campare grandi fantasie architettoniche dove meno si aspettano. Lo stesso parco, attraversato dalle acque ricadenti da un monticello, poi scorrenti in lieve pendìo di bacino in bacino, interrotte da gruppi bianchi di grandi statue, animali, divinità, venti che gonfiano le gote, Atteone mutato in cervo e sbranato dai cani, è una fantasia macroscopica, in cui tutto sembra essere un po' più grande del giusto; questo genera un turbamento dell'immaginazione, che i [[barocco|barocchi]] chiamavano la meraviglia. È chiaro il desiderio di superare in fasto le grandi regge europee e le grandi metropoli; il contrasto tra questo sogno e la realtà dell'ambiente fa sì che quella di Caserta, ben più di quella di Versailles, sia una reggia di fantasia. (pp. 493-494) *Si sale sulla costa del monte d'un giallo fulvo; ai piedi si ha la pianura, l'immenso quadrilatero della [[Reggia di Caserta|reggia]]; poi ci si interna, e la pianura sparisce. Esiste in [[Provenza]] una splendida ed illustre città abbandonata tra le rocce, Les Beaux; {{sic|[[Casertavecchia|Caserta vecchia]]}}, longobarda, sorta nell'ottavo secolo, già sede di vescovi e conti, è il suo equivalente italiano. Soltanto Les Beaux è di due stili, medievale e Rinascimento, Caserta tutta medievale; e Les Beaux è celebrata in Francia, mentre Caserta vecchia è quasi ignota da noi. Capace di alloggiare molte migliaia di persone, ne racchiude duecento circa. È un nodo di case e viuzze morto e monocromo, del colore giallastro del travertino; intorno un paesaggio di colli brulli, sassosi, seminati di spunzoni di torri; un paesaggio fermo e perfetto. (p. 494) *Si trova a [[Benevento]] un orgoglio civico e storico maggiore che nelle altre città provinciali campane. (p. 496) *[[Benevento]] non è Napoli, e ci tiene a farlo sapere. Già la loro indole, mi fanno notare i beneventani, differisce molto da quella del resto della Campania: più dura, più chiusa, più alpina. [[Salerno]] ha qualcosa di milanese per quanto è possibile nel Mezzogiorno; ho ritrovato ad [[Avellino]] esemplari perfetti di un certo tipo d'intellettuale del Sud, intelligente, pessimista, che contempla se stesso e i suoi malanni come un capitolo di storia. I beneventani invece trasportano se mai nel Sud qualche caratteristica dei trentini. Lo stesso clima è freddo, poco campano; gli splendidi panorami della provincia sono alpestri. (p. 496) *Dopo la caduta di Roma, Benevento ebbe un'altra epoca di splendore sotto il dominio longobardo, e fu il più importante feudo longobardo del Sud. Sotto Roma, e nel Medio Evo, fu grande centro di traffico commerciale fra Tirreno e Adriatico. I beneventani tengono a quello sfondo lontano di internazionalismo. Gli stessi nomi, mi dicono gli studiosi, nei documenti degli archivi, dimostrano che le famiglie provenivano da ogni parte; la popolazione aveva una composizione internazionale, e Benevento qualche cosa della metropoli. (p. 496) *Oggi Benevento è in gran parte una città nuova di zecca con oasi di splendidi monumenti.<br>Pure negli avanzi di quella che fu l'aristocrazia intellettuale del Sud, viva sebbene numericamente ristretta, ho qui notato una passione per l'arte, una difesa del patrimonio artistico ed archeologico, che nel Nord dell'Italia sono meno comuni. È quella passione umanistica che nel Mezzogiorno d'Italia minaccia ormai di naufragare, ma che qui è tenuta desta, come dicevo, anche dall'orgoglio civico. (pp. 496-497) *[...] l'[[Arco di Traiano (Benevento)|Arco di Traiano]], forse il più bello e armonioso degli archi romani esistenti, più bello di quelli di Roma. Ed è anche un arco stranamente moderno, poiché si vede nei bassorilievi Traiano dedito ad opere sociali ed assistenziali. (p. 497) *L'Italia, con i suoi paesaggi, è un distillato del mondo, le [[Marche]] dell'Italia. (p. 508) *Un viaggio nelle Marche, non frettoloso, porta a vedere meraviglie. (p. 513) *[[Ascoli Piceno]] [...] è una tra le più belle piccole città d'Italia, e non ne vedo altra che le assomigli. [[André Gide|Gide]] la prediligeva [...] bella come alcune città della [[Francia]] del sud, non tanto per questo o quel monumento in modo speciale, ma per il suo complesso, per la qualità antologica, per un incanto che viene da nulla e da tutto. Più di qualsiasi altra dev'essere difesa da stupidi sventramenti. Bisogna avervi passeggiato, a cominciare dalla piazza del Popolo, la piazza italiana che insieme con quella di San Marco a [[Venezia]] dà più un'impressione di sala, cinta da porticati, chiusa dalla stupenda abside di San Francesco; o costeggiando il Battistero del Duomo; o lungo le rive scoscese del Tronto; e per le strade strette, chiamate «rue», dove i palazzi non si contano; e che si allargano in piazzette [...] Ascoli è città di torri, antologica come si è detto, perché vi si succedono molti stili, il romanico, il gotico, il rinascimentale, il barocco. Ma il romanico resta il fondo costante, il colore; chiese dalle pareti di pietra, senza finestre; un travertino d'un grigio caldo, uniforme, senza intonaco [...] Quel marmo grigio è tutto ornato, lavorato, istoriato [...] qui, su ogni porta e finestra, vedi frutta, fogliami, cariatidi femminili, fiori, animali, stelle, o anche semplicemente proverbi e sentenze scolpite. (p. 534) *Dovunque si sente lo spazio. Perciò [[L'Aquila]] è gaia. Posta ad oltre 700 metri, il più alto, se non erro, tra i capoluoghi di provincia italiani dopo Enna e Potenza, è una città che respira. Lo sguardo, appena trova un varco, subito va lontano, con l'immediatezza di un corpo sommerso che viene a galla, fino al [[Gran Sasso]] ed al [[Sirente]], dominanti la vasta conca. (pp. 557-558) *{{NDR|Sulla [[Calabria]]}} È certo la più strana delle nostre regioni. Nelle sue vaste plaghe montane talvolta non sembra d'essere nel Mezzogiorno, ma in Svizzera, nell'Alto Adige, nei paesi scandinavi. Da questo Nord immaginario si salta a foreste d'olivi, lungo coste del classico tipo mediterraneo. Vi si incuneano ''canyons'' che ricordano gli Stati Uniti, tratti di deserto africano ed angoli in cui gli edifici conservano qualche ricordo di Bisanzio. Si direbbe che qui siano franati insieme i detriti di diversi mondi; che una divinità arbitraria, dopo aver creato i continenti e le stagioni, si sia divertita a romperli per mescolarne i lucenti frantumi. (pp. 559-660) *[...] a proposito dei comuni alpini, dirò di sfuggita che uno, [[Capracotta]], è il più alto dei comuni appenninici, e perciò l'inverno è chiuso dalle nevi e dai ghiacci. (p. 575) *{{NDR|[[Palermo]]}} Il disegno dei monti e degli scogli che circondano il porto, tendenti all'ocra ed al violetto, sulle acque d'un azzurro carico, quale lo si contempla dal Pellegrino, è meno dolce, meno tenero, ma più puro di quello dei monti circondanti Napoli. Come in Grecia, in Sicilia la natura è rimasta ferma a modelli eterni, e hanno mutato invece gli uomini. Il contrasto fa la natura anche più alta e più lontana; l'animo di chi guarda è costretto a una specie di altalena perpetua. (p. 585) *L'incontro con l'arte [[nuraghe|nuragica]] si ha prima a [[Cagliari]], nel [[Museo archeologico nazionale di Cagliari|museo Archeologico Nazionale]]. Qui si può meglio confrontarla con le civiltà estranee. Anche il reparto romano infatti è importante, ed ancora di più di quello punico, con le sue divinità sensuali e crudeli. Ma il reparto nuragico si stacca dal resto e contrassegna meglio la Sardegna. Si ha il caso raro di un museo senza ripetizioni altrove, incorporato in questa terra come la natura e i costumi. (p. 707) *La [[Basilicata|Lucania]] è una parte del Sud, che soffrì in modo acuto l'isolamento, la lunghissima decadenza, la terra ingrata. [...] Numerosi paesi ricevettero l'acqua e la luce solo dopo il 1945, ed altri solo negli ultimi anni la strada; statistiche recenti indicavano come analfabeta una buona metà della popolazione. Tuttavia la Lucania produce numerosi ingegni, alcuni di grande rilievo. Possiede in abbondanza le virtù che diremo antiche, essendo laboriosa, volitiva, tranquilla, con un profondo sentimento della famiglia. (pp. 737-738) *Vi si giunge da plaghe nude, e d'un tratto si vede sorgere una fungaia di alti caseggiati moderni. [[Potenza (Italia)|Potenza]] cresce a vista d'occhio, presa dalla febbre edilizia. Questo rivestimento di caseggiati [...] circonda il vecchio nucleo della cittadina borbonica, la quale però è tutt'altro che morta. Appena vi si penetra la si ritrova, con la via principale stretta, e con le viuzze disposte in modo da tagliare il vento; Potenza infatti è città di mezza montagna, d'aria fine e ventosa. Le strade ampie e moderne sono in periferia. La parte interna ha la sua grazia, e alcune belle chiese, come la cattedrale, San Francesco, San Michele Arcangelo. (p. 738) *Sembra che [[Matera]] si affacci a un sottosuolo scoperchiato e abitato, che nell'insieme forma una città maggiore. Una tale adunanza di semicavernicoli, in cui si prolunga senza soluzione di continuità l'esistenza della preistoria, non ha paragone in Europa, ed è tra i paesaggi italiani che generano più stupore. Spaccata da valli rupestri, Matera è una specie di [[Siena]] del Sud, più remota nel tempo [...] (p. 747) *La [[Puglia]] è la nostra regione in cui più si avverte l'Oriente. I baresi ricordano come una favola recente gli anni in cui gli albanesi traversavano il mare carichi di monete d'oro; giacché gli albanesi allora consideravano [[Bari]] il proprio mercato e vi scendevano anche a comprare un cappello. (p. 767) *Bari smentisce i luoghi comuni sul Mezzogiorno. Commerciale e borghese, ha scarse tradizioni di aristocrazia baronale e terriera, a differenza, per esempio di [[Lecce]] e [[Brindisi]]. Il tipico barese medio è parco, esatto, dedito ai propri affari, affezionato ai vecchi metodi amministrativi e al risparmio. Lo si vede in bottega, fino a ora tarda, attraverso l'uscio socchiuso, concentrato sui conti. (p. 768) *Nell'insieme Bari somiglia non a [[Milano]], come si afferma, ma piuttosto a [[Genova]]; e, tra le due città, Bari è d'aspetto più composto e più nordico. Pochi infatti sono i caffè; la vita stradale non ha né l'importanza, né il colore, né l'estro consueto nel Mezzogiorno. La strada di Bari è un passaggio, con funzione soltanto pratica, non un salotto o un palcoscenico; con l'eccezione dei quartieri popolari di Bari vecchia. Il barese, e il pugliese in genere, specie di discendenza sveva, hanno un gusto della pulizia che non si avverte nemmeno nella [[val Padana]]. Anche nelle vie più povere gli abitanti non cessano mai di strofinare le case, lucidarle, dare la calce. (pp. 768-769) *[[Rieti]] è una bella città, viva e di struttura aristocratica. Al Medio Evo della Cattedrale romanica, sebbene rifatta all'interno, del Palazzo dei Papi, che è della fine del Duecento, con i suoi potenti archi gotici, e di alcuni quartieri con viuzze, scalinate esterne, torri mozze, archivolti, si sovrappone l'opera di secoli più tardi, la loggia del Vignola, molti palazzi nobiliari. [...] Come s'è detto, Rieti aduna un nucleo di aristocrazia romana, e ne porta l'impronta. (p. 809) *{{NDR|[[Giardino di Ninfa|Ninfa]]}} Quel parco è uno dei luoghi più belli del [[Lazio]]; così sperduto e segregato che, pensando alle ville pompose del patriziato romano, sembra di aver cambiato mondo. Si direbbe piuttosto di essere stati portati d'un tratto in Oriente; o in quel giardino d'una novella del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]], che un negromante fa sorgere in una notte. (p. 817) *[...] un viaggio per l'Italia ci porta davanti alla società più mobile, più fluida e più distruttrice d'Europa. [...] Pochi altri paesi sembrano meno legati al loro passato. In nessun altro paese sarebbe permesso assalire come da noi, deturpare città e campagne, secondo gli interessi e i capricci di un giorno. Gli italiani non temano di essere poco «futuristi». Lo sono più degli altri, senza avvedersene; sebbene questo non significhi sempre essere più avanzati. (p. 860) *Il nostro paese non è inferiore a nessuno per il numero degli ingegni e per la qualità dell'intelligenza allo sgorgo. Ma quell'intelligenza riesce difficilmente a prendere un valore politico e un prestigio politico, e raramente emette voci che trascinano seco un interesse universale. In nessun altro paese come da noi tutto il campo sembra occupato dagli attivisti d'ogni specie; in nessun altro, quasi per un tacito accordo di affaristi e {{sic|sociologhi}}, è così radicata la convinzione che contino solo i problemi di denaro e di cibo. (p. 863) *Il maggiore strumento che rimane per farsi valere ai paesi europei è la loro vecchia cultura. La nostra classe politica non mostra d'esserne convinta. [...] Il rischio dell'Italia è di entrare nel numero dei popoli di cultura bassa, giacché è possibile essere intelligenti e di cultura bassa. (p. 865) *Sotto un involucro di sorriso e di bonomia, l'[[Italia]] è diventata il paese d'Europa più duro da vivere, quello in cui più violenta e più assillante è diventata la lotta per il [[denaro]] e per il [[successo]]. (p. 872) ==''La coda di paglia''== *Aborro le [[coerenza|coerenze]] false e la finzione delle conclusioni raggiunte. *Amo i morti trasmessi al ricordo poetico, non i cadaveri insepolti. *I problemi della [[cultura]] passano oggi in primo piano, portandosi a reagire su questo terreno dove l'infiltrazione lenta, servita dalla folla degli intelligenti mediocri, sostituisce l'attacco frontale massiccio. *L'[[autocritica]] che mi piace è svelta, secca, volta subito pagina. *L'uomo riuscito, tra i muri della propria casa, è spesso fallito ed infelice. *Lo [[scrittore]] deve darsi intero, soltanto a traiettoria conclusa si potrà giudicare in che punto di essa si è messo meglio a fuoco. *Ritengo che lo [[scrittore]] moderno debba vivere tutto in pubblico, in compagnia dialogata con gli altri, fuori del mito del ritegno. *Uno degli uffici dell'[[arte]] è convogliare i rimpianti ed i rimorsi. ==''La gazzetta nera''== ===[[Incipit]]=== La parte avuta da Giovanni Dorigo in alcuni fatti che accaddero anni fa in Inghilterra si può capire solo se si conoscono certe sue angosce del passato. Ora ha raggiunto la pace della coscienza, e abita in un piccolo appartamento a Milano, dove ha trovato un impiego modesto, rinunciando a certe ambizioni che l'hanno perseguitato negli anni giovanili. Il suo carattere si è anche mutato di molto, si è fatto più affabile e lieto, e certo meno solitario. Egli dice talvolta che un disperato attaccamento alla vita, un egoismo spinto a fondo, sono proprio i difetti che trasformandosi possono meglio degli altri aprirci l'animo a sentimenti d'amore. Ma la breve avventura del suo soggiorno in Inghilterra ha una parte tanto notevole in quella trasformazione, che bisognerà raccontarla, anche se la sua origine è una triste pazzia. ===Citazioni=== *«Ora capisco che cosa può dare di bene l'orrore per la rinuncia ed il terrore di morire. Ecco, ora mi dico: vi è un solo modo di non incontrare la morte, quello di morire prima. Io dovrò avere paura, molta paura, e grazie ad essa non rinuncerò a nulla, non romperò nessun vincolo, non ammetterò l'abbandono: mi chiuderò vivo in un mondo assoluto, che sia già l'aldilà. Allora il vizio di viltà e d'egoismo, l'avarizia e l'orgoglio, diverranno una fedeltà non mortale, in cui la morte non potrà avere effetto, perché il suo passaggio sarà un momento qualsiasi della nostra vita assoluta. Questo è il motivo per cui non ti lascio morire allontanandoti da me.» *Ogni attimo nuovo di vita è un diritto di più di rifiuto alla morte. *Ogni piacere umano trova dentro di sé il suo [[contrario]] e la sua distruzione. ==''Romanzo americano''== ===[[Incipit]]=== Michele era sbarcato, anni prima, nel porto di New York. Gli venne incontro il nuovo zio e, non conoscendosi ancora, si guardarono bene in faccia. Michele vide un uomo di mezza età, alto, con i capelli grigiastri un po' trascurati, come del resto anche il vestito; le sopracciglia folte, e gli occhi intelligenti bene aperti dietro gli occhiali; la bocca ripiegata in giù; sottile, il naso lungo, de un po' curvo, e la punta del mento un po' alzata verso esso. La lieve tendenza del naso e del mento ad andarsi incontro gli dava qualche anno di più, e ricordava che era nato lombardo; come anche una certa amarezza, che si scorgeva in quella faccia, un'amarezza un po' scorbutica, soprattutto guardinga.<br>John esaminò il nipote con attenzione maggiore. Essendo un uomo di gran cuore, spronato anche dalla moglie aveva risposto di sì, senza pensarci un attimo, quando gli era stato richiesto di occuparsi di lui. ===Citazioni=== *Io detesto i rimorsi, che legano l'uomo al passato. Ritengo giusto rivoltarsi davanti all'ingiustizia ed infatti ci sono i martiri, ma detesto i collezionisti di rivolte, che amano la rivolta in sé: è una tremenda catena. (p. 53) *L'anima è quello che si fa, ed i legami sono buoni se vi entrano, cattivi se rimangono contro o fuori, anche se li chiamano santi. (p. 59) *Non esistono leggi sante, nel mondo fisico e nel mondo morale; però tutte le leggi, man mano che si scoprono, sono sante. (p. 61) *Vi sono uomini il cui carattere è dato in maniera quasi esclusiva dal loro modo di pensare, ma anch'essi esistono in natura, non meno degli attivi e degli avventurieri. (p. 69) *L'anima vive per l'opera, solo per l'opera. Senza l'opera non si è anime. (p. 124) *Il cielo si divide in tre, la luna vicina, le stelle che bruciano e scappano, ed in mezzo, metà dell'uomo e metà del mondo, i pianeti tranquilli, grandi esseri ancora affettuosi che conciliano l'amore e il sonno. (p. 129) ==''I burattini e il drago volante''== ===[[Incipit]]=== Uno dei miei primi ricordi teatrali sono alcuni spettacoli di marionette, in una città di provincia, in una sala che poteva essere una ex-scuderia o una ex-legnaia, dove si recitavano adattamenti dalle fiabe di [[Carlo Gozzi]]. Uno dei punti culminanti di non ricordo quale fiaba era l'entrata in scena di un enorme drago volante, il quale navigava nell'aria orizzontale come un pesce nell'acqua, e giunto all'altezza d'un cavaliere spalancava la bocca e l'inghiottiva tutto intero continuando il suo movimento dalla parte opposta. ===Citazioni=== *La voga di [[James Bond]] è in declino. Il favore del grosso pubblico non è più quello di una volta. L'agente 007 ha rappresentato un momento, per me non privo d'interesse, nella storia del film-racconto d'avventura. Chi farà la storia del genere non lo potrà dimenticare. *L'[[industria culturale]] è in gran parte un mito, un bersaglio di comodo, com'erano in altri tempi il diavolo e le streghe. Se mai, l'industria e umori del pubblico vanno sulla stessa barca: l'insieme dei prodotti finisce per corrispondere regolarmente a una richiesta genuina. *I film di [[James Bond]], al miscuglio abituale di violenza, sesso, tecnologia, aggiungono qualcosa di più, che segnava il momento: un estetismo delle immagini, una punta di dandysmo, una preziosità dell'orrido, in cui motivi tipici fine Ottocento sembravano filtrare tra le macchine avveniristiche e fantascientifiche. *Il genere [[film]], o romanzo, di spionaggio sta oggi muovendo verso nuove formule. All'eroe trionfante, invincibile, tutto gesto, senza anima, subentra un'altra formula, la spia meditativa, psicologizzante, che sente la meschinità, la tristezza, la sporcizia del suo mestiere, l'eroe deluso e disgustato. *In ''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]'' il regista ([[Lewis Gilbert]]) non porta un'invenzione fresca. L'attore, [[Sean Connery]], è invecchiato. I «cattivi» sono scipiti, non prendono rilievo, non fanno nessuna paura. Le scene d'amore si direbbero avvolte nel ''cellophane'' ===[[Explicit]]=== Il film {{NDR|''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]''}} sta a mezzo tra la favola di magia e il balletto ''Folies Bergères''<br>Non so che farci; lo confesso; mi divertono la sigaretta che spara e l'elicottero-ippogrifo. Mi piacciono le fiabe, anche se gli elementi che combinano insieme sono sempre gli stessi. Domando scusa, ma non posso cambiarmi, e se [[James Bond]] finirà, andrò sempre a vedere quello che prenderà il suo posto. ==''Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese''== *L'adolescenza del [[Giuseppe Antonio Borgese|Borgese]] è imbevuta di tendenze che, riunitesi intorno al [[Giovanni Verga|Verga]], conservano un'intonazione manzoniana: d'un [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] in cui sia tolta la febbre morale, ma esercitato ed esteso l'amore del documento e dell'indagine storica come principio dell'arte. Ho veduto con attenzione gli esordi dell'attività del Borgese, sia negli inediti, sia nelle prime collaborazioni dimenticate o disperse. Vi ho trovato un grande attaccamento a [[Lev Tolstoj|{{sic|Tolstoi}}]], inteso come verista e apparentato perfino al [[Giuseppe Giacosa|Giacosa]]: il desiderio di un'estetica che studi il gusto, le eredità, i complessi, molto più che le opere, e consideri l'artista come la risultanza di un clima intellettuale; il biasimo per l'arte «soggettiva», che non dimostri uno scopo sociale. L'ideale di critico, per il Borgese, è un [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]], inteso prima del [[Benedetto Croce|Croce]], trasformato dal [[positivismo]]. L'interessano i miti, come studio di razza; condanna un dramma, per inesattezza storica nei fatti e nella psicologia, ricordando i criteri dell'Adelchi. (p. 502) *Per qualche anno, l'accusa dei critici contro il Borgese fu ch'egli è più critico che artista: è un'accusa che dimostra l'impreparazione di chi l'ha formulata. La critica d'un uomo vivo è la condizione dell'arte: artistico per eccellenza il sentimento che la muove. Essere critici significa non confondere la spontaneità con l'incoscienza. Per questo sono giunto al Borgese artista parlando del critico: e certo egli sa che l'accusa, che gli facevano un tempo, diventerà un titolo d'onore. (p. 507) *La fantasia del Borgese è tutt'altro che manzoniana: non è intellettuale, non illumina con l'immagine il ragionamento, ma va per immagini improvvise, ingiustificate: benché poi condotte sapientemente a disegno, tanto da perdere ogni apparenza fortuita. Se in una novella del Borgese ci si sforza d'astrarre le immagini più salienti, si ha l'impressione d'un seguito di pulsazioni di lampada elettrica. Difficilmente poi l'immagine, che genera una novella, coincide col centro dell'intreccio: ricevuto lo spunto, spesso il Borgese vi sovrappone altre immagini e memorie, e il centro dell'attenzione si sposta. (p. 514) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Le furie''=== Sono a Vicenza, in una camera d'albergo, una sera d'ottobre.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===''Le stelle fredde ''=== Il medico mi chiese:<br /> «Peggio dal destro o dal sinistro?»<br />«Non saprei fare distinzioni tra un [[orecchio]] e l'altro.» ==Citazioni su Guido Piovene== *{{maiuscoletto|Guido Piovene}}. ''Il Conte Rosso.'' ([[Marcello Marchesi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Guido Piovene, ''De America'', Garzanti, Milano, 1961. *Guido Piovene, ''I burattini e il drago volante'', ''La Fiera Letteraria'', 19 ottobre 1967 *Guido Piovene, ''La coda di paglia'', Baldini Castoldi Dalai, 2001. *Guido Piovene, ''La gazzetta nera'', Oscar Mondadori, 1968. *Guido Piovene, ''Le furie'', 1958. *Guido Piovene, ''Le stelle fredde'', Mondadori, 1976. *Guido Piovene, ''Romanzo americano'', CDE, 1980. *Guido Piovene, ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1930-04-16_270/page/502/mode/1up Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese]'', in ''Nuova Antologia. Rivista di lettere scienze ed arti'', vol. 270, 16 aprile 1930. *Guido Piovene, ''Viaggio in Italia'', Baldini & Castoldi, Milano, 2013. ISBN 978-88-6852-019-9 *[[Francesco Savio]], ''Ma l'amore no: realismo, formalismo, propaganda e telefoni bianchi nel cinema italiano di regime (1930-1943)'', Sonzogno, Milano, 1975. ==Filmografia== *''[[Amanti senza amore]]'' (1948) – sceneggiatura *''[[Lettere di una novizia]]'' (1960) – soggetto ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Piovene, Guido}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] r2u4lvedtd08pvye8qiwhs63u0pvqqk 1418411 1418410 2026-06-27T09:38:55Z Gaux 18878 /* Bibliografia */ pagine dell'articolo 1418411 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Guido Piovene.jpg|thumb|Guido Piovene]] '''Guido Piovene''' (1907 – 1974), scrittore e giornalista italiano. ==Citazioni di Guido Piovene== *Chiarire agli italiani che la razza è un dato scientifico, biologico, basato sull'affinità di sangue, è il primo compito che il libro {{NDR|''Contra Judeos''}} incoraggia; secondo, di dimostrare che l'inferiorità di alcune razze è perpetua; che negli incroci l'inferiore prevale sul superiore; che la razza italiana dev'essere gelosa della sua immunità... Gli ebrei possono essere solo nemici e sopraffattori della nazione che li ospita. Di sangue diverso, e coscienti dei loro vincoli, non possono che collegarsi contro la razza aliena. L'enorme numero di posizioni eminenti occupato in Italia dagli ebrei, è il risultato di una tenace battaglia. Come stranieri, essi tentano di ottenere il trionfo sulla cultura nazionale altrui, portandola a forme «europeistiche», staccandola dalle radici popolari dell'arte, come è avvenuto in Italia.<ref>Da una recensione del novembre 1938 per il ''Corriere della Sera'' del libro ''Contra Judeos'' di [[Telesio Interlandi]]; citato in [[Rosetta Loy]], ''La parola ebreo'', Giulio Einaudi editore, Torino, 1997, p. 30. ISBN 88-06-14542-8</ref> *La gente povera, in ''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]'', si innalza alla poesia, e il viso di Anna nella morte prende la dignità e la luce di un marmo: mentre gli antagonisti restano irrimediabilmente brutali e volgari. Questo è assai ben narrato. [[Mario Camerini|Camerini]], antiretorico, narra solo attraverso la rappresentazione dei fatti più quotidiani e consueti. E otterrebbe la compiutezza, se pervenisse a una più intima fusione tra la parte maggiore della sua storia (la macchina sociale che stritola gli indifesi) e la comune vicenda cui si appoggia, di insufficiente sostegno. Quasi a sanare il dissidio, v'è un eccessivo profluvio di sentimento, un soverchio uso di fatti che chiedono il pianto. Ma il film è ottimo, e va sulla buona via.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 25 ottobre 1942; citato in Savio, p. 344.</ref> *La persecuzione antiebraica è solo uno degli aspetti del [[razzismo]] nel [[mondo]], ma ne è stata l'espressione più orribile.<ref>Da un articolo pubblicato sul ''Corriere della sera'', 1961; da ''La coda di paglia'', Mondadori, 1962.</ref> *{{NDR|Su ''[[Se io fossi onesto]]''}} Questi film nei quali una trama ingegnosa, irta di trovate e di equivoci, si svolge in un immaginario paese di case novecento, di milionari, di maggiordomi sono ormai diventati una nostra specialità e difficilmente se ne vede uno veramente cattivo. [...] Il regista [[Carlo Ludovico Bragaglia|Bragaglia]] ha mostrato anche qui esattezza, misura e sicurezza di taglio, raggiungendo il suo intento, che era di divertire.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 4 marzo 1942; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/se-io-fossi-onesto-tojovj56 Se io fossi onesto]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[I 3 aquilotti]]''}} Si tratta d'una specie di {{sic|lungo metraggio}} sull'Accademia aeronautica di Caserta, nel quale è stata inserita una lieve trama. [...] È un film che corre liscio e di esperta condotta: la recitazione, a cui hanno partecipato giovani della Scuola e giovani della G.I.L., procede senza intoppi; e sotto il buon mestiere resta così dissimulato quanto vi è nella trama di non del tutto originale.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 31 agosto 1942; citato in Savio, p. 361.</ref> *Una [[vizio e virtù|virtù]] è sempre un [[vizio e virtù|vizio]] trasformato. Bisogna avere il coraggio di ammettere che ogni virtù si ricava dal vizio.<ref>Dalla prefazione a ''La gazzetta nera'', Mondadori, Milano, 1953.</ref> *[[Viaggio|Viaggiare]] dovrebbe essere sempre un atto di umiltà.<ref>Da ''De America''</ref> *{{NDR|Su ''[[Un garibaldino al convento]]''}} [[Vittorio De Sica]] ha fatto un altro ottimo film, in cui dimostra le sue solite doti, l'accuratezza, la finezza, lo zelo, il giusto orecchio, la compiuta misura, e questa volta qualche cosa di più. [...] Il film è buono per la delicata pittura delle due famiglie avverse, dei familiari, del pietismo conventuale, dei soldati borbonici (se mai ha un difetto è di essere fin troppo bello, troppo finito e levigato); è buono per le figure minori, vivaci e di fresca invenzione; è buono per il dialogo al quale hanno collaborato scrittori, per esempio [[Adolfo Franci]]; nelle ultime scene poi, l'assedio, la fuga a cavallo, l'inseguimento e la carica dei garibaldini, incalzanti, piene di ansia, De Sica trova il suo meglio.<ref>Da ''Corriere della Sera'', 14 marzo 1942; citato in [[Roberto Chiti (critico)|Roberto Chiti]] e [[Enrico Lancia]], ''Dizionario del cinema italiano: i film'', Gremese Editore, Roma, 2005, [https://books.google.it/books?id=UlKjE82BEe4C&pg=PA158 p. 158]. ISBN 88-8440-351-0</ref> *{{NDR|Sui [[salotto letterario|salotti]] parigini del Novecento}} Una di quelle colazioni che offrono ai letterati due o tre signore della società parigina, le quali mantengono in vita la tradizione dei salotti intellettuali in belle case con un busto di marmo bianco sul camino.<ref>Citato alla voce ''Salotto'', ''Grande Dizionario della lingua italiana'', a cura di Salvatore Battaglia, vol. XVI, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1995, p. 424.</ref> ==''Viaggio in Italia''== *{{NDR|[[Bolzano]]}} È opulenta, moderna. Ma la sua bellezza è gotica: le lunghe vie fiancheggiate di portici, abbellite non tanto da questa o quella costruzione, quanto dal movimento degli angoli e delle sporgenze, che crea fondali di teatro, giochi di luce. (p. 9) *[...] conoscere [[Andrea Palladio|Palladio]], la Basilica, la Loggia del Capitanio, la Rotonda, il teatro Olimpico, il palazzo Chiericati e gli altri attraverso gli studi è una conoscenza imperfetta. Bisogna vederlo a [[Vicenza]]. (p. 49) *È fantasia dei [[Friuli|friulani]] che la loro terra, con le montagne della [[Carnia]], le colline dell'Udinese, la pianura, i paesaggi lagunari lungo la costa, le diverse razze e i colori vivaci di un tempo più antico del nostro, sia per se stessa un universo nella sua varietà. Aquileia romana, [[Udine]] veneziana e [[Cividale del Friuli|Cividale]] longobarda... (p. 60) *[[Verona]] fu romana, gota, poi bizantina e longobarda. La tennero i Carolingi e gli imperatori tedeschi; fu un glorioso Comune e una gloriosa Signoria. Fu scaligera, viscontea, veneziana; l'avvicendamento fu rapido, ed ogni fase sovrappose all'altra il suo segno. In ogni fase storica ebbe una parte dominante, per l'importanza strategica e mercantile, grande fortezza ed incrocio di arterie tra l'Italia e il mondo germanico. Per varietà di stili, nessuno dei quali prevale, Verona non ha pari tra le città italiane se si eccettua Roma. (p. 78) *Tra l'azzurro ed il bianco, sul fondo dei colli di un verde opaco, [[Genova]] è misteriosa al modo di [[Londra]], l'altra città europea fatta a compartimenti stagni. La fantasia, dice Stevenson, è stimolata a Londra, perché Londra è un incastro di ambienti segreti l'uno all'altro. L'animo può così giocare al mistero, compiacersi in acrobazie che oggi si direbbero metafisiche, immaginando qui un cinese, qui un baro, una vecchia duchessa, un commerciante di caucciù, un dinamitardo, accostandoli, mescolandoli, ponendoli in rapporti occulti. Congerie di misteri simili non s'incontrano mai nelle semplici città italiane, ma Genova è forse l'unica che susciti la fantasia di retroscena clandestini. Un libro giallo che si svolga a [[Roma]], a [[Venezia]] o a [[Firenze]] ha qualche cosa di incredibile, ma se si svolge a Genova si riesce a credervi (o quasi). E, proprio come Londra, Genova ha la speciale teatralità degli esseri e delle vicende su cui si sente pendere qualche cosa di occulto. (p. 220) *Ma l'affetto indugia ancora su [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], che resta la più vera, viva e in fondo moderna. Appoggiata a terrazze che digradano sulle pendici, le case sembrano erette l'una sull'altra; tutte sembrano spingersi in lato più che possono, come le piante d'una selva, in cerca di luce; si direbbe che una sola scaletta a chiocciola, nell'interno di esse, ci possa condurre dal porto alla cima delle colline. Al sommo, i nuovi grattacieli s'intonano con l'aspetto verticale della città. Nella calca s'incuneano giardinetti da casba, oleandri, magnolie. (p. 221) *Quasi tutte le città italiane furono fatte e rifatte attraverso i secoli. Ma le case di [[Centro storico di Genova|Genova vecchia]], in modo speciale. Più che portare i segni delle trasformazioni, li nascondono con avarizia. I loro muri sono ossari di stili, forzieri di vestigia; basta bucare un muro per trovare sotto l'intonaco qui una finestra di cotto, qui un bassorilievo o un affresco. Sono muri pieni di spettri tra sciami di gente vivace. (p. 222) *Parallela a via Gramsci, più in alto, ma in continua simbiosi col porto, corre [[Via di Prè|via Prè]], stretta, lunga, la più popolare di Genova, e forse la più genovese. Benché si stenda vicino ai mercati e alla Borsa, molti dei suoi abitanti non ne escono mai, avendo fin troppo da fare sul posto. Fritture, torte, contrabbando al minuto, argomento troppo importante per passarlo sotto silenzio. (p. 222-223) *I [[genovesi]] sono risparmiatori, lavoratori, produttori e prudenti. Non produttori al modo dei milanesi, troppo giocatori per Genova e propensi a confondere l'affare con l'avventura. Predomina in questo porto un'idea moralistica del lavoro; perciò, almeno in alcuni, si avverte lo spavento di guadagnare troppo, cioè di essere giocatori, gente, secondo i moralisti, esposta a sicura rovina. Nascondono la ricchezza ancor più dei piemontesi; conosco ricchi che hanno un numero elevato di dipendenti, ma sembrano vergognarsene, e li fanno vedere poco. La ricchezza si riversa in casa. (p. 224) *[[Genova]] è una città dura che si compiace d'essere sentimentale. Immagina se stessa rude, ma dolce nel segreto. Il misantropo di buon cuore è un personaggio importante della commedia dialettale che essa recita nella vita. Un buon genovese non deve mai mostrarsi commosso, ma voltate le spalle deve sempre asciugare una lagrima di soppiatto. (p. 225) *Si è parlato del culto genovese dei morti, che talvolta palesa un grandioso concetto della classe. La visita a [[Cimitero monumentale di Staglieno|Staglieno]], il più famoso cimitero d'Italia, mostra come quel concetto sia stato tramandato dall'aristocrazia alla borghesia filantropica. Nemmeno il Cimitero Monumentale di Milano offre una tale antologia di autocelebrazioni mediante il sepolcro. Qui vedi il finanziere in panciotto di marmo bianco, che si congeda dalla moglie piangente; ma si congeda in un palazzo; e morire significa andare di là di un tendaggio di broccato dalle ricche pieghe. Un altro defunto appare nella veste di un angelo che versa da una ciotola una pioggia di monete d'oro; ed un altro, dice l'epigrafe, «cessò di vivere ma non di beneficare – legando a pietosi istituti – parte non umile del ricco suo censo». (pp. 227-228) *Il [[porto di Genova]] è uno dei più perfetti d'Europa; non vi è merce che non possa essere rapidamente sbarcata e imbarcata. (p. 232) *Una reazione tipica del produttore genovese di fronte alla crisi è quella moralistica: «Io lavoro da mattina a sera». Adriano Olivetti a Ivrea mi parlava di questo moralismo-dolorismo dell'industria italiana, di questo feticismo nazionale per la fatica, il lavoro domenicale ed il dormire poco; in nessuna città è maggiore che a [[Genova]]; esso viene opposto alla crisi, che è subìta perciò come un'ingiustizia. Mai come a Genova ho accolto tante testimonianze di gente che lavora sempre e non dorme mai. (p. 235) *{{NDR|[[Cesena]]}} Questa graziosa cittadina, circondata di bei frutteti, e perciò a primavera ravvolta di una nuvola d'alberi bianchi e rosa, addossata a un colle e dominata da una rocca che la include in parte, è nota anche nella cronaca delle ultime guerre, perché diede un buon numero di aviatori medaglia d'oro. Ivi ho raccolto molto di quel colore romagnolo, che ho poi versato in queste pagine solo in minima parte. (pp. 318-319) *La splendida [[Biblioteca Malatestiana|biblioteca malatestiana]] di Cesena è il cuore della cultura della Romagna. Costituita, a metà Quattrocento, per ordine di Novello Malatesta sul fondo di una più antica biblioteca conventuale, nella scia di quella di San Marco a Firenze, è una perfetta creazione del genio del Rinascimento. Non solamente per i codici corali miniati, incunaboli di gran pregio ch'essa con­tiene, ma per la stupenda sala, opera di Matteo Nuti, scolaro dell'[[Leon Battista Alberti|Alberti]]. Col tempio malatestiano di Rimini, con il [[Palazzo Ducale (Urbino)|Palazzo Ducale di Urbino]] e con i più tardi palazzi degli Estensi a Ferrara è quanto di più puro ci abbia dato quel secolo in cui la cultura toccò l'estremo punto della raffinatezza. [...] Appare, la meravigliosa sala, con due file di colonne in fuga prospettica e i muri cui il tempo ha dato sfumature verdi e rosee. Difficile associare più distillata purezza a più slancio di fantasia. (p. 319) *La Toscana è tra le regioni del mondo più famose per la loro bellezza. È un luogo comune parlare della dolcezza e della grazia dei suoi paesaggi. Le valli intorno a Firenze, nel Pistoiese, in Lucchesia e altrove, con i loro giochi d’olivi chiari e di cipressi scuri, hanno una veste incantevole che sa di pittura e di prospettiva artistica, Pure, ad osservarla bene, la dolcezza non è la più intima caratteristica della terra toscana, come invece dell’Umbria. Anche nelle parti più amene, quali la valle del Mugello ed il Chianti, sotto l’involucro grazioso si scopre una precisione, una purezza di contorni, uno scarno rigore di disegno: mentre l’occhio si incanta sulla dolcezza delle prime apparenze scivola dentro l’animo una lezione più severa. La bellezza toscana è una bellezza di rigore, di perfezione, talvolta di ascetismo sotto l’aspetto della grazia. (pp. 359-360) *Il rigore del paesaggio toscano emerge in plaghe dove, come intorno a Siena e a Volterra, la creta biancastra traluce tra le vegetazioni, fissando come nel diamante i contorni di un paesaggio netto, duro e supremamente perfetto. Dunque un paesaggio intellettivo, imbevuto d’intelligenza, che sembra pensare esso stesso intorno all’uomo e nella maniera più alta. (p. 360) *L'attaccamento alla contrada non ha nulla a che fare con le idee, col partito politico, con gli interessi. Dipende in modo esclusivo dal luogo di nascita, dall'atavicità, da tutto quello insomma che è prenatale; non è pensiero, ma passione contratta con il semplice venire al mondo. L'uomo di [[Siena]] sente, più profondo di tutto, di fronte alla propria Contrada, quello che fu chiamato «il demone dell'appartenenza». (p. 387) *{{NDR|A [[Siena]]}} Nei giorni della [[Palio di Siena|corsa]] tutto è sospeso, l'appetito come l'amore e l'amministrazione pubblica. [...] La sera {{NDR|dopo il Palio}}, vi sono due Siene. Luce, vino e tripudio nella contrada vincitrice e nelle alleate. Ma se si sbircia dentro la contrada nemica, si crede d'essere in una città abbandonata; le finestre e gli usci sprangati, buio, silenzio e lutto. (pp. 387-388) *La bellezza di [[Napoli]] cresce di giorno in giorno, di settimana in settimana, via via che scopre i suoi segreti. Finché si giunge a intendere che veramente è questo il più bel golfo della terra. (p. 430) *L'orario a Napoli può essere una necessità pratica, mai una necessità intima. Lo si abbandona quando non occorre più. (p. 430) *I bambini, le «creature» brulicano. Anche nei ristoranti medi, pochi sono gli avventori senza i bambini intorno. Napoli è una città allattante e poppante, perpetuamente gravida. Un semidio napoletano è l'amore; nella coscienza popolare, l'amore si redime con la creazione. (p. 432) *Napoli non è una città per puristi. Vedo una chiesetta barocca, che porta a metà altezza la statua di un angelo, e si prolunga sul medesimo piano con la finestra e il balconcino di una casa senza pretese. Al balconcino sta una donna, gomito a gomito con la statua dell'angelo; questa è veramente Napoli; si abbatta la casa e il balcone, e anche la chiesa sarà divenuta scipita. In tutte le città, ma a Napoli specialmente, risulta evidente che l'arte non è fatta soltanto di quelle che chiamiamo opere d'arte. (p. 433) *È un accento che spesso ho udito risuonare a Napoli in diversa forma. Un incanto nel vivere, unito però al sottinteso che il vivere ha per se stesso qualche cosa di doloroso. Si ha una specie di pendolo tra quell'incanto e quel sottinteso riposto: non si sa mai quale prevalga. (p. 437) *A [[Napoli]], come a Parigi, è difficile udire, almeno in conversazione, quei giudizi assoluti, radicalmente negativi che si odono altrove; come a Parigi, la tendenza è piuttosto verso l'assoluzione, naturalmente con un sottinteso un po' scettico, e senza approfondire troppo; vi è sempre, nei giudizi, un umorismo e un garbo di capitale anche mondana. (p. 443) *Come ha trovato modo di convivere con i santi, con i miracoli, con la scienza e la tecnica, questo popolo vive in confidenza con le forze occulte e la potenze cosmiche. Dovunque si destreggia con la sua malizia, come la piccola barca sulle onde del mare. Anche per questo credo che il [[Vesuvio|vulcano di Napoli]], come gli scavi archeologici del Napoletano, non abbiano equivalenti in nessuna parte del mondo: tutto a Napoli, è umanizzato due volte. (pp. 464-465) *Splendida eredità del dominio borbonico, il [[Museo archeologico nazionale di Napoli|museo Nazionale]] è dentro l'anima di Napoli, e un forestiero se ne avvede più di un napoletano stesso. [...] La vita romana qui perde ogni solennità accademica, e si avvicina con un realismo loquace; la confidenza subentra alla riverenza; non si potrebbe pensare un museo come questo se non a Napoli [...] (pp. 465-466) *Può darsi che la [[cucina napoletana]], come un gastronomo mi disse, sia cucina di città povera; una cucina primordiale, nata dai tre prodotti elementari della terra e delle acque, il grano, gli ortaggi e il pesce; giocata sulle variazioni di tre cibi, la pasta, il pesce e l'antichissima pizza. Molti forestieri non amano la cucina di Napoli perché, condotti da diverse abitudini, non la scoprono mai. Ma, quand'è buona, essa contiene, nel tempo stesso, l'antichità e la natura; porta alla comunione con la natura e con un passato remoto; è semplice e mitologica. (p. 473) *Vi fu chi mi disse che i due giardini di [[Ravello]], a villa Rufolo e al Cimbrone, sono i giardini più straordinari del mondo insieme con quelli di Charleston nella Carolina del Sud; ed è giusto nel senso che né gli uni né gli altri hanno equivalenti altrove. Forse i giardinieri a Ravello hanno subìto un'influenza britannica. Certo hanno acquistato l'arte di intonare colori diversissimi gettandoli alla rinfusa, come su una tavolozza, astenendosi dalle aiole troppo disegnate. Sono giardini, quelli di Ravello, romantici, di una scapigliatura geniale. (p. 477) *[[Salerno]] è diversa da Napoli, nell'apparenza e nello spirito. Qui veramente cadono molti luoghi comuni sull'Italia meridionale. L'aspetto è infatti quasi settentrionale, e la pulizia quasi svizzera. I discorsi sono secchi, brevi, propri di persone attive. [...] Coloro che conoscono la vita salernitana nell'intimo mi dicono ch'essa è un miscuglio, tipico dell'Italia meridionale in questa fase di passaggio, e nei luoghi di punta, di usanze ancora patriarcali e di modernismi talvolta anche strani ed eccessivi. [...] Osservando bene Salerno, si ha dunque l'impressione di un centro abbastanza tipico della fase di trasformazione dell'Italia meridionale. L'industrializzazione e il benessere sono in progresso, anche se le antiche passività gravino ancora fortemente. (pp. 477-478) *{{NDR|La [[Reggia di Caserta]]}} Il fascino di questa Versailles del Napoletano [...] viene per me soprattutto da un certo che di gratuito e di favoloso che emana da questo palazzo di grandezza sproporzionata sorgente in mezzo a una piatta pianura: esiste, lo abbiamo già detto, un [[surrealismo]] napoletano ''avant-lettre'', che nacque dal fasto teatrale di Napoli: e che consiste nel campare grandi fantasie architettoniche dove meno si aspettano. Lo stesso parco, attraversato dalle acque ricadenti da un monticello, poi scorrenti in lieve pendìo di bacino in bacino, interrotte da gruppi bianchi di grandi statue, animali, divinità, venti che gonfiano le gote, Atteone mutato in cervo e sbranato dai cani, è una fantasia macroscopica, in cui tutto sembra essere un po' più grande del giusto; questo genera un turbamento dell'immaginazione, che i [[barocco|barocchi]] chiamavano la meraviglia. È chiaro il desiderio di superare in fasto le grandi regge europee e le grandi metropoli; il contrasto tra questo sogno e la realtà dell'ambiente fa sì che quella di Caserta, ben più di quella di Versailles, sia una reggia di fantasia. (pp. 493-494) *Si sale sulla costa del monte d'un giallo fulvo; ai piedi si ha la pianura, l'immenso quadrilatero della [[Reggia di Caserta|reggia]]; poi ci si interna, e la pianura sparisce. Esiste in [[Provenza]] una splendida ed illustre città abbandonata tra le rocce, Les Beaux; {{sic|[[Casertavecchia|Caserta vecchia]]}}, longobarda, sorta nell'ottavo secolo, già sede di vescovi e conti, è il suo equivalente italiano. Soltanto Les Beaux è di due stili, medievale e Rinascimento, Caserta tutta medievale; e Les Beaux è celebrata in Francia, mentre Caserta vecchia è quasi ignota da noi. Capace di alloggiare molte migliaia di persone, ne racchiude duecento circa. È un nodo di case e viuzze morto e monocromo, del colore giallastro del travertino; intorno un paesaggio di colli brulli, sassosi, seminati di spunzoni di torri; un paesaggio fermo e perfetto. (p. 494) *Si trova a [[Benevento]] un orgoglio civico e storico maggiore che nelle altre città provinciali campane. (p. 496) *[[Benevento]] non è Napoli, e ci tiene a farlo sapere. Già la loro indole, mi fanno notare i beneventani, differisce molto da quella del resto della Campania: più dura, più chiusa, più alpina. [[Salerno]] ha qualcosa di milanese per quanto è possibile nel Mezzogiorno; ho ritrovato ad [[Avellino]] esemplari perfetti di un certo tipo d'intellettuale del Sud, intelligente, pessimista, che contempla se stesso e i suoi malanni come un capitolo di storia. I beneventani invece trasportano se mai nel Sud qualche caratteristica dei trentini. Lo stesso clima è freddo, poco campano; gli splendidi panorami della provincia sono alpestri. (p. 496) *Dopo la caduta di Roma, Benevento ebbe un'altra epoca di splendore sotto il dominio longobardo, e fu il più importante feudo longobardo del Sud. Sotto Roma, e nel Medio Evo, fu grande centro di traffico commerciale fra Tirreno e Adriatico. I beneventani tengono a quello sfondo lontano di internazionalismo. Gli stessi nomi, mi dicono gli studiosi, nei documenti degli archivi, dimostrano che le famiglie provenivano da ogni parte; la popolazione aveva una composizione internazionale, e Benevento qualche cosa della metropoli. (p. 496) *Oggi Benevento è in gran parte una città nuova di zecca con oasi di splendidi monumenti.<br>Pure negli avanzi di quella che fu l'aristocrazia intellettuale del Sud, viva sebbene numericamente ristretta, ho qui notato una passione per l'arte, una difesa del patrimonio artistico ed archeologico, che nel Nord dell'Italia sono meno comuni. È quella passione umanistica che nel Mezzogiorno d'Italia minaccia ormai di naufragare, ma che qui è tenuta desta, come dicevo, anche dall'orgoglio civico. (pp. 496-497) *[...] l'[[Arco di Traiano (Benevento)|Arco di Traiano]], forse il più bello e armonioso degli archi romani esistenti, più bello di quelli di Roma. Ed è anche un arco stranamente moderno, poiché si vede nei bassorilievi Traiano dedito ad opere sociali ed assistenziali. (p. 497) *L'Italia, con i suoi paesaggi, è un distillato del mondo, le [[Marche]] dell'Italia. (p. 508) *Un viaggio nelle Marche, non frettoloso, porta a vedere meraviglie. (p. 513) *[[Ascoli Piceno]] [...] è una tra le più belle piccole città d'Italia, e non ne vedo altra che le assomigli. [[André Gide|Gide]] la prediligeva [...] bella come alcune città della [[Francia]] del sud, non tanto per questo o quel monumento in modo speciale, ma per il suo complesso, per la qualità antologica, per un incanto che viene da nulla e da tutto. Più di qualsiasi altra dev'essere difesa da stupidi sventramenti. Bisogna avervi passeggiato, a cominciare dalla piazza del Popolo, la piazza italiana che insieme con quella di San Marco a [[Venezia]] dà più un'impressione di sala, cinta da porticati, chiusa dalla stupenda abside di San Francesco; o costeggiando il Battistero del Duomo; o lungo le rive scoscese del Tronto; e per le strade strette, chiamate «rue», dove i palazzi non si contano; e che si allargano in piazzette [...] Ascoli è città di torri, antologica come si è detto, perché vi si succedono molti stili, il romanico, il gotico, il rinascimentale, il barocco. Ma il romanico resta il fondo costante, il colore; chiese dalle pareti di pietra, senza finestre; un travertino d'un grigio caldo, uniforme, senza intonaco [...] Quel marmo grigio è tutto ornato, lavorato, istoriato [...] qui, su ogni porta e finestra, vedi frutta, fogliami, cariatidi femminili, fiori, animali, stelle, o anche semplicemente proverbi e sentenze scolpite. (p. 534) *Dovunque si sente lo spazio. Perciò [[L'Aquila]] è gaia. Posta ad oltre 700 metri, il più alto, se non erro, tra i capoluoghi di provincia italiani dopo Enna e Potenza, è una città che respira. Lo sguardo, appena trova un varco, subito va lontano, con l'immediatezza di un corpo sommerso che viene a galla, fino al [[Gran Sasso]] ed al [[Sirente]], dominanti la vasta conca. (pp. 557-558) *{{NDR|Sulla [[Calabria]]}} È certo la più strana delle nostre regioni. Nelle sue vaste plaghe montane talvolta non sembra d'essere nel Mezzogiorno, ma in Svizzera, nell'Alto Adige, nei paesi scandinavi. Da questo Nord immaginario si salta a foreste d'olivi, lungo coste del classico tipo mediterraneo. Vi si incuneano ''canyons'' che ricordano gli Stati Uniti, tratti di deserto africano ed angoli in cui gli edifici conservano qualche ricordo di Bisanzio. Si direbbe che qui siano franati insieme i detriti di diversi mondi; che una divinità arbitraria, dopo aver creato i continenti e le stagioni, si sia divertita a romperli per mescolarne i lucenti frantumi. (pp. 559-660) *[...] a proposito dei comuni alpini, dirò di sfuggita che uno, [[Capracotta]], è il più alto dei comuni appenninici, e perciò l'inverno è chiuso dalle nevi e dai ghiacci. (p. 575) *{{NDR|[[Palermo]]}} Il disegno dei monti e degli scogli che circondano il porto, tendenti all'ocra ed al violetto, sulle acque d'un azzurro carico, quale lo si contempla dal Pellegrino, è meno dolce, meno tenero, ma più puro di quello dei monti circondanti Napoli. Come in Grecia, in Sicilia la natura è rimasta ferma a modelli eterni, e hanno mutato invece gli uomini. Il contrasto fa la natura anche più alta e più lontana; l'animo di chi guarda è costretto a una specie di altalena perpetua. (p. 585) *L'incontro con l'arte [[nuraghe|nuragica]] si ha prima a [[Cagliari]], nel [[Museo archeologico nazionale di Cagliari|museo Archeologico Nazionale]]. Qui si può meglio confrontarla con le civiltà estranee. Anche il reparto romano infatti è importante, ed ancora di più di quello punico, con le sue divinità sensuali e crudeli. Ma il reparto nuragico si stacca dal resto e contrassegna meglio la Sardegna. Si ha il caso raro di un museo senza ripetizioni altrove, incorporato in questa terra come la natura e i costumi. (p. 707) *La [[Basilicata|Lucania]] è una parte del Sud, che soffrì in modo acuto l'isolamento, la lunghissima decadenza, la terra ingrata. [...] Numerosi paesi ricevettero l'acqua e la luce solo dopo il 1945, ed altri solo negli ultimi anni la strada; statistiche recenti indicavano come analfabeta una buona metà della popolazione. Tuttavia la Lucania produce numerosi ingegni, alcuni di grande rilievo. Possiede in abbondanza le virtù che diremo antiche, essendo laboriosa, volitiva, tranquilla, con un profondo sentimento della famiglia. (pp. 737-738) *Vi si giunge da plaghe nude, e d'un tratto si vede sorgere una fungaia di alti caseggiati moderni. [[Potenza (Italia)|Potenza]] cresce a vista d'occhio, presa dalla febbre edilizia. Questo rivestimento di caseggiati [...] circonda il vecchio nucleo della cittadina borbonica, la quale però è tutt'altro che morta. Appena vi si penetra la si ritrova, con la via principale stretta, e con le viuzze disposte in modo da tagliare il vento; Potenza infatti è città di mezza montagna, d'aria fine e ventosa. Le strade ampie e moderne sono in periferia. La parte interna ha la sua grazia, e alcune belle chiese, come la cattedrale, San Francesco, San Michele Arcangelo. (p. 738) *Sembra che [[Matera]] si affacci a un sottosuolo scoperchiato e abitato, che nell'insieme forma una città maggiore. Una tale adunanza di semicavernicoli, in cui si prolunga senza soluzione di continuità l'esistenza della preistoria, non ha paragone in Europa, ed è tra i paesaggi italiani che generano più stupore. Spaccata da valli rupestri, Matera è una specie di [[Siena]] del Sud, più remota nel tempo [...] (p. 747) *La [[Puglia]] è la nostra regione in cui più si avverte l'Oriente. I baresi ricordano come una favola recente gli anni in cui gli albanesi traversavano il mare carichi di monete d'oro; giacché gli albanesi allora consideravano [[Bari]] il proprio mercato e vi scendevano anche a comprare un cappello. (p. 767) *Bari smentisce i luoghi comuni sul Mezzogiorno. Commerciale e borghese, ha scarse tradizioni di aristocrazia baronale e terriera, a differenza, per esempio di [[Lecce]] e [[Brindisi]]. Il tipico barese medio è parco, esatto, dedito ai propri affari, affezionato ai vecchi metodi amministrativi e al risparmio. Lo si vede in bottega, fino a ora tarda, attraverso l'uscio socchiuso, concentrato sui conti. (p. 768) *Nell'insieme Bari somiglia non a [[Milano]], come si afferma, ma piuttosto a [[Genova]]; e, tra le due città, Bari è d'aspetto più composto e più nordico. Pochi infatti sono i caffè; la vita stradale non ha né l'importanza, né il colore, né l'estro consueto nel Mezzogiorno. La strada di Bari è un passaggio, con funzione soltanto pratica, non un salotto o un palcoscenico; con l'eccezione dei quartieri popolari di Bari vecchia. Il barese, e il pugliese in genere, specie di discendenza sveva, hanno un gusto della pulizia che non si avverte nemmeno nella [[val Padana]]. Anche nelle vie più povere gli abitanti non cessano mai di strofinare le case, lucidarle, dare la calce. (pp. 768-769) *[[Rieti]] è una bella città, viva e di struttura aristocratica. Al Medio Evo della Cattedrale romanica, sebbene rifatta all'interno, del Palazzo dei Papi, che è della fine del Duecento, con i suoi potenti archi gotici, e di alcuni quartieri con viuzze, scalinate esterne, torri mozze, archivolti, si sovrappone l'opera di secoli più tardi, la loggia del Vignola, molti palazzi nobiliari. [...] Come s'è detto, Rieti aduna un nucleo di aristocrazia romana, e ne porta l'impronta. (p. 809) *{{NDR|[[Giardino di Ninfa|Ninfa]]}} Quel parco è uno dei luoghi più belli del [[Lazio]]; così sperduto e segregato che, pensando alle ville pompose del patriziato romano, sembra di aver cambiato mondo. Si direbbe piuttosto di essere stati portati d'un tratto in Oriente; o in quel giardino d'una novella del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]], che un negromante fa sorgere in una notte. (p. 817) *[...] un viaggio per l'Italia ci porta davanti alla società più mobile, più fluida e più distruttrice d'Europa. [...] Pochi altri paesi sembrano meno legati al loro passato. In nessun altro paese sarebbe permesso assalire come da noi, deturpare città e campagne, secondo gli interessi e i capricci di un giorno. Gli italiani non temano di essere poco «futuristi». Lo sono più degli altri, senza avvedersene; sebbene questo non significhi sempre essere più avanzati. (p. 860) *Il nostro paese non è inferiore a nessuno per il numero degli ingegni e per la qualità dell'intelligenza allo sgorgo. Ma quell'intelligenza riesce difficilmente a prendere un valore politico e un prestigio politico, e raramente emette voci che trascinano seco un interesse universale. In nessun altro paese come da noi tutto il campo sembra occupato dagli attivisti d'ogni specie; in nessun altro, quasi per un tacito accordo di affaristi e {{sic|sociologhi}}, è così radicata la convinzione che contino solo i problemi di denaro e di cibo. (p. 863) *Il maggiore strumento che rimane per farsi valere ai paesi europei è la loro vecchia cultura. La nostra classe politica non mostra d'esserne convinta. [...] Il rischio dell'Italia è di entrare nel numero dei popoli di cultura bassa, giacché è possibile essere intelligenti e di cultura bassa. (p. 865) *Sotto un involucro di sorriso e di bonomia, l'[[Italia]] è diventata il paese d'Europa più duro da vivere, quello in cui più violenta e più assillante è diventata la lotta per il [[denaro]] e per il [[successo]]. (p. 872) ==''La coda di paglia''== *Aborro le [[coerenza|coerenze]] false e la finzione delle conclusioni raggiunte. *Amo i morti trasmessi al ricordo poetico, non i cadaveri insepolti. *I problemi della [[cultura]] passano oggi in primo piano, portandosi a reagire su questo terreno dove l'infiltrazione lenta, servita dalla folla degli intelligenti mediocri, sostituisce l'attacco frontale massiccio. *L'[[autocritica]] che mi piace è svelta, secca, volta subito pagina. *L'uomo riuscito, tra i muri della propria casa, è spesso fallito ed infelice. *Lo [[scrittore]] deve darsi intero, soltanto a traiettoria conclusa si potrà giudicare in che punto di essa si è messo meglio a fuoco. *Ritengo che lo [[scrittore]] moderno debba vivere tutto in pubblico, in compagnia dialogata con gli altri, fuori del mito del ritegno. *Uno degli uffici dell'[[arte]] è convogliare i rimpianti ed i rimorsi. ==''La gazzetta nera''== ===[[Incipit]]=== La parte avuta da Giovanni Dorigo in alcuni fatti che accaddero anni fa in Inghilterra si può capire solo se si conoscono certe sue angosce del passato. Ora ha raggiunto la pace della coscienza, e abita in un piccolo appartamento a Milano, dove ha trovato un impiego modesto, rinunciando a certe ambizioni che l'hanno perseguitato negli anni giovanili. Il suo carattere si è anche mutato di molto, si è fatto più affabile e lieto, e certo meno solitario. Egli dice talvolta che un disperato attaccamento alla vita, un egoismo spinto a fondo, sono proprio i difetti che trasformandosi possono meglio degli altri aprirci l'animo a sentimenti d'amore. Ma la breve avventura del suo soggiorno in Inghilterra ha una parte tanto notevole in quella trasformazione, che bisognerà raccontarla, anche se la sua origine è una triste pazzia. ===Citazioni=== *«Ora capisco che cosa può dare di bene l'orrore per la rinuncia ed il terrore di morire. Ecco, ora mi dico: vi è un solo modo di non incontrare la morte, quello di morire prima. Io dovrò avere paura, molta paura, e grazie ad essa non rinuncerò a nulla, non romperò nessun vincolo, non ammetterò l'abbandono: mi chiuderò vivo in un mondo assoluto, che sia già l'aldilà. Allora il vizio di viltà e d'egoismo, l'avarizia e l'orgoglio, diverranno una fedeltà non mortale, in cui la morte non potrà avere effetto, perché il suo passaggio sarà un momento qualsiasi della nostra vita assoluta. Questo è il motivo per cui non ti lascio morire allontanandoti da me.» *Ogni attimo nuovo di vita è un diritto di più di rifiuto alla morte. *Ogni piacere umano trova dentro di sé il suo [[contrario]] e la sua distruzione. ==''Romanzo americano''== ===[[Incipit]]=== Michele era sbarcato, anni prima, nel porto di New York. Gli venne incontro il nuovo zio e, non conoscendosi ancora, si guardarono bene in faccia. Michele vide un uomo di mezza età, alto, con i capelli grigiastri un po' trascurati, come del resto anche il vestito; le sopracciglia folte, e gli occhi intelligenti bene aperti dietro gli occhiali; la bocca ripiegata in giù; sottile, il naso lungo, de un po' curvo, e la punta del mento un po' alzata verso esso. La lieve tendenza del naso e del mento ad andarsi incontro gli dava qualche anno di più, e ricordava che era nato lombardo; come anche una certa amarezza, che si scorgeva in quella faccia, un'amarezza un po' scorbutica, soprattutto guardinga.<br>John esaminò il nipote con attenzione maggiore. Essendo un uomo di gran cuore, spronato anche dalla moglie aveva risposto di sì, senza pensarci un attimo, quando gli era stato richiesto di occuparsi di lui. ===Citazioni=== *Io detesto i rimorsi, che legano l'uomo al passato. Ritengo giusto rivoltarsi davanti all'ingiustizia ed infatti ci sono i martiri, ma detesto i collezionisti di rivolte, che amano la rivolta in sé: è una tremenda catena. (p. 53) *L'anima è quello che si fa, ed i legami sono buoni se vi entrano, cattivi se rimangono contro o fuori, anche se li chiamano santi. (p. 59) *Non esistono leggi sante, nel mondo fisico e nel mondo morale; però tutte le leggi, man mano che si scoprono, sono sante. (p. 61) *Vi sono uomini il cui carattere è dato in maniera quasi esclusiva dal loro modo di pensare, ma anch'essi esistono in natura, non meno degli attivi e degli avventurieri. (p. 69) *L'anima vive per l'opera, solo per l'opera. Senza l'opera non si è anime. (p. 124) *Il cielo si divide in tre, la luna vicina, le stelle che bruciano e scappano, ed in mezzo, metà dell'uomo e metà del mondo, i pianeti tranquilli, grandi esseri ancora affettuosi che conciliano l'amore e il sonno. (p. 129) ==''I burattini e il drago volante''== ===[[Incipit]]=== Uno dei miei primi ricordi teatrali sono alcuni spettacoli di marionette, in una città di provincia, in una sala che poteva essere una ex-scuderia o una ex-legnaia, dove si recitavano adattamenti dalle fiabe di [[Carlo Gozzi]]. Uno dei punti culminanti di non ricordo quale fiaba era l'entrata in scena di un enorme drago volante, il quale navigava nell'aria orizzontale come un pesce nell'acqua, e giunto all'altezza d'un cavaliere spalancava la bocca e l'inghiottiva tutto intero continuando il suo movimento dalla parte opposta. ===Citazioni=== *La voga di [[James Bond]] è in declino. Il favore del grosso pubblico non è più quello di una volta. L'agente 007 ha rappresentato un momento, per me non privo d'interesse, nella storia del film-racconto d'avventura. Chi farà la storia del genere non lo potrà dimenticare. *L'[[industria culturale]] è in gran parte un mito, un bersaglio di comodo, com'erano in altri tempi il diavolo e le streghe. Se mai, l'industria e umori del pubblico vanno sulla stessa barca: l'insieme dei prodotti finisce per corrispondere regolarmente a una richiesta genuina. *I film di [[James Bond]], al miscuglio abituale di violenza, sesso, tecnologia, aggiungono qualcosa di più, che segnava il momento: un estetismo delle immagini, una punta di dandysmo, una preziosità dell'orrido, in cui motivi tipici fine Ottocento sembravano filtrare tra le macchine avveniristiche e fantascientifiche. *Il genere [[film]], o romanzo, di spionaggio sta oggi muovendo verso nuove formule. All'eroe trionfante, invincibile, tutto gesto, senza anima, subentra un'altra formula, la spia meditativa, psicologizzante, che sente la meschinità, la tristezza, la sporcizia del suo mestiere, l'eroe deluso e disgustato. *In ''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]'' il regista ([[Lewis Gilbert]]) non porta un'invenzione fresca. L'attore, [[Sean Connery]], è invecchiato. I «cattivi» sono scipiti, non prendono rilievo, non fanno nessuna paura. Le scene d'amore si direbbero avvolte nel ''cellophane'' ===[[Explicit]]=== Il film {{NDR|''[[Agente 007 - Si vive solo due volte|Si vive solo due volte]]''}} sta a mezzo tra la favola di magia e il balletto ''Folies Bergères''<br>Non so che farci; lo confesso; mi divertono la sigaretta che spara e l'elicottero-ippogrifo. Mi piacciono le fiabe, anche se gli elementi che combinano insieme sono sempre gli stessi. Domando scusa, ma non posso cambiarmi, e se [[James Bond]] finirà, andrò sempre a vedere quello che prenderà il suo posto. ==''Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese''== *L'adolescenza del [[Giuseppe Antonio Borgese|Borgese]] è imbevuta di tendenze che, riunitesi intorno al [[Giovanni Verga|Verga]], conservano un'intonazione manzoniana: d'un [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] in cui sia tolta la febbre morale, ma esercitato ed esteso l'amore del documento e dell'indagine storica come principio dell'arte. Ho veduto con attenzione gli esordi dell'attività del Borgese, sia negli inediti, sia nelle prime collaborazioni dimenticate o disperse. Vi ho trovato un grande attaccamento a [[Lev Tolstoj|{{sic|Tolstoi}}]], inteso come verista e apparentato perfino al [[Giuseppe Giacosa|Giacosa]]: il desiderio di un'estetica che studi il gusto, le eredità, i complessi, molto più che le opere, e consideri l'artista come la risultanza di un clima intellettuale; il biasimo per l'arte «soggettiva», che non dimostri uno scopo sociale. L'ideale di critico, per il Borgese, è un [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]], inteso prima del [[Benedetto Croce|Croce]], trasformato dal [[positivismo]]. L'interessano i miti, come studio di razza; condanna un dramma, per inesattezza storica nei fatti e nella psicologia, ricordando i criteri dell'Adelchi. (p. 502) *Per qualche anno, l'accusa dei critici contro il Borgese fu ch'egli è più critico che artista: è un'accusa che dimostra l'impreparazione di chi l'ha formulata. La critica d'un uomo vivo è la condizione dell'arte: artistico per eccellenza il sentimento che la muove. Essere critici significa non confondere la spontaneità con l'incoscienza. Per questo sono giunto al Borgese artista parlando del critico: e certo egli sa che l'accusa, che gli facevano un tempo, diventerà un titolo d'onore. (p. 507) *La fantasia del Borgese è tutt'altro che manzoniana: non è intellettuale, non illumina con l'immagine il ragionamento, ma va per immagini improvvise, ingiustificate: benché poi condotte sapientemente a disegno, tanto da perdere ogni apparenza fortuita. Se in una novella del Borgese ci si sforza d'astrarre le immagini più salienti, si ha l'impressione d'un seguito di pulsazioni di lampada elettrica. Difficilmente poi l'immagine, che genera una novella, coincide col centro dell'intreccio: ricevuto lo spunto, spesso il Borgese vi sovrappone altre immagini e memorie, e il centro dell'attenzione si sposta. (p. 514) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Le furie''=== Sono a Vicenza, in una camera d'albergo, una sera d'ottobre.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===''Le stelle fredde ''=== Il medico mi chiese:<br /> «Peggio dal destro o dal sinistro?»<br />«Non saprei fare distinzioni tra un [[orecchio]] e l'altro.» ==Citazioni su Guido Piovene== *{{maiuscoletto|Guido Piovene}}. ''Il Conte Rosso.'' ([[Marcello Marchesi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Guido Piovene, ''De America'', Garzanti, Milano, 1961. *Guido Piovene, ''I burattini e il drago volante'', ''La Fiera Letteraria'', 19 ottobre 1967 *Guido Piovene, ''La coda di paglia'', Baldini Castoldi Dalai, 2001. *Guido Piovene, ''La gazzetta nera'', Oscar Mondadori, 1968. *Guido Piovene, ''Le furie'', 1958. *Guido Piovene, ''Le stelle fredde'', Mondadori, 1976. *Guido Piovene, ''Romanzo americano'', CDE, 1980. *Guido Piovene, ''[https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1930-04-16_270/page/502/mode/1up Scrittori contemporanei: Giuseppe Antonio Borgese]'', in ''Nuova Antologia. Rivista di lettere scienze ed arti'', vol. 270, 16 aprile 1930, pp. 502-515. *Guido Piovene, ''Viaggio in Italia'', Baldini & Castoldi, Milano, 2013. ISBN 978-88-6852-019-9 *[[Francesco Savio]], ''Ma l'amore no: realismo, formalismo, propaganda e telefoni bianchi nel cinema italiano di regime (1930-1943)'', Sonzogno, Milano, 1975. ==Filmografia== *''[[Amanti senza amore]]'' (1948) – sceneggiatura *''[[Lettere di una novizia]]'' (1960) – soggetto ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Piovene, Guido}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] azarel0mozesetdobl4oq03irxiedia Politica 0 8708 1418368 1408535 2026-06-26T16:39:41Z Udiki 86035 Alexandre Dumas padre 1418368 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:RIAN archive 828797 Mikhail Gorbachev addressing UN General Assembly session.jpg|thumb|upright=1.4|L'Assemblea generale delle Nazioni Unite, 1988]] Citazioni sulla '''politica'''. ==Citazioni== *A proposito di politica, non si potrebbe mangiare qualche cosarellina? (''[[Fifa e arena]]'') *Bisogna aspettarsi di tutto in politica, dove tutto è permesso, fuorché lasciarsi cogliere di sorpresa. ([[Charles Maurras]]) *Caro Balsamo, in politica l'indignazione morale non serve a niente, l'unico grave peccato sa qual è? Quello di essere sconfitti. (''[[Le mani sulla città]]'') *Che la politica sia maligna, per un machiavelliano come io sono, è del tutto normale. Soltanto gli spiriti deboli credono che la politica sia il luogo della collaborazione. La politica è il regno della sopraffazione. Ma la politica così concepita può stare in piedi solo se ha delle regole spietate di selezione interna: cioe' se la competizione è effettivamente aperta e c'è un continuo ricambio. Laddove, invece, i sistemi degenerano e la politica si riduce a gestione del potere di posizione, allora la situazione diventa pericolosa perché provoca reazioni assai violente. ([[Gianfranco Miglio]]) *Che qualcuno ci provi, a fare politica, è commovente. Nessun sarcasmo: "commovente" è la parola giusta. La politica è commovente, e commovente è chi fa politica, dal primo dei capipopolo all'ultimo dei traffichini. È il frettoloso malanimo degli sceneggiatori di fiction, o il moralismo strappapplausi dei giornalisti, a rappresentare il potere come un luogo sordido e guasto, ma non è più sordido e guasto di tutto il resto. È solo più esposto. ([[Michele Serra]]) *Chiunque prevede in politica il domani eccita la collera di quanti non concepiscono altro che la giornata che passa. ([[Madame de Staël]]) *Continuo a credere che esista un’autonomia del [[sindacato]] e della politica. Come la politica non deve entrare nelle scelte del sindacato, così il sindacato non deve entrare nelle scelte interne dei partiti. ([[Enrico Letta]]) *Cosa porterei dal mondo del [[Calcio (sport)|calcio]] a quello della politica? Comincerei col portare le regole, noi in campo le abbiamo e le dobbiamo rispettare. E poi bisognerebbe trovare persone che non dicono "vorrei ma non posso'" ma che invece dicono "io voglio e lo faccio". ([[Zdeněk Zeman]]) *Da molti secoli si è affacciata alla mente dei pensatori l'ipotesi che i fenomeni sociali, che davanti ad essi si svolgevano, non fossero meri accidenti, né la manifestazione di una volontà soprannaturale ed onnipotente, ma piuttosto l'effetto di tendenze psicologiche costanti, che determinano l'azione delle masse umane. Fin da Aristotele si è cercato di scoprire le leggi e le modalità che regolano l'azione di queste tendenze e lo studio, che ha avuto questo obietto, si è chiamato politica. ([[Gaetano Mosca]]) *Da quel momento {{NDR|da quando lo scrittore [[Upton Sinclair]] gli domandò se credesse nel [[Capitalismo|sistema capitalistico]]}} cominciai a interessarmi e a vedere la politica non come storia ma come un problema esclusivamente economico. ([[Charlie Chaplin]]) *Da sempre, in ''politica'', patrocinare la causa del povero è stato il mezzo più sicuro per arricchirsi. ([[Nicolás Gómez Dávila]]) *Devi essere ricattabile, per fare politica. Devi stare dentro un sistema che ti accetta perché sei disponibile a fare fronte, a essere compartecipe di un meccanismo comunitario e associativo attraverso cui si selezionano le classi dirigenti. ([[Giuliano Ferrara]]) *È assurdo scegliere il [[loglio]] e levarlo via dal grano e fare così anche in guerra con quelli che non servono, e invece nella vita politica non scartare i malvagi. ([[Antistene]]) *È noto che in nome dell'onestà e della lotta alla corruzione, in politica, nel passato come oggi, si combattono opache battaglie di potere. ([[Norma Rangeri]]) *È una necessità fondamentale, per [i sistemi democratici], la esteriorità o "macchina della politica": perché la forza risiede altrove ma deve restare il più possibile retroscenica; e ciò riesce meglio soprattutto se la "macchina" che è sulla scena mobilita al massimo l'attenzione e le passioni. ([[Luciano Canfora]]) *Fino a quando gli uomini non avranno imparato a discernere, sotto qualunque frase, dichiarazione e promessa morale, religiosa, politica e sociale, gli interessi di queste o quelle classi, essi in politica saranno sempre, come sono sempre stati, vittime ingenue degli inganni e delle illusioni. ([[Lenin]]) *I discorsi politici non sono un dettaglio. Parlare è agire. ([[George Lakoff]]) *I giovani si allontanano e perdono fiducia perché la politica, spesso, si inaridisce. Perde il legame con i suoi fini oppure perde il coraggio di indicarli chiaramente. La politica smarrisce il suo senso se non è orientata a grandi obiettivi per la umanità, se non è orientata alla giustizia, alla pace, alla lotta contro le esclusioni e contro le diseguaglianze. La politica diventa poca cosa se non è sospinta dalla speranza di un mondo sempre migliore. Anzi, dal desiderio di realizzarlo. E di consegnarlo a chi verrà dopo, a chi è giovane, a chi deve ancora nascere. La politica, deve saper affrontare i problemi reali, ha bisogno di concretezza. ([[Sergio Mattarella]]) *Il compito della politica non è di dare le risposte, ma fornire la cornice che permetta a ognuno di cercare e trovare la sua risposta. ([[Hans-Gert Pöttering]]) *Il compito della politica è disgustare l'umanità della vita. ([[Karl Kraus]]) *Il fine della Chiesa, depositaria unica e suprema della rivelazione, resta in ogni caso quello di riassumere e risolvere la politica nella [[religione]]. Ma il fine dello [[Stato]], di qualunque Stato degno del nome, è precisamente lo stesso, rovesciato: risolvere la religione nella politica, Dio nell'uomo. Ogni Stato è anche Chiesa; l'autorità politica è necessariamente autorità morale; la storia politica si configura logicamente come «storia sacra». I suoi fini politici sono anche morali e religiosi: comprendono e riassorbono in sé tutta la possibile morale e religione. ([[Giovanni Spadolini]]) *Il pericolo della politica sta soprattutto in questo, che la politica è praticata dai politici. ([[Alberto Savinio]]) *Il politico esclude l'artistico, perché il primo, per convincere, dev'essere unilaterale. ([[Lev Tolstoj]]) *Il segreto della politica 'un è fare quello che la gente ti chiede, ma fare quello di cui la gente ha bisogno. ([[Marco Malvaldi]]) *Il vero e retto fine dell' ''attività politica'' è il benessere materiale e spirituale della società, in modo che i diritti e i doveri siano da tutti rispettati e tutelati. ([[Papa Giovanni Paolo II]]) *In politica ci sono sempre due categorie di persone: quelli che la fanno e quelli che ne approfittano. ([[Pietro Nenni]]) *In politica ciò che manca non è l'onestà, ci sono politici onesti. Non è la competenza, ci sono politici competenti. È il coraggio. Il guaio della politica è che sono un mazzo di vigliacchi. ([[Antonio Martino]]) *La politica, come dico sempre, si può fare anche lontana dai Palazzi. ([[Francesca Barra]]) *In politica i tempi del sole e della pioggia sono rapidamente cangianti. ([[Giulio Andreotti]]) *In politica, ha detto [[Anatole France]], non ci sono traditori; ci sono solo perdenti. ([[André Thérive]]) *In politica la questione di forma, come spesso avviene in altre manifestazioni dell'attività umana, è anche questione di sostanza. ([[Emilio Lussu]]) *In politica non c'è altra idea stupenda che quella che porta i suoi frutti; ogni idea che fallisce è sbagliata e inefficace. ([[Alexandre Dumas padre]], ''[[Vent'anni dopo]]'') *In politica non esistono assassinî. In politica, mio caro, lo sapete quanto me, non ci sono uomini ma idee; non sentimenti ma interessi; in politica non si uccide un uomo: si elimina un ostacolo, ecco tutto. ([[Alexandre Dumas padre]]) *In politica, per esser presi sul serio, non bisogna necessariamente fare sul serio. ([[Roberto Gervaso]]) *In politica quelli che tengono il piede in due staffe rischiano molto: rischiano di essere considerati da chi li osserva «né carne né pesce». È la condizione peggiore che si possa immaginare quando si tratta di andare a chiedere ai cittadini consensi e voti. ([[Angelo Panebianco]]) *In tutto l'Occidente è in corso un processo per cui i veri centri di decisione rischiano di trasferirsi fuori dalla politica. Guardi che la mia non è una difesa interessata del mestiere di politico. Esiste davvero il pericolo che la politica diventi una sovrastruttura che galleggia su altri centri di potere né palesi né responsabili. La politica, invece, dev'essere un punto alto di mediazione nell'interesse generale. Se la politica non è in grado d'esser questo, le istituzioni saltano e prevale chi ha più forza economica o più forza di pressione, che è poi lo stesso. ([[Sergio Mattarella]]) *In uno Stato democratico i cittadini hanno diritto di fare politica dove vogliono. ([[Achille Occhetto]]) *Io ho avuto intuizioni nel campo dell'esplorazione sessuale neanche sognato dal resto dei cosiddetti scienziati. [...] fui anche il primo a stabilire una relazione tra gli eccessi della masturbazione e la vocazione per la politica. (''[[Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere)]]'') *L'onore ha un senso perfino fra i ladri, ma non ne ha nessuno nella politica. (''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]'') *L'ultimo club di maschi e per maschi, un fortino ancora resistentissimo. ([[Roberto Olla]]) *La finanza è un'arma; la politica è sapere quando tirare il grilletto. (''[[Il padrino - Parte III]]'') *La Medicina è una scienza sociale e la Politica altro non è che la Medicina su larga scala. ([[Rudolf Virchow]]) *La politica coincide dunque con la morale? [...] Penso che politica e morale abbiano fondamenti distinti. I loro territori confinano ma non coincidono. Spesso addirittura morale e politica confliggono e si scontrano. ([[Eugenio Scalfari]]) *La politica: corse di cavalli di Troia. ([[Stanisław Jerzy Lec]]) *La politica democratica è strutturalmente vincolata a un orizzonte di breve periodo. La natura del sistema democratico spinge gli uomini politici ad occuparsi solo dei problemi che agitano il presente. Le altre grane, quelle che già si intravedono ma che ci arriveranno addosso solo domani o dopodomani non possono essere prese in considerazione. A differenza di ciò che fa la migliore medicina, la politica democratica non si occupa di prevenzione. ([[Angelo Panebianco]]) *La Politica determina i rapporti della nazione col governo, e delle varie nazioni tra loro. Questi rapporti noi li deduciamo da una sola ed unica fonte: il Diritto naturale; e li formuliamo tutti in una parola: [[Democrazia]]. ([[Cristoforo Bonavino]]) *La politica dipende dagli uomini di stato pressappoco come il tempo dipende dagli astronomi. ([[Remy de Gourmont]]) *La politica dovrebbe sempre avere l'obiettivo di ridurre il dolore e le sofferenze degli esseri umani. Qualunque scelta in contrasto con quest'obiettivo è moralmente ripugnante. ([[Akbar Gangi]]) *La politica dovrebbe essere come la Nazionale: dovrebbero sempre giocare i migliori. Ma non è mai così, in nessuna parte del mondo. ([[Michel Platini]]) *La politica è arte unitiva oppure è inutile [[retorica]]. ([[Paolo Ciani]]) *La politica è di per sé movimento: un politico dev'essere mobile. Deve ondeggiare ora a destra ora sinistra, deve gettar sul tavolo contraddizioni, dubbi. Deve continuamente cambiare, saggiare, attaccare da tutte le parti per individuare il punto debole dell'avversario e colpirlo. ([[Zulfiqar Ali Bhutto]]) *La politica è essenzialmente etica, significa fare quello che è giusto. ([[George Lakoff]]) *La politica è forse l'unica professione per la quale non si considera necessaria nessuna preparazione specifica. ([[Robert Louis Stevenson]]) *La politica e i criminali sono la stessa cosa. (''[[Il padrino - Parte III]]'') *La politica è impregnata di alibi che servono a giustificare atteggiamenti spregevoli. ([[Caparezza]], ''[[Saghe mentali]]'') *La politica è l'arte del possibile, la scienza del relativo. ([[Otto von Bismarck]]) *La politica è l'arte di trasformare in progetto ciò che, come credenti, abbiamo immaginato ed elaborato. ([[Giancarlo Maria Bregantini]]) *La politica è la scienza dell'opportunismo e l'arte del compromesso. ([[Franz Liszt]]) *La politica è la tutela dei minorati. ([[Manlio Sgalambro]]) *La politica è stata definita la seconda più antica professione del mondo. Certe volte invece trovo che assomiglia molto di più alla prima. ([[Ronald Reagan]]) *La politica è un’arte antica e molto complessa. I nemici di oggi possono diventare gli alleati di domani. ([[Nzanga Mobutu]]) *La politica è un pendolo i cui movimenti che oscillano tra l'anarchia e la tirannia sono alimentati da illusioni perennemente rinnovate. ([[Albert Einstein]]) *La politica è una strana cosa. Le regole che si possono enunciare per gli altri mestieri sembra che non si applichino alla politica. Un uomo politico può cominciare da giovane come accalappiacani, e in pochissimo tempo riuscire a farlo dimenticare. Ecco ciò che rende la carriera politica quella che è. ([[Erskine Caldwell]]) *La politica è veramente il regno del luogo comune. Quattro o cinque teste che pensano, una dozzina di giornali ubbidienti a più o meno confessabili interessi, sono quelli che formano la così detta opinione pubblica. Gli altri, sono i montoni di Panurgo<ref>Personaggio del romanzo ''Gargantua et Pantagruel'' di [[François Rabelais]], con significato di ''furfante, imbroglione''.</ref>. ([[Angelo Oliviero Olivetti]]) *La politica ha misteri che restano tali anche a coloro che ne sono stati protagonisti. ([[Filippo Mancuso]]) *La politica impegnata, la politica etica, la politica significativa vanno cercate in luoghi improbabili. Come una vigna o un ristorante. ([[Jonathan Nossiter]]) *La politica in sé è una cosa bella, molto bella. È una sfida a cui siamo chiamati tutti, anche se non tutti siamo portati. [...] Non c'è bisogno di essere eletti in [[Parlamento]] per fare politica: basta prendersi cura della [[polis]] (del proprio contesto sociale, piccolo o grande che sia), e questa è una chiamata che — come dicevo — riguarda tutti noi. Quando rimane volontariato, servizio, e non sconfina nel trittico fama-potere-denaro, tutto è più facile; poi, quando entrano in gioco le altre variabili, il rischio di inquinamento è altissimo. L'ambiente politico [...] è purtroppo corrotto da questo trittico, senza distinzioni di schieramento: non è questione di partiti, ma di persone, e ci sono — da una parte e dall'altra — quelle capaci di resistere alle tentazioni e quelle più deboli. L'importante è non buttare il bambino con l'acqua sporca. ([[Andrea Sarubbi]]) *La politica in Tv può essere molto facile anche per i politici, o per i politici che fanno finta di non essere tali: i politici populisti. ([[Giovanni Floris]]) *La politica italiana si genuflette la domenica davanti alle icone della cultura, ma si guarda bene dall'impegnare se stessa e le risorse per qualcosa che, ai suoi occhi, elettoralmente non significa granché perché non influenza i grandi numeri come facevano il sindacato e i partiti organizzati. ([[Giuliano Amato]]) *La politica mi è sempre interessata molto. Sono un politico nato: ho opinioni su tutto, non mi tiro indietro, dico sempre quello che penso. Ma odio parlare delle cose e non farle, e i politici sono campioni del mondo di chiacchiere a vuoto. ([[Boris Becker]]) *La politica mi pare che sia anch'essa un divertimento, talvolta terribile, comunque un divertimento. ([[Eugène Ionesco]]) *La politica migliore è l'[[onestà]]. ([[Charles Spurgeon]]) *La politica, nella comune accezione del termine, non è altro che corruzione. ([[Platone]]) *La politica, nella pratica, quali che siano le idee che professa, è sempre l'organizzazione sistematica dell'[[odio]]. ([[Henry Adams]]) *La politica non è morale, e tanto meno la politica estera. ([[Emilio Lussu]]) *La politica non è una scienza esatta. ([[Otto von Bismarck]]) *La politica non è l'arte del possibile. Consiste nello scegliere fra il disastroso e lo sgradevole. ([[John Kenneth Galbraith]]) *La politica non si impara sui libri, si impara sul campo. (''[[1992 (serie televisiva)|1992]]'') *La politica pratica consiste nell'ignorare i fatti. ([[Henry Adams]]) *La politica richiede sacrificio. Il sacrificio degli altri, ovviamente. Per quanto un uomo possa ottenere, sacrificandosi per il suo paese, è comunque più conveniente lasciare che siano gli altri a farlo per primi. Il tempismo, come dice sempre mia moglie, è tutto. ([[Francis Urquhart]], [[Michael Dobbs]]) *La politica se non è [[arte]], è mestiere. ([[Libero Bovio]]) *La politica, senza nessuna base solida a cui appoggiarsi, soffia sul fuoco delle paure e dell'odio, per dominare le troppe minoranze che compongono ormai la società e per coprire i propri fallimenti. E noi ci troviamo a far la guerra gli uni con gli altri. ([[Militant A]]) *La politica ti insegna molto. È una grande scuola dove impari come mettere d'accordo la gente e farla confluire verso lo stesso obbiettivo, trovando ogni volta dei punti di equilibrio. Dicono che la politica è l'arte del possibile: non è tanto trovare l'impossibile ma quando cercare di fare il possibile. ([[Alejandro Agag]]) *La prima lezione dell'economia è la scarsità: non ci saranno mai abbastanza risorse per soddisfare tutti coloro che lo desiderano. La prima lezione della politica è quella di ignorare la prima lezione dell'economia. ([[Thomas Sowell]]) *La prima virtù della politica è di risolvere i problemi, non di parlarne. ([[Giacomo Vaciago]]) *La [[storia]] della politica del [[potere]] non è nient'altro che la storia del crimine nazionale e internazionale e dell'assassinio di massa. ([[Karl Popper]]) *La vera politica è come il vero [[amore]]. Si nasconde. ([[Jean Cocteau]]) *Le persone che si fanno una regola di prudenza o di disprezzo di non partecipare alla politica non devono lamentarsi se quella che si fa non piace loro. Il governo dello Stato non è uno spettacolo, e il rifiuto di prendervi parte toglie ogni diritto di critica. ([[Maurice Druon]]) *Le politiche si dovrebbero fare a partire dalla realtà. Oggi non mancano le ricerche sociologiche, è che la ricerca non implementa più la politica. Ci sono montagne di ricerche ma nessuno che provi a trarne una proposta politica generale. ([[Claudio Martelli]]) *Le promesse, in politica, si possono anche non mantenere, ma bisogna saperle fare. ([[Roberto Gervaso]]) *Lo scopo d'ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili dell'uomo vale a dire la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all'oppressione. (''[[Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino]]'') *Nessuno ha ancora intuito che forse la classe politica italiana potrebbe recuperare un po' di credibilità nella opinione pubblica se ogni tanto la caccia alla poltrona fosse sostituita da una sconveniente, ma anche liberatoria caccia al tesoro con un paio di mutandine nere. ([[Luca Goldoni]]) *Non ci si mette in politica per fare la marmellata. Ci si mette per prendere in mano il potere e tenerlo. Chiunque dica il contrario è un bugiardo. Gli uomini politici vogliono sempre far credere d'essere buoni, morali, coerenti. Non cada nella loro trappola, mai. Non esiste un politico buono, morale, coerente. ([[Zulfiqar Ali Bhutto]]) *"Non mi occupo di politica" è come dire "non mi occupo della vita". ([[Jules Renard]]) *Non resta altro mezzo per rimettere in onore la politica, si devono come prima cosa impiccare i [[moralismo|moralisti]]. ([[Friedrich Nietzsche]]) *Non sempre la politica si rende conto del valore, anche sociale, della cultura. E così vengono a mancare i buoni esempi. ([[Rosellina Archinto]]) *Per coloro che stanno in cima alla piramide sociale, le parole della politica significano legittimazione dell’establishment; per coloro che stanno in fondo, significa il contrario, cioè possibilità di controllo, contestazione e partecipazione. Anche per "democrazia" è così. Dal punto di vista degli esclusi dal governo, la democrazia non è una meta raggiunta, un assetto politico consolidato, una situazione statica. La democrazia è conflitto. Quando il conflitto cessa di esistere, quello è il momento delle [[oligarchia|oligarchie]]. In sintesi, la democrazia è lotta per la democrazia e non sono certo coloro che stanno nella cerchia dei privilegiati quelli che la conducono. Essi, anzi, sono gli antagonisti di quanti della democrazia hanno bisogno, cioè gli antagonisti degli esclusi che reclamano il diritto di essere ammessi a partecipare alle decisioni politiche, il diritto di contare almeno qualcosa. ([[Gustavo Zagrebelsky]]) *Per me si fa politica in ogni momento della vita: quello che mangiamo è politica, come trattiamo gli animali è politica, la natura è politica. Anche i nostri vestiti lo sono. [...] Perfino la spazzatura è politica. ([[Olga Tokarczuk]]) *Politica è magia. Chi sa evocare le forze, a quello obbediscono. ([[Hugo von Hofmannsthal]]) *Politica e [[marketing]] sono due attività profondamente differenti, una basata sulla partecipazione dei cittadini, l'altra sulla persuasione dei consumatori. Le due attività hanno negli anni usato tecniche sempre più simili, come la pubblicità e varie forme di propaganda diventando spesso agli occhi del pubblico indistinguibili. Così degli abili uomini di marketing sono riusciti a sfruttare il sistema politico e il meccanismo elettorale per farne uno strumento di auto-promozione. A cosa serva poi l'auto-promozione è un altro problema: a salvare i conti delle proprie aziende, a guadagnare l'immortalità, a soddisfare aspirazioni di gloria... sicuramente non a fare politica. ([[Gloria Origgi]]) *Politica (''s.f.''). [...] Conflitto di interessi mascherato da lotta fra opposte fazioni. Conduzione di affari pubblici per interessi privati. ([[Ambrose Bierce]]) *Politica vuol dire realizzare. ([[Alcide De Gasperi]]) *Quando parla il popolo, la politica deve sapere ascoltare perché spesso gli elettori sono più avanti degli eletti. ([[Silvio Berlusconi]]) *Ritengo che la politica sia l'arte di costruire una società in cui si manifesti la volontà di Dio. Il nostro Creatore ha decretato che dobbiamo impegnarci seriamente in opere costruttive; e, in una società del genere, ogni individuo dovrebbe godere di assoluta libertà, non essere soggetto ad altre restrizioni oltre a quelle implicite nei genuini valori umani della società stessa, valori che sono il frutto della sua cultura indigena, e appaiono dunque accettabili a chiunque. ([[Anwar al-Sadat]]) *Sapere dove andare e sapere come andarci sono due processi mentali diversi, che molto raramente si combinano nella stessa persona. I pensatori della politica si dividono generalmente in due categorie: gli utopisti con la testa fra le nuvole, e i realisti con i piedi nel fango. ([[George Orwell]]) *Se dicessi che mi interesso di politica, forse mentirei, forse no. Perché la politica, in fondo, è avere a che fare con le situazioni di tutti i giorni e cercare di cambiarle in meglio. Quindi potrei dire che mi interesso di politica sociale, visto che le persone sono le prime di cui doversi occupare, quando ti viene la voglia di fare qualcosa. E non è necessario di occuparsi di grandi temi sociali. C'è bisogno ovunque. Anche nel vostro quartiere. Basta aprire gli occhi. Basta chiedere, che so, al vostro parroco. Basta non fare finta che nel vostro condominio abitate solo voi. Questi sono i mattoni su cui poi si costruisce tutto il resto. E bastano le persone normali. ([[Leo Ortolani]]) *Se la politica perde la dimensione pedagogica, non è più buona politica. ([[Gianfranco Fini]]) *Se non fosse per il fatto che vive al mondo, dubito che l'uomo si sarebbe mai interessato di politica. ([[Stanisław Jerzy Lec]]) *Se si domanda a un uomo onesto che cosa pensa della politica, dal profondo del cuore dirà che questa «non ha padre né madre». È una parola che fa paura alle persone semplici, perché l'uomo della strada crede che la politica serva ai politici per giocarci. Questo tipo di politica non mi sembra pura né sincera. Se invece si guarda la politica come una cosa necessaria per governare un Paese, e se gli uomini che la praticano sono retti e sinceri, il suo significato cambia. Un Paese che abbia buoni politici non correrà mai alla rovina: da politici che valgano poco e manchino di statura ci si può aspettare invece il peggio. ([[Reza Ciro Pahlavi]]) *Se tutto è politico, allora niente lo è. ([[Tony Judt]]) *Separare l'[[economia]] dalla politica e sottrarre la prima agli interventi regolatori della seconda comporta la totale perdita di potere della politica, e fa prevedere ben altro che una semplice ridistribuzione del potere nella società. ([[Zygmunt Bauman]]) *Sono in politica per realizzare ciò che credo giusto, altrimenti mi sarei accontentata di sognare. ([[Michela Vittoria Brambilla]]) *Un cittadino che non abbia un significato politico quel tanto che basti per la chiarezza del suo carattere, non solo è un valore nullo nella generale attività, ma un terreno insidioso sul quale non mi arrischierei di fabbricare la mia casa. ([[Emilio De Marchi]]) *Volevo avere il diritto di non pensare alla politica, di disinteressarmi della politica, perché la politica la gente dabbene non la fa. La gente dabbene lavora in ufficio, viaggia, commercia, produce, ama una donna che può anche essere sua moglie (come è il mio caso), ama i suoi figli, ama la sua casa, paga le tasse, e di politica ne parla un quarto d'ora al giorno. ([[Indro Montanelli]]) ===[[Michael Dobbs]]=== *La politica richiede sacrificio. Il sacrificio degli altri, ovviamente. Per quanto un uomo possa ottenere, sacrificandosi per il suo paese, è comunque più conveniente lasciare che siano gli altri a farlo per primi. Il tempismo, come dice sempre mia moglie, è tutto. *Non è stato quel tizio, Clausewitz, a dire che la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi? Si sbagliava, ovviamente, povero allocco. Politica? Guerra? Come mi ricorda sempre la mia adorata moglie Mortima, non c'è alcuna distinzione. *Una volta, su nella brugheria, il mio vecchio maestro di caccia mi diede una lezione che non ho più dimenticato. Ero un bambino – cosa avrò avuto, dieci anni? Ma se ci pensate bene, è proprio a quell'età che certi insegnamenti ti si imprimono nella coscienza, per restarci. Mi disse questo. Se devi fargli del male, assicurati di farlo in modo eccessivo e insopportabile, affinché capisca che puoi causargli un dolore molto più forte di quello che potrebbe causarti lui. Il mio maestro parlava dei cani selvatici, ovviamente. Ma è stato un ottimo insegnamento anche in politica. ===[[Vittoria Ferdinandi]]=== *In politica nessuno è abituato a credere che la diversità di prospettive rappresenta una ricchezza, mentre [...] essere uniti non significa essere uniformi. *La politica sta diventando un presidio di appartenenze e nell'appartenenza il pensiero si spegne. *Se i valori vengono considerati come una belluria retorica, siamo in un momento davvero spaventoso. Perché la politica è il più grande strumento che abbiamo per interpretare la realtà. *Si crede che la politica debba essere ripetizione, che le persone si aspettino sempre la stessa cosa: non un tono monocorde, non dei pensieri complessi. *Una politica che non è più capace di fare i conti con il dolore dell'altro che politica è? ===[[Mino Martinazzoli]]=== *Constato una certa insufficienza della politica, almeno da quel che leggo. Mi sembra la fase del riduttivismo, la politica ridotta ad evento. *Non credo alla politica come una totalità dell'esistere; ho un rapporto abbastanza controverso con la politica. *Una volta dicevo che l'arte imita la natura, ora dico che la politica imita l'economia. ===[[Marco Rizzo]]=== *{{NDR|Parlando dell'entrata in politica di [[Donald Trump]]}} I padroni eliminano la politica ed entrano direttamente a gestire la cosa pubblica. Il novecento è stato il secolo in cui la politica serviva alla grande borghesia anche per intermediarsi con la società. Oggi la prendono in mano direttamente. *{{NDR|Parlando del [[pugilato]]}} La nobile arte è molto meno cruenta. Hai di fronte l'avversario, le dai, le prendi, alla fine ti abbracci. In politica, nemmeno hai messo i guantoni che hai già preso una coltellata e non da chi hai davanti ma da quello di fianco. *Se i [[Partito politico|partiti]] non ricevessero il finanziamento pubblico e se non ci fosse l'intromissione anche della finanza nei partiti, quei partiti non esisterebbero. Se voi andate con la macchina della verità e la infilaste su per il culo a tutti i deputati che sono in [[Parlamento]], non ce n'è uno che crede in quelle idee. L'unica idea in cui credono è quella di pensare di fare un altro giro. Questa è la politica oggi. ===[[Elly Schlein]]=== *Bisogna anche ricordarsi che chi fa politica ha una responsabilità che è quella non di soffiare sui venti della tensione sociale che le disuguaglianze inevitabilmente producono. *Credo che la politica abbia la responsabilità di non alimentare le tensioni sociali prodotte dalle disuguaglianze, ma di agire sulle loro cause profonde. In che modo? Con politiche redistributive, ascoltando i cittadini e non facendo mancare a nessuno una risposta commisurata al suo bisogno. Solo così si può evitare di prendersela con il vicino, che a volte sta pure peggio di noi. *Faccio parte di una generazione che si era allontanata dalla politica, lo avevo fatto anch'io ma ad un certo punto ti rendi conto che se non ti rimbocchi le maniche e provi a parteciparlo quel cambiamento, se non provi ad essere il cambiamento che vuoi vedere nella società, non puoi aspettarti che altri lo facciano per te. Anche se sei incazzato con la politica e ti allontani, devi renderti conto che gli altri continueranno a farla e il peso delle loro decisioni ricadrà comunque anche sulla tua vita, quindi vale la pena, nelle forme e nei modi in cui uno può, di partecipare alla cosa pubblica. *{{NDR|«C'è bisogno di una nuova leadership fatta anche di intelligenza emotiva per cambiare questa politica?»}} L'empatia in politica è una parte importante, perché ti tiene a terra. Cioè ti tiene comunque legato alla quotidianità delle persone che cerchi di rappresentare. La cosa però ha i suoi pro e i suoi contro. Soprattutto perché quando ti occupi di fragilità in qualche modo quelle fragilità ti rimangono addosso e finisci per portarle con te. Non ti lasciano indifferente. Ma sicuramente l'empatia aiuta a creare legami più inclusivi. E soprattutto aiuterebbe a superare un grande vulnus irrisolto del nostro sistema politico: quello del modello dell'uomo solo al comando. Che non possiamo assolutamente risolvere con il modello della donna sola al comando. C'è bisogno invece di creare nuovi meccanismi che portino al comando squadre di persone, con competenze diverse e che siano capaci di avere una visione a 360 gradi di quelle che sono le complessità dei problemi sociali economici e ambientali. Che questo sia il modello di leadership da spingere con forza penso l'abbia imparato anche qualche leader nostrano, che sembrava fortissimo ma che poi, senza questa capacità di farsi crescere attorno una nuova classe dirigente, si è sbriciolato molto in fretta. ===[[Eduard Shevardnadze]]=== *A mio avviso, i politici che dimenticano che gli uomini sono prima di tutto uomini, e poi portatori di determinate idee, non hanno il diritto di occuparsi di politica. *È semplicemente sciocco, sterile e irrazionale vedere negli oppositori dei nemici, moltiplicandone il numero per effetto della propria repulsione. E nella grande politica questo è un lusso inconcepibile. *La politica è fondamentalmente drammatica anche nelle sue manifestazioni concrete, ma non è questa una buona ragione per trasformarla in ancella del sensazionalismo. ==[[Proverbi italiani]]== *Canzone politica, brutta canzone. *Chi non ha politica, non sa regnare. *Ci vuol politica, ci vuole. *In fatto di politica è più utile un po' di buon senso che molta astuzia. *L'onestà è la miglior politica. ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903 ==Voci correlate== *[[Partito politico]] *[[Politico]] *[[Potere]] *[[Statista]] ==Altri progetti== {{interprogetto|n|preposizione=sulla|wikt|s=Categoria:Politica|w_preposizione=riguardante la}} [[Categoria:Attività]] [[Categoria:Politica| ]] gv884jsospnslx4oz8wpijvu2g8y4vn Giuseppe Antonio Borgese 0 30573 1418325 1392429 2026-06-26T13:22:25Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese */ Israel Zangwill 1418325 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:G. A. Borgese a San Vigilio di Marebbe (cropped).png|miniatura|Giuseppe Antonio Borgese]] '''Giuseppe Antonio Borgese''' (1882 – 1952), scrittore, giornalista e critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese== *Alla Germania vittoriosa converrebbe una Russia {{sic|nihilista}}, un'Inghilterra {{sic|labourista}}, una Francia in mano di [[Joseph Caillaux|Caillaux]] e dei suoi simili (pensate bene: se i tedeschi fossero entrati a Parigi avrebbe sentito Caillaux il bisogno di fare una gita in America?), senza fortificazioni e senza leva triennale, un'Italia inerme, allegramente rivoltosa come era in giugno, magari sbocconcellata in corrusche repubblichette socialiste.<ref>Da ''Italia e Germania'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1919, [https://archive.org/details/italiaegermania00borg/page/72 Parte prima, pp. 72-73].</ref> *"Anche l'arte" - e perciò anche l'estetica che è l'intendimento dell'arte - "vuole una [[patria]]"; così disse un poeta di tempi migliori; e non è patria se non fisica quella dove la libertà, che è responsabilità, del pensiero e dell'arte è soggiogata al potere di un solo. Mi staccai fisicamente dall'Italia d'allora per restare fedele all'Italia di sempre.<ref>Da ''G. A. Borgese a il Governo Mondiale'', ''Epoca'', 14 ottobre 1950, p. 5.</ref> *Il tema più essenziale della letteratura italiana, finché essa si è mantenuta sui vertici, è quello del Giudice divino e della [[Maria|Vergine]]. [..] La letteratura e l'arte italiana sorsero da un ceppo religioso e di esso continuarono a nutrirsi. Protagonista fu il Pantocrator, il Cristo vincente della Divina Commedia e del Giudizio universale. Eroina fu la Paneghia, la tutta santa, la tutta pura, la Vergine amata.<ref>Da ''Il senso della letteratura italiana'', F.lli Treves, 1931.</ref> *L'arte del [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara.<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|[[Israel Zangwill]]}} La sua forza consiste nel rappresentare gli ebrei con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste.<ref>Da ''Ottocento europeo'', cap. XXV, p. 201.</refA *Ogni [[disperazione]] è [[Fascismo|fascista]].<ref>Citato in Francesco Merlo, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/10/22/news/giuseppe_antonio_borgese_golia_nuova_edizione_saggio_fascismo-371237724/?ref=drla-2 I''l "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese: il fascismo e la disperazione''], ''Repubblica.it'', 22 ottobre 2022.</ref> *Partii tardi nella mattina; m'avviai senza mèta alla destra del lago, per un bellissimo sentiero che non avevo mai fatto: largo, scoperto, visibile da ogni parte, tagliato a sghembo sulla prima pendice della Margna, affacciato sulle acque del lago che quanto più si saliva tanto più divenivano azzurre. Alla voltata vidi nella serenità il ghiacciaio di [[Val Fedoz|Fedoz]].<br>Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come [[Pitagora]] sentiva l'armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottoni, note basse, vellutate, di trombe; la vista d'un [[ghiacciaio]] empie l'aria d'un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come dev'essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell'ineffabile.<ref>Da ''Tempesta nel nulla: romanzo'', A. Mondadori, Milano, 1931, p. 41.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica [[strofa]] di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo.<ref>Da ''Gabriele D'annunzio'', Napoli, 1909; citato in De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974, pp. 702-703.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} [...] una Divina Commedia capovolta [...]<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|A proposito de ''[[I fratelli Karamàzov]]''}} Vanno oltre il bello. Essi raggiungono la dignità del libro sacro.<ref>Citato in [[Igor Sibaldi]], ''Introduzione'', in Fëdor Dostoevskij, ''I fratelli Karamàzov'', Mondadori, Milano, 1994, p. XIV. ISBN 88-04-52723-4</ref> ==''La vita e il libro''== *[...] il [[Giuseppe Lipparini|Lipparini]] vive nell'atmosfera autentica e nativa della sua fantasia: atmosfera debole, ma non viziata, che nutre fiori diafani e di odore un po' sciapo, ma non fiori di carta che un profumiere abbia immersi in essenze. S'intende che il Lipparini è un parnassiano, ma forse il migliore di quanti in Italia abbiano aspirato a questo titolo, l'unico che si possa ricordare con onore quando si discorra di quel tipo d'arte cui Anatole France deve la sua rinomanza europea. (cap. III Narratori, pp. 168-169) *Questo buon sangue letterario, ma rinvigorito dal secolo, circola nell'arte di Giuseppe Lipparini. Escogitare il nuovo; almanaccare, poniamo caso, novelle stravaganti come un {{sic|Hofmann}}<ref>[[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann]].</ref> o un Poe gli parrebbe insolente. Ricama tranquillamente un angolo di quell'eterno arazzo dell'arte classica e classicheggiante, alzando di tanto in tanto gli occhi per sorprendere una movenza o per carpire un piccolo segreto di stile. Non ha cure politiche, né religiose né morali; non osa rifare la patria né redimere la plebe. Vuole raggiungere una bella forma armoniosa e schietta. (cap. III Narratori, p. 171) *[...] [[Luigi Capuana|Capuana]], che s'era tuffato nell'acqua del verismo senza subire la metamorfosi di Glauco, ha continuato a respirare ed a vivere anche quando quell'acqua fu tutta quanta svaporata. Egli non appartenne mai ad un sistema o ad una scuola; non fece mai sacrificio della sua personalità ad una fede o ad un metodo, ma si servì, con gioconda agilità, dei metodi e delle mode per compiacere al suo prepotente istinto narrativo. E, perìta la fede artistica dei suoi anni migliori, egli, l'artista, sopravvive, e ricanta, più che settuagenario, ancora un inno alla voluttà di creare, e immagina, racconta, scrive con una fecondità che quasi c'inebria e ci fa più cara la vita come ogni segno di energia senile. (cap. III Narratori, pp. 223-224) *Il verismo era divenuto la sostanza dell'anima di [[Giovanni Verga|Verga]]; e, quando quella formula si sciolse, quando quell'edificio teorico intaccato da ogni genere di critica crollò, il Verga era già troppo innanzi negli anni per farsi una nuova fede ed era, d'altro canto, un temperamento troppo appassionato e profondo per procedere innanzi senza la certezza di un terreno compatto. Parlò sempre più raro e più fioco, trepidò sentendosi mancare il consenso dei tempi, tacque. (cap. III Narratori, p. 223) *Tutte le volte che la [[Carola Prosperi|Prosperi]] ha tentato un urto di passioni, un conflitto drammatico, le è mancato un punto d'appoggio nella realtà su cui far leva. Ma c'è un umile, continuo, represso grido lirico, ed è la particolare bellezza della ''Paura di amare'': il grido della vergine violata, dell'amante inebriata, della sposa che partorisce, della puerpera che muore; il gemito sordo di questo spirito su cui la materia prevale, e che nello strazio cui lo sottomette l'istinto trova appena tanto di forza e di libertà che le basti per ergersi verso il cielo deserto, domandando pietà. (cap. III Narratori, p. 248) ==''Le belle''== *A Megara ci sono ancora i garofani sui balconi, e le donne portano gonne lunghe; sicché, se si scopre una caviglia, voi vedete letteralmente i giovani tremare. Ma questo accade di rado, perché vanno caute e sorvegliate; e si sorvegliano da sé; e, se piove, preferiscono rincasare con l'orlo della gonna schizzato di pillacchere che con le calze morse da sguardi caldi come baci. Poi, se ne vede poche per le strade; tranne le servette, e quelle, proprio di basso popolo, che vanno – ancora – con l'anfora sulla testa alla fontana. (''La Siracusana'', p. 9) *Non credo d'avere visto mai più una donna così bella. Non si vedeva nulla di lei tranne il viso. Le donne d'allora non erano come quelle d'ora, che somigliano a frutta ignude, fra il fogliame. Andavano celate in un dedalo di pizzi e di ricami, con sottane bianche inamidate, simili alla carta rigida e ornata che a quei tempi usava intorno ai ''bouquets'' di fiori, e sulle sottane una gran gonna a fiorami, a volanti, a falbalà, maestosa come una pagoda, e al petto il busto, armato, inespugnabile. (''La Siracusana'', pp. 13-14) *A modo loro le ragazze erano belle; Ignazia forse più di tutte; col corpetto attillato bianco e nero come piuma di rondine. con gli orecchini lunghi di filigrana d'argento, e quei due baci o morsi in cima alle gote in forma di due ciliege stampate lì. (''Ignazia'', p. 19) *Una donna quasi sempre sa credere di essere amata per se stessa; ma un uomo, con le donne che lo scelgono, non sa che cosa valga lui e che cosa valga il suo denaro, o il suo nome, o la sua nomea mondana. (''L'amore'', p. 37) *Calùmi, solo solo, pensava che [[bene e male|il bene e il male]] sono cuciti a filo doppio e che niente è tanto difficile come fare il bene senza ferire chi lo riceve, o gli altri, e alla fin fine se stessi. Bisognerebbe non eccedere mai; sorvegliarsi sempre; essere economi col cuore; gelosi. E lui, così corretto, passeggiando e meditando, si sorprendeva a grattarsi la barbetta bionda, acuta. (''L'olio'', p. 96) *Poi gli anni furono veloci, i primi anni in discesa, quelli che della gioventù hanno ancora la foga, ma è una corsa di abbandono. Il primo tratto si fa di corsa, quasi volentieri, quasi con le forze accumulate salendo; ci si lascia dietro la cima, senza voltarsi a guardarla; più giù, si riprende il freno; comincia un'altra rampa, più lunga, più piana; ed è la vecchiaia. (''Il vedovo'', p. 104) *Ci sono cose della mia vita di cui non posso lodarmi; ma di questa non so pentirmi; non degli anni che vissi in un segreto delirio; e nemmeno del giorno in cui concordi, quasi all'improvviso, decidemmo di separarci. Con le mani nelle mani, ma diritti, e le persone l'una dall'altra tanto distanti quanto potevano essere, ci dicemmo addio; e sapevamo di volere così che il nostro amore non deperisse e rimanesse nel ricordo, perfetto: qualche cosa di eterno. (''Hussàn-abà'', p. 106) *Le parole di Annalìa erano rimaste nell'aria, e il cosiddetto «ruggito» del motore le faceva ricordare.<br/>– Una voce di [[donna]] sulla soglia del deserto ha un suono straordinariamente fresco. Come una fontana. Mette sete. (''Il miraggio'', p. 157) == ''Rubè'' == ===[[Incipit]]=== La vita di Filippo Rubè prima dei trent'anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d'affari. Veramente egli aveva portato qualcos'altro del suo, segnatamente una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose, postagli in cuore dal padre; il quale era segretario comunale a Calinni, e, conoscendo bene l'Eneide in latino e la vita di Napoleone in francese, giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo fuorché i geni e gli eroi. ===Citazioni=== *Voialtri sapete benissimo quale vento soffi. Fino al maggio, fino al giugno si poteva supporre che l'entrata in guerra dell'Italia decidesse. Allora, in un anno o due, si sarebbe riparata la vecchia fabbrica del mondo. Ora non più. Ora è chiaro che il mondo brucerà finché ci sia da bruciare. Questa è l'età del fuoco. Poi verrà l'età della cenere. Soffia un vento di perdizione. Ma voialtri vi imbottite il nido nel fitto della foresta, sperando che il vento vi sdruccioli accanto e si faccia sentire quanto basta per dare un gradevole smarrimento d'altalena a chi dormicchia tra le piume. Fa tanto bene quando tuona e lampeggia star dietro una vetrata coperta di ricami cinquecento coi trafori che fanno ti vedo e non ti vedo. Dico sul serio. Vi ammiro. Il destino del genere umano è affidato a quei pochi che fra otto o dieci anni, quando questa consumazione sarà finita, avranno l'orgoglio di dire: io non c'ero. Ma non vada, signorina Mary, a fare l'infermiera. Lasci stare. Le cose si fanno o non si fanno. È meglio, infinitamente meglio non farle. Ma pensi che cosa sarebbe il mondo fra dieci anni se non ci fosse proprio nessuno con un po' di salute, di gioventù, di ragione. Oh! fate almeno che una bella donna non abbia toccato una piaga, che un uomo, un uomo solo, non abbia ucciso. (parte prima, cap. IV) ==''Studi di letterature moderne''== *[...] egli {{NDR|[[Pietro Metastasio]]}}, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. (cap. I, III, p. 29) *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. (cap. I, III, p. 31) *E di tanti {{NDR|dei poeti della scuola romana}} solo uno sopravvive in ispirito e in corpo, [[Domenico Gnoli (poeta e storico)|Domenico Gnoli]], che, dopo molteplici reincarnazioni in avventurosi pseudonimi, trovò la sua anima sotto le spoglie di Giulio Orsini, e la manifestò in alcune liriche, ''Orpheus'', ch'ebbero clamorosa fortuna finché il pubblico poté udirvi il primo grido di una nuova energia poetica ricca d'avvenire, e poi furono messe un poco da parte quando non senza delusione si seppe che l'autore era a mezza via fra i sessanta e i settant'anni. Ma si tornerà a cercare in quel gramo {{sic|libriccino}} quanto di più vivo abbia dato la poesia della nuova Italia dopo Pascoli e D'Annunzio. (cap. I, V, p. 47) ==''Una Sicilia senza aranci''== *Sia fatta confessione plenaria, o quasi. Io non sono mai stato a [[Girgenti]], io non ho mai salito l'[[Etna]], io non sono mai stato a [[Selinunte]], io non ho mai visto Erice, Monte San Giuliano, di cui mi raccontava abbaglianti meraviglie il mio professore d'Italiano al liceo, Ugo Antonio Amico, e di cui, anche recentemente, un giovane scrittore italiano, non siciliano, mi diceva che [[Capri]] non è nulla al confronto. Ultimo, e peggio di tutti per misurare l'abisso della mia ignoranza, io non sono mai stato a [[Segesta]] che è, si direbbe, alle porte di [[Palermo]].<br/> Eppure a che servono questi elenchi? E che cosa sono quando le cose che esistono dentro la mente, dentro al cuore vi si sono stampate con un'orma la cui profondità, la cui stabilità non è paragonabile a nessun'altra? (''Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)'', p. 93) *Essi, i miei connazionali, e soprattutto i miei corregionali, mi hanno aiutato un poco a farmi capire che cosa sono venuto a fare in [[America]]. Il primo impulso, la prima tentazione di uno di noi è di fuggire, imbarcandosi di nuovo sullo stesso piroscafo per tornare a casa. Il secondo stato d'animo consiste nel farsi una nicchia dentro questo mondo, nello starci a modo nostro ignorandolo: veri emigrati, anzi veri esuli, dalle facce lunghe, con una patina di tristezza che non si può dire, e che si riconosce anche su gente ch'è qui da trent'anni, e che magari ha fatto bene i suoi affari. Non credo che alcuna altra razza abbia conservato come la nostra questo carattere inibitivo, questa obiezione silenziosa.<br/> Io cerco, come alcuni hanno cercato, di giungere a un terzo stadio: non dico di divenire americano, ma di comprendere, cioè di prendere in me, questo mondo. Una conquista dell'America?, naturalmente, ritorno a ricordarmi di quelle indimenticabili parole di [[Goethe]], che ho sempre nell'animo a questo e a molti altri propositi. "Qui, o in nessun luogo, è l'America". Qui, cioè dentro di noi. (''I siciliani in America'', pp. 125-126) *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della [[Sicilia]], la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. (''Sicilia'', p. 129) *Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. (''Sicilia'', pp. 140-141) *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (''Sicilia'', p. 141) *Giacché tale è la caratteristica dell'arte di [[Luigi Pirandello]]: un realismo cinico. Non ch'egli sia incapace di pagine sottilmente e dolorosamente poetiche, ove vibri un umorismo di superiore qualità spirituale. (recensione di ''La vita nuda'' di Luigi Pirandello, p. 206) *Questo principalmente distingue lo scrittore dalla maggioranza dei suoi amici; ch'egli preferisce abitualmente l'ultimo libro, e la maggioranza degli amici trova sempre migliore il libro precedente. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 252) *Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 253) *Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani. (''Accenti'', p. 266) *L'accento: quest'aura del discorso, odore, si direbbe, della frase, ritmo che il metronomo non scandisce, diagramma sul cui andirivieni fluttua l'inafferrabile. Altrimenti detto intonazione; musica d'intervalli così brevi che nessuna notazione li trascrive; eppure è quella che è e non altra, e può essere erronea anche quando ogni altra cosa, pronunzia, vocabolario, sintassi, è a posto. Copiarla quando non s'è più fanciulli è da commedianti, al più da attori. (''Accenti'', p. 267) *Questa delle pronunzie e accenti può essere una faccenda fatale come fu ai francesi del Vespro che non sapevano dir ''cece'' e per inadempienza fonetica caddero trafitti, o com'era già stata agli Eframiti che per dire ''sibboleth'' invece di ''scibboleth'' furono strangolati ai guadi del Giordano. (''Accenti'', p. 269) *Lei dice "chiunque intenda quella stessa lingua", "le parole sono segni di cose", e invece non vivono due persone che parlino la stessa lingua, né ci sono due momenti in cui una parola individui la stessa cosa, [[w:Panta rei|παντα ρει]]. […] la lingua della poesia e della vita non è né una lingua morta, né una lingua concettuale – sostituibile vale a dire, con un complesso di segni grafici senza suono […]. Il significato emozionale della parola varia da uomo a uomo, ed ogni sillaba è colorata dal tono del suo spirito (Lettera a [[Giovanni Alfredo Cesareo]], p. 318) *Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. […] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. (recensione a ''Palermo avanti la rivoluzione'' del 12 febbraio 1905, p. 371) ==[[Incipit]] di ''Golia. Marcia del fascismo''== Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di [[nazione]] è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.<br> La [[Italia|nazione italiana]] ebbe origine, come tutte le altre nazioni europee, verso la fine del Medio Evo; ma nacque in modo diverso. L'Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: [[Dante Alighieri|Dante]]. Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. Il suo temperamento e la sua opera ebbero una influenza decisiva, aumentata col passare dei secoli, finché divenne essenziale nelle classi dirigenti del popolo italiano. Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che [[Mosè]] fu per Israele.<br> La sua biografia, com'è spesso accaduto ai fondatori di religioni e di nazioni, è nettamente spartita in due dal fallimento della carriera naturale e dall'inizio delle peregrinazioni. Dante fu cacciato in esilio nel 1302, quando aveva trentasette anni; e fu la sua Egira. ==Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese== * La discussione sul [[fascismo]] mai morto non è cominciata avantieri, ma dura da quando [[Benito Mussolini|Mussolini]] è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo ''Golia'', tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. ([[Luciano Canfora]]) *''Se Borgese mi nega ogni valore | ho un amor di vicina che mi apprezza || È orfana di madre, è un po' sfacciata, | va in visibilio per un mio sonetto''. ([[Ugo Ricci]]) *[...] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di [[Voltaire]] – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma soprattutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota ''di [[Leonardo Sciascia]]'' a ''Le belle'', p. 176) *Risorge il tipo dei più gloriosi ''[[Romanzo d'appendice|feuilletonistes]]'' in Giuseppe Antonio Borgese, che dalla ''Stampa'' e dal ''Mattino'' trae la folta serie di articoli dedicati alla letteratura e coltura contemporanea e li riunisce in un grosso volume ''La Vita e il Libro'', senza mutarne virgola o aggiungervi nota, sicuro di sé, del suo gusto, dei suoi giudizi, della sua prosa. Sicurezza non impronta, ma derivatagli dal quotidiano consenso di lettori, di studiosi, di amici, di {{sic|avversarii}}, dall'interesse con cui le sue cronache sono accolte nel pubblico, discusse, ammirate, bistrattate magari; non so bene, ma forse anche temute. ([[Giovanni Rabizzani]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Antonio Borgese, ''Golia. Marcia del fascismo'', La nave di Teseo, Milano, 2022. ISBN 9788834612545 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/lavitaeillibro03borg/page/n10/mode/1up/ La vita e il libro]'', Terza serie e conclusione, Fratelli Bocca editori, Milano-Roma, 1913. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Le belle'' (1927), Sellerio editore, Palermo, 1983, ISBN 88-389-0228-3 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/b/borgese_giuseppe/rube/pdf/borgese_rube.pdf Rubè]'', Mondadori, Milano, 1988. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/studidiletteratu00borguoft/page/n6/mode/1up/ Studi di letterature moderne]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1920. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Una Sicilia senza aranci'', a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma, 2005, ISBN 88-8309-179-5 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borgese, Giuseppe Antonio}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Germanisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] c45fo225bjwdcrburqi8rqa8qmcqpt4 1418328 1418325 2026-06-26T13:23:43Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese */ typo 1418328 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:G. A. Borgese a San Vigilio di Marebbe (cropped).png|miniatura|Giuseppe Antonio Borgese]] '''Giuseppe Antonio Borgese''' (1882 – 1952), scrittore, giornalista e critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese== *Alla Germania vittoriosa converrebbe una Russia {{sic|nihilista}}, un'Inghilterra {{sic|labourista}}, una Francia in mano di [[Joseph Caillaux|Caillaux]] e dei suoi simili (pensate bene: se i tedeschi fossero entrati a Parigi avrebbe sentito Caillaux il bisogno di fare una gita in America?), senza fortificazioni e senza leva triennale, un'Italia inerme, allegramente rivoltosa come era in giugno, magari sbocconcellata in corrusche repubblichette socialiste.<ref>Da ''Italia e Germania'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1919, [https://archive.org/details/italiaegermania00borg/page/72 Parte prima, pp. 72-73].</ref> *"Anche l'arte" - e perciò anche l'estetica che è l'intendimento dell'arte - "vuole una [[patria]]"; così disse un poeta di tempi migliori; e non è patria se non fisica quella dove la libertà, che è responsabilità, del pensiero e dell'arte è soggiogata al potere di un solo. Mi staccai fisicamente dall'Italia d'allora per restare fedele all'Italia di sempre.<ref>Da ''G. A. Borgese a il Governo Mondiale'', ''Epoca'', 14 ottobre 1950, p. 5.</ref> *Il tema più essenziale della letteratura italiana, finché essa si è mantenuta sui vertici, è quello del Giudice divino e della [[Maria|Vergine]]. [..] La letteratura e l'arte italiana sorsero da un ceppo religioso e di esso continuarono a nutrirsi. Protagonista fu il Pantocrator, il Cristo vincente della Divina Commedia e del Giudizio universale. Eroina fu la Paneghia, la tutta santa, la tutta pura, la Vergine amata.<ref>Da ''Il senso della letteratura italiana'', F.lli Treves, 1931.</ref> *L'arte del [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara.<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|[[Israel Zangwill]]}} La sua forza consiste nel rappresentare gli ebrei con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste.<ref>Da ''Ottocento europeo'', cap. XXV, p. 201.</ref> *Ogni [[disperazione]] è [[Fascismo|fascista]].<ref>Citato in Francesco Merlo, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/10/22/news/giuseppe_antonio_borgese_golia_nuova_edizione_saggio_fascismo-371237724/?ref=drla-2 I''l "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese: il fascismo e la disperazione''], ''Repubblica.it'', 22 ottobre 2022.</ref> *Partii tardi nella mattina; m'avviai senza mèta alla destra del lago, per un bellissimo sentiero che non avevo mai fatto: largo, scoperto, visibile da ogni parte, tagliato a sghembo sulla prima pendice della Margna, affacciato sulle acque del lago che quanto più si saliva tanto più divenivano azzurre. Alla voltata vidi nella serenità il ghiacciaio di [[Val Fedoz|Fedoz]].<br>Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come [[Pitagora]] sentiva l'armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottoni, note basse, vellutate, di trombe; la vista d'un [[ghiacciaio]] empie l'aria d'un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come dev'essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell'ineffabile.<ref>Da ''Tempesta nel nulla: romanzo'', A. Mondadori, Milano, 1931, p. 41.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica [[strofa]] di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo.<ref>Da ''Gabriele D'annunzio'', Napoli, 1909; citato in De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974, pp. 702-703.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} [...] una Divina Commedia capovolta [...]<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|A proposito de ''[[I fratelli Karamàzov]]''}} Vanno oltre il bello. Essi raggiungono la dignità del libro sacro.<ref>Citato in [[Igor Sibaldi]], ''Introduzione'', in Fëdor Dostoevskij, ''I fratelli Karamàzov'', Mondadori, Milano, 1994, p. XIV. ISBN 88-04-52723-4</ref> ==''La vita e il libro''== *[...] il [[Giuseppe Lipparini|Lipparini]] vive nell'atmosfera autentica e nativa della sua fantasia: atmosfera debole, ma non viziata, che nutre fiori diafani e di odore un po' sciapo, ma non fiori di carta che un profumiere abbia immersi in essenze. S'intende che il Lipparini è un parnassiano, ma forse il migliore di quanti in Italia abbiano aspirato a questo titolo, l'unico che si possa ricordare con onore quando si discorra di quel tipo d'arte cui Anatole France deve la sua rinomanza europea. (cap. III Narratori, pp. 168-169) *Questo buon sangue letterario, ma rinvigorito dal secolo, circola nell'arte di Giuseppe Lipparini. Escogitare il nuovo; almanaccare, poniamo caso, novelle stravaganti come un {{sic|Hofmann}}<ref>[[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann]].</ref> o un Poe gli parrebbe insolente. Ricama tranquillamente un angolo di quell'eterno arazzo dell'arte classica e classicheggiante, alzando di tanto in tanto gli occhi per sorprendere una movenza o per carpire un piccolo segreto di stile. Non ha cure politiche, né religiose né morali; non osa rifare la patria né redimere la plebe. Vuole raggiungere una bella forma armoniosa e schietta. (cap. III Narratori, p. 171) *[...] [[Luigi Capuana|Capuana]], che s'era tuffato nell'acqua del verismo senza subire la metamorfosi di Glauco, ha continuato a respirare ed a vivere anche quando quell'acqua fu tutta quanta svaporata. Egli non appartenne mai ad un sistema o ad una scuola; non fece mai sacrificio della sua personalità ad una fede o ad un metodo, ma si servì, con gioconda agilità, dei metodi e delle mode per compiacere al suo prepotente istinto narrativo. E, perìta la fede artistica dei suoi anni migliori, egli, l'artista, sopravvive, e ricanta, più che settuagenario, ancora un inno alla voluttà di creare, e immagina, racconta, scrive con una fecondità che quasi c'inebria e ci fa più cara la vita come ogni segno di energia senile. (cap. III Narratori, pp. 223-224) *Il verismo era divenuto la sostanza dell'anima di [[Giovanni Verga|Verga]]; e, quando quella formula si sciolse, quando quell'edificio teorico intaccato da ogni genere di critica crollò, il Verga era già troppo innanzi negli anni per farsi una nuova fede ed era, d'altro canto, un temperamento troppo appassionato e profondo per procedere innanzi senza la certezza di un terreno compatto. Parlò sempre più raro e più fioco, trepidò sentendosi mancare il consenso dei tempi, tacque. (cap. III Narratori, p. 223) *Tutte le volte che la [[Carola Prosperi|Prosperi]] ha tentato un urto di passioni, un conflitto drammatico, le è mancato un punto d'appoggio nella realtà su cui far leva. Ma c'è un umile, continuo, represso grido lirico, ed è la particolare bellezza della ''Paura di amare'': il grido della vergine violata, dell'amante inebriata, della sposa che partorisce, della puerpera che muore; il gemito sordo di questo spirito su cui la materia prevale, e che nello strazio cui lo sottomette l'istinto trova appena tanto di forza e di libertà che le basti per ergersi verso il cielo deserto, domandando pietà. (cap. III Narratori, p. 248) ==''Le belle''== *A Megara ci sono ancora i garofani sui balconi, e le donne portano gonne lunghe; sicché, se si scopre una caviglia, voi vedete letteralmente i giovani tremare. Ma questo accade di rado, perché vanno caute e sorvegliate; e si sorvegliano da sé; e, se piove, preferiscono rincasare con l'orlo della gonna schizzato di pillacchere che con le calze morse da sguardi caldi come baci. Poi, se ne vede poche per le strade; tranne le servette, e quelle, proprio di basso popolo, che vanno – ancora – con l'anfora sulla testa alla fontana. (''La Siracusana'', p. 9) *Non credo d'avere visto mai più una donna così bella. Non si vedeva nulla di lei tranne il viso. Le donne d'allora non erano come quelle d'ora, che somigliano a frutta ignude, fra il fogliame. Andavano celate in un dedalo di pizzi e di ricami, con sottane bianche inamidate, simili alla carta rigida e ornata che a quei tempi usava intorno ai ''bouquets'' di fiori, e sulle sottane una gran gonna a fiorami, a volanti, a falbalà, maestosa come una pagoda, e al petto il busto, armato, inespugnabile. (''La Siracusana'', pp. 13-14) *A modo loro le ragazze erano belle; Ignazia forse più di tutte; col corpetto attillato bianco e nero come piuma di rondine. con gli orecchini lunghi di filigrana d'argento, e quei due baci o morsi in cima alle gote in forma di due ciliege stampate lì. (''Ignazia'', p. 19) *Una donna quasi sempre sa credere di essere amata per se stessa; ma un uomo, con le donne che lo scelgono, non sa che cosa valga lui e che cosa valga il suo denaro, o il suo nome, o la sua nomea mondana. (''L'amore'', p. 37) *Calùmi, solo solo, pensava che [[bene e male|il bene e il male]] sono cuciti a filo doppio e che niente è tanto difficile come fare il bene senza ferire chi lo riceve, o gli altri, e alla fin fine se stessi. Bisognerebbe non eccedere mai; sorvegliarsi sempre; essere economi col cuore; gelosi. E lui, così corretto, passeggiando e meditando, si sorprendeva a grattarsi la barbetta bionda, acuta. (''L'olio'', p. 96) *Poi gli anni furono veloci, i primi anni in discesa, quelli che della gioventù hanno ancora la foga, ma è una corsa di abbandono. Il primo tratto si fa di corsa, quasi volentieri, quasi con le forze accumulate salendo; ci si lascia dietro la cima, senza voltarsi a guardarla; più giù, si riprende il freno; comincia un'altra rampa, più lunga, più piana; ed è la vecchiaia. (''Il vedovo'', p. 104) *Ci sono cose della mia vita di cui non posso lodarmi; ma di questa non so pentirmi; non degli anni che vissi in un segreto delirio; e nemmeno del giorno in cui concordi, quasi all'improvviso, decidemmo di separarci. Con le mani nelle mani, ma diritti, e le persone l'una dall'altra tanto distanti quanto potevano essere, ci dicemmo addio; e sapevamo di volere così che il nostro amore non deperisse e rimanesse nel ricordo, perfetto: qualche cosa di eterno. (''Hussàn-abà'', p. 106) *Le parole di Annalìa erano rimaste nell'aria, e il cosiddetto «ruggito» del motore le faceva ricordare.<br/>– Una voce di [[donna]] sulla soglia del deserto ha un suono straordinariamente fresco. Come una fontana. Mette sete. (''Il miraggio'', p. 157) == ''Rubè'' == ===[[Incipit]]=== La vita di Filippo Rubè prima dei trent'anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d'affari. Veramente egli aveva portato qualcos'altro del suo, segnatamente una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose, postagli in cuore dal padre; il quale era segretario comunale a Calinni, e, conoscendo bene l'Eneide in latino e la vita di Napoleone in francese, giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo fuorché i geni e gli eroi. ===Citazioni=== *Voialtri sapete benissimo quale vento soffi. Fino al maggio, fino al giugno si poteva supporre che l'entrata in guerra dell'Italia decidesse. Allora, in un anno o due, si sarebbe riparata la vecchia fabbrica del mondo. Ora non più. Ora è chiaro che il mondo brucerà finché ci sia da bruciare. Questa è l'età del fuoco. Poi verrà l'età della cenere. Soffia un vento di perdizione. Ma voialtri vi imbottite il nido nel fitto della foresta, sperando che il vento vi sdruccioli accanto e si faccia sentire quanto basta per dare un gradevole smarrimento d'altalena a chi dormicchia tra le piume. Fa tanto bene quando tuona e lampeggia star dietro una vetrata coperta di ricami cinquecento coi trafori che fanno ti vedo e non ti vedo. Dico sul serio. Vi ammiro. Il destino del genere umano è affidato a quei pochi che fra otto o dieci anni, quando questa consumazione sarà finita, avranno l'orgoglio di dire: io non c'ero. Ma non vada, signorina Mary, a fare l'infermiera. Lasci stare. Le cose si fanno o non si fanno. È meglio, infinitamente meglio non farle. Ma pensi che cosa sarebbe il mondo fra dieci anni se non ci fosse proprio nessuno con un po' di salute, di gioventù, di ragione. Oh! fate almeno che una bella donna non abbia toccato una piaga, che un uomo, un uomo solo, non abbia ucciso. (parte prima, cap. IV) ==''Studi di letterature moderne''== *[...] egli {{NDR|[[Pietro Metastasio]]}}, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. (cap. I, III, p. 29) *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. (cap. I, III, p. 31) *E di tanti {{NDR|dei poeti della scuola romana}} solo uno sopravvive in ispirito e in corpo, [[Domenico Gnoli (poeta e storico)|Domenico Gnoli]], che, dopo molteplici reincarnazioni in avventurosi pseudonimi, trovò la sua anima sotto le spoglie di Giulio Orsini, e la manifestò in alcune liriche, ''Orpheus'', ch'ebbero clamorosa fortuna finché il pubblico poté udirvi il primo grido di una nuova energia poetica ricca d'avvenire, e poi furono messe un poco da parte quando non senza delusione si seppe che l'autore era a mezza via fra i sessanta e i settant'anni. Ma si tornerà a cercare in quel gramo {{sic|libriccino}} quanto di più vivo abbia dato la poesia della nuova Italia dopo Pascoli e D'Annunzio. (cap. I, V, p. 47) ==''Una Sicilia senza aranci''== *Sia fatta confessione plenaria, o quasi. Io non sono mai stato a [[Girgenti]], io non ho mai salito l'[[Etna]], io non sono mai stato a [[Selinunte]], io non ho mai visto Erice, Monte San Giuliano, di cui mi raccontava abbaglianti meraviglie il mio professore d'Italiano al liceo, Ugo Antonio Amico, e di cui, anche recentemente, un giovane scrittore italiano, non siciliano, mi diceva che [[Capri]] non è nulla al confronto. Ultimo, e peggio di tutti per misurare l'abisso della mia ignoranza, io non sono mai stato a [[Segesta]] che è, si direbbe, alle porte di [[Palermo]].<br/> Eppure a che servono questi elenchi? E che cosa sono quando le cose che esistono dentro la mente, dentro al cuore vi si sono stampate con un'orma la cui profondità, la cui stabilità non è paragonabile a nessun'altra? (''Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)'', p. 93) *Essi, i miei connazionali, e soprattutto i miei corregionali, mi hanno aiutato un poco a farmi capire che cosa sono venuto a fare in [[America]]. Il primo impulso, la prima tentazione di uno di noi è di fuggire, imbarcandosi di nuovo sullo stesso piroscafo per tornare a casa. Il secondo stato d'animo consiste nel farsi una nicchia dentro questo mondo, nello starci a modo nostro ignorandolo: veri emigrati, anzi veri esuli, dalle facce lunghe, con una patina di tristezza che non si può dire, e che si riconosce anche su gente ch'è qui da trent'anni, e che magari ha fatto bene i suoi affari. Non credo che alcuna altra razza abbia conservato come la nostra questo carattere inibitivo, questa obiezione silenziosa.<br/> Io cerco, come alcuni hanno cercato, di giungere a un terzo stadio: non dico di divenire americano, ma di comprendere, cioè di prendere in me, questo mondo. Una conquista dell'America?, naturalmente, ritorno a ricordarmi di quelle indimenticabili parole di [[Goethe]], che ho sempre nell'animo a questo e a molti altri propositi. "Qui, o in nessun luogo, è l'America". Qui, cioè dentro di noi. (''I siciliani in America'', pp. 125-126) *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della [[Sicilia]], la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. (''Sicilia'', p. 129) *Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. (''Sicilia'', pp. 140-141) *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (''Sicilia'', p. 141) *Giacché tale è la caratteristica dell'arte di [[Luigi Pirandello]]: un realismo cinico. Non ch'egli sia incapace di pagine sottilmente e dolorosamente poetiche, ove vibri un umorismo di superiore qualità spirituale. (recensione di ''La vita nuda'' di Luigi Pirandello, p. 206) *Questo principalmente distingue lo scrittore dalla maggioranza dei suoi amici; ch'egli preferisce abitualmente l'ultimo libro, e la maggioranza degli amici trova sempre migliore il libro precedente. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 252) *Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 253) *Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani. (''Accenti'', p. 266) *L'accento: quest'aura del discorso, odore, si direbbe, della frase, ritmo che il metronomo non scandisce, diagramma sul cui andirivieni fluttua l'inafferrabile. Altrimenti detto intonazione; musica d'intervalli così brevi che nessuna notazione li trascrive; eppure è quella che è e non altra, e può essere erronea anche quando ogni altra cosa, pronunzia, vocabolario, sintassi, è a posto. Copiarla quando non s'è più fanciulli è da commedianti, al più da attori. (''Accenti'', p. 267) *Questa delle pronunzie e accenti può essere una faccenda fatale come fu ai francesi del Vespro che non sapevano dir ''cece'' e per inadempienza fonetica caddero trafitti, o com'era già stata agli Eframiti che per dire ''sibboleth'' invece di ''scibboleth'' furono strangolati ai guadi del Giordano. (''Accenti'', p. 269) *Lei dice "chiunque intenda quella stessa lingua", "le parole sono segni di cose", e invece non vivono due persone che parlino la stessa lingua, né ci sono due momenti in cui una parola individui la stessa cosa, [[w:Panta rei|παντα ρει]]. […] la lingua della poesia e della vita non è né una lingua morta, né una lingua concettuale – sostituibile vale a dire, con un complesso di segni grafici senza suono […]. Il significato emozionale della parola varia da uomo a uomo, ed ogni sillaba è colorata dal tono del suo spirito (Lettera a [[Giovanni Alfredo Cesareo]], p. 318) *Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. […] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. (recensione a ''Palermo avanti la rivoluzione'' del 12 febbraio 1905, p. 371) ==[[Incipit]] di ''Golia. Marcia del fascismo''== Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di [[nazione]] è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.<br> La [[Italia|nazione italiana]] ebbe origine, come tutte le altre nazioni europee, verso la fine del Medio Evo; ma nacque in modo diverso. L'Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: [[Dante Alighieri|Dante]]. Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. Il suo temperamento e la sua opera ebbero una influenza decisiva, aumentata col passare dei secoli, finché divenne essenziale nelle classi dirigenti del popolo italiano. Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che [[Mosè]] fu per Israele.<br> La sua biografia, com'è spesso accaduto ai fondatori di religioni e di nazioni, è nettamente spartita in due dal fallimento della carriera naturale e dall'inizio delle peregrinazioni. Dante fu cacciato in esilio nel 1302, quando aveva trentasette anni; e fu la sua Egira. ==Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese== * La discussione sul [[fascismo]] mai morto non è cominciata avantieri, ma dura da quando [[Benito Mussolini|Mussolini]] è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo ''Golia'', tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. ([[Luciano Canfora]]) *''Se Borgese mi nega ogni valore | ho un amor di vicina che mi apprezza || È orfana di madre, è un po' sfacciata, | va in visibilio per un mio sonetto''. ([[Ugo Ricci]]) *[...] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di [[Voltaire]] – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma soprattutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota ''di [[Leonardo Sciascia]]'' a ''Le belle'', p. 176) *Risorge il tipo dei più gloriosi ''[[Romanzo d'appendice|feuilletonistes]]'' in Giuseppe Antonio Borgese, che dalla ''Stampa'' e dal ''Mattino'' trae la folta serie di articoli dedicati alla letteratura e coltura contemporanea e li riunisce in un grosso volume ''La Vita e il Libro'', senza mutarne virgola o aggiungervi nota, sicuro di sé, del suo gusto, dei suoi giudizi, della sua prosa. Sicurezza non impronta, ma derivatagli dal quotidiano consenso di lettori, di studiosi, di amici, di {{sic|avversarii}}, dall'interesse con cui le sue cronache sono accolte nel pubblico, discusse, ammirate, bistrattate magari; non so bene, ma forse anche temute. ([[Giovanni Rabizzani]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Antonio Borgese, ''Golia. Marcia del fascismo'', La nave di Teseo, Milano, 2022. ISBN 9788834612545 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/lavitaeillibro03borg/page/n10/mode/1up/ La vita e il libro]'', Terza serie e conclusione, Fratelli Bocca editori, Milano-Roma, 1913. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Le belle'' (1927), Sellerio editore, Palermo, 1983, ISBN 88-389-0228-3 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/b/borgese_giuseppe/rube/pdf/borgese_rube.pdf Rubè]'', Mondadori, Milano, 1988. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/studidiletteratu00borguoft/page/n6/mode/1up/ Studi di letterature moderne]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1920. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Una Sicilia senza aranci'', a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma, 2005, ISBN 88-8309-179-5 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borgese, Giuseppe Antonio}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Germanisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 5ubnhalbyuddgv3n60ijjeo9amkruy0 1418329 1418328 2026-06-26T13:26:35Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese */ riferimenti bibliografici 1418329 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:G. A. Borgese a San Vigilio di Marebbe (cropped).png|miniatura|Giuseppe Antonio Borgese]] '''Giuseppe Antonio Borgese''' (1882 – 1952), scrittore, giornalista e critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese== *Alla Germania vittoriosa converrebbe una Russia {{sic|nihilista}}, un'Inghilterra {{sic|labourista}}, una Francia in mano di [[Joseph Caillaux|Caillaux]] e dei suoi simili (pensate bene: se i tedeschi fossero entrati a Parigi avrebbe sentito Caillaux il bisogno di fare una gita in America?), senza fortificazioni e senza leva triennale, un'Italia inerme, allegramente rivoltosa come era in giugno, magari sbocconcellata in corrusche repubblichette socialiste.<ref>Da ''Italia e Germania'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1919, [https://archive.org/details/italiaegermania00borg/page/72 Parte prima, pp. 72-73].</ref> *"Anche l'arte" - e perciò anche l'estetica che è l'intendimento dell'arte - "vuole una [[patria]]"; così disse un poeta di tempi migliori; e non è patria se non fisica quella dove la libertà, che è responsabilità, del pensiero e dell'arte è soggiogata al potere di un solo. Mi staccai fisicamente dall'Italia d'allora per restare fedele all'Italia di sempre.<ref>Da ''G. A. Borgese a il Governo Mondiale'', ''Epoca'', 14 ottobre 1950, p. 5.</ref> *Il tema più essenziale della letteratura italiana, finché essa si è mantenuta sui vertici, è quello del Giudice divino e della [[Maria|Vergine]]. [..] La letteratura e l'arte italiana sorsero da un ceppo religioso e di esso continuarono a nutrirsi. Protagonista fu il Pantocrator, il Cristo vincente della Divina Commedia e del Giudizio universale. Eroina fu la Paneghia, la tutta santa, la tutta pura, la Vergine amata.<ref>Da ''Il senso della letteratura italiana'', F.lli Treves, 1931.</ref> *L'arte del [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara.<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|[[Israel Zangwill]]}} La sua forza consiste nel rappresentare gli ebrei con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste.<ref>Da ''[https://archive.org/details/borgese-ottocento-europeo/page/n2/mode/1up Ottocento europeo]'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927, cap. XXV, p. 201.</ref> *Ogni [[disperazione]] è [[Fascismo|fascista]].<ref>Citato in Francesco Merlo, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/10/22/news/giuseppe_antonio_borgese_golia_nuova_edizione_saggio_fascismo-371237724/?ref=drla-2 I''l "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese: il fascismo e la disperazione''], ''Repubblica.it'', 22 ottobre 2022.</ref> *Partii tardi nella mattina; m'avviai senza mèta alla destra del lago, per un bellissimo sentiero che non avevo mai fatto: largo, scoperto, visibile da ogni parte, tagliato a sghembo sulla prima pendice della Margna, affacciato sulle acque del lago che quanto più si saliva tanto più divenivano azzurre. Alla voltata vidi nella serenità il ghiacciaio di [[Val Fedoz|Fedoz]].<br>Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come [[Pitagora]] sentiva l'armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottoni, note basse, vellutate, di trombe; la vista d'un [[ghiacciaio]] empie l'aria d'un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come dev'essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell'ineffabile.<ref>Da ''Tempesta nel nulla: romanzo'', A. Mondadori, Milano, 1931, p. 41.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica [[strofa]] di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo.<ref>Da ''Gabriele D'annunzio'', Napoli, 1909; citato in De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974, pp. 702-703.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} [...] una Divina Commedia capovolta [...]<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|A proposito de ''[[I fratelli Karamàzov]]''}} Vanno oltre il bello. Essi raggiungono la dignità del libro sacro.<ref>Citato in [[Igor Sibaldi]], ''Introduzione'', in Fëdor Dostoevskij, ''I fratelli Karamàzov'', Mondadori, Milano, 1994, p. XIV. ISBN 88-04-52723-4</ref> ==''La vita e il libro''== *[...] il [[Giuseppe Lipparini|Lipparini]] vive nell'atmosfera autentica e nativa della sua fantasia: atmosfera debole, ma non viziata, che nutre fiori diafani e di odore un po' sciapo, ma non fiori di carta che un profumiere abbia immersi in essenze. S'intende che il Lipparini è un parnassiano, ma forse il migliore di quanti in Italia abbiano aspirato a questo titolo, l'unico che si possa ricordare con onore quando si discorra di quel tipo d'arte cui Anatole France deve la sua rinomanza europea. (cap. III Narratori, pp. 168-169) *Questo buon sangue letterario, ma rinvigorito dal secolo, circola nell'arte di Giuseppe Lipparini. Escogitare il nuovo; almanaccare, poniamo caso, novelle stravaganti come un {{sic|Hofmann}}<ref>[[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann]].</ref> o un Poe gli parrebbe insolente. Ricama tranquillamente un angolo di quell'eterno arazzo dell'arte classica e classicheggiante, alzando di tanto in tanto gli occhi per sorprendere una movenza o per carpire un piccolo segreto di stile. Non ha cure politiche, né religiose né morali; non osa rifare la patria né redimere la plebe. Vuole raggiungere una bella forma armoniosa e schietta. (cap. III Narratori, p. 171) *[...] [[Luigi Capuana|Capuana]], che s'era tuffato nell'acqua del verismo senza subire la metamorfosi di Glauco, ha continuato a respirare ed a vivere anche quando quell'acqua fu tutta quanta svaporata. Egli non appartenne mai ad un sistema o ad una scuola; non fece mai sacrificio della sua personalità ad una fede o ad un metodo, ma si servì, con gioconda agilità, dei metodi e delle mode per compiacere al suo prepotente istinto narrativo. E, perìta la fede artistica dei suoi anni migliori, egli, l'artista, sopravvive, e ricanta, più che settuagenario, ancora un inno alla voluttà di creare, e immagina, racconta, scrive con una fecondità che quasi c'inebria e ci fa più cara la vita come ogni segno di energia senile. (cap. III Narratori, pp. 223-224) *Il verismo era divenuto la sostanza dell'anima di [[Giovanni Verga|Verga]]; e, quando quella formula si sciolse, quando quell'edificio teorico intaccato da ogni genere di critica crollò, il Verga era già troppo innanzi negli anni per farsi una nuova fede ed era, d'altro canto, un temperamento troppo appassionato e profondo per procedere innanzi senza la certezza di un terreno compatto. Parlò sempre più raro e più fioco, trepidò sentendosi mancare il consenso dei tempi, tacque. (cap. III Narratori, p. 223) *Tutte le volte che la [[Carola Prosperi|Prosperi]] ha tentato un urto di passioni, un conflitto drammatico, le è mancato un punto d'appoggio nella realtà su cui far leva. Ma c'è un umile, continuo, represso grido lirico, ed è la particolare bellezza della ''Paura di amare'': il grido della vergine violata, dell'amante inebriata, della sposa che partorisce, della puerpera che muore; il gemito sordo di questo spirito su cui la materia prevale, e che nello strazio cui lo sottomette l'istinto trova appena tanto di forza e di libertà che le basti per ergersi verso il cielo deserto, domandando pietà. (cap. III Narratori, p. 248) ==''Le belle''== *A Megara ci sono ancora i garofani sui balconi, e le donne portano gonne lunghe; sicché, se si scopre una caviglia, voi vedete letteralmente i giovani tremare. Ma questo accade di rado, perché vanno caute e sorvegliate; e si sorvegliano da sé; e, se piove, preferiscono rincasare con l'orlo della gonna schizzato di pillacchere che con le calze morse da sguardi caldi come baci. Poi, se ne vede poche per le strade; tranne le servette, e quelle, proprio di basso popolo, che vanno – ancora – con l'anfora sulla testa alla fontana. (''La Siracusana'', p. 9) *Non credo d'avere visto mai più una donna così bella. Non si vedeva nulla di lei tranne il viso. Le donne d'allora non erano come quelle d'ora, che somigliano a frutta ignude, fra il fogliame. Andavano celate in un dedalo di pizzi e di ricami, con sottane bianche inamidate, simili alla carta rigida e ornata che a quei tempi usava intorno ai ''bouquets'' di fiori, e sulle sottane una gran gonna a fiorami, a volanti, a falbalà, maestosa come una pagoda, e al petto il busto, armato, inespugnabile. (''La Siracusana'', pp. 13-14) *A modo loro le ragazze erano belle; Ignazia forse più di tutte; col corpetto attillato bianco e nero come piuma di rondine. con gli orecchini lunghi di filigrana d'argento, e quei due baci o morsi in cima alle gote in forma di due ciliege stampate lì. (''Ignazia'', p. 19) *Una donna quasi sempre sa credere di essere amata per se stessa; ma un uomo, con le donne che lo scelgono, non sa che cosa valga lui e che cosa valga il suo denaro, o il suo nome, o la sua nomea mondana. (''L'amore'', p. 37) *Calùmi, solo solo, pensava che [[bene e male|il bene e il male]] sono cuciti a filo doppio e che niente è tanto difficile come fare il bene senza ferire chi lo riceve, o gli altri, e alla fin fine se stessi. Bisognerebbe non eccedere mai; sorvegliarsi sempre; essere economi col cuore; gelosi. E lui, così corretto, passeggiando e meditando, si sorprendeva a grattarsi la barbetta bionda, acuta. (''L'olio'', p. 96) *Poi gli anni furono veloci, i primi anni in discesa, quelli che della gioventù hanno ancora la foga, ma è una corsa di abbandono. Il primo tratto si fa di corsa, quasi volentieri, quasi con le forze accumulate salendo; ci si lascia dietro la cima, senza voltarsi a guardarla; più giù, si riprende il freno; comincia un'altra rampa, più lunga, più piana; ed è la vecchiaia. (''Il vedovo'', p. 104) *Ci sono cose della mia vita di cui non posso lodarmi; ma di questa non so pentirmi; non degli anni che vissi in un segreto delirio; e nemmeno del giorno in cui concordi, quasi all'improvviso, decidemmo di separarci. Con le mani nelle mani, ma diritti, e le persone l'una dall'altra tanto distanti quanto potevano essere, ci dicemmo addio; e sapevamo di volere così che il nostro amore non deperisse e rimanesse nel ricordo, perfetto: qualche cosa di eterno. (''Hussàn-abà'', p. 106) *Le parole di Annalìa erano rimaste nell'aria, e il cosiddetto «ruggito» del motore le faceva ricordare.<br/>– Una voce di [[donna]] sulla soglia del deserto ha un suono straordinariamente fresco. Come una fontana. Mette sete. (''Il miraggio'', p. 157) == ''Rubè'' == ===[[Incipit]]=== La vita di Filippo Rubè prima dei trent'anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d'affari. Veramente egli aveva portato qualcos'altro del suo, segnatamente una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose, postagli in cuore dal padre; il quale era segretario comunale a Calinni, e, conoscendo bene l'Eneide in latino e la vita di Napoleone in francese, giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo fuorché i geni e gli eroi. ===Citazioni=== *Voialtri sapete benissimo quale vento soffi. Fino al maggio, fino al giugno si poteva supporre che l'entrata in guerra dell'Italia decidesse. Allora, in un anno o due, si sarebbe riparata la vecchia fabbrica del mondo. Ora non più. Ora è chiaro che il mondo brucerà finché ci sia da bruciare. Questa è l'età del fuoco. Poi verrà l'età della cenere. Soffia un vento di perdizione. Ma voialtri vi imbottite il nido nel fitto della foresta, sperando che il vento vi sdruccioli accanto e si faccia sentire quanto basta per dare un gradevole smarrimento d'altalena a chi dormicchia tra le piume. Fa tanto bene quando tuona e lampeggia star dietro una vetrata coperta di ricami cinquecento coi trafori che fanno ti vedo e non ti vedo. Dico sul serio. Vi ammiro. Il destino del genere umano è affidato a quei pochi che fra otto o dieci anni, quando questa consumazione sarà finita, avranno l'orgoglio di dire: io non c'ero. Ma non vada, signorina Mary, a fare l'infermiera. Lasci stare. Le cose si fanno o non si fanno. È meglio, infinitamente meglio non farle. Ma pensi che cosa sarebbe il mondo fra dieci anni se non ci fosse proprio nessuno con un po' di salute, di gioventù, di ragione. Oh! fate almeno che una bella donna non abbia toccato una piaga, che un uomo, un uomo solo, non abbia ucciso. (parte prima, cap. IV) ==''Studi di letterature moderne''== *[...] egli {{NDR|[[Pietro Metastasio]]}}, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. (cap. I, III, p. 29) *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. (cap. I, III, p. 31) *E di tanti {{NDR|dei poeti della scuola romana}} solo uno sopravvive in ispirito e in corpo, [[Domenico Gnoli (poeta e storico)|Domenico Gnoli]], che, dopo molteplici reincarnazioni in avventurosi pseudonimi, trovò la sua anima sotto le spoglie di Giulio Orsini, e la manifestò in alcune liriche, ''Orpheus'', ch'ebbero clamorosa fortuna finché il pubblico poté udirvi il primo grido di una nuova energia poetica ricca d'avvenire, e poi furono messe un poco da parte quando non senza delusione si seppe che l'autore era a mezza via fra i sessanta e i settant'anni. Ma si tornerà a cercare in quel gramo {{sic|libriccino}} quanto di più vivo abbia dato la poesia della nuova Italia dopo Pascoli e D'Annunzio. (cap. I, V, p. 47) ==''Una Sicilia senza aranci''== *Sia fatta confessione plenaria, o quasi. Io non sono mai stato a [[Girgenti]], io non ho mai salito l'[[Etna]], io non sono mai stato a [[Selinunte]], io non ho mai visto Erice, Monte San Giuliano, di cui mi raccontava abbaglianti meraviglie il mio professore d'Italiano al liceo, Ugo Antonio Amico, e di cui, anche recentemente, un giovane scrittore italiano, non siciliano, mi diceva che [[Capri]] non è nulla al confronto. Ultimo, e peggio di tutti per misurare l'abisso della mia ignoranza, io non sono mai stato a [[Segesta]] che è, si direbbe, alle porte di [[Palermo]].<br/> Eppure a che servono questi elenchi? E che cosa sono quando le cose che esistono dentro la mente, dentro al cuore vi si sono stampate con un'orma la cui profondità, la cui stabilità non è paragonabile a nessun'altra? (''Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)'', p. 93) *Essi, i miei connazionali, e soprattutto i miei corregionali, mi hanno aiutato un poco a farmi capire che cosa sono venuto a fare in [[America]]. Il primo impulso, la prima tentazione di uno di noi è di fuggire, imbarcandosi di nuovo sullo stesso piroscafo per tornare a casa. Il secondo stato d'animo consiste nel farsi una nicchia dentro questo mondo, nello starci a modo nostro ignorandolo: veri emigrati, anzi veri esuli, dalle facce lunghe, con una patina di tristezza che non si può dire, e che si riconosce anche su gente ch'è qui da trent'anni, e che magari ha fatto bene i suoi affari. Non credo che alcuna altra razza abbia conservato come la nostra questo carattere inibitivo, questa obiezione silenziosa.<br/> Io cerco, come alcuni hanno cercato, di giungere a un terzo stadio: non dico di divenire americano, ma di comprendere, cioè di prendere in me, questo mondo. Una conquista dell'America?, naturalmente, ritorno a ricordarmi di quelle indimenticabili parole di [[Goethe]], che ho sempre nell'animo a questo e a molti altri propositi. "Qui, o in nessun luogo, è l'America". Qui, cioè dentro di noi. (''I siciliani in America'', pp. 125-126) *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della [[Sicilia]], la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. (''Sicilia'', p. 129) *Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. (''Sicilia'', pp. 140-141) *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (''Sicilia'', p. 141) *Giacché tale è la caratteristica dell'arte di [[Luigi Pirandello]]: un realismo cinico. Non ch'egli sia incapace di pagine sottilmente e dolorosamente poetiche, ove vibri un umorismo di superiore qualità spirituale. (recensione di ''La vita nuda'' di Luigi Pirandello, p. 206) *Questo principalmente distingue lo scrittore dalla maggioranza dei suoi amici; ch'egli preferisce abitualmente l'ultimo libro, e la maggioranza degli amici trova sempre migliore il libro precedente. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 252) *Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 253) *Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani. (''Accenti'', p. 266) *L'accento: quest'aura del discorso, odore, si direbbe, della frase, ritmo che il metronomo non scandisce, diagramma sul cui andirivieni fluttua l'inafferrabile. Altrimenti detto intonazione; musica d'intervalli così brevi che nessuna notazione li trascrive; eppure è quella che è e non altra, e può essere erronea anche quando ogni altra cosa, pronunzia, vocabolario, sintassi, è a posto. Copiarla quando non s'è più fanciulli è da commedianti, al più da attori. (''Accenti'', p. 267) *Questa delle pronunzie e accenti può essere una faccenda fatale come fu ai francesi del Vespro che non sapevano dir ''cece'' e per inadempienza fonetica caddero trafitti, o com'era già stata agli Eframiti che per dire ''sibboleth'' invece di ''scibboleth'' furono strangolati ai guadi del Giordano. (''Accenti'', p. 269) *Lei dice "chiunque intenda quella stessa lingua", "le parole sono segni di cose", e invece non vivono due persone che parlino la stessa lingua, né ci sono due momenti in cui una parola individui la stessa cosa, [[w:Panta rei|παντα ρει]]. […] la lingua della poesia e della vita non è né una lingua morta, né una lingua concettuale – sostituibile vale a dire, con un complesso di segni grafici senza suono […]. Il significato emozionale della parola varia da uomo a uomo, ed ogni sillaba è colorata dal tono del suo spirito (Lettera a [[Giovanni Alfredo Cesareo]], p. 318) *Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. […] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. (recensione a ''Palermo avanti la rivoluzione'' del 12 febbraio 1905, p. 371) ==[[Incipit]] di ''Golia. Marcia del fascismo''== Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di [[nazione]] è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.<br> La [[Italia|nazione italiana]] ebbe origine, come tutte le altre nazioni europee, verso la fine del Medio Evo; ma nacque in modo diverso. L'Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: [[Dante Alighieri|Dante]]. Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. Il suo temperamento e la sua opera ebbero una influenza decisiva, aumentata col passare dei secoli, finché divenne essenziale nelle classi dirigenti del popolo italiano. Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che [[Mosè]] fu per Israele.<br> La sua biografia, com'è spesso accaduto ai fondatori di religioni e di nazioni, è nettamente spartita in due dal fallimento della carriera naturale e dall'inizio delle peregrinazioni. Dante fu cacciato in esilio nel 1302, quando aveva trentasette anni; e fu la sua Egira. ==Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese== * La discussione sul [[fascismo]] mai morto non è cominciata avantieri, ma dura da quando [[Benito Mussolini|Mussolini]] è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo ''Golia'', tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. ([[Luciano Canfora]]) *''Se Borgese mi nega ogni valore | ho un amor di vicina che mi apprezza || È orfana di madre, è un po' sfacciata, | va in visibilio per un mio sonetto''. ([[Ugo Ricci]]) *[...] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di [[Voltaire]] – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma soprattutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota ''di [[Leonardo Sciascia]]'' a ''Le belle'', p. 176) *Risorge il tipo dei più gloriosi ''[[Romanzo d'appendice|feuilletonistes]]'' in Giuseppe Antonio Borgese, che dalla ''Stampa'' e dal ''Mattino'' trae la folta serie di articoli dedicati alla letteratura e coltura contemporanea e li riunisce in un grosso volume ''La Vita e il Libro'', senza mutarne virgola o aggiungervi nota, sicuro di sé, del suo gusto, dei suoi giudizi, della sua prosa. Sicurezza non impronta, ma derivatagli dal quotidiano consenso di lettori, di studiosi, di amici, di {{sic|avversarii}}, dall'interesse con cui le sue cronache sono accolte nel pubblico, discusse, ammirate, bistrattate magari; non so bene, ma forse anche temute. ([[Giovanni Rabizzani]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Antonio Borgese, ''Golia. Marcia del fascismo'', La nave di Teseo, Milano, 2022. ISBN 9788834612545 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/lavitaeillibro03borg/page/n10/mode/1up/ La vita e il libro]'', Terza serie e conclusione, Fratelli Bocca editori, Milano-Roma, 1913. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Le belle'' (1927), Sellerio editore, Palermo, 1983, ISBN 88-389-0228-3 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/b/borgese_giuseppe/rube/pdf/borgese_rube.pdf Rubè]'', Mondadori, Milano, 1988. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/studidiletteratu00borguoft/page/n6/mode/1up/ Studi di letterature moderne]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1920. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Una Sicilia senza aranci'', a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma, 2005, ISBN 88-8309-179-5 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borgese, Giuseppe Antonio}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Germanisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] hyp24ujp86kaxvvxivlnuk5dcged11s 1418336 1418329 2026-06-26T13:30:16Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese */ wlink 1418336 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:G. A. Borgese a San Vigilio di Marebbe (cropped).png|miniatura|Giuseppe Antonio Borgese]] '''Giuseppe Antonio Borgese''' (1882 – 1952), scrittore, giornalista e critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese== *Alla Germania vittoriosa converrebbe una Russia {{sic|nihilista}}, un'Inghilterra {{sic|labourista}}, una Francia in mano di [[Joseph Caillaux|Caillaux]] e dei suoi simili (pensate bene: se i tedeschi fossero entrati a Parigi avrebbe sentito Caillaux il bisogno di fare una gita in America?), senza fortificazioni e senza leva triennale, un'Italia inerme, allegramente rivoltosa come era in giugno, magari sbocconcellata in corrusche repubblichette socialiste.<ref>Da ''Italia e Germania'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1919, [https://archive.org/details/italiaegermania00borg/page/72 Parte prima, pp. 72-73].</ref> *"Anche l'arte" - e perciò anche l'estetica che è l'intendimento dell'arte - "vuole una [[patria]]"; così disse un poeta di tempi migliori; e non è patria se non fisica quella dove la libertà, che è responsabilità, del pensiero e dell'arte è soggiogata al potere di un solo. Mi staccai fisicamente dall'Italia d'allora per restare fedele all'Italia di sempre.<ref>Da ''G. A. Borgese a il Governo Mondiale'', ''Epoca'', 14 ottobre 1950, p. 5.</ref> *Il tema più essenziale della letteratura italiana, finché essa si è mantenuta sui vertici, è quello del Giudice divino e della [[Maria|Vergine]]. [..] La letteratura e l'arte italiana sorsero da un ceppo religioso e di esso continuarono a nutrirsi. Protagonista fu il Pantocrator, il Cristo vincente della Divina Commedia e del Giudizio universale. Eroina fu la Paneghia, la tutta santa, la tutta pura, la Vergine amata.<ref>Da ''Il senso della letteratura italiana'', F.lli Treves, 1931.</ref> *L'arte del [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara.<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|[[Israel Zangwill]]}} La sua forza consiste nel rappresentare gli [[ebrei]] con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste.<ref>Da ''[https://archive.org/details/borgese-ottocento-europeo/page/n2/mode/1up Ottocento europeo]'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927, cap. XXV, p. 201.</ref> *Ogni [[disperazione]] è [[Fascismo|fascista]].<ref>Citato in Francesco Merlo, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/10/22/news/giuseppe_antonio_borgese_golia_nuova_edizione_saggio_fascismo-371237724/?ref=drla-2 I''l "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese: il fascismo e la disperazione''], ''Repubblica.it'', 22 ottobre 2022.</ref> *Partii tardi nella mattina; m'avviai senza mèta alla destra del lago, per un bellissimo sentiero che non avevo mai fatto: largo, scoperto, visibile da ogni parte, tagliato a sghembo sulla prima pendice della Margna, affacciato sulle acque del lago che quanto più si saliva tanto più divenivano azzurre. Alla voltata vidi nella serenità il ghiacciaio di [[Val Fedoz|Fedoz]].<br>Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come [[Pitagora]] sentiva l'armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottoni, note basse, vellutate, di trombe; la vista d'un [[ghiacciaio]] empie l'aria d'un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come dev'essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell'ineffabile.<ref>Da ''Tempesta nel nulla: romanzo'', A. Mondadori, Milano, 1931, p. 41.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica [[strofa]] di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo.<ref>Da ''Gabriele D'annunzio'', Napoli, 1909; citato in De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974, pp. 702-703.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} [...] una Divina Commedia capovolta [...]<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|A proposito de ''[[I fratelli Karamàzov]]''}} Vanno oltre il bello. Essi raggiungono la dignità del libro sacro.<ref>Citato in [[Igor Sibaldi]], ''Introduzione'', in Fëdor Dostoevskij, ''I fratelli Karamàzov'', Mondadori, Milano, 1994, p. XIV. ISBN 88-04-52723-4</ref> ==''La vita e il libro''== *[...] il [[Giuseppe Lipparini|Lipparini]] vive nell'atmosfera autentica e nativa della sua fantasia: atmosfera debole, ma non viziata, che nutre fiori diafani e di odore un po' sciapo, ma non fiori di carta che un profumiere abbia immersi in essenze. S'intende che il Lipparini è un parnassiano, ma forse il migliore di quanti in Italia abbiano aspirato a questo titolo, l'unico che si possa ricordare con onore quando si discorra di quel tipo d'arte cui Anatole France deve la sua rinomanza europea. (cap. III Narratori, pp. 168-169) *Questo buon sangue letterario, ma rinvigorito dal secolo, circola nell'arte di Giuseppe Lipparini. Escogitare il nuovo; almanaccare, poniamo caso, novelle stravaganti come un {{sic|Hofmann}}<ref>[[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann]].</ref> o un Poe gli parrebbe insolente. Ricama tranquillamente un angolo di quell'eterno arazzo dell'arte classica e classicheggiante, alzando di tanto in tanto gli occhi per sorprendere una movenza o per carpire un piccolo segreto di stile. Non ha cure politiche, né religiose né morali; non osa rifare la patria né redimere la plebe. Vuole raggiungere una bella forma armoniosa e schietta. (cap. III Narratori, p. 171) *[...] [[Luigi Capuana|Capuana]], che s'era tuffato nell'acqua del verismo senza subire la metamorfosi di Glauco, ha continuato a respirare ed a vivere anche quando quell'acqua fu tutta quanta svaporata. Egli non appartenne mai ad un sistema o ad una scuola; non fece mai sacrificio della sua personalità ad una fede o ad un metodo, ma si servì, con gioconda agilità, dei metodi e delle mode per compiacere al suo prepotente istinto narrativo. E, perìta la fede artistica dei suoi anni migliori, egli, l'artista, sopravvive, e ricanta, più che settuagenario, ancora un inno alla voluttà di creare, e immagina, racconta, scrive con una fecondità che quasi c'inebria e ci fa più cara la vita come ogni segno di energia senile. (cap. III Narratori, pp. 223-224) *Il verismo era divenuto la sostanza dell'anima di [[Giovanni Verga|Verga]]; e, quando quella formula si sciolse, quando quell'edificio teorico intaccato da ogni genere di critica crollò, il Verga era già troppo innanzi negli anni per farsi una nuova fede ed era, d'altro canto, un temperamento troppo appassionato e profondo per procedere innanzi senza la certezza di un terreno compatto. Parlò sempre più raro e più fioco, trepidò sentendosi mancare il consenso dei tempi, tacque. (cap. III Narratori, p. 223) *Tutte le volte che la [[Carola Prosperi|Prosperi]] ha tentato un urto di passioni, un conflitto drammatico, le è mancato un punto d'appoggio nella realtà su cui far leva. Ma c'è un umile, continuo, represso grido lirico, ed è la particolare bellezza della ''Paura di amare'': il grido della vergine violata, dell'amante inebriata, della sposa che partorisce, della puerpera che muore; il gemito sordo di questo spirito su cui la materia prevale, e che nello strazio cui lo sottomette l'istinto trova appena tanto di forza e di libertà che le basti per ergersi verso il cielo deserto, domandando pietà. (cap. III Narratori, p. 248) ==''Le belle''== *A Megara ci sono ancora i garofani sui balconi, e le donne portano gonne lunghe; sicché, se si scopre una caviglia, voi vedete letteralmente i giovani tremare. Ma questo accade di rado, perché vanno caute e sorvegliate; e si sorvegliano da sé; e, se piove, preferiscono rincasare con l'orlo della gonna schizzato di pillacchere che con le calze morse da sguardi caldi come baci. Poi, se ne vede poche per le strade; tranne le servette, e quelle, proprio di basso popolo, che vanno – ancora – con l'anfora sulla testa alla fontana. (''La Siracusana'', p. 9) *Non credo d'avere visto mai più una donna così bella. Non si vedeva nulla di lei tranne il viso. Le donne d'allora non erano come quelle d'ora, che somigliano a frutta ignude, fra il fogliame. Andavano celate in un dedalo di pizzi e di ricami, con sottane bianche inamidate, simili alla carta rigida e ornata che a quei tempi usava intorno ai ''bouquets'' di fiori, e sulle sottane una gran gonna a fiorami, a volanti, a falbalà, maestosa come una pagoda, e al petto il busto, armato, inespugnabile. (''La Siracusana'', pp. 13-14) *A modo loro le ragazze erano belle; Ignazia forse più di tutte; col corpetto attillato bianco e nero come piuma di rondine. con gli orecchini lunghi di filigrana d'argento, e quei due baci o morsi in cima alle gote in forma di due ciliege stampate lì. (''Ignazia'', p. 19) *Una donna quasi sempre sa credere di essere amata per se stessa; ma un uomo, con le donne che lo scelgono, non sa che cosa valga lui e che cosa valga il suo denaro, o il suo nome, o la sua nomea mondana. (''L'amore'', p. 37) *Calùmi, solo solo, pensava che [[bene e male|il bene e il male]] sono cuciti a filo doppio e che niente è tanto difficile come fare il bene senza ferire chi lo riceve, o gli altri, e alla fin fine se stessi. Bisognerebbe non eccedere mai; sorvegliarsi sempre; essere economi col cuore; gelosi. E lui, così corretto, passeggiando e meditando, si sorprendeva a grattarsi la barbetta bionda, acuta. (''L'olio'', p. 96) *Poi gli anni furono veloci, i primi anni in discesa, quelli che della gioventù hanno ancora la foga, ma è una corsa di abbandono. Il primo tratto si fa di corsa, quasi volentieri, quasi con le forze accumulate salendo; ci si lascia dietro la cima, senza voltarsi a guardarla; più giù, si riprende il freno; comincia un'altra rampa, più lunga, più piana; ed è la vecchiaia. (''Il vedovo'', p. 104) *Ci sono cose della mia vita di cui non posso lodarmi; ma di questa non so pentirmi; non degli anni che vissi in un segreto delirio; e nemmeno del giorno in cui concordi, quasi all'improvviso, decidemmo di separarci. Con le mani nelle mani, ma diritti, e le persone l'una dall'altra tanto distanti quanto potevano essere, ci dicemmo addio; e sapevamo di volere così che il nostro amore non deperisse e rimanesse nel ricordo, perfetto: qualche cosa di eterno. (''Hussàn-abà'', p. 106) *Le parole di Annalìa erano rimaste nell'aria, e il cosiddetto «ruggito» del motore le faceva ricordare.<br/>– Una voce di [[donna]] sulla soglia del deserto ha un suono straordinariamente fresco. Come una fontana. Mette sete. (''Il miraggio'', p. 157) == ''Rubè'' == ===[[Incipit]]=== La vita di Filippo Rubè prima dei trent'anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d'affari. Veramente egli aveva portato qualcos'altro del suo, segnatamente una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose, postagli in cuore dal padre; il quale era segretario comunale a Calinni, e, conoscendo bene l'Eneide in latino e la vita di Napoleone in francese, giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo fuorché i geni e gli eroi. ===Citazioni=== *Voialtri sapete benissimo quale vento soffi. Fino al maggio, fino al giugno si poteva supporre che l'entrata in guerra dell'Italia decidesse. Allora, in un anno o due, si sarebbe riparata la vecchia fabbrica del mondo. Ora non più. Ora è chiaro che il mondo brucerà finché ci sia da bruciare. Questa è l'età del fuoco. Poi verrà l'età della cenere. Soffia un vento di perdizione. Ma voialtri vi imbottite il nido nel fitto della foresta, sperando che il vento vi sdruccioli accanto e si faccia sentire quanto basta per dare un gradevole smarrimento d'altalena a chi dormicchia tra le piume. Fa tanto bene quando tuona e lampeggia star dietro una vetrata coperta di ricami cinquecento coi trafori che fanno ti vedo e non ti vedo. Dico sul serio. Vi ammiro. Il destino del genere umano è affidato a quei pochi che fra otto o dieci anni, quando questa consumazione sarà finita, avranno l'orgoglio di dire: io non c'ero. Ma non vada, signorina Mary, a fare l'infermiera. Lasci stare. Le cose si fanno o non si fanno. È meglio, infinitamente meglio non farle. Ma pensi che cosa sarebbe il mondo fra dieci anni se non ci fosse proprio nessuno con un po' di salute, di gioventù, di ragione. Oh! fate almeno che una bella donna non abbia toccato una piaga, che un uomo, un uomo solo, non abbia ucciso. (parte prima, cap. IV) ==''Studi di letterature moderne''== *[...] egli {{NDR|[[Pietro Metastasio]]}}, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. (cap. I, III, p. 29) *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. (cap. I, III, p. 31) *E di tanti {{NDR|dei poeti della scuola romana}} solo uno sopravvive in ispirito e in corpo, [[Domenico Gnoli (poeta e storico)|Domenico Gnoli]], che, dopo molteplici reincarnazioni in avventurosi pseudonimi, trovò la sua anima sotto le spoglie di Giulio Orsini, e la manifestò in alcune liriche, ''Orpheus'', ch'ebbero clamorosa fortuna finché il pubblico poté udirvi il primo grido di una nuova energia poetica ricca d'avvenire, e poi furono messe un poco da parte quando non senza delusione si seppe che l'autore era a mezza via fra i sessanta e i settant'anni. Ma si tornerà a cercare in quel gramo {{sic|libriccino}} quanto di più vivo abbia dato la poesia della nuova Italia dopo Pascoli e D'Annunzio. (cap. I, V, p. 47) ==''Una Sicilia senza aranci''== *Sia fatta confessione plenaria, o quasi. Io non sono mai stato a [[Girgenti]], io non ho mai salito l'[[Etna]], io non sono mai stato a [[Selinunte]], io non ho mai visto Erice, Monte San Giuliano, di cui mi raccontava abbaglianti meraviglie il mio professore d'Italiano al liceo, Ugo Antonio Amico, e di cui, anche recentemente, un giovane scrittore italiano, non siciliano, mi diceva che [[Capri]] non è nulla al confronto. Ultimo, e peggio di tutti per misurare l'abisso della mia ignoranza, io non sono mai stato a [[Segesta]] che è, si direbbe, alle porte di [[Palermo]].<br/> Eppure a che servono questi elenchi? E che cosa sono quando le cose che esistono dentro la mente, dentro al cuore vi si sono stampate con un'orma la cui profondità, la cui stabilità non è paragonabile a nessun'altra? (''Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)'', p. 93) *Essi, i miei connazionali, e soprattutto i miei corregionali, mi hanno aiutato un poco a farmi capire che cosa sono venuto a fare in [[America]]. Il primo impulso, la prima tentazione di uno di noi è di fuggire, imbarcandosi di nuovo sullo stesso piroscafo per tornare a casa. Il secondo stato d'animo consiste nel farsi una nicchia dentro questo mondo, nello starci a modo nostro ignorandolo: veri emigrati, anzi veri esuli, dalle facce lunghe, con una patina di tristezza che non si può dire, e che si riconosce anche su gente ch'è qui da trent'anni, e che magari ha fatto bene i suoi affari. Non credo che alcuna altra razza abbia conservato come la nostra questo carattere inibitivo, questa obiezione silenziosa.<br/> Io cerco, come alcuni hanno cercato, di giungere a un terzo stadio: non dico di divenire americano, ma di comprendere, cioè di prendere in me, questo mondo. Una conquista dell'America?, naturalmente, ritorno a ricordarmi di quelle indimenticabili parole di [[Goethe]], che ho sempre nell'animo a questo e a molti altri propositi. "Qui, o in nessun luogo, è l'America". Qui, cioè dentro di noi. (''I siciliani in America'', pp. 125-126) *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della [[Sicilia]], la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. (''Sicilia'', p. 129) *Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. (''Sicilia'', pp. 140-141) *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (''Sicilia'', p. 141) *Giacché tale è la caratteristica dell'arte di [[Luigi Pirandello]]: un realismo cinico. Non ch'egli sia incapace di pagine sottilmente e dolorosamente poetiche, ove vibri un umorismo di superiore qualità spirituale. (recensione di ''La vita nuda'' di Luigi Pirandello, p. 206) *Questo principalmente distingue lo scrittore dalla maggioranza dei suoi amici; ch'egli preferisce abitualmente l'ultimo libro, e la maggioranza degli amici trova sempre migliore il libro precedente. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 252) *Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 253) *Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani. (''Accenti'', p. 266) *L'accento: quest'aura del discorso, odore, si direbbe, della frase, ritmo che il metronomo non scandisce, diagramma sul cui andirivieni fluttua l'inafferrabile. Altrimenti detto intonazione; musica d'intervalli così brevi che nessuna notazione li trascrive; eppure è quella che è e non altra, e può essere erronea anche quando ogni altra cosa, pronunzia, vocabolario, sintassi, è a posto. Copiarla quando non s'è più fanciulli è da commedianti, al più da attori. (''Accenti'', p. 267) *Questa delle pronunzie e accenti può essere una faccenda fatale come fu ai francesi del Vespro che non sapevano dir ''cece'' e per inadempienza fonetica caddero trafitti, o com'era già stata agli Eframiti che per dire ''sibboleth'' invece di ''scibboleth'' furono strangolati ai guadi del Giordano. (''Accenti'', p. 269) *Lei dice "chiunque intenda quella stessa lingua", "le parole sono segni di cose", e invece non vivono due persone che parlino la stessa lingua, né ci sono due momenti in cui una parola individui la stessa cosa, [[w:Panta rei|παντα ρει]]. […] la lingua della poesia e della vita non è né una lingua morta, né una lingua concettuale – sostituibile vale a dire, con un complesso di segni grafici senza suono […]. Il significato emozionale della parola varia da uomo a uomo, ed ogni sillaba è colorata dal tono del suo spirito (Lettera a [[Giovanni Alfredo Cesareo]], p. 318) *Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. […] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. (recensione a ''Palermo avanti la rivoluzione'' del 12 febbraio 1905, p. 371) ==[[Incipit]] di ''Golia. Marcia del fascismo''== Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di [[nazione]] è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.<br> La [[Italia|nazione italiana]] ebbe origine, come tutte le altre nazioni europee, verso la fine del Medio Evo; ma nacque in modo diverso. L'Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: [[Dante Alighieri|Dante]]. Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. Il suo temperamento e la sua opera ebbero una influenza decisiva, aumentata col passare dei secoli, finché divenne essenziale nelle classi dirigenti del popolo italiano. Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che [[Mosè]] fu per Israele.<br> La sua biografia, com'è spesso accaduto ai fondatori di religioni e di nazioni, è nettamente spartita in due dal fallimento della carriera naturale e dall'inizio delle peregrinazioni. Dante fu cacciato in esilio nel 1302, quando aveva trentasette anni; e fu la sua Egira. ==Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese== * La discussione sul [[fascismo]] mai morto non è cominciata avantieri, ma dura da quando [[Benito Mussolini|Mussolini]] è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo ''Golia'', tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. ([[Luciano Canfora]]) *''Se Borgese mi nega ogni valore | ho un amor di vicina che mi apprezza || È orfana di madre, è un po' sfacciata, | va in visibilio per un mio sonetto''. ([[Ugo Ricci]]) *[...] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di [[Voltaire]] – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma soprattutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota ''di [[Leonardo Sciascia]]'' a ''Le belle'', p. 176) *Risorge il tipo dei più gloriosi ''[[Romanzo d'appendice|feuilletonistes]]'' in Giuseppe Antonio Borgese, che dalla ''Stampa'' e dal ''Mattino'' trae la folta serie di articoli dedicati alla letteratura e coltura contemporanea e li riunisce in un grosso volume ''La Vita e il Libro'', senza mutarne virgola o aggiungervi nota, sicuro di sé, del suo gusto, dei suoi giudizi, della sua prosa. Sicurezza non impronta, ma derivatagli dal quotidiano consenso di lettori, di studiosi, di amici, di {{sic|avversarii}}, dall'interesse con cui le sue cronache sono accolte nel pubblico, discusse, ammirate, bistrattate magari; non so bene, ma forse anche temute. ([[Giovanni Rabizzani]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Antonio Borgese, ''Golia. Marcia del fascismo'', La nave di Teseo, Milano, 2022. ISBN 9788834612545 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/lavitaeillibro03borg/page/n10/mode/1up/ La vita e il libro]'', Terza serie e conclusione, Fratelli Bocca editori, Milano-Roma, 1913. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Le belle'' (1927), Sellerio editore, Palermo, 1983, ISBN 88-389-0228-3 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/b/borgese_giuseppe/rube/pdf/borgese_rube.pdf Rubè]'', Mondadori, Milano, 1988. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/studidiletteratu00borguoft/page/n6/mode/1up/ Studi di letterature moderne]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1920. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Una Sicilia senza aranci'', a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma, 2005, ISBN 88-8309-179-5 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borgese, Giuseppe Antonio}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Germanisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 3t6erkqa7jaen839sx8bu7ne2ex6gtb 1418337 1418336 2026-06-26T13:36:11Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese */ altra su Zangwill 1418337 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:G. A. Borgese a San Vigilio di Marebbe (cropped).png|miniatura|Giuseppe Antonio Borgese]] '''Giuseppe Antonio Borgese''' (1882 – 1952), scrittore, giornalista e critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese== *Alla Germania vittoriosa converrebbe una Russia {{sic|nihilista}}, un'Inghilterra {{sic|labourista}}, una Francia in mano di [[Joseph Caillaux|Caillaux]] e dei suoi simili (pensate bene: se i tedeschi fossero entrati a Parigi avrebbe sentito Caillaux il bisogno di fare una gita in America?), senza fortificazioni e senza leva triennale, un'Italia inerme, allegramente rivoltosa come era in giugno, magari sbocconcellata in corrusche repubblichette socialiste.<ref>Da ''Italia e Germania'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1919, [https://archive.org/details/italiaegermania00borg/page/72 Parte prima, pp. 72-73].</ref> *"Anche l'arte" - e perciò anche l'estetica che è l'intendimento dell'arte - "vuole una [[patria]]"; così disse un poeta di tempi migliori; e non è patria se non fisica quella dove la libertà, che è responsabilità, del pensiero e dell'arte è soggiogata al potere di un solo. Mi staccai fisicamente dall'Italia d'allora per restare fedele all'Italia di sempre.<ref>Da ''G. A. Borgese a il Governo Mondiale'', ''Epoca'', 14 ottobre 1950, p. 5.</ref> *Il tema più essenziale della letteratura italiana, finché essa si è mantenuta sui vertici, è quello del Giudice divino e della [[Maria|Vergine]]. [..] La letteratura e l'arte italiana sorsero da un ceppo religioso e di esso continuarono a nutrirsi. Protagonista fu il Pantocrator, il Cristo vincente della Divina Commedia e del Giudizio universale. Eroina fu la Paneghia, la tutta santa, la tutta pura, la Vergine amata.<ref>Da ''Il senso della letteratura italiana'', F.lli Treves, 1931.</ref> *L'arte del [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara.<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|[[Israel Zangwill]]}} La sua forza consiste nel rappresentare gli [[ebrei]] con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste.<ref>Da ''[https://archive.org/details/borgese-ottocento-europeo/page/n2/mode/1up Ottocento europeo]'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927, cap. XXV, p. 201.</ref> *{{NDR|Israel Zangwill}} Leggendo lo shakespeariano ''Mercante di Venezia'', egli non ha certo alcunché da obbiettare alla veridicità del carattere di Shylock, e accetta quella mistura di sacro e profano, di ortodossia dottrinaria e di brama crudele, collauda con la sua personale esperienza del ghetto la fermezza dello strozzino nel pretendere la libbra di carne e il duplice, dissono sospiro del padre: «Mia figlia! I miei ducati!» In genere, egli accetta senza mormorazioni l’aneddotica proverbiale che i cristiani hanno accumulata sul conto del popolo senza re né regno, della quale d’altronde conosce le fonti ebraiche e bibliche, nulla essendo, da certi punti di vista, meno lusinghiero per gli ebrei che la storia di Esaù o quella di Giuseppe.<ref>Da ''Ottocento europeo'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927, cap. XXV, pp. 201-202.</ref> *Ogni [[disperazione]] è [[Fascismo|fascista]].<ref>Citato in Francesco Merlo, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/10/22/news/giuseppe_antonio_borgese_golia_nuova_edizione_saggio_fascismo-371237724/?ref=drla-2 I''l "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese: il fascismo e la disperazione''], ''Repubblica.it'', 22 ottobre 2022.</ref> *Partii tardi nella mattina; m'avviai senza mèta alla destra del lago, per un bellissimo sentiero che non avevo mai fatto: largo, scoperto, visibile da ogni parte, tagliato a sghembo sulla prima pendice della Margna, affacciato sulle acque del lago che quanto più si saliva tanto più divenivano azzurre. Alla voltata vidi nella serenità il ghiacciaio di [[Val Fedoz|Fedoz]].<br>Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come [[Pitagora]] sentiva l'armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottoni, note basse, vellutate, di trombe; la vista d'un [[ghiacciaio]] empie l'aria d'un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come dev'essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell'ineffabile.<ref>Da ''Tempesta nel nulla: romanzo'', A. Mondadori, Milano, 1931, p. 41.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica [[strofa]] di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo.<ref>Da ''Gabriele D'annunzio'', Napoli, 1909; citato in De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974, pp. 702-703.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} [...] una Divina Commedia capovolta [...]<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|A proposito de ''[[I fratelli Karamàzov]]''}} Vanno oltre il bello. Essi raggiungono la dignità del libro sacro.<ref>Citato in [[Igor Sibaldi]], ''Introduzione'', in Fëdor Dostoevskij, ''I fratelli Karamàzov'', Mondadori, Milano, 1994, p. XIV. ISBN 88-04-52723-4</ref> ==''La vita e il libro''== *[...] il [[Giuseppe Lipparini|Lipparini]] vive nell'atmosfera autentica e nativa della sua fantasia: atmosfera debole, ma non viziata, che nutre fiori diafani e di odore un po' sciapo, ma non fiori di carta che un profumiere abbia immersi in essenze. S'intende che il Lipparini è un parnassiano, ma forse il migliore di quanti in Italia abbiano aspirato a questo titolo, l'unico che si possa ricordare con onore quando si discorra di quel tipo d'arte cui Anatole France deve la sua rinomanza europea. (cap. III Narratori, pp. 168-169) *Questo buon sangue letterario, ma rinvigorito dal secolo, circola nell'arte di Giuseppe Lipparini. Escogitare il nuovo; almanaccare, poniamo caso, novelle stravaganti come un {{sic|Hofmann}}<ref>[[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann]].</ref> o un Poe gli parrebbe insolente. Ricama tranquillamente un angolo di quell'eterno arazzo dell'arte classica e classicheggiante, alzando di tanto in tanto gli occhi per sorprendere una movenza o per carpire un piccolo segreto di stile. Non ha cure politiche, né religiose né morali; non osa rifare la patria né redimere la plebe. Vuole raggiungere una bella forma armoniosa e schietta. (cap. III Narratori, p. 171) *[...] [[Luigi Capuana|Capuana]], che s'era tuffato nell'acqua del verismo senza subire la metamorfosi di Glauco, ha continuato a respirare ed a vivere anche quando quell'acqua fu tutta quanta svaporata. Egli non appartenne mai ad un sistema o ad una scuola; non fece mai sacrificio della sua personalità ad una fede o ad un metodo, ma si servì, con gioconda agilità, dei metodi e delle mode per compiacere al suo prepotente istinto narrativo. E, perìta la fede artistica dei suoi anni migliori, egli, l'artista, sopravvive, e ricanta, più che settuagenario, ancora un inno alla voluttà di creare, e immagina, racconta, scrive con una fecondità che quasi c'inebria e ci fa più cara la vita come ogni segno di energia senile. (cap. III Narratori, pp. 223-224) *Il verismo era divenuto la sostanza dell'anima di [[Giovanni Verga|Verga]]; e, quando quella formula si sciolse, quando quell'edificio teorico intaccato da ogni genere di critica crollò, il Verga era già troppo innanzi negli anni per farsi una nuova fede ed era, d'altro canto, un temperamento troppo appassionato e profondo per procedere innanzi senza la certezza di un terreno compatto. Parlò sempre più raro e più fioco, trepidò sentendosi mancare il consenso dei tempi, tacque. (cap. III Narratori, p. 223) *Tutte le volte che la [[Carola Prosperi|Prosperi]] ha tentato un urto di passioni, un conflitto drammatico, le è mancato un punto d'appoggio nella realtà su cui far leva. Ma c'è un umile, continuo, represso grido lirico, ed è la particolare bellezza della ''Paura di amare'': il grido della vergine violata, dell'amante inebriata, della sposa che partorisce, della puerpera che muore; il gemito sordo di questo spirito su cui la materia prevale, e che nello strazio cui lo sottomette l'istinto trova appena tanto di forza e di libertà che le basti per ergersi verso il cielo deserto, domandando pietà. (cap. III Narratori, p. 248) ==''Le belle''== *A Megara ci sono ancora i garofani sui balconi, e le donne portano gonne lunghe; sicché, se si scopre una caviglia, voi vedete letteralmente i giovani tremare. Ma questo accade di rado, perché vanno caute e sorvegliate; e si sorvegliano da sé; e, se piove, preferiscono rincasare con l'orlo della gonna schizzato di pillacchere che con le calze morse da sguardi caldi come baci. Poi, se ne vede poche per le strade; tranne le servette, e quelle, proprio di basso popolo, che vanno – ancora – con l'anfora sulla testa alla fontana. (''La Siracusana'', p. 9) *Non credo d'avere visto mai più una donna così bella. Non si vedeva nulla di lei tranne il viso. Le donne d'allora non erano come quelle d'ora, che somigliano a frutta ignude, fra il fogliame. Andavano celate in un dedalo di pizzi e di ricami, con sottane bianche inamidate, simili alla carta rigida e ornata che a quei tempi usava intorno ai ''bouquets'' di fiori, e sulle sottane una gran gonna a fiorami, a volanti, a falbalà, maestosa come una pagoda, e al petto il busto, armato, inespugnabile. (''La Siracusana'', pp. 13-14) *A modo loro le ragazze erano belle; Ignazia forse più di tutte; col corpetto attillato bianco e nero come piuma di rondine. con gli orecchini lunghi di filigrana d'argento, e quei due baci o morsi in cima alle gote in forma di due ciliege stampate lì. (''Ignazia'', p. 19) *Una donna quasi sempre sa credere di essere amata per se stessa; ma un uomo, con le donne che lo scelgono, non sa che cosa valga lui e che cosa valga il suo denaro, o il suo nome, o la sua nomea mondana. (''L'amore'', p. 37) *Calùmi, solo solo, pensava che [[bene e male|il bene e il male]] sono cuciti a filo doppio e che niente è tanto difficile come fare il bene senza ferire chi lo riceve, o gli altri, e alla fin fine se stessi. Bisognerebbe non eccedere mai; sorvegliarsi sempre; essere economi col cuore; gelosi. E lui, così corretto, passeggiando e meditando, si sorprendeva a grattarsi la barbetta bionda, acuta. (''L'olio'', p. 96) *Poi gli anni furono veloci, i primi anni in discesa, quelli che della gioventù hanno ancora la foga, ma è una corsa di abbandono. Il primo tratto si fa di corsa, quasi volentieri, quasi con le forze accumulate salendo; ci si lascia dietro la cima, senza voltarsi a guardarla; più giù, si riprende il freno; comincia un'altra rampa, più lunga, più piana; ed è la vecchiaia. (''Il vedovo'', p. 104) *Ci sono cose della mia vita di cui non posso lodarmi; ma di questa non so pentirmi; non degli anni che vissi in un segreto delirio; e nemmeno del giorno in cui concordi, quasi all'improvviso, decidemmo di separarci. Con le mani nelle mani, ma diritti, e le persone l'una dall'altra tanto distanti quanto potevano essere, ci dicemmo addio; e sapevamo di volere così che il nostro amore non deperisse e rimanesse nel ricordo, perfetto: qualche cosa di eterno. (''Hussàn-abà'', p. 106) *Le parole di Annalìa erano rimaste nell'aria, e il cosiddetto «ruggito» del motore le faceva ricordare.<br/>– Una voce di [[donna]] sulla soglia del deserto ha un suono straordinariamente fresco. Come una fontana. Mette sete. (''Il miraggio'', p. 157) == ''Rubè'' == ===[[Incipit]]=== La vita di Filippo Rubè prima dei trent'anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d'affari. Veramente egli aveva portato qualcos'altro del suo, segnatamente una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose, postagli in cuore dal padre; il quale era segretario comunale a Calinni, e, conoscendo bene l'Eneide in latino e la vita di Napoleone in francese, giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo fuorché i geni e gli eroi. ===Citazioni=== *Voialtri sapete benissimo quale vento soffi. Fino al maggio, fino al giugno si poteva supporre che l'entrata in guerra dell'Italia decidesse. Allora, in un anno o due, si sarebbe riparata la vecchia fabbrica del mondo. Ora non più. Ora è chiaro che il mondo brucerà finché ci sia da bruciare. Questa è l'età del fuoco. Poi verrà l'età della cenere. Soffia un vento di perdizione. Ma voialtri vi imbottite il nido nel fitto della foresta, sperando che il vento vi sdruccioli accanto e si faccia sentire quanto basta per dare un gradevole smarrimento d'altalena a chi dormicchia tra le piume. Fa tanto bene quando tuona e lampeggia star dietro una vetrata coperta di ricami cinquecento coi trafori che fanno ti vedo e non ti vedo. Dico sul serio. Vi ammiro. Il destino del genere umano è affidato a quei pochi che fra otto o dieci anni, quando questa consumazione sarà finita, avranno l'orgoglio di dire: io non c'ero. Ma non vada, signorina Mary, a fare l'infermiera. Lasci stare. Le cose si fanno o non si fanno. È meglio, infinitamente meglio non farle. Ma pensi che cosa sarebbe il mondo fra dieci anni se non ci fosse proprio nessuno con un po' di salute, di gioventù, di ragione. Oh! fate almeno che una bella donna non abbia toccato una piaga, che un uomo, un uomo solo, non abbia ucciso. (parte prima, cap. IV) ==''Studi di letterature moderne''== *[...] egli {{NDR|[[Pietro Metastasio]]}}, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. (cap. I, III, p. 29) *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. (cap. I, III, p. 31) *E di tanti {{NDR|dei poeti della scuola romana}} solo uno sopravvive in ispirito e in corpo, [[Domenico Gnoli (poeta e storico)|Domenico Gnoli]], che, dopo molteplici reincarnazioni in avventurosi pseudonimi, trovò la sua anima sotto le spoglie di Giulio Orsini, e la manifestò in alcune liriche, ''Orpheus'', ch'ebbero clamorosa fortuna finché il pubblico poté udirvi il primo grido di una nuova energia poetica ricca d'avvenire, e poi furono messe un poco da parte quando non senza delusione si seppe che l'autore era a mezza via fra i sessanta e i settant'anni. Ma si tornerà a cercare in quel gramo {{sic|libriccino}} quanto di più vivo abbia dato la poesia della nuova Italia dopo Pascoli e D'Annunzio. (cap. I, V, p. 47) ==''Una Sicilia senza aranci''== *Sia fatta confessione plenaria, o quasi. Io non sono mai stato a [[Girgenti]], io non ho mai salito l'[[Etna]], io non sono mai stato a [[Selinunte]], io non ho mai visto Erice, Monte San Giuliano, di cui mi raccontava abbaglianti meraviglie il mio professore d'Italiano al liceo, Ugo Antonio Amico, e di cui, anche recentemente, un giovane scrittore italiano, non siciliano, mi diceva che [[Capri]] non è nulla al confronto. Ultimo, e peggio di tutti per misurare l'abisso della mia ignoranza, io non sono mai stato a [[Segesta]] che è, si direbbe, alle porte di [[Palermo]].<br/> Eppure a che servono questi elenchi? E che cosa sono quando le cose che esistono dentro la mente, dentro al cuore vi si sono stampate con un'orma la cui profondità, la cui stabilità non è paragonabile a nessun'altra? (''Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)'', p. 93) *Essi, i miei connazionali, e soprattutto i miei corregionali, mi hanno aiutato un poco a farmi capire che cosa sono venuto a fare in [[America]]. Il primo impulso, la prima tentazione di uno di noi è di fuggire, imbarcandosi di nuovo sullo stesso piroscafo per tornare a casa. Il secondo stato d'animo consiste nel farsi una nicchia dentro questo mondo, nello starci a modo nostro ignorandolo: veri emigrati, anzi veri esuli, dalle facce lunghe, con una patina di tristezza che non si può dire, e che si riconosce anche su gente ch'è qui da trent'anni, e che magari ha fatto bene i suoi affari. Non credo che alcuna altra razza abbia conservato come la nostra questo carattere inibitivo, questa obiezione silenziosa.<br/> Io cerco, come alcuni hanno cercato, di giungere a un terzo stadio: non dico di divenire americano, ma di comprendere, cioè di prendere in me, questo mondo. Una conquista dell'America?, naturalmente, ritorno a ricordarmi di quelle indimenticabili parole di [[Goethe]], che ho sempre nell'animo a questo e a molti altri propositi. "Qui, o in nessun luogo, è l'America". Qui, cioè dentro di noi. (''I siciliani in America'', pp. 125-126) *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della [[Sicilia]], la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. (''Sicilia'', p. 129) *Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. (''Sicilia'', pp. 140-141) *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (''Sicilia'', p. 141) *Giacché tale è la caratteristica dell'arte di [[Luigi Pirandello]]: un realismo cinico. Non ch'egli sia incapace di pagine sottilmente e dolorosamente poetiche, ove vibri un umorismo di superiore qualità spirituale. (recensione di ''La vita nuda'' di Luigi Pirandello, p. 206) *Questo principalmente distingue lo scrittore dalla maggioranza dei suoi amici; ch'egli preferisce abitualmente l'ultimo libro, e la maggioranza degli amici trova sempre migliore il libro precedente. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 252) *Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 253) *Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani. (''Accenti'', p. 266) *L'accento: quest'aura del discorso, odore, si direbbe, della frase, ritmo che il metronomo non scandisce, diagramma sul cui andirivieni fluttua l'inafferrabile. Altrimenti detto intonazione; musica d'intervalli così brevi che nessuna notazione li trascrive; eppure è quella che è e non altra, e può essere erronea anche quando ogni altra cosa, pronunzia, vocabolario, sintassi, è a posto. Copiarla quando non s'è più fanciulli è da commedianti, al più da attori. (''Accenti'', p. 267) *Questa delle pronunzie e accenti può essere una faccenda fatale come fu ai francesi del Vespro che non sapevano dir ''cece'' e per inadempienza fonetica caddero trafitti, o com'era già stata agli Eframiti che per dire ''sibboleth'' invece di ''scibboleth'' furono strangolati ai guadi del Giordano. (''Accenti'', p. 269) *Lei dice "chiunque intenda quella stessa lingua", "le parole sono segni di cose", e invece non vivono due persone che parlino la stessa lingua, né ci sono due momenti in cui una parola individui la stessa cosa, [[w:Panta rei|παντα ρει]]. […] la lingua della poesia e della vita non è né una lingua morta, né una lingua concettuale – sostituibile vale a dire, con un complesso di segni grafici senza suono […]. Il significato emozionale della parola varia da uomo a uomo, ed ogni sillaba è colorata dal tono del suo spirito (Lettera a [[Giovanni Alfredo Cesareo]], p. 318) *Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. […] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. (recensione a ''Palermo avanti la rivoluzione'' del 12 febbraio 1905, p. 371) ==[[Incipit]] di ''Golia. Marcia del fascismo''== Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di [[nazione]] è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.<br> La [[Italia|nazione italiana]] ebbe origine, come tutte le altre nazioni europee, verso la fine del Medio Evo; ma nacque in modo diverso. L'Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: [[Dante Alighieri|Dante]]. Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. Il suo temperamento e la sua opera ebbero una influenza decisiva, aumentata col passare dei secoli, finché divenne essenziale nelle classi dirigenti del popolo italiano. Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che [[Mosè]] fu per Israele.<br> La sua biografia, com'è spesso accaduto ai fondatori di religioni e di nazioni, è nettamente spartita in due dal fallimento della carriera naturale e dall'inizio delle peregrinazioni. Dante fu cacciato in esilio nel 1302, quando aveva trentasette anni; e fu la sua Egira. ==Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese== * La discussione sul [[fascismo]] mai morto non è cominciata avantieri, ma dura da quando [[Benito Mussolini|Mussolini]] è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo ''Golia'', tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. ([[Luciano Canfora]]) *''Se Borgese mi nega ogni valore | ho un amor di vicina che mi apprezza || È orfana di madre, è un po' sfacciata, | va in visibilio per un mio sonetto''. ([[Ugo Ricci]]) *[...] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di [[Voltaire]] – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma soprattutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota ''di [[Leonardo Sciascia]]'' a ''Le belle'', p. 176) *Risorge il tipo dei più gloriosi ''[[Romanzo d'appendice|feuilletonistes]]'' in Giuseppe Antonio Borgese, che dalla ''Stampa'' e dal ''Mattino'' trae la folta serie di articoli dedicati alla letteratura e coltura contemporanea e li riunisce in un grosso volume ''La Vita e il Libro'', senza mutarne virgola o aggiungervi nota, sicuro di sé, del suo gusto, dei suoi giudizi, della sua prosa. Sicurezza non impronta, ma derivatagli dal quotidiano consenso di lettori, di studiosi, di amici, di {{sic|avversarii}}, dall'interesse con cui le sue cronache sono accolte nel pubblico, discusse, ammirate, bistrattate magari; non so bene, ma forse anche temute. ([[Giovanni Rabizzani]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Antonio Borgese, ''Golia. Marcia del fascismo'', La nave di Teseo, Milano, 2022. ISBN 9788834612545 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/lavitaeillibro03borg/page/n10/mode/1up/ La vita e il libro]'', Terza serie e conclusione, Fratelli Bocca editori, Milano-Roma, 1913. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Le belle'' (1927), Sellerio editore, Palermo, 1983, ISBN 88-389-0228-3 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/b/borgese_giuseppe/rube/pdf/borgese_rube.pdf Rubè]'', Mondadori, Milano, 1988. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/studidiletteratu00borguoft/page/n6/mode/1up/ Studi di letterature moderne]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1920. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Una Sicilia senza aranci'', a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma, 2005, ISBN 88-8309-179-5 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borgese, Giuseppe Antonio}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Germanisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 8dgdbo73h06szg0567olyr1ymi8sz4b 1418338 1418337 2026-06-26T13:39:35Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese */ ampliamento Zangwill 1418338 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:G. A. Borgese a San Vigilio di Marebbe (cropped).png|miniatura|Giuseppe Antonio Borgese]] '''Giuseppe Antonio Borgese''' (1882 – 1952), scrittore, giornalista e critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese== *Alla Germania vittoriosa converrebbe una Russia {{sic|nihilista}}, un'Inghilterra {{sic|labourista}}, una Francia in mano di [[Joseph Caillaux|Caillaux]] e dei suoi simili (pensate bene: se i tedeschi fossero entrati a Parigi avrebbe sentito Caillaux il bisogno di fare una gita in America?), senza fortificazioni e senza leva triennale, un'Italia inerme, allegramente rivoltosa come era in giugno, magari sbocconcellata in corrusche repubblichette socialiste.<ref>Da ''Italia e Germania'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1919, [https://archive.org/details/italiaegermania00borg/page/72 Parte prima, pp. 72-73].</ref> *"Anche l'arte" - e perciò anche l'estetica che è l'intendimento dell'arte - "vuole una [[patria]]"; così disse un poeta di tempi migliori; e non è patria se non fisica quella dove la libertà, che è responsabilità, del pensiero e dell'arte è soggiogata al potere di un solo. Mi staccai fisicamente dall'Italia d'allora per restare fedele all'Italia di sempre.<ref>Da ''G. A. Borgese a il Governo Mondiale'', ''Epoca'', 14 ottobre 1950, p. 5.</ref> *Il tema più essenziale della letteratura italiana, finché essa si è mantenuta sui vertici, è quello del Giudice divino e della [[Maria|Vergine]]. [..] La letteratura e l'arte italiana sorsero da un ceppo religioso e di esso continuarono a nutrirsi. Protagonista fu il Pantocrator, il Cristo vincente della Divina Commedia e del Giudizio universale. Eroina fu la Paneghia, la tutta santa, la tutta pura, la Vergine amata.<ref>Da ''Il senso della letteratura italiana'', F.lli Treves, 1931.</ref> *L'arte del [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara.<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|[[Israel Zangwill]]}} La sua forza consiste nel rappresentare gli [[ebrei]] con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste.<ref>Da ''[https://archive.org/details/borgese-ottocento-europeo/page/n2/mode/1up Ottocento europeo]'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927, cap. XXV, p. 201.</ref> *{{NDR|Israel Zangwill}} Leggendo lo shakespeariano ''Mercante di Venezia'', egli non ha certo alcunché da obbiettare alla veridicità del carattere di Shylock, e accetta quella mistura di sacro e profano, di ortodossia dottrinaria e di brama crudele, collauda con la sua personale esperienza del ghetto la fermezza dello strozzino nel pretendere la libbra di carne e il duplice, dissono sospiro del padre: «Mia figlia! I miei ducati!» In genere, egli accetta senza mormorazioni l'aneddotica proverbiale che i cristiani hanno accumulata sul conto del popolo senza re né regno, della quale d'altronde conosce le fonti ebraiche e bibliche, nulla essendo, da certi punti di vista, meno lusinghiero per gli ebrei che la storia di Esaù o quella di Giuseppe. Ma l'arte e il sentimento di Zangwill cominciano proprio qui: dove finisce il racconto dell'ironista cristiano, o dell'autoironista giudeo che gode umiliandosi innanzi a se stesso e innanzi ai suoi nemici. Zangwill non discute le accuse ai suoi i correligionari, non fa apologetica nazionalista; ammette senz'altro la verità materiale delle accuse e ne interpreta, esaltandolo, il senso.<ref>Da ''Ottocento europeo'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927, cap. XXV, pp. 201-202.</ref> *Ogni [[disperazione]] è [[Fascismo|fascista]].<ref>Citato in Francesco Merlo, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/10/22/news/giuseppe_antonio_borgese_golia_nuova_edizione_saggio_fascismo-371237724/?ref=drla-2 I''l "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese: il fascismo e la disperazione''], ''Repubblica.it'', 22 ottobre 2022.</ref> *Partii tardi nella mattina; m'avviai senza mèta alla destra del lago, per un bellissimo sentiero che non avevo mai fatto: largo, scoperto, visibile da ogni parte, tagliato a sghembo sulla prima pendice della Margna, affacciato sulle acque del lago che quanto più si saliva tanto più divenivano azzurre. Alla voltata vidi nella serenità il ghiacciaio di [[Val Fedoz|Fedoz]].<br>Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come [[Pitagora]] sentiva l'armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottoni, note basse, vellutate, di trombe; la vista d'un [[ghiacciaio]] empie l'aria d'un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come dev'essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell'ineffabile.<ref>Da ''Tempesta nel nulla: romanzo'', A. Mondadori, Milano, 1931, p. 41.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica [[strofa]] di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo.<ref>Da ''Gabriele D'annunzio'', Napoli, 1909; citato in De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974, pp. 702-703.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} [...] una Divina Commedia capovolta [...]<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|A proposito de ''[[I fratelli Karamàzov]]''}} Vanno oltre il bello. Essi raggiungono la dignità del libro sacro.<ref>Citato in [[Igor Sibaldi]], ''Introduzione'', in Fëdor Dostoevskij, ''I fratelli Karamàzov'', Mondadori, Milano, 1994, p. XIV. ISBN 88-04-52723-4</ref> ==''La vita e il libro''== *[...] il [[Giuseppe Lipparini|Lipparini]] vive nell'atmosfera autentica e nativa della sua fantasia: atmosfera debole, ma non viziata, che nutre fiori diafani e di odore un po' sciapo, ma non fiori di carta che un profumiere abbia immersi in essenze. S'intende che il Lipparini è un parnassiano, ma forse il migliore di quanti in Italia abbiano aspirato a questo titolo, l'unico che si possa ricordare con onore quando si discorra di quel tipo d'arte cui Anatole France deve la sua rinomanza europea. (cap. III Narratori, pp. 168-169) *Questo buon sangue letterario, ma rinvigorito dal secolo, circola nell'arte di Giuseppe Lipparini. Escogitare il nuovo; almanaccare, poniamo caso, novelle stravaganti come un {{sic|Hofmann}}<ref>[[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann]].</ref> o un Poe gli parrebbe insolente. Ricama tranquillamente un angolo di quell'eterno arazzo dell'arte classica e classicheggiante, alzando di tanto in tanto gli occhi per sorprendere una movenza o per carpire un piccolo segreto di stile. Non ha cure politiche, né religiose né morali; non osa rifare la patria né redimere la plebe. Vuole raggiungere una bella forma armoniosa e schietta. (cap. III Narratori, p. 171) *[...] [[Luigi Capuana|Capuana]], che s'era tuffato nell'acqua del verismo senza subire la metamorfosi di Glauco, ha continuato a respirare ed a vivere anche quando quell'acqua fu tutta quanta svaporata. Egli non appartenne mai ad un sistema o ad una scuola; non fece mai sacrificio della sua personalità ad una fede o ad un metodo, ma si servì, con gioconda agilità, dei metodi e delle mode per compiacere al suo prepotente istinto narrativo. E, perìta la fede artistica dei suoi anni migliori, egli, l'artista, sopravvive, e ricanta, più che settuagenario, ancora un inno alla voluttà di creare, e immagina, racconta, scrive con una fecondità che quasi c'inebria e ci fa più cara la vita come ogni segno di energia senile. (cap. III Narratori, pp. 223-224) *Il verismo era divenuto la sostanza dell'anima di [[Giovanni Verga|Verga]]; e, quando quella formula si sciolse, quando quell'edificio teorico intaccato da ogni genere di critica crollò, il Verga era già troppo innanzi negli anni per farsi una nuova fede ed era, d'altro canto, un temperamento troppo appassionato e profondo per procedere innanzi senza la certezza di un terreno compatto. Parlò sempre più raro e più fioco, trepidò sentendosi mancare il consenso dei tempi, tacque. (cap. III Narratori, p. 223) *Tutte le volte che la [[Carola Prosperi|Prosperi]] ha tentato un urto di passioni, un conflitto drammatico, le è mancato un punto d'appoggio nella realtà su cui far leva. Ma c'è un umile, continuo, represso grido lirico, ed è la particolare bellezza della ''Paura di amare'': il grido della vergine violata, dell'amante inebriata, della sposa che partorisce, della puerpera che muore; il gemito sordo di questo spirito su cui la materia prevale, e che nello strazio cui lo sottomette l'istinto trova appena tanto di forza e di libertà che le basti per ergersi verso il cielo deserto, domandando pietà. (cap. III Narratori, p. 248) ==''Le belle''== *A Megara ci sono ancora i garofani sui balconi, e le donne portano gonne lunghe; sicché, se si scopre una caviglia, voi vedete letteralmente i giovani tremare. Ma questo accade di rado, perché vanno caute e sorvegliate; e si sorvegliano da sé; e, se piove, preferiscono rincasare con l'orlo della gonna schizzato di pillacchere che con le calze morse da sguardi caldi come baci. Poi, se ne vede poche per le strade; tranne le servette, e quelle, proprio di basso popolo, che vanno – ancora – con l'anfora sulla testa alla fontana. (''La Siracusana'', p. 9) *Non credo d'avere visto mai più una donna così bella. Non si vedeva nulla di lei tranne il viso. Le donne d'allora non erano come quelle d'ora, che somigliano a frutta ignude, fra il fogliame. Andavano celate in un dedalo di pizzi e di ricami, con sottane bianche inamidate, simili alla carta rigida e ornata che a quei tempi usava intorno ai ''bouquets'' di fiori, e sulle sottane una gran gonna a fiorami, a volanti, a falbalà, maestosa come una pagoda, e al petto il busto, armato, inespugnabile. (''La Siracusana'', pp. 13-14) *A modo loro le ragazze erano belle; Ignazia forse più di tutte; col corpetto attillato bianco e nero come piuma di rondine. con gli orecchini lunghi di filigrana d'argento, e quei due baci o morsi in cima alle gote in forma di due ciliege stampate lì. (''Ignazia'', p. 19) *Una donna quasi sempre sa credere di essere amata per se stessa; ma un uomo, con le donne che lo scelgono, non sa che cosa valga lui e che cosa valga il suo denaro, o il suo nome, o la sua nomea mondana. (''L'amore'', p. 37) *Calùmi, solo solo, pensava che [[bene e male|il bene e il male]] sono cuciti a filo doppio e che niente è tanto difficile come fare il bene senza ferire chi lo riceve, o gli altri, e alla fin fine se stessi. Bisognerebbe non eccedere mai; sorvegliarsi sempre; essere economi col cuore; gelosi. E lui, così corretto, passeggiando e meditando, si sorprendeva a grattarsi la barbetta bionda, acuta. (''L'olio'', p. 96) *Poi gli anni furono veloci, i primi anni in discesa, quelli che della gioventù hanno ancora la foga, ma è una corsa di abbandono. Il primo tratto si fa di corsa, quasi volentieri, quasi con le forze accumulate salendo; ci si lascia dietro la cima, senza voltarsi a guardarla; più giù, si riprende il freno; comincia un'altra rampa, più lunga, più piana; ed è la vecchiaia. (''Il vedovo'', p. 104) *Ci sono cose della mia vita di cui non posso lodarmi; ma di questa non so pentirmi; non degli anni che vissi in un segreto delirio; e nemmeno del giorno in cui concordi, quasi all'improvviso, decidemmo di separarci. Con le mani nelle mani, ma diritti, e le persone l'una dall'altra tanto distanti quanto potevano essere, ci dicemmo addio; e sapevamo di volere così che il nostro amore non deperisse e rimanesse nel ricordo, perfetto: qualche cosa di eterno. (''Hussàn-abà'', p. 106) *Le parole di Annalìa erano rimaste nell'aria, e il cosiddetto «ruggito» del motore le faceva ricordare.<br/>– Una voce di [[donna]] sulla soglia del deserto ha un suono straordinariamente fresco. Come una fontana. Mette sete. (''Il miraggio'', p. 157) == ''Rubè'' == ===[[Incipit]]=== La vita di Filippo Rubè prima dei trent'anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d'affari. Veramente egli aveva portato qualcos'altro del suo, segnatamente una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose, postagli in cuore dal padre; il quale era segretario comunale a Calinni, e, conoscendo bene l'Eneide in latino e la vita di Napoleone in francese, giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo fuorché i geni e gli eroi. ===Citazioni=== *Voialtri sapete benissimo quale vento soffi. Fino al maggio, fino al giugno si poteva supporre che l'entrata in guerra dell'Italia decidesse. Allora, in un anno o due, si sarebbe riparata la vecchia fabbrica del mondo. Ora non più. Ora è chiaro che il mondo brucerà finché ci sia da bruciare. Questa è l'età del fuoco. Poi verrà l'età della cenere. Soffia un vento di perdizione. Ma voialtri vi imbottite il nido nel fitto della foresta, sperando che il vento vi sdruccioli accanto e si faccia sentire quanto basta per dare un gradevole smarrimento d'altalena a chi dormicchia tra le piume. Fa tanto bene quando tuona e lampeggia star dietro una vetrata coperta di ricami cinquecento coi trafori che fanno ti vedo e non ti vedo. Dico sul serio. Vi ammiro. Il destino del genere umano è affidato a quei pochi che fra otto o dieci anni, quando questa consumazione sarà finita, avranno l'orgoglio di dire: io non c'ero. Ma non vada, signorina Mary, a fare l'infermiera. Lasci stare. Le cose si fanno o non si fanno. È meglio, infinitamente meglio non farle. Ma pensi che cosa sarebbe il mondo fra dieci anni se non ci fosse proprio nessuno con un po' di salute, di gioventù, di ragione. Oh! fate almeno che una bella donna non abbia toccato una piaga, che un uomo, un uomo solo, non abbia ucciso. (parte prima, cap. IV) ==''Studi di letterature moderne''== *[...] egli {{NDR|[[Pietro Metastasio]]}}, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. (cap. I, III, p. 29) *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. (cap. I, III, p. 31) *E di tanti {{NDR|dei poeti della scuola romana}} solo uno sopravvive in ispirito e in corpo, [[Domenico Gnoli (poeta e storico)|Domenico Gnoli]], che, dopo molteplici reincarnazioni in avventurosi pseudonimi, trovò la sua anima sotto le spoglie di Giulio Orsini, e la manifestò in alcune liriche, ''Orpheus'', ch'ebbero clamorosa fortuna finché il pubblico poté udirvi il primo grido di una nuova energia poetica ricca d'avvenire, e poi furono messe un poco da parte quando non senza delusione si seppe che l'autore era a mezza via fra i sessanta e i settant'anni. Ma si tornerà a cercare in quel gramo {{sic|libriccino}} quanto di più vivo abbia dato la poesia della nuova Italia dopo Pascoli e D'Annunzio. (cap. I, V, p. 47) ==''Una Sicilia senza aranci''== *Sia fatta confessione plenaria, o quasi. Io non sono mai stato a [[Girgenti]], io non ho mai salito l'[[Etna]], io non sono mai stato a [[Selinunte]], io non ho mai visto Erice, Monte San Giuliano, di cui mi raccontava abbaglianti meraviglie il mio professore d'Italiano al liceo, Ugo Antonio Amico, e di cui, anche recentemente, un giovane scrittore italiano, non siciliano, mi diceva che [[Capri]] non è nulla al confronto. Ultimo, e peggio di tutti per misurare l'abisso della mia ignoranza, io non sono mai stato a [[Segesta]] che è, si direbbe, alle porte di [[Palermo]].<br/> Eppure a che servono questi elenchi? E che cosa sono quando le cose che esistono dentro la mente, dentro al cuore vi si sono stampate con un'orma la cui profondità, la cui stabilità non è paragonabile a nessun'altra? (''Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)'', p. 93) *Essi, i miei connazionali, e soprattutto i miei corregionali, mi hanno aiutato un poco a farmi capire che cosa sono venuto a fare in [[America]]. Il primo impulso, la prima tentazione di uno di noi è di fuggire, imbarcandosi di nuovo sullo stesso piroscafo per tornare a casa. Il secondo stato d'animo consiste nel farsi una nicchia dentro questo mondo, nello starci a modo nostro ignorandolo: veri emigrati, anzi veri esuli, dalle facce lunghe, con una patina di tristezza che non si può dire, e che si riconosce anche su gente ch'è qui da trent'anni, e che magari ha fatto bene i suoi affari. Non credo che alcuna altra razza abbia conservato come la nostra questo carattere inibitivo, questa obiezione silenziosa.<br/> Io cerco, come alcuni hanno cercato, di giungere a un terzo stadio: non dico di divenire americano, ma di comprendere, cioè di prendere in me, questo mondo. Una conquista dell'America?, naturalmente, ritorno a ricordarmi di quelle indimenticabili parole di [[Goethe]], che ho sempre nell'animo a questo e a molti altri propositi. "Qui, o in nessun luogo, è l'America". Qui, cioè dentro di noi. (''I siciliani in America'', pp. 125-126) *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della [[Sicilia]], la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. (''Sicilia'', p. 129) *Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. (''Sicilia'', pp. 140-141) *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (''Sicilia'', p. 141) *Giacché tale è la caratteristica dell'arte di [[Luigi Pirandello]]: un realismo cinico. Non ch'egli sia incapace di pagine sottilmente e dolorosamente poetiche, ove vibri un umorismo di superiore qualità spirituale. (recensione di ''La vita nuda'' di Luigi Pirandello, p. 206) *Questo principalmente distingue lo scrittore dalla maggioranza dei suoi amici; ch'egli preferisce abitualmente l'ultimo libro, e la maggioranza degli amici trova sempre migliore il libro precedente. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 252) *Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 253) *Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani. (''Accenti'', p. 266) *L'accento: quest'aura del discorso, odore, si direbbe, della frase, ritmo che il metronomo non scandisce, diagramma sul cui andirivieni fluttua l'inafferrabile. Altrimenti detto intonazione; musica d'intervalli così brevi che nessuna notazione li trascrive; eppure è quella che è e non altra, e può essere erronea anche quando ogni altra cosa, pronunzia, vocabolario, sintassi, è a posto. Copiarla quando non s'è più fanciulli è da commedianti, al più da attori. (''Accenti'', p. 267) *Questa delle pronunzie e accenti può essere una faccenda fatale come fu ai francesi del Vespro che non sapevano dir ''cece'' e per inadempienza fonetica caddero trafitti, o com'era già stata agli Eframiti che per dire ''sibboleth'' invece di ''scibboleth'' furono strangolati ai guadi del Giordano. (''Accenti'', p. 269) *Lei dice "chiunque intenda quella stessa lingua", "le parole sono segni di cose", e invece non vivono due persone che parlino la stessa lingua, né ci sono due momenti in cui una parola individui la stessa cosa, [[w:Panta rei|παντα ρει]]. […] la lingua della poesia e della vita non è né una lingua morta, né una lingua concettuale – sostituibile vale a dire, con un complesso di segni grafici senza suono […]. Il significato emozionale della parola varia da uomo a uomo, ed ogni sillaba è colorata dal tono del suo spirito (Lettera a [[Giovanni Alfredo Cesareo]], p. 318) *Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. […] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. (recensione a ''Palermo avanti la rivoluzione'' del 12 febbraio 1905, p. 371) ==[[Incipit]] di ''Golia. Marcia del fascismo''== Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di [[nazione]] è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.<br> La [[Italia|nazione italiana]] ebbe origine, come tutte le altre nazioni europee, verso la fine del Medio Evo; ma nacque in modo diverso. L'Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: [[Dante Alighieri|Dante]]. Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. Il suo temperamento e la sua opera ebbero una influenza decisiva, aumentata col passare dei secoli, finché divenne essenziale nelle classi dirigenti del popolo italiano. Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che [[Mosè]] fu per Israele.<br> La sua biografia, com'è spesso accaduto ai fondatori di religioni e di nazioni, è nettamente spartita in due dal fallimento della carriera naturale e dall'inizio delle peregrinazioni. Dante fu cacciato in esilio nel 1302, quando aveva trentasette anni; e fu la sua Egira. ==Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese== * La discussione sul [[fascismo]] mai morto non è cominciata avantieri, ma dura da quando [[Benito Mussolini|Mussolini]] è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo ''Golia'', tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. ([[Luciano Canfora]]) *''Se Borgese mi nega ogni valore | ho un amor di vicina che mi apprezza || È orfana di madre, è un po' sfacciata, | va in visibilio per un mio sonetto''. ([[Ugo Ricci]]) *[...] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di [[Voltaire]] – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma soprattutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota ''di [[Leonardo Sciascia]]'' a ''Le belle'', p. 176) *Risorge il tipo dei più gloriosi ''[[Romanzo d'appendice|feuilletonistes]]'' in Giuseppe Antonio Borgese, che dalla ''Stampa'' e dal ''Mattino'' trae la folta serie di articoli dedicati alla letteratura e coltura contemporanea e li riunisce in un grosso volume ''La Vita e il Libro'', senza mutarne virgola o aggiungervi nota, sicuro di sé, del suo gusto, dei suoi giudizi, della sua prosa. Sicurezza non impronta, ma derivatagli dal quotidiano consenso di lettori, di studiosi, di amici, di {{sic|avversarii}}, dall'interesse con cui le sue cronache sono accolte nel pubblico, discusse, ammirate, bistrattate magari; non so bene, ma forse anche temute. ([[Giovanni Rabizzani]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Antonio Borgese, ''Golia. Marcia del fascismo'', La nave di Teseo, Milano, 2022. ISBN 9788834612545 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/lavitaeillibro03borg/page/n10/mode/1up/ La vita e il libro]'', Terza serie e conclusione, Fratelli Bocca editori, Milano-Roma, 1913. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Le belle'' (1927), Sellerio editore, Palermo, 1983, ISBN 88-389-0228-3 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/b/borgese_giuseppe/rube/pdf/borgese_rube.pdf Rubè]'', Mondadori, Milano, 1988. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/studidiletteratu00borguoft/page/n6/mode/1up/ Studi di letterature moderne]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1920. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Una Sicilia senza aranci'', a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma, 2005, ISBN 88-8309-179-5 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borgese, Giuseppe Antonio}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Germanisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 7lmq60qq673dxlihm1dxqx4fapbrwtd 1418339 1418338 2026-06-26T13:43:06Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese */ wlink e typo 1418339 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:G. A. Borgese a San Vigilio di Marebbe (cropped).png|miniatura|Giuseppe Antonio Borgese]] '''Giuseppe Antonio Borgese''' (1882 – 1952), scrittore, giornalista e critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese== *Alla Germania vittoriosa converrebbe una Russia {{sic|nihilista}}, un'Inghilterra {{sic|labourista}}, una Francia in mano di [[Joseph Caillaux|Caillaux]] e dei suoi simili (pensate bene: se i tedeschi fossero entrati a Parigi avrebbe sentito Caillaux il bisogno di fare una gita in America?), senza fortificazioni e senza leva triennale, un'Italia inerme, allegramente rivoltosa come era in giugno, magari sbocconcellata in corrusche repubblichette socialiste.<ref>Da ''Italia e Germania'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1919, [https://archive.org/details/italiaegermania00borg/page/72 Parte prima, pp. 72-73].</ref> *"Anche l'arte" - e perciò anche l'estetica che è l'intendimento dell'arte - "vuole una [[patria]]"; così disse un poeta di tempi migliori; e non è patria se non fisica quella dove la libertà, che è responsabilità, del pensiero e dell'arte è soggiogata al potere di un solo. Mi staccai fisicamente dall'Italia d'allora per restare fedele all'Italia di sempre.<ref>Da ''G. A. Borgese a il Governo Mondiale'', ''Epoca'', 14 ottobre 1950, p. 5.</ref> *Il tema più essenziale della letteratura italiana, finché essa si è mantenuta sui vertici, è quello del Giudice divino e della [[Maria|Vergine]]. [..] La letteratura e l'arte italiana sorsero da un ceppo religioso e di esso continuarono a nutrirsi. Protagonista fu il Pantocrator, il Cristo vincente della Divina Commedia e del Giudizio universale. Eroina fu la Paneghia, la tutta santa, la tutta pura, la Vergine amata.<ref>Da ''Il senso della letteratura italiana'', F.lli Treves, 1931.</ref> *L'arte del [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara.<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|[[Israel Zangwill]]}} La sua forza consiste nel rappresentare gli [[ebrei]] con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste.<ref>Da ''[https://archive.org/details/borgese-ottocento-europeo/page/n2/mode/1up Ottocento europeo]'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927, cap. XXV, p. 201.</ref> *{{NDR|Israel Zangwill}} Leggendo lo [[William Shakespeare|shakespeariano]] ''Mercante di Venezia'', egli non ha certo alcunché da obbiettare alla veridicità del carattere di Shylock, e accetta quella mistura di sacro e profano, di ortodossia dottrinaria e di brama crudele, collauda con la sua personale esperienza del [[ghetto]] la fermezza dello strozzino nel pretendere la libbra di carne e il duplice, dissono sospiro del padre: «Mia figlia! I miei ducati!» In genere, egli accetta senza mormorazioni l'aneddotica proverbiale che i cristiani hanno accumulata sul conto del popolo senza re né regno, della quale d'altronde conosce le fonti ebraiche e bibliche, nulla essendo, da certi punti di vista, meno lusinghiero per gli ebrei che la storia di Esaù o quella di Giuseppe. Ma l'arte e il sentimento di Zangwill cominciano proprio qui: dove finisce il racconto dell'ironista cristiano, o dell'autoironista giudeo che gode umiliandosi innanzi a se stesso e innanzi ai suoi nemici. Zangwill non discute le accuse ai suoi correligionari, non fa apologetica nazionalista; ammette senz'altro la verità materiale delle accuse e ne interpreta, esaltandolo, il senso.<ref>Da ''Ottocento europeo'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927, cap. XXV, pp. 201-202.</ref> *Ogni [[disperazione]] è [[Fascismo|fascista]].<ref>Citato in Francesco Merlo, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/10/22/news/giuseppe_antonio_borgese_golia_nuova_edizione_saggio_fascismo-371237724/?ref=drla-2 I''l "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese: il fascismo e la disperazione''], ''Repubblica.it'', 22 ottobre 2022.</ref> *Partii tardi nella mattina; m'avviai senza mèta alla destra del lago, per un bellissimo sentiero che non avevo mai fatto: largo, scoperto, visibile da ogni parte, tagliato a sghembo sulla prima pendice della Margna, affacciato sulle acque del lago che quanto più si saliva tanto più divenivano azzurre. Alla voltata vidi nella serenità il ghiacciaio di [[Val Fedoz|Fedoz]].<br>Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come [[Pitagora]] sentiva l'armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottoni, note basse, vellutate, di trombe; la vista d'un [[ghiacciaio]] empie l'aria d'un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come dev'essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell'ineffabile.<ref>Da ''Tempesta nel nulla: romanzo'', A. Mondadori, Milano, 1931, p. 41.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica [[strofa]] di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo.<ref>Da ''Gabriele D'annunzio'', Napoli, 1909; citato in De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974, pp. 702-703.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} [...] una Divina Commedia capovolta [...]<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|A proposito de ''[[I fratelli Karamàzov]]''}} Vanno oltre il bello. Essi raggiungono la dignità del libro sacro.<ref>Citato in [[Igor Sibaldi]], ''Introduzione'', in Fëdor Dostoevskij, ''I fratelli Karamàzov'', Mondadori, Milano, 1994, p. XIV. ISBN 88-04-52723-4</ref> ==''La vita e il libro''== *[...] il [[Giuseppe Lipparini|Lipparini]] vive nell'atmosfera autentica e nativa della sua fantasia: atmosfera debole, ma non viziata, che nutre fiori diafani e di odore un po' sciapo, ma non fiori di carta che un profumiere abbia immersi in essenze. S'intende che il Lipparini è un parnassiano, ma forse il migliore di quanti in Italia abbiano aspirato a questo titolo, l'unico che si possa ricordare con onore quando si discorra di quel tipo d'arte cui Anatole France deve la sua rinomanza europea. (cap. III Narratori, pp. 168-169) *Questo buon sangue letterario, ma rinvigorito dal secolo, circola nell'arte di Giuseppe Lipparini. Escogitare il nuovo; almanaccare, poniamo caso, novelle stravaganti come un {{sic|Hofmann}}<ref>[[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann]].</ref> o un Poe gli parrebbe insolente. Ricama tranquillamente un angolo di quell'eterno arazzo dell'arte classica e classicheggiante, alzando di tanto in tanto gli occhi per sorprendere una movenza o per carpire un piccolo segreto di stile. Non ha cure politiche, né religiose né morali; non osa rifare la patria né redimere la plebe. Vuole raggiungere una bella forma armoniosa e schietta. (cap. III Narratori, p. 171) *[...] [[Luigi Capuana|Capuana]], che s'era tuffato nell'acqua del verismo senza subire la metamorfosi di Glauco, ha continuato a respirare ed a vivere anche quando quell'acqua fu tutta quanta svaporata. Egli non appartenne mai ad un sistema o ad una scuola; non fece mai sacrificio della sua personalità ad una fede o ad un metodo, ma si servì, con gioconda agilità, dei metodi e delle mode per compiacere al suo prepotente istinto narrativo. E, perìta la fede artistica dei suoi anni migliori, egli, l'artista, sopravvive, e ricanta, più che settuagenario, ancora un inno alla voluttà di creare, e immagina, racconta, scrive con una fecondità che quasi c'inebria e ci fa più cara la vita come ogni segno di energia senile. (cap. III Narratori, pp. 223-224) *Il verismo era divenuto la sostanza dell'anima di [[Giovanni Verga|Verga]]; e, quando quella formula si sciolse, quando quell'edificio teorico intaccato da ogni genere di critica crollò, il Verga era già troppo innanzi negli anni per farsi una nuova fede ed era, d'altro canto, un temperamento troppo appassionato e profondo per procedere innanzi senza la certezza di un terreno compatto. Parlò sempre più raro e più fioco, trepidò sentendosi mancare il consenso dei tempi, tacque. (cap. III Narratori, p. 223) *Tutte le volte che la [[Carola Prosperi|Prosperi]] ha tentato un urto di passioni, un conflitto drammatico, le è mancato un punto d'appoggio nella realtà su cui far leva. Ma c'è un umile, continuo, represso grido lirico, ed è la particolare bellezza della ''Paura di amare'': il grido della vergine violata, dell'amante inebriata, della sposa che partorisce, della puerpera che muore; il gemito sordo di questo spirito su cui la materia prevale, e che nello strazio cui lo sottomette l'istinto trova appena tanto di forza e di libertà che le basti per ergersi verso il cielo deserto, domandando pietà. (cap. III Narratori, p. 248) ==''Le belle''== *A Megara ci sono ancora i garofani sui balconi, e le donne portano gonne lunghe; sicché, se si scopre una caviglia, voi vedete letteralmente i giovani tremare. Ma questo accade di rado, perché vanno caute e sorvegliate; e si sorvegliano da sé; e, se piove, preferiscono rincasare con l'orlo della gonna schizzato di pillacchere che con le calze morse da sguardi caldi come baci. Poi, se ne vede poche per le strade; tranne le servette, e quelle, proprio di basso popolo, che vanno – ancora – con l'anfora sulla testa alla fontana. (''La Siracusana'', p. 9) *Non credo d'avere visto mai più una donna così bella. Non si vedeva nulla di lei tranne il viso. Le donne d'allora non erano come quelle d'ora, che somigliano a frutta ignude, fra il fogliame. Andavano celate in un dedalo di pizzi e di ricami, con sottane bianche inamidate, simili alla carta rigida e ornata che a quei tempi usava intorno ai ''bouquets'' di fiori, e sulle sottane una gran gonna a fiorami, a volanti, a falbalà, maestosa come una pagoda, e al petto il busto, armato, inespugnabile. (''La Siracusana'', pp. 13-14) *A modo loro le ragazze erano belle; Ignazia forse più di tutte; col corpetto attillato bianco e nero come piuma di rondine. con gli orecchini lunghi di filigrana d'argento, e quei due baci o morsi in cima alle gote in forma di due ciliege stampate lì. (''Ignazia'', p. 19) *Una donna quasi sempre sa credere di essere amata per se stessa; ma un uomo, con le donne che lo scelgono, non sa che cosa valga lui e che cosa valga il suo denaro, o il suo nome, o la sua nomea mondana. (''L'amore'', p. 37) *Calùmi, solo solo, pensava che [[bene e male|il bene e il male]] sono cuciti a filo doppio e che niente è tanto difficile come fare il bene senza ferire chi lo riceve, o gli altri, e alla fin fine se stessi. Bisognerebbe non eccedere mai; sorvegliarsi sempre; essere economi col cuore; gelosi. E lui, così corretto, passeggiando e meditando, si sorprendeva a grattarsi la barbetta bionda, acuta. (''L'olio'', p. 96) *Poi gli anni furono veloci, i primi anni in discesa, quelli che della gioventù hanno ancora la foga, ma è una corsa di abbandono. Il primo tratto si fa di corsa, quasi volentieri, quasi con le forze accumulate salendo; ci si lascia dietro la cima, senza voltarsi a guardarla; più giù, si riprende il freno; comincia un'altra rampa, più lunga, più piana; ed è la vecchiaia. (''Il vedovo'', p. 104) *Ci sono cose della mia vita di cui non posso lodarmi; ma di questa non so pentirmi; non degli anni che vissi in un segreto delirio; e nemmeno del giorno in cui concordi, quasi all'improvviso, decidemmo di separarci. Con le mani nelle mani, ma diritti, e le persone l'una dall'altra tanto distanti quanto potevano essere, ci dicemmo addio; e sapevamo di volere così che il nostro amore non deperisse e rimanesse nel ricordo, perfetto: qualche cosa di eterno. (''Hussàn-abà'', p. 106) *Le parole di Annalìa erano rimaste nell'aria, e il cosiddetto «ruggito» del motore le faceva ricordare.<br/>– Una voce di [[donna]] sulla soglia del deserto ha un suono straordinariamente fresco. Come una fontana. Mette sete. (''Il miraggio'', p. 157) == ''Rubè'' == ===[[Incipit]]=== La vita di Filippo Rubè prima dei trent'anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d'affari. Veramente egli aveva portato qualcos'altro del suo, segnatamente una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose, postagli in cuore dal padre; il quale era segretario comunale a Calinni, e, conoscendo bene l'Eneide in latino e la vita di Napoleone in francese, giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo fuorché i geni e gli eroi. ===Citazioni=== *Voialtri sapete benissimo quale vento soffi. Fino al maggio, fino al giugno si poteva supporre che l'entrata in guerra dell'Italia decidesse. Allora, in un anno o due, si sarebbe riparata la vecchia fabbrica del mondo. Ora non più. Ora è chiaro che il mondo brucerà finché ci sia da bruciare. Questa è l'età del fuoco. Poi verrà l'età della cenere. Soffia un vento di perdizione. Ma voialtri vi imbottite il nido nel fitto della foresta, sperando che il vento vi sdruccioli accanto e si faccia sentire quanto basta per dare un gradevole smarrimento d'altalena a chi dormicchia tra le piume. Fa tanto bene quando tuona e lampeggia star dietro una vetrata coperta di ricami cinquecento coi trafori che fanno ti vedo e non ti vedo. Dico sul serio. Vi ammiro. Il destino del genere umano è affidato a quei pochi che fra otto o dieci anni, quando questa consumazione sarà finita, avranno l'orgoglio di dire: io non c'ero. Ma non vada, signorina Mary, a fare l'infermiera. Lasci stare. Le cose si fanno o non si fanno. È meglio, infinitamente meglio non farle. Ma pensi che cosa sarebbe il mondo fra dieci anni se non ci fosse proprio nessuno con un po' di salute, di gioventù, di ragione. Oh! fate almeno che una bella donna non abbia toccato una piaga, che un uomo, un uomo solo, non abbia ucciso. (parte prima, cap. IV) ==''Studi di letterature moderne''== *[...] egli {{NDR|[[Pietro Metastasio]]}}, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. (cap. I, III, p. 29) *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. (cap. I, III, p. 31) *E di tanti {{NDR|dei poeti della scuola romana}} solo uno sopravvive in ispirito e in corpo, [[Domenico Gnoli (poeta e storico)|Domenico Gnoli]], che, dopo molteplici reincarnazioni in avventurosi pseudonimi, trovò la sua anima sotto le spoglie di Giulio Orsini, e la manifestò in alcune liriche, ''Orpheus'', ch'ebbero clamorosa fortuna finché il pubblico poté udirvi il primo grido di una nuova energia poetica ricca d'avvenire, e poi furono messe un poco da parte quando non senza delusione si seppe che l'autore era a mezza via fra i sessanta e i settant'anni. Ma si tornerà a cercare in quel gramo {{sic|libriccino}} quanto di più vivo abbia dato la poesia della nuova Italia dopo Pascoli e D'Annunzio. (cap. I, V, p. 47) ==''Una Sicilia senza aranci''== *Sia fatta confessione plenaria, o quasi. Io non sono mai stato a [[Girgenti]], io non ho mai salito l'[[Etna]], io non sono mai stato a [[Selinunte]], io non ho mai visto Erice, Monte San Giuliano, di cui mi raccontava abbaglianti meraviglie il mio professore d'Italiano al liceo, Ugo Antonio Amico, e di cui, anche recentemente, un giovane scrittore italiano, non siciliano, mi diceva che [[Capri]] non è nulla al confronto. Ultimo, e peggio di tutti per misurare l'abisso della mia ignoranza, io non sono mai stato a [[Segesta]] che è, si direbbe, alle porte di [[Palermo]].<br/> Eppure a che servono questi elenchi? E che cosa sono quando le cose che esistono dentro la mente, dentro al cuore vi si sono stampate con un'orma la cui profondità, la cui stabilità non è paragonabile a nessun'altra? (''Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)'', p. 93) *Essi, i miei connazionali, e soprattutto i miei corregionali, mi hanno aiutato un poco a farmi capire che cosa sono venuto a fare in [[America]]. Il primo impulso, la prima tentazione di uno di noi è di fuggire, imbarcandosi di nuovo sullo stesso piroscafo per tornare a casa. Il secondo stato d'animo consiste nel farsi una nicchia dentro questo mondo, nello starci a modo nostro ignorandolo: veri emigrati, anzi veri esuli, dalle facce lunghe, con una patina di tristezza che non si può dire, e che si riconosce anche su gente ch'è qui da trent'anni, e che magari ha fatto bene i suoi affari. Non credo che alcuna altra razza abbia conservato come la nostra questo carattere inibitivo, questa obiezione silenziosa.<br/> Io cerco, come alcuni hanno cercato, di giungere a un terzo stadio: non dico di divenire americano, ma di comprendere, cioè di prendere in me, questo mondo. Una conquista dell'America?, naturalmente, ritorno a ricordarmi di quelle indimenticabili parole di [[Goethe]], che ho sempre nell'animo a questo e a molti altri propositi. "Qui, o in nessun luogo, è l'America". Qui, cioè dentro di noi. (''I siciliani in America'', pp. 125-126) *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della [[Sicilia]], la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. (''Sicilia'', p. 129) *Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. (''Sicilia'', pp. 140-141) *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (''Sicilia'', p. 141) *Giacché tale è la caratteristica dell'arte di [[Luigi Pirandello]]: un realismo cinico. Non ch'egli sia incapace di pagine sottilmente e dolorosamente poetiche, ove vibri un umorismo di superiore qualità spirituale. (recensione di ''La vita nuda'' di Luigi Pirandello, p. 206) *Questo principalmente distingue lo scrittore dalla maggioranza dei suoi amici; ch'egli preferisce abitualmente l'ultimo libro, e la maggioranza degli amici trova sempre migliore il libro precedente. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 252) *Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 253) *Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani. (''Accenti'', p. 266) *L'accento: quest'aura del discorso, odore, si direbbe, della frase, ritmo che il metronomo non scandisce, diagramma sul cui andirivieni fluttua l'inafferrabile. Altrimenti detto intonazione; musica d'intervalli così brevi che nessuna notazione li trascrive; eppure è quella che è e non altra, e può essere erronea anche quando ogni altra cosa, pronunzia, vocabolario, sintassi, è a posto. Copiarla quando non s'è più fanciulli è da commedianti, al più da attori. (''Accenti'', p. 267) *Questa delle pronunzie e accenti può essere una faccenda fatale come fu ai francesi del Vespro che non sapevano dir ''cece'' e per inadempienza fonetica caddero trafitti, o com'era già stata agli Eframiti che per dire ''sibboleth'' invece di ''scibboleth'' furono strangolati ai guadi del Giordano. (''Accenti'', p. 269) *Lei dice "chiunque intenda quella stessa lingua", "le parole sono segni di cose", e invece non vivono due persone che parlino la stessa lingua, né ci sono due momenti in cui una parola individui la stessa cosa, [[w:Panta rei|παντα ρει]]. […] la lingua della poesia e della vita non è né una lingua morta, né una lingua concettuale – sostituibile vale a dire, con un complesso di segni grafici senza suono […]. Il significato emozionale della parola varia da uomo a uomo, ed ogni sillaba è colorata dal tono del suo spirito (Lettera a [[Giovanni Alfredo Cesareo]], p. 318) *Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. […] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. (recensione a ''Palermo avanti la rivoluzione'' del 12 febbraio 1905, p. 371) ==[[Incipit]] di ''Golia. Marcia del fascismo''== Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di [[nazione]] è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.<br> La [[Italia|nazione italiana]] ebbe origine, come tutte le altre nazioni europee, verso la fine del Medio Evo; ma nacque in modo diverso. L'Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: [[Dante Alighieri|Dante]]. Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. Il suo temperamento e la sua opera ebbero una influenza decisiva, aumentata col passare dei secoli, finché divenne essenziale nelle classi dirigenti del popolo italiano. Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che [[Mosè]] fu per Israele.<br> La sua biografia, com'è spesso accaduto ai fondatori di religioni e di nazioni, è nettamente spartita in due dal fallimento della carriera naturale e dall'inizio delle peregrinazioni. Dante fu cacciato in esilio nel 1302, quando aveva trentasette anni; e fu la sua Egira. ==Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese== * La discussione sul [[fascismo]] mai morto non è cominciata avantieri, ma dura da quando [[Benito Mussolini|Mussolini]] è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo ''Golia'', tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. ([[Luciano Canfora]]) *''Se Borgese mi nega ogni valore | ho un amor di vicina che mi apprezza || È orfana di madre, è un po' sfacciata, | va in visibilio per un mio sonetto''. ([[Ugo Ricci]]) *[...] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di [[Voltaire]] – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma soprattutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota ''di [[Leonardo Sciascia]]'' a ''Le belle'', p. 176) *Risorge il tipo dei più gloriosi ''[[Romanzo d'appendice|feuilletonistes]]'' in Giuseppe Antonio Borgese, che dalla ''Stampa'' e dal ''Mattino'' trae la folta serie di articoli dedicati alla letteratura e coltura contemporanea e li riunisce in un grosso volume ''La Vita e il Libro'', senza mutarne virgola o aggiungervi nota, sicuro di sé, del suo gusto, dei suoi giudizi, della sua prosa. Sicurezza non impronta, ma derivatagli dal quotidiano consenso di lettori, di studiosi, di amici, di {{sic|avversarii}}, dall'interesse con cui le sue cronache sono accolte nel pubblico, discusse, ammirate, bistrattate magari; non so bene, ma forse anche temute. ([[Giovanni Rabizzani]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Antonio Borgese, ''Golia. Marcia del fascismo'', La nave di Teseo, Milano, 2022. ISBN 9788834612545 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/lavitaeillibro03borg/page/n10/mode/1up/ La vita e il libro]'', Terza serie e conclusione, Fratelli Bocca editori, Milano-Roma, 1913. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Le belle'' (1927), Sellerio editore, Palermo, 1983, ISBN 88-389-0228-3 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/b/borgese_giuseppe/rube/pdf/borgese_rube.pdf Rubè]'', Mondadori, Milano, 1988. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/studidiletteratu00borguoft/page/n6/mode/1up/ Studi di letterature moderne]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1920. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Una Sicilia senza aranci'', a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma, 2005, ISBN 88-8309-179-5 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borgese, Giuseppe Antonio}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Germanisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] mzyxwak8x0qy4eaw1only6a6omt1tde 1418347 1418339 2026-06-26T13:53:37Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese */ Flaubert 1418347 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:G. A. Borgese a San Vigilio di Marebbe (cropped).png|miniatura|Giuseppe Antonio Borgese]] '''Giuseppe Antonio Borgese''' (1882 – 1952), scrittore, giornalista e critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese== *Alla Germania vittoriosa converrebbe una Russia {{sic|nihilista}}, un'Inghilterra {{sic|labourista}}, una Francia in mano di [[Joseph Caillaux|Caillaux]] e dei suoi simili (pensate bene: se i tedeschi fossero entrati a Parigi avrebbe sentito Caillaux il bisogno di fare una gita in America?), senza fortificazioni e senza leva triennale, un'Italia inerme, allegramente rivoltosa come era in giugno, magari sbocconcellata in corrusche repubblichette socialiste.<ref>Da ''Italia e Germania'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1919, [https://archive.org/details/italiaegermania00borg/page/72 Parte prima, pp. 72-73].</ref> *"Anche l'arte" - e perciò anche l'estetica che è l'intendimento dell'arte - "vuole una [[patria]]"; così disse un poeta di tempi migliori; e non è patria se non fisica quella dove la libertà, che è responsabilità, del pensiero e dell'arte è soggiogata al potere di un solo. Mi staccai fisicamente dall'Italia d'allora per restare fedele all'Italia di sempre.<ref>Da ''G. A. Borgese a il Governo Mondiale'', ''Epoca'', 14 ottobre 1950, p. 5.</ref> *Essere popolare e insieme illustre, congiungere la celebrità alla gloria, creare favole per l'immaginazione delle folle ed ardui esemplari di stile per gli artisti; questa è la fortuna a cui tutti gli scrittori aspirano e che pochissimi nel secolo scorso poterono conseguire. Tra i pochissimi, [[Gustave Flaubert|Flaubert]].<ref>Da ''Ottocento europeo'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927, cap. XIII, p. 99.</ref> *Il tema più essenziale della letteratura italiana, finché essa si è mantenuta sui vertici, è quello del Giudice divino e della [[Maria|Vergine]]. [..] La letteratura e l'arte italiana sorsero da un ceppo religioso e di esso continuarono a nutrirsi. Protagonista fu il Pantocrator, il Cristo vincente della Divina Commedia e del Giudizio universale. Eroina fu la Paneghia, la tutta santa, la tutta pura, la Vergine amata.<ref>Da ''Il senso della letteratura italiana'', F.lli Treves, 1931.</ref> *L'arte del [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara.<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|[[Israel Zangwill]]}} La sua forza consiste nel rappresentare gli [[ebrei]] con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste.<ref>Da ''[https://archive.org/details/borgese-ottocento-europeo/page/n2/mode/1up Ottocento europeo]'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927, cap. XXV, p. 201.</ref> *{{NDR|Israel Zangwill}} Leggendo lo [[William Shakespeare|shakespeariano]] ''Mercante di Venezia'', egli non ha certo alcunché da obbiettare alla veridicità del carattere di Shylock, e accetta quella mistura di sacro e profano, di ortodossia dottrinaria e di brama crudele, collauda con la sua personale esperienza del [[ghetto]] la fermezza dello strozzino nel pretendere la libbra di carne e il duplice, dissono sospiro del padre: «Mia figlia! I miei ducati!» In genere, egli accetta senza mormorazioni l'aneddotica proverbiale che i cristiani hanno accumulata sul conto del popolo senza re né regno, della quale d'altronde conosce le fonti ebraiche e bibliche, nulla essendo, da certi punti di vista, meno lusinghiero per gli ebrei che la storia di Esaù o quella di Giuseppe. Ma l'arte e il sentimento di Zangwill cominciano proprio qui: dove finisce il racconto dell'ironista cristiano, o dell'autoironista giudeo che gode umiliandosi innanzi a se stesso e innanzi ai suoi nemici. Zangwill non discute le accuse ai suoi correligionari, non fa apologetica nazionalista; ammette senz'altro la verità materiale delle accuse e ne interpreta, esaltandolo, il senso.<ref>Da ''Ottocento europeo'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927, cap. XXV, pp. 201-202.</ref> *Ogni [[disperazione]] è [[Fascismo|fascista]].<ref>Citato in Francesco Merlo, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/10/22/news/giuseppe_antonio_borgese_golia_nuova_edizione_saggio_fascismo-371237724/?ref=drla-2 I''l "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese: il fascismo e la disperazione''], ''Repubblica.it'', 22 ottobre 2022.</ref> *Partii tardi nella mattina; m'avviai senza mèta alla destra del lago, per un bellissimo sentiero che non avevo mai fatto: largo, scoperto, visibile da ogni parte, tagliato a sghembo sulla prima pendice della Margna, affacciato sulle acque del lago che quanto più si saliva tanto più divenivano azzurre. Alla voltata vidi nella serenità il ghiacciaio di [[Val Fedoz|Fedoz]].<br>Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come [[Pitagora]] sentiva l'armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottoni, note basse, vellutate, di trombe; la vista d'un [[ghiacciaio]] empie l'aria d'un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come dev'essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell'ineffabile.<ref>Da ''Tempesta nel nulla: romanzo'', A. Mondadori, Milano, 1931, p. 41.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica [[strofa]] di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo.<ref>Da ''Gabriele D'annunzio'', Napoli, 1909; citato in De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974, pp. 702-703.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} [...] una Divina Commedia capovolta [...]<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|A proposito de ''[[I fratelli Karamàzov]]''}} Vanno oltre il bello. Essi raggiungono la dignità del libro sacro.<ref>Citato in [[Igor Sibaldi]], ''Introduzione'', in Fëdor Dostoevskij, ''I fratelli Karamàzov'', Mondadori, Milano, 1994, p. XIV. ISBN 88-04-52723-4</ref> ==''La vita e il libro''== *[...] il [[Giuseppe Lipparini|Lipparini]] vive nell'atmosfera autentica e nativa della sua fantasia: atmosfera debole, ma non viziata, che nutre fiori diafani e di odore un po' sciapo, ma non fiori di carta che un profumiere abbia immersi in essenze. S'intende che il Lipparini è un parnassiano, ma forse il migliore di quanti in Italia abbiano aspirato a questo titolo, l'unico che si possa ricordare con onore quando si discorra di quel tipo d'arte cui Anatole France deve la sua rinomanza europea. (cap. III Narratori, pp. 168-169) *Questo buon sangue letterario, ma rinvigorito dal secolo, circola nell'arte di Giuseppe Lipparini. Escogitare il nuovo; almanaccare, poniamo caso, novelle stravaganti come un {{sic|Hofmann}}<ref>[[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann]].</ref> o un Poe gli parrebbe insolente. Ricama tranquillamente un angolo di quell'eterno arazzo dell'arte classica e classicheggiante, alzando di tanto in tanto gli occhi per sorprendere una movenza o per carpire un piccolo segreto di stile. Non ha cure politiche, né religiose né morali; non osa rifare la patria né redimere la plebe. Vuole raggiungere una bella forma armoniosa e schietta. (cap. III Narratori, p. 171) *[...] [[Luigi Capuana|Capuana]], che s'era tuffato nell'acqua del verismo senza subire la metamorfosi di Glauco, ha continuato a respirare ed a vivere anche quando quell'acqua fu tutta quanta svaporata. Egli non appartenne mai ad un sistema o ad una scuola; non fece mai sacrificio della sua personalità ad una fede o ad un metodo, ma si servì, con gioconda agilità, dei metodi e delle mode per compiacere al suo prepotente istinto narrativo. E, perìta la fede artistica dei suoi anni migliori, egli, l'artista, sopravvive, e ricanta, più che settuagenario, ancora un inno alla voluttà di creare, e immagina, racconta, scrive con una fecondità che quasi c'inebria e ci fa più cara la vita come ogni segno di energia senile. (cap. III Narratori, pp. 223-224) *Il verismo era divenuto la sostanza dell'anima di [[Giovanni Verga|Verga]]; e, quando quella formula si sciolse, quando quell'edificio teorico intaccato da ogni genere di critica crollò, il Verga era già troppo innanzi negli anni per farsi una nuova fede ed era, d'altro canto, un temperamento troppo appassionato e profondo per procedere innanzi senza la certezza di un terreno compatto. Parlò sempre più raro e più fioco, trepidò sentendosi mancare il consenso dei tempi, tacque. (cap. III Narratori, p. 223) *Tutte le volte che la [[Carola Prosperi|Prosperi]] ha tentato un urto di passioni, un conflitto drammatico, le è mancato un punto d'appoggio nella realtà su cui far leva. Ma c'è un umile, continuo, represso grido lirico, ed è la particolare bellezza della ''Paura di amare'': il grido della vergine violata, dell'amante inebriata, della sposa che partorisce, della puerpera che muore; il gemito sordo di questo spirito su cui la materia prevale, e che nello strazio cui lo sottomette l'istinto trova appena tanto di forza e di libertà che le basti per ergersi verso il cielo deserto, domandando pietà. (cap. III Narratori, p. 248) ==''Le belle''== *A Megara ci sono ancora i garofani sui balconi, e le donne portano gonne lunghe; sicché, se si scopre una caviglia, voi vedete letteralmente i giovani tremare. Ma questo accade di rado, perché vanno caute e sorvegliate; e si sorvegliano da sé; e, se piove, preferiscono rincasare con l'orlo della gonna schizzato di pillacchere che con le calze morse da sguardi caldi come baci. Poi, se ne vede poche per le strade; tranne le servette, e quelle, proprio di basso popolo, che vanno – ancora – con l'anfora sulla testa alla fontana. (''La Siracusana'', p. 9) *Non credo d'avere visto mai più una donna così bella. Non si vedeva nulla di lei tranne il viso. Le donne d'allora non erano come quelle d'ora, che somigliano a frutta ignude, fra il fogliame. Andavano celate in un dedalo di pizzi e di ricami, con sottane bianche inamidate, simili alla carta rigida e ornata che a quei tempi usava intorno ai ''bouquets'' di fiori, e sulle sottane una gran gonna a fiorami, a volanti, a falbalà, maestosa come una pagoda, e al petto il busto, armato, inespugnabile. (''La Siracusana'', pp. 13-14) *A modo loro le ragazze erano belle; Ignazia forse più di tutte; col corpetto attillato bianco e nero come piuma di rondine. con gli orecchini lunghi di filigrana d'argento, e quei due baci o morsi in cima alle gote in forma di due ciliege stampate lì. (''Ignazia'', p. 19) *Una donna quasi sempre sa credere di essere amata per se stessa; ma un uomo, con le donne che lo scelgono, non sa che cosa valga lui e che cosa valga il suo denaro, o il suo nome, o la sua nomea mondana. (''L'amore'', p. 37) *Calùmi, solo solo, pensava che [[bene e male|il bene e il male]] sono cuciti a filo doppio e che niente è tanto difficile come fare il bene senza ferire chi lo riceve, o gli altri, e alla fin fine se stessi. Bisognerebbe non eccedere mai; sorvegliarsi sempre; essere economi col cuore; gelosi. E lui, così corretto, passeggiando e meditando, si sorprendeva a grattarsi la barbetta bionda, acuta. (''L'olio'', p. 96) *Poi gli anni furono veloci, i primi anni in discesa, quelli che della gioventù hanno ancora la foga, ma è una corsa di abbandono. Il primo tratto si fa di corsa, quasi volentieri, quasi con le forze accumulate salendo; ci si lascia dietro la cima, senza voltarsi a guardarla; più giù, si riprende il freno; comincia un'altra rampa, più lunga, più piana; ed è la vecchiaia. (''Il vedovo'', p. 104) *Ci sono cose della mia vita di cui non posso lodarmi; ma di questa non so pentirmi; non degli anni che vissi in un segreto delirio; e nemmeno del giorno in cui concordi, quasi all'improvviso, decidemmo di separarci. Con le mani nelle mani, ma diritti, e le persone l'una dall'altra tanto distanti quanto potevano essere, ci dicemmo addio; e sapevamo di volere così che il nostro amore non deperisse e rimanesse nel ricordo, perfetto: qualche cosa di eterno. (''Hussàn-abà'', p. 106) *Le parole di Annalìa erano rimaste nell'aria, e il cosiddetto «ruggito» del motore le faceva ricordare.<br/>– Una voce di [[donna]] sulla soglia del deserto ha un suono straordinariamente fresco. Come una fontana. Mette sete. (''Il miraggio'', p. 157) == ''Rubè'' == ===[[Incipit]]=== La vita di Filippo Rubè prima dei trent'anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d'affari. Veramente egli aveva portato qualcos'altro del suo, segnatamente una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose, postagli in cuore dal padre; il quale era segretario comunale a Calinni, e, conoscendo bene l'Eneide in latino e la vita di Napoleone in francese, giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo fuorché i geni e gli eroi. ===Citazioni=== *Voialtri sapete benissimo quale vento soffi. Fino al maggio, fino al giugno si poteva supporre che l'entrata in guerra dell'Italia decidesse. Allora, in un anno o due, si sarebbe riparata la vecchia fabbrica del mondo. Ora non più. Ora è chiaro che il mondo brucerà finché ci sia da bruciare. Questa è l'età del fuoco. Poi verrà l'età della cenere. Soffia un vento di perdizione. Ma voialtri vi imbottite il nido nel fitto della foresta, sperando che il vento vi sdruccioli accanto e si faccia sentire quanto basta per dare un gradevole smarrimento d'altalena a chi dormicchia tra le piume. Fa tanto bene quando tuona e lampeggia star dietro una vetrata coperta di ricami cinquecento coi trafori che fanno ti vedo e non ti vedo. Dico sul serio. Vi ammiro. Il destino del genere umano è affidato a quei pochi che fra otto o dieci anni, quando questa consumazione sarà finita, avranno l'orgoglio di dire: io non c'ero. Ma non vada, signorina Mary, a fare l'infermiera. Lasci stare. Le cose si fanno o non si fanno. È meglio, infinitamente meglio non farle. Ma pensi che cosa sarebbe il mondo fra dieci anni se non ci fosse proprio nessuno con un po' di salute, di gioventù, di ragione. Oh! fate almeno che una bella donna non abbia toccato una piaga, che un uomo, un uomo solo, non abbia ucciso. (parte prima, cap. IV) ==''Studi di letterature moderne''== *[...] egli {{NDR|[[Pietro Metastasio]]}}, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. (cap. I, III, p. 29) *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. (cap. I, III, p. 31) *E di tanti {{NDR|dei poeti della scuola romana}} solo uno sopravvive in ispirito e in corpo, [[Domenico Gnoli (poeta e storico)|Domenico Gnoli]], che, dopo molteplici reincarnazioni in avventurosi pseudonimi, trovò la sua anima sotto le spoglie di Giulio Orsini, e la manifestò in alcune liriche, ''Orpheus'', ch'ebbero clamorosa fortuna finché il pubblico poté udirvi il primo grido di una nuova energia poetica ricca d'avvenire, e poi furono messe un poco da parte quando non senza delusione si seppe che l'autore era a mezza via fra i sessanta e i settant'anni. Ma si tornerà a cercare in quel gramo {{sic|libriccino}} quanto di più vivo abbia dato la poesia della nuova Italia dopo Pascoli e D'Annunzio. (cap. I, V, p. 47) ==''Una Sicilia senza aranci''== *Sia fatta confessione plenaria, o quasi. Io non sono mai stato a [[Girgenti]], io non ho mai salito l'[[Etna]], io non sono mai stato a [[Selinunte]], io non ho mai visto Erice, Monte San Giuliano, di cui mi raccontava abbaglianti meraviglie il mio professore d'Italiano al liceo, Ugo Antonio Amico, e di cui, anche recentemente, un giovane scrittore italiano, non siciliano, mi diceva che [[Capri]] non è nulla al confronto. Ultimo, e peggio di tutti per misurare l'abisso della mia ignoranza, io non sono mai stato a [[Segesta]] che è, si direbbe, alle porte di [[Palermo]].<br/> Eppure a che servono questi elenchi? E che cosa sono quando le cose che esistono dentro la mente, dentro al cuore vi si sono stampate con un'orma la cui profondità, la cui stabilità non è paragonabile a nessun'altra? (''Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)'', p. 93) *Essi, i miei connazionali, e soprattutto i miei corregionali, mi hanno aiutato un poco a farmi capire che cosa sono venuto a fare in [[America]]. Il primo impulso, la prima tentazione di uno di noi è di fuggire, imbarcandosi di nuovo sullo stesso piroscafo per tornare a casa. Il secondo stato d'animo consiste nel farsi una nicchia dentro questo mondo, nello starci a modo nostro ignorandolo: veri emigrati, anzi veri esuli, dalle facce lunghe, con una patina di tristezza che non si può dire, e che si riconosce anche su gente ch'è qui da trent'anni, e che magari ha fatto bene i suoi affari. Non credo che alcuna altra razza abbia conservato come la nostra questo carattere inibitivo, questa obiezione silenziosa.<br/> Io cerco, come alcuni hanno cercato, di giungere a un terzo stadio: non dico di divenire americano, ma di comprendere, cioè di prendere in me, questo mondo. Una conquista dell'America?, naturalmente, ritorno a ricordarmi di quelle indimenticabili parole di [[Goethe]], che ho sempre nell'animo a questo e a molti altri propositi. "Qui, o in nessun luogo, è l'America". Qui, cioè dentro di noi. (''I siciliani in America'', pp. 125-126) *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della [[Sicilia]], la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. (''Sicilia'', p. 129) *Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. (''Sicilia'', pp. 140-141) *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (''Sicilia'', p. 141) *Giacché tale è la caratteristica dell'arte di [[Luigi Pirandello]]: un realismo cinico. Non ch'egli sia incapace di pagine sottilmente e dolorosamente poetiche, ove vibri un umorismo di superiore qualità spirituale. (recensione di ''La vita nuda'' di Luigi Pirandello, p. 206) *Questo principalmente distingue lo scrittore dalla maggioranza dei suoi amici; ch'egli preferisce abitualmente l'ultimo libro, e la maggioranza degli amici trova sempre migliore il libro precedente. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 252) *Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 253) *Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani. (''Accenti'', p. 266) *L'accento: quest'aura del discorso, odore, si direbbe, della frase, ritmo che il metronomo non scandisce, diagramma sul cui andirivieni fluttua l'inafferrabile. Altrimenti detto intonazione; musica d'intervalli così brevi che nessuna notazione li trascrive; eppure è quella che è e non altra, e può essere erronea anche quando ogni altra cosa, pronunzia, vocabolario, sintassi, è a posto. Copiarla quando non s'è più fanciulli è da commedianti, al più da attori. (''Accenti'', p. 267) *Questa delle pronunzie e accenti può essere una faccenda fatale come fu ai francesi del Vespro che non sapevano dir ''cece'' e per inadempienza fonetica caddero trafitti, o com'era già stata agli Eframiti che per dire ''sibboleth'' invece di ''scibboleth'' furono strangolati ai guadi del Giordano. (''Accenti'', p. 269) *Lei dice "chiunque intenda quella stessa lingua", "le parole sono segni di cose", e invece non vivono due persone che parlino la stessa lingua, né ci sono due momenti in cui una parola individui la stessa cosa, [[w:Panta rei|παντα ρει]]. […] la lingua della poesia e della vita non è né una lingua morta, né una lingua concettuale – sostituibile vale a dire, con un complesso di segni grafici senza suono […]. Il significato emozionale della parola varia da uomo a uomo, ed ogni sillaba è colorata dal tono del suo spirito (Lettera a [[Giovanni Alfredo Cesareo]], p. 318) *Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. […] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. (recensione a ''Palermo avanti la rivoluzione'' del 12 febbraio 1905, p. 371) ==[[Incipit]] di ''Golia. Marcia del fascismo''== Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di [[nazione]] è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.<br> La [[Italia|nazione italiana]] ebbe origine, come tutte le altre nazioni europee, verso la fine del Medio Evo; ma nacque in modo diverso. L'Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: [[Dante Alighieri|Dante]]. Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. Il suo temperamento e la sua opera ebbero una influenza decisiva, aumentata col passare dei secoli, finché divenne essenziale nelle classi dirigenti del popolo italiano. Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che [[Mosè]] fu per Israele.<br> La sua biografia, com'è spesso accaduto ai fondatori di religioni e di nazioni, è nettamente spartita in due dal fallimento della carriera naturale e dall'inizio delle peregrinazioni. Dante fu cacciato in esilio nel 1302, quando aveva trentasette anni; e fu la sua Egira. ==Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese== * La discussione sul [[fascismo]] mai morto non è cominciata avantieri, ma dura da quando [[Benito Mussolini|Mussolini]] è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo ''Golia'', tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. ([[Luciano Canfora]]) *''Se Borgese mi nega ogni valore | ho un amor di vicina che mi apprezza || È orfana di madre, è un po' sfacciata, | va in visibilio per un mio sonetto''. ([[Ugo Ricci]]) *[...] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di [[Voltaire]] – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma soprattutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota ''di [[Leonardo Sciascia]]'' a ''Le belle'', p. 176) *Risorge il tipo dei più gloriosi ''[[Romanzo d'appendice|feuilletonistes]]'' in Giuseppe Antonio Borgese, che dalla ''Stampa'' e dal ''Mattino'' trae la folta serie di articoli dedicati alla letteratura e coltura contemporanea e li riunisce in un grosso volume ''La Vita e il Libro'', senza mutarne virgola o aggiungervi nota, sicuro di sé, del suo gusto, dei suoi giudizi, della sua prosa. Sicurezza non impronta, ma derivatagli dal quotidiano consenso di lettori, di studiosi, di amici, di {{sic|avversarii}}, dall'interesse con cui le sue cronache sono accolte nel pubblico, discusse, ammirate, bistrattate magari; non so bene, ma forse anche temute. ([[Giovanni Rabizzani]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Antonio Borgese, ''Golia. Marcia del fascismo'', La nave di Teseo, Milano, 2022. ISBN 9788834612545 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/lavitaeillibro03borg/page/n10/mode/1up/ La vita e il libro]'', Terza serie e conclusione, Fratelli Bocca editori, Milano-Roma, 1913. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Le belle'' (1927), Sellerio editore, Palermo, 1983, ISBN 88-389-0228-3 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/b/borgese_giuseppe/rube/pdf/borgese_rube.pdf Rubè]'', Mondadori, Milano, 1988. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/studidiletteratu00borguoft/page/n6/mode/1up/ Studi di letterature moderne]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1920. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Una Sicilia senza aranci'', a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma, 2005, ISBN 88-8309-179-5 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borgese, Giuseppe Antonio}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Germanisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] rtmsexjux0eaucers90bxrccqnapbox 1418349 1418347 2026-06-26T14:00:35Z Gaux 18878 nuova sezione: Ottocento europeo 1418349 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:G. A. Borgese a San Vigilio di Marebbe (cropped).png|miniatura|Giuseppe Antonio Borgese]] '''Giuseppe Antonio Borgese''' (1882 – 1952), scrittore, giornalista e critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese== *Alla Germania vittoriosa converrebbe una Russia {{sic|nihilista}}, un'Inghilterra {{sic|labourista}}, una Francia in mano di [[Joseph Caillaux|Caillaux]] e dei suoi simili (pensate bene: se i tedeschi fossero entrati a Parigi avrebbe sentito Caillaux il bisogno di fare una gita in America?), senza fortificazioni e senza leva triennale, un'Italia inerme, allegramente rivoltosa come era in giugno, magari sbocconcellata in corrusche repubblichette socialiste.<ref>Da ''Italia e Germania'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1919, [https://archive.org/details/italiaegermania00borg/page/72 Parte prima, pp. 72-73].</ref> *"Anche l'arte" - e perciò anche l'estetica che è l'intendimento dell'arte - "vuole una [[patria]]"; così disse un poeta di tempi migliori; e non è patria se non fisica quella dove la libertà, che è responsabilità, del pensiero e dell'arte è soggiogata al potere di un solo. Mi staccai fisicamente dall'Italia d'allora per restare fedele all'Italia di sempre.<ref>Da ''G. A. Borgese a il Governo Mondiale'', ''Epoca'', 14 ottobre 1950, p. 5.</ref> *Il tema più essenziale della letteratura italiana, finché essa si è mantenuta sui vertici, è quello del Giudice divino e della [[Maria|Vergine]]. [..] La letteratura e l'arte italiana sorsero da un ceppo religioso e di esso continuarono a nutrirsi. Protagonista fu il Pantocrator, il Cristo vincente della Divina Commedia e del Giudizio universale. Eroina fu la Paneghia, la tutta santa, la tutta pura, la Vergine amata.<ref>Da ''Il senso della letteratura italiana'', F.lli Treves, 1931.</ref> *L'arte del [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara.<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *Ogni [[disperazione]] è [[Fascismo|fascista]].<ref>Citato in Francesco Merlo, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/10/22/news/giuseppe_antonio_borgese_golia_nuova_edizione_saggio_fascismo-371237724/?ref=drla-2 I''l "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese: il fascismo e la disperazione''], ''Repubblica.it'', 22 ottobre 2022.</ref> *Partii tardi nella mattina; m'avviai senza mèta alla destra del lago, per un bellissimo sentiero che non avevo mai fatto: largo, scoperto, visibile da ogni parte, tagliato a sghembo sulla prima pendice della Margna, affacciato sulle acque del lago che quanto più si saliva tanto più divenivano azzurre. Alla voltata vidi nella serenità il ghiacciaio di [[Val Fedoz|Fedoz]].<br>Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come [[Pitagora]] sentiva l'armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottoni, note basse, vellutate, di trombe; la vista d'un [[ghiacciaio]] empie l'aria d'un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come dev'essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell'ineffabile.<ref>Da ''Tempesta nel nulla: romanzo'', A. Mondadori, Milano, 1931, p. 41.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica [[strofa]] di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo.<ref>Da ''Gabriele D'annunzio'', Napoli, 1909; citato in De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974, pp. 702-703.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} [...] una Divina Commedia capovolta [...]<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|A proposito de ''[[I fratelli Karamàzov]]''}} Vanno oltre il bello. Essi raggiungono la dignità del libro sacro.<ref>Citato in [[Igor Sibaldi]], ''Introduzione'', in Fëdor Dostoevskij, ''I fratelli Karamàzov'', Mondadori, Milano, 1994, p. XIV. ISBN 88-04-52723-4</ref> ==''La vita e il libro''== *[...] il [[Giuseppe Lipparini|Lipparini]] vive nell'atmosfera autentica e nativa della sua fantasia: atmosfera debole, ma non viziata, che nutre fiori diafani e di odore un po' sciapo, ma non fiori di carta che un profumiere abbia immersi in essenze. S'intende che il Lipparini è un parnassiano, ma forse il migliore di quanti in Italia abbiano aspirato a questo titolo, l'unico che si possa ricordare con onore quando si discorra di quel tipo d'arte cui Anatole France deve la sua rinomanza europea. (cap. III Narratori, pp. 168-169) *Questo buon sangue letterario, ma rinvigorito dal secolo, circola nell'arte di Giuseppe Lipparini. Escogitare il nuovo; almanaccare, poniamo caso, novelle stravaganti come un {{sic|Hofmann}}<ref>[[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann]].</ref> o un Poe gli parrebbe insolente. Ricama tranquillamente un angolo di quell'eterno arazzo dell'arte classica e classicheggiante, alzando di tanto in tanto gli occhi per sorprendere una movenza o per carpire un piccolo segreto di stile. Non ha cure politiche, né religiose né morali; non osa rifare la patria né redimere la plebe. Vuole raggiungere una bella forma armoniosa e schietta. (cap. III Narratori, p. 171) *[...] [[Luigi Capuana|Capuana]], che s'era tuffato nell'acqua del verismo senza subire la metamorfosi di Glauco, ha continuato a respirare ed a vivere anche quando quell'acqua fu tutta quanta svaporata. Egli non appartenne mai ad un sistema o ad una scuola; non fece mai sacrificio della sua personalità ad una fede o ad un metodo, ma si servì, con gioconda agilità, dei metodi e delle mode per compiacere al suo prepotente istinto narrativo. E, perìta la fede artistica dei suoi anni migliori, egli, l'artista, sopravvive, e ricanta, più che settuagenario, ancora un inno alla voluttà di creare, e immagina, racconta, scrive con una fecondità che quasi c'inebria e ci fa più cara la vita come ogni segno di energia senile. (cap. III Narratori, pp. 223-224) *Il verismo era divenuto la sostanza dell'anima di [[Giovanni Verga|Verga]]; e, quando quella formula si sciolse, quando quell'edificio teorico intaccato da ogni genere di critica crollò, il Verga era già troppo innanzi negli anni per farsi una nuova fede ed era, d'altro canto, un temperamento troppo appassionato e profondo per procedere innanzi senza la certezza di un terreno compatto. Parlò sempre più raro e più fioco, trepidò sentendosi mancare il consenso dei tempi, tacque. (cap. III Narratori, p. 223) *Tutte le volte che la [[Carola Prosperi|Prosperi]] ha tentato un urto di passioni, un conflitto drammatico, le è mancato un punto d'appoggio nella realtà su cui far leva. Ma c'è un umile, continuo, represso grido lirico, ed è la particolare bellezza della ''Paura di amare'': il grido della vergine violata, dell'amante inebriata, della sposa che partorisce, della puerpera che muore; il gemito sordo di questo spirito su cui la materia prevale, e che nello strazio cui lo sottomette l'istinto trova appena tanto di forza e di libertà che le basti per ergersi verso il cielo deserto, domandando pietà. (cap. III Narratori, p. 248) ==''Le belle''== *A Megara ci sono ancora i garofani sui balconi, e le donne portano gonne lunghe; sicché, se si scopre una caviglia, voi vedete letteralmente i giovani tremare. Ma questo accade di rado, perché vanno caute e sorvegliate; e si sorvegliano da sé; e, se piove, preferiscono rincasare con l'orlo della gonna schizzato di pillacchere che con le calze morse da sguardi caldi come baci. Poi, se ne vede poche per le strade; tranne le servette, e quelle, proprio di basso popolo, che vanno – ancora – con l'anfora sulla testa alla fontana. (''La Siracusana'', p. 9) *Non credo d'avere visto mai più una donna così bella. Non si vedeva nulla di lei tranne il viso. Le donne d'allora non erano come quelle d'ora, che somigliano a frutta ignude, fra il fogliame. Andavano celate in un dedalo di pizzi e di ricami, con sottane bianche inamidate, simili alla carta rigida e ornata che a quei tempi usava intorno ai ''bouquets'' di fiori, e sulle sottane una gran gonna a fiorami, a volanti, a falbalà, maestosa come una pagoda, e al petto il busto, armato, inespugnabile. (''La Siracusana'', pp. 13-14) *A modo loro le ragazze erano belle; Ignazia forse più di tutte; col corpetto attillato bianco e nero come piuma di rondine. con gli orecchini lunghi di filigrana d'argento, e quei due baci o morsi in cima alle gote in forma di due ciliege stampate lì. (''Ignazia'', p. 19) *Una donna quasi sempre sa credere di essere amata per se stessa; ma un uomo, con le donne che lo scelgono, non sa che cosa valga lui e che cosa valga il suo denaro, o il suo nome, o la sua nomea mondana. (''L'amore'', p. 37) *Calùmi, solo solo, pensava che [[bene e male|il bene e il male]] sono cuciti a filo doppio e che niente è tanto difficile come fare il bene senza ferire chi lo riceve, o gli altri, e alla fin fine se stessi. Bisognerebbe non eccedere mai; sorvegliarsi sempre; essere economi col cuore; gelosi. E lui, così corretto, passeggiando e meditando, si sorprendeva a grattarsi la barbetta bionda, acuta. (''L'olio'', p. 96) *Poi gli anni furono veloci, i primi anni in discesa, quelli che della gioventù hanno ancora la foga, ma è una corsa di abbandono. Il primo tratto si fa di corsa, quasi volentieri, quasi con le forze accumulate salendo; ci si lascia dietro la cima, senza voltarsi a guardarla; più giù, si riprende il freno; comincia un'altra rampa, più lunga, più piana; ed è la vecchiaia. (''Il vedovo'', p. 104) *Ci sono cose della mia vita di cui non posso lodarmi; ma di questa non so pentirmi; non degli anni che vissi in un segreto delirio; e nemmeno del giorno in cui concordi, quasi all'improvviso, decidemmo di separarci. Con le mani nelle mani, ma diritti, e le persone l'una dall'altra tanto distanti quanto potevano essere, ci dicemmo addio; e sapevamo di volere così che il nostro amore non deperisse e rimanesse nel ricordo, perfetto: qualche cosa di eterno. (''Hussàn-abà'', p. 106) *Le parole di Annalìa erano rimaste nell'aria, e il cosiddetto «ruggito» del motore le faceva ricordare.<br/>– Una voce di [[donna]] sulla soglia del deserto ha un suono straordinariamente fresco. Come una fontana. Mette sete. (''Il miraggio'', p. 157) ==''Ottocento europeo''== *Essere popolare e insieme illustre, congiungere la celebrità alla gloria, creare favole per l'immaginazione delle folle ed ardui esemplari di stile per gli artisti; questa è la fortuna a cui tutti gli scrittori aspirano e che pochissimi nel secolo scorso poterono conseguire. Tra i pochissimi, [[Gustave Flaubert|Flaubert]]. (cap. XIII, p. 99) *{{NDR|[[Israel Zangwill]]}} La sua forza consiste nel rappresentare gli [[ebrei]] con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste. (cap. XXV, p. 201) *{{NDR|Israel Zangwill}} Leggendo lo [[William Shakespeare|shakespeariano]] ''Mercante di Venezia'', egli non ha certo alcunché da obbiettare alla veridicità del carattere di Shylock, e accetta quella mistura di sacro e profano, di ortodossia dottrinaria e di brama crudele, collauda con la sua personale esperienza del [[ghetto]] la fermezza dello strozzino nel pretendere la libbra di carne e il duplice, dissono sospiro del padre: «Mia figlia! I miei ducati!» In genere, egli accetta senza mormorazioni l'aneddotica proverbiale che i cristiani hanno accumulata sul conto del popolo senza re né regno, della quale d'altronde conosce le fonti ebraiche e bibliche, nulla essendo, da certi punti di vista, meno lusinghiero per gli ebrei che la storia di Esaù o quella di Giuseppe. Ma l'arte e il sentimento di Zangwill cominciano proprio qui: dove finisce il racconto dell'ironista cristiano, o dell'autoironista giudeo che gode umiliandosi innanzi a se stesso e innanzi ai suoi nemici. Zangwill non discute le accuse ai suoi correligionari, non fa apologetica nazionalista; ammette senz'altro la verità materiale delle accuse e ne interpreta, esaltandolo, il senso. (cap. XXV, pp. 201-202) == ''Rubè'' == ===[[Incipit]]=== La vita di Filippo Rubè prima dei trent'anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d'affari. Veramente egli aveva portato qualcos'altro del suo, segnatamente una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose, postagli in cuore dal padre; il quale era segretario comunale a Calinni, e, conoscendo bene l'Eneide in latino e la vita di Napoleone in francese, giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo fuorché i geni e gli eroi. ===Citazioni=== *Voialtri sapete benissimo quale vento soffi. Fino al maggio, fino al giugno si poteva supporre che l'entrata in guerra dell'Italia decidesse. Allora, in un anno o due, si sarebbe riparata la vecchia fabbrica del mondo. Ora non più. Ora è chiaro che il mondo brucerà finché ci sia da bruciare. Questa è l'età del fuoco. Poi verrà l'età della cenere. Soffia un vento di perdizione. Ma voialtri vi imbottite il nido nel fitto della foresta, sperando che il vento vi sdruccioli accanto e si faccia sentire quanto basta per dare un gradevole smarrimento d'altalena a chi dormicchia tra le piume. Fa tanto bene quando tuona e lampeggia star dietro una vetrata coperta di ricami cinquecento coi trafori che fanno ti vedo e non ti vedo. Dico sul serio. Vi ammiro. Il destino del genere umano è affidato a quei pochi che fra otto o dieci anni, quando questa consumazione sarà finita, avranno l'orgoglio di dire: io non c'ero. Ma non vada, signorina Mary, a fare l'infermiera. Lasci stare. Le cose si fanno o non si fanno. È meglio, infinitamente meglio non farle. Ma pensi che cosa sarebbe il mondo fra dieci anni se non ci fosse proprio nessuno con un po' di salute, di gioventù, di ragione. Oh! fate almeno che una bella donna non abbia toccato una piaga, che un uomo, un uomo solo, non abbia ucciso. (parte prima, cap. IV) ==''Studi di letterature moderne''== *[...] egli {{NDR|[[Pietro Metastasio]]}}, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. (cap. I, III, p. 29) *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. (cap. I, III, p. 31) *E di tanti {{NDR|dei poeti della scuola romana}} solo uno sopravvive in ispirito e in corpo, [[Domenico Gnoli (poeta e storico)|Domenico Gnoli]], che, dopo molteplici reincarnazioni in avventurosi pseudonimi, trovò la sua anima sotto le spoglie di Giulio Orsini, e la manifestò in alcune liriche, ''Orpheus'', ch'ebbero clamorosa fortuna finché il pubblico poté udirvi il primo grido di una nuova energia poetica ricca d'avvenire, e poi furono messe un poco da parte quando non senza delusione si seppe che l'autore era a mezza via fra i sessanta e i settant'anni. Ma si tornerà a cercare in quel gramo {{sic|libriccino}} quanto di più vivo abbia dato la poesia della nuova Italia dopo Pascoli e D'Annunzio. (cap. I, V, p. 47) ==''Una Sicilia senza aranci''== *Sia fatta confessione plenaria, o quasi. Io non sono mai stato a [[Girgenti]], io non ho mai salito l'[[Etna]], io non sono mai stato a [[Selinunte]], io non ho mai visto Erice, Monte San Giuliano, di cui mi raccontava abbaglianti meraviglie il mio professore d'Italiano al liceo, Ugo Antonio Amico, e di cui, anche recentemente, un giovane scrittore italiano, non siciliano, mi diceva che [[Capri]] non è nulla al confronto. Ultimo, e peggio di tutti per misurare l'abisso della mia ignoranza, io non sono mai stato a [[Segesta]] che è, si direbbe, alle porte di [[Palermo]].<br/> Eppure a che servono questi elenchi? E che cosa sono quando le cose che esistono dentro la mente, dentro al cuore vi si sono stampate con un'orma la cui profondità, la cui stabilità non è paragonabile a nessun'altra? (''Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)'', p. 93) *Essi, i miei connazionali, e soprattutto i miei corregionali, mi hanno aiutato un poco a farmi capire che cosa sono venuto a fare in [[America]]. Il primo impulso, la prima tentazione di uno di noi è di fuggire, imbarcandosi di nuovo sullo stesso piroscafo per tornare a casa. Il secondo stato d'animo consiste nel farsi una nicchia dentro questo mondo, nello starci a modo nostro ignorandolo: veri emigrati, anzi veri esuli, dalle facce lunghe, con una patina di tristezza che non si può dire, e che si riconosce anche su gente ch'è qui da trent'anni, e che magari ha fatto bene i suoi affari. Non credo che alcuna altra razza abbia conservato come la nostra questo carattere inibitivo, questa obiezione silenziosa.<br/> Io cerco, come alcuni hanno cercato, di giungere a un terzo stadio: non dico di divenire americano, ma di comprendere, cioè di prendere in me, questo mondo. Una conquista dell'America?, naturalmente, ritorno a ricordarmi di quelle indimenticabili parole di [[Goethe]], che ho sempre nell'animo a questo e a molti altri propositi. "Qui, o in nessun luogo, è l'America". Qui, cioè dentro di noi. (''I siciliani in America'', pp. 125-126) *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della [[Sicilia]], la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. (''Sicilia'', p. 129) *Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. (''Sicilia'', pp. 140-141) *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (''Sicilia'', p. 141) *Giacché tale è la caratteristica dell'arte di [[Luigi Pirandello]]: un realismo cinico. Non ch'egli sia incapace di pagine sottilmente e dolorosamente poetiche, ove vibri un umorismo di superiore qualità spirituale. (recensione di ''La vita nuda'' di Luigi Pirandello, p. 206) *Questo principalmente distingue lo scrittore dalla maggioranza dei suoi amici; ch'egli preferisce abitualmente l'ultimo libro, e la maggioranza degli amici trova sempre migliore il libro precedente. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 252) *Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 253) *Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani. (''Accenti'', p. 266) *L'accento: quest'aura del discorso, odore, si direbbe, della frase, ritmo che il metronomo non scandisce, diagramma sul cui andirivieni fluttua l'inafferrabile. Altrimenti detto intonazione; musica d'intervalli così brevi che nessuna notazione li trascrive; eppure è quella che è e non altra, e può essere erronea anche quando ogni altra cosa, pronunzia, vocabolario, sintassi, è a posto. Copiarla quando non s'è più fanciulli è da commedianti, al più da attori. (''Accenti'', p. 267) *Questa delle pronunzie e accenti può essere una faccenda fatale come fu ai francesi del Vespro che non sapevano dir ''cece'' e per inadempienza fonetica caddero trafitti, o com'era già stata agli Eframiti che per dire ''sibboleth'' invece di ''scibboleth'' furono strangolati ai guadi del Giordano. (''Accenti'', p. 269) *Lei dice "chiunque intenda quella stessa lingua", "le parole sono segni di cose", e invece non vivono due persone che parlino la stessa lingua, né ci sono due momenti in cui una parola individui la stessa cosa, [[w:Panta rei|παντα ρει]]. […] la lingua della poesia e della vita non è né una lingua morta, né una lingua concettuale – sostituibile vale a dire, con un complesso di segni grafici senza suono […]. Il significato emozionale della parola varia da uomo a uomo, ed ogni sillaba è colorata dal tono del suo spirito (Lettera a [[Giovanni Alfredo Cesareo]], p. 318) *Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. […] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. (recensione a ''Palermo avanti la rivoluzione'' del 12 febbraio 1905, p. 371) ==[[Incipit]] di ''Golia. Marcia del fascismo''== Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di [[nazione]] è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.<br> La [[Italia|nazione italiana]] ebbe origine, come tutte le altre nazioni europee, verso la fine del Medio Evo; ma nacque in modo diverso. L'Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: [[Dante Alighieri|Dante]]. Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. Il suo temperamento e la sua opera ebbero una influenza decisiva, aumentata col passare dei secoli, finché divenne essenziale nelle classi dirigenti del popolo italiano. Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che [[Mosè]] fu per Israele.<br> La sua biografia, com'è spesso accaduto ai fondatori di religioni e di nazioni, è nettamente spartita in due dal fallimento della carriera naturale e dall'inizio delle peregrinazioni. Dante fu cacciato in esilio nel 1302, quando aveva trentasette anni; e fu la sua Egira. ==Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese== * La discussione sul [[fascismo]] mai morto non è cominciata avantieri, ma dura da quando [[Benito Mussolini|Mussolini]] è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo ''Golia'', tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. ([[Luciano Canfora]]) *''Se Borgese mi nega ogni valore | ho un amor di vicina che mi apprezza || È orfana di madre, è un po' sfacciata, | va in visibilio per un mio sonetto''. ([[Ugo Ricci]]) *[...] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di [[Voltaire]] – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma soprattutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota ''di [[Leonardo Sciascia]]'' a ''Le belle'', p. 176) *Risorge il tipo dei più gloriosi ''[[Romanzo d'appendice|feuilletonistes]]'' in Giuseppe Antonio Borgese, che dalla ''Stampa'' e dal ''Mattino'' trae la folta serie di articoli dedicati alla letteratura e coltura contemporanea e li riunisce in un grosso volume ''La Vita e il Libro'', senza mutarne virgola o aggiungervi nota, sicuro di sé, del suo gusto, dei suoi giudizi, della sua prosa. Sicurezza non impronta, ma derivatagli dal quotidiano consenso di lettori, di studiosi, di amici, di {{sic|avversarii}}, dall'interesse con cui le sue cronache sono accolte nel pubblico, discusse, ammirate, bistrattate magari; non so bene, ma forse anche temute. ([[Giovanni Rabizzani]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Antonio Borgese, ''Golia. Marcia del fascismo'', La nave di Teseo, Milano, 2022. ISBN 9788834612545 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/lavitaeillibro03borg/page/n10/mode/1up/ La vita e il libro]'', Terza serie e conclusione, Fratelli Bocca editori, Milano-Roma, 1913. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Le belle'' (1927), Sellerio editore, Palermo, 1983, ISBN 88-389-0228-3 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/borgese-ottocento-europeo/page/n2/mode/1up Ottocento europeo]'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/b/borgese_giuseppe/rube/pdf/borgese_rube.pdf Rubè]'', Mondadori, Milano, 1988. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/studidiletteratu00borguoft/page/n6/mode/1up/ Studi di letterature moderne]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1920. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Una Sicilia senza aranci'', a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma, 2005, ISBN 88-8309-179-5 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borgese, Giuseppe Antonio}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Germanisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 58efdhzevb8z0w08eql3zjqvz1yul3e 1418359 1418349 2026-06-26T14:24:01Z Gaux 18878 /* Ottocento europeo */ in Flaubert si riassunse la letteratura francese 1418359 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:G. A. Borgese a San Vigilio di Marebbe (cropped).png|miniatura|Giuseppe Antonio Borgese]] '''Giuseppe Antonio Borgese''' (1882 – 1952), scrittore, giornalista e critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese== *Alla Germania vittoriosa converrebbe una Russia {{sic|nihilista}}, un'Inghilterra {{sic|labourista}}, una Francia in mano di [[Joseph Caillaux|Caillaux]] e dei suoi simili (pensate bene: se i tedeschi fossero entrati a Parigi avrebbe sentito Caillaux il bisogno di fare una gita in America?), senza fortificazioni e senza leva triennale, un'Italia inerme, allegramente rivoltosa come era in giugno, magari sbocconcellata in corrusche repubblichette socialiste.<ref>Da ''Italia e Germania'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1919, [https://archive.org/details/italiaegermania00borg/page/72 Parte prima, pp. 72-73].</ref> *"Anche l'arte" - e perciò anche l'estetica che è l'intendimento dell'arte - "vuole una [[patria]]"; così disse un poeta di tempi migliori; e non è patria se non fisica quella dove la libertà, che è responsabilità, del pensiero e dell'arte è soggiogata al potere di un solo. Mi staccai fisicamente dall'Italia d'allora per restare fedele all'Italia di sempre.<ref>Da ''G. A. Borgese a il Governo Mondiale'', ''Epoca'', 14 ottobre 1950, p. 5.</ref> *Il tema più essenziale della letteratura italiana, finché essa si è mantenuta sui vertici, è quello del Giudice divino e della [[Maria|Vergine]]. [..] La letteratura e l'arte italiana sorsero da un ceppo religioso e di esso continuarono a nutrirsi. Protagonista fu il Pantocrator, il Cristo vincente della Divina Commedia e del Giudizio universale. Eroina fu la Paneghia, la tutta santa, la tutta pura, la Vergine amata.<ref>Da ''Il senso della letteratura italiana'', F.lli Treves, 1931.</ref> *L'arte del [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara.<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *Ogni [[disperazione]] è [[Fascismo|fascista]].<ref>Citato in Francesco Merlo, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/10/22/news/giuseppe_antonio_borgese_golia_nuova_edizione_saggio_fascismo-371237724/?ref=drla-2 I''l "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese: il fascismo e la disperazione''], ''Repubblica.it'', 22 ottobre 2022.</ref> *Partii tardi nella mattina; m'avviai senza mèta alla destra del lago, per un bellissimo sentiero che non avevo mai fatto: largo, scoperto, visibile da ogni parte, tagliato a sghembo sulla prima pendice della Margna, affacciato sulle acque del lago che quanto più si saliva tanto più divenivano azzurre. Alla voltata vidi nella serenità il ghiacciaio di [[Val Fedoz|Fedoz]].<br>Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come [[Pitagora]] sentiva l'armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottoni, note basse, vellutate, di trombe; la vista d'un [[ghiacciaio]] empie l'aria d'un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come dev'essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell'ineffabile.<ref>Da ''Tempesta nel nulla: romanzo'', A. Mondadori, Milano, 1931, p. 41.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica [[strofa]] di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo.<ref>Da ''Gabriele D'annunzio'', Napoli, 1909; citato in De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974, pp. 702-703.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} [...] una Divina Commedia capovolta [...]<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|A proposito de ''[[I fratelli Karamàzov]]''}} Vanno oltre il bello. Essi raggiungono la dignità del libro sacro.<ref>Citato in [[Igor Sibaldi]], ''Introduzione'', in Fëdor Dostoevskij, ''I fratelli Karamàzov'', Mondadori, Milano, 1994, p. XIV. ISBN 88-04-52723-4</ref> ==''La vita e il libro''== *[...] il [[Giuseppe Lipparini|Lipparini]] vive nell'atmosfera autentica e nativa della sua fantasia: atmosfera debole, ma non viziata, che nutre fiori diafani e di odore un po' sciapo, ma non fiori di carta che un profumiere abbia immersi in essenze. S'intende che il Lipparini è un parnassiano, ma forse il migliore di quanti in Italia abbiano aspirato a questo titolo, l'unico che si possa ricordare con onore quando si discorra di quel tipo d'arte cui Anatole France deve la sua rinomanza europea. (cap. III Narratori, pp. 168-169) *Questo buon sangue letterario, ma rinvigorito dal secolo, circola nell'arte di Giuseppe Lipparini. Escogitare il nuovo; almanaccare, poniamo caso, novelle stravaganti come un {{sic|Hofmann}}<ref>[[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann]].</ref> o un Poe gli parrebbe insolente. Ricama tranquillamente un angolo di quell'eterno arazzo dell'arte classica e classicheggiante, alzando di tanto in tanto gli occhi per sorprendere una movenza o per carpire un piccolo segreto di stile. Non ha cure politiche, né religiose né morali; non osa rifare la patria né redimere la plebe. Vuole raggiungere una bella forma armoniosa e schietta. (cap. III Narratori, p. 171) *[...] [[Luigi Capuana|Capuana]], che s'era tuffato nell'acqua del verismo senza subire la metamorfosi di Glauco, ha continuato a respirare ed a vivere anche quando quell'acqua fu tutta quanta svaporata. Egli non appartenne mai ad un sistema o ad una scuola; non fece mai sacrificio della sua personalità ad una fede o ad un metodo, ma si servì, con gioconda agilità, dei metodi e delle mode per compiacere al suo prepotente istinto narrativo. E, perìta la fede artistica dei suoi anni migliori, egli, l'artista, sopravvive, e ricanta, più che settuagenario, ancora un inno alla voluttà di creare, e immagina, racconta, scrive con una fecondità che quasi c'inebria e ci fa più cara la vita come ogni segno di energia senile. (cap. III Narratori, pp. 223-224) *Il verismo era divenuto la sostanza dell'anima di [[Giovanni Verga|Verga]]; e, quando quella formula si sciolse, quando quell'edificio teorico intaccato da ogni genere di critica crollò, il Verga era già troppo innanzi negli anni per farsi una nuova fede ed era, d'altro canto, un temperamento troppo appassionato e profondo per procedere innanzi senza la certezza di un terreno compatto. Parlò sempre più raro e più fioco, trepidò sentendosi mancare il consenso dei tempi, tacque. (cap. III Narratori, p. 223) *Tutte le volte che la [[Carola Prosperi|Prosperi]] ha tentato un urto di passioni, un conflitto drammatico, le è mancato un punto d'appoggio nella realtà su cui far leva. Ma c'è un umile, continuo, represso grido lirico, ed è la particolare bellezza della ''Paura di amare'': il grido della vergine violata, dell'amante inebriata, della sposa che partorisce, della puerpera che muore; il gemito sordo di questo spirito su cui la materia prevale, e che nello strazio cui lo sottomette l'istinto trova appena tanto di forza e di libertà che le basti per ergersi verso il cielo deserto, domandando pietà. (cap. III Narratori, p. 248) ==''Le belle''== *A Megara ci sono ancora i garofani sui balconi, e le donne portano gonne lunghe; sicché, se si scopre una caviglia, voi vedete letteralmente i giovani tremare. Ma questo accade di rado, perché vanno caute e sorvegliate; e si sorvegliano da sé; e, se piove, preferiscono rincasare con l'orlo della gonna schizzato di pillacchere che con le calze morse da sguardi caldi come baci. Poi, se ne vede poche per le strade; tranne le servette, e quelle, proprio di basso popolo, che vanno – ancora – con l'anfora sulla testa alla fontana. (''La Siracusana'', p. 9) *Non credo d'avere visto mai più una donna così bella. Non si vedeva nulla di lei tranne il viso. Le donne d'allora non erano come quelle d'ora, che somigliano a frutta ignude, fra il fogliame. Andavano celate in un dedalo di pizzi e di ricami, con sottane bianche inamidate, simili alla carta rigida e ornata che a quei tempi usava intorno ai ''bouquets'' di fiori, e sulle sottane una gran gonna a fiorami, a volanti, a falbalà, maestosa come una pagoda, e al petto il busto, armato, inespugnabile. (''La Siracusana'', pp. 13-14) *A modo loro le ragazze erano belle; Ignazia forse più di tutte; col corpetto attillato bianco e nero come piuma di rondine. con gli orecchini lunghi di filigrana d'argento, e quei due baci o morsi in cima alle gote in forma di due ciliege stampate lì. (''Ignazia'', p. 19) *Una donna quasi sempre sa credere di essere amata per se stessa; ma un uomo, con le donne che lo scelgono, non sa che cosa valga lui e che cosa valga il suo denaro, o il suo nome, o la sua nomea mondana. (''L'amore'', p. 37) *Calùmi, solo solo, pensava che [[bene e male|il bene e il male]] sono cuciti a filo doppio e che niente è tanto difficile come fare il bene senza ferire chi lo riceve, o gli altri, e alla fin fine se stessi. Bisognerebbe non eccedere mai; sorvegliarsi sempre; essere economi col cuore; gelosi. E lui, così corretto, passeggiando e meditando, si sorprendeva a grattarsi la barbetta bionda, acuta. (''L'olio'', p. 96) *Poi gli anni furono veloci, i primi anni in discesa, quelli che della gioventù hanno ancora la foga, ma è una corsa di abbandono. Il primo tratto si fa di corsa, quasi volentieri, quasi con le forze accumulate salendo; ci si lascia dietro la cima, senza voltarsi a guardarla; più giù, si riprende il freno; comincia un'altra rampa, più lunga, più piana; ed è la vecchiaia. (''Il vedovo'', p. 104) *Ci sono cose della mia vita di cui non posso lodarmi; ma di questa non so pentirmi; non degli anni che vissi in un segreto delirio; e nemmeno del giorno in cui concordi, quasi all'improvviso, decidemmo di separarci. Con le mani nelle mani, ma diritti, e le persone l'una dall'altra tanto distanti quanto potevano essere, ci dicemmo addio; e sapevamo di volere così che il nostro amore non deperisse e rimanesse nel ricordo, perfetto: qualche cosa di eterno. (''Hussàn-abà'', p. 106) *Le parole di Annalìa erano rimaste nell'aria, e il cosiddetto «ruggito» del motore le faceva ricordare.<br/>– Una voce di [[donna]] sulla soglia del deserto ha un suono straordinariamente fresco. Come una fontana. Mette sete. (''Il miraggio'', p. 157) ==''Ottocento europeo''== *Essere popolare e insieme illustre, congiungere la celebrità alla gloria, creare favole per l'immaginazione delle folle ed ardui esemplari di stile per gli artisti; questa è la fortuna a cui tutti gli scrittori aspirano e che pochissimi nel secolo scorso poterono conseguire. Tra i pochissimi, [[Gustave Flaubert|Flaubert]]. (cap. XIII, p. 99) *Non è esagerato dire che in Flaubert si riassunse la letteratura francese, almeno da Chateaubriand in poi, e si formarono le tendenze nuove. La sua opera è un vertice e un crocicchio. Una vita indicibilmente amara ed afflitta fu compensata da un omaggio unanime di cui dopo le epoche classiche s’era quasi perduto l’esempio. (cap. XIII, p. 100) *{{NDR|[[Israel Zangwill]]}} La sua forza consiste nel rappresentare gli [[ebrei]] con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste. (cap. XXV, p. 201) *{{NDR|Israel Zangwill}} Leggendo lo [[William Shakespeare|shakespeariano]] ''Mercante di Venezia'', egli non ha certo alcunché da obbiettare alla veridicità del carattere di Shylock, e accetta quella mistura di sacro e profano, di ortodossia dottrinaria e di brama crudele, collauda con la sua personale esperienza del [[ghetto]] la fermezza dello strozzino nel pretendere la libbra di carne e il duplice, dissono sospiro del padre: «Mia figlia! I miei ducati!» In genere, egli accetta senza mormorazioni l'aneddotica proverbiale che i cristiani hanno accumulata sul conto del popolo senza re né regno, della quale d'altronde conosce le fonti ebraiche e bibliche, nulla essendo, da certi punti di vista, meno lusinghiero per gli ebrei che la storia di Esaù o quella di Giuseppe. Ma l'arte e il sentimento di Zangwill cominciano proprio qui: dove finisce il racconto dell'ironista cristiano, o dell'autoironista giudeo che gode umiliandosi innanzi a se stesso e innanzi ai suoi nemici. Zangwill non discute le accuse ai suoi correligionari, non fa apologetica nazionalista; ammette senz'altro la verità materiale delle accuse e ne interpreta, esaltandolo, il senso. (cap. XXV, pp. 201-202) == ''Rubè'' == ===[[Incipit]]=== La vita di Filippo Rubè prima dei trent'anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d'affari. Veramente egli aveva portato qualcos'altro del suo, segnatamente una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose, postagli in cuore dal padre; il quale era segretario comunale a Calinni, e, conoscendo bene l'Eneide in latino e la vita di Napoleone in francese, giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo fuorché i geni e gli eroi. ===Citazioni=== *Voialtri sapete benissimo quale vento soffi. Fino al maggio, fino al giugno si poteva supporre che l'entrata in guerra dell'Italia decidesse. Allora, in un anno o due, si sarebbe riparata la vecchia fabbrica del mondo. Ora non più. Ora è chiaro che il mondo brucerà finché ci sia da bruciare. Questa è l'età del fuoco. Poi verrà l'età della cenere. Soffia un vento di perdizione. Ma voialtri vi imbottite il nido nel fitto della foresta, sperando che il vento vi sdruccioli accanto e si faccia sentire quanto basta per dare un gradevole smarrimento d'altalena a chi dormicchia tra le piume. Fa tanto bene quando tuona e lampeggia star dietro una vetrata coperta di ricami cinquecento coi trafori che fanno ti vedo e non ti vedo. Dico sul serio. Vi ammiro. Il destino del genere umano è affidato a quei pochi che fra otto o dieci anni, quando questa consumazione sarà finita, avranno l'orgoglio di dire: io non c'ero. Ma non vada, signorina Mary, a fare l'infermiera. Lasci stare. Le cose si fanno o non si fanno. È meglio, infinitamente meglio non farle. Ma pensi che cosa sarebbe il mondo fra dieci anni se non ci fosse proprio nessuno con un po' di salute, di gioventù, di ragione. Oh! fate almeno che una bella donna non abbia toccato una piaga, che un uomo, un uomo solo, non abbia ucciso. (parte prima, cap. IV) ==''Studi di letterature moderne''== *[...] egli {{NDR|[[Pietro Metastasio]]}}, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. (cap. I, III, p. 29) *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. (cap. I, III, p. 31) *E di tanti {{NDR|dei poeti della scuola romana}} solo uno sopravvive in ispirito e in corpo, [[Domenico Gnoli (poeta e storico)|Domenico Gnoli]], che, dopo molteplici reincarnazioni in avventurosi pseudonimi, trovò la sua anima sotto le spoglie di Giulio Orsini, e la manifestò in alcune liriche, ''Orpheus'', ch'ebbero clamorosa fortuna finché il pubblico poté udirvi il primo grido di una nuova energia poetica ricca d'avvenire, e poi furono messe un poco da parte quando non senza delusione si seppe che l'autore era a mezza via fra i sessanta e i settant'anni. Ma si tornerà a cercare in quel gramo {{sic|libriccino}} quanto di più vivo abbia dato la poesia della nuova Italia dopo Pascoli e D'Annunzio. (cap. I, V, p. 47) ==''Una Sicilia senza aranci''== *Sia fatta confessione plenaria, o quasi. Io non sono mai stato a [[Girgenti]], io non ho mai salito l'[[Etna]], io non sono mai stato a [[Selinunte]], io non ho mai visto Erice, Monte San Giuliano, di cui mi raccontava abbaglianti meraviglie il mio professore d'Italiano al liceo, Ugo Antonio Amico, e di cui, anche recentemente, un giovane scrittore italiano, non siciliano, mi diceva che [[Capri]] non è nulla al confronto. Ultimo, e peggio di tutti per misurare l'abisso della mia ignoranza, io non sono mai stato a [[Segesta]] che è, si direbbe, alle porte di [[Palermo]].<br/> Eppure a che servono questi elenchi? E che cosa sono quando le cose che esistono dentro la mente, dentro al cuore vi si sono stampate con un'orma la cui profondità, la cui stabilità non è paragonabile a nessun'altra? (''Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)'', p. 93) *Essi, i miei connazionali, e soprattutto i miei corregionali, mi hanno aiutato un poco a farmi capire che cosa sono venuto a fare in [[America]]. Il primo impulso, la prima tentazione di uno di noi è di fuggire, imbarcandosi di nuovo sullo stesso piroscafo per tornare a casa. Il secondo stato d'animo consiste nel farsi una nicchia dentro questo mondo, nello starci a modo nostro ignorandolo: veri emigrati, anzi veri esuli, dalle facce lunghe, con una patina di tristezza che non si può dire, e che si riconosce anche su gente ch'è qui da trent'anni, e che magari ha fatto bene i suoi affari. Non credo che alcuna altra razza abbia conservato come la nostra questo carattere inibitivo, questa obiezione silenziosa.<br/> Io cerco, come alcuni hanno cercato, di giungere a un terzo stadio: non dico di divenire americano, ma di comprendere, cioè di prendere in me, questo mondo. Una conquista dell'America?, naturalmente, ritorno a ricordarmi di quelle indimenticabili parole di [[Goethe]], che ho sempre nell'animo a questo e a molti altri propositi. "Qui, o in nessun luogo, è l'America". Qui, cioè dentro di noi. (''I siciliani in America'', pp. 125-126) *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della [[Sicilia]], la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. (''Sicilia'', p. 129) *Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. (''Sicilia'', pp. 140-141) *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (''Sicilia'', p. 141) *Giacché tale è la caratteristica dell'arte di [[Luigi Pirandello]]: un realismo cinico. Non ch'egli sia incapace di pagine sottilmente e dolorosamente poetiche, ove vibri un umorismo di superiore qualità spirituale. (recensione di ''La vita nuda'' di Luigi Pirandello, p. 206) *Questo principalmente distingue lo scrittore dalla maggioranza dei suoi amici; ch'egli preferisce abitualmente l'ultimo libro, e la maggioranza degli amici trova sempre migliore il libro precedente. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 252) *Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 253) *Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani. (''Accenti'', p. 266) *L'accento: quest'aura del discorso, odore, si direbbe, della frase, ritmo che il metronomo non scandisce, diagramma sul cui andirivieni fluttua l'inafferrabile. Altrimenti detto intonazione; musica d'intervalli così brevi che nessuna notazione li trascrive; eppure è quella che è e non altra, e può essere erronea anche quando ogni altra cosa, pronunzia, vocabolario, sintassi, è a posto. Copiarla quando non s'è più fanciulli è da commedianti, al più da attori. (''Accenti'', p. 267) *Questa delle pronunzie e accenti può essere una faccenda fatale come fu ai francesi del Vespro che non sapevano dir ''cece'' e per inadempienza fonetica caddero trafitti, o com'era già stata agli Eframiti che per dire ''sibboleth'' invece di ''scibboleth'' furono strangolati ai guadi del Giordano. (''Accenti'', p. 269) *Lei dice "chiunque intenda quella stessa lingua", "le parole sono segni di cose", e invece non vivono due persone che parlino la stessa lingua, né ci sono due momenti in cui una parola individui la stessa cosa, [[w:Panta rei|παντα ρει]]. […] la lingua della poesia e della vita non è né una lingua morta, né una lingua concettuale – sostituibile vale a dire, con un complesso di segni grafici senza suono […]. Il significato emozionale della parola varia da uomo a uomo, ed ogni sillaba è colorata dal tono del suo spirito (Lettera a [[Giovanni Alfredo Cesareo]], p. 318) *Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. […] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. (recensione a ''Palermo avanti la rivoluzione'' del 12 febbraio 1905, p. 371) ==[[Incipit]] di ''Golia. Marcia del fascismo''== Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di [[nazione]] è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.<br> La [[Italia|nazione italiana]] ebbe origine, come tutte le altre nazioni europee, verso la fine del Medio Evo; ma nacque in modo diverso. L'Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: [[Dante Alighieri|Dante]]. Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. Il suo temperamento e la sua opera ebbero una influenza decisiva, aumentata col passare dei secoli, finché divenne essenziale nelle classi dirigenti del popolo italiano. Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che [[Mosè]] fu per Israele.<br> La sua biografia, com'è spesso accaduto ai fondatori di religioni e di nazioni, è nettamente spartita in due dal fallimento della carriera naturale e dall'inizio delle peregrinazioni. Dante fu cacciato in esilio nel 1302, quando aveva trentasette anni; e fu la sua Egira. ==Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese== * La discussione sul [[fascismo]] mai morto non è cominciata avantieri, ma dura da quando [[Benito Mussolini|Mussolini]] è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo ''Golia'', tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. ([[Luciano Canfora]]) *''Se Borgese mi nega ogni valore | ho un amor di vicina che mi apprezza || È orfana di madre, è un po' sfacciata, | va in visibilio per un mio sonetto''. ([[Ugo Ricci]]) *[...] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di [[Voltaire]] – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma soprattutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota ''di [[Leonardo Sciascia]]'' a ''Le belle'', p. 176) *Risorge il tipo dei più gloriosi ''[[Romanzo d'appendice|feuilletonistes]]'' in Giuseppe Antonio Borgese, che dalla ''Stampa'' e dal ''Mattino'' trae la folta serie di articoli dedicati alla letteratura e coltura contemporanea e li riunisce in un grosso volume ''La Vita e il Libro'', senza mutarne virgola o aggiungervi nota, sicuro di sé, del suo gusto, dei suoi giudizi, della sua prosa. Sicurezza non impronta, ma derivatagli dal quotidiano consenso di lettori, di studiosi, di amici, di {{sic|avversarii}}, dall'interesse con cui le sue cronache sono accolte nel pubblico, discusse, ammirate, bistrattate magari; non so bene, ma forse anche temute. ([[Giovanni Rabizzani]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Antonio Borgese, ''Golia. Marcia del fascismo'', La nave di Teseo, Milano, 2022. ISBN 9788834612545 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/lavitaeillibro03borg/page/n10/mode/1up/ La vita e il libro]'', Terza serie e conclusione, Fratelli Bocca editori, Milano-Roma, 1913. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Le belle'' (1927), Sellerio editore, Palermo, 1983, ISBN 88-389-0228-3 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/borgese-ottocento-europeo/page/n2/mode/1up Ottocento europeo]'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/b/borgese_giuseppe/rube/pdf/borgese_rube.pdf Rubè]'', Mondadori, Milano, 1988. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/studidiletteratu00borguoft/page/n6/mode/1up/ Studi di letterature moderne]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1920. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Una Sicilia senza aranci'', a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma, 2005, ISBN 88-8309-179-5 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borgese, Giuseppe Antonio}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Germanisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] kf3x6gy3xf831n71x23ztm1k2y8f3j2 1418362 1418359 2026-06-26T14:25:30Z Gaux 18878 /* Ottocento europeo */ wlink e typo 1418362 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:G. A. Borgese a San Vigilio di Marebbe (cropped).png|miniatura|Giuseppe Antonio Borgese]] '''Giuseppe Antonio Borgese''' (1882 – 1952), scrittore, giornalista e critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese== *Alla Germania vittoriosa converrebbe una Russia {{sic|nihilista}}, un'Inghilterra {{sic|labourista}}, una Francia in mano di [[Joseph Caillaux|Caillaux]] e dei suoi simili (pensate bene: se i tedeschi fossero entrati a Parigi avrebbe sentito Caillaux il bisogno di fare una gita in America?), senza fortificazioni e senza leva triennale, un'Italia inerme, allegramente rivoltosa come era in giugno, magari sbocconcellata in corrusche repubblichette socialiste.<ref>Da ''Italia e Germania'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1919, [https://archive.org/details/italiaegermania00borg/page/72 Parte prima, pp. 72-73].</ref> *"Anche l'arte" - e perciò anche l'estetica che è l'intendimento dell'arte - "vuole una [[patria]]"; così disse un poeta di tempi migliori; e non è patria se non fisica quella dove la libertà, che è responsabilità, del pensiero e dell'arte è soggiogata al potere di un solo. Mi staccai fisicamente dall'Italia d'allora per restare fedele all'Italia di sempre.<ref>Da ''G. A. Borgese a il Governo Mondiale'', ''Epoca'', 14 ottobre 1950, p. 5.</ref> *Il tema più essenziale della letteratura italiana, finché essa si è mantenuta sui vertici, è quello del Giudice divino e della [[Maria|Vergine]]. [..] La letteratura e l'arte italiana sorsero da un ceppo religioso e di esso continuarono a nutrirsi. Protagonista fu il Pantocrator, il Cristo vincente della Divina Commedia e del Giudizio universale. Eroina fu la Paneghia, la tutta santa, la tutta pura, la Vergine amata.<ref>Da ''Il senso della letteratura italiana'', F.lli Treves, 1931.</ref> *L'arte del [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara.<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *Ogni [[disperazione]] è [[Fascismo|fascista]].<ref>Citato in Francesco Merlo, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/10/22/news/giuseppe_antonio_borgese_golia_nuova_edizione_saggio_fascismo-371237724/?ref=drla-2 I''l "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese: il fascismo e la disperazione''], ''Repubblica.it'', 22 ottobre 2022.</ref> *Partii tardi nella mattina; m'avviai senza mèta alla destra del lago, per un bellissimo sentiero che non avevo mai fatto: largo, scoperto, visibile da ogni parte, tagliato a sghembo sulla prima pendice della Margna, affacciato sulle acque del lago che quanto più si saliva tanto più divenivano azzurre. Alla voltata vidi nella serenità il ghiacciaio di [[Val Fedoz|Fedoz]].<br>Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come [[Pitagora]] sentiva l'armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottoni, note basse, vellutate, di trombe; la vista d'un [[ghiacciaio]] empie l'aria d'un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come dev'essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell'ineffabile.<ref>Da ''Tempesta nel nulla: romanzo'', A. Mondadori, Milano, 1931, p. 41.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica [[strofa]] di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo.<ref>Da ''Gabriele D'annunzio'', Napoli, 1909; citato in De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974, pp. 702-703.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} [...] una Divina Commedia capovolta [...]<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|A proposito de ''[[I fratelli Karamàzov]]''}} Vanno oltre il bello. Essi raggiungono la dignità del libro sacro.<ref>Citato in [[Igor Sibaldi]], ''Introduzione'', in Fëdor Dostoevskij, ''I fratelli Karamàzov'', Mondadori, Milano, 1994, p. XIV. ISBN 88-04-52723-4</ref> ==''La vita e il libro''== *[...] il [[Giuseppe Lipparini|Lipparini]] vive nell'atmosfera autentica e nativa della sua fantasia: atmosfera debole, ma non viziata, che nutre fiori diafani e di odore un po' sciapo, ma non fiori di carta che un profumiere abbia immersi in essenze. S'intende che il Lipparini è un parnassiano, ma forse il migliore di quanti in Italia abbiano aspirato a questo titolo, l'unico che si possa ricordare con onore quando si discorra di quel tipo d'arte cui Anatole France deve la sua rinomanza europea. (cap. III Narratori, pp. 168-169) *Questo buon sangue letterario, ma rinvigorito dal secolo, circola nell'arte di Giuseppe Lipparini. Escogitare il nuovo; almanaccare, poniamo caso, novelle stravaganti come un {{sic|Hofmann}}<ref>[[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann]].</ref> o un Poe gli parrebbe insolente. Ricama tranquillamente un angolo di quell'eterno arazzo dell'arte classica e classicheggiante, alzando di tanto in tanto gli occhi per sorprendere una movenza o per carpire un piccolo segreto di stile. Non ha cure politiche, né religiose né morali; non osa rifare la patria né redimere la plebe. Vuole raggiungere una bella forma armoniosa e schietta. (cap. III Narratori, p. 171) *[...] [[Luigi Capuana|Capuana]], che s'era tuffato nell'acqua del verismo senza subire la metamorfosi di Glauco, ha continuato a respirare ed a vivere anche quando quell'acqua fu tutta quanta svaporata. Egli non appartenne mai ad un sistema o ad una scuola; non fece mai sacrificio della sua personalità ad una fede o ad un metodo, ma si servì, con gioconda agilità, dei metodi e delle mode per compiacere al suo prepotente istinto narrativo. E, perìta la fede artistica dei suoi anni migliori, egli, l'artista, sopravvive, e ricanta, più che settuagenario, ancora un inno alla voluttà di creare, e immagina, racconta, scrive con una fecondità che quasi c'inebria e ci fa più cara la vita come ogni segno di energia senile. (cap. III Narratori, pp. 223-224) *Il verismo era divenuto la sostanza dell'anima di [[Giovanni Verga|Verga]]; e, quando quella formula si sciolse, quando quell'edificio teorico intaccato da ogni genere di critica crollò, il Verga era già troppo innanzi negli anni per farsi una nuova fede ed era, d'altro canto, un temperamento troppo appassionato e profondo per procedere innanzi senza la certezza di un terreno compatto. Parlò sempre più raro e più fioco, trepidò sentendosi mancare il consenso dei tempi, tacque. (cap. III Narratori, p. 223) *Tutte le volte che la [[Carola Prosperi|Prosperi]] ha tentato un urto di passioni, un conflitto drammatico, le è mancato un punto d'appoggio nella realtà su cui far leva. Ma c'è un umile, continuo, represso grido lirico, ed è la particolare bellezza della ''Paura di amare'': il grido della vergine violata, dell'amante inebriata, della sposa che partorisce, della puerpera che muore; il gemito sordo di questo spirito su cui la materia prevale, e che nello strazio cui lo sottomette l'istinto trova appena tanto di forza e di libertà che le basti per ergersi verso il cielo deserto, domandando pietà. (cap. III Narratori, p. 248) ==''Le belle''== *A Megara ci sono ancora i garofani sui balconi, e le donne portano gonne lunghe; sicché, se si scopre una caviglia, voi vedete letteralmente i giovani tremare. Ma questo accade di rado, perché vanno caute e sorvegliate; e si sorvegliano da sé; e, se piove, preferiscono rincasare con l'orlo della gonna schizzato di pillacchere che con le calze morse da sguardi caldi come baci. Poi, se ne vede poche per le strade; tranne le servette, e quelle, proprio di basso popolo, che vanno – ancora – con l'anfora sulla testa alla fontana. (''La Siracusana'', p. 9) *Non credo d'avere visto mai più una donna così bella. Non si vedeva nulla di lei tranne il viso. Le donne d'allora non erano come quelle d'ora, che somigliano a frutta ignude, fra il fogliame. Andavano celate in un dedalo di pizzi e di ricami, con sottane bianche inamidate, simili alla carta rigida e ornata che a quei tempi usava intorno ai ''bouquets'' di fiori, e sulle sottane una gran gonna a fiorami, a volanti, a falbalà, maestosa come una pagoda, e al petto il busto, armato, inespugnabile. (''La Siracusana'', pp. 13-14) *A modo loro le ragazze erano belle; Ignazia forse più di tutte; col corpetto attillato bianco e nero come piuma di rondine. con gli orecchini lunghi di filigrana d'argento, e quei due baci o morsi in cima alle gote in forma di due ciliege stampate lì. (''Ignazia'', p. 19) *Una donna quasi sempre sa credere di essere amata per se stessa; ma un uomo, con le donne che lo scelgono, non sa che cosa valga lui e che cosa valga il suo denaro, o il suo nome, o la sua nomea mondana. (''L'amore'', p. 37) *Calùmi, solo solo, pensava che [[bene e male|il bene e il male]] sono cuciti a filo doppio e che niente è tanto difficile come fare il bene senza ferire chi lo riceve, o gli altri, e alla fin fine se stessi. Bisognerebbe non eccedere mai; sorvegliarsi sempre; essere economi col cuore; gelosi. E lui, così corretto, passeggiando e meditando, si sorprendeva a grattarsi la barbetta bionda, acuta. (''L'olio'', p. 96) *Poi gli anni furono veloci, i primi anni in discesa, quelli che della gioventù hanno ancora la foga, ma è una corsa di abbandono. Il primo tratto si fa di corsa, quasi volentieri, quasi con le forze accumulate salendo; ci si lascia dietro la cima, senza voltarsi a guardarla; più giù, si riprende il freno; comincia un'altra rampa, più lunga, più piana; ed è la vecchiaia. (''Il vedovo'', p. 104) *Ci sono cose della mia vita di cui non posso lodarmi; ma di questa non so pentirmi; non degli anni che vissi in un segreto delirio; e nemmeno del giorno in cui concordi, quasi all'improvviso, decidemmo di separarci. Con le mani nelle mani, ma diritti, e le persone l'una dall'altra tanto distanti quanto potevano essere, ci dicemmo addio; e sapevamo di volere così che il nostro amore non deperisse e rimanesse nel ricordo, perfetto: qualche cosa di eterno. (''Hussàn-abà'', p. 106) *Le parole di Annalìa erano rimaste nell'aria, e il cosiddetto «ruggito» del motore le faceva ricordare.<br/>– Una voce di [[donna]] sulla soglia del deserto ha un suono straordinariamente fresco. Come una fontana. Mette sete. (''Il miraggio'', p. 157) ==''Ottocento europeo''== *Essere popolare e insieme illustre, congiungere la celebrità alla gloria, creare favole per l'immaginazione delle folle ed ardui esemplari di stile per gli artisti; questa è la fortuna a cui tutti gli scrittori aspirano e che pochissimi nel secolo scorso poterono conseguire. Tra i pochissimi, [[Gustave Flaubert|Flaubert]]. (cap. XIII, p. 99) *Non è esagerato dire che in Flaubert si riassunse la letteratura francese, almeno da [[François-René de Chateaubriand|Chateaubriand]] in poi, e si formarono le tendenze nuove. La sua opera è un vertice e un crocicchio. Una vita indicibilmente amara ed afflitta fu compensata da un omaggio unanime di cui dopo le epoche classiche s'era quasi perduto l'esempio. (cap. XIII, p. 100) *{{NDR|[[Israel Zangwill]]}} La sua forza consiste nel rappresentare gli [[ebrei]] con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste. (cap. XXV, p. 201) *{{NDR|Israel Zangwill}} Leggendo lo [[William Shakespeare|shakespeariano]] ''Mercante di Venezia'', egli non ha certo alcunché da obbiettare alla veridicità del carattere di Shylock, e accetta quella mistura di sacro e profano, di ortodossia dottrinaria e di brama crudele, collauda con la sua personale esperienza del [[ghetto]] la fermezza dello strozzino nel pretendere la libbra di carne e il duplice, dissono sospiro del padre: «Mia figlia! I miei ducati!» In genere, egli accetta senza mormorazioni l'aneddotica proverbiale che i cristiani hanno accumulata sul conto del popolo senza re né regno, della quale d'altronde conosce le fonti ebraiche e bibliche, nulla essendo, da certi punti di vista, meno lusinghiero per gli ebrei che la storia di Esaù o quella di Giuseppe. Ma l'arte e il sentimento di Zangwill cominciano proprio qui: dove finisce il racconto dell'ironista cristiano, o dell'autoironista giudeo che gode umiliandosi innanzi a se stesso e innanzi ai suoi nemici. Zangwill non discute le accuse ai suoi correligionari, non fa apologetica nazionalista; ammette senz'altro la verità materiale delle accuse e ne interpreta, esaltandolo, il senso. (cap. XXV, pp. 201-202) == ''Rubè'' == ===[[Incipit]]=== La vita di Filippo Rubè prima dei trent'anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d'affari. Veramente egli aveva portato qualcos'altro del suo, segnatamente una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose, postagli in cuore dal padre; il quale era segretario comunale a Calinni, e, conoscendo bene l'Eneide in latino e la vita di Napoleone in francese, giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo fuorché i geni e gli eroi. ===Citazioni=== *Voialtri sapete benissimo quale vento soffi. Fino al maggio, fino al giugno si poteva supporre che l'entrata in guerra dell'Italia decidesse. Allora, in un anno o due, si sarebbe riparata la vecchia fabbrica del mondo. Ora non più. Ora è chiaro che il mondo brucerà finché ci sia da bruciare. Questa è l'età del fuoco. Poi verrà l'età della cenere. Soffia un vento di perdizione. Ma voialtri vi imbottite il nido nel fitto della foresta, sperando che il vento vi sdruccioli accanto e si faccia sentire quanto basta per dare un gradevole smarrimento d'altalena a chi dormicchia tra le piume. Fa tanto bene quando tuona e lampeggia star dietro una vetrata coperta di ricami cinquecento coi trafori che fanno ti vedo e non ti vedo. Dico sul serio. Vi ammiro. Il destino del genere umano è affidato a quei pochi che fra otto o dieci anni, quando questa consumazione sarà finita, avranno l'orgoglio di dire: io non c'ero. Ma non vada, signorina Mary, a fare l'infermiera. Lasci stare. Le cose si fanno o non si fanno. È meglio, infinitamente meglio non farle. Ma pensi che cosa sarebbe il mondo fra dieci anni se non ci fosse proprio nessuno con un po' di salute, di gioventù, di ragione. Oh! fate almeno che una bella donna non abbia toccato una piaga, che un uomo, un uomo solo, non abbia ucciso. (parte prima, cap. IV) ==''Studi di letterature moderne''== *[...] egli {{NDR|[[Pietro Metastasio]]}}, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. (cap. I, III, p. 29) *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. (cap. I, III, p. 31) *E di tanti {{NDR|dei poeti della scuola romana}} solo uno sopravvive in ispirito e in corpo, [[Domenico Gnoli (poeta e storico)|Domenico Gnoli]], che, dopo molteplici reincarnazioni in avventurosi pseudonimi, trovò la sua anima sotto le spoglie di Giulio Orsini, e la manifestò in alcune liriche, ''Orpheus'', ch'ebbero clamorosa fortuna finché il pubblico poté udirvi il primo grido di una nuova energia poetica ricca d'avvenire, e poi furono messe un poco da parte quando non senza delusione si seppe che l'autore era a mezza via fra i sessanta e i settant'anni. Ma si tornerà a cercare in quel gramo {{sic|libriccino}} quanto di più vivo abbia dato la poesia della nuova Italia dopo Pascoli e D'Annunzio. (cap. I, V, p. 47) ==''Una Sicilia senza aranci''== *Sia fatta confessione plenaria, o quasi. Io non sono mai stato a [[Girgenti]], io non ho mai salito l'[[Etna]], io non sono mai stato a [[Selinunte]], io non ho mai visto Erice, Monte San Giuliano, di cui mi raccontava abbaglianti meraviglie il mio professore d'Italiano al liceo, Ugo Antonio Amico, e di cui, anche recentemente, un giovane scrittore italiano, non siciliano, mi diceva che [[Capri]] non è nulla al confronto. Ultimo, e peggio di tutti per misurare l'abisso della mia ignoranza, io non sono mai stato a [[Segesta]] che è, si direbbe, alle porte di [[Palermo]].<br/> Eppure a che servono questi elenchi? E che cosa sono quando le cose che esistono dentro la mente, dentro al cuore vi si sono stampate con un'orma la cui profondità, la cui stabilità non è paragonabile a nessun'altra? (''Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)'', p. 93) *Essi, i miei connazionali, e soprattutto i miei corregionali, mi hanno aiutato un poco a farmi capire che cosa sono venuto a fare in [[America]]. Il primo impulso, la prima tentazione di uno di noi è di fuggire, imbarcandosi di nuovo sullo stesso piroscafo per tornare a casa. Il secondo stato d'animo consiste nel farsi una nicchia dentro questo mondo, nello starci a modo nostro ignorandolo: veri emigrati, anzi veri esuli, dalle facce lunghe, con una patina di tristezza che non si può dire, e che si riconosce anche su gente ch'è qui da trent'anni, e che magari ha fatto bene i suoi affari. Non credo che alcuna altra razza abbia conservato come la nostra questo carattere inibitivo, questa obiezione silenziosa.<br/> Io cerco, come alcuni hanno cercato, di giungere a un terzo stadio: non dico di divenire americano, ma di comprendere, cioè di prendere in me, questo mondo. Una conquista dell'America?, naturalmente, ritorno a ricordarmi di quelle indimenticabili parole di [[Goethe]], che ho sempre nell'animo a questo e a molti altri propositi. "Qui, o in nessun luogo, è l'America". Qui, cioè dentro di noi. (''I siciliani in America'', pp. 125-126) *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della [[Sicilia]], la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. (''Sicilia'', p. 129) *Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. (''Sicilia'', pp. 140-141) *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (''Sicilia'', p. 141) *Giacché tale è la caratteristica dell'arte di [[Luigi Pirandello]]: un realismo cinico. Non ch'egli sia incapace di pagine sottilmente e dolorosamente poetiche, ove vibri un umorismo di superiore qualità spirituale. (recensione di ''La vita nuda'' di Luigi Pirandello, p. 206) *Questo principalmente distingue lo scrittore dalla maggioranza dei suoi amici; ch'egli preferisce abitualmente l'ultimo libro, e la maggioranza degli amici trova sempre migliore il libro precedente. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 252) *Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 253) *Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani. (''Accenti'', p. 266) *L'accento: quest'aura del discorso, odore, si direbbe, della frase, ritmo che il metronomo non scandisce, diagramma sul cui andirivieni fluttua l'inafferrabile. Altrimenti detto intonazione; musica d'intervalli così brevi che nessuna notazione li trascrive; eppure è quella che è e non altra, e può essere erronea anche quando ogni altra cosa, pronunzia, vocabolario, sintassi, è a posto. Copiarla quando non s'è più fanciulli è da commedianti, al più da attori. (''Accenti'', p. 267) *Questa delle pronunzie e accenti può essere una faccenda fatale come fu ai francesi del Vespro che non sapevano dir ''cece'' e per inadempienza fonetica caddero trafitti, o com'era già stata agli Eframiti che per dire ''sibboleth'' invece di ''scibboleth'' furono strangolati ai guadi del Giordano. (''Accenti'', p. 269) *Lei dice "chiunque intenda quella stessa lingua", "le parole sono segni di cose", e invece non vivono due persone che parlino la stessa lingua, né ci sono due momenti in cui una parola individui la stessa cosa, [[w:Panta rei|παντα ρει]]. […] la lingua della poesia e della vita non è né una lingua morta, né una lingua concettuale – sostituibile vale a dire, con un complesso di segni grafici senza suono […]. Il significato emozionale della parola varia da uomo a uomo, ed ogni sillaba è colorata dal tono del suo spirito (Lettera a [[Giovanni Alfredo Cesareo]], p. 318) *Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. […] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. (recensione a ''Palermo avanti la rivoluzione'' del 12 febbraio 1905, p. 371) ==[[Incipit]] di ''Golia. Marcia del fascismo''== Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di [[nazione]] è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.<br> La [[Italia|nazione italiana]] ebbe origine, come tutte le altre nazioni europee, verso la fine del Medio Evo; ma nacque in modo diverso. L'Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: [[Dante Alighieri|Dante]]. Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. Il suo temperamento e la sua opera ebbero una influenza decisiva, aumentata col passare dei secoli, finché divenne essenziale nelle classi dirigenti del popolo italiano. Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che [[Mosè]] fu per Israele.<br> La sua biografia, com'è spesso accaduto ai fondatori di religioni e di nazioni, è nettamente spartita in due dal fallimento della carriera naturale e dall'inizio delle peregrinazioni. Dante fu cacciato in esilio nel 1302, quando aveva trentasette anni; e fu la sua Egira. ==Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese== * La discussione sul [[fascismo]] mai morto non è cominciata avantieri, ma dura da quando [[Benito Mussolini|Mussolini]] è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo ''Golia'', tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. ([[Luciano Canfora]]) *''Se Borgese mi nega ogni valore | ho un amor di vicina che mi apprezza || È orfana di madre, è un po' sfacciata, | va in visibilio per un mio sonetto''. ([[Ugo Ricci]]) *[...] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di [[Voltaire]] – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma soprattutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota ''di [[Leonardo Sciascia]]'' a ''Le belle'', p. 176) *Risorge il tipo dei più gloriosi ''[[Romanzo d'appendice|feuilletonistes]]'' in Giuseppe Antonio Borgese, che dalla ''Stampa'' e dal ''Mattino'' trae la folta serie di articoli dedicati alla letteratura e coltura contemporanea e li riunisce in un grosso volume ''La Vita e il Libro'', senza mutarne virgola o aggiungervi nota, sicuro di sé, del suo gusto, dei suoi giudizi, della sua prosa. Sicurezza non impronta, ma derivatagli dal quotidiano consenso di lettori, di studiosi, di amici, di {{sic|avversarii}}, dall'interesse con cui le sue cronache sono accolte nel pubblico, discusse, ammirate, bistrattate magari; non so bene, ma forse anche temute. ([[Giovanni Rabizzani]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Antonio Borgese, ''Golia. Marcia del fascismo'', La nave di Teseo, Milano, 2022. ISBN 9788834612545 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/lavitaeillibro03borg/page/n10/mode/1up/ La vita e il libro]'', Terza serie e conclusione, Fratelli Bocca editori, Milano-Roma, 1913. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Le belle'' (1927), Sellerio editore, Palermo, 1983, ISBN 88-389-0228-3 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/borgese-ottocento-europeo/page/n2/mode/1up Ottocento europeo]'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/b/borgese_giuseppe/rube/pdf/borgese_rube.pdf Rubè]'', Mondadori, Milano, 1988. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/studidiletteratu00borguoft/page/n6/mode/1up/ Studi di letterature moderne]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1920. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Una Sicilia senza aranci'', a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma, 2005, ISBN 88-8309-179-5 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borgese, Giuseppe Antonio}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Germanisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] ttj53rtshnthx0fhkj9tenn7kleiida 1418395 1418362 2026-06-27T08:49:22Z Gaux 18878 /* Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese */ Guido Piovene 1418395 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:G. A. Borgese a San Vigilio di Marebbe (cropped).png|miniatura|Giuseppe Antonio Borgese]] '''Giuseppe Antonio Borgese''' (1882 – 1952), scrittore, giornalista e critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese== *Alla Germania vittoriosa converrebbe una Russia {{sic|nihilista}}, un'Inghilterra {{sic|labourista}}, una Francia in mano di [[Joseph Caillaux|Caillaux]] e dei suoi simili (pensate bene: se i tedeschi fossero entrati a Parigi avrebbe sentito Caillaux il bisogno di fare una gita in America?), senza fortificazioni e senza leva triennale, un'Italia inerme, allegramente rivoltosa come era in giugno, magari sbocconcellata in corrusche repubblichette socialiste.<ref>Da ''Italia e Germania'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1919, [https://archive.org/details/italiaegermania00borg/page/72 Parte prima, pp. 72-73].</ref> *"Anche l'arte" - e perciò anche l'estetica che è l'intendimento dell'arte - "vuole una [[patria]]"; così disse un poeta di tempi migliori; e non è patria se non fisica quella dove la libertà, che è responsabilità, del pensiero e dell'arte è soggiogata al potere di un solo. Mi staccai fisicamente dall'Italia d'allora per restare fedele all'Italia di sempre.<ref>Da ''G. A. Borgese a il Governo Mondiale'', ''Epoca'', 14 ottobre 1950, p. 5.</ref> *Il tema più essenziale della letteratura italiana, finché essa si è mantenuta sui vertici, è quello del Giudice divino e della [[Maria|Vergine]]. [..] La letteratura e l'arte italiana sorsero da un ceppo religioso e di esso continuarono a nutrirsi. Protagonista fu il Pantocrator, il Cristo vincente della Divina Commedia e del Giudizio universale. Eroina fu la Paneghia, la tutta santa, la tutta pura, la Vergine amata.<ref>Da ''Il senso della letteratura italiana'', F.lli Treves, 1931.</ref> *L'arte del [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara.<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *Ogni [[disperazione]] è [[Fascismo|fascista]].<ref>Citato in Francesco Merlo, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/10/22/news/giuseppe_antonio_borgese_golia_nuova_edizione_saggio_fascismo-371237724/?ref=drla-2 I''l "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese: il fascismo e la disperazione''], ''Repubblica.it'', 22 ottobre 2022.</ref> *Partii tardi nella mattina; m'avviai senza mèta alla destra del lago, per un bellissimo sentiero che non avevo mai fatto: largo, scoperto, visibile da ogni parte, tagliato a sghembo sulla prima pendice della Margna, affacciato sulle acque del lago che quanto più si saliva tanto più divenivano azzurre. Alla voltata vidi nella serenità il ghiacciaio di [[Val Fedoz|Fedoz]].<br>Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come [[Pitagora]] sentiva l'armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottoni, note basse, vellutate, di trombe; la vista d'un [[ghiacciaio]] empie l'aria d'un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come dev'essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell'ineffabile.<ref>Da ''Tempesta nel nulla: romanzo'', A. Mondadori, Milano, 1931, p. 41.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica [[strofa]] di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo.<ref>Da ''Gabriele D'annunzio'', Napoli, 1909; citato in De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974, pp. 702-703.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} [...] una Divina Commedia capovolta [...]<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|A proposito de ''[[I fratelli Karamàzov]]''}} Vanno oltre il bello. Essi raggiungono la dignità del libro sacro.<ref>Citato in [[Igor Sibaldi]], ''Introduzione'', in Fëdor Dostoevskij, ''I fratelli Karamàzov'', Mondadori, Milano, 1994, p. XIV. ISBN 88-04-52723-4</ref> ==''La vita e il libro''== *[...] il [[Giuseppe Lipparini|Lipparini]] vive nell'atmosfera autentica e nativa della sua fantasia: atmosfera debole, ma non viziata, che nutre fiori diafani e di odore un po' sciapo, ma non fiori di carta che un profumiere abbia immersi in essenze. S'intende che il Lipparini è un parnassiano, ma forse il migliore di quanti in Italia abbiano aspirato a questo titolo, l'unico che si possa ricordare con onore quando si discorra di quel tipo d'arte cui Anatole France deve la sua rinomanza europea. (cap. III Narratori, pp. 168-169) *Questo buon sangue letterario, ma rinvigorito dal secolo, circola nell'arte di Giuseppe Lipparini. Escogitare il nuovo; almanaccare, poniamo caso, novelle stravaganti come un {{sic|Hofmann}}<ref>[[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann]].</ref> o un Poe gli parrebbe insolente. Ricama tranquillamente un angolo di quell'eterno arazzo dell'arte classica e classicheggiante, alzando di tanto in tanto gli occhi per sorprendere una movenza o per carpire un piccolo segreto di stile. Non ha cure politiche, né religiose né morali; non osa rifare la patria né redimere la plebe. Vuole raggiungere una bella forma armoniosa e schietta. (cap. III Narratori, p. 171) *[...] [[Luigi Capuana|Capuana]], che s'era tuffato nell'acqua del verismo senza subire la metamorfosi di Glauco, ha continuato a respirare ed a vivere anche quando quell'acqua fu tutta quanta svaporata. Egli non appartenne mai ad un sistema o ad una scuola; non fece mai sacrificio della sua personalità ad una fede o ad un metodo, ma si servì, con gioconda agilità, dei metodi e delle mode per compiacere al suo prepotente istinto narrativo. E, perìta la fede artistica dei suoi anni migliori, egli, l'artista, sopravvive, e ricanta, più che settuagenario, ancora un inno alla voluttà di creare, e immagina, racconta, scrive con una fecondità che quasi c'inebria e ci fa più cara la vita come ogni segno di energia senile. (cap. III Narratori, pp. 223-224) *Il verismo era divenuto la sostanza dell'anima di [[Giovanni Verga|Verga]]; e, quando quella formula si sciolse, quando quell'edificio teorico intaccato da ogni genere di critica crollò, il Verga era già troppo innanzi negli anni per farsi una nuova fede ed era, d'altro canto, un temperamento troppo appassionato e profondo per procedere innanzi senza la certezza di un terreno compatto. Parlò sempre più raro e più fioco, trepidò sentendosi mancare il consenso dei tempi, tacque. (cap. III Narratori, p. 223) *Tutte le volte che la [[Carola Prosperi|Prosperi]] ha tentato un urto di passioni, un conflitto drammatico, le è mancato un punto d'appoggio nella realtà su cui far leva. Ma c'è un umile, continuo, represso grido lirico, ed è la particolare bellezza della ''Paura di amare'': il grido della vergine violata, dell'amante inebriata, della sposa che partorisce, della puerpera che muore; il gemito sordo di questo spirito su cui la materia prevale, e che nello strazio cui lo sottomette l'istinto trova appena tanto di forza e di libertà che le basti per ergersi verso il cielo deserto, domandando pietà. (cap. III Narratori, p. 248) ==''Le belle''== *A Megara ci sono ancora i garofani sui balconi, e le donne portano gonne lunghe; sicché, se si scopre una caviglia, voi vedete letteralmente i giovani tremare. Ma questo accade di rado, perché vanno caute e sorvegliate; e si sorvegliano da sé; e, se piove, preferiscono rincasare con l'orlo della gonna schizzato di pillacchere che con le calze morse da sguardi caldi come baci. Poi, se ne vede poche per le strade; tranne le servette, e quelle, proprio di basso popolo, che vanno – ancora – con l'anfora sulla testa alla fontana. (''La Siracusana'', p. 9) *Non credo d'avere visto mai più una donna così bella. Non si vedeva nulla di lei tranne il viso. Le donne d'allora non erano come quelle d'ora, che somigliano a frutta ignude, fra il fogliame. Andavano celate in un dedalo di pizzi e di ricami, con sottane bianche inamidate, simili alla carta rigida e ornata che a quei tempi usava intorno ai ''bouquets'' di fiori, e sulle sottane una gran gonna a fiorami, a volanti, a falbalà, maestosa come una pagoda, e al petto il busto, armato, inespugnabile. (''La Siracusana'', pp. 13-14) *A modo loro le ragazze erano belle; Ignazia forse più di tutte; col corpetto attillato bianco e nero come piuma di rondine. con gli orecchini lunghi di filigrana d'argento, e quei due baci o morsi in cima alle gote in forma di due ciliege stampate lì. (''Ignazia'', p. 19) *Una donna quasi sempre sa credere di essere amata per se stessa; ma un uomo, con le donne che lo scelgono, non sa che cosa valga lui e che cosa valga il suo denaro, o il suo nome, o la sua nomea mondana. (''L'amore'', p. 37) *Calùmi, solo solo, pensava che [[bene e male|il bene e il male]] sono cuciti a filo doppio e che niente è tanto difficile come fare il bene senza ferire chi lo riceve, o gli altri, e alla fin fine se stessi. Bisognerebbe non eccedere mai; sorvegliarsi sempre; essere economi col cuore; gelosi. E lui, così corretto, passeggiando e meditando, si sorprendeva a grattarsi la barbetta bionda, acuta. (''L'olio'', p. 96) *Poi gli anni furono veloci, i primi anni in discesa, quelli che della gioventù hanno ancora la foga, ma è una corsa di abbandono. Il primo tratto si fa di corsa, quasi volentieri, quasi con le forze accumulate salendo; ci si lascia dietro la cima, senza voltarsi a guardarla; più giù, si riprende il freno; comincia un'altra rampa, più lunga, più piana; ed è la vecchiaia. (''Il vedovo'', p. 104) *Ci sono cose della mia vita di cui non posso lodarmi; ma di questa non so pentirmi; non degli anni che vissi in un segreto delirio; e nemmeno del giorno in cui concordi, quasi all'improvviso, decidemmo di separarci. Con le mani nelle mani, ma diritti, e le persone l'una dall'altra tanto distanti quanto potevano essere, ci dicemmo addio; e sapevamo di volere così che il nostro amore non deperisse e rimanesse nel ricordo, perfetto: qualche cosa di eterno. (''Hussàn-abà'', p. 106) *Le parole di Annalìa erano rimaste nell'aria, e il cosiddetto «ruggito» del motore le faceva ricordare.<br/>– Una voce di [[donna]] sulla soglia del deserto ha un suono straordinariamente fresco. Come una fontana. Mette sete. (''Il miraggio'', p. 157) ==''Ottocento europeo''== *Essere popolare e insieme illustre, congiungere la celebrità alla gloria, creare favole per l'immaginazione delle folle ed ardui esemplari di stile per gli artisti; questa è la fortuna a cui tutti gli scrittori aspirano e che pochissimi nel secolo scorso poterono conseguire. Tra i pochissimi, [[Gustave Flaubert|Flaubert]]. (cap. XIII, p. 99) *Non è esagerato dire che in Flaubert si riassunse la letteratura francese, almeno da [[François-René de Chateaubriand|Chateaubriand]] in poi, e si formarono le tendenze nuove. La sua opera è un vertice e un crocicchio. Una vita indicibilmente amara ed afflitta fu compensata da un omaggio unanime di cui dopo le epoche classiche s'era quasi perduto l'esempio. (cap. XIII, p. 100) *{{NDR|[[Israel Zangwill]]}} La sua forza consiste nel rappresentare gli [[ebrei]] con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste. (cap. XXV, p. 201) *{{NDR|Israel Zangwill}} Leggendo lo [[William Shakespeare|shakespeariano]] ''Mercante di Venezia'', egli non ha certo alcunché da obbiettare alla veridicità del carattere di Shylock, e accetta quella mistura di sacro e profano, di ortodossia dottrinaria e di brama crudele, collauda con la sua personale esperienza del [[ghetto]] la fermezza dello strozzino nel pretendere la libbra di carne e il duplice, dissono sospiro del padre: «Mia figlia! I miei ducati!» In genere, egli accetta senza mormorazioni l'aneddotica proverbiale che i cristiani hanno accumulata sul conto del popolo senza re né regno, della quale d'altronde conosce le fonti ebraiche e bibliche, nulla essendo, da certi punti di vista, meno lusinghiero per gli ebrei che la storia di Esaù o quella di Giuseppe. Ma l'arte e il sentimento di Zangwill cominciano proprio qui: dove finisce il racconto dell'ironista cristiano, o dell'autoironista giudeo che gode umiliandosi innanzi a se stesso e innanzi ai suoi nemici. Zangwill non discute le accuse ai suoi correligionari, non fa apologetica nazionalista; ammette senz'altro la verità materiale delle accuse e ne interpreta, esaltandolo, il senso. (cap. XXV, pp. 201-202) == ''Rubè'' == ===[[Incipit]]=== La vita di Filippo Rubè prima dei trent'anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d'affari. Veramente egli aveva portato qualcos'altro del suo, segnatamente una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose, postagli in cuore dal padre; il quale era segretario comunale a Calinni, e, conoscendo bene l'Eneide in latino e la vita di Napoleone in francese, giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo fuorché i geni e gli eroi. ===Citazioni=== *Voialtri sapete benissimo quale vento soffi. Fino al maggio, fino al giugno si poteva supporre che l'entrata in guerra dell'Italia decidesse. Allora, in un anno o due, si sarebbe riparata la vecchia fabbrica del mondo. Ora non più. Ora è chiaro che il mondo brucerà finché ci sia da bruciare. Questa è l'età del fuoco. Poi verrà l'età della cenere. Soffia un vento di perdizione. Ma voialtri vi imbottite il nido nel fitto della foresta, sperando che il vento vi sdruccioli accanto e si faccia sentire quanto basta per dare un gradevole smarrimento d'altalena a chi dormicchia tra le piume. Fa tanto bene quando tuona e lampeggia star dietro una vetrata coperta di ricami cinquecento coi trafori che fanno ti vedo e non ti vedo. Dico sul serio. Vi ammiro. Il destino del genere umano è affidato a quei pochi che fra otto o dieci anni, quando questa consumazione sarà finita, avranno l'orgoglio di dire: io non c'ero. Ma non vada, signorina Mary, a fare l'infermiera. Lasci stare. Le cose si fanno o non si fanno. È meglio, infinitamente meglio non farle. Ma pensi che cosa sarebbe il mondo fra dieci anni se non ci fosse proprio nessuno con un po' di salute, di gioventù, di ragione. Oh! fate almeno che una bella donna non abbia toccato una piaga, che un uomo, un uomo solo, non abbia ucciso. (parte prima, cap. IV) ==''Studi di letterature moderne''== *[...] egli {{NDR|[[Pietro Metastasio]]}}, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. (cap. I, III, p. 29) *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. (cap. I, III, p. 31) *E di tanti {{NDR|dei poeti della scuola romana}} solo uno sopravvive in ispirito e in corpo, [[Domenico Gnoli (poeta e storico)|Domenico Gnoli]], che, dopo molteplici reincarnazioni in avventurosi pseudonimi, trovò la sua anima sotto le spoglie di Giulio Orsini, e la manifestò in alcune liriche, ''Orpheus'', ch'ebbero clamorosa fortuna finché il pubblico poté udirvi il primo grido di una nuova energia poetica ricca d'avvenire, e poi furono messe un poco da parte quando non senza delusione si seppe che l'autore era a mezza via fra i sessanta e i settant'anni. Ma si tornerà a cercare in quel gramo {{sic|libriccino}} quanto di più vivo abbia dato la poesia della nuova Italia dopo Pascoli e D'Annunzio. (cap. I, V, p. 47) ==''Una Sicilia senza aranci''== *Sia fatta confessione plenaria, o quasi. Io non sono mai stato a [[Girgenti]], io non ho mai salito l'[[Etna]], io non sono mai stato a [[Selinunte]], io non ho mai visto Erice, Monte San Giuliano, di cui mi raccontava abbaglianti meraviglie il mio professore d'Italiano al liceo, Ugo Antonio Amico, e di cui, anche recentemente, un giovane scrittore italiano, non siciliano, mi diceva che [[Capri]] non è nulla al confronto. Ultimo, e peggio di tutti per misurare l'abisso della mia ignoranza, io non sono mai stato a [[Segesta]] che è, si direbbe, alle porte di [[Palermo]].<br/> Eppure a che servono questi elenchi? E che cosa sono quando le cose che esistono dentro la mente, dentro al cuore vi si sono stampate con un'orma la cui profondità, la cui stabilità non è paragonabile a nessun'altra? (''Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)'', p. 93) *Essi, i miei connazionali, e soprattutto i miei corregionali, mi hanno aiutato un poco a farmi capire che cosa sono venuto a fare in [[America]]. Il primo impulso, la prima tentazione di uno di noi è di fuggire, imbarcandosi di nuovo sullo stesso piroscafo per tornare a casa. Il secondo stato d'animo consiste nel farsi una nicchia dentro questo mondo, nello starci a modo nostro ignorandolo: veri emigrati, anzi veri esuli, dalle facce lunghe, con una patina di tristezza che non si può dire, e che si riconosce anche su gente ch'è qui da trent'anni, e che magari ha fatto bene i suoi affari. Non credo che alcuna altra razza abbia conservato come la nostra questo carattere inibitivo, questa obiezione silenziosa.<br/> Io cerco, come alcuni hanno cercato, di giungere a un terzo stadio: non dico di divenire americano, ma di comprendere, cioè di prendere in me, questo mondo. Una conquista dell'America?, naturalmente, ritorno a ricordarmi di quelle indimenticabili parole di [[Goethe]], che ho sempre nell'animo a questo e a molti altri propositi. "Qui, o in nessun luogo, è l'America". Qui, cioè dentro di noi. (''I siciliani in America'', pp. 125-126) *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della [[Sicilia]], la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. (''Sicilia'', p. 129) *Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. (''Sicilia'', pp. 140-141) *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (''Sicilia'', p. 141) *Giacché tale è la caratteristica dell'arte di [[Luigi Pirandello]]: un realismo cinico. Non ch'egli sia incapace di pagine sottilmente e dolorosamente poetiche, ove vibri un umorismo di superiore qualità spirituale. (recensione di ''La vita nuda'' di Luigi Pirandello, p. 206) *Questo principalmente distingue lo scrittore dalla maggioranza dei suoi amici; ch'egli preferisce abitualmente l'ultimo libro, e la maggioranza degli amici trova sempre migliore il libro precedente. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 252) *Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 253) *Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani. (''Accenti'', p. 266) *L'accento: quest'aura del discorso, odore, si direbbe, della frase, ritmo che il metronomo non scandisce, diagramma sul cui andirivieni fluttua l'inafferrabile. Altrimenti detto intonazione; musica d'intervalli così brevi che nessuna notazione li trascrive; eppure è quella che è e non altra, e può essere erronea anche quando ogni altra cosa, pronunzia, vocabolario, sintassi, è a posto. Copiarla quando non s'è più fanciulli è da commedianti, al più da attori. (''Accenti'', p. 267) *Questa delle pronunzie e accenti può essere una faccenda fatale come fu ai francesi del Vespro che non sapevano dir ''cece'' e per inadempienza fonetica caddero trafitti, o com'era già stata agli Eframiti che per dire ''sibboleth'' invece di ''scibboleth'' furono strangolati ai guadi del Giordano. (''Accenti'', p. 269) *Lei dice "chiunque intenda quella stessa lingua", "le parole sono segni di cose", e invece non vivono due persone che parlino la stessa lingua, né ci sono due momenti in cui una parola individui la stessa cosa, [[w:Panta rei|παντα ρει]]. […] la lingua della poesia e della vita non è né una lingua morta, né una lingua concettuale – sostituibile vale a dire, con un complesso di segni grafici senza suono […]. Il significato emozionale della parola varia da uomo a uomo, ed ogni sillaba è colorata dal tono del suo spirito (Lettera a [[Giovanni Alfredo Cesareo]], p. 318) *Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. […] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. (recensione a ''Palermo avanti la rivoluzione'' del 12 febbraio 1905, p. 371) ==[[Incipit]] di ''Golia. Marcia del fascismo''== Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di [[nazione]] è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.<br> La [[Italia|nazione italiana]] ebbe origine, come tutte le altre nazioni europee, verso la fine del Medio Evo; ma nacque in modo diverso. L'Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: [[Dante Alighieri|Dante]]. Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. Il suo temperamento e la sua opera ebbero una influenza decisiva, aumentata col passare dei secoli, finché divenne essenziale nelle classi dirigenti del popolo italiano. Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che [[Mosè]] fu per Israele.<br> La sua biografia, com'è spesso accaduto ai fondatori di religioni e di nazioni, è nettamente spartita in due dal fallimento della carriera naturale e dall'inizio delle peregrinazioni. Dante fu cacciato in esilio nel 1302, quando aveva trentasette anni; e fu la sua Egira. ==Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese== *L'adolescenza del Borgese è imbevuta di tendenze che, riunitesi intorno al [[Giovanni Verga|Verga]], conservano un'intonazione manzoniana: d'un [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] in cui sia tolta la febbre morale, ma esercitato ed esteso l'amore del documento e dell'indagine storica come principio dell'arte. ([[Guido Piovene]]) * La discussione sul [[fascismo]] mai morto non è cominciata avantieri, ma dura da quando [[Benito Mussolini|Mussolini]] è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo ''Golia'', tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. ([[Luciano Canfora]]) *''Se Borgese mi nega ogni valore | ho un amor di vicina che mi apprezza || È orfana di madre, è un po' sfacciata, | va in visibilio per un mio sonetto''. ([[Ugo Ricci]]) *[...] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di [[Voltaire]] – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma soprattutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota ''di [[Leonardo Sciascia]]'' a ''Le belle'', p. 176) *Risorge il tipo dei più gloriosi ''[[Romanzo d'appendice|feuilletonistes]]'' in Giuseppe Antonio Borgese, che dalla ''Stampa'' e dal ''Mattino'' trae la folta serie di articoli dedicati alla letteratura e coltura contemporanea e li riunisce in un grosso volume ''La Vita e il Libro'', senza mutarne virgola o aggiungervi nota, sicuro di sé, del suo gusto, dei suoi giudizi, della sua prosa. Sicurezza non impronta, ma derivatagli dal quotidiano consenso di lettori, di studiosi, di amici, di {{sic|avversarii}}, dall'interesse con cui le sue cronache sono accolte nel pubblico, discusse, ammirate, bistrattate magari; non so bene, ma forse anche temute. ([[Giovanni Rabizzani]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Antonio Borgese, ''Golia. Marcia del fascismo'', La nave di Teseo, Milano, 2022. ISBN 9788834612545 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/lavitaeillibro03borg/page/n10/mode/1up/ La vita e il libro]'', Terza serie e conclusione, Fratelli Bocca editori, Milano-Roma, 1913. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Le belle'' (1927), Sellerio editore, Palermo, 1983, ISBN 88-389-0228-3 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/borgese-ottocento-europeo/page/n2/mode/1up Ottocento europeo]'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/b/borgese_giuseppe/rube/pdf/borgese_rube.pdf Rubè]'', Mondadori, Milano, 1988. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/studidiletteratu00borguoft/page/n6/mode/1up/ Studi di letterature moderne]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1920. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Una Sicilia senza aranci'', a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma, 2005, ISBN 88-8309-179-5 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borgese, Giuseppe Antonio}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Germanisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] fhwfgsugpx6y2vj8o93k44qhk0f2lln 1418398 1418395 2026-06-27T08:58:51Z Gaux 18878 /* Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese */ ampliamento Piovene 1418398 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:G. A. Borgese a San Vigilio di Marebbe (cropped).png|miniatura|Giuseppe Antonio Borgese]] '''Giuseppe Antonio Borgese''' (1882 – 1952), scrittore, giornalista e critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese== *Alla Germania vittoriosa converrebbe una Russia {{sic|nihilista}}, un'Inghilterra {{sic|labourista}}, una Francia in mano di [[Joseph Caillaux|Caillaux]] e dei suoi simili (pensate bene: se i tedeschi fossero entrati a Parigi avrebbe sentito Caillaux il bisogno di fare una gita in America?), senza fortificazioni e senza leva triennale, un'Italia inerme, allegramente rivoltosa come era in giugno, magari sbocconcellata in corrusche repubblichette socialiste.<ref>Da ''Italia e Germania'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1919, [https://archive.org/details/italiaegermania00borg/page/72 Parte prima, pp. 72-73].</ref> *"Anche l'arte" - e perciò anche l'estetica che è l'intendimento dell'arte - "vuole una [[patria]]"; così disse un poeta di tempi migliori; e non è patria se non fisica quella dove la libertà, che è responsabilità, del pensiero e dell'arte è soggiogata al potere di un solo. Mi staccai fisicamente dall'Italia d'allora per restare fedele all'Italia di sempre.<ref>Da ''G. A. Borgese a il Governo Mondiale'', ''Epoca'', 14 ottobre 1950, p. 5.</ref> *Il tema più essenziale della letteratura italiana, finché essa si è mantenuta sui vertici, è quello del Giudice divino e della [[Maria|Vergine]]. [..] La letteratura e l'arte italiana sorsero da un ceppo religioso e di esso continuarono a nutrirsi. Protagonista fu il Pantocrator, il Cristo vincente della Divina Commedia e del Giudizio universale. Eroina fu la Paneghia, la tutta santa, la tutta pura, la Vergine amata.<ref>Da ''Il senso della letteratura italiana'', F.lli Treves, 1931.</ref> *L'arte del [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara.<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *Ogni [[disperazione]] è [[Fascismo|fascista]].<ref>Citato in Francesco Merlo, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/10/22/news/giuseppe_antonio_borgese_golia_nuova_edizione_saggio_fascismo-371237724/?ref=drla-2 I''l "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese: il fascismo e la disperazione''], ''Repubblica.it'', 22 ottobre 2022.</ref> *Partii tardi nella mattina; m'avviai senza mèta alla destra del lago, per un bellissimo sentiero che non avevo mai fatto: largo, scoperto, visibile da ogni parte, tagliato a sghembo sulla prima pendice della Margna, affacciato sulle acque del lago che quanto più si saliva tanto più divenivano azzurre. Alla voltata vidi nella serenità il ghiacciaio di [[Val Fedoz|Fedoz]].<br>Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come [[Pitagora]] sentiva l'armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottoni, note basse, vellutate, di trombe; la vista d'un [[ghiacciaio]] empie l'aria d'un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come dev'essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell'ineffabile.<ref>Da ''Tempesta nel nulla: romanzo'', A. Mondadori, Milano, 1931, p. 41.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica [[strofa]] di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo.<ref>Da ''Gabriele D'annunzio'', Napoli, 1909; citato in De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974, pp. 702-703.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} [...] una Divina Commedia capovolta [...]<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|A proposito de ''[[I fratelli Karamàzov]]''}} Vanno oltre il bello. Essi raggiungono la dignità del libro sacro.<ref>Citato in [[Igor Sibaldi]], ''Introduzione'', in Fëdor Dostoevskij, ''I fratelli Karamàzov'', Mondadori, Milano, 1994, p. XIV. ISBN 88-04-52723-4</ref> ==''La vita e il libro''== *[...] il [[Giuseppe Lipparini|Lipparini]] vive nell'atmosfera autentica e nativa della sua fantasia: atmosfera debole, ma non viziata, che nutre fiori diafani e di odore un po' sciapo, ma non fiori di carta che un profumiere abbia immersi in essenze. S'intende che il Lipparini è un parnassiano, ma forse il migliore di quanti in Italia abbiano aspirato a questo titolo, l'unico che si possa ricordare con onore quando si discorra di quel tipo d'arte cui Anatole France deve la sua rinomanza europea. (cap. III Narratori, pp. 168-169) *Questo buon sangue letterario, ma rinvigorito dal secolo, circola nell'arte di Giuseppe Lipparini. Escogitare il nuovo; almanaccare, poniamo caso, novelle stravaganti come un {{sic|Hofmann}}<ref>[[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann]].</ref> o un Poe gli parrebbe insolente. Ricama tranquillamente un angolo di quell'eterno arazzo dell'arte classica e classicheggiante, alzando di tanto in tanto gli occhi per sorprendere una movenza o per carpire un piccolo segreto di stile. Non ha cure politiche, né religiose né morali; non osa rifare la patria né redimere la plebe. Vuole raggiungere una bella forma armoniosa e schietta. (cap. III Narratori, p. 171) *[...] [[Luigi Capuana|Capuana]], che s'era tuffato nell'acqua del verismo senza subire la metamorfosi di Glauco, ha continuato a respirare ed a vivere anche quando quell'acqua fu tutta quanta svaporata. Egli non appartenne mai ad un sistema o ad una scuola; non fece mai sacrificio della sua personalità ad una fede o ad un metodo, ma si servì, con gioconda agilità, dei metodi e delle mode per compiacere al suo prepotente istinto narrativo. E, perìta la fede artistica dei suoi anni migliori, egli, l'artista, sopravvive, e ricanta, più che settuagenario, ancora un inno alla voluttà di creare, e immagina, racconta, scrive con una fecondità che quasi c'inebria e ci fa più cara la vita come ogni segno di energia senile. (cap. III Narratori, pp. 223-224) *Il verismo era divenuto la sostanza dell'anima di [[Giovanni Verga|Verga]]; e, quando quella formula si sciolse, quando quell'edificio teorico intaccato da ogni genere di critica crollò, il Verga era già troppo innanzi negli anni per farsi una nuova fede ed era, d'altro canto, un temperamento troppo appassionato e profondo per procedere innanzi senza la certezza di un terreno compatto. Parlò sempre più raro e più fioco, trepidò sentendosi mancare il consenso dei tempi, tacque. (cap. III Narratori, p. 223) *Tutte le volte che la [[Carola Prosperi|Prosperi]] ha tentato un urto di passioni, un conflitto drammatico, le è mancato un punto d'appoggio nella realtà su cui far leva. Ma c'è un umile, continuo, represso grido lirico, ed è la particolare bellezza della ''Paura di amare'': il grido della vergine violata, dell'amante inebriata, della sposa che partorisce, della puerpera che muore; il gemito sordo di questo spirito su cui la materia prevale, e che nello strazio cui lo sottomette l'istinto trova appena tanto di forza e di libertà che le basti per ergersi verso il cielo deserto, domandando pietà. (cap. III Narratori, p. 248) ==''Le belle''== *A Megara ci sono ancora i garofani sui balconi, e le donne portano gonne lunghe; sicché, se si scopre una caviglia, voi vedete letteralmente i giovani tremare. Ma questo accade di rado, perché vanno caute e sorvegliate; e si sorvegliano da sé; e, se piove, preferiscono rincasare con l'orlo della gonna schizzato di pillacchere che con le calze morse da sguardi caldi come baci. Poi, se ne vede poche per le strade; tranne le servette, e quelle, proprio di basso popolo, che vanno – ancora – con l'anfora sulla testa alla fontana. (''La Siracusana'', p. 9) *Non credo d'avere visto mai più una donna così bella. Non si vedeva nulla di lei tranne il viso. Le donne d'allora non erano come quelle d'ora, che somigliano a frutta ignude, fra il fogliame. Andavano celate in un dedalo di pizzi e di ricami, con sottane bianche inamidate, simili alla carta rigida e ornata che a quei tempi usava intorno ai ''bouquets'' di fiori, e sulle sottane una gran gonna a fiorami, a volanti, a falbalà, maestosa come una pagoda, e al petto il busto, armato, inespugnabile. (''La Siracusana'', pp. 13-14) *A modo loro le ragazze erano belle; Ignazia forse più di tutte; col corpetto attillato bianco e nero come piuma di rondine. con gli orecchini lunghi di filigrana d'argento, e quei due baci o morsi in cima alle gote in forma di due ciliege stampate lì. (''Ignazia'', p. 19) *Una donna quasi sempre sa credere di essere amata per se stessa; ma un uomo, con le donne che lo scelgono, non sa che cosa valga lui e che cosa valga il suo denaro, o il suo nome, o la sua nomea mondana. (''L'amore'', p. 37) *Calùmi, solo solo, pensava che [[bene e male|il bene e il male]] sono cuciti a filo doppio e che niente è tanto difficile come fare il bene senza ferire chi lo riceve, o gli altri, e alla fin fine se stessi. Bisognerebbe non eccedere mai; sorvegliarsi sempre; essere economi col cuore; gelosi. E lui, così corretto, passeggiando e meditando, si sorprendeva a grattarsi la barbetta bionda, acuta. (''L'olio'', p. 96) *Poi gli anni furono veloci, i primi anni in discesa, quelli che della gioventù hanno ancora la foga, ma è una corsa di abbandono. Il primo tratto si fa di corsa, quasi volentieri, quasi con le forze accumulate salendo; ci si lascia dietro la cima, senza voltarsi a guardarla; più giù, si riprende il freno; comincia un'altra rampa, più lunga, più piana; ed è la vecchiaia. (''Il vedovo'', p. 104) *Ci sono cose della mia vita di cui non posso lodarmi; ma di questa non so pentirmi; non degli anni che vissi in un segreto delirio; e nemmeno del giorno in cui concordi, quasi all'improvviso, decidemmo di separarci. Con le mani nelle mani, ma diritti, e le persone l'una dall'altra tanto distanti quanto potevano essere, ci dicemmo addio; e sapevamo di volere così che il nostro amore non deperisse e rimanesse nel ricordo, perfetto: qualche cosa di eterno. (''Hussàn-abà'', p. 106) *Le parole di Annalìa erano rimaste nell'aria, e il cosiddetto «ruggito» del motore le faceva ricordare.<br/>– Una voce di [[donna]] sulla soglia del deserto ha un suono straordinariamente fresco. Come una fontana. Mette sete. (''Il miraggio'', p. 157) ==''Ottocento europeo''== *Essere popolare e insieme illustre, congiungere la celebrità alla gloria, creare favole per l'immaginazione delle folle ed ardui esemplari di stile per gli artisti; questa è la fortuna a cui tutti gli scrittori aspirano e che pochissimi nel secolo scorso poterono conseguire. Tra i pochissimi, [[Gustave Flaubert|Flaubert]]. (cap. XIII, p. 99) *Non è esagerato dire che in Flaubert si riassunse la letteratura francese, almeno da [[François-René de Chateaubriand|Chateaubriand]] in poi, e si formarono le tendenze nuove. La sua opera è un vertice e un crocicchio. Una vita indicibilmente amara ed afflitta fu compensata da un omaggio unanime di cui dopo le epoche classiche s'era quasi perduto l'esempio. (cap. XIII, p. 100) *{{NDR|[[Israel Zangwill]]}} La sua forza consiste nel rappresentare gli [[ebrei]] con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste. (cap. XXV, p. 201) *{{NDR|Israel Zangwill}} Leggendo lo [[William Shakespeare|shakespeariano]] ''Mercante di Venezia'', egli non ha certo alcunché da obbiettare alla veridicità del carattere di Shylock, e accetta quella mistura di sacro e profano, di ortodossia dottrinaria e di brama crudele, collauda con la sua personale esperienza del [[ghetto]] la fermezza dello strozzino nel pretendere la libbra di carne e il duplice, dissono sospiro del padre: «Mia figlia! I miei ducati!» In genere, egli accetta senza mormorazioni l'aneddotica proverbiale che i cristiani hanno accumulata sul conto del popolo senza re né regno, della quale d'altronde conosce le fonti ebraiche e bibliche, nulla essendo, da certi punti di vista, meno lusinghiero per gli ebrei che la storia di Esaù o quella di Giuseppe. Ma l'arte e il sentimento di Zangwill cominciano proprio qui: dove finisce il racconto dell'ironista cristiano, o dell'autoironista giudeo che gode umiliandosi innanzi a se stesso e innanzi ai suoi nemici. Zangwill non discute le accuse ai suoi correligionari, non fa apologetica nazionalista; ammette senz'altro la verità materiale delle accuse e ne interpreta, esaltandolo, il senso. (cap. XXV, pp. 201-202) == ''Rubè'' == ===[[Incipit]]=== La vita di Filippo Rubè prima dei trent'anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d'affari. Veramente egli aveva portato qualcos'altro del suo, segnatamente una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose, postagli in cuore dal padre; il quale era segretario comunale a Calinni, e, conoscendo bene l'Eneide in latino e la vita di Napoleone in francese, giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo fuorché i geni e gli eroi. ===Citazioni=== *Voialtri sapete benissimo quale vento soffi. Fino al maggio, fino al giugno si poteva supporre che l'entrata in guerra dell'Italia decidesse. Allora, in un anno o due, si sarebbe riparata la vecchia fabbrica del mondo. Ora non più. Ora è chiaro che il mondo brucerà finché ci sia da bruciare. Questa è l'età del fuoco. Poi verrà l'età della cenere. Soffia un vento di perdizione. Ma voialtri vi imbottite il nido nel fitto della foresta, sperando che il vento vi sdruccioli accanto e si faccia sentire quanto basta per dare un gradevole smarrimento d'altalena a chi dormicchia tra le piume. Fa tanto bene quando tuona e lampeggia star dietro una vetrata coperta di ricami cinquecento coi trafori che fanno ti vedo e non ti vedo. Dico sul serio. Vi ammiro. Il destino del genere umano è affidato a quei pochi che fra otto o dieci anni, quando questa consumazione sarà finita, avranno l'orgoglio di dire: io non c'ero. Ma non vada, signorina Mary, a fare l'infermiera. Lasci stare. Le cose si fanno o non si fanno. È meglio, infinitamente meglio non farle. Ma pensi che cosa sarebbe il mondo fra dieci anni se non ci fosse proprio nessuno con un po' di salute, di gioventù, di ragione. Oh! fate almeno che una bella donna non abbia toccato una piaga, che un uomo, un uomo solo, non abbia ucciso. (parte prima, cap. IV) ==''Studi di letterature moderne''== *[...] egli {{NDR|[[Pietro Metastasio]]}}, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. (cap. I, III, p. 29) *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. (cap. I, III, p. 31) *E di tanti {{NDR|dei poeti della scuola romana}} solo uno sopravvive in ispirito e in corpo, [[Domenico Gnoli (poeta e storico)|Domenico Gnoli]], che, dopo molteplici reincarnazioni in avventurosi pseudonimi, trovò la sua anima sotto le spoglie di Giulio Orsini, e la manifestò in alcune liriche, ''Orpheus'', ch'ebbero clamorosa fortuna finché il pubblico poté udirvi il primo grido di una nuova energia poetica ricca d'avvenire, e poi furono messe un poco da parte quando non senza delusione si seppe che l'autore era a mezza via fra i sessanta e i settant'anni. Ma si tornerà a cercare in quel gramo {{sic|libriccino}} quanto di più vivo abbia dato la poesia della nuova Italia dopo Pascoli e D'Annunzio. (cap. I, V, p. 47) ==''Una Sicilia senza aranci''== *Sia fatta confessione plenaria, o quasi. Io non sono mai stato a [[Girgenti]], io non ho mai salito l'[[Etna]], io non sono mai stato a [[Selinunte]], io non ho mai visto Erice, Monte San Giuliano, di cui mi raccontava abbaglianti meraviglie il mio professore d'Italiano al liceo, Ugo Antonio Amico, e di cui, anche recentemente, un giovane scrittore italiano, non siciliano, mi diceva che [[Capri]] non è nulla al confronto. Ultimo, e peggio di tutti per misurare l'abisso della mia ignoranza, io non sono mai stato a [[Segesta]] che è, si direbbe, alle porte di [[Palermo]].<br/> Eppure a che servono questi elenchi? E che cosa sono quando le cose che esistono dentro la mente, dentro al cuore vi si sono stampate con un'orma la cui profondità, la cui stabilità non è paragonabile a nessun'altra? (''Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)'', p. 93) *Essi, i miei connazionali, e soprattutto i miei corregionali, mi hanno aiutato un poco a farmi capire che cosa sono venuto a fare in [[America]]. Il primo impulso, la prima tentazione di uno di noi è di fuggire, imbarcandosi di nuovo sullo stesso piroscafo per tornare a casa. Il secondo stato d'animo consiste nel farsi una nicchia dentro questo mondo, nello starci a modo nostro ignorandolo: veri emigrati, anzi veri esuli, dalle facce lunghe, con una patina di tristezza che non si può dire, e che si riconosce anche su gente ch'è qui da trent'anni, e che magari ha fatto bene i suoi affari. Non credo che alcuna altra razza abbia conservato come la nostra questo carattere inibitivo, questa obiezione silenziosa.<br/> Io cerco, come alcuni hanno cercato, di giungere a un terzo stadio: non dico di divenire americano, ma di comprendere, cioè di prendere in me, questo mondo. Una conquista dell'America?, naturalmente, ritorno a ricordarmi di quelle indimenticabili parole di [[Goethe]], che ho sempre nell'animo a questo e a molti altri propositi. "Qui, o in nessun luogo, è l'America". Qui, cioè dentro di noi. (''I siciliani in America'', pp. 125-126) *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della [[Sicilia]], la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. (''Sicilia'', p. 129) *Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. (''Sicilia'', pp. 140-141) *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (''Sicilia'', p. 141) *Giacché tale è la caratteristica dell'arte di [[Luigi Pirandello]]: un realismo cinico. Non ch'egli sia incapace di pagine sottilmente e dolorosamente poetiche, ove vibri un umorismo di superiore qualità spirituale. (recensione di ''La vita nuda'' di Luigi Pirandello, p. 206) *Questo principalmente distingue lo scrittore dalla maggioranza dei suoi amici; ch'egli preferisce abitualmente l'ultimo libro, e la maggioranza degli amici trova sempre migliore il libro precedente. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 252) *Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 253) *Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani. (''Accenti'', p. 266) *L'accento: quest'aura del discorso, odore, si direbbe, della frase, ritmo che il metronomo non scandisce, diagramma sul cui andirivieni fluttua l'inafferrabile. Altrimenti detto intonazione; musica d'intervalli così brevi che nessuna notazione li trascrive; eppure è quella che è e non altra, e può essere erronea anche quando ogni altra cosa, pronunzia, vocabolario, sintassi, è a posto. Copiarla quando non s'è più fanciulli è da commedianti, al più da attori. (''Accenti'', p. 267) *Questa delle pronunzie e accenti può essere una faccenda fatale come fu ai francesi del Vespro che non sapevano dir ''cece'' e per inadempienza fonetica caddero trafitti, o com'era già stata agli Eframiti che per dire ''sibboleth'' invece di ''scibboleth'' furono strangolati ai guadi del Giordano. (''Accenti'', p. 269) *Lei dice "chiunque intenda quella stessa lingua", "le parole sono segni di cose", e invece non vivono due persone che parlino la stessa lingua, né ci sono due momenti in cui una parola individui la stessa cosa, [[w:Panta rei|παντα ρει]]. […] la lingua della poesia e della vita non è né una lingua morta, né una lingua concettuale – sostituibile vale a dire, con un complesso di segni grafici senza suono […]. Il significato emozionale della parola varia da uomo a uomo, ed ogni sillaba è colorata dal tono del suo spirito (Lettera a [[Giovanni Alfredo Cesareo]], p. 318) *Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. […] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. (recensione a ''Palermo avanti la rivoluzione'' del 12 febbraio 1905, p. 371) ==[[Incipit]] di ''Golia. Marcia del fascismo''== Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di [[nazione]] è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.<br> La [[Italia|nazione italiana]] ebbe origine, come tutte le altre nazioni europee, verso la fine del Medio Evo; ma nacque in modo diverso. L'Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: [[Dante Alighieri|Dante]]. Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. Il suo temperamento e la sua opera ebbero una influenza decisiva, aumentata col passare dei secoli, finché divenne essenziale nelle classi dirigenti del popolo italiano. Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che [[Mosè]] fu per Israele.<br> La sua biografia, com'è spesso accaduto ai fondatori di religioni e di nazioni, è nettamente spartita in due dal fallimento della carriera naturale e dall'inizio delle peregrinazioni. Dante fu cacciato in esilio nel 1302, quando aveva trentasette anni; e fu la sua Egira. ==Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese== *L'adolescenza del Borgese è imbevuta di tendenze che, riunitesi intorno al [[Giovanni Verga|Verga]], conservano un'intonazione manzoniana: d'un [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] in cui sia tolta la febbre morale, ma esercitato ed esteso l'amore del documento e dell'indagine storica come principio dell'arte. Ho veduto con attenzione gli esordi dell'attività del Borgese, sia negli inediti, sia nelle prime collaborazioni dimenticate o disperse. Vi ho trovato un grande attaccamento a [[Lev Tolstoj|{{sic|Tolstoi}}]], inteso come verista e apparentato perfino al [[Giuseppe Giacosa|Giacosa]]: il desiderio di un'estetica che studi il gusto, le eredità, i complessi, molto più che le opere, e consideri l'artista come la risultanza di un clima intellettuale; il biasimo per l'arte «soggettiva», che non dimostri uno scopo sociale. L'ideale di critico, per il Borgese, è un [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]], inteso prima del [[Benedetto Croce|Croce]], trasformato dal [[positivismo]]. L'interessano i miti, come studio di razza; condanna un dramma, per inesattezza storica nei fatti e nella psicologia, ricordando i criteri dell'Adelchi. ([[Guido Piovene]]) * La discussione sul [[fascismo]] mai morto non è cominciata avantieri, ma dura da quando [[Benito Mussolini|Mussolini]] è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo ''Golia'', tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. ([[Luciano Canfora]]) *''Se Borgese mi nega ogni valore | ho un amor di vicina che mi apprezza || È orfana di madre, è un po' sfacciata, | va in visibilio per un mio sonetto''. ([[Ugo Ricci]]) *[...] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di [[Voltaire]] – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma soprattutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota ''di [[Leonardo Sciascia]]'' a ''Le belle'', p. 176) *Risorge il tipo dei più gloriosi ''[[Romanzo d'appendice|feuilletonistes]]'' in Giuseppe Antonio Borgese, che dalla ''Stampa'' e dal ''Mattino'' trae la folta serie di articoli dedicati alla letteratura e coltura contemporanea e li riunisce in un grosso volume ''La Vita e il Libro'', senza mutarne virgola o aggiungervi nota, sicuro di sé, del suo gusto, dei suoi giudizi, della sua prosa. Sicurezza non impronta, ma derivatagli dal quotidiano consenso di lettori, di studiosi, di amici, di {{sic|avversarii}}, dall'interesse con cui le sue cronache sono accolte nel pubblico, discusse, ammirate, bistrattate magari; non so bene, ma forse anche temute. ([[Giovanni Rabizzani]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Antonio Borgese, ''Golia. Marcia del fascismo'', La nave di Teseo, Milano, 2022. ISBN 9788834612545 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/lavitaeillibro03borg/page/n10/mode/1up/ La vita e il libro]'', Terza serie e conclusione, Fratelli Bocca editori, Milano-Roma, 1913. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Le belle'' (1927), Sellerio editore, Palermo, 1983, ISBN 88-389-0228-3 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/borgese-ottocento-europeo/page/n2/mode/1up Ottocento europeo]'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/b/borgese_giuseppe/rube/pdf/borgese_rube.pdf Rubè]'', Mondadori, Milano, 1988. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/studidiletteratu00borguoft/page/n6/mode/1up/ Studi di letterature moderne]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1920. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Una Sicilia senza aranci'', a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma, 2005, ISBN 88-8309-179-5 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borgese, Giuseppe Antonio}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Germanisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 427mjljwamjn60rmimpp2uf2g2jcoqo 1418401 1418398 2026-06-27T09:14:08Z Gaux 18878 /* Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese */ Guido Piovene 1418401 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:G. A. Borgese a San Vigilio di Marebbe (cropped).png|miniatura|Giuseppe Antonio Borgese]] '''Giuseppe Antonio Borgese''' (1882 – 1952), scrittore, giornalista e critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese== *Alla Germania vittoriosa converrebbe una Russia {{sic|nihilista}}, un'Inghilterra {{sic|labourista}}, una Francia in mano di [[Joseph Caillaux|Caillaux]] e dei suoi simili (pensate bene: se i tedeschi fossero entrati a Parigi avrebbe sentito Caillaux il bisogno di fare una gita in America?), senza fortificazioni e senza leva triennale, un'Italia inerme, allegramente rivoltosa come era in giugno, magari sbocconcellata in corrusche repubblichette socialiste.<ref>Da ''Italia e Germania'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1919, [https://archive.org/details/italiaegermania00borg/page/72 Parte prima, pp. 72-73].</ref> *"Anche l'arte" - e perciò anche l'estetica che è l'intendimento dell'arte - "vuole una [[patria]]"; così disse un poeta di tempi migliori; e non è patria se non fisica quella dove la libertà, che è responsabilità, del pensiero e dell'arte è soggiogata al potere di un solo. Mi staccai fisicamente dall'Italia d'allora per restare fedele all'Italia di sempre.<ref>Da ''G. A. Borgese a il Governo Mondiale'', ''Epoca'', 14 ottobre 1950, p. 5.</ref> *Il tema più essenziale della letteratura italiana, finché essa si è mantenuta sui vertici, è quello del Giudice divino e della [[Maria|Vergine]]. [..] La letteratura e l'arte italiana sorsero da un ceppo religioso e di esso continuarono a nutrirsi. Protagonista fu il Pantocrator, il Cristo vincente della Divina Commedia e del Giudizio universale. Eroina fu la Paneghia, la tutta santa, la tutta pura, la Vergine amata.<ref>Da ''Il senso della letteratura italiana'', F.lli Treves, 1931.</ref> *L'arte del [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara.<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *Ogni [[disperazione]] è [[Fascismo|fascista]].<ref>Citato in Francesco Merlo, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/10/22/news/giuseppe_antonio_borgese_golia_nuova_edizione_saggio_fascismo-371237724/?ref=drla-2 I''l "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese: il fascismo e la disperazione''], ''Repubblica.it'', 22 ottobre 2022.</ref> *Partii tardi nella mattina; m'avviai senza mèta alla destra del lago, per un bellissimo sentiero che non avevo mai fatto: largo, scoperto, visibile da ogni parte, tagliato a sghembo sulla prima pendice della Margna, affacciato sulle acque del lago che quanto più si saliva tanto più divenivano azzurre. Alla voltata vidi nella serenità il ghiacciaio di [[Val Fedoz|Fedoz]].<br>Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come [[Pitagora]] sentiva l'armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottoni, note basse, vellutate, di trombe; la vista d'un [[ghiacciaio]] empie l'aria d'un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come dev'essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell'ineffabile.<ref>Da ''Tempesta nel nulla: romanzo'', A. Mondadori, Milano, 1931, p. 41.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica [[strofa]] di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo.<ref>Da ''Gabriele D'annunzio'', Napoli, 1909; citato in De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974, pp. 702-703.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} [...] una Divina Commedia capovolta [...]<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|A proposito de ''[[I fratelli Karamàzov]]''}} Vanno oltre il bello. Essi raggiungono la dignità del libro sacro.<ref>Citato in [[Igor Sibaldi]], ''Introduzione'', in Fëdor Dostoevskij, ''I fratelli Karamàzov'', Mondadori, Milano, 1994, p. XIV. ISBN 88-04-52723-4</ref> ==''La vita e il libro''== *[...] il [[Giuseppe Lipparini|Lipparini]] vive nell'atmosfera autentica e nativa della sua fantasia: atmosfera debole, ma non viziata, che nutre fiori diafani e di odore un po' sciapo, ma non fiori di carta che un profumiere abbia immersi in essenze. S'intende che il Lipparini è un parnassiano, ma forse il migliore di quanti in Italia abbiano aspirato a questo titolo, l'unico che si possa ricordare con onore quando si discorra di quel tipo d'arte cui Anatole France deve la sua rinomanza europea. (cap. III Narratori, pp. 168-169) *Questo buon sangue letterario, ma rinvigorito dal secolo, circola nell'arte di Giuseppe Lipparini. Escogitare il nuovo; almanaccare, poniamo caso, novelle stravaganti come un {{sic|Hofmann}}<ref>[[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann]].</ref> o un Poe gli parrebbe insolente. Ricama tranquillamente un angolo di quell'eterno arazzo dell'arte classica e classicheggiante, alzando di tanto in tanto gli occhi per sorprendere una movenza o per carpire un piccolo segreto di stile. Non ha cure politiche, né religiose né morali; non osa rifare la patria né redimere la plebe. Vuole raggiungere una bella forma armoniosa e schietta. (cap. III Narratori, p. 171) *[...] [[Luigi Capuana|Capuana]], che s'era tuffato nell'acqua del verismo senza subire la metamorfosi di Glauco, ha continuato a respirare ed a vivere anche quando quell'acqua fu tutta quanta svaporata. Egli non appartenne mai ad un sistema o ad una scuola; non fece mai sacrificio della sua personalità ad una fede o ad un metodo, ma si servì, con gioconda agilità, dei metodi e delle mode per compiacere al suo prepotente istinto narrativo. E, perìta la fede artistica dei suoi anni migliori, egli, l'artista, sopravvive, e ricanta, più che settuagenario, ancora un inno alla voluttà di creare, e immagina, racconta, scrive con una fecondità che quasi c'inebria e ci fa più cara la vita come ogni segno di energia senile. (cap. III Narratori, pp. 223-224) *Il verismo era divenuto la sostanza dell'anima di [[Giovanni Verga|Verga]]; e, quando quella formula si sciolse, quando quell'edificio teorico intaccato da ogni genere di critica crollò, il Verga era già troppo innanzi negli anni per farsi una nuova fede ed era, d'altro canto, un temperamento troppo appassionato e profondo per procedere innanzi senza la certezza di un terreno compatto. Parlò sempre più raro e più fioco, trepidò sentendosi mancare il consenso dei tempi, tacque. (cap. III Narratori, p. 223) *Tutte le volte che la [[Carola Prosperi|Prosperi]] ha tentato un urto di passioni, un conflitto drammatico, le è mancato un punto d'appoggio nella realtà su cui far leva. Ma c'è un umile, continuo, represso grido lirico, ed è la particolare bellezza della ''Paura di amare'': il grido della vergine violata, dell'amante inebriata, della sposa che partorisce, della puerpera che muore; il gemito sordo di questo spirito su cui la materia prevale, e che nello strazio cui lo sottomette l'istinto trova appena tanto di forza e di libertà che le basti per ergersi verso il cielo deserto, domandando pietà. (cap. III Narratori, p. 248) ==''Le belle''== *A Megara ci sono ancora i garofani sui balconi, e le donne portano gonne lunghe; sicché, se si scopre una caviglia, voi vedete letteralmente i giovani tremare. Ma questo accade di rado, perché vanno caute e sorvegliate; e si sorvegliano da sé; e, se piove, preferiscono rincasare con l'orlo della gonna schizzato di pillacchere che con le calze morse da sguardi caldi come baci. Poi, se ne vede poche per le strade; tranne le servette, e quelle, proprio di basso popolo, che vanno – ancora – con l'anfora sulla testa alla fontana. (''La Siracusana'', p. 9) *Non credo d'avere visto mai più una donna così bella. Non si vedeva nulla di lei tranne il viso. Le donne d'allora non erano come quelle d'ora, che somigliano a frutta ignude, fra il fogliame. Andavano celate in un dedalo di pizzi e di ricami, con sottane bianche inamidate, simili alla carta rigida e ornata che a quei tempi usava intorno ai ''bouquets'' di fiori, e sulle sottane una gran gonna a fiorami, a volanti, a falbalà, maestosa come una pagoda, e al petto il busto, armato, inespugnabile. (''La Siracusana'', pp. 13-14) *A modo loro le ragazze erano belle; Ignazia forse più di tutte; col corpetto attillato bianco e nero come piuma di rondine. con gli orecchini lunghi di filigrana d'argento, e quei due baci o morsi in cima alle gote in forma di due ciliege stampate lì. (''Ignazia'', p. 19) *Una donna quasi sempre sa credere di essere amata per se stessa; ma un uomo, con le donne che lo scelgono, non sa che cosa valga lui e che cosa valga il suo denaro, o il suo nome, o la sua nomea mondana. (''L'amore'', p. 37) *Calùmi, solo solo, pensava che [[bene e male|il bene e il male]] sono cuciti a filo doppio e che niente è tanto difficile come fare il bene senza ferire chi lo riceve, o gli altri, e alla fin fine se stessi. Bisognerebbe non eccedere mai; sorvegliarsi sempre; essere economi col cuore; gelosi. E lui, così corretto, passeggiando e meditando, si sorprendeva a grattarsi la barbetta bionda, acuta. (''L'olio'', p. 96) *Poi gli anni furono veloci, i primi anni in discesa, quelli che della gioventù hanno ancora la foga, ma è una corsa di abbandono. Il primo tratto si fa di corsa, quasi volentieri, quasi con le forze accumulate salendo; ci si lascia dietro la cima, senza voltarsi a guardarla; più giù, si riprende il freno; comincia un'altra rampa, più lunga, più piana; ed è la vecchiaia. (''Il vedovo'', p. 104) *Ci sono cose della mia vita di cui non posso lodarmi; ma di questa non so pentirmi; non degli anni che vissi in un segreto delirio; e nemmeno del giorno in cui concordi, quasi all'improvviso, decidemmo di separarci. Con le mani nelle mani, ma diritti, e le persone l'una dall'altra tanto distanti quanto potevano essere, ci dicemmo addio; e sapevamo di volere così che il nostro amore non deperisse e rimanesse nel ricordo, perfetto: qualche cosa di eterno. (''Hussàn-abà'', p. 106) *Le parole di Annalìa erano rimaste nell'aria, e il cosiddetto «ruggito» del motore le faceva ricordare.<br/>– Una voce di [[donna]] sulla soglia del deserto ha un suono straordinariamente fresco. Come una fontana. Mette sete. (''Il miraggio'', p. 157) ==''Ottocento europeo''== *Essere popolare e insieme illustre, congiungere la celebrità alla gloria, creare favole per l'immaginazione delle folle ed ardui esemplari di stile per gli artisti; questa è la fortuna a cui tutti gli scrittori aspirano e che pochissimi nel secolo scorso poterono conseguire. Tra i pochissimi, [[Gustave Flaubert|Flaubert]]. (cap. XIII, p. 99) *Non è esagerato dire che in Flaubert si riassunse la letteratura francese, almeno da [[François-René de Chateaubriand|Chateaubriand]] in poi, e si formarono le tendenze nuove. La sua opera è un vertice e un crocicchio. Una vita indicibilmente amara ed afflitta fu compensata da un omaggio unanime di cui dopo le epoche classiche s'era quasi perduto l'esempio. (cap. XIII, p. 100) *{{NDR|[[Israel Zangwill]]}} La sua forza consiste nel rappresentare gli [[ebrei]] con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste. (cap. XXV, p. 201) *{{NDR|Israel Zangwill}} Leggendo lo [[William Shakespeare|shakespeariano]] ''Mercante di Venezia'', egli non ha certo alcunché da obbiettare alla veridicità del carattere di Shylock, e accetta quella mistura di sacro e profano, di ortodossia dottrinaria e di brama crudele, collauda con la sua personale esperienza del [[ghetto]] la fermezza dello strozzino nel pretendere la libbra di carne e il duplice, dissono sospiro del padre: «Mia figlia! I miei ducati!» In genere, egli accetta senza mormorazioni l'aneddotica proverbiale che i cristiani hanno accumulata sul conto del popolo senza re né regno, della quale d'altronde conosce le fonti ebraiche e bibliche, nulla essendo, da certi punti di vista, meno lusinghiero per gli ebrei che la storia di Esaù o quella di Giuseppe. Ma l'arte e il sentimento di Zangwill cominciano proprio qui: dove finisce il racconto dell'ironista cristiano, o dell'autoironista giudeo che gode umiliandosi innanzi a se stesso e innanzi ai suoi nemici. Zangwill non discute le accuse ai suoi correligionari, non fa apologetica nazionalista; ammette senz'altro la verità materiale delle accuse e ne interpreta, esaltandolo, il senso. (cap. XXV, pp. 201-202) == ''Rubè'' == ===[[Incipit]]=== La vita di Filippo Rubè prima dei trent'anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d'affari. Veramente egli aveva portato qualcos'altro del suo, segnatamente una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose, postagli in cuore dal padre; il quale era segretario comunale a Calinni, e, conoscendo bene l'Eneide in latino e la vita di Napoleone in francese, giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo fuorché i geni e gli eroi. ===Citazioni=== *Voialtri sapete benissimo quale vento soffi. Fino al maggio, fino al giugno si poteva supporre che l'entrata in guerra dell'Italia decidesse. Allora, in un anno o due, si sarebbe riparata la vecchia fabbrica del mondo. Ora non più. Ora è chiaro che il mondo brucerà finché ci sia da bruciare. Questa è l'età del fuoco. Poi verrà l'età della cenere. Soffia un vento di perdizione. Ma voialtri vi imbottite il nido nel fitto della foresta, sperando che il vento vi sdruccioli accanto e si faccia sentire quanto basta per dare un gradevole smarrimento d'altalena a chi dormicchia tra le piume. Fa tanto bene quando tuona e lampeggia star dietro una vetrata coperta di ricami cinquecento coi trafori che fanno ti vedo e non ti vedo. Dico sul serio. Vi ammiro. Il destino del genere umano è affidato a quei pochi che fra otto o dieci anni, quando questa consumazione sarà finita, avranno l'orgoglio di dire: io non c'ero. Ma non vada, signorina Mary, a fare l'infermiera. Lasci stare. Le cose si fanno o non si fanno. È meglio, infinitamente meglio non farle. Ma pensi che cosa sarebbe il mondo fra dieci anni se non ci fosse proprio nessuno con un po' di salute, di gioventù, di ragione. Oh! fate almeno che una bella donna non abbia toccato una piaga, che un uomo, un uomo solo, non abbia ucciso. (parte prima, cap. IV) ==''Studi di letterature moderne''== *[...] egli {{NDR|[[Pietro Metastasio]]}}, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. (cap. I, III, p. 29) *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. (cap. I, III, p. 31) *E di tanti {{NDR|dei poeti della scuola romana}} solo uno sopravvive in ispirito e in corpo, [[Domenico Gnoli (poeta e storico)|Domenico Gnoli]], che, dopo molteplici reincarnazioni in avventurosi pseudonimi, trovò la sua anima sotto le spoglie di Giulio Orsini, e la manifestò in alcune liriche, ''Orpheus'', ch'ebbero clamorosa fortuna finché il pubblico poté udirvi il primo grido di una nuova energia poetica ricca d'avvenire, e poi furono messe un poco da parte quando non senza delusione si seppe che l'autore era a mezza via fra i sessanta e i settant'anni. Ma si tornerà a cercare in quel gramo {{sic|libriccino}} quanto di più vivo abbia dato la poesia della nuova Italia dopo Pascoli e D'Annunzio. (cap. I, V, p. 47) ==''Una Sicilia senza aranci''== *Sia fatta confessione plenaria, o quasi. Io non sono mai stato a [[Girgenti]], io non ho mai salito l'[[Etna]], io non sono mai stato a [[Selinunte]], io non ho mai visto Erice, Monte San Giuliano, di cui mi raccontava abbaglianti meraviglie il mio professore d'Italiano al liceo, Ugo Antonio Amico, e di cui, anche recentemente, un giovane scrittore italiano, non siciliano, mi diceva che [[Capri]] non è nulla al confronto. Ultimo, e peggio di tutti per misurare l'abisso della mia ignoranza, io non sono mai stato a [[Segesta]] che è, si direbbe, alle porte di [[Palermo]].<br/> Eppure a che servono questi elenchi? E che cosa sono quando le cose che esistono dentro la mente, dentro al cuore vi si sono stampate con un'orma la cui profondità, la cui stabilità non è paragonabile a nessun'altra? (''Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)'', p. 93) *Essi, i miei connazionali, e soprattutto i miei corregionali, mi hanno aiutato un poco a farmi capire che cosa sono venuto a fare in [[America]]. Il primo impulso, la prima tentazione di uno di noi è di fuggire, imbarcandosi di nuovo sullo stesso piroscafo per tornare a casa. Il secondo stato d'animo consiste nel farsi una nicchia dentro questo mondo, nello starci a modo nostro ignorandolo: veri emigrati, anzi veri esuli, dalle facce lunghe, con una patina di tristezza che non si può dire, e che si riconosce anche su gente ch'è qui da trent'anni, e che magari ha fatto bene i suoi affari. Non credo che alcuna altra razza abbia conservato come la nostra questo carattere inibitivo, questa obiezione silenziosa.<br/> Io cerco, come alcuni hanno cercato, di giungere a un terzo stadio: non dico di divenire americano, ma di comprendere, cioè di prendere in me, questo mondo. Una conquista dell'America?, naturalmente, ritorno a ricordarmi di quelle indimenticabili parole di [[Goethe]], che ho sempre nell'animo a questo e a molti altri propositi. "Qui, o in nessun luogo, è l'America". Qui, cioè dentro di noi. (''I siciliani in America'', pp. 125-126) *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della [[Sicilia]], la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. (''Sicilia'', p. 129) *Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. (''Sicilia'', pp. 140-141) *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (''Sicilia'', p. 141) *Giacché tale è la caratteristica dell'arte di [[Luigi Pirandello]]: un realismo cinico. Non ch'egli sia incapace di pagine sottilmente e dolorosamente poetiche, ove vibri un umorismo di superiore qualità spirituale. (recensione di ''La vita nuda'' di Luigi Pirandello, p. 206) *Questo principalmente distingue lo scrittore dalla maggioranza dei suoi amici; ch'egli preferisce abitualmente l'ultimo libro, e la maggioranza degli amici trova sempre migliore il libro precedente. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 252) *Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 253) *Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani. (''Accenti'', p. 266) *L'accento: quest'aura del discorso, odore, si direbbe, della frase, ritmo che il metronomo non scandisce, diagramma sul cui andirivieni fluttua l'inafferrabile. Altrimenti detto intonazione; musica d'intervalli così brevi che nessuna notazione li trascrive; eppure è quella che è e non altra, e può essere erronea anche quando ogni altra cosa, pronunzia, vocabolario, sintassi, è a posto. Copiarla quando non s'è più fanciulli è da commedianti, al più da attori. (''Accenti'', p. 267) *Questa delle pronunzie e accenti può essere una faccenda fatale come fu ai francesi del Vespro che non sapevano dir ''cece'' e per inadempienza fonetica caddero trafitti, o com'era già stata agli Eframiti che per dire ''sibboleth'' invece di ''scibboleth'' furono strangolati ai guadi del Giordano. (''Accenti'', p. 269) *Lei dice "chiunque intenda quella stessa lingua", "le parole sono segni di cose", e invece non vivono due persone che parlino la stessa lingua, né ci sono due momenti in cui una parola individui la stessa cosa, [[w:Panta rei|παντα ρει]]. […] la lingua della poesia e della vita non è né una lingua morta, né una lingua concettuale – sostituibile vale a dire, con un complesso di segni grafici senza suono […]. Il significato emozionale della parola varia da uomo a uomo, ed ogni sillaba è colorata dal tono del suo spirito (Lettera a [[Giovanni Alfredo Cesareo]], p. 318) *Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. […] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. (recensione a ''Palermo avanti la rivoluzione'' del 12 febbraio 1905, p. 371) ==[[Incipit]] di ''Golia. Marcia del fascismo''== Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di [[nazione]] è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.<br> La [[Italia|nazione italiana]] ebbe origine, come tutte le altre nazioni europee, verso la fine del Medio Evo; ma nacque in modo diverso. L'Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: [[Dante Alighieri|Dante]]. Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. Il suo temperamento e la sua opera ebbero una influenza decisiva, aumentata col passare dei secoli, finché divenne essenziale nelle classi dirigenti del popolo italiano. Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che [[Mosè]] fu per Israele.<br> La sua biografia, com'è spesso accaduto ai fondatori di religioni e di nazioni, è nettamente spartita in due dal fallimento della carriera naturale e dall'inizio delle peregrinazioni. Dante fu cacciato in esilio nel 1302, quando aveva trentasette anni; e fu la sua Egira. ==Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese== *L'adolescenza del Borgese è imbevuta di tendenze che, riunitesi intorno al [[Giovanni Verga|Verga]], conservano un'intonazione manzoniana: d'un [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] in cui sia tolta la febbre morale, ma esercitato ed esteso l'amore del documento e dell'indagine storica come principio dell'arte. Ho veduto con attenzione gli esordi dell'attività del Borgese, sia negli inediti, sia nelle prime collaborazioni dimenticate o disperse. Vi ho trovato un grande attaccamento a [[Lev Tolstoj|{{sic|Tolstoi}}]], inteso come verista e apparentato perfino al [[Giuseppe Giacosa|Giacosa]]: il desiderio di un'estetica che studi il gusto, le eredità, i complessi, molto più che le opere, e consideri l'artista come la risultanza di un clima intellettuale; il biasimo per l'arte «soggettiva», che non dimostri uno scopo sociale. L'ideale di critico, per il Borgese, è un [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]], inteso prima del [[Benedetto Croce|Croce]], trasformato dal [[positivismo]]. L'interessano i miti, come studio di razza; condanna un dramma, per inesattezza storica nei fatti e nella psicologia, ricordando i criteri dell'Adelchi. ([[Guido Piovene]]) * La discussione sul [[fascismo]] mai morto non è cominciata avantieri, ma dura da quando [[Benito Mussolini|Mussolini]] è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo ''Golia'', tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. ([[Luciano Canfora]]) *Per qualche anno, l'accusa dei critici contro il Borgese fu ch'egli è più critico che artista: è un'accusa che dimostra l'impreparazione di chi l'ha formulata. La critica d'un uomo vivo è la condizione dell'arte: artistico per eccellenza il sentimento che la muove. Essere critici significa non confondere la spontaneità con l'incoscienza. Per questo sono giunto al Borgese artista parlando del critico: e certo egli sa che l'accusa, che gli facevano un tempo, diventerà un titolo d'onore. ([[Guido Piovene]]) *''Se Borgese mi nega ogni valore | ho un amor di vicina che mi apprezza || È orfana di madre, è un po' sfacciata, | va in visibilio per un mio sonetto''. ([[Ugo Ricci]]) *[...] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di [[Voltaire]] – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma soprattutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota ''di [[Leonardo Sciascia]]'' a ''Le belle'', p. 176) *Risorge il tipo dei più gloriosi ''[[Romanzo d'appendice|feuilletonistes]]'' in Giuseppe Antonio Borgese, che dalla ''Stampa'' e dal ''Mattino'' trae la folta serie di articoli dedicati alla letteratura e coltura contemporanea e li riunisce in un grosso volume ''La Vita e il Libro'', senza mutarne virgola o aggiungervi nota, sicuro di sé, del suo gusto, dei suoi giudizi, della sua prosa. Sicurezza non impronta, ma derivatagli dal quotidiano consenso di lettori, di studiosi, di amici, di {{sic|avversarii}}, dall'interesse con cui le sue cronache sono accolte nel pubblico, discusse, ammirate, bistrattate magari; non so bene, ma forse anche temute. ([[Giovanni Rabizzani]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Antonio Borgese, ''Golia. Marcia del fascismo'', La nave di Teseo, Milano, 2022. ISBN 9788834612545 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/lavitaeillibro03borg/page/n10/mode/1up/ La vita e il libro]'', Terza serie e conclusione, Fratelli Bocca editori, Milano-Roma, 1913. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Le belle'' (1927), Sellerio editore, Palermo, 1983, ISBN 88-389-0228-3 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/borgese-ottocento-europeo/page/n2/mode/1up Ottocento europeo]'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/b/borgese_giuseppe/rube/pdf/borgese_rube.pdf Rubè]'', Mondadori, Milano, 1988. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/studidiletteratu00borguoft/page/n6/mode/1up/ Studi di letterature moderne]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1920. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Una Sicilia senza aranci'', a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma, 2005, ISBN 88-8309-179-5 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borgese, Giuseppe Antonio}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Germanisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] axkdjhme7ebjl80dnox5d5ynmxptmzp 1418402 1418401 2026-06-27T09:15:40Z Gaux 18878 /* Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese */ ordine alfabetico delle citazioni 1418402 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:G. A. Borgese a San Vigilio di Marebbe (cropped).png|miniatura|Giuseppe Antonio Borgese]] '''Giuseppe Antonio Borgese''' (1882 – 1952), scrittore, giornalista e critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese== *Alla Germania vittoriosa converrebbe una Russia {{sic|nihilista}}, un'Inghilterra {{sic|labourista}}, una Francia in mano di [[Joseph Caillaux|Caillaux]] e dei suoi simili (pensate bene: se i tedeschi fossero entrati a Parigi avrebbe sentito Caillaux il bisogno di fare una gita in America?), senza fortificazioni e senza leva triennale, un'Italia inerme, allegramente rivoltosa come era in giugno, magari sbocconcellata in corrusche repubblichette socialiste.<ref>Da ''Italia e Germania'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1919, [https://archive.org/details/italiaegermania00borg/page/72 Parte prima, pp. 72-73].</ref> *"Anche l'arte" - e perciò anche l'estetica che è l'intendimento dell'arte - "vuole una [[patria]]"; così disse un poeta di tempi migliori; e non è patria se non fisica quella dove la libertà, che è responsabilità, del pensiero e dell'arte è soggiogata al potere di un solo. Mi staccai fisicamente dall'Italia d'allora per restare fedele all'Italia di sempre.<ref>Da ''G. A. Borgese a il Governo Mondiale'', ''Epoca'', 14 ottobre 1950, p. 5.</ref> *Il tema più essenziale della letteratura italiana, finché essa si è mantenuta sui vertici, è quello del Giudice divino e della [[Maria|Vergine]]. [..] La letteratura e l'arte italiana sorsero da un ceppo religioso e di esso continuarono a nutrirsi. Protagonista fu il Pantocrator, il Cristo vincente della Divina Commedia e del Giudizio universale. Eroina fu la Paneghia, la tutta santa, la tutta pura, la Vergine amata.<ref>Da ''Il senso della letteratura italiana'', F.lli Treves, 1931.</ref> *L'arte del [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara.<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *Ogni [[disperazione]] è [[Fascismo|fascista]].<ref>Citato in Francesco Merlo, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/10/22/news/giuseppe_antonio_borgese_golia_nuova_edizione_saggio_fascismo-371237724/?ref=drla-2 I''l "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese: il fascismo e la disperazione''], ''Repubblica.it'', 22 ottobre 2022.</ref> *Partii tardi nella mattina; m'avviai senza mèta alla destra del lago, per un bellissimo sentiero che non avevo mai fatto: largo, scoperto, visibile da ogni parte, tagliato a sghembo sulla prima pendice della Margna, affacciato sulle acque del lago che quanto più si saliva tanto più divenivano azzurre. Alla voltata vidi nella serenità il ghiacciaio di [[Val Fedoz|Fedoz]].<br>Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come [[Pitagora]] sentiva l'armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottoni, note basse, vellutate, di trombe; la vista d'un [[ghiacciaio]] empie l'aria d'un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come dev'essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell'ineffabile.<ref>Da ''Tempesta nel nulla: romanzo'', A. Mondadori, Milano, 1931, p. 41.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica [[strofa]] di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo.<ref>Da ''Gabriele D'annunzio'', Napoli, 1909; citato in De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974, pp. 702-703.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} [...] una Divina Commedia capovolta [...]<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|A proposito de ''[[I fratelli Karamàzov]]''}} Vanno oltre il bello. Essi raggiungono la dignità del libro sacro.<ref>Citato in [[Igor Sibaldi]], ''Introduzione'', in Fëdor Dostoevskij, ''I fratelli Karamàzov'', Mondadori, Milano, 1994, p. XIV. ISBN 88-04-52723-4</ref> ==''La vita e il libro''== *[...] il [[Giuseppe Lipparini|Lipparini]] vive nell'atmosfera autentica e nativa della sua fantasia: atmosfera debole, ma non viziata, che nutre fiori diafani e di odore un po' sciapo, ma non fiori di carta che un profumiere abbia immersi in essenze. S'intende che il Lipparini è un parnassiano, ma forse il migliore di quanti in Italia abbiano aspirato a questo titolo, l'unico che si possa ricordare con onore quando si discorra di quel tipo d'arte cui Anatole France deve la sua rinomanza europea. (cap. III Narratori, pp. 168-169) *Questo buon sangue letterario, ma rinvigorito dal secolo, circola nell'arte di Giuseppe Lipparini. Escogitare il nuovo; almanaccare, poniamo caso, novelle stravaganti come un {{sic|Hofmann}}<ref>[[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann]].</ref> o un Poe gli parrebbe insolente. Ricama tranquillamente un angolo di quell'eterno arazzo dell'arte classica e classicheggiante, alzando di tanto in tanto gli occhi per sorprendere una movenza o per carpire un piccolo segreto di stile. Non ha cure politiche, né religiose né morali; non osa rifare la patria né redimere la plebe. Vuole raggiungere una bella forma armoniosa e schietta. (cap. III Narratori, p. 171) *[...] [[Luigi Capuana|Capuana]], che s'era tuffato nell'acqua del verismo senza subire la metamorfosi di Glauco, ha continuato a respirare ed a vivere anche quando quell'acqua fu tutta quanta svaporata. Egli non appartenne mai ad un sistema o ad una scuola; non fece mai sacrificio della sua personalità ad una fede o ad un metodo, ma si servì, con gioconda agilità, dei metodi e delle mode per compiacere al suo prepotente istinto narrativo. E, perìta la fede artistica dei suoi anni migliori, egli, l'artista, sopravvive, e ricanta, più che settuagenario, ancora un inno alla voluttà di creare, e immagina, racconta, scrive con una fecondità che quasi c'inebria e ci fa più cara la vita come ogni segno di energia senile. (cap. III Narratori, pp. 223-224) *Il verismo era divenuto la sostanza dell'anima di [[Giovanni Verga|Verga]]; e, quando quella formula si sciolse, quando quell'edificio teorico intaccato da ogni genere di critica crollò, il Verga era già troppo innanzi negli anni per farsi una nuova fede ed era, d'altro canto, un temperamento troppo appassionato e profondo per procedere innanzi senza la certezza di un terreno compatto. Parlò sempre più raro e più fioco, trepidò sentendosi mancare il consenso dei tempi, tacque. (cap. III Narratori, p. 223) *Tutte le volte che la [[Carola Prosperi|Prosperi]] ha tentato un urto di passioni, un conflitto drammatico, le è mancato un punto d'appoggio nella realtà su cui far leva. Ma c'è un umile, continuo, represso grido lirico, ed è la particolare bellezza della ''Paura di amare'': il grido della vergine violata, dell'amante inebriata, della sposa che partorisce, della puerpera che muore; il gemito sordo di questo spirito su cui la materia prevale, e che nello strazio cui lo sottomette l'istinto trova appena tanto di forza e di libertà che le basti per ergersi verso il cielo deserto, domandando pietà. (cap. III Narratori, p. 248) ==''Le belle''== *A Megara ci sono ancora i garofani sui balconi, e le donne portano gonne lunghe; sicché, se si scopre una caviglia, voi vedete letteralmente i giovani tremare. Ma questo accade di rado, perché vanno caute e sorvegliate; e si sorvegliano da sé; e, se piove, preferiscono rincasare con l'orlo della gonna schizzato di pillacchere che con le calze morse da sguardi caldi come baci. Poi, se ne vede poche per le strade; tranne le servette, e quelle, proprio di basso popolo, che vanno – ancora – con l'anfora sulla testa alla fontana. (''La Siracusana'', p. 9) *Non credo d'avere visto mai più una donna così bella. Non si vedeva nulla di lei tranne il viso. Le donne d'allora non erano come quelle d'ora, che somigliano a frutta ignude, fra il fogliame. Andavano celate in un dedalo di pizzi e di ricami, con sottane bianche inamidate, simili alla carta rigida e ornata che a quei tempi usava intorno ai ''bouquets'' di fiori, e sulle sottane una gran gonna a fiorami, a volanti, a falbalà, maestosa come una pagoda, e al petto il busto, armato, inespugnabile. (''La Siracusana'', pp. 13-14) *A modo loro le ragazze erano belle; Ignazia forse più di tutte; col corpetto attillato bianco e nero come piuma di rondine. con gli orecchini lunghi di filigrana d'argento, e quei due baci o morsi in cima alle gote in forma di due ciliege stampate lì. (''Ignazia'', p. 19) *Una donna quasi sempre sa credere di essere amata per se stessa; ma un uomo, con le donne che lo scelgono, non sa che cosa valga lui e che cosa valga il suo denaro, o il suo nome, o la sua nomea mondana. (''L'amore'', p. 37) *Calùmi, solo solo, pensava che [[bene e male|il bene e il male]] sono cuciti a filo doppio e che niente è tanto difficile come fare il bene senza ferire chi lo riceve, o gli altri, e alla fin fine se stessi. Bisognerebbe non eccedere mai; sorvegliarsi sempre; essere economi col cuore; gelosi. E lui, così corretto, passeggiando e meditando, si sorprendeva a grattarsi la barbetta bionda, acuta. (''L'olio'', p. 96) *Poi gli anni furono veloci, i primi anni in discesa, quelli che della gioventù hanno ancora la foga, ma è una corsa di abbandono. Il primo tratto si fa di corsa, quasi volentieri, quasi con le forze accumulate salendo; ci si lascia dietro la cima, senza voltarsi a guardarla; più giù, si riprende il freno; comincia un'altra rampa, più lunga, più piana; ed è la vecchiaia. (''Il vedovo'', p. 104) *Ci sono cose della mia vita di cui non posso lodarmi; ma di questa non so pentirmi; non degli anni che vissi in un segreto delirio; e nemmeno del giorno in cui concordi, quasi all'improvviso, decidemmo di separarci. Con le mani nelle mani, ma diritti, e le persone l'una dall'altra tanto distanti quanto potevano essere, ci dicemmo addio; e sapevamo di volere così che il nostro amore non deperisse e rimanesse nel ricordo, perfetto: qualche cosa di eterno. (''Hussàn-abà'', p. 106) *Le parole di Annalìa erano rimaste nell'aria, e il cosiddetto «ruggito» del motore le faceva ricordare.<br/>– Una voce di [[donna]] sulla soglia del deserto ha un suono straordinariamente fresco. Come una fontana. Mette sete. (''Il miraggio'', p. 157) ==''Ottocento europeo''== *Essere popolare e insieme illustre, congiungere la celebrità alla gloria, creare favole per l'immaginazione delle folle ed ardui esemplari di stile per gli artisti; questa è la fortuna a cui tutti gli scrittori aspirano e che pochissimi nel secolo scorso poterono conseguire. Tra i pochissimi, [[Gustave Flaubert|Flaubert]]. (cap. XIII, p. 99) *Non è esagerato dire che in Flaubert si riassunse la letteratura francese, almeno da [[François-René de Chateaubriand|Chateaubriand]] in poi, e si formarono le tendenze nuove. La sua opera è un vertice e un crocicchio. Una vita indicibilmente amara ed afflitta fu compensata da un omaggio unanime di cui dopo le epoche classiche s'era quasi perduto l'esempio. (cap. XIII, p. 100) *{{NDR|[[Israel Zangwill]]}} La sua forza consiste nel rappresentare gli [[ebrei]] con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste. (cap. XXV, p. 201) *{{NDR|Israel Zangwill}} Leggendo lo [[William Shakespeare|shakespeariano]] ''Mercante di Venezia'', egli non ha certo alcunché da obbiettare alla veridicità del carattere di Shylock, e accetta quella mistura di sacro e profano, di ortodossia dottrinaria e di brama crudele, collauda con la sua personale esperienza del [[ghetto]] la fermezza dello strozzino nel pretendere la libbra di carne e il duplice, dissono sospiro del padre: «Mia figlia! I miei ducati!» In genere, egli accetta senza mormorazioni l'aneddotica proverbiale che i cristiani hanno accumulata sul conto del popolo senza re né regno, della quale d'altronde conosce le fonti ebraiche e bibliche, nulla essendo, da certi punti di vista, meno lusinghiero per gli ebrei che la storia di Esaù o quella di Giuseppe. Ma l'arte e il sentimento di Zangwill cominciano proprio qui: dove finisce il racconto dell'ironista cristiano, o dell'autoironista giudeo che gode umiliandosi innanzi a se stesso e innanzi ai suoi nemici. Zangwill non discute le accuse ai suoi correligionari, non fa apologetica nazionalista; ammette senz'altro la verità materiale delle accuse e ne interpreta, esaltandolo, il senso. (cap. XXV, pp. 201-202) == ''Rubè'' == ===[[Incipit]]=== La vita di Filippo Rubè prima dei trent'anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d'affari. Veramente egli aveva portato qualcos'altro del suo, segnatamente una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose, postagli in cuore dal padre; il quale era segretario comunale a Calinni, e, conoscendo bene l'Eneide in latino e la vita di Napoleone in francese, giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo fuorché i geni e gli eroi. ===Citazioni=== *Voialtri sapete benissimo quale vento soffi. Fino al maggio, fino al giugno si poteva supporre che l'entrata in guerra dell'Italia decidesse. Allora, in un anno o due, si sarebbe riparata la vecchia fabbrica del mondo. Ora non più. Ora è chiaro che il mondo brucerà finché ci sia da bruciare. Questa è l'età del fuoco. Poi verrà l'età della cenere. Soffia un vento di perdizione. Ma voialtri vi imbottite il nido nel fitto della foresta, sperando che il vento vi sdruccioli accanto e si faccia sentire quanto basta per dare un gradevole smarrimento d'altalena a chi dormicchia tra le piume. Fa tanto bene quando tuona e lampeggia star dietro una vetrata coperta di ricami cinquecento coi trafori che fanno ti vedo e non ti vedo. Dico sul serio. Vi ammiro. Il destino del genere umano è affidato a quei pochi che fra otto o dieci anni, quando questa consumazione sarà finita, avranno l'orgoglio di dire: io non c'ero. Ma non vada, signorina Mary, a fare l'infermiera. Lasci stare. Le cose si fanno o non si fanno. È meglio, infinitamente meglio non farle. Ma pensi che cosa sarebbe il mondo fra dieci anni se non ci fosse proprio nessuno con un po' di salute, di gioventù, di ragione. Oh! fate almeno che una bella donna non abbia toccato una piaga, che un uomo, un uomo solo, non abbia ucciso. (parte prima, cap. IV) ==''Studi di letterature moderne''== *[...] egli {{NDR|[[Pietro Metastasio]]}}, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. (cap. I, III, p. 29) *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. (cap. I, III, p. 31) *E di tanti {{NDR|dei poeti della scuola romana}} solo uno sopravvive in ispirito e in corpo, [[Domenico Gnoli (poeta e storico)|Domenico Gnoli]], che, dopo molteplici reincarnazioni in avventurosi pseudonimi, trovò la sua anima sotto le spoglie di Giulio Orsini, e la manifestò in alcune liriche, ''Orpheus'', ch'ebbero clamorosa fortuna finché il pubblico poté udirvi il primo grido di una nuova energia poetica ricca d'avvenire, e poi furono messe un poco da parte quando non senza delusione si seppe che l'autore era a mezza via fra i sessanta e i settant'anni. Ma si tornerà a cercare in quel gramo {{sic|libriccino}} quanto di più vivo abbia dato la poesia della nuova Italia dopo Pascoli e D'Annunzio. (cap. I, V, p. 47) ==''Una Sicilia senza aranci''== *Sia fatta confessione plenaria, o quasi. Io non sono mai stato a [[Girgenti]], io non ho mai salito l'[[Etna]], io non sono mai stato a [[Selinunte]], io non ho mai visto Erice, Monte San Giuliano, di cui mi raccontava abbaglianti meraviglie il mio professore d'Italiano al liceo, Ugo Antonio Amico, e di cui, anche recentemente, un giovane scrittore italiano, non siciliano, mi diceva che [[Capri]] non è nulla al confronto. Ultimo, e peggio di tutti per misurare l'abisso della mia ignoranza, io non sono mai stato a [[Segesta]] che è, si direbbe, alle porte di [[Palermo]].<br/> Eppure a che servono questi elenchi? E che cosa sono quando le cose che esistono dentro la mente, dentro al cuore vi si sono stampate con un'orma la cui profondità, la cui stabilità non è paragonabile a nessun'altra? (''Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)'', p. 93) *Essi, i miei connazionali, e soprattutto i miei corregionali, mi hanno aiutato un poco a farmi capire che cosa sono venuto a fare in [[America]]. Il primo impulso, la prima tentazione di uno di noi è di fuggire, imbarcandosi di nuovo sullo stesso piroscafo per tornare a casa. Il secondo stato d'animo consiste nel farsi una nicchia dentro questo mondo, nello starci a modo nostro ignorandolo: veri emigrati, anzi veri esuli, dalle facce lunghe, con una patina di tristezza che non si può dire, e che si riconosce anche su gente ch'è qui da trent'anni, e che magari ha fatto bene i suoi affari. Non credo che alcuna altra razza abbia conservato come la nostra questo carattere inibitivo, questa obiezione silenziosa.<br/> Io cerco, come alcuni hanno cercato, di giungere a un terzo stadio: non dico di divenire americano, ma di comprendere, cioè di prendere in me, questo mondo. Una conquista dell'America?, naturalmente, ritorno a ricordarmi di quelle indimenticabili parole di [[Goethe]], che ho sempre nell'animo a questo e a molti altri propositi. "Qui, o in nessun luogo, è l'America". Qui, cioè dentro di noi. (''I siciliani in America'', pp. 125-126) *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della [[Sicilia]], la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. (''Sicilia'', p. 129) *Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. (''Sicilia'', pp. 140-141) *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (''Sicilia'', p. 141) *Giacché tale è la caratteristica dell'arte di [[Luigi Pirandello]]: un realismo cinico. Non ch'egli sia incapace di pagine sottilmente e dolorosamente poetiche, ove vibri un umorismo di superiore qualità spirituale. (recensione di ''La vita nuda'' di Luigi Pirandello, p. 206) *Questo principalmente distingue lo scrittore dalla maggioranza dei suoi amici; ch'egli preferisce abitualmente l'ultimo libro, e la maggioranza degli amici trova sempre migliore il libro precedente. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 252) *Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 253) *Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani. (''Accenti'', p. 266) *L'accento: quest'aura del discorso, odore, si direbbe, della frase, ritmo che il metronomo non scandisce, diagramma sul cui andirivieni fluttua l'inafferrabile. Altrimenti detto intonazione; musica d'intervalli così brevi che nessuna notazione li trascrive; eppure è quella che è e non altra, e può essere erronea anche quando ogni altra cosa, pronunzia, vocabolario, sintassi, è a posto. Copiarla quando non s'è più fanciulli è da commedianti, al più da attori. (''Accenti'', p. 267) *Questa delle pronunzie e accenti può essere una faccenda fatale come fu ai francesi del Vespro che non sapevano dir ''cece'' e per inadempienza fonetica caddero trafitti, o com'era già stata agli Eframiti che per dire ''sibboleth'' invece di ''scibboleth'' furono strangolati ai guadi del Giordano. (''Accenti'', p. 269) *Lei dice "chiunque intenda quella stessa lingua", "le parole sono segni di cose", e invece non vivono due persone che parlino la stessa lingua, né ci sono due momenti in cui una parola individui la stessa cosa, [[w:Panta rei|παντα ρει]]. […] la lingua della poesia e della vita non è né una lingua morta, né una lingua concettuale – sostituibile vale a dire, con un complesso di segni grafici senza suono […]. Il significato emozionale della parola varia da uomo a uomo, ed ogni sillaba è colorata dal tono del suo spirito (Lettera a [[Giovanni Alfredo Cesareo]], p. 318) *Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. […] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. (recensione a ''Palermo avanti la rivoluzione'' del 12 febbraio 1905, p. 371) ==[[Incipit]] di ''Golia. Marcia del fascismo''== Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di [[nazione]] è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.<br> La [[Italia|nazione italiana]] ebbe origine, come tutte le altre nazioni europee, verso la fine del Medio Evo; ma nacque in modo diverso. L'Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: [[Dante Alighieri|Dante]]. Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. Il suo temperamento e la sua opera ebbero una influenza decisiva, aumentata col passare dei secoli, finché divenne essenziale nelle classi dirigenti del popolo italiano. Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che [[Mosè]] fu per Israele.<br> La sua biografia, com'è spesso accaduto ai fondatori di religioni e di nazioni, è nettamente spartita in due dal fallimento della carriera naturale e dall'inizio delle peregrinazioni. Dante fu cacciato in esilio nel 1302, quando aveva trentasette anni; e fu la sua Egira. ==Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese== *L'adolescenza del Borgese è imbevuta di tendenze che, riunitesi intorno al [[Giovanni Verga|Verga]], conservano un'intonazione manzoniana: d'un [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] in cui sia tolta la febbre morale, ma esercitato ed esteso l'amore del documento e dell'indagine storica come principio dell'arte. Ho veduto con attenzione gli esordi dell'attività del Borgese, sia negli inediti, sia nelle prime collaborazioni dimenticate o disperse. Vi ho trovato un grande attaccamento a [[Lev Tolstoj|{{sic|Tolstoi}}]], inteso come verista e apparentato perfino al [[Giuseppe Giacosa|Giacosa]]: il desiderio di un'estetica che studi il gusto, le eredità, i complessi, molto più che le opere, e consideri l'artista come la risultanza di un clima intellettuale; il biasimo per l'arte «soggettiva», che non dimostri uno scopo sociale. L'ideale di critico, per il Borgese, è un [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]], inteso prima del [[Benedetto Croce|Croce]], trasformato dal [[positivismo]]. L'interessano i miti, come studio di razza; condanna un dramma, per inesattezza storica nei fatti e nella psicologia, ricordando i criteri dell'Adelchi. ([[Guido Piovene]]) *La discussione sul [[fascismo]] mai morto non è cominciata avantieri, ma dura da quando [[Benito Mussolini|Mussolini]] è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo ''Golia'', tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. ([[Luciano Canfora]]) *Per qualche anno, l'accusa dei critici contro il Borgese fu ch'egli è più critico che artista: è un'accusa che dimostra l'impreparazione di chi l'ha formulata. La critica d'un uomo vivo è la condizione dell'arte: artistico per eccellenza il sentimento che la muove. Essere critici significa non confondere la spontaneità con l'incoscienza. Per questo sono giunto al Borgese artista parlando del critico: e certo egli sa che l'accusa, che gli facevano un tempo, diventerà un titolo d'onore. ([[Guido Piovene]]) *[...] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di [[Voltaire]] – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma soprattutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota ''di [[Leonardo Sciascia]]'' a ''Le belle'', p. 176) *Risorge il tipo dei più gloriosi ''[[Romanzo d'appendice|feuilletonistes]]'' in Giuseppe Antonio Borgese, che dalla ''Stampa'' e dal ''Mattino'' trae la folta serie di articoli dedicati alla letteratura e coltura contemporanea e li riunisce in un grosso volume ''La Vita e il Libro'', senza mutarne virgola o aggiungervi nota, sicuro di sé, del suo gusto, dei suoi giudizi, della sua prosa. Sicurezza non impronta, ma derivatagli dal quotidiano consenso di lettori, di studiosi, di amici, di {{sic|avversarii}}, dall'interesse con cui le sue cronache sono accolte nel pubblico, discusse, ammirate, bistrattate magari; non so bene, ma forse anche temute. ([[Giovanni Rabizzani]]) *''Se Borgese mi nega ogni valore | ho un amor di vicina che mi apprezza || È orfana di madre, è un po' sfacciata, | va in visibilio per un mio sonetto''. ([[Ugo Ricci]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Antonio Borgese, ''Golia. Marcia del fascismo'', La nave di Teseo, Milano, 2022. ISBN 9788834612545 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/lavitaeillibro03borg/page/n10/mode/1up/ La vita e il libro]'', Terza serie e conclusione, Fratelli Bocca editori, Milano-Roma, 1913. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Le belle'' (1927), Sellerio editore, Palermo, 1983, ISBN 88-389-0228-3 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/borgese-ottocento-europeo/page/n2/mode/1up Ottocento europeo]'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/b/borgese_giuseppe/rube/pdf/borgese_rube.pdf Rubè]'', Mondadori, Milano, 1988. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/studidiletteratu00borguoft/page/n6/mode/1up/ Studi di letterature moderne]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1920. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Una Sicilia senza aranci'', a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma, 2005, ISBN 88-8309-179-5 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borgese, Giuseppe Antonio}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Germanisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] so78habai34m7r9446l2m277slig1yn 1418414 1418402 2026-06-27T09:41:27Z Gaux 18878 /* Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese */ Piovene: la fantasia del Borgese 1418414 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:G. A. Borgese a San Vigilio di Marebbe (cropped).png|miniatura|Giuseppe Antonio Borgese]] '''Giuseppe Antonio Borgese''' (1882 – 1952), scrittore, giornalista e critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese== *Alla Germania vittoriosa converrebbe una Russia {{sic|nihilista}}, un'Inghilterra {{sic|labourista}}, una Francia in mano di [[Joseph Caillaux|Caillaux]] e dei suoi simili (pensate bene: se i tedeschi fossero entrati a Parigi avrebbe sentito Caillaux il bisogno di fare una gita in America?), senza fortificazioni e senza leva triennale, un'Italia inerme, allegramente rivoltosa come era in giugno, magari sbocconcellata in corrusche repubblichette socialiste.<ref>Da ''Italia e Germania'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1919, [https://archive.org/details/italiaegermania00borg/page/72 Parte prima, pp. 72-73].</ref> *"Anche l'arte" - e perciò anche l'estetica che è l'intendimento dell'arte - "vuole una [[patria]]"; così disse un poeta di tempi migliori; e non è patria se non fisica quella dove la libertà, che è responsabilità, del pensiero e dell'arte è soggiogata al potere di un solo. Mi staccai fisicamente dall'Italia d'allora per restare fedele all'Italia di sempre.<ref>Da ''G. A. Borgese a il Governo Mondiale'', ''Epoca'', 14 ottobre 1950, p. 5.</ref> *Il tema più essenziale della letteratura italiana, finché essa si è mantenuta sui vertici, è quello del Giudice divino e della [[Maria|Vergine]]. [..] La letteratura e l'arte italiana sorsero da un ceppo religioso e di esso continuarono a nutrirsi. Protagonista fu il Pantocrator, il Cristo vincente della Divina Commedia e del Giudizio universale. Eroina fu la Paneghia, la tutta santa, la tutta pura, la Vergine amata.<ref>Da ''Il senso della letteratura italiana'', F.lli Treves, 1931.</ref> *L'arte del [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara.<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *Ogni [[disperazione]] è [[Fascismo|fascista]].<ref>Citato in Francesco Merlo, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/10/22/news/giuseppe_antonio_borgese_golia_nuova_edizione_saggio_fascismo-371237724/?ref=drla-2 I''l "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese: il fascismo e la disperazione''], ''Repubblica.it'', 22 ottobre 2022.</ref> *Partii tardi nella mattina; m'avviai senza mèta alla destra del lago, per un bellissimo sentiero che non avevo mai fatto: largo, scoperto, visibile da ogni parte, tagliato a sghembo sulla prima pendice della Margna, affacciato sulle acque del lago che quanto più si saliva tanto più divenivano azzurre. Alla voltata vidi nella serenità il ghiacciaio di [[Val Fedoz|Fedoz]].<br>Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come [[Pitagora]] sentiva l'armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottoni, note basse, vellutate, di trombe; la vista d'un [[ghiacciaio]] empie l'aria d'un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come dev'essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell'ineffabile.<ref>Da ''Tempesta nel nulla: romanzo'', A. Mondadori, Milano, 1931, p. 41.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica [[strofa]] di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo.<ref>Da ''Gabriele D'annunzio'', Napoli, 1909; citato in De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974, pp. 702-703.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} [...] una Divina Commedia capovolta [...]<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|A proposito de ''[[I fratelli Karamàzov]]''}} Vanno oltre il bello. Essi raggiungono la dignità del libro sacro.<ref>Citato in [[Igor Sibaldi]], ''Introduzione'', in Fëdor Dostoevskij, ''I fratelli Karamàzov'', Mondadori, Milano, 1994, p. XIV. ISBN 88-04-52723-4</ref> ==''La vita e il libro''== *[...] il [[Giuseppe Lipparini|Lipparini]] vive nell'atmosfera autentica e nativa della sua fantasia: atmosfera debole, ma non viziata, che nutre fiori diafani e di odore un po' sciapo, ma non fiori di carta che un profumiere abbia immersi in essenze. S'intende che il Lipparini è un parnassiano, ma forse il migliore di quanti in Italia abbiano aspirato a questo titolo, l'unico che si possa ricordare con onore quando si discorra di quel tipo d'arte cui Anatole France deve la sua rinomanza europea. (cap. III Narratori, pp. 168-169) *Questo buon sangue letterario, ma rinvigorito dal secolo, circola nell'arte di Giuseppe Lipparini. Escogitare il nuovo; almanaccare, poniamo caso, novelle stravaganti come un {{sic|Hofmann}}<ref>[[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann]].</ref> o un Poe gli parrebbe insolente. Ricama tranquillamente un angolo di quell'eterno arazzo dell'arte classica e classicheggiante, alzando di tanto in tanto gli occhi per sorprendere una movenza o per carpire un piccolo segreto di stile. Non ha cure politiche, né religiose né morali; non osa rifare la patria né redimere la plebe. Vuole raggiungere una bella forma armoniosa e schietta. (cap. III Narratori, p. 171) *[...] [[Luigi Capuana|Capuana]], che s'era tuffato nell'acqua del verismo senza subire la metamorfosi di Glauco, ha continuato a respirare ed a vivere anche quando quell'acqua fu tutta quanta svaporata. Egli non appartenne mai ad un sistema o ad una scuola; non fece mai sacrificio della sua personalità ad una fede o ad un metodo, ma si servì, con gioconda agilità, dei metodi e delle mode per compiacere al suo prepotente istinto narrativo. E, perìta la fede artistica dei suoi anni migliori, egli, l'artista, sopravvive, e ricanta, più che settuagenario, ancora un inno alla voluttà di creare, e immagina, racconta, scrive con una fecondità che quasi c'inebria e ci fa più cara la vita come ogni segno di energia senile. (cap. III Narratori, pp. 223-224) *Il verismo era divenuto la sostanza dell'anima di [[Giovanni Verga|Verga]]; e, quando quella formula si sciolse, quando quell'edificio teorico intaccato da ogni genere di critica crollò, il Verga era già troppo innanzi negli anni per farsi una nuova fede ed era, d'altro canto, un temperamento troppo appassionato e profondo per procedere innanzi senza la certezza di un terreno compatto. Parlò sempre più raro e più fioco, trepidò sentendosi mancare il consenso dei tempi, tacque. (cap. III Narratori, p. 223) *Tutte le volte che la [[Carola Prosperi|Prosperi]] ha tentato un urto di passioni, un conflitto drammatico, le è mancato un punto d'appoggio nella realtà su cui far leva. Ma c'è un umile, continuo, represso grido lirico, ed è la particolare bellezza della ''Paura di amare'': il grido della vergine violata, dell'amante inebriata, della sposa che partorisce, della puerpera che muore; il gemito sordo di questo spirito su cui la materia prevale, e che nello strazio cui lo sottomette l'istinto trova appena tanto di forza e di libertà che le basti per ergersi verso il cielo deserto, domandando pietà. (cap. III Narratori, p. 248) ==''Le belle''== *A Megara ci sono ancora i garofani sui balconi, e le donne portano gonne lunghe; sicché, se si scopre una caviglia, voi vedete letteralmente i giovani tremare. Ma questo accade di rado, perché vanno caute e sorvegliate; e si sorvegliano da sé; e, se piove, preferiscono rincasare con l'orlo della gonna schizzato di pillacchere che con le calze morse da sguardi caldi come baci. Poi, se ne vede poche per le strade; tranne le servette, e quelle, proprio di basso popolo, che vanno – ancora – con l'anfora sulla testa alla fontana. (''La Siracusana'', p. 9) *Non credo d'avere visto mai più una donna così bella. Non si vedeva nulla di lei tranne il viso. Le donne d'allora non erano come quelle d'ora, che somigliano a frutta ignude, fra il fogliame. Andavano celate in un dedalo di pizzi e di ricami, con sottane bianche inamidate, simili alla carta rigida e ornata che a quei tempi usava intorno ai ''bouquets'' di fiori, e sulle sottane una gran gonna a fiorami, a volanti, a falbalà, maestosa come una pagoda, e al petto il busto, armato, inespugnabile. (''La Siracusana'', pp. 13-14) *A modo loro le ragazze erano belle; Ignazia forse più di tutte; col corpetto attillato bianco e nero come piuma di rondine. con gli orecchini lunghi di filigrana d'argento, e quei due baci o morsi in cima alle gote in forma di due ciliege stampate lì. (''Ignazia'', p. 19) *Una donna quasi sempre sa credere di essere amata per se stessa; ma un uomo, con le donne che lo scelgono, non sa che cosa valga lui e che cosa valga il suo denaro, o il suo nome, o la sua nomea mondana. (''L'amore'', p. 37) *Calùmi, solo solo, pensava che [[bene e male|il bene e il male]] sono cuciti a filo doppio e che niente è tanto difficile come fare il bene senza ferire chi lo riceve, o gli altri, e alla fin fine se stessi. Bisognerebbe non eccedere mai; sorvegliarsi sempre; essere economi col cuore; gelosi. E lui, così corretto, passeggiando e meditando, si sorprendeva a grattarsi la barbetta bionda, acuta. (''L'olio'', p. 96) *Poi gli anni furono veloci, i primi anni in discesa, quelli che della gioventù hanno ancora la foga, ma è una corsa di abbandono. Il primo tratto si fa di corsa, quasi volentieri, quasi con le forze accumulate salendo; ci si lascia dietro la cima, senza voltarsi a guardarla; più giù, si riprende il freno; comincia un'altra rampa, più lunga, più piana; ed è la vecchiaia. (''Il vedovo'', p. 104) *Ci sono cose della mia vita di cui non posso lodarmi; ma di questa non so pentirmi; non degli anni che vissi in un segreto delirio; e nemmeno del giorno in cui concordi, quasi all'improvviso, decidemmo di separarci. Con le mani nelle mani, ma diritti, e le persone l'una dall'altra tanto distanti quanto potevano essere, ci dicemmo addio; e sapevamo di volere così che il nostro amore non deperisse e rimanesse nel ricordo, perfetto: qualche cosa di eterno. (''Hussàn-abà'', p. 106) *Le parole di Annalìa erano rimaste nell'aria, e il cosiddetto «ruggito» del motore le faceva ricordare.<br/>– Una voce di [[donna]] sulla soglia del deserto ha un suono straordinariamente fresco. Come una fontana. Mette sete. (''Il miraggio'', p. 157) ==''Ottocento europeo''== *Essere popolare e insieme illustre, congiungere la celebrità alla gloria, creare favole per l'immaginazione delle folle ed ardui esemplari di stile per gli artisti; questa è la fortuna a cui tutti gli scrittori aspirano e che pochissimi nel secolo scorso poterono conseguire. Tra i pochissimi, [[Gustave Flaubert|Flaubert]]. (cap. XIII, p. 99) *Non è esagerato dire che in Flaubert si riassunse la letteratura francese, almeno da [[François-René de Chateaubriand|Chateaubriand]] in poi, e si formarono le tendenze nuove. La sua opera è un vertice e un crocicchio. Una vita indicibilmente amara ed afflitta fu compensata da un omaggio unanime di cui dopo le epoche classiche s'era quasi perduto l'esempio. (cap. XIII, p. 100) *{{NDR|[[Israel Zangwill]]}} La sua forza consiste nel rappresentare gli [[ebrei]] con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste. (cap. XXV, p. 201) *{{NDR|Israel Zangwill}} Leggendo lo [[William Shakespeare|shakespeariano]] ''Mercante di Venezia'', egli non ha certo alcunché da obbiettare alla veridicità del carattere di Shylock, e accetta quella mistura di sacro e profano, di ortodossia dottrinaria e di brama crudele, collauda con la sua personale esperienza del [[ghetto]] la fermezza dello strozzino nel pretendere la libbra di carne e il duplice, dissono sospiro del padre: «Mia figlia! I miei ducati!» In genere, egli accetta senza mormorazioni l'aneddotica proverbiale che i cristiani hanno accumulata sul conto del popolo senza re né regno, della quale d'altronde conosce le fonti ebraiche e bibliche, nulla essendo, da certi punti di vista, meno lusinghiero per gli ebrei che la storia di Esaù o quella di Giuseppe. Ma l'arte e il sentimento di Zangwill cominciano proprio qui: dove finisce il racconto dell'ironista cristiano, o dell'autoironista giudeo che gode umiliandosi innanzi a se stesso e innanzi ai suoi nemici. Zangwill non discute le accuse ai suoi correligionari, non fa apologetica nazionalista; ammette senz'altro la verità materiale delle accuse e ne interpreta, esaltandolo, il senso. (cap. XXV, pp. 201-202) == ''Rubè'' == ===[[Incipit]]=== La vita di Filippo Rubè prima dei trent'anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d'affari. Veramente egli aveva portato qualcos'altro del suo, segnatamente una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose, postagli in cuore dal padre; il quale era segretario comunale a Calinni, e, conoscendo bene l'Eneide in latino e la vita di Napoleone in francese, giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo fuorché i geni e gli eroi. ===Citazioni=== *Voialtri sapete benissimo quale vento soffi. Fino al maggio, fino al giugno si poteva supporre che l'entrata in guerra dell'Italia decidesse. Allora, in un anno o due, si sarebbe riparata la vecchia fabbrica del mondo. Ora non più. Ora è chiaro che il mondo brucerà finché ci sia da bruciare. Questa è l'età del fuoco. Poi verrà l'età della cenere. Soffia un vento di perdizione. Ma voialtri vi imbottite il nido nel fitto della foresta, sperando che il vento vi sdruccioli accanto e si faccia sentire quanto basta per dare un gradevole smarrimento d'altalena a chi dormicchia tra le piume. Fa tanto bene quando tuona e lampeggia star dietro una vetrata coperta di ricami cinquecento coi trafori che fanno ti vedo e non ti vedo. Dico sul serio. Vi ammiro. Il destino del genere umano è affidato a quei pochi che fra otto o dieci anni, quando questa consumazione sarà finita, avranno l'orgoglio di dire: io non c'ero. Ma non vada, signorina Mary, a fare l'infermiera. Lasci stare. Le cose si fanno o non si fanno. È meglio, infinitamente meglio non farle. Ma pensi che cosa sarebbe il mondo fra dieci anni se non ci fosse proprio nessuno con un po' di salute, di gioventù, di ragione. Oh! fate almeno che una bella donna non abbia toccato una piaga, che un uomo, un uomo solo, non abbia ucciso. (parte prima, cap. IV) ==''Studi di letterature moderne''== *[...] egli {{NDR|[[Pietro Metastasio]]}}, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. (cap. I, III, p. 29) *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. (cap. I, III, p. 31) *E di tanti {{NDR|dei poeti della scuola romana}} solo uno sopravvive in ispirito e in corpo, [[Domenico Gnoli (poeta e storico)|Domenico Gnoli]], che, dopo molteplici reincarnazioni in avventurosi pseudonimi, trovò la sua anima sotto le spoglie di Giulio Orsini, e la manifestò in alcune liriche, ''Orpheus'', ch'ebbero clamorosa fortuna finché il pubblico poté udirvi il primo grido di una nuova energia poetica ricca d'avvenire, e poi furono messe un poco da parte quando non senza delusione si seppe che l'autore era a mezza via fra i sessanta e i settant'anni. Ma si tornerà a cercare in quel gramo {{sic|libriccino}} quanto di più vivo abbia dato la poesia della nuova Italia dopo Pascoli e D'Annunzio. (cap. I, V, p. 47) ==''Una Sicilia senza aranci''== *Sia fatta confessione plenaria, o quasi. Io non sono mai stato a [[Girgenti]], io non ho mai salito l'[[Etna]], io non sono mai stato a [[Selinunte]], io non ho mai visto Erice, Monte San Giuliano, di cui mi raccontava abbaglianti meraviglie il mio professore d'Italiano al liceo, Ugo Antonio Amico, e di cui, anche recentemente, un giovane scrittore italiano, non siciliano, mi diceva che [[Capri]] non è nulla al confronto. Ultimo, e peggio di tutti per misurare l'abisso della mia ignoranza, io non sono mai stato a [[Segesta]] che è, si direbbe, alle porte di [[Palermo]].<br/> Eppure a che servono questi elenchi? E che cosa sono quando le cose che esistono dentro la mente, dentro al cuore vi si sono stampate con un'orma la cui profondità, la cui stabilità non è paragonabile a nessun'altra? (''Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)'', p. 93) *Essi, i miei connazionali, e soprattutto i miei corregionali, mi hanno aiutato un poco a farmi capire che cosa sono venuto a fare in [[America]]. Il primo impulso, la prima tentazione di uno di noi è di fuggire, imbarcandosi di nuovo sullo stesso piroscafo per tornare a casa. Il secondo stato d'animo consiste nel farsi una nicchia dentro questo mondo, nello starci a modo nostro ignorandolo: veri emigrati, anzi veri esuli, dalle facce lunghe, con una patina di tristezza che non si può dire, e che si riconosce anche su gente ch'è qui da trent'anni, e che magari ha fatto bene i suoi affari. Non credo che alcuna altra razza abbia conservato come la nostra questo carattere inibitivo, questa obiezione silenziosa.<br/> Io cerco, come alcuni hanno cercato, di giungere a un terzo stadio: non dico di divenire americano, ma di comprendere, cioè di prendere in me, questo mondo. Una conquista dell'America?, naturalmente, ritorno a ricordarmi di quelle indimenticabili parole di [[Goethe]], che ho sempre nell'animo a questo e a molti altri propositi. "Qui, o in nessun luogo, è l'America". Qui, cioè dentro di noi. (''I siciliani in America'', pp. 125-126) *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della [[Sicilia]], la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. (''Sicilia'', p. 129) *Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. (''Sicilia'', pp. 140-141) *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (''Sicilia'', p. 141) *Giacché tale è la caratteristica dell'arte di [[Luigi Pirandello]]: un realismo cinico. Non ch'egli sia incapace di pagine sottilmente e dolorosamente poetiche, ove vibri un umorismo di superiore qualità spirituale. (recensione di ''La vita nuda'' di Luigi Pirandello, p. 206) *Questo principalmente distingue lo scrittore dalla maggioranza dei suoi amici; ch'egli preferisce abitualmente l'ultimo libro, e la maggioranza degli amici trova sempre migliore il libro precedente. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 252) *Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 253) *Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani. (''Accenti'', p. 266) *L'accento: quest'aura del discorso, odore, si direbbe, della frase, ritmo che il metronomo non scandisce, diagramma sul cui andirivieni fluttua l'inafferrabile. Altrimenti detto intonazione; musica d'intervalli così brevi che nessuna notazione li trascrive; eppure è quella che è e non altra, e può essere erronea anche quando ogni altra cosa, pronunzia, vocabolario, sintassi, è a posto. Copiarla quando non s'è più fanciulli è da commedianti, al più da attori. (''Accenti'', p. 267) *Questa delle pronunzie e accenti può essere una faccenda fatale come fu ai francesi del Vespro che non sapevano dir ''cece'' e per inadempienza fonetica caddero trafitti, o com'era già stata agli Eframiti che per dire ''sibboleth'' invece di ''scibboleth'' furono strangolati ai guadi del Giordano. (''Accenti'', p. 269) *Lei dice "chiunque intenda quella stessa lingua", "le parole sono segni di cose", e invece non vivono due persone che parlino la stessa lingua, né ci sono due momenti in cui una parola individui la stessa cosa, [[w:Panta rei|παντα ρει]]. […] la lingua della poesia e della vita non è né una lingua morta, né una lingua concettuale – sostituibile vale a dire, con un complesso di segni grafici senza suono […]. Il significato emozionale della parola varia da uomo a uomo, ed ogni sillaba è colorata dal tono del suo spirito (Lettera a [[Giovanni Alfredo Cesareo]], p. 318) *Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. […] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. (recensione a ''Palermo avanti la rivoluzione'' del 12 febbraio 1905, p. 371) ==[[Incipit]] di ''Golia. Marcia del fascismo''== Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di [[nazione]] è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.<br> La [[Italia|nazione italiana]] ebbe origine, come tutte le altre nazioni europee, verso la fine del Medio Evo; ma nacque in modo diverso. L'Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: [[Dante Alighieri|Dante]]. Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. Il suo temperamento e la sua opera ebbero una influenza decisiva, aumentata col passare dei secoli, finché divenne essenziale nelle classi dirigenti del popolo italiano. Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che [[Mosè]] fu per Israele.<br> La sua biografia, com'è spesso accaduto ai fondatori di religioni e di nazioni, è nettamente spartita in due dal fallimento della carriera naturale e dall'inizio delle peregrinazioni. Dante fu cacciato in esilio nel 1302, quando aveva trentasette anni; e fu la sua Egira. ==Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese== *L'adolescenza del Borgese è imbevuta di tendenze che, riunitesi intorno al [[Giovanni Verga|Verga]], conservano un'intonazione manzoniana: d'un [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] in cui sia tolta la febbre morale, ma esercitato ed esteso l'amore del documento e dell'indagine storica come principio dell'arte. Ho veduto con attenzione gli esordi dell'attività del Borgese, sia negli inediti, sia nelle prime collaborazioni dimenticate o disperse. Vi ho trovato un grande attaccamento a [[Lev Tolstoj|{{sic|Tolstoi}}]], inteso come verista e apparentato perfino al [[Giuseppe Giacosa|Giacosa]]: il desiderio di un'estetica che studi il gusto, le eredità, i complessi, molto più che le opere, e consideri l'artista come la risultanza di un clima intellettuale; il biasimo per l'arte «soggettiva», che non dimostri uno scopo sociale. L'ideale di critico, per il Borgese, è un [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]], inteso prima del [[Benedetto Croce|Croce]], trasformato dal [[positivismo]]. L'interessano i miti, come studio di razza; condanna un dramma, per inesattezza storica nei fatti e nella psicologia, ricordando i criteri dell'Adelchi. ([[Guido Piovene]]) *La discussione sul [[fascismo]] mai morto non è cominciata avantieri, ma dura da quando [[Benito Mussolini|Mussolini]] è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo ''Golia'', tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. ([[Luciano Canfora]]) *La fantasia del Borgese è tutt'altro che manzoniana: non è intellettuale, non illumina con l'immagine il ragionamento, ma va per immagini improvvise, ingiustificate: benché poi condotte sapientemente a disegno, tanto da perdere ogni apparenza fortuita. Se in una novella del Borgese ci si sforza d'astrarre le immagini più salienti, si ha l'impressione d'un seguito di pulsazioni di lampada elettrica. Difficilmente poi l'immagine, che genera una novella, coincide col centro dell'intreccio: ricevuto lo spunto, spesso il Borgese vi sovrappone altre immagini e memorie, e il centro dell'attenzione si sposta. ([[Guido Piovene]]) *Per qualche anno, l'accusa dei critici contro il Borgese fu ch'egli è più critico che artista: è un'accusa che dimostra l'impreparazione di chi l'ha formulata. La critica d'un uomo vivo è la condizione dell'arte: artistico per eccellenza il sentimento che la muove. Essere critici significa non confondere la spontaneità con l'incoscienza. Per questo sono giunto al Borgese artista parlando del critico: e certo egli sa che l'accusa, che gli facevano un tempo, diventerà un titolo d'onore. ([[Guido Piovene]]) *[...] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di [[Voltaire]] – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma soprattutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota ''di [[Leonardo Sciascia]]'' a ''Le belle'', p. 176) *Risorge il tipo dei più gloriosi ''[[Romanzo d'appendice|feuilletonistes]]'' in Giuseppe Antonio Borgese, che dalla ''Stampa'' e dal ''Mattino'' trae la folta serie di articoli dedicati alla letteratura e coltura contemporanea e li riunisce in un grosso volume ''La Vita e il Libro'', senza mutarne virgola o aggiungervi nota, sicuro di sé, del suo gusto, dei suoi giudizi, della sua prosa. Sicurezza non impronta, ma derivatagli dal quotidiano consenso di lettori, di studiosi, di amici, di {{sic|avversarii}}, dall'interesse con cui le sue cronache sono accolte nel pubblico, discusse, ammirate, bistrattate magari; non so bene, ma forse anche temute. ([[Giovanni Rabizzani]]) *''Se Borgese mi nega ogni valore | ho un amor di vicina che mi apprezza || È orfana di madre, è un po' sfacciata, | va in visibilio per un mio sonetto''. ([[Ugo Ricci]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Antonio Borgese, ''Golia. Marcia del fascismo'', La nave di Teseo, Milano, 2022. ISBN 9788834612545 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/lavitaeillibro03borg/page/n10/mode/1up/ La vita e il libro]'', Terza serie e conclusione, Fratelli Bocca editori, Milano-Roma, 1913. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Le belle'' (1927), Sellerio editore, Palermo, 1983, ISBN 88-389-0228-3 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/borgese-ottocento-europeo/page/n2/mode/1up Ottocento europeo]'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/b/borgese_giuseppe/rube/pdf/borgese_rube.pdf Rubè]'', Mondadori, Milano, 1988. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/studidiletteratu00borguoft/page/n6/mode/1up/ Studi di letterature moderne]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1920. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Una Sicilia senza aranci'', a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma, 2005, ISBN 88-8309-179-5 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borgese, Giuseppe Antonio}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Germanisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 6r0587c3aghuo0ie56267a1mhenkrhx 1418417 1418414 2026-06-27T09:46:11Z Gaux 18878 /* Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese */ nuova sezione: Guido Piovene 1418417 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:G. A. Borgese a San Vigilio di Marebbe (cropped).png|miniatura|Giuseppe Antonio Borgese]] '''Giuseppe Antonio Borgese''' (1882 – 1952), scrittore, giornalista e critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Antonio Borgese== *Alla Germania vittoriosa converrebbe una Russia {{sic|nihilista}}, un'Inghilterra {{sic|labourista}}, una Francia in mano di [[Joseph Caillaux|Caillaux]] e dei suoi simili (pensate bene: se i tedeschi fossero entrati a Parigi avrebbe sentito Caillaux il bisogno di fare una gita in America?), senza fortificazioni e senza leva triennale, un'Italia inerme, allegramente rivoltosa come era in giugno, magari sbocconcellata in corrusche repubblichette socialiste.<ref>Da ''Italia e Germania'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1919, [https://archive.org/details/italiaegermania00borg/page/72 Parte prima, pp. 72-73].</ref> *"Anche l'arte" - e perciò anche l'estetica che è l'intendimento dell'arte - "vuole una [[patria]]"; così disse un poeta di tempi migliori; e non è patria se non fisica quella dove la libertà, che è responsabilità, del pensiero e dell'arte è soggiogata al potere di un solo. Mi staccai fisicamente dall'Italia d'allora per restare fedele all'Italia di sempre.<ref>Da ''G. A. Borgese a il Governo Mondiale'', ''Epoca'', 14 ottobre 1950, p. 5.</ref> *Il tema più essenziale della letteratura italiana, finché essa si è mantenuta sui vertici, è quello del Giudice divino e della [[Maria|Vergine]]. [..] La letteratura e l'arte italiana sorsero da un ceppo religioso e di esso continuarono a nutrirsi. Protagonista fu il Pantocrator, il Cristo vincente della Divina Commedia e del Giudizio universale. Eroina fu la Paneghia, la tutta santa, la tutta pura, la Vergine amata.<ref>Da ''Il senso della letteratura italiana'', F.lli Treves, 1931.</ref> *L'arte del [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara.<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *Ogni [[disperazione]] è [[Fascismo|fascista]].<ref>Citato in Francesco Merlo, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/10/22/news/giuseppe_antonio_borgese_golia_nuova_edizione_saggio_fascismo-371237724/?ref=drla-2 I''l "Golia" di Giuseppe Antonio Borgese: il fascismo e la disperazione''], ''Repubblica.it'', 22 ottobre 2022.</ref> *Partii tardi nella mattina; m'avviai senza mèta alla destra del lago, per un bellissimo sentiero che non avevo mai fatto: largo, scoperto, visibile da ogni parte, tagliato a sghembo sulla prima pendice della Margna, affacciato sulle acque del lago che quanto più si saliva tanto più divenivano azzurre. Alla voltata vidi nella serenità il ghiacciaio di [[Val Fedoz|Fedoz]].<br>Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come [[Pitagora]] sentiva l'armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottoni, note basse, vellutate, di trombe; la vista d'un [[ghiacciaio]] empie l'aria d'un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come dev'essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell'ineffabile.<ref>Da ''Tempesta nel nulla: romanzo'', A. Mondadori, Milano, 1931, p. 41.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica [[strofa]] di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo.<ref>Da ''Gabriele D'annunzio'', Napoli, 1909; citato in De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974, pp. 702-703.</ref> *{{NDR|Su Maia, Laus vitae di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]}} [...] una Divina Commedia capovolta [...]<ref>Citato in ''I classici italiani nella storia della critica'', opera diretta da [[Walter Binni]], vol. II, ''da [[Giambattista Vico|Vico]] a [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 690.</ref> *{{NDR|A proposito de ''[[I fratelli Karamàzov]]''}} Vanno oltre il bello. Essi raggiungono la dignità del libro sacro.<ref>Citato in [[Igor Sibaldi]], ''Introduzione'', in Fëdor Dostoevskij, ''I fratelli Karamàzov'', Mondadori, Milano, 1994, p. XIV. ISBN 88-04-52723-4</ref> ==''La vita e il libro''== *[...] il [[Giuseppe Lipparini|Lipparini]] vive nell'atmosfera autentica e nativa della sua fantasia: atmosfera debole, ma non viziata, che nutre fiori diafani e di odore un po' sciapo, ma non fiori di carta che un profumiere abbia immersi in essenze. S'intende che il Lipparini è un parnassiano, ma forse il migliore di quanti in Italia abbiano aspirato a questo titolo, l'unico che si possa ricordare con onore quando si discorra di quel tipo d'arte cui Anatole France deve la sua rinomanza europea. (cap. III Narratori, pp. 168-169) *Questo buon sangue letterario, ma rinvigorito dal secolo, circola nell'arte di Giuseppe Lipparini. Escogitare il nuovo; almanaccare, poniamo caso, novelle stravaganti come un {{sic|Hofmann}}<ref>[[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann]].</ref> o un Poe gli parrebbe insolente. Ricama tranquillamente un angolo di quell'eterno arazzo dell'arte classica e classicheggiante, alzando di tanto in tanto gli occhi per sorprendere una movenza o per carpire un piccolo segreto di stile. Non ha cure politiche, né religiose né morali; non osa rifare la patria né redimere la plebe. Vuole raggiungere una bella forma armoniosa e schietta. (cap. III Narratori, p. 171) *[...] [[Luigi Capuana|Capuana]], che s'era tuffato nell'acqua del verismo senza subire la metamorfosi di Glauco, ha continuato a respirare ed a vivere anche quando quell'acqua fu tutta quanta svaporata. Egli non appartenne mai ad un sistema o ad una scuola; non fece mai sacrificio della sua personalità ad una fede o ad un metodo, ma si servì, con gioconda agilità, dei metodi e delle mode per compiacere al suo prepotente istinto narrativo. E, perìta la fede artistica dei suoi anni migliori, egli, l'artista, sopravvive, e ricanta, più che settuagenario, ancora un inno alla voluttà di creare, e immagina, racconta, scrive con una fecondità che quasi c'inebria e ci fa più cara la vita come ogni segno di energia senile. (cap. III Narratori, pp. 223-224) *Il verismo era divenuto la sostanza dell'anima di [[Giovanni Verga|Verga]]; e, quando quella formula si sciolse, quando quell'edificio teorico intaccato da ogni genere di critica crollò, il Verga era già troppo innanzi negli anni per farsi una nuova fede ed era, d'altro canto, un temperamento troppo appassionato e profondo per procedere innanzi senza la certezza di un terreno compatto. Parlò sempre più raro e più fioco, trepidò sentendosi mancare il consenso dei tempi, tacque. (cap. III Narratori, p. 223) *Tutte le volte che la [[Carola Prosperi|Prosperi]] ha tentato un urto di passioni, un conflitto drammatico, le è mancato un punto d'appoggio nella realtà su cui far leva. Ma c'è un umile, continuo, represso grido lirico, ed è la particolare bellezza della ''Paura di amare'': il grido della vergine violata, dell'amante inebriata, della sposa che partorisce, della puerpera che muore; il gemito sordo di questo spirito su cui la materia prevale, e che nello strazio cui lo sottomette l'istinto trova appena tanto di forza e di libertà che le basti per ergersi verso il cielo deserto, domandando pietà. (cap. III Narratori, p. 248) ==''Le belle''== *A Megara ci sono ancora i garofani sui balconi, e le donne portano gonne lunghe; sicché, se si scopre una caviglia, voi vedete letteralmente i giovani tremare. Ma questo accade di rado, perché vanno caute e sorvegliate; e si sorvegliano da sé; e, se piove, preferiscono rincasare con l'orlo della gonna schizzato di pillacchere che con le calze morse da sguardi caldi come baci. Poi, se ne vede poche per le strade; tranne le servette, e quelle, proprio di basso popolo, che vanno – ancora – con l'anfora sulla testa alla fontana. (''La Siracusana'', p. 9) *Non credo d'avere visto mai più una donna così bella. Non si vedeva nulla di lei tranne il viso. Le donne d'allora non erano come quelle d'ora, che somigliano a frutta ignude, fra il fogliame. Andavano celate in un dedalo di pizzi e di ricami, con sottane bianche inamidate, simili alla carta rigida e ornata che a quei tempi usava intorno ai ''bouquets'' di fiori, e sulle sottane una gran gonna a fiorami, a volanti, a falbalà, maestosa come una pagoda, e al petto il busto, armato, inespugnabile. (''La Siracusana'', pp. 13-14) *A modo loro le ragazze erano belle; Ignazia forse più di tutte; col corpetto attillato bianco e nero come piuma di rondine. con gli orecchini lunghi di filigrana d'argento, e quei due baci o morsi in cima alle gote in forma di due ciliege stampate lì. (''Ignazia'', p. 19) *Una donna quasi sempre sa credere di essere amata per se stessa; ma un uomo, con le donne che lo scelgono, non sa che cosa valga lui e che cosa valga il suo denaro, o il suo nome, o la sua nomea mondana. (''L'amore'', p. 37) *Calùmi, solo solo, pensava che [[bene e male|il bene e il male]] sono cuciti a filo doppio e che niente è tanto difficile come fare il bene senza ferire chi lo riceve, o gli altri, e alla fin fine se stessi. Bisognerebbe non eccedere mai; sorvegliarsi sempre; essere economi col cuore; gelosi. E lui, così corretto, passeggiando e meditando, si sorprendeva a grattarsi la barbetta bionda, acuta. (''L'olio'', p. 96) *Poi gli anni furono veloci, i primi anni in discesa, quelli che della gioventù hanno ancora la foga, ma è una corsa di abbandono. Il primo tratto si fa di corsa, quasi volentieri, quasi con le forze accumulate salendo; ci si lascia dietro la cima, senza voltarsi a guardarla; più giù, si riprende il freno; comincia un'altra rampa, più lunga, più piana; ed è la vecchiaia. (''Il vedovo'', p. 104) *Ci sono cose della mia vita di cui non posso lodarmi; ma di questa non so pentirmi; non degli anni che vissi in un segreto delirio; e nemmeno del giorno in cui concordi, quasi all'improvviso, decidemmo di separarci. Con le mani nelle mani, ma diritti, e le persone l'una dall'altra tanto distanti quanto potevano essere, ci dicemmo addio; e sapevamo di volere così che il nostro amore non deperisse e rimanesse nel ricordo, perfetto: qualche cosa di eterno. (''Hussàn-abà'', p. 106) *Le parole di Annalìa erano rimaste nell'aria, e il cosiddetto «ruggito» del motore le faceva ricordare.<br/>– Una voce di [[donna]] sulla soglia del deserto ha un suono straordinariamente fresco. Come una fontana. Mette sete. (''Il miraggio'', p. 157) ==''Ottocento europeo''== *Essere popolare e insieme illustre, congiungere la celebrità alla gloria, creare favole per l'immaginazione delle folle ed ardui esemplari di stile per gli artisti; questa è la fortuna a cui tutti gli scrittori aspirano e che pochissimi nel secolo scorso poterono conseguire. Tra i pochissimi, [[Gustave Flaubert|Flaubert]]. (cap. XIII, p. 99) *Non è esagerato dire che in Flaubert si riassunse la letteratura francese, almeno da [[François-René de Chateaubriand|Chateaubriand]] in poi, e si formarono le tendenze nuove. La sua opera è un vertice e un crocicchio. Una vita indicibilmente amara ed afflitta fu compensata da un omaggio unanime di cui dopo le epoche classiche s'era quasi perduto l'esempio. (cap. XIII, p. 100) *{{NDR|[[Israel Zangwill]]}} La sua forza consiste nel rappresentare gli [[ebrei]] con un realismo così poco sentimentale da rasentare il cinismo e nel raggiungere ciò non pertanto effetti di commozione cui nessun antisemita, se gli rimane traccia di umanità, resiste. (cap. XXV, p. 201) *{{NDR|Israel Zangwill}} Leggendo lo [[William Shakespeare|shakespeariano]] ''Mercante di Venezia'', egli non ha certo alcunché da obbiettare alla veridicità del carattere di Shylock, e accetta quella mistura di sacro e profano, di ortodossia dottrinaria e di brama crudele, collauda con la sua personale esperienza del [[ghetto]] la fermezza dello strozzino nel pretendere la libbra di carne e il duplice, dissono sospiro del padre: «Mia figlia! I miei ducati!» In genere, egli accetta senza mormorazioni l'aneddotica proverbiale che i cristiani hanno accumulata sul conto del popolo senza re né regno, della quale d'altronde conosce le fonti ebraiche e bibliche, nulla essendo, da certi punti di vista, meno lusinghiero per gli ebrei che la storia di Esaù o quella di Giuseppe. Ma l'arte e il sentimento di Zangwill cominciano proprio qui: dove finisce il racconto dell'ironista cristiano, o dell'autoironista giudeo che gode umiliandosi innanzi a se stesso e innanzi ai suoi nemici. Zangwill non discute le accuse ai suoi correligionari, non fa apologetica nazionalista; ammette senz'altro la verità materiale delle accuse e ne interpreta, esaltandolo, il senso. (cap. XXV, pp. 201-202) == ''Rubè'' == ===[[Incipit]]=== La vita di Filippo Rubè prima dei trent'anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d'affari. Veramente egli aveva portato qualcos'altro del suo, segnatamente una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose, postagli in cuore dal padre; il quale era segretario comunale a Calinni, e, conoscendo bene l'Eneide in latino e la vita di Napoleone in francese, giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo fuorché i geni e gli eroi. ===Citazioni=== *Voialtri sapete benissimo quale vento soffi. Fino al maggio, fino al giugno si poteva supporre che l'entrata in guerra dell'Italia decidesse. Allora, in un anno o due, si sarebbe riparata la vecchia fabbrica del mondo. Ora non più. Ora è chiaro che il mondo brucerà finché ci sia da bruciare. Questa è l'età del fuoco. Poi verrà l'età della cenere. Soffia un vento di perdizione. Ma voialtri vi imbottite il nido nel fitto della foresta, sperando che il vento vi sdruccioli accanto e si faccia sentire quanto basta per dare un gradevole smarrimento d'altalena a chi dormicchia tra le piume. Fa tanto bene quando tuona e lampeggia star dietro una vetrata coperta di ricami cinquecento coi trafori che fanno ti vedo e non ti vedo. Dico sul serio. Vi ammiro. Il destino del genere umano è affidato a quei pochi che fra otto o dieci anni, quando questa consumazione sarà finita, avranno l'orgoglio di dire: io non c'ero. Ma non vada, signorina Mary, a fare l'infermiera. Lasci stare. Le cose si fanno o non si fanno. È meglio, infinitamente meglio non farle. Ma pensi che cosa sarebbe il mondo fra dieci anni se non ci fosse proprio nessuno con un po' di salute, di gioventù, di ragione. Oh! fate almeno che una bella donna non abbia toccato una piaga, che un uomo, un uomo solo, non abbia ucciso. (parte prima, cap. IV) ==''Studi di letterature moderne''== *[...] egli {{NDR|[[Pietro Metastasio]]}}, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. (cap. I, III, p. 29) *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. (cap. I, III, p. 31) *E di tanti {{NDR|dei poeti della scuola romana}} solo uno sopravvive in ispirito e in corpo, [[Domenico Gnoli (poeta e storico)|Domenico Gnoli]], che, dopo molteplici reincarnazioni in avventurosi pseudonimi, trovò la sua anima sotto le spoglie di Giulio Orsini, e la manifestò in alcune liriche, ''Orpheus'', ch'ebbero clamorosa fortuna finché il pubblico poté udirvi il primo grido di una nuova energia poetica ricca d'avvenire, e poi furono messe un poco da parte quando non senza delusione si seppe che l'autore era a mezza via fra i sessanta e i settant'anni. Ma si tornerà a cercare in quel gramo {{sic|libriccino}} quanto di più vivo abbia dato la poesia della nuova Italia dopo Pascoli e D'Annunzio. (cap. I, V, p. 47) ==''Una Sicilia senza aranci''== *Sia fatta confessione plenaria, o quasi. Io non sono mai stato a [[Girgenti]], io non ho mai salito l'[[Etna]], io non sono mai stato a [[Selinunte]], io non ho mai visto Erice, Monte San Giuliano, di cui mi raccontava abbaglianti meraviglie il mio professore d'Italiano al liceo, Ugo Antonio Amico, e di cui, anche recentemente, un giovane scrittore italiano, non siciliano, mi diceva che [[Capri]] non è nulla al confronto. Ultimo, e peggio di tutti per misurare l'abisso della mia ignoranza, io non sono mai stato a [[Segesta]] che è, si direbbe, alle porte di [[Palermo]].<br/> Eppure a che servono questi elenchi? E che cosa sono quando le cose che esistono dentro la mente, dentro al cuore vi si sono stampate con un'orma la cui profondità, la cui stabilità non è paragonabile a nessun'altra? (''Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)'', p. 93) *Essi, i miei connazionali, e soprattutto i miei corregionali, mi hanno aiutato un poco a farmi capire che cosa sono venuto a fare in [[America]]. Il primo impulso, la prima tentazione di uno di noi è di fuggire, imbarcandosi di nuovo sullo stesso piroscafo per tornare a casa. Il secondo stato d'animo consiste nel farsi una nicchia dentro questo mondo, nello starci a modo nostro ignorandolo: veri emigrati, anzi veri esuli, dalle facce lunghe, con una patina di tristezza che non si può dire, e che si riconosce anche su gente ch'è qui da trent'anni, e che magari ha fatto bene i suoi affari. Non credo che alcuna altra razza abbia conservato come la nostra questo carattere inibitivo, questa obiezione silenziosa.<br/> Io cerco, come alcuni hanno cercato, di giungere a un terzo stadio: non dico di divenire americano, ma di comprendere, cioè di prendere in me, questo mondo. Una conquista dell'America?, naturalmente, ritorno a ricordarmi di quelle indimenticabili parole di [[Goethe]], che ho sempre nell'animo a questo e a molti altri propositi. "Qui, o in nessun luogo, è l'America". Qui, cioè dentro di noi. (''I siciliani in America'', pp. 125-126) *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della [[Sicilia]], la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. (''Sicilia'', p. 129) *Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. (''Sicilia'', pp. 140-141) *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (''Sicilia'', p. 141) *Giacché tale è la caratteristica dell'arte di [[Luigi Pirandello]]: un realismo cinico. Non ch'egli sia incapace di pagine sottilmente e dolorosamente poetiche, ove vibri un umorismo di superiore qualità spirituale. (recensione di ''La vita nuda'' di Luigi Pirandello, p. 206) *Questo principalmente distingue lo scrittore dalla maggioranza dei suoi amici; ch'egli preferisce abitualmente l'ultimo libro, e la maggioranza degli amici trova sempre migliore il libro precedente. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 252) *Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio. (''Piccole confidenze di G.A. Borgese'', p. 253) *Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani. (''Accenti'', p. 266) *L'accento: quest'aura del discorso, odore, si direbbe, della frase, ritmo che il metronomo non scandisce, diagramma sul cui andirivieni fluttua l'inafferrabile. Altrimenti detto intonazione; musica d'intervalli così brevi che nessuna notazione li trascrive; eppure è quella che è e non altra, e può essere erronea anche quando ogni altra cosa, pronunzia, vocabolario, sintassi, è a posto. Copiarla quando non s'è più fanciulli è da commedianti, al più da attori. (''Accenti'', p. 267) *Questa delle pronunzie e accenti può essere una faccenda fatale come fu ai francesi del Vespro che non sapevano dir ''cece'' e per inadempienza fonetica caddero trafitti, o com'era già stata agli Eframiti che per dire ''sibboleth'' invece di ''scibboleth'' furono strangolati ai guadi del Giordano. (''Accenti'', p. 269) *Lei dice "chiunque intenda quella stessa lingua", "le parole sono segni di cose", e invece non vivono due persone che parlino la stessa lingua, né ci sono due momenti in cui una parola individui la stessa cosa, [[w:Panta rei|παντα ρει]]. […] la lingua della poesia e della vita non è né una lingua morta, né una lingua concettuale – sostituibile vale a dire, con un complesso di segni grafici senza suono […]. Il significato emozionale della parola varia da uomo a uomo, ed ogni sillaba è colorata dal tono del suo spirito (Lettera a [[Giovanni Alfredo Cesareo]], p. 318) *Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. […] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. (recensione a ''Palermo avanti la rivoluzione'' del 12 febbraio 1905, p. 371) ==[[Incipit]] di ''Golia. Marcia del fascismo''== Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di [[nazione]] è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.<br> La [[Italia|nazione italiana]] ebbe origine, come tutte le altre nazioni europee, verso la fine del Medio Evo; ma nacque in modo diverso. L'Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: [[Dante Alighieri|Dante]]. Gli stranieri che identificano l'Italia con Dante hanno in sostanza ragione. Il suo temperamento e la sua opera ebbero una influenza decisiva, aumentata col passare dei secoli, finché divenne essenziale nelle classi dirigenti del popolo italiano. Non è un'esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che [[Mosè]] fu per Israele.<br> La sua biografia, com'è spesso accaduto ai fondatori di religioni e di nazioni, è nettamente spartita in due dal fallimento della carriera naturale e dall'inizio delle peregrinazioni. Dante fu cacciato in esilio nel 1302, quando aveva trentasette anni; e fu la sua Egira. ==Citazioni su Giuseppe Antonio Borgese== *La discussione sul [[fascismo]] mai morto non è cominciata avantieri, ma dura da quando [[Benito Mussolini|Mussolini]] è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo ''Golia'', tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. ([[Luciano Canfora]]) *[...] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di [[Voltaire]] – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma soprattutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota ''di [[Leonardo Sciascia]]'' a ''Le belle'', p. 176) *Risorge il tipo dei più gloriosi ''[[Romanzo d'appendice|feuilletonistes]]'' in Giuseppe Antonio Borgese, che dalla ''Stampa'' e dal ''Mattino'' trae la folta serie di articoli dedicati alla letteratura e coltura contemporanea e li riunisce in un grosso volume ''La Vita e il Libro'', senza mutarne virgola o aggiungervi nota, sicuro di sé, del suo gusto, dei suoi giudizi, della sua prosa. Sicurezza non impronta, ma derivatagli dal quotidiano consenso di lettori, di studiosi, di amici, di {{sic|avversarii}}, dall'interesse con cui le sue cronache sono accolte nel pubblico, discusse, ammirate, bistrattate magari; non so bene, ma forse anche temute. ([[Giovanni Rabizzani]]) *''Se Borgese mi nega ogni valore | ho un amor di vicina che mi apprezza || È orfana di madre, è un po' sfacciata, | va in visibilio per un mio sonetto''. ([[Ugo Ricci]]) ===[[Guido Piovene]]=== *L'adolescenza del Borgese è imbevuta di tendenze che, riunitesi intorno al [[Giovanni Verga|Verga]], conservano un'intonazione manzoniana: d'un [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] in cui sia tolta la febbre morale, ma esercitato ed esteso l'amore del documento e dell'indagine storica come principio dell'arte. Ho veduto con attenzione gli esordi dell'attività del Borgese, sia negli inediti, sia nelle prime collaborazioni dimenticate o disperse. Vi ho trovato un grande attaccamento a [[Lev Tolstoj|{{sic|Tolstoi}}]], inteso come verista e apparentato perfino al [[Giuseppe Giacosa|Giacosa]]: il desiderio di un'estetica che studi il gusto, le eredità, i complessi, molto più che le opere, e consideri l'artista come la risultanza di un clima intellettuale; il biasimo per l'arte «soggettiva», che non dimostri uno scopo sociale. L'ideale di critico, per il Borgese, è un [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]], inteso prima del [[Benedetto Croce|Croce]], trasformato dal [[positivismo]]. L'interessano i miti, come studio di razza; condanna un dramma, per inesattezza storica nei fatti e nella psicologia, ricordando i criteri dell'Adelchi. *La fantasia del Borgese è tutt'altro che manzoniana: non è intellettuale, non illumina con l'immagine il ragionamento, ma va per immagini improvvise, ingiustificate: benché poi condotte sapientemente a disegno, tanto da perdere ogni apparenza fortuita. Se in una novella del Borgese ci si sforza d'astrarre le immagini più salienti, si ha l'impressione d'un seguito di pulsazioni di lampada elettrica. Difficilmente poi l'immagine, che genera una novella, coincide col centro dell'intreccio: ricevuto lo spunto, spesso il Borgese vi sovrappone altre immagini e memorie, e il centro dell'attenzione si sposta. *Per qualche anno, l'accusa dei critici contro il Borgese fu ch'egli è più critico che artista: è un'accusa che dimostra l'impreparazione di chi l'ha formulata. La critica d'un uomo vivo è la condizione dell'arte: artistico per eccellenza il sentimento che la muove. Essere critici significa non confondere la spontaneità con l'incoscienza. Per questo sono giunto al Borgese artista parlando del critico: e certo egli sa che l'accusa, che gli facevano un tempo, diventerà un titolo d'onore. ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giuseppe Antonio Borgese, ''Golia. Marcia del fascismo'', La nave di Teseo, Milano, 2022. ISBN 9788834612545 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/lavitaeillibro03borg/page/n10/mode/1up/ La vita e il libro]'', Terza serie e conclusione, Fratelli Bocca editori, Milano-Roma, 1913. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Le belle'' (1927), Sellerio editore, Palermo, 1983, ISBN 88-389-0228-3 *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/borgese-ottocento-europeo/page/n2/mode/1up Ottocento europeo]'', Fratelli Treves Editori, Milano, 1927. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/b/borgese_giuseppe/rube/pdf/borgese_rube.pdf Rubè]'', Mondadori, Milano, 1988. *Giuseppe Antonio Borgese, ''[https://archive.org/details/studidiletteratu00borguoft/page/n6/mode/1up/ Studi di letterature moderne]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1920. *Giuseppe Antonio Borgese, ''Una Sicilia senza aranci'', a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma, 2005, ISBN 88-8309-179-5 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borgese, Giuseppe Antonio}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Germanisti italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] rycof1g5vl2s3bh0sxtpromydl9n4h8 Chiasso 0 31253 1418389 1412834 2026-06-27T08:24:20Z Spinoziano 2297 piccole sistemazioni, +1 1418389 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Chiasso Corso San Gottardo.jpg|miniatura|upright=1.2|Chiasso, Corso San Gottardo]] Citazioni su '''Chiasso'''. *A Chiasso e a Porto i milanesi si stipano alle frontiere. Ma che passaporti! Libero ingresso! Libera uscita! Sfrosavano le sigarette sotto i cappelli; poi si dimenticavano di avercele messe e davanti ai doganieri: "Buona sera scior Magistrett..." ... salutavano un amico e giù... tre, quattro pacchetti per terra! ([[Delio Tessa]]) *A Chiasso, piccola e deprimente cittadina, presi un caffè e osservai l'andirivieni alla dogana. I funzionari doganali svizzeri e italiani avevano gli uffici a pochi metri di distanza, e tutti dovevano fermarsi. Entrai e mostrai il mio sacco al funzionario italiano, poi presi un tram e andai al Lago di Como. ([[David Herbert Lawrence]]) *Da Balerna non impiegammo molto più di mezz'ora fino a Chiasso, che è la parrocchia svizzera più meridionale e ha l'aspetto di un grosso borgo di mercato per via delle varie botteghe che vi si trovano. A un duecento passi di distanza confluiscono due ruscelli, l'uno da sud, l'altro da nord, metti Maiocca e Roggia. Questi formano il confine tra la Svizzera e lo Stato di Milano. Il piccolo ponte che li scavalca si chiama Pontesello. Appena oltrepassatolo ci si trova già nell'altro stato. ([[Hans Rudolf Schinz]]) *Facevo, ecco, un po' di contrabbando domestico. [...] Abitavo, allora, non lontano da Chiasso, quasi contro la ramina, cioè la rete di confine. Mi piaceva andare di là dalla ramina, a suonare. Gli italiani sono meno tristi, malgrado tutto, dei ticinesi. [...] Ci andavo con la mia piccola Hohner, con il mio bandeon, così piccolo dentro il valigione dal doppio fondo. Nel ritorno, a fare compagnia al bandeon, un po' inciuchito anche lui come il suo suonatore, c'era sempre da mangiare e da bere. Alla dogana ero ossequiato come "maestro". Come un [[Arturo Toscanini|Toscanini]]. ([[Giovanni Orelli]]) *Ma perché – ci si chiede – oggi noi che non ne abbiamo nessuna colpa dobbiamo ancora star male e soffrir sempre pene gravissime in conseguenza del fatto che un gruppetto di letterati autodidatti negli anni Trenta invece di studiarsi qualche grammatica straniera e di fare qualche gita a Chiasso a comprarsi un po' di libri importanti tradotti e discussi da noi solo adesso, ma già pubblicati e ben noti fin da allora, abbia buttato via i trent'anni migliori della vita umana lamentandosi a vuoto e perdendo del tempo a inventare la ruota o a scoprirle il piano inclinato mentre altrove già si marciava in treno e in dirigibile, a almeno si lavorava utilmente in vista dei decenni futuri? Bastava arrivare fino alla Standa della dogana di Ponte Chiasso, due ore di bicicletta da Milano, e pregare un qualche contrabbandiere di fare un salto alla più vicina drogheria Bernasconi e acquistare, insieme a un Toblerone e un paio di pacchetti di Muratti col filtro, anche i "Manoscritti economico-filosofici" di Marx (1844), il "Tractatus logico philosophicus" di Wittgenstein (1921), "Civilità di massa e cultura di minoranza" del Dottor Leavis (1930), le "Idee per una fenomenologia" di Husserl (1931). ([[Alberto Arbasino]]) *Per le strade di Chiasso, mentre passavamo afferrati come naufraghi alle attrezzature del camion in corsa, gli svizzeri ci salutavano quasi tristemente, come si saluta chi va ad un triste incarico. ([[Piero Chiara]]) *Quanta gente entra in Svizzera da Chiasso in automobile o in treno e aspetta a guardarsi in giro quando appare il lago, o quando vi è in mezzo, dal ponte di Melide. Pare la Svizzera cominci a questo aprirsi dei monti, appena spunta Lugano nel semicerchio del golfo e l'occhio già fugge verso Gandria, ai picchi e alle rive del ''Piccolo mondo antico'', oggi due volte antico. ([[Piero Chiara]]) ==Voci correlate== *[[Canton Ticino]] *[[Como]] *[[Mendrisio]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Città della Svizzera]] 9lrexzte4o5ahbbqkoyv0hrqv65driv Inizio 0 76329 1418404 1212382 2026-06-27T09:18:39Z Spinoziano 2297 in Prometheus viene citato il film Lawrence d'Arabia 1418404 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Off they go. There had been a false start and the runner was shown a great big red card then marched off. So mean. (7745214550).jpg|thumb|L'inizio di una gara]] {{indicedx}} Citazioni sull''''inizio''' e sul '''cominciare'''. *''Chi ben comincia, ha la metà de l'opra, | Né si comincia ben se non dal cielo.'' ([[Battista Guarini]]) *Ciò che accade prima non è necessariamente l'inizio. ([[Henning Mankell]]) *Dacci, Signore, il coraggio dei nuovi inizi. Non lasciare che ci adattiamo a conoscere ciò che è stato: dacci larghezza di cuore per abbracciare quello che è. Allontanaci da ciò che è sempre ripetuto, dai giudizi meccanici che banalizzano la storia privandola di sorpresa e di speranza. Insegnaci che la sorpresa è la tua firma nel tempo. [...] Dacci la forza di insinuare negli autunni il ramo verde, il fiore inatteso, l'irreprimibile invito che ci fai a rinascere. ([[José Tolentino de Mendonça]]) *È un bene per l'uomo sentire che tutto è inizio, che ovunque vi è abbondanza di semi e di germogli come in un bosco in fiore, che tutte le cose dal più profondo proclamano un magnifico ''sum ut fiam'', che fa da garante per una vita conquistata di nuovo e di nuovo sempre da conquistare. ([[Friedrich Georg Jünger]]) *Il presente viene sempre dopo l'avvenire. L'avvenire è l'origine della storia. Storico è l'avvenire, quel che viene posto nella volontà, nell'attesa [...] L'Inizio è ancora. Non è alle nostre spalle, come un evento da lungo tempo passato, ma ci sta di fronte, davanti a noi. L'inizio, in quanto è ciò che vi è di più grande, precede tutto ciò che è sul punto di accadere e così è già passato oltre di noi, al di sopra di noi. ([[Martin Heidegger]]) *L'inizio autentico, in quanto salto, è sempre un salto in avanti in cui è già oltrepassato tutto ciò che verrà, anche se lo è in modo velato. L'inizio include già, nascosta, la fine. L'inizio autentico non ha però il genere di «inizialità» propria del primitivo. Il primitivo, essendo privo del carattere anticipativo del salto donante e fondante, è sempre mancante di avvenire. Esso non può lasciar derivare nulla dal suo seno, poiché non racchiude in sé null'altro che ciò di cui è prigioniero.<br>L'inizio, al contrario, racchiude sempre in sé la pienezza del prodigioso e perciò lotta con l'ordinario. ([[Martin Heidegger]]) *L'inizio è là dove si arriva. ([[Hans Urs von Balthasar]]) *L'inizio è la forma della vita [[cristianesimo|cristiana]]. Essere cristiano è un'eterna promessa, che non è mai del tutto attuata sulla terra, è un tendere, cercare, lottare, bussare e anelare a qualcosa che si apre sempre senza essere mai del tutto aperto, che è perennemente in germe. ([[Adrienne von Speyr]]) *L'inizio non costituisce un problema unicamente per l'uomo pensante, il filosofo. Non è soltanto costui che ne rimane prigioniero e condizionato in tutti i suoi passi ulteriori. L'inizio costituisce anche per l'uomo che risponde, che si decide, una decisione originaria che rinchiude in sé tutte quelle che verranno dopo. ([[Hans Urs von Balthasar]]) *L'unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità, – si vorrebbe morire. ([[Cesare Pavese]]) *Le grandi cose incominciano dal poco, generale. (''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]'') *Nella vita non esistono che gli inizi. ([[Madame de Staël]]) *O Dio non mi abbandonare; non ho fatto niente di buono ai tuoi occhi, ma nella tua bontà concedimi di cominciare. ([[Arsenio]]) *Sono infinitamente difficili tutti gli inizi, quando la semplice parola deve smuovere l'inerte macigno della materia. Ma non c'è altra strada se tutta la materia non è più tua, non è più nostra. Anche un grido può provocare una valanga in montagna. ([[Aleksandr Isaevič Solženicyn]]) ==[[Proverbi italiani]]== *A tela ordita, Dio manda il filo. *Barba bagnata è mezzo rasa. *Chi ben comincia è a metà dell'opera. *Chi comincia con la testa nel sacco, finisce con la testa rotta. *Chi comincia male, finisce peggio. *Chi fece un, fece mille. *Chi non comincia, non finisce. *Chi troppo comincia, poco finisce. *Comincia, che Dio provvede al resto. *I principi sono sempre i più difficili. *Incominciando pensa al fine. *Ogni principio è duro. *Partita arrivata, partita guadagnata. *Tutti i principi sono deboli. *Tutto sta nel cominciare. ==Bibliografia== *Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903 ==Voci correlate== *[[Fine]] *[[Inizio e fine]] *[[Partire]] ==Altri progetti== {{interprogetto|wikt|etichetta=inizio}} [[Categoria:Cronologia]] [[Categoria:Spazi]] guo620pjweh2xmu7c3eoxqdcung0wt6 Prometheus (film) 0 79467 1418403 1148630 2026-06-27T09:15:51Z Spinoziano 2297 piccole sistemazioni; aggiusto riferimenti al film Lawrence d'Arabia 1418403 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo= Prometheus |immagine= Prometheus.svg |titolooriginale= Prometheus |annouscita= 2012 |genere= fantascienza/horror |regista= [[Ridley Scott]] |sceneggiatore= [[Jon Spaihts]], [[Damon Lindelof]] |produttore = Ridley Scott, [[David Giler]], [[Walter Hill (regista)|Walter Hill]] |attori= * [[Noomi Rapace]]: Elizabeth Shaw * [[Michael Fassbender]]: David * [[Charlize Theron]]: Meredith Vickers * [[Idris Elba]]: Capitano Janek * [[Guy Pearce]]: Peter Weyland * [[Logan Marshall-Green]]: Charlie Holloway * [[Sean Harris]]: Fifield * [[Rafe Spall]]: Millburn * [[Emun Elliott]]: Chance * [[Benedict Wong]]: Ravel * [[Patrick Wilson (attore)|Patrick Wilson]]: padre di Elizabeth Shaw * [[Kate Dickie]]: Ford |doppiatoriitaliani= * [[Domitilla D'Amico]]: Elizabeth Shaw * [[Francesco Prando]]: David * [[Roberta Pellini]]: Meredith Vickers * [[Roberto Draghetti]]: Capitano Janek * [[Claudio Sorrentino]]: Peter Weyland * [[Alessandro Budroni]]: Charlie Holloway * [[Luciano Roffi]]: Fifield * [[Luigi Ferraro (doppiatore)|Luigi Ferraro]]: Millburn * [[Vittorio Guerrieri]]: Chance * [[Mino Caprio]]: Ravel * [[Roberta Greganti]]: Ford }} '''''Prometheus''''', film statunitense del 2012 con [[Noomi Rapace]] e [[Michael Fassbender]], regia di [[Ridley Scott]]. {{Tagline|Sono andati alla ricerca delle nostre origini. Quello che hanno scoperto potrebbe essere la nostra fine.}} ==Frasi== {{cronologico}} *Il trucco, William Potter, è dimenticarsi che fa male.<ref>{{Cfr}} ''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]'': «Il trucco, William Potter, è di non preoccuparsi che fa male».</ref> ('''David''') *Buongiorno. Per chi ho assunto io, ho il piacere di rivedervi. Per tutti gli altri, sono Meredith Vickers e il mio lavoro è assicurarmi che voi facciate il vostro. Bene, diamo inizio allo spettacolo. ('''Meredith Vickers''') *Salve a tutti, io sono [[Peter Weyland]], il vostro capo. Ho registrato questo messaggio il 22 Giugno 2091, se lo state guardando vuol dire che avete raggiunto la destinazione... E che io sono già morto. Pace all'anima mia. C'è un uomo, seduto in mezzo a voi oggi, si chiama [[David 8|David]]: è quello che più si avvicina ad un figlio per me. Sfortunatamente David non è umano, non invecchierà mai e quindi non morirà mai. Tuttavia è incapace di apprezzare davvero questi magnifici doni, perché per farlo gli servirebbe l'unica cosa che non potrà mai avere: l'anima. Ho dedicato tutta la mia vita a cercare di rispondere alle domande assolute: da dove veniamo? Qual è il nostro scopo? Che cosa c'è dopo la morte? Due persone mi hanno convinto che sia possibile trovare delle risposte: il dottor Holloway e la dottoressa Shaw. Prego, alzatevi. Saranno loro i responsabili dell'operazione. Il Titano Prometeo voleva dare alla razza umana pari dignità rispetto agli dèi, per questo è stato cacciato dall'Olimpo. Ebbene, cari amici, finalmente è arrivato il momento che Prometeo torni. ('''Peter Weyland''') *Tutte le grandi cose hanno piccoli [[inizio|inizi]].<ref>Cfr. ''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]'': «Le grandi cose incominciano dal poco, generale».</ref> ('''David''') {{NDR|osservando una goccia di liquido nero sul suo indice}} *Però abbiamo scoperto che non c'è niente di speciale sulla creazione della vita: chiunque può crearla, basta solo un tratto di DNA e metà cervello. ('''Charlie Holloway''') *Quest'uomo è qui perché non vuole morire. Crede che tu possa dargli più vita. ('''David''') {{NDR|parlando in PIE (proto indo-europeo) a un Ingegnere su ordine di Weyland}} *A volte per creare... Bisogna prima distruggere. ('''David''') *{{NDR|[[Ultime parole da Alien|Ultime parole]]}} In alto le mani! ('''Capitano Janek''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Elizabeth Shaw''' {{NDR|da bambina}}: Che è successo a quel signore? <br /> '''Padre di Elizabeth Shaw''': È morto. <br /> '''Elizabeth Shaw''': Perché non vai ad aiutarli? <br /> '''Padre di Elizabeth Shaw''': Non gli serve il mio aiuto. Il loro Dio è diverso dal nostro. <br /> '''Elizabeth Shaw''': Perché è morto? <br /> '''Padre di Elizabeth Shaw''': Tutti muoiono prima o poi. <br /> '''Elizabeth Shaw''': Come la mamma? <br /> '''Padre di Elizabeth Shaw''': Come la mamma. <br /> '''Elizabeth Shaw''': E poi dove vanno? <br /> '''Padre di Elizabeth Shaw''': Ognuno lo chiama a modo suo: Cielo, Paradiso... Ma comunque lo chiami, è un posto bellissimo. <br /> '''Elizabeth Shaw''': Come fai a sapere che è bellissimo? <br /> '''Padre di Elizabeth Shaw''': Perché è quello che voglio credere... E tu a cosa vuoi credere? *'''Meredith Vickers''' {{NDR|dopo l'ibernazione}}: Quanto tempo è passato?<br />'''David''': Due anni, quattro mesi, 18 giorni, 36 ore, 15 minuti.<br />'''Meredith Vickers''': Vittime?<br />'''David''': Vittime, signora?<br />'''Meredith Vickers''': È morto qualcuno?<br />'''David''': No, signora. Stanno tutti bene.<br />'''Meredith Vickers''': Allora svegliali. *'''Meredith Vickers''' {{NDR|vede Janek che sistema un piccolo albero di Natale}}: Che cavolo sta facendo?<br /> '''Capitano Janek''': Festeggio il [[Natale]]! Le feste danno il senso del tempo che passa.<br /> '''Meredith Vickers''': La riunione sta per cominciare, capitano. È meglio che inizi a scendere.<br /> '''Capitano Janek''': Dopo un'abbondante colazione. *'''Charlie Holloway''': Adesso vi mostro perché siamo qui... {{NDR|attiva degli ologrammi}} Questi sono reperti archeologici rinvenuti sul pianeta Terra. Quello è egiziano, maya, sumero, babilonese, quello lì in fondo è hawaiano e quello è mesopotamico. E questa invece è la nostra scoperta più recente: una pittura rupestre di 35 mila anni fa ritrovata sull'isola di Skye in Scozia. Parliamo di civiltà molto antiche, rimaste isolate per secoli, che non hanno avuto alcun contatto l'una con l'altra e tuttavia... {{NDR|unisce gli ologrammi dei reperti rivelando che le loro rappresentazioni della costellazione combaciano}} Presso i loro insediamenti è stato rinvenuto lo stesso disegno e cioè degli uomini che pregano a degli esseri enormi che indicano una costellazione e l'unico sistema galattico che corrisponde. È così lontano dalla Terra, che queste antiche civiltà primitive non avrebbero mai potuto sapere la sua esistenza. Ma il caso vuole... Che quel sistema abbia un sole. Molto simile al nostro. E in base ai nostri scanner a lungo raggio, sembrava che ci fosse un pianeta, un pianeta con una luna {{NDR|LV-223}} in grado di sostenere la vita. Siamo su quel pianeta da stamattina.<br />'''Fifield''': ...Stai dicendo che siamo qui per una mappa che voi due avete trovato in una grotta? Dico bene?<br />'''Elizabeth Shaw''': No. No, non è una mappa, è un invito.<br />'''Fifield''': Da parte di chi? <br />'''Elizabeth Shaw''': Noi li chiamiamo Ingegneri.<br />'''Fifield''': "Ingegneri"? <br />'''Millburn''': Cavolo...<br />'''Fifield''': Oh, ci dite allora che cosa avrebbero progettato questi Ingegneri?<br />'''Elizabeth Shaw''': Hanno progettato noi. <br />'''Fifield''' {{NDR|scoppia a ridere insieme a Millburn}}: Che stronzate!<br />'''Millburn''': Va bene, ma avrete delle prove per dimostrarlo? Cioè, insomma, se siete pronti a ritrattare tre secoli di darwinismo significa che... "Wow"! Come fate a saperlo, mh?<br /> '''Elizabeth Shaw''': Io non lo so infatti, ma è quello che voglio credere. *'''Meredith Vickers''': Lei è riuscita a convincere Weyland a finanziare questa missione, ma io sono sicura che i suoi Ingegneri non saranno altro che selvaggi che vivono ancora nelle caverne. Comunque supponiamo che io mi sbagli, se lei trovasse davvero quegli esseri... Non deve avvicinarsi. Non deve parlargli. Non dovete fare niente, se non dirlo a me.<br /> '''Charlie Holloway''': Ehm, miss Vickers, mi scusi, ma oltre al nostro avete altri obbiettivi?<br /> '''Meredith Vickers''': La mia società ha pagato miliardi di dollari per portarvi fin qui. Se i soldi fossero suoi, dottor Holloway, saremmo felici di seguire il suo obiettivo "scientifico"... Ma non lo sono. Lei è solo un dipendente. {{NDR|Holloway ride}} <br /> '''Elizabeth Shaw''': Ma... Se non possiamo stabilire contatti con loro, perché ci ha fatto venire fin qui?<br /> '''Meredith Vickers''': Weyland era un uomo molto superstizioso. Voleva un credente convinto a bordo. *'''David''': Non c'è niente nel deserto e nessuno ha bisogno di niente. <br /> '''Ford''': Ma che dici? <br /> '''David''': Una battuta del mio film preferito...<ref>Cfr. ''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]'': «Gli arabi non amano il deserto: noi amiamo l'acqua e il verde degli alberi, nel deserto invece non c'è niente. E il niente non lo vuole nessuno».</ref> *'''Charlie Holloway''': David, che ci fai in una tuta? <br /> '''David''': Come dice, scusa? <br /> '''Charlie Holloway''': Tu non respiri, lo hai dimenticato? Quindi... A che ti serve? <br /> '''David''': Sono stato progettato così perché gli uomini sono a loro agio solo se interagiscono con esseri simili. Se non mettessi la tuta, rovinerei l'illusione. <br /> '''Charlie Holloway''': Ti costruiscono molto simile a noi, eh?<br /> '''David''': Non troppo, spero... *'''David''': Mi dispiace molto che tutti i vostri Ingegneri siano morti, dottor Holloway. <br /> '''Charlie Holloway''': Credi che sia stata una perdita di tempo venire qui, eh? <br /> '''David''': La risposta a questa domanda dipende da che cosa speravate di ottenere venendo qui. <br /> '''Charlie Holloway''': Quello che speravamo di ottenere era trovare i nostri creatori, e fargli delle domande, prima fra tutte perché ci hanno creato. <br /> '''David''': Secondo lei perché voi avete creato me? <br /> '''Charlie Holloway''': Perché ne siamo stati capaci. <br /> '''David''': Pensi a che enorme delusione proverebbe se il suo creatore le rispondesse così... <br /> '''Charlie Holloway''': Sai, è una gran fortuna che tu non ti possa sentire deluso. <br /> '''David''': Sì, è fantastico infatti... Posso farle una domanda? <br /> '''Charlie Holloway''': Ma certo. <br /> '''David''': Fino a dove arriverebbe per ottenere risposte per cui è venuti fin qui? Cosa sarebbe disposto a fare? <br /> '''Charlie Holloway''': Farei qualsiasi cosa. <br /> '''David''': Allora vale la pena brindare. {{NDR|gli offre un bicchiere di champagne mischiato con un goccia di liquido nero trovato nel mausoleo degli Ingegneri}} *'''Meredith Vickers''': Quanto tempo ci vuole ancora? <br /> '''Capitano Janek''': Non lo so, io faccio il capitano. {{NDR|suona la [[fisarmonica]]}} <br /> '''Meredith Vickers''': Quell'oggetto è più fastidioso di un gatto in calore. <br /> '''Capitano Janek''': Peccato che questo "oggetto" un tempo fosse di Stephen Stills... <br /> '''Meredith Vickers''': Dovrei sapere chi è? <br /> '''Capitano Janek''': Se vuole farsi una scopata non deve far finta che le interessi la scansione della piramide... Basta dire: «Ehi, ci facciamo una bella scopata?» <br /> '''Meredith Vickers''': Ha ragione, avrei potuto anche dirlo. Ma non avrebbe tanto senso fare miliardi di miglia per allontanarsi da ogni uomo sulla Terra se lo scopo fosse andarci a letto, non crede? {{NDR|Vickers si allontana scocciata}} <br /> '''Capitano Janek''': Senta, Vickers... Ehi, Vickers! Stavo pensando... Lei è un robot? Eh? {{NDR|Vickers lo guarda allibita, poi ci ripensa}} <br /> '''Meredith Vickers''': In cabina! Tra 10 minuti! *'''Elizabeth Shaw''' {{NDR|scopre Weyland a bordo della nave}}: Stava dormendo... È stato a bordo della nave tutto questo tempo, perché?<br /> '''Peter Weyland''': Perché avevo solo pochi giorni di vita e me li volevo conservare per essere sicuro che avreste mantenuto la promessa: trovare i miei creatori.<br /> '''Elizabeth Shaw''' {{NDR|rivolta a David}}: Non gli hai detto che sono tutti morti?<br /> '''David''': Non sono tutti morti, dottoressa Shaw. Uno di loro è ancora vivo. Stiamo per andare a vederlo.<br /> '''Elizabeth Shaw''': Che cosa?!<br /> '''Peter Weyland''': Girami. {{NDR|l'infermiere gira la sedia a rotelle verso Shaw}} È stata lei a convincermi che se questi esseri ci hanno creato, allora possono anche salvarci. Bastone, per favore. {{NDR|David gli passa il bastone e gli infila le pantofole}} Salvare me, perlomeno.<br />'''Elizabeth Shaw''': Salvarla? Ma da che cosa?<br /> '''Peter Weyland''': Dalla morte, ovviamente! Puoi alzarmi? {{NDR|David e l'infermiere lo aiutano}} Okay, ce la faccio... Ci sono... <br /> '''David''': Sissignore.<br /> '''Elizabeth Shaw''': Lei non capisce! Non si rende conto... Questo posto non è come ce lo immaginavamo! Loro non sono quello che credevamo! Ci siamo sbagliati! Abbiamo sbagliato tutto! Charlie... Il dottor Holloway è morto. Dobbiamo andare via da qui!!!<br /> '''Peter Weyland''': Pensa che Charlie lo farebbe? Adesso che siamo così vicini a rispondere alle domande più importanti che l'uomo si sia mai fatto? Come può andar via senza sapere cosa sono? ...O ha perso la [[Fede cristiana|fede]], dottoressa Shaw? *'''Capitano Janek''': Dove vuole andare, dottoressa? Lo sa che cos'è questo posto? Quegli Ingegneri... Questa non è casa loro! È un pianeta artificiale, costruito credo per scopi militari. E l'hanno fatto nel mezzo del niente perché non sono così stupidi da realizzare armi di distruzione di massa a casa loro! Ecco cos'è tutta quella merda che sgocciola da quei vasi del cazzo! L'hanno creata qui. Poi è uscita e li ha uccisi tutti, fine dei giochi! ...È tempo che ce ne torniamo a casa.<br /> '''Elizabeth Shaw''': Uno di loro è ancora vivo. Non vuole sapere che cosa hanno da dire?<br /> '''Capitano Janek''': Non m'interessa.<br /> '''Elizabeth Shaw''': Giusto... Il suo unico compito è pilotare la nave.<br /> '''Capitano Janek''': Esattamente.<br /> '''Elizabeth Shaw''': Ma... Dev'esserci qualcosa che le interessa, capitano. Se così non fosse, perché starebbe qui?<br /> '''Capitano Janek''': Una cosa c'è, in effetti... Non importa come andrà a finire laggiù... Ma non voglio rischiare di riportare quella merda sulla Terra. Non lo permetterò mai. E farò tutto quello che posso per impedirlo.<br /> '''Elizabeth Shaw''': Faccia il suo dovere, capitano. *'''Meredith Vickers''': Lo sai che se andrai laggiù non tornerai?<br /> '''Peter Weyland''': Vedi sempre tutto in maniera negativa... Per questo saresti dovuta restare a casa.<br /> '''Meredith Vickers''': Davvero pensavi che sarei rimasta per anni in una sala riunioni a litigare sul passaggio di potere mentre tu andavi alla ricerca di un assurdo miracolo in un cavolo di meteorite sperduto nello spazio? Un re ha un suo regno, ma poi muore. È inevitabile. È questo l'ordine naturale delle cose. {{NDR|accarezza la mano di Weyland, lui la stringe in un pugno}}<br /> '''Peter Weyland''': Hai nient'altro?<br /> '''Meredith Vickers''': No... Padre. Nient'altro. {{NDR|esce}} *'''Elizabeth Shaw''': Cosa succederà quando non ci sarà più Weyland a programmarti?<br />'''David''': Presumo che sarò libero.<br /> '''Elizabeth Shaw''': Tu vuoi essere libero?<br />'''David''': "Volere"? Non è un concetto che mi è familiare. Detto questo, tutti vogliono veder morire i genitori.<br /> '''Elizabeth Shaw''': Io no. *'''Peter Weyland''' {{NDR|[[Ultime parole da Alien|ultime parole]]}}: Non c'è... niente...<br />'''David''': Lo so. Faccia buon viaggio, signor Weyland. *'''Elizabeth Shaw''': Dov'è la mia croce? <br />'''David''': Nel borsellino, nella mia cintura laggiù. {{NDR|Shaw si rimette la croce al collo.}} Anche dopo ciò che ha visto, continua ancora a crederci? <br /> '''Elizabeth Shaw''': Hai detto che sei in grado di pilotare ed usare le loro macchine... <br />'''David''': Sì, certo. Basta arrivare su una delle loro navi, a quel punto trovare la strada per tornare a casa dovrebbe essere semplice. <br /> '''Elizabeth Shaw''': Non voglio tornare dal posto da cui siamo venuti noi. Voglio andare nel posto da cui sono venuti loro. Credi di poterci arrivare, David? <br />'''David''': Sì, io credo di sì. *'''David''': Posso chiederle cosa spera di ottenere andando lì? <br /> '''Elizabeth Shaw''': Loro ci hanno creati e poi hanno cercato di ucciderci. Hanno cambiato idea. Ho bisogno di sapere perché.<br />'''David''': La risposta è irrilevante. Cambia qualcosa sapere perché hanno cambiato idea? <br /> '''Elizabeth Shaw''': Sì. Sì che cambia. <br />'''David''': Non riesco a capire. <br /> '''Elizabeth Shaw''': Be'... Forse perché io sono un essere umano e tu sei un robot. ==[[Explicit]]== {{Explicit film}} Rapporto finale della nave ''Prometheus'': la nave è distrutta, tutto l'equipaggio è morto. Se ricevete questo messaggio, non tentate di raggiungere il luogo da cui proviene. Qui c'è solo morte adesso. E io sto per lasciare questo pianeta. È il primo giorno dell'anno, l'anno del Signore 2094. Io mi chiamo Elizabeth Shaw, sono l'unico superstite del ''Prometheus'' e sto ancora cercando. ('''Elizabeth Shaw''') ==Citazioni su ''Prometheus''== *Il cinema, per quel che riguarda il pieno di emozioni, è sempre soggettivo. Ci sono tasti, sulla pianola della nostra anima, che se premuti nel verso giusto sviluppano una melodia che ti soddisfa. Ma ogniuno ha i suoi tasti e la sua pianola, diversa da persona a persona. Per questo mi prendono tutti in giro per il mio amore per ''Prometheus'', un film che non sta in piedi a forza di buchi, ma straordinario nella sua messa in scena e nel respiro della fantascienza che ti lascia interdetto di fronte a cose più grandi di te. Qualunque cosa ciò voglia dire. ([[Leo Ortolani]]) ==Frasi promozionali== *Quanto andresti lontano per avere risposte? Fino a che punto arriveresti?<ref>Dal trailer del film in lingua italiana.</ref> *La ricerca delle nostre origini potrebbe portare alla nostra fine. <ref>Dalla copertina del DVD.</ref> ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{Alien}} [[Categoria:Alien]] [[Categoria:Film horror fantascientifici]] t8pkygl4je5gynzoqdqklxffrmoglo8 1418406 1418403 2026-06-27T09:21:43Z Spinoziano 2297 1418406 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo= Prometheus |immagine= Prometheus.svg |titolooriginale= Prometheus |annouscita= 2012 |genere= fantascienza/horror |regista= [[Ridley Scott]] |sceneggiatore= [[Jon Spaihts]], [[Damon Lindelof]] |produttore = Ridley Scott, [[David Giler]], [[Walter Hill (regista)|Walter Hill]] |attori= * [[Noomi Rapace]]: Elizabeth Shaw * [[Michael Fassbender]]: David * [[Charlize Theron]]: Meredith Vickers * [[Idris Elba]]: Capitano Janek * [[Guy Pearce]]: Peter Weyland * [[Logan Marshall-Green]]: Charlie Holloway * [[Sean Harris]]: Fifield * [[Rafe Spall]]: Millburn * [[Emun Elliott]]: Chance * [[Benedict Wong]]: Ravel * [[Patrick Wilson (attore)|Patrick Wilson]]: padre di Elizabeth Shaw * [[Kate Dickie]]: Ford |doppiatoriitaliani= * [[Domitilla D'Amico]]: Elizabeth Shaw * [[Francesco Prando]]: David * [[Roberta Pellini]]: Meredith Vickers * [[Roberto Draghetti]]: Capitano Janek * [[Claudio Sorrentino]]: Peter Weyland * [[Alessandro Budroni]]: Charlie Holloway * [[Luciano Roffi]]: Fifield * [[Luigi Ferraro (doppiatore)|Luigi Ferraro]]: Millburn * [[Vittorio Guerrieri]]: Chance * [[Mino Caprio]]: Ravel * [[Roberta Greganti]]: Ford }} '''''Prometheus''''', film statunitense del 2012 con [[Noomi Rapace]] e [[Michael Fassbender]], regia di [[Ridley Scott]]. {{Tagline|Sono andati alla ricerca delle nostre origini. Quello che hanno scoperto potrebbe essere la nostra fine.}} ==Frasi== {{cronologico}} *Il trucco, William Potter, è dimenticarsi che fa male.<ref>{{Cfr}} ''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]'': «Il trucco, William Potter, è di non preoccuparsi che fa male».</ref> ('''David''') *Buongiorno. Per chi ho assunto io, ho il piacere di rivedervi. Per tutti gli altri, sono Meredith Vickers e il mio lavoro è assicurarmi che voi facciate il vostro. Bene, diamo inizio allo spettacolo. ('''Meredith Vickers''') *Salve a tutti, io sono [[Peter Weyland]], il vostro capo. Ho registrato questo messaggio il 22 Giugno 2091, se lo state guardando vuol dire che avete raggiunto la destinazione... E che io sono già morto. Pace all'anima mia. C'è un uomo, seduto in mezzo a voi oggi, si chiama [[David 8|David]]: è quello che più si avvicina ad un figlio per me. Sfortunatamente David non è umano, non invecchierà mai e quindi non morirà mai. Tuttavia è incapace di apprezzare davvero questi magnifici doni, perché per farlo gli servirebbe l'unica cosa che non potrà mai avere: l'anima. Ho dedicato tutta la mia vita a cercare di rispondere alle domande assolute: da dove veniamo? Qual è il nostro scopo? Che cosa c'è dopo la morte? Due persone mi hanno convinto che sia possibile trovare delle risposte: il dottor Holloway e la dottoressa Shaw. Prego, alzatevi. Saranno loro i responsabili dell'operazione. Il Titano Prometeo voleva dare alla razza umana pari dignità rispetto agli dèi, per questo è stato cacciato dall'Olimpo. Ebbene, cari amici, finalmente è arrivato il momento che Prometeo torni. ('''Peter Weyland''') *Tutte le grandi cose hanno piccoli inizi.<ref>Cfr. ''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]'': «Le grandi cose incominciano dal poco, generale».</ref> ('''David''') {{NDR|osservando una goccia di liquido nero sul suo indice}} *Però abbiamo scoperto che non c'è niente di speciale sulla creazione della vita: chiunque può crearla, basta solo un tratto di DNA e metà cervello. ('''Charlie Holloway''') *Quest'uomo è qui perché non vuole morire. Crede che tu possa dargli più vita. ('''David''') {{NDR|parlando in PIE (proto indo-europeo) a un Ingegnere su ordine di Weyland}} *A volte per creare... Bisogna prima distruggere. ('''David''') *{{NDR|[[Ultime parole da Alien|Ultime parole]]}} In alto le mani! ('''Capitano Janek''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Elizabeth Shaw''' {{NDR|da bambina}}: Che è successo a quel signore? <br /> '''Padre di Elizabeth Shaw''': È morto. <br /> '''Elizabeth Shaw''': Perché non vai ad aiutarli? <br /> '''Padre di Elizabeth Shaw''': Non gli serve il mio aiuto. Il loro Dio è diverso dal nostro. <br /> '''Elizabeth Shaw''': Perché è morto? <br /> '''Padre di Elizabeth Shaw''': Tutti muoiono prima o poi. <br /> '''Elizabeth Shaw''': Come la mamma? <br /> '''Padre di Elizabeth Shaw''': Come la mamma. <br /> '''Elizabeth Shaw''': E poi dove vanno? <br /> '''Padre di Elizabeth Shaw''': Ognuno lo chiama a modo suo: Cielo, Paradiso... Ma comunque lo chiami, è un posto bellissimo. <br /> '''Elizabeth Shaw''': Come fai a sapere che è bellissimo? <br /> '''Padre di Elizabeth Shaw''': Perché è quello che voglio credere... E tu a cosa vuoi credere? *'''Meredith Vickers''' {{NDR|dopo l'ibernazione}}: Quanto tempo è passato?<br />'''David''': Due anni, quattro mesi, 18 giorni, 36 ore, 15 minuti.<br />'''Meredith Vickers''': Vittime?<br />'''David''': Vittime, signora?<br />'''Meredith Vickers''': È morto qualcuno?<br />'''David''': No, signora. Stanno tutti bene.<br />'''Meredith Vickers''': Allora svegliali. *'''Meredith Vickers''' {{NDR|vede Janek che sistema un piccolo albero di Natale}}: Che cavolo sta facendo?<br /> '''Capitano Janek''': Festeggio il [[Natale]]! Le feste danno il senso del tempo che passa.<br /> '''Meredith Vickers''': La riunione sta per cominciare, capitano. È meglio che inizi a scendere.<br /> '''Capitano Janek''': Dopo un'abbondante colazione. *'''Charlie Holloway''': Adesso vi mostro perché siamo qui... {{NDR|attiva degli ologrammi}} Questi sono reperti archeologici rinvenuti sul pianeta Terra. Quello è egiziano, maya, sumero, babilonese, quello lì in fondo è hawaiano e quello è mesopotamico. E questa invece è la nostra scoperta più recente: una pittura rupestre di 35 mila anni fa ritrovata sull'isola di Skye in Scozia. Parliamo di civiltà molto antiche, rimaste isolate per secoli, che non hanno avuto alcun contatto l'una con l'altra e tuttavia... {{NDR|unisce gli ologrammi dei reperti rivelando che le loro rappresentazioni della costellazione combaciano}} Presso i loro insediamenti è stato rinvenuto lo stesso disegno e cioè degli uomini che pregano a degli esseri enormi che indicano una costellazione e l'unico sistema galattico che corrisponde. È così lontano dalla Terra, che queste antiche civiltà primitive non avrebbero mai potuto sapere la sua esistenza. Ma il caso vuole... Che quel sistema abbia un sole. Molto simile al nostro. E in base ai nostri scanner a lungo raggio, sembrava che ci fosse un pianeta, un pianeta con una luna {{NDR|LV-223}} in grado di sostenere la vita. Siamo su quel pianeta da stamattina.<br />'''Fifield''': ...Stai dicendo che siamo qui per una mappa che voi due avete trovato in una grotta? Dico bene?<br />'''Elizabeth Shaw''': No. No, non è una mappa, è un invito.<br />'''Fifield''': Da parte di chi? <br />'''Elizabeth Shaw''': Noi li chiamiamo Ingegneri.<br />'''Fifield''': "Ingegneri"? <br />'''Millburn''': Cavolo...<br />'''Fifield''': Oh, ci dite allora che cosa avrebbero progettato questi Ingegneri?<br />'''Elizabeth Shaw''': Hanno progettato noi. <br />'''Fifield''' {{NDR|scoppia a ridere insieme a Millburn}}: Che stronzate!<br />'''Millburn''': Va bene, ma avrete delle prove per dimostrarlo? Cioè, insomma, se siete pronti a ritrattare tre secoli di darwinismo significa che... "Wow"! Come fate a saperlo, mh?<br /> '''Elizabeth Shaw''': Io non lo so infatti, ma è quello che voglio credere. *'''Meredith Vickers''': Lei è riuscita a convincere Weyland a finanziare questa missione, ma io sono sicura che i suoi Ingegneri non saranno altro che selvaggi che vivono ancora nelle caverne. Comunque supponiamo che io mi sbagli, se lei trovasse davvero quegli esseri... Non deve avvicinarsi. Non deve parlargli. Non dovete fare niente, se non dirlo a me.<br /> '''Charlie Holloway''': Ehm, miss Vickers, mi scusi, ma oltre al nostro avete altri obbiettivi?<br /> '''Meredith Vickers''': La mia società ha pagato miliardi di dollari per portarvi fin qui. Se i soldi fossero suoi, dottor Holloway, saremmo felici di seguire il suo obiettivo "scientifico"... Ma non lo sono. Lei è solo un dipendente. {{NDR|Holloway ride}} <br /> '''Elizabeth Shaw''': Ma... Se non possiamo stabilire contatti con loro, perché ci ha fatto venire fin qui?<br /> '''Meredith Vickers''': Weyland era un uomo molto superstizioso. Voleva un credente convinto a bordo. *'''David''': Non c'è niente nel deserto e nessuno ha bisogno di niente. <br /> '''Ford''': Ma che dici? <br /> '''David''': Una battuta del mio film preferito...<ref>Cfr. ''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]'': «Gli arabi non amano il deserto: noi amiamo l'acqua e il verde degli alberi, nel deserto invece non c'è niente. E il niente non lo vuole nessuno».</ref> *'''Charlie Holloway''': David, che ci fai in una tuta? <br /> '''David''': Come dice, scusa? <br /> '''Charlie Holloway''': Tu non respiri, lo hai dimenticato? Quindi... A che ti serve? <br /> '''David''': Sono stato progettato così perché gli uomini sono a loro agio solo se interagiscono con esseri simili. Se non mettessi la tuta, rovinerei l'illusione. <br /> '''Charlie Holloway''': Ti costruiscono molto simile a noi, eh?<br /> '''David''': Non troppo, spero... *'''David''': Mi dispiace molto che tutti i vostri Ingegneri siano morti, dottor Holloway. <br /> '''Charlie Holloway''': Credi che sia stata una perdita di tempo venire qui, eh? <br /> '''David''': La risposta a questa domanda dipende da che cosa speravate di ottenere venendo qui. <br /> '''Charlie Holloway''': Quello che speravamo di ottenere era trovare i nostri creatori, e fargli delle domande, prima fra tutte perché ci hanno creato. <br /> '''David''': Secondo lei perché voi avete creato me? <br /> '''Charlie Holloway''': Perché ne siamo stati capaci. <br /> '''David''': Pensi a che enorme delusione proverebbe se il suo creatore le rispondesse così... <br /> '''Charlie Holloway''': Sai, è una gran fortuna che tu non ti possa sentire deluso. <br /> '''David''': Sì, è fantastico infatti... Posso farle una domanda? <br /> '''Charlie Holloway''': Ma certo. <br /> '''David''': Fino a dove arriverebbe per ottenere risposte per cui è venuti fin qui? Cosa sarebbe disposto a fare? <br /> '''Charlie Holloway''': Farei qualsiasi cosa. <br /> '''David''': Allora vale la pena brindare. {{NDR|gli offre un bicchiere di champagne mischiato con un goccia di liquido nero trovato nel mausoleo degli Ingegneri}} *'''Meredith Vickers''': Quanto tempo ci vuole ancora? <br /> '''Capitano Janek''': Non lo so, io faccio il capitano. {{NDR|suona la [[fisarmonica]]}} <br /> '''Meredith Vickers''': Quell'oggetto è più fastidioso di un gatto in calore. <br /> '''Capitano Janek''': Peccato che questo "oggetto" un tempo fosse di Stephen Stills... <br /> '''Meredith Vickers''': Dovrei sapere chi è? <br /> '''Capitano Janek''': Se vuole farsi una scopata non deve far finta che le interessi la scansione della piramide... Basta dire: «Ehi, ci facciamo una bella scopata?» <br /> '''Meredith Vickers''': Ha ragione, avrei potuto anche dirlo. Ma non avrebbe tanto senso fare miliardi di miglia per allontanarsi da ogni uomo sulla Terra se lo scopo fosse andarci a letto, non crede? {{NDR|Vickers si allontana scocciata}} <br /> '''Capitano Janek''': Senta, Vickers... Ehi, Vickers! Stavo pensando... Lei è un robot? Eh? {{NDR|Vickers lo guarda allibita, poi ci ripensa}} <br /> '''Meredith Vickers''': In cabina! Tra 10 minuti! *'''Elizabeth Shaw''' {{NDR|scopre Weyland a bordo della nave}}: Stava dormendo... È stato a bordo della nave tutto questo tempo, perché?<br /> '''Peter Weyland''': Perché avevo solo pochi giorni di vita e me li volevo conservare per essere sicuro che avreste mantenuto la promessa: trovare i miei creatori.<br /> '''Elizabeth Shaw''' {{NDR|rivolta a David}}: Non gli hai detto che sono tutti morti?<br /> '''David''': Non sono tutti morti, dottoressa Shaw. Uno di loro è ancora vivo. Stiamo per andare a vederlo.<br /> '''Elizabeth Shaw''': Che cosa?!<br /> '''Peter Weyland''': Girami. {{NDR|l'infermiere gira la sedia a rotelle verso Shaw}} È stata lei a convincermi che se questi esseri ci hanno creato, allora possono anche salvarci. Bastone, per favore. {{NDR|David gli passa il bastone e gli infila le pantofole}} Salvare me, perlomeno.<br />'''Elizabeth Shaw''': Salvarla? Ma da che cosa?<br /> '''Peter Weyland''': Dalla morte, ovviamente! Puoi alzarmi? {{NDR|David e l'infermiere lo aiutano}} Okay, ce la faccio... Ci sono... <br /> '''David''': Sissignore.<br /> '''Elizabeth Shaw''': Lei non capisce! Non si rende conto... Questo posto non è come ce lo immaginavamo! Loro non sono quello che credevamo! Ci siamo sbagliati! Abbiamo sbagliato tutto! Charlie... Il dottor Holloway è morto. Dobbiamo andare via da qui!!!<br /> '''Peter Weyland''': Pensa che Charlie lo farebbe? Adesso che siamo così vicini a rispondere alle domande più importanti che l'uomo si sia mai fatto? Come può andar via senza sapere cosa sono? ...O ha perso la [[Fede cristiana|fede]], dottoressa Shaw? *'''Capitano Janek''': Dove vuole andare, dottoressa? Lo sa che cos'è questo posto? Quegli Ingegneri... Questa non è casa loro! È un pianeta artificiale, costruito credo per scopi militari. E l'hanno fatto nel mezzo del niente perché non sono così stupidi da realizzare armi di distruzione di massa a casa loro! Ecco cos'è tutta quella merda che sgocciola da quei vasi del cazzo! L'hanno creata qui. Poi è uscita e li ha uccisi tutti, fine dei giochi! ...È tempo che ce ne torniamo a casa.<br /> '''Elizabeth Shaw''': Uno di loro è ancora vivo. Non vuole sapere che cosa hanno da dire?<br /> '''Capitano Janek''': Non m'interessa.<br /> '''Elizabeth Shaw''': Giusto... Il suo unico compito è pilotare la nave.<br /> '''Capitano Janek''': Esattamente.<br /> '''Elizabeth Shaw''': Ma... Dev'esserci qualcosa che le interessa, capitano. Se così non fosse, perché starebbe qui?<br /> '''Capitano Janek''': Una cosa c'è, in effetti... Non importa come andrà a finire laggiù... Ma non voglio rischiare di riportare quella merda sulla Terra. Non lo permetterò mai. E farò tutto quello che posso per impedirlo.<br /> '''Elizabeth Shaw''': Faccia il suo dovere, capitano. *'''Meredith Vickers''': Lo sai che se andrai laggiù non tornerai?<br /> '''Peter Weyland''': Vedi sempre tutto in maniera negativa... Per questo saresti dovuta restare a casa.<br /> '''Meredith Vickers''': Davvero pensavi che sarei rimasta per anni in una sala riunioni a litigare sul passaggio di potere mentre tu andavi alla ricerca di un assurdo miracolo in un cavolo di meteorite sperduto nello spazio? Un re ha un suo regno, ma poi muore. È inevitabile. È questo l'ordine naturale delle cose. {{NDR|accarezza la mano di Weyland, lui la stringe in un pugno}}<br /> '''Peter Weyland''': Hai nient'altro?<br /> '''Meredith Vickers''': No... Padre. Nient'altro. {{NDR|esce}} *'''Elizabeth Shaw''': Cosa succederà quando non ci sarà più Weyland a programmarti?<br />'''David''': Presumo che sarò libero.<br /> '''Elizabeth Shaw''': Tu vuoi essere libero?<br />'''David''': "Volere"? Non è un concetto che mi è familiare. Detto questo, tutti vogliono veder morire i genitori.<br /> '''Elizabeth Shaw''': Io no. *'''Peter Weyland''' {{NDR|[[Ultime parole da Alien|ultime parole]]}}: Non c'è... niente...<br />'''David''': Lo so. Faccia buon viaggio, signor Weyland. *'''Elizabeth Shaw''': Dov'è la mia croce? <br />'''David''': Nel borsellino, nella mia cintura laggiù. {{NDR|Shaw si rimette la croce al collo.}} Anche dopo ciò che ha visto, continua ancora a crederci? <br /> '''Elizabeth Shaw''': Hai detto che sei in grado di pilotare ed usare le loro macchine... <br />'''David''': Sì, certo. Basta arrivare su una delle loro navi, a quel punto trovare la strada per tornare a casa dovrebbe essere semplice. <br /> '''Elizabeth Shaw''': Non voglio tornare dal posto da cui siamo venuti noi. Voglio andare nel posto da cui sono venuti loro. Credi di poterci arrivare, David? <br />'''David''': Sì, io credo di sì. *'''David''': Posso chiederle cosa spera di ottenere andando lì? <br /> '''Elizabeth Shaw''': Loro ci hanno creati e poi hanno cercato di ucciderci. Hanno cambiato idea. Ho bisogno di sapere perché.<br />'''David''': La risposta è irrilevante. Cambia qualcosa sapere perché hanno cambiato idea? <br /> '''Elizabeth Shaw''': Sì. Sì che cambia. <br />'''David''': Non riesco a capire. <br /> '''Elizabeth Shaw''': Be'... Forse perché io sono un essere umano e tu sei un robot. ==[[Explicit]]== {{Explicit film}} Rapporto finale della nave ''Prometheus'': la nave è distrutta, tutto l'equipaggio è morto. Se ricevete questo messaggio, non tentate di raggiungere il luogo da cui proviene. Qui c'è solo morte adesso. E io sto per lasciare questo pianeta. È il primo giorno dell'anno, l'anno del Signore 2094. Io mi chiamo Elizabeth Shaw, sono l'unico superstite del ''Prometheus'' e sto ancora cercando. ('''Elizabeth Shaw''') ==Citazioni su ''Prometheus''== *Il cinema, per quel che riguarda il pieno di emozioni, è sempre soggettivo. Ci sono tasti, sulla pianola della nostra anima, che se premuti nel verso giusto sviluppano una melodia che ti soddisfa. Ma ogniuno ha i suoi tasti e la sua pianola, diversa da persona a persona. Per questo mi prendono tutti in giro per il mio amore per ''Prometheus'', un film che non sta in piedi a forza di buchi, ma straordinario nella sua messa in scena e nel respiro della fantascienza che ti lascia interdetto di fronte a cose più grandi di te. Qualunque cosa ciò voglia dire. ([[Leo Ortolani]]) ==Frasi promozionali== *Quanto andresti lontano per avere risposte? Fino a che punto arriveresti?<ref>Dal trailer del film in lingua italiana.</ref> *La ricerca delle nostre origini potrebbe portare alla nostra fine. <ref>Dalla copertina del DVD.</ref> ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{Alien}} [[Categoria:Alien]] [[Categoria:Film horror fantascientifici]] b1ay10ct5swb6353m3dfcxflpsx9c78 Halle Berry 0 82441 1418307 1336312 2026-06-26T13:12:23Z Spinoziano 2297 /* Filmografia */ 1418307 wikitext text/x-wiki [[File:Halle Berry by Gage Skidmore.jpg|thumb|Halle Berry nel 2013]] {{premio|oscar|'''[[Monster's Ball - L'ombra della vita]]''' *Miglior attrice (2002)}} '''Halle Berry''' (1966 – vivente), attrice statunitense. ==Citazioni di Halle Berry== *Anche se ho ricevuto l'Oscar, la mia vita non è cambiata più di tanto. Uno si immagina che ti arriveranno le migliori sceneggiature e ti offriranno i migliori ruoli, ma non è così. L'industria di Hollywood è molto competitiva ed è difficile lavorare per noi donne, che siamo spesso in lotta per un ruolo. Il fatto è che le sceneggiature le scrivono gli uomini e i ruoli più importanti sono ancora per loro.<ref name=hollywoodMaschilista>Citato in, ''[//www.corriere.it/Cinema/2007/Roma07/halle_berry_roma.shtml Halle Berry: «Hollywood maschilista»]'', ''Corriere.it'', 26 ottobre 2007.</ref> *Mi piacerebbe molto lavorare con un regista italiano. [[Gabriele Muccino|Muccino]] l'ho solo incontrato, perché è una persona che stimo, ma non c'è nulla di definito. Farei i salti di gioia per essere diretta da lui.<ref name=hollywoodMaschilista/> ==Citazioni su Halle Berry== *È stato fantastico. Halle Berry da anni voleva recitare con me, ma Hollywood aveva respinto più volte il mio nome al suo fianco. Finalmente è arrivata l'occasione giusta. Halle è una gran donna, non appartiene al gruppo di star che vogliono essere l'unico fiore nel giardino. ([[Sharon Stone]]) ==Note== <references /> ==Filmografia== {{div col}} *''[[L'ultimo boy scout]]'' (1991) *''[[I Flintstones (film)|I Flintstones]]'' (1994) *''[[Girl 6 - Sesso in linea]]'' (1996) *''[[X-Men (film)|X-Men]]'' (2000) *''[[Codice: Swordfish]]'' (2001) *''[[Monster's Ball - L'ombra della vita]]'' (2001) *''[[La morte può attendere]]'' (2002) *''[[Moonfall]]'' (2002) *''[[X-Men 2]]'' (2003) *''[[Catwoman (film)|Catwoman]]'' (2004) *''[[X-Men - Conflitto finale]]'' (2006) *''[[Perfect Stranger (film)|Perfect Stranger]]'' (2007) *''[[Cloud Atlas]]'' (2012) *''[[X-Men - Giorni di un futuro passato]]'' (2014) *''[[John Wick 3 - Parabellum]]'' (2019) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{Portale|donne}} {{DEFAULTSORT:Berry, Halle}} [[Categoria:Attori statunitensi]] lw0yw1mno555lkogzd5mhzgcpjrktmf 1418310 1418307 2026-06-26T13:14:13Z Spinoziano 2297 1418310 wikitext text/x-wiki [[File:Halle Berry by Gage Skidmore.jpg|thumb|Halle Berry nel 2013]] {{premio|oscar|'''''[[Monster's Ball - L'ombra della vita]]''''' *Miglior attrice (2002)}} '''Halle Berry''' (1966 – vivente), attrice statunitense. ==Citazioni di Halle Berry== *Anche se ho ricevuto l'Oscar, la mia vita non è cambiata più di tanto. Uno si immagina che ti arriveranno le migliori sceneggiature e ti offriranno i migliori ruoli, ma non è così. L'industria di Hollywood è molto competitiva ed è difficile lavorare per noi donne, che siamo spesso in lotta per un ruolo. Il fatto è che le sceneggiature le scrivono gli uomini e i ruoli più importanti sono ancora per loro.<ref name=hollywoodMaschilista>Citato in, ''[//www.corriere.it/Cinema/2007/Roma07/halle_berry_roma.shtml Halle Berry: «Hollywood maschilista»]'', ''Corriere.it'', 26 ottobre 2007.</ref> *Mi piacerebbe molto lavorare con un regista italiano. [[Gabriele Muccino|Muccino]] l'ho solo incontrato, perché è una persona che stimo, ma non c'è nulla di definito. Farei i salti di gioia per essere diretta da lui.<ref name=hollywoodMaschilista/> ==Citazioni su Halle Berry== *È stato fantastico. Halle Berry da anni voleva recitare con me, ma Hollywood aveva respinto più volte il mio nome al suo fianco. Finalmente è arrivata l'occasione giusta. Halle è una gran donna, non appartiene al gruppo di star che vogliono essere l'unico fiore nel giardino. ([[Sharon Stone]]) ==Note== <references /> ==Filmografia== {{div col}} *''[[L'ultimo boy scout]]'' (1991) *''[[I Flintstones (film)|I Flintstones]]'' (1994) *''[[Girl 6 - Sesso in linea]]'' (1996) *''[[X-Men (film)|X-Men]]'' (2000) *''[[Codice: Swordfish]]'' (2001) *''[[Monster's Ball - L'ombra della vita]]'' (2001) *''[[La morte può attendere]]'' (2002) *''[[X-Men 2]]'' (2003) *''[[Catwoman (film)|Catwoman]]'' (2004) *''[[X-Men - Conflitto finale]]'' (2006) *''[[Perfect Stranger (film)|Perfect Stranger]]'' (2007) *''[[Cloud Atlas]]'' (2012) *''[[X-Men - Giorni di un futuro passato]]'' (2014) *''[[John Wick 3 - Parabellum]]'' (2019) *''[[Moonfall]]'' (2022) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{Portale|donne}} {{DEFAULTSORT:Berry, Halle}} [[Categoria:Attori statunitensi]] l5b9sahzki1gy06gy47tljpw42h2mwx Tartaruga 0 88712 1418340 1279095 2026-06-26T13:44:11Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1418340 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Osman Hamdi Bey - The Tortoise Trainer - Google Art Project.jpg|thumb|upright=1.2|''L'addestratore di tartarughe'' (O.H. Bey)]] Citazioni sulla '''tartaruga'''. *Al termine della conferenza, una piccola vecchia signora in fondo alla sala si alzò in piedi e disse: «Quel che lei ci ha raccontato sono tutte frottole. Il mondo, in realtà, è un disco piatto che poggia sul dorso di una gigantesca tartaruga». Lo scienziato si lasciò sfuggire un sorriso di superiorità prima di rispondere: «E su che cosa poggia la tartaruga?». «Lei è molto intelligente, giovanotto, davvero molto», disse la vecchia signora. «Ma ogni tartaruga poggia su un'altra tartaruga!» ([[Stephen Hawking]]) *E le testuggini, sono figlie di un rospo e di uno scoglio. ([[Primo Levi]]) *– Guardi in terra e vedi una testuggine Leon, arranca verso di te...<br />– Testuggine? Che cos'è?<br />– Sai cos'è una tartaruga?<br />– Sicuro.<br /> – Stessa cosa.<br />– Mai vista una testuggine... Però ho capito che intende.<br />– Allunghi una mano e rovesci la testuggine sul dorso Leon.<br />– Inventa lei le domande signor Holden? Oppure gliele scrivono?<br />– La testuggine giace sul dorso, la sua pancia arrostisce al sole rovente, agita le zampe cercando di rigirarsi, ma non può. Non senza il tuo aiuto. (''[[Blade Runner]]'') *La mosca pungendo la tartaruga si rompe il becco. ([[proverbi toscani|proverbio toscano]]) *La tartaruga deve essere così dura perché è così morbida. ([[Stanisław Jerzy Lec]]) *La tartaruga lunghissima nelle sue operazioni ha lunghissima vita. Così tutto è proporzionato nella natura; e la pigrizia della tartaruga, di cui si potrebbe accusar la natura, non è veramente pigrizia assoluta, cioè considerata nella tartaruga, ma rispettiva. Da ciò possiamo cavare molte considerazioni. ([[Giacomo Leopardi]]) *La tartaruga, se ha ingoiato una [[vipera]], mangia l'[[origano]] (anche questo fatto è stato osservato). È capitato che un tale, vedendo una tartaruga fare più volte questa cosa (ovvero ingoiare l'origano e poi andare di nuovo dalla vipera), estirpasse la pianta di origano. Ebbene, una volta fatto questo, la tartaruga morì. ([[Aristotele]]) *Le tartarughe potrebbero raccontare, delle strade, più di quanto non potrebbero le lepri. ([[Khalil Gibran]]) *''Non definisco la tartaruga indegna perché non è qualcos'altro.'' ([[Walt Whitman]]) *''Non s'aggomitola ma può nuotare: | la Tartaruga da questo appare. | Si raggomitola, ma il nuoto ignora: | è proprio il [[Riccio]] che vedi allora.'' ([[Rudyard Kipling]]) *Potrei essere considerato eccentrico perché tengo una tartaruga in casa. Molti lo pensano, ma è pulita, non fa rumore, non morde e va in letargo tutto l'inverno. E che c'è di meglio, eh? (''[[Gli orrori di Frankenstein]]'') *Per quanto si sa dalle osservazioni finora fatte, la testuggine, ed il coccodrillo arrivano alla più avanzata età.</br>La Testuggine è un anfibio sommamente pigro, flemmatico, e tardo in tutte le sue azioni, e cresce così lentamente, che in vent'anni non s'ingrandisce, che di pochi pollici. Questo animale vive per l'ordinario un secolo, ed anche più. ([[Christoph Wilhelm Hufeland]]) *''Testudines Linnaeus''. Comprende rettili comunemente noti come tartarughe o testuggini. Riescono a raggiungere gli otto chilometri orari. (''[[Rocco Schiavone (serie televisiva)|Rocco Schiavone]]'') *– Tu hai mai pensato al suicidio?<br/>– Prego?<br/>– Al suicidio.<br/>– Ehm... di recente no.<br/>– Io ci penso continuamente, per reincarnarmi come tartaruga.<br/>– Carine le tartarughe!<br/>– Sì, carine, stupende. (''[[Il valzer del pesce freccia]]'') ==Voci correlate== *[[Tartaruga delle Galapagos]] *[[Tartaruga marina]] ==Altri progetti== {{Interprogetto|etichetta=tartaruga|preposizione=sulla|wikt}} [[Categoria:Rettili]] ct65z4dsphjguufr5qd1xf2ga6vcw36 1418363 1418340 2026-06-26T14:26:32Z Spinoziano (BEIC) 86405 ordine alfab. 1418363 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Osman Hamdi Bey - The Tortoise Trainer - Google Art Project.jpg|thumb|upright=1.2|''L'addestratore di tartarughe'' (O.H. Bey)]] Citazioni sulla '''tartaruga'''. *Al termine della conferenza, una piccola vecchia signora in fondo alla sala si alzò in piedi e disse: «Quel che lei ci ha raccontato sono tutte frottole. Il mondo, in realtà, è un disco piatto che poggia sul dorso di una gigantesca tartaruga». Lo scienziato si lasciò sfuggire un sorriso di superiorità prima di rispondere: «E su che cosa poggia la tartaruga?». «Lei è molto intelligente, giovanotto, davvero molto», disse la vecchia signora. «Ma ogni tartaruga poggia su un'altra tartaruga!» ([[Stephen Hawking]]) *E le testuggini, sono figlie di un rospo e di uno scoglio. ([[Primo Levi]]) *– Guardi in terra e vedi una testuggine Leon, arranca verso di te...<br />– Testuggine? Che cos'è?<br />– Sai cos'è una tartaruga?<br />– Sicuro.<br /> – Stessa cosa.<br />– Mai vista una testuggine... Però ho capito che intende.<br />– Allunghi una mano e rovesci la testuggine sul dorso Leon.<br />– Inventa lei le domande signor Holden? Oppure gliele scrivono?<br />– La testuggine giace sul dorso, la sua pancia arrostisce al sole rovente, agita le zampe cercando di rigirarsi, ma non può. Non senza il tuo aiuto. (''[[Blade Runner]]'') *La mosca pungendo la tartaruga si rompe il becco. ([[proverbi toscani|proverbio toscano]]) *La tartaruga deve essere così dura perché è così morbida. ([[Stanisław Jerzy Lec]]) *La tartaruga lunghissima nelle sue operazioni ha lunghissima vita. Così tutto è proporzionato nella natura; e la pigrizia della tartaruga, di cui si potrebbe accusar la natura, non è veramente pigrizia assoluta, cioè considerata nella tartaruga, ma rispettiva. Da ciò possiamo cavare molte considerazioni. ([[Giacomo Leopardi]]) *La tartaruga, se ha ingoiato una [[vipera]], mangia l'[[origano]] (anche questo fatto è stato osservato). È capitato che un tale, vedendo una tartaruga fare più volte questa cosa (ovvero ingoiare l'origano e poi andare di nuovo dalla vipera), estirpasse la pianta di origano. Ebbene, una volta fatto questo, la tartaruga morì. ([[Aristotele]]) *Le tartarughe potrebbero raccontare, delle strade, più di quanto non potrebbero le lepri. ([[Khalil Gibran]]) *''Non definisco la tartaruga indegna perché non è qualcos'altro.'' ([[Walt Whitman]]) *''Non s'aggomitola ma può nuotare: | la Tartaruga da questo appare. | Si raggomitola, ma il nuoto ignora: | è proprio il [[Riccio]] che vedi allora.'' ([[Rudyard Kipling]]) *Per quanto si sa dalle osservazioni finora fatte, la testuggine, ed il coccodrillo arrivano alla più avanzata età.</br>La Testuggine è un anfibio sommamente pigro, flemmatico, e tardo in tutte le sue azioni, e cresce così lentamente, che in vent'anni non s'ingrandisce, che di pochi pollici. Questo animale vive per l'ordinario un secolo, ed anche più. ([[Christoph Wilhelm Hufeland]]) *Potrei essere considerato eccentrico perché tengo una tartaruga in casa. Molti lo pensano, ma è pulita, non fa rumore, non morde e va in letargo tutto l'inverno. E che c'è di meglio, eh? (''[[Gli orrori di Frankenstein]]'') *''Testudines Linnaeus''. Comprende rettili comunemente noti come tartarughe o testuggini. Riescono a raggiungere gli otto chilometri orari. (''[[Rocco Schiavone (serie televisiva)|Rocco Schiavone]]'') *– Tu hai mai pensato al suicidio?<br/>– Prego?<br/>– Al suicidio.<br/>– Ehm... di recente no.<br/>– Io ci penso continuamente, per reincarnarmi come tartaruga.<br/>– Carine le tartarughe!<br/>– Sì, carine, stupende. (''[[Il valzer del pesce freccia]]'') ==Voci correlate== *[[Tartaruga delle Galapagos]] *[[Tartaruga marina]] ==Altri progetti== {{Interprogetto|etichetta=tartaruga|preposizione=sulla|wikt}} [[Categoria:Rettili]] 43hjk5kmxuql4amk5g7r0k1zfz09qwh Michele Mari 0 96540 1418374 1389912 2026-06-27T00:15:10Z ~2026-35690-91 107540 /* Citazioni di Michele Mari */ 1418374 wikitext text/x-wiki [[File:Michele Mari.jpg|miniatura|Michele Mari]] '''Michele Mari''' (1955 – vivente), scrittore italiano. ==Citazioni di Michele Mari== *{{NDR|Su alcuni racconti di [[Franz Kafka]]}} Coesione antropologica e diaspora sono i due poli della contraddizione che agita queste pagine dalla prima all'ultima, pagine abitate da sciacalli (''Sciacalli e arabi''), scimmie (''Relazione per un'Accademia''), cani (''Indagini di un cane''), talpe (''La costruzione'') e topi (''Josefine''), ma sempre ossessionate dal problema della razza, della tradizione, dell'identità.<ref>Dall'articolo ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2000/febbraio/27/Kafka_cani_sciacalli_dal_volto_co_0_0002275047.shtml Kafka: cani e sciacalli dal volto umano]'', ''Corriere della Sera'', 27 febbraio 2000.</ref> *[...] la mia lettura dell'''[[L'isola del tesoro|Isola del tesoro]]'' è meno solare {{NDR|rispetto a quella di [[Giorgio Manganelli]], che parlò di «poema della vitalità, tenero e sempre d'una esattezza, d'una lucidità allucinante: ma senza paura, e senza istrionismo»}}: penso soprattutto al suo ''côté'' nero, a personaggi genuinamente spaventosi come Pew il cieco o Cane Nero con il suo angosciante Bollo Nero, al duello mortale fra Jim e Jordan {{NDR|''recte'': Israel}} Hands, alla bestialità di Ben Gunn, alla stessa ambiguità di Silver, a quella lugubre canzone ''Quindici uomini sulla cassa del morto'', alla rievocazione del terribile capitano Flint, quasi un morto vivente con le guance blu...<ref>Dall'intervista di Eloisa Morra, ''[https://www.lindiceonline.com/geografie/itinerari-di-parole/stevenson-e-una-forma-della-felicita/ Traduzione: Stevenson è una forma della felicità]'', ''Lindiceonline.com'', 1 aprile 2013.</ref> {{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/cultura/2025/01/07/news/dracula_nosferatu_il_morso_immortale_del_vampiro-423924740/ Il morso immortale del vampiro]''|''repubblica.it'', 7 gennaio 2025.}} *Fra questi {{NDR|classici film di vampiri}} il mio preferito è il film di Dreyer {{NDR|''[[Vampyr - Il vampiro]]''}}, l'unico a non seguire la trama di Stoker e a proporre un [[vampiro]] puro e assoluto, vittima e mostro insieme, e al tutto privo delle abilità mondane che caratterizzano i suoi più prestigiosi colleghi [...]. *Tutti questi personaggi sono dei seduttori, e chi più chi meno danno ragione a Stephen King quando, in ''Danse macabre'', afferma che il loro successo è direttamente proporzionale alla valenza sessuale dei loro morsi, che mettono lo spettatore e la spettatrice in condizione di godere di scene di dominazione e di stupro senza sentirsi in colpa e senza angoscia (ma il morso non è solo metafora eufemizzante dell'atto sessuale: è anche indizio di una sessualità prevalentemente orale, cosa che spiega perché i primi fan di Dracula siano gli adolescenti). [...] La questione della sessualità, comunque, non ci soddisfa completamente, nel senso che, da sola, non basta a rendere ragione della resistenza del vampiro nel nostro immaginario letterario e cinematografico. Il mio sospetto è che molto conti la fungibilità o transitività del vampiro, in altre parole la sua contiguità ad altri "tipi", dai licantropi (affratellamento esplicitato dalla saga ''Twilight'') agli zombie [...]. Ma non dobbiamo dimenticarci, infine, della disponibilità del tema a trascorrere dall'horror alla commedia. ==''Cento poesie d'amore a Ladyhawke''== *''Come un serial killer | faccio pagare alle altre donne | la colpa | di non essere te'' *''Tu non ricordi | ma in un tempo | così lontano che non sembra stato | ci siamo dondolati | su un'altalena sola || Che non finisse mai quel dondolio | fu l'unica preghiera in senso stretto | che in tutta la mia vita | io abbia levato al cielo'' *''Verrà la morte e avrà i miei occhi | ma dentro | ci troverà i tuoi'' ==''I demoni e la pasta sfoglia''== *[[Robert Louis Stevenson|Stevenson]] è oggettivo perché è soggettivo, è magnanimo perché è autistico, è epico perché è autocentrato, ha una fantasia inesauribile perché parla solo di sé, perché sa parlare solo di sé e perché ''vuole'' parlare solo di sé. *Racconto di magistrale economia, ''[[Robert Louis Stevenson#Markheim|Markheim]]'' è tutto giocato sui toni medi della perplessità, dell'inquietudine, del trasalimento; la truce e favolosa spettacolarità del ''Jekyll'' vi è assente, ma la tensione è altissima, e ci dimostra una volta di più che pochi narratori conoscevano come Stevenson l'arte di rendere romanzesca una materia etico-psicologica. *{{NDR|Su ''[[Robert Louis Stevenson#Il Master di Ballantrae|Il Master di Ballantrae]]''}} [...] a un certo punto (e il lettore dice: finalmente!) Henry reagisce e decide di affrontare James con la forza e con l'ingegno, ma è anche vero che da questo stesso punto Henry incomincia a imitare James, a essere sempre più simile a lui fino ad essergli ''identico'': spietato, astuto, sprezzante, sulfureo. I due fratelli moriranno a poca distanza di tempo dopo la resa dei conti finale, ma James muore come se stesso, Henry muore come James, goccia di mercurio riassunta e annullata nel metallo liquido dell'altro. *{{NDR|Su ''[[Adolfo Bioy Casares#L'invenzione di Morel|L'invenzione di Morel]]''}} Romanzo algido, geometrico, intimamente loico, popolato di araldici emblemi più ancora che di simboli. ''L'invenzione di Morel'' ribadisce un'antica illusione degli umani: che a divenire immortali sia sufficiente conseguire la Forma: la Forma formata e compiuta, definitivamente sottratta dall'arte alla corruttibilità della vita. *{{NDR|Su ''[[Adolfo Bioy Casares#L'invenzione di Morel|L'invenzione di Morel]]''}} Ricordando l'esilio in villa dell'allegra brigata boccaccesca, l'isolamento di Morel e dei suoi amici (ma più che l'isola la loro villa è la Forma fissa) stabilisce che la morte è ''fuori'', e che ogni possibilità di sopravvivenza è legata al soggiorno dentro i circolari o pentacolari confini dell'artificialità. *{{NDR|Su ''[[Xavier de Maistre#Spedizione notturna intorno alla mia camera|Spedizione notturna intorno alla mia camera]]''}} Pur essendo sempre a Torino la ''chambre'' non è più la stessa, così come non ci sono più alcuni comprimari presenti nel ''Voyage'', come il cameriere Joannetti e la cagnetta Rosina. Né ci sono più quelle schizofreniche personificazioni della propria identità che erano nel ''Voyage'' l'anima e il corpo, designato come «la bestia» oppure (in opposizione all'anima) «l'altro»: l'abbandono di queste entità è a mio avviso la perdita più grande, che sempre renderà il ''Voyage'' di gran lunga superiore alla ''Expédition'' [...].<br>Xavier è nella ''Expédition'' molto più fanciullesco: ad esempio sta a lungo a cavalcioni del davanzale della finestra, descrivendosi come un vero cavaliere che ora vada al passo ora al trotto ora al galoppo. Eppure, nonostante questi e altri bamboleggiamenti, il testo è molto meno adolescenziale e incantato del ''Voyage''. *[...] [[Robert Louis Stevenson#Strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde|Jekyll e Hyde]] saranno entrambi felici ognuno a suo modo, e la sola infelicità risiederà nella memoria di Jekyll di essere stato Hyde, e nella paura di tornare ad esserlo. ==[[Incipit]] di ''Roderick Duddle''== «In verità... io... mi chiamo Michele Mari».<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Michele Mari, ''[https://books.google.it/books?hl=it&id=-ShhDwAAQBAJ I demoni e la pasta sfoglia]'', il Saggiatore, 2017. ISBN 8865765666. *Michele Mari, ''Cento poesie d'amore a Ladyhawke'', Einaudi, 2007. ISBN 8806181122 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Mari, Michele}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Poeti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] [[Categoria:Traduttori italiani]] 12ic9jvuvbg0dbfa69y9azewjgai6gp Libri dei Re 0 100406 1418420 1402621 2026-06-27T10:20:09Z Spinoziano 2297 fix link 1418420 wikitext text/x-wiki {{Antico Testamento}} '''''Libri dei Re''''', due testi contenuti nella Bibbia ebraica (dove sono contati come un testo unico) e in quella cristiana. ==[[Incipit]]== Il re [[Davide]] era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo coprissero, non riusciva a riscaldarsi. I suoi ministri gli suggerirono: "Si cerchi per il re nostro signore una vergine giovinetta, che assista il re e lo curi e dorma con lui; così il re nostro signore si riscalderà". Si cercò in tutto il territorio d'Israele una giovane bella e si trovò [[Abisag]] da Sunem e la condussero al re. La giovane era molto bella; essa curava il re e lo serviva, ma il re non si unì a lei. ==Citazioni== *Ma [[Adonia]], figlio di Agghìt, insuperbito, diceva: "Sarò io il re". Si procurò carri, cavalli e cinquanta uomini che lo precedessero. Il re suo padre, per non affliggerlo, non gli disse mai: "Perché ti comporti in questo modo?". Adonia era molto bello; sua madre l'aveva partorito dopo [[Assalonne]]. Si accordò con [[Ioab]], figlio di Zeruià, e con il sacerdote Ebiatàr, che stavano dalla sua parte. (I, 1, 5 – 7) *Fu riferito a [[Salomone]]: "Sappi che Adonia, avendo paura del re Salomone, ha afferrato i corni dell'altare dicendo: Mi giuri oggi il re Salomone che non farà morire di spada il suo servitore". Salomone disse: "Se si comporterà da uomo leale, neppure un suo capello cadrà a terra; ma se cadrà in qualche fallo, morirà". (I, 1, 51 – 52) *Sentendo avvicinarsi il giorno della sua morte, Davide fece queste raccomandazioni al figlio Salomone: "[...] Anche tu sai quel che ha fatto a me [[Ioab]], figlio di Zeruià, cioè come egli ha trattato i due capi dell'esercito di Israele, [[Abner]] figlio di Ner e [[Amasà]] figlio di Ieter, come li ha uccisi spargendo in tempo di pace il sangue, come si fa in guerra, e macchiando di sangue innocente la cintura dei suoi fianchi e i sandali dei suoi piedi. Tu agirai con saggezza, ma non permetterai che la sua vecchiaia scenda in pace agli inferi. [...] Tu hai accanto a te anche Simèi figlio di Ghera, Beniaminita, di Bacurìm; egli mi maledisse con una maledizione terribile quando fuggivo verso Macanàim. Ma mi venne incontro al Giordano e gli giurai per il Signore: Non ti farò morire di spada. Ora non lasciare impunito il suo peccato. Sei saggio e sai come trattarlo. Farai scendere la sua canizie agli inferi con morte violenta". (I, 2, 1 – 9) *Il re Salomone rispose alla madre: "Perché tu mi chiedi [[Abisag]] la Sunammita per [[Adonia]]? Chiedi anche il regno per lui, poiché egli è mio fratello maggiore e per lui parteggiano il sacerdote Ebiatàr e Ioab figlio di Zeruià". Il re Salomone giurò per il Signore: "Dio mi faccia questo e altro mi aggiunga, se non è vero che Adonia ha manifestato quest'idea a danno della propria vita. Ebbene, per la vita del Signore che mi ha reso saldo, mi ha fatto sedere sul trono di Davide mio padre e mi ha concesso una casa come aveva promesso, oggi stesso Adonia verrà ucciso". (I, 2, 22 – 24) *Al sacerdote [[Abiatar|Ebiatàr]] il re ordinò: "Vattene in Anatòt, nella tua campagna. Meriteresti la morte, ma oggi non ti faccio morire perché tu hai portato l'[[Arca dell'Alleanza|arca del Signore]] davanti a Davide mio padre e perché hai partecipato a tutte le traversie di mio padre". Così Salomone escluse Ebiatàr dal sacerdozio del Signore, adempiendo la parola che il Signore aveva pronunziata in [[Silo (città)|Silo]] riguardo alla casa di [[Eli (sommo sacerdote)|Eli]]. (I, 2, 26 – 27) *Fu riferito al re Salomone come Ioab si fosse rifugiato nella tenda del Signore e si fosse posto al fianco dell'altare. Salomone inviò [[Benaià]] figlio di Ioiadà con l'ordine: "Va', colpiscilo!". Benaià andò nella tenda del Signore e disse a Ioab: "Per ordine del re, esci!". Quegli rispose: "No! Morirò qui". Benaià riferì al re: "Ioab ha parlato così e così mi ha risposto". Il re gli disse: "Fa' come egli ha detto; colpiscilo e seppelliscilo; così allontanerai da me e dalla casa di mio padre il sangue che Ioab ha sparso senza motivo. Il Signore farà ricadere il suo sangue sulla sua testa, perché egli ha colpito due uomini giusti e migliori di lui e li ha trafitti con la sua spada – senza che Davide mio padre lo sapesse – ossia Abner, figlio di Ner, capo dell'esercito di Israele e Amasà figlio di Ieter, capo dell'esercito di Giuda". (I, 2, 29 – 32) *Salomone amava il Signore e nella sua condotta seguiva i principi di Davide suo padre; solamente offriva sacrifici e bruciava incenso sulle alture. Il re andò a [[Gabaon|Gàbaon]] per offrirvi sacrifici perché ivi sorgeva la più grande altura. Su quell'altare Salomone offrì mille olocausti. In Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte e gli disse: "Chiedimi ciò che io devo concederti". (I, 3, 3 – 5) *Salomone disse: "Tu hai trattato il tuo servo Davide mio padre con grande benevolenza, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questa grande benevolenza e gli hai dato un figlio che sedesse sul suo trono, come avviene oggi. Ora, Signore mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide mio padre. Ebbene io sono un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che ti sei scelto, popolo così numeroso che non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male, perché chi potrebbe governare questo tuo popolo così numeroso?". (I, 3, 6 – 9) *Al Signore piacque che Salomone avesse domandato la saggezza nel governare. Dio gli disse: "Perché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te né una lunga vita, né la ricchezza, né la morte dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento per ascoltare le cause, ecco faccio come tu hai detto. Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente: come te non ci fu alcuno prima di te né sorgerà dopo di te. Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria come nessun re ebbe mai. Se poi camminerai nelle mie vie osservando i miei decreti e i miei comandi, come ha fatto Davide tuo padre, prolungherò anche la tua vita". (I, 3, 10 – 14) *Dio concesse a Salomone saggezza e intelligenza molto grandi e una mente vasta come la sabbia che è sulla spiaggia del mare. La saggezza di Salomone superò la saggezza di tutti gli orientali e tutta la saggezza dell'Egitto. Egli fu veramente più saggio di tutti, più di [[Etan l'Ezraita|Etan l'Ezrachita]], di Eman, di Calcol e di Darda, figli di Macol; il suo nome divenne noto fra tutti i popoli limitrofi. Salomone pronunziò tremila proverbi; le sue poesie furono millecinque. Parlò di piante, dal [[cedro del Libano]] all'[[Issopo|issòpo]] che sbuca dal muro; parlò di quadrupedi, di uccelli, di rettili e di pesci. Da tutte le nazioni venivano per ascoltare la saggezza di Salomone; venivano anche i re dei paesi ove si era sparsa la fama della sua saggezza. (I, 5, 9 – 14) *[[Hiram I|Chiram]], re di [[Tiro (città antica)|Tiro]], mandò i suoi ministri da Salomone, perché aveva sentito che era stato consacrato re al posto di suo padre; ora Chiram era sempre stato amico di Davide. Salomone mandò a dire a Chiram: "[...] ho deciso di edificare [[Tempio di Salomone|un tempio]] al nome del Signore mio Dio [...]. Ordina, dunque, che si taglino per me cedri del Libano; i miei servi saranno con i tuoi servi; io ti darò come salario per i tuoi servi quanto fisserai. Tu sai bene, infatti, che fra di noi nessuno è capace di tagliare il legname come sanno fare quelli di [[Sidone]]". (I, 5, 15 – 20) *Quando Chiram udì le parole di Salomone, gioì molto e disse: "Sia benedetto, oggi, il Signore che ha dato a Davide un figlio saggio per governare questo gran popolo". Chiram mandò a dire a Salomone: "Ho ascoltato il tuo messaggio; farò quanto desideri riguardo al legname di cedro e al legname di abete. I miei servi lo caleranno dal Libano al mare; io lo metterò in mare su zattere fino al punto che mi indicherai. Là lo scaricherò e tu lo prenderai. Quanto a provvedere al mantenimento della mia famiglia, tu soddisferai il mio desiderio". (I, 5, 21 – 23) *Signore, Dio di Israele, non c'è un Dio come te, né lassù nei cieli né quaggiù sulla terra! Tu mantieni l'alleanza e la misericordia con i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il cuore. Tu hai mantenuto nei riguardi del tuo servo Davide mio padre quanto gli avevi promesso; quanto avevi detto con la bocca l'hai adempiuto con potenza, come appare oggi. Ora, Signore Dio di Israele, mantieni al tuo servo Davide mio padre quanto gli hai promesso: Non ti mancherà un discendente che stia davanti a me e sieda sul trono di Israele, purché i tuoi figli veglino sulla loro condotta camminando davanti a me come vi hai camminato tu. Ora, Signore Dio di Israele, si adempia la parola che tu hai rivolta a Davide mio padre. Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruita! ([[Salomone]]: I, 8, 23 – 27) *Quando Salomone ebbe terminato di costruire il tempio [...], il Signore [...] gli disse: "Ho ascoltato la preghiera e la supplica che mi hai rivolto; ho santificato questa casa, che tu hai costruita perché io vi ponga il mio nome per sempre; i miei occhi e il mio cuore saranno rivolti verso di essa per sempre. [...] Ma se voi e i vostri figli vi allontanerete da me, se non osserverete i comandi e i decreti che io vi ho dati, se andrete a servire altri dèi e a prostrarvi davanti ad essi, eliminerò Israele dal paese che ho dato loro, rigetterò da me il tempio che ho consacrato al mio nome; Israele diventerà la favola e lo zimbello di tutti i popoli. Riguardo a questo tempio, già così eccelso, chiunque vi passerà vicino si stupirà e fischierà, domandandosi: Perché il Signore ha agito così con questo paese e con questo tempio? Si risponderà: Perché hanno abbandonato il Signore loro Dio che aveva fatto uscire i loro padri dal paese d'Egitto, si sono legati a dèi stranieri, prostrandosi davanti ad essi e servendoli; per questo il Signore ha fatto piombare su di loro tutta questa sciagura". (I, 9, 1 – 9) *La [[regina di Saba]], sentita la fama di Salomone, venne per metterlo alla prova con enigmi. Venne in Gerusalemme con ricchezze molto grandi, con cammelli carichi di aromi, d'oro in grande quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone e gli disse quanto aveva pensato. Salomone rispose a tutte le sue domande, nessuna ve ne fu che non avesse risposta o che restasse insolubile per Salomone. La regina di Saba, quando ebbe ammirato tutta la saggezza di Salomone, il palazzo che egli aveva costruito, i cibi della sua tavola, gli alloggi dei suoi dignitari, l'attività dei suoi ministri, le loro divise, i suoi coppieri e gli olocausti che egli offriva nel tempio del Signore, rimase senza fiato. (I, 10, 1 – 5) *Non arrivarono mai tanti aromi quanti ne portò la regina di Saba a Salomone. Inoltre, la flotta di Chiram, che caricava oro in Ofir, portò da Ofir legname di [[sandalo citrino|sandalo]] in gran quantità e pietre preziose. Con il legname di sandalo il re fece ringhiere per il tempio e per la reggia, cetre e arpe per i cantori. Mai più arrivò, né mai più si vide fino ad oggi, tanto legno di sandalo. (I, 10, 10 – 12) *Difatti il re aveva in mare la flotta di [[Tarsis]], oltre la flotta di Chiram; ogni tre anni la flotta di Tarsis portava carichi d'oro e d'argento, d'avorio, di scimmie e di babbuini. Il re Salomone superò, dunque, per ricchezza e saggezza, tutti i re della terra. In ogni parte della terra si desiderava di avvicinare Salomone per ascoltare la saggezza che Dio aveva messo nel suo cuore. (I, 10, 22 – 24) [[File:Ahijahs and Jeroboam.jpg|thumb|''Achia profetizza a Geroboamo'' (Gerard Hoet, 1728)]] *{{NDR|Dopo aver lacerato il proprio mantello in dodici pezzi, rivolto a [[Geroboamo]]}} Prendine dieci pezzi, poiché dice il Signore, Dio di Israele: Ecco lacererò il regno dalla mano di Salomone e ne darò a te dieci tribù. A lui rimarrà una tribù a causa di Davide mio servo e a causa di Gerusalemme, città da me scelta fra tutte le tribù di Israele. Ciò avverrà perché egli mi ha abbandonato, si è prostrato davanti ad Astàrte dea di quelli di Sidòne, a Camos dio dei Moabiti, e a Milcom dio degli Ammoniti, e non ha seguito le mie vie compiendo ciò che è retto ai miei occhi, osservando i miei comandi e i miei decreti, come aveva fatto Davide suo padre. Non gli toglierò il regno di mano, perché l'ho stabilito capo per tutti i giorni della sua vita a causa di Davide, mio servo da me scelto, il quale ha osservato i miei comandi e i miei decreti. Toglierò il regno dalla mano di suo figlio {{NDR|[[Roboamo]]}} e ne consegnerò a te dieci tribù. A suo figlio lascerò una tribù perché a causa di Davide mio servo ci sia sempre una lampada dinanzi a me in Gerusalemme, città che mi sono scelta per porvi il mio nome. (I, 11, 31 – 36) [[File:Rehoboam's Insolence, by Hans Holbein the Younger.jpg|miniatura|upright=1.3|''L'insolenza di Roboamo'' ([[Hans Holbein il Giovane|Holbein]], 1530)]] *{{NDR|Rivolto alle tribù di Israele}} Mio padre vi ha imposto un giogo pesante; io renderò ancora più grave il vostro giogo. Mio padre vi ha castigati con fruste, io vi castigherò con flagelli. ([[Roboamo]]: I, 12, 14) *Roboamo, giunto in Gerusalemme, convocò tutta la casa di Giuda e la tribù di Beniamino, centottantamila guerrieri scelti, per combattere contro Israele e per restituire il regno a Roboamo, figlio di Salomone. Ma il Signore disse a [[Semeia]], uomo di Dio: "Riferisci a Roboamo figlio di Salomone, re di Giuda, a tutta la casa di Giuda e di Beniamino e al resto del popolo: Dice il Signore: Non marciate per combattere contro i vostri fratelli israeliti; ognuno ritorni a casa, perché questa situazione è stata voluta da me". Ascoltarono la parola del Signore e tornarono indietro come aveva ordinato loro il Signore. (I, 12, 21 – 24) *Un uomo di Dio, per comando del Signore, si portò da Giuda a Betel, mentre [[Geroboamo]] stava sull'altare per offrire incenso. Per comando del Signore, quegli gridò verso l'altare: "Altare, altare, così dice il Signore: Ecco nascerà un figlio nella casa di Davide, chiamato [[Giosia]], il quale immolerà su di te i sacerdoti delle alture che hanno offerto incenso su di te, e brucerà su di te ossa umane". (I, 13, 1 – 2) *Egli {{NDR|[[Geroboamo]]}} continuò a prendere qua e là dal popolo i sacerdoti delle alture e a chiunque lo desiderasse dava l'investitura e quegli diveniva sacerdote delle alture. Tale condotta costituì, per la casa di Geroboamo, il peccato che ne provocò la distruzione e lo sterminio dalla terra. (I, 13, 33 – 34) *Su, riferisci a Geroboamo: Dice il Signore, Dio di Israele: Io ti ho innalzato dalla turba del popolo costituendoti capo del popolo di Israele, ho strappato il regno dalla casa di Davide e l'ho consegnato a te. Ma tu non ti sei comportato come il mio servo Davide, che osservò i miei comandi e mi seguì con tutto il cuore, facendo solo quanto è giusto davanti ai miei occhi, anzi hai agito peggio di tutti i tuoi predecessori e sei andato a fabbricarti altri dèi e immagini fuse per provocarmi, mentre hai gettato me dietro alle tue spalle. Per questo, ecco, manderò la sventura sulla casa di Geroboamo, distruggerò nella casa di Geroboamo ogni maschio, schiavo o libero in Israele, e spazzerò la casa di Geroboamo come si spazza lo sterco fino alla sua totale scomparsa. ([[Achia]]: I, 14, 7 – 10) *Il Signore stabilirà su [[Regno di Israele|Israele]] un suo re {{NDR|[[Baasa]]}}, che distruggerà la famiglia di [[Geroboamo]]. Inoltre il Signore percuoterà Israele, il cui agitarsi sarà simile all'agitarsi di una canna sull'acqua. Eliminerà Israele da questo ottimo paese da lui dato ai loro padri e li disperderà oltre il fiume perché si sono eretti i loro pali sacri, provocando così il Signore. Il Signore abbandonerà Israele a causa dei peccati di Geroboamo, commessi da lui e fatti commettere a Israele. ([[Achia]]: I, 14, 14 – 16) *Nell'anno quinto del re Roboamo, il re di Egitto, [[Sisach]], assalì Gerusalemme. Costui depredò i tesori del tempio e vuotò la reggia dei suoi tesori. (I, 14, 25 – 26) *Egli {{NDR|[[Abia (re)|Abia]]}} imitò tutti i peccati che suo padre aveva commessi prima di lui; il suo cuore non fu sottomesso al Signore suo Dio, come lo era stato il cuore di [[Davide]] suo antenato. Ma, per amore di Davide, il Signore suo Dio gli concesse una lampada in Gerusalemme, innalzandone il figlio dopo di lui e rendendo stabile Gerusalemme, perché Davide aveva fatto ciò che è giusto agli occhi del Signore e non aveva traviato dai comandi che il Signore gli aveva impartiti, durante tutta la sua vita, se si eccettua il caso di [[Uria l'Ittita|Uria l'Hittita]]. (I, 15, 3 – 5) *[[Nadab (re d'Israele)|Nadàb]], figlio di [[Geroboamo]], divenne re d'Israele nell'anno secondo di [[Asa (re)|Asa]], re di Giuda, e regnò su Israele tre anni. Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, imitando la condotta di suo padre e il peccato che questi aveva fatto commettere a Israele. Contro di lui congiurò [[Baasa]] figlio di Achia, della casa di [[Issachar (tribù)|Issacar]], e lo assassinò in Ghibbeton che apparteneva ai Filistei, mentre Nadàb e tutto Israele assediavano Ghibbeton. Baasa lo uccise nell'anno terzo di Asa re di Giuda, e divenne re al suo posto. Appena divenuto re, egli distrusse tutta la famiglia di Geroboamo: non lasciò vivo nessuno di quella stirpe, ma la distrusse tutta, secondo la parola del Signore pronunziata per mezzo del suo servo [[Achia]] di Silo [...]. (I, 15, 25 – 29) *La parola del Signore fu rivolta a [[Ieu (profeta)|Ieu]] figlio di Canàni contro [[Baasa]]: "Io ti ho innalzato dalla polvere e ti ho costituito capo del popolo di Israele, ma tu hai imitato la condotta di Geroboamo e hai fatto peccare Israele mio popolo fino a provocarmi con i loro peccati. Ecco, io spazzerò Baasa e la sua casa e renderò la tua casa come la casa di Geroboamo figlio di Nebàt. I cani divoreranno quanti della casa di Baasa moriranno in città; quelli morti in campagna li divoreranno gli uccelli dell'aria". (I, 16, 1 – 4) *Dio condannò Baasa per tutto il male che aveva commesso agli occhi del Signore, irritandolo con le sue opere, tanto che la sua casa era diventata come quella di Geroboamo, e perché egli aveva sterminato quella famiglia. (I, 16, 7) *Nell'anno ventiseiesimo di Asa re di Giuda, su Israele in Tirza divenne re [[Ela (re)|Ela]] figlio di Baasa; regnò due anni. Contro di lui congiurò un suo ufficiale, [[Zimri]], capo di una metà dei carri. Mentre quegli, in Tirza, beveva e si ubriacava nella casa di Arza, maggiordomo in Tirza, arrivò Zimri, lo sconfisse, l'uccise nell'anno ventisettesimo di Asa, re di Giuda, e regnò al suo posto. (I, 16, 8 – 10) *Nell'anno ventisettesimo di Asa re di Giuda, [[Zimri]] divenne re per sette giorni in Tirza, mentre il popolo era accampato contro Ghibbeton, che apparteneva ai Filistei. Quando il popolo accampato colà venne a sapere che Zimri si era ribellato e aveva ucciso il re, tutto Israele in quello stesso giorno, nell'accampamento, proclamò re di Israele [[Omri]], capo dell'esercito. Omri e tutto Israele, abbandonata Ghibbeton, andarono a Tirza. Quando vide che era stata presa la città, Zimri entrò nella fortezza della reggia, incendiò il palazzo e così morì bruciato. Ciò avvenne a causa del peccato che egli aveva commesso compiendo ciò che è male agli occhi del Signore, imitando la condotta di Geroboamo e il peccato con cui aveva fatto peccare Israele. (I, 16, 15 – 19) *Nell'anno trentunesimo di Asa re di Giuda, divenne re di Israele [[Omri]]. Regnò dodici anni, di cui sei in Tirza. Poi acquistò il monte Someron da Semer per due talenti d'argento. Costruì sul monte e chiamò la città che ivi edificò [[Samaria (città antica)|Samaria]] dal nome di Semer, proprietario del monte. Omri fece ciò che è male agli occhi del Signore, peggio di tutti i suoi predecessori. Imitò in tutto la condotta di Geroboamo, figlio di Nebàt, e i peccati che quegli aveva fatto commettere a Israele, provocando con le loro vanità a sdegno il Signore, Dio di Israele. (I, 16, 23 – 26) *[[Acab]] figlio di Omri fece ciò che è male agli occhi del Signore, peggio di tutti i suoi predecessori. Non gli bastò imitare il peccato di Geroboamo figlio di Nebàt; ma prese anche in moglie [[Gezabele]] figlia di Et-Bàal, re di quelli di Sidone, e si mise a servire [[Baal]] e a prostrarsi davanti a lui. Eresse un altare a Baal nel tempio di Baal, che egli aveva costruito in Samaria. Acab eresse anche un palo sacro e compì ancora altre cose irritando il Signore Dio di Israele, più di tutti i re di Israele suoi predecessori. Nei suoi giorni Chiel di Betel ricostruì Gerico; gettò le fondamenta sopra Abiram suo primogenito e ne innalzò le porte sopra Segub suo ultimogenito, secondo la parola pronunziata dal Signore per mezzo di Giosuè, figlio di Nun. (I, 16, 30 – 34) *[[Elia]], il Tisbita, uno degli abitanti di Gàlaad, disse ad [[Acab]]: "Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io". A lui fu rivolta questa parola del Signore: "Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente [[Cherit]], che è a oriente del Giordano. Ivi berrai al torrente e i [[corvo|corvi]] per mio comando ti porteranno il tuo cibo". Egli eseguì l'ordine del Signore; andò a stabilirsi sul torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera; egli beveva al torrente. Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non pioveva sulla regione. (I, 17, 1 – 7) *Il Signore parlò a lui {{NDR|[[Elia]]}} e disse: "Alzati, va' in [[Sarepta|Zarepta]] di Sidòne e ivi stabilisciti. Ecco io ho dato ordine a una vedova di là per il tuo cibo". Egli si alzò e andò a Zarepta. Entrato nella porta della città, ecco una vedova raccoglieva la legna. (I, 17, 8 – 10) *{{NDR|[[Elia]]}} si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un [[ginepro]]. Desideroso di morire, disse: "Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri". Si coricò e si addormentò sotto il ginepro. Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: "Alzati e mangia!". Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi. Venne di nuovo l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: "Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino". Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'[[Monte Oreb|Oreb]]. Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco il Signore gli disse: "Che fai qui, Elia?". Egli rispose: "Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita". (I, 19, 4 – 10) *Il Signore gli disse {{NDR|a Elia}}: "Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai [[Hazael|Hazaèl]] come re di [[Aramei|Aram]]. Poi ungerai [[Jehu|Ieu]], figlio di Nimsi, come re di Israele e ungerai [[Eliseo (profeta)|Eliseo]] figlio di Safàt, di Abel-Mecola, come profeta al tuo posto. Se uno scamperà dalla spada di Hazaèl, lo ucciderà Ieu; se uno scamperà dalla spada di Ieu, lo ucciderà Eliseo". (I, 19, 15 – 17) *Chi cinge le [[arma|armi]] non si vanti come chi le depone. ([[Acab]]: I, 20, 11) *In realtà nessuno si è mai venduto a fare il male agli occhi del Signore come Acab, istigato dalla propria moglie Gezabele. Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano fatto gli Amorrèi, che il Signore aveva distrutto davanti ai figli d'Israele. (I, 21, 25 – 26) *[[Acazia (re d'Israele)|Acazia]], figlio di Acab, divenne re d'Israele in Samaria nell'anno diciassette di Giòsafat, re di Giuda; regnò due anni su Israele. Fece ciò che è male agli occhi del Signore; imitò la condotta di suo padre, quella di sua madre e quella di Geroboamo, figlio di Nebàt, che aveva fatto peccare Israele. Venerò Baal e si prostrò davanti a lui irritando il Signore, Dio di Israele, proprio come aveva fatto suo padre. (I, 22, 52 – 54) *Acazia cadde dalla finestra del piano di sopra in Samaria e rimase ferito. Allora inviò messaggeri con quest'ordine: "Andate e interrogate [[Beelzebub|Baal-Zebub]], dio di Ekròn, per sapere se guarirò da questa infermità". Ora l'angelo del Signore disse a Elia il Tisbita: "Su, va' incontro ai messaggeri del re di Samaria. Di' loro: Non c'è forse un Dio in Israele, perché andiate a interrogare Baal-Zebub, dio di Ekròn? Pertanto così dice il Signore: Dal letto, in cui sei salito, non scenderai, ma di certo morirai". (II, 1, 2 – 4) *{{NDR|Elia}} gli disse: "Così dice il Signore: Poiché hai mandato messaggeri a consultare Baal-Zebub, dio di Ekròn, come se in Israele ci fosse, fuori di me, un Dio da interrogare, per questo, dal letto, su cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai". Difatti morì, secondo la predizione fatta dal Signore per mezzo di Elia e al suo posto divenne re suo fratello Ioram, nell'anno secondo di Ioram figlio di Giòsafat, re di Giuda, perché egli non aveva figli. (II, 1, 16 – 17) *Elia gli disse {{NDR|a [[Eliseo (profeta)|Eliseo]]}}: "Rimani qui, perché il Signore mi manda al [[Giordano (fiume)|Giordano]]". Quegli rispose: "Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò". E tutti e due si incamminarono. Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono a distanza; loro due si fermarono sul Giordano. Elia prese il mantello, l'avvolse e percosse con esso le acque, che si divisero di qua e di là; i due passarono sull'asciutto. Mentre passavano, Elia disse a Eliseo: "Domanda che cosa io debba fare per te prima che sia rapito lontano da te". Eliseo rispose: "Due terzi del tuo spirito diventino miei". Quegli soggiunse: "Sei stato esigente nel domandare. Tuttavia, se mi vedrai quando sarò rapito lontano da te, ciò ti sarà concesso; in caso contrario non ti sarà concesso". Mentre camminavano conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. Eliseo guardava e gridava: "Padre mio, padre mio, cocchio d'Israele e suo cocchiere". E non lo vide più. (II, 2, 6 – 12) *Mentre egli {{NDR|[[Eliseo (profeta)|Eliseo]]}} camminava per strada, uscirono dalla città alcuni ragazzetti che si burlarono di lui dicendo: "Vieni su, pelato; vieni su, calvo!". Egli si voltò, li guardò e li maledisse nel nome del Signore. Allora uscirono dalla foresta due orse, che sbranarono quarantadue di quei fanciulli. (II, 2, 23 – 24) *Eliseo disse: "[...] Ora cercatemi un suonatore di [[cetra]]". Mentre il suonatore arpeggiava, cantando, la mano del Signore fu sopra Eliseo. (II, 3, 14 – 15) *Nell'anno quinto di [[Ioram (re d'Israele)|Ioram]] figlio di [[Acab]], re di Israele, divenne re [[Ioram (re di Giuda)|Ioram]] figlio di [[Giosafat|Giòsafat]] re di Giuda. Quando divenne re aveva trentadue anni; regnò otto anni in Gerusalemme. Camminò per la strada dei re di Israele, come aveva fatto la famiglia di Acab, perché sua moglie era figlia di Acab. Fece ciò che è male agli occhi del Signore. Il Signore, però, non volle distruggere Giuda a causa di Davide suo servo, secondo la promessa fattagli di lasciargli sempre una lampada per lui e per i suoi figli. Durante il suo regno [[Edomiti|Edom]] si ribellò al potere di Giuda e si elesse un re. Allora Ioram passò a Zeira con tutti i suoi carri. Egli si mosse di notte e sconfisse gli Idumei che l'avevano accerchiato, insieme con gli ufficiali dei carri; così il popolo fuggì nelle tende. Edom, ribellatosi al potere di Giuda, ancora oggi è indipendente. In quel tempo anche Libna si ribellò. (II, 8, 16 – 22) *Nell'anno decimosecondo di Ioram figlio di Acab, re di Israele, divenne re [[Acazia (re di Giuda)|Acazia]] figlio di [[Ioram (re di Giuda)|Ioram]], re di Giuda. Quando divenne re, Acazia aveva ventidue anni; regnò un anno in Gerusalemme. Sua madre si chiamava [[Atalia di Giuda|Atalia]], figlia di [[Omri]] re di Israele. Imitò la condotta della casa di Acab; fece ciò che è male agli occhi del Signore, come aveva fatto la casa di Acab, perché era imparentato con la casa di Acab. Egli con Ioram figlio di Acab andò in guerra contro [[Hazael|Cazaèl]] re di Aram, in Ramot di Gàlaad; ma gli Aramei ferirono Ioram. Allora il re Ioram andò a curarsi in Izrèel per le ferite ricevute dagli Aramei in Ramot, mentre combatteva contro Cazaèl re di Aram. Acazia figlio di Ioram, re di Giuda, scese a visitare Ioram figlio di Acab in Izreèl, perché costui era malato. (II, 8, 25 – 29) *Quando [[Ioram (re d'Israele)|Ioram]] vide [[Jehu|Ieu]], gli domandò: "Tutto bene, Ieu?". Rispose: "Sì, tutto bene, finché durano le prostituzioni di [[Gezabele]] tua madre e le sue numerose magie". Allora Ioram si volse indietro e fuggì, dicendo ad [[Acazia (re di Giuda)|Acazia]]: "Siamo traditi, Acazia!". Ieu, impugnato l'arco, colpì Ioram nel mezzo delle spalle. La freccia gli attraversò il cuore ed egli si accasciò sul carro. Ieu disse a Bidkar suo scudiero: "Sollevalo, gettalo nel campo che appartenne a Nabòt di Izreèl; mi ricordo che una volta, mentre io e te eravamo sullo stesso carro al seguito di suo padre Acab, il Signore proferì su di lui questo oracolo: Non ho forse visto ieri il sangue di Nabòt e il sangue dei suoi figli? Oracolo del Signore. Ti ripagherò in questo stesso campo. Oracolo del Signore. Sollevalo e gettalo nel campo secondo la parola del Signore". Visto ciò, Acazia re di Giuda fuggì per la strada di Bet-Gan; Ieu l'inseguì e ordinò: "Colpite anche costui". Lo colpirono sul carro nella salita di Gur, nelle vicinanze di Ibleam. Egli fuggì a Meghìddo, ove morì. I suoi ufficiali lo portarono a Gerusalemme su un carro e lo seppellirono nel suo sepolcro, vicino ai suoi padri, nella città di Davide. (II, 9, 22 – 28) [[File:The Death of Jezebel (89401984).jpg|thumb|''La morte di Gezabele'' ([[Gustave Doré]], 1866)]] *Ieu arrivò in Izreèl. Appena lo seppe, [[Gezabele]] si truccò gli occhi con stibio, si acconciò la capigliatura e si mise alla finestra. Mentre Ieu entrava per la porta, gli domando: "Tutto bene, o Zimri, assassino del suo padrone?". Ieu alzò lo sguardo alla finestra e disse: "Chi è con me? Chi?". Due o tre eunuchi si affacciarono a guardarlo. Egli disse: "Gettatela giù". La gettarono giù. Il suo sangue schizzò sul muro e sui cavalli. Ieu passò sul suo corpo, poi entrò, mangiò e bevve; alla fine ordinò: "Andate a vedere quella maledetta e seppellitela, perché era figlia di re". Andati per seppellirla, non trovarono altro che il cranio, i piedi e le palme delle mani. Tornati, riferirono il fatto a Ieu, che disse: "Si è avverata così la parola che il Signore aveva detta per mezzo del suo servo [[Elia]] il Tisbita: Nel campo di Izreèl i cani divoreranno la carne di Gezabele. E il cadavere di Gezabele nella campagna sarà come letame, perché non si possa dire: Questa è Gezabele". (II, 9, 30 – 37) *Il Signore disse a [[Jehu|Ieu]]: "Perché ti sei compiaciuto di fare ciò che è giusto ai miei occhi e hai compiuto per la casa di Acab quanto era nella mia intenzione, i tuoi figli – fino alla quarta generazione – siederanno sul trono di Israele". Ma Ieu non si preoccupò di seguire la legge del Signore Dio di Israele con tutto il cuore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo aveva fatto commettere a Israele. (II, 10, 30 – 31) *[[Atalia di Giuda|Atalia]] madre di [[Acazia (re di Giuda)|Acazia]], visto che era morto suo figlio, si propose di sterminare tutta la discendenza regale. Ma Ioseba, figlia del re [[Ioram (re di Giuda)|Ioram]] e sorella di Acazia, sottrasse [[Ioas (re di Giuda)|Ioas]] figlio di Acazia dal gruppo dei figli del re destinati alla morte e lo portò con la nutrice nella camera dei letti; lo nascose così ad Atalia ed egli non fu messo a morte. Rimase sei anni nascosto presso di lei nel tempio; intanto Atalia regnava sul paese. (II, 11, 1 – 3) [[File:Athaliah (93218836).jpg|thumb|''La morte di Atalia'' ([[Gustave Doré]], 1866)]] *Atalia, sentito il clamore delle guardie e del popolo, si diresse verso la moltitudine nel tempio. Guardò: ecco, il re stava presso la colonna secondo l'usanza; i capi e i trombettieri erano intorno al re, mentre tutto il popolo del paese esultava e suonava le trombe. Atalia si stracciò le vesti e gridò: "Tradimento, tradimento!". Il sacerdote [[Ioiadà]] ordinò ai capi dell'esercito: "Fatela uscire tra le file e chiunque la segua sia ucciso di spada". Il sacerdote infatti aveva stabilito che non venisse uccisa nel tempio del Signore. Le misero le mani addosso ed essa raggiunse la reggia attraverso l'ingresso dei Cavalli e là fu uccisa. (II, 11, 13 – 16) *Quando divenne re, [[Ioas (re di Giuda)|Ioas]] aveva sette anni. Divenne re nell'anno settimo di Ieu e regnò quarant'anni in Gerusalemme. Sua madre, di Bersabea, si chiamava Sibia. Ioas fece ciò che è giusto agli occhi del Signore per tutta la sua vita, perché era stato educato dal sacerdote Ioiadà. Ma non scomparvero le alture, infatti il popolo tuttora sacrificava e offriva incenso sulle alture. (II, 12, 1 – 4) *Nell'anno ventitré di Ioas figlio di Acazia, re di Giuda, su Israele in Samaria divenne re [[Ioacaz (re d'Israele)|Ioacaz]] figlio di Ieu, che regnò diciassette anni. Fece ciò che è male agli occhi del Signore; imitò il peccato con cui Geroboamo figlio di Nebàt aveva fatto peccare Israele, né mai se ne allontanò. L'ira del Signore divampò contro Israele e li mise nelle mani di [[Hazael|Cazaèl]] re di Aram e di Ben-Hadàd figlio di Cazaèl, per tutto quel tempo. Ma Ioacaz placò il volto del Signore. Il Signore lo ascoltò, perché aveva visto come il re di Aram opprimeva gli Israeliti. Il Signore concesse un liberatore a Israele. Essi sfuggirono al potere di Aram; gli Israeliti poterono abitare nelle loro tende come prima. Ma essi non si allontanarono dal peccato che la casa di Geroboamo aveva fatto commettere a Israele; anzi lo ripeterono. Perfino il palo sacro rimase in piedi in Samaria. Pertanto, di tutte le truppe di Ioacaz il Signore lasciò soltanto cinquanta cavalli, dieci carri e diecimila fanti, perché li aveva distrutti il re di Aram, riducendoli come la polvere che si calpesta. (II, 13, 1 – 7) *Nell'anno trentasette di Ioas re di Giuda, su Israele in Samaria divenne re [[Ioas (re d'Israele)|Ioas]], figlio di Ioacaz, che regnò sedici anni. Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò da tutti i peccati che Geroboamo figlio di Nebàt aveva fatto commettere a Israele, ma li ripeté. (II, 13, 10 – 11) *Quando [[Eliseo (profeta)|Eliseo]] si ammalò della malattia di cui morì, [[Ioas (re d'Israele)|Ioas]] re di Israele, sceso a visitarlo, scoppiò in pianto davanti a lui, dicendo: "Padre mio, padre mio, carro di Israele e sua cavalleria". Eliseo gli disse: "Prendi arco e frecce". Egli prese arco e frecce. Aggiunse al re di Israele: "Impugna l'arco". Quando il re l'ebbe impugnato, Eliseo mise la mano sulla mano del re, quindi disse: "Apri la finestra verso oriente". Aperta che fu la finestra, Eliseo disse: "Tira!". Ioas tirò. Eliseo disse: "Freccia vittoriosa per il Signore, freccia vittoriosa su [[Aram]]. Tu sconfiggerai, fino allo sterminio, gli Aramei in Afèk". Eliseo disse: "Prendi le frecce". E quando quegli le ebbe prese, disse al re di Israele: "Percuoti con le tue frecce la terra" ed egli la percosse tre volte, poi si fermò. L'uomo di Dio s'indignò contro di lui e disse: "Avresti dovuto colpire cinque o sei volte; allora avresti sconfitto l'Aram fino allo sterminio; ora, invece, sconfiggerai l'Aram solo tre volte". (II, 13, 14 – 19) *Mentre seppellivano un uomo, alcuni, visto un gruppo di razziatori, gettarono il cadavere sul sepolcro di Eliseo e se ne andarono. L'uomo, venuto a contatto con le ossa di Eliseo, risuscitò e si alzò in piedi. (II, 13, 21) *Egli {{NDR|[[Amasia (re)|Amasia]]}} fece ciò che è retto agli occhi del Signore, ma non come Davide suo antenato: agì in tutto come suo padre Ioas. Solo non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incensi sulle alture. Quando il regno fu saldo nelle sue mani, uccise gli ufficiali che avevano assassinato il re suo padre. Ma non uccise i figli degli assassini, secondo quanto è scritto nel libro della legge di Mosè, ove il Signore prescrive: "I padri non moriranno per i figli né i figli per i padri, perché ognuno morirà per il suo peccato". (II, 14, 3 – 6) *Allora [[Amasia (re)|Amazia]] mandò messaggeri a [[Ioas (re d'Israele)|Ioas]] [...] per dirgli: "Su, guardiamoci in faccia". Ioas re di Israele fece rispondere ad Amazia re di Giuda: "Il [[cardo]] del Libano mandò a dire al cedro del Libano: Dà in moglie tua figlia a mio figlio. Ora passò una bestia selvatica del Libano e calpestò il cardo. Tu hai sconfitto Edom, per questo il tuo cuore ti ha reso altero. Sii glorioso, ma resta nella tua casa. Perché provocare una calamità? Potresti precipitare tu e Giuda con te". (II, 14, 8 – 10) *Tutto il popolo di Giuda prese [[Ozia|Azaria]], che aveva sedici anni, e lo proclamò re al posto di suo padre Amazia. Egli fortificò [[Eilat|Elat]], da lui riconquistata a Giuda dopo che il re si era addormentato con i suoi padri. (II, 14, 21 – 22) *Nell'anno quindici di Amazia figlio di Ioas, re di Giuda, in Samaria divenne re [[Geroboamo II|Geroboamo]] figlio di Ioas, re di Israele, per quarantun anni. Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò da nessuno dei peccati che Geroboamo figlio di Nebàt aveva fatto commettere a Israele. Egli ristabilì i confini di Israele dall'ingresso di Amat fino al mare dell'Araba secondo la parola del Signore Dio di Israele, pronunziata per mezzo del suo servo il profeta [[Giona (profeta)|Giona]] figlio di Amittai, di Gat-Chefer, perché il Signore aveva visto l'estrema miseria di Israele, in cui non c'era più né schiavo né libero, né chi lo potesse soccorrere. Egli che aveva deciso di non far scomparire il nome di Israele sotto il cielo, li liberò per mezzo di Geroboamo figlio di Ioas. (II, 14, 23 – 27) *Nell'anno ventisette di Geroboamo re di Israele, divenne re [[Ozia|Azaria]] figlio di Amazia, re di Giuda. Quando divenne re aveva sedici anni; regnò in Gerusalemme cinquantadue anni. Sua madre era di Gerusalemme e si chiamava Iecolia. Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, secondo quanto fece Amazia sua padre. Ma non scomparvero le alture. Il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. Il Signore colpì con la lebbra il re, che rimase lebbroso fino al giorno della sua morte in una casa appartata. [[Iotam (re)|Iotam]] figlio del re dirigeva la reggia e governava il popolo del paese. (II, 15, 1 – 5) *Nell'anno trentotto di [[Ozia|Azaria]] re di Giuda, in Samaria divenne re d'Israele per sei mesi [[Zaccaria (re)|Zaccaria]], figlio di Geroboamo. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come l'avevano fatto i suoi padri; non si allontanò dai peccati che Geroboamo figlio di Nebàt aveva fatto commettere a Israele. Ma [[Sallum|Sallùm]] figlio di Iabes congiurò contro di lui, lo assalì in Ibleam, lo uccise e regnò al suo posto. [...] Così si avverò la parola che il Signore aveva predetta a Ieu quando disse: "I tuoi figli siederanno sul trono di Israele fino alla quarta generazione". E avvenne proprio così. [...] Sallùm figlio di Iabes divenne re nell'anno trentanove di [[Ozia]] re di Giuda; regnò un mese in Samaria. Da Tirza avanzò [[Menachem]] figlio di Gadi, entrò in Samaria e sconfisse Sallùm, figlio di Iabes, l'uccise e divenne re al suo posto. [...] In quel tempo Menachem, venendo da Tirza, espugnò Tifsach, uccise tutti i suoi abitanti e devastò tutto il suo territorio, perché non gli avevano aperto le porte e fece sventrare tutte le donne incinte. (II, 15, 8 – 16) *Nell'anno trentanove di Azaria re di Giuda, Menachem figlio di Gadi divenne re d'Israele e regnò dieci anni in Samaria. Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo figlio di Nebàt aveva fatto commettere a Israele. Durante il suo regno [[Tiglatpileser III|Pul]] re d'Assiria invase il paese. Menachem diede a Pul mille talenti d'argento perché l'aiutasse a consolidare la regalità. Menachem impose una tassa, per quel denaro, su Israele, sulle persone facoltose, sì da poterlo dare al re d'Assiria; da ognuno richiese cinquanta sicli. Così il re d'Assiria se ne andò e non rimase là nel paese. (II, 15, 17 – 20) *Nell'anno cinquanta di Azaria re di Giuda, divenne re [[Pekachia]] figlio di Menachem su Israele in Samaria; regnò due anni. Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebàt, aveva fatto commettere a Israele. Contro di lui congiurò [[Pekach]] figlio di Romelia, suo scudiero. L'uccise in Samaria nella torre della reggia insieme ad Argob e ad Arie e aveva con sé cinquanta uomini di Gàlaad; l'uccise e si proclamò re al suo posto. (II, 15, 23 – 20) *Nell'anno cinquanta di Azaria re di Giuda, divenne re [[Pekach]] figlio di Romelia su Israele in Samaria; regnò vent'anni. Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo figlio di Nebàt aveva fatto commettere a Israele. Al tempo di Pekach re di Israele, venne [[Tiglatpileser III|Tiglat-Pilèzer]] re di Assiria, che occupò Ijjon, Abel-Bet-Maaca, Ianoach, Kedes, Cazor, Gàlaad e la Galilea e tutto il territorio di Nèftali, deportandone la popolazione in Assiria. Contro Pekach figlio di Romelia ordì una congiura [[Osea (re)|Osea]] figlio di Ela, che lo assalì e lo uccise, divenendo re al suo posto, nell'anno venti di Iotam figlio di Ozia. (II, 15, 27 – 30) *Nell'anno secondo di Pekach figlio di Romelia, re di Israele, divenne re [[Iotam (re)|Iotam]] figlio di Ozia, re di Giuda. Quando divenne re, aveva venticinque anni; regnò sedici anni in Gerusalemme. Sua madre si chiamava Ierusa figlia di Zadòk. Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, imitando in tutto la condotta di Ozia suo padre. Ma non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. Egli costruì la porta superiore del tempio. (II, 15, 32 – 35) *Nell'anno diciassette di Pekach figlio di Romelia, divenne re [[Acaz]] figlio di Iotam, re di Giuda. Quando divenne re, aveva vent'anni; regnò sedici anni in Gerusalemme. Non fece ciò che è retto agli occhi del Signore suo Dio, come Davide suo antenato. Camminò sulla strada dei re di Israele; fece perfino passare per il fuoco suo figlio, secondo gli abomini dei popoli che il Signore aveva scacciati di fronte agli Israeliti. Sacrificava e bruciava incenso sulle alture, sui colli e sotto ogni albero verde. In quel tempo marciarono contro Gerusalemme [[Rezin]] re di Aram, e Pekach figlio di Romelia, re di Israele; l'assediarono, ma non riuscirono a espugnarla. Ma il re di Edom approfittò di quella occasione per riconquistare [[Eilat|Elat]] e unirla al suo regno; ne scacciò i Giudei e tornarono ad abitarvi gli Idumei fino ad oggi. (II, 16, 1 – 6) *Acaz mandò messaggeri a [[Tiglatpileser III|Tiglat-Pilèzer]] re di Assiria, per dirgli: "Io sono tuo servo e tuo figlio; vieni, liberami dalla mano del re di Aram e dalla mano del re di Israele, che sono insorti contro di me". Acaz, preso l'argento e l'oro che si trovava nel tempio e nei tesori della reggia, lo mandò in dono al re di Assiria. Il re di Assur lo ascoltò e assalì Damasco e la prese, ne deportò la popolazione a Kir e uccise Rezin. Il re Acaz andò incontro a Tiglat-Pilèzer re di Assiria in Damasco e, visto l'altare che si trovava in Damasco, il re Acaz mandò al sacerdote Uria il disegno dell'altare e il suo piano secondo il lavoro. Il sacerdote Uria costruì l'altare, prima che il re Acaz tornasse da Damasco, facendolo proprio identico a quello che il re Acaz gli aveva mandato da Damasco. (II, 16, 7 – 11) *Nell'anno decimosecondo di Acaz re di Giuda divenne re in Samaria su Israele [[Osea (re)|Osea]] figlio di Ela, il quale regnò nove anni. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, ma non come i re di Israele che erano stati prima di lui. Contro di lui marciò [[Salmanassar V|Salmanassar]] re d'Assiria; Osea divenne suo vassallo e gli pagò un tributo. Poi però il re d'Assiria scoprì una congiura di Osea, che aveva inviato messaggeri a So re d'Egitto e non spediva più il tributo al re d'Assiria, come faceva prima, ogni anno. Perciò il re d'Assiria lo fece imprigionare e lo chiuse in carcere. Il re d'Assiria invase tutto il paese, andò in Samaria e l'assediò per tre anni. Nell'anno nono di Osea il re d'Assiria occupò Samaria, deportò gli Israeliti in Assiria [...]. (II, 17, 1 – 6) *Il re d'Assiria mandò gente da Babilonia, da Cuta, da Avva, da Amat e da Sefarvàim e la sistemò nelle città della Samaria invece degli Israeliti. E quelli presero possesso della Samaria e si stabilirono nelle sue città. All'inizio del loro insediamento non temevano il Signore ed Egli inviò contro di loro dei leoni, che ne fecero strage. Allora dissero al re d'Assiria: "Le genti che tu hai trasferite e insediate nelle città della Samaria non conoscono la religione del Dio del paese ed Egli ha mandato contro di loro dei leoni, i quali ne fanno strage, perché quelle non conoscono la religione del Dio del paese". Il re d'Assiria ordinò: "Mandatevi qualcuno dei sacerdoti che avete deportati di lì: vada, vi si stabilisca e insegni la religione del Dio del paese". Venne uno dei sacerdoti deportati da [[Samaria (città antica)|Samaria]] che si stabilì a [[Betel]] e insegnò loro come temere il Signore. Tuttavia ciascuna nazione si fabbricò i suoi dèi e li mise nei templi delle alture costruite dai Samaritani, ognuna nella città ove dimorava. (II, 17, 24 – 29) *Fino ad oggi essi {{NDR|i [[Samaritani]]}} seguono questi usi antichi: non venerano il Signore e non agiscono secondo i suoi statuti e i suoi decreti [...]. Il Signore aveva concluso con loro un'alleanza e aveva loro ordinato: "Non venerate altri dèi, non prostratevi davanti a loro [...] ma venererete soltanto il Signore vostro Dio, che vi libererà dal potere di tutti i vostri nemici". Essi però non ascoltarono: agirono sempre secondo i loro antichi costumi. Così quelle genti temevano il Signore e servivano i loro idoli; i loro figli e nipoti continuano a fare oggi come hanno fatto i loro padri. (II, 17, 34 – 41) *{{NDR|[[Ezechia]]}} Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, secondo quanto aveva fatto Davide suo antenato. Egli eliminò le alture e frantumò le stele, abbatté il palo sacro e fece a pezzi il serpente di bronzo, eretto da Mosè; difatti fino a quel tempo gli Israeliti gli bruciavano incenso e lo chiamavano [[Necustan]]. Egli confidò nel Signore, Dio di Israele. Fra tutti i re di Giuda nessuno fu simile a lui, né fra i suoi successori né fra i suoi predecessori. Attaccato al Signore, non se ne allontanò; osservò i decreti che il Signore aveva dati a Mosè. Il Signore fu con Ezechia e questi riuscì in tutte le iniziative. Egli si ribellò al re d'Assiria e non gli fu sottomesso. Sconfisse i Filistei fino a Gaza e ai suoi confini, dal più piccolo villaggio fino alle fortezze. (II, 18, 3 – 8) *[[Eliakim (figlio di Chelkia)|Eliakìm]] figlio di [[Chelkia]], [[Sebna]] e Ioach risposero al gran coppiere: "Parla, ti prego, ai tuoi servi in aramaico, perché noi lo comprendiamo; non parlare in ebraico, mentre il popolo che è sulle mura ascolta". Il gran coppiere replicò: "Forse io sono stato inviato al tuo signore e a te dal mio signore per pronunziare tali parole e non piuttosto agli uomini che stanno sulle mura, i quali saranno ridotti a mangiare i loro escrementi e a bere la loro urina con voi?". (II, 18, 26 – 27) *Direte a Ezechia, re di Giuda: Non ti inganni il Dio in cui confidi, dicendoti: Gerusalemme non sarà consegnata nelle mani del re d'Assiria. Ecco, tu sai ciò che hanno fatto i re di Assiria in tutti i paesi che votarono allo sterminio. Soltanto tu ti salveresti? Gli dèi delle nazioni che i miei padri distrussero hanno forse salvato quelli di Gozan, di Carran, di Rezef e le genti di Eden in Telassàr? Dove sono il re di Amat e il re di Arpad e il re della città di Sefarvàim, di Ena e di Ivva? ([[Sennacherib]]: II, 19, 10 – 13) *Signore Dio di Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra. Porgi, Signore, l'orecchio e ascolta; apri, Signore, gli occhi e vedi; ascolta tutte le parole che [[Sennacherib|Sennàcherib]] ha fatto dire per insultare il Dio vivente. È vero, o Signore, che i re d'Assiria hanno devastato tutte le nazioni e i loro territori; hanno gettato i loro dei nel fuoco; quelli però, non erano dèi, ma solo opera delle mani d'uomo, legno e pietra; perciò li hanno distrutti. Ora, Signore nostro Dio, liberaci dalla sua mano, perché sappiano tutti i regni della terra che tu sei il Signore, il solo Dio. ([[Ezechia]]: II, 19, 15 – 19) *''Era deciso che tu {{NDR|[[Sennacherib]]}} riducessi un cumulo di rovine | le città fortificate; | i loro abitanti impotenti | erano spaventati e confusi, | erano come l'erba dei campi, | come una giovane pianta verde, | come l'erba dei tetti, | bruciata dal vento d'oriente. | Ti sieda, esca | o rientri, io ti conosco. | Siccome infuri contro di me e la tua arroganza | è salita ai miei orecchi, | ti porrò il mio anello alle narici | e il mio morso alle labbra; | ti farò tornare per la strada, | per la quale sei venuto.'' ([[Isaia]]: II, 19, 25 – 28) *{{NDR|[[Amon (re di Giuda)|Amon]]}} Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come l'aveva fatto il padre [[Manasse (re di Giuda)|Manàsse]]. Camminò su tutte le strade su cui aveva camminato il padre e servì gli idoli che suo padre aveva servito e si prostrò davanti ad essi. Abbandonò il Signore, Dio dei suoi padri, e non seguì la via del Signore. (II, 21, 20 – 22) *Quando divenne re, [[Giosia]] aveva otto anni; regnò trentun anni in Gerusalemme. [...] Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, imitando in tutto la condotta di Davide, suo antenato, senza deviare né a destra né a sinistra. (II, 22, 1 – 2) *Nell'anno diciotto del suo regno, Giosia mandò Safàn figlio di Asalia, figlio di Mesullàm, scriba, nel tempio dicendogli: "Va' da [[Chelkia]] sommo sacerdote; egli raccolga il denaro portato nel tempio, che i custodi della soglia hanno raccolto dal popolo. Lo consegni agli esecutori dei lavori, addetti al tempio; costoro lo diano a quanti compiono le riparazioni del tempio, ossia ai falegnami, ai costruttori e ai muratori e l'usino per acquistare legname e pietre da taglio occorrenti per il restauro del tempio. Non c'è bisogno di controllare il denaro consegnato nelle mani di costoro, perché la loro condotta ispira fiducia". (II, 22, 3 – 7) *Così parla il Signore: Eccomi, io faccio piombare una sciagura su questo luogo e sui suoi abitanti, attuando tutte le parole del libro lette dal re di Giuda {{NDR|[[Giosia]]}}, perché hanno abbandonato me e hanno bruciato incenso ad altri dèi per provocarmi a sdegno con tutte le opere delle loro mani; la mia collera divamperà contro questo luogo e non si spegnerà! Al re di Giuda, che vi ha inviati a consultare il Signore, riferirete: Queste cose dice il Signore Dio d'Israele: [...] poiché il tuo cuore si è intenerito e ti sei umiliato davanti al Signore, udendo le mie parole contro questo luogo e contro i suoi abitanti, che cioè diverranno una desolazione e una maledizione, ti sei lacerate le vesti e hai pianto davanti a me, anch'io ti ho ascoltato. Oracolo del Signore. Per questo, ecco, io ti riunirò ai tuoi padri; sarai composto nel tuo sepolcro in pace; i tuoi occhi non vedranno tutta la sciagura che io farò piombare su questo luogo. ([[Culda]]: II, 22, 16 – 20) *Il re {{NDR|[[Giosia]]}} ordinò a tutto il popolo: "Celebrate la [[Pesach|pasqua]] per il Signore vostro Dio, con il rito descritto nel libro di questa alleanza". Difatti una pasqua simile non era mai stata celebrata dal tempo dei [[Giudici biblici|Giudici]], che governarono Israele, ossia per tutto il periodo dei re di Israele e dei re di Giuda. In realtà, tale pasqua fu celebrata per il Signore, in Gerusalemme, solo nell'anno diciotto di Giosia. (II, 23, 21 – 23) *Prima di lui {{NDR|Giosia}} non era esistito un re che come lui si fosse convertito al Signore con tutto il cuore e con tutta l'anima e con tutta la forza, secondo tutta la legge di Mosè; dopo di lui non ne sorse un altro simile. (II, 23, 25) *[...] il faraone [[Necao II|Necao]] re di Egitto si mosse per soccorrere il re d'Assiria sul fiume Eufràte. Il re Giosia gli andò incontro, ma Necao l'uccise in [[Battaglia di Megiddo (609 a.C.)|Meghiddo]] al primo urto. I suoi ufficiali portarono su un carro il morto da Meghiddo a Gerusalemme e lo seppellirono nel suo sepolcro. Il popolo del paese prese [[Ioacaz (re di Giuda)|Ioacaz]] figlio di Giosia, lo unse e lo proclamò re al posto di suo padre. Quando divenne re, Ioacaz aveva ventitré anni; regnò tre mesi in Gerusalemme. [...] Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, secondo quanto avevano fatto i suoi padri. Il faraone Necao l'imprigionò a Ribla, nel paese di Amat, per non farlo regnare in Gerusalemme; al paese egli impose un gravame di cento talenti d'argento e di un talento d'oro. Il faraone Necao nominò re [[Ioiakim|Eliakìm]] figlio di Giosia, al posto di Giosia suo padre, cambiandogli il nome in Ioiakìm. Quindi prese Ioacaz e lo deportò in Egitto, ove morì. Ioiakìm consegnò l'argento e l'oro al faraone, avendo tassato il paese per pagare il denaro secondo la disposizione del faraone. Con una tassa individuale, proporzionata ai beni, egli riscosse l'argento e l'oro dal popolo del paese per consegnarlo al faraone Necao. Quando divenne re, Ioiakìm aveva venticinque anni; regnò undici anni in Gerusalemme. Sua madre, di Ruma, si chiamava Zebida, figlia di Pedaia. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, secondo quanto avevano fatto i suoi padri. (II, 23, 29 – 37) *[[Ioiachin|Ioiachìn]] aveva diciotto anni, quando divenne re; regnò tre mesi in Gerusalemme. Sua madre, di Gerusalemme, si chiamava Necusta, figlia di Elnatàn. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, secondo quanto aveva fatto suo padre. In quel tempo gli ufficiali di [[Nabucodonosor II|Nabucodònosor]] re di Babilonia marciarono contro Gerusalemme; la città subì l'assedio. Nabucodònosor re di Babilonia giunse presso la città, mentre i suoi ufficiali l'assediavano. Ioiachìn re di Giuda si presentò con sua madre, i suoi ministri, i suoi capi e i suoi eunuchi, al re di Babilonia; questi, nell'anno ottavo del suo regno, lo fece prigioniero. (II, 24, 8 – 12) *Il re di Babilonia nominò re, al posto di Ioiachìn, [[Sedecia|Mattania]] suo zio, cambiandogli il nome in Sedecìa. Quando divenne re, Sedecìa aveva ventun anni; regnò undici anni in Gerusalemme. Sua madre, di Libna, si chiamava Camutàl, figlia di Geremia. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, secondo quanto aveva fatto Ioiakìm. Ciò accadde in Gerusalemme e in Giuda a causa dell'ira del Signore, tanto che infine li allontanò da sé. Sedecìa poi si ribellò al re di Babilonia. (II, 24, 17 – 20) *La città rimase assediata fino all'undecimo anno del re Sedecìa. Al nono giorno del quarto mese, quando la fame dominava la città e non c'era più pane per la popolazione, fu aperta una breccia nelle mura della città. Allora tutti i soldati fuggirono, uscendo dalla città di notte per la via della porta fra le due mura, presso il giardino del re e, mentre i Caldei erano tutt'intorno alla città, presero la via dell'Araba. I soldati dei Caldei inseguirono il re nelle steppe di Gerico, mentre tutto il suo esercito si disperse abbandonandolo. Il re fu preso e condotto dal re di Babilonia a Ribla ove fu pronunziata contro di lui la sentenza. Furono uccisi alla presenza di Sedecìa i suoi figli e a lui Nabucodònosor fece cavare gli occhi, l'incatenò e lo condusse a Babilonia. (II, 25, 2 – 7) ==[[Explicit]]== Ora nell'anno trentasette della deportazione di [[Ioiachin|Ioiachìn]], re di Giuda, nel decimosecondo mese, il ventisette del mese, [[Evil-Merodach]] re di Babilonia, nell'anno in cui divenne re, fece grazia a Ioiachìn re di Giuda e lo fece uscire dalla prigione. Gli parlò con benevolenza, gli assegnò un seggio superiore ai seggi dei re che si trovavano con lui in Babilonia e gli fece cambiare le vesti che aveva portato nella prigione. Ioiachìn mangiò sempre dalla tavola del re per tutto il resto della sua vita. Il suo vitto quotidiano gli fu assicurato sempre dal re di Babilonia, finché visse. ==Citazioni sui ''Libri dei Re''== *I libri dei Re devono essere letti nello spirito con cui sono stati scritti, come una storia di salvezza. L'ingratitudine del popolo eletto, la rovina successiva delle due frazioni della nazione sembrano mettere in scacco il piano di Dio; ma c'è sempre, a salvare l'avvenire, un gruppo di fedeli che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal, un resto di Sion che si mantiene fedele all'alleanza. La stabilità delle risoluzioni divine si manifesta nella sorprendente permanenza della discendenza davidica, depositaria delle promesse messianiche, e il libro, nella sua forma ultima, si chiude con la grazia fatta a [[Ioiachin|Joiachìn]], come con l'aurora di una redenzione. (''[[La Bibbia di Gerusalemme]]'') ==Bibliografia== *''[https://www.vatican.va/archive/ITA0001/_INDEX.HTM La sacra Bibbia]'', edizione CEI, 1974. ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sui}} [[Categoria:Antico Testamento|Re]] jg5xfs333e0br6er6ppqrks8mitcph2 Discussioni utente:GiubenRova 3 112173 1418365 726552 2026-06-26T15:41:00Z J ansari 60595 J ansari ha spostato la pagina [[Discussioni utente:Sburevtuti]] a [[Discussioni utente:GiubenRova]]: Pagina spostata automaticamente durante la rinomina dell'utente "[[Special:CentralAuth/Sburevtuti|Sburevtuti]]" a "[[Special:CentralAuth/GiubenRova|GiubenRova]]" 726552 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 16:04, 30 giu 2015 (CEST)}} 2ivws2ise3ih45voewvf24olqos6nml David Chevalier 0 116182 1418320 1415932 2026-06-26T13:18:43Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1418320 wikitext text/x-wiki '''David Chevalier''' (1978 – vivente), doppiatore e attore italiano. ==Citazioni di David Chevalier== *È importante che io mi diverta a fare un personaggio e quando succede, automaticamente il mio lavoro rende meglio. Ma non perché se doppio un personaggio che non mi entusiasma do un contributo inferiore, ma semplicemente, come in tutte le cose, se doppio un bel personaggio scatta quel qualcosa in più. [...] Mi sono affezionato molto a Jason Biggs (Jim Levenstein – ''[[American Pie]]''), che ho doppiato diverse volte, fa sempre dei film un po' "leggerini" però mi fa ridere. [...] Per quanto riguarda le serie adoro il personaggio di Morgan in ''[[Chuck]]'' e chiunque conosce questa serie può immaginare che è impossibile non divertirsi a doppiarlo. [...] Ma trovo un bel coinvolgimento non solo nelle cose divertenti, anche in qualcosa di più impegnativo, basta che sia una sfida perché mi diverto sempre a trovare una chiave un po' diversa dai personaggi che ho doppiato in precedenza.<ref name="supernatural addicted">Da ''[http://supernatural.addicted.forumfree.it/?t=58866135 Intervista a David Chevalier]'', ''supernatural.addicted.forumfree.it'', 17 novembre 2011.</ref> *Fare doppiaggio mi viene abbastanza facile. In realtà, dal mio punto di vista, più un personaggio è particolare – e quindi difficile – più mi diverto. Perché la trovo una sfida e ci trovo cose interessanti. Sennò mi annoio, insomma.<br>I personaggi piatti mi annoiano terribilmente. [[Rintarō Okabe|Okabe]] è un pazzoide e ha duemila facce, è divertente. Molto divertente, ma non difficile. Forse dispendioso a livello di energie, perché comunque è un personaggio che definirei bipolare. Passa da uno stato di depressione ad uno di euforia in continuazione. È un po' difficile stargli dietro, ma alla fine è divertente.<ref>Da ''[https://www.nerdsbay.it/david-chevalier-intervista/ David Chevalier – Intervista al doppiatore di Loki, Morty Smith e Rintaro Okabe]'', ''nerdsbay.it'', 6 giugno 2022.</ref> *Ho iniziato 27 anni fa a fare il [[Doppiaggio|doppiatore]] e purtroppo devo dire che ho visto cambiare in peggio questo mestiere. All'epoca si curavano più i dettagli e c'era meno fretta, sicuramente anche per il fatto che la mole di lavoro era decisamente inferiore. La tecnologia ci ha aiutato a velocizzare il tutto però questa velocità che viene richiesta inevitabilmente va a discapito nostro e della qualità.<ref name="newsmag">Da ''[http://newsmag.altervista.org/30640/interviste/david-chevalier-il-doppiaggio-una-passione-di-famiglia David Chevalier: il doppiaggio, una passione di famiglia]'', ''newsmag.altervista.org'', 23 gennaio 2014.</ref> *Molti pensano che il mio cognome mi abbia spianato la strada. Con un cognome così, io ho sempre dovuto dimostrare di più. Sono entrato sempre in punta di piedi, nessuno mi ha mai garantito niente.<ref name="ilc">Da ''[https://ilovecoffeeing.wordpress.com/2014/10/02/buon-sangue-si-sente-david-chevalier/ Buon sangue... si sente! David Chevalier]'', ''ilovecoffeeing.wordpress.com'', 2 ottobre 2014.</ref> *Io, quando posso, guardo i prodotti in lingua originale, perché per me è un esercizio linguistico, poiché mi piace tenere viva la lingua inglese. Però, per lo spettatore italiano, il doppiaggio rende più fruibile un prodotto e molto più vicino alla gente, se è fatto bene. [...] Purtroppo succede molte volte che la trasposizione venga mutata molto rispetto all'originale, vengono cambiate moltissime espressioni e in questo non sono molto d'accordo. Tuttavia penso che questo sia un lavoro che rimarrà per parecchio tempo perché, per esperienza personale, la gente lo apprezza molto.<ref name="supernatural addicted" /> *Noi doppiatori cerchiamo di riproporre quel che è stato fatto in lingua originale, adeguandolo alla nostra sensibilità, al nostro linguaggio, alla nostra espressività e in un contesto italiano. Chiaramente non abbiamo il massimo di libertà espressiva perché ripresentiamo un qualcosa che è già stato realizzato. Quindi, secondo me, è proprio questa la magia del doppiaggio, far sembrare un prodotto già realizzato, come "nostro". La bravura consiste nel far sentire il meno possibile che è avvenuto il doppiaggio. Un buon doppiaggio si riconosce quando uno non ci fa caso che è doppiato quello che sta vedendo.<ref name="supernatural addicted" /> *Ormai è molto difficile lavorare con il collega vicino anche per motivi tecnici, soprattutto per quanto riguarda le serie, quasi sempre s'incide su colonne separate. Se poi hai la fortuna di fare una prova con il collega, magari anche più esperto e bravo, [...] non solo è un piacere ma anche un incentivo. Sei più motivato, anche se si tratta di persone che conosci da tempo e puoi sempre imparare qualcosa di nuovo, migliorare.<ref name="telefilmaddicted">Da ''[http://www.telefilmaddicted.com/wordpress/esclusivo-telefilm-addicted-intervista-il-doppiatore-david-chevalier/ Telefilm Addicted intervista il doppiatore David Chevalier]'', ''telefilmaddicted.com'', 1º febbraio 2011.</ref> *Quando un attore è poco espressivo diventa molto faticoso il doppiaggio e devi andare a trovare un qualcosa in più da aggiungere al suo personaggio.<ref name="supernatural addicted" /> *Sono un sedicenne in un corpo da quarantenne! Da ragazzo avevo forse più certezze: l'educazione, i punti di riferimento, le prospettive ben definite. Crescendo, ti metti inevitabilmente in discussione e intraprendi una ricerca continua. Forse alla fine del percorso della vita si ritroveranno le certezze.<ref name="ilc" /> ==Citazioni su David Chevalier== *{{NDR|Sulle difficoltà nell'adattamento del personaggio di [[Rintarō Okabe]] di ''[[Steins;Gate]]''}} La mia paura e la mia remora era che la voce di David Chevalier era completamente differente dall'originale. [...] Io qualche timore ce l'avevo, ma siamo riusciti anche lì, faticando molto, io e il bravissimo David: siamo riusciti a trasporre in italiano la personalità del protagonista. Ci abbiamo lavorato molto e ci siamo anche divertiti, bravissimo David davvero. ([[Fabrizio Mazzotta]]) ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Salvate il soldato Ryan]]'' (1998) *''[[American Pie]]'' (1999) *''[[Cielo d'ottobre]]'' (1999) *''[[Mansfield Park]]'' (1999) *''[[Animal Factory]]'' (2000) *''[[Fatti, strafatti e strafighe]]'' (2000) *''[[Quasi famosi]]'' (2000) *''[[X-Men (film)|X-Men]]'' (2000) *''[[American Pie 2]]'' (2001) *''[[Black Hawk Down - Black Hawk abbattuto]]'' (2001) *''[[I cavalieri che fecero l'impresa]]'' (2001) *''[[Pearl Harbor (film)|Pearl Harbor]]'' (2001) *''[[The Fast and the Furious|Fast and the Furious]]'' (2001) *''[[Rat Race]]'' (2001) *''[[Formula per un delitto]]'' (2002) *''[[High Crimes - Crimini di stato]]'' (2002) *''[[Infiltrato speciale]]'' (2002) *''[[John Q]]'' (2002) *''[[Le regole dell'attrazione]]'' (2002) *''[[American Pie - Il matrimonio]]'' (2003) *''[[Final Destination 2]]'' (2003) *''[[Oggi sposi... niente sesso]]'' (2003) *''[[School of Rock]]'' (2003) *''[[The Core]]'' (2003) *''[[EuroTrip]]'' (2004) *''[[Kinsey]]'' (2004) *''[[La ragazza della porta accanto (film 2004)|La ragazza della porta accanto]]'' (2004) *''[[Mean Girls]]'' (2004) *''[[Million Dollar Baby]]'' (2004) *''[[Palle al balzo - Dodgeball]]'' (2004) *''[[The Butterfly Effect]]'' (2004) *''[[American Pie - Band Camp]]'' (2005) *''[[Coach Carter]]'' (2005) *''[[Constantine (film)|Constantine]]'' (2005) *''[[Harry Potter e il calice di fuoco]]'' (2005) *''[[Hooligans (film 2005)|Hooligans]]'' (2005) *''[[Le mele di Adamo]]'' (2005) *''[[Lords of Dogtown]]'' (2005) *''[[Ben-Hur (film 2016)|Ben-Hur]]'' (2006) *''[[Bobby]]'' (2006) *''[[Eragon]]'' (2006) *''[[Firewall - Accesso negato]]'' (2006) *''[[L'ultimo re di Scozia]]'' (2006) *''[[Lettere da Iwo Jima]]'' (2006) *''[[Scary Movie 4]]'' (2006) *''[[X-Men - Conflitto finale]]'' (2006) *''[[Charlie Bartlett]]'' (2007) *''[[Donne, regole... e tanti guai!]]'' (2007) *''[[Sunshine]]'' (2007) *''[[Su×bad - Tre menti sopra il pelo]]'' (2007) *''[[Never Back Down - Mai arrendersi]]'' (2008) *''[[Saw V - Non crederai ai tuoi occhi]]'' (2008) *''[[Twilight (film)|Twilight]]'' (2008) *''[[Benvenuti a Zombieland]]'' (2009) *''[[Il segreto dei suoi occhi]]'' (2009) *''[[State of Play]]'' (2009) *''[[The Twilight Saga: New Moon|New Moon]]'' (2009) *''[[Appuntamento con l'amore]]'' (2010) *''[[Letters to Juliet]]'' (2010) *''[[Resident Evil: Afterlife]]'' (2010) *''[[Robin Hood (film 2010)|Robin Hood]]'' (2010) *''[[Scott Pilgrim vs. the World]]'' (2010) *''[[The Twilight Saga: Eclipse|Eclipse]]'' (2010) *''[[L'alba del pianeta delle scimmie]]'' (2011) *''[[In Time]]'' (2011) *''[[Scream 4]]'' (2011) *''[[The Iron Lady]]'' (2011) *''[[The Roommate - Il terrore ti dorme accanto]]'' ‎(2011) *''[[The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1|Breaking Dawn - Parte 1]]'' (2011) *''[[Thor (film)|Thor]]'' (2011) *''[[American Pie: Ancora insieme]]'' (2012) *''[[Candidato a sorpresa]]'' (2012) *''[[Dracula 3D]]'' (2012) *''[[Freelancers]]'' (2012) *''[[Le belve (film 2012)|Le belve]]'' (2012) *''[[Skyfall]]'' (2012) *''[[The Avengers (film 2012)|The Avengers]]'' (2012) *''[[The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 2]]'' (2012) *''[[Shadowhunters - Città di ossa (film)|Shadowhunters - Città di ossa]]'' (2013) *''[[G.I. Joe - La vendetta]]'' (2013) *''[[Gli stagisti]]'' (2013) *''[[Red 2]]'' (2013) *''[[Thor: The Dark World]]'' (2013) *''[[La teoria del tutto]]'' (2014) *''[[Non buttiamoci giù (film)|Non buttiamoci giù]]'' (2014) *''[[RoboCop (film 2014)|RoboCop]]'' (2014) *''[[Unfriended]]'' (2014) *''[[Veronica Mars - Il film]]'' (2014) *''[[Carol (film)|Carol]]'' (2015) *''[[Spectre (film)|Spectre]]'' (2015) *''[[Star Wars: Il risveglio della Forza]]'' (2015) *''[[La grande scommessa]]'' (2015) *''[[Criminal (film 2016)|Criminal]]'' (2016) *''[[Gold - La grande truffa]]'' (2016) *''[[The Divergent Series: Allegiant]]'' (2016) *''[[X-Men - Apocalisse]]'' (2016) *''[[Bright (film)|Bright]]'' (2017) *''[[Thor: Ragnarok]]'' (2017) *''[[Star Wars: Gli ultimi Jedi]]'' (2017) *''[[Avengers: Infinity War]]'' (2018) *''[[Star Wars: L'ascesa di Skywalker]]'' (2019) *''[[Il processo ai Chicago 7]]'' (2020) *''[[Il silenzio della palude]]'' (2020) *''[[Moonfall]]'' (2022) *''[[Oppenheimer (film)|Oppenheimer]]'' (2023) {{div col end}} ===Film d'animazione=== {{div col|strette}} *''[[Neon Genesis Evangelion: The End of Evangelion]]'' (1997) *''[[Evangelion: 2.0 You Can (Not) Advance]]'' (2009) *''[[Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo]]'' (2012) *''[[La storia della principessa splendente]]'' (2013) *''[[Steins;Gate: The Movie - Load Region of Déjà Vu]]'' (2013) *''[[Gli eroi del Natale]]'' (2017) *''[[Mirai (film)|Mirai]]'' (2018) {{div col end}} ===Serie animate=== {{div col|strette}} *''[[Cowboy Bebop]]'' (1998-1999) *''[[Futurama]]'' (1999-2013) *''[[Great Teacher Onizuka]]'' (1999-2000) *''[[Boogiepop Phantom]]'' (2000) *''[[Paradise Kiss]]'' (2005) *''[[Steins;Gate]]'' (2011) *''[[Steins;Gate 0]]'' (2018) {{div col end}} ===Serie televisive=== {{div col|strette}} *''[[E.R. - Medici in prima linea]]'' (1994-2009) *''[[Settimo cielo]]'' (1996-2007) *''[[Siska]]'' (1998-2008) *''[[Malcolm]]'' (2000-2006) *''[[Buffy l'ammazzavampiri]]'' (1997-2003) *''[[Dawson's Creek]]'' (1998-2003) *''[[CSI - Scena del crimine]]'' (2000-2015) *''[[Una mamma per amica]]'' (2000-2007) *''[[Band of Brothers - Fratelli al fronte]]'' (2001) *''[[Paso adelante]]'' (2002-2005) *''[[Taken]]'' (2002) *''[[One Tree Hill]]'' (2003-2012) *''[[Life as We Know It]]'' (2004-2005) *''[[Miss Marple (serie televisiva 2004)|Miss Marple]]'' (2004 - 2013) *''[[Veronica Mars]]'' (2004-2007) *''[[Doctor Who]]'' (2005-in corso) *''[[Roma (serie televisiva)|Roma]]'' (2005 - 2007) *''[[Supernatural (serie televisiva)|Supernatural]]'' (2005-in corso) *''[[Chuck]]'' (2007-2012) *''[[Gossip Girl]]'' (2007-2012) *''[[Being Erica]]'' (2009-2011) *''[[Glee]]'' (2009-2015) *''[[Warehouse 13]]'' (2009-2014) *''[[The Walking Dead (serie televisiva)|The Walking Dead]]'' (2010-2022) *''[[C'era una volta]]'' (2011-in corso) *''[[Il Trono di Spade]]'' (2011 – 2019) *''[[The Killing (serie televisiva 2011)|The Killing]]'' (2011-2014) *''[[Arrow (serie televisiva)|Arrow]]'' (2012-2020) *''[[House of Cards - Gli intrighi del potere]]'' (2013-2018) *''[[Rick and Morty]]'' (2013-in corso) *''[[The Blacklist]]'' (2013-2023) *''[[Gotham (serie televisiva)|Gotham]]'' (2014-2019) *''[[Penny Dreadful]]'' (2014-2016) *''[[Quando chiama il cuore]]'' (2014-in corso) *''[[Chicago Med]]'' (2015-in corso) *''[[Quantico (serie televisiva)|Quantico]]'' (2015-2018) *''[[Lucifer (serie televisiva)|Lucifer]]'' (2016-2021) *''[[The Chosen (serie televisiva)|The Chosen]]'' (2017-in corso) *''[[Dracula (miniserie televisiva)|Dracula]]'' (2020) *''[[Loki (serie televisiva)|Loki]]'' (2021-2023) {{div col end}} ==Note== <references /> ==Voci correlate== *[[Roberto Chevalier]], padre ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Chevalier, David}} [[Categoria:Doppiatori italiani]] 2ieldb44sds3e14n5uokkd7zy6zgcln Roland Emmerich 0 123267 1418311 842153 2026-06-26T13:15:04Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1418311 wikitext text/x-wiki [[File:Roland Emmerich.5132.jpg|thumb|Roland Emmerich nel 2007]] '''Roland Emmerich''' (1955 – vivente), regista tedesco. ==Citazioni di Roland Emmerich== *Purtroppo – nonostante a me piacciano molto – i film patriottici non si possono fare più perché in un mondo che vive sotto l'incubo del nucleare è assurdo realizzare pellicole dove qualche altro essere umano viene identificato nel cattivo. Sarebbe politicamente scorretto. Così gli alieni mi hanno dato la possibilità di fare un film patriottico in cui tutti gli esseri umani si sarebbero potuti identificare.<ref name=fanta>Dall'''[http://www.fantascienza.com/603/intervista-con-roland-emmerich Intervista con Roland Emmerich]'', ''Delos'', ''Fantascienza.com'', 15 settembre 1998.</ref> *{{NDR|Riguardo [[Godzilla]]}} Non ha chiesto di essere creato e nemmeno di venire ucciso. È come Frankenstein con l'unica differenza che non farebbe – se potesse – alcun male all'uomo. Godzilla è un lucertolone innocuo, soltanto che è troppo cresciuto, così gli capita di fare tanti guai...</br>È una figura tragica, perché sono gli uomini a decidere di doverlo uccidere, mentre lui vorrebbe solo mangiare, riprodursi e vivere.<ref name=fanta/> *Ma gli animali non sono mai cattivi. Non hanno il libero arbitrio e non scelgono di uccidere. Fanno quello che dice loro l'istinto. Bontà o cattiveria sono concetti umani e non appartengono al mondo animale. Questo è un po' il messaggio di Godzilla: rispettate la natura e gli animali.<ref name=fanta/> ==Note== <references /> ==Filmografia== {{div col}} *''[[Stargate (film)|Stargate]]'' (1994) *''[[Independence Day]]'' (1996) *''[[Godzilla (film 1998)|Godzilla]]'' (1998) *''[[The Day After Tomorrow - L'alba del giorno dopo]]'' (2004) *''[[10.000 AC]]'' (2008) *''[[2012 (film)|2012]]'' (2009) *''[[Anonymous]]'' (2011) *''[[Moonfall]]'' (2022) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Emmerich, Roland}} [[Categoria:Registi tedeschi]] qewte2ifmk39pc2o64mcvoyv7132twm Stefano De Sando 0 136761 1418324 1415933 2026-06-26T13:20:14Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1418324 wikitext text/x-wiki '''Stefano De Sando''' (1954 – vivente), attore e doppiatore italiano. ==Citazioni di Stefano De Sando== *Io detesto fare qualunque altra cosa che non sia fare l'attore. Non ritengo di dover inquinare nulla di quello che viene già fatto bene o male da altri, no, assolutamente. Non dirigo perché non mi piace e voglio fare solo l'attore al leggio, non faccio pubblicità, non faccio scuole di doppiaggio, per carità di Dio. Io sono forse l'unico che non fa pubblicità, che non dirige, che non fa adattamenti, che non ha scuole di doppiaggio e me ne vanto di questo, perché sono l'unico che si muove in questa direzione, cioè quella di essere felicemente solamente poggiato qui, su questo meraviglioso leggio e mi basta.<ref name=SDS>Da un'intervista di Andrea Razza, ''Enciclopediadeldoppiaggio.it'', 2012. [https://www.youtube.com/watch?v=jInOzCffOfI Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *L'aneddoto che resta secondo me nella storia e che mi lega al doppiaggio è questo: io nasco come un fruitore del cinema in una famiglia che non mi ha portato molto al cinema, non si andava molto al cinema ma d'estate accadeva un miracolo, nelle arene estive si celebrava e si celebra ancora ora la visione ''plein air'' della cinematografia... mia madre mi portava in un mese al cinema una volta... io molte sere scappavo, mi mettevo dalla parte del posteggio, c'erano dei platani che dividevano il posteggio dall'arena di proiezione e io mi mettevo là molte sere a sentire il cinema e nel sentire il cinema con la percezione del soundtrack e la percezione di quelle voci magiche del cinema degli anni sessanta io mi sono innamorato di chi parlava dentro quella pellicola e sono diventato il più grande fan di [[Carlo Romano|Carletto Romano]], di cui nutro un profondo senso di riconoscenza perché mi ha dato una percezione sottilissima del mestiere dell'attore e del mestiere del doppiaggio.<ref>Da ''[http://guide.supereva.it/doppiaggio_e_doppiatori/interventi/2007/09/306982.shtml La voce di De Niro... non ama celebrare troppo il doppiaggio]'', a cura di Daniela Sgambelluri, ''Supereva.it'', 30 settembre 2007.</ref> *L'importanza delle voci non è tale come è l'importanza proprio dell'edizione italiana. Il [[doppiaggio]] italiano è stato veramente una scuola di pensiero, maestri in questo sono stati i nostri predecessori. Il doppiaggio è importante per tante cose, soprattutto perché ha evoluto socialmente una classe che non avrebbe potuto godere del cinema internazionale.<ref name=SDS /> ==Note== <references /> ==Filmografia== ===Attore=== *''[[D.N.A. - Decisamente non adatti]]'' (2020) ===Doppiatore=== ====Film==== {{div col|strette}} *''[[Il padrino]]'' (1972) *''[[Cani arrabbiati]]'' (1974) *''[[C'era una volta in America]]'' (1984) *''[[A Better Tomorrow (film 1986)|A Better Tomorrow]]'' (1986) *''[[Aliens - Scontro finale]]'' (1986) *''[[Mission]]'' (1986) *''[[Wall Street (film)|Wall Street]]'' (1987) *''[[Arizona Junior]]'' ‎(1987) *''[[Nosferatu a Venezia]]'' (1988) *''[[Trappola di cristallo]]'' (1988) *''[[Batman (film 1989)|Batman]]'' (1989) *''[[The Killer (film 1989)|The Killer]]'' (1989) *''[[Fusi di testa - Wayne's World]]'' (1992) *''[[Dave - Presidente per un giorno]]'' (1993) *''[[Fusi di testa 2 - Waynestock]]'' (1993) *''[[Jurassic Park (film)|Jurassic Park]]'' (1993) *''[[Sole ingannatore]]'' (1994) *''[[I soliti sospetti]]'' (1995) *''[[L'impero del sole (film)|L'impero del sole]]'' (1997) *''[[Perdita Durango]]'' (1997) *''[[Titanic (film 1997)|Titanic]]'' (1997) *''[[Blues Brothers - Il mito continua]]'' (1998) *''[[La sottile linea rossa]]'' (1998) *''[[Tutti pazzi per Mary]]'' ‎(1998) *''[[Fino a prova contraria]]‎'' (1999) *''[[La mummia (film 1999)|La mummia‎]]'' (1999) *''[[Man on the Moon]]'' ‎(1999) *''[[Memento]]'' (2000) *''[[Le ragazze del Coyote Ugly]]'' (2000) *''[[Ti presento i miei]]'' (2000) *''[[A Beautiful Mind]]'' (2001) *''[[Donnie Darko]]'' (2001) *''[[Il nemico alle porte]]'' (2001) *''[[L'altra metà dell'amore]]'' (2001) *''[[L'uomo che non c'era]]'' (2001) *''[[Jurassic Park III]]'' (2001) *''[[La mummia - Il ritorno]]'' (2001) *''[[Scary Movie 2]]'' (2001) *''[[Il pianista (film)|Il pianista]]'' (2002) *''[[Come farsi lasciare in 10 giorni]]'' ‎(2003) *''[[Daredevil]]'' (2003) *''[[Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re]]'' (2003) *''[[Il Signore degli Anelli - Le due torri]]'' (2003) *''[[La giuria]]'' (2003) *''[[Mystic River]]'' ‎(2003) *''[[Paycheck]]'' (2003) *''[[The Dreamers - I sognatori]]'' ‎(2003) *''[[Un tocco di zenzero]]'' (2003) ‎ *''[[Scary Movie 3]]'' (2003) *''[[La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler]]'' (2004) *''[[Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi]]'' (2004) *''[[Mi presenti i tuoi?]]'' (2004) *''[[The Bourne Supremacy]]'' (2004) *''[[The Chronicles of Riddick]]'' (2004) *''[[Troy]]'' (2004) *''[[Batman Begins]]'' (2005) *''[[Kiss Kiss Bang Bang (film 2005)|Kiss Kiss Bang Bang]]'' ‎(2005) *''[[La guerra dei mondi (film 2005)|La guerra dei mondi]]'' (2005) *''[[Serenity]]'' (2005) *''[[Sin City (film)|Sin City]]'' (2005) *''[[The Perfect Man]]'' (2005) *''[[V per Vendetta]]'' (2005) *''[[Bandidas]]‎'' (2006) *''[[Bobby]]'' (2006)‎ *''[[Bordertown]]'' (2006) *''[[Firewall - Accesso negato]]'' (2006) *''[[Lonely Hearts]]'' (2006) *''[[Slevin - Patto criminale]]'' (2006) *''[[The Departed - Il bene e il male]]'' (2006) *''[[The Fountain - L'albero della vita]]'' (2006) *''[[The Good Shepherd - L'ombra del potere]]'' (2006) *''[[Tutti gli uomini del re (film 2006)|Tutti gli uomini del re]]'' (2006) *''[[X-Men - Conflitto finale]]'' (2006) *''[[12 (film)|12]]'' (2007) *''[[Grindhouse - Planet Terror]]'' (2007) *''[[Hitman - L'assassino]]'' (2007) *''[[Hostel: Part II]]'' (2007) *''[[Il caso Thomas Crawford]]'' (2007) *''[[Nella valle di Elah]]'' ‎(2007)‎ *''[[Shooter (film)|Shooter]]'' (2007) *''[[Stardust (film)|Stardust]]'' ‎(2007) *''[[Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street]]'' (2007) *''[[Transformers (film)|Transformers]]'' ‎(2007) *''[[Changeling]]'' (2008) *''[[Gran Torino]]'' (2008) ‎ *''[[Notte brava a Las Vegas]]'' (2008) *''[[Quantum of Solace]]'' (2008)‎ *''[[Sfida senza regole]]'' (2008) *''[[Tropic Thunder]]'' (2008) *''[[Le cronache di Narnia: il principe Caspian]]'' (2008) *''[[5 appuntamenti per farla innamorare]] ‎'' (2009) *''[[Agora (film)|Agora]]'' (2009) *''[[Cella 211]]'' (2009)‎ *''[[In the Electric Mist - L'occhio del ciclone]]'' (2009) *''[[La papessa (film)|La papessa]]'' (2009) *''[[Terminator Salvation]]'' ‎(2009) *''[[Fuori controllo]]'' (2010) *''[[Hereafter]]'' (2010) *''[[I mercenari - The Expendables]]'' ‎(2010) *''[[La versione di Barney (film)|La versione di Barney]]'' (2010) *''[[Machete (film 2010)|Machete‎]]'' (2010) *''[[Prince of Persia: Le sabbie del tempo]]'' (2010) *''[[The Company Men]]'' (2010) *''[[The Tourist]]'' (2010) *''[[Vi presento i nostri]]'' (2010) *''[[Drive]]'' (2011) *''[[Fast & Furious 5]]'' (2011) *''[[Killer Elite (film 2011)|Killer Elite]]'' (2011) *''[[L'alba del pianeta delle scimmie]]'' (2011) *''[[La talpa (film 2011)|La talpa]]'' (2011) *''[[Lanterna Verde (film)|Lanterna verde]]'' (2011) *''[[Limitless]]'' (2011) *''[[Paradiso amaro]]'' (2011) *''[[Professione assassino (film 2011)|Professione assassino]]'' (2011) *''[[Sherlock Holmes - Gioco di ombre]]'' (2011) *''[[This Must Be the Place]]'' ‎(2011) *''[[11 settembre 1683]]'' (2012) *''[[Argo (film)|Argo]]'' (2012) *''[[Bel Ami - Storia di un seduttore]]'' (2012) *''[[Candidato a sorpresa]]'' (2012) *''[[Flight (film 2012)|Flight]]'' (2012) *''[[Freelancers]]'' (2012) *''[[Fury (film 2012)|Fury]] '' (2012) *''[[Il dittatore]]'' (2012) *''[[Il lato positivo - Silver Linings Playbook]]'' (2012) *''[[Jack Reacher - La prova decisiva]]'' (2012) *''[[Safe House - Nessuno è al sicuro]]'' (2012) *''[[Zero Dark Thirty]]'' (2012) *''[[American Hustle - L'apparenza inganna]]'' (2013) *''[[Iron Man 3]]'' (2013) *''[[Cose nostre - Malavita]]'' (2013) *''[[Ender's Game]]'' (2013) *''[[Gangster Squad]]‎'' (2013) *''[[La religiosa]]'' (2013) *''[[Parkland (film)|Parkland]]'' (2013) *''[[Big Eyes]]'' (2014) *''[[Exodus - Dei e re]]'' (2014) *''[[Godzilla (film 2014)|Godzilla]]'' (2014) *''[[Storie pazzesche]]‎'' (2014) *''[[The Imitation Game]]'' (2014) *''[[Hitman: Agent 47]]'' (2015) *''[[Joy (film)|Joy]]'' (2015) *''[[Lo stagista inaspettato]]'' (2015) *''[[Spectre (film)|Spectre‎]]'' (2015) *''[[Ted 2]]'' ‎(2015) *''[[The Vatican Tapes]]'' (2015) *''[[Free State of Jones]]'' (2016) *''[[Hell or High Water]]'' (2016) *''[[Silence (film 2016)|Silence]]'' (2016) *''[[Alien: Covenant]]'' ‎(2017) *''[[L'ora più buia]]'' (2017) *''[[Mistero a Crooked House]]'' (2017) *''[[War Machine (film)|War Machine]]'' (2017) *''[[Operation Finale‎]]'' (2018) *''[[Diamanti grezzi]]'' (2019) *''[[Gemini Man (film)|Gemini Man]]'' (2019) *''[[Hellboy (film 2019)|Hellboy]]'' (2019) *''[[Io (film)|Io]]'' (2019) *''[[Joker (film 2019)|Joker]]'' (2019) *''[[The Irishman]]'' (2019) *''[[Il processo ai Chicago 7]]'' (2020) *''[[Mank]]'' (2020) *''[[Amsterdam (film 2022)|Amsterdam]]'' (2022) *''[[Moonfall]]'' (2022) *''[[L'esorcista del papa]]'' (2023) *''[[Killers of the Flower Moon]]'' (2023) {{div col end}} ====Film d'animazione==== {{div col|strette}} *''[[Mowgli - Il libro della giungla]]'' ‎(1994) *''[[Il principe d'Egitto]]'' (1998) *''[[Mulan]]'' (1998) *''[[Tarzan (film 1999)|Tarzan]]'' (1999) *''[[La città incantata]]'' (2001) *''[[Il libro della giungla 2]]'' ‎(2003) *''[[Madagascar 2]]'' (2008)‎ *''[[Monsters University]]'' (2013) {{div col end}} ====Serie animate==== *''[[Psycho-Pass]]'' (2012) ====Serie televisive==== {{div col|strette}} *''[[Poirot (serie televisiva)|Poirot]]'' (1989 - 2013) *''[[Law & Order - I due volti della giustizia]]'' (1990 - 2010) *''[[I Soprano]]'' (1999 - 2007) *''[[Madre Teresa (miniserie televisiva)|Madre Teresa]]'' (2003) *''[[Rita da Cascia (miniserie televisiva)|Rita da Cascia]]'' (2004) *''[[San Pietro (miniserie televisiva)|San Pietro]]'' (2005) *''[[Criminal Minds]]'' (2005 - in corso) *''[[Medium (serie televisiva)|Medium]]'' (2005 - 2011) *''[[Roma (serie televisiva)|Roma]]'' (2005 - 2007) *''[[Breaking Bad ]]'' (2008 - 2013) *''[[Modern Family]]'' (2009-2020) *''[[Nikita (serie televisiva 2010)|Nikita]]'' (2010 - 2013) *''[[The Walking Dead (serie televisiva)|The Walking Dead]]'' ‎(2010 - in corso) *''[[Il Trono di Spade]]'' (2011 - 2019) *''[[Barabba (miniserie televisiva)|Barabba]]'' (2012) *''[[Francesco (miniserie televisiva 2014)|Francesco]]'' (2014) *''[[Penny Dreadful]]'' (2014 - 2016) *''[[Chicago Med]]'' (2015 - in corso) *''[[I Medici]]'' (2016 - 2019) *''[[Peacemaker (serie televisiva)|Peacemaker]]'' (2022) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:De Sando, Stefano}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] mo0tfowpo2qg63x8rumm5osq089jgk6 Template:Lingue/Dati 10 148341 1418372 1418265 2026-06-26T21:58:16Z ItwikiBot 66727 Bot: aggiornamento dati 1418372 wikitext text/x-wiki {{#switch:{{{1}}} |lingua1 = en |voci1 = 66126 |lingua2 = it |voci2 = 55435 |lingua3 = pl |voci3 = 31785 |lingua4 = ru |voci4 = 17980 |lingua5 = cs |voci5 = 15683 |lingua6 = et |voci6 = 13696 |lingua7 = uk |voci7 = 12312 |lingua8 = pt |voci8 = 12069 }} tade08s06z2bd96m7a3m4mds4d5hr6q Template:Serie animate Disney 10 151101 1418373 1398816 2026-06-27T00:00:34Z ~2026-36806-41 107622 1418373 wikitext text/x-wiki {{Navbox |name = Serie animate Disney |title = Serie televisive d'animazione [[Walt Disney|Disney]] |list1 =''[[DuckTales - Avventure di paperi]]'' (1987-1990){{·}}''[[Darkwing Duck]]'' (1991-1992){{·}}''[[Ecco Pippo!]]'' (1992){{·}}''[[Bonkers - Gatto combinaguai]]'' (1993-1994){{·}}''[[Timon e Pumbaa (serie animata)|Timon e Pumbaa]]'' (1995-1999){{·}}''[[Kim Possible]]'' (2002-2007){{·}}''[[Lilo & Stitch (serie animata)|Lilo & Stitch]]'' (2003-2006){{·}}''[[Phineas e Ferb]]'' (2007-2015){{·}}''[[Cars Toons]]'' (2008){{·}}''[[DuckTales (serie animata 2017)|DuckTales]]'' (2017-2021){{·}}''[[The Owl House - Aspirante strega]]'' (2020-...) }}<noinclude> [[Categoria:Template di navigazione - animazione]] </noinclude> flp3ylpgxbetjspwlyycqc6qvy1n9bg 1418375 1418373 2026-06-27T05:16:58Z Spinoziano 2297 Annullata la modifica [[Special:Diff/1418373|1418373]] di [[Special:Contributions/~2026-36806-41|~2026-36806-41]] ([[User talk:~2026-36806-41|discussione]]) voce cancellata più volte; se non viene ricreata con contenuti accettabili non va qua 1418375 wikitext text/x-wiki {{Navbox |name = Serie animate Disney |title = Serie televisive d'animazione [[Walt Disney|Disney]] |list1 =''[[DuckTales - Avventure di paperi]]'' (1987-1990){{·}}''[[Darkwing Duck]]'' (1991-1992){{·}}''[[Ecco Pippo!]]'' (1992){{·}}''[[Timon e Pumbaa (serie animata)|Timon e Pumbaa]]'' (1995-1999){{·}}''[[Kim Possible]]'' (2002-2007){{·}}''[[Lilo & Stitch (serie animata)|Lilo & Stitch]]'' (2003-2006){{·}}''[[Phineas e Ferb]]'' (2007-2015){{·}}''[[Cars Toons]]'' (2008){{·}}''[[DuckTales (serie animata 2017)|DuckTales]]'' (2017-2021){{·}}''[[The Owl House - Aspirante strega]]'' (2020-...) }}<noinclude> [[Categoria:Template di navigazione - animazione]] </noinclude> tfnzufr45v6167kt3nvbkhdrw9b1rma Cavaliere 0 162457 1418385 1418222 2026-06-27T07:03:47Z Skekzilla 17056 /* Altri progetti */ 1418385 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Armored Knight with Visor Up Mounted on Horse.JPG|right|thumb|Illustrazione di un cavaliere]] Citazioni sui '''cavalieri'''. ==Citazioni== *Il bastardo è il cane del cavaliere, e questi è il cane del suo [[dio]]. Non è il dio dei papi, né dei teologi né dei chierici saputi che sfogliano libri ingialliti. Il suo dio è semplicissimo, composto dal Buon Dio dalla Madonna e da Nostro Signore Gesù Cristo. Non vi sono discussioni, non vi sono problemi. Dio esiste, categoricamente. Il [[Diavolo]] anche. Il Sole anche. Tutto è vero. ([[Jean Cau]]) *Il cavaliere, non potete immaginarlo, senza ridere, preso in un qualsiasi dialogo. Possiede appena alcune parole e queste non potrebbero essere scambiate con un compagno come leggere palle colpite dalla racchetta. Lui dice, ''sì'', o dice, ''no''. Afferma o rifiuta senza attorcigliare di commenti quel che dice. Non si può discutere con lui, è troppo semplice. Le parole di lui pronunciano l'Universale e formulano il Tutto. Non sa cavillare, ma vivere nel vero e morire per testimoniarlo con la sua morte. Sa che gli [[avvocato|avvocati]] non sono mai così loquaci come quando difendono cause abominevoli. Odia quella setta. Io anche. È vestita di nero. Il cavaliere monologa certezze nette. ([[Jean Cau]]) *Molti sostengono che non ci sia soddisfazione in un cavalierato, ma la maggioranza che lo sostengono non ce l'ha. (''[[House of Cards (miniserie televisiva)#Terza stagione|House of Cards]]'') *Più di tutto, a un cavaliere servono tre cose: un Dio da servire, un re a cui obbedire e una signora da proteggere da tutti quelli che vorrebbero farle del male. A ogni ora del giorno o della notte dev'essere pronto. (''[[Ignazio di Loyola (film)|Ignazio di Loyola]]'') *Procurarsi la droga è così noioso e complicato. È un modo di sprecare la propria vita. Mi chiedo se sarà più facile da cavaliere. (''[[House of Cards (miniserie televisiva)#Prima stagione|House of Cards]]'') *Un cavaliere è votato al coraggio, <br> il suo cuore conosce solo la virtù, <br> la sua spada difende gli inermi, <br> la sua forza sostiene i deboli, <br> le sue parole dicono solo la verità, <br> la sua ira abbatte i malvagi. (''[[Dragonheart - Cuore di drago]]'') *Un vero cavaliere non cede mai neppure davanti alla lancia più aguzza! (''[[Il cavaliere dalla pelle di leopardo]]'') ===''[[Excalibur]]''=== *Non badate a questi cavalieri ladri. Tu, Kay, abbi valore, onestà e misericordia come si addice a un cavaliere. *Per la legge di Dio un cavaliere che dice il falso non può vincere in torneo contro colui che dice il vero. *– Qual è la più grande qualità di un cavaliere? Coraggio? Compassione? Fedeltà? Umiltà? Tu cosa dici, Merlino?<br>– Ehm, la più grande? Beh, si fondono come i metalli che uniamo per fare una buona spada.<br>– Niente poesia! Una risposta diretta! Qual è?<br>– Lo dirò, allora: verità. Ecco! Sì, dev'esserci verità soprattutto. Quando un uomo mente, assassina una parte del mondo. *Questo è un vanto borioso. Un cavaliere deve dimostrare umiltà. ===[[Thomas Malory]]=== *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! *Ahimè, che vergogna che un cavaliere ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. *Ebbene, qui si può imparare che nessun cavaliere è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! *I cavalieri che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. *Non è da buon cavaliere cogliere un altro in svantaggio. *Soltanto il cavaliere innamorato può essere prode. *Un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. *Un cavaliere così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! *Un cavaliere deve tollerare qualunque cosa da parte di una damigella. *Un cavaliere spietato è un cavaliere senza onore. *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso cavaliere non ha diritto alla felicità! ===[[George R. R. Martin]]=== *I cani sono molto meglio dei cavalieri.[...] Un mastino morirà per te, ma non ti mentirà mai. E ti guarderà dritto in faccia. ([[Sandor Clegane]], ''[[George R. R. Martin#Il regno dei lupi|Il regno dei lupi]]'') *Non esistono veri cavalieri, così come non esistono dèi. ([[Sandor Clegane]], ''[[George R. R. Martin#La regina di draghi|La regina di draghi]]'') *Un cavaliere è una spada in sella a un cavallo. Tutto il resto non è altro che un nastro di seta legato alla lama della spada. Può darsi che quella lama sia più bella con un nastro attorno, ma vi uccide nello stesso identico modo. ([[Sandor Clegane]], ''[[George R. R. Martin#I fiumi della guerra|I fiumi della guerra]]'') *Un informatore coraggioso è inutile quanto un cavaliere vigliacco. ([[Varys]], ''[[George R. R. Martin#Il grande inverno|Il grande inverno]]'') ==Voci correlate== *[[Scudiero]] ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il|wikt}} [[Categoria:Cavallo]] [[Categoria:Storia del cristianesimo]] [[Categoria:Storia medievale]] [[Categoria:Unità militari]] p737ah7rf46e3vgxrbnkch5ya26jiap Thomas Malory 0 163203 1418369 1418295 2026-06-26T18:01:54Z Skekzilla 17056 /* Libro XXI */ 1418369 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo re Ban, fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene gli rispose la dama ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *La lancia che aveva inferto il Colpo Doloroso era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (p. 62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio [[Galahad]]. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) ====Libro IV==== *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago|Nimue]], p. 121) ====Libro V==== *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò ser [[Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *Ser Lancillotto non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla Tavola Rotonda, si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il Sangrail, l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, Elaine partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. (p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La Tavola Rotonda fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo con compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdone, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A ser [[Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così ci comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>Traditore, è giunto il giorno della tua morte!<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. {{NDR|[[Ultime parole dai libri|ultime parole]]}} «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di re Edoardo IV dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] krogb6g9cg0nr8i4m9bal3aceajwmz7 1418370 1418369 2026-06-26T18:02:33Z Skekzilla 17056 Annullata la modifica [[Special:Diff/1418369|1418369]] di [[Special:Contributions/Skekzilla|Skekzilla]] ([[User talk:Skekzilla|discussione]]) 1418370 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo re Ban, fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene gli rispose la dama ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *La lancia che aveva inferto il Colpo Doloroso era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (p. 62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio [[Galahad]]. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) ====Libro IV==== *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago|Nimue]], p. 121) ====Libro V==== *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò ser [[Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *Ser Lancillotto non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla Tavola Rotonda, si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il Sangrail, l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, Elaine partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. (p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La Tavola Rotonda fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo con compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdone, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A ser [[Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così ci comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>Traditore, è giunto il giorno della tua morte!<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di re Edoardo IV dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] lsinltbav9ari3nuzby2sgc1n6zcnws 1418371 1418370 2026-06-26T18:17:26Z Skekzilla 17056 /* Libro XI */ 1418371 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo re Ban, fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene gli rispose la dama ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *La lancia che aveva inferto il Colpo Doloroso era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (p. 62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio [[Galahad]]. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) ====Libro IV==== *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago|Nimue]], p. 121) ====Libro V==== *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò ser [[Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *Ser Lancillotto non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, Elaine partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. (p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La Tavola Rotonda fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo con compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdone, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A ser [[Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così ci comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>Traditore, è giunto il giorno della tua morte!<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di re Edoardo IV dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] piqb42tac0gnvw6z60ii3az1uwgiy06 1418390 1418371 2026-06-27T08:26:00Z Skekzilla 17056 /* Libro XVI */ 1418390 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo re Ban, fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene gli rispose la dama ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *La lancia che aveva inferto il Colpo Doloroso era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (p. 62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio [[Galahad]]. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) ====Libro IV==== *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago|Nimue]], p. 121) ====Libro V==== *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò ser [[Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *Ser Lancillotto non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, Elaine partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. (p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo con compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdone, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A ser [[Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così ci comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>Traditore, è giunto il giorno della tua morte!<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di re Edoardo IV dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] 6k97n1nb7himxj8u6x4ntj8nonhatc3 Donald Sutherland 0 166412 1418312 1335784 2026-06-26T13:15:39Z Spinoziano 2297 /* Filmografia */ 1418312 wikitext text/x-wiki [[File:Donald Sutherland - Monte-Carlo Television Festival.jpg|thumb|Sutherland nel 2013]] {{Premio|Oscar|Oscar onorario (2018) }} '''Donald Sutherland''' (1935 – 2024), attore canadese. ==Citazioni di Donald Sutherlands== *È giusto ballare alla mia età. Ci sono molte ragioni per essere eccitati. Sei più consapevole di chi ti ama, paradossalmente pensi di più al futuro, il loro. Pensi al loro futuro senza di te, ed è un pensiero privo di angoscia… L'intimità con mia moglie poi, siamo insieme da 46 anni, è forte, presente, bellissima.<ref name=Piacenza>Dall'intervista di Paola Piacenza, ''[https://www.iodonna.it/spettacoli/cinema/2018/01/15/donald-sutherland-sono-morto-tante-di-quelle-volte/ Donald Sutherland: «Sono morto tante di quelle volte»]'', ''IoDonna.it'', 18 gennaio 2018.</ref> *{{NDR|Su come ottenne la parte in ''[[Quella sporca dozzina]]''}} Eravamo all'ultimo giorno di prove. Io avrei dovuto recitare in un piccolo ruolo, avevo una sola battuta in tutto il film. Stavamo per andarcene, quando uno dei protagonisti, [[Clint Walker]] alzò la mano per chiedere di parlare. [[Robert Aldrich]], il regista, lo vide: "Che cosa c'è?". E Clint cominciò a spiegargli che non riteneva corretto che una star di Hollywood come lui interpretasse un nativo americano. Aldrich si prese una pausa, mi guardò, e disse: "Tu, con le orecchie grandi, la parte è tua". Quel film mi ha cambiato la vita.<ref name=Brocardo>Citato in Enrica Brocardo, ''[https://www.vanityfair.it/show/cinema/2019/10/02/donald-sutherland-attore-film-premio-carriera Donald Sutherland: «Fellini mi scelse perché avevo gli occhi di uno che si masturba»]'', ''Vanity Fair.it'', 2 ottobre 2019.</ref> *L'unica indicazione che Fellini mi diede fu: (Fa il gesto di tenere la bocca chiusa). Perché noi attori americani teniamo sempre le labbra socchiuse.<ref name=Brocardo /> *Non c'è niente che posso fare per cambiare la percezione che il mondo ha di me. Un attore può solo sperare di riuscire ad aprire con il proprio lavoro una piccola finestra di verità. E che attraverso quella finestra vedano anche qualcosa di te.<ref name=Piacenza /> *Non ho intenzione di smettere di lavorare, almeno finché del lavoro per me ci sarà.<ref name=Piacenza /> *Non ho più i polmoni di un ragazzo, non mi possono chiedere di scalare una montagna... E poi vede il mio braccio, è messo maluccio perché sono morto tante di quelle volte nei film… Quando muori braccia e spalle sono i primi a soffrire.<ref name=Piacenza /> *{{NDR|Alla domanda come lavorava con [[Federico Fellini |Fellini]] nel film ''[[Il Casanova di Federico Fellini|Casanova]]''}} Posso solo dirle che le prime 5 settimane sono state le peggiori della mia vita e che nei 12 mesi successivi mi sono posto tutte le domande che un attore e un uomo dovrebbe farsi nella vita. La mia relazione con Federico era molto problematica e lo è stata a lungo, poi improvvisamente intorno alla quinta settimana di riprese come per magia tutto ha cominciato a funzionare. Lui si sedeva sulle mie ginocchia, mi chiedeva cose impossibili e io le facevo, come stregato. Non l'avrei potuto fare con nessun altro. Federico non guardava mai in moviola, lasciava che lo facesse Ruggero Mastroianni {{NDR|montatore del film, fratello di Marcello}}, perché la dimensione bidimensionale interferiva con la sua immaginazione tridimensionale. Era magico {{NDR|(lo ripete tre volte, come incantato}}. E mi manca così tanto... perché ero così intimamente connesso con lui. Mia moglie mi odia quando lo dico, ma la nostra era quasi una relazione sessuale per il genere d'intensità che sprigionava. L'ho rivisto qualche volta, qui in Italia, o a New York, poi improvvisamente se ne è andato. La sua perdita, la sento terribilmente. Ricordo che mi era venuto a trovare a Parma, sul set di Bernardo, ed eravamo andati via con la Mercedes che la produzione mi aveva dato. Sul sedile posteriore avevo accumulato libri su Casanova. Lui li vede: «Che cos'è questa roba?». «Le memorie di Casanova, Federico». Allora lui apre un finestrino e lo butta fuori. «Che cosa fai Federico?» urlo io. E lui: «Questo non è un film su Casanova. È un film su di me!».<ref name=Piacenza /> *Un giorno lui {{NDR|Federico Fellini}} stava facendo un'intervista sul set {{NDR|di ''[[Il Casanova di Federico Fellini|Casanova]]''}}. Il giornalista gli chiese perché avesse scelto me per la parte. Ero abbastanza vicino da sentire la conversazione. Mi aspettavo che dicesse che mi aveva voluto perché ero un grande attore, cose del genere. E, invece, la sua risposta fu: "Perché ha gli occhi di uno che si masturba molto".<ref name=Brocardo /> ==Citazioni su Donald Sutherland== *Se è un'imitazione di Donald Sutherland nel remake de ''[[L'invasione degli ultracorpi]]'' è ottima! {{NDR|Vedendo che la bambina non accenna a smettere}} Puoi anche sputare le corde vocali. {{NDR|Esausta}} Ahh, Gigi ti prego, se smetti subito ti do una delle caramelle che ti ho appena fatto vedere, ma in cambio tu devi staccare la spina e far cessare il più lancinante urlo del mondo in 5, 4, 3, 2, 1... {{NDR|La bambina smette}} Grazie... niente che un intervento al timpano non possa riparare. Vieni, seguimi. {{NDR|La bambina corre nella stanza di Rory}} No, no, Gigi, no: nella stanza di Rory no! Gigi! Ehi, tu! So che è una frase fatta, ma saranno guai quando tornerà tuo padre! (''[[Una mamma per amica]]'') ==Note== <references /> ==Filmografia== {{div col|strette}} *''[[Le cinque chiavi del terrore]]'' (1965) *''[[Quella sporca dozzina]]'' (1967) *''[[E Johnny prese il fucile]]'' (1971) *''[[A Venezia... un dicembre rosso shocking]]'' (1973) *''[[Il Casanova di Federico Fellini]]'' (1976) *''[[Novecento]]'' (1976) *''[[Ridere per ridere]]'' (1977) *''[[Animal House]]'' (1978) *''[[Terrore dallo spazio profondo]]'' (1978) *''[[Sorvegliato speciale]]'' (1989) *''[[Fuoco assassino]]'' (1991) *''[[JFK - Un caso ancora aperto]]'' (1991) *''[[Virus letale]]'' (1995) *''[[Space Cowboys]]'' (2000) *''[[Final Fantasy (film) |Final Fantasy]]'' (2001) *''[[Ritorno a Cold Mountain]]'' (2003) *''[[The Italian Job]]'' (2003) *''[[Orgoglio e pregiudizio (film 2005) |Orgoglio e pregiudizio]]'' (2005) *''[[L'età barbarica]]'' (2007) *''[[Come ammazzare il capo... e vivere felici]]'' (2011) *''[[Professione assassino (film 2011) |Professione assassino]]'' (2011) *''[[Hunger Games (film) |Hunger Games]]'' (2012) *''[[Hunger Games: La ragazza di fuoco]]'' (2013) *''[[La migliore offerta]]'' (2013) *''[[Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1]]'' (2014) *''[[Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2]]'' (2015) *''[[Moonfall]]'' (2022) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Sutherland, Donald}} [[Categoria:Attori canadesi]] 1s2s0c0pnf5e4b6uytl16cvuk5wx566 Manuel Meli 0 166818 1418317 1337410 2026-06-26T13:17:40Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1418317 wikitext text/x-wiki [[File:Manuel Meli - Lucca Comics & Games 2014.JPG|miniatura|Manuel Meli al Lucca Comics & Games 2014]] '''Manuel Meli''' (1995 – vivente), doppiatore italiano. ==Citazioni di Manuel Meli== *Il [[doppiaggio]] è una forma artistica e pertanto c'è bisogno di un grande studio dietro. Io ho avuto la fortuna di poter trovarmi da subito in questo ambiente senza fare scuole, e avendolo iniziato da bambino sono cresciuto in questo ambiente apprendendo da solo tutti i segreti del mestiere, mentre se avessi cominciato da ragazzo senza uno studio dietro, avrei trovato molte difficoltà.<ref name=Diofebo>Dall'intervista di Leonardo Diofebo, ''[https://www.staynerd.com/intervista-al-doppiatore-manuel-meli/ Intervista al doppiatore Manuel Meli, voce di Natsu e Joffrey Baratheon]'', ''StayNerd.com'', 3 maggio 2018.</ref> *Noi lavoriamo su pellicole dove gli attori hanno impiegato mesi per realizzare delle scene, mentre noi dobbiamo esprimere tutto in un istante grazie alla voce. In sintesi, quindi, non serve avere una bella voce, ma bisogna studiare tanto e coltivare questa passione nel tempo.<ref name=Diofebo /> *Quando ho cominciato io i tempi erano più dilatati e la gente aveva più tempo per lavorare. Sin da subito, da piccolo, ho avuto il piacere e l'onore di lavorare con direttori del doppiaggio come Marco Mete, Alessandro Rossi, Isabella Pasanisi, che ti spiegavano come si doveva lavorare, facendotelo passare quasi come un gioco. Purtroppo adesso bisogna sbrigarsi di più, sempre mantenendo la qualità elevata, ma i tempi sono ristretti.<ref name=Diofebo /> *{{NDR|Il personaggio più difficile che ha doppiato e quello a cui è più affezionato}}Il personaggio più difficile che ho doppiato finora è Charlie di ''[[Noi siamo infinito|Noi Siamo Infinito]]'', perché è una storia molto molto toccante in quanto interpreto Charlie, che fin da piccolo ha subito delle violenze fisiche da parte della zia e questa cosa l’ha segnato per tutta la vita. Soprattutto nell’adolescenza, essendo la fase più importante e di passaggio, soffre molto questa cosa. È stato molto difficile interpretarlo dato che anche in situazioni di quotidianità dovevo sempre trasmettere questa sua difficoltà nell’approcciarsi con gli altri. Invece senza ombra di dubbio il personaggio a cui sono più affezionato è ''Aladdin'' perché si tratta di un live action Disney tra i più amati e poi è stata anche la prima volta che ho cantato canzoni Disney in un film per il cinema, quindi si, direi sicuramente Aladdin. <ref name=Santopaolo>Dall'intervista di Antonello Santopaolo, ''[https://videogiochitalia.it/intervista-a-manuel-meli-doppiatore-di-cal-kestis-in-star-wars-jedi-fallen-order/ Intervista a Manuel Meli: doppiatore di Cal Kestis in Star Wars: Jedi Fallen Order]'' Videogiochitalia.it, 28 gennaio 2021</ref> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Scary Movie 3]]'' (2003) *''[[La donna perfetta]]‎'' (2004) *''[[Guida galattica per autostoppisti]]‎'' (2005) *''[[Lady in the Water]]‎'' (2006) *''[[Una notte al museo]]‎'' (2006) *''[[The Grudge 2]]'' (2006) *''[[Halloween - The Beginning]]'' (2007) *''[[Io vi dichiaro marito e... marito]]‎'' (2007) *''[[Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street]]'' (2007) *''[[Un'impresa da Dio]]‎'' (2007) *''[[Gli esploratori del tempo]]‎'' (2008) *''[[Il dubbio (film 2008)|Il dubbio]]'' (2008) *''[[2012 (film)|2012]]'' (2009) *''[[The Grudge 3]]'' (2009) *''[[Una notte al museo 2 - La fuga]]'' (2009) *''[[Confessions]]'' (2010) *''[[La mia vita è uno zoo]]'' (2011) *''[[Super 8]]‎'' (2011) *''[[Hunger Games (film)|Hunger Games]]'' (2012) *''[[Noi siamo infinito]]‎'' (2012) *''[[Come ti spaccio la famiglia]]'' (2013) *''[[Cose nostre - Malavita]]'' (2013) *''[[Ender's Game]]'' (2013) *''[[Hunger Games: La ragazza di fuoco]]'' (2013) *''[[Lo Hobbit - La desolazione di Smaug]]'' (2013) *''[[Edge of Tomorrow - Senza domani]]‎'' (2014) *''[[Fury (film 2014)|Fury]]‎'' (2014) *''[[Grand Budapest Hotel]]'' (2014) *''[[Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1]]'' (2014) *''[[Io vengo ogni giorno]]‎'' (2014) *''[[Notte al museo - Il segreto del faraone]]'' (2014) *''[[Wild]]‎'' (2014) *''[[Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2]]'' (2015) *''[[Animali fantastici e dove trovarli]]'' (2016) *''[[Autobiografia di un finto assassino]]'' (2016) *''[[Elle]]'' (2016) *''[[X-Men - Apocalisse]]'' (2016) *''[[Kong: Skull Island]]'' (2017) *''[[Tre manifesti a Ebbing, Missouri]]'' (2017) *''[[War Machine (film)|War Machine]]'' (2017) *''[[Billionaire Boys Club (film 2018)|Billionaire Boys Club]]'' (2018) *''[[La diseducazione di Cameron Post]]'' (2018) *''[[Unfriended: Dark Web]]'' (2018) *''[[Escape Room (film 2019)|Escape Room]]'' (2019) *''[[Highwaymen - L'ultima imboscata]]'' (2019) *''[[Il re (film) |Il re]]'' (2019) *''[[Rocketman (film 2019) |Rocketman]]'' (2019) *''[[X-Men - Dark Phoenix]]'' (2019) *''[[Cosa mi lasci di te]]'' (2020) *''[[Emma.]]'' (2020) *''[[L'uomo vuoto - The Empty Man]]'' (2020) *''[[Notizie dal mondo]]'' (2020) *''[[The Hater]]'' (2020) *''[[Escape Room 2 - Gioco mortale]]'' (2021) *''[[Il bar delle grandi speranze]]'' (2021) *''[[La guerra di domani (film 2021)|La guerra di domani]]'' (2021) *''[[Rurouni Kenshin: The Beginning]]'' (2021) *''[[Moonfall]]'' (2022) *''[[Creed III]]'' (2023) *''[[Guardiani della Galassia Vol. 3]]'' (2023) {{div col end}} ===Film d'animazione=== {{div col|strette}} *''[[Akira (film)|Akira]]'' (1988) *''[[Kiki - Consegne a domicilio]]'' (1989) *''[[I sospiri del mio cuore]]'' (1995) *''[[Alla ricerca di Nemo]]'' (2003) *''[[Fantastic Mr. Fox]]'' (2009) *''[[Planet 51]]'' (2009) *''[[Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento]]'' (2010) *''[[Your Name.]]'' (2016) *''[[Batman: Hush (film)]]'' (2019) {{div col end}} ===Serie animate=== *''[[Mawaru-Penguindrum]]'' (2011) *''[[Tokyo Ghoul]]'' (2014 - 2018) *''[[Titans]]'' (2018 - 2023) *''[[Violet Evergarden]]'' (2018) ===Serie televisive=== {{div col|strette}} *''[[Settimo cielo]]'' (1996 - 2007) *''[[Tutti odiano Chris]]'' (2005 - 2009) *''[[Heroes]]'' (2006 - 2010) *''[[Ugly Betty]]'' (2006 - 2010) *''[[La vita segreta di una teenager americana]]'' (2008 - 2013) *''[[Zack e Cody sul ponte di comando]]'' (2008 - 2011) *''[[The Good Wife]]'' (2009 – 2016) *''[[Shameless]]'' (2011 - 2021) *''[[Il Trono di Spade]]'' (2011 - 2019) *''[[Peaky Blinders‎]]'' (2013 - 2022) *''[[A Discovery of Witches - Il manoscritto delle streghe]]'' (2018 - 2022) *''[[Chernobyl (miniserie televisiva) |Chernobyl]]'' (2019) *''[[Good Omens (miniserie televisiva) |Good Omens]]'' (2019) *''[[Sex Education]]'' (2019 - 2023) *''[[One Piece (serie televisiva)|One Piece]]'' (2023) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Meli, Manuel}} [[Categoria:Doppiatori italiani]] jle518lxksc6bhqfj122nnzb2nkz6cx Alessio Cigliano 0 167381 1418314 1417062 2026-06-26T13:16:29Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1418314 wikitext text/x-wiki [[File:Alessio Cigliano.jpeg|miniatura|Alessio Cigliano]] '''Alessio Cigliano''' (1966 – vivente), doppiatore, dialoghista, direttore del doppiaggio e conduttore radiofonico italiano. ==Citazioni di Alessio Cigliano== *Antonio Genna, wikipedia...perché poi... ma scusate, a che serve ricordarsi tutto {{NDR|tutti i lavori che ha realizzato}} quando andiamo a prendere, siamo informatissimi grazie a quelli che fanno le nostre biografie.<ref name= Cigliano>Dall'intervista di Alessio Cigliano a [[Alessandra Korompay]], ''Radio Cigliano'', 28 giugno 2018. [https://www.youtube.com/watch?v=jTbKZFTmHB8 Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *{{NDR|Alla domanda che cosa significa per te il mestiere di doppiatore}} Significa fare un lavoro anche un po' "di servizio", perché noi riusciamo a rendere comprensibili, come l’autore le ha scritte, le opere filmiche che doppiamo. Quindi, questo è il servizio che facciamo noi, poi gradito o non gradito sta a voi dirlo, ma il nostro servizio è questo.<ref name=Simonetti>Dall'intervista di Patrizia Simonetti, ''[https://www.voci.fm/voci-di-successo/1165-alessio-cigliano-doppiaggio-intervista.html Incontriamo il doppiatore Alessio Cigliano]'', ''Voci.fm'', 29 maggio 2019.</ref> *Tutto avrei pensato tranne che potesse diventare qualcosa di “cult” {{NDR|[[Ken il guerriero (serie animata)|Ken il guerriero]]}}. Sono contento, l'ho fatto quando ero molto piccolo e mi è piaciuto tanto farlo.<ref name= Simonetti /> {{Int|Da ''[https://www.hokutonoken.it/cigliano.htm Intervista esclusiva a Cigliano Alessio]''|Intervista di ''hokutonoken.it'', 16 marzo 2002.}} {{NDR|Su ''[[Ken il guerriero (serie animata)|Ken il guerriero]]''}} *Sinceramente, mentre la doppiavo non credevo che diventasse così famosa! Parliamo di oltre 15 anni fa, e all'epoca ne doppiavo tante. Poi col tempo, e soprattutto con l'avvento di Internet, mi sono reso conto che spesso venivo citato più per Ken che per altri personaggi che sono stati sicuramente più impegnativi, e l'ho trovato divertente. *Nei cartoni non si parte mai dalla versione giapponese, ma da un testo in inglese che arriva direttamente dal Giappone. Quindi è già stato applicato un "filtro". Comunque in generale si tende a rispettare la cultura d'origine finchè è possibile. In Ken l'edulcorazione dei concetti (morte, distruzione ecc.) è stata lieve. In tempi più recenti, ho visto operare tagli ben più drastici, su cui si può disquisire a lungo. Tendenzialmente, essendo il prodotto destinato a un pubblico giovane (a volte anche troppo!), capisco la preoccupazione di chi commissiona l'edizione italiana. Non voglio affermare che un cartone animato debba essere per forza educativo, ma neanche deliberatamente diseducativo! C'è poi da tener presente che l'adattamento dei dialoghi si distacca parecchio dalla traduzione, perchè si opera una trasposizione linguistica fra culture diverse, che deve tener conto sia di quella di partenza che di quella d'arrivo. Qualche "italianizzazione" è necessaria e doverosa. *{{NDR|«Quanto si sente legato a Kenshiro come carattere, cioè quanto il nostro paladino ha preso da Lei e dal suo modo di essere?»}} Poco, direi! Siamo molto diversi. È questo il bello del doppiaggio e della recitazione in generale: puoi calarti nei panni di gente totalmente diversa da te! Il traguardo finale è rendere credibile il personaggio alle orecchie del pubblico, e nonostante fossi molto giovane all'epoca, credo di esserci riuscito. *Trovavo l'atmosfera troppo cupa, e spesso gratuitamente violenta. Comunque sempre meglio di certe ambientazioni sdolcinate e buoniste! Se devo dargli un voto, direi che rasenta la sufficienza. {{Int|Da ''[https://www.cahiersdesarts.it/cinema-e-serie-tv/alessio-cigliano-vi-racconto-lanima-e-il-cuore-del-doppiaggio/ Alessio Cigliano, vi racconto l’anima e il cuore del doppiaggio]''|Intervento a Romics, ''cahiersdesarts.it'', 17 ottobre 2024.}} {{NDR|Su ''[[Ken il guerriero (serie animata)|Ken il guerriero]]''}} *La serie era particolare, anticonformista rispetto agli anime che io conoscevo come spettatore e che avevo doppiato fino ad allora. Sinceramente, credevo che sarebbe stata vista da poche persone. Non ne comprendevo la portata. Il personaggio era più grande di me e io avevo una voce più leggera, quindi ho sempre fatto molta fatica a interpretarlo. Ma ho cercato comunque di dare il massimo per ottenere un risultato quantomeno accettabile. *{{NDR|Sul ridoppiaggio di ''[[Ken il guerriero (film)|Ken il guerriero]]''}} Sono passati veramente tanti anni, quindi quando Giorgio Bassanelli Bisbal {{NDR|direttore di doppiaggio e dialoghista specializzato in anime}}, mi ha chiesto se volessi riprendere quel ruolo, gli ho risposto di sottopormi a provino, per valutare se la mia voce attuale fosse compatibile con il film. Giorgio era convinto che sarebbe stata giusta, quindi mi ha affidato il ruolo senza passare per il provino. Durante il doppiaggio, eravamo entrambi consapevoli che, pur essendo la stessa persona, il risultato non sarebbe stato identico a quello che tutti i fan della serie hanno nelle orecchie. Ma immediatamente, ci siamo resi conto che comunque la recitazione era rivestita da una sorta di patina "vintage" che rendeva più riconoscibile il personaggio alle orecchie degli appassionati. Lascio il giudizio finale a chi avrà visto il film. *{{NDR|Sul ridoppiaggio di ''[[Ken il guerriero (film)|Ken il guerriero]]''}} È stato un po' come entrare in una macchina del tempo e tornare indietro di quasi quarant'anni. Nel frattempo la mia carriera è andata avanti e la mia crescita professionale è stata notevole, quindi possiamo dire che mi sono ritrovato a lavorare su un "amico d'infanzia" con la maturità della mia età. L'emozione c'è stata e spero di averla trasferita sulla pellicola insieme alla mia voce. *All'inizio essere ricordato solo per Kenshiro mi seccava un po', proprio per le tante opere su cui avevo lavorato. Poi però mi sono accorto che è un personaggio iconico, che comunque fa parte della mia vita e del mio percorso artistico e ho imparato ad apprezzarlo e a tenerlo nel bagaglio della mia esperienza. È un personaggio che ha lasciato una traccia importante in tutti coloro che l'hanno visto e apprezzato, e in parte questa grande popolarità è dovuta anche alla mia interpretazione; quindi mi fa piacere aver contribuito alla riuscita di una serie che è rimasta ben salda nell'immaginario collettivo. *Il lavoro del doppiatore è una specializzazione del lavoro dell'attore. Non importa avere una bella voce, non importa avere la dizione perfetta. Sono requisiti importanti ovviamente, ma quello che conta è avere delle emozioni e saperle trasmettere negli occhi di chi si doppia. L'intelligenza artificiale si sta affacciando in tutti i campi e potrebbe affascinare chi vuole ridurre i costi e velocizzare i tempi, ma tutte le volte che ognuno di voi è andato al cinema o ha guardato in televisione un film o un telefilm e si è emozionato, si è alzato soddisfatto anche per il nostro lavoro. Un lavoro che non è solo tecnica: è cuore e anima. A me piace pensare che in futuro si farà attenzione non solo ai costi e ai tempi, ma anche alle emozioni che solo un attore doppiatore bravo e capace può restituire a una pellicola. ==Citazioni su Alessio Cigliano== Trovo che Alessio sia anzitutto una bellissima persona, un artista che mette tutta la passione che ha nella radio {{NDR|''Radio Cigliano''}}, forma meravigliosa di comunicazione; ho partecipato al ''Dopocena del giovedì'' con entusiasmo, il nostro è un lavoro al buio e più gli si dà visibilità più gli si rende giustizia, e lui lo fa per convinzione, amore, non per un ritorno personale. ([[Gianluca Crisafi]]) ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[A morte Hollywood]]'' (2000) *''[[I segreti di Brokeback Mountain]]'' (2005) *''[[Frost/Nixon - Il duello]]'' (2008) *''[[The Chaser]]'' (2008) *''[[Amabili resti (film)|Amabili resti]]'' (2009) *''[[Bastardi senza gloria]]'' (2009) *''[[La papessa (film)|La papessa]]'' (2009) *''[[Laureata... e adesso?]]'' (2009) *''[[Nemico pubblico - Public Enemies]]'' (2009) *''[[Star Trek (film 2009)|Star Trek]]'' (2009) *''[[Watchmen (film)|Watchmen]]'' (2009) *''[[Un tuffo nel passato]]'' (2010) *''[[A Dangerous Method]]'' (2011) *''[[Come ammazzare il capo... e vivere felici]]'' (2011) *''[[Immortals]]'' (2011) *''[[La talpa (film 2011)|La talpa]]'' (2011) *''[[Passioni e desideri]]'' (2011) *''[[Biancaneve e il cacciatore]]'' (2012) *''[[Le belve (film 2012)|Le belve]]'' (2012) *''[[Ted]]'' (2012) *''[[12 anni schiavo]]'' (2013) *''[[G.I. Joe - La vendetta]]'' (2013) *''[[Gravity]]'' (2013) *''[[Into Darkness - Star Trek]]'' (2013) *''[[Jobs]]'' (2013) *''[[Parkland (film)|Parkland]]'' (2013) *''[[Snowpiercer]]'' (2013) *''[[American Sniper]]'' (2014) *''[[Come ammazzare il capo 2]]'' (2014) *''[[Le regole del caos]]'' (2014) *''[[Child 44 - Il bambino n. 44]]'' (2015) *''[[Hitman: Agent 47]]'' (2015) *''[[Le ricette della signora Toku]]'' (2015) *''[[Steve Jobs (film)|Steve Jobs]]'' (2015) *''[[Agnus Dei (film 2016)|Agnus Dei]]'' (2016) *''[[Criminal (film 2016)|Criminal]]'' (2016) *''[[Elle]]'' (2016) *''[[Star Trek Beyond]]'' (2016) *''[[The Founder]]'' (2016) *''[[Sully (film)|Sully]]'' (2016) *''[[Disobedience]]'' (2017) *''[[I segreti di Wind River]]'' (2017) *''[[It Comes at Night]]'' (2017) *''[[La fratellanza (film 2017)|La fratellanza]]'' (2017) *''[[Saw Legacy]]'' (2017) *''[[Bohemian Rhapsody (film)|Bohemian Rhapsody]]'' (2018) *''[[Insidious - L'ultima chiave]]'' (2018) *''[[L'apparizione (film)|L'apparizione]]'' (2018) *''[[L'uomo sul treno - The Commuter]]'' (2018) *''[[Cena con delitto - Knives Out]]'' (2019) *''[[Moonfall]]'' (2022) *''[[Giurato numero 2]]'' (2024) *''[[Heretic (film)|Heretic]]'' (2024) {{div col end}} === Film d'animazione === *''[[L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva]]'' (2012) *''[[Batman: Hush (film)]]'' (2019) *''[[Ken il guerriero (film)|Ken il guerriero]]'' (1986; ridoppiaggio del 2024) ===Serie animate=== *''[[Ken il guerriero (serie animata)|Ken il guerriero]]'' (1984 - 1987) *''[[Ken il guerriero 2]]'' (1987 - 1988) *''[[Maison Ikkoku - Cara dolce Kyoko]]'' (1986 - 1988) *''[[Pretty Cure]]'' (2004 - in corso) ===Serie televisive=== {{div col|strette}} *''[[E.R. - Medici in prima linea]]'' (1994 - 2009) *''[[The Kingdom - Il regno]]'' (1994) *''[[Star Trek: Voyager]]'' (1995 - 2001) *''[[Oz (serie televisiva)|Oz]]'' (1997 - 2003) *''[[I Soprano]]'' (1999 - 2007) *''[[Heroes]]'' (2006 - 2010) *''[[True Blood]]'' (2008-2014) *''[[The Vampire Diaries]]'' (2009 - 2017) *''[[Downton Abbey]]'' (2010 - 2015) *''[[Peaky Blinders‎]]'' (2013 - in corso) *''[[Agent Carter]]'' (2015 - 2016) *''[[Flesh and Bone]]'' (2015) *''[[Marseille (serie televisiva)|Marseille]]'' (2016 – 2018) *''[[I Medici]]'' (2016 - 2019) *''[[Star Trek: Discovery]]'' (2017 - in corso) *''[[Good Omens (miniserie televisiva)|Good Omens]]'' (2019 - in corso) *''[[Dracula (miniserie televisiva)|Dracula]]'' (2020) *''[[Ms. Marvel (serie televisiva)|Ms. Marvel]]'' (2022) {{div col end}} ==Voci correlate== *[[Patrizio Cigliano]], fratello ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Cigliano, Alessio}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Conduttori radiofonici italiani]] [[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] 6eq25393kpg67cdaseaw0a2wioac4o9 Francesca Fiorentini 0 168914 1418313 1397431 2026-06-26T13:16:03Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1418313 wikitext text/x-wiki '''Francesca Fiorentini''' (1967 – vivente), doppiatrice italiana. ==Citazioni di Francesca Fiorentini== *Ci viene data meno l'opportunità di farli questi cartoni {{NDR|animati}} negli ultimi anni. [...] Mi sembra che ultimamente li facciano fare ai talent.<ref name= Cigliano>Dall'intervista di Alessio Cigliano, ''Radio Cigliano'', 13 febbraio 2019. [https://www.youtube.com/watch?v=Y5iYHgs-eOI Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *{{NDR|«Cosa ci vuole per poter fare il doppiatore?»}} Io credo che la cosa fondamentale sia imparare a recitare. Quindi devi essere attore. Perché sennò arrivi lì e comunque puoi essere un bravissimo speaker, però mancano un po' le basi, secondo me. E poi puoi cadere su alcuni personaggi, su alcuni film.<ref name= Cigliano /> *L'emotività deve essere comunque legata sempre alla tecnica nel nostro lavoro {{NDR|del doppiaggio}}, non ti puoi lasciare andare completamente. devi essere controllata.<ref name= Cigliano /> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Amadeus]]'' (1984) *''[[C'era una volta in America]]'' (1984) *''[[Il padre della sposa (film 1991)|Il padre della sposa]]'' (1991) *''[[Gli occhi del delitto]]'' (1992) *''[[Buffalo '66]]'' (1998) *''[[Omicidio in diretta]]'' (1998) *''[[Shakespeare in Love]]'' (1998) *''[[Sliding Doors]]'' (1998) *''[[Giovanna d'Arco (film)|Giovanna d'Arco]]'' (1999) *''[[Notting Hill (film)|Notting Hill]]'' (1999) *''[[Bounce (film)|Bounce]]'' (2000) *''[[Dracula's Legacy - Il fascino del male]]'' (2000) *''[[Scary Movie]]'' (2000) *''[[Ti presento i miei]]'' (2000) *''[[Giuda (film 2001)|Giuda]]'' (2001) *''[[Il diario di Bridget Jones (film)|Il diario di Bridget Jones]]'' (2001) *''[[La 25ª ora]]'' (2002) *''[[Resident Evil (film)|Resident Evil]]'' (2002) *''[[The Hours]]'' (2002) *''[[2 Fast 2 Furious]]'' (2003) *''[[21 grammi]]'' (2003) *''[[C'era una volta in Messico]]'' (2003) *''[[In the Cut]]'' (2003) *''[[Kill Bill vol. 1]]'' (2003) *''[[Out of Time (film 2003)|Out of Time]]'' (2003) *''[[Paycheck]]'' (2003) *''[[Catwoman (film)|Catwoman]]'' (2004) *''[[Che pasticcio, Bridget Jones!]]'' (2004) *''[[...e alla fine arriva Polly]]'' (2004) *''[[Io, robot (film)|Io, robot]]'' (2004) *''[[Kill Bill vol. 2]]'' (2004) *''[[Laws of Attraction - Matrimonio in appello]]'' (2004) *''[[Le pagine della nostra vita]]'' (2004) *''[[Mi presenti i tuoi?]]'' (2004) *''[[Neverland - Un sogno per la vita]]'' (2004) *''[[Memorie di una geisha (film)|Memorie di una geisha]]'' (2005) *''[[Sin City (film)|Sin City]]'' (2005) *''[[Basic Instinct 2]]'' (2006) *''[[Bordertown]]'' (2006) *''[[Clerks II]]'' (2006) *''[[The Departed - Il bene e il male]]'' (2006) *''[[Una voce nella notte]]'' (2006) *''[[1408]]'' (2007) *''[[American Gangster]]'' (2007) *''[[Cleaner]]'' (2007) *''[[Grindhouse - A prova di morte]]'' (2007) *''[[Il caso Thomas Crawford]]'' (2007) *''[[L'amore ai tempi del colera]]'' (2007) *''[[Le regole del gioco (film 2007)|Le regole del gioco]]'' (2007) *''[[Resident Evil: Extinction]]'' (2007) *''[[Il bambino con il pigiama a righe]]'' (2008) *''[[Iron Man (film)|Iron Man]]'' (2008) *''[[Killshot]]'' (2008) *''[[L'onda (film 2008)|L'onda]]'' (2008) *''[[Operazione Valchiria (film)|Operazione Valchiria]]'' (2008) *''[[Quantum of Solace]]'' (2008) *''[[Sette anime]]'' (2008) *''[[The Women]]'' (2008) *''[[Agora (film)|Agora]]'' (2009) *''[[G.I. Joe - La nascita dei Cobra]]'' (2009) *''[[Laureata... e adesso?]]'' (2009) *''[[Precious (film)|Precious]]'' (2009) *''[[Fuori controllo]]'' (2010) *''[[I poliziotti di riserva]]'' (2010) *''[[Insidious (film)|Insidious]]'' (2010) *''[[Iron Man 2]]'' (2010) *''[[La versione di Barney (film)|La versione di Barney]]'' (2010) *''[[Red (film 2010)|Red]]'' (2010) *''[[Resident Evil: Afterlife]]'' (2010) *''[[Scontro tra titani]]'' (2010) *''[[Shutter Island]]'' (2010) *''[[The Next Three Days]]'' (2010) *''[[Vi presento i nostri]]'' (2010) *''[[Unstoppable - Fuori controllo]]'' (2010) *''[[Contagion]]'' (2011) *''[[Johnny English - La rinascita]]'' (2011) *''[[Limitless]]'' (2011) *''[[The Iron Lady]]'' (2011) *''[[Una separazione]]'' (2011) *''[[Che cosa aspettarsi quando si aspetta]]'' (2012) *''[[Cosmopolis (film)|Cosmopolis]]'' (2012) *''[[Le belve (film 2012)|Le belve]]'' (2012) *''[[The Expatriate - In fuga dal nemico]]'' (2012) *''[[Una ragazza a Las Vegas]]'' (2012) *''[[Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe]]'' (2013) *''[[Oltre i confini del male - Insidious 2]]'' (2013) *''[[Iron Man 3]]'' (2013) *''[[Prisoners (film 2013)|Prisoners]]'' (2013) *''[[Rush (film 2013)|Rush]]'' (2013) *''[[L'amore bugiardo - Gone Girl]]'' (2014) *''[[Le regole del caos]]'' (2014) *''[[Magic in the Moonlight]]'' (2014) *''[[Non buttiamoci giù (film)|Non buttiamoci giù]]'' (2014) *''[[Suite francese (film)|Suite francese]]'' (2014) *''[[Irrational Man]]'' (2015) *''[[Mortdecai]]'' (2015) *''[[The Visit (film 2015)|The Visit]]'' (2015) *''[[Agnus Dei (film 2016)|Agnus Dei]]'' (2016) *''[[Florence]]'' (2016) *''[[Sully (film)|Sully]]'' (2016) *''[[The Divergent Series: Allegiant]]'' (2016) *''[[Disobedience]]'' (2017) *''[[La La Land]]'' (2017) *''[[Scappa - Get Out]]'' (2017) *''[[Avengers: Infinity War]]'' (2018) *''[[L'uomo sul treno - The Commuter]]'' (2018) *''[[Avengers: Endgame]]'' (2019) *''[[Diamanti grezzi]]'' (2019) *''[[Domino (film 2019)|Domino]]'' (2019) *''[[Hellboy (film 2019)|Hellboy]]'' (2019) *''[[John Wick 3 - Parabellum]]'' (2019) *''[[The Irishman]]'' (2019) *''[[Velvet Buzzsaw]]'' (2019) *''[[Da 5 Bloods - Come fratelli]]'' (2020) *''[[Il silenzio della palude]]'' (2020) *''[[Unknown Origins|Origini segrete]]'' (2020) *''[[Estraneo a bordo]]'' (2021) *''[[Moonfall]]'' (2022) *''[[I Cavalieri dello zodiaco (film)|I Cavalieri dello zodiaco]]'' (2023) {{div col end}} ===Film d'animazione=== {{div col|strette}} *''[[Il gigante di ferro]]'' (1999) *''[[Tarzan (film 1999)|Tarzan]]'' (1999) *''[[La sposa cadavere]]'' (2005) *''[[Boog & Elliot - A caccia di amici]]'' (2006) *''[[Kung Fu Panda]]'' (2008) *''[[9 (film 2009)|9]]'' (2009) *''[[Coraline e la porta magica]]'' (2009) *''[[Kung Fu Panda 2]]'' (2011) *''[[Le 5 leggende]]'' (2012) *''[[Dragon Trainer 2]]'' (2014) *''[[Kung Fu Panda 3]]'' (2016) *''[[Insidious - L'ultima chiave]]'' (2018) *''[[Dragon Trainer - Il mondo nascosto]]'' (2019) {{div col end}} ===Serie televisive=== {{div col|strette}} *''[[Buffy l'ammazzavampiri]]'' (1997 - 2003) *''[[Dawson's Creek]]'' (1998 - 2003) *''[[Will & Grace]]'' (1998 - 2006) *''[[Angel (serie televisiva)|Angel]]'' (1999 - 2004) *''[[CSI - Scena del crimine]]'' (2000 - 2015) *''[[Paso adelante]]'' (2002 - 2005) *''[[NCIS - Unità anticrimine]]'' (2003) *''[[Desperate Housewives]]'' (2004 - 2012) *''[[Grey's Anatomy]]'' (2005 - in corso) *''[[Prison Break]]'' (2005 - 2009) *''[[Roma (serie televisiva)|Roma]]'' (2005 - 2007) *''[[Shades of Blue]]'' (2016 – 2018) *''[[Ugly Betty]]'' (2006 - 2010) *''[[Breaking Bad]]'' (2008 - 2013) *''[[Castle - Detective tra le righe]]'' (2009 - 2016) *''[[Luther (serie televisiva)|Luther]]'' (2010 - 2019) *''[[Missing]]'' (2012) *''[[Veep - Vicepresidente incompetente]]'' (2012 - 2019) *''[[Orange Is the New Black]]'' (2013 - 2019) *''[[Saints & Strangers]]'' (2015) *''[[Daredevil (serie televisiva)|Daredevil]]'' (2015 - 2018) *''[[Messiah (serie televisiva 2020)|Messiah]]'' (2020) {{div col end}} ==Voci correlate== *[[Fabrizio Manfredi]], ex marito ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Fiorentini, Francesca}} [[Categoria:Doppiatori italiani]] gan3ch0aucwh011yruuathxtcbm1efq Simone D'Andrea 0 170215 1418316 1406847 2026-06-26T13:17:17Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1418316 wikitext text/x-wiki '''Simone D'Andrea''' (1973 – vivente), doppiatore italiano. {{Int|''[https://web.archive.org/web/20210426002055/http://guide.supereva.it/console/interventi/2005/06/214901.shtml Intervista al doppiatore Simone D'Andrea]''|Fabry T (a cura di), ''supereva.it'', giugno 2015.|h=2}} *[[NiBiRu: Messaggero degli dei|Nibiru]], Martin Holan, è il tipico personaggio che è un piacere poter doppiare, in quanto pieno di sfumature… un tipo che si adatta alle diverse circostanze… “cazzuto” quando serve, ironico, sfacciato, intraprendente e tanto altro ancora… *Secondo me cartone e videogioco sono sullo stesso piano, nel senso che la ricerca del personaggio ha molte meno restrizioni, lascia più spazio al doppiatore, alla sua sensibilità e fantasia; per quanto riguarda i film o comunque il doppiaggio di un attore, la difficoltà non dico che sia maggiore ma di sicuro ha il suo fascino, riuscire a recitare esattamente una scena cogliendo tutte le sfumature e gli stati d’animo dell’attore a cui si presta la voce resta una delle soddisfazioni più grandi… *{{NDR|Perché a volte il doppiaggio di un videogioco non è all'altezza di quella di un film?}} Probabilmente è solo una questione di tempi di lavorazione, quindi di budget… e certamente è dovuto alla mancanza di un buon direttore di doppiaggio… ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Requiem for a Dream]]'' (2000) *''[[La regola del sospetto]]'' (2003) *''[[Luther - Genio, ribelle, liberatore]]'' (2003) *''[[School of Rock]]'' (2003) *''[[Alexander (film)|Alexander]]'' (2004) *''[[King Arthur]]'' (2004) *''[[Batman Begins]]'' (2005) *''[[Jarhead]]'' (2005) *''[[Il diavolo veste Prada]]'' (2006) *''[[Superman Returns]]'' (2006) *''[[300 (film)|300]]'' (2007) *''[[Gone Baby Gone]]'' (2007) *''[[Leoni per agnelli]]'' (2007) *''[[Licenza di matrimonio]]'' (2007) *''[[Sguardo nel vuoto]]'' (2007) *''[[Franklyn]]'' (2008) *''[[Il bambino con il pigiama a righe]]'' (2008) *''[[Il cavaliere oscuro]]'' (2008) *''[[Fanboys]]'' (2009) *''[[G.I. Joe - La nascita dei Cobra]]'' (2009) *''[[Orphan]]'' (2009) *''[[Dylan Dog - Il film]]'' (2010) *''[[Il cammino per Santiago]]'' (2010) *''[[Inception]]'' (2010) *''[[Come ammazzare il capo... e vivere felici]]'' (2011) *''[[Il dilemma]]'' (2011) *''[[Warrior (film 2011)|Warrior]]'' (2011) *''[[Il cavaliere oscuro - Il ritorno]]'' (2012) *''[[Magic Mike]]'' (2012) *''[[Noi siamo infinito]]'' (2012) *''[[Sinister]]'' (2012) *''[[Escape Plan - Fuga dall'inferno]]'' (2013) *''[[G.I. Joe - La vendetta]]'' (2013) *''[[Into Darkness - Star Trek]]'' (2013) *''[[Jobs]]'' (2013) *''[[Lone Survivor]]'' (2013) *''[[Shadowhunters - Città di ossa]]'' (2013) *''[[Birdman (film)|Birdman]]'' (2014) *''[[Dracula Untold]]'' (2014) *''[[Edge of Tomorrow - Senza domani]]'' (2014) *''[[Exodus - Dei e re]]'' (2014) *''[[Grand Budapest Hotel]]'' (2014) *''[[Storia d'inverno]]'' (2014) *''[[Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente]]'' (2015) *''[[Hitman: Agent 47]]'' (2015) *''[[Il ponte delle spie]]'' (2015) *''[[Sinister 2]]'' (2015) *''[[Sopravvissuto - The Martian]]'' (2015) *''[[Star Wars: Il risveglio della Forza]]'' (2015) *''[[Youth - La giovinezza]]'' (2015) *''[[Animali fantastici e dove trovarli]]'' (2016) *''[[Codice 999]]'' (2016) *''[[Elle]]'' (2016) *''[[Gold - La grande truffa]]'' (2016) *''[[Jackie (film 2016)|Jackie]]'' (2016) *''[[Silence (film 2016)|Silence]]'' (2016) *''[[Suicide Squad (film 2016)|Suicide Squad]]'' (2016) *''[[Sully (film)|Sully]]'' (2016) *''[[Bright (film)|Bright]]'' (2017) *''[[Il sacrificio del cervo sacro]]'' (2017) *''[[King Arthur - Il potere della spada]]'' (2017) *''[[Monolith (film 2017)|Monolith]]'' (2017) *''[[Star Wars: Gli ultimi Jedi]]'' (2017) *''[[Bird Box]]'' (2018) *''[[L'esorcismo di Hannah Grace]]'' (2018) *''[[Doctor Sleep (film 2019)|Doctor Sleep]]'' (2019) *''[[Judy (film)|Judy]]'' (2019) *''[[Ma (film 2019)|Ma]]'' (2019) *''[[Star Wars: L'ascesa di Skywalker]]'' (2019) *''[[Zombieland - Doppio colpo]]'' (2019) *''[[Rifkin's Festival]]'' (2020) *''[[The Midnight Sky]]'' (2020) *''[[Clean (film 2021)|Clean]]'' (2021) *''[[Infinite (film)|Infinite]]'' (2021) *''[[Men (film 2022)|Men]]'' (2022) *''[[Moonfall]]'' (2022) *''[[Killers of the Flower Moon]]'' (2023) *''[[Oppenheimer (film)|Oppenheimer]]'' (2023) *''[[Foglie al vento]]'' (2023) *''[[Storia di Maria]]'' (2024) {{div col end}} ===Film d'animazione=== *''[[Dragon Ball Z - Il Super Saiyan della leggenda]]'' (1993) *''[[Ken il guerriero (film)|Ken il guerriero]]'' (1986; ridoppiaggio del 2024) ===Serie animate=== *''[[Nel covo dei pirati con Peter Pan]]'' (1990 - 1991) *''[[Le situazioni di Lui & Lei]]'' (1998 - 1999) *''[[Justice League (serie animata)|Justice League]]'' (2001) *''[[Justice League Unlimited]]'' (2004) *''[[Claymore]]'' (2007) *''[[Blue Dragon (serie animata)|Blue Dragon]]'' (2007 – 2009) ===Serie televisive=== *''[[Sant'Agostino (miniserie televisiva)|Sant'Agostino]]'' (2010) *''[[Maria di Nazaret (miniserie televisiva)|Maria di Nazaret]]'' (2012) *''[[Peaky Blinders]]'' (2013 - in corso) *''[[Under the Dome]]'' (2013 - 2015) *''[[Fargo (serie televisiva)|Fargo]]'' (2014 - in corso) *''[[Daredevil (serie televisiva)|Daredevil]]'' (2015 - in corso) *''[[The Young Pope]]'' (2016 - in corso) *''[[Westworld - Dove tutto è concesso]]'' (2016 - in corso) *''[[Altered Carbon (serie televisiva)|Altered Carbon]]'' (2018 - 2020) *''[[Snowpiercer (serie televisiva)|Snowpiercer]]'' (2020 - in corso) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:D'Andrea, Simone}} [[Categoria:Doppiatori italiani]] ccz94s87xk6p3qj46kzz5zeyqqokrv0 Gaia Bolognesi 0 172171 1418322 1369965 2026-06-26T13:19:28Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1418322 wikitext text/x-wiki '''Gaia Bolognesi''' (1980 - vivente), tecnico di post produzione radio e doppiatrice italiana ==Citazioni di Gaia Bolognesi== *Aldilà della lingua, fa tanto la bravura dell'attore, che secondo me agevola, [...] e se tu hai un buon adattamento.<ref name= Cigliano>Dall'intervista di Alessio Cigliano, ''Radio Cigliano'', 15 marzo 2019. [https://www.youtube.com/watch?v=KquMkFgTgT0 Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *{{NDR|Alla domanda cosa preferisci di più doppiare la cattiva o la buona}} Mi diverte di più la cattiva, mi riesce più naturale la buona.<ref name= Cigliano /> *Per chi non ha una personalità istrionica, [...] la sala {{NDR|di doppiaggio}} protegge in qualche modo [...] ti senti più protetto in qualche modo... anche di osare, di sbagliare.<ref name= Cigliano /> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Dancer in the Dark]]'' (2000) *''[[Mission: Impossible - Rogue Nation]]'' (2015) *''[[Deadpool (film)|Deadpool]]'' (2016) *''[[Doctor Strange (film)|Doctor Strange]]'' (2016) *''[[Elle]]'' (2016) *''[[Florence]]'' (2016) *''[[God's Not Dead 2]]'' (2016) *''[[Hell or High Water]]'' (2016) *''[[Money Monster - L'altra faccia del denaro]]'' (2016) *''[[Baywatch (film)|Baywatch]]'' (2017) *''[[King Arthur - Il potere della spada]]'' (2017) *''[[Life - Non oltrepassare il limite]]'' (2017) *''[[Saw Legacy]]'' (2017) *''[[Annientamento (film)|Annientamento]]'' (2018) *''[[Ant-Man and the Wasp]]'' (2018) *''[[Deadpool 2]]'' (2018) *''[[Jurassic World - Il regno distrutto]]'' (2018) *''[[Maria Maddalena (film 2018)|Maria Maddalena ]]'' (2018) *''[[Mission: Impossible - Fallout]]'' (2018) *''[[Ready Player One (film)|Ready Player One]]'' (2018) *''[[Doctor Sleep (film 2019)|Doctor Sleep]]'' (2019) *''[[Pet Sematary (film 2019)|Pet Sematary]]'' (2019) *''[[365 giorni]]'' (2020) *''[[L'uomo vuoto - The Empty Man]]'' (2020) *''[[Mank]]'' (2020) *''[[Dune (film 2021)|Dune]]'' (2021) *''[[Doctor Strange nel Multiverso della Follia]]'' (2022) *''[[Moonfall]]'' (2022) {{div col end}} ===Film d'animazione=== *''[[Ralph Spaccatutto]]'' (2012) ===Serie animate=== *''[[Pretty Cure]]'' (2004 - in corso) *''[[Ragazze di successo]]'' (2009 - 2010) *''[[L'attacco dei giganti]]'' (2013 - 2023) *''[[I Simpson]]'' (2012 - in corso) ===Serie televisive=== *''[[Rita da Cascia (miniserie televisiva)|Rita da Cascia]]'' (2004) *''[[Niní]]'' (2009 - 2010) *''[[The Leftovers - Svaniti nel nulla]]'' (2014 - 2017) *''[[The Good Place]]'' (2016 - 2020) *''[[Altered Carbon (serie televisiva)|Altered Carbon]]'' (2018 - 2020) *''[[Scissione (serie televisiva)|Scissione]]'' (2022 - 2025) ==Voci correlate== *[[Rino Bolognesi]], padre ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Bolognesi, Gaia}} [[Categoria:Doppiatori italiani]] ei9mmjhj37ukk4l76j9rj50xu8trugn Barbara De Bortoli 0 172222 1418318 1417738 2026-06-26T13:17:57Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1418318 wikitext text/x-wiki '''Barbara De Bortoli''' (1971 – vivente), attrice e doppiatrice italiana. ==Citazioni di Barbara De Bortoli== *{{NDR|Alla domanda del doppiaggio a cui tiene di più}} ''[[21 grammi]]'' che ho fatto già una decina di anni fa con [[Naomi Watts]], un film bellissimo, struggente veramente poi lì vivo sempre me li porto a casa. [...] Facevo delle scene terribili, Emotivamente molto coinvolgenti. E quello mi è piaciuto tantissimo e poi un altro che è ''[[Volver - Tornare|Volver]]'', in cui ho doppiato per la prima volta [[Penelope Cruz]] ed è stata una bellissima prova.<ref name= Cigliano>Dall'intervista di Alessio Cigliano, ''Radio Cigliano'', 1 marzo 2018. [https://www.youtube.com/watch?v=BVRj3rQDdNE Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *È una questione anche di carattere, nel senso che se noi poi ci siamo ritrovati in questo contesto del doppiaggio, che ci accoglie e ci fa esprimere la nostra, diciamo, vena creativa-artistica, tra virgolette, però senza essere troppo in evidenza. Per quello che è il mio carattere, va bene. È perfetto.<ref name= Cigliano /> *Io ai [[Audizione|provini]] ancora devo capire come si fanno. Se c'è una cosa a cui tengo particolarmente, spesso non va bene. Non so. Devo ancora capire bene... o mi concentro troppo, o mi concentro poco. Quando vai, senza pensare e dici: "Mamma mia, questo è andato malissimo"... Hai vinto il provino! Sempre così, sempre.<ref name= Cigliano /> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Un grande amore (film 1939)|Un grande amore]]'' (1939) *''[[Fanny e Alexander]]'' (1982) *''[[Creature del cielo]]'' (1994) *''[[Patch Adams (film)|Patch Adams]]'' (1998) *''[[Il 13º guerriero]]'' (1999) *''[[100 ragazze]]'' (2000) *''[[Dracula's Legacy - Il fascino del male]]'' (2000) *''[[Mulholland Drive (film)|Mulholland Drive]]'' (2001) *''[[Non ho sonno]]'' (2001) *''[[La morte può attendere]]'' (2002) *''[[Magdalene]]'' (2002) *''[[The Bourne Identity]]'' (2002) *''[[The Ring (film 2002)|The Ring]]'' (2002) *''[[21 grammi]]'' (2003) *''[[L'amore arriva dolcemente]]'' (2003) *''[[Love Actually - L'amore davvero]]'' (2003) *''[[Matrix Revolutions]]'' (2003) *''[[The Italian Job]]'' (2003) *''[[Tutto può succedere - Something's Gotta Give]]'' (2003) *''[[The Assassination]]'' (2004) *''[[The Bourne Supremacy]]'' (2004) *''[[The Libertine]]'' (2004) *''[[2 single a nozze - Wedding Crashers]]'' (2005) *''[[Stealth - Arma suprema]]'' (2005) *''[[The Ring 2]]'' (2005) *''[[A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare]]'' (2006) *''[[The Prestige]]'' (2006) *''[[Halloween - The Beginning]]'' (2007) *''[[I Fantastici 4 e Silver Surfer]]'' (2007) *''[[La promessa dell'assassino]]'' (2007) *''[[The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo]]'' (2007) *''[[Certamente, forse]]'' (2008) *''[[Milk]]'' (2008) *''[[Sex and the City (film)|Sex and the City]]'' (2008) *''[[Transsiberian]]'' (2008) *''[[La dura verità]]'' (2009) *''[[Una notte da leoni]]'' (2009) *''[[Buried - Sepolto]]'' (2010) *''[[Come lo sai]]'' (2010) *''[[Il cigno nero (film)|Il cigno nero]]'' (2010) *''[[Scontro tra titani]]'' (2010) *''[[Contagion]]'' (2011) *''[[Il dilemma]]'' (2011) *''[[J. Edgar]]'' (2011) *''[[The Lincoln Lawyer]]'' (2011) *''[[Una notte da leoni 2]]'' (2011) *''[[40 carati]]'' (2012) *''[[Flight (film 2012)|Flight]]'' (2012) *''[[Il lato positivo - Silver Linings Playbook]]'' (2012) *''[[Storia di una ladra di libri]]'' (2013) *''[[Birdman (film)|Birdman]]'' (2014) *''[[Divergent]]'' (2014) *''[[L'amore bugiardo - Gone Girl]]'' (2014) *''[[Noah (film 2014)|Noah]]'' (2014) *''[[Storia d'inverno]]'' (2014) *''[[Mad Max: Fury Road]]'' (2015) *''[[Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto]]'' (2015) *''[[Pixels (film 2015)|Pixels]]'' (2015) *''[[Sinister 2]]'' (2015) *''[[The Divergent Series: Insurgent]]'' (2015) *''[[The Vatican Tapes]]'' (2015) *''[[Animali fantastici e dove trovarli]]'' (2016) *''[[Criminal (film 2016)|Criminal]]'' (2016) *''[[La grande Gilly Hopkins]]'' (2016) *''[[The Divergent Series: Allegiant]]'' (2016) *''[[Alien: Covenant]]'' (2017) *''[[Spider-Man: Homecoming]]'' (2017) *''[[Green Book]]'' (2018) *''[[Insidious - L'ultima chiave]]'' (2018) *''[[The Cloverfield Paradox]]'' (2018) *''[[The Titan]]'' (2018) *''[[I Am Mother]]'' (2019) *''[[Midsommar - Il villaggio dei dannati]]'' (2019) *''[[Spider-Man: Far from Home]]'' (2019) *''[[The Lodge (film)|The Lodge]]'' (2019) *''[[Il bar delle grandi speranze]]'' (2021) *''[[Spider-Man: No Way Home]]'' (2021) *''[[Gli occhi del diavolo]]'' (2022) *''[[Moonfall]]'' (2022) {{div col end}} ===Film d'animazione=== *''[[Dragon Ball Z - Il Super Saiyan della leggenda]]'' (1993) *''[[Shrek terzo]]'' (2007) *''[[Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento]]'' (2010) *''[[Si alza il vento]]'' (2013) ===Serie animate=== *''[[Dragon Ball Z - La storia di Trunks]]'' (1993) *''[[Sakura Mail]]'' (1997) *''[[Excel Saga]]'' (1999) *''[[Inuyasha]]'' (2000 - 2004) *''[[Winx Club]]'' (2004 - in corso) ===Serie televisive=== {{div col|strette}} *''[[Friends]]'' (1994 - 2004) *''[[Buffy l'ammazzavampiri]]'' (1997 - 2003) *''[[Dawson's Creek]]'' (1998 - 2003) *''[[Sex and the City]]'' (1998 - 2004) *''[[Streghe]]'' (1998 - 2006) *''[[Alias (serie televisiva)|Alias]]'' (2001 - 2006) *''[[La vita secondo Jim]]'' (2001 - 2009) *''[[Grey's Anatomy]]'' (2005 - in corso) *''[[Psych]]'' (2006 - 2014) *''[[Ugly Betty]]'' (2006 - 2010) *''[[The Good Wife]]'' (2009 - 2016) *''[[Nikita (serie televisiva 2010)|Nikita]]'' (2010 - 2013) *''[[Pretty Little Liars]]'' (2010 - 2017) *''[[C'era una volta]]'' (2011 - 2018) *''[[Fairly Legal]]'' (2011 - 2012) *''[[Suits]]'' (2011 - in corso) *''[[Fargo (serie televisiva)|Fargo]]'' (2014 - in corso) *''[[A.D. - La Bibbia continua]]'' (2015) *''[[Flesh and Bone]]'' (2015) {{div col end}} ==Voci correlate== *[[Federica De Bortoli]], sorella ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:De Bortoli, Barbara}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] oi53sg98tdnsosvab89csk762h5oeyt Lago Maggiore 0 172560 1418378 1416005 2026-06-27T06:20:35Z Spinoziano 2297 +1 1418378 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Lago Maggiore satellite.jpg|miniatura|Lago Maggiore]] Citazioni sul '''lago Maggiore''' o '''Verbano'''. ==Citazioni== *A Sesto ci imbarcammo sul lago Maggiore. Oh! Per favore, mandate a quel paese questo laghetto per ridere, che, non avendo venti leghe di lunghezza ed essendo strettissimo, si immagina di scimmiottare l'Oceano, e di avere le sue onde e le sue tempeste. Sono convinto che qualche lappone abbia fatto un patto col diavolo per assicurarci un abbonamento ai venti contrari. Non avevamo fatto cinque miglia sul lago, che la tramontana si mise a soffiare come una disperata; tuttavia tenemmo duro per un po' di tempo e sorpassammo, sulla destra Angera, e sulla sinistra Arona, patria di [[Carlo Borromeo|San Carlo]]. ([[Charles de Brosses]]) *Chi lo veda per la prima volta, non può sottrarsi al suo incanto, tra l'ampiezza della veduta e il giuoco delle montagne che si scostano e gli fanno largo perché possa allungarsi e distendere e correre verso la pianura, segnando il confine tra Lombardia e Piemonte; e davvero si direbbe che le montagne giuochino a strozzarlo e a fargli strada tra il lento [[Monte Tamaro|Tamaro]], il Gambarogno e il [[Monte Limidario|Ghiridone]] gobbo e roccioso, cariato come le rupi nei fondi di [[Leonardo da Vinci|Leonardo]]. ([[Piero Bianconi]]) *Costeggiammo la riva del lago, nella sua parte superiore, mentre le onde piacevolmente mormoravano al nostro fianco. Dappertutto dalle barche si scaricava il fieno proveniente dal [[Piano di Magadino]] gettandolo a mucchi alle donne, perché lo portassero ai fienili, in carichi enormi, entro i loro gerli leggeri. Ombreggiate dalle viti e da alti alberi di fico, queste rive sono abitate ovunque. ([[Karl Viktor von Bonstetten]]) *Da Laveno, si vede il suo largo specchio immobile, variegato qua e là e damaschinato a guisa di corazza da innumerevoli maglie, sotto uno sprazzo di sole che riesce a lacerare una densa volta di nubi; e la brezza lievissima sospinge alla riva ondicelle quasi impercettibili. [...] Al levar del sole, si noleggia una barca, e nella vaporosità diafana dell'alba si attraversa il lago. Esso è largo quanto un braccio di mare, e le sue ondulazioni d'un azzurro plumbeo rilucono debolmente. Una bruma fumosa avvolge cielo ed acqua col suo grigiore. Poi, a poco a poco, si assottiglia, dilegua, e dalle sue maglie ormai diradate si sente filtrare la vivida luce con un gradevole tepore. Si fila così per due ore nella monotona e molle soavità dell'aria appena schiarita, mossa dalla brezza come dall'aleggiare lieve d'un ventaglio di piume; poi, ad un tratto, il velo di vapori si rompe: allora, non si vede più altro intorno che azzurro e luce; sotto, l'acqua simile a un grande manto di velluto increspato, e in alto, il cielo unito come una conca di zaffiro ardente. ([[Hippolyte Taine]]) *Dei Visconti [[Castello Visconteo (Locarno)|il Castello]] fu per circa un secolo: dal 1340 in poi. Essi ne fecero la rocca più forte, dopo quella di Milano, che ci fosse nel loro Stato. A quei tempi, il Lago Maggiore era percorso da una flotta armata: il Castello aveva un porto. Ora il lago è lontano un duecento metri; allora, almeno con un braccio, o una lingua, lambiva queste mura. Dove ora sorgono quelle case tanto pacifiche, un naviglio da guerra si cullava sull'onde. ([[Giuseppe Zoppi]]) *''I monti s'abbrunano in coro: | il Sole si sveste dell'oro, la Luna si veste d'argento. || Romantica Luna fra un nimbo leggiero, che baci le chiome | dei pioppi, arcata siccome un sopracciglio di bimbo, || il sogno di tutto un passato nella tua curva s'accampa: | non sorta sei da una stampa del ''Novelliere Illustrato?'' || Vedesti le case deserte di Parisina la bella? | Non forse non forse sei quella amata dal giovine Werther? || «.... mah! Sogni di là da venire!» - «Il Lago s'è fatto più denso | di stelle.» - «.... che pensi?» - «.... Non penso.» - «.... Ti piacerebbe morire?» || «Sì!» - «Pare che il cielo riveli più stelle nell'acqua e più lustri. | Inchìnati sui balaustri: sognarne così, tra due cieli....»'' ([[Guido Gozzano]]) *​Il cuore si ferma più persuaso sul capo del lago, da sempre conosciuto e amato. Indugia sull'amabile strada che lo costeggia, da [[Locarno]] fino a Mappo, dal cittadino lungolago passando per Rivapiana e sotto le storiche ville ottocentesche, la Verbanella del [[Angelo Brofferio|Brofferio]], la [[La Baronata|Baronata]] del [[Riccardo Bacchelli|bacchelliano]] [[Michail Bakunin|Bakunin]].<br>Da quella stradetta si gode in tutta la sua bellezza la veduta del lago, in una sicura calma che solo qualche sperduta automobile o il campanello di una bicicletta per un attimo riescono a turbare. È una strada che segue il capriccio della riva, costeggia assidua l'acqua, senza rettifili, senza impazienze: come è giusto quando si va a far quattro passi, un'ora di distensione. ([[Piero Bianconi]]) *​La luna all'inizio non c'era nell'orizzonte, ma la sua alba s'irradiò gradatamente innanzi, proprio come quelle "glorie" che i pittori del quattordicesimo secolo ponevano intorno alla testa della Vergine. Apparve infine, incavata e ridotta a un quarto del suo disco [...]; i corni della sua falce somigliavano ad ali, sembrava una colomba bianca uscita dal suo nido di roccia: con la sua luce affievolita e resa misteriosa, l'astro incavato mi rivelò il Lago Maggiore in fondo alla Val Leventina. Per due volte mi ero trovato davanti a questo lago [...]. Allora lo contemplavo al sole, sulla strada della prosperità; adesso lo intravedevo di notte, dalla riva opposta, sulla strada della sventura. Fra i miei viaggi, separati soltanto da alcuni anni, c'erano in meno una monarchia di quattordici secoli. ([[François-René de Chateaubriand]]) *Nell'ora dolce in cui il vespro su lago e monti è stupore dorato e tranquillo, e i villaggi sulla sponda sinistra del Verbano ne riflettono a quelli della riva opposta il bagliore, mentre le campane si chiamano a salutarsi, prima che il mondo si annulli nell'ombra... in un'ora simile, alla sponda di [[Magadino]] una barca urtò pianamente.<br>La primavera inghirlandava i greppi di primule e anemoni, cantava coi torrentelli nelle forre, metteva tra i castani nudi e la fiamma dei salici la freschezza dei peschi in fiore. ([[Elena Bonzanigo]]) *Quanto è bello il Lago Maggiore, quanto è seducente, e quante rimembranze risveglia nell'anima mia! Io l'avea attraversato a diciott'anni: allora io sognava la felicità: un oceano di godimenti si parava dinanzi alla bollente mia immaginazione, giacché in allora io era circondato da tutto ciò che può render felice sulla terra. L'avvenire si presentava a' miei occhi come un palazzo incantato, io non iscorgeva alcun ostacolo, io tutto volea, e credea di poter ottenere tutto ciò ch'io volea. Ora oscuramente seduto nel canto d'un battello, mi rammentava que' giorni ne' quali su questo stesso lago io scorgeva già il cielo incantatore d'Italia; ove io già sentiva quell'aria imbalsamata che mollemente addormenta i sensi. Italia! sul tuo suolo io avea cercato vôtare la tazza di tutti i piaceri; ora, religioso, e religioso penitente, chiedeva a me stesso, se fossi stato in allora veramente felice: no, io non avea giammai goduta la felicità; {{sic|un'istante}} di ebbrezza e di follìa non la può dare. ([[Ferdinand de Géramb]]) *Quell'immenso zaffiro, colle sue morbide gradazioni di ceruleo e di verde, che si dilata e sfuma lontano lontano, perdendosi in uno sfondo, ove si disegnano cime d'ogni forma che si soverchiano, si addossano con mille curve, e mille seni, e mille frastagli, con tutti i riflessi di luce, quasi nubi temporalesche che spuntino dal fondo dell'orizzonte a cielo sereno. Il piroscafo fende le onde, celere e acuto come un dardo; il lago si allarga in immenso bacino, e le [[isole Borromee]] sorgono dalle acque, come mazzi di fiori sporti al sole, che tutto inonda di sua luce. La è una vera fantasmagoria, un sogno, un delirio piacevole. Ho veduto più volte questo lago Maggiore, e sempre mi è apparso nuovo, sempre più bello. ([[Antonio Stoppani]]) *Sulla spiaggia cristallina, l'acqua del lago, calda nelle insenature, si agita in brividi freschi allo sbocco dei ruscelli; e le sabbie arroventate spingono, poco lontano, al refrigerio del greto umido e dell'erba. L'acqua precipita fonda in azzurrità cupe, a pochi passi dall'orlo della riva. Non si potrà più cenare sulla terrazza, nell'aria che passa attraverso le magnolie e le palme: la sera incupiva l'erba verso apparenze e densità tropicali, mosse dalla fosforescenza delle lucciole. Il lago perde il sentore del gran caldo che respira dalla pianura e dalla città esaltata nel fervore dell'estate. ([[Alexandre Cingria]]) *Verde chiaro è il colore del lago, più raramente azzurrognolo, solo quando è infuriato e picchiano i flutti vigorosi rimbombando sulle sponde, quindi l'acqua s'impenna in frangenti verde scuro, spumeggianti. Da nessuna parte ho mai avvertito la profondità di un lago come il lago Maggiore. È come se i pendii nell'inclinazione più scoscesa verso l'acqua con dita sotteranee si sollevassero all'insù dal fondo del lago, e come se al di là delle montagne da tutte le parti stessero le vallate profonde, molto, molto più profonde della superficie del lago. ([[Erich Mühsam]]) ===[[Giovanni Bianconi (poeta)|Giovanni Bianconi]]=== [[File:1004L Lago Maggiore Locarno.jpg|miniatura|Porzione settentrionale del lago Maggiore, vista dal monte Tamaro: sulla sinistra, la foce del fiume Maggia a Locarno]] *''Dagh e dagh, sta gran sücina | la ta fai molaa i calzon, | pòver lagh! Che compassion | a vedett a la berlina | con chel tocch da riva a secch! | A vedee cos ti scondevi | soot a l'aqua, quand ti sevi | alt! Un gatt con fö i büsecch, | fiasch a tocch, cüü da botili, | mücc da toll rügin, sfondaa, | vas da malt tütt gibolaa, | pécian rott, pell da cünili...​''<ref>«''Dai e dai, questa gran siccità | ti ha fatto calare i calzoni, | povero lago! Che compassione | vederti alla berlina | con quel tratto di riva a secco! | A vedere cosa nascondevi | sotto l'acqua, quando eri | alto! Un gatto con fuori le viscere, | fiaschi a pezzi, fondi di bottiglie, | mucchi di latta arrugginita, sfondati, | vasi da malta tutti ammaccati, | pentolini rotti, pelli di coniglio...''»</ref> *''Quand l'è bel temp, al lagh l'è come un specc | viscor, lüsent in mezza a la cornis | verda di riv coi smacc di cà e di tecc, || ma quand l'è brütt e i riv coi so paìs | i scompariss da drè di nebi s'ciass, | al par grand come 'l mar; l'è grand e gris || come la nosta noia e 'l nost crüziass.''<ref>«''Quando è bel tempo, il lago è come uno specchio | liscio, lucente in mezzo alla cornice | verde di rive con macchie di case e di tetti, || ma quando è brutto e le rive coi loro paesi | scompaiono dietro nebbie sparse, | sembra grande come il mare; è grande e grigio || come la nostra noia e il nostro cruccio.''»</ref> *''Sü l'acqua verd-oliva | sa ved a pena a pena | quai barch négar chi mena | la sgrüsora verz riva. | Ca piovess almen piü; | sul lagh ca cress, ca cress | gh'è l' bianc da tanti pess, | con la büseca in sü.​''<ref>«''Sull'acqua verde-oliva | si vede appena appena | qualche barca nera che trascina | l'ombra scura verso riva. | Che piovesse almeno di più; | sul lago che cresce, che cresce | c'è il bianco di tanti pesci, | con il ventre in su.''»</ref> ===[[Dante Bertolini]]=== *''E l'udivo mugghiare come un mare | nella notte alle raffiche del vento! | Mi alzai, temendo. E vidi che in argento | ondoso il lago era un brillìo lunare. || Si movevano, gaio vasto armento | di vive pecorelle, l'onde chiare. | Ed ecco gli alti pioppi modulare | armonioso un mirabile concento.'' *''In fiore i grandi tigli sulla riva | ronzano, densi d'api. | Vanno le barche dai ricurvi scafi | sulle onde alla deriva. || Al sole brilla, fitto | di scaglie d'oro, il lago. Dalla sponda, | col tuffo d'una lontra, | balza un bimbo nell'acque a capofitto.'' *''O lago azzurro, non perché di trote | gran copia doni nei propizi dì, | ma per le sponde, gli scogli e le note | onde canore ti amiamo così.'' || [...] ''E tu, buon lago, ...tu canti e sorridi | sul greto, i muschi e le sabbie qua e là; | e al sole e al vento, nei bei giorni affidi | l'onda che, d'oro la criniera, va. || Rifrangi a mille nella notte i lumi | pallidi, accesi da borghi e città; | e versi al mare lontano i tuoi fiumi | d'acque squillanti, tutta chiarità.'' *''Vorrei su questo lago navigasse | sempre la vela d'un mondo migliore | senza confini, senza più le basse | rivalità di censo e di colore. || La bianca vela su cui sventolasse | non il vessillo d'un solo signore; | la bianca vela su cui si parlasse | la loquela soltanto dell'amore. || Per la pace mondiale? Un'utopia? | Per fortuna la immagino nei chiari | mattini sul Verbano, che s'avvia | per navigare provvida sui mari.'' ===[[Giovanni Faldella]]=== *Che bell'azzurro! Che bella rispondenza fra le montagne, il cielo e l'acqua! Ecco {{sic|il}} scenario teatrale, anzi coreografico dell'[[Isola Bella (Lago Maggiore)|Isola Bella]], ecco l'[[Isola Madre]] che verdeggia, ecco il grigiolato delle case che compongono l'[[Isola dei Pescatori]]. Ecco tutta la bella distesa azzurra del lago, costellata di luce e traversata dagli sbuffi di un battello a vapore [...]. Ecco la scia.... (non cercare nemmanco la parola nel dizionario) voglio dire il solco, ossia la squama d'argento, che si lascia di dietro il piroscafo.... E là in fondo c'è una superba stuoia di luce.... Pare che l'acqua bolla e che quel bollire sia oro. *Il lago è bigio, il cielo è bigio, ed anch'io ho l'anima bigia.<br>I forestieri della bella stagione se ne stanno ammusiti; e trionfano quelli, a cui piace il lago anche d'inverno.<br>È uno di quei giorni, in cui la musica più invidiabile pare che sia il borbottio delle castagne, che si lessano nella pentola. *Si tratta di un lago. Quindi, anzitratto, che bazza per una descrizione preistorica della vita nell'epoca lacustre! Quanta libertà di fantasia! Sopra il lago forse veleggiò lungamente Nubicuculina, la città formata dal cuculo fra le nubi, e scoperta e descritta in un frammento di epopea preistorica da X Y, che mi fu supposto sia Michele Kerbaker, distinto grecista e orientalista, professore di sanscrito nell'Università di Napoli. [...] Ad ogni modo, sotto o non sotto la fantastica Nubicuculina, si può travedere un {{sic|imaginario}} Lago Maggiore. ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il}} [[Categoria:Laghi|Maggiore]] [[Categoria:Luoghi del Piemonte]] [[Categoria:Luoghi della Lombardia]] [[Categoria:Luoghi della Svizzera]] agx176vt778y6rfamkd4vxxvo9k9pfw Aurora Cancian 0 172682 1418327 1412177 2026-06-26T13:23:26Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1418327 wikitext text/x-wiki '''Aurora Cancian''' (1949 – vivente), attrice e doppiatrice italiana. ==Citazioni di Aurora Cancian== *Il nostro lavoro è proprio bello, perché nell'arco della stessa giornata passi da Kanga {{NDR|di [[Winnie the Pooh]]}} e poi magari nel pomeriggio vai [[The Blacklist|Blacklist]] dove sei una terribile.<ref name= Cigliano>Dall'intervista di Alessio Cigliano, ''Radio Cigliano'', 30 aprile 2020. [https://www.youtube.com/watch?v=nkJgUEz86Pw Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *Quando uno da la voce a un personaggio di un film, sei quel personaggio. Non sei tu.<ref name= Cigliano /> *Sempre sotto esame perché no? come dice il grande [[Eduardo De Filippo|Eduoardo]]: "Gli esami non finiscono mai". Perché uno si mette sempre in pista. Non è che tu dici: ormai questa cosa la so. No. È sempre un rimodellare, un entrare dentro, è un allargare il tuo sguardo, le tue curiosità. Questo è il lavoro dell'attore. Per me mettersi bene i piedi... nelle scarpe di un altro, no? Come dice quel detto inglese. <ref name= Cigliano /> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[La chiave di vetro (film)|La chiave di vetro]]'' (1942) *''[[Il miracolo della 34ª strada]]'' (1947) *''[[Il cielo sopra Berlino]]'' (1987) *''[[Il mostro (film 1994)|Il mostro]]'' (1994) *''[[I ponti di Madison County]]'' (1995) *''[[Space Jam]]'' (1996) *''[[La casa sul lago del tempo]]'' (1996) *''[[L'amore arriva dolcemente]]'' (2003) *''[[Catwoman (film)|Catwoman]]'' (2004) *''[[...e alla fine arriva Polly]]'' (2004) *''[[Broken Flowers]]'' (2005) *''[[Juno]]'' (2007) *''[[La promessa dell'assassino]]'' (2007) *''[[Laureata... e adesso?]]'' (2009) *''[[After.Life]]'' (2010) *''[[The Next Three Days]]'' (2010) *''[[Hugo Cabret]]'' (2011) *''[[Jane Eyre (film 2011)|Jane Eyre]]'' (2011) *''[[The Wolf of Wall Street]]'' (2013) *''[[Carol (film)|Carol]]'' (2015) *''[[Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto]]'' (2015) *''[[Split]]'' (2016) *''[[John Wick - Capitolo 2]]'' (2017) *''[[Spider-Man: Homecoming]]'' (2017) *''[[Piccole donne (film 2019)|Piccole donne]]'' (2019) *''[[Enola Holmes]]'' (2020) *''[[Le strade del male]]'' (2020) *''[[Offerta alla tormenta]]'' (2020) *''[[Being the Ricardos]]'' (2021) *''[[Moonfall]]'' (2022) *''[[Storia di Maria]]'' (2024) {{div col end}} ===Film d'animazione=== {{div col|strette}} *''[[Red e Toby - Nemiciamici]]'' (1981) *''[[In viaggio con Pippo]]'' (1995) *''[[Hercules (film 1997)|Hercules]]'' (1997) *''[[La sposa cadavere]]'' (2005) {{div col end}} ===Serie televisive=== *''[[Fargo (serie televisiva)|Fargo]]'' (2014-2024) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Cancian, Aurora}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] qqaf8thpsjgfxspa36p74ahuaoua1li Alberto Angrisano 0 172761 1418319 1415285 2026-06-26T13:18:17Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1418319 wikitext text/x-wiki '''Alberto Angrisano''' (1963 – vivente), attore e doppiatore italiano. ==Citazioni di Alberto Angrisano== *A chi vuole iniziare questo lavoro mi sento di dare un consiglio: studiare disperatamente, informarsi, leggere, osservare attentamente e con umiltà affrontare un percorso che non è facile: chiede rinunce, sacrifici e tempo. Volere arrivare in fretta e a tutti i costi a una meta spesso è controproducente, soprattutto se non si è preparati.<ref name=Sgambelluri>Dall'intervista di Daniela Sgambelluri, ''[http://guide.supereva.it/doppiaggio_e_doppiatori/interventi/2007/03/288760.shtml Intervista esclusiva ad Alberto Angrisano]'', ''GuideSuperEva.it'', marzo 2007.</ref> *''[[Mi manda Lubrano]]'' si può considerare l’antesignano delle fiction di oggi. Erano tutte ricostruzioni di truffe, ai danni di consumatori, che mi hanno dato l’opportunità di stare davanti alla macchina da presa.<ref name=Sgambelluri /> *Spesso non sappiamo mai cosa andremo a interpretare, ci troviamo davanti il copione di un film di cui non conosciamo quasi nulla. Le indicazioni ci vengono fornite al momento. Tutto quello che dobbiamo fare è cercare di “incollarci”, cioè non fare niente di più e niente di meno di quello che l’attore ha già realizzato. E’ una sfida che ci porta ad amare anche il singolo anello quando il risultato è all’altezza dell’originale.<ref name=Sgambelluri /> * Dovrei cominciare a lavorare su un videogioco abbastanza importante a breve. Tuttavia, ho fatto una scelta e infatti in questo momento sono in trattativa. In questi ultimi mesi ho doppiato: Cidolfus Telamon in Final Fantasy XVI, Elias in Diablo IV e adesso Solomon Reed in Cyberpunk 2077, bisogna fare attenzione perché il passaggio sull’inflazionamento della voce è immediato. Diciamo che sto decidendo se fare questo videogioco oppure no. Ho parlato con una persona e gli ho esposto la mia paura. Inizialmente non l’ha presa bene, poi però ha ammesso che forse non stavo sbagliando. Come nei film e anche nei videogiochi non si può essere dappertutto. Ho una voce comunque particolare o quantomeno spesso da protagonista e quindi non vorrei si confondesse. Meglio un prodotto fatto bene, prendersi un attimo di respiro perché poi c’è il cinema o la serie televisiva e poi ricominciare. Bisogna saper dire no, non per chiedere più soldi ma per preservarsi. Ci sono alcuni colleghi che non sono di questa filosofia e hanno spinto sull’acceleratore per molti anni e adesso il cliente su alcune lavorazioni dice di no. <ref>Dall'intervista di Antonello Santopaolo, ''Videogiochitalia.it'', dicembre 2023 [https://videogiochitalia.it/intervista-alberto-angrisano-doppiatore-idris-elba-cyberpunk-2077-breaking-bad/ INTERVISTA AD ALBERTO ANGRISANO: DOPPIATORE DI IDRIS ELBA IN CYBERPUNK 2077 E HANK IN BREAKING BAD]</ref> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Alive - Sopravvissuti]]'' (1993) *''[[La sottile linea rossa]]'' (1998) *''[[Frailty - Nessuno è al sicuro]]'' (2001) *''[[Hotel Rwanda]]'' (2004) *''[[Smokin' Aces]]'' (2006) *''[[The Prestige]]'' (2006) *''[[Mongol]]'' (2007) *''[[RocknRolla]]'' (2008) *''[[Valérie - Diario di una ninfomane]]'' (2008) *''[[Prince of Persia: Le sabbie del tempo]]'' (2010) *''[[The Losers (film)|The Losers]]'' (2010) *''[[Il mio angolo di paradiso]]'' (2011) *''[[Thor (film)|Thor]]'' (2011) *''[[Cloud Atlas]]'' (2012) *''[[Zero Dark Thirty]]'' (2012) *''[[American Hustle - L'apparenza inganna]]'' (2013) *''[[G.I. Joe - La vendetta]]'' (2013) *''[[Pacific Rim (film)|Pacific Rim]]'' (2013) *''[[Parkland (film)|Parkland]]'' (2013) *''[[The Wolf of Wall Street]]'' (2013) *''[[Thor: The Dark World]]'' (2013) *''[[Exodus - Dei e re]]'' (2014) *''[[God's Not Dead]]'' (2014) *''[[Godzilla (film 2014)|Godzilla]]'' (2014) *''[[Interstellar]]'' (2014) *''[[I Origins]]'' (2014) *''[[Transformers 4 - L'era dell'estinzione]]'' (2014) *''[[Avengers: Age of Ultron]]'' (2015) *''[[Child 44 - Il bambino n. 44]]'' (2015) *''[[Fast & Furious 7]]'' (2015) *''[[Mad Max: Fury Road]]'' (2015) *''[[Mission: Impossible - Rogue Nation]]'' (2015) *''[[Piena di grazia]]'' (2015) *''[[Ted 2]]'' (2015) *''[[The Vatican Tapes]]'' (2015) *''[[Assassin's Creed (film)|Assassin's Creed]]'' (2016) *''[[Codice 999]]'' (2016) *''[[Money Monster - L'altra faccia del denaro]]'' (2016) *''[[Suicide Squad (film 2016)|Suicide Squad]]'' (2016) *''[[La torre nera (film)|La torre nera]]'' (2017) *''[[Rosso Istanbul]]'' (2017) *''[[Scappa - Get Out]]'' (2017) *''[[Thor: Ragnarok]]'' (2017) *''[[Avengers: Infinity War]]'' (2018) *''[[Green Book]]'' (2018) *''[[Hold the Dark]]'' (2018) *''[[La diseducazione di Cameron Post]]'' (2018) *''[[L'uomo sul treno - The Commuter]]'' (2018) *''[[Da 5 Bloods - Come fratelli]]'' (2020) *''[[Unknown Origins|Origini segrete]]'' (2020) *''[[Don't Look Up]]'' (2021) *''[[The Suicide Squad - Missione suicida]]'' (2021) *''[[Moonfall]]'' (2022) *''[[L'esorcista del papa]]'' (2023) *''[[The Killer (film 2023)|The Killer]]'' (2023) {{div col end}} ===Film d'animazione=== *''[[I miei vicini Yamada]]'' (1999) *''[[I pinguini di Madagascar (film)|I pinguini di Madagascar]]'' (2014) *''[[Il viaggio di Arlo]]'' (2015) *''[[Spider-Man - Un nuovo universo]]'' (2018) *''[[Batman: Hush (film)]]'' (2019) *''[[Frozen II - Il segreto di Arendelle]]'' (2019) ===Serie animate=== *''[[Pretty Cure]]'' (2004 - in corso) *''[[The Cleveland Show]]'' (2009 - 2013) ===Serie televisive=== *''[[Breaking Bad]]'' (2008 - 2013) *''[[La vita segreta di una teenager americana]]'' (2008 - 2013) *''[[Strike Back]]'' (2010 - 2015) *''[[Banshee (serie televisiva)|Banshee]]'' (2013 - 2016) *''[[Francesco (miniserie televisiva 2014)|Francesco]]'' (2014) *''[[The Flash (serie televisiva)|The Flash]]'' (2014 - in corso) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Angrisano, Alberto}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] s6q1z9gjxxqab5hh0pog3szi5ohu9fo Franco Mannella 0 173199 1418323 1411771 2026-06-26T13:19:52Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1418323 wikitext text/x-wiki '''Franco Mannella''' (1963 – vivente), doppiatore e regista teatrale italiano. == Citazioni di Franco Mannella == *La molla che secondo me fa scattare la decisione di un attore, di un artista buttarsi in un determinato campo, per quanto mi riguarda, è stata l'esigenza di comunicare […] che un artista trova in parte perché forse non è capace di comunicare... ha meno capacità di comunicare normalmente nella vita o forse anche perché il comunicare tutti i giorni non gli basta e ha bisogno di qualcosa in più. E quel qualcosa in più arriva dal teatro. Per me arriva dal teatro e dalle altre forme di comunicazione.<ref name=GoodAcademy>Dall'intervista ''GoodAcademy'', 16 agosto 2014. [https://www.youtube.com/watch?time_continue=108&v=6iIfrIDl-jI&feature=emb_logo Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *Non esiste talento senza tecnica e tecnica senza talento. Un talento formidabile se non coltiva il proprio talento, rimane un talento improvvisato che affida il suo destino al caso.<ref name=GoodAcademy/> *Per i giovani che incominciano, che vogliono fare questo mestiere, ritengo che sia importante acquisire una buona tecnica, cioè la tecnica dell'attore che consiste banalmente nel conoscere il proprio corpo e la propria voce. Vocalità che ovviamente è l'espressione del corpo, cioè delle tensioni che l'attore riesce a gestire nel proprio corpo, metterle al servizio di quello che poi farà: in uno spettacolo teatrale, nel cinema, nel doppiaggio, cioè l'attore deve studiare tanto e approfondire la materia corpo e mente e per fare questo ci vuole tempo.<ref name=GoodAcademy/> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Il padrino]]'' (1972) *''[[I predatori dell'Arca perduta]]'' (1981) *''[[Mrs. Doubtfire - Mammo per sempre]]'' (1993) *''[[The Prison]]'' (1994) *''[[Amistad]]'' (1997) *''[[Baise moi - Scopami]]'' (2000) *''[[Io, me & Irene]]'' (2000) *''[[Le vie della violenza]]'' (2000) *''[[Mission to Mars]]'' (2000) *''[[Scream 3]]'' (2000) *''[[Zoolander]]'' (2001) *''[[Johnny English]]'' (2003) *''[[Kill Bill vol. 1]]'' (2003) *''[[La maledizione della prima luna]]'' (2003) *''[[Matrimonio impossibile]]'' (2003) *''[[Scary Movie 3 - Una risata vi seppellirà]]'' (2003) *''[[La donna perfetta]]'' (2004) *''[[Master and Commander - Sfida ai confini del mare]]'' (2004) *''[[Melinda e Melinda]]'' (2004) *''[[Palle al balzo - Dodgeball]]'' (2004) *''[[Starsky & Hutch (film)|Starsky & Hutch]]'' (2004) *''[[The Aviator]]'' (2004) *''[[Cinderella Man - Una ragione per lottare]]'' (2005) *''[[Constantine (film)|Constantine]]'' (2005) *''[[Four Brothers - Quattro fratelli]]'' (2005) *''[[Guida galattica per autostoppisti]]'' (2005) *''[[La guerra dei mondi (film 2005)|La guerra dei mondi]]'' (2005) *''[[Le crociate - Kingdom of Heaven]]'' (2005) *''[[Loverboy]]'' (2005) *''[[V per Vendetta]]'' (2005) *''[[Air Buddies - Cuccioli alla riscossa]]'' (2006) *''[[Bella (film)|Bella]]'' (2006) *''[[I figli degli uomini]]'' (2006) *''[[Il labirinto del fauno]]'' (2006) *''[[Inside Man]]'' (2006) *''[[L'amore non va in vacanza]]'' (2006) *''[[L'imbroglio - The Hoax]]'' (2006) *''[[Scary Movie 4]]'' (2006) *''[[The Sentinel - Il traditore al tuo fianco]]'' (2006) *''[[Una voce nella notte]]'' (2006) *''[[Viaggio in India]]'' (2006) *''[[American Gangster]]'' (2007) *''[[Invasion (film 2007)|Invasion]]'' (2007) *''[[L'amore ai tempi del colera]]'' (2007) *''[[Rush Hour 3 - Missione Parigi]]'' (2007) *''[[Stardust (film)|Stardust]]'' (2007) *''[[In amore niente regole]]'' (2008) *''[[Io & Marley]]'' (2008) *''[[Notte brava a Las Vegas]]'' (2008) *''[[The Hurt Locker]]'' (2008) *''[[Twilight (film)|Twilight]]'' (2008) *''[[Un matrimonio all'inglese]]'' (2008) *''[[Le cronache di Narnia: il principe Caspian]]'' (2008) *''[[(500) giorni insieme]]'' (2009) *''[[Brüno]]'' (2009) *''[[Fratelli in erba]]'' (2009) *''[[La papessa (film)|La papessa]]'' (2009) *''[[Motherhood - Il bello di essere mamma]]'' (2009) *''[[Splice]]'' (2009) *''[[Ricatto d'amore]]'' (2009) *''[[A Serious Man]]'' (2009) *''[[State of Play]]'' (2009) *''[[Una notte al museo 2 - La fuga]]'' (2009) *''[[Adèle e l'enigma del faraone]]'' (2010) *''[[Ballata dell'odio e dell'amore]]'' (2010) *''[[Cani & gatti - La vendetta di Kitty]]'' (2010) *''[[Come lo sai]]'' (2010) *''[[Diario di una schiappa (film)|Diario di una schiappa]]'' (2010) *''[[L'immortale (film 2010)|L'immortale]]'' (2010) *''[[Scontro tra titani]]'' (2010) *''[[Super - Attento crimine!!!]]'' (2010) *''[[You Don't Know Jack - Il dottor morte]]'' (2010) *''[[Albert Nobbs]]'' (2011) *''[[Hugo Cabret]]'' (2011) *''[[Il mio angolo di paradiso]]'' (2011) *''[[Jane Eyre (film 2011)|Jane Eyre]]'' (2011) *''[[Source Code]]'' (2011) *''[[Thor (film)|Thor]]'' (2011) *''[[40 carati]]'' (2012) *''[[Biancaneve e il cacciatore]]'' (2012) *''[[Django Unchained]]'' (2012) *''[[Il cavaliere oscuro - Il ritorno]]'' (2012) *''[[Zero Dark Thirty]]'' (2012) *''[[Blue Jasmine]]'' (2013) *''[[Dallas Buyers Club]]'' (2013) *''[[Jobs]]'' (2013) *''[[La fine del mondo (film 2013)|La fine del mondo]]'' (2013) *''[[Lo Hobbit - La desolazione di Smaug]]'' (2013) *''[[Machete Kills]]'' (2013) *''[[Pain & Gain - Muscoli e denaro]]'' (2013) *''[[Parkland (film)|Parkland]]'' (2013) *''[[Red 2]]'' (2013) *''[[Riddick (film)|Riddick]]'' (2013) *''[[Saving Mr. Banks]]'' (2013) *''[[The Zero Theorem - Tutto è vanità]]'' (2013) *''[[Dracula Untold]]'' (2014) *''[[Guardiani della Galassia (film)|Guardiani della Galassia]]'' (2014) *''[[La teoria del tutto]]'' (2014) *''[[Le regole del caos]]'' (2014) *''[[Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate]]'' (2014) *''[[Lo sciacallo - Nightcrawler]]'' (2014) *''[[Magic in the Moonlight]]'' (2014) *''[[Million Dollar Arm]]'' (2014) *''[[The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro]]'' (2014) *''[[Il racconto dei racconti - Tale of Tales]]'' (2015) *''[[La grande scommessa]]'' (2015) *''[[Suffragette (film)|Suffragette]]'' (2015) *''[[The Hateful Eight]]'' (2015) *''[[La battaglia di Hacksaw Ridge]]'' (2016) *''[[The Conjuring - Il caso Enfield]]'' (2016) *''[[Borg McEnroe]]'' (2017) *''[[Ghost in the Shell (film 2017)|Ghost in the Shell]]'' (2017) *''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'' (2017) *''[[Tre manifesti a Ebbing, Missouri]]'' (2017) *''[[Billionaire Boys Club (film 2018)|Billionaire Boys Club]]'' (2018) *''[[Domenica (film 2018)|Domenica]]'' (2018) *''[[Doppio sospetto]]'' (2018) *''[[Maria Maddalena (film 2018)|Maria Maddalena]]'' (2018) *''[[Gemini Man (film)|Gemini Man]]'' (2019) *''[[The Gentlemen]]'' (2019) *''[[Enola Holmes]]'' (2020) *''[[Mank]]'' (2020) *''[[Sto pensando di finirla qui]]'' (2020) *''[[Being the Ricardos]]'' (2021) *''[[Infinite (film)|Infinite]]'' (2021) *''[[Spider-Man: No Way Home]]'' (2021) *''[[Moonfall]]'' (2022) *''[[Poker Face (film)|Poker Face]]'' (2022) *''[[Oppenheimer (film)|Oppenheimer]]'' (2023) *''[[Conclave (film)|Conclave]]'' (2024) *''[[The Substance]]'' (2024) {{div col end}} ===Film d'animazione=== {{div col|strette}} *''[[I sospiri del mio cuore]]'' (1995) *''[[A Bug's Life - Megaminimondo]]'' (1998) *''[[Giuseppe - Il re dei sogni]]'' (2000) *''[[Waking Life]]'' (2001) *''[[Provaci ancora, Stitch!]]'' (2003) *''[[Bionicle - La leggenda di Metru Nui]]'' (2004) *''[[Pinguini di Madagascar in Missione Natale]]'' (2005) *''[[La gang del bosco]]'' (2006) *''[[Bolt - Un eroe a quattro zampe]]'' (2008) *''[[Buon Natale, Madagascar!]]'' (2009) *''[[Cattivissimo me]]'' (2010) *''[[Kung Fu Panda 2]]'' (2011) *''[[Madagascar 3 - Ricercati in Europa]]'' (2012) *''[[Boxtrolls - Le scatole magiche]]'' (2014) *''[[Cuccioli: Il paese del vento]]'' (2014) *''[[I pinguini di Madagascar (film)|I pinguini di Madagascar]]'' (2014) {{div col end}} ===Serie animate=== *''[[Ayashi no Ceres]]'' (2001) ===Serie televisive=== {{div col|strette}} *''[[Alias (serie televisiva)|Alias]]'' (2001 - 2006) *''[[Due uomini e mezzo]]'' (2003 - 2015) *''[[Bones]]'' (2005 - 2017) *''[[Roma (serie televisiva)|Roma]]'' (2005 - 2007) *''[[Heroes]]'' (2006 - 2010) *''[[Californication]]'' (2007 - 2014) *''[[I maghi di Waverly]]'' (2007 - 2012) *''[[Modern Family]]'' (2009-2020) *''[[Spartacus (serie televisiva)|Spartacus]]'' (2010 - 2013) *''[[Spartacus - Gli dei dell'arena]]'' (2011) *''[[Better Call Saul]]'' (2015 - in corso) *''[[Chernobyl (miniserie televisiva)|Chernobyl]]'' (2019) *''[[Good Omens (miniserie televisiva)|Good Omens]]'' (2019) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Mannella, Franco}} [[Categoria:Doppiatori italiani]] [[Categoria:Registi teatrali italiani]] iur50ib6cu182ahiq0obl33wo4h3cna Edoardo Stoppacciaro 0 173826 1418321 1416775 2026-06-26T13:19:04Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1418321 wikitext text/x-wiki [[File:Edoardo Stoppacciaro - Lucca Comics & Games 2015.JPG|thumb|Edoardo Stoppacciaro nel 2015]] '''Edoardo Stoppacciaro''' (1983 – vivente), attore, doppiatore e scrittore italiano. {{Int|''[https://www.musiclike.it/2019/04/15/intervista-a-edoardo-stoppacciaro-la-voce-di-robb-stark-si-racconta/ Intervista a Edoardo Stoppacciaro. La voce di Robb Stark si racconta]''|Gabriele Dolzadelli, ''musiclike.it'', 15 aprile 2019.|h=2}} *Forse i più complicati {{NDR|da doppiare}} sono stati [[Michael Fassbender|Fassbender]] e [[Ryan Gosling|Gosling]]. Interpretavano due personaggi estremamente distanti da me, e per riuscire a rendermi credibile su di loro, i direttori {{NDR|[[Rodolfo Bianchi]] per ''[[Hunger (film 2008)|Hunger]]'' e [[Marco Mete]] per ''[[The Nice Guys]]''}} mi hanno dovuto letteralmente smontare e ricostruire. È stato faticoso, ma molto istruttivo e stimolante: sarebbe bello avere sempre il tempo di lavorare in questo modo. Sicuramente l'attore al quale mi sento più legato è [[Richard Madden]]. L'ho doppiato nella serie che l'ha portato alla notorietà: ''[[Il Trono di Spade]]'' e, più di recente, in ''[[Bodyguard (serie televisiva)|Bodyguard]]'', per la quale ha vinto un Emmy come miglior attore protagonista. È un attore eccezionale e sono veramente onorato di potergli prestare la voce. *{{NDR|Quali sono i suoi scrittori di riferimento}} Nella ricerca di uno stile che fosse mio, senza tentare inutilmente di copiare da maestri irraggiungibili, ho sempre chiari gli esempi di [[J. R. R. Tolkien|Tolkien]] e di [[George R. R. Martin|Martin]], ma anche di [[Joe Abercrombie|Abercrombie]], [[Neil Gaiman|Gaiman]], [[Stephen King|King]], [[Terry Pratchett|Pratchett]]… Divoro fantasy fin da piccolo: mi piace pensare che un po' tutti questi colossi abbiano lasciato qualche goccia infinitesimale dalla quale trarre ispirazione. *Quello del doppiaggio è un grande lavoro di squadra. Il direttore di doppiaggio fa praticamente da "regista": è lui ad avere la visione d'insieme del film dopo averlo visto, studiato e assimilato. Quando si arriva in sala, il direttore spiega il film e il personaggio, e si iniziano a vedere gli "anelli" (i frammenti di scena da circa un minuto sui quali lavoriamo di volta in volta). Si vede e si rivede l'anello cercando di decodificare il maggior numero possibile di informazioni; poi si inizia a provare. Dopodiché viene tolto l'audio: il doppiatore continua a sentirlo in cuffia, ma nella sala non si sente. È la cosiddetta "prova muta", durante la quale il direttore si fa un'idea più precisa della strada che il doppiatore sta prendendo e, se è il caso, interviene correggendo il tiro. Poi si inizia a incidere, e di incisione in incisione, di correzione in correzione, si arriva alla "BUONA!" e si passa all'anello successivo. Il sinc è controllato dall'essenziale figura dell'assistente al doppiaggio, che oltre a tenere d'occhio l'aderenza al labiale degli attori sullo schermo, prepara anche i piani di lavorazione. In cabina di regia, accanto al direttore, c'è il fonico, al quale spetta l'arduo compito di ottenere una resa acustica quanto più vicina possibile a quella originale. Il copione sul quale lavoriamo, poi, è un adattamento (talvolta curato dallo stesso direttore). Insomma, ci sono tante professionalità altamente specializzate, dietro a un turno di doppiaggio. Purtroppo, quello che ho descritto è il "turno ideale": le tempistiche folli imposteci sempre più spesso fanno sì che, molte volte, si sia costretti a vedere la scena al massimo due o tre volte e poi a incidere. ==[[Incipit]] di ''Una primavera di cenere. Mondo in fiamme''== Nelle corti occidentali, lontano da dove era cresciuta, i giullari erano gli uomini che divertivano i re e i lord con i loro giochi, le loro storie, le loro arguzie.<br />Kalysta non aveva idea di chi avesse affibbiato al vecchio il soprannome di ''Giullare''. Sapeva solo di non aver mai trovato nulla di divertente nelle sue azioni.<br />Semmai le facevano paura. ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Next]]'' (2007) *''[[Hancock]]'' (2008) *''[[5 appuntamenti per farla innamorare]]'' (2009) *''[[Bright Star]]'' (2009) *''[[Nemico pubblico - Public Enemies]]'' (2009) *''[[Sherlock Holmes (film 2009)|Sherlock Holmes]]'' (2009) *''[[X-Men le origini - Wolverine]]'' (2009) *''[[Alice in Wonderland]]'' (2010) *''[[Il domani che verrà - The Tomorrow Series]]'' (2010) *''[[The Town]]'' (2010) *''[[The Whistleblower]]'' (2010) *''[[Limitless]]'' (2011) *''[[One Day]]'' (2011) *''[[Sherlock Holmes - Gioco di ombre]]'' (2011) *''[[The Lincoln Lawyer]]'' (2011) *''[[La frode]]'' (2012) *''[[Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato]]'' (2012) *''[[Stolen (film 2012)|Stolen]]'' (2012) *''[[The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 2]]'' (2012) *''[[12 anni schiavo]]'' (2013) *''[[Corpi da reato]]'' (2013) *''[[Elysium (film 2013)|Elysium]]'' (2013) *''[[Kick-Ass 2 (film)|Kick-Ass 2]]'' (2013) *''[[Lo Hobbit - La desolazione di Smaug]]'' (2013) *''[[Pacific Rim (film)|Pacific Rim]]'' (2013) *''[[Questione di tempo]]'' (2013) *''[[The Host (film 2013)|The Host]]'' (2013) *''[[American Sniper]]'' (2014) *''[[Le regole del caos]]'' (2014) *''[[Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate]]'' (2014) *''[[Non buttiamoci giù (film)|Non buttiamoci giù]]'' (2014) *''[[Storie pazzesche]]'' (2014) *''[[Suite francese (film)|Suite francese]]'' (2014) *''[[Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza]]'' (2014) *''[[Un ragionevole dubbio]]'' (2014) *''[[Adaline - L'eterna giovinezza]]'' (2015) *''[[Humandroid]]'' (2015) *''[[Il ponte delle spie]]'' (2015) *''[[Jurassic World]]'' (2015) *''[[Lo stagista inaspettato]]'' (2015) *''[[The Vatican Tapes]]'' (2015) *''[[Youth - La giovinezza]]'' (2015) *''[[10 Cloverfield Lane]]'' (2016) *''[[Batman v Superman: Dawn of Justice]]'' (2016) *''[[Elle]]'' (2016) *''[[La battaglia di Hacksaw Ridge]]'' (2016) *''[[Money Monster - L'altra faccia del denaro]]'' (2016) *''[[Sully (film)|Sully]]'' (2016) *''[[The Founder]]'' (2016) *''[[The Nice Guys]]'' (2016) *''[[1922 (film 2017)|1922]]'' (2017) *''[[I segreti di Wind River]]'' *''[[La truffa dei Logan]]'' (2017) *''[[Billionaire Boys Club (film 2018)|Billionaire Boys Club]]'' (2018) *''[[Bohemian Rhapsody (film)|Bohemian Rhapsody]]'' (2018) *''[[Maria Maddalena (film 2018)|Maria Maddalena]]'' (2018) *''[[Shark - Il primo squalo]]'' (2018) *''[[Hellboy (film 2019)|Hellboy]]'' (2019) *''[[It - Capitolo due]]'' (2019) *''[[Rocketman (film 2019)|Rocketman]]'' (2019) *''[[Mank]]'' (2020) *''[[Sto pensando di finirla qui]]'' (2020) *''[[Il potere del cane]]'' (2021) *''[[Amsterdam (film 2022)|Amsterdam]]'' (2022) *''[[Moonfall]]'' (2022) *''[[Foglie al vento]]'' (2023) *''[[Povere creature!]]'' (2023) *''[[Il buco - Capitolo 2]]'' (2024) {{div col end}} ===Film d'animazione=== *''[[Ratatouille]]'' (2007) *''[[Cattivissimo me]]'' (2010) *''[[Zootropolis]]'' (2016) ===Serie animate=== *''[[Psycho-Pass]]'' (2012) *''[[Hazbin Hotel]]'' (2024 - in corso) ===Serie televisive=== {{div col|strette}} *''[[Grey's Anatomy]]'' (2005 - in corso) *''[[NCIS: Los Angeles]]'' (2009 - in corso) *''[[Royal Pains]]'' (2009 - in corso) *''[[The Vampire Diaries]]'' (2009 - 2017) *''[[Hawaii Five-0]]'' (2010 - in corso) *''[[C'era una volta]]'' (2011 - 2018) *''[[Fairly Legal]]'' (2011 - 2012) *''[[Il Trono di Spade]]'' (2011 - 2019) *''[[Suits]]'' (2011 - in corso) *''[[Miss Marple (sesta stagione)|Miss Marple]]'' (2013 - 2014) *''[[Le regole del delitto perfetto]]'' (2014 - 2020) *''[[Saints & Strangers]]'' (2015) *''[[Narcos (serie televisiva)|Narcos]]'' (2015 - 2017) {{div col end}} ==Bibliografia== *Edoardo Stoppacciaro, ''Una primavera di cenere. Mondo in fiamme'', La Corte Editore, Torino, 2016. ISBN 8896325676 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Stoppacciaro, Edoardo}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 3r6507nlxtddbvqms5vbyw417fzegzg Asa (re) 0 175098 1418412 1417723 2026-06-27T09:40:17Z Spinoziano 2297 Spinoziano ha spostato la pagina [[Asa di Giuda]] a [[Asa (re)]]: Allineamento a Wikipedia 1417723 wikitext text/x-wiki [[File:Asa of Judah.jpg|thumb|Asa]] '''Asa''', personaggio biblico, re di Giuda. ==Citazioni di Asa== *Ricostruiamo quelle città circondandole di mura e di torri con porte e sbarre, mentre il paese è ancora in nostro potere perché abbiamo ricercato il Signore nostro Dio; noi l'abbiamo ricercato ed egli ci ha concesso la pace alle frontiere. (''[[Libri delle Cronache]]'') *Signore, fuori di te, nessuno può soccorrere nella lotta fra il potente e chi è senza forza; soccorrici, Signore nostro Dio, perché noi confidiamo in te e nel tuo nome marciamo contro questa moltitudine; Signore, tu sei nostro Dio; un uomo non prevalga su di te! (''[[Libri delle Cronache]]'') ==Citazioni su Asa== *In quel tempo il veggente Canàni si presentò ad Asa re di Giuda e gli disse: "Poiché ti sei appoggiato al re di Aram e non al Signore tuo Dio, l'esercito del re di Aram è sfuggito al tuo potere. Etiopi e Libi non costituivano forse un grande esercito, con numerosissimi carri e cavalli? Poiché ti appoggiasti al Signore, egli non li consegnò forse in tuo potere? Difatti il Signore con gli occhi scruta tutta la terra per mostrare la sua potenza a favore di chi si comporta con lui con cuore sincero. Tu in ciò hai agito da stolto; per questo d'ora in poi avrai guerre". Asa si sdegnò contro il veggente e lo mise in prigione, essendo adirato con lui per tali parole. In quel tempo Asa oppresse anche parte del popolo. (''[[Libri delle Cronache]]'') ==Voci correlate== *[[Abia di Giuda|Abia]] – padre *[[Giosafat]] – figlio ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Re di Giuda]] png50b7a1m9uoyxhpc8v3ooh92e3rds 1418418 1418412 2026-06-27T09:46:20Z Spinoziano 2297 /* Voci correlate */ 1418418 wikitext text/x-wiki [[File:Asa of Judah.jpg|thumb|Asa]] '''Asa''', personaggio biblico, re di Giuda. ==Citazioni di Asa== *Ricostruiamo quelle città circondandole di mura e di torri con porte e sbarre, mentre il paese è ancora in nostro potere perché abbiamo ricercato il Signore nostro Dio; noi l'abbiamo ricercato ed egli ci ha concesso la pace alle frontiere. (''[[Libri delle Cronache]]'') *Signore, fuori di te, nessuno può soccorrere nella lotta fra il potente e chi è senza forza; soccorrici, Signore nostro Dio, perché noi confidiamo in te e nel tuo nome marciamo contro questa moltitudine; Signore, tu sei nostro Dio; un uomo non prevalga su di te! (''[[Libri delle Cronache]]'') ==Citazioni su Asa== *In quel tempo il veggente Canàni si presentò ad Asa re di Giuda e gli disse: "Poiché ti sei appoggiato al re di Aram e non al Signore tuo Dio, l'esercito del re di Aram è sfuggito al tuo potere. Etiopi e Libi non costituivano forse un grande esercito, con numerosissimi carri e cavalli? Poiché ti appoggiasti al Signore, egli non li consegnò forse in tuo potere? Difatti il Signore con gli occhi scruta tutta la terra per mostrare la sua potenza a favore di chi si comporta con lui con cuore sincero. Tu in ciò hai agito da stolto; per questo d'ora in poi avrai guerre". Asa si sdegnò contro il veggente e lo mise in prigione, essendo adirato con lui per tali parole. In quel tempo Asa oppresse anche parte del popolo. (''[[Libri delle Cronache]]'') ==Voci correlate== *[[Abia (re)|Abia]] – padre *[[Giosafat]] – figlio ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Re di Giuda]] rj5wk0d04zx6jbitaoko1qx5h0xir5h Simone Crisari 0 175559 1418315 1406410 2026-06-26T13:16:49Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1418315 wikitext text/x-wiki '''Simone Crisari''' (1981 – vivente), attore e doppiatore italiano. ==Citazioni di Simone Crisari== *Da piccolo ho avuto la fortuna di fare [[Macaulay Culkin]], tranne in ''[[Mamma, ho perso l'aereo]]'' 1 e 2, in tutti gli altri film che ha fatto e mi inorgogliva parecchio questa cosa, perché secondo me lui era veramente un genio da piccolo, per cui sicuramente sono molto legato a lui.<ref name= Pigliacelli/> *Ora si va un po' tutti di fretta, però credo che questa sia anche una bravura nostra nel riuscire comunque a rendere quello che si rendeva vent'anni fa, con tutta la calma del mondo, in tempi ristrettissimi. […] Io vedo i miei colleghi, li guardo e penso: "Questi sono delle macchine da guerra." Non rendendomi conto che poi anch'io spesso e volentieri faccio la stessa cosa.<ref name= Pigliacelli/> *{{NDR|È}} più stressante fare un cartone soprattutto dal punto di vista del sync, perché la bocca non è come la bocca di un essere umano, nel senso quindi ci vuole più attenzione, secondo me. Se è giapponese ancora di più, è molto faticoso. <ref name= Pigliacelli>Dall'intervista di Davide Pigliacelli, ''Doppiatori Italiani'', 10 novembre 2013. [https://www.youtube.com/watch?v=EJCz_0RRK1k Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[La febbre del sabato sera]]'' (1977) *''[[Io e zio Buck]]'' (1989) *''[[Allucinazione perversa]]'' (1990) *''[[Mamma, ho perso l'aereo]]'' (1990) *''[[Ritorno al futuro - Parte III]]'' (1990) *''[[Hook - Capitan Uncino]]'' (1991) *''[[Il padre della sposa (film 1991)|Il padre della sposa]]'' (1991) *''[[Beethoven (film)|Beethoven]]'' (1992) *''[[I ricordi di Abbey]]'' (1994) *''[[Il cliente (film)|Il cliente]]'' (1994) *''[[Pagemaster - L'avventura meravigliosa]]'' (1994) *''[[The River Wild - Il fiume della paura]]'' (1994) *''[[Apollo 13 (film)|Apollo 13]]'' (1995) *''[[Clockers]]'' (1995) *''[[Farinelli - Voce regina]]'' (1995) *''[[Jumanji]]'' (1995) *''[[Mars Attacks!]]'' (1996) *''[[Matilda 6 mitica]]'' (1996) *''[[Sleepers]]'' (1996) *''[[Febbre a 90°]]'' (1997) *''[[Black Hawk Down - Black Hawk abbattuto]]'' (2001) *''[[Harry Potter e la pietra filosofale]]'' (2001) *''[[Formula per un delitto]]'' (2002) *''[[Harry Potter e il prigioniero di Azkaban]]'' (2004) *''[[La ragazza della porta accanto (film 2004)|La ragazza della porta accanto]]'' (2004) *''[[The Butterfly Effect]]'' (2004) *''[[La guerra dei mondi (film 2005)|La guerra dei mondi]]'' (2005) *''[[Nickname: Enigmista]]'' (2005) *''[[Ben-Hur (film 2016)|Ben-Hur]]'' (2006) *''[[Charlie Bartlett]]'' (2007) *''[[Su×bad - Tre menti sopra il pelo]]'' (2007) *''[[Easy Girl]]'' (2010) *''[[L'apprendista stregone]]'' (2010) *''[[Scott Pilgrim vs. the World]]'' (2010) *''[[Come ammazzare il capo... e vivere felici]]'' (2011) *''[[L'arte di vincere]]'' (2011) *''[[Di nuovo in gioco]]'' (2012) *''[[Django Unchained]]'' (2012) *''[[Don Jon]]'' (2013) *''[[Red 2]]'' (2013) *''[[The Wolf of Wall Street]]'' (2013) *''[[Come ammazzare il capo 2]]'' (2014) *''[[Maleficent]]'' (2014) *''[[Transformers 4 - L'era dell'estinzione]]'' (2014) *''[[Veronica Mars - Il film]]'' (2014) *''[[Ant-Man (film)|Ant-Man]]'' (2015) *''[[Creed - Nato per combattere]]'' (2015) *''[[Lo stagista inaspettato]]'' (2015) *''[[Pixels (film 2015)|Pixels]]'' (2015) *''[[Deadpool (film)|Deadpool]]'' (2016) *''[[Elle]]'' (2016) *''[[Free State of Jones]]'' (2016) *''[[Il cacciatore e la regina di ghiaccio]]'' (2016) *''[[Il GGG - Il grande gigante gentile]]'' (2016) *''[[Io, Daniel Blake]]'' (2016) *''[[Baywatch (film)|Baywatch]]'' (2017) *''[[Kong: Skull Island]]'' (2017) *''[[Spider-Man: Homecoming]]'' (2017) *''[[War Machine (film)|War Machine]]'' (2017) *''[[Ant-Man and the Wasp]]'' (2018) *''[[Bird Box]]'' (2018) *''[[Black Panther (film)|Black Panther]]'' (2018) *''[[Creed II]]'' (2018) *''[[Deadpool 2]]'' (2018) *''[[Cena con delitto - Knives Out]]'' (2019) *''[[Rebecca (film 2020)|Rebecca]]'' (2020) *''[[Don't Look Up]]'' (2021) *''[[Moonfall]]'' (2022) *''[[Creed III]]'' (2023) *''[[Giurato numero 2]]'' (2024) {{div col end}} ===Film d'animazione=== *''[[In viaggio con Pippo]]'' (1995) *''[[Bionicle - La maschera della luce]]'' (2003) *''[[Big Hero 6 (film)|Big Hero 6]]'' (2014) ===Serie animate=== *''[[Bem (serie animata)|Bem]]'' (1968) *''[[Ecco Pippo!]]'' (1992) *''[[Bakuretsu Hunter]]'' (1995-1996) ===Serie televisive=== {{div col|strette}} *''[[La tata]]'' (1993-1999) *''[[Buffy l'ammazzavampiri]]'' (1997-2003) *''[[Veronica Mars]]'' (2004-2007) *''[[Kebab for Breakfast]]'' (2006-2008) *''[[Skins]]'' (2007-2013) *''[[Teen Angels]]'' (2007-2010) *''[[Il Trono di Spade]]'' (2011-2019) *''[[New Girl]]'' (2011-2018) *''[[Brooklyn Nine-Nine]]'' (2013-2021) *''[[Giri / Haji - Dovere / Vergogna]]'' (2019) *''[[Ted Lasso]]'' (2020-2023) *''[[Scissione (serie televisiva)|Scissione]]'' (2022-2025) *''[[Il problema dei 3 corpi]]'' (2024) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Crisari, Simone}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] ixx6pbgfwbg1w3cktkd0z63itotkoev Abia (re) 0 179900 1418415 1131656 2026-06-27T09:45:45Z Spinoziano 2297 Spinoziano ha spostato la pagina [[Abia di Giuda]] a [[Abia (re)]]: Allineamento a Wikipedia 1131656 wikitext text/x-wiki [[File:Abijam.jpg|thumb|Abia]] '''Abia''', o '''Abiam''', personaggio biblico, re di Giuda. ==Citazioni su Abia== *Egli imitò tutti i peccati che suo padre aveva commessi prima di lui; il suo cuore non fu sottomesso al Signore suo Dio, come lo era stato il cuore di [[Davide]] suo antenato. Ma, per amore di Davide, il Signore suo Dio gli concesse una lampada in Gerusalemme, innalzandone il figlio dopo di lui e rendendo stabile Gerusalemme, perché Davide aveva fatto ciò che è giusto agli occhi del Signore e non aveva traviato dai comandi che il Signore gli aveva impartiti, durante tutta la sua vita, se si eccettua il caso di [[Uria l'Ittita|Uria l'Hittita]]. (''[[Libri dei Re]]'') ==Voci correlate== *[[Roboamo]] – padre *[[Asa di Giuda|Asa]] – figlio ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Re di Giuda]] 99eixsdamcswzo0frhl6mphyho1qgwd 1418419 1418415 2026-06-27T10:17:38Z Spinoziano 2297 /* Voci correlate */ 1418419 wikitext text/x-wiki [[File:Abijam.jpg|thumb|Abia]] '''Abia''', o '''Abiam''', personaggio biblico, re di Giuda. ==Citazioni su Abia== *Egli imitò tutti i peccati che suo padre aveva commessi prima di lui; il suo cuore non fu sottomesso al Signore suo Dio, come lo era stato il cuore di [[Davide]] suo antenato. Ma, per amore di Davide, il Signore suo Dio gli concesse una lampada in Gerusalemme, innalzandone il figlio dopo di lui e rendendo stabile Gerusalemme, perché Davide aveva fatto ciò che è giusto agli occhi del Signore e non aveva traviato dai comandi che il Signore gli aveva impartiti, durante tutta la sua vita, se si eccettua il caso di [[Uria l'Ittita|Uria l'Hittita]]. (''[[Libri dei Re]]'') ==Voci correlate== *[[Roboamo]] – padre *[[Asa (re)|Asa]] – figlio ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Re di Giuda]] lr8y75ukap2wrc9yj741fbdxhz5ldtm Wikiquote:GLAM/BEIC/Voci 4 185964 1418301 1418285 2026-06-26T12:50:29Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1418301 wikitext text/x-wiki ==Voci create nell'ambito del progetto BEIC== {{vedi anche|w:Progetto:GLAM/BEIC}} Elenco delle voci create su Wikiquote nell'ambito del [[w:Progetto:GLAM/BEIC|progetto BEIC]], a partire da materiale messo a disposizione dalla [[w:Biblioteca europea di informazione e cultura|Fondazione BEIC]]. Totali: '''973 voci'''<!--, di cui 1 in inglese, 1 in spagnolo, 1 in francese e 1 in latino-->. {{div col}} ===Persone=== #[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small> #[[Giambattista Vasco]] - <small>2021-08-18</small> #[[Stefano da San Gregorio]] - <small>2021-08-29</small> #[[Christoph Scheiner]] - <small>2021-08-30</small> #[[Gian Rinaldo Carli]] - <small>2021-09-01</small> #[[Vittorio Saraceno]] - <small>2021-09-05</small> #[[Federico Sanvitale]] - <small>2021-09-06</small> #[[Antonio Sangiovanni]] - <small>2021-09-09</small> #[[Francesco Ricci (matematico)]] - <small>2021-09-11</small> #[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]] - <small>2021-09-11</small> #[[Filippo Antonio Revelli]] - <small>2021-09-14</small> #[[Onofrio Puglisi]] - <small>2021-09-22</small> #[[Bartolomeo Pollastri]] - <small>2021-09-23</small> #[[Giovanni Battista Pisani]] - <small>2021-09-27</small> #[[Giovanni Giacomo Pierantoni]] - <small>2021-09-27</small> #[[Italo Zannier]] - <small>2021-09-29</small> #[[Auguste Marmont‎]] - <small>2021-10-11</small> #[[Giovanni Biagio Amico‎]] - <small>2021-10-11</small> #[[Stefano degli Angeli]] - <small>2021-10-12</small> #[[Benedetto degli Alessandri]] - <small>2021-10-14</small> #[[Angelo da Vallombrosa]] - <small>2021-10-14</small> #[[Domenico Benivieni]] - <small>2021-10-14</small> #[[Pietro di Fabrizio Accolti]] - <small>2021-10-15</small> #[[Antonio Adamucci]] - <small>2021-10-15</small> #[[Bernardino Baldi]] - <small>2021-10-15</small> #[[Cosimo Bartoli]] - <small>2021-10-15</small> #[[Giusto Bellavitis]] - <small>2021-10-15</small> #[[Silvio Belli]] - <small>2021-10-15</small> #[[Abū-Ṭālib Ḫān]] - <small>2021-10-15</small> #[[Antonio Maria Bordoni]] - <small>2021-10-18</small> #[[Francesco Saverio Brunetti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Filippo Calandri]] - <small>2021-10-18</small> #[[Stanislao Canovai]] - <small>2021-10-18</small> #[[Sigismondo Alberghetti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giuseppe Antonio Alberti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giuseppe Averani]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giovanni Maria Bonardo]] - <small>2021-10-18</small> #[[Lorenzo Camerano]] - <small>2021-10-19</small> #[[Giuseppe Campani]] - <small>2021-10-19</small> #[[Domenico Martinelli]] - <small>2021-10-20</small> #[[Luigi Ferdinando Marsili]] - <small>2021-10-20</small> #[[Angelo Marchetti]] - <small>2021-10-20</small> #[[Carlo Antonio Manzini]] - <small>2021-10-20</small> #[[Antonio Maria Lorgna]] - <small>2021-10-20</small> #[[Bernardo Pulci]] - <small>2021-10-21</small> #[[Gustavo Bucchia]] - <small>2021-10-22</small> #[[Serafino Calindri]] - <small>2021-10-22</small> #[[Roberto Valturio]] - <small>2021-10-22</small> #[[Niccolò da Osimo]] - <small>2021-10-22</small> #[[Alberto Pappiani]] - <small>2021-10-25</small> #[[Raimondo da Capua]] - <small>2021-10-25</small> #[[Giordano Ruffo]] - <small>2021-10-25</small> #[[Panfilo Sasso]] - <small>2021-10-25</small> #[[Schiavo di Bari]] - <small>2021-10-25</small> #[[Serafino de' Cimminelli]] - <small>2021-10-25</small> #[[Giorgio Summaripa]] - <small>2021-10-25</small> #[[Girolamo Manfredi]] - <small>2021-10-25</small> #[[Gabriele Capodilista]] - <small>2021-10-25</small> #[[Lorenzo Spirito Gualtieri]] - <small>2021-10-26</small> #[[Guglielmo da Saliceto]] - <small>2021-10-26</small> #[[Jacopo da Cessole]] - <small>2021-10-26</small> #[[Antonio Matani]] - <small>2021-10-26</small> #[[Carlo Matteucci]] - <small>2021-10-26</small> #[[Pedro de Medina]] - <small>2021-10-26</small> #[[Friedrich Accum]] - <small>2021-10-27</small> #[[George Biddell Airy]] - <small>2021-10-27</small> #[[Joachim d'Alencé]] - <small>2021-10-27</small> #[[Carlo Amoretti]] - <small>2021-10-27</small> #[[Giovanni Antonelli (astronomo)]] - <small>2021-10-27</small> #[[Torbern Olof Bergman]] - <small>2021-10-27</small> #[[Belsazar Hacquet]] - <small>2021-10-27</small> #[[George Atwood]] - <small>2021-10-27</small> #[[Friederich Münter]] - <small>2021-10-27</small> #[[Franz Schott]] - <small>2021-10-28</small> #[[Lazzaro Spallanzani]] - <small>2021-10-28</small> #[[Isaac Abrabanel]] - <small>2021-10-28</small> #[[Giason Denores]] - <small>2021-10-29</small> #[[Juan de Jarava]] - <small>2021-10-29</small> #[[Alessandro Pascoli]] - <small>2021-10-29</small> #[[Euforbo]] - <small>2021-11-02</small> #[[Zaccaria Scolastico]] - <small>2021-11-02</small> #[[Battista Fregoso (1450-1505)]] - <small>2021-11-02</small> #[[Ugo Benci]] - <small>2021-11-04</small> #[[Jacopo Filippo Foresti]] - <small>2021-11-04</small> #[[Feo Belcari]] - <small>2021-11-08</small> #[[Pompeo Baldasseroni]] - <small>2021-11-08</small> #[[Sallustio Bandini]] - <small>2021-11-08</small> #[[Lodovico Bianchini]] - <small>2021-11-09</small> #[[Vladislav Iosifovič Bortkevič]] - <small>2021-11-09</small> #[[Richard Cantillon]] - <small>2021-11-09</small> #[[John Bates Clark]] - <small>2021-11-09</small> #[[Salvatore Cognetti de Martiis]] - <small>2021-11-09</small> #[[Girolamo Francesco Cristiani]] - <small>2021-11-10</small> #[[Alfons Dopsch]] - <small>2021-11-10</small> #[[Ruggero Giuseppe Boscovich]] - <small>2021-11-10</small> #[[Pietro Antonio Cataldi]] - <small>2021-11-10</small> #[[Ambrogio Contarini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Tavelli]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Colombini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Pagnini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Rhazes]] - <small>2021-11-15</small> #[[Antonio Pace]] - <small>2021-11-19</small> #[[Joseph-François Marie]] - <small>2021-11-29</small> #[[Alessandro Marchetti (matematico)]] - <small>2021-12-01</small> #[[Giambattista Magistrini]] - <small>2021-12-01</small> #[[Agostino Maccari]] - <small>2021-12-10</small> #[[Antonio Ludeña]] - <small>2021-12-12</small> #[[Doroteo Alimari]] - <small>2022-01-13</small> #[[Alessandro Canobbio]] - <small>2022-01-13</small> #[[Camillo Leonardi]] - <small>2022-01-21</small> #[[Ascanio Centorio Degli Ortensi]] - <small>2022-01-28</small> #[[Domenico Griminelli]] - <small>2022-02-02</small> #[[Guglielmo Gargiolli]] - <small>2022-02-03</small> #[[Giovanni Battista Gallicciolli]] - <small>2022-02-04</small> #[[Guglielmo Grataroli]] - <small>2022-02-04</small> #[[Donato Calvi]] - <small>2022-02-04</small> #[[Flegomene]] - <small>2022-02-07</small> #[[Francesco Fuoco]] - <small>2022-02-19</small> #[[Francesco dal Sole]] - <small>2022-03-03</small> #[[Nicolao Colletti]] - <small>2022-03-12</small> #[[Cristoforo Clavio]] - <small>2022-03-17</small> #[[Jacques Peletier du Mans]] - <small>2022-03-17</small> #[[Pietro Apiano]] - <small>2022-03-18</small> #[[Francesco Cigalini]] - <small>2022-03-18</small> #[[Scipione Chiaramonti]] - <small>2022-03-23</small> #[[Antonio Brognoli]] - <small>2022-03-26</small> #[[Giuseppe Davia]] - <small>2022-03-30</small> #[[Francesco Vandelli (astronomo)]] - <small>2022-03-30</small> #[[Giuseppe Vergani]] - <small>2022-04-01</small> #[[Giovanni Camilla]] - <small>2022-04-04</small> #[[Pompeo Colonna (scrittore)]] - <small>2022-04-07</small> #[[Luigi Castiglioni (botanico)]] - <small>2022-04-07</small> #[[Guidobaldo Del Monte]] - <small>2022-04-08</small> #[[Federico Commandino]] - <small>2022-04-08</small> #[[Teone di Alessandria]] - <small>2022-04-09</small> #[[Francesco Maria II Della Rovere]] - <small>2022-04-11</small> #[[Pappo di Alessandria]] - <small>2022-04-12</small> #[[Sereno di Antinopoli]] - <small>2022-04-13</small> #[[Eutocio]] - <small>2022-04-13</small> #[[Alonso de Fuentes]] - <small>2022-04-15</small> #[[Francesco Zantedeschi]] - <small>2022-04-19</small> #[[Famiano Michelini]] - <small>2022-04-26</small> #[[Gregorio Bressani]] - <small>2022-05-02</small> #[[Francesco Eschinardi]] - <small>2022-05-13</small> #[[Andrea Zambelli (economista)]] - <small>2022-05-27</small> #[[Francesco Ginanni]] - <small>2022-07-25</small> #[[Elia Lombardini]] - <small>2022-08-22</small> #[[Leone Ebreo]] - <small>2022-11-18</small> #[[Jacopo Belgrado]] - <small>2022-12-29</small> #[[Jean-Baptiste Biot]] - <small>2022-12-29</small> #[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small> #[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small> #[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small> #[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small> #[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small> #[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small> #[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small> #[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small> #[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small> #[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small> #[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small> #[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small> #[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small> #[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small> #[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small> #[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small> #[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small> #[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small> #[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small> #[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small> #[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small> #[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small> #[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small> #[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small> #[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small> #[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small> #[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small> #[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small> #[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small> #[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small> #[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small> #[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small> #[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small> #[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small> #[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small> #[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small> #[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small> #[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small> #[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small> #[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small> #[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small> #[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small> #[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small> #[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small> #[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small> #[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small> #[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small> #[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small> #[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small> #[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small> #[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small> #[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small> #[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small> #[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small> #[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small> #[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small> #[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small> #[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small> #[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small> #[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small> #[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small> #[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small> #[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small> #[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small> #[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small> #[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small> #[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small> #[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small> #[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small> #[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small> #[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small> #[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small> #[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small> #[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small> #[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small> #[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small> #[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small> #[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small> #[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small> #[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small> #[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small> #[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small> #[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small> #[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small> #[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small> #[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small> #[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small> #[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small> #[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small> #[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small> #[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small> #[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small> #[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small> #[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small> #[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small> #[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small> #[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small> #[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small> #[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small> #[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small> #[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small> #[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small> #[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small> #[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small> #[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small> #[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small> #[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small> #[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small> #[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small> #[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small> #[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small> #[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small> #[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small> #[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small> #[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small> #[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small> #[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small> #[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small> #[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small> #[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small> #[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small> #[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small> #[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small> #[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small> #[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small> #[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small> #[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small> #[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small> #[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small> #[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small> #[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small> #[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small> #[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small> #[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small> #[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small> #[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small> #[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small> #[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small> #[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small> #[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small> #[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small> #[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small> #[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small> #[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small> #[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small> #[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small> #[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small> #[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small> #[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small> #[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small> #[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small> #[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small> #[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small> #[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small> #[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small> #[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small> #[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small> #[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small> #[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small> #[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small> #[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small> #[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small> #[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small> #[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small> #[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small> #[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small> #[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small> #[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small> #[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small> #[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small> #[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small> #[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small> #[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small> #[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small> #[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small> #[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small> #[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small> #[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small> #[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small> #[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small> #[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small> #[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small> #[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small> #[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small> #[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small> #[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small> #[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small> #[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small> #[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small> #[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small> #[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small> #[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small> #[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small> #[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small> #[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small> #[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small> #[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small> #[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small> #[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small> #[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small> #[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small> #[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small> #[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small> #[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small> #[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small> #[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small> #[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small> #[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small> #[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small> #[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small> #[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small> #[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small> #[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small> #[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small> #[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small> #[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small> #[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small> #[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small> #[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small> #[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small> #[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small> #[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small> #[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small> #[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small> #[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small> #[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small> #[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small> #[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small> #[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small> #[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small> #[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small> #[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small> #[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small> #[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small> #[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small> #[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small> #[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small> #[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small> #[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small> #[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small> #[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small> #[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small> #[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small> #[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small> #[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small> #[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small> #[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small> #[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small> #[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small> #[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small> #[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small> #[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small> #[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small> #[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small> #[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small> #[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small> #[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small> #[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small> #[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small> #[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small> #[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small> #[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small> #[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small> #[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small> #[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small> #[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small> #[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small> #[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small> #[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small> #[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small> #[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small> #[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small> #[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small> #[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small> #[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small> #[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small> #[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small> #[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small> #[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small> #[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small> #[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small> #[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small> #[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small> #[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small> #[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small> #[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small> #[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small> #[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small> #[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small> #[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small> #[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small> #[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small> #[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small> #[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small> #[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small> #[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small> #[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small> #[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small> #[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small> #[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small> #[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small> #[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small> #[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small> #[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small> #[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small> #[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small> #[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small> #[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small> #[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small> #[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small> #[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small> #[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small> #[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small> #[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small> #[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small> #[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small> #[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small> #[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small> #[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small> #[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small> #[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small> #[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small> #[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small> #[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small> #[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small> #[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small> #[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small> #[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small> #[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small> #[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small> #[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small> #[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small> #[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small> #[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small> #[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small> #[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small> #[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small> #[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small> #[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small> #[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small> #[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small> #[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small> #[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small> #[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small> #[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small> #[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small> #[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small> #[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small> #[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small> #[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small> #[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small> #[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small> #[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small> #[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small> #[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small> #[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small> #[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small> #[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small> #[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small> #[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small> #[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small> #[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small> #[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small> #[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small> #[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small> #[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small> #[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small> #[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small> #[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small> #[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small> #[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small> #[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small> #[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small> #[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small> #[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small> #[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small> #[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small> #[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small> #[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small> #[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small> #[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small> #[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small> #[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small> #[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small> #[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small> #[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small> #[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small> #[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small> #[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small> #[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small> #[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small> #[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small> #[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small> #[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small> #[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small> #[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small> #[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small> #[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small> #[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small> #[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small> #[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small> #[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small> #[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small> #[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small> #[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small> #[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small> #[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small> #[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small> #[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small> #[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small> #[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small> #[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small> #[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small> #[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small> #[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small> #[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small> #[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small> #[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small> #[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small> #[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small> #[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small> #[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small> #[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small> #[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small> #[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small> #[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small> #[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small> #[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small> #[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small> #[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small> #[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small> #[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small> #[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small> #[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small> #[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small> #[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small> #[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small> #[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small> #[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small> #[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small> #[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small> #[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small> #[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small> #[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small> #[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small> #[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small> #[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small> #[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small> #[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small> #[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small> #[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small> #[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small> #[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small> #[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small> #[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small> #[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small> #[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small> #[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small> #[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small> #[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small> #[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small> #[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small> #[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small> #[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small> #[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small> #[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small> #[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-25</small> ===Tematiche=== #[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small> #[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small> #[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small> #[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small> #[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small> #[[Palma]] - <small>2021-10-21</small> #[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small> #[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small> #[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small> #[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small> #[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small> #[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small> #[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small> #[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small> #[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small> #[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small> #[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small> #[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small> #[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small> #[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small> #[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small> #[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small> #[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small> #[[Maccabei]] - <small>2023-05-04</small> #[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small> #[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small> #[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small> #[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small> #[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small> #[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small> #[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small> #[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small> #[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small> #[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small> #[[Animosità]] - <small>2024-03-13</small> #[[Traci]] - <small>2024-06-25</small> #[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small> #[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small> #[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small> #[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small> #[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small> #[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small> #[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small> #[[Basalto]] - <small>2025-04-23</small> #[[Pomice]] - <small>2025-04-24</small> #[[Feldspato]] - <small>2025-04-24</small> #[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small> #[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small> #[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small> #[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small> #[[Vulcanello]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Basiluzzo]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Salina]] - <small>2025-06-17</small> #[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small> #[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small> #[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small> #[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small> #[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small> #[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small> #[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small> #[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small> #[[Cremasco]] - <small>2025-07-24</small> #[[Quattro elementi]] - <small>2025-07-31</small> #[[Candia]] - <small>2025-09-02</small> #[[Malvasia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Cocciniglia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Rondine riparia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Domodossola]] - <small>2025-09-11</small> #[[Scilla (Italia)]] - <small>2025-09-11</small> #[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small> #[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small> #[[Flora]] - <small>2025-09-24</small> #[[Vegetazione]] - <small>2025-09-24</small> #[[Legge del taglione]] - <small>2025-09-25</small> #[[Grazia (diritto)]] - <small>2025-09-25</small> #[[Fanano]] - <small>2025-10-03</small> #[[Val di Chiana]] - <small>2025-10-03</small> #[[Pila di Volta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Lampreda]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carcere minorile]] - <small>2025-11-05</small> #[[Enfiteusi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Duomo di Como]] - <small>2025-12-18</small> #[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small> #[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small> #[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small> #[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small> #[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small> #[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small> #[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small> #[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small> #[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small> #[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small> #[[Modone]] - <small>2026-01-29</small> #[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small> #[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small> #[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small> #[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small> #[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small> #[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small> #[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small> #[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small> #[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small> #[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small> #[[Psara]] - <small>2026-02-24</small> #[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small> #[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small> #[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small> #[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small> #[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small> #[[Erice]] - <small>2026-03-16</small> #[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small> #[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small> #[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small> #[[Platani]] - <small>2026-03-19</small> #[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small> #[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small> #[[Livella]] - <small>2026-03-26</small> #[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small> #[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small> #[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small> #[[Licata]] - <small>2026-04-21</small> #[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small> #[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small> #[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small> #[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small> #[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small> #[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small> #[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small> #[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small> #[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small> #[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small> #[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small> #[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small> #[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small> #[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small> #[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small> #[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small> #[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small> #[[Masera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small> #[[Toce]] - <small>2026-06-09</small> #[[Marmo di Candoglia]] - <small>2026-06-09</small> #[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small> #[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small> #[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small> #[[Rift Albertino]] - <small>2026-06-10</small> #[[Abbazia di Novalesa]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valle Antrona]] - <small>2026-06-11</small> #[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small> #[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small> #[[Cannero Riviera]] - <small>2026-06-11</small> #[[Massiccio del San Gottardo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Bullicame]] - <small>2026-06-11</small> #[[Fitoliti]] - <small>2026-06-11</small> #[[Anfibolite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Acquamarina (minerale)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Alabastro]] - <small>2026-06-11</small> #[[Amianto]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lazulite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lago Bujuku]] - <small>2026-06-16</small> #[[Belemnite]] - <small>2026-06-16</small> #[[Diaspro]] - <small>2026-06-16</small> #[[Quarzo]] - <small>2026-06-16</small> #[[Via Aurelia]] - <small>2026-06-16</small> #[[Isola Bisentina]] - <small>2026-06-16</small> #[[Cortona]] - <small>2026-06-16</small> #[[Narni]] - <small>2026-06-16</small> #[[Andro (Grecia)]] - <small>2026-06-18</small> #[[Albenga]] - <small>2026-06-18</small> #[[Damietta]] - <small>2026-06-18</small> #[[Quarzo rutilato]] - <small>2026-06-18</small> #[[Aleppo]] - <small>2026-06-23</small> #[[Ivrea]] - <small>2026-06-23</small> #[[Gozo]] - <small>2026-06-23</small> #[[Atacamite]] - <small>2026-06-23</small> #[[Istituto veneto di scienze, lettere ed arti]] - <small>2026-06-24</small> #[[Castello di Buccione]] - <small>2026-06-26</small> #[[Omegna]] - <small>2026-06-26</small> #[[Gravellona Toce]] - <small>2026-06-26</small> #[[Valle Strona]] - <small>2026-06-26</small> ===Raccolte=== #[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small> #[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small> #[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small> ===Opere=== #[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small> #[[Algurisimo]] - <small>2021-11-10</small> ===In altre lingue=== #[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small> #[[:es:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small> #[[:fr:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small> #[[:la:Athanasius Kircherus]] - <small>2021-10-13</small> {{div col end}} mrv856w9rlpty61qrcp2gg5cndvkuf8 1418304 1418301 2026-06-26T13:08:39Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1418304 wikitext text/x-wiki ==Voci create nell'ambito del progetto BEIC== {{vedi anche|w:Progetto:GLAM/BEIC}} Elenco delle voci create su Wikiquote nell'ambito del [[w:Progetto:GLAM/BEIC|progetto BEIC]], a partire da materiale messo a disposizione dalla [[w:Biblioteca europea di informazione e cultura|Fondazione BEIC]]. Totali: '''975 voci'''<!--, di cui 1 in inglese, 1 in spagnolo, 1 in francese e 1 in latino-->. {{div col}} ===Persone=== #[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small> #[[Giambattista Vasco]] - <small>2021-08-18</small> #[[Stefano da San Gregorio]] - <small>2021-08-29</small> #[[Christoph Scheiner]] - <small>2021-08-30</small> #[[Gian Rinaldo Carli]] - <small>2021-09-01</small> #[[Vittorio Saraceno]] - <small>2021-09-05</small> #[[Federico Sanvitale]] - <small>2021-09-06</small> #[[Antonio Sangiovanni]] - <small>2021-09-09</small> #[[Francesco Ricci (matematico)]] - <small>2021-09-11</small> #[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]] - <small>2021-09-11</small> #[[Filippo Antonio Revelli]] - <small>2021-09-14</small> #[[Onofrio Puglisi]] - <small>2021-09-22</small> #[[Bartolomeo Pollastri]] - <small>2021-09-23</small> #[[Giovanni Battista Pisani]] - <small>2021-09-27</small> #[[Giovanni Giacomo Pierantoni]] - <small>2021-09-27</small> #[[Italo Zannier]] - <small>2021-09-29</small> #[[Auguste Marmont‎]] - <small>2021-10-11</small> #[[Giovanni Biagio Amico‎]] - <small>2021-10-11</small> #[[Stefano degli Angeli]] - <small>2021-10-12</small> #[[Benedetto degli Alessandri]] - <small>2021-10-14</small> #[[Angelo da Vallombrosa]] - <small>2021-10-14</small> #[[Domenico Benivieni]] - <small>2021-10-14</small> #[[Pietro di Fabrizio Accolti]] - <small>2021-10-15</small> #[[Antonio Adamucci]] - <small>2021-10-15</small> #[[Bernardino Baldi]] - <small>2021-10-15</small> #[[Cosimo Bartoli]] - <small>2021-10-15</small> #[[Giusto Bellavitis]] - <small>2021-10-15</small> #[[Silvio Belli]] - <small>2021-10-15</small> #[[Abū-Ṭālib Ḫān]] - <small>2021-10-15</small> #[[Antonio Maria Bordoni]] - <small>2021-10-18</small> #[[Francesco Saverio Brunetti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Filippo Calandri]] - <small>2021-10-18</small> #[[Stanislao Canovai]] - <small>2021-10-18</small> #[[Sigismondo Alberghetti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giuseppe Antonio Alberti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giuseppe Averani]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giovanni Maria Bonardo]] - <small>2021-10-18</small> #[[Lorenzo Camerano]] - <small>2021-10-19</small> #[[Giuseppe Campani]] - <small>2021-10-19</small> #[[Domenico Martinelli]] - <small>2021-10-20</small> #[[Luigi Ferdinando Marsili]] - <small>2021-10-20</small> #[[Angelo Marchetti]] - <small>2021-10-20</small> #[[Carlo Antonio Manzini]] - <small>2021-10-20</small> #[[Antonio Maria Lorgna]] - <small>2021-10-20</small> #[[Bernardo Pulci]] - <small>2021-10-21</small> #[[Gustavo Bucchia]] - <small>2021-10-22</small> #[[Serafino Calindri]] - <small>2021-10-22</small> #[[Roberto Valturio]] - <small>2021-10-22</small> #[[Niccolò da Osimo]] - <small>2021-10-22</small> #[[Alberto Pappiani]] - <small>2021-10-25</small> #[[Raimondo da Capua]] - <small>2021-10-25</small> #[[Giordano Ruffo]] - <small>2021-10-25</small> #[[Panfilo Sasso]] - <small>2021-10-25</small> #[[Schiavo di Bari]] - <small>2021-10-25</small> #[[Serafino de' Cimminelli]] - <small>2021-10-25</small> #[[Giorgio Summaripa]] - <small>2021-10-25</small> #[[Girolamo Manfredi]] - <small>2021-10-25</small> #[[Gabriele Capodilista]] - <small>2021-10-25</small> #[[Lorenzo Spirito Gualtieri]] - <small>2021-10-26</small> #[[Guglielmo da Saliceto]] - <small>2021-10-26</small> #[[Jacopo da Cessole]] - <small>2021-10-26</small> #[[Antonio Matani]] - <small>2021-10-26</small> #[[Carlo Matteucci]] - <small>2021-10-26</small> #[[Pedro de Medina]] - <small>2021-10-26</small> #[[Friedrich Accum]] - <small>2021-10-27</small> #[[George Biddell Airy]] - <small>2021-10-27</small> #[[Joachim d'Alencé]] - <small>2021-10-27</small> #[[Carlo Amoretti]] - <small>2021-10-27</small> #[[Giovanni Antonelli (astronomo)]] - <small>2021-10-27</small> #[[Torbern Olof Bergman]] - <small>2021-10-27</small> #[[Belsazar Hacquet]] - <small>2021-10-27</small> #[[George Atwood]] - <small>2021-10-27</small> #[[Friederich Münter]] - <small>2021-10-27</small> #[[Franz Schott]] - <small>2021-10-28</small> #[[Lazzaro Spallanzani]] - <small>2021-10-28</small> #[[Isaac Abrabanel]] - <small>2021-10-28</small> #[[Giason Denores]] - <small>2021-10-29</small> #[[Juan de Jarava]] - <small>2021-10-29</small> #[[Alessandro Pascoli]] - <small>2021-10-29</small> #[[Euforbo]] - <small>2021-11-02</small> #[[Zaccaria Scolastico]] - <small>2021-11-02</small> #[[Battista Fregoso (1450-1505)]] - <small>2021-11-02</small> #[[Ugo Benci]] - <small>2021-11-04</small> #[[Jacopo Filippo Foresti]] - <small>2021-11-04</small> #[[Feo Belcari]] - <small>2021-11-08</small> #[[Pompeo Baldasseroni]] - <small>2021-11-08</small> #[[Sallustio Bandini]] - <small>2021-11-08</small> #[[Lodovico Bianchini]] - <small>2021-11-09</small> #[[Vladislav Iosifovič Bortkevič]] - <small>2021-11-09</small> #[[Richard Cantillon]] - <small>2021-11-09</small> #[[John Bates Clark]] - <small>2021-11-09</small> #[[Salvatore Cognetti de Martiis]] - <small>2021-11-09</small> #[[Girolamo Francesco Cristiani]] - <small>2021-11-10</small> #[[Alfons Dopsch]] - <small>2021-11-10</small> #[[Ruggero Giuseppe Boscovich]] - <small>2021-11-10</small> #[[Pietro Antonio Cataldi]] - <small>2021-11-10</small> #[[Ambrogio Contarini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Tavelli]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Colombini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Pagnini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Rhazes]] - <small>2021-11-15</small> #[[Antonio Pace]] - <small>2021-11-19</small> #[[Joseph-François Marie]] - <small>2021-11-29</small> #[[Alessandro Marchetti (matematico)]] - <small>2021-12-01</small> #[[Giambattista Magistrini]] - <small>2021-12-01</small> #[[Agostino Maccari]] - <small>2021-12-10</small> #[[Antonio Ludeña]] - <small>2021-12-12</small> #[[Doroteo Alimari]] - <small>2022-01-13</small> #[[Alessandro Canobbio]] - <small>2022-01-13</small> #[[Camillo Leonardi]] - <small>2022-01-21</small> #[[Ascanio Centorio Degli Ortensi]] - <small>2022-01-28</small> #[[Domenico Griminelli]] - <small>2022-02-02</small> #[[Guglielmo Gargiolli]] - <small>2022-02-03</small> #[[Giovanni Battista Gallicciolli]] - <small>2022-02-04</small> #[[Guglielmo Grataroli]] - <small>2022-02-04</small> #[[Donato Calvi]] - <small>2022-02-04</small> #[[Flegomene]] - <small>2022-02-07</small> #[[Francesco Fuoco]] - <small>2022-02-19</small> #[[Francesco dal Sole]] - <small>2022-03-03</small> #[[Nicolao Colletti]] - <small>2022-03-12</small> #[[Cristoforo Clavio]] - <small>2022-03-17</small> #[[Jacques Peletier du Mans]] - <small>2022-03-17</small> #[[Pietro Apiano]] - <small>2022-03-18</small> #[[Francesco Cigalini]] - <small>2022-03-18</small> #[[Scipione Chiaramonti]] - <small>2022-03-23</small> #[[Antonio Brognoli]] - <small>2022-03-26</small> #[[Giuseppe Davia]] - <small>2022-03-30</small> #[[Francesco Vandelli (astronomo)]] - <small>2022-03-30</small> #[[Giuseppe Vergani]] - <small>2022-04-01</small> #[[Giovanni Camilla]] - <small>2022-04-04</small> #[[Pompeo Colonna (scrittore)]] - <small>2022-04-07</small> #[[Luigi Castiglioni (botanico)]] - <small>2022-04-07</small> #[[Guidobaldo Del Monte]] - <small>2022-04-08</small> #[[Federico Commandino]] - <small>2022-04-08</small> #[[Teone di Alessandria]] - <small>2022-04-09</small> #[[Francesco Maria II Della Rovere]] - <small>2022-04-11</small> #[[Pappo di Alessandria]] - <small>2022-04-12</small> #[[Sereno di Antinopoli]] - <small>2022-04-13</small> #[[Eutocio]] - <small>2022-04-13</small> #[[Alonso de Fuentes]] - <small>2022-04-15</small> #[[Francesco Zantedeschi]] - <small>2022-04-19</small> #[[Famiano Michelini]] - <small>2022-04-26</small> #[[Gregorio Bressani]] - <small>2022-05-02</small> #[[Francesco Eschinardi]] - <small>2022-05-13</small> #[[Andrea Zambelli (economista)]] - <small>2022-05-27</small> #[[Francesco Ginanni]] - <small>2022-07-25</small> #[[Elia Lombardini]] - <small>2022-08-22</small> #[[Leone Ebreo]] - <small>2022-11-18</small> #[[Jacopo Belgrado]] - <small>2022-12-29</small> #[[Jean-Baptiste Biot]] - <small>2022-12-29</small> #[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small> #[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small> #[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small> #[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small> #[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small> #[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small> #[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small> #[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small> #[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small> #[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small> #[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small> #[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small> #[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small> #[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small> #[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small> #[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small> #[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small> #[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small> #[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small> #[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small> #[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small> #[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small> #[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small> #[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small> #[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small> #[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small> #[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small> #[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small> #[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small> #[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small> #[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small> #[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small> #[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small> #[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small> #[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small> #[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small> #[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small> #[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small> #[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small> #[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small> #[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small> #[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small> #[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small> #[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small> #[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small> #[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small> #[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small> #[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small> #[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small> #[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small> #[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small> #[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small> #[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small> #[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small> #[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small> #[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small> #[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small> #[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small> #[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small> #[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small> #[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small> #[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small> #[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small> #[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small> #[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small> #[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small> #[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small> #[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small> #[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small> #[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small> #[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small> #[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small> #[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small> #[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small> #[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small> #[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small> #[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small> #[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small> #[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small> #[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small> #[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small> #[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small> #[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small> #[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small> #[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small> #[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small> #[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small> #[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small> #[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small> #[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small> #[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small> #[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small> #[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small> #[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small> #[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small> #[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small> #[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small> #[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small> #[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small> #[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small> #[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small> #[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small> #[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small> #[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small> #[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small> #[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small> #[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small> #[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small> #[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small> #[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small> #[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small> #[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small> #[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small> #[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small> #[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small> #[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small> #[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small> #[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small> #[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small> #[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small> #[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small> #[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small> #[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small> #[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small> #[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small> #[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small> #[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small> #[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small> #[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small> #[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small> #[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small> #[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small> #[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small> #[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small> #[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small> #[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small> #[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small> #[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small> #[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small> #[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small> #[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small> #[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small> #[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small> #[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small> #[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small> #[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small> #[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small> #[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small> #[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small> #[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small> #[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small> #[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small> #[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small> #[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small> #[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small> #[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small> #[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small> #[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small> #[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small> #[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small> #[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small> #[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small> #[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small> #[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small> #[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small> #[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small> #[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small> #[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small> #[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small> #[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small> #[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small> #[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small> #[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small> #[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small> #[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small> #[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small> #[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small> #[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small> #[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small> #[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small> #[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small> #[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small> #[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small> #[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small> #[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small> #[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small> #[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small> #[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small> #[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small> #[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small> #[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small> #[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small> #[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small> #[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small> #[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small> #[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small> #[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small> #[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small> #[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small> #[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small> #[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small> #[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small> #[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small> #[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small> #[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small> #[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small> #[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small> #[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small> #[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small> #[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small> #[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small> #[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small> #[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small> #[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small> #[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small> #[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small> #[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small> #[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small> #[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small> #[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small> #[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small> #[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small> #[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small> #[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small> #[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small> #[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small> #[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small> #[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small> #[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small> #[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small> #[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small> #[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small> #[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small> #[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small> #[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small> #[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small> #[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small> #[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small> #[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small> #[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small> #[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small> #[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small> #[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small> #[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small> #[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small> #[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small> #[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small> #[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small> #[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small> #[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small> #[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small> #[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small> #[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small> #[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small> #[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small> #[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small> #[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small> #[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small> #[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small> #[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small> #[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small> #[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small> #[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small> #[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small> #[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small> #[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small> #[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small> #[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small> #[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small> #[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small> #[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small> #[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small> #[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small> #[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small> #[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small> #[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small> #[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small> #[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small> #[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small> #[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small> #[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small> #[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small> #[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small> #[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small> #[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small> #[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small> #[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small> #[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small> #[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small> #[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small> #[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small> #[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small> #[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small> #[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small> #[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small> #[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small> #[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small> #[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small> #[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small> #[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small> #[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small> #[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small> #[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small> #[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small> #[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small> #[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small> #[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small> #[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small> #[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small> #[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small> #[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small> #[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small> #[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small> #[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small> #[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small> #[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small> #[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small> #[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small> #[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small> #[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small> #[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small> #[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small> #[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small> #[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small> #[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small> #[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small> #[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small> #[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small> #[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small> #[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small> #[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small> #[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small> #[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small> #[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small> #[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small> #[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small> #[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small> #[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small> #[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small> #[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small> #[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small> #[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small> #[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small> #[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small> #[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small> #[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small> #[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small> #[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small> #[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small> #[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small> #[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small> #[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small> #[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small> #[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small> #[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small> #[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small> #[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small> #[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small> #[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small> #[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small> #[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small> #[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small> #[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small> #[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small> #[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small> #[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small> #[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small> #[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small> #[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small> #[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small> #[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small> #[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small> #[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small> #[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small> #[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small> #[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small> #[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small> #[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small> #[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small> #[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small> #[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small> #[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small> #[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small> #[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small> #[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small> #[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small> #[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small> #[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small> #[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small> #[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small> #[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small> #[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small> #[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small> #[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small> #[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small> #[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small> #[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small> #[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small> #[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small> #[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small> #[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small> #[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small> #[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small> #[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small> #[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small> #[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small> #[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small> #[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small> #[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small> #[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small> #[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small> #[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small> #[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small> #[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small> #[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small> #[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small> #[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small> #[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small> #[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small> #[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small> #[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small> #[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small> #[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small> #[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small> #[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small> #[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small> #[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small> #[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small> #[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small> #[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small> #[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small> #[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small> #[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small> #[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small> #[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small> #[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small> #[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small> #[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small> #[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small> #[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small> #[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small> #[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small> #[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small> #[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small> #[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small> #[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small> #[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small> #[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small> #[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small> #[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small> #[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small> #[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small> #[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small> #[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small> #[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small> #[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small> #[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small> #[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small> #[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small> #[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small> #[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small> #[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small> #[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small> #[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small> #[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small> #[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small> #[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-25</small> ===Tematiche=== #[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small> #[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small> #[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small> #[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small> #[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small> #[[Palma]] - <small>2021-10-21</small> #[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small> #[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small> #[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small> #[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small> #[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small> #[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small> #[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small> #[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small> #[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small> #[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small> #[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small> #[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small> #[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small> #[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small> #[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small> #[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small> #[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small> #[[Maccabei]] - <small>2023-05-04</small> #[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small> #[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small> #[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small> #[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small> #[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small> #[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small> #[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small> #[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small> #[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small> #[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small> #[[Animosità]] - <small>2024-03-13</small> #[[Traci]] - <small>2024-06-25</small> #[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small> #[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small> #[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small> #[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small> #[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small> #[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small> #[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small> #[[Basalto]] - <small>2025-04-23</small> #[[Pomice]] - <small>2025-04-24</small> #[[Feldspato]] - <small>2025-04-24</small> #[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small> #[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small> #[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small> #[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small> #[[Vulcanello]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Basiluzzo]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Salina]] - <small>2025-06-17</small> #[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small> #[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small> #[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small> #[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small> #[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small> #[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small> #[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small> #[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small> #[[Cremasco]] - <small>2025-07-24</small> #[[Quattro elementi]] - <small>2025-07-31</small> #[[Candia]] - <small>2025-09-02</small> #[[Malvasia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Cocciniglia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Rondine riparia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Domodossola]] - <small>2025-09-11</small> #[[Scilla (Italia)]] - <small>2025-09-11</small> #[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small> #[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small> #[[Flora]] - <small>2025-09-24</small> #[[Vegetazione]] - <small>2025-09-24</small> #[[Legge del taglione]] - <small>2025-09-25</small> #[[Grazia (diritto)]] - <small>2025-09-25</small> #[[Fanano]] - <small>2025-10-03</small> #[[Val di Chiana]] - <small>2025-10-03</small> #[[Pila di Volta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Lampreda]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carcere minorile]] - <small>2025-11-05</small> #[[Enfiteusi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Duomo di Como]] - <small>2025-12-18</small> #[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small> #[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small> #[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small> #[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small> #[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small> #[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small> #[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small> #[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small> #[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small> #[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small> #[[Modone]] - <small>2026-01-29</small> #[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small> #[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small> #[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small> #[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small> #[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small> #[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small> #[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small> #[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small> #[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small> #[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small> #[[Psara]] - <small>2026-02-24</small> #[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small> #[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small> #[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small> #[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small> #[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small> #[[Erice]] - <small>2026-03-16</small> #[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small> #[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small> #[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small> #[[Platani]] - <small>2026-03-19</small> #[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small> #[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small> #[[Livella]] - <small>2026-03-26</small> #[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small> #[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small> #[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small> #[[Licata]] - <small>2026-04-21</small> #[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small> #[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small> #[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small> #[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small> #[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small> #[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small> #[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small> #[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small> #[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small> #[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small> #[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small> #[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small> #[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small> #[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small> #[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small> #[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small> #[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small> #[[Masera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small> #[[Toce]] - <small>2026-06-09</small> #[[Marmo di Candoglia]] - <small>2026-06-09</small> #[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small> #[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small> #[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small> #[[Rift Albertino]] - <small>2026-06-10</small> #[[Abbazia di Novalesa]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valle Antrona]] - <small>2026-06-11</small> #[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small> #[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small> #[[Cannero Riviera]] - <small>2026-06-11</small> #[[Massiccio del San Gottardo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Bullicame]] - <small>2026-06-11</small> #[[Fitoliti]] - <small>2026-06-11</small> #[[Anfibolite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Acquamarina (minerale)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Alabastro]] - <small>2026-06-11</small> #[[Amianto]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lazulite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lago Bujuku]] - <small>2026-06-16</small> #[[Belemnite]] - <small>2026-06-16</small> #[[Diaspro]] - <small>2026-06-16</small> #[[Quarzo]] - <small>2026-06-16</small> #[[Via Aurelia]] - <small>2026-06-16</small> #[[Isola Bisentina]] - <small>2026-06-16</small> #[[Cortona]] - <small>2026-06-16</small> #[[Narni]] - <small>2026-06-16</small> #[[Andro (Grecia)]] - <small>2026-06-18</small> #[[Albenga]] - <small>2026-06-18</small> #[[Damietta]] - <small>2026-06-18</small> #[[Quarzo rutilato]] - <small>2026-06-18</small> #[[Aleppo]] - <small>2026-06-23</small> #[[Ivrea]] - <small>2026-06-23</small> #[[Gozo]] - <small>2026-06-23</small> #[[Atacamite]] - <small>2026-06-23</small> #[[Istituto veneto di scienze, lettere ed arti]] - <small>2026-06-24</small> #[[Castello di Buccione]] - <small>2026-06-26</small> #[[Omegna]] - <small>2026-06-26</small> #[[Gravellona Toce]] - <small>2026-06-26</small> #[[Valle Strona]] - <small>2026-06-26</small> #[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small> #[[Quarna Sotto]] - <small>2026-06-26</small> ===Raccolte=== #[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small> #[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small> #[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small> ===Opere=== #[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small> #[[Algurisimo]] - <small>2021-11-10</small> ===In altre lingue=== #[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small> #[[:es:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small> #[[:fr:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small> #[[:la:Athanasius Kircherus]] - <small>2021-10-13</small> {{div col end}} m9z84cfckguk1s9dz0q5e3zrvons7ey 1418333 1418304 2026-06-26T13:28:46Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1418333 wikitext text/x-wiki ==Voci create nell'ambito del progetto BEIC== {{vedi anche|w:Progetto:GLAM/BEIC}} Elenco delle voci create su Wikiquote nell'ambito del [[w:Progetto:GLAM/BEIC|progetto BEIC]], a partire da materiale messo a disposizione dalla [[w:Biblioteca europea di informazione e cultura|Fondazione BEIC]]. Totali: '''976 voci'''<!--, di cui 1 in inglese, 1 in spagnolo, 1 in francese e 1 in latino-->. {{div col}} ===Persone=== #[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small> #[[Giambattista Vasco]] - <small>2021-08-18</small> #[[Stefano da San Gregorio]] - <small>2021-08-29</small> #[[Christoph Scheiner]] - <small>2021-08-30</small> #[[Gian Rinaldo Carli]] - <small>2021-09-01</small> #[[Vittorio Saraceno]] - <small>2021-09-05</small> #[[Federico Sanvitale]] - <small>2021-09-06</small> #[[Antonio Sangiovanni]] - <small>2021-09-09</small> #[[Francesco Ricci (matematico)]] - <small>2021-09-11</small> #[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]] - <small>2021-09-11</small> #[[Filippo Antonio Revelli]] - <small>2021-09-14</small> #[[Onofrio Puglisi]] - <small>2021-09-22</small> #[[Bartolomeo Pollastri]] - <small>2021-09-23</small> #[[Giovanni Battista Pisani]] - <small>2021-09-27</small> #[[Giovanni Giacomo Pierantoni]] - <small>2021-09-27</small> #[[Italo Zannier]] - <small>2021-09-29</small> #[[Auguste Marmont‎]] - <small>2021-10-11</small> #[[Giovanni Biagio Amico‎]] - <small>2021-10-11</small> #[[Stefano degli Angeli]] - <small>2021-10-12</small> #[[Benedetto degli Alessandri]] - <small>2021-10-14</small> #[[Angelo da Vallombrosa]] - <small>2021-10-14</small> #[[Domenico Benivieni]] - <small>2021-10-14</small> #[[Pietro di Fabrizio Accolti]] - <small>2021-10-15</small> #[[Antonio Adamucci]] - <small>2021-10-15</small> #[[Bernardino Baldi]] - <small>2021-10-15</small> #[[Cosimo Bartoli]] - <small>2021-10-15</small> #[[Giusto Bellavitis]] - <small>2021-10-15</small> #[[Silvio Belli]] - <small>2021-10-15</small> #[[Abū-Ṭālib Ḫān]] - <small>2021-10-15</small> #[[Antonio Maria Bordoni]] - <small>2021-10-18</small> #[[Francesco Saverio Brunetti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Filippo Calandri]] - <small>2021-10-18</small> #[[Stanislao Canovai]] - <small>2021-10-18</small> #[[Sigismondo Alberghetti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giuseppe Antonio Alberti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giuseppe Averani]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giovanni Maria Bonardo]] - <small>2021-10-18</small> #[[Lorenzo Camerano]] - <small>2021-10-19</small> #[[Giuseppe Campani]] - <small>2021-10-19</small> #[[Domenico Martinelli]] - <small>2021-10-20</small> #[[Luigi Ferdinando Marsili]] - <small>2021-10-20</small> #[[Angelo Marchetti]] - <small>2021-10-20</small> #[[Carlo Antonio Manzini]] - <small>2021-10-20</small> #[[Antonio Maria Lorgna]] - <small>2021-10-20</small> #[[Bernardo Pulci]] - <small>2021-10-21</small> #[[Gustavo Bucchia]] - <small>2021-10-22</small> #[[Serafino Calindri]] - <small>2021-10-22</small> #[[Roberto Valturio]] - <small>2021-10-22</small> #[[Niccolò da Osimo]] - <small>2021-10-22</small> #[[Alberto Pappiani]] - <small>2021-10-25</small> #[[Raimondo da Capua]] - <small>2021-10-25</small> #[[Giordano Ruffo]] - <small>2021-10-25</small> #[[Panfilo Sasso]] - <small>2021-10-25</small> #[[Schiavo di Bari]] - <small>2021-10-25</small> #[[Serafino de' Cimminelli]] - <small>2021-10-25</small> #[[Giorgio Summaripa]] - <small>2021-10-25</small> #[[Girolamo Manfredi]] - <small>2021-10-25</small> #[[Gabriele Capodilista]] - <small>2021-10-25</small> #[[Lorenzo Spirito Gualtieri]] - <small>2021-10-26</small> #[[Guglielmo da Saliceto]] - <small>2021-10-26</small> #[[Jacopo da Cessole]] - <small>2021-10-26</small> #[[Antonio Matani]] - <small>2021-10-26</small> #[[Carlo Matteucci]] - <small>2021-10-26</small> #[[Pedro de Medina]] - <small>2021-10-26</small> #[[Friedrich Accum]] - <small>2021-10-27</small> #[[George Biddell Airy]] - <small>2021-10-27</small> #[[Joachim d'Alencé]] - <small>2021-10-27</small> #[[Carlo Amoretti]] - <small>2021-10-27</small> #[[Giovanni Antonelli (astronomo)]] - <small>2021-10-27</small> #[[Torbern Olof Bergman]] - <small>2021-10-27</small> #[[Belsazar Hacquet]] - <small>2021-10-27</small> #[[George Atwood]] - <small>2021-10-27</small> #[[Friederich Münter]] - <small>2021-10-27</small> #[[Franz Schott]] - <small>2021-10-28</small> #[[Lazzaro Spallanzani]] - <small>2021-10-28</small> #[[Isaac Abrabanel]] - <small>2021-10-28</small> #[[Giason Denores]] - <small>2021-10-29</small> #[[Juan de Jarava]] - <small>2021-10-29</small> #[[Alessandro Pascoli]] - <small>2021-10-29</small> #[[Euforbo]] - <small>2021-11-02</small> #[[Zaccaria Scolastico]] - <small>2021-11-02</small> #[[Battista Fregoso (1450-1505)]] - <small>2021-11-02</small> #[[Ugo Benci]] - <small>2021-11-04</small> #[[Jacopo Filippo Foresti]] - <small>2021-11-04</small> #[[Feo Belcari]] - <small>2021-11-08</small> #[[Pompeo Baldasseroni]] - <small>2021-11-08</small> #[[Sallustio Bandini]] - <small>2021-11-08</small> #[[Lodovico Bianchini]] - <small>2021-11-09</small> #[[Vladislav Iosifovič Bortkevič]] - <small>2021-11-09</small> #[[Richard Cantillon]] - <small>2021-11-09</small> #[[John Bates Clark]] - <small>2021-11-09</small> #[[Salvatore Cognetti de Martiis]] - <small>2021-11-09</small> #[[Girolamo Francesco Cristiani]] - <small>2021-11-10</small> #[[Alfons Dopsch]] - <small>2021-11-10</small> #[[Ruggero Giuseppe Boscovich]] - <small>2021-11-10</small> #[[Pietro Antonio Cataldi]] - <small>2021-11-10</small> #[[Ambrogio Contarini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Tavelli]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Colombini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Pagnini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Rhazes]] - <small>2021-11-15</small> #[[Antonio Pace]] - <small>2021-11-19</small> #[[Joseph-François Marie]] - <small>2021-11-29</small> #[[Alessandro Marchetti (matematico)]] - <small>2021-12-01</small> #[[Giambattista Magistrini]] - <small>2021-12-01</small> #[[Agostino Maccari]] - <small>2021-12-10</small> #[[Antonio Ludeña]] - <small>2021-12-12</small> #[[Doroteo Alimari]] - <small>2022-01-13</small> #[[Alessandro Canobbio]] - <small>2022-01-13</small> #[[Camillo Leonardi]] - <small>2022-01-21</small> #[[Ascanio Centorio Degli Ortensi]] - <small>2022-01-28</small> #[[Domenico Griminelli]] - <small>2022-02-02</small> #[[Guglielmo Gargiolli]] - <small>2022-02-03</small> #[[Giovanni Battista Gallicciolli]] - <small>2022-02-04</small> #[[Guglielmo Grataroli]] - <small>2022-02-04</small> #[[Donato Calvi]] - <small>2022-02-04</small> #[[Flegomene]] - <small>2022-02-07</small> #[[Francesco Fuoco]] - <small>2022-02-19</small> #[[Francesco dal Sole]] - <small>2022-03-03</small> #[[Nicolao Colletti]] - <small>2022-03-12</small> #[[Cristoforo Clavio]] - <small>2022-03-17</small> #[[Jacques Peletier du Mans]] - <small>2022-03-17</small> #[[Pietro Apiano]] - <small>2022-03-18</small> #[[Francesco Cigalini]] - <small>2022-03-18</small> #[[Scipione Chiaramonti]] - <small>2022-03-23</small> #[[Antonio Brognoli]] - <small>2022-03-26</small> #[[Giuseppe Davia]] - <small>2022-03-30</small> #[[Francesco Vandelli (astronomo)]] - <small>2022-03-30</small> #[[Giuseppe Vergani]] - <small>2022-04-01</small> #[[Giovanni Camilla]] - <small>2022-04-04</small> #[[Pompeo Colonna (scrittore)]] - <small>2022-04-07</small> #[[Luigi Castiglioni (botanico)]] - <small>2022-04-07</small> #[[Guidobaldo Del Monte]] - <small>2022-04-08</small> #[[Federico Commandino]] - <small>2022-04-08</small> #[[Teone di Alessandria]] - <small>2022-04-09</small> #[[Francesco Maria II Della Rovere]] - <small>2022-04-11</small> #[[Pappo di Alessandria]] - <small>2022-04-12</small> #[[Sereno di Antinopoli]] - <small>2022-04-13</small> #[[Eutocio]] - <small>2022-04-13</small> #[[Alonso de Fuentes]] - <small>2022-04-15</small> #[[Francesco Zantedeschi]] - <small>2022-04-19</small> #[[Famiano Michelini]] - <small>2022-04-26</small> #[[Gregorio Bressani]] - <small>2022-05-02</small> #[[Francesco Eschinardi]] - <small>2022-05-13</small> #[[Andrea Zambelli (economista)]] - <small>2022-05-27</small> #[[Francesco Ginanni]] - <small>2022-07-25</small> #[[Elia Lombardini]] - <small>2022-08-22</small> #[[Leone Ebreo]] - <small>2022-11-18</small> #[[Jacopo Belgrado]] - <small>2022-12-29</small> #[[Jean-Baptiste Biot]] - <small>2022-12-29</small> #[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small> #[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small> #[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small> #[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small> #[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small> #[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small> #[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small> #[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small> #[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small> #[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small> #[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small> #[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small> #[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small> #[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small> #[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small> #[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small> #[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small> #[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small> #[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small> #[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small> #[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small> #[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small> #[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small> #[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small> #[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small> #[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small> #[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small> #[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small> #[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small> #[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small> #[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small> #[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small> #[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small> #[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small> #[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small> #[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small> #[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small> #[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small> #[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small> #[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small> #[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small> #[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small> #[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small> #[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small> #[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small> #[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small> #[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small> #[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small> #[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small> #[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small> #[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small> #[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small> #[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small> #[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small> #[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small> #[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small> #[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small> #[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small> #[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small> #[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small> #[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small> #[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small> #[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small> #[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small> #[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small> #[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small> #[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small> #[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small> #[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small> #[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small> #[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small> #[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small> #[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small> #[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small> #[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small> #[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small> #[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small> #[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small> #[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small> #[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small> #[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small> #[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small> #[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small> #[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small> #[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small> #[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small> #[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small> #[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small> #[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small> #[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small> #[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small> #[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small> #[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small> #[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small> #[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small> #[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small> #[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small> #[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small> #[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small> #[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small> #[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small> #[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small> #[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small> #[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small> #[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small> #[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small> #[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small> #[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small> #[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small> #[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small> #[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small> #[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small> #[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small> #[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small> #[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small> #[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small> #[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small> #[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small> #[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small> #[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small> #[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small> #[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small> #[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small> #[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small> #[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small> #[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small> #[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small> #[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small> #[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small> #[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small> #[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small> #[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small> #[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small> #[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small> #[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small> #[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small> #[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small> #[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small> #[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small> #[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small> #[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small> #[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small> #[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small> #[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small> #[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small> #[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small> #[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small> #[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small> #[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small> #[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small> #[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small> #[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small> #[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small> #[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small> #[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small> #[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small> #[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small> #[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small> #[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small> #[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small> #[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small> #[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small> #[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small> #[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small> #[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small> #[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small> #[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small> #[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small> #[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small> #[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small> #[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small> #[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small> #[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small> #[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small> #[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small> #[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small> #[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small> #[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small> #[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small> #[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small> #[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small> #[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small> #[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small> #[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small> #[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small> #[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small> #[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small> #[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small> #[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small> #[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small> #[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small> #[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small> #[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small> #[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small> #[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small> #[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small> #[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small> #[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small> #[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small> #[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small> #[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small> #[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small> #[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small> #[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small> #[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small> #[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small> #[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small> #[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small> #[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small> #[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small> #[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small> #[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small> #[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small> #[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small> #[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small> #[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small> #[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small> #[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small> #[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small> #[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small> #[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small> #[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small> #[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small> #[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small> #[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small> #[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small> #[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small> #[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small> #[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small> #[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small> #[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small> #[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small> #[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small> #[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small> #[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small> #[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small> #[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small> #[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small> #[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small> #[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small> #[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small> #[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small> #[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small> #[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small> #[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small> #[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small> #[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small> #[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small> #[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small> #[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small> #[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small> #[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small> #[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small> #[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small> #[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small> #[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small> #[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small> #[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small> #[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small> #[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small> #[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small> #[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small> #[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small> #[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small> #[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small> #[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small> #[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small> #[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small> #[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small> #[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small> #[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small> #[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small> #[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small> #[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small> #[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small> #[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small> #[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small> #[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small> #[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small> #[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small> #[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small> #[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small> #[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small> #[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small> #[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small> #[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small> #[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small> #[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small> #[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small> #[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small> #[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small> #[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small> #[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small> #[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small> #[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small> #[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small> #[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small> #[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small> #[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small> #[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small> #[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small> #[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small> #[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small> #[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small> #[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small> #[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small> #[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small> #[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small> #[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small> #[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small> #[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small> #[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small> #[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small> #[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small> #[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small> #[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small> #[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small> #[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small> #[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small> #[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small> #[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small> #[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small> #[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small> #[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small> #[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small> #[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small> #[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small> #[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small> #[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small> #[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small> #[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small> #[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small> #[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small> #[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small> #[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small> #[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small> #[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small> #[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small> #[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small> #[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small> #[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small> #[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small> #[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small> #[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small> #[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small> #[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small> #[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small> #[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small> #[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small> #[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small> #[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small> #[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small> #[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small> #[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small> #[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small> #[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small> #[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small> #[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small> #[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small> #[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small> #[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small> #[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small> #[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small> #[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small> #[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small> #[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small> #[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small> #[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small> #[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small> #[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small> #[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small> #[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small> #[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small> #[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small> #[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small> #[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small> #[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small> #[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small> #[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small> #[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small> #[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small> #[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small> #[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small> #[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small> #[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small> #[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small> #[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small> #[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small> #[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small> #[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small> #[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small> #[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small> #[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small> #[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small> #[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small> #[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small> #[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small> #[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small> #[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small> #[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small> #[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small> #[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small> #[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small> #[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small> #[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small> #[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small> #[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small> #[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small> #[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small> #[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small> #[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small> #[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small> #[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small> #[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small> #[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small> #[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small> #[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small> #[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small> #[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small> #[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small> #[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small> #[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small> #[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small> #[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small> #[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small> #[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small> #[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small> #[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small> #[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small> #[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small> #[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small> #[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small> #[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small> #[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small> #[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small> #[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small> #[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small> #[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small> #[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small> #[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small> #[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small> #[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small> #[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small> #[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small> #[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small> #[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small> #[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small> #[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small> #[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small> #[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small> #[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small> #[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small> #[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small> #[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small> #[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small> #[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small> #[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small> #[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small> #[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small> #[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small> #[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small> #[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small> #[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small> #[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small> #[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small> #[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small> #[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-25</small> ===Tematiche=== #[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small> #[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small> #[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small> #[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small> #[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small> #[[Palma]] - <small>2021-10-21</small> #[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small> #[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small> #[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small> #[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small> #[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small> #[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small> #[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small> #[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small> #[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small> #[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small> #[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small> #[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small> #[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small> #[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small> #[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small> #[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small> #[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small> #[[Maccabei]] - <small>2023-05-04</small> #[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small> #[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small> #[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small> #[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small> #[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small> #[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small> #[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small> #[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small> #[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small> #[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small> #[[Animosità]] - <small>2024-03-13</small> #[[Traci]] - <small>2024-06-25</small> #[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small> #[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small> #[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small> #[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small> #[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small> #[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small> #[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small> #[[Basalto]] - <small>2025-04-23</small> #[[Pomice]] - <small>2025-04-24</small> #[[Feldspato]] - <small>2025-04-24</small> #[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small> #[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small> #[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small> #[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small> #[[Vulcanello]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Basiluzzo]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Salina]] - <small>2025-06-17</small> #[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small> #[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small> #[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small> #[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small> #[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small> #[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small> #[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small> #[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small> #[[Cremasco]] - <small>2025-07-24</small> #[[Quattro elementi]] - <small>2025-07-31</small> #[[Candia]] - <small>2025-09-02</small> #[[Malvasia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Cocciniglia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Rondine riparia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Domodossola]] - <small>2025-09-11</small> #[[Scilla (Italia)]] - <small>2025-09-11</small> #[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small> #[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small> #[[Flora]] - <small>2025-09-24</small> #[[Vegetazione]] - <small>2025-09-24</small> #[[Legge del taglione]] - <small>2025-09-25</small> #[[Grazia (diritto)]] - <small>2025-09-25</small> #[[Fanano]] - <small>2025-10-03</small> #[[Val di Chiana]] - <small>2025-10-03</small> #[[Pila di Volta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Lampreda]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carcere minorile]] - <small>2025-11-05</small> #[[Enfiteusi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Duomo di Como]] - <small>2025-12-18</small> #[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small> #[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small> #[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small> #[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small> #[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small> #[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small> #[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small> #[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small> #[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small> #[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small> #[[Modone]] - <small>2026-01-29</small> #[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small> #[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small> #[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small> #[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small> #[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small> #[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small> #[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small> #[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small> #[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small> #[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small> #[[Psara]] - <small>2026-02-24</small> #[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small> #[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small> #[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small> #[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small> #[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small> #[[Erice]] - <small>2026-03-16</small> #[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small> #[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small> #[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small> #[[Platani]] - <small>2026-03-19</small> #[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small> #[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small> #[[Livella]] - <small>2026-03-26</small> #[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small> #[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small> #[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small> #[[Licata]] - <small>2026-04-21</small> #[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small> #[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small> #[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small> #[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small> #[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small> #[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small> #[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small> #[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small> #[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small> #[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small> #[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small> #[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small> #[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small> #[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small> #[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small> #[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small> #[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small> #[[Masera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small> #[[Toce]] - <small>2026-06-09</small> #[[Marmo di Candoglia]] - <small>2026-06-09</small> #[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small> #[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small> #[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small> #[[Rift Albertino]] - <small>2026-06-10</small> #[[Abbazia di Novalesa]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valle Antrona]] - <small>2026-06-11</small> #[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small> #[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small> #[[Cannero Riviera]] - <small>2026-06-11</small> #[[Massiccio del San Gottardo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Bullicame]] - <small>2026-06-11</small> #[[Fitoliti]] - <small>2026-06-11</small> #[[Anfibolite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Acquamarina (minerale)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Alabastro]] - <small>2026-06-11</small> #[[Amianto]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lazulite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lago Bujuku]] - <small>2026-06-16</small> #[[Belemnite]] - <small>2026-06-16</small> #[[Diaspro]] - <small>2026-06-16</small> #[[Quarzo]] - <small>2026-06-16</small> #[[Via Aurelia]] - <small>2026-06-16</small> #[[Isola Bisentina]] - <small>2026-06-16</small> #[[Cortona]] - <small>2026-06-16</small> #[[Narni]] - <small>2026-06-16</small> #[[Andro (Grecia)]] - <small>2026-06-18</small> #[[Albenga]] - <small>2026-06-18</small> #[[Damietta]] - <small>2026-06-18</small> #[[Quarzo rutilato]] - <small>2026-06-18</small> #[[Aleppo]] - <small>2026-06-23</small> #[[Ivrea]] - <small>2026-06-23</small> #[[Gozo]] - <small>2026-06-23</small> #[[Atacamite]] - <small>2026-06-23</small> #[[Istituto veneto di scienze, lettere ed arti]] - <small>2026-06-24</small> #[[Castello di Buccione]] - <small>2026-06-26</small> #[[Omegna]] - <small>2026-06-26</small> #[[Gravellona Toce]] - <small>2026-06-26</small> #[[Valle Strona]] - <small>2026-06-26</small> #[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small> #[[Quarna Sotto]] - <small>2026-06-26</small> #[[Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso)]] - <small>2026-06-26</small> ===Raccolte=== #[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small> #[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small> #[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small> ===Opere=== #[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small> #[[Algurisimo]] - <small>2021-11-10</small> ===In altre lingue=== #[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small> #[[:es:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small> #[[:fr:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small> #[[:la:Athanasius Kircherus]] - <small>2021-10-13</small> {{div col end}} 9j5djqsfjaxwq393pejh8htuouv1gpy Mario Bonfantini 0 188211 1418353 1389589 2026-06-26T14:10:28Z Gaux 18878 /* Storia della letteratura francese */ wlink 1418353 wikitext text/x-wiki '''Mario Bonfantini''' (1904 – 1978), scrittore, critico letterario e sceneggiatore italiano. ==''Storia della letteratura francese''== *[...] la «filosofia» di [[Voltaire]] non va mai disgiunta dalle sue applicazioni, nel campo della morale sociale, dei problemi religiosi o politici o anche in quello degli sviluppi poetici. Incurante di un «sistema» egli si creò piuttosto una specie di metodo, innestando sul razionalismo [[Cartesio|cartesiano]] ormai diffusissimo l'empirismo di [[John Locke|Locke]] e di [[David Hume|Hume]] [...]. ( (Parte quarta, cap. XIV, p. 135) *La enorme influenza e popolarità di [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]] oltreché all'originalità del suo pensiero fu dovuta al profondo calore di sentimento che anima tutte le sue pagine. (Parte quarta, cap. XIV, p. 138) *{{NDR|[[Marie-Jeanne Riccoboni]]}} [...] superò tutti i colleghi in questo genere di narrazione avventurosa e sentimentale. [...] i suoi libri non mancano di finezza né di verità, anche se troppo spesso enfatici e prolissi. (Parte quarta, cap. XV, p. 164) *{{NDR|[[Marie-Jeanne Roland de la Platière]]}} Le sue memorie, scritte in prigione durante gli ultimi mesi della sua vita, col titolo di ''Appel a l'impartiale postérité'' [...] riunendo a considerazioni filosofiche di carattere strettamente personale, testimonianze storiche e politiche, riflettono con efficacia spesso toccante il suo generoso carattere, e conservano anche un notevole valore documentario. (Parte quarta, cap. XVI, p. 176) *Genialissimo, primo dei moderni nella critica estetica, [[Charles Baudelaire|Baudelaire]] è il temperamento lirico più originale e completo dell'età nostra. (Parte quinta, cap. XXIII, p. 285) *{{NDR|Baudelaire}} Le sue ''Fleurs du Mal'' sono una specie di umana tragedia dove il senso del male e del peccato, le angosce di una suprema chiaroveggenza, il sublime dolore d'una umanissima pietà, tutte le raffinatezze e i tormenti della coscienza moderna vivono nella delicatissima anima di un meditabondo sognatore, sperduto «dans les plis sinueux» della metropoli di cui egli ha cosi bene interpretato il carattere esemplare, Parigi. (Parte quinta, cap. XXIII, p. 285) *{{NDR|[[Gustave Flaubert]]}} Sulle orme dello [[François-René de Chateaubriand|Chateaubriand]], egli fu si può dire il primo a considerare deliberatamente il romanzo come una sorta di poema in prosa, applicandovi quell'ostinato studio dello stile che prima d'allora si pensava riservato ai poeti, quella cura degli effetti ritmici, coloristici e plastici, che spinsero più di un critico letterario a considerarlo «un parnassiano che ha scritto in prosa». (Parte quinta, cap. XXIV, p. 293) *[[Émile Zola|Zola]], più che un creatore di personaggi, si mostra in questi libri {{NDR|i suoi romanzi di maggiore portata artistica e sociale}} un grande evocatore di ambienti, di masse, in un suo stile potente, epico, che lo raccosta a Flaubert, e che è pur capace di grandi delicatezze (specie in certi indimenticabili idilli di adolescenti). Egli si può chiamare un grande «impressionista», nel senso letterario e poetico della parola [...]. (Parte sesta, cap. XXVII, pp. 346-347) *[...] sebbene Zola volesse di proposito astenersi dall'adottare qualunque dottrina politica per salvaguardare la propria obbiettività di osservazione, la sua opera risultò in sostanza una formidabile denuncia di tutti i vizi, le prevaricazioni, le ingiustizie sociali del «sistema borghese». (Parte sesta, cap. XXVII, p. 347) *Il [[Naturalismo (letteratura)|Naturalismo]] deriva chiaramente dal realismo flaubertiano. (Parte sesta, cap. XXVII, p. 347) *Secondo le teorie del Naturalismo, invece {{NDR|del Realismo flaubertiano}}, «la verità dello scrittore e del poeta» in nulla differisce dalla «verità dello scienziato»: il romanziere naturalista non solo si vale di tutte le scoperte della Scienza (medicina, fisiologia, neurologia, studio dell'ambiente sociale e naturale ecc.), ma le applica con lo stesso metodo scientifico, e anzi prosegue il suo lavoro quasi in comunione con lo scienziato, in modo da potergli fornire a sua volta i propri «risultati». (Parte sesta, cap. XXVII, pp. 347-348) *[...] si può riconoscere in Zola una visione del mondo originale: nel senso che per lui l'uomo, a dispetto della sovrastrutture intellettualistiche, culturali e morali, consta di pochi istinti elementari, e cresce sottoposto a pesanti pressioni dell'ambiente, che gli impongono brutalmente la loro autorità e finiscono, alla lunga, per determinare la sua condotta. (Parte sesta, cap. XXVII, p. 348) *[...] la lezione del Naturalismo, di una documentazione accuratissima, di un serio studio fondato non solo sulla fisiologia e sulla storia del costume ma anche di carattere largamente sociologico, ebbe la più grande influenza sull'arte narrativa francese, ed europea ed americana in genere, e alcune sue istanze si possono dire vive ancor oggi. (Parte sesta, cap. XXVII, p. 349) *{{maiuscoletto|[[Marguerite Audoux]]}} [...], autodidatta, operaia e sarta, conquistò Parigi con una delicata narrazione semiautobiografica il cui titolo è tuttora famoso, ''Marie Claire'' (1910). (Parte sesta, cap. XXIX, p. 397) *[...] l'[[Unanimismo]] voleva mettere in rilievo l'«unicità del molteplice» nell'anima dell'umanità, con un senso panico della civiltà umana, della vita del mondo, e un programma politico idealistico-progressista (fratellanza degli uomini, pace universale...). (Parte settima, cap. XXX, p. 432) *Acuto osservatore dei fenomeni politici, convinto democratico e progressista, nemico di ogni guerra sebbene fosse stato valoroso combattente dal 1914 al '18 (''Mars ou La guerre jugée''), [[Émile-Auguste Chartier|Alain]] divenne il teorico della Terza Repubblica in virtù di un limpido trattato, ''Eléments d'une doctrine radicale'' (1925), ed è il solo pensatore di rilevo che abbia difeso in quel periodo le ragioni della democrazia fondata sulla fede nella Ragione e negli «immortali princípi» della Rivoluzione francese, fra i minacciosi assalti delle ideologie estremiste di destra e di sinistra. (Parte settima, cap. XXXI, p. 439) *[...] nel complesso bisogna riconoscere a [[Colette]] un posto eminente fra gli scrittori contemporanei. Quella mistura di libertinaggio e naturismo che è alle origini dell'opera sua, ha dato luogo nei momenti migliori, a una visione della vita come contrasto di elementari istinti e violenti desideri, con una nettezza risoluta che si riflette nello stile: così diretto e preciso da far pronunciare non di rado la parola «classico». (Parte settima, cap. XXXI, p. 442) *[...] la fama di [[Marcel Proust|Proust]] conobbe, dopo il primo periodo di stupita esaltazione, una certa eclisse. Ma egli resta il massimo scrittore francese del nostro secolo. (Parte settima, cap. XXXI, p. 445) ==Bibliografia== *Mario Bonfantini, ''Storia della letteratura francese'', Arnoldo Mondadori editore, Milano, 1965. ==Filmografia== *''[[Piccolo mondo antico (film 1941)|Piccolo mondo antico]]'' (1941) *''[[Malombra (film 1942)|Malombra]]'' (1942) *''[[Tragica notte]]'' (1942) *''[[Un colpo di pistola]]'' (1942) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Bonfantini, Mario}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] [[Categoria:Sceneggiatori italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 88kqsny8rekxvq1w4bu4r2je13xxhy2 Patrick Wilson (attore statunitense) 0 196224 1418308 1226363 2026-06-26T13:12:43Z Spinoziano 2297 /* Filmografia */ 1418308 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Patrick Wilson MFF 2016.jpg|miniatura|Patrick Wilson nel 2016]] '''Patrick Joseph Wilson''' (1973 – vivente), attore statunitense. {{Int|''[https://www.vanityfair.it/show/cinema/2018/01/30/patrick-wilson-intervista-uomo-sul-treno-film Patrick Wilson: «Sono l'anti-star»]''|intervista di Simona Siri, ''vanityfair.it'', 30 gennaio 2018|h=2}} *{{NDR|Su ''[[L'uomo sul treno - The Commuter|L'uomo sul treno]]''}} Un poliziotto che come tutti gli altri protagonisti va incontro a una trasformazione a causa del dilemma che il film pone: metteresti in pericolo qualcuno per guadagnare dei soldi? È un film d'azione, ma ha degli aspetti da thriller hitchcockiano. *{{NDR|Su [[Liam Neeson]]}} Per me è il tipo di attore che incarna come dovrebbe essere una star del cinema. Solido, talentuoso, eclettico, rispettoso di tutti quelli che ha intorno. *{{NDR|Su ''[[L'uomo sul treno - The Commuter|L'uomo sul treno]]''}} Il bello di questo tipo di film è che, partendo da premesse reali e possibili, riesce a portarti in dimensioni inaspettate. *Non per darmi le pacche sulle spalle da solo, ma sono contento di aver fatto film molto diversi tra di loro e di trovarmi a mio agio in tutti i generi. D'altra parte ho iniziato tardi, a 30 anni, molte delle mie scelte sono state dettate dalla voglia di lavorare, più che dal progetto di fare di me una star. ==Filmografia== {{div col}} *''[[Moonfall]]'' (2002) *''[[Passengers - Mistero ad alta quota]]'' (2008) *''[[Watchmen (film)|Watchmen]]'' (2009) *''[[Insidious]]'' (2011) *''[[Young Adult]]'' (2011) *''[[Prometheus (film)|Prometheus]]'' (2012) *''[[L'evocazione - The Conjuring]]'' (2013) *''[[Oltre i confini del male - Insidious 2]]'' (2013) *''[[The Conjuring - Il caso Enfield]]'' (2016) *''[[The Founder]]'' (2016) *''[[Insidious - L'ultima chiave]]'' (2018) *''[[L'uomo sul treno - The Commuter]]'' (2018) *''[[The Nun - La vocazione del male]]'' (2018) *''[[Aquaman (film)|Aquaman]]'' (2018) *''[[Annabelle 3]]'' (2019) *''[[Nell'erba alta]]'' (2019) *''[[The Conjuring - Per ordine del diavolo]]'' (2021) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Wilson, Patrick}} [[Categoria:Attori statunitensi]] dh87hjhm9za7ze51z5iqf2a63jkhizw 1418309 1418308 2026-06-26T13:13:04Z Spinoziano 2297 /* Filmografia */ 1418309 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Patrick Wilson MFF 2016.jpg|miniatura|Patrick Wilson nel 2016]] '''Patrick Joseph Wilson''' (1973 – vivente), attore statunitense. {{Int|''[https://www.vanityfair.it/show/cinema/2018/01/30/patrick-wilson-intervista-uomo-sul-treno-film Patrick Wilson: «Sono l'anti-star»]''|intervista di Simona Siri, ''vanityfair.it'', 30 gennaio 2018|h=2}} *{{NDR|Su ''[[L'uomo sul treno - The Commuter|L'uomo sul treno]]''}} Un poliziotto che come tutti gli altri protagonisti va incontro a una trasformazione a causa del dilemma che il film pone: metteresti in pericolo qualcuno per guadagnare dei soldi? È un film d'azione, ma ha degli aspetti da thriller hitchcockiano. *{{NDR|Su [[Liam Neeson]]}} Per me è il tipo di attore che incarna come dovrebbe essere una star del cinema. Solido, talentuoso, eclettico, rispettoso di tutti quelli che ha intorno. *{{NDR|Su ''[[L'uomo sul treno - The Commuter|L'uomo sul treno]]''}} Il bello di questo tipo di film è che, partendo da premesse reali e possibili, riesce a portarti in dimensioni inaspettate. *Non per darmi le pacche sulle spalle da solo, ma sono contento di aver fatto film molto diversi tra di loro e di trovarmi a mio agio in tutti i generi. D'altra parte ho iniziato tardi, a 30 anni, molte delle mie scelte sono state dettate dalla voglia di lavorare, più che dal progetto di fare di me una star. ==Filmografia== {{div col}} *''[[Passengers - Mistero ad alta quota]]'' (2008) *''[[Watchmen (film)|Watchmen]]'' (2009) *''[[Insidious]]'' (2011) *''[[Young Adult]]'' (2011) *''[[Prometheus (film)|Prometheus]]'' (2012) *''[[L'evocazione - The Conjuring]]'' (2013) *''[[Oltre i confini del male - Insidious 2]]'' (2013) *''[[The Conjuring - Il caso Enfield]]'' (2016) *''[[The Founder]]'' (2016) *''[[Insidious - L'ultima chiave]]'' (2018) *''[[L'uomo sul treno - The Commuter]]'' (2018) *''[[The Nun - La vocazione del male]]'' (2018) *''[[Aquaman (film)|Aquaman]]'' (2018) *''[[Annabelle 3]]'' (2019) *''[[Nell'erba alta]]'' (2019) *''[[The Conjuring - Per ordine del diavolo]]'' (2021) *''[[Moonfall]]'' (2022) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Wilson, Patrick}} [[Categoria:Attori statunitensi]] k1qsucsah62bhghamgh2l38zy6fthrf Lago d'Orta 0 197258 1418356 1416455 2026-06-26T14:17:55Z Spinoziano (BEIC) 86405 /* Voci correlate */ 1418356 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Lago d'Orta.jpg|thumb|Lago d'Orta]] Citazioni sul '''lago d'Orta''' o '''Cusio'''. ==Citazioni== *Il ''Lago d'Orta'' si estende in lunghezza per nove miglia, non avendone nella sua maggiore larghezza che poco più di uno. Secondo le operazioni barometriche eseguite nel 1851 dell'ingegnere Cav. Negretti, le acque di questo lago superano in altezza il livello del mare di metri 282, e di circa 80 quello del Lago Maggiore. Emissario di questo lago è la ''Negoglia'' ricordata di sopra, la quale mezzo miglia circa sotto Omegna si unisce alla ''Strona'' e con essa si getta nel Toce presso Gravelona. ([[Vincenzo De Vit]]) *Intanto, per la configurazione generale del luogo immaginate (ma non prendete troppo alla lettera l'analogia, intendiamoci) immaginate un arco di Trasimeno che abilmente si sia innestato su un ''fiord''. A mezzogiorno, le acque – riflessi di lama azzurra – si lasciano teneramente abbracciare da una corona di colli; a settentrione – riflessi di ebano levigato – salgono a farsi attanagliare da ferrigne montagne accigliate che sembrano contendersele, e finiscono, del resto, riunendosi per strozzarle. ([[Ernesto Ragazzoni]]) *''Very nice this place, indeed'', grazioso davvero questo sito, e particolarmente caro agli inglesi, taluno dei quali, – più di una volta s'è dato – vi si è addirittura stabilito. Al cimitero, v'è un reparto inglese, distinto. Si potrebbe aver più stabile dimora che al cimitero? I pellegrini, e sovrattutto le pellegrine, di Britannia, a fotografie, a schizzi, ad acquerelli se ne portano via ogni anno tante vedute che credo raro abbia a trovarsi a Londra una casa a modo che non possegga la sua ''wiew of the lake of Orta''. ([[Ernesto Ragazzoni]]) ===[[Achille Giovanni Cagna]]=== *I Gibella e lo strupo dei contadini arrivarono sulla spianata principale che ha il terrazzo prospiciente sul lago.<br>Il sole già alto arrazzava nel vasto aere le sue batterie fulgenti. Il lago affondato, simile a lastra di nichelio, marezzato di increspature argentee, rimpiccioliva come guazzetto sotto l'ampia e lucidana imponenza del cielo. Le barchette disperse nell'azzurro, parevano scarabei galleggianti sul guazzo lucente: l'[[Isola di San Giulio|isoletta di San Giulio]] con le sue casine, con i suoi giardini, si adagiava raccolta sull'onde come zattera fiorita in aspettativa del vento per voleggiare lontano. *I verdi pendii nereggiavano; le torricelle dei paesucoli campati sul dorso delle morene ergevano lo spettro nero sul cielo terso sfumante nella chiarità tenue del crepuscolo. Il lago rispecchiava una lucentezza verdognola, e sfumava lontano nella nebbia. L'isola di San Giulio sorgeva pallida sul pelo delle acque; [[Orta San Giulio|Orta]] inoltrava nel lago col suo promontorio popolato di ville e di giardini, e più in alto sul cocuzzolo del monticello le cappelle del [[Sacro Monte di Orta|Santuario]] riverberavano in roseo scialbo l'ultimo lucore vespertino. *Sul lago bujo soffiava una brezzolina refrigerante. Dall'opposta riva, verso [[Pella (Italia)|Pella]], alcuni lumicini tremolanti foravano il grembo nero della montagna rifrangendo raggi perpendicolari sullo speglio delle acque.<br>Il misterioso elegante ritto sul ponte d'imbarco, con le braccia conserte come [[Napoleone Bonaparte|Bonaparte]], guardava nel vuoto.<br>Tutto intorno silenzio imponente, le onde gemevano un lieve fruscio di risacca. *Sulla riviera folgorava un aureo tramonto. Il lago, i monti, il cielo annegavano nei più sfacciati colori della cromolitografia.<br>Il bacino era una stemperatura di lapislazzuli, l'isola di San Giulio una vigorosa pennellata di roseo carnoso con lumeggiature di croceo fiammeggiante; le montagne intorno ponzavano dal grembo verde vellutato, greppi muschiosi, e garzaje fitte arrosate con toni caldi di aranciato; i culmini rocciosi libravano le creste ambrate nella luminosa vastità del cielo. ==Voci correlate== {{div col}} *[[Basilica di San Giulio]] *[[Buccione]] *[[Giulio di Orta]] *[[Isola di San Giulio]] *[[Omegna]] *[[Orta San Giulio]] *[[Pella (Italia)|Pella]] *[[Sacro Monte di Orta]] {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il}} [[Categoria:Laghi|Orta]] [[Categoria:Luoghi del Piemonte]] ozf87wpq5simnlr37e8gr7af66y9beh Isola di San Giulio 0 197260 1418357 1416447 2026-06-26T14:20:18Z Spinoziano (BEIC) 86405 /* Voci correlate */ 1418357 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Isola Orta Isola San Giulio.jpg|thumb|Isola di San Giulio]] Citazioni sull{{'}}'''isola di San Giulio'''. ==Citazioni== *Il lago affondato, simile a lastra di nichelio, marezzato di increspature argentee, rimpiccioliva come guazzetto sotto l'ampia e lucidana imponenza del cielo. Le barchette disperse nell'azzurro, parevano scarabei galleggianti sul guazzo lucente: l'isoletta di San Giulio con le sue casine, con i suoi giardini, si adagiava raccolta sull'onde come zattera fiorita in aspettativa del vento per voleggiare lontano. ([[Achille Giovanni Cagna]]) *Sul lago si rispecchiava la scialba chiarità del cielo albeggiante.<br>L'isoletta di San Giulio sorgeva sbiadita, frolla, macerata dalle brume notturne; le montagne avevano chiazze di verdone cupo, e le insenature impiastricciate di nuvolaglie biancastre. ([[Achille Giovanni Cagna]]) *Tornando al lago, nuovamente imbarcasi per farsi trasportare all'isoletta di S. Giulio, rinomata per l'ardita e vigorosa difesa che in essa fece la moglie del re Berengario Uilla nel secolo {{maiuscoletto|x}}. Nella vetusta chiesa vi sono de' bei resti del pavimento a musaico, e alcune vecchie pitture, e due colonne di serpentino che sostengono la tribuna, le quali sono probabilmente del non lontano serpentino di Varallo. Più difficile è il rintracciar la provenienza di que' grossi massi di sasso, che sembrami essere un granito, o piuttosto un ''mandelstein'', o sia ''sasso di mandorle'', con cui son formati i gradini sui quali dalla sponda del lago si sale al tempio. In questo il divoto va a venerare le ceneri di S. Giulio nella sotterranea cappella. In sagristia v'è qualche buon quadro, e vi si mostra pendente in mezzo una gran vertebra (di balena cred'io) che dicesi d'un enorme serpentaccio, tiranno un tempo di quell'isola, donde san Giulio lo discacciò. ([[Carlo Amoretti]]) *Un'isoletta linda e fiorita di fronte {{NDR|a [[Orta San Giulio|Orta]]}}, già scoglio che fu nido di serpi, e poi aspra roccaforte, poi castello di vescovi e residenza di tranquilli canonici, ed oggi, ingentilita, luogo di ville e di giardini, ripete al paese quasi la sua stessa immagine. ([[Ernesto Ragazzoni]]) ===[[Laura Mancinelli]]=== *Bella, misteriosa e malinconica, l'isola di San Giulio ci lasciò nell'animo un senso di disagio, che tentammo di dissipare, giunti a Orta, comprandoci come souvenir una filza di salsicce d'asino. *Camminammo nelle vie strette e deserte ancora immerse nella nebbia, che molto lentamente si stava diradando. Alti muri chiudevano la vista sui giardini delle poche case signorili, solo qualche cipresso svettava al di sopra, rivelando la presenza di cespugli fioriti gelosamente sottratti a sguardi estranei. Verso il fondo della stradina che percorre l'isola si affacciava qualche casa, elegante e sobria, dall'aria ottocentesca. Emergevano, quelle case, dal velo di nebbia che ancora le ammantava, intrise di umidità e malinconia. *Nel mio primo incontro con l'isola di San Giulio avevo percepito la presenza del mistero, forse per l'eccezionalità della situazione, perché l'isola era deserta per l'alluvione, e quel suono d'organo bruscamente interrotto mi aveva dato un brivido... Mistero e magia parevano allearsi già allora, nella visione dell'isola che sorgeva dalla nebbia e pareva galleggiare al di sopra dell'acqua. *Ora mi appare vivissimo con lo splendore di una pietra preziosa. È una visita all'isola di San Giulio sul lago d'Orta, fatta in circostanze molto particolari durante l'alluvione che nel 1993 aveva colpito tutto il territorio dal lago Maggiore al lago d'Orta. Partecipavo in quei giorni ad un convegno che si teneva a Orta e una mattina, libera dai lavori, passeggiavo con un collega sulla parte non allagata della bella piazza del paese. Guardavo l'isola di San Giulio che emergeva dalla nebbia autunnale come un luogo irreale sospeso sull'acqua. ==Voci correlate== *[[Basilica di San Giulio]] *[[Giulio di Orta]] *[[Lago d'Orta]] *[[Orta San Giulio]] *[[Pella (Italia)|Pella]] ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sull'|w_preposizione=riguardante l'}} [[Categoria:Isole|San Giulio]] [[Categoria:Luoghi del Piemonte]] g7tpra6dc9maatihfxzsmmdeap8lve7 Orta San Giulio 0 197261 1418358 1416454 2026-06-26T14:21:40Z Spinoziano (BEIC) 86405 /* Voci correlate */ 1418358 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:OrtaSanGiulioAug132024 03.jpg|thumb|Orta San Giulio]] Citazioni su '''Orta San Giulio'''. ==Citazioni== *Allo sbarco di Orta il battello si fermò.<br>Il ponte e la piazzetta erano ingombri di curiosi e di villeggianti che venivano a godere il solito spettacolo dell'approdo.<br>Le signore vestite di verde, di rosa, o di bianco, inguantate, incappellate, ravvolte entro a scialletti variopinti che scendevano fino al busto, lasciando scoperte le ridondanze pavonesche delle ''tournures'', dei ''culissons'' pavesati di nastri e di cincigli. E frammezzo a quelle chiazze di colore allegro, un ripieno di barcajuoli, di pezzenti, e di garzoni d'albergo che assediavano i nuovi arrivati. ([[Achille Giovanni Cagna]]) ===[[Ernesto Ragazzoni]]=== *Anch'io, finalmente, mi trovo tra le mie pareti. Le riconosco. La sottile strada – l'unica strada del paese – che si insinua lunga, a gomitate, tra le due file di case, l'una appoggiata alla collina l'altra affacciata con brevi giardini sul [[Lago d'Orta|lago]]. *Dalla corona dei colli nel più bel mezzo dei riflessi di lama azzurra, un promontorio s'allunga e si distacca, (un promontorio che funziona anche da penisola), e sull'ultimo orlo del promontorio stesso, – merletto bianco sgomitolato su un sofà di verzura – s'offre all'acque un paese, e, quel paese – l'intelligente lettore lo avrà già indovinato, – è Orta. *Le care vecchie case d'Orta! Talune, vaste e severe sembran quasi conventi; altre si danno l'aria fiera di palazzotti ed anche di palazzi; molte s'onorano di stemmi; tutte contengono ricordi di generazioni e generazioni, non di rado arazzi, libri rari, mobili antichi, pitture: si aprono in gallerie ed in terrazzi, respirano per ampli atrii chiari, guardano ciascuno sul proprio giardino; e veramente son esse le pareti che custodiscono la pace dalle tempeste del mondo, le dimore fide del riposo e del silenzio. ==Voci correlate== *[[Basilica di San Giulio]] *[[Giulio di Orta]] *[[Isola di San Giulio]] *[[Lago d'Orta]] *[[Sacro Monte di Orta]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Comuni del Piemonte]] t0df4qblnp3bikqk7xbqgkfum1o1afb Lawrence d'Arabia (film) 0 217180 1418399 1408641 2026-06-27T09:03:49Z Spinoziano 2297 +2 1418399 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano = Lawrence d'Arabia |immagine = Peter O'Toole in Lawrence of Arabia.png |didascalia = [[Peter O'Toole]] in una scena del film |titolo originale = Lawrence of Arabia |lingua originale = inglese |paese = Regno Unito |anno uscita = 1962 |genere = epico/guerra/biografico/storico/drammatico |regista = [[David Lean]] |soggetto = [[Thomas Edward Lawrence]] (''[[Thomas Edward Lawrence#I sette pilastri della saggezza|I sette pilastri della saggezza]]'') |sceneggiatore = [[Robert Bolt]], [[Michael Wilson (sceneggiatore)|Michael Wilson]] |attori = *[[Peter O'Toole]]: [[Thomas Edward Lawrence]] *[[Alec Guinness]]: [[Emiro]] Faysal (futuro [[Faysal I d'Iraq]]) *[[Anthony Quinn]]: [[Awda Abu Tayi]] *[[Jack Hawkins]]: Gen. Lord [[Edmund Allenby]] *[[Omar Sharif]]: ''Sharīf'' ʿAlī ibn al-Kharīsh *[[José Ferrer]]: [[Bey (carica)|Bey]] turco, comandante di [[Dar'a]] *[[Anthony Quayle]]: Col. Harry Brighton *[[Claude Rains]]: Mr. Dryden *[[Arthur Kennedy]]: Jackson Bentley *[[Donald Wolfit]]: Gen. Sir Archibald Murray *[[I.S. Johar]]: Qāsim *[[Ian McNaughton]]: Hartley *[[Howard Marion-Crawford]]: Ufficiale medico *[[Gamil Ratib]]: Maǧīd *[[Michel Ray]]: Farrāǧ *[[John Dimech]]: Daʿūd *[[Zia Mohyeddin]]: Tafas *[[Fernando Sancho]]: Sgt. turco di [[Dar'a]] |doppiatori italiani = *[[Sergio Graziani]]: Thomas Edward Lawrence *[[Giuseppe Rinaldi]]: Emiro Faysal *[[Giorgio Capecchi]]: Awda Abu Tayy *[[Mario Pisu]]: Gen. Lord Edmund Allenby *[[Pino Locchi]]: ''Sharīf'' ‘Ali ibn al-Kharīsh *[[Renato Turi]]: Bey turco, comandante di Dar'a *[[Giulio Panicali]]: Col. Harry Brighton *[[Bruno Persa]]: Mr. Dryden *[[Manlio Busoni]]: Jackson Bentley *[[Carlo Romano]]: Gen. Sir Archibald Murray *[[Glauco Onorato]]: Qāsim '''Scene aggiunte''' *[[Saverio Indrio]]: Thomas Edward Lawrence *[[Fabrizio Pucci]]: Emiro Faysal *[[Pieraldo Ferrante]]: Gen. Lord Edmund Allenby *[[Paolo Maria Scalondro]]: Col. Harry Brighton *[[Domenico Crescentini]]: Mr. Dryden *[[Luciano Turi]]: Jackson Bentley *[[Simone Veltroni]]: Hartley |note = *Vincitore di 7 '''[[:Categoria:Film premi Oscar|premi Oscar]]''' (1963): **Miglior film ([[Sam Spiegel]]) **Migliore regia ([[David Lean]]) **Migliore fotografia ([[Freddie Young]]) **Migliore scenografia ([[John Box]], [[John Stoll]], [[Dario Simoni (scenografo)|Dario Simoni]]) **Miglior montaggio ([[Anne V. Coates]]) **Miglior sonoro ([[John Cox (ingegnere del suono)|John Cox]]) **Miglior colonna sonora ([[Maurice Jarre]]) }} '''''Lawrence d'Arabia''''', film britannico del 1962 con [[Peter O'Toole]], regia di [[David Lean]]. ==Frasi== {{cronologico}} *Il trucco, William Potter, è di non preoccuparsi che fa male. ('''Lawrence''') *Le grandi cose incominciano dal poco, generale. ('''Dryden''') *Solo due tipi di esseri si trovano bene nel [[deserto]]: i [[beduini]] e gli dèi. ('''Dryden''') *Fino a quando gli [[arabi]] si combatteranno fra di loro, saranno un piccolo popolo come adesso: un popolo sciocco, avido, barbaro e crudele. ('''Lawrence''') *Il deserto è un oceano in cui non si immerge il remo, e in questo oceano i bedù vanno dove vogliono e colpiscono dove vogliono. ('''Lawrence''') *Lei dev'essere un altro dei tanti inglesi innamorati del deserto: [[Charles Montagu Doughty|Doughty]], [[Esther Stanhope|Stanhope]], [[Charles George Gordon|Gordon di Khartum]]. Gli arabi non amano il deserto: noi amiamo l'acqua e il verde degli alberi, nel deserto invece non c'è niente. E il niente non lo vuole nessuno. ('''Faysal''') *L'onore ha un senso perfino fra i ladri, ma non ne ha nessuno nella [[politica]]. ('''Lawrence''') *Se noi abbiamo [[Verità e bugia|mentito]], lei ha mentito a metà. E uno che mentisce come me, si limita a nascondere la [[Verità e bugia|verità]], mentre colui che mentisce a metà non sa più dove sta la verità. ('''Dryden''') *I giovani combattono e per questo le virtù della [[Pace e guerra|guerra]] sono virtù di giovani: il coraggio e la fiducia nel futuro. Poi vengono i vecchi e fanno la [[Pace e guerra|pace]], e i vizi della pace sono i vizi di tutti i vecchi: la sfiducia e il sospetto. ('''Faysal''') ==Citazioni su ''Lawrence d'Arabia''== *Come il deserto stesso, in cui si svolge la maggior parte dell'azione di ''Lawrence d'Arabia'', questo film molto celebrato sul famoso soldato e avventuriero britannico, [...] è vasto, impressionante, bellissimo con tonalità sempre mutevoli, ma anche estenuante e privo di umanità. È un'opera laboriosamente grande, una pomposa rappresentazione all'aperto che riempie gli occhi con immagini brillanti di un deserto infinito, cammelli, arabi, sceicchi [...] tanto che [...] sappiamo poco di più su quest'uomo enigmatico alla fine del film rispetto a quando è iniziato. [...] Ha le caratteristiche di un gigantesco film western. La natura di Lawrence non può essere catturata dalle grandiose riprese in Super-Panavision di un'alba sul deserto: [...] la colpa è anche nei lunghi dialoghi sorprendentemente privi di brillantezza. [...] Raramente si è detto così poco con così tante parole. [...] Tristemente, questo audace film prodotto da Sam Spiegel manca del magnetismo personale, della vena inquietante di misticismo e poesia che abbiamo sempre pensato sarebbero stati dominanti in un film su Lawrence il mistico e il poeta. Riduce una figura leggendaria alle dimensioni di un eroe cinematografico convenzionale, immerso in scenari magnifici ed esotici ma circondato da cliché tipici dei film d'azione. In ultima analisi, è solo una gigantesca e fragorosa "opera dei cammelli" che tende a perdere slancio mentre avanza nella sua terza ora e si inoltra in un territorio di cupa disillusione e inganni politici. ([[Bosley Crowther]]) *In questo sontuoso megafilm epico su uno dei più affascinanti avventurieri del primo Novecento il vero protagonista è il deserto. Solida sceneggiatura di Robert Bolt, splendida fotografia, musica sovrabbondante. (''[[il Morandini]]'') *[[Peter O'Toole]], attore inglese sconosciuto, fu una straordinaria rivelazione nel ruolo di Lawrence. Le immagini di grandissimo impatto servite da una fotografia perfetta, certe sequenze del deserto (la rincorsa dei cammelli mentre il sole tramonta), i rapporti dell'inglese coi vari capi arabi (impersonati da [[Omar Sharif|Sharif]], [[Anthony Quinn|Quinn]] e [[Alec Guinness|Guinness]]) sono scene indimenticabili, grazie anche alla musica di Jarre decisamente ispirato. Peter O'Toole col turbante, gli intensi occhi azzurri e il volto seminascosto secondo l'usanza araba è un altro dei "segni" precisi e indiscutibili del cinema del mondo. [[David Lean]], forse il massimo regista inglese, dopo essersi affermato con ''[[Breve incontro]]'' nel 1946, un altro cult popolarissimo, si era specializzato in produzioni capaci di coniugare il grande "budget" con la grana sottile dei contenuti, lo spettacolo con la qualità. Le sue misure in questo senso sono praticamente esclusive. Basti pensare a titoli come ''[[Il ponte sul fiume Kwai]]'', ''[[Il dottor Živago|Zivago]]'', ''[[La figlia di Ryan]]'', ''[[Passaggio in India]]''. Una misura che gli ha permesso di raccogliere una messe di Oscar (sette per ''Il ponte'' e altrettanti per ''Lawrence''). I film di Lean son fra i pochi che hanno sempre messo d'accordo critica e pubblico. (''[[il Farinotti]]'') ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film biografici]] [[Categoria:Film di guerra]] [[Categoria:Film drammatici]] [[Categoria:Film epici]] [[Categoria:Film premi Oscar]] [[Categoria:Film storici]] rgksj0rf2jnpkriahy02wremfwmejai 1418405 1418399 2026-06-27T09:19:29Z Spinoziano 2297 wlink 1418405 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano = Lawrence d'Arabia |immagine = Peter O'Toole in Lawrence of Arabia.png |didascalia = [[Peter O'Toole]] in una scena del film |titolo originale = Lawrence of Arabia |lingua originale = inglese |paese = Regno Unito |anno uscita = 1962 |genere = epico/guerra/biografico/storico/drammatico |regista = [[David Lean]] |soggetto = [[Thomas Edward Lawrence]] (''[[Thomas Edward Lawrence#I sette pilastri della saggezza|I sette pilastri della saggezza]]'') |sceneggiatore = [[Robert Bolt]], [[Michael Wilson (sceneggiatore)|Michael Wilson]] |attori = *[[Peter O'Toole]]: [[Thomas Edward Lawrence]] *[[Alec Guinness]]: [[Emiro]] Faysal (futuro [[Faysal I d'Iraq]]) *[[Anthony Quinn]]: [[Awda Abu Tayi]] *[[Jack Hawkins]]: Gen. Lord [[Edmund Allenby]] *[[Omar Sharif]]: ''Sharīf'' ʿAlī ibn al-Kharīsh *[[José Ferrer]]: [[Bey (carica)|Bey]] turco, comandante di [[Dar'a]] *[[Anthony Quayle]]: Col. Harry Brighton *[[Claude Rains]]: Mr. Dryden *[[Arthur Kennedy]]: Jackson Bentley *[[Donald Wolfit]]: Gen. Sir Archibald Murray *[[I.S. Johar]]: Qāsim *[[Ian McNaughton]]: Hartley *[[Howard Marion-Crawford]]: Ufficiale medico *[[Gamil Ratib]]: Maǧīd *[[Michel Ray]]: Farrāǧ *[[John Dimech]]: Daʿūd *[[Zia Mohyeddin]]: Tafas *[[Fernando Sancho]]: Sgt. turco di [[Dar'a]] |doppiatori italiani = *[[Sergio Graziani]]: Thomas Edward Lawrence *[[Giuseppe Rinaldi]]: Emiro Faysal *[[Giorgio Capecchi]]: Awda Abu Tayy *[[Mario Pisu]]: Gen. Lord Edmund Allenby *[[Pino Locchi]]: ''Sharīf'' ‘Ali ibn al-Kharīsh *[[Renato Turi]]: Bey turco, comandante di Dar'a *[[Giulio Panicali]]: Col. Harry Brighton *[[Bruno Persa]]: Mr. Dryden *[[Manlio Busoni]]: Jackson Bentley *[[Carlo Romano]]: Gen. Sir Archibald Murray *[[Glauco Onorato]]: Qāsim '''Scene aggiunte''' *[[Saverio Indrio]]: Thomas Edward Lawrence *[[Fabrizio Pucci]]: Emiro Faysal *[[Pieraldo Ferrante]]: Gen. Lord Edmund Allenby *[[Paolo Maria Scalondro]]: Col. Harry Brighton *[[Domenico Crescentini]]: Mr. Dryden *[[Luciano Turi]]: Jackson Bentley *[[Simone Veltroni]]: Hartley |note = *Vincitore di 7 '''[[:Categoria:Film premi Oscar|premi Oscar]]''' (1963): **Miglior film ([[Sam Spiegel]]) **Migliore regia ([[David Lean]]) **Migliore fotografia ([[Freddie Young]]) **Migliore scenografia ([[John Box]], [[John Stoll]], [[Dario Simoni (scenografo)|Dario Simoni]]) **Miglior montaggio ([[Anne V. Coates]]) **Miglior sonoro ([[John Cox (ingegnere del suono)|John Cox]]) **Miglior colonna sonora ([[Maurice Jarre]]) }} '''''Lawrence d'Arabia''''', film britannico del 1962 con [[Peter O'Toole]], regia di [[David Lean]]. ==Frasi== {{cronologico}} *Il trucco, William Potter, è di non preoccuparsi che fa male. ('''Lawrence''') *Le grandi cose [[Inizio|incominciano]] dal poco, generale. ('''Dryden''') *Solo due tipi di esseri si trovano bene nel [[deserto]]: i [[beduini]] e gli dèi. ('''Dryden''') *Fino a quando gli [[arabi]] si combatteranno fra di loro, saranno un piccolo popolo come adesso: un popolo sciocco, avido, barbaro e crudele. ('''Lawrence''') *Il deserto è un oceano in cui non si immerge il remo, e in questo oceano i bedù vanno dove vogliono e colpiscono dove vogliono. ('''Lawrence''') *Lei dev'essere un altro dei tanti inglesi innamorati del deserto: [[Charles Montagu Doughty|Doughty]], [[Esther Stanhope|Stanhope]], [[Charles George Gordon|Gordon di Khartum]]. Gli arabi non amano il deserto: noi amiamo l'acqua e il verde degli alberi, nel deserto invece non c'è niente. E il niente non lo vuole nessuno. ('''Faysal''') *L'onore ha un senso perfino fra i ladri, ma non ne ha nessuno nella [[politica]]. ('''Lawrence''') *Se noi abbiamo [[Verità e bugia|mentito]], lei ha mentito a metà. E uno che mentisce come me, si limita a nascondere la [[Verità e bugia|verità]], mentre colui che mentisce a metà non sa più dove sta la verità. ('''Dryden''') *I giovani combattono e per questo le virtù della [[Pace e guerra|guerra]] sono virtù di giovani: il coraggio e la fiducia nel futuro. Poi vengono i vecchi e fanno la [[Pace e guerra|pace]], e i vizi della pace sono i vizi di tutti i vecchi: la sfiducia e il sospetto. ('''Faysal''') ==Citazioni su ''Lawrence d'Arabia''== *Come il deserto stesso, in cui si svolge la maggior parte dell'azione di ''Lawrence d'Arabia'', questo film molto celebrato sul famoso soldato e avventuriero britannico, [...] è vasto, impressionante, bellissimo con tonalità sempre mutevoli, ma anche estenuante e privo di umanità. È un'opera laboriosamente grande, una pomposa rappresentazione all'aperto che riempie gli occhi con immagini brillanti di un deserto infinito, cammelli, arabi, sceicchi [...] tanto che [...] sappiamo poco di più su quest'uomo enigmatico alla fine del film rispetto a quando è iniziato. [...] Ha le caratteristiche di un gigantesco film western. La natura di Lawrence non può essere catturata dalle grandiose riprese in Super-Panavision di un'alba sul deserto: [...] la colpa è anche nei lunghi dialoghi sorprendentemente privi di brillantezza. [...] Raramente si è detto così poco con così tante parole. [...] Tristemente, questo audace film prodotto da Sam Spiegel manca del magnetismo personale, della vena inquietante di misticismo e poesia che abbiamo sempre pensato sarebbero stati dominanti in un film su Lawrence il mistico e il poeta. Riduce una figura leggendaria alle dimensioni di un eroe cinematografico convenzionale, immerso in scenari magnifici ed esotici ma circondato da cliché tipici dei film d'azione. In ultima analisi, è solo una gigantesca e fragorosa "opera dei cammelli" che tende a perdere slancio mentre avanza nella sua terza ora e si inoltra in un territorio di cupa disillusione e inganni politici. ([[Bosley Crowther]]) *In questo sontuoso megafilm epico su uno dei più affascinanti avventurieri del primo Novecento il vero protagonista è il deserto. Solida sceneggiatura di Robert Bolt, splendida fotografia, musica sovrabbondante. (''[[il Morandini]]'') *[[Peter O'Toole]], attore inglese sconosciuto, fu una straordinaria rivelazione nel ruolo di Lawrence. Le immagini di grandissimo impatto servite da una fotografia perfetta, certe sequenze del deserto (la rincorsa dei cammelli mentre il sole tramonta), i rapporti dell'inglese coi vari capi arabi (impersonati da [[Omar Sharif|Sharif]], [[Anthony Quinn|Quinn]] e [[Alec Guinness|Guinness]]) sono scene indimenticabili, grazie anche alla musica di Jarre decisamente ispirato. Peter O'Toole col turbante, gli intensi occhi azzurri e il volto seminascosto secondo l'usanza araba è un altro dei "segni" precisi e indiscutibili del cinema del mondo. [[David Lean]], forse il massimo regista inglese, dopo essersi affermato con ''[[Breve incontro]]'' nel 1946, un altro cult popolarissimo, si era specializzato in produzioni capaci di coniugare il grande "budget" con la grana sottile dei contenuti, lo spettacolo con la qualità. Le sue misure in questo senso sono praticamente esclusive. Basti pensare a titoli come ''[[Il ponte sul fiume Kwai]]'', ''[[Il dottor Živago|Zivago]]'', ''[[La figlia di Ryan]]'', ''[[Passaggio in India]]''. Una misura che gli ha permesso di raccogliere una messe di Oscar (sette per ''Il ponte'' e altrettanti per ''Lawrence''). I film di Lean son fra i pochi che hanno sempre messo d'accordo critica e pubblico. (''[[il Farinotti]]'') ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film biografici]] [[Categoria:Film di guerra]] [[Categoria:Film drammatici]] [[Categoria:Film epici]] [[Categoria:Film premi Oscar]] [[Categoria:Film storici]] 16zlvmyibofaawgrv4dykzr05mfqmor Wikiquote:GLAM/Mappe letterarie Libervie/Voci 4 219244 1418391 1417807 2026-06-27T08:33:36Z Spinoziano 2297 1418391 wikitext text/x-wiki __NOTOC__ ==Voci create o ampliate nell'ambito del progetto Mappe letterarie== {{vedi anche|Wikiquote:GLAM/Mappe letterarie Libervie}} Totale provvisorio: '''238''' voci create e '''68''' ampliate. {{MultiCol}} ===Persone=== ====Create==== #[[Alfredo Pioda]] - <small>2025-05-29</small> #[[Felice Menghini]] - <small>2025-05-29</small> #[[Giorgio Orelli]] - <small>2025-05-29</small> #[[Vittore Frigerio]] - <small>2025-05-30</small> #[[Dante Bertolini]] - <small>2025-05-30</small> #[[Giovanni Orelli]] - <small>2025-05-30</small> #[[Giovanni Bonalumi]] - <small>2025-05-30</small> #[[Karl Viktor von Bonstetten]] - <small>2025-06-05</small> #[[Douglas William Freshfield]] - <small>2025-06-05</small> #[[Plinio Martini]] - <small>2025-06-07</small> #[[Giuseppe Zoppi]] - <small>2025-06-07</small> #[[Piero Bianconi]] - <small>2025-06-07</small> #[[Angelo Casè]] - <small>2025-06-10</small> #[[Stefano Franscini]] - <small>2025-06-12</small> #[[Mario Medici]] - <small>2025-06-13</small> #[[Hermann Burger]] - <small>2025-06-19</small> #[[Gerhart Hauptmann]] - <small>2025-06-23</small> #[[Giuseppe Curti]] - <small>2025-06-23</small> #[[Gaspero Barbera]] - <small>2025-06-23</small> #[[Alexandre Cingria]] - <small>2025-06-23</small> #[[Emil Balmer]] - <small>2025-06-24</small> #[[Maurice Chappaz]] - <small>2025-06-26</small> #[[Carl Spitteler]] - <small>2025-06-30</small> #[[Klaus Schädelin]] - <small>2025-06-30</small> #[[Eyvind Johnson]] - <small>2025-06-30</small> #[[Guido Calgari]] - <small>2025-08-23</small> #[[Elena Bonzanigo]] - <small>2025-08-23</small> #[[Oskar Keller]] - <small>2025-08-30</small> #[[Franco Beltrametti]] - <small>2025-09-05</small> #[[Gonzague de Reynold]] - <small>2025-09-05</small> #[[Rainis]] - <small>2025-09-12</small> #[[Pietro Peri]] - <small>2025-09-13</small> #[[Mario Agliati]] - <small>2025-09-13</small> #[[Benito Mazzi]] - <small>2025-09-23</small> #[[Siro Borrani]] - <small>2025-09-24</small> #[[Giovanni Laini]] - <small>2025-10-02</small> #[[Jean Alexandre Buchon]] - <small>2025-10-08</small> #[[Friedrich von Matthisson]] - <small>2025-10-08</small> #[[Gabriele Alberto Quadri]] - <small>2025-10-09</small> #[[Giovanni Anastasi (giornalista)]] - <small>2025-10-13</small> #[[Albert Dauzat]] - <small>2025-10-27</small> #[[S. Corinna Bille]] - <small>2025-11-06</small> #[[Arnold Büchli]] - <small>2025-11-12</small> #[[Virgilio Chiesa]] - <small>2025-11-21</small> #[[Georg Leonhardi]] - <small>2025-12-01</small> #[[Felice Filippini]] - <small>2025-12-10</small> #[[Hans Rudolf Schinz]] - <small>2026-01-09</small> #[[Giovanni Bianconi (poeta)]] - <small>2026-04-11</small> #[[Gustav Gräser]] - <small>2026-04-30</small> #[[Guglielmo Camponovo]] - <small>2026-05-04</small> #[[Carlo Cavalli (1799-1860)]] - <small>2026-05-06</small> #[[Felicina Colombo]] - <small>2026-05-12</small> #[[Vincenzo De Vit]] - <small>2026-05-13</small> #[[Déodat de Dolomieu]] - <small>2026-05-15</small> #[[Ferdinand de Géramb]] - <small>2026-06-01</small> #[[Károly Kerényi]] - <small>2026-06-09</small> #[[Alberto Sinigaglia]] - <small>2026-06-19</small> #[[Cesare Mola]] - <small>2026-06-22</small> #[[Angelo Nessi]] - <small>2026-06-27</small> ====Ampliate==== #[[William Carlos Williams]] - <small>2025-05-29</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=William_Carlos_Williams&diff=1377660&oldid=1263203 +1] #[[Antonio Caccianiga]] - <small>2025-05-30</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Antonio_Caccianiga&diff=prev&oldid=1377817 +1] #[[Erich Mühsam]] - <small>2025-06-03/2026-06-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Erich_M%C3%BChsam&diff=1418377&oldid=783695 +3] #[[Enrico Filippini]] - <small>2025-06-05/2026-05-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Enrico_Filippini&diff=1414573&oldid=1190828 +4] #[[Maria Savi-Lopez]] - <small>2025-06-07</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Maria_Savi-Lopez&diff=prev&oldid=1378869 +1] #[[Samuel Butler]] - <small>2025-06-10/09-03</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Samuel_Butler&diff=1387546&oldid=1350767 +8] #[[Giovanni Battista Angioletti]] - <small>2025-06-13/2026-03-25</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giovanni_Battista_Angioletti&diff=1408293&oldid=1279447 +4] #[[Patricia Highsmith]] - <small>2025-06-20</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Patricia_Highsmith&diff=prev&oldid=1380386 +4] #[[Filippo Sacchi]] - <small>2025-06-20/11-06</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Filippo_Sacchi&diff=1394050&oldid=1321732 +4] #[[Giosuè Carducci]] - <small>2025-06-23</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giosu%C3%A8_Carducci&diff=1380830&oldid=1378905 +1] #[[Dario Fo]] - <small>2025-06-23</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Dario_Fo&diff=prev&oldid=1380859 +2] #[[Joseph Victor Widmann]] - <small>2025-06-24</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Joseph_Victor_Widmann&diff=1381194&oldid=1353343 +1] #[[Ernest Hemingway]] - <small>2025-06-24/2026-06-06</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Ernest_Hemingway&diff=1415794&oldid=1366444 +6] #[[Luigi Pirandello]] - <small>2025-08-22</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Luigi_Pirandello&diff=prev&oldid=1386708 +1] #[[Friedrich Glauser]] - <small>2025-08-22/2026-06-05</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Friedrich_Glauser&diff=1415663&oldid=1035116 +3] #[[Eugenio Montale]] - <small>2025-08-22</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Eugenio_Montale&diff=prev&oldid=1386712 +1] #[[Max Frisch]] - <small>2025-08-23/2026-05-29</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Max_Frisch&diff=1414815&oldid=1309202 +12] #[[Piero Chiara]] - <small>2025-08-23/2026-05-08</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Piero_Chiara&diff=1412892&oldid=1343130 +12] #[[Günter Grass]] - <small>2025-10-02</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=G%C3%BCnter_Grass&diff=1390762&oldid=1353436 +1] #[[Paolo Buzzi]] - <small>2025-10-13</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Paolo_Buzzi&diff=1391714&oldid=1255270 +1] #[[Giuseppe Antonio Borgese]] - <small>2025-10-20</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giuseppe_Antonio_Borgese&diff=1392429&oldid=1372072 +1] #[[Giorgio Scerbanenco]] - <small>2025-10-28</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giorgio_Scerbanenco&diff=1393195&oldid=1325784 +1] #[[Emilio Comba]] - <small>2025-10-31</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Emilio_Comba&diff=1393527&oldid=1092758 +2] #[[Mario Soldati]] - <small>2025-12-01</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Mario_Soldati&diff=prev&oldid=1396275 +1] #[[Delio Tessa]] - <small>2026-01-09</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Delio_Tessa&diff=1399964&oldid=1267375 +4] #[[David Herbert Lawrence]] - <small>2026-01-09</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=David_Herbert_Lawrence&diff=1399970&oldid=1253939 +1] #[[Alberto Arbasino]] - <small>2026-01-09</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Alberto_Arbasino&diff=1399976&oldid=1383380 +1] #[[Anonimo]] - <small>2026-03-26</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Anonimo&diff=1408413&oldid=1343155 +1] #[[Riccardo Bacchelli]] - <small>2026-03-28</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Riccardo_Bacchelli&diff=1408645&oldid=1372502 +2] #[[Brenno Bertoni]] - <small>2026-04-01</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Brenno_Bertoni&diff=prev&oldid=1409068 +1] #[[Giorgio Bocca]] - <small>2026-04-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giorgio_Bocca&diff=1410651&oldid=1405095 +16] #[[Charles de Brosses]] - <small>2026-04-28</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Charles_de_Brosses&diff=1411849&oldid=1294829 +8] #[[Antonia Susan Byatt]] - <small>2026-04-30</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Antonia_Susan_Byatt&diff=prev&oldid=1412099 +1] #[[Achille Giovanni Cagna]] - <small>2026-04-30/05-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Achille_Giovanni_Cagna&diff=1414568&oldid=1263016 +15] #[[Dino Campana]] - <small>2026-05-04</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Dino_Campana&diff=1412486&oldid=1404936 +1] #[[Elias Canetti]] - <small>2026-05-04</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Elias_Canetti&diff=1412496&oldid=1372282 +1] #[[Cesare Cantù]] - <small>2026-05-04</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Cesare_Cant%C3%B9&diff=1412497&oldid=1403453 +2] #[[Valentino Carrera]] - <small>2026-05-04</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Valentino_Carrera&diff=1412500&oldid=1369912 +1] #[[François-René de Chateaubriand]] - <small>2026-05-06</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Fran%C3%A7ois-Ren%C3%A9_de_Chateaubriand&diff=1412755&oldid=1409731 +1] #[[Francesco Chiesa]] - <small>2026-05-08</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Francesco_Chiesa&diff=1412901&oldid=1395198 +2] #[[Maria Antonietta Torriani]] - <small>2026-05-11</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Maria_Antonietta_Torriani&diff=1413111&oldid=1357117 +1] #[[Francesco Dall'Ongaro]] - <small>2026-05-12</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Francesco_Dall%27Ongaro&diff=prev&oldid=1413190 +1] #[[Charles Dickens]] - <small>2026-05-14</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Charles_Dickens&diff=1413364&oldid=1371781 +3] #[[Daphne du Maurier]] - <small>2026-05-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Daphne_du_Maurier&diff=1413488&oldid=1321521 +1] #[[Umberto Eco]] - <small>2026-05-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Umberto_Eco&diff=1413490&oldid=1406799 +1] #[[Enrico Emanuelli]] - <small>2026-05-16</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Enrico_Emanuelli&diff=prev&oldid=1413610 +1] #[[Giovanni Faldella]] - <small>2026-05-16/05-26</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giovanni_Faldella&diff=1414482&oldid=1325297 +50] #[[E. M. Forster]] - <small>2026-05-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=E._M._Forster&diff=1414590&oldid=1407926 +1] #[[Franco Fortini]] - <small>2026-05-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Franco_Fortini&diff=1414592&oldid=1390426 +1] #[[Aurelio Garobbio]] - <small>2026-05-30</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Aurelio_Garobbio&diff=1414894&oldid=824992 +3] #[[Théophile Gautier]] - <small>2026-06-01</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Th%C3%A9ophile_Gautier&diff=1415176&oldid=1384122 +1] #[[Guido Gozzano]] - <small>2026-06-05</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Guido_Gozzano&diff=1415666&oldid=1378895 +1] #[[Dante Graziosi]] - <small>2026-06-05</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Dante_Graziosi&diff=1415673&oldid=932528 +1] #[[Hermann Hesse]] - <small>2026-06-06</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Hermann_Hesse&diff=1415809&oldid=1380163 +4] #[[Thomas Jefferson]] - <small>2026-06-09</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Thomas_Jefferson&diff=prev&oldid=1416107 +1] #[[Laura Mancinelli]] - <small>2026-06-11</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Laura_Mancinelli&diff=1416446&oldid=1281229 +8] ===Opere=== ====Create==== #[[Senza uscita (Dickens e Collins)]] - <small>2026-05-14</small> {{ColBreak}} ===Tematiche=== ====Create==== #[[Fusio]] - <small>2025-05-29</small> #[[Val Poschiavo]] - <small>2025-05-29</small> #[[Chiesa dei Santi Fedele e Simone]] - <small>2025-05-29</small> #[[Lago di Lugano]] - <small>2025-05-30</small> #[[Ascona]] - <small>2025-06-03</small> #[[Valle Verzasca]] - <small>2025-06-05</small> #[[Val Bavona]] - <small>2025-06-05</small> #[[Basòdino]] - <small>2025-06-05</small> #[[Cevio]] - <small>2025-06-05</small> #[[Prato (Lavizzara)]] - <small>2025-06-07</small> #[[Cavergno]] - <small>2025-06-07</small> #[[Mendrisio]] - <small>2025-06-10</small> #[[Verdabbio]] - <small>2025-06-10</small> #[[Pian San Giacomo]] - <small>2025-06-10</small> #[[San Bernardino (Mesocco)]] - <small>2025-06-10</small> #[[Passo del San Gottardo]] - <small>2025-06-10</small> #[[Locarno]] - <small>2025-06-10</small> #[[Stadio del Lido]] - <small>2025-06-10</small> #[[Maggia (fiume)]] - <small>2025-06-11</small> #[[Bedretto]] - <small>2025-06-12</small> #[[Riva San Vitale]] - <small>2025-06-13</small> #[[Chiesa di San Vitale (Riva San Vitale)]] - <small>2025-06-13</small> #[[Battistero di San Giovanni (Riva San Vitale)]] - <small>2025-06-13</small> #[[Canton Ticino]] - <small>2025-06-20</small> #[[Terre di Pedemonte]] - <small>2025-06-20</small> #[[Ponte Brolla]] - <small>2025-06-20</small> #[[Passo del Bernina]] - <small>2025-06-23</small> #[[Monte Generoso]] - <small>2025-06-23</small> #[[Brissago]] - <small>2025-06-23</small> #[[Arcegno]] - <small>2025-06-24</small> #[[Brione Verzasca]] - <small>2025-06-26</small> #[[Passo di Redorta]] - <small>2025-06-26</small> #[[Passo del San Bernardino]] - <small>2025-06-30</small> #[[Mergoscia]] - <small>2025-08-22</small> #[[Monte Verità]] - <small>2025-08-22</small> #[[Spruga]] - <small>2025-08-23</small> #[[Casa Serodine]] - <small>2025-08-23</small> #[[Chiesa della Santissima Trinità dei Monti]] - <small>2025-08-24</small> #[[Casa Rusca]] - <small>2025-08-24</small> #[[Castello Visconteo (Locarno)]] - <small>2025-08-24</small> #[[Chiesa dei Santi Abbondio e Andrea]] - <small>2025-08-30</small> #[[Sant'Abbondio (Gambarogno)]] - <small>2025-08-30</small> #[[Indemini]] - <small>2025-08-30</small> #[[Monte Tamaro]] - <small>2025-08-30</small> #[[Monte Gradiccioli]] - <small>2025-08-30</small> #[[Dirinella]] - <small>2025-08-30</small> #[[Stazione di Bellinzona]] - <small>2025-08-30</small> #[[Santuario della Madonna del Sasso (Orselina)]] - <small>2025-09-03</small> #[[Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria (Locarno)]] - <small>2025-09-04</small> #[[Chiesa di San Quirico (Minusio)]] - <small>2025-09-06</small> #[[Castagnola-Cassarate-Ruvigliana]] - <small>2025-09-13</small> #[[Intragna (Centovalli)]] - <small>2025-09-22</small> #[[Valle Onsernone]] - <small>2025-09-22</small> #[[Auressio]] - <small>2025-09-22</small> #[[Monte Limidario]] - <small>2025-09-23</small> #[[Golino (Centovalli)]] - <small>2025-09-24</small> #[[Isola di Sant'Apollinare]] - <small>2025-10-02</small> #[[Cima di Medeglia]] - <small>2025-10-08</small> #[[Monte Ceneri]] - <small>2025-10-08</small> #[[Gambarogno]] - <small>2025-10-09</small> #[[Magadino]] - <small>2025-10-09</small> #[[Canobbio]] - <small>2025-10-09</small> #[[Paradiso (Svizzera)]] - <small>2025-10-13</small> #[[Val Fedoz]] - <small>2025-10-20</small> #[[San Carlo (Cevio)]] - <small>2025-10-24</small> #[[Poschiavo]] - <small>2025-10-27</small> #[[Casaccia (Bregaglia)]] - <small>2025-10-31</small> #[[Campo (Svizzera)]] - <small>2025-11-04</small> #[[Niva (Campo)]] - <small>2025-11-04</small> #[[Linescio]] - <small>2025-11-06</small> #[[Rovana]] - <small>2025-11-06</small> #[[Cerentino]] - <small>2025-11-06</small> #[[Boschetto (Cevio)]] - <small>2025-11-06</small> #[[Monastero di Santa Maria Assunta (Bellinzona)]] - <small>2025-11-12</small> #[[Gordevio]] - <small>2025-11-24</small> #[[Brusio]] - <small>2025-12-01</small> #[[San Romerio]] - <small>2025-12-03</small> #[[Arbedo-Castione]] - <small>2025-12-10</small> #[[Bellinzona]] - <small>2025-12-10</small> #[[Lumino]] - <small>2025-12-11</small> #[[Passo San Lucio]] - <small>2025-12-15</small> #[[Sementina]] - <small>2025-12-17</small> #[[Camorino]] - <small>2025-12-17</small> #[[Balerna]] - <small>2025-12-17</small> #[[Chiasso]] - <small>2026-01-09</small> #[[Distretto di Locarno]] - <small>2026-03-25</small> #[[Bavona]] - <small>2026-03-25</small> #[[Berzona]] - <small>2026-03-26</small> #[[La Baronata]] - <small>2026-03-28</small> #[[Passo di Cristallina]] - <small>2026-03-30</small> #[[Bolle di Magadino]] - <small>2026-03-31</small> #[[Chiesa di San Bartolomeo (Maggia)]] - <small>2026-04-02</small> #[[Sacro Monte di Brissago]] - <small>2026-04-02</small> #[[Isole di Brissago]] - <small>2026-04-02</small> #[[Chiesa dei Santi Pietro e Paolo (Gambarogno)]] - <small>2026-04-02</small> #[[Centovalli (valle)]] - <small>2026-04-02</small> #[[Cardada]] - <small>2026-04-02</small> #[[Minusio]] - <small>2026-04-03</small> #[[Rasa (Svizzera)]] - <small>2026-04-03</small> #[[Chiesa dei Santi Carpoforo e Gottardo]] - <small>2026-04-03</small> #[[Vogorno]] - <small>2026-04-03</small> #[[Verzasca (fiume)]] - <small>2026-04-03</small> #[[Corippo]] - <small>2026-04-03</small> #[[Verdasio]] - <small>2026-04-04</small> #[[Losone]] - <small>2026-04-04</small> #[[Bignasco]] - <small>2026-04-05</small> #[[Sornico]] - <small>2026-04-11</small> #[[Diga di Contra]] - <small>2026-04-11</small> #[[Passo di Bosco]] - <small>2026-04-14</small> #[[Bosco Gurin]] - <small>2026-04-14</small> #[[Museum Walserhaus]] - <small>2026-04-14</small> #[[Val d'Ossola]] - <small>2026-04-15</small> #[[Repubblica partigiana dell'Ossola]] - <small>2026-04-15</small> #[[Santa Maria Maggiore (Italia)]] - <small>2026-04-15</small> #[[Villadossola]] - <small>2026-04-15</small> #[[Battaglia di Gravellona Toce]] - <small>2026-04-15</small> #[[Muralto]] - <small>2026-04-17</small> #[[Melezzo Orientale]] - <small>2026-04-18</small> #[[Verscio]] - <small>2026-04-18</small> #[[Chiesa di San Francesco d'Assisi (Locarno)]] - <small>2026-04-24</small> #[[Piano di Magadino]] - <small>2026-04-25</small> #[[Chiesa della Madonna della Fontana (Ascona)]] - <small>2026-04-27</small> #[[Palazzo Borromeo (Isola Bella)]] - <small>2026-04-28</small> #[[Isola Bella (Lago Maggiore)]] - <small>2026-04-28</small> #[[Isola Madre]] - <small>2026-04-28</small> #[[Isole Borromee]] - <small>2026-04-28</small> #[[Colosso di san Carlo Borromeo]] - <small>2026-04-28</small> #[[Buccione]] - <small>2026-04-30</small> #[[Sacro Monte di Orta]] - <small>2026-04-30</small> #[[Mottarone]] - <small>2026-04-30</small> #[[Val Vigezzo]] - <small>2026-05-06</small> #[[Foroglio]] - <small>2026-05-08</small> #[[Sonlerto]] - <small>2026-05-08</small> #[[Chiesa di San Michele (Centovalli)]] - <small>2026-05-08</small> #[[Monte Camoghè]] - <small>2026-05-08</small> #[[Monte Brè]] - <small>2026-05-08</small> #[[Madom da Sgióf]] - <small>2026-05-09</small> #[[Chiesa di San Bartolomeo (Verzasca)]] - <small>2026-05-11</small> #[[Peccia (Lavizzara)]] - <small>2026-05-11</small> #[[Giumaglio]] - <small>2026-05-11</small> #[[Chiesa di Sant'Eufemia (Novara)]] - <small>2026-05-11</small> #[[Vairano (Gambarogno)]] - <small>2026-05-12</small> #[[Grand Hotel des Iles Borromées]] - <small>2026-05-13</small> #[[Passo del Sempione]] - <small>2026-05-14</small> #[[Gola di Gondo]] - <small>2026-05-14</small> #[[Ganterbrücke]] - <small>2026-05-14</small> #[[Macugnaga]] - <small>2026-05-15</small> #[[Stresa]] - <small>2026-05-20</small> #[[Isola dei Pescatori]] - <small>2026-05-21</small> #[[Villa Branca]] - <small>2026-05-21</small> #[[Palazzo Bolongaro]] - <small>2026-05-22</small> #[[Eremo di Santa Caterina del Sasso]] - <small>2026-05-22</small> #[[Gattico]] - <small>2026-05-23</small> #[[Angera]] - <small>2026-05-25</small> #[[Castelli di Cannero]] - <small>2026-05-25</small> #[[Rocca di Arona]] - <small>2026-05-26</small> #[[Intra]] - <small>2026-05-26</small> #[[Pella (Italia)]] - <small>2026-05-27</small> #[[Ticino (fiume)]] - <small>2026-05-27</small> #[[Camedo]] - <small>2026-05-27</small> #[[Borgnone]] - <small>2026-05-28</small> #[[Ghiacciaio del Basodino]] - <small>2026-05-30</small> #[[Menzonio]] - <small>2026-05-30</small> #[[Diveria]] - <small>2026-06-01</small> #[[Liceo classico Carlo Alberto]] - <small>2026-06-05</small> #[[Stazione di Stresa]] - <small>2026-06-06</small> #[[Cugnasco]] - <small>2026-06-08</small> #[[Ronco sopra Ascona]] - <small>2026-06-08</small> #[[Novara]] - <small>2026-06-09</small> #[[Chiesa di San Martino di Tours (Ronco sopra Ascona)]] - <small>2026-06-10</small> #[[Basilica di San Giulio]] - <small>2026-06-11</small> #[[Brontallo]] - <small>2026-06-12</small> #[[Roseto (Cevio)]] - <small>2026-06-13</small> #[[Bagni di Craveggia]] - <small>2026-06-20</small> #[[Meis (Re)]] - <small>2026-06-20</small> #[[Ponte del Maglione]] - <small>2026-06-20</small> #[[Val Formazza]] - <small>2026-06-22</small> #[[Ferrovia Bellinzona-Locarno]] - <small>2026-06-22</small> ====Ampliate==== #[[Lago Maggiore]] - <small>2025-06-10/2026-06-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Lago_Maggiore&diff=1418378&oldid=1331744 +21] #[[Vallemaggia]] - <small>2025-06-20/2026-06-12</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Vallemaggia&diff=1416684&oldid=1190536 +6] #[[Lugano]] - <small>2025-10-13</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Lugano&diff=1391715&oldid=1388770 +2] #[[Svizzera]] - <small>2025-12-01/2026-04-02</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Svizzera&diff=1409457&oldid=1331873 +2] #[[Lago d'Orta]] - <small>2026-04-30</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Lago_d%27Orta&diff=1412120&oldid=1309879 +4] #[[Isola di San Giulio]] - <small>2026-04-30/2026-06-11</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Isola_di_San_Giulio&diff=1416447&oldid=1300342 +7] #[[Orta San Giulio]] - <small>2026-04-30</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Orta_San_Giulio&diff=prev&oldid=1412122 +1] #[[Monte Rosa]] - <small>2026-05-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Monte_Rosa&diff=1413466&oldid=1377667 +1] #[[Cascata del Toce]] - <small>2026-05-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Cascata_del_Toce&diff=prev&oldid=1413468 +1] #[[Luino]] - <small>2026-05-26/2026-06-06</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Luino&diff=1415797&oldid=1289832 +2] #[[Domodossola]] - <small>2026-05-26</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Domodossola&diff=1414481&oldid=1413366 +1] #[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-20</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Valle_Cannobina&diff=1417618&oldid=1416242 +1] {{EndMultiCol}} jqud9w25cv9oiu2whlwpl95n7l3akid Giovanni Orelli 0 219266 1418388 1399952 2026-06-27T08:16:25Z Spinoziano 2297 revisione e ampliamento 1418388 wikitext text/x-wiki '''Giovanni Orelli''' (1928 – 2016), scrittore e poeta svizzero. ==Citazioni di Giovanni Orelli== *{{NDR|Sul [[Monastero di Santa Maria Assunta (Bellinzona)|monastero di Santa Maria Assunta]]}} ​Dal di sotto in su, e in diagonale, intanto che l'elicottero ruotava sempre prendendo quota, non troppo lontano da un fitto di castagni lungo tutta la schiena del greppo, il convento, nel suo apparire improvviso, poteva essere preso per un castello, una fortezza.<br>E pareva una spedizione di Ufo, dei film dell'ora di cena.<br>– Pare una fortezza – gridò l'uomo alla destra del pilota.<br>– Una fortezza? A me pare una finta fattoria.<br>Difatti: un muro di cinta, un portone sull'esterno, il suo bel cortile quadrato, il muro sui tre lati e il convento vero e proprio sul quarto.<ref>Da '' Di una sirena in parlamento: racconti'', 1999; citato in ''[https://map.geo.ti.ch/s/guida_letteraria Guida letteraria della Svizzera italiana]'', ''ti.ch''.</ref> *Il segreto intorno alle [[Prostituzione|puttane]] somiglia un poco al segreto bancario. Anche se le meretrici cercano, naturalmente, di inserirsi nel tessuto economico cittadino. Ancora recentemente, infatti, il vice del vice del sindaco è dovuto intervenire di persona, grazie alla segnalazione del GODLEC (Gruppo Oculate Donne Liberali E Conservatrici), in appoggio di polizia e magistratura, nel quartiere di Paradiso (a rischio di pregiudicare tanto nome in campo turistico!), dove alcune di quelle sciagurate erano per diventare abbastanza audaci sì che il loro comportamento, a mente delle Oculate, poteva configurare il reato dell'adescamento e della molestia.<ref>Da ''Il giuoco del Monopoly: romanzo'', 1980; citato in ''[https://www4.ti.ch/fileadmin/DECS/DCSU/UAPCD/documenti/20230104_mappa_amore.pdf "E che sorrisi di mille innamorati!" Amore e paesaggi letterari]'', 4 gennaio 2023, ''ti.ch''.</ref> ==''Da quaresime lontane''== *​Oggi, quando andiamo su in vacanza, faccio vedere quei luoghi, la finestra dove il lenzuolo non comparisce più, ricordo i nomi delle vacche, come nomi di famigliari morti tanti anni fa, ricordo come sono morte. Provo a dire di quella donna del Bianconi, su a [[Mergoscia]], che ai bambini che piangevano dalla fame diceva: non piangete, che ieri abbiamo seminato le patate su a Fossei. Om a metù i tòten sü in Foséi. (''Da quaresime lontane'', 1975<!--; p. 40-->) *[...] feci questo pensiero: perché non vai al Buffet della Stazione {{NDR|di [[Locarno]]}}, sempre pieno di gente, ti metti la tua bella cassetta-pacco ai piedi, togli di tasca il coltello in dotazione del formidabile esercito svizzero e [...] gratti la circonferenza del buco così che le operaie inferocite, invece di pensare al miele per capitalisti ("sic vos non vobis..." "così voi, non per voi, fate miele, o api") uscissero a due a tre a dieci per volta come paracadutisti nel cielo di Normandia, e ti invadono la grande sala del Buffet, panico seminandovi. Che happening, che teatro verità. Mi pareva di vedere [[Filippo Tommaso Marinetti|Filippo Tommaso Marinetti]] futurista ridere come un matto. (''Verpackung 3. Kamikaze'', 2006<!--; pp. 105-106-->) *Facevo, ecco, un po' di contrabbando domestico. [...] Abitavo, allora, non lontano da [[Chiasso]], quasi contro la ramina, cioè la rete di confine. Mi piaceva andare di là dalla ramina, a suonare. Gli italiani sono meno tristi, malgrado tutto, dei ticinesi. [...] Ci andavo con la mia piccola Hohner, con il mio bandeon, così piccolo dentro il valigione dal doppio fondo. Nel ritorno, a fare compagnia al bandeon, un po' inciuchito anche lui come il suo suonatore, c'era sempre da mangiare e da bere. Alla dogana ero ossequiato come "maestro". Come un [[Arturo Toscanini|Toscanini]]. (''Valigie'', 1992) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Giovanni Orelli, ''Da quaresime lontane'', Casagrande, Bellinzona, 2006. ISBN 88-7713-454-2 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Orelli, Giovanni}} [[Categoria:Poeti svizzeri]] [[Categoria:Scrittori svizzeri]] pw472s14qvcjz5pc09frmce4phqsk0i Locarno 0 219454 1418382 1417808 2026-06-27T07:01:43Z Spinoziano 2297 +1 1418382 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Locarno - panoramio.jpg|thumb|Locarno]] Citazioni su '''Locarno'''. ==Citazioni== *A pianterreno, portici e portici, fin dove l'occhio arriva; sopra, ma soltanto in due o tre case, archi e colonne, nell'aria vivida, avvolgente. I portici, li percorreremo or ora. Gli archi e le colonne, conviene invece goderli di quassù e immaginarne altri e altre in riva al lago, sul dorsale dei colli, in grembo ai monti; come una musica i cui motivi tornino e ritornino melodiosi, a quando a quando.<br>I portici, a Locarno, son la passeggiata obbligatoria, inevitabile. Ti proteggono dalla pioggia e dal vento. Ti mantengono locarnese, se già lo sei; ti fan diventare, se non lo sei. Ti avvicinano alla benevolenza del prossimo: mentre passi (stanne certo) tutti in cuor loro ti danno il benvenuto. ([[Giuseppe Zoppi]]) *Avevo fatto bene, Locarno era un buon inizio per il mio viaggio. [...] E non appena ci si lascia alle spalle i dintorni degli alberghi e le due o tre strade più amate dai gitanti, e ci si inoltra nell'aspro e scosceso territorio montano, allora si è fuori dall'Europa e fuori dal tempo, tra pietre e arbusti, lucertole e serpi, in un paesaggio povero ma caldo e amichevole, pieno di colore, di piccole, delicate, incantevoli attrattive. ([[Hermann Hesse]]) *Col suo castello un po' minaccioso, i giardini a terrazza, Locarno è la più ticinese delle città del Ticino. È la regina delle montagne verdi e rosa e delle acque cangianti; i comuni suburbani di Muralto e di Minusio stanno alla sua sinistra dritti come due guardie armate di lance, e i villaggi vicini di Orselina e di Brione sono simili a due bambini che alzano verso la fronte della madre una ghirlanda di fiori. ([[Gonzague de Reynold]]) *''Come l'ora obliosa, Locarno s'adagia impigrita, | di sua vaghezza conscia, sotto febea carezza. | Tutta di pace ha volto: stupita che il mondo respinga | la dignitosa offerta, par che solinga il voto | inappagato e saggio de gli ospiti illustri rimpianga, | e col suo incanto mostri come sia vano odiarsi.''​ ([[Giovanni Laini]]) *Come tutti sanno, Locarno è una bella città. Sia l'Hotel Locarno sia l'Hotel della Corona sono buoni, ma quest'ultimo mi pare meno caro. Al ''castello'' c'è un affresco della Madonna attribuito, e credo giustamente, a [[Bernardino Luini]], e nel cimitero fuori della città ci sono alcuni antichi affreschi della seconda metà del XV secolo molto interessanti, anche se in condizioni pietose. [...] La grande attrattiva di Locarno, comunque, è il Sacro Monte che si erge più in alto rispetto alla città. ([[Samuel Butler]]) *''E ti canti la mite Locarno | che si specchia nel terso Verbano | e qual lembo del Tosco Lung'Arno, | s'incorona di palme e di fior.'' ([[Guglielmo Camponovo]]) *Hai ragione: la plebaglia rossa che alzava il pugno chiuso appartiene al passato. Quelli che oggi fanno ressa e si annoiano sotto i portici di Locarno sono vestiti nel migliore dei modi. Non capisco perché continuino a guardare le vetrine a bocca aperta. Hanno già tutto. Davanti a ogni cosa che viene loro offerta. [...] La loro miseria è il potere d'acquisto senza grandi ideali, l'essere rimbambiti dalla merce; e le loro vacanze le passano alle dipendenze della nostra crescita economica. ([[Max Frisch]]) *Le merci poi {{NDR|al mercato}} sono sciorinate in tutti i modi; sui banchi, per terra, in panieri, in ceste, cestoni, casse, gerle; panni, ferrarecce, suppellettili in legno, laveggi, vasi di rame, botti, bigoncie, bigoncini, minuterie, galanterie, infinite cianciafruscole, che mi facevano sbarrare tanto d'occhi; grani, farine, legumi, frutta, burro, cacio, polli, tacchini, insomma ogni grascia. Una grazia di Dio, dove anche i più ghiottoni​​ troverebbero da abbellirsi. Sotto i folti platani, accanto al palazzo già residenza del governo – il mio paese fu una capitale – vi sono le trattorie improvvisate all'aria aperta.​ ([[Alfredo Pioda]]) *​''Locarno è il mio paese lo sapete | paese dei più belli e fortunati'' [...]. || ''Vanta due monumenti e un ospitale | con tre suore ed un medico primario: | un prefetto, e la musica ufficiale; | tre farmacisti ed un veterinario | ed un accenditor municipale | le sere non segnate dal lunario.'' ([[Angelo Nessi]]) *"Me lo devo comprare questo ombrello?". Esitavo sostando sotto i portici, col naso alla vetrina, in Piazza Grande. Mi ci spingeva un furente acquazzone; mi scompigliava il bilancio del pranzo: avevo sì e no di che pagarmelo. "Aspettare che il tempo si rimetta, oppur saltare il pranzo, ecco il dilemma". Bighellonai su e giù ritrovandomi, dopo la svolta, a guardar la vetrina. Mi fece trasalire una manata brusca, militaresca sul coppino.​ ([[Giovanni Laini]]) *Mite sempre, il clima di Locarno: fiorite spesso anche in gennaio, sui colli intorno, mammole e primule. Esso fece però, quella volta, la sua prova più memorabile. Era ottobre, ma pareva piuttosto aprile. Colori favolosi, tendenti al rosso, al giallo, al viola, vestivano i monti tutt'in giro. Le foglie si dimenticavano di cadere. Il lago, lì davanti, non s'accontentava già di far da specchio a tanta meraviglia: si muoveva con tutte le sue onde, le spingeva lente lente verso le rive, sembrava mormorare giorno e notte, sotto le finestre dei diplomatici, un consiglio di moderazione. ([[Giuseppe Zoppi]]) *Partii per Locarno.<br>Qui mi accolsero una cittadina e un paesaggio dove un tempo conoscevo alla perfezione ogni piccolo rivo e ogni muricciolo con le sue fenditure gremite di piccole felci e di rossi garofani selvatici, un paesaggio che mi aveva dato asilo anche durante la guerra, tre volte, brevemente, consolandomi e rendendomi nuovamente felice e grato. I locarnesi erano di ottimo umore, Locarno era stata appena prescelta come sede della Conferenza di pace e la città era tutta intenta a rinnovarsi e ad adornarsi. Era uno splendore, e se il signor [[Gustav Stresemann|Stresemann]] durante il suo soggiorno locarnese si fosse seduto su una delle graziose panchine in piazza, si sarebbe rovinato l'abito: erano state tutte riverniciate di fresco. ([[Hermann Hesse]]) *Quanto alla vicinanza incomoda del [[Josef Radetzky|Radetzky]] non v'è divario tra Lugano e Locarno. A quest'ultimo approda spesso il Battello da guerra che ha nome del grande eroe! Sarebbe una vista uggiosa, e non più; ma contuttociò preferisco non averlo sott'occhio. ([[Francesco Dall'Ongaro]]) *Si diceva che la gente là avesse bei cavalli e carrozze, che c'erano negozi di alimentari, di vestiti e di articoli di pelle, un albergo e anche una stazione ferroviaria. [...] Si stendeva bassa e offuscata nella pioggia fine, e come Luigi aveva sempre sentito e ora ricordava vagamente, certe case erano di quattro e anche cinque piani. ([[Patricia Highsmith]]) ===[[Dante Bertolini]]=== *La Via Vallemaggia potrà sembrare a tutti una strada comune, simile a mille altre. Ma, per me – che pure percorsi viali spaziosi, asfaltati, alberati, fra palazzi maestosi e giardini, lungo rive di laghi splendenti, – per me, la via Vallemaggia è (ed era, soprattutto a quei tempi,) la strada più bella della terra. Per me, è la via dei primi passi fuori di casa, nel mondo. [...] Qui passai da bimbo, correndo intorno alla mamma, come fanno i cagnolini, quando vanno a passeggio con il padrone. Rincorsi farfalle, colsi fiori sui margini dei prati, spiai ramarri e lucertole, acciuffai lucciole. La percorsi mille volte, la mattina e la sera, insieme con la povera sorella e la mamma, le quali mi accompagnavano al giardino d'infanzia di Locarno. *Novembre! Estate di San Martino!<br>Il tepore dell'aria fa dimenticare l'autunno e i giorni piovosi e freddi. Spalancate le finestre, le massaie gettano sui divani materassi, coperte, lenzuola.<br>I vecchietti e le vecchiette del Ricovero San Carlo girano a braccetto lungo i viali del parco; si appoggiano alla ringhiera e guardano: sorridono a tutte le giovani mamme che vanno a passeggio con i loro bambini. Gli insegnanti escono dalle scuole con gli allievi per l'ultima lezione all'aperto.<br>Che bel tempo! *Qualche altra volta, andavamo sul lungolago! Raramente, troppo raramente, quando era bel tempo, la mamma e Maria acconsentivano a condurmi su quella via incantata. Incantata per me, che non sentivo le punture delle zanzare. Per la mamma e per la sorella quella passeggiata diventava un tormento. Io ridevo e dicevo loro di non esagerare; però a casa, quando mi facevano vedere le braccia, il collo e le gambe tempestati di macchioline rosse, dovevo proprio ammettere che avevano "il sangue dolce", perché quelle erano vere punture... e che punture! *Sulla Piazza Grande sorgevano mucchi di neve, come i cumuli di fieno in un grande prato, dopo la fienagione. Carri e autocarri passano: gli operai del comune vi gettavano sopra la neve, dentro la quale quando il carico era completo, piantavano con un gesto vigoroso le pale, come i contadini infiggono tridenti dentro il fieno. I carri lenti e traballanti e i rumorosi autocarri si dirigevano, poi, verso il lago. ===[[Piero Bianconi]]=== *La fama di Locarno ebbe un momento di intensità internazionale, quando nel 1925 i grandi di un'Europa stremata dalla grande guerra scelsero la regina del Verbano per sedersi attorno a un tavolo e trattare della sospirata pace suscitando luminose ma effimere speranze: Chamberlain Luther Vandevelde Benes Briand, in un clima di generale embrassons-nous, favorito da uno splendido sole autunnale: Locarno città della pace, il Patto di Locarno... Ma vedi caso, dopo una gita sul lago Briand e Stresemann si sedettero a berne un bicchiere e a ragionare da amici in un'osteria di Ascona. *Ma chi fa tanto di starci un poco e tranquillamente, godendo della frescura e alzando gli occhi dai neri tronchi alle chiome dei grandi alberi [...], – cari alberi generosi di pace, che frusciano a un fiato d'aria: ecco che il bosco {{NDR|Isolino}} gli apre suoi segreti incanti, tutto diventa bello e prezioso: la solitudine e il silenzio ventilato, le straducce sabbiose, quel tanto di affabile trascuratezza che induce alla confidenza, il senso di pace che gli alberi lascian cadere come un benefico dono. *​Ma sarebbero discorsi troppo lunghi, per farli su per aria; semmai si vorrebbero dipanare con agio seduti al tavolino d'un caffè in Piazza Grande: che è una delle belle invenzioni locarnesi, con la sua curva che rievoca la presenza dell'acqua dove le modeste e armoniose case vorrebbero ancora specchiarsi; spettacolo tanto più seducente in quanto minacciato da una fine ormai imminente: poiché s'è dileguata quell'amabile indolenza, quella ripostata pigrizia contemplativa che era uno degli aspetti più seducenti del carattere locarnese. ===[[Angelo Casè]]=== *Da pochissimi anni, la strada si chiama Via della Gallinazza. Quand'ero ragazzo, era una delle tante strade senza nome. [...] Nella mia strada non c'erano botteghe, era stretta, tortuosa, catramata malamente. Bastava il gelo dell'inverno, perché il fondo stradale fosse ridotto a una crepa sola. In primavera, con le prime piogge, quelle crepe diventavano rivoli e pozzanghere sudici. [...] Non so perché abbiano chiamato la strada con quel buffo nome. Mi raccontava bene, mia madre, di una tacchina selvatica che ogni notte di luna piena veniva a starnazzare nella strada. – Una gallinazza del diavolo – mi diceva – con le penne rosse e certi artigli che lasciano il segno nel catrame. *È bella anche oggi la zona dei saleggi. Ma quand'ero ragazzo, era un paradiso. E quella sera era giugno, il cielo zeppo di stelle, un silenzio quasi completo, non fosse stato per le anatre selvatiche che rovistavano tra le lische. C'erano pioppi lungo il sentiero, messi in fila a destra e a sinistra. Dietro, cespugli e canneti. Poco lontano, il silos e intorno cumuli di ghiaia e sabbia. Sui prati, verso la diga della Maggia, alcuni campeggiatori avevano piantato le loro tende. Molti sarebbero rimasti laggiù fino alla fine di settembre, quando le notti sarebbero diventate fresche. *''Tra le braci fioriscono i chicchi | bianchi del melgone, beneaugurate la pianeta | offerta dal girovago cieco. E fiorisce | la luce negli occhi di chi, troppo | giovane, non visse l'ottobre di Pace. Nel parco | ad essa intestato, tra gli alberi nuovi la forza | cerchiamo che vince l'accidia – un humus | ferace tramuta le sabbie nell'acceso rigòglio | dell'erbe novelle. Caparbio ugualmente l'amore | all'Europa, che è passato / presente / futuro in denso | spariglio di fatti, certezze, promesse. Alla lunga | convince – non muore – l'autunno lontano, se dura | l'ulivo: se nel cuore la memoria tenace appassiona.'' ==Voci correlate== {{div col}} *[[Chiesa di San Francesco d'Assisi (Locarno)|Chiesa di San Francesco d'Assisi]] *[[Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria (Locarno)|Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria]] *[[Distretto di Locarno]] *[[Ferrovia Bellinzona-Locarno]] *[[Lago Maggiore]] *[[Maggia (fiume)]] *[[Santuario della Madonna del Sasso (Orselina)|Santuario della Madonna del Sasso]] *[[Stadio del Lido]] {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Città della Svizzera]] q2kknk3sbyqx2i6jlbn8g9yq56nqnck Santuario della Madonna del Sasso (Orselina) 0 220686 1418381 1416337 2026-06-27T07:00:20Z Spinoziano 2297 +1 1418381 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Madonna Del Sasso Church.jpg|thumb|Santuario della Madonna del Sasso]] Citazioni sul '''santuario della Madonna del Sasso''' di Orselina. *Il dopo mezzodì d'un bel giorno d'autunno, Nicolao Greco saliva il sentiero che conduce alla Madonna del Sasso sopra Locarno. Era appunto il tempo della vendemmia.<br>Giunto a un ripiano della salita, vi trovò due donne che portavano vino e che si stavano riposando appoggiate al murello che costeggia la via.<br>Il sole vibrava ancora caldissimi raggi sul fianco del ripido colle, e Nicolao si pose a sedere {{sic|sur}} un sasso ombreggiato da fronzuto albero, dirimpetto alle due donne; colle quali, come fa chi s'incontra in ozio sulla medesima strada, aperse un breve trattenimento. ([[Giuseppe Curti]]) *Il ripiano {{NDR|di Locarno}} è rotto a metà da una valletta; entro questa, s'inalza un picco erto, dirupato; sul picco, come una nave ancorata con alberi e sàrtie sulla montagna, sorge la Madonna del Sasso, il santuario nazionale della Svizzera italiana. ([[Giuseppe Zoppi]]) *''Io t'amo, Madonna, se al sole | da l'alto dirupo sorridi'' [...]. | ''Novembre ogni albero ha spoglio, | oh come sei triste sei sola | Madonna su l'arido scoglio! | ...e ancora tintinni o campana | dal monte che nuove ne porti? | – bisbiglia sommessa lontana: | "pregate pei poveri morti".'' ([[Angelo Nessi]]) *''La calda terra ascolta l'amplesso fremente del sole; | l'aria par tutto amore, tutto quiete il lago. | E quelle tue campane, che suon di mistero hanno sempre | lungo l'ascender grave del tuo pendio in festa! | Rompon da cento sbocchi, da l'ombre insondate e virenti, | fiati di mistic'onda fusi in ambrosia e incenso. | Dai valloncelli cupi fluiscono lenti i vapori | su nostre inchine teste le cappellette ombrando; | erompon quindi al vento, tra lembi d'azzurro e di bianco,'' | [...] | ''guidano sul cammino ch'è silenzioso e attorto.​'' ([[Giovanni Laini]]) *La chiesa in sé non ha nulla di notevole, ma contiene la più bella raccolta di ex voto di qualsiasi chiesa che io conosca ad eccezione di quella [[Santuario di Oropa|di Oropa]]; c'è anche un dipinto italiano moderno, una «Sepoltura» del [[Antonio Ciseri|Ciseri]] che è molto ammirata, non da me però, trattandosi di un dipinto accademico.<br>Molto bello è il chiostro che dà sul lago. Nel cortiletto sotto, a sua volta molto bello, c'è una cappella che raffigura l'Ultima Cena con statue dipinte in grandezza naturale come a Varallo molto commoventi e un affresco (?) nello sfondo che bisognerebbe poter esaminare bene ma la cappella è così buia che è più facile dirlo che farlo. ([[Samuel Butler]]) *​Non lontana, ben vero, la Madonna del Sasso: chi non conosce il famoso Santuario? Chi non vi ha pregato talvolta? Ma appunto: Santuario, luogo di pellegrinaggio. A primavera vi giungono a stormi, per la benedizione nuziale, colombi d'ogni latitudine. ([[Elena Bonzanigo]]) *​– Nulla, dicevo... Come si presenta bene Locarno! Cos'è quella chiesina bianca, là sul poggio?<br>– È il Santuario della Madonna del Sasso, che protegge tutta la zona e già la salvò dalla peste.<br>Quante volte, Serena mia, salimmo insieme lassù! Con quanta angoscia il mattino della mia partenza! Ti rivedo inginocchiata a piè dell'altare, col bel viso bagnato di lagrime. Ci promettemmo fedeltà. ([[Elena Bonzanigo]]) *Salendo lungo il cammino più ripido e scosceso, si può vedere l'orto dei frati, un piccolo paradiso con viti, alveari, cipolle, insalate, cavoli, calendole per colorare il ''risotto'' e un'aiuola di lussureggianti piante di tabacco. Tra il fogliame qua e là compare la corpulenta figura di un frate con un cappello di paglia in testa. ([[Samuel Butler]]) *​Sopra Locarno, in bilico su un'erta rupe, sta un famoso santuario, la Madonna del Sasso, con il convento dei frati francescani: meta di devoti pellegrinaggi, e quasi segno di celeste assistenza sulla città. ([[Piero Bianconi]]) ==Voci correlate== *[[Locarno]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} [[Categoria:Architetture religiose della Svizzera]] 39sf0qvzutdrrtvspozr21kufpv2lzf I racconti di Canterbury 0 220689 1418298 1411127 2026-06-26T12:49:15Z Udiki 86035 1418298 wikitext text/x-wiki [[File:Canterbury Tales characters around table — traced.svg|thumb|I pellegrini rappresentati su una xilografia dell'edizione del 1491/1492]] '''''I racconti di Canterbury''''' (in inglese medio ''Tales of Caunterbury''), raccolta di 24 racconti scritti da [[Geoffrey Chaucer]] nel XIV secolo. ==[[Incipit]]== [[File:Hengwrt Chaucer (f.2.r) title page.jpg|thumb|Incipit de ''I racconti di Canterbury'', dal manoscritto di Hengwrt]] ===Originale=== ''Whan that Aprille with his shoures sote<br />The droghte of Marche hath perced to the rote,<br />And bathed every veyne in swich licour,<br />Of which vertu engendred is the flour;<br />Whan Zephirus eek with his swete breeth<br />Inspired hath in every holt and heeth<br />The tendre croppes, and the yonge sonne<br />Hath in the Ram his halfe cours-y-ronne<br />And smale fowles maken melodye,<br />That slepen al the night with open yë,<br />(So priketh hem nature in hir corages):<br />Than longen folk to goon on pilgrimages<br />(And palmers for to seken straunge strondes)<br />To ferne halwes, couthe in sondry londes;<br />And specially, from every shires ende<br />Of Engelond, to Caunterbury they wende,<br />The holy blisful martir for to seke,<br />That hem hath holpen, whan that they were seke.''<br />{{NDR|Geoffrey Chaucer, ''Chaucer Complete Works'', a cura di Walter W. Skeat, Londra, Oxford University Press, 1987. ISBN 0-19-254119-6}} ===Cino Chiarini=== Quando le dolci {{Sic|pioggie}} di [[Aprile]] hanno spento l'arsura di [[Marzo]], rinfrescando ogni vena della terra con quel succo meraviglioso che ha la virtù di dare la vita ai fiori; quando [[zeffiro]] sfiora col molle soffio i teneri germogli in ogni [[bosco]] e in ogni pianura, e il giovane [[sole]] ha percorso la metà del suo cammino in [[Ariete]]; quando gli uccelletti si abbandonano ai loro canti, e dormono tutta la [[notte]] con gli occhi aperti (così vivamente li punge il risveglio della natura), la gente prova, allora, un vago desiderio di mettersi in moto; e i pellegrini vanno in cerca di straniere piagge, per visitare i santi miracolosi di qualche lontana contrada.<ref>Leggo: ''to ferne halwes'' (invece che ''to serve halwes'' col Tyrwhitt), secondo la lezione ristabilita dal Wright ed accettata dall'Hertzberg, dal Bell e da altri. {{NDR|N.d.T.}}</ref> E in gran numero, specialmente, si recano dalle estreme campagne d'Inghilterra a Canterbury, per ringraziare il martire benedetto di quel luogo, che fece loro la grazia, quando erano malati.<br />{{NDR|Geoffrey Chaucer, ''[https://www.gutenberg.org/files/47461/47461-h/47461-h.htm Dalle Novelle di Canterbury]'', traduzione di Cino Chiarini, Zanichelli, Bologna, 1897.}} ===Cesare Foligno=== Quando aprile con le dolci pioggette ha penetrata fino alle radici l'arsura di marzo e adacquata ogni vena dell'umore della cui virtù s'ingenerano i fiori: quando zefiro pure col molle suo soffio ingemma i teneri germogli in ogni bosco e brughiera, e il giovane sole ha percorso il suo mezzo tragitto in Ariete e fan melodia gli uccelletti che dormon la notte con occhi socchiusi, tanto li punge in cuore natura, allor brama la gente d'andar pellegrina e i palmieri di cercare strani lidi dei margini estremi d'ogni contea d'Inghilterra s'avviano verso Canterbury per visitare il santo martire benedetto che li soccorse durante le loro infermità.<br />{{NDR|Geoffrey Chaucer, ''I racconti di Canterbury'', a cura di Cino Chiarini e Cesare Foligno, Sansoni, Firenze, 1955.}} ===Ermanno Barisone=== Quando Aprile con le sue dolci piogge ha penetrato fino alla radice la siccità di Marzo, impregnando ogni vena di quell'umore che ha la virtù di dar ai fiori, quando anche Zeffiro col suo dolce flauto ha rianimato per ogni bosco e ogni brughiera i teneri germogli, e il nuovo sole ha percorso metà del suo cammino in Ariete, e cantando melodiosi gli uccelletti che dormono tutta la notte ad occhi aperti la gente è allora presa dal desiderio di mettersi in pellegrinaggio e d'andare per contrade forestiere alla ricerca di lontani santuari variamente noti, e fin dalle più remote parti d'ogni contea d'Inghilterra molti si recano specialmente a Canterbury, a visitare quel santo martire benedetto che li ha soccorsi quand'erano malati.<br />{{NDR|Geoffrey Chaucer, ''I racconti di Canterbury'', a cura di Ermanno Barisone, UTET, Torino, 1981. ISBN 88-04-28781-0}} ==Citazioni== ===Frammento I=== ====''Prologo generale''==== *O perché, come vorrebbe [[Agostino d'Ippona|S. Agostino]], fare i calli alle mani lavorando dalla mattina alla sera? Se tutti dovessero fare così, dove andrebbe a finire il mondo? Lasciamo pure a S. Agostino, se gli preme, il diritto di lavorare. (1897, p. 11) :Perché avrebbe dovuto studiare e diventar matto logorandosi sempre sui libri nel chiostro o sfaticar con le mani e travagliare come Agostino prescrive? come si servirebbe il mondo? Si tenga Agostino la fatica per sé. (1955, pp. 42-43) :Perché avrebbe dovuto mettersi a studiare e diventar matto sempre col naso sui libri nel chiostro, o lavorar di mani e sfaticare come aveva comandato Agostino? Il mondo allora chi l'avrebbe servito? Si tenesse pure la fatica per sé Agostino! (1981, p. 24) *[...] c'è della gente che ha il cuore così duro, che non sa tirare una lacrima neppure se è ferita a sangue. Quindi fa molto meglio chi senza tanti piagnistei e senza tanti paternostri, lascia guadagnare qualche cosa ai poveri frati. (1897, p. 14) :Poiché molti son sì induriti di cuore da non piangere anche se forte lor dolga. Perciò in luogo di lagrime e preghiere debbon gli uomini dar denaro ai poveri frati. (1955, p. 43) :[...] c'è gente così dura di cuore che non riesce a piangere, neppure se viene ferita a sangue: e allora, invece di tanti pianti e orazione, dia dei soldi ai poveri frati! (1981, p. 25) *Se l'[[oro]] fa la [[ruggine]], che cosa farà mai il [[ferro]]? Se un [[prete]], al quale noi ci affidiamo, è il primo a dare il cattivo esempio, che cosa dovrà fare un povero ignorante?... È una cosa vergognosa, se uno ci pensa bene, vedere un cattivo pastore in mezzo a delle buone pecore. Perciò è dovere di ogni buon prete insegnare con l'esempio al suo gregge, come bisogna vivere in questo mondo. (1897, pp. 27-28) :[...] «che se l'oro arrugginisca, che cosa farebbe il ferro?». Ché se un sacerdote, nel quale fidiamo, sia gramo, meraviglia non è che uomo volgare intristisca; che se un sacerdote vi ponga mente, vergogna è pastore corrotto e pecora pura; e ben potrebbe un sacerdote dare esempio con la sua purità di come abbia a vivere il suo gregge [...]. (1955, pp. 48-49) :[...] se arrugginisce l'oro, che dovrebbe fare il ferro? Se non è puro il prete di cui ci fidiamo, nessuna meraviglia che il laico arrugginisca! È davvero vergognoso, se il prete ci pensa, che il pastore sia infangato e la pecora pulita. Un prete dovrebbe dar l'esempio, con la sua purezza, di come dovrebbe vivere il suo gregge. (1981, p. 30) *[...] chi [[Racconto|racconta]], deve cercare, fin dove gli è possibile, di riferire scrupolosamente quello che ha sentito, senza badare a come deve parlare. Altrimenti finisce per non dire la verità, ed è costretto quindi a inventare o a lambiccarsi il cervello dietro alla metafora. Quand'anche si trattasse di raccontar qualche cosa che si riferisse, faccio per dire, a un fratello, siamo sempre lì: non bisogna badare a una parola piuttosto che a un'altra. Guardate un po' [[Gesù|Cristo]]: nella sacra scrittura egli parla apertis verbis, e dice sempre le cose come sono; eppure nessuno ci ha trovato mai nulla di male. E [[Platone]], signori miei, che cosa dice a questo proposito? Dice, a chi lo sa leggere, che le parole debbono essere parenti dei fatti. (1897, p. 39) :[...] chi riferisce il racconto di un altro deve ripetere, quanto possa da vicino ciascuna sua parola, tale essendo il suo compito, anco se quegli grossamente parlasse o in maniera sboccata; ché, diversamente, sarebbe costretto a raccontare la storia non veracemente, o a inventare qualche parte o inserire parole da quello non usate; non può trattenersene, fosse pur suo fratello; e tanto vale che usi questa parola come quella. Nei Libri Santi Gesù stesso senza reticenza alcuna ha parlato, e ben sapete che non è in essi grossolanità; e anche Platone dice, a quei che sanno leggerlo, «che le parole debbon esser connaturali alle cose». (1955, p. 53) :[...] chi vuol raccontare quel che ha sentito da un altro, deve ripetere più da vicino che può ogni parola che lo riguardi, per rozza e sboccata che sia, altrimenti cade per forza nel falso e deve inventare le cose cercando nuove parole. Si trattasse anche di suo fratello, non deve mai tirarsi indietro: bisogna che dica le parole proprio come sono. Cristo stesso nel vangelo parla schietto, ma non mi direte che si tratta di malcreanza. Anche Platone dice, a chi sappia leggerlo, che le parole devono corrispondere ai fatti. (1981, p. 34) *[...] il viaggio non offre, davvero, nulla di bello e di divertente, a chi abbia intenzione di starsene sul suo cavallo come un pezzo di marmo. (1897, p. 41) :[...] non c'è agio davvero né allegria nel cavalcare per via muti come pietre [...]. (1955, p. 54) :[...] non c'è davvero gusto né piacere a far la strada muti come pietre. (1981, p. 35) ====''Il racconto del cavaliere''==== [[File:The Knight - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|Il cavaliere, dal manoscritto d'Ellesmere]] *Ora siam miserelle come ben si vede; e ne sian grazie a [[Fortuna]] e alla sua ruota ingannatrice che a nessuno stato assicura il benessere. (1955, p. 57) :Ora, come vedete, non siamo che schiave, e tutto per merito della fortuna che con la sua ingannevole ruota non lascia vivere in pace nessuno. (1981, p. 37) *[[Maggio]] non lascia poltrire la gente nel letto: ogni animo gentile lo sente, e balza improvviso dal sonno appena questi grida: "levati e fa il tuo dovere". (1897, pp. 56-57) :[...] maggio non vuole pigrizia la notte, la stagione pungendo ogni cuore gentile e facendolo sobbalzare dal sonno e ordinando: «Levati e osserva la cerimonia!» (1955, p. 60) :Maggio infatti non lascia poltrire a letto: è la stagione stessa che punge l'animo gentile e lo scuote dal sonno dicendogli: «Alzati e fa' il tuo dovere!». (1981, p. 39) *Se è la prigionia che ti fa soffrire in questo modo, sopportala con rassegnazione, per l'amore di Dio, poiché non c'è rimedio. Il destino ci ha riserbato questa sventura: certo deve essere stato un maligno influsso di Saturno o di qualche costellazione. Invano abbiamo cercato di scongiurare il pericolo: il cielo era disposto così fin dal giorno della nostra nascita; bisogna rassegnarsi, non c'è questione. (1897, p. 58) :Per amor di Dio tollera la nostra prigionia con pazienza, perché non può esser diversamente; la fortuna ci ha data questa avversità. Qualche infausto aspetto e influsso di [[Saturno (astrologia)|Saturno]], per via di qualche costellazione, questo ci causa a malgrado dei nostri scongiuri; tale era la posizione dei cieli alla nostra nascita, e sopportare dobbiamo, a dirla breve e chiaro. (1955, p. 60) :Se è a causa della prigione, per amor di Dio, sopporta con pazienza, perché intanto non c'è rimedio. È il destino che ci ha mandato questa sventura; dev'essere stato l'influsso maligno di Saturno o di qualche altra costellazione, benché noi avessimo fatto gli scongiuri. Ad ogni modo così ha voluto il cielo fin da quando siamo nati, e a noi tocca solo rassegnarci, ecco tutto. (1981, p. 39) *[[Amore]] è la legge più potente che un povero mortale abbia mai dettato. E infatti tutti i giorni, e da gente in qualunque condizione, noi vediamo infrangere per amore le leggi più assolute e giuramenti come il nostro. Un uomo è costretto ad amare per forza, malgrado della sua volontà. Egli non può liberarsi, ed è pronto ad incontrare anche la morte, sia colei che egli ama, indifferentemente, una fanciulla, una vedova o magari una donna maritata. (1897, pp. 61-62) :A mio giudizio amore è più gran legge che alcun uomo terreno possa dettare. Onde il diritto positivo e simili decreti sono tutto giorno violati da amore in qual che si voglia stato. L'uomo è costretto ad amare a dispetto della ragione, né può sfuggirvi anco ne andasse la vita, sia ella fanciulla, vedova oppure moglie [...]. (1955, p. 62) :L'amore, credimi, è la legge più grande che possa mai toccare a un uomo su questa terra, e per amore s'infrangono ogni giorno dappertutto le leggi e i giuramenti più assoluti. Un uomo deve per forza amare, è inutile che si metta a ragionare; non può farne a meno, neanche a costo di rischiare la vita, sia lei vergine, vedova o maritata. (1981, pp. 40-41) *La sola vista di colei che io servo senza sperare di essere mai degno della sua grazia, mi avrebbe abbastanza ricompensato. (1897, pp. 64-65) :[...] la sola vista di colei che io servo, anco se mai ne meritassi la grazia, a me compiutamente sarebbe stata bastevole. (1955, p. 63) :A me sarebbe bastato vederla, la donna che amo, anche se non ne avessi mai potuto meritar grazia. (1981, p. 41) *Ma perché tutti gli uomini si lamentano tanto della divina provvidenza e della sorte, che spesso e volentieri concede loro, o in un modo o in un altro, più di quello che essi stessi possano immaginare? Uno, per esempio, desidera le ricchezze, e non sa che saranno la sua morte o la sua rovina. Un altro che è in prigione, vuole uscirne ad ogni costo, e in casa sua trova la morte per mano dei servi. I mali di questo genere che da un momento all'altro ci possono capitare addosso sono tanti, che noi stessi non sappiamo che cosa augurarci nel mondo. Noi camminiamo su questa terra come l'uomo che è ubriaco fradicio: egli sa di avere una casa, ma non sa infilare la strada che lo meni dritto al portone; e su quella che ha trovato scivola maledettamente ad ogni passo. Nello stesso preciso camminiamo noi in questa valle di lacrime.<br />Noi ci arrabattiamo dietro la felicità, ma il più delle volte sbagliamo la strada; questa è a verità. (1897, p. 66) :Ahimè perché si lamentan tanto comunemente le genti della Provvidenza di Dio o della fortuna, che bene spesso in molte guise concede loro assai più che essi stessi non designassero? V'è chi desidera d'aver ricchezza che gli cagiona uccisione o grande infermità; e altri volentieri se ne vorrebbe uscir di prigionia che poi a casa sua viene ucciso dalla sua masnada. Innumerevoli sono i mali in queste contingenze, e non intendiamo di quali cose noi preghiamo quaggiù. Siam nella condizione di chi è come topo briaco. L'uomo sa bene d'avere una casa, ma non conosce la dritta via per andarvi; una via che è per lui sdrucciolevole; e per certo non ci comportiam noi diversamente in questo mondo; attentamente perseguiamo la felicità, ma spesso scegliamo male la via in verità. (1955, pp. 63-64) :Ah, perché la gente si lamenta della divina provvidenza o fortuna che spesso e volentieri, in un modo o nell'altro, dà molto più di quanto si riesca ad immaginare? Uno desidera la ricchezza, e questa gli provoca la morte o una grave malattia; un altro vuol uscire di prigione, e viene assassinato dai suoi stessi servi in casa sua. Infiniti sono i mali che noi stessi ci procuriamo. Non sappiamo neppure noi che cosa vogliamo: ci comportiamo come tanti sorci ubriachi, sappiamo d'avere una casa, ma non troviamo mai la via giusta per arrivarvi e continuiamo sempre a ruzzolare. Ecco come ci comportiamo a questo mondo. Corriamo dietro alla felicità, ma quasi sempre ci sbagliamo. (1981, p. 42) *O Dei crudeli, che governate il mondo con la forza della vostra parola immortale, e scrivete sopra una tavola di diamante i vostri decreti e la vostra eterna concessione, questo genere umano pel quale voi avete fatto tanto, in sostanza che cosa vale più della pecora che giace per terra nella stalla? Anche l'uomo viene ucciso come un'altra bestia qualunque, è arrestato e imprigionato, passa da una sciagura all'altra, spesso essendo, per Dio, anche innocente.<br /> Che cosa è, dunque, questo governo superiore che tutto vede, e lascia soffrire chi è senza colpa ed innocente? Ma un'altra cosa, mi fa sentire più amaramente le mie pene; ed è che l'uomo, per amore di Dio, debba essere costretto a rinunziare alla sua volontà, mentre una bestia qualunque può soddisfare tutti i suoi desideri. Senza contare, poi, che la bestia quando è morta riposa in pace; mentre l'uomo deve piangere e soffrire anche nell'altro mondo, come se non ne avesse abbastanza in questo. È proprio così. (1897, pp. 68-69) :Dei crudeli che questo mondo governate con la possanza del vostro eterno decreto e le vostre decisioni e promesse scrivete su tavola d'adamante, che più sono gli uomini tenuti da voi che non le pecore accovacciate nei chiusi? Ucciso vien l'uomo come un altro animale, dimora in carcere e in prigione, e soffre infermità e grandi disgrazie, e bene spesso senza sua colpa, perdio. Quale regola è in questa prescienza che tormenta l'innocente senza colpa? E ancora s'aggrava il mio carico, perché l'uomo è costretto, per amor di Dio, ad ubbidirlo contrariando alla propria volontà, mentre un animale può tutta compire la sua voglia; e, morto che sia, non ha pena, mentre l'uomo dopo la morte deve piangere e lamentare anche abbia avuta nel mondo cure e dolori; e coì ben può essere senza dubbio. (1955, pp. 64-65) :O dèi crudeli, che governate il mondo col vincolo della vostra parola eterna e scrivete su tavola di diamante le vostre leggi e le vostre eterne concessioni, che cos'è per voi il genere umano più del gregge accovacciato nell'ovile? L'uomo viene scannato come una qualsiasi bestia, arrestato, messo in prigione, soggetto a malattie e a grandi avversità, e spesso, perdio, senz'averne colpa! Quale criterio esiste in questa prescienza che tormenta a torto gl'innocenti? Ma ciò che più ancora accresce questa mia pena è che l'uomo sia costretto, per amor di Dio, a rinunciare alla propria volontà, mentre una qualunque bestia può dar sfogo a tutti i propri istinti; e quando una bestia è morta non soffre più, mentre un uomo deve continuare a piangere e a tribolare anche dopo la morte, come se a questo mondo non vi fossero già abbastanza pene e preoccupazioni. Proprio così. (1981, pp. 42-43) *O innamorati, che cosa risponderete a questa domanda: chi vi pare più disgraziato, Arcita o Palemone? Questi vede tutti i giorni la sua donna, ma è condannato a passare tutta la vita in prigione; quegli è padrone di andare, a piedi ed a cavallo, dove gli pare, ma non potrà mai più rivedere la donna sua. (1897, p. 70) :E pongo a voi amanti la domanda, chi dei due ha la peggio Arcita o Palemone? Può bensì l'uno veder la sua donna ogni giorno, ma sempre deve restare in prigione; e può l'altro muovere o cavalcare dove gli piaccia, ma non mai più la sua donna vedere. (1955, p. 65) :Lo chiedo perciò a voi che siete innamorati: chi dei due aveva la peggio, Arcita o Palemone? L'uno poteva vedere la sua donna tutti i giorni, ma era condannato a rimaner per sempre in prigione; l'altro poteva spostarsi a cavallo o a piedi dove gli pareva, ma la sua donna non avrebbe mai più potuto rivederla. (1981, p. 43) *Non ci sarà paura di morte che mi impedisca di rivedere la donna mia, colei che io amo e servo. (1897, p. 72) :[...] né tema di morte mi tratterrà dal vedere la mia donna che amo e servo; alla presenza sua neppure curo di morire. (1955, p. 66) :[...] non sarà certo la paura della morte ad impedirmi di vedere la donna di cui sono innamorato. Pur di rivederla non m'importa di morire. (1981, p. 44) *Maggio, con tutti i tuoi fiori e le tue foglie, ben venuto sii tu, fresco e ridente Maggio; io spero di trovare in questo luogo un po' di verde. (1897, p. 77) :Ben vieni, tu maggio fresco e chiaro con tutti i tuoi fiori e il tuo verde; di verde anch'io spero un poco di cogliere. (1955, p. 68) :Maggio verde pien di fiori, | che tu sia ben tornato, | Maggio fresco, aggraziato, | nel tuo verde anch'io spero! (1981, p. 46) *[...] ha ragione chi va cauto, perché gli uomini si [[Incontro|incontrano]] tutto il giorno, su questa terra, senza bisogno di convegni. (1897, p. 77) :[...] onde ben s'addice all'uomo di studiare il proprio diportamento, perché sempre ha incontri in tempo inatteso. (1955, p. 68) :Bisogna perciò comportarsi sempre bene, perché tutti i giorni s'incontra l'imprevisto. (1981, p. 46) *[...] l'incostante [[Venere (divinità)|Venere]] rende mutabile, a un suo comando, l'animo dei sudditi, come il giorno a lei sacro. Infatti il [[venerdì]] ora c'è il sole, ora piove a catinelle: raramente è uguale agli altri giorni della settimana. (1897, p. 78) :E come, a dir vero, di venerdì or fa sole e or piove a dirotto, così può Venere capricciosa aduggiare il cuore de' suoi fedeli; e come è instabile il suo giorno, così anch'essa; e di raro è il venerdì uniforme tutte le settimane. (1955, p. 69) :Com'è vero che di venerdì un po' piove e un po' c'è il sole, così la capricciosa Venere muta il cuore degli amanti: come il suo giorno è variabile, così lei è volubile. È raro, infatti, che il venerdì sia come gli altri giorni della settimana... (1981, p. 46) *[...] amore, per darmi il colpo di grazia, ha trafitto così profondamente il mio povero cuore di cavaliere col suo cocente dardo, che il cielo, senza dubbio, doveva avere destinato la mia morte prima ch'io venissi al mondo. (1897, p. 79) :[...] così fattamente m'ha trafitto del suo dardo infiammato amore nel cuore leale e doglioso, che ne venne segnata la mia morte prima della mia camicia. (1955, p. 69) :[...] ecco che amore m'ha conficcato il suo dardo rovente in questo mio sincero e povero cuore; si vede che a me la morte fu messa addosso prima ancora della camicia. (1981, p. 46) *O Emilia, tu mi uccidi con gli occhi tuoi; tu sei la causa della mia morte. Di tutto il resto non mi importa nulla: purché io possa fare qualche cosa per piacerti. (1897, p. 79) :Emilia, con i tuoi occhi m'uccidi, tu sei la causa per cui io muoio. A tutto il rimanente delle mie cure non dò valore più che a gramigna, pur ch'io cosa potessi fare alcuna che ti fosse in piacere. (1955, p. 69) :O Emilia, tu mi uccidi con i tuoi occhi, sei tu che mi fai morire! Di tutto il resto dei miei guai non m'importerebbe nulla, se soltanto potessi far qualcosa per piacerti! (1981, p. 46) *Pazzo che non sei altro: pensa che l'amore è libero; ed io amerò la tua donna a dispetto di tutta la tua forza. (1897, p. 81) :[...] pon bene mente, insensato, che tu sei veramente, che libero è amore! E io voglio amarla a mal grado d'ogni tuo potere. (1955, p. 70) :Balordo che sei, ricordati che l'amore è libero e che di lei io sarò sempre innamorato, a dispetto di tutta la tua arroganza! (1981, p. 47) *O [[Cupido]], re spietato e assoluto! È proprio vero, come si suol dire, che amore e impero non vogliono sapere di società. E nessuno lo sa meglio di Arcita e Palemone. (1897, p. 82) :Oh, Cupido fuor d'ogni senso di carità! o sovrano che non vuoi aver compagno! Molto giustamente si dice che amore e signoria non ammetton consorti; e ben così trovarono Arcita e Palemone! (1955, p. 70) :Ah, Cupìdo, sei proprio senza carità! Sei un sovrano che accanto a sé non vuole aver nessuno! È giusto quel che si dice, che amore e prepotenza non vogliono saperne di stare insieme, ed era questo quel che Arcita e Palemone scoprirono. (1981, p. 47) *Avresti detto, vedendoli combattere che Palemone avesse la ferocia di un [[Tigre e leone|leone]], e Arcita la fierezza d'una tigre: infuriati come due orsi che hanno la bocca biancheggiante di spuma, menavano tutti e due orribili colpi, immersi nel sangue fino al collo del piede. (1897, p. 83) :Tu avresti potuto credere che Palemone nel combattere fosse [[Tigre e leone|leone]] furioso; e quanto tigre crudele era Arcita. Come selvaggi [[Cinghiale|cignali]] si diedero a colpirsi folli d'ira così da sbavar bianco come spuma e, combattendo, fino alle caviglie erano immersi nel loro sangue. (1955, p. 71) :Avresti detto che nella lotta Palemone fosse un leone impazzito e Arcita una tigre feroce: si pestavano tutt'e due il grugno come verri selvaggi, con la bocca biancheggiante di bava per la gran rabbia e immersi ormai nel sangue fino al collo del piede. (1981, p. 48) *Il [[destino]], ministro di tutte le cose, il quale distribuisce in questo mondo la provvidenza divina, è così potente, che quando gli uomini hanno giurato che una cosa non può accadere se non in un dato modo, un bel giorno accade proprio alla rovescia; e te la do in mille anni, se un'altra volta sola si ripete in quel modo lì. I nostri desideri, di qualunque genere siano: guerra, pace, odio, amore, tutti senza dubbio, sono guidati dalla mente di Dio. (1897, pp. 83-84) :Il destino, ministro generale, che mette in atto nel mondo tutto quanto la provvidenza di Dio ha preveduto, è così possente, che avesse anche il mondo giurato il contrario d'alcuna cosa, affermando o negando, pure un giorno avverrà quel che non ricorrerebbe per mille anni. Perché indubbiamente i nostri desideri quaggiù, sian di guerra, di pace, d'odio o d'amore, tutti son regolati dalla vista di lassù. (1955, p. 71) :Il destino, quel ministro generale che attua sulla terra la provvidenza di Dio e che tutto prevede, ha un tale potere che, se anche il mondo intero si mettesse a far scongiuri contro qualcosa, pure, prima o poi succede in un giorno quello che non succederebbe in mille anni. Difatti quaggiù i nostri desideri, siano di guerra o di pace, d'odio o d'amore, vengono tutti regolati da quell'occhio che sta lassù in cielo. (1981, p. 48) *Guai a quel sovrano che è senza [[pietà]], ed è un [[leone]] tanto con l'uomo pentito e sommesso, quanto con l'uomo superbo e ribelle! Guai a quel sovrano che ad ogni costo vuole mantenere ciò che in un momento di rabbia ha minacciato! Ha poco criterio chi in un caso simile non sa distinguere, e mette sulla stessa bilancia l'orgoglio e l'umiltà. ([[Teseo]]; 1897, p. 88) :Vergogna sia a un signore che pietà alcuna non vuol provare, ma si rende in atti e parole un leone verso chi si sta pentito e temente, non meno che verso un superbo sprezzante che vuol persistere in quanto ha iniziato; poca discrezione avrebbe quel principe che distinguere non sa, e alla stessa stregua misura orgoglio e umiltà. (1955, p. 73) :Guai a quel sovrano che non vuole aver pietà, e fa la voce e la parte del leone sia con chi ha timore e si pente, come con chi è superbo e sprezzante e persiste in quanto ha iniziato! Dimostrerebbe ben poco giudizio il sovrano che in un simile caso non sapesse distinguere, e valutasse nello stesso modo orgoglio ed umiltà. (1981, pp. 49-50) *''Benedicite!'' Che signore grande e potente è Amore! Tutto vince la sua potenza, e potrebbe, davvero, essere chiamato un Dio pei suoi miracoli. Il cuore degli uomini è in mano sua. ([[Teseo]]; 1897, p. 88) :[...] il dio d'amore, ah! ''benedicite'' qual possente e grande signore non è mai! Nessun ostacolo regge contro la sua possa, e un dio veramente per i suoi miracoli si conosce, perché a sua guisa d'ogni cuore può fare quel che gli piace decidere. (1955, p. 73) :Ah, ''benedicite'', che potente e gran signore è il dio dell'amore! Non c'è davvero ostacolo che resista alla sua potenza! Egli può veramente chiamarsi dio per i suoi miracoli, giacché d'ogni cuore può fare a suo modo tutto ciò che vuole. (1981, p. 50) *Chi più matto, in questo mondo, di un uomo innamorato? ([[Teseo]]; 1897, p. 88) :[...] chi mai può esser folle se non quegli che ama? (1955, p. 73) :Ma chi è più pazzo d'un innamorato? (1981, p. 50) *Io stesso ci sono cascato, a suo tempo, ed ho servito {{NDR|l'amore}} come gli altri. E perché, appunto, so per prova le pene dell'amore, e, preso più d'una volta nei suoi lacci, conosco quale strazio sia per quel disgraziato che ci casca [...]. ([[Teseo]]; 1897, p. 89) :[...] a mio tempo, d'amore fui servo io pure. Onde, essendo esperto delle pene d'amore e sapendo di quali strette crudeli possa affliggere l'uomo, come quello che preso fui spesso ne' suoi lacci, interamente ogni vostra trasgressione vi perdono [...]. (1955, p. 74) :[...] anch'io ai miei tempi sono stato servo d'amore. Ed ora, siccome appunto conosco le sue pene e so quanto possano straziare un uomo, proprio per esser stato preso al laccio anch'io, ecco, vi perdono ogni vostra mancanza [...]. (1981, p. 50) *[...] il sapere, l'oro, la bellezza, l'astuzia, la forza e il coraggio, non possono cospirare e lottare, anche tutti insieme, contro Venere sola, la quale è padrona del mondo. (1897, p. 95) :Onde potete vedere che non Saggezza o Ricchezza, non Bellezza o Astuzia, Forza o Ardimento possono con Venere entrare in lizza, perché a suo piacere il mondo può ella così guidare. (1955, p. 76) :[...] non c'è né sapienza, né ricchezza, né bellezza, né astuzia, né forza, né coraggio, che possa in qualche modo competere con Venere, la quale da sola governa il mondo come vuole [...]. (1981, p. 52) *È proprio vero che la [[vecchiaia]] ha molte risorse: i vecchi hanno sempre senno ed esperienza. Si può vincere un vecchio con le gambe, ma con la testa no. (1897, p. 116) :Rettamente si dice, gran vantaggio ha l'età, essendo nei vecchi così saggezza come esperienza, e potendo essi nella corsa essere vinti non nel consiglio. (1955, p. 85) :È proprio vero che la vecchiaia ha i suoi vantaggi: con l'età s'acquistano insieme saggezza ed esperienza, e un vecchio potrà esser vinto nella corsa ma non nel buonsenso... (1981, p. 59) *Sotto l'influenza mia la gente affoga là nel grigio mare, per me s'apre agli uomini la buia prigione, e li strangola il capestro; sono opera mia il grido e la ribellione delle plebi, il rancore e il nascosto veneficio. Quando mi trovo nella costellazione del leone, io vendico e correggo tutti i torti. Pel mio influsso rovinano gli alti castelli, cadono le torri e le mura sulla testa del minatore e del falegname; per opera mia morì Sansone sotto il peso della colonna, e nacquero sempre le tristi malattie, i turpi tradimenti, e le congiure. Il mio apparire è foriero di pestilenza. ([[Saturno (divinità)|Saturno]]; 1897, pp. 116-117) :[...] per me si annega nel mare torbido, per me si è rinchiusi nel carcere oscuro, per me si è strozzati e per la gola impiccati, per me mormorano e si ribellano i ribaldi, per me si mormora e segretamente avvelena; e, quando la mia stanza è nel segno del leone, imprendo vendetta e aperto castigo; per me rovinano gli alti castelli, precipitano le torri e le mura sul minatore o sul carpentiere; Sansone uccisi io che scassò le colonne; per me si soffrono gelidi mali, oscuri tradimenti, annosi complotti; dal mio sguardo s'ingenera pestilenza [...]. (1955, p. 86) :Sotto il mio influsso la gente annega miseramente in mare, viene rinchiusa sottoterra in prigione, strangolata e appesa per il collo; son opera mia i mormorii e le ribellioni dei contadini, i brontolii e i segreti avvelenamenti; son io che, quando mi trovo nel segno del Leone, vendico e castigo tutti i torti, e mando alla rovina alti castelli, e faccio crollare torri e muraglie su minatori e falegnami! Perfino Sansone ho ucciso sotto il peso della colonna! E son opera mia le fredde malattie, gli oscuri tradimenti e tutte le vecchie congiure; basta il mio sguardo a generare pestilenza... (1981, p. 60) *Una tigre della valle di Galafa, cui il cacciatore avesse rubato il tigrotto, non si scaglierebbe con la ferocia con cui la gelosia spinge Arcita contro Palemone; non c'è leone in Belmaria che stimolato dal cacciatore o acciecato dalla fame, si inferocisca ed abbia sete di sangue, quanto Palemone desidera uccidere il suo avversario. (1897, p. 124) :[...] non è tigre nella valle di Gargafea, allor che il nato le vien tolto ancor piccolo, così feroce alla caccia quanto è Arcita, in cuore geloso, contro Palemone; né è così crudele leone in Belmaria che sia inseguito o furente per fame e che così sia avido del sangue della sua preda, quanto è Palemone d'uccidere il nemico suo Arcita [...]. (1955, p. 89) :[...] non c'è tigre nella valle di Galafa che, derubata del suo piccolo tigrotto, si scagli contro il cacciatore con la ferocia con cui la gelosia spinge ancora Arcita contro Palemone; e non c'è leone in Belmaria che, inseguito o reso furente dalla fame, sia tanto avido del sangue della preda, quanto lo è Palemone d'uccidere il suo avversario Arcita! (1981, p. 62) *Il mondo non è che una stazione di passaggio piena di dolori, e noi siamo dei poveri pellegrini che giriamo di qua e di là aspettando la morte che è la fine dei nostri guai. ([[Egeo]]; 1897, p. 134) :[...] non è questo mondo che un luogo di passaggio pieno di dolori, e noi siam pellegrini che vi passiamo su e in giù; la morte è fine di ogni lutto terreno. (1955, p. 93) :Questo mondo non è che una via di passaggio piena di dolore, e noi siamo pellegrini che vengono e vanno. Soltanto la morte può metter fine ai nostri guai. (1981, p. 65) :Il mondo non è altro che un viaggio di dolori. (2019, p. 70) *L'alto fattore del supremo principio, quando inventò la prima volta la bella catena d'amore, ebbe un nobile ed alto intendimento, e sapeva quel che si faceva, mosso da un fine ben determinato. Egli univa insieme, con la bella catena dell'amore, il fuoco, l'aria, l'acqua e la terra, con legami che non era possibile infrangere. Questo principe e fattore di tutte le cose ha fissato i giorni che ogni creatura viva deve rimanere in questa valle di lacrime, ed oltre quel dato numero di giorni a nessuno è dato passeggiarvi più. E non c'è bisogno di citare in proposito qualche autorità, perché ormai tutti lo sappiamo per esperienza: io non faccio altro che manifestare la mia opinione. L'ordinamento di tutte le cose dimostra chiaramente che v'è una mente direttiva immutabile ed eterna: e basta avere un dito di cervello per capire che in questo mondo ogni piccola parte deriva da un tutto. Poiché la natura non ha avuto origine da parti e frazioni di una cosa, ma da una cosa perfetta e una, che a mano a mano allontanandosi dalla perfezione è scesa giù fino a divenire corruttibile. E perciò egli, il fattore supremo, con la sua saggia previdenza ha creato questo meraviglioso ordinamento, in modo che l'evoluzione e il progresso delle cose di deve effettuare per mezzo di successive trasformazioni, che conducono alla fine e non alla eternità. E di questo ognuno si può persuadere con gli occhi suoi. ([[Teseo]]; 1897, pp. 140-141) :Il primo motore della causa in cielo quando egli primamente formò la catena d'amore grande effetto produsse ed ebbe alta mira; ben conobbe perché e a che cosa intendesse, però che con quella leggiadra catena d'amore legò il fuoco l'aria, l'acqua e la terra con saldi vincoli perché non possano sfuggire. Quello stesso signore e quello stesso motore [...] ha assegnato un certo numero di giorni e certa durata in questo misero mondo quaggiù a tutto ciò che in questo luogo è generato, e quel giorno nessuno può sorpassare sebbene la durata possa all'incontro essere abbreviata; di che è superfluo allegare alcuna autorità dimostrandolo la stessa esperienza, se non che mi piace di chiarire il mio pensiero. Possono quindi gli uomini da quell'ordine discernere che fermo ed eterno è quel motore, e ben posson conoscere, se non siano stolti, che ogni parte proviene da suo tutto; perché natura non ha preso cominciamento da parte o porzione alcuna di una cosa, ma da cosa che perfetta è e stabile digradando così fino a divenir corruttibile. Onde con la sua saggia provvidenza così bellamente ha disposto il suo ordine in modo che le specie delle cose e i loro progressi abbiano a perdurare per via di successione e non siano eterni, che non è menzogna; il che puoi comprendere e vedere a prima vista. (1955, p. 96) :Quando il Motore Primo lassù in cielo creò all'inizio la bella catena d'amore, raggiunse nel suo nobile intento un grande risultato; ben sapeva quel che faceva e a qual fine operava: con quella bella catena d'amore egli univa insieme fuoco, aria, acqua e terra con legami indissolubili che non si sarebbero più potuti infrangere. Ebbene, quello stesso Principe e Motore ha stabilito un certo numero di giorni e una certa durata a tutto ciò che viene generato quaggiù in questo misero mondo: oltre quel limite non si può andare, anzi il numero di tali giorni può benissimo abbreviarsi! Non occorre che vi citi testi autorevoli, perché ciò è provato dall'esperienza. Ma lasciate ch'io spieghi meglio il mio pensiero. Dall'ordinamento di tutte le cose si capisce chiaramente che quel Motore è immutabile ed eterno, e si vede benissimo, a meno che non si sia stolti, che ogni parte proviene dal tutto, perché la natura non può aver avuto origine da una parte o porzione di cosa, ma da qualcosa di perfetto e stabile, degradando poi fino a diventar corruttibile. Egli perciò, nella sua saggia provvidenza, ha disposto che ogni specie e progressione di cosa duri per un certo tempo e non in eterno: che ciò sia vero si può comprendere e veder coi propri occhi. (1981, pp. 67-68) *Così il vasto fiume improvvisamente si secca, e le grandi città cadono e spariscono, perché tutto, come vedete, finisce nel mondo. ([[Teseo]]; 1897, p. 141) :[...] e talora il largo fiume diviene asciutto, e veggiamo grandi città mutarsi e vanire; da che potete scorgere che tutte queste cose hanno fine. (1955, p. 96) :[...] così il vasto fiume talvolta si dissecca improvvisamente, e si vedono città intere declinare e scomparire: tutto, come vedete, ha una fine. (1981, p. 68) *[...] tutti, il re come il suo paggio, devono [[Morte|morire]] dentro uno dei due limiti della vita umana, vale a dire la gioventù e la vecchiaia. Chi muore nel suo letto, chi in mezzo al mare, chi in mezzo alla vasta campagna; ma non c'è rimedio: tutto finisce per la stessa strada, tutto muore. ([[Teseo]]; 1897, pp. 141-142) :[...] in gioventù o in età avanzata, siano re o siano paggi; e alcuni nel lor letto, altri nell'alto mare o nei vasti campi come possiam vedere. E nulla giova, tutto va per quella medesima via. Di conseguenza posso affermare che ogni cosa deve morire. (1955, p. 96) :[...] in gioventù o in vecchiaia, tutti devono morire, re o schiavi che siano; chi nel suo letto, chi in fondo al mare, chi in aperta campagna. Non c'è scampo, tutto va in quella direzione, ed ogni cosa deve per forza perire. (1981, p. 68) *[...] è da savi, mi sembra, fare di necessità virtù, e mettersi l'animo in pace, una volta che tutti, senza eccezione, dobbiamo finire nello stesso modo. Chi se ne lamenta è un pazzo, perché pretende di ribellarsi a colui che è guida di tutto. Certamente per un uomo è bello morire nella grandezza della sua fama e nel vigore degli anni, con la sicurezza di lasciare un nome onorato. Egli muore senza aver mai recato disonore, all'amico e a se stesso, cosicché l'amico dovrebbe rallegrarsi della sua morte, preferendo che egli sia spirato nel fiore della sua gloria, piuttosto che vederlo morire quando questo è già appassito dal tempo; poiché allora il suo valore è presto dimenticato. Quindi per lasciare un bel nome è meglio morire all'apogeo della gloria; e chi non la pensa così si ostina ad essere uno sciocco. ([[Teseo]]; 1897, pp. 142-143) :Onde è a mio parere saggezza, di far di necessità virtù e di accettare volentieri quel che evitare non possiamo e particolarmente quel che a noi tutti è imposto, e commette follia chi così d'alcuna cosa rimormora, ribellandosi a colui che può tutto guidare; e per certo di maggiore onore è all'uomo il morire nel fiore della propria eccellenza quando è sicuro della propria rinomanza, né a sé o ad amico ha recato vergogna; e più dovrebbe il suo amico allegrarsi della sua morte quando onorato manda l'ultimo respiro, che non quando la sua rinomanza è resa pallida dall'età, tutto essendo scordato il suo servizio cavalleresco. Onde, per quanto concerne fama degna, meglio è morire allora quando la rinomanza è migliore. L'opporsi a tutto ciò è caparbietà. (1955, p. 97) :[...] tanto vale far di necessità virtù, e accettare volentieri ciò che comunque non si può evitare e che prima o poi spetta a tutti. Pazzo è chi si lamenta o crede di potersi ribellare all'inevitabile! Per un uomo è più onorevole morire nel fiore della propria integrità, quand'è sicuro di poter lasciare un buon nome e di non aver recato ignominia a sé o all'amico; e l'amico dovrebbe rallegrarsi della sua morte, molto più ora che onorato esala l'ultimo respiro, che non più tardi quando il suo nome sarà reso sbiadito dal tempo e il suo valore dimenticato. Meglio dunque è morire quando migliore è la fama. Opporsi a ciò è pura ostinatezza. (1981, p. 68) *Prima che ci lasciamo, noi dobbiamo fare di due dolori una sola e completa gioia che duri eterna. ([[Teseo]]; 1897, p. 143) :[...] là dove è maggiore il dolore appunto vogliam cominciare e primamente por riparo. (1955, p. 97) :[...] prima che di qui ce n'andiamo, propongo che di due dolori facciamo una sola gioia completa e duratura. (1981, p. 68) *[...] la pietà gentile vincere dovrebbe il diritto. ([[Teseo]]; 1955, p. 98) :[...] la pietà vera dovrebbe saper andare oltre la convenzione... (1981, p. 69) ====''Il racconto del mugnaio''==== [[File:Canterbury Tales - The Miller - f. 34v detail - Robin with the Bagpype - early 1400s Chaucer.png|thumb|Il mugnaio, dal manoscritto d'Ellesmere]] *[...] io faccio una dichiarazione: che, cioè, io sono briaco; me ne accorgo dalla voce; e però, se parlo o dico male, pigliatevela con la birra di Southwark, ve ne prego [...]. (1955, p. 100) :[...] voglio farvi una dichiarazione: io sono sbronzo, lo sento dalla voce; perciò, se parlo o m'esprimo male, prendetevela con la birra di Southwark, vi prego... (1981, p. 70) *[...] colui che non ha [[moglie]], non è becco. Ma non per questo dico che tu lo sia; delle ottime mogli ce ne sono molte: ce ne son sempre mille buone per una cattiva; tu stesso lo sai bene, se non vai pazzo. (1955, p. 100) :[...] solo chi non ha moglie è sicuro di non essere [[Mettere le corna|cornuto]]! Con ciò non dico che tu lo sia... d'ottime mogli ce ne son tante: contro una cattiva, mille ce ne sono sempre buone; e tu dovresti saperlo, se non sei matto. (1981, p. 70) *Un [[marito]] non deve essere curioso dei segreti di Dio, né di quelli di sua moglie. (1955, p. 100) :Un marito non deve ficcare il naso nei segreti di Dio, e neppure in quelli di sua moglie [...]. (1981, p. 100) *L'uomo deve sposare secondo la sua condizione, poiché gioventù e vecchiaia sono spesso in guerra fra loro. (1955, p. 102) :[...] bisogna sposarsi fra pari e che sposandosi bisogna tener conto delle proprie condizioni, giacché spesso gioventù e vecchiaia non si combinano. (1981, p. 72) *[...] uno studente avrebbe speso male il suo tempo, se non fosse capace di farla a un legnaiolo. (1955, p. 103) :[...] uno studente avrebbe speso piuttosto male il suo tempo, se non riuscisse a darla da intendere a un falegname! (1981, p. 73) *L'uomo non dovrebbe mai saper nulla dei segreti di Dio: benedetto sia sempre l'[[Ignoranza|ignorante]], il quale non conosce altro che il suo ''Credo''! (1955, pp. 106-107) :Gli uomini non dovrebbero mai indagare i segreti di Dio: beato l'ignorante che conosce solo il Credo! (1981, p. 75) *Non hai sentito parlare [...] del grande dolore di [[Noè]], e di tutti i suoi compagni, prima ch'egli riuscisse a far entrare sua moglie nella barca? Ci scommetto che in quel momento avrebbe dato via tutte le sue pecore nere, purché lei avesse potuto avere una barca per sé sola. (1955, p. 108) :Non hai mai sentito parlare anche [...] della fatica di Noè e dei suoi compagni, prima di riuscire a far entrare nell'arca sua moglie? Ci scommetto che in quel momento avrebbe dato via tutte le sue belle pecore con la lana nera, purché lei avesse avuto una barca per sé sola. (1981, p. 77) *Uno può morire per il solo effetto della [[immaginazione]], così profondamente può restarne impressionato. (1955, p. 110) :Uno può talmente impressionarsi, da morire per solo effetto d'immaginazione... (1981, p. 78) *In fede mia qualche soddisfazione l'avrò, poiché oggi è tutto il giorno che mi prude la bocca, e questo, almeno, è un segno che significa [[Bacio|baci]]. (1955, p. 111) :[...] insomma, qualche soddisfazione l'avrò. È tutto il giorno che mi prude la bocca, e questo è un segno che indica baci [...]. (1981, p. 79) *«Almeno, giacché non posso avere di meglio, dammi un bacio: te lo chiedo per amor di Gesù e mio». «Se te lo do, te ne anderai per la tua via?» disse lei. «Sì, certamente, amor mio», rispose Assalonne. «Allora preparati, ch'io vengo subito». E sotto voce disse a Nicola: «ora sta' zitto, ché riderai a crepapelle». Assalonne si mise in ginocchio, e disse: «ormai sono un signore per tutti i conti, poiché io spero che dopo questo, verrà qualche altra cosa! – Amor mio, la tua grazia, il tuo favore, mio dolce uccellino!» Lei aprì la finestra, in fretta, e disse: «tieni, via e sbrigati, che non ti abbiano a vedere i vicini». Assalonne si asciugò per bene la bocca, e lei (la notte era buia e nera come la pece, o come il carbone) mise alla finestra il sedere, ed Assalonne non fece né più né meno: baciò saporitamente le sue chiappe nude, prima di accorgersene. Ma subito si tirò indietro, e pensò che di certo ci doveva essere qualche sbaglio: poiché sapeva bene che le donne non hanno la barba, e invece egli avea sentito una cosa tutta ruvida dal lungo pelo. (1955, pp. 112-113) :«Se non posso aver niente di meglio, almeno dammi un bacio, te lo chiedo per amor mio e per amore di Gesù!»<br />«Ma poi te ne andrai per la tua strada?» gli chiese lei.<br />«Ma sì, certo, amore!» rispose Assalonne.<br />«Allora preparati!» disse lei «io vengo subito.» E sottovoce disse a Nicola: «Ora zitto, avrai da ridere finché vuoi!».<br />Assalonne si mise in ginocchio e disse: «Ormai sono un signorone, perché, dopo questo, verrà dell'altro! Amoruccio mio... la tua grazia, il tuo favore, mio dolce uccellino!».<br />Lei aprì in fretta la finestra e disse: «Tieni, via, e sbrigati, che non ti vedano i vicini!».<br />Assalonne s'asciugò la bocca. La notte era buia come la pece o il carbone: lei si sporse col sedere dalla finestra e Assalonne, senza rendersene conto, la baciò saporitamente con la bocca né più né meno che in mezzo alle chiappe nude.<br />Ma subito sobbalzò indietro, pensando che qualcosa non andava: sapeva di certo che una donna non ha barba, e invece lui aveva sentito un affare tutto ruvido e peloso. (1981, p. 80) ====''Il racconto del fattore''==== [[File:The Reeve - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|Il fattore, dal manoscritto d'Ellesmere]] *[...] io son [[Vecchiaia|vecchio]], e non mi piace scherzare alla mia età. Il tempo dell'erba è finito, per me: ora c'è il fieno. Questa vetta bianca porta scritti i miei vecchi anni; anche il mio cuore è ammuffito come i miei capelli, se pure non faccio come fanno le nespole: poiché questo frutto più sta, e più si fa cattivo, finché finisce per marcire fra i rifiuti o sulla paglia. Ho paura che noi vecchi facciamo proprio così: finché non siamo marci, non possiamo essere maturi. Noi siamo sempre pronti a saltare finché il mondo ci suona il flauto, poiché nella nostra volontà c'è sempre fitto questo chiodo: di aver il capo bianco e la coda verde, come il porro; poiché sebbene il nostro vigore se ne sia andato, la nostra volontà ha sempre desiderio di folleggiare allo stesso modo. E quando non possiamo fare, allora vogliamo parlare. Sotto la nostra vecchia cenere è sempre adunato il fuoco. (1955, p. 117) :[...] son vecchio, non ho più voglia di scherzare. Per me è finita la stagione dell'erba, il mio foraggio ormai è diventato fieno. Questa cocuzza bianca porta scritti tutti i miei anni e, come i miei capelli, anche il mio cuore incomincia a far la muffa. Speriamo che non mi succeda come alle nespole, che più la tirano per le lunghe, più diventano aspre, e alla fine vanno a marcire sulla paglia o in un letamaio. Ma ho paura che noi vecchi facciamo proprio così: fin che non siamo marci, non possiamo essere maturi; e continuiamo a ballare finché al mondo c'è musica. Nella nostra smania sta sempre infitto un chiodo: d'aver la testa bianca e la coda verde, come il porro. Pur se ci mancano le forze, abbiamo sempre voglia di far follie. Quando non possiamo più far nulla, ci mettiamo a cianciare, ma pure sotto le vecchie ceneri sta raccolto molto fuoco. (1981, p. 83) *Noi vecchi abbiamo quattro carboni accesi, che vi nominerò: millanteria, menzogna, collera e cupidigia; queste quattro faville sono proprie della vecchiaia. Le nostre vecchie membra hanno un bell'esser deboli: la volontà non vuol venir meno, questo è certo. Ed io, ancora, ho sempre un dente di puledro, nonostante che molti anni siano passati, da quando la cannella della mia vita cominciò a buttare. Poiché, certamente, appena io fui nato, la morte girò subito la cannella della vita, e la fece scorrere; e fin da allora la cannella ha buttato tanto, che la botte è quasi vuota. Il fiume della vita, in me, ormai è sceso al capo delle doghe. La lingua, sciocca, può ben sonare le campane di una follia che è passata da lungo tempo: pei vecchi, salvo il rimbambimento, non c'è più nulla. (1955, p. 117) :[...] abbiamo quattro tizzoni: superbia, impostura, collera e ingordigia. Queste quattro scintille durano anche in vecchiaia. Le nostre frolle membra possono giusto essere stanche, ma la voglia non ci manca di sicuro. Ancora adesso ho un dente da puledro, eppure d'anni ne son passati tanti da quando il tappo della mia vita cominciò a scorrere. Come nacqui, la morte diede subito stura alla vita sgocciola sul fondo. La sciocca lingua può ben mettersi a dar fiato e scampanare di follie passate del tempo antico, ma per noi vecchi, salvo il rimbambimento, non c'è più nulla! (1981, p. 83) *[...] i [[Gelosia|gelosi]] son sempre gente pericolosa: o almeno vorrebbero che le loro mogli pensassero sempre così. (1955, p. 119) :[...] i gelosi son sempre tipi pericolosi... o, almeno, così essi vorrebbero far pensare alle loro mogli. (1981, p. 85) *[...] ebbene, un mugnaio può fare la barba a uno studente, nonostante tutta la sua sapienza [...]. (1955, p. 122) :Pure, un mugnaio sa farla a uno studente in barba a tutta la sua dottrina. (1981, p. 87) *La mia casa è ristretta, ma voi ne sapete tanto, che coi vostri argomenti riuscirete a render largo un miglio uno spazio di venti piedi. Vediamo dunque, se lo spazio che c'è basta: altrimenti fatelo più grande voi, com'è mestier vostro, con i vostri ragionamenti. (1955, p. 122) :In questa casa siamo allo stretto, ma voi avete studiato arte: coi vostri argomenti saprete magari trasformare un buco di venti piedi in una distesa larga un miglior. Vediamo un po' se questo spazio vi basta, se no, fatevelo più grande voi a modo vostro, coi vostri discorsi. (1981, p. 88) *Con le mani vuote non si può richiamare il [[Falco|falcone]] [...]. (1955, p. 123) :A mani vuote, non volano neppure i falchi. (1981, p. 88) *[...] se uno è stato danneggiato in una cosa, si rifarà in un'altra. (1955, p. 124) :[...] se uno è stato danneggiato in una cosa, può rifarsi in un'altra. (1981, p. 89) *[...] l'[[inganno]] va a casa dell'ingannatore. (1955, p. 127) :L'imbroglione finisce sempre per essere imbrogliato. (1981, p. 91) ====''Il racconto del cuoco''==== [[File:Chaucer cook.jpg|thumb|Il cuoco, dal manoscritto d'Ellesmere]] *Ben disse [[Salomone]] nella lingua sua: non qualunque uomo hai da prendere in casa; perché il dare ospitalità la notte è pericoloso. E ben dovrebbe un uomo considerare chi si conduce tra' suoi familiari. (1955, p. 128) :Diceva bene a suo modo Salomone: "Gente non portar per la tua casa!". Specialmente di notte è pericoloso dar alloggio... bisogna stare molto attenti a chi si porta in familgia. (1981, p. 92) *[...] tra scherzi e giochi gran [[verità]] si posson dire. (1955, p. 129) :[...] ridendo e scherzando si può dir anche la verità. (1981, p. 129) *[...] [[scherzo]] vero, malo scherzo, come dicono i Fiamminghi [...]. (1955, p. 129) :[...] come dicono i fiamminghi, uno scherzo vero non è più uno scherzo. (1981, p. 129) *[...] di sicuro quel maestro in sua bottega la paga, anche se non prenda parte alla musica, che abbia un apprendista festaiolo, alla caccia sempre di dadi, di chiasso e d'amanti; perché il furto e il chiasso son collegati, e anche sonare la cetra e la ribeba. (1955, p. 130) :[...] se in bottega c'è un apprendista festaiolo che si dà ai dadi, al chiasso e alle donne, chi ne fa le spese è il padrone, che pur non prende parte alle baldorie. Furto e dissolutezza vanno d'accordo come la cetra col ribechino. (1981, p. 93) *Il chiasso e l'onestà, tra gente di povero stato, son sempre in briga come ognun può vedere. (1955, p. 130) :Sono i vizi e l'onestà che, come si sa, fra la povera gente fanno a calci tutto il giorno. (1981, p. 93) ===Frammento II=== ====''Il racconto del sergente della legge''==== [[File:The Man of Law from the EllsMan of Law from the “Ellesmere Chaucer” (Huntington Library, San Marino).jpg|thumb|Il sergente della legge, dal manoscritto d'Ellesmere]] *Signori miei, il [[tempo]] non ci aspetta mica: giorno e notte si consuma, e se la svigna mentre noi tranquillamente dormiamo, o quando, desti, non sappiamo approfittarne: egli fa come il fiume che scende dal monte alla pianura senza tornar mai indietro. Non per nulla [[Seneca]], e con lui molti altri filosofi, rimpiange più la perdita del tempo che quella dell'oro dello scrigno; poiché le ricchezze si possono in qualche modo ricuperare, ma la perdita del tempo è irreparabile. Il tempo non ritorna davvero indietro, come non ritorna a ''Malkins'' la [[verginità]], una volta che la sua lascivia glie l'ha fatta perdere. (1897, p. 150) :[...] giorno e notte il tempo si consuma, e se la svigna o mentre noi tranquillamente dormiamo, o quando, desti, non sappiamo approfittarne: egli fa come il fiume che scende dal monte alla pianura senza volgersi mai indietro. Non per nulla Seneca, e con lui molti altri filosofi, rimpiange più la perdita del tempo che quella dell'oro dello scrigno; poiché le ricchezze si possono ricuperare, ma la perdita del tempo è irreparabile. Il tempo non ritorna davvero indietro, come non ritorna a Tilde la verginità, una volta che la sua lascivia glie l'ha fatta perdere. (1955, pp. 131-132) :Signori miei, il tempo deperisce notte e giorno, e se la fila via da noi, sia di nascosto quando dormiamo che quando rimaniamo svegli a poltrire; proprio come fa il fiume che non si gira mai indietro, una volta che dal monte scende al piano. Non per nulla Seneca e molti altri filosofi rimpiangono più il tempo che l'oro nello scrigno; perché la perdita delle ricchezze può essere riacquistata, mentre la perdita del tempo ci manda alla rovina, egli afferma. Il tempo non torna più, non c'è dubbio, come non torna più la verginità a Marietta, una volta che la sua leggerezza l'abbia perduta. (1981, p. 94) *[...] la [[legge]] che taluno ad altri prescrive deve essere da lui stesso osservata [...]. (1955, p. 132) :Chi detta legge agli altri, deve per giustizia sottostarvi egli medesimo [...]. (1981, pp. 94-95) *O [[miseria]], male pieno di pericoli, sinonimo di sete, freddo, e fame; tu ti vergogni in cuor tuo di domandare aiuto, e se anche non lo chiedi, invano tenti di nascondere le piaghe delle tue ferite: esse sono così dolose, che per forza devi mostrarle altrui. Il bisogno, tuo malgrado, ti costringe a rubare, ad accettare, oa prendere a credenza il pane. (1897, p. 157) :O miseria, male odioso, afflitto da sete, freddo, e fame; tu ti vergogni in cuor tuo di domandare aiuto, e se anche non lo chiedi, così sei pigiata dal bisogno che esso rivela le tue nascoste ferite. Il bisogno, tuo malgrado, ti costringe a rubare, ad accettare, o a prendere a credenza il cibo. (1955, p. 133) :O [[povertà]], esecrabile sventura, angariata dalla sete, dal freddo e dalla fame! Nel tuo cuore ti vergogni di chiedere aiuto, eppure, se non lo chiedi, il bisogno tanto ti esulcera, che alla fine ti costringe a mostrare anche le tue piaghe più nascoste! Tuo malgrado, devi per indigenza rubare o mendicare o comprare a prestito! (1981, p. 96) *[...] meglio la morte della miseria. Il tuo vicino, se sei [[Povertà|povero]], sarà il primo a guardarti dall'alto in basso: pel povero non c'è rispetto. (1897, p. 158) :[...] meglio la morte della miseria. Il tuo vicino stesso se sei povero ti disprezzerà: pel povero non c'è rispetto. (1955, p. 133) :«Meglio morire piuttosto che essere nell'indigenza!». Se sei povero, anche il tuo vicino ti disprezza e allora, addio rispetto! (1981, p. 96) *[...] nelle [[Stella|stelle]] (e Dio sa se è vero) c'è scritto a chiare note (per chi vi sa leggere) il destino di ogni uomo. (1897, p. 161) :[...] nelle stelle (e Dio sa se è vero) c'è scritto meglio che in uno specchio (per chi sa leggere) la fine di ogni uomo, senza dubbio. (1955, p. 135) :[...] fra le stelle, per chi vi sappia leggere, sta scritta senza equivoci, più chiara che in uno specchio, la fine a cui ciascuno è destinato. (1981, p. 98) *Molti anni prima che avvenisse, era scritta nelle stelle la morte di [[Ettore (mitologia)|Ettore]], di [[Achille]], di [[Gneo Pompeo Magno|Pompeo]], di [[Giulio Cesare|Cesare]] anzi che fosser nati; la guerra di Tebe, la morte di [[Ercole]], di [[Sansone]], di [[Turno]], e di [[Socrate]]. Ma gli uomini hanno un'intelligenza così corta, che nessuno vi sa leggere chiaro. (1955, p. 135) :[...] anni prima che accadesse, fra le stelle era stata scritta la morte di Ettore, quella di Achille, di Pompeo e di Cesare, ancor prima che nascessero; e la distruzione di Tebe; e la morte di Ercole, di Sansone, Turno e Socrate... Ma la mente degli uomini è così ottusa, che nessuno in quel libro sa leggervi chiaro. (1981, p. 98) *Io, disgraziata [[donna]], non mi curo di morire: noi donne siamo nate per essere schiave e per fare penitenza sotto il dominio dell'uomo. (1955, p. 137) :A me, sventurata donna, non importa morire. Le donne sono nate in soggezione e penitenza, e per rimanere sotto il dominio dell'uomo. (1981, p. 99) *[...] o [[Satana]] maledetto, dal giorno che fosti cacciato dal nostro regno, ben ritrovasti subito la via di tornare fra noi per mezzo della donna. [...] Quando non vuoi comparire, ahimè, tu ti servi, pei tuoi malvagi fini, della donna. (1897, p. 169) :[...] o Satana maledetto, dal giorno che fosti cacciato dal nostro regno, ben sai la via per giungere alla donna. [...] Quando non vuoi comparire, ahimè, tu ti servi, pei tuoi malvagi fini, della donna. (1955, p. 139) :O Satana, gonfio d'invidia dal giorno che fosti escluso dal nostro lascito, tu conosci bene l'antica via per giungere alla donna! [...] Ahimè, per sempre ahimè, della donna ti fai strumento per le tue scelleratezze. (1981, pp. 100-101) *O improvviso e inaspettato [[dolore]], tu succedi a ogni mondana gioia, che deve essere sempre bagnata dal pianto. Ogni nostra felicità ha per fine le lacrime. Non dimenticate mai questo consiglio pel vostro bene: ogni volta che vi pare d'essere felici, abbiate sempre davanti agli occhi il dolore e la sventura, che non tarderanno a raggiungervi. (1897, pp. 171-172) :O improvviso dolore, tu succedi a ogni mondana gioia, sempre bagnata dal pianto. Ogni nostra felicità ha per fine il travaglio mondano. Non dimenticare mai questo consiglio pel vostro bene: ogni volta che vi pare d'essere felici, tenete a mente l'inatteso lutto e dolore che susseguono. (1955, p. 140) :O dolore improvviso che subentri ad ogni gioia, sempre cosparsa a questo mondo di amarezze! Tu mèta d'ogni gaudio nei nostri affanni quotidiani!... Ogni nostra felicità ha per fine l'afflizione: ricordatevene, per il vostro bene, e nel vostro giorno felice tenete a mente il dolore o il male inatteso che vien dietro. (1981, pp. 101-102) *Cristo il quale è il rimedio a tutti i mali, spesso con mezzi che solo i Sapienti conoscono, fa delle cose per un fine che la mente nostra non arriva a comprendere, cosicché noi, per l'ignoranza nostra, non possiamo farci un'idea di quanto sia savia la sua provvidenza. (1897, p. 174) :Cristo il quale è il rimedio a tutti i mali, spesso con mezzi che i sapienti conoscono, fa delle cose per un fine oscuro alla mente nostra, cosicché noi, per l'ignoranza nostra, non conosciamo quanto sia savia la sua provvidenza. (1955, p. 141) :Cristo, che è rimedio contro ogni male, spesso con mezzi che soltanto i dotti conoscono, opera secondo un fine che appare oscuro alla nostra intelligenza, sicché per ignoranza nostra non arriviamo a comprendere quanto sia accorta la sua provvidenza. (1981, p. 102) *È vero che il candore di una sposa è una cosa santa: ma, come si fa? Vien la notte in cui essa deve piegare la testa davanti a certe piccole necessità, che piacciono a chi le ha dato l'anello di sposa; e allora non c'è rimedio: per un poco bisogna mettere da una parte la santità. (1897, p. 185) :[...] anche siano le mogli in tutto sante debbon la notte piegare la testa davanti a certe piccole necessità, che piacciono a chi loro ha dato l'anello di sposa; e allora non c'è rimedio: per un poco bisogna mettere da una parte la santità. (1955, p. 146) :Le spose infatti, pur con tutte le loro cose sante, di notte devono accettare con pazienza certe piccole necessità che tanto piacciono a chi le ha maritate con l'anello, lasciando la santità da parte, almeno per il momento... non c'è altro da fare. (1981, p. 106) *Quando c'è l'ubriachezza, non ci sono più segreti davvero. (1897, p. 188; 1955, p. 148) :Quando in una compagnia comanda l'ubriachezza, non vi sono certamente più nascosti segreti... (1981, p. 107) *O sozzo desiderio della [[lussuria]], ecco quale è la tua fine: tu non solo consumi la mente dell'uomo, ma ne distruggi anche il corpo. L'effetto dell'opera tua, o per meglio dire, della tua cieca libidine, è triste: quanti uomini non soltanto per aver compiuto, ma per aver mirato a questo peccato sono stati uccisi, od hanno fatto una brutta fine! (1955, p. 151) :O turpe desiderio di lussuria, ecco, questa è la tua fine! Non solo tu consumi la mente dell'uomo, ma ne logori anche il corpo. C'è da compiangere veramente il risultato dei tuoi maneggi e delle tue voglie cieche. Quanti se ne trovano di uomini, i quali, non per altro motivo che per esser caduti in questo peccato, vengono uccisi o rovinati! (1981, p. 110) *Chi mai è vissuto, un giorno solo, in una [[felicità]] così completa, che per un momento non gli abbia turbato l'animo o la coscienza o l'ira, o un desiderio o un altro stimolo qualunque come l'invidia, l'orgoglio, una passione, o una offesa? (1897, p. 203; 1955, p. 155) :Chi è che ha mai trascorso un giorno così contento, da non aver l'animo turbato dall'ira, dal desiderio o da qualche lite, dall'invidia, dall'orgoglio, dalla passione oppure da qualche offesa? (1981, p. 113) ===Frammento III=== ====''Il racconto della donna di Bath''==== [[File:Wife-of-Bath-ms-2.jpg|thumb|La donna di Bath, dal manoscritto d'Ellesmere]] *[...] «Il Signore ci ha ordinato ''crescite et multiplicamini''», un dolce testo che assai bene comprendo: e altrettanto bene so ch'Ei disse dover mio marito lasciare il padre e la madre e prender me; ma nessun motto fece di numero, di bigamia o di ottogamia. Perché debbono le genti dirne villania? (1955, p. 159) :[...] Dio ci ha espressamente comandato di crescere e di moltiplicare: è questo che per me fa testo. So che ha pure detto che mio marito avrebbe dovuto lasciare il padre e la madre per prendere me, ma non ha mai fatto menzione d'alcun numero, né di bigamia né di... ottogamia. E allora perché accanirsi tanto? (1981, p. 115) *[...] ponete mente al savio re [[Salomone|Don Salomone]], il quale io reputo di mogli ne avesse più di una; e così volesse Iddio che fosse lecito a me d'aver refrigerio metà delle volte ch'egli ebbe (quanta grazia di Dio egli ebbe per tante mogli, quanta a nessun uomo è concessa che sia vivo al mondo); sa il cielo se quel nobile re non corse, come io credo, più giostre gagliarde la prima notte con ciascuna di loro, così era ben disposto. Sian dunque grazie a Dio che cinque ne ho menati! e benvenuto il sesto qualunque volta mai fosse, ché in fede mia per nessun conto vo' serbar castità. (1955, p. 159) :[...] pensate al saggio re messer Salomone: credo che di mogli ne avesse altro che una! Dio volesse che anch'io potessi rinfrescarmi almeno la metà di lui! Quanta grazia di Dio con tutte quelle mogli! Nessun uomo al mondo n'ebbe mai tanta... Dio solo sa quante volte questo nobile re, m'immagino, marciasse allegramente all'attacco con ciascuna di loro la prima notte, gagliardo com'era! Ma, grazie al Cielo, i miei cinque me li sono sposati anch'io! E benvenuto il sesto, quando capiterà! infatti, dico la verità, di far la verginella non me la sento proprio. (1981, pp. 115-116) *Che mi fa se la gente parli scandalosamente di [[Lamech]] infame e della sua bigamia? Ben so che [[Abramo]] fu un santo uomo e così [[Giacobbe]], a quanto m'è noto, e ciascun d'essi di mogli n'ebbe più che un paio, e così molti altri santi. (1955, p. 159) :Che m'importa se la gente parla male di Lamech e della sua bigamia?... So benissimo che Abramo era un sant'uomo, e così Giacobbe, da quanto mi risulta: eppure ciascuno di loro ebbe più d'un paio di mogli; e così molti altri uomini santi. (1981, p. 116) *Quando mai s'è veduto, in qual che sia tempo, che Iddio proibisse le nozze in chiare parole? Ditemelo di grazia. E dove mai ha comandato [[verginità]]? So quanto voi che non v'è incertezza, quando l'apostolo parla di verginità. Disse che di ciò non aveva precetto alcuno. Verginità a una donna si può consigliare, ma consiglio non è comandamento, e Iddio lo lasciò in nostro arbitrio, poiché, se Egli avesse ordinata la verginità, avrebbe in atto condannato il matrimonio; e inoltre, se non se ne gittasse il seme, le vergini d'onde mai nascerebbero? (1955, pp. 159-60) :Da che mondo è mondo, quando mai avete visto l'Altissimo proibire espressamente il matrimonio? Avanti, ditemelo. E dove mai ha imposto la verginità? Vi assicuro, lo so anch'io che, parlando di verginità, l'apostolo disse di non avere al riguardo alcun precetto. Si può, sì, consigliare a una donna di rimanere casta, ma un consiglio non è mai un comandamento. Insomma, Dio si fida del nostro buon senso. Se veramente avesse imposto la verginità, avrebbe con quell'atto condannato il matrimonio. E allora, se non si spargesse nessun seme, anche chi è vergine come farebbe a nascere? (1981, p. 116) *Grande perfezione è la verginità, e così sono la devozione e la continenza; ma Gesù, che è fontana di perfezione, non prescrisse che ciascuno andasse e vendesse ogni proprio bene per darlo ai poveri, e in quella guisa seguisse Lui e i Suoi passi. Egli parlò a coloro che volessero vivere perfettamente, e, signori miei, con vostra licenza, io non sono tra quelli. Io voglio dedicare il fiore degli anni miei agli atti e ai frutti del matrimonio. (1955, pp. 160-161) :Gran perfezione è la verginità, e così pure la continenza unita alla devozione. Ma Cristo, che è fonte di perfezione, non a tutti ordinò di andare a vendere quel che avevano per darlo ai poveri, seguendolo così sulla sua strada. Egli parlava a quelli che vogliono vivere perfettamente. Però, signori miei, con vostra licenza, io non sono fra questi. Il fiore dei miei anni io lo voglio dedicare agli atti e al frutto del matrimonio. (1981, p. 117) *[...] a che scopo furono fatti gli organi di generazione? e con quale intendimento venne l'individuo creato? State pur certi che non vennero fatti invano. Argomenti chi vuole e discorra per lungo e per largo, che vennero fatti per passare l'orina, e che le nostre due coserelle segrete servono anche per distinguere maschio da femmina e a nessun altro oggetto; vorreste negarlo? Ben chiarisce esperienza che non è così, onde con buona pace del chierico, io affermo che vennero fatti per una cosa e per l'altra; voglio dire tanto per funzione quanto per agio di genitura, là dove non dispiace a Dio. Perché, se a lui spiacesse, starebbe scritto nei libri che l'uomo ha da concedere il debito alla moglie? e con che pagherebbe lo scotto, se non usasse il suo bravo istrumento? (1955, p. 161) :[...] a che scopo furono fatti gli organi della generazione? e perché in modo così perfetto? State pur certi che per niente non vennero fatti. Disputi chi vuole, e dica il pro e il contro, che vennero fatti per depurar l'urina, e che quelle due coserelle servono solo per distinguere una femmina da un maschio e basta... Ah, dite di no? In pratica sapete bene che non è così! Ma tanto perché i chierici non se la prendano con me, dico questo: che vennero fatti sia per una ragione che per l'altra, cioè sia per praticità che, a Dio piacendo, per godimento di genitura. Se no, perché starebbe scritto nei libri che il marito deve pagare il suo debito alla moglie? E con che cosa pagherebbe, se non usasse il suo bravo strumento? (1981, p. 117) *[...] nello stato che Dio ci ha assegnato, io voglio perseverare, ché non son puntigliosa, e voglio usare del mio istrumento quale moglie non meno generosamente ce il nostro Fattore ce lo donasse. Se io sia scontrosa il Signore mi mandi tristizia, ché il mio uomo l'avrà sera e mattina, quando a lui piaccia di farsi innanzi a pagare il debito suo.<br />E voglio un marito che, senza sotterfugi, mi sia debitore e schiavo, e porti la tribolazione nella sua carne mentre che io sia sua moglie, perché, mentre che viva, io e non lui ho diritto sul suo corpo stesso. Così m'insegna l'apostolo, quando comanda ai nostri mariti di amarci assai. E questa sentenza tutta mia piace. (1955, p. 161) :[...] io m'accontento dello stato in cui Dio ci ha chiamate, e non sto a fare la preziosa. Da brava moglie, voglio usare quella mia cosa con la stessa generosità con cui il Creatore me l'ha data. (1981, p. 117) *Negli antichi tempi di [[Re Artù|re Arturo]], di cui parlano i Britanni a grande onore, tutto questo paese era pieno di magie. La regina degli elfi, con sua gaia compagnia, bene spesso danzava in questo e quel verde praticello. Sì fatta era l'antica fama secondo ch'io leggo, perché io parlo di molti secoli addietro. Ma ora nessun uomo può più vedere degli elfi, perché la gran carità e le preghiere di frati mendicanti regionali e d'altri santi ordini, che frugano ogni terra e ogni corrente più fitti delle falene in una spera di sole, benedicendo sale, camere, cucine, salotti, città, borghi, castelli, altre torri, villaggi, fienili, stalle, latterie, fanno sì che più non vi sian magie. Perché là dove usarono muovere gli elfi, se ne va ora il cercatore regionale stesso a nona e a terza, e recita i suoi mattutini e le sue cose sante, mentre si aggira entro i suoi confini. E le femmine se ne possono ire {{sic|securamente}} di su e di giù; e sotto nessun arbusto e sotto nessun albero non v'è altro incubo che lui, e quello non farà loro disonore. (1955, pp. 175-176) :Ai vecchi tempi di re Artù, di cui i britanni dicono un gran bene, tutto questo paese era pieno di fate. La regina degli elfi, con la sua allegra compagnia, andava spesso a ballare sui verdi prati: questo almeno, stando ai libri, era quello che si credeva allora. Parlo di molte centinaia d'anni fa. Certo, al giorno d'oggi, gli elfi nessuno più li vede, perché adesso la grande carità e le preghiere dei questuanti e degli altri santi frati, che percorrono ogni terra e ogni corso d'acqua, fitti come moscerini in un raggio di sole, benedicendo sale, camere, cucine, pergolati, città, borghi, castelli e altre torri, villaggi, granai, stalle e fattorie, hanno fatto sparire le fate. Dove una volta passeggiava un elfo, ora cammina un frate questuante, il quale, sia di notte che di giorno, recitando mattutini e orazioni sante, va a fare il giro della sua zona. Le donne ormai possono proprio circolare al sicuro: in ogni cespuglio e sotto ogni albero non c'è altro incubo che lui, e da lui non avranno che un po' di disonore... (1981, p. 129) *[...] in verità non c'è nessuna di noi che, se altri ci gratti sul vivo, non tiri calci perché ci dice il vero; fatene esperimento e troverete che così avviene, perché mai siamo dentro tanto viziose da non voler esser tenute savie e monde di peccato. (1955, p. 177) :Se qualcuno infatti ci punge sul vivo, non ce n'è una fra tutte che non recalcitri, a sentirsi dire la verità. Provate, e vedrete se non è vero! Per viziose che siamo di dentro, vogliamo sempre esser considerate sagge e prive di peccato... (1981, p. 130) *[...] generalmente le donne bramano d'aver signoria così sul loro marito come sul suo amore e d'aver dominio sopra di lui. (1955, p. 179) :[...] quel che le donne desiderano è poter dominare il loro marito o innamorato ed essere nel comando superiore a lui. (1981, p. 132) *Osserva chi sempre è più virtuoso, più segreto e più aperto, e più intende a compiere i nobili fatti che può, e quello giudica il più gran nobiluomo. Gesù volle che da Lui ripetessimo la nostra gentilezza e non dai nostri maggiori per le loro ricchezze; perché, se pur ci diedero tutta la loro eredità, onde pretendiamo di essere di alto paraggio, nondimeno in nessun modo posson legare a nessuno di noi il loro viver virtuoso, per cui furon detti uomini gentili e c'invitarono a seguirli in quel cammino. (1955, pp. 180-181) :Guardate [...] chi è sempre onesto con sé e con gli altri, e cerca sempre di agire più nobilmente che può: quello è il più gran gentiluomo. Cristo vuole che prendiamo da lui la nobiltà, non dai nostri antenati con la loro antica ricchezza. Anche se ci hanno lasciato tutto in eredità e noi perciò ci vantiamo d'essere d'elevata condizione, non possono in alcun modo averci lasciato la loro vita onesta, che è quella che li ha fatti diventar nobili, invitandoci a seguirli per quella strada. (1981, p. 133) *Onde potete vedere come la gentilezza non è legata alle possessioni, perché le genti non ne compiono sempre l'operazione, come, nel suo genere, fa il fuoco; perché Dio sa che spesso si trova il figlio di gran nobile far cosa villana e di vergogna. E chi crede aver pregio di tal gentilezza, per esser nato di casa gentile e aver avuto nobili e virtuosi maggiori, e mai non compia egli stesso nobili fatti, né imiti i propri nobili maggiori che son morti, non è nobile, anche sia duca o conte, perché le azioni colpevoli di villano lo fanno del volgo. Perché gentilezza non è pur la fama de' tuoi maggiori, per loro gran bontà, che è cosa separata dalla tua persona; da Dio soltanto procede la tua gentilezza, onde muove la stessa gentilezza dalla grazia, e non è cosa che ci sia legata con le nostre terre. (1955, pp. 181-182) :Di qui si vede bene che la nobiltà non è legata a possedimenti, perché la gente non sempre esegue naturalmente le proprie funzioni, come appunto fa il fuoco. Dio sa quante volte si vede il figlio d'un gentiluomo commettere vergognosi atti da villano! Chi pretende di essere nobile, solo perché è nato da una nobile famiglia con antenati aristocratici e virtuosi, se non si mette anche lui a far qualcosa di buono, seguendo l'esempio dei suoi illustri antenati ormai defunti, non sarà mai nobile, pur avendo il titolo di duca o di conte. Plebeo lo diventi comportandoti male. La nobiltà non è semplicemente la rinomanza dei tuoi antenati con la loro gran bontà; questa è una cosa estranea alla tua persona; la tua nobiltà proviene soltanto da Dio. È dalla grazia che proviene la nostra vera aristocrazia; non si tratta di qualcosa che ci vien lasciato in eredità con le nostre terre. (1981, p. 134) *Chi stia contento della propria [[povertà]], quello io giudico ricco, anche non possedesse una sola camicia. Povera creatura è all'incontro chi desidera, perché vorrebbe avere quel che non è in suo potere; ma chi nulla possiede e non desidera nulla, quello è ricco, anche se voi lo giudichiate solamente un servo. (1955, p. 182) :Chi s'accontenta della propria povertà, secondo me, è ricco, anche se non avesse nemmeno la camicia. Povero è chi smania per qualcosa che non può avere; ma chi non ha nulla e non desidera nulla è ricco, anche se per voi non è che un miserabile. (1981, p. 134) *La povertà è un bene odioso e, a mio giudizio, gran causa d'industria; e anche correttrice di sapienza a chi con pazienza la sopporti. Benché sembri infelicità, la povertà è un possesso che nessuno ti contende, e bene spesso povertà, quando uomo è umiliato, fa che conosca Iddio e anche se medesimo. Secondo io penso, povertà è una lente attraverso la quale discernere i propri veri amici. (1955, p. 182) :Ecco che cos'è la povertà: una ricchezza che nessuno cercherà mai di derubarci. Spesso è la povertà che insegna all'uomo, caduto in basso, a ritrovare il suo Dio e se stesso. La povertà per me è come una lente che aiuta a distinguere i veri amici. (1981, pp. 134-135) *[...] gli anni e il lordume [...] son guardie potenti alla castità. (1955, p. 183) :[...] bruttezza e vecchiaia son due grandi custodi della castità. (1981, p. 135) ====''Il racconto del frate''==== [[File:The Friar - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|Il frate, dal manoscritto d'Ellesmere]] *Un apparitore sempre corre su e giù con ordini di comparsa per fornicazione, ed è battuto alla porta d'ogni terra. (1955, p. 185) :Cursore è uno che corre sempre avanti e indietro a citare i colpevoli di fornicazione, e piglia ad ogni porta di città... (1981, p. 136) *[...] non è al mondo veltro da caccia che distingua damma ferita dalla sana, come questo apparitore sapeva scoprire uno scostumato cauteloso, un adultero o un drudo, e, poiché quello era il fiore di tutte le sue rendite, vi poneva intera la sua mente. (1955, p. 187) :Non c'è cane da caccia al mondo che sappia distinguere il cervo ferito da quello sano, meglio di quanto questo cursore non sapesse fiutare un astuto libertino, un adultero o un innamorato; siccome infatti da ciò derivava tutto il frutto delle sue rendite, ci si metteva veramente con tutto l'impegno. (1981, p. 138) *Dio sa che non tralascio mai di prendere, se non sia cosa troppo grave o scottante. Di quel ch'io posso chiusamente acciuffare in segreto non mi faccio coscienza nessuna; non fosse per le mie estorsioni, non potrei campare la vita; né di sì fatti inganni mi voglio confessare; pietà e coscienza non conosco; io maledico ciascuno di questi confessatori. (1955, p. 189) :Prendo tutto quello che posso portare, Dio lo sa... basta che non sia troppo pesante e non faccia troppo caldo. Se qualcosa riesco a racimolare dando consigli di sotterfugio, non mi faccio venire crampi di coscienza. Senza estorsioni, non potrei campare; e non vado certo a confessarmi per queste scappatelle. Di pietà e coscienza non me ne intendo, e me ne infischio di tutti i padri confessori! (1981, p. 139) *Disponete l'animo a resister al nemico, che vi vorrebbe rendere suoi servi e schiavi. Non vi può tentare oltre le vostre forze, perché Cristo ci vuol essere campione e cavaliere. E pregate che questi apparitori si pentano dei loro malefizi prima che il nemico li acciuffi. (1955, p. 194) :Disponete dunque i vostri cuori a resistere al demonio che vorrebbe farvi suoi servi e schiavi: egli non può tentarvi oltre le vostre forze purché Cristo vi faccia da campione e cavaliere. E pregate che certi cursori s'abbiano a pentire delle loro malefatte, prima che il demonio se li porti! (1981, p. 143) ====''Il racconto dell'apparitore''==== [[File:The Summoner - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|L'apparitore, dal manoscritto d'Ellesmere]] *[...] poco sono diversi diavoli e [[Frate|frati]]; e, perdio, avete spesso sentito narrare come un frate fosse in ispirito rapito in visione all'[[inferno]], e come un angelo di su e di giù lo menasse a mostrargli le pene che v'erano e nessun frate scorgesse in tutto quel luogo, mentre d'altre genti assai ne vide in dolore. E così parlò all'angelo il frate: «Or, messere, – egli disse – hanno i frati tal grazia, che nessuno di essi venga quaggiù?»<br />«Ben sì – fece l'angelo – ven sono più milioni». E giù lo menò a [[Satana|Satanasso]]. «Or – disse – Satanasso ha tal coda che è più larga che vela di caravella». «Oh, tu, Satanasso, – gridò – leva la coda, mostra di retro il foro e fa che il frate veda dove in questo luogo hanno lor nido i frati!»<br />E anzi che fossero proceduti duecento passi, appunto come dall'arnia sciamano le api, così dal mal foro del demonio vennero cacciati in branco di frati ben ventimila, e per l'inferno volarono attorno, e di nuovo ritornarono rapidi quanto potevano muovere, e ciascun d'essi s'insinuò nel mal foro di quello. La coda sbatté giù di nuovo e tutto fermo si stette.<br />Quando a sazietà ebbe il frate mirato i tormenti di quel tristo luogo, si destò, avendo Iddio, per sua grazia, restituita l'anima entro al suo corpo. Nondimeno per paura ancora tutto tremava, tanto gli era in mente fisso il culo del demonio ch'era suo proprio retaggio per istirpe. (1955, pp. 195-196) :[...] tra frati e diavoli c'è ben poca differenza! Chissà quante volte, perdio, avrete sentito parlare di quel frate che venne rapito in spirito all'inferno da una visione; e mentre un angelo lo accompagnava su e giù, mostrandogli com'erano le varie pene, lui vide che in tutto quel posto non c'era neppure un frate. Eppure di gente a soffrire ce n'era parecchia...<br />Allora quel frate si rivolse all'angelo: "Ma come, messere," gli disse "i frati hanno forse la grazia di non venire mai in questo posto?".<br />"Oh sì" rispose l'angelo "ce ne sono a millioni!"<br />E giù lo portò da Satanasso. "Ecco, vedi," gli disse "Satana ha una coda più larga della vela d'una chiatta. Tira su la coda, Satanasso!" fece "scopriti il sedere e mostra dove i frati in questo posto fanno il nido!"<br />In neanche cento metri di spazio, come tante api che sciamano da alveare, dal pertugio del demonio vennero cacciati in branco ventimila frati, che si misero a starnazzare intorno per l'inferno. Poi ritornarono più veloci che poterono e gli rientrarono tutti nel foro: lui abbassò la coda e si coricò tranquillo.<br />Quando il frate ebbe ben guardato i tormenti di quel misero posto, Dio con la sua grazia gli rimandò l'anima in corpo, e il frate si svegliò. Ma tremava ancora di paura, pensando al pertugio del demonio, ch'era il lascito spettante a quelli della sua risma... (1981, pp. 143-144) *È gran cosa il glossare per certo, perché la lettera uccide, secondo dicono i dotti. (1955, p. 198) :Questo commento è una cosa magnifica, altrimenti ''la lettera uccide'', come diciamo noi teologi. (1981, p. 145) *Chi vuol pregare, digiunar deve in purità e ingrassar l'anima e magro rendere il corpo. (1955, p. 200) :Chi vuol pregare, deve digiunare e rimaner puro, nutrire l'anima e far magro il corpo. (1981, p. 147) *[...] noi mendicanti, noi frati fedeli, a povertà siamo sposati e continenza, a carità, umiltà e astinenza, a persecuzione per la nostra dirittura, a lagrime, misericordia e purità; quindi ben potete vedere che le nostre preci, quelle, dico, di noi mendicanti, di noi frati, più accette sono all'alto Signore delle vostre con il vostro banchettare. (1955, p. 200) :[...] noi questuanti, noi semplici frati, siamo sposi della povertà e della continenza, della carità, dell'umiltà e dell'astinenza, della persecuzione per amore di giustizia, della condoglianza, della misericordia e della purezza. E voi potete vedere che le nostre preghiere – parlo di noi, frati questuanti – sono meglio accette al sommo Dio delle vostre, per via del vostro banchettare. (1981, p. 147) *[...] l'uomo venne primamente cacciato dal paradiso per la sua gola, e certamente in paradiso l'uomo fu casto. (1955, p. 200) :[...] l'uomo fu scacciato la prima volta dal paradiso per la sua ingordigia, e in paradiso l'uomo era certamente casto. (1981, p. 148) *Chi segue i Vangeli di Cristo e la sua traccia, se non noi, i quali umili siamo e casti e poveri, i quali in opera la parola di Dio mettiamo e non pur l'ascoltiamo? Onde, come il falco su sale al sommo dell'aria, così le preci di frati caritevoli, casti ed attivi s'elevano ad ambo gli orecchi di Dio. (1955, p. 201) :Chi segue mai il vangelo di Cristo e la sua orma, se non noi che siamo umili, casti e poveri, praticanti, e non teorici, della parola di Dio? Ecco perché, come un falco che di slancio sale in aria, le preghiere dei caritevoli e casti frati operosi salgono al volo alle orecchie del Signore! (1981, p. 148) *Così Gesù m'aiuti, se in questi pochi anni io non ho speso di lire assai in diverse maniere di frati, senza provarne giovamento alcuno. E in verità quasi i miei beni ho impegnati – e addio al mio oro, preso che tutto se n'è ito. (1955, p. 201) :[...] Cristo m'aiuti, di sterline ne ho spese in questi anni, e con ogni sorta di frati; ma non sto mai meglio! Veramente, mi sono quasi rovinato... Difatti, oro mio ti saluto, è ormai tutto andato! (1981, p. 148) *A che monta un quattrino diviso in dodici parti? Vedi, ogni cosa che sia una in se stessa è più possente che non dispersa. (1955, p. 201) :A che serve un quattrino diviso in dodici? Vedi, quando una cosa rimane unita vale più di quando viene sparpagliata. (1981, p. 148) *Sicuramente serpe non v'è sì crudele quando alcuno ne calpesti la coda, né così malvagia, come è donna cui l'[[ira]] prenda; vendetta è allora ogni suo desiderio. (1955, p. 202) :Attento, perché non c'è serpe, a cui venga calpestata la coda, che sia più crudele e inesorabile d'una donna presa dall'ira: ogni suo desiderio allora è la vendetta! (1981, p. 149) *Che l'ira provochi l'omicidio ogni volgare magistrato e chiunque può dire; l'ira è in verità l'agente della superbia, e tanti lutti potrei narrare dell'ira che fino a domani ne durerebbe il racconto. (1955, p. 202) :L'ira provoca l'omicidio, l'ira è in verità l'agente della superbia... potrei parlarti fino a domani dei malanni causati dall'ira! (1981, p. 149) *Gran danno è ed anco gran pietà che in alto grado sia posto uomo iroso. (1955, p. 202) :[...] è difatti un gran rischio e un gran peccato mettere in alta posizione un iracondo... (1981, p. 149) ===Frammento IV=== ====''Il racconto del chierico''==== [[File:The Clerk of Oxford from the “Ellesmere Chaucer” (Huntington Library, San Marino).jpg|thumb|Il chierico, dal manoscritto d'Ellesmere]] *[...] il tempo non aspetta nessuno, e fugge via per chi dorme, per chi veglia, per chi viaggia, e per chi cavalca. (1897, pp. 215-216; 1955, p. 212) :[...] sia che noi dormiamo o restiamo svegli, sia che passeggiamo o cavalchiamo, il tempo vola e non si ferma per nessuno. (1981, p. 157) :Anche quando dormiamo o siamo svegli, vaghiamo e cavalchiamo, fugge il tempo e non aspetta nessun uomo. (2019, p. 71) *[...] a me sembra cosa molto crudele, tormentare, senza ragione, una povera moglie, con angosce e paure. (1897, p. 231; 1955, p. 219) :[...] per conto mio, si fa male a tormentare senza ragione la propria moglie con paure ed apprensioni. (1981, p. 162) *Vi ho detto [...] e sempre ve lo ripeterò, che io non voglio, e non vorrò mai, che ciò che a voi piace: io non mi risento, se per ordine vostro mi vengono uccisi i figliuoli. Rinunzio volentieri alla gioia che avrei avuto dalle mie due creaturine: come ho sofferto per averle, soffrirò per perderle.<br />Voi siete il signor mio; fate quello che vi piace, e non vi curate di me: con le mie povere vesti io ho lasciato a casa la mia volontà e la mia libertà; perciò potete fare quello che volete, sicuro che vi obbedirò.<br />Se io potessi leggervi nell'animo, vorrei soddisfare ogni vostro desiderio prima che voi parlaste: quando poi so che cosa desiderate, immaginatevi se faccio di tutto per contentarvi. Quando sapessi che vi fosse cara la mia morte, morirei ben volentieri, per farvi piacere.<br />L'amore che ho per voi è più potente della morte. ([[Griselda (folclore)|Griselda]]; 1897, p. 240) :Vi ho detto [...] e sempre ve lo ripeterò, che io non voglio, non vorrò mai, se non ciò che a voi piace: io non mi risento affatto, se per ordine vostro mi vengono uccisi i figlioli. Altro non ho avuto dalle mie creaturine se non prima infermità e in seguito dolore e pena. Voi siete il signor mio; fate quello che vi piace, e non vi curate di me: con le mie povere vesti io ho lasciato a casa mia la mia volontà e la mia libertà con le mie vesti; perciò potete fare quello che volete, sicuro che vi obbedirò. Se io potessi leggervi nell'animo, vorrei soddisfare ogni vostro desiderio prima che a voi piacesse di parlarne: quando poi so che cosa desiderate, immaginatevi se faccio di tutto per contentarvi. Quando sapessi che vi fosse cara la mia morte, morirei ben volentieri, per farvi piacere. La stessa morte non regge al confronto con l'amore che ho per voi. (1955, pp. 222-223) :Vi ho già detto [...] e sempre vi dirò che veramente io non voglio, né vorrò mai, se non quello che piace a voi: non m'importa neppure che mia figlia e mio figlio siano uccisi, se ciò avviene per ordine vostro! Intanto di mio, nei due bambini, non c'è stato altro che travaglio prima, e poi, dolore e pena. Siete voi il nostro padrone, e dunque fate di ciò che è vostro come volete, senza chiedere consiglio a me: perché io, come lasciai tutte le mie vesti a casa quando me ne venni via con voi, così vi lasciai il mio volere e la mia libertà, indossando i vostri abiti; e perciò, qualunque cosa facciate, io obbedirò ormai sempre al vostro desiderio. Vorrei anzi poter prevedere il vostro volere e il desiderio vostro, per adempierli ancor prima che ne parliate, e tuttavia ferma e costante m'attengo sempre al piacer vostro, appena so quel che volete e desiderate. Quand'anche sapessi che vi fosse cara la mia morte, sarei pronta a morire pur di compiacervi: a tutto, anche alla morte, sovrasta il mio amore per voi! (1981, p. 165) *Ditemi voi, donne, per favore, se queste prove non sarebbero state sufficienti! Che cosa avrebbe potuto ancora immaginare la rigida ostinazione di un marito, per provare la virtù e la pazienza di sua moglie? Ma c'è, purtroppo, certa gente, che quando si fica in capo un'idea, non se la leva più, a nessun costo: così appunto, si era ostinato Gualtieri nel proponimento fatto, di tentare la pazienza e la costanza della moglie. (1897, p. 242; 1955, p. 223) :Ma ora ditemi voi (mi rivolgo alle donne) se queste prove non potevano bastare! Che cosa poteva ancora escogitare un marito ostinato per provare la virtù e la costanza della moglie, persistendo nella propria ostinatezza?... Eppure c'è gente che, una volta presa una decisione, non riesce più a staccarsi da quell'idea e, come fosse legato a un palo, non sa più districarsi dal suo proposito: così era il marchese, ormai invaso dal suo capriccio di mettere sua moglie alla prova. (1981, p. 166) *Di guisa che sembrava che avessero un sol volere in due; piacendo a lei tutto quello che piaceva a Gualtieri. E di ciò sia lodato il Signore: giacché così doveva essere per il bene di tutti. Pareva che i suoi affini non fosser suoi; non aveva altra volontà che quella del marito. (1897, pp. 242-243) :Di guisa che sembrava che avessero un sol volere in due, piacendo a lei tutto quello che piaceva a Gualtieri. E di ciò sia lodato il Signore: giacché così doveva essere per il bene di tutti. Si manteneva tranquilla, perché per nessun turbamento terreno, quanto a lei, una moglie nulla dovrebbe volere, se non come vuole il marito. (1955, pp. 223-224) :[...] pareva insomma che fra loro due non vi fosse che una volontà sola, giacché tutto quello che piaceva a Gualtieri era grato anche a lei. Grazie a Dio, dunque, tutto andava per il meglio, mentre lei col suo esempio a tutti dimostrava come una moglie non dovrebbe mai, per nessun turbamento al mondo, voler cosa che non voglia anche il marito. (1981, p. 166) *Signor mio, io lo sapevo benissimo, e sempre lo pensavo, che la mia povertà non poteva stare accanto alla vostra ricchezza; e non mi sono mai creduta degna di essere, non dico la moglie vostra, ma neppure la vostra cameriera. ([[Griselda (folclore)|Griselda]]; 1897, p. 247; 1955, p. 225) :Mio signore, io lo sapevo, l'ho sempre saputo, che non può esistere paragone tra la vostra magnificenza e la mia miseria. Io non mi sono mai creduta degna di essere, non dico vostra moglie, ma neppure la vostra cameriera. (1981, p. 167) *[...] per amor vostro non mi sarebbe grave neppur la morte: e non sarà mai che io mi penta, in alcun modo, di avervi dato, con me stessa, tutto il mio cuore. ([[Griselda (folclore)|Griselda]]; 1897, p. 249; 1955, p. 226) :[...] nessuna avversità, neanche la morte, riuscirà mai a farmi pentire d'avervi dato tutto il mio cuore. (1981, p. 168) *{{NDR|Su [[Griselda (folclore)|Griselda]]}} [...] in mezzo alla nobiltà e alle ricchezze si mostrò sempre umilissima: ghiottonerie, raffinatezze, lusso, magnificenza, non seppe mai che cosa fossero. E fu sempre buona, paziente, modesta, rispettosa, e sempre sottoposta e obbediente al marito. (1897, pp. 251-252) :[...] in mezzo alla nobiltà e alle ricchezze il suo animo fu sempre umilissimo: ghiottonerie, raffinatezze, lusso, magnificenza, non seppe mai che cosa fossero. E fu sempre buona, paziente, modesta, rispettosa, e sempre sottoposta, e obbediente al marito. (1955, pp. 227-228) :[...] anche nella grandezza, lei sempre era rimasta umilissima: niente bocca schizzinosa o cuore delicato, niente fasto o sussiego da sovrana... ma piena di paziente bontà, discreta e priva d'orgoglio, rispettosissima, era sempre rimasta fedele e sottomessa a suo marito. (1981, p. 169) *[...] per quanto ai dotti piacciano poco le donne, non c'è uomo che abbia la pazienza di una donna; ed è un caso proprio raro, trovare uno che abbia solo la metà della costanza femminile. (1897, p. 252) :[...] per quanto i dotti poco lodino le donne, non c'è uomo che abbia la pazienza di una donna; ed è un caso proprio raro, trovare uno che abbia solo la metà della costanza femminile, se non sia occorso di recente. (1955, p. 228) :[...] per quanto i chierici ben poche volte lodino le donne, non c'è uomo che riesca a superare in umiltà una donna o che sia soltanto per metà fedele come lei (a meno che non sia accaduto proprio di recente...). (1981, p. 169) *O [[popolo]] irrequieto, incostante e sempre infido, scontento e volubile come una banderuola, sempre amante del torbido e del nuovo! Tu fai come la luna che cresce e cala: sempre largo di applausi che non valgono un soldo; il tuo giudizio è falso, la tua costanza non regge alla prova, ed è un gran pazzo chi si affida a te. (1897, p. 255) :O popolo irrequieto, incostante e sempre infido, scontento e volubile come una banderuola, sempre amante del torbido e del nuovo! Tu fai come la luna che cresce e cala: sempre largo di applausi che non valgono un genovesino; il tuo giudizio è falso, la tua costanza non regge alla prova, ed è un gran pazzo chi si affida a te. (1955, p. 229) :O popolo turbinoso! incostante e sempre infido, sempre scontento e volubile come una banderuola, ti diletti d'ogni rumore che sia nuovo, e cresci e cali continuamente come la luna! Sei sempre largo d'applausi che non valgono un soldo genovese! Il tuo giudizio è falso, la tua costanza non regge mai alla prova... gran balordo è chi di te si fida! (1981, 170) *[...] se Griselda ebbe tanta pazienza con un uomo, tanto più noi uomini dobbiamo sopportare in pace quello che ci viene da Dio. Il quale ha tutto il diritto di sperimentare ciò che ha creato [...]. (1897, p. 262) :[...] se Griselda ebbe tanta pazienza con un uomo, tanto più noi uomini dobbiamo sopportare in pace quello che ci viene da Dio, perché è ben ragionevole di sperimentare ciò che ha creato [...]. (1955, p. 232) :Se riuscì una donna ad essere tanto paziente con un comune mortale, tanto più dovremmo noi saper accettare di buon grado quel che ci manda Dio, che ha tutte le ragioni per mettere alla prova le sue creature. (1981, p. 172) *[...] sarebbe ben difficile, oggi, trovare in tutta una città due o tre donne che avessero la pazienza di Griselda; poiché l'oro del quale esse rilucono, è di così cattiva lega, che messo alla prova si spezzerebbe subito in due parti. (1897, p. 262) :[...] sarebbe ben difficile, oggi, trovare in tutta una città due o tre donne che avessero la pazienza di Griselda; poiché l'oro del quale esse son fatte, è di così cattiva lega con rame, che, anco se la moneta sia bella alla vista, messo alla prova si spezzerebbe subito in due parti piuttosto che piegarsi. (1955, p. 232) :Sarebbe al giorno d'oggi assai difficile trovare, pur girando una città intera, due o tre donne come Griselda, perché l'oro di cui queste son fatte è di così cattiva lega, che, sebbene la moneta sembri bella a prima vista, messa alla prova, si spezzerebbe piuttosto che piegarsi... (1981, p. 172) *Griselda è morta, e con lei anche la sua pazienza: l'una e l'altra giacciono sepolte in Italia: perciò, lo dico a tutti, a nessun marito venga in mente di sperimentare la pazienza di sua moglie, nella speranza di trovarla una Griselda: ché certamente resterebbe deluso. (1897, p. 263) :Griselda è morta, e con lei la sua pazienza: l'una e l'altra giacciono sepolte in Italia; perciò, lo dico a tutti, a nessun marito venga in mente di sperimentare la pazienza di sua moglie, nella speranza di trovarla una Griselda: ché certamente resterebbe deluso. (1955, p. 233) :Griselda è morta con la sua pazienza, | entrambe in Italia giaccion sepolte; | Io dico a tutti, datemi udienza, | come Griselda non esiston molte, | e pur tralasci ogni sua speranza | chi vuole una moglie d'ugual costanza. (1981, p. 173) *Se la vostra condizione è tale da rendervi forti al pari di un cammello, difendetevi, e non sopportate offese. Se siete deboli per sostenere la battaglia, mostrate i denti come una tigre delle India: e strepitate, ve lo consiglio, come un buratto. (1897, p. 264) :Voi arci-mogli, poiché siete forti come un grosso cammello, difendetevi, e non sopportate offese dagli uomini: e voi che siete deboli per sostenere la battaglia, mostrate i denti come una tigre delle Indie, e strepitate, ve lo consiglio, come un buratto. (1955, p. 233) :Voi arcimogli, restate in difesa, | giacché siete forti come cammelli, | e da nessun uomo tollerate offesa! | E voi che deboli siete nei duelli, | qual tigri d'India mostrate i denti | e pur strepitate ai quattro venti! (1981, p. 173) *Se siete belle, mostratevi in società, e fate sfoggio dei vostri abbigliamenti; chi è brutta, sia di manica larga, e cerchi di farsi delle amicizie. Non vi abbandoni mai il buon umore: lasciate che il marito si secchi, pianga, si arrabbi, e brontoli a piacer suo. (1897, p. 264) :Se sei bella, mostrati in società, e fa' sfoggio dei tuoi abbigliamenti; se sei brutta, sii di manica larga, e cerca di farti delle amicizie. Sii sempre allegra, e leggera come una foglia di tiglio, e lascia che lui si strugga, pianga, si torca le mani, e si lamenti! (1955, p. 233) :Se poi sei bella, fatti guardare, | mostra il tuo viso e i vezzi tuoi; | se brutta sei, non ti crucciare, | e fatti amicizie quante più puoi. | Leggera sii come una foglia, | e che tuo marito crepi di doglia! (1981, p. 174) ====''Il racconto del mercante''==== [[File:The Merchant - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|Il mercante, dal manoscritto d'Ellesmere]] *Io ho una moglie, la peggiore ch'esser possa: se il diavolo stesso si fosse ammogliato con lei, vi giuro che lei se lo sarebbe messo sotto. (1955, p. 235) :Io [...] ho la peggior moglie che possa esistere: se anche il diavolo si mettesse con lei, ci scommetto lo batterebbe. (1981, p. 174) *Noi ammogliati viviamo nel dolore e nell'affanno [...]. (1955, p. 235) :Noialtri sposati facciamo una vita di patimenti e dispiaceri [...]. (1981, p. 174) *[...] io sono ammogliato da due mesi soltanto, per Dio! eppure, credo che uno il quale fosse rimasto per tutta la vita senza moglie, quando anche fosse ferito al cuore dagli uomini, non potrebbe in alcun modo raccontare di sé tanto dolore, quanto io ora potrei dirne qui di me, per causa della malvagità di mia moglie. (1955, pp. 235-236) :[...] sono ammogliato da appena due mesi, perdio; eppure, ci scommetto, uno che in vita sua non abbia preso moglie, quand'ache gli infilzassero il cuore, non potrebbe assolutamente descrivere un tormento pari a quello che potrei descrivere io a proposito di quella maledizione che è mia moglie! (1981, p. 174) *[...] del mio proprio dolore, per la pena che n'ha il cuore mio, non posso dirvene di più. (1955, p. 236) :[...] non vi parlerò proprio dei miei guai direttamente, per non farmi venire mal di cuore... (1981, p. 174) *[...] il prender moglie è una cosa stupenda, specialmente se l'uomo la piglia quando è vecchio e coi capelli bianchi; poiché allora la moglie è il frutto delle sue ricchezze. Perciò l'uomo dovrebbe prendere, da vecchio, una moglie giovane e bella, per avere da lei un erede, e passare la sua vita in mezzo alla gioia e al sollazzo; mentre gli scapoli gridano «ohimè!» tutte le volte che trovano qualche guaio in amore, il quale non è altro che una vanità fanciullesca. E in verità è giusto che sia così, che gli scapoli abbiano a soffrire spesso pene e guai: essi fabbricano sopra un terreno fragile, e trovano fragilità, dove si aspettano di trovare fermezza. Gli scapoli vivono come uccelli o come animali, liberi e senza alcuna responsabilità: mentre un uomo ammogliato, nella sua condizione, mena una vita beata e regolata, legato al giogo del matrimonio, e però ha sempre il cuore pieno di gioia e felicità. Infatti chi è obbediente all'uomo quanto una moglie? chi gli è così fedele? e chi ha tanta premura di conservarlo, malato o sano ch'egli sia, quanta ne ha la sua compagna? Nella gioia come nel dolore essa non lo abbandona mai: e non si stanca di amarlo e di servirlo, neanche se egli è costretto a restare nel letto fino al giorno in cui muore. (1955, pp. 236-237) :[...] prender moglie è una gran cosa, specialmente quando l'uomo è vecchio e stagionato, perché allora una moglie è appunto il frutto di tutti i suoi risparmi. È allora che bisogna prendersi una moglie bella e giovane, con la quale mettere al mondo un erede e spassarsela in gioia e allegria, mentre gli scapoli non fanno che gridare ''ahimè'' ogni volta che incontrano qualche intoppo, in amori che sono soltanto giochi da bambini. Ed è naturale che sia così, che gli scapoli abbiamo sempre fastidi e guai: fabbricano su un terreno franoso, e poi trovano frane dove si aspettano invece solidità. Vivono come gli uccelli o come le bestie, in libertà e senza nessun impegno, mentre un uomo ammogliato, per sua condizione, conduce una vita santa e regolata, legato al giogo del matrimonio: ecco perché ha sempre il cuore che gli trabocca di felicità e di gioia... Chi, infatti, sa stargli sottomesso come una moglie? Chi gli è fedele e si preoccupa di curarlo, malato o sano che sia, quanto la sua compagna? Sia nel bene che nel male, lei non lo abbandona mai; lei non si stanca mai d'amarlo e di servirlo, neanche se lui dovesse rimanere a letto fino alla morte. (1981, p. 175) *La moglie è, veramente, un dono di Dio: tutti gli altri beni del mondo, come poderi, rendite, praterie, terreni pubblici, mobili, son certo tutti doni della fortuna, che passano come un'ombra sul muro. Indubbiamente, se debbo dir le cose come sono, la moglie è un bene che dura, e che ti resta in casa, forse anche più di quello che, per avventura, desideri. (1955, p. 237) :Una moglie è veramente un bene mandato da Dio: tutti gli altri beni di questo mondo, come terre, rendite, pascoli, consorzi e denari, sono tutti doni della fortuna, che passano come un'ombra sul muro. Ma con una moglie non c'è d'aver paura, perché lei si conserva a lungo, anzi, a dir proprio le cose come stanno, a volte ti resta in casa più a lungo di quanto non vorresti... (1981, p. 176) *Come potrebbe alcuno che abbia moglie incorrere in avversità? Certo, io non lo saprei dire. La gioia che c'è fra loro due, nessuna lingua la può dire, e nessun cuore la può immaginare. Se lui è povero, lei lo aiuta a lavorare; se no, ha cura dei beni ch'egli possiede, e non butta via un centesimo. Tutto ciò che piace al marito, piace anche a lei, e tutte le volte che lui dice «sì», non c'è caso che lei dica di «no» una volta sola. (1955, p. 238) :Come può un uomo che abbia una moglie essere esposto all'avversità? Non lo saprei davvero dire. La felicità che c'è fra loro due, non c'è lingua che sappia esprimerla, né mente che sappia immaginarla. Se lui è povero, lei lo aiuta nel lavoro; lei tiene tutto di conto e non sperpera mai nulla, ogni desiderio del marito è anche suo; lei non dice mai ''no'' quando lui dice ''sì''. (1981, p. 176) *[...] io non voglio, in nessuna maniera, una moglie vecchia. Essa non dovrà aver passato, in modo assoluto, i venti anni, poiché, per il gusto mio, ci vuole pesce vecchio e carne giovane. Un luccio grosso è meglio di un luccetto piccolo, ma una vitellina è meglio di un manzo vecchio. Una donna di trenta anni non la voglio: è tutta gamba di fava e paglia. Ed anche queste vedovelle mature (lo sa Dio!) la sanno così lunga la storia della barca di Wade, e sanno essere così noiose, a loro talento, che io, insieme con loro, non ci vivrei in pace. Le molte scuole fanno i valenti dotti; ed una donna che è stata a molte scuole è un mezzo dotto: ora, è certo che una sposina giovane si può guidare come si vuole, e si piega nelle nostre mani come la cera al fuoco. Perciò, ve lo dico chiaro e tondo in una parola: di una moglie vecchia non ne voglio sapere per questa ragione. (1955, p. 240) :[...] una moglie vecchia io non la voglio per nessuna ragione. Non deve assolutamente avere più di vent'anni: a me il pesce piace vecchio, ma la carne giovane; un bel luccio stagionato è sempre meglio d'un luccetto, ma la vitella tenera vale più del manzo vecchio. Una donna di trent'anni non la voglio già più: è tutta stoppia di fagiolo e strame. E anche certe mature vedovelle, Dio sa quante ne hanno imparate sulla barca di Wade... e sono così fastidiose quando ci si mettono, che con una di loro non avrei mai un momento di pace. Molta scuola forma dei valenti dotti, ma una donna di molta scuola è una mezzatacca: invece, finché una è giovane, la si può instradare, plasmare come cera calda fra le mani. Perciò, insomma, ve lo dico francamente: moglie vecchia non è affar mio! (1981, pp. 178) *Ma, per quel Dio stesso che è unico e solo, perché pensate così bene di [[Salomone]]? forse perché egli fece un tempio, che doveva essere la casa di Dio? forse perché era ricco e glorioso? Ha innalzato un tempio, anche a falsi dei! Poteva fare una cosa, che fosse più empia? Per quanto cerchiate di dare una mano di intonaco al suo nome, egli è stato un libertino e un idolatra, e nella sua vecchiaia rinnegò perfino Dio. ([[Proserpina]]; 1955, p. 258) :Ma andiamo, quant'è vero che Dio è unico e solo, perché v'infervorate tanto con Salomone? Che importa s'era ricco e glorioso?... Però costruì anche un tempio per gli dèi che sono falsi. Come avrebbe potuto fare una cosa più empia? Insomma, per quanto cerchiate di lustrarne il nome, lui non era che un libertino e un idolatra, e nella sua vecchiaia rinnegò il vero Dio. (1981, p. 191) *A tutte le offese che voi altri uomini scrivete delle donne, non do peso alcuno: ma io sono una donna, e debbo parlare, di necessità, altrimenti dovrei gonfiare della bile, finché mi si spezzasse il cuore. Poiché egli ha detto che noi siamo delle chiacchierone, io, che possa conservare intatte le trecce sulla testa, non finirò mai di dire corna, senza riguardo alcuno, di chi ha voluto farci oltraggio. ([[Proserpina]]; 1955, p. 258) :Per me, tutte le calunnie che voialtri scrivete sulle donne non hanno il peso d'una larva! Io sono una donna e devo parlare, altrimenti mi si gonfia il cuore fino a scoppiare. Quello ha detto che siamo pettegole: ebbene, finché avrò trecce in testa, non potrò fare a meno di dir male, senza nessun riguardo, di chi ha voluto recarci offesa! (1981, p. 191) ===Frammento V=== ====''Il racconto dello scudiero''==== [[File:The Squire - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|Lo scudiero, dal manoscritto d'Ellesmere]] *[[Gengis Khan|Cambiscane]] ebbe nome questo nobile re, il quale al suo tempo sì grande ebbe fama, che non v'era in alcuna terra signore così eccellente in ogni cosa, e nulla gli faceva difetto che a re appartenesse. La legge osservata che aveva giurato della setta nella quale era nato; ed era inoltre ardito, saggio e ricco, misericordioso e giusto e sempre conforme al vero dire, benigno ed onorevole, costante nel suo cuore come un polo, giovane, fresco, forte, ardente nelle armi quanto altro giovane della sua casa. Bello era della persona e bene avventurato, e sì bene sempre si tenne in reale stato che in nessuna altra parte era uomo sì fatto. (1955, pp. 262-263) :Questo nobile re si chiamava Cambiscano, ed ebbe ai suoi tempi una rinomanza tale, che un sovrano in tutto così eccellente pareva non dovesse esistere da nessun'altra parte. Non gli mancava effettivamente nulla che s'addicesse a un re: osservava le leggi della setta in cui era nato, sulle quali aveva prestato giuramento; e poi era ardito, saggio e ricco; pietoso e nello stesso tempo giusto; fedele alla parola, affabile e onorato; d'animo saldo come un perno; giovane, vigoroso e forte; desideroso di maneggiare le armi come un qualsiasi baccelliere del suo palazzo. Aveva inoltre un bel portamento ed era anche fortunato... nessuno, insomma, ricopriva bene la carica regale come lui. (1981, pp. 195-196) *Che tosto si desti pietà in gentil cuore che similmente si sente tocco dalla punta del dolore, è ad ogni ora dimostrato, come può vedersi, sia nella pratica e sia negli scritti; perché il gentil cuore gentilezza mostra. (1955, pp. 271-272) :Che a cuor gentile pietà corra veloce sentendo i propri simili penare, come si vede, è dimostrato ogni giorno dai fatti oltre che star scritto in autorevoli libri: cuor gentile emana dunque gentilezza... (1981, p. 203) *Onde lungo [[cucchiaio]] si provveda chi con un [[nemico]] debba mangiare. (1955, p. 274) :Ah, dicono che ci vorrebbe un cucchiaio molto lungo, per mettersi a mangiare con un [[demonio]]. (1981, p. 205) *[...] sono gli uomini inclini a cose nuove quanto gli uccelli che sono nutriti in gabbia. Perché, anco tu notte e giorno ti prenda cura di essi, impagli le loro gabbie così che siano soffici e morbide come seta e dia loro zucchero, miele, pane e latte; nondimeno subito che sia sollevato lo sportello, giù rovesceranno le lor tazze con le zampe e al bosco n'anderanno a cibarsi di vermi; tanto son amanti di novità nel loro cibo, e di natura amano cose nuove; nessuna gentilezza di sangue può trattenerli! (1955, p. 274) :Gli uomini, per loro natura, amano ciò che è nuovo, e questo vale anche per gli uccelli che si tengono in gabbia. Anche se ti prendi cura di loro notte e giorno, e nella gabbia ci metti paglia pulita e soffice come la seta, e li mantieni a zucchero, miele, pane e latte, pure, appena lo sportello rimane alzato, ecco che quelli rovesciano subito la coppa con la zampa e se ne scappano nel bosco a mangiar vermi, tanto piace loro cibarsi di cose nuove e a tal punto amano le novità; non c'è nobiltà di sangue che possa trattenerli... (1981, p. 205) ====''Il racconto dell'allodiere''==== [[File:The Franklin - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|L'allodiere, dal manoscritto d'Ellesmere]] *Amore non vuole essere forzato da soggezione: quando questa sopravviene, il Dio ha subito pronte le sue ali, e arrivederci se ne va! L'amore è una cosa che vuole essere libera come uno spirito; le donne desiderano, per natura, la libertà, e non amano essere soggette come schiave, e lo stesso fanno gli uomini, se debbo dire la verità. In fatto d'amore, chi ha più [[pazienza]], è quello che ha i maggiori vantaggi. La pazienza è, certo, una grande virtù, poiché, come ci insegnano i saggi, essa riesce a conquistare ciò che il rigore non potrebbe mai ottenere. L'uomo non può, per ogni parola, fare rimproveri o trovare da lamentarsi. Imparate ad esser tolleranti, altrimenti (così io possa proseguire il mio cammino!), o per amore o per forza un giorno dovrete impararlo. Poiché in questo mondo, certamente, non c'è nessuno al quale non accada, una volta, di fare o dire qualche sbaglio. L'ira, l'infermità, l'influsso delle stelle, il vino, il dolore, o il cambiamento di umore, assai spesso ci fanno commettere o dire qualche errore. L'uomo non può essere vendicato di ogni torto che gli vien fatto; chiunque ha doti di governo, deve sapersi moderare secondo le circostanze. (1955, pp. 278-279) :L'amore non vuol essere costretto alla forza. Appena interviene la forza, ecco che il dio dell'amore batte le ali e, addio, se ne va! L'amore è qualcosa di libero, come uno spirito. Le donne, per natura, desiderano la libertà, e non essere vincolate come schiave; e così gli uomini, a dir proprio il vero... Guardate in amore chi è più paziente: quello ha i vantaggi maggiori. Somma virtù è infatti la pazienza, perché, come dicono i dotti, essa ottiene cose che l'intolleranza non otterrebbe mai. Non si può aggredire e lagnarsi a ogni parola... Imparate a sopportare, altrimenti, vi assicuro, dovrete poi impararlo anche contro voglia: perché non c'è nessuno, a questo mondo, che non faccia o non dica qualcosa di sbagliato. La rabbia, i malanni, le costellazioni, il vino, il dispiacere o i cambiamenti d'umore ci fanno molto spesso agire o parlare a sproposito. Non si può vendicare ogni torto. Chi vuol comandare, deve sapersi moderare secondo le circostanze. (1981, p. 209) *O regina [[Teuta]], la tua castità, come moglie, potrebbe essere uno specchio per tutte le mogli. (1955, p. 293) :O Teuta, regina, la tua castità di sposa può far da specchio a tutte le donne! (1981, p. 220) *La [[lealtà]] è ciò che di più alto possa rispettare l'uomo! (1955, p. 293) :La parola data è la più alta cosa che un uomo debba rispettare... (1981, p. 220) *[...] anche uno [[scudiero]] può fare un atto di cortesia, senza dubbio, come quello che può esser fatto da un cavaliere. (1955, p. 295) :[...] anche uno scudiero può compiere un atto di cortesia, proprio come un cavaliere. (1981, p. 221) ===Frammento VI=== ====''Il racconto del medico''==== [[File:The Physician - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|Il medico, dal manoscritto d'Ellesmere]] *{{NDR|Su [[Verginia]]}} Chiara era questa fanciulla di bellezza tanto eccellente da superare ogni altro essere che alcuno mai vedesse: perché natura l'aveva con sovrana diligenza formata di tal perfezione quasi volesse dire: «ecco, così poss'io natura dar forma e colore ad una creatura quando a me piace; e chi può imitarmi?<br />Non [[Pigmalione]] per quanto mai egli fucini, martelli, incida o colori; benché ben oso dire che invano s'affaccenderebbero Apelle o Zeusi a incidere, colorare, fucinare o martellare, se tanto presumessero da volere imitarmi. Perché Colui che del formare è maestro, fatto mi ha suo vicario generale nel formare e colorare le creature terrene a mio piacere; e ogni cosa in mia cura sta sotto la luna, che cresce e cala, e nulla chiedo per la mia fatica; d'una mente siamo il mio Signore ed io; ed io l'ho fatta ad adorazione del mio Signore. E così faccio di tutte l'altre creature mie, qual che sia il colore che hanno o la forma». (1955, pp. 297-298) :[...] questa fanciulla era bella, d'una bellezza superiore a quella di chiunque si possa immaginare. Natura infatti l'aveva formata con la massima diligenza, in modo perfetto, come per dire: «Guardate, come io, Natura, quando voglio, so dar forma e colore a una creatura! Chi può imitarmi! Pigmalione no di certo, per quanto continui a forgiare e a battere, a scolpire e a pitturare. Posso dire che perfino Apelle e Zeus s'affaticherebbero invano a scolpire, forgiare e battere, a scolpire e a pitturare. Perché Colui che è maestro d'ogni forma mi ha nominato sua vicaria generale, per foggiare e dipingere come voglio le creature della terra, ed è in mia cura ogni cosa sotto la luna che cresce e cala. Io non chiedo nulla per il mio lavoro: il mio padrone ed io andiamo perfettamente d'accordo. E questa l'ho creata proprio in onore del mio padrone, come del resto faccio con tutte le altre mie creature, qualunque sia il loro colore o la loro forma». (1981, p. 224) *{{NDR|Su Verginia}} Due anni sopra ai dodici aveva questa fanciulla della quale natura tanto si dilettava. Perché appunto come è in poter suo di colorare di bianco un giglio e di rosso una rosa, giustamente con tali colori ella dipinse questa nobile creatura nelle sue agili membra, anzi che nascesse, propriamente là dove tali colori debbono trovarsi; e [[Febo]] le abbondanti le sue trecce tinse dei raggi del suo calore ardente. E se era la sua beltà eccellente, la sua virtù mille volte era maggiore. Niuna qualità in lei mancava, che secondo discrezione meriti lode. Casta era di corpo e di spirito onde nella sua verginità ella fioriva, in tutta umiltà ed astinenza, in tutta temperanza e pazienza, e non senza un tanto di contegno e di adornamento. Discreta era sempre nel rispondere; e anco fosse, oserei dire, come Pallade savia e il suo parlare donnescamente pieno e fecondo, artifiziosi vocaboli non usava per savia apparire: ma secondo suo grado parlava e qual più quale meno ogni sua parola a virtù conduceva e a gentilezza. Vereconda era di verginale verecondia, ferma di cuore e operosa sempre per fuggire pigra indolenza. Nessuno dominio aveva Bacco sulla sua bocca, perché la [[giovinezza]] e il [[vino]] accendono Venere, come se olio o grasso si gettino nel fuoco. E per sua propria virtuosa disposizione, fuor d'ogni comando, spesse volte si fingeva ammalata per evitare le compagnie tra le quali di leggeri potesse trattarsi di vanità, quali fossero feste, veglie e danze che danno occasione a corteggiare. Tali adunamenti rendono le giovani anzi tempo mature e ardite, come ognun può vedere, il che gran pericolo è, e sempre è stato in passato. Perché assai presto possono apprendere arte d'ardimento quando a donna sian cresciute. (1955, p. 298) :Ormai aveva compiuto quattordici anni questa fanciulla, di cui Natura si compiaceva tanto. E come questa sa dipingere bianco un giglio e rossa una rosa, con le stesse sfumature aveva colorato questa nobile creatura, prima ancora che nascesse, in tute le sue agili membra, dov'è giusto che vi siano quei colori; Febo poi le aveva tinto le grosse trecce con i raggi della sua vampa ardente. E se già la sua bellezza era eccelsa, la sua virtù era mille volte maggiore. Non le mancava proprio nessuna delle qualità che giustamente sono da lodare. Casta era nell'anima e nel corpo; e fioriva nella sua verginità in umiltà ed astinenza, in pazienza e temperanza, come pure in modestia di contegno e d'atteggiamento. Nelle risposte era sempre prudente: per quanto si possa dire che fosse saggia come Pallade e soave e femminile nel parlare, non usava tuttavia parole smancerose per sembrare istruita; ma parlava secondo il suo grado, e tutte le sue parole, importanti o meno, erano ispirate alla virtù e alla nobiltà d'animo. Era timida d'una timidezza verginale, costante nei sentimenti e sempre attiva per sottrarsi ad ogni pigra indolenza. Bacco non aveva certo alcun dominio sulla sua bocca, giacché vino e giovinezza infiammano Venere, come olio e grasso gettati sul fuoco. E proprio di sua indole, senza che nessuno ve la costringesse, molto spesso fingeva di non star bene pur d'evitare le compagnie dove non si sarebbe parlato che d'insensatezze, come ai banchetti, alle feste e alle danze, che sono occasione di stravizi. Tali circostanze infatti, come si può ben vedere, rendono certe che ancora sono bambine mature e ardite prima del tempo, il che è assai pericoloso, e lo è sempre stato. Già fin troppo presto una può imparare ad essere audace, quando sia diventata donna... (1981, pp. 224-225) *E voi che maestre siete fatte in vecchiezza, e figlie di signori avete in governo, non fate mal viso alle mie parole; pensate che due sole ragioni v'han date in governo le figliuole di signori: o che abbiate onestà sempre osservata, o che per fragilità essendo cadute, e ben conosciuta l'antica danza, del tutto abbiate abbandonato questo mal costume e per sempre; onde, per amor di Gesù, mai non vi stancate d'insegnar loro virtù. Un [[Bracconaggio|ladro di cacciagione]] che abbia finalmente lasciato il suo vizio e tutta l'arte sua antica, guarda la foresta meglio d'ogni altro. Dunque guardatele voi bene, perché, volendolo, sapete; osservate di non consentir loro alcun vizio, perché per vostra mala intenzione non siate dannate; chi così faccia fellone è certamente. E ponete mente a quanto son per dire: peste suprema d'ogni tradimento è se alcuno tradisce l'[[innocenza]]. (1955, pp. 298-299) :Voi anziane istitutrici, che avete in cura le figlie dei signori, non prendetevela per quel che dico, ma pensate, il vostro incarico vi fu affidato soltanto per due motivi: o perché vi siete sempre mantenute oneste, oppure perché, essendo per fragilità cadute, conoscete ormai bene la danza antica e ne avete per sempre abbandonato il vizio, tutte prese dal fervore d'insegnare, per amor di Cristo, alle giovani la virtù. Il bracconiere che abbia perduto il vizio e la sua antica astuzia, sa fare il guardaboschi meglio di chiunque... Fate dunque alle giovani buona guardia, ché, volendo, ne siete ben capaci; e badate di non indurle al male, dannandovi coi vostri malvagi proponimenti. Chi infatti così agisce è sicuramente un traditore; anzi, fate attenzione, fra tutti i tradimenti suprema peste è traviare l'innocenza... (1981, p. 225) *E voi pure che siete padri e madri, se figliuoli avete e siano uno o due, vostro è l'ufficio di sorvegliarli, mentre che siano sotto il vostro governo: guardate che per l'esempio della vostra vita o per negligenza nel correggerli essi non periscano; perché ben posso io dire che caro paghereste il loro perire. Quando il [[pastore]] sia molle e negligente, molte [[Pecora e lupo|pecore]] e molti agnelli può il lupo dilaniare. (1955, p. 299) :Ed anche voi padri e madri, sia che di figli ne abbiate uno o molti, sorvegliateli finché sono sotto la vostra cura. Badate che, con l'esempio che voi date o con la vostra negligenza nel castigarli, essi non debbano perire, perché vi assicuro che, se ciò accadesse, la paghereste molto cara. Quando il pastore è fiacco, il lupo sbrana pecore ed agnelli... (1981, p. 225) *{{NDR|Su Verginia}} La fanciulla, della quale vi voglio narrare, così si governava, che non aveva d'uopo di maestra, perché nella sua condotta le altre fanciulle potevano, come in un libro, ritrovare ogni parola e ogni atto buono che appartenga a virtuosa vergine; tanto era prudente e di buon volere. Onde la fama largamente si sparse e della sua beltà e del suo buon volere per ogni parte, così che per quella terra tutti la lodavano quanti amavano virtù, fuor che gl'invidi che del bene altrui s'appenano e dell'altrui tristizia e malanni son lieti; (e questa descrizione fa il dottore). (1955, p. 299) :Questa ragazza, di cui voglio narrarvi la storia, sapeva tuttavia badare a se stessa, senza bisogno d'alcuna istitutrice. Nel suo modo di comportarsi le altre ragazze potevano leggere, come in un libro, ogni buona parola o atto che si convenga ad una ragazza virtuosa, tanto lei era sollecita e prudente. E perciò si diffuse ovunque la fama della sua bellezza e della sua immensa bontà, e tutti in quel paese la lodavano, tutti cioè coloro che amavano la virtù, non certo gl'invidiosi, i quali si rodono per la felicità altrui e sono contenti soltanto quando qualcuno è infelice o non sta bene (... è il dottore che ne dà questa descrizione). (1981, p. 226) *Figlia, [...] Virginia di nome: due son le vie che ti bisogna patire, o morte od infamia; in mala ora son nato! perché mai hai meritato in alcun modo di spada morire o di coltello; oh cara figlia, causa che mia vita finisca, che con tanto diletto ho cresciuto, che mai non sei stata fuori del mio ricordo! Oh, figlia che sei l'ultimo mio dolore ed anche l'ultima gioia di mia vita, oh gemma di castità, con pazienza accetta la tua morte, perché è questa la mia decisione. A ragione d'amore e non di odio, morta tu devi essere; deve la mia mano misericordiosa mozzarti il capo. Ahimè, che mai t'abbia Appio veduta! ([[Lucio Verginio|Verginio]]; 1955, pp. 301-302) :Figlia, Virginia di nome, due sono i modi in cui tu devi patire: o la morte o il disonore. Eppure (ah, non fossi mai nato!) tu non hai mai fatto nulla per meritare di morir di spada o di pugnale. O figlia diletta, coronamento della mia vita, con quanta gioia t'ho allevato, portandoti sempre nel mio pensiero! O figlia, ultimo mio dolore e ultima gioia della mia vita, o gemma di castità, accogli con pazienza la tua... morte, sì, perché questa è la mia decisione! È per amore, non certo per odio, che tu devi morire; è per misericordia che la mia mano deve mozzarti il capo! Ah, non t'avesse mai veduta Appio! (1981, pp. 227-228) *Dammi agio [...] che io piccolo spazio lamenti la mia morte; poiché, perdio, diede grazia [[Iefte]] a sua figlia di lamentare prima che la trafiggesse, ahimè! E Dio sa che in nulla essa fallì se non che prima corse a incontrare suo padre, e a dargli solennemente il benvenuto. ([[Verginia]]; 1955, p. 302) :Concedimi almeno [...] un po' di tempo per compiangere la mia morte! In nome di Dio, perfino Jefte fece grazia a sua figlia di lamentarsi, prima che, ahimè, la trucidasse! E Dio sa che anche lei non aveva mai mancato in nulla, se non che per prima era corsa a veder suo padre, per dargli festosamente il benvenuto... (1981, p. 228) *Benedetto sia Iddio che vergine io morrò. Dammi morte anzi che io abbia vergogna; e fa di tua figlia il tuo volere in nome d'Iddio! ([[Verginia]]; 1955, p. 302) :Dio sia benedetto... morirò vergine! Datemi la morte, prima ch'io riceva disonore: sia fatta con vostra figlia la vostra volontà, in nome di Dio! (1981, p. 228) *[[Riguardi|Guardatevi]] perché nessuno sa chi Dio voglia colpire e in qual misura né in qual maniera il verme della coscienza possa per mala vita rabbrividire, qualunque così segreta cosa sia, che nessuno ne sa se non esso e Dio. Perché rozzo uomo sia o erudito, mai non sa quanto presto sia per essere in timore. Onde vi ammonisco che a questo consiglio v'atteniate, abbandonate il peccato, anzi che questo v'abbandoni. (1955, p. 303) :Sate attenti perché nessuno sa chi Dio voglia colpire, né quanto o come il verme della coscienza debba poi contorcersi per una vita disonesta, quantunque sia tutto così nascosto, che nessuno sa nulla all'infuori di Dio e lui. Per ignorante o istruito che uno sia, nessuno potrà mai dire quando sia il tempo della paura. Vi avverto perciò, seguite questo consiglio: abbandonate il peccato, prima che il peccato abbandoni voi! (1981, pp. 228-229) ====''Il racconto dell'indulgenziere''==== [[File:The Pardoner - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|L'indulgenziere, dal manoscritto d'Ellesmere]] *La mia predica non tratta che del maledetto peccato dell'[[avarizia]], per indurre i fedeli ad essere liberali col prossimo, e prima di tutto con me. Poiché il mio scopo non è quello di salvare gli uomini dal pericolo, ma quello di far quattrini. Che cosa me ne importa a me, se quando sono morti l'animaccia loro se ne va al diavolo!<br />Certo le mie prediche hanno spesso un fine che non è troppo santo: alcune, per esempio, sono fatte per dare nel gusto alla gente, per lusingarla e approfittarne a forza d'ipocrisia; altre per vanagloria, ed altre in fine per odio. Poiché quando non posso vendicarmi con altre armi, di chi ha offeso me e i miei confratelli, adopera la lingua, nelle mie prediche gli affibbio certe bottate che arrivano fino all'osso. State sicuri che non può sfuggire ad una pubblica diffamazione. Senza nominare alcuno io so toccare certi tasti, che tutti capiscono subito di chi parlo. Così sono solito pagare chi ci dà noia; e santamente sputo il veleno che ho in corpo, senza compromettermi. Insomma, ve lo ripeto, le mie prediche sono tutte figlie della cupidigia, e perciò il mio tema è sempre quello: {{maiuscoletto|radix malorum est cupiditas}}.<br />Io predico come vedete, contro l'avidità, cioè contro il peccato che tutti i giorni commetto. Ma per quanto grande peccatore mi sia, posso distogliere gli altri dalla colpa, e farli pentire amaramente di averla commessa. S'intende che non ne ho nessun merito, perché io non parlo che per cupidigia. (1897, pp. 276-277) :La mia predica non tratta che dell'avarizia e di simili malvagità, per indurre i fedeli ad essere liberali de' lor soldi e appunto verso di me. Poiché il mio scopo non è che far quattrini, e non di correggere peccati anche se le loro anime vadano raminghe in malora.<br />Certo le prediche muovono spesso da mala intenzione: alcune, per esempio, sono fatte per dare nel gusto alla gente, per lusingarla e approfittarne a forza d'ipocrisia; altre per vanagloria, ed altre in fine per odio. Poiché, quando non oso combattere in altro modo, chi ha fatto torto a me o a miei confratelli, allora lo pungo con la lingua aspramente, nelle mie prediche così che non può sfuggire ad una pubblica diffamazione: pur senza che dica il nome tutti capiscono subito di chi parlo da indizi e altri particolari. Così ripago sotto colore di santità, per apparir santo e verace, chi ci dà noia; e sputo il veleno. Insomma, voglio spiegare il mio scopo, le me, le mie prediche sono tutte della cupidigia, e perciò il mio tema è sempre quello: ''radix malorum est cupiditas''.<br />Io predico, come vedete, contro l'avidità, cioè contro il peccato che tutti i giorni commetto. Ma per quanto grande peccatore mi sia, posso distogliere gli altri dalla colpa, e farli pentire amaramente. Ma non è quello il mio scopo principale, perché io non parlo che per cupidigia. (1955, pp. 306-307) :Tutte le mie prediche riguardano l'avarizia e consimili malanni, per rendere la gente generosa nel dare i propri soldi... soprattutto a me! Il mio scopo infatti non è che far quattrini, non correggere i peccati. Per me, una volta che qualcuno sia sepolto, la sua anima può pure andare a finire nelle ortiche!... Eh sì, certo, molte delle mie prediche provengono spesso da cattiva intenzione... Alcune, per esempio, son fatte per compiacere e lusingare il pubblico, per poi approfittarne sia pure con ipocrisia; altre per vanagloria ed altre ancora per odio... Sì, perché se qualcuno offende me o i miei confratelli, siccome in altro modo non poso vendicarmi, allora predicando lo pungo sul vivo con la mia lingua, così ch'egli non possa scansare d'essere pubblicamente diffamato. Difatti anche senza ch'io dica proprio il suo nome, tutti sanno bene di chi parlo, dai cenni ed altri particolari. Così ripago chi ci dà dei dispiaceri! E sputo il mio veleno colorandolo di santità, in modo da farlo sembrare pio e sincero... Ma insomma, per dirvi proprio qual è il mio intento, non predico che per avidità. Ecco perché il mio tema è ancora e sempre: ''Radix malorum est Cupiditas''!... Predico cioè sempre contro la cupidigia, contro lo stesso vizio che anch'io pratico continuamente. Eppure, per quanto io sia colpevole di questo peccato, riesco ancora a convincere gli altri a liberarsene ed a pentirsi amaramente. Ma non è questo il mio vero scopo... Io infatti non predico se non per avidità! (1981, pp. 231-232) *Credevate che io mi volessi condannare, proprio da me, alla miseria, mentre posso guadagnarmi da vivere onestamente insegnando agli altri? No, no, non mi è passato mai neppur per la contraccassa del cervello. Io predico, e domando qualche cosa qua e là dove vado, perché per campare non ho voglia di adoperare le mani, e di mettermi a far canestri. Non vado mica attorno per nulla, come facevano gli Apostoli: vogliono essere quattrini, lana, cacio, e grano, anche dal più povero servo, e dalla vedova più miserabile di tutto il villaggio. Né debbo sapere se i suoi figliuoli muoiono dalla fame. Dovunque vado voglio trovare del buon vino, e una donnetta che mi tenga allegro. (1897, pp. 278-279) :Credevate che io mi volessi condannare alla miseria, mentre posso guadagnarmi oro e argento insegnando agli altri? No, no, non ci ho pensato mai davvero, perché io predico, e domando l'elemosina nei vari paesi perché non ho voglia di adoperare le mani e di mettermi a far canestri. Non mendico per nulla, non voglio imitare alcuno degli Apostoli: vogliono essere quattrini, lana, cacio, e grano, anche dal più povero servo, e dalla vedova più miserabile di tutto il villaggio, anche se i suoi figliuoli muoiono dalla fame. Voglio bere il succo della vite, e avere una bella ragazza in ogni terra. (1955, pp. 307-308) :Volete che io, potendo predicare e guadagnar oro e argento col mio insegnamento, mi metta di mia spontanea volontà a vivere poveramente? Ah no, non ci penso neppure, vi assicuro! Preferisco predicare e andare in giro e chiedere l'elemosina... Non ho voglia di adoperare le mani, di mettermi a far canestri per campare: non è ch'io chieda l'elemosina a vuoto... Non voglio mettermi a scimmiottare gli apostoli! Voglio aver soldi, lana, formaggio e grano, quand'anche fosse dal più miserabile servo o dalla più povera vedova del villaggio coi figli che muoiono di fame! Ah no, voglio bere puro succo di vigna e mantenermi in ogni borgo un'allegra donnina! (1981, p. 232) *[...] la [[lussuria]] è sempre compagna della crapula e del vino, come ci insegna anche la sacra scrittura. (1897, p. 280) :[...] la lussuria è sempre compagna della crapula e m'è testimonio la sacra scrittura che dal vino e dall'ubriacchezza viene lussuria. (1955, p. 308) :Lo dice anche la sacra scrittura; in vino ed ubriacchezza risiede la lussuria... (1981, p. 233) *O maledetta [[Gola (ingordigia)|gola]], tu fosti la prima causa della nostra rovina, tu fosti l'origine della nostra dannazione, finché Cristo ci riscattò col suo sangue. Guardate un po', per farla corta, come ci costò salata la maledetta colpa di Adamo, per causa della quale tutto il mondo fu corrotto. (1897, p. 281) :O maledetta gola, prima causa della nostra rovina, origine della nostra dannazione, finché Cristo ci ebbe redenti col suo sangue. Guardate un po', per farla corta, come ci costò salata la maledetta colpa, per causa della quale tutto il mondo fu corrotto per la gola. (1955, p. 309) :O ingordigia maledetta, causa prima della nostra rovina, origine d'ogni nostra dannazione, finché non venne Cristo a riscattarci col suo sangue! Ecco a che prezzo, pensate, fu riscattata quella maledetta colpa! Tutto il mondo fu corrotto dall'ingordigia... (1981, p. 233) *Il padre nostro [[Adamo]] fu cacciato insieme con sua moglie dal paradiso, e costretto a lavorare e a soffrire, proprio per la gola che lo vinse. Perché fino al giorno in cui restò digiuno, egli rimase in paradiso; e ne fu cacciato, per andare in mezzo ai guai e alle pene, solo quando assaggiò il frutto proibito di quel tale albero. O ingordigia, non senza ragione gli uomini dovrebbero lamentarsi di te!<br />Se essi sapessero di quanti mali sono cagione l'intemperanza e la crapula, a tavola misurerebbero un po' di più l'appetito. Ma purtroppo il gozzo e il palato li spingono a girare da un capo all'altro del mondo, per terra, per mare, per aria, in cerca di un boccone ghiotto e di una bevanda squisita. (1897, pp. 281-282) :Il padre nostro Adamo fu cacciato insieme con sua moglie del paradiso, per quel vizio, e costretto a lavorare e a soffrire. Perché fino al giorno in cui restò digiuno, egli rimase in paradiso, come trovo, e ne fu cacciato, per andare in mezzo ai guai e alle pene, solo quando assaggiò quel frutto proibito di quel tale albero. O ingordigia, non senza ragione gli uomini dovrebbero lamentarsi di te!<br />Se essi sapessero di quanti mali sono cagione l'intemperanza e la crapula, a tavola misurerebbero un po' più l'appetito. Ma purtroppo, il breve piacere della gola e il tenero palato li spingo a travagliare a Est, a Ovest, a Sud, a Nord, per mare, per aria, in cerca di ghiotti bocconi e bevande. (1955, p. 309) :Fu proprio per quel vizio che Adamo, nostro padre, venne cacciato con sua moglie dal paradiso alla fatica e al dolore. Si legge, infatti, che finché Adamo digiunò rimase in paradiso, ma appena assaggiò sull'albero il frutto proibito, fu subito cacciato via al dolore e alla sofferenza. O ingordigia, di te a ragione dovremmo lamentarci! Oh, se uno sapesse quanti mali derivano da bagordi e gozzoviglie, a tavola sarebbe più misurato nella sua dieta! Ahimè, per dar piacere a un pezzetto di gola e intenerire un po' la bocca, s'affannano gli uomini ad est, a ovest, a nord e a sud, per terra, per aria e per mare, alla ricerca di ghiotte provvigioni da mangiare e da bere! (1981, p. 233) *O ventre, o [[pancia]], tu sei un fetido sacco pieno di sterco e di putridume. Da ogni tua parte non si sprigiona che un rumore schifoso. Quanta fatica e quanto denaro ci vuole per trovare il tuo fondo! Povero cuoco, quanto deve affaccendarsi a pestare, spremere, tritare, per ridurre e trasformare la sostanza che deve saziare il tuo ingordo appetito! A forza di colpi fa uscire il midollo dai duri ossi (poiché il cuoco non butta via nulla), e con quell'unto fa sì che il boccone sgusci dolcemente giù per la strozza. E per stuzzicarti sempre più l'appetito, bisogna che cacci nella salsa spezie, odori, e radici di ogni genere, che la rendono piccante. Ma chi va in cerca di tante leccornie, è lo stesso che sia morto, poiché vive nel vizio. (1897, pp. 282-283) :O ventre, o pancia, tu sei un fetido sacco pieno di sterco e di putridume. Da ogni tuo termine non si sprigiona che un rumore schifoso. Quanta fatica e quanto denaro ci vogliono per provvedere a te. Come pestano i cuochi, spremono, tritano, e riducono e trasformano la sostanza in accidente a saziare il tuo ingordo appetito! A forza di colpi fanno uscire il midollo dai duri ossi (poiché i cuochi non buttan via nulla), con quell'unto fanno sì che il molle boccone sgusci dolcemente giù per la strozza. E per stuzzicare sempre più l'appetito, cacciano nella salsa spezie, foglie, cortecce, odori e radici, che la rendono piccante. Ma chi va in cerca di tante leccornie, è morto, mentre vive in tali vizi. (1955, pp. 309-310) :O ventre, o pancia, o fetido sacco pieno di sterco e putridume! Alle tue due estremità, schifoso è il suono che si sprigiona... Eppure quanta fatica e quante spese per provvedere a te! Pensa ai cuochi, come pestano, spremono e tritano, trasformando la sostanza in accidente, tutto per saziare il tuo ingordo appetito! Fanno schizzare dai duri ossi anche il midollo, senza buttar via nulla che possa entrare tenero e molle nel gargarozzo; e per renderlo più appetitoso, lo condiscono di deliziose salse fatte di spezie, foglie, cortecce e radici. Ma è certamente ben morto chi vive in tali vizi e va in cerca di tante leccornie! (1981, pp. 233-234) *O [[Ubriachezza|briacone]], la tua faccia è stravolta, il tuo respiro è affannoso, sei un essere che fa schifo. Dal tuo naso, rosso come un peperone, ronfa un suono che par tu voglia dire: Sansone, Sansone. Mentre Dio sa se Sansone bevve mai una goccia di vino. Tu traballi, e cadi per terra come un maiale ferito. Non hai più la lingua per parlare, ed hai perduto il pudore, poiché l'ubriachezza è la sepoltura dell'intelletto e dell'onestà. Chi si fa schiavo del vino perde assolutamente il giudizio [...]. (1897, p. 283) :O briacone, la tua faccia è stravolta, il tuo fiato acre, sei schifoso ad abbracciare. Dal tuo naso, ronfa un suono che par tu voglia dire: Sansone, Sansone. Mentre Dio sa se Sansone bevve mai vino. Tu cadi per terra come un maiale trafitto, perduta la lingua, l'onesta decenza, poiché la ubriachezza è la sepoltura dell'intelletto e della discrezione. Chi si fa schiavo del vino non può prender consiglio, non c'è rimedio [...]. (1955, p. 310) :O ubriacone, dalla faccia stravolta e dal fiato acre, che schifo sorreggerti per le braccia, mentre tu stronfi col tuo naso avvinazzato come per dire continuamente: ''Sanson'', ''Sanson''... Eppure Dio sa che Sansone non bevve mai vino! Ti butti a terra come un maiale scannato; perduta è la tua lingua ed ogni tua decenza... l'ubriachezza è proprio la tomba del buon senso e d'ogni discrezione. Chi si lascia prendere dal bere non sa mantenere alcun segreto, su questo non v'è dubbio... (1981, p. 234) *Sapete voi come finì [[Attila]] il famoso conquistatore? Morì in modo vergognoso e turpe, soffocato da un travaso di sangue mentre era ubriaco. Un capitano, veramente, avrebbe dovuto essere più sobrio. (1897, pp. 284-285) :Vedete come morì Attila il famoso conquistatore versando, in modo vergognoso e turpe nel sonno, sangue dal naso mentre era ubriaco. Un capitano avrebbe dovuto essere sobrio. (1955, p. 310) :Guardate invece come Attila, il famoso conquistatore, morisse nel sonno con vergogna e disonore, dissanguato da un'emorragia al naso! Un condottiero dovrebbe sempre mantenersi sobrio! (1981, p. 234) *Il [[Gioco d'azzardo|giuoco]] è il vero padre della menzogna e dell'inganno; insegna il turpiloquio e a bestemmiare Cristo. Spinge all'omicidio, e fa perdere denari e tempo: senza contare, poi, che l'essere tenuto per un volgare giocatore è cosa riprovevole e disonorante. E quanto più uno è di elevata condizione, tanto più sciagurato diventa agli occhi di tutti. Un principe il quale ha il vizio del giuoco, perde, nell'opinione pubblica, il suo prestigio di regnante e di uomo politico. (1897, p. 285) :Il giuoco è il padre della menzogna e dell'inganno, del maledetto turpiloquio e della bestemmia di Cristo. Dell'omicidio, e anche dello sperpero di denari e tempo: e l'essere tenuto per un volgare giocatore è cosa riprovevole e disonorante. E quanto più uno è di elevata condizione, tanto più sciagurato è ritenuto. Un principe il quale ha il vizio del giuoco, perde, nell'opinione pubblica, il suo prestigio di regnante e di uomo politico. (1955, pp. 310-311) :Quel gioco infatti è il padre dell'impostura, dell'inganno, del turpiloquio maledetto, della bestemmia contro Cristo, dell'omicidio, e costituisce inoltre una perdita di tempo e di denaro. Indegno e disonorevole è dunque aver fama di volgare giocatore. E quanto più uno è d'elevata condizione, tanto più è ritenuto sciagurato. Un principe che abbia il vizio del gioco, qualunque sia il suo governo e la sua politica, perde per comune opinione di prestigio... (1981, pp. 234-235) *[...] vi consiglio a non voler fare del male a un povero vecchio quale sono io, come voi non vorreste fosse fatto a voi un giorno, se vi sarà dato di campare tanto. (1897, p. 292) :[...] vi consiglio a non voler fare del male a un vecchio, come voi non vorreste fosse fatto a voi un giorno in vecchiezza, se vi sarà dato di campare tanto [...]. (1955, p. 314) :[...] non fate adesso alcun male a un vecchio, come non vorreste che ne fosse fatto a voi in vecchiaia, se tanto vi fosse fato di campare. (1981, p. 237) *Mi vorresti proprio far baciare le tue brache vecchie, spacciandole per [[Reliquia|reliquie]] di un santo mentre portano ancora, bella tonda, l'impronta del tuo c...? Per la croce trovata da S. Elisabetta, altro che reliquie e santuari: vorrei avere nelle mie mani i tuoi c.......i! Tagliateli, che ti aiuterò a portarli via, e li faremo conservare come reliquie nello sterco di maiale. (1897, p. 301) :Mi vorresti far baciare le tue brache vecchie, spacciandole per reliquie di un santo, mentre portano ancora l'impronta del tuo deretano. Per la croce trovata da sant'Elena, altro che reliquie e cose sacre; vorrei avere nelle mie mani i tuoi corbelli! Togliamoli, che ti aiuterò a portarli via, e li faremo conservare come reliquie nello sterco di maiale. (1955, p. 318) :Vorresti farmi baciare le tue vecchie brache, giurando che son le reliquie d'un santo, mentre ancora sono dipinte dal tuo sedere! Per la croce ritrovata da Sant'Elena, vorrei piuttosto avere in mano mia i tuoi coglioni, altro che reliquie e santarelli! Fatteli tagliare, t'aiuterò a portarli io, perché veramente andrebbero posti in un tabernacolo... ma di merda di maiale! (1981, pp. 240-241) ===Frammento VII=== ====''Il racconto del marinaio''==== [[File:The Shipman - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|Il marinaio, dal manoscritto d'Ellesmere]] *[...] guai a colui che deve pagare per tutti! E questi è il povero [[marito]], al quale toccan sempre le spese; egli ci deve provvedere gli abiti, e pel suo decoro ci deve far vestire con lusso: noi, poi con quegli abiti indosso balliamo allegramente. E se, per avventura, egli non sopporta una spesa di quel genere, pensando che è denaro sprecato e perduto, allora c'è un altro che deve pagarci le spese o prestarci del danaro, e la cosa è pericolosa. (1955, p. 319) :[...] guai a chi deve pagare tutto! Povero marito, è lui che deve pagare, che deve vestirci e farci andare in ghingheri, grandeggiando il proprio per suo decoro, mentre noi, tutte eleganti, balliamo allegramente. E se per caso lui non può, oppure non gli va di fare una spesa di quel genere, perché pensa che siano soldi buttati, bisogna allora che qualcun altro ci paghi il conto o ci presti del denaro, e la faccenda diventa pericolosa... (1981, p. 242) *Per quanto ne capisco io, una moglie non deve dire altro che bene del proprio marito; però questo tanto vi dirò. Lui (mi guardi Dio se è vero!) non è proprio buono a nulla: non vale, per nessun conto, quanto una mosca. Tuttavia quel che mi dà più noia, è la sua spilorceria; e voi sapete bene che le donne, per natura, desiderano, come me, sei cose nei loro mariti. Li vorrebbero, cioè, coraggiosi, saggi, ricchi, generosi, obbedienti alla moglie, e in gamba a letto. Ma, per quel Dio che per noi versò sangue, io, per vestirmi in modo da fare onore a lui, domenica debbo pagare, immancabilmente, cento franchi, se no son perduta. (1955, p. 323) :Da quanto capisco, una donna non dovrebbe dir altro che bene di suo marito, ma tutto questo io lo confido a voi soltanto. Insomma, m'aiuti Iddio, lui non vale proprio niente, neppure quanto un moscerino!... Ma ciò che più mi secca è la sua taccagneria. Sapete bene che, proprio per natura, noialtre donne desideriamo sei cose dai nostri mariti: li vogliamo arditi, saggi, ricchi, generosi, obbedienti alla moglie e freschi a letto. E invece, sangue di Cristo, per vestirmi in modo da fargli fare bella figura, domenica prossima dovrò pagare cento franchi, se no, sarò spacciata! (1981, p. 245) *[...] tu non puoi immaginarti neppure da lontano il da fare difficile che abbiam noi; poiché, Dio mi salvi se è vero (e per quel signore che si chiama san'Ivo), appena dieci, su dodici di noi [[Commercio|commercianti]], riusciamo a mantenerci sempre in prospere condizioni per tutta la vita. Se no, possiamo far pure buona cera a cattivo gioco, e tirare avanti alla meglio nella nostra condizione, menando vita privata finché siam morti; a meno che non facciamo vista di intraprendere un pellegrinaggio, e prendiamo il largo. E però io ho molta necessità di stare all'erta in questo difficile mondo. A noi che stiamo in commercio bisogna aver sempre paura della sorte e della fortuna. (1955, p. 324) :[...] non puoi neanche figurarti il gran da fare che abbiamo noi. Di noi che siamo nel commercio, Dio mi protegga e Sant'Ivo mi mandi un po' di bene, sì e no dieci su dodici riusciremo a mantanerci a galla, pur lavorando sodo di continuo finché campiamo. Se no, non ci rimane che far buona cera a cattivo gioco, a meno che non ce la squagliamo prima, con la scusa di andare in pellegrinaggio! Ecco perché in questo balordo mondo ho tanta necessità di stare con gli occhi aperti: nel commercio bisogna sempre aver paura dei rovesci della fortuna. (1981, p. 246) *Voi sapete abbastanza bene come sta la cosa per i [[Merce|mercanti]]: il denaro è il loro aratro. (1955, p. 325) :Certo, e lo sapete abbastanza bene anche voi, per noi commercianti il denaro è il nostro aratro [...]. (1981, p. 247) *Non date mai più albergo ai monaci. (1955, p. 329) :Ah, basta, basta coi monaci per la casa... (1981, p. 250) ====''Il racconto della madre priora''==== [[File:The Prioress - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|La madre priora, dal manoscritto d'Ellesmere]] *Allora gli Ebrei si misero d'accordo per fare sparire il piccolo innocente dal mondo, e assoldarono un assassino che abitava in un vicolo nascosto. Infatti il Giudeo maledetto, un giorno che il fanciullo passava di là, lo afferrò e tenutolo fermo, gli segò la gola, e lo buttò dentro un pozzo.<br />Dico che lo gettarono in un cesso dove quegli Ebrei vuotarono i loro visceri. O razza maledetta! O Erodi novelli! Quale sarà il frutto del vostro malvagio talento? L'assassinio non si nasconde di certo, senza fallo e veramente la gloria di Dio si diffonderà: il sangue grida sul vostro capo vendetta. (1955, p. 333) :Allora gli ebrei complottarono di togliere dal mondo quell'innocente, ed assoldarono un sicario che viveva rintanato in uno di quei vicoli. Così un giorno, mentre quel povero frugolino passava di là, quel giudeo maledetto l'acchiappò e, tenendolo ben fermo, gli tagliò la gola e lo gettò in un pozzo... anzi, in una latrina vi dico che lo gettarono quegli ebrei, proprio dove loro andavano a svuotarsi le interiora!<br />O razza maledetta di nuovi Erodi, che cosa può mai valervi il vostro animo malvagio? Tanto il delitto non resta segreto, statene certi, soprattutto quando torna a maggior gloria di Dio. Oh, il sangue grida vendetta sul vostro orribile misfatto! (1981, pp. 252-253) ====''Il racconto intorno a sir Thopas''==== *Maria santa, ''benedicite'', ma che è mai questo amore che mi opprime l'animo e mi fa soffrire così? Io ho sognato tutta la notte che una regine delle fate sarà la mia bella e dormirà, un giorno, nel mio letto. (1897, p. 312) :Maria santa, ''benedicite'', ma che è mai questo amore che mi opprime l'animo e mi fa soffrire così? Io ho sognato tutta la notte che una regine delle fate sarà la mia bella e dormirà un giorno sotto il mio mantello. (1955, p. 338) :Maria santa benedetta, | Perché questo mal d'amore | A me porta tal disdetta? | Questa notte nel sopore | Ho sognato ch'una fata | Di me fosse innamorata... (1981, p. 258) *Io voglio amare, davvero, una regina delle fate, poiché in tutto il mondo non c'è una dama degna di essere la compagna della mia vita. (1897, p. 312) :Io voglio amare, davvero, una regina delle fate, poiché in tutto il mondo non c'è una donna degna di essere la mia compagna. (1955, p. 338) :Sì, una fata voglio amare, | Perché al mondo non v'è donna | Con cui possa io campare (1981, p. 258) ====''Il racconto intorno a Malibeo''==== [[File:Geoffrey Chaucer, Ellesmere Chaucer, mssEL 26 C 9, folio 153v.jpg|thumb|250px|Lo stesso Geoffrey Chaucer si fa personaggio e narratore interno della propria opera per ''Il racconto intorno a Malibeo'']] *[...] il tuo grosso verseggiare non vale una merda! Altro non fai che gettare il tempo. Messere, in una parola, basta con i tuoi versi! (1955, p. 342) :[...] la tua lercia cantilena non vale uno stronzo! Tu non fai che perder tempo... In poche parole, signor mio, la devi smettere di far rime! (1981, p. 261) *[...] voi sapete che ogni Evangelista che ci narra il martirio di Gesù Cristo non tutto narra a modo del suo compagno. Nondimeno i loro racconti son tutti veri, e tutti si accordano nel senso se pur vi siano discrepanze nel modo del racconto, perché alcuno dice più, altri dice meno là dove descrivono la sua compassionevole passione – dico di Marco e Matteo, di Luca e Giovanni – il senso generale è senza dubbio tutto uno. (1955, p. 342) :Voi sapete, per esempio, che ciascun evangelista, narrando la passione di Gesù, non dice esattamente tutto quello che dicono gli altri suoi colleghi. Eppure sono tutti animati dall'intenzione di riferire il vero, e vi riescono benissimo, pur mantenendo ciascuno il suo modo di raccontare... Questo dice qualcosa in più, quello qualcosa in meno, narrando quella straziante passione (mi riferisco a Marco, Matteo, Luca e Giovanni), ma indubbiamente il senso è uno solo. (1981, p. 262) *Ben so certamente che temperato [[Pianto|piangere]] non è affatto proibito a chi soffra tra la gente in lutto; all'incontro il piangere gli è piuttosto concesso. [...] Ma quantunque temperato pianto sia concesso, il piangere smoderato è per certo proibito. (1955, pp. 343-344) :Certo, lo so, se uno soffre fra gente che soffre, non gli è affatto di piangere, e ciò anzi gli viene concesso. [...] Ma se piangere un poco viene concesso, certamente proibito è piangere in modo esagerato. (1981, p. 263) *[...] molti son gli uomini che gridano "[[guerra]], guerra!" che ben poco sanno a che la guerra possa ammontare. All'inizio la guerra ha così grande e così larga entrata, che ogni creatura può entrarvi quando gli piace, e trovar facilmente la guerra: ma non è certo facile di sapere qual che ne sia per essere la fine; perché in verità, una volta che la guerra sia cominciata, molti son i bimbi ancora non nati di madre, che per quella giovani morranno, o in lutto vivranno e morranno in miseria. (1955, p. 347) :[...] ci sono molti che gridano "guerra! guerra!" e non sanno neanche che cosa sia una guerra. Essa all'inizio spalanca una gran porta, in modo che ognuno possa entrarvi quando gli pare e piace e possa facilmente trovar dissidio: come poi andrà a finire, non è facile saperlo. Una volta che una guerra sia cominciata, molti che prima dovevano ancora essere partoriti dalla madre, si trovano fin da piccoli a soffrire la fame, e campano nel dolore oppure muoiono nella miseria. (1981, p. 265) *[...] tanto giova il parlare davanti a gente a cui il discorso sia noioso, quanto il cantare davanti a chi pianga. (1955, p. 347) :[...] dà infatti fastidio chi predica a gente che non ha voglia di ascoltare. [...] intollerabile è la musica nel pianto, e parlare a gente che non ha voglia di ascoltare è come mettersi a cantare davanti a chi piange. (1981, p. 265) *[...] sebbene sia vero che molte son le donne malvage, e vili i loro consigli e di nessun valore, nondimeno molte femmine hanno gli uomini trovato buone e assai discrete e sagge nel loro consiglio. Vedi Giacobbe il quale per buon consiglio di Rebecca, sua madre, ottenne la benedizione di Isacco, suo padre, e la signoria su tutti i fratelli. Giuditta, con suo savio consiglio, liberò la città di Betulia, dove ella abitava, dalle mani di Oloferne, che l'aveva stretta d'assedio e la minacciava di rovina. Abigail liberò il marito Nabal da re Davide che lo voleva morto, e con il suo acume e savio consiglio moderò l'ira del re. Ester grandemente avanzò per il suo savio consiglio il popolo di Dio durante il regno di re Assuero. E sì fatte gran bontà in ben consigliare molti uomini posson narrare di femmine buone. Ed ancora, quando nostro Signore ebbe creato Adamo, nostro primo padre, parlò in questa guisa: "Non è bene che l'uomo sia solo; gli faremo una compagna a lui somigliante". D'onde potete vedere che se le femmine non fossero buone, e buoni i loro consigli e giovevoli, nostro Signore Iddio mai le avrebbe create o dette compagne dell'uomo, ma piuttosto sua confusione. (1955, p. 351) :Qualcuno ha perfino detto che il consiglio delle donne costa troppo caro per ciò che vale. Ma se è vero che molte son malvagie, e il loro consiglio è vile e di nessuno merito, pure vi son uomini che d'ottime donne ne han trovate parecchie, e assai discrete e sagge nei loro consigli: pensate a Giacobbe che, seguendo il buon consiglio di sua madre Rebecca, ottenne la benedizione del padre Isacco e il primato su tutti i suoi fratelli; Giuditta, col suo buon consiglio, liberò la città di Betulia, in cui lei viveva, dalle mani d'Oloferne che l'aveva assediata e l'avrebbe distrutta completamente; Abigail liberò suo marito Nabal da re Davide che lo voleva uccidere e, con la sua arguzia e il suo buon consiglio, riuscì a placare l'ira del re; Ester, col suo buon consiglio, fece grandemente progredire il popolo di Dio durante il regno di re Assuero. E si potrebbero citare ancora moltissimi esempi d'ottimi consigli dati dalle donne. Basti pensare che quando nostro Signore creò il nostro progenitore Adamo, disse così: "Non è bene che l'uomo rimanga solo; diamogli una compagna che gli assomigli". Donde si può vedere che se le donne non fossero buone, e buoni e utili i loro consigli, nostro Signore, Dio del cielo, non le avrebbe mai create, né le avrebbe chiamate compagne dell'uomo, ma piuttosto sua rovina. (1981, p. 268) *[...] ben sapete che sempre più si troverà più gran numero di stolti che di uomini savi, e che di conseguenza i consigli che si prendono da folle e moltitudini di gente quando si abbia maggior rispetto al numero che non alla saggezza delle genti, in tali adunanze la prevalenza, ben vedete, appartiene agli stolti. (1955, p. 359) :[...] siccome sapete benissimo che in gran numero si trovano più sciocchi che saggi, e che nelle adunanze affollate di gente ciò che conta è il numero e non la saggezza delle persone, si può solo concludere che in adunanze come questa il comando è in mano degli sciocchi. (1981, p. 274) ====''Il racconto del monaco''==== [[File:The Monk - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|Il monaco, dal manoscritto d'Ellesmere]] *Prego Dio che mal abbia colui che primo ti recò a vita religiosa! Saresti stato buon gallo di pollaio; che se tu avessi licenza quanto hai possa nel soddisfare la tua voglia lussuriosa, avresti messo al mondo ben molte creature. Ahimè, perché indossi così ampia cappa? Dio mi dia tristizia, che s'io fossi papa, non tu solo, ma ogni maschio poderoso, anco fosse rasato ben alto sulla zucca, moglie dovrebbe avere, perché il mondo è perduto; i religiosi hanno raccolto tutti il meglio da macinare e noi laici siam da poco; le deboli piante dan polloni miserelli; onde viene che i nostri discendenti son sottili così e tanto deboli che mal possono generare; quindi poi le mogli nostre voglion far saggio di gente religiosa, perché meglio sapete pagarle con la moneta di Venere che noi – Dio sa – non possiamo; non son fiorini tosati i vostri! (1955, pp. 387-388) :Che Dio mandi un accidente a chi per primo t'ha messo in testa di farti frate: saresti stato un bel montapollastre! Se tu avessi la libertà, come ne hai il nerbo, di sfogarti nella voglia di figliare, ne avresti messo al mondo dei rampolli! Ah, ma perché cammini imbacuccato in quella palandrana! Che Dio mi fulmini, ma se fossi papa io, non soltanto te, ma tutti i maschi validi, anche se rapati con la tonsura, dovrebbero prender moglie. Altrimenti il mondo è bell'e spacciato. Gli ordini religiosi si sono presi tutto il grano della semina, e noi laici non siamo che dei granchi. Piante flosce danno [[Germoglio|germogli]] grami. Ecco perché i nostri rampolli sono così smilzi e fiacchi che manco sanno figliare bene; e le nostre mogli vogliono provare con i religiosi, perché con i pagamenti di Venere ci sapete fare meglio di noi: Dio sa che voi non battete mai moneta falsa. (1981, p. 293) *Oh [[Lucifero]], tra gli angeli tutti risplendente! Ora Satana sei e non puoi strapparti dalla miseria in cui sei caduto. (1955, p. 389) :O Lucifero, fulgidissimo fra gli angeli, Satanasso tu ora sei, e più non puoi svincolarti dalla miseria in cui sei caduto! (1981, p. 295) *Non ebbe mai alcun uomo al mondo così alto grado come [[Adamo]], fin ch'egli per suo mal governo non fu cacciato dalla sua prosperità alla fatica, all'inferno e alla mala sorte. (1955, p. 389) :Nessuno al mondo raggiunse mai grado più alto di quello d'Adamo, finché, per sua disobbedienza, venne cacciato dal sommo della sua prosperità alla fatica, all'inferno e alla sventura! (1981, p. 295) *{{NDR|Su [[Sansone]]}} In quanto a forza mai non fu a lui uomo pari e neppure in ardire; ma alle mogli sue rivelò il proprio segreto, d'onde poi per miseria egli uccise se stesso [...]. (1955, p. 389) :Nessuno gli fui mai pari, in quanto a forza e anche a coraggio, ma rivelò poi il segreto alle sue donne, e perciò in miseria dovette uccidersi... (1981, p. 295) *{{NDR|Su [[Eracle]]}} Né mai fu creatura dal principio del mondo che tanti mostri uccidesse quanti egli ne uccise; e il suo nome corse per quanto il mondo è vasto, sia per la sua forza e sia per la sua gran bontà; e ogni regno andò a visitare; tanto era forte che nessun uomo lo poteva impedire [...]. (1955, p. 391) :Nessuno sterminò altrettanti mostri! Divenne famoso in tutto il mondo, sia per la sua forza che per la sua grande bontà, e si recò in visita in tutti i reami. Era così forte, che nessuno poteva resistergli. (1981, p. 296) *Vedete chi può mai porre in [[fortuna]] alcuna fiducia? Perché chi viva in questo mondo affollato, prima ch'ei se n'avveda, bene spesso è posto ben giù. Ed è veramente savio chi conosce se stesso. Bene è guardarsi; che quando a fortuna piace ingannare, allora ella attende ad abbatterlo in tal maniera ch'egli meno supporrebbe. (1955, p. 391) :Ecco, chi può mai fidarsi della fortuna? Colui che la segue in questo mondo di sconvolgimenti, senz'accorgersene si trova scagliato giù sul fondo. Saggio è chi sa conoscere se stesso! Ma attenzione, perché se la fortuna vuole abbindolare, aspetta il suo uomo al varco, e lo assale quando meno se l'aspetta. (1981, p. 297) *{{NDR|Su [[Baldassar]]}} [...] per l'esempio del padre non si seppe guardare, perché di cuore fu superbo e d'arredi, e anche adorò gli idoli. L'assicurava nel suo orgoglio il grande stato, ma la fortuna l'abbatté e lì giacque e d'un subito il suo regno fu partito. (1955, p. 392) :[...] salito al trono dopo il padre, non seppe profittare dell'esempio paterno, perché era superbo d'animo e di contegno, ed era anche un idolatra. L'alta carica lo confermò ancor più nella sua superbia. Ma poi la fortuna lo gettò irrimediabilmente in basso, mentre il regno venne subito diviso. (1981, p. 298) *[...] quando fortuna voglia alcuno abbandonare, via da lui porta il suo regno e le ricchezze sue, ed anco gli amici, i maggiori e i minori; perché chi dalla fortuna abbia gli amici, ben creda che li trasforma in nemici la mala sorte; che è proverbio questo ben vero e generale. (1955, p. 393) :[...] quando la fortuna vuole abbandonare un uomo, gli porta via regno e ricchezze, e tutti i suoi amici, dal primo all'ultimo. Chi ti è amico nella fortuna, nella sfortuna ti è nemico, dice il proverbio. Ed ha ragione e succede spesso. (1981, p. 298) *[[Zenobia Settimia|Zenobia]], regina di Palmira, quanto nobile fu descritta dai Persiani, altrettanto fu in armi ardente e valorosa, sì che uomo nessuno la superò in ardimento e in lignaggio o in lacuna altra degnità. (1955, p. 394) :Zenobia, regina di Palmira, declamata tanto dai Persiani per la sua nobiltà, era così prode e valorosa nelle armi, che nessuno la sorpassava sia per coraggio che per stirpe o per altra distinzione. Discendeva dal sangue dei re di Persia. Non dico che fosse una bellezza suprema, ma d'aspetto non poteva essere migliore. (1981, p. 299) *{{NDR|Su Zenobia}} [...] sì nobile creatura, e saggia ancora e misuratamente generosa, sì diligente in guerra ed anco cortese, tale era che nessuno in guerra più di lei poteva durare per quanto alcuno ne cercasse nel mondo intero. (1955, p. 395) :[...] non c'era al mondo, pur cercando dappertutto, creatura più ammirevole e saggia e misuratamente generosa, più corretta e leale nella lotta e che più sopportasse le fatiche di una guerra. (1981, p. 299) *{{NDR|Su Zenobia}} [[Claudio il Gotico|Claudio]] imperatore di Roma, né il romano [[Gallieno|Galieno]] prima di lui, mai avrebbero osato esser così arditi, e né alcun Armeno od Egiziano, né Siriano od Arabo avrebbe osato combattere con lei in campo, per tema ch'ella con sue mani li trucidasse o che non sua masnada li cacciasse in fuga. (1955, p. 395) :Neppure l'imperatore romano Claudio, né il romano Galieno prima di lui, ebbero mai il coraggio di sfidarla; nessun armeno, egiziano, siriano o arabo osò mai affrontarla in campo, temendo di finire sotto le sue mani o di esser messo in fuga dalle sue schiere. (1981, p. 300) *{{NDR|Su Zenobia}} Ahi, fortuna! Colei che un tempo era stata a re paurosa e ad imperatori, ora dalle genti è con stupore mirata, ahimè! Colei che con l'elmo era stata in duri assalti e con la forza aveva conquistato forti torri e città, ora è costretta a portare una cuffia di vetro; colei che scettro aveva portato pieno di fiori, la rocca dovrà reggere per guadagnarsi la vita. (1955, p. 396) :Ah, fortuna, colei che una volta faceva paura a re e imperatori ora deve sottostare allo sguardo di tutto il popolo! Ahimè, colei che con l'elmo aveva partecipato ad aspri assalti e con valore aveva conquistato forti città e torrioni, ora è costretta a portare la cuffia; colei che prima reggeva uno scettro di fiori dovrà reggere la conocchia e guadagnarsi la vita filando! (1981, p. 301) *O nobile e degno [[Pietro di Castiglia|Pietro]], gloria di Spagna cui tenne fortuna in così alta maestà, ben dovrebbe dagli uomini esser pianta la tua miserevole morte! Dalla patria ti costrinse tuo fratello a fuggire, e più tardi per astuzia, durante un assedio, fosti tradito e menato alla sua tenda dove di sua mano ti trafisse succedendo al tuo trono e ai tuoi beni. In campo di neve aquila nera invischiata sul ramo color di bracia, preparò tutta questa maledizione e peccato. (1955, p. 396) :O nobile, valoroso Pietro, gloria della Spagna, la fortuna t'innalzò a tale maestà, che ben si può compiangere la tua misera fine! Tuo fratello ti scacciò dalla tua terra e, durante un assedio, dopo che tu fosti con astuzia tradito e condotto alla sua tenda, egli t'uccise con le sue stesse mani usurpandoti trono e averi. Macchinò l'insidia e l'alto tradimento Aquila Nera in campo di neve, invischiata su di un ramo color della brace [....]. (1981, p. 301) *O degno [[Pietro I di Cipro|Pietro]], re di Cipro, cui pure Alessandro vinse con gran maestria! Molti pagani portasti a rovina a cui i tuoi vassalli avevano invidia e per nessuna altra causa che cavalleria. E quelli a mattina nel tuo letto ti uccisero. Così può governare e regger sua ruota la fortuna e di letizia menar gli uomini a lutto. (1955, pp. 396-397) :Anche tu, valoroso Pietro re di Cipro, che ad Alessandria vincesti da gran maestro, spargendo lo sterminio fra gl'infedeli, anche tu provasti l'invidia dei tuoi vassalli e per nient'altro che la tua cavalleria fosti ucciso all'alba nel tuo letto... Così la fortuna governa e gira la sua ruota, e dalla gioia trascina gli uomini nel dolore. (1981, p. 301) *Gran [[Bernabò Visconti]] di Milano, dio di delitti e flagello di Lombardia, perché dovrò tacere la tua disavventura poiché a così alto stato eri pervenuto? Il figlio di tuo fratello a te due volte congiunto, perché nipote t'era e genero, dentro la sua prigione ti fece morire; ma il come e il perché fossi ucciso niuno ha saputo. (1955, p. 397) :Gran Bernabò Visconti di Milano, dio del piacere e flagello della Lombardia, perché non dovrei ricordare la tua sfortuna, dopo che tu fosti salito tanto in alto? Ti fece morire nella tua prigione il figlio di tuo fratello, a te due volte congiunto come nipote e genero. Ma come e perché nessuno lo seppe mai! (1981, p. 302) *Il languire del conte [[Ugolino della Gherardesca|Ugolino]] da Pisa per pietà non è lingua che possa discorrere. (1955, p. 397) :Del languire del conte Ugolino di Pisa non v'è lingua che per pietà possa parlare... (1981, p. 302) *{{NDR|Su [[Nerone]]}} Né mai imperatore fu più di lui raffinato nel vestire, pomposo e superbo. Qualsiasi veste egli avesse un giorno portata, egli poi mai più volle vedere. Molte reti di fili d'oro ebbe intessute per pescare nel Tevere quando gli gradisse lo svago. Legge, per suo decreto, era ogni suo piacere, perché fortuna, come amica, gli volesse ubbidire. (1955, p. 398) :Non ci fu mai nessun imperatore, più raffinato, più sfarzoso nel vestire e più superbo di lui. Un abito indossato un giorno non gli piaceva più, non lo voleva nemmeno più vedere. Per quando gli garbava pescare nel Tevere, usava reti d'oro. Ogni suo desiderio era legge, giacché la fortuna gli era amica e lo ubbidiva... (1981, p. 303) *Quando alla potenza s'aggiunge la crudeltà, ahimè ben profondo penetra il veleno! (1955, p. 399) :Quando alla potenza si unisce la crudeltà, allora, ahimè, il veleno scende fino in fondo! (1981, p. 303) *Ora avvenne che la fortuna più a lungo non sofferisse d'indulgere alla gran superbia di Nerone; perché, fosse egli pur forte, più forte era essa. E pensava così: «Per dio, troppo semplice sono a collocare in alto stato un uomo ricolmo di vizi, e a chiamarlo imperatore. Voglio, per dirlo, strapparlo fuor del suo seggio, e quando meno se l'attende, d'improvviso deve precipitare». (1955, p. 399) :A questo punto alla fortuna non garbò più di tener dietro all'immensa superbia di Nerone, perché se lui era forte, lei era più forte ancora. Così pensò: "Perdio, son stupida a mantenere in alta posizione un uomo pieno di vizi e a chiamarlo imperatore. Lo leverò io dal trono, perdio, e quando meno se l'aspetterà, si troverà per terra!". (1981, pp. 303-304) *Mai non fu duce agli ordini d'un re che più regni soggiogasse, né più forte in campo in ogni bisogna al suo tempo, né di maggior riputazione e più fastoso in sua alta presunzione che non [[Oloferne]], cui la fortuna così amorosamente basciò, traendolo in alto e in basso finché il capo gli fu mozzo pria che se n'avvedesse. (1955, p. 400) :Non c'è mai stato condottiero che agli ordini d'un re conquistasse più regni, fosse ai suoi tempi più forte in campo, più famoso o più splendido nella sua enorme presunzione, di Oloferne, baciato in fronte dalla fortuna, da lei guidato in alto e in basso, finché poi, senza neppure accorgersene, rimase senza testa. (1981, p. 304) *{{NDR|Su [[Antioco IV]]}} Tanto la fortuna l'aveva esaltato in sua superbia, che veramente ei credette di poter da ogni parte attingere le stelle, e pesare ciascun monte sulle bilance, e costringere tutte le invasioni del mare. E in particolare odio ebbe la gente del Signore; questa volle uccidere tra pene e tormenti temendo che Iddio abbattesse il suo orgoglio. (1955, p. 401) :La fortuna lo aveva tanto esaltato nella sua superbia da fargli credere di poter giungere alle stelle, di poter pesare ogni montagna con la bilancia e trattenere le onde del mare! Egli provava un odio estremo per il popolo di Dio, che avrebbe voluto sterminare completamente fra tormenti e pene, pensando che Dio ormai non avrebbe più potuto abbattere il suo orgoglio. (1981, pp. 304-305) *Così nota è la storia d'[[Alessandro Magno|Alessandro]] che ogni uomo giunto a discrezione qualcosa ha sentito o tutto della sua ventura. Come, in conclusione, per la sua forza e per la sua rinomanza ebbe tutto il vasto mondo debellato, questo fu lieto a lui di mandare per pace. Ovunque egli andasse fino agli ultimi termini del mondo piegò la superbia d'uomini e d'animali. (1955, p. 402) :La storia di Alessandro è così nota che chiunque abbia un po' d'istruzione, almeno in parte, l'avrà sentita, o forse tutta. Insomma, egli conquistò il mondo intero, un po' per la sua forza e un po' perché, per la sua fama, i popoli erano ben lieti di sottostare a lui in pace. Uomo o bestia, nessuno davanti a lui aveva più orgoglio, dovunque egli andasse, anche in capo al mondo. (1981, p. 305) *{{NDR|Su Alessandro Magno}} [...] non si potrebbe far paragone tra lui e altri conquistatori; perché per timore di lui tutto il mondo tremava, di lui che era fior di cavalleria e libertà: erede l'aveva fatto la fortuna del proprio onore e, fuor che il vino e le femmine, nulla poteva temperare gli alti propositi delle sue armi e dei suoi travagli; tanto era pieno di coraggio leonino. (1955, p. 402) :Non c'è paragone fra lui e gli altri conquistatori: egli faceva tremare il mondo di terrore ed era un fiore di libertà e cavalleria. La fortuna stessa lo aveva lasciato erede dei suoi onori. All'infuori del vino e delle donne, non c'era nulla che potesse temperare l'alto scopo delle sue imprese e delle sue fatiche: aveva il coraggio di un leone... (1981, p. 305) *{{NDR|Su Alessandro Magno}} Chi mi darà lagrime a pianger la morte di quella gentilezza e di quell'ardire che tutto il mondo tennero in dominio? Tuttavia a lui parve che non potesse bastare, tanto il suo spirito era ricolmo d'alte imprese! Ahimè, chi mi darà aiuto ad accusare la falsa fortuna e il veleno a recare in dispregio che insieme di tutto questo cordoglio io accuso? (1955, p. 402) :[...] a me chi darà lacrime per piangere la morte di tanta nobiltà e tanto coraggio, che giunsero a comandare il mondo intero? Eppure a lui nulla bastava mai, tanto era il suo animo desideroso di grandi imprese... Ah, chi mi aiuterà ad accusare l'ipocrita fortuna e a disprezzare quel veleno, che insieme causarono tanta sventura? (1981, p. 306) *[...] la fortuna sempre con colpi inattesi assale i regni che sono stati orgogliosi; perché quando uom se ne fida, allora gli vien meno, e il volto suo bello si copre d'una nube. (1955, p. 404) :[...] la fortuna assalga sempre con improvvisi colpi i regni dell'orgoglio; e quando gli uomini si fidano di lei, allora lei li abbandona, coprendosi il bel volto con una nube... (1981, p. 307) ====''Il racconto del cappellano delle monache''==== [[File:The Nun's Priest - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|Il cappellano delle monache, dal manoscritto d'Ellesmere]] *[...] è gran turbamento, ahimè, l'apprendere il subito precipitare di uomini che erano stati in dovizia e grand'agio; ed è di gioia all'incontro e di gran sollievo quando uomo, già in povera condizione, sale su e cresce in fortuna, e vi si mantiene in prospero stato. (1955, p. 405) :[...] è una gran pena sentir parlare d'uomini di gran ricchezza e agio improvvisamente, ahimè, caduti! Al contrario è una gran gioia e un gran conforto, quando un uomo povero stato sale in alto, fa fortuna e in prosperità rimane. (1981, p. 308) *[...] se uom non abbia alcuno che l'ascolti, punto gli giova il dire il proprio avviso. (1955, p. 406) :[...] parlare quando il pubblico se n'è andato è proprio tutto fiato sprecato. (1981, p. 308) *Che monta se il tuo [[cavallo]] non sia meno misero che scarno? Pur che ti serva, non te ne importi una fava; cura soltanto che il tuo cuore sia sempre mai lieto. (1955, p. 406) :Che t'importa se il tuo [[ronzino]] è magagnoso e striminzito? Purché ti serva, fattene una fava, e bada sempre d'aver contento il cuore... (1981, p. 308) *Dio sa, che nulla è nei [[Sogno|sogni]] se non vanità. I sogni sono generati da troppo cibo, e a volte da vapori e complessioni, quando gli umori sovrabbondino in alcuna creatura. (1955, pp. 408-409) :Nel sogno, Dio lo sa, non v'è altro che illusione. I sogni si generano da pesantezza di stomaco e spesso, quando vi sono in corpo troppi umori, da vapori e complessioni. (1981, p. 310) *[...] hanno i sogni significazione tanto di gioia quanto di travaglio che la gente sopporta in questa vita presente. Di che non fa d'uopo argomento; poiché la prova si dimostra nel fatto. (1955, p. 410) :[...] in realtà i sogni sono presagi della gioia e del dolore che la gente prova in questa vita. Non occorre alcuna discussione: la vera prova si dimostra con i fatti... (1981, p. 311) *Oh beato Iddio, verace e pieno di giustizia, ecco come sempre riveli gli assassini! L'[[omicidio]], così ogni giorno vediamo, non può non scoprirsi! L'omicidio è così odioso e abominevole a Dio, così giusto e ragionevole, il quale mai non soffre che rimanga celato; anche se attenda un anno, o due o tre, l'omicidio si discopre, è la mia conclusione. (1955, p. 411) :Dio benedetto, tu che sei giusto e vero, ecco che sempre scopri il [[delitto]]! Giorno per giorno, tutto viene fuori. Il delitto è così odioso e abominevole a Dio, che nella sua giustizia e ragionevolezza non sopporta di lasciarlo nascosto, anche se può aspettare che passi un anno o due, o anche tre. Alla fine il delitto è sempre scoperto: questa è la mia conclusione. (1981, p. 312) *Spesso son dannosi i consigli delle femmine: fu di femmina consiglio quel che primamente ci portò al dolore, e costrinse Adamo ad andarsene dal paradiso, quantunque vi fosse lietissimamente e a suo grand'agio. Ma, per che non sappia a cui possa spiacere se io biasimi il consiglio delle femmine, passatevi sopra, perch'io per giuoco l'ho detto. (1955, p. 415) :I consigli delle donne spesso sono fatali: fu il consiglio di una donna che per primo ci portò al dolore e fece scacciare Adamo dal paradiso dove egli era contentissimo e se ne stava molto bene... Ma poiché non so a chi potrei dispiacere biasimando i consigli delle donne, passateci sopra, l'ho detto scherzando! (1981, p. 316) *[...] naturalmente un animale desidera di fuggire dal suo nemico se mai lo vegga, anche se mai prima l'abbia con i suoi occhi veduto. (1955, pp. 415-416) :È naturale che una bestia cerchi di fuggire appena scorge il suo nemico, anche senz'averlo mai visto prima con i propri occhi. (1981, p. 316) *Ahimè! voi signori, molti sono i falsi [[Adulazione|adulatori]] in casa vostra, e molti i destri mentitori i quali meglio in fede mia vi soddisfano che non chi francamente vi dica il vero. (1955, p. 416) :Ahimè, signori miei, vi sono molti falsi adulatori nelle vostre corti e molti garbuglioni che vi compiacciono assai di più, in fede mia, di chi vi dica in franchezza il vero. (1981, p. 317) *[...] chi gli occhi chiuda, quando dovrebbe guardare, e di sua volontà, voglia Dio che mai abbia bene! (1955, p. 418) :[...] chi di sua volontà si chiude gli occhi, quando invece dovrebbe tenerli aperti, non avrà da Dio mai bene! (1981, p. 319) *[...] gli mandi Dio il malanno se così indiscretamente si governi da ciarlare, quando dovrebbe osservare il [[silenzio]]. (1955, pp. 418-419) :Dio mandi un malanno a chi sia così balordo da aprir bocca quando invece dovrebbe [[tacere]]! (1981, p. 319) ===Frammento VIII=== ====''Il racconto della seconda monaca''==== [[File:The Second Nun - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|La seconda monaca, dal manoscritto d'Ellesmere]] *Ad evitare la ministra e nutrice dei vizi, che è chiamata [[Ozio|oziosità]], quella guardiana della porta delle delizie, e ad opprimerla con il suo contrario, vale a dire con la legittima operosità, dovremmo intendere con ogni possa, onde il nemico per l'ozio non ci acchiappi, perché colui che con i mille lacci della sua astuzia sempre attende a coglierci; se scopra mai uomo in ozio, di leggeri può acchiapparlo nella sua trappola; finché uomo non sia preso per la cucuzza neppur s'accorge che il nemico l'ha in sua mano: ben dovremmo lavorare e resistere all'ozio. E anche se gli uomini mai temano di morire, pure scorgono per ragione, fuor di dubbio, che l'ozio è marcia ignavia, d'onde mai deriva alcun bene o vantaggio, veggono che l'ignavia li tiene in un laccio pur per dormire, e per mangiare e bere, e divorare tutto quel che altri faticando produce. (1955, pp. 420-421) :Quella ministra e nutrice di vizi, comunemente detta [[pigrizia]], che sta di guardia alla porta dei piaceri, dovremmo sempre proporci d'evitarla, opponendo ad essa la sua rivale, vale a dire l'operosità onesta, cosicché il demonio non ci sorprenda mai a far nulla. Egli, infatti, con le mille corde della sua astuzia, aspetta sempre d'accalappiarci e, appena scorge qualcuno in ozio, sa prenderlo così abilmente al laccio, che, finché proprio non si sente trascinar via, quello non s'accorge neppure d'essere in mano dello spirito maligno: ecco perché dovremmo sempre lavorare ed evitar di rimanere in ozio. E se anche non abbiamo mai paura di morire, bisogna che almeno con la ragione comprendiamo che la pigrizia è marcia ignavia, da cui tanto a dormire, a mangiare e a bere, a divorare insomma tutto ciò per cui altra gente s'affatica. (1981, p. 321) *{{NDR|Sulla [[Santissima Trinità]]}} Giusto come l'uomo ha tre intelligenze: memoria, ingegno e anco intelletto, così in un solo essere divino ben possono consistere tre persone. (1955, p. 427) :Se vi sono in un uomo tre forme d'intelligenza – memoria, ingegno e intelletto – ben possono esistere in un solo essere divino tre persone... (1981, p. 327) *[...] il potere d'ogni uomo mortale non è per certo che quale viscica piena di vento; così che con la punta d'un ago, quand'essa è gonfia, tutto interamente può essere abbassato il suo vanto. (1955, p. 429) :Ben poco è da temere il tuo potere, perché, come quello d'ogni mortale, non è altro che come una vescica piena di vento: basta una punta d'ago, quando è gonfio, per svuotarlo di ogni boria. (1981, p. 328) ====''Il racconto del famiglio del canonico''==== [[File:The Canon's Yeoman - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|Il famiglio del canonico, dal manoscritto d'Ellesemere]] *[...] quand'un uomo possiede una mente troppo fine, bene spesso gli avviene di farne mal uso. (1955, p. 435) :Quando infatti un uomo ha troppo [[cervello]], gli capita spesso d'usarlo male [...]. (1981, p. 332) *{{NDR|Sull'[[alchimia]]}} Non sono avvezzo a mirarmi allo specchio, ma a dura fatica e ad apprender l'arte di moltiplicare; sempre armeggiamo e scrutiamo nel nostro fuoco, e nondimeno sempre ci fallisce il desiderio e ci vengon meno i nostri risultati. A molta gente siam larghi d'illusioni, e oro prendiamo a prestito, fosse una libbra o due, o magari dieci o dodici o somme molto maggiori e diamo loro a intendere, per lo meno che d'una libbra due ne possiamo fare. Ma è falso, pure abbiamo sempre speranza di farlo e andiamo ingegnandoci di riuscirvi; ma quella scienza ci sfugge innanzi così da lungi, che anco avessimo giurato di raggiungerla, non sappiamo; tanto presto ci scivolò via che par volerci alla fine ridurre mendichi. (1955, pp. 435-436) :Non sono abituato a guardarmi allo specchio, ma a sgobbar sodo per imparare a moltiplicare l'oro... Non facciamo che buttare roba al fuoco, e tuttavia non riusciamo nel nostro intento e non arriviamo mai ad alcuna conclusione. Illudiamo parecchia gente, dalla quale prendiamo denaro a prestito, ora una sterlina o due, ora dieci o dodici, a volte anche di più, facendo credere, o almeno sperare, che d'ogni sterlina potremmo farne due. Tutto ciò naturalmente è falso, ma abbiamo sempre qualche speranza di riuscita e continuiamo a fare esperimenti. La scienza, però, ci passa sempre avanti e, per quanti scongiuri facciamo, non riusciamo mai a raggiungerla: corri corri, finisce col ridurci al mendicare. (1981, p. 332) *{{NDR|Sull'alchimia}} Quando si giungeva là dove esercitare la nostra arte elusiva, apparivamo a meraviglia sapienti; così dottorali i nostri termini e così rari. E io soffiavo nel fuoco finché il cuore n'era indebolito. A che dirvi pure ciascuna dose delle materie che adoperavamo, poniamo cinque once o sei d'argento o qualche altra misura? o perché intramettermi di farvi il nome di orpimento, ossa bruciate, di ferro in squame che vengon triturati in polvere ben fine, e insieme posti in un vaso di terra con aggiuntovi sale e anche pepe prima ancora delle polveri delle quali ho detto già, e ben coperti con una lastra di vetro, e di molte altre cose che vi appartenevano? del saldare il vaso e il vetro così che nulla del vapore uscisse; del fuoco lento o anche vivace che s'accendeva, o della diligenza e travaglio nel sublimare i nostri materiali, nell'amalgamare o calcinare l'argento vivo, detto mercurio crudo? In onta ad ogni nostra astuzia mai potemmo riuscire. Del nostro orpimento e sublimato di mercurio, e anche del litargirio trito sul porfido, di ciascuno una certa quantità, a nulla serviva – vana era la nostra fatica. Neppure gli spiriti nostri in ascensione o le materie che giacevano giù fisse meglio potevano giovarci per nulla nell'operazione; perché tutto il lavoro e travaglio nostro era perduto, e con esso tutta la spesa, per venti diavoli, che noi per quella facevamo, era pure sprecata. (1955, pp. 437-438) :Quando dobbiamo metterci ad esercitare la nostra magica arte, ci diamo l'aria di persone molto istruite, usando leziosi termini dottrinali. Io poi mi metto a soffiare nel fuoco fino a farmi scoppiare il cuore... Ma perché dirvi la dose d'ogni elemento che viene impiegato (se, per esempio, siano cinque o sei le once d'argento o di qualsiasi altra sostanza) e affannarmi a ripetervi i nomi dell'orpimento, delle ossa bruciate e delle squame di ferro che vengono triturate in polvere fin fine; e come il tutto sia messo in una pentola di terra, con un po' di sale dentro, e un po' di pepe, prima ancora della polvere che vi ho detto, e sia ben coperto con una lastra di vetro, dopo avervi aggiunto quel che occorre; e come pentola e vetro vengano saldati in modo da non lasciar passare alcun vapore; e che fuoco, lento o rapido, sia necessario, e le fatiche e le preoccupazioni per sublimare i materiali e e per amalgamare o calcinare l'argento vivo, detto pure mercurio crudo?<br />Intanto, con tutte le nostre preoccupazioni, non riusciamo a concludere nulla. Orpimento e sublimato di mercurio, litargirio tritato sopra il porfido, ciascuno nella sua giusta quantità di once... non ci servono a nulla: la nostra fatica è inutile. Non c'è esalazione di vapori né solidificazione di corpi che ci porti avanti nel nostro lavoro: ogni nostro sforzo e travaglio va perduto e, per venti diavoli, va pure perduto tutto il denaro che abbiamo speso! (1981, p. 334) *{{NDR|Sull'alchimia}} Chiunque sia che tal dannata arte voglia esercitare, non avrà beni che gli bastino, perché tutto che vi spenda intorno, certo perderà, di ciò non ho dubbio. E chiunque dia ascolto a tale pazzia, si faccia avanti e apprenda a moltiplicare; e qual che sia uomo che abbia qualcosa nella cassetta, si faccia avanti e divenga un filosofo. È quella forse arte che di leggeri s'apprenda? Che no, che no, lo sa Iddio, sia egli monaco o frate, canonico o prete o qualsivoglia altra creatura, anche ponzi sui libri tanto il giorno quanto la notte allo studio di questa balorda scienza sfuggente, tutto è vano e perdio, e molto più, per un ignorante l'apprendere queste sottigliezze... via, neppur ne parliamo, perch'esser non potrebbe. Sappia di lettere o non ne sappia, sarà in effetto tutta una cosa, perché se Dio mi salvi, sia l'un sia l'altro faranno in alchimia ugual profitto, quando avranno fatto lor potere, quanto a dire che entrambi falliranno. (1955, p. 439) :Per chi voglia esercitare questa dannata arte, non ci sono mai mezzi abbastanza; infatti, per quanto uno spenda, ci rimette sempre: su questo non vi sono dubbi.<br />Su, si faccia avanti chi desidera dar sfogo alla sua follia e impari pure a moltiplicare l'oro; su, chiunque abbia qualcosa nello scrigno, si presenti e si metta a fare l'alchimista. Credete forse che sia un'arte tanto facile da imparare? Ah no! Dio sa che chiunque, monaco o frate, prete o canonico, si metta giorno e notte seduto davanti ai libri per imparare questa misteriosa dottrina balorda, tutto è inutile, perdio, se non peggio. Figurarsi poi insegnare certe sottigliezze a un ignorante... Non parliamone neppure, non è possibile! Ad ogni modo, che si tratti d'una persona istruita o meno, il risultato in fondo è sempre lo stesso. Vi giuro infatti sulla mia anima che in alchimia, quando abbiano ben fatto, riescono tutti nello stesso modo, cioè falliscono tutti! (1981, p. 335) *Diligentemente ciascuno di noi cercava la [[pietra filosofale]], detta elisir, perché, se l'avessimo raggiunta, allora saremmo stati sicuri abbastanza. Ma dinanzi a Dio in cielo dichiaro: a dispetto d'ogni nostra arte, e quando bene tutto avessimo fatto e ogni nostra astuzia, essa non volle venirci alla mano. Eppur molto del nostro ci ha fatto spendere e per dolore quasi ci fece ammattire, ma quella bella speranza sempre ci si insinuava dentro, sempre illudendoci, benché aspro il rovello, d'essere alla fine di essa poi riassestati; tali illusioni e speranze sono acute e gravose; e ben v'ammonisco, quella pietra è ancora a cercare. Quel «tempo futuro» per quella fiducia molti ha indotto a partirsi da tutto quello che mai possedessero; pur di quell'arte mai si possono stancare, una cosa per loro agrodolce, a quanto pare, perché, se possedessero un solo lenzuolo in cui avvolgersi la notte e una cappa in cui andar girando il giorno, avrebbero fatto mercato per ispendere intorno a quest'arte; né cessare sapevano finché nulla fosse loro rimasto. E dovunque mai se ne fossero, iti, riconosciuti potevano essere dalla gente per quel loro odore di zolfo, davvero per ogni maniera putivano come capre; così fiero e caprigno il loro sentore, che fosse uomo anche un miglio lontano, l'avrebbe quel sentore appestato, credetemi. Onde chi ponesse mente all'odore e al povero arnese, questa gente potrebbe riconoscere. E se alcuno chiedesse loro segretamente perché siano così miseramente vestiti, subito gli sussurrerebbero all'orecchio dicendo che, se mai fossero discoperti, la gente li ucciderebbe per via della loro scienza. Vedete come costoro rivelano l'ingenuità! (1955, pp. 439-440) :È la pietra filosofale, detta elisir, che tutti noi cerchiamo: certo, se la ottenessimo, allora ci rinfrancheremmo abbastanza. Ma giuro davanti a Dio del cielo che, con tutta la nostra arte, per quanto facciamo, pur con tutta la nostra abilità, da noi essa non vuol venire. Ci fa spendere a profusione, tanto che ci sarebbe quasi da impazzire di dispiacere, se nel nostro animo non s'insinuasse sempre qualche buona speranza ad illuderci, pur fra tante pene, di poter un giorno riuscire. Certe illusioni e speranze sono ostinate e dure a morire, e c'è gente, vi assicuro, che continua a cercare. Sempre sperando nel futuro, queste persone si separano da tutto ciò che hanno, senza mai riuscire a saziarsi di quest'arte che per loro è come un dolce amaro (così almeno sembra): se anche avessero una sola coperta in cui avvolgersi di notte e un unico mantello da mettersi durante il giorno, per quest'arte non esisterebbero a venderli e a spendere tutto. E non la smettono finché proprio non rimangono senza nulla. Dovunque poi vadano, si fanno riconoscere dal loro odore di zolfo: puzzano infatti dappertutto come capre, e quel loro odore caprigno è così forte, che, vi assicuro, si sente anche da lontano un miglio. Così, dal lezzo e dall'abito dimesso, volendo, si possono riconoscere benissimo questi tipi. Se poi in privato chiedeste loro perché si vestono così miseramente, quelli subito vi sussurrerebbero all'orecchio che, se mai fossero scoperti, verrebbero uccisi a causa della loro scienza. Ecco, come questi tipi gabbano gl'innocenti! (1981, p. 336) *[...] ci guardi Iddio che tutta una brigata abbia biasimo per la follia d'un solo. [...] voi ben sapete che tra i dodici apostoli di Cristo non fu traditore che Giuda soltanto, onde perché mai dovrebbero gli altri esser biasimati che furon senza colpa? E a voi lo stesso dico, se non questo solo, qualora mi diate orecchio: se alcun Giuda fosse nel vostro convento, di buon'ora cacciatelo, io vi consiglio, se danno o vergogna vi causino timore [...]. (1955, p. 442) :[...] Dio non voglia che per le sciocchezze di uno ci rimetta tutta una comunità! [...] Sapete bene che fra i dodici apostoli di Cristo non c'era nessun traditore all'infuori di Giuda. Perché dunque dir male di tutti, i quali non ne avevano colpa? Lo stesso vale per voi. Però, sentite: se ci fosse qualche Giuda anche nel vostro convento, mandatelo via in tempo, mi raccomando, se non volete che sia cagione d'infamia e denigrazione. (1981, p. 338) *Considerate ora, messeri, come in ciascuna condizione tale dissidio vi sia tra gli uomini e l'oro che quasi di questo non ve n'è. E tanti ne accecò quest'arte d'alchimia, ch'io la giudico essere in buona fede la maggior causa di tale pochezza. Così nebulosamente discorrono i filosofi di quest'arte, che gli uomini, per quanto senno ai dì nostri abbiano, non la possono giungere. Ben possono ciangottare come le piche, e significare con i loro termini la loro voglia e la pena loro, ma il loro scopo mai non possono attingere. Se alcunché egli possegga, un uomo facilmente può apprendere a moltiplicare e così ridurre in nulla il suo avere! (1955, p. 450) :Signori miei, pensate, c'è in ciascuno strato sociale un tale accanimento fra uomini e oro, che di questo ormai non se ne trova quasi più da nessuna parte. L'idea poi di riprodurlo ne ha accecati tanti, ch'io credo sia proprio questa la maggior causa di tanta penuria. E così nebulosamente parlano gli alchimisti della loro arte, che, per quanto cervello abbia la gente d'oggigiorno, nessuno può sperare di capirli: cianciano sempre come taccole, come se le parole fossero la loro unica gioia e preoccupazione, senza mai arrivare a nulla. È facile, per chi possegga qualcosa, imparare l'alchimia e ridursi poi così in miseria! (1981, p. 344) *Vedete, tanto profitto è in questo allegro giuoco, che la letizia d'un uomo può volgere in rimpianto ed anco borse vuotare grosse e pese e far sì che acquistino maledizioni da quelli cui dianzi avevano prestato del loro. Oh, vergogna, vergogna, non possono quelli che, ahimè, sono stati scottati, fuggire il calore del fuoco? A voi che l'usate consiglio di lasciarla a ciò che tutto il vostro non perdiate; e tardi è meglio che mai; e il mai non succedere troppo lontano termine sarebbe. Per quanto intorno vi aggiriate mai non la troverete, arditi foste come il cieco Baiardo che rotola innanzi e pericolo alcuno non cura. Tanto è ardito chi cozza contro una pietra, quanto chi l'aggira lungo la via. E questa è la sorte, io dico, di quanti si danno a moltiplicare. Che se i vostri occhi non riescano giustamente a vedere, curate che la mente non manchi della sua vista. Perché, quanto pur intorno vi guardiate e fissiate, non di una mica fareste guadagno in quel traffico, ma tutto dilapidereste che potete prendere o toccare. Moderate il fuoco che troppo presto non bruci; non più v'immischiate in quell'arte, io dico, perché, ove lo faceste, nudi rimarreste d'ogni vostra prosperità. (1955, pp. 450-451) :Ecco che guadagno c'è in questo bel gioco: la gioia si tramuta in disperazione, le borse per quanto siano grosse e pesanti si svuotano, e chi impresta denaro ricava poi maledizioni. Ah, che schifo e che vergogna! Ma non possono proprio quanti si sono scottati abbandonare il fuoco? Dico a voi che lo maneggiate: è meglio che smettiate, se non volete rimetterci tutto; meglio tardi che mai. Non riprendersi mai sarebbe veramente troppo tardi! Intanto, per quanto vi affanniate a cercare, non scoprirete nulla. È inutile avere l'ardimento d'un baiardo cieco che corre all'impazzata e non s'accorge del pericolo: per lui tanto vale tener la strada quanto sbattere contro un sasso. Ecco, proprio così fate voi che alchemizzate! Ma se i vostri occhi non riescono a vedere, cercate almeno che la vista non manchi alla vostra mente: per quanto teniate sempre gli occhi aperti e spalancati, non guadagnerete mai nulla da quest'affare, anzi ci rimetterete sempre quanto vi capiti fra le mani. Moderate il fuoco che brucia troppo; non v'immischiate più in quell'arte, dico, altrimenti tutti i vostri risparmi sono bell'e andati. (1981, p. 344) ===Frammento IX=== ====''Il racconto dello spenditore''==== [[File:The Manciple - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|Lo spenditore, dal manoscritto d'Ellesmere]] *Chiudi la bocca, orsù, per la razza di tuo padre! Il diavolo d'inferno ci metta il suo piede! Quel tuo fiato maledetto tutti ci appesta. A te vergogna, puzzolente maiale, vergogna! {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (1955, p. 454) :Ehi, chiudi quella bocca, per la stirpe di tuo padre! Ci sta dentro un piede del demonio dell'inferno! C'infetti tutti quanti con quel tuo dannato fiato! Puh, fetente porco! Puh, ti venga un accidente! (1981, p. 346) *Ben veggo esser necessario che ovunque n'andiamo di che ben bere portiamo con noi; perché ne saranno rancore e disagio volti in armonia e buon amore, e molti torti saranno placati. (1955, p. 455) :Ben vedo quanto sia necessario, dovunque andiamo, portare con noi del buon bere, perché questo trasforma il rancore e l'ira in affetto ed armonia, rimediando a parecchi torti... (1981, p. 347) *{{NDR|Su [[Apollo|Febo]]}} Suonare sapeva qualunque istrumento, e cantare così che era una melodia l'ascoltare il chiaro accento della sua voce. Certamente Amfione, re di Tebe, che cantando murò quella città, mai non seppe cantare sì bene; e senza dubbio il più grazioso uomo era che mai sia o fosse da quando è il mondo. Che necessità è di descrivere le fattezze sue, poi che nel mondo nessun uomo mai visse così bello? Ed era inoltre pien di cortesia, d'onore e di pregio perfetto.<br />Questo Febo, tra i giovani fiore così di liberalità, come di cavalleria, a suo diporto e anche per la vittoria su [[Pitone (mitologia)|Pitone]] come la storia narra, usava recare un arco nella mano. (1955, p. 456) :Sapeva suonare qualsiasi strumento e cantare così bene, ch'era un piacere sentire il chiaro e melodioso accento della sua voce. Certo Anfione, il re di Tebe che pure innalzò col canto le mura della sua città, non valeva neppure la metà di lui...<br />Oltre a ciò, egli era il più bell'uomo che sia o fosse mai esistito al mondo. C'è bisogno ch'io vi descriva le sue fattezze? Più bello di lui non è mai vissuto nessuno su questa terra! E poi colmo di nobiltà, d'onore, di perfetta dignità...<br />Narra la storia che questo Febo, fiore di liberalità e cavalleria fra tutti i baccellieri, sia per suo piacere che in segno della sua vittoria su Pitone, portava sempre un arco in mano. (1981, p. 348) *Certo è che una buona [[moglie]], in opere pura ed in pensiero, mai in alcun modo dovrebbe essere guardata; ed è davvero ogni fatica vana a guardare mala femmina, perché non si può; e credo sia in tutto stolto di sprecare fatica a guardare le mogli; lo scrissero antichi dotti nelle vite loro. (1955, p. 456) :Una brava moglie, che sia pura d'atti e di pensieri, non andrebbe certo tenuta sotto scorta; e ad ogni modo sarebbe vana fatica sorvegliarne una disonesta, perché intanto non servirebbe. Credo, insomma, che sia una vera sciocchezza sprecar fatica a sorvegliar le mogli: così scrivono anche gli antichi dotti nelle loro storie... (1981, pp. 348-349) *[...] sa Iddio che nessuno può tener fermo così da impedire alcuna cosa che natura ha di sua volontà disposta in creatura umana. Prendi quale tu voglia [[uccello]] e mettilo in gabbia, e sforzati con ogni modo e ingegno delicatamente di nutrirlo con cibo e bevanda, con i bocconi più fini di cui tu sappia pensare, e governarlo anche tanto pulitamente quanto tu possa; e quantunque la sua gabbia dorata sia senza modo gaia, ventimila volte più cara sarebbe all'uccello una foresta, che selvaggia è e fredda, e ivi andarsene a cibar vermi in quella miseria. Onde sempre questo uccello farà tutto in suo potere per fuggir dalla gabbia, se gli riesca; sempre l'uccello appetisce la propria libertà.<br />Prendiamo un [[Gatto e topo|gatto]] e ben nutriamolo di latte e tenere carni, e un giaciglio gli si faccia di seta, e fate che scorga presso al muro un topolino; e subito a scorno avrà il latte e la carne e ogni cosa ed ogni buon boccone che nella casa sia, così grande è il suo appetito di mangiare un topo. Vedete come qui il desiderio abbia signoria e l'appetito via cacci discrezione.<br />Pure la [[Lupo|lupa]] è per natura ribalda, e sceglierà il lupo più tonto che le avvenga di trovare o quello di minor nome si prenderà nel tempo che voglia la punga d'avere un maschio.<br />Son tutti esempi che dico per gli uomini che sono infedeli e in nessuna maniera per le femmine. Perché gli uomini hanno un lascivo appetito di prendersi lor piacere con femmine più basse che le donne loro, quanto si voglia esse siano belle e fedeli e accoglienti. La carne, col malanno suo, tanto è studiosa di novità che mai non possiamo trovar piacere che si accordi con la virtù. (1955, pp. 456-457) :[...] Dio sa che nessuno può tener stretto per sé qualcosa che la natura ha spontaneamente posto in un altro essere...<br />Prendi un qualsiasi uccello e mettilo in gabbia, e cerca con ogni cura e attenzione di provvedergli teneramente da mangiare e da bere, qualsiasi leccornia a cui tu possa pensare, e tienilo più pulito che puoi: quand'anche la sua gabbia d'oro fosse la più bella mai esistita, quest'uccello preferirebbe ventimila volte di più andare in una foresta selvaggia e fredda, a mangiare vermi ed altre porcherie. E finché potrà, quest'uccello cercherà sempre di fuggire dalla gabbia... quel che conta per lui è la propria libertà!<br />Prendiamo un gatto, manteniamolo bene a latte e a carne tenera, facciamogli una cuccetta di seta, e mostriamogli poi un topo che cammina lungo la parete: ecco che subito pianta latte e carne e tutto, qualsiasi leccornia sia in casa, per la gran voglia di mangiare un topo... Una volta eccitato il desiderio, l'appetito perde ogni discrezione!<br />Anche la lupa è per natura di costumi vili: è capace di prendersi il più rozzo lupo che possa mai trovare o quello di minor reputazione, nella stagione che ha voglia di un maschio!<br />Tutti questi esempi li cito più per gli uomini che sono infedeli, che per le donne. Sono gli uomini, infatti, che sempre hanno il lascivo appetito di sfogare in basso il piacer loro, piuttosto che con le loro mogli, per quanto queste non siano mai state più belle, più oneste o più accoglienti. La carne è così vogliosa di novità, maledizione, che mai riusciamo a trovar piacere che s'accordi con la virtù! (1981, p. 349) *Ruvido qual sono, io dico che non c'è veramente divario tra una moglie d'alto stato, se sia del suo corpo disonesta, e una misera femminuccia, se non se questo, – ove così sia, che ambedue operino male – che quella nobile e di più alto stato vien detta la "sua donna" in linguaggio d'amore, e l'altra perché povera femmina vien chiamata "la sua ganza" o la "sua druda"; e Iddio sa, fratello mio caro, che gli uomini stendono l'una bassa così quanto si giace l'altra. (1955, pp. 547-548) :Io sono una persona rude e vi dico che per me non esiste alcuna differenza fra una nobildonna che del corpo sia disonesta e una povera ragazza, se non questa (posto che tutte e due si comportino male): che la nobildonna, di condizione superiore, è per l'uomo la sua dama, mentre l'altra, essendo povera, viene chiamata la sua amante o la sua concubina. Eppure Dio sa, mio caro fratello, che sia l'una che l'altra si fan metter sotto nello stesso modo! (1981, p.350) *Ad [[Alessandro Magno|Alessandro]] questo motto fu detto, che, essendo il tiranno di maggiore potenza, in quanto per la forza della sua compagnia del tutto uccida, e arda case e abitazioni e tutto spiani, ecco che per ciò vien chiamato capitano; e perché il bandito soltanto ha piccola masnada, e non può compiere così gran danno come quello, né tanta sventura recare al paese, un bandito vien chiamato o un ladro. (1955, p. 458) :[...] come un tempo fu detto ad Alessandro, non esiste alcuna differenza fra un tiranno usurpatore e un fuorilegge o un ladro vagabondo; senonché, siccome il tiranno ha maggior potenza, con la forza delle sue masnade, di seminar morte e d'incendiar case e abitazioni, radendo tutto al suolo, ecco che a lui viene dato il nome di condottiero; mentre, siccome il fuorilegge non ha che una piccola masnada e non può recare al paese altrettanta sventura, la gente lo chiama appunto fuorilegge o ladro! (1981, p. 350) *Si guardi ciascuno dall'[[impetuosità]], né senza forte testimonianza alcuna cosa creda! Non colpir troppo presto, prima che tu sappia il perché, e bene consigliati e sobriamente, prima che tu faccia uccisione nella tua ira, per sospetto. Ahimè, che ira furiosa migliaia di persone ha compiutamente perdute, e immerse nel fango. ([[Apollo|Febo]]; 1955, p. 459) :O uomini, attenti all'irruenza! Non credete a nulla senza una sicura prova. Non colpite troppo presto, prima ancora di sapere perché, e consigliatevi bene e saggiamente prima di passare furiosamente ai fatti per puro sospetto! Ah, migliaia di persone sono state completamente rovinate dal loro furore e trascinate nel fango! (1981, p. 351) *{{NDR|Rivolto al [[corvo]]}} Cantavi un tempo come un usignolo; ora, falso ladrone, perderai il tuo canto, e insieme ciascuna delle tue penne bianche, né mai in tua vita più non parlerai. Così conviene vendicarsi d'un traditore; tu e i tuoi discendenti sempre sarete neri, né mai più dolce suono farete, ma sempre gracchierete per pioggia e mal tempo, in segno che per tua colpa la mia donna è uccisa. ([[Apollo|Febo]]; 1955, p. 459) :Una volta cantavi come un usignolo, ma ora, ipocrita ladro, perderai la tua voce e le tue bianche penne, ad una ad una, e in vita tua non potrai più parlare. Ecco come va trattato un traditore! D'ora in avanti tu e la tua discendenza diverrete per sempre neri, né saprete produrre alcun dolce suono, ma andrete per sempre gracchiando sotto la pioggia e nella tempesta, ricordando a tutti che per colpa tua la mia donna è morta! (1981, p. 351) *[...] mai in vostra vita non dite ad alcuno che un altr'uomo ha servito la sua donna; mortalmente per certo ve n'odierebbe. (1955, p. 459) :In vita vostra non dite mai a un uomo che un altro è stato con sua moglie, perché v'odierebbe a morte. (1981, p. 351) *[...] trattieni la [[lingua]] e tienti l'amico; una mala lingua è peggio d'un nemico; figlio mio, da un nemico posson gli uomini aver benedizione; figlio mio, nella sua infinita bontà Dio la lingua ha murata con i denti e pur con le labbra, onde l'uomo dovrebbe considerare quanto dice. Figlio mio, bene spesso, come insegnano i dotti, molti per troppo parlare furon rovinati; ma nessuno, a dir largamente, fu sfatto per poco e considerato parlare. Figlio mio, in ogni tempo dovrai infrenare la lingua, se non quando tu compia la tua penitenza parlando di Dio onorandolo in preghiera. Se tu voglia apprendere, figlio, la prima virtù è di ben osservare e infrenare la lingua. Così apprendono i bimbi mentre son piccoli. Gran danno proviene, figlio mio, come mi fu detto e insegnato, da troppo e sconsigliatamente dire, quando meno sarebbe stato bastevole. In lungo discorso mai non manca peccato. Sai a che serve una lingua impetuosa? Giusto come una spada taglia e spezza un braccio in due tronconi, figlio mio caro, giusto così taglia in due parti un'amicizia la lingua. (1955, p. 460) :Trattieni la lingua, figlio mio, e tratterrai l'amico. Una mala lingua è peggio d'un demonio, figlio mio, perché contro un demonio si può almeno esser benedetti... Figlio mio, nella sua infinita bontà Dio ha murato la lingua fra denti e labbra, perché uno ci pensi prima di parlare. Figlio mio, insegnano i dotti che spesso la gente per troppo parlare si rovina, ma in genere nessuno s'è mai rovinato per parlar poco e saggiamente. Figlio mio, devi sempre frenare la lingua, a meno che tu non ti dia pena di rendere onore a Dio nella preghiera. Se dunque vuoi imparare, figlio, la prima virtù è di trattenere e moderare la lingua: lo sanno anche i bambini! Figlio mio, da parlar molto e sconsideratamente, quando basterebbe parlar poco, derivano parecchi guai: così m'è stato detto e insegnato. In troppo parlare si nasconde il peccato. Sai a che serve una lingua sciolta? Come una spada taglia e spezza in due un braccio, figlio mio caro, così una lingua spacca in due l'amicizia. (1981, pp. 351-352) *Non parlare, figlio mio, ma accenna del capo; infingiti sordo, se un ciarlone tu senta che parli di materia perigliosa. (1955, p. 460) :Figlio mio, non parlare quando basta un cenno del capo, e fa' finta d'esser sordo quando senti discorsi scabrosi. (1981, p. 352) *Figlio mio, se tu malvagia parola non abbia pronunciata, niuna cagione per te di temere d'averti a pentire; ma ben oso dire che chi ha mal parlato in nessun modo può richiamar la propria parola. Quel che è detto è detto; e via se ne va, anche se alcuno si penta, ne goda o gli spiaccia; e vassallo diviene a chi ha fatto un racconto, di che poi mal gliene incoglie. Abbia cura, figlio mio, di non essere primo annunziatore di nuove, siano esse false o vere. (1955, p. 460) :Figlio mio, male non dire e paura non avere; ma certo, una volta che hai detto, non puoi più ritirare la parola. Quel che è detto è detto, e se ne va: è inutile pentirsene, godere o rammaricarsi. Così uno diventa schiavo di colui al quale ha detto qualcosa di cui poi si pente. Figlio mio, non essere il primo a spargere notizie, siano esse vere o false. (1981, p. 352) ===Frammento X=== ====''Il racconto del parroco''==== [[File:The Parson - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|Il parroco, dal manoscritto d'Ellesmere]] *Tre sono le specie di [[penitenza]]: l'una è solenne, l'altra comune e la terza segreta. La penitenza solenne è di due modi, come l'esser cacciato di chiesa in Quaresima per l'avere ucciso bambini e tal'altra cosa simile. Altra cosa è quando alcuno abbia pubblicamente [[peccato]], del qual peccato la fama corra apertamente per la contrada; e allora la santa Chiesa con suo giudizio costringe colui a compiere pubblica penitenza. La penitenza comune è quella che i sacerdoti infliggono in certi casi, come sarebbe d'andar nudi e scalzi in pellegrinaggio. La penitenza segreta è quella che gli uomini compiono sempre per peccati segreti, di cui sono in segreto assolti e ricevono in segreto penitenza. (1955, p. 464) :Tre sono le specie di penitenza: una è pubblica, l'altra è comune e la terza è privata. La penitenza pubblica è di due modi: uno consiste nell'esser scacciato di chiesa in quaresima per l'uccisione di bambini o cose simili; l'altro si ha quando un uomo abbia peccato pubblicamente e di tal peccato corra pubblica voce per il paese, e la Santa Chiesa allora lo costringa per decreto a far penitenza in pubblico. La penitenza comune è quella che i sacerdoti infliggono in certi casi a più persone insieme, come sarebbe d'andar nudi e scalzi in pellegrinaggio. La penitenza privata è quella che si sconta sempre per peccati privati, di cui siamo in segreto assolti e riceviamo in segreto penitenza. (1981, pp. 355-356) *Sei sono le cause che dovrebbero muover l'uomo a [[contrizione]]: e primo deve l'uomo rammentarsi de' propri peccati; ma ben deve osservare che tal ricordo per nessun modo a lui sia di diletto, ma di gran vergogna e dolore per la sua colpa. [...] La seconda causa che dovrebbe all'uomo far sdegnare il peccato è questa: che, secondo dice S. Pietro, «chiunque pecca è schiavo del peccato»; [...] né più lordo schiavo può uomo alcuno o donna alcuna fare del proprio corpo che non darlo in preda al peccato. Anche fosse la più sozza birba o la femmina più sozza che mai vivesse, e di minor valore, pur diverrebbe per tal modo più sozzo e più servo. Di quanto più alto grado alcuno cada, di tanto sarà più schiavo e più vile e abominevole a Dio e al mondo. [...] La terza causa che dovrebbe muover l'uomo a contrizione è il timore del giorno del Giudizio e delle orribili pene d'[[inferno]]. [...] Là avremo un giudice che non può esser corrotto né ingannato. E perché? Perché certamente tutti i nostri pensieri saranno a Lui discoperti; né da preghiera o tributo potrà esser corrotto. [...] Il quarto punto che dovrebbe produrre contrizione nell'uomo, è la triste rimembranza del bene ch'egli ha omesso di fare in terra, nonché del bene che ha perduto. E in verità le buone opere da lui lasciate, o sono le buone opere da lui fatte prima ch'ei cadesse in peccato mortale, o son le buone opere da lui compiute mentre giaceva in peccato. In verità le buone opere da lui compiute prima di cadere in peccato, son tutte mortificate e annullate e indebolite dal suo frequente peccare. Le altre opere buone da lui compiute mentre giaceva in peccato mortale erano del tutto morte in rispetto alla via eterna in cielo. Onde le buone opere mortificate dal frequente peccare, opere da lui compiute mentre era in carità, non possono mai ravvivarsi senza reale penitenza. [...] La quinta cosa che dovrebbe muover l'uomo a contrizione è il ricordo della passione che nostro Signore Gesù Cristo soffrì per i nostri peccati [...]. La sesta cosa che dovrebbe muover l'uomo a contrizione è la speranza di tre cose, vale a dire: il perdono de' peccati, il dono della grazia di ben fare, e la gloria del paradiso con la quale Iddio rimeriterà l'uomo delle sue buone opere. [...] la contrizione distrugge la prigione d'inferno, e deboli rende e fiacche tutte le forze de' diavoli, e restituisce le grazie dello Spirito Santo e di tutte le meritorie virtù; e monda l'anima dal peccato e la libera dalle pene dell'inferno e dalla compagnia del demonio e dalla schiavitù del peccato; e la restituisce a tutti i beni spirituali e alla compagnia e alla comunione della Santa Chiesa. Per di più rende colui che un tempo era stato il figlio dell'ira, figlio della grazia, e tutte queste cose sono comprovate dalle divine scritture. (1955, pp. 466-478) :Le cause che dovrebbero spingere un uomo alla contrizione sono sei. Innanzi tutto un uomo deve ricordarsi dei propri peccati: badi, però, a non provare compiacimento per tale ricordo, ma anzi vergogna e dolore per la propria colpa. [...] La seconda causa che dovrebbe indurre un uomo ad aver disgusto del peccato è che, come dice San Pietro, «chiunque pecchi è schiavo del peccato» [...]. Nessun uomo o donna può rendere il proprio corpo schiavo più immondo se lo dà in preda al peccato! Quand'anche si trattasse del più turpe briccone o della femmina più turpe e di minor valore che fosse mai vissuta, pure diventerebbe allora ancor più turpe e schiavo. Quanto più alto è il grado da cui uno cade, tanto più è schiavo, tanto più è vile e abominevole sia a Dio che al mondo. [...] La terza causa che dovrebbe indurre un uomo alla contrizione è il timore del giorno del giudizio e delle orribili pene dell'inferno. [...] Là avremo un giudice che non potrà essere né corrotto né ingannato. Sapete perché? Perché a lui saranno noti anche tutti i nostri pensieri, ed egli non si lascerà certo sedurre da doni o preghiere. [...] Il quarto punto che dovrebbe indurre un uomo alla contrizione è il triste ricordo del bene ch'egli su questa terra ha tralasciato di fare nonché del bene ch'egli ha perduto. Le buone opere ch'egli ha perduto, o sono le buone opere da lui compiute prima di cadere in peccato mortale, o sono altrimenti le buone opere da lui compiute mentre era in peccato. Le buone opere da lui compiute prima di cadere in peccato sono tutte mortificate e svilite e annullate dal frequente peccare. Le altre buone opere, da lui compiute mentre era in peccato mortale, quelle sono del tutto morte per la vita eterna in cielo. Inoltre le buone opere mortificate dal frequente peccare, opere da lui compiute mentre era in stato di carità, non possono mai ravvivarsi senza vera penitenza. [...] La quinta cosa che dovrebbe muovere un uomo alla contrizione è il ricordo della passione che nostro Signore Gesù Cristo soffrì per i nostri peccati. [...] La sesta cosa che dovrebbe muovere alla contrizione è la speranza di tre cose, vale a dire: il perdono dei peccati, il dono della grazia per operar bene e la gloria del cielo, con la quale Dio compenserà l'uomo per le sue buone opere. [...] La contrizione poi distrugge la prigione dell'inferno, e rende deboli e fiacche tutte le forze dei diavoli, ristabilisce i doni dello Spirito Santo e di tutte le buone virtù; e purifica l'anima dal peccato, liberandola dalle pene dell'inferno, dalla compagnia del demonio e dalla schiavitù del peccato, e la restituisce a tutti i beni spirituali, alla compagnia e alla comunione della Santa Chiesa; e rende inoltre chi prima era figlio dell'ira, figlio della grazia: tutte queste cose sono confermate dalla sacra scrittura. (1981, pp. 357-365) *Perché certamente quanto mai dolore possa l'uomo accumulare dal principio del mondo, non è che picciola cosa a confronto del dolore d'inferno. La causa per la quale Giobbe chiama l'inferno "il paese d'oscurità" s'intenda che egli dice "paese" o "terra" perché è stabile e mai non mancherà; e "oscuro" perché chi è in inferno ha difetto di luce naturale. Perché certamente l'oscura luce che muove dal fuoco sempiterno, tutta lo volgerà nelle pene che sono in inferno mostrandolo agli orribili diavoli che lo tormentano. (1955, p. 469) :In verità tutto il dolore che l'uomo possa aver provato da che mondo è mondo, è ben poca cosa a confronto con le pene dell'inferno. Ecco perché Giobbe chiama l'inferno «terra dell'oscurità»: lo chiama «terra» ossia creta, perché esso è solido e sconfinato; «dell'oscurità», perché chi è all'inferno manca materialmente di luce. Infatti la fosca luce che emana da quel fuoco sempre acceso serve ad avviare il peccatore alla sua pena, rivelandolo agli orribili diavoli che lo tormentano. (1981, p. 359) *Corrispondenti agli onori hanno in inferno vergogna e confusione; perché ben sapete che le genti chiamano "onore" la riverenza che un uomo porta all'altro. Ma non onore e riverenza sono in inferno; perché certo non vi si porterà maggior riverenza a un re che non a garzone. [...] Anche gran signoria è chiamata "onore" e là nessuna creatura servirà l'altra se non in danno e tormento. Anche grandi dignità son dette "onore" e grandi altezze, ma in inferno saranno tutti calpestati dai diavoli. [...] E questo è perché quanto più elevati saranno stati questi in vita, tanto più saranno abbattuti e insozzati in inferno. Corrispondente alle ricchezze di questo mondo avranno disagio di povertà, e sarà questa povertà di quattro cose: difetto di tesoro [...]. Inoltre la miseria d'inferno sarà mancanza di cibo e di bevanda. [...] E inoltre la loro miseria sarà difetto di vesti, perché quanto a vesti saranno nudi nel corpo se non per il fuoco nel quale bruciano e per l'altro lordume; e nudi saranno dell'anima come d'ogni sorta di virtù, che son dell'anima vestimento. Dove saranno allora le gaie vesti, e i soffici lenzuoletti e le camiciole? [...] E inoltre la loro miseria sarà mancanza d'amici, perché povero non è chi ha buoni amici. Ma non son là amici; perché né Dio né alcun essere sarà loro amico; e ciascun di loro odierà gli altri di odio mortale. [...] E i bimbi amorosi che un tempo così carnalmente si amarono tra loro, vorranno ciascuno mangiar l'altro, se potessero; perché come potrebbero tra loro amarsi nelle pene d'inferno, quando si odiarono nella prosperità della vita? [...] E di più ancora avranno mancanza d'ogni maniera di piacere, perché, certamente i piaceri muovono dagli appetiti dei cinque sensi, cioè della vista, dell'udito, dell'odorato, del gusto e del tatto. Ma la vista in inferno sarà grave d'oscurità e di fumo e quindi di lagrime, e il loro udito, come dice Gesù Cristo, pieno di lamentazioni e di digrignar di denti. Le narici saranno piene di fetore puzzolente e, come dice, come dice Isaia profeta, «il loro gusto sarà colmo d'amaro fiele»; e il tatto di tutto il corpo sarà coperto «da fuoco che mai non s'estingue, e da vermi che mai morranno», come Iddio dice per bocca d'Isaia. [...] E in verità un'ombra porta somiglianza alla cosa di cui è l'ombra, ma l'ombra non è la cosa stessa di cui è ombra. Così avviene delle pene d'inferno; per l'orribile strazio è simile alla morte, e perché? Perché lor duole come fosser tosto per morire, ma di sicuro non morranno. (1955, pp. 469-471) :Invece di onori, all'inferno essi avranno vergogna e confusione. Sapete bene che si chiama onore il rispetto che un uomo porta all'altro: ebbene, all'inferno non c'è né onore né rispetto; là non si deve certo portare più rispetto ad un re che ad un servo. [...] L'onore si chiama anche gran dignità ed eminenza, ma nell'inferno tutti saranno calpestati dai diavoli [...]. E quanto più in alto saranno stati nella vita presente, tanto più all'inferno saranno umiliati e maltrattati. Invece della ricchezza di questo mondo proveranno il tormento della povertà, e tale povertà consisterà i quattro cose: nella mancanza di beni [...]. Altro tormento dell'inferno sarà la mancanza di cibi e bevande [...]. Un altro tormento dell'inferno consisterà nella mancanza di vesti: saranno infatti nudi nel corpo e non avranno altra veste che il fuoco in cui bruciano ed altri tormenti; e nudi saranno nell'anima, privi cioè d'ogni virtù che dell'anima sia vestimento. Dove saranno allora le vesti eleganti e le soffici stoffe e le attillate camicie? [...] Altro tormento sarà poi la mancanza di amici. Non è povero infatti chi ha buoni amici, ma là non ci saranno amici, perché né Dio né alcuna creatura proverà amicizia verso di loro ed essi si odieranno l'un l'altro a morte. [...] E gli affettuosi figli, che una volta s'amavano così teneramente, vorranno, potendo, mangiarsi a vicenda. Come potrebbero infatti amarsi fra i tormenti dell'inferno, quando nel rigoglio di questa vita si odiavano? [...] All'inferno poi ci sarà la più totale mancanza di piaceri. Voi sapete che i piaceri derivano dagli appetiti dei cinque sensi, cioè vista, udito, odorato, gusto e tatto: ebbene, là all'inferno gli occhi saranno nell'oscurità e nel fumo e perciò sempre pieni di lacrime; gli orecchi pieni di lamenti e di digrignar di denti, come dice Gesù Cristo; le narici saranno piene d'un fetore nauseabondo; «il gusto» come dice il profeta Isaia «sarà colmo d'amaro fiele»; ed infine il tatto, come Dio dice ancora per bocca di Isaia, sentirà tutto il corpo coperto «di fuoco che non si spegne mai e di vermi che non muoiono mai». [...] Certo un'ombra s'assomiglia alla cosa di cui è ombra, ma l'ombra non è la cosa stessa di cui è ombra. Questo vale per la pena dell'inferno: essa è senz'altro simile alla morte per la sua terribile angoscia; e tuttavia, pur soffrendo una morte eterna, nessuno all'inferno muore mai. (1981, pp. 359-361) *[...] la [[sensibilità]] si ribella alla ragione, e per quella via la ragione perde la signoria sulla sensibilità e sul corpo. Perché appunto come la ragione si fa a Dio ribelle, così sono ribelli a ragione sensibilità e anco il corpo. E certamente questo disordine e questa ribellione il nostro Signore Gesù Cristo caramente riscattò con il proprio prezioso corpo; e ascoltate in che maniera: perché di quanto è ragione a Dio ribelle, di tanto è l'uomo meritevole d'aver dolore e d'esser morto. (1955, p. 475) :[...] i sensi si ribellano alla ragione: ecco perché la ragione perde l'autorità sui sensi e sul corpo! E come la ragione si ribella a Dio, così i sensi e il corpo si ribellano alla ragione. In verità nostro Signore Gesù Cristo col suo prezioso corpo pagò assai caro questo disordine e questa ribellione, e sentite in che modo. Siccome la ragione si ribella a Dio, l'uomo merita di soffrire e d'essere mandato a morte [...]. (1981, p. 363) *[...] dolere si dovrebbe l'uomo così delle sue cattive parole come delle cattive azioni. Perché in verità il pentirsi d'un singolo peccato e il non pentirsi di tutti gli altri peccati ovvero il pentirsi di tutti gli altri peccati e non di un peccato singolo, non può aver valore. Perché certamente tutto è buono Dio Onnipotente e quindi o tutto egli perdona o per contrario non perdona nulla. (1955, p. 477) :Bisognerebbe dolersi anche delle parole cattive oltre che delle cattive azioni. Perché in realtà, pentirsi di un solo peccato, senza pentirsi di tutti gli altri, oppure pentirsi di tutti gli altri, ma non di quello, non serve a nulla. Dio onnipotente infatti è tutto bontà; e quindi perdona tutto o non perdona nulla. (1981, p. 365) *D'onde potete scorgere che il peccato mortale è primamente suggerito dal nemico come è qui mostrato dal serpente, seguito dal piacere della carne, qui rappresentato da [[Eva]], e poi dal consentimento della ragione, qui rappresentato da [[Adamo]]. Perché tenete ben fermo che se pure il serpente avesse tentato Eva, quanto a dire la carne, e la carne avesse piacere nella bellezza del frutto proibito, nondimeno certamente finché la ragione, vale a dire Adamo, non consentì a mangiare il frutto, ancora stavano nello stato d'innocenza. Da quell'Adamo abbiamo noi derivato quel [[peccato originale]]; perché da lui carnalmente tutti siam discesi e generati di vile e corrotta materia. E quando l'anima è posta nel nostro corpo, tosto è il peccato mortale contratto; e quella che era stata dapprima soltanto pena di concupiscenza, diviene poi e pena e peccato. Onde siam tutti nati come figli dell'ira e di eterna dannazione, se non fosse il battesimo che noi riceviamo che da noi rimuove la colpa. Ma in verità la pena rimane in noi come tentazione, pena che è chiamata concupiscenza. Quando nell'uomo è tortamente disposta o ordinata, gli fa desiderare, per cupidigia della carne, il peccato mortale, per la vista de' suoi occhi le cose terrene, e cupidigia d'altezza per superbia di cuore. (1955, p. 480) :Si può dunque vedere che il peccato mortale dispone, prima di tutto, del suggerimento del demonio, qui rappresentato dal rettile; poi del piacere della carne, qui rappresentato da Eva; e infine, dal consenso della ragione, qui rappresentato da Adamo. Potete infatti star certi che, pur avendo il serpente tentato Eva, cioè la carne, e pur trovando la carne piacere nella bellezza del frutto proibito, tuttavia, finché la ragione, cioè Adamo, non avesse consentito a mangiare il frutto, l'uomo sarebbe ancora in stato d'innocenza. Da Adamo noi abbiamo preso il peccato originale: difatti noi carnalmente discendiamo tutti da lui, generati da una materia vile e corrotta. Il peccato originale viene contratto appena l'anima è posta nel corpo; e ciò che prima era soltanto pena di concupiscenza, diventa poi sia pena che peccato. E così nasceremmo tutti come figli dell'ira e della dannazione eterna, se non fosse per il battesimo che riceviamo, che ci toglie quella colpa. In realtà però, la pena ci rimane come tentazione, pena che si chiama concupiscenza. E questa concupiscenza, quando nell'uomo sia ordinata o disposta erroneamente, gli fa desiderare, col desiderio della carne, il peccato carnale, con la vista degli occhi le cose terrene, e la smania d'eccellere con la superbia di cuore. (1981, pp. 366-367) *[...] invero il peccato è di due maniere: o peccato veniale o mortale. E in verità quando alcuno ami alcuna creatura più che non Gesù Cristo, nostro creatore, allora è peccato mortale; e veniale è il peccato se alcuno ami Gesù Cristo meno che non debba; perché in verità il commettere il peccato veniale è di gran pericolo, perché sminuisce l'amore che l'uomo dovrebbe portare a Dio di più in più. Onde se alcuno si renda colpevole di molti di questi peccati veniali, anche se di quando in quando se ne scarichi con la confessione, certamente può molto leggermente diminuire in sé l'amore che porta a Gesù Cristo. E per questa guisa il peccato veniale scivola nel mortale; perché per certo quanto più alcuno aggravi la propria anima di peccati veniali, tanto più è incline a cadere in peccato mortale. (1955, p. 482) :In realtà, vi sono due maniere di peccato: peccato veniale o peccato mortale. Quando si ama una creatura qualsiasi più di Gesù nostro Creatore, allora è peccato mortale. Ed è peccato veniale se si ama Gesù Cristo meno di quanto si dovrebbe. In verità, l'effetto di questo peccato veniale è pericolosissimo, perché diminuisce l'amore che per Dio dovrebbe sempre più aumentare. E perciò, se un uomo si addossa molti di questi peccati veniali, certo, quand'anche ogni tanto se ne scarichi con la confessione, questi a poco a poco diminuiscono in lui tutto il suo amore per Gesù Cristo; e in questo modo, da veniale diventa mortale. Perché infatti, più uno si carica l'anima di peccati veniali, più è inclinato a cadere in peccato mortale. (1981, p. 368) *Radice dunque di questi sette peccati è [[superbia]], radice generale di tutti i mali. Perché da questa radice si dipartono certi rami, quali ira, invidia, accidia o pigrizia, avarizia o cupidigia secondo il comune intendimento, gola e lussuria. (1955, p. 484) :Radice di questi sette peccati è la superbia, che è in genere radice di tutti i mali: da questa radice spuntano rami diversi, come l'ira, l'invidia, l'accidia o pigrizia, l'avarizia o ingordigia (come comunemente s'intende), la gola e la lussuria. (1981, p. 370) *Di quattro maniere è l'[[umiltà]] di cuore: e l'una è quando alcuno nulla si ritiene valere in cospetto a Dio del cielo; e un'altra è quando egli nessun altro disprezzi; la terza è quando non cura che altri lo tenga di nessun valore; e la quarta quando egli non si rammarichi della propria umiliazione. Anche l'umiltà di bocca si ritrova in quattro cose: in temperato parlare, in umiltà di parlare, e quando riconosca con la sua stessa bocca d'esser quale egli si ritiene nel suo cuore; l'ultima è quando lodi le qualità di altro uomo e per nulla le sminuisca. Di quattro maniere è pure l'umiltà nelle opere: la prima è quando alcuno ponga altri davanti a sé; la seconda sta nello scegliere il più basso luogo tra tutti; la terza è in lietamente accogliere il buon consiglio; la quarta di starsene lieto alla decisione del sovrano o di chi sia in più alto grado; e questa è certamente grande opera d'umiltà. (1955, p. 491) :L'umiltà di cuore è di quattro specie: una è quando l'uomo si considera un nulla di fronte a Dio del cielo; l'altra, quando non disprezza nessun altro uomo; la terza è quando non si preoccupa anche se altri non lo tiene in nessun conto; la quarta è quando non gli dispiace umiliarsi. Anche l'umiltà di parola sta in quattro cose: nel parlar moderato, nella semplicità di parola, quando ciò che si dice con le labbra corrisponda a ciò che si pensa dentro il cuore, e infine quando si lodino le qualità d'un altro senza sminuirle. Anche l'umiltà di opere è in quattro modi: il primo è quando si pongano gli altri prima di sé; il secondo sta nello scegliere sempre il posto più basso, il terzo nell'accettare lietamente un buon consiglio; il quarto è di rallegrarsi sempre per la decisione dei propri superiori, di chi cioè sta più alto di grado. (1981, p. 375) *{{NDR|Sull'[[invidia]]}} Questo peccato è direttamente contrario allo Spirito Santo. Sebbene ogni peccato sia contrario allo Spirito Santo, nondimeno in quanto la bontà s'appartenga propriamente allo Spirito Santo e l'invidia derivi propriamente da [[malizia]], perciò l'invidia è propriamente contraria alla bontà dello Spirito Santo. Ora due specie sono di malizia, vale a dire: durezza di cuore nella malvagità, ovvero quando la carne d'alcuno è così accecata ch'egli non s'avvede d'essere in peccato o non cura d'essere in peccato che è durezza del diavolo. La seconda specie di malizia si ha quando alcuno combatte contro la verità, pure sapendo che è verità; e anco quando combatte la grazia che Dio ha concesso al suo vicino; e tutto questo deriva da invidia. Certamente adunque invidia è il peggior peccato che vi sia, perché in vero gli altri peccati son talvolta contrari soltanto a una particolare virtù, ma certamente l'invidia a tutte le virtù è contraria; perché s'aggrava d'ogni bene del vicino, e in questo modo da tutti gli altri peccati è diversa; perché a mala pena è alcun peccato che in sé non abbia qualche piacere, fuorché l'invidia soltanto che sempre ha in sé angoscia e dolore. (1955, pp. 491-492) :Questo turpe peccato è palesemente contrario allo Spirito Santo. Per quanto ogni peccato è palesemente contrario allo Spirito Santo. Per quanto ogni peccato sia contrario allo Spirito Santo, tuttavia siccome allo Spirito Santo appartiene proprio la benevolenza, mentre a rigore l'invidia proviene dalla malvagità, ecco che questa è esattamente contraria alla benevolenza dello Spirito Santo. Ci sono poi due specie di malizia: vale a dire durezza d'animo nel male, ossia la carne è così accecata che non s'accorge d'essere in peccato e non se ne cura, il che è durezza del diavolo; l'altra specie di malizia si ha quando un uomo combatte la verità, sapendo che è verità, e anche quando combatte la grazia che Dio ha fatto al prossimo, e tutto questo per invidia. L'invidia è dunque certamente il peggior peccato che ci sia. Difatti mentre tutti gli altri peccati qualche volta s'oppongono a una sola speciale virtù, l'invidia sta sempre contro ogni virtù e ogni bontà. Essa infatti si dispiace per ogni bene altrui, ed è in questo modo diversa da tutti gli altri peccati. Certo è che non esiste quasi alcun peccato che non abbia in sé qualche piacere, all'infuori dell'invidia, che porta sempre con sé angoscia e dolore. (1981, pp. 375-376) *Contro tre maniere di torti che a lui fa il [[nemico]], tre cose deve fare, così: contro l'odio e il rancore di cuore, di cuore deve amarlo; contro insulti e male parole dovrà pregare per il nemico; e contro le male azioni del nemico, gli dovrà usare larghezza [...]; perché in verità la natura ci spinge ad amare gli amici, e per mia fede, i nemici più han bisogno d'essere amati che non i nostri amici, e a quelli che più ne han bisogno, certamente, debbono gli uomini far del bene. [...] E in quanto che tale amore sia più gravoso a concedersi, di tanto ne è maggiore il merito, onde l'amore verso i nostri nemici ha confuso il veleno del diavolo, perché appunto come il diavolo viene sconfitto dall'umiltà, così è a morte ferito dall'amore verso i nostri nemici. Adunque, per certo, è amore il rimedio che fuori caccia il veleno d'invidia dal cuore dell'uomo. (1955, pp. 494-495) :Contro tre specie di torti che il nemico gli fa, egli deve fare tre cose, così: contro l'odio e il rancore d'animo, egli in cuore deve amarlo; contro l'insulto e le male parole, egli deve pregare per il suo nemico; contro le male azioni del suo nemico, egli deve fargli del bene. [...] Perché, certo, per natura siamo portati ad amare i nostri amici, ma in verità i nostri nemici hanno maggior bisogno d'amore dei nostri amici; e certo il bene va fatto a chi ne abbia bisogno maggiormente; e certo così facendo dobbiamo avere in mente l'amore di Gesù Cristo che morì per i suoi nemici. E quanto più quell'amore è difficile da provare, tanto maggiore è il merito; onde l'amore del nostro nemico ha confuso il veleno del diavolo. Perché appunto come il diavolo viene sconfitto dall'umiltà, così si sente ferito a morte dall'amore verso il nostro nemico. L'amore è dunque certamente la medicina che espelle dal cuore il veleno dell'invidia. (1981, pp. 377-378) *Vedete come il fuoco di piccole radure ch'era quasi spento sotto le ceneri si riaccenda quando è tocco dallo zolfo; appunto così sempre si riaccende l'ira quando è tocca da superbia che si sta coperta nel cuore dell'uomo. Perché di certo non può nascer fuoco dal nulla, se già non fosse per natura nelle cose, come il fuoco è tratto dall'acciaio fuor della selce. E appunto così come spesso la superbia è materia dell'ira, è questa nutrita e allevata dal rancore. (1955, p. 496) :Guardate come il fuoco di pochi tizzoni, quasi morti sotto la cenere, si riaccenda appena siano toccati dallo zolfo: appunto così si riaccende l'ira, appena è toccata dalla superbia che si nasconde nel cuore dell'uomo. Perché il fuoco non può certamente nascere da nulla, a meno che non sia già dall'inizio per natura in qualcosa, come dall'inizio il fuoco nella selce che s'estrae con l'acciaio. E come la superbia è spesso motivo d'ira, così il rancore ne fa da nutrice e da custode. (1981, p. 379) *[...] gli [[Adulazione|adulatori]] son le nutrici del diavolo, le quali allattano i suoi figli con il latte delle lusinghe, perché in verità dice Salomone che «l'adulazione è peggiore della denigrazione»; perché talvolta la denigrazione di tanto rende umile un uomo altero di quanto tema denigrazione; e certo l'adulazione tende a innalzare il cuore e l'aspetto d'un uomo. Gli adulatori son gl'incantatori del diavolo, perché inducono l'uomo a pensarsi simile a quel che simile non gli è. (1955, p. 501) :Gli adulatori sono le balie del demonio, che nutrono i loro bambini col latte delle lusinghe. Salomone dice infatti che «l'adulazione è peggio della diffamazione». Perché talvolta la diffamazione rende più umile un uomo altezzoso che eme d'essere denigrato, mentre l'adulazione serve soltanto a esaltare un uomo nel suo animo e nel suo comportamento. Gli adulatori sono gl'incantatori del diavolo, perché inducono un uomo a credersi simile a chi in realtà non assomiglia affatto. (1981, p. 383) *Viene ora la volta del peccato di coloro che seminano e producono [[discordia]], peccato che Cristo senza misura odia, e non è meraviglia, poiché Egli morì per recare concordia. E fanno a Cristo maggior vergogna che non quelli che lo crocifissero; perché più ama Iddio che amicizia sia tra le genti, che non amasse il suo corpo, il quale egli offrì per la concordia; perciò sono assomigliati al diavolo quanti sempre stanno attorno a metter discordia. (1955, p. 503) :Viene ora il peccato di coloro che seminano e producono discordia fra la gente, il che è un peccato che Cristo odia sommamente. E non c'è da meravigliarsene, perché egli morì appunto per portare concordia. Essi recano a Cristo maggior oltraggio di quanto non ne recassero coloro che lo crocifissero, perché Dio ama più che vi sia amicizia fra la gente di quanto non amasse il suo stesso corpo, che offrì appunto perché vi fosse unione. Perciò sono come il diavolo coloro che stanno sempre intorno a spargere discordia. (1981, p. 385) *La [[bonarietà]] limita e raffrena gli stimoli e le mosse degli intenti che l'uomo ha in cuore per tal modo che non traboccan fuori in rabbia od in ira. La [[tolleranza]] sopporta dolcemente tutti i triboli e i torti che uomo infligge a uomo. (1955, p. 504) :La bonarietà limita e raffrena gli stimoli e le spinte impetuose che l'uomo ha nel cuore, in modo che non trabocchino fuori in collera e ira. La tolleranza sopporta dolcemente tutte le seccature e i torti che ogni uomo infligge all'altro. (1981, p. 385) *[...] l'invidia acceca il cuore dell'uomo e l'ira turba l'uomo e l'[[accidia]] lo rende greve, carico di pensieri e d'ira. Invidia ed ira producono amarezza in cuore, la quale amarezza è madre d'accidia, e lo priva dell'amor di ogni cosa buona. [...] egli fa ogni cosa con noia e con ira e con pigrizia e con pretesti e con ozio e malavoglia [...]. (1955, p. 506) :L'invidia acceca il cuore dell'uomo, l'ira l'uomo lo sconvolge, ma l'accidia lo rende greve, penoso e triste. Invidia ed ira producono amarezza di cuore, la quale amarezza è madre d'accidia e lo priva dell'amore d'ogni cosa buona. [...] egli fa tutto con noia e rabbia e torpore e pretesti e indolenza e malavoglia [...]. (1981, p. 387) *Contro questo marcio peccato d'accidia e d'indolenza si dovrebbero adoprar gli uomini a compier buone opere e virilmente e virtuosamente a trovar forza a bene operare, rammentando che nostro Signore Gesù Cristo ripaga ogni opera buona per piccola che sia. (1955, p. 507) :Contro questo putrido peccato d'accidia e d'indolenza bisogna invece esercitarsi nelle buone opere, avendo virilmente e virtuosamente animo di fare bene e pensando che nostro Signore Gesù Cristo ripaga ogni opera buona, per piccola che sia. (1981, p. 387) *Ora vien la [[disperazione]] che è disperazione della misericordia di Dio, che deriva talvolta da troppo smisurato dolore e talvolta da troppa paura; immaginandosi d'aver tanto peccato commesso, che non gli varrebbe anche il pentirsi e l'abbandonare il peccato; per la qual paura e disperazione l'uomo abbandona tutto il cuore ad ogni maniera di peccato secondo dice S. Agostino. Il qual dannabile peccato, se sia continuato fino alla fine, è chiamato «peccare contro lo Spirito Santo». Questo orribile peccato è così periglioso che chi è disperato non c'è fellonia o peccato che dubiti commettere come ben dimostra Giuda. Adunque è questo sopra tutti i peccati il più spiacente a Cristo e a Lui più nemico. Veramente chi dispera è come il vigliacco campione che si ritira, il quale dice «mi ritiro» senza necessità. Ahimè! Ahimè! in vano si ritira e invano dispera. Per certo è sempre offerto ad ogni penitente la grazia di Dio ed è maggiore di tutte le sue opere. (1955, pp. 507-508) :Viene poi lo sconforto che è disperazione della misericordia di Dio e deriva o da eccessivo dolore o da eccessiva paura, per cui s'immagina d'aver talmente peccato, che ormai non servirebbe più pentirsi e ravvedersi: è per tale disperazione e paura, dice Sant'Agostino, che l'uomo s'abbandona con tutto il cuore a ogni sorta di peccati. Si tratta d'un detestabile traviamento che, portato alle sue estreme conseguenze, diventa peccato contro lo Spirito Santo. Quest'orribile peccato è assai pericoloso, perché chi è disperato non esita di fronte ad alcun traviamento o perfidia, come ben dimostra Giuda. È questo, al di sopra di tutti i peccati, il più spiacente a Cristo e a lui più avverso. Colui che dispera fa esattamente come il vigliacco campione che indietreggia e dice «mi ritiro» senza necessità. Ah, non bisogna mai tirarsi indietro e disperare! La misericordia di Dio è sempre pronta a offrirsi al penitente, al di sopra di tutti i peccati ch'egli possa aver commesso. (1981, p. 388) *[...] se l'ignoranza sia madre d'ogni danno, ne è la [[negligenza]] nutrice. Non fa caso il negligente, quando alcuna cosa fa, se bene la faccia o male. (1955, p. 508) :[...] se l'ignoranza è madre d'ogni danno, la negligenza ne è certo la nutrice. Chi è negligente infatti non bada mai, quando fa qualcosa, se la fa bene o male. (1981, p. 388) *Un [[Pigrizia|pigro]] è come terra che non abbia mura; i diavoli possono entrarvi per ogni parte e frecciargli contro alla discoperta con tentazioni da ogni banda. Questa oziosità è terren fertile di tutti i pensieri cattivi e villani, e di tutte le ciarle, le truffe e di ogni sozzura. Per certo il paradiso è concesso a chi per esso lavori e non alla gente oziosa. (1955, pp. 508-509) :Un uomo pigro è infatti come una città senza mura: i diavoli possono entrarvi da ogni lato o colpire allo scoperto con tentazioni da ogni parte. L'ozio è il bacino in cui si raccolgono tutti i cattivi e malvagi pensieri, tutte le ciarle, le truffe ed ogni sozzura. Il paradiso verrà concesso a chi per esso lavora, non agli oziosi! (1981, p. 389) *Contro questo orribile peccato d'accidia e le sue derivazioni c'è una virtù chiamata «fortitudo» o forza, che è un sentimento di grazia pel quale l'uomo disprezza ogni cosa noiosa. Così potente e vigorosa è tal virtù che dà ardire a resistere poderosamente e saviamente, a guardarsi dai mali pericoli e a lottare contro gli assalti del diavolo. Perché innalza e invigorisce l'anima, appunto come l'accidia l'abbatte e la rende fiacca, e questa «fortitudo» può con lunga tolleranza durare i travagli che sono imposti. (1955, p. 510) :Contro quest'orribile peccato d'accidia e le sue ramificazioni c'è una virtù che si chiama ''fortitudo'' o forza, che è un moto dell'animo per cui un uomo disprezza il tedio. Questa virtù è così potente e vigorosa da dar coraggio a resistere validamente e saggiamente contro malèfici pericoli e a lottare contro gli assalti del demonio. Essa infatti innalza e invigorisce l'anima, proprio dove l'accidia l'abbatte e l'indebolisce, in quanto questa ''fortitudo'' riesce con prolungata tolleranza a sopportare qualsiasi travaglio che si presenti. (1981, pp. 389-390) *[...] l'[[avarizia]] non concerne soltanto le terre e le proprietà, ma talvolta anche il sapere e la gloria e ogni altra maniera d'eccesso è avarizia e cupidigia. Cupidigia sta nel desiderare le cose che non hai; e l'avarizia nel trattenere e conservare senza giusta necessità le cose che tu hai. E in verità quest'avarizia è peccato in tutto condannabile, perché tutte le sacre scritture lo maledicono e parlano contro questo vizio, facendo esso torto a Gesù Cristo con il privarlo dell'amore che gli uomini gli debbono, e rivolgendo indietro contro ogni rancore; e fa che l'avaro più speri nel proprio avere che non in Gesù Cristo, e più si curi di conservare il proprio tesoro che d'osservare il servizio di Gesù Cristo. (1955, p. 511) :[...] l'avarizia non riguarda soltanto la terra e gli averi, ma talvolta anche il sapere e la gloria: in ogni specie d'eccesso c'è avarizia e cupidigia! E la differenza tra l'avarizia e la cupidigia è questa: la cupidigia consiste nel bramare quello che non si ha e l'avarizia sta nel tenere e serbare quello che si ha senza giusta necessità. L'avarizia è certamente un peccato abominevole: tutta la sacra scrittura condanna e biasima questo vizio che fa torto a Gesù Cristo, in quanto lo priva dell'amore che gli è dovuto, rivolgendolo indietro contro ogni ragione e facendo sì che l'avaro speri più nei suoi beni che in Gesù Cristo e badi maggiormente a conservare il proprio tesoro che a rendere omaggio a Gesù Cristo. (1981, pp. 390-391) *Che differenza passa tra un idolatra e un avaro, se non che l'idolatra non abbia per avventura che un maometto o due e molti ne ha l'avaro? Però che in verità ogni fiorino nella sua cassa è il suo maometto. (1955, p. 511) :Che differenza c'è fra un idolatra e un avaro? L'idolatra non ha forse che un feticcio o due, mentre l'avaro ne ha parecchi: per lui ogni fiorino che ha nello scrigno è Maometto. (1981, p. 391) *[...] dallo stesso seme che i servi nascono i signori; tanto può esser salvo un servo quanto un signore; la stessa [[morte]] che prende il servo, prende anche il signore. Onde io giudico: agisci verso il tuo servo, come vorresti che il tuo signore agisse con te, se tu fossi nelle sue distrette. (1955, p. 512) :[...] dallo stesso seme da cui nascono i servi nascono anche i padroni, e che tanto può salvarsi il servo quanto il padrone, e che la stessa morte che prende il servo prende il padrone. Perciò io dico: agisci verso il tuo servo come vorresti che il tuo padrone agisce con te se tu fossi alle sue dipendenze. (1981, p. 391) *[...] quando il [[Pecora e lupo|lupo]] s'è pieno il ventre, cessa dallo sgozzare le pecore; ma in verità i rubatori e distruggitori della santa Chiesa di Dio, così non fanno, perché mai non cessano dal rubare. (1955, p. 513) :[...] quando un lupo s'è riempito il ventre, smette di sgozzar pecore, mentre coloro che saccheggiano e distruggono i beni della Santa Chiesa no, non smettono mai di depredare... (1981, p. 392) *[...] quei signori che come [[Lupo|lupi]] contro diritto consumano le possessioni o gli averi della povera gente senza misura o pietà, riceveranno la misericordia di Gesù Cristo nella stessa misura che essi hanno usata verso la povera gente, se non si ravvedano. (1955, p. 513) :[...] quei signori che come lupi divorano a torto, senza pietà o criterio, i beni e gli averi della povera gente, riceveranno la misericordia di Gesù Cristo nella stessa misura usata verso quei poveretti, a meno che non si ravvedano... (1981, p. 392) *Dovete ora intendere che il rimedio contro avarizia son la misericordia e la pietà in senso largo; e si potrebbe chiedere perché misericordia e la pietà in senso largo; e si potrebbe chiedere perché misericordia e pietà sian rimedio all'avarizia. In verità l'avaro né pietà né misericordia mostra verso il bisognoso, perché si diletta di conservare il proprio tesoro e non di salvare o sollevare i suoi fratelli in Cristo; quindi io prima parlo della misericordia. Di più la misericordia — secondo dice il filosofo — è virtù per cui l'animo dell'uomo è commosso dal disagio de' disgraziati. E a questa misericordia segue la pietà nel compiere opere caritevoli di misericordia. E queste seguenti cose, per certo, muovono l'uomo a misericordia di Gesù Cristo: l'essersi Egli donato per la nostra colpa, l'aver sofferto morte per misericordia e l'averci perdonato il nostro peccato originale, liberandoci così dalle pene d'inferno, e diminuendo le pene del purgatorio con la penitenza, e l'averci concessa la grazia di ben fare e alla fine la beatitudine del paradiso. Le specie della misericordia sono: il prestare e il dare, il perdonare e il prosciogliere, l'aver pietà in cuore e compassione delle disgrazie de' fratelli in Cristo, e anche il castigare quando sia necessario. Un'altra maniera di rimedio contro l'avarizia è ragionevole liberalità; ma in verità qui conviene prendere in considerazione la grazia di Gesù Cristo, i suoi beni temporali, e anche i beni eterni che Cristo ci ha dato; e di tener memoria della morte che riceveremo senza saper quando, dove o come e anco ricordare che dovremo allora abbandonare tutto quel che possediamo, fuorché ciò che abbiamo speso in buone opere. (1955, p. 516) :Ora dovete capire che il rimedio contro l'avarizia sono la misericordia e la pietà in senso lato. Qualcuno potrebbe chiedere perché proprio la misericordia e la pietà siano il rimedio contro l'avarizia. Il fatto è che l'avaro non dimostra né pietà né misericordia verso il bisognoso, in quanto tutto il suo godimento sta nel tenere in serbo il proprio tesoro e non nel soccorrere o aiutare i propri fratelli in Cristo. Ecco perché parlo innanzi tutto di misericordia. La misericordia infatti, dice il filosofo, è la virtù che spinge l'animo dell'uomo a soccorrere le miserie altrui. Segue a tale misericordia la pietà nel compiere opere caritevoli e misericordiose. E son queste le cose che muovono l'uomo alla misericordia di Gesù Cristo: il fatto ch'egli si sia donato per la nostra colpa, abbia sofferto per misericordia la morte e ci abbia perdonato il peccato originale, liberandoci così dalle pene dell'inferno, attenuando le pene del purgatorio con la penitenza, concedendoci la grazia di ben operare e infine la beatitudine del cielo. Le specie di misericordia sono: il prestare e il dare, il perdonare e l'assolvere, l'avere in cuore pietà e compassione per le disgrazie dei propri fratelli in Cristo, e anche il castigare quando sia necessario. Altro rimedio contro l'avarizia è una ragionevole liberalità; ma in verità qui conviene tener conto della grazia di Gesù Cristo, dei suoi beni temporali, ed anche dei beni eterni che Cristo ci ha dato, ricordando che ci aspetta la morte, non si sa quando, né dove, né come, e che allora dovremo lasciar tutto ciò che possediamo, eccetto quanto abbiamo speso in opere buone. (1981, p. 394) *[[Gola (ingordigia)|Ghiottoneria]] è smisurato appetito di mangiare e di bere ovvero di cedere allo smisurato appetito e disordinata cupidità di mangiare o di bere. [...] Chi è avvezzo a questo peccato di ghiottoneria, a nessun peccato può resistere; deve essere in servitù di tutti i vizi, perché esso è il ricovero del diavolo dove esso si cela e riposa. (1955, p. 517) :Gola sta per smoderato desiderio di cibi e bevande o, meglio, il lasciarsi vincere da tale smoderato desiderio e sregolata voglia di cibi e bevande. Questo peccato ha corrotto il mondo intero, come ben dimostra la caduta di Adamo e Eva. [...] Chi s'abitua al peccato di gola, non può resistere ad alcun altro peccato: deve per forza diventar schiavo d'ogni vizio, in quanto esso è il covo in cui si nasconde a riposare il demonio. (1981, p. 395) *[...] a causa del peccato di [[lussuria]] Iddio annegò tutto il mondo col diluvio; e poi incendiò cinque città con fulmini e le sprofondò nell'inferno. (1955, pp. 518-519) :[...] a causa del peccato di lussuria, Dio sommerse tutto il mondo col diluvio; e poi bruciò cinque città col fulmine e le sprofondò giù all'inferno. (1981, p. 396) *Questo maledetto peccato gravemente turba coloro che lo praticano; e primamente nell'anima, perché la costringe a peccare e a soffrir pena d'eterna morte. E pure il corpo ne è fortemente gravato, perché si essicca, si consuma e si guasta, e del sangue suo fa sacrificio al nemico in inferno; consuma pure i suoi averi e i suoi beni. E in verità se sia sozza cosa in un uomo di consumare il proprio avere per le femmine, anche più immonda è se le femmine per tal sozzura consumino il loro avere e i lor beni. Questo peccato, al dir del profeta, priva l'uomo e la femmina della buona fama e dell'onore, e al diavolo è di gran piacere, perché in causa d'esso si guadagna la più gran parte delle genti. E appunto come il mercante più si diletta degli affari che maggior profitto gli recano, così il maligno si diletta di questa sozzura. (1955, p. 519) :È un maledetto peccato che sconvolge gravemente coloro che lo commettono: prima nell'anima, obbligandola a peccare e a subire la pena d'una morte eterna; e li sconvolge poi gravemente nel corpo, in quanto lo dissecca, lo corrompe e lo sconcia, facendo del sangue sacrificio al demonio dell'inferno; e li priva infine dei loro beni e dei loro averi. Certo è orribile che un uomo sperperi i propri averi per le donne, ma ancor più orribile è che per tale sozzura siano le donne a spendere con uomini i propri averi e le proprie sostanze. Questo peccato, dice il profeta, priva sia uomo che donna di buona fama e d'ogni onore, e fa un gran piacere al demonio che con esso si conquista quasi tutto questo mondo. Proprio come il mercante è più contento degli affari che gli procurano maggior profitto, così il maligno gode di questa turpitudine. (1981, pp. 396-397) *[...] gran pazzo sarebbe chi la bocca baciasse di forno ardente o di fornace. E anco più pazzi coloro che baciano in sozzura, perché quella bocca è la bocca d'inferno. Così quei vecchiardi lussuriosi che ancor voglion baciare, anco se fare non possano, e saggiano superficialmente. Certamente son simili ai cani, perché il cane passando presso a un roseto o altro cespuglio, anche se pisciare non possa, vuol levare la gamba e far atto di pisciare. (1955, p. 520) :[...] gran pazzo sarebbe veramente chi volesse baciare la bocca d'un forno ardente o d'una fornace, e più pazzi ancora sono coloro che baciano in libidine, perché quella è la bocca dell'inferno, specialmente quei vecchi balordi lussuriosi che, pur non potendo, s'ostinano a voler baciare e profanare. S'assomigliano proprio ai cani: infatti appena un cane passa accanto a un roseto o altro, pur non potendo pisciare, alza tuttavia la gamba e ne fa l'atto. (1981, p. 397) *Di certo se il demonio ha posto nel ventre dell'uomo le cinque dita di gola, per le redini afferra con le cinque dita di lussuria per gettarlo nella fornace d'inferno [...]. (1955, p. 520) :In verità, cacciate le cinque dita dell'ingordigia nel ventre dell'uomo, con le cinque dita della lussuria il demonio lo afferra per i lombi gettandolo nella fornace dell'inferno [...]. (1981, p. 397) *[...] non può più recuperarsi la [[verginità]] che non possa ricrescere un braccio che sia mozzato dal corpo. (1955, p. 521) :[...] non si può ricuperare la verginità più di quanto si possa far crescere un braccio che sia ormai staccato dal corpo. (1981, p. 398) *[...] come un toro disciolto basta ad intero villaggio, così è il mal prete sufficiente a corrompere un'intera pieve o anco un'intera contrada. (1955, p. 523) :Come infatti un toro libero basta per un villaggio intero, così un prete corrotto basta a contaminare un'intera parrocchia o tutto un paese. (1981, p. 400) *Il giusto effetto di nozze purifica la congiunzione e rifornisce la santa Chiesa di buona discendenza. Perché tale è il fine del [[matrimonio]] e tramuta in veniale il peccato mortale commesso tra coloro che sono sposati, e unisce in un solo i cuori, come i corpi, di coloro che sono sposati. (1955, p. 525) :Il vero effetto del matrimonio è di purificare la lussuria e di riempire di buona figliolanza la Santa Chiesa, questo è lo scopo del matrimonio, ed esso muta il peccato mortale in peccato veniale fra coloro che se sposati e rende tutti uniti i loro cuori così come i loro corpi. (1981. p. 401) *Ora si dice del modo nel quale dovrebbe l'uomo comportarsi con la moglie e cioè in due rispetti, vale a dire nella sofferenza e nella riverenza, secondo mostrò Cristo, quando primamente fece la donna; però che la formasse non dal capo d'Adamo, affinché non pretendesse troppa signoria, essendo che dove donna ha signoria crea troppa confusione; di che non occorrono esempi dovendo ben bastarci l'esperienza cotidiana. Certamente Iddio non formò la donna dal piede d'Adamo, perché troppo in basso non deve esser tenuta non potendolo pazientemente soffrire. Ma Iddio formò la donna dalla costola d'Adamo, perché all'uomo la donna dovrebbe esser compagna; e l'uomo dovrebbe comportarsi verso la moglie con fede, con verità e amore [...]. (1955, p. 526) :Or viene come dovrebbe comportarsi un uomo con sua moglie, e cioè in due modi, vale a dire con tolleranza e con rispetto, come dimostrò Cristo quando creò la prima donna. Egli infatti non la creò dal capo di Adamo, affinché non pretendesse poi di comandare, giacché dove la donna comanda si crea confusione: di questo non occorrono esempi, dovendo ben bastarci l'esperienza quotidiana. Ma Dio non creò certo la donna dal piede di Adamo, perché neppure troppo in basso dev'essere tenuta non potendolo pazientemente sopportare. Iddio, invece, creò la donna dalla costola d'Adamo, perché la donna dovrebbe essere dell'uomo la compagna e l'uomo dovrebbe comportarsi verso la moglie con fedeltà, onestà, amore. (1981, pp. 401-402) *[...] se alcuno avesse mortale ferita, quanto più a lungo tardasse a guarirsi, tanto più essa imputridirebbe e affretterebbe la morte, e anche più difficile sarebbe da curare. E similmente avviene del peccato che a lungo sia inconfessato [...]. (1955, p. 531) :Poniamo infatti che un uomo sia ferito a morte: quanto più egli tarda a curarsi, tanto più la ferita si corrompe e lo affretta alla morte, essendo sempre più difficile guarirla. Così succede appunto al peccato che a lungo rimanga inconfessato. (1981, p. 406) ====''Commiato dell'autore''==== *Prego ora tutti quanti ascoltino questo trattarello o lo leggano, che se alcuna cosa vi sia in esso che loro piaccia, di essa ne ringrazino nostro Signore Gesù Cristo da cui ogni senno e ogni bontà provengono. E se vi sia alcuna cosa che loro dispiaccia, io pure li prego che l'attribuiscano a difetto della mia ignoranza, e non alla mia volontà che bene avrebbe desiderato dir meglio, se avesse saputo. (1955, p. 538) :Prego ora quanti ascoltano o leggono quest'umile trattato che, se in esso v'è qualcosa che a loro piace, ne rendano grazie al Signor nostro Gesù Cristo da cui proviene ogni saggezza e ogni bontà. Se invece v'è qualcosa che a loro non piace, li prego allora d'attribuirne la colpa alla mia ignoranza e non alla mia volontà che, potendo, avrebbe certo desiderato far meglio. (1981, p. 412) *[...] ringrazio nostro Signore Gesù Cristo e la Sua Madre beata, e tutti i santi del cielo, supplicandoli che d'ora innanzi fino al termine della mia vita mi mandino la grazia di lamentare le mie colpe e d'intendere alla salute dell'anima mia, concedendomi la grazia di verace penitenza, di confessione e soddisfazione da compiersi in questa vita presente per la benigna grazia di Colui che è re dei re e sacerdote sopra tutti i sacerdoti, che ci ha redenti con il prezioso sangue del suo cuore, così che io possa esser uno di loro che saranno salvi il giorno del Giudizio. (1955, p. 539) :[...] ringrazio il Signor nostro Gesù Cristo e la sua benedetta Madre e tutti i santi del cielo, implorandoli che d'ora in poi, fino al termine dei miei giorni, mi diano la grazia di poter lamentare le mie colpe e di attendere alla salvezza dell'anima mia, e mi concedano la grazia d'una vera penitenza, confessione e soddisfazione, cosicché in questa presente vita, per la benigna grazia di Colui che è Re dei Re e Sacerdote fra tutti i Sacerdoti e che ci redense col prezioso sangue del suo cuore, io possa essere fra coloro che saran salvi il giorno del giudizio. (1981, pp. 412-413) ==[[Explicit]]== ===Originale=== ''Here is ended the book of the Tales of Caunterbury, compiled by Geffrey Chaucer, of whos soule Jesu Crist have mercy. Amen.''<br />{{NDR|Geoffrey Chaucer, ''Chaucer Complete Works'', a cura di Walter W. Skeat, Londra, Oxford University Press, 1987. ISBN 0-19-254119-6}} ===Cesare Foligno=== ''Qui finisce il Libro dei Racconti di Canterbury composto da Geoffrey Chaucer della cui anima Gesù Cristo abbia misericordia. Amen.''<br />{{NDR|Geoffrey Chaucer, ''I racconti di Canterbury'', a cura di Cino Chiarini e Cesare Foligno, Sansoni, Firenze, 1955.}} ===Ermanno Barisone=== ''{{maiuscoletto|Qui termina il libro dei Racconti di Canterbury composto da Geoffrey Chaucer, della cui anima Cristo Gesù abbia misericordia. Amen.}}''<br />{{NDR|Geoffrey Chaucer, ''I racconti di Canterbury'', a cura di Ermanno Barisone, UTET, Torino, 1981. ISBN 88-04-28781-0}} ==Citazioni su ''I racconti di Canterbury''== *{{NDR|Chaucer}} deve essere stato un uomo dotato di una natura onnicomprensiva perché, come è stato giustamente osservato, ha racchiuso nel novero dei ''Racconti di Canterbury'' tutte le maniere e gli umori del suo paese ai suoi dì. Non c'è carattere di cui non abbia trattato. I pellegrini si distinguono perfettamente l'uno dall'altro, non solo per le diverse mentalità, bensì per le fisionomie e la persona. I tratti con cui li descrive il poeta avrebbero potuto essere quelli di [[Giovanni Battista Della Porta|Battista Porta]]. La materia dei loro racconti e il modo in cui narrano sono in così perfetta corrispondenza con i differenti generi di educazione che hanno ricevuto, gli umori e i linguaggi, che sarebbe impossibile mettere il racconto dell'uno in bocca dell'altro. Perfino i personaggi più sobri ed austeri sono suddivisi a seconda del grado di gravità delle loro parole e i loro discorsi si confanno all'età, alla professione, alla cultura [...] Ci sono personaggi viziosi e virtuosi; vi sono i colti e gli "illetterati", come li chiama Chaucer. Perfino l'oscenità dei personaggi volgari ha una sua differenziazione: il Fattore, il Mugnaio e il Cuoco sono persone diverse e distinguibili non meno di quanto lo sia l'affettata Madre Priora dalla sboccata Comare di Bath dai denti radi. Ma basta con tutto questo: il gioco è così seducente, che non so più raccapezzarmi per operare una scelta. Non mi resta che riconoscere, come dice il proverbio, che qui c'è ogni bene di Dio. ([[John Dryden]]) *È mio proposito stampare, se Dio lo vuole, il ''Libro dei Racconti di Canterbury'', nel quale trovo molte nobili storie d'ogni grado e condizione... ([[William Caxton]]) *I ''Canterbury Tales'' di Chaucer sono durati attraverso i secoli, mentre i prolissi poemi e racconti medievali sono finiti nei musei. ([[Ezra Pound]]) *I caratteri dei pellegrini di Chaucer sono i caratteri comuni ad ogni epoca e ad ogni paese; un'epoca tramonta e un'altra ne sorge, differente agli occhi dei mortali, eppure identica ad occhi immortali; per questo scorgiamo un perpetuarsi delle stesse caratteristiche negli animali, nelle piante, nei minerali e negli uomini. L'accidente è sempre mutevole, la sostanza non conosce mutamento o decadenza. Certi nomi o titoli dei personaggi chauceriani, quali sono descritti nei ''Racconti di Canterbury'', sono diventati inattuali, ma i caratteri in sé rimangono immutabili e di conseguenza rappresentano i tratti fisiognomici e i profili della vita umana universale, oltre la quale la Natura non conosce sosta. I nomi cambiano, non le cose. Ho conosciuto un gran numero di persone che sarebbero state monaci nell'età monastica e che oggi, in età di deismo, son tutte deisti. Se [[Isaac Newton|Newton]] classificò le stelle, [[Linneo]] le piante, Chaucer classificò le classi dell'uomo. ([[William Blake]]) *Non credo che il piano generale dei ''Canterbury Tales'' risultasse dalla giustapposizione d'una cornice – una compagnia di narratori – a un insieme di racconti già esistenti, ma che gradualmente si venisse formando nella mente del Chaucer mentr'egli considerava i suoi racconti, più o meno eterogenei, come unità ciascuna dotata d'una sua atmosfera, colorata d'una differente esperienza; mentre egli contrastava questi racconti drammaticamente, come voci diverse. Io credo che una simile proiezione dello spirito di ciascuna novella in un personaggio concreto sia il nucleo del capolavoro chauceriano, l'improvvisa intuizione del suo genio drammatico che recava ordine e armonia dov'era un caos d'elementi discordi. Se egli avesse realmente preso l'idea dal ''Decameron'', avrebbe rappresentato i narratori come persone appartenenti alla stessa classe sociale, con uniformità di stile e di gusto, come i personaggi dei narratori del Boccaccio, che sono poco più di ombre. Successivamente possiamo immaginarci il Chaucer nell'atto di far convergere i vari caratteri insieme. In quale occasione individui appartenenti a differenti strati sociali [...] potevano aver modo di trovarsi insieme? È a questo punto che può essere intervenuto l'influsso di Dante. ([[Mario Praz]]) ===[[Piero Boitani]]=== {{cronologico}} *I ''Racconti di Canterbury'' [...] non hanno [...] una perfetta coerenza architettonica: li leggiamo, oggi, in dieci frammenti di varia lunghezza, preceduti da un Prologo generale, e tra di loro slegati. Un pellegrino, il Cuoco, non termina il suo racconto; la narrazione di alcuni è interrotta da altri o dall'Oste; mentre alla compagnia itinerante s'aggiungono ad un certo punto un Canonico e il suo Famiglio, che racconterà poi non solo una storia ma anche le proprie esperienze di apprendista in alchimia. [...] La filologia e la critica hanno tentato in ogni modo di dar ragione di queste smagliature, ma conviene invece accettarle per quel che sono, leggendo i ''Racconti'' a partire proprio dalle finzioni che in essi agiscono e che li rendono così complessi. *''I Racconti di Canterbury'' sono [...] un libro. Epperò sono anche racconti che probabilmente venivano letti volta per volta in pubblico ad alta voce: e questo ne spiega alcune caratteristiche, anche tecniche, come la ripetizione, l'uso di formule, la domanda diretta all'uditorio, i richiami all'attenzione e alle transizioni narrative. *Quel che colpisce di più il lettore moderno è certamente la finzione "drammatica" dei ''Racconti di Canterbury''. Essa è presente, ad esempio, nel ''Decameron'' del Boccaccio e nelle ''Mille e una notte''. Ma Chaucer ne sviluppa lo spessore e la gratuità con un impulso vigorosissimo. *Chaucer crea un universo, provvisorio e instabile forse, ma sterminato e travolgente, mescolando, sovrapponendo e superando "alto" e "basso", pietà religiosa e umanità laica, tragedia pathos e commedia, cortesia e filosofia. Questa, che Dryden, alla fine del Seicento, chiamava la ''God's plenty'', l'abbondanza divina, è la qualità che ancora oggi più colpisce il lettore dei ''Racconti di Canterbury'': essa compare qui, come fosse un miracolo, per la prima volta nella letteratura inglese – e nei successivi sei secoli una volta soltanto, con Shakespeare, riapparirà all'interno dell'opera di un solo scrittore. *Chaucer riconosce i suoi debiti nei confronti dei modelli classici, di quelli francesi e di quelli italiani, ma è sempre ambiguo verso di loro, e mentre proclama la sua ammirazione, si discosta anche molto da quei modelli. *Chaucer gioca quasi a rimpiattino con i suoi modelli: è grato per quello che gli suggeriscono, prova forse un po' di "angoscia dell'influenza", e poi va per la sua strada. Qualche volta, gioca persino in contropiede, come i calciatori della Nazionale italiana. Dichiara, "adesso vi racconto la storia di Enea", e poi mette assieme Virgilio, che considera Enea un eroe, e Ovidio, il quale presenta Enea solo come traditore di Didone. *Chaucer non è mai riuscito a completare il disegno originale, forse perché ne era costituzionalmente incapace. I "Racconti di Canterbury" non hanno l'architettura perfetta della Divina Commedia, del Decameron, del Canzoniere. Ma anche in questo Chaucer è "moderno". L'unica sua cattedrale perfetta è il "Troilo e Criseida". ===[[Attilio Brilli]]=== {{cronologico}} *Ci sono almeno tre condizioni di fondo nelle quali vanno inquadrate le storie che costituiscono i ''Racconti di Canterbury'': il rigoglio della primavera, la sosta conviviale di un gruppo di pellegrini sulla via del santuario, la tenzone per il miglior racconto che verrà narrato durante il viaggio. Condizioni che sono altrettante facce del pellegrinaggio, pratica rituale per la salute dell'anima e non meno per la conoscenza degli uomini e delle cose. Il pellegrinaggio è naturalmente un'ottima e non nuova occasione narrativa e soprattutto un'eccellente cornice. Spetta a Chaucer avere perfettamente integrato i materiali dell'incorniciatura con quelli propriamente narrativi e avere affidato al pellegrinaggio-pretesto l'inesausta funzione provocatoria della parola, così che le singole storie non costituiscono solo una somma di differenze verbali, veicolanti disparità di censo, di mentalità e di costumi, bensì una molteplicità di voci ed un intreccio dialogico nel quale quelle differenze si affrontano e si scontrano. *Le varie storie rispondono da un lato ad un'interna funzione provocatoria che illumina aspetti differenti di una medesima realtà, palesando una visione delle cose duttile e antidogmatica; dall'altro questa indagine generale acquista verosimiglianza e spessore psicologico allorché tocca le corde più segrete dei personaggi. E tuttavia non si esaurisce l'inventiva di questa opera sostenendo che il racconto rivela l'intima natura del narratore d'occasione, perché ci sono clamorose eccezioni che hanno proprio la funzione di sorprendere le aspettative del lettore. La stessa tecnica narrativa, la lingua e il verso nella loro organizzazione retorica, metrica e stilistica sono relativi, mutevoli, tutt'altro che fissi. Chi non s'aspetterebbe dal monaco gaudente, che ostenta i segni dell'eros, o dall'indulgenziere mellifluo e corrotto altrettanti racconti di lussuria e di perversione? Di fatto le loro novelle rispondono ad una morale fosca e mortuaria. Specie l'indulgenziere rovescia il principio della confessione, consapevole o meno, o dell'apologia, per instaurare il primato della maschera delle pubbliche virtù sui vizi privati. Proprio in questa dislocazione estrema della moralità esemplare, messa in bocca ai personaggi più equivoci, si realizza l'intima fusione della cornice con la novella e il più alto grado della ironia chauceriana. *I ''Racconti di Canterbury'' forniscono oggi uno dei più grandi esempi di letteratura «polifonica» in tutte le implicazioni del termine: dalla dialogicità continua, antidogmatica e aliena dal concetto puramente assertivo di cultura, alla intertestualità che attiva un continuo ed inesausto dialogo con altri e precedenti linguaggi, all'ironia in cui il dialogo si fa promotore della dinamica di rovesciamento. In fondo ha un significato che una delle più grandi opere del mondo occidentale, fra medioevo e rinascimento, sia nata dal pretesto del pellegrinaggio come antica via del sapere e modello di democratico incontro, per quanto occasionale e circoscritto. ===[[Arrigo Cajumi]]=== {{cronologico}} *Ritrovate gli echi del ''Decameron'', del ''Roman de la Rose'', della ''Divina Commedia'', del Petrarca, e delle antiche favole dove gli animali parlano, gli dèi pagani scherzano, gl'imperatori romani e orientali prendono aspetti leggendari, e un cristianesimo primitivo, di martiri e di scolastici dissertatori fiorisce, in uno colla satira della vita ecclesiastica, le grasse facezie della borghesia trecentesca. *La raccolta è giunta a noi incompleta, e per di più, di alcune novelle, rimangon solo frammenti. Ma le corde toccate dall'autore, ci consentono di lodarne la varietà dell'ingegno, la potenza, grazia, festevolezza dello stile. *Chaucer è una enciclopedia dei più diversi gusti del suo tempo, che in parecchi luoghi, avremmo il diritto di trovar arcaici o stravaganti. ===[[Masolino D'Amico]]=== {{cronologico}} *Modellata sul ''Decameron'', dal quale trasse anche numerosi spunti, l'opera presenta una serie di racconti affidati a vari narratori: ma a differenza della raccolta italiana, qui i pezzi sono quasi tutti in versi e non in prosa, e risentono fortemente della personalità di chi li propone. *Quanto abbiamo è comunque monumentale, anzi è il monumento della lingua inglese ancora nella sua infanzia: da poco era stata adottata al posto del francese, negli atti ufficiali. Quasi privo di punti di riferimento, Chaucer dovette adattarsela, emulando Dante, che conosceva e ammirava (e che cita due volte nel poema): ma collocandosi all'inizio di una evoluzione durante la quale si verificarono modifiche profonde, sarebbe parso arcaico già all'età di Shakespeare, quando la pronuncia era così cambiata da far sembrare la metrica dei ''Tales'' zoppicante o peggio. Oggi il capolavoro è per ogni inglese di cultura media ostico alla lettura, ma soprattutto impossibile all'ascolto, ed è un gran peccato, in quanto l'opera fu certo concepita per essere detta a alta voce, quasi cantata. *Si tratta [...] di un libro indispensabile, non tanto per le storie che racconta, quasi tutte derivative, ma per il ricco mondo evocato dall'insieme di queste e dei ritratti di chi narra. ===[[Giorgio Manganelli]]=== {{cronologico}} *Questo libro non ha mai avuto grande circolazione in Italia, anche se il film di Pasolini, violentemente privo di gioia, ne aveva reso noto il nome. Per certi versi può apparire un libro non agevole: in realtà è solo inconsueto: la struttura frammentaria – il libro non venne mai portato a conclusione – non è consueta ai lettori di Dante e Boccaccio; ma nemmeno è consueta quella fantasia articolata, bizzarra, felice e sottile che ne rende la lettura una letizia innocentemente impudica. *Pellegrinaggio, pelleggrini vuol dire un moto continuo e disordinato, tappe in locande, vuol dire cibi, bevande, vino e birra; vuol dire porre il proprio corpo in costante contatto con l'aria, i venti, i profumi; e vuol dire anche eseguire uno dei grandi, arcaici gesti sacri, un omaggio all'unità del mondo; e dunque, il procedere dei pellegrini è insieme documento dell'ilare e un poco indiscreto disordine della vita, e della compatta e amorosa unità del mondo: qualcosa che solo un'anima, una fantasia intensamente medievali potevano concepire. In questo modo, anche la struttura frammentaria acquista senso, fa parte di quel «disordine», di quella discontinuità delle cose che un pelleggrinaggio insieme svela e riconduce a unità. *I pellegrini [...] esistono: non nel senso che rappresentano l'umanità, ma che sono i fantasmi vivi e vitali che, insieme, narrano e sono la narrazione. I pellegrini di Chaucer sono segni, luoghi araldici messi, come le lance e i pennoni cavallereschi, a guardia di diversi luoghi del mondo: il mondo dell'amore, dell'infinita, labirintica storia delle frodi e delle generosità amorose, delle magiche imprese, delle moralità pedagogiche e sacre, dei miracoli, dei vizi e delle virtù [...]. *Durante il pellegrinaggio, la grazia della Priora si allea al Frate beffardo, al Mercante, allo Scudiero, alla gran donna di Bath: perché il pellegrinaggio è il simbolo del mondo, delle sue ombre e «cose salde». ==Note== <references/> ==Bibliografia== *AA.VV., ''Il libro della letteratura'', traduzione di Daniele Ballarini, Gribaudo, 2019. ISBN 9788858024416 *{{en}} Geoffrey Chaucer, ''Chaucer Complete Works'', a cura di Walter W. Skeat, Londra, Oxford University Press, 1987. ISBN 0-19-254119-6 *Geoffrey Chaucer, ''[https://www.gutenberg.org/files/47461/47461-h/47461-h.htm Dalle Novelle di Canterbury]'', traduzione di Cino Chiarini, Zanichelli, Bologna, 1897. *Geoffrey Chaucer, ''I racconti di Canterbury'', a cura di Cino Chiarini e Cesare Foligno, Sansoni, Firenze, 1955. *Geoffrey Chaucer, ''I racconti di Canterbury'', a cura di Ermanno Barisone, UTET, Torino, 1981. ISBN 88-04-28781-0 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Racconti di Canterbury, I}} [[Categoria:Poemi]] [[Categoria:Raccolte di racconti]] 7rs4h0wywe4ztzidsabil02upnu6kzr Nino Bazzetta de Vemenia 0 220790 1418299 1418289 2026-06-26T12:49:27Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1418299 wikitext text/x-wiki [[File:Bazzetta de Vemenia, Nino – Storia della Città di Domodossola e dell'Ossola superiore, 1911 – BEIC 15115054.jpg|miniatura|''Storia della Città di Domodossola e dell'Ossola superiore'', 1911]] '''Nino Bazzetta da Vemenia''' (1880 – 1951), giornalista e scrittore italiano. ==''Guida del Lago d'Orta e Valle Strona''== *I due santi protettori della Riviera, [[Giulio di Orta|Giulio]] e Giuliano vantano una letteratura. Al loro ricordo si ricollegano le vicende della riviera, basiliche, chiese, tradizioni, forme di culto, aspetti diversi della vita del Cusio.</br>Riassumendone la vita diremo che i due fratelli nacquero verso il 330 d.C. nell'isola ellenica di Egina. Giulio divenne sacerdote e Giuliano diacono, verso il 377 partirono dalla Grecia e durante un naufragio attivarono salvi alle foci del Danubio al tempo di Teodosio il Grande che affidò loro un rescritto imperiale colla facoltà di diffondere il cristianesimo. Dopo una fermata a Roma alle acque Salvie, ora le Tre Fontane, sarebbero passati nella Romagna, nel Napoletano, negli Abruzzi, quindi sul territorio di Novara, fermandosi a Vercelli, novara, sulle rive del Verbano, sul lago d'Orta. [...]</br> Giunto a Gozzano Giuliano vi si fermò e Giulio passò all'isola deserta del lago, popolata solo da serpenti e sterpi, arrivandovi, secondo la leggenda, sul proprio mantello disteso sulle acque, dopo aver bevuto alla fonte di Casario dove volle bere nel 1573 [[Carlo Borromeo|S. Carlo]]. (pp. 37-38) *{{maiuscoletto|la [[Castello di Buccione|torre di buccione]]}} (m. 458) è la scolta della riviera, l'antemurale sul tipo del Baradello di Como, la torre cara alle memorie dei rivieraschi che ne udivano le campane a stormo durante le minaccie d'invasione e che li chiamava a difesa. La campana di Buccione chiamava alla castellania dell'isola i delegati della Riviera Superiore a consiglio. Sorge al principio del lago {{NDR|[[Lago d'Orta|d'Orta]]}} sopra un erto colle solitario e deserto. (p. 77) *[[Omegna|Omegna]] ebbe una storia particolare narrata dall'autore nell'opera: ''Il borgo di Omegna e suo contado'', 1921.</br>Il nome antico era ''Voemenia'' od ''Eumenia'', come dicemmo, la tradizione lo fa risalire ad un'ipotetica minaccia di [[Gaio Giulio Cesare|Giulio Cesare]] che avrebbe gettato l'anatema alle sue mura: ''heu moenia!''.</br>Vestigia romane non mancano anche nei cognomi.</br>La tradizione pure vuole che una parte del borgo alla Salera affondasse nel lago. Appartenne alla provincia romana delle Alpi Attrezziane, poi al ducato longobardo della Riviera, ai conti di Castello ed a quelli di Biandrate, la sua pieve è antichissima e dalla colleggiata derivarono le parrocchie della valle Strona e dintorni. (pp. 115-116) *{{maiuscoletto|[[Gravellona Toce|gravellona toce]]}} un tempo unita in comune con Casale Corte Cerro (m. 337, abit. 4401). Frazioni Pedemonte e Cantonaccio, sulle rive della Strona che si passa sopra un bel ponte di granito sal quale partono le strade del Sempione e quelle del lago Maggiore. Interessante panorama sulla val d'Ossola e la frastagliata impressionante catena dei Corni di Nibbio, il Pizzo Marone, il M. Fayrè e il Pizzo di Proman.</br>Nel 1316 il paese fu distrutto dai mercenarii inglesi del marchese di Monferrato.</br>Il primo documento storico che riguardi la terra dell'attuale Gravellona è del 2 novembre 1023. Il conte Riccardo, nipote di Ildebrando che nel 945 aveva avuto dai re Ugo e Lotario i primi possessi in Valsesia, aveva, alla morte del padre, ereditato i beni che comprendevano possedimenti intorno al lago Maggiore. Colla tragica distruzione del castello di Cerro molti del borgo si stabilirono nei dintorni del distrutto borgo. (p. 138) *Col nome di [[Valle Strona]] si intende la valle percorsa dalla Strona, che nasce dal laghetto del Capezzone e dopo aver ricevuto i piccoli affluenti invece di dirigersi verso il lago d'Orta, presso Omegna piega a nord bruscamente e percorre il tratto da Omegna e Gravellona Toce, detto la ''Corciera'' gettandosi nel Toce.</br>Chiusa fra le cime Eyenhorn, Scaravini, Issola, Ronda, Capezzone, Capio, Forcolaccia, Croce, Massuccone, ricca di pascoli e boschi, percorsa dal torrente rumoreggiante sul fondo, la valle è angusta e selvaggia per buona parte, la sua direzione è nord-ovest e sud-ovest. (p. 143) ==[[Incipit]] di ''Storia della Città di Domodossola e dell'Ossola superiore''== {{maiuscoletto|[[Domodossola]]}}, nobile e antica città delle Alpi, situata in posizione felice sulla grande via del Sempione, doviziosa di naturali circostanti bellezze e superba di memorie millenarie, non aveva ancora una storia. La bibliografia all'opera unita spiega questa affermazione. A me parve, fin dagli anni di liceo, che lo scrivere la storia della mia città fosse da parte mia il miglior modo di renderle onore e di farla conoscere agli italiani. È dunque il voto di dieci anni che oggi si traduce in realtà. ==Bibliografia== *Nino Bazzetta de Vemenia, ''Guida del Lago d'Orta e Valle Strona'', Edizioni Abele Preda, Milano, 1930. *Nino Bazzetta de Vemenia, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE281172 Storia della Città di Domodossola e dell'Ossola superiore]'', La Cartografica, Gozzano-Omegna-Domodossola, 1911. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Bazzetta de Vemenia, Nino}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] f70yfwhomj9gogvg5wed089l5fwi9ma 1418302 1418299 2026-06-26T13:07:08Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1418302 wikitext text/x-wiki [[File:Bazzetta de Vemenia, Nino – Storia della Città di Domodossola e dell'Ossola superiore, 1911 – BEIC 15115054.jpg|miniatura|''Storia della Città di Domodossola e dell'Ossola superiore'', 1911]] '''Nino Bazzetta da Vemenia''' (1880 – 1951), giornalista e scrittore italiano. ==''Guida del Lago d'Orta e Valle Strona''== *I due santi protettori della Riviera, [[Giulio di Orta|Giulio]] e Giuliano vantano una letteratura. Al loro ricordo si ricollegano le vicende della riviera, basiliche, chiese, tradizioni, forme di culto, aspetti diversi della vita del Cusio.</br>Riassumendone la vita diremo che i due fratelli nacquero verso il 330 d.C. nell'isola ellenica di Egina. Giulio divenne sacerdote e Giuliano diacono, verso il 377 partirono dalla Grecia e durante un naufragio attivarono salvi alle foci del Danubio al tempo di Teodosio il Grande che affidò loro un rescritto imperiale colla facoltà di diffondere il cristianesimo. Dopo una fermata a Roma alle acque Salvie, ora le Tre Fontane, sarebbero passati nella Romagna, nel Napoletano, negli Abruzzi, quindi sul territorio di Novara, fermandosi a Vercelli, novara, sulle rive del Verbano, sul lago d'Orta. [...]</br> Giunto a Gozzano Giuliano vi si fermò e Giulio passò all'isola deserta del lago, popolata solo da serpenti e sterpi, arrivandovi, secondo la leggenda, sul proprio mantello disteso sulle acque, dopo aver bevuto alla fonte di Casario dove volle bere nel 1573 [[Carlo Borromeo|S. Carlo]]. (pp. 37-38) *{{maiuscoletto|la [[Castello di Buccione|torre di buccione]]}} (m. 458) è la scolta della riviera, l'antemurale sul tipo del Baradello di Como, la torre cara alle memorie dei rivieraschi che ne udivano le campane a stormo durante le minaccie d'invasione e che li chiamava a difesa. La campana di Buccione chiamava alla castellania dell'isola i delegati della Riviera Superiore a consiglio. Sorge al principio del lago {{NDR|[[Lago d'Orta|d'Orta]]}} sopra un erto colle solitario e deserto. (p. 77) *{{maiuscoletto|[[Quarna Sotto|quarna sotto]]}} (m. 809) è un grosso villaggio già capoluogo di un comune di 954 abitanti e, insieme a Quarna Sopra, giace su d'un elevato altipiano sul pendio sud-est del ''Monte Massuccone'' (m. 1424). Il paese ha belle case e ville, vie e piazzette e da un torrentello chiamato ''Strola'' è diviso in due parti denominate ''Codovico'' e ''Trari''. Nella bella chiesa parrocchiale di San Nicolao di Bari eretta nel 1550 sono d'ammirarsi uno stupendo altare ed un vecchio ma grandioso e buon organo del ''Biroldi'' di Varese. [...] Il clima di Quarna Sotto è dolce e saluberrimo; all'ingiro sonvi vasti boschi di faggi e castani che offrono, nell'estate, deliziose ombre: notevoli alcuni dettagli boschivi. (p. 100) *[[Omegna|Omegna]] ebbe una storia particolare narrata dall'autore nell'opera: ''Il borgo di Omegna e suo contado'', 1921.</br>Il nome antico era ''Voemenia'' od ''Eumenia'', come dicemmo, la tradizione lo fa risalire ad un'ipotetica minaccia di [[Gaio Giulio Cesare|Giulio Cesare]] che avrebbe gettato l'anatema alle sue mura: ''heu moenia!''.</br>Vestigia romane non mancano anche nei cognomi.</br>La tradizione pure vuole che una parte del borgo alla Salera affondasse nel lago. Appartenne alla provincia romana delle Alpi Attrezziane, poi al ducato longobardo della Riviera, ai conti di Castello ed a quelli di Biandrate, la sua pieve è antichissima e dalla colleggiata derivarono le parrocchie della valle Strona e dintorni. (pp. 115-116) *{{maiuscoletto|[[Gravellona Toce|gravellona toce]]}} un tempo unita in comune con Casale Corte Cerro (m. 337, abit. 4401). Frazioni Pedemonte e Cantonaccio, sulle rive della Strona che si passa sopra un bel ponte di granito sal quale partono le strade del Sempione e quelle del lago Maggiore. Interessante panorama sulla val d'Ossola e la frastagliata impressionante catena dei Corni di Nibbio, il Pizzo Marone, il M. Fayrè e il Pizzo di Proman.</br>Nel 1316 il paese fu distrutto dai mercenarii inglesi del marchese di Monferrato.</br>Il primo documento storico che riguardi la terra dell'attuale Gravellona è del 2 novembre 1023. Il conte Riccardo, nipote di Ildebrando che nel 945 aveva avuto dai re Ugo e Lotario i primi possessi in Valsesia, aveva, alla morte del padre, ereditato i beni che comprendevano possedimenti intorno al lago Maggiore. Colla tragica distruzione del castello di Cerro molti del borgo si stabilirono nei dintorni del distrutto borgo. (p. 138) *Col nome di [[Valle Strona]] si intende la valle percorsa dalla Strona, che nasce dal laghetto del Capezzone e dopo aver ricevuto i piccoli affluenti invece di dirigersi verso il lago d'Orta, presso Omegna piega a nord bruscamente e percorre il tratto da Omegna e Gravellona Toce, detto la ''Corciera'' gettandosi nel Toce.</br>Chiusa fra le cime Eyenhorn, Scaravini, Issola, Ronda, Capezzone, Capio, Forcolaccia, Croce, Massuccone, ricca di pascoli e boschi, percorsa dal torrente rumoreggiante sul fondo, la valle è angusta e selvaggia per buona parte, la sua direzione è nord-ovest e sud-ovest. (p. 143) ==[[Incipit]] di ''Storia della Città di Domodossola e dell'Ossola superiore''== {{maiuscoletto|[[Domodossola]]}}, nobile e antica città delle Alpi, situata in posizione felice sulla grande via del Sempione, doviziosa di naturali circostanti bellezze e superba di memorie millenarie, non aveva ancora una storia. La bibliografia all'opera unita spiega questa affermazione. A me parve, fin dagli anni di liceo, che lo scrivere la storia della mia città fosse da parte mia il miglior modo di renderle onore e di farla conoscere agli italiani. È dunque il voto di dieci anni che oggi si traduce in realtà. ==Bibliografia== *Nino Bazzetta de Vemenia, ''Guida del Lago d'Orta e Valle Strona'', Edizioni Abele Preda, Milano, 1930. *Nino Bazzetta de Vemenia, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE281172 Storia della Città di Domodossola e dell'Ossola superiore]'', La Cartografica, Gozzano-Omegna-Domodossola, 1911. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Bazzetta de Vemenia, Nino}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 593tlis2w5nmxn8h26atvwen6akqp9j 1418330 1418302 2026-06-26T13:26:44Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1418330 wikitext text/x-wiki [[File:Bazzetta de Vemenia, Nino – Storia della Città di Domodossola e dell'Ossola superiore, 1911 – BEIC 15115054.jpg|miniatura|''Storia della Città di Domodossola e dell'Ossola superiore'', 1911]] '''Nino Bazzetta da Vemenia''' (1880 – 1951), giornalista e scrittore italiano. ==''Guida del Lago d'Orta e Valle Strona''== *I due santi protettori della Riviera, [[Giulio di Orta|Giulio]] e Giuliano vantano una letteratura. Al loro ricordo si ricollegano le vicende della riviera, basiliche, chiese, tradizioni, forme di culto, aspetti diversi della vita del Cusio.</br>Riassumendone la vita diremo che i due fratelli nacquero verso il 330 d.C. nell'isola ellenica di Egina. Giulio divenne sacerdote e Giuliano diacono, verso il 377 partirono dalla Grecia e durante un naufragio attivarono salvi alle foci del Danubio al tempo di Teodosio il Grande che affidò loro un rescritto imperiale colla facoltà di diffondere il cristianesimo. Dopo una fermata a Roma alle acque Salvie, ora le Tre Fontane, sarebbero passati nella Romagna, nel Napoletano, negli Abruzzi, quindi sul territorio di Novara, fermandosi a Vercelli, novara, sulle rive del Verbano, sul lago d'Orta. [...]</br> Giunto a Gozzano Giuliano vi si fermò e Giulio passò all'isola deserta del lago, popolata solo da serpenti e sterpi, arrivandovi, secondo la leggenda, sul proprio mantello disteso sulle acque, dopo aver bevuto alla fonte di Casario dove volle bere nel 1573 [[Carlo Borromeo|S. Carlo]]. (pp. 37-38) *{{maiuscoletto|la [[Castello di Buccione|torre di buccione]]}} (m. 458) è la scolta della riviera, l'antemurale sul tipo del Baradello di Como, la torre cara alle memorie dei rivieraschi che ne udivano le campane a stormo durante le minaccie d'invasione e che li chiamava a difesa. La campana di Buccione chiamava alla castellania dell'isola i delegati della Riviera Superiore a consiglio. Sorge al principio del lago {{NDR|[[Lago d'Orta|d'Orta]]}} sopra un erto colle solitario e deserto. (p. 77) *Il [[Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso)|Santuario {{ndr|della Madonna del Sasso}}]] è molto celebrato per i dipinti della sua vasta chiesa, fra i quali lavori di Fermo Stella da Caravaggio, il più chiaro discepolo di Gaudenzio Ferrari. Una vista sommamente dilettevole di lassù si gode, poiché, oltre la stupenda scena del lago che contemplata da quell'altura è forse più bella e certo più grandiosa, lo sguardo si stende sulle fertili campagne del novarese, fino a Novara, Vercelli e più oltre ancora, perché in qualche bella giornata si può scrogere Milano col duomo.</br>È dal piazzale di questo Santuario che S. M. il Re col suo Stato Maggiore seguì lo svolgersi dell'ultima fase delle grandi manovre del 1907, ed è appunto alla vista di quel grandioso panorama che si palesò ammiratore del bacino del lago d'Orta deplorando quel lembo di terra italiana fosse così poco conosciuto e che mancasse anche una guida, come disse al Marchese Nicolò Leonardi. (pp. 92-93) *{{maiuscoletto|[[Quarna Sotto|quarna sotto]]}} (m. 809) è un grosso villaggio già capoluogo di un comune di 954 abitanti e, insieme a Quarna Sopra, giace su d'un elevato altipiano sul pendio sud-est del ''Monte Massuccone'' (m. 1424). Il paese ha belle case e ville, vie e piazzette e da un torrentello chiamato ''Strola'' è diviso in due parti denominate ''Codovico'' e ''Trari''. Nella bella chiesa parrocchiale di San Nicolao di Bari eretta nel 1550 sono d'ammirarsi uno stupendo altare ed un vecchio ma grandioso e buon organo del ''Biroldi'' di Varese. [...] Il clima di Quarna Sotto è dolce e saluberrimo; all'ingiro sonvi vasti boschi di faggi e castani che offrono, nell'estate, deliziose ombre: notevoli alcuni dettagli boschivi. (p. 100) *[[Omegna|Omegna]] ebbe una storia particolare narrata dall'autore nell'opera: ''Il borgo di Omegna e suo contado'', 1921.</br>Il nome antico era ''Voemenia'' od ''Eumenia'', come dicemmo, la tradizione lo fa risalire ad un'ipotetica minaccia di [[Gaio Giulio Cesare|Giulio Cesare]] che avrebbe gettato l'anatema alle sue mura: ''heu moenia!''.</br>Vestigia romane non mancano anche nei cognomi.</br>La tradizione pure vuole che una parte del borgo alla Salera affondasse nel lago. Appartenne alla provincia romana delle Alpi Attrezziane, poi al ducato longobardo della Riviera, ai conti di Castello ed a quelli di Biandrate, la sua pieve è antichissima e dalla colleggiata derivarono le parrocchie della valle Strona e dintorni. (pp. 115-116) *{{maiuscoletto|[[Gravellona Toce|gravellona toce]]}} un tempo unita in comune con Casale Corte Cerro (m. 337, abit. 4401). Frazioni Pedemonte e Cantonaccio, sulle rive della Strona che si passa sopra un bel ponte di granito sal quale partono le strade del Sempione e quelle del lago Maggiore. Interessante panorama sulla val d'Ossola e la frastagliata impressionante catena dei Corni di Nibbio, il Pizzo Marone, il M. Fayrè e il Pizzo di Proman.</br>Nel 1316 il paese fu distrutto dai mercenarii inglesi del marchese di Monferrato.</br>Il primo documento storico che riguardi la terra dell'attuale Gravellona è del 2 novembre 1023. Il conte Riccardo, nipote di Ildebrando che nel 945 aveva avuto dai re Ugo e Lotario i primi possessi in Valsesia, aveva, alla morte del padre, ereditato i beni che comprendevano possedimenti intorno al lago Maggiore. Colla tragica distruzione del castello di Cerro molti del borgo si stabilirono nei dintorni del distrutto borgo. (p. 138) *Col nome di [[Valle Strona]] si intende la valle percorsa dalla Strona, che nasce dal laghetto del Capezzone e dopo aver ricevuto i piccoli affluenti invece di dirigersi verso il lago d'Orta, presso Omegna piega a nord bruscamente e percorre il tratto da Omegna e Gravellona Toce, detto la ''Corciera'' gettandosi nel Toce.</br>Chiusa fra le cime Eyenhorn, Scaravini, Issola, Ronda, Capezzone, Capio, Forcolaccia, Croce, Massuccone, ricca di pascoli e boschi, percorsa dal torrente rumoreggiante sul fondo, la valle è angusta e selvaggia per buona parte, la sua direzione è nord-ovest e sud-ovest. (p. 143) ==[[Incipit]] di ''Storia della Città di Domodossola e dell'Ossola superiore''== {{maiuscoletto|[[Domodossola]]}}, nobile e antica città delle Alpi, situata in posizione felice sulla grande via del Sempione, doviziosa di naturali circostanti bellezze e superba di memorie millenarie, non aveva ancora una storia. La bibliografia all'opera unita spiega questa affermazione. A me parve, fin dagli anni di liceo, che lo scrivere la storia della mia città fosse da parte mia il miglior modo di renderle onore e di farla conoscere agli italiani. È dunque il voto di dieci anni che oggi si traduce in realtà. ==Bibliografia== *Nino Bazzetta de Vemenia, ''Guida del Lago d'Orta e Valle Strona'', Edizioni Abele Preda, Milano, 1930. *Nino Bazzetta de Vemenia, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE281172 Storia della Città di Domodossola e dell'Ossola superiore]'', La Cartografica, Gozzano-Omegna-Domodossola, 1911. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Bazzetta de Vemenia, Nino}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] aos7qrum77x4yzabtnv0kyr5idj26cq 1418351 1418330 2026-06-26T14:03:55Z Spinoziano (BEIC) 86405 piccole sistemazioni 1418351 wikitext text/x-wiki [[File:Bazzetta de Vemenia, Nino – Storia della Città di Domodossola e dell'Ossola superiore, 1911 – BEIC 15115054.jpg|miniatura|''Storia della Città di Domodossola e dell'Ossola superiore'', 1911]] '''Nino Bazzetta da Vemenia''' (1880 – 1951), giornalista e scrittore italiano. ==''Guida del Lago d'Orta e Valle Strona''== *I due santi protettori della Riviera, [[Giulio di Orta|Giulio]] e Giuliano vantano una letteratura. Al loro ricordo si ricollegano le vicende della riviera, basiliche, chiese, tradizioni, forme di culto, aspetti diversi della vita del Cusio.</br>Riassumendone la vita diremo che i due fratelli nacquero verso il 330 d.C. nell'isola ellenica di Egina. Giulio divenne sacerdote e Giuliano diacono, verso il 377 partirono dalla Grecia e durante un naufragio arrivarono salvi alle foci del Danubio al tempo di [[Teodosio I|Teodosio il Grande]] che affidò loro un rescritto imperiale colla facoltà di diffondere il cristianesimo. Dopo una fermata a Roma alle acque Salvie, ora le Tre Fontane, sarebbero passati nella Romagna, nel Napoletano, negli Abruzzi, quindi sul territorio di Novara, fermandosi a Vercelli, Novara, sulle rive del Verbano, sul lago d'Orta. [...]</br>Giunto a Gozzano Giuliano vi si fermò e Giulio passò all'isola deserta del lago, popolata solo da serpenti e sterpi, arrivandovi, secondo la leggenda, sul proprio mantello disteso sulle acque, dopo aver bevuto alla fonte di Casario dove volle bere nel 1573 [[Carlo Borromeo|S. Carlo]]. (pp. 37-38) *{{maiuscoletto|la [[Castello di Buccione|torre di buccione]]}} (m. 458) è la scolta della riviera, l'antemurale sul tipo del Baradello di Como, la torre cara alle memorie dei rivieraschi che ne udivano le campane a stormo durante le minaccie d'invasione e che li chiamava a difesa. La campana di Buccione chiamava alla castellania dell'isola i delegati della Riviera Superiore a consiglio. Sorge al principio del lago {{NDR|[[Lago d'Orta|d'Orta]]}} sopra un erto colle solitario e deserto. (p. 77) *Il [[Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso)|Santuario {{ndr|della Madonna del Sasso}}]] è molto celebrato per i dipinti della sua vasta chiesa, fra i quali lavori di Fermo Stella da Caravaggio, il più chiaro discepolo di Gaudenzio Ferrari. Una vista sommamente dilettevole di lassù si gode, poiché, oltre la stupenda scena del lago che contemplata da quell'altura è forse più bella e certo più grandiosa, lo sguardo si stende sulle fertili campagne del novarese, fino a Novara, Vercelli e più oltre ancora, perché in qualche bella giornata si può scrogere Milano col duomo.</br>È dal piazzale di questo Santuario che S. M. il Re col suo Stato Maggiore seguì lo svolgersi dell'ultima fase delle grandi manovre del 1907, ed è appunto alla vista di quel grandioso panorama che si palesò ammiratore del bacino del lago d'Orta deplorando quel lembo di terra italiana fosse così poco conosciuto e che mancasse anche una guida, come disse al Marchese Nicolò Leonardi. (pp. 92-93) *{{maiuscoletto|[[Quarna Sotto|quarna sotto]]}} (m. 809) è un grosso villaggio già capoluogo di un comune di 954 abitanti e, insieme a Quarna Sopra, giace su d'un elevato altipiano sul pendio sud-est del ''Monte Massuccone'' (m. 1424). Il paese ha belle case e ville, vie e piazzette e da un torrentello chiamato ''Strola'' è diviso in due parti denominate ''Codovico'' e ''Trari''. Nella bella chiesa parrocchiale di San Nicolao di Bari eretta nel 1550 sono d'ammirarsi uno stupendo altare ed un vecchio ma grandioso e buon organo del ''Biroldi'' di Varese. [...] Il clima di Quarna Sotto è dolce e saluberrimo; all'ingiro sonvi vasti boschi di faggi e castani che offrono, nell'estate, deliziose ombre: notevoli alcuni dettagli boschivi. (p. 100) *[[Omegna|Omegna]] ebbe una storia particolare narrata dall'autore nell'opera: ''Il borgo di Omegna e suo contado'', 1921.</br>Il nome antico era ''Voemenia'' od ''Eumenia'', come dicemmo, la tradizione lo fa risalire ad un'ipotetica minaccia di [[Gaio Giulio Cesare|Giulio Cesare]] che avrebbe gettato l'anatema alle sue mura: ''heu moenia!''.</br>Vestigia romane non mancano anche nei cognomi.</br>La tradizione pure vuole che una parte del borgo alla Salera affondasse nel lago. Appartenne alla provincia romana delle Alpi Attrezziane, poi al ducato longobardo della Riviera, ai conti di Castello ed a quelli di Biandrate, la sua pieve è antichissima e dalla colleggiata derivarono le parrocchie della valle Strona e dintorni. (pp. 115-116) *{{maiuscoletto|[[Gravellona Toce|gravellona toce]]}} un tempo unita in comune con Casale Corte Cerro (m. 337, abit. 4401). Frazioni Pedemonte e Cantonaccio, sulle rive della Strona che si passa sopra un bel ponte di granito sal quale partono le strade del Sempione e quelle del lago Maggiore. Interessante panorama sulla val d'Ossola e la frastagliata impressionante catena dei Corni di Nibbio, il Pizzo Marone, il M. Fayrè e il Pizzo di Proman.</br>Nel 1316 il paese fu distrutto dai mercenarii inglesi del marchese di Monferrato.</br>Il primo documento storico che riguardi la terra dell'attuale Gravellona è del 2 novembre 1023. Il conte Riccardo, nipote di Ildebrando che nel 945 aveva avuto dai re Ugo e Lotario i primi possessi in Valsesia, aveva, alla morte del padre, ereditato i beni che comprendevano possedimenti intorno al lago Maggiore. Colla tragica distruzione del castello di Cerro molti del borgo si stabilirono nei dintorni del distrutto borgo. (p. 138) *Col nome di [[Valle Strona]] si intende la valle percorsa dalla Strona, che nasce dal laghetto del Capezzone e dopo aver ricevuto i piccoli affluenti invece di dirigersi verso il lago d'Orta, presso Omegna piega a nord bruscamente e percorre il tratto da Omegna e Gravellona Toce, detto la ''Corciera'' gettandosi nel Toce.</br>Chiusa fra le cime Eyenhorn, Scaravini, Issola, Ronda, Capezzone, Capio, Forcolaccia, Croce, Massuccone, ricca di pascoli e boschi, percorsa dal torrente rumoreggiante sul fondo, la valle è angusta e selvaggia per buona parte, la sua direzione è nord-ovest e sud-ovest. (p. 143) ==[[Incipit]] di ''Storia della Città di Domodossola e dell'Ossola superiore''== {{maiuscoletto|[[Domodossola]]}}, nobile e antica città delle Alpi, situata in posizione felice sulla grande via del Sempione, doviziosa di naturali circostanti bellezze e superba di memorie millenarie, non aveva ancora una storia. La bibliografia all'opera unita spiega questa affermazione. A me parve, fin dagli anni di liceo, che lo scrivere la storia della mia città fosse da parte mia il miglior modo di renderle onore e di farla conoscere agli italiani. È dunque il voto di dieci anni che oggi si traduce in realtà. ==Bibliografia== *Nino Bazzetta de Vemenia, ''Guida del Lago d'Orta e Valle Strona'', Edizioni Abele Preda, Milano, 1930. *Nino Bazzetta de Vemenia, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE281172 Storia della Città di Domodossola e dell'Ossola superiore]'', La Cartografica, Gozzano-Omegna-Domodossola, 1911. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Bazzetta de Vemenia, Nino}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] cho5xbtwxdit6cyxe04272isd703a0c Pella (Italia) 0 224967 1418360 1414567 2026-06-26T14:24:02Z Spinoziano (BEIC) 86405 /* Voci correlate */ 1418360 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Pella PanoramaLago.jpg|thumb|Pella]] Citazioni su '''Pella'''. *Erano già molto in alto. Una guardata di falco. Pella appariva come schiacciata in fondo, sopra uno spazio largo un palmo. Il lago tremolava, vibrando una lucentezza azzurrina di cielo, l'isola pareva un giocattolo galleggiante. ([[Achille Giovanni Cagna]]) *Sul lago bujo soffiava una brezzolina refrigerante. Dall'opposta riva, verso Pella, alcuni lumicini tremolanti foravano il grembo nero della montagna rifrangendo raggi perpendicolari sullo speglio delle acque. ([[Achille Giovanni Cagna]]) ==Voci correlate== *[[Isola di San Giulio]] *[[Lago d'Orta]] *[[Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso)|Santuario della Madonna del Sasso]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Comuni del Piemonte]] qxdxcye6dt78nolob97r5bm4r5r3m31 Basilica di San Giulio 0 225285 1418354 1416448 2026-06-26T14:10:49Z Spinoziano (BEIC) 86405 /* Voci correlate */ 1418354 wikitext text/x-wiki [[File:Basilica San Giulio - Außen.jpg|miniatura|Basilica di San Giulio]] {{voce tematica}} Citazioni sulla '''basilica di San Giulio'''. ==[[Laura Mancinelli]]== *A mano a mano che ci si avvicinava all'isola, il campanile emergeva dalla nebbia che ancora avvolgeva il corpo della chiesa di San Giulio. Apparve infine, ma come velata, la mole massiccia della basilica, quando il motoscafo si fermò ai gradini della scala che porta all'ingresso della chiesa, al portale che si intravedeva aperto ma non ancora ben delineato. *Poi venne dallo strumento il suono del corale di [[Johann Sebastian Bach|Bach]], ''Ein feste Burg ist unser Gott'', eseguito da grande maestro: cascate di note riempirono la chiesa, un torrente di accordi potenziati dal gioco della pedaliera volarono sulle teste degli ascoltatori, rapiti in perfetto silenzio. Lo spazio del luogo sacro fu divorato da quella musica possente, che con accenti imperiosi annunciava la presenza di Dio e la imponeva a tutti, anche ai non credenti, perché esultassero insieme per la lieta novella. *Salimmo gli ultimi gradini: il portale era aperto, ma la chiesa buia e deserta. La sola luce, oltre quella che entrava dall'ingresso, proveniva da un rosone al centro della facciata laterale rivolta al lago. Il silenzio irreale, sottolineato e non rotto dal pigro sciacquio dell'onda lenta che lambiva la scala, il buio accresciuto dalla scarsa luce proveniente dalle due sole aperture immerse ancora nella nebbia rendevano misteriosamente tangibile il senso di solitudine che dominava la vasta chiesa deserta. *Sono tornata sull'isola di San Giulio qualche anno fa per Natale. Sapevo che vi avrebbero celebrato la messa di mezzanotte, la vigilia, e volevo vedere che effetto mi avrebbe fatto quella chiesa che avevo vista deserta al tempo dell'alluvione, o meglio, abitata da un fantasma velato di nero che suonava l'organo. Per Natale qualcuno sarebbe certamente andato alla messa di mezzanotte e forse ci sarebbe stata musica d'organo, sia pure suonata da mani celate dal velo nero di una monaca di clausura. ==Voci correlate== *[[Giulio di Orta]] *[[Isola di San Giulio]] *[[Lago d'Orta]] *[[Orta San Giulio]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} [[Categoria:Architetture religiose d'Italia]] [[Categoria:Luoghi del Piemonte]] im2dxu563gee3q1zee4aqzz27u7mbxf Scudiero 0 225494 1418383 1418019 2026-06-27T07:03:03Z Skekzilla 17056 1418383 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:The Squire - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|Lo scudiero dal manoscritto d'Ellesmere de ''[[I racconti di Canterbury]]'']] Citazioni sugli '''scudieri'''. *Anche uno scudiero può fare un atto di cortesia, senza dubbio, come quello che può esser fatto da un cavaliere. (''[[I racconti di Canterbury]]'') *Un nobile cavaliere giurare fedeltà a uno scudiero?! (''[[Excalibur]]'') *Uno scudiero non lascia senza spada il suo cavaliere. (''[[Excalibur]]'') ==Voci correlate== *[[Scudiero]] ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sullo|w_preposizione=riguardante lo|wikt}} [[Categoria:Storia medievale]] erwr4u0mu1eu0u90h8jvvyxg3eieoni 1418384 1418383 2026-06-27T07:03:18Z Skekzilla 17056 /* Voci correlate */ 1418384 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:The Squire - Ellesmere Chaucer.jpg|thumb|Lo scudiero dal manoscritto d'Ellesmere de ''[[I racconti di Canterbury]]'']] Citazioni sugli '''scudieri'''. *Anche uno scudiero può fare un atto di cortesia, senza dubbio, come quello che può esser fatto da un cavaliere. (''[[I racconti di Canterbury]]'') *Un nobile cavaliere giurare fedeltà a uno scudiero?! (''[[Excalibur]]'') *Uno scudiero non lascia senza spada il suo cavaliere. (''[[Excalibur]]'') ==Voci correlate== *[[Cavaliere]] ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sullo|w_preposizione=riguardante lo|wikt}} [[Categoria:Storia medievale]] qiwkutvx5bt3ihe3iyheivgi1g0wlp7 Christoph Wilhelm Hufeland 0 225508 1418341 1418109 2026-06-26T13:44:17Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1418341 wikitext text/x-wiki [[File:Christoph Wilhelm Hufeland.jpg|miniatura|Christoph Wilhelm Hufeland]] '''Christoph Wilhelm Hufeland''' (1762 – 1836), medico tedesco. ==''L'arte di prolungare la vita umana''== ===[[Incipit]]=== La [[vita]] umana, fisicamente considerata, altro non è, fuorché un vero esercizio animale, un'apparizione prodotta dalla concorrenza delle forze naturali fra di loro combinate, ed il di cui effetto soggiace mai sempre a continue alternative. <!--(vol. I, p. IX)--> ===Citazioni=== *{{maiuscoletto|Nell}}'ordine della natura spira ed agisce quella forza incomprensibile, quell'influsso immediato della divinità, che si chiama da noi forza vitale. Per ogni dove s'incontrano apparizioni, ed effetti, i quali palesano evidentemente la loro essenza, sebbene in varie infinite modificazioni, ed in forme infinitamente variabili. (vol. I, p. 1) *Tutti i vegetabili di succosa ed umida costituzione, e che hanno delicatissimi organi, sono di una vita breve, e durano solamente un anno, od al più due. Quelli che hanno organi più robusti, e sughi più densi, durano di più. Gli alberi sono quelli, che possono giungere alla più avanzata età. (vol. I, pp. 64-65) *Per quanto si sa dalle osservazioni finora fatte, la testuggine, ed il coccodrillo arrivano alla più avanzata età.</br>La [[Tartaruga|Testuggine]] è un anfibio sommamente pigro, flemmatico, e tardo in tutte le sue azioni, e cresce così lentamente, che in vent'anni non s'ingrandisce, che di pochi pollici. Questo animale vive per l'ordinario un secolo, ed anche più. (p. 85) *Il [[Pappagallo]] è un uccello, che vuol esser particolarmente distinto. Abbiamo degli esempj, che alcuni vissero più di sessant'anni imprigionati, senza contare quelli, che avevano quando furono presi. Egli è un uccello, che digerisce quasi ogni sorta di cibo, cambia il becco, ed ha una carne opaca, e soda. (vol. I, p. 89) *Per due ragioni è lo [[stomaco]] la pietra fondamentale di una vita lunga. Primieramente, perché egli è il primo ed importantissimo ristauratore della nostra natura, il canale, per cui entra tutto quello, che deve convertirsi in nostra sostanza, e dal di cui stato buono, o cattivo dipende non solamente la quantità, ma anche la qualità del nostro ristauro. In secondo luogo, perché dalla qualità dello stomaco viene modificata l'azione delle passioni, le cause nelle malattie, ed altre influenze distruggenti sul nostro corpo. (vol. I, pp. 178-179) *Fra tutti i mezzi che abbreviano la vita io non ne conosco alcuno, che maggiormente distrugga, e che unisca in se tante proprietà per accorciarla, quanto gli eccessi in [[amore]]. (vol. II, p. 8) ==Bibliografia== *Christoph Wilhelm Hufeland, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE9027450 L'arte di prolungare la vita umana]'', vol. I, traduzione di Luigi Careno, Giuseppe Remondini e figli, Venezia, 1799. *Christoph Wilhelm Hufeland, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE9027709 L'arte di prolungare la vita umana]'', vol. II, traduzione di Luigi Careno, Giuseppe Remondini e figli, Venezia, 1799. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Hufeland, Christoph Wilhelm}} [[Categoria:Medici tedeschi]] draz5ozwypivg0500d0m9kdj9hrb816 1418361 1418341 2026-06-26T14:24:49Z Spinoziano (BEIC) 86405 1418361 wikitext text/x-wiki [[File:Christoph Wilhelm Hufeland.jpg|miniatura|Christoph Wilhelm Hufeland]] '''Christoph Wilhelm Hufeland''' (1762 – 1836), medico tedesco. ==''L'arte di prolungare la vita umana''== ===[[Incipit]]=== La [[vita]] umana, fisicamente considerata, altro non è, fuorché un vero esercizio animale, un'apparizione prodotta dalla concorrenza delle forze naturali fra di loro combinate, ed il di cui effetto soggiace mai sempre a continue alternative. <!--(vol. I, p. IX)--> ===Citazioni=== *{{maiuscoletto|Nell}}'ordine della natura spira ed agisce quella forza incomprensibile, quell'influsso immediato della divinità, che si chiama da noi forza vitale. Per ogni dove s'incontrano apparizioni, ed effetti, i quali palesano evidentemente la loro essenza, sebbene in varie infinite modificazioni, ed in forme infinitamente variabili. (vol. I, p. 1) *Tutti i vegetabili di succosa ed umida costituzione, e che hanno delicatissimi organi, sono di una vita breve, e durano solamente un anno, od al più due. Quelli che hanno organi più robusti, e sughi più densi, durano di più. Gli alberi sono quelli, che possono giungere alla più avanzata età. (vol. I, pp. 64-65) *Per quanto si sa dalle osservazioni finora fatte, la [[Tartaruga|testuggine]], ed il coccodrillo arrivano alla più avanzata età.</br>La Testuggine è un anfibio sommamente pigro, flemmatico, e tardo in tutte le sue azioni, e cresce così lentamente, che in vent'anni non s'ingrandisce, che di pochi pollici. Questo animale vive per l'ordinario un secolo, ed anche più. (vol. I, p. 85) *Il [[Pappagallo]] è un uccello, che vuol esser particolarmente distinto. Abbiamo degli esempj, che alcuni vissero più di sessant'anni imprigionati, senza contare quelli, che avevano quando furono presi. Egli è un uccello, che digerisce quasi ogni sorta di cibo, cambia il becco, ed ha una carne opaca, e soda. (vol. I, p. 89) *Per due ragioni è lo [[stomaco]] la pietra fondamentale di una vita lunga. Primieramente, perché egli è il primo ed importantissimo ristauratore della nostra natura, il canale, per cui entra tutto quello, che deve convertirsi in nostra sostanza, e dal di cui stato buono, o cattivo dipende non solamente la quantità, ma anche la qualità del nostro ristauro. In secondo luogo, perché dalla qualità dello stomaco viene modificata l'azione delle passioni, le cause nelle malattie, ed altre influenze distruggenti sul nostro corpo. (vol. I, pp. 178-179) *Fra tutti i mezzi che abbreviano la vita io non ne conosco alcuno, che maggiormente distrugga, e che unisca in se tante proprietà per accorciarla, quanto gli eccessi in [[amore]]. (vol. II, p. 8) ==Bibliografia== *Christoph Wilhelm Hufeland, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE9027450 L'arte di prolungare la vita umana]'', vol. I, traduzione di Luigi Careno, Giuseppe Remondini e figli, Venezia, 1799. *Christoph Wilhelm Hufeland, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE9027709 L'arte di prolungare la vita umana]'', vol. II, traduzione di Luigi Careno, Giuseppe Remondini e figli, Venezia, 1799. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Hufeland, Christoph Wilhelm}} [[Categoria:Medici tedeschi]] hp5wjakn3mg6pyw50rmvhnkspbxvykq Giulio di Orta 0 225534 1418300 2026-06-26T12:49:31Z Marcella Medici (BEIC) 84396 creazione voce 1418300 wikitext text/x-wiki [[File:JuliusofNovara.jpg|miniatura|san Giulio]] '''Giulio di Orta''' ( – 401), religioso greco. ==Citazioni su Giulio di Orta== *I due santi protettori della Riviera, Giulio e Giuliano vantano una letteratura. Al loro ricordo si ricollegano le vicende della riviera, basiliche, chiese, tradizioni, forme di culto, aspetti diversi della vita del Cusio.</br>Riassumendone la vita diremo che i due fratelli nacquero verso il 330 d.C. nell'isola ellenica di Egina. Giulio divenne sacerdote e Giuliano diacono, verso il 377 partirono dalla Grecia e durante un naufragio attivarono salvi alle foci del Danubio al tempo di Teodosio il Grande che affidò loro un rescritto imperiale colla facoltà di diffondere il cristianesimo. Dopo una fermata a Roma alle acque Salvie, ora le Tre Fontane, sarebbero passati nella Romagna, nel Napoletano, negli Abruzzi, quindi sul territorio di Novara, fermandosi a Vercelli, novara, sulle rive del Verbano, sul lago d'Orta. [...]</br> Giunto a Gozzano Giuliano vi si fermò e Giulio passò all'isola deserta del lago, popolata solo da serpenti e sterpi, arrivandovi, secondo la leggenda, sul proprio mantello disteso sulle acque, dopo aver bevuto alla fonte di Casario dove volle bere nel 1573 [[Carlo Borromeo|S. Carlo]]. ([[Nino Bazzetta de Vemenia]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Religiosi]] oj30o2f8oxld88erem7xqn1dnwwbb7j 1418343 1418300 2026-06-26T13:47:18Z Spinoziano (BEIC) 86405 piccole sistemazioni 1418343 wikitext text/x-wiki [[File:JuliusofNovara.jpg|miniatura|Giulio di Orta]] San '''Giulio di Orta''' († 401), presbitero greco. ==Citazioni su Giulio di Orta== *I due santi protettori della Riviera, Giulio e Giuliano vantano una letteratura. Al loro ricordo si ricollegano le vicende della riviera, basiliche, chiese, tradizioni, forme di culto, aspetti diversi della vita del Cusio.</br>Riassumendone la vita diremo che i due fratelli nacquero verso il 330 d.C. nell'isola ellenica di Egina. Giulio divenne sacerdote e Giuliano diacono, verso il 377 partirono dalla Grecia e durante un naufragio arrivarono salvi alle foci del Danubio al tempo di [[Teodosio I|Teodosio il Grande]] che affidò loro un rescritto imperiale colla facoltà di diffondere il cristianesimo. Dopo una fermata a Roma alle acque Salvie, ora le Tre Fontane, sarebbero passati nella Romagna, nel Napoletano, negli Abruzzi, quindi sul territorio di Novara, fermandosi a Vercelli, Novara, sulle rive del Verbano, sul lago d'Orta. [...]</br>Giunto a Gozzano Giuliano vi si fermò e Giulio passò all'isola deserta del lago, popolata solo da serpenti e sterpi, arrivandovi, secondo la leggenda, sul proprio mantello disteso sulle acque, dopo aver bevuto alla fonte di Casario dove volle bere nel 1573 [[Carlo Borromeo|S. Carlo]]. ([[Nino Bazzetta de Vemenia]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Presbiteri greci]] [[Categoria:Santi greci]] ri571qff85vybej2uapqosxs1qoy19v 1418355 1418343 2026-06-26T14:13:39Z Spinoziano (BEIC) 86405 + voci correl. 1418355 wikitext text/x-wiki [[File:JuliusofNovara.jpg|miniatura|Giulio di Orta]] San '''Giulio di Orta''' († 401), presbitero greco. ==Citazioni su Giulio di Orta== *I due santi protettori della Riviera, Giulio e Giuliano vantano una letteratura. Al loro ricordo si ricollegano le vicende della riviera, basiliche, chiese, tradizioni, forme di culto, aspetti diversi della vita del Cusio.</br>Riassumendone la vita diremo che i due fratelli nacquero verso il 330 d.C. nell'isola ellenica di Egina. Giulio divenne sacerdote e Giuliano diacono, verso il 377 partirono dalla Grecia e durante un naufragio arrivarono salvi alle foci del Danubio al tempo di [[Teodosio I|Teodosio il Grande]] che affidò loro un rescritto imperiale colla facoltà di diffondere il cristianesimo. Dopo una fermata a Roma alle acque Salvie, ora le Tre Fontane, sarebbero passati nella Romagna, nel Napoletano, negli Abruzzi, quindi sul territorio di Novara, fermandosi a Vercelli, Novara, sulle rive del Verbano, sul lago d'Orta. [...]</br>Giunto a Gozzano Giuliano vi si fermò e Giulio passò all'isola deserta del lago, popolata solo da serpenti e sterpi, arrivandovi, secondo la leggenda, sul proprio mantello disteso sulle acque, dopo aver bevuto alla fonte di Casario dove volle bere nel 1573 [[Carlo Borromeo|S. Carlo]]. ([[Nino Bazzetta de Vemenia]]) ==Voci correlate== *[[Basilica di San Giulio]] *[[Isola di San Giulio]] *[[Lago d'Orta]] *[[Orta San Giulio]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Presbiteri greci]] [[Categoria:Santi greci]] sqsgls3bax627vl3kbtmqx7wadw8axh Quarna Sotto 0 225535 1418303 2026-06-26T13:07:13Z Marcella Medici (BEIC) 84396 creazione voce 1418303 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Quarnasotto.jpg|thumb|Quarna Sotto]] Citazioni su '''Quarna Sotto'''. *{{maiuscoletto|[[Quarna Sotto|quarna sotto]]}} (m. 809) è un grosso villaggio già capoluogo di un comune di 954 abitanti e, insieme a Quarna Sopra, giace su d'un elevato altipiano sul pendio sud-est del ''Monte Massuccone'' (m. 1424). Il paese ha belle case e ville, vie e piazzette e da un torrentello chiamato ''Strola'' è diviso in due parti denominate ''Codovico'' e ''Trari''. Nella bella chiesa parrocchiale di San Nicolao di Bari eretta nel 1550 sono d'ammirarsi uno stupendo altare ed un vecchio ma grandioso e buon organo del ''Biroldi'' di Varese. [...] Il clima di Quarna Sotto è dolce e saluberrimo; all'ingiro sonvi vasti boschi di faggi e castani che offrono, nell'estate, deliziose ombre: notevoli alcuni dettagli boschivi. ([[Nino Bazzetta de Vemenia]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Luoghi del Piemonte]] q2duln8ol34xps2i7pmkflznl48guaz 1418348 1418303 2026-06-26T13:55:44Z Spinoziano (BEIC) 86405 piccole sistemazioni 1418348 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Quarnasotto.jpg|thumb|Quarna Sotto]] Citazioni su '''Quarna Sotto'''. *{{maiuscoletto|quarna sotto}} (m. 809) è un grosso villaggio già capoluogo di un comune di 954 abitanti e, insieme a Quarna Sopra, giace su d'un elevato altipiano sul pendio sud-est del ''Monte Massuccone'' (m. 1424). Il paese ha belle case e ville, vie e piazzette e da un torrentello chiamato ''Strola'' è diviso in due parti denominate ''Codovico'' e ''Trari''. Nella bella chiesa parrocchiale di San Nicolao di Bari eretta nel 1550 sono d'ammirarsi uno stupendo altare ed un vecchio ma grandioso e buon organo del ''Biroldi'' di Varese. [...] Il clima di Quarna Sotto è dolce e saluberrimo; all'ingiro sonvi vasti boschi di faggi e castani che offrono, nell'estate, deliziose ombre: notevoli alcuni dettagli boschivi. ([[Nino Bazzetta de Vemenia]]) ==Voci correlate== *[[Omegna]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Comuni del Piemonte]] h0wqkn5z116t8xtr03k0su74d5nbtoc Moonfall 0 225536 1418305 2026-06-26T13:10:19Z Spinoziano 2297 Creata pagina con "{{Film |titolo italiano = Moonfall |immagine = Moonfall.png |genere = fantascienza |regista = [[Roland Emmerich]] |sceneggiatore = Roland Emmerich, [[Spenser Cohen]], [[Harald Kloser]] |produttore = Roland Emmerich, Harald Kloser |attori = *[[Halle Berry]]: Jo Fowler *[[Patrick Wilson (attore statunitense)|Patrick Wilson]]: Brian Harper *[[John Bradley]]: K. C. Houseman *[[Michael Peña]]: Tom Lopez *[[Charlie Plummer]]: Sonny Harper *[[Kelly Yu]]: Michelle Yu *Caroli..." 1418305 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano = Moonfall |immagine = Moonfall.png |genere = fantascienza |regista = [[Roland Emmerich]] |sceneggiatore = Roland Emmerich, [[Spenser Cohen]], [[Harald Kloser]] |produttore = Roland Emmerich, Harald Kloser |attori = *[[Halle Berry]]: Jo Fowler *[[Patrick Wilson (attore statunitense)|Patrick Wilson]]: Brian Harper *[[John Bradley]]: K. C. Houseman *[[Michael Peña]]: Tom Lopez *[[Charlie Plummer]]: Sonny Harper *[[Kelly Yu]]: Michelle Yu *[[Carolina Bartczak]]: Brenda Lopez *[[Eme Ikwuakor]]: Doug Davidson *[[Chris Sandiford]]: Mosley *[[Jonathan Maxwell Silver]]: Johansen *[[Maxim Roy]]: capitano Gabriella Auclair *[[Stephen Bogaert]]: Albert Hutchin *[[Donald Sutherland]]: Holdenfield |doppiatori italiani = *[[Francesca Fiorentini]]: Jo Fowler *[[Alessio Cigliano]]: Brian Harper *[[Simone Crisari]]: K. C. Houseman *[[Simone D'Andrea]]: Tom Lopez *[[Manuel Meli]]: Sonny Harper *[[Lucrezia Marricchi]]: Michelle Yu *[[Barbara De Bortoli]]: Brenda Lopez *[[Alberto Angrisano]]: Doug Davidson *[[David Chevalier]]: Mosley *[[Edoardo Stoppacciaro]]: Johansen *[[Gaia Bolognesi]]: capitano Gabriella Auclair *[[Franco Mannella]]: Albert Hutchin *[[Stefano De Sando]]: Holdenfield }} '''''Moonfall''''', film del 2022 con [[Halle Berry]], [[Patrick Wilson (attore statunitense)|Patrick Wilson]] e [[John Bradley]], regia di [[Roland Emmerich]]. ==Frasi== {{cronologico}} *Mia madre diceva sempre: "Meglio chiedere perdono che [[permesso]]". ('''K. C.''') *Tutto quello che pensavamo di sapere sulla natura dell'universo è appena finito nell'immondizia. ('''Jo''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''K. C.''': Io non valgo niente, mamma.<br>'''Elaine''': Però vali molto per me.<br>'''K. C.''': In realtà l'ho fatta una scoperta, ma non ha importanza. Tanto nessuno mi sente.<br>'''Elaine''': E tu obbligali. *'''Jo''': Ha le mani insanguinate anche lei.<br>'''Holdenfield''': Sì, be', quelli che obbediscono agli ordini ce le hanno quasi sempre, o sbaglio? *'''K. C.''': Siamo morti?<br>'''Brian''': No, siamo entrati nella Luna, però.<br>'''K. C.''': Questa potrebbe essere la più grande frase della storia. *'''K. C.''': Ragazzi, c'è un altro peso che mi devo levare: non sono dottore. L'ho messo sul biglietto da visita perché era fico.<br>'''Brian''': Salvi questo mondo, dottor Houseman. ==Citazioni su ''Moonfall''== *Se non sapessimo che è tutto uno scherzo, verrebbe voglia di etichettare [[Roland Emmerich]] come il regista più nichilista di sempre. Dopo i fortunati blockbuster ''[[Independence Day]]'', ''[[The Day After Tomorrow - L'alba del giorno dopo|The Day After Tomorrow]]'' e ''[[2012 (film)|2012]]'', eccolo servirci l'ennesima variazione sulla fine del mondo. Con un budget produttivo più modesto del solito, però, e con un pugno di star scarsamente motivate. [...] Il menu di Emmerich non ci risparmia nemmeno il mostro spaziale, in forma di un nero sciame di effetti speciali. Né le immancabili sottotrame famigliari: dai figli rispettivi dei due astronauti (entrambi separati) al gatto Fuzz e alla mamma di KC. Se i film di Emmerich hanno sempre postulato massicce sospensioni dell'incredulità, la teoria della cospirazione adottata questa volta dal regista tedesco è più difficile che mai da mandar giù. Rimangono altrettanto indigesti i dialoghi tronfi ("Va' e salva il mondo, dottor Houseman") o il finale pseudocommovente, che pare preso a prestito dalla fiaba di [[Hans Christian Andersen|Andersen]] ''La piccola fiammiferaia''. Last but not least, penalizza ''Moonfall'' anche il fatto di arrivare a pochi mesi di distanza dal satirico, ma molto più inquietante, ''[[Don't Look Up]]''. ([[Roberto Nepoti]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film catastrofici]] [[Categoria:Film di fantascienza]] a1i2068ax8r9sb4fjbtwi8hpfmnalbf 1418326 1418305 2026-06-26T13:22:56Z Spinoziano 2297 1418326 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano = Moonfall |immagine = Moonfall.png |genere = fantascienza |regista = [[Roland Emmerich]] |sceneggiatore = Roland Emmerich, [[Spenser Cohen]], [[Harald Kloser]] |produttore = Roland Emmerich, Harald Kloser |attori = *[[Halle Berry]]: Jo Fowler *[[Patrick Wilson (attore statunitense)|Patrick Wilson]]: Brian Harper *[[John Bradley]]: K. C. Houseman *[[Michael Peña]]: Tom Lopez *[[Charlie Plummer]]: Sonny Harper *[[Kelly Yu]]: Michelle Yu *[[Carolina Bartczak]]: Brenda Lopez *[[Eme Ikwuakor]]: Doug Davidson *[[Chris Sandiford]]: Mosley *[[Jonathan Maxwell Silver]]: Johansen *[[Maxim Roy]]: Gabriella Auclair *[[Stephen Bogaert]]: Albert Hutchin *[[Donald Sutherland]]: Holdenfield *[[Kathleen Fee]]: Elaine Houseman |doppiatori italiani = *[[Francesca Fiorentini]]: Jo Fowler *[[Alessio Cigliano]]: Brian Harper *[[Simone Crisari]]: K. C. Houseman *[[Simone D'Andrea]]: Tom Lopez *[[Manuel Meli]]: Sonny Harper *[[Lucrezia Marricchi]]: Michelle Yu *[[Barbara De Bortoli]]: Brenda Lopez *[[Alberto Angrisano]]: Doug Davidson *[[David Chevalier]]: Mosley *[[Edoardo Stoppacciaro]]: Johansen *[[Gaia Bolognesi]]: Gabriella Auclair *[[Franco Mannella]]: Albert Hutchin *[[Stefano De Sando]]: Holdenfield *[[Aurora Cancian]]: Elaine Houseman }} '''''Moonfall''''', film del 2022 con [[Halle Berry]], [[Patrick Wilson (attore statunitense)|Patrick Wilson]] e [[John Bradley]], regia di [[Roland Emmerich]]. ==Frasi== {{cronologico}} *Mia madre diceva sempre: "Meglio chiedere perdono che [[permesso]]". ('''K. C.''') *Tutto quello che pensavamo di sapere sulla natura dell'universo è appena finito nell'immondizia. ('''Jo''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''K. C.''': Io non valgo niente, mamma.<br>'''Elaine''': Però vali molto per me.<br>'''K. C.''': In realtà l'ho fatta una scoperta, ma non ha importanza. Tanto nessuno mi sente.<br>'''Elaine''': E tu obbligali. *'''Jo''': Ha le mani insanguinate anche lei.<br>'''Holdenfield''': Sì, be', quelli che obbediscono agli ordini ce le hanno quasi sempre, o sbaglio? *'''K. C.''': Siamo morti?<br>'''Brian''': No, siamo entrati nella Luna, però.<br>'''K. C.''': Questa potrebbe essere la più grande frase della storia. *'''K. C.''': Ragazzi, c'è un altro peso che mi devo levare: non sono dottore. L'ho messo sul biglietto da visita perché era fico.<br>'''Brian''': Salvi questo mondo, dottor Houseman. ==Citazioni su ''Moonfall''== *Se non sapessimo che è tutto uno scherzo, verrebbe voglia di etichettare [[Roland Emmerich]] come il regista più nichilista di sempre. Dopo i fortunati blockbuster ''[[Independence Day]]'', ''[[The Day After Tomorrow - L'alba del giorno dopo|The Day After Tomorrow]]'' e ''[[2012 (film)|2012]]'', eccolo servirci l'ennesima variazione sulla fine del mondo. Con un budget produttivo più modesto del solito, però, e con un pugno di star scarsamente motivate. [...] Il menu di Emmerich non ci risparmia nemmeno il mostro spaziale, in forma di un nero sciame di effetti speciali. Né le immancabili sottotrame famigliari: dai figli rispettivi dei due astronauti (entrambi separati) al gatto Fuzz e alla mamma di KC. Se i film di Emmerich hanno sempre postulato massicce sospensioni dell'incredulità, la teoria della cospirazione adottata questa volta dal regista tedesco è più difficile che mai da mandar giù. Rimangono altrettanto indigesti i dialoghi tronfi ("Va' e salva il mondo, dottor Houseman") o il finale pseudocommovente, che pare preso a prestito dalla fiaba di [[Hans Christian Andersen|Andersen]] ''La piccola fiammiferaia''. Last but not least, penalizza ''Moonfall'' anche il fatto di arrivare a pochi mesi di distanza dal satirico, ma molto più inquietante, ''[[Don't Look Up]]''. ([[Roberto Nepoti]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film catastrofici]] [[Categoria:Film di fantascienza]] pbugwhvb4ilb42tzaworuymmc4nzi3k Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso) 0 225537 1418331 2026-06-26T13:27:05Z Marcella Medici (BEIC) 84396 creazione voce 1418331 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:MadonnaDelSassoJune052026 07.jpg|thumb|santuario della Madonna del Sasso]] Citazioni sul '''santuario della Madonna del Sasso'''. *Il Santuario è molto celebrato per i dipinti della sua vasta chiesa, fra i quali lavori di Fermo Stella da Caravaggio, il più chiaro discepolo di Gaudenzio Ferrari. Una vista sommamente dilettevole di lassù si gode, poiché, oltre la stupenda scena del lago che contemplata da quell'altura è forse più bella e certo più grandiosa, lo sguardo si stende sulle fertili campagne del novarese, fino a Novara, Vercelli e più oltre ancora, perché in qualche bella giornata si può scrogere Milano col duomo.</br>È dal piazzale di questo Santuario che S. M. il Re col suo Stato Maggiore seguì lo svolgersi dell'ultima fase delle grandi manovre del 1907, ed è appunto alla vista di quel grandioso panorama che si palesò ammiratore del bacino del lago d'Orta deplorando quel lembo di terra italiana fosse così poco conosciuto e che mancasse anche una guida, come disse al Marchese Nicolò Leonardi.([[Nino Bazzetta da Vemenia]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Luoghi del Piemonte]] sbe9d21s79f5vj1v2ljyakp9qgbqlaa 1418332 1418331 2026-06-26T13:27:31Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1418332 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:MadonnaDelSassoJune052026 07.jpg|thumb|santuario della Madonna del Sasso]] Citazioni sul '''santuario della Madonna del Sasso'''. *Il Santuario è molto celebrato per i dipinti della sua vasta chiesa, fra i quali lavori di Fermo Stella da Caravaggio, il più chiaro discepolo di Gaudenzio Ferrari. Una vista sommamente dilettevole di lassù si gode, poiché, oltre la stupenda scena del lago che contemplata da quell'altura è forse più bella e certo più grandiosa, lo sguardo si stende sulle fertili campagne del novarese, fino a Novara, Vercelli e più oltre ancora, perché in qualche bella giornata si può scrogere Milano col duomo.</br>È dal piazzale di questo Santuario che S. M. il Re col suo Stato Maggiore seguì lo svolgersi dell'ultima fase delle grandi manovre del 1907, ed è appunto alla vista di quel grandioso panorama che si palesò ammiratore del bacino del lago d'Orta deplorando quel lembo di terra italiana fosse così poco conosciuto e che mancasse anche una guida, come disse al Marchese Nicolò Leonardi. ([[Nino Bazzetta de Vemenia]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Luoghi del Piemonte]] owacx95mkg1gq5brkd4bmy6724srein 1418350 1418332 2026-06-26T14:01:48Z Spinoziano (BEIC) 86405 piccole sistemazioni 1418350 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:MadonnaDelSassoJune052026 07.jpg|thumb|Santuario della Madonna del Sasso]] Citazioni sul '''santuario della Madonna del Sasso''' di Madonna del Sasso. *Il Santuario è molto celebrato per i dipinti della sua vasta chiesa, fra i quali lavori di Fermo Stella da Caravaggio, il più chiaro discepolo di Gaudenzio Ferrari. Una vista sommamente dilettevole di lassù si gode, poiché, oltre la stupenda scena del lago che contemplata da quell'altura è forse più bella e certo più grandiosa, lo sguardo si stende sulle fertili campagne del novarese, fino a Novara, Vercelli e più oltre ancora, perché in qualche bella giornata si può scrogere Milano col duomo.</br>È dal piazzale di questo Santuario che S. M. il Re col suo Stato Maggiore seguì lo svolgersi dell'ultima fase delle grandi manovre del 1907, ed è appunto alla vista di quel grandioso panorama che si palesò ammiratore del bacino del lago d'Orta deplorando quel lembo di terra italiana fosse così poco conosciuto e che mancasse anche una guida, come disse al Marchese Nicolò Leonardi. ([[Nino Bazzetta de Vemenia]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} {{s}} [[Categoria:Architetture religiose d'Italia]] [[Categoria:Luoghi del Piemonte]] 7viwwbmmpaqe37yzsz0xmqhd311vyee Categoria:Presbiteri greci 14 225538 1418344 2026-06-26T13:48:23Z Spinoziano (BEIC) 86405 Creata pagina con "{{NotaCategorie|persone}} {{NotaPersone}} {{interprogetto}} [[Categoria:Greci]] [[Categoria:Presbiteri|Greci]]" 1418344 wikitext text/x-wiki {{NotaCategorie|persone}} {{NotaPersone}} {{interprogetto}} [[Categoria:Greci]] [[Categoria:Presbiteri|Greci]] 62s1z58l5qgupyr3v4pgyy23qz0b6z6 Categoria:Santi greci 14 225539 1418345 2026-06-26T13:49:20Z Spinoziano (BEIC) 86405 Creata pagina con "{{NotaCategorie|persone}} {{interprogetto}} [[Categoria:Greci]] [[Categoria:Santi per nazionalità|Greci]]" 1418345 wikitext text/x-wiki {{NotaCategorie|persone}} {{interprogetto}} [[Categoria:Greci]] [[Categoria:Santi per nazionalità|Greci]] 7hzub30dd2px3skxgtw5pxn5fnu7gb8 San Giulio di Orta 0 225540 1418346 2026-06-26T13:51:40Z Spinoziano (BEIC) 86405 Redirect alla pagina [[Giulio di Orta]] 1418346 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Giulio di Orta]] onpjr6z9f3acqs06v8v6brz4728kgpa Discussioni utente:Sburevtuti 3 225541 1418366 2026-06-26T15:41:01Z J ansari 60595 J ansari ha spostato la pagina [[Discussioni utente:Sburevtuti]] a [[Discussioni utente:GiubenRova]]: Pagina spostata automaticamente durante la rinomina dell'utente "[[Special:CentralAuth/Sburevtuti|Sburevtuti]]" a "[[Special:CentralAuth/GiubenRova|GiubenRova]]" 1418366 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Discussioni utente:GiubenRova]] hmoo7nhcdm4v1yrmb6h9pz0f48ngmqd Discussioni utente:SteIarda 3 225542 1418379 2026-06-27T06:22:58Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1418379 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 08:22, 27 giu 2026 (CEST)}} bp58fnptuj2vr5qzz5b0ob2fnvoklrt Angelo Nessi 0 225543 1418380 2026-06-27T06:53:44Z Spinoziano 2297 Creata pagina con "'''Angelo Nessi''' (1873 – 1932), giornalista e scrittore svizzero. ==Citazioni di Angelo Nessi== *''Io t'amo, [[Santuario della Madonna del Sasso (Orselina)|Madonna]], se al sole | da l'alto dirupo sorridi'' [...]. | ''Novembre ogni albero ha spoglio, | oh come sei triste sei sola | Madonna su l'arido scoglio! | ...e ancora tintinni o campana | dal monte che nuove ne porti? | – bisbiglia sommessa lontana: | "pregate pei poveri morti".<ref>Da ''Madonna del Sasso''..." 1418380 wikitext text/x-wiki '''Angelo Nessi''' (1873 – 1932), giornalista e scrittore svizzero. ==Citazioni di Angelo Nessi== *''Io t'amo, [[Santuario della Madonna del Sasso (Orselina)|Madonna]], se al sole | da l'alto dirupo sorridi'' [...]. | ''Novembre ogni albero ha spoglio, | oh come sei triste sei sola | Madonna su l'arido scoglio! | ...e ancora tintinni o campana | dal monte che nuove ne porti? | – bisbiglia sommessa lontana: | "pregate pei poveri morti".<ref>Da ''Madonna del Sasso''; in AA.VV., ''Strenna poetica ticinese'', a cura di [[Brenno Bertoni]], C. Colombi editore, Bellinzona, 1897, pp. 107-108.</ref> *​''[[Locarno]] è il mio paese lo sapete | paese dei più belli e fortunati'' [...]. || ''Vanta due monumenti e un ospitale | con tre suore ed un medico primario: | un prefetto, e la musica ufficiale; | tre farmacisti ed un veterinario | ed un accenditor municipale | le sere non segnate dal lunario.''<ref>Da ''Locarno nel 1895'', 1918; in ''Poesie inedite'', a cura di Alfonsito Varini, Pedrazzini editore, Locarno, 1992, p. 21.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_site=de}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Nessi, Angelo}} [[Categoria:Giornalisti svizzeri]] [[Categoria:Scrittori svizzeri]] 8pz03l7jfn9m9af81jtb3q0toeqrq2y 1418386 1418380 2026-06-27T07:03:59Z Spinoziano 2297 1418386 wikitext text/x-wiki '''Angelo Nessi''' (1873 – 1932), giornalista, librettista e scrittore svizzero. ==Citazioni di Angelo Nessi== *''Io t'amo, [[Santuario della Madonna del Sasso (Orselina)|Madonna]], se al sole | da l'alto dirupo sorridi'' [...]. | ''Novembre ogni albero ha spoglio, | oh come sei triste sei sola | Madonna su l'arido scoglio! | ...e ancora tintinni o campana | dal monte che nuove ne porti? | – bisbiglia sommessa lontana: | "pregate pei poveri morti".<ref>Da ''Madonna del Sasso''; in AA.VV., ''Strenna poetica ticinese'', a cura di [[Brenno Bertoni]], C. Colombi editore, Bellinzona, 1897, pp. 107-108.</ref> *​''[[Locarno]] è il mio paese lo sapete | paese dei più belli e fortunati'' [...]. || ''Vanta due monumenti e un ospitale | con tre suore ed un medico primario: | un prefetto, e la musica ufficiale; | tre farmacisti ed un veterinario | ed un accenditor municipale | le sere non segnate dal lunario.''<ref>Da ''Locarno nel 1895'', 1918; in ''Poesie inedite'', a cura di Alfonsito Varini, Pedrazzini editore, Locarno, 1992, p. 21.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_site=de}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Nessi, Angelo}} [[Categoria:Giornalisti svizzeri]] [[Categoria:Librettisti svizzeri]] [[Categoria:Scrittori svizzeri]] 8ag7mny7dk8at700r4yd8wk9q2ie3jl Categoria:Librettisti svizzeri 14 225544 1418387 2026-06-27T07:04:59Z Spinoziano 2297 Creata pagina con "{{NotaCategorie|persone}} {{NotaPersone}} {{interprogetto}} [[Categoria:Librettisti|Svizzeri]] [[Categoria:Poeti svizzeri]]" 1418387 wikitext text/x-wiki {{NotaCategorie|persone}} {{NotaPersone}} {{interprogetto}} [[Categoria:Librettisti|Svizzeri]] [[Categoria:Poeti svizzeri]] 21vvmsdppq0nrr7gsohzufwj9ql5id0 Asa di Giuda 0 225545 1418413 2026-06-27T09:40:17Z Spinoziano 2297 Spinoziano ha spostato la pagina [[Asa di Giuda]] a [[Asa (re)]]: Allineamento a Wikipedia 1418413 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Asa (re)]] kd65islnjlnbzopesihgxvqz4qrq9su Abia di Giuda 0 225546 1418416 2026-06-27T09:45:45Z Spinoziano 2297 Spinoziano ha spostato la pagina [[Abia di Giuda]] a [[Abia (re)]]: Allineamento a Wikipedia 1418416 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Abia (re)]] o1ywhlz1kee9eyuj3a9cjcnl1x3knz5