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Gabriele D'Annunzio
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[[Immagine:Gabriele D'Annunzio.jpg|right|thumb|Gabriele D'Annunzio]]
'''Gabriele D'Annunzio''' (1863 – 1938), poeta, scrittore, drammaturgo italiano.
==Citazioni di Gabriele D'Annunzio==
*A [[Fabio Tombari]], al fresco ingegno, che già con alcuna pagina mi sedusse, offro i talismani del [[Vittoriale]], ricordandomi che fui l'animaliere, amico del [[Firenzuola]].<ref>Citato in Lina Sacchetti, ''L'arte di Fabio Tombari e i giovani'', Pellegrini Editore, p. 98.</ref>
*A [[Lina Cavalieri]], alla massima testimonianza di Venere in terra, questo libro ove si esalta il suo potere.<ref>Dedica apposta al romanzo ''Il piacere'' donato a Lina Cavalieri, citato in ''Nel ricordo di Lina'', calendario 2014 stampato dal Comune di Onano in celebrazione del 70° anniversario della scomparsa della soprano e attrice.</ref>
*Ardisco non ordisco.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/653#c1833|621]]</ref>
*Arma la prora e salpa verso il Mondo.<ref>Da ''La Nave'', citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 504.</ref>
*''Ave dico. Per quante volte il mite | lume de li occhi suoi misericordi | ne' miei torbidi spiriti discordi | ridusse in pace ogni più trista lite''.<ref>Da ''Ave sorella''.</ref>
*Credo nell'esperienza di un fato che ci genera e ci costringe a sporcare la faccia del mondo per vedere come ce la caveremo. Per difendermi ho imparato a maneggiare il [[fango]]. In fondo solo con il fango una [[mano]] sapiente può costruire qualche cosa che resista al [[fuoco]]. Anche se i più lo maneggiano non per costruire, ma per insozzare e per distruggere.<ref name=rud>Da una lettera ad [[Alessandra Carlotti di Rudinì]]; citato in [[Gigi Moncalvo]], ''Alessandra Di Rudinì. Dall'amore per D'Annunzio al Carmelo'', Edizioni Paoline, 1994.</ref>
*Compagni, non è più tempo di parlare ma di fare; non è più tempo di concioni ma di azioni, e di azioni romane. <br /> Se considerato è come crimine l'incitare alla violenza i cittadini, io mi vanterò di questo crimine, io lo prenderò sopra me solo. <br /> Se invece di allarmi io potessi armi gettare ai risoluti, non esiterei; né mi parrebbe di averne rimordimento. <br /> Ogni eccesso della forza è lecito, se vale a impedire che la Patria si perda. Voi dovete impedire che un pugno di ruffiani e di frodatori riesca a imbrattare e a perdere l'Italia. <br /> Tutte le azioni necessarie assolve la legge di Roma.<ref>Dall<nowiki>'</nowiki>''Arringa al popolo di Roma in tumulto, la sera del XIII maggio MCMXV'', in ''Per la più grande Italia'', pp. 73-74.</ref>
*{{NDR|Sulla [[beffa di Buccari]]}} Credo che di rado uomini furono così compiutamente pronti a un'azione disegnata. Nulla manca; tutto è previsto. L'indugio non ci giova più; ci logora [...]. Ed ecco il meglio della beffa. Ripassiamo davanti a Prestenizze, ci ricacciamo nella strozza del nemico! Le sentinelle non tirano più. Non possono credere a tanta impertinenza. Certo la nostra sfacciata manovra le mette nel dubbio che si tratti di naviglio austriaco.<ref>Citato in Giammarco Menga, ''[https://www.focus.it/cultura/storia/italiani-il-vate-armato D'Annunzio: il Vate armato]'', ''Focus Storia'', n. 156, 7 ottobre 2019.</ref>
*''Era un ritorno. Il sole spandea per i boschi ducali, | precipitando, un fuoco torbido. Ma su l'acque, || chiuse da quel gran cerchio di tronchi infiammati, | un pallore | cupo regnava. Raggio non le feriva alcuno. || Chi nel divino grembo del lago adunava tant'ira? | Livide, mute, l'acque minacciavano; || come d'un lungo sguardo nemico seguivano il nostro | passo; vincean d'un freddo fascino i nostri cuori. || Una paura ignota ci strinse. Pensiero di morte | illuminò d'un lampo l'anima sbigottita. || Parvemi andar lungh'esso un lido letale, uno Stige; | e de l'amata donna l'ombra condurre meco. || Tutte di nostra vita lontana le imagini vaghe | si dissolveano; ed ecco, tutto era morte in noi, || tutto; ed il nostro amore, il nostro dolore, la nostra | felicità non altro eran che morte cose.''<ref>''Sul [[lago di Nemi]] (Villa Cesarini)'', ''Elegie Romane'', Zanichelli, Bologna, 1892, [https://www.liberliber.it/mediateca/libri/d/d_annunzio/elegie_romane/pdf/d_annunzio_elegie_romane.pdf, libro II, p. 33].</ref>
*[...] [[Francavilla al Mare|Francavilla]] dal gentile profilo moresco, candida, in una gloria di sole, intarsiata sul fondo azzurro del cielo.<ref>Da ''Fiore fiurelle'', in ''Terra vergine'', citato in [[Giorgio Caproni]], ''Il Girasole. {{small|Una rubrica radiofonica}}'', a cura di Giada Baragli, Firenze University Press, Firenze, 2017, ''[https://books.google.it/books?id=GWomDwAAQBAJ&lpg=PA69&dq=&pg=PA69#v=onepage&q&f=false p. 69]''.</ref>
*Heu! Heu! Heu! Alalà!<ref>[[Gridi di battaglia|Grido di guerra]] del 7 agosto 1917, citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/648#c1828|616]].</ref>
*Ho vinto. La convalescenza comincia. Vive, vivrà. In quella sera d'afa e di lampi muti, il commiato era in fondo agli [[Occhio|occhi]] dei [[Medico|medici]]. Essi esitavano di guardarmi. Uno, il più illustre, uscendo dalla stanza dove l'odore della dissoluzione si faceva intollerabile, mormorò: "soltanto il miracolo potrebbe...".<br/>Credo nel miracolo.<ref>da ''Solus ad Solam''.</ref><ref name=Pri>Citato in Lucy Napoli Prario, ''Tre abiti bianchi per Alesandra'', Mondadori, 1966.</ref>
*Il corpo del maggiore mantovano [[Pilade Bronzetti]] campeggia, occupa il terreno, non come un vinto, ma come un vincitore… Tutte le figure impallidiscono davanti a lui. Soltanto la grandezza della campagna è uguale alla grandezza dell'eroe. Guardando, si vede lo spazio, l'aria libera, quasi la fragranza terrestre …una nobiltà severa di linee che si succedono gridanti sino all'orizzonte chiarissimo. Le colline sono immerse in leggeri vapori e lontanano con un gusto di prospettiva veramente bello e giusto.<ref>Gabriele D'Annunzio, ''Scritti giornalistici'', a cura di A. Andreoli, vol. I, Milano 1996, pp. 481- 483.</ref><ref>Recensione del dipinto di Luigi Toro, ''La morte di Pilade Bronzetti a Castel Morrone'', pubblicata sul quotidiano romano ''La Tribuna''.</ref>
*Il [[mondo]] è la rappresentazione della sensibilità e del pensiero di pochi uomini superiori.<ref>Da '' Le vergini delle rocce'', Mondadori.</ref>
*Il [[piacere]] è il più certo mezzo di conoscimento offertoci dalla [[Natura]] e [...] colui il quale molto ha sofferto è men sapiente di colui il quale ha molto gioito.<ref>Da ''Il fuoco'', Mondadori.</ref>
*Il romanzo [[Naturalismo (letteratura)|naturalista]] è all'agonia. [...] {{sic|Quelli}} stessi scrittori che già furono la speranza della scuola naturalista, i collaboratori delle ''Soirées de Médan'', sembrano {{sic|omai}} stanchi e disgustati d'una forma che un tempo difendevano con tanto accanimento. La perplessità loro è miserevole. Essi dalle abitudini d'una volta sono ancor tenuti alla osservazione esteriore, alla descrizione esatta; e, insieme, dalla vigente moda letteraria son trascinati alla ricerca dell'analisi psicologica, in cui si smarriscono. Il Naturalismo dava loro una estetica ristretta, ma sicura e precisa. Essi l'hanno abbandonata senza prendere un indirizzo più netto; e nei loro libri ora non è né la viva analisi delle sensazioni esterne né, dirò così, la creazione logica di stati interiori. I loro romanzi sono, in una parola, incoerenti. La descrizione naturalista e l'analisi psicologica non vi s'uniscon mai così pienamente e perfettamente da produrre un vero e vivente organismo d'opera d'arte. La descrizione de' luoghi e delli avvenimenti, in somma, non è quasi mai messa d'accordo con le speciali condizioni intellettuali del «personaggio». Questo fondamentale error letterario de' romanzieri naturalisti trasformati proviene da un errore scientifico. Essi credono che le cose esteriori esistano fuori di noi, indipendentemente, e che quindi debbano avere per tutti gli spiriti umani una medesima apparenza.<ref>Dall'articolo ''L'ultimo romanzo'', 25 maggio 1888, rubrica ''Cronaca letteraria'', ''La Tribuna''; citato in Alighiero Castelli (a cura di), ''Pagine disperse; cronache mondane, letteratura, arte'', Bernardo Lux, Roma, 1913, [https://archive.org/stream/paginedispersecr00dannuoft#page/502 pp. 503-504].</ref>
*Il socialismo in Italia è un'assurdità. Fra quella gente e me esiste una barriera insormontabile. Sono e rimango individualista ad oltranza. Un individualista feroce. Mi piacque di entrare un istante nella fossa dei leoni; ma vi fui spinto dal disgusto per gli altri partiti.<ref>Citato in G. Prezzolini, ''Intervista sulla Destra'', a cura di C. Quarantotto, Edizioni del Borghese, 1978.</ref>
*Io ho quel che ho donato<ref>Motto inciso sull'ingresso del Vittoriale; citato anche in [[Vitaliano Brancati]], ''Paolo il caldo''.</ref> perché nella vita ho sempre amato.<ref>25 agosto 1922, da ''Siamo spiriti azzurri e stelle: diario inedito (17-27 agosto 1922)'', Giunti, 1995.</ref>
*Io intendo rimanere al Polo: voi mi lascerete lassù. Un uomo come me non può morire in un cataletto. Egli deve scomparire nel mistero di una leggenda. lo diverrò l'asse della Terra.<ref>Citato in Umberto Nobile, ''La tenda rossa. {{small|Memorie di neve e di fuoco}}'', Mondadori, 2002, p. 69. ISBN 88-04-51093-5</ref>
*Io sono un animale di [[lusso]]; e il [[superfluo]] m'è necessario come il [[respiro]].<ref>Da una lettera a [[Emilio Treves]], 1896; citato in [[Guglielmo Gatti]], ''Vita di Gabriele d'Annunzio'', Sansoni.</ref>
*Isabella forse in quell'ora viaggiava per [[Volterra]], a traverso le crete della Valdera, a traverso le biancane sterili; vedeva di là dalla collina gessosa riapparire all'improvviso su la sommità del monte come su l'orlo d'un girone dantesco il lungo lineamento murato e turrito, la città di vento e di macigno.<ref>Da ''Forse che sì forse che no''.</ref>
*L'Associazione del Fante Italiano aveva chiesto al Comandante un motto per la sua bandiera. Il Comandante rispose con questo scritto breve e vigoroso: Non vogliamo encomi! Il fante simbolico avrà il suo trofeo su la groppa brulla dell'Ermada o sul calvario maledetto del San Michele, mentre il fante contadino seguiterà a curvarsi sulla terra non sua e a rosicchiare il non suo tozzo, dopo aver tenuto nel fango marcio della trincea per tre anni le gambe gonfie e dopo aver per tre anni ingoiato il rancio freddo tra un servizio e un assalto. — Già nel tavolato di una baracca un veterano con le tasche piene di petardi e di sipe, dopo la discorsa di un generale sedentario scrisse col gesso la sentenza in suo latino: "Non voglamo ingomii". È il più fiero motto del fante italiano. Ecco orgogliosamente tradotto nel latino di Roma: ''Per se fulget''.<ref>''La Testa di Ferro'', giornale del Fiumanesimo, n. 25, Milano, 29 agosto 1920, citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/680#c1856|648]].</ref>
*L'[[automobile]] è femmina.<ref>Citato in [[Marco Pastonesi]] e Giorgio Terruzzi, ''Palla lunga e pedalare'', ''Dalai Editore'', 1992, p. 47. ISBN 88-8598-826-2.</ref>
*L'uomo è, sopra tutto, un animale accomodativo. Non c'è turpitudine o dolore a cui non s'[[adattamento|adatti]].<ref>Citato in ''Dizionario mondiale di Storia'', Rizzoli Larousse, Milano, 2003, p. 294. ISBN 88-525-0077-4</ref>
*La fiaccola sotto il moggio.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/767#c2054|735]].</ref>
*La mia ruota in ogni raggio, è temprata dal coraggio, e sul cerchio in piedi splende, la fortuna senza bende.<ref>Da ''Retro Porta Pia''.</ref>
*Lo [[stile]] è potenza isolatrice.<ref>Citato in [[Cristina Campo]], ''Gli imperdonabili'', quinta edizione, Adelphi, Milano, maggio 2002. ISBN 88-459-0256-0, p. 103.</ref>
*{{NDR|[[Volterra]]}} Le moli di San Giusto e della Badia, l'una ferrigna l'altra ferrugigna, pareva fossero per precipitare nella fauce; e con esse le restanti mura, e il Borgo, e la città sospesa, e tutte le sedi degli uomini piccole e fragili come i nidi delle rondini in sommo dell'immenso e inesorabile orrore.<ref>Da ''Forse che sì forse che no'', Ed. L'Oleandro.</ref>
*''Me ne frego'' è scritto nel centro del gagliardetto azzurro che l'altra notte consegnai ai serventi delle mie mitragliatrici blindate, tra i pinastri selvaggi della collina, al lume delle torce e delle stelle, mentre la piccola schiera dei volontari dalmati cantava il vecchio canto del Quarantotto, grande come il tuono dell'organo nelle navate di Sebenico o di Spalato. Il motto è crudo. Ma a Fiume la mia gente non ha paura di nulla, neppure delle parole.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/655#c1835|623]].</ref>
*«Nella mia vita errante vidi allora per la prima volta un gran fiume. M'apparve a un tratto, gonfio e veloce fra due ripe selvagge, in una pianura infiammata, quasi fosse stoppia, ai raggi orizzontali del sole che ne rasentava il limite come una ruota rossa. Sentii allora quel che v'è di divino in un gran fiume a traverso la Terra. Era l'[[Adige]], scendeva a Verona, dalla città di Giulietta».<ref>Da ''Il fuoco''; Citato in Giuliana Andreotti, ''Lo spazio acquatico trentino-tirolese'', saggio presente in ''I Quattro Elementi in <small>Trentino Alto Adige Tirolo</small> Acqua'', Terra Ferma, Vicenza, 2006, p. 30. ISBN 88-85341-10-1</ref>
*{{NDR|[[Filippo Palizzi]]}} [...] non è come noi sovreccitato dall'eccesso della vita cerebrale. È più puro, più ingenuo, più sano, più sincero di noi.<ref>Citato in Francesco Bruno, ''Il Decadentismo in Italia e in Europa'', a cura di Elio Bruno, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1998, p. 103. ISBN 88-8114-727-0</ref>
*Non ritroverete mai la vostra [[donna]] -amata, [[amante]]- così com'era quando da lei vi separaste..<ref>Citato in [[Dino Basili]], ''L'amore è tutto'', Tascabili economici newton, febbraio 1996, p. 15.</ref>
*Non temere! Accogli l'[[ignoto]] e l'impreveduto e quanto altro ti recherà l'evento; abolisci ogni [[proibizione|divieto]]; procedi sicuro e libero. Non avere omai sollecitudine se non di vivere. Il tuo fato non potrà compiersi se non nella profusione della vita.<ref>Da ''Le vergini delle rocce''.</ref>
*O beati quelli che più hanno, perché più potranno dare, più potranno ardere.<ref>Da ''Per la grande Italia, orazioni e messaggi'', Milano, 1915, p. 32.</ref>
*[[Osare]] l'inosabile.<ref>Motto scritto nelle bottiglie lanciate nelle acque di Buccari il 10 febbraio 1918); citato in Paola Sorge, ''Motti dannunziani'', Newton Compton editori, Roma, 1994<sup>1</sup>.</ref>
*Per noi era tutto un'ala di guerra, cuore e motore, tendini e tiranti, ossa e centine, sangue ed essenza, animo e fuoco, tutto una volontà di battaglia, uomo e congegno. L'ala si è rotta e arsa, il corpo s'è rotto e arso. Ma chi oggi è più alato di lui? Ditemelo. Chi oggi è più alto e più alato di lui? Ditemelo. [...] L'altra sera, la sera del solstizio che è per noi italiani una sorta di festa solare e segna questa volta il culmine della luce di Roma quando ci fu annunziata la trasfigurazione e l'ascensione di [[Francesco Baracca]] il Vittorioso, là, in un campo litoraneo, mentre i nostri uomini caricavano di bombe i nostri apparecchi, io dissi ai miei compagni che bene gli antichi nostri celebravano i funerali degli eroi con giochi funebri. E, per celebrare l'eroe nostro col solo rito degno di lui, io li condussi a un funebre gioco di guerra. Ritornammo e partimmo di nuovo, e ancora ritornammo e partimmo, finché la notte non fu consunta. <ref>Dall'orazione funebre per [[Francesco Baracca]] pronunciata a Quinto di Treviso il 26 giugno 1918.
[http://www.frontedelpiave.info/public/modules/Fronte_del_Piave_article/stampa.php?id_a=211]</ref>
*Perché siete fuggita? Nike, non volete essere il mio grande amore? Il solo [[coraggio]] vi manca perché non avete mai sentito tutto il [[mondo]] dentro di voi, non avete mai appartenuto a voi stessa.<br>Così la vostra fanciullezza se ne è andata come una inutile folata di petali in un soffio di [[malinconia]]: e la giovinezza vi ha trovata col forziere intatto. Esiste nella vostra anima tutta un'immensa zona di sensibilità inesplorata ed ignota a voi stessa. ''Chi vi sente'' la intuisce e talvolta riesce persino a percepirla come un ritmo istintivamente musicale emergente da una cacofonia. Io ho l'orecchio fine, Nike, miracolo biondo: ed ho tanta sete di lasciar cullare la mia anima da quel ritmo. Vi amo. Vi amo. E di questo amore e in questo amore sono [[Follia|folle]] e smarrito.<br>Gabriele.<ref name=rud/><ref name=Pri/>
*[[Piero di Cosimo]] [...] giocondo e facile pittore, forte ed armonioso colorista, che risuscitava liberamente col suo pennello le favole pagane.<ref>Da ''Il piacere'', libro I, cap. II, 1889; citato in ''{{small|L'opera completa di}} Piero di Cosimo'', introdotta e coordinata da Mina Bacci, Rizzoli, Milano, 1976, p. 12.</ref>
*Possedeva una scienza mirabile (ch'era forse un raro senso) di tutte le minime particolarità di tempo e di grado le quali concorrono a infinitamente variare sul rame l'efficacia dell'[[acquaforte|acqua forte]]... Quel natio senso quasi infallibile l'avvertiva del momento giusto, dell'attimo puntuale, in cui la corrosione giungeva a dare tal preciso valor d'ombra che nell'intenzion dell'artefice doveva avere la stampa.<ref>Citato in Salvatore Battaglia, ''Grande Dizionario della Lingua Italiana'', Vol. I, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1970, p. 130.</ref>
*Ricordati di [[osare]] sempre.<ref>1918, dai ''Taccuini'', Mondadori; citato in [[Roberto Gervaso]], ''La volpe e l'uva''.</ref>
:''[[w:Memento audere semper|Memento audere semper.]]''<ref>Scritta durante il tragitto in mare da Venezia a Buccari. Desumendola direttamente dall'acronimo ''MAS'', il poeta intendeva rendere omaggio con tale frase allo strumento bellico denominato ''Motoscafo Anti Sommergibile'' – derivato dalla ''Motobarca Armata SVAN'' – in uso nella prima guerra mondiale. Questo tipo di imbarcazione sarà poi impiegato in maniera massiccia durante la seconda guerra mondiale. La scritta ''Memento Audere Semper'' è posta sull'edificio del Vittoriale degli italiani (a Gardone Riviera) che ospita il MAS 96, usato da Gabriele d'Annunzio durante la Beffa di Buccari. Ne ''La beffa di Buccari'' (1918) d'Annunzio scrive: «Non torneremo indietro. Memento Audere Semper leggo su la tavoletta che sta dietro la ruota del timone: il motto composto poco fa, le tre parole dalle tre iniziali che distinguono il nostro Corpo {{NDR|MAS}}. Il timoniere ha trovato subito il modo di scriverle in belle maiuscole, tenendo con una mano la ruota e con l'altra la matita. Ricordati di osar sempre».</ref>
*''[[Roma]] nostra vedrai. La vedrai da' suoi colli: | dal Quirinale fulgido al Gianicolo, | da l'Aventino al Pincio più fulgida ancor ne l'estremo | vespero, miracol sommo, irraggiare i cieli... | Nulla è più grande e sacro. Ha in sé la luce d'un astro. | Non i suoi cieli irragia solo, ma il mondo, Roma''.<ref>Da ''Elegie Romane'', ''Congedo'', L'Oleandro.</ref>
*Si vive per anni accanto a un [[uomo|essere umano]], senza vederlo. Un giorno, ecco che uno alza gli occhi e lo vede. In un attimo, non si sa perché, non si sa come, qualcosa si rompe: una diga fra due acque. E due sorti si mescolano, si confondono e precipitano.<ref>Da ''Il ferro'', Treves.</ref>
*''Siamo trenta d'una sorte, | E trentuno con la morte. | Eia, l'ultima! Alalà!''<ref>Da ''Canzone del Quarnaro'', in "La Beffa di Buccari con aggiunti la Canzone del Quarnaro, il Catalogo dei Trenta di Buccari", Milano, 1918.</ref>
*Ti sento nei miei sensi e sento che i miei sensi non sanno che obbedire alla tua chiamata.<br> Ora, vedi, ho l'estasi del tuo possesso vero e solitario come volevo e insieme ho l'angoscia di aver perduto una parte di me. E sono tanto felice: mi sento giovane e potente come non mai; il mio [[cuore]] pulsa nelle mie vene il [[sangue]] di [[Prometeo]], e ho tanta voglia di piangere sulla tua [[bocca]] per farti sentire l'acredine delle mie [[Lacrime|lagrime]].<ref name=rud/>
*Tutto, infatti, è qui da me creato o trasfigurato. Tutto qui mostra le impronte del mio stile, nel senso che io voglio dare allo stile.<ref>Dall'atto di donazione del ''Vittoriale degli Italiani''.</ref>
*{{NDR|[[Filippo Tommaso Marinetti]]}} Un cretino fosforescente.<ref name="Marinetti54">Citato in Giordano Bruno Guerri, ''Filippo Tommaso Marinetti'', Mondatori, Milano, 2010, p. 54. ISBN 978-88-04-59568-7</ref>
*{{NDR|[[Henry de Montherlant]]}} Un poeta di gran razza.<ref>Citato in Félicien Marceau, ''Equilibrio dello spirito in un classico moderno'', ''La Fiera Letteraria'', anno VI, n. 45, 25 novembre 1951, p. 3.</ref>
*Una bella donna è mille volte più attraente quando esce dalle braccia di Morfeo che dopo un'accurata toilette.<ref>Da ''Memorie scritte da lui medesimo'', XV.</ref><ref name="sordi">Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
*[[Violante (Tiziano)|Violante]]! Vanita la favola che la voleva figliuola di Jacomo e amica di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]], ella non è se il nome di un incendio, o meglio il nome di una stagione ardente e ambrata intra Fusina e Murano. Il riflesso della sua bellezza nell'arte del Palma e del Vecellio si propaga di tavola im tavola, di tela in tela.<ref>Da ''La violante dalla bella voce'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1970, p. 37.</ref>
*''Vittoria nostra non sarai mutilata. Nessuno può frangerti i ginocchi né tarparti le penne. Dove corri? dove sali?''.<ref>Da ''Vittoria nostra, non sarai mutilata'', v. 63.</ref>
*{{NDR|Su [[Francesco Saverio Nitti]]}} Voi vi lasciate mettere sul collo il piede porcino del più abietto truffatore che abbia mai illustrato la storia del canagliume universale. Qualunque altro paese, anche la Lapponia, avrebbe rovesciato quell'uomo.<ref>Da una lettera a [[Benito Mussolini]]; citato in Renzo De Felice, ''Mussolini: Il rivoluzionario'', Einaudi, Torino, 1965, p. 560.</ref>
===Attribuite===
*Il paradiso è all'ombra delle spade.
**È in realtà una citazione di [[Maometto]].<ref>Da ''Il libro del governo'', 4681; citato in Tom Holland, ''Millennium. La fine del mondo e la nascita della cristianità'', traduzione di M. E. Morin, Il Saggiatore, 2010, [http://books.google.it/books?id=o4ByLMumEwoC&pg=PA106 p. 106]. ISBN 8842815535</ref> D'Annunzio la utilizzò in ''[[s:Merope/La canzone d'oltremare|La canzone d'oltremare]]'', ''Merope'', {{Source|Merope/La canzone d'oltremare|il paradiso è all'ombra delle spade|v. 36}} (1915); la citò nuovamente il 4 maggio 1919 in ''Gli ultimi saranno i primi. Discorso al popolo di Roma nell'Augusteo'';<ref>Cfr. Gabriele D'Annunzio, ''Contro uno e contro tutti'', Presso la Fionda, Roma, 1919, [http://archive.org/stream/controunoecontro00dannuoft#page/68/mode/2up p. 69].</ref> nel 1921, infine, la utilizzò (nella forma ''Il Paradiso all'ombra delle Spade'' o ''Il paradiso nell'ombre delle spade'') anche come titolo di un film di cui scrisse la sceneggiatura.<ref>Cfr. ''Il Carroccio'', Vol. XIII, n. 6, giugno 1921, [http://archive.org/stream/n06ilcarroccioit13newyuoft#page/664/mode/2up p. 665].</ref>
*Il più bel chilometro d'Italia.<ref>Citato in Gaetano Cingari, ''Reggio Calabria'', Laterza, 1988 e Michele D'Innella, ''Calabria – Guida del Touring Club Italiano'', Touring Editore, 1998. ISBN 88-365-1256-9, ISBN 978-88-365-1256-0</ref> {{NDR|riferendosi al [[w:Lungomare Falcomatà|Lungomare Falcomatà]] di [[Reggio Calabria]]}}
:{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} Il 27 marzo 1955, in occasione del Giro ciclistico della Provincia, durante la radiocronaca, [[Nando Martellini]] pronunciò la frase, attribuendola a Gabriele D'Annunzio. Secondo lo storico [[Agazio Trombetta]] tuttavia la citazione non appartiene a D'Annunzio, che non era mai stato a Reggio Calabria e non aveva mai scritto nulla a tal proposito, come confermato anche dalla Biblioteca Dannunziana.<ref>Cfr. Agazio Trombetta, ''La via marina di Reggio: il volto e l'anima tra passato e presente'', Culture, Reggio Calabria, 2001 e ''[http://www.zoomsud.it/cronaca/10428-e-martellini-sbotto-e-il-piu-bel-chilometro-ditalia-dannunzio-mai-messo-piede-a-reggio.html E Nando Martellini lanciò il più bel chilometro d'Italia. D'Annunzio? Mai messo piede a Reggio]'', ''ZOOMsud.it'', 12 aprile 2011.</ref>
==''Alcione''==
===[[Incipit]]===
<poem>Dèspota, andammo e combattemmo, sempre
fedeli al tuo comandamento. Vedi
che l'armi e i polsi eran di buone tempre.
O magnanimo, Dèspota, concedi
al buon combattitor l'ombra del lauro
ch'eri senta l'erba sotto i nudi piedi,
ch'eri consacri il suo bel cavallo sauro
alla forza dei Fiumi e in su l'aurora
ei conosca la gioia del [[Centauro]].
O Dèspota, ei sarà giovane ancòra!
Dàgli le rive i boschi i prati i monti
i cieli, ed ei sarà giovane ancòra!</poem>
===Citazioni===
*''Nascente [[luna]], in cielo esigua come | il sopracciglio de la giovinetta | e la midolla de la nova canna, | sí che il più lieve ramo ti nasconde | e l'[[occhio]] mio, se ti smarrisce, a pena | ti ritrova, pel [[sogno]] che l'appanna, | Luna, il rio che s'avvalla | senza parola erboso anche ti vide; | e per ogni fil d'[[erba]] ti sorride, | solo a te.'' (Da ''Lungo l'Affrico <small>Nella sera di giugno dopo la pioggia</small>'', pp. 48-49)
*''Serbansi i [[mela|pomi]] in orci unti di pece. | Anco serbansi in cave | dell'[[pioppo|oppio arbore]]; ovver tra la vinaccia | in [[pentola|pentole]], assai bene e lungamente.'' (Da ''L'aedo senza lira'', p. 74)
*''Taci. Su le soglie | del [[bosco]] non odo | parole che dici | umane; ma odo | parole più nuove | che parlano gocciole e [[foglia|foglie]] | lontane. | Ascolta. [[pioggia|Piove]] | dalle [[nuvola|nuvole]] sparse. | Piove su le [[tamerice|tamerici]] | salmastre ed arse, | piove sui [[pino|pini]] | scagliosi ed irti, | piove sui [[mirto|mirti]] | divini, | su le [[ginestra|ginestre]] fulgenti | di fiori accolti, | su i [[ginepro|ginepri]] folti | di coccole aulenti, | piove su i nostri volti | silvani, | piove su le nostre mani | ignude, | su i nostri [[vestito|vestimenti]] leggieri, | su i freschi pensieri | che l'anima schiude | novella, | su la favola bella | che ieri | t'illuse, che oggi m'illude, | o Ermione.'' (Da ''La pioggia nel pineto'', pp. 118-119)
*''[[Settembre]], sono mature le [[carrubo|carrube]]. Germa con sue maggiori quattro vele, | garbo o schirazzo, legni levantini | carichi di baccelli dolci e bruni | conduci verso l'[[Sardegna|isola dei Sardi]]. | E vien teco un odor di tetro miele. || La [[carrubo|siliqua]], che ingrassa la muletta | dall'ambio lene e in carestía disfama | la plebe dalla bianca dentatura,| lustra come i capelli tuoi castagni | mentre stai su la coffa alla vedetta. || Certo, d'olio di sèsamo son unte | quelle tue ciocche in forma di corimbi. | Certo, ritrovi or tu nel gran dolciore | del Mar Cilicio l'obliato carme | che alla Cipride piacque in Amatunte. || Settembre, teco esser vorremmo ovunque!'' (''Le carrube'', pp. 409-410)
==''Breviario mondano''==
*Già la [[scala (architettura)|scala]] di per se stessa, in un edifizio di lusso e di piacere, è forse la forma architettonica che meglio rappresenta la magnificenza, la solennità, la nobiltà. (p. 8)
*Le mie passioni sono le mie virtù. (p. 10)
*Prima, circa una trentina d'anni fa, tutte le donne erano brune, d'un bruno profondo e fatale, ''mer d'ébène noir ocèan, pavillon de ténèbres tendues'', come cantava Carlo Baudelaire. Ora, invece, una donna che non è bionda non è una donna. (p. 11)
*È insipida la gioia che non abbia in sé una promessa di dolore. (p. 21)
*Il viso dell'amore è osceno come quello di un pagliaccio vinoso. (p. 24)
*La [[Chiesa di San Luigi dei Francesi|Chiesa di San Luigi de' Francesi]] è l'ovile consueto dove tutte le pecorelle di Roma aristocratica e delle colonie straniere accorrono tre volte la settimana per purificarsi nella tiepida e opaca eloquenza del padre Le Méhauté. In verità, di tipiedo nella chiesa di San Luigi non c'è che l'eloquenza del predicatore. Spira per le navate un'aura così rigida e la luce anche, piovente dall'alto, è così grigia ch'io non so come le peccatrici possano resistere un'ora nella quasi immobilità del pregare e dell'ascoltare. (pp. 24-25)
*[[Ascanio Branca]], Ascanio politropo, quest'uomo meraviglioso che fa tutto e che si trova da per tutto e che è informato di tutto; questo deputato mondano che in una stessa giornata può trovarsi a colazione da una bella signora, muovere un'interpellanza al Parlamento, far atto di presenza a tre o quattro ''five 'o clock teas'', non mancare al pranzo di un'altra buona amica, cenare in compagnia allegra ed esser pronto a ricominciare da capo, Ascanio Branca svolgeva in un palco del Valle un suo singolarissimo sistema di filosofia erotica. E chi non conosce oramai il sistema dell'onorevole di Potenza? (p. 54)
*La [[piazza di Spagna]], la più bella piazza del mondo, una piazza in cui pare sia raccolto tutto il fascino della mollezza quirite, una piazza fatta per l'ozio, per la voluttà dell'ozio e per i convegni d'amore, per la guarigione dei convalescenti e per lo struggimento delli innamorati, per tutti quelli che amano i fiori, le donne, i ''sandwiches'', il thé, i tappeti orientali, la piazza di Spagna è un luminoso tepidario cattolico, protetto dalla Madonna ''fons amoris''! (pp. 54-55)
*Il solito gran concerto annuale di [[Augusto Rotoli]] aveva l'inesplicabile fascino che hanno su gli uomini e su le donne le consuetudini stupide, inutili e noiose. Ognuno andava e restava fino alla fine, così, senza sapere perché, con un'abnegazione inconsapevole, vinto da un affievolimento infinito, sentendo la sua volontà scomparire. (p. 65)
*Il giudizio popolare, in verità, non è molto favorevole all'architettura esterna del [[Teatro Drammatico Nazionale]]. Quella facciata ha un'aria di pretensione e di volgarità che si accorda mirabilmente con il vergognoso barocchismo dei quartieri alti; e sta tra la vecchia e la nuova Roma come un simbolo, come un assai feroce simbolo della tircheria e della piccineria moderna... (p. 67)
==''Canto novo''==
*''Ignudo le membra agilissime a'l sole ed a l'acqua.''
*''A 'l mare, a 'l mare, Lalla, a 'l mio libero tristo fragrante verde Adriatico.''
*''Chiedon l'esametro lungo salente i fantasmi che su dal core baldi mi fioriscono, e l'onda armonica al breve pentametro spira in un pispiglio languido di dattili.''
*''Ma ancora ancor mi tentan le spire volubili tue, o alata strofe, coppia di serpentelli alati.''
*''O falce di [[luna]] calante | che brilli su l'acque deserte, | o falce d'argento, qual messe di sogni | ondeggia a 'l tuo mite chiarore qua giú! || Aneliti brevi di foglie | di fiori di flutti da 'l bosco | esalano a 'l mare: non canto non grido | non suono pe 'l vasto silenzïo va || Oppresso d'amor, di piacere, | il popol de' vivi s' addorme... | O falce calante, qual messe di sogni | ondeggia a 'l tuo mite chiarore qua giú!''<ref>Sommaruga, Roma, 1883, [https://archive.org/details/cantonovo00dangoog/page/n93/mode/2up? pp. 87-88].</ref>
==''Contemplazione della morte''==
===[[Incipit]]===
A Mario da [[Pisa]]<br>Mio giovine [[amico]], per quella foglia di lauro che mi coglieste su la fresca tomba di Barga pensando al mio lontano [[dolore]], io vi mando questo libello dalla Landa oceanica dove tante volte a [[sera]] il mio ricordo e il mio [[desiderio]] cercarono una somiglianza del [[paese]] di sabbia e di ragia disteso lungo il [[Mare|mar]] pisano.
===Citazioni===
*Quando un grande [[poeta]] volge la fronte verso l'[[Eternità]], la [[mano]] pia che gli chiude gli occhi sembra suggellare sotto le esangui palpebre la più luminosa parte della bellezza terrena. (p. 21)
*Chi potrà dire quando e dove sien nate le figure che a un tratto sorgono dalla parte spessa e opaca di noi e ci apariscono turbandoci? Gli eventi più ricchi accaddono in noi assai prima che l'anima se n'accorga. E, quando noi cominciamo ad aprire gli occhi sul visibile, già eravamo da tempo aderenti all'invisibile. (p. 29)
*Qualora le Città nobili usassero far doni ai poeti, che mai avrebbe potuto donare [[Bologna]] all'estremo Omeride se non la testa dell'Athena Lemnia? (p. 29)
*L'[[anima]] della [[terra]] è notturna, ma la [[luce]] del [[sole]] la nasconde più che non la nasconda la tenebra. (p. 79)
*Da Giovanni Pascoli: ''Giova ciò solo che non muore, e solo<br>per noi non muore, ciò che muor con noi''.<ref>Sono i versi conclusivi del poemetto ''L'immortalità'', pubblicato dal Pascoli prima col titolo ''Il poeta e l'astrologo'' nel suo scritto ''Pensieri scolastici'' (su ''La Rassegna scolastica'', 16 dicembre 1896), quindi riscritto e incluso, in altra forma, nei ''Poemetti'' e, successivamente, nei ''Primi poemetti''.</ref> (p. 99)
==''Il libro delle vergini''==
===[[Incipit]]===
Il viatico uscì dalla porta della chiesa a mezzogiorno. Su tutte le strade era la primizia della [[neve]], su tutte le case era la neve. Ma in alto grandi isole azzurre apparivano tra le [[nuvola|nuvole]] nevose, si dilatavano su 'l palazzo di Brina lentamente, s'illuminavano verso la Bandiera. E nell'aria bianca, su 'l paese bianco appariva ora subitamente letificante il miracolo del sole.
===Citazioni===
*Un fiotto di sanità caldo la riempiva; certe sùbite gioie di vivere le muovevano il sangue, le mettevano nel petto quasi dei battimenti d'ale, le mettevano de' canti nella bocca. (Da ''Le Vergini'', p. 42)
*Solo il [[sambuco]] odorava dalle ampie antele candide fresco e mite, là entro. Le farfalle passavano fuggevoli; gruppi di chiocciole andavano qua e là strisciando tra le piante succose, lasciando le righe lucenti. (Da ''Favola sentimentale'', p. 103)
*Una stanchezza immensa le invadeva tutto l'essere; e in quella prostrazione ella conservava ancora la sensazione del ribrezzo che l'aveva scossa; mentre, dinanzi alla felicità crescente del mattino primaverile, un rimpianto amaro, il rimpianto di qualche cosa d'irrimediabile, singhiozzava in lei. Tutto era finito; ella era vecchia, ella doveva dunque morire. (Da ''Nell'assenza di Lanciotto'', p. 140)
===[[Explicit]]===
Io e Giacinta vedemmo allontanarsi la processioni tra le querci patriarcali, vedemmo li ultimi sventolamenti violacei nell'aria chiara, vedemmo brillare la croce su 'l diadema della [[Maria|Madonna]], perdersi poi tutte quelle forme mobili nel fiammeggiamento del sole che proteggeva la campagna deserta.
==''Il fuoco''==
===[[Incipit]]===
– Stelio, non vi trema il cuore, per la prima volta? – chiese la Foscarina con un sorriso tenue, toccando la mano dell'amico taciturno che le sedeva al fianco. – Vi veggo un poco pallido e pensieroso. Ecco una bella sera di trionfo per un grande poeta!
===Citazioni===
*Io pensava in un pomeriggio recente — tornando dai Giardini per quella tiepida [[riva degli Schiavoni]] che all'anima dei poeti vaganti potè sembrar talvolta non so qual magico ponte d'oro prolungato su un mare di luce e di silenzio verso un sogno di Bellezza infinito — io pensava, anzi assisteva nel mio pensiero come a un intimo spettacolo, alla nuziale alleanza dell'Autunno e di [[Venezia]] sotto i cieli.<br>Era per ovunque diffuso uno spirito di vita, fatto d'aspettazione appassionata e di contenuto ardore; che mi stupiva per la sua veemenza ma che pur non mi sembrava nuovo poichè io l'aveva già trovato raccolto in qualche zona d'ombra, sotto l'immobilità quasi mortale dell'Estate, e l'aveva anche sentito fra lo strano odor febrile dell'acqua vibrar quivi a quando a quando come un polso misterioso. — Così, veramente, questa pura Città d'arte aspira a una suprema condizione di bellezza, che è per lei un annuale ritorno come per la selva il dar fiori. Ella tende a rivelar sé medesima in una piena armonia quasi che sempre ella porti in sé possente e consapevole quella volontà di perfezione da cui nacque e si formò nei secoli come una creatura divina. Sotto l'immobile fuoco dei cieli estivi, ella pareva senza palpito e senza respiro, morta nelle sue verdi acque; ma non m'ingannò il mio sentimento quando io la indovinai travagliata in segreto da uno spirito di vita bastevole a rinnovare il più alto degli antichi prodigi.<br>Questo io pensava, assistendo allo spettacolo incomparabile che per un dono di amore e di poesia io poteva contemplare con occhi attentissimi la cui vista mi si mutava in visione profonda e continua... Ma con qual virtù potrò io mai comunicare a chi m'ascolta questa mia visione di bellezza e di gioia? Non v'è aurora e non v'è tramonto che valgano una simile ora di luce su le pietre e su le acque. Né subito apparire di donna amata in foresta di primavera è inebriante così come quella impreveduta rivelazione diurna della Città eroica e voluttuosa che portò e soffocò nelle sue braccia di marmo il più ricco sogno dell'anima latina. (I, ''L'epifania del fuoco''; pp. 52-54)
*Era come una landa stigia, come una visione dell'Ade: un paese di ombre, di vapori e di acque. Tutte le cose vaporavano e vanivano come spiriti. La [[luna]] incantava e attirava la pianura com'ella incanta e attira il mare: beveva dall'orizzonte la grande umidità terrestre, con una gola insaziabile e silenziosa. Ovunque brillavano pozze solinghe; si vedevano piccoli canali argentei riscintillare in una lontananza indefinita tra file di salci reclinati. La terra pareva perdere a ora a ora la sua saldezza e liquefarsi; il cielo poteva mirarvi la sua malinconia riflessa da innumerevoli specchi quieti. E di qua, di là, per la scolorata riviera, come i Mani d'una gente scomparsa le statue passavano passavano. (II, ''L'impero del silenzio''; pp. 305-306)
*Pensò la lentezza del [[dormiveglia]], l'indugio del sopore verso l'alba, quando la volontà velata guida leggermente il sogno felice. (II, ''L'impero del silenzio''; p. 340)
===Citazioni su ''Il fuoco''===
*''Il fuoco'' è un'opera, nel suo genere, perfettamente compiuta. L'ho riletta or ora: la sua bellezza, il suo potere d'incanto mi sono apparsi così evidenti come il primo giorno [...]. Come la maggior parte delle opere di D'Annunzio, esso prende i suoi spunti un po' dappertutto: dalla pittura, dalla scultura, dalla musica, e tuttavia la sua originalità è del più alto grado. ([[Henry de Montherlant]])
==''Il piacere''==
===[[Incipit]]===
L'anno moriva, assai dolcemente. Il [[sole]] di San Silvestro spandeva non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile, nel ciel di [[Roma]]. Tutte le vie erano popolose come nelle domeniche di [[maggio]]. Su la Piazza Barberini, su la Piazza di Spagna una moltitudine di vetture passava in corsa traversando; e dalle due piazze il romorìo confuso e continuo, salendo alla Trinità de' Monti, alla via Sistina, giungeva fin nelle stanze del palazzo Zuccari, attenuato.
===Citazioni===
*Si chinò verso il [[camino (edilizia)|caminetto]], prese le molle per ravvivare il fuoco, mise sul mucchio ardente un nuovo pezzo di ginepro. Il mucchio crollò; i carboni sfavillando rotolarono fin su la lamina di metallo che proteggeva il tappeto; la fiamma si divise in tante piccole lingue azzurrognole che sparivano e riapparivano; i tizzi fumigarono.<br>Allora sorse nello spirito dell'aspettante un ricordo. Proprio innanzi a quel caminetto Elena un tempo amava indugiare, prima di rivestirsi, dopo un'ora d'intimità. Ella aveva molt'arte nell'accumulare gran pezzi di legno su gli alari. Prendeva le molle pesanti con ambo le mani e rovesciava un po' indietro il capo ad evitar le faville. Il suo corpo sul tappeto, nell'atto un po' faticoso, per i movimenti de' muscoli e per l'ondeggiar delle ombre pareva sorridere da tutte le giunture, e da tutte le pieghe, da tutti i cavi, soffuso d'un pallor d'ambra che richiamava al pensiero la Danae del Correggio. Ed ella aveva appunto le estremità un po' correggesche, le mani e i piedi piccoli e pieghevoli, quasi direi arborei come nelle statue di Dafne in sul principio primissimo della metamorfosi favoleggiata.<br>Appena ella aveva compiuta l'opera, le legna conflagravano e rendevano un sùbito bagliore. Nella stanza quel caldo lume rossastro e il gelato crepuscolo entrante pe' vetri lottavano qualche tempo. L'odore del ginepro arso dava al capo uno stordimento leggero. Elena pareva presa da una specie di follia infantile, alla vista della vampa. ([[s:Il piacere/I#pagename3|cap. I, pp. 3-4]])
*Andrea vide nell'aspetto delle cose in torno riflessa l'ansietà sua; e come il suo desiderio si sperdeva inutilmente nell'attesa e i suoi nervi s'indebolivano, così parve a lui che l'essenza direi quasi erotica delle cose anche vaporasse e si dissipasse inutilmente. Tutti quelli oggetti, in mezzo a' quali egli aveva tante volte amato e goduto e sofferto, avevano per lui acquistato qualche cosa della sua sensibilità. Non soltanto erano testimoni de' suoi amori, de' suoi piaceri, delle sue tristezze, ma eran partecipi. ([[s:Il piacere/I#pagename28|cap. I, p. 16]])
*Quale amante non ha provato questo inesprimibile gaudio, in cui par quasi che la potenza sensitiva del [[tatto (senso)|tatto]] si affini così da avere la sensazione senza la immediata materialità del contatto? ([[s:Il piacere/I#pagename36|cap. I, p. 24]])
*''Ella'', ''ella'' era l'idolo che seduceva in lui tutte le volontà del cuore, rompeva in lui tutte le forze dell'intelletto, teneva in lui tutte le più segrete vie dell'anima chiuse ad ogni altro amore, ad ogni altro dolore, ad ogni altro sogno, per sempre, per sempre.... (Andrea: [[s:Il piacere/I#pagename41|cap. I, p. 29]])
*Bisogna ''fare'' la propria [[vita]], come si fa un'opera d'arte. Bisogna che la vita d'un uomo d'intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui. (padre di Andrea: [[s:Il piacere/II#pagename53|cap. II, p. 41]])
*Bisogna conservare ad ogni costo intiera la libertà, fin nell'ebrezza. La regola dell'uomo d'intelletto, eccola: ― ''Habere, non haberi''.<ref>Possedere, non essere posseduto.</ref> (padre di Andrea: [[s:Il piacere/II#pagename53|cap. II, p. 41]])
*Il [[rimpianto]] è il vano pascolo d'uno spirito disoccupato. Bisogna sopra tutto evitare il rimpianto occupando sempre lo spirito con nuove sensazioni e con nuove imaginazioni. (padre di Andrea: [[s:Il piacere/II#pagename53|cap. II, pp. 41-42]])
*Il [[sofisma]] [...] è in fondo ad ogni piacere e ad ogni dolore umano. Acuire e moltiplicare i sofismi equivale dunque ad acuire e moltiplicare il proprio piacere o il proprio dolore. Forse, la scienza della vita sta nell'oscurare la verità. La [[parola]] è una cosa profonda, in cui per l'uomo d'intelletto son nascoste inesauribili ricchezze. I Greci, artefici della parola, sono in fatti i più squisiti goditori dell'antichità. I sofismi fioriscono in maggior numero al secolo di Pericle, al secolo gaudioso. (padre di Andrea: [[s:Il piacere/II#pagename54|cap. II, p. 42]])
*Aveva la voce così insinuante che quasi dava la sensazione d'una carezza carnale; e aveva quello sguardo involontariamente amoroso e voluttuoso che turba tutti li uomini e ne accende d'improvviso la brama. ([[s:Il piacere/II#pagename61|cap. II, p. 49]])
*Ci sono certi sguardi di donna che l'uomo amante non iscambierebbe con l'intero possesso del corpo di lei. Chi non ha veduto accendersi in un occhio limpido il fulgore della prima tenerezza non sa la più alta delle felicità umane. Dopo, nessun altro attimo di gioia eguaglierà quell'attimo. ([[s:Il piacere/II#pagename69|cap. II, pp. 57-58]])
*Da certi suoni della voce e del riso, da certi gesti, da certe attitudini, da certi sguardi ella esalava, forse involontariamente, un [[fascino]] troppo afrodisiaco. ([[s:Il piacere/II#pagename73|cap. II, pp. 61-62]])
*Certo, quanto più la cosa da un uom posseduta suscita nelli altri l'invidia e la brama, tanto più l'uomo ne gode e n'è superbo. ([[s:Il piacere/II#pagename75|cap. II, p. 63]])c.
*Quell'aria aspettava il ''suo'' respiro; quei tappeti chiedevano d'esser premuti dal ''suo'' piede; quei cuscini volevano l'impronta del ''suo'' corpo. ([[s:Il piacere/III#pagename97|cap. III, pp. 85-86]])
*La [[convalescenza]] è una purificazione e un rinascimento. Non mai il senso della vita è soave come dopo l'angoscia del male; e non mai l'anima umana più inclina alla bontà e alla fede come dopo aver guardato negli abissi della morte. Comprende l'uomo, nel guarire, che il pensiero, il desiderio, la volontà, la conscienza della vita non sono la vita. Qualche cosa è in lui più vigile del pensiero, più continua del desiderio, più potente della volontà, più profonda anche della conscienza; ed è la sostanza, la natura dell'essere suo. Comprende egli che la sua vita reale è quella, dirò così, non vissuta da lui; è il complesso delle sensazioni involontarie, spontanee, incoscienti, istintive; è l'attività armoniosa e misteriosa della vegetazione animale; è l'impercettibile sviluppo di tutte le metamorfosi e di tutte le rinnovellazioni. Quella vita appunto in lui compie i miracoli della convalescenza: richiude le piaghe, ripara le perdite, riallaccia le trame infrante, rammenda i tessuti lacerati, ristaura i congegni degli organi, rinfonde nelle vene la ricchezza del sangue, riannoda su gli occhi la benda dell'amore, rintreccia d'intorno al capo la corona de' sogni, riaccende nel cuore la fiamma della speranza, riapre le ali alle chimere della fantasia. (cap. VI, pp. [[s:Pagina:Il piacere.djvu/173|161]]-[[s:Pagina:Il piacere.djvu/174|162]])
*Per la prima volta, infatti, il giovine conobbe tutta l'armoniosa poesia notturna de' [[Cielo notturno|cieli]] estivi.<br>Erano le ultime notti d'agosto, senza luna. Innumerevoli, nella profonda conca, palpitava la vita ardente delle constellazioni. Le Orse, il Cigno, Ercole, Boote, Cassiopea riscintillavano con un palpito così rapido e così forte che quasi parevano essersi appressati alla terra, essere entrati nell'atmosfera terrena. La [[Via Lattea]] svolgevasi come un regal fiume aereo, come un adunamento di riviere paradisiache, come una immensa correntìa silenziosa che traesse nel suo "miro gurge" una polvere di minerali siderei, passando sopra un àlveo di cristallo, tra falangi di fiori. Ad intervalli, meteore lucide rigavano l'aria immobile, con la discesa lievissima e tacita d'una goccia d'acqua su una lastra di diamante. Il respiro del mare, lento e solenne, bastava solo a misurare la tranquillità della notte, senza turbarla; e le pause eran più dolci del suono. (cap. VI, p. [[s:Pagina:Il piacere.djvu/177|165]])
*Il [[verso]] è tutto. ([[s:Il piacere/VI#pagename191|cap. VI, p. 179]])
*''[[Palazzo Schifanoia|Schifanoja]] in Ferrara (oh gloria d'Este!), | ove il Cossa emulò Cosimo Tura | in trionfi d'iddii su per le mura, | non vide mai tanto gioconde feste''. ([[s:Il piacere/VII#pagename203|cap. VII, p. 191]])
*Da che vi ho conosciuta, ho molto sognato per voi, di giorno e di notte, ma senza una speranza e senza un fine. Io so che voi non mi amate e che non potete amarmi. E pure, credetemi, io rinunzierei a tutte le promesse della vita per vivere in una piccola parte del vostro cuore... (Andrea: [[s:Il piacere/VIII#pagename238|cap. VIII, p. 226]])
*[...] il [[passato]] è come una tomba che non rende più i suoi morti. ([[s:Il piacere/IX#pagename248|cap. IX, p. 236]])
*Com'è debole e misera l'anima nostra, senza difesa contro i risvegli e gli assalti di quanto men nobile e men puro dorme nella oscurità della nostra vita [[inconscio|inconsciente]], nell'abisso inesplorato ove i ciechi sogni nascono dalle cieche sensazioni! Un sogno può avvelenare un'anima; un sol pensiero involontario può corrompere una volontà. ([[s:Il piacere/IX#pagename276|cap. IX, p. 264]])
*Riaccendere un amore è come riaccendere una [[sigaretta]]. Il tabacco s'invelenisce; l'amore, anche. (Giulio Muséllaro: [[s:Il piacere/XI#pagename332|cap. XI, p. 320]])
*Erano i primissimi tempi della felicità: egli usciva caldo di baci, pieno della recente gioja; le campane della Trinità de' Monti, di Sant'Isidoro, de' Cappuccini sonavano l'''Angelus'' nel crepuscolo, confusamente, come se fossero assai più lontane; all'angolo della via rosseggiavano i fuochi intorno le caldaje dell'asfalto; un gruppo di capre stava lungo il muro biancastro, sotto una casa addormentata; i gridi fiochi degli acquavitari si perdevano nella nebbia.... ([[s:Il piacere/XI#pagename345|cap. XI, p. 333]])
*A una porta, il cappellino di Elena urtò una portiera mal messa e si piegò tutto da un lato. Ella, ridendo, chiamò Mumps perché le sciogliesse il nodo del velo. E Andrea vide quelle mani odiose sciogliere il nodo su la nuca della desiderata, sfiorare i piccoli riccioli neri, quei riccioli vivi che un tempo sotto i baci rendevano un profumo misterioso, non paragonabile ad alcuno de' profumi conosciuti, ma più di tutti soave, più di tutti inebriante. ([[s:Il piacere/XI#pagename347|cap. XI, p. 335]])
*Io vi amo come nessuna parola umana potrà mai esprimere. Ho bisogno di voi. Voi soltanto siete ''vera''; voi siete la Verità che il mio spirito cerca. Il resto è vano; il resto è nulla. (Andrea: [[s:Il piacere/XII#pagename361|cap. XII, p. 349]]) {{NDR|[[dichiarazioni d'amore dai libri|dichiarandosi]]}}
*Io sono camaleontico, chimerico, incoerente, inconsistente. Qualunque mio sforzo verso l'unità riuscirà sempre vano. Bisogna omai ch'io mi rassegni. La mia legge è in una parola: N<small>UNC</small>. Sia fatta la volontà della legge. (Andrea: [[s:Il piacere/XII#pagename376|cap. XII, p. 364]])
*[...] e credere in te ''soltanto'', giurare in te ''soltanto'', riporre in te ''soltanto'' la mia fede, la mia forza, il mio orgoglio, tutto il mio mondo, tutto quel che sogno, e tutto quel che spero.... (Andrea: [[s:Il piacere/XIV#pagename428|cap. XIV, p. 416]])<br />
===Citazioni su ''Il piacere''===
*''Il Piacere'' fu uno dei primi libri con cui, quarant'anni fa, feci conoscenza con l'arte moderna, uno dei primi ch'ebbero influsso su di me. ([[Robert Musil]])
==''L'innocente''==
===[[Incipit]]===
Andare davanti al giudice e dirgli: «Ho commesso un delitto. Quella povera creatura non sarebbe morta se io non l'avessi uccisa. Io, Tullio Hermil, io stesso l'ho uccisa».<br />
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*E l'avvenire mi apparve spaventoso, senza speranza. L'immagine indeterminata del nascituro crebbe, si dilatò, come quelle orribili cose informi che vediamo talvolta negli incubi ed occupò tutto il campo. Non si trattava d'un rimpianto, d'un rimorso, d'un ricordo indistruttibile, ma di un essere vivente. Il mio avvenire era legato a un essere vivente d'una vita tenace e malefica; era legato a un estraneo, a un intruso, a una creatura abominevole contro cui non soltanto la mia anima ma la mia carne, tutto il mio sangue e le mie fibre provavano un'avversione bruta, feroce, implacabile fino alla morte, oltre la morte. Pensavo: "chi avrebbe mai potuto immaginare un supplizio peggiore per torturarmi insieme l'anima e la carne? Il più ingegnosamente efferato dei tiranni non saprebbe concepire certe crudeltà ironiche... Non erano ancora manifesti nella persona di Giuliana i segni esterni: l'allargamento dei fianchi, l'aumento del volume del ventre. Ella si trovava dunque ancora ai primi mesi: forse al terzo, forse al principio del quarto. Le aderenze che univano il feto alla matrice dovevano esser deboli. L'[[aborto]] doveva essere facilissimo. Come mai le violente commozioni della giornata di Villalilla e di quella notte, gli sforzi, gli spasmi, le contratture, non l'avevano provocato? Tutto m'era avverso, tutti i casi congiuravano contro di me. E la mia ostilità diveniva più acre. Impedire che il figlio nascesse divenne il mio segreto proposito. Tutto l'orrore della nostra condizione veniva dall'antiveggenza di quella natività, dalla minaccia dell'intruso. Come mai Giuliana, al primo sospetto, non aveva tentato ogni mezzo per distruggere il concepimento infame? Era stata ella trattenuta dal pregiudizio, dalla paura, dalla ripugnanza istintiva di madre? Aveva ella un senso materno anche per il feto adulterino?
*Io credevo che per me potesse tradursi in realtà il sogno di tutti gli uomini intellettuali: – essere costantemente infedele a una donna costantemente fedele.
*L'[[uomo]] a cui è dato [[sofferenza|soffrire]] più degli altri, è ''degno'' di soffrire più degli altri.<ref>Da ''L'innocente'', Mondadori.</ref>
== ''La città morta'' ==
*'''Bianca Maria''': Mangereste, Anna, un'arancia profumata? Vorreste trovarvi ora in un giardino siciliano? <br /> ''Anna fa un gesto nell'aria come per trarre a sé la fanciulla.'' <br /> '''Anna''': Che strana voce v'è venuta alle labbra, ora, Bianca Maria! Sembra una voce nuova: come una che dormiva e che si sveglia all'improvviso...<br /> '''Bianca Maria''': Vi stupisce il mio desiderio? Non vi piacerebbe d'avere su le ginocchia un canestro di frutti? Ah, con che avidità io ne mangerei! A Siracusa camminavamo nei boschi d'aranci, vedendo fra i tronchi splendere il mare: gli alberi avevano su i rami gli antichi frutti e i nuovi fiori; i petali ci cadevano sul capo come una neve odorante; e noi mordevamo la polpa succulenta come si morde il pane.<br /> ''Anna tende di nuovo le mani per attrarre mentre l'altra resta ancora un po' discosta.''<br /> '''Anna''': Là voi vorreste vivere. Là, là è la gioia! Tutto il vostro essere chiede la gioia, ha bisogno di gioia. Ah come deve brillare oggi la vostra giovinezza! Il desiderio di vivere s'irradia dalla vostra persona come il calore da un focolare. Lasciate che io riscaldi le mie povere mani!<br />''Bianca Maria le si appressa, e si siede ai piedi di lei su uno sgabello basso. Come Anna le tocca le gote, ella ha un brivido palese.''<br /> '''Bianca Maria''': Perché sono fredde le vostre mani, Anna?<br /> '''Anna''': Tutto il vostro viso batte come un polso violento.<br /> '''Bianca Maria''': Il sole m'ha accesa. Di là, alla mia finestra, son rimasta a guardare sotto il sole. La pietra del davanzale era quasi rovente. Qui, anche, tutta la stanza omai è invasa dal sole. La striscia arriva là, sino ai piedi dell'Ermete. Siamo sedute sul margine d'un rivo d'oro. Inchinatevi un poco.<br />''Anna, toccandola vagamente sul viso, su i capelli.''<br /> '''Anna''': Come tu ami il sole! Come tu ami la vita! Ho udito un giorno Alessandro dirti che somigliavi alla Vittoria che si dislaccia i sandali. Mi ricordo... ad Atene... in un marmo dolce come un avorio, una figura delicata e impetuosa che dava il desiderio del volo, d'una corsa aerea senza termine... Mi ricordo: la sua piccola testa si disegnava nella curva dell'ala che pendeva in riposo dall'Omero. Alessandro diceva che l'impazienza del volo era diffusa in tutte le pieghe della tunica e che nessun'altra imagine rappresentava più vivamente il dono della celerità divina.... Noi vivemmo per qualche tempo nell'incanto della sua grazia giovenile. Ogni giorno salivamo all'Acropoli per rivederla.... È vero che voi le somigliate, Bianca Maria?<br /> ''Bianca Maria, turbata dalla maniera singolare della cieca che continua a toccarla.''<br /> '''Bianca Maria''': Io sono senza ali. Voi me le cercate inutilmente. (atto I, scena III)
==''Laudi''==
[[File:D'Annunzio - Merope, 1912.djvu|page=5|thumb|Dedica autografa]]
===''Alcyone''===
*''[[Settembre]], andiamo. È tempo di migrare. | Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori | lascian gli stazzi e vanno verso il mare''. (''[[s:Alcyone/I pastori|I pastori]]'', vv. 1-3)
*''Taci. Su le soglie | del bosco non odo | parole che dici | umane; ma odo | parole più nuove | che parlano gocciole e foglie | lontane''. (''La pioggia nel pineto'', vv. 1-7)
*''Palpita, sale, | si gonfia, s'incurva, | s'alluma, propende. | Il dorso ampio splende | come cristallo; | la cima leggiera | s'arruffa | come criniera | nivea di cavallo. | Il vento la scavezza. | L'[[onda]] si spezza'' [...] (da ''L'onda'', {{Source|Alcyone/L'onda|Palpita|vv. 30-40}})
====''La sera fiesolana''====
*''Fresche le mie [[parola|parole]] ne la [[sera]] | ti sien come il fruscìo che fan le [[foglia|foglie]] | del [[gelso]] ne la man di chi le coglie''. (vv. 1-3)
*''Laudata sii pel tuo viso di perla, | o Sera, e pe' tuoi grandi umidi occhi ove si tace | l'acqua del cielo || Dolci le mie parole ne la sera | ti sien come la pioggia che bruiva | tepida e fuggitiva''. (vv. 15-20)
*''Laudata sii per le tue vesti aulenti, | o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce | il fien che odora!'' (vv. 32-34)
*''Laudata sii per la tua pura morte, | o Sera, e per l'attesa che in te fa palpitare | le prime [[stella|stelle]]''! (vv. 49-51)
==== ''L'oleandro'' ====
*''Erigone, Aretusa, Berenice, | quale di voi accompagnò la [[notte]] | d'estate con più dolce melodìa | tra gli oleandri lungo il bianco mare?'' (vv. 1-4)
*''"Il [[Giorno]]" disse pianamente Erigone | verso la luce "non potrà morire. | Mai la sua faccia parve tanto pura, | non ebbe mai tanta soavità". | Era la sua parola come il vento | d'estate quando ci disseta a sorsi | e nella pausa noi pensiamo i fonti | dei remoti giardini ov'egli errò.'' (vv. 17-24)
*''Pur, profondando nella sabbia i nudi | piedi, io sentia partirsi lentamente | il buon calor del tramontato [[sole]].'' (vv. 30-32)
*''Tutto allora fu grande, anche il mio cuore. | Oh poesia, divina libertà!'' (vv. 49-50)
*''Così ci parve riudire il [[canto]] | delle Sirene, dalla nave concava | di prora azzurra, fornita di ponti, | veloce, in un doloroso ritorno | spinta dal vento al frangente del mare, | né ci difese [[Odisseo]] dal periglio | con la sua cera; ma il cuore, non più | libero, novellamente anelava.'' (vv. 65-72)
*''O Aretusa, perché non ho il tuo nome? | Nascesti tu nell'isola di [[Siracusa|Ortigia]] | come l'amor del violento fiume?'' (vv. 102-104)
*''O Glauco, ti sovvien della [[Sicilia]] | bella?" Ed io più non vidi la grande Alpe, | il bianco mare. Io dissi: "Andiamo, andiamo!"'' (vv. 111-113)
*''Ti sovvien della bella Doriese | nomata [[Siracusa]] nell'effigie | d'oro cò suoi [[delfino|delfini]] e i suoi [[cavallo|cavalli]], | serto del mare?'' (vv. 114-117)
*''Scendemmo al porto. Ti sovvien dell'ora? | Un rogo era l'Acropoli in Ortigia; | ardevano le nubi su 'l Plemmirio | belle come le statue su 'l fronte | dei templi; parea teso dalla forza | di Siracusa il grande arco marino.'' (vv. 128-133)
*''E noi gridammo, e un súbito clamore | corse lungo le stoe quando la nave | piena d'eternità giunse all'approdo. | Portatrice di gloria, ella vivea | magnanima, sublime.'' (vv. 134-138)
*''ma sì vivea divinamente d'una | cosa ch'ella recava d'oltremare, | al re Ierone vincitor col carro; | ma la facea magnanima e sublime | una cosa recata d'oltremare, | più lieve che corona d'oleastro: | l'Ode, foggiata di parole eterne".'' (vv. 149-155)
*''"E' vero, è vero!" io dissi. "Mi sovviene". | Ed il cuore profondo mi tremò, | tremò della divina poesia. | "Mi sovviene. Era l'Ode trionfale: | Canta Demetra che regna i feraci | campi siciliani, e la sua figlia | cinta di violette! Canto, o Clio, | dispensatrice della dolce fama, | la corsa dei cavalli di Ierone!'' (vv. 156-164)
*''varcammo l'Istmo pel diolco. Quivi | eroi vedemmo e [[Pindaro]] con loro. | Ed obliammo l'[[usignolo|usignuol]] di Ceo | per l'[[aquila]] tebana. Era la tua | mitica luce sul [[Tirreno]], o madre | Ellade,'' (vv. 176-181)
*''Ma non sostenne il nostro cuor mortale | quel silenzio sublime. Si piegò | verso il [[sorriso]] delle donne nostre. | E Derbe disse ad Aretusa: "Quando | fiorì di rose il lauro trionfale?". | Era la donna giovinetta alzata, | mutevole onda con un viso d'oro, | tra gli oleandri;'' (vv. 207-214)
*''Disse Aretusa: "Bene io te 'l dirò" | mutevole onda con un viso d'oro. | Disse: "Inseguiva il re Apollo Dafne | lungh'esso il fiume, come si racconta.'' (vv. 219-222)
*''Rapido il re Apollo più l'incalza, | infiammato desio, per lei predare. | All'alito del dio doventa fiamma | la chioma della ninfa fluvïale.'' (vv. 230-233)
*''M'odi tu? M'odi tu? Dafne, sei muta? | Rispondi! " Abbrividiscono le frondi | sino alla vetta. Nel silenzio un breve | murmure spira. "M'odi tu? Rispondi!" | Move la vetta un fremito più lieve. | Poi tutto tace e sta. Sotto i profondi | cieli le rive alto silenzio tiene. | Il bellissimo lauro è senza pianto; | il dolore del dio s'inalza in canto. | Odono i monti e le valli serene.'' (vv. 364-373)
*''E' l'[[alba]], è l'alba. Il dio si desta: un grido | di meraviglia irraggia tutti il lido. | Brilla di rose il lauro trionfale!"'' (vv. 398-400)
*''"Sol d'[[oleandro]] voglio laurearmi" | io dissi. Ed Aretusa era contenta; | e recise per me altri due rami | e fè l'atto di cingermi le tempie | dicendomi: "Pè tuoi novelli carmi!"'' (vv. 410-412)
*''E il giorno estivo non potea morire, | ma sorrideva sopra il bianco mare | silenziosamente senza fine; | e la notte, che avea parte ineguale, | spiava il bel nemico dalle chiostre | dei monti azzurra come te, Cyane.'' (vv. 416-421)
*''"Il Giorno" disse "non potrà morire.'' (vv. 432)
*''Pur tanto è dolce che la Notte oscura | non già lo spegne ma di lui s'accende,'' (vv. 439-440)
*''Orione si slaccia l'armatura, | e Boote si volge, e Cinosura | vacilla; e l'Orsa anche impallidirà. | Oblia la Notte tutte le sue stelle | e il duolo antico degli amanti umani. | Che con lei piangeremo ella non sa.'' (vv. 472-477)
*''O Notte, piangi tutte le tue stelle!'' (vv. 478)
*''[...] | Il grido dell'[[allodola]] domani | dall'amor nostro ci disgiungerà". | Un'altra era con noi, ma restò muta, | tra gli oleandri lungo il bianco mare.'' (vv. 479-482)
===''Elettra''===
*''E l'altro monte, e l'altro monte ei vede, | l'[[Monte Erice|Erice]] azzurro, solo tra il mare e il cielo | divinamente apparito, la vetta | annunziatrice della Sicilia bella!'' (''[[s:Elettra/La notte di Caprera|La notte di Caprera]]'', IX, vv. 23-26)
*''Così edificò [[Victor Hugo|Egli]] | nella luce e nell'ombra | l'opera d'eterne parole | che ingombra l'orizzonte | umano con la sua mole | immensa''. (''[[s:Elettra/Nel primo centenario della nascita di Vittore Hugo|Nel primo centenario della nascita di Vittore Hugo]]'')
*''Ma il tutto è in [[Victor Hugo|lui]]. Nel suo petto | concluso è il mondo''. (''[[s:Elettra/Nel primo centenario della nascita di Vittore Hugo|Nel primo centenario della nascita di Vittore Hugo]]'')
*''O deserta bellezza di [[Ferrara]], | ti loderò come si loda il vólto | di colei che sul nostro cuor s'inclina | per aver pace di sue felicità lontane''. (''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (I)|cap. I]], vv. 1-4)
*''O [[Pisa]], o Pisa, per la fluviale | melodìa che fa sì dolce il tuo riposo | ti loderò come colui che vide | immemore del suo male | fluirti in cuore | il sangue dell'aurore | e la fiamma dei vespri | e il pianto delle stelle adamantino | e il filtro della luna oblivioso.'' (''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (I)|cap. I]], vv. 28-36)
*''Ravenna, glauca notte rutilante d'oro, | sepolcro di violenti custodito | da terribili sguardi, | cupa carena grave d'un incarco | imperiale, ferrea, construtta | di quel ferro onde il Fato | è invincibile, spinta dal naufragio | ai confini del mondo, | sopra la riva estrema!'' (''Le città del silenzio'', [[s:Pagina:D'Annunzio - Laudi, II.djvu/166|pp. 152-153]], vv. 55-63)
*''[[Urbino]], in quel palagio che s'addossa | al monte, ove Coletto il Brabanzone | tessea l'Assedio d'Ilio, ogni Stagione | l'antica istoria tesse azzurra e rossa.'' (Urbino, vv. 1-4, in ''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (II)|cap. II]])
*''Non alla solitudine scrovegna, | o [[Padova]], in quel bianco april felice | venni cercando l'arte beatrice | di [[Giotto]] che gli spiriti disegna; || né la maschia virtù d'[[Andrea Mantegna]], | che la Lupa di bronzo ebbe a nutrice, | mi scosse; né la forza imperatrice | del Condottier che il santo luogo regna. || Ma nel tuo prato molle, ombrato d'olmi | e di marmi, che cinge la riviera | e le rondini rigano di strida, || tutti i pensieri miei furono colmi | d'amore e i sensi miei di primavera, | come in un lembo del giardin d'Armida.'' (Padova, in ''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (II)|cap. II]])
*''Tu vedi lunge gli uliveti grigi | che vaporano il viso ai poggi, o [[Serchio]], | e la città dall'arborato cerchio, | ove dorme la [[Ilaria del Carretto|donna]] del [[Paolo Guinigi|Guinigi]]. | Ora dorme la bianca fiordaligi | chiusa ne' panni, stesa in sul coperchio | del bel sepolcro; e tu l'avesti a specchio | forse, ebbe la tua riva i suoi vestigi. | Ma oggi non Ilaria del Carretto | signoreggia la terra che tu bagni, | o Serchio, sì fra gli arbori di Lucca | rosso vestito e fosco nell'aspetto | un pellegrino dagli occhi grifagni | il qual sorride a non so che Gentucca.'' ([[Lucca]], in ''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (II)|cap. II]])
==== ''Nel primo centenario della nascita di Vincenzo Bellini'' ====
*''Nell'isola divina che l'etnèo | Giove alla figlia di Demetra antica | donò ricca di messi e di cavalli, | di lunghe navi e di città potenti, | d'aste corusche e di cerate canne, | di magnanimi eroi e di pastori | melodiosi,'' (vv. 1-7)
*''dal santo lido ove apparì l'Alfeo | terribile che tenne la sua brama | immune dentro all'infecondo sale, | da Ortigia ramoscel di Siracusa, | che fu sorella a Delo e abbeverava | nell'orrore notturno la sirena | ai fonti ascosi,'' (vv. 8-14)
*''Dove il veglio Stesicoro per Ilio | ereditò la cecità di [[Omero]], | dove Pindaro assunse ai cieli il carro | del re Ierone fondatore d'[[Etna]] | e [[Teocrito]] addusse tra i bifolchi | eloquenti le Càriti dal fresco | fiato silvano,'' (vv. 49-55)
*''Egli è morto, l'Orfeo dorico è morto! | Sicelie Muse, incominciate il carme | fùnebre! O rosignoli, annunziate | ad Aretusa ch'egli è morto'' (vv. 96.100)
*''Inno di gloria, irràggiati dei raggi | più fulgidi recando all'ansiosa | moltitudine, accolta nel Teatro | riconsacrato dalla reverenza, | l'imagine del giovine Cantore. | auspice e i testimonii del fatale | suolo ove nacque.'' (vv. 128-134)
*''Saluta, mentr'ei viene, Inno, l'ignita | vetta e il lido aretùside, sospiro | d'[[Atene]], e le vocali selve, e i fiumi | che il chiaro Ionio beve, e [[Siracusa]] | e [[Taormina]] e la natal [[Catania|Catana]] | con l'orme che v'impressero congiunte | Ellade e [[Roma]].'' (vv. 145-151)
*''[[Italia]], Italia, quale messaggero | di popoli trarrà da quel silenzio | venerando il messaggio che s'attende? | Quivi taluno interroga i vestigi? | pacato curvasi ad apprender come | si tagli il marmo per edificare | immortalmente?'' (vv. 169-175)
*''Saluta, nella gloria del Cantore | fiorito a piè dell'Etna, | l'Aventino sul Tevere d'Italia, | il monte che salivano i Carmenti | aedi del Futuro; | però che tutto alla Gran Madre torni | e d'ogni raggio s'orni | il suo capo che sta sopra la Terra. | Sveglia i dormenti e annunzia ai desti: "I giorni | sono prossimi. Usciamo all'alta guerra!"'' (vv. 207-216)
[[File:D'Annunzio - Merope, 1912.djvu|page=7|thumb|Frontespizio di "Merope" del 1912]]
===''Maia''===
*''Un salso rogo estratto col [[timone]] | e la [[polena|polèna]] della nave rotta, | ch'ha la tortile forma del Tritone.''<ref>Da ''Alle Pleiadi e ai Fati'', Citato in Salvatore Battaglia, ''Grande Dizionario della Lingua Italiana'', XIII, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1986, p. 731.</ref>
*''[...] la mia anima visse come diecimila!'' ([[s:Maia/I|cap. I]], vv. 80-81)
*''Nessuna cosa mi fu aliena, nessuna mi sarà! [...] Laudata sii [[Diversità]] delle creature, sirena del mondo!'' (cap. I)
*''Tutto fu ambito e tutto fu tentato. Ah perché non è infinito come il desiderio il potere umano? [...] Tutto fu ambito e tutto fu tentato. Quel che non fu fatto io lo sognai; e tanto era l'ardore che il sogno eguagliò l'atto.'' (cap. I)
*{{NDR|[[Ulisse]]}} ''Sol con quell'arco e con la nera | sua nave, lungi dalla casa | d'alto colmigno sonora | d'industri telai, proseguiva | il suo necessario travaglio | contra l'implacabile Mare.'' (cap. IV, vv. 58-63)
====Citazioni su ''Maia, Laus vitae''====
*Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica strofa di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo. ([[Giuseppe Antonio Borgese]])
*Una Divina Commedia capovolta. ([[Giuseppe Antonio Borgese]])
===''Merope''===
*''In Cristo Re o [[Genova]], t'invoco. | Avvampi. Odo il tuo Cìntraco, nel caldo | vento, gridarti che tu guardi il fuoco. | Non Spinola né Fiesco né Grimaldo | trae con la stipa. Il sangue del Signore | bulica nella tazza di smeraldo.'' (da ''La canzone del sangue'', {{Source|Merope/La canzone del sangue||vv. 1-6}})
*''Così tu veleggiasti alla seccagna | di Tripoli, con uno de' tuoi Doria | buon predatore, o [[Genova]] grifagna; | ché padroni e nocchieri di Portoria | e di Prè, stanchi d'oziare a bordo, | tentarono l'impresa per galloria.'' (da ''La canzone del sangue'', {{Source|Merope/La canzone del sangue||vv. 28-33}})
*''Quei di [[Salerno]] il lor lunato golfo, | gli archi normanni, tutta bronzo e argento | la porta di Guïsa e di Landolfo | aveansi in cuore, e l'arte e l'ardimento | onde tolse lo scettro ad Alberada | Sigilgaita dal quadrato mento.'' (da ''La canzone del Sacramento'', {{Source|Merope/La canzone del Sacramento|Quei di Salerno|vv. 127-132}})
*''[[Taranto]], sol per àncore ed ormeggi | assicurar nel ben difeso specchio, | di tanta fresca porpora rosseggi? | A che, fra San Cataldo e il tuo più vecchio | muro che sa Bisanzio ed Aragona, | che sa Svevia ed Angiò, tendi l'orecchio? | Non balena sul Mar Grande né tuona. | Ma sul ferrato cardine il tuo Ponte | gira, e del ferro il tuo Canal rintrona. | Passan così le belle navi pronte, | per entrar nella darsena sicura, | volta la poppa al ionico orizzonte.'' (da ''La canzone dei Dardanelli'', {{Source|Merope/La canzone dei Dardanelli||vv. 1-12}})
== ''Le livre secret de Gabriele d'Annunzio et de Donatella Cross'' ==
*La via è tacita. S'ode a quando a quando un passo che si dilegua. La stanza dove scrivo ha nella volta la storia di [[Anchise]] salvato da Enea, l'incendio di Troia. E guardo quelle figure ch'empirono di strani sogni la mia infanzia. Le ore suonano al campanile di mattone. Si ode lo strepito d'un treno sul ponte. Tutto ha un'eloquenza di rimpianto e di irreparabile perdizione. Chi sa da qual profondità è venuta a me questa notte! (17 marzo 1910, p. 315)
*Tutto m'intenerisce e tutto mi ferisce qui. Vivo in ogni cosa, e sono ad ogni cosa estraneo. Sento in tutte queste creature il mio medesimo sangue e sono infinitamente lontano da loro. E la vecchia casa è pur sempre impregnata della mia vita puerile se pur ieri ne fossi uscito fanciullo. (17 marzo 1910, p. 315)
*Eri laggiù, sola sola, come una principessa incantata. Non vivevi se non per attendere il tuo diletto. Abbiamo respirato ''in realtà'' il sogno che affatica invano il cuore dei poeti. Tu sola per ''me'' solo! Il mondo era lontano. La malattia era una cosa divina, era il nutrimento stesso dell'amore. Mai più non toccheremo una cima, così rimota. Stamani dinanzi alla siepe silenziosa, dinanzi alla casa deserta, ho sentito che la vita si vendicherà di tanta bellezza. Pur creandola, noi medesimi non la conoscevamo pienamente. La conosciamo e la piangiamo ora nel ricordo. (5 ottobre 1910, p. 321)
==''Notturno''==
===[[Incipit]]===
Ho gli occhi bendati. Sto supino nel letto, col torso immobile, col capo riverso, un poco più basso dei piedi. Sollevo leggermente le ginocchia per dare inclinazione alla tavoletta che v'è posata.<ref name=sordi/>
===Citazioni===
*''Un prossimo giorno sarà sprofondato nella terra, calato nella fossa, sepolto. Quattro volte remoto. Mi pareva ancor mio, dianzi, se bene difformato. Ora è prigione. Ha con sé le rose su i suoi piedi rotti. Non si potrebbe levare, neppure se il Cristo lo chiamasse. La piastra di piombo lo grava. La saldatura è compiuta, il suggello è perfetto. Ora è là, non più con la nostra aria, con l'aria che io respiro, ma con la sua aria, con l'aria della tomba, con l'aria dell'eternità, che non consumano i suoi polmoni entro le sue costole infrante.''<ref>Gabriele D'Annunzio, Notturno, Fratelli Treves, Milano, 1921, pag. 88.</ref>
==''Per la morte di Giuseppe Verdi''==
===[[Incipit]]===
''Si chinaron su di lui tre vaste fronti | terribili, col pondo | degli eterni pensieri e del dolore: | [[Dante Alighieri]] che sorresse il mondo | in suo pugno ed i fonti | dell'universa vita ebbe in suo cuore; | [[Leonardo da Vinci|Leonardo]], signore | di verità, re dei dominii oscuri, | fissa pupilla a' rai de' Soli ignoti; | il ferreo [[Michelangelo Buonarroti|Buonarroti]] | che animò del suo gran disdegno in duri | massi gli imperituri figli, i ribelli eroi | silenziosi onde il Destino è vinto. | Vegliato fu da' suoi | fratelli antichi il creatore estinto''.
===Citazioni===
*''La melodia suprema della Patria | in un immenso coro | di popoli salì verso il defunto. | Infinita, dal Brènnero al Peloro | e dal Cimino al Catria, | accompagnò nei cieli il figlio assunto''.
*''La bellezza e la forza di sua vita, | che parve solitaria, | furon come su noi cieli canori. | Egli trasse i suoi cori | dall'imo gorgo dell'ansante folla''.
*''Diede una voce alle speranze e ai lutti. | Pianse ed amò per tutti. | Fu come l'aura, fu come la polla''.
*''Nella notte così gli eterni spirti | riconobbero il Grande | cui sceso era pe' tempi il lor retaggio. | Il titano giacea senza ghirlande, | senza lauri né mirti, | sul coronato del suo crin selvaggio''.
==''Trionfo della morte''==
===[[Incipit]]===
Ippolita, quando vide contro il parapetto un gruppo di uomini chini a guardare nella strada sottoposta, esclamò soffermandosi:<br>
«Che sarà accaduto?»<br />
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*Ecco, io sono vivo, io respiro. Qual è la sostanza della mia vita? Ed in balia di quali forze? Sotto l'impero di quali leggi? Io non mi posseggo, io sfuggo a me stesso, il senso che io ho del mio essere è simile a quello che può avere un uomo il quale, condannato a restare su un piano di continuo ondeggiante e pericolante, senta di continuo a mancargli l'appoggio, dovunque egli posi il piede. Io sono perpetuamente ansioso e neanche la mia ansietà è ben definita. Io non so se sia l'ansietà del fuggiasco inseguito alla calcagna o di chi insegue senza mai raggiungere. Forse l'una e l'altra insieme.
*La volontà di vivere si ritirava da lui a poco a poco, come il calore abbandona un cadavere. L'esistenza di lei non era per sempre avvelenata?
*Ha voluto morire per non aver potuto rendere la sua vita conforme al suo sogno.
*Per me, esiste. Egli ora esiste per me solo.
*Un amore sano e forte mi potrebbe guarire.
*C'è sulla Terra una sola ebrezza durevole: la sicurità nel possesso di un'altra creatura, la sicurezza assoluta, incrollabile. Io cerco questa ebrezza. Io vorrei poter dire:- la mia amante, vicina o lontana, non vive se non del pensiero di me; ella è sottomessa con gioia ad ogni mio desiderio, ha la mia volontà per unica legge; s'io cessassi d'amarla, ella morirebbe; spirando ella non rimpiangerà se non il mio amore.
*Le mille fatalità ereditarie gli impedivano di avvicinarsi all'ideale agognato dal suo intelletto.
*Io penso che da morta ella raggiungerà la suprema espressione della sua bellezza. Morta!
*E s'ella morisse? Ella diventerebbe materia di pensiero, una pura idealità. Io l'amerei oltre la vita, senza gelosia, con un dolore pacato ed eguale.
*Ella è una preziosa amante; è la mia creatura.
*"L'uno, sempre, è l'ombra dell'altra" egli pensò " Dov'è la Vita è il Sogno; dov'è il Sogno è la Vita".
*Tutte quelle facoltà mimiche appunto concorrevano a rendere più visibile in lei, per gli occhi di Giorgio, il predominio della vita corporea inferiore.
*"Il desiderio!" pensò, Giorgio, richiamato così alla sua donna, alla corporale tristezza del suo amore. "Chi ucciderà il desiderio?"
*"Ella è dunque la Nemica" pensò Giorgio, "Finché vivrà, finché potrà esercitare sopra di me il suo impero, ella m'impedirà di porre il piede su la soglia che scorgo. E come ricupererò io la mia sostanza, se una gran parte è nelle mani di costei? Vano è aspirare a un nuovo mondo, a una vita nuova. Finché dura l'amore, l'asse del mondo è stabilito in un solo essere e la vita è chiusa in un cerchio angusto. Per rivivere e per conquistare, bisognerebbe che io m'affrancassi dall'amore, che io mi disfacessi della Nemica..."
*Credi nella linea visibile e nella parola proferita. Non cercare oltre il mondo delle apparenze creato dai tuoi sensi meravigliosi. Adora l'illusione.
*Ella appariva così, la donna di delizia, il forte e delicato strumento di piacere, l'animale voluttario e magnifico destinato ad illustrare una mensa, a rallegrare una mensa, a rallegrare un letto, a suscitare le fantasie ambigue d'una lussuria estetica. Ella così appariva nello splendore massimo della sua animalità: lieta, irrequieta, pieghevole, morbida, crudele.
*La sua forma è disegnata dal mio desiderio; le sue ombre sono prodotte dal mio pensiero. Ella, quale mi appare in tutti gli istanti, non è se non l'effetto di una mia continua creazione interiore. Ella non esiste se non in me medesimo.
*Gravis dum suavis!
*Perché dunque la terribile "volontà" della Specie si ostinava in lui con tanto accanimento a richiedere, a strappare il tributo vitale da quella matrice devastata già dal morbo, incapace di concepire? Mancava alla donna amata il più alto mistero del Sesso.
*Io mi vestirò delle menzogne che senza fine produrrà il tuo desiderio. Sono più forte del tuo pensiero. L'odore della mia pelle può dissolvere in te un mondo.
*Egli non riconosceva se non il Trionfo della Vita.
*"Non aspirava se non ad essere egli medesimo l'eterna voluttà del Divenire..."
*"Certo" egli pensava "la Musica lo iniziò al mistero della Morte; gli mostrò di là dalla vita un notturno impero di meraviglie." Perché dunque non avrei io la stessa iniziatrice allo stesso mistero. Non era stata, per lui e per Demetrio, la Musica una Religione? Non aveva ad entrambi ella rivelato il mistero della vita suprema?
*Ricostruì quel meraviglioso Tempio della Morte. "Datemi una maniera nobile di trapassare! Che la Bellezza distenda uno de' suoi veli sotto il mio ultimo passo! Questo soltanto imploro al mio Destino."
== ''Più che l'amore'' ==
* Non soffro perché tu mi abbia mentito, ma perché non posso più crederti.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Cabiria: Visione storica del terzo secolo A. C.''===
È IL VESPERO. GIÀ SI CHIUDE LA TENZONE DEI CAPRAI, CHE LA MUSA DORICA ISPIRA SU I FLAUTI DISPARI « A CUI LA CERA DIEDE L'ODOR DEL MIELE ». E BATTO RITORNA DAI CAMPI ALLA CITTÀ, AL SUO GIARDINO DI CATANA IN VISTA DELL'ETNA.<!-- Tutto in maiuscolo nel testo -->
===''Elegìe Romane''===
<poem>Quando (al pensier, le vene mi tremano pur di dolcezza)
io mi partii, com'ebro, da la sua casa amata,
su per le vie che ancora fervean de l'estreme diurne
opere, de' sonanti carri, de' rauchi gridi,
tutta sentii dal cuore segreto l'anima alzarsi
cupidamente, e in alto, sopra le anguste mura,
fendere l'ignea zona che il vespro d'autunno per cieli
umidi, tra nuvole vaste, accendea su Roma.</poem>
===''Forse che sì, forse che no''===
«Forse,» rispondeva la donna quasi protendendo il sorriso contro il vento eroico della rapidità, nel battito del suo gran velo ora grigio ora argentino come i salici della pianura fuggente. [...]<br>
«Vi prendete gioco di me?»<br>
«Tutto è gioco.»<br />
Il furore penetrò nel petto dell'uomo chino sul volante della rossa macchina precipitosa...<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===''Il ferro''===
'''La voce''': Mortella, Mortella, sei là?<br>
'''Mortella''': Oh, la Rondine!
===''Il fuoco''===
===[[Incipit]]===
– Stelio, non vi trema il cuore, per la prima volta? – chiese la Foscarina con un sorriso tenue, toccando la mano dell'amico taciturno che le sedeva al fianco.<br>– Vi veggo un poco pallido e pensieroso. Ecco una bella sera di trionfo per un grande poeta!<br>Uno sguardo le adunò negli occhi esperti tutta la bellezza diffusa per l'ultimo crepuscolo di settembre divinamente, così che in quell'animato cielo bruno le ghirlande di luce che creava il remo nell'acqua da presso cinsero gli angeli ardui che splendevano da lungi su i campanili di [[Basilica di San Marco|San Marco]] e di San Giorgio Maggiore.
===''Isaotta Guttadàuro ed altre poesie''===
<poem>Mentre Lucrezia Borgia, in nuziale
pompa, venìa con piano
incedere (la veste lilïale
risplendea di lontano)
tra i cardinali principi in vermiglia
cappa, che con ambigui
sorrisi riguardavano la figlia
de ’l papa,—ne’ contigui
atrj i coppieri, adolescenti flavi
che rispondeano a un nome
sonoro ed arrossian come soavi
fanciulle ed avean chiome
lunghe, i coppieri d’Alessandro sesto
tenean coppe d’argento
entro la man levata, e con un gesto
d’umiltà grave e lento
offeriano a le molte inclite dame
le rose ed i rinfreschi.</poem>
===''L'allegoria dell'autunno''===
<poem>Il munifico sire Autunno, il dio
cui non più la matura uva compone
intorno il nero crin cerchio d'oblío
né come al fauno del selvaggio Edone
alto in man brilla il cembalo giulío</poem>
===''La fiaccola sotto il moggio''===
'''Donna Aldegrina''' — Annabella, Annabella, non senti come tremano le mura? Che è mai questa romba? La casa crolla?<br />
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===''La figlia di Iorio''===
''Nella terra d'[[Abruzzo|Abruzzi]], or è molt'anni''.<br>Atto Primo<br>Scena Prima<br>''Splendore, Favetta e Ornella, le tre sorelle, saranno in ginocchio davanti alle tre arche del corredo nunziale, chine a scegliere le vestimenta per la sposa. La loro fresca parlatura sarà quasi gara di canzoni<br>a mattutino''.<br>'''SPLENDORE''': Che vuoi tu, Vienda nostra?<br>'''FAVETTA''': Che vuoi tu, cognata cara?<br>'''SPLENDORE''': Vuoi la veste tua di lana?<br>o vuoi tu quella di seta<br>a fioretti rossi e gialli?<br>'''ORNELLA''': ''cantando''<br>Tutta di [[verde]] mi voglio vestire, tutta di verde per Santo Giovanni,<br>ché in mezzo al verde mi venne a fedire...<br>Oilì, oilì, oilà!<br>'''SPLENDORE''': Ecco il busto dei belli ricami<br>con la sua pettorina d'[[argento]],<br>la gonnella di dodici téli,<br>la collana di cento coralli<br>che ti diede la [[madre]] tua nova.<br>'''ORNELLA''': ''cantando''<br>Tutta di verde la camera e i panni.<br>Oilì, oilì, oilà!
===''La Gioconda''===
Appariscono su la soglia della prima porta Silvia Settala e Lorenzo Gaddi il vecchio, avanzandosi l'una a fianco dell'altro, entrando insieme nella freschezza primaverile.<br>
'''Silvia Settala''': Ah, sia benedetta la vita! Per aver sempre tenuta accesa una speranza, oggi io posso benedire la vita.<br>
'''Lorenzo Gaddi''': La vita nuova, cara Silvia, buona creatura coraggiosa, così buona e così forte! La tempesta è passata. Ecco che Lucio ritorna a voi, pieno di riconoscenza e di tenerezza, dopo tanto male. Sembra ch'egli rinasca. Dianzi aveva gli occhi d'un bambino.
===''Le novelle della Pescara''===
Il Viatico uscì dalla porta della [[chiesa (architettura)|chiesa]] a mezzogiorno. Su tutte le strade era la primizia della [[neve]], su tutte le case la neve. Ma in alto grandi isole azzurre apparivano tra le nuvole nevose, si dilatavano sul palazzo di Brina lentamente, s'illuminavano verso la Bandiera. E nell'aria bianca, sul [[paese]] bianco appariva ora subitamente il miracolo del sole.<br>Il viatico s'incamminava alla [[casa]] di Orsola dell'Arca. La gente si fermava a veder passare il prete incedente a capo nudo, con la stola violacea, sotto l'ampio ombrello scarlatto, tra le lanterne portate dai clerici accese. La campanella squillava limpidamente accompagnando i Salmi sussurrati dal prete. I cani vagabondi si scansavano nei vicoli al passaggio. Mazzanti cessò di ammucchiare la neve all'angolo della piazza e si scoprì la zucca inchinandosi. Si spandeva in quel punto dal forno di Flaiano nell'aria l'odore caldo e sano del [[pane]] recente.
===''Le vergini delle rocce''===
Io vidi in questi [[Occhio|occhi]] mortali in breve tempo schiudersi e splendere e poi sfiorire e l'una dopo l'altra perire tre [[Anima|anime]] senza pari: le più belle e le più ardenti e le più misere che sieno mai apparse nell'estrema discendenza d'una razza imperiosa.<br>Su i luoghi dove la loro desolazione, la loro grazia e il loro [[orgoglio]] passavano ogni [[giorno]], io colsi pensieri lucidi e terribili che le antichissime rovine delle [[città]] illustri non mi avevano mai dato.
===''San Pantaleone''===
La gran piazza sabbiosa scintillava come sparsa di pomice in polvere. Tutte le case a torno imbiancate di calce avevano una singolare luminosità metallica, parevano come muraglie d'una immensa fornace presso ad estinguersi. In fondo, i pilastri di pietra della chiesa riverberavano l'irradiamento delle nuvole e si facevano rossi come di granito; le vetrate balenavano quasi contenessero lo scoppio d'un incendio interno; le figurazioni sacre prendevano un'aria viva di colori e di attitudini; tutta la mole ora, sotto lo splendore del nuovo fenomeno crepuscolare, assumeva una più alta potenza di dominio su le case dei Radusani.
==Citazioni su Gabriele D'Annunzio==
*A D'Annunzio non interessa trasmettere alcunché, vuole solo costruire delle strutture e per costruire saccheggia la totalità del vocabolario italiano. ([[Giorgio Manganelli]])
*Avrei una sola domanda da farvi in risposta alla vostra lettera: perché mi parlate così? Voi "maestro di vita"… siete così inesperto nell'interpretare gli atteggiamenti e i gusti delle [[Donna|donne]] che incontrate? E allora vi parlerò chiaramente: desidero di essere lasciata alla mia [[solitudine]] che mi è cara, che mi è rifugio.<br>No, Maestro, non voglio essere il vostro grande [[amore]] e non voglio cullare la vostra [[anima]] al ritmo musicale del mio canto. Non amo cantare. Amo i cavalli, i [[Cane|cani]], la caccia, e tutte le cose che mi mettono in condizione di provare agli [[Uomo|uomini]] che non tutte le donne sono animali da preda. Nella nostra ultima passeggiata mi avete chiamata "Nike", e nella vostra lettera mi chiamate ancora così. Perché? Quale [[vittoria]] rappresento io? La Vostra o la mia? Ditemi in che modo avete riportato una vittoria su me; ditemi su chi o su che cosa ho io riportato una vittoria. Ho piuttosto la sensazione di aver subito una [[sconfitta]]... ([[Alessandra Carlotti di Rudinì]])
*D'Annunzio è come un dente guasto: o lo si estirpa o lo si ricopre d'oro. ([[Benito Mussolini]])
*D'Annunzio è sempre meraviglioso di energia vitale e di entusiasmo. Pensate che mi fece «volare» sul suo diabolico motoscafo da Desenzano a Gardone: pareva che il vento mi strappasse la pelle. ([[Paul Valéry]])
*D'Annunzio è stato una creazione masmediatica del sistema di allora, non sarebbe mai esistito al di fuori dell'apparato del potere del momento, e infatti, caduto il sistema, caduta la fortuna di D'Annunzio, che nessuno legge più, malgrado le volte che si è tentato di farlo resuscitare. ([[Aldo Busi]])
*D'Annunzio era un uomo per tutte le stagioni. Però era percepito come l'alfiere della destra, il classico arci-italiano che ogni tanto si officia a dominare la storia d'Italia. Era la speranza di nazionalisti, fascisti, sindacalisti rivoluzionari. I suoi legionari erano politicamente assai ibridi, riflettevano tutto lo spettro della destra e della sinistra dell'epoca. E il Comandante era bravissimo ad accontentare tutti: sublime istrione, cesellatore della parola, monumento letterario, fascinatore e trascinatore, fegataccio, donnaiolo, eroe di guerra, era un Benito Mussolini con minor intuito politico ma armato della magia del verso asclepiadeo<ref>da Asclepiade di Samo (ante 310 a.C.–...), poeta greco antico.</ref>. ([[Guido Gerosa]])
*D'Annunzio non lascia mai deteriorare un amore, lo interrompe sempre prima, quando si accorge che non alimenta più la sua creatività. È questa la differenza con Don Giovanni. Don Giovanni colleziona successi in competizioni amorose, mentre D'Annunzio usa l'amore come fonte di creatività artistica. Egli continua la relazione in base a questo solo criterio. Nel momento in cui si accorge che quell'amore non alimenta più il suo genio, rompe e cerca subito un altro amore. Così si conserva del primo il sapore, il desiderio, che trasferisce immediatamente alla nuova persona che gli appare più evocativa, più stimolante. E si butta nella avventura totalmente, anima e corpo, senza risparmiarsi, ma avendo sempre in mente con estrema chiarezza che il fine dell'amore, il suo senso, non è la creazione di una coppia, o di una famiglia, o di qualsivoglia altra cosa, ma solo la creazione artistica. Quando scoppierà la Prima [[guerra]] mondiale vi si butterà fino in fondo, come se fosse un altro amore, l'ultimo. ([[Francesco Alberoni]], in ''Sesso e Amore'')
*D'Annunzio un alto familiare che arricchì la nostra vita di miti poetici e alate illusioni. E se il Dannunzianesimo fu un nemico da vincere, noi, per una poesia che ci aiutò a vivere, dimentichiamo tutto quel che è terrestre: diciamo gloria a D'Annunzio e alla innocenza poetica che riscattò il limo di Adamo. ([[Francesco Flora]])
*Della noia e dell'ammirazione stupefatta per quel Cagliostro militarizzato della letteratura che fu d'Annunzio (Italia novecentesca al cubo) oggi non mi resta che la noia. [[Fiume (Croazia)|Fiume]] meritava più navi e commerci che puttanieri in stivali e "alalà". ([[Enzo Bettiza]])
*Gabriele D'Annunzio, piccolo e debole, sgambetta apparentemente timido davanti al conte Oldofredi, una delle persone più importanti del comitato. ([[Franz Kafka]])
*Il gran male di d'Annunzio è stato circondarsi di gente meschina e piccola che, vicino a lui, ascoltando lui, si credeva subito geniale, divina infallibile. ([[Ugo Ojetti]])
*L'arte del D'Annunzio è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara. ([[Giuseppe Antonio Borgese]])
*L'unico rivoluzionario in Italia. ([[Lenin]])
*L'uomo che piace alle donne è quello che racconta e ascolta. Gabriele D'Annunzio era basso, pelato, eppure ha avuto le dive e contesse più belle. ([[Emmanuele Jannini]])
*Ritengo che i tre scrittori dell'Ottocento naturalmente dotati di maggior ingegno fossero d'Annunzio, Kipling, Tolstoi. ([[James Joyce]])
*{{NDR|Sull'impresa di Fiume}} <br /> Si deve dire che ci fu un uomo il quale prese ad un tratto in pugno tutto il destino dell'impresa. Fu il gigante che inarcò le spalle a sorreggere il peso immane di uno sforzo pauroso: quello necessario ad impugnare un revolver ed a spianarlo contro la fronte di un altro uomo, per la fulminea eliminazione dell'ostacolo insormontabile. <br /> — Occorrono i camions? — interrogò egli. <br /> — Per l'appunto. <br /> — E vi disperate perché non ci sono? <br /> — Precisamente. <br /> — Allora, fermi tutti. Ci penso io! <br /> Non disse altro. Non chiese nulla. Non esitò un istante. Balzò in automobile e si precipitò a rotta di collo verso Palmanova. [...] <br /> Furono a un tratto faccia a faccia: quegli che voleva i camions e quegli che doveva darli. Due capitani. Due italiani. [...] <br /> Alla breve luce di una lampada, entro l'angusto spazio di una cameretta uso baracca, la polemica fu subito troncata da un gesto di minaccia. L'ufficiale di d'Annunzio sollevò il pugno armato di rivoltella all'altezza di quella fronte curva nel diniego inesorabile. E le parole della intimazione furono scandite nel silenzio con la voce tronca che mozza il respiro. <br /> — O tu cedi o io sparo! <br /> L'altro impallidì. Poi disse: <br /> — Cedo alla violenza. <br /> Non si sentiva di morire per 40 camions. E poi, quegli che lo fronteggiava non era un austriaco. Gli brillavano sul petto tre medaglie d'argento. E coteste tre medaglie ne aspettavano un'altra: d'oro. Era dunque un eroe autentico. Ed era precisamente il capitano degli arditi [[Ercole Miani]], triestino, conquistatore del Vodice. ([[Piero Belli]])
*Un altro poeta, il D'Annunzio, ha intuito l'essenza artistica della [[Gioconda]] facendo parlare l'artista stesso: «Dell'infinito feci i miei sorrisi». È bellissimo! È la più giusta e intelligente interpretazione dell'arte di Leonardo. ([[Matteo Marangoni]])
*Un fenomeno che neppure la critica di [[Benedetto Croce|Croce]] riuscì ad esorcizzare fu il fascino morboso esercitato dalla prosa e dalla poesia di Gabriele D'Annunzio. Fu questi un uomo che condusse una vita voluttuosa e stravagante, quasi sempre immerso nei debiti, alla ricerca costante di quanto risultasse spettacolare. Portava ogni cosa all'eccesso, rincorrendo sempre nuove esperienze e nuove follie, ansioso di superare chiunque altro in tutto, con più alte velocità, più forti passioni, una più sconcertante vita privata, più violente offese alle convenzioni. ([[Denis Mack Smith]])
* {{NDR|Sull'impresa di Fiume}} Debitore, poeta e guerriero si fusero in uno: egli decise l'impresa. ([[Emilio Lussu]])
===[[Giuliano Donati Petténi]]===
*Gabriele D'Annunzio, attentissimo a cogliere le voci del proprio secolo, sensibilissimo a tutte le manifestazioni dell'arte e della vita, fu partecipe dello spirito dominante, accolse le teorie del grande barbaro {{NDR|[[Richard Wagner]]}} che più di tutti riassunse la modernità, e mentre nella cadenza musicale della frase e nel frequente giuoco dei motivi conduttori portava una vera e ardita innovazione nella stilistica, riproduceva nella inquietudine psicologica de' suoi personaggi l'anima dei personaggi di Wagner, che è l'anima dell'epoca nostra.
*In nessun artefice mai, come nell'autore del ''Fuoco'', fu raggiunto l'ideal connubio tra le arti imitative (la poesia, la pittura) e la musica. Nulla egli lasciò d'intentato per accrescere la potenza del verbo; né lo studio assiduo degli antichi novellatori, né la ricerca dei vocaboli nei trattati della pittura e della scultura, né la risurrezione del ritmo ereditato dall'eloquenza latina.
*Io penso con [[Benedetto Croce]] che il D'Annunzio è un artista grande che occupa un alto posto nell'anima moderna e più l'occuperà in ciò che sarà detto la storia intellettuale dei nostri tempi. E penso che qualunque critica, qualunque commento, qualunque conclusione si vorrà trarre dalla sua arte, come qualunque parallelo si vorrà istituire tra lui e i grandi artefici, presenti, passati o futuri, non diminuirà né accrescerà minimamente la sua gloria o la sua importanza.
===[[Henry de Montherlant]]===
*''Il Notturno'' è un bel libro, e spesso un bellissimo libro. È disuguale, ma quale libro non è disuguale? Bisogna sfrondarlo, ma quale scrittore non è da sfrondare? L'occhio e l'orecchio del poeta raccolgono gli infinitamente piccoli più sottili: la sua memoria li registra; la sua fantasia li trasfigura e li amplifica. Nessun poeta ha più continuamente trasfigurato il reale. Egli stesso parla del suo «senso magico della vita». È proprio questo. E ha osservato come la perdita di un occhio avesse provocato in lui una prodigiosa affluenza di immagini. È stato, credo, il ''Notturno'' ad insegnarmi l'attenzione minuziosa e la precisione meticolosa che sono la base dell'arte stessa più trasfiguratrice.
*Non devo essere molto coraggioso poiché, nei momenti in cui cedevo, ho sempre cercato di rinfrancarmi rievocando il coraggio di un altro. Tutte le filosofie dell'antichità greca e romana – e dopo esse gli italiani del Rinascimento – sono tornate senza falsa vergogna su questo precetto dell'imitazione: immagina quello che avrebbe fatto il tal saggio o il tale eroe, nella circostanza in cui ti trovi, e cerca di fare come lui. [...] Ebbene, ammesso che qual cosa di lui gli sopravviva – ed è per poesia che lo supponiamo – il «fiumiste» può dire a se stesso che c'è almeno uno che, più di un mezzo secolo dopo quei minuti del 13 settembre 1916, rivolge l'animo ad essi quando sente il bisogno di trarsi fuori da una delle sue crisi di debolezza.
*Si vede sempre D'Annunzio come un uomo che mette in mostra i bicipiti. E Dio sa quanto lo ha fatto. È anche un uomo che ha sofferto, e questo non si vuole né vederlo né dirlo. Sofferto della propria ferita, ma di ciò non parliamo. Sofferto per la morte dei suoi compagni di guerra, e pare che questa sofferenza, da lui descritta, non sia né finta né esagerata.
===[[Filippo Tommaso Marinetti]]===
*Bisogna ad ogni costo combattere Gabriele d'Annunzio, perché egli ha raffinato con tutto il suo ingegno, i quattro veleni intellettuali che noi vogliamo assolutamente abolire:
:1º la poesia morbosa e nostalgica della distanza e del ricordo; 2º il [[sentimentalismo]] romantico grondant di chiaro di luna, che si eleva verso la Donna-Bellezza ideale e fatale; 3º l'ossessione della lussuria, col triangolo dell'adulterio, il pepe dell'incesto e il condimento del peccato cristiano; 4º la passione professorale del passato e la mania delle antichità e delle collezioni.
*Nei suoi versi c'è una triplice fonte di suoni, di profumi e colori che immergono il lettore in una riserie meravigliosa di cui si potrebbe trovare l'equivalente soltanto riunendo le qualità speciali di un [[Charles Baudelaire|Baudelaire]], di un [[Paul Verlaine|Verlaine]], di uno [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]], di uno [[Algernon Swinburne|Swinburne]].
*Una violenta simpatia mi obbliga sempre ad ammirare in lui il prestigioso seduttore, l'ineffabile discendente di [[Giacomo Casanova|Casanova]] e [[Cagliostro]] e di tanti avventurieri italiani, di cui restano leggendari l'astuzia, il coraggio vittorioso e l'infaticabile strategia diplomatica.
*Un Montecarlo di tutte le letterature.
===[[Aldo Palazzeschi]]===
*''Con amore ascetico ricordo le mete di quei giorni | ancora miei, non seppelliti dall'oblio: | San Clemente e la Madonna del Sasso, | Montiloro e il Castello del Trebbio | Montesenario San Gersolè l'Incontro... | E dove incontravo Gabriele D'Annunzio | del suo tempo più bello, | faceva le strade che facevo io | sul suo cavallo che si chiamava Malatesta | seguito da un levriero che si chiamava Sirio, | e che guardavo dal basso | come si guarda un monumento: | pareva che la storia passasse sopra di me | che di storia m'interessavo così poco.''
*Io, D'Annunzio non l'ho mai conosciuto, e pensare che i miei genitori avevano una villa a trecento metri dalla Capponcina. Ma a quel tempo noi non lo si amava D'Annunzio: si amava tanto da sé che non aveva bisogno del nostro amore. Noi si amava Pascoli. Ma adesso sì che lo amo. Nell'''Alcyone'' ci sono cose bellissime, specie quelle fiorentine: ''Lungo l'Affrico'', ''La sera fiesolana''.
*Nell'estate del 1898 [...] apparve un uomo a cavallo, seguito da un levriero elegante ed agilissimo. Era vestito di bianco e portava il cappello a grande tesa. Non andava che a cavallo inoltrandosi per stradine impervie, inerpicandosi fra i sassi e i dirupi del Crocifissalto e di Bargazzano, fin sulla cima dei monti che sovrastando la collina guardano al Mugello: [...] chiamando ogni tanto il bel levriero, ''Sirio'', per frenarne la nobile impazienza e l'avventuroso ardimento, ma non con voce di padrone autoritaria, calda bensì come quella di un amico.
=== [[Mario Praz]] ===
*L'abito dannunziano di costruirsi tutto dall'esterno, cercando se stesso negli altri, appropriandosi e riducendo a un comune denominatore le diverse fonti [...] ha fatto sì che l'opera complessiva del poeta presenti l'aspetto d'una monumentale enciclopedia del decadentismo europeo. Qualcosa di simile aveva tentato il Wilde, ma il Wilde, mimetico passivo, non possedeva il potere dannunziano di dare unità alla vasta macchina. Questo potere dannunziano, che poi è la stessa cosa della sua ispirazione, è null'altro che la «carnalità di pensieri», il dono di conferire a ogni pensiero «un peso di sangue», il dono del Verbo, che il D'Annunzio possiede a un grado per lo meno eguale del grande francese che gli fa riscontro per il periodo anteriore, Victor Hugo. A voler compendiare in una formula Hugo è il D'Annunzio del romanticismo, D'Annunzio il Victor Hugo del decadentismo.
*Moravia e Pasolini erano di una negatività che passava tutti i limiti. Come se d'Annunzio avesse fatto loro dei dispetti personali. L'avevano letto o no? Moravia disse che l'aveva letto con Bertolucci, il figliuolo del poeta, poeta anche lui. Diceva: "L'ho letto. Va tutto a pezzi. Non resta niente. Non è un poeta. È un letterato e per giunta di pessimo gusto". Ora, francamente, come lo leggevano? Se lo leggevano in quel tono, allora anche Petrarca diventa niente. Se uno legge l'Alcyone con il tono di Moravia [...] Pasolini disse: "L'unica cosa bella che ha scritto d'Annunzio è quando vide Pascoli per di dietro e osservò la nuca". Era molto pasoliniana questa osservazione [...] In quale caso della letteratura italiana è successo qualcosa di simile? A che cosa attribuirlo? Circostanze politiche, no, perché quel comportamento era cominciato molto prima. Magari da quella reazione futurista che voleva demolire tutto quello che era passato. Insomma, io credo che d'Annunzio sia il capro espiatorio di qualcosa. Di che cosa precisamente?
*Sontuoso personaggio araldico, re di fiori o di picche (o di tutt'e due) [...] mescolato per un caso strano nel mazzo bonario delle carte italiane, carte borghesi e popolane, coppe, bastoni, denari, spade.
*Una reazione allo stile dannunziano poteva essere legittima ai tempi del futurismo, ma oggi l'ostilità polemica degli scrittori verso d'Annunzio mi pare pecchi non d'avanguardismo, ma di [[passatismo]].
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Gabriele D'Annunzio, ''Alcione'', a cura di Ilvano Caliaro, Einaudi, Torino, 2010. ISBN 978-88-06-20324-5
*Gabriele D'Annunzio, ''Breviario mondano'', a cura di Paola Sorge, Mondadori, Milano, 1994. ISBN 88-04-38042-X
*Gabriele D'Annunzio, ''[http://www.gutenberg.org/cache/epub/27590/pg27590-images.html Cabiria: Visione storica del terzo secolo A. C.]'', Itala Film Torino, 1914.
*Gabriele D'Annunzio, ''Contemplazione della morte'', Opere Scelte, Arnoldo Mondadori Editore, 1966.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/58648/58648-h/58648-h.htm Elegìe Romane]'', Zanichelli, 1892.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/37849/37849-h/37849-h.html Il ferro]'', Treves, 1914.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/d/d_annunzio/il_fuoco/pdf/d_annunzio_il_fuoco.pdf Il fuoco]'', Fratelli Treves, Milano, 1900.
*Gabriele D'Annunzio, ''Il libro delle vergini'', Casa Editrice A. Sommaruga e C., Roma, 1884.
*Gabriele D'Annunzio, ''[[s:Il piacere|Il piacere]]'', Treves, Milano, 1894.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/27825/27825-h/27825-h.htm Isaotta Guttadàuro ed altre poesie]'', La Tribuna, 1886.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/52259/52259-h/52259-h.htm L'allegoria dell'autunno. <small>Omaggio offerto a Venezia</small>]'', Paggi, 1895.
*Gabriele D'Annunzio, ''La città morta'', 1896 (pubbl. 1898).
*Gabriele D'Annunzio, ''Le livre secret de Gabriele d'Annunzio et de Donatella Cross'', a cura di Pierre Pascal, Edizioni letterarie "Il Pellicano", Padova, 1947.
*Gabriele D'Annunzio, ''La figlia di Iorio'', BMM, 1957.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/23297/23297-h/23297-h.htm La Gioconda]'', Treves, 1922.
*Gabriele D'Annunzio, ''Le novelle della Pescara'', BMM, 1959.
*Gabriele D'Annunzio, ''Le vergini delle rocce'', BMM, 1957.
*Gabriele D'Annunzio, ''[[s:Maia|Maia]]'', ''[[s:Elettra|Elettra]]'', ''[[s:Alcyone|Alcyone]]'', ''[[s:Merope|Merope]]'', in ''[[s:Laudi|Laudi]]'', in ''Versi d'amore e di gloria'', vol. II, Mondadori Meridiani, Milano, 2004.
*Gabriele D'Annunzio, ''Per la morte di [[Giuseppe Verdi]]''; citato in [[Stefano Verdino]], ''Giuseppe Verdi. Un coro e terminiam la scena'', ''Poesia'', anno XIV, maggio 2001, n. 150, Crocetti Editore.
*Gabriele D'Annunzio, ''[http://www.archive.org/details/perlapigrandei00dannuoft Per la più grande Italia: orazioni e messaggi]'', Fratelli Treves, Milano, 1915.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/37123/37123-h/37123-h.html San Pantaleone]'', G. Barbèra editore, 1886.
*Gabriele D'Annunzio, ''Versi d'amore e di gloria'', Mondadori, 1982.
==Voci correlate==
*[[Alessandra Carlotti di Rudinì]]
*[[Lucy Napoli Prario]]
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Canto novo||(1886)}}
{{Pedia|Il piacere (romanzo)|''Il piacere''|(1889)}}
{{Pedia|Le vergini delle rocce||(1895)}}
{{Pedia|Il fuoco||(1900)}}
{{Pedia|Laudi||(1899-1903)}}
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Gaux
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/* Citazioni su Gabriele D'Annunzio */ Vincenzo Morello
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[[Immagine:Gabriele D'Annunzio.jpg|right|thumb|Gabriele D'Annunzio]]
'''Gabriele D'Annunzio''' (1863 – 1938), poeta, scrittore, drammaturgo italiano.
==Citazioni di Gabriele D'Annunzio==
*A [[Fabio Tombari]], al fresco ingegno, che già con alcuna pagina mi sedusse, offro i talismani del [[Vittoriale]], ricordandomi che fui l'animaliere, amico del [[Firenzuola]].<ref>Citato in Lina Sacchetti, ''L'arte di Fabio Tombari e i giovani'', Pellegrini Editore, p. 98.</ref>
*A [[Lina Cavalieri]], alla massima testimonianza di Venere in terra, questo libro ove si esalta il suo potere.<ref>Dedica apposta al romanzo ''Il piacere'' donato a Lina Cavalieri, citato in ''Nel ricordo di Lina'', calendario 2014 stampato dal Comune di Onano in celebrazione del 70° anniversario della scomparsa della soprano e attrice.</ref>
*Ardisco non ordisco.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/653#c1833|621]]</ref>
*Arma la prora e salpa verso il Mondo.<ref>Da ''La Nave'', citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 504.</ref>
*''Ave dico. Per quante volte il mite | lume de li occhi suoi misericordi | ne' miei torbidi spiriti discordi | ridusse in pace ogni più trista lite''.<ref>Da ''Ave sorella''.</ref>
*Credo nell'esperienza di un fato che ci genera e ci costringe a sporcare la faccia del mondo per vedere come ce la caveremo. Per difendermi ho imparato a maneggiare il [[fango]]. In fondo solo con il fango una [[mano]] sapiente può costruire qualche cosa che resista al [[fuoco]]. Anche se i più lo maneggiano non per costruire, ma per insozzare e per distruggere.<ref name=rud>Da una lettera ad [[Alessandra Carlotti di Rudinì]]; citato in [[Gigi Moncalvo]], ''Alessandra Di Rudinì. Dall'amore per D'Annunzio al Carmelo'', Edizioni Paoline, 1994.</ref>
*Compagni, non è più tempo di parlare ma di fare; non è più tempo di concioni ma di azioni, e di azioni romane. <br /> Se considerato è come crimine l'incitare alla violenza i cittadini, io mi vanterò di questo crimine, io lo prenderò sopra me solo. <br /> Se invece di allarmi io potessi armi gettare ai risoluti, non esiterei; né mi parrebbe di averne rimordimento. <br /> Ogni eccesso della forza è lecito, se vale a impedire che la Patria si perda. Voi dovete impedire che un pugno di ruffiani e di frodatori riesca a imbrattare e a perdere l'Italia. <br /> Tutte le azioni necessarie assolve la legge di Roma.<ref>Dall<nowiki>'</nowiki>''Arringa al popolo di Roma in tumulto, la sera del XIII maggio MCMXV'', in ''Per la più grande Italia'', pp. 73-74.</ref>
*{{NDR|Sulla [[beffa di Buccari]]}} Credo che di rado uomini furono così compiutamente pronti a un'azione disegnata. Nulla manca; tutto è previsto. L'indugio non ci giova più; ci logora [...]. Ed ecco il meglio della beffa. Ripassiamo davanti a Prestenizze, ci ricacciamo nella strozza del nemico! Le sentinelle non tirano più. Non possono credere a tanta impertinenza. Certo la nostra sfacciata manovra le mette nel dubbio che si tratti di naviglio austriaco.<ref>Citato in Giammarco Menga, ''[https://www.focus.it/cultura/storia/italiani-il-vate-armato D'Annunzio: il Vate armato]'', ''Focus Storia'', n. 156, 7 ottobre 2019.</ref>
*''Era un ritorno. Il sole spandea per i boschi ducali, | precipitando, un fuoco torbido. Ma su l'acque, || chiuse da quel gran cerchio di tronchi infiammati, | un pallore | cupo regnava. Raggio non le feriva alcuno. || Chi nel divino grembo del lago adunava tant'ira? | Livide, mute, l'acque minacciavano; || come d'un lungo sguardo nemico seguivano il nostro | passo; vincean d'un freddo fascino i nostri cuori. || Una paura ignota ci strinse. Pensiero di morte | illuminò d'un lampo l'anima sbigottita. || Parvemi andar lungh'esso un lido letale, uno Stige; | e de l'amata donna l'ombra condurre meco. || Tutte di nostra vita lontana le imagini vaghe | si dissolveano; ed ecco, tutto era morte in noi, || tutto; ed il nostro amore, il nostro dolore, la nostra | felicità non altro eran che morte cose.''<ref>''Sul [[lago di Nemi]] (Villa Cesarini)'', ''Elegie Romane'', Zanichelli, Bologna, 1892, [https://www.liberliber.it/mediateca/libri/d/d_annunzio/elegie_romane/pdf/d_annunzio_elegie_romane.pdf, libro II, p. 33].</ref>
*[...] [[Francavilla al Mare|Francavilla]] dal gentile profilo moresco, candida, in una gloria di sole, intarsiata sul fondo azzurro del cielo.<ref>Da ''Fiore fiurelle'', in ''Terra vergine'', citato in [[Giorgio Caproni]], ''Il Girasole. {{small|Una rubrica radiofonica}}'', a cura di Giada Baragli, Firenze University Press, Firenze, 2017, ''[https://books.google.it/books?id=GWomDwAAQBAJ&lpg=PA69&dq=&pg=PA69#v=onepage&q&f=false p. 69]''.</ref>
*Heu! Heu! Heu! Alalà!<ref>[[Gridi di battaglia|Grido di guerra]] del 7 agosto 1917, citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/648#c1828|616]].</ref>
*Ho vinto. La convalescenza comincia. Vive, vivrà. In quella sera d'afa e di lampi muti, il commiato era in fondo agli [[Occhio|occhi]] dei [[Medico|medici]]. Essi esitavano di guardarmi. Uno, il più illustre, uscendo dalla stanza dove l'odore della dissoluzione si faceva intollerabile, mormorò: "soltanto il miracolo potrebbe...".<br/>Credo nel miracolo.<ref>da ''Solus ad Solam''.</ref><ref name=Pri>Citato in Lucy Napoli Prario, ''Tre abiti bianchi per Alesandra'', Mondadori, 1966.</ref>
*Il corpo del maggiore mantovano [[Pilade Bronzetti]] campeggia, occupa il terreno, non come un vinto, ma come un vincitore… Tutte le figure impallidiscono davanti a lui. Soltanto la grandezza della campagna è uguale alla grandezza dell'eroe. Guardando, si vede lo spazio, l'aria libera, quasi la fragranza terrestre …una nobiltà severa di linee che si succedono gridanti sino all'orizzonte chiarissimo. Le colline sono immerse in leggeri vapori e lontanano con un gusto di prospettiva veramente bello e giusto.<ref>Gabriele D'Annunzio, ''Scritti giornalistici'', a cura di A. Andreoli, vol. I, Milano 1996, pp. 481- 483.</ref><ref>Recensione del dipinto di Luigi Toro, ''La morte di Pilade Bronzetti a Castel Morrone'', pubblicata sul quotidiano romano ''La Tribuna''.</ref>
*Il [[mondo]] è la rappresentazione della sensibilità e del pensiero di pochi uomini superiori.<ref>Da '' Le vergini delle rocce'', Mondadori.</ref>
*Il [[piacere]] è il più certo mezzo di conoscimento offertoci dalla [[Natura]] e [...] colui il quale molto ha sofferto è men sapiente di colui il quale ha molto gioito.<ref>Da ''Il fuoco'', Mondadori.</ref>
*Il romanzo [[Naturalismo (letteratura)|naturalista]] è all'agonia. [...] {{sic|Quelli}} stessi scrittori che già furono la speranza della scuola naturalista, i collaboratori delle ''Soirées de Médan'', sembrano {{sic|omai}} stanchi e disgustati d'una forma che un tempo difendevano con tanto accanimento. La perplessità loro è miserevole. Essi dalle abitudini d'una volta sono ancor tenuti alla osservazione esteriore, alla descrizione esatta; e, insieme, dalla vigente moda letteraria son trascinati alla ricerca dell'analisi psicologica, in cui si smarriscono. Il Naturalismo dava loro una estetica ristretta, ma sicura e precisa. Essi l'hanno abbandonata senza prendere un indirizzo più netto; e nei loro libri ora non è né la viva analisi delle sensazioni esterne né, dirò così, la creazione logica di stati interiori. I loro romanzi sono, in una parola, incoerenti. La descrizione naturalista e l'analisi psicologica non vi s'uniscon mai così pienamente e perfettamente da produrre un vero e vivente organismo d'opera d'arte. La descrizione de' luoghi e delli avvenimenti, in somma, non è quasi mai messa d'accordo con le speciali condizioni intellettuali del «personaggio». Questo fondamentale error letterario de' romanzieri naturalisti trasformati proviene da un errore scientifico. Essi credono che le cose esteriori esistano fuori di noi, indipendentemente, e che quindi debbano avere per tutti gli spiriti umani una medesima apparenza.<ref>Dall'articolo ''L'ultimo romanzo'', 25 maggio 1888, rubrica ''Cronaca letteraria'', ''La Tribuna''; citato in Alighiero Castelli (a cura di), ''Pagine disperse; cronache mondane, letteratura, arte'', Bernardo Lux, Roma, 1913, [https://archive.org/stream/paginedispersecr00dannuoft#page/502 pp. 503-504].</ref>
*Il socialismo in Italia è un'assurdità. Fra quella gente e me esiste una barriera insormontabile. Sono e rimango individualista ad oltranza. Un individualista feroce. Mi piacque di entrare un istante nella fossa dei leoni; ma vi fui spinto dal disgusto per gli altri partiti.<ref>Citato in G. Prezzolini, ''Intervista sulla Destra'', a cura di C. Quarantotto, Edizioni del Borghese, 1978.</ref>
*Io ho quel che ho donato<ref>Motto inciso sull'ingresso del Vittoriale; citato anche in [[Vitaliano Brancati]], ''Paolo il caldo''.</ref> perché nella vita ho sempre amato.<ref>25 agosto 1922, da ''Siamo spiriti azzurri e stelle: diario inedito (17-27 agosto 1922)'', Giunti, 1995.</ref>
*Io intendo rimanere al Polo: voi mi lascerete lassù. Un uomo come me non può morire in un cataletto. Egli deve scomparire nel mistero di una leggenda. lo diverrò l'asse della Terra.<ref>Citato in Umberto Nobile, ''La tenda rossa. {{small|Memorie di neve e di fuoco}}'', Mondadori, 2002, p. 69. ISBN 88-04-51093-5</ref>
*Io sono un animale di [[lusso]]; e il [[superfluo]] m'è necessario come il [[respiro]].<ref>Da una lettera a [[Emilio Treves]], 1896; citato in [[Guglielmo Gatti]], ''Vita di Gabriele d'Annunzio'', Sansoni.</ref>
*Isabella forse in quell'ora viaggiava per [[Volterra]], a traverso le crete della Valdera, a traverso le biancane sterili; vedeva di là dalla collina gessosa riapparire all'improvviso su la sommità del monte come su l'orlo d'un girone dantesco il lungo lineamento murato e turrito, la città di vento e di macigno.<ref>Da ''Forse che sì forse che no''.</ref>
*L'Associazione del Fante Italiano aveva chiesto al Comandante un motto per la sua bandiera. Il Comandante rispose con questo scritto breve e vigoroso: Non vogliamo encomi! Il fante simbolico avrà il suo trofeo su la groppa brulla dell'Ermada o sul calvario maledetto del San Michele, mentre il fante contadino seguiterà a curvarsi sulla terra non sua e a rosicchiare il non suo tozzo, dopo aver tenuto nel fango marcio della trincea per tre anni le gambe gonfie e dopo aver per tre anni ingoiato il rancio freddo tra un servizio e un assalto. — Già nel tavolato di una baracca un veterano con le tasche piene di petardi e di sipe, dopo la discorsa di un generale sedentario scrisse col gesso la sentenza in suo latino: "Non voglamo ingomii". È il più fiero motto del fante italiano. Ecco orgogliosamente tradotto nel latino di Roma: ''Per se fulget''.<ref>''La Testa di Ferro'', giornale del Fiumanesimo, n. 25, Milano, 29 agosto 1920, citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/680#c1856|648]].</ref>
*L'[[automobile]] è femmina.<ref>Citato in [[Marco Pastonesi]] e Giorgio Terruzzi, ''Palla lunga e pedalare'', ''Dalai Editore'', 1992, p. 47. ISBN 88-8598-826-2.</ref>
*L'uomo è, sopra tutto, un animale accomodativo. Non c'è turpitudine o dolore a cui non s'[[adattamento|adatti]].<ref>Citato in ''Dizionario mondiale di Storia'', Rizzoli Larousse, Milano, 2003, p. 294. ISBN 88-525-0077-4</ref>
*La fiaccola sotto il moggio.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/767#c2054|735]].</ref>
*La mia ruota in ogni raggio, è temprata dal coraggio, e sul cerchio in piedi splende, la fortuna senza bende.<ref>Da ''Retro Porta Pia''.</ref>
*Lo [[stile]] è potenza isolatrice.<ref>Citato in [[Cristina Campo]], ''Gli imperdonabili'', quinta edizione, Adelphi, Milano, maggio 2002. ISBN 88-459-0256-0, p. 103.</ref>
*{{NDR|[[Volterra]]}} Le moli di San Giusto e della Badia, l'una ferrigna l'altra ferrugigna, pareva fossero per precipitare nella fauce; e con esse le restanti mura, e il Borgo, e la città sospesa, e tutte le sedi degli uomini piccole e fragili come i nidi delle rondini in sommo dell'immenso e inesorabile orrore.<ref>Da ''Forse che sì forse che no'', Ed. L'Oleandro.</ref>
*''Me ne frego'' è scritto nel centro del gagliardetto azzurro che l'altra notte consegnai ai serventi delle mie mitragliatrici blindate, tra i pinastri selvaggi della collina, al lume delle torce e delle stelle, mentre la piccola schiera dei volontari dalmati cantava il vecchio canto del Quarantotto, grande come il tuono dell'organo nelle navate di Sebenico o di Spalato. Il motto è crudo. Ma a Fiume la mia gente non ha paura di nulla, neppure delle parole.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/655#c1835|623]].</ref>
*«Nella mia vita errante vidi allora per la prima volta un gran fiume. M'apparve a un tratto, gonfio e veloce fra due ripe selvagge, in una pianura infiammata, quasi fosse stoppia, ai raggi orizzontali del sole che ne rasentava il limite come una ruota rossa. Sentii allora quel che v'è di divino in un gran fiume a traverso la Terra. Era l'[[Adige]], scendeva a Verona, dalla città di Giulietta».<ref>Da ''Il fuoco''; Citato in Giuliana Andreotti, ''Lo spazio acquatico trentino-tirolese'', saggio presente in ''I Quattro Elementi in <small>Trentino Alto Adige Tirolo</small> Acqua'', Terra Ferma, Vicenza, 2006, p. 30. ISBN 88-85341-10-1</ref>
*{{NDR|[[Filippo Palizzi]]}} [...] non è come noi sovreccitato dall'eccesso della vita cerebrale. È più puro, più ingenuo, più sano, più sincero di noi.<ref>Citato in Francesco Bruno, ''Il Decadentismo in Italia e in Europa'', a cura di Elio Bruno, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1998, p. 103. ISBN 88-8114-727-0</ref>
*Non ritroverete mai la vostra [[donna]] -amata, [[amante]]- così com'era quando da lei vi separaste..<ref>Citato in [[Dino Basili]], ''L'amore è tutto'', Tascabili economici newton, febbraio 1996, p. 15.</ref>
*Non temere! Accogli l'[[ignoto]] e l'impreveduto e quanto altro ti recherà l'evento; abolisci ogni [[proibizione|divieto]]; procedi sicuro e libero. Non avere omai sollecitudine se non di vivere. Il tuo fato non potrà compiersi se non nella profusione della vita.<ref>Da ''Le vergini delle rocce''.</ref>
*O beati quelli che più hanno, perché più potranno dare, più potranno ardere.<ref>Da ''Per la grande Italia, orazioni e messaggi'', Milano, 1915, p. 32.</ref>
*[[Osare]] l'inosabile.<ref>Motto scritto nelle bottiglie lanciate nelle acque di Buccari il 10 febbraio 1918); citato in Paola Sorge, ''Motti dannunziani'', Newton Compton editori, Roma, 1994<sup>1</sup>.</ref>
*Per noi era tutto un'ala di guerra, cuore e motore, tendini e tiranti, ossa e centine, sangue ed essenza, animo e fuoco, tutto una volontà di battaglia, uomo e congegno. L'ala si è rotta e arsa, il corpo s'è rotto e arso. Ma chi oggi è più alato di lui? Ditemelo. Chi oggi è più alto e più alato di lui? Ditemelo. [...] L'altra sera, la sera del solstizio che è per noi italiani una sorta di festa solare e segna questa volta il culmine della luce di Roma quando ci fu annunziata la trasfigurazione e l'ascensione di [[Francesco Baracca]] il Vittorioso, là, in un campo litoraneo, mentre i nostri uomini caricavano di bombe i nostri apparecchi, io dissi ai miei compagni che bene gli antichi nostri celebravano i funerali degli eroi con giochi funebri. E, per celebrare l'eroe nostro col solo rito degno di lui, io li condussi a un funebre gioco di guerra. Ritornammo e partimmo di nuovo, e ancora ritornammo e partimmo, finché la notte non fu consunta. <ref>Dall'orazione funebre per [[Francesco Baracca]] pronunciata a Quinto di Treviso il 26 giugno 1918.
[http://www.frontedelpiave.info/public/modules/Fronte_del_Piave_article/stampa.php?id_a=211]</ref>
*Perché siete fuggita? Nike, non volete essere il mio grande amore? Il solo [[coraggio]] vi manca perché non avete mai sentito tutto il [[mondo]] dentro di voi, non avete mai appartenuto a voi stessa.<br>Così la vostra fanciullezza se ne è andata come una inutile folata di petali in un soffio di [[malinconia]]: e la giovinezza vi ha trovata col forziere intatto. Esiste nella vostra anima tutta un'immensa zona di sensibilità inesplorata ed ignota a voi stessa. ''Chi vi sente'' la intuisce e talvolta riesce persino a percepirla come un ritmo istintivamente musicale emergente da una cacofonia. Io ho l'orecchio fine, Nike, miracolo biondo: ed ho tanta sete di lasciar cullare la mia anima da quel ritmo. Vi amo. Vi amo. E di questo amore e in questo amore sono [[Follia|folle]] e smarrito.<br>Gabriele.<ref name=rud/><ref name=Pri/>
*[[Piero di Cosimo]] [...] giocondo e facile pittore, forte ed armonioso colorista, che risuscitava liberamente col suo pennello le favole pagane.<ref>Da ''Il piacere'', libro I, cap. II, 1889; citato in ''{{small|L'opera completa di}} Piero di Cosimo'', introdotta e coordinata da Mina Bacci, Rizzoli, Milano, 1976, p. 12.</ref>
*Possedeva una scienza mirabile (ch'era forse un raro senso) di tutte le minime particolarità di tempo e di grado le quali concorrono a infinitamente variare sul rame l'efficacia dell'[[acquaforte|acqua forte]]... Quel natio senso quasi infallibile l'avvertiva del momento giusto, dell'attimo puntuale, in cui la corrosione giungeva a dare tal preciso valor d'ombra che nell'intenzion dell'artefice doveva avere la stampa.<ref>Citato in Salvatore Battaglia, ''Grande Dizionario della Lingua Italiana'', Vol. I, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1970, p. 130.</ref>
*Ricordati di [[osare]] sempre.<ref>1918, dai ''Taccuini'', Mondadori; citato in [[Roberto Gervaso]], ''La volpe e l'uva''.</ref>
:''[[w:Memento audere semper|Memento audere semper.]]''<ref>Scritta durante il tragitto in mare da Venezia a Buccari. Desumendola direttamente dall'acronimo ''MAS'', il poeta intendeva rendere omaggio con tale frase allo strumento bellico denominato ''Motoscafo Anti Sommergibile'' – derivato dalla ''Motobarca Armata SVAN'' – in uso nella prima guerra mondiale. Questo tipo di imbarcazione sarà poi impiegato in maniera massiccia durante la seconda guerra mondiale. La scritta ''Memento Audere Semper'' è posta sull'edificio del Vittoriale degli italiani (a Gardone Riviera) che ospita il MAS 96, usato da Gabriele d'Annunzio durante la Beffa di Buccari. Ne ''La beffa di Buccari'' (1918) d'Annunzio scrive: «Non torneremo indietro. Memento Audere Semper leggo su la tavoletta che sta dietro la ruota del timone: il motto composto poco fa, le tre parole dalle tre iniziali che distinguono il nostro Corpo {{NDR|MAS}}. Il timoniere ha trovato subito il modo di scriverle in belle maiuscole, tenendo con una mano la ruota e con l'altra la matita. Ricordati di osar sempre».</ref>
*''[[Roma]] nostra vedrai. La vedrai da' suoi colli: | dal Quirinale fulgido al Gianicolo, | da l'Aventino al Pincio più fulgida ancor ne l'estremo | vespero, miracol sommo, irraggiare i cieli... | Nulla è più grande e sacro. Ha in sé la luce d'un astro. | Non i suoi cieli irragia solo, ma il mondo, Roma''.<ref>Da ''Elegie Romane'', ''Congedo'', L'Oleandro.</ref>
*Si vive per anni accanto a un [[uomo|essere umano]], senza vederlo. Un giorno, ecco che uno alza gli occhi e lo vede. In un attimo, non si sa perché, non si sa come, qualcosa si rompe: una diga fra due acque. E due sorti si mescolano, si confondono e precipitano.<ref>Da ''Il ferro'', Treves.</ref>
*''Siamo trenta d'una sorte, | E trentuno con la morte. | Eia, l'ultima! Alalà!''<ref>Da ''Canzone del Quarnaro'', in "La Beffa di Buccari con aggiunti la Canzone del Quarnaro, il Catalogo dei Trenta di Buccari", Milano, 1918.</ref>
*Ti sento nei miei sensi e sento che i miei sensi non sanno che obbedire alla tua chiamata.<br> Ora, vedi, ho l'estasi del tuo possesso vero e solitario come volevo e insieme ho l'angoscia di aver perduto una parte di me. E sono tanto felice: mi sento giovane e potente come non mai; il mio [[cuore]] pulsa nelle mie vene il [[sangue]] di [[Prometeo]], e ho tanta voglia di piangere sulla tua [[bocca]] per farti sentire l'acredine delle mie [[Lacrime|lagrime]].<ref name=rud/>
*Tutto, infatti, è qui da me creato o trasfigurato. Tutto qui mostra le impronte del mio stile, nel senso che io voglio dare allo stile.<ref>Dall'atto di donazione del ''Vittoriale degli Italiani''.</ref>
*{{NDR|[[Filippo Tommaso Marinetti]]}} Un cretino fosforescente.<ref name="Marinetti54">Citato in Giordano Bruno Guerri, ''Filippo Tommaso Marinetti'', Mondatori, Milano, 2010, p. 54. ISBN 978-88-04-59568-7</ref>
*{{NDR|[[Henry de Montherlant]]}} Un poeta di gran razza.<ref>Citato in Félicien Marceau, ''Equilibrio dello spirito in un classico moderno'', ''La Fiera Letteraria'', anno VI, n. 45, 25 novembre 1951, p. 3.</ref>
*Una bella donna è mille volte più attraente quando esce dalle braccia di Morfeo che dopo un'accurata toilette.<ref>Da ''Memorie scritte da lui medesimo'', XV.</ref><ref name="sordi">Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
*[[Violante (Tiziano)|Violante]]! Vanita la favola che la voleva figliuola di Jacomo e amica di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]], ella non è se il nome di un incendio, o meglio il nome di una stagione ardente e ambrata intra Fusina e Murano. Il riflesso della sua bellezza nell'arte del Palma e del Vecellio si propaga di tavola im tavola, di tela in tela.<ref>Da ''La violante dalla bella voce'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1970, p. 37.</ref>
*''Vittoria nostra non sarai mutilata. Nessuno può frangerti i ginocchi né tarparti le penne. Dove corri? dove sali?''.<ref>Da ''Vittoria nostra, non sarai mutilata'', v. 63.</ref>
*{{NDR|Su [[Francesco Saverio Nitti]]}} Voi vi lasciate mettere sul collo il piede porcino del più abietto truffatore che abbia mai illustrato la storia del canagliume universale. Qualunque altro paese, anche la Lapponia, avrebbe rovesciato quell'uomo.<ref>Da una lettera a [[Benito Mussolini]]; citato in Renzo De Felice, ''Mussolini: Il rivoluzionario'', Einaudi, Torino, 1965, p. 560.</ref>
===Attribuite===
*Il paradiso è all'ombra delle spade.
**È in realtà una citazione di [[Maometto]].<ref>Da ''Il libro del governo'', 4681; citato in Tom Holland, ''Millennium. La fine del mondo e la nascita della cristianità'', traduzione di M. E. Morin, Il Saggiatore, 2010, [http://books.google.it/books?id=o4ByLMumEwoC&pg=PA106 p. 106]. ISBN 8842815535</ref> D'Annunzio la utilizzò in ''[[s:Merope/La canzone d'oltremare|La canzone d'oltremare]]'', ''Merope'', {{Source|Merope/La canzone d'oltremare|il paradiso è all'ombra delle spade|v. 36}} (1915); la citò nuovamente il 4 maggio 1919 in ''Gli ultimi saranno i primi. Discorso al popolo di Roma nell'Augusteo'';<ref>Cfr. Gabriele D'Annunzio, ''Contro uno e contro tutti'', Presso la Fionda, Roma, 1919, [http://archive.org/stream/controunoecontro00dannuoft#page/68/mode/2up p. 69].</ref> nel 1921, infine, la utilizzò (nella forma ''Il Paradiso all'ombra delle Spade'' o ''Il paradiso nell'ombre delle spade'') anche come titolo di un film di cui scrisse la sceneggiatura.<ref>Cfr. ''Il Carroccio'', Vol. XIII, n. 6, giugno 1921, [http://archive.org/stream/n06ilcarroccioit13newyuoft#page/664/mode/2up p. 665].</ref>
*Il più bel chilometro d'Italia.<ref>Citato in Gaetano Cingari, ''Reggio Calabria'', Laterza, 1988 e Michele D'Innella, ''Calabria – Guida del Touring Club Italiano'', Touring Editore, 1998. ISBN 88-365-1256-9, ISBN 978-88-365-1256-0</ref> {{NDR|riferendosi al [[w:Lungomare Falcomatà|Lungomare Falcomatà]] di [[Reggio Calabria]]}}
:{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} Il 27 marzo 1955, in occasione del Giro ciclistico della Provincia, durante la radiocronaca, [[Nando Martellini]] pronunciò la frase, attribuendola a Gabriele D'Annunzio. Secondo lo storico [[Agazio Trombetta]] tuttavia la citazione non appartiene a D'Annunzio, che non era mai stato a Reggio Calabria e non aveva mai scritto nulla a tal proposito, come confermato anche dalla Biblioteca Dannunziana.<ref>Cfr. Agazio Trombetta, ''La via marina di Reggio: il volto e l'anima tra passato e presente'', Culture, Reggio Calabria, 2001 e ''[http://www.zoomsud.it/cronaca/10428-e-martellini-sbotto-e-il-piu-bel-chilometro-ditalia-dannunzio-mai-messo-piede-a-reggio.html E Nando Martellini lanciò il più bel chilometro d'Italia. D'Annunzio? Mai messo piede a Reggio]'', ''ZOOMsud.it'', 12 aprile 2011.</ref>
==''Alcione''==
===[[Incipit]]===
<poem>Dèspota, andammo e combattemmo, sempre
fedeli al tuo comandamento. Vedi
che l'armi e i polsi eran di buone tempre.
O magnanimo, Dèspota, concedi
al buon combattitor l'ombra del lauro
ch'eri senta l'erba sotto i nudi piedi,
ch'eri consacri il suo bel cavallo sauro
alla forza dei Fiumi e in su l'aurora
ei conosca la gioia del [[Centauro]].
O Dèspota, ei sarà giovane ancòra!
Dàgli le rive i boschi i prati i monti
i cieli, ed ei sarà giovane ancòra!</poem>
===Citazioni===
*''Nascente [[luna]], in cielo esigua come | il sopracciglio de la giovinetta | e la midolla de la nova canna, | sí che il più lieve ramo ti nasconde | e l'[[occhio]] mio, se ti smarrisce, a pena | ti ritrova, pel [[sogno]] che l'appanna, | Luna, il rio che s'avvalla | senza parola erboso anche ti vide; | e per ogni fil d'[[erba]] ti sorride, | solo a te.'' (Da ''Lungo l'Affrico <small>Nella sera di giugno dopo la pioggia</small>'', pp. 48-49)
*''Serbansi i [[mela|pomi]] in orci unti di pece. | Anco serbansi in cave | dell'[[pioppo|oppio arbore]]; ovver tra la vinaccia | in [[pentola|pentole]], assai bene e lungamente.'' (Da ''L'aedo senza lira'', p. 74)
*''Taci. Su le soglie | del [[bosco]] non odo | parole che dici | umane; ma odo | parole più nuove | che parlano gocciole e [[foglia|foglie]] | lontane. | Ascolta. [[pioggia|Piove]] | dalle [[nuvola|nuvole]] sparse. | Piove su le [[tamerice|tamerici]] | salmastre ed arse, | piove sui [[pino|pini]] | scagliosi ed irti, | piove sui [[mirto|mirti]] | divini, | su le [[ginestra|ginestre]] fulgenti | di fiori accolti, | su i [[ginepro|ginepri]] folti | di coccole aulenti, | piove su i nostri volti | silvani, | piove su le nostre mani | ignude, | su i nostri [[vestito|vestimenti]] leggieri, | su i freschi pensieri | che l'anima schiude | novella, | su la favola bella | che ieri | t'illuse, che oggi m'illude, | o Ermione.'' (Da ''La pioggia nel pineto'', pp. 118-119)
*''[[Settembre]], sono mature le [[carrubo|carrube]]. Germa con sue maggiori quattro vele, | garbo o schirazzo, legni levantini | carichi di baccelli dolci e bruni | conduci verso l'[[Sardegna|isola dei Sardi]]. | E vien teco un odor di tetro miele. || La [[carrubo|siliqua]], che ingrassa la muletta | dall'ambio lene e in carestía disfama | la plebe dalla bianca dentatura,| lustra come i capelli tuoi castagni | mentre stai su la coffa alla vedetta. || Certo, d'olio di sèsamo son unte | quelle tue ciocche in forma di corimbi. | Certo, ritrovi or tu nel gran dolciore | del Mar Cilicio l'obliato carme | che alla Cipride piacque in Amatunte. || Settembre, teco esser vorremmo ovunque!'' (''Le carrube'', pp. 409-410)
==''Breviario mondano''==
*Già la [[scala (architettura)|scala]] di per se stessa, in un edifizio di lusso e di piacere, è forse la forma architettonica che meglio rappresenta la magnificenza, la solennità, la nobiltà. (p. 8)
*Le mie passioni sono le mie virtù. (p. 10)
*Prima, circa una trentina d'anni fa, tutte le donne erano brune, d'un bruno profondo e fatale, ''mer d'ébène noir ocèan, pavillon de ténèbres tendues'', come cantava Carlo Baudelaire. Ora, invece, una donna che non è bionda non è una donna. (p. 11)
*È insipida la gioia che non abbia in sé una promessa di dolore. (p. 21)
*Il viso dell'amore è osceno come quello di un pagliaccio vinoso. (p. 24)
*La [[Chiesa di San Luigi dei Francesi|Chiesa di San Luigi de' Francesi]] è l'ovile consueto dove tutte le pecorelle di Roma aristocratica e delle colonie straniere accorrono tre volte la settimana per purificarsi nella tiepida e opaca eloquenza del padre Le Méhauté. In verità, di tipiedo nella chiesa di San Luigi non c'è che l'eloquenza del predicatore. Spira per le navate un'aura così rigida e la luce anche, piovente dall'alto, è così grigia ch'io non so come le peccatrici possano resistere un'ora nella quasi immobilità del pregare e dell'ascoltare. (pp. 24-25)
*[[Ascanio Branca]], Ascanio politropo, quest'uomo meraviglioso che fa tutto e che si trova da per tutto e che è informato di tutto; questo deputato mondano che in una stessa giornata può trovarsi a colazione da una bella signora, muovere un'interpellanza al Parlamento, far atto di presenza a tre o quattro ''five 'o clock teas'', non mancare al pranzo di un'altra buona amica, cenare in compagnia allegra ed esser pronto a ricominciare da capo, Ascanio Branca svolgeva in un palco del Valle un suo singolarissimo sistema di filosofia erotica. E chi non conosce oramai il sistema dell'onorevole di Potenza? (p. 54)
*La [[piazza di Spagna]], la più bella piazza del mondo, una piazza in cui pare sia raccolto tutto il fascino della mollezza quirite, una piazza fatta per l'ozio, per la voluttà dell'ozio e per i convegni d'amore, per la guarigione dei convalescenti e per lo struggimento delli innamorati, per tutti quelli che amano i fiori, le donne, i ''sandwiches'', il thé, i tappeti orientali, la piazza di Spagna è un luminoso tepidario cattolico, protetto dalla Madonna ''fons amoris''! (pp. 54-55)
*Il solito gran concerto annuale di [[Augusto Rotoli]] aveva l'inesplicabile fascino che hanno su gli uomini e su le donne le consuetudini stupide, inutili e noiose. Ognuno andava e restava fino alla fine, così, senza sapere perché, con un'abnegazione inconsapevole, vinto da un affievolimento infinito, sentendo la sua volontà scomparire. (p. 65)
*Il giudizio popolare, in verità, non è molto favorevole all'architettura esterna del [[Teatro Drammatico Nazionale]]. Quella facciata ha un'aria di pretensione e di volgarità che si accorda mirabilmente con il vergognoso barocchismo dei quartieri alti; e sta tra la vecchia e la nuova Roma come un simbolo, come un assai feroce simbolo della tircheria e della piccineria moderna... (p. 67)
==''Canto novo''==
*''Ignudo le membra agilissime a'l sole ed a l'acqua.''
*''A 'l mare, a 'l mare, Lalla, a 'l mio libero tristo fragrante verde Adriatico.''
*''Chiedon l'esametro lungo salente i fantasmi che su dal core baldi mi fioriscono, e l'onda armonica al breve pentametro spira in un pispiglio languido di dattili.''
*''Ma ancora ancor mi tentan le spire volubili tue, o alata strofe, coppia di serpentelli alati.''
*''O falce di [[luna]] calante | che brilli su l'acque deserte, | o falce d'argento, qual messe di sogni | ondeggia a 'l tuo mite chiarore qua giú! || Aneliti brevi di foglie | di fiori di flutti da 'l bosco | esalano a 'l mare: non canto non grido | non suono pe 'l vasto silenzïo va || Oppresso d'amor, di piacere, | il popol de' vivi s' addorme... | O falce calante, qual messe di sogni | ondeggia a 'l tuo mite chiarore qua giú!''<ref>Sommaruga, Roma, 1883, [https://archive.org/details/cantonovo00dangoog/page/n93/mode/2up? pp. 87-88].</ref>
==''Contemplazione della morte''==
===[[Incipit]]===
A Mario da [[Pisa]]<br>Mio giovine [[amico]], per quella foglia di lauro che mi coglieste su la fresca tomba di Barga pensando al mio lontano [[dolore]], io vi mando questo libello dalla Landa oceanica dove tante volte a [[sera]] il mio ricordo e il mio [[desiderio]] cercarono una somiglianza del [[paese]] di sabbia e di ragia disteso lungo il [[Mare|mar]] pisano.
===Citazioni===
*Quando un grande [[poeta]] volge la fronte verso l'[[Eternità]], la [[mano]] pia che gli chiude gli occhi sembra suggellare sotto le esangui palpebre la più luminosa parte della bellezza terrena. (p. 21)
*Chi potrà dire quando e dove sien nate le figure che a un tratto sorgono dalla parte spessa e opaca di noi e ci apariscono turbandoci? Gli eventi più ricchi accaddono in noi assai prima che l'anima se n'accorga. E, quando noi cominciamo ad aprire gli occhi sul visibile, già eravamo da tempo aderenti all'invisibile. (p. 29)
*Qualora le Città nobili usassero far doni ai poeti, che mai avrebbe potuto donare [[Bologna]] all'estremo Omeride se non la testa dell'Athena Lemnia? (p. 29)
*L'[[anima]] della [[terra]] è notturna, ma la [[luce]] del [[sole]] la nasconde più che non la nasconda la tenebra. (p. 79)
*Da Giovanni Pascoli: ''Giova ciò solo che non muore, e solo<br>per noi non muore, ciò che muor con noi''.<ref>Sono i versi conclusivi del poemetto ''L'immortalità'', pubblicato dal Pascoli prima col titolo ''Il poeta e l'astrologo'' nel suo scritto ''Pensieri scolastici'' (su ''La Rassegna scolastica'', 16 dicembre 1896), quindi riscritto e incluso, in altra forma, nei ''Poemetti'' e, successivamente, nei ''Primi poemetti''.</ref> (p. 99)
==''Il libro delle vergini''==
===[[Incipit]]===
Il viatico uscì dalla porta della chiesa a mezzogiorno. Su tutte le strade era la primizia della [[neve]], su tutte le case era la neve. Ma in alto grandi isole azzurre apparivano tra le [[nuvola|nuvole]] nevose, si dilatavano su 'l palazzo di Brina lentamente, s'illuminavano verso la Bandiera. E nell'aria bianca, su 'l paese bianco appariva ora subitamente letificante il miracolo del sole.
===Citazioni===
*Un fiotto di sanità caldo la riempiva; certe sùbite gioie di vivere le muovevano il sangue, le mettevano nel petto quasi dei battimenti d'ale, le mettevano de' canti nella bocca. (Da ''Le Vergini'', p. 42)
*Solo il [[sambuco]] odorava dalle ampie antele candide fresco e mite, là entro. Le farfalle passavano fuggevoli; gruppi di chiocciole andavano qua e là strisciando tra le piante succose, lasciando le righe lucenti. (Da ''Favola sentimentale'', p. 103)
*Una stanchezza immensa le invadeva tutto l'essere; e in quella prostrazione ella conservava ancora la sensazione del ribrezzo che l'aveva scossa; mentre, dinanzi alla felicità crescente del mattino primaverile, un rimpianto amaro, il rimpianto di qualche cosa d'irrimediabile, singhiozzava in lei. Tutto era finito; ella era vecchia, ella doveva dunque morire. (Da ''Nell'assenza di Lanciotto'', p. 140)
===[[Explicit]]===
Io e Giacinta vedemmo allontanarsi la processioni tra le querci patriarcali, vedemmo li ultimi sventolamenti violacei nell'aria chiara, vedemmo brillare la croce su 'l diadema della [[Maria|Madonna]], perdersi poi tutte quelle forme mobili nel fiammeggiamento del sole che proteggeva la campagna deserta.
==''Il fuoco''==
===[[Incipit]]===
– Stelio, non vi trema il cuore, per la prima volta? – chiese la Foscarina con un sorriso tenue, toccando la mano dell'amico taciturno che le sedeva al fianco. – Vi veggo un poco pallido e pensieroso. Ecco una bella sera di trionfo per un grande poeta!
===Citazioni===
*Io pensava in un pomeriggio recente — tornando dai Giardini per quella tiepida [[riva degli Schiavoni]] che all'anima dei poeti vaganti potè sembrar talvolta non so qual magico ponte d'oro prolungato su un mare di luce e di silenzio verso un sogno di Bellezza infinito — io pensava, anzi assisteva nel mio pensiero come a un intimo spettacolo, alla nuziale alleanza dell'Autunno e di [[Venezia]] sotto i cieli.<br>Era per ovunque diffuso uno spirito di vita, fatto d'aspettazione appassionata e di contenuto ardore; che mi stupiva per la sua veemenza ma che pur non mi sembrava nuovo poichè io l'aveva già trovato raccolto in qualche zona d'ombra, sotto l'immobilità quasi mortale dell'Estate, e l'aveva anche sentito fra lo strano odor febrile dell'acqua vibrar quivi a quando a quando come un polso misterioso. — Così, veramente, questa pura Città d'arte aspira a una suprema condizione di bellezza, che è per lei un annuale ritorno come per la selva il dar fiori. Ella tende a rivelar sé medesima in una piena armonia quasi che sempre ella porti in sé possente e consapevole quella volontà di perfezione da cui nacque e si formò nei secoli come una creatura divina. Sotto l'immobile fuoco dei cieli estivi, ella pareva senza palpito e senza respiro, morta nelle sue verdi acque; ma non m'ingannò il mio sentimento quando io la indovinai travagliata in segreto da uno spirito di vita bastevole a rinnovare il più alto degli antichi prodigi.<br>Questo io pensava, assistendo allo spettacolo incomparabile che per un dono di amore e di poesia io poteva contemplare con occhi attentissimi la cui vista mi si mutava in visione profonda e continua... Ma con qual virtù potrò io mai comunicare a chi m'ascolta questa mia visione di bellezza e di gioia? Non v'è aurora e non v'è tramonto che valgano una simile ora di luce su le pietre e su le acque. Né subito apparire di donna amata in foresta di primavera è inebriante così come quella impreveduta rivelazione diurna della Città eroica e voluttuosa che portò e soffocò nelle sue braccia di marmo il più ricco sogno dell'anima latina. (I, ''L'epifania del fuoco''; pp. 52-54)
*Era come una landa stigia, come una visione dell'Ade: un paese di ombre, di vapori e di acque. Tutte le cose vaporavano e vanivano come spiriti. La [[luna]] incantava e attirava la pianura com'ella incanta e attira il mare: beveva dall'orizzonte la grande umidità terrestre, con una gola insaziabile e silenziosa. Ovunque brillavano pozze solinghe; si vedevano piccoli canali argentei riscintillare in una lontananza indefinita tra file di salci reclinati. La terra pareva perdere a ora a ora la sua saldezza e liquefarsi; il cielo poteva mirarvi la sua malinconia riflessa da innumerevoli specchi quieti. E di qua, di là, per la scolorata riviera, come i Mani d'una gente scomparsa le statue passavano passavano. (II, ''L'impero del silenzio''; pp. 305-306)
*Pensò la lentezza del [[dormiveglia]], l'indugio del sopore verso l'alba, quando la volontà velata guida leggermente il sogno felice. (II, ''L'impero del silenzio''; p. 340)
===Citazioni su ''Il fuoco''===
*''Il fuoco'' è un'opera, nel suo genere, perfettamente compiuta. L'ho riletta or ora: la sua bellezza, il suo potere d'incanto mi sono apparsi così evidenti come il primo giorno [...]. Come la maggior parte delle opere di D'Annunzio, esso prende i suoi spunti un po' dappertutto: dalla pittura, dalla scultura, dalla musica, e tuttavia la sua originalità è del più alto grado. ([[Henry de Montherlant]])
==''Il piacere''==
===[[Incipit]]===
L'anno moriva, assai dolcemente. Il [[sole]] di San Silvestro spandeva non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile, nel ciel di [[Roma]]. Tutte le vie erano popolose come nelle domeniche di [[maggio]]. Su la Piazza Barberini, su la Piazza di Spagna una moltitudine di vetture passava in corsa traversando; e dalle due piazze il romorìo confuso e continuo, salendo alla Trinità de' Monti, alla via Sistina, giungeva fin nelle stanze del palazzo Zuccari, attenuato.
===Citazioni===
*Si chinò verso il [[camino (edilizia)|caminetto]], prese le molle per ravvivare il fuoco, mise sul mucchio ardente un nuovo pezzo di ginepro. Il mucchio crollò; i carboni sfavillando rotolarono fin su la lamina di metallo che proteggeva il tappeto; la fiamma si divise in tante piccole lingue azzurrognole che sparivano e riapparivano; i tizzi fumigarono.<br>Allora sorse nello spirito dell'aspettante un ricordo. Proprio innanzi a quel caminetto Elena un tempo amava indugiare, prima di rivestirsi, dopo un'ora d'intimità. Ella aveva molt'arte nell'accumulare gran pezzi di legno su gli alari. Prendeva le molle pesanti con ambo le mani e rovesciava un po' indietro il capo ad evitar le faville. Il suo corpo sul tappeto, nell'atto un po' faticoso, per i movimenti de' muscoli e per l'ondeggiar delle ombre pareva sorridere da tutte le giunture, e da tutte le pieghe, da tutti i cavi, soffuso d'un pallor d'ambra che richiamava al pensiero la Danae del Correggio. Ed ella aveva appunto le estremità un po' correggesche, le mani e i piedi piccoli e pieghevoli, quasi direi arborei come nelle statue di Dafne in sul principio primissimo della metamorfosi favoleggiata.<br>Appena ella aveva compiuta l'opera, le legna conflagravano e rendevano un sùbito bagliore. Nella stanza quel caldo lume rossastro e il gelato crepuscolo entrante pe' vetri lottavano qualche tempo. L'odore del ginepro arso dava al capo uno stordimento leggero. Elena pareva presa da una specie di follia infantile, alla vista della vampa. ([[s:Il piacere/I#pagename3|cap. I, pp. 3-4]])
*Andrea vide nell'aspetto delle cose in torno riflessa l'ansietà sua; e come il suo desiderio si sperdeva inutilmente nell'attesa e i suoi nervi s'indebolivano, così parve a lui che l'essenza direi quasi erotica delle cose anche vaporasse e si dissipasse inutilmente. Tutti quelli oggetti, in mezzo a' quali egli aveva tante volte amato e goduto e sofferto, avevano per lui acquistato qualche cosa della sua sensibilità. Non soltanto erano testimoni de' suoi amori, de' suoi piaceri, delle sue tristezze, ma eran partecipi. ([[s:Il piacere/I#pagename28|cap. I, p. 16]])
*Quale amante non ha provato questo inesprimibile gaudio, in cui par quasi che la potenza sensitiva del [[tatto (senso)|tatto]] si affini così da avere la sensazione senza la immediata materialità del contatto? ([[s:Il piacere/I#pagename36|cap. I, p. 24]])
*''Ella'', ''ella'' era l'idolo che seduceva in lui tutte le volontà del cuore, rompeva in lui tutte le forze dell'intelletto, teneva in lui tutte le più segrete vie dell'anima chiuse ad ogni altro amore, ad ogni altro dolore, ad ogni altro sogno, per sempre, per sempre.... (Andrea: [[s:Il piacere/I#pagename41|cap. I, p. 29]])
*Bisogna ''fare'' la propria [[vita]], come si fa un'opera d'arte. Bisogna che la vita d'un uomo d'intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui. (padre di Andrea: [[s:Il piacere/II#pagename53|cap. II, p. 41]])
*Bisogna conservare ad ogni costo intiera la libertà, fin nell'ebrezza. La regola dell'uomo d'intelletto, eccola: ― ''Habere, non haberi''.<ref>Possedere, non essere posseduto.</ref> (padre di Andrea: [[s:Il piacere/II#pagename53|cap. II, p. 41]])
*Il [[rimpianto]] è il vano pascolo d'uno spirito disoccupato. Bisogna sopra tutto evitare il rimpianto occupando sempre lo spirito con nuove sensazioni e con nuove imaginazioni. (padre di Andrea: [[s:Il piacere/II#pagename53|cap. II, pp. 41-42]])
*Il [[sofisma]] [...] è in fondo ad ogni piacere e ad ogni dolore umano. Acuire e moltiplicare i sofismi equivale dunque ad acuire e moltiplicare il proprio piacere o il proprio dolore. Forse, la scienza della vita sta nell'oscurare la verità. La [[parola]] è una cosa profonda, in cui per l'uomo d'intelletto son nascoste inesauribili ricchezze. I Greci, artefici della parola, sono in fatti i più squisiti goditori dell'antichità. I sofismi fioriscono in maggior numero al secolo di Pericle, al secolo gaudioso. (padre di Andrea: [[s:Il piacere/II#pagename54|cap. II, p. 42]])
*Aveva la voce così insinuante che quasi dava la sensazione d'una carezza carnale; e aveva quello sguardo involontariamente amoroso e voluttuoso che turba tutti li uomini e ne accende d'improvviso la brama. ([[s:Il piacere/II#pagename61|cap. II, p. 49]])
*Ci sono certi sguardi di donna che l'uomo amante non iscambierebbe con l'intero possesso del corpo di lei. Chi non ha veduto accendersi in un occhio limpido il fulgore della prima tenerezza non sa la più alta delle felicità umane. Dopo, nessun altro attimo di gioia eguaglierà quell'attimo. ([[s:Il piacere/II#pagename69|cap. II, pp. 57-58]])
*Da certi suoni della voce e del riso, da certi gesti, da certe attitudini, da certi sguardi ella esalava, forse involontariamente, un [[fascino]] troppo afrodisiaco. ([[s:Il piacere/II#pagename73|cap. II, pp. 61-62]])
*Certo, quanto più la cosa da un uom posseduta suscita nelli altri l'invidia e la brama, tanto più l'uomo ne gode e n'è superbo. ([[s:Il piacere/II#pagename75|cap. II, p. 63]])c.
*Quell'aria aspettava il ''suo'' respiro; quei tappeti chiedevano d'esser premuti dal ''suo'' piede; quei cuscini volevano l'impronta del ''suo'' corpo. ([[s:Il piacere/III#pagename97|cap. III, pp. 85-86]])
*La [[convalescenza]] è una purificazione e un rinascimento. Non mai il senso della vita è soave come dopo l'angoscia del male; e non mai l'anima umana più inclina alla bontà e alla fede come dopo aver guardato negli abissi della morte. Comprende l'uomo, nel guarire, che il pensiero, il desiderio, la volontà, la conscienza della vita non sono la vita. Qualche cosa è in lui più vigile del pensiero, più continua del desiderio, più potente della volontà, più profonda anche della conscienza; ed è la sostanza, la natura dell'essere suo. Comprende egli che la sua vita reale è quella, dirò così, non vissuta da lui; è il complesso delle sensazioni involontarie, spontanee, incoscienti, istintive; è l'attività armoniosa e misteriosa della vegetazione animale; è l'impercettibile sviluppo di tutte le metamorfosi e di tutte le rinnovellazioni. Quella vita appunto in lui compie i miracoli della convalescenza: richiude le piaghe, ripara le perdite, riallaccia le trame infrante, rammenda i tessuti lacerati, ristaura i congegni degli organi, rinfonde nelle vene la ricchezza del sangue, riannoda su gli occhi la benda dell'amore, rintreccia d'intorno al capo la corona de' sogni, riaccende nel cuore la fiamma della speranza, riapre le ali alle chimere della fantasia. (cap. VI, pp. [[s:Pagina:Il piacere.djvu/173|161]]-[[s:Pagina:Il piacere.djvu/174|162]])
*Per la prima volta, infatti, il giovine conobbe tutta l'armoniosa poesia notturna de' [[Cielo notturno|cieli]] estivi.<br>Erano le ultime notti d'agosto, senza luna. Innumerevoli, nella profonda conca, palpitava la vita ardente delle constellazioni. Le Orse, il Cigno, Ercole, Boote, Cassiopea riscintillavano con un palpito così rapido e così forte che quasi parevano essersi appressati alla terra, essere entrati nell'atmosfera terrena. La [[Via Lattea]] svolgevasi come un regal fiume aereo, come un adunamento di riviere paradisiache, come una immensa correntìa silenziosa che traesse nel suo "miro gurge" una polvere di minerali siderei, passando sopra un àlveo di cristallo, tra falangi di fiori. Ad intervalli, meteore lucide rigavano l'aria immobile, con la discesa lievissima e tacita d'una goccia d'acqua su una lastra di diamante. Il respiro del mare, lento e solenne, bastava solo a misurare la tranquillità della notte, senza turbarla; e le pause eran più dolci del suono. (cap. VI, p. [[s:Pagina:Il piacere.djvu/177|165]])
*Il [[verso]] è tutto. ([[s:Il piacere/VI#pagename191|cap. VI, p. 179]])
*''[[Palazzo Schifanoia|Schifanoja]] in Ferrara (oh gloria d'Este!), | ove il Cossa emulò Cosimo Tura | in trionfi d'iddii su per le mura, | non vide mai tanto gioconde feste''. ([[s:Il piacere/VII#pagename203|cap. VII, p. 191]])
*Da che vi ho conosciuta, ho molto sognato per voi, di giorno e di notte, ma senza una speranza e senza un fine. Io so che voi non mi amate e che non potete amarmi. E pure, credetemi, io rinunzierei a tutte le promesse della vita per vivere in una piccola parte del vostro cuore... (Andrea: [[s:Il piacere/VIII#pagename238|cap. VIII, p. 226]])
*[...] il [[passato]] è come una tomba che non rende più i suoi morti. ([[s:Il piacere/IX#pagename248|cap. IX, p. 236]])
*Com'è debole e misera l'anima nostra, senza difesa contro i risvegli e gli assalti di quanto men nobile e men puro dorme nella oscurità della nostra vita [[inconscio|inconsciente]], nell'abisso inesplorato ove i ciechi sogni nascono dalle cieche sensazioni! Un sogno può avvelenare un'anima; un sol pensiero involontario può corrompere una volontà. ([[s:Il piacere/IX#pagename276|cap. IX, p. 264]])
*Riaccendere un amore è come riaccendere una [[sigaretta]]. Il tabacco s'invelenisce; l'amore, anche. (Giulio Muséllaro: [[s:Il piacere/XI#pagename332|cap. XI, p. 320]])
*Erano i primissimi tempi della felicità: egli usciva caldo di baci, pieno della recente gioja; le campane della Trinità de' Monti, di Sant'Isidoro, de' Cappuccini sonavano l'''Angelus'' nel crepuscolo, confusamente, come se fossero assai più lontane; all'angolo della via rosseggiavano i fuochi intorno le caldaje dell'asfalto; un gruppo di capre stava lungo il muro biancastro, sotto una casa addormentata; i gridi fiochi degli acquavitari si perdevano nella nebbia.... ([[s:Il piacere/XI#pagename345|cap. XI, p. 333]])
*A una porta, il cappellino di Elena urtò una portiera mal messa e si piegò tutto da un lato. Ella, ridendo, chiamò Mumps perché le sciogliesse il nodo del velo. E Andrea vide quelle mani odiose sciogliere il nodo su la nuca della desiderata, sfiorare i piccoli riccioli neri, quei riccioli vivi che un tempo sotto i baci rendevano un profumo misterioso, non paragonabile ad alcuno de' profumi conosciuti, ma più di tutti soave, più di tutti inebriante. ([[s:Il piacere/XI#pagename347|cap. XI, p. 335]])
*Io vi amo come nessuna parola umana potrà mai esprimere. Ho bisogno di voi. Voi soltanto siete ''vera''; voi siete la Verità che il mio spirito cerca. Il resto è vano; il resto è nulla. (Andrea: [[s:Il piacere/XII#pagename361|cap. XII, p. 349]]) {{NDR|[[dichiarazioni d'amore dai libri|dichiarandosi]]}}
*Io sono camaleontico, chimerico, incoerente, inconsistente. Qualunque mio sforzo verso l'unità riuscirà sempre vano. Bisogna omai ch'io mi rassegni. La mia legge è in una parola: N<small>UNC</small>. Sia fatta la volontà della legge. (Andrea: [[s:Il piacere/XII#pagename376|cap. XII, p. 364]])
*[...] e credere in te ''soltanto'', giurare in te ''soltanto'', riporre in te ''soltanto'' la mia fede, la mia forza, il mio orgoglio, tutto il mio mondo, tutto quel che sogno, e tutto quel che spero.... (Andrea: [[s:Il piacere/XIV#pagename428|cap. XIV, p. 416]])<br />
===Citazioni su ''Il piacere''===
*''Il Piacere'' fu uno dei primi libri con cui, quarant'anni fa, feci conoscenza con l'arte moderna, uno dei primi ch'ebbero influsso su di me. ([[Robert Musil]])
==''L'innocente''==
===[[Incipit]]===
Andare davanti al giudice e dirgli: «Ho commesso un delitto. Quella povera creatura non sarebbe morta se io non l'avessi uccisa. Io, Tullio Hermil, io stesso l'ho uccisa».<br />
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*E l'avvenire mi apparve spaventoso, senza speranza. L'immagine indeterminata del nascituro crebbe, si dilatò, come quelle orribili cose informi che vediamo talvolta negli incubi ed occupò tutto il campo. Non si trattava d'un rimpianto, d'un rimorso, d'un ricordo indistruttibile, ma di un essere vivente. Il mio avvenire era legato a un essere vivente d'una vita tenace e malefica; era legato a un estraneo, a un intruso, a una creatura abominevole contro cui non soltanto la mia anima ma la mia carne, tutto il mio sangue e le mie fibre provavano un'avversione bruta, feroce, implacabile fino alla morte, oltre la morte. Pensavo: "chi avrebbe mai potuto immaginare un supplizio peggiore per torturarmi insieme l'anima e la carne? Il più ingegnosamente efferato dei tiranni non saprebbe concepire certe crudeltà ironiche... Non erano ancora manifesti nella persona di Giuliana i segni esterni: l'allargamento dei fianchi, l'aumento del volume del ventre. Ella si trovava dunque ancora ai primi mesi: forse al terzo, forse al principio del quarto. Le aderenze che univano il feto alla matrice dovevano esser deboli. L'[[aborto]] doveva essere facilissimo. Come mai le violente commozioni della giornata di Villalilla e di quella notte, gli sforzi, gli spasmi, le contratture, non l'avevano provocato? Tutto m'era avverso, tutti i casi congiuravano contro di me. E la mia ostilità diveniva più acre. Impedire che il figlio nascesse divenne il mio segreto proposito. Tutto l'orrore della nostra condizione veniva dall'antiveggenza di quella natività, dalla minaccia dell'intruso. Come mai Giuliana, al primo sospetto, non aveva tentato ogni mezzo per distruggere il concepimento infame? Era stata ella trattenuta dal pregiudizio, dalla paura, dalla ripugnanza istintiva di madre? Aveva ella un senso materno anche per il feto adulterino?
*Io credevo che per me potesse tradursi in realtà il sogno di tutti gli uomini intellettuali: – essere costantemente infedele a una donna costantemente fedele.
*L'[[uomo]] a cui è dato [[sofferenza|soffrire]] più degli altri, è ''degno'' di soffrire più degli altri.<ref>Da ''L'innocente'', Mondadori.</ref>
== ''La città morta'' ==
*'''Bianca Maria''': Mangereste, Anna, un'arancia profumata? Vorreste trovarvi ora in un giardino siciliano? <br /> ''Anna fa un gesto nell'aria come per trarre a sé la fanciulla.'' <br /> '''Anna''': Che strana voce v'è venuta alle labbra, ora, Bianca Maria! Sembra una voce nuova: come una che dormiva e che si sveglia all'improvviso...<br /> '''Bianca Maria''': Vi stupisce il mio desiderio? Non vi piacerebbe d'avere su le ginocchia un canestro di frutti? Ah, con che avidità io ne mangerei! A Siracusa camminavamo nei boschi d'aranci, vedendo fra i tronchi splendere il mare: gli alberi avevano su i rami gli antichi frutti e i nuovi fiori; i petali ci cadevano sul capo come una neve odorante; e noi mordevamo la polpa succulenta come si morde il pane.<br /> ''Anna tende di nuovo le mani per attrarre mentre l'altra resta ancora un po' discosta.''<br /> '''Anna''': Là voi vorreste vivere. Là, là è la gioia! Tutto il vostro essere chiede la gioia, ha bisogno di gioia. Ah come deve brillare oggi la vostra giovinezza! Il desiderio di vivere s'irradia dalla vostra persona come il calore da un focolare. Lasciate che io riscaldi le mie povere mani!<br />''Bianca Maria le si appressa, e si siede ai piedi di lei su uno sgabello basso. Come Anna le tocca le gote, ella ha un brivido palese.''<br /> '''Bianca Maria''': Perché sono fredde le vostre mani, Anna?<br /> '''Anna''': Tutto il vostro viso batte come un polso violento.<br /> '''Bianca Maria''': Il sole m'ha accesa. Di là, alla mia finestra, son rimasta a guardare sotto il sole. La pietra del davanzale era quasi rovente. Qui, anche, tutta la stanza omai è invasa dal sole. La striscia arriva là, sino ai piedi dell'Ermete. Siamo sedute sul margine d'un rivo d'oro. Inchinatevi un poco.<br />''Anna, toccandola vagamente sul viso, su i capelli.''<br /> '''Anna''': Come tu ami il sole! Come tu ami la vita! Ho udito un giorno Alessandro dirti che somigliavi alla Vittoria che si dislaccia i sandali. Mi ricordo... ad Atene... in un marmo dolce come un avorio, una figura delicata e impetuosa che dava il desiderio del volo, d'una corsa aerea senza termine... Mi ricordo: la sua piccola testa si disegnava nella curva dell'ala che pendeva in riposo dall'Omero. Alessandro diceva che l'impazienza del volo era diffusa in tutte le pieghe della tunica e che nessun'altra imagine rappresentava più vivamente il dono della celerità divina.... Noi vivemmo per qualche tempo nell'incanto della sua grazia giovenile. Ogni giorno salivamo all'Acropoli per rivederla.... È vero che voi le somigliate, Bianca Maria?<br /> ''Bianca Maria, turbata dalla maniera singolare della cieca che continua a toccarla.''<br /> '''Bianca Maria''': Io sono senza ali. Voi me le cercate inutilmente. (atto I, scena III)
==''Laudi''==
[[File:D'Annunzio - Merope, 1912.djvu|page=5|thumb|Dedica autografa]]
===''Alcyone''===
*''[[Settembre]], andiamo. È tempo di migrare. | Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori | lascian gli stazzi e vanno verso il mare''. (''[[s:Alcyone/I pastori|I pastori]]'', vv. 1-3)
*''Taci. Su le soglie | del bosco non odo | parole che dici | umane; ma odo | parole più nuove | che parlano gocciole e foglie | lontane''. (''La pioggia nel pineto'', vv. 1-7)
*''Palpita, sale, | si gonfia, s'incurva, | s'alluma, propende. | Il dorso ampio splende | come cristallo; | la cima leggiera | s'arruffa | come criniera | nivea di cavallo. | Il vento la scavezza. | L'[[onda]] si spezza'' [...] (da ''L'onda'', {{Source|Alcyone/L'onda|Palpita|vv. 30-40}})
====''La sera fiesolana''====
*''Fresche le mie [[parola|parole]] ne la [[sera]] | ti sien come il fruscìo che fan le [[foglia|foglie]] | del [[gelso]] ne la man di chi le coglie''. (vv. 1-3)
*''Laudata sii pel tuo viso di perla, | o Sera, e pe' tuoi grandi umidi occhi ove si tace | l'acqua del cielo || Dolci le mie parole ne la sera | ti sien come la pioggia che bruiva | tepida e fuggitiva''. (vv. 15-20)
*''Laudata sii per le tue vesti aulenti, | o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce | il fien che odora!'' (vv. 32-34)
*''Laudata sii per la tua pura morte, | o Sera, e per l'attesa che in te fa palpitare | le prime [[stella|stelle]]''! (vv. 49-51)
==== ''L'oleandro'' ====
*''Erigone, Aretusa, Berenice, | quale di voi accompagnò la [[notte]] | d'estate con più dolce melodìa | tra gli oleandri lungo il bianco mare?'' (vv. 1-4)
*''"Il [[Giorno]]" disse pianamente Erigone | verso la luce "non potrà morire. | Mai la sua faccia parve tanto pura, | non ebbe mai tanta soavità". | Era la sua parola come il vento | d'estate quando ci disseta a sorsi | e nella pausa noi pensiamo i fonti | dei remoti giardini ov'egli errò.'' (vv. 17-24)
*''Pur, profondando nella sabbia i nudi | piedi, io sentia partirsi lentamente | il buon calor del tramontato [[sole]].'' (vv. 30-32)
*''Tutto allora fu grande, anche il mio cuore. | Oh poesia, divina libertà!'' (vv. 49-50)
*''Così ci parve riudire il [[canto]] | delle Sirene, dalla nave concava | di prora azzurra, fornita di ponti, | veloce, in un doloroso ritorno | spinta dal vento al frangente del mare, | né ci difese [[Odisseo]] dal periglio | con la sua cera; ma il cuore, non più | libero, novellamente anelava.'' (vv. 65-72)
*''O Aretusa, perché non ho il tuo nome? | Nascesti tu nell'isola di [[Siracusa|Ortigia]] | come l'amor del violento fiume?'' (vv. 102-104)
*''O Glauco, ti sovvien della [[Sicilia]] | bella?" Ed io più non vidi la grande Alpe, | il bianco mare. Io dissi: "Andiamo, andiamo!"'' (vv. 111-113)
*''Ti sovvien della bella Doriese | nomata [[Siracusa]] nell'effigie | d'oro cò suoi [[delfino|delfini]] e i suoi [[cavallo|cavalli]], | serto del mare?'' (vv. 114-117)
*''Scendemmo al porto. Ti sovvien dell'ora? | Un rogo era l'Acropoli in Ortigia; | ardevano le nubi su 'l Plemmirio | belle come le statue su 'l fronte | dei templi; parea teso dalla forza | di Siracusa il grande arco marino.'' (vv. 128-133)
*''E noi gridammo, e un súbito clamore | corse lungo le stoe quando la nave | piena d'eternità giunse all'approdo. | Portatrice di gloria, ella vivea | magnanima, sublime.'' (vv. 134-138)
*''ma sì vivea divinamente d'una | cosa ch'ella recava d'oltremare, | al re Ierone vincitor col carro; | ma la facea magnanima e sublime | una cosa recata d'oltremare, | più lieve che corona d'oleastro: | l'Ode, foggiata di parole eterne".'' (vv. 149-155)
*''"E' vero, è vero!" io dissi. "Mi sovviene". | Ed il cuore profondo mi tremò, | tremò della divina poesia. | "Mi sovviene. Era l'Ode trionfale: | Canta Demetra che regna i feraci | campi siciliani, e la sua figlia | cinta di violette! Canto, o Clio, | dispensatrice della dolce fama, | la corsa dei cavalli di Ierone!'' (vv. 156-164)
*''varcammo l'Istmo pel diolco. Quivi | eroi vedemmo e [[Pindaro]] con loro. | Ed obliammo l'[[usignolo|usignuol]] di Ceo | per l'[[aquila]] tebana. Era la tua | mitica luce sul [[Tirreno]], o madre | Ellade,'' (vv. 176-181)
*''Ma non sostenne il nostro cuor mortale | quel silenzio sublime. Si piegò | verso il [[sorriso]] delle donne nostre. | E Derbe disse ad Aretusa: "Quando | fiorì di rose il lauro trionfale?". | Era la donna giovinetta alzata, | mutevole onda con un viso d'oro, | tra gli oleandri;'' (vv. 207-214)
*''Disse Aretusa: "Bene io te 'l dirò" | mutevole onda con un viso d'oro. | Disse: "Inseguiva il re Apollo Dafne | lungh'esso il fiume, come si racconta.'' (vv. 219-222)
*''Rapido il re Apollo più l'incalza, | infiammato desio, per lei predare. | All'alito del dio doventa fiamma | la chioma della ninfa fluvïale.'' (vv. 230-233)
*''M'odi tu? M'odi tu? Dafne, sei muta? | Rispondi! " Abbrividiscono le frondi | sino alla vetta. Nel silenzio un breve | murmure spira. "M'odi tu? Rispondi!" | Move la vetta un fremito più lieve. | Poi tutto tace e sta. Sotto i profondi | cieli le rive alto silenzio tiene. | Il bellissimo lauro è senza pianto; | il dolore del dio s'inalza in canto. | Odono i monti e le valli serene.'' (vv. 364-373)
*''E' l'[[alba]], è l'alba. Il dio si desta: un grido | di meraviglia irraggia tutti il lido. | Brilla di rose il lauro trionfale!"'' (vv. 398-400)
*''"Sol d'[[oleandro]] voglio laurearmi" | io dissi. Ed Aretusa era contenta; | e recise per me altri due rami | e fè l'atto di cingermi le tempie | dicendomi: "Pè tuoi novelli carmi!"'' (vv. 410-412)
*''E il giorno estivo non potea morire, | ma sorrideva sopra il bianco mare | silenziosamente senza fine; | e la notte, che avea parte ineguale, | spiava il bel nemico dalle chiostre | dei monti azzurra come te, Cyane.'' (vv. 416-421)
*''"Il Giorno" disse "non potrà morire.'' (vv. 432)
*''Pur tanto è dolce che la Notte oscura | non già lo spegne ma di lui s'accende,'' (vv. 439-440)
*''Orione si slaccia l'armatura, | e Boote si volge, e Cinosura | vacilla; e l'Orsa anche impallidirà. | Oblia la Notte tutte le sue stelle | e il duolo antico degli amanti umani. | Che con lei piangeremo ella non sa.'' (vv. 472-477)
*''O Notte, piangi tutte le tue stelle!'' (vv. 478)
*''[...] | Il grido dell'[[allodola]] domani | dall'amor nostro ci disgiungerà". | Un'altra era con noi, ma restò muta, | tra gli oleandri lungo il bianco mare.'' (vv. 479-482)
===''Elettra''===
*''E l'altro monte, e l'altro monte ei vede, | l'[[Monte Erice|Erice]] azzurro, solo tra il mare e il cielo | divinamente apparito, la vetta | annunziatrice della Sicilia bella!'' (''[[s:Elettra/La notte di Caprera|La notte di Caprera]]'', IX, vv. 23-26)
*''Così edificò [[Victor Hugo|Egli]] | nella luce e nell'ombra | l'opera d'eterne parole | che ingombra l'orizzonte | umano con la sua mole | immensa''. (''[[s:Elettra/Nel primo centenario della nascita di Vittore Hugo|Nel primo centenario della nascita di Vittore Hugo]]'')
*''Ma il tutto è in [[Victor Hugo|lui]]. Nel suo petto | concluso è il mondo''. (''[[s:Elettra/Nel primo centenario della nascita di Vittore Hugo|Nel primo centenario della nascita di Vittore Hugo]]'')
*''O deserta bellezza di [[Ferrara]], | ti loderò come si loda il vólto | di colei che sul nostro cuor s'inclina | per aver pace di sue felicità lontane''. (''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (I)|cap. I]], vv. 1-4)
*''O [[Pisa]], o Pisa, per la fluviale | melodìa che fa sì dolce il tuo riposo | ti loderò come colui che vide | immemore del suo male | fluirti in cuore | il sangue dell'aurore | e la fiamma dei vespri | e il pianto delle stelle adamantino | e il filtro della luna oblivioso.'' (''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (I)|cap. I]], vv. 28-36)
*''Ravenna, glauca notte rutilante d'oro, | sepolcro di violenti custodito | da terribili sguardi, | cupa carena grave d'un incarco | imperiale, ferrea, construtta | di quel ferro onde il Fato | è invincibile, spinta dal naufragio | ai confini del mondo, | sopra la riva estrema!'' (''Le città del silenzio'', [[s:Pagina:D'Annunzio - Laudi, II.djvu/166|pp. 152-153]], vv. 55-63)
*''[[Urbino]], in quel palagio che s'addossa | al monte, ove Coletto il Brabanzone | tessea l'Assedio d'Ilio, ogni Stagione | l'antica istoria tesse azzurra e rossa.'' (Urbino, vv. 1-4, in ''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (II)|cap. II]])
*''Non alla solitudine scrovegna, | o [[Padova]], in quel bianco april felice | venni cercando l'arte beatrice | di [[Giotto]] che gli spiriti disegna; || né la maschia virtù d'[[Andrea Mantegna]], | che la Lupa di bronzo ebbe a nutrice, | mi scosse; né la forza imperatrice | del Condottier che il santo luogo regna. || Ma nel tuo prato molle, ombrato d'olmi | e di marmi, che cinge la riviera | e le rondini rigano di strida, || tutti i pensieri miei furono colmi | d'amore e i sensi miei di primavera, | come in un lembo del giardin d'Armida.'' (Padova, in ''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (II)|cap. II]])
*''Tu vedi lunge gli uliveti grigi | che vaporano il viso ai poggi, o [[Serchio]], | e la città dall'arborato cerchio, | ove dorme la [[Ilaria del Carretto|donna]] del [[Paolo Guinigi|Guinigi]]. | Ora dorme la bianca fiordaligi | chiusa ne' panni, stesa in sul coperchio | del bel sepolcro; e tu l'avesti a specchio | forse, ebbe la tua riva i suoi vestigi. | Ma oggi non Ilaria del Carretto | signoreggia la terra che tu bagni, | o Serchio, sì fra gli arbori di Lucca | rosso vestito e fosco nell'aspetto | un pellegrino dagli occhi grifagni | il qual sorride a non so che Gentucca.'' ([[Lucca]], in ''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (II)|cap. II]])
==== ''Nel primo centenario della nascita di Vincenzo Bellini'' ====
*''Nell'isola divina che l'etnèo | Giove alla figlia di Demetra antica | donò ricca di messi e di cavalli, | di lunghe navi e di città potenti, | d'aste corusche e di cerate canne, | di magnanimi eroi e di pastori | melodiosi,'' (vv. 1-7)
*''dal santo lido ove apparì l'Alfeo | terribile che tenne la sua brama | immune dentro all'infecondo sale, | da Ortigia ramoscel di Siracusa, | che fu sorella a Delo e abbeverava | nell'orrore notturno la sirena | ai fonti ascosi,'' (vv. 8-14)
*''Dove il veglio Stesicoro per Ilio | ereditò la cecità di [[Omero]], | dove Pindaro assunse ai cieli il carro | del re Ierone fondatore d'[[Etna]] | e [[Teocrito]] addusse tra i bifolchi | eloquenti le Càriti dal fresco | fiato silvano,'' (vv. 49-55)
*''Egli è morto, l'Orfeo dorico è morto! | Sicelie Muse, incominciate il carme | fùnebre! O rosignoli, annunziate | ad Aretusa ch'egli è morto'' (vv. 96.100)
*''Inno di gloria, irràggiati dei raggi | più fulgidi recando all'ansiosa | moltitudine, accolta nel Teatro | riconsacrato dalla reverenza, | l'imagine del giovine Cantore. | auspice e i testimonii del fatale | suolo ove nacque.'' (vv. 128-134)
*''Saluta, mentr'ei viene, Inno, l'ignita | vetta e il lido aretùside, sospiro | d'[[Atene]], e le vocali selve, e i fiumi | che il chiaro Ionio beve, e [[Siracusa]] | e [[Taormina]] e la natal [[Catania|Catana]] | con l'orme che v'impressero congiunte | Ellade e [[Roma]].'' (vv. 145-151)
*''[[Italia]], Italia, quale messaggero | di popoli trarrà da quel silenzio | venerando il messaggio che s'attende? | Quivi taluno interroga i vestigi? | pacato curvasi ad apprender come | si tagli il marmo per edificare | immortalmente?'' (vv. 169-175)
*''Saluta, nella gloria del Cantore | fiorito a piè dell'Etna, | l'Aventino sul Tevere d'Italia, | il monte che salivano i Carmenti | aedi del Futuro; | però che tutto alla Gran Madre torni | e d'ogni raggio s'orni | il suo capo che sta sopra la Terra. | Sveglia i dormenti e annunzia ai desti: "I giorni | sono prossimi. Usciamo all'alta guerra!"'' (vv. 207-216)
[[File:D'Annunzio - Merope, 1912.djvu|page=7|thumb|Frontespizio di "Merope" del 1912]]
===''Maia''===
*''Un salso rogo estratto col [[timone]] | e la [[polena|polèna]] della nave rotta, | ch'ha la tortile forma del Tritone.''<ref>Da ''Alle Pleiadi e ai Fati'', Citato in Salvatore Battaglia, ''Grande Dizionario della Lingua Italiana'', XIII, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1986, p. 731.</ref>
*''[...] la mia anima visse come diecimila!'' ([[s:Maia/I|cap. I]], vv. 80-81)
*''Nessuna cosa mi fu aliena, nessuna mi sarà! [...] Laudata sii [[Diversità]] delle creature, sirena del mondo!'' (cap. I)
*''Tutto fu ambito e tutto fu tentato. Ah perché non è infinito come il desiderio il potere umano? [...] Tutto fu ambito e tutto fu tentato. Quel che non fu fatto io lo sognai; e tanto era l'ardore che il sogno eguagliò l'atto.'' (cap. I)
*{{NDR|[[Ulisse]]}} ''Sol con quell'arco e con la nera | sua nave, lungi dalla casa | d'alto colmigno sonora | d'industri telai, proseguiva | il suo necessario travaglio | contra l'implacabile Mare.'' (cap. IV, vv. 58-63)
====Citazioni su ''Maia, Laus vitae''====
*Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica strofa di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo. ([[Giuseppe Antonio Borgese]])
*Una Divina Commedia capovolta. ([[Giuseppe Antonio Borgese]])
===''Merope''===
*''In Cristo Re o [[Genova]], t'invoco. | Avvampi. Odo il tuo Cìntraco, nel caldo | vento, gridarti che tu guardi il fuoco. | Non Spinola né Fiesco né Grimaldo | trae con la stipa. Il sangue del Signore | bulica nella tazza di smeraldo.'' (da ''La canzone del sangue'', {{Source|Merope/La canzone del sangue||vv. 1-6}})
*''Così tu veleggiasti alla seccagna | di Tripoli, con uno de' tuoi Doria | buon predatore, o [[Genova]] grifagna; | ché padroni e nocchieri di Portoria | e di Prè, stanchi d'oziare a bordo, | tentarono l'impresa per galloria.'' (da ''La canzone del sangue'', {{Source|Merope/La canzone del sangue||vv. 28-33}})
*''Quei di [[Salerno]] il lor lunato golfo, | gli archi normanni, tutta bronzo e argento | la porta di Guïsa e di Landolfo | aveansi in cuore, e l'arte e l'ardimento | onde tolse lo scettro ad Alberada | Sigilgaita dal quadrato mento.'' (da ''La canzone del Sacramento'', {{Source|Merope/La canzone del Sacramento|Quei di Salerno|vv. 127-132}})
*''[[Taranto]], sol per àncore ed ormeggi | assicurar nel ben difeso specchio, | di tanta fresca porpora rosseggi? | A che, fra San Cataldo e il tuo più vecchio | muro che sa Bisanzio ed Aragona, | che sa Svevia ed Angiò, tendi l'orecchio? | Non balena sul Mar Grande né tuona. | Ma sul ferrato cardine il tuo Ponte | gira, e del ferro il tuo Canal rintrona. | Passan così le belle navi pronte, | per entrar nella darsena sicura, | volta la poppa al ionico orizzonte.'' (da ''La canzone dei Dardanelli'', {{Source|Merope/La canzone dei Dardanelli||vv. 1-12}})
== ''Le livre secret de Gabriele d'Annunzio et de Donatella Cross'' ==
*La via è tacita. S'ode a quando a quando un passo che si dilegua. La stanza dove scrivo ha nella volta la storia di [[Anchise]] salvato da Enea, l'incendio di Troia. E guardo quelle figure ch'empirono di strani sogni la mia infanzia. Le ore suonano al campanile di mattone. Si ode lo strepito d'un treno sul ponte. Tutto ha un'eloquenza di rimpianto e di irreparabile perdizione. Chi sa da qual profondità è venuta a me questa notte! (17 marzo 1910, p. 315)
*Tutto m'intenerisce e tutto mi ferisce qui. Vivo in ogni cosa, e sono ad ogni cosa estraneo. Sento in tutte queste creature il mio medesimo sangue e sono infinitamente lontano da loro. E la vecchia casa è pur sempre impregnata della mia vita puerile se pur ieri ne fossi uscito fanciullo. (17 marzo 1910, p. 315)
*Eri laggiù, sola sola, come una principessa incantata. Non vivevi se non per attendere il tuo diletto. Abbiamo respirato ''in realtà'' il sogno che affatica invano il cuore dei poeti. Tu sola per ''me'' solo! Il mondo era lontano. La malattia era una cosa divina, era il nutrimento stesso dell'amore. Mai più non toccheremo una cima, così rimota. Stamani dinanzi alla siepe silenziosa, dinanzi alla casa deserta, ho sentito che la vita si vendicherà di tanta bellezza. Pur creandola, noi medesimi non la conoscevamo pienamente. La conosciamo e la piangiamo ora nel ricordo. (5 ottobre 1910, p. 321)
==''Notturno''==
===[[Incipit]]===
Ho gli occhi bendati. Sto supino nel letto, col torso immobile, col capo riverso, un poco più basso dei piedi. Sollevo leggermente le ginocchia per dare inclinazione alla tavoletta che v'è posata.<ref name=sordi/>
===Citazioni===
*''Un prossimo giorno sarà sprofondato nella terra, calato nella fossa, sepolto. Quattro volte remoto. Mi pareva ancor mio, dianzi, se bene difformato. Ora è prigione. Ha con sé le rose su i suoi piedi rotti. Non si potrebbe levare, neppure se il Cristo lo chiamasse. La piastra di piombo lo grava. La saldatura è compiuta, il suggello è perfetto. Ora è là, non più con la nostra aria, con l'aria che io respiro, ma con la sua aria, con l'aria della tomba, con l'aria dell'eternità, che non consumano i suoi polmoni entro le sue costole infrante.''<ref>Gabriele D'Annunzio, Notturno, Fratelli Treves, Milano, 1921, pag. 88.</ref>
==''Per la morte di Giuseppe Verdi''==
===[[Incipit]]===
''Si chinaron su di lui tre vaste fronti | terribili, col pondo | degli eterni pensieri e del dolore: | [[Dante Alighieri]] che sorresse il mondo | in suo pugno ed i fonti | dell'universa vita ebbe in suo cuore; | [[Leonardo da Vinci|Leonardo]], signore | di verità, re dei dominii oscuri, | fissa pupilla a' rai de' Soli ignoti; | il ferreo [[Michelangelo Buonarroti|Buonarroti]] | che animò del suo gran disdegno in duri | massi gli imperituri figli, i ribelli eroi | silenziosi onde il Destino è vinto. | Vegliato fu da' suoi | fratelli antichi il creatore estinto''.
===Citazioni===
*''La melodia suprema della Patria | in un immenso coro | di popoli salì verso il defunto. | Infinita, dal Brènnero al Peloro | e dal Cimino al Catria, | accompagnò nei cieli il figlio assunto''.
*''La bellezza e la forza di sua vita, | che parve solitaria, | furon come su noi cieli canori. | Egli trasse i suoi cori | dall'imo gorgo dell'ansante folla''.
*''Diede una voce alle speranze e ai lutti. | Pianse ed amò per tutti. | Fu come l'aura, fu come la polla''.
*''Nella notte così gli eterni spirti | riconobbero il Grande | cui sceso era pe' tempi il lor retaggio. | Il titano giacea senza ghirlande, | senza lauri né mirti, | sul coronato del suo crin selvaggio''.
==''Trionfo della morte''==
===[[Incipit]]===
Ippolita, quando vide contro il parapetto un gruppo di uomini chini a guardare nella strada sottoposta, esclamò soffermandosi:<br>
«Che sarà accaduto?»<br />
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*Ecco, io sono vivo, io respiro. Qual è la sostanza della mia vita? Ed in balia di quali forze? Sotto l'impero di quali leggi? Io non mi posseggo, io sfuggo a me stesso, il senso che io ho del mio essere è simile a quello che può avere un uomo il quale, condannato a restare su un piano di continuo ondeggiante e pericolante, senta di continuo a mancargli l'appoggio, dovunque egli posi il piede. Io sono perpetuamente ansioso e neanche la mia ansietà è ben definita. Io non so se sia l'ansietà del fuggiasco inseguito alla calcagna o di chi insegue senza mai raggiungere. Forse l'una e l'altra insieme.
*La volontà di vivere si ritirava da lui a poco a poco, come il calore abbandona un cadavere. L'esistenza di lei non era per sempre avvelenata?
*Ha voluto morire per non aver potuto rendere la sua vita conforme al suo sogno.
*Per me, esiste. Egli ora esiste per me solo.
*Un amore sano e forte mi potrebbe guarire.
*C'è sulla Terra una sola ebrezza durevole: la sicurità nel possesso di un'altra creatura, la sicurezza assoluta, incrollabile. Io cerco questa ebrezza. Io vorrei poter dire:- la mia amante, vicina o lontana, non vive se non del pensiero di me; ella è sottomessa con gioia ad ogni mio desiderio, ha la mia volontà per unica legge; s'io cessassi d'amarla, ella morirebbe; spirando ella non rimpiangerà se non il mio amore.
*Le mille fatalità ereditarie gli impedivano di avvicinarsi all'ideale agognato dal suo intelletto.
*Io penso che da morta ella raggiungerà la suprema espressione della sua bellezza. Morta!
*E s'ella morisse? Ella diventerebbe materia di pensiero, una pura idealità. Io l'amerei oltre la vita, senza gelosia, con un dolore pacato ed eguale.
*Ella è una preziosa amante; è la mia creatura.
*"L'uno, sempre, è l'ombra dell'altra" egli pensò " Dov'è la Vita è il Sogno; dov'è il Sogno è la Vita".
*Tutte quelle facoltà mimiche appunto concorrevano a rendere più visibile in lei, per gli occhi di Giorgio, il predominio della vita corporea inferiore.
*"Il desiderio!" pensò, Giorgio, richiamato così alla sua donna, alla corporale tristezza del suo amore. "Chi ucciderà il desiderio?"
*"Ella è dunque la Nemica" pensò Giorgio, "Finché vivrà, finché potrà esercitare sopra di me il suo impero, ella m'impedirà di porre il piede su la soglia che scorgo. E come ricupererò io la mia sostanza, se una gran parte è nelle mani di costei? Vano è aspirare a un nuovo mondo, a una vita nuova. Finché dura l'amore, l'asse del mondo è stabilito in un solo essere e la vita è chiusa in un cerchio angusto. Per rivivere e per conquistare, bisognerebbe che io m'affrancassi dall'amore, che io mi disfacessi della Nemica..."
*Credi nella linea visibile e nella parola proferita. Non cercare oltre il mondo delle apparenze creato dai tuoi sensi meravigliosi. Adora l'illusione.
*Ella appariva così, la donna di delizia, il forte e delicato strumento di piacere, l'animale voluttario e magnifico destinato ad illustrare una mensa, a rallegrare una mensa, a rallegrare un letto, a suscitare le fantasie ambigue d'una lussuria estetica. Ella così appariva nello splendore massimo della sua animalità: lieta, irrequieta, pieghevole, morbida, crudele.
*La sua forma è disegnata dal mio desiderio; le sue ombre sono prodotte dal mio pensiero. Ella, quale mi appare in tutti gli istanti, non è se non l'effetto di una mia continua creazione interiore. Ella non esiste se non in me medesimo.
*Gravis dum suavis!
*Perché dunque la terribile "volontà" della Specie si ostinava in lui con tanto accanimento a richiedere, a strappare il tributo vitale da quella matrice devastata già dal morbo, incapace di concepire? Mancava alla donna amata il più alto mistero del Sesso.
*Io mi vestirò delle menzogne che senza fine produrrà il tuo desiderio. Sono più forte del tuo pensiero. L'odore della mia pelle può dissolvere in te un mondo.
*Egli non riconosceva se non il Trionfo della Vita.
*"Non aspirava se non ad essere egli medesimo l'eterna voluttà del Divenire..."
*"Certo" egli pensava "la Musica lo iniziò al mistero della Morte; gli mostrò di là dalla vita un notturno impero di meraviglie." Perché dunque non avrei io la stessa iniziatrice allo stesso mistero. Non era stata, per lui e per Demetrio, la Musica una Religione? Non aveva ad entrambi ella rivelato il mistero della vita suprema?
*Ricostruì quel meraviglioso Tempio della Morte. "Datemi una maniera nobile di trapassare! Che la Bellezza distenda uno de' suoi veli sotto il mio ultimo passo! Questo soltanto imploro al mio Destino."
== ''Più che l'amore'' ==
* Non soffro perché tu mi abbia mentito, ma perché non posso più crederti.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Cabiria: Visione storica del terzo secolo A. C.''===
È IL VESPERO. GIÀ SI CHIUDE LA TENZONE DEI CAPRAI, CHE LA MUSA DORICA ISPIRA SU I FLAUTI DISPARI « A CUI LA CERA DIEDE L'ODOR DEL MIELE ». E BATTO RITORNA DAI CAMPI ALLA CITTÀ, AL SUO GIARDINO DI CATANA IN VISTA DELL'ETNA.<!-- Tutto in maiuscolo nel testo -->
===''Elegìe Romane''===
<poem>Quando (al pensier, le vene mi tremano pur di dolcezza)
io mi partii, com'ebro, da la sua casa amata,
su per le vie che ancora fervean de l'estreme diurne
opere, de' sonanti carri, de' rauchi gridi,
tutta sentii dal cuore segreto l'anima alzarsi
cupidamente, e in alto, sopra le anguste mura,
fendere l'ignea zona che il vespro d'autunno per cieli
umidi, tra nuvole vaste, accendea su Roma.</poem>
===''Forse che sì, forse che no''===
«Forse,» rispondeva la donna quasi protendendo il sorriso contro il vento eroico della rapidità, nel battito del suo gran velo ora grigio ora argentino come i salici della pianura fuggente. [...]<br>
«Vi prendete gioco di me?»<br>
«Tutto è gioco.»<br />
Il furore penetrò nel petto dell'uomo chino sul volante della rossa macchina precipitosa...<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===''Il ferro''===
'''La voce''': Mortella, Mortella, sei là?<br>
'''Mortella''': Oh, la Rondine!
===''Il fuoco''===
===[[Incipit]]===
– Stelio, non vi trema il cuore, per la prima volta? – chiese la Foscarina con un sorriso tenue, toccando la mano dell'amico taciturno che le sedeva al fianco.<br>– Vi veggo un poco pallido e pensieroso. Ecco una bella sera di trionfo per un grande poeta!<br>Uno sguardo le adunò negli occhi esperti tutta la bellezza diffusa per l'ultimo crepuscolo di settembre divinamente, così che in quell'animato cielo bruno le ghirlande di luce che creava il remo nell'acqua da presso cinsero gli angeli ardui che splendevano da lungi su i campanili di [[Basilica di San Marco|San Marco]] e di San Giorgio Maggiore.
===''Isaotta Guttadàuro ed altre poesie''===
<poem>Mentre Lucrezia Borgia, in nuziale
pompa, venìa con piano
incedere (la veste lilïale
risplendea di lontano)
tra i cardinali principi in vermiglia
cappa, che con ambigui
sorrisi riguardavano la figlia
de ’l papa,—ne’ contigui
atrj i coppieri, adolescenti flavi
che rispondeano a un nome
sonoro ed arrossian come soavi
fanciulle ed avean chiome
lunghe, i coppieri d’Alessandro sesto
tenean coppe d’argento
entro la man levata, e con un gesto
d’umiltà grave e lento
offeriano a le molte inclite dame
le rose ed i rinfreschi.</poem>
===''L'allegoria dell'autunno''===
<poem>Il munifico sire Autunno, il dio
cui non più la matura uva compone
intorno il nero crin cerchio d'oblío
né come al fauno del selvaggio Edone
alto in man brilla il cembalo giulío</poem>
===''La fiaccola sotto il moggio''===
'''Donna Aldegrina''' — Annabella, Annabella, non senti come tremano le mura? Che è mai questa romba? La casa crolla?<br />
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===''La figlia di Iorio''===
''Nella terra d'[[Abruzzo|Abruzzi]], or è molt'anni''.<br>Atto Primo<br>Scena Prima<br>''Splendore, Favetta e Ornella, le tre sorelle, saranno in ginocchio davanti alle tre arche del corredo nunziale, chine a scegliere le vestimenta per la sposa. La loro fresca parlatura sarà quasi gara di canzoni<br>a mattutino''.<br>'''SPLENDORE''': Che vuoi tu, Vienda nostra?<br>'''FAVETTA''': Che vuoi tu, cognata cara?<br>'''SPLENDORE''': Vuoi la veste tua di lana?<br>o vuoi tu quella di seta<br>a fioretti rossi e gialli?<br>'''ORNELLA''': ''cantando''<br>Tutta di [[verde]] mi voglio vestire, tutta di verde per Santo Giovanni,<br>ché in mezzo al verde mi venne a fedire...<br>Oilì, oilì, oilà!<br>'''SPLENDORE''': Ecco il busto dei belli ricami<br>con la sua pettorina d'[[argento]],<br>la gonnella di dodici téli,<br>la collana di cento coralli<br>che ti diede la [[madre]] tua nova.<br>'''ORNELLA''': ''cantando''<br>Tutta di verde la camera e i panni.<br>Oilì, oilì, oilà!
===''La Gioconda''===
Appariscono su la soglia della prima porta Silvia Settala e Lorenzo Gaddi il vecchio, avanzandosi l'una a fianco dell'altro, entrando insieme nella freschezza primaverile.<br>
'''Silvia Settala''': Ah, sia benedetta la vita! Per aver sempre tenuta accesa una speranza, oggi io posso benedire la vita.<br>
'''Lorenzo Gaddi''': La vita nuova, cara Silvia, buona creatura coraggiosa, così buona e così forte! La tempesta è passata. Ecco che Lucio ritorna a voi, pieno di riconoscenza e di tenerezza, dopo tanto male. Sembra ch'egli rinasca. Dianzi aveva gli occhi d'un bambino.
===''Le novelle della Pescara''===
Il Viatico uscì dalla porta della [[chiesa (architettura)|chiesa]] a mezzogiorno. Su tutte le strade era la primizia della [[neve]], su tutte le case la neve. Ma in alto grandi isole azzurre apparivano tra le nuvole nevose, si dilatavano sul palazzo di Brina lentamente, s'illuminavano verso la Bandiera. E nell'aria bianca, sul [[paese]] bianco appariva ora subitamente il miracolo del sole.<br>Il viatico s'incamminava alla [[casa]] di Orsola dell'Arca. La gente si fermava a veder passare il prete incedente a capo nudo, con la stola violacea, sotto l'ampio ombrello scarlatto, tra le lanterne portate dai clerici accese. La campanella squillava limpidamente accompagnando i Salmi sussurrati dal prete. I cani vagabondi si scansavano nei vicoli al passaggio. Mazzanti cessò di ammucchiare la neve all'angolo della piazza e si scoprì la zucca inchinandosi. Si spandeva in quel punto dal forno di Flaiano nell'aria l'odore caldo e sano del [[pane]] recente.
===''Le vergini delle rocce''===
Io vidi in questi [[Occhio|occhi]] mortali in breve tempo schiudersi e splendere e poi sfiorire e l'una dopo l'altra perire tre [[Anima|anime]] senza pari: le più belle e le più ardenti e le più misere che sieno mai apparse nell'estrema discendenza d'una razza imperiosa.<br>Su i luoghi dove la loro desolazione, la loro grazia e il loro [[orgoglio]] passavano ogni [[giorno]], io colsi pensieri lucidi e terribili che le antichissime rovine delle [[città]] illustri non mi avevano mai dato.
===''San Pantaleone''===
La gran piazza sabbiosa scintillava come sparsa di pomice in polvere. Tutte le case a torno imbiancate di calce avevano una singolare luminosità metallica, parevano come muraglie d'una immensa fornace presso ad estinguersi. In fondo, i pilastri di pietra della chiesa riverberavano l'irradiamento delle nuvole e si facevano rossi come di granito; le vetrate balenavano quasi contenessero lo scoppio d'un incendio interno; le figurazioni sacre prendevano un'aria viva di colori e di attitudini; tutta la mole ora, sotto lo splendore del nuovo fenomeno crepuscolare, assumeva una più alta potenza di dominio su le case dei Radusani.
==Citazioni su Gabriele D'Annunzio==
*A D'Annunzio non interessa trasmettere alcunché, vuole solo costruire delle strutture e per costruire saccheggia la totalità del vocabolario italiano. ([[Giorgio Manganelli]])
*Avrei una sola domanda da farvi in risposta alla vostra lettera: perché mi parlate così? Voi "maestro di vita"… siete così inesperto nell'interpretare gli atteggiamenti e i gusti delle [[Donna|donne]] che incontrate? E allora vi parlerò chiaramente: desidero di essere lasciata alla mia [[solitudine]] che mi è cara, che mi è rifugio.<br>No, Maestro, non voglio essere il vostro grande [[amore]] e non voglio cullare la vostra [[anima]] al ritmo musicale del mio canto. Non amo cantare. Amo i cavalli, i [[Cane|cani]], la caccia, e tutte le cose che mi mettono in condizione di provare agli [[Uomo|uomini]] che non tutte le donne sono animali da preda. Nella nostra ultima passeggiata mi avete chiamata "Nike", e nella vostra lettera mi chiamate ancora così. Perché? Quale [[vittoria]] rappresento io? La Vostra o la mia? Ditemi in che modo avete riportato una vittoria su me; ditemi su chi o su che cosa ho io riportato una vittoria. Ho piuttosto la sensazione di aver subito una [[sconfitta]]... ([[Alessandra Carlotti di Rudinì]])
*D'Annunzio è come un dente guasto: o lo si estirpa o lo si ricopre d'oro. ([[Benito Mussolini]])
*D'Annunzio è sempre meraviglioso di energia vitale e di entusiasmo. Pensate che mi fece «volare» sul suo diabolico motoscafo da Desenzano a Gardone: pareva che il vento mi strappasse la pelle. ([[Paul Valéry]])
*D'Annunzio è stato una creazione masmediatica del sistema di allora, non sarebbe mai esistito al di fuori dell'apparato del potere del momento, e infatti, caduto il sistema, caduta la fortuna di D'Annunzio, che nessuno legge più, malgrado le volte che si è tentato di farlo resuscitare. ([[Aldo Busi]])
*D'Annunzio era un uomo per tutte le stagioni. Però era percepito come l'alfiere della destra, il classico arci-italiano che ogni tanto si officia a dominare la storia d'Italia. Era la speranza di nazionalisti, fascisti, sindacalisti rivoluzionari. I suoi legionari erano politicamente assai ibridi, riflettevano tutto lo spettro della destra e della sinistra dell'epoca. E il Comandante era bravissimo ad accontentare tutti: sublime istrione, cesellatore della parola, monumento letterario, fascinatore e trascinatore, fegataccio, donnaiolo, eroe di guerra, era un Benito Mussolini con minor intuito politico ma armato della magia del verso asclepiadeo<ref>da Asclepiade di Samo (ante 310 a.C.–...), poeta greco antico.</ref>. ([[Guido Gerosa]])
*D'Annunzio non lascia mai deteriorare un amore, lo interrompe sempre prima, quando si accorge che non alimenta più la sua creatività. È questa la differenza con Don Giovanni. Don Giovanni colleziona successi in competizioni amorose, mentre D'Annunzio usa l'amore come fonte di creatività artistica. Egli continua la relazione in base a questo solo criterio. Nel momento in cui si accorge che quell'amore non alimenta più il suo genio, rompe e cerca subito un altro amore. Così si conserva del primo il sapore, il desiderio, che trasferisce immediatamente alla nuova persona che gli appare più evocativa, più stimolante. E si butta nella avventura totalmente, anima e corpo, senza risparmiarsi, ma avendo sempre in mente con estrema chiarezza che il fine dell'amore, il suo senso, non è la creazione di una coppia, o di una famiglia, o di qualsivoglia altra cosa, ma solo la creazione artistica. Quando scoppierà la Prima [[guerra]] mondiale vi si butterà fino in fondo, come se fosse un altro amore, l'ultimo. ([[Francesco Alberoni]], in ''Sesso e Amore'')
*D'Annunzio un alto familiare che arricchì la nostra vita di miti poetici e alate illusioni. E se il Dannunzianesimo fu un nemico da vincere, noi, per una poesia che ci aiutò a vivere, dimentichiamo tutto quel che è terrestre: diciamo gloria a D'Annunzio e alla innocenza poetica che riscattò il limo di Adamo. ([[Francesco Flora]])
*Della noia e dell'ammirazione stupefatta per quel Cagliostro militarizzato della letteratura che fu d'Annunzio (Italia novecentesca al cubo) oggi non mi resta che la noia. [[Fiume (Croazia)|Fiume]] meritava più navi e commerci che puttanieri in stivali e "alalà". ([[Enzo Bettiza]])
*Gabriele d'Annunzio non ha ancora toccato il cinquantesimo anno, e la sua bibliografia conta non meno di quaranta volumi, tra di versi e di prose, che nella massima parte attingono il limite della perfezione letteraria; e il suo nome, superate le barriere della gloria paesana, ha conquistato la fama universale degli scrittori che rivelano nella loro opera un qualche carattere fondamentale della psiche umana in un dato periodo del tempo.<br>Quale, questo carattere, nell'opera del d'Annunzio?<br>L'[[estetismo]] nell'amore. ([[Vincenzo Morello]])
*Gabriele D'Annunzio, piccolo e debole, sgambetta apparentemente timido davanti al conte Oldofredi, una delle persone più importanti del comitato. ([[Franz Kafka]])
*Il gran male di d'Annunzio è stato circondarsi di gente meschina e piccola che, vicino a lui, ascoltando lui, si credeva subito geniale, divina infallibile. ([[Ugo Ojetti]])
*L'arte del D'Annunzio è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara. ([[Giuseppe Antonio Borgese]])
*L'unico rivoluzionario in Italia. ([[Lenin]])
*L'uomo che piace alle donne è quello che racconta e ascolta. Gabriele D'Annunzio era basso, pelato, eppure ha avuto le dive e contesse più belle. ([[Emmanuele Jannini]])
*Ritengo che i tre scrittori dell'Ottocento naturalmente dotati di maggior ingegno fossero d'Annunzio, Kipling, Tolstoi. ([[James Joyce]])
*{{NDR|Sull'impresa di Fiume}} <br /> Si deve dire che ci fu un uomo il quale prese ad un tratto in pugno tutto il destino dell'impresa. Fu il gigante che inarcò le spalle a sorreggere il peso immane di uno sforzo pauroso: quello necessario ad impugnare un revolver ed a spianarlo contro la fronte di un altro uomo, per la fulminea eliminazione dell'ostacolo insormontabile. <br /> — Occorrono i camions? — interrogò egli. <br /> — Per l'appunto. <br /> — E vi disperate perché non ci sono? <br /> — Precisamente. <br /> — Allora, fermi tutti. Ci penso io! <br /> Non disse altro. Non chiese nulla. Non esitò un istante. Balzò in automobile e si precipitò a rotta di collo verso Palmanova. [...] <br /> Furono a un tratto faccia a faccia: quegli che voleva i camions e quegli che doveva darli. Due capitani. Due italiani. [...] <br /> Alla breve luce di una lampada, entro l'angusto spazio di una cameretta uso baracca, la polemica fu subito troncata da un gesto di minaccia. L'ufficiale di d'Annunzio sollevò il pugno armato di rivoltella all'altezza di quella fronte curva nel diniego inesorabile. E le parole della intimazione furono scandite nel silenzio con la voce tronca che mozza il respiro. <br /> — O tu cedi o io sparo! <br /> L'altro impallidì. Poi disse: <br /> — Cedo alla violenza. <br /> Non si sentiva di morire per 40 camions. E poi, quegli che lo fronteggiava non era un austriaco. Gli brillavano sul petto tre medaglie d'argento. E coteste tre medaglie ne aspettavano un'altra: d'oro. Era dunque un eroe autentico. Ed era precisamente il capitano degli arditi [[Ercole Miani]], triestino, conquistatore del Vodice. ([[Piero Belli]])
*Un altro poeta, il D'Annunzio, ha intuito l'essenza artistica della [[Gioconda]] facendo parlare l'artista stesso: «Dell'infinito feci i miei sorrisi». È bellissimo! È la più giusta e intelligente interpretazione dell'arte di Leonardo. ([[Matteo Marangoni]])
*Un fenomeno che neppure la critica di [[Benedetto Croce|Croce]] riuscì ad esorcizzare fu il fascino morboso esercitato dalla prosa e dalla poesia di Gabriele D'Annunzio. Fu questi un uomo che condusse una vita voluttuosa e stravagante, quasi sempre immerso nei debiti, alla ricerca costante di quanto risultasse spettacolare. Portava ogni cosa all'eccesso, rincorrendo sempre nuove esperienze e nuove follie, ansioso di superare chiunque altro in tutto, con più alte velocità, più forti passioni, una più sconcertante vita privata, più violente offese alle convenzioni. ([[Denis Mack Smith]])
* {{NDR|Sull'impresa di Fiume}} Debitore, poeta e guerriero si fusero in uno: egli decise l'impresa. ([[Emilio Lussu]])
===[[Giuliano Donati Petténi]]===
*Gabriele D'Annunzio, attentissimo a cogliere le voci del proprio secolo, sensibilissimo a tutte le manifestazioni dell'arte e della vita, fu partecipe dello spirito dominante, accolse le teorie del grande barbaro {{NDR|[[Richard Wagner]]}} che più di tutti riassunse la modernità, e mentre nella cadenza musicale della frase e nel frequente giuoco dei motivi conduttori portava una vera e ardita innovazione nella stilistica, riproduceva nella inquietudine psicologica de' suoi personaggi l'anima dei personaggi di Wagner, che è l'anima dell'epoca nostra.
*In nessun artefice mai, come nell'autore del ''Fuoco'', fu raggiunto l'ideal connubio tra le arti imitative (la poesia, la pittura) e la musica. Nulla egli lasciò d'intentato per accrescere la potenza del verbo; né lo studio assiduo degli antichi novellatori, né la ricerca dei vocaboli nei trattati della pittura e della scultura, né la risurrezione del ritmo ereditato dall'eloquenza latina.
*Io penso con [[Benedetto Croce]] che il D'Annunzio è un artista grande che occupa un alto posto nell'anima moderna e più l'occuperà in ciò che sarà detto la storia intellettuale dei nostri tempi. E penso che qualunque critica, qualunque commento, qualunque conclusione si vorrà trarre dalla sua arte, come qualunque parallelo si vorrà istituire tra lui e i grandi artefici, presenti, passati o futuri, non diminuirà né accrescerà minimamente la sua gloria o la sua importanza.
===[[Henry de Montherlant]]===
*''Il Notturno'' è un bel libro, e spesso un bellissimo libro. È disuguale, ma quale libro non è disuguale? Bisogna sfrondarlo, ma quale scrittore non è da sfrondare? L'occhio e l'orecchio del poeta raccolgono gli infinitamente piccoli più sottili: la sua memoria li registra; la sua fantasia li trasfigura e li amplifica. Nessun poeta ha più continuamente trasfigurato il reale. Egli stesso parla del suo «senso magico della vita». È proprio questo. E ha osservato come la perdita di un occhio avesse provocato in lui una prodigiosa affluenza di immagini. È stato, credo, il ''Notturno'' ad insegnarmi l'attenzione minuziosa e la precisione meticolosa che sono la base dell'arte stessa più trasfiguratrice.
*Non devo essere molto coraggioso poiché, nei momenti in cui cedevo, ho sempre cercato di rinfrancarmi rievocando il coraggio di un altro. Tutte le filosofie dell'antichità greca e romana – e dopo esse gli italiani del Rinascimento – sono tornate senza falsa vergogna su questo precetto dell'imitazione: immagina quello che avrebbe fatto il tal saggio o il tale eroe, nella circostanza in cui ti trovi, e cerca di fare come lui. [...] Ebbene, ammesso che qual cosa di lui gli sopravviva – ed è per poesia che lo supponiamo – il «fiumiste» può dire a se stesso che c'è almeno uno che, più di un mezzo secolo dopo quei minuti del 13 settembre 1916, rivolge l'animo ad essi quando sente il bisogno di trarsi fuori da una delle sue crisi di debolezza.
*Si vede sempre D'Annunzio come un uomo che mette in mostra i bicipiti. E Dio sa quanto lo ha fatto. È anche un uomo che ha sofferto, e questo non si vuole né vederlo né dirlo. Sofferto della propria ferita, ma di ciò non parliamo. Sofferto per la morte dei suoi compagni di guerra, e pare che questa sofferenza, da lui descritta, non sia né finta né esagerata.
===[[Filippo Tommaso Marinetti]]===
*Bisogna ad ogni costo combattere Gabriele d'Annunzio, perché egli ha raffinato con tutto il suo ingegno, i quattro veleni intellettuali che noi vogliamo assolutamente abolire:
:1º la poesia morbosa e nostalgica della distanza e del ricordo; 2º il [[sentimentalismo]] romantico grondant di chiaro di luna, che si eleva verso la Donna-Bellezza ideale e fatale; 3º l'ossessione della lussuria, col triangolo dell'adulterio, il pepe dell'incesto e il condimento del peccato cristiano; 4º la passione professorale del passato e la mania delle antichità e delle collezioni.
*Nei suoi versi c'è una triplice fonte di suoni, di profumi e colori che immergono il lettore in una riserie meravigliosa di cui si potrebbe trovare l'equivalente soltanto riunendo le qualità speciali di un [[Charles Baudelaire|Baudelaire]], di un [[Paul Verlaine|Verlaine]], di uno [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]], di uno [[Algernon Swinburne|Swinburne]].
*Una violenta simpatia mi obbliga sempre ad ammirare in lui il prestigioso seduttore, l'ineffabile discendente di [[Giacomo Casanova|Casanova]] e [[Cagliostro]] e di tanti avventurieri italiani, di cui restano leggendari l'astuzia, il coraggio vittorioso e l'infaticabile strategia diplomatica.
*Un Montecarlo di tutte le letterature.
===[[Aldo Palazzeschi]]===
*''Con amore ascetico ricordo le mete di quei giorni | ancora miei, non seppelliti dall'oblio: | San Clemente e la Madonna del Sasso, | Montiloro e il Castello del Trebbio | Montesenario San Gersolè l'Incontro... | E dove incontravo Gabriele D'Annunzio | del suo tempo più bello, | faceva le strade che facevo io | sul suo cavallo che si chiamava Malatesta | seguito da un levriero che si chiamava Sirio, | e che guardavo dal basso | come si guarda un monumento: | pareva che la storia passasse sopra di me | che di storia m'interessavo così poco.''
*Io, D'Annunzio non l'ho mai conosciuto, e pensare che i miei genitori avevano una villa a trecento metri dalla Capponcina. Ma a quel tempo noi non lo si amava D'Annunzio: si amava tanto da sé che non aveva bisogno del nostro amore. Noi si amava Pascoli. Ma adesso sì che lo amo. Nell'''Alcyone'' ci sono cose bellissime, specie quelle fiorentine: ''Lungo l'Affrico'', ''La sera fiesolana''.
*Nell'estate del 1898 [...] apparve un uomo a cavallo, seguito da un levriero elegante ed agilissimo. Era vestito di bianco e portava il cappello a grande tesa. Non andava che a cavallo inoltrandosi per stradine impervie, inerpicandosi fra i sassi e i dirupi del Crocifissalto e di Bargazzano, fin sulla cima dei monti che sovrastando la collina guardano al Mugello: [...] chiamando ogni tanto il bel levriero, ''Sirio'', per frenarne la nobile impazienza e l'avventuroso ardimento, ma non con voce di padrone autoritaria, calda bensì come quella di un amico.
=== [[Mario Praz]] ===
*L'abito dannunziano di costruirsi tutto dall'esterno, cercando se stesso negli altri, appropriandosi e riducendo a un comune denominatore le diverse fonti [...] ha fatto sì che l'opera complessiva del poeta presenti l'aspetto d'una monumentale enciclopedia del decadentismo europeo. Qualcosa di simile aveva tentato il Wilde, ma il Wilde, mimetico passivo, non possedeva il potere dannunziano di dare unità alla vasta macchina. Questo potere dannunziano, che poi è la stessa cosa della sua ispirazione, è null'altro che la «carnalità di pensieri», il dono di conferire a ogni pensiero «un peso di sangue», il dono del Verbo, che il D'Annunzio possiede a un grado per lo meno eguale del grande francese che gli fa riscontro per il periodo anteriore, Victor Hugo. A voler compendiare in una formula Hugo è il D'Annunzio del romanticismo, D'Annunzio il Victor Hugo del decadentismo.
*Moravia e Pasolini erano di una negatività che passava tutti i limiti. Come se d'Annunzio avesse fatto loro dei dispetti personali. L'avevano letto o no? Moravia disse che l'aveva letto con Bertolucci, il figliuolo del poeta, poeta anche lui. Diceva: "L'ho letto. Va tutto a pezzi. Non resta niente. Non è un poeta. È un letterato e per giunta di pessimo gusto". Ora, francamente, come lo leggevano? Se lo leggevano in quel tono, allora anche Petrarca diventa niente. Se uno legge l'Alcyone con il tono di Moravia [...] Pasolini disse: "L'unica cosa bella che ha scritto d'Annunzio è quando vide Pascoli per di dietro e osservò la nuca". Era molto pasoliniana questa osservazione [...] In quale caso della letteratura italiana è successo qualcosa di simile? A che cosa attribuirlo? Circostanze politiche, no, perché quel comportamento era cominciato molto prima. Magari da quella reazione futurista che voleva demolire tutto quello che era passato. Insomma, io credo che d'Annunzio sia il capro espiatorio di qualcosa. Di che cosa precisamente?
*Sontuoso personaggio araldico, re di fiori o di picche (o di tutt'e due) [...] mescolato per un caso strano nel mazzo bonario delle carte italiane, carte borghesi e popolane, coppe, bastoni, denari, spade.
*Una reazione allo stile dannunziano poteva essere legittima ai tempi del futurismo, ma oggi l'ostilità polemica degli scrittori verso d'Annunzio mi pare pecchi non d'avanguardismo, ma di [[passatismo]].
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Gabriele D'Annunzio, ''Alcione'', a cura di Ilvano Caliaro, Einaudi, Torino, 2010. ISBN 978-88-06-20324-5
*Gabriele D'Annunzio, ''Breviario mondano'', a cura di Paola Sorge, Mondadori, Milano, 1994. ISBN 88-04-38042-X
*Gabriele D'Annunzio, ''[http://www.gutenberg.org/cache/epub/27590/pg27590-images.html Cabiria: Visione storica del terzo secolo A. C.]'', Itala Film Torino, 1914.
*Gabriele D'Annunzio, ''Contemplazione della morte'', Opere Scelte, Arnoldo Mondadori Editore, 1966.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/58648/58648-h/58648-h.htm Elegìe Romane]'', Zanichelli, 1892.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/37849/37849-h/37849-h.html Il ferro]'', Treves, 1914.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/d/d_annunzio/il_fuoco/pdf/d_annunzio_il_fuoco.pdf Il fuoco]'', Fratelli Treves, Milano, 1900.
*Gabriele D'Annunzio, ''Il libro delle vergini'', Casa Editrice A. Sommaruga e C., Roma, 1884.
*Gabriele D'Annunzio, ''[[s:Il piacere|Il piacere]]'', Treves, Milano, 1894.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/27825/27825-h/27825-h.htm Isaotta Guttadàuro ed altre poesie]'', La Tribuna, 1886.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/52259/52259-h/52259-h.htm L'allegoria dell'autunno. <small>Omaggio offerto a Venezia</small>]'', Paggi, 1895.
*Gabriele D'Annunzio, ''La città morta'', 1896 (pubbl. 1898).
*Gabriele D'Annunzio, ''Le livre secret de Gabriele d'Annunzio et de Donatella Cross'', a cura di Pierre Pascal, Edizioni letterarie "Il Pellicano", Padova, 1947.
*Gabriele D'Annunzio, ''La figlia di Iorio'', BMM, 1957.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/23297/23297-h/23297-h.htm La Gioconda]'', Treves, 1922.
*Gabriele D'Annunzio, ''Le novelle della Pescara'', BMM, 1959.
*Gabriele D'Annunzio, ''Le vergini delle rocce'', BMM, 1957.
*Gabriele D'Annunzio, ''[[s:Maia|Maia]]'', ''[[s:Elettra|Elettra]]'', ''[[s:Alcyone|Alcyone]]'', ''[[s:Merope|Merope]]'', in ''[[s:Laudi|Laudi]]'', in ''Versi d'amore e di gloria'', vol. II, Mondadori Meridiani, Milano, 2004.
*Gabriele D'Annunzio, ''Per la morte di [[Giuseppe Verdi]]''; citato in [[Stefano Verdino]], ''Giuseppe Verdi. Un coro e terminiam la scena'', ''Poesia'', anno XIV, maggio 2001, n. 150, Crocetti Editore.
*Gabriele D'Annunzio, ''[http://www.archive.org/details/perlapigrandei00dannuoft Per la più grande Italia: orazioni e messaggi]'', Fratelli Treves, Milano, 1915.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/37123/37123-h/37123-h.html San Pantaleone]'', G. Barbèra editore, 1886.
*Gabriele D'Annunzio, ''Versi d'amore e di gloria'', Mondadori, 1982.
==Voci correlate==
*[[Alessandra Carlotti di Rudinì]]
*[[Lucy Napoli Prario]]
==Altri progetti==
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===Opere===
{{Pedia|Canto novo||(1886)}}
{{Pedia|Il piacere (romanzo)|''Il piacere''|(1889)}}
{{Pedia|Le vergini delle rocce||(1895)}}
{{Pedia|Il fuoco||(1900)}}
{{Pedia|Laudi||(1899-1903)}}
{{Pedia|Maia (poesia)|''Maia''|(1903)}}
{{Pedia|Elettra (D'Annunzio)|''Elettra''|(1903)}}
{{Pedia|Alcyone||(1903)}}
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{{Pedia|Contemplazione della morte||(1912)}}
{{DEFAULTSORT:D'Annunzio, Gabriele}}
[[Categoria:Drammaturghi italiani]]
[[Categoria:Parolieri italiani]]
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[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Gaux
18878
/* Citazioni su Gabriele D'Annunzio */ sic d'Annunzio
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[[Immagine:Gabriele D'Annunzio.jpg|right|thumb|Gabriele D'Annunzio]]
'''Gabriele D'Annunzio''' (1863 – 1938), poeta, scrittore, drammaturgo italiano.
==Citazioni di Gabriele D'Annunzio==
*A [[Fabio Tombari]], al fresco ingegno, che già con alcuna pagina mi sedusse, offro i talismani del [[Vittoriale]], ricordandomi che fui l'animaliere, amico del [[Firenzuola]].<ref>Citato in Lina Sacchetti, ''L'arte di Fabio Tombari e i giovani'', Pellegrini Editore, p. 98.</ref>
*A [[Lina Cavalieri]], alla massima testimonianza di Venere in terra, questo libro ove si esalta il suo potere.<ref>Dedica apposta al romanzo ''Il piacere'' donato a Lina Cavalieri, citato in ''Nel ricordo di Lina'', calendario 2014 stampato dal Comune di Onano in celebrazione del 70° anniversario della scomparsa della soprano e attrice.</ref>
*Ardisco non ordisco.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/653#c1833|621]]</ref>
*Arma la prora e salpa verso il Mondo.<ref>Da ''La Nave'', citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 504.</ref>
*''Ave dico. Per quante volte il mite | lume de li occhi suoi misericordi | ne' miei torbidi spiriti discordi | ridusse in pace ogni più trista lite''.<ref>Da ''Ave sorella''.</ref>
*Credo nell'esperienza di un fato che ci genera e ci costringe a sporcare la faccia del mondo per vedere come ce la caveremo. Per difendermi ho imparato a maneggiare il [[fango]]. In fondo solo con il fango una [[mano]] sapiente può costruire qualche cosa che resista al [[fuoco]]. Anche se i più lo maneggiano non per costruire, ma per insozzare e per distruggere.<ref name=rud>Da una lettera ad [[Alessandra Carlotti di Rudinì]]; citato in [[Gigi Moncalvo]], ''Alessandra Di Rudinì. Dall'amore per D'Annunzio al Carmelo'', Edizioni Paoline, 1994.</ref>
*Compagni, non è più tempo di parlare ma di fare; non è più tempo di concioni ma di azioni, e di azioni romane. <br /> Se considerato è come crimine l'incitare alla violenza i cittadini, io mi vanterò di questo crimine, io lo prenderò sopra me solo. <br /> Se invece di allarmi io potessi armi gettare ai risoluti, non esiterei; né mi parrebbe di averne rimordimento. <br /> Ogni eccesso della forza è lecito, se vale a impedire che la Patria si perda. Voi dovete impedire che un pugno di ruffiani e di frodatori riesca a imbrattare e a perdere l'Italia. <br /> Tutte le azioni necessarie assolve la legge di Roma.<ref>Dall<nowiki>'</nowiki>''Arringa al popolo di Roma in tumulto, la sera del XIII maggio MCMXV'', in ''Per la più grande Italia'', pp. 73-74.</ref>
*{{NDR|Sulla [[beffa di Buccari]]}} Credo che di rado uomini furono così compiutamente pronti a un'azione disegnata. Nulla manca; tutto è previsto. L'indugio non ci giova più; ci logora [...]. Ed ecco il meglio della beffa. Ripassiamo davanti a Prestenizze, ci ricacciamo nella strozza del nemico! Le sentinelle non tirano più. Non possono credere a tanta impertinenza. Certo la nostra sfacciata manovra le mette nel dubbio che si tratti di naviglio austriaco.<ref>Citato in Giammarco Menga, ''[https://www.focus.it/cultura/storia/italiani-il-vate-armato D'Annunzio: il Vate armato]'', ''Focus Storia'', n. 156, 7 ottobre 2019.</ref>
*''Era un ritorno. Il sole spandea per i boschi ducali, | precipitando, un fuoco torbido. Ma su l'acque, || chiuse da quel gran cerchio di tronchi infiammati, | un pallore | cupo regnava. Raggio non le feriva alcuno. || Chi nel divino grembo del lago adunava tant'ira? | Livide, mute, l'acque minacciavano; || come d'un lungo sguardo nemico seguivano il nostro | passo; vincean d'un freddo fascino i nostri cuori. || Una paura ignota ci strinse. Pensiero di morte | illuminò d'un lampo l'anima sbigottita. || Parvemi andar lungh'esso un lido letale, uno Stige; | e de l'amata donna l'ombra condurre meco. || Tutte di nostra vita lontana le imagini vaghe | si dissolveano; ed ecco, tutto era morte in noi, || tutto; ed il nostro amore, il nostro dolore, la nostra | felicità non altro eran che morte cose.''<ref>''Sul [[lago di Nemi]] (Villa Cesarini)'', ''Elegie Romane'', Zanichelli, Bologna, 1892, [https://www.liberliber.it/mediateca/libri/d/d_annunzio/elegie_romane/pdf/d_annunzio_elegie_romane.pdf, libro II, p. 33].</ref>
*[...] [[Francavilla al Mare|Francavilla]] dal gentile profilo moresco, candida, in una gloria di sole, intarsiata sul fondo azzurro del cielo.<ref>Da ''Fiore fiurelle'', in ''Terra vergine'', citato in [[Giorgio Caproni]], ''Il Girasole. {{small|Una rubrica radiofonica}}'', a cura di Giada Baragli, Firenze University Press, Firenze, 2017, ''[https://books.google.it/books?id=GWomDwAAQBAJ&lpg=PA69&dq=&pg=PA69#v=onepage&q&f=false p. 69]''.</ref>
*Heu! Heu! Heu! Alalà!<ref>[[Gridi di battaglia|Grido di guerra]] del 7 agosto 1917, citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/648#c1828|616]].</ref>
*Ho vinto. La convalescenza comincia. Vive, vivrà. In quella sera d'afa e di lampi muti, il commiato era in fondo agli [[Occhio|occhi]] dei [[Medico|medici]]. Essi esitavano di guardarmi. Uno, il più illustre, uscendo dalla stanza dove l'odore della dissoluzione si faceva intollerabile, mormorò: "soltanto il miracolo potrebbe...".<br/>Credo nel miracolo.<ref>da ''Solus ad Solam''.</ref><ref name=Pri>Citato in Lucy Napoli Prario, ''Tre abiti bianchi per Alesandra'', Mondadori, 1966.</ref>
*Il corpo del maggiore mantovano [[Pilade Bronzetti]] campeggia, occupa il terreno, non come un vinto, ma come un vincitore… Tutte le figure impallidiscono davanti a lui. Soltanto la grandezza della campagna è uguale alla grandezza dell'eroe. Guardando, si vede lo spazio, l'aria libera, quasi la fragranza terrestre …una nobiltà severa di linee che si succedono gridanti sino all'orizzonte chiarissimo. Le colline sono immerse in leggeri vapori e lontanano con un gusto di prospettiva veramente bello e giusto.<ref>Gabriele D'Annunzio, ''Scritti giornalistici'', a cura di A. Andreoli, vol. I, Milano 1996, pp. 481- 483.</ref><ref>Recensione del dipinto di Luigi Toro, ''La morte di Pilade Bronzetti a Castel Morrone'', pubblicata sul quotidiano romano ''La Tribuna''.</ref>
*Il [[mondo]] è la rappresentazione della sensibilità e del pensiero di pochi uomini superiori.<ref>Da '' Le vergini delle rocce'', Mondadori.</ref>
*Il [[piacere]] è il più certo mezzo di conoscimento offertoci dalla [[Natura]] e [...] colui il quale molto ha sofferto è men sapiente di colui il quale ha molto gioito.<ref>Da ''Il fuoco'', Mondadori.</ref>
*Il romanzo [[Naturalismo (letteratura)|naturalista]] è all'agonia. [...] {{sic|Quelli}} stessi scrittori che già furono la speranza della scuola naturalista, i collaboratori delle ''Soirées de Médan'', sembrano {{sic|omai}} stanchi e disgustati d'una forma che un tempo difendevano con tanto accanimento. La perplessità loro è miserevole. Essi dalle abitudini d'una volta sono ancor tenuti alla osservazione esteriore, alla descrizione esatta; e, insieme, dalla vigente moda letteraria son trascinati alla ricerca dell'analisi psicologica, in cui si smarriscono. Il Naturalismo dava loro una estetica ristretta, ma sicura e precisa. Essi l'hanno abbandonata senza prendere un indirizzo più netto; e nei loro libri ora non è né la viva analisi delle sensazioni esterne né, dirò così, la creazione logica di stati interiori. I loro romanzi sono, in una parola, incoerenti. La descrizione naturalista e l'analisi psicologica non vi s'uniscon mai così pienamente e perfettamente da produrre un vero e vivente organismo d'opera d'arte. La descrizione de' luoghi e delli avvenimenti, in somma, non è quasi mai messa d'accordo con le speciali condizioni intellettuali del «personaggio». Questo fondamentale error letterario de' romanzieri naturalisti trasformati proviene da un errore scientifico. Essi credono che le cose esteriori esistano fuori di noi, indipendentemente, e che quindi debbano avere per tutti gli spiriti umani una medesima apparenza.<ref>Dall'articolo ''L'ultimo romanzo'', 25 maggio 1888, rubrica ''Cronaca letteraria'', ''La Tribuna''; citato in Alighiero Castelli (a cura di), ''Pagine disperse; cronache mondane, letteratura, arte'', Bernardo Lux, Roma, 1913, [https://archive.org/stream/paginedispersecr00dannuoft#page/502 pp. 503-504].</ref>
*Il socialismo in Italia è un'assurdità. Fra quella gente e me esiste una barriera insormontabile. Sono e rimango individualista ad oltranza. Un individualista feroce. Mi piacque di entrare un istante nella fossa dei leoni; ma vi fui spinto dal disgusto per gli altri partiti.<ref>Citato in G. Prezzolini, ''Intervista sulla Destra'', a cura di C. Quarantotto, Edizioni del Borghese, 1978.</ref>
*Io ho quel che ho donato<ref>Motto inciso sull'ingresso del Vittoriale; citato anche in [[Vitaliano Brancati]], ''Paolo il caldo''.</ref> perché nella vita ho sempre amato.<ref>25 agosto 1922, da ''Siamo spiriti azzurri e stelle: diario inedito (17-27 agosto 1922)'', Giunti, 1995.</ref>
*Io intendo rimanere al Polo: voi mi lascerete lassù. Un uomo come me non può morire in un cataletto. Egli deve scomparire nel mistero di una leggenda. lo diverrò l'asse della Terra.<ref>Citato in Umberto Nobile, ''La tenda rossa. {{small|Memorie di neve e di fuoco}}'', Mondadori, 2002, p. 69. ISBN 88-04-51093-5</ref>
*Io sono un animale di [[lusso]]; e il [[superfluo]] m'è necessario come il [[respiro]].<ref>Da una lettera a [[Emilio Treves]], 1896; citato in [[Guglielmo Gatti]], ''Vita di Gabriele d'Annunzio'', Sansoni.</ref>
*Isabella forse in quell'ora viaggiava per [[Volterra]], a traverso le crete della Valdera, a traverso le biancane sterili; vedeva di là dalla collina gessosa riapparire all'improvviso su la sommità del monte come su l'orlo d'un girone dantesco il lungo lineamento murato e turrito, la città di vento e di macigno.<ref>Da ''Forse che sì forse che no''.</ref>
*L'Associazione del Fante Italiano aveva chiesto al Comandante un motto per la sua bandiera. Il Comandante rispose con questo scritto breve e vigoroso: Non vogliamo encomi! Il fante simbolico avrà il suo trofeo su la groppa brulla dell'Ermada o sul calvario maledetto del San Michele, mentre il fante contadino seguiterà a curvarsi sulla terra non sua e a rosicchiare il non suo tozzo, dopo aver tenuto nel fango marcio della trincea per tre anni le gambe gonfie e dopo aver per tre anni ingoiato il rancio freddo tra un servizio e un assalto. — Già nel tavolato di una baracca un veterano con le tasche piene di petardi e di sipe, dopo la discorsa di un generale sedentario scrisse col gesso la sentenza in suo latino: "Non voglamo ingomii". È il più fiero motto del fante italiano. Ecco orgogliosamente tradotto nel latino di Roma: ''Per se fulget''.<ref>''La Testa di Ferro'', giornale del Fiumanesimo, n. 25, Milano, 29 agosto 1920, citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/680#c1856|648]].</ref>
*L'[[automobile]] è femmina.<ref>Citato in [[Marco Pastonesi]] e Giorgio Terruzzi, ''Palla lunga e pedalare'', ''Dalai Editore'', 1992, p. 47. ISBN 88-8598-826-2.</ref>
*L'uomo è, sopra tutto, un animale accomodativo. Non c'è turpitudine o dolore a cui non s'[[adattamento|adatti]].<ref>Citato in ''Dizionario mondiale di Storia'', Rizzoli Larousse, Milano, 2003, p. 294. ISBN 88-525-0077-4</ref>
*La fiaccola sotto il moggio.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/767#c2054|735]].</ref>
*La mia ruota in ogni raggio, è temprata dal coraggio, e sul cerchio in piedi splende, la fortuna senza bende.<ref>Da ''Retro Porta Pia''.</ref>
*Lo [[stile]] è potenza isolatrice.<ref>Citato in [[Cristina Campo]], ''Gli imperdonabili'', quinta edizione, Adelphi, Milano, maggio 2002. ISBN 88-459-0256-0, p. 103.</ref>
*{{NDR|[[Volterra]]}} Le moli di San Giusto e della Badia, l'una ferrigna l'altra ferrugigna, pareva fossero per precipitare nella fauce; e con esse le restanti mura, e il Borgo, e la città sospesa, e tutte le sedi degli uomini piccole e fragili come i nidi delle rondini in sommo dell'immenso e inesorabile orrore.<ref>Da ''Forse che sì forse che no'', Ed. L'Oleandro.</ref>
*''Me ne frego'' è scritto nel centro del gagliardetto azzurro che l'altra notte consegnai ai serventi delle mie mitragliatrici blindate, tra i pinastri selvaggi della collina, al lume delle torce e delle stelle, mentre la piccola schiera dei volontari dalmati cantava il vecchio canto del Quarantotto, grande come il tuono dell'organo nelle navate di Sebenico o di Spalato. Il motto è crudo. Ma a Fiume la mia gente non ha paura di nulla, neppure delle parole.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/655#c1835|623]].</ref>
*«Nella mia vita errante vidi allora per la prima volta un gran fiume. M'apparve a un tratto, gonfio e veloce fra due ripe selvagge, in una pianura infiammata, quasi fosse stoppia, ai raggi orizzontali del sole che ne rasentava il limite come una ruota rossa. Sentii allora quel che v'è di divino in un gran fiume a traverso la Terra. Era l'[[Adige]], scendeva a Verona, dalla città di Giulietta».<ref>Da ''Il fuoco''; Citato in Giuliana Andreotti, ''Lo spazio acquatico trentino-tirolese'', saggio presente in ''I Quattro Elementi in <small>Trentino Alto Adige Tirolo</small> Acqua'', Terra Ferma, Vicenza, 2006, p. 30. ISBN 88-85341-10-1</ref>
*{{NDR|[[Filippo Palizzi]]}} [...] non è come noi sovreccitato dall'eccesso della vita cerebrale. È più puro, più ingenuo, più sano, più sincero di noi.<ref>Citato in Francesco Bruno, ''Il Decadentismo in Italia e in Europa'', a cura di Elio Bruno, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1998, p. 103. ISBN 88-8114-727-0</ref>
*Non ritroverete mai la vostra [[donna]] -amata, [[amante]]- così com'era quando da lei vi separaste..<ref>Citato in [[Dino Basili]], ''L'amore è tutto'', Tascabili economici newton, febbraio 1996, p. 15.</ref>
*Non temere! Accogli l'[[ignoto]] e l'impreveduto e quanto altro ti recherà l'evento; abolisci ogni [[proibizione|divieto]]; procedi sicuro e libero. Non avere omai sollecitudine se non di vivere. Il tuo fato non potrà compiersi se non nella profusione della vita.<ref>Da ''Le vergini delle rocce''.</ref>
*O beati quelli che più hanno, perché più potranno dare, più potranno ardere.<ref>Da ''Per la grande Italia, orazioni e messaggi'', Milano, 1915, p. 32.</ref>
*[[Osare]] l'inosabile.<ref>Motto scritto nelle bottiglie lanciate nelle acque di Buccari il 10 febbraio 1918); citato in Paola Sorge, ''Motti dannunziani'', Newton Compton editori, Roma, 1994<sup>1</sup>.</ref>
*Per noi era tutto un'ala di guerra, cuore e motore, tendini e tiranti, ossa e centine, sangue ed essenza, animo e fuoco, tutto una volontà di battaglia, uomo e congegno. L'ala si è rotta e arsa, il corpo s'è rotto e arso. Ma chi oggi è più alato di lui? Ditemelo. Chi oggi è più alto e più alato di lui? Ditemelo. [...] L'altra sera, la sera del solstizio che è per noi italiani una sorta di festa solare e segna questa volta il culmine della luce di Roma quando ci fu annunziata la trasfigurazione e l'ascensione di [[Francesco Baracca]] il Vittorioso, là, in un campo litoraneo, mentre i nostri uomini caricavano di bombe i nostri apparecchi, io dissi ai miei compagni che bene gli antichi nostri celebravano i funerali degli eroi con giochi funebri. E, per celebrare l'eroe nostro col solo rito degno di lui, io li condussi a un funebre gioco di guerra. Ritornammo e partimmo di nuovo, e ancora ritornammo e partimmo, finché la notte non fu consunta. <ref>Dall'orazione funebre per [[Francesco Baracca]] pronunciata a Quinto di Treviso il 26 giugno 1918.
[http://www.frontedelpiave.info/public/modules/Fronte_del_Piave_article/stampa.php?id_a=211]</ref>
*Perché siete fuggita? Nike, non volete essere il mio grande amore? Il solo [[coraggio]] vi manca perché non avete mai sentito tutto il [[mondo]] dentro di voi, non avete mai appartenuto a voi stessa.<br>Così la vostra fanciullezza se ne è andata come una inutile folata di petali in un soffio di [[malinconia]]: e la giovinezza vi ha trovata col forziere intatto. Esiste nella vostra anima tutta un'immensa zona di sensibilità inesplorata ed ignota a voi stessa. ''Chi vi sente'' la intuisce e talvolta riesce persino a percepirla come un ritmo istintivamente musicale emergente da una cacofonia. Io ho l'orecchio fine, Nike, miracolo biondo: ed ho tanta sete di lasciar cullare la mia anima da quel ritmo. Vi amo. Vi amo. E di questo amore e in questo amore sono [[Follia|folle]] e smarrito.<br>Gabriele.<ref name=rud/><ref name=Pri/>
*[[Piero di Cosimo]] [...] giocondo e facile pittore, forte ed armonioso colorista, che risuscitava liberamente col suo pennello le favole pagane.<ref>Da ''Il piacere'', libro I, cap. II, 1889; citato in ''{{small|L'opera completa di}} Piero di Cosimo'', introdotta e coordinata da Mina Bacci, Rizzoli, Milano, 1976, p. 12.</ref>
*Possedeva una scienza mirabile (ch'era forse un raro senso) di tutte le minime particolarità di tempo e di grado le quali concorrono a infinitamente variare sul rame l'efficacia dell'[[acquaforte|acqua forte]]... Quel natio senso quasi infallibile l'avvertiva del momento giusto, dell'attimo puntuale, in cui la corrosione giungeva a dare tal preciso valor d'ombra che nell'intenzion dell'artefice doveva avere la stampa.<ref>Citato in Salvatore Battaglia, ''Grande Dizionario della Lingua Italiana'', Vol. I, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1970, p. 130.</ref>
*Ricordati di [[osare]] sempre.<ref>1918, dai ''Taccuini'', Mondadori; citato in [[Roberto Gervaso]], ''La volpe e l'uva''.</ref>
:''[[w:Memento audere semper|Memento audere semper.]]''<ref>Scritta durante il tragitto in mare da Venezia a Buccari. Desumendola direttamente dall'acronimo ''MAS'', il poeta intendeva rendere omaggio con tale frase allo strumento bellico denominato ''Motoscafo Anti Sommergibile'' – derivato dalla ''Motobarca Armata SVAN'' – in uso nella prima guerra mondiale. Questo tipo di imbarcazione sarà poi impiegato in maniera massiccia durante la seconda guerra mondiale. La scritta ''Memento Audere Semper'' è posta sull'edificio del Vittoriale degli italiani (a Gardone Riviera) che ospita il MAS 96, usato da Gabriele d'Annunzio durante la Beffa di Buccari. Ne ''La beffa di Buccari'' (1918) d'Annunzio scrive: «Non torneremo indietro. Memento Audere Semper leggo su la tavoletta che sta dietro la ruota del timone: il motto composto poco fa, le tre parole dalle tre iniziali che distinguono il nostro Corpo {{NDR|MAS}}. Il timoniere ha trovato subito il modo di scriverle in belle maiuscole, tenendo con una mano la ruota e con l'altra la matita. Ricordati di osar sempre».</ref>
*''[[Roma]] nostra vedrai. La vedrai da' suoi colli: | dal Quirinale fulgido al Gianicolo, | da l'Aventino al Pincio più fulgida ancor ne l'estremo | vespero, miracol sommo, irraggiare i cieli... | Nulla è più grande e sacro. Ha in sé la luce d'un astro. | Non i suoi cieli irragia solo, ma il mondo, Roma''.<ref>Da ''Elegie Romane'', ''Congedo'', L'Oleandro.</ref>
*Si vive per anni accanto a un [[uomo|essere umano]], senza vederlo. Un giorno, ecco che uno alza gli occhi e lo vede. In un attimo, non si sa perché, non si sa come, qualcosa si rompe: una diga fra due acque. E due sorti si mescolano, si confondono e precipitano.<ref>Da ''Il ferro'', Treves.</ref>
*''Siamo trenta d'una sorte, | E trentuno con la morte. | Eia, l'ultima! Alalà!''<ref>Da ''Canzone del Quarnaro'', in "La Beffa di Buccari con aggiunti la Canzone del Quarnaro, il Catalogo dei Trenta di Buccari", Milano, 1918.</ref>
*Ti sento nei miei sensi e sento che i miei sensi non sanno che obbedire alla tua chiamata.<br> Ora, vedi, ho l'estasi del tuo possesso vero e solitario come volevo e insieme ho l'angoscia di aver perduto una parte di me. E sono tanto felice: mi sento giovane e potente come non mai; il mio [[cuore]] pulsa nelle mie vene il [[sangue]] di [[Prometeo]], e ho tanta voglia di piangere sulla tua [[bocca]] per farti sentire l'acredine delle mie [[Lacrime|lagrime]].<ref name=rud/>
*Tutto, infatti, è qui da me creato o trasfigurato. Tutto qui mostra le impronte del mio stile, nel senso che io voglio dare allo stile.<ref>Dall'atto di donazione del ''Vittoriale degli Italiani''.</ref>
*{{NDR|[[Filippo Tommaso Marinetti]]}} Un cretino fosforescente.<ref name="Marinetti54">Citato in Giordano Bruno Guerri, ''Filippo Tommaso Marinetti'', Mondatori, Milano, 2010, p. 54. ISBN 978-88-04-59568-7</ref>
*{{NDR|[[Henry de Montherlant]]}} Un poeta di gran razza.<ref>Citato in Félicien Marceau, ''Equilibrio dello spirito in un classico moderno'', ''La Fiera Letteraria'', anno VI, n. 45, 25 novembre 1951, p. 3.</ref>
*Una bella donna è mille volte più attraente quando esce dalle braccia di Morfeo che dopo un'accurata toilette.<ref>Da ''Memorie scritte da lui medesimo'', XV.</ref><ref name="sordi">Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
*[[Violante (Tiziano)|Violante]]! Vanita la favola che la voleva figliuola di Jacomo e amica di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]], ella non è se il nome di un incendio, o meglio il nome di una stagione ardente e ambrata intra Fusina e Murano. Il riflesso della sua bellezza nell'arte del Palma e del Vecellio si propaga di tavola im tavola, di tela in tela.<ref>Da ''La violante dalla bella voce'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1970, p. 37.</ref>
*''Vittoria nostra non sarai mutilata. Nessuno può frangerti i ginocchi né tarparti le penne. Dove corri? dove sali?''.<ref>Da ''Vittoria nostra, non sarai mutilata'', v. 63.</ref>
*{{NDR|Su [[Francesco Saverio Nitti]]}} Voi vi lasciate mettere sul collo il piede porcino del più abietto truffatore che abbia mai illustrato la storia del canagliume universale. Qualunque altro paese, anche la Lapponia, avrebbe rovesciato quell'uomo.<ref>Da una lettera a [[Benito Mussolini]]; citato in Renzo De Felice, ''Mussolini: Il rivoluzionario'', Einaudi, Torino, 1965, p. 560.</ref>
===Attribuite===
*Il paradiso è all'ombra delle spade.
**È in realtà una citazione di [[Maometto]].<ref>Da ''Il libro del governo'', 4681; citato in Tom Holland, ''Millennium. La fine del mondo e la nascita della cristianità'', traduzione di M. E. Morin, Il Saggiatore, 2010, [http://books.google.it/books?id=o4ByLMumEwoC&pg=PA106 p. 106]. ISBN 8842815535</ref> D'Annunzio la utilizzò in ''[[s:Merope/La canzone d'oltremare|La canzone d'oltremare]]'', ''Merope'', {{Source|Merope/La canzone d'oltremare|il paradiso è all'ombra delle spade|v. 36}} (1915); la citò nuovamente il 4 maggio 1919 in ''Gli ultimi saranno i primi. Discorso al popolo di Roma nell'Augusteo'';<ref>Cfr. Gabriele D'Annunzio, ''Contro uno e contro tutti'', Presso la Fionda, Roma, 1919, [http://archive.org/stream/controunoecontro00dannuoft#page/68/mode/2up p. 69].</ref> nel 1921, infine, la utilizzò (nella forma ''Il Paradiso all'ombra delle Spade'' o ''Il paradiso nell'ombre delle spade'') anche come titolo di un film di cui scrisse la sceneggiatura.<ref>Cfr. ''Il Carroccio'', Vol. XIII, n. 6, giugno 1921, [http://archive.org/stream/n06ilcarroccioit13newyuoft#page/664/mode/2up p. 665].</ref>
*Il più bel chilometro d'Italia.<ref>Citato in Gaetano Cingari, ''Reggio Calabria'', Laterza, 1988 e Michele D'Innella, ''Calabria – Guida del Touring Club Italiano'', Touring Editore, 1998. ISBN 88-365-1256-9, ISBN 978-88-365-1256-0</ref> {{NDR|riferendosi al [[w:Lungomare Falcomatà|Lungomare Falcomatà]] di [[Reggio Calabria]]}}
:{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} Il 27 marzo 1955, in occasione del Giro ciclistico della Provincia, durante la radiocronaca, [[Nando Martellini]] pronunciò la frase, attribuendola a Gabriele D'Annunzio. Secondo lo storico [[Agazio Trombetta]] tuttavia la citazione non appartiene a D'Annunzio, che non era mai stato a Reggio Calabria e non aveva mai scritto nulla a tal proposito, come confermato anche dalla Biblioteca Dannunziana.<ref>Cfr. Agazio Trombetta, ''La via marina di Reggio: il volto e l'anima tra passato e presente'', Culture, Reggio Calabria, 2001 e ''[http://www.zoomsud.it/cronaca/10428-e-martellini-sbotto-e-il-piu-bel-chilometro-ditalia-dannunzio-mai-messo-piede-a-reggio.html E Nando Martellini lanciò il più bel chilometro d'Italia. D'Annunzio? Mai messo piede a Reggio]'', ''ZOOMsud.it'', 12 aprile 2011.</ref>
==''Alcione''==
===[[Incipit]]===
<poem>Dèspota, andammo e combattemmo, sempre
fedeli al tuo comandamento. Vedi
che l'armi e i polsi eran di buone tempre.
O magnanimo, Dèspota, concedi
al buon combattitor l'ombra del lauro
ch'eri senta l'erba sotto i nudi piedi,
ch'eri consacri il suo bel cavallo sauro
alla forza dei Fiumi e in su l'aurora
ei conosca la gioia del [[Centauro]].
O Dèspota, ei sarà giovane ancòra!
Dàgli le rive i boschi i prati i monti
i cieli, ed ei sarà giovane ancòra!</poem>
===Citazioni===
*''Nascente [[luna]], in cielo esigua come | il sopracciglio de la giovinetta | e la midolla de la nova canna, | sí che il più lieve ramo ti nasconde | e l'[[occhio]] mio, se ti smarrisce, a pena | ti ritrova, pel [[sogno]] che l'appanna, | Luna, il rio che s'avvalla | senza parola erboso anche ti vide; | e per ogni fil d'[[erba]] ti sorride, | solo a te.'' (Da ''Lungo l'Affrico <small>Nella sera di giugno dopo la pioggia</small>'', pp. 48-49)
*''Serbansi i [[mela|pomi]] in orci unti di pece. | Anco serbansi in cave | dell'[[pioppo|oppio arbore]]; ovver tra la vinaccia | in [[pentola|pentole]], assai bene e lungamente.'' (Da ''L'aedo senza lira'', p. 74)
*''Taci. Su le soglie | del [[bosco]] non odo | parole che dici | umane; ma odo | parole più nuove | che parlano gocciole e [[foglia|foglie]] | lontane. | Ascolta. [[pioggia|Piove]] | dalle [[nuvola|nuvole]] sparse. | Piove su le [[tamerice|tamerici]] | salmastre ed arse, | piove sui [[pino|pini]] | scagliosi ed irti, | piove sui [[mirto|mirti]] | divini, | su le [[ginestra|ginestre]] fulgenti | di fiori accolti, | su i [[ginepro|ginepri]] folti | di coccole aulenti, | piove su i nostri volti | silvani, | piove su le nostre mani | ignude, | su i nostri [[vestito|vestimenti]] leggieri, | su i freschi pensieri | che l'anima schiude | novella, | su la favola bella | che ieri | t'illuse, che oggi m'illude, | o Ermione.'' (Da ''La pioggia nel pineto'', pp. 118-119)
*''[[Settembre]], sono mature le [[carrubo|carrube]]. Germa con sue maggiori quattro vele, | garbo o schirazzo, legni levantini | carichi di baccelli dolci e bruni | conduci verso l'[[Sardegna|isola dei Sardi]]. | E vien teco un odor di tetro miele. || La [[carrubo|siliqua]], che ingrassa la muletta | dall'ambio lene e in carestía disfama | la plebe dalla bianca dentatura,| lustra come i capelli tuoi castagni | mentre stai su la coffa alla vedetta. || Certo, d'olio di sèsamo son unte | quelle tue ciocche in forma di corimbi. | Certo, ritrovi or tu nel gran dolciore | del Mar Cilicio l'obliato carme | che alla Cipride piacque in Amatunte. || Settembre, teco esser vorremmo ovunque!'' (''Le carrube'', pp. 409-410)
==''Breviario mondano''==
*Già la [[scala (architettura)|scala]] di per se stessa, in un edifizio di lusso e di piacere, è forse la forma architettonica che meglio rappresenta la magnificenza, la solennità, la nobiltà. (p. 8)
*Le mie passioni sono le mie virtù. (p. 10)
*Prima, circa una trentina d'anni fa, tutte le donne erano brune, d'un bruno profondo e fatale, ''mer d'ébène noir ocèan, pavillon de ténèbres tendues'', come cantava Carlo Baudelaire. Ora, invece, una donna che non è bionda non è una donna. (p. 11)
*È insipida la gioia che non abbia in sé una promessa di dolore. (p. 21)
*Il viso dell'amore è osceno come quello di un pagliaccio vinoso. (p. 24)
*La [[Chiesa di San Luigi dei Francesi|Chiesa di San Luigi de' Francesi]] è l'ovile consueto dove tutte le pecorelle di Roma aristocratica e delle colonie straniere accorrono tre volte la settimana per purificarsi nella tiepida e opaca eloquenza del padre Le Méhauté. In verità, di tipiedo nella chiesa di San Luigi non c'è che l'eloquenza del predicatore. Spira per le navate un'aura così rigida e la luce anche, piovente dall'alto, è così grigia ch'io non so come le peccatrici possano resistere un'ora nella quasi immobilità del pregare e dell'ascoltare. (pp. 24-25)
*[[Ascanio Branca]], Ascanio politropo, quest'uomo meraviglioso che fa tutto e che si trova da per tutto e che è informato di tutto; questo deputato mondano che in una stessa giornata può trovarsi a colazione da una bella signora, muovere un'interpellanza al Parlamento, far atto di presenza a tre o quattro ''five 'o clock teas'', non mancare al pranzo di un'altra buona amica, cenare in compagnia allegra ed esser pronto a ricominciare da capo, Ascanio Branca svolgeva in un palco del Valle un suo singolarissimo sistema di filosofia erotica. E chi non conosce oramai il sistema dell'onorevole di Potenza? (p. 54)
*La [[piazza di Spagna]], la più bella piazza del mondo, una piazza in cui pare sia raccolto tutto il fascino della mollezza quirite, una piazza fatta per l'ozio, per la voluttà dell'ozio e per i convegni d'amore, per la guarigione dei convalescenti e per lo struggimento delli innamorati, per tutti quelli che amano i fiori, le donne, i ''sandwiches'', il thé, i tappeti orientali, la piazza di Spagna è un luminoso tepidario cattolico, protetto dalla Madonna ''fons amoris''! (pp. 54-55)
*Il solito gran concerto annuale di [[Augusto Rotoli]] aveva l'inesplicabile fascino che hanno su gli uomini e su le donne le consuetudini stupide, inutili e noiose. Ognuno andava e restava fino alla fine, così, senza sapere perché, con un'abnegazione inconsapevole, vinto da un affievolimento infinito, sentendo la sua volontà scomparire. (p. 65)
*Il giudizio popolare, in verità, non è molto favorevole all'architettura esterna del [[Teatro Drammatico Nazionale]]. Quella facciata ha un'aria di pretensione e di volgarità che si accorda mirabilmente con il vergognoso barocchismo dei quartieri alti; e sta tra la vecchia e la nuova Roma come un simbolo, come un assai feroce simbolo della tircheria e della piccineria moderna... (p. 67)
==''Canto novo''==
*''Ignudo le membra agilissime a'l sole ed a l'acqua.''
*''A 'l mare, a 'l mare, Lalla, a 'l mio libero tristo fragrante verde Adriatico.''
*''Chiedon l'esametro lungo salente i fantasmi che su dal core baldi mi fioriscono, e l'onda armonica al breve pentametro spira in un pispiglio languido di dattili.''
*''Ma ancora ancor mi tentan le spire volubili tue, o alata strofe, coppia di serpentelli alati.''
*''O falce di [[luna]] calante | che brilli su l'acque deserte, | o falce d'argento, qual messe di sogni | ondeggia a 'l tuo mite chiarore qua giú! || Aneliti brevi di foglie | di fiori di flutti da 'l bosco | esalano a 'l mare: non canto non grido | non suono pe 'l vasto silenzïo va || Oppresso d'amor, di piacere, | il popol de' vivi s' addorme... | O falce calante, qual messe di sogni | ondeggia a 'l tuo mite chiarore qua giú!''<ref>Sommaruga, Roma, 1883, [https://archive.org/details/cantonovo00dangoog/page/n93/mode/2up? pp. 87-88].</ref>
==''Contemplazione della morte''==
===[[Incipit]]===
A Mario da [[Pisa]]<br>Mio giovine [[amico]], per quella foglia di lauro che mi coglieste su la fresca tomba di Barga pensando al mio lontano [[dolore]], io vi mando questo libello dalla Landa oceanica dove tante volte a [[sera]] il mio ricordo e il mio [[desiderio]] cercarono una somiglianza del [[paese]] di sabbia e di ragia disteso lungo il [[Mare|mar]] pisano.
===Citazioni===
*Quando un grande [[poeta]] volge la fronte verso l'[[Eternità]], la [[mano]] pia che gli chiude gli occhi sembra suggellare sotto le esangui palpebre la più luminosa parte della bellezza terrena. (p. 21)
*Chi potrà dire quando e dove sien nate le figure che a un tratto sorgono dalla parte spessa e opaca di noi e ci apariscono turbandoci? Gli eventi più ricchi accaddono in noi assai prima che l'anima se n'accorga. E, quando noi cominciamo ad aprire gli occhi sul visibile, già eravamo da tempo aderenti all'invisibile. (p. 29)
*Qualora le Città nobili usassero far doni ai poeti, che mai avrebbe potuto donare [[Bologna]] all'estremo Omeride se non la testa dell'Athena Lemnia? (p. 29)
*L'[[anima]] della [[terra]] è notturna, ma la [[luce]] del [[sole]] la nasconde più che non la nasconda la tenebra. (p. 79)
*Da Giovanni Pascoli: ''Giova ciò solo che non muore, e solo<br>per noi non muore, ciò che muor con noi''.<ref>Sono i versi conclusivi del poemetto ''L'immortalità'', pubblicato dal Pascoli prima col titolo ''Il poeta e l'astrologo'' nel suo scritto ''Pensieri scolastici'' (su ''La Rassegna scolastica'', 16 dicembre 1896), quindi riscritto e incluso, in altra forma, nei ''Poemetti'' e, successivamente, nei ''Primi poemetti''.</ref> (p. 99)
==''Il libro delle vergini''==
===[[Incipit]]===
Il viatico uscì dalla porta della chiesa a mezzogiorno. Su tutte le strade era la primizia della [[neve]], su tutte le case era la neve. Ma in alto grandi isole azzurre apparivano tra le [[nuvola|nuvole]] nevose, si dilatavano su 'l palazzo di Brina lentamente, s'illuminavano verso la Bandiera. E nell'aria bianca, su 'l paese bianco appariva ora subitamente letificante il miracolo del sole.
===Citazioni===
*Un fiotto di sanità caldo la riempiva; certe sùbite gioie di vivere le muovevano il sangue, le mettevano nel petto quasi dei battimenti d'ale, le mettevano de' canti nella bocca. (Da ''Le Vergini'', p. 42)
*Solo il [[sambuco]] odorava dalle ampie antele candide fresco e mite, là entro. Le farfalle passavano fuggevoli; gruppi di chiocciole andavano qua e là strisciando tra le piante succose, lasciando le righe lucenti. (Da ''Favola sentimentale'', p. 103)
*Una stanchezza immensa le invadeva tutto l'essere; e in quella prostrazione ella conservava ancora la sensazione del ribrezzo che l'aveva scossa; mentre, dinanzi alla felicità crescente del mattino primaverile, un rimpianto amaro, il rimpianto di qualche cosa d'irrimediabile, singhiozzava in lei. Tutto era finito; ella era vecchia, ella doveva dunque morire. (Da ''Nell'assenza di Lanciotto'', p. 140)
===[[Explicit]]===
Io e Giacinta vedemmo allontanarsi la processioni tra le querci patriarcali, vedemmo li ultimi sventolamenti violacei nell'aria chiara, vedemmo brillare la croce su 'l diadema della [[Maria|Madonna]], perdersi poi tutte quelle forme mobili nel fiammeggiamento del sole che proteggeva la campagna deserta.
==''Il fuoco''==
===[[Incipit]]===
– Stelio, non vi trema il cuore, per la prima volta? – chiese la Foscarina con un sorriso tenue, toccando la mano dell'amico taciturno che le sedeva al fianco. – Vi veggo un poco pallido e pensieroso. Ecco una bella sera di trionfo per un grande poeta!
===Citazioni===
*Io pensava in un pomeriggio recente — tornando dai Giardini per quella tiepida [[riva degli Schiavoni]] che all'anima dei poeti vaganti potè sembrar talvolta non so qual magico ponte d'oro prolungato su un mare di luce e di silenzio verso un sogno di Bellezza infinito — io pensava, anzi assisteva nel mio pensiero come a un intimo spettacolo, alla nuziale alleanza dell'Autunno e di [[Venezia]] sotto i cieli.<br>Era per ovunque diffuso uno spirito di vita, fatto d'aspettazione appassionata e di contenuto ardore; che mi stupiva per la sua veemenza ma che pur non mi sembrava nuovo poichè io l'aveva già trovato raccolto in qualche zona d'ombra, sotto l'immobilità quasi mortale dell'Estate, e l'aveva anche sentito fra lo strano odor febrile dell'acqua vibrar quivi a quando a quando come un polso misterioso. — Così, veramente, questa pura Città d'arte aspira a una suprema condizione di bellezza, che è per lei un annuale ritorno come per la selva il dar fiori. Ella tende a rivelar sé medesima in una piena armonia quasi che sempre ella porti in sé possente e consapevole quella volontà di perfezione da cui nacque e si formò nei secoli come una creatura divina. Sotto l'immobile fuoco dei cieli estivi, ella pareva senza palpito e senza respiro, morta nelle sue verdi acque; ma non m'ingannò il mio sentimento quando io la indovinai travagliata in segreto da uno spirito di vita bastevole a rinnovare il più alto degli antichi prodigi.<br>Questo io pensava, assistendo allo spettacolo incomparabile che per un dono di amore e di poesia io poteva contemplare con occhi attentissimi la cui vista mi si mutava in visione profonda e continua... Ma con qual virtù potrò io mai comunicare a chi m'ascolta questa mia visione di bellezza e di gioia? Non v'è aurora e non v'è tramonto che valgano una simile ora di luce su le pietre e su le acque. Né subito apparire di donna amata in foresta di primavera è inebriante così come quella impreveduta rivelazione diurna della Città eroica e voluttuosa che portò e soffocò nelle sue braccia di marmo il più ricco sogno dell'anima latina. (I, ''L'epifania del fuoco''; pp. 52-54)
*Era come una landa stigia, come una visione dell'Ade: un paese di ombre, di vapori e di acque. Tutte le cose vaporavano e vanivano come spiriti. La [[luna]] incantava e attirava la pianura com'ella incanta e attira il mare: beveva dall'orizzonte la grande umidità terrestre, con una gola insaziabile e silenziosa. Ovunque brillavano pozze solinghe; si vedevano piccoli canali argentei riscintillare in una lontananza indefinita tra file di salci reclinati. La terra pareva perdere a ora a ora la sua saldezza e liquefarsi; il cielo poteva mirarvi la sua malinconia riflessa da innumerevoli specchi quieti. E di qua, di là, per la scolorata riviera, come i Mani d'una gente scomparsa le statue passavano passavano. (II, ''L'impero del silenzio''; pp. 305-306)
*Pensò la lentezza del [[dormiveglia]], l'indugio del sopore verso l'alba, quando la volontà velata guida leggermente il sogno felice. (II, ''L'impero del silenzio''; p. 340)
===Citazioni su ''Il fuoco''===
*''Il fuoco'' è un'opera, nel suo genere, perfettamente compiuta. L'ho riletta or ora: la sua bellezza, il suo potere d'incanto mi sono apparsi così evidenti come il primo giorno [...]. Come la maggior parte delle opere di D'Annunzio, esso prende i suoi spunti un po' dappertutto: dalla pittura, dalla scultura, dalla musica, e tuttavia la sua originalità è del più alto grado. ([[Henry de Montherlant]])
==''Il piacere''==
===[[Incipit]]===
L'anno moriva, assai dolcemente. Il [[sole]] di San Silvestro spandeva non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile, nel ciel di [[Roma]]. Tutte le vie erano popolose come nelle domeniche di [[maggio]]. Su la Piazza Barberini, su la Piazza di Spagna una moltitudine di vetture passava in corsa traversando; e dalle due piazze il romorìo confuso e continuo, salendo alla Trinità de' Monti, alla via Sistina, giungeva fin nelle stanze del palazzo Zuccari, attenuato.
===Citazioni===
*Si chinò verso il [[camino (edilizia)|caminetto]], prese le molle per ravvivare il fuoco, mise sul mucchio ardente un nuovo pezzo di ginepro. Il mucchio crollò; i carboni sfavillando rotolarono fin su la lamina di metallo che proteggeva il tappeto; la fiamma si divise in tante piccole lingue azzurrognole che sparivano e riapparivano; i tizzi fumigarono.<br>Allora sorse nello spirito dell'aspettante un ricordo. Proprio innanzi a quel caminetto Elena un tempo amava indugiare, prima di rivestirsi, dopo un'ora d'intimità. Ella aveva molt'arte nell'accumulare gran pezzi di legno su gli alari. Prendeva le molle pesanti con ambo le mani e rovesciava un po' indietro il capo ad evitar le faville. Il suo corpo sul tappeto, nell'atto un po' faticoso, per i movimenti de' muscoli e per l'ondeggiar delle ombre pareva sorridere da tutte le giunture, e da tutte le pieghe, da tutti i cavi, soffuso d'un pallor d'ambra che richiamava al pensiero la Danae del Correggio. Ed ella aveva appunto le estremità un po' correggesche, le mani e i piedi piccoli e pieghevoli, quasi direi arborei come nelle statue di Dafne in sul principio primissimo della metamorfosi favoleggiata.<br>Appena ella aveva compiuta l'opera, le legna conflagravano e rendevano un sùbito bagliore. Nella stanza quel caldo lume rossastro e il gelato crepuscolo entrante pe' vetri lottavano qualche tempo. L'odore del ginepro arso dava al capo uno stordimento leggero. Elena pareva presa da una specie di follia infantile, alla vista della vampa. ([[s:Il piacere/I#pagename3|cap. I, pp. 3-4]])
*Andrea vide nell'aspetto delle cose in torno riflessa l'ansietà sua; e come il suo desiderio si sperdeva inutilmente nell'attesa e i suoi nervi s'indebolivano, così parve a lui che l'essenza direi quasi erotica delle cose anche vaporasse e si dissipasse inutilmente. Tutti quelli oggetti, in mezzo a' quali egli aveva tante volte amato e goduto e sofferto, avevano per lui acquistato qualche cosa della sua sensibilità. Non soltanto erano testimoni de' suoi amori, de' suoi piaceri, delle sue tristezze, ma eran partecipi. ([[s:Il piacere/I#pagename28|cap. I, p. 16]])
*Quale amante non ha provato questo inesprimibile gaudio, in cui par quasi che la potenza sensitiva del [[tatto (senso)|tatto]] si affini così da avere la sensazione senza la immediata materialità del contatto? ([[s:Il piacere/I#pagename36|cap. I, p. 24]])
*''Ella'', ''ella'' era l'idolo che seduceva in lui tutte le volontà del cuore, rompeva in lui tutte le forze dell'intelletto, teneva in lui tutte le più segrete vie dell'anima chiuse ad ogni altro amore, ad ogni altro dolore, ad ogni altro sogno, per sempre, per sempre.... (Andrea: [[s:Il piacere/I#pagename41|cap. I, p. 29]])
*Bisogna ''fare'' la propria [[vita]], come si fa un'opera d'arte. Bisogna che la vita d'un uomo d'intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui. (padre di Andrea: [[s:Il piacere/II#pagename53|cap. II, p. 41]])
*Bisogna conservare ad ogni costo intiera la libertà, fin nell'ebrezza. La regola dell'uomo d'intelletto, eccola: ― ''Habere, non haberi''.<ref>Possedere, non essere posseduto.</ref> (padre di Andrea: [[s:Il piacere/II#pagename53|cap. II, p. 41]])
*Il [[rimpianto]] è il vano pascolo d'uno spirito disoccupato. Bisogna sopra tutto evitare il rimpianto occupando sempre lo spirito con nuove sensazioni e con nuove imaginazioni. (padre di Andrea: [[s:Il piacere/II#pagename53|cap. II, pp. 41-42]])
*Il [[sofisma]] [...] è in fondo ad ogni piacere e ad ogni dolore umano. Acuire e moltiplicare i sofismi equivale dunque ad acuire e moltiplicare il proprio piacere o il proprio dolore. Forse, la scienza della vita sta nell'oscurare la verità. La [[parola]] è una cosa profonda, in cui per l'uomo d'intelletto son nascoste inesauribili ricchezze. I Greci, artefici della parola, sono in fatti i più squisiti goditori dell'antichità. I sofismi fioriscono in maggior numero al secolo di Pericle, al secolo gaudioso. (padre di Andrea: [[s:Il piacere/II#pagename54|cap. II, p. 42]])
*Aveva la voce così insinuante che quasi dava la sensazione d'una carezza carnale; e aveva quello sguardo involontariamente amoroso e voluttuoso che turba tutti li uomini e ne accende d'improvviso la brama. ([[s:Il piacere/II#pagename61|cap. II, p. 49]])
*Ci sono certi sguardi di donna che l'uomo amante non iscambierebbe con l'intero possesso del corpo di lei. Chi non ha veduto accendersi in un occhio limpido il fulgore della prima tenerezza non sa la più alta delle felicità umane. Dopo, nessun altro attimo di gioia eguaglierà quell'attimo. ([[s:Il piacere/II#pagename69|cap. II, pp. 57-58]])
*Da certi suoni della voce e del riso, da certi gesti, da certe attitudini, da certi sguardi ella esalava, forse involontariamente, un [[fascino]] troppo afrodisiaco. ([[s:Il piacere/II#pagename73|cap. II, pp. 61-62]])
*Certo, quanto più la cosa da un uom posseduta suscita nelli altri l'invidia e la brama, tanto più l'uomo ne gode e n'è superbo. ([[s:Il piacere/II#pagename75|cap. II, p. 63]])c.
*Quell'aria aspettava il ''suo'' respiro; quei tappeti chiedevano d'esser premuti dal ''suo'' piede; quei cuscini volevano l'impronta del ''suo'' corpo. ([[s:Il piacere/III#pagename97|cap. III, pp. 85-86]])
*La [[convalescenza]] è una purificazione e un rinascimento. Non mai il senso della vita è soave come dopo l'angoscia del male; e non mai l'anima umana più inclina alla bontà e alla fede come dopo aver guardato negli abissi della morte. Comprende l'uomo, nel guarire, che il pensiero, il desiderio, la volontà, la conscienza della vita non sono la vita. Qualche cosa è in lui più vigile del pensiero, più continua del desiderio, più potente della volontà, più profonda anche della conscienza; ed è la sostanza, la natura dell'essere suo. Comprende egli che la sua vita reale è quella, dirò così, non vissuta da lui; è il complesso delle sensazioni involontarie, spontanee, incoscienti, istintive; è l'attività armoniosa e misteriosa della vegetazione animale; è l'impercettibile sviluppo di tutte le metamorfosi e di tutte le rinnovellazioni. Quella vita appunto in lui compie i miracoli della convalescenza: richiude le piaghe, ripara le perdite, riallaccia le trame infrante, rammenda i tessuti lacerati, ristaura i congegni degli organi, rinfonde nelle vene la ricchezza del sangue, riannoda su gli occhi la benda dell'amore, rintreccia d'intorno al capo la corona de' sogni, riaccende nel cuore la fiamma della speranza, riapre le ali alle chimere della fantasia. (cap. VI, pp. [[s:Pagina:Il piacere.djvu/173|161]]-[[s:Pagina:Il piacere.djvu/174|162]])
*Per la prima volta, infatti, il giovine conobbe tutta l'armoniosa poesia notturna de' [[Cielo notturno|cieli]] estivi.<br>Erano le ultime notti d'agosto, senza luna. Innumerevoli, nella profonda conca, palpitava la vita ardente delle constellazioni. Le Orse, il Cigno, Ercole, Boote, Cassiopea riscintillavano con un palpito così rapido e così forte che quasi parevano essersi appressati alla terra, essere entrati nell'atmosfera terrena. La [[Via Lattea]] svolgevasi come un regal fiume aereo, come un adunamento di riviere paradisiache, come una immensa correntìa silenziosa che traesse nel suo "miro gurge" una polvere di minerali siderei, passando sopra un àlveo di cristallo, tra falangi di fiori. Ad intervalli, meteore lucide rigavano l'aria immobile, con la discesa lievissima e tacita d'una goccia d'acqua su una lastra di diamante. Il respiro del mare, lento e solenne, bastava solo a misurare la tranquillità della notte, senza turbarla; e le pause eran più dolci del suono. (cap. VI, p. [[s:Pagina:Il piacere.djvu/177|165]])
*Il [[verso]] è tutto. ([[s:Il piacere/VI#pagename191|cap. VI, p. 179]])
*''[[Palazzo Schifanoia|Schifanoja]] in Ferrara (oh gloria d'Este!), | ove il Cossa emulò Cosimo Tura | in trionfi d'iddii su per le mura, | non vide mai tanto gioconde feste''. ([[s:Il piacere/VII#pagename203|cap. VII, p. 191]])
*Da che vi ho conosciuta, ho molto sognato per voi, di giorno e di notte, ma senza una speranza e senza un fine. Io so che voi non mi amate e che non potete amarmi. E pure, credetemi, io rinunzierei a tutte le promesse della vita per vivere in una piccola parte del vostro cuore... (Andrea: [[s:Il piacere/VIII#pagename238|cap. VIII, p. 226]])
*[...] il [[passato]] è come una tomba che non rende più i suoi morti. ([[s:Il piacere/IX#pagename248|cap. IX, p. 236]])
*Com'è debole e misera l'anima nostra, senza difesa contro i risvegli e gli assalti di quanto men nobile e men puro dorme nella oscurità della nostra vita [[inconscio|inconsciente]], nell'abisso inesplorato ove i ciechi sogni nascono dalle cieche sensazioni! Un sogno può avvelenare un'anima; un sol pensiero involontario può corrompere una volontà. ([[s:Il piacere/IX#pagename276|cap. IX, p. 264]])
*Riaccendere un amore è come riaccendere una [[sigaretta]]. Il tabacco s'invelenisce; l'amore, anche. (Giulio Muséllaro: [[s:Il piacere/XI#pagename332|cap. XI, p. 320]])
*Erano i primissimi tempi della felicità: egli usciva caldo di baci, pieno della recente gioja; le campane della Trinità de' Monti, di Sant'Isidoro, de' Cappuccini sonavano l'''Angelus'' nel crepuscolo, confusamente, come se fossero assai più lontane; all'angolo della via rosseggiavano i fuochi intorno le caldaje dell'asfalto; un gruppo di capre stava lungo il muro biancastro, sotto una casa addormentata; i gridi fiochi degli acquavitari si perdevano nella nebbia.... ([[s:Il piacere/XI#pagename345|cap. XI, p. 333]])
*A una porta, il cappellino di Elena urtò una portiera mal messa e si piegò tutto da un lato. Ella, ridendo, chiamò Mumps perché le sciogliesse il nodo del velo. E Andrea vide quelle mani odiose sciogliere il nodo su la nuca della desiderata, sfiorare i piccoli riccioli neri, quei riccioli vivi che un tempo sotto i baci rendevano un profumo misterioso, non paragonabile ad alcuno de' profumi conosciuti, ma più di tutti soave, più di tutti inebriante. ([[s:Il piacere/XI#pagename347|cap. XI, p. 335]])
*Io vi amo come nessuna parola umana potrà mai esprimere. Ho bisogno di voi. Voi soltanto siete ''vera''; voi siete la Verità che il mio spirito cerca. Il resto è vano; il resto è nulla. (Andrea: [[s:Il piacere/XII#pagename361|cap. XII, p. 349]]) {{NDR|[[dichiarazioni d'amore dai libri|dichiarandosi]]}}
*Io sono camaleontico, chimerico, incoerente, inconsistente. Qualunque mio sforzo verso l'unità riuscirà sempre vano. Bisogna omai ch'io mi rassegni. La mia legge è in una parola: N<small>UNC</small>. Sia fatta la volontà della legge. (Andrea: [[s:Il piacere/XII#pagename376|cap. XII, p. 364]])
*[...] e credere in te ''soltanto'', giurare in te ''soltanto'', riporre in te ''soltanto'' la mia fede, la mia forza, il mio orgoglio, tutto il mio mondo, tutto quel che sogno, e tutto quel che spero.... (Andrea: [[s:Il piacere/XIV#pagename428|cap. XIV, p. 416]])<br />
===Citazioni su ''Il piacere''===
*''Il Piacere'' fu uno dei primi libri con cui, quarant'anni fa, feci conoscenza con l'arte moderna, uno dei primi ch'ebbero influsso su di me. ([[Robert Musil]])
==''L'innocente''==
===[[Incipit]]===
Andare davanti al giudice e dirgli: «Ho commesso un delitto. Quella povera creatura non sarebbe morta se io non l'avessi uccisa. Io, Tullio Hermil, io stesso l'ho uccisa».<br />
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*E l'avvenire mi apparve spaventoso, senza speranza. L'immagine indeterminata del nascituro crebbe, si dilatò, come quelle orribili cose informi che vediamo talvolta negli incubi ed occupò tutto il campo. Non si trattava d'un rimpianto, d'un rimorso, d'un ricordo indistruttibile, ma di un essere vivente. Il mio avvenire era legato a un essere vivente d'una vita tenace e malefica; era legato a un estraneo, a un intruso, a una creatura abominevole contro cui non soltanto la mia anima ma la mia carne, tutto il mio sangue e le mie fibre provavano un'avversione bruta, feroce, implacabile fino alla morte, oltre la morte. Pensavo: "chi avrebbe mai potuto immaginare un supplizio peggiore per torturarmi insieme l'anima e la carne? Il più ingegnosamente efferato dei tiranni non saprebbe concepire certe crudeltà ironiche... Non erano ancora manifesti nella persona di Giuliana i segni esterni: l'allargamento dei fianchi, l'aumento del volume del ventre. Ella si trovava dunque ancora ai primi mesi: forse al terzo, forse al principio del quarto. Le aderenze che univano il feto alla matrice dovevano esser deboli. L'[[aborto]] doveva essere facilissimo. Come mai le violente commozioni della giornata di Villalilla e di quella notte, gli sforzi, gli spasmi, le contratture, non l'avevano provocato? Tutto m'era avverso, tutti i casi congiuravano contro di me. E la mia ostilità diveniva più acre. Impedire che il figlio nascesse divenne il mio segreto proposito. Tutto l'orrore della nostra condizione veniva dall'antiveggenza di quella natività, dalla minaccia dell'intruso. Come mai Giuliana, al primo sospetto, non aveva tentato ogni mezzo per distruggere il concepimento infame? Era stata ella trattenuta dal pregiudizio, dalla paura, dalla ripugnanza istintiva di madre? Aveva ella un senso materno anche per il feto adulterino?
*Io credevo che per me potesse tradursi in realtà il sogno di tutti gli uomini intellettuali: – essere costantemente infedele a una donna costantemente fedele.
*L'[[uomo]] a cui è dato [[sofferenza|soffrire]] più degli altri, è ''degno'' di soffrire più degli altri.<ref>Da ''L'innocente'', Mondadori.</ref>
== ''La città morta'' ==
*'''Bianca Maria''': Mangereste, Anna, un'arancia profumata? Vorreste trovarvi ora in un giardino siciliano? <br /> ''Anna fa un gesto nell'aria come per trarre a sé la fanciulla.'' <br /> '''Anna''': Che strana voce v'è venuta alle labbra, ora, Bianca Maria! Sembra una voce nuova: come una che dormiva e che si sveglia all'improvviso...<br /> '''Bianca Maria''': Vi stupisce il mio desiderio? Non vi piacerebbe d'avere su le ginocchia un canestro di frutti? Ah, con che avidità io ne mangerei! A Siracusa camminavamo nei boschi d'aranci, vedendo fra i tronchi splendere il mare: gli alberi avevano su i rami gli antichi frutti e i nuovi fiori; i petali ci cadevano sul capo come una neve odorante; e noi mordevamo la polpa succulenta come si morde il pane.<br /> ''Anna tende di nuovo le mani per attrarre mentre l'altra resta ancora un po' discosta.''<br /> '''Anna''': Là voi vorreste vivere. Là, là è la gioia! Tutto il vostro essere chiede la gioia, ha bisogno di gioia. Ah come deve brillare oggi la vostra giovinezza! Il desiderio di vivere s'irradia dalla vostra persona come il calore da un focolare. Lasciate che io riscaldi le mie povere mani!<br />''Bianca Maria le si appressa, e si siede ai piedi di lei su uno sgabello basso. Come Anna le tocca le gote, ella ha un brivido palese.''<br /> '''Bianca Maria''': Perché sono fredde le vostre mani, Anna?<br /> '''Anna''': Tutto il vostro viso batte come un polso violento.<br /> '''Bianca Maria''': Il sole m'ha accesa. Di là, alla mia finestra, son rimasta a guardare sotto il sole. La pietra del davanzale era quasi rovente. Qui, anche, tutta la stanza omai è invasa dal sole. La striscia arriva là, sino ai piedi dell'Ermete. Siamo sedute sul margine d'un rivo d'oro. Inchinatevi un poco.<br />''Anna, toccandola vagamente sul viso, su i capelli.''<br /> '''Anna''': Come tu ami il sole! Come tu ami la vita! Ho udito un giorno Alessandro dirti che somigliavi alla Vittoria che si dislaccia i sandali. Mi ricordo... ad Atene... in un marmo dolce come un avorio, una figura delicata e impetuosa che dava il desiderio del volo, d'una corsa aerea senza termine... Mi ricordo: la sua piccola testa si disegnava nella curva dell'ala che pendeva in riposo dall'Omero. Alessandro diceva che l'impazienza del volo era diffusa in tutte le pieghe della tunica e che nessun'altra imagine rappresentava più vivamente il dono della celerità divina.... Noi vivemmo per qualche tempo nell'incanto della sua grazia giovenile. Ogni giorno salivamo all'Acropoli per rivederla.... È vero che voi le somigliate, Bianca Maria?<br /> ''Bianca Maria, turbata dalla maniera singolare della cieca che continua a toccarla.''<br /> '''Bianca Maria''': Io sono senza ali. Voi me le cercate inutilmente. (atto I, scena III)
==''Laudi''==
[[File:D'Annunzio - Merope, 1912.djvu|page=5|thumb|Dedica autografa]]
===''Alcyone''===
*''[[Settembre]], andiamo. È tempo di migrare. | Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori | lascian gli stazzi e vanno verso il mare''. (''[[s:Alcyone/I pastori|I pastori]]'', vv. 1-3)
*''Taci. Su le soglie | del bosco non odo | parole che dici | umane; ma odo | parole più nuove | che parlano gocciole e foglie | lontane''. (''La pioggia nel pineto'', vv. 1-7)
*''Palpita, sale, | si gonfia, s'incurva, | s'alluma, propende. | Il dorso ampio splende | come cristallo; | la cima leggiera | s'arruffa | come criniera | nivea di cavallo. | Il vento la scavezza. | L'[[onda]] si spezza'' [...] (da ''L'onda'', {{Source|Alcyone/L'onda|Palpita|vv. 30-40}})
====''La sera fiesolana''====
*''Fresche le mie [[parola|parole]] ne la [[sera]] | ti sien come il fruscìo che fan le [[foglia|foglie]] | del [[gelso]] ne la man di chi le coglie''. (vv. 1-3)
*''Laudata sii pel tuo viso di perla, | o Sera, e pe' tuoi grandi umidi occhi ove si tace | l'acqua del cielo || Dolci le mie parole ne la sera | ti sien come la pioggia che bruiva | tepida e fuggitiva''. (vv. 15-20)
*''Laudata sii per le tue vesti aulenti, | o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce | il fien che odora!'' (vv. 32-34)
*''Laudata sii per la tua pura morte, | o Sera, e per l'attesa che in te fa palpitare | le prime [[stella|stelle]]''! (vv. 49-51)
==== ''L'oleandro'' ====
*''Erigone, Aretusa, Berenice, | quale di voi accompagnò la [[notte]] | d'estate con più dolce melodìa | tra gli oleandri lungo il bianco mare?'' (vv. 1-4)
*''"Il [[Giorno]]" disse pianamente Erigone | verso la luce "non potrà morire. | Mai la sua faccia parve tanto pura, | non ebbe mai tanta soavità". | Era la sua parola come il vento | d'estate quando ci disseta a sorsi | e nella pausa noi pensiamo i fonti | dei remoti giardini ov'egli errò.'' (vv. 17-24)
*''Pur, profondando nella sabbia i nudi | piedi, io sentia partirsi lentamente | il buon calor del tramontato [[sole]].'' (vv. 30-32)
*''Tutto allora fu grande, anche il mio cuore. | Oh poesia, divina libertà!'' (vv. 49-50)
*''Così ci parve riudire il [[canto]] | delle Sirene, dalla nave concava | di prora azzurra, fornita di ponti, | veloce, in un doloroso ritorno | spinta dal vento al frangente del mare, | né ci difese [[Odisseo]] dal periglio | con la sua cera; ma il cuore, non più | libero, novellamente anelava.'' (vv. 65-72)
*''O Aretusa, perché non ho il tuo nome? | Nascesti tu nell'isola di [[Siracusa|Ortigia]] | come l'amor del violento fiume?'' (vv. 102-104)
*''O Glauco, ti sovvien della [[Sicilia]] | bella?" Ed io più non vidi la grande Alpe, | il bianco mare. Io dissi: "Andiamo, andiamo!"'' (vv. 111-113)
*''Ti sovvien della bella Doriese | nomata [[Siracusa]] nell'effigie | d'oro cò suoi [[delfino|delfini]] e i suoi [[cavallo|cavalli]], | serto del mare?'' (vv. 114-117)
*''Scendemmo al porto. Ti sovvien dell'ora? | Un rogo era l'Acropoli in Ortigia; | ardevano le nubi su 'l Plemmirio | belle come le statue su 'l fronte | dei templi; parea teso dalla forza | di Siracusa il grande arco marino.'' (vv. 128-133)
*''E noi gridammo, e un súbito clamore | corse lungo le stoe quando la nave | piena d'eternità giunse all'approdo. | Portatrice di gloria, ella vivea | magnanima, sublime.'' (vv. 134-138)
*''ma sì vivea divinamente d'una | cosa ch'ella recava d'oltremare, | al re Ierone vincitor col carro; | ma la facea magnanima e sublime | una cosa recata d'oltremare, | più lieve che corona d'oleastro: | l'Ode, foggiata di parole eterne".'' (vv. 149-155)
*''"E' vero, è vero!" io dissi. "Mi sovviene". | Ed il cuore profondo mi tremò, | tremò della divina poesia. | "Mi sovviene. Era l'Ode trionfale: | Canta Demetra che regna i feraci | campi siciliani, e la sua figlia | cinta di violette! Canto, o Clio, | dispensatrice della dolce fama, | la corsa dei cavalli di Ierone!'' (vv. 156-164)
*''varcammo l'Istmo pel diolco. Quivi | eroi vedemmo e [[Pindaro]] con loro. | Ed obliammo l'[[usignolo|usignuol]] di Ceo | per l'[[aquila]] tebana. Era la tua | mitica luce sul [[Tirreno]], o madre | Ellade,'' (vv. 176-181)
*''Ma non sostenne il nostro cuor mortale | quel silenzio sublime. Si piegò | verso il [[sorriso]] delle donne nostre. | E Derbe disse ad Aretusa: "Quando | fiorì di rose il lauro trionfale?". | Era la donna giovinetta alzata, | mutevole onda con un viso d'oro, | tra gli oleandri;'' (vv. 207-214)
*''Disse Aretusa: "Bene io te 'l dirò" | mutevole onda con un viso d'oro. | Disse: "Inseguiva il re Apollo Dafne | lungh'esso il fiume, come si racconta.'' (vv. 219-222)
*''Rapido il re Apollo più l'incalza, | infiammato desio, per lei predare. | All'alito del dio doventa fiamma | la chioma della ninfa fluvïale.'' (vv. 230-233)
*''M'odi tu? M'odi tu? Dafne, sei muta? | Rispondi! " Abbrividiscono le frondi | sino alla vetta. Nel silenzio un breve | murmure spira. "M'odi tu? Rispondi!" | Move la vetta un fremito più lieve. | Poi tutto tace e sta. Sotto i profondi | cieli le rive alto silenzio tiene. | Il bellissimo lauro è senza pianto; | il dolore del dio s'inalza in canto. | Odono i monti e le valli serene.'' (vv. 364-373)
*''E' l'[[alba]], è l'alba. Il dio si desta: un grido | di meraviglia irraggia tutti il lido. | Brilla di rose il lauro trionfale!"'' (vv. 398-400)
*''"Sol d'[[oleandro]] voglio laurearmi" | io dissi. Ed Aretusa era contenta; | e recise per me altri due rami | e fè l'atto di cingermi le tempie | dicendomi: "Pè tuoi novelli carmi!"'' (vv. 410-412)
*''E il giorno estivo non potea morire, | ma sorrideva sopra il bianco mare | silenziosamente senza fine; | e la notte, che avea parte ineguale, | spiava il bel nemico dalle chiostre | dei monti azzurra come te, Cyane.'' (vv. 416-421)
*''"Il Giorno" disse "non potrà morire.'' (vv. 432)
*''Pur tanto è dolce che la Notte oscura | non già lo spegne ma di lui s'accende,'' (vv. 439-440)
*''Orione si slaccia l'armatura, | e Boote si volge, e Cinosura | vacilla; e l'Orsa anche impallidirà. | Oblia la Notte tutte le sue stelle | e il duolo antico degli amanti umani. | Che con lei piangeremo ella non sa.'' (vv. 472-477)
*''O Notte, piangi tutte le tue stelle!'' (vv. 478)
*''[...] | Il grido dell'[[allodola]] domani | dall'amor nostro ci disgiungerà". | Un'altra era con noi, ma restò muta, | tra gli oleandri lungo il bianco mare.'' (vv. 479-482)
===''Elettra''===
*''E l'altro monte, e l'altro monte ei vede, | l'[[Monte Erice|Erice]] azzurro, solo tra il mare e il cielo | divinamente apparito, la vetta | annunziatrice della Sicilia bella!'' (''[[s:Elettra/La notte di Caprera|La notte di Caprera]]'', IX, vv. 23-26)
*''Così edificò [[Victor Hugo|Egli]] | nella luce e nell'ombra | l'opera d'eterne parole | che ingombra l'orizzonte | umano con la sua mole | immensa''. (''[[s:Elettra/Nel primo centenario della nascita di Vittore Hugo|Nel primo centenario della nascita di Vittore Hugo]]'')
*''Ma il tutto è in [[Victor Hugo|lui]]. Nel suo petto | concluso è il mondo''. (''[[s:Elettra/Nel primo centenario della nascita di Vittore Hugo|Nel primo centenario della nascita di Vittore Hugo]]'')
*''O deserta bellezza di [[Ferrara]], | ti loderò come si loda il vólto | di colei che sul nostro cuor s'inclina | per aver pace di sue felicità lontane''. (''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (I)|cap. I]], vv. 1-4)
*''O [[Pisa]], o Pisa, per la fluviale | melodìa che fa sì dolce il tuo riposo | ti loderò come colui che vide | immemore del suo male | fluirti in cuore | il sangue dell'aurore | e la fiamma dei vespri | e il pianto delle stelle adamantino | e il filtro della luna oblivioso.'' (''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (I)|cap. I]], vv. 28-36)
*''Ravenna, glauca notte rutilante d'oro, | sepolcro di violenti custodito | da terribili sguardi, | cupa carena grave d'un incarco | imperiale, ferrea, construtta | di quel ferro onde il Fato | è invincibile, spinta dal naufragio | ai confini del mondo, | sopra la riva estrema!'' (''Le città del silenzio'', [[s:Pagina:D'Annunzio - Laudi, II.djvu/166|pp. 152-153]], vv. 55-63)
*''[[Urbino]], in quel palagio che s'addossa | al monte, ove Coletto il Brabanzone | tessea l'Assedio d'Ilio, ogni Stagione | l'antica istoria tesse azzurra e rossa.'' (Urbino, vv. 1-4, in ''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (II)|cap. II]])
*''Non alla solitudine scrovegna, | o [[Padova]], in quel bianco april felice | venni cercando l'arte beatrice | di [[Giotto]] che gli spiriti disegna; || né la maschia virtù d'[[Andrea Mantegna]], | che la Lupa di bronzo ebbe a nutrice, | mi scosse; né la forza imperatrice | del Condottier che il santo luogo regna. || Ma nel tuo prato molle, ombrato d'olmi | e di marmi, che cinge la riviera | e le rondini rigano di strida, || tutti i pensieri miei furono colmi | d'amore e i sensi miei di primavera, | come in un lembo del giardin d'Armida.'' (Padova, in ''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (II)|cap. II]])
*''Tu vedi lunge gli uliveti grigi | che vaporano il viso ai poggi, o [[Serchio]], | e la città dall'arborato cerchio, | ove dorme la [[Ilaria del Carretto|donna]] del [[Paolo Guinigi|Guinigi]]. | Ora dorme la bianca fiordaligi | chiusa ne' panni, stesa in sul coperchio | del bel sepolcro; e tu l'avesti a specchio | forse, ebbe la tua riva i suoi vestigi. | Ma oggi non Ilaria del Carretto | signoreggia la terra che tu bagni, | o Serchio, sì fra gli arbori di Lucca | rosso vestito e fosco nell'aspetto | un pellegrino dagli occhi grifagni | il qual sorride a non so che Gentucca.'' ([[Lucca]], in ''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (II)|cap. II]])
==== ''Nel primo centenario della nascita di Vincenzo Bellini'' ====
*''Nell'isola divina che l'etnèo | Giove alla figlia di Demetra antica | donò ricca di messi e di cavalli, | di lunghe navi e di città potenti, | d'aste corusche e di cerate canne, | di magnanimi eroi e di pastori | melodiosi,'' (vv. 1-7)
*''dal santo lido ove apparì l'Alfeo | terribile che tenne la sua brama | immune dentro all'infecondo sale, | da Ortigia ramoscel di Siracusa, | che fu sorella a Delo e abbeverava | nell'orrore notturno la sirena | ai fonti ascosi,'' (vv. 8-14)
*''Dove il veglio Stesicoro per Ilio | ereditò la cecità di [[Omero]], | dove Pindaro assunse ai cieli il carro | del re Ierone fondatore d'[[Etna]] | e [[Teocrito]] addusse tra i bifolchi | eloquenti le Càriti dal fresco | fiato silvano,'' (vv. 49-55)
*''Egli è morto, l'Orfeo dorico è morto! | Sicelie Muse, incominciate il carme | fùnebre! O rosignoli, annunziate | ad Aretusa ch'egli è morto'' (vv. 96.100)
*''Inno di gloria, irràggiati dei raggi | più fulgidi recando all'ansiosa | moltitudine, accolta nel Teatro | riconsacrato dalla reverenza, | l'imagine del giovine Cantore. | auspice e i testimonii del fatale | suolo ove nacque.'' (vv. 128-134)
*''Saluta, mentr'ei viene, Inno, l'ignita | vetta e il lido aretùside, sospiro | d'[[Atene]], e le vocali selve, e i fiumi | che il chiaro Ionio beve, e [[Siracusa]] | e [[Taormina]] e la natal [[Catania|Catana]] | con l'orme che v'impressero congiunte | Ellade e [[Roma]].'' (vv. 145-151)
*''[[Italia]], Italia, quale messaggero | di popoli trarrà da quel silenzio | venerando il messaggio che s'attende? | Quivi taluno interroga i vestigi? | pacato curvasi ad apprender come | si tagli il marmo per edificare | immortalmente?'' (vv. 169-175)
*''Saluta, nella gloria del Cantore | fiorito a piè dell'Etna, | l'Aventino sul Tevere d'Italia, | il monte che salivano i Carmenti | aedi del Futuro; | però che tutto alla Gran Madre torni | e d'ogni raggio s'orni | il suo capo che sta sopra la Terra. | Sveglia i dormenti e annunzia ai desti: "I giorni | sono prossimi. Usciamo all'alta guerra!"'' (vv. 207-216)
[[File:D'Annunzio - Merope, 1912.djvu|page=7|thumb|Frontespizio di "Merope" del 1912]]
===''Maia''===
*''Un salso rogo estratto col [[timone]] | e la [[polena|polèna]] della nave rotta, | ch'ha la tortile forma del Tritone.''<ref>Da ''Alle Pleiadi e ai Fati'', Citato in Salvatore Battaglia, ''Grande Dizionario della Lingua Italiana'', XIII, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1986, p. 731.</ref>
*''[...] la mia anima visse come diecimila!'' ([[s:Maia/I|cap. I]], vv. 80-81)
*''Nessuna cosa mi fu aliena, nessuna mi sarà! [...] Laudata sii [[Diversità]] delle creature, sirena del mondo!'' (cap. I)
*''Tutto fu ambito e tutto fu tentato. Ah perché non è infinito come il desiderio il potere umano? [...] Tutto fu ambito e tutto fu tentato. Quel che non fu fatto io lo sognai; e tanto era l'ardore che il sogno eguagliò l'atto.'' (cap. I)
*{{NDR|[[Ulisse]]}} ''Sol con quell'arco e con la nera | sua nave, lungi dalla casa | d'alto colmigno sonora | d'industri telai, proseguiva | il suo necessario travaglio | contra l'implacabile Mare.'' (cap. IV, vv. 58-63)
====Citazioni su ''Maia, Laus vitae''====
*Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica strofa di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo. ([[Giuseppe Antonio Borgese]])
*Una Divina Commedia capovolta. ([[Giuseppe Antonio Borgese]])
===''Merope''===
*''In Cristo Re o [[Genova]], t'invoco. | Avvampi. Odo il tuo Cìntraco, nel caldo | vento, gridarti che tu guardi il fuoco. | Non Spinola né Fiesco né Grimaldo | trae con la stipa. Il sangue del Signore | bulica nella tazza di smeraldo.'' (da ''La canzone del sangue'', {{Source|Merope/La canzone del sangue||vv. 1-6}})
*''Così tu veleggiasti alla seccagna | di Tripoli, con uno de' tuoi Doria | buon predatore, o [[Genova]] grifagna; | ché padroni e nocchieri di Portoria | e di Prè, stanchi d'oziare a bordo, | tentarono l'impresa per galloria.'' (da ''La canzone del sangue'', {{Source|Merope/La canzone del sangue||vv. 28-33}})
*''Quei di [[Salerno]] il lor lunato golfo, | gli archi normanni, tutta bronzo e argento | la porta di Guïsa e di Landolfo | aveansi in cuore, e l'arte e l'ardimento | onde tolse lo scettro ad Alberada | Sigilgaita dal quadrato mento.'' (da ''La canzone del Sacramento'', {{Source|Merope/La canzone del Sacramento|Quei di Salerno|vv. 127-132}})
*''[[Taranto]], sol per àncore ed ormeggi | assicurar nel ben difeso specchio, | di tanta fresca porpora rosseggi? | A che, fra San Cataldo e il tuo più vecchio | muro che sa Bisanzio ed Aragona, | che sa Svevia ed Angiò, tendi l'orecchio? | Non balena sul Mar Grande né tuona. | Ma sul ferrato cardine il tuo Ponte | gira, e del ferro il tuo Canal rintrona. | Passan così le belle navi pronte, | per entrar nella darsena sicura, | volta la poppa al ionico orizzonte.'' (da ''La canzone dei Dardanelli'', {{Source|Merope/La canzone dei Dardanelli||vv. 1-12}})
== ''Le livre secret de Gabriele d'Annunzio et de Donatella Cross'' ==
*La via è tacita. S'ode a quando a quando un passo che si dilegua. La stanza dove scrivo ha nella volta la storia di [[Anchise]] salvato da Enea, l'incendio di Troia. E guardo quelle figure ch'empirono di strani sogni la mia infanzia. Le ore suonano al campanile di mattone. Si ode lo strepito d'un treno sul ponte. Tutto ha un'eloquenza di rimpianto e di irreparabile perdizione. Chi sa da qual profondità è venuta a me questa notte! (17 marzo 1910, p. 315)
*Tutto m'intenerisce e tutto mi ferisce qui. Vivo in ogni cosa, e sono ad ogni cosa estraneo. Sento in tutte queste creature il mio medesimo sangue e sono infinitamente lontano da loro. E la vecchia casa è pur sempre impregnata della mia vita puerile se pur ieri ne fossi uscito fanciullo. (17 marzo 1910, p. 315)
*Eri laggiù, sola sola, come una principessa incantata. Non vivevi se non per attendere il tuo diletto. Abbiamo respirato ''in realtà'' il sogno che affatica invano il cuore dei poeti. Tu sola per ''me'' solo! Il mondo era lontano. La malattia era una cosa divina, era il nutrimento stesso dell'amore. Mai più non toccheremo una cima, così rimota. Stamani dinanzi alla siepe silenziosa, dinanzi alla casa deserta, ho sentito che la vita si vendicherà di tanta bellezza. Pur creandola, noi medesimi non la conoscevamo pienamente. La conosciamo e la piangiamo ora nel ricordo. (5 ottobre 1910, p. 321)
==''Notturno''==
===[[Incipit]]===
Ho gli occhi bendati. Sto supino nel letto, col torso immobile, col capo riverso, un poco più basso dei piedi. Sollevo leggermente le ginocchia per dare inclinazione alla tavoletta che v'è posata.<ref name=sordi/>
===Citazioni===
*''Un prossimo giorno sarà sprofondato nella terra, calato nella fossa, sepolto. Quattro volte remoto. Mi pareva ancor mio, dianzi, se bene difformato. Ora è prigione. Ha con sé le rose su i suoi piedi rotti. Non si potrebbe levare, neppure se il Cristo lo chiamasse. La piastra di piombo lo grava. La saldatura è compiuta, il suggello è perfetto. Ora è là, non più con la nostra aria, con l'aria che io respiro, ma con la sua aria, con l'aria della tomba, con l'aria dell'eternità, che non consumano i suoi polmoni entro le sue costole infrante.''<ref>Gabriele D'Annunzio, Notturno, Fratelli Treves, Milano, 1921, pag. 88.</ref>
==''Per la morte di Giuseppe Verdi''==
===[[Incipit]]===
''Si chinaron su di lui tre vaste fronti | terribili, col pondo | degli eterni pensieri e del dolore: | [[Dante Alighieri]] che sorresse il mondo | in suo pugno ed i fonti | dell'universa vita ebbe in suo cuore; | [[Leonardo da Vinci|Leonardo]], signore | di verità, re dei dominii oscuri, | fissa pupilla a' rai de' Soli ignoti; | il ferreo [[Michelangelo Buonarroti|Buonarroti]] | che animò del suo gran disdegno in duri | massi gli imperituri figli, i ribelli eroi | silenziosi onde il Destino è vinto. | Vegliato fu da' suoi | fratelli antichi il creatore estinto''.
===Citazioni===
*''La melodia suprema della Patria | in un immenso coro | di popoli salì verso il defunto. | Infinita, dal Brènnero al Peloro | e dal Cimino al Catria, | accompagnò nei cieli il figlio assunto''.
*''La bellezza e la forza di sua vita, | che parve solitaria, | furon come su noi cieli canori. | Egli trasse i suoi cori | dall'imo gorgo dell'ansante folla''.
*''Diede una voce alle speranze e ai lutti. | Pianse ed amò per tutti. | Fu come l'aura, fu come la polla''.
*''Nella notte così gli eterni spirti | riconobbero il Grande | cui sceso era pe' tempi il lor retaggio. | Il titano giacea senza ghirlande, | senza lauri né mirti, | sul coronato del suo crin selvaggio''.
==''Trionfo della morte''==
===[[Incipit]]===
Ippolita, quando vide contro il parapetto un gruppo di uomini chini a guardare nella strada sottoposta, esclamò soffermandosi:<br>
«Che sarà accaduto?»<br />
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*Ecco, io sono vivo, io respiro. Qual è la sostanza della mia vita? Ed in balia di quali forze? Sotto l'impero di quali leggi? Io non mi posseggo, io sfuggo a me stesso, il senso che io ho del mio essere è simile a quello che può avere un uomo il quale, condannato a restare su un piano di continuo ondeggiante e pericolante, senta di continuo a mancargli l'appoggio, dovunque egli posi il piede. Io sono perpetuamente ansioso e neanche la mia ansietà è ben definita. Io non so se sia l'ansietà del fuggiasco inseguito alla calcagna o di chi insegue senza mai raggiungere. Forse l'una e l'altra insieme.
*La volontà di vivere si ritirava da lui a poco a poco, come il calore abbandona un cadavere. L'esistenza di lei non era per sempre avvelenata?
*Ha voluto morire per non aver potuto rendere la sua vita conforme al suo sogno.
*Per me, esiste. Egli ora esiste per me solo.
*Un amore sano e forte mi potrebbe guarire.
*C'è sulla Terra una sola ebrezza durevole: la sicurità nel possesso di un'altra creatura, la sicurezza assoluta, incrollabile. Io cerco questa ebrezza. Io vorrei poter dire:- la mia amante, vicina o lontana, non vive se non del pensiero di me; ella è sottomessa con gioia ad ogni mio desiderio, ha la mia volontà per unica legge; s'io cessassi d'amarla, ella morirebbe; spirando ella non rimpiangerà se non il mio amore.
*Le mille fatalità ereditarie gli impedivano di avvicinarsi all'ideale agognato dal suo intelletto.
*Io penso che da morta ella raggiungerà la suprema espressione della sua bellezza. Morta!
*E s'ella morisse? Ella diventerebbe materia di pensiero, una pura idealità. Io l'amerei oltre la vita, senza gelosia, con un dolore pacato ed eguale.
*Ella è una preziosa amante; è la mia creatura.
*"L'uno, sempre, è l'ombra dell'altra" egli pensò " Dov'è la Vita è il Sogno; dov'è il Sogno è la Vita".
*Tutte quelle facoltà mimiche appunto concorrevano a rendere più visibile in lei, per gli occhi di Giorgio, il predominio della vita corporea inferiore.
*"Il desiderio!" pensò, Giorgio, richiamato così alla sua donna, alla corporale tristezza del suo amore. "Chi ucciderà il desiderio?"
*"Ella è dunque la Nemica" pensò Giorgio, "Finché vivrà, finché potrà esercitare sopra di me il suo impero, ella m'impedirà di porre il piede su la soglia che scorgo. E come ricupererò io la mia sostanza, se una gran parte è nelle mani di costei? Vano è aspirare a un nuovo mondo, a una vita nuova. Finché dura l'amore, l'asse del mondo è stabilito in un solo essere e la vita è chiusa in un cerchio angusto. Per rivivere e per conquistare, bisognerebbe che io m'affrancassi dall'amore, che io mi disfacessi della Nemica..."
*Credi nella linea visibile e nella parola proferita. Non cercare oltre il mondo delle apparenze creato dai tuoi sensi meravigliosi. Adora l'illusione.
*Ella appariva così, la donna di delizia, il forte e delicato strumento di piacere, l'animale voluttario e magnifico destinato ad illustrare una mensa, a rallegrare una mensa, a rallegrare un letto, a suscitare le fantasie ambigue d'una lussuria estetica. Ella così appariva nello splendore massimo della sua animalità: lieta, irrequieta, pieghevole, morbida, crudele.
*La sua forma è disegnata dal mio desiderio; le sue ombre sono prodotte dal mio pensiero. Ella, quale mi appare in tutti gli istanti, non è se non l'effetto di una mia continua creazione interiore. Ella non esiste se non in me medesimo.
*Gravis dum suavis!
*Perché dunque la terribile "volontà" della Specie si ostinava in lui con tanto accanimento a richiedere, a strappare il tributo vitale da quella matrice devastata già dal morbo, incapace di concepire? Mancava alla donna amata il più alto mistero del Sesso.
*Io mi vestirò delle menzogne che senza fine produrrà il tuo desiderio. Sono più forte del tuo pensiero. L'odore della mia pelle può dissolvere in te un mondo.
*Egli non riconosceva se non il Trionfo della Vita.
*"Non aspirava se non ad essere egli medesimo l'eterna voluttà del Divenire..."
*"Certo" egli pensava "la Musica lo iniziò al mistero della Morte; gli mostrò di là dalla vita un notturno impero di meraviglie." Perché dunque non avrei io la stessa iniziatrice allo stesso mistero. Non era stata, per lui e per Demetrio, la Musica una Religione? Non aveva ad entrambi ella rivelato il mistero della vita suprema?
*Ricostruì quel meraviglioso Tempio della Morte. "Datemi una maniera nobile di trapassare! Che la Bellezza distenda uno de' suoi veli sotto il mio ultimo passo! Questo soltanto imploro al mio Destino."
== ''Più che l'amore'' ==
* Non soffro perché tu mi abbia mentito, ma perché non posso più crederti.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Cabiria: Visione storica del terzo secolo A. C.''===
È IL VESPERO. GIÀ SI CHIUDE LA TENZONE DEI CAPRAI, CHE LA MUSA DORICA ISPIRA SU I FLAUTI DISPARI « A CUI LA CERA DIEDE L'ODOR DEL MIELE ». E BATTO RITORNA DAI CAMPI ALLA CITTÀ, AL SUO GIARDINO DI CATANA IN VISTA DELL'ETNA.<!-- Tutto in maiuscolo nel testo -->
===''Elegìe Romane''===
<poem>Quando (al pensier, le vene mi tremano pur di dolcezza)
io mi partii, com'ebro, da la sua casa amata,
su per le vie che ancora fervean de l'estreme diurne
opere, de' sonanti carri, de' rauchi gridi,
tutta sentii dal cuore segreto l'anima alzarsi
cupidamente, e in alto, sopra le anguste mura,
fendere l'ignea zona che il vespro d'autunno per cieli
umidi, tra nuvole vaste, accendea su Roma.</poem>
===''Forse che sì, forse che no''===
«Forse,» rispondeva la donna quasi protendendo il sorriso contro il vento eroico della rapidità, nel battito del suo gran velo ora grigio ora argentino come i salici della pianura fuggente. [...]<br>
«Vi prendete gioco di me?»<br>
«Tutto è gioco.»<br />
Il furore penetrò nel petto dell'uomo chino sul volante della rossa macchina precipitosa...<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===''Il ferro''===
'''La voce''': Mortella, Mortella, sei là?<br>
'''Mortella''': Oh, la Rondine!
===''Il fuoco''===
===[[Incipit]]===
– Stelio, non vi trema il cuore, per la prima volta? – chiese la Foscarina con un sorriso tenue, toccando la mano dell'amico taciturno che le sedeva al fianco.<br>– Vi veggo un poco pallido e pensieroso. Ecco una bella sera di trionfo per un grande poeta!<br>Uno sguardo le adunò negli occhi esperti tutta la bellezza diffusa per l'ultimo crepuscolo di settembre divinamente, così che in quell'animato cielo bruno le ghirlande di luce che creava il remo nell'acqua da presso cinsero gli angeli ardui che splendevano da lungi su i campanili di [[Basilica di San Marco|San Marco]] e di San Giorgio Maggiore.
===''Isaotta Guttadàuro ed altre poesie''===
<poem>Mentre Lucrezia Borgia, in nuziale
pompa, venìa con piano
incedere (la veste lilïale
risplendea di lontano)
tra i cardinali principi in vermiglia
cappa, che con ambigui
sorrisi riguardavano la figlia
de ’l papa,—ne’ contigui
atrj i coppieri, adolescenti flavi
che rispondeano a un nome
sonoro ed arrossian come soavi
fanciulle ed avean chiome
lunghe, i coppieri d’Alessandro sesto
tenean coppe d’argento
entro la man levata, e con un gesto
d’umiltà grave e lento
offeriano a le molte inclite dame
le rose ed i rinfreschi.</poem>
===''L'allegoria dell'autunno''===
<poem>Il munifico sire Autunno, il dio
cui non più la matura uva compone
intorno il nero crin cerchio d'oblío
né come al fauno del selvaggio Edone
alto in man brilla il cembalo giulío</poem>
===''La fiaccola sotto il moggio''===
'''Donna Aldegrina''' — Annabella, Annabella, non senti come tremano le mura? Che è mai questa romba? La casa crolla?<br />
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===''La figlia di Iorio''===
''Nella terra d'[[Abruzzo|Abruzzi]], or è molt'anni''.<br>Atto Primo<br>Scena Prima<br>''Splendore, Favetta e Ornella, le tre sorelle, saranno in ginocchio davanti alle tre arche del corredo nunziale, chine a scegliere le vestimenta per la sposa. La loro fresca parlatura sarà quasi gara di canzoni<br>a mattutino''.<br>'''SPLENDORE''': Che vuoi tu, Vienda nostra?<br>'''FAVETTA''': Che vuoi tu, cognata cara?<br>'''SPLENDORE''': Vuoi la veste tua di lana?<br>o vuoi tu quella di seta<br>a fioretti rossi e gialli?<br>'''ORNELLA''': ''cantando''<br>Tutta di [[verde]] mi voglio vestire, tutta di verde per Santo Giovanni,<br>ché in mezzo al verde mi venne a fedire...<br>Oilì, oilì, oilà!<br>'''SPLENDORE''': Ecco il busto dei belli ricami<br>con la sua pettorina d'[[argento]],<br>la gonnella di dodici téli,<br>la collana di cento coralli<br>che ti diede la [[madre]] tua nova.<br>'''ORNELLA''': ''cantando''<br>Tutta di verde la camera e i panni.<br>Oilì, oilì, oilà!
===''La Gioconda''===
Appariscono su la soglia della prima porta Silvia Settala e Lorenzo Gaddi il vecchio, avanzandosi l'una a fianco dell'altro, entrando insieme nella freschezza primaverile.<br>
'''Silvia Settala''': Ah, sia benedetta la vita! Per aver sempre tenuta accesa una speranza, oggi io posso benedire la vita.<br>
'''Lorenzo Gaddi''': La vita nuova, cara Silvia, buona creatura coraggiosa, così buona e così forte! La tempesta è passata. Ecco che Lucio ritorna a voi, pieno di riconoscenza e di tenerezza, dopo tanto male. Sembra ch'egli rinasca. Dianzi aveva gli occhi d'un bambino.
===''Le novelle della Pescara''===
Il Viatico uscì dalla porta della [[chiesa (architettura)|chiesa]] a mezzogiorno. Su tutte le strade era la primizia della [[neve]], su tutte le case la neve. Ma in alto grandi isole azzurre apparivano tra le nuvole nevose, si dilatavano sul palazzo di Brina lentamente, s'illuminavano verso la Bandiera. E nell'aria bianca, sul [[paese]] bianco appariva ora subitamente il miracolo del sole.<br>Il viatico s'incamminava alla [[casa]] di Orsola dell'Arca. La gente si fermava a veder passare il prete incedente a capo nudo, con la stola violacea, sotto l'ampio ombrello scarlatto, tra le lanterne portate dai clerici accese. La campanella squillava limpidamente accompagnando i Salmi sussurrati dal prete. I cani vagabondi si scansavano nei vicoli al passaggio. Mazzanti cessò di ammucchiare la neve all'angolo della piazza e si scoprì la zucca inchinandosi. Si spandeva in quel punto dal forno di Flaiano nell'aria l'odore caldo e sano del [[pane]] recente.
===''Le vergini delle rocce''===
Io vidi in questi [[Occhio|occhi]] mortali in breve tempo schiudersi e splendere e poi sfiorire e l'una dopo l'altra perire tre [[Anima|anime]] senza pari: le più belle e le più ardenti e le più misere che sieno mai apparse nell'estrema discendenza d'una razza imperiosa.<br>Su i luoghi dove la loro desolazione, la loro grazia e il loro [[orgoglio]] passavano ogni [[giorno]], io colsi pensieri lucidi e terribili che le antichissime rovine delle [[città]] illustri non mi avevano mai dato.
===''San Pantaleone''===
La gran piazza sabbiosa scintillava come sparsa di pomice in polvere. Tutte le case a torno imbiancate di calce avevano una singolare luminosità metallica, parevano come muraglie d'una immensa fornace presso ad estinguersi. In fondo, i pilastri di pietra della chiesa riverberavano l'irradiamento delle nuvole e si facevano rossi come di granito; le vetrate balenavano quasi contenessero lo scoppio d'un incendio interno; le figurazioni sacre prendevano un'aria viva di colori e di attitudini; tutta la mole ora, sotto lo splendore del nuovo fenomeno crepuscolare, assumeva una più alta potenza di dominio su le case dei Radusani.
==Citazioni su Gabriele D'Annunzio==
*A D'Annunzio non interessa trasmettere alcunché, vuole solo costruire delle strutture e per costruire saccheggia la totalità del vocabolario italiano. ([[Giorgio Manganelli]])
*Avrei una sola domanda da farvi in risposta alla vostra lettera: perché mi parlate così? Voi "maestro di vita"… siete così inesperto nell'interpretare gli atteggiamenti e i gusti delle [[Donna|donne]] che incontrate? E allora vi parlerò chiaramente: desidero di essere lasciata alla mia [[solitudine]] che mi è cara, che mi è rifugio.<br>No, Maestro, non voglio essere il vostro grande [[amore]] e non voglio cullare la vostra [[anima]] al ritmo musicale del mio canto. Non amo cantare. Amo i cavalli, i [[Cane|cani]], la caccia, e tutte le cose che mi mettono in condizione di provare agli [[Uomo|uomini]] che non tutte le donne sono animali da preda. Nella nostra ultima passeggiata mi avete chiamata "Nike", e nella vostra lettera mi chiamate ancora così. Perché? Quale [[vittoria]] rappresento io? La Vostra o la mia? Ditemi in che modo avete riportato una vittoria su me; ditemi su chi o su che cosa ho io riportato una vittoria. Ho piuttosto la sensazione di aver subito una [[sconfitta]]... ([[Alessandra Carlotti di Rudinì]])
*D'Annunzio è come un dente guasto: o lo si estirpa o lo si ricopre d'oro. ([[Benito Mussolini]])
*D'Annunzio è sempre meraviglioso di energia vitale e di entusiasmo. Pensate che mi fece «volare» sul suo diabolico motoscafo da Desenzano a Gardone: pareva che il vento mi strappasse la pelle. ([[Paul Valéry]])
*D'Annunzio è stato una creazione masmediatica del sistema di allora, non sarebbe mai esistito al di fuori dell'apparato del potere del momento, e infatti, caduto il sistema, caduta la fortuna di D'Annunzio, che nessuno legge più, malgrado le volte che si è tentato di farlo resuscitare. ([[Aldo Busi]])
*D'Annunzio era un uomo per tutte le stagioni. Però era percepito come l'alfiere della destra, il classico arci-italiano che ogni tanto si officia a dominare la storia d'Italia. Era la speranza di nazionalisti, fascisti, sindacalisti rivoluzionari. I suoi legionari erano politicamente assai ibridi, riflettevano tutto lo spettro della destra e della sinistra dell'epoca. E il Comandante era bravissimo ad accontentare tutti: sublime istrione, cesellatore della parola, monumento letterario, fascinatore e trascinatore, fegataccio, donnaiolo, eroe di guerra, era un Benito Mussolini con minor intuito politico ma armato della magia del verso asclepiadeo<ref>da Asclepiade di Samo (ante 310 a.C.–...), poeta greco antico.</ref>. ([[Guido Gerosa]])
*D'Annunzio non lascia mai deteriorare un amore, lo interrompe sempre prima, quando si accorge che non alimenta più la sua creatività. È questa la differenza con Don Giovanni. Don Giovanni colleziona successi in competizioni amorose, mentre D'Annunzio usa l'amore come fonte di creatività artistica. Egli continua la relazione in base a questo solo criterio. Nel momento in cui si accorge che quell'amore non alimenta più il suo genio, rompe e cerca subito un altro amore. Così si conserva del primo il sapore, il desiderio, che trasferisce immediatamente alla nuova persona che gli appare più evocativa, più stimolante. E si butta nella avventura totalmente, anima e corpo, senza risparmiarsi, ma avendo sempre in mente con estrema chiarezza che il fine dell'amore, il suo senso, non è la creazione di una coppia, o di una famiglia, o di qualsivoglia altra cosa, ma solo la creazione artistica. Quando scoppierà la Prima [[guerra]] mondiale vi si butterà fino in fondo, come se fosse un altro amore, l'ultimo. ([[Francesco Alberoni]], in ''Sesso e Amore'')
*D'Annunzio un alto familiare che arricchì la nostra vita di miti poetici e alate illusioni. E se il Dannunzianesimo fu un nemico da vincere, noi, per una poesia che ci aiutò a vivere, dimentichiamo tutto quel che è terrestre: diciamo gloria a D'Annunzio e alla innocenza poetica che riscattò il limo di Adamo. ([[Francesco Flora]])
*Della noia e dell'ammirazione stupefatta per quel Cagliostro militarizzato della letteratura che fu d'Annunzio (Italia novecentesca al cubo) oggi non mi resta che la noia. [[Fiume (Croazia)|Fiume]] meritava più navi e commerci che puttanieri in stivali e "alalà". ([[Enzo Bettiza]])
*Gabriele {{sic|d'Annunzio}} non ha ancora toccato il cinquantesimo anno, e la sua bibliografia conta non meno di quaranta volumi, tra di versi e di prose, che nella massima parte attingono il limite della perfezione letteraria; e il suo nome, superate le barriere della gloria paesana, ha conquistato la fama universale degli scrittori che rivelano nella loro opera un qualche carattere fondamentale della psiche umana in un dato periodo del tempo.<br>Quale, questo carattere, nell'opera del d'Annunzio?<br>L'[[estetismo]] nell'amore. ([[Vincenzo Morello]])
*Gabriele D'Annunzio, piccolo e debole, sgambetta apparentemente timido davanti al conte Oldofredi, una delle persone più importanti del comitato. ([[Franz Kafka]])
*Il gran male di d'Annunzio è stato circondarsi di gente meschina e piccola che, vicino a lui, ascoltando lui, si credeva subito geniale, divina infallibile. ([[Ugo Ojetti]])
*L'arte del D'Annunzio è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara. ([[Giuseppe Antonio Borgese]])
*L'unico rivoluzionario in Italia. ([[Lenin]])
*L'uomo che piace alle donne è quello che racconta e ascolta. Gabriele D'Annunzio era basso, pelato, eppure ha avuto le dive e contesse più belle. ([[Emmanuele Jannini]])
*Ritengo che i tre scrittori dell'Ottocento naturalmente dotati di maggior ingegno fossero d'Annunzio, Kipling, Tolstoi. ([[James Joyce]])
*{{NDR|Sull'impresa di Fiume}} <br /> Si deve dire che ci fu un uomo il quale prese ad un tratto in pugno tutto il destino dell'impresa. Fu il gigante che inarcò le spalle a sorreggere il peso immane di uno sforzo pauroso: quello necessario ad impugnare un revolver ed a spianarlo contro la fronte di un altro uomo, per la fulminea eliminazione dell'ostacolo insormontabile. <br /> — Occorrono i camions? — interrogò egli. <br /> — Per l'appunto. <br /> — E vi disperate perché non ci sono? <br /> — Precisamente. <br /> — Allora, fermi tutti. Ci penso io! <br /> Non disse altro. Non chiese nulla. Non esitò un istante. Balzò in automobile e si precipitò a rotta di collo verso Palmanova. [...] <br /> Furono a un tratto faccia a faccia: quegli che voleva i camions e quegli che doveva darli. Due capitani. Due italiani. [...] <br /> Alla breve luce di una lampada, entro l'angusto spazio di una cameretta uso baracca, la polemica fu subito troncata da un gesto di minaccia. L'ufficiale di d'Annunzio sollevò il pugno armato di rivoltella all'altezza di quella fronte curva nel diniego inesorabile. E le parole della intimazione furono scandite nel silenzio con la voce tronca che mozza il respiro. <br /> — O tu cedi o io sparo! <br /> L'altro impallidì. Poi disse: <br /> — Cedo alla violenza. <br /> Non si sentiva di morire per 40 camions. E poi, quegli che lo fronteggiava non era un austriaco. Gli brillavano sul petto tre medaglie d'argento. E coteste tre medaglie ne aspettavano un'altra: d'oro. Era dunque un eroe autentico. Ed era precisamente il capitano degli arditi [[Ercole Miani]], triestino, conquistatore del Vodice. ([[Piero Belli]])
*Un altro poeta, il D'Annunzio, ha intuito l'essenza artistica della [[Gioconda]] facendo parlare l'artista stesso: «Dell'infinito feci i miei sorrisi». È bellissimo! È la più giusta e intelligente interpretazione dell'arte di Leonardo. ([[Matteo Marangoni]])
*Un fenomeno che neppure la critica di [[Benedetto Croce|Croce]] riuscì ad esorcizzare fu il fascino morboso esercitato dalla prosa e dalla poesia di Gabriele D'Annunzio. Fu questi un uomo che condusse una vita voluttuosa e stravagante, quasi sempre immerso nei debiti, alla ricerca costante di quanto risultasse spettacolare. Portava ogni cosa all'eccesso, rincorrendo sempre nuove esperienze e nuove follie, ansioso di superare chiunque altro in tutto, con più alte velocità, più forti passioni, una più sconcertante vita privata, più violente offese alle convenzioni. ([[Denis Mack Smith]])
* {{NDR|Sull'impresa di Fiume}} Debitore, poeta e guerriero si fusero in uno: egli decise l'impresa. ([[Emilio Lussu]])
===[[Giuliano Donati Petténi]]===
*Gabriele D'Annunzio, attentissimo a cogliere le voci del proprio secolo, sensibilissimo a tutte le manifestazioni dell'arte e della vita, fu partecipe dello spirito dominante, accolse le teorie del grande barbaro {{NDR|[[Richard Wagner]]}} che più di tutti riassunse la modernità, e mentre nella cadenza musicale della frase e nel frequente giuoco dei motivi conduttori portava una vera e ardita innovazione nella stilistica, riproduceva nella inquietudine psicologica de' suoi personaggi l'anima dei personaggi di Wagner, che è l'anima dell'epoca nostra.
*In nessun artefice mai, come nell'autore del ''Fuoco'', fu raggiunto l'ideal connubio tra le arti imitative (la poesia, la pittura) e la musica. Nulla egli lasciò d'intentato per accrescere la potenza del verbo; né lo studio assiduo degli antichi novellatori, né la ricerca dei vocaboli nei trattati della pittura e della scultura, né la risurrezione del ritmo ereditato dall'eloquenza latina.
*Io penso con [[Benedetto Croce]] che il D'Annunzio è un artista grande che occupa un alto posto nell'anima moderna e più l'occuperà in ciò che sarà detto la storia intellettuale dei nostri tempi. E penso che qualunque critica, qualunque commento, qualunque conclusione si vorrà trarre dalla sua arte, come qualunque parallelo si vorrà istituire tra lui e i grandi artefici, presenti, passati o futuri, non diminuirà né accrescerà minimamente la sua gloria o la sua importanza.
===[[Henry de Montherlant]]===
*''Il Notturno'' è un bel libro, e spesso un bellissimo libro. È disuguale, ma quale libro non è disuguale? Bisogna sfrondarlo, ma quale scrittore non è da sfrondare? L'occhio e l'orecchio del poeta raccolgono gli infinitamente piccoli più sottili: la sua memoria li registra; la sua fantasia li trasfigura e li amplifica. Nessun poeta ha più continuamente trasfigurato il reale. Egli stesso parla del suo «senso magico della vita». È proprio questo. E ha osservato come la perdita di un occhio avesse provocato in lui una prodigiosa affluenza di immagini. È stato, credo, il ''Notturno'' ad insegnarmi l'attenzione minuziosa e la precisione meticolosa che sono la base dell'arte stessa più trasfiguratrice.
*Non devo essere molto coraggioso poiché, nei momenti in cui cedevo, ho sempre cercato di rinfrancarmi rievocando il coraggio di un altro. Tutte le filosofie dell'antichità greca e romana – e dopo esse gli italiani del Rinascimento – sono tornate senza falsa vergogna su questo precetto dell'imitazione: immagina quello che avrebbe fatto il tal saggio o il tale eroe, nella circostanza in cui ti trovi, e cerca di fare come lui. [...] Ebbene, ammesso che qual cosa di lui gli sopravviva – ed è per poesia che lo supponiamo – il «fiumiste» può dire a se stesso che c'è almeno uno che, più di un mezzo secolo dopo quei minuti del 13 settembre 1916, rivolge l'animo ad essi quando sente il bisogno di trarsi fuori da una delle sue crisi di debolezza.
*Si vede sempre D'Annunzio come un uomo che mette in mostra i bicipiti. E Dio sa quanto lo ha fatto. È anche un uomo che ha sofferto, e questo non si vuole né vederlo né dirlo. Sofferto della propria ferita, ma di ciò non parliamo. Sofferto per la morte dei suoi compagni di guerra, e pare che questa sofferenza, da lui descritta, non sia né finta né esagerata.
===[[Filippo Tommaso Marinetti]]===
*Bisogna ad ogni costo combattere Gabriele d'Annunzio, perché egli ha raffinato con tutto il suo ingegno, i quattro veleni intellettuali che noi vogliamo assolutamente abolire:
:1º la poesia morbosa e nostalgica della distanza e del ricordo; 2º il [[sentimentalismo]] romantico grondant di chiaro di luna, che si eleva verso la Donna-Bellezza ideale e fatale; 3º l'ossessione della lussuria, col triangolo dell'adulterio, il pepe dell'incesto e il condimento del peccato cristiano; 4º la passione professorale del passato e la mania delle antichità e delle collezioni.
*Nei suoi versi c'è una triplice fonte di suoni, di profumi e colori che immergono il lettore in una riserie meravigliosa di cui si potrebbe trovare l'equivalente soltanto riunendo le qualità speciali di un [[Charles Baudelaire|Baudelaire]], di un [[Paul Verlaine|Verlaine]], di uno [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]], di uno [[Algernon Swinburne|Swinburne]].
*Una violenta simpatia mi obbliga sempre ad ammirare in lui il prestigioso seduttore, l'ineffabile discendente di [[Giacomo Casanova|Casanova]] e [[Cagliostro]] e di tanti avventurieri italiani, di cui restano leggendari l'astuzia, il coraggio vittorioso e l'infaticabile strategia diplomatica.
*Un Montecarlo di tutte le letterature.
===[[Aldo Palazzeschi]]===
*''Con amore ascetico ricordo le mete di quei giorni | ancora miei, non seppelliti dall'oblio: | San Clemente e la Madonna del Sasso, | Montiloro e il Castello del Trebbio | Montesenario San Gersolè l'Incontro... | E dove incontravo Gabriele D'Annunzio | del suo tempo più bello, | faceva le strade che facevo io | sul suo cavallo che si chiamava Malatesta | seguito da un levriero che si chiamava Sirio, | e che guardavo dal basso | come si guarda un monumento: | pareva che la storia passasse sopra di me | che di storia m'interessavo così poco.''
*Io, D'Annunzio non l'ho mai conosciuto, e pensare che i miei genitori avevano una villa a trecento metri dalla Capponcina. Ma a quel tempo noi non lo si amava D'Annunzio: si amava tanto da sé che non aveva bisogno del nostro amore. Noi si amava Pascoli. Ma adesso sì che lo amo. Nell'''Alcyone'' ci sono cose bellissime, specie quelle fiorentine: ''Lungo l'Affrico'', ''La sera fiesolana''.
*Nell'estate del 1898 [...] apparve un uomo a cavallo, seguito da un levriero elegante ed agilissimo. Era vestito di bianco e portava il cappello a grande tesa. Non andava che a cavallo inoltrandosi per stradine impervie, inerpicandosi fra i sassi e i dirupi del Crocifissalto e di Bargazzano, fin sulla cima dei monti che sovrastando la collina guardano al Mugello: [...] chiamando ogni tanto il bel levriero, ''Sirio'', per frenarne la nobile impazienza e l'avventuroso ardimento, ma non con voce di padrone autoritaria, calda bensì come quella di un amico.
=== [[Mario Praz]] ===
*L'abito dannunziano di costruirsi tutto dall'esterno, cercando se stesso negli altri, appropriandosi e riducendo a un comune denominatore le diverse fonti [...] ha fatto sì che l'opera complessiva del poeta presenti l'aspetto d'una monumentale enciclopedia del decadentismo europeo. Qualcosa di simile aveva tentato il Wilde, ma il Wilde, mimetico passivo, non possedeva il potere dannunziano di dare unità alla vasta macchina. Questo potere dannunziano, che poi è la stessa cosa della sua ispirazione, è null'altro che la «carnalità di pensieri», il dono di conferire a ogni pensiero «un peso di sangue», il dono del Verbo, che il D'Annunzio possiede a un grado per lo meno eguale del grande francese che gli fa riscontro per il periodo anteriore, Victor Hugo. A voler compendiare in una formula Hugo è il D'Annunzio del romanticismo, D'Annunzio il Victor Hugo del decadentismo.
*Moravia e Pasolini erano di una negatività che passava tutti i limiti. Come se d'Annunzio avesse fatto loro dei dispetti personali. L'avevano letto o no? Moravia disse che l'aveva letto con Bertolucci, il figliuolo del poeta, poeta anche lui. Diceva: "L'ho letto. Va tutto a pezzi. Non resta niente. Non è un poeta. È un letterato e per giunta di pessimo gusto". Ora, francamente, come lo leggevano? Se lo leggevano in quel tono, allora anche Petrarca diventa niente. Se uno legge l'Alcyone con il tono di Moravia [...] Pasolini disse: "L'unica cosa bella che ha scritto d'Annunzio è quando vide Pascoli per di dietro e osservò la nuca". Era molto pasoliniana questa osservazione [...] In quale caso della letteratura italiana è successo qualcosa di simile? A che cosa attribuirlo? Circostanze politiche, no, perché quel comportamento era cominciato molto prima. Magari da quella reazione futurista che voleva demolire tutto quello che era passato. Insomma, io credo che d'Annunzio sia il capro espiatorio di qualcosa. Di che cosa precisamente?
*Sontuoso personaggio araldico, re di fiori o di picche (o di tutt'e due) [...] mescolato per un caso strano nel mazzo bonario delle carte italiane, carte borghesi e popolane, coppe, bastoni, denari, spade.
*Una reazione allo stile dannunziano poteva essere legittima ai tempi del futurismo, ma oggi l'ostilità polemica degli scrittori verso d'Annunzio mi pare pecchi non d'avanguardismo, ma di [[passatismo]].
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Gabriele D'Annunzio, ''Alcione'', a cura di Ilvano Caliaro, Einaudi, Torino, 2010. ISBN 978-88-06-20324-5
*Gabriele D'Annunzio, ''Breviario mondano'', a cura di Paola Sorge, Mondadori, Milano, 1994. ISBN 88-04-38042-X
*Gabriele D'Annunzio, ''[http://www.gutenberg.org/cache/epub/27590/pg27590-images.html Cabiria: Visione storica del terzo secolo A. C.]'', Itala Film Torino, 1914.
*Gabriele D'Annunzio, ''Contemplazione della morte'', Opere Scelte, Arnoldo Mondadori Editore, 1966.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/58648/58648-h/58648-h.htm Elegìe Romane]'', Zanichelli, 1892.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/37849/37849-h/37849-h.html Il ferro]'', Treves, 1914.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/d/d_annunzio/il_fuoco/pdf/d_annunzio_il_fuoco.pdf Il fuoco]'', Fratelli Treves, Milano, 1900.
*Gabriele D'Annunzio, ''Il libro delle vergini'', Casa Editrice A. Sommaruga e C., Roma, 1884.
*Gabriele D'Annunzio, ''[[s:Il piacere|Il piacere]]'', Treves, Milano, 1894.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/27825/27825-h/27825-h.htm Isaotta Guttadàuro ed altre poesie]'', La Tribuna, 1886.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/52259/52259-h/52259-h.htm L'allegoria dell'autunno. <small>Omaggio offerto a Venezia</small>]'', Paggi, 1895.
*Gabriele D'Annunzio, ''La città morta'', 1896 (pubbl. 1898).
*Gabriele D'Annunzio, ''Le livre secret de Gabriele d'Annunzio et de Donatella Cross'', a cura di Pierre Pascal, Edizioni letterarie "Il Pellicano", Padova, 1947.
*Gabriele D'Annunzio, ''La figlia di Iorio'', BMM, 1957.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/23297/23297-h/23297-h.htm La Gioconda]'', Treves, 1922.
*Gabriele D'Annunzio, ''Le novelle della Pescara'', BMM, 1959.
*Gabriele D'Annunzio, ''Le vergini delle rocce'', BMM, 1957.
*Gabriele D'Annunzio, ''[[s:Maia|Maia]]'', ''[[s:Elettra|Elettra]]'', ''[[s:Alcyone|Alcyone]]'', ''[[s:Merope|Merope]]'', in ''[[s:Laudi|Laudi]]'', in ''Versi d'amore e di gloria'', vol. II, Mondadori Meridiani, Milano, 2004.
*Gabriele D'Annunzio, ''Per la morte di [[Giuseppe Verdi]]''; citato in [[Stefano Verdino]], ''Giuseppe Verdi. Un coro e terminiam la scena'', ''Poesia'', anno XIV, maggio 2001, n. 150, Crocetti Editore.
*Gabriele D'Annunzio, ''[http://www.archive.org/details/perlapigrandei00dannuoft Per la più grande Italia: orazioni e messaggi]'', Fratelli Treves, Milano, 1915.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/37123/37123-h/37123-h.html San Pantaleone]'', G. Barbèra editore, 1886.
*Gabriele D'Annunzio, ''Versi d'amore e di gloria'', Mondadori, 1982.
==Voci correlate==
*[[Alessandra Carlotti di Rudinì]]
*[[Lucy Napoli Prario]]
==Altri progetti==
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===Opere===
{{Pedia|Canto novo||(1886)}}
{{Pedia|Il piacere (romanzo)|''Il piacere''|(1889)}}
{{Pedia|Le vergini delle rocce||(1895)}}
{{Pedia|Il fuoco||(1900)}}
{{Pedia|Laudi||(1899-1903)}}
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Gaux
18878
/* Citazioni su Gabriele D'Annunzio */ altra di Morello
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[[Immagine:Gabriele D'Annunzio.jpg|right|thumb|Gabriele D'Annunzio]]
'''Gabriele D'Annunzio''' (1863 – 1938), poeta, scrittore, drammaturgo italiano.
==Citazioni di Gabriele D'Annunzio==
*A [[Fabio Tombari]], al fresco ingegno, che già con alcuna pagina mi sedusse, offro i talismani del [[Vittoriale]], ricordandomi che fui l'animaliere, amico del [[Firenzuola]].<ref>Citato in Lina Sacchetti, ''L'arte di Fabio Tombari e i giovani'', Pellegrini Editore, p. 98.</ref>
*A [[Lina Cavalieri]], alla massima testimonianza di Venere in terra, questo libro ove si esalta il suo potere.<ref>Dedica apposta al romanzo ''Il piacere'' donato a Lina Cavalieri, citato in ''Nel ricordo di Lina'', calendario 2014 stampato dal Comune di Onano in celebrazione del 70° anniversario della scomparsa della soprano e attrice.</ref>
*Ardisco non ordisco.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/653#c1833|621]]</ref>
*Arma la prora e salpa verso il Mondo.<ref>Da ''La Nave'', citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 504.</ref>
*''Ave dico. Per quante volte il mite | lume de li occhi suoi misericordi | ne' miei torbidi spiriti discordi | ridusse in pace ogni più trista lite''.<ref>Da ''Ave sorella''.</ref>
*Credo nell'esperienza di un fato che ci genera e ci costringe a sporcare la faccia del mondo per vedere come ce la caveremo. Per difendermi ho imparato a maneggiare il [[fango]]. In fondo solo con il fango una [[mano]] sapiente può costruire qualche cosa che resista al [[fuoco]]. Anche se i più lo maneggiano non per costruire, ma per insozzare e per distruggere.<ref name=rud>Da una lettera ad [[Alessandra Carlotti di Rudinì]]; citato in [[Gigi Moncalvo]], ''Alessandra Di Rudinì. Dall'amore per D'Annunzio al Carmelo'', Edizioni Paoline, 1994.</ref>
*Compagni, non è più tempo di parlare ma di fare; non è più tempo di concioni ma di azioni, e di azioni romane. <br /> Se considerato è come crimine l'incitare alla violenza i cittadini, io mi vanterò di questo crimine, io lo prenderò sopra me solo. <br /> Se invece di allarmi io potessi armi gettare ai risoluti, non esiterei; né mi parrebbe di averne rimordimento. <br /> Ogni eccesso della forza è lecito, se vale a impedire che la Patria si perda. Voi dovete impedire che un pugno di ruffiani e di frodatori riesca a imbrattare e a perdere l'Italia. <br /> Tutte le azioni necessarie assolve la legge di Roma.<ref>Dall<nowiki>'</nowiki>''Arringa al popolo di Roma in tumulto, la sera del XIII maggio MCMXV'', in ''Per la più grande Italia'', pp. 73-74.</ref>
*{{NDR|Sulla [[beffa di Buccari]]}} Credo che di rado uomini furono così compiutamente pronti a un'azione disegnata. Nulla manca; tutto è previsto. L'indugio non ci giova più; ci logora [...]. Ed ecco il meglio della beffa. Ripassiamo davanti a Prestenizze, ci ricacciamo nella strozza del nemico! Le sentinelle non tirano più. Non possono credere a tanta impertinenza. Certo la nostra sfacciata manovra le mette nel dubbio che si tratti di naviglio austriaco.<ref>Citato in Giammarco Menga, ''[https://www.focus.it/cultura/storia/italiani-il-vate-armato D'Annunzio: il Vate armato]'', ''Focus Storia'', n. 156, 7 ottobre 2019.</ref>
*''Era un ritorno. Il sole spandea per i boschi ducali, | precipitando, un fuoco torbido. Ma su l'acque, || chiuse da quel gran cerchio di tronchi infiammati, | un pallore | cupo regnava. Raggio non le feriva alcuno. || Chi nel divino grembo del lago adunava tant'ira? | Livide, mute, l'acque minacciavano; || come d'un lungo sguardo nemico seguivano il nostro | passo; vincean d'un freddo fascino i nostri cuori. || Una paura ignota ci strinse. Pensiero di morte | illuminò d'un lampo l'anima sbigottita. || Parvemi andar lungh'esso un lido letale, uno Stige; | e de l'amata donna l'ombra condurre meco. || Tutte di nostra vita lontana le imagini vaghe | si dissolveano; ed ecco, tutto era morte in noi, || tutto; ed il nostro amore, il nostro dolore, la nostra | felicità non altro eran che morte cose.''<ref>''Sul [[lago di Nemi]] (Villa Cesarini)'', ''Elegie Romane'', Zanichelli, Bologna, 1892, [https://www.liberliber.it/mediateca/libri/d/d_annunzio/elegie_romane/pdf/d_annunzio_elegie_romane.pdf, libro II, p. 33].</ref>
*[...] [[Francavilla al Mare|Francavilla]] dal gentile profilo moresco, candida, in una gloria di sole, intarsiata sul fondo azzurro del cielo.<ref>Da ''Fiore fiurelle'', in ''Terra vergine'', citato in [[Giorgio Caproni]], ''Il Girasole. {{small|Una rubrica radiofonica}}'', a cura di Giada Baragli, Firenze University Press, Firenze, 2017, ''[https://books.google.it/books?id=GWomDwAAQBAJ&lpg=PA69&dq=&pg=PA69#v=onepage&q&f=false p. 69]''.</ref>
*Heu! Heu! Heu! Alalà!<ref>[[Gridi di battaglia|Grido di guerra]] del 7 agosto 1917, citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/648#c1828|616]].</ref>
*Ho vinto. La convalescenza comincia. Vive, vivrà. In quella sera d'afa e di lampi muti, il commiato era in fondo agli [[Occhio|occhi]] dei [[Medico|medici]]. Essi esitavano di guardarmi. Uno, il più illustre, uscendo dalla stanza dove l'odore della dissoluzione si faceva intollerabile, mormorò: "soltanto il miracolo potrebbe...".<br/>Credo nel miracolo.<ref>da ''Solus ad Solam''.</ref><ref name=Pri>Citato in Lucy Napoli Prario, ''Tre abiti bianchi per Alesandra'', Mondadori, 1966.</ref>
*Il corpo del maggiore mantovano [[Pilade Bronzetti]] campeggia, occupa il terreno, non come un vinto, ma come un vincitore… Tutte le figure impallidiscono davanti a lui. Soltanto la grandezza della campagna è uguale alla grandezza dell'eroe. Guardando, si vede lo spazio, l'aria libera, quasi la fragranza terrestre …una nobiltà severa di linee che si succedono gridanti sino all'orizzonte chiarissimo. Le colline sono immerse in leggeri vapori e lontanano con un gusto di prospettiva veramente bello e giusto.<ref>Gabriele D'Annunzio, ''Scritti giornalistici'', a cura di A. Andreoli, vol. I, Milano 1996, pp. 481- 483.</ref><ref>Recensione del dipinto di Luigi Toro, ''La morte di Pilade Bronzetti a Castel Morrone'', pubblicata sul quotidiano romano ''La Tribuna''.</ref>
*Il [[mondo]] è la rappresentazione della sensibilità e del pensiero di pochi uomini superiori.<ref>Da '' Le vergini delle rocce'', Mondadori.</ref>
*Il [[piacere]] è il più certo mezzo di conoscimento offertoci dalla [[Natura]] e [...] colui il quale molto ha sofferto è men sapiente di colui il quale ha molto gioito.<ref>Da ''Il fuoco'', Mondadori.</ref>
*Il romanzo [[Naturalismo (letteratura)|naturalista]] è all'agonia. [...] {{sic|Quelli}} stessi scrittori che già furono la speranza della scuola naturalista, i collaboratori delle ''Soirées de Médan'', sembrano {{sic|omai}} stanchi e disgustati d'una forma che un tempo difendevano con tanto accanimento. La perplessità loro è miserevole. Essi dalle abitudini d'una volta sono ancor tenuti alla osservazione esteriore, alla descrizione esatta; e, insieme, dalla vigente moda letteraria son trascinati alla ricerca dell'analisi psicologica, in cui si smarriscono. Il Naturalismo dava loro una estetica ristretta, ma sicura e precisa. Essi l'hanno abbandonata senza prendere un indirizzo più netto; e nei loro libri ora non è né la viva analisi delle sensazioni esterne né, dirò così, la creazione logica di stati interiori. I loro romanzi sono, in una parola, incoerenti. La descrizione naturalista e l'analisi psicologica non vi s'uniscon mai così pienamente e perfettamente da produrre un vero e vivente organismo d'opera d'arte. La descrizione de' luoghi e delli avvenimenti, in somma, non è quasi mai messa d'accordo con le speciali condizioni intellettuali del «personaggio». Questo fondamentale error letterario de' romanzieri naturalisti trasformati proviene da un errore scientifico. Essi credono che le cose esteriori esistano fuori di noi, indipendentemente, e che quindi debbano avere per tutti gli spiriti umani una medesima apparenza.<ref>Dall'articolo ''L'ultimo romanzo'', 25 maggio 1888, rubrica ''Cronaca letteraria'', ''La Tribuna''; citato in Alighiero Castelli (a cura di), ''Pagine disperse; cronache mondane, letteratura, arte'', Bernardo Lux, Roma, 1913, [https://archive.org/stream/paginedispersecr00dannuoft#page/502 pp. 503-504].</ref>
*Il socialismo in Italia è un'assurdità. Fra quella gente e me esiste una barriera insormontabile. Sono e rimango individualista ad oltranza. Un individualista feroce. Mi piacque di entrare un istante nella fossa dei leoni; ma vi fui spinto dal disgusto per gli altri partiti.<ref>Citato in G. Prezzolini, ''Intervista sulla Destra'', a cura di C. Quarantotto, Edizioni del Borghese, 1978.</ref>
*Io ho quel che ho donato<ref>Motto inciso sull'ingresso del Vittoriale; citato anche in [[Vitaliano Brancati]], ''Paolo il caldo''.</ref> perché nella vita ho sempre amato.<ref>25 agosto 1922, da ''Siamo spiriti azzurri e stelle: diario inedito (17-27 agosto 1922)'', Giunti, 1995.</ref>
*Io intendo rimanere al Polo: voi mi lascerete lassù. Un uomo come me non può morire in un cataletto. Egli deve scomparire nel mistero di una leggenda. lo diverrò l'asse della Terra.<ref>Citato in Umberto Nobile, ''La tenda rossa. {{small|Memorie di neve e di fuoco}}'', Mondadori, 2002, p. 69. ISBN 88-04-51093-5</ref>
*Io sono un animale di [[lusso]]; e il [[superfluo]] m'è necessario come il [[respiro]].<ref>Da una lettera a [[Emilio Treves]], 1896; citato in [[Guglielmo Gatti]], ''Vita di Gabriele d'Annunzio'', Sansoni.</ref>
*Isabella forse in quell'ora viaggiava per [[Volterra]], a traverso le crete della Valdera, a traverso le biancane sterili; vedeva di là dalla collina gessosa riapparire all'improvviso su la sommità del monte come su l'orlo d'un girone dantesco il lungo lineamento murato e turrito, la città di vento e di macigno.<ref>Da ''Forse che sì forse che no''.</ref>
*L'Associazione del Fante Italiano aveva chiesto al Comandante un motto per la sua bandiera. Il Comandante rispose con questo scritto breve e vigoroso: Non vogliamo encomi! Il fante simbolico avrà il suo trofeo su la groppa brulla dell'Ermada o sul calvario maledetto del San Michele, mentre il fante contadino seguiterà a curvarsi sulla terra non sua e a rosicchiare il non suo tozzo, dopo aver tenuto nel fango marcio della trincea per tre anni le gambe gonfie e dopo aver per tre anni ingoiato il rancio freddo tra un servizio e un assalto. — Già nel tavolato di una baracca un veterano con le tasche piene di petardi e di sipe, dopo la discorsa di un generale sedentario scrisse col gesso la sentenza in suo latino: "Non voglamo ingomii". È il più fiero motto del fante italiano. Ecco orgogliosamente tradotto nel latino di Roma: ''Per se fulget''.<ref>''La Testa di Ferro'', giornale del Fiumanesimo, n. 25, Milano, 29 agosto 1920, citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/680#c1856|648]].</ref>
*L'[[automobile]] è femmina.<ref>Citato in [[Marco Pastonesi]] e Giorgio Terruzzi, ''Palla lunga e pedalare'', ''Dalai Editore'', 1992, p. 47. ISBN 88-8598-826-2.</ref>
*L'uomo è, sopra tutto, un animale accomodativo. Non c'è turpitudine o dolore a cui non s'[[adattamento|adatti]].<ref>Citato in ''Dizionario mondiale di Storia'', Rizzoli Larousse, Milano, 2003, p. 294. ISBN 88-525-0077-4</ref>
*La fiaccola sotto il moggio.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/767#c2054|735]].</ref>
*La mia ruota in ogni raggio, è temprata dal coraggio, e sul cerchio in piedi splende, la fortuna senza bende.<ref>Da ''Retro Porta Pia''.</ref>
*Lo [[stile]] è potenza isolatrice.<ref>Citato in [[Cristina Campo]], ''Gli imperdonabili'', quinta edizione, Adelphi, Milano, maggio 2002. ISBN 88-459-0256-0, p. 103.</ref>
*{{NDR|[[Volterra]]}} Le moli di San Giusto e della Badia, l'una ferrigna l'altra ferrugigna, pareva fossero per precipitare nella fauce; e con esse le restanti mura, e il Borgo, e la città sospesa, e tutte le sedi degli uomini piccole e fragili come i nidi delle rondini in sommo dell'immenso e inesorabile orrore.<ref>Da ''Forse che sì forse che no'', Ed. L'Oleandro.</ref>
*''Me ne frego'' è scritto nel centro del gagliardetto azzurro che l'altra notte consegnai ai serventi delle mie mitragliatrici blindate, tra i pinastri selvaggi della collina, al lume delle torce e delle stelle, mentre la piccola schiera dei volontari dalmati cantava il vecchio canto del Quarantotto, grande come il tuono dell'organo nelle navate di Sebenico o di Spalato. Il motto è crudo. Ma a Fiume la mia gente non ha paura di nulla, neppure delle parole.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/655#c1835|623]].</ref>
*«Nella mia vita errante vidi allora per la prima volta un gran fiume. M'apparve a un tratto, gonfio e veloce fra due ripe selvagge, in una pianura infiammata, quasi fosse stoppia, ai raggi orizzontali del sole che ne rasentava il limite come una ruota rossa. Sentii allora quel che v'è di divino in un gran fiume a traverso la Terra. Era l'[[Adige]], scendeva a Verona, dalla città di Giulietta».<ref>Da ''Il fuoco''; Citato in Giuliana Andreotti, ''Lo spazio acquatico trentino-tirolese'', saggio presente in ''I Quattro Elementi in <small>Trentino Alto Adige Tirolo</small> Acqua'', Terra Ferma, Vicenza, 2006, p. 30. ISBN 88-85341-10-1</ref>
*{{NDR|[[Filippo Palizzi]]}} [...] non è come noi sovreccitato dall'eccesso della vita cerebrale. È più puro, più ingenuo, più sano, più sincero di noi.<ref>Citato in Francesco Bruno, ''Il Decadentismo in Italia e in Europa'', a cura di Elio Bruno, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1998, p. 103. ISBN 88-8114-727-0</ref>
*Non ritroverete mai la vostra [[donna]] -amata, [[amante]]- così com'era quando da lei vi separaste..<ref>Citato in [[Dino Basili]], ''L'amore è tutto'', Tascabili economici newton, febbraio 1996, p. 15.</ref>
*Non temere! Accogli l'[[ignoto]] e l'impreveduto e quanto altro ti recherà l'evento; abolisci ogni [[proibizione|divieto]]; procedi sicuro e libero. Non avere omai sollecitudine se non di vivere. Il tuo fato non potrà compiersi se non nella profusione della vita.<ref>Da ''Le vergini delle rocce''.</ref>
*O beati quelli che più hanno, perché più potranno dare, più potranno ardere.<ref>Da ''Per la grande Italia, orazioni e messaggi'', Milano, 1915, p. 32.</ref>
*[[Osare]] l'inosabile.<ref>Motto scritto nelle bottiglie lanciate nelle acque di Buccari il 10 febbraio 1918); citato in Paola Sorge, ''Motti dannunziani'', Newton Compton editori, Roma, 1994<sup>1</sup>.</ref>
*Per noi era tutto un'ala di guerra, cuore e motore, tendini e tiranti, ossa e centine, sangue ed essenza, animo e fuoco, tutto una volontà di battaglia, uomo e congegno. L'ala si è rotta e arsa, il corpo s'è rotto e arso. Ma chi oggi è più alato di lui? Ditemelo. Chi oggi è più alto e più alato di lui? Ditemelo. [...] L'altra sera, la sera del solstizio che è per noi italiani una sorta di festa solare e segna questa volta il culmine della luce di Roma quando ci fu annunziata la trasfigurazione e l'ascensione di [[Francesco Baracca]] il Vittorioso, là, in un campo litoraneo, mentre i nostri uomini caricavano di bombe i nostri apparecchi, io dissi ai miei compagni che bene gli antichi nostri celebravano i funerali degli eroi con giochi funebri. E, per celebrare l'eroe nostro col solo rito degno di lui, io li condussi a un funebre gioco di guerra. Ritornammo e partimmo di nuovo, e ancora ritornammo e partimmo, finché la notte non fu consunta. <ref>Dall'orazione funebre per [[Francesco Baracca]] pronunciata a Quinto di Treviso il 26 giugno 1918.
[http://www.frontedelpiave.info/public/modules/Fronte_del_Piave_article/stampa.php?id_a=211]</ref>
*Perché siete fuggita? Nike, non volete essere il mio grande amore? Il solo [[coraggio]] vi manca perché non avete mai sentito tutto il [[mondo]] dentro di voi, non avete mai appartenuto a voi stessa.<br>Così la vostra fanciullezza se ne è andata come una inutile folata di petali in un soffio di [[malinconia]]: e la giovinezza vi ha trovata col forziere intatto. Esiste nella vostra anima tutta un'immensa zona di sensibilità inesplorata ed ignota a voi stessa. ''Chi vi sente'' la intuisce e talvolta riesce persino a percepirla come un ritmo istintivamente musicale emergente da una cacofonia. Io ho l'orecchio fine, Nike, miracolo biondo: ed ho tanta sete di lasciar cullare la mia anima da quel ritmo. Vi amo. Vi amo. E di questo amore e in questo amore sono [[Follia|folle]] e smarrito.<br>Gabriele.<ref name=rud/><ref name=Pri/>
*[[Piero di Cosimo]] [...] giocondo e facile pittore, forte ed armonioso colorista, che risuscitava liberamente col suo pennello le favole pagane.<ref>Da ''Il piacere'', libro I, cap. II, 1889; citato in ''{{small|L'opera completa di}} Piero di Cosimo'', introdotta e coordinata da Mina Bacci, Rizzoli, Milano, 1976, p. 12.</ref>
*Possedeva una scienza mirabile (ch'era forse un raro senso) di tutte le minime particolarità di tempo e di grado le quali concorrono a infinitamente variare sul rame l'efficacia dell'[[acquaforte|acqua forte]]... Quel natio senso quasi infallibile l'avvertiva del momento giusto, dell'attimo puntuale, in cui la corrosione giungeva a dare tal preciso valor d'ombra che nell'intenzion dell'artefice doveva avere la stampa.<ref>Citato in Salvatore Battaglia, ''Grande Dizionario della Lingua Italiana'', Vol. I, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1970, p. 130.</ref>
*Ricordati di [[osare]] sempre.<ref>1918, dai ''Taccuini'', Mondadori; citato in [[Roberto Gervaso]], ''La volpe e l'uva''.</ref>
:''[[w:Memento audere semper|Memento audere semper.]]''<ref>Scritta durante il tragitto in mare da Venezia a Buccari. Desumendola direttamente dall'acronimo ''MAS'', il poeta intendeva rendere omaggio con tale frase allo strumento bellico denominato ''Motoscafo Anti Sommergibile'' – derivato dalla ''Motobarca Armata SVAN'' – in uso nella prima guerra mondiale. Questo tipo di imbarcazione sarà poi impiegato in maniera massiccia durante la seconda guerra mondiale. La scritta ''Memento Audere Semper'' è posta sull'edificio del Vittoriale degli italiani (a Gardone Riviera) che ospita il MAS 96, usato da Gabriele d'Annunzio durante la Beffa di Buccari. Ne ''La beffa di Buccari'' (1918) d'Annunzio scrive: «Non torneremo indietro. Memento Audere Semper leggo su la tavoletta che sta dietro la ruota del timone: il motto composto poco fa, le tre parole dalle tre iniziali che distinguono il nostro Corpo {{NDR|MAS}}. Il timoniere ha trovato subito il modo di scriverle in belle maiuscole, tenendo con una mano la ruota e con l'altra la matita. Ricordati di osar sempre».</ref>
*''[[Roma]] nostra vedrai. La vedrai da' suoi colli: | dal Quirinale fulgido al Gianicolo, | da l'Aventino al Pincio più fulgida ancor ne l'estremo | vespero, miracol sommo, irraggiare i cieli... | Nulla è più grande e sacro. Ha in sé la luce d'un astro. | Non i suoi cieli irragia solo, ma il mondo, Roma''.<ref>Da ''Elegie Romane'', ''Congedo'', L'Oleandro.</ref>
*Si vive per anni accanto a un [[uomo|essere umano]], senza vederlo. Un giorno, ecco che uno alza gli occhi e lo vede. In un attimo, non si sa perché, non si sa come, qualcosa si rompe: una diga fra due acque. E due sorti si mescolano, si confondono e precipitano.<ref>Da ''Il ferro'', Treves.</ref>
*''Siamo trenta d'una sorte, | E trentuno con la morte. | Eia, l'ultima! Alalà!''<ref>Da ''Canzone del Quarnaro'', in "La Beffa di Buccari con aggiunti la Canzone del Quarnaro, il Catalogo dei Trenta di Buccari", Milano, 1918.</ref>
*Ti sento nei miei sensi e sento che i miei sensi non sanno che obbedire alla tua chiamata.<br> Ora, vedi, ho l'estasi del tuo possesso vero e solitario come volevo e insieme ho l'angoscia di aver perduto una parte di me. E sono tanto felice: mi sento giovane e potente come non mai; il mio [[cuore]] pulsa nelle mie vene il [[sangue]] di [[Prometeo]], e ho tanta voglia di piangere sulla tua [[bocca]] per farti sentire l'acredine delle mie [[Lacrime|lagrime]].<ref name=rud/>
*Tutto, infatti, è qui da me creato o trasfigurato. Tutto qui mostra le impronte del mio stile, nel senso che io voglio dare allo stile.<ref>Dall'atto di donazione del ''Vittoriale degli Italiani''.</ref>
*{{NDR|[[Filippo Tommaso Marinetti]]}} Un cretino fosforescente.<ref name="Marinetti54">Citato in Giordano Bruno Guerri, ''Filippo Tommaso Marinetti'', Mondatori, Milano, 2010, p. 54. ISBN 978-88-04-59568-7</ref>
*{{NDR|[[Henry de Montherlant]]}} Un poeta di gran razza.<ref>Citato in Félicien Marceau, ''Equilibrio dello spirito in un classico moderno'', ''La Fiera Letteraria'', anno VI, n. 45, 25 novembre 1951, p. 3.</ref>
*Una bella donna è mille volte più attraente quando esce dalle braccia di Morfeo che dopo un'accurata toilette.<ref>Da ''Memorie scritte da lui medesimo'', XV.</ref><ref name="sordi">Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
*[[Violante (Tiziano)|Violante]]! Vanita la favola che la voleva figliuola di Jacomo e amica di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]], ella non è se il nome di un incendio, o meglio il nome di una stagione ardente e ambrata intra Fusina e Murano. Il riflesso della sua bellezza nell'arte del Palma e del Vecellio si propaga di tavola im tavola, di tela in tela.<ref>Da ''La violante dalla bella voce'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1970, p. 37.</ref>
*''Vittoria nostra non sarai mutilata. Nessuno può frangerti i ginocchi né tarparti le penne. Dove corri? dove sali?''.<ref>Da ''Vittoria nostra, non sarai mutilata'', v. 63.</ref>
*{{NDR|Su [[Francesco Saverio Nitti]]}} Voi vi lasciate mettere sul collo il piede porcino del più abietto truffatore che abbia mai illustrato la storia del canagliume universale. Qualunque altro paese, anche la Lapponia, avrebbe rovesciato quell'uomo.<ref>Da una lettera a [[Benito Mussolini]]; citato in Renzo De Felice, ''Mussolini: Il rivoluzionario'', Einaudi, Torino, 1965, p. 560.</ref>
===Attribuite===
*Il paradiso è all'ombra delle spade.
**È in realtà una citazione di [[Maometto]].<ref>Da ''Il libro del governo'', 4681; citato in Tom Holland, ''Millennium. La fine del mondo e la nascita della cristianità'', traduzione di M. E. Morin, Il Saggiatore, 2010, [http://books.google.it/books?id=o4ByLMumEwoC&pg=PA106 p. 106]. ISBN 8842815535</ref> D'Annunzio la utilizzò in ''[[s:Merope/La canzone d'oltremare|La canzone d'oltremare]]'', ''Merope'', {{Source|Merope/La canzone d'oltremare|il paradiso è all'ombra delle spade|v. 36}} (1915); la citò nuovamente il 4 maggio 1919 in ''Gli ultimi saranno i primi. Discorso al popolo di Roma nell'Augusteo'';<ref>Cfr. Gabriele D'Annunzio, ''Contro uno e contro tutti'', Presso la Fionda, Roma, 1919, [http://archive.org/stream/controunoecontro00dannuoft#page/68/mode/2up p. 69].</ref> nel 1921, infine, la utilizzò (nella forma ''Il Paradiso all'ombra delle Spade'' o ''Il paradiso nell'ombre delle spade'') anche come titolo di un film di cui scrisse la sceneggiatura.<ref>Cfr. ''Il Carroccio'', Vol. XIII, n. 6, giugno 1921, [http://archive.org/stream/n06ilcarroccioit13newyuoft#page/664/mode/2up p. 665].</ref>
*Il più bel chilometro d'Italia.<ref>Citato in Gaetano Cingari, ''Reggio Calabria'', Laterza, 1988 e Michele D'Innella, ''Calabria – Guida del Touring Club Italiano'', Touring Editore, 1998. ISBN 88-365-1256-9, ISBN 978-88-365-1256-0</ref> {{NDR|riferendosi al [[w:Lungomare Falcomatà|Lungomare Falcomatà]] di [[Reggio Calabria]]}}
:{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} Il 27 marzo 1955, in occasione del Giro ciclistico della Provincia, durante la radiocronaca, [[Nando Martellini]] pronunciò la frase, attribuendola a Gabriele D'Annunzio. Secondo lo storico [[Agazio Trombetta]] tuttavia la citazione non appartiene a D'Annunzio, che non era mai stato a Reggio Calabria e non aveva mai scritto nulla a tal proposito, come confermato anche dalla Biblioteca Dannunziana.<ref>Cfr. Agazio Trombetta, ''La via marina di Reggio: il volto e l'anima tra passato e presente'', Culture, Reggio Calabria, 2001 e ''[http://www.zoomsud.it/cronaca/10428-e-martellini-sbotto-e-il-piu-bel-chilometro-ditalia-dannunzio-mai-messo-piede-a-reggio.html E Nando Martellini lanciò il più bel chilometro d'Italia. D'Annunzio? Mai messo piede a Reggio]'', ''ZOOMsud.it'', 12 aprile 2011.</ref>
==''Alcione''==
===[[Incipit]]===
<poem>Dèspota, andammo e combattemmo, sempre
fedeli al tuo comandamento. Vedi
che l'armi e i polsi eran di buone tempre.
O magnanimo, Dèspota, concedi
al buon combattitor l'ombra del lauro
ch'eri senta l'erba sotto i nudi piedi,
ch'eri consacri il suo bel cavallo sauro
alla forza dei Fiumi e in su l'aurora
ei conosca la gioia del [[Centauro]].
O Dèspota, ei sarà giovane ancòra!
Dàgli le rive i boschi i prati i monti
i cieli, ed ei sarà giovane ancòra!</poem>
===Citazioni===
*''Nascente [[luna]], in cielo esigua come | il sopracciglio de la giovinetta | e la midolla de la nova canna, | sí che il più lieve ramo ti nasconde | e l'[[occhio]] mio, se ti smarrisce, a pena | ti ritrova, pel [[sogno]] che l'appanna, | Luna, il rio che s'avvalla | senza parola erboso anche ti vide; | e per ogni fil d'[[erba]] ti sorride, | solo a te.'' (Da ''Lungo l'Affrico <small>Nella sera di giugno dopo la pioggia</small>'', pp. 48-49)
*''Serbansi i [[mela|pomi]] in orci unti di pece. | Anco serbansi in cave | dell'[[pioppo|oppio arbore]]; ovver tra la vinaccia | in [[pentola|pentole]], assai bene e lungamente.'' (Da ''L'aedo senza lira'', p. 74)
*''Taci. Su le soglie | del [[bosco]] non odo | parole che dici | umane; ma odo | parole più nuove | che parlano gocciole e [[foglia|foglie]] | lontane. | Ascolta. [[pioggia|Piove]] | dalle [[nuvola|nuvole]] sparse. | Piove su le [[tamerice|tamerici]] | salmastre ed arse, | piove sui [[pino|pini]] | scagliosi ed irti, | piove sui [[mirto|mirti]] | divini, | su le [[ginestra|ginestre]] fulgenti | di fiori accolti, | su i [[ginepro|ginepri]] folti | di coccole aulenti, | piove su i nostri volti | silvani, | piove su le nostre mani | ignude, | su i nostri [[vestito|vestimenti]] leggieri, | su i freschi pensieri | che l'anima schiude | novella, | su la favola bella | che ieri | t'illuse, che oggi m'illude, | o Ermione.'' (Da ''La pioggia nel pineto'', pp. 118-119)
*''[[Settembre]], sono mature le [[carrubo|carrube]]. Germa con sue maggiori quattro vele, | garbo o schirazzo, legni levantini | carichi di baccelli dolci e bruni | conduci verso l'[[Sardegna|isola dei Sardi]]. | E vien teco un odor di tetro miele. || La [[carrubo|siliqua]], che ingrassa la muletta | dall'ambio lene e in carestía disfama | la plebe dalla bianca dentatura,| lustra come i capelli tuoi castagni | mentre stai su la coffa alla vedetta. || Certo, d'olio di sèsamo son unte | quelle tue ciocche in forma di corimbi. | Certo, ritrovi or tu nel gran dolciore | del Mar Cilicio l'obliato carme | che alla Cipride piacque in Amatunte. || Settembre, teco esser vorremmo ovunque!'' (''Le carrube'', pp. 409-410)
==''Breviario mondano''==
*Già la [[scala (architettura)|scala]] di per se stessa, in un edifizio di lusso e di piacere, è forse la forma architettonica che meglio rappresenta la magnificenza, la solennità, la nobiltà. (p. 8)
*Le mie passioni sono le mie virtù. (p. 10)
*Prima, circa una trentina d'anni fa, tutte le donne erano brune, d'un bruno profondo e fatale, ''mer d'ébène noir ocèan, pavillon de ténèbres tendues'', come cantava Carlo Baudelaire. Ora, invece, una donna che non è bionda non è una donna. (p. 11)
*È insipida la gioia che non abbia in sé una promessa di dolore. (p. 21)
*Il viso dell'amore è osceno come quello di un pagliaccio vinoso. (p. 24)
*La [[Chiesa di San Luigi dei Francesi|Chiesa di San Luigi de' Francesi]] è l'ovile consueto dove tutte le pecorelle di Roma aristocratica e delle colonie straniere accorrono tre volte la settimana per purificarsi nella tiepida e opaca eloquenza del padre Le Méhauté. In verità, di tipiedo nella chiesa di San Luigi non c'è che l'eloquenza del predicatore. Spira per le navate un'aura così rigida e la luce anche, piovente dall'alto, è così grigia ch'io non so come le peccatrici possano resistere un'ora nella quasi immobilità del pregare e dell'ascoltare. (pp. 24-25)
*[[Ascanio Branca]], Ascanio politropo, quest'uomo meraviglioso che fa tutto e che si trova da per tutto e che è informato di tutto; questo deputato mondano che in una stessa giornata può trovarsi a colazione da una bella signora, muovere un'interpellanza al Parlamento, far atto di presenza a tre o quattro ''five 'o clock teas'', non mancare al pranzo di un'altra buona amica, cenare in compagnia allegra ed esser pronto a ricominciare da capo, Ascanio Branca svolgeva in un palco del Valle un suo singolarissimo sistema di filosofia erotica. E chi non conosce oramai il sistema dell'onorevole di Potenza? (p. 54)
*La [[piazza di Spagna]], la più bella piazza del mondo, una piazza in cui pare sia raccolto tutto il fascino della mollezza quirite, una piazza fatta per l'ozio, per la voluttà dell'ozio e per i convegni d'amore, per la guarigione dei convalescenti e per lo struggimento delli innamorati, per tutti quelli che amano i fiori, le donne, i ''sandwiches'', il thé, i tappeti orientali, la piazza di Spagna è un luminoso tepidario cattolico, protetto dalla Madonna ''fons amoris''! (pp. 54-55)
*Il solito gran concerto annuale di [[Augusto Rotoli]] aveva l'inesplicabile fascino che hanno su gli uomini e su le donne le consuetudini stupide, inutili e noiose. Ognuno andava e restava fino alla fine, così, senza sapere perché, con un'abnegazione inconsapevole, vinto da un affievolimento infinito, sentendo la sua volontà scomparire. (p. 65)
*Il giudizio popolare, in verità, non è molto favorevole all'architettura esterna del [[Teatro Drammatico Nazionale]]. Quella facciata ha un'aria di pretensione e di volgarità che si accorda mirabilmente con il vergognoso barocchismo dei quartieri alti; e sta tra la vecchia e la nuova Roma come un simbolo, come un assai feroce simbolo della tircheria e della piccineria moderna... (p. 67)
==''Canto novo''==
*''Ignudo le membra agilissime a'l sole ed a l'acqua.''
*''A 'l mare, a 'l mare, Lalla, a 'l mio libero tristo fragrante verde Adriatico.''
*''Chiedon l'esametro lungo salente i fantasmi che su dal core baldi mi fioriscono, e l'onda armonica al breve pentametro spira in un pispiglio languido di dattili.''
*''Ma ancora ancor mi tentan le spire volubili tue, o alata strofe, coppia di serpentelli alati.''
*''O falce di [[luna]] calante | che brilli su l'acque deserte, | o falce d'argento, qual messe di sogni | ondeggia a 'l tuo mite chiarore qua giú! || Aneliti brevi di foglie | di fiori di flutti da 'l bosco | esalano a 'l mare: non canto non grido | non suono pe 'l vasto silenzïo va || Oppresso d'amor, di piacere, | il popol de' vivi s' addorme... | O falce calante, qual messe di sogni | ondeggia a 'l tuo mite chiarore qua giú!''<ref>Sommaruga, Roma, 1883, [https://archive.org/details/cantonovo00dangoog/page/n93/mode/2up? pp. 87-88].</ref>
==''Contemplazione della morte''==
===[[Incipit]]===
A Mario da [[Pisa]]<br>Mio giovine [[amico]], per quella foglia di lauro che mi coglieste su la fresca tomba di Barga pensando al mio lontano [[dolore]], io vi mando questo libello dalla Landa oceanica dove tante volte a [[sera]] il mio ricordo e il mio [[desiderio]] cercarono una somiglianza del [[paese]] di sabbia e di ragia disteso lungo il [[Mare|mar]] pisano.
===Citazioni===
*Quando un grande [[poeta]] volge la fronte verso l'[[Eternità]], la [[mano]] pia che gli chiude gli occhi sembra suggellare sotto le esangui palpebre la più luminosa parte della bellezza terrena. (p. 21)
*Chi potrà dire quando e dove sien nate le figure che a un tratto sorgono dalla parte spessa e opaca di noi e ci apariscono turbandoci? Gli eventi più ricchi accaddono in noi assai prima che l'anima se n'accorga. E, quando noi cominciamo ad aprire gli occhi sul visibile, già eravamo da tempo aderenti all'invisibile. (p. 29)
*Qualora le Città nobili usassero far doni ai poeti, che mai avrebbe potuto donare [[Bologna]] all'estremo Omeride se non la testa dell'Athena Lemnia? (p. 29)
*L'[[anima]] della [[terra]] è notturna, ma la [[luce]] del [[sole]] la nasconde più che non la nasconda la tenebra. (p. 79)
*Da Giovanni Pascoli: ''Giova ciò solo che non muore, e solo<br>per noi non muore, ciò che muor con noi''.<ref>Sono i versi conclusivi del poemetto ''L'immortalità'', pubblicato dal Pascoli prima col titolo ''Il poeta e l'astrologo'' nel suo scritto ''Pensieri scolastici'' (su ''La Rassegna scolastica'', 16 dicembre 1896), quindi riscritto e incluso, in altra forma, nei ''Poemetti'' e, successivamente, nei ''Primi poemetti''.</ref> (p. 99)
==''Il libro delle vergini''==
===[[Incipit]]===
Il viatico uscì dalla porta della chiesa a mezzogiorno. Su tutte le strade era la primizia della [[neve]], su tutte le case era la neve. Ma in alto grandi isole azzurre apparivano tra le [[nuvola|nuvole]] nevose, si dilatavano su 'l palazzo di Brina lentamente, s'illuminavano verso la Bandiera. E nell'aria bianca, su 'l paese bianco appariva ora subitamente letificante il miracolo del sole.
===Citazioni===
*Un fiotto di sanità caldo la riempiva; certe sùbite gioie di vivere le muovevano il sangue, le mettevano nel petto quasi dei battimenti d'ale, le mettevano de' canti nella bocca. (Da ''Le Vergini'', p. 42)
*Solo il [[sambuco]] odorava dalle ampie antele candide fresco e mite, là entro. Le farfalle passavano fuggevoli; gruppi di chiocciole andavano qua e là strisciando tra le piante succose, lasciando le righe lucenti. (Da ''Favola sentimentale'', p. 103)
*Una stanchezza immensa le invadeva tutto l'essere; e in quella prostrazione ella conservava ancora la sensazione del ribrezzo che l'aveva scossa; mentre, dinanzi alla felicità crescente del mattino primaverile, un rimpianto amaro, il rimpianto di qualche cosa d'irrimediabile, singhiozzava in lei. Tutto era finito; ella era vecchia, ella doveva dunque morire. (Da ''Nell'assenza di Lanciotto'', p. 140)
===[[Explicit]]===
Io e Giacinta vedemmo allontanarsi la processioni tra le querci patriarcali, vedemmo li ultimi sventolamenti violacei nell'aria chiara, vedemmo brillare la croce su 'l diadema della [[Maria|Madonna]], perdersi poi tutte quelle forme mobili nel fiammeggiamento del sole che proteggeva la campagna deserta.
==''Il fuoco''==
===[[Incipit]]===
– Stelio, non vi trema il cuore, per la prima volta? – chiese la Foscarina con un sorriso tenue, toccando la mano dell'amico taciturno che le sedeva al fianco. – Vi veggo un poco pallido e pensieroso. Ecco una bella sera di trionfo per un grande poeta!
===Citazioni===
*Io pensava in un pomeriggio recente — tornando dai Giardini per quella tiepida [[riva degli Schiavoni]] che all'anima dei poeti vaganti potè sembrar talvolta non so qual magico ponte d'oro prolungato su un mare di luce e di silenzio verso un sogno di Bellezza infinito — io pensava, anzi assisteva nel mio pensiero come a un intimo spettacolo, alla nuziale alleanza dell'Autunno e di [[Venezia]] sotto i cieli.<br>Era per ovunque diffuso uno spirito di vita, fatto d'aspettazione appassionata e di contenuto ardore; che mi stupiva per la sua veemenza ma che pur non mi sembrava nuovo poichè io l'aveva già trovato raccolto in qualche zona d'ombra, sotto l'immobilità quasi mortale dell'Estate, e l'aveva anche sentito fra lo strano odor febrile dell'acqua vibrar quivi a quando a quando come un polso misterioso. — Così, veramente, questa pura Città d'arte aspira a una suprema condizione di bellezza, che è per lei un annuale ritorno come per la selva il dar fiori. Ella tende a rivelar sé medesima in una piena armonia quasi che sempre ella porti in sé possente e consapevole quella volontà di perfezione da cui nacque e si formò nei secoli come una creatura divina. Sotto l'immobile fuoco dei cieli estivi, ella pareva senza palpito e senza respiro, morta nelle sue verdi acque; ma non m'ingannò il mio sentimento quando io la indovinai travagliata in segreto da uno spirito di vita bastevole a rinnovare il più alto degli antichi prodigi.<br>Questo io pensava, assistendo allo spettacolo incomparabile che per un dono di amore e di poesia io poteva contemplare con occhi attentissimi la cui vista mi si mutava in visione profonda e continua... Ma con qual virtù potrò io mai comunicare a chi m'ascolta questa mia visione di bellezza e di gioia? Non v'è aurora e non v'è tramonto che valgano una simile ora di luce su le pietre e su le acque. Né subito apparire di donna amata in foresta di primavera è inebriante così come quella impreveduta rivelazione diurna della Città eroica e voluttuosa che portò e soffocò nelle sue braccia di marmo il più ricco sogno dell'anima latina. (I, ''L'epifania del fuoco''; pp. 52-54)
*Era come una landa stigia, come una visione dell'Ade: un paese di ombre, di vapori e di acque. Tutte le cose vaporavano e vanivano come spiriti. La [[luna]] incantava e attirava la pianura com'ella incanta e attira il mare: beveva dall'orizzonte la grande umidità terrestre, con una gola insaziabile e silenziosa. Ovunque brillavano pozze solinghe; si vedevano piccoli canali argentei riscintillare in una lontananza indefinita tra file di salci reclinati. La terra pareva perdere a ora a ora la sua saldezza e liquefarsi; il cielo poteva mirarvi la sua malinconia riflessa da innumerevoli specchi quieti. E di qua, di là, per la scolorata riviera, come i Mani d'una gente scomparsa le statue passavano passavano. (II, ''L'impero del silenzio''; pp. 305-306)
*Pensò la lentezza del [[dormiveglia]], l'indugio del sopore verso l'alba, quando la volontà velata guida leggermente il sogno felice. (II, ''L'impero del silenzio''; p. 340)
===Citazioni su ''Il fuoco''===
*''Il fuoco'' è un'opera, nel suo genere, perfettamente compiuta. L'ho riletta or ora: la sua bellezza, il suo potere d'incanto mi sono apparsi così evidenti come il primo giorno [...]. Come la maggior parte delle opere di D'Annunzio, esso prende i suoi spunti un po' dappertutto: dalla pittura, dalla scultura, dalla musica, e tuttavia la sua originalità è del più alto grado. ([[Henry de Montherlant]])
==''Il piacere''==
===[[Incipit]]===
L'anno moriva, assai dolcemente. Il [[sole]] di San Silvestro spandeva non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile, nel ciel di [[Roma]]. Tutte le vie erano popolose come nelle domeniche di [[maggio]]. Su la Piazza Barberini, su la Piazza di Spagna una moltitudine di vetture passava in corsa traversando; e dalle due piazze il romorìo confuso e continuo, salendo alla Trinità de' Monti, alla via Sistina, giungeva fin nelle stanze del palazzo Zuccari, attenuato.
===Citazioni===
*Si chinò verso il [[camino (edilizia)|caminetto]], prese le molle per ravvivare il fuoco, mise sul mucchio ardente un nuovo pezzo di ginepro. Il mucchio crollò; i carboni sfavillando rotolarono fin su la lamina di metallo che proteggeva il tappeto; la fiamma si divise in tante piccole lingue azzurrognole che sparivano e riapparivano; i tizzi fumigarono.<br>Allora sorse nello spirito dell'aspettante un ricordo. Proprio innanzi a quel caminetto Elena un tempo amava indugiare, prima di rivestirsi, dopo un'ora d'intimità. Ella aveva molt'arte nell'accumulare gran pezzi di legno su gli alari. Prendeva le molle pesanti con ambo le mani e rovesciava un po' indietro il capo ad evitar le faville. Il suo corpo sul tappeto, nell'atto un po' faticoso, per i movimenti de' muscoli e per l'ondeggiar delle ombre pareva sorridere da tutte le giunture, e da tutte le pieghe, da tutti i cavi, soffuso d'un pallor d'ambra che richiamava al pensiero la Danae del Correggio. Ed ella aveva appunto le estremità un po' correggesche, le mani e i piedi piccoli e pieghevoli, quasi direi arborei come nelle statue di Dafne in sul principio primissimo della metamorfosi favoleggiata.<br>Appena ella aveva compiuta l'opera, le legna conflagravano e rendevano un sùbito bagliore. Nella stanza quel caldo lume rossastro e il gelato crepuscolo entrante pe' vetri lottavano qualche tempo. L'odore del ginepro arso dava al capo uno stordimento leggero. Elena pareva presa da una specie di follia infantile, alla vista della vampa. ([[s:Il piacere/I#pagename3|cap. I, pp. 3-4]])
*Andrea vide nell'aspetto delle cose in torno riflessa l'ansietà sua; e come il suo desiderio si sperdeva inutilmente nell'attesa e i suoi nervi s'indebolivano, così parve a lui che l'essenza direi quasi erotica delle cose anche vaporasse e si dissipasse inutilmente. Tutti quelli oggetti, in mezzo a' quali egli aveva tante volte amato e goduto e sofferto, avevano per lui acquistato qualche cosa della sua sensibilità. Non soltanto erano testimoni de' suoi amori, de' suoi piaceri, delle sue tristezze, ma eran partecipi. ([[s:Il piacere/I#pagename28|cap. I, p. 16]])
*Quale amante non ha provato questo inesprimibile gaudio, in cui par quasi che la potenza sensitiva del [[tatto (senso)|tatto]] si affini così da avere la sensazione senza la immediata materialità del contatto? ([[s:Il piacere/I#pagename36|cap. I, p. 24]])
*''Ella'', ''ella'' era l'idolo che seduceva in lui tutte le volontà del cuore, rompeva in lui tutte le forze dell'intelletto, teneva in lui tutte le più segrete vie dell'anima chiuse ad ogni altro amore, ad ogni altro dolore, ad ogni altro sogno, per sempre, per sempre.... (Andrea: [[s:Il piacere/I#pagename41|cap. I, p. 29]])
*Bisogna ''fare'' la propria [[vita]], come si fa un'opera d'arte. Bisogna che la vita d'un uomo d'intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui. (padre di Andrea: [[s:Il piacere/II#pagename53|cap. II, p. 41]])
*Bisogna conservare ad ogni costo intiera la libertà, fin nell'ebrezza. La regola dell'uomo d'intelletto, eccola: ― ''Habere, non haberi''.<ref>Possedere, non essere posseduto.</ref> (padre di Andrea: [[s:Il piacere/II#pagename53|cap. II, p. 41]])
*Il [[rimpianto]] è il vano pascolo d'uno spirito disoccupato. Bisogna sopra tutto evitare il rimpianto occupando sempre lo spirito con nuove sensazioni e con nuove imaginazioni. (padre di Andrea: [[s:Il piacere/II#pagename53|cap. II, pp. 41-42]])
*Il [[sofisma]] [...] è in fondo ad ogni piacere e ad ogni dolore umano. Acuire e moltiplicare i sofismi equivale dunque ad acuire e moltiplicare il proprio piacere o il proprio dolore. Forse, la scienza della vita sta nell'oscurare la verità. La [[parola]] è una cosa profonda, in cui per l'uomo d'intelletto son nascoste inesauribili ricchezze. I Greci, artefici della parola, sono in fatti i più squisiti goditori dell'antichità. I sofismi fioriscono in maggior numero al secolo di Pericle, al secolo gaudioso. (padre di Andrea: [[s:Il piacere/II#pagename54|cap. II, p. 42]])
*Aveva la voce così insinuante che quasi dava la sensazione d'una carezza carnale; e aveva quello sguardo involontariamente amoroso e voluttuoso che turba tutti li uomini e ne accende d'improvviso la brama. ([[s:Il piacere/II#pagename61|cap. II, p. 49]])
*Ci sono certi sguardi di donna che l'uomo amante non iscambierebbe con l'intero possesso del corpo di lei. Chi non ha veduto accendersi in un occhio limpido il fulgore della prima tenerezza non sa la più alta delle felicità umane. Dopo, nessun altro attimo di gioia eguaglierà quell'attimo. ([[s:Il piacere/II#pagename69|cap. II, pp. 57-58]])
*Da certi suoni della voce e del riso, da certi gesti, da certe attitudini, da certi sguardi ella esalava, forse involontariamente, un [[fascino]] troppo afrodisiaco. ([[s:Il piacere/II#pagename73|cap. II, pp. 61-62]])
*Certo, quanto più la cosa da un uom posseduta suscita nelli altri l'invidia e la brama, tanto più l'uomo ne gode e n'è superbo. ([[s:Il piacere/II#pagename75|cap. II, p. 63]])c.
*Quell'aria aspettava il ''suo'' respiro; quei tappeti chiedevano d'esser premuti dal ''suo'' piede; quei cuscini volevano l'impronta del ''suo'' corpo. ([[s:Il piacere/III#pagename97|cap. III, pp. 85-86]])
*La [[convalescenza]] è una purificazione e un rinascimento. Non mai il senso della vita è soave come dopo l'angoscia del male; e non mai l'anima umana più inclina alla bontà e alla fede come dopo aver guardato negli abissi della morte. Comprende l'uomo, nel guarire, che il pensiero, il desiderio, la volontà, la conscienza della vita non sono la vita. Qualche cosa è in lui più vigile del pensiero, più continua del desiderio, più potente della volontà, più profonda anche della conscienza; ed è la sostanza, la natura dell'essere suo. Comprende egli che la sua vita reale è quella, dirò così, non vissuta da lui; è il complesso delle sensazioni involontarie, spontanee, incoscienti, istintive; è l'attività armoniosa e misteriosa della vegetazione animale; è l'impercettibile sviluppo di tutte le metamorfosi e di tutte le rinnovellazioni. Quella vita appunto in lui compie i miracoli della convalescenza: richiude le piaghe, ripara le perdite, riallaccia le trame infrante, rammenda i tessuti lacerati, ristaura i congegni degli organi, rinfonde nelle vene la ricchezza del sangue, riannoda su gli occhi la benda dell'amore, rintreccia d'intorno al capo la corona de' sogni, riaccende nel cuore la fiamma della speranza, riapre le ali alle chimere della fantasia. (cap. VI, pp. [[s:Pagina:Il piacere.djvu/173|161]]-[[s:Pagina:Il piacere.djvu/174|162]])
*Per la prima volta, infatti, il giovine conobbe tutta l'armoniosa poesia notturna de' [[Cielo notturno|cieli]] estivi.<br>Erano le ultime notti d'agosto, senza luna. Innumerevoli, nella profonda conca, palpitava la vita ardente delle constellazioni. Le Orse, il Cigno, Ercole, Boote, Cassiopea riscintillavano con un palpito così rapido e così forte che quasi parevano essersi appressati alla terra, essere entrati nell'atmosfera terrena. La [[Via Lattea]] svolgevasi come un regal fiume aereo, come un adunamento di riviere paradisiache, come una immensa correntìa silenziosa che traesse nel suo "miro gurge" una polvere di minerali siderei, passando sopra un àlveo di cristallo, tra falangi di fiori. Ad intervalli, meteore lucide rigavano l'aria immobile, con la discesa lievissima e tacita d'una goccia d'acqua su una lastra di diamante. Il respiro del mare, lento e solenne, bastava solo a misurare la tranquillità della notte, senza turbarla; e le pause eran più dolci del suono. (cap. VI, p. [[s:Pagina:Il piacere.djvu/177|165]])
*Il [[verso]] è tutto. ([[s:Il piacere/VI#pagename191|cap. VI, p. 179]])
*''[[Palazzo Schifanoia|Schifanoja]] in Ferrara (oh gloria d'Este!), | ove il Cossa emulò Cosimo Tura | in trionfi d'iddii su per le mura, | non vide mai tanto gioconde feste''. ([[s:Il piacere/VII#pagename203|cap. VII, p. 191]])
*Da che vi ho conosciuta, ho molto sognato per voi, di giorno e di notte, ma senza una speranza e senza un fine. Io so che voi non mi amate e che non potete amarmi. E pure, credetemi, io rinunzierei a tutte le promesse della vita per vivere in una piccola parte del vostro cuore... (Andrea: [[s:Il piacere/VIII#pagename238|cap. VIII, p. 226]])
*[...] il [[passato]] è come una tomba che non rende più i suoi morti. ([[s:Il piacere/IX#pagename248|cap. IX, p. 236]])
*Com'è debole e misera l'anima nostra, senza difesa contro i risvegli e gli assalti di quanto men nobile e men puro dorme nella oscurità della nostra vita [[inconscio|inconsciente]], nell'abisso inesplorato ove i ciechi sogni nascono dalle cieche sensazioni! Un sogno può avvelenare un'anima; un sol pensiero involontario può corrompere una volontà. ([[s:Il piacere/IX#pagename276|cap. IX, p. 264]])
*Riaccendere un amore è come riaccendere una [[sigaretta]]. Il tabacco s'invelenisce; l'amore, anche. (Giulio Muséllaro: [[s:Il piacere/XI#pagename332|cap. XI, p. 320]])
*Erano i primissimi tempi della felicità: egli usciva caldo di baci, pieno della recente gioja; le campane della Trinità de' Monti, di Sant'Isidoro, de' Cappuccini sonavano l'''Angelus'' nel crepuscolo, confusamente, come se fossero assai più lontane; all'angolo della via rosseggiavano i fuochi intorno le caldaje dell'asfalto; un gruppo di capre stava lungo il muro biancastro, sotto una casa addormentata; i gridi fiochi degli acquavitari si perdevano nella nebbia.... ([[s:Il piacere/XI#pagename345|cap. XI, p. 333]])
*A una porta, il cappellino di Elena urtò una portiera mal messa e si piegò tutto da un lato. Ella, ridendo, chiamò Mumps perché le sciogliesse il nodo del velo. E Andrea vide quelle mani odiose sciogliere il nodo su la nuca della desiderata, sfiorare i piccoli riccioli neri, quei riccioli vivi che un tempo sotto i baci rendevano un profumo misterioso, non paragonabile ad alcuno de' profumi conosciuti, ma più di tutti soave, più di tutti inebriante. ([[s:Il piacere/XI#pagename347|cap. XI, p. 335]])
*Io vi amo come nessuna parola umana potrà mai esprimere. Ho bisogno di voi. Voi soltanto siete ''vera''; voi siete la Verità che il mio spirito cerca. Il resto è vano; il resto è nulla. (Andrea: [[s:Il piacere/XII#pagename361|cap. XII, p. 349]]) {{NDR|[[dichiarazioni d'amore dai libri|dichiarandosi]]}}
*Io sono camaleontico, chimerico, incoerente, inconsistente. Qualunque mio sforzo verso l'unità riuscirà sempre vano. Bisogna omai ch'io mi rassegni. La mia legge è in una parola: N<small>UNC</small>. Sia fatta la volontà della legge. (Andrea: [[s:Il piacere/XII#pagename376|cap. XII, p. 364]])
*[...] e credere in te ''soltanto'', giurare in te ''soltanto'', riporre in te ''soltanto'' la mia fede, la mia forza, il mio orgoglio, tutto il mio mondo, tutto quel che sogno, e tutto quel che spero.... (Andrea: [[s:Il piacere/XIV#pagename428|cap. XIV, p. 416]])<br />
===Citazioni su ''Il piacere''===
*''Il Piacere'' fu uno dei primi libri con cui, quarant'anni fa, feci conoscenza con l'arte moderna, uno dei primi ch'ebbero influsso su di me. ([[Robert Musil]])
==''L'innocente''==
===[[Incipit]]===
Andare davanti al giudice e dirgli: «Ho commesso un delitto. Quella povera creatura non sarebbe morta se io non l'avessi uccisa. Io, Tullio Hermil, io stesso l'ho uccisa».<br />
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*E l'avvenire mi apparve spaventoso, senza speranza. L'immagine indeterminata del nascituro crebbe, si dilatò, come quelle orribili cose informi che vediamo talvolta negli incubi ed occupò tutto il campo. Non si trattava d'un rimpianto, d'un rimorso, d'un ricordo indistruttibile, ma di un essere vivente. Il mio avvenire era legato a un essere vivente d'una vita tenace e malefica; era legato a un estraneo, a un intruso, a una creatura abominevole contro cui non soltanto la mia anima ma la mia carne, tutto il mio sangue e le mie fibre provavano un'avversione bruta, feroce, implacabile fino alla morte, oltre la morte. Pensavo: "chi avrebbe mai potuto immaginare un supplizio peggiore per torturarmi insieme l'anima e la carne? Il più ingegnosamente efferato dei tiranni non saprebbe concepire certe crudeltà ironiche... Non erano ancora manifesti nella persona di Giuliana i segni esterni: l'allargamento dei fianchi, l'aumento del volume del ventre. Ella si trovava dunque ancora ai primi mesi: forse al terzo, forse al principio del quarto. Le aderenze che univano il feto alla matrice dovevano esser deboli. L'[[aborto]] doveva essere facilissimo. Come mai le violente commozioni della giornata di Villalilla e di quella notte, gli sforzi, gli spasmi, le contratture, non l'avevano provocato? Tutto m'era avverso, tutti i casi congiuravano contro di me. E la mia ostilità diveniva più acre. Impedire che il figlio nascesse divenne il mio segreto proposito. Tutto l'orrore della nostra condizione veniva dall'antiveggenza di quella natività, dalla minaccia dell'intruso. Come mai Giuliana, al primo sospetto, non aveva tentato ogni mezzo per distruggere il concepimento infame? Era stata ella trattenuta dal pregiudizio, dalla paura, dalla ripugnanza istintiva di madre? Aveva ella un senso materno anche per il feto adulterino?
*Io credevo che per me potesse tradursi in realtà il sogno di tutti gli uomini intellettuali: – essere costantemente infedele a una donna costantemente fedele.
*L'[[uomo]] a cui è dato [[sofferenza|soffrire]] più degli altri, è ''degno'' di soffrire più degli altri.<ref>Da ''L'innocente'', Mondadori.</ref>
== ''La città morta'' ==
*'''Bianca Maria''': Mangereste, Anna, un'arancia profumata? Vorreste trovarvi ora in un giardino siciliano? <br /> ''Anna fa un gesto nell'aria come per trarre a sé la fanciulla.'' <br /> '''Anna''': Che strana voce v'è venuta alle labbra, ora, Bianca Maria! Sembra una voce nuova: come una che dormiva e che si sveglia all'improvviso...<br /> '''Bianca Maria''': Vi stupisce il mio desiderio? Non vi piacerebbe d'avere su le ginocchia un canestro di frutti? Ah, con che avidità io ne mangerei! A Siracusa camminavamo nei boschi d'aranci, vedendo fra i tronchi splendere il mare: gli alberi avevano su i rami gli antichi frutti e i nuovi fiori; i petali ci cadevano sul capo come una neve odorante; e noi mordevamo la polpa succulenta come si morde il pane.<br /> ''Anna tende di nuovo le mani per attrarre mentre l'altra resta ancora un po' discosta.''<br /> '''Anna''': Là voi vorreste vivere. Là, là è la gioia! Tutto il vostro essere chiede la gioia, ha bisogno di gioia. Ah come deve brillare oggi la vostra giovinezza! Il desiderio di vivere s'irradia dalla vostra persona come il calore da un focolare. Lasciate che io riscaldi le mie povere mani!<br />''Bianca Maria le si appressa, e si siede ai piedi di lei su uno sgabello basso. Come Anna le tocca le gote, ella ha un brivido palese.''<br /> '''Bianca Maria''': Perché sono fredde le vostre mani, Anna?<br /> '''Anna''': Tutto il vostro viso batte come un polso violento.<br /> '''Bianca Maria''': Il sole m'ha accesa. Di là, alla mia finestra, son rimasta a guardare sotto il sole. La pietra del davanzale era quasi rovente. Qui, anche, tutta la stanza omai è invasa dal sole. La striscia arriva là, sino ai piedi dell'Ermete. Siamo sedute sul margine d'un rivo d'oro. Inchinatevi un poco.<br />''Anna, toccandola vagamente sul viso, su i capelli.''<br /> '''Anna''': Come tu ami il sole! Come tu ami la vita! Ho udito un giorno Alessandro dirti che somigliavi alla Vittoria che si dislaccia i sandali. Mi ricordo... ad Atene... in un marmo dolce come un avorio, una figura delicata e impetuosa che dava il desiderio del volo, d'una corsa aerea senza termine... Mi ricordo: la sua piccola testa si disegnava nella curva dell'ala che pendeva in riposo dall'Omero. Alessandro diceva che l'impazienza del volo era diffusa in tutte le pieghe della tunica e che nessun'altra imagine rappresentava più vivamente il dono della celerità divina.... Noi vivemmo per qualche tempo nell'incanto della sua grazia giovenile. Ogni giorno salivamo all'Acropoli per rivederla.... È vero che voi le somigliate, Bianca Maria?<br /> ''Bianca Maria, turbata dalla maniera singolare della cieca che continua a toccarla.''<br /> '''Bianca Maria''': Io sono senza ali. Voi me le cercate inutilmente. (atto I, scena III)
==''Laudi''==
[[File:D'Annunzio - Merope, 1912.djvu|page=5|thumb|Dedica autografa]]
===''Alcyone''===
*''[[Settembre]], andiamo. È tempo di migrare. | Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori | lascian gli stazzi e vanno verso il mare''. (''[[s:Alcyone/I pastori|I pastori]]'', vv. 1-3)
*''Taci. Su le soglie | del bosco non odo | parole che dici | umane; ma odo | parole più nuove | che parlano gocciole e foglie | lontane''. (''La pioggia nel pineto'', vv. 1-7)
*''Palpita, sale, | si gonfia, s'incurva, | s'alluma, propende. | Il dorso ampio splende | come cristallo; | la cima leggiera | s'arruffa | come criniera | nivea di cavallo. | Il vento la scavezza. | L'[[onda]] si spezza'' [...] (da ''L'onda'', {{Source|Alcyone/L'onda|Palpita|vv. 30-40}})
====''La sera fiesolana''====
*''Fresche le mie [[parola|parole]] ne la [[sera]] | ti sien come il fruscìo che fan le [[foglia|foglie]] | del [[gelso]] ne la man di chi le coglie''. (vv. 1-3)
*''Laudata sii pel tuo viso di perla, | o Sera, e pe' tuoi grandi umidi occhi ove si tace | l'acqua del cielo || Dolci le mie parole ne la sera | ti sien come la pioggia che bruiva | tepida e fuggitiva''. (vv. 15-20)
*''Laudata sii per le tue vesti aulenti, | o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce | il fien che odora!'' (vv. 32-34)
*''Laudata sii per la tua pura morte, | o Sera, e per l'attesa che in te fa palpitare | le prime [[stella|stelle]]''! (vv. 49-51)
==== ''L'oleandro'' ====
*''Erigone, Aretusa, Berenice, | quale di voi accompagnò la [[notte]] | d'estate con più dolce melodìa | tra gli oleandri lungo il bianco mare?'' (vv. 1-4)
*''"Il [[Giorno]]" disse pianamente Erigone | verso la luce "non potrà morire. | Mai la sua faccia parve tanto pura, | non ebbe mai tanta soavità". | Era la sua parola come il vento | d'estate quando ci disseta a sorsi | e nella pausa noi pensiamo i fonti | dei remoti giardini ov'egli errò.'' (vv. 17-24)
*''Pur, profondando nella sabbia i nudi | piedi, io sentia partirsi lentamente | il buon calor del tramontato [[sole]].'' (vv. 30-32)
*''Tutto allora fu grande, anche il mio cuore. | Oh poesia, divina libertà!'' (vv. 49-50)
*''Così ci parve riudire il [[canto]] | delle Sirene, dalla nave concava | di prora azzurra, fornita di ponti, | veloce, in un doloroso ritorno | spinta dal vento al frangente del mare, | né ci difese [[Odisseo]] dal periglio | con la sua cera; ma il cuore, non più | libero, novellamente anelava.'' (vv. 65-72)
*''O Aretusa, perché non ho il tuo nome? | Nascesti tu nell'isola di [[Siracusa|Ortigia]] | come l'amor del violento fiume?'' (vv. 102-104)
*''O Glauco, ti sovvien della [[Sicilia]] | bella?" Ed io più non vidi la grande Alpe, | il bianco mare. Io dissi: "Andiamo, andiamo!"'' (vv. 111-113)
*''Ti sovvien della bella Doriese | nomata [[Siracusa]] nell'effigie | d'oro cò suoi [[delfino|delfini]] e i suoi [[cavallo|cavalli]], | serto del mare?'' (vv. 114-117)
*''Scendemmo al porto. Ti sovvien dell'ora? | Un rogo era l'Acropoli in Ortigia; | ardevano le nubi su 'l Plemmirio | belle come le statue su 'l fronte | dei templi; parea teso dalla forza | di Siracusa il grande arco marino.'' (vv. 128-133)
*''E noi gridammo, e un súbito clamore | corse lungo le stoe quando la nave | piena d'eternità giunse all'approdo. | Portatrice di gloria, ella vivea | magnanima, sublime.'' (vv. 134-138)
*''ma sì vivea divinamente d'una | cosa ch'ella recava d'oltremare, | al re Ierone vincitor col carro; | ma la facea magnanima e sublime | una cosa recata d'oltremare, | più lieve che corona d'oleastro: | l'Ode, foggiata di parole eterne".'' (vv. 149-155)
*''"E' vero, è vero!" io dissi. "Mi sovviene". | Ed il cuore profondo mi tremò, | tremò della divina poesia. | "Mi sovviene. Era l'Ode trionfale: | Canta Demetra che regna i feraci | campi siciliani, e la sua figlia | cinta di violette! Canto, o Clio, | dispensatrice della dolce fama, | la corsa dei cavalli di Ierone!'' (vv. 156-164)
*''varcammo l'Istmo pel diolco. Quivi | eroi vedemmo e [[Pindaro]] con loro. | Ed obliammo l'[[usignolo|usignuol]] di Ceo | per l'[[aquila]] tebana. Era la tua | mitica luce sul [[Tirreno]], o madre | Ellade,'' (vv. 176-181)
*''Ma non sostenne il nostro cuor mortale | quel silenzio sublime. Si piegò | verso il [[sorriso]] delle donne nostre. | E Derbe disse ad Aretusa: "Quando | fiorì di rose il lauro trionfale?". | Era la donna giovinetta alzata, | mutevole onda con un viso d'oro, | tra gli oleandri;'' (vv. 207-214)
*''Disse Aretusa: "Bene io te 'l dirò" | mutevole onda con un viso d'oro. | Disse: "Inseguiva il re Apollo Dafne | lungh'esso il fiume, come si racconta.'' (vv. 219-222)
*''Rapido il re Apollo più l'incalza, | infiammato desio, per lei predare. | All'alito del dio doventa fiamma | la chioma della ninfa fluvïale.'' (vv. 230-233)
*''M'odi tu? M'odi tu? Dafne, sei muta? | Rispondi! " Abbrividiscono le frondi | sino alla vetta. Nel silenzio un breve | murmure spira. "M'odi tu? Rispondi!" | Move la vetta un fremito più lieve. | Poi tutto tace e sta. Sotto i profondi | cieli le rive alto silenzio tiene. | Il bellissimo lauro è senza pianto; | il dolore del dio s'inalza in canto. | Odono i monti e le valli serene.'' (vv. 364-373)
*''E' l'[[alba]], è l'alba. Il dio si desta: un grido | di meraviglia irraggia tutti il lido. | Brilla di rose il lauro trionfale!"'' (vv. 398-400)
*''"Sol d'[[oleandro]] voglio laurearmi" | io dissi. Ed Aretusa era contenta; | e recise per me altri due rami | e fè l'atto di cingermi le tempie | dicendomi: "Pè tuoi novelli carmi!"'' (vv. 410-412)
*''E il giorno estivo non potea morire, | ma sorrideva sopra il bianco mare | silenziosamente senza fine; | e la notte, che avea parte ineguale, | spiava il bel nemico dalle chiostre | dei monti azzurra come te, Cyane.'' (vv. 416-421)
*''"Il Giorno" disse "non potrà morire.'' (vv. 432)
*''Pur tanto è dolce che la Notte oscura | non già lo spegne ma di lui s'accende,'' (vv. 439-440)
*''Orione si slaccia l'armatura, | e Boote si volge, e Cinosura | vacilla; e l'Orsa anche impallidirà. | Oblia la Notte tutte le sue stelle | e il duolo antico degli amanti umani. | Che con lei piangeremo ella non sa.'' (vv. 472-477)
*''O Notte, piangi tutte le tue stelle!'' (vv. 478)
*''[...] | Il grido dell'[[allodola]] domani | dall'amor nostro ci disgiungerà". | Un'altra era con noi, ma restò muta, | tra gli oleandri lungo il bianco mare.'' (vv. 479-482)
===''Elettra''===
*''E l'altro monte, e l'altro monte ei vede, | l'[[Monte Erice|Erice]] azzurro, solo tra il mare e il cielo | divinamente apparito, la vetta | annunziatrice della Sicilia bella!'' (''[[s:Elettra/La notte di Caprera|La notte di Caprera]]'', IX, vv. 23-26)
*''Così edificò [[Victor Hugo|Egli]] | nella luce e nell'ombra | l'opera d'eterne parole | che ingombra l'orizzonte | umano con la sua mole | immensa''. (''[[s:Elettra/Nel primo centenario della nascita di Vittore Hugo|Nel primo centenario della nascita di Vittore Hugo]]'')
*''Ma il tutto è in [[Victor Hugo|lui]]. Nel suo petto | concluso è il mondo''. (''[[s:Elettra/Nel primo centenario della nascita di Vittore Hugo|Nel primo centenario della nascita di Vittore Hugo]]'')
*''O deserta bellezza di [[Ferrara]], | ti loderò come si loda il vólto | di colei che sul nostro cuor s'inclina | per aver pace di sue felicità lontane''. (''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (I)|cap. I]], vv. 1-4)
*''O [[Pisa]], o Pisa, per la fluviale | melodìa che fa sì dolce il tuo riposo | ti loderò come colui che vide | immemore del suo male | fluirti in cuore | il sangue dell'aurore | e la fiamma dei vespri | e il pianto delle stelle adamantino | e il filtro della luna oblivioso.'' (''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (I)|cap. I]], vv. 28-36)
*''Ravenna, glauca notte rutilante d'oro, | sepolcro di violenti custodito | da terribili sguardi, | cupa carena grave d'un incarco | imperiale, ferrea, construtta | di quel ferro onde il Fato | è invincibile, spinta dal naufragio | ai confini del mondo, | sopra la riva estrema!'' (''Le città del silenzio'', [[s:Pagina:D'Annunzio - Laudi, II.djvu/166|pp. 152-153]], vv. 55-63)
*''[[Urbino]], in quel palagio che s'addossa | al monte, ove Coletto il Brabanzone | tessea l'Assedio d'Ilio, ogni Stagione | l'antica istoria tesse azzurra e rossa.'' (Urbino, vv. 1-4, in ''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (II)|cap. II]])
*''Non alla solitudine scrovegna, | o [[Padova]], in quel bianco april felice | venni cercando l'arte beatrice | di [[Giotto]] che gli spiriti disegna; || né la maschia virtù d'[[Andrea Mantegna]], | che la Lupa di bronzo ebbe a nutrice, | mi scosse; né la forza imperatrice | del Condottier che il santo luogo regna. || Ma nel tuo prato molle, ombrato d'olmi | e di marmi, che cinge la riviera | e le rondini rigano di strida, || tutti i pensieri miei furono colmi | d'amore e i sensi miei di primavera, | come in un lembo del giardin d'Armida.'' (Padova, in ''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (II)|cap. II]])
*''Tu vedi lunge gli uliveti grigi | che vaporano il viso ai poggi, o [[Serchio]], | e la città dall'arborato cerchio, | ove dorme la [[Ilaria del Carretto|donna]] del [[Paolo Guinigi|Guinigi]]. | Ora dorme la bianca fiordaligi | chiusa ne' panni, stesa in sul coperchio | del bel sepolcro; e tu l'avesti a specchio | forse, ebbe la tua riva i suoi vestigi. | Ma oggi non Ilaria del Carretto | signoreggia la terra che tu bagni, | o Serchio, sì fra gli arbori di Lucca | rosso vestito e fosco nell'aspetto | un pellegrino dagli occhi grifagni | il qual sorride a non so che Gentucca.'' ([[Lucca]], in ''Le città del silenzio'', [[s:Elettra/Le città del silenzio (II)|cap. II]])
==== ''Nel primo centenario della nascita di Vincenzo Bellini'' ====
*''Nell'isola divina che l'etnèo | Giove alla figlia di Demetra antica | donò ricca di messi e di cavalli, | di lunghe navi e di città potenti, | d'aste corusche e di cerate canne, | di magnanimi eroi e di pastori | melodiosi,'' (vv. 1-7)
*''dal santo lido ove apparì l'Alfeo | terribile che tenne la sua brama | immune dentro all'infecondo sale, | da Ortigia ramoscel di Siracusa, | che fu sorella a Delo e abbeverava | nell'orrore notturno la sirena | ai fonti ascosi,'' (vv. 8-14)
*''Dove il veglio Stesicoro per Ilio | ereditò la cecità di [[Omero]], | dove Pindaro assunse ai cieli il carro | del re Ierone fondatore d'[[Etna]] | e [[Teocrito]] addusse tra i bifolchi | eloquenti le Càriti dal fresco | fiato silvano,'' (vv. 49-55)
*''Egli è morto, l'Orfeo dorico è morto! | Sicelie Muse, incominciate il carme | fùnebre! O rosignoli, annunziate | ad Aretusa ch'egli è morto'' (vv. 96.100)
*''Inno di gloria, irràggiati dei raggi | più fulgidi recando all'ansiosa | moltitudine, accolta nel Teatro | riconsacrato dalla reverenza, | l'imagine del giovine Cantore. | auspice e i testimonii del fatale | suolo ove nacque.'' (vv. 128-134)
*''Saluta, mentr'ei viene, Inno, l'ignita | vetta e il lido aretùside, sospiro | d'[[Atene]], e le vocali selve, e i fiumi | che il chiaro Ionio beve, e [[Siracusa]] | e [[Taormina]] e la natal [[Catania|Catana]] | con l'orme che v'impressero congiunte | Ellade e [[Roma]].'' (vv. 145-151)
*''[[Italia]], Italia, quale messaggero | di popoli trarrà da quel silenzio | venerando il messaggio che s'attende? | Quivi taluno interroga i vestigi? | pacato curvasi ad apprender come | si tagli il marmo per edificare | immortalmente?'' (vv. 169-175)
*''Saluta, nella gloria del Cantore | fiorito a piè dell'Etna, | l'Aventino sul Tevere d'Italia, | il monte che salivano i Carmenti | aedi del Futuro; | però che tutto alla Gran Madre torni | e d'ogni raggio s'orni | il suo capo che sta sopra la Terra. | Sveglia i dormenti e annunzia ai desti: "I giorni | sono prossimi. Usciamo all'alta guerra!"'' (vv. 207-216)
[[File:D'Annunzio - Merope, 1912.djvu|page=7|thumb|Frontespizio di "Merope" del 1912]]
===''Maia''===
*''Un salso rogo estratto col [[timone]] | e la [[polena|polèna]] della nave rotta, | ch'ha la tortile forma del Tritone.''<ref>Da ''Alle Pleiadi e ai Fati'', Citato in Salvatore Battaglia, ''Grande Dizionario della Lingua Italiana'', XIII, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1986, p. 731.</ref>
*''[...] la mia anima visse come diecimila!'' ([[s:Maia/I|cap. I]], vv. 80-81)
*''Nessuna cosa mi fu aliena, nessuna mi sarà! [...] Laudata sii [[Diversità]] delle creature, sirena del mondo!'' (cap. I)
*''Tutto fu ambito e tutto fu tentato. Ah perché non è infinito come il desiderio il potere umano? [...] Tutto fu ambito e tutto fu tentato. Quel che non fu fatto io lo sognai; e tanto era l'ardore che il sogno eguagliò l'atto.'' (cap. I)
*{{NDR|[[Ulisse]]}} ''Sol con quell'arco e con la nera | sua nave, lungi dalla casa | d'alto colmigno sonora | d'industri telai, proseguiva | il suo necessario travaglio | contra l'implacabile Mare.'' (cap. IV, vv. 58-63)
====Citazioni su ''Maia, Laus vitae''====
*Scritta precipitosamente nel tempo, essa è vertiginosa nel ritmo... La esaltazione della sfrenata libertà individuale che è nel concetto si manifesta anche nella forma: la pindarica strofa di ventun versi, rapida come un galoppo serrato, rapinosa come un torrente, col suo battito violento imprime al poema una tale velocità che perfin le lunghissime enumerazioni e le quasi indiane verbosità rotolano come valanghe, e gli ottomilaquattrocento versi della Laude si slanciano verso la fine con la snellezza delle dieci strofe di un inno guerresco... Energiche, fresche, vibranti sono le parole... Diritto e fugace il periodo. ([[Giuseppe Antonio Borgese]])
*Una Divina Commedia capovolta. ([[Giuseppe Antonio Borgese]])
===''Merope''===
*''In Cristo Re o [[Genova]], t'invoco. | Avvampi. Odo il tuo Cìntraco, nel caldo | vento, gridarti che tu guardi il fuoco. | Non Spinola né Fiesco né Grimaldo | trae con la stipa. Il sangue del Signore | bulica nella tazza di smeraldo.'' (da ''La canzone del sangue'', {{Source|Merope/La canzone del sangue||vv. 1-6}})
*''Così tu veleggiasti alla seccagna | di Tripoli, con uno de' tuoi Doria | buon predatore, o [[Genova]] grifagna; | ché padroni e nocchieri di Portoria | e di Prè, stanchi d'oziare a bordo, | tentarono l'impresa per galloria.'' (da ''La canzone del sangue'', {{Source|Merope/La canzone del sangue||vv. 28-33}})
*''Quei di [[Salerno]] il lor lunato golfo, | gli archi normanni, tutta bronzo e argento | la porta di Guïsa e di Landolfo | aveansi in cuore, e l'arte e l'ardimento | onde tolse lo scettro ad Alberada | Sigilgaita dal quadrato mento.'' (da ''La canzone del Sacramento'', {{Source|Merope/La canzone del Sacramento|Quei di Salerno|vv. 127-132}})
*''[[Taranto]], sol per àncore ed ormeggi | assicurar nel ben difeso specchio, | di tanta fresca porpora rosseggi? | A che, fra San Cataldo e il tuo più vecchio | muro che sa Bisanzio ed Aragona, | che sa Svevia ed Angiò, tendi l'orecchio? | Non balena sul Mar Grande né tuona. | Ma sul ferrato cardine il tuo Ponte | gira, e del ferro il tuo Canal rintrona. | Passan così le belle navi pronte, | per entrar nella darsena sicura, | volta la poppa al ionico orizzonte.'' (da ''La canzone dei Dardanelli'', {{Source|Merope/La canzone dei Dardanelli||vv. 1-12}})
== ''Le livre secret de Gabriele d'Annunzio et de Donatella Cross'' ==
*La via è tacita. S'ode a quando a quando un passo che si dilegua. La stanza dove scrivo ha nella volta la storia di [[Anchise]] salvato da Enea, l'incendio di Troia. E guardo quelle figure ch'empirono di strani sogni la mia infanzia. Le ore suonano al campanile di mattone. Si ode lo strepito d'un treno sul ponte. Tutto ha un'eloquenza di rimpianto e di irreparabile perdizione. Chi sa da qual profondità è venuta a me questa notte! (17 marzo 1910, p. 315)
*Tutto m'intenerisce e tutto mi ferisce qui. Vivo in ogni cosa, e sono ad ogni cosa estraneo. Sento in tutte queste creature il mio medesimo sangue e sono infinitamente lontano da loro. E la vecchia casa è pur sempre impregnata della mia vita puerile se pur ieri ne fossi uscito fanciullo. (17 marzo 1910, p. 315)
*Eri laggiù, sola sola, come una principessa incantata. Non vivevi se non per attendere il tuo diletto. Abbiamo respirato ''in realtà'' il sogno che affatica invano il cuore dei poeti. Tu sola per ''me'' solo! Il mondo era lontano. La malattia era una cosa divina, era il nutrimento stesso dell'amore. Mai più non toccheremo una cima, così rimota. Stamani dinanzi alla siepe silenziosa, dinanzi alla casa deserta, ho sentito che la vita si vendicherà di tanta bellezza. Pur creandola, noi medesimi non la conoscevamo pienamente. La conosciamo e la piangiamo ora nel ricordo. (5 ottobre 1910, p. 321)
==''Notturno''==
===[[Incipit]]===
Ho gli occhi bendati. Sto supino nel letto, col torso immobile, col capo riverso, un poco più basso dei piedi. Sollevo leggermente le ginocchia per dare inclinazione alla tavoletta che v'è posata.<ref name=sordi/>
===Citazioni===
*''Un prossimo giorno sarà sprofondato nella terra, calato nella fossa, sepolto. Quattro volte remoto. Mi pareva ancor mio, dianzi, se bene difformato. Ora è prigione. Ha con sé le rose su i suoi piedi rotti. Non si potrebbe levare, neppure se il Cristo lo chiamasse. La piastra di piombo lo grava. La saldatura è compiuta, il suggello è perfetto. Ora è là, non più con la nostra aria, con l'aria che io respiro, ma con la sua aria, con l'aria della tomba, con l'aria dell'eternità, che non consumano i suoi polmoni entro le sue costole infrante.''<ref>Gabriele D'Annunzio, Notturno, Fratelli Treves, Milano, 1921, pag. 88.</ref>
==''Per la morte di Giuseppe Verdi''==
===[[Incipit]]===
''Si chinaron su di lui tre vaste fronti | terribili, col pondo | degli eterni pensieri e del dolore: | [[Dante Alighieri]] che sorresse il mondo | in suo pugno ed i fonti | dell'universa vita ebbe in suo cuore; | [[Leonardo da Vinci|Leonardo]], signore | di verità, re dei dominii oscuri, | fissa pupilla a' rai de' Soli ignoti; | il ferreo [[Michelangelo Buonarroti|Buonarroti]] | che animò del suo gran disdegno in duri | massi gli imperituri figli, i ribelli eroi | silenziosi onde il Destino è vinto. | Vegliato fu da' suoi | fratelli antichi il creatore estinto''.
===Citazioni===
*''La melodia suprema della Patria | in un immenso coro | di popoli salì verso il defunto. | Infinita, dal Brènnero al Peloro | e dal Cimino al Catria, | accompagnò nei cieli il figlio assunto''.
*''La bellezza e la forza di sua vita, | che parve solitaria, | furon come su noi cieli canori. | Egli trasse i suoi cori | dall'imo gorgo dell'ansante folla''.
*''Diede una voce alle speranze e ai lutti. | Pianse ed amò per tutti. | Fu come l'aura, fu come la polla''.
*''Nella notte così gli eterni spirti | riconobbero il Grande | cui sceso era pe' tempi il lor retaggio. | Il titano giacea senza ghirlande, | senza lauri né mirti, | sul coronato del suo crin selvaggio''.
==''Trionfo della morte''==
===[[Incipit]]===
Ippolita, quando vide contro il parapetto un gruppo di uomini chini a guardare nella strada sottoposta, esclamò soffermandosi:<br>
«Che sarà accaduto?»<br />
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*Ecco, io sono vivo, io respiro. Qual è la sostanza della mia vita? Ed in balia di quali forze? Sotto l'impero di quali leggi? Io non mi posseggo, io sfuggo a me stesso, il senso che io ho del mio essere è simile a quello che può avere un uomo il quale, condannato a restare su un piano di continuo ondeggiante e pericolante, senta di continuo a mancargli l'appoggio, dovunque egli posi il piede. Io sono perpetuamente ansioso e neanche la mia ansietà è ben definita. Io non so se sia l'ansietà del fuggiasco inseguito alla calcagna o di chi insegue senza mai raggiungere. Forse l'una e l'altra insieme.
*La volontà di vivere si ritirava da lui a poco a poco, come il calore abbandona un cadavere. L'esistenza di lei non era per sempre avvelenata?
*Ha voluto morire per non aver potuto rendere la sua vita conforme al suo sogno.
*Per me, esiste. Egli ora esiste per me solo.
*Un amore sano e forte mi potrebbe guarire.
*C'è sulla Terra una sola ebrezza durevole: la sicurità nel possesso di un'altra creatura, la sicurezza assoluta, incrollabile. Io cerco questa ebrezza. Io vorrei poter dire:- la mia amante, vicina o lontana, non vive se non del pensiero di me; ella è sottomessa con gioia ad ogni mio desiderio, ha la mia volontà per unica legge; s'io cessassi d'amarla, ella morirebbe; spirando ella non rimpiangerà se non il mio amore.
*Le mille fatalità ereditarie gli impedivano di avvicinarsi all'ideale agognato dal suo intelletto.
*Io penso che da morta ella raggiungerà la suprema espressione della sua bellezza. Morta!
*E s'ella morisse? Ella diventerebbe materia di pensiero, una pura idealità. Io l'amerei oltre la vita, senza gelosia, con un dolore pacato ed eguale.
*Ella è una preziosa amante; è la mia creatura.
*"L'uno, sempre, è l'ombra dell'altra" egli pensò " Dov'è la Vita è il Sogno; dov'è il Sogno è la Vita".
*Tutte quelle facoltà mimiche appunto concorrevano a rendere più visibile in lei, per gli occhi di Giorgio, il predominio della vita corporea inferiore.
*"Il desiderio!" pensò, Giorgio, richiamato così alla sua donna, alla corporale tristezza del suo amore. "Chi ucciderà il desiderio?"
*"Ella è dunque la Nemica" pensò Giorgio, "Finché vivrà, finché potrà esercitare sopra di me il suo impero, ella m'impedirà di porre il piede su la soglia che scorgo. E come ricupererò io la mia sostanza, se una gran parte è nelle mani di costei? Vano è aspirare a un nuovo mondo, a una vita nuova. Finché dura l'amore, l'asse del mondo è stabilito in un solo essere e la vita è chiusa in un cerchio angusto. Per rivivere e per conquistare, bisognerebbe che io m'affrancassi dall'amore, che io mi disfacessi della Nemica..."
*Credi nella linea visibile e nella parola proferita. Non cercare oltre il mondo delle apparenze creato dai tuoi sensi meravigliosi. Adora l'illusione.
*Ella appariva così, la donna di delizia, il forte e delicato strumento di piacere, l'animale voluttario e magnifico destinato ad illustrare una mensa, a rallegrare una mensa, a rallegrare un letto, a suscitare le fantasie ambigue d'una lussuria estetica. Ella così appariva nello splendore massimo della sua animalità: lieta, irrequieta, pieghevole, morbida, crudele.
*La sua forma è disegnata dal mio desiderio; le sue ombre sono prodotte dal mio pensiero. Ella, quale mi appare in tutti gli istanti, non è se non l'effetto di una mia continua creazione interiore. Ella non esiste se non in me medesimo.
*Gravis dum suavis!
*Perché dunque la terribile "volontà" della Specie si ostinava in lui con tanto accanimento a richiedere, a strappare il tributo vitale da quella matrice devastata già dal morbo, incapace di concepire? Mancava alla donna amata il più alto mistero del Sesso.
*Io mi vestirò delle menzogne che senza fine produrrà il tuo desiderio. Sono più forte del tuo pensiero. L'odore della mia pelle può dissolvere in te un mondo.
*Egli non riconosceva se non il Trionfo della Vita.
*"Non aspirava se non ad essere egli medesimo l'eterna voluttà del Divenire..."
*"Certo" egli pensava "la Musica lo iniziò al mistero della Morte; gli mostrò di là dalla vita un notturno impero di meraviglie." Perché dunque non avrei io la stessa iniziatrice allo stesso mistero. Non era stata, per lui e per Demetrio, la Musica una Religione? Non aveva ad entrambi ella rivelato il mistero della vita suprema?
*Ricostruì quel meraviglioso Tempio della Morte. "Datemi una maniera nobile di trapassare! Che la Bellezza distenda uno de' suoi veli sotto il mio ultimo passo! Questo soltanto imploro al mio Destino."
== ''Più che l'amore'' ==
* Non soffro perché tu mi abbia mentito, ma perché non posso più crederti.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Cabiria: Visione storica del terzo secolo A. C.''===
È IL VESPERO. GIÀ SI CHIUDE LA TENZONE DEI CAPRAI, CHE LA MUSA DORICA ISPIRA SU I FLAUTI DISPARI « A CUI LA CERA DIEDE L'ODOR DEL MIELE ». E BATTO RITORNA DAI CAMPI ALLA CITTÀ, AL SUO GIARDINO DI CATANA IN VISTA DELL'ETNA.<!-- Tutto in maiuscolo nel testo -->
===''Elegìe Romane''===
<poem>Quando (al pensier, le vene mi tremano pur di dolcezza)
io mi partii, com'ebro, da la sua casa amata,
su per le vie che ancora fervean de l'estreme diurne
opere, de' sonanti carri, de' rauchi gridi,
tutta sentii dal cuore segreto l'anima alzarsi
cupidamente, e in alto, sopra le anguste mura,
fendere l'ignea zona che il vespro d'autunno per cieli
umidi, tra nuvole vaste, accendea su Roma.</poem>
===''Forse che sì, forse che no''===
«Forse,» rispondeva la donna quasi protendendo il sorriso contro il vento eroico della rapidità, nel battito del suo gran velo ora grigio ora argentino come i salici della pianura fuggente. [...]<br>
«Vi prendete gioco di me?»<br>
«Tutto è gioco.»<br />
Il furore penetrò nel petto dell'uomo chino sul volante della rossa macchina precipitosa...<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===''Il ferro''===
'''La voce''': Mortella, Mortella, sei là?<br>
'''Mortella''': Oh, la Rondine!
===''Il fuoco''===
===[[Incipit]]===
– Stelio, non vi trema il cuore, per la prima volta? – chiese la Foscarina con un sorriso tenue, toccando la mano dell'amico taciturno che le sedeva al fianco.<br>– Vi veggo un poco pallido e pensieroso. Ecco una bella sera di trionfo per un grande poeta!<br>Uno sguardo le adunò negli occhi esperti tutta la bellezza diffusa per l'ultimo crepuscolo di settembre divinamente, così che in quell'animato cielo bruno le ghirlande di luce che creava il remo nell'acqua da presso cinsero gli angeli ardui che splendevano da lungi su i campanili di [[Basilica di San Marco|San Marco]] e di San Giorgio Maggiore.
===''Isaotta Guttadàuro ed altre poesie''===
<poem>Mentre Lucrezia Borgia, in nuziale
pompa, venìa con piano
incedere (la veste lilïale
risplendea di lontano)
tra i cardinali principi in vermiglia
cappa, che con ambigui
sorrisi riguardavano la figlia
de ’l papa,—ne’ contigui
atrj i coppieri, adolescenti flavi
che rispondeano a un nome
sonoro ed arrossian come soavi
fanciulle ed avean chiome
lunghe, i coppieri d’Alessandro sesto
tenean coppe d’argento
entro la man levata, e con un gesto
d’umiltà grave e lento
offeriano a le molte inclite dame
le rose ed i rinfreschi.</poem>
===''L'allegoria dell'autunno''===
<poem>Il munifico sire Autunno, il dio
cui non più la matura uva compone
intorno il nero crin cerchio d'oblío
né come al fauno del selvaggio Edone
alto in man brilla il cembalo giulío</poem>
===''La fiaccola sotto il moggio''===
'''Donna Aldegrina''' — Annabella, Annabella, non senti come tremano le mura? Che è mai questa romba? La casa crolla?<br />
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===''La figlia di Iorio''===
''Nella terra d'[[Abruzzo|Abruzzi]], or è molt'anni''.<br>Atto Primo<br>Scena Prima<br>''Splendore, Favetta e Ornella, le tre sorelle, saranno in ginocchio davanti alle tre arche del corredo nunziale, chine a scegliere le vestimenta per la sposa. La loro fresca parlatura sarà quasi gara di canzoni<br>a mattutino''.<br>'''SPLENDORE''': Che vuoi tu, Vienda nostra?<br>'''FAVETTA''': Che vuoi tu, cognata cara?<br>'''SPLENDORE''': Vuoi la veste tua di lana?<br>o vuoi tu quella di seta<br>a fioretti rossi e gialli?<br>'''ORNELLA''': ''cantando''<br>Tutta di [[verde]] mi voglio vestire, tutta di verde per Santo Giovanni,<br>ché in mezzo al verde mi venne a fedire...<br>Oilì, oilì, oilà!<br>'''SPLENDORE''': Ecco il busto dei belli ricami<br>con la sua pettorina d'[[argento]],<br>la gonnella di dodici téli,<br>la collana di cento coralli<br>che ti diede la [[madre]] tua nova.<br>'''ORNELLA''': ''cantando''<br>Tutta di verde la camera e i panni.<br>Oilì, oilì, oilà!
===''La Gioconda''===
Appariscono su la soglia della prima porta Silvia Settala e Lorenzo Gaddi il vecchio, avanzandosi l'una a fianco dell'altro, entrando insieme nella freschezza primaverile.<br>
'''Silvia Settala''': Ah, sia benedetta la vita! Per aver sempre tenuta accesa una speranza, oggi io posso benedire la vita.<br>
'''Lorenzo Gaddi''': La vita nuova, cara Silvia, buona creatura coraggiosa, così buona e così forte! La tempesta è passata. Ecco che Lucio ritorna a voi, pieno di riconoscenza e di tenerezza, dopo tanto male. Sembra ch'egli rinasca. Dianzi aveva gli occhi d'un bambino.
===''Le novelle della Pescara''===
Il Viatico uscì dalla porta della [[chiesa (architettura)|chiesa]] a mezzogiorno. Su tutte le strade era la primizia della [[neve]], su tutte le case la neve. Ma in alto grandi isole azzurre apparivano tra le nuvole nevose, si dilatavano sul palazzo di Brina lentamente, s'illuminavano verso la Bandiera. E nell'aria bianca, sul [[paese]] bianco appariva ora subitamente il miracolo del sole.<br>Il viatico s'incamminava alla [[casa]] di Orsola dell'Arca. La gente si fermava a veder passare il prete incedente a capo nudo, con la stola violacea, sotto l'ampio ombrello scarlatto, tra le lanterne portate dai clerici accese. La campanella squillava limpidamente accompagnando i Salmi sussurrati dal prete. I cani vagabondi si scansavano nei vicoli al passaggio. Mazzanti cessò di ammucchiare la neve all'angolo della piazza e si scoprì la zucca inchinandosi. Si spandeva in quel punto dal forno di Flaiano nell'aria l'odore caldo e sano del [[pane]] recente.
===''Le vergini delle rocce''===
Io vidi in questi [[Occhio|occhi]] mortali in breve tempo schiudersi e splendere e poi sfiorire e l'una dopo l'altra perire tre [[Anima|anime]] senza pari: le più belle e le più ardenti e le più misere che sieno mai apparse nell'estrema discendenza d'una razza imperiosa.<br>Su i luoghi dove la loro desolazione, la loro grazia e il loro [[orgoglio]] passavano ogni [[giorno]], io colsi pensieri lucidi e terribili che le antichissime rovine delle [[città]] illustri non mi avevano mai dato.
===''San Pantaleone''===
La gran piazza sabbiosa scintillava come sparsa di pomice in polvere. Tutte le case a torno imbiancate di calce avevano una singolare luminosità metallica, parevano come muraglie d'una immensa fornace presso ad estinguersi. In fondo, i pilastri di pietra della chiesa riverberavano l'irradiamento delle nuvole e si facevano rossi come di granito; le vetrate balenavano quasi contenessero lo scoppio d'un incendio interno; le figurazioni sacre prendevano un'aria viva di colori e di attitudini; tutta la mole ora, sotto lo splendore del nuovo fenomeno crepuscolare, assumeva una più alta potenza di dominio su le case dei Radusani.
==Citazioni su Gabriele D'Annunzio==
*A D'Annunzio non interessa trasmettere alcunché, vuole solo costruire delle strutture e per costruire saccheggia la totalità del vocabolario italiano. ([[Giorgio Manganelli]])
*Avrei una sola domanda da farvi in risposta alla vostra lettera: perché mi parlate così? Voi "maestro di vita"… siete così inesperto nell'interpretare gli atteggiamenti e i gusti delle [[Donna|donne]] che incontrate? E allora vi parlerò chiaramente: desidero di essere lasciata alla mia [[solitudine]] che mi è cara, che mi è rifugio.<br>No, Maestro, non voglio essere il vostro grande [[amore]] e non voglio cullare la vostra [[anima]] al ritmo musicale del mio canto. Non amo cantare. Amo i cavalli, i [[Cane|cani]], la caccia, e tutte le cose che mi mettono in condizione di provare agli [[Uomo|uomini]] che non tutte le donne sono animali da preda. Nella nostra ultima passeggiata mi avete chiamata "Nike", e nella vostra lettera mi chiamate ancora così. Perché? Quale [[vittoria]] rappresento io? La Vostra o la mia? Ditemi in che modo avete riportato una vittoria su me; ditemi su chi o su che cosa ho io riportato una vittoria. Ho piuttosto la sensazione di aver subito una [[sconfitta]]... ([[Alessandra Carlotti di Rudinì]])
*D'Annunzio è come un dente guasto: o lo si estirpa o lo si ricopre d'oro. ([[Benito Mussolini]])
*D'Annunzio è sempre meraviglioso di energia vitale e di entusiasmo. Pensate che mi fece «volare» sul suo diabolico motoscafo da Desenzano a Gardone: pareva che il vento mi strappasse la pelle. ([[Paul Valéry]])
*D'Annunzio è stato una creazione masmediatica del sistema di allora, non sarebbe mai esistito al di fuori dell'apparato del potere del momento, e infatti, caduto il sistema, caduta la fortuna di D'Annunzio, che nessuno legge più, malgrado le volte che si è tentato di farlo resuscitare. ([[Aldo Busi]])
*D'Annunzio era un uomo per tutte le stagioni. Però era percepito come l'alfiere della destra, il classico arci-italiano che ogni tanto si officia a dominare la storia d'Italia. Era la speranza di nazionalisti, fascisti, sindacalisti rivoluzionari. I suoi legionari erano politicamente assai ibridi, riflettevano tutto lo spettro della destra e della sinistra dell'epoca. E il Comandante era bravissimo ad accontentare tutti: sublime istrione, cesellatore della parola, monumento letterario, fascinatore e trascinatore, fegataccio, donnaiolo, eroe di guerra, era un Benito Mussolini con minor intuito politico ma armato della magia del verso asclepiadeo<ref>da Asclepiade di Samo (ante 310 a.C.–...), poeta greco antico.</ref>. ([[Guido Gerosa]])
*D'Annunzio non lascia mai deteriorare un amore, lo interrompe sempre prima, quando si accorge che non alimenta più la sua creatività. È questa la differenza con Don Giovanni. Don Giovanni colleziona successi in competizioni amorose, mentre D'Annunzio usa l'amore come fonte di creatività artistica. Egli continua la relazione in base a questo solo criterio. Nel momento in cui si accorge che quell'amore non alimenta più il suo genio, rompe e cerca subito un altro amore. Così si conserva del primo il sapore, il desiderio, che trasferisce immediatamente alla nuova persona che gli appare più evocativa, più stimolante. E si butta nella avventura totalmente, anima e corpo, senza risparmiarsi, ma avendo sempre in mente con estrema chiarezza che il fine dell'amore, il suo senso, non è la creazione di una coppia, o di una famiglia, o di qualsivoglia altra cosa, ma solo la creazione artistica. Quando scoppierà la Prima [[guerra]] mondiale vi si butterà fino in fondo, come se fosse un altro amore, l'ultimo. ([[Francesco Alberoni]], in ''Sesso e Amore'')
*D'Annunzio un alto familiare che arricchì la nostra vita di miti poetici e alate illusioni. E se il Dannunzianesimo fu un nemico da vincere, noi, per una poesia che ci aiutò a vivere, dimentichiamo tutto quel che è terrestre: diciamo gloria a D'Annunzio e alla innocenza poetica che riscattò il limo di Adamo. ([[Francesco Flora]])
*Della noia e dell'ammirazione stupefatta per quel Cagliostro militarizzato della letteratura che fu d'Annunzio (Italia novecentesca al cubo) oggi non mi resta che la noia. [[Fiume (Croazia)|Fiume]] meritava più navi e commerci che puttanieri in stivali e "alalà". ([[Enzo Bettiza]])
*Gabriele {{sic|d'Annunzio}} non ha ancora toccato il cinquantesimo anno, e la sua bibliografia conta non meno di quaranta volumi, tra di versi e di prose, che nella massima parte attingono il limite della perfezione letteraria; e il suo nome, superate le barriere della gloria paesana, ha conquistato la fama universale degli scrittori che rivelano nella loro opera un qualche carattere fondamentale della psiche umana in un dato periodo del tempo.<br>Quale, questo carattere, nell'opera del d'Annunzio?<br>L'[[estetismo]] nell'amore. ([[Vincenzo Morello]])
*Gabriele D'Annunzio, piccolo e debole, sgambetta apparentemente timido davanti al conte Oldofredi, una delle persone più importanti del comitato. ([[Franz Kafka]])
*Il gran male di d'Annunzio è stato circondarsi di gente meschina e piccola che, vicino a lui, ascoltando lui, si credeva subito geniale, divina infallibile. ([[Ugo Ojetti]])
*L'arte del D'Annunzio è un'avventura del nostro spirito, la più frusciante di sete, la più densa di profumi; di tutte la più sterile ed amara. ([[Giuseppe Antonio Borgese]])
*L'unico rivoluzionario in Italia. ([[Lenin]])
*L'uomo che piace alle donne è quello che racconta e ascolta. Gabriele D'Annunzio era basso, pelato, eppure ha avuto le dive e contesse più belle. ([[Emmanuele Jannini]])
*Ritengo che i tre scrittori dell'Ottocento naturalmente dotati di maggior ingegno fossero d'Annunzio, Kipling, Tolstoi. ([[James Joyce]])
*{{NDR|Sull'impresa di Fiume}} <br /> Si deve dire che ci fu un uomo il quale prese ad un tratto in pugno tutto il destino dell'impresa. Fu il gigante che inarcò le spalle a sorreggere il peso immane di uno sforzo pauroso: quello necessario ad impugnare un revolver ed a spianarlo contro la fronte di un altro uomo, per la fulminea eliminazione dell'ostacolo insormontabile. <br /> — Occorrono i camions? — interrogò egli. <br /> — Per l'appunto. <br /> — E vi disperate perché non ci sono? <br /> — Precisamente. <br /> — Allora, fermi tutti. Ci penso io! <br /> Non disse altro. Non chiese nulla. Non esitò un istante. Balzò in automobile e si precipitò a rotta di collo verso Palmanova. [...] <br /> Furono a un tratto faccia a faccia: quegli che voleva i camions e quegli che doveva darli. Due capitani. Due italiani. [...] <br /> Alla breve luce di una lampada, entro l'angusto spazio di una cameretta uso baracca, la polemica fu subito troncata da un gesto di minaccia. L'ufficiale di d'Annunzio sollevò il pugno armato di rivoltella all'altezza di quella fronte curva nel diniego inesorabile. E le parole della intimazione furono scandite nel silenzio con la voce tronca che mozza il respiro. <br /> — O tu cedi o io sparo! <br /> L'altro impallidì. Poi disse: <br /> — Cedo alla violenza. <br /> Non si sentiva di morire per 40 camions. E poi, quegli che lo fronteggiava non era un austriaco. Gli brillavano sul petto tre medaglie d'argento. E coteste tre medaglie ne aspettavano un'altra: d'oro. Era dunque un eroe autentico. Ed era precisamente il capitano degli arditi [[Ercole Miani]], triestino, conquistatore del Vodice. ([[Piero Belli]])
*Sono osservatori più acuti, ricercatori più profondi, che il {{sic|d'Annunzio}} non sia, della passione d'amore; ma non è che il d'Annunzio, il quale alimenti sempre questa passione di una viva corrente estetica, e di una gioia o di un dolore, di un peccato o di un delitto si studi sempre di formare un'opera di bellezza. In questo senso egli è lo scrittore più sincero e più spontaneo del tempo presente: perché il suo spirito si muove naturalmente in una vita d'arte, e non trova che nelle forme d'arte i modi del suo sviluppo e del suo assetto. ([[Vincenzo Morello]])
*Un altro poeta, il D'Annunzio, ha intuito l'essenza artistica della [[Gioconda]] facendo parlare l'artista stesso: «Dell'infinito feci i miei sorrisi». È bellissimo! È la più giusta e intelligente interpretazione dell'arte di Leonardo. ([[Matteo Marangoni]])
*Un fenomeno che neppure la critica di [[Benedetto Croce|Croce]] riuscì ad esorcizzare fu il fascino morboso esercitato dalla prosa e dalla poesia di Gabriele D'Annunzio. Fu questi un uomo che condusse una vita voluttuosa e stravagante, quasi sempre immerso nei debiti, alla ricerca costante di quanto risultasse spettacolare. Portava ogni cosa all'eccesso, rincorrendo sempre nuove esperienze e nuove follie, ansioso di superare chiunque altro in tutto, con più alte velocità, più forti passioni, una più sconcertante vita privata, più violente offese alle convenzioni. ([[Denis Mack Smith]])
* {{NDR|Sull'impresa di Fiume}} Debitore, poeta e guerriero si fusero in uno: egli decise l'impresa. ([[Emilio Lussu]])
===[[Giuliano Donati Petténi]]===
*Gabriele D'Annunzio, attentissimo a cogliere le voci del proprio secolo, sensibilissimo a tutte le manifestazioni dell'arte e della vita, fu partecipe dello spirito dominante, accolse le teorie del grande barbaro {{NDR|[[Richard Wagner]]}} che più di tutti riassunse la modernità, e mentre nella cadenza musicale della frase e nel frequente giuoco dei motivi conduttori portava una vera e ardita innovazione nella stilistica, riproduceva nella inquietudine psicologica de' suoi personaggi l'anima dei personaggi di Wagner, che è l'anima dell'epoca nostra.
*In nessun artefice mai, come nell'autore del ''Fuoco'', fu raggiunto l'ideal connubio tra le arti imitative (la poesia, la pittura) e la musica. Nulla egli lasciò d'intentato per accrescere la potenza del verbo; né lo studio assiduo degli antichi novellatori, né la ricerca dei vocaboli nei trattati della pittura e della scultura, né la risurrezione del ritmo ereditato dall'eloquenza latina.
*Io penso con [[Benedetto Croce]] che il D'Annunzio è un artista grande che occupa un alto posto nell'anima moderna e più l'occuperà in ciò che sarà detto la storia intellettuale dei nostri tempi. E penso che qualunque critica, qualunque commento, qualunque conclusione si vorrà trarre dalla sua arte, come qualunque parallelo si vorrà istituire tra lui e i grandi artefici, presenti, passati o futuri, non diminuirà né accrescerà minimamente la sua gloria o la sua importanza.
===[[Henry de Montherlant]]===
*''Il Notturno'' è un bel libro, e spesso un bellissimo libro. È disuguale, ma quale libro non è disuguale? Bisogna sfrondarlo, ma quale scrittore non è da sfrondare? L'occhio e l'orecchio del poeta raccolgono gli infinitamente piccoli più sottili: la sua memoria li registra; la sua fantasia li trasfigura e li amplifica. Nessun poeta ha più continuamente trasfigurato il reale. Egli stesso parla del suo «senso magico della vita». È proprio questo. E ha osservato come la perdita di un occhio avesse provocato in lui una prodigiosa affluenza di immagini. È stato, credo, il ''Notturno'' ad insegnarmi l'attenzione minuziosa e la precisione meticolosa che sono la base dell'arte stessa più trasfiguratrice.
*Non devo essere molto coraggioso poiché, nei momenti in cui cedevo, ho sempre cercato di rinfrancarmi rievocando il coraggio di un altro. Tutte le filosofie dell'antichità greca e romana – e dopo esse gli italiani del Rinascimento – sono tornate senza falsa vergogna su questo precetto dell'imitazione: immagina quello che avrebbe fatto il tal saggio o il tale eroe, nella circostanza in cui ti trovi, e cerca di fare come lui. [...] Ebbene, ammesso che qual cosa di lui gli sopravviva – ed è per poesia che lo supponiamo – il «fiumiste» può dire a se stesso che c'è almeno uno che, più di un mezzo secolo dopo quei minuti del 13 settembre 1916, rivolge l'animo ad essi quando sente il bisogno di trarsi fuori da una delle sue crisi di debolezza.
*Si vede sempre D'Annunzio come un uomo che mette in mostra i bicipiti. E Dio sa quanto lo ha fatto. È anche un uomo che ha sofferto, e questo non si vuole né vederlo né dirlo. Sofferto della propria ferita, ma di ciò non parliamo. Sofferto per la morte dei suoi compagni di guerra, e pare che questa sofferenza, da lui descritta, non sia né finta né esagerata.
===[[Filippo Tommaso Marinetti]]===
*Bisogna ad ogni costo combattere Gabriele d'Annunzio, perché egli ha raffinato con tutto il suo ingegno, i quattro veleni intellettuali che noi vogliamo assolutamente abolire:
:1º la poesia morbosa e nostalgica della distanza e del ricordo; 2º il [[sentimentalismo]] romantico grondant di chiaro di luna, che si eleva verso la Donna-Bellezza ideale e fatale; 3º l'ossessione della lussuria, col triangolo dell'adulterio, il pepe dell'incesto e il condimento del peccato cristiano; 4º la passione professorale del passato e la mania delle antichità e delle collezioni.
*Nei suoi versi c'è una triplice fonte di suoni, di profumi e colori che immergono il lettore in una riserie meravigliosa di cui si potrebbe trovare l'equivalente soltanto riunendo le qualità speciali di un [[Charles Baudelaire|Baudelaire]], di un [[Paul Verlaine|Verlaine]], di uno [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]], di uno [[Algernon Swinburne|Swinburne]].
*Una violenta simpatia mi obbliga sempre ad ammirare in lui il prestigioso seduttore, l'ineffabile discendente di [[Giacomo Casanova|Casanova]] e [[Cagliostro]] e di tanti avventurieri italiani, di cui restano leggendari l'astuzia, il coraggio vittorioso e l'infaticabile strategia diplomatica.
*Un Montecarlo di tutte le letterature.
===[[Aldo Palazzeschi]]===
*''Con amore ascetico ricordo le mete di quei giorni | ancora miei, non seppelliti dall'oblio: | San Clemente e la Madonna del Sasso, | Montiloro e il Castello del Trebbio | Montesenario San Gersolè l'Incontro... | E dove incontravo Gabriele D'Annunzio | del suo tempo più bello, | faceva le strade che facevo io | sul suo cavallo che si chiamava Malatesta | seguito da un levriero che si chiamava Sirio, | e che guardavo dal basso | come si guarda un monumento: | pareva che la storia passasse sopra di me | che di storia m'interessavo così poco.''
*Io, D'Annunzio non l'ho mai conosciuto, e pensare che i miei genitori avevano una villa a trecento metri dalla Capponcina. Ma a quel tempo noi non lo si amava D'Annunzio: si amava tanto da sé che non aveva bisogno del nostro amore. Noi si amava Pascoli. Ma adesso sì che lo amo. Nell'''Alcyone'' ci sono cose bellissime, specie quelle fiorentine: ''Lungo l'Affrico'', ''La sera fiesolana''.
*Nell'estate del 1898 [...] apparve un uomo a cavallo, seguito da un levriero elegante ed agilissimo. Era vestito di bianco e portava il cappello a grande tesa. Non andava che a cavallo inoltrandosi per stradine impervie, inerpicandosi fra i sassi e i dirupi del Crocifissalto e di Bargazzano, fin sulla cima dei monti che sovrastando la collina guardano al Mugello: [...] chiamando ogni tanto il bel levriero, ''Sirio'', per frenarne la nobile impazienza e l'avventuroso ardimento, ma non con voce di padrone autoritaria, calda bensì come quella di un amico.
=== [[Mario Praz]] ===
*L'abito dannunziano di costruirsi tutto dall'esterno, cercando se stesso negli altri, appropriandosi e riducendo a un comune denominatore le diverse fonti [...] ha fatto sì che l'opera complessiva del poeta presenti l'aspetto d'una monumentale enciclopedia del decadentismo europeo. Qualcosa di simile aveva tentato il Wilde, ma il Wilde, mimetico passivo, non possedeva il potere dannunziano di dare unità alla vasta macchina. Questo potere dannunziano, che poi è la stessa cosa della sua ispirazione, è null'altro che la «carnalità di pensieri», il dono di conferire a ogni pensiero «un peso di sangue», il dono del Verbo, che il D'Annunzio possiede a un grado per lo meno eguale del grande francese che gli fa riscontro per il periodo anteriore, Victor Hugo. A voler compendiare in una formula Hugo è il D'Annunzio del romanticismo, D'Annunzio il Victor Hugo del decadentismo.
*Moravia e Pasolini erano di una negatività che passava tutti i limiti. Come se d'Annunzio avesse fatto loro dei dispetti personali. L'avevano letto o no? Moravia disse che l'aveva letto con Bertolucci, il figliuolo del poeta, poeta anche lui. Diceva: "L'ho letto. Va tutto a pezzi. Non resta niente. Non è un poeta. È un letterato e per giunta di pessimo gusto". Ora, francamente, come lo leggevano? Se lo leggevano in quel tono, allora anche Petrarca diventa niente. Se uno legge l'Alcyone con il tono di Moravia [...] Pasolini disse: "L'unica cosa bella che ha scritto d'Annunzio è quando vide Pascoli per di dietro e osservò la nuca". Era molto pasoliniana questa osservazione [...] In quale caso della letteratura italiana è successo qualcosa di simile? A che cosa attribuirlo? Circostanze politiche, no, perché quel comportamento era cominciato molto prima. Magari da quella reazione futurista che voleva demolire tutto quello che era passato. Insomma, io credo che d'Annunzio sia il capro espiatorio di qualcosa. Di che cosa precisamente?
*Sontuoso personaggio araldico, re di fiori o di picche (o di tutt'e due) [...] mescolato per un caso strano nel mazzo bonario delle carte italiane, carte borghesi e popolane, coppe, bastoni, denari, spade.
*Una reazione allo stile dannunziano poteva essere legittima ai tempi del futurismo, ma oggi l'ostilità polemica degli scrittori verso d'Annunzio mi pare pecchi non d'avanguardismo, ma di [[passatismo]].
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Gabriele D'Annunzio, ''Alcione'', a cura di Ilvano Caliaro, Einaudi, Torino, 2010. ISBN 978-88-06-20324-5
*Gabriele D'Annunzio, ''Breviario mondano'', a cura di Paola Sorge, Mondadori, Milano, 1994. ISBN 88-04-38042-X
*Gabriele D'Annunzio, ''[http://www.gutenberg.org/cache/epub/27590/pg27590-images.html Cabiria: Visione storica del terzo secolo A. C.]'', Itala Film Torino, 1914.
*Gabriele D'Annunzio, ''Contemplazione della morte'', Opere Scelte, Arnoldo Mondadori Editore, 1966.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/58648/58648-h/58648-h.htm Elegìe Romane]'', Zanichelli, 1892.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/37849/37849-h/37849-h.html Il ferro]'', Treves, 1914.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/d/d_annunzio/il_fuoco/pdf/d_annunzio_il_fuoco.pdf Il fuoco]'', Fratelli Treves, Milano, 1900.
*Gabriele D'Annunzio, ''Il libro delle vergini'', Casa Editrice A. Sommaruga e C., Roma, 1884.
*Gabriele D'Annunzio, ''[[s:Il piacere|Il piacere]]'', Treves, Milano, 1894.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/27825/27825-h/27825-h.htm Isaotta Guttadàuro ed altre poesie]'', La Tribuna, 1886.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/52259/52259-h/52259-h.htm L'allegoria dell'autunno. <small>Omaggio offerto a Venezia</small>]'', Paggi, 1895.
*Gabriele D'Annunzio, ''La città morta'', 1896 (pubbl. 1898).
*Gabriele D'Annunzio, ''Le livre secret de Gabriele d'Annunzio et de Donatella Cross'', a cura di Pierre Pascal, Edizioni letterarie "Il Pellicano", Padova, 1947.
*Gabriele D'Annunzio, ''La figlia di Iorio'', BMM, 1957.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/23297/23297-h/23297-h.htm La Gioconda]'', Treves, 1922.
*Gabriele D'Annunzio, ''Le novelle della Pescara'', BMM, 1959.
*Gabriele D'Annunzio, ''Le vergini delle rocce'', BMM, 1957.
*Gabriele D'Annunzio, ''[[s:Maia|Maia]]'', ''[[s:Elettra|Elettra]]'', ''[[s:Alcyone|Alcyone]]'', ''[[s:Merope|Merope]]'', in ''[[s:Laudi|Laudi]]'', in ''Versi d'amore e di gloria'', vol. II, Mondadori Meridiani, Milano, 2004.
*Gabriele D'Annunzio, ''Per la morte di [[Giuseppe Verdi]]''; citato in [[Stefano Verdino]], ''Giuseppe Verdi. Un coro e terminiam la scena'', ''Poesia'', anno XIV, maggio 2001, n. 150, Crocetti Editore.
*Gabriele D'Annunzio, ''[http://www.archive.org/details/perlapigrandei00dannuoft Per la più grande Italia: orazioni e messaggi]'', Fratelli Treves, Milano, 1915.
*Gabriele D'Annunzio, ''[https://www.gutenberg.org/files/37123/37123-h/37123-h.html San Pantaleone]'', G. Barbèra editore, 1886.
*Gabriele D'Annunzio, ''Versi d'amore e di gloria'', Mondadori, 1982.
==Voci correlate==
*[[Alessandra Carlotti di Rudinì]]
*[[Lucy Napoli Prario]]
==Altri progetti==
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===Opere===
{{Pedia|Canto novo||(1886)}}
{{Pedia|Il piacere (romanzo)|''Il piacere''|(1889)}}
{{Pedia|Le vergini delle rocce||(1895)}}
{{Pedia|Il fuoco||(1900)}}
{{Pedia|Laudi||(1899-1903)}}
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{{Pedia|Contemplazione della morte||(1912)}}
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[[Categoria:Drammaturghi italiani]]
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Calcio (sport)
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Citazioni sul gioco del '''calcio''' e sul '''calciatore'''.
==Citazioni==
*A me io lo sport che preferiscolo e il calcio, perche si segnano molti gol, mentre nelo sci e nel cavallo non si segna neanche un gol. (''[[Io speriamo che me la cavo]]'')
*A me quello che fa incazzare nel calcio è che i giocatori non abbiano attaccamento alla maglia. ([[Massimo Bottura]])
*Alcuni pensano che il calcio sia una questione di vita o di morte. Non sono d'accordo. Posso assicurarvi che è molto, molto di più. ([[Bill Shankly]])
*''Amo così tanto il calcio che | se non sei malato come me è meglio se non parliamo di calcio.'' ([[Rayden]])
*Ascolti una cosa, [[Sergio Brio|Brio]], io non farei mai a cambio con un calciatore e sai perché? Perché poi a trentacinque anni voi avete finito, avete fatto tutto... e poi ecco la depressione, ecco la voglia di farla finita da un giorno all'altro. Io invece no, io lavorerò fino a ottant'anni. Voi invece niente, buio, nulla... Altro che "Brio", buio! ([[Stanis La Rochelle]], ''[[Boris (terza stagione)|Boris]]'')
*C'è un modo di giocare a calcio che parte dall'anima, parte da dentro. Il calcio è passione. Se tu osservi i giocatori riesci a capire tanto del loro carattere. I 90 minuti della partita sono lo specchio della vita. Ci sono tante fasi, tante emozioni e c'è un'interpretazione, diversa per ognuno. ([[Martina Rosucci]])
*C'era un tempo, ormai lontano, in cui la «Gazzetta» di luglio e agosto considerava il calcio solo per cortesia, nelle pagine centrali, contrassegnate da un emblema in alto con un pallone sotto l'ombrellone e la scritta «Calcio d'estate». Il resto del giornale era atletica, nuoto, ciclismo, pugilato. E calciomercato, certo, ma solo per casi clamorosi. Oggi, invece, il calcio monopolizza: a partire dalle prime pagine su ipotesi non confermate di possibili trasferimenti di mercenari strapagati da un club a un altro. ([[Marco Malvaldi]])
*Calcio... inferno di sangue. ([[Alex Ferguson]])
*Cerco di non utilizzare la parola calcio ma di utilizzare la parola pallone perché questa parola contiene, per me, l'origine primordiale dell'amore per questo sport. Perché io, da bambino non giocavo a calcio, come fanno i bambini di otto anni oggi, ma a pallone. La fonte del divertimento, nel senso profondo, è nella relazione fra un essere umano e un pallone. Il calcio è un'altra cosa, meno affascinante. ([[Umberto Contarello]])
*Chi è il malato di calcio? È un individuo, non necessariamente un ultrà, che se proprio un giorno dovrà morire, spera che almeno sia a giugno, tra la fine dei campionati e l'inizio del calciomercato ufficiale... Il malato di calcio generalmente non ama le pay tv, i superingaggi, le maglie che cambiano ogni anno, il merchandising selvaggio delle società, i tribuni televisivi, i presidenti multi-proprietà, i dirigenti multi-incarico, i potenti e i figli dei potenti. Il malato di calcio è nostalgico degli arbitri vestiti di nero, del "va ora in onda la sintesi registrata di un tempo di una partita di serie A", dell'orario unico di inizio delle partite, dei numeri dall'uno all'undici. Poi c'è il malato di tifo, che rivendica l'esistenza di una partita nella partita, giocata dalle due curve. Uno che alla televisione, più che al gioco, guarda ai lati del teleschermo, per intravedere "quanti erano loro" e "quanti eravamo noi". Uno insomma che se gli parli di "hobby" ti potrebbe spellare. La frase più odiata? "In fondo è solo un gioco". E non vorremo mica tralasciare quelli che credono nella scaramanzia? Gente che ha rischiato di contrarre malattie veneree pur di indossare lo stesso paio di mutande per 34 domeniche, che si è costretta a restare in posture inquietanti, a compiere come automi dei rituali assurdi, a sedersi per l'eternità nello stesso posto: "Non ci credo ma non si sa mai...". Tutto questo in nome del calcio. ([[Cristiano Militello]])
*Ci sono dei giocatori che sono predestinati sin da quando nascono [...]. Altri invece possono diventare calciatori con determinate azioni. Io guardo sempre a me stesso, ma comunque, senza elogiarmi, mi sono creato una carriera con volontà, impegno e intelligenza di capire tante cose. E molte volte il calciatore se riesce a fare questo, anche se non gli vengono riconosciute le giuste qualità, riesce a fare un'ottima carriera, perché fino alla serie B non ci sono fenomeni. Secondo me anche in serie D ci sono calciatori che possono arrivare in serie B. La serie A è qualcosa di diverso. Ci sono valori assoluti e molto radicati. ([[Massimo Borgobello]])
*Ci vuole del tempo per rendersi conto che essere calciatore non è solo andare in campo e fare un passaggio. ([[Thomas Henry]])
*Considero il calcio lo specchio della vita. Se non hai la capacità di ribaltare un risultato sfavorevole, di reagire nei momenti di difficoltà, di soffrire per raggiungere un traguardo, anche nel quotidiano sarai un debole, una persona che non ha la capacità di affrontare gli ostacoli, ma preferisce evitarli. Il calcio mi sta insegnando proprio questo, e potermi confrontare con persone dello stesso sesso, con le medesime paure, gli stessi problemi, la stessa sensibilità, mi dà la possibilità di maturare e condividere con le ragazze emozioni, dolore, vittorie e sconfitte, cosa che nel maschile non era completamente possibile. ([[Marta Carissimi]])
*Cosa sarebbe il calcio senza di me? ([[Helenio Herrera]])
*Credo che la vita e il calcio stesso regalino tante emozioni, penso non abbia senso nasconderle. Una persona deve vivere le emozioni perché ogni giorno si pongono e si propongono. Il calcio è un'emozione continua: ci si allena per il gol, per la vittoria, per regalare un'emozione a chi viene a vederci. Anche noi stessi calciatori siamo artefici di un'emozione che produciamo in noi stessi quando riusciamo a raggiungere un risultato. ([[Michele Paramatti]])
*Dategli 22 palloni, così la smettono di litigare. ([[Cesare Zavattini]])
*Devo<br>''Devo fare una cura di calcio | imparare cioè | cos'è | e cercare di capire i segreti | del Campionato | o sarò radiato | dalla vita incivile.'' ([[Marcello Marchesi]])
*Dicono gli intenditori che il nuovo foot-ball non corrisponde all'antico e perciò i nuovi nomi hanno giusta ragione di essere. Distinguono il [[rugby]] e l'association, due modi di giocare al calcio, questo più costumato e civile, l'altro fiero e violento nella gara di vietare l'accesso al pallone. ([[Alfredo Panzini]])
*Dobbiamo imparare a mantenere il possesso di palla. È la migliore difesa. ([[Martin Amis]])
*{{NDR|«Giocare al calcio è ancora un divertimento o solo un lavoro?»}} Durante la settimana è un lavoro. All'allenamento, che ti piaccia o no, devi impegnarti, devi stringere i denti, devi dare il massimo per prepararti. Quando gioco, invece, è tutto più facile; sì, mi diverto. ([[Enzo Francescoli]])
*''E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai | di giocatori tristi che non hanno vinto mai | ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro | e adesso ridono dentro al bar. | E sono innamorati da dieci anni | con una donna che non hanno amato mai. | Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai.'' ([[Francesco De Gregori]])
*È fatto di unità lavorative scadenti, dove ognuno pensa di fregare l'altro, dove non si parla di responsabilità sociale. E dove i campioni non capiscono che fare delle cose eccezionali nello sport non ti dà diritti speciali o privilegi nella vita. ([[Pietro Mennea]])
*E quando il buon calcio si manifesta, rendo grazie per il miracolo e non mi importa un fico secco di quale sia il club o il paese che me lo offre. ([[Eduardo Galeano]])
*È una religione organizzata e la FIFA è la sua Chiesa. Pensateci: il [[Joseph Blatter|suo leader]] è infallibile, convince nazioni sudamericane a spendere soldi che non hanno per costruire opulenti cattedrali {{NDR|la costruzione degli stadi per la Coppa del Mondo in Brasile}} e potrà risultare responsabile della morte di un incredibile numero di persone in Medio Oriente. {{NDR|gli operai che costruiscono le infrastrutture in Qatar per la Coppa del Mondo del 2018}} [...] Ma per milioni di persone in tutto il mondo, come per me, è guardiano dell'unica cosa che dà un senso alle proprie vite. ([[John Oliver]])
*– E va bene, ti porto con me. Potresti imparare qualcosa.<br />– Sul ''soccer''?<br />– No, Matt! Voi yankee lo chiamate ''soccer'' e mi fa vomitare! Devi smetterla di chiamarlo ''soccer''! (''[[Hooligans (film 2005)|Hooligans]]'')
*Entravo nel calcio in maniera molto timorosa, perché è un ambiente difficile, in cui non è facile essere accettati. E dove ho trovato un'ansia pazzesca di restare tagliati fuori, chi non lavora per qualche settimana, ha l'impressione di essere finito. Che non avrà un'altra possibilità... ([[Gian Paolo Montali]])
*Esiste una distanza troppo grande fra il calcio giocato e il calcio seguito attraverso i [[Mass media|mezzi di comunicazione]]. È un po' come la pallina bianca della [[roulette]]. Certo, è determinante il punto in cui si ferma la pallina, però attorno c'è tutto un mondo di persone con interessi, scommesse, aspettative. È come se il calcio fosse una narrazione riveduta e corretta. ([[Ascanio Celestini]])
*– Ehi, ma sono zero a zero tipo da quanta minuti! È una palla!<br />– È solo lo sport più popolare del mondo, ma come non detto, scorbutica!<br />– Non è uno sport, è corsa! ([[Orange Is the New Black (quarta stagione)|''Orange Is the New Black'']])
*Fino a quando il calcio sarà un gioco, come facciamo a diventare grandi? ([[Marco Simone]])
*Forse anche il {{sic|giuoco}} del calcio è un istinto antico come quello della fame. (''[[Mondo cane (film)|Mondo cane]]'')
*{{NDR|Nel 2020, «quanto dal calcio [...] noi possiamo capire il senso di un Paese?»}} Forse è una domanda — come dire — troppo ambiziosa, nel senso che no so se dal calcio si possa veramente capire il senso di un Paese; certamente quello che si capisce da un'indagine storica su un pezzo di storia del calcio è che il calcio era una parte importante ed è diventata sempre più una parte importantissima e pervasiva della storia della società di un Paese, di una società contemporanea e, naturalmente, prendere in considerazione una società, una squadra, una vicenda che è centrale nella storia del calcio, in qualche modo ci aiuta a vedere la storia del Paese. ([[Aldo Agosti]])
*Fra calcio e ciclismo esiste una differenza sostanziale: nel calcio esiste il pareggio, nel ciclismo no, si perde, anche in fotografia per un niente. ([[Alfredo Martini]])
*Ho amato il calcio fin da quando posso ricordare e capisco la sua evoluzione e i suoi moderni bisogni. ([[José Mourinho]])
*Ho raccontato come funziona un mondo, il mondo del calcio, che non è come la gente se lo immagina. Nel calcio le cose vanno avanti così da una vita e tutti, ripeto, tutti hanno troppo da perdere per cambiare davvero le cose. ([[Filippo Carobbio]])
*I calciatori danno uno spettacolo più positivo rispetto ai politici. ([[Alberto Gilardino]])
*I calciatori non sono mica degli impiegati... Oggi troppi pensano che il calcio sia uno spettacolo e basta, come il cinema. Non è così: al cinema è tutto bello e tutto falso. In campo ognuno recita sé stesso, non la parte di un altro. Anche il gioco non è così semplice. Il buon gioco paga, ma a volte paga anche il cattivo gioco. ([[Marco Tardelli]])
*Il [[baseball]] non vale niente! È il calcio lo sport più veloce del mondo! Nel baseball si corre solo da una base all'altra, nel calcio invece bisogna sempre correre, correre, correre, correre! (''[[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (quinta stagione)|Ai confini della realtà]]'')
*Il bello del calcio è che non cambia mai niente, o quasi. E che la gente sa che quando una squadra come la Juve o il Milan incontra una di bassa classifica può anche perdere. Fino a che sarà così restera lo sport piu popolare, e muoverà tanta passione. E tanti soldi, ovviamente. ([[Angelo Peruzzi]])
*Il calciatore sta sul campo di gioco completamente esposto. È allo scoperto. Se è un fesso, si vede subito, se è un mascalzone, anche. ([[Marguerite Duras]])
*Il calcio ai miei tempi era diverso. {{NDR|«In che senso?»}} Oggi i genitori spingono i ragazzi a fare calcio abbagliati dai tanti soldi che girano mentre noi facevamo una vita di sacrifici e non pensavamo ai soldi. L'importante era esserci, poter giocare. ([[Cesare Cattaneo (calciatore)|Cesare Cattaneo]])
*Il calcio appassiona sempre, anche se magari vivi dei momenti di conflitto, dei momenti dove il sistema non ti piace, dove magari pensi che si è perso un po' l'amore per questo sport, poi d'incanto quando iniziano le partite ritorni bambino e quindi dimentichi tutto per quei novanta minuti, sono i novanta minuti dove tu te la godi, perché è uno sport meraviglioso [...]. Non van bene tante cose, però quando inizia la partita e quando l'arbitro fischia, dimentichi tutto, d'incanto dimentichi tutto. ([[Cesare Prandelli]])
*Il calcio, come i tortellini in brodo, ha una sola versione, il gioco. Tutto il resto è fuffa. ([[Italo Cucci]])
*Il calcio consiste fondamentalmente in due cose. La prima: quando hai la palla, devi essere capace di passarla correttamente. La seconda: quando te la passano, devi saperla controllare. Se non la puoi controllare, tantomeno la puoi passare. ([[Johan Cruijff]])
*Il calcio, dopo tutto, è un microcosmo della società. ([[Will Hutton]])
*Il calcio dovrebbe porsi qualche domanda su quello che è diventato e forse dovrebbero porsela anche i [[Tifo sportivo|tifosi]] [...]. Le squadre sono delle SPA concentrate sul profitto, con scambi, passaggi spesso gonfiati, operazioni finanziarie, tanto che viene da chiedersi se i risultati poi siano limpidi o condizionati da tutto ciò. I diritti televisivi e il monopolio del calcio fanno il resto. La nazionale di [[volley]] ha vinto il titolo europeo e sui giornali c'era un trafiletto; per la squadra di calcio, che ha vinto il titolo equivalente, ci sono state pagine e pagine. Se non fosse un'offesa ad ingiustizie ben più serie, mi verrebbe da parlare di ingiustizia. Insomma, l'ipocrisia è tanta... In questo momento il calcio per me non è uno sport, è un [[business]]. ([[Antonella Bellutti]])
*Il calcio è [[Attaccante|attacco]] e [[Difensore|difesa]], e difendere non è una mala parola. Molti dicono di giocare all'attacco solo per farsi un'immagine, ma difendersi è un'arte, se lo si fa senza cattiveria. ([[Óscar Tabárez]])
*Il calcio è bellissimo quando vinci. ([[Roberto Vieri]])
*Il calcio è cambiato in modo sconvolgente. A partire dagli anni Novanta esso è stato attraversato da una netta svolta modernizzatrice che ha trasformato uno [[sport]] dalla radice fortemente [[gioco|ludica]] in un fenomeno dall'elevato profilo [[industria]]le. La mutazione genetica da ''rito collettivo animatore di passione popolare a complesso d'attività altamente razionalizzate e finalizzate alla produzione di utilità'' è collettivamente percepita, oltreché generalmente vissuta, come un arretramento qualitativo e sentimentale rispetto alla versione originaria del gioco. ([[Pippo Russo]])
*{{NDR|Nel 2014}} Il calcio è cambiato, ormai è un'[[Impresa|azienda]] e chi investe il proprio denaro non vuole perderci niente. Prima era tutto diverso, era un investimento a perdere da parte di ricchi signori, che per gratitudine o altre ragioni loro, decidevano di investire i propri fondi in favore della città che gli aveva permesso di elevarsi a ceti sociali di un certo livello. Allora compravano la squadra di calcio del posto e ciò bastava a rendere felici i cittadini, perché il calcio crea [[Emozione|emozioni]], spirito di appartenenza, unione. I presidenti erano personaggi di questo genere: guadagnavano tanti soldi grazie alle attività che svolgevano e decidevano di non conservare tutti i proventi. Mettevano già in cantiere l'ipotesi di perdere una percentuale dei propri guadagni personali mediante il calcio. Adesso una cosa simile sarebbe impensabile. ([[Mauro Milanese]])
*Il calcio è come il cibo: se ti abitui all'aragosta, poi il risotto coi funghi non lo vuoi più. ([[Osvaldo Bagnoli]])
*Il calcio è come il sesso. Se lo fai di continuo, alla lunga ti annoia. ([[Gianluca Vialli]])
*Il calcio è come la vita, uno stato d'animo. Se sei [[Felicità|felice]] e ti realizzi, è difficile che ti vada male. ([[Diego Godín]])
*Il calcio è come le donne, un po' irrazionale. ([[Silvio Berlusconi]])
*Il calcio è come una briscola al bar con il tuo migliore amico. Quando giochi, fai di tutto per fregarlo. Quando posi le carte, bevi con lui un bicchiere. ([[Osvaldo Bagnoli]])
*Il calcio è come una droga, ti entra nel sangue. ([[Claudio Ranieri]])
*Il calcio è divertimento, è un gioco. Se non ci si diverte e si gioca liberi meglio lasciar perdere. E dovrebbero ricordarselo anche i professionisti questo insegnamento. Chi pensa solo alla carriera non arriverà mai. ([[Paolo Pulici]])
*Il calcio è fatto di cervello, non solo di tecnica o qualità. ([[Roberto Mancini]])
*Il calcio è felicità, gioia di vivere. Il calcio è riso con i fagioli. ([[Toninho Cerezo]])
*Il calcio è il regno della superficialità e dei luoghi comuni e un'etichetta non si nega a nessuno. ([[José Mourinho]])
*Il calcio è la cartina di tornasole della società, enfatizza i suoi malesseri, compresi i pregiudizi di vario tipo. ([[Sara Gama]])
*Il calcio è la cosa più bella di questo mondo. Quando corro dietro la palla, mi sento vivo, mi sento felice. ([[Roberto Vieri]])
*Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti. ([[Arrigo Sacchi]])
*''Il calcio è la sola religione del mondo che ho intorno.'' ([[Brunori Sas]])
*Il calcio è lo specchio di come un Paese si auto-rappresenta, è un lato culturale e identitario fondamentale. ([[Allyson Swaby]])
*Il calcio è risultato. Purtroppo non conta chi gioca meglio o peggio ma quello che alla fine della stagione avrai ottenuto. ([[Pavel Nedvěd]])
*Il calcio è sacrificio. Il calcio è legame con i compagni di squadra. Non al bar, bisogna essere generosi in campo. ([[Paolo Di Canio]])
*Il calcio è sempre lo stesso. Ai ragazzi, quando mi capita di parlarne, dico che quel che conta sono le righe bianche che delimitano il prato, con le porte e le bandierine. Gli altri discorsi li porta via il vento. ([[Francesco Morini]])
*Il calcio [...] è stata sempre la cosa che mi ha fatto stare meglio. In campo passa tutto. Il calcio ti fa sfogare, ti fa stare in compagnia e ti fa divertire o arrabbiare. È emozione. ([[Alia Guagni]])
*Il calcio è storicamente refrattario all'«esattezza» delle statistiche e, se vogliamo, buona parte del suo fascino nasce proprio da questo. ([[Marino Bartoletti]])
*Il calcio è un castello le cui fondamenta sono le bugie. Io dico pane al pane e brocco al brocco e passo per un tipo bizzarro. Tutti gli altri, dal mago Helenio al mago di Turi passando per l'asceta Heriberto, sono tipi regolari. ([[Manlio Scopigno]])
*Il calcio è un fattore di coesione, diversità, ricchezza nelle nostre [[società]]. È uno [[sport]] che si gioca nei villaggi, nelle [[scuola|scuole]], nei cortili, negli [[stadio|stadi]]. Non necessariamente ha a che vedere con le associazioni calcistiche, con le élite, con il [[denaro]], con o ricchi proprietari. Ha a che vedere con noi, con la nostra identità ([[Margaritīs Schoinas]])
*Il calcio è un gioco anche di contatto: non è il ping pong o la danza. ([[Rudi Garcia]])
*Il calcio è un gioco bellissimo che i mediocri vogliono imbruttire nel nome del pragmatismo, ed è un gioco primitivo che i rivoluzionari vogliono violare attraverso metodi ad ogni costo scientifici. ([[Jorge Valdano]])
*Il calcio è un gioco davvero meraviglioso, Austin, e deve essere giocato meravigliosamente. (''[[Il maledetto United]]'')
*Il calcio è un gioco, e il 50% è legato a fattori imponderabili. ([[Claudio Lotito]])
*Il calcio è un gioco ma anche un fenomeno sociale. Quando miliardi di persone si preoccupano di un gioco, esso cessa di essere solo un gioco. ([[Simon Kuper]])
*Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la [[Nazionale di calcio della Germania|Germania]] vince. ([[Gary Lineker]])
*''Il calcio è un grande rito che devi rispetàr; | l'Europa ne impazzisce, | e negli Stati Uniti lo vorrebbe popolar.'' ([[Elio e le Storie Tese]])
*Il calcio è un rituale in cui i diseredati bruciano l'energia combattiva e la voglia di rivolta. ([[Umberto Eco]])
*Il calcio è un valore dominante per moltissime persone nel mondo e impatta le vite di più gente di quanta immaginiamo. ([[Gianni Infantino]])
*Il calcio è una cosa piacevolmente seria; in cui la parola pronostico non fa mai rima con banalità. ([[Marino Bartoletti]])
*Il calcio è uno spettacolo e vive anche di questo, cioè della capacità degli attori di interessare le folle. ([[Domenico Morace]])
*Il calcio è uno sport giocato da undici fuoriclasse e la tua squadra. ([[Arthur Bloch]])
*Il calcio è uno sport sporco, fatto di caso e astuzia, governato da divinità capricciose e ingiuste. Tentare di trasformarlo in un'equazione esatta è un'idea sbagliata, cercare di limitare l'influenza dell'imponderabile è tempo perso. ([[Michele Dalai]])
*Il calcio è uno sport strano: molte volte non basta la tenacia, ci vuole anche tanto cuore e altrettanta voglia di vincere. ([[Giuseppe Bergomi]])
*Il calcio ha significato troppo per me e continua a significare troppe cose. Dopo un po' ti si mescola tutto nella testa e non riesci più a capire se la vita è una merda perché l'Arsenal fa schifo o viceversa. Sono andato a vedere troppe partite, ho speso troppi soldi, mi sono incazzato per l'Arsenal quando avrei dovuto incazzarmi per altre cose, ho preteso troppo dalla gente che amo... Okay, va bene tutto! Ma... non lo so, forse è qualcosa che non puoi capire se non ci sei dentro. Come fai a capire quando mancano tre minuti alla fine e stai due a uno in una semifinale e ti guardi intorno e vedi tutte quelle facce, migliaia di facce stravolte, tirate per la paura, la speranza, la tensione, tutti completamente persi senza nient'altro nella testa... E poi il fischio dell'arbitro e tutti che impazziscono e in quei minuti che seguono tu sei al centro del mondo, e il fatto che per te è così importante, che il casino che hai fatto è stato un momento cruciale in tutto questo rende la cosa speciale, perché sei stato decisivo come e quanto i giocatori, e se tu non ci fossi stato a chi fregherebbe niente del calcio? E la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente, c'è sempre un'altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio, che male c'è in questo? Anzi, è piuttosto confortante, se ci pensi. (''[[Febbre a 90°]]'')
*Il calcio ha smesso da tempo di essere uno [[sport]]. Il calcio è "the global game" nel quale ci sono ogni tipo di finanzieri, ma anche tagliagole. Io ero anche andato in [[Colombia]] a fare servizi su Medellin e [[Pablo Escobar]]. C'era Arkan qui in Europa. Hai avuto davvero i peggiori elementi del pianeta che hanno posseduto squadre di calcio. Non ce la fai più a riportare il calcio dentro un alveo sportivo. ([[Paolo Condò]])
*Il calcio giocato è sicuramente la miglior medicina per il calcio stesso. ([[Gianluigi Buffon]])
*Il calcio in generale mi emoziona tutto: le dinamiche di gruppo, di spogliatoio, l'obiettivo, unirsi per raggiungerlo, risolvere le difficoltà, la comunicazione. La partita, gli allenamenti li considero una piccola vita. Il calcio è uno sport di relazioni e per me sono importanti. Per questo sono così invasata, perché vedo nel calcio una vita in miniatura. ([[Martina Rosucci]])
*Il calcio moderno mi disgusta. Non ho mai smesso di ascoltare la radio, e non vado quasi più allo stadio. Secondo me non è buon segno, cioè io sono come le api, se smetto di frequentare un giardino fiorito è perché qualcuno ha avvelenato la fontana dei bambini. ([[Sandro Bonvissuto]])
*Il calcio non è chimica, non ha regole universali. ([[Claudio Ranieri]])
*Il calcio non è come il [[ciclismo]]. Nel calcio non esiste mai la discesa, c'è solo la salita. ([[Maurizio Ganz]])
*Il calcio non è come il [[tennis]], dove si gioca da soli: qui si vince in undici, anzi in ventidue. ([[Amedeo Carboni]])
*Il calcio non è la guerra o una partita a scacchi. È uno sport dove la componente tecnica resta il requisito fondamentale. ([[Gianfranco Zola]])
*Il calcio non è solo un fatto politico o economico, ha una valenza culturale, nel senso vero e non demagogico del termine. È sport, ed essendo sport vanno difese la tradizione e la fisionomia del calcio. ([[Giovanni Branchini]])
*Il calcio non è un telefono erotico.<ref>Striscione dei tifosi dello Schalke 04 in riferimento ai prezzi dei biglietti dei loro avversari di Europa League, l'Athletic Bilbao.</ref> ([[striscioni del calcio|striscione]])
*Il calcio oggi insegna a farsi furbi, ad essere esigenti, duri. ([[Gianluca Vialli]])
*Il calcio per me è passione pura, è dedizione, sacrificio, gioia e rabbia nello stesso tempo. Lo ami così tanto da dedicare tutto il tuo tempo per questo sport, ma se non ottieni quello per cui hai lavorato duramente lo odi, pensi di aver sprecato tempo e vorresti abbandonarlo. Un'ora dopo questo pensiero ti ritrovi sul campo, più determinata e vogliosa di prima per raggiungere l'obiettivo. ([[Marta Carissimi]])
*Il calcio per me è stato un grande maestro di vita, mi ha tirato su. [...] Mi ha insegnato il rispetto, l'impegno con se stessi. Mi ha fatto capire che il futuro dipendeva da me e non da altri. Io non ho mai avuto una mentalità che mi spingesse a dare la colpa all'allenatore o alla società se qualcosa non funzionava. Ho sempre pensato che dovessi essere io a costruire il mio futuro. ([[Sergio Floccari]])
*Il calcio per me è una palestra di vita. Mi ha insegnato tanti valori che rivivo nella vita di tutti i giorni: il saper fare squadra e la capacità di imparare a condividere, sia i momenti belli che quelli difficili, per esempio. ([[Cecilia Salvai]])
*Il calcio professionale è solo denaro e corruzione. Il calcio è capitalismo e il capitalismo è morte. Non voglio più far parte di un sistema che si basa su ciò che guadagna la gente grazie alla morte di altri in Sudamerica, Africa o Asia. A cosa mi serve guadagnare tanto se quello che ottengo è frutto della sofferenza di molta gente? La fortuna di questa parte del mondo esiste solo grazie alle disgrazie del resto. ([[Javi Poves]])
*Il calcio professionistico è divenuto così importante da essere un elemento basilare nella vita sociale. A noi, secondo me, spetta il compito di sdrammatizzare certi momenti, il cui significato viene sovente stravolto. Il calcio non è una bomba, ma unicamente uno sport. Non debbono esistere battaglie tra città quando due squadre scendono in campo per affrontarsi attorno ad un pallone. ([[Ramón Mendoza]])
*Il calcio rende povero anche chi è ricco. ([[Flavio Briatore]])
*Il calcio si evolve, però alla base rimangono due qualità fondamentali: i "piedi buoni" e il cervello. Anche il più bravo allenatore di questa terra senza giocatori con queste caratteristiche può chiudere bottega. ([[Silvio Piola]])
*Il calcio si gioca con la testa. Se non hai la testa, le gambe da sole non bastano ([[Johan Cruyff]])
*Il calcio si gioca con le palle a terra. ([[Salvatore Schillaci]])
*Il calcio sicuramente non è solo un gioco. Oggi è un'industria che ha la potenzialità di influenzare sia in positivo che in negativo. Da questo punto di vista spetta a chi gestisce il calcio, siano essi le istituzioni calcistiche, i club o i giocatori, assumersi le proprie responsabilità e saper indirizzare la valenza e la portata che ha il calcio nella direzione giusta. ([[Andrea Agnelli]])
*Il calcio somiglia alla musica: la musica può forse essere spiegata con la musica? No, così il calcio: non ha nemmen bisogno della Lingua per farsi intendere. Il calcio buca ogni linguaggio. ([[Carmelo Bene]])
*Il calcio ti fa gioire un attimo per un nulla gioiosamente confezionato, ti fa rimpiangere per anni le occasioni perdute per non aver tenuto la testa lì, sempre lì, appassionatamente. ([[Italo Cucci]])
*Il calcio ti prende perché tutti in classe da bambino ne parlano. Quando vai all'oratorio, per strada, si gioca a calcio. È qualcosa di così bello che non può non piacerti. Se non ti piace hai un problema. ([[Francesco Mandelli]])
*Il calcio va preso per via intramuscolo, orale o scritta, a piccole dosi, direi quasi minuto per minuto, altrimenti può provocare dei disturbi a volte anche molto gravi. ([[Cochi e Renato]])
*Il calcio visto dagli spalti non è uno spettacolo drammatico. L'aspetto drammatico è televisivo, uno spettacolo di primi piani sui volti dei protagonisti. È la differenza tra teatro e cinema. A teatro si è più vicini al corpo dell'attore, come allo stadio. Al cinema al volto, come in televisione. ([[Umberto Contarello]])
*Il coraggio è un concetto molto potente nel calcio, dipende molto però anche da come ti senti il giorno del match, c'è sempre un momento in cui è difficile trovare coraggio, in cui tutto sembra impossibile. [...] Nella vita succedono così tante cose che è molto importante saper reagire, quindi in questo senso è come essere sul campo, dove siamo abituate a rispondere sempre a quello che ti succede di fronte. E soprattutto è fondamentale continuare a insistere anche se la partita non sta andando proprio come vorresti o come ti saresti immaginata. ([[Allyson Swaby]])
*Il mondo del calcio è simile a quello dello spettacolo: il presidente della squadra è il produttore, l'allenatore è il regista, il direttore sportivo equivale al direttore di produzione, i calciatori sono ovviamente gli attori e la partita è il film. ([[Mario Cecchi Gori]])
*Il nostro sport ha bisogno di attaccanti letali, marcatori, eroi. Ma il calcio è molto più del momento del trionfo. Il calcio è lavoro di squadra, unità, difesa, assist e sacrificio. ([[Philipp Lahm]])
*Il pubblico occidentale non sa che il calcio è stato inventato in [[Cina]]. Già nel 200 dopo [[Cristo]] veniva usato per allenare i soldati alla velocità, alla prontezza. Questo sport è dilagato molto più tardi in [[Europa]], nelle vostre società oggi calciocentriche. Mi sembrava giusto ricordarvi da dove arriva. ([[John Woo]])
*Il [[rugby]] è uno sport bestiale giocato da gentiluomini. Il calcio è uno sport per gentiluomini giocato da bestie. Il [[football americano|football]] è uno sport bestiale giocato da bestie. ([[Henry Blaha]])
*Il vero calcio rientra nell'epica: la sonorità dell'esametro classico si ritrova intatta nel novenario italiano, i cui accenti si prestano ad esaltare la corsa, i salti, i tiri, i voli della palla secondo geometria e labile o costante... Trattandosi di un tentativo nuovissimo, non dovrei neanche temere di passare per presuntuoso. ([[Gianni Brera]])
*In galera ho conosciuto uomini degni di questo nome, mentre nel calcio il più pulito ha la rogna. ([[Michele Padovano]])
*In [[Italia]] il bambino ha soltanto il calcio, non sognerà mai qualcosa di diverso da uno stadio pieno e un pallone tra i piedi. Chiamiamo le cose con il loro nome: questa è dittatura. ([[Fabio Cannavaro]])
*In Italia il calcio è passione, per molti è la vita e ci sono sempre grandi aspettative. ([[Bojan Krkić]])
*In tutto il mondo, ci dicono, in ogni momento ci sono un tot di persone che nascono, muoiono, concepiscono un figlio, oppure si trovano una pistola puntata addosso. A me piace pensare che in ogni istante da qualche parte nel mondo un giocatore dilettante qualsiasi stia segnando un gol straordinario. È successo a chiunque abbia giocato a calcio. In qualche occasione, forse anche una volta sola, abbiamo spedito la palla in gol da 25 metri, lasciando di sale il portiere, oppure abbiamo incornato il pallone (a occhi chiusi ovviamente) spedendolo nel sette come una fucilata. Non tutti gli sport offrono questa emozione. Quante volte può capitare, andando alla piscina comunale, che qualcuno batta il record del mondo? Eppure, per la legge delle probabilità, ogni domenica un pancione bolso che passa le giornate al pub segna un gol splendido quanto quelli dell'inarrivabile Pelé e del possente Bobby Charlton. Può accadere ovunque e se si sa aspettare abbastanza succederà praticamente dappertutto. È questo il bello del calcio: qualche momento sublime, molti episodi ridicoli, e tutto ciò che sta nel mezzo tra i due opposti. (''[[Il mio anno preferito]]'')
*''In [[televisione|Tv]] c'è più calcio | che in una cura per osteoporosi.'' ([[Caparezza]])
*{{NDR|Sulla sfida di un storico nel 2020 di scrivere di calcio}} [...] la sfida per uno storico era quella di tentare storicizzare, appunto, una passione e c'è di parlare in termini professionali applicando i nostri istrumenti, i nostri metodi di ricerca, anche la nostra deontologia professionale a un argomento che s'apassiona, che sia sempre profondamente apassionato. In fondo, non è tanto diverso che scrivere in termini i più possibili — storici, seri e rigorosi — di una passione; vorrei dire, anche se certamente è un po' diverso, politica, civile o religiosa, ecco. ([[Aldo Agosti]])
*In Tv si vede un altro sport, mica il calcio. La Tv è un preservativo: annulla e mistifica. ([[Renzo Ulivieri]])
*Io credo di essere una persona sincera e onesta, dunque nel mondo del pallone non posso trovarmi bene. Qui, per andare avanti, si deve recitare. [...] Gente falsa è arrivata al top e potrei farvi molti esempi. ([[Sergio Porrini]])
*Io dico sempre ai ragazzi che il calcio per noi è movimento, spostamento. Bisogna sempre correre. Ogni giocatore, in ogni circostanza, ha sempre una buona ragione per correre. Nel calcio non esiste una sola circostanza in cui un giocatore possa permettersi di stare fermo in campo. ([[Marcelo Bielsa]])
*Io non critico chi simula, perché il calcio è dei furbi. [...] In campo si va soltanto per vincere, non c'è nulla di male a usare l'inganno per riuscirci. ([[Paolo Montero]])
*Io non sono un tifoso del calcio nell'accezione solita del termine. È uno spettacolo che mi interessa, visto anche il gran rumore che riesce a crearsi intorno. ([[Adolfo Celi]])
*Io penso di essere stato fortunato, ho avuto soddisfazioni dai risultati, qualche delusione solo dai rapporti umani. Il calcio mi ha divertito, illuso, amareggiato, condizionato, maturato. Ormai lo vivo non come una professione ma come un modo di essere. ([[Emiliano Mondonico]])
*La [[cultura]] {{NDR|italiana}} con la C maiuscola, l'Accademia, non si è mai occupata di calcio, guardandolo anzi con un po' di pregiudizio. Secondo la mia opinione perché nel [[Seconda guerra mondiale|post guerra]] il calcio era stato interpretato da questi storici come compromesso col [[fascismo]], visto che era stato forse il più grande strumento di [[propaganda]] fascista, quindi la cultura e gli storici, soprattutto di [[Sinistra in Italia|sinistra]], lo vedevano con grande pregiudizio. All'estero la storia sociale sul calcio ha fatto e sta facendo molto, in Italia poco o nulla. ([[Matteo Marani]])
*La ragione per cui le donne non giocano a calcio è che undici di loro non indosserebbero mai lo stesso completo in pubblico. ([[Phyllis Diller]])
*La razza peggiore del calcio? Sono i calciatori. Pensano solo ai diritti e neanche conoscono i doveri. Pensano solo ai soldi che, puntualmente, a fine carriera finiscono perché non hanno la cultura di metterli da parte o di farli fruttare (tranne i top player che anche se volessero farli finire non ci riuscirebbero) e anche se perdono pensano "ma che me ne frega, tanto la mia responsabilità la devo dividere per 18". ([[Michele Criscitiello]])
*Lavorando nel calcio ho scoperto che i campioni, anche quelli strapagati, hanno lo stesso entusiasmo, lo stesso amore per il gioco di tutti gli altri sportivi. ([[Gian Paolo Montali]])
*Mi riconosco nel calcio, in quello dove non devi farti condizionare. Il calcio è qualcosa di personale, è un'esperienza unica che va vissuta. Non è un sentito dire. ([[Emiliano Mondonico]])
*{{NDR|«Com'è cambiato il calcio rispetto agli anni '70 e '80?»}} Mio padre mi portava nei ritiri e negli spogliatoi. C'era un rapporto molto più sincero e umano con i giocatori e le società. Il business ha raffreddato tutto. Adesso di alcune società non potrai mai avere un'intervista se non pagando o chiedendo autorizzazione mesi prima a causa dell'esclusiva che hanno le Pay Tv. Questo meccanismo ha spersonalizzato il racconto sotto il profilo umano. ([[Marco Mazzocchi]])
*Nei settori giovanili i ragazzi ti seguono per definizione, in prima squadra è più complicato. I calciatori preferiscono avere compiti da eseguire piuttosto che problemi da risolvere. ([[Maurizio Viscidi]])
*Nel calcio c'è una legge contro gli [[allenatore|allenatori]]: giocatori vincono, allenatori perdono. ([[Vujadin Boškov]])
*Nel calcio chi vince si garantisce l'eternità. Sarà per questo che molti allenatori non subiscono il fascino a volte traditore della bellezza, ma guardano al sodo, al successo, in qualsiasi maniera lo si raggiunga. Una letteratura sciocca pone il bello avverso al concreto, come se le due facce di un'opera non fossero entrambe importanti. ([[Alessandro Bonan]])
*Nel calcio è ampiamente riconosciuto che, se entrambe le parti sono d'accordo per imbrogliare, barare è giusto. ([[C. B. Fry]])
*Nel calcio è bene nascondere i propri pregi. ([[Franco Scoglio]])
*Nel calcio è già stato inventato tutto: basta imparare da quelli che l'hanno fatto prima e metterlo in pratica nel miglior modo possibile. ([[Paolo Pulici]])
*Nel calcio gli slogan diventano ideologie, basta siano verosimili per essere creduti. ([[Mario Sconcerti]])
*Nel calcio non conta il passato, ma quello che si riesce a raccogliere nel presente. ([[Ilario Castagner]])
*Nel calcio non vince chi è forte... nel calcio è forte chi vince! (''[[Holly e Benji]]'')
*Noi calciatori siamo ragazzi normalissimi: non vedo cosa ci sia tanto di speciale fuori dal campo. Va bene, ci sono quei novanta minuti in cui sei al centro dell'attenzione, ma fuori basta, non c'è niente di straordinario. ([[Davide Frattesi]])
*Noi giocatori siamo soli, già battuti in partenza. Se parliamo solo di calcio siamo limitati. Se invece facciamo un'intervista nella quale andiamo oltre, ecco che ci accusano di essere degli esibizionisti e tutto il mondo viene a criticarci. L'unica nostra vera colpa è quella di non essere riusciti a combattere l'immagine che si è andata costruendo nella testa della gente dei calciatori come gente viziata e strapagata. ([[Luca Marchegiani]])
*{{NDR|Sulla definizione di calcio come un «gioco semplice»}} Non è un gioco semplice, ma non è neanche complicato come a volte lo si fa passare. Il calciatore è pratico, vuole che i concetti gli siano spiegati nel miglior modo possibile per poter fare il suo lavoro al meglio. ([[Mattia Bani]])
*Non ho mai perso un secondo di sonno per il calcio: ci sono cose più importanti. ([[Ottavio Bianchi]])
*Non mi manca il calcio. La gente non sa quanti sforzi deve fare un calciatore per essere sempre in forma e dare il massimo in campo, ogni giorno. ([[Marcel Desailly]])
*Non mi sta bene che siamo tutti qui ad aspettare un calciatore, cioè un inutile, d'accordo... un semplice intrattenitore. ([[Stanis La Rochelle]], ''[[Boris (terza stagione)|Boris]]'')
*Per chi vive il calcio in maniera spensierata, tutto è ancora un gioco. Devi fare il calciatore per crescere, per metterti in discussione, per arrivare oltre i tuoi limiti. Ma non devono essere i soldi a governare i tuoi piedi. Nel calcio, certo, ci sono calciatori lontani, e altri sulla terra. ([[Alberto Gilardino]])
*Per diventare un calciatore professionista servono tante componenti. Prima di tutto, la [[qualità]], perché se non ne hai difficilmente puoi fare il calciatore. Arrivano in alto anche giocatori con meno qualità, però hanno testa e fisico fuori dal comune [...]. La testa, infatti, è il secondo elemento fondamentale, soprattutto se non sei un fenomeno con i piedi. La testa e il [[carattere]], perché non è semplice arrivare, ma ancora più difficile è rimanere a certi livelli. Non ultima, serve la [[fortuna]], ovvero trovare un allenatore che crede in te, avere le occasioni di mettersi in mostra al momento giusto e sfruttarle appieno. Se non riesci tu, dietro ce ne sono molti altri... ([[Sergio Pellissier]])
*Per i tifosi di pallone il calcio è più di uno sport, lo vivono in maniera più intensa, sembra più una religione. ([[Kobe Bryant]])
*Per me quello con il calcio è un innamoramento avuto fin da piccolo. Penso che derivi dal fatto che è uno sport di squadra, anche se negli ultimi anni a livello mediatico viene dato più peso all'individualità. Solo il rugby penso abbia le stesse caratteristiche di organizzazione del calcio, perché si gioca in un campo con delle dimensioni estremamente ampie e con tanti giocatori. Razionalizzare i movimenti dei giocatori è una grandissima passione, ma mi sono divertito anche a giocare. Il calcio è un gioco apparentemente semplice, soprattutto per i singoli, anche se coordinare 11 giocatori su un terreno non è proprio semplicissimo. ([[Maurizio Sarri]])
*Per tanto tempo, almeno fino ai 30 anni, esattamente sino al [[Strage dell'Heysel|29 maggio 1985]], sono riuscito a rigirare fra le mani il pallone, e, in generale, il mondo del calcio, come un giocattolo. Anzi: come "il Giocattolo", con la "G" maiuscola, una affascinante e spassosa appendice dell'infanzia. Dentro un recinto ideale, avevo collocato figurine, prati, porte, tacchetti, stadi, spogliatoi, penne, taccuini, rotative, microfoni, telefoni, transistor... le campane della domenica, le code ai botteghini, le attese sulle gradinate, i fischi di inizio contemporanei, e le voci senza volto di "Tutto il calcio". Guai a modificare l'equilibrio! Un romanzo popolare che suggeriva il quesito "ma come saranno riusciti, nei secoli scorsi, a fare a meno del calcio?". Era una domanda carica di romanticismo e di superficialità, perché più il calcio conquistava le folle, e più era destinato a calarsi nella società. ([[Carlo Nesti]])
*Perché la gente ama il calcio? Perché non ha nessuna verità, nessuna legge. ([[Michel Platini]])
*{{NDR|Nel 2021, «sono pochi gli ex calciatori ad essersi disinteressati di questo sport. Che cosa è successo?»}} Perché non esiste più quella bellezza di cui mi sono innamorato. C'è più freddezza, non c'è più entusiasmo. Oggi hanno creato dei divi. Una volta il calcio era un mestiere come un altro, un po' più riconosciuto economicamente ma non era un divismo come lo è attualmente. C'è troppa pubblicità, vivono troppo di quello. Alcuni hanno perso i veri valori. Spesso sento la nostalgia del calcio che ho conosciuto, ho conservato i vecchi ''Hurrà Juventus'' che ho riletto più volte nel corso della vita. Rivedere certe sfide disputate con Pele, Di Stefano, Kupa è un qualcosa che mi fa emozionare. [...] È tutto completamente differente, c'è una esaltazione generale per delle giocate molto semplici. Una volta dovevi lavorare sodo per essere titolare, oggi con i contratti di tre o quattro anni sei quasi obbligato a scendere in campo. Anche la longevità non era la stessa: ai miei tempi a trent'anni eri già arrivato, ora puoi giocare fino ai quarant'anni ed essere ancora in forma. Vogliamo anche parlare di come si viveva questo sport? Prima era una festa, ora non lo è più. ([[Carlo Dell'Omodarme]])
*Perfino in Vaticano parlano solo di calcio. Stamattina ho sentito che pregavano perché non crolli l'Olimpico. ([[Osvaldo Soriano]])
*Più conosci il calcio, più ti rendi conto che è tutta una questione di soldi, che è marcio, e questo ti toglie l'entusiasmo. ([[Javi Poves]])
*''Proteggimi perché io sono uno di quelli | che se a calcio sbaglia il primo pallone | butta via tutta la stagione e non si riprende più.'' ([[Thegiornalisti]])
*Puoi prendere in giro tutti in questo Paese {{NDR|l'Italia}}, i politici, il Presidente della Repubblica, addirittura il Papa, ma non puoi prendere in giro il calcio. ([[Marco Mazzocchi]])
*Qualche volta, se giochi a calcio, la devi proprio buttare dentro. ([[Thierry Henry]])
*Quando abbiamo un pallone tra i piedi noi calciatori siamo felicissimi. Quello che succede dietro, nel retropalco, spesso non è proprio bellissimo. Chi diventa un calciatore quando arriva al mio livello? Il più delle volte un uomo molto solo. ([[Paulo Dybala]])
*Quando il simpatizzante del calcio muore va in Italia, dove trova i migliori giocatori del mondo, le partite sui canali pubblici e tanti giornali sportivi. E bel tempo. ([[Simon Kuper]])
*Quando parliamo di calcio, e di che cosa parliamo in realtà? Spesso ci si riduce a parlare di quella che è stata l'azione sul campo, il gol, il fuorigioco, dato o non dato. Ma il calcio non è questo. Il calcio fa parte dell'industria dell'intrattenimento, fa parte del settore dello sport, ed è la principale attività all'interno dello sport. Quando parliamo dell'industria dell'intrattenimento parliamo di un'industria di 750 miliardi che, è evidente, comprende il gaming, gli sport, la musica, musei, teatri, di quello che facciamo noi nel nostro tempo libero, l'intrattenimento. Quando parliamo dell'industria dello sport parliamo di un'industria di 140 miliardi. E quando parliamo del calcio parliamo di un'industria di 43 miliardi. Quindi, sì, è giusto parlare del gol dato o del gol non dato o del fuorigioco, però stiamo parlando di un'industria di queste dimensioni. ([[Andrea Agnelli]])
*Quando sei un ragazzino e usi la tua immaginazione, ti vedi fare [[gol|goal]] a Wembley con 100.000 tifosi che urlano il tuo nome. Non pensi a tutto ciò che ti toccherà prima di quel momento, tipo startene in un campo d'allenamento gelato con le ginocchia che tremano con davanti questi giganti che fino a poco prima conoscevi solo per nome. ([[George Best]])
*Quando sono in Inghilterra penso spesso che siamo davvero ossessionati dal calcio: se perdiamo è una tragedia, se vinciamo siamo esaltati. Poi vengo in Italia e vedo che è esattamente la stessa cosa... ([[Jake Arnott]])
*''Quelli che quando perde l'Inter o il Milan dicono che in fondo è solo una partita di calcio e poi tornano a casa e picchiano i figli''. ([[Enzo Jannacci]])
*Quello del pallone è l'unico mondo in cui un muratore può diventare architetto da un giorno all'altro. ([[Italo Allodi]])
*Qui {{NDR|sui campi di calcio}} tutto è strettamente congiunto con la natura: la terra, il vento, il sole, sono compagni che giocano contro di noi o a favore nostro, e vedi bene che poco fa eravamo i fratelli della pioggia, così com'ero come nella vecchia guerra il fratello delle radici e della notte stellata. ([[Henry de Montherlant]])
*Rispetto agli anni in cui sono stato protagonista nel calcio anni '70-80, devo dire che in qualcosa è cambiato ad esempio la velocità delle azioni, la forza espressa dagli atleti, ma la sua essenza è sempre la stessa, il calcio rimane sempre un gioco bellissimo. ([[Salvatore Vullo]])
*{{NDR|Sulle palle alte}} Se Dio avesse voluto che giocassimo a calcio tra le nuvole, avrebbe dovuto mettere l'erba lì su. ([[Brian Clough]])
*Se questo può essere definito il secolo dell'uomo comune, allora il calcio, fra tutti gli sport, può essere definito come il suo gioco per eccellenza. In un mondo tormentato dalle bombe all'idrogeno e dal ''napalm'', il campo di calcio è un luogo dove il buon senso e la [[speranza]] rimangono protetti. ([[Stanley Rous]])
*Secondo me il calciatore moderno dev'essere in grado di comportarsi in base alla zona di campo che occupa e non in base al ruolo che gli viene affidato. Se un'ala destra in fase di rientro si ritrova a fare il terzino, deve saperlo fare. Se un centravanti in fase di rifinitura si stacca dalla marcatura, deve saper mettere una palla filtrante. Penso che il calcio del futuro è fatto di zone di campo nelle quali i giocatori deve sapersi muovere. Questo non significa che i giocatori devono saper far tutto. L'ala continuerà ad essere molto brava quando avrà la possibilità di lavorare sulla riga. Ma l'ala che resta nella stessa zona tutta la partita può essere anche facilmente marcabile. Quindi deve saper venire tra le linee o deve saper andare in profondità senza palla. Il senso del ruolo va rivisto: bisogna sapersi muovere preferibilmente in una zona di campo, ma saper interpretare anche altre zone. [...] Per me il concetto di calcio totale è voler giocare in tutte le fasi. ([[Maurizio Viscidi]])
*Sempre più persone guardano il calcio, però è sempre meno attrattivo. Ne beneficia solo il business, perché per loro conta solo il numero di spettatori [...]. Sono certo che il calcio sia in un processo di declino. Cioè, sempre più persone guardano il calcio, ma sta diventando sempre meno attraente perché non è privilegiato ciò che ha reso questo gioco il primo gioco al mondo. Alla fine, quel processo viene interrotto: se lasci che molte persone lo vedano, ma non ti assicuri che ciò che vedi sia piacevole, ciò favorisce il business perché il business è che molte persone lo vedano, ma a che prezzo? [...] Essenzialmente il calcio è di proprietà del popolo. Perché i poveri hanno poche possibilità di accedere alla felicità, visto che non hanno i soldi per comprare la felicità. Quindi il calcio, essendo gratuito, di origine popolare... Il calcio è una delle poche cose che i poveri hanno, ma ormai non ce l'hanno più. ([[Marcelo Bielsa]])
*Si giocava per la gloria dell'[[Unione Sovietica|URSS]] e per amore del calcio, non per i soldi. ([[Rinat Dasaev]])
*''Sole sul tetto dei palazzi in costruzione, | sole che batte sul campo di pallone | e terra e polvere ché tira vento, | e poi magari piove. | Nino cammina che sembra un uomo, | con le scarpette di gomma dura: | dodic'anni e il cuore pieno di paura. | Ma, Nino, non aver paura di sbagliare un [[calcio di rigore]]: | non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore; | un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.'' ([[Francesco De Gregori]])
*Sono terrorizzata dal mondo del calcio. Ho vissuto sette anni di terrore. La domenica non esisteva per me. ([[Michelle Hunziker]])
*Su dieci trasmissioni sette sono di calcio. È una cosa impossibile. Se mi capita di guardarle mi addormento. ([[Ilary Blasi]])
*Tra una bella donna e una partita di calcio non ho dubbi: scelgo la seconda. ([[Luigi Cagni]])
*{{NDR|«Per lei cos'è il calcio?»}} Un gioco da bambini, nel senso più puro e vero del termine. I rapporti tra giocatori, e con gli allenatori, sono regolati da un modo di interagire infantile e irrazionale. Io ti do una cosa, tu cosa mi dai in cambio? Funziona così. Difficile da spiegare a chi non fa parte di quel mondo. ([[Marco van Basten]])
===[[Massimiliano Allegri]]===
*Facciamo giocare i bambini e non cerchiamo di trasformare il calcio in una scienza esatta, perché non è un gioco di schemi.
*Il calcio è molto semplice: bisogna fare due cose, la fase offensiva e quella difensiva, e bisogna farle bene tutte e due. Quando non attacchi al massimo non è certamente una vergogna, anzi... fare una bella fase difensiva vale come lavorare al meglio sulla fase offensiva, perché l'obiettivo finale è il risultato e ci si può arrivare in qualsiasi modo. Lo spettacolo è al circo: noi dobbiamo vincere le partite e fare i tre punti.
*Il calcio è semplice, ragazzi. È inutile complicarlo, è semplice: in campo tu devi fare l'opposto di quello che fa l'avversario. Se l'avversario ti viene incontro, ti allontani. Se si allontana, gli vai incontro. Fine. Vogliono renderlo più difficile di quello che è. L'aspetto psicologico è l'ottanta per cento della prestazione dei giocatori.
*Il lunedì mattina mi arrivano dei pacchi di roba così, tutti i numeri possibili e immaginabili estratti dalla partita della domenica. Io non li leggo nemmeno, guardo soltanto il numero dei falli fatti e subiti e i duelli aerei vinti e persi. Fine. Non guardo altro. Perché se fai fallo, vuol dire che sei vicino alla palla, e dov'è che si difende, nel calcio? Vicino alla palla. Se metti undici giocatori attaccati l'uno all'altro sulla linea di porta, non la coprono tutta. Se fai fallo, vuol dire che sei vicino alla palla, e se sei vicino alla palla vuol dire che stai difendendo.
*Lo vogliono fare passare per scienza, invece non c'è un cavolo di niente di scientifico. È uno spettacolo, e lo spettacolo lo fanno gli artisti. Qui vogliono spoetizzare il calcio, soffocare la creatività: è questo l'errore più grande che stiamo facendo. Se togli la poesia, allora tanta vale giocarsela al computer.
===[[Natalino Balasso]]===
*Mi rendo conto che si finisce per risultare simpatici come una vuvuzela ad essere critici sul mondo del calcio, soprattutto in questa nazione nella quale i calciatori a detta dei giornalisti sportivi sono "modelli per i giovani". Infatti, attraverso faticosi e costosi spot televisivi, i calciatori insegnano ai giovani a stipulare contratti telefonici, a curarsi i capelli, a bere birra, a giocare a poker. Ma io ho un sogno: vorrei che il calcio diventasse uno sport.
*Se il calcio fosse uno sport gli arbitri sarebbero estratti a sorteggio e anche i calciatori, perché se il calcio fosse uno sport i calciatori più bravi non giocherebbero necessariamente con le squadre più ricche.
*Se il calcio fosse uno sport i giornalisti sportivi sarebbero molti di meno.
*Se il calcio fosse uno sport non ci sarebbero né tifosi né ultras, ma solo gioia.
===[[Vladimiro Caminiti]]===
*Esaltare a spron battuto sempre i soliti, considerare il calciatore un divo e non un campione è l'errore storico del nostro tempo.
*Il calcio giocato dura sette giorni su sette. Nel settimo si consuma il pasto per pochi intimi. Negli altri sei giorni si parla, si discute. Sul giornale. Il calciatore si riduce a virgoletta parlante. I suoi sentimenti non contano. È un idolo consumistico.
*Il calcio non è solo divismo, non è tifo alquanto cretino con richiesta di autografo, è resoconto della vita. Questo gioco è emblematico del resto. Uno stortignaccolo può vincere nel calcio come un Adone. Contano le qualità dello spirito, il nerbo, la tempra.
*Il calcio non può esimersi di essere sempre fatto atletico, ma non potrà mai somigliare al basket, e perciò è anche estro, invenzione, improvvisazione.
*Il football, il folber, il calcio. Uno sport dall'anima perennemente inquietata. Inverosimile e pazzesco.
*Nel calcio succedono, a ben guardare, le stesse cose che accadono nella vita: alla lunga vince chi è più tenace, chi è serio, chi si applica; non vince l'estro sregolato.
*Per me il calcio è una parte della vita che conta, porta avanti la salute e il benessere, dà ai diseredati tanta illusione.
===[[Serse Cosmi]]===
*A me piace avere un rapporto diretto con i ragazzi, ma nel calcio di oggi purtroppo è sempre più difficile. [...] Il calcio è cambiato, e i giocatori sono più diffidenti. [...] Secondo me è una perdita, perché il calcio non è solo quello che si vede in campo. La tattica ormai la possono spiegare tutti, ma è l'aspetto psicologico che fa la differenza.
*Il calcio è semplicemente un'industria enorme che ha i riflettori puntati addosso. [...] Giocatori e allenatori possono essere contestati per i loro ingaggi a volte spropositati, possono essere criticati per il loro gioco, insultati per come mettono in campo la squadra ma loro per lo meno vincono o perdono. Tutto intorno c'è una fauna di personaggi che non hanno né arte né parte: quelli pur stando dentro al calcio di sicuro non perdono mai.
*{{NDR|«Cos'è che ti piace di meno del calcio di questo primo decennio del 2000?»}} La poca passione che manifestano coloro che sono al timone di club e federazioni. Anni fa se si fossero affacciati al mondo del calcio personaggi senza alcuna competenza calcistica ma solo provvisti di brama di guadagno, sarebbero stati additati come eccezioni. Oggi succede il contrario. Credo che, ad esempio, presidenti di [[Campionato italiano di calcio|Serie A]] che venivano considerati quasi folkloristici negli anni '80, oggi, inseriti nel contesto attuale, potrebbero sembrare dei seminaristi... Inevitabile che, a cascata, la scarsa passione per il calcio investa tutti gli addetti ai lavori, fino ai calciatori.
*Resto dell'idea che certe curve siano molto migliori di certe tribune.
*Riguardo al calcio moderno, dico che non ci sono soltanto apetti negativi, ma alcune innovazioni hanno portato beneficio a tutto il movimento. Penso alla possibilità di veder giocare tanti campioni, anche all'estero: ai miei tempi, [[Pelé]] potevamo soltanto immaginarcelo quando tiravamo calci al pallone nei cortili e nei campetti di periferia. Adesso è diverso, anche se io penso che parlare di calcio moderno e calcio nostalgico sia una forzatura: esiste il calcio e basta.
===[[Nick Hornby]]===
*Ancora non so dire se il calcio sia un gioco molto più semplice di quanto io pensi, o molto più complicato. Quello che so, è che ancora non l'ho capito bene. (''[[Il mio anno preferito]]'')
*I tifosi di calcio parlano in questo modo: i nostri anni, le nostre unità di tempo vanno da agosto a maggio (giugno e luglio non esistono neanche, soprattutto negli anni dispari, che non hanno i mondiali o gli europei). Chiedetici quale è il periodo migliore o peggiore della nostra vita e il più delle volte vi risponderemo con un numero a quattro cifre – 66/67 per i tifosi del [[Manchester United Football Club|Manchester United]], 67/68 per quelli del [[Manchester City Football Club|Manchester City]], 69/70 per quelli dell'[[Everton Football Club|Everton]], e così via – recante nel mezzo un silenzioso trattino, unica concessione al calendario in uso nel resto del mondo occidentale. Ci ubriachiamo l'ultimo dell'anno, come tutti, ma in realtà è dopo la finale di Coppa, in maggio, che facciamo ripartire il nostro orologio interiore, e ci lasciamo andare alle promesse e ai rimpianti e agli impegni di rinnovamento che le persone normali si concedono alla fine dell'anno tradizionale.
*Il calcio, com'è noto, è il gioco del popolo, e come tale cade nelle grinfie di tutta quella gente che non è, insomma, il popolo. Ad alcuni piace perché sono dei socialisti sentimentali; ad altri perché hanno frequentato le scuole private, e vorrebbero non averlo fatto; ad altri perché il loro lavoro – di scrittore, giornalista televisivo o pubblicitario – li ha portati molto lontani da quello che considerano il loro luogo di appartenenza, o di provenienza, e il calcio sembra loro un modo veloce e indolore per ritornarci.
*Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé.
*Strano che non abbia ancora detto che il calcio è uno sport stupendo, ma è chiaro che lo è. I gol hanno quel valore della rarità che i punti e i set non hanno, e quindi ci sarà sempre quel fremito, il fremito di vedere qualcuno fare qualcosa che può essere fatto solo tre o quattro volte in tutta una partita se sei fortunato, neanche una se non lo sei. E mi piace la velocità, la mancanza di una formula prestabilita; e adoro come gli uomini piccoli possano distruggere quelli grandi (guarda Beardsley contro Adams) in un modo che in altri sport è semplicemente impossibile, e il fatto che la squadra migliore non necessariamente vince. E poi c'è l'aspetto atletico (con tutto il rispetto dovuto per chi gioca a [[cricket]] come Ian Botham e per i trequartisti della nazionale inglese di [[rugby]], sono pochissimi i bravi giocatori grassi), e il modo in cui la forza e l'intelligenza debbano unirsi. Il football fa sì che i giocatori appaiano splendidi e armonici come altri sport non permettono: un tuffo con colpo di testa perfettamente sincronizzato o un preciso al volo consentono al corpo di raggiungere una compostezza e una grazia che certi atleti non riusciranno mai ad esibire.
===[[Dario Hübner]]===
*{{NDR|«Quando non ci sono le telecamere, il calcio com'è?»}} È ostico, maschile. Giochi su terreni assurdi e ti cambi in spogliatoi dove i dirigenti avversari lasciano apposta il riscaldamento acceso a giugno, per sfiancarti. Ti alleni tre volte a settimana e la domenica metti i soldi della benzina, per far la trasferta.
*{{NDR|«Oggi esistono tante scuole calcio. Eppure nascono meno talenti. Insegnava di più il calcio di strada?»}} Il calcio di strada ti insegna la cattiveria, che penso sia il 40% di un giocatore. Quando hai dieci anni e giochi contro ragazzini di 14-15, se non sei abbastanza cattivo la palla te la rubano. E allora ti abituavi agli scontri fisici, a farti valere per non soccombere ai più grandi. Oggi vedo tanti calciatori, ma nessuno ha la cattiveria che avevamo noi.
*I tempi cambiano. Una volta il giocatore era valutato per quello che faceva nei 90 minuti in campo, oggi viene osservato tutta la settimana attraverso i social.
*Il calcio è bello perché è uno sport povero, basta veramente avere un pallone.
*{{NDR|«Che posto è il calcio di oggi?»}} Un posto che non fa per me: io lottavo in campo, oggi combattono i procuratori, i papà, gli sponsor.
===[[Cristiano Lucarelli]]===
*Ai miei ragazzi dico sempre che la cosa migliore sarebbe conciliare i due aspetti, studio e calcio. Anche se poi dentro di me penso: non siamo ipocriti, quando entreranno nel professionismo, dal presidente all'allenatore, interessa soltanto che un giovane giochi bene e non gli rinfacceranno mai di non aver letto neppure un canto della Divina Commedia.
*La gente pensa che il calcio sia un mondo popolato esclusivamente da milionari, quando invece questi rappresentano un'esigua minoranza. La maggior parte ormai hanno stipendi da "impiegati", con davanti una carriera che si chiude dopo dieci, massimo quindici anni. E quando smettiamo, spesso molti di noi non sono capaci neppure di andare alla posta a pagare una bolletta, figurarsi di trovare un altro lavoro che non sia giocare a calcio...
*La prima regola è il rispetto di se stessi e dell'avversario. Ma fare melina o cercare di arrangiarsi, nei limiti consentiti dal regolamento, specie quando sei più debole, trovo che sia nella natura del gioco del calcio che in fondo è la simulazione di una battaglia. E in amore e in guerra tutto è lecito...
===[[Alberto Michelotti]]===
*{{NDR|Nel 2018, «il calcio dei suoi tempi era diverso, rispetto ad oggi. È così?»}} In effetti oggi vediamo di tutto e di più. Quello che manca, a mio avviso, è la morale: manca il vero senso della partecipazione, della competizione "leale" e della solidarietà. Insomma, il calcio non è più un gioco come lo si intedeva allora! [...] Il vero calcio viene dalla strada ed è lì che si imparano le regole del gioco.
*{{NDR|Sul calcio italiano}} In Italia non c'è cattiveria, c'è contatto fisico. Per non avere un avversario appiccicato addosso, si deve andare a fare nuoto o pallavolo.
*ho fatto l'artigiano, e quando serviva andavo ai corsi d'aggiornamento. Questi qui che fanno i calciatori non conoscono i regolamenti! Infatti gli psicologi lo dicono: chi tira i calci? Gli asini. Però nel tirare i calci anche un asino usa il cervello! Vedi, basket, pallavolo e rugby e altri sport, vengono dalla scuola, c'è un'altra educazione. Il calcio viene dalla strada, all'ombra del campanile... e lì? Che regole ci sono? Hai mai sentito i genitori nelle partitelle dei ragazzini della parrocchia?: "Spaccagli le gambe!". Ah io, lì, divento cattivo! Che cultura è? Guarda le partite del baseball: se non sai le regole non capisce niente. Nel calcio invece si pretende di giudicare senza sapere le regole!
*{{NDR|Nel 2020, «ti piace il calcio di oggi?»}} No, mi sono abbastanza disamorato. Dove sono finite le bandiere, l'attaccamento alla maglia? Ci sono troppi stranieri. Adesso, hai sentito che vogliono consentire cinque sostituzioni? Vuole dire che puoi cambiare il 50 per cento della squadra. E ci sono cinque arbitri. Ma ti sembra che sia calcio, questo? No, è business.
*{{NDR|Nel 2020}} Oggi il calcio è cambiato molto, noi ci parlavamo in dialetto, ora si va al monitor, con venti telecamere e i microfoni ovunque a spiarti. Non so se mi ci troverei, testardo come sono.
===[[Pier Paolo Pasolini]]===
*I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui Prati di Caprara (giocavo anche sei-sette ore di seguito, ininterrottamente: ala destra, allora, e i miei amici, qualche anno dopo, mi avrebbero chiamato lo "Stukas": ricordo dolce bieco) sono stati indubbiamente i più belli della mia vita. Mi viene quasi un nodo alla gola, se ci penso.
*Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo.
*Il gioco del ''football'' è un «sistema di segni»; è, cioè, una lingua, sia pure non verbale.
*Un bravo calciatore.<ref>Rispondendo alla domanda di [[Enzo Biagi]]: «Senza cinema, senza scrivere, che cosa le sarebbe piaciuto diventare?»</ref> Dopo la letteratura e l'eros, per me il football è uno dei grandi piaceri.
===[[Leonardo Pavoletti]]===
*Il calcio è ancora oggi visto come una scorciatoia per sistemarsi.
*Io mi considero un calciatore anomalo [...]. Forse dipende dal fatto che all'inizio nemmeno volevo farlo, il calciatore, cercavo una vita da lavorare il meno possibile.
*Io penso che la testa sia il 99% di un calciatore, quando arrivi a un certo livello il fisico è sempre allenato. La differenza la fa l'attenzione e prepararsi mentalmente.
*Sono un attaccante e vengo giudicato solo sulla base dei gol. In tante partite faccio schifo, poi segno e divento un eroe. In altre mi sbatto, le prendo tutte di testa, apro spazi ai compagni, rincorro i difensori, ma non segno, vengo bocciato e prendo gli insulti [...] da quelli che giocano al Fantacalcio.
===[[Franco Rossi]]===
*Il calcio è già difficile per chi ne capisce, figuriamoci per gli [[allenatore|allenatori]].
*Il calcio è lo sport [[omofobia|omofobo]] per eccellenza.
*Il calcio non è uno sport, non è un gioco e non è uno spettacolo: è un'emozione.
*Se non ci fossero le partite il calcio sarebbe lo sport più bello del mondo.
===[[Walter Sabatini]]===
*Ci sarebbe da sdrammatizzare, ma la partita di calcio è una tragedia, per me non è divertimento né gioco.
*Il calcio è un vizio e non sai mai cosa succede, basta una palla deviata per giocarsi una stagione intera. Hanno voglia gli americani a studiarsi gli algoritmi.
*Il calcio si fa per la gioia della gente, non ci sono altri motivi reali. Avete mai visto come esultano i bambini allo stadio?
===[[Giovanni Trapattoni]]===
*È estremamente delicato, un tema che si è già dibattuto, e sul quale si andrebbero ad avere delle alienazioni, squadre di città minori e quindi il calcio io credo che in Italia sia veramente un grosso treno culturale e quindi, tutto sommato, ritengo che in questa forma possa mantenere e gestirsi sull'arco nazionale ancora abbastanza equamente ben distribuito.
*Giocando al calcio e poi allenando tante squadre (grazie a Dio con i successi che sono quelli che sono), ho sempre pensato che questo sport potesse e possa insegnare molto. Se è lo sport più amato del mondo, un motivo deve pur esserci. Ho infatti sempre pensato che nulla accade per caso. È un insegnamento che mi porto dietro... che mi porto dietro dalla mia storia, dalla fede dei miei genitori, dalla mia terra.
*Il calcio indubbiamente è uno sport ma non è più tale da quando coinvolge interessi tanto grandi ed è diventato una professione a tutti gli effetti. Si è legati ai risultati che a loro volta dipendono dalle prestazioni. Lo spettacolo, che dovrebbe essere prioritario nello sport, arriva dopo. Non è che non si ricerchi però lo può fare solo chi è in grado e non molti giocatori possono sostenere il duplice ruolo.
*Il calcio ti mette sotto pressione perché è una gara. Ogni domenica hai il responso: vinci, perdi, pareggi. Ogni domenica hai la classifica: sei primo o sei ultimo. Ogni domenica hai i tifosi: sei un eroe oppure una nullità.
===[[Julio Velasco]]===
*Ho sempre detto che ammiro molto i miei colleghi del calcio. Operano in un mondo totalmente irrazionale, dove nessuno vive lo spettacolo solo per divertirsi. C'è spazio solo per il primo, gli altri non contano niente.
*In qualsiasi altro ambiente di lavoro, se qualsiasi episodio quotidiano finisse in prima pagina, com'è nel calcio, nessuna azienda durerebbe più di una settimana.
*Non sono deluso dal calcio. La mia scelta di uscire è stata poco compresa perché in questo mondo il denaro è la cosa più importante e se uno vi rinuncia commette un fatto gravissimo, folle.
*Ovunque i bambini hanno il pallone fra i piedi, a qualsiasi latitudine e in ogni contesto socio-economico.
*Un problema del calcio è che non ha concorrenza, c'è una cultura monopolista. È lo sport numero uno incontrastato. Nel calcio la mela non cade: le leggi fisiche valide universalmente, nel calcio non valgono. Però non vuole dire che non abbia stimolo a migliorarsi: il calcio fa concorrenza a se stesso.
===[[Zdeněk Zeman]]===
*Credo che ancora oggi nel calcio si faccia uso di sostanze dopanti e ci sono calciatori che sono morti per vincere solamente una partita in più. Chi è responsabile di questo non ha certo aiutato il calcio a crescere.
*Il calcio deve stare fuori dalla finanza e dalla politica.
*Il calcio deve uscire dalle farmacie, nel nostro ambiente girano troppi farmaci.
*Il calcio, oggi, è sempre più un'industria e sempre meno un gioco.
*La grande popolarità che ha il calcio nel mondo non è dovuta alle farmacie o agli uffici finanziari, bensì al fatto che in ogni piazza, in ogni angolo del mondo, c'è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi.
*Si deve cercare di mantenere la passione dei tifosi e dare, cercare di giocare per i tifosi. Dare spettacolo. Io penso che non basta vincere 1 a 0 per essere felici e contenti se non si è dato niente alla gente. Penso che la gente debba tornare a casa contenta... Che ha visto qualche cosa. E si è divertita.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[File:Каменный век (1).jpg|thumb|Una società preistorica]]
Citazioni sulla '''società'''.
==Citazioni==
*A un certo punto ho capito che le persone sono come sono, non come vorremmo che fossero. E che non si cambia la società da un giorno all'altro. Bisogna iniziare da dove si vive, è lì che bisogna dar prova di sé. ([[Elke Kahr]])
*Ai miei occhi le società umane, come gli individui, diventano qualcosa solo grazie alla [[libertà]]. ([[Alexis de Tocqueville]])
*Chi fugge agli obblighi sociali è disertore. ([[Marco Aurelio]])
*Dal 1815 in poi, letteratura, scienze fisiche e sociali, vapori, strade ferrate, telegrafi, hanno dato in pochi anni tale un impulso alla società, che le nazioni si sono riconosciute sorelle le une con le altre; che nuovi interessi e bisogni si sono creati. A questi si tratta oggi di dare pieno svolgimento. ([[Felice Orsini]])
*Dire che un [[omicidio|delitto]] è opera di una società, il risultato matematico di taluni «fattori ambientali», è una di quelle offese che il nostro tempo rivolge continuamente alla libertà individuale e alla [[libertà]] in genere. ([[Vitaliano Brancati]])
*È evidente che nelle società democratiche l'interesse degli individui, così come la sicurezza dello stato, esigono che l'[[educazione]] della maggioranza sia scientifica, commerciale e industriale, piuttosto che letteraria. ([[Alexis de Tocqueville]])
*Esiste una profonda divisione nella società odierna: tra coloro che vogliono godersi i frutti del loro lavoro, rispettando e sostenendo le leggi del paese, e un crescente numero di persone che è di moda apostrofare come disagiate, come svantaggiate, o diversamente motivate, che noi chiamavamo persone pigre, disoneste persino, persone che non accettano la responsabilità delle loro azioni o della loro vita. ([[Francis Urquhart]], ''[[House of Cards (miniserie televisiva)#Seconda stagione|House of Cards]]'')
*Forse che nella società si vale realmente per quello che si è, o non più precisamente per ciò che si dimostra? ([[Carlo Maria Franzero]])
*Ho io compiuto qualche azione che riesce giovevole alla società? Dunque ho giovato a me stesso. ([[Marco Aurelio]])
*I grandi [[Partito|partiti]] rovesciano la società, i piccoli l'agitano; gli uni la ravvivano, gli altri la depravano; i primi talvolta la salvano scuotendola fortemente, mentre i secondi la turbano sempre senza profitto. ([[Alexis de Tocqueville]])
*In ogni società umana un sesso cerca sempre di organizzarsi in modo da sfruttare l'altro sesso. Nelle organizzazioni tecnicamente più evolute, la femmina sfrutta il maschio; come accade nelle api e nella società americana. ([[Vittorio Giovanni Rossi]])
*In questa società ci sono certe regole, certi pregiudizi e tutto quello che non vi si adatta sembra anormale, un delitto o una malattia. ([[Mario Vargas Llosa]])
*In una società ci sono delle priorità: la giustizia, la fede, la libertà e la solidarietà. Equilibrarli sempre tutti è impossibile, dunque qualcuno sarà più intelligente, qualcuno più ricco, qualcuno più stupido. Ma ognuno di loro deve avere gli stessi diritti e gli stessi obblighi. ([[Renato Scarpa]])
*Io so che alla società costa in certo modo una grave umiliazione se accettare la discussione intorno a se medesima, quasi ne scapitassero il decoro e il prestigio; ma, se non l'accetta, ella fa come chi non voglia esser desto, mentre dorme sull'orlo di un abisso. ([[Pietro Ellero]])
*L'associazione antropologica mondiale, comunamente detta società, è un insieme di esseri che si aspettano al varco armati di coraggio e tanta buona volontà. La verità è che ognuno di noi vuole la sua coppa di gelato più ghiacciata delle altre e colui che ti ammazza raramente si preoccupa delle tue scarpe nuove. ([[Rino Gaetano]])
*L'esercizio della carità, gli effetti de' pronti soccorsi contro la fame, la nudità, il freddo, e le atroci e distruttrici malattie, formano la gioia dell'uomo veramente nato per giovare alla Società. ([[Domenico Cirillo]])
*La forma della società resiste per la semplicissima ragione che la maggior parte degli uomini, se concepiscono l'ideale, obbediscono ai dettami della ragione. L'ideale si chiama così perché non attuato e non attuabile; il giorno che fosse attuato, non sarebbe più l'ideale, ma il reale. Questa non è metafisica: è filosofia pratica, perché c'insegna a guardarci dai voli d'Icaro. ([[Federico De Roberto]])
*La musica è un linguaggio di fratellanza e l'orchestra è l'embrione della società perché tutti devono ascoltare anche le voci degli altri. ([[Uto Ughi]])
*La società acquista nuove arti e perde vecchi istinti. ([[Ralph Waldo Emerson]])
*La società aperta è [...] aperta al maggior numero possibile di portatori di idee, ideali e fedi diverse e magari contrastanti — è aperta al maggior numero possibile, ma non a tutti. Essa è chiusa, pena la sua autodissoluzione, solo agli intolleranti, e cioè a coloro che, credendosi in possesso di verità assolute e di valori esclusivi, tentano di imporre queste verità e questi valori, ad ogni costo, magari con lacrime di sangue. ([[Dario Antiseri]])
*La società contemporanea subisce un processo di frammentazione a causa di un modo di pensare che è per natura sua di corta visione, perché trascura l'intero orizzonte della verità – della verità riguardo a Dio e riguardo a noi. ([[Papa Benedetto XVI]])
*La società di oggi tende al formicaio. Lo Stato non si pone più come un assoluto di fronte ai singoli e ai gruppi: è semplicemente lo strumento amministrativo della società stessa. ([[Bertrand Russell]])
*La società dovunque cospira contro la maturazione di ciascuno dei suoi membri. La società è come una compagnia i cui soci hanno concordato che al fine di meglio assicurare il pane a ciascun azionista, colui che lo mangia rinuncia però a libertà e cultura. La virtù più ricercata è il conformismo. La [[fiducia]] in se stessi ne è la piena antitesi. Il conformismo non ama le realtà vere, né gli spiriti creativi, ma solo nomi e [[consuetudine|consuetudini]]. ([[Ralph Waldo Emerson]])
*La società è come un'onda. L'onda si muove in avanti, ma resta immobile la massa d'acqua di cui essa è composta. La stessa particella non s'innalza dal fondo fino alla cima. La sua unità è solo fenomenica. Molte persone che compongono oggi una popolazione saranno morte nel prossimo anno, e la loro esperienza morirà con esse. ([[Ralph Waldo Emerson]])
*La società è come le donne. Non si offende d'essere tradita se non quando lo sa. Se la lasci nella sua ignoranza, la donna ti vorrà bene come prima. ([[Emilio De Marchi]])
*La società è permissiva nelle cose che non costano nulla. ([[Enzo Biagi]])
*La società ha inizio a partire da due individui, quando il rapporto fra questi individui modifica la natura del loro comportamento. ([[Jean Piaget]])
*La società, legiferando, finge di tutelar l'individuo ed invece tra le pieghe non pensa che a se stessa. ([[Alessandro Varaldo]])
*La società non deve esigere nulla da chi non si aspetta nulla dalla società. ([[George Sand]])
*La società non è un gregge servile. ([[Manuel Castells]])
*La società non esiste: ci sono uomini e donne, e famiglie. ([[Margaret Thatcher]])
*— La società, — riprese la signora Merdle, curvando di nuovo il suo dito mignolo, — è così difficile a spiegarsi alla gioventù, e qualche volta alle persone di età matura, che io son contenta di quanto mi dite. Io vorrei che la società non fosse tanto arbitraria, non fosse così esigente... Zitto, pappagallo!<br>Il pappagallo avea messo uno strido acutissimo, come se fosse il rappresentante della società in questione e volesse sostenere il suo diritto di essere esigente.<br>— Ma, — riprese a dire la signora Merdle, — dobbiamo pigliarla come la troviamo. Sappiamo benissimo ch'ella è vuota, convenzionale, mondana, disgustevole, ma a meno che non fossimo dei selvaggi dei mari tropicali, — per me sarei stata felice di nascere in quelle parti; sento dire che vi si mena una vita deliziosa e che il clima è perfetto, — siamo obbligati a consultare cotesta società. È la sorte comune. Il signor Merdle, per esempio, è uno dei primi banchieri; affari sulla più vasta scala, ricchezza ed influenza grandissime, ma anch'egli come gli altri... Zitto, pappagallo!<br>Il pappagallo avea messo un secondo strido, il quale completava in modo così espressivo la frase interrotta, che la signora, Merdle trovò inutile di aggiungere altro. ([[Charles Dickens]])
*La società si fonda sui pilastri del vero e della libertà. ([[Henrik Ibsen]])
*La [[solitudine]] è impraticabile e la società fatale. Dobbiamo tenere la testa nell'una e le mani nell'altra. ([[Ralph Waldo Emerson]])
*Le nostre società vengono costruite per celare alla vista la possibilità della coscienza di una dimensione infinita, eterna o assoluta: riceviamo un nuovo soffitto che crea l'illusione che gli esseri umani possano funzionare entro uno spazio autodefinito e perfino autocreato. ([[John Waters (giornalista)|John Waters]])
*— Li vendete tutti i vostri amici?<br>Rigaud si tolse la ''cigarette'' dalle labbra e guardò Arturo con un certo stupore. Ma si rimise subito a fumare, e riprese freddamente:<br>— Vendo tutto ciò che ha un prezzo. Come vivono, di grazia, i vostri signori avvocati, i vostri uomini di Stato, i vostri speculatori di borsa? Come vivete voi stesso? Com'è che vi trovate qui dentro? Non avete venduto nessun amico voi? Per Diana, ho motivo di credere di sì?<br>Clennam gli volse le spalle e guardò dalla finestra al muro di faccia.<br>— Il fatto è, mio caro signore, — proseguì Rigaud, — che la società si vende essa stessa; ha venduto me, ed io vendo lei. ([[Charles Dickens]])
*Lo star troppo in società finisce per smussare i pensieri di un uomo. ([[Henry David Thoreau]])
*Nella società industriale moderna è necessario solo un minimo sforzo per soddisfare i bisogni primari. È sufficiente passare attraverso un programma di addestramento per acquisire qualche piccola abilita tecnica, quindi andare al lavoro in orario e compiere uno sforzo molto modesto per mantenere il lavoro. I soli requisiti sono una quantità moderata di intelligenza, e, più di tutto, semplice obbedienza. Se uno possiede questi requisiti, la società si prende cura di lui dalla culla alla tomba. (Si, esiste una sottoclasse che non può ritenere che le sue necessità fisiche siano garantite, ma noi stiamo parlando della maggioranza della società.) Cosi non sorprende che la società moderna sia piena di attività sostitutive. Queste includono il lavoro scientifico, l'impresa atletica, il lavoro umanitario, la creazione artistica e letteraria, la scalata ai vertici aziendali, l'acquisizione di denaro e beni materiali molto oltre il necessario, e l'attivismo sociale quando si indirizza verso temi che non sono importanti per la vita personale dell'attivista, come nel caso di attivisti bianchi che lavorano per i diritti delle minoranze non bianche. ([[Theodore Kaczynski]])
*Noi siamo cattivi per natura, buoni per la società. Così tutti quelli che, per costituire la società, hanno cominciato col supporre che nascessimo buoni, colpiti dai disordini che la società non impedisce, e dimenticando quelli che previene, hanno finito come [[Jean-Jacques Rousseau|Jean-Jacques]] per credere che la società non fosse nella natura dell'uomo. Questi scrittori hanno fatto come architetti che per costruire un edificio supponessero che le pietre venissero già tutte scolpite dalla cava e i legni tutti squadrati dalla foresta. ([[Louis de Bonald]])
*Non può esistere società umana senza [[diritto]]. ([[Karl Popper]])
*Non sono un uomo di [[Dio]], anche se credo che la società sia migliore con Lui che non senza. ([[John le Carré]])
*Non tutti i [[omicidio|delitti]] hanno riflessi sociali. [...] Ma ci sono delitti, invece, in cui tutto è sociale, dall'arma usata all'ambiente fisico, dai caratteri dei protagonisti al loro modo di vita, tutto, perfino il dolore, perfino il peccato, perfino la riparazione, perfino il pentimento. ([[Alberto Moravia]])
*Ogni società fino ad oggi è stata oligarchica, cioè governata da pochi, anche se "rappresentanti" di molti; oggi specialmente, malgrado la diffusione di certi modi detti democratici, il potere (un potere enorme) è in mano a pochi, in ogni paese. Bisogna, invece, arrivare ad una società di tutti, alla "omnicrazia". ([[Aldo Capitini]])
*Per la [[letteratura]] realistica antica, la società non esiste come problema storico, ma tutt'al più come problema moralistico, e inoltre il moralismo si rivolge più all'individuo che alla società. ([[Erich Auerbach]])
*Povera società, ricca di inganni. ([[Xavier Forneret]])
*Quando i teorici borghesi della società parlano in apparenza di altre forme di società, il loro reale oggetto resta ancor sempre la particolare forma storica della società borghese, i cui tratti, empiricamente assunti, ritrovano nelle altre forme di società. Quando essi parlano della «società» in generale, sul volto di questa di questa società generale spuntano, con pochi mutamenti, i tratti usuali dell'attuale società borghese. ([[Karl Korsch]])
*Questa società cambia tutto ciò che tocca in una fonte potenziale di progresso e di sfruttamento, di fatica miserabile e di soddisfazione, di libertà e d'oppressione. La sessualità non fa eccezione. ([[Herbert Marcuse]])
*Se una libera società non può aiutare i molti che sono poveri, non dovrebbe salvare i pochi che sono ricchi. ([[John Fitzgerald Kennedy]])
*Spesso sono i giovani ad avere le idee necessarie affinché la società progredisca. Però i vecchi non sempre sono disposti a cedere loro il posto: in questo caso la [[morte]] è utile alla società. ([[Eirik Newth]])
*Tutti gli elementi che compongono una società moderna sono collegati fra di loro. Per soddisfare i bisogni di ciascun individuo, è necessaria l'attività di molti. Le nostre vite s'intrecciano l'una con l'altra, dando vita a un complesso tessuto. Ma i legami che costituiscono la forza e la stabilità del sistema possono anche renderlo vulnerabile. (''[[Ipotesi sopravvivenza]]'')
*Una società che costringe l'individuo a cambiare frequentemente di residenza o di lavoro, impone uno stato di tensione ai suoi membri. ([[Gordon Rattray Taylor]])
*Una società consiste di un certo numero di individui tenuti insieme dal fatto di lavorare in una stessa direzione in uno spirito comune, e di perseguire mire comuni. ([[John Dewey]])
*Una società in cui ogni individuo odiasse il suo simile, non potrebbe evidentemente sussistere e si discioglierebbe. Vi è dunque un certo minimo di benevolenza verso il proprio simile, necessario perché si mantenga la società. Vi è altresì un altro minimo, superiore al precedente, necessario perché i componenti la società, prestandosi mutua assistenza, possano resistere all'urto di altre società. ([[Vilfredo Pareto]])
*Una società non è soltanto la somma di tanti individui, ma consiste soprattutto nella rete di relazioni tra tutte le sue parti. ([[Piero Angela]])
*Vivere insieme nel mondo significa essenzialmente che esiste un mondo di cose tra coloro che lo hanno in comune, come un tavolo è posto tra quelli che vi siedono intorno. ([[Hannah Arendt]])
*Viviamo in una società dove nessuna legge proibisce di guadagnare denaro diffondendo [[ignoranza]] o, in qualche caso, [[stupidità]]. ([[Tom Hanks]])
===[[Sabino Acquaviva]]===
*Nella società tradizionale, e in genere nelle società che accumulano, esiste una particolare miscela di sesso e religione, moralismo – o moralità – e famiglia: è il «pacchetto» che assicura il successo di quelle società. Ma forse, più correttamente, dovremmo dire che nella società tradizionale si assisteva simultaneamente alla sublimazione e/o alla commistione del sesso con la religione.
*Quando una società si propone di demolire determinati modelli di famiglia legati a sistemi sociali o di valori che stanno morendo, può farlo: quello che non può fare è proporre in alternativa dei sistemi di organizzazione della convivenza che, contrastando gravemente con la memoria della specie, pongono in crisi il sistema sociale e lo portano al collasso.
===[[Johann Gottlieb Fichte]]===
*Chiamo società la relazione reciproca degli esseri razionali.
*Il [[scopo|fine]] supremo ed ultimo della società è la completa unità e l'intimo consentimento di tutti i suoi membri.
*L'istinto sociale appartiene dunque agli istinti fondamentali dell'uomo. L'uomo è ''destinato'' a vivere in società, egli ''deve'' vivere nella società; se vive isolato non è un uomo completo e compiuto, e contraddice a se stesso.
*L'[[uomo]] ha la missione di vivere in società; se viene isolato, non è un uomo intero e completo, anzi contraddice se stesso.
===[[Nicolás Gómez Dávila]]===
*La società del futuro: una schiavitù senza padroni.
*La società moderna si concede il lusso di tollerare che tutti dicano ciò che vogliono perché oggi, di fondo, tutti pensano allo stesso modo.
*Società totalitaria è il nome volgare di quella specie sociale la cui denominazione scientifica è società industriale.
==Voci correlate==
*[[Gente]]
*[[Massa]]
*[[Popolazione]]
*[[Popolo]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Antropologia sociale]]
[[Categoria:Concetti delle scienze etnoantropologiche]]
[[Categoria:Sociologia]]
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Sport
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Danyele
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Citazioni sullo '''sport''' e sugli '''sportivi'''.
==Citazioni==
*A me ha aiutato molto. Mi ha fatto crescere come persona e come uomo, mi ha aiutato ad accettare delle regole. ([[Patrizio Sala]])
*{{NDR|«Cosa le ha insegnato lo sport?»}} A ragionare in un contesto di squadra, a mettersi nei panni dell'altro, a tenere le antenne costantemente dritte, a gestire le emozioni. E poi a confrontarmi, a dialogare con i giovani, trasferendo loro quei valori che io stesso avevo appreso, andando oltre la dimensione sportiva. ([[Luca Vettori]])
*Al lavoro si contrappone un altro tipo di sforzo che non nasce da un'imposizione, ma da un impulso veramente libero e generoso della potenza vitale: lo sport [...] Si tratta di uno sforzo lussuoso, che si dà a mani piene senza speranza di ricompensa, come il traboccare di un'intima energia. Perciò la qualità dello sforzo sportivo è sempre egregia, squisita. ([[José Ortega y Gasset]])
*Amo i valori dello sport, di squadra e individuali. Ti permette di vivere una vita incredibile, anche se fatta di sacrifici. ([[Luca Marini]])
*Andando avanti, purtroppo o per fortuna, lo sport diventa sempre più intrattenimento, affiancato al lato sportivo che noi tutti amiamo, con le gare e la competizione, la sfida [...]. Questo non ce lo toglie nessuno, ma allo stesso tempo lo sport per poter vivere e continuare in modo sempre più brillante e sostenibile ha bisogno anche di diventare un intrattenimento. C'è una parte un po' business ma non bisogna scandalizzarsi, altrimenti non esisterebbe [...] col solo cuore ed il romanticismo. ([[Davide Brivio (dirigente sportivo)|Davide Brivio]])
*Appartengo all'unico sistema meritocratico presente in Italia: lo sport. Il cronometro parte da zero per tutti e non si ferma per colpa di chi conosci, solo per la tua forza. ([[Sofia Goggia]])
*C'è un circolo virtuoso nello sport: più ti diverti più ti alleni; più ti alleni più migliori; più migliori più ti diverti. ([[Pancho Gonzales]])
*Ci sono sempre aspetti che si possono migliorare: questa è la vera bellezza dello sport per me. ([[Sami Khedira]])
*Ciò che disgusta nella moderna attività sportiva è l'eccessiva importanza che si dà alle esteriorità e alle tensioni della pura emulazione fisica, assolutamente sproporzionata agli scopi di questa emulazione: non ci si vergogna di dedicare a cose spesso del tutto insulse, la stessa grande serietà che in altri tempi si rivolgeva soltanto a scopi veramente eroici. ([[Friedrich Wilhelm Foerster]])
*Come il potere deve essere delle masse, anche lo sport deve essere delle masse. Come la ricchezza deve essere di tutte le masse e le armi del popolo, anche lo sport, per la sua qualità di attività sociale, deve essere delle masse. ([[Mu'ammar Gheddafi]])
*Con i grandi mezzi di comunicazione, lo sport si è trasformato in un grande spettacolo. [...] Sotto questa nuova luce si è avuta una trasformazione generale e tutti sono diventati professionisti al servizio del diletto del pubblico. Del resto ora lo sport è un prodotto da commercializzare. ([[Julio Velasco]])
*Con lo sport non puoi sognare come puoi fare se scrivi, se reciti, se dipingi o se fai carriera come dirigente: l'ho capito a undici anni che non avrei mai giocato per l'[[Arsenal Football Club|Arsenal]]. Undici anni sono davvero pochi per scoprire una così amara verità. ([[Nick Hornby]])
*Credo che ad avermi fregato sia stato [[Muhammad Ali]]. L'idea che, oltre al grande sportivo, potesse esistere al contempo un grande uomo. Non sempre condivisibile, ma coraggioso e pienamente inserito nel suo presente. Purtroppo lo sport non è più quello degli Ali e dei Gigi Meroni. Lo dimostra la letteratura sportiva: un libro su [[Gilles Villeneuve]] o [[Ayrton Senna]] puoi scriverlo, uno su [[Michael Schumacher]] o [[Roger Federer]] (sinonimi) no. Perché, a parte i numeri, aridi numeri, non c'è nulla. ([[Andrea Scanzi]])
*Credo che lo sport dia lezioni di vita a qualunque livello lo si pratichi. Ti insegna a non rinunciare, a dare il massimo, a mantenere gli impegni presi, a raggiungere degli obiettivi. ([[Valentina Greggio]])
*Da sempre si disquisisce se lo sport sia soltanto un momento ludico o anche strumento di formazione. La cultura ufficiale ha sempre considerato poco, e male, lo sport catalogandolo come puro fatto circense. Grave errore. Lo stesso che ha commesso chi giudica lo sport come somma di fatti muscolari e di pulsioni emotive. Inaccettabile l'uso dell'iperbole, della metafora guerresca, di una esaltazione madre di tante violenze. ([[Domenico Morace]])
*Di solito riesco a convincermi che lo sport in televisione possa offrire tutto ciò che offre la letteratura e anche di più, ma, dopo l'esperimento di verifica, la mia fede in questa tesi ha cominciato a vacillare. ([[Nick Hornby]])
*Dico sempre che lo sport è uno straordinario simulatore di lusso della vita, perché ti dà la fortuna di vivere un'esperienza che in un certo senso è anche fuori dalla realtà, in un ambito che spesso è considerato lontano dalla quotidianità. In un certo senso io e le mie compagne di squadra siamo state privilegiate, abbiamo vissuto esperienze non nella norma, viaggiato tanto, conosciuto tante persone. ([[Maurizia Cacciatori]])
*Direi che lo sport in sè [...] è un gioco, è divertente, ma a certi livelli cambia se hai certe ambizioni di vincere [...]. Hai addosso tanta voglia di fare bene. Non sono mai stata una grande estimatrice della frase "bisogna divertirsi". Ti diverti quando fai le cose bene, quindi bisogna far le cose bene per divertirsi. ([[Valentina Arrighetti]])
*Dunque, gli appassionati di uno sport sostengono che quello sport è intrinsecamente migliore di un altro. Per me, tutti gli sport sono occasioni in cui altri esseri umani ci spingono ad eccellere. (''[[L'attimo fuggente]]'')
*È a questo che serve lo sport: a farti arrabbiare nel posto giusto, a prenderti rivincite, a capovolgere quel misto di sentimenti neri che hai dentro quando sei adolescente e non hai ancora mezzi per farti valere. Orgoglio e ribellione. ([[Nadia Comăneci]])
*È uno specchio formidabile. Ma solo se non ti travesti. E mostri la tua vulnerabilità. ([[Andre Agassi]])
*Fare sport ad alto livello è gratificante, ma per l'atleta è anche complicato: negli anni della gioventù la cosa più importante sono gli allenamenti e le gare. È molto difficile conseguire un titolo di studio o coltivare degli interessi; per me era faticosissimo anche mantenere i rapporti con le persone, dato che avevamo la giornata tutta programmata. Si vive fuori dal mondo per molto tempo, in un ambiente bellissimo che ti fa continuare a giocare anche da adulti, ma che è lontano dalla realtà. ([[Annamaria Marasi]])
*Gli sport sono un'estesa conversazione, un monologo del corpo sociale con se stesso; non un'immagine o un semplice riflesso, ma un discorso autoreferenziale. ([[André Scala]])
*Gli sportivi si dividono in due categorie: quelli che amano vincere e quelli che odiano perdere. Sembra la stessa cosa, ma non la è. ([[Karch Kiraly]])
*Ho una gran voglia di dirle che lo sport è dannoso. L'ho affermato molte volte parlando a gente che era venuta alle mie conferenze per sentir dire il contrario. L'esempio infinitamente più agevole mi veniva offerto delle ore di ginnastica godute o sofferte alla scuola media. ([[Gianni Brera]])
*I campioni sono quelli che vogliono lasciare il loro sport in condizioni migliori rispetto a quando hanno iniziato a praticarlo. ([[Arthur Ashe]])
*I valori dello sport – di quello [[sport paralimpici|paralimpico]], particolarmente – sono valori universali, che riguardano tutti: il coraggio, la determinazione, l'ispirazione. Sono valori che riguardano ogni persona umana. ([[Sergio Mattarella]])
*Il problema dello sport è che nessuno ti prepara al dopo. Non sai che è tutto molto breve, non sai che non ne avrai tante di giornate più belle della tua vita da goderti. ([[Domenico Fioravanti]])
*In situazioni difficili o di emergenza uno sportivo reagisce in modo diverso, certamente migliore. È tre passi avanti! ([[Bebe Vio]])
*Io penso che lo sport sia una possibilità, un'esperienza importante per la crescita personale, per lo sviluppo sociale, i benefici che apporta nel suo complesso (dall’educazione motoria, all'avviamento allo sport, allo stile di vita) sono tali per cui andrebbe considerato come un diritto costituzionale. ([[Antonella Bellutti]])
*La continuazione di quel realismo di guerra che eternamente reca l'impronta di Roma. ([[Henry de Montherlant]])
*La cultura non è figlia del lavoro ma dello sport. Si sa bene che attualmente mi trovo solo tra i miei contemporanei nell'affermare che la forma superiore dell'esistenza umana è proprio lo sport. ([[José Ortega y Gasset]])
*Le medaglie [...] restano chiuse nei cassetti, quello che rimane davvero è essere diventata una persona diversa grazie allo sport. ([[Diana Bianchedi]])
*Le motivazioni del successo nello sport sono disperazione, o smisurata ambizione, o la bella vita. ([[Giovanni Branchini]])
*Lo spettacolo sportivo si dimostra ancora una sede particolarmente adatta per inscenare i drammi formali che assillano i sogni di una comunità, perché ogni singola gara rappresenta un paradigma, più o meno riuscito, che serve a regolare e conciliare le molte contraddizioni che attraversano la società in cui viviamo. Succede però che ora, specie con la Tv, lo sport rimanga sovente vittima della sua stessa messa in scena, del suo simulacro. ([[Aldo Grasso]])
*Lo sport ad alti livelli ti aiuta moltissimo. In primis metterei il rispetto delle regole, un qualcosa che al giorno d'oggi viene sempre meno. Ti insegna anche l'importanza dell'organizzazione, il rispetto versi gli altri, verso il tuo avversario. Sono valori che trovo fondamentali per la nostra società: lo sport, sotto questo punto di vista, è stata un'ottima palestra di vita. ([[Tommaso Marini]])
*Lo sport ai suoi grandi livelli è labilità, ma senza apostrofo. Immaterialità! Eccedenza pura! ([[Carmelo Bene]])
*Lo sport coincide coi costumi. ([[Henry de Montherlant]])
*Lo sport, come la scuola e la famiglia, è determinante nella formazione dei ragazzi. Sport non è solo competizione, ma anche educazione e socialità. ([[Marcel Desailly]])
*Lo sport crea un corpo sano in una mente sana. Naturalmente, le persone dotate di corpi e menti sani sono certi di diventare buoni cittadini. Un buon spirito sportivo crea un cameratismo che, a suo turno, crea un'atmosfera in cui i mali sociali come il tribalismo e il regionalismo non possono fiorire. ([[Mohammed Siad Barre]])
*Lo sport è anche formazione. Ti aiuta a lavorare in gruppo e a crescere. A tirare fuori quelle cose che forse non sai neppure di avere. E poi ti cambia proprio come persona, anche nel modo di relazionarti con gli altri. ([[Francesca Piccinini]])
*Lo sport è come il pregare, il mangiare, il riscaldare ed il ventilare. Sarebbe sciocco che le masse entrassero in un ristorante per stare a guardare una persona o un gruppo che mangia! Oppure che la gente lasciasse che una persona o un gruppo godessero fisicamente del riscaldamento e dell'aria in sua vece! Allo stesso modo è irrazionale che si permetta ad un individuo o ad una squadra di monopolizzare lo sport escludendo la società, mentre essa sopporta gli oneri di tale monopolizzazione a vantaggio di detto individuo o detta squadra. ([[Mu'ammar Gheddafi]])
*Lo sport è il motore dell'uomo, lo è stato sin dagli Antichi Greci e lo sarà sempre. ([[Elisabetta Dessy]])
*Lo sport è noioso se tutti sono amichevoli e si vogliono bene. Deve esserci una rivalità che susciti un vero interesse. La cosa peggiore è se tutti sono troppo gentili e amichevoli. ([[Christian Horner]])
*Lo sport è onesto: vinci o perdi, senza compromessi. E io ho sempre avuto problemi ad accettare i compromessi. ([[Boris Becker]])
*Lo sport è un ambiente in cui tutto è più facile, sia per le donne che per la gente di colore. Nella vita normale è piuttosto difficile. ([[Fiona May]])
*Lo sport è un equilibrio instabile, nel quale non appena hai capito di cosa sei davvero capace, il tempo ti chiede indietro una vita non tua. Quella dell'atleta è un'esistenza in prestito. ([[Massimo Colaci]])
*Lo sport è un'espressione positiva della vita. ([[Leni Riefenstahl]])
*Lo sport è una delle cose che mi fa piangere, mi fa gioire. Cioè, io quando guardo le [[Olimpiadi]] e riprendono la medaglia con gli atleti sul podio... Io piango. Perché penso alla vita che fanno, una vita dedicata completamente a questo. Gli sta passando davanti tutto il film. Non c'è cosa più epica di una medaglia o di una coppa. ([[Francesco Mandelli]])
*Lo sport è una delle poche cose che azzera le differenze sociali. ([[Alessandra De Stefano]])
*Lo sport è vita, ma è ancor più appagante se fatto lealmente, senza scorciatoie, senza inganni. Che senso ha vincere sapendo che hai barato? ([[Ivan Basso]])
*Lo sport fa bene alla salute ma a livello agonistico ti logora, ti consuma. Gli atleti hanno tante rughe [...]. Quando mi alleno ho una faccia contratta e contrita in un'espressione di [[fatica]]. Che, però, porto con molta gioia. [...] [[Platone]] diceva: "Per le cose belle bisogna soffrire". ([[Sofia Goggia]])
*Lo sport ha occupato sempre un posto importante nella mia vita. Tiene unite le persone e così diventa anche più facile parlare di argomenti come l'HIV. Lo sport infatti ti spinge ad andare avanti nella vita ed è importante parlare insieme se si sta giocando uno sport di squadra. ([[Roger Federer]])
*Lo sport ha, tutto lo sport, tre caratteristiche fondamentali: la semplicità delle regole (il calcio è nato con 17 norme, il basket con 13), che rischia oggi artificiose sovrastrutture che lo rendono spesso difficilmente fruibile; l'universalità del linguaggio (ferme restando le differenze geografiche e socio-economiche, una partita di calcio è la stessa da noi o in Angola); infine, la certezza del risultato, che è oggi la più minacciata. Se lascio uno stadio o una pedana dopo aver applaudito il vincitore, non devo essere sottoposto all'alea di ricorsi in Tribunale, di revisioni a tavolino, e soprattutto di dubbi sulla liceità dei mezzi impiegati dal vincitore: ciò, invece, accade sempre più frequentemente. E rischia di inquinare il concetto stesso di sport, la sua immediatezza, la sua capacità di attrarre ed emozionare. ([[Elio Trifari]])
*Lo sport ha un contorno. Un codazzo di uomini e donne che anche non centrando con esso, lo modellano, lo incartano. Lo modificano. Sponsor, tifosi, giornalisti. Soprattutto giornalisti. Persone che fanno soltanto il loro lavoro, ma che nel fare il loro lavoro, spesso, scavano alla ricerca del cadavere, della nota stonata, della risposta che stai cercando anche tu. ([[Lisa Vittozzi]])
*Lo sport impartisce delle lezioni. Lo spettacolo sportivo è educativo, diverte a mala pena, non è fatto per cambiare le nostre idee ma per appagarci di quelle che offre. ([[André Scala]])
*Lo sport, in quarto portatore di valori quali il rispetto, la collaborazione, l'integrazione, la gestione delle emozioni, la disciplina, la costanza, l'impegno, l'etica, la cura di sé, la capacità di rialzarsi dopo una sconfitta, naturali veicoli di inclusione sociale e di superamento degli [[sessismo|stereotipi di genere]]. ([[Martina Semenzato]])
*Lo sport mi ha insegnato la verità più semplice: puoi vincere o perdere, ma l'importante è alzarsi ogni giorno e continuare. ([[Gabriela Guimarães]])
*Lo sport mostra, in tutti gli aspetti della vita, i tratti positivi degli uomini e delle donne: il loro carattere forte, la loro volontà di andare avanti fino alla fine, qualunque cosa accada. ([[Jaroslava Mahučich]])
*Lo sport non ammette scorciatoie. Più tempo dedichi a quello che fai, più riuscirai a migliorarti. ([[Attilio Caja]])
*Lo sport non dovrebbe essere considerato una battaglia fra due forze ostili, ma come un gioco che mette alla prova la resistenza della squadra senza rancore. ([[Mohammed Siad Barre]])
*Lo sport non è nuovo al popolo [[Etiopia|etiope]]; corse di cavalli, nuoto, "gougs", lancio del giavellotto, "gittee", "meket", "genna", corse, salto in alto e in lungo, caccia, sono sempre stati considerati contributi allo sviluppo fisico e morale della Nostra gente. "Senterej", "gebetta" e "akandoura", sono alcuni tra i giochi etiopici che hanno attirato l'interesse degli Etiopi. ([[Haile Selassie]])
*Lo sport [...] si potrebbe definire il sedimento di un odio universale finissimamente diffuso, che precipita nelle competizioni sportive. ([[Robert Musil]])
*Lo sport ti arricchisce sempre, non c'è un'altra scuola di vita così importante in Italia. Ti sbatte in faccia la meritocrazia, il valore del fair play, il fatto che per un centesimo si perde o si vince, e non ci sono scuse. ([[Federica Pellegrini]])
*Lo sport ti insegna ad essere umile quando vinci. Non siamo i più forti, siamo stati i più forti in quel momento. ([[Ferdinando De Giorgi]])
*Ma che lo sport agonistico sia pericoloso e quindi portatore di possibili danni è innegabile. Quando sento qualche attempato ex vantarsi pubblicamente della propria vigoria, dovuta secondo lui all'esercizio sportivo, io quasi sempre avrei voglia di dimostrargli giusto il contrario: che lui non è vigoroso agile e aitante perché fa sport, bensì fa sport in quanto è vigoroso agile e aitante. Quando è morto d'infarto sul suo pretenzioso lavoro l'inventore del Jogging, io non ho riso da jena perché non appartengo a quella specie animale, però mi sono affrettato a ritagliare la notizia ripromettendomi di sottoporla al mio amico [[Ottavio Missoni]]: che imparasse a fare il bullo come so che gli piaceva e gli piace. ([[Gianni Brera]])
*Mi piace lo sport come gioco. I bambini che fanno agonismo mi mettono tristezza. ([[Massimiliano Alajmo]])
*Nello sport c'è tutto, c'è la vita, i sacrifici per raggiungere un obiettivo, il fallimento o la sconfitta, e poi la rivincita. ([[Gianluca Gazzoli]])
*Nello sport il gioco deve essere una costante. Quando questa componente viene a mancare è ora di smettere. ([[Josefa Idem]])
*Nello sport non è una partita che ti dà la verità. È chiaro che vincere e giocare al top fa bene al morale, ma ogni atleta deve ricordarsi che nello sport l'alternanza di rendimento è un fatto naturale. Bisogna sempre guardare avanti anche quando i colpi non girano come dovrebbero. ([[Angelo Lorenzetti]])
*Nello sport non esistono mezze misure. Se si partecipa bisogna farlo nel modo migliore. Nei motori poi è ancora più marcato questo aspetto: l'imperativo è essere superiori alla concorrenza. ([[Cesare Fiorio]])
*Nello sport puoi scegliere tra il piacere della vittoria e il piacere della sconfitta. ([[George Gordon Byron]])
*Nello sport chiunque punta a vincere. (''[[Death Note]]'')
*Non esistono sport maschili o femminili. Esistono gli sport e, piuttosto, modi diversi di interpretarli, praticarli, viverli. ([[Beatrice Veronese]])
*Partecipare a uno sport nel suo significato più autentico richiede la volontaria partecipazione da parte di tutti i concorrenti. Ecco perché il baseball, il calcio e il golf sono sport, mentre non lo era il massacro dei cristiani nel Colosseo. ([[Tom Regan]])
*Penso che lo sport sia un eccezionale strumento per rendere più aperte le prospettive: può aiutarti a vivere una quantità incredibile di esperienze, avendo a che fare con persone che in circostanze normali non avresti mai incontrato. Così sei costretto a imparare come creare relazioni con persone diverse e culture diverse. È questo che rende lo sport così speciale: la fusione di persone e culture che crescono con te, allo stesso tempo. ([[Khalia Lanier]])
*Per anni ho sottovalutato il potenziale culturale dello sport. Sperando di comprenderlo meglio oggi, credo che vada prima fissato nei suoi princípi costitutivi e poi declinato nella società. Lo sport oggi è intrattenimento, coinvolgimento emotivo e fitness, tutti ottimi concetti. Manca però paurosamente la parte relativa al suo immenso potenziale valoriale, quella che farebbe di questa attività il miglior veicolo di educazione alla legalità, crescita della personalità, accettazione consapevole dell'altro e molto di più. Di questi valori, nella fase educativo-formativa, non può che farsi garante lo Stato (cioè noi in una dimensione di comunità), in analogia con quello che avviene per la Scuola, che è peraltro il luogo in cui fisicamente dovrebbe dispiegarsi questa modalità di Sport-Cultura. ([[Flavio Tranquillo]])
*Per sfondare nel mondo professionistico devi dimostrare di poterlo fare. Lo sport è una prova continua, fino a quando smetti sei sotto esame, sempre valutato. ([[Paolo Rossi (calciatore)|Paolo Rossi]])
*Praticare sport aiuta in tutti sensi a crescere, ti fa conoscere lati di te nuovi, ti fa superare i tuoi limiti, ti proietta in un mondo nuovo. Scopri di essere una persona che non sapevi di essere. ([[Elena Micheli]])
*{{NDR|Lo sport}} Può mostrarti chi sei veramente. Lo sport ti offre momenti belli, ma le delusioni sono più numerose. Ogni obiettivo raggiunto è frutto di fatica e ti fa capire il tuo carattere e la tua voglia di farcela nella vita. Si imparano inoltre l'educazione e il rispetto verso l'avversario e i propri compagni. In campo sono più esuberante di quanto sono nella vita ordinaria, mi lascio guidare di più dall'istinto, senza troppe barriere. ([[Miriam Sylla]])
*Qual è la funzione dello sport in una società? Ci vuole la musica per un popolo, così è lo sport. Lo sport è simulazione di altre avventure, è orgoglio, è conoscenza di sé: è importante anche in una società consumistica [...]. La felicità è un mistero. Ma lo sport può dare sensazioni che non danno i soldi. Giocarsi tutto è una sensazione unica. ([[Julio Velasco]])
*{{NDR|«Qual è il più bel mestiere del mondo?»}} Quello dello sportivo, specie se è remunerato: anche se bisogna essere fin troppo all'altezza, cioè non ti puoi mai permettere un momento di rilassamento, c'è l'obbligo di far sempre contenti quelli che ti guardano. ([[Gianluca Vialli]])
*Ricordiamoci sempre che facciamo sport, non andiamo in miniera. ([[Ferdinando De Giorgi]])
*Sapete perché la gente ama lo sport? Perché nello sport c'è giustizia. Perché nello sport, prima o poi, trionfa la giustizia. Perché nello sport, prima o poi, i conti tornano, arrivano i nostri, vincono i buoni. ([[Marco Pastonesi]])
*Scopo degli sport agonistici non è la [[bellezza]], anche se gli sport ad alto livello sono luogo deputato per l'espressione della bellezza umana. Il rapporto è pressappoco quello che intercorre fra il [[coraggio]] e la [[guerra]]. La bellezza umana in questione è una bellezza di tipo particolare; si potrebbe definire bellezza cinetica. La sua forza e la sua attrattiva sono universali. Sesso o modelli culturali non c'entrano. C'entra, piuttosto, la riconciliazione degli [[Uomo|esseri umani]] e il fatto di avere un [[corpo]]. Negli sport maschili non si parla mai di bellezza, di [[Grazia (qualità)|grazia]] o del corpo. I maschi possono professare il loro «amore» per gli sport ma è un amore che deve sempre improntato e applicato alla simbologia della guerra: eliminazione contro promozione, gerarchia di rango e livello, statistiche ossessive, analisi tecniche, fervore tribale e/o nazionalista, uniformi, rumore di massa, striscioni, pugni battuti sul petto, facce dipinte, eccetera. Per motivi non del tutto chiari, molti di noi trovano i codici della guerra più sicuri di quelli dell'amore. ([[David Foster Wallace]])
*Se frequenti da vicino alcuni sport minori vedi ancora l'abnegazione, il sacrificio, la voglia di mettercela tutta... per esempio l'atletica, la [[ginnastica]], la [[scherma]]. Ai grandi livelli tutto diventa show e business, mentre solo nello sport di base ci sono ancora valori di riferimento. Lì il premio è semplicemente divertirsi, mettersi in gioco con passione in una competizione leale. Il senso vero dello sport sta nel piacere di poterlo fare, una cosa bellissima che mi emoziona ancora. ([[Massimo De Luca]])
*Se lo sport, sotto forma delle discipline collettive e soprattutto del [[Calcio (sport)|calcio]], ha potuto assurgere al primo posto, non è tanto, senza dubbio, per il suo valore atletico, quanto perché si è rifatto carico, anche se in modo impoverito, della funzione che Aristotele attribuiva alla tragedia greca: la [[Catarsi|purificazione]] delle passioni, che negli spettatori, durante la rappresentazione, erano portate al parossismo. Da ciò deriva lo scatenarsi delle violenze partigiane che riproducono quelle delle lotte tra fazioni nella vita pubblica: è impossibile assistere a un incontro per la pura bellezza del fatto sportivo, da spettatori neutrali. Da ciò deriva anche la celebrazione della vittoria, ricalcata sul modello del trionfo: tutta la città si identifica allora, del resto per un tempo molto breve, con la sua squadra. ([[Maurice Aymard]])
*Si dice che la [[poesia]] sia cominciata con lo sport. ([[André Scala]])
*Si vede che lo sport rende gli uomini cattivi, facendoli parteggiare per il più forte e odiare il più debole. ([[Alberto Moravia]])
*So che rimpiangerò lo sport, ma sono a pezzi. Stanca di soffrire. Smetto per questo, perché è un fuoco che riscalda, ma che consuma anche. Non solo te, ma anche quelli che ti stanno attorno. ([[Tania Cagnotto]])
[[File:Charles de Coubertin - Allégorie aux sports - Google Art Project.jpg|thumb|upright=1.4|''Allegoria dello sport'' (C. de Coubertin, 1896)]]
*Tutti vanno al limite in qualsiasi sport quando si lotta per la vittoria, altrimenti non si riuscirà mai a ottenere il successo. ([[Giacomo Agostini]])
*Un importante veicolo di inclusione sociale, capace di valorizzare valori quali il rispetto, la collaborazione, l'inclusione, la costanza, l'impegno, la cura di sé e la capacità di rialzarsi dopo una sconfitta è lo sport, essenziale mezzo per superare le discriminazioni e il rafforzamento dei grandi valori che esso rappresenta, anche attraverso l'introduzione di misure di sostegno al ruolo dello stesso quale veicolo di inclusione sociale e di superamento di ogni forma di [[discriminazione]]. Lo sport, tra l'altro, è anche un mezzo per apprendere le tecniche di autodifesa al fine di sopperire a una maggiore forza fisica degli uomini, pratiche di autodifesa che andrebbero offerte in forma gratuita. ([[Elisabetta Christiana Lancellotta]])
*Una componente importante dello sport è lo spirito di emulazione. ([[Sandro Ciotti]])
*Vedere lo sport come un lavoro implica, a mio parere, che manchi almeno in parte quella componente di passione che lo caratterizza. Ci metti la tecnica, la tattica, ma non il cuore: è quella la differenza, secondo me. ([[Manuela Leggeri]])
===[[Mauro Berruto]]===
*Il mondo dello sport è un generatore di benessere, di senso civico, di qualità della vita e anche – sì! – di economia.
*Lo sport è forse uno degli ultimi ambienti rimasti che ti insegna come la piena trasformazione del tuo potenziale non passa da scorciatoie. C'è l'allenamento e il sudore. Viviamo in un mondo in cui ci insegnano a fare meno fatica possibile, qualunque strumento elettronico deve esser intuitivo, devi essere in grado di usarlo fin da subito senza un libretto di istruzioni. Abbiamo smarrito il senso della necessità di fare fatica per entrare nel rapporto tra potenziale e prestazione.
*Lo sport e la cultura del movimento sono un'agenzia educativa capace di insegnare valori come inclusione, solidarietà e rispetto e sono capaci di formare cittadini e cittadine più consapevoli, più rispettosi del proprio corpo, della propria salute e dell'ambiente.
*Lo sport insegna, soprattutto nei momenti complicati, che perdere è parte naturale, fisiologica, necessaria del percorso di apprendimento e miglioramento. Verrebbe da estremizzare: lo sport è utile soprattutto perché insegna a perdere e a fare i conti con la necessità di analizzare i motivi di una sconfitta, capire cosa potevi fare meglio tu, cosa hanno fatto meglio i tuoi avversari, razionalizzare quali siano i punti di forza, ma anche i margini di miglioramento. Ve lo assicuro: tutto questo lavoro, quando si vince, lo si fa molto meno. Perdere, dunque, è necessario per poter vincere la volta successiva o almeno per prepararsi a farlo.
===[[Cristina Chirichella]]===
*Lo sport è un veicolo di valori per ricordarci di prenderci cura di noi stessi e accettarci così come siamo.
*Lo sport premia il merito: le medaglie bisogna guadagnarsele.
*Un grande sportivo [...] si riconosce dalla disciplina.
===[[Lara Gut-Behrami]]===
*Nello sport c'è così tanta ipocrisia che per una delle tenniste migliori {{NDR|Naomi Ōsaka}} è più importante che rilasci un'intervista piuttosto che scenda in campo. Quando lo sport diventa un lavoro ti dicono che ci sono delle cose che devi fare. Ma chi l'ha deciso? Sei un'atleta e già per allenarti, nutrirti e riposarti c'è una scienza. Poi ci sono le cose attorno che, ti dicono, "fanno parte del gioco". Ok, ma cosa succede se fanno così parte del gioco che non riesco più a fare quel gioco?
*Nello sport non è facile mostrare le proprie debolezze. Ti crei un'aura di invincibilità, ti mostri sicuro ma dentro sei a pezzi. "Se inizio a dire che sono in difficoltà crolla tutto", pensi, "e gli altri se ne approfitteranno". Ma bisogna fare il processo inverso. Penso che imparare a non sentirsi deboli o in pericolo, se lo si riconosce, sia la chiave per approcciarsi allo sport in modo più "sano".
*Nello sport vendiamo tanto il mito degli eroi e dimentichiamo il lato umano.
===[[C. S. Lewis]]===
*E ricordate che [...] una giornata di scuola non lascia quasi tempo libero a un ragazzo che non ama gli sport. Per lui, passare dalla classe al campo di gioco significa semplicemente passare da un lavoro di un certo interesse ad un altro di nessun interesse, in cui se si fallisce si viene puniti più severamente, e (ciò che è peggio) per il quale si deve fingere interesse.
*La mia innata goffaggine, aggiunta alla mancanza di allenamento di cui {{NDR|la scuola di}} Belsen era responsabile, mi aveva tolto per sempre ogni possibilità di giocare abbastanza bene da divertire me stesso, per non parlare degli altri giocatori. Accettavo gli sport (come molti ragazzi) come uno dei mali inevitabili della vita, paragonabile alla tassa sul reddito e al dentista.
*La verità è che, ai miei tempi {{NDR|nell'Inghilterra del primo Novecento}}, gli sport organizzati e obbligatori avevano quasi completamente bandito dalla vita scolastica l'elemento giocoso. Non c'era tempo per giocare (nel senso vero e proprio della parola). La rivalità era troppo accesa, il premio troppo allettante, l'«inferno dell'insuccesso» troppo duro.
*Non vorrei mi si accusasse di credere (o incoraggiare il lettore a credere) che questa invincibile ripugnanza a toccare una mazza o una palla non fosse una sfortuna. Non che, in realtà, io attribuissi agli sport quelle virtù morali e quasi mistiche che gli insegnanti rivendicano loro; ho l'impressione che spingano tra l'altro all'ambizione, all'invidia, e ad amare i sentimenti di parte. Eppure non amarli è una sfortuna, perché vi escludono dalla compagnia di molte persone eccellenti che non è possibile avvicinare in altro modo. Una sfortuna, non un vizio; perché non dipende dalla nostra volontà. Avevo cercato di amare gli sport senza riuscirci. Quell'istinto non faceva parte della mia natura; tra me e gli sport correva, come dice il proverbio, la stessa inimicizia che tra cani e gatti.
===[[Pietro Mennea]]===
*Lo sport è bello perché non è sufficiente l'abito. Chiunque può provarci.
*Lo sport insegna che per la vittoria non basta il talento, ci vuole il lavoro e il sacrificio quotidiano. Nello sport come nella vita.
*Nello sport gli obiettivi importanti non possono essere tanti e in fila l'uno con l'altro. Bisogna scegliere e io avevo scelto il Messico.
===[[Alessandro Zanardi]]===
*Ci si può drogare di cose buone... E una di queste è certamente lo sport.
*Questa è la chiave. Lo dico ai giovani che vogliono avventurarsi nello sport: se vuoi diventare numero uno per i soldi o le veline non ce la farai mai, forse ce la farai se lo fai per divertirti.
*Spero che questi successi convincano qualche ragazzo disabile ad uscire di casa a riprendere a vivere con lo sport. La [[vita]] è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni.
===[[Dino Zoff]]===
*Ho sempre creduto nei valori dello sport, inteso come miglioramento dell'uomo.
*Io parto dal presupposto che nello sport contano i numeri, i risultati, il tempo che fa un centometrista. Poi magari l'alone che la stampa cerca di dare a determinate situazioni le fa ricordare meglio di altre.
*Niente come lo sport sa dare gioie pazzesche che durano un attimo, e bisogna farlo durare nel cuore.
==Voci correlate==
*[[Atleta]]
*[[Campione]]
*[[Competizione sportiva]]
*[[Sport in Italia]]
*[[Sport per disabili]]
*[[Squadra (sport)]]
*[[Underdog (termine)]]
*[[Vittoria e sconfitta]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Hobby]]
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Danyele
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Citazioni sullo '''sport''' e sugli '''sportivi'''.
==Citazioni==
*A me ha aiutato molto. Mi ha fatto crescere come persona e come uomo, mi ha aiutato ad accettare delle regole. ([[Patrizio Sala]])
*{{NDR|«Cosa le ha insegnato lo sport?»}} A ragionare in un contesto di squadra, a mettersi nei panni dell'altro, a tenere le antenne costantemente dritte, a gestire le emozioni. E poi a confrontarmi, a dialogare con i giovani, trasferendo loro quei valori che io stesso avevo appreso, andando oltre la dimensione sportiva. ([[Luca Vettori]])
*Al lavoro si contrappone un altro tipo di sforzo che non nasce da un'imposizione, ma da un impulso veramente libero e generoso della potenza vitale: lo sport [...] Si tratta di uno sforzo lussuoso, che si dà a mani piene senza speranza di ricompensa, come il traboccare di un'intima energia. Perciò la qualità dello sforzo sportivo è sempre egregia, squisita. ([[José Ortega y Gasset]])
*Amo i valori dello sport, di squadra e individuali. Ti permette di vivere una vita incredibile, anche se fatta di sacrifici. ([[Luca Marini]])
*Amo il sacrificio dell'allenamento, l'alchimia dello spogliatoio e il valore mistico della sconfitta. Amavo soprattutto accompagnare l'opportunità che lo sport offre ad ognuno di poter crescere sul piano umano. Oggi questo concetto di sport propedeutico alla vita si è molto perduto, il guadagno è divenuto l'unico motore, la priorità invece della conseguenza. ([[Giovanni Branchini]])
*Andando avanti, purtroppo o per fortuna, lo sport diventa sempre più intrattenimento, affiancato al lato sportivo che noi tutti amiamo, con le gare e la competizione, la sfida [...]. Questo non ce lo toglie nessuno, ma allo stesso tempo lo sport per poter vivere e continuare in modo sempre più brillante e sostenibile ha bisogno anche di diventare un intrattenimento. C'è una parte un po' business ma non bisogna scandalizzarsi, altrimenti non esisterebbe [...] col solo cuore ed il romanticismo. ([[Davide Brivio (dirigente sportivo)|Davide Brivio]])
*Appartengo all'unico sistema meritocratico presente in Italia: lo sport. Il cronometro parte da zero per tutti e non si ferma per colpa di chi conosci, solo per la tua forza. ([[Sofia Goggia]])
*C'è un circolo virtuoso nello sport: più ti diverti più ti alleni; più ti alleni più migliori; più migliori più ti diverti. ([[Pancho Gonzales]])
*Ci sono sempre aspetti che si possono migliorare: questa è la vera bellezza dello sport per me. ([[Sami Khedira]])
*Ciò che disgusta nella moderna attività sportiva è l'eccessiva importanza che si dà alle esteriorità e alle tensioni della pura emulazione fisica, assolutamente sproporzionata agli scopi di questa emulazione: non ci si vergogna di dedicare a cose spesso del tutto insulse, la stessa grande serietà che in altri tempi si rivolgeva soltanto a scopi veramente eroici. ([[Friedrich Wilhelm Foerster]])
*Come il potere deve essere delle masse, anche lo sport deve essere delle masse. Come la ricchezza deve essere di tutte le masse e le armi del popolo, anche lo sport, per la sua qualità di attività sociale, deve essere delle masse. ([[Mu'ammar Gheddafi]])
*Con i grandi mezzi di comunicazione, lo sport si è trasformato in un grande spettacolo. [...] Sotto questa nuova luce si è avuta una trasformazione generale e tutti sono diventati professionisti al servizio del diletto del pubblico. Del resto ora lo sport è un prodotto da commercializzare. ([[Julio Velasco]])
*Con lo sport non puoi sognare come puoi fare se scrivi, se reciti, se dipingi o se fai carriera come dirigente: l'ho capito a undici anni che non avrei mai giocato per l'[[Arsenal Football Club|Arsenal]]. Undici anni sono davvero pochi per scoprire una così amara verità. ([[Nick Hornby]])
*Credo che ad avermi fregato sia stato [[Muhammad Ali]]. L'idea che, oltre al grande sportivo, potesse esistere al contempo un grande uomo. Non sempre condivisibile, ma coraggioso e pienamente inserito nel suo presente. Purtroppo lo sport non è più quello degli Ali e dei Gigi Meroni. Lo dimostra la letteratura sportiva: un libro su [[Gilles Villeneuve]] o [[Ayrton Senna]] puoi scriverlo, uno su [[Michael Schumacher]] o [[Roger Federer]] (sinonimi) no. Perché, a parte i numeri, aridi numeri, non c'è nulla. ([[Andrea Scanzi]])
*Credo che lo sport dia lezioni di vita a qualunque livello lo si pratichi. Ti insegna a non rinunciare, a dare il massimo, a mantenere gli impegni presi, a raggiungere degli obiettivi. ([[Valentina Greggio]])
*Da sempre si disquisisce se lo sport sia soltanto un momento ludico o anche strumento di formazione. La cultura ufficiale ha sempre considerato poco, e male, lo sport catalogandolo come puro fatto circense. Grave errore. Lo stesso che ha commesso chi giudica lo sport come somma di fatti muscolari e di pulsioni emotive. Inaccettabile l'uso dell'iperbole, della metafora guerresca, di una esaltazione madre di tante violenze. ([[Domenico Morace]])
*Di solito riesco a convincermi che lo sport in televisione possa offrire tutto ciò che offre la letteratura e anche di più, ma, dopo l'esperimento di verifica, la mia fede in questa tesi ha cominciato a vacillare. ([[Nick Hornby]])
*Dico sempre che lo sport è uno straordinario simulatore di lusso della vita, perché ti dà la fortuna di vivere un'esperienza che in un certo senso è anche fuori dalla realtà, in un ambito che spesso è considerato lontano dalla quotidianità. In un certo senso io e le mie compagne di squadra siamo state privilegiate, abbiamo vissuto esperienze non nella norma, viaggiato tanto, conosciuto tante persone. ([[Maurizia Cacciatori]])
*Direi che lo sport in sè [...] è un gioco, è divertente, ma a certi livelli cambia se hai certe ambizioni di vincere [...]. Hai addosso tanta voglia di fare bene. Non sono mai stata una grande estimatrice della frase "bisogna divertirsi". Ti diverti quando fai le cose bene, quindi bisogna far le cose bene per divertirsi. ([[Valentina Arrighetti]])
*Dunque, gli appassionati di uno sport sostengono che quello sport è intrinsecamente migliore di un altro. Per me, tutti gli sport sono occasioni in cui altri esseri umani ci spingono ad eccellere. (''[[L'attimo fuggente]]'')
*È a questo che serve lo sport: a farti arrabbiare nel posto giusto, a prenderti rivincite, a capovolgere quel misto di sentimenti neri che hai dentro quando sei adolescente e non hai ancora mezzi per farti valere. Orgoglio e ribellione. ([[Nadia Comăneci]])
*È uno specchio formidabile. Ma solo se non ti travesti. E mostri la tua vulnerabilità. ([[Andre Agassi]])
*Fare sport ad alto livello è gratificante, ma per l'atleta è anche complicato: negli anni della gioventù la cosa più importante sono gli allenamenti e le gare. È molto difficile conseguire un titolo di studio o coltivare degli interessi; per me era faticosissimo anche mantenere i rapporti con le persone, dato che avevamo la giornata tutta programmata. Si vive fuori dal mondo per molto tempo, in un ambiente bellissimo che ti fa continuare a giocare anche da adulti, ma che è lontano dalla realtà. ([[Annamaria Marasi]])
*Gli sport sono un'estesa conversazione, un monologo del corpo sociale con se stesso; non un'immagine o un semplice riflesso, ma un discorso autoreferenziale. ([[André Scala]])
*Gli sportivi si dividono in due categorie: quelli che amano vincere e quelli che odiano perdere. Sembra la stessa cosa, ma non la è. ([[Karch Kiraly]])
*Ho una gran voglia di dirle che lo sport è dannoso. L'ho affermato molte volte parlando a gente che era venuta alle mie conferenze per sentir dire il contrario. L'esempio infinitamente più agevole mi veniva offerto delle ore di ginnastica godute o sofferte alla scuola media. ([[Gianni Brera]])
*I campioni sono quelli che vogliono lasciare il loro sport in condizioni migliori rispetto a quando hanno iniziato a praticarlo. ([[Arthur Ashe]])
*I valori dello sport – di quello [[sport paralimpici|paralimpico]], particolarmente – sono valori universali, che riguardano tutti: il coraggio, la determinazione, l'ispirazione. Sono valori che riguardano ogni persona umana. ([[Sergio Mattarella]])
*Il problema dello sport è che nessuno ti prepara al dopo. Non sai che è tutto molto breve, non sai che non ne avrai tante di giornate più belle della tua vita da goderti. ([[Domenico Fioravanti]])
*In situazioni difficili o di emergenza uno sportivo reagisce in modo diverso, certamente migliore. È tre passi avanti! ([[Bebe Vio]])
*Io penso che lo sport sia una possibilità, un'esperienza importante per la crescita personale, per lo sviluppo sociale, i benefici che apporta nel suo complesso (dall’educazione motoria, all'avviamento allo sport, allo stile di vita) sono tali per cui andrebbe considerato come un diritto costituzionale. ([[Antonella Bellutti]])
*La continuazione di quel realismo di guerra che eternamente reca l'impronta di Roma. ([[Henry de Montherlant]])
*La cultura non è figlia del lavoro ma dello sport. Si sa bene che attualmente mi trovo solo tra i miei contemporanei nell'affermare che la forma superiore dell'esistenza umana è proprio lo sport. ([[José Ortega y Gasset]])
*Le medaglie [...] restano chiuse nei cassetti, quello che rimane davvero è essere diventata una persona diversa grazie allo sport. ([[Diana Bianchedi]])
*Le motivazioni del successo nello sport sono disperazione, o smisurata ambizione, o la bella vita. ([[Giovanni Branchini]])
*Lo spettacolo sportivo si dimostra ancora una sede particolarmente adatta per inscenare i drammi formali che assillano i sogni di una comunità, perché ogni singola gara rappresenta un paradigma, più o meno riuscito, che serve a regolare e conciliare le molte contraddizioni che attraversano la società in cui viviamo. Succede però che ora, specie con la Tv, lo sport rimanga sovente vittima della sua stessa messa in scena, del suo simulacro. ([[Aldo Grasso]])
*Lo sport ad alti livelli ti aiuta moltissimo. In primis metterei il rispetto delle regole, un qualcosa che al giorno d'oggi viene sempre meno. Ti insegna anche l'importanza dell'organizzazione, il rispetto versi gli altri, verso il tuo avversario. Sono valori che trovo fondamentali per la nostra società: lo sport, sotto questo punto di vista, è stata un'ottima palestra di vita. ([[Tommaso Marini]])
*Lo sport ai suoi grandi livelli è labilità, ma senza apostrofo. Immaterialità! Eccedenza pura! ([[Carmelo Bene]])
*Lo sport coincide coi costumi. ([[Henry de Montherlant]])
*Lo sport, come la scuola e la famiglia, è determinante nella formazione dei ragazzi. Sport non è solo competizione, ma anche educazione e socialità. ([[Marcel Desailly]])
*Lo sport crea un corpo sano in una mente sana. Naturalmente, le persone dotate di corpi e menti sani sono certi di diventare buoni cittadini. Un buon spirito sportivo crea un cameratismo che, a suo turno, crea un'atmosfera in cui i mali sociali come il tribalismo e il regionalismo non possono fiorire. ([[Mohammed Siad Barre]])
*Lo sport è anche formazione. Ti aiuta a lavorare in gruppo e a crescere. A tirare fuori quelle cose che forse non sai neppure di avere. E poi ti cambia proprio come persona, anche nel modo di relazionarti con gli altri. ([[Francesca Piccinini]])
*Lo sport è come il pregare, il mangiare, il riscaldare ed il ventilare. Sarebbe sciocco che le masse entrassero in un ristorante per stare a guardare una persona o un gruppo che mangia! Oppure che la gente lasciasse che una persona o un gruppo godessero fisicamente del riscaldamento e dell'aria in sua vece! Allo stesso modo è irrazionale che si permetta ad un individuo o ad una squadra di monopolizzare lo sport escludendo la società, mentre essa sopporta gli oneri di tale monopolizzazione a vantaggio di detto individuo o detta squadra. ([[Mu'ammar Gheddafi]])
*Lo sport è il motore dell'uomo, lo è stato sin dagli Antichi Greci e lo sarà sempre. ([[Elisabetta Dessy]])
*Lo sport è noioso se tutti sono amichevoli e si vogliono bene. Deve esserci una rivalità che susciti un vero interesse. La cosa peggiore è se tutti sono troppo gentili e amichevoli. ([[Christian Horner]])
*Lo sport è onesto: vinci o perdi, senza compromessi. E io ho sempre avuto problemi ad accettare i compromessi. ([[Boris Becker]])
*Lo sport è un ambiente in cui tutto è più facile, sia per le donne che per la gente di colore. Nella vita normale è piuttosto difficile. ([[Fiona May]])
*Lo sport è un equilibrio instabile, nel quale non appena hai capito di cosa sei davvero capace, il tempo ti chiede indietro una vita non tua. Quella dell'atleta è un'esistenza in prestito. ([[Massimo Colaci]])
*Lo sport è un'espressione positiva della vita. ([[Leni Riefenstahl]])
*Lo sport è una delle cose che mi fa piangere, mi fa gioire. Cioè, io quando guardo le [[Olimpiadi]] e riprendono la medaglia con gli atleti sul podio... Io piango. Perché penso alla vita che fanno, una vita dedicata completamente a questo. Gli sta passando davanti tutto il film. Non c'è cosa più epica di una medaglia o di una coppa. ([[Francesco Mandelli]])
*Lo sport è una delle poche cose che azzera le differenze sociali. ([[Alessandra De Stefano]])
*Lo sport è vita, ma è ancor più appagante se fatto lealmente, senza scorciatoie, senza inganni. Che senso ha vincere sapendo che hai barato? ([[Ivan Basso]])
*Lo sport fa bene alla salute ma a livello agonistico ti logora, ti consuma. Gli atleti hanno tante rughe [...]. Quando mi alleno ho una faccia contratta e contrita in un'espressione di [[fatica]]. Che, però, porto con molta gioia. [...] [[Platone]] diceva: "Per le cose belle bisogna soffrire". ([[Sofia Goggia]])
*Lo sport ha occupato sempre un posto importante nella mia vita. Tiene unite le persone e così diventa anche più facile parlare di argomenti come l'HIV. Lo sport infatti ti spinge ad andare avanti nella vita ed è importante parlare insieme se si sta giocando uno sport di squadra. ([[Roger Federer]])
*Lo sport ha, tutto lo sport, tre caratteristiche fondamentali: la semplicità delle regole (il calcio è nato con 17 norme, il basket con 13), che rischia oggi artificiose sovrastrutture che lo rendono spesso difficilmente fruibile; l'universalità del linguaggio (ferme restando le differenze geografiche e socio-economiche, una partita di calcio è la stessa da noi o in Angola); infine, la certezza del risultato, che è oggi la più minacciata. Se lascio uno stadio o una pedana dopo aver applaudito il vincitore, non devo essere sottoposto all'alea di ricorsi in Tribunale, di revisioni a tavolino, e soprattutto di dubbi sulla liceità dei mezzi impiegati dal vincitore: ciò, invece, accade sempre più frequentemente. E rischia di inquinare il concetto stesso di sport, la sua immediatezza, la sua capacità di attrarre ed emozionare. ([[Elio Trifari]])
*Lo sport ha un contorno. Un codazzo di uomini e donne che anche non centrando con esso, lo modellano, lo incartano. Lo modificano. Sponsor, tifosi, giornalisti. Soprattutto giornalisti. Persone che fanno soltanto il loro lavoro, ma che nel fare il loro lavoro, spesso, scavano alla ricerca del cadavere, della nota stonata, della risposta che stai cercando anche tu. ([[Lisa Vittozzi]])
*Lo sport impartisce delle lezioni. Lo spettacolo sportivo è educativo, diverte a mala pena, non è fatto per cambiare le nostre idee ma per appagarci di quelle che offre. ([[André Scala]])
*Lo sport, in quarto portatore di valori quali il rispetto, la collaborazione, l'integrazione, la gestione delle emozioni, la disciplina, la costanza, l'impegno, l'etica, la cura di sé, la capacità di rialzarsi dopo una sconfitta, naturali veicoli di inclusione sociale e di superamento degli [[sessismo|stereotipi di genere]]. ([[Martina Semenzato]])
*Lo sport mi ha insegnato la verità più semplice: puoi vincere o perdere, ma l'importante è alzarsi ogni giorno e continuare. ([[Gabriela Guimarães]])
*Lo sport mostra, in tutti gli aspetti della vita, i tratti positivi degli uomini e delle donne: il loro carattere forte, la loro volontà di andare avanti fino alla fine, qualunque cosa accada. ([[Jaroslava Mahučich]])
*Lo sport non ammette scorciatoie. Più tempo dedichi a quello che fai, più riuscirai a migliorarti. ([[Attilio Caja]])
*Lo sport non dovrebbe essere considerato una battaglia fra due forze ostili, ma come un gioco che mette alla prova la resistenza della squadra senza rancore. ([[Mohammed Siad Barre]])
*Lo sport non è nuovo al popolo [[Etiopia|etiope]]; corse di cavalli, nuoto, "gougs", lancio del giavellotto, "gittee", "meket", "genna", corse, salto in alto e in lungo, caccia, sono sempre stati considerati contributi allo sviluppo fisico e morale della Nostra gente. "Senterej", "gebetta" e "akandoura", sono alcuni tra i giochi etiopici che hanno attirato l'interesse degli Etiopi. ([[Haile Selassie]])
*Lo sport [...] si potrebbe definire il sedimento di un odio universale finissimamente diffuso, che precipita nelle competizioni sportive. ([[Robert Musil]])
*Lo sport ti arricchisce sempre, non c'è un'altra scuola di vita così importante in Italia. Ti sbatte in faccia la meritocrazia, il valore del fair play, il fatto che per un centesimo si perde o si vince, e non ci sono scuse. ([[Federica Pellegrini]])
*Lo sport ti insegna ad essere umile quando vinci. Non siamo i più forti, siamo stati i più forti in quel momento. ([[Ferdinando De Giorgi]])
*Ma che lo sport agonistico sia pericoloso e quindi portatore di possibili danni è innegabile. Quando sento qualche attempato ex vantarsi pubblicamente della propria vigoria, dovuta secondo lui all'esercizio sportivo, io quasi sempre avrei voglia di dimostrargli giusto il contrario: che lui non è vigoroso agile e aitante perché fa sport, bensì fa sport in quanto è vigoroso agile e aitante. Quando è morto d'infarto sul suo pretenzioso lavoro l'inventore del Jogging, io non ho riso da jena perché non appartengo a quella specie animale, però mi sono affrettato a ritagliare la notizia ripromettendomi di sottoporla al mio amico [[Ottavio Missoni]]: che imparasse a fare il bullo come so che gli piaceva e gli piace. ([[Gianni Brera]])
*Mi piace lo sport come gioco. I bambini che fanno agonismo mi mettono tristezza. ([[Massimiliano Alajmo]])
*Nello sport c'è tutto, c'è la vita, i sacrifici per raggiungere un obiettivo, il fallimento o la sconfitta, e poi la rivincita. ([[Gianluca Gazzoli]])
*Nello sport il gioco deve essere una costante. Quando questa componente viene a mancare è ora di smettere. ([[Josefa Idem]])
*Nello sport non è una partita che ti dà la verità. È chiaro che vincere e giocare al top fa bene al morale, ma ogni atleta deve ricordarsi che nello sport l'alternanza di rendimento è un fatto naturale. Bisogna sempre guardare avanti anche quando i colpi non girano come dovrebbero. ([[Angelo Lorenzetti]])
*Nello sport non esistono mezze misure. Se si partecipa bisogna farlo nel modo migliore. Nei motori poi è ancora più marcato questo aspetto: l'imperativo è essere superiori alla concorrenza. ([[Cesare Fiorio]])
*Nello sport puoi scegliere tra il piacere della vittoria e il piacere della sconfitta. ([[George Gordon Byron]])
*Nello sport chiunque punta a vincere. (''[[Death Note]]'')
*Non esistono sport maschili o femminili. Esistono gli sport e, piuttosto, modi diversi di interpretarli, praticarli, viverli. ([[Beatrice Veronese]])
*Partecipare a uno sport nel suo significato più autentico richiede la volontaria partecipazione da parte di tutti i concorrenti. Ecco perché il baseball, il calcio e il golf sono sport, mentre non lo era il massacro dei cristiani nel Colosseo. ([[Tom Regan]])
*Penso che lo sport sia un eccezionale strumento per rendere più aperte le prospettive: può aiutarti a vivere una quantità incredibile di esperienze, avendo a che fare con persone che in circostanze normali non avresti mai incontrato. Così sei costretto a imparare come creare relazioni con persone diverse e culture diverse. È questo che rende lo sport così speciale: la fusione di persone e culture che crescono con te, allo stesso tempo. ([[Khalia Lanier]])
*Per anni ho sottovalutato il potenziale culturale dello sport. Sperando di comprenderlo meglio oggi, credo che vada prima fissato nei suoi princípi costitutivi e poi declinato nella società. Lo sport oggi è intrattenimento, coinvolgimento emotivo e fitness, tutti ottimi concetti. Manca però paurosamente la parte relativa al suo immenso potenziale valoriale, quella che farebbe di questa attività il miglior veicolo di educazione alla legalità, crescita della personalità, accettazione consapevole dell'altro e molto di più. Di questi valori, nella fase educativo-formativa, non può che farsi garante lo Stato (cioè noi in una dimensione di comunità), in analogia con quello che avviene per la Scuola, che è peraltro il luogo in cui fisicamente dovrebbe dispiegarsi questa modalità di Sport-Cultura. ([[Flavio Tranquillo]])
*Per sfondare nel mondo professionistico devi dimostrare di poterlo fare. Lo sport è una prova continua, fino a quando smetti sei sotto esame, sempre valutato. ([[Paolo Rossi (calciatore)|Paolo Rossi]])
*Praticare sport aiuta in tutti sensi a crescere, ti fa conoscere lati di te nuovi, ti fa superare i tuoi limiti, ti proietta in un mondo nuovo. Scopri di essere una persona che non sapevi di essere. ([[Elena Micheli]])
*{{NDR|Lo sport}} Può mostrarti chi sei veramente. Lo sport ti offre momenti belli, ma le delusioni sono più numerose. Ogni obiettivo raggiunto è frutto di fatica e ti fa capire il tuo carattere e la tua voglia di farcela nella vita. Si imparano inoltre l'educazione e il rispetto verso l'avversario e i propri compagni. In campo sono più esuberante di quanto sono nella vita ordinaria, mi lascio guidare di più dall'istinto, senza troppe barriere. ([[Miriam Sylla]])
*Qual è la funzione dello sport in una società? Ci vuole la musica per un popolo, così è lo sport. Lo sport è simulazione di altre avventure, è orgoglio, è conoscenza di sé: è importante anche in una società consumistica [...]. La felicità è un mistero. Ma lo sport può dare sensazioni che non danno i soldi. Giocarsi tutto è una sensazione unica. ([[Julio Velasco]])
*{{NDR|«Qual è il più bel mestiere del mondo?»}} Quello dello sportivo, specie se è remunerato: anche se bisogna essere fin troppo all'altezza, cioè non ti puoi mai permettere un momento di rilassamento, c'è l'obbligo di far sempre contenti quelli che ti guardano. ([[Gianluca Vialli]])
*Ricordiamoci sempre che facciamo sport, non andiamo in miniera. ([[Ferdinando De Giorgi]])
*Sapete perché la gente ama lo sport? Perché nello sport c'è giustizia. Perché nello sport, prima o poi, trionfa la giustizia. Perché nello sport, prima o poi, i conti tornano, arrivano i nostri, vincono i buoni. ([[Marco Pastonesi]])
*Scopo degli sport agonistici non è la [[bellezza]], anche se gli sport ad alto livello sono luogo deputato per l'espressione della bellezza umana. Il rapporto è pressappoco quello che intercorre fra il [[coraggio]] e la [[guerra]]. La bellezza umana in questione è una bellezza di tipo particolare; si potrebbe definire bellezza cinetica. La sua forza e la sua attrattiva sono universali. Sesso o modelli culturali non c'entrano. C'entra, piuttosto, la riconciliazione degli [[Uomo|esseri umani]] e il fatto di avere un [[corpo]]. Negli sport maschili non si parla mai di bellezza, di [[Grazia (qualità)|grazia]] o del corpo. I maschi possono professare il loro «amore» per gli sport ma è un amore che deve sempre improntato e applicato alla simbologia della guerra: eliminazione contro promozione, gerarchia di rango e livello, statistiche ossessive, analisi tecniche, fervore tribale e/o nazionalista, uniformi, rumore di massa, striscioni, pugni battuti sul petto, facce dipinte, eccetera. Per motivi non del tutto chiari, molti di noi trovano i codici della guerra più sicuri di quelli dell'amore. ([[David Foster Wallace]])
*Se frequenti da vicino alcuni sport minori vedi ancora l'abnegazione, il sacrificio, la voglia di mettercela tutta... per esempio l'atletica, la [[ginnastica]], la [[scherma]]. Ai grandi livelli tutto diventa show e business, mentre solo nello sport di base ci sono ancora valori di riferimento. Lì il premio è semplicemente divertirsi, mettersi in gioco con passione in una competizione leale. Il senso vero dello sport sta nel piacere di poterlo fare, una cosa bellissima che mi emoziona ancora. ([[Massimo De Luca]])
*Se lo sport, sotto forma delle discipline collettive e soprattutto del [[Calcio (sport)|calcio]], ha potuto assurgere al primo posto, non è tanto, senza dubbio, per il suo valore atletico, quanto perché si è rifatto carico, anche se in modo impoverito, della funzione che Aristotele attribuiva alla tragedia greca: la [[Catarsi|purificazione]] delle passioni, che negli spettatori, durante la rappresentazione, erano portate al parossismo. Da ciò deriva lo scatenarsi delle violenze partigiane che riproducono quelle delle lotte tra fazioni nella vita pubblica: è impossibile assistere a un incontro per la pura bellezza del fatto sportivo, da spettatori neutrali. Da ciò deriva anche la celebrazione della vittoria, ricalcata sul modello del trionfo: tutta la città si identifica allora, del resto per un tempo molto breve, con la sua squadra. ([[Maurice Aymard]])
*Si dice che la [[poesia]] sia cominciata con lo sport. ([[André Scala]])
*Si vede che lo sport rende gli uomini cattivi, facendoli parteggiare per il più forte e odiare il più debole. ([[Alberto Moravia]])
*So che rimpiangerò lo sport, ma sono a pezzi. Stanca di soffrire. Smetto per questo, perché è un fuoco che riscalda, ma che consuma anche. Non solo te, ma anche quelli che ti stanno attorno. ([[Tania Cagnotto]])
[[File:Charles de Coubertin - Allégorie aux sports - Google Art Project.jpg|thumb|upright=1.4|''Allegoria dello sport'' (C. de Coubertin, 1896)]]
*Tutti vanno al limite in qualsiasi sport quando si lotta per la vittoria, altrimenti non si riuscirà mai a ottenere il successo. ([[Giacomo Agostini]])
*Un importante veicolo di inclusione sociale, capace di valorizzare valori quali il rispetto, la collaborazione, l'inclusione, la costanza, l'impegno, la cura di sé e la capacità di rialzarsi dopo una sconfitta è lo sport, essenziale mezzo per superare le discriminazioni e il rafforzamento dei grandi valori che esso rappresenta, anche attraverso l'introduzione di misure di sostegno al ruolo dello stesso quale veicolo di inclusione sociale e di superamento di ogni forma di [[discriminazione]]. Lo sport, tra l'altro, è anche un mezzo per apprendere le tecniche di autodifesa al fine di sopperire a una maggiore forza fisica degli uomini, pratiche di autodifesa che andrebbero offerte in forma gratuita. ([[Elisabetta Christiana Lancellotta]])
*Una componente importante dello sport è lo spirito di emulazione. ([[Sandro Ciotti]])
*Vedere lo sport come un lavoro implica, a mio parere, che manchi almeno in parte quella componente di passione che lo caratterizza. Ci metti la tecnica, la tattica, ma non il cuore: è quella la differenza, secondo me. ([[Manuela Leggeri]])
===[[Mauro Berruto]]===
*Il mondo dello sport è un generatore di benessere, di senso civico, di qualità della vita e anche – sì! – di economia.
*Lo sport è forse uno degli ultimi ambienti rimasti che ti insegna come la piena trasformazione del tuo potenziale non passa da scorciatoie. C'è l'allenamento e il sudore. Viviamo in un mondo in cui ci insegnano a fare meno fatica possibile, qualunque strumento elettronico deve esser intuitivo, devi essere in grado di usarlo fin da subito senza un libretto di istruzioni. Abbiamo smarrito il senso della necessità di fare fatica per entrare nel rapporto tra potenziale e prestazione.
*Lo sport e la cultura del movimento sono un'agenzia educativa capace di insegnare valori come inclusione, solidarietà e rispetto e sono capaci di formare cittadini e cittadine più consapevoli, più rispettosi del proprio corpo, della propria salute e dell'ambiente.
*Lo sport insegna, soprattutto nei momenti complicati, che perdere è parte naturale, fisiologica, necessaria del percorso di apprendimento e miglioramento. Verrebbe da estremizzare: lo sport è utile soprattutto perché insegna a perdere e a fare i conti con la necessità di analizzare i motivi di una sconfitta, capire cosa potevi fare meglio tu, cosa hanno fatto meglio i tuoi avversari, razionalizzare quali siano i punti di forza, ma anche i margini di miglioramento. Ve lo assicuro: tutto questo lavoro, quando si vince, lo si fa molto meno. Perdere, dunque, è necessario per poter vincere la volta successiva o almeno per prepararsi a farlo.
===[[Cristina Chirichella]]===
*Lo sport è un veicolo di valori per ricordarci di prenderci cura di noi stessi e accettarci così come siamo.
*Lo sport premia il merito: le medaglie bisogna guadagnarsele.
*Un grande sportivo [...] si riconosce dalla disciplina.
===[[Lara Gut-Behrami]]===
*Nello sport c'è così tanta ipocrisia che per una delle tenniste migliori {{NDR|Naomi Ōsaka}} è più importante che rilasci un'intervista piuttosto che scenda in campo. Quando lo sport diventa un lavoro ti dicono che ci sono delle cose che devi fare. Ma chi l'ha deciso? Sei un'atleta e già per allenarti, nutrirti e riposarti c'è una scienza. Poi ci sono le cose attorno che, ti dicono, "fanno parte del gioco". Ok, ma cosa succede se fanno così parte del gioco che non riesco più a fare quel gioco?
*Nello sport non è facile mostrare le proprie debolezze. Ti crei un'aura di invincibilità, ti mostri sicuro ma dentro sei a pezzi. "Se inizio a dire che sono in difficoltà crolla tutto", pensi, "e gli altri se ne approfitteranno". Ma bisogna fare il processo inverso. Penso che imparare a non sentirsi deboli o in pericolo, se lo si riconosce, sia la chiave per approcciarsi allo sport in modo più "sano".
*Nello sport vendiamo tanto il mito degli eroi e dimentichiamo il lato umano.
===[[C. S. Lewis]]===
*E ricordate che [...] una giornata di scuola non lascia quasi tempo libero a un ragazzo che non ama gli sport. Per lui, passare dalla classe al campo di gioco significa semplicemente passare da un lavoro di un certo interesse ad un altro di nessun interesse, in cui se si fallisce si viene puniti più severamente, e (ciò che è peggio) per il quale si deve fingere interesse.
*La mia innata goffaggine, aggiunta alla mancanza di allenamento di cui {{NDR|la scuola di}} Belsen era responsabile, mi aveva tolto per sempre ogni possibilità di giocare abbastanza bene da divertire me stesso, per non parlare degli altri giocatori. Accettavo gli sport (come molti ragazzi) come uno dei mali inevitabili della vita, paragonabile alla tassa sul reddito e al dentista.
*La verità è che, ai miei tempi {{NDR|nell'Inghilterra del primo Novecento}}, gli sport organizzati e obbligatori avevano quasi completamente bandito dalla vita scolastica l'elemento giocoso. Non c'era tempo per giocare (nel senso vero e proprio della parola). La rivalità era troppo accesa, il premio troppo allettante, l'«inferno dell'insuccesso» troppo duro.
*Non vorrei mi si accusasse di credere (o incoraggiare il lettore a credere) che questa invincibile ripugnanza a toccare una mazza o una palla non fosse una sfortuna. Non che, in realtà, io attribuissi agli sport quelle virtù morali e quasi mistiche che gli insegnanti rivendicano loro; ho l'impressione che spingano tra l'altro all'ambizione, all'invidia, e ad amare i sentimenti di parte. Eppure non amarli è una sfortuna, perché vi escludono dalla compagnia di molte persone eccellenti che non è possibile avvicinare in altro modo. Una sfortuna, non un vizio; perché non dipende dalla nostra volontà. Avevo cercato di amare gli sport senza riuscirci. Quell'istinto non faceva parte della mia natura; tra me e gli sport correva, come dice il proverbio, la stessa inimicizia che tra cani e gatti.
===[[Pietro Mennea]]===
*Lo sport è bello perché non è sufficiente l'abito. Chiunque può provarci.
*Lo sport insegna che per la vittoria non basta il talento, ci vuole il lavoro e il sacrificio quotidiano. Nello sport come nella vita.
*Nello sport gli obiettivi importanti non possono essere tanti e in fila l'uno con l'altro. Bisogna scegliere e io avevo scelto il Messico.
===[[Alessandro Zanardi]]===
*Ci si può drogare di cose buone... E una di queste è certamente lo sport.
*Questa è la chiave. Lo dico ai giovani che vogliono avventurarsi nello sport: se vuoi diventare numero uno per i soldi o le veline non ce la farai mai, forse ce la farai se lo fai per divertirti.
*Spero che questi successi convincano qualche ragazzo disabile ad uscire di casa a riprendere a vivere con lo sport. La [[vita]] è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni.
===[[Dino Zoff]]===
*Ho sempre creduto nei valori dello sport, inteso come miglioramento dell'uomo.
*Io parto dal presupposto che nello sport contano i numeri, i risultati, il tempo che fa un centometrista. Poi magari l'alone che la stampa cerca di dare a determinate situazioni le fa ricordare meglio di altre.
*Niente come lo sport sa dare gioie pazzesche che durano un attimo, e bisogna farlo durare nel cuore.
==Voci correlate==
*[[Atleta]]
*[[Campione]]
*[[Competizione sportiva]]
*[[Sport in Italia]]
*[[Sport per disabili]]
*[[Squadra (sport)]]
*[[Underdog (termine)]]
*[[Vittoria e sconfitta]]
==Altri progetti==
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Comunismo
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Danyele
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[[Immagine:Hammer and sickle.png|thumb|La falce e il martello, simbolo del comunismo]]
Citazioni sul '''comunismo''' e sui '''comunisti'''.
==Citazioni==
*Abbiamo compreso tardi che il comunismo realizzato è diverso da quello teorico. ([[Giovanni Senzani]])
*C'è molta gente nel mondo che davvero non capisce, o dice di non capire, dove sia la vera differenza tra il mondo libero ed il mondo comunista. Li si faccia venire a Berlino. Ci sono molti a dire che il comunismo è l'onda del futuro. Li si faccia venire a Berlino. E ci sono alcuni che dicono che in Europa e ovunque noi potremmo lavorare insieme con i comunisti. Li si faccia venire a Berlino. E ci sono perfino alcuni che dicono che il comunismo è maligno ma ci permette di fare progressi economici. ''Lass' sie nach Berlin kommen''. Li si faccia venire a Berlino. ([[John Fitzgerald Kennedy]])
*C'è qualcosa di eccessivamente rétro nel desiderio di comunismo, come se non fosse già stato ripetutamente sconfitto. È il desiderio di vivere nel futuro in un passato che la storia ha amputato, lasciando una cicatrice. Il capitalismo è mutato, come un virus, in qualcosa di peggio. Il desiderio di comunismo è un desiderio senza presente, una vita sacrificata rispetto a un tempo che non è venuto e che ora non potrà più venire. È un Dio che è morto e io continuo a piangerlo. ([[McKenzie Wark]])
*C'era un fascino perverso nel sistema totalitario comunista, che offriva in cambio della libertà una sicurezza passiva, una pigrizia intellettuale, una tranquillità nel pubblico e nel privato. ([[Krzysztof Zanussi]])
*"C'era un tizio di nome Hines, uno che ha un trentamila acri a pesche e uva, e ha pure un conservificio e una cantina. E questo Hines parlava tutt'il tempo di 'maledetti rossi'. 'I maledetti rossi portano il paese alla rovina', diceva, e 'Questi maledetti rossi li dobbiamo cacciare a pedate'. Be', un giorno lo sente un ragazzo ch'era appena arrivato all'Ovest. E questo ragazzo si gratta un po' la testa e gli fa: 'Signor Hines, io è da poco che sto qui. Che sono i maledetti rossi?'. Allora Hines gli fa: 'Un rosso è qualsiasi figlio di puttana che vuole trenta centesimi l'ora quando noi ne paghiamo venticinque!'. Allora il ragazzo ci pensa un po' su, e si gratta la testa, e poi fa: 'Cristo, signor Hines. Io non sono un figlio di puttana, ma se un rosso è questa roba qua... be', pure io voglio trenta centesimi l'ora. Tutti quanti li vogliono. Accidenti, signor Hines, siamo rossi tutti quanti'." ([[John Steinbeck]])
*C'era una cosa nel campo che ci disturbava non poco, togliendoci quella pace e quella serenità che ci erano tanto care. Era l'assillante propaganda politica affidata a comunisti italiani rifugiati in [[Russia]]. ([[Mario Giannone]])
*Certi comunisti mediocri ragionano così: "La religione non mi impedisce d'essere comunista, io credo sia in Dio che nel comunismo. La mia fede in Dio non m'impedisce di lottare per la causa della rivoluzione proletaria". Un tale ragionamento è completamente sbagliato. La religione ed il comunismo sono incompatibili sia teoricamente che praticamente. (''[[L'ABC del comunismo]]'')
*Che cos'è il comunismo? Il comunismo è la dottrina delle condizioni della liberazione del [[proletariato]]. ([[Friedrich Engels]])
*Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore. ([[Vladimir Putin]])
*Collocare sul medesimo piano il comunismo russo e il [[Nazismo|nazifascismo]] in quanto entrambi sarebbero totalitari, nel migliore dei casi è superficialità, nel peggiore è [[fascismo]]. Chi insiste su questa equiparazione può ben ritenersi un democratico, in verità e nel fondo del cuore è in realtà già fascista, e di certo solo in modo apparente e insincero combatterà il fascismo, mentre riserverà tutto il suo odio al comunismo. ([[Thomas Mann]])
*Come mito politico e come idea sociale {{NDR|il comunismo}} è a lungo sopravvissuto ai propri crimini e misfatti, soprattutto in quei paesi europei che non ne subivano direttamente l'oppressione: morto dalla metà degli anni Cinquanta fra i popoli dell'Europa dell'Est, vent'anni dopo è ancora vivo e vegeto in Italia o in Francia, nel contesto politico e intellettuale. È una sopravvivenza che dà la misura del suo radicamento e della capacità di resistere all'esperienza, fornendo quasi un'eco di quello che fu il suo periodo migliore, all'epoca degli anni vincenti. ([[François Furet]])
*''Comunismo'' – Che cosa si potrebbe ottenere? La [[proprietà]] diventerà criminosa e celata, come quella dei Ghetti nei tempi antichi. La [[ricchezza]] perderà, più ancora di adesso, ogni civiltà, gentilezza, festa e ricreazione. Diventerà privata del tutto. Tutti saranno avari. Avranno feste di stato, arte e scienza di stato. Del resto è probabilmente il cammino della democrazia, e i ricchi moderni ci si sono già messi avanti di un buon poco. Può darsi invece che, minacciata sul serio una cosa provvida e naturale come la proprietà, questo istinto di conservazione della società, nasca per essa, in tutti quelli che non sono dei puri salariati e pensionati, affetto trepido, sollecitudine e gratitudine. Tale che amava nella sua proprietà la sua porzione di libertà e di spiritualità, non farà più distinzione e vorrà difenderla mentre non ci aveva forse mai pensato. Per rendere nobile, stimabile ed amata una cosa, non c'è nulla di meglio che [[proibizione|perseguitarla]]. ([[Riccardo Bacchelli]])
*Da ragazzo militai in un collettivo comunista in cui mettersi la seta che ho al collo era considerato un peccato borghese. Impiegai un po' di tempo a capire che la sciarpa, la settimana bianca o la villeggiatura al mare coincidevano con il loro desiderio più recondito. Criticavano ciò a cui aspiravano. Un'ipocrisia insopportabile. ([[Leopoldo Mastelloni]])
*È chiaro a tutti che d’ora in poi bisognerà cercare il comunismo nei musei della storia politica del mondo. Il marxismo, infatti, non rappresenta una risposta a nessunissimo reale bisogno dell’uomo. Si tratta di una dottrina materialistica e col materialismo non si può certo far uscire l’umanità dalla crisi provocata proprio dalla non credenza nello spirito. È questo il male principale della società umana, all’Est come all’Ovest. ([[Ruhollah Khomeyni]])
*E i [[dittatore|dittatori]]? Ma sono semplicemente i maestri con la verga in mano. E il comunismo è la scuola elementare più pulita. ([[Umberto Saba]])
*È l'incredibilità dell'esperimento che aiuta a spiegare, non a scusare, il plauso, anch'esso intellettuale, che in Occidente lo accompagnò. ([[Stenio Solinas]])
*È sbagliato considerare il comunismo come incompatibile con il [[nazionalismo]]. Il comunismo non difende solo gli interessi della classe operaia, ma difende anche gli interessi della nazione in quanto è una ideologia che ama il paese ed il popolo. Anche il nazionalismo è una ideologia che ama il paese ed il popolo, in quanto difende gli interessi del paese e della nazione. L’amore per il paese e per il popolo è un sentimento comune al comunismo ed al nazionalismo: questa è la base ideologica sulla quale questi possono allearsi. Quindi, non c’è alcuna ragione per cui debbano contrapporsi, o per cui si debba rigettare il nazionalismo. ([[Kim Jong-il]])
*Ecco come siete, voi comunisti: di una frase fate una corda, e ci impiccate un uomo... ([[Leonardo Sciascia]])
*''Essere uomini! È questa | la legge staliniana. | Essere comunista è difficile. | Devi imparare a esserlo. | Essere uomini comunisti | è ancora più difficile, | e devi imparare da [[Iosif Stalin|Stalin]].'' ([[Pablo Neruda]])
*Far sparire da un lato l'opulenza oziosa, dall'altro la povertà languente, è per verità un magnifico pensiero; ma ciò che è bello in teoria non è sempre fattibile in pratica. Siccome il diritto di proprietà è antico quanto il mondo; e la solerzia e l'accidia, l'audacia e la pusillanimità, la potenza e l'impotenza d'ingegno furono costantemente a sorti disuguali: così il comunismo potrà cagionare una passaggera violenza, ma niente cangerà nei rapporti di possesso che regolano fino dai primi tempi tutte le società umane. Che cosa vogliono i comunisti? In teoria, cose bellissime; nel fatto, rubare agli altri per far ricchi se medesimi. O benedetto il giorno in cui tutti saranno operai! grida uno di loro. Intanto però egli non è operaio, egli non lavora; ma vive a spalle altrui. Così fanno, o far vorrebbero i suoi confratelli. Ma posciachè da coteste loro inclinazioni, tutte le classi, tutti gl'interessi, tutte le posizioni sociali ne sarebber lese, perciò appunto il comunismo sarà come Ismaele, che levando le mani contro di tutti, le mani di tutti si leveranno contro di lui. ([[Aurelio Bianchi-Giovini]])
*Fondato sulla menzogna, il comunismo non poteva che crollare miseramente. Si trattava, peraltro, della menzogna più grande, perché negava la verità sulla natura sociale del sistema in questione: incardinato su di una nuova e spietata società classista divisa in maniera castale in dominati e dominanti, si era falsamente contrabbandato come l'edenico inizio di una società senza classi. ([[Diego Fusaro]])
*Ho cominciato a dubitare del comunismo quando ho visto che i giapponesi non lo fotografavano. ([[Ivan Della Mea]])
*Ho passato tutta la vita con la paura dei rossi. Credo nella perestroika e nella glasnost più o meno quanto credo in Babbo Natale. Considero mio dovere patriottico sottrarre ai comunisti tutto quello che posso, togliere loro i mezzi con cui dominare il mondo, che è il loro piano a lungo termine nonostante quest'ultimo rigurgito di democrazia. ([[David Baldacci]])
*Vedrò una bandiera rosso fiamma | Che avvolgerà tutto il mondo. | Ho sognato il comunismo | e per il comunismo | mi si è bruciato il cuore | ho camminato scalzo e stanco. | Ho promesso a mia madre, | un mondo comunista. | Come potrei non aspettare ancora? ([[Aleks Caci]])
*Il 30 giugno scorso {{NDR|2000}} i [[Comunismo|comunisti]] e i [[massoni]] che hanno in mano l'[[Europa]], insieme alla lobby dei gay, hanno teso una trappola [...] Hanno cercato di far passare in Europa l'assegnazione dei bambini alle coppie [[Omosessualità|omosessuali]]. ([[Umberto Bossi]])
*I comunisti non idealizzano affatto il metodo della violenza. Ma loro, i comunisti, non vogliono essere presi di sorpresa, non possono sperare che il vecchio mondo esca volontariamente di scena, vedono che il vecchio sistema si sta difendendo con la violenza ed è per questo che dicono alla classe operaia: rispondete alla violenza con la violenza, fate tutto il possibile per impedire che il vecchio ordine morente vi schiacci, non consentite che vi incateni le mani, quelle mani con cui rovescerete il vecchio sistema. Come vede i comunisti considerano la sostituzione di un sistema sociale con un altro non come un processo spontaneo e pacifico ma come un processo complesso, lungo e violento. I comunisti non possono ignorare i fatti. ([[Iosif Stalin]])
*I comunisti sono gli uomini più audaci e più coraggiosi, ed essi lottano contro una massa di nemici. Il merito dei comunisti, tra l'altro, sta anche nel fatto che essi sanno difendere le proprie convinzioni. ([[Iosif Stalin]])
*Il comunismo derivò dal cristianesimo, da un'alta concezione dell'uomo, ma invece di ''un amore autonomo e spontaneo'', i non amati danno di piglio ai bastoni e vogliono portare via ciò che non hanno dato loro quelli che non li hanno amati. ([[Fëdor Dostoevskij]])
*Il comunismo è ad un tempo il sistema ideologico completo del proletariato e un nuovo sistema sociale. Diverso da ogni altra ideologia e da ogni altro sistema sociale, il comunismo è il più perfetto, il più progredito, il più rivoluzionario e il più razionale sistema di tutta la storia dell'uomo. ([[Mao Zedong]])
*Il comunismo è l'esasperazione del cancro burocratico che ha sempre roso l'umanità. ([[Filippo Tommaso Marinetti]])
*Il comunismo è l'oppio degli intellettuali, senza cura tranne come una ghigliottina potrebbe essere chiamata una cura per la forfora. ([[Clare Boothe Luce]])
*Il comunismo è la più grande e sanguinosa illusione che l'umanità abbia partorito. ([[Gianfranco Fini]])
*Il comunismo è la trasformazione secondo giustizia della società. ([[Enrico Berlinguer]])
*Il comunismo è morto di comunismo. Il moloch ha divorato se stesso. ([[Enzo Bettiza]])
*Il comunismo è possibile empiricamente solo come azione dei popoli dominanti tutti 'in una volta' e simultaneamente, e ciò presuppone lo sviluppo universale della forza produttiva e le relazioni mondiali che il comunismo implica. Il comunismo, per noi, non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti. ([[Karl Marx]])
*Il comunismo è un'utopia e non una forma di governo. Essere comunisti [...] significa [...] la convinzione che le grandi questioni della società possono essere risolte collettivamente e democraticamente solo se il pubblico possiede ciò di cui tutti hanno bisogno quotidianamente. Non vuol dire che lo Stato debba controllare tutti gli ambiti della vita, ma settori essenziali come l'istruzione, la salute, la casa e l'assistenza [...] non devono essere soggetti alla logica e agli interessi di profitto del mercato. E significa considerare tutte le persone allo stesso modo, uguali. Nessuno deve avere più opportunità di altri a causa del colore della pelle, del sesso o delle origini. [...] Non si può negare che gli Stati abbiano spesso praticato qualcosa di completamente diverso sotto il nome di "comunismo" e che il Partito Comunista non abbia trovato parole chiare al riguardo per molto tempo, e questo richiede un esame autocritico della propria storia. Tuttavia, questo non cambia l'orientamento di base verso un mondo in cui il profitto privato non deve essere la priorità assoluta. ([[Elke Kahr]])
*Il ''comunismo'' in quanto ''effettiva'' soppressione della ''proprietà privata'' quale ''autoalienazione dell'uomo'', e però in quanto reale ''appropriazione dell'umana'' essenza da parte dell'uomo e per l'uomo; e in quanto ritorno completo, consapevole, compiuto all'interno di tutta la ricchezza dello sviluppo storico, dell'uomo per sé quale uomo ''sociale'', cioè uomo umano. Questo comunismo è, in quanto compiuto naturalismo, umanismo, e in quanto compiuto umanismo, naturalismo. Esso è la ''verace'' soluzione del contrasto dell'uomo con la natura e con l'uomo; la verace soluzione al conflitto fra esistenza ed essenza, fra oggettivazione e affermazione soggettiva, fra libertà e necessità, fra individuo e genere. È il risolto enigma della storia e si sa come tale soluzione. ([[Karl Marx]])
*Il comunismo non è oggetto di libera scelta intellettuale, né vocazione artistica: è una necessità materiale e psicologica. ([[Peppino Impastato]])
*Il comunismo progredisce in Italia perché i nemici del comunismo, sia pure contro la propria volontà, collaborano con il comunismo. Si collabora con il comunismo anche quando lo si combatte non nel modo giusto. ([[Angelo Costa]])
*Il comunismo quale si viene attuando in [[Unione Sovietica|URSS]] è agli antipodi del [[nazismo]]: il comunismo è impregnato di fratellanza cristiana ed è perciò antirazzista per eccellenza, mentre il nazismo e il fascismo sono essenzialmente e in primo luogo razzisti. Quindi due fenomeni inconciliabili e opposti il comunismo e il nazismo. ([[Alcide De Gasperi]])
*Il comunismo se è totalitario produce il Gulag, se è democratico produce immondizia. ([[Fausto Gianfranceschi]])
*Il comunista è colui che è dalla parte di chi lavora. ([[Oliviero Diliberto]])
*Il fantasma del [[socialismo]], del comunismo, [...] dimora anche oggi nei sogni insanguinati dei [[Borghesia|borghesi]] in tutte le longitudini e latitudini della terra. Avanti, diventiamo con ulteriore determinazione il loro incubo permanente. ([[Dīmītrios Koutsoumpas]])
*In un certo senso, è attraverso lo sport che il comunismo ha iniziato a sfarinarsi, gli atleti erano i pochissimi sovietici che potevano viaggiare, informarsi, vedere con i loro occhi quanto accadeva nel nostro mondo. ([[Carmelo Pittera]])
*Io ho combattuto tutta la vita il comunismo ma ora che è crollato mi domando, chi difenderà i poveri? ([[Papa Giovanni Paolo II]])
*Io sono comunista: per me tutti sono uguali, tratto tutti allo stesso modo, Regina compresa. Non esiste distinzione di classe, sesso, razza, religione. ([[Michael Caine]])
*''Io sono comunista. | Perché detesto l'ipocrisia e amo la verità. | Perché si può sbagliare, | ma non fino al punto di essere [[Capitalismo|capitalista]].'' ([[Mahmoud Darwish]])
*Io sono comunista perché i comunisti sono come i [[marziano|marziani]]. Qualcuno dice che i marziani sono un'intelligenza superiore, come i comunisti. <br />Qualcun altro dice che sono mostri assassini che distruggeranno il mondo, come i comunisti. Ma tutti sanno che i marziani non esistono. Che i marziani sono una invenzione letteraria, una straordinaria storia di [[fantascienza]], come il comunismo. ([[Ascanio Celestini]])
*Io vedo una relazione tra il paese che aveva il più forte partito [[Comunismo|comunista]] dell'[[Occidente]] e il basso coefficiente di fertilità che oggi ci relega nell'abisso. Dai oggi e dai domani, un'ideologia come quella comunista che aveva come obiettivo primario quello di scardinare la società occidentale, ha cominciato a sferrare colpi contro la [[famiglia]]. ([[Umberto Bossi]])
*Io voto sempre comunista. ([[Raffaella Carrà]])
*L'adesione al comunismo è il rito che permette all'intellettuale borghese di esorcizzare la sua cattiva coscienza senza abiurare il suo essere borghese. ([[Nicolás Gómez Dávila]])
*L'assurdità della fede comunista è manifesta. Appellandosi alla credenza nella libertà umana, essa ha prodotto un sistema di oppressione senza pari nella storia. ([[Karl Popper]])
*La dinamica rivoluzionaria non può avere un obiettivo, che si restringa nella orbita angusta delle antiche frontiere politiche; non può limitarsi alla demolizione pura e semplice dei vecchi ceppi economici e politici, onde la borghesia avvince, da oltre un secolo, il proletariato. Non può, in una parola, significare, avvento al potere del quarto stato. Questa rivoluzione dovrà essere trasfigurazione immensa e profonda di tutti i rapporti sociali, o non sarà. Se non vorrà arrestarsi ad un'altra forma di tirannide, forse peggior dell'antica, alla signorìa demagogica, dovrà – nel rimescolìo infinito dei vecchi atomi sociali in movimento per la costruzione nuova – trovare la resultante di conciliazione fra gli interessi dell'individuo e quelli, supremi, della specie; dovrà cementare la spontanea e naturale armonia del benessere e della libertà. ([[Pietro Gori]])
*La gente che vive nell'Unione Sovietica racconta molte storie divertenti, spesso come forma di protesta clandestina. Una di questa riguarda la domanda: Cos'è un comunista? Risposta: una persona che ha letto i lavori di [[Karl Marx|Marx]] e [[Lenin]]. E la domanda: Cos'è un [[anticomunismo|anticomunista]]? Risposta: qualcuno che ha capito i lavori di Marx e Lenin. ([[Ronald Reagan]])
*La mia adesione al Partito Comunista è il seguito logico di tutta la mia vita, di tutta la mia opera. [...] Sì, ho coscienza di avere sempre lottato con la mia pittura come un vero rivoluzionario. Ma oggi ho capito che questo non basta più; questi anni di oppressione terribile mi hanno dimostrato che dovevo combattere non solamente con la mia arte, ma con tutto me stesso. ([[Pablo Picasso]])
*La militanza politica di Partito è la forma più alta di impegno di una persona, certo se priva di interesse personale. Noi comunisti dobbiamo tornare ad esser gente di una tempra speciale, di una materia particolare. Non vi deve esser nulla di più alto dell'onore di appartenere a tale esercito. ([[Marco Rizzo]])
*La parola comunismo fin dai più antichi tempi significa non un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale modo di ragionare, ma un sistema di completa e radicale riorganizzazione sociale sulla base della comunione dei beni, del godimento in comune dei frutti del comune lavoro da parte dei componenti di una società umana, senza che alcuno possa appropriarsi del capitale sociale per suo esclusivo interesse con esclusione o danno di altri. ([[Luigi Fabbri]])
*La peggior nemica del comunismo è la famiglia, e quindi guerra alla famiglia e guerra alla casa che sola può consentirne la funzione e la conservazione anche nei rivolgimenti ultra totalitari come la Rivoluzione Rossa. ([[Arnaldo Cipolla]])
*La pianificazione comunista incentiva i funzionari non a produrre di più, ma a sottovalutare ufficialmente il potenziale produttivo, in modo che poi non si possa rimproverare loro di non essere riusciti a raggiungere gli obiettivi prefissati. ([[Henry Kissinger]])
*La [[scienza]] e il comunismo sono inseparabili. ([[Slogan comunisti|slogan comunista]])
*La [[sinistra]] della droga libera, di tutte le massimizzazioni e fanatizzazioni sui diritti civili individuali borghesi, non è la sinistra che ci appartiene. [...] Bisogna capire che quella sinistra lì è la sinistra americana, è la sinistra che strizza l'occhio alle banche, che ha bisogno di armi di distrazione di massa per evitare la questione fondamentale, quella del lavoro; quella del conflitto tra il capitale, sempre più forte, sempre più concentrato nelle mani di pochi, e il lavoro, che è la necessità per tutta la popolazione. Noi stiamo da quella parte lì, insomma, siamo comunisti. ([[Marco Rizzo]])
*La tragedia italiana è rappresentata dal comunismo, dal '68 e dalla magistratura che si è impossessata del potere. Il paese è diviso in due dai comunisti, se non sei con loro sei di destra. Sono i maggiori conservatori e sono letteralmente i fascisti di ora. Anche la satira è tutta di sinistra. Se non sei di sinistra non lavori in tv. ([[Giorgio Forattini]])
*Le idee del comunismo predominano nel nostro secolo. La propaganda borghese non si è forse mai occupata così attivamente dei problemi del comunismo come ai nostri giorni. È evidente che la borghesia teme l'ulteriore estendersi del movimento comunista, il quale ha già ottenuto uno sviluppo mondiale, ha riportato importanti vittorie e, facendo trionfare il socialismo in paesi di tre continenti, ha dimostrato di saper realizzare nella pratica i suoi princìpi e i suoi ideali. ([[Leonid Il'ič Brežnev]])
*Loro {{NDR|i comunisti}} sono tutto per voi. Vi vogliono aiutare, vi vogliono offrire grandi benefici... vi nutrono fino a saziarvi al punto da non essere nemmeno più in grado di pensare con tutta quella roba nello stomaco... ([[Hastings Banda]])
*Lunga vita al Partito Comunista e ai partigiani! Combattete, gente, per la vostra libertà! Non arrendetevi ai malfattori! Sarò uccisa, ma c'è chi mi vendicherà! ([[Lepa Radić]])
*Ma prima o poi i poveri si accorgeranno: se i ricchi stanno con i comunisti o c'è qualcosa che non va nei ricchi o c'è qualcosa che non va nei comunisti. ([[Vittorio Feltri]])
*Marx ed Engels hanno scritto nella Sacra famiglia: "Se l'uomo è formato dalle circostanze, allora bisogna formare le circostanze umanamente". Niente di più chiaro, niente di più eloquente, niente di più ricco di senso. Non avevo ancora trent'anni quando, per la prima volta, lessi quelle parole. Furono, per così dire, la mia via di Damasco. Capii che mi sarebbe stato impossibile tracciare una rotta per la mia vita al di fuori di quel principio e che solo un socialismo integralmente inteso (dunque, il comunismo) avrebbe potuto soddisfare i miei aneliti di giustizia sociale. Molti anni più tardi, in una intervista con Bernard Pivot, che voleva sapere perché continuassi a essere comunista dopo gli errori, i disastri e i crimini del sistema sovietico, risposi che, essendo un comunista "ormonale", mi era impossibile avere delle idee diverse: gli ormoni avevano deciso. La spiegazione è più seria di quanto sembri: e forse si capisce meglio se dico che, in qualche modo, ha un equivalente nel "non possumus" biblico. Recentemente, suscitando lo scandalo di certi compagni dediti alla più canonica ortodossia, ho osato scrivere che il socialismo – e a maggior ragione il comunismo – è uno stato dello spirito. Continuo a pensarlo. E la realtà si incarica giorno dopo giorno di darmi ragione. ([[José Saramago]])
*Nel cuore del comunismo c'è la menzogna. La menzogna centrale, assiomatica: un regno di giustizia, una fratellanza senza classi, una liberazione dalla servitù qui e ora. In questo mondo. È questa la grande menzogna. La corruzione e il tradimento sistematici della speranza umana. ([[George Steiner]])
*''Noi abbiamo un bell'orto | che può crescere assai bene, | se ci lavoriamo tutti | dico tutti quanti assieme, | senza voglie di potere | personale e opportunismo, | se vogliamo questo, bene, | io lo chiamo comunismo.'' ([[Ivan Della Mea]])
*Noi comunisti dobbiamo ricordarci sempre di essere liberi e onesti. ([[Lucia Ottobrini]])
*Noi comunisti siamo fautori della vera democrazia e non concepiamo senza di essa un movimento in avanti. ([[Leonid Il'ič Brežnev]])
*Noi comunisti veniamo da lontano ed arriveremo lontano. ([[Palmiro Togliatti]])
*Non credo che ci sia bisogno di aggiungere altro sul perché i giovani scrittori degli anni '30 si riunissero attorno al partito comunista. Offriva semplicemente qualcosa in cui credere. Era una chiesa, un esercito, un'ortodossia, una disciplina. Era una patria e – comunque dal 1935 o giù di lì – un Führer. Tutte le lealtà e le superstizioni che l'intelletto aveva apparentemente bandito ricomparvero precipitosamente sotto il trasparente dei travestimenti. Patriottismo, religione, impero, gloria militare — in una parola, Russia. Dio — Stalin. Il diavolo — Hitler. Il paradiso — Mosca. L'inferno — Berlino. Tutti i vuoti venivano colmati. Così, dopo tutto, il «comunismo» dell'intellettuale inglese è qualcosa di abbastanza spiegabile. È il patriottismo dello sradicato. ([[George Orwell]])
*Non è affatto chiaro come l'idea del paradiso-via-inferno abbia potuto sopravvivere a un solo istante di riflessione. ([[Martin Amis]])
*Non mi vergogno a sostenere che ho idee politiche a sinistra, tra il socialista e il comunista: e con ciò? Proprio per questo ho elaborato una visione del calcio e della società che non è più solo quella del training e della panchina. ([[Luigi Radice]])
*{{NDR|Gli americani}} «Non saranno mai comunisti» disse il frate con pacatezza. «Neanche voi comunisti, ormai, siete più veri comunisti... Non lo siete mai stati, e non lo sarete mai. Il comunismo ormai è solo un pericolo, non una soluzione. Ha fatto il suo tempo». ([[Sándor Márai]])
*Non si sottolineerà mai abbastanza che nel XX secolo non è stato solo il comunismo a macchiarsi di crimini disumani. Nel Terzo Reich Adolf Hitler perpetrò lo sterminio di milioni di ebrei, rom, omosessuali, malati di mente. Nessun comunista partecipò al genocidio avvenuto in Ruanda nel 1994. La contaminazione con il napalm delle foreste vietnamite e cambogiane è stata provocata dall'aviazione statunitense. Lo stesso capitalismo non ha certo avuto ricadute completamente positive dal punto di vista sociale e ambientale. ([[Robert Service]])
*Non sono mai stato comunista, ma se lo fossi stato non me ne vergognerei. ([[Albert Einstein]])
*–Papà, e se il parroco ti confessasse che sono...<br />– Sei cosa?<br />– Sonooo...<br />– Dai si può ancora risolvere...<br />– Omosessuale!<br />– Ah, che bello, pensavo comunista! (''[[Sole a catinelle]]'')
*Parafrasando [[Lenin]] che diceva "l'estremismo è una malattia infantile del comunismo", io dico che l'infantilismo è una malattia senile del comunismo… ([[Sergio Chiamparino]])
*Per essere comunisti bisogna per forza essere con le pezze al culo? Ben venga anche un comunista ricco. ([[Primo Greganti]])
*Per me il comunismo è tutt'altro che un modello, ma in tutto il mondo, anche nei paesi dell'Europa occidentale ci sono stati comunisti esemplari, donne e uomini. ([[Elke Kahr]])
*Per tentare di riuscire il comunismo deve farsi meno comunista. ([[Luigi Barzini senior]])
*Personalmente penso che la categoria del comunismo abbia oggi un potenziale largamente inesplorato. A condizione, appunto, di essere agìto non come una risposta precotta, ma come una ricerca comune e una domanda radicale sulla espropriazione di senso anche della vita, in questa fase storica. ([[Nichi Vendola]])
*[[Papa Pio XII|Pio XII]] e [[Papa Giovanni XXIII|Giovanni XXIII]] certamente odiavano ugualmente il peccato comunismo ed amavano ugualmente i peccatori comunisti, ma non c'è dubbio che Pio XII dando l'impressione di odiare di più il comunismo ha dato anche l'impressione di amare meno i peccatori comunisti, e Giovanni XXIII dando l'impressione di amare di più i peccatori comunisti ha dato l'impressione, sia pure errata, di indulgere di più con il comunismo. ([[Angelo Costa]])
*Qualcosa di esso {{NDR|partito comunista}} rimane e lascia la sua impronta sul carattere, che uno si porta dietro per tutta la vita. È interessante notare come gli ex comunisti siano facilmente riconoscibili. Formano una categoria a sé, come un tempo i preti e gli ufficiali dopo aver lasciato i loro ruoli. ([[Ignazio Silone]])
*Quando avviene di essere battuti, noi comunisti non abbiamo altro da fare che riprendere la lotta per andare avanti. ([[Pietro Secchia]])
*Quando è crollato il [[muro di Berlino]], quando si sono ammainate quelle bandiere rosse dai pennoni del Cremlino e tutti erano a ballare e a cantare nelle strade, non ci si rendeva conto che lì si concludeva una storia, che non era soltanto la storia del movimento operaio, ma era la grande storia della modernità, cioè la storia del tentativo di un soggetto razionale umano di intervenire sul proprio destino e cambiarlo. Lì finiva anche la vicenda di quella secolarizzazione dell'idea di progresso che era tipica tanto del movimento operaio quanto del capitalismo. ([[Mario Tronti]])
*Quando il comunismo era un modello ideologico che reggeva, c'era una coerenza interna che ti impediva di vezzeggiare con certi gruppi. Insomma, non ammiccavi a chi tirava le molotov, come fa oggi [[Rifondazione Comunista|Rifondazione]]. ([[Sergio Chiamparino]])
*Quando morirò, il mio unico desiderio sarà che la Cambogia rimanga Cambogia e stia con l'Ovest. È finita per il comunismo, e ci tengo a sottolinearlo. ([[Pol Pot]])
*Quando per giustificare la superiorità «morale» del comunismo nei confronti del nazionalsocialismo si dice che, a differenza di quest'ultimo, non ci fu l'eliminazione, razzialmente sistematica, di un'etnia, ci si dimentica di aggiungere che fu qualcosa di peggio: l'eliminazione forzosa di tutto ciò che non era in sintonia con l'ideologia professata. Il comunismo in Russia non eliminò gli ebrei in quanto tali, eliminò l'intera Russia [...]. Fu un'eliminazione ottenuta con la violenza, la delazione, l'inganno e resa altresì possibile dalla più assoluta mancanza di pietà: non c'erano legami familiari, amicali, di ceto o di costume a cui potersi richiamare, c'era la sottomissione totale a un sistema di pensiero e di potere, alla instaurazione della società comunista in terra. ([[Stenio Solinas]])
*Questi cacciatori di comunisti! Sanno veramente cos'è il comunismo? Ponete loro la domanda. La loro risposta vi farà scoppiare in una risata. ([[Frank Lloyd Wright]])
*Racconto la storia di un uomo che non prende posizione: è attraversato da tutte le posizioni. Alla mattina, quando si sveglia per andare a lavorare, è comunista perché ha nel sangue il padre partigiano; è [[Fascismo|fascista]] in mezzo al traffico, perché per arrivare prima vorrebbe farsi strada con un missile; per fare carriera di fronte al capufficio diventa un leccapiedi [[Socialismo|socialista]], se per strada incontra un africano è subito [[Cristianesimo|cattolico]], peccato che se quel nero si permette di toccare sua figlia si trasforma in [[leghista]] arrabbiato. ([[Dado (comico)|Dado]])
*Se le cose del [[capitalismo]] vanno male, è colpa del capitalismo, ma è colpa del capitalismo anche se vanno male le cose del comunismo. ([[Antonio Martino]])
*Secondo i canoni marxisti, il comunismo doveva costituire l'ultima forma di organizzazione sociale della famiglia umana, in cui avrebbe finalmente trovato realizzazione il sogno faustiano di un uomo liberato dalle necessità della natura e dalle violenze della storia. Dunque, ancor prima che una sfida sociale, esso ha configurato una sfida metafisica, costituendo in questo senso il principale ''avatara'' dello gnosticismo post-cristiano. ([[Luigi Fenizi]])
*Sia moralmente sia anche logicamente il partito [comunista] era infallibile: moralmente, perché i suoi obiettivi erano giusti, cioè in consonanza con la dialettica della storia, e questi obiettivi giustificavano tutti i mezzi; logicamente, perché il partito era la punta di diamante del proletariato, e il proletariato era l'incarnazione del principio attivo della storia. ([[Arthur Koestler]])
*Siamo di fronte a un'importante differenza col fascismo: nel comunismo è notevolmente più esaltata la qualità religiosa della fede intellettuale. Mentre nel fascismo la tentazione era esercitata principalmente dalla figura del capo, nel comunismo ad attrarre era una forza più astratta e duratura, quella della storia, e soprattutto della speranza. Il fascismo era un'ideologia del presente, il comunismo un'ideologia del futuro. [...] La speranza era sostenuta da una particolare certezza: a indurre, infatti, quelli che si sarebbero poi convertiti, ad aderire inizialmente al comunismo non era stato il semplice desiderio di un mondo migliore, ma la fede nella necessità storica della sua realizzazione. ([[Ralf Dahrendorf]])
*Solo il comunismo è in grado di dare una democrazia realmente completa; e quanto più sarà completa, tanto più rapidamente diventerà superflua e si estinguerà da sé. ([[Lenin]])
*«Sono figlio di un incidente di percorso della storia e quelli come me non credono nel paradiso.»<br />«Non capisco.»<br />«I miei erano comunisti e non credevano in Dio: non mi hanno neppure battezzato.»<br />«Non avevo mai sentito definire così il comunismo.»<br />«E come vuoi chiamarlo? Se Leningrado è diventata San Pietroburgo e l'ultimo grande paese comunista, la Cina, si propone come polo di attrazione per investitori, finanzieri e capitalisti dell'intero pianeta, che altro si può dire se non che quell'utopia è stata una distrazione della storia che non ha lasciato traccia, se non nei sogni di chi ha avuto la fortuna di non viverla sulla propria pelle?» ([[Bruno Morchio]])
*Sono giunto alla conclusione che il [[fascismo]] è fatto per la [[Germania]] e l'[[Italia]], il comunismo per la [[Russia]] e la [[democrazia]] per l'[[Stati Uniti d'America|America]] e l'[[Inghilterra]]. ([[John F. Kennedy]])
*Sono sempre più convinta che solo attraverso il comunismo possiamo diventare umani. ([[Frida Kahlo]])
*Sono un socialista. Sono e rimango un marxista. Perché altrimenti non potrei essere un correttore di bozze!»<br>Questa evidenza assoluta l'aveva fulminato. Voleva allargare le braccia, ballare lì in strada.<br>«Se trionfa la California, non serviranno più i correttori di bozze. Le macchine se la caveranno meglio. Oppure tutti i testi diventeranno audiovisivi, con programmi autocorrettori incorporati. Notte dopo notte dopo notte, Carlo, lavoro finché mi duole il cervello. Per arrivare all'esattezza perfetta. Per correggere il più infimo refuso in un testo che forse nessuno leggerà mai o che verrà mandato al macero il giorno dopo. L'esattezza. La santità dell'esattezza. Il rispetto di se stesso. Gran Dio, Carlo, devi capire quello che cerco di dire. L'Utopia significa semplicemente l'esattezza! Il comunismo significa togliere gli errata dalla storia. Dall'uomo. Correggere bozze.» ([[George Steiner]])
*Stante la circolazione internazionale del capitale, non si comprendono gli antagonismi tra le nazioni e meno che mai l'opposizione tra [[nazismo]] e comunismo: non esistono due nazioni strutturalmente così somiglianti tra loro come la Germania e la Russia, che pure si minacciano reciprocamente. ([[Simone Weil]])
*Stiamo parlando del futuro: della vita delle persone nel mondo senza [[guerra|guerre]], senza oppressione sociale, senza disuguaglianza nazionale, senza la soppressione delle capacità umane. In altre parole, riguarda il futuro che tutti chiamiamo "Comunismo". ([[Andrej Arsenevič Tarkovskij]])
*Sul piano storico, cos'è infatti il comunismo se non l'ultimo erede della Riforma, del romanticismo e della filosofia classica tedesca? Per definizione, esso è il nemico giurato della Chiesa. Il suo fondamento è lo Stato; il suo principio la rivoluzione; il suo metodo la lotta; il suo ideale l'immanenza; il suo fine la giustizia. ([[Giovanni Spadolini]])
*Talvolta il partito comunista è stato paragonato a un ordine religioso. Questo paragone trascura due fatti e cioè che gli ordini religiosi non vogliono il dominio su tutta l'umanità, né aspirano a realizzare alcun specifico ordine economico e sociale sulla terra. Comunque, se vengono trascurate tutte le differenze relative alla visione fondamentale del mondo e agli obiettivi da raggiungere e il paragone viene limitato alle relazioni dei membri verso i superiori, il partito e l'ordine religioso sembrano avere in comune alcune caratteristiche. ([[Waldemar Gurian]])
*Voglio dedicare questo primo volo spaziale al popolo del comunismo, una società in cui il nostro popolo [[Unione Sovietica|sovietico]] sta già entrando e in cui, ne sono certo, entreranno tutte le persone sulla Terra. ([[Jurij Gagarin]])
*Vuoi vivere comodamente sfruttando il prossimo? Fatti comunista. ([[Fausto Gianfranceschi]])
===[[Silvio Berlusconi]]===
*Dopo aver letto questo libro {{NDR|''Il sangue di Abele''}}, ho avuto la conferma di ciò che sapevo e pensavo da tempo: l'ideologia comunista è la più criminale e disumana della storia dell'uomo.
*I comunisti italiani hanno sperato che bastasse cambiare il nome del partito per cancellare il passato. Hanno cambiato il nome più volte, ma il trucco non ha funzionato. Sono rimasti gli stessi di prima, con gli stessi pregiudizi e lo stesso modo di fare politica. È vero, si sono imborghesiti, indossano capi firmati, scarpe fatte su misura, pasteggiano a caviale e champagne. Una volta andavano nelle case del popolo, adesso frequentano i salotti più chic, ma non hanno perso il vecchio vizio di mistificare la realtà e di demonizzare l’avversario e calunniarlo cercando di farlo fuori, come fanno con me. Utilizzando per questo i magistrati a loro vicini, perché mi considerano un ostacolo da eliminare assolutamente per arrivare al potere. Purtroppo, non sono cambiati e temo che non cambieranno mai.
*La storia del comunismo con oltre 100 milioni di morti alle nostre spalle non è ancora alle nostre spalle. Si sono trasformati in laburisti in Gran Bretagna, in socialdemocratici in Germania mentre quelli di casa nostra erano e sono tuttora comunisti. Ed è per questo che sono in campo.
*Se la sinistra andasse al governo il risultato sarebbe miseria, terrore e morte, come accade in tutti i posti dove governa il comunismo.
===[[Fausto Bertinotti]]===
*{{NDR|Il [[comunismo]] è}} una grande storia per liberare le donne e gli uomini da ogni condizione di sfruttamento e di alienazione.
*Il comunismo [...] è stato un tentativo di scalare il cielo che non è ancora riuscito. Quello che noi chiamiamo «comunismo» sono tentativi mal riusciti di realizzare questa impresa, che però è titanica [...], è come l'idea dell'uomo che vola [...], tante volte l'uomo ci ha provato ed è precipitato, finché si è inventato l'aereo. Finché non si inventa l'aereo, il comunismo non vola.
*Anche il comunismo deve ammettere il suo limite: non tutti i problemi sono alla portata del comunismo. Io penso, per esempio, che la felicità, verso cui tende il comunismo, tuttavia non è alla sua portata, perché poi c'è un tanto, che dipende dagli individui, che è assolutamente irriducibile neppure al comunismo. Il comunismo può essere la premessa perché ci sia la felicità, ma non è la possibilità di garantire a tutti la felicità. {{NDR|Cosa c'è dopo il comunismo, allora?}} Non lo so. Già mi piacerebbe sapere meglio cos'è il comunismo.
===[[Oriana Fallaci]]===
*Anche i partigiani cui consegnavo le munizioni non erano partigiani comunisti. Erano partigiani di Giustizia e Libertà. [...] perdio! Mi arrabbio, sì, mi arrabbio. Perché è da mezzo secolo che i comunisti tentano di procurarsi l'esclusiva della [[Resistenza italiana|Resistenza]], far credere che l'hanno fatta loro e basta. Quando la si celebra nelle piazze si permettono addirittura di cacciare chi non sventola la bandiera rossa.
*Il fatto è che l'America è un paese speciale, caro mio. [...] Perché trasforma i sudditi in cittadini. Perché trasforma la plebe in Popolo. Perché la invita anzi le ordina di governarsi, d'esprimere le proprie individualità, di cercare la propria felicità. Tutto il contrario di ciò che il comunismo faceva proibendo alla gente di ribellarsi, governarsi, esprimersi, arricchirsi, e mettendo Sua Maestà lo Stato al posto dei soliti re. "Il comunismo è un regime monarchico, una monarchia di vecchio stampo. In quanto tale taglia le palle agli uomini. E quando a un uomo gli tagli le palle non è più un uomo" diceva mio padre. Diceva anche che invece di riscattare la plebe il comunismo trasformava tutti in plebe. Rendeva tutti morti di fame.
*Quando ero bambina, i comunisti volevano che i ricchi si vergognassero d'essere ricchi. Sostenevano che la proprietà è un furto. Ora, se non sei ricco, ti sputano addosso. E spesso sono più ricchi dei ricchi di allora. Adorano il lusso e dicono di volersi battere per il superfluo.
===[[Giorgio Gaber]]===
*Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il vangelo secondo Lenin.
*Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
*Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
*Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro. Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l'operaio.
*Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.
===[[Kim Il-sung]]===
[[File:Kim Il Sung Portrait-3.jpg|thumb|[[Kim Il-sung]]]]
*I comunisti non sono uomini straordinari. Chiunque combatta con devozione per emancipare gli uomini da tutte le forme di sfruttamento e di oppressione e per garantire una vita felice al popolo intero, può divenire comunista. A maggior ragione, in una società in cui il popolo è padrone del paese e della società, non è così difficile diventare comunisti. Chiunque combatta risolutamente l’ideologia caduca e faccia sforzi sinceri per armarsi dell’ideologia del nostro partito, può divenire comunista. Soprattutto non vi è il minimo dubbio che voi insegnanti che siete stati costantemente educati dal nostro partito fin dalla liberazione e che avete fatto sforzi instancabili per applicare la linea del partito, voi creerete degli eccellenti comunisti. Io credo fermamente che voi diventerete tutti senza eccezione degli eccellenti insegnanti comunisti armati dell’ideologia rossa del nostro partito.
*La società comunista è una società in cui tutti lavorano e vivono felici. Non occorre dire che nella società comunista, essendo la tecnica sviluppata, il lavoro sarà molto facile. A questa epoca il lavoro duro e penoso sarà interamente meccanizzato e automatizzato; le disuguaglianze tra lavoro pesante e lavoro leggero e tra lavoro intellettuale e manuale, scompariranno; il lavoro diventerà una gioia e un piacere e non una pena, diventerà una necessità vitale. Tuttavia, anche in questa epoca, il lavoro sarà un bisogno. Ogni ricchezza è il prodotto del lavoro. Senza il lavoro una società non può esistere e progredire.
*Nella società comunista tutti costituiscono una grande famiglia armoniosa e coerente, unita e che divide gioie e pene sotto lo slogan «Uno per tutti, tutti per uno».</br>In questa società non c’è posto per l’egoismo che persegue soltanto il soddisfacimento e la gloria individuali. Con questo spirito egoista non si può costruire una società comunista né vivere nel suo seno. Per diventare comunisti occorre sbarazzarsi dell’egoismo e sapere amare l’uomo.</br>Occorre amare i propri fratelli e i propri genitori a casa, amare i maestri e i compagni a scuola e, entrando nella società, occorre sapere amare tutti i lavoratori. Noi dobbiamo educare la nostra giovane generazione in modo che essa prenda questa abitudine sin dall’infanzia. Solo colui che sa amare gli altri può gioire dell’amore altrui e condurre una vita armoniosa nella collettività.
===[[Nelson Mandela]]===
*I comunisti hanno sempre svolto un ruolo attivo nella lotta dei paesi coloniali per la loro libertà, perché gli obiettivi a breve termine del comunismo avrebbero dovuto sempre corrispondere con gli obiettivi a lungo termine dei movimenti per la libertà.
*La causa del comunismo è la causa più grande nella storia dell'umanità perché cerca di rimuovere dalla società tutte le forme di oppressione e sfruttamento, di liberare l'umanità e di assicurare pace e prosperità a tutti.
*Non è solo nella politica interna che consideriamo i comunisti tra coloro che supportano la nostra causa. Sul piano internazionale, i paesi comunisti sono sempre venuti in nostro aiuto. Nelle Nazioni Unite e in altri Consigli del mondo il blocco comunista ha sostenuto la lotta afro-asiatica contro il [[colonialismo]] e spesso sembra più solidale alla nostra grave condizione di alcune potenze occidentali. Nonostante ci sia una condanna universale dell'apartheid, il blocco comunista si esprime contro di esso con una voce più forte di molti del mondo dei bianchi. In queste circostanze, ci vorrebbe un giovane politico sfacciato, come ero io nel 1949, per affermare che i comunisti sono nostri nemici.
*Per molti decenni i comunisti erano l'unico gruppo politico in Sudafrica che era pronto a trattare gli africani come esseri umani e loro pari; che era pronto a mangiare con noi; parlare con noi, vivere con noi e lavorare con noi. Erano l'unico gruppo politico che era pronto a lavorare con gli africani per l'ottenimento dei diritti politici e di un posto nella società. Per questo, ci sono molti africani che, oggi, tendono ad equiparare la libertà al comunismo.
===''[[Manifesto del Partito Comunista]]''===
*I comunisti non si abbassano a dissimulare le loro opinioni ed i loro fini. Essi proclamano altamente che questi fini non potranno essere raggiunti senza il rovesciamento violento d'ogni ordine di cose attuale. Che le classi dominanti tremino pure all’idea d’una rivoluzione comunista. I proletari non hanno nulla da perdere, all’infuori delle loro catene: essi hanno un mondo da guadagnare. Proletari di tutti i paesi unitevi!
*I comunisti possono riassumere le loro teorie in questa proposta: ''abolizione della proprietà privata''.
*Il comunismo non toglie a nessuno potere d'appropriarsi la sua parte dei prodotti sociali, esso non toglie che il potere di assoggettare coll'aiuto di quest'appropriazione, il lavoro degli altri.
*Insomma, i comunisti appoggiano dappertutto qualunque movimento rivoluzionario contro lo stato di cose sociali e politiche esistenti. In tutti questi movimenti essi mettono innanzi la questione della proprietà, quale che sia la forma più o meno sviluppata ch'essa abbia rivestita, come la questione fondamentale del movimento.
*Lo scopo immediato dei comunisti è il medesimo di tutte le frazioni del proletariato: organizzazione dei proletarii in partito di classe, distruzione della supremazia borghese, conquista del potere politico per parte del Proletariato.
===[[Lorenzo Milani]]===
*I capi del comunismo affermano che la loro ideologia viene da lontano e andrà lontano. Non è vero. Il comunismo viene da pochi decenni di storia e va avanti strisciando e speculando tra le innumerevoli miserie della terra. Dove è al potere ne lenisce qualcuna e ne fa nascere altre, ma di questo fallimento riesce a imporre che solo pochi ne parlino. Anche i serpi strisciano rapidamente, si ambientano alle asprezze del terreno, le superano ed attaccano per difendere le loro zone di influenza, ma non vanno lontani.
*Gli intellettuali comunisti, quasi tutti borghesi, sono i nostri nemici. Quasi tutti gli intellettuali borghesi sono i nostri nemici. Sono loro che vogliono quel laido "compromesso" fra gli sfruttati e gli sfruttatori. Lo vogliono in nome di Cristo e di Marx. Sono proprio dei figli di puttana!
*Il comunismo è la mediazione e l'organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire, a una classe dirigente parassitaria e brutale, la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi.
===[[Jawaharlal Nehru]]===
*È difficile essere pazienti con molti Comunisti, essi hanno sviluppato un metodo particolare di irritare gli altri. Ma sono gente aspramente provata e, al di fuori dell'Unione Sovietica, debbono lottare contro enormi difficoltà. Ho sempre ammirato il loro grande coraggio e la loro capacità di sacrificio.
*Io ritengo fermamente che la filosofia del comunismo ci aiuti a comprendere e ad analizzare le condizioni esistenti ovunque e che poi possa indicare la strada verso un progresso futuro.
*Non mi piace il dogmatismo, né l'uso degli scritti di Carlo Marx o di qualsiasi altro libro come di una Rivelazione che non si può criticare, non mi piacciono l'irreggimentazione e le cacce all'eresia che sembrano caratteristiche del Comunismo moderno.
*Se dovessi scegliere tra colonialismo e comunismo, sceglierei il comunismo.
===[[Richard Nixon]]===
*"Comunisti [[ravanello]]", rossi fuori ma bianchi dentro, hanno per i russi un buon sapore come i pomodori rossi.
*Frontiere chiuse, filo spinato, mura, guardie con l'ordine di sparare a vista contro chiunque tenti la fuga: questi sono i segni del dominio comunista.
*I regimi comunisti sotterrano i loro errori; noi reclamizziamo i nostri.
*Il comunismo offre lo slogan della "liberazione", la promessa dell'ordine; dice agli "emarginati" che li inserirà nel potere, ai socialmente inferiori che saranno al vertice. Parla in termini di certezza appassionata, e questo fa presa su chi sguazza nell'incertezza.
*Spariti francesi, giapponesi, nazisti, in che modo i comunisti possono chiamare a raccolta la popolazione? L'amore per il comunismo e l'odio di capi nazionali rivali non bastano; è necessario il terrorismo per mantenere la disciplina organizzativa e conservare potere ai capi.
===[[Mohammad Reza Pahlavi]]===
*I comunisti in genere capiscono subito quando la loro politica non è proficua.
*I comunisti sono fuori legge in Iran. Non vogliono che distruggere, distruggere, distruggere, e giurano fedeltà a qualcun altro anziché al loro paese e al loro re. Sono traditori e sarei pazzo a permettere loro di esistere.
*I dittatori comunisti hanno in comune coi fascisti la loro simpatia per le elezioni. Con ciò sperano di dare al semplice lavoratore l'impressione di contribuire al governo del paese. Essi però accettano un solo partito politico; chiunque tenti di farne sorgere un alto, o chiunque esprima un'opinione contraria al partito al governo, corre il rischio di venire eliminato. Nelle elezioni (ammesso che le si possa chiamare tali) l'elettore non ha scelta, giacché i soli candidati in lista sono quelli del partito al potere. Il cittadino viene sollecitato a votare (o gli viene ordinato di votare) semplicemente per una questione di forma; poi le autorità annunciano trionfalmente che, diciamo, il novantanove per cento dei voti era a favore del parito al governo. Mi domando come tante persone intelligenti possano lasciarsi ingannare da questo genere di cose.
===[[Marco Rizzo]]===
*70 anni fa le persone morivano per quest'idea {{NDR|il comunismo}} [...], gli iscritti al [[Partito Comunista Italiano|Partito Comunista]] a Torino, durante la [[Resistenza italiana|Resistenza]], dovevano resistere alle torture per 8 ore. {{NDR|I [[Fascismo|fascisti]]}} Ti toglievano gli occhi coi cucchiaini, ti strappavano le unghie con le pinze. E tu dovevi stare zitto per 8 ore, poi dopo potevi confessare e fare i nomi dei tuoi compagni, perché la direttiva del Partito consentiva a questi di sapere che in 8 ore dovevano scappare. E quegli uomini e quelle donne sono morti per quest'idea. E cos'è la [[politica]] oggi? Ma si rivoltano nella tomba, lo capite.
*Ci avevano raccontato che dopo il 1989, con la caduta del [[Muro di Berlino]] e nel 1991 con l'ammainamento della bandiera rossa dal Cremlino, era giunta la "fine della storia", che il [[capitalismo]] aveva vinto e che era l'unica strada da percorrere. Abbiamo visto in questi 20 anni che non è così.
*La differenza tra un comunista e un cattolico, con tutto rispetto per sua Santità, è questa: il cattolico fa la carità, il comunista lavora affinché non ci siano le condizioni perché i poveri chiedano la carità.
*La militanza politica di Partito è la forma più alta di impegno di una persona, certo se priva di interesse personale. Noi comunisti dobbiamo tornare ad esser gente di una tempra speciale, di una materia particolare. Non vi deve esser nulla di più alto dell'onore di appartenere a tale esercito.
*La [[sinistra]] della droga libera, di tutte le massimizzazioni e fanatizzazioni sui diritti civili individuali borghesi, non è la sinistra che ci appartiene. [...] Bisogna capire che quella sinistra lì è la sinistra americana, è la sinistra che strizza l'occhio alle banche, che ha bisogno di armi di distrazione di massa per evitare la questione fondamentale, quella del lavoro; quella del conflitto tra il capitale, sempre più forte, sempre più concentrato nelle mani di pochi, e il lavoro, che è la necessità per tutta la popolazione. Noi stiamo da quella parte lì, insomma, siamo comunisti.
*{{NDR|Parlando del comunismo e delle divisioni fra i comunisti italiani}} Le grandi idee necessitano di momenti di selezione di quell'idea per renderla più forte ed efficace.
*{{NDR|Rivolgendosi ai giovani}} Potrete fare lo spazzino o l'ingegnere, potrete restare disoccupati oppure dirigere una grande azienda, ma dovrete essere comunisti! Perché il comunismo è una filosofia del mondo, è una filosofia dei rapporti sociali. Il comunismo è la presa del potere politico da parte dei lavoratori, cioè da chi costruisce davvero la ricchezza del Paese!
===[[Gianni Vattimo]]===
*Il comunismo, la società senza classi, restano l'unico orizzonte contro il dio [[mercato]].
*Il comunismo è, come dire, l'unico ideale di società che riesco a coltivare, volete che coltivi un ideale di società che produce di più e per pochi?
*Sono comunista perché guardo ad un progresso tecnologico controllato da un potere popolare. Laddove c'è solo una di queste due componenti non si attua realmente il comunismo, mettere insieme le due cose è lo stesso ideale di [[Lenin]].
==Voci correlate==
{{MultiCol|50%}}
*[[Anticomunismo]]
*[[Bolscevismo]]
*[[Capitalismo]]
*[[Juche]]
*''[[Manifesto del partito comunista]]''
{{ColBreak}}
*[[Marxismo]]
*[[Materialismo dialettico]]
*[[Proletariato]]
*[[Rivoluzione d'ottobre]]
*[[Socialismo]]
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==Altri progetti==
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[[Categoria:Comunismo| ]]
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La leggenda di Al, John e Jack
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/* Dialoghi */
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text/x-wiki
{{Film
|titoloalfabetico= Leggenda di Al, John e Jack, La
|genere= commedia/gangster
|regista=[[Aldo, Giovanni & Giacomo]] / [[Massimo Venier]]
|sceneggiatore=[[Aldo, Giovanni & Giacomo|Aldo Baglio]], [[Aldo, Giovanni & Giacomo|Giacomo Poretti]], [[Aldo, Giovanni & Giacomo|Giovanni Storti]], [[Massimo Venier]], [[Paolo Cananzi]] e [[Walter Fontana]]
|attori=
*[[Aldo Baglio]]: Al
*[[Giacomo Poretti]]: Jack
*[[Giovanni Storti]]: John
*[[Aldo Maccione]]: Boss Sam Genovese
*[[Antonio Catania]]: Fred il cuoco
*[[Giovanni Esposito]]: Frank "Contropelo"
*[[Ivano Marescotti]]: Capitano
*[[Marco Beretta]]: Ben
*[[Giovanni Cacioppo]]: Tom "schiena di legno"
*[[Giorgio Centamore]]: Cameriere
*[[Frank Crudele]]: Sam "mani di merda"
*[[Silvana Fallisi]]: Ragazza del Drive in
*[[Lucia Guzzardi]]: Mamma di Al
*[[Vinny Pecora]]: Barista
*[[Natalia Robbins]]: Zia Genovese
|note=
}}
'''''La leggenda di Al, John e Jack''''', film del 2002 diretto e interpretato da [[Aldo Baglio]], [[Giacomo Poretti]], [[Giovanni Storti]] e [[Massimo Venier]].
==Frasi==
*E voi chi minchia siete? ('''Al''')
*''[[Auguri di compleanno dai film|Tanti auguri]] a Jack | Tanti auguri a Jack | Tanti auguri impasticcomane! | Tanti auguri a te!'' ('''Al e John''')
*Anzi fai una cosa, Johnny: ammazzalo così la smette di soffrire, va! ('''Jack''')
*Johnny, Johnny, Johnny non piangere che diventi brutto per favore! Johnny, non fare così! ('''Jack''')
*Ma quant'è bella la mafia! ('''Jack''')
*Buongiorno signora e benvenuta. È un piacere accoglierla in questa città di New York, città bellissima ma non altrettanto che Lei. ('''John''')
*Jack, noi stiamo mettendo la nostra vita nelle sue mani e questo non sa neanche come si chiama! ('''John''')
*Johnny, a te te lo devono dare il premio Nobel per la mafia, e se non te lo danno è perché è tutto un magna magna. ('''Jack''')
*Che tocchi? Che tocchi, Jack? Non è roba per te! Non hai mai avuto manualità! ('''John''')
*E vedi di non farmi diventare Al tre dita. ('''Al''')
==Dialoghi==
*'''John''': Che stai facendo, Jack? Che stai facendo?<br />'''Jack''': Johnny... Smarties contro anfetamine, no? <br />'''John''': E ti sembra il momento?<br />'''Jack''': È sempre il momento!<br />'''John''': Partita finita.
*'''Jack''': Allora, Al, ascoltami bene: era venerdì. Eravamo al Drive In di Coney Island. Eravamo lì perché il boss...<br />'''John''': Jack, se inizi sempre dalla fine, questo non capisce niente. Bisogna iniziare dall'inizio, lo dice la parola stessa.<br />'''Jack''': E allora fai una cosa, Al: ascolta il professorone!
*'''Jack''': Ma come facevi a sapere che mi piaceva proprio la pistola? <br/> '''Al''': Eh, tu tre gusti hai: la pistola, le anfetamine e la torta di Melissa!
*'''John''': Sei contento?<br/>'''Jack''': Ti sembro scontento, Johnny? Minchia, Carabbaggio! {{NDR|indicando il libro su Caravaggio appena regalatogli}} <br />'''John''': Caravaggio, Jack! <br />'''Jack''': Sii... Oh, comunque Al, grazie per questo regalo che è bellissimo! <br />'''Al''': Dai, digli che ti piace! <br />'''Jack''': Ma sì, Johnny, mi piace! Minchia... Senti, e... i colpi? <br />'''Al''': Eh, i colpi! I colpi... pensavo che li prendeva Johnny! <br />'''Jack''': Johnny...?! <br />'''Johnny''': Eh... io ero indeciso tra i colpi e Caravaggio... <br />'''Jack''': E hai scelto il Carabbaggio...?! Che compleanno di merda!
*'''John''': Che fai, Jack, che fai?! <br/>'''Jack''': Johnny, ho guardato il libro di Carabbaggio? E lasciami provare 'sta pistola! <br/> '''John''': Minchia, quante volte ti ho detto che non si spara in casa, Jack?! Quante?! <br/> '''Jack''': Cinque? <br/> '''John''': No, sette! <br/> '''Jack''': Minchia, non mi sta in testa...
*'''Al''': Che c'è da ridere?<br />'''John''': Niente, Al...<br />'''Al''': E fate ridere un po' anche me!<br />'''John''': No, è che... tuo fratello, no?<br /> '''Al''': Che c'hai da dire su mio fratello, parla.<br /> '''John''': Niente, così, dico che... A conoscerlo superficialmente... Tuo fratello è un po'... Eh?<br /> '''Al''': È un po' cosa? Parla!<br /> '''John''': Niente, dai, lasciamo perdere, non parliamone più.<br /> '''Al''': No, parliamone, parliamone, stiamo parlando di mio fratello e parliamone, giusto?<br /> '''Jack''': Allora Al, ti sta dicendo che... Tuo fratello... Ti sta dicendo che tuo fratello... è un ricchione!<br />'''Al''': Mio fratello non è un ricchione! È raffinato!<br /> '''Jack''': Cos'è tuo fratello?<br /> '''Al''': Raffinato! E comunque stiamo facendo un lavoro, facciamolo e basta, va bene? C'è da ammazzare qualcuno? Ammazziamolo e basta!<br /> '''Jack''': Mii, che clima... E come si fa ad ammazzare la gente con questo clima? Che siamo, delle macchine?
*'''Al''': Johnny, vai dritto verso la discarica.<br />'''Frankie''': No, la discarica no! Lo so che cosa succede alla discarica!<br />'''John''': E che cosa succede alla discarica, Frankie? Che si butta la spazzatura!
*'''John''': E vabbè va', oggi mi sento di buon umore. Frankie, se risponderai a una domandina facile facile, te ne torni a casa dai tuoi bambini, eh?<br />'''Frankie''': Grazie Johnny, ti dico tutto quello che vuoi sapere.<br />'''John''': Ecco, allora dimmi: qual è la capitale della Birmania?<br />'''Frankie''': Ma... come... la...<br />'''John''': La capitale della Birmania, Frankie!<br />'''Frankie''': Ragazzi, ma perché fate così, come faccio a sapere la capitale della Birmania?<br />'''John''': Ahi, ahi, ahi, che peccato, che peccato, che peccato, Frankie! Tra l'altro potevi dire una cosa qualsiasi che a noi andava bene! Chi minchia la sa la capitale della Birmania, Frankie?!
*'''Al''': ...Ooh, non sai quale cosa si può fare, Johnny...? ...Non lo possiamo mandare a casa? <br />'''John''': Le regole sono regole, Al.<br />'''Jack''': E c'ha ragione, Johnny, che mondo sarebbe senza le regole, eh?<br />'''Johnny''': Poi anche volendo, come facciamo col boss? Quello vuole il suo cuore su un piatto d'argento.<br />'''Al''': E che problema c'è? Ammazziamo un cerbiatto e gli portiamo il suo cuore al boss... non avete visto ''[[Biancaneve e i sette nani (film 1937)|Biancaneve e i sette nani]]''?
*'''John''': Scusa Al, ma... non avevi detto che volevi salvargli la vita?<br />'''Al''': Sì, Johnny... E dove minchia lo troviamo un cerbiatto a [[New York]]?
*'''Al''': Jonny ti posso parlare cinque minuti? È importante!<br>'''John''': Non è il momento, Al!<br>'''Al''': E non è mai il momento però, eh...<br>'''John''': Prima il lavoro. Adesso vediamo gli appuntamenti di domani... Che c'è? Baciamo le mani, boss! Allora, vediamo domani. Ore 4: far saltare la tintoria dei Jefferson. E mi raccomando Jack, non come l'altra volta che ti sei dimenticato il numero e hai fatto saltare un negozio a caso!<br />'''Jack''': Sì, però poi era quello giusto!<br />'''John''': Quella è fortuna, non si lavora così, siamo professionisti!
*'''John''': Jack, quante volte te lo devo dire, non si spara ai cani! <br/> '''Jack''': E perché? <br/> '''John''': Perché sono animali superiori! <br/> '''Jack''': E chi l'ha detto? <br/> '''John''': Ma la scienza lo dice, Jack, la scienza! <br/> '''Jack''': La scienza? <br/> '''John''': Ma che ne sai tu di scienza!
*'''Jack''': Miii, però, Johnny, mi dovevi spezzare l'osso del collo?! Ah! <br /> '''John''': Tu devi solo stare zitto, Jack! <br /> '''Jack''': E comunque mia madre mi ha sempre insegnato che quattro e tre fanno sette. <br /> '''John''': Se è per questo tua madre faceva anche la buttana, Jack, eh? <br />'''Jack''': Sì, ma raffinata. E comunque i conti li sapeva fare. <br /> '''John''': Tu devi smetterla di ribattere, Jack, devi smetterla di ribattere! Io te la estirpo quella voglia di ribattere! Hai fatto troppi errori! Noi siamo dei professionisti, fior fior di professionisti, Jack! E Sam Genovese è stato categorico, questa è la nostra ultima occasione! <br /> '''Jack''': Sì, però Johnny m'annoia da morire andare a pigliare questa vecchia. <br />'''John''': Preferisci essere sciolto nell'acido? <br />'''Jack''': Certo che no Johnny, lo sai che sono allergico! <br /> '''John''': E poi portare in giro per la città la zia di Sam Genovese è un grande onore. <br />'''Jack''': Eh, sai che onore! L'anno scorso è toccato a Nick il Demente... <br />'''John''': Taci, Jack, taci e basta!! Non ne posso più quando parli! Adesso andiamo a prendere questa vecchia, la portiamo in giro per la città, la facciamo divertire, siamo gentili, siamo deferenti, la portiamo da Tiffany, la portiamo a prendere il tè con le cassatelle, eh? E poi la riportiamo a casa. E alle 5 p.m. cascasse il mondo saremo davanti allo Stardust, ok?! <br />'''Jack''': Johnny, mi hai convinto, andiamoci a pigliare sta minchia di vecchia. <br />'''John''': Allora, siamo gentili, non diciamo parolacce, non diciamo volgarità e soprattutto non diciamo vecchia!!! Ok, Jack? Ok?! <br />'''Al''': E allora andiamo a prendere a sta teenagers.
*'''John''': Ma Jack, che hai fatto!? <br/> '''Jack''': Ma Johnny, non ho fatto niente, ho solo fatto così!! {{NDR|divarica le braccia e dalla cinta parte un colpo di pistola che uccide accidentalmente l'autista della corriera}} Maria!! <br/> '''John''': Jack, ma quante volte ti ho detto di non tenere la canna della pistola verso l'alto?! Quante?! <br/> '''Jack''': Cinque!! <br/> '''John''': No, sette!! <br/> '''Jack''': Minchia, non mi sta in testa, Johnny! <br> '''Al''': Scappiamo!!! <br> '''Jack''': Dove? <br> '''Al''': Di là, di là!!
*'''Al''': Ma che minchia hai fatto, Jack?! Ma che minchia hai fatto?!! <br /> '''Jack''': Non ho fatto niente di male, Al! Non l'ho mica fatto apposta!! <br /> '''Al''': Siamo morti! E tutta per colpa tua, impasticcomane di merda!! <br /> '''Jack''': Johnny, non ho fatto niente, ho fatto solo così! {{NDR|ridivarica le braccia e dalla cinta parte ancora un colpo di pistola, che stavolta colpisce la radio}} <br />'''John''': Tieni il volante, Al! <br /> '''Jack''': No, Johnny, no! No, Johnny, no! No! <br />'''John''': Dammi questa pistola, Jack!! Questa è una pistola maledetta, e adesso ha smesso di uccidere innocenti! {{NDR|getta la pistola dal finestrino, che cadendo al suolo fa partire di nuovo un colpo che uccide accidentalmente un passante}} <br /> '''Jack''': Ma che hai fatto, Johnny?! La mia pistola nuova! Era il regalo più bello della mia vita! <br /> '''John''': E portavi indietro il libro di Caravaggio, tutto questo non sarebbe successo!!
*'''Al''': Non preoccuparti, io non voglio immischiarmi nelle vostre cose, ti chiedo solo di parlargli e di dirgli che non sei innamorato di lui... se è così...<br/> '''John''': Al, fidati, è così!<br/>'''Al''': E chi ha detto il contrario? Ti chiedo solo di parlagli e di dirgli che i suoi sentimenti per te non sono corrisposti... se è così... <br/>'''John''': Mii, Al se dici un'altra volta "se è così" ti sparo in testa! È così!
*'''Al''': Guardami, Johnny. Ma che c'hai?<br />'''John''': Tanto vale che ve lo dica... ho deciso di costituirmi!<br />'''Jack''': Ma sei rincretinito Johnny?! Che stati dicendo?! Johnny!<br />'''John''': E che sono stanco, sono veramente stanco! Soprattutto di te, Jack!<br />'''Al''': Ma ti vuoi fare 50 anni di galera?!<br />'''John''': Ma meglio la galera che 'sta vita infame! Sempre braccati! Sono stufo! Sono veramente stanco! Soprattutto di te, Jack!<br />'''Jack''': Johnny, però non è che te la puoi pigliare sempre con me, eh? E comunque che credi che io non ci abbia pensato? <br/> '''John''': "Pensato"! Jack, ma se non ti si è ancora chiusa la fontanella, che vuoi pensare?!
*'''John''': Jack, mi posso fidare di te?<br />'''Jack''': Johnny, ma perché fai domande retoriche?
*'''Al''' {{NDR|rifacendo il ruolo di Padre Damien Karras del film horror ''[[L'esorcista]]''}}: Ti sento, Diavolo, che sei in questa casa! Entra in me, entra in me, Diavolo!! Satana di un satanasso!! Io ti scaccio-da questa-casa-male-detta!!! Io ti posso affrontare, hai capito?!<br />'''John''': Che minchia sta succedendo, Jack?<br />'''Al''': Vai via, Satana!!!<br />'''Jack''': Minchia, Johnny! Mi sto ammazzando dalle risate!<br />'''Al''': Rientra nelle tenebre! Entra in me, entra in meeeeee!!! Entra in me!! <br />'''John''': Ma che gli hai fatto, Jack?<br />'''Jack''': Ma niente, Johnny, si è addormentato, poi quando s'è svegliato gli ho fatto credere di essere un [[Esorcismo|esorcista]]! <br />'''Al''': So che sei qua, non mi fai paura!! Abbandona, rientra-nelle-tenebre!!!<br />'''John''': Ma sei impazzito?!?<br />'''Jack''': Mi sto ammazzando dalle risate, Johnny! Che bella vita che facciamo, Johnny! Guarda che ridere fa bene! E poi, oh, il bello deve ancora avvenire! <br />'''Al''': Sei negli abissi senza pace! <br />'''Jack''': E credici un pochino!...<br />'''Al''': Diavolo, ti ho trovato finalmente. Esci da questo corpo deforme! Entra in me! Cosa sei...? Entra in me! Abbandona questo grottesco involucro ed entra in me!!! Entra in me, adesso!! <br />'''John''': Come faccio con te, Jack? Come faccio?<br />'''Jack''': E che ne so, Johnny...<br />'''John''': Due ore di lavoro buttate via! Quante volte te l'ho detto? Non è un giocattolo! Non è un giocattolo!<br />'''Jack''': Ma mi annoio, Johnny!<br />'''John''': Jack, Jack, Jack!<br />'''Jack''': Comunque faceva ridere, di' la verità! Al? Al? Al? <br />'''Al''': E voi chi minchia siete?
*'''Jack''': Johnny, stai calmo, dammi retta, che con la calma si ottiene tutto... allora Al, ascoltami bene, eh, è facile: adesso tu esci da quella finestra, ti arrampichi sul cornicione ed entri nella stanza di Sam Genovese. <br />'''Al''': Cornicione, finestra, stanza... questo lo so. <br />'''Jack''': Ecco, è un gioco da ragazzi per te, no? Quando sarai entrato dentro la stanza... <br />'''Al''': Scusami, Jack, ma perché non entriamo dalla porta come tutti quanti? <br />'''Jack''': E Al c'ha ragione! Perché non c'abbiamo pensato? Perché non entriamo direttamente dalla porta? E magari ci presentiamo con dei sandwich, delle birrette, chiamiamo pure una fanfara, suoniamo le trombe, spariamo per aria! E che credi, che se si poteva entrare dalla porta io e lui non ci pensavamo?! Che siamo, due cretini, io e lui?! È arrivato [[Sherlock Holmes]], è arrivato!<br/>'''John''': Calma Jack! Calma!<br/>'''Jack''': Scusa Johnny...<br/>'''John''': Non possiamo entrare dalla porta perché davanti alla porta ci sono Tom Schiena di Legno e Sam Mani di Merda, hai capito?<br />'''Al''': Scommetto che quello che gli cadono le cose è Mani di Merda.<br />'''Jack''': No, quello è Tom Schiena di Legno, per quello non si può chinare.<br />'''Al''': E perché a quell'altro lo chiamano Sam Mani di Merda?<br />'''Jack''': Che c'entra? Quello è perché ci puzzano le mani.
*'''John''': Questo è il [[Piani dai film|piano]]: tu esci dalla finestra... fai venti metri di cornicione... e arrivi alla scritta dell'hotel; ti arrampichi sul traliccio, superi l'insegna... e arrivi al cornicione del piano di sopra; quando arrivi all'ultima finestra... no quella, quell'altra! La forzerai con un coltellino... e ti introdurrai come una faina nella stanza del boss; una volta nella stanza, ti infilerai nell'armadio.<br />'''Al''': Quindi io devo stare nell'armadio?<br />'''John''': Esatto.<br />'''Al''': Sono allergico alla naftalina?<br />'''John''': No.<br />'''Al''': Sono claustrofobico?<br />'''John''': No.<br />'''Al''': Minchia, Johnny, hai proprio pensato a tutto! Dopodiché, mentre io sono nell'armadio arriverà Genovese.<br />'''John''': Esatto.<br />'''Al''': E quello è il momento, esco dall'armadio e lo ammazzo!<br />'''John''': Non lo devi ammazzare, Al, dobbiamo salvargli la vita! Se lo ammazzi avremmo addosso tutta la Mafia di New York!<br />'''Al''': Mmmm...! Ma com'è che questa cosa non mi entra in testa? Salvare la vita, salvare la vita, salvare la vita! È così semplice!<br />'''John''': Allora Al, quando arriverà Genovese, tu non ti devi muovere, devi solo stare fermo ad aspettare! A un certo punto lui ordinerà la cena ed è lì che entriamo in scena noi, io e Jack. <br />'''Al''': E come facciamo a sapere che Genovese ordinerà la cena? <br />'''Jack''': Mii, Al, sono tre anni che facciamo la scorta a Genovese, tutte le volte la stessa storia! Alle sette ordina il pollo fritto, alle otto arriva la buttana, alle otto e cinque siamo tutti in macchina! Al, ascoltami bene... quando Genovese ordinerà 'sto pollo fritto, io e Johnny gli prepareremo una sorpresa che quello se la ricorda per tutta la vita! Scenderemo in cucina e con una scusa distrarremo il cameriere, al posto del pollo ci facciamo trovare una bella pistola! È un gioco da ragazzi, no?
*'''Al''': Gesù... Perché proprio io??<br/>'''John''': Non guardare sotto, Al. Non guardare sotto!<br/>'''Jack''': Stai andando benissimo, Al. Bravo, bravo! Johnny non ce la faremo mai! Genovese sta per arrivare!<br/>'''John''': Che sono cretino, Jack? Ho bloccato l'ascensore!
*'''Capitano''': John e Jack La Paglia! Adesso basta con le truffe, eh?! Ci dedichiamo ai rapimenti adesso!? E così... io avrei fatto 19 piani... a piedi... per sentirmi dire che dovrei andare su, buttare giù una porta, senza uno straccio di prove, senza il mandato... per rovinarmi la carriera?! Ma chi mi garantisce che di sopra c'è lo smemorato , due cretini come voi?! <br />'''John''': E se le dicessimo che in quella stanza c'è anche Sam Genovese? Da quanto tempo lo state cercando, capitano? Dieci anni? Quindici? <br />'''Jack''': Ma forse sono anche venti, Johnny! <br />'''John''': E che cosa avete ottenuto? Noi ve lo stiamo consegnando su un piatto d'argento, due al prezzo di uno! Lo smemorato e Sam Genovese. E che cosa chiediamo in cambio, Jack? Due misere tagliette? <br />'''Jack''': Ma quasi quasi io ci ripenserei, Johnny. <br />'''John''': Jack, ho già speso la parola col capitano. A noi la miseria e a lei la gloria. <br />'''Capitano''': Ma come avete avuto queste informazioni? <br />'''Jack''': Ehi, capitano. Non è che le si può raccontare proprio tutto tutto tutto! <br />'''John''': Ma vuole restare capitano tutta la vita? Non sogna anche lei una bella scrivania di mogano, con il portapenne in madreperla, il tagliacarte in avorio, eh? Jack tu ce l'hai il tagliacarte in avorio? <br />'''Jack''': Johnny non ce l'ho, ma appena incassiamo i soldi della taglia giuro che è la prima cosa che mi compero! <br />'''John''': E certo! <br />'''Capitano''': Va bene. Vi giuro che se questa è una stronzata... io mi gioco la carriera... ma voi finite a San Quintino! Lo sapete cosa succede a due come voi a San Quintino?!
*'''Jack''': Che succede, Johnny? Perché ci siamo fermati?<br />'''John''': Ho bisogno... di riflettere, Jack! <br />'''Jack''': E su che minchia devi riflettere?<br />'''John''': È finita la benzina!<br />'''Jack''': E facciamola!<br />'''John''': La benzina non si fa Jack, la benzina si compra!<br />'''Jack''': E prendiamo i soldi e la andiamo a comperare! <br />'''John''': Quali soldi, Jack?<br />'''Jack''': Perché, i soldi del Boss e dello smemorato te li sei già bevuti? <br />'''John''': Io!? Se tu non ti compravi questo portagioie di Luigi XVI, avremmo ancora un po' di soldi!! <br />'''Jack''': Johnny, secondo te dove le ficco le anfetamine, eh? È colpa mia se sono un uomo con un certo gusto, che ha un certo savoir-faire? E comunque Johnny, tu te ne devi stare proprio zitto, sai? C'era bisogno di comprarsi un orso polare da mettere sopra il volante ? <br />'''John''': Ma che dici, Jack? Questa è tutta immagine! Serve per lavorare! Che ne sai tu? Che ne sai? <br />'''Jack''': Si comunque Johnny, non litighiamo per queste cagate. Ti ricordi che cosa diceva nostro padre? "I soldi sono fatti per essere scialacquati. E quindi, boys, scialacquate!" Scialacqua!<br />'''John''': Jack, non abbiamo mai avuto un padre...<br/>'''Jack''': Però sarebbe stato bello ricevere un'educazione così, vero Johnny?<br/>'''John''': Sarebbe stato bello...
==[[Explicit]]==
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E voi chi minchia siete? ('''Al''')
==Altri progetti==
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[[Categoria:Film commedia nera]]
[[Categoria:Film di gangster]]
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Cesare Pascarella
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Gaux
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/* Citazioni su Cesare Pascarella */ Vincenzo Morello
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[[Immagine:Cesare Pascarella 01.jpg|thumb|Pascarella fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Cesare Pascarella''' (1858 – 1940), poeta e pittore italiano.
==''La scoperta dell'America''==
*''Eppure er [[mare]]... er mare, quann'è bello, | Che vedi quel'azzurro der turchino, | Che te sdraj longo li vicino, | Te s'apre er core come 'no sportello''. (sonetto XV)
*''Perché er servaggio, lui, core mio bello, | nun ci ha quattrini; e manco je dispiace. | Invece noi che semo 'na famija | de 'na razza de gente più civile, | ce l'avemo e er [[governo]] se li pija.'' (sonetto XXXIII)
*''Si ar monno nun ce fosse er [[matrimonio]], | Ma sai si quanta gente sposerebbe!'' (sonetto XXXVIII)
==''Storia nostra''==
*''Pensannoce a l'ingrosso nun te pare: | Ma si invece poi tu te c'immedesimi, | Li mijoni so' fatti de centesimi.'' (da ''I sonetti, Storia nostra, le prose'', a cura dell'Accademia dei Lincei, Mondadori, 1955)
==Sonetti==
*''Ma c'è la chiusa poi dell'urtim'atto, | Quanno che lui s'ammazza e ammazza lei, | Che, te dico, m'ha proprio soddisfatto.'' (''La tragedia'', da ''La scoperta dell'America e altri sonetti'', a cura dell'Accademia dei Lincei, Mondadori, 1951)
*''Piffe e paffe, se sbatteno ar duello | E er fratello, se sa, ce va de sotto. | Der rimanente a me me fece spece, | Perché, qualora lui l'aveva offeso, | Nun doveva fa' mai quello che fece. | Io, ner caso de quelli che cantaveno, | Invece der duello, avressi inteso! | Li cazzotti, percristo, furminaveno.'' (''Er Fausto'', da ''La scoperta dell'America e altri sonetti'', a cura dell'Accademia dei Lincei, Mondadori, 1951)
*''Ma tu parla co' Nina la mammana, | Che de 'sta roba se n'intenne a fonno, | Be', che dice? Che l'opera italiana | È la più mejo musica der monno.'' (''La musica nostra'', da ''La scoperta dell'America e altri sonetti'', a cura dell'Accademia dei Lincei, Mondadori, 1951)
*''Ma ricordete tu a li tempi antichi | De 'ste giornate! Dì la verità, | Si ci avevi parenti stretti, amichi, | Dì un po', che je mannavi a regalà'? | Je mannavi 'na pizza, un boccioncino, | Du' pollastri, 'na spigola, un cappone, | Che so? 'na coppelletta de Marino. | Mo invece, co' 'sta moda, a le persone | Che conoschi je manni er bijettino, | E te n'eschi co' 'n pezzo de cartone.'' (''Li bijetti de visita'', da ''La scoperta dell'America e altri sonetti'', a cura dell'Accademia dei Lincei, Mondadori, 1951)
*''Diceva bene Checco a l'osteria: | «Ogni omo deve avécce er suo pensiero». | Pensi bianco? Si un antro pensa nero, | Rispetteje er pensiero e cusì sia. | Vor di', si te ce trovi in compagnia, | Je poi di': – Tu te sbaji... Nun è vero... – | Ma, sempre semo lì, vacce leggero, | Perché ar monno ce vo' filosofia. | E scrìvetelo drento a la ragione, | Che fra l'omo e er principio cambia aspetto. | Io defatti, si in quarche discussione | Trovo che di' co' quarche giovenotto, | Quello che sia principio lo rispetto, | Ma quello che sia omo lo scazzotto.'' (''Li principii'', da ''La scoperta dell'America e altri sonetti'', a cura dell'Accademia dei Lincei, Mondadori, 1951)
*''Guarda jeri: che c'era? Roba andante; | Er solo morto de quer fruttarolo | Che scoperse la moje co' l'amante. | E che antro? Gnent'antro, t'aricordi? | Eppure, vedi, co' quer morto solo | Ci ho guadambiato venticinque sòrdi.'' (''Li giornalisti'', da ''La scoperta dell'America e altri sonetti'', a cura dell'Accademia dei Lincei, Mondadori, 1951)
*''Ecco er fatto. Lo prese drent'al letto, | Dove stava in campagna in un casino; | Je sigillò la bocca còr cuscino, | E j'ammollò 'na cortellata in petto. | Dunque, ferita all'undici; ce metto | Uno, er giorno; quarantatré, assassino: | Vado giù da Venanzio er botteghino | Ar Popolo e ce butto un pavoletto. | A l'estrazione, sabeto passato, | Ce viè' l'ambo; ma invece de ferita | M'esce settantadue: morto ammazzato. | Ma guarda tante vorte er Padreterno | Come dà la fortuna ne la vita! | Si l'ammazzava ce pijavo er terno.'' (''Er terno'', da ''La scoperta dell'America e altri sonetti'', a cura dell'Accademia dei Lincei, Mondadori, 1951)
*''Dice: – Regazzi! pronti, su le scene. – | Com'entramo, li fischi se spregorno. | Ah, dico fra de me, comincia bene!'' (''La comparsa'', sonetto I, da ''La scoperta dell'America e altri sonetti'', a cura dell'Accademia dei Lincei, Mondadori, 1951)
*'' Ma intanto, guarda si cos'è la vita! | Lei pareva morisse de dolore; | S'era ridotta un osso; era spedita; | E si la vedi mo, te pare un fiore. | E jeri venne qui tutta vestita | De festa, e dice: – A voi, sor Sarvatore, | Ve porto 'sti confetti. – Se marita? – | – Sposa domani un antro muratore. | Te capacita? Dopo tante doje... | E poi, no pe' di' male, Dio ne guardi! | Ma ar morto, lei, lo sai? nun j'era moje. | – Nun j'era moje? E er fio? – Casa Projetti. | – Ma come? L'hanno messo a li bastardi? | – Cose der monno. – Damme du' confetti.'' (''Cose der monno'', sonetto III, da ''La scoperta dell'America e altri sonetti'', a cura dell'Accademia dei Lincei, Mondadori, 1951)
*''Perché la storia si pe' l'antri è storia, | Pe' [[Roma|nojantri]] so' fatti de famija.'' (XXXIV<ref>Citato in Chiara Frenquellucci, ''[http://www.thefreelibrary.com/Roma+nostra%3A+the+poetry+of+unification+in+the+sonnets+of+Cesare...-a0266224663 Roma nostra: the poetry of unification in the sonnets of Cesare Pascarella]'', in ''Annali d'Italianistica'', 2010.</ref>)
*'''Na vorta [[Michelangelo Buonarroti|'no scurtore de cartello]], | Dopo fatto un Mosè ch'era un portento, | Je disse: «Parla!» e lì co' lo scarpello | Scorticò sur ginocchio er monumento. || Io pure mo ch'ho fatto st'[[asino|asinello]] | Provo quasi l'istesso sentimento; | Ma invece d'acciaccallo cór martello | Lo licenzio co' sto ragionamento: || Fratello! In oggi, ar monno, senza ciarla, | Starai male dovunque te presenteno, | Dunque, per cui, si vôi fa' strada, parla. | E parla!, ché si parli, sur mio onore, | Cór fisico che ci hai, come te senteno, | Si tu parli, te fanno professore.''<!--maiuscole come da scelta stilistica dell'autore--> (''Io... e l'asino mio'', Roux e Viarengo, p. 16)
*''L'amichi? Te spalancheno le braccia | Fin che nun hai bisogno e fin che ci hai; | Ma si, Dio scampi, te ritrovi in guai, | Te sbatteno, fio mio, la porta in faccia. || Tu sei giovene ancora, e sta vitaccia | Nu' la conoschi; ma quanno sarai | Più granne, allora te n'accorgerai | Si a sto monno c'è fonno o c'è mollaccia. || No, fio mio bello, no, nun so' scemenze | Quer che te dice mamma, sti pensieri | Tietteli scritti qui, che so' sentenze; || Che ar monno, a sta Fajola<ref>''Fajola'': bosco nel Comune di Velletri, ritenuto dal popolo di Roma come ritrovo di briganti.</ref> d'assassini, | Lo vòi sapé' chi so' l'amichi veri? | Lo vòi sapé' chi so'? So' li [[denaro|quatrini]].''<!--maiuscole come da scelta stilistica dell'autore--> ('''Na predica de mamma'', Roux e Viarengo, p. 22)
*''Dopo fatta 'sta prima operazione, | Lì, ce se fece notte in mezzo a fiume: | C'era nell'aria come n'oppressione | De fracico e 'na puzza de bitume: || Nun se sentiva che scrocchià' er timone | Pe' nun impantanasse ner patume; | E verso Roma, in fonno a l'estensione, | Se vedeva ariluce' come un lume. || Un lume che sur celo era 'n chiarore. | E lì pe' fiume, in quer silenzio tetro, | Fòr che l'acqua non c'era antro rumore. || E in fonno a la campagna, a l'aria quieta, | De notte, er cupolone de [[Basilica di San Pietro in Vaticano|San Pietro]] | Pareva de toccallo co' le deta.''<!--maiuscole come da scelta stilistica dell'autore--> (da ''Villa Gloria'', sonetto VI, Roux e Viarengo, p. 98)
*''Vedi noi? Mo noi stamo a far bardoria: | Nun ce se pensa e stamo all'osteria... | Ma invece stamo tutti ne la [[storia]].''<!--maiuscole come da scelta stilistica dell'autore--> (da ''La scoperta dell'America'', Sonetto V, Roux e Viarengo, p. 127)
*''E li ministri de qualunque Stato | So' stati sempre tutti de 'na sètta! | Irre orre... te porteno in barchetta, | E te fanno contento e cojonato.''<!--maiuscole come da scelta stilistica dell'autore--> (da ''La scoperta dell'America'', Sonetto VII, Roux e Viarengo, p. 129)
*''Eppure er mare... er mare, quann'è bello, | Che vedi quel'azzurro der turchino, | Che te ce sdraj longo lì vicino, | Te s'apre er core come 'no sportello. || Che dilizia! Sentì' quer ventarello | Salato, quer freschetto fino fino | Dell'onne, che le move er ponentino, | Che pare stieno a fa' a nisconnarello! || Eppure... sotto a tutto quer celeste, | Ma, dico, dimme un po', chi lo direbbe | Che ce cóveno sotto le tempeste?''<!--maiuscole come da scelta stilistica dell'autore--> (da ''La scoperta dell'America'', Sonetto XV, Roux e Viarengo, p. 137)
*Eh, l'omo, tra le granfie der [[destino]], | Diventa tale e quale a un giocarello | Che te càpita in mano a un regazzino: | Che pò esse' er più bello che ce sia, | Quanno che ci ha giocato un tantinello, | Che fa?, lo rompe, e poi lo butta via. (da ''La scoperta dell'America'', Sonetto XLIV, Roux e Viarengo, p. 166)
*''Ma guarda! Si c'è un omo de talento, | Quanno ch'è vivo, invece de tenello | Su l'artare, lo porteno ar macello, | Dopo more, e je fanno er monumento. || Ma quanno è vivo nu' lo fate piagne', | E nun je fate inacidije er core, | E lassate li sassi a le montagne. || Tanto la cosa è chiara e manifesta: | Che er monumento serve pe' chi more? | Ma er monumento serve pe' chi resta.''<!--maiuscole come da scelta stilistica dell'autore--> (da ''La scoperta dell'America'', Sonetto XLV, Roux e Viarengo, p. 167)
==Citazioni su Cesare Pascarella==
*Buon pittore di somari, e non soltanto di somari; buon poeta; modellatore meglio che mediocre, al Pascarella non manca ormai che farsi musicista. E già si studia di conquistare anche questo alloro. ([[Guido Mazzoni (letterato)|Guido Mazzoni]])
*Conseguì il successo, fors'anche perché disdegnò di chiederlo coi soliti mezzi volgari, di cui si servono pure alcuni abbastanza illustri poeti... non dialettali! Schivo della folla, poche case frequenta, per lo più della miglior aristocrazia romana, pago di trascorrere lunghissime ore sotto la pergola fiorita, di rose e d'antichi motti della sua celebre terrazza in via Laurina, misurando l'armonia di un verso o limando ancora, per la centesima volta, la cesellatura nitida d'un sonetto. ([[Luigi Federzoni]])
*Dicono che in Italia manca o è raro l'[[umorismo]]: a tale parola, come accade di tutte quelle di cui si fa abuso, è difficile dare un senso preciso; ma se umorista è lo scrittore che dei fatti umani coglie nel tempo stesso la parte comica e la tragica, e quasi li atteggia nell'arte come un [[Giano]] bifronte, che in un volto sorrida e pianga nell'altro, non credo vi sia oggi in Italia umorista più acuto del Pascarella. ([[Guido Mazzoni (letterato)|Guido Mazzoni]])
*Egli è un uomo meditabondo, chiuso, tormentato, rattristato da una crescente sordità, pieno di delicata sensività, disposto verso il mondo piuttosto con commiserazione che con ostilità. Ciò che in [[Giuseppe Gioachino Belli|Belli]] era sarcasmo, in lui diventa pura comicità di situazione, oppure, secondo il caso, tragedia di situazione. Meno ricco di figure plastiche del Belli, meno svelto e meno vario nelle sue creazioni, egli è più profondo, più intimamente e spiritualmente commosso. ([[Karl Vossler]])
*Il dialetto ch'ei tratta con inaudita maestria gli permette, senza la minima contrarietà stilistica, di porre accanto ad ombre profonde, luci spiritose, ed attraverso la faceta comicità fare intravvedere i terrori della disperazione. ([[Karl Vossler]])
*Noi abbiamo qualche puro disegnatore che nulla ha da invidiare a certi acclamati francesi. Basterebbe nominare tre nomi: Cesare Pascarella, [[Luigi Arnaldo Vassallo]] e [[Pietro Scoppetta]], i quali farebbero con una collezione dei loro disegni patetici o ironici, mollemente sensuali o rudemente sintetici, la fama di qualunque esposizione. ([[Ugo Ojetti]])
*Pascarella, messo alle strette, fu obbligato a dire i suoi versi, col piccolo cappello a fungo sul capo, con la eterna pipetta fra le labbra, gesticolando con un'efficacia meravigliosa. Cominciò impacciato, titubante, ma proseguì, rinfrancato, confortato dai clamorosi applausi, dall'entusiasmo dei suoi ascoltatori, con inimitabile arte, con evidenza scultoria.<br>Fu quello l'ingresso ufficiale di Pascarella nel giornalismo letterario. Difatti, nel numero della domenica, comparvero nel ''[[Capitan Fracassa (rivista)|Fracassa]]'' i primi due sonetti del Pascarella, e poi, di seguito, gli altri, accolti dal plauso universale, che meritarono le lodi di [[Giosuè Carducci]]. ([[Vincenzo Morello]])
*Ricordo [...] Cesare Pascarella, che cominciò la sua produzione di sonetti romaneschi col poemetto ''Er morto de campagna'', ov'è descritta efficacemente una scena di quella specie di deserto che circonda Roma. E chi poteva farlo meglio di lui? Camminatore straordinario, atto a fornir miglia e miglia solo, senza noja e senza stanchezza, il Pascarella conosce palmo per palmo la [[Campagna romana|Campagna Romana]]. ([[Ugo Fleres]])
*Trionfale, sì, la via ch'egli ha percorsa: eppure Cesare Pascarella non è mai stato contento di sé. Anche nell'aspetto accigliato, un po' chiuso, manifesta l'abitudine della concentrazione a ciò che quanto più sia possibile la sua opera s'avvicini alla perfezione ch'egli ha vagheggiato. ([[Luigi Federzoni]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Cesare Pascarella, ''[https://archive.org/details/sonetti00pascgoog/page/n10 Sonetti, {{small|Nuova ristampa riveduta e corretta dall'Autore}}]'', Roux e Viarengo, Roma-Torino, 1906.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Poeti italiani]]
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Politica
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Danyele
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[[File:RIAN archive 828797 Mikhail Gorbachev addressing UN General Assembly session.jpg|thumb|upright=1.4|L'Assemblea generale delle Nazioni Unite, 1988]]
Citazioni sulla '''politica'''.
==Citazioni==
*A proposito di politica, non si potrebbe mangiare qualche cosarellina? (''[[Fifa e arena]]'')
*Bisogna aspettarsi di tutto in politica, dove tutto è permesso, fuorché lasciarsi cogliere di sorpresa. ([[Charles Maurras]])
*Caro Balsamo, in politica l'indignazione morale non serve a niente, l'unico grave peccato sa qual è? Quello di essere sconfitti. (''[[Le mani sulla città]]'')
*Che la politica sia maligna, per un machiavelliano come io sono, è del tutto normale. Soltanto gli spiriti deboli credono che la politica sia il luogo della collaborazione. La politica è il regno della sopraffazione. Ma la politica così concepita può stare in piedi solo se ha delle regole spietate di selezione interna: cioe' se la competizione è effettivamente aperta e c'è un continuo ricambio. Laddove, invece, i sistemi degenerano e la politica si riduce a gestione del potere di posizione, allora la situazione diventa pericolosa perché provoca reazioni assai violente. ([[Gianfranco Miglio]])
*Che qualcuno ci provi, a fare politica, è commovente. Nessun sarcasmo: "commovente" è la parola giusta. La politica è commovente, e commovente è chi fa politica, dal primo dei capipopolo all'ultimo dei traffichini. È il frettoloso malanimo degli sceneggiatori di fiction, o il moralismo strappapplausi dei giornalisti, a rappresentare il potere come un luogo sordido e guasto, ma non è più sordido e guasto di tutto il resto. È solo più esposto. ([[Michele Serra]])
*Chiunque prevede in politica il domani eccita la collera di quanti non concepiscono altro che la giornata che passa. ([[Madame de Staël]])
*Continuo a credere che esista un’autonomia del [[sindacato]] e della politica. Come la politica non deve entrare nelle scelte del sindacato, così il sindacato non deve entrare nelle scelte interne dei partiti. ([[Enrico Letta]])
*Cosa porterei dal mondo del [[Calcio (sport)|calcio]] a quello della politica? Comincerei col portare le regole, noi in campo le abbiamo e le dobbiamo rispettare. E poi bisognerebbe trovare persone che non dicono "vorrei ma non posso'" ma che invece dicono "io voglio e lo faccio". ([[Zdeněk Zeman]])
*Da molti secoli si è affacciata alla mente dei pensatori l'ipotesi che i fenomeni sociali, che davanti ad essi si svolgevano, non fossero meri accidenti, né la manifestazione di una volontà soprannaturale ed onnipotente, ma piuttosto l'effetto di tendenze psicologiche costanti, che determinano l'azione delle masse umane. Fin da Aristotele si è cercato di scoprire le leggi e le modalità che regolano l'azione di queste tendenze e lo studio, che ha avuto questo obietto, si è chiamato politica. ([[Gaetano Mosca]])
*Da quel momento {{NDR|da quando lo scrittore [[Upton Sinclair]] gli domandò se credesse nel [[Capitalismo|sistema capitalistico]]}} cominciai a interessarmi e a vedere la politica non come storia ma come un problema esclusivamente economico. ([[Charlie Chaplin]])
*Da sempre, in ''politica'', patrocinare la causa del povero è stato il mezzo più sicuro per arricchirsi. ([[Nicolás Gómez Dávila]])
*Devi essere ricattabile, per fare politica. Devi stare dentro un sistema che ti accetta perché sei disponibile a fare fronte, a essere compartecipe di un meccanismo comunitario e associativo attraverso cui si selezionano le classi dirigenti. ([[Giuliano Ferrara]])
*È assurdo scegliere il [[loglio]] e levarlo via dal grano e fare così anche in guerra con quelli che non servono, e invece nella vita politica non scartare i malvagi. ([[Antistene]])
*È noto che in nome dell'onestà e della lotta alla corruzione, in politica, nel passato come oggi, si combattono opache battaglie di potere. ([[Norma Rangeri]])
*È una necessità fondamentale, per [i sistemi democratici], la esteriorità o "macchina della politica": perché la forza risiede altrove ma deve restare il più possibile retroscenica; e ciò riesce meglio soprattutto se la "macchina" che è sulla scena mobilita al massimo l'attenzione e le passioni. ([[Luciano Canfora]])
*Fino a quando gli uomini non avranno imparato a discernere, sotto qualunque frase, dichiarazione e promessa morale, religiosa, politica e sociale, gli interessi di queste o quelle classi, essi in politica saranno sempre, come sono sempre stati, vittime ingenue degli inganni e delle illusioni. ([[Lenin]])
*I discorsi politici non sono un dettaglio. Parlare è agire. ([[George Lakoff]])
*I giovani si allontanano e perdono fiducia perché la politica, spesso, si inaridisce. Perde il legame con i suoi fini oppure perde il coraggio di indicarli chiaramente. La politica smarrisce il suo senso se non è orientata a grandi obiettivi per la umanità, se non è orientata alla giustizia, alla pace, alla lotta contro le esclusioni e contro le diseguaglianze. La politica diventa poca cosa se non è sospinta dalla speranza di un mondo sempre migliore. Anzi, dal desiderio di realizzarlo. E di consegnarlo a chi verrà dopo, a chi è giovane, a chi deve ancora nascere. La politica, deve saper affrontare i problemi reali, ha bisogno di concretezza. ([[Sergio Mattarella]])
*Il compito della politica non è di dare le risposte, ma fornire la cornice che permetta a ognuno di cercare e trovare la sua risposta. ([[Hans-Gert Pöttering]])
*Il compito della politica è disgustare l'umanità della vita. ([[Karl Kraus]])
*Il fine della Chiesa, depositaria unica e suprema della rivelazione, resta in ogni caso quello di riassumere e risolvere la politica nella [[religione]]. Ma il fine dello [[Stato]], di qualunque Stato degno del nome, è precisamente lo stesso, rovesciato: risolvere la religione nella politica, Dio nell'uomo. Ogni Stato è anche Chiesa; l'autorità politica è necessariamente autorità morale; la storia politica si configura logicamente come «storia sacra». I suoi fini politici sono anche morali e religiosi: comprendono e riassorbono in sé tutta la possibile morale e religione. ([[Giovanni Spadolini]])
*Il pericolo della politica sta soprattutto in questo, che la politica è praticata dai politici. ([[Alberto Savinio]])
*Il politico esclude l'artistico, perché il primo, per convincere, dev'essere unilaterale. ([[Lev Tolstoj]])
*Il segreto della politica 'un è fare quello che la gente ti chiede, ma fare quello di cui la gente ha bisogno. ([[Marco Malvaldi]])
*Il vero e retto fine dell' ''attività politica'' è il benessere materiale e spirituale della società, in modo che i diritti e i doveri siano da tutti rispettati e tutelati. ([[Papa Giovanni Paolo II]])
*In politica ci sono sempre due categorie di persone: quelli che la fanno e quelli che ne approfittano. ([[Pietro Nenni]])
*In politica ciò che manca non è l'onestà, ci sono politici onesti. Non è la competenza, ci sono politici competenti. È il coraggio. Il guaio della politica è che sono un mazzo di vigliacchi. ([[Antonio Martino]])
*La politica, come dico sempre, si può fare anche lontana dai Palazzi. ([[Francesca Barra]])
*In politica i tempi del sole e della pioggia sono rapidamente cangianti. ([[Giulio Andreotti]])
*In politica, ha detto [[Anatole France]], non ci sono traditori; ci sono solo perdenti. ([[André Thérive]])
*In politica la questione di forma, come spesso avviene in altre manifestazioni dell'attività umana, è anche questione di sostanza. ([[Emilio Lussu]])
*In politica non c'è altra idea stupenda che quella che porta i suoi frutti; ogni idea che fallisce è sbagliata e inefficace. ([[Alexandre Dumas padre]], ''[[Vent'anni dopo]]'')
*In politica non esistono assassinî. In politica, mio caro, lo sapete quanto me, non ci sono uomini ma idee; non sentimenti ma interessi; in politica non si uccide un uomo: si elimina un ostacolo, ecco tutto. ([[Alexandre Dumas padre]])
*In politica, per esser presi sul serio, non bisogna necessariamente fare sul serio. ([[Roberto Gervaso]])
*In politica quelli che tengono il piede in due staffe rischiano molto: rischiano di essere considerati da chi li osserva «né carne né pesce». È la condizione peggiore che si possa immaginare quando si tratta di andare a chiedere ai cittadini consensi e voti. ([[Angelo Panebianco]])
*In tutto l'Occidente è in corso un processo per cui i veri centri di decisione rischiano di trasferirsi fuori dalla politica. Guardi che la mia non è una difesa interessata del mestiere di politico. Esiste davvero il pericolo che la politica diventi una sovrastruttura che galleggia su altri centri di potere né palesi né responsabili. La politica, invece, dev'essere un punto alto di mediazione nell'interesse generale. Se la politica non è in grado d'esser questo, le istituzioni saltano e prevale chi ha più forza economica o più forza di pressione, che è poi lo stesso. ([[Sergio Mattarella]])
*In uno Stato democratico i cittadini hanno diritto di fare politica dove vogliono. ([[Achille Occhetto]])
*Io ho avuto intuizioni nel campo dell'esplorazione sessuale neanche sognato dal resto dei cosiddetti scienziati. [...] fui anche il primo a stabilire una relazione tra gli eccessi della masturbazione e la vocazione per la politica. (''[[Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere)]]'')
*L'onore ha un senso perfino fra i ladri, ma non ne ha nessuno nella politica. (''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]'')
*L'ultimo club di maschi e per maschi, un fortino ancora resistentissimo. ([[Roberto Olla]])
*La finanza è un'arma; la politica è sapere quando tirare il grilletto. (''[[Il padrino - Parte III]]'')
*La Medicina è una scienza sociale e la Politica altro non è che la Medicina su larga scala. ([[Rudolf Virchow]])
*La politica coincide dunque con la morale? [...] Penso che politica e morale abbiano fondamenti distinti. I loro territori confinano ma non coincidono. Spesso addirittura morale e politica confliggono e si scontrano. ([[Eugenio Scalfari]])
*La politica: corse di cavalli di Troia. ([[Stanisław Jerzy Lec]])
*La politica democratica è strutturalmente vincolata a un orizzonte di breve periodo. La natura del sistema democratico spinge gli uomini politici ad occuparsi solo dei problemi che agitano il presente. Le altre grane, quelle che già si intravedono ma che ci arriveranno addosso solo domani o dopodomani non possono essere prese in considerazione. A differenza di ciò che fa la migliore medicina, la politica democratica non si occupa di prevenzione. ([[Angelo Panebianco]])
*La Politica determina i rapporti della nazione col governo, e delle varie nazioni tra loro. Questi rapporti noi li deduciamo da una sola ed unica fonte: il Diritto naturale; e li formuliamo tutti in una parola: [[Democrazia]]. ([[Cristoforo Bonavino]])
*La politica dipende dagli uomini di stato pressappoco come il tempo dipende dagli astronomi. ([[Remy de Gourmont]])
*La politica dovrebbe sempre avere l'obiettivo di ridurre il dolore e le sofferenze degli esseri umani. Qualunque scelta in contrasto con quest'obiettivo è moralmente ripugnante. ([[Akbar Gangi]])
*La politica dovrebbe essere come la Nazionale: dovrebbero sempre giocare i migliori. Ma non è mai così, in nessuna parte del mondo. ([[Michel Platini]])
*La politica è arte unitiva oppure è inutile [[retorica]]. ([[Paolo Ciani]])
*La politica è di per sé movimento: un politico dev'essere mobile. Deve ondeggiare ora a destra ora sinistra, deve gettar sul tavolo contraddizioni, dubbi. Deve continuamente cambiare, saggiare, attaccare da tutte le parti per individuare il punto debole dell'avversario e colpirlo. ([[Zulfiqar Ali Bhutto]])
*La politica è essenzialmente etica, significa fare quello che è giusto. ([[George Lakoff]])
*La politica è forse l'unica professione per la quale non si considera necessaria nessuna preparazione specifica. ([[Robert Louis Stevenson]])
*La politica e i criminali sono la stessa cosa. (''[[Il padrino - Parte III]]'')
*La politica è impregnata di alibi che servono a giustificare atteggiamenti spregevoli. ([[Caparezza]], ''[[Saghe mentali]]'')
*La politica è l'arte del possibile, la scienza del relativo. ([[Otto von Bismarck]])
*La politica è l'arte di trasformare in progetto ciò che, come credenti, abbiamo immaginato ed elaborato. ([[Giancarlo Maria Bregantini]])
*La politica è la scienza dell'opportunismo e l'arte del compromesso. ([[Franz Liszt]])
*La politica è la tutela dei minorati. ([[Manlio Sgalambro]])
*La politica è stata definita la seconda più antica professione del mondo. Certe volte invece trovo che assomiglia molto di più alla prima. ([[Ronald Reagan]])
*La politica è un’arte antica e molto complessa. I nemici di oggi possono diventare gli alleati di domani. ([[Nzanga Mobutu]])
*La politica è un pendolo i cui movimenti che oscillano tra l'anarchia e la tirannia sono alimentati da illusioni perennemente rinnovate. ([[Albert Einstein]])
*La politica è una strana cosa. Le regole che si possono enunciare per gli altri mestieri sembra che non si applichino alla politica. Un uomo politico può cominciare da giovane come accalappiacani, e in pochissimo tempo riuscire a farlo dimenticare. Ecco ciò che rende la carriera politica quella che è. ([[Erskine Caldwell]])
*La politica è veramente il regno del luogo comune. Quattro o cinque teste che pensano, una dozzina di giornali ubbidienti a più o meno confessabili interessi, sono quelli che formano la così detta opinione pubblica. Gli altri, sono i montoni di Panurgo<ref>Personaggio del romanzo ''Gargantua et Pantagruel'' di [[François Rabelais]], con significato di ''furfante, imbroglione''.</ref>. ([[Angelo Oliviero Olivetti]])
*La politica ha misteri che restano tali anche a coloro che ne sono stati protagonisti. ([[Filippo Mancuso]])
*La politica impegnata, la politica etica, la politica significativa vanno cercate in luoghi improbabili. Come una vigna o un ristorante. ([[Jonathan Nossiter]])
*La politica in sé è una cosa bella, molto bella. È una sfida a cui siamo chiamati tutti, anche se non tutti siamo portati. [...] Non c'è bisogno di essere eletti in [[Parlamento]] per fare politica: basta prendersi cura della [[polis]] (del proprio contesto sociale, piccolo o grande che sia), e questa è una chiamata che — come dicevo — riguarda tutti noi. Quando rimane volontariato, servizio, e non sconfina nel trittico fama-potere-denaro, tutto è più facile; poi, quando entrano in gioco le altre variabili, il rischio di inquinamento è altissimo. L'ambiente politico [...] è purtroppo corrotto da questo trittico, senza distinzioni di schieramento: non è questione di partiti, ma di persone, e ci sono — da una parte e dall'altra — quelle capaci di resistere alle tentazioni e quelle più deboli. L'importante è non buttare il bambino con l'acqua sporca. ([[Andrea Sarubbi]])
*La politica in Tv può essere molto facile anche per i politici, o per i politici che fanno finta di non essere tali: i politici populisti. ([[Giovanni Floris]])
*La politica italiana si genuflette la domenica davanti alle icone della cultura, ma si guarda bene dall'impegnare se stessa e le risorse per qualcosa che, ai suoi occhi, elettoralmente non significa granché perché non influenza i grandi numeri come facevano il sindacato e i partiti organizzati. ([[Giuliano Amato]])
*La politica mi è sempre interessata molto. Sono un politico nato: ho opinioni su tutto, non mi tiro indietro, dico sempre quello che penso. Ma odio parlare delle cose e non farle, e i politici sono campioni del mondo di chiacchiere a vuoto. ([[Boris Becker]])
*La politica mi pare che sia anch'essa un divertimento, talvolta terribile, comunque un divertimento. ([[Eugène Ionesco]])
*La politica migliore è l'[[onestà]]. ([[Charles Spurgeon]])
*La politica, nella comune accezione del termine, non è altro che corruzione. ([[Platone]])
*La politica, nella pratica, quali che siano le idee che professa, è sempre l'organizzazione sistematica dell'[[odio]]. ([[Henry Adams]])
*La politica non è morale, e tanto meno la politica estera. ([[Emilio Lussu]])
*La politica non è una scienza esatta. ([[Otto von Bismarck]])
*La politica non è l'arte del possibile. Consiste nello scegliere fra il disastroso e lo sgradevole. ([[John Kenneth Galbraith]])
*La politica non si impara sui libri, si impara sul campo. (''[[1992 (serie televisiva)|1992]]'')
*La politica pratica consiste nell'ignorare i fatti. ([[Henry Adams]])
*La politica richiede sacrificio. Il sacrificio degli altri, ovviamente. Per quanto un uomo possa ottenere, sacrificandosi per il suo paese, è comunque più conveniente lasciare che siano gli altri a farlo per primi. Il tempismo, come dice sempre mia moglie, è tutto. ([[Francis Urquhart]], [[Michael Dobbs]])
*La politica se non è [[arte]], è mestiere. ([[Libero Bovio]])
*La politica, senza nessuna base solida a cui appoggiarsi, soffia sul fuoco delle paure e dell'odio, per dominare le troppe minoranze che compongono ormai la società e per coprire i propri fallimenti. E noi ci troviamo a far la guerra gli uni con gli altri. ([[Militant A]])
*La politica ti insegna molto. È una grande scuola dove impari come mettere d'accordo la gente e farla confluire verso lo stesso obbiettivo, trovando ogni volta dei punti di equilibrio. Dicono che la politica è l'arte del possibile: non è tanto trovare l'impossibile ma quando cercare di fare il possibile. ([[Alejandro Agag]])
*La prima lezione dell'economia è la scarsità: non ci saranno mai abbastanza risorse per soddisfare tutti coloro che lo desiderano. La prima lezione della politica è quella di ignorare la prima lezione dell'economia. ([[Thomas Sowell]])
*La prima virtù della politica è di risolvere i problemi, non di parlarne. ([[Giacomo Vaciago]])
*La [[storia]] della politica del [[potere]] non è nient'altro che la storia del crimine nazionale e internazionale e dell'assassinio di massa. ([[Karl Popper]])
*La vera politica è come il vero [[amore]]. Si nasconde. ([[Jean Cocteau]])
*Le persone che si fanno una regola di prudenza o di disprezzo di non partecipare alla politica non devono lamentarsi se quella che si fa non piace loro. Il governo dello Stato non è uno spettacolo, e il rifiuto di prendervi parte toglie ogni diritto di critica. ([[Maurice Druon]])
*Le politiche si dovrebbero fare a partire dalla realtà. Oggi non mancano le ricerche sociologiche, è che la ricerca non implementa più la politica. Ci sono montagne di ricerche ma nessuno che provi a trarne una proposta politica generale. ([[Claudio Martelli]])
*Le promesse, in politica, si possono anche non mantenere, ma bisogna saperle fare. ([[Roberto Gervaso]])
*Lo scopo d'ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili dell'uomo vale a dire la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all'oppressione. (''[[Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino]]'')
*Nessuno ha ancora intuito che forse la classe politica italiana potrebbe recuperare un po' di credibilità nella opinione pubblica se ogni tanto la caccia alla poltrona fosse sostituita da una sconveniente, ma anche liberatoria caccia al tesoro con un paio di mutandine nere. ([[Luca Goldoni]])
*Non ci si mette in politica per fare la marmellata. Ci si mette per prendere in mano il potere e tenerlo. Chiunque dica il contrario è un bugiardo. Gli uomini politici vogliono sempre far credere d'essere buoni, morali, coerenti. Non cada nella loro trappola, mai. Non esiste un politico buono, morale, coerente. ([[Zulfiqar Ali Bhutto]])
*"Non mi occupo di politica" è come dire "non mi occupo della vita". ([[Jules Renard]])
*Non resta altro mezzo per rimettere in onore la politica, si devono come prima cosa impiccare i [[moralismo|moralisti]]. ([[Friedrich Nietzsche]])
*Non sempre la politica si rende conto del valore, anche sociale, della cultura. E così vengono a mancare i buoni esempi. ([[Rosellina Archinto]])
*Per coloro che stanno in cima alla piramide sociale, le parole della politica significano legittimazione dell’establishment; per coloro che stanno in fondo, significa il contrario, cioè possibilità di controllo, contestazione e partecipazione. Anche per "democrazia" è così. Dal punto di vista degli esclusi dal governo, la democrazia non è una meta raggiunta, un assetto politico consolidato, una situazione statica. La democrazia è conflitto. Quando il conflitto cessa di esistere, quello è il momento delle [[oligarchia|oligarchie]]. In sintesi, la democrazia è lotta per la democrazia e non sono certo coloro che stanno nella cerchia dei privilegiati quelli che la conducono. Essi, anzi, sono gli antagonisti di quanti della democrazia hanno bisogno, cioè gli antagonisti degli esclusi che reclamano il diritto di essere ammessi a partecipare alle decisioni politiche, il diritto di contare almeno qualcosa. ([[Gustavo Zagrebelsky]])
*Per me si fa politica in ogni momento della vita: quello che mangiamo è politica, come trattiamo gli animali è politica, la natura è politica. Anche i nostri vestiti lo sono. [...] Perfino la spazzatura è politica. ([[Olga Tokarczuk]])
*Politica è magia. Chi sa evocare le forze, a quello obbediscono. ([[Hugo von Hofmannsthal]])
*Politica e [[marketing]] sono due attività profondamente differenti, una basata sulla partecipazione dei cittadini, l'altra sulla persuasione dei consumatori. Le due attività hanno negli anni usato tecniche sempre più simili, come la pubblicità e varie forme di propaganda diventando spesso agli occhi del pubblico indistinguibili. Così degli abili uomini di marketing sono riusciti a sfruttare il sistema politico e il meccanismo elettorale per farne uno strumento di auto-promozione. A cosa serva poi l'auto-promozione è un altro problema: a salvare i conti delle proprie aziende, a guadagnare l'immortalità, a soddisfare aspirazioni di gloria... sicuramente non a fare politica. ([[Gloria Origgi]])
*Politica (''s.f.''). [...] Conflitto di interessi mascherato da lotta fra opposte fazioni. Conduzione di affari pubblici per interessi privati. ([[Ambrose Bierce]])
*Politica vuol dire realizzare. ([[Alcide De Gasperi]])
*Quando parla il popolo, la politica deve sapere ascoltare perché spesso gli elettori sono più avanti degli eletti. ([[Silvio Berlusconi]])
*Ritengo che la politica sia l'arte di costruire una società in cui si manifesti la volontà di Dio. Il nostro Creatore ha decretato che dobbiamo impegnarci seriamente in opere costruttive; e, in una società del genere, ogni individuo dovrebbe godere di assoluta libertà, non essere soggetto ad altre restrizioni oltre a quelle implicite nei genuini valori umani della società stessa, valori che sono il frutto della sua cultura indigena, e appaiono dunque accettabili a chiunque. ([[Anwar al-Sadat]])
*Sapere dove andare e sapere come andarci sono due processi mentali diversi, che molto raramente si combinano nella stessa persona. I pensatori della politica si dividono generalmente in due categorie: gli utopisti con la testa fra le nuvole, e i realisti con i piedi nel fango. ([[George Orwell]])
*Se dicessi che mi interesso di politica, forse mentirei, forse no. Perché la politica, in fondo, è avere a che fare con le situazioni di tutti i giorni e cercare di cambiarle in meglio. Quindi potrei dire che mi interesso di politica sociale, visto che le persone sono le prime di cui doversi occupare, quando ti viene la voglia di fare qualcosa. E non è necessario di occuparsi di grandi temi sociali. C'è bisogno ovunque. Anche nel vostro quartiere. Basta aprire gli occhi. Basta chiedere, che so, al vostro parroco. Basta non fare finta che nel vostro condominio abitate solo voi. Questi sono i mattoni su cui poi si costruisce tutto il resto. E bastano le persone normali. ([[Leo Ortolani]])
*Se la politica perde la dimensione pedagogica, non è più buona politica. ([[Gianfranco Fini]])
*Se non fosse per il fatto che vive al mondo, dubito che l'uomo si sarebbe mai interessato di politica. ([[Stanisław Jerzy Lec]])
*Se si domanda a un uomo onesto che cosa pensa della politica, dal profondo del cuore dirà che questa «non ha padre né madre». È una parola che fa paura alle persone semplici, perché l'uomo della strada crede che la politica serva ai politici per giocarci. Questo tipo di politica non mi sembra pura né sincera. Se invece si guarda la politica come una cosa necessaria per governare un Paese, e se gli uomini che la praticano sono retti e sinceri, il suo significato cambia. Un Paese che abbia buoni politici non correrà mai alla rovina: da politici che valgano poco e manchino di statura ci si può aspettare invece il peggio. ([[Reza Ciro Pahlavi]])
*Se tutto è politico, allora niente lo è. ([[Tony Judt]])
*Separare l'[[economia]] dalla politica e sottrarre la prima agli interventi regolatori della seconda comporta la totale perdita di potere della politica, e fa prevedere ben altro che una semplice ridistribuzione del potere nella società. ([[Zygmunt Bauman]])
*So che la politica si fa nel parlamento, nella costruzione di alleanze, ma è importante esserci concretamente per le persone e sostenerle in forza della posizione che si occupa. Se qualcuno questo lo chiama elemosina o politica da assistente sociale per me è indifferente. ([[Elke Kahr]])
*Sono in politica per realizzare ciò che credo giusto, altrimenti mi sarei accontentata di sognare. ([[Michela Vittoria Brambilla]])
*Un cittadino che non abbia un significato politico quel tanto che basti per la chiarezza del suo carattere, non solo è un valore nullo nella generale attività, ma un terreno insidioso sul quale non mi arrischierei di fabbricare la mia casa. ([[Emilio De Marchi]])
*Volevo avere il diritto di non pensare alla politica, di disinteressarmi della politica, perché la politica la gente dabbene non la fa. La gente dabbene lavora in ufficio, viaggia, commercia, produce, ama una donna che può anche essere sua moglie (come è il mio caso), ama i suoi figli, ama la sua casa, paga le tasse, e di politica ne parla un quarto d'ora al giorno. ([[Indro Montanelli]])
===[[Michael Dobbs]]===
*La politica richiede sacrificio. Il sacrificio degli altri, ovviamente. Per quanto un uomo possa ottenere, sacrificandosi per il suo paese, è comunque più conveniente lasciare che siano gli altri a farlo per primi. Il tempismo, come dice sempre mia moglie, è tutto.
*Non è stato quel tizio, Clausewitz, a dire che la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi? Si sbagliava, ovviamente, povero allocco. Politica? Guerra? Come mi ricorda sempre la mia adorata moglie Mortima, non c'è alcuna distinzione.
*Una volta, su nella brugheria, il mio vecchio maestro di caccia mi diede una lezione che non ho più dimenticato. Ero un bambino – cosa avrò avuto, dieci anni? Ma se ci pensate bene, è proprio a quell'età che certi insegnamenti ti si imprimono nella coscienza, per restarci. Mi disse questo. Se devi fargli del male, assicurati di farlo in modo eccessivo e insopportabile, affinché capisca che puoi causargli un dolore molto più forte di quello che potrebbe causarti lui. Il mio maestro parlava dei cani selvatici, ovviamente. Ma è stato un ottimo insegnamento anche in politica.
===[[Vittoria Ferdinandi]]===
*In politica nessuno è abituato a credere che la diversità di prospettive rappresenta una ricchezza, mentre [...] essere uniti non significa essere uniformi.
*La politica sta diventando un presidio di appartenenze e nell'appartenenza il pensiero si spegne.
*Se i valori vengono considerati come una belluria retorica, siamo in un momento davvero spaventoso. Perché la politica è il più grande strumento che abbiamo per interpretare la realtà.
*Si crede che la politica debba essere ripetizione, che le persone si aspettino sempre la stessa cosa: non un tono monocorde, non dei pensieri complessi.
*Una politica che non è più capace di fare i conti con il dolore dell'altro che politica è?
===[[Mino Martinazzoli]]===
*Constato una certa insufficienza della politica, almeno da quel che leggo. Mi sembra la fase del riduttivismo, la politica ridotta ad evento.
*Non credo alla politica come una totalità dell'esistere; ho un rapporto abbastanza controverso con la politica.
*Una volta dicevo che l'arte imita la natura, ora dico che la politica imita l'economia.
===[[Marco Rizzo]]===
*{{NDR|Parlando dell'entrata in politica di [[Donald Trump]]}} I padroni eliminano la politica ed entrano direttamente a gestire la cosa pubblica. Il novecento è stato il secolo in cui la politica serviva alla grande borghesia anche per intermediarsi con la società. Oggi la prendono in mano direttamente.
*{{NDR|Parlando del [[pugilato]]}} La nobile arte è molto meno cruenta. Hai di fronte l'avversario, le dai, le prendi, alla fine ti abbracci. In politica, nemmeno hai messo i guantoni che hai già preso una coltellata e non da chi hai davanti ma da quello di fianco.
*Se i [[Partito politico|partiti]] non ricevessero il finanziamento pubblico e se non ci fosse l'intromissione anche della finanza nei partiti, quei partiti non esisterebbero. Se voi andate con la macchina della verità e la infilaste su per il culo a tutti i deputati che sono in [[Parlamento]], non ce n'è uno che crede in quelle idee. L'unica idea in cui credono è quella di pensare di fare un altro giro. Questa è la politica oggi.
===[[Elly Schlein]]===
*Bisogna anche ricordarsi che chi fa politica ha una responsabilità che è quella non di soffiare sui venti della tensione sociale che le disuguaglianze inevitabilmente producono.
*Credo che la politica abbia la responsabilità di non alimentare le tensioni sociali prodotte dalle disuguaglianze, ma di agire sulle loro cause profonde. In che modo? Con politiche redistributive, ascoltando i cittadini e non facendo mancare a nessuno una risposta commisurata al suo bisogno. Solo così si può evitare di prendersela con il vicino, che a volte sta pure peggio di noi.
*Faccio parte di una generazione che si era allontanata dalla politica, lo avevo fatto anch'io ma ad un certo punto ti rendi conto che se non ti rimbocchi le maniche e provi a parteciparlo quel cambiamento, se non provi ad essere il cambiamento che vuoi vedere nella società, non puoi aspettarti che altri lo facciano per te. Anche se sei incazzato con la politica e ti allontani, devi renderti conto che gli altri continueranno a farla e il peso delle loro decisioni ricadrà comunque anche sulla tua vita, quindi vale la pena, nelle forme e nei modi in cui uno può, di partecipare alla cosa pubblica.
*{{NDR|«C'è bisogno di una nuova leadership fatta anche di intelligenza emotiva per cambiare questa politica?»}} L'empatia in politica è una parte importante, perché ti tiene a terra. Cioè ti tiene comunque legato alla quotidianità delle persone che cerchi di rappresentare. La cosa però ha i suoi pro e i suoi contro. Soprattutto perché quando ti occupi di fragilità in qualche modo quelle fragilità ti rimangono addosso e finisci per portarle con te. Non ti lasciano indifferente. Ma sicuramente l'empatia aiuta a creare legami più inclusivi. E soprattutto aiuterebbe a superare un grande vulnus irrisolto del nostro sistema politico: quello del modello dell'uomo solo al comando. Che non possiamo assolutamente risolvere con il modello della donna sola al comando. C'è bisogno invece di creare nuovi meccanismi che portino al comando squadre di persone, con competenze diverse e che siano capaci di avere una visione a 360 gradi di quelle che sono le complessità dei problemi sociali economici e ambientali. Che questo sia il modello di leadership da spingere con forza penso l'abbia imparato anche qualche leader nostrano, che sembrava fortissimo ma che poi, senza questa capacità di farsi crescere attorno una nuova classe dirigente, si è sbriciolato molto in fretta.
===[[Eduard Shevardnadze]]===
*A mio avviso, i politici che dimenticano che gli uomini sono prima di tutto uomini, e poi portatori di determinate idee, non hanno il diritto di occuparsi di politica.
*È semplicemente sciocco, sterile e irrazionale vedere negli oppositori dei nemici, moltiplicandone il numero per effetto della propria repulsione. E nella grande politica questo è un lusso inconcepibile.
*La politica è fondamentalmente drammatica anche nelle sue manifestazioni concrete, ma non è questa una buona ragione per trasformarla in ancella del sensazionalismo.
==[[Proverbi italiani]]==
*Canzone politica, brutta canzone.
*Chi non ha politica, non sa regnare.
*Ci vuol politica, ci vuole.
*In fatto di politica è più utile un po' di buon senso che molta astuzia.
*L'onestà è la miglior politica.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903
==Voci correlate==
*[[Partito politico]]
*[[Politico]]
*[[Potere]]
*[[Statista]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Attività]]
[[Categoria:Politica| ]]
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Diabolik
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{{Fumetto
|tipo = fumetto
|immagine = Graffiti in Rome - Quarticciolo 02.JPG
|titolo = Diabolik
|paese = Italia
|lingua originale = italiano
|pubblicazione = 1962 - in corso
|genere = Giallo
|autore = Angela Giussani e Luciana Giussani
|editore = Astorina
}}
'''''Diabolik''''', fumetto creato dalle sorelle [[Angela e Luciana Giussani]] nel 1962, pubblicato dalla casa editrice Astorina.
==Frasi==
*Sì... sì... lo so. Non cambia nulla. È che mi ero abituato a rubare i miliardi. ('''Diabolik''', da ''Clerville in Eurolandia'')
*Il giorno che Diabolik deciderà di uccidermi, nessuno potrà venirmi in aiuto. Saremo io e lui da soli. ('''Ginko''', da ''Atroce vendetta'', 1963)
*Nessuna cosa al mondo potrebbe darmi l'esaltazione che mi dà l'idea di combattere contro il mondo intero... ('''Diabolik''', da ''L'assassino dai 1000 volti'', 1964)
*In questi pochi istanti ho visto balenare nei tuoi meravigliosi occhi verdi la perfidia e la dolcezza. ('''Diabolik''', da ''L'arresto di Diabolik'', 1963)
*Diabolik è il più grande criminale di tutti i tempi, ma anche il più grande innamorato. ('''Diabolik''', da ''La rivale di Eva'')
*{{NDR|Gettando la maschera che ha appena usato.}} Addio professor Grimm. Hai fatto un magnifico lavoro. Diabolik ti ringrazia. ('''Diabolik''' nella sua primissima apparizione, da ''Il Re del terrore'', novembre 1962)
*Pensavate davvero di potermi attaccare e sopravvivere? ('''Diabolik''', da ''La notte degli agguati'', aprile 2010)
*Ditemi, colonnello, pensate ancora di potermi piegare? ('''Diabolik''', da ''Vuoto di memoria'', settembre 2001)
*Io sono un assassino Eva. Se mi serve uccido. E la cosa mi lascia del tutto indifferente. ('''Diabolik''', da ''L'isola degli uomini perduti'', aprile 2005)
*Hai paura, vero? Tanta quanta ne aveva Sara quando la picchiavi? Brutta cosa la paura... Non si può vivere con la paura... Tua moglie infatti si è uccisa. Per colpa tua. Ma questa è la sua vendetta. Noi non saremmo qui senza l'aiuto di Sara. ('''Eva''', da "Un uomo violento", maggio 2012)
* Capii che mia madre si era sbagliata. Gli uomini non erano tutti uguali. E quell'uomo, di sicuro, era diverso da chiunque altro. ('''Eva Kant''', da "L'arresto di Diabolik: il Remake", Il Grande Diabolik, aprile 2012)
*Oh, Ginko! Dentro di me ho sentito che non eri tu... Anche se la somiglianza era perfetta, quel criminale non poteva ingannare il mio cuore! ('''Altea''', da "Ore d'angoscia", seconda serie 1965)
*Sembrava che Diabolik non dovesse mai abbandonarla, invece pur di riuscire a scappare l'ha lasciata in mano nostra. ('''Poliziotto''', da "La miniera di diamanti", seconda serie 1965)
*Ginko questa volta mi aveva teso una trappola perfetta! Se non ci fosse stato quel gatto che faceva le fusa non mi sarei mai accorto che la polizia mi aspettava! E a quest'ora sarei in carcere in attesa della condanna a morte! ('''Diabolik''', da "Atroce vendetta", 1963)
*Io avrei voluto che tu fossi giustiziato immediatamente, ma ci sono delle pratiche burocratiche e legali che rallentano la tua esecuzione... Sfortunatamente. ('''Ginko''' da "L'ombra della ghigliottina", marzo 1972)
*La morte sa aspettare ('''Diabolik''', da "Ricatto di sangue", giugno 1970)
==Dialoghi==
*'''Cronista''': Per poter cambiare ingenti somme di vecchie banconote (si parla di euro) sarà necessario produrre tutta la documentazione che ne giustifichi il possesso legale.<br/>'''Eva Kant''': Hai capito adesso?<br/>'''Diabolik''': ''Maledizione''! Anche pensando di falsificare tutte le carte, impiegherei mesi solo per capire come funziona il sistema fiscale di Clerville. Sai, con una condanna a morte, essere in regola con le tasse è l'ultimo dei miei problemi. (da ''Clerville in Eurolandia'', 2002)
*'''Eva Kant''': Amore, ho una sorpresa per te.<br/>'''Diabolik''': Carino, cos'è?<br/>'''Eva Kant''': Un Euroconvertitore. Serve per calcolare rapidamente i passaggi dalla vecchia moneta all'Euro, o viceversa. Comodo, veloce, facile da usare...<br/>'''Diabolik''': Eva, che pensiero gentile! Come hai fatto ad intuire che ne avevo bisogno?<br/>'''Eva Kant''': Ho visto la mancia che hai lasciato alle due guardie, amore. (da ''Clerville in Eurolandia'')
*'''Marchesa Eleonora deSemily''': Io non credo che un uomo possa arrivare a tanto. Sarebbe l'incarnazione del demonio.<br/>'''Gustavo Garian''': Infatti lo chiamano ''Diabolik!''. (da ''Il Re del Terrore'', 1962)
*'''Ginko''': Questo è il momento della verità. Diabolik, CHI SEI?<br/>'''Diabolik''': Non so chi sono! (da ''Diabolik, chi sei?'', 1968)
*'''Diabolik''': Tu sei la prima donna che sa che questo è il vero volto di Diabolik. Forse sto per commettere l'errore più grave della mia vita, ma tu sei la donna più bella e affascinante che abbia mai incontrato e io amo il rischio e il pericolo. <br/>'''Eva Kant''': Anch'io. (da ''Ricordo del passato'', 1969)
*'''Diabolik''': Di nuovo sono costretto a cambiare il mio piano per colpa di Ginko... No, non può andare avanti così, prima o poi dovrò eliminarlo. (da Il Re del Terrore, il Remake, 2002)
*'''Eva Kant''': Caro, fanno un film su di te.<br/>'''Diabolik''': Non hanno altri argomenti? (da Colpo di scena, 2000)
*'''Ginko''': Sono preoccupato di ciò che dicono su Diabolik!<br/> '''Gustavo''': Diabolik?! Ma...<br/>'''Ginko''': Non hai letto? Miller mi insulta, ma prende anche in giro Diabolik definendolo un criminale da operetta... Conosco abbastanza quell'uomo per sapere che non tollera simili apprezzamenti! (da "Morte su Appuntamento", seconda serie 1965)
*'''Bettina''': Però... L'avevi già smascherato, Roby. Che bisogno c'era di ucciderlo?<br/>'''Diabolik''': Non voglio nemici vivi... Nessuno può mettersi contro di me. Contro me e Eva.<br/>'''Bettina''': Già. Questa è la tua logica. La capisco. Ma non è la mia. Però mi hai salvato la vita. E ti ringrazio... Ringrazio te e Eva. E vi voglio bene.<br/>'''Eva''': Addio Bettina! (da "La vendetta ha la memoria lunga", Il Grande Diabolik, 1998)
*'''Eva''': Tesoro guarda!<br/>'''Diabolik''': È bellissima! Sei bellissima!<br/>'''Eva''': Grazie, ma sappi che l'altro giorno, quando non hai neanche preso in considerazione l'idea di rinunciare al colpo nel Rennert per farmi contenta, ti ho proprio odiato! Ora so che volevi farmi una bellissima sorpresa!<br/>'''Diabolik''': Già e invece la sorpresa l'hai fatta tu a me! (da "Mossa a sorpresa", giugno 2012)
*'''Eva''': Perché non lo hai ucciso?... È la seconda volta che gli risparmi la vita. Perché?<br/>'''Diabolik''': Non so. C'è sempre qualcosa che mi impedisce di uccidere Ginko. In fondo è l'unico uomo che rispetto. L'unico nemico alla mia altezza. Mi sembra quasi che se lo togliessi di mezzo tutto diventerebbe troppo facile per me. Preferisco lasciarlo vivere e prendere il suo posto quando i miei piani lo richiedono... (da "Ore d'angoscia", seconda serie 1965)
*'''Eva''': Siamo salvi amore! Che paura ho avuto!<br/>'''Diabolik''': Quando tu sei in pericolo, mi sento morire anch'io!<br/>'''Eva''': Ora siamo al sicuro?<br/>'''Diabolik''': Direi proprio di si!<br/>'''Eva''': Allora frena! Voglio baciarti. (da "Ti strapperò il cuore", maggio 2000)
==Citazioni su ''Diabolik''==
*Devo dire che l'idea, il concetto di "Diabolik" mi piaceva, la realizzazione meno. Intanto non capivo il perché di quella tutina da mimo. A parte il fatto che non ho mai capito come facesse a entrarci: è un pezzo unico, col buco solo per gli occhi. Cosa fa, entra con i piedi dal buco degli occhi e se la infila come un guanto? Ma poi, perché la tutina da mimo. Cosa fa, mima le rapine? "Èva, tagliamo la..." (mima una fune). "Attenzione Èva, davanti a noi c'è un..." (mima un muro). ([[Claudio Bisio]])
*Diabolik è un criminale, non un giustiziere. ([[Angela Giussani]])
*Diabolik è cattivo perché ruba, ma a chi ruba? Le vittime sono sempre delle persone ricchissime (solo una volta – quando conobbe [[Eva Kant|lady Kant]] – ha ucciso un cameriere). E poi cosa ruba? soldi e preziosi, che probabilmente poi va a buttare; infatti, Diabolik non ostenta ricchezze ed Eva Kant non è mai ingioiellata. Ecco perché il lettore sorvola sulla «criminalità» di Diabolik – che forse è solo un «diverso» – e s'interessa piuttosto agli enigmi da risolvere. ([[Angela e Luciana Giussani]])
*È vero, Diabolik aiuta dei guerriglieri (c'era stato un precedente analogo: nell'albo n. 7 del 1974 un medico accetta i soldi «sporchi» di Diabolik per la costruzione di un ospedale nel Terzo Mondo). Ma perché lo fa? Perché in quel paese, poniamo la Persia, c'è una feroce dittatura. Diciamo pure che Diabolik farebbe la stessa cosa in Cile, dove la violenza probabilmente è necessaria. Se invece si vuol proprio proporre un paragone con l'Italia, bisogna fare alcuni passi indietro, fino alla [[Resistenza italiana|Resistenza]], poiché oggi ci sono margini di democrazia tali da non giustificare la violenza politica. ([[Angela e Luciana Giussani]])
*Ma qualcosa resta sempre. Lì. Acquattato in un angolo della coscienza. Quel desiderio di rompere le regole. Di infrangere la legge. Di prendere ciò che non è nostro perché, semplicemente, ci piace.<br/>Credo che il successo di un fumetto come il ''Diabolik'' delle sorelle Giussani sia da attribuire in parte a questo lato oscuro che tutti noi abbiamo. ([[Leo Ortolani]])
*[...] Posso chiamarla parodia, posso chiamarla omaggio, {{NDR|Diabolik}} sa benissimo che cos'è, questo ''Ratolik''.<br/>È il furto di una grande, preziosa idea.<br/>La sua. ([[Leo Ortolani]])
*Uno che ha fatto conoscere una lettera dell'alfabeto sconosciuta ai più, che all'epoca bastava dire "i personaggi con la K" e si era detto tutto. E comunque lui era il primo e alla fine è tornato a essere l'unico. ([[Andrea Plazzi]])
===[[Lillo Gullo]]===
*L'appellativo «nero» nell'espressione «cronaca nera» è stato usato dai quotidiani per riferire i delitti e gli episodi di violenza. Lo stesso attributo dato ai fumetti serve ad etichettare il genere in cui nella tradizionale lotta tra «bene» e «male» – volendo usare due categorie schematiche e dai lineamenti ideologici molto incerti – si è verificata una radicale inversione di tendenza: il «male» che trionfa sul «bene». Diabolik, nella storia del fumetto italiano, è stato il primo ad attuare questo rovesciamento.
*Diabolik andrebbe distinto dagli altri eroi «neri» e dai protagonisti delle pornofavole. E questo è ancor più vero oggi che le sue imprese «criminose» sono sempre più spesso rivolte contro speculatori, strozzini, ricettatori, dirigenti di multinazionali, golpisti, spacciatori di droga e carogne di ogni risma (un tempo invece ammazzava per un nonnulla anche il semplice poliziotto o il modesto impiegato). Ma più che di un antifascista o di un giustiziere ''sui generis'' (l'[[Ginko|ispettore Ginko]], eterno avversario di Diabolik, ne parla come di uno che contesta il mondo), è ancora il caso di parlare di un criminale ''con scrupoli'', poiché la molla che lo fa agire è sempre il lucro personale.
*Ancor più di Diabolik è cambiata la sua fedele compagna [[Eva Kant]], inizialmente complice sottomessa, figura sbiadita, e adesso sempre più una protagonista degli enigmi che la coppia deve risolvere. Per questo Eva Kant, rivendicando giustamente il riconoscimento dei suoi meriti, attacca Diabolik con decisi toni femministi e lo apre a inaspettate riflessioni politiche (non va dimenticato che sono due donne, le sorelle [[Angela e Luciana Giussani]], le creatrici di questo fumetto). Nell'albo n. 24 del 1974, è lei a far capire a Diabolik che in un certo Paese dell'Asia, dove il popolo cerca di vivere in modo diverso «nell'uguaglianza» (chiaramente, la Cina), il furto è solo «un'inutile provocazione», poiché tutto appartiene a tutti. «Là, – alla fine ammette Diabolik – io non avrei ragione di esistere».
==Voci correlate==
*[[Clerville]], lo Stato immaginario in cui è ambientato il fumetto
*[[Ginko|Ispettore Ginko]], l'avversario
*[[Angela e Luciana Giussani]], le creatrici del fumetto
*[[Eva Kant]], la compagna
==Altri progetti==
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[[Categoria:Personaggi dei fumetti]]
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Sinistra
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Danyele
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[[File:Wallpaper against patriarchy and capitalism in UPF Ciutadella campus.jpg|thumb|Poster contro patriarcato e capitalismo]]
Citazioni sulla '''sinistra''' intesa come parte politica.
==Citazioni==
*Dopo il [[Sessantotto]] la "Sinistra" è diventata l'ala culturale ed artistica marciante di un nuovo capitalismo post-borghese, che ha cancellato la stessa matrice originaria dello stesso comunismo di Marx, e cioè la coscienza infelice (Hegel) della borghesia europea. Dal momento che qualsiasi programma di de-globalizzazione (Lordon, Sapir) implica il rafforzamento del "pubblico", e cioè della sovranità economico-politica dello stato nazionale, la sinistra sicuramente vi si opporrà, dando luogo ad un curioso e funesto gioco delle parti, e cioè la globalizzazione "liberista" a destra e la globalizzazione "anarchica" a sinistra, che marceranno separate, e colpiranno unite qualsiasi programma di liberazione nazionale e sociale, infallibilmente connotato come "populista", ispirato dalla destra eterna. ([[Costanzo Preve]])
*E nel momento in cui la sinistra smette di interessarsi a [[Karl Marx|Marx]], occorre smettere di interessarsi alla sinistra: il paradosso sta nel fatto che essa, che è il ''problema'', continui ad autointerpretarsi come la ''soluzione''. ([[Diego Fusaro]])
*È un vecchio pregiudizio duro a morire in certi ambienti della sinistra, della [[Chiesa cattolica|Chiesa]] e dell’[[Associazione|associazionismo]]. Se una cosa la fa [[José Luis Rodríguez Zapatero|Zapatero]] va bene, se la fa [[Nicolas Sarkozy|Sarkozy]] insomma, se la fa il [[Governo Berlusconi|governo Berlusconi]] con un ministro [[Lega Nord|leghista]] bisogna dargli addosso perché sicuramente viola i [[diritti umani]]. ([[Roberto Maroni]])
*Eppure non è mai venuto meno un aspetto fondamentale di quell'ispirazione originaria, ovvero il rifiuto del minoritarismo, che credo sia validissimo anche nella situazione odierna. Insomma, anche oggi il problema non è di creare una piccola sinistra: o si riesce a creare una grande sinistra oppure non vale la pena di impegnarsi a fare nulla. ([[Marco Revelli]])
*Gli [[Utopia|utopisti]] di sinistra quasi sempre postulano un cambiamento drastico della natura dell'uomo; per la sinistra l'uomo ''non ha'' alcuna natura. Si ritiene che l'individuo sia infinitamente malleabile [...] e quindi l'ideale [[Comunismo|comunista]] (o il sistema [[Socialismo|socialista]] di transizione) dovrebbe portare al Nuovo uomo. ([[Murray Rothbard]])
*Il giustizialismo è estraneo alla cultura della sinistra. La sinistra è [[garantismo|garantista]], anche se l’aggettivo è diventato una parolaccia perché utilizzata abusivamente da chi ne fa un uso individuale. ([[Emanuele Macaluso]])
*In fondo a sinistra c'è sempre una banca. ([[Vittorio Feltri]])
*Io ho sempre immaginato la sinistra come un grande cerchio dell'amore di sinistra. Masse di piccoli artigiani metalmeccanici disoccupati gente che non riesce ad arrivare alla fine del mese gente che si stringe attorno a un ideale attorno a un concetto attorno all'idea di rinunciare tutti a qualcosa per vivere un po' meglio tutti. ([[Giuseppe Carlotti]])
*Io sono di sinistra. Della sinistra che sta nell'idea che preserva il suolo, l'ambiente, l'acqua e l'aria come bene comune. Che crede nell'impegno dell'uguaglianza: uguaglianza di possibilità, uguaglianza sociale e uguaglianza nei diritti e nei doveri. Della sinistra che trova inaccettabile questo paese come laboratorio del totalitarismo moderno. Che crede nel valore della laicità e vigila sulla libera professione delle fedi, che coltiva la ricchezza delle differenze, che pretende dignità nel lavoro, che crede nelle leggi come opportunità di convivenza e di tutela, che condanna lo sfruttamento e il mercimonio e che ha una storia di persone e di valori. Così, tanto per chiarire. ([[Giulio Cavalli]])
*L'uomo di sinistra si crede generoso perché le sue mete sono confuse. ([[Nicolás Gómez Dávila]])
*La sinistra, la cui bassezza è costitutiva, è ormai caduta così in basso che non è più necessaria per mantenere ciò che io chiamo l'ordine capital-parlamentare. ([[Alain Badiou]])
*La sinistra, quella fucsia, quella che abita nei quartieri alti, parla della questione migranti non vivendo la contraddizione dei quartieri proletari. Ne parla così, per sentito dire. ([[Marco Rizzo]])
*La sinistra della droga libera, di tutte le massimizzazioni e fanatizzazioni sui diritti civili individuali borghesi, non è la sinistra che ci appartiene. [...] Bisogna capire che quella sinistra lì è la sinistra americana, è la sinistra che strizza l'occhio alle banche, che ha bisogno di armi di distrazione di massa per evitare la questione fondamentale, quella del lavoro; quella del conflitto tra il capitale, sempre più forte, sempre più concentrato nelle mani di pochi, e il lavoro che è la necessità per tutta la popolazione. Noi stiamo da quella parte lì, insomma, siamo [[Comunismo|comunisti]]. ([[Marco Rizzo]])
*La sinistra di per sé è un male. Soltanto l'esistenza della destra rende questo male sopportabile. ([[Massimo D'Alema]])
*La sinistra è l'idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli puoi fare davvero un mondo migliore per tutti [...]. Se pochi hanno troppo e troppi hanno poco, l'economia non gira, perché l'ingiustizia fa male all'economia. Si vuole un mercato che funzioni, senza monopoli, corporazioni, posizioni di dominio, ma ci sono beni che non si possono affidare al mercato: la salute, l'istruzione, la sicurezza. Il lavoro non è tutto, ma questo può dirlo solo chi il lavoro ce l'ha [...]. Davanti a un problema serio di salute, non ci può essere né povero né ricco né calabrese né lombardo né marocchino: si fa con quel che si ha, ma si fa per tutti. L'insegnante che insegue un ragazzo per tenerlo a scuola è l'eroe dei nostri tempi; indebolire la scuola pubblica vuol dire rubare il futuro ai più deboli. La condizione della donna è la misura della civiltà di un paese: calpestarne la dignità è l'umiliazione di un paese [...]. C'è un modo per difendere la fede di ciascuno, per garantire le convinzioni di ciascuno, per riconoscere la condizione di ciascuno: questo modo irrinunciabile si chiama laicità. Per guidare un'automobile, che è un fatto pubblico, ci vuole la patente, che è un fatto privato: per governare, che è un fatto pubblico, bisogna essere persone per bene, che è un fatto privato. Chi si ritiene di sinistra, chi si ritiene progressista deve tenere vivo il sogno di un mondo in pace, senza odio e violenza, e deve combattere contro la pena di morte, la tortura, ogni altra sopraffazione fisica o morale e ogni illegalità: essere progressisti significa combattere l'aggressività che ci abita dentro, quella del più forte sul più debole, dell'uomo sulla donna, di chi ha potere su chi non ne ha e prendere la parte di chi ha meno forza e meno voce. Qui finisce il mio tempo ma non certo il mio elenco, grazie. ([[Pierluigi Bersani]])
*La sinistra è un rettilineo che non bada al paesaggio.<br />La reazione è un sentiero tutto curve tra le colline. ([[Nicolás Gómez Dávila]])
*La storia ci insegna che la sinistra è sempre "contro qualcuno": contro i padri, contro la borghesia, contro la nazione, contro la bandiera. ([[Silvio Berlusconi]])
*L'essere di sinistra non significa estremismo, [[demagogia]] e esagerazioni insolenti. Non serve a calunniare gli altri. La politica di sinistra è un'analisi realistica ed una posizione pratica, la sua argomentazione oggettiva non deve essere influenzata da desideri personali, [[ambizione|ambizioni]] e influenze transitorie ma deve essere governata da uno spirito scientifico, [[abnegazione]] e [[onestà]]. ([[Michel Aflaq]])
*Le persone hanno profonda nostalgia di una società fondata sulla giustizia sociale [...]. E a mio avviso solo un partito di sinistra coerente la può produrre. ([[Elke Kahr]])
*Mi rendo conto ancora una volta che la gente di sinistra si prende sempre sul serio, e questo è il difetto di chi è votato al fallimento. ([[Alfonso Signorini]])
*Negli ultimi decenni tutte le società [[Capitalismo|capitalistiche]] hanno subito grandi mutamenti strutturali; ma la sinistra ha continuato a vivere di rendita sul patrimonio intellettuale trasmesso dai grandi pensatori del passato, tradendo, in definitiva, il fondamentale messaggio critico del più grande dei pensatori di sinistra. È vitale, oramai, un approfondito riesame critico, condotto con mente aperta, della società in cui viviamo. ([[Paolo Sylos Labini]])
*Nella retorica della sinistra buonista c'è questa politica romantica del migrante; gli uomini non sono animali, che [[Migrazione|migrano]], gli uomini vanno via se c'è la guerra oppure se muoiono di fame. E oggi c'è la guerra e si muore di fame perché c'è il [[capitalismo]]. ([[Marco Rizzo]])
*Nessun partito politico è di sinistra, dopo che ha assunto il potere. ([[Guido Morselli]])
*Niente dimostra l'isolamento della sinistra dalla gente quanto la derisione della [[religione]], che per la maggior parte degli uomini rimane una caratteristica vitale della loro identità. ([[Camille Paglia]])
*Per tenersi a galla, oggi bisogna stare a Sinistra. E non solo perché merita economicamente e politicamente, perché ti assicura l'impiego e ti garantisce il potere, ma perché è di moda. Sissignori, è una moda ormai stare a Sinistra. Una moda come portare le gonne lunghe o le gonne corte, andare a Cortina oppure no. È un conformismo, una convenzione. Soprattutto per i banchieri e i magnati e i presunti intellettuali che frequentano posti come il Tepidarium. Per i giornalisti e le giornaliste e i direttori di giornali che facendo i filoislamici e gli antiamericani intascano stipendi da capogiro. Per gli stilisti che vendendo cenci da cinquantamila euro al pezzo si comprano storici palazzi e piani interi da Bloomingdale's. Per la Confindustria che fa lingua in bocca con la Cgil, insomma per quella che in America si chiama the Caviar Left. La Sinistra al Caviale. Mah! Io non ci capisco più nulla. ([[Oriana Fallaci]])
*Poi dice che uno si butta a sinistra! (''[[Totò e i re di Roma]]'')
*Se la sinistra non si modernizza di continuo, è condannata a perdere. Questa era l'idea del New Labour nel '97 ed è ancora più rilevante perché da allora il progresso tecnologico ha enormemente accelerato. Se la sinistra dà l'impressione di essere una forza conservatrice, anti-business e isolazionista, non funziona. Deve emanare ottimismo e dimostrare che il futuro contiene speranze per tutti. Sinistra e destra significano ancora qualcosa, ma occorre aggiungere un'altra dimensione al confronto: quella tra "apertura" e "chiusura", tra l'apertura a commerci e immigrazione e la chiusura dei commerci e delle frontiere. ([[Tony Blair]])
*Se per tre quarti d'ora la sinistra smettesse di coprirsi di ridicolo, io magari avrei tempo per occuparmi del ridicolo di destra. ([[Guia Soncini]])
*Si può essere a sinistra di tutto, ma non del buon senso. ([[Enzo Biagi]])
*Sinistra è una bellissima parola, sta dentro di noi, è un insieme di valori, di passioni. [...] Sono di sinistra se, di fronte alla solitudine di un'anziana malata, mi accorgo che anche la mia vita perde qualcosa; sono di sinistra se le rinunce di una famiglia di quattro persone rendono la mia più povera; sono di sinistra se vedo un bambino che muore di fame, e in quel momento è mio figlio, mio fratello piccolo. [...] [essere di sinistra] non è appartenere ad un partito di quell'area, ma quello per cui mi batto. Ciò per cui mi batto mi descrive più di ogni altra cosa. ([[Walter Veltroni]])
*Sono sempre stato orgogliosamente di sinistra e continuo a esserlo. Ma la sinistra, oggi, è rimasta ingabbiata nel mondo intellettuale e nei salotti [[Borghesia|borghesi]]: non è più radicata, come un tempo, tra le fasce popolari. È una sinistra più attenta ai [[diritti umani]], temi comunque nobilissimi, che non al conflitto economico e sociale. Ma è un problema della sinistra di tutto l'Occidente. ([[Alessandro Barbero]])
*Sono un intellettuale e un intellettuale non può andare che a sinistra, perché solo da quella parte c'è l'unica vera letteratura. ([[Pier Paolo Pasolini]])
*Sono una donna di sinistra che nasce per difendere e sostenere la parità di genere, la giustizia sociale e per appianare le diseguaglianze tra nord e sud. Essere di sinistra per me vuol dire occuparsi degli ultimi. ([[Francesca Barra]])
*Sono una donna di sinistra, sono cresciuta con questi valori. Vengo dalla periferia, credo che la sinistra dovrebbe essere vicina ai diritti, alla gente che ha bisogno di essere rappresentata e ascoltare la gente che ha bisogno di essere ascoltata. ([[Elodie (cantante)|Elodie]])
*"Sinistra" non è un bagaglio appresso che i dirigenti si portano dietro. Sono valori, programma fondamentale, identità. La retorica dell'"oltre" – oltre i partiti, oltre le tradizioni, oltre il socialismo – non dice nulla, se non è chiaro dove si va. ([[Fabio Mussi]])
*"Sinistra" che significa la casa dei diritti, che significa accendere le luci sugli angoli del dolore sociale, che significa parlare degli invisibili, di tanta gente smarrita e perduta! ([[Nichi Vendola]])
*{{NDR|Alla domanda se sia peggio la [[destra]] o la sinistra}} Sono entrambi peggio! ([[Stalin]])
*Un principio inaccettabile per la sinistra è la riduzione della persona a homo oeconomicus, che si accompagna all'idea di mercato naturalizzato: è il mercato che vota, decide, governa le nostre vite. Ne discende lo svuotamento di alcuni diritti fondamentali come istruzione e salute, i quali non possono essere vincolati alle risorse economiche. Allora occorre tornare alle parole della triade rivoluzionaria, eguaglianza, libertà e fraternità, che noi traduciamo in solidarietà: e questa non ha a che fare con i buoni sentimenti ma con una pratica sociale che favorisce i legami tra le persone. Non si tratta di ferri vecchi di una cultura politica defunta, ma di bussole imprescindibili. Alle quali aggiungerei un'altra parola-chiave fondamentale che è dignità. ([[Stefano Rodotà]])
===[[Theodore Kaczynski]]===
*Molti uomini di sinistra si identificano profondamente con i problemi dei gruppi che hanno un'immagine debole (donne), o di vinti (gli indiani americani), repellenti (omosessuali) e inferiori. Gli stessi uomini di sinistra percepiscono che questi gruppi sono inferiori. Non ammetterebbero questi sentimenti neanche con sé stessi, ma il vero motivo è che essi vedono questi gruppi come inferiori e li identificano con i loro problemi. (Non vogliamo dire che le donne, gli indiani, ecc. sono inferiori; noi stiamo solo puntualizzando la psicologia della sinistra.)
*Parole come "fiducia in sé", "sicurezza di sé", "iniziativa", "impresa", "ottimismo", ecc. giocano un ruolo marginale nel vocabolario liberale e della sinistra. L'uomo di sinistra è antindividualista, pro-collettivista. Egli vuole che la società risolva qualsiasi suo bisogno, prendendosene cura. Egli non possiede un innato senso di fiducia nella propria capacita di risolvere i suoi problemi e soddisfare i suoi bisogni. L'uomo di sinistra è contro il concetto di competizione perché, dentro di sé, si sente un perdente.
*Se la nostra società non avesse alcun problema sociale, la gente di sinistra li inventerebbe, così da procurarsi un motivo per protestare.
==Voci correlate==
*[[Destra]]
*[[Destra e sinistra]]
*[[Sinistra in Italia]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Ideologie politiche]]
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Edoardo Scarfoglio
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'''Edoardo Scarfoglio''' (1860 – 1917), scrittore, poeta e giornalista italiano.
==Citazioni di Edoardo Scarfoglio==
*Ho la disgrazia di contare tra i miei redattori un anarchico spaventoso... [[Ferdinando Russo]], poeta a tempo perso, ma di mestiere propriamente cospiratore [...], si era sin qui nascosto sotto le spoglie di un innocuo vate piedigrottesco... (dalla presentazione di Ferdinando Russo, ''La Camorra'')
*{{NDR|Sulla [[Costiera amalfitana]]}} Mi sono ormeggiato davanti a tutte le calanche, a tutte le fenditure, a tutte le spiagge microscopiche, a tutti i piccoli promontori turriti in cui si insena e si protende questa bellissima fra le parti del globo. Ho approdato alla marinella lillipuziana di [[Furore (Italia)|Furore]], che giace in fondo a un {{sic|''fiord''}} di pupattola, fra due formidabili muraglie granitiche alte trecento metri. Dal cimitero di Conca, verde e canoro di passeri sulla collina come un cimitero mussulmano, ho contemplato il mare venerabile dei nostri padri, il mare fortunoso e profumato, dalle cui profondità emersero tante prue inimiche e tante vele minacciose, da quelle del pirata fenicio, rapitore di donne, a quelle del crociato normanno, fondatore di chiese. E nelle rèfole del maestrale che mi strappavano alla lunga immobilità della notte, e mi portavano in una vasta intavolata dal Capo d'Orso alla punta della Campanella, ho visto e rivisto sfilare quel lembo di mondo medioevale che designano i nomi armoniosi di [[Maiori|Majori]], [[Minori]], [[Amalfi]]: piccolo mondo estatico addormentatosi dopo la morte della sua grande protrettrice Giovanna d'Anjou. (citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 512)
==[[Incipit]] di ''Ponte Galera''==
I contadini s'erano ammucchiati sotto il solleone divampante per la pianura infinita, non un salcio gittava un palmo d'[[ombra]] sulle pantanelle fetenti e bollenti di Ponte Galera, non un soffio di [[vento]] portava via le esalazioni della melma ardente; le canne gialle si drizzavano aguzze e assetate nel grande riverbero meridiano come fasci di lance, il miasma stava là accovacciato sulla [[terra]] arsa, con un'accidia greve.<br>I contadini presso la bufalara del Demonio, ammucchiati sul terriccio rosso ispido di cardi secchi, tra i manipoli di fagioli mietuti, mangiavano: non erano seduti in un cerchio, come nei freschi e violacei vesperi vendemmiali; ma s'erano gittati in quella caldura soffocante tutti in un fascio nero, con la schiena rotta, con le carni puzzolenti di fango e di sudore, con le facce rosolate dal sole: tra i corpi umani splendevano i feri delle ronche; e in tutto il piano solamente l'ombra di quel fascio vivo alleviava il tormento della terra.
==Citazioni su Edoardo Scarfoglio==
*Scarfoglio, allora nei primi anni della giovinezza, era come un selvaggio trapiantato a forza in una città civile. Egli si ribellava a tutte le convenienze sociali. Mangiava, beveva, vestiva e dormiva come un figlio dei boschi. Non ancora giornalista politico, egli sdegnava l'arte di nascondere o modificare il suo giudizio critico nell'opera letteraria di qualsiasi scrittore, anche dei più illustri. E questi suoi giudizi esprimeva in una frase magnifica che, nelle male parole, era superata soltanto da quella di [[Giosuè Carducci]]. ([[Vincenzo Morello]])
*Scalfari e Montanelli direttori all'antica, padroni, mattatori che ricordano gli Scarfoglio, i vecchi direttori dell'ottocento che non solo incrociavano la penna ma anche la spada in una rissa continua con tutti. ([[Ugo Intini]])
==Bibliografia==
*Edoardo Scarfoglio, ''Ponte Galera'', I Prismi, Edizione de ''Il Mattino''.
*Ferdinando Russo, ''La Camorra'', I Prismi, Edizioni de ''Il Mattino'', 1966.
==Filmografia==
*''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'' (1952)
==Altri progetti==
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[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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[[File:Scarfoglio.jpg|miniatura|Edoardo Scarfoglio]]
'''Edoardo Scarfoglio''' (1860 – 1917), scrittore, poeta e giornalista italiano.
==Citazioni di Edoardo Scarfoglio==
*Ho la disgrazia di contare tra i miei redattori un anarchico spaventoso... [[Ferdinando Russo]], poeta a tempo perso, ma di mestiere propriamente cospiratore [...], si era sin qui nascosto sotto le spoglie di un innocuo vate piedigrottesco... (dalla presentazione di Ferdinando Russo, ''La Camorra'')
*{{NDR|Sulla [[Costiera amalfitana]]}} Mi sono ormeggiato davanti a tutte le calanche, a tutte le fenditure, a tutte le spiagge microscopiche, a tutti i piccoli promontori turriti in cui si insena e si protende questa bellissima fra le parti del globo. Ho approdato alla marinella lillipuziana di [[Furore (Italia)|Furore]], che giace in fondo a un {{sic|''fiord''}} di pupattola, fra due formidabili muraglie granitiche alte trecento metri. Dal cimitero di Conca, verde e canoro di passeri sulla collina come un cimitero mussulmano, ho contemplato il mare venerabile dei nostri padri, il mare fortunoso e profumato, dalle cui profondità emersero tante prue inimiche e tante vele minacciose, da quelle del pirata fenicio, rapitore di donne, a quelle del crociato normanno, fondatore di chiese. E nelle rèfole del maestrale che mi strappavano alla lunga immobilità della notte, e mi portavano in una vasta intavolata dal Capo d'Orso alla punta della Campanella, ho visto e rivisto sfilare quel lembo di mondo medioevale che designano i nomi armoniosi di [[Maiori|Majori]], [[Minori]], [[Amalfi]]: piccolo mondo estatico addormentatosi dopo la morte della sua grande protrettrice Giovanna d'Anjou. (citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 512)
==[[Incipit]] di ''Ponte Galera''==
I contadini s'erano ammucchiati sotto il solleone divampante per la pianura infinita, non un salcio gittava un palmo d'[[ombra]] sulle pantanelle fetenti e bollenti di Ponte Galera, non un soffio di [[vento]] portava via le esalazioni della melma ardente; le canne gialle si drizzavano aguzze e assetate nel grande riverbero meridiano come fasci di lance, il miasma stava là accovacciato sulla [[terra]] arsa, con un'accidia greve.<br>I contadini presso la bufalara del Demonio, ammucchiati sul terriccio rosso ispido di cardi secchi, tra i manipoli di fagioli mietuti, mangiavano: non erano seduti in un cerchio, come nei freschi e violacei vesperi vendemmiali; ma s'erano gittati in quella caldura soffocante tutti in un fascio nero, con la schiena rotta, con le carni puzzolenti di fango e di sudore, con le facce rosolate dal sole: tra i corpi umani splendevano i feri delle ronche; e in tutto il piano solamente l'ombra di quel fascio vivo alleviava il tormento della terra.
==Citazioni su Edoardo Scarfoglio==
*Scalfari e Montanelli direttori all'antica, padroni, mattatori che ricordano gli Scarfoglio, i vecchi direttori dell'ottocento che non solo incrociavano la penna ma anche la spada in una rissa continua con tutti. ([[Ugo Intini]])
*Scarfoglio, allora nei primi anni della giovinezza, era come un selvaggio trapiantato a forza in una città civile. Egli si ribellava a tutte le convenienze sociali. Mangiava, beveva, vestiva e dormiva come un figlio dei boschi. Non ancora giornalista politico, egli sdegnava l'arte di nascondere o modificare il suo giudizio critico nell'opera letteraria di qualsiasi scrittore, anche dei più illustri. E questi suoi giudizi esprimeva in una frase magnifica che, nelle male parole, era superata soltanto da quella di [[Giosuè Carducci]]. ([[Vincenzo Morello]])
==Bibliografia==
*Edoardo Scarfoglio, ''Ponte Galera'', I Prismi, Edizione de ''Il Mattino''.
*Ferdinando Russo, ''La Camorra'', I Prismi, Edizioni de ''Il Mattino'', 1966.
==Filmografia==
*''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'' (1952)
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Scarfoglio, Edoardo}}
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Arrigo Sacchi
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[[File:Arrigo Sacchi 2007 (cropped).jpg|thumb|Arrigo Sacchi (2007)]]
'''Arrigo Sacchi''' (1946 – vivente), allenatore di calcio, dirigente sportivo e opinionista italiano.
==Citazioni di Arrigo Sacchi==
{{cronologico}}
*Per diventare un buon [[allenatore]] non bisogna essere stati, per forza, dei campioni; un fantino non ha mai fatto il... cavallo.<ref group="fonte">Citato in Bruno Bernardi, ''Al mare, in una notte di mezza estate Sacchi si strappa crossando per Sanguin'', ''Stampa Sera'', 1º giugno 1988, p. 15.</ref>
*{{NDR|Sulla [[finale della Coppa dei Campioni 1988-1989]]}} Siamo orgogliosi. Credo che il Milan quando gioca a questi livelli non abbia rivali al mondo. Siamo venuti con grande tensione a questo appuntamento: quando abbiamo visto il pubblico, ci è venuta la pelle d'oca. Pensavo: come possiamo perdere con questi tifosi. Però ricordavo che anche la Juventus era andata a giocare con tanta gente al seguito ma non era riuscita a vincere. Noi dovevamo farcela con le nostre forze. Anche il Madrid aveva 100 mila tifosi ma non erano serviti.<ref group="fonte">Citato in Giorgio Gandolfi, ''Berlusconi: «Macchina da gol»'', ''La Stampa'', 25 maggio 1989, p. 19.</ref>
*{{NDR|Su [[Alessandro Bianchi (calciatore 1966)|Alessandro Bianchi]]}} Eccezionale dinamismo, gran senso tattico: uno così, merita sempre di giocare.<ref group="fonte">Citato in [[Roberto Beccantini]], ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,31/articleid,0848_01_1992_0310_0031_25214496/ Nella rivoluzione di Sacchi anche Vialli rischia il posto]'', ''La Stampa'', 12 novembre 1992, p. 31.</ref>
*Ricordatevi, però, che anche ai [[Tiri di rigore|rigori]] vince quasi sempre chi lo merita. Non è vero, come si dice, che sono una lotteria. Se una squadra ha giocato meglio, e si sente penalizzata dal risultato, li va a calciare con una carica interiore che la squadra avversaria non ha.<ref group="fonte" name="trionfo">Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/maggio/24/Trionfo_all_italiana_utile_alla_co_0_9605246123.shtml "Trionfo all'italiana, utile alla nazionale"]'', ''Corriere della Sera'', 24 maggio 1996.</ref>
*{{NDR|Sulla [[finale della UEFA Champions League 1995-1996]]}} Torricelli? Come Di Livio e Ravanelli, tre anni fa sembrava impossibile vederli campioni d'Europa. Nel calcio, però, c'è qualcosa che sfugge alle analisi più frettolose. Un segreto che io conosco, ma che dovrete scoprire da soli. [...] La Juve ha battuto l'Ajax perché è stata più aggressiva del Milan l'anno scorso.<ref group="fonte" name="trionfo"/>
*Tutti hanno preso dal mio [[Associazione Calcio Milan|Milan]] il modulo a zona, senza capire che la vera rivoluzione stava nell'atteggiamento offensivo della squadra. Il mio successore invece ha messo uno stopper a centrocampo e tutti l'hanno copiato. {{NDR|22 aprile 2000}}<ref group="fonte">Citato in ''Ipse Dixit'', ''Calcio 2000'' nº 31, giugno 2000, p. 194.</ref>
*{{NDR|Su [[Giovanni Trapattoni|Trapattoni]]}} È uno che saprebbe farsi capire anche dai giapponesi.<ref group="fonte">Citato in [[Gian Antonio Stella]], ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2001/marzo/28/Trapattoni_straparlare_genio_co_0_01032810659.shtml Trapattoni, lo straparlare di un genio]'', ''Corriere della Sera'', 28 marzo 2001.</ref>
*I più ingenerosi e invidiosi possono parlare di inadeguatezze delle avversarie o di [[fortuna]]. Machiavelli sosteneva che la metà delle imprese dipendono dalla fortuna, l'altra metà da noi stessi. Credo che la fortuna sia quella che ognuno di noi merita e che molte volte sia il nome che si dà all'abilità altrui. Non c'è impresa che se vogliamo denigrare o ridimensionare possa sfuggire a un momento fortunato.<ref group="fonte">Citato in ''La Gazzetta dello Sport'', 17 dicembre 2007.</ref>
*C'è una differenza: giocatore è colui che gioca bene, calciatore è colui che conosce il calcio. [[David Beckham|Beckham]] è un calciatore. Ed è un calciatore da calcio totale.<ref group="fonte">Dall'intervista a ''Radio Italia'', 7 febbraio 2009.</ref>
*{{NDR|Sul [[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli]] nel 2011}} Difesa folta, marcature rigide, contropiedi e spunti individuali. Un sistema di gioco che in Italia può dare risultati ma con tutti i limiti che il calcio europeo ha evidenziato.<ref group="fonte">Citato in Tancredi Palmeri, ''[http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/Altri_Sport/Altri/30-dicembre-2011/blob-2011-migliori-frasi-804163295835.shtml Il blob del 2011.Le migliori frasi]'', ''gazzetta.it'', 31 dicembre 2011.</ref>
*In [[Italia]] nessuno ha mai chiesto lo spettacolo, e quindi non c'è. Abbiamo quello che la gente vuole. Contano solo i risultati. A livello di spettacolo siamo indietro e quindi dobbiamo cercare di capire che è importante lavorare per l'immediato, ma anche in prospettiva futura, puntando sempre più sui nostri giovani.<ref group="fonte">Citato in ''[http://www.tuttosport.com/calcio/calcioscommesse/2012/10/10-217889/Sacchi%3A+Calcioscommesse%3F+Non+sono+tutti+disonesti Calcioscommesse? Non sono tutti disonesti]'', ''tuttosport.com'', 10 ottobre 2012.</ref>
*{{NDR|Su [[Andrea Stramaccioni]]}} Per quanto mi sia simpatico, devo ammettere che non ha dato un'impronta a questa Inter. Né dal punto di vista del gioco, né dei risultati.<ref group="fonte">Da ''SportMediaset''; citato in Tancredi Palmeri, ''[http://www.gazzetta.it/gallery/Calcio/04-2013/blob/variabili-92894719253.shtml#15 Il blob della settimana]'', ''gazzetta.it'', 8 aprile 2013.</ref>
*La [[Juventus Football Club|Juve]], a tutti i livelli, è un esempio di squadra che moltiplica le qualità dei singoli.<ref group="fonte">Citato in ''[http://www.tuttosport.com/calcio/serie_a/juventus/2014/01/05-281683/Sacchi+avvisa+Pogba%3A+%C2%ABSbagli+se+lasci+la+Juve%C2%BB Sacchi avvisa Pogba: «Sbagli se lasci la Juve»]'', ''tuttosport.com'', 5 gennaio 2014.</ref>
*Io non sono mai stato un estimatore della Juventus: grandi giocatori, ma gioco abbastanza insufficiente o poco armonioso, poco moderno. Ma credo che questa Juventus, quella di [[Antonio Conte|Conte]], sia la più bella che io mi ricordi e me ne ricordo tante, purtroppo. Anche più bella di quella di [[Marcello Lippi|Lippi]]: è molto più armoniosa, è una squadra che conosce tutto del calcio. Vedi questa Juventus e ti sembra che il calcio sia la cosa più semplice del mondo.<ref group="fonte">Citato in ''[http://www.sportmediaset.mediaset.it/calcio/juventus/2014/articoli/1027687/sacchi-difende-conte-e-sua-la-juve-piu-bella-160-.shtml Sacchi difende Conte: «È sua la Juve più bella»]'', ''sportmediaset.com'', 19 febbraio 2014.</ref>
*La Juventus è la squadra di adulti. Non sei mai sicuro di vincere contro di loro finché non muoiono.<ref group="fonte">Dal programma televisivo ''Premium Champions League Studio'', Mediaset Premium, 19 marzo 2014.</ref>
*{{NDR|Su [[Massimiliano Allegri]]}} Non voglio far domande, quando avrà imparato il rispetto che si devono alle persone allora parlerò.<ref group="fonte">Dal programma televisivo ''Premium Calcio'', 5 ottobre 2014; citato in ''[http://www.corrieredellosport.it/serie_a/2014/10/05-379127/Allegri+contro+Sacchi,+altra+lite+in+tv Allegri contro Sacchi, altra lite in TV.]'', ''corrieredellosport.it'', 5 ottobre 2014</ref>
*Non sono certo razzista e la mia storia di allenatore lo dimostra, a partire da Rijkaard, ma a guardare il torneo di Viareggio mi viene da dire che ci sono troppi giocatori di colore, anche nelle squadre Primavera. Il business ormai ha la meglio su tutto. L'Italia non ha dignità, non ha orgoglio: non è possibile vedere squadre con 15 stranieri.<ref group="fonte" name=maestrelli>Dalla cerimonia di consegna del Premio Maestrelli a Montecatini Terme; citato in ''[http://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/16-02-2015/sacchi-italia-senza-dignita-troppi-neri-giovanili-100917863865.shtml Sacchi: "Troppi neri nelle giovanili". Poi precisa: "Non sono razzista"]'', ''gazzetta.it'', 16 febbraio 2015.</ref>
*Sono stato travisato, figuratevi se io sono razzista. Ho solo detto che ho visto una partita con una squadra che schierava 4 ragazzi di colore. La mia storia parla chiaro, ho sempre allenato squadre con diversi campioni di colore e ne ho fatti acquistare molti, sia a Milano che a Madrid. Volevo solo sottolineare che stiamo perdendo l'orgoglio e l'identità nazionale.<ref group="fonte" name=maestrelli/>
*La volontà, il dare tutto, la generosità e la serietà della [[Juventus Football Club|Juve]] dovrebbero essere un esempio per tutti i club. La cultura della vittoria fa parte da sempre del DNA dei bianconeri: si trasmette ai giocatori facendone dei protagonisti. La storia di questo club, a parte qualche piccola pausa, è sempre stata caratterizzata da una sete di vittorie senza pari. Forse non sempre la Juventus ha convinto, forse non sempre è stata bellissima, ma sicuramente è sempre stato un avversario con una determinazione feroce, uno straordinario orgoglio e un grande senso pratico.<ref group="fonte">Citato in ''Juve, la cultura della vittoria'', ''La Gazzetta dello Sport'', 11 marzo 2015, p. 25.</ref>
*Penso che [[Ruud Gullit|Gullit]] possa essere considerato il simbolo del mio Milan. Aveva una grande potenza dal punto di vista fisico e sapeva anche essere un punto di riferimento per i compagni. Quando partiva in progressione si portava via anche il vento. Era anche un donnaiolo: una volta rispose per le rime a Berlusconi, che aveva chiesto ai giocatori 30 giorni di astinenza prima della finale di Coppa dei Campioni, dicendogli "Dottore io con le palle piene non riesco a correre".<ref group="fonte">Da un'intervista al ''Quotidiano Sportivo''; citato in ''[http://m.goal.com/s/it/news/2/serie-a/2015/04/01/10372342/retroscena-sacchi-gullit-disse-a-berlusconi-con-le-pe-piene Retroscena Sacchi: "Gullit disse a Berlusconi 'con le p****e piene non corro..."]'', ''goal.com'', 1º aprile 2015.</ref>
*{{NDR|Su [[Lionel Messi]]}} È un giocatore unico e completo: è un finalizzatore letale ma è anche capace di tornare a centrocampo per aiutare la squadra. Marcarlo a uomo è impossibile, è tutto il sistema squadra che deve funzionare alla perfezione per ingabbiarlo. Siamo di fronte un vero genio del calcio, è come Maradona. In questo momento nessuno è come lui.<ref group="fonte">Dal programma televisivo ''Champions League – Speciale''; citato in ''[http://www.sportmediaset.mediaset.it/calcio/championsleague/sacchi-incorona-messi-e-un-genio-del-calcio-cos%c3%ac-solo-maradona-160-_1065148-201502a.shtml?frommobile Sacchi incorona Messi: "È un genio del calcio. Così solo Maradona"]'', ''sportmediaset.it'', 7 maggio 2015.</ref>
*{{NDR|Nel 2016, sulla Juventus di Massimiliano Allegri}} Noi al Milan coniugavamo tre verbi: vincere, convincere, divertire. La Juventus ne coniuga uno: vincere. È una debolezza. Si dirà: ma in Italia continua a vincere. E io dirò: anche il Rosenborg vince sempre lo scudetto in Norvegia. Ma cosa conta è la Champions League e in Europa la Juventus fatica.<ref group="fonte">Citato in ''[http://www.lastampa.it/2016/03/09/sport/calcio/qui-juve/la-juve-come-il-rosenborg-sacchi-punge-allegri-ma-rimedia-un-autogol-Gk0KQTB3B8Z6CFiwMqNk5O/pagina.html "La Juve come il Rosenborg". Sacchi punge Allegri, ma rimedia un autogol]'', ''lastampa.it'', 9 marzo 2016.</ref>
*{{NDR|Parlando di [[Andrea Belotti]]}} Dio non gli ha dato il talento [...]. Gli ha dato delle virtù maggiori: perché gli ha dato la generosità, l'entusiasmo, la pressione, il cuore, il sacrificarsi per i compagni, lottare per i compagni.<ref group="fonte">Dall'intervento alla cerimonia di consegna del premio ''Amico dei bambini, un esempio per loro'', Milano, 2 marzo 2017; video disponibile in ''[http://www.foxsports.it/2017/03/03/arrigo-sacchi-su-belotti-dio-non-gli-ha-dato-il-talento/ Arrigo Sacchi su Belotti: "Dio non gli ha dato il talento"]'', ''foxsports.it'', 3 marzo 2017.</ref>
*La Juventus è l'esaltazione della qualità, dell'organizzazione e della potenza.<ref group="fonte">Da un'intervista a RMC Sport; citato in Rosa Doro, ''[https://www.tuttojuve.com/altre-notizie/sacchi-napoli-una-benedizione-ma-hanno-un-impresa-quasi-impossibile-sulla-juve-e-buffon-413866 Sacchi: "Napoli una benedizione ma hanno un'impresa quasi impossibile. Sulla Juve e Buffon..."]'', ''tuttojuve.com'', 20 marzo 2018.</ref>
*{{NDR|Su [[Zlatan Ibrahimović]]}} Indubbiamente è un calciatore di peso, ma con quelli che per me sono quattro difetti: individualismo, protagonismo, egocentrismo, avidità.<ref group="fonte">Dall'intervista di [[Antonello Piroso]], ''La Verità'', 20 luglio 2019.</ref>
*[...] avere coraggio vuol dire avere punti in classifica.<ref group="fonte">Da un'intervista a ''La Gazzetta dello Sport''; citato in ''[https://www.milannews.it/news/sacchi-per-evitare-di-farsi-intrappolare-dal-parma-il-milan-deve-cercare-il-possesso-palla-e-l-aggressione-dell-avversario-546541 Sacchi: "Per evitare di farsi intrappolare dal Parma, il Milan deve cercare il possesso palla e l'aggressione dell'avversario"]'', ''milannews.it'', 23 agosto 2024.</ref>
{{Int|''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/07/03/un-giorno-sacchi-gioco-in-difesa.html E un giorno Sacchi giocò in difesa]''|Dalla conferenza stampa di presentazione al Milan Associazione Calcio, 2 luglio 1987; citato in [[Gianni Mura]], ''la Repubblica'', 3 luglio 1987.}}
*Perchè {{NDR|Berlusconi}} ha scelto me? Mi sono dato tre risposte: uno, ho avuto fortuna; due, gli è piaciuto il gioco del Parma; tre, nello sport parliamo la stessa lingua.
*Il pareggio è un fardello pesante, col tacito accordo si vedono partite scarsamente morali.
*Senza l'appoggio del club e dei giocatori, nessun [[allenatore]] è bravo.
*Rispetto il prossimo, credo nell'uomo, nella cultura, nel dialogo. Il calcio del futuro sarà più intellettivo che muscolare, si vince e si perde in una frazione di secondo e la testa conta più della preparazione atletica. [...] E bisogna considerare il calciatore un lavoratore come tutti gli altri, solo che lavorerà sempre meno degli altri e guadagnerà sempre di più. Questo vale anche per i tecnici. Il denaro non muove forze latenti, le motivazioni sì.
{{Int|''Povero calcio che non fa squadra''|Intervista di [[Massimiliano Castellani]], ''Avvenire'', 9 ottobre 2009.}}
*Per superare la crisi, dobbiamo smetterla di considerare la furbizia una virtù e l'arrangiarsi un'arte: il perfezionismo deve battere il nostro pressappochismo radicato.
*Ci esprimiamo ai massimi livelli se c'è da spazzare via la vergogna, l'invidia e la ripicca internazionale... ma non si può mica sempre vivere nello "Stato di massima allerta" per mantenere uno sport in salute.
*La Nazionale è lo specchio di quello che esprime il campionato, quindi una realtà in cui dominano gli isterismi, la violenza, i debiti delle società, gli stadi fatiscenti.
*Il [[pregiudizio]] si vince con le idee.
===Citazioni non datate===
*{{NDR|[[Gaffe famose|Gaffe]]}} È stato un avversario molto ostico ma anche agnostico.<ref group="fonte">Citato in Marco Sappino, ''Dizionario biografico enciclopedico di un secolo del calcio italiano'', Dalai editore, 2000, [http://books.google.it/books?id=J5OpwwKggrsC&pg=PA2113 p. 2109]. ISBN 8880898620</ref>
*Giocare contro [[Diego Armando Maradona|Maradona]] è come giocare contro il tempo perché sai che, prima o poi, o segnerà o farà segnare.<ref group="fonte">Da ''La storia del grande Milan'', ESPN Classic.</ref>
*Il [[Nazionale di calcio del Belgio|Belgio]] non conosce l'arte della vittoria perché non ha mai avuta esperienza della vittoria.<ref group="fonte">Citato in Alec Cordolcini, ''[https://www.ultimouomo.com/belgio-nazionale-miracolo-lukaku-debruyne-martinez-europei/ L'importanza della Nazionale per il Belgio]'', ''ultimouomo.com'', 14 giugno 2021.</ref>
*{{NDR|Riferendosi ai primi mesi al Milan}} L'inizio fu assai difficile e rischiai davvero di non mangiare il panettone.<ref group="fonte">Citato in Francesco Valitutti, ''Breve storia del grande Milan'', Italia Tascabile.</ref>
*Un [[allenatore]] cambia molto o perché è scemo o perché è insoddisfatto.<ref group="fonte">Citato in Marco Sappino, ''Dizionario biografico enciclopedico di un secolo del calcio italiano'', Dalai editore, 2000, [http://books.google.it/books?id=J5OpwwKggrsC&pg=PA2113 p. 2113]. ISBN 8880898620</ref>
==''Calcio totale''==
===[[Incipit]]===
C'è un giorno nell'infanzia di ognuno di noi che segna per sempre la nostra storia e il nostro destino.
===Citazioni===
*Ho sempre cercato di dare una forma alla bellezza creando un gioco capace di esprimere la gioia di vivere e di far divertire il pubblico. (cap. 1)
*Ho sempre pensato che per avere [[successo]] nella vita, in ogni campo, sia importante una piccola percentuale di sogni e di talento, una parte di follia, ma che più del 90 per cento del successo e della realizzazione sia dovuto allo studio, al lavoro, alla pianificazione e al rinnovamento continuo. (cap. 1)
*[...] il leader in una squadra non è solo il regista. Ogni giocatore lo diventa quando ha la palla, e tutti devono essere capaci di fare gioco. (cap. 1)
*[...] la vera funzione dell'[[allenatore]] [...] non è solo organizzare la squadra e disporre i giocatori in campo, ma significa soprattutto creare il gioco valorizzando le attitudini individuali dei singoli. (cap. 1)
*Con la conquista del mio primo campionato cominciai a capire la gioia che il calcio trasmette agli spettatori. Il calcio è spettacolo, e quello che era successo nel piccolo campo di Fusignano l'ho poi rivissuto nei grandi stadi internazionali. Le emozioni sono sempre le stesse. (cap. 1)
*In verità, fra musica e calcio non c'è alcuna differenza. Per me il gioco, lo spartito da interpretare, è il vero protagonista in campo. Puoi avere i migliori musicisti e solisti del mondo, ma non sentirai alcuna melodia se non sono coordinati da un direttore e da uno spartito comune. L'allenatore è insieme autore e direttore d'orchestra, con la sua sensibilità, la sua idea di musica, la sua interpretazione. Il suo concetto di tempo e di ritmo. E quanto contano i tempi e il ritmo nel gioco del calcio! (cap. 2)
*Il [[Leadership|leader]] vero è quello che convince, non quello che ordina. (cap. 2)
*L'allenatore è l'uomo che rappresenta la società in campo e che si fa interprete delle finalità di gioco e degli obiettivi della società stessa. Se uno dei pezzi manca, anche il ruolo dell'allenatore viene meno e si rompe quel clima di fiducia che è fondamentale per la buona riuscita del progetto. (cap. 4)
*[...] la bellezza, il gioco, la determinazione, la voglia di fare sono il vero motore che fa vincere una [[Squadra (sport)|squadra]]. (cap. 4)
*Il calcio per me è una lettura della situazione, a cui si deve rispondere tutti e undici contemporaneamente. (cap. 4)
*Una volta m'invitarono alla Bocconi per una conferenza, e la prima domanda che mi fece uno studente fu: «Come può allenare campioni senza esserlo mai stato?».<br>«Non ho mai saputo che prima di essere un fantino bisogna essere stato un cavallo!» risposi, suscitando l'ilarità generale. (cap. 6)
*{{NDR|Su come ha insegnato un nuovo modo di giocare ai calciatori del Milan}} Quando ci sono dei cambiamenti e convinzioni nuove, c'è bisogno di trasmettere tutto il tuo sapere con una determinazione feroce, senza tentennamenti. (cap. 6)
*Gullit aveva la personalità dei grandi, fu un esempio fondamentale per il calcio che volevo sul campo, faceva correre in avanti giocatori che, per la loro storia e le abitudini di questo Paese, preferivano rimanere indietro. Questa era una delle grandi differenze. Era un esempio di calcio coraggioso, ottimistico, di personalità e di capacità interpretativa. (cap. 6)
*Il [[Calcio (sport)|calcio]] è la cosa più importante delle cose meno importanti. (cap. 7<ref name=esergo>In esergo.</ref>)
*Una [[vittoria]] senza merito non è una vittoria. (cap. 7)
*L'[[allenamento]] per essere veramente allenante deve far provare durante la settimana tutte le situazioni che si ritroveranno in partita, tenendo presente che nelle situazioni inedite ci sarà solo sconforto e tensione. (cap. 7)
*Il calcio ha offerto un piccolo gruppo di geni delle idee e della tattica e un folto esercito di arrivisti con scarse convinzioni e conoscenza che cercano di seguire le mode del momento. Esiste una terza via, quella degli allenatori legati al passato, che lo difendono orgogliosamente. Sono tecnici che non inventano e non trasmettono ai posteri una qualche eredità ideologica. (cap. 7)
*La [[fortuna]] è il nome che si dà sempre all'abilità altrui. (cap. 8<ref name=esergo/>)
*[[Mauro Tassotti|Tassotti]] era un professionista eccellente. Simpatico, ironico e autoironico. Un terzino destro dotato di grandi qualità tecniche e di gioco, ma poco considerato in Italia, dove si preferiva un difensore marcatore e roccioso. Esordì in Nazionale a trentadue anni. Era un giocatore moderno e totale, che sapeva svolgere ad alti livelli le fasi difensiva e offensiva. Era importante per il contributo al gioco, ma anche per l'armonia dello spogliatoio. (cap. 8)
*[[Paolo Maldini]] è stato uno dei più grandi terzini-difensori mai esistiti. Potente, veloce, resistente, generoso. Forte fisicamente e nel gioco aereo. Nel Milan migliorò anche nella marcatura, maturando velocemente accanto a compagni più grandi e grazie anche all'aiuto del padre. Professionista serio, ragazzo amabile e leale. Faceva la fascia a velocità ultrasoniche. Una grande forza sia nel Milan sia in Nazionale. Eccezionale la durata della sua carriera, sinonimo della qualità della persona e del professionista. (cap. 8)
*{{NDR|Su [[Alessandro Costacurta]]}} Discreto con la palla, abile nella marcatura; era un difensore da calcio totale, non uno specialista. Si connetteva assai bene con i compagni, dimostrando senso della posizione, capacità di giudizio e di previsione. Dimostrava una certa personalità, pur non eccellendo in forza ed elevazione. Per me, che lo feci esordire nel Milan e poi in Nazionale, è stato un giocatore affidabile e di buon livello. Era originariamente un libero e si divideva con Baresi, quindi avevo due liberi che sapevano marcare ma anche partecipare al gioco. (cap. 8)
*[[Franco Baresi]], «il Capitano», un campione. Di poche parole, ma un esempio per tutti. Un lottatore determinato che dava sempre tutto. Giocatore di grande temperamento e capacità motorie, confortato da rapidità e velocità notevoli. Buona tecnica, forse esagerava con i lanci. Mostrava straordinarie capacità tattiche e dirigeva la difesa con sagacia e tempismo, sostenuto da talento e capacità di giudizio. Difficile da superare del duello uno contro uno, esaltanti le sue accelerate e il suo tempismo. Era un campione che muoveva tutta la difesa elevando le capacità singole grazie all'apporto costante dei difensori. È stato il più bravo difensore che abbia mai visto, l'unico che muoveva un intero reparto. (cap. 8)
*{{NDR|Su [[Carlo Ancelotti]]}} Modesto, cercava sempre di migliorarsi e anche negli allenamenti dava il massimo. Determinato tanto da migliorare la poca velocità e anche la forza, deciso nei contrasti con bravura tecnica, possedeva capacità di valutazione e tempi di gioco di alto livello. [...] Era la forza umana e tattica di questa squadra. (cap. 8)
*[[Frank Rijkaard|Rijkaard]] era un gigante fisicamente. Una brava persona, con qualità fisico-atletiche fuori dal comune. Dotato di una buona tecnica, grande chiarezza, potenza straordinaria, velocità e resistenza, copriva il campo con facilità, pressava forte. Non sbagliava mai le partite importanti. Diede un contributo importante più come centrocampista che come difensore. (cap. 8)
*[[Roberto Donadoni]], una persona e un professionista eccellente, grande tecnica e con un dribbling rapido e resistente. Una mezza punta che interpretava il ruolo in modo completo e totale. (cap. 8)
*[[Marco Van Basten]] era la ciliegina sulla torta. Il più talentuoso ma anche il più discontinuo. La classe era cristallina. Lo stile inimitabile, un cigno che ballava con il pallone fra i piedi. Goleador che si connetteva stupendamente con i compagni, sfruttando le sinergie. Segnava di destro, di sinistro, di testa, giocava e rifiniva. Tecnica elevatissima, soluzioni impensabili ed esaltanti, faceva ripetuti dribbling, era agile e rapido nonostante l'altezza. Era un ragazzo introverso, ma buono e sensibile, ha subito molti infortuni. (cap. 8)
*In Italia si vince di più con la squadra votata alla difesa e con l'individualità, in Europa con il calcio offensivo e collettivo. (cap. 11)
*[...] in Italia si giudica una partita solo dal risultato ottenuto. (cap. 12)
*L'[[ansia]], per come l'ho conosciuta, è un plusvalore finché riesci a gestirla. Ed è indispensabile per ottenere grandi performance. Il vero agonista sa incanalarla in modo che si trasformi in impazienza di misurarsi, aumentando le qualità cognitive e agonistiche. (cap. 16)
*Il [[tiki-taka]], il possesso palla portato avanti dalle squadre spagnole, nasce in una cultura calcistica che si sviluppa partendo dalla tecnica. La Spagna ha avuto un'evoluzione diversa dalla nostra, noi avevamo sviluppato l'agonismo, loro la tecnica, ma entrambe all'inizio erano incompiute. Quando gli spagnoli hanno fatto il salto di qualità, quando il calcio è diventato uno sport di squadra, e hanno cominciato a sviluppare una tecnica non solo individuale ma collettiva, esaltata al massimo, anche eccedendo, è nato il tiki-taka. Il pericolo era che diventassero pleonastici – e tante volte lo erano, perché il limite è molto sottile – tenendo la palla e facendola girare fino all'ossessione, impedendo agli altri di giocare, col rischio di perdere in velocità, in concretezza, di offrire uno spettacolo noioso. Il tiki-taka ha un senso se non è fine a se stesso, ma è l'inizio di un'azione che porta verso la porta avversaria: tengo palla per trovare uno spazio, non per impedire agli altri di giocare. (cap. 16)
*Mi piacciono gli [[alberi]], sono segno di forza e di grandezza, si innalzano verso il cielo. Hanno una vita lunga: c'erano e ci saranno prima e dopo di noi. Ci sopravvivono. E così mi sdraio in veranda e ascolto la brezza che muove appena le fronde. Un suono meraviglioso che solo la vita e la natura ti sanno dare. (cap. 17)
==Citazioni su Arrigo Sacchi==
*Anche Sacchino fa autocritica: riconosce di aver commesso qualche errore. Non gli capitava da quando, all'età di tre anni, ammise che la pipì nel letto l'aveva fatta lui e non [[Christian Panucci|Panucci]]. ([[Massimo Gramellini]])
*Arrigo 6-1 mito.<ref>Striscione della tifoseria interista riferito all'allenatore milanista, Sacchi, che nel precedente turno del campionato 1996-1997 era stato sconfitto a San Siro dalla Juventus con un pesante 1-6.</ref> ([[Striscioni del calcio|striscione]])
*Arrigo è stato il rivoluzionario del nostro calcio, l'ha portato dal Medioevo alla modernità. ([[Antonio Matarrese]])
*Arrigo è un amico, ma sa bene d'aver vinto quando si è trovato, tutti insieme, i Baresi, i Maldini, i Tassotti, gli Ancelotti, i Donadoni e i Costacurta. ([[Giovanni Branchini]])
*Con l'ascesa di Arrigo Sacchi cambiò completamente il modo di approcciarsi al gioco in Serie A, esplorando strade impensabili fino a poco prima. [...] il gioco italiano ruotava ancora tutto attorno ai concetti di catenaccio e possesso palla. Sacchi rivoluzionò tutto questo, come a suo tempo era accaduto col calcio totale olandese. I meccanismi della difesa, il passaggio al 4-4-2, la tattica del fuorigioco, attaccanti costantemente proiettati all'attacco con il supporto di percussori da centrocampo... Erano tutti concetti nuovi. La mentalità vincente cambiò profondamente, ed è anche quella che troviamo oggi: nel calcio l'attacco è la miglior forma di difesa. ([[Luther Blissett (calciatore)|Luther Blissett]])
*È stato il più grande rivoluzionario del calcio mondiale. Forse ripete gli stessi concetti, cosa un po' monotona, però sono i concetti base di ogni squadra di ogni società. ([[Zvonimir Boban]])
*{{NDR|«Ma quando vi spiega le cose, com'è?»}} Eh, com'è, è un martello. Ti chiama al sabato mattina e ti spiega una cosa a tu per tu. Poi alle sei del pomeriggio parla con tutta la squadra e la ripete. Alla sera fa il giro delle camere e te la ridice a tu per tu. Certe volte, francamente, ti dà l'impressione della paranoia: però è vero che da tutti lui riesce ad ottenere il cento per cento. ([[Mauro Tassotti]])
*Entrava in campo per ultimo ed io vedevo in questo atteggiamento il desiderio di mimare il direttore d'orchestra. Arrigo ha tracciato il solco e tracciare il solco è difficile. ([[Silvano Ramaccioni]])
*{{NDR|Sul fatto che Sacchi abbia fatto la storia del calcio}} L'hanno fatta i suoi giocatori. Quel [[Associazione Calcio Milan|Milan]] era una delle squadre più forti di sempre. Lui ha avuto una parte importante. Era bravo a farsi amici i [[giornalisti]], ha saputo costruire una immagine da grande innovatore. {{NDR|«Non lo è stato?»}} Non ha inventato nulla. Il modulo che usava il Milan non era né rivoluzionario né offensivo. Schieravamo difensori eccezionali. A farci vincere così tanto è stata sempre la difesa, alla quale lui si applicava molto, dedicando invece poco tempo alla fase offensiva. ([[Marco van Basten]])
*Lavorare con Sacchi sarebbe stato molto interessante. Sacchi come mentalità era simile a [[Valerij Lobanovs'kyj|Lobanovski]], il tecnico che mi ha formato nella [[Futbol'nyj Klub Dynamo Kyïv|Dinamo Kiev]]. Intensità, impegno, lavoro, pensiero collettivo, dedizione: i concetti erano quelli del calcio moderno. Sacchi ha rivoluzionato il calcio, un po' come aveva fatto Lobanovski nella ex [[Unione Sovietica]]. ([[Andrij Ševčenko]])
*Lo spettacolo non è subordinato solo ai moduli o alle strategie tattiche. Alla fine fanno la differenza quelli che vanno in campo e chi ha dei fuoriclasse può permettersi di giocare in tutti i modi. Sacchi è un ottimo allenatore, che è riuscito in pochi anni a vincere tutto nel mondo con manovre e schemi di prim'ordine. Ma resto convinto che, senza Van Basten, Baresi, Gullit e soprattutto Rijkaard, anche per lui le cose sarebbero state difficili. [...] Non vorrei che [...] Berlusconi, nei suoi anni milanisti, avesse avuto un ruolo determinante al momento di «stendere» la formazione. ([[Filippo Grassia]])
*Non c'è mai stato feeling personale tra me e lui. Non mi ha mai dato l'impressione di essere onesto nei rapporti umani. Non era mai diretto. Andava a zig zag. Quando non era contento di come ci allenavamo, se la prendeva con i giovani, con i più deboli, che magari invece erano in testa a tirare il gruppo. ([[Marco van Basten]])
*Non ci siamo mai capiti [...]. Lui se ne frega che un giocatore segni una montagna di [[gol]], perché privilegia il sistema di gioco agli uomini. ([[Gianluca Vialli]])
*Non insegno chimere, le lascio a Sacchi. Icaro volava, ma Icaro era un pirla. ([[Giovanni Trapattoni]])
*Non mi interessa cosa dice sul mio Napoli. Lui è fuori dal giro da molto tempo, preferisco sentire cosa ne pensa uno come Prandelli, che non a caso ha più volte detto che la mia squadra gioca meglio di tutti in Italia. Il gioco del Milan di Sacchi? Volevo vederlo senza campioni come Van Basten... ([[Walter Mazzarri]])
*Per me la novità di Sacchi non è stata la zona, ma il lavoro che lui ha portato nella grande squadra, che forse prima ne faceva a meno. Il grande club, tradizionalmente, vinceva anche senza un carico di lavoro esasperato: grazie ai valori tecnici superiori e magari al maggior numero di partite imposto da un calendario più ricco, che suppliva a parte dell'allenamento. [...] Ora Sacchi ha introdotto una filosofia nuova, costringendo grandi giocatori a lavorare addirittura di più di quelli dei club di bassa classifica. Questo elemento, combinato con l'aggressività, il pressing, l'intento di vincere sempre anche in trasferta ha rappresentato la grande novità [...]. Ma non la zona. ([[Osvaldo Bagnoli]])
*Premessa: gli allenatori non sono così decisivi come si crede. Per questo ce l'ho più con il sacchismo che con Sacchi. All'inizio del suo primo anno di Milan la società rossonera voleva esonerarlo, dopo l'eliminazione dalla Coppa Uefa. Fedele Confalonieri aveva addirittura già raggiunto un accordo con Nedo Sonetti. Poi il Milan batté il Verona uno a zero, con gol di Virdis, e si riprese. Un gol su azione da calcio piazzato, il gioco di Sacchi non c'entrava niente. ([[Franco Rossi]])
*Quello che non sopportavo di Sacchi era che costringeva i giocatori a correre più veloci della palla. Questo ha senso, magari, per un Gattuso, ma non mi pare che Kakà o Totti finiscano le partite stremati. I giocatori di talento devono dosare le forze, perché altrimenti la fatica annebbia le idee. ([[Claudio Borghi (calciatore)|Claudio Borghi]])
*Sa anche essere ruffiano al punto giusto. ([[Eugenio Fascetti]])
*{{NDR|Nel 1995}} Sacchi aveva promesso una Nazionale dal gioco nuovo e spettacolare. In tre anni non l'abbiamo mai vista. [...] Sacchi è un uomo capace ed intelligente ma ha avuto il torto di scatenare una guerra di religione che ha finito per scontare in prima persona. Non credo [...] che ci siano stati attacchi strumentali, cioè critico Sacchi per colpire Matarrese, anche se in qualche caso questo può essere successo. È vero, invece, che Sacchi, proponendosi come allenatore e non come selezionatore, come filosofo anziché come uomo di calcio, si è attirato antipatie, accentuate dal suo carattere che sembra dolce e melenso ma è invece, a volte, per fortuna, astioso e vendicativo. ([[Domenico Morace]])
*Sacchi dice che un c.t. è come un eunuco nell'harem? Parla per sé. Io ce le ho tutte e due... ([[Giovanni Trapattoni]])
*Sacchi è stato un vero rivoluzionario. Tanti poi lo hanno imitato, anche nel modo peggiore. Molte squadre hanno [[Vittoria|vinto]] molto ma non hanno lasciato niente, non ti ricordi una sola partita. Invece di quel Milan ricordi delle prestazioni e delle [[emozioni]] fantastiche. ([[Gian Piero Gasperini]])
*Sacchi è uno che ha un'altra marcia, che ci ha fatto fare un salto di qualità incredibile. Se ha un segreto, è quello di riuscire a farti concentrare al massimo anche in allenamento, proprio come se fossi in partita: e noi a questo non eravamo abituati. Una volta allenarsi era più che altro un divertimento, adesso con lui è un lavoro che va fatto al massimo della concentrazione: per divertirsi c'è tempo poi. ([[Mauro Tassotti]])
*Sacchi ha avuto il merito di portare la cultura del lavoro nelle grandi squadre però ha pure originato un grosso equivoco. Si diceva che il suo calcio fosse offensivo ma come si fa a chiamare offensivo un calcio basato sul pressing e sul fuorigioco? ([[Osvaldo Bagnoli]])
*Sacchi ha fatto da spartiacque: c'è stato un calcio prima e dopo la sua idea di ''pressing''. ([[Cristian Bucchi]])
*{{NDR|Sul confronto tra Maurizio Sarri e Arrigo Sacchi}} [[Maurizio Sarri|Sarri]] si sta dimostrando molto più bravo, perché Sacchi aveva tanti fuoriclasse, come i tre olandesi, [[Franco Baresi|Baresi]], [[Paolo Maldini|Maldini]] e [[Roberto Donadoni|Donadoni]], mentre lui ha ottimi giocatori, non campionissimi. ([[Alberto Bigon]])
*Sembra uscito da una pagina di Bellow, con questa sua paradossale, inverosimile pelatina da sacrestano invaso dalle folgorazioni mistiche. ([[Vladimiro Caminiti]])
*Si sapeva già a maggio {{NDR|del 1992}} che gli stavo scaldando la panchina. Berlusconi non lo voleva più al Milan e ha fatto il suo interesse, la Federcalcio è stata piuttosto debole. Alla prima partita di Sacchi Rizzitelli mi dedica il gol fatto alla Norvegia e guarda caso da allora non è più stato convocato. Sacchi non condivide le mie idee e io non condivido le sue. ([[Azeglio Vicini]])
*Sono uno degli italiani che hanno gufato gli [[Nazionale di calcio dell'Italia|azzurri]] e Sacchi durante i [[Campionato mondiale di calcio 1994|mondiali americani]]. Non mi è mai piaciuta la sua presunzione. È un grande allenatore, ha cambiato il calcio italiano ma con un carattere diverso avrebbe ottenuto più consensi. ([[Sergio Porrini]])
*Un uomo meticoloso, innamorato del suo lavoro. Con lui il bel gioco non è mai stato un optional. ([[Gianluca Signorini]])
===[[Alessandro Melli]]===
*Il mister era tosto, integralista, maniacale, ma lo dico per elogiarlo, aveva una visione di un calcio nuovo, mai visto, poi molti altri l'hanno copiato.
*Sacchi era molto integralista, aveva un codice etico, ha poca flessibilità e questo è stato uno dei suoi limiti. Le regole sono importanti, ma devono essere flessibili.
*Sacchi vedeva più lontano degli altri e a volte, i giocatori facevano fatica a capire cosa volesse.
===[[Gianni Mura]]===
*È un fanatico, un paranoico della vittoria (Silvius dixit), un ginnasiarca, uno che ci marcia, uno che ci crede? In panchina, ha atteggiamenti da raptus agonistico, sembra seduto sui carboni ardenti. Gli occhi, che sono piccoli e vivaci, mobilissimi, spesso coperti da Rayban agghiaccianti (chi ricorda "Nick manofredda"?) hanno convinto Berlusconi che l'omarino valeva il rischio.
*Era e resta un uomo che brucia di idee e fervore. Alle solite, Sacchi ha predicato umiltà dal suo pulpito mistico.
*Ha una strana faccia, sospesa fra il giovane degli occhi e della pelle e il vecchio dei capelli, grigi e pochi. [...] pare più anziano in divisa da allenatore, maglietta e calzoncini. Toni heribertiani (urla molto, quando allena), e, dalla tribuna, sembra un contabile del Minnesota. Strano tipo.
*Per Sacchi, semplicemente, l'avversario non esiste, non è da prendere in considerazione. Chi impone il suo gioco non ha da preoccuparsi di quello altrui, chi si diverte giocando diverte chi guarda, chi si diverte giocando non soffre lo stress, chi gioca meglio vince.
==Note==
;Annotazioni
<references />
;Fonti
<references group="fonte" />
==Bibliografia==
*Arrigo Sacchi, ''Calcio totale. La mia vita raccontata a Guido Conti'', Mondadori, 2015. ISBN 978-88-52-06311-4.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Sacchi, Arrigo}}
[[Categoria:Allenatori di calcio italiani]]
[[Categoria:Dirigenti sportivi italiani]]
[[Categoria:Opinionisti sportivi italiani]]
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Citazioni sul '''politico'''.
==Citazioni==
*''A te che odi i politici imbrillantinati | che minimizzano i loro reati, | disposti a mandare tutto a puttana | pur di salvare la dignità mondana, | a te che non ami i servi di partito | che ti chiedono il voto, un voto pulito.'' ([[Rino Gaetano]])
*A un politico si può perdonare tutto ma non l'[[alcolismo]]. ([[Jean-Claude Juncker]])
*A volte ho l'impressione che la maggior parte dei politici non abbia ancora capito quanto essi siano già oggi sotto il controllo dei mercati finanziari, e siano persino dominati da questi. ([[Hans Tietmeyer]])
*Amo questo Paese e non sopporto il fatto che non ci sia una classe dirigente capace di farlo diventare un Paese moderno, che abbia un futuro, o che semplicemente prometta un futuro. Adesso i politici non sono capaci di promettere un futuro neanche nelle loro campagne elettorali. ([[Luciano Ligabue]])
*Anche tra i politici, inoltre, {{NDR|[[Pitagora]]}} impose a coloro che dettavano le leggi di astenersi dal mangiare carne di animali, poiché era necessario che quelli che intendevano fare giustizia al più alto livello mai fossero ingiusti con gli animali che sono nostri simili. ([[Giamblico]])
*C'è sempre da preoccuparsi quando i politici dicono che stanno realizzando la volontà di Dio. ([[Norman Solomon (giornalista)|Norman Solomon]])
*– Che tipo d'uomo è [[Ponzio Pilato]]? Tu conosci qual è il suo lato debole?<br>– Quello di ogni politico: la vanità! (''[[Il re dei re (film 1961)|Il re dei re]]'')
*Chi denuncia i limiti intellettuali dei politici dimentica che tali limiti sono la causa dei loro successi. ([[Nicolás Gómez Dávila]])
*Con una mano il politico fa assumere precari, raccomandati, stabilizzati, amici, parenti, elettori, portaborse e reggipanza senza un concorso serio da decenni e senza che neppure i più scadenti o almeno i ladri e i corrotti vengano buttati fuori. E con l'altra mano distribuisce all'esterno lavori profumatamente pagati sostenendo che nessuno tra i dipendenti è all'altezza di farli. Un circolo vizioso micidiale. ([[La casta|Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, ''La casta'']])
*Dimmi con chi tratti e ti dirò chi sei; si potrebbe aggiungere: dimmi chi t'ha fatto e chi ti può disfare, ed io ti dirò come operi. Un paese falsato non può che dare rappresentanti posti sempre in una falsa posizione. ([[Nicola Santamaria]])
*È nostra esperienza che i politici sono soliti realizzare il contrario di quello che dicono. ([[Abba Eban]])
*Era uno di quegli uomini politici senza un suo volto preciso, senza convinzioni proprie, senza grandi mezzi, senza ardimento e senza una seria preparazione, un avvocatuccio di provincia, un simpatico figurino nella sua cittaduzza, un furbacchiotto che sapeva barcamenarsi fra i partiti estremisti, una specie di gesuita repubblicano e di fungo liberale di dubbia commestibilità, come ne spuntano a bizzeffe sul letamaio popolare del suffragio universale. ([[Guy de Maupassant]])
*È un uomo politico! Conosciamo la morale di quella gente: è un gradino più giù di quelli che si inchiappettano i bambini. (''[[Io e Annie]]'')
*Gli uomini politici italiani, in generale, sono mediocri. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*Gli uomini politici sono uguali dappertutto. Promettono di costruire ponti anche dove non ci sono fiumi. ([[Nikita Sergeevič Chruščëv]])
*I politicanti sono i camerieri dei banchieri. ([[Ezra Pound]])
*I politici con le visioni dovrebbero andare dal medico ([[Helmut Schmidt]])
*I politici hanno inventato una strana filosofia per la quale si può sottrarre la ricchezza a chi la produce senza neanche esserne incolpati. Anzi provando a far ritenere agli altri tutto questo come un atto meritorio e di giustizia. ([[Sergio Ricossa]])
*I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale. ([[Woody Allen]])
*I politici italiani sono in generale uomini di assai mediocre valore: non amano noie e anche i migliori fra di essi sono incapaci di affrontare i problemi di larga importanza. ([[Francesco Saverio Nitti]])
*Il giudice conosceva bene la regola dei politicanti: se non puoi battere il nemico, diventane il capo. (''[[La leggenda di Bagger Vance]]'')
*Il politico è come la donna frigida: per piacere deve fingere. ([[Roberto Gervaso]])
*Il politico ha diritto di mentire. E di ignorare, o fare finta di ignorare, di mentire. ([[Luciano Sardelli]])
*Il politico, in una democrazia, si muta in buffone del popolo sovrano. ([[Nicolás Gómez Dávila]])
*Il realismo è il tratto obbligatorio di ogni politico. ([[Michail Gorbačëv]])
*Io continuo a insegnare, c'è un ruolo nella società che è quello che sto facendo adesso. I ruoli politici li ho ricoperti quando me la sentivo, ho vinto due volte le elezioni, per due volte il governo si è interrotto. Ora è giusto che altri facciano questo mestiere diretto, io continuo in altro modo.<br>Ho un'enorme fiducia nei giovani, vedrete che qualcuno salta fuori, non si devono trovare, devono saltare fuori, non bisogna fargli spazio, se lo devono fare da soli. Il politico di mestiere non può farsi da parte, deve essere cacciato a calci, funziona così in tutto il mondo. Non ho mai condiviso l'idea che siamo noi a dover pescare i giovani, vedo piuttosto una banda di ragazzotti che si organizza e si fa spazio, sarebbe un godimento…. Chi mai ha lasciato il posto, non è nemmeno giusto: quando lo fece [[Papa Celestino V|Celestino V]], [[Dante Alighieri|Dante]] gli disse che fu per viltà. ([[Romano Prodi]])
*Io sono un uomo politico; e questo vuol dire bugiardo e truffatore, e quando mi chino a baciare i bambini rubo loro le caramelle. Ma vuol dire anche che mi lascio tutte le porte aperte... (''[[Caccia a Ottobre Rosso]]'')
*L'[[arroganza]] rampante di una certa categoria di politici e finanzieri è come un'infezione di una ferita: se non si cura rapidamente (magari con mezzi drastici) si allarga e infetta l'intero organismo sociale. ([[Enzo Di Frenna]])
*L'uomo è per natura un animale politico... tanto è vero che spesso l'uomo politico è una bestia. ([[Alfredo Chiappori]])
*L'uomo politico ideale deve avere tutte quelle qualità per cui, se le avesse davvero e tutti fossero convinti di questo, non troverebbe nemmeno un paralitico portato a braccio disposto a dargli un voto. ([[Aldo Busi]])
*La generale caduta di stile politico – del piacione di turno che ambisce a guadagnare consensi mescolando il piano pubblico con quello privato, salvo poi invocare la privacy – fa rimpiangere i tempi in cui un sano pudore (ipocrita finché volete) impediva almeno alle maggiori cariche di oltrepassare i limiti del bon ton. Senza arrivare all' anacronismo bacchettone dei «pofferbacco» o dei «maramaldo». Ma ci sarà pure una via di mezzo tra il bizantinismo forense da Prima Repubblica e l'intemperanza da bar, tra l'allusività in punta di fioretto e lo svacco. ([[Paolo Di Stefano]])
*La maggior prova d'incapacità pratica che possa dare un politico si è quella di proporre al conseguimento di un fine certi mezzi più ardui del fine medesimo. ([[Vincenzo Gioberti]])
*La politica è una strana cosa. Le regole che si possono enunciare per gli altri mestieri sembra che non si applichino alla politica. Un uomo politico può cominciare da giovane come accalappiacani, e in pochissimo tempo riuscire a farlo dimenticare. Ecco ciò che rende la carriera politica quella che è. ([[Erskine Preston Caldwell]])
*La politica mi è sempre interessata molto. Sono un politico nato: ho opinioni su tutto, non mi tiro indietro, dico sempre quello che penso. Ma odio parlare delle cose e non farle, e i politici sono campioni del mondo di chiacchiere a vuoto. ([[Boris Becker]])
*La sintesi è già chiara: la Casta politica, una volta che sei dentro, ti permette quasi sempre di campare tutta la vita. Un po' in [[Parlamento]], un po' nei consigli di amministrazione, un po' ai vertici delle municipalizzate, un po' nelle segreterie. Basta un po' di elasticità. ([[La casta|Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, ''La casta'']])
*Lo slogan «Vi seppelliremo con una risata» è stata la più incauta delle profezie; ci vuol altro per far piangere un politico! ([[Enzo Sermasi]])
*''Ma un politico onesto | è solo una contraddizione in termini.'' ([[Roger Meddows-Taylor]])
*Ma vedo che l'importante oggi è rassicurare. I nostri politici di mestiere fanno i rassicuratori. ([[Pupi Avati]])
*Mio padre era uno scrittore, ti sarebbe piaciuto. Diceva sempre che gli [[artista|artisti]] usano le [[bugia|bugie]] per dire la verità, mentre i politici le usano per coprire la verità. (''[[V per Vendetta]]'')
*Nell'uomo politico si incarna lo stato medio di una società – i vizi, le mediocrità, i difetti – come se egli ne assorbisse i mali alla maniera dei vecchi stregoni che succiano la ferita purulenta succhiandone anche il maleficio. Così i loro vizi, le turpitudini, il malaffare, sanno di qualcosa di diverso. È come se essi imbrigliassero tutto ciò che di turpe vi è in una convivenza e ne liberassero gli altri. ([[Manlio Sgalambro]])
*Nessuna istanza, nessun problema è troppo piccolo. Questo implica che un politico non deve porsi al di sopra dei cittadini, neppure con il proprio stipendio. [...] Perché non si può promettere alle persone un mondo migliore; bisogna adoperarsi per i cittadini ogni giorno. ([[Elke Kahr]])
*Non ci possiamo accontentare di politici onesti, devono anche essere efficaci. ([[Luigi Abete]])
*{{NDR|I politici italiani}} Non hanno smesso di rubare; hanno smesso di vergognarsi. Rivendicano con sfrontatezza quel che prima facevano di nascosto. Dicono cose tipo: "Con i nostri soldi facciamo quello che ci pare". Ma non sono soldi loro; sono dei contribuenti. ([[Piercamillo Davigo]])
*Non sono un politico e non penso di entrare in politica. Ma potete voi escludere la possibilità di vestirvi domani da donna? Tutto è possibile! ([[Antonio Di Pietro]])
*Nulla è più pregiudizievole in una persona pubblica che il dar mostra di una qualsiasi benché piccola debolezza. ([[Mateo Alemán]])
*Ogni professione ha il suo gergo. I politici lo hanno imposto ai popoli. ([[Stanisław Jerzy Lec]])
*Per me i politici sono come amministratori condominiali. Rispetto a loro mi sento un diverso come lo sono nel sesso, in letteratura e nella ricerca del divino. ([[Carlo Coccioli]])
*Politico (''agg. sost.''). (uomo politico). Anguilla che striscia nel fango su cui riposa la struttura dell'organizzazione statale. Quando si contorce, scambia i movimenti della sua coda per terremoti o minacce alla stabilità dell'edificio. In confronto allo [[statista]], presenta il considerevole svantaggio di essere vivo. ([[Ambrose Bierce]])
*Purtroppo i nostri politici sono o incompetenti o corrotti. A volte tutt'e due nello stesso giorno. ([[Woody Allen]])
*Quando un uomo è candidato al parlamento, per lui tu sei un amico; quando è stato eletto sei un suo elettore; e quando è nel pieno delle sue funzioni sei solo un contribuente. ([[Anonimo]])
*Se non esistessero i politici uno non avrebbe un termine di paragone per distinguere i ''veri statisti''. ([[William Peter Blatty]])
*Serviamo la [[pace]] [...] se stimiamo i politici solo quando si dimostrano veri uomini in tutte le situazioni e non banali rappresentanti del nostro egoismo e quando sospettiamo dei politici che ci danno troppo ragione, confermando la nostra opinione. ([[Karl Rahner]])
*Un politico? È tutto tuo, fatti pagare un tanto a bugia e nuoterai nell'oro. (''[[Lie to Me (prima stagione)|Lie to me]]'')
*Un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione. Un politico pensa al successo del suo partito; lo statista a quello del suo paese. ([[James Freeman Clarke]])
*Un uomo politico può dire il contrario di quello che pensa, perché la finalità del discorso è accedere al potere. Ma un [[intellettuale]] non può farlo, perché la sua opera è la sola che resterà di lui. ([[Alain de Benoist]])
===[[Francis Urquhart]]===
*È sempre una buona idea, per un politico, avere una visione. Già, questa storia della "visione" funziona sempre. è una cosa molto utile, non trovate? Tant'è che, nelle giornate limpide, la maggior parte dei politici riesce a vedere fino a... be', ne conosco certi che riescono a vedere fino a Battersea. ([[Michael Dobbs]])
*Gli eventi sono i peggiori nemici di noi politici. Pianifichi tutto fino allo spasimo e poi succede qualcosa. Gli eventi ci sorprendono. (''[[House of Cards (miniserie televisiva)#Seconda stagione|House of Cards]]'')
*Un politico ha bisogno di una moglie e di altre persone, purtroppo. Un uomo di stato ha bisogno di folletti e di elfi che lo assistano. E anche di pedine inconsapevoli che non sanno per chi si prodigano. (''[[House of Cards (miniserie televisiva)#Prima stagione|House of Cards]]'')
*Un politico non ha amici. ([[Michael Dobbs]])
==[[Proverbi italiani]]==
*Il politico bacia con la bocca, e tira calci con i piedi.
*L'uomo politico accende una candela a Dio e un'altra al diavolo.
==Voci correlate==
*[[Politica]]
*[[Statista]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Professioni della politica]]
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[[Immagine:Taking the count thomas eakins.jpeg|thumb|upright=1.3|''Effettuando il conteggio'' (T. Eakins, 1898)]]
Citazioni sul '''pugilato''' o '''boxe''' e sui '''pugili'''.
==Citazioni==
*Che non si riesca a vivere di pugilato, è cosa nota. Ma che addirittura un pugile professionista debba, per poter combattere, rischiare addirittura di rimetterci... be', questo è troppo. ([[Leonardo Damian Bruzzese]])
*Ci vuole coraggio a salire sul ring con la certezza di essere sconfitti... (''[[Rocky Balboa (film)|Rocky Balboa]]'')
*Come si fa a vincere? [...] Te lo dico io. In tutto, non solo nella boxe, ci vuole una cosa, se no non si vince. [...] L'[[odio]]. L'odio ci vuole. Odia chi vuole batterti, odialo a morte! E vedrai che i soldi ti pioveranno addosso. E coi soldi verranno le donne. E tutte le altre cose belle della vita. (''[[La polizia bussa alla porta]]'')
*Credevo che questi incontri fossero reali come nel [[wrestling]], invece sono truccati come nella boxe! (''[[Futurama (seconda stagione)|Futurama]]'')
*Credi che sia una novità per me, che la boxe sia pericolosa o cose del genere? Non credi che lavorare al porto di notte sulle impalcature ci si possa ammazzare lo stesso? L'altra notte quanti uomini che vivevano in baracche sono morti per risparmiare i soldi dell'affitto? Cercavano solo soldi per far mangiare la famiglia perché gente come te non ha ancora trovato il modo per fare soldi guardando quegli uomini morire. Nella mia professione, ed è la mia professione, sono un po' più fortunato. (''[[Cinderella Man - Una ragione per lottare]]'')
*Di tutti gli sport, l'unico che ami veramente è la boxe. Certo, è uno sport che a poco a poco va scomparendo. Ma mi auguro che, nei giorni che mi restano da vivere, ci sia sempre da qualche parte un'arena cui poter andare. ([[Jack London]])
*Dopo aver fatto sport per 19 anni la cosa più importante è uscirne integro con la testa che funziona. ([[Floyd Mayweather Jr.]])
*Dovete ricordarvi che la boxe è ottanta per cento fiato e venti per cento talento... bisogna allenarsi, correre. (''[[Il collezionista]]'')
*È uno sport terribile ma è uno sport... la lotta è la lotta per la sopravvivenza. ([[Rocky Graziano]])
*Essere pugile non significa soltanto colpire, ma, prima di tutto, imparare a ricevere i colpi. A incassare. A fare in modo che quei colpi facciano meno male possibile. La vita non è altro che un succedersi di round. Incassare, incassare. Tenere duro, non cedere. E colpire al posto giusto, nel momento giusto. ([[Jean-Claude Izzo]])
*Faccio pugilato, ma poco, perché sembra piuttosto assurdo per un presidente apparire con un occhio nero e con il naso schiacciato o con le labbra tagliate. ([[Theodore Roosevelt]])
*Fin da quando ero bambino mi affascinavano la disciplina, la tecnica, l'educazione che ci vogliono per praticare la nobile arte. In più, la boxe è uno strumento di auto difesa e di miglioramento personale. Guardavo i ''match'' di [[Mike Tyson|Tyson]] e mi convincevo sempre di più che il pugilato fosse la mia strada. ([[Emiliano Marsili]])
*Ho sempre interpretato il pugilato come un lavoro da svolgere al meglio, senza distrazioni, sempre ricordando ciò che mi insegnò il mio primo maestro: puoi sentirti il re del mondo, ma basta un decimo di secondo per trovarti col sedere per terra. ([[Bruno Arcari]])
*I diversi tipi di pugilato e di lotta sono prova che l’umanità non si è ancora liberata da tutti i comportamenti selvaggi. ([[Mu'ammar Gheddafi]])
*I pugni si danno, i pugni si prendono. Questa è la boxe. Questa è la vita. E io nella vita ne ho presi tanti di pugni, veramente tanti... Ma lo rifarei, perché tutti i pugni che ho preso sono serviti a far studiare i miei figli. (''[[Carnera - The Walking Mountain]]'')
*Il declino di un pugile? Prima si perde il movimento di gambe. Poi si perdono i riflessi. Poi si perdono gli amici. ([[Willie Pep]])
*Il pugilato arricchisce, forma, fa diventare uomo, cementa il corpo e la mente con ore e ore di allenamento. Sul ring non si va solo per dare pugni. C'è un modo di combattere, uno stile, una tecnica. È la noble art. ([[Roberto Cammarelle]])
*Il pugilato è l'unica attività illegale in cui c'è la certezza di finire come un barbone. ([[Rocky Graziano]])
*Il pugilato è una specie di [[jazz]]. Più è bello, meno gente lo apprezza. ([[George Foreman]])
*Il pugilato non è uno scherzo, [...] si prendono colpi in testa e soprattutto bisogna saper usare il cervello sul ring, la mente deve essere libera e pronta a rispondere agli stimoli. ([[Sandro Lopopolo]])
*Il ritmo, nel pugilato, è tutto. Qualsiasi movimento tu faccia, nasce dal cuore: o questo ha il ritmo giusto, o sei nei guai. ([[Sugar Ray Robinson]])
*In allenamento consiglio sempre a mio figlio di evitare la testa perché i suoi pugni sono veloci, potenti e pericolosi. Volevo proteggere il suo avversario. Ciò non significa che la boxe debba esser vietata, i match si farebbero comunque, senza controlli, e i danni sarebbero molto più gravi per i pugili. ([[Chris Eubank]])
*In fondo quell'esperienza {{NDR|di lotta}}, di un'estasi, di una trascendenza quasi completa di una persona cosciente, era affine a un genere di esperienze perdute, già note ai mistici di tutte le religioni, e quindi si poteva in qualche maniera considerare come il surrogato moderno di eterne esigenze, un cattivo surrogato, ma pur sempre un surrogato; sicché la boxe e altri sport analoghi, che lo introducono in sistema razionale, sono una specie di teologia, anche se non si può pretendere che ciò venga universalmente riconosciuto. ([[Robert Musil]])
*Io sono più affezionato ai brocchi, i brocchi che ho avuto nel passato, perché anche loro hanno il coraggio di andare sul ring. Entrare nel ring non è da tutti. ([[Ottavio Tazzi]])
*Io in un ring non ci metterei mai piede! La boxe causa gravi danni al cervello! {{NDR|mettendosi a bere una tanica di vernice}} (''[[I Simpson (ottava stagione)|I Simpson]]'')
*L'età anagrafica non è tanto importante nella boxe quanto la quantità di botte che hai preso. ([[Bruce Strauss]])
*La boxe è un grande sport e uno sporco affare. ([[Ken Norton]])
*La boxe è verità. Non ci sono trucchi o chiacchiere, nella boxe devi essere te stesso, non puoi bluffare. La pazienza e il coraggio devono coniugarsi perché campioni non si nasce, si diventa imparando innanzitutto a camminare sul ring e poi piano piano a colpire e a non essere colpito. Il coraggio serve per ragionare non per picchiare. ([[Giovanni Branchini]])
*La boxe mi ha salvato dal finire in prigione, mio padre è morto che avevo 15 anni, ero un delinquente da strada. La palestra è stata la mia casa, ero sempre lì ad allenarmi e a disposizione, ho accettato chiamate anche all'ultimo momento, anche alle otto di sera. Se c'era un buco da tappare nelle riunioni arrivavo io, pronto a sostituire ogni avversario, mai detto no a nessuno, spesso sono salito sul ring con gli occhi ancora neri per la sconfitta precedente. ([[Peter Buckley]])
*La boxe non è violenza. Bisogna essere aggressivi... e anche nella vita, se non aggredisci i problemi che tu affronti... e quando li risolvi? ([[Domenico Brillantino]])
*La cosa più difficile è preparare un pugile per il match. Si arriva all'80-85 per cento, mai al 100 per cento. Perché se un pugile va sul ring preparato al 100 per cento e perde, non ha più scuse. ([[Cus D'Amato]])
*La nobile arte è molto meno cruenta. Hai di fronte l'avversario, le dai, le prendi, alla fine ti abbracci. In [[politica]], nemmeno hai messo i guantoni che hai già preso una coltellata e non da chi hai davanti ma da quello di fianco. ([[Marco Rizzo]])
*La [[vita]] è come la boxe in molti particolari inquietanti. Ma la boxe è soltanto come la boxe. ([[Joyce Carol Oates]])
*Ma lo sa con che cosa è stato colpito ieri sera? Con delle armi improprie, amico mio, bum bam bum bam. No, lei è uno con le palle lo sento anche per telefono, ma la legge dice che le mani di un pugile professionista, lo sa che cosa sono? Sono delle armi improprie. (''[[La notte e la città]]'')
*– Ma tu davvero facevi la boxe?<br />– Sì, una volta.<br />– E come hai cominciato?<br />– Mah, non lo so, facevo sempre a pugni e ho pensato di farmi pagare. (''[[Fronte del porto]]'')
*Nella boxe come nella vita, se proteggi in modo ossessivo il ragazzo, questo non cresce, e poi magari arriva a confronti importanti ancora immaturo, trovandosi di fronte ragazzi di 17-18 anni che sono già uomini. [...] La boxe deve [...] tornare come era ai miei tempi, quando era assolutamente normale andar fuori, anche se c'era da prendere qualche pugno. Facciamo la boxe, non danza classica, e i ragazzi devono trovare ed affrontare i giusti test da superare per crescere. ([[Giacobbe Fragomeni]])
*''Nella boxe posso dire | che mi faccio onore... | perché invece di fuggire | son rimasto a far l'amore?'' ([[Vera Inber]])
*Niente è vero se tu non puoi credere in quello che sei! E in me stesso io non ci credo più, lo vuoi capire? E se un pugile non crede in se stesso è finito, è chiuso, è andato! (''[[Rocky III]]'')
*Noi pugili ci intendiamo di menzogne. Cos'è una finta? Cos'è un jab che si trasforma in gancio sinistro? Cos'è un colpo di assaggio? È pensare una cosa e farne un'altra. ([[José Torres]])
*Non mi interessano i discorsi sulle razze. Io non vedo altri colori che il rosso dei guantoni e il rosso del sangue. Non mi preoccupo del bianco o del nero, ma del destro o del sinistro. ([[Gerrie Coetzee]])
*Non riesco a concentrarmi quando gioco a golf o a bowling. Riuscivo a farlo sul ring, perché c'era qualcuno che cercava di uccidermi. Le palle del [[bowling]] non sono mica destinate a colpirmi. ([[Carmen Basilio]])
*{{NDR|Alla richiesta di un parere sulla boxe moderna}} Povera di valori. Una volta ogni categoria vantava un solo campione, oggi c'è la fila. ([[Vito Antuofermo]])
*Prima cosa: la boxe la fai se hai fame. Non importa di cosa. [...]<br />[...] Mondini diceva che per imparare a boxare basta una notte. E una vita intera per imparare a combattere. ([[Alessandro Baricco]])
*Quando due pugili salgono sul ring, uno solo merita di vincere. Quando sali sul ring devi convincerti che sei tu a meritare di vincere. Devi sapere che il destino ti deve una vittoria perché ti sei allenato più del tuo avversario, hai lavorato di più con il tuo ''sparring partner'', hai fatto più footing, ti sei alzato prima. (''[[Tyson]]'')
*Robert Cohn era stato un tempo campione di pugilato di Prìnceton, categoria pesi medi. Non crediate che questo, come titolo pugilistico, a me faccia una grande impressione, ma per Cohn significava molto. Non gli importava niente della boxe, anzi la detestava, ma l'aveva imparata, con fatica e sino in fondo, per reagire a quel senso di inferiorità e di insicurezza che gli derivavano a Prìnceton dall'essere trattato come ebreo. ([[Ernest Hemingway]])
*Sai, a un pugile non servono vecchie foto. Vuoi sapere che ha fatto e dove ha boxato? Glielo leggi in faccia. Ha tutta la sua storia impressa nella carne. (''[[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (prima stagione)|Ai confini della realtà]]'')
*Se non ci sono bravi maestri non ci sono bravi pugili. Non è vero che ci sono meno pugili, non emergono perché non ci sono maestri all'altezza. Bisogna trovare per ogni pugile il proprio modo di combattere. ([[Lucinio Sconfietti]])
*Se un pugile ha due mani, vedi, e un cuore che batte, ce la fa senz'altro. (''[[Rocky V]]'')
*Un buon pugile è sempre imprevedibile, sa? Si può prendere anche una massa di legnate, ma se resta in piedi e reagisce avrà la folla con sé e potrà anche vincere. (''[[Io ti aspetterò]]'')
*Uno ha imparato il pugilato, il pancrazio e la lotta con le armi in modo da essere più forte degli amici come dei nemici, non per questo egli deve percuotere gli amici, né ferirli né ucciderli. ([[Gorgia]])
*Vedi, tre anni fa tu eri soprannaturale, eri un duro e avevi grinta e avevi una mascella di ferro. Poi è capitata la cosa peggiore che possa capitare a qualsiasi pugile: ti sei civilizzato! (''[[Rocky III]]'')
*Venivo dalla strada, sapevo solo sopravvivere. Combatti per non morire. La boxe è così. Può umiliare. Devi avere il ''corazon''. Se non vi piace, evitatela. ([[Roberto Durán]])
===[[Giovanni De Carolis]]===
*Il pugilato è uno sport duro e a volte è questione di attimi: se aspetti a fermare un match rischi di pregiudicare la salute di un atleta per sempre.
*Non sono diventato un pugile per rabbia, per sfogarmi, ma perché amo questo sport. Ho dovuto aspettare i 18 anni per fare il primo incontro da dilettante perché mia madre era preoccupata e non voleva che combattessi. All'esordio, quando sono tornato all'angolo, mi hanno tolto il paradenti mi sono caduti due incisivi. Era estate, e per la vergogna non sono uscito di casa per settimane. Pensavo di aver chiuso con la boxe, invece ho cambiato palestra [...] ed è cambiato tutto.
*Quando ho combattuto in casa mi occupavo anche dell'organizzazione dell'evento, ed essendo un perfezionista volevo che tutto fosse fatto al meglio per far quadrare numeri, ascolti e prestazione. In questo modo però perdevo tante energie ed ero meno concentrato sul match. Andando all'estero invece potevo focalizzarmi sulla performance, senza distrazioni. E poi essere sfavorito mi accende, così come potermi misurare con pugili forti. [...] Mi interessava quel tipo di sfida così difficile, non lo faccio per soldi.
*Viviamo in un momento in cui sembra che una sconfitta sia una cosa deningrante. Io invece dalle mie ho imparato tantissimo. Ho vinto un titolo avendo sei sconfitte di cui vado davvero orgoglioso. Mi hanno insegnato tanto. Sono state quelle in cui ho trovato dei veri e propri miglioramenti. Dopo Zeuge ho avuto modo di riflettere, sono andato in Australia per 22 giorni dove ho fatto sparring ed ho capito che avevo ancora tantissima voglia di combattere.
===[[Alessandro Duran]]===
*Avevo 18 anni, appena 8 incontri da dilettante alle spalle, e non potevo combattere da pro. Siamo andati contro tutto e tutti. Io e papà abbiamo preso l'areo per l'America. Abbiamo passato 40 giorni a Chicago a casa dei nonni di mamma. Mi allenavo in una palestra che si trovava nella zona più brutta della città. Cinquanta pugili che si picchiavano sognando il successo. La fame la toccavi con mano, quando vedevi sparring che appena presi i 5 dollari per due riprese scappavano a comprarsi qualcosa da mangiare. C'era l'anima della boxe lì dentro.
*Il pugilato è uno sport per pochi. Può essere per tutti l'allenamento, quando picchi un sacco o sulle mani. Picchiare un avversario che a sua volta vuole picchiarti è un'altra cosa. Diventa tutto un altro sport.
*La boxe è uno sport per uomini duri, dall'altra parte c'è un tizio che ti vuole picchiare e tu non devi permetterglielo. Chi non ha paura, diciamo meglio: rispetto per quello che fa e per il rivale che affronta, vuole dire che è arrivato al capolinea. Devi avere rispetto per il tuo avversario, così lo avrai anche per te stesso.
===[[Marvin Hagler]]===
[[File:Between Rounds.jpg|thumb|upright=1.3|''Tra i round'' (T. Eakins, 1899)]]
*Fare il pugile è un lavoro, non è un divertimento. Sul ring non c'è tempo per lasciarsi andare alle emozioni, quando si sale sul quadrato ci sei solo tu e l'avversario... e se poi vinci, ecco: allora sei felice.
*Il primo avversario è stato un tipo [...] che mi aveva fatto un occhio nero in una lite in discoteca [...]. A questo serviva la boxe: a riparare i conti della vita.
*Non c'è dubbio che il pugilato sia una ''Noble Art'' se lo fai nella maniera giusta con persone esperte... perché se vogliamo parlare di violenza, allora oggi ci sono altri sport molto più violenti.
===''[[Million Dollar Baby]]''===
*Alcuni direbbero che la qualità più importante per un pugile è avere cuore. Frankie invece direbbe: "un pugile che è solo cuore stai tranquillo che le prende di sicuro e di brutto!".
*Frankie amava ripetere che la boxe era qualcosa di innaturale, che nella boxe si fa tutto al contrario. A volte, per tirare un colpo vincente, bisogna arretrare. Ma se arretri troppo, non combatti più.
*La boxe è qualcosa di innaturale perché si fa sempre tutto al contrario. Quando vuoi spostarti a sinistra, non fai un passo a sinistra: spingi sull'alluce destro. Per spostarti a destra usi l'alluce sinistro. Invece di allontanarti dal dolore come farebbe qualunque persona sana, gli vai incontro. Tutto nella boxe funziona al contrario.
*Parlare di boxe è parlare di rispetto. Cercare di ottenerlo per se stessi, togliendolo all'avversario.
*Se c'è una magia nella boxe è la magia di combattere battaglie al di là di ogni sopportazione, al di là di costole incrinate, reni fatti a pezzi e retine distaccate. È la magia di rischiare tutto per realizzare un sogno che nessuno vede tranne te.
===[[Dario Morello (pugile)|Dario Morello]]===
*Ci sono due tipologie di persone che puoi rieducare con la boxe: il bullo e il pauroso. Un bullo secondo me lo si raddrizza facendolo passare dall'altra parte. Per il pauroso è diverso, perché quando capisce come può imporsi, rischia di abusarne proprio perché fino a quel momento ha subìto. Può diventare più pericoloso del bullo, rischia di subentrare la cattiveria nello sfogare la propria frustrazione su un'altra persona più debole. In una palestra di boxe il prepotente incontra per la prima volta chi è in grado di tenergli testa e anzi, di sopraffarlo, dandogli una lezione di vita, mentre il pauroso ha modo di rafforzarsi e di capire che può e deve reagire. Nella mia esperienza il dolore è stato educativo, [...] è il metodo più efficace per imparare che gli errori si pagano. So che è un ragionamento rozzo, ma le palestre di boxe non sono frequentate da scienziati. Ti insegnano tanto ma lo fanno in modo piuttosto crudo e sbrigativo.
*Il mio rapporto con la boxe si è evoluto nel tempo. [...] Da adolescente ero sovrappeso e il pugilato mi ha dato un modo per uscire per elevarmi e affermarmi. Dopo è diventato il mio lavoro. [...] è l'unica attività in cui mi sono mantenuto costante, a cui mi sono dedicato anima e corpo. [...] in generale mi ha dato una spinta fondamentale a far emergere la mia personalità, ad essere sicuro di me. Mi dicevo: dato che passo le mie giornate a dare e a prendere cazzotti in palestra, dovrei temere un'interrogazione a scuola oppure dovrei vergognarmi di chiedere di uscire a una ragazza? Non esiste. La boxe mi ha dato una scala di valori e di priorità.
*Sul ring fai a cazzotti, quando sali tra quelle quattro corde non ci sono i follower, i like o le groupie. Sei contro te stesso, i tuoi limiti, le tue paure, aspetti che sono impersonificati nel tuo avversario. Però il pugilato professionistico è sempre stato uno sport con una vocazione all'intrattenimento. Nasce per vendere i biglietti, per fare arricchire chi organizza e chi combatte: è uno show, un prodotto commerciale. E chi organizza considera quanto seguito hai, quante persone puoi portare all'evento. Fa parte del gioco. Di conseguenza se sei seguito hai più possibilità e offerte, puoi chiedere più soldi, puoi avere più sponsor: anche in quello ci vuole bravura e capacità. Fa parte della professione di un pugile: [...] devi lavorare sulla tua immagine, per avere dei vantaggi.
===[[Irma Testa]]===
*Ci sono ancora dei momenti in cui non credo in me stessa. La boxe ti mette in discussione a ogni colpo che prendi, e si sentono, si sentono tutti. In faccia, al fegato, precisi, sporchi, dritti, incrociati, fanno male di più quelli che non ti aspetti, i colpi sotto sono i più difficili da incassare. Io non lo so che cosa avrei fatto, senza la boxe.
*La boxe mi ha fatto tirare fuori la parte migliore di me, anche per la vita.
*Quando ho iniziato a fare pugilato, colpivo e scappavo. Mi facevo rincorrere per tutto il ring! Il mio maestro mi chiamava la farfalla pazza, e se ci penso adesso mi viene da ridere, perché non puoi farti rincorrere per tutto il round. Ma crescendo, ho tolto quest'abitudine di scappare, così il mio maestro mi disse: Non sei più una farfalla pazza, ma una farfalla bella!
===[[Mike Tyson]]===
*Forse io sono un uomo di Neanderthal, ma io ho sempre voluto uccidere il mio avversario. La boxe oggi è differente. Si tratta di uomini d'affari e io sono un assassino nato, e voglio vincere e farlo in maniera drammatica e creare ferite agli avversari.
*Fuori dal ring tutto è così noioso.
*La boxe mi ha dato una grande opportunità. Non è colpa sua. Ancora non capisco come [[Cus D'Amato]], che mi ha preso dal riformatorio e che per me è stato come un padre, abbia potuto vedere in me un campione del mondo. Avevo solo 13 anni, e nessuna autostima. Ma nella boxe ci sono squali e profittatori. Gente che si avvantaggia e guadagna su dolori e debolezze umane.
==Voci correlate==
*[[Pugilato femminile]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Discipline sportive]]
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Giuseppe Marotta (dirigente sportivo)
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[[File:Save the Dream - Italian Embassy Welcoming Lunch (31067266664).jpg|thumb|Giuseppe Marotta nel 2016]]
'''Giuseppe Marotta''' (1957 – vivente), dirigente sportivo italiano.
==Citazioni di Giuseppe Marotta==
{{cronologico}}
*Sono onorato di non aver preso Piazón a queste condizioni. Non sarebbe stato etico riconoscere a un minorenne uno stipendio da un milione di euro. Cosa avrebbero pensato i giovani con cui si sarebbe ritrovato a giocare, ragazzi che devono ancora firmare un contratto professionistico? È ipocrita sostenere che i calciatori guadagnano troppo e poi criticare il nostro comportamento in questa circostanza.<ref>Citato in Gianni Lovato, ''[http://www.tuttosport.com/calcio/2011/03/17-114485/Juve%3A+Piazon+al+Chelsea,+che+figura Piazon al Chelsea, che figura]'', ''tuttosport.com'', 17 marzo 2011.</ref>
*Io ricordo anche un episodio avvenuto nel maggio 2005 durante un Lecce-Parma 3-3, quando [[Zdeněk Zeman|Zeman]] abbandonò la panchina della sua squadra a 10' dalla fine e non si è mai capito il perché. Magari dovrebbe darci spiegazioni di questo e non su cose che non lo riguardano.<ref>Citato in ''[http://www.gazzetta.it/Calcio/Squadre/Juventus/13-08-2012/marotta-risponde-zeman-su-conte-stato-inopportuno-912249925233.shtml Marotta a Zeman: "Inopportuno". La Roma: "Opinioni personali ma..."]'', ''gazzetta.it'', 13 agosto 2012.</ref>
*{{NDR|Riferendosi all'acquisto di [[Arturo Vidal]] da parte della Juventus, nel 2011, in risposta a [[Karl-Heinz Rummenigge]]}} Abbiamo operato secondo i regolari canali di mercato che prevedono l'accordo sia con la società, in questo caso il Bayer Leverkusen, sia con il calciatore [...] A quanto pare di intendere, Rummenigge si era affidato a canali meno ortodossi, me ne rammarico con lui e con il Bayern. Hanno perso una bella occasione sia sul mercato sia di comunicazione: il silenzio sarebbe stato infatti preferibile. Evidentemente il passato [[Football Club Internazionale Milano|nerazzurro]] di un grande campione e dirigente come Rummenigge pesa e, come noto, al cuor non si comanda.<ref>Citato in ''[http://www.corrieredellosport.it/calcio/serie_a/juve/2011/07/25-185469/Lite+Marotta-Rummenigge.+Bayern-Juve,+che+bufera Lite Marotta-Rummenigge. Bayern-Juve, che bufera]'', ''corrieredellosport.it'', 25 luglio 2011.</ref>
*{{NDR|Riferendosi alla polemica su Dimităr Berbatov}} Lui ci ha detto che mai sarebbe andato alla Fiorentina e che avrebbe seguito il suo ex allenatore, passato al Fulham. Tutto è accaduto nell'arco di un'ora e non c'è stato alcuno sgarbo alla Fiorentina. Anzi, il nostro intervento è stato di aiuto ai dirigenti della Fiorentina per evitare una brutta figura. C'era un cerimoniale a Firenze, ma Berbatov non sarebbe mai arrivato.<ref>Citato in ''[http://www.lastampa.it/2012/10/27/sport/calcio/qui-juve/agnelli-a-della-valle-io-in-discoteca-si-per-la-festa-scudetto-gliela-auguro-oTYKQjweKzv2dxZ6nbEN4J/pagina.html Agnelli a Della Valle: “Io in discoteca? Per la festa scudetto, gliela auguro”]'', ''lastampa.it'', 27 ottobre 2012.</ref>
*{{NDR|Prima di Juventus-Inter 1-3, 3 novembre 2012}} [Sapevo] della spensieratezza tattica di [[Andrea Stramaccioni|Stramaccioni]], ma non siamo impreparati, abbiamo preparato bene la partita.<ref>Citato in ''[http://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/juve_inter_stramaccioni_commento_polemica_marotta_errori_arbitrali/notizie/229500.shtml Juve-Inter 1-3, Stramaccioni contro l'ironia di Marotta: «Adesso che dice?»]'', ''ilmessaggero.it'', 3 novembre 2012.</ref>
*[[Claudio Lotito|Lotito]] era definito come un personaggio folcloristico. Oggi è un personaggio che ha un estremo potere e tanto potere in mano ad una sola persona è pericoloso, si rischia di finire nel vuoto.<ref>Dal programma televisivo ''Stadio Sprint'', Rai Sport, 14 settembre 2014; citato in ''[http://www.tuttosport.com/calcio/serie_a/juventus/2014/09/14-306401/Marotta+%C2%ABLotito%3F+Troppo+potere+%C3%A8+pericoloso%C2%BB Marotta «Lotito? Troppo potere è pericoloso»]'', ''tuttosport.com'', 14 settembre 2014.</ref>
*[...] quando si dice «il giocatore viene preso dalla Juventus» significa anche caricarlo di responsabilità. Quando si dice «la maglia della Juventus è pesante» significa capire che dietro quella maglia c'è una storia fatta di un palmarès ricco di successi e, quindi, questo giocatore deve essere uno degli interpreti per arrivare ancora a riportare ad ulteriori successi.<ref>Dal video ''[https://www.youtube.com/watch?v=qXdkvy9Yw1Y Juventus: Marotta e Paratici fino al 2018 - Marotta and Paratici extend contracts until 2018]'' (min. 3:36), ''youtube.com'', 23 aprile 2015.</ref>
*{{NDR|Dopo la vittoria della Juventus del campionato 2014-2015}} Questo è uno scudetto dal sapore molto importante, visto il cambio dell'allenatore molto traumatico. A luglio, lo ricordo sempre, io, Agnelli e Allegri fummo accolti a Vinovo tra gli sputi per la scelta del tecnico... Il nostro brand adesso è cresciuto, tanti giocatori ci chiedono di venire. Nel 2010 si faticava a convincere i giocatori importanti italiani, ora ci sono stranieri che fanno la fila. Facciamo trattative interessanti, merito dei risultati sportivi e della credibilità ritrovata con [[Andrea Agnelli]].<ref>Citato in Guido Vaciago; ''«Da Pogba a Tevez gli assi restano qui»'', ''Tuttosport'', 3 maggio 2015, p.3.</ref>
*Crediamo che debba cambiare la politica calcistica e i personaggi che ricoprono le cariche più alte. Dobbiamo guardare con positività agli aspetti belli che il calcio offre. Bisogna formare una nuova classe dirigenziale, invece ci affidiamo a pressapochismo e improvvisazione.<ref>Citato in ''«Non ci fermiamo. Puntiamo a Berlino!»'', ''Tuttosport'', 21 maggio 2015, p. 6.</ref>
*Una cavalcata magnifica, una stagione straordinaria, culminata con due stelle dorate sul petto. La vittoria dello [[Serie A|Scudetto]], il ventesimo per i nostri colori. Per il Club e i tifosi, a Milano e nel mondo. Perché l'[[Football Club Internazionale Milano|Inter]] respira storia. Perché l'[[Football Club Internazionale Milano|Inter]] è nella storia. Vincere il [[derby di Milano]] ci ha permesso, non solo, di proclamarci Campioni d'Italia, ma anche di conquistare la seconda stella, un traguardo storico che rimarrà per sempre nella memoria di tutti. Le due stelle dorate sul cuore dei calciatori sono motivo di grande orgoglio per noi e per i nostri tifosi che ci hanno sempre sostenuto e supportato durante la stagione, Facendoci sentire sempre a casa anche quando giocavamo in trasferta. Abbiamo raggiunto un traguardo straordinario, frutto del lavoro e del sacrificio di tante parti in gioco.<ref>Citato in ''[https://www.calciomercato.com/news/marotta-due-stelle-e-gloria-eterna-in-questo-scudetto-c-e-tutta-l-essenza-dell-inter-84874 Marotta: "Due stelle e gloria eterna, in questo Scudetto c'è tutta l'essenza dell'Inter"]'', ''calciomercato.com'', 26 maggio 2024.</ref>
*Sono un innamorato del calcio da sempre, da quando ho memoria. Mi sono dedicato a questo movimento per tutta la vita e il calcio mi ha ripagato con un percorso che è stato costruito passo dopo passo, mattone su mattone. Diventare Presidente di un club prestigioso come l'[[Football Club Internazionale Milano|Inter]] genera una forte emozione che un ragazzino che a 17 anni entrava nello spogliatoio del Varese non avrebbe mai potuto immaginare. Quell'emozione, unita all'esperienza di quasi 50 anni di calcio, è a disposizione di questa comunità.<ref>Citato in ''[https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/Inter/04-06-2024/inter-il-presidente-marotta-non-c-e-vittoria-senza-conti-in-regola.shtml Marotta: "Io presidente? Sintonia con Oaktree, non c'è vittoria senza sostenibilità"]'', ''gazzetta.it'', 4 giugno 2024.</ref>
*{{NDR|In risposta a Paolo Scaroni che aveva detto: «Il [[Associazione Calcio Milan|Milan]] è l'unica, vera squadra di Milano»}} Dipende da che punto di vista. Se l'unica squadra di Milano è rappresentata da lui, noi forse rappresentiamo qualcosa di superiore. Non voglio fare polemiche, è un amico, ognuno porta avanti il proprio club definendolo il migliore. Noi non a caso abbiamo due stelle, auspico che possa raggiungere quanto prima anche il [[Associazione Calcio Milan|Milan]] la seconda stella.<ref>Citato in ''[https://www.calciomercato.com/news/inter-marotta-risponde-a-scaroni-noi-abbiamo-due-stelle-auspico--61587 Inter, Marotta risponde a Scaroni: "Noi abbiamo due stelle, auspico ci arrivi anche il Milan. Conte? Episodio non rilevante"]'', ''calciomercato.com'', 12 novembre 2024.</ref>
*[[Simone Inzaghi|Simone]] ha dalla sua il fatto di essere stato un calciatore e conosce le dinamiche dello spogliatoio, è cresciuto in tutte le attività, era bravo prima ed è bravissimo oggi. Lui deve essere annoverato fra i migliori allenatori. È cresciuto, ha fatto esperienza e questo lo porta a essere preparato.<ref>Citato in ''[https://www.fcinternews.it/in-primo-piano/marotta-inzaghi-bravissimo-calciatore-e-allenatore-conte-ha-vinto-tanto-ma-l-atalanta-insegna-971134 Marotta: "Inzaghi bravissimo calciatore e allenatore. Conte ha vinto tanto, ma l'Atalanta insegna"]'', ''fcinternews.it'', 17 dicembre 2024.</ref>
{{Int|''[https://web.archive.org/web/20121107115353/http://www.tuttosport.com/calcio/serie_a/juventus/2012/11/05-223725/Marotta%3A+%C2%ABErrori+arbitrali%3F+Alla+fine+tutto+si+bilancia%C2%BB «Errori arbitrali? Alla fine tutto si bilancia»]''|Da un'intervista al programma radiofonico ''Politica nel pallone'', Rai Gr Parlamento; citato in ''tuttosport.com'', 4 novembre 2012.}}
*{{NDR|In merito agli errori arbitrali}} Fanno parte del gioco, ci sono stati e ci saranno ancora. Anche i grandi [[arbitro|arbitri]] dell'epoca hanno commesso degli errori. La componente arbitrale valuta non con mezzi tecnologici, e quindi l'errore umano è dietro l'angolo. La differenza con quanto accadeva prima, è che adesso con la televisione si può vivisezionare ogni immagine nel dettaglio. Innanzitutto però, bisogna escludere qualsiasi ipotesi di malafede sennò non saremmo neanche qui a parlare.
*Non ne voglio più parlare perché lungi da me fare polemica, se poi Stramaccioni vuole farla faccia pure, per me la spensieratezza è una virtù e quindi era un apprezzamento per un giovane allenatore. Spensieratezza per il vocabolario Zingarelli che mi sono andato a riguardare, sebbene abbia fatto studi umanistici significa distensione e serenità. Quello che volevo dire io è che lui tra gli allenatori è quello nelle condizioni migliori per guidare una squadra, se poi sono stato frainteso rimango della mia opinione.
*La cosa che sento la sento sia come dirigente della [[Juventus Football Club|Juve]] che come uomo di sport: [[Andrea Pirlo|Pirlo]] ha dimostrato di essere uno dei migliori giocatori al mondo.
*{{NDR|Sulla riforma della giustizia sportiva in Italia}} Credo sia necessaria, a tutela del fatto che le società professionistiche sono società per azioni e quindi la squalifica di un suo giocatore o dell'allenatore, crea danni ingenti. Si vuole che la difesa abbia la possibilità di essere considerata tale e non come oggi protagonista di processi rapidi dove l'accusa si presenta con una clave e la difesa a mani libere.
{{Int|''C'era una volta il calciomercato (e non ci sarà più)''|Intervista di Sebastiano Vernazza, ''SportWeek'' nº 27 (944), 6 luglio 2019, pp. 32-39.}}
*{{NDR|Su [[Angelo Massimino]]}} Un giorno si arrabbiò perché il Catania aveva comprato uno stock di guanti da portiere: «E perché i portieri c'hanno bisogno dei guanti e gli altri no?», imprecava. Non conosceva i dettagli tecnici, però se ti stringeva la mano, potevi stare tranquillo.
*{{NDR|«Qual è stata l'estate in cui il mercato è entrato nell'era moderna?»}} Nel 1983: [[Zico]] all'[[Udinese Calcio|Udinese]], con la regia di Franco Dal Cin, la più bella operazione degli Anni Ottanta, la prima futuristica perché supportata da una strategia di [[marketing]] e sponsorizzazioni. Per me è stato uno spartiacque, lì è cominciata l'epoca del calcio business.
*{{NDR|Sul [[calciomercato]], «le differenze tra ieri e oggi?»}} Ieri c'era più serietà perché c'erano meno attori. I procuratori non esistevano, i familiari dei giocatori non si intromettevano. Molte trattative si chiudevano a cena, un bicchiere di [[vino]] in più aiutava a vincere le resistenze. Ieri si faceva ampio uso di [[cambiali]], la gente firmava e firmava...
*{{NDR|«Trucchi di ieri?»}} Un grande classico, prima dei [[telefonini]], era questo. Tu stavi all'Hilton e dovevi vendere, poniamo, un [[centravanti]]. Nella hall vedevi il tuo collega Caio che stava trattando la cessione del suo centravanti con il collega Tizio. A quel punto andavi alla reception e chiedevi che via altoparlante lanciassero questo messaggio: «Il signor Caio è desiderato con urgenza al telefono». Caio si staccava e tu agganciavi Tizio per proporgli il tuo, di centravanti. Ammetto di aver fatto questa cosa.
*Sono scomparse o quasi le bandiere perché ora i giocatori sono favorevoli ai trasferimenti: più cambiano squadra più guadagnano.
*[[Italo Allodi]], uno dei padri del calcio moderno [...]
==Citazioni su Giuseppe Marotta==
*Certo è che se dai a Marotta la metà di quello che spende Corvino, vinciamo tre scudetti consecutivi. Marotta è il Cassano dei direttori sportivi. ([[Antonio Cassano]])
*Il problema con Marotta è che con un occhio gioca a biliardo e con l'altro mette i punti. ([[Claudio Lotito]])
*{{NDR|Rispondendo alle dichiarazioni di Marotta in merito a Catania-Juventus 0-1 del 28 ottobre 2012}} Marotta continua a parlare facendo paragoni, è un brav'uomo, mi fa anche un po' di tenerezza, sembra [[James Bond]]: ha la missione impossibile di giustificare l'ingiustificabile. ([[Antonino Pulvirenti]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Marotta, Giuseppe}}
[[Categoria:Dirigenti sportivi italiani]]
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Giovanni Artieri
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Danyele
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[[File:Giovanni Artieri.jpg|miniatura|Giovanni Artieri]]
'''Giovanni Artieri''' (1904 – 1995), giornalista e storico italiano.
==Citazioni di Giovanni Artieri==
*Da Sorrento, quel giorno andammo da [[Corrado Alvaro|Alvaro]] a Positano e alla spiaggia per il bagno. In quell'arenile si trovavano spesso frammenti di corallo rosso, portati a riva dalle onde. [[Massimo Bontempelli|Bontempelli]] mostrò un bel pezzo lucido e umido che affiorava dalla sabbia. «Se ne potrebbe fare un cammeo», disse. E subito dopo: «M'accorgo che non è corallo; è solamente un pezzo dell'alluce del mio piede». L'umorismo bontempelliano era fatto di questi esili filamenti di logica e di paradosso. Esistono creature marine composte di novantanove parti di acqua; pure, esse si distinguono dall'acqua. L'arte la fantasia, la misteriosa poesia dei romanzi e dei racconti metafisici di Bontempelli erano come quelle creature marine. Forse altrettanto delicate e caduche.<ref name=bont>Da ''Massimo Bontempelli e l'avventura novecentesca'', ''L'osservatore politico letterario'', anno XXIV, novembre 1978, n.° 11, pp. 39-52; disponibile anche su ''[http://circe.lett.unitn.it/le_riviste/riviste/bibliografia_spe/biblio/artieri.pdf Circe.lett.unitn.it]''.</ref>
*È difficile tradurre la paroletta «[[Greguerías|gregueria]]» senza ricorrere a qualche esempio. I dizionari spagnoli le attribuiscono il pesante valore italiano di «schiamazzo», «cagnara», ma non è il giusto significato, neppure in via approssimativa.<ref>Da ''Prima, durante e dopo Mussolini: {{small|memorie del Novecento}}'', Mondadori, 1990, p. 65. ISBN 88-04-31394-3</ref>
*{{NDR|[[Francesco Saverio Nitti]]}} Era (e resta) uno dei più illustri economisti del mondo, un alto esempio di democrazia e un italiano esemplare in ogni istante della sua vita pubblica e privata.<ref>Da ''Napoli scontraffatta'', Mondadori, 1984, p. 250.</ref>
*Il [[Massimo Bontempelli|Bontempelli]] era l'ideatore e lo scrittore dei programmi teorici del movimento {{NDR|Novecentismo}}; che si poneva come successore ed erede del futurismo e del cubismo; riassumeva il compito dello scrittore nella ricostruzione dello spazio e del tempo.<ref>Da ''Cronaca del Regno d'Italia: Dalla Vittoria alla Repubblica'', Mondadori, 1978, p. 423.</ref>
*Naturalmente il capo del movimento, [[Massimo Bontempelli]], senza dirlo, proponeva a esempio, stile e modi e forme fantastiche sue a una pleiade di giovani che, poi, finivano per obbedire ognuno al proprio estro particolare.<ref>Da ''Il Vesuvio col pennacchio: ovvero, Funiculì funiculà'', Longanesi, 1959, p. 363.</ref>
*Tra le due guerre la letteratura italiana brillò del nome di [[Massimo Bontempelli]] e di quello di [[Luigi Pirandello|Pirandello]]. Giù cinquantenne, Massimo rappresentò per la nostra generazione di giovani, la vera giovinezza; cioè la speranza nella gloria letteraria. [...] Bontempelli vedeva l'esistenza di un mistero, di una «magia» anche nella più umile e borghese contingenza.<ref name=bont/>
*{{NDR|[[Ferruccio Parri]]}} Triste, modesto, onesto, personalmente mite, cortesissimo, alieno da violenza, molto miope, paziente.<ref>Citato in [[Indro Montanelli e Mario Cervi]], ''L'Italia del Novecento'', BUR, Milano, 2001, p. 292. ISBN 88-17-86402-1</ref>
{{Int|1=Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,0047_01_1952_0100_0003_12349677/ ''Nehru, l'Amleto dell'India'']|2=''La Stampa'', 27 aprile 1952}}
*Il primo ministro è un indiano che si arrabbia, ma non è un dittatore: forse vorrebbe esserlo. Egli è un grande romantico, un artista e scrittore caduto nella politica. Ha subìto il fascino marxista, vorrebbe modernizzare il suo paese, ma ha dovuto farsi fotografare nudo, la corda e il triplice segno della casta braminica sul petto. La dea Saraswati, ossia il fiore dell'indecisione.
*È un uomo di sessant'anni, di volto giovanile, fine, pallido; gli occhi molto belli, cerchiati ed espressivi, brillano sotto una fronte di attore drammatico. Gli americani gli hanno trovato non so quale somiglianza con [[Charles Boyer]], mentre per la eloquenza hanno paragonato il signor [[Jawaharlal Nehru|Nehru]] (senza che questi se ne offendesse) nientemeno che a [[Fiorello La Guardia]]. A me questo Amleto indiano ricorda [[Alessandro Moissi|Moissi]] e [[Pietro Ruggeri da Stabello|Ruggeri]], due «Amleti» europei.
*Molte volte il signor Nehru ha tentato di risalire la corrente, ammonendo i suoi elettori di smettere talune funeste abitudini tradizionali: quella di mangiare, in certe regioni, solo riso; quella di andare scalzi; quella di evitare il taglio dei capelli per non uccidere i pidocchi, quella di masticare le fronde di ''bethel'', costellando il suolo delle città di indelibili sputi sanguigni. Anzi a questa faccenda Nehru dedicò un intero discorso e credo sia stato il solo discorso, nella storia politica del mondo, inspirato dal problema dello sputare per terra.
*Al contrario di Gandhi che agiva sulle folle mediante idee-forza semplici e possenti [...], Nehru non agisce sull'India altro che mostrandosi, simile a un San Gennaro impotente a far miracoli.
*Egli non si intende minimamente di economia. Si è arrabbiato moltissimo, quando gli ho chiesto il numero dei cittadini indiani iscritti nel ruolo delle tasse; si è arrabbiato ancora di più quando volevo conoscere quello degli operai impiegati nelle fabbriche indiane. Non sapeva nè il primo, nè il secondo di questi dati («S'informi dai miei segretari»). Questa indifferenza ai valori concreti e misurabili della vita indiana, forma il terrore della classe dirigente e della borghesia di cui è principalmente formato il partito del Governo.
*Chi parla col signor Nehru si chiede, dopo, se davvero ha accostato un grande uomo. Noi occidentali riteniamo un modello ancora troppo cesariano dell'uomo di stato e lo vediamo o vogliamo vederlo nell'uniforme della propria grandezza. I contorni della personalità di Jawaharlal Nehru appaoiono, invece, fortemente vaghi e sfocati: egli non mostra nè il sigaro di Churchill, nè la giacca di taglio severo di Stalin, nè gli stivali brillanti di Mussolini, nè il berretto di operaio di Lenin, nè il ciuffo di Hitler. Il suo vestito indiano, bianco e grigio, intona il pallore sofferente del suo volto e la tremula mobilità delle sue idee. Non so se il paragone trovato per lui dagli americani sia valido, certo è aggiustato: egli incarna lo spirito della dea Saraswati, s'è detto, moglie e - nello stesso tempo - figlia di Brahma, galleggiante su una foglia di loto.
==''La storia di domani''==
===[[Incipit]]===
'''1961: Ore drammatiche a Mosca'''<br>Sin dal 1958 i rapporti pervenuti al Cremlino dalla [[Germania]] di Pankow offrivano notizie assai poco rassicuranti sull'umore delle masse tedesche controllate dal regime comunista della Repubblica popolare. Gli informatori russi più acuti, autorizzati a dire la verità, ponevano in rilievo la scarsa influenza, principalmente sulla gioventù tedesca, delle facilitazioni offerte nel campo della cultura. Uno di essi scriveva: «Mi reco ogni mattina nella Meshdunarodnaja Kniga, (la Grande Libreria di Stato sovietica a Potsdamer Platz). Vi trascorro puntualmente un'ora e annoto età e aspetto dei compratori. Benché in questa libreria si venda quanto di meglio e più recente produca l'Istituto per le edizioni in lingue estere di [[Mosca (Russia)|Mosca]], in due mesi di frequenza ho notato soltanto tre giovani studenti. La gioventù tedesca disprezza la cultura russa».
===Citazioni===
*Gli uomini del Governo di Pankow, per giustificare se stessi e la propria opera presso le gerarchie di Mosca, cercano in ogni modo di convincere gli agenti del Cremlino della genuinità della fede comunista nelle masse tedesche. Esse ragionano così: la [[Repubblica Democratica Tedesca|Germania dell'est]] è la patria naturale dello spirito militarista germanico. Essa è formata di «terre dure»: Prussia, Pomerania. alta Sassonia, Turingia.
*Gli esperti di «psicologia delle masse», non se la sentono di dare all'esercito di Pankow le armi che dovrebbero rivolgersi contro i Tedeschi di Bonn. Intanto la Germania di [[Bonn]], a governo socialdemocratico, è diventata la centrale anticomunista d'Europa e del mondo.
*Il Cremlino, alla vigilia delle grandi decisioni, convoca a Mosca una conferenza politico-militare, le cui conclusioni sono queste: se le ostilità con l'Occidente saranno iniziate, la [[Russia]] deve scegliere di ritirarsi dalla Germania orientale o prepararsi a combattervi una disperata guerriglia. Viene adottata la prima soluzione.
==''Napoli, punto e basta?''==
*Per chissà quali remoti legamenti con il pensiero eleatico ([[Elea-Velia|Elea]], del resto, si trova a due passi da [[Napoli]]) i napoletani posseggono un naturale, istintivo senso della relatività. Il velo di ironia che si scopre, come la polvere del caffè in fondo alla tazza, alla fine di ogni conversazione, per quanto seria voglia essere, con un napoletano, viene da questa natura relativistica. (da ''Dedica a [[San Gennaro]]'', pp. 7-8)
*{{NDR|Napoli}} è la sola città del mondo ove sia possibile scorgere qualche probabilità di sfuggire al destino comune dell'[[Europa]] d'oggi. Che ci appare assai simile a quello del decadente Seicento, alla ricerca d'un'anima che ne sorregga l'affastellata apparenza barocca.<br>In questa ricerca, l'[[Italia]] e l'Europa si affacciano al davanzale di eri. Cercano uno stile, una poesia. Tentano di rifarsi al neorealismo, ch'è poi il semplice e nudo realismo del secolo scorso.<br>Dove si pensa a quest'angoscia, è a Napoli. Napoli è ricca d'una incredibile ricchezza. Essa non ha bisogno di «darsi» uno stile. Non deve cercare una cifra, una chiave, un modulo per essere «se stessa». Non ha perduto, insomma, il contatto con il passato. Essa è sempre affacciata alla finestra che guarda sul giardino (un poco appassito) delle memorie e su quello fragrante e fresco dell'attualità. Perciò tutti invidiano Napoli [...] (da ''Il davanzale di ieri'', pp. 31-32)
*Il concetto di nobiltà, a Napoli, è profondamente unitario e totale: pochi, anche tra i più forti napoletanisti, conoscono, per esempio, un'espressione del dialetto per indicare «tutti, nessuno escluso», questa espressione rara è ''nòbbele e snòbbele''<ref>''Sdòbbele'', refuso, nel testo.</ref>(cioè nobili e non nobili), quanto dire l'intero popolo. Per questo diverso e più sottile coincidere degli intendimenti sociali e unitari della paroletta «nobilissima», Napoli lo è. [...] La loro prima nobiltà è diplomata dall'intelligenza, dall'acume, dallo spirito e dalla cultura. Un principe fesso non vale uno scugnizzo intelligente. (da ''Le bombe dello Zeppelin'', pp. 33-34)
*{{NDR|A [[Shiraz]], in un tempio zoroastriano}} Vi fummo introdotti e un tale, ch'era l'officiante ''parsi'', accese un fiammifero. Subito dal suolo, traverso una bocchetta di ferro, sprizzò una fiamma chiara e fumosa. Era petrolio nativo, come, in quel paese, se ne incontra dappertutto. «Ecco», ci disse l'uomo, «ecco: guarda la luce dello Spirito.» «Ma», obiettammo, «l'hai accesa tu, adesso, con un fiammifero...» «Non importa. La fiamma era lì, anche quando non appariva. Era lì. Ma tu non la vedevi.» Forse quell'imbroglione di prete ''parsi'' aveva ragione. Anche a Napoli, la «fiamma» è lì: spesso non la vediamo. Spesso la cogliamo per strada, camminando. La troviamo nella bocca di una popolana o nella rassegnata ironia di un tranviere. (da ''Le bombe dello Zeppelin'', p. 39)
*La [[Matilde Serao|Serao]], nonostante le ambizioni proprie e la moda letteraria del suo tempo è, e resta, un grande poeta di Napoli. Nasce alla vita dell'arte come una creatura di Napoli, un suggerimento o una espansione della città. (da ''Lettere della signorina Matilde'', p. 124)
*La giovane Matilde non avrebbe ripetuto il genio ch'ebbe e quella sua, davvero scespiriana, ampiezza di visione se fosse vissuta altrove o altrove fosse nata all'arte. Il fenomeno più interessante, nell'arte di donna Matilde, è appunto questa sua facoltà di assorbire e di serbare, trasformandolo, il mondo esterno. In un'epoca nella quale non si conosceva ancora [[Marcel Proust]], ella poteva dire di sé: «Dal primo giorno che ho scritto, io non ho mai voluto e saputo essere altro che una fedele e umile cronista della mia memoria. Mi sono affidata all'istinto e non credo che mi abbia ingannato».<br>Non sapremmo immaginare, perciò, fuori di Napoli e di quella Napoli, la più verace e sincera Matilde Serao. Non è possibile staccarla dalle strade e dai vicoli della sua prima giovinezza. (da ''Lettere della signorina Matilde'', p. 124)
*{{NDR|Su [[Giacomo Leopardi|Leopardi]]}} Sulle sue idee, certamente c'è poco da equivocare. Ma dove, principalmente, egli le espose e le ragionò?<br>Nelle grandi liriche, nelle composizioni in cui la fantasia e l'estro si accendono al calor bianco e cercano di raggiungere per ineluttabili scorciatoie i significati assoluti. È lo stato più estraneo alla coscienza vera, al giudizio accettato dalla ragione, quello che genera canti come ''A se stesso'' o ''La Ginestra''. In quella loro altezza disperata si confonde davvero con la negazione una più alta e improvvisa accettazione dell'idea divina. (da ''La difficile morte del povero Giacomo'', p. 224)
*Chi ha detto Napoli città «savia», non la conosce: non sa quanto, a Napoli, il filisteo professorale, l'uomo di pomposa serietà che non sbaglia mai, che non sappia ridere o sorridere, rischi di passar da scemo, da «fesso», da persona non pertinente alla città.<br>A Napoli sta di casa una certa illustre e armoniosa follia di origini bacchiche e filosofiche, proveniente dal remoto passato, qualche cosa come i misteriosi raggi cosmici usciti dalle insondabili profondità del caotico universo. La follia trema con la sua luce di diamante, in fondo all'animo {{sic|queto}} e ragionevole dei napoletani. (da ''I pazzi di Napoli'', p. 230)
*{{NDR|[[Benedetto Croce]]}} [...] proveniva dal Settecento europeo; armato di tutte le armi della Ragione e della Certezza. La solare perentorietà della storia lo domina e lo possiede; organizza e architetta il suo pensiero, lo dispone in un linguaggio vasto, ricco, fluente: un grande fiume di primavera, in pianura. Croce pensa per sé e per tutti; l'Enciclopedia storica e filosofica ch'egli rappresenta risponde a tutte le necessità. Egli non dimentica e non dubita: le sue certezze riposano sull'archivio e lo schedario. (da ''Il napoletano Tilgher'', p. 252)
*Come una grida improvvisa della strada, un profumo repentino e dissolto o un'ombra o una luce sull'alto di un cornicione, o il trascorrere di certe velature sul paesaggio di Napoli primaverile, così il pensiero di [[Adriano Tilgher|Tilgher]] e le sue intuizioni nascono, balenano, scompaiono; lasciandoci dietro, spesso, qualche preziosa scoria di contraddizioni, di incongruenze, di idee sofferte o superate o, come diceva [[Benedetto Croce|Croce]] del modo di ragionare di [[Enrico De Nicola|Enrico de Nicola]], di idee consunte da una critica dall'interno, logorate dal loro stesso acido.<br>È proprio in questo che Tilgher ci appare un vero napoletano [...] (da ''Il napoletano Tilgher'', p. 252)
*[...] la natura filosofica dei napoletani non è discriminabile nelle manifestazioni della vita comune; anzi è tutt'una con essa; in questo si rintraccia il segno più vero della nostra sostanza ellenica.<br>È un tratto del nostro pudore, della nostra ironia di fronte alle certezze troppo solenni e auguste della scienza, della storia, della morale: un'eleganza dello spirito che rifiuta a se stesso l'orgoglio di ritenersi capace di costruzioni eterne e perfette, di raggiungimenti immuni da incoerenze e contraddizioni. È, a pensarci bene, un senso di squisita umiltà. (da ''Il napoletano Tilgher'', p. 253)
*Napoli pesa poco nel bagaglio di chi viaggia per il mondo, poiché appartiene al mondo delle idee. Si può incontrare, come una categoria universale, in ogni angolo, il più strano della terra. (da ''Ritratto borghese di Gino Doria'', p. 276)
*[[Ferdinando I delle Due Sicilie|Ferdinando IV]] non vende più i suoi pesci e le sue quaglie a questa plebe, ma, in cambio di voti, i partiti politici le vendono feste televisive e adulazioni sociali. (da ''Ritratto borghese di Gino Doria'', p. 280)
*{{NDR|Su [[Gino Doria]]}} Tutta la sua opera va a sorreggere l'edificio solido, solenne e chiaro della cultura liberale: quella sulla quale si fonda ancora ciò che resta dell'[[Europa]] o ciò che, forse, sarà l'Europa rinnovata e mondata dalla malattia totalitaria.<br>Sotto questo punto di vista la storiografia liberale, e quella del Doria in particolare, occorre considerarla non come una forma della conservazione europea, ma come anticipazione dell'[[Europa]] futura; in un certo senso come rivoluzione, rispetto alle teorie marxistiche invecchiate rapidissimamente in un secolo. (da ''Ritratto borghese di Gino Doria'', p. 282)
*{{NDR|L'ultimo incontro con Gino Doria, alla [[Certosa di San Martino]]}} E noi, «ncielo<ref>In cielo.</ref>» stavamo, chini sulla ringhiera barocca del celebre balcone su Napoli, lì sull'angolo dominato dalla cupa mole del Forte. Si guardava la città ai nostri piedi; compatta e ammonticchiata come sempre appare Napoli a chi la vede da una prospettiva aerea. Un grattacielo tagliava l'aria, dominando il mare confuso delle case, solcato dai neri decumani dei quartieri greco-romani.<br>Freddo e remoto il [[Vesuvio]] spento, albuginoso e come spento anch'esso, il mare; la collina di [[Posillipo]] ricoperta di eczemi. Dal caos brulicante veniva un vago rombo, un respiro di lontanissima risacca. Stavamo zitti, Doria ed io, a guardare come superstiti di una conflagrazione di mondi, reduci spaesati di evi caotici e rotolanti. Di tanto in tanto, don Gino puliva e s'aggiustava il monocolo, per vedere qualcosa nello spessore dell'aria. Qualcosa che nemmeno a me riusciva di scorgere. (da ''Ritratto borghese di Gino Doria'', p. 292)
*L'europeo, in [[Giappone]], misura dalla sproporzione tra le sue dimensioni e quelle della casa giapponese la prima e fondamentale diversità tra il suo e il mondo nel quale è andato a vivere.<br/>Pure, rapidamente, s'acconcia a quella {{sic|picciolezza}}; e, dopo poco, l'avverte comoda e cara. Ogni cosa sottomano e al suo posto; la necessità, quasi forzata, dell'ordine e di conseguenza la impossibilità di pensare disordinatamente. La regola mirifica della società collettiva delle api è dettata dalla geometria dell'alveare. L'ordine puntiglioso, la nettezza, la pedante precisione dei giapponesi viene dalla geometria avara della casa. Questo ritmo costante e regolare finisce col rendere un poco «noiosi» i popoli che vi si sottomettono.<br>Ma in Giappone il pericolo è stornato dalla natura profonda dell'arcipelago; del vulcanesimo sul quale giace come un San Lorenzo sulla graticola. La fantasia e la poesia ai giapponesi viene, poi, suggerita dalle vibrazioni del terremoto; ch'è endemico come tutti sanno e non mette paura a nessuno. (da ''Il giapponese di Napoli'', p. 307)
*In questo discorrere, il lento e grigio giorno di [[Tokio]] declinava; fedelmente accompagnato dalla pioggia sottile. Ero un poco scontento. Perché a me, allora, [[Harukichi Shimoi|Shimoi]] interessava assai più come «giapponese» che come «napoletano» mentre a lui, quel fatto di possedere ogni segreto dell'anima e della misteriosa essenza d'arte del suo paese, non diceva quasi niente. Un fatto spiegabilissimo, del resto, che dice quanto [[Napoli]] avesse mutato o, come gli dissi scherzosamente, «corrotto» un nipponico così puro.<br>Allora Shimoi mi raccontò quest'aneddoto. Nel 1949 ricevette un invito a recarsi al [[Palazzo imperiale di Tokyo|palazzo imperiale]]. [[Douglas MacArthur|Mc Arthur]] aveva stabilito che l'Imperatore diventasse un monarca borghese e [[Hirohito]], prima di obbedire al generale americano ordinò di celebrare, per l'ultima volta, la «cerimonia del [[tè]]», convocando tutti i familiari, cioè tutti i principi del [[Giappone]]. A Shimoi fece dire dal suo maestro di cerimonie: «Venga ad allietarci con le sue storie di Napoli, in quest'ora triste». Nessun napoletano avrebbe immaginato il nome della sua città capace di consolare, anche per poco, la tragedia di un imperatore vinto. (da ''Il giapponese di Napoli'', p. 309)
*{{NDR|Gli antichi [[Scavi archeologici di Pompei|pompeiani]]}} Era gente prima di tutto vivace, amica del buon vivere, erotica, amante di spettacoli e feste, largamente superstiziosa. Bilanciata tra la naturale, ovvia mercantilità di ogni popolazione rivierasca e una certa romantica malinconia suggerita dalla vicinanza dell'orrida e meravigliosa altura vesuviana, si lasciava andare ai sospiri d'amore e di tristezza che abbiamo detto: gli stessi che i napoletani dovevano tradurre in musica e canzoni. In quest'equilibrio quasi perfetto del carattere si insinuava il dilettoso inclinare a ciò che i napoletani odierni chiamano lo «sfottò». I pompeiani adoravano l'aggettivo «azzeccòso», il verso satirico, l'ironia, la battuta. Il maneggio della lingua, la secchezza pungente di alcune epigrafi graffite, appaiono talune volte miracolosi a chi, non napoletano, non sappia come nel popolo odierno queste naturali virtù poetiche e artistiche sono vive e splendide e comprovabili ad ogni quadrivio. (da ''Pompeiani e napoletani'', pp. 335-336)
*La [[Sibilla Cumana|Sibilla]] ci restituisce l'immagine di una vita sbagliata e scontenta, vissuta attorno all'errore di calcolo della eterna giovinezza. Ella chiese di vivere tanti anni quanti granelli di sabbia potesse stringere nel pugno. Fu accontentata, ma invecchiò. Reggeva la sua stessa vita come un insopportabile peso. Non senza qualche significato, nella Cena di Trimalcione, [[Petronio Arbitro|Petronio]] la fa apparire in un'ampolla di vetro. E al commensale che le chiede: «Sibilla, cosa vuoi?», ella risponde: «Voglio morire». (da ''Le grotte della Sibilla'', p. 342)
*{{NDR|Sul ciclo dei tori dipinti dall'artista}} [...] [[Raffaele Castello|Castello]] riceveva dal fondo dei secoli il messaggio del più antico e glorioso culto di [[Capri]]: che fu quello di [[Mitra]], cioè il sole, raffigurato in un toro sacrificale. Tori (o Tuori) si chiamano ancora le due colline centrali, le vere mammelle dell'isola; e qui, l'amico [[Amedeo Majuri]], se fosse tra noi, ci soccorrerebbe subito di sua dottrina ricordandoci i versi di [[Publio Papinio Stazio|Stazio]], descrittivi dei boati e dei muggiti delle taurùbule, luoghi di Capri dove, certamente, dovette esistere un allevamento di tori per i sacrifici mitraici.<br>Castello non ha mai saputo nulla di quel che ho detto. L'Isola gli suggerì i tori; ed egli nel modulo astratto e puramente intuitivo della sua pittura di allora, li dipinse. (da ''Il pittore di Capri'', p. 372)
*[...] don [[Felice Sciosciammocca|Felice]], a considerare bene, sostituì [[Pulcinella]] promettendo ai napoletani la destinazione borghese: agi, decoro, o se vogliamo dirla con gli economisti, ''full employment''. Pulcinella è la maschera per le platee di disoccupati e di sfaccendati del [[Piazza del Municipio (Napoli)|Largo di Castello]]; Sciosciammocca riflette una società alla quale il governo dell'Italia liberale prometteva l'automobile appena fosse stata inventata. (da ''Storia economica di Sciosciammocca'', p. 435)
*Purtroppo, né il cinematografo, né altro mezzo perpetuano {{sic|fissandolo}} nella sua possibile verità «reale», la natura, l'essere, le realizzazioni dell'[[attore]]. Peggio che sull'acqua esse sono scolpite nell'aria. Perciò si fa e stiamo facendo tanta teoria sull'arte dell'attore; perciò saremmo tentati di dar ragione a chi la paragona alla predicazione del laico o alla mediazione del confessore. (da ''Eduardo e Napoli europea'', p. 460)
*{{sic|[[Eduardo De Filippo|Eduardo]] – autore}} è, prima di tutto, un inventore di ''casi''. Non li copia dalla vita, li inventa. [[Molière]] «isola» i suoi «tipi» dal catalogo umano, [[William Shakespeare|Shakespeare]] ne canta i grandi sentimenti, [[Anton Čechov|Cecov]] condensa le impalpabili atmosfere del non-detto, [[Luigi Pirandello|Pirandello]] ne svela la realtà per scoprirne la inesistenza. Eduardo De Filippo, ricostruisce questa realtà dell'uomo, per via di {{sic|trovamento}}.<br>Sotto questo profilo i consueti ricorsi alla similarità, parallelismo o dipendenza del teatro di Eduardo da quello di Luigi Pirandello, appaiono – spesso – arbitrari e, in sostanza, sbagliati. Un parallelismo, condizionato e limitato, tra il grande Pirandello e Eduardo De Filippo, diventa accettabile per quanto riguarda lo spirito di ricerca, di esplorazione, di – spesso – esplosiva «novità» dei due teatri. Non si può andare oltre [...]. (da ''Eduardo e Napoli europea'', pp. 472-473)
*[...] l'avvento del relativismo, del problema della personalità, dell'incomunicabilità, del rapporto tra sogno e realtà, della cristallizzazione dei miti, della solitudine assoluta dell'uomo, dell'inafferrabilità d'ogni certezza morale, rientrano nel novero dei ''side-effects'' creati dalla [[prima guerra mondiale]]. L'ultima conseguenza di quel trionfo dell'aleatorio, del ''perpetuum mobile'' in orbite sempre mutevoli e indefinibili è la fissione atomica. Che – si badi – è un prodotto della prima, non della seconda guerra mondiale. Soltanto la pietà per se stesso e per gli uomini, suggerisce ad [[Albert Einstein|Einstein]] la proposizione: ''Gott würfelt nicht''<ref>Dio non gioca a dadi.</ref>. (da ''Eduardo e Napoli europea'', p. 491)
*{{NDR|Su [[Peppino De Filippo]]}} [...] l'arte comica per l'arte comica, insomma, nella quale egli era un maestro inarrivabile e – ciò di cui non si rendeva conto – un prezioso reliquiario: perché la tradizione della «commedia dell'arte» si concentrava in lui, i secoli antichi passavano in lui, il tesoro della storia teatrale napoletana si {{sic|raccoglievano}} in lui; a lui restava Napoli e la svanita scena del «[[Teatro San Carlino|San Carlino]]», persino la mentalità, il linguaggio, il genio dei modi, dei luoghi, degli spiriti dei «mami» e dei Pulcinelli, dei Tartaglia e dei «buffi barilotti», dei «guappi» e delle «Colombine». Tutto questo si trasferiva in lui [...] (da ''Eduardo e Napoli europea'', p. 503)
*{{NDR|Su Peppino De Filippo}} [...] attore-autore in un inseparabile tutt'uno, da collocarsi nel pantheon del teatro comico napoletano. (da ''Eduardo e Napoli europea'', p. 503)
*Se dico «[[Titina De Filippo|Titina]]», ecco con la muta e un poco ironica figura bionda di lei, anche certi «momenti» ineffabili di [[Via Toledo]], del lungo vicolo della Speranzella: i cieli sopra le colline, trasvolati da vecchi piccioni di monasteri barocchi. Ecco: le goffe armonie ballonzolanti delle «carrozzelle» sul «basolato» di Napoli; ecco il vago strepito di {{sic|àrnia}} della città. È una musica, non so: una malinconia, una emozione; non so. Per suscitarla (adesso che non vi sono più né «carrozzelle», né «basoli» o selci, per via Toledo) basta pronunciare questo nome, aguzzo e lieto: Titina. (da ''Eduardo e Napoli europea'', p. 505)
*In ogni napoletano si può scorgere il riflesso dell'ironia, del sarcasmo, del gusto, dolorosamente umano, della deformazione bruegheliana<ref>Nel testo il refuso: breugheliana.</ref>, comica e tragica di [[Eduardo De Filippo|Eduardo de Filippo]]: la facoltà di tradurre in paradosso e poesia, la contingenza storica: nel prodigio di un detto, di una forzatura comica, d'una constatazione centrata nell'ironica e contraddetta natura delle cose.<br>Durante la sfilata a Napoli delle squadre di camicie nere, nell'ottobre del 1922, uno [[scugnizzo]] chiese ad alta voce, dinanzi a tante braccia protese nel saluto romano: «''Ma ched'e', chiove?''» (Ma cos'è, vedono se piove?). Quello scugnizzo non sapeva di fissare un tratto di storia. (Eccetera, eccetera.) (da ''Erminio o i fiori di carta'', p. 507)
*Il [[Lingua napoletana|napoletano]] non divenne lingua nazionale ma resistette alla penetrazione degli idiomi di occupazione, per così dire; specialmente lo spagnolo. [...] Nonostante il secolare dominio della Spagna e contrariamente a ciò che se ne dice dai poco informati, il napoletano è scarsamente imbevuto di spagnolismi. La sua struttura fondamentale, ciò che si dice lo «spirito» della lingua è rimasto legato fortemente ai secoli classici della grecità e della latinità. Di qui le implicazioni del carattere, del costume, della spicciola morale del popolo; di qui quel sapore «antico» nell'intonazione e nei riflessi del linguaggio. Sulle settemila voci del ''Dizionario dialettale'' di [[Antonio Altamura|Altamura]], la maggioranza degli {{sic|étimi}} tocca al greco e al latino. La stessa andatura musicale del napoletano appartiene al greco antico o, come precisa l'abate [[Ferdinando Galiani|Galiani]], al dialetto dorico «per le vocali più aperte, le voci pronunciate con maggiore espressione, le consonanti battute con maggiore impulsione».<br>Gli spiriti dell'antichità, insomma, folleggiavano freschi e sapidi nella gran parte delle parole napoletane [...] (da ''Elegia della lingua napoletana'', p. 521)
*Nel '90 s'era inaugurata la [[Galleria Umberto I|galleria Umberto I]], il «salotto» della città. I napoletani amarono subito questo monumento di vetro, vago, aereo, sul quale galleggiava, con effetto di mongolfiera piedigrottesca, la bellissima ''coupole'' di [[Paolo Boubée|Boubé]]. La musica, i varietà, i caffè di grido, le botteghe eleganti andavano a rifugiarsi sotto l'ombrello trasparente della Galleria; e una variegata società tra artistica e picaresca si formò in quell'aria di acquario, tra i fumi delle speranze e quelli delle prime macchine del caffè espresso. (da ''Gli ultimi trovatori'', p. 590)
*Altri e più terribili dolori sarebbero intervenuti nella vita della [[Napoli|città]], diventata uno dei centri strategici della seconda guerra mondiale, nel Mediterraneo. Prove eroiche misero a nudo lo spirito stoico della popolazione, la sua illimitata capacità di sopravvivere, la sua quasi magica facoltà di «ridurre» stranieri e invasori al proprio modulo umano, e dominarne così eccessi e barbarie. (da ''La saga della camorra'', p. 637)
*Un pomeriggio del settembre '54 con [[Amedeo Majuri]] e [[Augusto Cesareo]] andammo a rivedere [[Piazza del Mercato (Napoli)|Piazza del Mercato]] e quel che la guerra ne ha lasciato. Spettacolo triste. Il guasto e la polvere avvolgevano ugualmente l'arco di Sant'Eligio e la facciata gotica di San Giovanni a mare. E, di fronte, il piedistallo di «Marianna 'a capa 'e Napule» era vuoto. Vi appoggiava le spalle una bellissima venditrice di pannocchie bollite, una «spicaiola». «''Signò''», ci disse, «''l'hanno luvata stammatina. Dice {{sic|ch'a}} mettono dinto 'o Municipio. Mo ce stongh'io...''<ref>Signore, l'hanno tolta stamattina. Corre voce che la collocano nel Municipio. Adesso ci sono io...</ref>» La [[Cibele]] era stata tolta, per trovar posto nel Cortile del palazzo del Municipio e lei, la bellissima, diceva: «La sostituisco io». Tanto è stretta la parentela tra i napoletani e gli dèi. (da ''Note'', pp. 665-666, nota 15)
*[...] il napoletano adopera la sua superstizione come un elemento aggiuntivo e razionale del suo giudizio. Come, cioè, una variabile indipendente il cui comportamento gli sfugge, ma la cui influenza gli è nota. Ciò è dimostrato dalla natura stessa della cabala e delle pratiche magico-aritmetiche in uso per la previsione dei numeri del lotto. ''La [[Smorfia]]'', libro dei sogni, introduce l'elemento fantastico nel rigore matematico delle ''scadenze'', delle ''figure'', degli ''estratti'' su cui si intrecciano i movimenti e l'intera meccanica delle giocate. (da ''Note'', p. 681, nota 15)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giovanni Artieri, ''La storia di domani''; citato in ''Storia Illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, anno II, n. 1, gennaio 1958.
*Giovanni Artieri, ''Napoli, punto e basta?, {{small|Divertimenti, avventure, biografie, fantasie per napoletani e non}}'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1980.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Artieri, Giovanni}}
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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Josip Broz Tito
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Danyele
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[[Immagine:Josip Broz Tito uniform portrait.jpg|thumb|Tito nel 1961]]
'''Josip Broz Tito''' (1892 – 1980), rivoluzionario jugoslavo.
==Citazioni di Josip Broz Tito==
*{{NDR|Sul [[Movimento dei paesi non allineati]]}} Fin dall'inizio ci siamo costantemente opposti alla politica dei blocchi e alla dominazione straniera, a tutte le forme di egemonia politica ed economica e ci siamo pronunciati a favore del diritto di ciascun paese alla libertà, all'indipendenza e allo sviluppo autonomo. (da un discorso all'Avana, 5 settembre 1979)<ref>Citato in ''[http://avanti.senato.it/avanti/files/Avanti%201896-1993%20PDF/16.%20Avanti%20Ed.%20Nazionale%201977-1989%20OCR_del/Ocr%20-D-/paolo/CFI0422392_19790905.83-204_0001_d.pdf Tito risponde a Castro]'', ''Avanti!'', 5 settembre 1979</ref>
*La [[pace e guerra|pace]] durerà cent'anni, ma dobbiamo esser pronti a entrare in [[pace e guerra|guerra]] domani.<ref>Citato in ''Rivoluzionario Emir Kusturica'', ''Corriere della Sera'', 17 gennaio 2010.</ref>
*Popoli di Iugoslavia!<br>Serbi, croati, macedoni, montenegrini, musulmani!<br>Il giorno lungamente atteso cui aspiravate è arrivato!... Il potere che voleva rendervi schiavi è stato sconfitto. I fascisti tedeschi e italiani vi hanno messo gli uni contro gli altri in modo che vi distruggeste da voi stessi in una lotta intestina. Ma i vostri figli e le vostre figlie migliori, ispirati dall'amore del loro paese e delle nazioni che lo compongono, hanno frustrato questi piani diabolici del nemico. Anziché discordia e ostilità reciproca, voi siete oggi uniti in una nuova e più felici Iugoslavia... (da un discorso il 9 maggio 1945)<ref>Citato in Keith Lowe, ''Il continente selvaggio: L'Europa alla fine della seconda guerra mondiale'', Gius.Laterza & Figli Spa, 2015, ISBN 885812037X</ref>
*Studiamo e prendiamo ad esempio il sistema Sovietico, ma stiamo sviluppando il [[socialismo]] nel nostro paese in forme in qualche modo differenti. (Dalla lettera ai comandanti J.V. Stalin e V.M. Molotov, 13 aprile 1948)<ref>Citato in ''[http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,799003-1,00.html Time.com]'', 23 agosto 1948.</ref>
*{{NDR|A [[Stalin]]}} Smettila di mandare persone ad uccidermi. Ne abbiamo già catturati cinque, di cui uno con una bomba e uno con un fucile. Se non la smetti di mandarmi sicari, ne manderò io uno a Mosca e non avrò bisogno di mandarne un secondo. (Messaggio trovato fra gli effetti personali di Stalin)<ref>Citato in Robert Service, ''Stalin: A Biography'', Harvard University Press, Cambridge, 2005, p. 592.</ref>
{{Int|Discorso introduttivo alla XXI Seduta della presidenza della Lega dei comunisti di Jugoslavia|da [http://www.associazionestalin.it/tito_1971.html Discorso introduttivo alla XXI Seduta della presidenza della Lega dei comunisti di Jugoslavia] (dicembre 1971), ''Associazionestalin.it''}}
*Mi colpisce [...] il fatto che si fa riferimento a me, alle mie parole, ma si dimentica soltanto di dire quali sono queste parole. Ci si limita a dire: le parole di Tito. Già ieri ho formulato le mie riserve e ho detto che non approvo una simile politica. Ripeto oggi qui, che io non approvo simile politica. E non l'approverei se essa apparisse anche in altre Repubbliche. Io non voglio e non posso farlo. Io debbo vegliare sugli interessi di tutto intero il nostro paese, così come sui principi della Lega dei comunisti di Jugoslavia. Questa volta anche l'opinione pubblica deve sapere che tutto ciò non ha il mio appoggio. Il mio compito è tutt'altro che facile, ma debbo dirlo. Se qualcuno si culla nell'illusione di potersi richiamare a me, voglio personalmente disilluderlo.
*Se qualcosa risulta non vero, lo si dica e ci si spieghi subito. La sola cosa da non fare è tacere. Anzi, bisogna parlare chiaramente, perché senza tali spiegazioni, senza la partecipazione concreta di tutti al dibattito non si possono prendere buone decisioni. Se le si prendono in altro modo, saranno zoppicanti. Perché coloro che mantengono il silenzio per starsene, per cosi dire, in pace con Dio, spesso votano senza essere d'accordo.
*Se non c'è autocritica, nessuno di noi, me compreso, può rivendicare il diritto di godere una piena e completa fiducia. Non è sufficiente fare una critica come una specie di confessione, e poi ricominciare a peccare.
*Oggi all'estero si dice una quantità di cose. La Jugoslavia rischia di perdere il suo prestigio nel mondo. Noi non dobbiamo permetterlo.
==Citazioni su Josip Broz Tito==
*Con la scomparsa del presidente Tito l'umanità perde un combattente che tenacemente si è battuto per i principi di libertà e giustizia. Il popolo jugoslavo perde il suo capo prestigioso ma lo sentirà sempre alla sua testa per sviluppare la sua originale esperienza rivoluzionaria e per difendere con fermezza la propria indipendenza ed unità, senza dover ricorrere ad aiuti stranieri. [...] È l'ultimo dei grandi della seconda guerra mondiale che scompare dopo essere stato il primo nella lotta per la conquista e la difesa dell'indipendenza del proprio popolo. Egli ha vinto tutte le battaglie cui ha partecipato da protagonista; ha perduto solo l'ultima contro la morte. Io mi sento profondamente amareggiato perché con Tito perdo un amico che consideravo compagno di lotta e di fede. Con questo animo verrò ad inchinarmi dinanzi alla sua salma. ([[Sandro Pertini]])
*Dopo le riforme fallite degli anni Settanta, i quattro mesi della sua agonia all'inizio del 1980 furono la metafora del male che avrebbe distrutto negli anni seguenti il suo Stato. Ma nessuno potrà mai scrivere la storia del Novecento senza ricordare che Tito combatté due guerre, una contro Hitler, l'altra contro Stalin; e le vinse entrambe. ([[Sergio Romano]])
*Durante la seconda guerra mondiale Churchill tradì i cetnici e re Pietro scegliendo di appoggiare Tito. Per mezzo secolo l'occidente ha aiutato Tito, e nessuno si era chiesto se noi volessimo libertà e democrazia e perché fossimo incarcerati. Oggi che siamo più liberi ci accusano di bolscevismo. ([[Vojislav Šešelj]])
*È difficile oggi, a più di vent'anni dalla morte, fare l'elogio di Tito. Il dio a cui si convertì è fallito.<br>Le sue numerose riforme economiche non hanno sortito altro effetto fuor che quello di rallentare lo sviluppo del paese. Lo Stato che egli ha creato alla fine della seconda guerra mondiale si è drammaticamente disciolto. Il ricordo delle sue vittime (fra cui molti italiani) oscura quello dei suoi trionfi internazionali. [...] Come spiegare al lettore che il suo funerale fu onorato dalla presenza di tre re, ventuno capi di Stato (fra cui il presidente dell'Unione Sovietica) e sedici primi ministri? Come spiegare al lettore italiano, in particolare, che il governo di Roma, per coltivare l'amicizia, gli perdonò le foibe, il colpo di mano su Trieste nella primavera del 1945 e l'esodo degli istriani fra il 1945 e il 1947? Come spiegare che Tito rimane, nonostante i vizi e gli errori, uno dei grandi protagonisti del ventesimo secolo? ([[Sergio Romano]])
*Grazie al suo carisma, le sei repubbliche erano rimaste unite per ben trentacinque anni. Tito aveva tenuto sotto controllo le velleità nazionaliste dei popoli che componevano la federazione jugoslava. (''[[Yugoslavia - Morte di una nazione]]'')
*In generale, nonostante alcuni sviluppi negativi – come ad esempio il carcere per i dissidenti – Tito fu uno statista riconosciuto a livello internazionale. ([[Elke Kahr]])
*Non era facile unificare le etnie e modernizzare un Paese come la Jugoslavia, e bisogna ammettere che il maresciallo Tito ha realizzato un'opera straordinaria. Dio voglia che i suoi successori si dimostrino altrettanto capaci. ([[Mohammad Reza Pahlavi]])
*Ridurre la [[Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia|Jugoslavia]], il suo [[Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia|Esercito Popolare di Liberazione]] e la figura di Tito a dei "''boia massacratori di italiani''" oltre ad essere falso è un'infamia storica di cui il Parlamento italiano, quasi nel suo complesso, è responsabile. ([[Alessandra Kersevan]])
*Se ripenso a Tito, cui si deve uno degli slogan più squallidi – "La pace durerà cent'anni, ma dobbiamo esser pronti a entrare in guerra domani" –, mi viene da identificarlo con il protagonista di quel racconto di [[Anton Cecov|Cechov]] che, a forza di pensare a cose ordinarie in modo ordinario, finisce per non esistere più. ([[Emir Kusturica]])
*''Sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti e un solo Tito.''<ref>Filastrocca che esaltava Tito, riuscito a far convivere tante culture così diverse sotto la [[Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia]].</ref><ref>Citato in Alessandro di Meo, ''Gli anni di Rosa'', Lampi di stampa, 2014, [https://books.google.it/books?id=yVD9AgAAQBAJ&pg=PA35 p. 35]. ISBN 8848815472</ref>
*Slavi, cattolici, ortodossi, musulmani: solo il generale è riuscito a tenere tutti insieme. Ero piccolo quando c’era lui, ma una cosa ricordo: del blocco dei Paesi dell’Est la Jugoslavia era il migliore. I miei erano gente umile, operai, ma non ci mancava niente. Andavano a fare spese a Trieste delle volte. Con Tito esistevano valori, famiglia, un’idea di patria e popolo. Quando è morto la gente è andata per mesi sulla sua tomba. Con lui la Jugoslavia era il paese più bello del mondo, insieme all’Italia che io amo e che oggi si sta rovinando. ([[Siniša Mihajlović]])
*Sotto Tito t'insegnavano a studiare, per migliorarti, magari per diventare un medico, un dottore e guadagnare bene per vivere bene, com’era giusto. Oggi lo sapete quanto prende un primario in Serbia? 300 euro al mese e non arriva a sfamare i suoi figli. I bimbi vedono che soldi, donne, benessere li hanno solo i mafiosi: è chiaro che il punto di riferimento diventa quello. C’è emergenza educativa in Serbia. L’educazione dobbiamo far rinascere. ([[Siniša Mihajlović]])
*Tito è stato uno dei dittatori più «morbidi» del Ventesimo secolo (prima di lui c'è solo Franco) e con lui la nazione non ha fatto che fiorire, ma questa costruzione artificiale non considerava i conflitti insiti nelle popolazioni. ([[Boris Nikolaevič El'cin]])
*Tito era uomo della Mitteleuropa. Figlio naturale di un aristocratico, adorava le operette viennesi. Aveva sposato una morlaccona piacente, Jovanka. Lo incontrai a Brioni, l'isola dove viveva tra giraffe, struzzi, elefanti. ([[Enzo Bettiza]])
*Tra le due guerre mondiali, la Serbia domina la Iugoslavia. Tito vuole inarginarne il predominio. Conferisce ampie autonomie a due province della Serbia: il Kosovo e la Voivodina. Dunque, nelle istituzioni federali, due possibili voti anti serbi. (''[[Yugoslavia - Morte di una nazione]]'')
===[[Nora Beloff]]===
*Alla vigilia della sua morte, possedeva castelli, palazzi, ville, padiglioni di caccia pieni di oggetti di ogni genere donatigli da coloro che volevano o dovevano fargli un favore. Quando viaggiava nel paese - e accade spesso - preferiva dormire nelle sue proprietà. Però, diversamente dal suo amico rumeno Ceausescu, non fu nepotista, non creò una dinastia e non si preoccupò di ciò che sarebbe stato di quelle ricchezze dopo la sua morte. Come per molti uomini di affari di successo, il lavoro fu più importante delle relazioni umane. Gli infermieri che lo assistettero durante la sua ultima malattia a Lubiana riferirono che, a parte le visite ufficiali dei parenti e dei fedeli, fu molto solo.
*Fascino e astuzia hanno permesso a Tito di presentarsi per oltre trent'anni agli occidentali come un amico tormentato ma deciso, e i suoi seguaci e successori sono stati abili nel sostenere e arricchire la tesi secondo cui sarebbero spiacenti ma comunque costretti a tornare all'ovile sovietico se l'occidente non desse loro ciò di cui hanno bisogno.
*Il giudizio generale su Tito, suggerito in Jugoslavia dal partito comunista in quarant'anni di monopolio dei mass media e ampiamente diffuso e condiviso all'estero, è che colui che dominò tanto a lungo quel paese fu, pur con colpe ed errori, un grande patriota e un politico visionario. Un esame attento della sua vita smentisce completamente tali valutazioni. Infatti, Tito, come patriota nacque tardi. Egli si identificò con la Jugoslavia solo dopo i 42 anni. Nel 1914, quando scoppiò la prima guerra mondiale, l'idea jugoslavia era già ampiamente diffusa nei Balcani, e Tito aveva ventidue anni. Egli fece allora la sua prima esperienza di guerra come sottufficiale di quell'esercito austro-ungarico che invase la Serbia e, probabilmente, coloro che avrebbero potuto diventare suoi compatrioti furono tra i primi che uccise.
*Normalmente, quasi tutti i politici di successo dicono una cosa e ne fanno un'altra, ma anche in questo Tito si distinse tra i contemporanei per le sue virtù ciarlatanesche.
*Tito non permise mai che il suo credo marxista interferisse con il suo desiderio di impressionare non solo i suoi compatriotti, ma anche i rappresentanti esteri. Ma il proletariato, avendo vinto la guerra di classe permise a Tito, suo rappresentante di diritto, di godere e di adornarsi dei paludamenti del potere propri di un re ereditario o di un barone.
===[[Milovan Gilas]]===
*Credo sia stato uno dei quattro grandi personaggi del comunismo mondiale, con Lenin, Stalin e Mao. Tra i suoi meriti, certo, c'è quello di aver saputo tenere insieme un paese che, già prima del comunismo, era in via di disfacimento. E poi si possono ricordare tra le cose positive la guerra anti-fascista e l'industrializzazione del paese, compiuta in pochi anni, sia pure spesso con brutalità. L'altro suo grande merito fu lo strappo con l'Urss. Oggi è forse sottovalutato, eppure fu l'inizio della caduta del comunismo. Ma oggi Tito è attaccato da tutti: gli sloveni lo hanno rimosso, i serbi lo considerano un nemico del loro nazionalismo, i croati un nemico per il loro anti-comunismo. Anche se lo definiscono 'un grande croato'...
*I [[re]] sono uomini come tutti gli altri: rari sono, anche tra loro, quelli che hanno una natura da capi e da autocrati. Insieme alla corona, i sovrani ereditano anche un'etichetta, tradizioni e limiti, con la conseguenza che non sono numerosi tra loro quelli che mostrano tendenze a governare in maniera davvero regale, da monarca assoluto. E, per quanto riguarda la signoria assoluta, molti re potrebbero invidiare Tito, e più di un sovrano l'ha anche fatto. Se ne suo stile e nelle sue maniere qualcosa non sembrava regale, andava attribuito alla sua origine sociale e alla sua scarsa istruzione. Tito non fondò una dinastia perché era un uomo politico abile e dotato: i comunisti non l'avrebbero approvato, il popolo avrebbe addirittura voltato le spalle a questo suo nuovo re.<br>E del resto, una corona non era più necessaria: Tito era comunque un signore assoluto, e proprio in quanto tale era fatto oggetto di onori e deteneva un potere, quali i re odierni neppure si sognano.
*In quanto comunista, Tito era ateo; ma non lo era come qualsiasi altro comunista. Voglio dire che il suo ateismo non è mai stato militante, che in lui non assumeva l'espressione di una convinzione meditata e implacabile, che mai appariva bellicoso, mobilitatorio. L'ateismo era per lui una faccia dell'ideologia, e quando capitava che Tito lo traducesse in pratica non si spingeva al di là di una regolamentazione dei rapporti con la Chiesa tale per cui lo stato conservasse il predominio o per lo meno non ne venisse minacciato e leso. Tito non credeva in nessun Dio, in nessun messia.
*Josip Broz Tito era una figura in cui non trovavano espressione talenti particolari, eccezion fatta per quello della politica.<br>Ma quest'affermazione, per quanto esatta, potrebbe creare confusione e indurre a conclusioni errate, in mancanza di un'analisi più diffusa e concreta.<br>In primo luogo, Tito era dotato di un'intelligenza straordinariamente acuta e rapida e di una capacità di concentrazione assai forte e selettiva. La stessa caratteristica ho avuto modo di rilevare in Stalin, il cui intelletto era però più prudente, anche se non più lento, e la capacità di concentrazione ancor più vivace e omogenea.
*La cultura di Tito era limitata, né del resto avrebbe potuto essere altrimenti, dati i suoi scarsi studi scolastici: aveva frequentato le elementari, poi era andato a fare l'apprendista fabbro. Tuttavia, sapeva assai di più di quanto poteva aver appreso da così ridotti studi; tra i comunisti che ho conosciuto, e molti di essi erano assai intelligenti, Tito, dopo la prigionia, lavoro clandestino e rivoluzioni, spiccava per l'abbondanza delle conoscenze e soprattutto per la rapidità e l'acutezza mentali. Afferrava subito il punto centrale dei problemi, sebbene mancasse di nozioni in molti campi, soprattutto letteratura, arte e filosofia.
*Quale fosse l'entità delle sue conoscenze in campo militare, è certo che non possedeva il talento di un comandante di eserciti, né del resto poteva averlo, a causa sia del temperamento impetuoso e nervoso, sia dell'eccessiva preoccupazione per la sua sicurezza personale. Troppo spesso emanava ordini contraditori, mutava direttive, spostava grandi unità in pieno contrasto con l'andamento dei combattimenti, irretendosi in problemi irrilevanti. Le tre massime, decisive battaglie, nel corso delle quali esercitò personalmente il comando, rivelano chiaramente deficienze ed errori che un comandante più deciso ed esperto avrebbe senz'altro evitato.
*Se fosse vissuto in tempi di pace e di scarsa ideologia, sarebbe diventato un sindacalista o un imprenditore, un padre autoritario, un marito dispotico.
*Se si sottoponesse Tito a un'analisi dottrinale in chiave comunista, egli si rivelerebbe (più per il suo stile di vita regale che per l'autocratismo) uno dei governanti più contraddittori e meno comunisti. Ciononostante - e a vero dire proprio per questo - è stato uno dei leaders di maggior successo. E non basta: il suo ricordo, sebbene non sia certo colorato di rosa agli occhi di molti di molti comunisti, non susciterà l'orrore e le maledizioni che accompagnano il nome di Stalin.
*Tito era per sua natura un uomo d'azione: frasi vuote, grandi discorsi, riunioni, gli riuscivano estranei e insopportabili, se non in situazioni fuori dall'ordinario, quando fossero mezzi per l'azione politica.
===[[Enver Hoxha]]===
*Dopo molteplici e pazienti sforzi per ricondurre il rinnegato Tito sulla giusta via, Stalin, il Partito Bolscevico e tutti i veri partiti comunisti del mondo, ormai convinti che egli era incorreggibile, decisero all’unanimità la sua denuncia e condanna. Apparve infatti chiaramente che l’operato di Tito giovava alla causa dell’imperialismo mondiale, perciò egli era sostenuto e appoggiato dall’imperialismo americano e dagli altri Stati capitalisti.
*Le concezioni di Tito e dei suoi compagni lasciavano intendere sin dall'inizio che questi non erano dei «marxisti duri», come la borghesia chiama i marxisti coerenti, ma dei «marxisti ragionevoli», che avrebbero strettamente collaborato con tutti gli uomini politici, vecchi e nuovi, borghesi e reazionari della Jugoslavia.
*Nelle sue calunnie contro Stalin la banda di Nikita Krusciov fu incoraggiata e sostenuta dal rinnegato Josip Broz Tito, che si era già espresso apertamente in tal senso.
*Secondo noi, la controrivoluzione in Ungheria fu principalmente opera dei titini. Gli imperialisti americani avevano, in primo luogo in Tito e nei rinnegati di Belgrado, la migliore arma per scalzare la democrazia popolare in Ungheria.
===[[Demetrio Volcic]]===
*La storia è sempre più astuta dei suoi protagonisti. C'era Tito nel suo ardore di partigiano. In seguito illuminato dal gesto di volersi sottrarre al dominio sovietico. Vidi quest'uomo passo dopo passo creare quel potere che nelle dittature mostra il suo lato paranoide. Belgrado era una selva di microfoni nascosti ovunque. A un certo punto il sistema di controllo impazzì. Tutti erano spiati. Perfino Tito e sua moglie Jovanka.
*Per l'Occidente Tito era una garanzia contro la penetrazione del socialismo reale e una fonte di inquinamento ideologico nella stessa direzione.
*Quando Tito non sapeva a chi affidare un posto delicato, tra un serbo e un croato spesso sceglieva un [[Macedonia del Nord|macedone]] e non sbagliava quasi mai.
*Se Tito avesse ceduto nel 1970 alle pressioni di Zagabria, Lubiana, Belgrado, forse avrebbe salvato qualcosa, ma forse avrebbe solo accelerato i processi in corso. Patriarca ottantenne, più simbolo che realtà, ritirato nella sua isola di Brioni, non poteva invece operare una nuova virata. E forse né lui, né altri avevano ulteriori conigli nel cilindro. È morto al momento giusto, senza dover assistere ancora in vita alla demolizione della propria opera.
*Tito credeva fino in fondo all'amicizia fra i suoi popoli, usciti da una guerra di liberazione ma anche da una guerra civile? Sfogliando gli appunti di allora, ho l'impressione che avesse sempre risposto brevemente e con retorica sbrigativa, dando per scontata la pace conquistata con la guerra partigiana. Su altre questioni meno controverse era capace di attaccare bottoni interminabili.<br>L'equilibrio tra etnie era il risultato di debolezze compensate. Per raggiungerlo, bisognava frenare la componente più forte, quella serba. Su che vulcano Tito stesse seduto si capisce oggi.
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Tito, Josip Broz}}
[[Categoria:Comunisti]]
[[Categoria:Jugoslavi]]
[[Categoria:Personalità della guerra fredda]]
[[Categoria:Personalità della seconda guerra mondiale]]
[[Categoria:Rivoluzionari]]
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A Bug's Life - Megaminimondo
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/* Incipit */
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wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titoloitaliano= A Bug's Life - Megaminimondo
|genere= animazione
|regista= [[John Lasseter]], [[Andrew Stanton]]
|sceneggiatore= [[Andrew Stanton]], [[Don McEnery]], [[Bob Shaw (sceneggiatore)|Bob Shaw]]
|doppiatorioriginali=
*[[Dave Foley]]: Flik
*[[Julia Louis-Dreyfus]]: Atta
*[[Hayden Panettiere]]: Dot
*[[David Hyde Pierce]]: Slim
*[[Joe Ranft]]: Heimlich
*[[Denis Leary]]: Francis
*[[Jonathan Harris]]: Manny
*[[Madeline Kahn]]: Gypsy Moth
*[[Bonnie Hunt]]: Rosie
*[[Michael McShane]]: Tuck/Roll
*[[Brad Garrett]]: Dim
*[[Kevin Spacey]]: Hopper
*[[Richard Kind]]: Molt
*[[Phyllis Diller]]: Queen
*[[John Ratzenberger]]: P.T. Flea
*[[Roddy McDowall]]: Mr. Soil
*[[Edie McClurg]]: Dr. Flora
*[[Alex Rocco]]: Thorny
*[[David Ossman]]: Cornelius
|doppiatoriitaliani=
*[[Massimiliano Manfredi]]: Flik
*[[Chiara Colizzi]]: Atta
*[[Veronica Puccio]]: Dot
*[[Stefano Masciarelli]]: Stecco
*[[Roberto Stocchi]]: Heimlich
*[[Stefano Mondini]]: Francis
*[[Franco Zucca]]: Manty
*[[Antonella Rendina]]: Gypsy
*[[Alessandra Casella]]: Rosie
*[[Roberto Draghetti]]: Dim
*[[Enrico Pallini]]: Tuck
*[[Franco Mannella]]: Roll
*[[Roberto Pedicini]]: Hopper
*[[Vittorio Amandola]]: Mollo
*[[Deddy Savagnone]]: Regina
*[[Renato Cecchetto]]: P.T. Pulce
*[[Oliviero Dinelli]]: Dottor Suolo
*[[Lorenza Biella]]: Dottoressa Flora
*[[Ennio Coltorti]]: Ruvido
*[[Werner Di Donato]]: Cornelius
|note=
*Musiche di [[Randy Newman]]
}}
'''''A Bug's Life – Megaminimondo''''', film d'animazione statunitense del 1998, regia di [[John Lasseter]].
==[[Incipit]]==
{{incipit film}}
{{NDR|Una foglia cade davanti a una delle formiche operaie della fila}}<br />'''Formica operaia 1''': Eh? No, no, no. Sono perduto! Dov'è la fila? È sparita! Che devo fare? Che devo fare?<br />'''Formica operaia 2''': Aiuto!<br />'''Formica operaia 3''': Resteremo qui per sempre!<br />'''Dottor Suolo''': Niente paura, niente paura. Siamo dei veri professionisti. Restate calmi. Ci muoveremo intorno alla foglia.<br />'''Formica operaia 1''': Intorno alla foglia? Non credo che ne siamo capaci.<br />'''Dottor Suolo''': Oh, sciocchezze. Non è niente in confronto al rametto del '93.
==Frasi==
*Prima [[Regole dai film|regola]] del comando: ogni cosa è colpa tua ('''Hopper''' rivolto alla Principessa Atta)
*{{NDR|Raccontando la [[barzellette dai film|barzelletta]] alle Cavallette}} Quanti [[scarafaggio|scarafaggi]] occorrono per avvitare una [[lampadina]]? Non si sa, quando si accende la luce spariscono! ('''Stecco''')
*Sono stato in gabinetti meno schifosi di questo spettacolo, è ridicolo, che delusione! ('''Una mosca''')
*Ho solo 24 ore di vita, non le sprecherò certo qui! ('''Una mosca''')
*{{NDR|Rivolto a una lucciola}} Ehi, spegni quelle chiappe! ('''Francis''')
*{{NDR|Alle cavallette}} Se lasciate che una formica ci tenga testa, allora tutte ci terranno testa, capite? Quelle meschine formichine ci superano in numero di cento a uno, e se mai dovessero accorgersene addio al nostro stile di vita! Non si parla di cibo. Si parla di tenere quelle formiche in riga. ('''Hopper''')
*Ti sbagli, Hopper. Le formiche non sono fatte per servire le cavallette! Ho visto queste formiche fare grandi cose, anno dopo anno, riescono in qualche modo a raccogliere cibo per se stesse e per voi! Perciò... perciò qual è la specie più debole? Le formiche non sono serve delle cavallette! Siete voi ad aver bisogno di noi! Siamo molto più forti di quanto dici tu! E tu lo sai, non è vero? ('''Flik''')
==Dialoghi ==
*'''Mosca''' Ehi tu: rivoglio i miei soldi! <br/> '''P.T.''': Nessun rimborso dopo i primi 2 minuti!
*'''P.T.''': Perdiamo pubblico, voi pagliacci andate subito fuori! <br/> '''Heimlich''': Odio esibirmi a stomaco vuoto!<br/> '''P.T.''': Fai il tuo numero Heimlich, dopo mangi! <br/> '''Stecco''': P.T., a che serve? <br/> '''P.T.''': Non ora, Stecco! <br/> '''Stecco''': A che serve andare là fuori? Non faranno che ridere di me! <br/> '''P.T.''': Questo perché sei un pagliaccio!!!<br/> '''Stecco''': No, è perché sono un attrezzo! Mi dai sempre la parte della scopa, del palo, del bastone, della scheggia! <br/> '''P.T.''': Sei un [[insetto stecco]], è divertente, adesso va'!!! <br/> '''Stecco''': Sei un parassita!
*'''Mosca 2''': Ciao, coccinellina cara! <br/> '''Francis''': Sciò, Mosca! Non scocciarmi! <br/> '''Mosca 1''': Senti. Perchè non ripeti all'amico Tonfo di quello che ci hai detto oggi al circo? <br/> '''Mosca 2''': Si, qualcosa vado ad arronzare su un mucchio di letame!
*'''Mosche''': Coccinella coccinella! Torna a casa, Bella! <br/> '''Mosca 1''': Non fai più il gradasso ora, eh? Coraggio, pagliaccio. Alzati e combatti da donna! <br/> '''Francis''': Pronti per il numero di Robin Hood? <br/> '''Heimlich''': Oh oh. Voglio essere Little John! <br/> '''Stecco''': Che parte posso fare?
*'''Francis''': Indietro moscacce! Noi siamo i grandi guerrieri di tutta Insettopia! <br/> '''Flik''': Insetti guerrieri! <br/> '''Francis''': La mia spada! <br/> '''Stecco''': Swig Swig, Can Can! <br/> '''Francis''': Little John!<br/> '''Heimlich''': Ehilà Robin! Giustizia la mia spada, verità la mia faretra!
*'''Rosie''': Bene, si parte ragazzi! In bocca al lupo! <br /> '''Flik''': Wow, sei perversa!
*'''Flik''': Insetti da circo? Come potete essere insetti da circo? <br /> '''Heimlich''': Cosa? <br /> '''Francis''': Ehi ehi ehi ehi. Non hai mai parlato di uccidere cavallette, amico. Tu ci hai mentito! <br /> '''Heimlich''': Ya! <br /> '''Flik''': Volete scherzare? Sapete cos'è questo? Questo amici miei è falsa pubblicità! <br />'''Manty''': {{NDR|Indignato}} Come osa!? Lei, signore, è il ciarlatano di questo scenario, propagandando la sua mercanzia come un talent scout, predando sulle anime di artisti sventurati! Buona giornata, signore. {{NDR|Gli insetti da circo se ne vanno}}
*'''Heimlich''': Sto per farmela sotto credo. <br/> '''Francis''': Tieniti!
*'''Flik''': {{NDR|Dopo che Atta gli ha rivelato che la cavalletta Hopper ha paura degli uccelli}} Hopper teme gli uccelli! <br />'''Francis''': {{NDR|Ironico}} E non lo biasimo. <br />'''Flik''': Oh, è perfetto! Ci liberiamo di Hopper e nessuno saprà che ho fatto un pasticcio! Voi continuate a fingere di essere guerrieri! <br />'''Rosie''': Ah ah, tesoro, non ci stiamo a combattere le cavallette, chiaro? <br />'''Flik''': Ve ne andrete ancor prima che arrivano le cavallette! Sarà facile! Ecco cosa... <br />'''Manty''': {{NDR|Lo interrompe bruscamente}} Non un'altra parola! Io non so che cosa stai raffazzonando in quel tuo cervelletto di formica, ma noi non ne faremo parte.
*'''Francis''' {{NDR|dopo che Stecco si è incastrato in un albero}}: Stecco! <br /> '''Stecco''': Francis, sono incastrato! <br /> '''Francis''': Dove sei? <br /> '''Stecco''': Da questa parte! <br /> '''Francis''': Dove?! <br /> '''Stecco''': Qui! Sono l'unico stecco con gli occhi!
*'''P.T.''': Sicuro di non poter venire in tournée con noi? <br /> '''Flik''': Spiacente, il mio posto è qui! <br /> '''Atta''': Bella risposta!
==Altri progetti==
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{{Pixar}}
[[Categoria:Film d'animazione Pixar]]
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Erich Honecker
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Danyele
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text/x-wiki
[[Immagine:Bundesarchiv Bild 183-R0518-182, Erich Honecker.jpg|thumb|Erich Honecker nel 1976]]
'''Erich Honecker''' (1912 – 1994), politico tedesco.
==Citazioni di Erich Honecker==
*Qui non solo si prosegue la [[guerra fredda]], ma si vogliono gettare le fondamenta di un'[[Europa]] dei ricchi. L'idea della giustizia sociale deve essere soffocata una volta per tutte. Bollarci come assassini serve a questo.<ref>Dal discorso-autodifesa pronunciato davanti al Tribunale di Berlino, autunno 1992; [https://www.resistenze.org/sito/te/cu/st/cust9l29-005630.htm riportato] in ''resistenze.org''.</ref>
*[...] giunto alla fine della mia vita, ho la certezza che la [[Repubblica Democratica Tedesca|Rdt]] non è stata costituita invano. [...] Un numero sempre maggiore di persone dell'est si renderà conto che le condizioni di vita nella Rdt li avevano deformati assai meno di quanto la gente dell'ovest non sia deformata dal [[capitalismo]] e che nelle scuole i bambini della Rdt crescevano più spensierati, più felici, più istruiti, più liberi dei bambini delle strade dominate dalla violenza della Repubblica Federale. I malati si renderanno conto che nel sistema sanitario della Rdt, nonostante le arretratezze tecniche, erano dei pazienti e non oggetti commerciali del marketing dei medici. Gli artisti comprenderanno che la censura, vera o presunta, della Rdt non poteva recare all'arte i danni prodotti dalla censura del mercato. [...] Gli operai e i contadini si renderanno conto che la Rft è lo Stato degli imprenditori e che non a caso la Rdt si chiamava «Stato degli operai e dei contadini». [...] Molti capiranno che anche la libertà di scegliere tra Cdu, Spd, Fdt è solo una libertà apparente.<ref>Dal discorso-autodifesa pronunciato davanti al Tribunale di Berlino, autunno 1992; citato in Alberto Piccinini, ''Anno Zero'', ''il manifesto'', 30 settembre 2009, p. 10.</ref>
*Il [[socialismo]] reale ha impaurito il [[capitalismo]] più di qualsiasi critica. La critica del capitalismo, per radicale che possa essere, non è ancora il socialismo. La critica il capitalismo la può sopportare, ma il socialismo, comunque lo si voglia oggi definire, significa la soppressione dei rapporti di produzione capitalisti.<ref>Citato in ''[http://www.associazionestalin.it/honecker2.html Il socialismo è l'unica alternativa]'', ''associazionestalin.it''.</ref>
==Citazioni su Erich Honecker==
*Allora, Honecker fa ingresso nel suo ufficio, apre la finestra, vede il sole e dice... [...] "Buongiorno caro sole!". [...] E il sole gli risponde: "Buongiorno caro Erich!". A mezzogiorno Erich torna alla finestra, guarda il sole e dice: "Buongiorno caro sole!", e il sole dice: "Buongiorno caro Erich!". Al tramonto Honecker torna di nuovo alla finestra e dice: "Buonanotte caro sole!", però il sole non risponde. Allora dice di nuovo: "Buonanotte caro sole!", e il sole risponde: "Baciami il culo! Io ormai sono passato a ovest del muro!". (''[[Le vite degli altri]]'')
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Honecker, Erich}}
[[Categoria:Comunisti tedeschi]]
[[Categoria:Personalità della guerra fredda]]
[[Categoria:Politici tedeschi]]
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text/x-wiki
[[File:Bundesarchiv Bild 183-R0518-182, Erich Honecker.jpg|thumb|Erich Honecker nel 1976]]
'''Erich Honecker''' (1912 – 1994), politico tedesco.
==Citazioni di Erich Honecker==
*Qui non solo si prosegue la [[guerra fredda]], ma si vogliono gettare le fondamenta di un'[[Europa]] dei ricchi. L'idea della giustizia sociale deve essere soffocata una volta per tutte. Bollarci come assassini serve a questo.<ref>Dal discorso-autodifesa pronunciato davanti al Tribunale di Berlino, autunno 1992; [https://www.resistenze.org/sito/te/cu/st/cust9l29-005630.htm riportato] in ''resistenze.org''.</ref>
*[...] giunto alla fine della mia vita, ho la certezza che la [[Repubblica Democratica Tedesca|Rdt]] non è stata costituita invano. [...] Un numero sempre maggiore di persone dell'est si renderà conto che le condizioni di vita nella Rdt li avevano deformati assai meno di quanto la gente dell'ovest non sia deformata dal [[capitalismo]] e che nelle scuole i bambini della Rdt crescevano più spensierati, più felici, più istruiti, più liberi dei bambini delle strade dominate dalla violenza della Repubblica Federale. I malati si renderanno conto che nel sistema sanitario della Rdt, nonostante le arretratezze tecniche, erano dei pazienti e non oggetti commerciali del marketing dei medici. Gli artisti comprenderanno che la censura, vera o presunta, della Rdt non poteva recare all'arte i danni prodotti dalla censura del mercato. [...] Gli operai e i contadini si renderanno conto che la Rft è lo Stato degli imprenditori e che non a caso la Rdt si chiamava «Stato degli operai e dei contadini». [...] Molti capiranno che anche la libertà di scegliere tra Cdu, Spd, Fdt è solo una libertà apparente.<ref>Dal discorso-autodifesa pronunciato davanti al Tribunale di Berlino, autunno 1992; citato in Alberto Piccinini, ''Anno Zero'', ''il manifesto'', 30 settembre 2009, p. 10.</ref>
*Il [[socialismo]] reale ha impaurito il [[capitalismo]] più di qualsiasi critica. La critica del capitalismo, per radicale che possa essere, non è ancora il socialismo. La critica il capitalismo la può sopportare, ma il socialismo, comunque lo si voglia oggi definire, significa la soppressione dei rapporti di produzione capitalisti.<ref>Citato in ''[http://www.associazionestalin.it/honecker2.html Il socialismo è l'unica alternativa]'', ''associazionestalin.it''.</ref>
==Citazioni su Erich Honecker==
*Allora, Honecker fa ingresso nel suo ufficio, apre la finestra, vede il sole e dice... [...] "Buongiorno caro sole!". [...] E il sole gli risponde: "Buongiorno caro Erich!". A mezzogiorno Erich torna alla finestra, guarda il sole e dice: "Buongiorno caro sole!", e il sole dice: "Buongiorno caro Erich!". Al tramonto Honecker torna di nuovo alla finestra e dice: "Buonanotte caro sole!", però il sole non risponde. Allora dice di nuovo: "Buonanotte caro sole!", e il sole risponde: "Baciami il culo! Io ormai sono passato a ovest del muro!". (''[[Le vite degli altri]]'')
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Honecker, Erich}}
[[Categoria:Comunisti tedeschi]]
[[Categoria:Personalità della guerra fredda]]
[[Categoria:Politici tedeschi]]
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La spada magica - Alla ricerca di Camelot
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text/x-wiki
{{Film
|titoloalfabetico= Spada magica, La
|titoloitaliano= La spada magica - Alla ricerca di Camelot
|titolooriginale= Quest for Camelot
|paese= USA
|anno= 1998
|genere= animazione
|regista= [[Frederik Du Chau]]
|soggetto= [[Vera Chapman]] ''(romanzo)''
|sceneggiatore= [[Kirk De Micco]], [[William Schifrin]], [[Jacqueline Feather]] e [[David Seidler]]
|doppiatorioriginali=
*[[Jessalyn Gilsig]]: Kayley
*[[Andrea Corr]]: Kayley ''(canto)''
*[[Cary Elwes]]: Garrett
*[[Bryan White]]: Garrett ''(canto)''
*[[Gary Oldman]]: Ruber
*[[Eric Idle]]: Devon
*[[Don Rickles]]: Cornwall
*[[Jane Seymour (attrice)|Jane Seymour]]: Juliana
*[[Céline Dion]]: Juliana ''(canto)''
*[[Pierce Brosnan]]: Re Artù
*[[Steve Perry (cantante)|Steve Perry]]: Re Artù ''(canto)''
*[[Bronson Pinchot]]: Griffin
*[[Jaleel White]]: Bladebeak
*[[Gabriel Byrne]]: Sir Lionel
*[[John Gielgud]]: Merlino
*[[Frank Welker]]: Ayden
|doppiatoriitaliani =
* [[Manuela Cenciarelli]]: Kayley
* [[Renata Fusco]]: Kayley ''(canto)''
* [[Veronica Puccio]]: Kayley da bambina
* [[Massimiliano Alto]]: Garret
* [[Claudio Basili]]: Garret ''(canto)''
* [[Massimo Corvo]]: Ruber
* [[Gigi Proietti]]: Devon e Cornelius
* [[Roberta Greganti]]: Juliana
* [[Marjorie Biondo]]: Juliana (canto)
* [[Francesco Prando]]: Re Artù
* [[Massimo Lodolo]]: Griffin
* [[Fabrizio Vidale]]: Bladebeak
* [[Marco Mete]]: Sir Lionel
* [[Sandro Tuminelli]]: Merlino
|note=
}}
'''''La spada magica – Alla ricerca di Camelot''''', film d'animazione di [[Frederik Du Chau]] del 1998.
==Frasi==
*Un giorno diventerò un cavaliere, come mio padre. ('''Kayley da bambina''')
*Non servirò mai un falso re! ('''Sir Lionel''' e poi '''Kayley''' a Ruber)
*Excalibur è stata rubata! ('''Contadino''')
*Madre, non desidero un abito nuovo. Io voglio salvare Camelot. ('''Kayley''')
*Giuliana, passavo da queste parti così ho pensato... di invadervi. Datemi un bacio, bella vedova, ho saputo che vivete ancora sola! ('''Ruber''')
*Kayley, devo dirti che conoscevo tuo padre. Una volta vivevo a Camelot. Facevo il ragazzo di stalla... ma sognavo di diventare un cavaliere. Una notte scoppiò un incendio. Io corsi a salvare i cavalli, ma..rimasi ferito. In un primo momento riuscivo ancora a vedere le forme, poi solo le ombre... infine il mio mondo diventò buio. Dopo la perdita della vista, tuo padre fu l'unico ad avere ancora fiducia in me. Mi insegnò che il valore di un cavaliere è frutto del suo carattere e della sua lealtà al giuramento di Camelot. Ogni mia speranza di diventare un cavaliere morì insieme a lui. ('''Garrett''')
*{{NDR|Parlando di Ayden il falco dalle ali d'argento}} Con gli occhi di Ayden posso sopravvivere a tutto. ('''Garrett''')
*Un giorno quella spada cadrà in mano mia!... Tutto questo sarà mio! ('''Ruber''')
*{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Oh, no! La roccia! ('''Ruber''')
*Io nomino voi, Sir Garrett. Io nomino voi, Lady Kayley. Grazie per aver salvato Camelot. Ci avete ricordato che il nostro regno non si fonda sulla forza del suo re, ma sulla forza del suo popolo. Da questo giorno in poi voi siederete alla [[Tavola Rotonda]] insieme agli altri cavalieri. ('''[[Re Artù]]''')
==Dialoghi==
*'''Ruber''' {{NDR|unitosi alla Tavola Rotonda all'ultimo}}: Ma che simpatico coretto! Ora torniamo agli affari! Ho atteso a lungo questo giorno... quando riceverò nuove terre?? <br />'''Re Artù''' {{NDR|tranquillo}}: Sir Ruber, sempre a pensare a voi stesso... come [[cavalieri della Tavola Rotonda]] abbiamo obblighi verso il popolo, non verso noi stessi... le terre verranno divise in base ai bisogni di ciascuno... <br />'''Ruber''' {{NDR|egoisticamente}}: Allora a me ne occorre più di chiunque altro! Non vi avrei appoggiato tutti questi anni se avessi capito che volevate fare la carità! <br />'''Sir Lionel''' {{NDR|deciso}}: Il re ha deciso! <br />'''Ruber''': È tempo che ci sia un nuovo re e io voto per me! <br />'''Sir Lionel''': Non servirò mai un falso re! <br />'''Ruber''': Allora ne servirete uno morto!! {{NDR|Impugnando una palla chiodata ed attacca gli altri cavalieri, uccidendo Sir Lionel}}
*'''Lady Giuliana''': Siete pazzo! <br /> '''Ruber''': Sono contento che l'abbiate notato! Ho impiegato anni di esercizio per diventarlo!
*'''Kayley''': Come ti chiami? <br /> '''Garrett''': Mi chiamo Garrett. <br /> '''Kayley''': Io Kayley. Garrett, perché non mi guardi mai quando ti parlo? Oh, non mi ero resa conto che tu fossi... <br /> '''Garrett''': Che cosa? Alto? Distinto? Bello? <br /> '''Kayely''': Cieco. <br /> '''Garrett''': Ah già, quella cosa me la dimentico sempre.
*'''Kayley''': Ehi guarda, il tuo falco ha le ali d'argento. <br /> '''Garrett''': Davvero? {{NDR|sarcastico, essendo cieco}} Dovrò crederti sulla parola.
*'''Ruber''': Miserabile pennuto dalla mitica stupidità!!! Dove ti è caduta la spada?! <br /> '''Grifone''': Sembra così diverso questo luogo visto dall'alto.
*'''Garrett''': Siamo nella terra dei draghi. <br /> '''Kayely''': Oh. {{NDR|annusa l'aria}} Hai ragione... Ma sei sicuro che questa sia la terra dei draghi? Non potrebbero metterci, che so, un'indicazione un cartello? Potrebbero scrivere per esempio "benvenuti nella terra dei draghi". {{NDR|cominciando a preoccuparsi}} Non li incontreremo veramente, mi auguro... tu che dici? Un certo numero di draghi cos'è, un branco o una mandria? È un gruppo o una muta? Non dirmi che è un gregge? <br /> '''Garrett''': Zitta. <br /> '''Kayley''': Hai sentito qualcosa? <br /> '''Garrett''': No. Voglio solo che tu stia zitta.
*'''Garrett''': Ma voi che cosa siete? <br /> '''Devon e Cornelius''': La prova che tra parenti non ci si dovrebbe sposare, ecco.
*'''Kayley''': Siete certi che qui saremo al sicuro? <br /> '''Cornelius''': Una sola cosa è certa: meglio qui che lassù. <br /> '''Devon''': Le migliori vie di fuga le conosciamo tutte. <br /> '''Cornelius''': È da quando avevamo 200 anni che scappiamo da quelli là. <br /> '''Devon''': Siamo stati così giovani? <br /> '''Cornelius''': Certo che lo siamo stati, imbecille! <br /> '''Devon''': Non sono un imbecille! <br /> '''Cornelius''': Si che lo sei! <br /> '''Devon''': No che non lo sono! <br /> '''Garrett''': A furia di bisticciare, come non vi siete inceneriti a vicenda? <br /> '''Devon''': Inceneriti? Non sputiamo nemmeno vapore. <br /> '''Cornelius''': Già, a differenza degli altri draghi, lui non sa né sputare fiamme né volare. Ahah, che triste realtà! <br /> '''Devon''': Oh, ''excusez moi'', signor "nego l'evidenza", ma siamo in due a non saper né sputare fiamme né volare!
*'''Garrett''': Andiamo, Kayley. Dobbiamo accamparci prima che faccia buio. <br /> '''Kayley''' {{NDR|indicando Devon e Cornelius}}: Oh Garrett, portiamoli con noi. Ti prego. <br /> '''Garrett''': Me lo immaginavo... ma basta con i canti! <br /> '''Devon''': Possiamo fare un po' di danza classica?
*'''Kayley''' {{NDR|piangendo}}: Ti prego. Non morire. Non potrei mai farcela da sola. È tutta colpa mia se ti hanno ferito. Mi sono messa a parlare a vanvera mentre mi dicevi di stare zitta. Non sono d'aiuto per nessuno. <br /> '''Garrett''' {{NDR|accarezzandola dolcemente}}: Shh, shh... ti sbagli.
*'''Kayley''': Ma voi volate! <br /> '''Devon''': La terra è piccola, molto meglio il cielo!
*'''Re Artù''': Non sei un re! <br /> '''Ruber''': Hai ragione. Forse sono più simile a un dio!
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film d'animazione]]
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Ideologia
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Danyele
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{{voce tematica}}
[[File:Political Coordinates.png|thumb|Alcune coordinate politiche]]
Citazioni sull{{'}}'''ideologia'''.
*Anche l'ideologia più valida [...] non porta a niente se i partiti che la rappresentano non operano in accordo coi principi che professano. ([[Elke Kahr]])
*{{NDR|Alla domanda se fosse una persona ideologica}} Assolutamente sì, l'ideologia è una cosa meravigliosa. ([[Enrico Lucci]])
*È un tratto distintivo delle ideologie quello di resistere alla confutazione. Se i fondamenti di una posizione ideologica vengono distrutti alla base, nuovi fondamenti saranno trovati, altrimenti la posizione ideologica resterà semplicemente in sospeso, sfidando l'equivalente logico della legge di gravità. ([[Peter Singer]])
*Il destino dell'ideologia è di divorare se stessa, di celebrare la sua fine celebrando il suo trionfo, di alienare totalmente l'uomo, che pure voleva liberarlo dall'alienazione. ([[Bruno Forte]])
*Il metro dell'ideologia, se vale per smascherare i cattivi scrittori, non aiuta a trovare i veri. ([[Massimo Onofri]])
*Il nocciolo della questione è che le ideologie rappresentano un ostacolo alle nuove scoperte. ([[Robert Laughlin]])
*Il tronco più profondo della nostra vita è la [[Coscienza morale|coscienza]] religiosa, e non la coscienza ideologica formata dal partito. ([[Aleksandr Isaevič Solženicyn]])
*L'ideologia è uno slogan o una proposta che legittima qualunque mezzo sia necessario per raggiungere lo scopo ultimo [...] che non viene messo in discussione perché è così evidentemente "giusto" per la maggioranza in una particolare epoca ed in un particolare luogo. Coloro che detengono l'autorità presentano il programma come buono e virtuoso, come un imperativo morale di elevatissimo valore. ([[Philip Zimbardo]])
*L'ideologia tende a schematizzare le realtà più complesse. ([[Paolo e Vittorio Taviani]])
*L'utopia fa sognare, l'ideologia serve a lottare. ([[Manuel Castells]])
*Là dove si entra in contatto con il popolo, non vi sarà traccia di ideologia. E con la stessa certezza affermiamo che là dove c'è la massa, vi deve essere un'ideologia. La massa ne ha bisogno e tanto più la tecnica si avvicina alla perfezione, tanto più diventa necessaria. Lo è già, perché la macchina e l'organizzazione non bastano, in quanto non rafforzano l'uomo, non gli danno il conforto di cui ha costantemente bisogno. ([[Friedrich Georg Jünger]])
*La lotta per il potere è essenziale nella dinamica politica. Vedremo che l'elemento ideologico è solo la copertura di quella che è la realtà e cioè questa lotta. ([[Gianfranco Miglio]])
*La principale forma ideologica del nostro tempo (su cui poggiano la naturalizzazione del cosmo mercatistico e l'atrofizzazione del futuro) è l'ininterrotta ''neutralizzazione della categoria della possibilità dell'essere-diversamente'', etichettando – questo il paradosso – come "ideologico" ogni tentativo di questo tipo. ([[Diego Fusaro]])
*Le ideologie, come le fedi, hanno fatto e continuano a fare un'immensa quantità di male. Poi grazie a Dio tramontano e scompaiono. ([[Doris Lessing]])
*Le ideologie non hanno alcuna attinenza con la scienza. ([[Eric Voegelin]])
*Le ideologie [...] riempiono la testa della gente e compromettono una lucida osservazione della vita. ([[Philip Roth]])
*Le ideologie sono la maschera con cui si fa la politica, per celarne le asprezze e inseguire il consenso. ([[Gianfranco Miglio]])
*Mi piacerebbe un po' meno ideologia e un po più di buon senso. ([[Francis Urquhart]], ''[[House of Cards (miniserie televisiva)#Prima stagione|House of Cards]]'')
*Non ci sono regole oggettive di trasformazione da ideologia a ideologia. La sconnessione dello spazio semantico permette solo di vedere come diversi angoli visuali producono diverse organizzazioni semantiche. Non esiste teoria semiotica delle ideologie capace di verificarne la validità o di permetterne il miglioramento. C'è solo una tecnica di analisi semiotica che permette di mettere in crisi una ideologia mostrandone la relatività rispetto a un'altra opposta. La scelta del punto di vista non riguarda la semiotica. La semiotica aiuta ad analizzare le diverse scelte, ma non aiuta a scegliere. ([[Umberto Eco]])
*Non ritengo che il termine ideologia sia necessariamente un termine negativo. Penso che se per ideologia si intende un insieme di concetti e di concezioni che rappresentano una visione del mondo e questa visione del mondo è in grado e capace di confrontarsi con la realtà, di avere a che fare, di interagire, di interpellare e di farsi rispondere dalla realtà, allora credo che sia uno strumento che può rivelarsi utile. Laddove, invece, l'ideologia diviene una collezione di [[Dogma|dogmi]] e, quindi, un meccanismo cieco e sordo rispetto alla realtà, un meccanismo che cerca di vedere quello che non c'è e cerca di non vedere quello che c'è, allora diventa uno strumento dannoso, oltre che inutile. ([[Andrea Tremaglia]])
*Ogni ideologia o fede religiosa dovrebbe essere orientata al raggiungimento della felicità, perché è l'unico modo per consentire la speranza che domani sia migliore di oggi, e non soltanto uguale. Non ci sarebbero allora tanti seguaci e fedeli pronti a sacrificarsi sulle trincee della «giusta causa»; le chiese rimarrebbero deserte e la politica sarebbe solo un esercizio di buon governo che non farebbe la fortuna di nessuno. ([[Paolo Crepet]])
*Ogni sistema di pensiero che nega o cerca di escludere la schiacciante evidenza di un disegno nella biologia è ideologia, non scienza. ([[Christoph Schönborn]])
*Perdute le certezze che le ideologie ci avevano offerto, siamo diventati noi stessi i naufraghi. ([[Bruno Forte]])
*Raramente chi cambia [[convinzione|convinzioni]] cambia ideologia. ([[Stanisław Jerzy Lec]])
*Se le ideologie sono morte, non vuol dire che anche l'elettorato sia spirato. ([[Loretta Napoleoni]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Antropologia politica]]
[[Categoria:Concetti e principi filosofici]]
[[Categoria:Sociologia politica]]
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Adriano Pessina
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'''Adriano Pessina''' (1953 – vivente), filosofo e scrittore italiano.
==Citazioni di Adriano Pessina==
*Bisogna prendere consapevolezza che non si fa nulla per i [[Disabilità|disabili]], ma tutto per l'uomo e per il cittadino.<ref name="Nembri"/>
*{{NDR|Rispetto alle competenze del [[Disability Manager]]}} Si deve parlare di una nuova competenza che si inserisce in altre professioni. Per esempio, l’architetto [[Rodolfo Dalla Mora|Dalla Mora]] è prima di tutto un architetto, che ha imparato a guardare i mondi delle persone con uno sguardo più ampio.<ref name="Nembri">Citato in Antonietta Nembri, ''[https://www.vita.it/disability-manager-nasce-sidima/ Disability manager nasce Sidima]'', ''vita.it'', 26 aprile 2011.</ref>
==''Il contributo delle università cattoliche''==
*Se finora l'intervento sulla vita umana era regolata dalla nozione di terapia, cioè dalla volontà di ripristinare condizioni di salute e rimediare a ciò che si poteva definire in termini oggettivi, per quanto statistici e generali, la normalità, ora questa soglia che separa il normale dal patologico viene messa in discussione, insieme all'idea stessa di uomo e alla stesso criterio di norma.
*In nome dell'uomo futuro si mette in gioco il futuro dell'uomo.
*Quale libertà quando l'azione umana del generare figli è giudicata irrazionale perché non è controllata deterministicamente attraverso un procedimento di laboratorio?
*La [[procreazione]], riletta con le categorie della medicina e della ginecologia, diventa affare prevalentemente femminile perché ridotta alla gestazione e al parto, e non è più questione di una costitutiva relazionalità della polarità maschio- femmina dell'umano, condivisione di un agire comune e di una storia personale.
*La soglia che distingue i viventi tra loro, e i viventi dall'uomo è così varcata semplicemente perché diventa tecnicamente possibile varcarla.
*Lo sviluppo tecno-scientifico, sorretto da un complesso intreccio di elementi economici, politici e conoscitivi, cerchi di autolegittimarsi ricorrendo ad una cultura di riferimento che storicamente si può definire con il termine di [[secolarizzazione]].
*Siamo in un'epoca di assenza di pensiero critico, in cui si assiste ad una banalizzazione dei problemi.
*Soltanto ricorrendo ad una sapienza umana (che in ultima analisi è una filosofia dell'uomo e della vita) si può legittimare la ricerca scientifica e difenderne il valore, la libertà, le verità acquisite, senza cadere nelle forme della violenza e dell'arbitrio.
*La "fiducia" della fede cattolica nella ragione, sia in quella scientifica, sia in quella filosofica, deriva dalla consapevolezza che il Dio della fede è anche il Dio che ha concesso la ragione all'uomo e che non bisogna temere di usarla a tutto campo.
==''Il «senso» del possibile''==
*La tecnologia è, propriamente, il sapere che accompagna la tecnica, e ne integra la funzionalità, dandole già un orientamento preciso, mentre, in senso lato, la tecnica indica semplicemente la capacità operativa dell'uomo.
*Tecnologia è infatti una forma del sapere e del saper fare e in questo coniuga, almeno sotto un aspetto, l'Homo faber e l'Homo sapiens.
*Per la scienza sperimentale la verità, infatti, si trova al termine del processo sperimentale e non all'inizio: questo modello teorico è oggi pervasivo.
*La diffusione di questo convincimento non dipende certo dal fatto che tutti noi partecipiamo dei processi metodologici delle scienze, ma è indotto dal processo di autolegittimazione sociale della tecnoscienza contemporanea, che a sua volta dipende in stretta misura dai processi economici.
*L'avvento dell'ingegneria genetica comporta invece il convincimento che sia il progetto dell'uomo a essere l'unico orizzonte di senso, al punto che la nozione di salute si dilata alla nozione di "benessere", confondendo i piani epistemologici e quindi i rispettivi compiti della medicina, della filosofia e persino della religione.
*La paura del crollo dell'ecosistema non è certo sufficiente a fermare l'illusione di chi pensa che ogni problema suscitato dall'estensione delle biotecnologie possa a sua volta essere corretto da nuovi potenziamenti tecnologici.
*La distanza tra ciò che conosciamo della natura attraverso la nostra esperienza e ciò che ne sappiamo attraverso la mediazione delle scienze, diventa incolmabile.
*Ad un modello speculativo che riconosce la verità della realtà (l'intelligibilità appartiene al reale e non è il prodotto dell'attività conoscitiva umana), si sostituisce progressivamente un modello operativo, che ritiene di poter garantire valore alla conoscenza là dove l'uomo ha a che fare con qualcosa di costruito e di costruibile (l'intelligibilità è l'operazione con cui l'uomo attribuisce senso alla realtà che lo circonda perché è in grado di costruire modelli teorici ed operativi che spiegano la realtà).
*L'assorbimento della questione della verità nella prassi e quest'ultima nella prassi tecnoscientifica porta a considerare ogni approccio ulteriore e differente come puramente soggettivo, emotivo, confessionale, nel senso di frutto di pura opzione esistenziale.
*Il possibile oggi è diventato il surrogato dell'eterno, così come la salute lo è diventata della salvezza.
*La tecnologia, come forma di liberazione, induce una nuova esposizione esistenziale dell'uomo occidentale che si trova ad affrontare un nuovo mal di vivere, quello che emerge dalla difficoltà di comprensione della finitezza e perciò dall'impossibilità di riconoscere un senso (significato e direzione) dei possibili che la tecnologia mette a sua disposizione.
==''Libertà e tecnologia''==
*Sul versante della ricerca scientifica, l'affermazione della libertà di ricerca si pone pressoché in termini di imperativo categorico.
*La [[tecnologia]], come cultura e come linguaggio, è oggi un costitutivo dell'esperienza della libertà, ma nello stesso tempo, è uno dei fattori che rende più difficile pensare ed esprimere la libertà umana.
*La libertà che viene affermata nel contesto tecnologico è traducibile nella proposta di esperire tutto il possibile.
*Sulla spinta del modello tecnoscientifico, non ci si limita a dire che tutto ciò che è possibile é lecito (affermazione già problematica e gravida di conseguenze ambivalenti) ma si tende ad affermare che tutto ciò che si può è doveroso.
*L'estendersi del carattere autoreferenziale della [[tecnologia]] oltre il proprio contesto metodologico conduce al convincimento che si possa pensare ogni limite come puro ostacolo (ciò che deve essere superato), e accentua la trasformazione dell'ideale della perfezione in ideale della funzionalità, capovolgendo il classico rapporto normativo tra naturale ed artificiale.
*Da [[Julien Offray de La Mettrie|La Mettrie]] in poi è la macchina a diventare sempre più il metro di interpretazione dell'umano.
*Alcune recenti tesi in ordine al concetto di qualità della vita, proposto come alternativa alla tesi della sacralità della vita umana, esprimono con efficacia l'estendersi del criterio della funzionalità.
==''Salute e salvezza nella civiltà tecnoscientifica''==
*La paura dura l'intervallo di tempo che la separa dalla speranza, cioè dal convincimento che sia proprio l'ennesimo sviluppo delle tecnoscienze a rispondere alle paure di oggi che, come i tabù di ieri, possono essere sconfitti dal progresso.
*Ciò che lentamente scompare dall'orizzonte del linguaggio umano è la nozione di [[verità]]: l'uomo occidentale non vuol più sentir parlare della verità perché gli bastano i risultati delle tecnoscienze, e pensa che questo concetto non possa essere esteso al di là del modello teorico delle scienze empiriche.
*Una religione ridotta ad estrema consolazione non ha molto da offrire all'uomo di oggi.
*La domanda a cui la [[cristianesimo|fede cristiana]] sa rispondere è prima di tutto una domanda che concerne la verità. Non è suo scopo quello di offrire una consolazione che possa aspirare alla verità, ma di proclamare una verità che si scopre anche in grado di consolare.
*La fede cristiana è, infatti, capace di ridire con autorevolezza il fondamento della dignità dell'uomo e, quindi, della dignità delle sue imprese.
*Non una teoria ma la persona stessa di [[Cristo]] è la misura dell'umano e la manifestazione piena della dignità umana.
*Soltanto laddove è sollecitata la domanda sulla verità, e soltanto laddove la ragione strumentale cessa di essere l'unico modello di ragione, la fede cristiana è in grado di dispiegare pienamente la sua proposta.
*La fede è interlocutrice della ragione laddove la ragione è ancora interessata alla verità.
*La verità della fede, infatti, può fornire la consolazione al peso di alcune condizioni umane, ma questa consolazione è prima di tutto la vittoria della verità sulla disperazione, cioè sull'idea che il finito sia destinato alla fine.
*Non tutti i vincoli che possiamo spezzare comportano una liberazione.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adriano Pessina, ''Salute e salvezza nella civiltà tecnoscientifica'', in Aa. Vv., ''Scienza e fede'', Editoriale Jaca Book, 2002.
*Adriano Pessina, ''Libertà e tecnologia: annotazioni teoretiche'', in Aa. Vv., ''Soggetto e libertà nella condizione postmoderna'', Vita e Pensiero, 2003
*Adriano Pessina, ''Il «senso» del possibile e l'orizzonte del limite nella civiltà tecnologica'', in ''Hermeneutica'', 2001, Morcelliana.
*Adriano Pessina, ''Il contributo delle università cattoliche alle grandi sfide dell'umanità'', in [http://www.wccu.es/wccu_es/docs/Adriano%20Pessina.pdf documentazione] primo congresso mondiale università cattoliche, 12-14 agosto 2011.
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[[Categoria:Filosofi italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Red Hot Chili Peppers
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/* Citazioni su Return of the Dream Canteen */ +1
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[[File:RHCP Live in London 26 June 2022.jpg|miniatura|I Red Hot Chili Peppers nel 2022]]
'''Red Hot Chili Peppers''', gruppo rock statunitense attivo dal 1982.
==Citazioni tratte da canzoni==
===''The Red Hot Chili Peppers''===
'''Etichetta''': EMI, 1984, prodotto da Andy Gill.
*''Bene, sto per cavalcare un cavallo dai denti a sciabola attraverso le colline di Hollywood | l'ovest più lontano, più remoto | si, è così che mi sento | Bene, scavo nella sporcizia e scavo nella polvere, arrostiscono i miei pasti''.
:''Well, I'm gonna ride a saber tooth horse through the Hollywood hills | the farther west, the farther out | yeah, that's the way I feel | well, I dig the dirt an' I dig the dust I barbecue my meals''. (da ''True Men Don't Kill Coyotes'', n. 1)<ref name="sherman">Testi di Anthony Kiedis, Flea, Jack Sherman e Cliff Martinez.</ref>
*''La passione sgocciola dagli occhi del [[coyote]] | riesce ad assaporare il suo sangue | e il sangue non mente mai, muori viso pallido! | i veri uomini non uccidono i coyote''.
:''Passion dripping from the coyote's eyes | he can taste his blood | an' blood never lies pale face die | true men don't kill coyotes''. (da ''True Men Don't Kill Coyotes'', n. 1)<ref name="sherman"/>
*''Per le strade della città, tenevo i dischi in tasca | farò sentire i Chili Peppers così il pubblico potrà scatenarsi | mi scusi signore, non sentirà il mio pensiero? | suono in un gruppo, sì, ci chiamiamo i Red Hot | mentre sono via, amico, non ho timore | non ho tempo per dare pacche sulle spalle e parlare''.
:''On the city streets, I got the tunes in my pocket | I'll play the Chili Peppers so the public can rock | excuse me mister, won't you hear my thought? | I play in a band, yeah, we're called the Red Hots | while I'm away, boy, I'm afraid not | I've got no time to flick and talk''. (da ''Baby Appeal'', n. 2)<ref name="sherman"/>
*''Quando stai solo fermo in piedi o seduto tranquillo | pensa alle [[rana|rane]] che traggono un gran piacere dal saltare, | prendi una piccola lezione dai [[canguro|canguri]], | non lo sai che stanno saltando come matti, salta tu!''
:'' When you're just standing or sitting still | think about the frogs gettin' a thrill, | take a little lesson from the kangaroos, | don't you know they're jumpin' foos, jump you!'' (da ''Get Up and Jump'', n. 4)<ref name="slovak">Testi di Anthony Kiedis, Flea, Hillel Slovak e Jack Irons.</ref>
*''Siamo tutti un gruppo di fratelli che vivono in modo figo | insieme ad altri sei milioni in questo posto chiamato LA | LA è il posto giusto, mi dà fuoco in fiamme | per me, è una corsa attraverso un labirinto di raccolta del cotone | la città mi fa saltare, ha un sacco di ragazze cattive | beh, certo, ci sono alcuni imbecilli, ma ho ancora i miei calci''.
:''We're all a bunch of brothers living in a cool way | along with six million others in this place called LA | LA is the place, sets my mind ablaze | for me, it's a race through a cotton-picking maze | the town makes me jump, it's got a bunch of bad chicks | well sure, it's got some chumps, but I still get my kicks''. (da ''Out in L.A.'', n. 8)<ref name="slovak"/>
*''L'[[elicottero]] della polizia passò velocemente in cielo, | l'elicottero della polizia che atterra sul mio occhio.''
:'' Police helicopter shot the sky | police helicopter landin' on my eye.'' (da ''Police Helicopter'', n. 9)<ref name="slovak"/>
====Citazioni su ''The Red Hot Chili Peppers''====
*All'inizio eravamo un band esplosiva, però il nostro primo album non era affatto un disco esplosivo. ([[Flea]])
*In via del tutto teorica, l'omonimo debutto dei Red Hot Chili Peppers è un capolavoro del rock. Peccato che sia un disco brutto. Tuttavia, a livello filosofico rimane rivoluzionario: quasi nessuno con la pelle bianca prima di questi sei ragazzi [...] aveva contaminato in modo così assurdo e scanzonato il rock con il funky e il rap. Naturalmente, tradurre il pensiero in un'azione compiuta è un percorso impegnativo, ecco perché le dieci canzoni di The Red Hot Chili Peppers [...] sono musica che raramente prende consistenza. Ma sotto lo slappare del basso maniacale di Flea, sotto il cantare acerbo e talvolta sfiatato di Kiedis e sotto il tambureggiare di Martinez, c'è l'istinto degli occhi della tigre [...]. Ecco, su quest'esordio manca quell'irresistibile arroganza che li renderà appunto i Red Hot Chili Peppers. ([[Gianni Della Cioppa]])
*''Mommy Where's Daddy'' ha diversi elementi che la rendono speciale. Flea, Cliff e io componemmo la musica con naturalezza e facilità e rapidamente ne facemmo una prova poi tutti assieme. Il suo essere più funky e groovy la rendeva diversa dal restante materiale che virava dal punk intenso fino all'hard rock. Poi quando l'andammo a registrare come demo, fu la prima del cd. Sentii il timbro vocale e il testo. Ne fui veramente colpito e dissi a Anthony quanto rendesse efficace il tutto. Il testo faceva venire la pelle d'oca anche se non era perfetto. Flea decise di interpretare la parte della bimba come fosse un dialogo tra padre e figlia e la cosa era veramente divertente [...]. Mi piace molto anche ''Green Heaven'' perché è tra le più naturali nel cd. Per farti capire, quel solo venne registrato tutto in presa diretta in un canale a sé [...]. Mi piace molto ottenere tutti i tipi di suoni diversi e approcciare in stili e ho avuto modo di dare il mio contributo a quel disco. ''Grandpappy Du Plenty'' fu divertente, creare tutto quel sound bizzarro. E Dave Jerden mi disse [...] dopo aver registrato Baby Appeal, che non riusciva a togliersi dalla testa quel riff di chitarra. ([[Jack Sherman]])
*Per quanto riguarda l'aspetto giullaresco, questa è roba di buon cuore (e come giullaresca, dovrebbe esserlo). Il motivo per cui non è del tutto convincente non è nemmeno il fatto che sia di buon cuore: la band è abbastanza oltraggiosa, anche se probabilmente non nel modo in cui pensa di esserlo. Forse c'è un indizio in questa misteriosa osservazione del portavoce Flea: 'Grandmaster Flash e Kurtis Blow hanno grandi 'rap', ma non una musica così grande che li accompagni.' In un bassista, questa è una seria delusione . ([[Robert Christgau]])
===''Freaky Styley''===
'''Etichetta''': EMI, 1985, prodotto da George Clinton.
[[File:HillelSlovak1983 (cropped).jpg|thumb|Hillel Slovak, fondatore e chitarrista originario della band, morì nel 1988 in seguito ad un'overdose di eroina: «ho sempre avuto un profondo legame con Hillel. Aveva la capacità di far superare alle persone le barriere che erigevano per non rivelare più di tanto agli altri». ([[Anthony Kiedis]])]]
*''Sono un uomo della [[giungla]], | sono un uomo della giungla, | sono un uomo della giungla, | riesco ad avere tutti i cespugli che posso.''
:''I am a jungle man, | I am a jungle man, | I am a jungle man, | I get all the bush I can.'' (da ''Jungle Man'', Side 1, n. 1)<ref name="martinez">Testo scritto da Anthony Kiedis, Flea, Hillel Slovak e Cliff Martinez.</ref>
*''Oh, dammi una casa | dove vaga il bufalo | e dove la morte di una razza è un gioco, | dove raramente si sente | una parola di pace, | pronunciata dal bianco povero | che uccise appena vennero loro, | benché queste parole scavino a fondo | non offrono nessun sollievo.''
:''Oh give me a home | where the buffalo roam | and the death of a race is a game, | where seldom is heard | a peacable word, | from the white trash | who killed as they came, | though these words dig deep | they offer no relief.'' (da ''American Ghost Dance'', Side 1, n. 3)<ref name="martinez"/>
*''Non ci importa delle band inglesi | non ci importa dei Synth Funk | non ci importa dei Wham Wham | non ci importa dei Duran Duran | perché noi siamo | i Red Hot Chili Peppers!''
:''Nevermind the British bands | nevermind the Synth Funk bands | nevermind the Wham Wham band | nevermind Duran Duran | cause we're | The Red Hot Chili Peppers!'' (da ''Nevermind'', Side 1, n. 5)<ref name="slovak"/>
*''Li fotto, solo per vedere l'espressione della loro faccia | lo dico ad alta voce | sono stravagante | e sono orgoglioso''.
:''I fuck 'em, just to see the look on their face | I say it out loud | I'm freaky styley | and I'm proud''. (da ''Freaky Styley'', Side 2, n. 1)<ref name="martinez"/>
*''Amando e baciando e | masturbando e strusciando e | accarezzando e seducendo e | essere fatti e venendo | ti stringerò per una vita | ti stringerò per sempre | faccio di te mia moglie e | non ti dimenticherò mai''.
:''Loving and kissing and | rubbing and scrubbing and | styling and slumming an | rolling and cumming | I'll hold you a lifetime | I'll love you forever | I'll make you my wife and | I'll never forget you''. (da ''Lovin' and Touchin'', Side 2, n. 5)<ref name="martinez"/>
*''Dalla croce lei ha alzato la testa, | questo è quello che ha detto la suora, | non date amore finché non sarete sposate, | non vivete nessuna vita finché non sarete morte.''
:''From the cross she's raised her head, | this is what the sister said, | give no love until you're wed, | live no life until you're dead.'' (da ''Catholic School Girls Rule'', Side 2, n. 6) <ref>Testo di Anthony Kiedis, Flea e Cliff Martinez.</ref>
====Citazioni su ''Freaky Stylely''====
*So che la musica di questo album era troppo insolita e tetra per essere in grado di piacere al pubblico, ma ha saputo anticipare molte tendenze musicali di quel periodo, in modo definitivo e sostanziale. Molte nostre registrazioni di allora furono considerate "troppo funk per il pubblico bianco, troppo punk per quello di colore." Di sicuro i brani erano ancora lontani dalle connotazioni pop dei lavori successivi, e non credo che avesse contribuito qualche forma di segregazione al loro mancato successo. ([[Flea]])
===''The Uplift Mofo Party Plan''===
'''Etichetta''': EMI, 1987, prodotto da Michael Beinhorn. Testi di [[Anthony Kiedis]], [[Flea]], [[Hillel Slovak]] e [[Jack Irons]] (eccetto ''Behind the Sun'', composta anche da [[Michael Beinhorn]]).
*''Combatti come un impavido, | non essere [[schiavitù|schiavo]], | nessuno può dirti | che devi essere spaventato.''
:''Fight like a brave | don't be a slave | no one can tell you | you've got to be afraid.'' (da ''Fight Like a Brave'', n. 1)
*''In mezzo a questi versi d'amicizia, | devo cantare un attimo qualcosa | che non ho provato, | riguarda | il mio amico | e il suo nome è [[Hillel Slovak|Hillel]], | verso il quale il mio amore | è sacro come quello di un fratello, | prendilo, brufoloso | ragazzo smilzo, prendilo.''
:''In this friendly verse | I've got to sing a little something | that I haven't rehearsed | it's about | my man | and his name is Hillel | for who my love | is woul brother sacred | take it hickleberry | slim boy take it.'' (da ''Me & My Friends'', n. 3)
*''Ah, qualcuno versò sangue molti anni fa | qualcuno versò sangue ma non lo sapevi | che dalle boscaglie in cui crebbe Chuck Berry | arrivano i tuoi alti longilinei padri del rock and roll | oh no | portami nella tua boscaglia adesso''.
:''Ah, someone spilled blood many years ago | Ow! | someone spilled blood, but do you know | that from the backwoods where the Chuck Berries grow | come your long tall daddies of a rock and roll | oh no | take me to your backwoods now''. (da ''Backwoods'', n. 4)
*''Un giorno mentre facevo il bagno nel mare | il mio [[delfino]] parlante mi parlò, | mi parlava in sinfonia | dalla pace di libertà sotto il mare, | mi guardò, gli occhi pieni d'amore, | disse: sì, viviamo dietro il sole.''
:''One day while bathing in the sea | my talking dolphin spoke to me | he spoke to me in symphony | from freedom's peace beneath the sea | he looked to me eyes full of love | said yes we live behind the sun.'' (da ''Behind the Sun'', n. 6)
*''Salta indietro per l’amore sciocco | tu non tornerai per riparare | ma no, no, no, no, no | io non sono un idiota schiavo dell'amore | non vogliamo idioti schiavi dell'amore''.
:''Jump back for chump love | you won't be back for cover | but no no no no | I'm no chump love sucker | no chump love sucker''. (da ''No Chump Love Sucker'', n. 9)
*''Ho pensato che il tuo amore | fosse una faccenda seria | ma ho perso il mio orgoglio | quando ho capito che | il sapore nella mia borsa | e la mia mazza da baseball | era tutto quello che ti interessava''.
:''I thought that your love | was a matter of fact | but I lost my pride | when I realized that | the smack in my bag | and my baseball bat | was all you were after''. (da ''No Chump Love Sucker'', n. 9).
*''Rappresentiamo i figli di Hollywood | Hollywood è dove viviamo | rappresentiamo il meglio di Hollywood | la band Organic Anti-Beat Box''.
:''We represent the hollywood kids | hollywood is where we live | we represent the hollywood jam | organic anti-beat box band''. (da ''Organic Anti-Beat Box Band'', n. 12)
====Citazioni su ''The Uplift Mofo Party Plan''====
*A conti fatti, ''Uplift'' è probabilmente il disco più potente che abbiamo fatto. Non dico il migliore, anche se per qualcuno potrebbe esserlo, ma sicuramente il più diretto, nel senso di suonare a manetta senza pensare a un cazzo, e fare arte. Quel disco mette insieme rock, funk e arte esattamente come volevamo noi all'epoca. Eravamo matti come cavalli e sulla via della perdizione, ma ce l'abbiamo fatta, abbiamo fatto un disco di cui siamo fieri. ([[Flea]])
* Fight Like a Brave è considerata a tutti gli effetti un manifesto del riscatto, sia dal punto di vista personale di Kiedis, sia da quello musicale della band. Il brano rappresenta un potente messaggio di rinascita: celebra la decisione di combattere la dipendenza e la voglia di tornare a vivere, incoraggia a non essere schiavi delle proprie paure o delle aspettative altrui, invita a lottare con coraggio. Il brano è diventato un inno alla resilienza, una metafora per invitare a rialzarsi chiunque si senta senza speranza o "nel fango della vita". ([[Ivan Zazzaroni]])
*Mi piace tutto il disco. Ma è stata anche la prima volta che ho cominciato davvero a sentirmi in forma come produttore, come arrangiatore/compositore e come musicista. Nel complesso l'esperienza è stata sfiancante e logorante, ma quando lo ascolto è veramente un gran bel disco. Mi fa ricordare benissimo quel periodo, i posti dove siamo stati mentre lo facevamo, le persone coinvolte e ogni minima cosa che è successa. C'è un forte senso di libertà e di leggerezza in quel disco, ed è bellissimo. ([[Michael Beinhorn]])
*''The Uplift'' è stata l'emozione del ritorno insieme dei quattro membri originari [...]. Con ''Uplift'', abbiamo trascorso molto tempo in pre-produzione. Stavamo lavorando con Michael Beinhorn. Abbiamo trascorso un mese in pre-produzione. Poi siamo andati ai Capitol Studios. È stato davvero emozionante. Non credo che nessuno di noi fosse mai stato in un vero studio ufficiale come quello. ([[Jack Irons]])
===''Mother's Milk''===
'''Etichetta''': EMI, 1989, prodotto da Michael Beinhorn. Testi di [[Anthony Kiedis]], [[Flea]], [[John Frusciante]] e [[Chad Smith]].
[[Immagine:RedHotChiliPeppersAdam1989.jpg|thumb|Il cantante [[Anthony Kiedis]] e il bassista [[Flea]] durante un concerto ad Amsterdam nel 1989: «siamo come due strani fratelli. Siamo competitivi, però ci adoriamo. Siamo uno lo specchio dell'altro. Se sto bene con me stesso, sto bene con Flea e viceversa».]]
*''Può sembrare davvero che abbiamo strani modi di fare | ma lo facciamo con compassione e non crediamo nell'età | viaggiamo per il mondo andando nudi sul palco | cacciando fuori la gente dalla loro gabbia quotidiana | ci piace pensare che rendiamo felici chi è triste | e ci piace rendere orgogliosi la nostra mamma e il nostro papà''.
:''Indeed it may seem that we have strange ways | but we do it with compassion and don't believe in age | travel round the world gettin naked on the stage | bustin' people out of their everyday cage | we like to think we make a sad man happy | and we like to make proud our mammy and our pappy''. (da ''Good Time Boys'', n. 1)
*''[[Magic Johnson|M-a-g-i-c]] ci vediamo in campo | il ragazzone nero è venuto per giocare a modo suo | e il suo gioco è ostacolare | M-a-g-i-c magia di ragazzone nero, | altre squadre pregano e sognano, | ma a lui non gliene frega un cazzo.''
:''M-a-g-i-c see you on the court | buck has come to play his way and his way is to thwart | M-a-g-i-c magic of the buck | other teams pray for dreams | but he don't give a fuck.'' (da ''Magic Johson'', n. 4)
*''Strappami gli slip | santifica la mia anima | sono capriccioso di natura | cammina totem | guarda e vedi penso, che tu sia d'accordo | nessuno è strano come me''.
:''Bust my britches | bless my soul | i'm a freak of nature | walking totem pole | look and see I think you'll agree | nobody weird like me''. (da ''Nobody Weird Like Me'', n. 5)
*''Se mi vedi esagerare, | se mi vedi sballare, | dammi una calmata, | non sono più grande della vita.''
:''If you see me getting mighty | if you see me getting high | knock me down | I'm not bigger than life.'' (da ''Knock Me Down'', n. 6)
*''Vattene e assapora la [[sofferenza]], | ritorna in qualche altro giorno, | non sei lieta che non eri dispiaciuta? | Divertente come il prezzo che viene pagato.''
:''Walk away and taste the pain | come again some other day | aren't you glad you weren't afraid | funny how the price gets paid.'' (da ''Taste the Pain'', n. 7)
*''Capelli così lisci, neri come il carbone | aw baby il modo in cui ondeggi | tu indossi un vestito così blu | che porti i miei jeans via | lei viene e va ed io lo so | lei cumina almeno una volta al giorno | non posso resistere, bacio le tue labbra | tu sei la mia cameriera messicana sexy''.
:''Hair so smooth, black as coal | aw baby the way you sway | you wear the dress so very blue | that you take my blues away | she comes and goes that I know | she cums at least once a day | I can't resist I kiss you lips | you're my sexy mexican maid''. (da ''Sexy Mexican Maid'', n. 12)
====Citazioni su ''Mother's Milk''====
*È stato un album difficile da realizzare per me, non sapevo nulla del lavoro in studio di registrazione e gran parte del mio lavoro è consistito in me che suonavo con Michael Beinhorn seduto vicino ed io ero completamente all'oscuro di ciò che lui potesse considerare una buona registrazione o cosa non lo fosse. Sì, ho avuto un sacco di difficoltà a registrare quel disco per questa ragione, per quel periodo quella era una visione innovativa che influenzò molte persone in molti modi e lui aveva questa visione così chiara da farmi sentire che io non avessi alcuna voce in capitolo o uno spazio per adattarmi a ciò che lui voleva in un modo che mi risultasse confortevole. Lui aveva preso anche il controllo del processo di mixaggio e nessuno di noi era presente o ha avuto una versione finale del disco, non lo abbiamo nemmeno ascoltato. Le canzoni sono state ri-editate in modo totalmente differente da come le avevamo scritte e cose del genere... sì, è stata un'esperienza molto intensa. ([[John Frusciante]])
* È stato un grande cambiamento rispetto al sound dei RHCP fino a quel momento [...]. Per quanto riguarda la reazione della band al prodotto finale... beh... non ho mai scoperto cosa ne pensassero del mix finale. Tuttavia, quando finalmente ho fatto ascoltare ad Anthony le tracce con le chitarre finite per la prima volta (fino ad allora non era stato presente a nessuna delle sessioni), ha dato di matto, e non in senso positivo. Penso che la band abbia in qualche modo rinnegato il disco per questo motivo. ([[Michael Beinhorn]])
*Ecco il passo epocale per la band: la tragica scomparsa di Hillel Slovak porta a un radicale cambiamento di formazione e a Kiedis e Flea si affiancano i John Frusciante e Chad Smith. Il risultato è pura eccellenza: nuove energie, freschezza, urgenza e qualità si condensano in quello che può essere tranquillamente considerato come tra i migliori episodi della loro carriera. Il sound si definisce sempre di più, anche se sono evidenti tracce del momento di transizione [...], ma la definizione che ne dà il quotidiano ''Boston Globe'' ("an high octane fusion of metal, funk and rap") è quella che probabilmente fotografa al meglio il clima dell'album. Sorprende la quantità d'influenze elaborate nei tredici brani, ricchi anche di citazioni e di rimandi [...]. Mother's Milk diede il successo alla band, che si affacciò per la prima volta in classifica e sorpassò le 500.000 copie vendute, per arrivare poi negli anni a superare il milione di unità. ([[Antonio Bacciocchi]])
*I punk che amavano Hendrix e i P-Funk tanto tempo fa, stanno finalmente monetizzando il loro buon gusto, e sebbene i non credenti ne disconoscano la sincerità, il problema è l'esecuzione. Allora non erano tecnicamente dotati, e ora spingendo la chitarra in primo piano suonano anche più grezzi. Ma sono bravissime persone, davvero: menzionano la 'compassione' proprio nella prima strofa. ([[Robert Christgau]])
*''Mother's Milk'' è fondamentale per il loro percorso artistico ed è con quest'album che si consacrano come importante gruppo rock. Penso che questo disco abbia anche mostrato l'ampia gamma di stili di cui il gruppo era capace, rivelando una maggiore maturità. ([[Camilla Pia]])
===''Blood Sugar Sex Magik''===
'''Etichetta''': Warner Bros., 1991, prodotto da Rick Rubin. Testi di [[Anthony Kiedis]], [[Flea]], [[John Frusciante]] e [[Chad Smith]].
*''Giusta o sbagliata, la mia canzone è forte | se non ti piace, passa oltre | dico quel che voglio, faccio quel che posso | morte al messaggio del [[Ku Klux Klan]].''
:''Right or wrong, my song is strong | you don't like it, get along | say what I want, do what I can | death to the message of the Ku Klux Klan.'' (da ''The Power of Equality'', n. 1)
*''La [[Bianco e nero (antropologia)|rabbia più nera, la paura più bianca]] | mi sentite, sono chiaro? | pace è il mio nome, questo è il mio momento | posso prendermi un pò di potere?''
:''Blackest anger, whitest fear | can you hear me, am I clear? | my name is peace, this is my hour | can I get just a little bit of power?'' (da ''The Power of Equality'', n. 1)
*''Voglio essere un [[gangster]], | penso che lui sia un ragazzo saggio | svaligiare un'altra banca, | lui è uno che tira pugni in faccia | testa dura, | un tipo alla Bonnie e Clyde | guardalo negli occhi, | lui non è il mio tipo.''
:''A wanna be gangster | thinkin' he's a wise guy | rob another bank | he's a sock 'em in the eye guy | tank head | Mr. Bonnie and | Clyde guy | look him in the eye | he's not my kinda guy.'' (da ''If You Have to Ask'', n. 2)
*''Se devi chiedere, | mai potrai sapere | che ai bastardi [[funk|funky]] | non si gli sarà detto di andarsene.''
:''If you have to ask | you'll never know | funky motherfuckers | will not be told to go.'' (da ''If You Have to Ask'', n. 2)
*''Cresciuto da mio padre | ragazza del giorno | lui era il mio uomo | questo era il modo | lei era la ragazza | lasciata sola | sentendo il bisogno | di fare di me la sua casa | non so cosa quando o perché | il tramonto dell'amore era arrivato''.
:''Raised by my dad | girl of the day | he was my man | that was the way | she was the girl | left alone | feeling the need | to make me her home | I don't know what when or why | the twilight of love had arrived''. (da ''Breaking the Girl'', n. 3)
*''Gira e rigira | ti senti bruciare, | stai spezzando il cuore alla [[ragazzo|ragazza]], | lei non voleva farti male | pensi di essere così intelligente, | ma ora devi piantarla | stai spezzando il cuore alla ragazza, | lui non ama nessun'altra.''
:''Twisting and turning | your feelings are burning | you're breaking the girl | she meant you no harm | think you're so clever | but now you must sever | you're breaking the girl | he loves no one else.'' (da ''Breaking the Girl'', n. 3)
*''Guardami, non vedi | che tutto ciò che voglio davvero essere | è esser libero da un mondo | che mi ferisce | ho bisogno di sollievo | ragazza, vuoi che sia | il tuo ladro?''
:''Look at me cant you see | all I really want to be | ss free from a world | that hurts me | I need relief | do you want me girl| to be your thief''. (da ''Suck My Kiss'', n. 5)
*''Donami dolci e sacre benedizioni | la tua bocca è stata fatta per succhiare il mio [[bacio]].''
:''Give to me sweet sacred bliss | your mouth was made to suck my kiss.'' (da ''Suck My Kiss'', n. 5)
*''Posso aver mentito, sono proprio uno stupido, | i miei occhi non potranno mai mai mai | mantenere la loro freddezza | li ho fatti vedere a lei e le ho spiegato come | mi avesse colpito, ma sono fottuto adesso.''
:''I could have lied I'm such a fool | my eyes could never never never | keep their cool | showed her and I told her how | she struck me but I'm fucked up now.'' (da ''I Could Have Lied'', n. 6)
*''[[Bob Marley]] poeta e profeta, | Bob Marley mi ha insegnato come arrendersi, | Bob Marley fa quello che dice, | mio Dio, non vedi che lo sto tossendo?''
:''Bob Marley poet and a prophet | Bob Marley taught how to off it | Bob Marley walkin like he talk it | Goodness me cant you see I'm gonna cough it.'' (da ''Give It Away'', n. 9)
*''Amo mia madre perchè lei ama me | è passato ormai il tempo in cui mi puliva | Sento perfettamente mio fratello che mi sta abbracciando | bevi il mio succo giovane amore sputa e succhiami''
:''My mom I love her cause she love me | long gone are the times when she scrub me | feelin' good my brother gonna hug me | drink my juice young love chug-a-lug me''. (da ''Give It Away'', n. 9)
*''Sangue, zucchero, pesce remora | nel mio piatto | quante porzioni ne vorresti? | entro nel paradiso | dove mi alleo dalla parte dell'anima | ragazza dammi piacere | sii la mia anima gemella.''
:''Blood sugar sucker fish | in my dish | how many pieces | do you wish | step into a heaven | where I keep it on the soul side | girl please me | be my soul bride.'' (da ''Blood Sugar Sex Magik'', n. 10)
*''Note incontrollabili | dalla sua gola di Biancaneve | riempiono lo spazio | in cui due corpi fluttuano | guidati da una voce | fanatico per scelta | il fiore è aromatico | lei deve essere umida.''
:''Uncontrollable notes | from her snowwhite throat | fill a space | in which two bodies float | operatic by voice | fanatic by choice | aromatic is the flower | she must be moist.'' (da ''Blood Sugar Sex Magik'', n. 10)
*''Guido sulle sue strade ''{{NDR|riferito a [[Los Angeles]]}}'' | perché lei è la mia compagna, | cammino per le sue colline | perché lei mi conosce davvero, | lei vede le mie buone azioni | e mi bacia con la brezza, | non sono mai preoccupato, | ora questa è una bugia.''
:''I drive on her streets | 'cause she's my companion | I walk through her hills | 'cause she knows who I am | she sees my good deeds | and she kisses me windy | I never worry | now that is a lie.'' (da ''Under the Bridge'', n. 11)
*''Sotto il [[ponte]] in centro | è dove ho versato sangue, | sotto il ponte in centro | non mi bastava mai, | sotto il ponte in centro | ho dimenticato il mio amore, | sotto il ponte in centro | ho buttato la mia vita.''
:''Under the bridge downtown | is where I drew some blood | under the bridge downtown | I could not get enough | under the bridge downtown | forgot about my love | under the bridge downtown | I gave my life away''. (da ''Under the Bridge'', n. 11)
*''Tanto tanto tempo fa | prima del vento e della neve | viveva un uomo, viveva un uomo che conosco | uno scherzo della natura chiamato Signor Psycho | Signor Psycho eccomi sono io | qualche volta scopro di aver bisogno di urlare.''
:''A long, long, long, long time ago | before the wind, before the snow | lived a man, lived a man I know | lived a freak of nature named Sir Psycho | Sir Psycho Sexy that is me | sometimes I find I need to scream.'' (da ''Sir Psycho Sexy'', n. 16)
*''Sono stato fermato da una poliziotta | nella mia auto | disse esci e allarga le gambe | e poi cercò di palparmi | la poliziotta | era tutta vestita in blu | era carina? Ragazzo ti sto raccontando | mi colpì il culo con il suo grosso manganello nero | dissi "che succede?" ora succhiami il cazzo.''
:''I got stopped by a lady cop | in my automobile | she said get out and spead your legs | and then she tried to cop a feel | that cop she was all dressed in blue | was she pretty? Boy I'm tellin' you | she stuck my butt with her big black stick | I said "what's up?" now suck my dick''. (da ''Sir Psycho Sexy'', n. 16)
====Citazioni su ''Blood Sugar Sex Magik''====
*Abbiamo raggiunto un picco creativo, molto alto, secondo me registrando il disco ''Blood Sugar''! Le sensazioni erano veramente intense. Eravamo rimasti ad un livello medio di popolarità, lavorando e facendo tour per anni, e con quel disco siamo diventati una rock band importantissima. ([[Flea]])
*"Blood Sugar Sex Magik" sono quattro parole che abbiamo scelto perché suonavano bene insieme. Quattro termini il cui significato lega e si inserisce ottimamente nella natura e nell'essere dei Red Hot. Inoltre, in questo mondo che si avvicina al 2000, governato da computer, media sempre più sofisticati, ci si allontana purtroppo da ciò che riguarda lo spirito, avvicinandosi invece ad aspetti meno legati al nostro essere. Perciò abbiamo tirato in ballo il sangue, il sesso, la magia: quasi in contraddizione con i dettami dell'odierna way of life. La magia fa parte del lato spirituale dell'uomo e i Red Hot sono un mezzo per far passare tale fluido nell'universo. ([[Anthony Kiedis]])
*È un cocktail tipico dei Chili. In ''Mother's Milk'' del 1989 il gruppo aveva messo a punto una miscela di hard rock, funk e canzoni efficaci. Serviva solo un successo. E arrivò con "Under The Bridge", il peana all'eroina di Anthony Kiedis animato dalla chitarra straziante di John Frusciante. Fruttò all'album sette milioni di copie vendute negli Stati Uniti [...]. Altrove ci sono pensieri incentrati perlopiù sul sesso, rafforzati dal basso rimbombante di Flea e dalla batteria inarrestabile di Chad Smith. Tra i pezzi di spicco, la viziosa "Suck My Kiss" e "My Lovely Man", tributo allo scomparso predecessore di Frusciante Hillel Slovak. Rubin chiese anche una canzone su "ragazze e auto". Pur disprezzata da Kiedis, "The Greeting Song" è una delle diciassette ragioni per salire sulla giostra di ''Blood Sugar Sex Magik''. Fatelo subito. (''[[1001 album]]'')
*Il disco non aveva obiettivi, né intellettuali né verbali. Ci svegliavamo al mattino e suonavamo come ci sentivamo di fare... componevamo musica con la stessa naturalezza con cui un fiore cresce. Eravamo in una dimensione tutta nostra. Il resto del mondo non esisteva e noi vivevamo in un universo d'immaginazione scatenata. ([[John Frusciante]])
===''One Hot Minute''===
'''Etichetta''': Warner Bros., 1995, prodotto da Rick Rubin. Testi di [[Anthony Kiedis]], [[Flea]], [[Dave Navarro]] e [[Chad Smith]].
[[Immagine:Dave Navarro, Santa Barbara Bowl, 2008.jpg|thumb|Il chitarrista [[Dave Navarro]] militò nella band dal 1993 al 1997, incidendovi l'album ''One Hot Minute'': «a volte vorrei non essere mai entrato nei Chili Peppers, ma credo che questo dipenda dal mio carattere difficile».]]
*''La mia tendenza | alla dipendenza | mi offende, | mi stravolge | fingo di vedermi forte e libero | dalla mia dipendenza | mi sto rovinando.''
:''My tendency | for dependency| is offending me | it's upending me | I'm pretending see | to be strong and free | from my dependency | it's warping me.'' (da ''Warped'', n. 1)
*''Adoro il [[piacere e dolore|piacere con punte di dolore]], | la [[musica]] è il mio aeroplano, | è il mio aeroplano | dolce usignolo e Jane la acida, | la musica è il mio aeroplano, | è il mio aeroplano.''
:''I like pleasure spiked with pain | and music is my aeroplane, | it's my aeroplane,| songbird sweet and sour Jane | and music is my aeroplane, | it's my aeroplane.'' (da ''Aeroplane'', n. 2)
*''Iniziò quando eravamo ragazzini | spiriti liberi ma già tormentati | dalle nostre stesse mani dateci dai nostri genitori | stavamo assieme e scrivevamo sui banchi | e dormivamo nelle lavanderie vicino alle montagne nevose.''
:''Free spirits but already tormented | by our own hands given to us by our parents | we got together and wrote on desks | and slept in laundry rooms near snowy mountains | e dormivamo nelle lavanderie vicino alle montagne nevose.'' (da ''Deep Kick'', n. 3)
*''I miei amici sono così depressi, | capisco il problema | della vostra solitudine | confidatevi... vi sarò sempre vicino | sapete che lo sarò, sapete che lo sarò.''
:''My friends are so depressed | I feel the question | of your loneliness | confide...'cause I'll be on your side | you know I will, you know I will.'' (da ''My Friends'', n. 4)
*''Vediamoci al Coffee Shop, | possiamo ballare come [[Iggy Pop]] | un altro inizio nel parcheggio | idiota la guancia sul tuo punto debole.''
:''Meet me at the Coffee Shop | we can dance like Iggy Pop | another go in the parking lot | frewak the cheek on your hot spot.'' (da ''Coffee Shop'', n. 5)
*''Penso che farò una passeggiata | e scoprirò di cosa si tratta | e non è difficile | solo io e i miei due piedi | al caldo, mi sono riuscito a incontrare.''
:''I think I'll go on a walkabout | and find out what it's all about | and that ain't hard | just me and my own two feet | in the heat, I got myself to meet.'' (da ''Walkabout'', n. 8)
*''Mi piacevano i tuoi baffetti, {{NDR|riferito a [[Kurt Cobain]]}} | e mi piaceva la fossetta sul mento, | i tuoi occhi celesti. | Dipingevi quadri, | perché colui che ti fa stare male, | può dare veramente tanto, | e tu me lo hai dato.''
:''I liked your whiskers, | and I liked the dimple in your chin, | your pale blue eyes. | You painted pictures, | 'cause the one who hurts, | can give so much, | you gave me such.'' (da ''Tearjerker'', n. 9)
*''Seduto nel fuoco | andate d'accordo e divertiteci | galleggiando per essere più alto | forse sono il tuo speciale testimone silenzioso | respira la luna | è mangia il sole | seduto nel fuoco.''
:''Sitting in the fire | get along and have some fun | floating to be higher | maybe I'm your special one | silent testifier | breathe the moon | and eat the sun | sitting in the fire.'' (da ''One Hot Minute'', n. 10)
*''Non mi brucerai mai, | non mi brucerai mai, | sarò il tuo eretico, | non puoi reprimermi, | sono il libero potere, | la [[verità]] appartiene a tutti.''
:''You'll never burn me | you'll never burn me | I will be your hereticy | you can't contain me | I am the power free | truth belongs to everybody.'' (da ''Shallow Be Thy Game'', n. 12)
*{{NDR|Riferito a River Phoenix}} ''Sei il mio dio, sei il mio cane | mi hai tenuto vicino, l'amore non ha mai perso | ti ho chiamato hippie, hai detto vaffanculo | hai detto che tuo fratello è un vero punk rocker | qualcosa accadrà | qualcosa molto presto | trascendere la carne potrebbe essere una brezza | mandami oh oltre la luna.''
:'' You are my God, you are my dog | you kept me close, love never lost | I called you hippie, you said fuck off | said your brother’s a real punk rocker | something gonna happen | something very soon | transcending flesh could be a breeze | sending me oh over the moon.'' (da ''Transcending'', n. 13)
====Citazioni su ''One Hot Minute''====
*A molte persone non frega granché di quell'album! Sai, musicalmente parlando i nostri precedenti erano così incredibilmente differenti da venire in un certo senso a galla in quel disco. Ne ho ascoltato un po' di recente ed ero tipo "wow, alcuni di questi pezzi sono proprio fighi!" [...] non fu ben accolto ma è questo ciò che ottieni quando prendi un tizio da una band che ha un sound distinto e lo incastri in una band che ha un altro sound distinto: è normale che ci si scontri un po'! ([[Dave Navarro]])
*Dio benedica Dave Navarro, è stato un grande, ma non ci ha messo il cuore. Fare quel disco è stato come farsi cavare uno a uno tutti i fottuti denti che abbiamo in bocca... ([[Flea]])
*È un disco davvero triste e depresso, ma d'altronde il vero significato di tutto il lavoro è quello di passare attraverso periodi oscuri, tragici e funesti per uscire all'altro capo, dove c'è la luce. Quindi, anche se le persone diranno che è un disco scuro, anche se noi stessi diciamo che lo è, il vero feeling che emerge da questo è che bisogna vivere e imparare da queste esperienze. Essere vivi per poterle raccontare, avere la fortuna di farne un disco. ([[Anthony Kiedis]])
*Oggi è reputato una pagina secondaria nella produzione della band californiana, come dimostra il fatto che ben pochi dei suoi tredici episodi [...] siano stati eseguiti dal vivo nell'ultimo paio di decenni. L'anello debole della catena, insomma? Legittimo, ma anche ingeneroso, considerando che One Hot Minute ha al suo arco molte frecce acuminate. Sicuramente, è un capitolo anomalo della saga dei RHCP, in virtù di un sound definibile in estrema sintesi come "meno funk e più hard", e al di là del valore di molti suoi brani, risulta proprio per questo più meritevole di altri dischi ben più celebrati e fortunati dal punto di vista commerciale. La sua sintesi più aggressiva e nervosa ben si addice al mood piuttosto cupo dei testi [...]. Ecco, forse la chiave migliore per inquadrare One Hot Minute è vederlo come un assaggio di quello che l'ensemble avrebbe potuto diventare: probabilmente meno da stadio/radio e più, come dire?, "interessante". ([[Federico Guglielmi]])
*Per me è un album molto dark, anche se la gente a volte non lo considera tale, per me, farlo mi ha intristito molto. E anche averlo finito è stato molto triste! ([[Flea]])
===''Californication''===
'''Etichetta''': Warner Bros., 1999, prodotto da Rick Rubin. Testi di [[Anthony Kiedis]], [[Flea]], [[John Frusciante]] e [[Chad Smith]].
*''In giro per il mondo | potremmo recuperare del tempo | schiamazzando sbattendo i piedi | perché mi sento al massimo | Nato al nord | e ho giurato di farvi divertire | perché sto venendo verso | lo stato della Pennsylvania.''
:''All around the world | we could make time | rompin' and a stompin' | 'cause I'm in my prime | born in the north | and sworn to entertain ya | 'cause I'm down for | the state of Pennsylvania.'' (da ''Around the World'', n. 1)
*''Madre [[Russia]] non soffrire, | so che sei abbastanza coraggiosa | sono stato in giro per il mondo | ed ho visto il tuo amore.''
:''Mother Russia do not suffer | I know you're bold enough | I've been around the world | and I have seen your love.'' (da ''Around the World'', n. 1)
*''Nella profondità | di un universo parallelo | sta diventando sempre più duro | dire ciò che viene prima | sotto l'acqua dove i pensieri | ossono respirare facilmente | lontano tu eri stato creato dal mare | proprio come me.''
:''Deep inside of a parallel universe | it's getting harder and harder | to tell what came first | under water where thoughts can breathe easily | far away you were made in a sea | just like me.'' (da ''Parallel Universe
*''Cristo io sono la chiave dell'orologio | sono un re della California | lo giuro è ovunque | è ogni cosa.''
:''Christ I'm a sidewinder I'm a | California King | I swear it's everywhere | it's everything.'' (da ''Parallel Universe'', n. 2)
*''Una cicatrice nella carne che avrei voluto tu vedessi | un uomo sarcastico lo sa | chiudi gli occhi e io ti darò un bacio perché, | con gli uccelli condividerò | con gli [[uccello|uccelli]] condividerò | questa vista solitaria | con gli uccelli condividerò | questa vista solitaria.''
:''Scar tissue that I wish you saw | sarcastic mister know it all | close your eyes and I'll kiss you 'cause | with the birds I'll share | with the birds I'll share | this lonely view | with the birds I'll share | this lonely view.'' (da ''Scar Tissue'', n. 3)
*''Quanto tempo, quanto tempo scivolerò? | Separato dalla mia parte, io non | io non credo sia male | taglia la mia gola, è tutto ciò che ho sempre... | ho sentito la tua voce attraverso una foto | ci ho pensato su e il passato è tornato indietro | quando sai che non puoi mai tornare indietro | devo portarla dall'altro lato''.
:''How long how long will I slide? | Separate my side, I don't | I don't believe it's bad | slit my throat, it's all I ever... | I heard your voice through a photograph | I thought it up and brought up the past | once you know you can never go back | I've got to take it on the otherside''. (da ''Otherside'', n. 4)
*''Una stellina [[Scarlatto|scarlatta]] e lei è nel mio letto | una candidata per la mia anima gemella ha sanguinato | premi il grilletto e tira il filo, | devo portarla da un'altra parte.''
:''Scarlet starlet and she's in my bed | a candidate for my soul mate bled | push the trigger and pull the thread | I've got to take it on the otherside | take it on the otherside.'' (da ''Otherside'', n. 4)
*''Il [[sole]] può sorgere pure a est, | ma almeno si stabilisce nella posizione finale | è chiaro che [[Hollywood]] | vende la californicazione.''
:''The sun may rise in the East | at least it settles in the final location | It's understood that Hollywood | sells Californication.'' (da ''Californication'', n. 6)
*''Paghi il tuo chirurgo molto bene | per rompere l'incantesimo dell'età | la pelle delle celebrità, è questo il tuo tarlo | oppure questa è una guerra che stai combattendo?''
:''Pay your surgeon very well to break the spell of aging | celebrity skin, is this your chin | or is that war you're waging?'' (da ''Californication'', n. 6)
*''L'animale della California è un orso | losangelino, ma al diavolo potrebbe interessare | l'estate per parlare e giurare | forse più tardi potremmo prendere una boccata d'aria | ti porterò nei cinema della zona | potremmo fare una passeggiata a Leicester Square | cosa può esserci di più umido | di una ragazza inglese ed un uomo americano?''
:''The California animal is a bear | angeleno but the Devil may care | summer time to talk and swear | later maybe we could share some air | I'll take you to the movies there | we could walk through Leicester Square | what could be wetter than | an english girl, american man?'' (da ''Emit Remmus'', n. 9)
*''I tuoi occhi solari non assomigliano a niente che io abbia mai visto | qualcuno di caro che può vedere fino in fondo | mi prenderei le tue colpe, sai che farei qualunque cosa | lo farò per te.''
:''Your solar eyes are like nothing I have ever seen | somebody close that can see right through | I'd take a fall and you know that I'd do anything | I will for you.'' (da ''This Velvet Glove'', n. 11)
*''Camminando per la strada | con i miei due alleati preferiti | completamente ubriachi, | prendiamo snacks e rifornimenti | è giunto il momento di fuggire | andiamo a perderci | in qualsiasi posto negli U.S.A.''
:''Road trippin' | with my two favorite allies | fully loaded, | we got snacks and supplies | It's time to leave this town | it's time to steal away | let's go get lost | anywhere in the U.S.A.'' (da ''Road Trippin''', n. 15)
====Citazioni su ''Californication''====
*Californication era fantastico su molti livelli e per molte ragioni. Avere di nuovo John era una cosa grossa per noi. Ci sentivamo come se fossimo una nuova band [...]. Non c'era alcuna atmosfera alla "Woo-hoo! John Frusciante è tornato, le vendite andranno di nuovo alle stelle!", nessuna pressione – questa volta più che mai, non stavamo inseguendo nessun grande disco [...]. Di nuovo, si trattava semplicemente di scrivere canzoni, come per Blood Sugar. Noi 4 in una stanza a fare un mucchio di canzoni veloci e semplici. È così che nascono i buoni album. La canzone più ostica fu Californication. Anthony aveva scritto il testo da tempo. Di solito noi scriviamo la musica e le melodie e lui ci scrive su, ma al tempo aveva viaggiato tanto e vide che il mondo si era "californizzato" – vide l'influenza globale che Hollywood ha sul mondo. Provammo a ricamarci sopra la musica, ma semplicemente non funzionava – niente funzionava finché non andammo in studio e un giorno John ne creò una parte. Le altre parti si incastrarono molto rapidamente dopo di essa – e il resto erano tutte queste altre canzoni che avevamo realizzato [...]. Ma eravamo preparati, davvero preparati, e terminammo tutto molto velocemente. L'album fu ultimato in sei settimane, o forse due mesi, qualcosa del genere. Fu un periodo divertente e fresco, avevamo tutti le batterie ricaricate ed eravamo eccitati dalla musica. ([[Chad Smith]])
*Credo che abbiamo fatto un buon lavoro, abbiamo fatto buona musica, curando ogni singola nota, ci siamo spesi completamente, per un tempo molto lungo e sono molto orgoglioso del disco che ne è venuto fuori. ([[Flea]])
*Fu una grande confluenza di eventi essenziali, che ci permise di nuovo di esistere come band e di fare musica per nessun'altra ragione all'infuori dell'esprimere il nostro spirito creativo. Creò per noi uno spazio in cui lavorare senza alcun tipo di aspettativa. Ce la stavamo godendo. Stavamo ancora combattendo con i nostri personali demoni, io stavo ancora alternando momenti in cui ero pulito e momenti in cui facevo uso di droghe. Fare quel disco fu davvero l'esperienza di una vita. Chi l'avrebbe detto che sarebbe stato l'album più popolare della nostra carriera? Non era a questo che puntavamo. Stiamo attraversando un periodo caldo nel quale i dischi si vendono ancora come negli anni '80 e '90, anche se credo che uscì nel '99. ([[Anthony Kiedis]])
*Mentre il sound rimaneva legato al loro distintivo stile funk, ''Californication'' rivelava un aspetto più melodico e serio della band. Con la maggior parte dei "peperoncini" che viaggiava ormai verso i quaranta, i riferimenti a matrimonio e figli riflettono un cambiamento delle priorità. La title track getta uno sguardo impietoso su Hollywood e sul mondo uniformato dell'arte e della cultura in California. Dal punto di vista musicale, l'album include più canzoni vicine alla ballata, come "Porcelain" e "Road Trippin'", sature di chitarre, benché la band non disconosca le proprie origini funk/punk in tracce più movimentate come "I Like Dirt" e "Get On Top". ''Californication'' svela anche nuovi aspetti del talento vocale di Anthony Kiedis. ''Californication'' restituì ai Red Hot Chili Peppers molti dei loro vecchi fan grazie a un notevole miglioramento della forma, mentre al contempo attirava a sé un'intera generazione di nuovi ammiratori. (''[[1001 album]]'')
*Non è tutto sulla California. Lo è e non lo è. Quindi la risposta è si ed allo stesso tempo no. Ci sono molte idee, colori, emozioni e cose caratteristiche della California. Storie e immagini che ti fanno pensare alla California, ma anche a come il resto del mondo immagina la California. ([[Anthony Kiedis]])
*Si può dire che ''Californication'' è l'album a cui hanno lavorato per tutta la carriera. È davvero un disco fantastico. È quello dove Frusciante ha ormai accumulato l'esperienza giusta per avere una posizione di leader musicale al fianco di Flea e Anthony Kiedis. E poiché la sua è una personalità particolarmente ispirata, all'età tra il magico e il creativo, ne consegue che anche il disco assuma connotazioni magiche. ([[John Aizlewood]])
===''By the Way''===
'''Etichetta''': Warner Bros., 2002, prodotto da Rick Rubin. Testi di [[Anthony Kiedis]], [[Flea]], [[John Frusciante]] e [[Chad Smith]].
*''Sono in piedi in coda | per vedere il concerto di stasera | e c'è una luce accesa | che manda un grande bagliore, | a proposito, cercavo di dire | che sarei rimasto lì ad aspettare | Dani la ragazza mi sta cantando delle canzoni, | sotto il tendone pieno.''
:''Standing in line to | see the show tonight | and there's a light on | heavy glow, | by the way I tried to say| I'd be there waiting for | Dani the girl is singing songs to me | beneath the marquee overload.'' (da ''By the Way'', n. 1)
*''Ho visto il tuo viso, | elegante e stanco, | fatto a pezzi dalla caccia, | ancora io lo ammiro | il tuo sorriso iniettato di sangue, | delicato e selvaggio, | dammi lo stile della lupa, | squarciami bene da cima a fondo.''
:''I saw your face, | elegant and tired, | cut up from the chase, | still I so admired | bloodshot your smile, | delicate and wild, | give me shewolf style, | rip right thru me.'' (da ''Universally Speaking'', n. 2)
*''Lassù sulla montagna dove lei è morta | tutto ciò che ho sempre voluto era la tua vita. | Nel profondo canyon non riesco a nascondermi | tutto ciò che ho sempre voluto era la tua vita.''
:''Way upon the mountain, where she died | all I ever wanted was your life. | Deep inside the canyon, I can't hide | all I ever wanted was your life.'' (da ''Dosed'', n. 4)
*''Vola via sul mio zefiro, | lo sento più che mai | e con questo tempo perfetto, | troveremo un posto insieme, | vola sulla mia mente.''
:'' Fly away on my zephyr, | I feel it more than ever | and in this perfect weather, | we'll find a place together, | fly on my wind.'' (da ''The Zephyr Song'', n. 6)
*''Il mondo che amo, | le lacrime che verso | per essere parte | dell'onda che non si può fermare | mi chiedo sempre se tutto ciò sia per te.''
:''The world I love | the tears I drop| to be part of | the wave can't stop | ever wonder if it's all for you.'' (da ''Can't Stop'', n. 7)
*''Non puoi fermare gli spiriti quando han bisogno di te | cime di spazzolone contente quando ti nutrono | J. Butterfly è sulla cima dell'albero | uccelli che cantano il significato in un bebop.''
:''Can't stop the spirits when they need you | mop tops are happy when they feed you | J. butterfly is in the treetop | birds that blow the meaning into bebop.'' (da ''Can't Stop'', n. 7)
*''Qualcosa nelle carte | so che è giusto | non voler vivere | la vita di qualcun'altro | questo é quello che voglio | e questo è quello che ti do | perché l'ho ottenuto gratis | lei sorride mentre faccio le mie cose.''
:''Something inside the cards | I know is right | don't want to live | somebody elses life | this is what I wanna be | and this is what I give to you | because I get it free | she smiles while I do my time.'' (da ''I Could Die for You'', n. 8)
*''Al di sopra delle leggi della luce | sopra la luna di mezzanotte | facciamolo per tutto questo tempo | tutti desiderano che ce ne andiamo.''
:''Over the lawns of light | over the moon by midnight | let's do it all this time | everyone wishing well we go.'' (da ''Midnight'', n. 9)
*''Butta via la tua [[televisione]], | è tempo di prendere questa sana decisione, | il maestro attende, è uno scontro ora, | è una ripetizione di una storia già raccontata, | è una ripetizione e sta diventando vecchia.''
:''Throw away your television, | time to make this clean decision, | master waits for it's collision now, | it's a repeat of a story told, | it's a repeat and it's getting old.'' (da ''Throw Away Your Television'', n. 10)
*''Tutti vogliamo dirglielo, dille che la amiamo | Venice diventa una regina, la migliore che abbia mai visto | vogliamo tutti baciarla, dille che ci manca | Venice diventa una regina, la migliore che abbia mai visto.''
:''We all want to tell her, tell her that we love her | Venice gets a queen, best I've ever seen | we all want to kiss her, tell her that we miss her | Venice gets a queen, best I've ever.''
*''So che hai detto che non credi in Dio | non eravamo d'accordo | ora che è tempo che te ne vada | G-L-O-R-I-A | è amore, amica mia''
:''I know you said you don't believe | in God, do you still disagree | now that it's time for you to leave | G-L-O-R-I-A | is love, my friend | my friend, my friend.'' (da ''Venice Queen'', n. 16)
====Citazioni su ''By the Way''====
*Credo che la maggior parte dei testi siano canzoni d'amore, ma l'idea generale della musica, invece, descrive esattamente chi siamo come persone e deve avere, quindi, una gamma molto ampia di cose diverse. ([[Flea]])
*Devo ammettere che ho provato un senso di apertura molto forte nello scrivere la maggior parte di queste canzoni, mi sono sentito fortemente vicino all'universo in alcuni giorni, tutto aveva un senso e tutto era perfetto e ho sentito tutto questo amore che mi scuoteva. ([[Anthony Kiedis]])
*È il disco più emozionante che ho realizzato in vita mia. Se m'immagino sessantenne a ripensare alla mia opera, questo è un album del quale andare fieri, il più perfetto. Il fatto che Anthony abbia attraversato un periodo piuttosto difficile durante la registrazione del disco, ha prodotto stupende canzoni d'amore. Cantarle con la certezza di non poter mai più rivedere la sua ragazza ha caricato le interpretazioni di un pathos unico. ([[John Frusciante]])
*L'album ''By the Way'' è musica sincera, rozza, viscerale. È un disco dinamico, ricco e sfarzoso. Probabilmente è la migliore raccolta di canzoni dei Chili Peppers. ([[Chad Smith]])
*Quanto sono disperati i critici alla ricerca di spettacoli di qualità da parte di band con qualsiasi residuo di peso commerciale. Questo disco a rilento, non è terribile a meno che tu non ti aspetti il 'funk' per eccellenza, ma sebbene sia stato osannato in un mese privo di notizie, è di certo un paio di giri più fiacco di Californication. Quando sei una band esplosiva, la saggezza non ha importanza. Ma melodie, armonie e tutto il resto dovrebbero trascinare con sé del contenuto spirituale. Non è sufficiente che Anthony Kiedis diventi tutto ad un tratto maturo: si suppone che dica qualcosa di interessante sulla maturità. E non ha mai avuto assolutamente nulla da dire su nient'altro. ([[Robert Christgau]])
*Un disco pieno di belle canzoni e belle melodie. La compattezza della band è arricchita da altri elementi: cori, inserimenti di elettronica, tastiere, orchestra. Diciamo che è un album più libero rispetto ai precedenti. Per quanto mi riguarda mi sono ispirato moltissimo ai Beatles di Sgt. Pepper. E per la prima volta mi sono divertito in sala di registrazione. ([[John Frusciante]])
===''Stadium Arcadium''===
[[File:Rhcp-live-pinkpop05.jpg|thumb|I Red Hot Chili Peppers in concerto al Pinkpop Festival nel 2006: «siamo una band che c'è da veramente tanto tempo, e che ha vissuto tante cose. Cose belle e cose tragiche e drammatiche, feriti, ma in pace con noi stessi». ([[Flea]])]]
'''Etichetta''': Warner Bros, 2006, prodotto da Rick Rubin. Testi di [[Anthony Kiedis]], [[Flea]], [[John Frusciante]] e [[Chad Smith]].
*''Nata nello stato del Mississippi | suo padre era un poliziotto e sua madre una hippy | lei dondolerebbe un martello in Alabama | è il prezzo che devi pagare quando esci dal panorama | lei non aveva mai saputo che | ci fosse dell’altro, ancora peggio | la tua compagnia mi ha preso per far cosa nel mondo?''
:''Getting born in the state of Mississippi | poppa was a Copper and Momma was a Hippy | n Alabama she would swing a hammer | price you gotta pay when you break the Panorama | she never knew that there was anything more than poor | what in the World does your Company take me for?'' (da ''Dani California'', disco 1, n.1)
*''[[California]], riposa in pace, | sollievo simultaneo, | California, mostra i denti, | lei è la mia sacerdotessa, io sono il tuo sacerdote.''
:''California, rest in peace, | simultaneous release, | California, show your teeth | she's my priestess, I'm your priest.'' (da ''Dani California'', disco 1, n. 1)
*''Sono giunto alla decisione che le cose che ho provato | erano, nella mia vita, solo per arrivare in alto | quando mi siedo, e sono solo, penso a quel che già so | ma ho bisogno di più di me stesso, questa volta | un legame dalla strada al mare al cielo | e così credo a ciò su cui facciamo affidamento | quando mi do da fare | mi metto a suonare | tutta la mia vita per sacrificio.''
:''Come to decide that the things that I tried | were, in my life just to get high on | when I sit alone come get a little known | but I need more than myself this time | strip from the road to the sea to the sky | and I do believe what we rely on | when I lay it on | come get to play it on | all my life to sacrifice.'' (da ''Snow (Hey Oh)'', disco 1, n. 2)
*''Lo stadio d'arcadia | un riflesso della luna | sto prendendo forma, mi sto scaldando | stato dell'arte | finché le nuvole si scontreranno | cose molto strane sono successe | sia prima che dopo mezzogiorno | sto prendendo forma, mi sto scaldando | mi sto spronando | e no non mi importa di chiedere ora.''
:''The Stadium Arcadium | a mirror to the moon | well I'm forming and I'm warming | state of the art | until the clouds come crashing | stranger things have happened | both before and after noon | well I'm forming and I'm warming | pushing myself | and no I don't mind asking now.'' (da ''Stadium Arcadium'', disco 1, n. 4)
*''40 investigatori questa settimana | 40 investigatori forti | stanno passeggiando lungo la strada dell'amore, | passeggiare questo è molto sbagliato, | posso avere il mio co-imputato.''
:''40 detectives this week | 40 detectives strong | takin' a stroll down love street, | strollin' is that so wrong, | can I get my co-defendant.'' (da ''Hump de Bump'', disco 1, n. 5)
*''Ha solo 18 anni | non le piacciono i [[Rolling Stones]] | ha preso la via più breve | per diventare grande | ha quell’anello dell'umore | una sorellina cresciuta |l'odore di Springsteen | un paio di collant''.
:''She's only 18 | don't like the Rolling Stones | she took a short cut | to being fully grown | she's got that mood ring | a little sister rose | the smell of Springsteen | a pair of pantyhose.'' (da ''She's Only 18, disco 1, n. 6)
*''Conosco una ragazza che ha lavorato in un negozio | sapeva poco della vita | conosceva a malapena il suo nome | hanno provato a dirle che non sarebbe mai diventata | felice come quelle ragazze nelle riviste | che lei ha comprato con i suoi stipendi.''
:''I know a girl she worked in a store | she knew not what her life was for | she barely knew her name | they tried to tell her she would never be | as happy as the girl In the magazine | she bought it with her pay.'' (da ''Sloow Ceetah'', disco 1, n. 7)
*''Il mio lato oscuro è così amplificato | conversazioni che ritornano per soddisfare | un semplice figlio ma è così | i miei affari d'amore con ognuno | erano innocenti perché ti preoccupi | qualcuno avvii la macchina | è ora di andare | sei la migliore cosa che conosco.''
:''My shadows side so amplified | keeps coming back to satisfy | elementary son but it's so | my love affair with everywhere | was innocent why do you care | someone start the car | time to go... You're the best I Know.'' (da ''Wet Sand, disco 1, n. 13)
*''Sono abituato ad essere così sicuro di me | sono abituato a sapere solo cio' che voglio | e dove andare | piu' di tutto potrei usare una coincidenza | ma ora cammino da solo | e parlo di lei quando me la sento.''
:''I used to be so full of my confidence | I used to know just what I wanted and just where to go | more than ever I could use a coincidence | but now I walk alone and talk about it, when I know.'' (da ''Hey'', disco 1, n. 14)
*''Mai nel posto sbagliato, al momento sbagliato | la profanazione è il sorriso sul mio viso |l'amore che ho fatto è una forma del mio spazio | il mio viso, il mio viso.''
:''Never in the wrong time or the wrong place | desecration is the smile on my face | the love I made is the shape of my space | my face my face.'' (da ''Desecration Smile'', disco 2, n. 1)
*''Potremmo tutti andarcene a Malibu a fare casino, | la [[Coca-Cola]] non fa la giustizia | che si gode, | potremmo tutti venir fuori con | qualcosa di nuovo da distruggere, | potremmo tutti finire in basso.''
:''We could all go down to Malibu and make some noise, | Coca-Cola doesn't do the justice | she enjoys, | we could all come up with | something new to be destroyed, | we could all go down.'' (da ''Desecration Smile'', disco 2, n. 1)
*''Dimmi baby, qual è la tua storia? Da dove vieni | e dove vuoi andare questa volta? | Dimmi, amore, sei sola? | Quello di cui abbiamo bisogno non è mai tutto quello che è difficile da trovare.''
:''Tell me baby what's your story, where you come from | And where you wanna go this time? | Tell me lover are you lonely? | The thing we need is never all that hard to find on.'' (da ''Tell Me Baby'', disco 2, n. 2)
*''Tutto ciò che voglio è che tu sia felice | cogliere questo momento per fare di te la mia famiglia | alla fine hai trovato qualcosa di perfetto e | alla fine hai trovato.''
:''All I want is for you to be happy and | take this moment to make you my family and | finally you have found something perfect and | finally you have found.'' (da'' Hard to Concentrate'', disco 2, n. 3)
*''Perso nella valle | senza i miei cavalli | nessuno può dirmi | quale è il mio rimorso | Dio ha fatto questa donna | che sta di fronte a me | lei ha bisogno di qualcuno da abbracciare.''
:''Lost in the valley | without my horses |no one can tell me | what my remorse is | God made this lady | that stands before me | she need somebody to hold.'' (da ''She Looks to Me'', disco 2, n. 5)
*''Qualcosa oltre qui | dove l'amore è il tuo unico amico e | noi siamo i soli | che ti faranno stare meglio e qualcuno da evitare | quando l'amore è l'unica fine e | noi siamo i soli | che ti faranno stare meglio.''
:''Something out there | where love is your only friend and | we are the ones | that will make you feel better and | someone to spare | when love is the only end and | we are the ones | that will make you feel better.'' (da ''Make You Feel Better'', disco 2, n. 8)
====Citazioni su ''Stadium Arcadium''====
*Così come ''Blood Sugar'' fu il punto di svolta quando i vinili cedettero il passo ai CD, ''Stadium Arcadium'' potrebbe essere visto come il momento in cui gli album furono considerati una raccolta di playlist digitali [...]. questo è un album progettato per essere mixato e abbinato, per creare la propria playlist, per essere masterizzato da solo. È progettato per farti sequenziare le sue 28 canzoni in modo coerente, dato che la band non si è presa la briga di farlo; è il primo album importante di una band importante che ha tanto senso in modalità casuale quanto nella sua sequenza corretta. [...] Dopo di che, è un lungo e tortuoso percorso di pop alternativamente spaziale e solare, ballate e qualche incursione funk che un tempo era il marchio di fabbrica dei Chili Peppers, ma ora funge da modo per spezzare la monotonia. E ci vuole qualcosa per spezzare la monotonia, non perché la musica sia brutta, ma perché esiste tutta allo stesso livello e le viene data una produzione piatta e incolore che è diventata la firma di Rick Rubin ultimamente. [...] E mentre quei fan accaniti potrebbero certamente apprezzare lo spirito da "crea la tua avventura" di ''Stadium Arcadium'', è difficile non pensare che sia responsabilità della band il fatto che questo sia un album ripetitivo, ma molto buono, e modellarlo in qualcosa di più incisivo ed efficace. Chiamatela la versione rock del King Kong di Peter Jackson: c'è qualcosa di davvero grandioso e asciutto sepolto sotto l'eccesso, ma è così indulgente che è un'opera che solo un fanboy potrebbe davvero amare. ([[Stephen Thomas Erlewine]])
*Il processo è stato di iniziare a scrivere, e di essere abbastanza intelligenti da permettere a questa musica di fluire attraverso di noi. L'abbiamo scritto e inciso nel miglior modo di cui siamo capaci [...]. Sì, volevamo pubblicare 3 dischi, a sei mesi di distanza l'uno dall'altro; abbiamo deciso di non farlo, perché sarebbe stato strano e avrebbe generato confusione nella gente, che non avrebbe saputo quale scegliere. Una trilogia: sarebbe sembrata una fottuta cosa epica [...]. Circa un anno e mezzo fa ci siamo ritrovati, ci siamo rinchiusi in una stanza per 4 giorni alla settimana per sei mesi, e abbiamo composto il materiale. Alla fine avevamo 38 canzoni, le abbiamo registrate tutte, e 28 sono finite sul disco. ([[Flea]])
*In questo disco ho inevitabilmente rigurgitato i miei miti, Hendrix, Jimmy Page, i Grand Funk, ma mai deliberatamente ho rubato una sola nota a uno di loro. Con gli anni abbiamo imparato a capitalizzare le energie e a neutralizzare le debolezze che hanno rischiato di ucciderci. ([[John Frusciante]])
*La prima volta che ho sentito la base della canzone che sarebbe poi diventata "Dani California", qualcosa di quella base mi ha fatto pensare "Oh, questa è la storia che deve accadere" e una volta scritta metà della storia sembrava che la persona di cui stavo scrivendo fosse Dani della canzone "By the Way" e quindi ho attinto da lì. ([[Anthony Kiedis]])
*Questo disco, Stadium Arcadium, è la nostra grande affermazione, ed è il meglio che possiamo fare, il massimo di cui siamo capaci e se non vi piace questo disco, non vi piacciono i Red Hot Chili Peppers, punto. ([[Flea]])
*Solo la ben nota storia del loro premio ai Grammy rende vagamente interessante la solita storia del loro doppio album che avrebbe dovuto essere uno solo. Un tempo erano la band del bassista, ora del chitarrista, sono soprattutto una band degli anni '80; il loro nucleo spirituale, per quanto esista, è radicato nell'agonia e nell'estasi dell'eroina e della cocaina. Almeno quando comandava il bassista ravvivavano queste dinamiche troppo sfruttate con ritmi più vivi. Ora le appesantiscono con le melodie, almeno quando sono in forma, come nel brano sulla relazione senza uscita "Desecration Smile" e nella proposta di matrimonio "Hard to Concentrate". ([[Robert Christgau]])
*Una delle cose di maggior ispirazione che stava succedendo quando abbiamo iniziato a scrivere questo disco era che ogni singolo elemento della band ed il nostro produttore Rick Rubin si erano innamorati di recente ed io pensavo che non ne avrei avuto neanche il tempo, ma in retrospettiva, quando sento le emozioni e tutti i tasti che vengono premuti quando riascolto quelle canzoni, diventa ovvio che ogni giorno in cui entravamo nella stanza, c'erano quattro ragazzi che in qualche modo erano molto felici ed innamorati, esplodendo per l'emozione di questa nuova relazione. ([[Anthony Kiedis]])
===''I'm with You''===
'''Etichetta''': Warner Bros., 2011, prodotto da Rick Rubin. Testi di [[Anthony Kiedis]], [[Flea]], [[Josh Klinghoffer]] e [[Chad Smith]].
*''Molti dei miei migliori amici indossano | i colori della corona, | e Mary vuole rafforzarla, | e Sherri vuole demolire tutto, ragazza, | il salvatore della tua luce. | la monarchia delle rose, | la monarchia delle rose stasera.''
:''Several of my best friends wear, the colors of the crown | and Mary wants to build it up, and Sherri wants to tear it all back down, girl, | the saviour of your light. | The monarchy of roses | the monarchy of roses tonight.'' (da ''Monarchy of Roses'', n. 1)
*''Come ho detto, | sai che sono quasi morto, | sai che sono quasi andato | e quando il batterista suona, | sta per eseguire la mia canzone | per portarmi via.''
:''Like I said, | you know I'm almost dead, | you know I'm almost gone | and when the drummer drums, | he's gonna play my song | to carry me along.'' (da ''Brendan's Death Song'', n. 3)
*''Bastone rigido, | è la mia natura, | amore su misura | è la nomenclatura, | piegati, | confusione di massa, | iniziamo un viaggio | perché continuiamo a navigare.''
:''Stiff club, | it's my nature, | custom love | is the nomenclature, | turn down, | mass confusion, | Hitt the road | 'cause we just keep cruisin'.'' (da ''Look Around'', n. 6)
*''Ehi ora, | dobbiamo far piovere in qualche modo, | lei mi ha detto | e mostrato cosa fare, | la nostra Maggie lo fa in una nuvola.''
:''Hey now, | we've got to make it rain somehow, | she told me to | and showed me what to do, | our Maggie makes it in a cloud.'' (da ''The Adventures of Rain Dance Maggie'', n. 7)
*''Questa indecisione, | mi costringe a rannicchiarmi, | non riesco a resistere all'odore | della tua seduzione | ti ho fatto sapere? | Vorresti andare? | scartare la tua confezione, | senza molta persuasione.''
:''This indecision, | has got me cringing, | I can't resist the smell | of your seduction | did I let you know? | Would you like to go? | Unwrap the package | without much persuasion.'' (da ''Did I let You Know'', n. 8)
*''Ti ho visto alla stazione di polizia | e mi si spezza il cuore nel dirlo | i tuoi occhi si erano allontanati | a qualcosa di lontano, freddo e grigio | immagino che non l'avessi previsto | qualcuno si è abituato ai bassifondi | sognando gli anni d'oro.''
:''I saw you at the police station | and it breaks my heart to say | your eyes had wandered off | to something distant, cold and grey | I guess you didn't see it coming | someone's gotten used to slumming | dreaming of the golden years.'' (da ''Police Station'', n. 11)
*''Per favore non chiedermi chi | o chi pensi che io sia | potrei vivere senza quello | sono solo un uomo modesto | incontrami all'angolo e | dimmi cosa fare | perché ho fatto un casino con te | e non so cosa fare adesso | mi sto chiedendo in che modo procedere ora.''
:''Please don't ask me who | who you think I am | I could live without that | I'm just a modest man | meet me at the corner and | tell me what to do | 'cause I'm messed up on you | and had I known all that I do now | I'm guessing we're through now.'' (da ''Meet Me at the Corner'', n. 13)
====Citazioni su ''I'm with You''====
*''I'm with you'' è l'album dei nuovi Red Hot Chili Peppers e la presenza di un ragazzo di talento, pieno di idee, con un'ottima tecnica chitarristica e soprattutto con la voglia di essere un RHCP al cento per cento ha chiuso il cerchio. Siamo soddisfatti del lavoro che abbiamo fatto e pur rimanendo attaccati ai nostri suoni, che non abbandoneremo mai, grazie a Josh si è fatto un passo avanti, siamo andati incontro al rinnovamento che molti fan ci chiedevano a gran voce. ([[Anthony Kiedis]])
===''The Getaway''===
'''Etichetta''': Warner Bros., 2016, prodotto da Danger Mouse.
[[File:2016 RiP Red Hot Chili Peppers - Josh Klinghoffer - by 2eight - DSC0296.jpg|thumb|Il chitarrista Josh Klinghoffer militò nella band negli anni 2010, incidendovi gli album ''I'm with You'' e ''The Getaway'': «solo il fatto di essere in una stanza con questi ragazzi è un onore, per non parlare del poter creare musica con loro […]. Non avrei potuto chiedere un gruppo più accogliente di persone o una migliore situazione».]]
*''Non conosci il mio pensiero, | non conosci quelli come me, | le necessità oscure fanno parte del mio progetto. | Di' al mondo che sto cadendo dal cielo, | le necessità oscure fanno parte del mio progetto.''
:''You don't know my mind, | you don't know my kind, | dark necessities are part of my design. | Tell the world that I'm falling from the sky, | dark necessities are part of my design.'' (da ''Dark Necessities''<ref name="burton">Testo di Anthony Kiedis, Flea, Josh Klinghoffer, Chad Smith e Brian Burton.</ref>, n. 2)
*''Forse sono quello giusto, | forse quello sbagliato | un'altra commedia: il pirata e il papillon | è ora di smetterla | forse sei il mio ultimo amore, | forse sei il primo | solo un altro modo per giocare all'interno di questo universo | adesso so come mai siamo venuti al mondo.''
:''Maybe I'm the right one, maybe I'm the wrong | just another play, the pirate, and the Papillon | time to call it a day | maybe you're my last love, maybe you're my first | just another way to play inside the universe | now I know why we came.'' (da ''The Longest Wave''<ref name=thegetaway/>, n. 4)
*''Dici addio al mio amore, | lo vedo nella tua anima, | dici addio al mio amore, | pensavo che avrei potuto fare tutto, | lascia che il tuo amante navighi, | la morte è stata fatta per fallire.''
:''Say goodbye my love, | I can see it in your soul, | say goodbye my love, | thought that I could make you whole, | let your lover sail, | death was made to fail.'' (da '' Goodbye Angels''<ref name=thegetaway>Testo di Anthony Kiedis, Flea, Josh Klinghoffer e Chad Smith.</ref>, n. 5)
*''I fiumi si uniscono in maniera più violenta, | di quanto ci si aspetti, bene, | l'amore malato arriva per spazzarci via. | Prigionieri dei nostri punti di vista, | di come la nostra visuale venga corretta e, | l'amore malato è il mio nuovo stereotipo.''
:''Rivers get connected so much stronger, | than expected, well, | sick love comes to wash us away. | Prisons of perspective, | how your vision gets corrected and, | sick love is my modern cliché.'' (da ''Sick Love''<ref>Testo di Anthony Kiedis, Flea, Josh Klinghoffer, Chad Smith, [[Elton John]] e [[Bernie Taupin]].</ref>, n. 6)
*''Vorrei ringraziarti e sculacciarti, | sulla tua pelle argentea, | ai [[robot|robots]] non importa dove sono stato. | Devi averlo scelto per usarlo, | quindi fammelo collegare, | i robots sono i miei prossimi simili.''
:''I want to thank you and spank you, | upon your silver skin, | robots don't care where I've been. | You've got to choose it to use it, | so let me plug it in | robots are my next of kin.'' (da ''Go Robot''<ref name=thegetaway/>, n. 7)
*''Anche se mi hai cresciuto, non sarò mai tuo padre | re di ogni Sunset Marquis | anche se sei pazzo, non sarai mai fastidioso | sei il mio vecchio uomo del mare.''
:''Even though you raised me I will never be your father | king of each and every Sunset Marquis | even though you're crazy you will never be a bother | you're my Old Man In the Sea.''<ref>La canzone venne scritta da Anthony Kiedis come dedica a suo padre, l'ex attore conosciuto nel mondo del cinema con lo pseudonimo Blackie Dammett, all'epoca malato di demenza senile. La prima strofa del ritornello è un riferimento ad una vecchia intervista in cui Dammett, ricordando l'adolescenza di Kiedis, disse che suo figlio aveva acquisito una maturità tale da poter fare in modo che i due ruoli si invertissero. La seconda strofa è invece un riferimento al romanzo ''Il vecchio e il mare'' di [[Ernest Hemingway]], uno tra gli autori preferiti da Dammett.</ref> (da ''The Hunter''<ref name="burton"/>, n. 12)
====Citazioni su ''The Getaway''====
*È stato difficile far nascere questo album, perché eravamo alla costante ricerca delle canzoni giuste. Alcuni pezzi sono stati scritti due anni fa qua a Malibu, altri sono più recenti come ''Dark Necessities'' e ''The Getaway''. Io ho scritto almeno 10 canzoni che non sono entrate in questo lavoro, perché non adatte allo stile Chili Peppers. ([[Josh Klinghoffer]])
*È stato faticoso. Quando abbiamo chiesto a Brian<ref>Vero nome di Danger Mouse, produttore del disco.</ref> di produrci avevamo già pronti 20 brani che per noi erano buoni, ma a lui non sono piaciuti. È stato uno shock: quando lavori a un brano a lungo, ti affezioni, perdi lucidità e non capisci più se funziona. Brian però voleva qualcosa di diverso, così ci siamo detti: se lavoriamo con lui, dobbiamo seguirlo. Ci siamo affidati al suo metodo che consiste nel comporre ogni giorno, in studio, musica nuova. ([[Anthony Kiedis]])
*In tante canzoni si riflette sulla vita personale di Anthony, in altre, invece, su noi come band, tipo in ''The Longest Wave'': surfare le onde diventa una metafora di vita, dove i fallimenti sono momenti temporanei che ti permettono di migliorare e raggiungere gli obiettivi che ti eri prefisso. ([[Chad Smith]])
*{{NDR|«Avete scritto le canzoni in studio?»}} Ne avevamo già composte molte ma Brian il produttore ci ha chiesto di scriverne di nuove in studio. Io ero molto scettico, mi sono detto che se nella prima settimana non veniva fuori grande musica era meglio mollare subito e tornare a Rick. Invece è andata bene dal primo giorno. Suonavo il piano, poi Brian diceva "Josh, prova ad aggiungere la chitarra", poi "Flea, il basso", insomma abbiamo creato canzoni per livelli successivi, in studio. Mai fatto prima. ([[Flea]])
===''Unlimited Love''===
'''Etichetta''': Warner Bros., 2022, prodotto da Rick Rubin. Testi di [[Anthony Kiedis]], [[Flea]], [[John Frusciante]] e [[Chad Smith]].
*{{NDR|Riferendosi agli [[incendi in Australia del 2019-2020]]}}<ref>La stagione degli incendi che colpirono il paese venne infatti ribattezzata come "Black Summer". {{cfr}} [[https://recovery.preventionweb.net/collections/recovery-collection-australia-black-summer-bushfires-2019-2020 vedi qui]].</ref> ''Sono una pioggia pigra | i cieli si rifiutano di piangere | la cremazione prende la sua parte della tua scorta. | La notte è vestita come il mezzogiorno | un marinaio ha parlato troppo presto | e la Cina è sul lato oscuro della luna''.
:''A lazy rain am I | the skies refuse to cry | cremation takes its piece of your supply | The night is dressed like noon | a sailor spoke too soon | and China's on the dark side of the moon''. (da ''Black Summer'', n. 1)
*''Di ornitorinchi ce ne sono pochi | la vita segreta del canguro | una personalità che non ho mai conosciuto [...] | La mia Greta pesa una tonnellata | l'arciere sta scappando | e nessuno sta da solo dietro al sole''.
:''Platypus are a few |the secret life of Roo | a personality I never knew [...] | My Greta weighs a ton | the archer's on the run | and no one stands alone behind the sun''. (da ''Black Summer'', n. 1)
*''Non sembro me stesso nelle fotografie | i lunghi giorni del tempo sono stati ingenerosi | mi manca quella te, quella che mi fa venir voglia di ridefinirmi | non sono quello di cui ti sei innamorata | non sono quello giusto, quello giusto per te''.
:''I don't look like mysеlf in photographs | long days of time have been unkind | I miss the you, the one that makes me want to redefine | I'm not the one you fell into | I'm not the one, the one for you''. (da ''Not the One'', n. 4)
*''Questi sono i modi quando vieni dall'America | le viste, i suoni, gli odori | questi sono i modi quando vieni dall' America | non voglio morire e lei si prenderà cura di te | voglio solo prosperare e ci sarà dell'isteria''.
:''These are the ways when you come from America | the sights, the sounds, the smells | these are the ways when you come from America | I don't want to die and she's gonna take good care of ya | I just want to thrive and there's gonna be hystеria''. (da ''These Are the Ways'', n. 9)
*''Quando sono con te | mi sento me stesso | non uno sconosciuto, né l'ombra | di qualcuno altro | quando ti sento | stringere la mia mano | mi commuovo | non è grandiosa questa vita?''
: ''When I'm with you | I feel like myself | no stranger, the shadow | of somebody else | when I feel you | holdin' my hand | I get touched | ain't this life grand?'' (da ''Tangelo'', n. 17)
*''Ma la forma di una vita | è lunga, senza fine | e l'odore del tuo saluto | lo conosco | e il sorriso di un coltello | raramente è amichevole | e l'odore del [[Citrus × tangelo|tangelo]] | Lo conosco''.
:''But the form of a life | is long, never-ending | and the smell of your hello | I know | and the smile of a knife | is seldom befriending | and the smell of tangelo | I know''. (da ''Tangelo'', n. 17)
====Citazioni su ''Unlimited Love''====
*Desideriamo con tutto il cuore essere una luce nel mondo, per elevare, connettere e riunire le persone. Ogni brano del nostro nuovo album Unlimited Love, è una sfaccettatura di noi, che riflette la nostra visione dell'universo. Questa è la missione della nostra vita. Lavoriamo, ci concentriamo e ci prepariamo, così che quando arriva l'onda più grande, siamo pronti a cavalcarla. L'oceano ci ha regalato un'onda potente e questo album è la cavalcata che è la somma delle nostre vite.
:''We yearn to shine a light in the world, to uplift, connect, and bring people together. Each of the songs on our new album Unlimited Love, is a facet of us, reflecting our view of the universe. This is our life's mission. We work, focus, and prepare, so that when the biggest wave comes, we are ready to ride it. The ocean has gifted us a mighty wave and this record is the ride that is the sum of our lives''.<ref group="fonte">{{en}} Da un [https://www.instagram.com/chilipeppers/p/CZivvI_oXyv/ post] sul profilo ufficiale ''instagram.com'', 4 febbraio 2022.</ref>
*Fin dalla prima nota si è capito come i RHCP volessero innanzitutto tornare al suono "LArough" che li ha fatti esplodere in tutto il mondo. Tra l'altro non è un caso che "Unlimited Love" riprenda la partnership di tre decenni con Rick Rubin che ha firmato per loro gli storici "Blood Sugar Sex Magik" del '91, "Californication" del '99, "By The Way" del 2002 e "Stadium Arcadium" del 2006. Tra i pezzi più belli del disco, e ce ne sono parecchi, "Here ever After", "Not The One", il funkettone "Poster Child" e "She's A Lover" che sfocia in un coro da ricantare al volo. Colpisce "Let 'Em Cry" dove la tromba scandisce lo slancio prima di raggiungere l'apice sull'assolo di chitarra. Il finale, la diciassettesima traccia è intitolata "Tangelo" e la chitarra delicata trasforma tutto in una ninna nanna da applausi [...]. "Unlimited Love" è l'album perfetto per inaugurare una nuova era della band che non è mai stata così eccitata come di questi tempi per l'uscita di un disco. Fresco, senza paura e, naturalmente, funky, l'album ha ogni filo dei Red Hot Chili Peppers che scorre nel suo DNA e questo per chiunque li abbia amati è una garanzia. Uno dei dischi rock più forti dell'anno senza dubbio. ([[Luca Dondoni]])
*Non stavamo facendo nessuna registrazione, stavamo solo scrivendo. Tutti si sono sentiti a proprio agio, ed è stato proprio quello che facciamo normalmente: improvvisiamo alcune idee e le canzoni vengono fuori in questo modo, che sia una linea di basso, un riff di chitarra, un ritmo di batteria o altro. Poi gli strumenti melodici arrivavano con alcune idee. Io avevo delle cose a cui stavo lavorando da casa, John portava parti di canzoni e riff, Flea arrivava con una linea di basso o una cosa di piano e ci lavoravamo sopra, e rientravamo nel nostro solito processo creativo. Questo sembrava buono e familiare. ([[Chad Smith]])
*Quando abbiamo iniziato a scrivere materiale, abbiamo iniziato suonando vecchi brani di artisti come Johnny "Guitar" Watson, The Kinks, The New York Dolls, Richard Barrett e altri. Così in modo graduale, abbiamo iniziato a portare nuove idee e trasformare le jam sessions in canzoni, e dopo un paio di mesi quello che stavamo suonando era il nuovo materiale. La sensazione di divertimento senza sforzo che provavamo quando suonavamo le canzoni di altre persone è rimasta con noi per tutto il tempo in cui scrivevamo. Per me, questo album rappresenta il nostro amore e la fiducia reciproca. ([[John Frusciante]])
*Un "ritorno al futuro" più evidente di questo non poteva esserci: i Red Hot Chili Peppers hanno ritrovato John Frusciante, che ha ripreso il posto che era stato "momentaneamente" occupato da Josh Klinghoffer, e Rick Rubin, nonostante il buon lavoro di Danger Mouse nel precedente The Getaway e con loro hanno realizzato un nuovo album dopo sei anni di "silenzio". Sono passati venti anni da By the Way, ultimo grande capolavoro della band californiana, e se per molti versi questo tempo è servito alla band per trovare una sorta di "stabilità", di equilibrio, che ha consentito di frequentare aree musicali diverse, tendenzialmente più pop, senza perdere l'anima, d'altro canto è anche vero che da quel 2002 a oggi di brani davvero memorabili il gruppo ne ha realizzati pochi, con o senza Frusciante e Rubin. Certo, la squadra al completo è meglio, ma non tutti i diciassette brani dell'album hanno una vera ragione d'essere. Molti sono esercizi di stile (sempre uno stile superiore, d’accordo), altri sono rifrullamenti, canzoni gradevoli e basta, brani riconoscibilmente "Peppers", ma niente che valga veramente la pena. Brutto? No, francamente no, anzi ci sono anche momenti di piacevole entusiasmo, ma tutto troppo diluito in un'ora e 13 minuti. Se è vero, come dice Anthony Kiedis che "Per qualche ragione l'universo ha voluto iniettarci un’altra grande dose di plasma", allora la trasfusione ha avuto effetti moderati. ([[Ernesto Assante]])
===''Return of the Dream Canteen''===
'''Etichetta''': Warner Bros., 2022, prodotto da Rick Rubin. Testi di [[Anthony Kiedis]], [[Flea]], [[John Frusciante]] e [[Chad Smith]].
[[File:RHChiliPeppersSpurs210723 (75 of 90) (53065666915).jpg|thumb|John Frusciante, storico chitarrista della band, rientrò per la seconda volta nel gruppo nel 2019, dopo avervi già suonato dal 1988 al 1992 e dal 1998 al 2007: «il bello di suonare con questa band è che noi davvero amiamo ascoltarci a vicenda. Amo il modo in cui loro mi fanno suonare. Abbiamo reazioni chimiche l'uno con l'altro. Portiamo fuori cose dall'altro che non riusciamo a fare su noi stessi».]]
*''Sai, sono un animale | qualcosa tipo un cannibale | sono parecchio infiammabile | e parzialmente programmabile''.
:''Well, I'm an animal | somethin' like a cannibal | I'm very flammable | and partially programmable''. (da ''Tippa my Tongue'', n. 1)
*''Vi prego non ricordatemi | per ciò che ho fatto la scorsa notte, oh | vi prego non ricordatemi | signore ascoltami ora | vi prego non ricordatemi | è solo il 1980... | è solo il 1983''.
:''Please don't remember me | for what I did last night, oh | please don't remember me | listen Lord, now | please don't remember me | it's only 1980...| it's only 1983''. (da ''Eddie'', n. 4)
*''E sento il tuo viso bagnarsi | come il colore rosso della roulette | e piazzo la mia scommessa perdente | sul tuo lato | e vedo i tuoi occhi di rimpianto | ma hai dato il meglio di te | come una minaccia del Massachusetts | che correva selvaggiamente.''
:''And I feel your face getting wet | like the color red of roulette | and I place my losing bet | on your side | and I see your eyes of regret | but you gave as good as you get | like the Massachusetts threat | running wild.'' (da ''Roulette'', n. 7)
*''Esprimiamo un desiderio mentre entriamo in ascensore | perché il sistema è una discreta noia | il batterista si sta sporgendo senza alcun obiettivo | fuori dal Club Troubadour | io non ti conosco e non so più cosa è vero''.
:''Let's make a wish as we enter the lift | 'cause the system's a relative bore | the drummer is leaning without any meaning | outside of the Club Troubadour | I don't know you and I don't know what's true anymore''. (da ''The Drummer'', n. 12)
*''Arriviamo | non siamo lontani | e ti dirò di più | quando vengo per restare | sparami un sorriso | e ti mostrerò sempre l'amore.''
:''Here we come | we're not far away | and I'll tell you more | when I come to stay | shoot me a smile | and I will show you the love always.'' (da ''Shoot Me a Smile'', n, 10)
*''Soldati di celluloide, entrate a ripararvi dalla pioggia | uccidete il mio sorriso ma per favore, lasciatemi il mio dolore | tutte quelle brave persone non ci provano neanche | rubando la verità mentre pagano per la tua bugia''.
:''Celluloid soldiers come in from the rain | murder my smile but please leave me my pain | all those good people they don't even try | stealing the truth while they pay for your lie''. (da ''Carry Me Home'', n. 16)
====Citazioni su ''Return of the Dream Canteen''====
*A soli sei mesi dalla pubblicazione di "Unlimited Love" i Red Hot Chili Peppers mantengono la promessa ed escono con "Return of the Dream Canteen", un altro doppio album che impreziosisce con nuove perle la produzione ricca di soddisfazioni della band losangelina. In poche parole, si tratta di Red Hot Chili Peppers in purezza [...]. I ragazzi hanno scritto e registrato "Return of the Dream Canteen" durante le stesse sessioni di "Unlimited Love" quando furono di nuovo raggiunti dal chitarrista John Frusciante dopo un'assenza di dieci anni. Alla recording session sono arrivati con 50 pezzi e per colpa di un Rubin che vorrebbe sempre togliere e mai aggiungere, l'ingegnere del suono Ryan Hewitt ha dovuto fare i salti mortali per tenere tutto. Alla fine la decisione: «faremo due album doppi»! ([[Luca Dondoni]])
* È un insieme di parole che può significare un po' quello che ti pare. Per me rappresenta una sorgente di prosperità creative. Forse alcune persone lo hanno un po' preso alla lettera credendo che il titolo alludesse al ritorno di John, cosa che in parte è vera in quanto John è sicuramente un elemento cardine di questa prospettiva creativa. Oltre a questo, il titolo rappresenta un po' anche questi ultimi due anni in cui siamo stati un po' tutti chiusi in casa, in cui il tempo ha assunto un carattere più elastico; quindi invece di andare di fretta, ci siamo detti "ok, continuiamo a scrivere musica", e questo è quello che ne è venuto fuori, e il titolo è stata una frase che mi è venuta in mente un po' a caso. ([[Anthony Kiedis]])
*Per come sono andate le cose, sento ''Return Of The Dream Canteen'' come un disco più divertente, e credo che tocchi vette più estreme. Quest'ultimo ha qualcosa di più colorato, in un certo senso luminoso. Non che non abbia sezioni oscure. Però, a me sembra più oscuro ''Unlimited Love''. Il nuovo album ha forse anche più elementi sorprendenti. Ce ne sono un po' anche nel primo, ma soprattutto nella seconda metà del secondo, ci sono probabilmente più sintetizzatori e drum machine e cose del genere di quanto le persone potevano aspettarsi da noi. E sembra anche più estemporaneo e spontaneo. C'è una certa qual sensazione di rilassatezza e distensione che distingue ''Return Of The Dream Canteen'' da ''Unlimited Love''. ([[John Frusciante]])
*Quando ho ascoltato il loro ultimo disco, sono rimasto shockato. Per me è dura, principalmente perché penso che quando c'ero io facevamo musica molto più figa [...]. Ho provato ad ascoltare il secondo disco prima di prendere un volo e sono arrivato, forse, fino alla nona canzone. Non credo di essere nemmeno riuscito ad ascoltarlo tutto. ([[Josh Klinghoffer]])
*Questo è il disco che mi ha portato nei luoghi più onirici rispetto ai viaggi che mi hanno fatto fare i Red Hot. È un trip, ma non è allucinante, è un sogno lucido. Non so cosa succederà, ma so che è tutto sotto controllo. È bellissimo. Qui ci sono quattro persone che si divertono a fare quello che fanno meglio. Anche Anthony ha fatto tanti flow diversi tra loro. E per me, da ex musicista, è bello sentire una band che suona, che ti fa fare un viaggio musicale. E questa è una cosa non scontata. ([[Gianluca Fru]])
*Registriamo sempre più di ciò che esce su un disco, ma spesso queste tracce vengono lasciate nel caveau, o incompiute, o cose così. Ma stavolta le abbiamo finite tutte. Ci sentivamo come se avessimo troppe buone canzoni per non far uscire un altro disco. Non si tratta di un disco di b-sides o roba del genere. Sembrava tutto buono e giusto, quindi si, è tutto buono [...]. Ha un po' di tutto. Ha sicuramente dei gusti diversi rispetto ad Unlimited Love, e viceversa. Penso che sia una buona cosa. ([[Chad Smith]])
*Siamo andati alla ricerca di noi stessi, come abbiamo sempre fatto. Solo per il gusto di farlo, abbiamo suonato e imparato alcune vecchie canzoni. In breve tempo abbiamo iniziato il misterioso processo di costruzione delle novità. Un bel po' di chimica che ha fatto amicizia con noi centinaia di volte lungo la strada e ha aiutato. Una volta trovato quel flusso di suoni e visioni, abbiamo continuato a estrarre dalla miniera delle nostre menti e con il tempo abbiamo trovato gemme come "Tippa", "Peace and love" ma anche "Reach Out" o "My cigarette", "Shoot me a smile" e "Carry me home" che amo. Non avevamo motivo di smettere di scrivere e di fare rock. Ci sembrava un sogno. Il nostro pazzo amore l'uno per l'altro e la magia della musica ci avevano dato più canzoni di quante ne sapessimo fare. Due album doppi pubblicati uno di seguito all'altro e il secondo è significativo quanto il primo. "Return of the Dream Canteen" è tutto ciò che siamo e abbiamo sempre sognato di essere. È pieno di roba. Realizzato con il sangue dei nostri cuori. ([[Anthony Kiedis]])
==Altre canzoni==
*''In un mondo che può essere così malsano | non credo sia molto strano | per me essere innamorato di te | voglio conoscere di più della tua testa.''
:''In a world that can be so insane | I don't think it's very strange | for me to be in love with you | I wanna know more than your brain.'' (da ''Show Me Your Soul''<ref name=testo/>, 1990)
*''Ho una brutta malattia, | nel mio cervello è dove sanguino | sembra pazzia, | mi possiede spremendomi l'anima.''
:''I've got a bad disease | from my brain is where I bleed | insanity it seems | it's got me by my soul to squeeze.'' (da ''Soul To Squeeze''<ref name=testo>Testo di Anthony Kiedis, Flea, John Frusciante e Chad Smith.</ref>, 1993)
*''Come potrei dimenticare di dire | che la [[bicicletta]] è una grande invenzione? | seduto qui in un film muto | di fianco alla sola ragazza che mi abbia mai conosciuto veramente.''
:''How could I forget to mention | the bicycle is a good invention? | sitting there in a silent movie | beside the only girl who really ever knew me.'' (da ''Bycicle Song''<ref name=testo/>, 2002)
*''Dicono che negli [[scacchi]], bisogna uccidere la [[donna (scacchi)|regina]] | e poi la accoppi | oh io, e tu? | una cosa buffa, il re che si fa assassinare | hey ora, ogni volta che perdo | altezza.''
:''They say in chess, you gotta kill the queen | and then you mate it | oh I, do you? | a funny thing, the king who gets himself assassinated | hey now, every time i lose | altitude .'' (da ''Fortune Faded''<ref name=testo/>, 2003)
==Citazioni sui Red Hot Chili Peppers==
[[File:RHCP Logo.svg|thumb|Il logo della band]]
*{{NDR|«Ma a te piacciono i Red Hot Chili Peppers?»}} A me di brutto, sin dai tempi di Mother's Milk, perché capivo che erano... erano sì grezzi, nudi, però erano molto raffinati, soprattutto negli ascolti [...]. Poi loro suonano Sly & the Family Stone, Stevie Wonder, si sente che hanno una cultura. ([[Morgan (cantante)|Morgan]])
*A proposito, diffidate anche da chi ascolta i Red Hot. Sono persone che nascondono qualcosa, come gli astemi e le mani di Silvan. I Red Hot sono tutto o niente, né rock né pop, cerchiobottisti: insidiosissimi, perché melliflui e finto rivoluzionari. ([[Andrea Scanzi]])
*[[Bob Marley]], i [[Black Sabbath]] e [[Bart Simpson]]? Metteteli insieme e forse otterrete i Red Hot Chili Peppers. (''[[1001 album]]'')
*Certamente i gruppi che sono nati verso la fine del ventesimo secolo, sono stati fortemente influenzati dai Red Hot Chili Peppers. Da quel tipo di mix in stile funk, ma anche dalle chitarre heavy metal e dall'energia che emanavano. Di sicuro, gruppi come i [[Rage Against the Machine]] hanno una connessione davvero molto forte con i Red Hot Chili Peppers. ([[Hamish MacBain]])
*{{NDR|Nel 1987}} Ci sono band sottovalutate che tra qualche anno saranno ampiamente affermate. Nell'industria discografica lo dimenticano sempre. E ho questa sensazione per un gruppo come i Red Hot Chili Peppers. Per me, probabilmente sono la miglior live band degli Stati Uniti in questo momento. ([[Michael Beinhorn]])
*E in principio c'era il fango, poi Lui lo prese e ne fece una rock band vera. Quel Lui è il tempo, un produttore discografico o chi volete voi. Ma è bene sapere che i Red Hot degli esordi erano fango, una massa informe che voleva costruire qualcosa senza riuscirvi. ([[Gianni Della Cioppa]])
*– Ehm, sentite ragazzi, il network ha qualche problema con alcuni dei vostri testi, vi dispiace cambiarli per lo show?<br />– Scordatelo clown!<br />– I nostri testi sono come i nostri figli, amico, niente da fare!<br />– Beh, d'accordo, ma almeno invece di "quel che io ho tu devi avere e mettertelo dentro",<ref>Riferendosi a una strofa del brano ''Give It Away''.</ref> che ne dite di "quello che vorrei è abbracciarti e baciarti?" (''[[I Simpson (quarta stagione)]]'')
*I ragazzi sono i Red Hot Chili Peppers, la foto decora un CD singolo intitolato, naturalmente, The Abbey Road EP, e quel calzino pendulo immortala la gag più famosa del complesso, un trucco inventato agli inizi della carriera. Tutto nasce in un club di spogliarello di Los Angeles, il Kit Kat, un giorno del 1983 [...]. La notizia si sparge e quella performance di rock "nudi con il calzino" diventa un classico della banda, che la riproporrà più volte nel corso degli anni [...]. Non sono maliziosi i Peppers, han solo voglia di "casino e cose strane" come la generazione a cui si rivolgono; e questo gusto si riflette nella loro musica, che pretende di essere psico selvaggia come un vecchio album di George Clinton e isterica, amfetaminata, speedy come quella delle nuove bande hardcore. Un turbolento mix in precario stato d'equilibrio. Non a caso la banda si spingerà fino ai vertici delle classifiche ma si perderà subito dopo in un vortice di sfortunati casi personali e scelte stilistiche sbagliate. ([[Riccardo Bertoncelli]])
*I Red Hot Chili Peppers, con le loro hit, fanno parte della cultura pop pur creando pezzi di alto livello. È musica che appartiene alla coscienza collettiva, al movimento globale del patrimonio culturale. Son cresciuto guardandoli in tv, hanno influenzato in modo netto le mie linee melodiche. ([[Tedua]])
*I Red Hot Chili Peppers sono gli esponenti di un mondo rock che negli ultimi anni '80 è cresciuto con impeto. ([[Riccardo Bertoncelli]])
*Il problema dei Peppers è che devi solo farli suonare come i Peppers. Si chiama letteralmente "Togliti dal cazzo". ([[Ryan Hewitt]])
*Io avevo un'idea stereotipata dei Chili Peppers: credevo che fossero funky, eccentrici, leziosi... E sono stato a disagio per parecchio tempo, perché la band suonava un genere che non era il mio. ([[Dave Navarro]])
*La prima volta che li ho ascoltati ho pensato: finalmente una rock band con delle linee di basso interessanti. Il lavoro di sottrazione ma allo stesso tempo virtuosistico di tutti i musicisti, soprattutto Flea e Frusciante, è stato una grande ispirazione per me, per lo studio del mio strumento [...]. E per un bassista che deve fare pratica i Red Hot Chili Peppers sono la band migliore. ([[Gianluca Fru]])
*Le loro variegate personalità, la spavalderia californiana, l'assunzione di droghe pesanti, il pentimento, il rammarico... e poi il punk, il rap, il funk. È difficile immaginare come altri possano riuscire a fare quello che hanno fatto loro. ([[John Aizlewood]])
*Li conobbi con "By the Way", la svolta pop. Andando a ritroso scoprii il loro rock funkadelico che all'inizio mi turbava ma in cui imparai a vedere la loro storia, i loro travagli. E anche nell'ultimo "The Getaway" vedo dei 50enni davanti all'Oceano che fanno il bilancio della vita. Coerenti. ([[Francesca Michielin]])
*Li ho sempre trovati unici e divertentissimi, ma la cosa più figa dei Chili Peppers è che sanno chi sono, sanno qual è il loro DNA. È fondamentale per una band. ([[Gene Simmons]])
*Non è una sciocchezza... ma i Red Hot Chili Peppers possono essere considerati come il miglior gruppo dell'epoca moderna. Ovviamente i The Beatles e i Rolling Stones sono meglio. Ma nessuno... e intendo NESSUNO raggiunge i Red Hot Chili Peppers del periodo '88-2022 per quanto riguarda la pura qualità. Diversità e genio album dopo album. ([[Chris Jericho]])
*{{NDR|Nel 1999}} Non stiamo osannando un quartetto di sfigati che solo due anni fa sembrava non dovesse più dar fastidio. Qui si parla di quattro ex junkies capaci di rinnovarsi al punto da realizzare con l'ultimo disco "Californication" il successo di una carriera. ([[Luca Dondoni]])
*– Non ti sembra di imitare un po' troppo il bassista dei Red Hot Chili Peppers?<br />– Io non imito nessuno!<br />– A chi pensi quando suoni?<br />– Ai Peppers... (''[[Bandslam - High School Band]]'')
*Parlando delle canzoni, hanno un metodo cantautorale ormai consolidato: scrivono molto, è sempre stato cosi, fino ad arrivare all'eccesso. Se nell'album trovi venti canzoni, vuol dire che loro ne han scritte cinquanta... o magari cento, per arrivare a quelle venti. ([[Rick Rubin]])
*Penso che abbiano creato un mondo tutto loro. Si sono inventati questo nuovo tipo di musica e ci si sono buttati dentro. Sono veramente unici. ([[Camilla Pia]])
*Per capirli è importante subito iniziare con una parola chiave e cioè crossover: la commistione tra generi musicali diametralmente opposti [...]. Loro hanno saputo rappresentare benissimo, come mai nessuno è riuscito a fare, la scena alternativa losangelina e hanno saputo infondere alla rabbia del punk quel funk animalesco e viscerale e peraltro con un'adrenalina veramente incredibile. ([[Paola Maugeri]])
*Quando Flea, John e Chad sono assieme in una stanza suonando assieme, c'è una sensazione trascendente. Poi, quando Anthony canta, diventano i Peppers [...]. La loro capacità di canalizzare i picchi musicali su una base semplice è qualcosa di ultraterreno, davvero un caso in cui gli ingredienti confluiscono in qualcosa che va oltre la somma dei singoli. E le parti sono buone così come vengono. ([[Rick Rubin]])
*Quando li conobbi avevo 17 anni. Erano la nave pirata, il gruppo perfetto. Avevano appena realizzato ''Blood Sugar Sex Magik''. Con loro c'era un produttore come Rick Rubin. Fu "il disco" da ascoltare per un sacco di tempo. Poi è arrivato ''One Hot Minute'', un album per niente riuscito. Fu la caduta dei miei eroi. Doveva per forza ritornare nel gruppo uno come Frusciante per ristabilire le sorti della band. E così è stato. Grazie a Frusciante, sono riusciti a tirarsi fuori da una situazione stagnante, in cui ormai erano gonfi di stile. Oggi, quindi, sono entrati a tutti gli effetti nella lista dei gruppi che rispetto, insieme a gente come i Beastie Boys, i Sonic Youth e i Jane's Addiction. Sono arrivati in un posto preciso, quello in cui tocchi il successo, e hanno deciso di restarci nel modo adatto, rinnovandosi, diventando rabdomanti e sensitivi. ([[Enrico Brizzi]])
*Quando sento un brano alla radio e mi chiedo "cos'è questa schifezza?", la risposta è sempre la stessa: "È dei Red Hot Chili Peppers". ([[Nick Cave]])
*{{NDR|«In Rock & Resilienza rivela che una volta ricevette una proposta indecente dai Red Hot Chili Peppers».}} "Sei venuta a farci un pompino?", mi chiesero. Ma ebbi la prontezza di rispondere: "C'mon guys, di femmine disposte a farvi un pompino sono pieni gli stadi, lasciate che vi possa fare piuttosto un’intervista godibile e appassionata. Proprio come se vi stessi succhiando. E me ne andrò in pace come sono venuta." {{NDR|«Si parla molto di molestie. Questa lo è stata? »}} Ma no, a gioco ho risposto con gioco. Quasi da maschio, come non si aspettavano. Ma salvaguardando il giardino segreto. "Facciamo finta che vi sto succhiando, vi va?" ([[Paola Maugeri]])
*Si può dire che alcuni loro tratti musicali attuali ricordano i miei tentativi di render la musica un po' più "colorata" e "gustosa" nonostante il loro stile non coincidesse con quella visione di musica che avevo. Nonostante certi brani "punkizzati" tiratissimi siano divertenti, molto. Ma sì, qui [...] abbiamo tutti i loro dischi e nonostante non li ascolto proprio tutti i giorni, li preferisco come sono attualmente soft. Mi è sempre piaciuta questa tipologia di musica "graziosa". ([[Jack Sherman]])
*Sono sicura che ancora oggi lavorino allo stesso modo, cambiando qualcosa da canzone a canzone. Lavorano individualmente all'inizio del processo creativo, utilizzando pezzi che assemblano durante i momenti di pausa. Poi, quando è il momento, li tirano fuori e decidono quale sviluppare. Si scambiano i pezzi iniziali, poi si impegnano a scrivere il testo; normalmente Anthony fa il lavoro maggiore sul testo, ma non è una regola. Alla fine ogni membro contribuisce in qualche modo a ogni singolo pezzo attraverso le proprie scelte musicali. Durante il periodo di Mother's Milk la band era molto unita e i ragazzi si stringevano gli uni agli altri dopo la tragica perdita del loro amico e collega Hillel. Prima di ogni concerto ci univamo nel "cerchio delle anime " per sintonizzarci l'uno con l'altro. I ragazzi mi dissero poi che nei tour successivi non fecero più quel rituale e non passarono più molto tempo assieme al di fuori del tour [...]. Ora la meditazione, la dieta e le persone giuste sono (e sono state) una parte fondamentale per un grande show. ([[Kristen Vigard]])
*Stiamo raccontando la storia della ''Californication'' dei Red Hot Chili Peppers: una terra che non è solo la California, lo stato in cui si trova Los Angeles, ma qualcosa di diverso. Un luogo, una nazione quasi, in cui valgono altre regole e altre leggi: un altro pianeta, dove quello che sulla Terra viene considerato trasgressione, bé, nella ''Californication'' è la norma. Creatività, stranezze, sesso, arte, musica – va bene – però anche droga e tanta. È questa la vita parallela che accompagna i Red Hot Chili Peppers da quando nascono [...] fino ad oggi. ([[Carlo Lucarelli]])
*{{NDR|Invocando i Red Hot Chili Peppers prima di una loro performance al bar di Boe}} Vogliamo Chilly Willy! Vogliamo Chilly Willy! (''[[I Simpson (quarta stagione)|I Simpson]]'')
===[[Flea]]===
*All'inizio, quando abbiamo messo su il gruppo, c'era un'energia incontrollabile, non riuscivamo a controllarla neanche noi, era molto più grande della somma delle sue parti. Eravamo come in cima ad un vulcano che ci scagliava nell'aria. Ho delle immagini di momenti in cui non riuscivamo a controllarci.
*Anche noi amiamo ballare e probabilmente questo è il segreto... Ma vedi, se un segreto deve essere "top secret" è giusto che resti così altrimenti chiunque potrebbe fare le cose che facciamo noi. Fondamentalmente il nostro segreto è l'amore... E trovarsi in una stanza a scrivere, a lavorare insieme...
*Chi viene a vederci suonare sa che noi siamo esattamente in quel modo, quattro musicisti che si identificano nella propria musica, è una faccenda spirituale se devo dire la verità.
*Essere nei RHCP vuol dire essere liberi, non essere costretto a fare nulla o cercare di rientrare in alcun modello, stile o categoria. E... per quanto riguarda lo stile di vita, che poi influenza il tuo modo di apparire, di parlare, di comportarsi, chiunque applichi qualsiasi tipo di cliché rock 'n roll alla propria vita ovviamente non sarebbe adatto a stare nei RHCP.
*Finché la longevità della band continuerà e noi staremo insieme come persone e come musicisti, continueremo a migliorare e credo che la gente apprezzerà. E finché staremo insieme e continueremo ad amarci e ad amare la musica, non c'è possibilità di fallimento.
*Finché questa band esisterà, l'unica ragione d'esistere sarà il movimento, avanzare, espandersi, crescere, imparare, suonare, migliorare in quel che facciamo. Crescendo impariamo a conoscere la vita e ci concentriamo sempre di più sulla musica. Ed è meglio così, perché imparando non perdiamo nulla del nostro bagaglio, ma lo accresciamo.
*Il punto di partenza dei RHCP è lo stretto rapporto che c'è fra sesso e musica, e il rapporto, ancora più stretto, che c'è tra sesso e musica funk. Negare questo collegamento sarebbe assurdo.
*{{NDR|Nel 2019}} Se non fossero stati i poteri divini ad architettare tutto, la band non sarebbe durata quasi quarant'anni. La sua essenza e la capacità di saper entrare in contatto con la gente sono direttamente collegate al modo in cui è nata. Eravamo lontani dalla natura venale e competitiva del mondo, e avevamo accettato di vivere autentiche vite da artisti. Non avevamo un "piano B".
*Siamo dei giullari, scherziamo sempre, la vita è divertimento, la gioia è divertimento, ma abbiamo sempre cercato di fare dell'arte, abbiamo sempre voluto far cose che fossero oneste nei confronti di tutti, senza conformarci a codici, anche se di moda, senza nessun tipo di look che fosse trendy.
*Siamo persone molto diverse, abbiamo emozioni diverse, che vengono unite e ci rendono una band. Ci danno uno stile unico, è molto al di là di quanto ognuno di noi sia capace di dare da solo ed è davvero...magia! Odio dirlo, ma non è nient'altro che magia.
*Siamo una band che c'è da veramente tanto tempo, e che ha vissuto tante cose. Cose belle e cose tragiche e drammatiche, feriti, ma in pace con noi stessi.
===[[John Frusciante]]===
*Abbiamo un rapporto speciale perché siamo passati dall'essere una band da club a una band da arena insieme. Ad esempio, quando ero agli inizi nella band, abbiamo fatto degli spettacoli pessimi. Non sempre, ma c'erano spettacoli in cui non si presentava nessuno, o spettacoli in cui sentivamo che il pubblico non era così entusiasta come lo era prima che io entrassi nel gruppo. Così abbiamo dovuto costruire la nostra energia insieme per creare qualcosa di nuovo nella band. E questo lo abbiamo tirato fuori l'uno dall'altro. È una connessione che condividiamo e che nessun altro può condividere con noi, poiché solo noi quattro abbiamo vissuto quell'esperienza.
*Il bello di suonare con questa band è che noi davvero amiamo ascoltarci a vicenda. Amo il modo in cui loro mi fanno suonare. Abbiamo reazioni chimiche l'uno con l'altro. Portiamo fuori cose dall'altro che non riusciamo a fare su noi stessi. Il mio modo di suonare la chitarra con loro è uno stile che non ho quando suono da solo
*La mia esperienza è che loro erano il mio gruppo preferito e ho passato ore ed ore ad esercitarmi alla chitarra in camera, e invece di ingaggiarmi e darmi uno stipendio mi hanno fatto entrare nel gruppo, mi hanno fatto diventare un membro del gruppo, dove tutti guadagnano le stesse somme di denaro, scriviamo le canzoni insieme e abbiamo uguali diritti e copyright.
*So solo che se non fossi nella band, amerei i Red Hot per via dell'interazione tra i musicisti. Vedere gente che suona insieme e si coordina, come facciamo noi, è eccitante.
*Solo quando li ho visti dal vivo sono diventati la mia band preferita. Questo è successo quando la band originale, con Jack e Hillel, era tornata insieme, non avevo mai visto niente del genere. L'energia era incredibile. Ho saltato per tutto lo spettacolo, e tutto sembrava una sfocatura psichedelica. Tutti erano davvero felici, e non sembrava che la band e il pubblico fossero separati. Quindi, se mi chiedi cosa ho amato di loro, è questo: quell'energia magica.
*Suonare insieme sul palco è bellissimo. Quando suono con questa band sento di fare la cosa per cui sono nato. Sento che queste sono le persone con cui avrei voluto suonare, le persone di cui condividevo gli intenti. Sono persone diverse con diversi motivi per suonare, che messi insieme formano una forza più grande di ciascuno di noi.
===[[Anthony Kiedis]]===
*Adoro il fatto che ci teniamo ancora e ammiro davvero i miei compagni di band con tutto il cuore perché hanno ancora la loro energia creativa per suonare musica con l'entusiasmo di un bambino e gli occhi aperti sul mondo. E, sai, è davvero la chimica di tutte queste persone che si incontrano. Questa è la miscela che crea i Chili Peppers. Quindi sono fortunato e apprezzo questi musicisti che ci tengono così tanto. John Frusciante ci tiene tantissimo. Chad Smith ci tiene tantissimo. Flea ci tiene tantissimo. Lavorano sodo, suonano i loro strumenti. Ascoltano la vita. Ed io posso solo ringraziare di far parte di tutto questo.
*C'è qualcosa di incredibile nella fortuna che abbiamo avuto nel momento in cui abbiamo iniziato a far musica, cioè abbiamo dimenticato il passato. Non abbiamo aspettative, pressioni, consapevolezza. Tutto ciò scompare quando ci mettiamo a suonare. Non so come mai, sarà per come Chad suoni la batteria o per come John si perda nel cosmo, o per come Flea ci dia il ritmo, ma credo che quello che facciamo è abbandonarci a qualcosa di spirituale e suonare giusto per il gusto di suonare.
*Essere uno dei Chili Peppers vuol dire avere due valori: il funk e l'amicizia. Far parte di questa band è come essere sposato con quattro persone e devi amarle tutte la maggior parte del tempo.
*Noi siamo stati i giovani energetici di Hollywood ai quali piacevano molti stili di musica e non avevamo paura di unirli. Non abbiamo amalgamato due stili musicali volutamente, abbiamo suonato quello che sentivamo di suonare e molto era funk perché era la musica che ci ispirava, quello che ci colpiva proprio qui quando l'ascoltavamo, volevamo fare questo tipo di musica perché ci piaceva, l'abbiamo fatta e abbiamo iniziato un nuovo genere e siamo stati seguiti da altre bands, bands che poi non mi interessano più di tanto.
*I Red Hot Chili Peppers non sono sposati con nessuno stile. Le uniche cose con cui siamo sposati nella musica sono la sincerità e l'onestà.
*Non c'è una gerarchia perché siamo una squadra, lavoriamo come una squadra di basket sin dal primo giorno dei Red Hot Chili Peppers non c'è mai stato un capo, siamo per la totale eguaglianza. Ci dividiamo sempre in parti uguali il credito per le composizioni e il resto. Siamo come un puzzle a quattro pezzi che funziona alla perfezione solo quando ognuno dà il suo input. Questo è uno dei motivi che ci tiene uniti e forti, il fatto che non si tratta di una sola visione o di una sola persona, ma di quattro che si uniscono per fare un insieme migliore. Come per una squadra, non si può vincere un campionato con un solo buon giocatore.
*Non siamo mai stati confusi sul fatto che tutto sarebbe dovuto essere uguale: la condivisione del lavoro, la condivisione del denaro, della gioia, del dolore. Si è trattato per noi del grande passo verso la giusta direzione per avere il potenziale per la longevità, perché molte band litigano dicendo "Hey, quello l'ho scritto io!" Noi ci amiamo e ci rispettiamo; litighiamo regolarmente. Le nostre attitudini, i nostri modi, e i nostri ego si scontrano, ma siamo in grado di farcela. Siamo stati capaci di fare a pugni.
*Non so se sia un segreto, ma sin dall'inizio abbiamo deciso di condividere tutti i nostri guadagni in parti uguali. Nessuno prende di più o di meno. Non importa se Chad non scrive i testi, o se la canzone che abbiamo scelto ha il 40% di Josh e il 60% di Flea. "We don't give a fuck". Siamo tutti uguali, ognuno a suo modo fa la sua parte, mai litigato per i soldi. L'aspetto monetario uccide tante band. Siamo tutti molto creativi e ognuno di noi ha la propria personalità. Litighiamo e spesso ci mandiamo a fare in culo, ma troviamo sempre una soluzione per risolvere i problemi. Siamo tutti egocentrici, ma siamo anche persone oneste, siamo loving people. Non siamo cattivi, non abbiamo secondi fini. Stronzi sì, ma anche capaci di dimenticare i momenti negativi e andare oltre. Siamo fratelli. Arriviamo sempre a un compromesso. Siamo sempre sinceri uno con l'altro. E poi, quando suoniamo insieme, ci divertiamo ancora tantissimo. E questa è la cosa più importante.
*Non suoniamo necessariamente da bianchi o da neri. Suoniamo come persone connesse a un'energia universale, ispirate a suonare una musica che non conosce colore.
*Penso che se noi abbiamo questa forte sessualità nella nostra musica e nelle nostre performance, nei nostri testi, nel basso che ti vibra in faccia è in correlazione al fatto che noi siamo liberi in ogni cosa che facciamo. Lasciamo uscire il nostro lato sessuale. Che appartiene un po' a tutti i ragazzi della nostra età che suonano musica. È che noi non abbiamo limitazioni riguardanti la nostra musica. Non abbiamo timori di essere completamente onesti sulla nostra sessualità. Noi non proviamo a nasconderla. È solo mostrarsi per come si è, nella maniera più naturale possibile.
*"Red Hot Chili Peppers" è un nome che deriva dalla storia del blues e del jazz. C'era Louis Armstrong con i suoi Hot Five, poi c'erano il gruppo inglese dei Chilly Willy e i Red Hot Peppers (che poi ci avrebbero accusato di avergli rubato il nome). Però nessuno era mai stato Red Hot Chili Peppers, un nome che per noi sarebbe stato una benedizione e una maledizione.
*Sai, non ho mai pensato che avremmo fatto sempre questo, infatti ci sono state diverse volte in cui abbiamo provato a separarci, provato a divertirci, alcuni sono stati licenziati, altri hanno provato ad andarsene, altri sono morti, altri ancora crollavano. Abbiamo fatto davvero del nostro meglio per far sciogliere questa band, e c'era questo strano magnete cosmico che continuava a farci tornare insieme. Siamo stati un fallimento nello sciogliere questa band.
*Siamo diventati i Red Hot Chili Peppers perché amavamo la vita amavamo la musica e amavamo abbattere le barriere della mediocrità tradizionalista.
===[[Josh Klinghoffer]]===
*Ai RHCP non manca materiale, perché scriviamo tutti tantissimo. Il compito di ogni album è creare sempre qualcosa di nuovo, quel qualcosa che mantiene un gruppo attuale, fresh, ma senza comprometterne lo stile, rimanendo coerenti con un suono stabilito da decenni.
*La magia dei Chili Peppers è che si tratta di quattro tizi in una stanza, una rarità di questi tempi, che suonano e vengono registrati praticamente live.
*Solo il fatto di essere in una stanza con questi ragazzi è un onore, per non parlare del poter creare musica con loro. Ciascuno di loro ha una storia personale ed un legame con l'altro. Non avrei potuto chiedere un gruppo più accogliente di persone o una migliore situazione. Queste sono tre persone che meritano di fare musica e di crearla con gente che ama farlo come loro.
===[[Brendan Mullen]]===
*I Chili Peppers anticiparono e aiutarono a pavimentare la superstrada per l'eventuale crossover del nuovo hip hop dalla realtà del Bronx meridionale verso il pubblico tradizionale del rock/metal duro suburbano — una folla mista di frat boys, punker, surfer e ragazzi alternativi, molti dei quali furono introdotti per la prima volta almeno all'idea di musica "urbana" nei primi anni '80. I Peppers introdussero la musica rap alla folla dei fratelli con il portafoglio a catena e lo skate, e catturarono il nervo nazionale degli adolescenti estraniati dal rock "hair band" corporativo come diffuso dalla radio FM e da MTV. Rese possibile che i Beasties ricevessero trasmissioni radio quando Licensed to Ill uscì e che i Faith No More avessero i loro quindici minuti di celebrità — e aiutarono a presentare George Clinton a una generazione di ragazzi bianchi. I Peppers furono una delle prime band a essere presentate su 120 Minutes, il che aiutò a preparare il terreno per i preferiti dai critici rock, i Nirvana e il successivo boom "alternative".
*I RHCP (e anche i Bad Brains e i Fishbone) hanno totalmente ridefinito il livello della musicalità metal-punk-dub-che-sia. Anche nel thrash — punk o metal — dovevi ora essere veramente capace di suonare. Il touring incessante ha aperto la strada a tutto. I Chili Peppers sono instancabili cani da strada internazionali, musicisti-attori spettacolari. L'intensità folle dei salti in giro dei Peppers durante i loro concerti dal vivo li ha portati attraverso i tempi di magra fino a quando "Higher Ground", una cover di Stevie Wonder dall'album Mother's Milk, non è esplosa su MTV nel 1989.
*In breve, i Red Hot Chili Peppers aiutarono a dare forma alla direzione che il rock moderno futuro avrebbe preso a livello mondiale. Anche se non sembrava che sarebbe andata a finire così. Nonostante le enormi difficoltà iniziali — cambi di personale, problemi di droga, vendite deludenti, mancanza di un'ampia diffusione radio FM — i Peps hanno prevalso.
*Proprio come i Rolling Stones, che iniziarono nei primi anni '60 come seri missionari del blues, così i Chili Peppers inizialmente salirono sul palco come entusiasti evangelisti del funk. I Peps provenivano anche da una linea musicale che risale ai Germs, agli X e, ovviamente, ai Fear, in cui Flea suonò per un breve periodo. I Peppers fusero tutto in un vaudeville sferzante di punk, funk e rap.
===[[Andrea Pezzi]]===
*A differenza di altre band della nostra generazione, che sono la testimonianza del Rock degli anni '90 e 2000, loro non si sono "youtubeizzati", non sono entrati in un mondo così largo come invece altri hanno fatto. Sono bravissimi, ma non hanno fatto quell'opera di "democratizzazione" del rock che è tipica di chi ha fatto epoca [...]. I Red Hot non hanno avuto il carisma di un leader come Bono: [...] li ho visti come un gruppo di amici, tutti uguali, nessuno che se la tirava più degli altri. Non c'era un leader vero. Credo che forse da qualche parte John Frusciante fosse veramente il leader, ma era un leader diverso, rivolto alla purezza della musica, non al mondo. E questo può essere un "pro" fino ad un certo punto, ma può essere un "contro" se devi fare quel salto di qualità che di solito nasce dall'ambizione individuale. Per questo non hanno saputo entrare dentro il tempo della storia, e quando il Rock non entra dentro la storia inevitabilmente diventa una parabola che punta verso il basso.
*Con Californication, [...] stavano facendo un bel salto in avanti. Guardando indietro certamente c'era una discografia rilevante, però personalmente li ho vissuti con particolare attenzione dalla nuova band in poi. Non ho avuto un effetto nostalgico, forse perché ho iniziato ad amarli proprio con questo album. Io sono per questa "seconda stagione": non che la prima non mi piacesse, ma con Californication sono diventati molto più rilevanti dal punto di vista della cultura pop. Hanno portato il rock in un luogo diverso. Non sarebbero mai stati i Red Hot Chili Peppers, secondo me, senza questo passaggio di allargamento.
*Mi ricordo benissimo la dinamica di gruppo dei Red Hot Chili Peppers, questo gruppo di ragazzi che assomigliava molto a un normale gruppo di amici. Erano molto "sani", molto più sani di quanto mi aspettassi [...]. Erano ordinati e disciplinati, dei professionisti veri, erano rockstar ma non nell'accezione che questo termine poteva avere negli anni '60 e '70, alla Frank Zappa per intenderci: non erano affatto sregolati o al di fuori da qualsiasi concetto di socialità, anzi. Loro sono stati, secondo me, negli anni '90, in assoluto, IL gruppo degli anni '90, così come lo erano stati gli U2 a cavallo fra gli '80 e i '90. Hanno traghettato il rock verso il nuovo millennio.
===[[Chad Smith]]===
[[File:2016 RiP Red Hot Chili Peppers - Chad Smith - by 2eight - DSC0184.jpg|thumb|Il batterista Chad Smith entrò nella band nel 1988, divenendo subito uno dei pilastri della formazione.]]
*Avere successo facendo musica onesta: questa è la fortuna che abbiamo e che ogni giorno apprezzo di più. Lo facciamo per noi e so che questo può sembrare egoista, ma la verità è che il giorno in cui non ci sentiremo più così smetteremo. Non continueremo a suonare soltanto perché la gente compra i nostri dischi, questo è sicuro.
*Crescendo e invecchiando, siamo diventati persone diverse e la musica che facciamo è inevitabilmente ispirata dalla nostra vita. Credo che l'onestà dei Peppers stia proprio in questo: non pretendiamo di fare le stesse cose di dieci o venti anni fa. Sarebbe patetico...
*I Chili Peppers non sono mai stati una band in cui c'è chi dice: "Ehi, ho questa demo completata o una parte di drum machine che voglio che tu faccia". Ognuno ha il proprio contributo creativo, che è gran parte del motivo per cui suoniamo nel modo in cui lo facciamo. Sono anche le forti personalità dei loro strumenti e la chimica che li unisce a creare il loro suono.
*La gente è legata alla nostra musica perché è vera e onesta, è emozionante ed abbiamo scritto pezzi rock, pezzi più lenti, pezzi più ritmati, copriamo una gamma piuttosto vasta.
*Nel terzo millennio un fenomeno come quello dei Chili Peppers è impensabile: se anche nascesse una band di quel genere, la caccerebbero via a calci nel culo dopo il primo disco... Cazzo, che tristezza!
*Noi non siamo i fottuti Eagles, che nella vita neanche si rivolgono la parola; noi siamo una banda, una tribù, una grande famiglia, un circolo esclusivo. Siamo diversi e facciamo cose diverse, a volte ci diamo sui nervi, e magari litighiamo, ma prima di tutto tra noi c'è sempre stato un fondo di rispetto.
*Quando suoniamo, in realtà, siamo degli attori, vogliamo che le persone che vengono a vederci si divertano. Ci divertiamo molto anche noi e continuerà ad essere così.
===[[Claudio Todesco]]===
*{{NDR|Nel 2023}} Avranno anche esaurito da tempo la loro, diciamo così, funzione storica, ma restano le canzoni e bastano e avanzano. Sono dei sopravvissuti e non è un modo di dire. [...] sono sempre in bilico tra trionfo e disfatta, e questo elemento di umanità, anche di fragilità li distingue da altri. E sono cambiati. C'è una cosa che Kiedis ha detto a proposito del senso ultimo della sua autobiografia che credo riassuma bene anche l'esperienza dei Peppers e la loro transizione da gang psico-sessuale a dispensatori di buone vibrazioni, e cioè che «va bene lottare e fallire miseramente, e comunque uscirne più o meno sani mentalmente e amando la vita».
*I Peppers sono Hollywood e i bassifondi, il culto del fisico e i morti, il successo e la droga, ''Playboy'' e i giornali controculturali, la stramberia e il commercio, le visioni psichedeliche e le fantasie sessuali, siringhe e manuali di autoaiuto, Ornette Coleman e i Lakers, la freakness e l'estasi.
*Sono strambi e assieme fighi. Anzi, hanno costruito il loro piccolo impero sull'eccentricità e sull'ostentazione della stupidità. Hanno legittimato il nonsense e le pulsioni sessuali nel rock alternativo, hanno mescolato i generi in un periodo in cui farlo non era scontato, hanno ribadito per una generazione che rischiava di scordarlo che la musica rock passa anche attraverso i corpi e la loro espressività.
*Sono una di quelle band in cui il cantante fatica a star dietro ai musicisti. È una questione di ritmo, elasticità, espressività, intonazione. Loro suonano fantasmagorici e lui a volte un po' piatto. In certi frangenti, la performance vocale non eccellente di Anthony Kiedis conta poco, specie quando ci sono decine di migliaia di persone che cantano assieme a lui.
*Un concerto dei Peppers è sempre inevitabilmente anche una storia di fratellanza e di dialogo fra i musicisti. L'immagine che meglio lo riassume è questa: Flea e Frusciante che suonano uno di fronte all'altro nelle loro brevi jam. Molto si basa sul loro interplay, ma a volte sembra che il bassista dialoghi col suo strumento con Smith lasciando a Frusciante lo spazio per divagare [...]. Finché riusciranno a tirare fuori questo suono plastico, questa materia sonora cangiante e instabile, questa miscela basso-chitarra-batteria che sta tra rock e funk e colpisce allo stomaco, i Red Hot avranno vita.
==Note==
<references />
===Fonti===
<references group="fonte"/>
==Voci correlate==
*[[Anthony Kiedis]], cantante della band.
*[[Flea]], bassista della band.
*[[John Frusciante]], chitarrista della band.
*[[Chad Smith]], batterista della band
*[[Josh Klinghoffer]], ex chitarrista della band.
*[[Hillel Slovak]], ex chitarrista della band.
*[[Dave Navarro]], ex chitarrista della band.
*[[Jack Sherman]], ex chitarrista della band.
*[[Jack Irons]], ex batterista della band.
*[[Cliff Martinez]], ex batterista della band.
*[[Rick Rubin]], produttore della band.
*[[Michael Beinhorn]], ex produttore della band.
==Altri progetti==
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===Opere===
{{Pedia|The Red Hot Chili Peppers||(1984)}}
{{Pedia|Freaky Styley||(1985)}}
{{Pedia|The Uplift Mofo Party Plan||(1987)}}
{{Pedia|Mother's Milk||(1989)}}
{{Pedia|Blood Sugar Sex Magik||(1991)}}
{{Pedia|One Hot Minute||(1995)}}
{{Pedia|Californication (album)|''Californication''|(1999)}}
{{Pedia|By the Way (album Red Hot Chili Peppers)|''By the Way''|(2002)}}
{{Pedia|Stadium Arcadium||(2006)}}
{{Pedia|I'm with You (Red Hot Chili Peppers)|''I'm with You''|(2011)}}
{{Pedia|The Getaway (Red Hot Chili Peppers)|''The Getaway''|(2016)}}
{{Pedia|Unlimited Love||(2022)}}
{{Pedia|Return of the Dream Canteen||(2022)}}
{{Red Hot Chili Peppers}}
==Collegamenti esterni==
*[http://www.redhotchilipeppers.it/testi/ Testi delle canzoni], ''Redhotchilipeppers.it''.
*[http://www.redhotchilipeppers.it/traduzioni/ Traduzioni dei testi delle canzoni], ''Redhotchilipeppers.it''.
*[http://www.venicequeen.it/cms/Table/Testi-/-Traduzioni/ Testi e traduzioni delle canzoni], ''Venicequeen.it''
[[Categoria:Gruppi musicali statunitensi]]
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Anthony Kiedis
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[[File:Anthony Kiedis 2006 Oxegen.jpg|thumb|Anthony Kiedis, luglio 2006]]
'''Anthony Kiedis''' (1962 – vivente), cantante e attore statunitense, leader dei [[Red Hot Chili Peppers]].
==Citazioni di Anthony Kiedis==
{{cronologico}}
*{{NDR|Nel 1987}} Ho interrotto la mia carriera di professionista in abusi tossici. Stavo diventando indifferente alla vita, ai miei amici e a quelli che amavo. Non sopportavo l'idea di mentire continuamente a me stesso e di mentire a mia madre e perdere il contatto con i miei amici [...]. Allora ho passato un po' di tempo per rimettere insieme la mia vita. Ora sto molto meglio e so imparare a godermi la vita con la mente lucida. La mia potenza e la capacità canora stanno migliorando. Le mie amicizie sono un'altra delle cose per cui vivo.<ref>Citato in Jeff Apter, ''Fornication, la storia dei Red Hot Chili Peppers'', ed. Arcana, 2005. ISBN 88-7966-386-0, p. 172</ref>
*Il [[delfino]] o la [[balena]] hanno un'estrema capacità di intelligenza, comunicazione, amore della vita, in senso razionale di ragionamento. Vivono in pace, sotto l'oceano. Dovremmo prendere esempio da queste creature che abitano nel pianeta insieme a noi e riescono a convivere molto meglio di noi. Mi piacerebbe molto, prima o poi, scrivere musica per loro.<ref>Citato in Jeff Apter, ''Fornication, la storia dei Red Hot Chili Peppers'', ed. Arcana, 2005. ISBN 88-7966-386-0, p. 152</ref>
*Il rapporto tra amici è l'essenza della vita quotidiana. Io voglio bene ai miei amici. Mi piace l'idea di poter dare il mio amore con la massima libertà. Se avessi un amore spirituale, sarebbe necessariamente un amore incondizionato.<ref>Citato in Jeff Apter, ''Fornication, la storia dei Red Hot Chili Peppers'', ed. Arcana, 2005. ISBN 88-7966-386-0, p. 154</ref>
*{{NDR|Nel 1989}} Essere uno dei Chili Peppers vuol dire avere due valori: il funk e l'amicizia. Far parte di questa band è come essere sposato con quattro persone e devi amarle tutte la maggior parte del tempo.<ref>Dal programma televisivo ''A Night With'', in onda su ''MTV '' nel 2001; ''[https://www.youtube.com/watch?v=qjBIuR3c7lc video]'' disponibile su ''youtube.com'', min. 07:01.</ref>
*{{NDR|Riferendosi al titolo dell'album ''Mother's Milk''}} Il [[latte]] materno è una sostanza vitale, nutriente, inebriante, buona, salutare, piacevole, ristoratrice, calma, calmante. Quando lo bevi ti fa stare bene e ti fa crescere forte e sano. Protegge dalle infezioni e dalle malattie. Ed è genuino. È puro e salubre e ci piace pensare che la nostra musica rappresenti questo.<ref>Citato in Jeff Apter, ''Fornication, la storia dei Red Hot Chili Peppers'', ed. Arcana, 2005. ISBN 88-7966-386-0, p. 211</ref>
*{{NDR|Nel 1989}} Il modo in cui la vedo io, dopo aver perso un'amico per un'overdose è che la droga porta solo miseria, tristezza e una mancanza di comunicazione con i tuoi amici e la tua famiglia. Alla lunga finisce per annullarti lo spirito.<ref>Dal programma televisivo ''A Night With'', in onda su ''MTV '' nel 2001;''[https://www.youtube.com/watch?v=qjBIuR3c7lc video]'' disponibile su ''youtube.com'', min. 08:02.</ref>
*Chad Smith è un ragazzone, è alto 1.92 metri. Mi piace riferirmi a lui come il nostro mandriano selvaggio e psichedelico che rulla di brutto sulla batteria.<ref name=mtv2>Dal programma televisivo ''MTV Essential'', MTV; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=UFw9-WDT4DE YouTube.com]''.</ref>
*Siamo una band basata sul piacere, quando vado sul palco con i miei migliori amici e suoniamo ottima musica, il nostro traguardo è una grande euforia. Non c'è sofferenza sul palco, la sofferenza c'è nella vita e questo è il posto dove poterla scacciare.<ref name="pinkpop"/>
*George Clinton una volta mi disse una frase molto importante: "ogni qualvolta sei su un palco senza distinzioni tra grande e piccolo live, devi cantare le tue canzoni all'ultima persona dell'ultima fila, perché la musica rimbalza su tutte le teste, fino ad arrivare all'ultimo dietro, perché tutti vogliono essere catturati dalla musica. La cosa più importante è unire tutti quanti. E se non sanno chi tu sia, non ti hanno mai ascoltato. E non ballano, ma ti fissano così. Allora devi cambiare le loro vite, entrando dentro di loro con la musica".<ref name="pinkpop"/>
*Il [[funk]] è molto variegato, il funk suona in misure diverse, colori, forme. Il funk può essere molto subdolo. Puoi trovarlo ovunque, nelle campagne, puoi trovarlo nei parcheggi, dove qualcuno sta scopando. Questo è il funk. Il funk è una cosa strana e i Red Hot Chili Peppers si basano sul funk.<ref name="pinkpop">Dall'intervista rilasciata dopo il concerto dei Red Hot Chili Peppers al Pinkpop Festival, 4 giugno 1990; ''[https://www.youtube.com/watch?v=Lku_pt1KrQM video]'' disponibile su ''youTube.com''</ref>
*Siamo diventati i Red Hot Chili Peppers perché amavamo la vita amavamo la musica e amavamo abbattere le barriere della mediocrità tradizionalista.<ref name=mtv1/>
*{{NDR|Riferendosi alle registrazioni di ''Blood Sugar Sex Magik''}} Abbiamo pensato che potevamo provare in quella casa enorme così non avremmo dovuto andare in qualche studio e perderci quella possente vibrazione, gli stimoli di quel particolare studio di registrazione. Avremmo creato il nostro ambiente per registrare, ci saremmo andati a vivere. Sarebbe stato come andare in campeggio e fare contemporaneamente un disco, non dobbiamo uscire, avere distrazioni, possiamo concentrarci su quello che deve essere il disco più bello del mondo. Ed effettivamente è quello che stiamo cercando di fare.<ref name=mtv2/>
*La correlazione tra sound e sesso è stretta se vuoi che sia tale e penso che se noi abbiamo questa forte sessualità nella nostra musica e nelle nostre performance, nei nostri testi, nel basso che ti vibra in faccia è in correlazione al fatto che noi siamo liberi in ogni cosa che facciamo. Lasciamo uscire il nostro lato sessuale. Che appartiene un po' a tutti i ragazzi della nostra età che suonano musica. È che noi non abbiamo limitazioni riguardanti la nostra musica. Non abbiamo timori di essere completamente onesti sulla nostra sessualità. Noi non proviamo a nasconderla. È solo mostrarsi per come si è, nella maniera più naturale possibile. So che per me è alla stregua di una esercitazione sessuale quando sono on stage e ho Flea, John e Chad che suonano alle mie spalle, voglio dire che è eccitante. Eccitante a livello sessuale per me. Sento all'interno del mio corpo delle vibrazioni che mi fanno sentire posseduto e lascio che tutto ciò si esprima attraverso di me in ogni modo possibile.<ref>Dal documentario ''Funky Monks'', 1991, ''[https://www.youtube.com/watch?v=U42ioFQPczQ video]'' disponibile su ''youtube.com'', min. 7:15</ref>
*Se il Barone di Münchhausen avesse eiaculato noi quattro Red Hot Chili Peppers sulla scacchiera, direi che Rick Rubin sarebbe il giocatore di scacchi perfetto per questa particolare scacchiera.<ref>Dal documentario ''Funky Monks'', 1991; ''[https://www.youtube.com/watch?v=c8df8olpLiQ video]'' disponibile su ''youtube.com'', min. 5:11</ref>
*{{NDR|Nel 1991}} Sin da quando ero bambino la mia specialità era scrivere, e mi è sempre risultato naturale l'utilizzo delle parole. Per quanto potessero essere prive di significato, mi sono sempre divertito a combinarle, a scrivere su argomenti che altri non affrontano. C'è una canzone nel nostro nuovo album "Under the Bridge", che è una sorta di ballata triste, se volete. E questa canzone è stata scritta perché nel corso della mia vita sono stato quello che può essere definito un tossico per molti anni. È stato un periodo molto triste della mia vita, e ho messo da parte tutto ciò che per me era bello, prezioso e sacro, per fare spazio a questa dipendenza chimica, che è diventata sempre più disgustosa e fuori controllo. Per fortuna, sono pulito da tre anni ora e la mia vita è cambiata radicalmente. Tutto ciò che era sacro e bello e che avevo perso, l'ho recuperato più di quanto avessi potuto sperare. Ma durante quel periodo ho toccato davvero il fondo e sono precipitato in un abisso di demoralizzazione incomprensibile, di cui mi ricordo molto bene. E parte di quella demoralizzazione incomprensibile era la solitudine, e questo penso sia qualcosa che accomuna tutti i tossicodipendenti, questo profondo senso di solitudine, di vuoto che cerchi di colmare con tutto ciò che trovi, nel mio caso le droghe. E a volte ho ancora quel senso di solitudine, che mi ricorda quella parte della mia vita. Un giorno tornando dalle prove per il nostro nuovo album ho avuto uno di questi attacchi di solitudine, mi sentivo come se non esistesse una singola anima in tutto l'universo con cui potessi entrare in contatto, né a livello di cuore, spirituale, né a livello d'amore. Mi sono sentito veramente solo, quindi ho iniziato a cantare tra me e me sulla superstrada di Hollywood di ritorno dalle prove, senza pensare a nulla. E un'intera canzone mi ha attraversato la mente, e quando sono arrivato a casa l'ho scritta. Il punto cruciale della canzone è la solitudine [...].Si riferisce ad un periodo, circa 5 anni fa, in cui non avevo niente, non avevo amici, non avevo un posto dove vivere, non avevo una macchina e avevo tagliato i ponti con la mia famiglia.<ref>Dal documentario ''Funky Monks'', 1991, ''[https://www.youtube.com/watch?v=U42ioFQPczQ video]'' disponibile su ''youtube.com'', min. 18:53</ref>
*Avevo le forze positive dentro di me che mi hanno aiutato ad eliminare la droga e quando ho tolto la coperta della droga si sono messe in evidenza, per cui non è stato un cambiamento, piuttosto l'emergere di ciò che ho sempre avuto dentro. Comunque si è trattata di una scelta personale, ho ancora molti amici che fanno uso di alcool o altre droghe. Non sono quindi un crociato contro la droga, ma solo che per me non funzionava, metteva in pericolo la mia salute e la mia esistenza creativa. Sono stato fortunato abbastanza da poter cambiare e sono diventato più produttivo, mi sento meglio con me stesso e posso trascorrere più tempo con gli amici, ho un buon rapporto con la mia famiglia e riesco a scopare molto meglio.<ref name=milano/>
*Dato che scrivo i testi mi sento legato a tutte le nostre canzoni, e sono quindi tutte legate a me. ''Under the Bridge'' è bella perché è molto diretta, ma per quanto riguarda buona collezione di parole colorite mi piace ''Apache Rose Peacock'' perché è colorita.<ref name=milano/>
*[...] i primi che hanno unito il funk al rock sono state persone come Miles Davis, Parliament Funkadelic. Noi siamo stati i giovani energetici di Hollywood ai quali piacevano molti stili di musica e non avevamo paura di unirli. Non abbiamo amalgamato due stili musicali volutamente, abbiamo suonato quello che sentivamo di suonare e molto era funk perché era la musica che ci ispirava, quello che ci colpiva proprio qui quando l'ascoltavamo, volevamo fare questo tipo di musica perché ci piaceva, l'abbiamo fatta e abbiamo iniziato un nuovo genere e siamo stati seguiti da altre bands, bands che poi non mi interessano più di tanto.<ref name=milano>Da un'intervista rilasciata in occasione del concerto dei Red Hot Chili Peppers a Milano nel 1992; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=RGd6_ryZvv8 YouTube]''.</ref>
*I Red Hot Chili Peppers non hanno mai seguito la moda perché ciò significherebbe andare contro il nostro ideale: l'onestà nella nostra musica. Se qualcuno ha qualcosa di politico da dire che lo dica se questo è ciò che si sente di fare. Chuck D ha le sue priorità e secondo lui aiuta la causa dei neri. È cresciuto così, sono cose che sente profondamente e quindi le scrive. Io cerco di scrivere quello che sento nel cuore e nel mio spirito.<ref name=milano/>
*Il sesso è un aspetto molto vitale e potente della vita e non abbiamo paura di esprimerlo nella nostra musica. Se parli di sesso la gente ti bolla come maschilista. Alcune nostre canzoni parlano di incontri sessuali con donne poliziotto o simili, ma è uno scherzo. Se la gente è talmente rigida da non accettare uno scherzo, allora forse ha problemi con la propria sessualità. Non siamo dei cattivi, non cerchiamo di sminuire la donna, non la sottomettiamo. Parliamo di sesso, ma anche di altre cose, solo che i giornalisti sono sempre alla ricerca di un'etichetta da attaccare alle persone: "Super Freaks Sessuali" o cose del genere.<ref name=milano/>
*La [[natura]] è già mistica senza che io la debba interpretare. Trovo più attraenti i piaceri semplici della vita, che quelli complicati. I piaceri semplici per me includono la natura, sia che si tratti di animali, montagne, alberi, fiumi, mi piace questo tipo di atmosfera, la rispetto e la apprezzo molto più di quella creata dall'uomo. Mi sento molto unito alla natura, mi fa sentir bene e ne scrivo perché di solito scrivo quando mi vengono questi momenti.<ref name=milano/>
*Non c'è una gerarchia perché siamo una squadra, lavoriamo come una squadra di basket sin dal primo giorno dei Red Hot Chili Peppers non c'è mai stato un capo, siamo per la totale eguaglianza. Ci dividiamo sempre in parti uguali il credito per le composizioni e il resto. Siamo come un puzzle a quattro pezzi che funziona alla perfezione solo quando ognuno dà il suo input. Questo è uno dei motivi che ci tiene uniti e forti, il fatto che non si tratta di una sola visione o di una sola persona, ma di quattro che si uniscono per fare un insieme migliore. Come per una squadra, non si può vincere un campionato con un solo buon giocatore.<ref name=milano/>
*Più si prova e più occasioni si ha di trovare un momento magico d'ispirazione. Talvolta ci troviamo insieme e non succede niente, ci masturbiamo per un paio d'ore, ma altre volte ci troviamo insieme e qualcosa di magico accade. Timbriamo il cartellino, indossiamo le camicie blu e andiamo al lavoro: alcune volte componiamo insieme, altre volte Flea si siede magari sul WC col suo basso e compone una bellissima base, viene alla prove il giorno successivo e ce la fa ascoltare e io dico: "Bellissima, ho un testo che ci calza alla perfezione", sai, dipende.<ref name=milano/>
*"Blood Sugar Sex Magik" {{NDR|disco del 1991}} sono quattro parole che abbiamo scelto perché suonavano bene insieme. Quattro termini il cui significato lega e si inserisce ottimamente nella natura e nell'essere dei Red Hot. Inoltre, in questo mondo che si avvicina al 2000, governato da computer, media sempre più sofisticati, ci si allontana purtroppo da ciò che riguarda lo spirito, avvicinandosi invece ad aspetti meno legati al nostro essere. Perciò abbiamo tirato in ballo il sangue, il sesso, la magia: quasi in contraddizione con i dettami dell'odierna ''way of life''. La magia fa parte del lato spirituale dell'uomo e i Red Hot sono un mezzo per far passare tale fluido nell'universo.<ref>Da un'intervista del 1992; citato in ''Frammenti rock – Red Hot Chili Peppers'', di Gian Paolo Gabini, Arcana Editrice, 1996, ISBN 9788879660846.</ref>
*Mi viene da vomitare, ogni volta che sto per salire sul palco [...]. Non sarei in grado di esibirmi se non fossi così nervoso.<ref name=mtv4/>
*Per me fare vero e proprio rock è la cosa più importante che un concerto possa offrire. Pura e semplice energia rock. Ma se riesci a dare tutto ed anche ad esibirti in maniera incredibile... ottieni la mia combinazione preferita.<ref name=mtv4/>
*Quando faccio uso di droghe tutto mi sembra brutto e triste. Inizio a farmi del male e a farlo a chi è intorno a me, e tutto va meglio soltanto quando smetto. Allora posso guardare in faccia i miei genitori, vedere l'azzurro del cielo e pensare che è una splendida giornata.<ref>Citato in ''[http://mobile.rockol.it/news-9666/red-hot-chili-peppers-presto-in-sala-intanto-navarro-e-chad-smith-danno-vita Red Hot Chili Peppers presto in sala: intanto Navarro e Chad Smith danno vita agli Spread, e Anthony Kiedis confessa: "La droga mi ha rovinato la vita"]'', ''Rockol.it'', 13 settembre 1997.</ref>
*{{NDR|Annunciando il ritorno di John Frusciante nel gruppo, nel 1998}} Sono frastornato dalla bellezza della [[primavera]], amo persino il suono di quella parola: ''Spring''. Suona così sexy, così fertile. La primavera è un momento di odori buoni e naturali, la primavera è un momento di rinascita in cui le persone possono ricominciare a sudare. La primavera è tipo il ciclo mestruale delle stagioni. La primavera porta in dote cose belle, le gonne si accorciano, il cielo diventa più blu, i fiori ed altre cose che ricordano una pistola cominciano a sbocciare e cantare e anche se in questo momento non ho una moglie, il mio cuore fiorisce. La primavera mi dà la sensazione che ogni giorno sia una caccia alle uova di Pasqua, una caccia al tesoro, una caccia ad un fugace piacere passionale, cosa che naturalmente mi porta all'argomento del dolore, perché [[piacere e dolore]] derivano dalla stessa fonte. Il piacere arriva insieme al dolore ancora, ancora, ancora e ancora, e in qualsiasi cosa consista il dolore, solitudine, depressione o semplicemente la vita che ti prende a calci in culo, va bene, perché qualcosa di brutto più qualcosa di bello è uguale e va tutto bene [...]. La primavera è grandiosa, ma quello che preferisco di questa che è la più grandiosa delle primavere, è che le acque scorrono pulite e John Frusciante è tornato nella band. Siamo tornati nel garage a casa di Flea, al nostro posto, a scrivere una canzone sulla primavera.<ref>Video disponibile sulla ''[https://www.facebook.com/venicequeensince2004/videos/1416678598783185 pagina facebook]'' ''VeniceQueen.IT - Red Hot Chili Peppers Community since 2004''.</ref>
*{{NDR|Riferendosi all'allontanamento di Dave Navarro dalla band}} A volte è importante capire quando qualcosa abbia esaurito la propria carica, anche se non lo si vuole ammettere, perché potrebbe farci soffrire e non importa chi lo dica per primo perché tanto tutti eravamo convinti che fosse finita.<ref name=mtv3/>
*{{NDR|Dopo il licenziamento di Navarro dalla band}} Circa una settimana dopo, Flea mi ha chiesto se avessi voluto suonare di nuovo con John e dissi che per me sarebbe stato fantastico, ma che non c'erano possibilità che succedesse. Ci eravamo già trovati tanti anni prima e pensavamo che quel capitolo fosse chiuso e che non avremmo avuto quella fortuna una seconda volta nella nostra vita. Sarebbe stato qualcosa di veramente strano ed eccitante.<ref name=mtv3/>
*{{NDR|Sull'album ''Californication''}} Non è tutto sulla California. Lo è e non lo è. Quindi la risposta è si ed allo stesso tempo no. Ci sono molte idee, colori, emozioni e cose caratteristiche della California. Storie e immagini che ti fanno pensare alla California, ma anche a come il resto del mondo immagina la California.<ref name=sashimi>Dal programma televisivo ''Sashimi'', MTV Italia, puntata del 14 giugno 1999; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=WvLIwN-gAsM YouTube]''.</ref>
*{{NDR|Su [[Roberto Benigni]]}} L'ho incontrato. È stato un grande giorno per me. Lui è uno molto carismatico. Io sono entrato in una stanza e l'ho visto, l'ho fissato e mi dicevo "Mio Dio, quello è Roberto Benigni". E lui si è accorto che lo osservavo, mi ha guardato e mi ha accennato un sorriso. Finalmente ho raccolto tutto il mio coraggio e sono andato da lui. Gli ho detto: "Non sapevo perché avessi lasciato la mia casa oggi. Ora lo so: sono venuto fino a qui per incontrare te". E lui: "Mi sembra di conoscerti da tanto tempo!" E mi ha abbracciato.<ref>Durante l'intervista rilasciata al programma televisivo ''Sashimi'', MTV Italia, 14 giugno 1999; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=MQAAU8-2XLM YouTube]''.</ref>
*Non capisco perché i [[giornalista|giornalisti]] cercano sempre di trovare una diversa prospettiva. Abbiamo avuto a che fare con molti giornalisti e tutti pensano di dover trovare assolutamente uno scoop! [...] Si dimenticano qual è il punto, si concentrano su qualcosa che non lo è. Costruiscono tutta la storia su qualcosa di marginale.<ref name=sashimi/>
*Pensavo: forse farò l'attore, forse lo scrittore. Magari sarò un ladro di professione. Finii nella musica perché tutti i miei amici andavano in quella direzione. Così, già poeta frustrato in tenera età, cominciai a scrivere canzoni. All'inizio sembrava uno scherzo, ma quando cominciammo a confrontare le nostre "arti", la loro musica e le mie parole, ci accorgemmo che qualcosa di speciale stava succedendo, che avremmo dovuto andare avanti e dalla scintilla far sprigionare il fuoco.<ref name=repubblica>Citato in ''[http://www.repubblica.it/supplementi/musica/19990701/artic_1.html Red Hot Chili Peppers. Il figlio prodigo è tornato]'', ''Repubblica.it'', 1 luglio 1999.</ref>
*{{NDR|Sul fatto che in America ci siano band come i Red Hot Chili Peppers che incitino alla violenza}} È una bugia. La musica non ha mai spinto gli uomini a farsi del male. È una balla inventata per fare soldi e per aumentare l'audience televisiva. Il rock è pericoloso in un altro senso: perché fa riflettere la gente, perché scuote le istituzioni; qualche volta, non sempre, perché si fa beffa dell'establishment. Ma non ha niente a che fare con le stragi nelle scuole. Chi lo sostiene è solo in cerca di un capro espiatorio.<ref name=repubblica/>
*Si tratta soprattutto di essere capaci di suonare per un'ora e un quarto ogni sera. Tutto ciò che faccio, che mangio, che respiro, che tocco tra uno show e l'altro è per il bene dello show successivo.<ref name=mtv4/>
*{{NDR|[[Chuck Berry]]}} Uno scienziato musicale che ha scoperto una cura per il blues.
:''A musical scientist who discovered a cure for the blues.''<ref> {{en}} Citato in ''[http://www.deseretnews.com/article/869850/Chuck-Berry-celebrates-turning-75.html Chuck Berry celebrates turning 75]'', ''Deseretnews.com'', 19 ottobre 2001.</ref>
*Ultimamente è diventato di moda rivalutare il primo periodo del punk, ma posso dire che i Red Hot Chili Peppers non sarebbero mai esistiti se non fosse stato per i Germs e per l'intero movimento punk di Los Angeles! A quel tempo, punk significava essere se stessi, esprimersi liberamente e uscire dalle costrizioni conformiste della nostra società. Musicalmente non c'erano stereotipi a cui aderire e questo ci permise di sperimentare generi che ci attraevano, come il funk. Senza limiti, in maniera selvaggia e creativa.<ref name=tutto>Dall'intervista di Marco Mathieu, citato in ''Anche i belli piangono'', ''Tutto Musica'', luglio 2002, p. 27, 28, 29, 30 e 32.</ref>
*{{NDR|Riferito all'album ''By the Way''}} Devo ammettere che ho provato un senso di apertura molto forte nello scrivere la maggior parte di queste canzoni, mi sono sentito fortemente vicino all'universo in alcuni giorni, tutto aveva un senso e tutto era perfetto e ho sentito tutto questo amore che mi scuoteva.<ref name=mtv4/>
*{{NDR|Riferito all'album ''By the Way''}} Ci sono state un paio di volte in cui abbiamo ascoltato le registrazioni in studio e ho pianto come un bambino. Una volta stavamo provando ''Universally Speaking''. Provavo troppe emozioni, più di quante il mio cuore riuscisse a contenerne e quindi ho dovuto farle uscire.<ref name=mtv4/>
*{{NDR|Riferito al singolo ''By the Way''}} Quella canzone ci rappresenta e quando è arrivato il momento di dare un titolo all'album ci è sembrato il titolo migliore per il fatto che potesse avere significati diversi.<ref name=mtv4/>
*Il testo di ''By The Way'' è una specie di visione panoramica e notturna della vita in questa città {{NDR|Los Angeles}}. Descrivo una serie di cose che avvengono nello stesso momento: la coda per entrare in un club a vedere un concerto, l'omicidio in un parcheggio, lo spacciatore che vende una dose all'angolo di qualche strada...<ref name=tutto/>
*C'è qualcosa di incredibile nella fortuna che abbiamo avuto nel momento in cui abbiamo iniziato a far musica, cioè abbiamo dimenticato il passato. Non abbiamo aspettative, pressioni, consapevolezza. Tutto ciò scompare quando ci mettiamo a suonare. Non so come mai, sarà per come Chad suoni la batteria o per come John si perda nel cosmo, o per come Flea ci dia il ritmo, ma credo che quello che facciamo è abbandonarci a qualcosa di spirituale e suonare giusto per il gusto di suonare.<ref name=mtv3/>
*''Scar Tissue'' è ciò che ti porti dietro dopo essere stato in battaglia e capisci quanto sia bello essere sopravvissuto.<ref name=mtv4>Dal programma televisivo ''MTV Essential'', MTV; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=CS8fM4xHJcc YouTube.com]''.</ref>
*È bello esser vivi e fare musica, festeggiamo con il fatto che lo facciamo ancora, che lo sentiamo ancora, l'amiamo ancora e l'accarezziamo ancora come se avessimo appena iniziato. Ci sono voluti vent'anni solo per arrivare ad un punto di partenza ed ora possiamo iniziare.<ref name=mtv5/>
*Non vogliamo piacere a tutti! Anche se amo che succeda! Amo che i bambini ci seguono, è una sensazione fantastica. Credo sia una delle tante emozioni più soddisfacenti del mondo. Ho incontrato un bambino di tre anni che cantava "By the Way" o "Californication" e sapeva tutte le parole meglio di me, visto che me le scordo sempre! È stata una bella sensazione.<ref name=mtv5/>
*Suonare live è ciò che ci dà energia, ordine e quella telepatia che usiamo per scrivere i pezzi. Mi piace esibirmi e avere uno scopo nel mondo, comunque sia.<ref name=mtv5>Dal programma televisivo ''MTV Essential'', MTV; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=FINX_yyi-Kw YouTube.com]'', .</ref>
*È difficile ricordare esattamente la data in cui siamo diventati un gruppo. Ma Flea ed io, che non abbiamo più memoria, abbiamo ipotizzato che fosse un venerdì 17 in mezzo ai decenni, da qualche parte, tra gli anni 70 e 90.<ref name=mtv1>Dal programma televisivo ''MTV Essential'', MTV; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=S8zumpbZtGg YouTube.com]''.</ref>
*L'inizio con i Red Hot Chili Peppers è stato un'esperienza davvero unica, perché il nostro primo spettacolo aveva una sola canzone, quindi quello a cui pensammo dopo era "Oh mio Dio, abbiamo uno spettacolo la prossima settimana, è meglio che montiamo un altro pezzo". Quindi durante tutta quella settimana abbiamo pensato a qualcosa per cominciare. Tipo "immagino che dobbiamo essere un gruppo la prossima settimana, perché abbiamo uno spettacolo" [...]. Dopo aver suonato al nostro primo spettacolo, ho sentito un'enorme esplosione di successo nella mia vita. E sono passato dal nulla al sentirmi incredibilmente di successo con i Red Hot Chili Peppers. Guardavo Hillel, Jack Irons e Flea e pensavo "Wow, siamo la cosa più grande sulla terra!". Avevo successo, e chi se ne frega se ero senzatetto, squattrinato e avevo suonato al massimo per 40 persone in totale al mondo. Ma mi sentivo di successo [...]. La mia vita è cambiata da quel momento perché avevo uno scopo e avevo un posto e tutto iniziava a girare in questa amicizia, in questa sete di vita e di musica, di energia e di sesso, di ritmo e di melodia, di suono e di composizione. C'era un posto per tutto, c'era uno sfogo<ref name=mtv1/>
*È una gioia incredibile essere apprezzati, riconosciuti, amati, credo sia una sensazione che piace a tutti. È come guadagnarsi un posto nel mondo, e poter smettere di competere con gli altri e fare semplicemente arte.<ref name=mtv3>Dal programma televisivo ''MTV Essential'', MTV; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=BD27AmcD2KI YouTube.com]''.</ref>
*Sai, non ho mai pensato che avremmo fatto sempre questo, infatti ci sono state diverse volte in cui abbiamo provato a separarci, provato a divertirci, alcuni sono stati licenziati, altri hanno provato ad andarsene, altri sono morti, altri ancora crollavano. Abbiamo fatto davvero del nostro meglio per far sciogliere questa band, e c'era questo strano magnete cosmico che continuava a farci tornare insieme. Siamo stati un fallimento nello sciogliere questa band.<ref name=mtv2/>
*{{NDR|Riferendosi al periodo del disco ''Blood Sugar Sex Magik''}} Non è stato come essere degli sconosciuti e diventare ricchi e famosi nel giro di una notte. Ci sono voluti otto anni, in cui abbiamo cercato di mantenerci facendo musica. Anche se non abbiamo mai fatto altri lavori, vivevamo scroccando, dormivamo in dieci nella stessa casa, e cose simili, quindi quando ci siamo scoperti ricchi e famosi, ci ha cambiato poco, perché è stato graduale.<ref name=mtv2/>
*Non suoniamo necessariamente da bianchi o da neri. Suoniamo come persone connesse a un'energia universale, ispirate a suonare una musica che non conosce colore.<ref>Da Dick Porter, ''Nu-metal. Le origini'', Arcana, 2005, ISBN 9788879663830.</ref>
*La prima volta che ho sentito la base della canzone che sarebbe poi diventata "Dani California", qualcosa di quella base mi ha fatto pensare "Oh, questa è la storia che deve accadere" e una volta scritta metà della storia sembrava che la persona di cui stavo scrivendo fosse Dani della canzone "By the Way" e quindi ho attinto da lì.<ref name=mtv5/>
*Una delle cose di maggior ispirazione che stava succedendo quando abbiamo iniziato a scrivere questo disco {{NDR|Stadium Arcadium}} era che ogni singolo elemento della band ed il nostro produttore Rick Rubin si erano innamorati di recente ed io pensavo che non ne avrei avuto neanche il tempo, ma in retrospettiva, quando sento le emozioni e tutti i tasti che vengono premuti quando riascolto quelle canzoni, diventa ovvio che ogni giorno in cui entravamo nella stanza, c'erano quattro ragazzi che in qualche modo erano molto felici ed innamorati, esplodendo per l'emozione di questa nuova relazione.<ref name=mtv5/>
*[[Rick Rubin|Rick]] è la classica persona a cui puoi dire qualsiasi cosa, tipo: "Rick abbiamo deciso di fare dieci canzoni!" Ti risponde: "Benissimo!" oppure "Abbiamo deciso di fare 40 pezzi!" e lui: "Benissimo!" "Abbiamo deciso di cambiare completamente stile!" "Benissimo!" [...] Vede il quadro completo. È il suo maggior pregio. Ha una visione d'insieme.<ref name=mtv2/>
*La visione romantica della dipendenza ha poco di glorioso e alla fine non è altro che un buco. La droga è un'esperienza che può ucciderti o dalla quale puoi imparare qualcosa e diventare alla fine una persona libera. Non credo sia un'esperienza del tutto negativa, ma certamente difficile e debilitante.<ref>Dall'intervista di Giuseppe Videtti, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/04/29/da-hollywood-babilonia-ecco-red-hot-chili-peppers.html Da Hollywood-Babilonia ecco i Red Hot Chili Peppers]'', ''Repubblica.it'', 29 aprile 2006.</ref>
*{{NDR|Quando era un ragazzino, lei studiò recitazione e ottenne una particina in ''F.I.S.T.'' con [[Sylvester Stallone]]. Da quando è una famosa rockstar, ha ricevuto altre proposte?}} Sì, tutte indesiderabili, delle vere burinate. Comunque, io so benissimo di non avere talento naturale e di non aver studiato abbastanza. Non vorrei certo ingrossare le fila, già numerose, degli attori scadenti. Non basta essere una faccia nota per saper recitare.<ref name=vanity>Dall'intervista di Paola Jacobbi, ''Papifornication'', ''Vanity Fair'', maggio 2006, p. 102</ref>
*Tutte le epoche sono state cruciali, anche quelle in cui sembrava che andassimo a pezzi. Ognuna è stata un momento di crescita. Però, dal punto di vista emotivo, sono legato al periodo in cui Hillel Slovak era con noi, perché Hillel oggi non c'è più, io gli volevo un bene pazzesco ed è lui l'inventore del nostro sound.<ref name=vanity/>
*Siamo come due strani fratelli. Siamo competitivi, però ci adoriamo. Siamo uno lo specchio dell'altro. Se sto bene con me stesso, sto bene con Flea e viceversa. A volte lo guardo e penso: "Che bastardo!", ma è come se lo dicessi a me.<ref name=vanity/>
*Sono sempre stato ostile alla tecnologia, ma qualche anno fa decisi di comprare un pc. Quindi scoprii la [[pornografia]] web. Diventò un'ossessione che non mi faceva più uscire di casa. A un certo punto mi sono trovato a dipenderne come quando avevo problemi di droga. Anche il sesso infatti può avere il suo lato oscuro. Finalmente ho reagito e ho promesso a me stesso di non girare più per la rete alla ricerca di quei filmati.<ref>Citato in ''[http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/gente/confessioni-rhcp/1.html Kiedis: "Porno dipendente su internet"]'', ''la Repubblica.it'', 28 agosto 2006.</ref>
*Crescere a [[Hollywood]] è un'esperienza molto intensa perché lì succedono tante cose, c'è tanta bellezza e tanta tragedia allo stesso tempo, e gli stimoli che ti arrivano sono fenomenali.<ref>Da un articolo pubblicato sul quotidiano ''Il Piccolo''; citato in Elisa Russo, ''[http://www.elisarusso.com/rhcp-a-udine-2007/ RHCP a Udine 2007]'', ''Elisarusso.com'', 29 giugno 2007.</ref>
[[File:Anthony Kiedis 1985.jpg|thumb|Anthony Kiedis nel 1985]]
*{{NDR|Parlando della produzione dell'album ''Californication''}} Fu una grande confluenza di eventi essenziali, che ci permise di nuovo di esistere come band e di fare musica per nessun'altra ragione all'infuori dell'esprimere il nostro spirito creativo. Creò per noi uno spazio in cui lavorare senza alcun tipo di aspettativa. Ce la stavamo godendo. Stavamo ancora combattendo con i nostri personali demoni, io stavo ancora alternando momenti in cui ero pulito e momenti in cui facevo uso di droghe. Fare quel disco fu davvero l'esperienza di una vita. Chi l'avrebbe detto che sarebbe stato l'album più popolare della nostra carriera? Non era a questo che puntavamo. Stiamo attraversando un periodo caldo nel quale i dischi si vendono ancora come negli anni '80 e '90, anche se credo che uscì nel '99.
:''It was a great confluence of essential events. It allowed us to exists as a band again, and to make music for no other reason than expressing our creative spirit. It created a space for us to work in without any sort of expectation. We had a ball. We were still struggling with personal demons. I was still going back and forth between clean and using. It was really the experience of a lifetime making that record. We knew it would be the most popular record of our career? That's not what we were aiming for. We hit a hot period where records were still selling as they were in the '80s and '90s, even though I think it came out in '99''.'<ref>{{en}} Da Brendan Mullen, ''An Oral/Visual History by the Red Hot Chili Peppers'', ItBooks, 2010, ISBN 9780061351914, p. 205.</ref>
*Come potrà dire qualsiasi ex drogato di eroina, la tentazione c'è sempre. Ma diventare padre mi ha dato un buon motivo per vivere senza farmi più [...]. Ogni giorno è una lotta per non ricaderci dentro, ma mio figlio è una buona ragione per restare pulito. Mi sento molto fortunato.
:''As every heroin addict will know, temptation is always there. But becoming a father has given me a reason to live and stay clean for good [...]. Every day since has been a battle to stay clean, but my son makes me thankful that I am. I feel very lucky''.<ref>{{en}} Citato in ''[http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/showbiz/music/3745620/Anthony-Kiedis-is-a-Red-Hot-Chili-Papa.html My son Everly changed my life. Our relationship makes me forgive my father...]'', ''thesun.co.uk'', 10 agosto 2011.</ref>
*Io sono l'ottimista patetico nella band. Soltanto io penso che le cose possano naturalmente andare lisce. Questa è una mia facoltà. Anche quando eravamo stesi e percorrevamo la fogna più velocemente di un batter d'occhio, sentivo che tutto sarebbe andato bene, che tutto si sarebbe risolto.<ref>Dall'intervista rilasciata a ''Guitar World'', settembre 2011; citato in ''[http://www.venicequeen.it/cms/News/guitar-worl-magazine-tradotto-in-italiano-larticolo-sui-rhcp-parte-prima.html Guitar Worl Magazine: tradotto in italiano l'articolo sui RHCP (Parte Prima)]'', ''Venicequeen.it'', 12 settembre 2011.</ref>
*''I'm with you'' è l'album dei nuovi Red Hot Chili Peppers e la presenza di un ragazzo di talento, pieno di idee, con un'ottima tecnica chitarristica e soprattutto con la voglia di essere un RHCP al cento per cento ha chiuso il cerchio. Siamo soddisfatti del lavoro che abbiamo fatto e pur rimanendo attaccati ai nostri suoni, che non abbandoneremo mai, grazie a Josh si è fatto un passo avanti, siamo andati incontro al rinnovamento che molti fan ci chiedevano a gran voce.<ref>Dall'intervista di Luca Dondoni a Colonia, 7 ottobre 2011; citato in ''[https://www.lastampa.it/spettacoli/musica/2011/12/09/news/red-hot-chili-peppers-br-adrenalina-pura-br-in-diretta-dagli-anni-novanta-1.36913196/ Red Hot Chili Peppers. Adrenalina pura in diretta dagli Anni Novanta]'', ''lastampa.it'', 9 dicembre 2011.</ref>
*Adoro il vostro stile, il buon cibo, l'architettura, [[Leonardo da Vinci]]. La politica italiana? Cerco di stare lontano dalla politica, il mio lavoro è la musica. L'unica cosa che vi manca sono le onde. Se ci fossero anche quelle verrei a vivere in [[Italia]].<ref>Dall'intervista di Elisabetta Malvagna, citato in ''[http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/spettacolo/2011/10/08/visualizza_new.html_674298704.html I Red Hot Chili Peppers ripartono da Colonia]'', ''ansa.it'', 9 ottobre 2011.</ref>
*Ho conosciuto [[Iggy Pop]] quando ero molto giovane perché l'ho visto esibirsi al ''Whiskey'' quando avevo circa tredici anni. Mentre assistevo al suo concerto, pensavo, "Questo tizio è completamente originale; è uno dei migliori artisti che abbia mai visto". Era bello e aveva stile e traboccava un'energia grezza. Tornai a casa ed ero come "Ho visto il più bel concerto la scorsa notte, devo scoprire chi è questo ragazzo". Non pensavo che fosse il mio idolo o che mi sarei identificato in lui, ma mi piacque ciò che fece.
:''I was aware of Iggy Pop from a very young age because I saw him perform at the Whiskey when I was maybe thirteen. When I watched his show, I thought "This guy is completely original; he's one of the greatest performers I've ever seen". He was beautiful and he was stylish and brimming with raw energy. I went home and was like, "I saw the coolest show the other night. You've got to check this guy out." It wasn't like now he was my guy, or I was going to identify with him, but I liked what he did.''<ref>{{en}} Da ''Fandemonium'', Running Press, 2014, [https://www.google.it/books/edition/Red_Hot_Chili_Peppers_Fandemonium/L3c4DgAAQBAJ?hl=it&gbpv=1 p. 13]. ISBN 0762451483</ref>
*{{NDR|Parlando di [[Istanbul]]}} È senza dubbio una delle più belle città sulla Terra. Questo posto è come [[New York|New York City]] negli anni '80 da un punto di vista creativo, ma sembra cinquanta volte [[San Francisco]] in termini di grandezza e popolazione. Ed è esattamente situata nel Bosforo, che è la parte che divide i continenti di Europa ed Asia. Quindi la somma di energia e di vita che c'è nell'aria è fuori dalla norma, il cibo, lo stile e il comportamento delle persone, è viva [...]. È collinare, è antica, è figa, ci sono caffetterie, le persone sono intelligenti, comunicative e danzano bene. Io mi dicevo "questa città sarà intramontabile."
:''It is without question one of the greatest cities on Planet Earth. That place is like New York City in the '80s on a creative level, but it looks like San Francisco times fifty in terms of size and population. And it's right on the Bosphorus strait, which separates the continents of Europe and Asia. So the amount of energy and life in the air is just off the charts, the food and the style and the behaviour of the people, it's alive [...]. It's hilly, it's old, it's groovy, there are cafés, and the people are smart and communicative and they dance well. I was like "This is going to be one of the ages here."''<ref>{{en}} Da ''Fandemonium'', Running Press, 2014, [https://books.google.it/books?id=L3c4DgAAQBAJ&pg=PT37 p. 37]. ISBN 0762451483</ref>
*Per ogni disco che abbiamo fatto ci chiedevamo chi dovesse produrre il disco. E pensavamo sempre a [[David Bowie]]. All'inizio abbiamo provato a chiamarlo e lui diceva gentilmente di no. Poi ci abbiamo provato scrivendo delle lunghe mail ma il risultato era sempre lo stesso. Gli abbiamo chiesto di produrre ''By The Way'' e ''Stadium Arcadium'' ma ci ha sempre detto di no. Ma del resto ci è andata peggio con il suo amico [[Brian Eno]] che ci ha rifiutato otto volte.<ref>Citato in ''[http://www.virginradio.it/news/rock-news/195971/Red-Hot-Chili-Peppers--Anthony.html Red Hot Chili Peppers, Anthony Kiedis: "David Bowie si rifiutò di produrre i nostri album"]'', ''Virginradio.it'', 29 gennaio 2016.</ref>
*L'Italia è un indicatore perfetto per capire se stiamo andando bene o no. Quando uscì l'album ''Californication'', nel '99, noi siamo atterrati in Italia; abbiamo fatto il check-in in albergo, ci stavamo preparando a fare sempre la stessa procedura che stiamo facendo adesso e in quel giorno è uscito l'album in Italia. Stavo camminando fuori dall'hotel e mi è passata davanti un'auto piena di italiani... stavano cantando ''Otherside''! E ho pensato: "Ma come? È uscito proprio oggi il nostro album. Come è possibile che conoscano già il pezzo?". Era un indicatore, un'unità di misura, che ci diceva che abbiamo fatto bene. Quindi l'Italia è come [...] un barometro. Perciò sì, sappiamo che se piace all'Italia quello che stiamo facendo, vuol dire che stiamo facendo un gran bel lavoro.<ref>Dall'intervista rilasciata a Luca Dondoni per l'emittente radiofonica RTL 102.5 a Parigi, 13 giugno 2016; video disponibile su ''[http://www.rtl.it/ospiti/41089/L'intervista_ai_Red_Hot_Chili_Peppers/#!prettyPhoto Rtl.it]'' (min. 47:37).</ref>
*Non siamo mai stati confusi sul fatto che tutto sarebbe dovuto essere uguale: la condivisione del lavoro, la condivisione del denaro, della gioia, del dolore. Si è trattato per noi del grande passo verso la giusta direzione per avere il potenziale per la longevità, perché molte band litigano dicendo "Hey, quello l'ho scritto io!" Noi ci amiamo e ci rispettiamo; litighiamo regolarmente. Le nostre attitudini, i nostri modi, e i nostri ego si scontrano, ma siamo in grado di farcela. Siamo stati capaci di fare a pugni. Io e Flea siamo come fratelli. Non penso che la nostra amicizia possa mai finire, perché non puoi abbandonare tuo fratello. Non puoi e basta.<ref>Dall'intervista rilasciata all'''Entertaiment Weekly''; citato in ''[http://www.venicequeen.it/cms/News/kiedis-ljohn-frusciante-e-ancora-interessato-al-nostro-lavoror.html Kiedis: «John Frusciante è interessato al nostro lavoro. Nessuna acidità tra noi»]'', ''Venicequeen.it'', 23 giugno 2016.</ref>
*{{NDR|Riferito a John Frusciante nel 2016}} Per me si tratta di una delle persone più belle e più semplici con la quale fare musica. Bastava sedersi per terra, io gli facevo vedere qualche parola che avevo scritto e lui cominciava a suonare qualcosa. Nel giro di pochi minuti era pronta una canzone. Non ho mai incontrato qualcuno con cui fosse così facile scrivere canzoni e soprattutto belle canzoni. È una persona speciale e mi manca. Accetto il fatto che si facciano percorsi diversi, ma mi manca.<ref>Da un'intervista rilasciata ad una trasmissione argentina; citato in ''[http://www.virginradio.it/news/rock-news/213864/red-hot-chili-peppers--anthony.html Red Hot Chili Peppers, Anthony Kiedis: "mi manca tantissimo John Frusciante" ]'', ''Virginradio.it'', luglio 2016.</ref>
*{{NDR|[[Donald Trump]]}} Non è una persona piacevole, anzi lo definirei un cartoon. Dice cose molto irreali sui musulmani e sulle razze in generale che non hanno nessun senso. Come in tutte le razze o religione ci sono persone buone o cattive.<ref>Dall'intervista rilasciata a ''Classic Rock''; citato in ''[http://www.virginradio.it/news/rock-news/214199/red-hot-chili-peppers--i-rifiuti-di-david-bowie-a-lavorare-con-noi-ed-il-nostro-no-a-donald-trump--.html- Red Hot Chili Peppers: i rifiuti di David Bowie a lavorare con noi ed il nostro no a Donald Trump]'', ''VirginRadio.it'', 13 luglio 2016.</ref>
*Io scrivo al mattino. Mi alzo presto, faccio surf, mi schiarisco le idee, metto a posto la casa e mi siedo in giardino con block notes, matite, i miei cd e il boombox fighissimo che ho da 20 anni, e inizio a scrivere. Fondamentale per me avere una routine. Ogni scrittore serio scrive tutti i giorni. Come ogni musicista serio suona sempre, perché non sai mai quando arriverà l'ispirazione e, se non pratichi, magari non arriverà mai. Flea, infatti, suona tutti i giorni. Non importa quanto sei bravo, come si dice da noi: practice makes perfect.<ref name=croci>Dall'intervista di Roberto Croci, ''[http://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/quegli-amorevoli-stronzi-dei-red-hot-chili-peppers/2016-08-10/#Part6 Quegli amorevoli stronzi dei Red Hot Chili Peppers]'', ''RollingStone.it'', 10 agosto 2016.</ref>
*Non so se sia un segreto, ma sin dall'inizio abbiamo deciso di condividere tutti i nostri guadagni in parti uguali. Nessuno prende di più o di meno. Non importa se Chad non scrive i testi, o se la canzone che abbiamo scelto ha il 40% di Josh e il 60% di Flea. "We don't give a fuck". Siamo tutti uguali, ognuno a suo modo fa la sua parte, mai litigato per i soldi. L'aspetto monetario uccide tante band. Siamo tutti molto creativi e ognuno di noi ha la propria personalità. Litighiamo e spesso ci mandiamo a fare in culo, ma troviamo sempre una soluzione per risolvere i problemi. Siamo tutti egocentrici, ma siamo anche persone oneste, siamo loving people. Non siamo cattivi, non abbiamo secondi fini. Stronzi sì, ma anche capaci di dimenticare i momenti negativi e andare oltre. Siamo fratelli. Arriviamo sempre a un compromesso. Siamo sempre sinceri uno con l'altro. E poi, quando suoniamo insieme, ci divertiamo ancora tantissimo. E questa è la cosa più importante.<ref name=croci/>
*Mi dico sempre: un passo alla volta. Quando mi piace una base musicale è molto difficile che non riesca a trovare il modo di tirare fuori le parole che voglio. A volte ci vuole un giorno, altre volte un mese.<ref name=croci/>
*Mi pento di essere stato aggressivo con qualcuno, delle volte che ho dimostrato violenza, ignoranza e mancanza di sensibilità nei confronti di altre persone. Ecco, vorrei essere stato più gentile verso il mondo.<ref name=croci/>
*Il problema, oggi, sono le fotocamere durante i concerti. Ció ti impedisce di vivere il momento. Non è importante avere delle immagini sotto forma di megabyte. È meglio averle nel tuo cuore e nella tua mente. Noi cerchiamo di creare un ambiente che incoraggi le persone a tenere i loro telefoni con fotocamera in tasca e a guardarci direttamente. In generale funziona.<ref name=venice>Da un'intervista rilasciata a ''Journal De Montreal'', ripreso dal sito ''alternativenation.net''; citato in ''[http://www.venicequeen.it/cms/News/kiedis-lusare-il-telefono-ad-un-concerto-non-ti-fa-vivere-il-momentor.html Kiedis: «usare il telefono ad un concerto non ti fa vivere il momento»]'', ''Venicequeen.it'', 19 agosto 2016.</ref>
*Col tempo ho imparato a rilassarmi in modo da non essere troppo eccitato durante le prime ore del giorno e non avere poi un calo di adrenalina. Mi piace quando i crampi allo stomaco arrivano in tempo. È importante per la chimica di una buona prestazione.<ref name=venice/>
*{{NDR|Parlando degli [[attentati dell'11 settembre 2001]]}} Ero senza dubbio rattristato quel giorno, non solo da un punto di vista patriottico, ma anche umanitario. Mi chiesi: perché certe persone fanno questo ad altre persone? Questo è davvero troppo. Sono sicuro che l'America è parzialmente responsabile di ciò che è accaduto, così come sono sicuro che altre persone molto potenti in altri luoghi del mondo siano responsabili. È stato un giorno molto triste per il pianeta Terra, per tutti quanti, e lo è ancora [...].<ref>Da un'intervista rilasciata a TV4Play; citato in ''[http://www.venicequeen.it/cms/News/kiedis-lusa-parzialmente-responsabili-di-cio-che-accadde-l11-settembre.html Kiedis: «l'America parzialmente responsabile di ciò che accadde l'11 settembre»]'', ''venicequeen.it'', 11 settembre 2016.</ref>
*Le groupies no, non entrano assolutamente in hotel, penso che potrei fare licenziare il receptionist se facesse entrare questo genere di persone. Solitamente non mi creo problemi nell'allontanare la gente perché mi piace mantenere la mia privacy. Penso che la gente debba imparare ad aver rispetto per la privacy altrui, a prescindere dalla professione che uno svolge e dal tipo di relazione che uno può avere. È molto bello avere dei fans, gente di ogni sesso che gode della musica e dell'esperienza di venirci a vedere, ma anche quando misi su la band la "questione groupie" non mi piaceva molto: c'è qualcosa che non mi affascina nel fatto che qualcuno voglia stare con te semplicemente per quello che appari. Prima di diventare famosi, penso di essere stato molto più attratto dalle donne di quel tipo, del "tipo groupies ", ma dal momento nel quale abbiamo raggiunto la notorietà pensai che non è più una cosa giusta, è come il dono dei Re Magi se ci pensi.<ref name=music>Dall'intervista rilasciata a ''Music Interview'', citato in ''[http://www.venicequeen.it/cms/News/kiedis-lodio-il-sesso-con-le-groupies-poco-rispetto-per-la-mia-privacyr.html Kiedis: «odio il sesso con le groupies. Mi piace mantenere la mia privacy»]'', ''Venicequeen.it'', 21 novembre 2016.</ref>
*Penso di avere vincoli con tutto il mondo, in generale. Ho sempre guardato alla [[Germania]] con grande attenzione in questi anni. La prima volta che venimmo fu nel 1986 se non ricordo male. Non si può non prendere in considerazione questo paese, è un posto veramente interessante: a livello storico, c'è molta capacità intellettuale che trasuda dalla storia di questo posto. Io mi sento aperto ad ogni esperienza, a tutte le razze a tutte le parti del mondo.<ref name=music/>
*È sempre molto difficile scrivere buone canzoni, ma non penso che il numero delle canzoni che hai scritto in passato ti limiti in questo, al massimo i cambiamenti della tua vita che derivano dal successo possono farlo, ostacolando i tuoi progressi nel creare buone canzoni, almeno secondo la mia esperienza. Penso che più ti allontani dalla strada, dai tuoi problemi e dalle tue origini più ti viene difficile creare buona musica. La tua vita diventa troppo facile, troppo tranquilla. Se vuoi scrivere delle canzoni valide, una volta che hai superato le tue difficoltà: buona fortuna! Potrei farti almeno 100 esempi di ottimi compositori che una volta avuto il successo e la fama sono come scomparsi perché erano passati i tempi per i quali dovevano combattere per raggiungere qualcosa. C'entra anche il modo in cui la gente ti tratta, le brutture e le bellezza della vita. Penso che uno dei grandi motivi per il quale la gente voglia avere successo è allontanarsi dalla sofferenza, dal dover lottare, dall'avere difficoltà a pagare l'affitto e tutto quello che ne consegue ma tutto ciò inficia il processo artistico a lungo andare, credetemi. Alcuni artisti sono riusciti ad evitare ciò, ma veramente pochi, quindi dobbiamo sempre ringraziare le rotture strazianti o altri tipi di perdite che in qualche modo alimentano ancora il fuoco dell'arte.<ref name=detroit>Dall'intervista rilasciata alla radio statunitense ''Detroit 101WRIF''; citato in ''[http://www.venicequeen.it/cms/News/kiedis-lpiu-ti-allontani-dalla-strada-e-dai-problemi-piu-e-difficile-fare-buona-musicar.html Kiedis: «più ti allontani dalla strada e dai problemi, più è difficile fare buona musica»]'', ''venicequeen.it'', 8 febbraio 2017.</ref>
*Flea viene da una famiglia jazz, Hillel veniva da una famiglia rock 'n roll, io vengo da una famiglia dove mio padre suonava di tutto, dai Sex Pistols ai Led Zeppelin, fino a Blondie e Devo, tutte queste cose qui. Le nostre influenze e ispirazioni ci hanno portato ovunque e non ci siamo mai preoccupati di essere il più calmi possibile o il più scatenati possibile, o un po' più jazz o quant'altro. Così come va la vita, tutto può succedere. Abbiamo scritto canzoni senza nessun particolare tipo di varietà ed è stata una bella cosa, non abbiamo mai pensato "Oh, questa non è abbastanza forte". Le possibilità sono infinite.<ref name=detroit/>
*Mi ricordo di essere rimasto rapito dalla personalità di John, si esibiva con queste persone più grandi di lui e con più esperienza ed era la forza dominante, pieno di energia. Era giovane e nessuno aveva intaccato il suo entusiasmo ed il suo amore per la musica o gli aveva messo in testa idee sul come doversi esibire, ed era anche una persona piacevole da frequentare e divertente. Sapeva suonare ed imparava i brani molto velocemente e mi piaceva come persona [...].<ref>Dall'intervista rilasciata a Rick Rubin per il podcast ''Borken Record''; citato in ''[https://www.venicequeen.it/in-evidenza/broken-record-john-frusciante-intervistato-da-rick-rubin-aprile-2022-2a-parte/ Broken Record: John Frusciante intervistato da Rick Rubin (Aprile 2022) – 2a PARTE]'', ''venicequeen.it'', 11 settembre 2022.</ref>
*Siamo andati alla ricerca di noi stessi, come abbiamo sempre fatto. Solo per il gusto di farlo, abbiamo suonato e imparato alcune vecchie canzoni. In breve tempo abbiamo iniziato il misterioso processo di costruzione delle novità. Un bel po' di chimica che ha fatto amicizia con noi centinaia di volte lungo la strada e ha aiutato. Una volta trovato quel flusso di suoni e visioni, abbiamo continuato a estrarre dalla miniera delle nostre menti e con il tempo abbiamo trovato gemme come "Tippa", "Peace and love" ma anche "Reach Out" o "My cigarette", "Shoot me a smile" e "Carry me home" che amo. Non avevamo motivo di smettere di scrivere e di fare rock. Ci sembrava un sogno. Il nostro pazzo amore l'uno per l'altro e la magia della musica ci avevano dato più canzoni di quante ne sapessimo fare. Due album doppi pubblicati uno di seguito all'altro e il secondo è significativo quanto il primo. "Return of the Dream Canteen" è tutto ciò che siamo e abbiamo sempre sognato di essere. È pieno di roba. Realizzato con il sangue dei nostri cuori [...]
:''We went in search of ourselves as the band that we have somehow always been. Just for the fun of it we jammed and learned some old songs. Before long we started the mysterious process of building new songs. A beautiful bit of chemistry meddling that had befriended us hundreds of times along the way. Once we found that slip stream of sound and vision, we just kept mining. With time turned into an elastic waist band of oversized underwear, we had no reason to stop writing and rocking. It felt like a dream. When all was said and done, our moody love for each other and the magic of music had gifted us with more songs than we knew what to do with. Well we figured it out. 2 double albums released back to back. The second of which is easily as meaningful as the first or should that be reversed. "Return of the Dream Canteen" is everything we are and ever dreamed of being. It's packed. Made with the blood of our hearts [...]''<ref>{{en}} Da un ''[https://www.instagram.com/p/CgYVVqTsRLh/ post]'' pubblicato sulla pagina ufficiale dei Red Hot Chili Peppers, ''instagram.com'', 24 luglio 2022</ref>
*Adoro il fatto che ci teniamo ancora e ammiro davvero i miei compagni di band con tutto il cuore perché hanno ancora la loro energia creativa per suonare musica con l'entusiasmo di un bambino e gli occhi aperti sul mondo. E, sai, è davvero la chimica di tutte queste persone che si incontrano. Questa è la miscela che crea i Chili Peppers. Quindi sono fortunato e apprezzo questi musicisti che ci tengono così tanto. John Frusciante ci tiene tantissimo. Chad Smith ci tiene tantissimo. Flea ci tiene tantissimo. Lavorano sodo, suonano i loro strumenti. Ascoltano la vita. Ed io posso solo ringraziare di far parte di tutto questo.<ref name=return>Dall'intervista rilasciata alla radio ''107.7 The End''; citato in ''[https://www.venicequeen.it/in-evidenza/anthony-kiedis-sul-tour-appena-concluso-return-of-the-dream-canteen-e-lincredibile-flusso-creativo-dal-ritorno-di-john-frusciante/ Anthony Kiedis su Return of the Dream Canteen e l'incredibile flusso creativo dal ritorno di John Frusciante.]'', ''venicequeen.it'', 18 ottobre 2022.</ref>
*È un insieme di parole che può significare un po' quello che ti pare. Per me rappresenta una sorgente di prosperità creative. Forse alcune persone lo hanno un po' preso alla lettera credendo che il titolo alludesse al ritorno di John, cosa che in parte è vera in quanto John è sicuramente un elemento cardine di questa prospettiva creativa. Oltre a questo, il titolo rappresenta un po' anche questi ultimi due anni in cui siamo stati un po' tutti chiusi in casa, in cui il tempo ha assunto un carattere più elastico; quindi invece di andare di fretta, ci siamo detti "ok, continuiamo a scrivere musica", e questo è quello che ne è venuto fuori, e il titolo è stata una frase che mi è venuta in mente un po' a caso.<ref name=return/>
*{{NDR|Su [[Rick Rubin]]}} La sua capacità di ascoltare le cose è ciò che lo ha reso uno dei più grandi produttori di tutti i tempi in qualsiasi genere musicale. A volte sembra che faccia molto poco in studio. Mi è capitato di vedere gente fissarlo e pensare: 'Ma non dovrebbe mettersi al lavoro?'. Ma lui è lì, è al lavoro.<ref>Citato in Mattia Marzi, ''[https://www.rockol.it/news-743492/rick-rubin-produttore-mr-wolf-del-rock Bolliti sarete voi: Rick Rubin è ancora il Mr. Wolf del rock]'', ''rockol.it'', 27 marzo 2024.</ref>
*Cosa mi piace di più di Los Angeles? Amo l'oceano. Amo le montagne. Amo le palme. Adoro il fatto che le persone vengano qui per cercare di costruire la propria vita. Los Angeles, ha ancora uno spirito. C'è ancora un motivo per cui il mondo rimane affascinato da tutto ciò che la riguarda.
:''My favourite thing about L.A.? I love the ocean. I love the mountains. I love the palm trees. I love that people come here to try their hand at life. L.A., it still has a spirit. There's still a reason why the world is fascinated by everything L.A''.<ref> {{en}} Citato in Alex Hudson, ''[https://exclaim.ca/music/article/anthony-kiedis-explains-his-whole-deal-with-los-angeles Anthony Kiedis Explains His Whole Deal with Los Angeles]'', ''exclaim.ca'', 12 agosto 2024.</ref>
==Interviste==
{{cronologico}}
{{Int|''[https://www.rollingstone.com/music/music-news/anthony-kiedis-confessions-of-sir-psycho-sexy-66510/ Anthony Kiedis: confessions of Sir Psycho Sexy]''|{{en}} Dall'intervista di Kim Neely, ''rollingstone.com'', 7 aprile 1994}}
*I Red Hot Chili Peppers non sono sposati con nessuno stile. Le uniche cose con cui siamo sposati nella musica sono la sincerità e l'onestà.
:''The Red Hot Chili Peppers are not married to any style. The only thing we're married to in music is sincerity and honesty''.
*Nulla sarà mai ciò che erano Flea, Hillel e Anthony come trio. È impossibile. C'è stato un punto nelle nostre vite sia musicalmente che spiritualmente che non si ripeterà più, ed è da pazzi pensare che possa ripetersi. Ma penso che lo abbiamo già capito molto tempo fa.
:''Nothing will ever be like Hillel, Flea and Anthony as a trio. That's impossible. That was a point in our lives both musically and personally that will never be repeated, and it's insane to think that it ever would be. But I think we dealt with that realization a long time ago''.
*Non abbiamo mai ceduto alle pressioni dei manager o delle case discografiche che volevano farci lavorare di più, facendo tour più lunghi e pubblicando più dischi. Sappiamo che non ci renderebbe felici. Per fare in modo di essere sempre spinti a fare musica, dobbiamo vivere le nostre vite diversamente. Ci sentiremmo svuotati se facessimo soltanto tour o pubblicassimo solo dischi.
:''We've never succumbed to the pressures of management or agents or record companies wanting us to work harder and tour longer and make more records. We know we wouldn't be happy doing that. In order for us to have the juice to make music, we have to live our lives in other ways. We'd be empty if all we ever did was tour and record''.
*[...] la nostra ascesa è stata graduale, abbiamo avuto molto tempo per immaginare come avremmo potuto rendere al meglio facendo ciò che facciamo. Se fossimo diventati subito famosi dopo il nostro primo album, penso che ci saremmo disintegrati anni fa. Ma è proprio grazie a ciò che abbiamo passato durante le pubblicazioni dei nostri cinque album che abbiamo avuto molto tempo per capire la nostra strada.
:''[...] our ascent was so gradual, we had a lot of time to figure out how we were most comfortable doing what we do. If we'd become tremendously popular after our first record, I think we would've disintegrated years ago. But because it happened over the course of five records, we had a lot of time to figure it out along the way''.
*Non penso che la nostra sessualità sia aggressiva; è più una fluida esibizione musicale. E si tratta solo di una piccola parte di ciò che siamo. Se fai una lista di ogni canzone che abbiamo scritto, forse solo il 10 per cento tratta di sesso. Ma penso che il pubblico sia questo. Se qualcosa è spinto, lo desiderano e vogliono associare le celebrità a queste caratteristiche. Le persone vogliono gli incidenti provocatori. Adorano parlarne a colazione e rimuginarci quando tornano a casa da lavoro.
:''I don't think our sexuality is belligerent; it's more a free-flowing musical display. And that's only one small part of who we are. If you made a list of every song that we've ever written, maybe 10 percent would be sexually dominated. But I think that's the way the public is. If something's racy, they crave that, and they long to associate celebrities with those characteristics. People lust after provocative incidents. They love to talk about them over breakfast and mull over them while they're driving home from work''.
*La correlazione tra musica hardcore funk e sessualità è così innegabile che scriverne e cantarne a riguardo sembra la cosa più naturale del mondo. Per questo lo abbiamo fatto, e continuiamo a farlo. Il fatto che oggi le cose siano così diverse a causa della pericolosa natura dell'attività sessuale non significa che devi precluderti la tua sessualità. Devi solo stare più attento e rifletterci di più.
:''The correlation between hard-core funk music and sexuality is so undeniable that to write about it and to sing about it seemed like the most natural thing in the world. So we did it, and we still do it. The fact that things are so different today because of the dangerous nature of sexual activity doesn't mean you have to cut out your sexuality. You just have to be more careful and more thoughtful''.
*{{NDR|Parlando del controverso spot radiofonico che lo ha visto testimonial della campagna anti AIDS promossa dal governo statunitense}} Questa agenzia pubblicitaria commissionata dal governo mi contattò chiedendomi se volessi fare il testimonial di una campagna radiofonica sull'uso del preservativo. E io pensai che fosse una cosa molto produttiva e positiva da fare. Così sono venuti nel nostro studio, e Flea, Chad e Dave stavano suonando questa specie di swinging jazz groove mentre io parlavo dicendo "Sto indossando un preservativo mentre faccio sesso, ogni volta, non solo quando mi conviene, non solo quando ci pensa la mia partner, ma ogni volta". Che è una cosa che la nostra band pensa davvero. E l'agenzia era molto soddisfatta del risultato, così come il governo. Ma poi è arrivata questa donna, responsabile di tutto il progetto che mi ha accusato di aver molestato una ragazza in passato – cosa che non avevo fatto – ed è stata molto severa nel cancellarmi dal programma. La cosa assurda è che non ho mai commesso ciò di cui sono accusato.<ref> cfr, ''[https://web.archive.org/web/20211130004732/http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1994/01/08/Esteri/AIDS-USA-CANCELLANO-SPOT-PER-UNO-SCANDALO-ROCK_121300.php AIDS: Usa cancellano spot per uno scandalo rock]'', ''Adnkronos.com'', 8 gennaio 1994.</ref>
:''This ad agency consigned by the government came to me and said, "Will you do a radio PSA for the use of condoms?" And I said to myself, "Well, that sounds like a very productive and positive thing to do." So they come to our studio, and Flea and Chad and Dave play this sort of swinging jazz groove while I do this spiel about "Here I am wearing my condom when I have sex, every time, not just when it's convenient, not just when my partner thinks of it, but every single time". Which is something that everybody in the band believes in. And the ad agency was very pleased, and the government was very pleased. But then this woman who was in charge of the whole thing finds out that itss me and says, "This guy did something to a girl" – which in reality I did not – and she was very rigid about getting me kicked off of the program. The ironic fact was that I never did what it was that I was accused of''.
*Cinque anni fa dopo un concerto in Virginia, questa ragazza mi accusò di atti osceni e abuso sessuale. Ero colpevole di atti osceni. Ed è ciò che ho detto al giudice. Non l'ho fatto con l'intento di fare del male a qualcuno – era solo uno scherzo stupido. E forse ho imparato qualcosa da questo, non puoi girare con il cazzo di fuori, perché a qualcuno non piace. Ma lei mi ha accusato di averla toccata, cosa che non ho fatto. Nemmeno mi sono avvicinato. Quando siamo andati a processo, c'era una corte molto conservativa, e mi hanno accusato di entrambe le cose. Rimasi scioccato che dei magistrati fossero convinti che avessi commesso qualcosa che non avevo nemmeno fatto. Ma una volta che sei in un'aula di tribunale, tutto può succedere. È la sua parola contro la mia, con una fetta di giudici conservatori che credono di più a una ragazza di un college piuttosto che ad un ragazzo rock & roll che ha una reputazione per atti blasfemi.
:''Five years ago after a show in Virginia, this girl accused me of indecent exposure and sexual battery. I was guilty of the indecent exposure. And I told the judge that. I didn't do it with the intention of hurting anybody – it was just a stupid prank. And maybe I learned something from that, which is, you can't go around taking your dick out, because some people don't like it. But this thing where she claimed that I touched her, I just didn't do. I didn't get near her. We went to court, it was a very conservative county, and they convicted me of both things. It was shocking for me that a court of law could convict you of something you didn't do. But once you get into the court, anything can happen. It's her word against my word, with a bunch of very conservative jurors who are more likely to believe a girl who's going to college than a rock & roll boy who has a reputation for lewd activities''.
*Come molti altri milioni di uomini in questo pianeta, amo le donne. Amo la loro essenza e il modo in cui pensano e in cui parlano, come si muovono e i sentimenti che hanno. Non penso che sia terribilmente inusuale. Sì, ho un forte apprezzamento per le donne. Ma non significa che sia un donnaiolo.
:''Like so many millions of other men on this planet, I love women. I love their essence and the way they think and the way they talk and the way they move and the way they feel. I don't think that's terribly unusual. Yes, I have a strong appreciation for women. But that doesn't mean I'm a womanizer''.
*Quando crescevo, mia madre era il perfetto esempio di amore incondizionato e si è fatta un culo grande così per aiutarmi per quasi dieci anni. Mi ha trasmesso delle qualità per le quali le sono molto grato.
:''When I was growing up, my mother was the perfect picture of unconditional love and worked her ass off to support me for about 10 years. She instilled qualities in me that I'm very grateful for''.
*Vivevamo a Grand Rapids, nel Michigan, in un ambiente della classe media. Andava a lavorare ogni giorno. Faceva la segretaria in uno studio legale. E io facevo le mie cose rozze, da pazzo. Andavo in una scuola frequentata da ragazzini con ritardo mentale, per i quali mi ergevo a difensore. Venivo sempre espulso per picchiare gli studenti che facevano i bulli con questi ragazzi. E mia madre mi ha sempre difeso. Per me è stato molto importante avere qualcuno che mi appoggiasse in ciò che facevo.
:''We lived in Grand Rapids, Mich., in a very lower-middle-class environment. She went to work every day. She was a secretary at a law firm. And I did my hooligan, roughneck thing. I went to a school that intergraded def and mentally retarded kids, and I was sort of the self-appointed defender of these kids. I always got expelled for getting in fights with kids who'd torment the handicapped kids. And my mother was always OK with it. It was important to know somebody would stand behind me for doing what I believed in''.
*{{NDR|Parlando dei suoi primi anni in California}} Tutto ciò che accadeva per me era semplicemente naturale – i costumi che la gente indossava, la musica che le persone suonavano, l'arte che producevano – lo adoravo. La prima volta che mi sono fumato una canna ero con mio papà, e per me era come essere atterrato in questo magico regno dove tutto era possibile. Mi sono pietrificato, e mio padre aveva una ragazza a casa sua che era senza maglietta. Mi sono detto, "quanto può essere fortunato un ragazzo?". All'epoca pensavo di essere il ragazzo più fortunato del quartiere.
:''The whole picture out here was just a natural high – the costumes that people were wearing, the music that people were playing, the art that people were making – I loved it. The first time I smoked pot, I was with my dad, and to me, it just seemed like I'd landed in this magical kingdom where anything was possible. I got stoned, and my father had a girl over at the house, and she didn't have her shirt on. I said to myself, you know, "How lucky could a boy be?". At the time, I thought I was the luckiest kid on the block''.
*Per come sono andate le cose, non mi pento di nulla di quanto fatto in quella zona, perché mi ha portato dove sono oggi e la cosa mi piace. Ma ha sicuramento portato delle difficoltà nella mia vita. Senza avere limiti, avevo la personalità per capire ciò che ero in grado di fare e ciò che mi avrebbe portato a una morte prematura. Mi ci è voluto molto molto tempo, ho anche perso degli amici per strada, ma ho imparato molto da quella esperienza diretta.
:''As far as the drug thing goes, I don't regret anything in that area, because it got me where I am today, and I'm cool with that. But it definitely introduced a struggle into my life. Having no limits, I had to personally determine what I was capable of doing and what would bring me to an early grave. It took me a long time, and I lost friends along the way, but now I know from firsthand experience''.
*Adoro sul serio i fenomeni naturali che le persone chiamano disastri. Per me, sono spettacolari. La bellezza della vista di un [[tornado]] mi fa impazzire. Hanno questi meravigliosi e sensuali movimenti che li fanno muovere da un lato all'altro, e hanno questi grossi cerchi bianchi che marciano verso il suolo. Adoro anche gli uragani e le alluvioni e tutto quel genere di roba. Per me sono cose belle.
:''I truly relish natural acts of what people call disaster. To me, they're divine. The visual beauty of a tornado just bowls me over. They've got those skinny, slinky, sexy, snaky black tornados that move their hips from side to side, and they've got big, barreling, white, fat cylinders that march across the land. I also love hurricanes and floods and that kind of stuff. It's beautiful to me''.
*Penso che stiamo vivendo in un periodo divertente e avvincente. Non per esserne felice, ma è molto divertente vedere il mondo crollare. Pensiamo di essere così importanti e che ogni nostra singola azione delle nostre vite significhi qualcosa, ma non siamo altro che un fuoco di paglia. Penso che stiamo assistendo al crollo di tutto ciò che la gente reputa sacro, come religione e governo.
:''I think we're living in a very entertaining and compelling era. Not to be lighthearted about it, but it's very amusing to watch the world crumble. We think we're so important and that every act of our daily lives means something, but we're a flash in the pan. I think we're going to see the collapse of all of the things people hold so sacred – like religion and government''.
*Mi sento spiritualmente ignorante. La mia capacità di comprensione è così microscopica nell'intero schema delle cose che la miglior cosa che possa fare in questa vita è accettare tutto ciò che accade e affrontarlo quando capita. Per me, conta più ciò che faccio durante il mio cammino piuttosto che ciò che cerco.
:''I feel very spiritually ignorant. My understanding is so microscopic in the overall scheme of things that the best thing I can do in this lifetime is accept everything that happens and deal with it as it comes. To me, it's more about what I do along the way than what I'm searching for''.
{{Int|''Waterworld''|Intervista di Martin Carlsson, ''Rockstar'', ottobre 1995, pp. 39, 40 e 41}}
*{{NDR|''One Hot Minute''}} È un disco davvero triste e depresso, ma d'altronde il vero significato di tutto il lavoro è quello di passare attraverso periodi oscuri, tragici e funesti per uscire all'altro capo, dove c'è la luce. Quindi, anche se le persone diranno che è un disco scuro, anche se noi stessi diciamo che lo è, il vero feeling che emerge da questo è che bisogna vivere e imparare da queste esperienze. Essere vivi per poterle raccontare, avere la fortuna di farne un disco
* {{NDR|Riferito alla sua ricaduta nella droga nel 1994}}[...] il fatto di essere stato infettato dalla malattia dello spirito si è rivelato un'esperienza potente e dannosa, perché ero tragicamente stagnante, senza amore, senza una vita. Ero così a terra spiritualmente, così solo e triste che sono stato costretto a prendere una decisione drastica. Altrimenti non sarei mai riuscito a reagire. Mi sono dato un'occhiata e ho deciso di rivalutare la mia esistenza, il mio rapporto con il resto del mondo. Trarre insegnamento dalla tragedia... quando accade qualcosa di molto profondo e tragico, o impazzisci e ti rinchiudono, oppure ce la fai e scavalchi l'ostacolo. La luce alla fine di quel tunnel è travolgente, monumentale nella tua crescita come essere umano. Questo è quello che è successo a me. Sono sopravvissuto ad una enorme catastrofe personale. Se non fosse successo, non credo che avrei acquisito l'esperienza per tirare avanti.
*La peggiore cosa che si possa fare quando si diventa celebri è pensarci troppo su e diventare una caricatura di sé stessi. Così dimentichi l'essenza di ciò che fai, di chi sei, di cosa voglia dire essere innamorati della vita, della musica e degli amici dividendo con loro una meravigliosa esperienza. Di solito, quando questo succede, è la fine della capacità artistica di quella persona. Per fortuna in molte circostanze ci siamo resi conto della situazione. Il fatto di renderci conto di essere dei perfetti idioti come molti altri, ha evitato di farci cadere in tutto questo cazzo di labirinto di pensieri.
*[...] credo che il contesto, la società ti influenzino sempre. Credo che nella storia dell'uomo ci siano stati centinaia di periodi di rabbia, depressione e distruzione. Ora siamo in una fase di accelerazione.
*Non mi interessa l'interpretazione dei media o della massa, che assaggia solo una piccola parte di quel che siamo, pensando di aver capito esattamente di cosa si tratti. Se mi preoccupassi di questo aspetto non farei ciò che faccio ora.
*Se ho paura della droga? No. Ho più paura di me stesso che della droga. La droga è solo un sintomo dei dilemmi personali. Non è della droga che ho paura, è di me stesso.
*Do fiducia alla mia salute. Credo che sarò in ottima forma fino al giorno della mia morte. So cosa fare oggi. Cinque anni fa era solo una questione di trovare me stesso.
{{Int|''RHCP - L'amore è un cane che viene dall'inferno. Ma il dolore ci fa più forti''|Intervista di Simona Siri, ''La Repubblica XL'', maggio 2006, pp. 40, 43 e 45}}
*Ci sono tante Los Angeles diverse. Dovresti stare qui un po' per scoprirle tutte. Ci vuole tempo. È vero, la gente non cammina per strada, sembrano tutti in una bolla di sapone, isolati gli uni dagli altri. Ma l'immagine di L.A. come capitale del male è esagerata. C'è ancora molto fermento, ci sono ancora spinte creative molto forti che vanno al di là della cattiva reputazione della città. Forse a Milano o Londra è meglio? Non credo. È che qui ci sono i media ed è tutto più amplificato e visibile.
*La L.A. nella quale sono cresciuto è stata quella degli anni 70. C'era qualcosa di estremamente naive ed energetico, tutto era spontaneo, irriverente, contagioso. La gente prendeva droghe ma non sapeva che le droghe hanno un prezzo da pagare più tardi. L'importante era divertirsi. C'era molta ingenuità, ma l'atmosfera era magica. C'erano donne bellissime con vestiti colorati e zeppe altissime. C'era un senso comune di qualcosa che sarebbe durato per sempre. Poi sono arrivati gli anni 80, magici anch'essi. L'arrivo del punk rock è stata un esplosione musicale incredibile. La L.A. che uso oggi come fonte d'ispirazione va oltre i confini della cultura pop. Ha a che vedere con l'aria che si respira qui. Siccome siamo circondati dal deserto c'è questa energia che intossica e influenza il cervello, l'umore, la chimica del corpo. È come se ci fosse qualcosa nell'aria che ti tiene su di giri costantemente, ma in modo positivo. Per non parlare della costa, cosi selvaggia e naturale.
*Ripensandoci non posso dire di aver avuto un'infanzia infelice. Il problema è che sono stato esposto a troppe cose troppo presto. Ho scoperto le droghe grazie a mio padre che all'epoca era un piccolo spacciatore. Farsi di coca allora era normale, anche per un ragazzino come me. All'inizio non ho avuto alcun contraccolpo di tipo fisico, ma il problema era che non ero emotivamente pronto a maneggiarle. La vera autodistruttività è arrivata dopo: sono stato per un lungo periodo senza una vera casa, dormendo per strada, in condizioni fisiche al limite. Adesso con tutto questo ho chiuso. È stata dura, ma utile, e adesso posso dire di essere contento di averlo fatto. Il problema è che quando ci sei dentro non sai dov'è il limite tra l'autodistruzione e la morte, il danno permanente. I rischi che corri in quel momento sono enormi, ma tu non ne hai idea. Sono stato fortunato.
*[...] sarei potuto andare in overdose centinaia di volte, ma non ho mai voluto morire. Anche quando ho pensato di voler morire, in realtà non lo volevo davvero. Forse l'ho pensato per frazioni di tempo, minuti. Quando accadeva mi dicevo: "Lo faccio dopo". Mi ripetevo: "Aspetta fino a domani, se ti uccidi oggi puoi uccidere la persona sbagliata". Bisogna sempre dire "lo faccio dopo", perché quello che sei in quel momento è una persona temporanea e domani sarai una persona diversa.
*Adesso ho un dolore dentro che mi fa stare male, ma so che quando lo supererò mi renderà ancora più felice e mi porterà in un posto dove non sono mai stato. Il fatto è che ho avuto una specie di risveglio, una vera e propria illuminazione. Ero sdraiato sul letto e ho pensato a tutte le cose che nella mia vita non hanno funzionato e alle quali ho sempre attribuito una causalità esterna: colpa degli altri, delle circostanze. Ho provato a cambiare percezione e ho capito che era solo colpa mia e ho visto chiaramente quali aspetti della mia personalità mi hanno bioccato finora dall'essere la persona fetica e completa che voglio essere specialmente per quel che riguarda le storie sentimentali.
{{Int|''Rock!''|Intervista di Luca Bergamin, dicembre 2011. ''Flair'', marzo 2012, pp. 240-242}}
*Sono vegetariano dagli anni '80 e, ultimamente, pure vegano. Una volta mi è capitato di assistere alla macellazione di una mucca. Che atrocità deve subire un animale per soddisfare l'appetito di quei grassoni che mangiano hamburger!
*{{NDR|"Per lei cos'è il [[rock and roll|rock'n'roll]]?}} È come fare surf a Malibù. Una volta che ci hai provato non puoi smettere, ci sono onde alte e grandi, a volte devi aspettarle a cavallo della tavola, a volte le senti arrivare, o ti travolgono all'improvviso. È energia allo stato puro...
*Everly è una magia e mi domando perché un essere così candido e buono sia toccato a me nonostante i casini che ho combinato nella vita. Cerco di educarlo nel modo migliore e dedicargli più tempo possibile. Per lui non posso più permettermi di sbagliare. Comunque, i bambini vanno cresciuti in piena libertà e rispetto delle loro attitudini naturali. Io fui mandato a 11 anni in una scuola per diventare biologo marino su un'isola delle Bahamas, ma quando dissi a mio padre che volevo fare il musicista, mi incoraggiò.
*Lui per me è "Fratello Flea"... Ci siamo anche menati in passato, ma per colpa della droga. Quanto Lsd insieme! Il nostro segreto è il basket: siamo fan dei "Lakers", anche se non abbiamo più i posti vicino a [[Jack Nicholson]] e guardiamo le partite in tv. Lo sa che siamo stati i primi a fare il ''balconing'' che va tanto di moda. Ci buttavamo in piscina direttamente dalle finestre di un palazzo.
*Se lei parlasse con mio padre, dopo cinque minuti si renderebbe conto di che persona sia quell'uomo, il cui migliore amico è stato un cantante come Sonny Bono, che frequentava [[Marlon Brando]] e i grandi della musica anni '70, quando droga e sballo erano considerati una cosa bella. Mi portava in giro in California con la sua "Austin Healey cabrio". È stato un uomo psichedelico.
*Non prendo stupefacenti ne bevo dal 2000 e debbo dire che non me ne frega più niente anche se, come ogni persona che è stata ''addicted'' e ha denaro, so che posso cadere in tentazione... Ho iniziato a undici anni. Una volta rubai l'auto a mia madre e mi schiantai a 140 chilometri orari, ma neanche quel trauma cranico mi fece capire che mi stavo già fracassando il cervello con l'eroina.
*È difficile riconoscere l'amore vero, quello che puoi provare tu e quello nei tuoi confronti, quando per anni le ragazze, anche più di una ogni sera, dopo i concerti, s'intrufolavano nei nostri letti ed erano disposte a qualsiasi cosa – sesso di gruppo compreso – pur di stare con Anthony Kiedis e i Red Hot...
*Gli stereotipi su di me – specialmente quello del cantante drogato che pensa solo a portarsi a letto donne – sono duri a morire. È raro che una donna voglia guardare oltre e pensare alla persona che sta dietro a questa fama, anche se nel passato io ho dato un forte impulso per crearla.
*{{NDR|Su [[Cher]]}} Mio padre le chiese di farmi da baby-sitter, una sera. Lei andò in bagno per cambiarsi. Io, già un po' curioso, le chiesi se potevo stare con lei e guardarla. Poi, tornammo in camera mia e facemmo l'amore. Avevo tredici anni.
{{Int|''[http://web.archive.org/web/20120623033219/http://www.redhotchilipeppers.it/news/new-york-times-intervista-anthony-kiedis.html Intervista del NY Times a Anthony Kiedis]''|''Redhotchilipeppers.it'', 4 marzo 2012}}
*{{NDR|Riguardo al fatto di suonare nudi coi calzini sul pene}} Non mi è più nemmeno venuta in mente l'idea, probabilmente dagli anni '90, ma se fossimo nel momento giusto, al posto giusto e Flea si girasse da me dicendo "Facciamo questo bis con i calzini!", non mi negherei.
*Mio padre si ribellava ferocemente alla sua educazione conservativa, durante la quale suo padre ha abusato psicologicamente di lui. Con l'avvento degli anni '60 mio padre ha voluto allontanarsene, ma forse non ha pensato che un bambino deve fare il bambino. Però eravamo forse più legati della maggior parte dei miei amici con i padri, che tornavano a casa, si ubriacavano di [[Martini (cocktail)|Martini]], leggevano il giornale e non si occupavano dei figli. Come padre ora non farei di certo quello che ha fatto mio padre, perché mi ha fatto sentire emotivamente instabile da bambino. Ma non ha fatto quelle cose per egoismo o cattiveria.
*Nonostante tutte le cose che sembrano difficili da accettare, mio padre si sedeva con me a 12 anni e mi diceva cose come "Ecco 10 parole che penso tu debba sapere" oppure "Ecco Ernest Hemingway" oppure "Ecco la pop art". La sua idea di base era, se va bene per me, va bene anche per mio figlio.
*Forse la mia educazione ha accelerato la mia dipendenza, ma non penso sia responsabile per questo. La gente vuole sempre incolpare qualcun altro quando si tratta di dipendenza. Come quando è morta [[Whitney Houston]], tutti dicevano "se non avesse mai incontrato Bobby Brown, non avrebbe avuto questi problemi". Non sono d'accordo. Penso che le persone siano naturalmente inclini o meno.
*Dieci anni fa avrei detto che avrei avuto una lunga relazione, ma al momento mi chiedo se non seguirò le orme di mio padre. Durante i 4 anni di vita di mio figlio ho realizzato che sono talmente innamorato di lui, e lui è talmente innamorato di me, che anche se non dovessi trovare il partner della vita, va bene lo stesso. Penso di dover ancora trovare la maniera di essere meno egoista. Forse non sono pronto ad una relazione lunga al momento.
*Quando vieni pagato per la prima volta, pensi "Posso fare quello che voglio! Posso costruirmi un camino a forma di donna nuda!". Quel camino doveva essere una scultura, non un simbolo della mia relazione con le donne. Ma 20 anni dopo, se la mettete in questi termini, penso abbiate ragione. Mi deriderei.
{{Int|''[http://web.archive.org/web/20250114015827/https://mag.citizensofhumanity.com/blog/2016/01/20/anthony-kiedis/ Anthony Kiedis]''|{{en}} ''Citizensofhumanity.com'', 20 gennaio 2016}}
*[[Los Angeles]] mi ha incantato con la sua energia quando ero bambino, e penso che lo stesso faccia anche alle altre persone. C'è qualcosa nel deserto, nell'elettricità, nelle palme, che promette che tutto è possibile. Ne rimasi folgorato, così nel 1973 mi trasferii a L.A., che era un posto completamente diverso rispetto al 2015. Ma c'è quella connessione che non ha perso, ovvero, qui è dove vieni ad esplorare il tuo sogno: che tu lo voglia o no, il sogno diventa realtà, fallisci miseramente o qualcosa del genere, oppure trovi un altro sogno che non pensavi nemmeno ti stesse aspettando; ecco, questo è rimasto. Do merito all'incantevole atmosfera di questo posto, la natura intrinseca di Los Angeles e della sua valle, le sue montagne, il suo deserto e i suoi coyoti. È una specie di incantesimo.
:''Los Angeles put a spell on me as a kid with its energy, and I think it does that to people. There's something about the desert, the electricity, the palm trees, just the promise that anything is possible. That hit me like a ton of bricks, and by 1973 I made my way to L.A., which was a completely different animal at that time relative to 2015. But there is that thread that it hasn't lost, which is, this is where you come to explore your dream; whether or not the dream comes true, you fail miserably or somewhere in between, or you find another dream you didn't even know was waiting for you, that thread maintains. I give credit to the enchanting vibe of this place, the inherent nature of Los Angeles and its valley, its mountains, its desert and its coyotes. It's kind of a magical trickery.''
*Cerco di fare attenzioni ai miei songwriter preferiti e mi rendo conto che hanno fatto cose migliori di quelle che potrò mai fare io. Persone come [[Paul McCartney]], [[Neil Young]] e Randy Newman, artisti fenomenali; tuttavia, nessuno di loro è mai riuscito ad avere la stessa grandezza da "adulti" di quanto abbiano fatto quando avevano 20 o 30 anni [...]. Penso che sia un ciclo, è quasi impossibile scrivere musica in grado di toccare il cuore delle persone una volta che lo hai già fatto. Quando ti puoi permettere di comprare una, due o tre case, quella linea di comfort finisce per cambiarti [...]. Ma sono speranzoso quando ascolto una canzone che Paul McCartney ha pubblicato negli ultimi anni e mi ricorda che c'è ancora tanto dentro di lui. Non ha niente da dimostrare, ha già dato al mondo le migliori canzoni possibili, eppure mi rende felice il fatto che abbia deciso di continuare a farlo.
:''I pay attention to my favorite songwriters, and they're way smarter and way better at writing songs than I could ever be. You know, like Paul McCartney, Neil Young, Randy Newman are all just phenomenally gifted singers and songwriters; however, none of them have really been able to create real greatness in their older years compared to what they were doing in their 20s and 30s [...]. I guess it's a cycle, it's almost impossible to write music that crushes and touches people's hearts in that way once you've made it. Once you can afford a house, another house over there and another over there, it's like that weird fine line of comfort changing you [...]. But it gives me hope when I hear a Paul McCartney song that he did in the last couple of years that reminds me of who he is deep down inside. Not that he's got anything to prove, he's already given the world more great songs than anybody else I can think of, but it makes me happy that he's still able to do it.''
*Trovo la [[felicità]] nelle cose più semplici, più piccole che ci siano. Non ha niente a che vedere con la grandiosità ma ha a che fare con la semplicità. Ad esempio, tenere mio figlio stamattina, non c'è niente di migliore di questo. Questa è la mia felicità. Guardare il sole sorgere, questa è la mia felicità. Essere nella mia tavola da surf, toccare la superficie dell'oceano, questa è la mia felicità. Mettere un CD con la nuova canzone a cui la mia band sta lavorando, questa è la mia felicità. Chiamare mio padre, sentire la sua voce al telefono, essere contento di chiamarlo, questa è la mia felicità. Leggere un libro per mio figlio a cena, questa è la mia felicità. Se sto bene con me stesso, la trovo tutta intorno a me. Se sto male con me stesso, non la trovo da nessuna parte.
:''I find happiness in the simplest, littlest things ever. It's nothing to do with grandiosity but everything to do with simplicity. For instance, holding my boy this morning, doesn't get any better than that. That's my happiness. Watching the sun come up, that's my happiness. Being on my surfboard, touching the surface of the ocean, that's my happiness. Popping in a CD with the new song my band's been working on, that's my happiness. Calling my father, hearing his voice on the phone, getting excited about calling him, that's my happiness. Reading a book for my son at dinner, that's my happiness. It's kind of everywhere, all around me, if I'm right with myself. If I'm wrong with myself, I'm not finding it anywhere.''
{{Int|''[http://www.vanityfair.it/show/musica/16/06/17/red-hot-chili-peppers-nuovo-album-the-gateaway-intervista-anthony-kiedis Red Hot Chili Peppers: «Il matrimonio perfetto»]''|Intervista di Simona Siri, ''Vanityfair.it'', 17 giugno 2016}}
*{{NDR|Parlando della produzione dell'album ''The Getaway''}} È stato faticoso. Quando abbiamo chiesto a Brian {{NDR|il produttore}} di produrci avevamo già pronti 20 brani che per noi erano buoni, ma a lui non sono piaciuti. È stato uno shock: quando lavori a un brano a lungo, ti affezioni, perdi lucidità e non capisci più se funziona. Brian però voleva qualcosa di diverso, così ci siamo detti: se lavoriamo con lui, dobbiamo seguirlo. Ci siamo affidati al suo metodo che consiste nel comporre ogni giorno, in studio, musica nuova.
*[[Robin Williams|Robin]] era speciale, la sua energia era contagiosa, quando se n'è andato ho provato un dolore vero. Aveva problemi psicologici, ma nascondeva la sua sofferenza. Ha tenuto duro finché il dolore si è fatto insopportabile, e allora se ne è andato. Non lo biasimo. Lo perdono e basta.
*Mentre scrivevo il disco ho avuto momenti bui, ho dovuto superare la fine della relazione di due anni con Helena {{NDR|Vestergaard, modella}}, che ho amato molto e con la quale sarei stato tutta la vita. La storia non ha più funzionato, e io non capivo come fosse possibile che, pur amando tanto qualcuno, non si potesse essere felici insieme. Ancora adesso non lo capisco.
*[...] io e Flea siamo sposati da 35 anni. Però non viviamo insieme, ognuno ha il suo spazio, non passiamo 24 ore su 24 sotto lo stesso tetto. Forse il segreto è lì: sposati, ma ognuno a casa propria. In realtà, non so neanche io come facciamo a durare, mettendo d'accordo le nostre personalità e i nostri egoismi. Ogni tanto litighiamo e urliamo, ogni tanto ci abbracciamo. Quello che non manca mai è il rispetto reciproco.
*Stare con Everly è la cosa che più voglio al mondo. Non ho mai amato nessuno come lui. Anche solo guardarlo mentre dorme mi rende felice. Lo nutro, lo faccio sentire al sicuro, ma l'amore che mi ritorna indietro è mille volte più grande.
*Mio figlio mi dice: "Papà, sei famoso. I ragazzi a scuola parlano di te". Allora gli spiego che papà fa un lavoro e che la fama non è niente: io sono prima di tutto un musicista, non una rockstar. Gli spiego che anche lui deve capire ciò che gli piace e lavorare duro. Cerco di non viziarlo troppo.
*Mio padre è la persona che più mi ha influenzato, nel bene e nel male. Ho imparato molto dai suoi errori. Per esempio, io non voglio che mio figlio cresca in fretta. Io ho fatto tutto troppo presto: ho fumato a 11 anni, ho fatto sesso a 14, mi sono drogato a 16. Invece vorrei che mio figlio rimanesse bambino il più a lungo possibile.
*{{NDR|«Sesso»?}} Meno di prima, adesso lo faccio solo da innamorato. Da ragazzo ho sperimentato, ma ora è diverso. Per quanto riguarda le droghe, il mio unico vizio è il surf. Non uso più sostanze, le onde grosse sono quelle che mi danno l'adrenalina.
*{{NDR|«Lei ha 53 anni ma non li dimostra. Quanti se ne sente?»}} Dipende dai momenti. Ci sono giorni in cui me ne sento 100. Ma quando faccio surf per me è come se ne avessi 20.
[[File:Red Hot Chili Peppers - Rock am Ring 2016 -2016156231055 2016-06-04 Rock am Ring - Sven - 1D X MK II - 0484 - AK8I1432 mod.jpg|thumb|Anthony Kiedis, giugno 2016]]
{{Int|''[http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2016/10/10/news/red_hot_chili_peppers-149475630/ Red Hot Chili Peppers, parla Anthony Kiedis: "Noi più pop? Non ce ne siamo accorti"]''|Intervista di Ernesto Assante, ''Repubblica.it'', 10 ottobre 2016}}
*Quando avevo venti anni affrontavo le cose in maniera diversa da oggi, è normale, quindi anche il nostro modo di fare concerti è cambiato e cresciuto con noi. Ed è vero, penso che oggi sia più difficile di ieri, ma non meno bello o entusiasmante. Venti anni fa avevamo certamente più energia, non ci importava essere stanchi, affrontavamo i concerti con più spavalderia, oggi anche se è bello viaggiare e suonare dal vivo devo certamente stare più attento [...]. Ma per noi è sempre il momento di maggior divertimento e quello in cui la nostra musica è condivisa davvero con il pubblico.
*C'è chi pensa che siamo diventati più pop? Io non me ne sono accorto. C'è chi dice che siamo più pacifici? Non so, per noi la passione e l'entusiasmo sono gli stessi. Non decidiamo mai prima una direzione da prendere, tutto accade, per così dire, inconsciamente, non è mai stato possibile per noi fare delle scelte a tavolino, ed è altrettanto impossibile sapere prima se le cose che fai possono avere successo. Di certo non amiamo ripeterci, sarebbe la fine per noi, ci piace suonare e finché è divertente bene, se non lo fosse più faremmo un altro lavoro.
*[...] non saprei spiegare come è stato possibile costruire un simile rapporto con i fan italiani. Un po' è certo dovuto al rapporto che aveva con l'Italia John Frusciante, il nostro ex chitarrista, italiano di origini. Ma il pubblico italiano ci ha sempre seguito con passione. Quando è uscito Blood Sugar Sex Magik ero a Milano e per strada dovunque andavo sentivo le nostre canzoni e dicevo "com'è possibile che le conoscano, sono appena uscite!". Siamo stati in tanti altri paesi, ma da nessun'altra parte è così.
*È sempre un piacere avere un boom, ne abbiamo avuti di grandi e di piccoli, e anche senza il boom abbiamo sempre avuto molta gente interessata a noi e noi siamo stati interessati alla gente.
*Mi piaceva [[Elton John]] prima ancora di essere nei Red Hot Chili Peppers. Ero piccolo, avrò avuto dieci anni, e mi portarono a casa di Bernie Taupin, io non sapevo chi fosse. Nel soggiorno c'era un grande piano e mi dissero che era quello con il quale erano state scritte le canzoni di Elton, e io non ci credevo, Elton John era a Londra, ma mi dissero che aveva un partner con cui scriveva le canzoni e che era il padrone di casa. Ho sempre amato la sua musica e quando abbiamo scritto Sick love era chiaro il riferimento alla sua ''Bernie and the Jets''. Lo abbiamo chiamato, avevamo bisogno della sua benedizione, oltre a quella ci ha fatto l'onore di suonare il piano nel pezzo, è stato fantastico.
{{Int|''[https://www.virginradio.it/news/rock-news/256837/red-hot-chili-peppers-anthony-kiedis-il-dolore-e-la-migliore-fonte-di-ispirazione-ecco-come-ho-iniziato-a-fare-musica.html Red Hot Chili Peppers, Anthony Kiedis: "Il dolore è la migliore fonte di ispirazione. Ecco come ho iniziato a fare musica"]''|Dall'intervista rilasciata al ''Lipps Service'', ''virginradio.it'', 16 gennaio 2019}}
*I Grandmaster Flash and the Furious Five hanno acceso in me la passione quando avevo all'incirca 19-20 anni, ma in realtà la musica mi ha ispirato sin dall'infanzia, anche se non avevo idea che poi sarebbe diventata la mia professione, questo è accaduto per caso. Gli anni '80 sono stati molto prolifici per la musica funk. Andavano di moda diversi generi ibridi, dal D-funk fino alle prime forme di hip hop, come Sugar Hill Gang, The Commodores e tutte queste band funk molto particolari.
*A quell'epoca io non studiavo musica come tutti i miei amici, ma ero continuamente esposto ai loro esperimenti musicali, poi quando ho scoperto i Grandmaster Flash & The Furious Five ho pensato 'forse posso farlo anche io'. Alla fine mi hanno chiesto di provare a cantare ed ecco che abbiamo formato la band.
*Io compongo in qualsiasi posto a disposizione, sono un compositore molto furbo, compongo sull'aereo, sul treno, in bicicletta… in quest'ultimo caso, se ho una melodia in testa accosto, prendo il mio stupido telefono e la registro lì dentro.
*Non pongo limiti all'ispirazione, ma spesso le fonti di ispirazione più ovvie non mi prendono. Ad esempio, io amo mio figlio più di qualsiasi altra cosa al mondo, ma non scriverei mai una canzone su di lui. Poi magari a colazione gli canto una canzone su di lui però penso che il dolore sia la migliore fonte di ispirazione. Il dolore così come le difficoltà, è questo il tipo di emozioni che poi tendono a venire fuori.
*{{NDR|Sui concerti ad Hyde Park nel 2004}} Per noi è stato uno show incredibile perché abbiamo suonato per tre giorni di seguito, è stato indimenticabile anche perché abbiamo suonato con [[James Brown]] e non avrei mai detto che ci avrebbe aperto il concerto. Era di un altro livello, sia come musicista sia come persona, era qualcosa di ultraterreno, aveva una sorta di aura. Così mi sono seduto lì e l'ho ascoltato. Ha suonato prima di noi, era estate e lui è morto poco tempo dopo, la vigilia di Natale. Ho pianto fino a non avere più lacrime, mi sono svegliato e ho scoperto che era morto e la cosa mi ha distrutto. E così quel concerto è stato significativo per vari motivi, perché era a Hyde Park, perché abbiamo suonato per tre giorni e di giorno, perché è stato divertente e poi perché c'era James Brown, perché ho potuto conoscerlo e passare del tempo con lui.
{{Int|''[http://web.archive.org/web/20230926220946/http://anthonykiedis.net/2019/07/anthony-kiedis-laying-it-down-new-interview/ Anthony Kiedis Laying it down... New Interview]''|{{en}} Dall'intervista rilasciata al format ''As It Lays'', ''anthonykiedis.net'', 27 luglio 2019}}
*{{NDR|«Cosa renderebbe secondo te il mondo un posto migliore?»}} [...] La mia risposta onesta sarebbe la [[gentilezza]]. La mia risposta in un certo senso egoistica sarebbe la musica, e la risposta super-centrica sarebbe l'aria che si può respirare [...]. Scegliamo la gentilezza. Sento che quando arrivi alle porte metaforiche di San Pietro, in realtà tutto ciò che ti chiederanno è: "Sei stato gentile?" E non so, forse l'intero scopo di questo piccolo, minuscolo battito di ciglia in cui siamo è solo quello di diminuire la sofferenza attraverso la gentilezza e altri atti premurosi. Potrebbe essere dipingere, potrebbe essere prendersi cura di qualcuno, potrebbe essere semplicemente sorridere.
:''[«What's one thing that you believe would make the world a better place?»] My honest answer would be kindness. My sort of self-centred answer would be music, and super-centric answer would be the air that you can breathe [...]. Let's go with kindness. I feel like when you get to the metamorphical gates of Saint Peter, really all they are going to ask you is, "Were you kind?" And I don't know, maybe the whole point of this little, tiny, blink of an eye that we are here, is just to decrease the suffering through kindness and other thoughtful acts. It could be painting, it could be caregiving, it could be just smiling''.
*{{NDR|«Quale età sceglieresti se potessi fermare il tempo?»}} [...] quando avevo 11 anni, ero così innamorato della vita che avevo un piccolo volante, il manubrio di una bicicletta che avevo infilato in un tubo, ed ero a tre metri d'altezza, seduto su qualcos'altro, proprio accanto a un ciliegio. Non avevo ancora questa strana cosa con Dio, non avevo nessun tipo di rapporto, e ho solo guardato il cielo e ho detto: "Dio, sto amando gli 11 anni. Posso per favore avere per sempre 11 anni? Va tutto bene, non voglio crescere, mi piace". [...] Quindi ora, se potessi fermare il tempo e l'età [...] mi piacerebbe farlo tra cinquecento anni. Quindi, diciamo 556.
:''[«What age would you pick if you had to stay that age forever?»] [...] when I was 11, I was so enamoured with life that I had, umm, a little steering wheel, handlebars of a bicycle that I had stuck down a pipe, and I was 10 feet up in the air, sitting on something else and I was just next to a cherry tree, and I didn't have this weird thing with God yet, I didn't have any sort of relationship, and I just looked at the sky and I was like, "God I am loving 11. Can I please just stay 11? This is all good, I don't wanna move on from here, I like this". [...] So now, I would just, if I could twist time and age, [...] I like in five hundred years from now. So, let's say 556''.
*La mia più recente rivelazione è che, anche se sono sobrio, sono comunque un pazzo tossicodipendente di qualsiasi cosa si presenti e che scenda in quelle vene del cervello. Però, allo stesso tempo, ho questa potente personalità dipendente nella mia testa, ma anche la capacità di dire semplicemente: "Beh, è quello che sono in questo momento, e mi sta bene".
:''My most recent revelation is, even though I'm sober I'm still a flaming addict of anything that presents itself, that goes down those subways of your brain, but at the same time, so I've got this powerful addiction personality inside my head, but also the ability to just say well, that's what I am at this moment in time and I'm okay with that''.
*{{NDR|«Cosa occupa la maggior parte del tuo tempo?»}} Il maledetto [[Internet]]. E tutta la sua malvagia stregoneria [...]. Sì, non mi piace tutta questa cosa tra governo e Silicon Valley. Voglio dire, siamo già creature sensibili, e con questa tecnologia ci hanno preso per il collo. È un po' snervante. Ma, sai. Mi ruba troppo tempo, e quella è colpa mia.
:''[«What takes up too much of your time?»] The motherfucking Internet. And all of its evil wizardry. [..] Yeah, I don't like the whole government Silicon Valley let's, I mean we're already sensitive creatures, and they just got this by the shorthairs with this technology. It's a little maddening. But, you know. It takes up too much of my time, that's my fault''.
*[...] l'esperienza di stare da soli in casa con i propri snack è enormemente sottovalutata. E noi, io, ci lamentiamo, ci lagniamo e diventiamo tutti ansiosi, contorti, nevrotici e sociopatici, quando ehi, sono solo a casa in pace con qualche snack. Quindi, mi piacciono gli snack, ma in realtà, ovviamente, la cosa che preferisco della mia casa è il mio coinquilino. Ha 11 anni e condividiamo lo stesso cognome.
:''[...] being alone in your house with your snacks is a greatly undervalued experience and we, me, bitch and moan and complain and get all anxious and twisted and neurotic and sociopathic, and hey, I'm just home alone peacefully with some snacks. So, I like the snacks but really, of course, my roommate is my favourite thing about my house. He is 11 and we share the same last name''.
*Dovevo andare alla University High School a ovest di Los Angeles, e avevo mentito sul mio indirizzo per tutto il tempo in cui ero alla Scuola Media Ralph Waldo Emerson. Arrivo al liceo con tutta la mia squadra, i miei amici, la mia gente, la mia piccola squadra di fumatori d'erba, e mi dicono: "Eh! Non puoi venire qui! Non vivi dove hai detto di vivere." E io ho detto, "Cosaaa?" E loro: "Sì, ci hai mentito per tutto il tempo." E io ho detto, "Sì, ma ok, e adesso?" E loro: "No, non puoi entrare." Così, contro la mia volontà, sono stato costretto ad andare alla Fairfax High School, il che mi sembrava una disgrazia, ma è lì che ho incontrato gli amici con cui avrei effettivamente vissuto la mia vita per sempre: i Flea, gli Hillel, i Jack Irons. Quindi, è stato un crudele scherzo del destino che in realtà ha spalancato la mia intera vita per farla diventare quella che è oggi.
:''I was supposed to go to University High in West LA, and I had been lying about my address the whole time I was at Ralph Waldo Emerson Junior School and I show up to high school with all of my team, my friends, my people, my little pothead squad, and they're like, "Eh! You can't go here! You don't live when you said you lived". And I was like, "whaaat?" and they were like, "Yeah, you've been lying to us the whole the whole time". I was like, yeah but okay, what about now and they were like, "No, you can't come". So, against my will, I was forced into Fairfax High School, seems like a calamity but that's where I met the friends, I would actually live my life with forever; the Fleas, the Hillels, the Jack Irons. So, it was a cruel twist of fate that actually opened up my entire life to be what it is today''.
*Odio le chat di gruppo. Sono uno Scorpione, mi piace una discussione individuale, un po' di riservatezza. Inizi a vedere tutti quei nomi... non fa per me. Quindi no, non ho una chat di gruppo attiva. Ogni tanto cedo a una chat di gruppo per portare a termine qualcosa, ma non fa per me.
:''I hate group texts. I'm a Scorpio, I like an individual discussion, a little bit of privacy. You start seeing all of these names, not for me, so no I don't have a running group text. Every now and again then I succumb to a group text to get something done, but not for me''.
*Direi che ci creiamo gran parte della nostra fortuna, ma direi che anche il cosmo ci consegna una raffica di fortuna, e forse l'abbiamo creata in una vita precedente, chi lo sa? Gira quella ruota della fortuna e scoprilo.
:''I would say we make a bunch of our own luck, but I would say the cosmos does deliver a blast of luck as well, and maybe we made that luck in a previous lifetime, who knows? Spin that wheel of fortune and find out''.
*[...] è una specie di momento magico quando capisci che vuoi condividere un percorso con qualcuno. È una sensazione piuttosto piacevole. Ed è un evento molto più frequente quando si è più giovani. Guardo mio figlio che sviluppa amicizie, che si fa nuovi amici; lui è un maestro in questo. Individua il ragazzino con cui vuole uscire e diventano amici, cosa che facevo anch'io da bambino. E ora è tipo: "Voglio davvero essere amico di quel tizio? Non so se posso farmi degli amici adesso." Più si invecchia, più diventa difficile fare nuove amicizie. Improvvisamente, è come se tu avessi amici da sempre.
:''[...] it's a little bit of a magical moment when you realise that you want to share a road with somebody. It's a pretty good feeling. And a way more regular occurrence younger in life. I watch my son develop friendships, make new friends, he's a master at it. He homes in on the kid he wants to hang out with, and they become friends, which I did as a kid myself and now it's like, do I really wanna be friends with that guy? I don't know if I can be friends now. The older you get, the harder it gets to make new friends. Suddenly, it's like you've got friends from forever''.
*{{NDR|«Cosa vuoi che il mondo sappia di Anthony Kiedis?»}} Nulla. Meno è meglio in questo caso. Ho scritto un libro una volta ed è stato un grande errore. Non pensavo che le persone l'avrebbero letto, o avrebbero potuto leggerlo, e poi l'hanno letto e io ero tipo: "Beh, a cosa stavo pensando? Perché l'ho fatto?". Non dovete sapere niente di me.
:''[«What do you want the world to know about Anthony Kiedis?»] Nothing. Less is more in this case. I wrote a book once and it was a big mistake. I forgot that people were going to read it, or might read it, and then they read it and I was like well what was I thinking? Why did I do that? You don't have to know anything about me''.
==''Scar Tissue''==
===[[Incipit]]===
Sono seduto sul divano del soggiorno, a casa, sulle Hollywood Hills. È un giorno di gennaio limpido e terso, e da questa prospettiva osservo la magnifica distesa della [[San Fernando Valley]]. Quando ero più giovane pensavo anch'io, come tutti quelli che vivono sulle colline di Hollywood, che la Valley fosse il luogo dove scomparivano i perdenti, chi non riusciva a sfondare a Hollywood. Vivendo qui, però, ho finito per considerarla un modo più intimo e disteso di vivere Los Angeles. Adesso non vedo l'ora di svegliarmi e guardare quelle maestose catene di montagne dalle cime innevate.
===Citazioni===
*"Lingua nello sporco" era un'evoluzione delle sfide mie e di Flea ai tempi del liceo. Ricordo che una volta ero su un autobus cittadino, avevamo circa quindici anni, ero un po' malato e tossii un orribile grumo di muco nella mano. Stavamo guardando tutti e due quello schifoso scaracchio con ammirazione, quando sfidai Flea: "Se hai le palle, te lo mangi dritto dalla mia mano, perché sei il solo bastardo che conosco che possa farlo". E lo fece! "Lingua nello sporco" era nato, e senza che nemmeno lo sapessimo. [...] Con lo svilupparsi del gioco, più sporco si mangiava, maggiore era l'onore che ne derivava. I perdenti cominciarono a mangiare insetti dalle mascherine delle auto o a leccare l'intera circonferenza di un bidone dell'immondizia, qualunque cosa potesse intrattenere i compagni con un'audace esibizione di assurda spavalderia.
*Ho sempre avuto un profondo legame con Hillel. Aveva la capacità di far superare alle persone le barriere che erigevano per non rivelare più di tanto agli altri [...]. Ero legato più a lui di quanto non mi fosse mai accaduto con altre persone di sesso maschile. Forse era dovuto in parte alla dipendenza dalla droga che condividevamo [...]. Lui aveva anche una capacità di perdonare superiore a quella della maggior parte dei mortali. Quali che fossero i tuoi errori o le tue pecche, i fallimenti o le tue debolezze, non li usava mai contro di te. A differenza di Flea, con il quale il rapporto era da fratelli litigiosi, Hillel non era competitivo. A suo modo, era paterno. Non era uno sbruffone, non un macho. Si vantava del suo essere uomo, ma non di essere macho.
*{{NDR|Spiegando come nacque ''[[Under the Bridge]]''}} Un mese più tardi, a casa mia, Rick sfogliava il mio taccuino: il che dimostra quanto mi sentissi a mio agio con lui. "Cos'è?" mi chiese. Aveva letto Under the Bridge. "Oh solo una poesia" risposi. "È una bomba. Dovresti farci qualcosa" disse.
*Per la maggior parte della gente [[Billy Corgan]] è l'essere umano più scontroso e infelice al mondo, ma la mia esperienza con lui fu totalmente diversa. Lo trovai molto intelligente e sensibile, con un fine senso dell'ironia. Era anche un talentuoso giocatore di basket. Stavamo giocando nel backstage dello Shriner's Club a Milwaukee, in occasione di un concerto, durante il sound check, e la prima impressione che ebbi di Billy fu: intellettuale, alto, dinoccolato, musicale e goffo, non giocatore. Ma, non appena azzardammo qualche giocata, Billy si fece avanti e cominciò a inanellare tiri da fuori. Durante quel tour uscimmo spesso in gruppo, magari per andare al cinema, e ho sempre trovato Billy una persona di compagnia, mai competitiva o assurdamente gelosa.
*[[Giacarta]] non mi piacque, una megalopoli del Terzo mondo satura di immondizia e inquinamento, carica di energia fondamentalista che non ci rendeva esattamente graditi. Eravamo molto lontani dal Kansas, ma ogni volta che entravamo in un bazar o in un mercato, in ogni baraccopoli, ero circondato da ragazze indonesiane che ridacchiavano [...]. Era surreale.
*Sapevamo che il disco aveva avuto un largo successo quando andammo in Europa per un giro di conferenze stampa. Eravamo in Italia, io e John stavamo sul sedile posteriore di una Mercedes con il finestrino aperto. Un motorino con due ragazzi italiani si fermò accanto a noi. Guardarono dentro e cominciarono a urlare: "Ehi, Californication, Californication!". Poi si misero a cantare Scar Tissue. Il disco era uscito da cinque giorni. Ovunque andassimo, tutti i negozi suonavano il nostro disco. L'Italia aveva preso fuoco. Passammo dal vendere una manciata di dischi al venderne più di chiunque altro quell'anno in Italia. Com'è che un Paese intero decide di cominciare ad amarti in un giorno?
*Uno si aspetta che [[Mosca (Russia)|Mosca]], la più grande città della Russia, sia gestita in maniera efficiente, forse persino militare, ma non era così. Non c'era affatto ordine, e le estorsioni erano la norma. I poliziotti, i militari, il personale dell'aeroporto, tutti volevano i nostri rubli. Nessuno di noi era mai stato in Russia, e ci sentivamo davvero un po' in pericolo. Alloggiammo al Kempinsky Hotel, un'oasi a cinque stelle, vistoso, dorato e pieno di marmi nel bel mezzo di un'economia evidentemente povera. Tutto a Mosca era [[grigio]], grigio, grigio. Il cielo era grigio, gli edifici erano grigi, le strade erano grigie, gli alberi erano grigi. C'era una pesante, soffocante nuvola di gravità staliniana ovunque.
==''Red Hot Chili Peppers Live''==
[[File:AnthonyKiedis.jpg|thumb|Anthony Kiedis nel 2003]]
*[[Flea]], [[John Frusciante|John]] e [[Chad Smith|Chad]] sono il mio ponte verso [[Dio]] e non cambierei con nulla al mondo le esperienze che ho vissuto con loro. Ognuno di loro mi ha dato amore, musica e i momenti migliori che avrei mai potuto sperare di vivere.
*Da ragazzo ero sempre fumato, andavo alle feste, giravo sul mio skate e rubavo nei negozi... Volevo sempre fare tutto quello che non bisognava fare.
*Mio padre fumava erba tutti i giorni. Io avevo 12 anni quando mi domandò: "Vuoi farti uno [[spinello]]?"... Provai cosa volesse dire sballare, e mi piacque. Sembrava una medicina capace di dare sollievo all'anima e di accendere i sensi. Non c'era niente di strano o di terribile, non sentivo di avere perso il controllo, anzi era come se ne avessi avuto piú di prima...
*La cruda energia dei [[Nirvana (gruppo musicale)|Nirvana]], la loro vibrante musicalità e il susseguirsi delle loro canzoni, tagliavano la notte come una motosega.
*Quando ho incontrato [[Kurt Cobain]] per la prima volta, sembrava a pezzi, come se fosse stato reduce da una pesante baldoria: aveva i vestiti strappati, una brutta faccia e l'espressione di uno che non dorme da parecchi giorni. Eppure era veramente bello.
*[[Courtney Love]] voleva essere sempre sotto i riflettori, non ho mai conosciuto nessuna come lei sempre pronta a mettersi al centro dell'attenzione. Tutte le volte che un fotografo puntava la macchina su qualcuno, lei irrompeva nell'inquadratura...
*Oggi i [[Rolling Stones]] sono una band conservatrice e ricca... E il pubblico degli Stones è formato da avvocati, commercialisti, medici, consulenti.
*L'[[acqua]] rappresenta il desiderio per il piacere, e io infatti sono un segno d'acqua. Ecco perché voglio provare il piacere fino in fondo, fino alla follia.
*È ridicolo dirlo, ma il fatto è che io e Flea siamo uniti da uno strano legame dovuto ad un arcano potere. Una volta lui ha anche consultato una veggente, che gli ha raccontato un mare di stronzate sulle sue "vite passate"; la tipa gli ha poi descritto un personaggio che sembra una mia copia sputata, e ha concluso che nelle nostre "vite precedenti" ci siamo persi e ritrovati per secoli; addirittura gli avrei salvato la vita, uno-due secoli fa, durante una guerra in Italia. Cazzate, certo. Però tra noi un misterioso legame c'è, eccome: più di una volta ci è capitato che ci ritrovassimo vestiti con abiti uguali, eccentrici e identici, e questo è veramente strano.
*È bello e importante avere una grande quantità di esperienze [[sessualità|sessuali]], e io mi sento molto fortunato a continuare ad avere interesse per il sesso.
*Ricordo quando da ragazzo cominciai a farmi di [[cocaina]]. La vivevo come una bellissima sensazione, e non vedevo la strada verso la pazzia e la morte. La cocaina ti provoca una grande euforia, ma quando l'effetto finisce tutto diventa orribile: ti precipita all'inferno, un inferno peggiore di quello dantesco. Fu proprio per attenuare la "caduta" da cocaina che cominciai con l'eroina.
*"Red Hot Chili Peppers" è un nome che deriva dalla storia del blues e del jazz. C'era [[Louis Armstrong]] con i suoi ''Hot Five'', poi c'erano il gruppo inglese dei ''Chilly Willy'' e i ''Red Hot Peppers'' (che poi ci avrebbero accusato di avergli rubato il nome). Però nessuno era mai stato Red Hot Chili Peppers, un nome che per noi sarebbe stato una benedizione e una maledizione.
*Al rientro dall'[[Europa]], nel 1988, appena siamo sbarcati all'aeroporto di L.A., io e [[Hillel Slovak|Hillel]] abbiamo fatto come due bambinetti a [[Disneyland]]: di corsa sulle giostre! Le nostre solite giostre di sesso e coca... La sfiga ha voluto che abbiamo preso due direzioni diverse, e che non siamo rimasti insieme; due giorni dopo mi hanno detto che Hillel era morto.
*Ho cominciato fin troppo presto a fare certe cose: era tutto un po' decadente e dissoluto. (dall'intervista a ''Spin'', dicembre 1991)
*{{NDR|Sull'[[agopuntura]]}} È la scoperta del nostro sistema nervoso, ed è anche la scoperta dell'origine della vita. (dall'intervista a ''Spin'', dicembre 1991)
*{{NDR|Sui [[Tatuaggio|tatuaggi]]}} Sono l'atto estremo di abbellimento del corpo, quasi una sua beatificazione. (dall'intervista a ''Spin'', dicembre 1991)
*Abbiamo portato nella vita delle persone la triade fatta di Amore-Verità- Bellezza, e questo è il senso dell'arte. Siamo una realtà sfaccettata. (dall'intervista a ''Kerrang!'', maggio 1999)
*{{NDR|Sull'abbandono di [[John Frusciante]] dai Red Hot nel 2009}} Io non ne sono stato per niente sorpreso. Quando è finito il tour {{NDR|2007}} ho capito che stava per cambiare qualcosa: vedi, mese dopo mese avevo sentito delle voci, a proposito di John, e alla fine sapevo perfettamente che era solo questione di tempo. Però non ho mai avuto la sensazione che la band fosse finita, ma solo che John stava per uscirne e anche in punta di piedi, come ha fatto. Si è comportato molto bene, ed è stata anche la soluzione migliore per tutti. (dall'intervista a ''Q'', settembre 2011)
==Citazioni su Anthony Kiedis==
[[File:Anthony Kiedis 2022.jpg|thumb|Anthony Kiedis nel 2022]]
*C'è sto cantante che... a fargli un complimento, lo devi prendere a calci in culo. Cioè, non ho mai sentito un cantante così merdoso. Non becca una nota, ma neanche un ragazzino di sette anni è così handicappato. Questa è band da milioni di dollari, guadagnano. E c'hanno un cantante che è un handicappato di merda proprio [...]. C'hanno sto cantante che dal vivo è una cosa vergognosa. Poi quando fa i dischi gli mettono a posto la voce, lo sapete ragazzi, no? [...] Inizia sto concerto, io dopo tre pezzi ho detto "o vado sul palco e lo prendo a schiaffi, o me ne vado". Me ne sono andato. E c'erano ventimila persone che applaudivano, ma che cazzo vi applaudite? Ma sputategli in faccia a 'sto stronzo! ([[Pino Scotto]])
*Con Anthony non riusciamo a parlare senza incazzarci. Tra noi ci sono troppe vibrazioni negative, e a volte lui è veramente uno stronzo arrogante. ([[John Frusciante]])
*È molto facile per noi nutrirci dell'energia dell'altro, ridacchiamo insieme e ci sentiamo al di sopra di tutto, in senso cosmico non in quello aristocratico. ([[Hillel Slovak]])
*Feroce come un cane da guardia, sensibile come pelle al sole, Kiedis ha trasferito nella musica ogni possibile veicolo di salvezza. [...] Kiedis è rockstar a tempo pieno, nel senso che vive la sua condizione senza recitare. Scrive di sesso, droga e morte, ma anche di bellezza e candore, attinge da Charles Bukowski come dai compagni di viaggio, entra e esce dalla riabilitazione, colleziona donne, crede nel domani anche se il presente non cancella le paure. Tutto questo lo rende credibile e gigantesco anche agli occhi di chi non ama il peperoncino. ([[Massimo Cotto]])
*Il modo in cui Anthony canta mi piace molto. Anzi, mi ha insegnato tanto su come essere sempre sicuri di sé durante uno show, nonostante tutti gli imprevisti che possono accadere. Da quello che ho vissuto, ho visto come riesca a trasmettere al 100% energia al pubblico. Essere un tale frontman è più difficile di quello che sembri e secondo me Anthony è costantemente migliorato come cantante da quando l'ho incontrato per la prima volta. Ovviamente ci ha lavorato sodo e penso che la sua voce trasmetta emozioni ed empatia alla gente. ([[Kristen Vigard]])
===[[Flea]]===
[[File:Red Hot Chili Peppers at Ohana2019-312 (49678528943).jpg|thumb|Anthony Kiedis e Flea nel 2019]]
*A un certo punto abbiamo deciso di cacciare via Anthony e lo abbiamo fatto. Non lo sopportavamo più: era così fuori che nemmeno si presentava ai concerti, e non una volta tanto ma una su due, erano mesi che andavamo avanti così! La cosa ridicola, però, è che già stavamo di merda perché l'avevamo buttato fuori, quando la situazione è peggiorata, perché ci siamo resi conto che non potevamo fare a meno di lui. Abbiamo provato con un altro paio di cantanti, ma non c'era storia, così l'abbiamo ripreso.
*Anthony non si definisce nemmeno un musicista – all'inizio voleva persino che chiamassimo la band "Tre Geni e un Idiota" . "Siete voi a creare la musica, io urlo e basta", diceva. Col tempo non ha fatto altro che migliorarsi. Per me il suo percorso di crescita è stato incredibile, specialmente se consideri che la maggior parte dei cantanti ci nascono con il talento; con lui invece è stato diverso. La band nacque quasi per gioco, e all'improvviso ci ritrovammo a riempire i locali losangelini ed Anthony divenne all'improvviso il frontman di una band di successo. Con il tempo non ha fatto altro che migliorarsi, a livello di tecnica, ritmo e musicalità. All'inizio rappava e basta, era quello il suo stile. Da quando John entrò nel gruppo e portò con se il suo modo di comporre, i suoi ritornelli e le sue melodie, fu allora che Anthony cominciò a seguirlo passo dopo passo, e da allora la nostra musica iniziò ad avere una sorta di struttura ben precisa. Oggi i pezzi che Anthony scrive sono un veicolo per dar sfogo alle sue tonalità, alla sua sensibilità canora e musicale. Sono cosi fiero di lui, della sua dedizione nel corso degli anni. Ha avuto un percorso non convenzionale, diverso da tutti gli altri. Adesso quello che scrive mi ispira tantissimo ed influenza anche il modo in cui suono.
*Dalle profondità della fratellanza nella mia vita arrivò Anthony Kiedis, l'anello mancante che non avevo mai considerato. Era il mio migliore amico, una persona che per tutto il tempo avevo avuto proprio davanti agli occhi, la chiave magica per il regno cosmico. Non avevo mai pensato di fare musica con lui, che pure aveva attraversato gli intricati sentieri della mia adolescenza. Avevamo scoperto tante cose, fallito e vinto così tante volte nella ricerca furtiva e goffa di una connessione per le strade di Hollywood. Era lui la scintilla che serviva per accendere il fuoco, e tutto era lì, pronto a bruciare...
*Eravamo teneri io e Anthony: a 15 anni cercavamo con ogni mezzo di infilarci nei club dove suonavano le nostre punk band preferite. Non ci facevano entrare perché non eravamo abbastanza cool. Sgorbietti brufolosi, non si entra qui senza un look speciale, sembrate due studenti vestiti da homeless, ci dicevano. Allora ci siamo presentati completamente nudi con strisce di rossetto rosa verticali e orizzontali disegnate su tutto il corpo. Niente da fare, ci hanno lasciato fuori. Bacchettoni!
*Sarebbe facile dire che lui è un maschio alfa e io no, ma la realtà è molto più complessa: Anthony conviveva con la stessa paura e lo stesso senso di isolamento che mi impedivano di socializzare ma era capace di ribaltarli, e grazie a questo faceva cose che io non avrei mai osato fare. Nulla gli avrebbe impedito di provare a prendersi ciò che pensava di meritarsi e il disprezzo per i ragazzi popolari lo motivava ancora di più. Era deciso e sfidava il mondo esterno. Eravamo due facce della stessa medaglia [...]. Non appena lo incontrai, la mia vita cambiò totalmente, in virtù di una reazione chimica, del nostro legame profondo e delle nostre indoli spesso in contrasto. Avevo trovato il compagno perfetto, un tipo come me, a cui non importava nulla delle convenzioni. Anthony era un diavolo bellissimo e io un arcangelo eccentrico e spettrale, un folletto, un Puck, un Pan.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Anthony Kiedis e Larry Sloman, ''Scar Tissue'', traduzione di Giuliana Picco, collana strade blu, Mondadori, 2004. ISBN 88-04-53164-9
*Jeff Apter, ''Fornication, la storia dei Red Hot Chili Peppers'', ed. Arcana, 2005. ISBN 88-7966-386-0
*Dick Porter, ''Nu-metal. Le origini'', Arcana, 2005. ISBN 9788879663830
*Brendan Mullen, ''An Oral/Visual History by the Red Hot Chili Peppers'', ItBooks, 2010. ISBN 9780061351914
*''Red Hot Chili Peppers Live'', a cura di Alex Romeo, BluesBrothers, 2012. ISBN 9788880740940
==Film==
*''[[Point Break - Punto di rottura]]'' (1991)
==Altri progetti==
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[[Categoria:Attori statunitensi]]
[[Categoria:Cantanti statunitensi]]
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'''Anthony Kiedis''' (1962 – vivente), cantante e attore statunitense, leader dei [[Red Hot Chili Peppers]].
==Citazioni di Anthony Kiedis==
{{cronologico}}
*{{NDR|Nel 1987}} Ho interrotto la mia carriera di professionista in abusi tossici. Stavo diventando indifferente alla vita, ai miei amici e a quelli che amavo. Non sopportavo l'idea di mentire continuamente a me stesso e di mentire a mia madre e perdere il contatto con i miei amici [...]. Allora ho passato un po' di tempo per rimettere insieme la mia vita. Ora sto molto meglio e so imparare a godermi la vita con la mente lucida. La mia potenza e la capacità canora stanno migliorando. Le mie amicizie sono un'altra delle cose per cui vivo.<ref>Citato in Jeff Apter, ''Fornication, la storia dei Red Hot Chili Peppers'', ed. Arcana, 2005. ISBN 88-7966-386-0, p. 172</ref>
*Il [[delfino]] o la [[balena]] hanno un'estrema capacità di intelligenza, comunicazione, amore della vita, in senso razionale di ragionamento. Vivono in pace, sotto l'oceano. Dovremmo prendere esempio da queste creature che abitano nel pianeta insieme a noi e riescono a convivere molto meglio di noi. Mi piacerebbe molto, prima o poi, scrivere musica per loro.<ref>Citato in Jeff Apter, ''Fornication, la storia dei Red Hot Chili Peppers'', ed. Arcana, 2005. ISBN 88-7966-386-0, p. 152</ref>
*Il rapporto tra amici è l'essenza della vita quotidiana. Io voglio bene ai miei amici. Mi piace l'idea di poter dare il mio amore con la massima libertà. Se avessi un amore spirituale, sarebbe necessariamente un amore incondizionato.<ref>Citato in Jeff Apter, ''Fornication, la storia dei Red Hot Chili Peppers'', ed. Arcana, 2005. ISBN 88-7966-386-0, p. 154</ref>
*{{NDR|Nel 1989}} Essere uno dei Chili Peppers vuol dire avere due valori: il funk e l'amicizia. Far parte di questa band è come essere sposato con quattro persone e devi amarle tutte la maggior parte del tempo.<ref>Dal programma televisivo ''A Night With'', in onda su ''MTV '' nel 2001; ''[https://www.youtube.com/watch?v=qjBIuR3c7lc video]'' disponibile su ''youtube.com'', min. 07:01.</ref>
*{{NDR|Riferendosi al titolo dell'album ''Mother's Milk''}} Il [[latte]] materno è una sostanza vitale, nutriente, inebriante, buona, salutare, piacevole, ristoratrice, calma, calmante. Quando lo bevi ti fa stare bene e ti fa crescere forte e sano. Protegge dalle infezioni e dalle malattie. Ed è genuino. È puro e salubre e ci piace pensare che la nostra musica rappresenti questo.<ref>Citato in Jeff Apter, ''Fornication, la storia dei Red Hot Chili Peppers'', ed. Arcana, 2005. ISBN 88-7966-386-0, p. 211</ref>
*{{NDR|Nel 1989}} Il modo in cui la vedo io, dopo aver perso un'amico per un'overdose è che la droga porta solo miseria, tristezza e una mancanza di comunicazione con i tuoi amici e la tua famiglia. Alla lunga finisce per annullarti lo spirito.<ref>Dal programma televisivo ''A Night With'', in onda su ''MTV '' nel 2001;''[https://www.youtube.com/watch?v=qjBIuR3c7lc video]'' disponibile su ''youtube.com'', min. 08:02.</ref>
*Chad Smith è un ragazzone, è alto 1.92 metri. Mi piace riferirmi a lui come il nostro mandriano selvaggio e psichedelico che rulla di brutto sulla batteria.<ref name=mtv2>Dal programma televisivo ''MTV Essential'', MTV; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=UFw9-WDT4DE YouTube.com]''.</ref>
*Siamo una band basata sul piacere, quando vado sul palco con i miei migliori amici e suoniamo ottima musica, il nostro traguardo è una grande euforia. Non c'è sofferenza sul palco, la sofferenza c'è nella vita e questo è il posto dove poterla scacciare.<ref name="pinkpop"/>
*George Clinton una volta mi disse una frase molto importante: "ogni qualvolta sei su un palco senza distinzioni tra grande e piccolo live, devi cantare le tue canzoni all'ultima persona dell'ultima fila, perché la musica rimbalza su tutte le teste, fino ad arrivare all'ultimo dietro, perché tutti vogliono essere catturati dalla musica. La cosa più importante è unire tutti quanti. E se non sanno chi tu sia, non ti hanno mai ascoltato. E non ballano, ma ti fissano così. Allora devi cambiare le loro vite, entrando dentro di loro con la musica".<ref name="pinkpop"/>
*Il [[funk]] è molto variegato, il funk suona in misure diverse, colori, forme. Il funk può essere molto subdolo. Puoi trovarlo ovunque, nelle campagne, puoi trovarlo nei parcheggi, dove qualcuno sta scopando. Questo è il funk. Il funk è una cosa strana e i Red Hot Chili Peppers si basano sul funk.<ref name="pinkpop">Dall'intervista rilasciata dopo il concerto dei Red Hot Chili Peppers al Pinkpop Festival, 4 giugno 1990; ''[https://www.youtube.com/watch?v=Lku_pt1KrQM video]'' disponibile su ''youTube.com''</ref>
*Siamo diventati i Red Hot Chili Peppers perché amavamo la vita amavamo la musica e amavamo abbattere le barriere della mediocrità tradizionalista.<ref name=mtv1/>
*{{NDR|Riferendosi alle registrazioni di ''Blood Sugar Sex Magik''}} Abbiamo pensato che potevamo provare in quella casa enorme così non avremmo dovuto andare in qualche studio e perderci quella possente vibrazione, gli stimoli di quel particolare studio di registrazione. Avremmo creato il nostro ambiente per registrare, ci saremmo andati a vivere. Sarebbe stato come andare in campeggio e fare contemporaneamente un disco, non dobbiamo uscire, avere distrazioni, possiamo concentrarci su quello che deve essere il disco più bello del mondo. Ed effettivamente è quello che stiamo cercando di fare.<ref name=mtv2/>
*La correlazione tra sound e sesso è stretta se vuoi che sia tale e penso che se noi abbiamo questa forte sessualità nella nostra musica e nelle nostre performance, nei nostri testi, nel basso che ti vibra in faccia è in correlazione al fatto che noi siamo liberi in ogni cosa che facciamo. Lasciamo uscire il nostro lato sessuale. Che appartiene un po' a tutti i ragazzi della nostra età che suonano musica. È che noi non abbiamo limitazioni riguardanti la nostra musica. Non abbiamo timori di essere completamente onesti sulla nostra sessualità. Noi non proviamo a nasconderla. È solo mostrarsi per come si è, nella maniera più naturale possibile. So che per me è alla stregua di una esercitazione sessuale quando sono on stage e ho Flea, John e Chad che suonano alle mie spalle, voglio dire che è eccitante. Eccitante a livello sessuale per me. Sento all'interno del mio corpo delle vibrazioni che mi fanno sentire posseduto e lascio che tutto ciò si esprima attraverso di me in ogni modo possibile.<ref>Dal documentario ''Funky Monks'', 1991, ''[https://www.youtube.com/watch?v=U42ioFQPczQ video]'' disponibile su ''youtube.com'', min. 7:15</ref>
*Se il Barone di Münchhausen avesse eiaculato noi quattro Red Hot Chili Peppers sulla scacchiera, direi che Rick Rubin sarebbe il giocatore di scacchi perfetto per questa particolare scacchiera.<ref>Dal documentario ''Funky Monks'', 1991; ''[https://www.youtube.com/watch?v=c8df8olpLiQ video]'' disponibile su ''youtube.com'', min. 5:11</ref>
*{{NDR|Nel 1991}} Sin da quando ero bambino la mia specialità era scrivere, e mi è sempre risultato naturale l'utilizzo delle parole. Per quanto potessero essere prive di significato, mi sono sempre divertito a combinarle, a scrivere su argomenti che altri non affrontano. C'è una canzone nel nostro nuovo album "Under the Bridge", che è una sorta di ballata triste, se volete. E questa canzone è stata scritta perché nel corso della mia vita sono stato quello che può essere definito un tossico per molti anni. È stato un periodo molto triste della mia vita, e ho messo da parte tutto ciò che per me era bello, prezioso e sacro, per fare spazio a questa dipendenza chimica, che è diventata sempre più disgustosa e fuori controllo. Per fortuna, sono pulito da tre anni ora e la mia vita è cambiata radicalmente. Tutto ciò che era sacro e bello e che avevo perso, l'ho recuperato più di quanto avessi potuto sperare. Ma durante quel periodo ho toccato davvero il fondo e sono precipitato in un abisso di demoralizzazione incomprensibile, di cui mi ricordo molto bene. E parte di quella demoralizzazione incomprensibile era la solitudine, e questo penso sia qualcosa che accomuna tutti i tossicodipendenti, questo profondo senso di solitudine, di vuoto che cerchi di colmare con tutto ciò che trovi, nel mio caso le droghe. E a volte ho ancora quel senso di solitudine, che mi ricorda quella parte della mia vita. Un giorno tornando dalle prove per il nostro nuovo album ho avuto uno di questi attacchi di solitudine, mi sentivo come se non esistesse una singola anima in tutto l'universo con cui potessi entrare in contatto, né a livello di cuore, spirituale, né a livello d'amore. Mi sono sentito veramente solo, quindi ho iniziato a cantare tra me e me sulla superstrada di Hollywood di ritorno dalle prove, senza pensare a nulla. E un'intera canzone mi ha attraversato la mente, e quando sono arrivato a casa l'ho scritta. Il punto cruciale della canzone è la solitudine [...].Si riferisce ad un periodo, circa 5 anni fa, in cui non avevo niente, non avevo amici, non avevo un posto dove vivere, non avevo una macchina e avevo tagliato i ponti con la mia famiglia.<ref>Dal documentario ''Funky Monks'', 1991, ''[https://www.youtube.com/watch?v=U42ioFQPczQ video]'' disponibile su ''youtube.com'', min. 18:53</ref>
*Avevo le forze positive dentro di me che mi hanno aiutato ad eliminare la droga e quando ho tolto la coperta della droga si sono messe in evidenza, per cui non è stato un cambiamento, piuttosto l'emergere di ciò che ho sempre avuto dentro. Comunque si è trattata di una scelta personale, ho ancora molti amici che fanno uso di alcool o altre droghe. Non sono quindi un crociato contro la droga, ma solo che per me non funzionava, metteva in pericolo la mia salute e la mia esistenza creativa. Sono stato fortunato abbastanza da poter cambiare e sono diventato più produttivo, mi sento meglio con me stesso e posso trascorrere più tempo con gli amici, ho un buon rapporto con la mia famiglia e riesco a scopare molto meglio.<ref name=milano/>
*Dato che scrivo i testi mi sento legato a tutte le nostre canzoni, e sono quindi tutte legate a me. ''Under the Bridge'' è bella perché è molto diretta, ma per quanto riguarda buona collezione di parole colorite mi piace ''Apache Rose Peacock'' perché è colorita.<ref name=milano/>
*[...] i primi che hanno unito il funk al rock sono state persone come Miles Davis, Parliament Funkadelic. Noi siamo stati i giovani energetici di Hollywood ai quali piacevano molti stili di musica e non avevamo paura di unirli. Non abbiamo amalgamato due stili musicali volutamente, abbiamo suonato quello che sentivamo di suonare e molto era funk perché era la musica che ci ispirava, quello che ci colpiva proprio qui quando l'ascoltavamo, volevamo fare questo tipo di musica perché ci piaceva, l'abbiamo fatta e abbiamo iniziato un nuovo genere e siamo stati seguiti da altre bands, bands che poi non mi interessano più di tanto.<ref name=milano>Da un'intervista rilasciata in occasione del concerto dei Red Hot Chili Peppers a Milano nel 1992; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=RGd6_ryZvv8 YouTube]''.</ref>
*I Red Hot Chili Peppers non hanno mai seguito la moda perché ciò significherebbe andare contro il nostro ideale: l'onestà nella nostra musica. Se qualcuno ha qualcosa di politico da dire che lo dica se questo è ciò che si sente di fare. Chuck D ha le sue priorità e secondo lui aiuta la causa dei neri. È cresciuto così, sono cose che sente profondamente e quindi le scrive. Io cerco di scrivere quello che sento nel cuore e nel mio spirito.<ref name=milano/>
*Il sesso è un aspetto molto vitale e potente della vita e non abbiamo paura di esprimerlo nella nostra musica. Se parli di sesso la gente ti bolla come maschilista. Alcune nostre canzoni parlano di incontri sessuali con donne poliziotto o simili, ma è uno scherzo. Se la gente è talmente rigida da non accettare uno scherzo, allora forse ha problemi con la propria sessualità. Non siamo dei cattivi, non cerchiamo di sminuire la donna, non la sottomettiamo. Parliamo di sesso, ma anche di altre cose, solo che i giornalisti sono sempre alla ricerca di un'etichetta da attaccare alle persone: "Super Freaks Sessuali" o cose del genere.<ref name=milano/>
*La [[natura]] è già mistica senza che io la debba interpretare. Trovo più attraenti i piaceri semplici della vita, che quelli complicati. I piaceri semplici per me includono la natura, sia che si tratti di animali, montagne, alberi, fiumi, mi piace questo tipo di atmosfera, la rispetto e la apprezzo molto più di quella creata dall'uomo. Mi sento molto unito alla natura, mi fa sentir bene e ne scrivo perché di solito scrivo quando mi vengono questi momenti.<ref name=milano/>
*Non c'è una gerarchia perché siamo una squadra, lavoriamo come una squadra di basket sin dal primo giorno dei Red Hot Chili Peppers non c'è mai stato un capo, siamo per la totale eguaglianza. Ci dividiamo sempre in parti uguali il credito per le composizioni e il resto. Siamo come un puzzle a quattro pezzi che funziona alla perfezione solo quando ognuno dà il suo input. Questo è uno dei motivi che ci tiene uniti e forti, il fatto che non si tratta di una sola visione o di una sola persona, ma di quattro che si uniscono per fare un insieme migliore. Come per una squadra, non si può vincere un campionato con un solo buon giocatore.<ref name=milano/>
*Più si prova e più occasioni si ha di trovare un momento magico d'ispirazione. Talvolta ci troviamo insieme e non succede niente, ci masturbiamo per un paio d'ore, ma altre volte ci troviamo insieme e qualcosa di magico accade. Timbriamo il cartellino, indossiamo le camicie blu e andiamo al lavoro: alcune volte componiamo insieme, altre volte Flea si siede magari sul WC col suo basso e compone una bellissima base, viene alla prove il giorno successivo e ce la fa ascoltare e io dico: "Bellissima, ho un testo che ci calza alla perfezione", sai, dipende.<ref name=milano/>
*"Blood Sugar Sex Magik" {{NDR|disco del 1991}} sono quattro parole che abbiamo scelto perché suonavano bene insieme. Quattro termini il cui significato lega e si inserisce ottimamente nella natura e nell'essere dei Red Hot. Inoltre, in questo mondo che si avvicina al 2000, governato da computer, media sempre più sofisticati, ci si allontana purtroppo da ciò che riguarda lo spirito, avvicinandosi invece ad aspetti meno legati al nostro essere. Perciò abbiamo tirato in ballo il sangue, il sesso, la magia: quasi in contraddizione con i dettami dell'odierna ''way of life''. La magia fa parte del lato spirituale dell'uomo e i Red Hot sono un mezzo per far passare tale fluido nell'universo.<ref>Da un'intervista del 1992; citato in ''Frammenti rock – Red Hot Chili Peppers'', di Gian Paolo Gabini, Arcana Editrice, 1996, ISBN 9788879660846.</ref>
*Mi viene da vomitare, ogni volta che sto per salire sul palco [...]. Non sarei in grado di esibirmi se non fossi così nervoso.<ref name=mtv4/>
*Per me fare vero e proprio rock è la cosa più importante che un concerto possa offrire. Pura e semplice energia rock. Ma se riesci a dare tutto ed anche ad esibirti in maniera incredibile... ottieni la mia combinazione preferita.<ref name=mtv4/>
*Quando faccio uso di droghe tutto mi sembra brutto e triste. Inizio a farmi del male e a farlo a chi è intorno a me, e tutto va meglio soltanto quando smetto. Allora posso guardare in faccia i miei genitori, vedere l'azzurro del cielo e pensare che è una splendida giornata.<ref>Citato in ''[http://mobile.rockol.it/news-9666/red-hot-chili-peppers-presto-in-sala-intanto-navarro-e-chad-smith-danno-vita Red Hot Chili Peppers presto in sala: intanto Navarro e Chad Smith danno vita agli Spread, e Anthony Kiedis confessa: "La droga mi ha rovinato la vita"]'', ''Rockol.it'', 13 settembre 1997.</ref>
*{{NDR|Annunciando il ritorno di John Frusciante nel gruppo, nel 1998}} Sono frastornato dalla bellezza della [[primavera]], amo persino il suono di quella parola: ''Spring''. Suona così sexy, così fertile. La primavera è un momento di odori buoni e naturali, la primavera è un momento di rinascita in cui le persone possono ricominciare a sudare. La primavera è tipo il ciclo mestruale delle stagioni. La primavera porta in dote cose belle, le gonne si accorciano, il cielo diventa più blu, i fiori ed altre cose che ricordano una pistola cominciano a sbocciare e cantare e anche se in questo momento non ho una moglie, il mio cuore fiorisce. La primavera mi dà la sensazione che ogni giorno sia una caccia alle uova di Pasqua, una caccia al tesoro, una caccia ad un fugace piacere passionale, cosa che naturalmente mi porta all'argomento del dolore, perché [[piacere e dolore]] derivano dalla stessa fonte. Il piacere arriva insieme al dolore ancora, ancora, ancora e ancora, e in qualsiasi cosa consista il dolore, solitudine, depressione o semplicemente la vita che ti prende a calci in culo, va bene, perché qualcosa di brutto più qualcosa di bello è uguale e va tutto bene [...]. La primavera è grandiosa, ma quello che preferisco di questa che è la più grandiosa delle primavere, è che le acque scorrono pulite e John Frusciante è tornato nella band. Siamo tornati nel garage a casa di Flea, al nostro posto, a scrivere una canzone sulla primavera.<ref>Video disponibile sulla ''[https://www.facebook.com/venicequeensince2004/videos/1416678598783185 pagina facebook]'' ''VeniceQueen.IT - Red Hot Chili Peppers Community since 2004''.</ref>
*{{NDR|Riferendosi all'allontanamento di Dave Navarro dalla band}} A volte è importante capire quando qualcosa abbia esaurito la propria carica, anche se non lo si vuole ammettere, perché potrebbe farci soffrire e non importa chi lo dica per primo perché tanto tutti eravamo convinti che fosse finita.<ref name=mtv3/>
*{{NDR|Dopo il licenziamento di Navarro dalla band}} Circa una settimana dopo, Flea mi ha chiesto se avessi voluto suonare di nuovo con John e dissi che per me sarebbe stato fantastico, ma che non c'erano possibilità che succedesse. Ci eravamo già trovati tanti anni prima e pensavamo che quel capitolo fosse chiuso e che non avremmo avuto quella fortuna una seconda volta nella nostra vita. Sarebbe stato qualcosa di veramente strano ed eccitante.<ref name=mtv3/>
*{{NDR|Sull'album ''Californication''}} Non è tutto sulla California. Lo è e non lo è. Quindi la risposta è si ed allo stesso tempo no. Ci sono molte idee, colori, emozioni e cose caratteristiche della California. Storie e immagini che ti fanno pensare alla California, ma anche a come il resto del mondo immagina la California.<ref name=sashimi>Dal programma televisivo ''Sashimi'', MTV Italia, puntata del 14 giugno 1999; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=WvLIwN-gAsM YouTube]''.</ref>
*{{NDR|Su [[Roberto Benigni]]}} L'ho incontrato. È stato un grande giorno per me. Lui è uno molto carismatico. Io sono entrato in una stanza e l'ho visto, l'ho fissato e mi dicevo "Mio Dio, quello è Roberto Benigni". E lui si è accorto che lo osservavo, mi ha guardato e mi ha accennato un sorriso. Finalmente ho raccolto tutto il mio coraggio e sono andato da lui. Gli ho detto: "Non sapevo perché avessi lasciato la mia casa oggi. Ora lo so: sono venuto fino a qui per incontrare te". E lui: "Mi sembra di conoscerti da tanto tempo!" E mi ha abbracciato.<ref>Durante l'intervista rilasciata al programma televisivo ''Sashimi'', MTV Italia, 14 giugno 1999; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=MQAAU8-2XLM YouTube]''.</ref>
*Non capisco perché i [[giornalista|giornalisti]] cercano sempre di trovare una diversa prospettiva. Abbiamo avuto a che fare con molti giornalisti e tutti pensano di dover trovare assolutamente uno scoop! [...] Si dimenticano qual è il punto, si concentrano su qualcosa che non lo è. Costruiscono tutta la storia su qualcosa di marginale.<ref name=sashimi/>
*Pensavo: forse farò l'attore, forse lo scrittore. Magari sarò un ladro di professione. Finii nella musica perché tutti i miei amici andavano in quella direzione. Così, già poeta frustrato in tenera età, cominciai a scrivere canzoni. All'inizio sembrava uno scherzo, ma quando cominciammo a confrontare le nostre "arti", la loro musica e le mie parole, ci accorgemmo che qualcosa di speciale stava succedendo, che avremmo dovuto andare avanti e dalla scintilla far sprigionare il fuoco.<ref name=repubblica>Citato in ''[http://www.repubblica.it/supplementi/musica/19990701/artic_1.html Red Hot Chili Peppers. Il figlio prodigo è tornato]'', ''Repubblica.it'', 1 luglio 1999.</ref>
*{{NDR|Sul fatto che in America ci siano band come i Red Hot Chili Peppers che incitino alla violenza}} È una bugia. La musica non ha mai spinto gli uomini a farsi del male. È una balla inventata per fare soldi e per aumentare l'audience televisiva. Il rock è pericoloso in un altro senso: perché fa riflettere la gente, perché scuote le istituzioni; qualche volta, non sempre, perché si fa beffa dell'establishment. Ma non ha niente a che fare con le stragi nelle scuole. Chi lo sostiene è solo in cerca di un capro espiatorio.<ref name=repubblica/>
*Si tratta soprattutto di essere capaci di suonare per un'ora e un quarto ogni sera. Tutto ciò che faccio, che mangio, che respiro, che tocco tra uno show e l'altro è per il bene dello show successivo.<ref name=mtv4/>
*{{NDR|[[Chuck Berry]]}} Uno scienziato musicale che ha scoperto una cura per il blues.
:''A musical scientist who discovered a cure for the blues.''<ref> {{en}} Citato in ''[http://www.deseretnews.com/article/869850/Chuck-Berry-celebrates-turning-75.html Chuck Berry celebrates turning 75]'', ''Deseretnews.com'', 19 ottobre 2001.</ref>
*Ultimamente è diventato di moda rivalutare il primo periodo del punk, ma posso dire che i Red Hot Chili Peppers non sarebbero mai esistiti se non fosse stato per i Germs e per l'intero movimento punk di Los Angeles! A quel tempo, punk significava essere se stessi, esprimersi liberamente e uscire dalle costrizioni conformiste della nostra società. Musicalmente non c'erano stereotipi a cui aderire e questo ci permise di sperimentare generi che ci attraevano, come il funk. Senza limiti, in maniera selvaggia e creativa.<ref name=tutto>Dall'intervista di Marco Mathieu, citato in ''Anche i belli piangono'', ''Tutto Musica'', luglio 2002, p. 27, 28, 29, 30 e 32.</ref>
*{{NDR|Riferito all'album ''By the Way''}} Devo ammettere che ho provato un senso di apertura molto forte nello scrivere la maggior parte di queste canzoni, mi sono sentito fortemente vicino all'universo in alcuni giorni, tutto aveva un senso e tutto era perfetto e ho sentito tutto questo amore che mi scuoteva.<ref name=mtv4/>
*{{NDR|Riferito all'album ''By the Way''}} Ci sono state un paio di volte in cui abbiamo ascoltato le registrazioni in studio e ho pianto come un bambino. Una volta stavamo provando ''Universally Speaking''. Provavo troppe emozioni, più di quante il mio cuore riuscisse a contenerne e quindi ho dovuto farle uscire.<ref name=mtv4/>
*{{NDR|Riferito al singolo ''By the Way''}} Quella canzone ci rappresenta e quando è arrivato il momento di dare un titolo all'album ci è sembrato il titolo migliore per il fatto che potesse avere significati diversi.<ref name=mtv4/>
*Il testo di ''By The Way'' è una specie di visione panoramica e notturna della vita in questa città {{NDR|Los Angeles}}. Descrivo una serie di cose che avvengono nello stesso momento: la coda per entrare in un club a vedere un concerto, l'omicidio in un parcheggio, lo spacciatore che vende una dose all'angolo di qualche strada...<ref name=tutto/>
*C'è qualcosa di incredibile nella fortuna che abbiamo avuto nel momento in cui abbiamo iniziato a far musica, cioè abbiamo dimenticato il passato. Non abbiamo aspettative, pressioni, consapevolezza. Tutto ciò scompare quando ci mettiamo a suonare. Non so come mai, sarà per come Chad suoni la batteria o per come John si perda nel cosmo, o per come Flea ci dia il ritmo, ma credo che quello che facciamo è abbandonarci a qualcosa di spirituale e suonare giusto per il gusto di suonare.<ref name=mtv3/>
*''Scar Tissue'' è ciò che ti porti dietro dopo essere stato in battaglia e capisci quanto sia bello essere sopravvissuto.<ref name=mtv4>Dal programma televisivo ''MTV Essential'', MTV; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=CS8fM4xHJcc YouTube.com]''.</ref>
*È bello esser vivi e fare musica, festeggiamo con il fatto che lo facciamo ancora, che lo sentiamo ancora, l'amiamo ancora e l'accarezziamo ancora come se avessimo appena iniziato. Ci sono voluti vent'anni solo per arrivare ad un punto di partenza ed ora possiamo iniziare.<ref name=mtv5/>
*Non vogliamo piacere a tutti! Anche se amo che succeda! Amo che i bambini ci seguono, è una sensazione fantastica. Credo sia una delle tante emozioni più soddisfacenti del mondo. Ho incontrato un bambino di tre anni che cantava "By the Way" o "Californication" e sapeva tutte le parole meglio di me, visto che me le scordo sempre! È stata una bella sensazione.<ref name=mtv5/>
*Suonare live è ciò che ci dà energia, ordine e quella telepatia che usiamo per scrivere i pezzi. Mi piace esibirmi e avere uno scopo nel mondo, comunque sia.<ref name=mtv5>Dal programma televisivo ''MTV Essential'', MTV; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=FINX_yyi-Kw YouTube.com]'', .</ref>
*È difficile ricordare esattamente la data in cui siamo diventati un gruppo. Ma Flea ed io, che non abbiamo più memoria, abbiamo ipotizzato che fosse un venerdì 17 in mezzo ai decenni, da qualche parte, tra gli anni 70 e 90.<ref name=mtv1>Dal programma televisivo ''MTV Essential'', MTV; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=S8zumpbZtGg YouTube.com]''.</ref>
*L'inizio con i Red Hot Chili Peppers è stato un'esperienza davvero unica, perché il nostro primo spettacolo aveva una sola canzone, quindi quello a cui pensammo dopo era "Oh mio Dio, abbiamo uno spettacolo la prossima settimana, è meglio che montiamo un altro pezzo". Quindi durante tutta quella settimana abbiamo pensato a qualcosa per cominciare. Tipo "immagino che dobbiamo essere un gruppo la prossima settimana, perché abbiamo uno spettacolo" [...]. Dopo aver suonato al nostro primo spettacolo, ho sentito un'enorme esplosione di successo nella mia vita. E sono passato dal nulla al sentirmi incredibilmente di successo con i Red Hot Chili Peppers. Guardavo Hillel, Jack Irons e Flea e pensavo "Wow, siamo la cosa più grande sulla terra!". Avevo successo, e chi se ne frega se ero senzatetto, squattrinato e avevo suonato al massimo per 40 persone in totale al mondo. Ma mi sentivo di successo [...]. La mia vita è cambiata da quel momento perché avevo uno scopo e avevo un posto e tutto iniziava a girare in questa amicizia, in questa sete di vita e di musica, di energia e di sesso, di ritmo e di melodia, di suono e di composizione. C'era un posto per tutto, c'era uno sfogo<ref name=mtv1/>
*È una gioia incredibile essere apprezzati, riconosciuti, amati, credo sia una sensazione che piace a tutti. È come guadagnarsi un posto nel mondo, e poter smettere di competere con gli altri e fare semplicemente arte.<ref name=mtv3>Dal programma televisivo ''MTV Essential'', MTV; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=BD27AmcD2KI YouTube.com]''.</ref>
*Sai, non ho mai pensato che avremmo fatto sempre questo, infatti ci sono state diverse volte in cui abbiamo provato a separarci, provato a divertirci, alcuni sono stati licenziati, altri hanno provato ad andarsene, altri sono morti, altri ancora crollavano. Abbiamo fatto davvero del nostro meglio per far sciogliere questa band, e c'era questo strano magnete cosmico che continuava a farci tornare insieme. Siamo stati un fallimento nello sciogliere questa band.<ref name=mtv2/>
*{{NDR|Riferendosi al periodo del disco ''Blood Sugar Sex Magik''}} Non è stato come essere degli sconosciuti e diventare ricchi e famosi nel giro di una notte. Ci sono voluti otto anni, in cui abbiamo cercato di mantenerci facendo musica. Anche se non abbiamo mai fatto altri lavori, vivevamo scroccando, dormivamo in dieci nella stessa casa, e cose simili, quindi quando ci siamo scoperti ricchi e famosi, ci ha cambiato poco, perché è stato graduale.<ref name=mtv2/>
*Non suoniamo necessariamente da bianchi o da neri. Suoniamo come persone connesse a un'energia universale, ispirate a suonare una musica che non conosce colore.<ref>Da Dick Porter, ''Nu-metal. Le origini'', Arcana, 2005, ISBN 9788879663830.</ref>
*La prima volta che ho sentito la base della canzone che sarebbe poi diventata "Dani California", qualcosa di quella base mi ha fatto pensare "Oh, questa è la storia che deve accadere" e una volta scritta metà della storia sembrava che la persona di cui stavo scrivendo fosse Dani della canzone "By the Way" e quindi ho attinto da lì.<ref name=mtv5/>
*Una delle cose di maggior ispirazione che stava succedendo quando abbiamo iniziato a scrivere questo disco {{NDR|Stadium Arcadium}} era che ogni singolo elemento della band ed il nostro produttore Rick Rubin si erano innamorati di recente ed io pensavo che non ne avrei avuto neanche il tempo, ma in retrospettiva, quando sento le emozioni e tutti i tasti che vengono premuti quando riascolto quelle canzoni, diventa ovvio che ogni giorno in cui entravamo nella stanza, c'erano quattro ragazzi che in qualche modo erano molto felici ed innamorati, esplodendo per l'emozione di questa nuova relazione.<ref name=mtv5/>
*[[Rick Rubin|Rick]] è la classica persona a cui puoi dire qualsiasi cosa, tipo: "Rick abbiamo deciso di fare dieci canzoni!" Ti risponde: "Benissimo!" oppure "Abbiamo deciso di fare 40 pezzi!" e lui: "Benissimo!" "Abbiamo deciso di cambiare completamente stile!" "Benissimo!" [...] Vede il quadro completo. È il suo maggior pregio. Ha una visione d'insieme.<ref name=mtv2/>
*La visione romantica della dipendenza ha poco di glorioso e alla fine non è altro che un buco. La droga è un'esperienza che può ucciderti o dalla quale puoi imparare qualcosa e diventare alla fine una persona libera. Non credo sia un'esperienza del tutto negativa, ma certamente difficile e debilitante.<ref>Dall'intervista di Giuseppe Videtti, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/04/29/da-hollywood-babilonia-ecco-red-hot-chili-peppers.html Da Hollywood-Babilonia ecco i Red Hot Chili Peppers]'', ''Repubblica.it'', 29 aprile 2006.</ref>
*{{NDR|Quando era un ragazzino, lei studiò recitazione e ottenne una particina in ''F.I.S.T.'' con [[Sylvester Stallone]]. Da quando è una famosa rockstar, ha ricevuto altre proposte?}} Sì, tutte indesiderabili, delle vere burinate. Comunque, io so benissimo di non avere talento naturale e di non aver studiato abbastanza. Non vorrei certo ingrossare le fila, già numerose, degli attori scadenti. Non basta essere una faccia nota per saper recitare.<ref name=vanity>Dall'intervista di Paola Jacobbi, ''Papifornication'', ''Vanity Fair'', maggio 2006, p. 102</ref>
*Tutte le epoche sono state cruciali, anche quelle in cui sembrava che andassimo a pezzi. Ognuna è stata un momento di crescita. Però, dal punto di vista emotivo, sono legato al periodo in cui Hillel Slovak era con noi, perché Hillel oggi non c'è più, io gli volevo un bene pazzesco ed è lui l'inventore del nostro sound.<ref name=vanity/>
*Siamo come due strani fratelli. Siamo competitivi, però ci adoriamo. Siamo uno lo specchio dell'altro. Se sto bene con me stesso, sto bene con Flea e viceversa. A volte lo guardo e penso: "Che bastardo!", ma è come se lo dicessi a me.<ref name=vanity/>
*Sono sempre stato ostile alla tecnologia, ma qualche anno fa decisi di comprare un pc. Quindi scoprii la [[pornografia]] web. Diventò un'ossessione che non mi faceva più uscire di casa. A un certo punto mi sono trovato a dipenderne come quando avevo problemi di droga. Anche il sesso infatti può avere il suo lato oscuro. Finalmente ho reagito e ho promesso a me stesso di non girare più per la rete alla ricerca di quei filmati.<ref>Citato in ''[http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/gente/confessioni-rhcp/1.html Kiedis: "Porno dipendente su internet"]'', ''la Repubblica.it'', 28 agosto 2006.</ref>
*Crescere a [[Hollywood]] è un'esperienza molto intensa perché lì succedono tante cose, c'è tanta bellezza e tanta tragedia allo stesso tempo, e gli stimoli che ti arrivano sono fenomenali.<ref>Da un articolo pubblicato sul quotidiano ''Il Piccolo''; citato in Elisa Russo, ''[http://www.elisarusso.com/rhcp-a-udine-2007/ RHCP a Udine 2007]'', ''Elisarusso.com'', 29 giugno 2007.</ref>
[[File:Anthony Kiedis 1985.jpg|thumb|Anthony Kiedis nel 1985]]
*{{NDR|Parlando della produzione dell'album ''Californication''}} Fu una grande confluenza di eventi essenziali, che ci permise di nuovo di esistere come band e di fare musica per nessun'altra ragione all'infuori dell'esprimere il nostro spirito creativo. Creò per noi uno spazio in cui lavorare senza alcun tipo di aspettativa. Ce la stavamo godendo. Stavamo ancora combattendo con i nostri personali demoni, io stavo ancora alternando momenti in cui ero pulito e momenti in cui facevo uso di droghe. Fare quel disco fu davvero l'esperienza di una vita. Chi l'avrebbe detto che sarebbe stato l'album più popolare della nostra carriera? Non era a questo che puntavamo. Stiamo attraversando un periodo caldo nel quale i dischi si vendono ancora come negli anni '80 e '90, anche se credo che uscì nel '99.
:''It was a great confluence of essential events. It allowed us to exists as a band again, and to make music for no other reason than expressing our creative spirit. It created a space for us to work in without any sort of expectation. We had a ball. We were still struggling with personal demons. I was still going back and forth between clean and using. It was really the experience of a lifetime making that record. We knew it would be the most popular record of our career? That's not what we were aiming for. We hit a hot period where records were still selling as they were in the '80s and '90s, even though I think it came out in '99''.'<ref>{{en}} Da Brendan Mullen, ''An Oral/Visual History by the Red Hot Chili Peppers'', ItBooks, 2010, ISBN 9780061351914, p. 205.</ref>
*Come potrà dire qualsiasi ex drogato di eroina, la tentazione c'è sempre. Ma diventare padre mi ha dato un buon motivo per vivere senza farmi più [...]. Ogni giorno è una lotta per non ricaderci dentro, ma mio figlio è una buona ragione per restare pulito. Mi sento molto fortunato.
:''As every heroin addict will know, temptation is always there. But becoming a father has given me a reason to live and stay clean for good [...]. Every day since has been a battle to stay clean, but my son makes me thankful that I am. I feel very lucky''.<ref>{{en}} Citato in ''[http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/showbiz/music/3745620/Anthony-Kiedis-is-a-Red-Hot-Chili-Papa.html My son Everly changed my life. Our relationship makes me forgive my father...]'', ''thesun.co.uk'', 10 agosto 2011.</ref>
*Io sono l'ottimista patetico nella band. Soltanto io penso che le cose possano naturalmente andare lisce. Questa è una mia facoltà. Anche quando eravamo stesi e percorrevamo la fogna più velocemente di un batter d'occhio, sentivo che tutto sarebbe andato bene, che tutto si sarebbe risolto.<ref>Dall'intervista rilasciata a ''Guitar World'', settembre 2011; citato in ''[http://www.venicequeen.it/cms/News/guitar-worl-magazine-tradotto-in-italiano-larticolo-sui-rhcp-parte-prima.html Guitar Worl Magazine: tradotto in italiano l'articolo sui RHCP (Parte Prima)]'', ''Venicequeen.it'', 12 settembre 2011.</ref>
*''I'm with you'' è l'album dei nuovi Red Hot Chili Peppers e la presenza di un ragazzo di talento, pieno di idee, con un'ottima tecnica chitarristica e soprattutto con la voglia di essere un RHCP al cento per cento ha chiuso il cerchio. Siamo soddisfatti del lavoro che abbiamo fatto e pur rimanendo attaccati ai nostri suoni, che non abbandoneremo mai, grazie a Josh si è fatto un passo avanti, siamo andati incontro al rinnovamento che molti fan ci chiedevano a gran voce.<ref>Dall'intervista di Luca Dondoni a Colonia, 7 ottobre 2011; citato in ''[https://www.lastampa.it/spettacoli/musica/2011/12/09/news/red-hot-chili-peppers-br-adrenalina-pura-br-in-diretta-dagli-anni-novanta-1.36913196/ Red Hot Chili Peppers. Adrenalina pura in diretta dagli Anni Novanta]'', ''lastampa.it'', 9 dicembre 2011.</ref>
*Adoro il vostro stile, il buon cibo, l'architettura, [[Leonardo da Vinci]]. La politica italiana? Cerco di stare lontano dalla politica, il mio lavoro è la musica. L'unica cosa che vi manca sono le onde. Se ci fossero anche quelle verrei a vivere in [[Italia]].<ref>Dall'intervista di Elisabetta Malvagna, citato in ''[http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/spettacolo/2011/10/08/visualizza_new.html_674298704.html I Red Hot Chili Peppers ripartono da Colonia]'', ''ansa.it'', 9 ottobre 2011.</ref>
*Ho conosciuto [[Iggy Pop]] quando ero molto giovane perché l'ho visto esibirsi al ''Whiskey'' quando avevo circa tredici anni. Mentre assistevo al suo concerto, pensavo, "Questo tizio è completamente originale; è uno dei migliori artisti che abbia mai visto". Era bello e aveva stile e traboccava un'energia grezza. Tornai a casa ed ero come "Ho visto il più bel concerto la scorsa notte, devo scoprire chi è questo ragazzo". Non pensavo che fosse il mio idolo o che mi sarei identificato in lui, ma mi piacque ciò che fece.
:''I was aware of Iggy Pop from a very young age because I saw him perform at the Whiskey when I was maybe thirteen. When I watched his show, I thought "This guy is completely original; he's one of the greatest performers I've ever seen". He was beautiful and he was stylish and brimming with raw energy. I went home and was like, "I saw the coolest show the other night. You've got to check this guy out." It wasn't like now he was my guy, or I was going to identify with him, but I liked what he did.''<ref>{{en}} Da ''Fandemonium'', Running Press, 2014, [https://www.google.it/books/edition/Red_Hot_Chili_Peppers_Fandemonium/L3c4DgAAQBAJ?hl=it&gbpv=1 p. 13]. ISBN 0762451483</ref>
*{{NDR|Parlando di [[Istanbul]]}} È senza dubbio una delle più belle città sulla Terra. Questo posto è come [[New York|New York City]] negli anni '80 da un punto di vista creativo, ma sembra cinquanta volte [[San Francisco]] in termini di grandezza e popolazione. Ed è esattamente situata nel Bosforo, che è la parte che divide i continenti di Europa ed Asia. Quindi la somma di energia e di vita che c'è nell'aria è fuori dalla norma, il cibo, lo stile e il comportamento delle persone, è viva [...]. È collinare, è antica, è figa, ci sono caffetterie, le persone sono intelligenti, comunicative e danzano bene. Io mi dicevo "questa città sarà intramontabile."
:''It is without question one of the greatest cities on Planet Earth. That place is like New York City in the '80s on a creative level, but it looks like San Francisco times fifty in terms of size and population. And it's right on the Bosphorus strait, which separates the continents of Europe and Asia. So the amount of energy and life in the air is just off the charts, the food and the style and the behaviour of the people, it's alive [...]. It's hilly, it's old, it's groovy, there are cafés, and the people are smart and communicative and they dance well. I was like "This is going to be one of the ages here."''<ref>{{en}} Da ''Fandemonium'', Running Press, 2014, [https://books.google.it/books?id=L3c4DgAAQBAJ&pg=PT37 p. 37]. ISBN 0762451483</ref>
*Per ogni disco che abbiamo fatto ci chiedevamo chi dovesse produrre il disco. E pensavamo sempre a [[David Bowie]]. All'inizio abbiamo provato a chiamarlo e lui diceva gentilmente di no. Poi ci abbiamo provato scrivendo delle lunghe mail ma il risultato era sempre lo stesso. Gli abbiamo chiesto di produrre ''By The Way'' e ''Stadium Arcadium'' ma ci ha sempre detto di no. Ma del resto ci è andata peggio con il suo amico [[Brian Eno]] che ci ha rifiutato otto volte.<ref>Citato in ''[http://www.virginradio.it/news/rock-news/195971/Red-Hot-Chili-Peppers--Anthony.html Red Hot Chili Peppers, Anthony Kiedis: "David Bowie si rifiutò di produrre i nostri album"]'', ''Virginradio.it'', 29 gennaio 2016.</ref>
*L'Italia è un indicatore perfetto per capire se stiamo andando bene o no. Quando uscì l'album ''Californication'', nel '99, noi siamo atterrati in Italia; abbiamo fatto il check-in in albergo, ci stavamo preparando a fare sempre la stessa procedura che stiamo facendo adesso e in quel giorno è uscito l'album in Italia. Stavo camminando fuori dall'hotel e mi è passata davanti un'auto piena di italiani... stavano cantando ''Otherside''! E ho pensato: "Ma come? È uscito proprio oggi il nostro album. Come è possibile che conoscano già il pezzo?". Era un indicatore, un'unità di misura, che ci diceva che abbiamo fatto bene. Quindi l'Italia è come [...] un barometro. Perciò sì, sappiamo che se piace all'Italia quello che stiamo facendo, vuol dire che stiamo facendo un gran bel lavoro.<ref>Dall'intervista rilasciata a Luca Dondoni per l'emittente radiofonica RTL 102.5 a Parigi, 13 giugno 2016; video disponibile su ''[http://www.rtl.it/ospiti/41089/L'intervista_ai_Red_Hot_Chili_Peppers/#!prettyPhoto Rtl.it]'' (min. 47:37).</ref>
*Non siamo mai stati confusi sul fatto che tutto sarebbe dovuto essere uguale: la condivisione del lavoro, la condivisione del denaro, della gioia, del dolore. Si è trattato per noi del grande passo verso la giusta direzione per avere il potenziale per la longevità, perché molte band litigano dicendo "Hey, quello l'ho scritto io!" Noi ci amiamo e ci rispettiamo; litighiamo regolarmente. Le nostre attitudini, i nostri modi, e i nostri ego si scontrano, ma siamo in grado di farcela. Siamo stati capaci di fare a pugni. Io e Flea siamo come fratelli. Non penso che la nostra amicizia possa mai finire, perché non puoi abbandonare tuo fratello. Non puoi e basta.<ref>Dall'intervista rilasciata all'''Entertaiment Weekly''; citato in ''[http://www.venicequeen.it/cms/News/kiedis-ljohn-frusciante-e-ancora-interessato-al-nostro-lavoror.html Kiedis: «John Frusciante è interessato al nostro lavoro. Nessuna acidità tra noi»]'', ''Venicequeen.it'', 23 giugno 2016.</ref>
*{{NDR|Riferito a John Frusciante nel 2016}} Per me si tratta di una delle persone più belle e più semplici con la quale fare musica. Bastava sedersi per terra, io gli facevo vedere qualche parola che avevo scritto e lui cominciava a suonare qualcosa. Nel giro di pochi minuti era pronta una canzone. Non ho mai incontrato qualcuno con cui fosse così facile scrivere canzoni e soprattutto belle canzoni. È una persona speciale e mi manca. Accetto il fatto che si facciano percorsi diversi, ma mi manca.<ref>Da un'intervista rilasciata ad una trasmissione argentina; citato in ''[http://www.virginradio.it/news/rock-news/213864/red-hot-chili-peppers--anthony.html Red Hot Chili Peppers, Anthony Kiedis: "mi manca tantissimo John Frusciante" ]'', ''Virginradio.it'', luglio 2016.</ref>
*{{NDR|[[Donald Trump]]}} Non è una persona piacevole, anzi lo definirei un cartoon. Dice cose molto irreali sui musulmani e sulle razze in generale che non hanno nessun senso. Come in tutte le razze o religione ci sono persone buone o cattive.<ref>Dall'intervista rilasciata a ''Classic Rock''; citato in ''[http://www.virginradio.it/news/rock-news/214199/red-hot-chili-peppers--i-rifiuti-di-david-bowie-a-lavorare-con-noi-ed-il-nostro-no-a-donald-trump--.html- Red Hot Chili Peppers: i rifiuti di David Bowie a lavorare con noi ed il nostro no a Donald Trump]'', ''VirginRadio.it'', 13 luglio 2016.</ref>
*Io scrivo al mattino. Mi alzo presto, faccio surf, mi schiarisco le idee, metto a posto la casa e mi siedo in giardino con block notes, matite, i miei cd e il boombox fighissimo che ho da 20 anni, e inizio a scrivere. Fondamentale per me avere una routine. Ogni scrittore serio scrive tutti i giorni. Come ogni musicista serio suona sempre, perché non sai mai quando arriverà l'ispirazione e, se non pratichi, magari non arriverà mai. Flea, infatti, suona tutti i giorni. Non importa quanto sei bravo, come si dice da noi: practice makes perfect.<ref name=croci>Dall'intervista di Roberto Croci, ''[http://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/quegli-amorevoli-stronzi-dei-red-hot-chili-peppers/2016-08-10/#Part6 Quegli amorevoli stronzi dei Red Hot Chili Peppers]'', ''RollingStone.it'', 10 agosto 2016.</ref>
*Non so se sia un segreto, ma sin dall'inizio abbiamo deciso di condividere tutti i nostri guadagni in parti uguali. Nessuno prende di più o di meno. Non importa se Chad non scrive i testi, o se la canzone che abbiamo scelto ha il 40% di Josh e il 60% di Flea. "We don't give a fuck". Siamo tutti uguali, ognuno a suo modo fa la sua parte, mai litigato per i soldi. L'aspetto monetario uccide tante band. Siamo tutti molto creativi e ognuno di noi ha la propria personalità. Litighiamo e spesso ci mandiamo a fare in culo, ma troviamo sempre una soluzione per risolvere i problemi. Siamo tutti egocentrici, ma siamo anche persone oneste, siamo loving people. Non siamo cattivi, non abbiamo secondi fini. Stronzi sì, ma anche capaci di dimenticare i momenti negativi e andare oltre. Siamo fratelli. Arriviamo sempre a un compromesso. Siamo sempre sinceri uno con l'altro. E poi, quando suoniamo insieme, ci divertiamo ancora tantissimo. E questa è la cosa più importante.<ref name=croci/>
*Mi dico sempre: un passo alla volta. Quando mi piace una base musicale è molto difficile che non riesca a trovare il modo di tirare fuori le parole che voglio. A volte ci vuole un giorno, altre volte un mese.<ref name=croci/>
*Mi pento di essere stato aggressivo con qualcuno, delle volte che ho dimostrato violenza, ignoranza e mancanza di sensibilità nei confronti di altre persone. Ecco, vorrei essere stato più gentile verso il mondo.<ref name=croci/>
*Il problema, oggi, sono le fotocamere durante i concerti. Ció ti impedisce di vivere il momento. Non è importante avere delle immagini sotto forma di megabyte. È meglio averle nel tuo cuore e nella tua mente. Noi cerchiamo di creare un ambiente che incoraggi le persone a tenere i loro telefoni con fotocamera in tasca e a guardarci direttamente. In generale funziona.<ref name=venice>Da un'intervista rilasciata a ''Journal De Montreal'', ripreso dal sito ''alternativenation.net''; citato in ''[http://www.venicequeen.it/cms/News/kiedis-lusare-il-telefono-ad-un-concerto-non-ti-fa-vivere-il-momentor.html Kiedis: «usare il telefono ad un concerto non ti fa vivere il momento»]'', ''Venicequeen.it'', 19 agosto 2016.</ref>
*Col tempo ho imparato a rilassarmi in modo da non essere troppo eccitato durante le prime ore del giorno e non avere poi un calo di adrenalina. Mi piace quando i crampi allo stomaco arrivano in tempo. È importante per la chimica di una buona prestazione.<ref name=venice/>
*{{NDR|Parlando degli [[attentati dell'11 settembre 2001]]}} Ero senza dubbio rattristato quel giorno, non solo da un punto di vista patriottico, ma anche umanitario. Mi chiesi: perché certe persone fanno questo ad altre persone? Questo è davvero troppo. Sono sicuro che l'America è parzialmente responsabile di ciò che è accaduto, così come sono sicuro che altre persone molto potenti in altri luoghi del mondo siano responsabili. È stato un giorno molto triste per il pianeta Terra, per tutti quanti, e lo è ancora [...].<ref>Da un'intervista rilasciata a TV4Play; citato in ''[http://www.venicequeen.it/cms/News/kiedis-lusa-parzialmente-responsabili-di-cio-che-accadde-l11-settembre.html Kiedis: «l'America parzialmente responsabile di ciò che accadde l'11 settembre»]'', ''venicequeen.it'', 11 settembre 2016.</ref>
*Le groupies no, non entrano assolutamente in hotel, penso che potrei fare licenziare il receptionist se facesse entrare questo genere di persone. Solitamente non mi creo problemi nell'allontanare la gente perché mi piace mantenere la mia privacy. Penso che la gente debba imparare ad aver rispetto per la privacy altrui, a prescindere dalla professione che uno svolge e dal tipo di relazione che uno può avere. È molto bello avere dei fans, gente di ogni sesso che gode della musica e dell'esperienza di venirci a vedere, ma anche quando misi su la band la "questione groupie" non mi piaceva molto: c'è qualcosa che non mi affascina nel fatto che qualcuno voglia stare con te semplicemente per quello che appari. Prima di diventare famosi, penso di essere stato molto più attratto dalle donne di quel tipo, del "tipo groupies ", ma dal momento nel quale abbiamo raggiunto la notorietà pensai che non è più una cosa giusta, è come il dono dei Re Magi se ci pensi.<ref name=music>Dall'intervista rilasciata a ''Music Interview'', citato in ''[http://www.venicequeen.it/cms/News/kiedis-lodio-il-sesso-con-le-groupies-poco-rispetto-per-la-mia-privacyr.html Kiedis: «odio il sesso con le groupies. Mi piace mantenere la mia privacy»]'', ''Venicequeen.it'', 21 novembre 2016.</ref>
*Penso di avere vincoli con tutto il mondo, in generale. Ho sempre guardato alla [[Germania]] con grande attenzione in questi anni. La prima volta che venimmo fu nel 1986 se non ricordo male. Non si può non prendere in considerazione questo paese, è un posto veramente interessante: a livello storico, c'è molta capacità intellettuale che trasuda dalla storia di questo posto. Io mi sento aperto ad ogni esperienza, a tutte le razze a tutte le parti del mondo.<ref name=music/>
*È sempre molto difficile scrivere buone canzoni, ma non penso che il numero delle canzoni che hai scritto in passato ti limiti in questo, al massimo i cambiamenti della tua vita che derivano dal successo possono farlo, ostacolando i tuoi progressi nel creare buone canzoni, almeno secondo la mia esperienza. Penso che più ti allontani dalla strada, dai tuoi problemi e dalle tue origini più ti viene difficile creare buona musica. La tua vita diventa troppo facile, troppo tranquilla. Se vuoi scrivere delle canzoni valide, una volta che hai superato le tue difficoltà: buona fortuna! Potrei farti almeno 100 esempi di ottimi compositori che una volta avuto il successo e la fama sono come scomparsi perché erano passati i tempi per i quali dovevano combattere per raggiungere qualcosa. C'entra anche il modo in cui la gente ti tratta, le brutture e le bellezza della vita. Penso che uno dei grandi motivi per il quale la gente voglia avere successo è allontanarsi dalla sofferenza, dal dover lottare, dall'avere difficoltà a pagare l'affitto e tutto quello che ne consegue ma tutto ciò inficia il processo artistico a lungo andare, credetemi. Alcuni artisti sono riusciti ad evitare ciò, ma veramente pochi, quindi dobbiamo sempre ringraziare le rotture strazianti o altri tipi di perdite che in qualche modo alimentano ancora il fuoco dell'arte.<ref name=detroit>Dall'intervista rilasciata alla radio statunitense ''Detroit 101WRIF''; citato in ''[http://www.venicequeen.it/cms/News/kiedis-lpiu-ti-allontani-dalla-strada-e-dai-problemi-piu-e-difficile-fare-buona-musicar.html Kiedis: «più ti allontani dalla strada e dai problemi, più è difficile fare buona musica»]'', ''venicequeen.it'', 8 febbraio 2017.</ref>
*Flea viene da una famiglia jazz, Hillel veniva da una famiglia rock 'n roll, io vengo da una famiglia dove mio padre suonava di tutto, dai Sex Pistols ai Led Zeppelin, fino a Blondie e Devo, tutte queste cose qui. Le nostre influenze e ispirazioni ci hanno portato ovunque e non ci siamo mai preoccupati di essere il più calmi possibile o il più scatenati possibile, o un po' più jazz o quant'altro. Così come va la vita, tutto può succedere. Abbiamo scritto canzoni senza nessun particolare tipo di varietà ed è stata una bella cosa, non abbiamo mai pensato "Oh, questa non è abbastanza forte". Le possibilità sono infinite.<ref name=detroit/>
*Mi ricordo di essere rimasto rapito dalla personalità di John, si esibiva con queste persone più grandi di lui e con più esperienza ed era la forza dominante, pieno di energia. Era giovane e nessuno aveva intaccato il suo entusiasmo ed il suo amore per la musica o gli aveva messo in testa idee sul come doversi esibire, ed era anche una persona piacevole da frequentare e divertente. Sapeva suonare ed imparava i brani molto velocemente e mi piaceva come persona [...].<ref>Dall'intervista rilasciata a Rick Rubin per il podcast ''Borken Record''; citato in ''[https://www.venicequeen.it/in-evidenza/broken-record-john-frusciante-intervistato-da-rick-rubin-aprile-2022-2a-parte/ Broken Record: John Frusciante intervistato da Rick Rubin (Aprile 2022) – 2a PARTE]'', ''venicequeen.it'', 11 settembre 2022.</ref>
*Siamo andati alla ricerca di noi stessi, come abbiamo sempre fatto. Solo per il gusto di farlo, abbiamo suonato e imparato alcune vecchie canzoni. In breve tempo abbiamo iniziato il misterioso processo di costruzione delle novità. Un bel po' di chimica che ha fatto amicizia con noi centinaia di volte lungo la strada e ha aiutato. Una volta trovato quel flusso di suoni e visioni, abbiamo continuato a estrarre dalla miniera delle nostre menti e con il tempo abbiamo trovato gemme come "Tippa", "Peace and love" ma anche "Reach Out" o "My cigarette", "Shoot me a smile" e "Carry me home" che amo. Non avevamo motivo di smettere di scrivere e di fare rock. Ci sembrava un sogno. Il nostro pazzo amore l'uno per l'altro e la magia della musica ci avevano dato più canzoni di quante ne sapessimo fare. Due album doppi pubblicati uno di seguito all'altro e il secondo è significativo quanto il primo. "Return of the Dream Canteen" è tutto ciò che siamo e abbiamo sempre sognato di essere. È pieno di roba. Realizzato con il sangue dei nostri cuori [...]
:''We went in search of ourselves as the band that we have somehow always been. Just for the fun of it we jammed and learned some old songs. Before long we started the mysterious process of building new songs. A beautiful bit of chemistry meddling that had befriended us hundreds of times along the way. Once we found that slip stream of sound and vision, we just kept mining. With time turned into an elastic waist band of oversized underwear, we had no reason to stop writing and rocking. It felt like a dream. When all was said and done, our moody love for each other and the magic of music had gifted us with more songs than we knew what to do with. Well we figured it out. 2 double albums released back to back. The second of which is easily as meaningful as the first or should that be reversed. "Return of the Dream Canteen" is everything we are and ever dreamed of being. It's packed. Made with the blood of our hearts [...]''<ref>{{en}} Da un ''[https://www.instagram.com/p/CgYVVqTsRLh/ post]'' pubblicato sulla pagina ufficiale dei Red Hot Chili Peppers, ''instagram.com'', 24 luglio 2022</ref>
*Adoro il fatto che ci teniamo ancora e ammiro davvero i miei compagni di band con tutto il cuore perché hanno ancora la loro energia creativa per suonare musica con l'entusiasmo di un bambino e gli occhi aperti sul mondo. E, sai, è davvero la chimica di tutte queste persone che si incontrano. Questa è la miscela che crea i Chili Peppers. Quindi sono fortunato e apprezzo questi musicisti che ci tengono così tanto. John Frusciante ci tiene tantissimo. Chad Smith ci tiene tantissimo. Flea ci tiene tantissimo. Lavorano sodo, suonano i loro strumenti. Ascoltano la vita. Ed io posso solo ringraziare di far parte di tutto questo.<ref name=return>Dall'intervista rilasciata alla radio ''107.7 The End''; citato in ''[https://www.venicequeen.it/in-evidenza/anthony-kiedis-sul-tour-appena-concluso-return-of-the-dream-canteen-e-lincredibile-flusso-creativo-dal-ritorno-di-john-frusciante/ Anthony Kiedis su Return of the Dream Canteen e l'incredibile flusso creativo dal ritorno di John Frusciante.]'', ''venicequeen.it'', 18 ottobre 2022.</ref>
*{{NDR|Parlando dell'album ''Return of the Dream Canteen}} È un insieme di parole che può significare un po' quello che ti pare. Per me rappresenta una sorgente di prosperità creative. Forse alcune persone lo hanno un po' preso alla lettera credendo che il titolo alludesse al ritorno di John, cosa che in parte è vera in quanto John è sicuramente un elemento cardine di questa prospettiva creativa. Oltre a questo, il titolo rappresenta un po' anche questi ultimi due anni in cui siamo stati un po' tutti chiusi in casa, in cui il tempo ha assunto un carattere più elastico; quindi invece di andare di fretta, ci siamo detti "ok, continuiamo a scrivere musica", e questo è quello che ne è venuto fuori, e il titolo è stata una frase che mi è venuta in mente un po' a caso.<ref name=return/>
*{{NDR|Su [[Rick Rubin]]}} La sua capacità di ascoltare le cose è ciò che lo ha reso uno dei più grandi produttori di tutti i tempi in qualsiasi genere musicale. A volte sembra che faccia molto poco in studio. Mi è capitato di vedere gente fissarlo e pensare: 'Ma non dovrebbe mettersi al lavoro?'. Ma lui è lì, è al lavoro.<ref>Citato in Mattia Marzi, ''[https://www.rockol.it/news-743492/rick-rubin-produttore-mr-wolf-del-rock Bolliti sarete voi: Rick Rubin è ancora il Mr. Wolf del rock]'', ''rockol.it'', 27 marzo 2024.</ref>
*Cosa mi piace di più di Los Angeles? Amo l'oceano. Amo le montagne. Amo le palme. Adoro il fatto che le persone vengano qui per cercare di costruire la propria vita. Los Angeles, ha ancora uno spirito. C'è ancora un motivo per cui il mondo rimane affascinato da tutto ciò che la riguarda.
:''My favourite thing about L.A.? I love the ocean. I love the mountains. I love the palm trees. I love that people come here to try their hand at life. L.A., it still has a spirit. There's still a reason why the world is fascinated by everything L.A''.<ref> {{en}} Citato in Alex Hudson, ''[https://exclaim.ca/music/article/anthony-kiedis-explains-his-whole-deal-with-los-angeles Anthony Kiedis Explains His Whole Deal with Los Angeles]'', ''exclaim.ca'', 12 agosto 2024.</ref>
==Interviste==
{{cronologico}}
{{Int|''[https://www.rollingstone.com/music/music-news/anthony-kiedis-confessions-of-sir-psycho-sexy-66510/ Anthony Kiedis: confessions of Sir Psycho Sexy]''|{{en}} Dall'intervista di Kim Neely, ''rollingstone.com'', 7 aprile 1994}}
*I Red Hot Chili Peppers non sono sposati con nessuno stile. Le uniche cose con cui siamo sposati nella musica sono la sincerità e l'onestà.
:''The Red Hot Chili Peppers are not married to any style. The only thing we're married to in music is sincerity and honesty''.
*Nulla sarà mai ciò che erano Flea, Hillel e Anthony come trio. È impossibile. C'è stato un punto nelle nostre vite sia musicalmente che spiritualmente che non si ripeterà più, ed è da pazzi pensare che possa ripetersi. Ma penso che lo abbiamo già capito molto tempo fa.
:''Nothing will ever be like Hillel, Flea and Anthony as a trio. That's impossible. That was a point in our lives both musically and personally that will never be repeated, and it's insane to think that it ever would be. But I think we dealt with that realization a long time ago''.
*Non abbiamo mai ceduto alle pressioni dei manager o delle case discografiche che volevano farci lavorare di più, facendo tour più lunghi e pubblicando più dischi. Sappiamo che non ci renderebbe felici. Per fare in modo di essere sempre spinti a fare musica, dobbiamo vivere le nostre vite diversamente. Ci sentiremmo svuotati se facessimo soltanto tour o pubblicassimo solo dischi.
:''We've never succumbed to the pressures of management or agents or record companies wanting us to work harder and tour longer and make more records. We know we wouldn't be happy doing that. In order for us to have the juice to make music, we have to live our lives in other ways. We'd be empty if all we ever did was tour and record''.
*[...] la nostra ascesa è stata graduale, abbiamo avuto molto tempo per immaginare come avremmo potuto rendere al meglio facendo ciò che facciamo. Se fossimo diventati subito famosi dopo il nostro primo album, penso che ci saremmo disintegrati anni fa. Ma è proprio grazie a ciò che abbiamo passato durante le pubblicazioni dei nostri cinque album che abbiamo avuto molto tempo per capire la nostra strada.
:''[...] our ascent was so gradual, we had a lot of time to figure out how we were most comfortable doing what we do. If we'd become tremendously popular after our first record, I think we would've disintegrated years ago. But because it happened over the course of five records, we had a lot of time to figure it out along the way''.
*Non penso che la nostra sessualità sia aggressiva; è più una fluida esibizione musicale. E si tratta solo di una piccola parte di ciò che siamo. Se fai una lista di ogni canzone che abbiamo scritto, forse solo il 10 per cento tratta di sesso. Ma penso che il pubblico sia questo. Se qualcosa è spinto, lo desiderano e vogliono associare le celebrità a queste caratteristiche. Le persone vogliono gli incidenti provocatori. Adorano parlarne a colazione e rimuginarci quando tornano a casa da lavoro.
:''I don't think our sexuality is belligerent; it's more a free-flowing musical display. And that's only one small part of who we are. If you made a list of every song that we've ever written, maybe 10 percent would be sexually dominated. But I think that's the way the public is. If something's racy, they crave that, and they long to associate celebrities with those characteristics. People lust after provocative incidents. They love to talk about them over breakfast and mull over them while they're driving home from work''.
*La correlazione tra musica hardcore funk e sessualità è così innegabile che scriverne e cantarne a riguardo sembra la cosa più naturale del mondo. Per questo lo abbiamo fatto, e continuiamo a farlo. Il fatto che oggi le cose siano così diverse a causa della pericolosa natura dell'attività sessuale non significa che devi precluderti la tua sessualità. Devi solo stare più attento e rifletterci di più.
:''The correlation between hard-core funk music and sexuality is so undeniable that to write about it and to sing about it seemed like the most natural thing in the world. So we did it, and we still do it. The fact that things are so different today because of the dangerous nature of sexual activity doesn't mean you have to cut out your sexuality. You just have to be more careful and more thoughtful''.
*{{NDR|Parlando del controverso spot radiofonico che lo ha visto testimonial della campagna anti AIDS promossa dal governo statunitense}} Questa agenzia pubblicitaria commissionata dal governo mi contattò chiedendomi se volessi fare il testimonial di una campagna radiofonica sull'uso del preservativo. E io pensai che fosse una cosa molto produttiva e positiva da fare. Così sono venuti nel nostro studio, e Flea, Chad e Dave stavano suonando questa specie di swinging jazz groove mentre io parlavo dicendo "Sto indossando un preservativo mentre faccio sesso, ogni volta, non solo quando mi conviene, non solo quando ci pensa la mia partner, ma ogni volta". Che è una cosa che la nostra band pensa davvero. E l'agenzia era molto soddisfatta del risultato, così come il governo. Ma poi è arrivata questa donna, responsabile di tutto il progetto che mi ha accusato di aver molestato una ragazza in passato – cosa che non avevo fatto – ed è stata molto severa nel cancellarmi dal programma. La cosa assurda è che non ho mai commesso ciò di cui sono accusato.<ref> cfr, ''[https://web.archive.org/web/20211130004732/http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1994/01/08/Esteri/AIDS-USA-CANCELLANO-SPOT-PER-UNO-SCANDALO-ROCK_121300.php AIDS: Usa cancellano spot per uno scandalo rock]'', ''Adnkronos.com'', 8 gennaio 1994.</ref>
:''This ad agency consigned by the government came to me and said, "Will you do a radio PSA for the use of condoms?" And I said to myself, "Well, that sounds like a very productive and positive thing to do." So they come to our studio, and Flea and Chad and Dave play this sort of swinging jazz groove while I do this spiel about "Here I am wearing my condom when I have sex, every time, not just when it's convenient, not just when my partner thinks of it, but every single time". Which is something that everybody in the band believes in. And the ad agency was very pleased, and the government was very pleased. But then this woman who was in charge of the whole thing finds out that itss me and says, "This guy did something to a girl" – which in reality I did not – and she was very rigid about getting me kicked off of the program. The ironic fact was that I never did what it was that I was accused of''.
*Cinque anni fa dopo un concerto in Virginia, questa ragazza mi accusò di atti osceni e abuso sessuale. Ero colpevole di atti osceni. Ed è ciò che ho detto al giudice. Non l'ho fatto con l'intento di fare del male a qualcuno – era solo uno scherzo stupido. E forse ho imparato qualcosa da questo, non puoi girare con il cazzo di fuori, perché a qualcuno non piace. Ma lei mi ha accusato di averla toccata, cosa che non ho fatto. Nemmeno mi sono avvicinato. Quando siamo andati a processo, c'era una corte molto conservativa, e mi hanno accusato di entrambe le cose. Rimasi scioccato che dei magistrati fossero convinti che avessi commesso qualcosa che non avevo nemmeno fatto. Ma una volta che sei in un'aula di tribunale, tutto può succedere. È la sua parola contro la mia, con una fetta di giudici conservatori che credono di più a una ragazza di un college piuttosto che ad un ragazzo rock & roll che ha una reputazione per atti blasfemi.
:''Five years ago after a show in Virginia, this girl accused me of indecent exposure and sexual battery. I was guilty of the indecent exposure. And I told the judge that. I didn't do it with the intention of hurting anybody – it was just a stupid prank. And maybe I learned something from that, which is, you can't go around taking your dick out, because some people don't like it. But this thing where she claimed that I touched her, I just didn't do. I didn't get near her. We went to court, it was a very conservative county, and they convicted me of both things. It was shocking for me that a court of law could convict you of something you didn't do. But once you get into the court, anything can happen. It's her word against my word, with a bunch of very conservative jurors who are more likely to believe a girl who's going to college than a rock & roll boy who has a reputation for lewd activities''.
*Come molti altri milioni di uomini in questo pianeta, amo le donne. Amo la loro essenza e il modo in cui pensano e in cui parlano, come si muovono e i sentimenti che hanno. Non penso che sia terribilmente inusuale. Sì, ho un forte apprezzamento per le donne. Ma non significa che sia un donnaiolo.
:''Like so many millions of other men on this planet, I love women. I love their essence and the way they think and the way they talk and the way they move and the way they feel. I don't think that's terribly unusual. Yes, I have a strong appreciation for women. But that doesn't mean I'm a womanizer''.
*Quando crescevo, mia madre era il perfetto esempio di amore incondizionato e si è fatta un culo grande così per aiutarmi per quasi dieci anni. Mi ha trasmesso delle qualità per le quali le sono molto grato.
:''When I was growing up, my mother was the perfect picture of unconditional love and worked her ass off to support me for about 10 years. She instilled qualities in me that I'm very grateful for''.
*Vivevamo a Grand Rapids, nel Michigan, in un ambiente della classe media. Andava a lavorare ogni giorno. Faceva la segretaria in uno studio legale. E io facevo le mie cose rozze, da pazzo. Andavo in una scuola frequentata da ragazzini con ritardo mentale, per i quali mi ergevo a difensore. Venivo sempre espulso per picchiare gli studenti che facevano i bulli con questi ragazzi. E mia madre mi ha sempre difeso. Per me è stato molto importante avere qualcuno che mi appoggiasse in ciò che facevo.
:''We lived in Grand Rapids, Mich., in a very lower-middle-class environment. She went to work every day. She was a secretary at a law firm. And I did my hooligan, roughneck thing. I went to a school that intergraded def and mentally retarded kids, and I was sort of the self-appointed defender of these kids. I always got expelled for getting in fights with kids who'd torment the handicapped kids. And my mother was always OK with it. It was important to know somebody would stand behind me for doing what I believed in''.
*{{NDR|Parlando dei suoi primi anni in California}} Tutto ciò che accadeva per me era semplicemente naturale – i costumi che la gente indossava, la musica che le persone suonavano, l'arte che producevano – lo adoravo. La prima volta che mi sono fumato una canna ero con mio papà, e per me era come essere atterrato in questo magico regno dove tutto era possibile. Mi sono pietrificato, e mio padre aveva una ragazza a casa sua che era senza maglietta. Mi sono detto, "quanto può essere fortunato un ragazzo?". All'epoca pensavo di essere il ragazzo più fortunato del quartiere.
:''The whole picture out here was just a natural high – the costumes that people were wearing, the music that people were playing, the art that people were making – I loved it. The first time I smoked pot, I was with my dad, and to me, it just seemed like I'd landed in this magical kingdom where anything was possible. I got stoned, and my father had a girl over at the house, and she didn't have her shirt on. I said to myself, you know, "How lucky could a boy be?". At the time, I thought I was the luckiest kid on the block''.
*Per come sono andate le cose, non mi pento di nulla di quanto fatto in quella zona, perché mi ha portato dove sono oggi e la cosa mi piace. Ma ha sicuramento portato delle difficoltà nella mia vita. Senza avere limiti, avevo la personalità per capire ciò che ero in grado di fare e ciò che mi avrebbe portato a una morte prematura. Mi ci è voluto molto molto tempo, ho anche perso degli amici per strada, ma ho imparato molto da quella esperienza diretta.
:''As far as the drug thing goes, I don't regret anything in that area, because it got me where I am today, and I'm cool with that. But it definitely introduced a struggle into my life. Having no limits, I had to personally determine what I was capable of doing and what would bring me to an early grave. It took me a long time, and I lost friends along the way, but now I know from firsthand experience''.
*Adoro sul serio i fenomeni naturali che le persone chiamano disastri. Per me, sono spettacolari. La bellezza della vista di un [[tornado]] mi fa impazzire. Hanno questi meravigliosi e sensuali movimenti che li fanno muovere da un lato all'altro, e hanno questi grossi cerchi bianchi che marciano verso il suolo. Adoro anche gli uragani e le alluvioni e tutto quel genere di roba. Per me sono cose belle.
:''I truly relish natural acts of what people call disaster. To me, they're divine. The visual beauty of a tornado just bowls me over. They've got those skinny, slinky, sexy, snaky black tornados that move their hips from side to side, and they've got big, barreling, white, fat cylinders that march across the land. I also love hurricanes and floods and that kind of stuff. It's beautiful to me''.
*Penso che stiamo vivendo in un periodo divertente e avvincente. Non per esserne felice, ma è molto divertente vedere il mondo crollare. Pensiamo di essere così importanti e che ogni nostra singola azione delle nostre vite significhi qualcosa, ma non siamo altro che un fuoco di paglia. Penso che stiamo assistendo al crollo di tutto ciò che la gente reputa sacro, come religione e governo.
:''I think we're living in a very entertaining and compelling era. Not to be lighthearted about it, but it's very amusing to watch the world crumble. We think we're so important and that every act of our daily lives means something, but we're a flash in the pan. I think we're going to see the collapse of all of the things people hold so sacred – like religion and government''.
*Mi sento spiritualmente ignorante. La mia capacità di comprensione è così microscopica nell'intero schema delle cose che la miglior cosa che possa fare in questa vita è accettare tutto ciò che accade e affrontarlo quando capita. Per me, conta più ciò che faccio durante il mio cammino piuttosto che ciò che cerco.
:''I feel very spiritually ignorant. My understanding is so microscopic in the overall scheme of things that the best thing I can do in this lifetime is accept everything that happens and deal with it as it comes. To me, it's more about what I do along the way than what I'm searching for''.
{{Int|''Waterworld''|Intervista di Martin Carlsson, ''Rockstar'', ottobre 1995, pp. 39, 40 e 41}}
*{{NDR|''One Hot Minute''}} È un disco davvero triste e depresso, ma d'altronde il vero significato di tutto il lavoro è quello di passare attraverso periodi oscuri, tragici e funesti per uscire all'altro capo, dove c'è la luce. Quindi, anche se le persone diranno che è un disco scuro, anche se noi stessi diciamo che lo è, il vero feeling che emerge da questo è che bisogna vivere e imparare da queste esperienze. Essere vivi per poterle raccontare, avere la fortuna di farne un disco
* {{NDR|Riferito alla sua ricaduta nella droga nel 1994}}[...] il fatto di essere stato infettato dalla malattia dello spirito si è rivelato un'esperienza potente e dannosa, perché ero tragicamente stagnante, senza amore, senza una vita. Ero così a terra spiritualmente, così solo e triste che sono stato costretto a prendere una decisione drastica. Altrimenti non sarei mai riuscito a reagire. Mi sono dato un'occhiata e ho deciso di rivalutare la mia esistenza, il mio rapporto con il resto del mondo. Trarre insegnamento dalla tragedia... quando accade qualcosa di molto profondo e tragico, o impazzisci e ti rinchiudono, oppure ce la fai e scavalchi l'ostacolo. La luce alla fine di quel tunnel è travolgente, monumentale nella tua crescita come essere umano. Questo è quello che è successo a me. Sono sopravvissuto ad una enorme catastrofe personale. Se non fosse successo, non credo che avrei acquisito l'esperienza per tirare avanti.
*La peggiore cosa che si possa fare quando si diventa celebri è pensarci troppo su e diventare una caricatura di sé stessi. Così dimentichi l'essenza di ciò che fai, di chi sei, di cosa voglia dire essere innamorati della vita, della musica e degli amici dividendo con loro una meravigliosa esperienza. Di solito, quando questo succede, è la fine della capacità artistica di quella persona. Per fortuna in molte circostanze ci siamo resi conto della situazione. Il fatto di renderci conto di essere dei perfetti idioti come molti altri, ha evitato di farci cadere in tutto questo cazzo di labirinto di pensieri.
*[...] credo che il contesto, la società ti influenzino sempre. Credo che nella storia dell'uomo ci siano stati centinaia di periodi di rabbia, depressione e distruzione. Ora siamo in una fase di accelerazione.
*Non mi interessa l'interpretazione dei media o della massa, che assaggia solo una piccola parte di quel che siamo, pensando di aver capito esattamente di cosa si tratti. Se mi preoccupassi di questo aspetto non farei ciò che faccio ora.
*Se ho paura della droga? No. Ho più paura di me stesso che della droga. La droga è solo un sintomo dei dilemmi personali. Non è della droga che ho paura, è di me stesso.
*Do fiducia alla mia salute. Credo che sarò in ottima forma fino al giorno della mia morte. So cosa fare oggi. Cinque anni fa era solo una questione di trovare me stesso.
{{Int|''RHCP - L'amore è un cane che viene dall'inferno. Ma il dolore ci fa più forti''|Intervista di Simona Siri, ''La Repubblica XL'', maggio 2006, pp. 40, 43 e 45}}
*Ci sono tante Los Angeles diverse. Dovresti stare qui un po' per scoprirle tutte. Ci vuole tempo. È vero, la gente non cammina per strada, sembrano tutti in una bolla di sapone, isolati gli uni dagli altri. Ma l'immagine di L.A. come capitale del male è esagerata. C'è ancora molto fermento, ci sono ancora spinte creative molto forti che vanno al di là della cattiva reputazione della città. Forse a Milano o Londra è meglio? Non credo. È che qui ci sono i media ed è tutto più amplificato e visibile.
*La L.A. nella quale sono cresciuto è stata quella degli anni 70. C'era qualcosa di estremamente naive ed energetico, tutto era spontaneo, irriverente, contagioso. La gente prendeva droghe ma non sapeva che le droghe hanno un prezzo da pagare più tardi. L'importante era divertirsi. C'era molta ingenuità, ma l'atmosfera era magica. C'erano donne bellissime con vestiti colorati e zeppe altissime. C'era un senso comune di qualcosa che sarebbe durato per sempre. Poi sono arrivati gli anni 80, magici anch'essi. L'arrivo del punk rock è stata un esplosione musicale incredibile. La L.A. che uso oggi come fonte d'ispirazione va oltre i confini della cultura pop. Ha a che vedere con l'aria che si respira qui. Siccome siamo circondati dal deserto c'è questa energia che intossica e influenza il cervello, l'umore, la chimica del corpo. È come se ci fosse qualcosa nell'aria che ti tiene su di giri costantemente, ma in modo positivo. Per non parlare della costa, cosi selvaggia e naturale.
*Ripensandoci non posso dire di aver avuto un'infanzia infelice. Il problema è che sono stato esposto a troppe cose troppo presto. Ho scoperto le droghe grazie a mio padre che all'epoca era un piccolo spacciatore. Farsi di coca allora era normale, anche per un ragazzino come me. All'inizio non ho avuto alcun contraccolpo di tipo fisico, ma il problema era che non ero emotivamente pronto a maneggiarle. La vera autodistruttività è arrivata dopo: sono stato per un lungo periodo senza una vera casa, dormendo per strada, in condizioni fisiche al limite. Adesso con tutto questo ho chiuso. È stata dura, ma utile, e adesso posso dire di essere contento di averlo fatto. Il problema è che quando ci sei dentro non sai dov'è il limite tra l'autodistruzione e la morte, il danno permanente. I rischi che corri in quel momento sono enormi, ma tu non ne hai idea. Sono stato fortunato.
*[...] sarei potuto andare in overdose centinaia di volte, ma non ho mai voluto morire. Anche quando ho pensato di voler morire, in realtà non lo volevo davvero. Forse l'ho pensato per frazioni di tempo, minuti. Quando accadeva mi dicevo: "Lo faccio dopo". Mi ripetevo: "Aspetta fino a domani, se ti uccidi oggi puoi uccidere la persona sbagliata". Bisogna sempre dire "lo faccio dopo", perché quello che sei in quel momento è una persona temporanea e domani sarai una persona diversa.
*Adesso ho un dolore dentro che mi fa stare male, ma so che quando lo supererò mi renderà ancora più felice e mi porterà in un posto dove non sono mai stato. Il fatto è che ho avuto una specie di risveglio, una vera e propria illuminazione. Ero sdraiato sul letto e ho pensato a tutte le cose che nella mia vita non hanno funzionato e alle quali ho sempre attribuito una causalità esterna: colpa degli altri, delle circostanze. Ho provato a cambiare percezione e ho capito che era solo colpa mia e ho visto chiaramente quali aspetti della mia personalità mi hanno bioccato finora dall'essere la persona fetica e completa che voglio essere specialmente per quel che riguarda le storie sentimentali.
{{Int|''Rock!''|Intervista di Luca Bergamin, dicembre 2011. ''Flair'', marzo 2012, pp. 240-242}}
*Sono vegetariano dagli anni '80 e, ultimamente, pure vegano. Una volta mi è capitato di assistere alla macellazione di una mucca. Che atrocità deve subire un animale per soddisfare l'appetito di quei grassoni che mangiano hamburger!
*{{NDR|"Per lei cos'è il [[rock and roll|rock'n'roll]]?}} È come fare surf a Malibù. Una volta che ci hai provato non puoi smettere, ci sono onde alte e grandi, a volte devi aspettarle a cavallo della tavola, a volte le senti arrivare, o ti travolgono all'improvviso. È energia allo stato puro...
*Everly è una magia e mi domando perché un essere così candido e buono sia toccato a me nonostante i casini che ho combinato nella vita. Cerco di educarlo nel modo migliore e dedicargli più tempo possibile. Per lui non posso più permettermi di sbagliare. Comunque, i bambini vanno cresciuti in piena libertà e rispetto delle loro attitudini naturali. Io fui mandato a 11 anni in una scuola per diventare biologo marino su un'isola delle Bahamas, ma quando dissi a mio padre che volevo fare il musicista, mi incoraggiò.
*Lui per me è "Fratello Flea"... Ci siamo anche menati in passato, ma per colpa della droga. Quanto Lsd insieme! Il nostro segreto è il basket: siamo fan dei "Lakers", anche se non abbiamo più i posti vicino a [[Jack Nicholson]] e guardiamo le partite in tv. Lo sa che siamo stati i primi a fare il ''balconing'' che va tanto di moda. Ci buttavamo in piscina direttamente dalle finestre di un palazzo.
*Se lei parlasse con mio padre, dopo cinque minuti si renderebbe conto di che persona sia quell'uomo, il cui migliore amico è stato un cantante come Sonny Bono, che frequentava [[Marlon Brando]] e i grandi della musica anni '70, quando droga e sballo erano considerati una cosa bella. Mi portava in giro in California con la sua "Austin Healey cabrio". È stato un uomo psichedelico.
*Non prendo stupefacenti ne bevo dal 2000 e debbo dire che non me ne frega più niente anche se, come ogni persona che è stata ''addicted'' e ha denaro, so che posso cadere in tentazione... Ho iniziato a undici anni. Una volta rubai l'auto a mia madre e mi schiantai a 140 chilometri orari, ma neanche quel trauma cranico mi fece capire che mi stavo già fracassando il cervello con l'eroina.
*È difficile riconoscere l'amore vero, quello che puoi provare tu e quello nei tuoi confronti, quando per anni le ragazze, anche più di una ogni sera, dopo i concerti, s'intrufolavano nei nostri letti ed erano disposte a qualsiasi cosa – sesso di gruppo compreso – pur di stare con Anthony Kiedis e i Red Hot...
*Gli stereotipi su di me – specialmente quello del cantante drogato che pensa solo a portarsi a letto donne – sono duri a morire. È raro che una donna voglia guardare oltre e pensare alla persona che sta dietro a questa fama, anche se nel passato io ho dato un forte impulso per crearla.
*{{NDR|Su [[Cher]]}} Mio padre le chiese di farmi da baby-sitter, una sera. Lei andò in bagno per cambiarsi. Io, già un po' curioso, le chiesi se potevo stare con lei e guardarla. Poi, tornammo in camera mia e facemmo l'amore. Avevo tredici anni.
{{Int|''[http://web.archive.org/web/20120623033219/http://www.redhotchilipeppers.it/news/new-york-times-intervista-anthony-kiedis.html Intervista del NY Times a Anthony Kiedis]''|''Redhotchilipeppers.it'', 4 marzo 2012}}
*{{NDR|Riguardo al fatto di suonare nudi coi calzini sul pene}} Non mi è più nemmeno venuta in mente l'idea, probabilmente dagli anni '90, ma se fossimo nel momento giusto, al posto giusto e Flea si girasse da me dicendo "Facciamo questo bis con i calzini!", non mi negherei.
*Mio padre si ribellava ferocemente alla sua educazione conservativa, durante la quale suo padre ha abusato psicologicamente di lui. Con l'avvento degli anni '60 mio padre ha voluto allontanarsene, ma forse non ha pensato che un bambino deve fare il bambino. Però eravamo forse più legati della maggior parte dei miei amici con i padri, che tornavano a casa, si ubriacavano di [[Martini (cocktail)|Martini]], leggevano il giornale e non si occupavano dei figli. Come padre ora non farei di certo quello che ha fatto mio padre, perché mi ha fatto sentire emotivamente instabile da bambino. Ma non ha fatto quelle cose per egoismo o cattiveria.
*Nonostante tutte le cose che sembrano difficili da accettare, mio padre si sedeva con me a 12 anni e mi diceva cose come "Ecco 10 parole che penso tu debba sapere" oppure "Ecco Ernest Hemingway" oppure "Ecco la pop art". La sua idea di base era, se va bene per me, va bene anche per mio figlio.
*Forse la mia educazione ha accelerato la mia dipendenza, ma non penso sia responsabile per questo. La gente vuole sempre incolpare qualcun altro quando si tratta di dipendenza. Come quando è morta [[Whitney Houston]], tutti dicevano "se non avesse mai incontrato Bobby Brown, non avrebbe avuto questi problemi". Non sono d'accordo. Penso che le persone siano naturalmente inclini o meno.
*Dieci anni fa avrei detto che avrei avuto una lunga relazione, ma al momento mi chiedo se non seguirò le orme di mio padre. Durante i 4 anni di vita di mio figlio ho realizzato che sono talmente innamorato di lui, e lui è talmente innamorato di me, che anche se non dovessi trovare il partner della vita, va bene lo stesso. Penso di dover ancora trovare la maniera di essere meno egoista. Forse non sono pronto ad una relazione lunga al momento.
*Quando vieni pagato per la prima volta, pensi "Posso fare quello che voglio! Posso costruirmi un camino a forma di donna nuda!". Quel camino doveva essere una scultura, non un simbolo della mia relazione con le donne. Ma 20 anni dopo, se la mettete in questi termini, penso abbiate ragione. Mi deriderei.
{{Int|''[http://web.archive.org/web/20250114015827/https://mag.citizensofhumanity.com/blog/2016/01/20/anthony-kiedis/ Anthony Kiedis]''|{{en}} ''Citizensofhumanity.com'', 20 gennaio 2016}}
*[[Los Angeles]] mi ha incantato con la sua energia quando ero bambino, e penso che lo stesso faccia anche alle altre persone. C'è qualcosa nel deserto, nell'elettricità, nelle palme, che promette che tutto è possibile. Ne rimasi folgorato, così nel 1973 mi trasferii a L.A., che era un posto completamente diverso rispetto al 2015. Ma c'è quella connessione che non ha perso, ovvero, qui è dove vieni ad esplorare il tuo sogno: che tu lo voglia o no, il sogno diventa realtà, fallisci miseramente o qualcosa del genere, oppure trovi un altro sogno che non pensavi nemmeno ti stesse aspettando; ecco, questo è rimasto. Do merito all'incantevole atmosfera di questo posto, la natura intrinseca di Los Angeles e della sua valle, le sue montagne, il suo deserto e i suoi coyoti. È una specie di incantesimo.
:''Los Angeles put a spell on me as a kid with its energy, and I think it does that to people. There's something about the desert, the electricity, the palm trees, just the promise that anything is possible. That hit me like a ton of bricks, and by 1973 I made my way to L.A., which was a completely different animal at that time relative to 2015. But there is that thread that it hasn't lost, which is, this is where you come to explore your dream; whether or not the dream comes true, you fail miserably or somewhere in between, or you find another dream you didn't even know was waiting for you, that thread maintains. I give credit to the enchanting vibe of this place, the inherent nature of Los Angeles and its valley, its mountains, its desert and its coyotes. It's kind of a magical trickery.''
*Cerco di fare attenzioni ai miei songwriter preferiti e mi rendo conto che hanno fatto cose migliori di quelle che potrò mai fare io. Persone come [[Paul McCartney]], [[Neil Young]] e Randy Newman, artisti fenomenali; tuttavia, nessuno di loro è mai riuscito ad avere la stessa grandezza da "adulti" di quanto abbiano fatto quando avevano 20 o 30 anni [...]. Penso che sia un ciclo, è quasi impossibile scrivere musica in grado di toccare il cuore delle persone una volta che lo hai già fatto. Quando ti puoi permettere di comprare una, due o tre case, quella linea di comfort finisce per cambiarti [...]. Ma sono speranzoso quando ascolto una canzone che Paul McCartney ha pubblicato negli ultimi anni e mi ricorda che c'è ancora tanto dentro di lui. Non ha niente da dimostrare, ha già dato al mondo le migliori canzoni possibili, eppure mi rende felice il fatto che abbia deciso di continuare a farlo.
:''I pay attention to my favorite songwriters, and they're way smarter and way better at writing songs than I could ever be. You know, like Paul McCartney, Neil Young, Randy Newman are all just phenomenally gifted singers and songwriters; however, none of them have really been able to create real greatness in their older years compared to what they were doing in their 20s and 30s [...]. I guess it's a cycle, it's almost impossible to write music that crushes and touches people's hearts in that way once you've made it. Once you can afford a house, another house over there and another over there, it's like that weird fine line of comfort changing you [...]. But it gives me hope when I hear a Paul McCartney song that he did in the last couple of years that reminds me of who he is deep down inside. Not that he's got anything to prove, he's already given the world more great songs than anybody else I can think of, but it makes me happy that he's still able to do it.''
*Trovo la [[felicità]] nelle cose più semplici, più piccole che ci siano. Non ha niente a che vedere con la grandiosità ma ha a che fare con la semplicità. Ad esempio, tenere mio figlio stamattina, non c'è niente di migliore di questo. Questa è la mia felicità. Guardare il sole sorgere, questa è la mia felicità. Essere nella mia tavola da surf, toccare la superficie dell'oceano, questa è la mia felicità. Mettere un CD con la nuova canzone a cui la mia band sta lavorando, questa è la mia felicità. Chiamare mio padre, sentire la sua voce al telefono, essere contento di chiamarlo, questa è la mia felicità. Leggere un libro per mio figlio a cena, questa è la mia felicità. Se sto bene con me stesso, la trovo tutta intorno a me. Se sto male con me stesso, non la trovo da nessuna parte.
:''I find happiness in the simplest, littlest things ever. It's nothing to do with grandiosity but everything to do with simplicity. For instance, holding my boy this morning, doesn't get any better than that. That's my happiness. Watching the sun come up, that's my happiness. Being on my surfboard, touching the surface of the ocean, that's my happiness. Popping in a CD with the new song my band's been working on, that's my happiness. Calling my father, hearing his voice on the phone, getting excited about calling him, that's my happiness. Reading a book for my son at dinner, that's my happiness. It's kind of everywhere, all around me, if I'm right with myself. If I'm wrong with myself, I'm not finding it anywhere.''
{{Int|''[http://www.vanityfair.it/show/musica/16/06/17/red-hot-chili-peppers-nuovo-album-the-gateaway-intervista-anthony-kiedis Red Hot Chili Peppers: «Il matrimonio perfetto»]''|Intervista di Simona Siri, ''Vanityfair.it'', 17 giugno 2016}}
*{{NDR|Parlando della produzione dell'album ''The Getaway''}} È stato faticoso. Quando abbiamo chiesto a Brian {{NDR|il produttore}} di produrci avevamo già pronti 20 brani che per noi erano buoni, ma a lui non sono piaciuti. È stato uno shock: quando lavori a un brano a lungo, ti affezioni, perdi lucidità e non capisci più se funziona. Brian però voleva qualcosa di diverso, così ci siamo detti: se lavoriamo con lui, dobbiamo seguirlo. Ci siamo affidati al suo metodo che consiste nel comporre ogni giorno, in studio, musica nuova.
*[[Robin Williams|Robin]] era speciale, la sua energia era contagiosa, quando se n'è andato ho provato un dolore vero. Aveva problemi psicologici, ma nascondeva la sua sofferenza. Ha tenuto duro finché il dolore si è fatto insopportabile, e allora se ne è andato. Non lo biasimo. Lo perdono e basta.
*Mentre scrivevo il disco ho avuto momenti bui, ho dovuto superare la fine della relazione di due anni con Helena {{NDR|Vestergaard, modella}}, che ho amato molto e con la quale sarei stato tutta la vita. La storia non ha più funzionato, e io non capivo come fosse possibile che, pur amando tanto qualcuno, non si potesse essere felici insieme. Ancora adesso non lo capisco.
*[...] io e Flea siamo sposati da 35 anni. Però non viviamo insieme, ognuno ha il suo spazio, non passiamo 24 ore su 24 sotto lo stesso tetto. Forse il segreto è lì: sposati, ma ognuno a casa propria. In realtà, non so neanche io come facciamo a durare, mettendo d'accordo le nostre personalità e i nostri egoismi. Ogni tanto litighiamo e urliamo, ogni tanto ci abbracciamo. Quello che non manca mai è il rispetto reciproco.
*Stare con Everly è la cosa che più voglio al mondo. Non ho mai amato nessuno come lui. Anche solo guardarlo mentre dorme mi rende felice. Lo nutro, lo faccio sentire al sicuro, ma l'amore che mi ritorna indietro è mille volte più grande.
*Mio figlio mi dice: "Papà, sei famoso. I ragazzi a scuola parlano di te". Allora gli spiego che papà fa un lavoro e che la fama non è niente: io sono prima di tutto un musicista, non una rockstar. Gli spiego che anche lui deve capire ciò che gli piace e lavorare duro. Cerco di non viziarlo troppo.
*Mio padre è la persona che più mi ha influenzato, nel bene e nel male. Ho imparato molto dai suoi errori. Per esempio, io non voglio che mio figlio cresca in fretta. Io ho fatto tutto troppo presto: ho fumato a 11 anni, ho fatto sesso a 14, mi sono drogato a 16. Invece vorrei che mio figlio rimanesse bambino il più a lungo possibile.
*{{NDR|«Sesso»?}} Meno di prima, adesso lo faccio solo da innamorato. Da ragazzo ho sperimentato, ma ora è diverso. Per quanto riguarda le droghe, il mio unico vizio è il surf. Non uso più sostanze, le onde grosse sono quelle che mi danno l'adrenalina.
*{{NDR|«Lei ha 53 anni ma non li dimostra. Quanti se ne sente?»}} Dipende dai momenti. Ci sono giorni in cui me ne sento 100. Ma quando faccio surf per me è come se ne avessi 20.
[[File:Red Hot Chili Peppers - Rock am Ring 2016 -2016156231055 2016-06-04 Rock am Ring - Sven - 1D X MK II - 0484 - AK8I1432 mod.jpg|thumb|Anthony Kiedis, giugno 2016]]
{{Int|''[http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2016/10/10/news/red_hot_chili_peppers-149475630/ Red Hot Chili Peppers, parla Anthony Kiedis: "Noi più pop? Non ce ne siamo accorti"]''|Intervista di Ernesto Assante, ''Repubblica.it'', 10 ottobre 2016}}
*Quando avevo venti anni affrontavo le cose in maniera diversa da oggi, è normale, quindi anche il nostro modo di fare concerti è cambiato e cresciuto con noi. Ed è vero, penso che oggi sia più difficile di ieri, ma non meno bello o entusiasmante. Venti anni fa avevamo certamente più energia, non ci importava essere stanchi, affrontavamo i concerti con più spavalderia, oggi anche se è bello viaggiare e suonare dal vivo devo certamente stare più attento [...]. Ma per noi è sempre il momento di maggior divertimento e quello in cui la nostra musica è condivisa davvero con il pubblico.
*C'è chi pensa che siamo diventati più pop? Io non me ne sono accorto. C'è chi dice che siamo più pacifici? Non so, per noi la passione e l'entusiasmo sono gli stessi. Non decidiamo mai prima una direzione da prendere, tutto accade, per così dire, inconsciamente, non è mai stato possibile per noi fare delle scelte a tavolino, ed è altrettanto impossibile sapere prima se le cose che fai possono avere successo. Di certo non amiamo ripeterci, sarebbe la fine per noi, ci piace suonare e finché è divertente bene, se non lo fosse più faremmo un altro lavoro.
*[...] non saprei spiegare come è stato possibile costruire un simile rapporto con i fan italiani. Un po' è certo dovuto al rapporto che aveva con l'Italia John Frusciante, il nostro ex chitarrista, italiano di origini. Ma il pubblico italiano ci ha sempre seguito con passione. Quando è uscito Blood Sugar Sex Magik ero a Milano e per strada dovunque andavo sentivo le nostre canzoni e dicevo "com'è possibile che le conoscano, sono appena uscite!". Siamo stati in tanti altri paesi, ma da nessun'altra parte è così.
*È sempre un piacere avere un boom, ne abbiamo avuti di grandi e di piccoli, e anche senza il boom abbiamo sempre avuto molta gente interessata a noi e noi siamo stati interessati alla gente.
*Mi piaceva [[Elton John]] prima ancora di essere nei Red Hot Chili Peppers. Ero piccolo, avrò avuto dieci anni, e mi portarono a casa di Bernie Taupin, io non sapevo chi fosse. Nel soggiorno c'era un grande piano e mi dissero che era quello con il quale erano state scritte le canzoni di Elton, e io non ci credevo, Elton John era a Londra, ma mi dissero che aveva un partner con cui scriveva le canzoni e che era il padrone di casa. Ho sempre amato la sua musica e quando abbiamo scritto Sick love era chiaro il riferimento alla sua ''Bernie and the Jets''. Lo abbiamo chiamato, avevamo bisogno della sua benedizione, oltre a quella ci ha fatto l'onore di suonare il piano nel pezzo, è stato fantastico.
{{Int|''[https://www.virginradio.it/news/rock-news/256837/red-hot-chili-peppers-anthony-kiedis-il-dolore-e-la-migliore-fonte-di-ispirazione-ecco-come-ho-iniziato-a-fare-musica.html Red Hot Chili Peppers, Anthony Kiedis: "Il dolore è la migliore fonte di ispirazione. Ecco come ho iniziato a fare musica"]''|Dall'intervista rilasciata al ''Lipps Service'', ''virginradio.it'', 16 gennaio 2019}}
*I Grandmaster Flash and the Furious Five hanno acceso in me la passione quando avevo all'incirca 19-20 anni, ma in realtà la musica mi ha ispirato sin dall'infanzia, anche se non avevo idea che poi sarebbe diventata la mia professione, questo è accaduto per caso. Gli anni '80 sono stati molto prolifici per la musica funk. Andavano di moda diversi generi ibridi, dal D-funk fino alle prime forme di hip hop, come Sugar Hill Gang, The Commodores e tutte queste band funk molto particolari.
*A quell'epoca io non studiavo musica come tutti i miei amici, ma ero continuamente esposto ai loro esperimenti musicali, poi quando ho scoperto i Grandmaster Flash & The Furious Five ho pensato 'forse posso farlo anche io'. Alla fine mi hanno chiesto di provare a cantare ed ecco che abbiamo formato la band.
*Io compongo in qualsiasi posto a disposizione, sono un compositore molto furbo, compongo sull'aereo, sul treno, in bicicletta… in quest'ultimo caso, se ho una melodia in testa accosto, prendo il mio stupido telefono e la registro lì dentro.
*Non pongo limiti all'ispirazione, ma spesso le fonti di ispirazione più ovvie non mi prendono. Ad esempio, io amo mio figlio più di qualsiasi altra cosa al mondo, ma non scriverei mai una canzone su di lui. Poi magari a colazione gli canto una canzone su di lui però penso che il dolore sia la migliore fonte di ispirazione. Il dolore così come le difficoltà, è questo il tipo di emozioni che poi tendono a venire fuori.
*{{NDR|Sui concerti ad Hyde Park nel 2004}} Per noi è stato uno show incredibile perché abbiamo suonato per tre giorni di seguito, è stato indimenticabile anche perché abbiamo suonato con [[James Brown]] e non avrei mai detto che ci avrebbe aperto il concerto. Era di un altro livello, sia come musicista sia come persona, era qualcosa di ultraterreno, aveva una sorta di aura. Così mi sono seduto lì e l'ho ascoltato. Ha suonato prima di noi, era estate e lui è morto poco tempo dopo, la vigilia di Natale. Ho pianto fino a non avere più lacrime, mi sono svegliato e ho scoperto che era morto e la cosa mi ha distrutto. E così quel concerto è stato significativo per vari motivi, perché era a Hyde Park, perché abbiamo suonato per tre giorni e di giorno, perché è stato divertente e poi perché c'era James Brown, perché ho potuto conoscerlo e passare del tempo con lui.
{{Int|''[http://web.archive.org/web/20230926220946/http://anthonykiedis.net/2019/07/anthony-kiedis-laying-it-down-new-interview/ Anthony Kiedis Laying it down... New Interview]''|{{en}} Dall'intervista rilasciata al format ''As It Lays'', ''anthonykiedis.net'', 27 luglio 2019}}
*{{NDR|«Cosa renderebbe secondo te il mondo un posto migliore?»}} [...] La mia risposta onesta sarebbe la [[gentilezza]]. La mia risposta in un certo senso egoistica sarebbe la musica, e la risposta super-centrica sarebbe l'aria che si può respirare [...]. Scegliamo la gentilezza. Sento che quando arrivi alle porte metaforiche di San Pietro, in realtà tutto ciò che ti chiederanno è: "Sei stato gentile?" E non so, forse l'intero scopo di questo piccolo, minuscolo battito di ciglia in cui siamo è solo quello di diminuire la sofferenza attraverso la gentilezza e altri atti premurosi. Potrebbe essere dipingere, potrebbe essere prendersi cura di qualcuno, potrebbe essere semplicemente sorridere.
:''[«What's one thing that you believe would make the world a better place?»] My honest answer would be kindness. My sort of self-centred answer would be music, and super-centric answer would be the air that you can breathe [...]. Let's go with kindness. I feel like when you get to the metamorphical gates of Saint Peter, really all they are going to ask you is, "Were you kind?" And I don't know, maybe the whole point of this little, tiny, blink of an eye that we are here, is just to decrease the suffering through kindness and other thoughtful acts. It could be painting, it could be caregiving, it could be just smiling''.
*{{NDR|«Quale età sceglieresti se potessi fermare il tempo?»}} [...] quando avevo 11 anni, ero così innamorato della vita che avevo un piccolo volante, il manubrio di una bicicletta che avevo infilato in un tubo, ed ero a tre metri d'altezza, seduto su qualcos'altro, proprio accanto a un ciliegio. Non avevo ancora questa strana cosa con Dio, non avevo nessun tipo di rapporto, e ho solo guardato il cielo e ho detto: "Dio, sto amando gli 11 anni. Posso per favore avere per sempre 11 anni? Va tutto bene, non voglio crescere, mi piace". [...] Quindi ora, se potessi fermare il tempo e l'età [...] mi piacerebbe farlo tra cinquecento anni. Quindi, diciamo 556.
:''[«What age would you pick if you had to stay that age forever?»] [...] when I was 11, I was so enamoured with life that I had, umm, a little steering wheel, handlebars of a bicycle that I had stuck down a pipe, and I was 10 feet up in the air, sitting on something else and I was just next to a cherry tree, and I didn't have this weird thing with God yet, I didn't have any sort of relationship, and I just looked at the sky and I was like, "God I am loving 11. Can I please just stay 11? This is all good, I don't wanna move on from here, I like this". [...] So now, I would just, if I could twist time and age, [...] I like in five hundred years from now. So, let's say 556''.
*La mia più recente rivelazione è che, anche se sono sobrio, sono comunque un pazzo tossicodipendente di qualsiasi cosa si presenti e che scenda in quelle vene del cervello. Però, allo stesso tempo, ho questa potente personalità dipendente nella mia testa, ma anche la capacità di dire semplicemente: "Beh, è quello che sono in questo momento, e mi sta bene".
:''My most recent revelation is, even though I'm sober I'm still a flaming addict of anything that presents itself, that goes down those subways of your brain, but at the same time, so I've got this powerful addiction personality inside my head, but also the ability to just say well, that's what I am at this moment in time and I'm okay with that''.
*{{NDR|«Cosa occupa la maggior parte del tuo tempo?»}} Il maledetto [[Internet]]. E tutta la sua malvagia stregoneria [...]. Sì, non mi piace tutta questa cosa tra governo e Silicon Valley. Voglio dire, siamo già creature sensibili, e con questa tecnologia ci hanno preso per il collo. È un po' snervante. Ma, sai. Mi ruba troppo tempo, e quella è colpa mia.
:''[«What takes up too much of your time?»] The motherfucking Internet. And all of its evil wizardry. [..] Yeah, I don't like the whole government Silicon Valley let's, I mean we're already sensitive creatures, and they just got this by the shorthairs with this technology. It's a little maddening. But, you know. It takes up too much of my time, that's my fault''.
*[...] l'esperienza di stare da soli in casa con i propri snack è enormemente sottovalutata. E noi, io, ci lamentiamo, ci lagniamo e diventiamo tutti ansiosi, contorti, nevrotici e sociopatici, quando ehi, sono solo a casa in pace con qualche snack. Quindi, mi piacciono gli snack, ma in realtà, ovviamente, la cosa che preferisco della mia casa è il mio coinquilino. Ha 11 anni e condividiamo lo stesso cognome.
:''[...] being alone in your house with your snacks is a greatly undervalued experience and we, me, bitch and moan and complain and get all anxious and twisted and neurotic and sociopathic, and hey, I'm just home alone peacefully with some snacks. So, I like the snacks but really, of course, my roommate is my favourite thing about my house. He is 11 and we share the same last name''.
*Dovevo andare alla University High School a ovest di Los Angeles, e avevo mentito sul mio indirizzo per tutto il tempo in cui ero alla Scuola Media Ralph Waldo Emerson. Arrivo al liceo con tutta la mia squadra, i miei amici, la mia gente, la mia piccola squadra di fumatori d'erba, e mi dicono: "Eh! Non puoi venire qui! Non vivi dove hai detto di vivere." E io ho detto, "Cosaaa?" E loro: "Sì, ci hai mentito per tutto il tempo." E io ho detto, "Sì, ma ok, e adesso?" E loro: "No, non puoi entrare." Così, contro la mia volontà, sono stato costretto ad andare alla Fairfax High School, il che mi sembrava una disgrazia, ma è lì che ho incontrato gli amici con cui avrei effettivamente vissuto la mia vita per sempre: i Flea, gli Hillel, i Jack Irons. Quindi, è stato un crudele scherzo del destino che in realtà ha spalancato la mia intera vita per farla diventare quella che è oggi.
:''I was supposed to go to University High in West LA, and I had been lying about my address the whole time I was at Ralph Waldo Emerson Junior School and I show up to high school with all of my team, my friends, my people, my little pothead squad, and they're like, "Eh! You can't go here! You don't live when you said you lived". And I was like, "whaaat?" and they were like, "Yeah, you've been lying to us the whole the whole time". I was like, yeah but okay, what about now and they were like, "No, you can't come". So, against my will, I was forced into Fairfax High School, seems like a calamity but that's where I met the friends, I would actually live my life with forever; the Fleas, the Hillels, the Jack Irons. So, it was a cruel twist of fate that actually opened up my entire life to be what it is today''.
*Odio le chat di gruppo. Sono uno Scorpione, mi piace una discussione individuale, un po' di riservatezza. Inizi a vedere tutti quei nomi... non fa per me. Quindi no, non ho una chat di gruppo attiva. Ogni tanto cedo a una chat di gruppo per portare a termine qualcosa, ma non fa per me.
:''I hate group texts. I'm a Scorpio, I like an individual discussion, a little bit of privacy. You start seeing all of these names, not for me, so no I don't have a running group text. Every now and again then I succumb to a group text to get something done, but not for me''.
*Direi che ci creiamo gran parte della nostra fortuna, ma direi che anche il cosmo ci consegna una raffica di fortuna, e forse l'abbiamo creata in una vita precedente, chi lo sa? Gira quella ruota della fortuna e scoprilo.
:''I would say we make a bunch of our own luck, but I would say the cosmos does deliver a blast of luck as well, and maybe we made that luck in a previous lifetime, who knows? Spin that wheel of fortune and find out''.
*[...] è una specie di momento magico quando capisci che vuoi condividere un percorso con qualcuno. È una sensazione piuttosto piacevole. Ed è un evento molto più frequente quando si è più giovani. Guardo mio figlio che sviluppa amicizie, che si fa nuovi amici; lui è un maestro in questo. Individua il ragazzino con cui vuole uscire e diventano amici, cosa che facevo anch'io da bambino. E ora è tipo: "Voglio davvero essere amico di quel tizio? Non so se posso farmi degli amici adesso." Più si invecchia, più diventa difficile fare nuove amicizie. Improvvisamente, è come se tu avessi amici da sempre.
:''[...] it's a little bit of a magical moment when you realise that you want to share a road with somebody. It's a pretty good feeling. And a way more regular occurrence younger in life. I watch my son develop friendships, make new friends, he's a master at it. He homes in on the kid he wants to hang out with, and they become friends, which I did as a kid myself and now it's like, do I really wanna be friends with that guy? I don't know if I can be friends now. The older you get, the harder it gets to make new friends. Suddenly, it's like you've got friends from forever''.
*{{NDR|«Cosa vuoi che il mondo sappia di Anthony Kiedis?»}} Nulla. Meno è meglio in questo caso. Ho scritto un libro una volta ed è stato un grande errore. Non pensavo che le persone l'avrebbero letto, o avrebbero potuto leggerlo, e poi l'hanno letto e io ero tipo: "Beh, a cosa stavo pensando? Perché l'ho fatto?". Non dovete sapere niente di me.
:''[«What do you want the world to know about Anthony Kiedis?»] Nothing. Less is more in this case. I wrote a book once and it was a big mistake. I forgot that people were going to read it, or might read it, and then they read it and I was like well what was I thinking? Why did I do that? You don't have to know anything about me''.
==''Scar Tissue''==
===[[Incipit]]===
Sono seduto sul divano del soggiorno, a casa, sulle Hollywood Hills. È un giorno di gennaio limpido e terso, e da questa prospettiva osservo la magnifica distesa della [[San Fernando Valley]]. Quando ero più giovane pensavo anch'io, come tutti quelli che vivono sulle colline di Hollywood, che la Valley fosse il luogo dove scomparivano i perdenti, chi non riusciva a sfondare a Hollywood. Vivendo qui, però, ho finito per considerarla un modo più intimo e disteso di vivere Los Angeles. Adesso non vedo l'ora di svegliarmi e guardare quelle maestose catene di montagne dalle cime innevate.
===Citazioni===
*"Lingua nello sporco" era un'evoluzione delle sfide mie e di Flea ai tempi del liceo. Ricordo che una volta ero su un autobus cittadino, avevamo circa quindici anni, ero un po' malato e tossii un orribile grumo di muco nella mano. Stavamo guardando tutti e due quello schifoso scaracchio con ammirazione, quando sfidai Flea: "Se hai le palle, te lo mangi dritto dalla mia mano, perché sei il solo bastardo che conosco che possa farlo". E lo fece! "Lingua nello sporco" era nato, e senza che nemmeno lo sapessimo. [...] Con lo svilupparsi del gioco, più sporco si mangiava, maggiore era l'onore che ne derivava. I perdenti cominciarono a mangiare insetti dalle mascherine delle auto o a leccare l'intera circonferenza di un bidone dell'immondizia, qualunque cosa potesse intrattenere i compagni con un'audace esibizione di assurda spavalderia.
*Ho sempre avuto un profondo legame con Hillel. Aveva la capacità di far superare alle persone le barriere che erigevano per non rivelare più di tanto agli altri [...]. Ero legato più a lui di quanto non mi fosse mai accaduto con altre persone di sesso maschile. Forse era dovuto in parte alla dipendenza dalla droga che condividevamo [...]. Lui aveva anche una capacità di perdonare superiore a quella della maggior parte dei mortali. Quali che fossero i tuoi errori o le tue pecche, i fallimenti o le tue debolezze, non li usava mai contro di te. A differenza di Flea, con il quale il rapporto era da fratelli litigiosi, Hillel non era competitivo. A suo modo, era paterno. Non era uno sbruffone, non un macho. Si vantava del suo essere uomo, ma non di essere macho.
*{{NDR|Spiegando come nacque ''[[Under the Bridge]]''}} Un mese più tardi, a casa mia, Rick sfogliava il mio taccuino: il che dimostra quanto mi sentissi a mio agio con lui. "Cos'è?" mi chiese. Aveva letto Under the Bridge. "Oh solo una poesia" risposi. "È una bomba. Dovresti farci qualcosa" disse.
*Per la maggior parte della gente [[Billy Corgan]] è l'essere umano più scontroso e infelice al mondo, ma la mia esperienza con lui fu totalmente diversa. Lo trovai molto intelligente e sensibile, con un fine senso dell'ironia. Era anche un talentuoso giocatore di basket. Stavamo giocando nel backstage dello Shriner's Club a Milwaukee, in occasione di un concerto, durante il sound check, e la prima impressione che ebbi di Billy fu: intellettuale, alto, dinoccolato, musicale e goffo, non giocatore. Ma, non appena azzardammo qualche giocata, Billy si fece avanti e cominciò a inanellare tiri da fuori. Durante quel tour uscimmo spesso in gruppo, magari per andare al cinema, e ho sempre trovato Billy una persona di compagnia, mai competitiva o assurdamente gelosa.
*[[Giacarta]] non mi piacque, una megalopoli del Terzo mondo satura di immondizia e inquinamento, carica di energia fondamentalista che non ci rendeva esattamente graditi. Eravamo molto lontani dal Kansas, ma ogni volta che entravamo in un bazar o in un mercato, in ogni baraccopoli, ero circondato da ragazze indonesiane che ridacchiavano [...]. Era surreale.
*Sapevamo che il disco aveva avuto un largo successo quando andammo in Europa per un giro di conferenze stampa. Eravamo in Italia, io e John stavamo sul sedile posteriore di una Mercedes con il finestrino aperto. Un motorino con due ragazzi italiani si fermò accanto a noi. Guardarono dentro e cominciarono a urlare: "Ehi, Californication, Californication!". Poi si misero a cantare Scar Tissue. Il disco era uscito da cinque giorni. Ovunque andassimo, tutti i negozi suonavano il nostro disco. L'Italia aveva preso fuoco. Passammo dal vendere una manciata di dischi al venderne più di chiunque altro quell'anno in Italia. Com'è che un Paese intero decide di cominciare ad amarti in un giorno?
*Uno si aspetta che [[Mosca (Russia)|Mosca]], la più grande città della Russia, sia gestita in maniera efficiente, forse persino militare, ma non era così. Non c'era affatto ordine, e le estorsioni erano la norma. I poliziotti, i militari, il personale dell'aeroporto, tutti volevano i nostri rubli. Nessuno di noi era mai stato in Russia, e ci sentivamo davvero un po' in pericolo. Alloggiammo al Kempinsky Hotel, un'oasi a cinque stelle, vistoso, dorato e pieno di marmi nel bel mezzo di un'economia evidentemente povera. Tutto a Mosca era [[grigio]], grigio, grigio. Il cielo era grigio, gli edifici erano grigi, le strade erano grigie, gli alberi erano grigi. C'era una pesante, soffocante nuvola di gravità staliniana ovunque.
==''Red Hot Chili Peppers Live''==
[[File:AnthonyKiedis.jpg|thumb|Anthony Kiedis nel 2003]]
*[[Flea]], [[John Frusciante|John]] e [[Chad Smith|Chad]] sono il mio ponte verso [[Dio]] e non cambierei con nulla al mondo le esperienze che ho vissuto con loro. Ognuno di loro mi ha dato amore, musica e i momenti migliori che avrei mai potuto sperare di vivere.
*Da ragazzo ero sempre fumato, andavo alle feste, giravo sul mio skate e rubavo nei negozi... Volevo sempre fare tutto quello che non bisognava fare.
*Mio padre fumava erba tutti i giorni. Io avevo 12 anni quando mi domandò: "Vuoi farti uno [[spinello]]?"... Provai cosa volesse dire sballare, e mi piacque. Sembrava una medicina capace di dare sollievo all'anima e di accendere i sensi. Non c'era niente di strano o di terribile, non sentivo di avere perso il controllo, anzi era come se ne avessi avuto piú di prima...
*La cruda energia dei [[Nirvana (gruppo musicale)|Nirvana]], la loro vibrante musicalità e il susseguirsi delle loro canzoni, tagliavano la notte come una motosega.
*Quando ho incontrato [[Kurt Cobain]] per la prima volta, sembrava a pezzi, come se fosse stato reduce da una pesante baldoria: aveva i vestiti strappati, una brutta faccia e l'espressione di uno che non dorme da parecchi giorni. Eppure era veramente bello.
*[[Courtney Love]] voleva essere sempre sotto i riflettori, non ho mai conosciuto nessuna come lei sempre pronta a mettersi al centro dell'attenzione. Tutte le volte che un fotografo puntava la macchina su qualcuno, lei irrompeva nell'inquadratura...
*Oggi i [[Rolling Stones]] sono una band conservatrice e ricca... E il pubblico degli Stones è formato da avvocati, commercialisti, medici, consulenti.
*L'[[acqua]] rappresenta il desiderio per il piacere, e io infatti sono un segno d'acqua. Ecco perché voglio provare il piacere fino in fondo, fino alla follia.
*È ridicolo dirlo, ma il fatto è che io e Flea siamo uniti da uno strano legame dovuto ad un arcano potere. Una volta lui ha anche consultato una veggente, che gli ha raccontato un mare di stronzate sulle sue "vite passate"; la tipa gli ha poi descritto un personaggio che sembra una mia copia sputata, e ha concluso che nelle nostre "vite precedenti" ci siamo persi e ritrovati per secoli; addirittura gli avrei salvato la vita, uno-due secoli fa, durante una guerra in Italia. Cazzate, certo. Però tra noi un misterioso legame c'è, eccome: più di una volta ci è capitato che ci ritrovassimo vestiti con abiti uguali, eccentrici e identici, e questo è veramente strano.
*È bello e importante avere una grande quantità di esperienze [[sessualità|sessuali]], e io mi sento molto fortunato a continuare ad avere interesse per il sesso.
*Ricordo quando da ragazzo cominciai a farmi di [[cocaina]]. La vivevo come una bellissima sensazione, e non vedevo la strada verso la pazzia e la morte. La cocaina ti provoca una grande euforia, ma quando l'effetto finisce tutto diventa orribile: ti precipita all'inferno, un inferno peggiore di quello dantesco. Fu proprio per attenuare la "caduta" da cocaina che cominciai con l'eroina.
*"Red Hot Chili Peppers" è un nome che deriva dalla storia del blues e del jazz. C'era [[Louis Armstrong]] con i suoi ''Hot Five'', poi c'erano il gruppo inglese dei ''Chilly Willy'' e i ''Red Hot Peppers'' (che poi ci avrebbero accusato di avergli rubato il nome). Però nessuno era mai stato Red Hot Chili Peppers, un nome che per noi sarebbe stato una benedizione e una maledizione.
*Al rientro dall'[[Europa]], nel 1988, appena siamo sbarcati all'aeroporto di L.A., io e [[Hillel Slovak|Hillel]] abbiamo fatto come due bambinetti a [[Disneyland]]: di corsa sulle giostre! Le nostre solite giostre di sesso e coca... La sfiga ha voluto che abbiamo preso due direzioni diverse, e che non siamo rimasti insieme; due giorni dopo mi hanno detto che Hillel era morto.
*Ho cominciato fin troppo presto a fare certe cose: era tutto un po' decadente e dissoluto. (dall'intervista a ''Spin'', dicembre 1991)
*{{NDR|Sull'[[agopuntura]]}} È la scoperta del nostro sistema nervoso, ed è anche la scoperta dell'origine della vita. (dall'intervista a ''Spin'', dicembre 1991)
*{{NDR|Sui [[Tatuaggio|tatuaggi]]}} Sono l'atto estremo di abbellimento del corpo, quasi una sua beatificazione. (dall'intervista a ''Spin'', dicembre 1991)
*Abbiamo portato nella vita delle persone la triade fatta di Amore-Verità- Bellezza, e questo è il senso dell'arte. Siamo una realtà sfaccettata. (dall'intervista a ''Kerrang!'', maggio 1999)
*{{NDR|Sull'abbandono di [[John Frusciante]] dai Red Hot nel 2009}} Io non ne sono stato per niente sorpreso. Quando è finito il tour {{NDR|2007}} ho capito che stava per cambiare qualcosa: vedi, mese dopo mese avevo sentito delle voci, a proposito di John, e alla fine sapevo perfettamente che era solo questione di tempo. Però non ho mai avuto la sensazione che la band fosse finita, ma solo che John stava per uscirne e anche in punta di piedi, come ha fatto. Si è comportato molto bene, ed è stata anche la soluzione migliore per tutti. (dall'intervista a ''Q'', settembre 2011)
==Citazioni su Anthony Kiedis==
[[File:Anthony Kiedis 2022.jpg|thumb|Anthony Kiedis nel 2022]]
*C'è sto cantante che... a fargli un complimento, lo devi prendere a calci in culo. Cioè, non ho mai sentito un cantante così merdoso. Non becca una nota, ma neanche un ragazzino di sette anni è così handicappato. Questa è band da milioni di dollari, guadagnano. E c'hanno un cantante che è un handicappato di merda proprio [...]. C'hanno sto cantante che dal vivo è una cosa vergognosa. Poi quando fa i dischi gli mettono a posto la voce, lo sapete ragazzi, no? [...] Inizia sto concerto, io dopo tre pezzi ho detto "o vado sul palco e lo prendo a schiaffi, o me ne vado". Me ne sono andato. E c'erano ventimila persone che applaudivano, ma che cazzo vi applaudite? Ma sputategli in faccia a 'sto stronzo! ([[Pino Scotto]])
*Con Anthony non riusciamo a parlare senza incazzarci. Tra noi ci sono troppe vibrazioni negative, e a volte lui è veramente uno stronzo arrogante. ([[John Frusciante]])
*È molto facile per noi nutrirci dell'energia dell'altro, ridacchiamo insieme e ci sentiamo al di sopra di tutto, in senso cosmico non in quello aristocratico. ([[Hillel Slovak]])
*Feroce come un cane da guardia, sensibile come pelle al sole, Kiedis ha trasferito nella musica ogni possibile veicolo di salvezza. [...] Kiedis è rockstar a tempo pieno, nel senso che vive la sua condizione senza recitare. Scrive di sesso, droga e morte, ma anche di bellezza e candore, attinge da Charles Bukowski come dai compagni di viaggio, entra e esce dalla riabilitazione, colleziona donne, crede nel domani anche se il presente non cancella le paure. Tutto questo lo rende credibile e gigantesco anche agli occhi di chi non ama il peperoncino. ([[Massimo Cotto]])
*Il modo in cui Anthony canta mi piace molto. Anzi, mi ha insegnato tanto su come essere sempre sicuri di sé durante uno show, nonostante tutti gli imprevisti che possono accadere. Da quello che ho vissuto, ho visto come riesca a trasmettere al 100% energia al pubblico. Essere un tale frontman è più difficile di quello che sembri e secondo me Anthony è costantemente migliorato come cantante da quando l'ho incontrato per la prima volta. Ovviamente ci ha lavorato sodo e penso che la sua voce trasmetta emozioni ed empatia alla gente. ([[Kristen Vigard]])
===[[Flea]]===
[[File:Red Hot Chili Peppers at Ohana2019-312 (49678528943).jpg|thumb|Anthony Kiedis e Flea nel 2019]]
*A un certo punto abbiamo deciso di cacciare via Anthony e lo abbiamo fatto. Non lo sopportavamo più: era così fuori che nemmeno si presentava ai concerti, e non una volta tanto ma una su due, erano mesi che andavamo avanti così! La cosa ridicola, però, è che già stavamo di merda perché l'avevamo buttato fuori, quando la situazione è peggiorata, perché ci siamo resi conto che non potevamo fare a meno di lui. Abbiamo provato con un altro paio di cantanti, ma non c'era storia, così l'abbiamo ripreso.
*Anthony non si definisce nemmeno un musicista – all'inizio voleva persino che chiamassimo la band "Tre Geni e un Idiota" . "Siete voi a creare la musica, io urlo e basta", diceva. Col tempo non ha fatto altro che migliorarsi. Per me il suo percorso di crescita è stato incredibile, specialmente se consideri che la maggior parte dei cantanti ci nascono con il talento; con lui invece è stato diverso. La band nacque quasi per gioco, e all'improvviso ci ritrovammo a riempire i locali losangelini ed Anthony divenne all'improvviso il frontman di una band di successo. Con il tempo non ha fatto altro che migliorarsi, a livello di tecnica, ritmo e musicalità. All'inizio rappava e basta, era quello il suo stile. Da quando John entrò nel gruppo e portò con se il suo modo di comporre, i suoi ritornelli e le sue melodie, fu allora che Anthony cominciò a seguirlo passo dopo passo, e da allora la nostra musica iniziò ad avere una sorta di struttura ben precisa. Oggi i pezzi che Anthony scrive sono un veicolo per dar sfogo alle sue tonalità, alla sua sensibilità canora e musicale. Sono cosi fiero di lui, della sua dedizione nel corso degli anni. Ha avuto un percorso non convenzionale, diverso da tutti gli altri. Adesso quello che scrive mi ispira tantissimo ed influenza anche il modo in cui suono.
*Dalle profondità della fratellanza nella mia vita arrivò Anthony Kiedis, l'anello mancante che non avevo mai considerato. Era il mio migliore amico, una persona che per tutto il tempo avevo avuto proprio davanti agli occhi, la chiave magica per il regno cosmico. Non avevo mai pensato di fare musica con lui, che pure aveva attraversato gli intricati sentieri della mia adolescenza. Avevamo scoperto tante cose, fallito e vinto così tante volte nella ricerca furtiva e goffa di una connessione per le strade di Hollywood. Era lui la scintilla che serviva per accendere il fuoco, e tutto era lì, pronto a bruciare...
*Eravamo teneri io e Anthony: a 15 anni cercavamo con ogni mezzo di infilarci nei club dove suonavano le nostre punk band preferite. Non ci facevano entrare perché non eravamo abbastanza cool. Sgorbietti brufolosi, non si entra qui senza un look speciale, sembrate due studenti vestiti da homeless, ci dicevano. Allora ci siamo presentati completamente nudi con strisce di rossetto rosa verticali e orizzontali disegnate su tutto il corpo. Niente da fare, ci hanno lasciato fuori. Bacchettoni!
*Sarebbe facile dire che lui è un maschio alfa e io no, ma la realtà è molto più complessa: Anthony conviveva con la stessa paura e lo stesso senso di isolamento che mi impedivano di socializzare ma era capace di ribaltarli, e grazie a questo faceva cose che io non avrei mai osato fare. Nulla gli avrebbe impedito di provare a prendersi ciò che pensava di meritarsi e il disprezzo per i ragazzi popolari lo motivava ancora di più. Era deciso e sfidava il mondo esterno. Eravamo due facce della stessa medaglia [...]. Non appena lo incontrai, la mia vita cambiò totalmente, in virtù di una reazione chimica, del nostro legame profondo e delle nostre indoli spesso in contrasto. Avevo trovato il compagno perfetto, un tipo come me, a cui non importava nulla delle convenzioni. Anthony era un diavolo bellissimo e io un arcangelo eccentrico e spettrale, un folletto, un Puck, un Pan.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Anthony Kiedis e Larry Sloman, ''Scar Tissue'', traduzione di Giuliana Picco, collana strade blu, Mondadori, 2004. ISBN 88-04-53164-9
*Jeff Apter, ''Fornication, la storia dei Red Hot Chili Peppers'', ed. Arcana, 2005. ISBN 88-7966-386-0
*Dick Porter, ''Nu-metal. Le origini'', Arcana, 2005. ISBN 9788879663830
*Brendan Mullen, ''An Oral/Visual History by the Red Hot Chili Peppers'', ItBooks, 2010. ISBN 9780061351914
*''Red Hot Chili Peppers Live'', a cura di Alex Romeo, BluesBrothers, 2012. ISBN 9788880740940
==Film==
*''[[Point Break - Punto di rottura]]'' (1991)
==Altri progetti==
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[[Categoria:Attori statunitensi]]
[[Categoria:Cantanti statunitensi]]
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Repubblica Democratica Tedesca
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Citazioni sulla '''Repubblica Democratica Tedesca'''.
==Citazioni==
*Certo la vita nella Germania Est era molto diversa dalla vita in Russia. Le strade erano pulite. Lavavano le finestre una volta a settimana. C'era una grande quantità di beni di consumo, non come quella che avevano in Germania Ovest, naturalmente, ma era sempre meglio che in Russia. ([[Ljudmila Putina]])
*Era un paese pesantemente autoritario, simile all'Unione Sovietica di trenta anni prima. La tragedia è che molte persone credevano sinceramente negli ideali del comunismo. Mi chiedevo all'epoca: se si avviano dei cambiamenti in Unione Sovietica cosa sarà della vita di queste persone? Avevano ragione gli allarmisti. Non era facile immaginare che dei cambiamenti così rapidi potessero avvenire nella Germania Est. Nessuno poteva nemmeno minimamente immaginarlo. E non sapevamo come sarebbe finita. Naturalmente avevamo cominciato a sospettare che il regime non sarebbe durato a lungo. Nel nostro paese era già cominciata la [[perestrojka]] e molti argomenti riservati venivano ora discussi apertamente. Ma nella Germania orientale questo genere di discorsi era del tutto tabù, tentavano di preservare totalmente la loro società. Le famiglie erano state divise, qualcuno viveva da una parte del muro qualcuno dall'altra. Tutti erano spiati. Naturalmente non era normale, ma era naturale. ([[Vladimir Putin]])
*Giunto alla fine della mia vita, ho la certezza che la Rdt non è stata costituita invano. [...] Un numero sempre maggiore di persone dell'est si renderà conto che le condizioni di vita nella Rdt li avevano deformati assai meno di quanto la gente dell'ovest non sia deformata dal capitalismo e che nelle scuole i bambini della Rdt crescevano più spensierati, più felici, più istruiti, più liberi dei bambini delle strade dominate dalla violenza della Repubblica Federale. I malati si renderanno conto che nel sistema sanitario della Rdt, nonostante le arretratezze tecniche, erano dei pazienti e non oggetti commerciali del marketing dei medici. Gli artisti comprenderanno che la censura, vera o presunta, della Rdt non poteva recare all'arte i danni prodotti dalla censura del mercato. [...] Gli operai e i contadini si renderanno conto che la Rft è lo Stato degli imprenditori e che non a caso la Rdt si chiamava «Stato degli operai e dei contadini». [...] Molti capiranno che anche la libertà di scegliere tra Cdu, Spd, Fdt è solo una libertà apparente. ([[Erich Honecker]])
*La Ddr? Ma che cosa vuole questa Ddr? Non è nemmeno un vero stato. Si regge solo sulle truppe sovietiche. ([[Lavrentij Pavlovič Berija]])
*Gli uomini del Governo di Pankow, per giustificare se stessi e la propria opera presso le gerarchie di Mosca, cercano in ogni modo di convincere gli agenti del Cremlino della genuinità della fede comunista nelle masse tedesche. Esse ragionano così: la Germania dell'est è la patria naturale dello spirito militarista germanico. Essa è formata di «terre dure»: Prussia, Pomerania. alta Sassonia, Turingia. ([[Giovanni Artieri]])
===''[[Le vite degli altri]]''===
*Com'era bella la nostra DDR. Molti cominciano a capirlo ora.
*La differenza tra Germania Democratica e Cina? Sa qual è? Nessuna. Hanno ambedue la grande muraglia!
*Nel 1977 il nostro paese ha smesso di conteggiare i suicidi. A che serve sapere quante persone giungono a perdere ogni barlume di speranza in un presente più accettabile, in un domani più accettabile e decidono di farla finita, di darsi la morte, di commettere suicidio? Questa è la formula ufficiale: "commettere suicidio". Quando nove anni fa abbiamo smesso di aggiornare il conteggio in Europa, c'era un solo paese che avesse più suicidi della DDR: l'Ungheria. Subito dopo venivamo noi, seguiti da vicino dalla culla del socialismo reale, l'Unione Sovietica.
===[[Sergio Romano]]===
*In Unione Sovietica e in altri Paesi socialisti la glasnost può essere controllata e misurata dall'alto perché il regime vigila attentamente sulle proprie frontiere conservando intatta la sua presa sul Paese e la sua capacità di razionare i rapporti esterni. Ma chi può prevedere con esattezza gli effetti della glasnost su una società che già subisce, grazie alla televisione e ai contatti familiari, l'impatto quotidiano dei «fratelli separati»? Se la Repubblica democratica tedesca dovette costruire un muro per regolare col contagocce il movimento delle persone attraverso la frontiera, che cosa accadrà il giorno in cui la glasnost darà libero spazio ai movimenti di opinione e permetterà ai tedeschi dell'Est di pretendere legalmente, a poche decine di metri dall'Occidente, i diritti a cui oggi aspirano segretamente?
*La Germania orientale teme le riforme sovietiche [...] perché teme che esse finiscano per diluire la sua «originalità» socialista e la sua identità statale. Negli ultimi dieci anni essa ha pazientemente composto con ingredienti diversi - Lutero, il protestantesimo, l'eredità prussiana, le grandi tradizioni del socialismo tedesco, gli innegabili successi della sua economia - l'immagine di una Germania diversa la cui esistenza non dipende soltanto dagli eventi militari della seconda guerra mondiale e dalle vicissitudini della guerra fredda. La perestrojka rischia di trasformarla nuovamente in filiale tedesca dell'azienda moscovita, con la caduta di immagine, prestigio e originalità che non mancherebbe di derivarne.
*La Repubblica democratica tedesca non vede ragione per modificare un sistema economico che ha dato risultati positivi. Se l'Urss - si ragiona nella Germania comunista - vuole cambiare, faccia pure. Ma non pretenda di imporre le sue riforme a chi non ne ha bisogno e ha dimostrato di saper governare con notevole efficienza l'economia socialista e programmata.
==Voci correlate==
*[[Berlino Est]]
*[[Blocco orientale]]
*[[Doping nella Repubblica Democratica Tedesca]]
*[[Sport nella Repubblica Democratica Tedesca]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Guerra fredda]]
[[Categoria:Stati comunisti]]
[[Categoria:Stati costituiti nel XX secolo]]
[[Categoria:Stati dissolti nel XX secolo]]
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Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia
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[[Immagine:Flag of Yugoslavia (1946–1992).svg|right|thumb|Bandiera della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia]]
Citazioni sulla '''Jugoslavia''' e sugli '''jugoslavi'''.
==Citazioni==
*È uno dei più belli fra i paesi socialisti europei. Credevo che le nostre riviere, come quella della Crimea e quella caucasica, offrissero paesaggi fra i più meravigliosi del mondo, e certamente esse sono di una bellezza da togliere il fiato. Ma quando vidi Dubrovnik e altre località turistiche jugoslave rimasi umiliato. Mi resi conto che il nostro non era l'unico paese socialista che potesse vantare tali bellezze naturali. Forse la Jugoslavia, per il clima, i paesaggi costieri e la ricchezza di monumenti storici, supera anche le attrattive del nostro paese. ([[Nikita Sergeevič Chruščёv]])
*Guardo alla Jugoslavia a volte con nostalgia, altre con rabbia. Con nostalgia per la sua incredibile diversità culturale e per i miei amici; con rabbia per la dittatura e per gli stupidi politici che l’hanno governata. Se la Jugoslavia fosse stata una democrazia, probabilmente non si sarebbe disintegrata. Ma era una dittatura, con un unico e infallibile leader al vertice e un potente apparato militare, poliziesco e burocratico. ([[Drago Jančar]])
*Il [[Campionato mondiale di calcio 1990|mondiale italiano]] poteva essere il coronamento della sua carriera ma la decisiva partita contro l’Argentina si decise ai calci di rigore e proprio un suo errore dagli undici metri sancì la sconfitta della Jugoslavia. Quella contro l’Argentina fu l’ultima partita degli slavi ad un mondiale perché nel giro di poco tempo la Jugoslavia, dilaniata da profondi contrasti etnici, si disgregò. Così, con il passare degli anni, nell’immaginario collettivo degli jugoslavi il nome di [[Faruk Hadžibegić]] venne accostato ad una grande delusione, non solamente sportiva: se avesse segnato quel rigore forse i destini del Paese sarebbero stati diversi. Addio Jugoslavia. ([[Gigi Riva (giornalista)|Gigi Riva]])
*Io non ho niente contro la Jugoslavia, ma sbaglio forse a domandare se non sia strano che un paese comunista riceva il doppio di noi che siamo alleati dell'Occidente? ([[Mohammad Reza Pahlavi]])
*La devolution mi preoccupa molto, perché la decomposizione della Jugoslavia cominciò esattamente così: reclamata e imposta dai due grandi compari Tudjiman e [[Slobodan Milošević|Milosevic]] che distrussero l'unità del Paese per restare padroni in casa propria... ([[Indro Montanelli]])
*La Federazione jugoslava, con la sua convivenza pacifica, era un modello di Unione Europea, fino a quando non sono entrate in gioco le trame del'imperialismo tedesco ed americano. Vivevano in pace popoli di diversa cultura, storia, confessione. Vivevano in armonia da 80 anni. In Jugoslavia non si chiedeva a nessuno di che razza o nazionalità fosse. ([[Slobodan Milošević]])
*La Jugoslavia avrebbe potuto durare ancora per decenni, la sua fine non era inevitabile. Le esperienze, scartate dalla storia, a posteriori sembrano più deboli di quanto non lo fossero in realtà. Tuttavia in settant'anni le radici non hanno attecchito, nonostante l'ideologia, migrazioni e molti matrimoni misti. ([[Demetrio Volcic]])
*La Jugoslavia è, insieme con l'Iran, l'unico Paese che abbia saputo tener testa a Stalin pur in circostanze difficili se non addirittura angosciose. Non era facile unificare le etnie e modernizzare un Paese come la Jugoslavia, e bisogna ammettere che il maresciallo [[Josip Broz Tito|Tito]] ha realizzato un'opera straordinaria. Dio voglia che i suoi successori si dimostrino altrettanto capaci. ([[Mohammad Reza Pahlavi]])
*La Jugoslavia era una dittatura, anche se molto più libera di altri stati comunisti. Negli anni sessanta le frontiere vennero aperte e la gente scoprì che si viveva meglio che in Ungheria o in Cecoslovacchia. La cultura circolava abbastanza liberamente, la creatività era possibile. Altrove nell’Europa dell’est sarebbe stato difficile immaginare che – come succedeva a Lubiana o a Belgrado – le librerie esponessero opere di Solženitsyn, Kundera, Bunin, Camus o Orwell. ([[Drago Jančar]])
*Mi preoccupa ogni tipo di divisione. L'indipendenza di un popolo attraverso la secessione equivale a uno smembramento. Pensiamo alla Jugoslavia. Ovviamente ci sono popoli e culture così differenti che non possono essere tenuti uniti neanche con la colla. Il caso jugoslavo è molto chiaro, ma mi chiedo se la stessa cosa valga per altri, per popoli che sono rimasti uniti fino a ora. ([[Papa Francesco]])
*Nessun paese era pacifico come la Jugoslavia, costruita passo dopo passo e pezzo per pezzo dopo essere stata distrutta da Hitler. L’abbiamo distrutta, come se stessimo facendo lo stesso lavoro di Hitler. Tito ha costruito tranquillo paese passo dopo passo e mattone dopo mattone e poi siamo arrivati a spezzarlo per imperialistici interessi personali. Come possiamo essere compiacenti con ciò? Perché non possiamo essere soddisfatti? Se un paese tranquillo come la Jugoslavia ha dovuto subire tale tragedia, l’Assemblea Generale dovrebbe aprire un’indagine per decidere chi dovrà essere giudicato davanti alla Corte Penale Internazionale. ([[Mu'ammar Gheddafi]])
*Pensavamo di essere liberi, vivevamo con ironia sotto il regime, nessuno di noi giovani pensava di iscriversi al partito. Non ci siamo fatti una coscienza politica reale, non sentivamo la necessità di fare un'alternativa, vivevamo nel "vacuum" politico. Finito il comunismo siamo stati strozzati dal nazionalismo dei vari Milosevic, Tudjman, Karadzic. In questo senso mi sento colpevole. ([[Slavenka Drakulić]])
*{{NDR|«Perché è fallita la Jugoslavia?»}} Per non essersi evoluta in tempo. Mi spiego: il socialismo lottò per il riconoscimento internazionale della Jugoslavia e per la sicurezza delle frontiere esterne. All'interno, il socialismo storico ha avuto un destino comune ad altri Paesi europei, in quanto legato alla tradizione bolscevica. Ma è successo poi che, dopo Helsinki, la Jugoslavia non sia stata minacciata più da nessuno. Così si è posta la questione: come cambiare, adesso? ([[Milan Kučan]])
*Reputo la via scelta allora dalla Jugoslavia migliore di quella intrapresa da altri paesi dell'Est – perché puntava al non allineamento. In generale, nonostante alcuni sviluppi negativi – come ad esempio il carcere per i dissidenti – Tito fu uno statista riconosciuto a livello internazionale. [... ] Alla fine bisogna sempre parlare con le persone che vivevano lì – gente comune e intellettuali – e ascoltare quello che hanno da dire. Molti hanno un'immagine assai positiva di numerosi aspetti dell'ex Jugoslavia. ([[Elke Kahr]])
*Ridurre la Jugoslavia, il suo [[Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia|Esercito Popolare di Liberazione]] e la figura di [[Josip Broz Tito|Tito]] a dei "''boia massacratori di italiani''" oltre ad essere falso è un'infamia storica di cui il Parlamento italiano, quasi nel suo complesso, è responsabile. ([[Alessandra Kersevan]])
*Siamo a lungo vissuti in una mistificazione. Sotto il regime di Tito la storia che s'insegnava nelle nostre scuole cominciava nel 1941 con l'inizio della guerra partigiana. Tutto il resto, quanto era avvenuto prima era ignorato. Era una storia ideologizzata e dunque falsa, come del resto quella che veniva insegnata sotto tutti i regimi comunisti. Per questo gli eventi ci hanno colti impreparati, la scoperta di determinate realtà ci ha travolti, ubriacati. In breve non eravamo sufficientemente immunizzati. ([[Slavenka Drakulić]])
*Sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti e un solo [[Josip Broz Tito|Tito]]! ([[filastrocche iugoslave|filastrocca iugoslava]])
===[[Nora Beloff]]===
*Contrariamente all'opinione diffusa in occidente, gli jugoslavi non hanno mai specificamente ripudiato la "dottrina Breznev" sulla "sovranità limitata", ovvero il diritto affermato dall'Unione Sovietica di intervenire militarmente in sostegno di un regime comunista la cui esistenza fosse messa in discussione.
*È difficile dire se la Jugoslavia ha mai causato seri inconvenienti ai sovietici. Questo è un problema ancora aperto. I diplomatici e i giornalisti jugoslavi che hanno relazioni con l'occidente tendono, per ovvie ragioni, a esagerare le divergenze che possono esistere tra i due paesi.
*L'arcaica dottrina marxista-leninista e di importazione che Tito ha imposto alla Jugoslavia, negli jugoslavi ha causato un vuoto spirituale, e diversi uomini di cultura di quel paese ritengono che, purtroppo, molti loro compatrioti lo abbiano colmato regredendo nella più primitiva forma di uno sciovinismo etnico che li porta a considerare loro rivali come dei subumani.
*La paura dell'Unione Sovietica e l'ingegnosità diplomatica degli jugoslavi hanno convinto i leader occidentali che la Jugoslavia potesse scegliere solo tra una versione titoista e una sovietica di sistema di dominio monopartitico comunista. Conseguentemente, sia i circoli della destra tradizionale repubblicana statunitense che i vari gruppi conservatori dell'Europa occidentale si sono dimostrati più che disposti a tralasciare ogni riserva sull'incompetenza dei comunisti jugoslavi a governare, e hanno chiuso gli occhi sulle palesi violazioni dei diritti umani che avvengono in Jugoslavia con gravità non diversa da quelle che vengono registrate negli altri paesi dell'Est, e che vengono invece condannate.
*La relativa povertà della Jugoslavia, se paragonata alle condizioni di altri paesi mediterranei, spesso viene attribuita dagli stessi jugoslavi a certe caratteristiche nazionali, all'assenza di qualsiasi tradizione industriale, all'usanza ben radicata della mancia o alla preferenza per il lavoro impiegatizio a quello manuale. Ma il fatto è che tutto ciò viene smentito dalla grande reputazione che i lavoratori jugoslavi hanno in Europa occidentale. È solo nel loro paese, dove tutto e niente appartiene a tutti e a nessuno, e nessuno è responsabile di niente, che tendono ad assentarsi dal lavoro o a indirizzare le loro energie verso attività non socializzate.
*[...] mentre negli altri paesi dell'Europa orientale da poco sovietizzati la repressione giunse all'apice quando il controllo sovietico era strettissimo, in Jugoslavia il terrorismo toccò il culmine solo dopo la rottura con Stalin.
*Nell'attuale contesto statuale e politico europeo la Jugoslavia è un paese utopico, che cioè non si pone da alcuna parte, non appartiene nè all'Est nè all'Ovest, nè al mondo dei paesi neutrali, quali la Svizzera e la Svezia, nè a quello filo-occidentale, nè tantomeno, ufficialmente, a quello filo-sovietico. Posta nel cuore dei Balcani, essa ha una lunga storia: è stata punto d'incontro e di scontro di molte civiltà e di molte fedi religiose - musulmana e cristiana, ortodossa e cattolica romana - che la hanno resa tragicamente affascinante e culturalmente ricca, e oggi è teatro di scontro e di incontro tra una concezione di vita marxista-leninista e quella democratica di modello occidentale.
*Non per tutta la massa degli jugoslavi il titoismo ha un saldo completamente negativo: non ci sono truppe sovietiche sul territorio jugoslavo, e diversamente dai russi gli jugoslavi non devono far la coda per le provviste alimentari, anche se in tutta la Jugoslavia, articoli come farina, olio, detersivi e caffè scompaiono spesso per finire sul mercato nero.<br>I dissidenti restano una piccola minoranza e molti jugoslavi che in privato condividono le loro opinioni temono che un sovvertimento potrebbe peggiorare le cose. La popolazione jugoslava si è adattata a una società priva di libertà, sapendo anche che tra le altre necessità, il lavoro, l'alloggio, la possibilità di istruzione per i loro figli e quella di viaggiare dipendono dai favori del partito, e si comportano di conseguenza.
*Secondo i censimenti ufficiali, la Jugoslavia è costituita da non meno di 17 diversi gruppi etnici, dotati di propria lingua, dialetto, e cultura peculiari. Per i profani è difficile comprendere ciò che una comunità così differenziata può significare nella realtà quotidiana. Ogni anno milioni di turisti si recano in Jugoslavia per godere del clima, del paesaggio e dei tesori storici e artistici, ma pochi sono coloro che si fanno rovinare le vacanze dalla complicata situazione politica di quel paese. Peraltro, bisogna anche dire che sono pure pochi coloro che riescono ad avere idee chiare su quel problema.
*Una delle ironie della storia contemporanea è che l'occidente ha avallato l'attuale regime jugoslavo proprio per la sua condizione di paese non allineato, mentre, secondo Tito e i suoi successori, le relazioni della Jugoslavia con i paesi in via di sviluppo sono state usate per sostenere un continuo e violento attacco all'occidente.
===[[Milovan Gilas]]===
*È vero che con Tito siamo diventati il più liberalizzato dei paesi socialisti, ma in fondo il sistema non è cambiato. Resta il monopolio di un partito in tutti i campi della vita, soprattutto l'economia e il governo.
*In Jugoslavia non c'è nulla da distruggere completamente, ma neanche nulla che non vada cambiato. L'autogestione inizialmente aveva aspetti positivi indebolire la burocrazia e orientare l'economia verso il mercato. Ma nella vita politica l'autogestione non può avere nessun ruolo. L'opinione che l'autogestione risolva tutto è un'utopia, il che non significa che sia inefficace.
*Lo slogan della fraternità e unità dei popoli jugoslavi, che un tempo aveva un ruolo ideologico-emozionale, oggi non ha più nessuna funzione. Lo jugoslavismo, nostro ideale durante la guerra, ora è morto. Può esistere ancora un'idea di jugoslavismo, solo se c'è parità tra i singoli Stati.
*Non è immaginabile un regime militare in Jugoslavia. Se vi si arrivasse la situazione peggiorerebbe. I non serbi penserebbero: ecco si torna all'egemonia serba. I serbi stessi per lo più rifiuterebbero una dittatura militare.
===[[Enver Hoxha]]===
*È importante sottolineare che la Jugoslavia titista non è più sull’orlo della voragine, ma è già dentro. I conflitti politici e nazionalisti tra i vari clan di questo paese sono evidenti e lo saranno ancor di più in avvenire. La crisi economica ha raggiunnto la sua punta massima. La Jugoslavia è indebitata fino al collo, e i debiti non si possono assolvere contrattandone di nuovi. Essa è afflitta da una forte disoccupazione, l’inflazione è galoppante e i prezzi salgono vertiginosamente diventando inaccessibili agli operai comuni.
*È un fatto incontestabile che i popoli di Jugoslavia si siano battuti. La Jugoslavia, così come l’Albania, ha fatto dei grandi sacrifici. I dirigenti antimarxisti jugoslavi hanno speculato su questa lotta, hanno sfruttato davanti all’opinione pubblica, interno ed esterno, l’apprezzamento che l’unione Sovietica faceva della Jugoslavia, che essa considerava una importante alleata sulla via marxista-leninista dei socialismo.
*In Jugoslavia non esistono organi dei potere statale in quanto veri rappresentanti del popolo. Là esiste solo il sistema burocratico denominato «sistema di delega», che viene presentato come detentore del sistema dei potere, ragion per cui non si procede all’elezione dei deputati agli organi dei potere statale.
*L'«unione» e la «fraternità» dei popoli, a proposito di cui si parla molto in Jugoslavia, non sono state mai poste sulle giuste fondamenta dell'eguaglianza economica, politica, sociale e culturale delle nazioni e delle nazionalità.<br>Senza realizzare l'eguaglianza in questi campi, non è possibile risolvere equamente la questione nazionale in Jugoslavia. Da quasi tre decenni il socialismo «autogestionario», oltre alla demagogia sulla «comunità autogestionaria delle nazioni e delle nazionalità di un tipo nuovo», non ha potuto fare niente per la realizzazione dei diritti sovrani delle diverse nazioni e nazionalità nelle repubbliche e nelle regioni della Jugoslavia.
==Voci correlate==
*[[Bosnia ed Erzegovina]]
*[[Croazia]]
*[[Guerre jugoslave]]
*[[Kosovo]]
*[[Macedonia del Nord]]
*[[Serbia]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Jugoslavia]]
[[Categoria:Luoghi dell'Europa]]
[[Categoria:Stati comunisti]]
[[Categoria:Stati costituiti nel XX secolo]]
[[Categoria:Stati dissolti nel XX secolo]]
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Paul Dini
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[[File:Paul Dini at Fan Expo Anaheim 2026-1.jpg|thumb|Paul Dini]]
'''Paul Dini''' (1957 – vivente), sceneggiatore, produttore televisivo e fumettista statunitense.
*{{NDR|Parlando di ''[[Batman: Ego]]''}} Congratulazioni a [[Darwyn Cooke]]. Ha creato una bella e ossessionante visione di [[Batman]], contrapponendo al Cavaliere Oscuro il suo nemico più terrificante, se stesso.<ref>Dalla quarta di copertina di Darwyn Cooke, ''Batman: Ego'', traduzione di Francesco Argento, edizione italiana Play Press, maggio 2003</ref>
==Note==
<references />
==Opere==
*''[[Batman (serie animata)|Batman]]''
*''[[Batman of the Future: Il ritorno del Joker]]'' (2000)
==Altri progetti==
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[[Categoria:Sceneggiatori statunitensi]]
[[Categoria:Produttori televisivi statunitensi]]
[[Categoria:Fumettisti statunitensi]]
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Graal
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[[File:Dante Gabriel Rossetti - The Damsel of the Sanct Grael (The Holy Grail).jpg|thumb|''Il Sacro Graal'', di Dante Gabriel Rossetti]]
Citazioni sul '''Graal'''.
==Citazioni==
*A [[Pasqua]] deve cominciare a rendersi visibile quella parte oscura, vale a dire che nella falce si deve trovare parte dello Spirito solare che ha trovato la sua forza primaverile. In altre parole: a Pasqua deve apparire nel cielo l'immagine del santo Graal. Così infatti dev'essere. Chiunque può quindi contemplare a Pasqua l'immagine del santo Graal; proprio per questo è stata stabilita in quel dato modo la data della Pasqua, secondo un'antichissima tradizione. ([[Rudolf Steiner]])
*«Costui, — disse, — è un pagano
:e non può dunque pretendere
:di vedere ciò che ammira
:solo chi è cristiano
:in virtù del suo [[battesimo]].
:Tra lui e il Graal c'è una barriera». ([[Wolfram von Eschenbach]])
*Nella prima leggenda del Graal è detto che il Graal, pietra miracolosa che in virtù dell'ostia consacrata sazia ogni fame, apparterrà a chi per primo dirà al custode della pietra, il re quasi completamente paralizzato dalla più dolorosa ferita: «Qual è il tuo tormento?». ([[Simone Weil]])
*– Ora scegli saggiamente.<br/>– Scelgo questo qui.<br/>– Chi te l'ha detto?<br/>– Be', ho immaginato che una tazza di [[caffè]] con la scritta ''[[Gesù]]'' potesse essere il Graal, via, non era difficile. (''[[La storia segreta di Stewie Griffin]]'')
*Sotto l'antica Rosslyn il Santo Graal aspetta. Calice e Lama sorvegliano l'Eletta, adorna d'opre d'artisti incantati, riposa infine sotto cieli stellati. (''[[Il codice da Vinci]]'')
===''[[Excalibur]]''===
*– Dobbiamo trovare ciò che è perso, il Graal. Soltanto il Santo Graal può far rinascere foglia e fiore. Esplorate la terra, i labirinti delle foreste, fino ai confini di ciò che è in noi. Solo il Graal può redimerci. Esplorate... Cercate...<br/>– Cosa ci guiderà?<br/>– Presagi, segni... Seguite...
*– Io mi sto consumando, non posso morire e non posso vivere.<br>– Bevi dal calice. Tu rinascerai e la terra con te.<br>– Parsifal... Non sapevo quanto la mia [[anima]] fosse vuota finché non è stata riempita.
*Non esiste il Graal, come questi cavalieri hanno scoperto. Loro servono me invece. Ci sono molti piaceri al mondo, molte coppe da cui bere, e saranno tutte tue.
*– Parsifal, non abbandonare mai la ricerca!<br/>– Io ho visto il Graal, Uryens. Lo avevo in pugno. Ho fallito. Ho fallito!<br/>– No! Tu sei l'ultimo di noi. Non rinunciare!<br/>– Non sono degno.<br/>– {{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Tu devi, tu... devi. Ascolta! Seguili. Ti chiamano...
===''[[Indiana Jones e l'ultima crociata]]''===
*"Colui che beve l'acqua che io gli darò, dice il Signore, avrà dentro di sé una sorgente inesauribile dalla quale sgorgherà la vita eterna. Lasciate che mi conducano alla tua montagna sacra nel luogo dove dimori, attraverso il deserto e oltre la montagna, nella gola della luna crescente, al Tempio dove la coppa che contiene il sangue di Gesù Cristo risiede per sempre". {{NDR|leggendo le indicazioni sulla tavoletta del Graal}}
*– Elsa non ha mai creduto veramente nel Graal... Si era illusa d'aver trovato un bottino. <br/> – E tu, cos'hai trovato? <br/> – Io? L'illuminazione.
*La ricerca del Santo Graal, non è archeologia: è una gara contro le forze del male. Se cadesse nelle mani dei nazisti, le armate delle tenebre marcerebbero su tutta quanta la Terra. Non lo capisci questo?
*– Tu credi, Marcus? ... Tu credi che il Santo Graal esista davvero? <br/> – La ricerca della Coppa del Cristo è la ricerca del divino che è in tutti noi... Ma se vuoi delle prove, Indy, non posso dartele. Alla mia età, si è disposti ad accettare alcune cose per fede.
===[[Thomas Malory]]===
*Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso.
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.»
*Entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il Sangrail, l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.»
*Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio.
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del Sangrail, signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.»
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro.
*Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito.
==Voci correlate==
*[[Gesù]]
*[[Elisir di lunga vita]]
*[[Sacro Catino]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Oggetti mitologici]]
[[Categoria:Reliquie cristiane]]
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Eugenio Donadoni
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Gaux
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citazione duplicata (già presente nella sezione specifica); rimuovo
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'''Eugenio Donadoni''' (1870 – 1924), critico letterario italiano.
==Citazioni di Eugenio Donadoni==
*A lui che abbiamo veduto pensare che la giustizia sia la sanzione della forza, la coscienza insegnava che la giustizia è nulla senza l'equità. A lui che pensava che la virtù è una forma di larvato egoismo, la coscienza imponeva di guardare alla virtù con altro occhio che di scettico: contraddizione magnanima, nella quale cadde anche il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]]. (da ''Ugo Foscolo pensatore, critico, poeta'', Milano-Palermo-Napoli, Sandron, in ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica'', p. 529)
*Nel [[Ugo Foscolo|Foscolo]] è visibilissima quell'aria di irrequieto dolore, quel desiderio di pace e di oblio, che fu sì comune agli uomini e agli scrittori della generazione romantica, e che trovò forse la sua espressione artistica più intiera nel Renato di [[René de Chateaubriand|Chateaubriand]]. Questo lettore di [[Plutarco]], questo che più volte si professa stoico, quando si scopre senza posa a sé e agli amici è un ammalato dei mali profondi delle età di transizione: non molto dissimile in ciò dal [[Francesco Petrarca|Petrarca]], di cui perciò comprese così bene gli spiriti. (da ''Ugo Foscolo pensatore, critico, poeta'', Milano-Palermo-Napoli, Sandron, in ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica'', p. 524)
==''I principali scrittori italiani dal 1550 al 1700''==
*La Congregazione dell'Indice parla ancora, ogni tanto; ma naturalmente non può ora impegnare che la coscienza religiosa dei cattolici. Ma fino ai tempi moderni la influenza negativa dell'[[Indice dei libri proibiti|Indice {{NDR|dei libri proibiti}}]] fu grandissima, anche nelle lettere. Significò la morte di quella libertà di pensiero e di coscienza, senza di cui non può essere vera letteratura. La filosofia non poté svilupparsi o dovette ritornare ad essere l'ancella della teologia. La storia non poté approfondire nessuna questione vitale, non poté neppure tentare certe ricerche. Fino alle scienze sperimentali fu contrastato il sorgere, specie dove sembravano opporsi a qualche affermazione della Scrittura, alle cui parole si volle dare un valore assoluto, stabilendosi che essa non solo esprimesse verità morali, ma anche fisiche, storiche, geografiche. (Lezione I, pp. 7-8)
*Oggi il [[Compagnia di Gesù|Gesuitesimo]] rappresenta la reazione, e per parecchi secoli rappresentò la menzogna; cioè da quando si trovò ad essere una sopravvivenza, perché aveva già compita la sua funzione nella storia dalla Chiesa. Ma in origine rispose ad un bisogno dei tempi, e rappresentò, se non la religione, la religiosità del Cinque e del Seicento; se non il cristianesimo, il cattolicesimo. Bandì una morale che molto concedeva alla vita, professò una teologia, che lasciava in disparte quanto di più terribile conteneva il genuino credo cristiano, e che dava grande, troppa importanza alle pratiche esterne. La religione rispianò, mercé dei Gesuiti, il cipiglio, che la avrebbe resa troppo ingrata ad una società troppo corrotta e mondana. Si conciliò con la vita. Non per nulla i più duri ed autentici cristiani (come in Francia il Pascal) si opposero, in nome del Cristianesimo, ai Gesuiti. (Lezione I, pp. 9-10)
*I [[Compagnia di Gesù|Gesuiti]] si introdussero nella società elegante, nelle Corti, raccomandati dalla cultura, stimabili generalmente per una vita di maggiore austerità e dignità che non quella degli altri ordini monastici. E diventarono così una formidabile potenza politica. Ma di preferenza i Gesuiti si impadronirono dello strumento che più direttamente avrebbe foggiato le coscienze dell'avvenire: la scuola : specialmente la scuola, onde sarebbero uscite le classi dominanti: l'Università e i corsi che noi chiamiamo secondari, e allora si chiamavano di umanità. Coi Gesuiti la scuola – contrastata tra ecclesiastici e laici e poi prevalentemente laica nel periodo umanistico – ridiventa ecclesiastica e confessionale. E si cerca di isolarla sempre più dalla vita e dagli esempi della realtà con la istituzione dei collegi, onde gli alunni escano perfettamente foggiati sulla mentalità e spiritualità dei maestri. (Lezione I, p. 10)
*I Gesuiti furono perfetti latinisti, grecisti perfetti, eleganti oratori. Ma la forma ebbe la prevalenza sulla sostanza. Tutta la istituzione gesuitica mirava a produrre giovani che sapessero ''parlare e scrivere'', non che sapessero o volessero ''pensare ed osservare''. E dalla realtà del presente l'osservazione fu trasferita al mondo antico, convenzionalmente rappresentato, o al mondo mitologico. (Lezione I, p. 10)
*[...] anche il [[Gabriello Chiabrera|Chiabrera]] credeva, come il [[Giovan Battista Marino|Marini]] che «la poesia è obbligata a far inarcar le ciglia». (Lezione V, p. 78)
*{{NDR|[[Fulvio Testi]]}} Cupidissimo di onori, fu fatto cavaliere di S. Maurizio dal duca [[Carlo Emanuele I di Savoia|Carlo Emanuele]], cavaliere dell'ordine di S. Iago da [[Filippo IV di Spagna]]. Ebbe commende e feudi molti. Ma l'animo profondo non era soddisfatto di quelle vanità, onde nelle sue rime, che sono talvolta quasi confessioni intime, il disprezzo per le corti e le vanità del mondo, la esaltazione – secondo lo spirito del poeta latino [[Quinto Orazio Flacco|Orazio]] – della vita tranquilla e mediocre, e un riguardare dall'alto e severamente alla corruzione dei tempi, e un'onda di malinconia stanca, insolita nei clamorosi verseggiatori di quell'età. (Lezione V, pp. 81-82)
*Il [[Vincenzo da Filicaja|{{sic|Filicaia}}]], [...], cantò argomenti eroici e morali e religiosi, d'una religiosità sincera e dolorosa. La minacciata presa di Vienna, da parte dei Turchi, nel 1683, e la liberazione per il valore di [[Giovanni III Sobieski|Giovanni Sobieski]], re di Polonia, gl'inspirarono alcune canzoni, grandiose di linee, possenti di entusiasmo, che, pur nel loro atteggiamento oratorio, sono fra le più nobili di quel secolo. (Lezione V, p. 82)
*{{NDR|[[Alessandro Guidi]]}} È singolarmente celebre, anche per certe libertà metriche, che allora parvero gran che, l'ode ''alla Fortuna'', in cui, come tutti i fortunati, il poeta si mostra stoicamente indifferente ai favori e agli oltraggi della volubile Dea. L'[[Vittorio Alfieri|Alfieri]] giovine, scioperato ed errante, sentì leggersi cotesta poesia a Lisbona dall'[[Tommaso Valperga di Caluso|abate di Caluso]]. E gli parve cosa altissima, e pianse e si esaltò, e si vergognò di sé. Su noi moderni non farebbe davvero tanto effetto. (Lezione V, pp. 82-83)
*{{NDR|[[Carlo Maria Maggi]]}} Può considerarsi il precursore del [[Giuseppe Parini|Parini]] e del [[Carlo Porta|Porta]] nelle poesie satiriche, e nelle commedie in dialetto milanese (è il creatore di [[Meneghino]]). Fu meno felice nelle poesie serie, troppo, e specie le giovanili, condotte secondo il gusto del tempo. Ma in parecchie di esse rivela un'alta coscienza dei mali d'Italia. (Lezione V, p. 83)
*[...] nell'[[Accademia dell'Arcadia|Arcadia]] prosperò una poesia fiacca, leziosa, che voleva essere semplice, e che non riusciva che alla posa della semplicità; quando pure non perdurò la sonorità gonfia del Seicento. (Lezione V, p. 84)
*Il [[Arrigo Caterino Davila|Davila]] narra spesso cose vedute, o udite narrare da chi vi prese parte. Onde il suo racconto ha tutta la vita, la drammaticità della immediatezza. I personaggi parlano, si muovono davanti agli occhi del lettore. Si accusa il Davila di troppa tenerezza verso la corte di Francia. Ma ci può essere uno storico senza passione e simpatia? (Lezione VI, p. 109)
*Il [[Daniello Bartoli|Bartoli]] rappresenta la mentalità tipica del letterato del Seicento: meravigliosa padronanza della forma, assoluta mancanza o deficienza di pensiero. Non si direbbe davvero che egli sia venuto al mondo una generazione dopo il Galileo e il Sarpi. (Lezione VI, pp. 109-110)
*Naturalmente, per un cristiano moderno l'oratoria del [[Paolo Segneri|Segneri]] è un po' antiquata. La ricerca dell'effetto è troppo manifesta; né mai si trovano in lui quelle vive pagine liriche, che ci fanno vedere la vita umana dall'alto, che non ci lasciano forza di criticare, di dubitare, di sorridere, che ci costringono, credenti o no, ad ascoltare la voce profonda dell'anima. Ma, paragonato con gli oratori, anzi con gli istrioni dell'età sua, il Segneri è mirabile per lucidità e serietà d'argomentazioni, per calore di convincimento, per dignità di linguaggio. Ed è sincero (e perciò eloquente), quanto gli concedevano di esserlo la insincerità e la retorica, che erano diffuse nell'aria. (Lezione VI, p. 111)
==''Scritti e discorsi letterari''==
*[...] nell'[[Vittorio Alfieri|Alfieri]] il lievito rivoluzionario non supera la forma primitiva del sentimento. Nella sua corsa vertiginosa egli poco osserva e poco studia: molto soffre, moltissimo sente. Qui è la caratteristica del suo animo. Sente, e non ragiona. Alle sue concezioni egli è arrivato senza nessuna lotta interiore. Nessun vestigio, per esempio, ha impresso nel suo spirito il problema, che più ha straziato le anime più profonde: il problema religioso. Egli è un impulsivo. Nel suo stesso odio verso la Francia c'è una parte, certo maggiore che egli non creda, di rancore tutto personale per i suoi interessi e la sua dignità offesi. Non solo le opere poetiche, ma anche i trattati, come quello ''Della tirannide'', sono da lui concepiti e abbozzati in pochi momenti di furore. Nessuna calma, nessuna serenità è mai nel suo stile. Scrive con la febbre e tra le convulsioni.. Ha poche idee: come gli uomini, in cui non è sviluppata la facoltà razionatrice; ma ardenti, insistenti, monotone, fisse. (''Vittorio Alfieri'', pp. 161-162)
*Le ''Barbare'' sono serti di fiori posti su delle tombe; o corone di cipresso appese ad abbandonate are votive. Il [[Giosuè Carducci|Carducci]] è apparso come un superstite di altri tempi, venuto a narrare a noi delle saghe antiche, che il secolo desueto non intendeva oramai più. E della sua solitudine ebbe anch'egli coscienza. Onde quella tristezza elegiaca di parecchie, delle più belle e più sincere forse, delle ''Odi barbare'', quella quasi nostalgica adorazione di rovine: quel sentirsi sfiorare dolcemente la fronte dall'ala trista dei secoli: quel desiderio di essere tratto dai fiumi eterni verso l'eterno nulla [...]. (''{{sic|Giosue}} Carducci'', p. 287)
*Il Carducci è l'ultimo dei poeti dell'Italia antica, più che il primo dei poeti dell'Italia nuova. (''{{sic|Giosue}} Carducci'', p. 290)
==Bibliografia==
*De Marchi e Palanza, ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica, Antologia della critica Letteraria dalle Origini ai nostri giorni'', Casa Editrice Federico & Ardia, Napoli, 1974.
*Eugenio Donadoni, ''[https://archive.org/details/iprincipaliscrit00dona/page/n6/mode/1up I principali scrittori italiani dal 1550 al 1700]'', Federazione italiana delle biblioteche popolari, Milano, 1916.
*Eugenio Donadoni, ''[https://archive.org/details/scrittiediscorsi00donauoft/page/n4/mode/1up Scritti e discorsi letterari]'', Sansoni Editore, Firenze, 1921.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Critici italiani]]
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[[File:Mino Raiola, de eigenaar van Grand Café Doria. NL-HlmNHA 54035048.JPG|thumb|[[Mino Raiola]] (1967-2022), uno dei più noti procuratori sportivi della sua epoca]]
Citazioni sui '''procuratori sportivi'''.
==Citazioni==
*È un mondo che mi ha sempre attratto. Dopo aver girato per tutta la carriera non mi andava di allenare, ero stanco di peregrinare: volevo stabilirmi in una città con la mia famiglia e non muovermi più. È stata la mia fortuna, mi affacciai a fine anni '80 quando questo lavoro cominciò a prender piede. [...] Credo di essere stato migliore da agente che non da calciatore. ([[Oscar Damiani]])
*Gli agenti molte volte fanno le fortune dei calciatori, altre fanno danni. Con le parole o con le strategie. ([[Michele Criscitiello]])
*I giocatori sono nelle mani dei procuratori ed è questo il loro male [...]. Io non ho mai avuto un procuratore. I procuratori rovinano il calcio. ([[Claudio Gentile]])
*I procuratori, gli agenti? Troppo influenti. Molti club gli hanno consegnato potere. La parte più importante del calcio sono i calciatori, non i procuratori e nemmeno noi allenatori. ([[Carlo Ancelotti]])
*Mi sono reso conto che non era il ruolo per me [...] L'ho fatto per quattro anni, ma non mi piaceva stare lontano dalla mia famiglia. Io ammiro molto i procuratori, perché fare bene quel lavoro significa essere sempre in viaggio, stare più fuori che dentro... Un'altra cosa che non mi è mai piaciuta è discutere per i [[soldi]], e quando fai il procuratore la cosa di cui più parli di più sono proprio i soldi. Si parla poco della qualità del giocatore e tanto di quello che può costare. ([[Paolo Montero]])
*Non sempre fanno il bene del proprio assistito. Gestiscono purtroppo in toto un ragazzo che invece dovrebbe prendere coscienza. Non bisogna parlare tramite il proprio agente. ([[Paolo Maldini]])
*– Ricordai perfino le parole del più grande procuratore sportivo, il mio mentore, il grande e compianto Dicky Fox che diceva: <br/> – Il segreto di questo mestiere sono i rapporti, i rapporti personali. (''[[Jerry Maguire]]'')
===[[Giovanni Branchini]]===
*Diventa complicatissimo muoversi oggigiorno. Se non hai amicizie, fiducia da parte della gente, rapporti di lavoro consolidati nel tempo, non c'è più spazio. Il primo che arriva è spesso il più ascoltato, e questo è deleterio perché intacca i principi morali del calciatore. Non accetta più la panchina, se non gioca vuole andarsene.
*Il potere dei procuratori è direttamente proporzionale allo spazio e alle connivenze che presidenti e club concedono.
*Sono conscio che nel mondo del calcio tantissime persone lavorano per guadagnare, convinti che i giocatori siano come delle azioni, che si acquistano sperando che il valore salga propiziando un utile. Io invece ritengo – e ho sempre ritenuto – che il nostro lavoro consista nel piantare una pianticella, aiutandola a diventare un albero grande e forte, con una lunga vita.
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[[File:Tales of the Round table; based on the tales in the Book of romance (1908) (14580311579).jpg|thumb|Lancilotto]]
'''Lancilotto''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni di Lancilotto==
*Non oso baciare una signora così bella. Ho un solo cuore da perdere. (''[[Il primo cavaliere]]'')
*Ti sei battuto da prode. Un giorno berremo sangue di drago dalla coppa del vincitore, te lo prometto. (''[[Notte al museo - Il segreto del faraone]]'')
===''[[Excalibur]]''===
{{cronologico}}
*Io aspetto il re in persona. I suoi cavalieri hanno bisogno di addestramento.
*Io sono Lancillotto del lago, da aldilà del mare e devo ancora trovare un re degno della mia spada.
*Non ho mai trovato il mio pari in torneo o in duello.
*Dovete ritirarvi o dimostrare il vostro valore alla prova delle armi sotto gli occhi di Dio.
*Voi vi battereste all'ultimo sangue contro un cavaliere che non vi è nemico per un tratto di strada che potreste facilmente aggirare!
*Io, il miglior cavaliere del mondo, battuto! Questo è un grande giorno, poiché la mia ricerca è finita, oh mio re.
*Rinunzio ai miei castelli e alle mie terre. Qui è il mio dominio, dentro questa pelle di metallo. E do' in pegno tutto ciò che ancora ho: la mia carne, le mie ossa, il mio sangue e il cuore che lo pompa.
*Sono un uomo d'arme. Sono votato all'ideale.
*Io vi amerò sempre. Vi amerò come mia regina e come moglie del mio migliore amico. E finché vivrete non amerò un'altra.
*Signore, noi siamo innocenti, ma non nei nostri cuori. Per tenerla una volta tra le braccia sacrificherei tutto: onore, verità, il mio sacro impegno. Signor Iddio, salvami da me stesso! Liberami di questo amore sicché io possa difenderla!
*Il re senza una spada! La terra senza un re!
*Guardate quel grande cavaliere! Pace e abbondanza ci promisero, ma invece cosa ci hanno dato? Fame e pestilenza! [...] E morte! [...] Per il loro orgoglio! Per i loro peccati!
*La mia intenzione è morire cavaliere della Tavola Rotonda.
*{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} È la vecchia ferita, mio re. Non è mai guarita. Ginevra... è di nuovo regina?
===''[[King Arthur]]''===
*Artù! Questa guerra non riguarda Roma, non è più la tua guerra! Questi lunghi anni, passati assieme, le prove che abbiamo superato, il sangue che abbiamo versato, tutto questo, per cosa? Se non per la promessa per la libertà! E adesso che siamo così vicini, che finalmente possiamo stringerla in pugno... Guardami! Tutto ciò non conta nulla per te?
*Il sacrificio dei cavalieri che avevano dato la vita, non fu motivo di lutto o di tristezza. Perché essi sarebbero vissuti in eterno, i loro nomi e le loro gesta tramandate da padre in figlio, da madre in figlia, nelle legende di re Artù e i suoi cavalieri.
*Nel 300 d.C., i romani estendevano il loro impero dall'Arabia alla Britannia... ma bramavano di più...più terre, più popoli fedeli e sottomessi a Roma... e più di altri il grande e potente popolo dei Sarmati ad Est. A migliaia morirono sul campo di battaglia... e quando il quarto giorno il fumo si diradò, gli unici soldati sarmati sopravvissuti appartenevano alla decimata ma leggendaria cavalleria. I romani colpiti dal coraggio e dall'abilità di quei cavalieri risparmiarono loro la vita. In cambio questi guerrieri furono incorporati nell'esercito romano. Sarebbe stato meglio che fossero morti quel giorno, poiché la seconda parte del patto che strinsero, impegnava non solo loro stessi ma anche i loro figli e i figli dei figli dopo di loro, a servire l'Impero come cavalieri. Io ero uno di quei figli.
*Per duecento anni, noi cavalieri ci eravamo battuti per una terra che non era la nostra. Ma in quel giorno a Badon Hill, quelli che combatterono misero la propria vita al servizio di una causa più grande, la libertà!
*Tu combatti per un mondo che non esisterà mai Artù, mai! Ci saranno sempre campi di battaglia... Io morirò in battaglia, di questo sono certo, e spero di poterla scegliere io, ma, se dovesse essere questa, allora fammi un favore: non seppellirmi in questo triste e piccolo cimitero. Bruciami, bruciami e getta le mie ceneri al vento dell'est.
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i cavalieri che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte.
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano!
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso.
*Nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici.
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso!
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare.
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore.
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più.
*Ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere.
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese.
*Non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione.
*Ahimè, che vergogna che un cavaliere ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo.
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare.
*Non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!
*Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima.
*Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.
*Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo.
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta.
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire.
*Il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.
*Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!
*È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo.
*Non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo.
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdone, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale!
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro.
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette.
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi.
==Voci correlate==
*[[Galahad]], figlio
==Altri progetti==
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[[Categoria:Personaggi citati nella Divina Commedia (Inferno)]]
[[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]]
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Paul Keres
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[[File:26e Hoogovenschaaktoernooi te Beverwijk, P Keres (USSR, Bestanddeelnr 915-9231.jpg|thumb|Paul Keres nel 1964]]
'''Paul Keres''' (1916 – 1975), scacchista estone, poi sovietico.
==Citazioni di Paul Keres==
*Ho incontrato molte volte [[Aleksandr Aleksandrovič Alechin|Alekhine]] sulla scacchiera e sebbene in quel periodo io giocassi abitualmente contro i più forti giocatori del mondo, una partita con lui aveva sempre qualcosa "in più", era quasi un test particolare. Perché? Perché Alekhine aveva un modo diverso di considerare gli scacchi, rispetto a tutti gli altri maestri. Quando si giocava con lui, si era certi che si sarebbe sempre impegnato con tutte le proprie forze, profondendo nel gioco tutto il suo "sapere", e cercando di creare, come un vero artista, un capolavoro. Non sottovalutava mai l'avversario, in nessuna occasione giocava superficialmente, e, quel che è essenziale, cercava sempre di elaborare il piano di gioco più profondo e interessante. Anche se la sua posizione in classifica non lo rendeva necessario, lottava comunque per l'iniziativa, per "vincere", impiegando tutte le sue energie nella partita.<ref>Citato in [[Aleksandr Aleksandrovič Kotov|{{sic|Alexander}} Kotov]], ''Alekhine'', traduzione di A. Capece e R. D'Arpino, Prisma, Roma, 1985, cap. IV, pp. 163-164.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Scacchisti sovietici]]
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[[File:26e Hoogovenschaaktoernooi te Beverwijk, P Keres (USSR, Bestanddeelnr 915-9231.jpg|thumb|Paul Keres nel 1964]]
'''Paul Keres''' (1916 – 1975), scacchista estone, poi sovietico.
==Citazioni di Paul Keres==
*Ho incontrato molte volte [[Aleksandr Aleksandrovič Alechin|Alekhine]] sulla scacchiera e sebbene in quel periodo io giocassi abitualmente contro i più forti giocatori del mondo, una partita con lui aveva sempre qualcosa "in più", era quasi un test particolare. Perché? Perché Alekhine aveva un modo diverso di considerare gli scacchi, rispetto a tutti gli altri maestri. Quando si giocava con lui, si era certi che si sarebbe sempre impegnato con tutte le proprie forze, profondendo nel gioco tutto il suo "sapere", e cercando di creare, come un vero artista, un capolavoro. Non sottovalutava mai l'avversario, in nessuna occasione giocava superficialmente, e, quel che è essenziale, cercava sempre di elaborare il piano di gioco più profondo e interessante. Anche se la sua posizione in classifica non lo rendeva necessario, lottava comunque per l'iniziativa, per "vincere", impiegando tutte le sue energie nella partita.<ref>Citato in [[Aleksandr Aleksandrovič Kotov|{{sic|Alexander}} Kotov]], ''Alekhine'', traduzione di A. Capece e R. D'Arpino, Prisma, Roma, 1985, cap. IV, pp. 163-164.</ref>
==Note==
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==Altri progetti==
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[[Categoria:Scacchisti estoni]]
[[Categoria:Scacchisti sovietici]]
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Thomas Malory
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/* Libro I */
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Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
====Libro IV====
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò ser [[Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*Ser Lancillotto non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, Elaine partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. (p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A ser [[Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così ci comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>Traditore, è giunto il giorno della tua morte!<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di re Edoardo IV dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
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[[Categoria:Scrittori britannici]]
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Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
====Libro IV====
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò ser [[Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*Ser Lancillotto non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, Elaine partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. (p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A ser [[Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così ci comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>Traditore, è giunto il giorno della tua morte!<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di re Edoardo IV dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}}
[[Categoria:Scrittori britannici]]
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/* Libro XV */
1418829
wikitext
text/x-wiki
Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
====Libro IV====
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò ser [[Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*Ser Lancillotto non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, Elaine partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. (p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe cominicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del Sangrail, signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535)
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A ser [[Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così ci comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>Traditore, è giunto il giorno della tua morte!<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di re Edoardo IV dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}}
[[Categoria:Scrittori britannici]]
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wikitext
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Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
====Libro IV====
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò ser [[Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*Ser Lancillotto non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, Elaine partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. (p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535)
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A ser [[Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così ci comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>Traditore, è giunto il giorno della tua morte!<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di re Edoardo IV dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
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[[Categoria:Scrittori britannici]]
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Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
====Libro IV====
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò ser [[Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*Ser Lancillotto non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535)
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A ser [[Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così ci comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>Traditore, è giunto il giorno della tua morte!<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di re Edoardo IV dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
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[[Categoria:Scrittori britannici]]
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wikitext
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Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
====Libro IV====
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò ser [[Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*Ser Lancillotto non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535)
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A ser [[Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>Traditore, è giunto il giorno della tua morte!<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di re Edoardo IV dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}}
[[Categoria:Scrittori britannici]]
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/* Libro XXI */
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wikitext
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Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
====Libro IV====
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò ser [[Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*Ser Lancillotto non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535)
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A ser [[Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di re Edoardo IV dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}}
[[Categoria:Scrittori britannici]]
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Fernando Rey
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/* Filmografia */
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[[File:Fernando Rey.jpg|miniatura|Fernando Rey nel 1974]]
'''Fernando Rey''', pseudonimo di '''Fernando Casado Arambillet''' (1917 – 1994), attore spagnolo.
==Citazioni di Fernando Rey==
*C'è stato un periodo in cui volevo uccidere [[Luis Buñuel|Buñuel]] perché ero stato etichettato come uomo anziano dopo quel film {{NDR|''[[Tristana (film)|Tristana]]''}}, un uomo anziano con un berretto. Divenni una specie di cliché.
:''There was a period when I wanted to kill Buñuel, because I became typecast as an old man after that film, an old man in a beret. I became a kind of cliché.''<ref name=Stone/>
*Ogni regista è diverso; non impari niente con un regista che puoi usare con un altro.
:''You don't learn anything with one director that you can use with another.'''<ref name=Stone/>
*Sono stato ricevuto in Messico {{NDR|nel 1949 per il ruolo di Filippo il Bello in ''[[Giovanna la pazza (film 1948)|Giovanna la pazza]]''}} come lo sarebbe [[Robert Redford]] ora. Ma presi tutto nello spirito di quella poesia di [[Rudyard Kipling|Kipling]], "Se". Se tutto viene a te, gloria, povertà, nulla è importante, ma sii un uomo. Avevo la mente sempre in un altro posto. Sognavo sempre di superare la brutta situazione in Spagna {{NDR|il regime di [[Francisco Franco]]}}
:''I was received in Mexico like Robert Redford would be now. But I took everything in the spirit of that Kipling poem, ‘If.’ If everything comes to you, glory, poverty, don't care about anything, but be a man. I had my mind always in another place. I was dreaming always to be over the bad situation in Spain.''<ref name=Stone>{{en}} Citato da Judy Stone, ''[https://www.nytimes.com/1979/02/04/archives/if-a-director-tells-me-i-follow-him-fernando-rey.html If a Director Tells Me, I Follow Him]'', ''nytimes.com'', 4 febbraio 1979.</ref>
==Note==
<references />
==Filmografia==
{{div col}}
*''[[Marcellino pane e vino]]'' (1955)
*''[[I fuorilegge della valle solitaria]]'' (1961)
*''[[Viridiana]]'' (1961)
*''[[I grandi condottieri]]'' (1965)
*''[[Il ritorno dei magnifici sette]]'' (1966)
*''[[Tristana (film)|Tristana]]'' (1970)
*''[[Il fascino discreto della borghesia]]'' (1972)
*''[[Fatti di gente perbene]]'' (1974)
*''[[Pasqualino Settebellezze]]'' (1975)
*''[[Cadaveri eccellenti]]'' (1976)
*''[[Gesù di Nazareth (sceneggiato televisivo)|Gesù di Nazareth]]'' (1977)
*''[[L'ingorgo (film)|L'ingorgo]]'' (1978)
*''[[Quintet]]'' (1979)
*''[[Cercasi Gesù]]'' (1982)
*''[[A.D. - Anno Domini]]'' (1985)
*''[[1492 - La conquista del paradiso]]'' (1992)
{{div col end}}
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Rey, Fernando}}
[[Categoria:Attori spagnoli]]
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/* Filmografia */
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[[File:Fernando Rey.jpg|miniatura|Fernando Rey nel 1974]]
'''Fernando Rey''', pseudonimo di '''Fernando Casado Arambillet''' (1917 – 1994), attore spagnolo.
==Citazioni di Fernando Rey==
*C'è stato un periodo in cui volevo uccidere [[Luis Buñuel|Buñuel]] perché ero stato etichettato come uomo anziano dopo quel film {{NDR|''[[Tristana (film)|Tristana]]''}}, un uomo anziano con un berretto. Divenni una specie di cliché.
:''There was a period when I wanted to kill Buñuel, because I became typecast as an old man after that film, an old man in a beret. I became a kind of cliché.''<ref name=Stone/>
*Ogni regista è diverso; non impari niente con un regista che puoi usare con un altro.
:''You don't learn anything with one director that you can use with another.'''<ref name=Stone/>
*Sono stato ricevuto in Messico {{NDR|nel 1949 per il ruolo di Filippo il Bello in ''[[Giovanna la pazza (film 1948)|Giovanna la pazza]]''}} come lo sarebbe [[Robert Redford]] ora. Ma presi tutto nello spirito di quella poesia di [[Rudyard Kipling|Kipling]], "Se". Se tutto viene a te, gloria, povertà, nulla è importante, ma sii un uomo. Avevo la mente sempre in un altro posto. Sognavo sempre di superare la brutta situazione in Spagna {{NDR|il regime di [[Francisco Franco]]}}
:''I was received in Mexico like Robert Redford would be now. But I took everything in the spirit of that Kipling poem, ‘If.’ If everything comes to you, glory, poverty, don't care about anything, but be a man. I had my mind always in another place. I was dreaming always to be over the bad situation in Spain.''<ref name=Stone>{{en}} Citato da Judy Stone, ''[https://www.nytimes.com/1979/02/04/archives/if-a-director-tells-me-i-follow-him-fernando-rey.html If a Director Tells Me, I Follow Him]'', ''nytimes.com'', 4 febbraio 1979.</ref>
==Note==
<references />
==Filmografia==
{{div col}}
*''[[Marcellino pane e vino]]'' (1955)
*''[[I fuorilegge della valle solitaria]]'' (1961)
*''[[Viridiana]]'' (1961)
*''[[I grandi condottieri]]'' (1965)
*''[[Il ritorno dei magnifici sette]]'' (1966)
*''[[Tristana (film)|Tristana]]'' (1970)
*''[[Il fascino discreto della borghesia]]'' (1972)
*''[[Fatti di gente perbene]]'' (1974)
*''[[Pasqualino Settebellezze]]'' (1975)
*''[[Cadaveri eccellenti]]'' (1976)
*''[[Gesù di Nazareth (miniserie televisiva)|Gesù di Nazareth]]'' (1977)
*''[[L'ingorgo (film)|L'ingorgo]]'' (1978)
*''[[Quintet]]'' (1979)
*''[[Cercasi Gesù]]'' (1982)
*''[[A.D. - Anno Domini]]'' (1985)
*''[[1492 - La conquista del paradiso]]'' (1992)
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==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Rey, Fernando}}
[[Categoria:Attori spagnoli]]
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Vincenzo Morello
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Edoardo Scarfoglio
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[[File:Vincenzo Morello.jpg|thumb|Vincenzo Morello, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Vincenzo Morello''', noto anche con lo pseudonimo di '''Rastignac''' (1860 – 1933), giornalista e politico italiano.
==Citazioni==
*[[Edoardo Scarfoglio|Scarfoglio]], allora nei primi anni della giovinezza, era come un selvaggio trapiantato a forza in una città civile. Egli si ribellava a tutte le convenienze sociali. Mangiava, beveva, vestiva e dormiva come un figlio dei boschi. Non ancora giornalista politico, egli sdegnava l'arte di nascondere o modificare il suo giudizio critico nell'opera letteraria di qualsiasi scrittore, anche dei più illustri. E questi suoi giudizi esprimeva in una frase magnifica che, nelle male parole, era superata soltanto da quella di Giosuè Carducci.<ref>Da ''Gabriele D'Annunzio'', p. 30.</ref>
==''L'energia letteraria''==
*Il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]] fu l'opera di reazione del giovine spiritualismo francese contro il [[Naturalismo (letteratura)|naturalismo]] di [[Émile Zola|Zola]]. Come i romantici si erano in massa ribellati ai Greci ed ai Romani, così i nuovi spiritualisti si ribellarono ai conquistatori dei mercati, delle miniere, delle bettole, che nei libri di Zola occupavano e ingombravano tutti i campi della vita. Quella fitta massa di umanità che si muoveva gravemente con tutto il peso della sua carne e delle sue ossa; tutta quella fitta rete di sistemi nervosi che obbediva severamente e scientificamente alle leggi inflessibili del determinismo; tutta quella brutale verità e realtà che pretendeva di assurgere alle più alte vette letterarie con le volgari esplosioni del gergo e le violente espressioni della natura, offendeva gli squisiti gusti e i raffinati sensi della nuova generazione avida di sogni, che il {{sic|preraffaelismo}} da una parte ed il wagnerismo dall'altra avevano cominciato a educare alle meravigliose avventure dell'allegoria storica e della filosofia trascendentale. (pp. 199-200)
*Solo un belga, il [[Maurice Maeterlinck|Maeterlinck]], è riuscito a dare al simbolismo un carattere e una impronta, che se non possono aspirare all'onore dell'originalità, possono almeno diventare argomento di intellettuale curiosità. Solo un belga poté fare dell'arte con gli elementi critici del simbolismo. E per questo egli ebbe, oltre che per la lingua, immediato diritto di cittadinanza nella letteratura francese. (p. 201)
*[[Baruch Spinoza|Spinoza]] fu il più rigido, e, quel che val meglio, il più concludente fra i critici della morale cristiana, e allo stesso tempo il più felice iniziatore della scienza positiva moderna e il più sicuro annunziatore della morale utilitaria. Egli fu il primo ad affermare i diritti della vita, e di contro alle sentenze dei neoplatonici e dei cristiani, che la saggezza riponevano nella preparazione alla morte – ''sapientia mortis comentatio'' – primo a glorificare la ragione della vita come la vera sapienza, e la perseveranza dell'essere come la vera virtù: ''Sapientia non mortis sed vitae meditatio est''. E come nella fisica, proclamò la solidarietà assoluta dell'anima col corpo, e l'impossibilità dell'esistenza dell'anima dopo la dissoluzione del corpo; cosi, come conseguenza, nella morale, proclamò la corrispondenza del concetto di ''bene'' col concetto di ''utile'': ''bene'' tutto quello ch'è ''utile''; ''male'', tutto quello che costituisce un impedimento alla gioia. (pp. 218-219)
==''Nell'arte e nella vita''==
*L'arte, per lei {{NDR|[[Sarah Bernhardt]]}}, non è nel metodo o nel contenuto di questa o di quella scuola: l'arte per lei, è nella poesia. Ed è poesia tutta la forza che accresce ed illumina gli atti, le parole, i sentimenti della vita umana. (p. 261)
*Come un generale che nelle ore decisive raccoglie nel suo pugno tutto il nerbo delle forze, poi le lancia nel campo per ottenere con la massima rapidità possibile il massimo possibile di azione: cosi pare che Sarah Bernhardt raccolga ormai, sera per sera, nel piccolo campo del palcoscenico, tutte le sue forze fisiche e intellettuali tutto il calore del suo sentimento e tutta l'energia del suo sistema nervoso, per dare nell'attimo fuggente il massimo grado di espressione e di significazione alla parola, al gesto, all'atteggiamento, che devono concorrere a creare e a dare l'illusione della vita nel personaggio di cui s'investe. (p. 262)
*Ogni momento della recitazione di Sarah Bernhardt è un momento poetico; ogni movimento contiene una linea di bellezza, un'anima d'arte, che lo rende utile, e quasi vorrei dire esteticamente inevitabile. Ella parte, evidentemente, da questo principio fondamentale, che la figura umana deve sempre e tutta comparire sul palcoscenico, come la statua sul plinto; che la figura umana deve sempre e tutta significare agli occhi del pubblico, finché non sparisce nella morte, o dietro il sipario, la vita del personaggio; quindi ella è sempre in piedi sulla scena, e difficilmente, e solo quando l'assoluta necessità della parte lo impone, sta seduta, ma per poco. (pp. 266-267)
*Strane vibrazioni, strani scoppi nervosi, nella parola, nello sguardo, nel gesto: e in mezzo a tutto questo una dolce nota d'amore, che zampilla fresca e lucente come un sorriso infantile, e fa sognare: ecco l'arte di [[Eleonora Duse]]. (p. 273)
*{{NDR|Eleonora Duse}} La figura della donna, fine ed elegante: il volto pallido e dolente, a cui il candido sorriso irregolare accresce tormento più che non dia letizie; la parola acuta, tagliente, mordente, che basta da se sola a rendere il significato delle cose; tutta la sua persona e tutta la sua intelligenza rivelano la donna moderna, la donna capace di sentire la realtà e di darle l'espressione artistica più immediata e più vera. Eppure, ella ha, da qualche tempo, la nostalgia dell'antico: ella si tortura nel pensiero di far qualcosa di diverso di quello che ha fatto fino ad ora: ella si sforza, quasi, di uscire da se stessa, di rifarsi un nuovo carattere, un nuovo metodo, un nuovo sistema d'arte: di distruggersi insomma, per ricrearsi in una forma, che non sia più del nostro tempo, e neppure della nostra letteratura. Ella sogna la tragedia; ella, delicata e tormentata anima cresciuta nelle intime lotte e nelle complicate tristezze del nostro tempo, sogna le gravi istorie e le gravi fortune create dai fati, indipendentemente dalla forza e dalla volontà individuale. (p. 273-274)
*Che cosa è la Duse, se non la vera e grande rappresentante dello squilibrio nervoso della nostra società e della nostra vita!<br>Eleonora Duse significa sulla scena: la prevalenza, il trionfo del sistema nervoso sul sistema muscolare: la glorificazione dell'emozione interiore sull'emozione esteriore: la vittoria della specifica coscienza dell'individuo sulla coscienza generica del tipo. (p. 280)
*{{NDR|[[Tina Di Lorenzo]]}} La caratteristica principale di questa attrice è la perfezione della dizione. Ella non si affida per gli effetti scenici al gesto, alla mimica in genere; ma alla dizione. Il sentimento è per lei nella parola, e l'espressione del sentimento è nel modo di dire, o forse meglio di scolpire e di colorire la parola. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} Dotata di una voce armoniosa, che può facilmente seguire tutta la gamma delle passioni umane, ella l'adopera con una rara sapienza e con una rara abilità, specialmente nei due termini estremi, nella gioia e nel dolore. La parola ride veramente sulle sue labbra nei momenti di letizia o di malizia e piange vermente nei momenti di rammarico o di dolore o di dispetto. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} La sua figura, che non ha nulla delle irrequietezze e degli spasimi della donna moderna, pura nella linea e nel contorno, serena nella sicura compostezza di tutta la persona, par quella di una Musa, staccata da un bassorilievo di un antico monumento greco. Ella non conosce il mondo che dall'arco del palcoscenico, non conosce l'umanità che nella simulazione dell'arte rappresentativa. Per questo, dicono, non è abbastanza ''cattiva'' in certe parti, non è abbastanza ''tormentata'' in certe altre, e non è in genere abbastanza ''convinta'' nella lotta di certe complicate passioni umane, attraverso le quali bisogna essere passati, per comprenderle e all'occasione risentirle e interessarsene. Osservazioni di volgarità incontestabile, a me pare, e che non val la pena di discutere, e forse neppure di enunciare. (pp. 295-296)
==Bibliografia==
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/lenergialettera00moregoog/page/n10/mode/1up L'energia letteraria]'', Casa editrice nazionale Roux & Viarengo, Roma-Torino, 1905.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/nellarteenellav00moregoog/page/n9/mode/2up Nell'arte e nella vita]'', Remo Sandron editore, Milano-Palermo, 1900.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Morello, Vincenzo}}
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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/* Citazioni */ riferimenti bibliografici
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[[File:Vincenzo Morello.jpg|thumb|Vincenzo Morello, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Vincenzo Morello''', noto anche con lo pseudonimo di '''Rastignac''' (1860 – 1933), giornalista e politico italiano.
==Citazioni==
*[[Edoardo Scarfoglio|Scarfoglio]], allora nei primi anni della giovinezza, era come un selvaggio trapiantato a forza in una città civile. Egli si ribellava a tutte le convenienze sociali. Mangiava, beveva, vestiva e dormiva come un figlio dei boschi. Non ancora giornalista politico, egli sdegnava l'arte di nascondere o modificare il suo giudizio critico nell'opera letteraria di qualsiasi scrittore, anche dei più illustri. E questi suoi giudizi esprimeva in una frase magnifica che, nelle male parole, era superata soltanto da quella di Giosuè Carducci.<ref>Da ''[https://archive.org/details/gabrieledannunz00more/page/n8/mode/1up Gabriele D'Annunzio]'', Società libraria editrice nazionale, Roma, 1910, p. 30.</ref>
==''L'energia letteraria''==
*Il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]] fu l'opera di reazione del giovine spiritualismo francese contro il [[Naturalismo (letteratura)|naturalismo]] di [[Émile Zola|Zola]]. Come i romantici si erano in massa ribellati ai Greci ed ai Romani, così i nuovi spiritualisti si ribellarono ai conquistatori dei mercati, delle miniere, delle bettole, che nei libri di Zola occupavano e ingombravano tutti i campi della vita. Quella fitta massa di umanità che si muoveva gravemente con tutto il peso della sua carne e delle sue ossa; tutta quella fitta rete di sistemi nervosi che obbediva severamente e scientificamente alle leggi inflessibili del determinismo; tutta quella brutale verità e realtà che pretendeva di assurgere alle più alte vette letterarie con le volgari esplosioni del gergo e le violente espressioni della natura, offendeva gli squisiti gusti e i raffinati sensi della nuova generazione avida di sogni, che il {{sic|preraffaelismo}} da una parte ed il wagnerismo dall'altra avevano cominciato a educare alle meravigliose avventure dell'allegoria storica e della filosofia trascendentale. (pp. 199-200)
*Solo un belga, il [[Maurice Maeterlinck|Maeterlinck]], è riuscito a dare al simbolismo un carattere e una impronta, che se non possono aspirare all'onore dell'originalità, possono almeno diventare argomento di intellettuale curiosità. Solo un belga poté fare dell'arte con gli elementi critici del simbolismo. E per questo egli ebbe, oltre che per la lingua, immediato diritto di cittadinanza nella letteratura francese. (p. 201)
*[[Baruch Spinoza|Spinoza]] fu il più rigido, e, quel che val meglio, il più concludente fra i critici della morale cristiana, e allo stesso tempo il più felice iniziatore della scienza positiva moderna e il più sicuro annunziatore della morale utilitaria. Egli fu il primo ad affermare i diritti della vita, e di contro alle sentenze dei neoplatonici e dei cristiani, che la saggezza riponevano nella preparazione alla morte – ''sapientia mortis comentatio'' – primo a glorificare la ragione della vita come la vera sapienza, e la perseveranza dell'essere come la vera virtù: ''Sapientia non mortis sed vitae meditatio est''. E come nella fisica, proclamò la solidarietà assoluta dell'anima col corpo, e l'impossibilità dell'esistenza dell'anima dopo la dissoluzione del corpo; cosi, come conseguenza, nella morale, proclamò la corrispondenza del concetto di ''bene'' col concetto di ''utile'': ''bene'' tutto quello ch'è ''utile''; ''male'', tutto quello che costituisce un impedimento alla gioia. (pp. 218-219)
==''Nell'arte e nella vita''==
*L'arte, per lei {{NDR|[[Sarah Bernhardt]]}}, non è nel metodo o nel contenuto di questa o di quella scuola: l'arte per lei, è nella poesia. Ed è poesia tutta la forza che accresce ed illumina gli atti, le parole, i sentimenti della vita umana. (p. 261)
*Come un generale che nelle ore decisive raccoglie nel suo pugno tutto il nerbo delle forze, poi le lancia nel campo per ottenere con la massima rapidità possibile il massimo possibile di azione: cosi pare che Sarah Bernhardt raccolga ormai, sera per sera, nel piccolo campo del palcoscenico, tutte le sue forze fisiche e intellettuali tutto il calore del suo sentimento e tutta l'energia del suo sistema nervoso, per dare nell'attimo fuggente il massimo grado di espressione e di significazione alla parola, al gesto, all'atteggiamento, che devono concorrere a creare e a dare l'illusione della vita nel personaggio di cui s'investe. (p. 262)
*Ogni momento della recitazione di Sarah Bernhardt è un momento poetico; ogni movimento contiene una linea di bellezza, un'anima d'arte, che lo rende utile, e quasi vorrei dire esteticamente inevitabile. Ella parte, evidentemente, da questo principio fondamentale, che la figura umana deve sempre e tutta comparire sul palcoscenico, come la statua sul plinto; che la figura umana deve sempre e tutta significare agli occhi del pubblico, finché non sparisce nella morte, o dietro il sipario, la vita del personaggio; quindi ella è sempre in piedi sulla scena, e difficilmente, e solo quando l'assoluta necessità della parte lo impone, sta seduta, ma per poco. (pp. 266-267)
*Strane vibrazioni, strani scoppi nervosi, nella parola, nello sguardo, nel gesto: e in mezzo a tutto questo una dolce nota d'amore, che zampilla fresca e lucente come un sorriso infantile, e fa sognare: ecco l'arte di [[Eleonora Duse]]. (p. 273)
*{{NDR|Eleonora Duse}} La figura della donna, fine ed elegante: il volto pallido e dolente, a cui il candido sorriso irregolare accresce tormento più che non dia letizie; la parola acuta, tagliente, mordente, che basta da se sola a rendere il significato delle cose; tutta la sua persona e tutta la sua intelligenza rivelano la donna moderna, la donna capace di sentire la realtà e di darle l'espressione artistica più immediata e più vera. Eppure, ella ha, da qualche tempo, la nostalgia dell'antico: ella si tortura nel pensiero di far qualcosa di diverso di quello che ha fatto fino ad ora: ella si sforza, quasi, di uscire da se stessa, di rifarsi un nuovo carattere, un nuovo metodo, un nuovo sistema d'arte: di distruggersi insomma, per ricrearsi in una forma, che non sia più del nostro tempo, e neppure della nostra letteratura. Ella sogna la tragedia; ella, delicata e tormentata anima cresciuta nelle intime lotte e nelle complicate tristezze del nostro tempo, sogna le gravi istorie e le gravi fortune create dai fati, indipendentemente dalla forza e dalla volontà individuale. (p. 273-274)
*Che cosa è la Duse, se non la vera e grande rappresentante dello squilibrio nervoso della nostra società e della nostra vita!<br>Eleonora Duse significa sulla scena: la prevalenza, il trionfo del sistema nervoso sul sistema muscolare: la glorificazione dell'emozione interiore sull'emozione esteriore: la vittoria della specifica coscienza dell'individuo sulla coscienza generica del tipo. (p. 280)
*{{NDR|[[Tina Di Lorenzo]]}} La caratteristica principale di questa attrice è la perfezione della dizione. Ella non si affida per gli effetti scenici al gesto, alla mimica in genere; ma alla dizione. Il sentimento è per lei nella parola, e l'espressione del sentimento è nel modo di dire, o forse meglio di scolpire e di colorire la parola. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} Dotata di una voce armoniosa, che può facilmente seguire tutta la gamma delle passioni umane, ella l'adopera con una rara sapienza e con una rara abilità, specialmente nei due termini estremi, nella gioia e nel dolore. La parola ride veramente sulle sue labbra nei momenti di letizia o di malizia e piange vermente nei momenti di rammarico o di dolore o di dispetto. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} La sua figura, che non ha nulla delle irrequietezze e degli spasimi della donna moderna, pura nella linea e nel contorno, serena nella sicura compostezza di tutta la persona, par quella di una Musa, staccata da un bassorilievo di un antico monumento greco. Ella non conosce il mondo che dall'arco del palcoscenico, non conosce l'umanità che nella simulazione dell'arte rappresentativa. Per questo, dicono, non è abbastanza ''cattiva'' in certe parti, non è abbastanza ''tormentata'' in certe altre, e non è in genere abbastanza ''convinta'' nella lotta di certe complicate passioni umane, attraverso le quali bisogna essere passati, per comprenderle e all'occasione risentirle e interessarsene. Osservazioni di volgarità incontestabile, a me pare, e che non val la pena di discutere, e forse neppure di enunciare. (pp. 295-296)
==Bibliografia==
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/lenergialettera00moregoog/page/n10/mode/1up L'energia letteraria]'', Casa editrice nazionale Roux & Viarengo, Roma-Torino, 1905.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/nellarteenellav00moregoog/page/n9/mode/2up Nell'arte e nella vita]'', Remo Sandron editore, Milano-Palermo, 1900.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Politici italiani]]
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sezione Note
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[[File:Vincenzo Morello.jpg|thumb|Vincenzo Morello, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Vincenzo Morello''', noto anche con lo pseudonimo di '''Rastignac''' (1860 – 1933), giornalista e politico italiano.
==Citazioni==
*[[Edoardo Scarfoglio|Scarfoglio]], allora nei primi anni della giovinezza, era come un selvaggio trapiantato a forza in una città civile. Egli si ribellava a tutte le convenienze sociali. Mangiava, beveva, vestiva e dormiva come un figlio dei boschi. Non ancora giornalista politico, egli sdegnava l'arte di nascondere o modificare il suo giudizio critico nell'opera letteraria di qualsiasi scrittore, anche dei più illustri. E questi suoi giudizi esprimeva in una frase magnifica che, nelle male parole, era superata soltanto da quella di Giosuè Carducci.<ref>Da ''[https://archive.org/details/gabrieledannunz00more/page/n8/mode/1up Gabriele D'Annunzio]'', Società libraria editrice nazionale, Roma, 1910, p. 30.</ref>
==''L'energia letteraria''==
*Il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]] fu l'opera di reazione del giovine spiritualismo francese contro il [[Naturalismo (letteratura)|naturalismo]] di [[Émile Zola|Zola]]. Come i romantici si erano in massa ribellati ai Greci ed ai Romani, così i nuovi spiritualisti si ribellarono ai conquistatori dei mercati, delle miniere, delle bettole, che nei libri di Zola occupavano e ingombravano tutti i campi della vita. Quella fitta massa di umanità che si muoveva gravemente con tutto il peso della sua carne e delle sue ossa; tutta quella fitta rete di sistemi nervosi che obbediva severamente e scientificamente alle leggi inflessibili del determinismo; tutta quella brutale verità e realtà che pretendeva di assurgere alle più alte vette letterarie con le volgari esplosioni del gergo e le violente espressioni della natura, offendeva gli squisiti gusti e i raffinati sensi della nuova generazione avida di sogni, che il {{sic|preraffaelismo}} da una parte ed il wagnerismo dall'altra avevano cominciato a educare alle meravigliose avventure dell'allegoria storica e della filosofia trascendentale. (pp. 199-200)
*Solo un belga, il [[Maurice Maeterlinck|Maeterlinck]], è riuscito a dare al simbolismo un carattere e una impronta, che se non possono aspirare all'onore dell'originalità, possono almeno diventare argomento di intellettuale curiosità. Solo un belga poté fare dell'arte con gli elementi critici del simbolismo. E per questo egli ebbe, oltre che per la lingua, immediato diritto di cittadinanza nella letteratura francese. (p. 201)
*[[Baruch Spinoza|Spinoza]] fu il più rigido, e, quel che val meglio, il più concludente fra i critici della morale cristiana, e allo stesso tempo il più felice iniziatore della scienza positiva moderna e il più sicuro annunziatore della morale utilitaria. Egli fu il primo ad affermare i diritti della vita, e di contro alle sentenze dei neoplatonici e dei cristiani, che la saggezza riponevano nella preparazione alla morte – ''sapientia mortis comentatio'' – primo a glorificare la ragione della vita come la vera sapienza, e la perseveranza dell'essere come la vera virtù: ''Sapientia non mortis sed vitae meditatio est''. E come nella fisica, proclamò la solidarietà assoluta dell'anima col corpo, e l'impossibilità dell'esistenza dell'anima dopo la dissoluzione del corpo; cosi, come conseguenza, nella morale, proclamò la corrispondenza del concetto di ''bene'' col concetto di ''utile'': ''bene'' tutto quello ch'è ''utile''; ''male'', tutto quello che costituisce un impedimento alla gioia. (pp. 218-219)
==''Nell'arte e nella vita''==
*L'arte, per lei {{NDR|[[Sarah Bernhardt]]}}, non è nel metodo o nel contenuto di questa o di quella scuola: l'arte per lei, è nella poesia. Ed è poesia tutta la forza che accresce ed illumina gli atti, le parole, i sentimenti della vita umana. (p. 261)
*Come un generale che nelle ore decisive raccoglie nel suo pugno tutto il nerbo delle forze, poi le lancia nel campo per ottenere con la massima rapidità possibile il massimo possibile di azione: cosi pare che Sarah Bernhardt raccolga ormai, sera per sera, nel piccolo campo del palcoscenico, tutte le sue forze fisiche e intellettuali tutto il calore del suo sentimento e tutta l'energia del suo sistema nervoso, per dare nell'attimo fuggente il massimo grado di espressione e di significazione alla parola, al gesto, all'atteggiamento, che devono concorrere a creare e a dare l'illusione della vita nel personaggio di cui s'investe. (p. 262)
*Ogni momento della recitazione di Sarah Bernhardt è un momento poetico; ogni movimento contiene una linea di bellezza, un'anima d'arte, che lo rende utile, e quasi vorrei dire esteticamente inevitabile. Ella parte, evidentemente, da questo principio fondamentale, che la figura umana deve sempre e tutta comparire sul palcoscenico, come la statua sul plinto; che la figura umana deve sempre e tutta significare agli occhi del pubblico, finché non sparisce nella morte, o dietro il sipario, la vita del personaggio; quindi ella è sempre in piedi sulla scena, e difficilmente, e solo quando l'assoluta necessità della parte lo impone, sta seduta, ma per poco. (pp. 266-267)
*Strane vibrazioni, strani scoppi nervosi, nella parola, nello sguardo, nel gesto: e in mezzo a tutto questo una dolce nota d'amore, che zampilla fresca e lucente come un sorriso infantile, e fa sognare: ecco l'arte di [[Eleonora Duse]]. (p. 273)
*{{NDR|Eleonora Duse}} La figura della donna, fine ed elegante: il volto pallido e dolente, a cui il candido sorriso irregolare accresce tormento più che non dia letizie; la parola acuta, tagliente, mordente, che basta da se sola a rendere il significato delle cose; tutta la sua persona e tutta la sua intelligenza rivelano la donna moderna, la donna capace di sentire la realtà e di darle l'espressione artistica più immediata e più vera. Eppure, ella ha, da qualche tempo, la nostalgia dell'antico: ella si tortura nel pensiero di far qualcosa di diverso di quello che ha fatto fino ad ora: ella si sforza, quasi, di uscire da se stessa, di rifarsi un nuovo carattere, un nuovo metodo, un nuovo sistema d'arte: di distruggersi insomma, per ricrearsi in una forma, che non sia più del nostro tempo, e neppure della nostra letteratura. Ella sogna la tragedia; ella, delicata e tormentata anima cresciuta nelle intime lotte e nelle complicate tristezze del nostro tempo, sogna le gravi istorie e le gravi fortune create dai fati, indipendentemente dalla forza e dalla volontà individuale. (p. 273-274)
*Che cosa è la Duse, se non la vera e grande rappresentante dello squilibrio nervoso della nostra società e della nostra vita!<br>Eleonora Duse significa sulla scena: la prevalenza, il trionfo del sistema nervoso sul sistema muscolare: la glorificazione dell'emozione interiore sull'emozione esteriore: la vittoria della specifica coscienza dell'individuo sulla coscienza generica del tipo. (p. 280)
*{{NDR|[[Tina Di Lorenzo]]}} La caratteristica principale di questa attrice è la perfezione della dizione. Ella non si affida per gli effetti scenici al gesto, alla mimica in genere; ma alla dizione. Il sentimento è per lei nella parola, e l'espressione del sentimento è nel modo di dire, o forse meglio di scolpire e di colorire la parola. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} Dotata di una voce armoniosa, che può facilmente seguire tutta la gamma delle passioni umane, ella l'adopera con una rara sapienza e con una rara abilità, specialmente nei due termini estremi, nella gioia e nel dolore. La parola ride veramente sulle sue labbra nei momenti di letizia o di malizia e piange vermente nei momenti di rammarico o di dolore o di dispetto. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} La sua figura, che non ha nulla delle irrequietezze e degli spasimi della donna moderna, pura nella linea e nel contorno, serena nella sicura compostezza di tutta la persona, par quella di una Musa, staccata da un bassorilievo di un antico monumento greco. Ella non conosce il mondo che dall'arco del palcoscenico, non conosce l'umanità che nella simulazione dell'arte rappresentativa. Per questo, dicono, non è abbastanza ''cattiva'' in certe parti, non è abbastanza ''tormentata'' in certe altre, e non è in genere abbastanza ''convinta'' nella lotta di certe complicate passioni umane, attraverso le quali bisogna essere passati, per comprenderle e all'occasione risentirle e interessarsene. Osservazioni di volgarità incontestabile, a me pare, e che non val la pena di discutere, e forse neppure di enunciare. (pp. 295-296)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/lenergialettera00moregoog/page/n10/mode/1up L'energia letteraria]'', Casa editrice nazionale Roux & Viarengo, Roma-Torino, 1905.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/nellarteenellav00moregoog/page/n9/mode/2up Nell'arte e nella vita]'', Remo Sandron editore, Milano-Palermo, 1900.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Morello, Vincenzo}}
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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[[File:Vincenzo Morello.jpg|thumb|Vincenzo Morello, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Vincenzo Morello''', noto anche con lo pseudonimo di '''Rastignac''' (1860 – 1933), giornalista e politico italiano.
==Citazioni==
*[[Edoardo Scarfoglio|Scarfoglio]], allora nei primi anni della giovinezza, era come un selvaggio trapiantato a forza in una città civile. Egli si ribellava a tutte le convenienze sociali. Mangiava, beveva, vestiva e dormiva come un figlio dei boschi. Non ancora giornalista politico, egli sdegnava l'arte di nascondere o modificare il suo giudizio critico nell'opera letteraria di qualsiasi scrittore, anche dei più illustri. E questi suoi giudizi esprimeva in una frase magnifica che, nelle male parole, era superata soltanto da quella di [[Giosuè Carducci]].<ref>Da ''[https://archive.org/details/gabrieledannunz00more/page/n8/mode/1up Gabriele D'Annunzio]'', Società libraria editrice nazionale, Roma, 1910, p. 30.</ref>
==''L'energia letteraria''==
*Il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]] fu l'opera di reazione del giovine spiritualismo francese contro il [[Naturalismo (letteratura)|naturalismo]] di [[Émile Zola|Zola]]. Come i romantici si erano in massa ribellati ai Greci ed ai Romani, così i nuovi spiritualisti si ribellarono ai conquistatori dei mercati, delle miniere, delle bettole, che nei libri di Zola occupavano e ingombravano tutti i campi della vita. Quella fitta massa di umanità che si muoveva gravemente con tutto il peso della sua carne e delle sue ossa; tutta quella fitta rete di sistemi nervosi che obbediva severamente e scientificamente alle leggi inflessibili del determinismo; tutta quella brutale verità e realtà che pretendeva di assurgere alle più alte vette letterarie con le volgari esplosioni del gergo e le violente espressioni della natura, offendeva gli squisiti gusti e i raffinati sensi della nuova generazione avida di sogni, che il {{sic|preraffaelismo}} da una parte ed il wagnerismo dall'altra avevano cominciato a educare alle meravigliose avventure dell'allegoria storica e della filosofia trascendentale. (pp. 199-200)
*Solo un belga, il [[Maurice Maeterlinck|Maeterlinck]], è riuscito a dare al simbolismo un carattere e una impronta, che se non possono aspirare all'onore dell'originalità, possono almeno diventare argomento di intellettuale curiosità. Solo un belga poté fare dell'arte con gli elementi critici del simbolismo. E per questo egli ebbe, oltre che per la lingua, immediato diritto di cittadinanza nella letteratura francese. (p. 201)
*[[Baruch Spinoza|Spinoza]] fu il più rigido, e, quel che val meglio, il più concludente fra i critici della morale cristiana, e allo stesso tempo il più felice iniziatore della scienza positiva moderna e il più sicuro annunziatore della morale utilitaria. Egli fu il primo ad affermare i diritti della vita, e di contro alle sentenze dei neoplatonici e dei cristiani, che la saggezza riponevano nella preparazione alla morte – ''sapientia mortis comentatio'' – primo a glorificare la ragione della vita come la vera sapienza, e la perseveranza dell'essere come la vera virtù: ''Sapientia non mortis sed vitae meditatio est''. E come nella fisica, proclamò la solidarietà assoluta dell'anima col corpo, e l'impossibilità dell'esistenza dell'anima dopo la dissoluzione del corpo; cosi, come conseguenza, nella morale, proclamò la corrispondenza del concetto di ''bene'' col concetto di ''utile'': ''bene'' tutto quello ch'è ''utile''; ''male'', tutto quello che costituisce un impedimento alla gioia. (pp. 218-219)
==''Nell'arte e nella vita''==
*L'arte, per lei {{NDR|[[Sarah Bernhardt]]}}, non è nel metodo o nel contenuto di questa o di quella scuola: l'arte per lei, è nella poesia. Ed è poesia tutta la forza che accresce ed illumina gli atti, le parole, i sentimenti della vita umana. (p. 261)
*Come un generale che nelle ore decisive raccoglie nel suo pugno tutto il nerbo delle forze, poi le lancia nel campo per ottenere con la massima rapidità possibile il massimo possibile di azione: cosi pare che Sarah Bernhardt raccolga ormai, sera per sera, nel piccolo campo del palcoscenico, tutte le sue forze fisiche e intellettuali tutto il calore del suo sentimento e tutta l'energia del suo sistema nervoso, per dare nell'attimo fuggente il massimo grado di espressione e di significazione alla parola, al gesto, all'atteggiamento, che devono concorrere a creare e a dare l'illusione della vita nel personaggio di cui s'investe. (p. 262)
*Ogni momento della recitazione di Sarah Bernhardt è un momento poetico; ogni movimento contiene una linea di bellezza, un'anima d'arte, che lo rende utile, e quasi vorrei dire esteticamente inevitabile. Ella parte, evidentemente, da questo principio fondamentale, che la figura umana deve sempre e tutta comparire sul palcoscenico, come la statua sul plinto; che la figura umana deve sempre e tutta significare agli occhi del pubblico, finché non sparisce nella morte, o dietro il sipario, la vita del personaggio; quindi ella è sempre in piedi sulla scena, e difficilmente, e solo quando l'assoluta necessità della parte lo impone, sta seduta, ma per poco. (pp. 266-267)
*Strane vibrazioni, strani scoppi nervosi, nella parola, nello sguardo, nel gesto: e in mezzo a tutto questo una dolce nota d'amore, che zampilla fresca e lucente come un sorriso infantile, e fa sognare: ecco l'arte di [[Eleonora Duse]]. (p. 273)
*{{NDR|Eleonora Duse}} La figura della donna, fine ed elegante: il volto pallido e dolente, a cui il candido sorriso irregolare accresce tormento più che non dia letizie; la parola acuta, tagliente, mordente, che basta da se sola a rendere il significato delle cose; tutta la sua persona e tutta la sua intelligenza rivelano la donna moderna, la donna capace di sentire la realtà e di darle l'espressione artistica più immediata e più vera. Eppure, ella ha, da qualche tempo, la nostalgia dell'antico: ella si tortura nel pensiero di far qualcosa di diverso di quello che ha fatto fino ad ora: ella si sforza, quasi, di uscire da se stessa, di rifarsi un nuovo carattere, un nuovo metodo, un nuovo sistema d'arte: di distruggersi insomma, per ricrearsi in una forma, che non sia più del nostro tempo, e neppure della nostra letteratura. Ella sogna la tragedia; ella, delicata e tormentata anima cresciuta nelle intime lotte e nelle complicate tristezze del nostro tempo, sogna le gravi istorie e le gravi fortune create dai fati, indipendentemente dalla forza e dalla volontà individuale. (p. 273-274)
*Che cosa è la Duse, se non la vera e grande rappresentante dello squilibrio nervoso della nostra società e della nostra vita!<br>Eleonora Duse significa sulla scena: la prevalenza, il trionfo del sistema nervoso sul sistema muscolare: la glorificazione dell'emozione interiore sull'emozione esteriore: la vittoria della specifica coscienza dell'individuo sulla coscienza generica del tipo. (p. 280)
*{{NDR|[[Tina Di Lorenzo]]}} La caratteristica principale di questa attrice è la perfezione della dizione. Ella non si affida per gli effetti scenici al gesto, alla mimica in genere; ma alla dizione. Il sentimento è per lei nella parola, e l'espressione del sentimento è nel modo di dire, o forse meglio di scolpire e di colorire la parola. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} Dotata di una voce armoniosa, che può facilmente seguire tutta la gamma delle passioni umane, ella l'adopera con una rara sapienza e con una rara abilità, specialmente nei due termini estremi, nella gioia e nel dolore. La parola ride veramente sulle sue labbra nei momenti di letizia o di malizia e piange vermente nei momenti di rammarico o di dolore o di dispetto. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} La sua figura, che non ha nulla delle irrequietezze e degli spasimi della donna moderna, pura nella linea e nel contorno, serena nella sicura compostezza di tutta la persona, par quella di una Musa, staccata da un bassorilievo di un antico monumento greco. Ella non conosce il mondo che dall'arco del palcoscenico, non conosce l'umanità che nella simulazione dell'arte rappresentativa. Per questo, dicono, non è abbastanza ''cattiva'' in certe parti, non è abbastanza ''tormentata'' in certe altre, e non è in genere abbastanza ''convinta'' nella lotta di certe complicate passioni umane, attraverso le quali bisogna essere passati, per comprenderle e all'occasione risentirle e interessarsene. Osservazioni di volgarità incontestabile, a me pare, e che non val la pena di discutere, e forse neppure di enunciare. (pp. 295-296)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/lenergialettera00moregoog/page/n10/mode/1up L'energia letteraria]'', Casa editrice nazionale Roux & Viarengo, Roma-Torino, 1905.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/nellarteenellav00moregoog/page/n9/mode/2up Nell'arte e nella vita]'', Remo Sandron editore, Milano-Palermo, 1900.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Morello, Vincenzo}}
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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/* Citazioni */ Cesare Pascarella
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[[File:Vincenzo Morello.jpg|thumb|Vincenzo Morello, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Vincenzo Morello''', noto anche con lo pseudonimo di '''Rastignac''' (1860 – 1933), giornalista e politico italiano.
==Citazioni==
*[[Cesare Pascarella|Pascarella]], messo alle strette, fu obbligato a dire i suoi versi, col piccolo cappello a fungo sul capo, con la eterna pipetta fra le labbra, gesticolando con un'efficacia meravigliosa. Cominciò impacciato, titubante, ma proseguì, rinfrancato, confortato dai clamorosi applausi, dall'entusiasmo dei suoi ascoltatori, con inimitabile arte, con evidenza scultoria.<br>Fu quello l'ingresso ufficiale di Pascarella nel giornalismo letterario. Difatti, nel numero della domenica, comparvero nel ''Fracassa'' i primi due sonetti del Pascarella, e poi, di seguito, gli altri, accolti dal plauso universale, che meritarono le lodi di Giosuè Carducci.<ref>Da ''[https://archive.org/details/gabrieledannunz00more/page/n8/mode/1up Gabriele D'Annunzio]'', Società libraria editrice nazionale, Roma, 1910, p. 29.</ref>
*[[Edoardo Scarfoglio|Scarfoglio]], allora nei primi anni della giovinezza, era come un selvaggio trapiantato a forza in una città civile. Egli si ribellava a tutte le convenienze sociali. Mangiava, beveva, vestiva e dormiva come un figlio dei boschi. Non ancora giornalista politico, egli sdegnava l'arte di nascondere o modificare il suo giudizio critico nell'opera letteraria di qualsiasi scrittore, anche dei più illustri. E questi suoi giudizi esprimeva in una frase magnifica che, nelle male parole, era superata soltanto da quella di [[Giosuè Carducci]].<ref>Da ''[https://archive.org/details/gabrieledannunz00more/page/n8/mode/1up Gabriele D'Annunzio]'', Società libraria editrice nazionale, Roma, 1910, p. 30.</ref>
==''L'energia letteraria''==
*Il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]] fu l'opera di reazione del giovine spiritualismo francese contro il [[Naturalismo (letteratura)|naturalismo]] di [[Émile Zola|Zola]]. Come i romantici si erano in massa ribellati ai Greci ed ai Romani, così i nuovi spiritualisti si ribellarono ai conquistatori dei mercati, delle miniere, delle bettole, che nei libri di Zola occupavano e ingombravano tutti i campi della vita. Quella fitta massa di umanità che si muoveva gravemente con tutto il peso della sua carne e delle sue ossa; tutta quella fitta rete di sistemi nervosi che obbediva severamente e scientificamente alle leggi inflessibili del determinismo; tutta quella brutale verità e realtà che pretendeva di assurgere alle più alte vette letterarie con le volgari esplosioni del gergo e le violente espressioni della natura, offendeva gli squisiti gusti e i raffinati sensi della nuova generazione avida di sogni, che il {{sic|preraffaelismo}} da una parte ed il wagnerismo dall'altra avevano cominciato a educare alle meravigliose avventure dell'allegoria storica e della filosofia trascendentale. (pp. 199-200)
*Solo un belga, il [[Maurice Maeterlinck|Maeterlinck]], è riuscito a dare al simbolismo un carattere e una impronta, che se non possono aspirare all'onore dell'originalità, possono almeno diventare argomento di intellettuale curiosità. Solo un belga poté fare dell'arte con gli elementi critici del simbolismo. E per questo egli ebbe, oltre che per la lingua, immediato diritto di cittadinanza nella letteratura francese. (p. 201)
*[[Baruch Spinoza|Spinoza]] fu il più rigido, e, quel che val meglio, il più concludente fra i critici della morale cristiana, e allo stesso tempo il più felice iniziatore della scienza positiva moderna e il più sicuro annunziatore della morale utilitaria. Egli fu il primo ad affermare i diritti della vita, e di contro alle sentenze dei neoplatonici e dei cristiani, che la saggezza riponevano nella preparazione alla morte – ''sapientia mortis comentatio'' – primo a glorificare la ragione della vita come la vera sapienza, e la perseveranza dell'essere come la vera virtù: ''Sapientia non mortis sed vitae meditatio est''. E come nella fisica, proclamò la solidarietà assoluta dell'anima col corpo, e l'impossibilità dell'esistenza dell'anima dopo la dissoluzione del corpo; cosi, come conseguenza, nella morale, proclamò la corrispondenza del concetto di ''bene'' col concetto di ''utile'': ''bene'' tutto quello ch'è ''utile''; ''male'', tutto quello che costituisce un impedimento alla gioia. (pp. 218-219)
==''Nell'arte e nella vita''==
*L'arte, per lei {{NDR|[[Sarah Bernhardt]]}}, non è nel metodo o nel contenuto di questa o di quella scuola: l'arte per lei, è nella poesia. Ed è poesia tutta la forza che accresce ed illumina gli atti, le parole, i sentimenti della vita umana. (p. 261)
*Come un generale che nelle ore decisive raccoglie nel suo pugno tutto il nerbo delle forze, poi le lancia nel campo per ottenere con la massima rapidità possibile il massimo possibile di azione: cosi pare che Sarah Bernhardt raccolga ormai, sera per sera, nel piccolo campo del palcoscenico, tutte le sue forze fisiche e intellettuali tutto il calore del suo sentimento e tutta l'energia del suo sistema nervoso, per dare nell'attimo fuggente il massimo grado di espressione e di significazione alla parola, al gesto, all'atteggiamento, che devono concorrere a creare e a dare l'illusione della vita nel personaggio di cui s'investe. (p. 262)
*Ogni momento della recitazione di Sarah Bernhardt è un momento poetico; ogni movimento contiene una linea di bellezza, un'anima d'arte, che lo rende utile, e quasi vorrei dire esteticamente inevitabile. Ella parte, evidentemente, da questo principio fondamentale, che la figura umana deve sempre e tutta comparire sul palcoscenico, come la statua sul plinto; che la figura umana deve sempre e tutta significare agli occhi del pubblico, finché non sparisce nella morte, o dietro il sipario, la vita del personaggio; quindi ella è sempre in piedi sulla scena, e difficilmente, e solo quando l'assoluta necessità della parte lo impone, sta seduta, ma per poco. (pp. 266-267)
*Strane vibrazioni, strani scoppi nervosi, nella parola, nello sguardo, nel gesto: e in mezzo a tutto questo una dolce nota d'amore, che zampilla fresca e lucente come un sorriso infantile, e fa sognare: ecco l'arte di [[Eleonora Duse]]. (p. 273)
*{{NDR|Eleonora Duse}} La figura della donna, fine ed elegante: il volto pallido e dolente, a cui il candido sorriso irregolare accresce tormento più che non dia letizie; la parola acuta, tagliente, mordente, che basta da se sola a rendere il significato delle cose; tutta la sua persona e tutta la sua intelligenza rivelano la donna moderna, la donna capace di sentire la realtà e di darle l'espressione artistica più immediata e più vera. Eppure, ella ha, da qualche tempo, la nostalgia dell'antico: ella si tortura nel pensiero di far qualcosa di diverso di quello che ha fatto fino ad ora: ella si sforza, quasi, di uscire da se stessa, di rifarsi un nuovo carattere, un nuovo metodo, un nuovo sistema d'arte: di distruggersi insomma, per ricrearsi in una forma, che non sia più del nostro tempo, e neppure della nostra letteratura. Ella sogna la tragedia; ella, delicata e tormentata anima cresciuta nelle intime lotte e nelle complicate tristezze del nostro tempo, sogna le gravi istorie e le gravi fortune create dai fati, indipendentemente dalla forza e dalla volontà individuale. (p. 273-274)
*Che cosa è la Duse, se non la vera e grande rappresentante dello squilibrio nervoso della nostra società e della nostra vita!<br>Eleonora Duse significa sulla scena: la prevalenza, il trionfo del sistema nervoso sul sistema muscolare: la glorificazione dell'emozione interiore sull'emozione esteriore: la vittoria della specifica coscienza dell'individuo sulla coscienza generica del tipo. (p. 280)
*{{NDR|[[Tina Di Lorenzo]]}} La caratteristica principale di questa attrice è la perfezione della dizione. Ella non si affida per gli effetti scenici al gesto, alla mimica in genere; ma alla dizione. Il sentimento è per lei nella parola, e l'espressione del sentimento è nel modo di dire, o forse meglio di scolpire e di colorire la parola. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} Dotata di una voce armoniosa, che può facilmente seguire tutta la gamma delle passioni umane, ella l'adopera con una rara sapienza e con una rara abilità, specialmente nei due termini estremi, nella gioia e nel dolore. La parola ride veramente sulle sue labbra nei momenti di letizia o di malizia e piange vermente nei momenti di rammarico o di dolore o di dispetto. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} La sua figura, che non ha nulla delle irrequietezze e degli spasimi della donna moderna, pura nella linea e nel contorno, serena nella sicura compostezza di tutta la persona, par quella di una Musa, staccata da un bassorilievo di un antico monumento greco. Ella non conosce il mondo che dall'arco del palcoscenico, non conosce l'umanità che nella simulazione dell'arte rappresentativa. Per questo, dicono, non è abbastanza ''cattiva'' in certe parti, non è abbastanza ''tormentata'' in certe altre, e non è in genere abbastanza ''convinta'' nella lotta di certe complicate passioni umane, attraverso le quali bisogna essere passati, per comprenderle e all'occasione risentirle e interessarsene. Osservazioni di volgarità incontestabile, a me pare, e che non val la pena di discutere, e forse neppure di enunciare. (pp. 295-296)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/lenergialettera00moregoog/page/n10/mode/1up L'energia letteraria]'', Casa editrice nazionale Roux & Viarengo, Roma-Torino, 1905.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/nellarteenellav00moregoog/page/n9/mode/2up Nell'arte e nella vita]'', Remo Sandron editore, Milano-Palermo, 1900.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Morello, Vincenzo}}
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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[[File:Vincenzo Morello.jpg|thumb|Vincenzo Morello, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Vincenzo Morello''', noto anche con lo pseudonimo di '''Rastignac''' (1860 – 1933), giornalista e politico italiano.
==Citazioni==
*[[Cesare Pascarella|Pascarella]], messo alle strette, fu obbligato a dire i suoi versi, col piccolo cappello a fungo sul capo, con la eterna pipetta fra le labbra, gesticolando con un'efficacia meravigliosa. Cominciò impacciato, titubante, ma proseguì, rinfrancato, confortato dai clamorosi applausi, dall'entusiasmo dei suoi ascoltatori, con inimitabile arte, con evidenza scultoria.<br>Fu quello l'ingresso ufficiale di Pascarella nel giornalismo letterario. Difatti, nel numero della domenica, comparvero nel ''Fracassa'' i primi due sonetti del Pascarella, e poi, di seguito, gli altri, accolti dal plauso universale, che meritarono le lodi di [[Giosuè Carducci]].<ref>Da ''[https://archive.org/details/gabrieledannunz00more/page/n8/mode/1up Gabriele D'Annunzio]'', Società libraria editrice nazionale, Roma, 1910, p. 29.</ref>
*[[Edoardo Scarfoglio|Scarfoglio]], allora nei primi anni della giovinezza, era come un selvaggio trapiantato a forza in una città civile. Egli si ribellava a tutte le convenienze sociali. Mangiava, beveva, vestiva e dormiva come un figlio dei boschi. Non ancora giornalista politico, egli sdegnava l'arte di nascondere o modificare il suo giudizio critico nell'opera letteraria di qualsiasi scrittore, anche dei più illustri. E questi suoi giudizi esprimeva in una frase magnifica che, nelle male parole, era superata soltanto da quella di Giosuè Carducci.<ref>Da ''[https://archive.org/details/gabrieledannunz00more/page/n8/mode/1up Gabriele D'Annunzio]'', Società libraria editrice nazionale, Roma, 1910, p. 30.</ref>
==''L'energia letteraria''==
*Il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]] fu l'opera di reazione del giovine spiritualismo francese contro il [[Naturalismo (letteratura)|naturalismo]] di [[Émile Zola|Zola]]. Come i romantici si erano in massa ribellati ai Greci ed ai Romani, così i nuovi spiritualisti si ribellarono ai conquistatori dei mercati, delle miniere, delle bettole, che nei libri di Zola occupavano e ingombravano tutti i campi della vita. Quella fitta massa di umanità che si muoveva gravemente con tutto il peso della sua carne e delle sue ossa; tutta quella fitta rete di sistemi nervosi che obbediva severamente e scientificamente alle leggi inflessibili del determinismo; tutta quella brutale verità e realtà che pretendeva di assurgere alle più alte vette letterarie con le volgari esplosioni del gergo e le violente espressioni della natura, offendeva gli squisiti gusti e i raffinati sensi della nuova generazione avida di sogni, che il {{sic|preraffaelismo}} da una parte ed il wagnerismo dall'altra avevano cominciato a educare alle meravigliose avventure dell'allegoria storica e della filosofia trascendentale. (pp. 199-200)
*Solo un belga, il [[Maurice Maeterlinck|Maeterlinck]], è riuscito a dare al simbolismo un carattere e una impronta, che se non possono aspirare all'onore dell'originalità, possono almeno diventare argomento di intellettuale curiosità. Solo un belga poté fare dell'arte con gli elementi critici del simbolismo. E per questo egli ebbe, oltre che per la lingua, immediato diritto di cittadinanza nella letteratura francese. (p. 201)
*[[Baruch Spinoza|Spinoza]] fu il più rigido, e, quel che val meglio, il più concludente fra i critici della morale cristiana, e allo stesso tempo il più felice iniziatore della scienza positiva moderna e il più sicuro annunziatore della morale utilitaria. Egli fu il primo ad affermare i diritti della vita, e di contro alle sentenze dei neoplatonici e dei cristiani, che la saggezza riponevano nella preparazione alla morte – ''sapientia mortis comentatio'' – primo a glorificare la ragione della vita come la vera sapienza, e la perseveranza dell'essere come la vera virtù: ''Sapientia non mortis sed vitae meditatio est''. E come nella fisica, proclamò la solidarietà assoluta dell'anima col corpo, e l'impossibilità dell'esistenza dell'anima dopo la dissoluzione del corpo; cosi, come conseguenza, nella morale, proclamò la corrispondenza del concetto di ''bene'' col concetto di ''utile'': ''bene'' tutto quello ch'è ''utile''; ''male'', tutto quello che costituisce un impedimento alla gioia. (pp. 218-219)
==''Nell'arte e nella vita''==
*L'arte, per lei {{NDR|[[Sarah Bernhardt]]}}, non è nel metodo o nel contenuto di questa o di quella scuola: l'arte per lei, è nella poesia. Ed è poesia tutta la forza che accresce ed illumina gli atti, le parole, i sentimenti della vita umana. (p. 261)
*Come un generale che nelle ore decisive raccoglie nel suo pugno tutto il nerbo delle forze, poi le lancia nel campo per ottenere con la massima rapidità possibile il massimo possibile di azione: cosi pare che Sarah Bernhardt raccolga ormai, sera per sera, nel piccolo campo del palcoscenico, tutte le sue forze fisiche e intellettuali tutto il calore del suo sentimento e tutta l'energia del suo sistema nervoso, per dare nell'attimo fuggente il massimo grado di espressione e di significazione alla parola, al gesto, all'atteggiamento, che devono concorrere a creare e a dare l'illusione della vita nel personaggio di cui s'investe. (p. 262)
*Ogni momento della recitazione di Sarah Bernhardt è un momento poetico; ogni movimento contiene una linea di bellezza, un'anima d'arte, che lo rende utile, e quasi vorrei dire esteticamente inevitabile. Ella parte, evidentemente, da questo principio fondamentale, che la figura umana deve sempre e tutta comparire sul palcoscenico, come la statua sul plinto; che la figura umana deve sempre e tutta significare agli occhi del pubblico, finché non sparisce nella morte, o dietro il sipario, la vita del personaggio; quindi ella è sempre in piedi sulla scena, e difficilmente, e solo quando l'assoluta necessità della parte lo impone, sta seduta, ma per poco. (pp. 266-267)
*Strane vibrazioni, strani scoppi nervosi, nella parola, nello sguardo, nel gesto: e in mezzo a tutto questo una dolce nota d'amore, che zampilla fresca e lucente come un sorriso infantile, e fa sognare: ecco l'arte di [[Eleonora Duse]]. (p. 273)
*{{NDR|Eleonora Duse}} La figura della donna, fine ed elegante: il volto pallido e dolente, a cui il candido sorriso irregolare accresce tormento più che non dia letizie; la parola acuta, tagliente, mordente, che basta da se sola a rendere il significato delle cose; tutta la sua persona e tutta la sua intelligenza rivelano la donna moderna, la donna capace di sentire la realtà e di darle l'espressione artistica più immediata e più vera. Eppure, ella ha, da qualche tempo, la nostalgia dell'antico: ella si tortura nel pensiero di far qualcosa di diverso di quello che ha fatto fino ad ora: ella si sforza, quasi, di uscire da se stessa, di rifarsi un nuovo carattere, un nuovo metodo, un nuovo sistema d'arte: di distruggersi insomma, per ricrearsi in una forma, che non sia più del nostro tempo, e neppure della nostra letteratura. Ella sogna la tragedia; ella, delicata e tormentata anima cresciuta nelle intime lotte e nelle complicate tristezze del nostro tempo, sogna le gravi istorie e le gravi fortune create dai fati, indipendentemente dalla forza e dalla volontà individuale. (p. 273-274)
*Che cosa è la Duse, se non la vera e grande rappresentante dello squilibrio nervoso della nostra società e della nostra vita!<br>Eleonora Duse significa sulla scena: la prevalenza, il trionfo del sistema nervoso sul sistema muscolare: la glorificazione dell'emozione interiore sull'emozione esteriore: la vittoria della specifica coscienza dell'individuo sulla coscienza generica del tipo. (p. 280)
*{{NDR|[[Tina Di Lorenzo]]}} La caratteristica principale di questa attrice è la perfezione della dizione. Ella non si affida per gli effetti scenici al gesto, alla mimica in genere; ma alla dizione. Il sentimento è per lei nella parola, e l'espressione del sentimento è nel modo di dire, o forse meglio di scolpire e di colorire la parola. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} Dotata di una voce armoniosa, che può facilmente seguire tutta la gamma delle passioni umane, ella l'adopera con una rara sapienza e con una rara abilità, specialmente nei due termini estremi, nella gioia e nel dolore. La parola ride veramente sulle sue labbra nei momenti di letizia o di malizia e piange vermente nei momenti di rammarico o di dolore o di dispetto. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} La sua figura, che non ha nulla delle irrequietezze e degli spasimi della donna moderna, pura nella linea e nel contorno, serena nella sicura compostezza di tutta la persona, par quella di una Musa, staccata da un bassorilievo di un antico monumento greco. Ella non conosce il mondo che dall'arco del palcoscenico, non conosce l'umanità che nella simulazione dell'arte rappresentativa. Per questo, dicono, non è abbastanza ''cattiva'' in certe parti, non è abbastanza ''tormentata'' in certe altre, e non è in genere abbastanza ''convinta'' nella lotta di certe complicate passioni umane, attraverso le quali bisogna essere passati, per comprenderle e all'occasione risentirle e interessarsene. Osservazioni di volgarità incontestabile, a me pare, e che non val la pena di discutere, e forse neppure di enunciare. (pp. 295-296)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/lenergialettera00moregoog/page/n10/mode/1up L'energia letteraria]'', Casa editrice nazionale Roux & Viarengo, Roma-Torino, 1905.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/nellarteenellav00moregoog/page/n9/mode/2up Nell'arte e nella vita]'', Remo Sandron editore, Milano-Palermo, 1900.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Morello, Vincenzo}}
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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/* Citazioni */ Capitan Fracassa (rivista)
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[[File:Vincenzo Morello.jpg|thumb|Vincenzo Morello, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Vincenzo Morello''', noto anche con lo pseudonimo di '''Rastignac''' (1860 – 1933), giornalista e politico italiano.
==Citazioni==
*[[Cesare Pascarella|Pascarella]], messo alle strette, fu obbligato a dire i suoi versi, col piccolo cappello a fungo sul capo, con la eterna pipetta fra le labbra, gesticolando con un'efficacia meravigliosa. Cominciò impacciato, titubante, ma proseguì, rinfrancato, confortato dai clamorosi applausi, dall'entusiasmo dei suoi ascoltatori, con inimitabile arte, con evidenza scultoria.<br>Fu quello l'ingresso ufficiale di Pascarella nel giornalismo letterario. Difatti, nel numero della domenica, comparvero nel ''[[Capitan Fracassa (rivista)|Fracassa]]'' i primi due sonetti del Pascarella, e poi, di seguito, gli altri, accolti dal plauso universale, che meritarono le lodi di [[Giosuè Carducci]].<ref>Da ''[https://archive.org/details/gabrieledannunz00more/page/n8/mode/1up Gabriele D'Annunzio]'', Società libraria editrice nazionale, Roma, 1910, p. 29.</ref>
*[[Edoardo Scarfoglio|Scarfoglio]], allora nei primi anni della giovinezza, era come un selvaggio trapiantato a forza in una città civile. Egli si ribellava a tutte le convenienze sociali. Mangiava, beveva, vestiva e dormiva come un figlio dei boschi. Non ancora giornalista politico, egli sdegnava l'arte di nascondere o modificare il suo giudizio critico nell'opera letteraria di qualsiasi scrittore, anche dei più illustri. E questi suoi giudizi esprimeva in una frase magnifica che, nelle male parole, era superata soltanto da quella di Giosuè Carducci.<ref>Da ''[https://archive.org/details/gabrieledannunz00more/page/n8/mode/1up Gabriele D'Annunzio]'', Società libraria editrice nazionale, Roma, 1910, p. 30.</ref>
==''L'energia letteraria''==
*Il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]] fu l'opera di reazione del giovine spiritualismo francese contro il [[Naturalismo (letteratura)|naturalismo]] di [[Émile Zola|Zola]]. Come i romantici si erano in massa ribellati ai Greci ed ai Romani, così i nuovi spiritualisti si ribellarono ai conquistatori dei mercati, delle miniere, delle bettole, che nei libri di Zola occupavano e ingombravano tutti i campi della vita. Quella fitta massa di umanità che si muoveva gravemente con tutto il peso della sua carne e delle sue ossa; tutta quella fitta rete di sistemi nervosi che obbediva severamente e scientificamente alle leggi inflessibili del determinismo; tutta quella brutale verità e realtà che pretendeva di assurgere alle più alte vette letterarie con le volgari esplosioni del gergo e le violente espressioni della natura, offendeva gli squisiti gusti e i raffinati sensi della nuova generazione avida di sogni, che il {{sic|preraffaelismo}} da una parte ed il wagnerismo dall'altra avevano cominciato a educare alle meravigliose avventure dell'allegoria storica e della filosofia trascendentale. (pp. 199-200)
*Solo un belga, il [[Maurice Maeterlinck|Maeterlinck]], è riuscito a dare al simbolismo un carattere e una impronta, che se non possono aspirare all'onore dell'originalità, possono almeno diventare argomento di intellettuale curiosità. Solo un belga poté fare dell'arte con gli elementi critici del simbolismo. E per questo egli ebbe, oltre che per la lingua, immediato diritto di cittadinanza nella letteratura francese. (p. 201)
*[[Baruch Spinoza|Spinoza]] fu il più rigido, e, quel che val meglio, il più concludente fra i critici della morale cristiana, e allo stesso tempo il più felice iniziatore della scienza positiva moderna e il più sicuro annunziatore della morale utilitaria. Egli fu il primo ad affermare i diritti della vita, e di contro alle sentenze dei neoplatonici e dei cristiani, che la saggezza riponevano nella preparazione alla morte – ''sapientia mortis comentatio'' – primo a glorificare la ragione della vita come la vera sapienza, e la perseveranza dell'essere come la vera virtù: ''Sapientia non mortis sed vitae meditatio est''. E come nella fisica, proclamò la solidarietà assoluta dell'anima col corpo, e l'impossibilità dell'esistenza dell'anima dopo la dissoluzione del corpo; cosi, come conseguenza, nella morale, proclamò la corrispondenza del concetto di ''bene'' col concetto di ''utile'': ''bene'' tutto quello ch'è ''utile''; ''male'', tutto quello che costituisce un impedimento alla gioia. (pp. 218-219)
==''Nell'arte e nella vita''==
*L'arte, per lei {{NDR|[[Sarah Bernhardt]]}}, non è nel metodo o nel contenuto di questa o di quella scuola: l'arte per lei, è nella poesia. Ed è poesia tutta la forza che accresce ed illumina gli atti, le parole, i sentimenti della vita umana. (p. 261)
*Come un generale che nelle ore decisive raccoglie nel suo pugno tutto il nerbo delle forze, poi le lancia nel campo per ottenere con la massima rapidità possibile il massimo possibile di azione: cosi pare che Sarah Bernhardt raccolga ormai, sera per sera, nel piccolo campo del palcoscenico, tutte le sue forze fisiche e intellettuali tutto il calore del suo sentimento e tutta l'energia del suo sistema nervoso, per dare nell'attimo fuggente il massimo grado di espressione e di significazione alla parola, al gesto, all'atteggiamento, che devono concorrere a creare e a dare l'illusione della vita nel personaggio di cui s'investe. (p. 262)
*Ogni momento della recitazione di Sarah Bernhardt è un momento poetico; ogni movimento contiene una linea di bellezza, un'anima d'arte, che lo rende utile, e quasi vorrei dire esteticamente inevitabile. Ella parte, evidentemente, da questo principio fondamentale, che la figura umana deve sempre e tutta comparire sul palcoscenico, come la statua sul plinto; che la figura umana deve sempre e tutta significare agli occhi del pubblico, finché non sparisce nella morte, o dietro il sipario, la vita del personaggio; quindi ella è sempre in piedi sulla scena, e difficilmente, e solo quando l'assoluta necessità della parte lo impone, sta seduta, ma per poco. (pp. 266-267)
*Strane vibrazioni, strani scoppi nervosi, nella parola, nello sguardo, nel gesto: e in mezzo a tutto questo una dolce nota d'amore, che zampilla fresca e lucente come un sorriso infantile, e fa sognare: ecco l'arte di [[Eleonora Duse]]. (p. 273)
*{{NDR|Eleonora Duse}} La figura della donna, fine ed elegante: il volto pallido e dolente, a cui il candido sorriso irregolare accresce tormento più che non dia letizie; la parola acuta, tagliente, mordente, che basta da se sola a rendere il significato delle cose; tutta la sua persona e tutta la sua intelligenza rivelano la donna moderna, la donna capace di sentire la realtà e di darle l'espressione artistica più immediata e più vera. Eppure, ella ha, da qualche tempo, la nostalgia dell'antico: ella si tortura nel pensiero di far qualcosa di diverso di quello che ha fatto fino ad ora: ella si sforza, quasi, di uscire da se stessa, di rifarsi un nuovo carattere, un nuovo metodo, un nuovo sistema d'arte: di distruggersi insomma, per ricrearsi in una forma, che non sia più del nostro tempo, e neppure della nostra letteratura. Ella sogna la tragedia; ella, delicata e tormentata anima cresciuta nelle intime lotte e nelle complicate tristezze del nostro tempo, sogna le gravi istorie e le gravi fortune create dai fati, indipendentemente dalla forza e dalla volontà individuale. (p. 273-274)
*Che cosa è la Duse, se non la vera e grande rappresentante dello squilibrio nervoso della nostra società e della nostra vita!<br>Eleonora Duse significa sulla scena: la prevalenza, il trionfo del sistema nervoso sul sistema muscolare: la glorificazione dell'emozione interiore sull'emozione esteriore: la vittoria della specifica coscienza dell'individuo sulla coscienza generica del tipo. (p. 280)
*{{NDR|[[Tina Di Lorenzo]]}} La caratteristica principale di questa attrice è la perfezione della dizione. Ella non si affida per gli effetti scenici al gesto, alla mimica in genere; ma alla dizione. Il sentimento è per lei nella parola, e l'espressione del sentimento è nel modo di dire, o forse meglio di scolpire e di colorire la parola. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} Dotata di una voce armoniosa, che può facilmente seguire tutta la gamma delle passioni umane, ella l'adopera con una rara sapienza e con una rara abilità, specialmente nei due termini estremi, nella gioia e nel dolore. La parola ride veramente sulle sue labbra nei momenti di letizia o di malizia e piange vermente nei momenti di rammarico o di dolore o di dispetto. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} La sua figura, che non ha nulla delle irrequietezze e degli spasimi della donna moderna, pura nella linea e nel contorno, serena nella sicura compostezza di tutta la persona, par quella di una Musa, staccata da un bassorilievo di un antico monumento greco. Ella non conosce il mondo che dall'arco del palcoscenico, non conosce l'umanità che nella simulazione dell'arte rappresentativa. Per questo, dicono, non è abbastanza ''cattiva'' in certe parti, non è abbastanza ''tormentata'' in certe altre, e non è in genere abbastanza ''convinta'' nella lotta di certe complicate passioni umane, attraverso le quali bisogna essere passati, per comprenderle e all'occasione risentirle e interessarsene. Osservazioni di volgarità incontestabile, a me pare, e che non val la pena di discutere, e forse neppure di enunciare. (pp. 295-296)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/lenergialettera00moregoog/page/n10/mode/1up L'energia letteraria]'', Casa editrice nazionale Roux & Viarengo, Roma-Torino, 1905.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/nellarteenellav00moregoog/page/n9/mode/2up Nell'arte e nella vita]'', Remo Sandron editore, Milano-Palermo, 1900.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Morello, Vincenzo}}
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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2026-07-01T14:45:57Z
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/* Citazioni */ D'Annunzio
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text/x-wiki
[[File:Vincenzo Morello.jpg|thumb|Vincenzo Morello, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Vincenzo Morello''', noto anche con lo pseudonimo di '''Rastignac''' (1860 – 1933), giornalista e politico italiano.
==Citazioni==
*[[Cesare Pascarella|Pascarella]], messo alle strette, fu obbligato a dire i suoi versi, col piccolo cappello a fungo sul capo, con la eterna pipetta fra le labbra, gesticolando con un'efficacia meravigliosa. Cominciò impacciato, titubante, ma proseguì, rinfrancato, confortato dai clamorosi applausi, dall'entusiasmo dei suoi ascoltatori, con inimitabile arte, con evidenza scultoria.<br>Fu quello l'ingresso ufficiale di Pascarella nel giornalismo letterario. Difatti, nel numero della domenica, comparvero nel ''[[Capitan Fracassa (rivista)|Fracassa]]'' i primi due sonetti del Pascarella, e poi, di seguito, gli altri, accolti dal plauso universale, che meritarono le lodi di [[Giosuè Carducci]].<ref>Da ''[https://archive.org/details/gabrieledannunz00more/page/n8/mode/1up Gabriele D'Annunzio]'', Società libraria editrice nazionale, Roma, 1910, p. 29.</ref>
*[[Edoardo Scarfoglio|Scarfoglio]], allora nei primi anni della giovinezza, era come un selvaggio trapiantato a forza in una città civile. Egli si ribellava a tutte le convenienze sociali. Mangiava, beveva, vestiva e dormiva come un figlio dei boschi. Non ancora giornalista politico, egli sdegnava l'arte di nascondere o modificare il suo giudizio critico nell'opera letteraria di qualsiasi scrittore, anche dei più illustri. E questi suoi giudizi esprimeva in una frase magnifica che, nelle male parole, era superata soltanto da quella di Giosuè Carducci.<ref>Da ''[https://archive.org/details/gabrieledannunz00more/page/n8/mode/1up Gabriele D'Annunzio]'', Società libraria editrice nazionale, Roma, 1910, p. 30.</ref>
*[[Gabriele D'Annunzio|Gabriele d'Annunzio]] non ha ancora toccato il cinquantesimo anno, e la sua bibliografia conta non meno di quaranta volumi, tra di versi e di prose, che nella massima parte attingono il limite della perfezione letteraria; e il suo nome, superate le barriere della gloria paesana, ha conquistato la fama universale degli scrittori che rivelano nella loro opera un qualche carattere fondamentale della psiche umana in un dato periodo del tempo.<br>Quale, questo carattere, nell'opera del d'Annunzio?<br>L'estetismo nell'amore.<ref>Da ''[https://archive.org/details/gabrieledannunz00more/page/n8/mode/1up Gabriele D'Annunzio]'', Società libraria editrice nazionale, Roma, 1910, p. 103.</ref>
==''L'energia letteraria''==
*Il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]] fu l'opera di reazione del giovine spiritualismo francese contro il [[Naturalismo (letteratura)|naturalismo]] di [[Émile Zola|Zola]]. Come i romantici si erano in massa ribellati ai Greci ed ai Romani, così i nuovi spiritualisti si ribellarono ai conquistatori dei mercati, delle miniere, delle bettole, che nei libri di Zola occupavano e ingombravano tutti i campi della vita. Quella fitta massa di umanità che si muoveva gravemente con tutto il peso della sua carne e delle sue ossa; tutta quella fitta rete di sistemi nervosi che obbediva severamente e scientificamente alle leggi inflessibili del determinismo; tutta quella brutale verità e realtà che pretendeva di assurgere alle più alte vette letterarie con le volgari esplosioni del gergo e le violente espressioni della natura, offendeva gli squisiti gusti e i raffinati sensi della nuova generazione avida di sogni, che il {{sic|preraffaelismo}} da una parte ed il wagnerismo dall'altra avevano cominciato a educare alle meravigliose avventure dell'allegoria storica e della filosofia trascendentale. (pp. 199-200)
*Solo un belga, il [[Maurice Maeterlinck|Maeterlinck]], è riuscito a dare al simbolismo un carattere e una impronta, che se non possono aspirare all'onore dell'originalità, possono almeno diventare argomento di intellettuale curiosità. Solo un belga poté fare dell'arte con gli elementi critici del simbolismo. E per questo egli ebbe, oltre che per la lingua, immediato diritto di cittadinanza nella letteratura francese. (p. 201)
*[[Baruch Spinoza|Spinoza]] fu il più rigido, e, quel che val meglio, il più concludente fra i critici della morale cristiana, e allo stesso tempo il più felice iniziatore della scienza positiva moderna e il più sicuro annunziatore della morale utilitaria. Egli fu il primo ad affermare i diritti della vita, e di contro alle sentenze dei neoplatonici e dei cristiani, che la saggezza riponevano nella preparazione alla morte – ''sapientia mortis comentatio'' – primo a glorificare la ragione della vita come la vera sapienza, e la perseveranza dell'essere come la vera virtù: ''Sapientia non mortis sed vitae meditatio est''. E come nella fisica, proclamò la solidarietà assoluta dell'anima col corpo, e l'impossibilità dell'esistenza dell'anima dopo la dissoluzione del corpo; cosi, come conseguenza, nella morale, proclamò la corrispondenza del concetto di ''bene'' col concetto di ''utile'': ''bene'' tutto quello ch'è ''utile''; ''male'', tutto quello che costituisce un impedimento alla gioia. (pp. 218-219)
==''Nell'arte e nella vita''==
*L'arte, per lei {{NDR|[[Sarah Bernhardt]]}}, non è nel metodo o nel contenuto di questa o di quella scuola: l'arte per lei, è nella poesia. Ed è poesia tutta la forza che accresce ed illumina gli atti, le parole, i sentimenti della vita umana. (p. 261)
*Come un generale che nelle ore decisive raccoglie nel suo pugno tutto il nerbo delle forze, poi le lancia nel campo per ottenere con la massima rapidità possibile il massimo possibile di azione: cosi pare che Sarah Bernhardt raccolga ormai, sera per sera, nel piccolo campo del palcoscenico, tutte le sue forze fisiche e intellettuali tutto il calore del suo sentimento e tutta l'energia del suo sistema nervoso, per dare nell'attimo fuggente il massimo grado di espressione e di significazione alla parola, al gesto, all'atteggiamento, che devono concorrere a creare e a dare l'illusione della vita nel personaggio di cui s'investe. (p. 262)
*Ogni momento della recitazione di Sarah Bernhardt è un momento poetico; ogni movimento contiene una linea di bellezza, un'anima d'arte, che lo rende utile, e quasi vorrei dire esteticamente inevitabile. Ella parte, evidentemente, da questo principio fondamentale, che la figura umana deve sempre e tutta comparire sul palcoscenico, come la statua sul plinto; che la figura umana deve sempre e tutta significare agli occhi del pubblico, finché non sparisce nella morte, o dietro il sipario, la vita del personaggio; quindi ella è sempre in piedi sulla scena, e difficilmente, e solo quando l'assoluta necessità della parte lo impone, sta seduta, ma per poco. (pp. 266-267)
*Strane vibrazioni, strani scoppi nervosi, nella parola, nello sguardo, nel gesto: e in mezzo a tutto questo una dolce nota d'amore, che zampilla fresca e lucente come un sorriso infantile, e fa sognare: ecco l'arte di [[Eleonora Duse]]. (p. 273)
*{{NDR|Eleonora Duse}} La figura della donna, fine ed elegante: il volto pallido e dolente, a cui il candido sorriso irregolare accresce tormento più che non dia letizie; la parola acuta, tagliente, mordente, che basta da se sola a rendere il significato delle cose; tutta la sua persona e tutta la sua intelligenza rivelano la donna moderna, la donna capace di sentire la realtà e di darle l'espressione artistica più immediata e più vera. Eppure, ella ha, da qualche tempo, la nostalgia dell'antico: ella si tortura nel pensiero di far qualcosa di diverso di quello che ha fatto fino ad ora: ella si sforza, quasi, di uscire da se stessa, di rifarsi un nuovo carattere, un nuovo metodo, un nuovo sistema d'arte: di distruggersi insomma, per ricrearsi in una forma, che non sia più del nostro tempo, e neppure della nostra letteratura. Ella sogna la tragedia; ella, delicata e tormentata anima cresciuta nelle intime lotte e nelle complicate tristezze del nostro tempo, sogna le gravi istorie e le gravi fortune create dai fati, indipendentemente dalla forza e dalla volontà individuale. (p. 273-274)
*Che cosa è la Duse, se non la vera e grande rappresentante dello squilibrio nervoso della nostra società e della nostra vita!<br>Eleonora Duse significa sulla scena: la prevalenza, il trionfo del sistema nervoso sul sistema muscolare: la glorificazione dell'emozione interiore sull'emozione esteriore: la vittoria della specifica coscienza dell'individuo sulla coscienza generica del tipo. (p. 280)
*{{NDR|[[Tina Di Lorenzo]]}} La caratteristica principale di questa attrice è la perfezione della dizione. Ella non si affida per gli effetti scenici al gesto, alla mimica in genere; ma alla dizione. Il sentimento è per lei nella parola, e l'espressione del sentimento è nel modo di dire, o forse meglio di scolpire e di colorire la parola. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} Dotata di una voce armoniosa, che può facilmente seguire tutta la gamma delle passioni umane, ella l'adopera con una rara sapienza e con una rara abilità, specialmente nei due termini estremi, nella gioia e nel dolore. La parola ride veramente sulle sue labbra nei momenti di letizia o di malizia e piange vermente nei momenti di rammarico o di dolore o di dispetto. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} La sua figura, che non ha nulla delle irrequietezze e degli spasimi della donna moderna, pura nella linea e nel contorno, serena nella sicura compostezza di tutta la persona, par quella di una Musa, staccata da un bassorilievo di un antico monumento greco. Ella non conosce il mondo che dall'arco del palcoscenico, non conosce l'umanità che nella simulazione dell'arte rappresentativa. Per questo, dicono, non è abbastanza ''cattiva'' in certe parti, non è abbastanza ''tormentata'' in certe altre, e non è in genere abbastanza ''convinta'' nella lotta di certe complicate passioni umane, attraverso le quali bisogna essere passati, per comprenderle e all'occasione risentirle e interessarsene. Osservazioni di volgarità incontestabile, a me pare, e che non val la pena di discutere, e forse neppure di enunciare. (pp. 295-296)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/lenergialettera00moregoog/page/n10/mode/1up L'energia letteraria]'', Casa editrice nazionale Roux & Viarengo, Roma-Torino, 1905.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/nellarteenellav00moregoog/page/n9/mode/2up Nell'arte e nella vita]'', Remo Sandron editore, Milano-Palermo, 1900.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Morello, Vincenzo}}
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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[[File:Vincenzo Morello.jpg|thumb|Vincenzo Morello, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Vincenzo Morello''', noto anche con lo pseudonimo di '''Rastignac''' (1860 – 1933), giornalista e politico italiano.
==''Gabriele D'Annunzio''==
*[[Cesare Pascarella|Pascarella]], messo alle strette, fu obbligato a dire i suoi versi, col piccolo cappello a fungo sul capo, con la eterna pipetta fra le labbra, gesticolando con un'efficacia meravigliosa. Cominciò impacciato, titubante, ma proseguì, rinfrancato, confortato dai clamorosi applausi, dall'entusiasmo dei suoi ascoltatori, con inimitabile arte, con evidenza scultoria.<br>Fu quello l'ingresso ufficiale di Pascarella nel giornalismo letterario. Difatti, nel numero della domenica, comparvero nel ''[[Capitan Fracassa (rivista)|Fracassa]]'' i primi due sonetti del Pascarella, e poi, di seguito, gli altri, accolti dal plauso universale, che meritarono le lodi di [[Giosuè Carducci]]. (p. 29)
*[[Edoardo Scarfoglio|Scarfoglio]], allora nei primi anni della giovinezza, era come un selvaggio trapiantato a forza in una città civile. Egli si ribellava a tutte le convenienze sociali. Mangiava, beveva, vestiva e dormiva come un figlio dei boschi. Non ancora giornalista politico, egli sdegnava l'arte di nascondere o modificare il suo giudizio critico nell'opera letteraria di qualsiasi scrittore, anche dei più illustri. E questi suoi giudizi esprimeva in una frase magnifica che, nelle male parole, era superata soltanto da quella di Giosuè Carducci. (p. 30)
*[[Gabriele D'Annunzio|Gabriele d'Annunzio]] non ha ancora toccato il cinquantesimo anno, e la sua bibliografia conta non meno di quaranta volumi, tra di versi e di prose, che nella massima parte attingono il limite della perfezione letteraria; e il suo nome, superate le barriere della gloria paesana, ha conquistato la fama universale degli scrittori che rivelano nella loro opera un qualche carattere fondamentale della psiche umana in un dato periodo del tempo.<br>Quale, questo carattere, nell'opera del d'Annunzio?<br>L'estetismo nell'amore. (p. 103)
==''L'energia letteraria''==
*Il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]] fu l'opera di reazione del giovine spiritualismo francese contro il [[Naturalismo (letteratura)|naturalismo]] di [[Émile Zola|Zola]]. Come i romantici si erano in massa ribellati ai Greci ed ai Romani, così i nuovi spiritualisti si ribellarono ai conquistatori dei mercati, delle miniere, delle bettole, che nei libri di Zola occupavano e ingombravano tutti i campi della vita. Quella fitta massa di umanità che si muoveva gravemente con tutto il peso della sua carne e delle sue ossa; tutta quella fitta rete di sistemi nervosi che obbediva severamente e scientificamente alle leggi inflessibili del determinismo; tutta quella brutale verità e realtà che pretendeva di assurgere alle più alte vette letterarie con le volgari esplosioni del gergo e le violente espressioni della natura, offendeva gli squisiti gusti e i raffinati sensi della nuova generazione avida di sogni, che il {{sic|preraffaelismo}} da una parte ed il wagnerismo dall'altra avevano cominciato a educare alle meravigliose avventure dell'allegoria storica e della filosofia trascendentale. (pp. 199-200)
*Solo un belga, il [[Maurice Maeterlinck|Maeterlinck]], è riuscito a dare al simbolismo un carattere e una impronta, che se non possono aspirare all'onore dell'originalità, possono almeno diventare argomento di intellettuale curiosità. Solo un belga poté fare dell'arte con gli elementi critici del simbolismo. E per questo egli ebbe, oltre che per la lingua, immediato diritto di cittadinanza nella letteratura francese. (p. 201)
*[[Baruch Spinoza|Spinoza]] fu il più rigido, e, quel che val meglio, il più concludente fra i critici della morale cristiana, e allo stesso tempo il più felice iniziatore della scienza positiva moderna e il più sicuro annunziatore della morale utilitaria. Egli fu il primo ad affermare i diritti della vita, e di contro alle sentenze dei neoplatonici e dei cristiani, che la saggezza riponevano nella preparazione alla morte – ''sapientia mortis comentatio'' – primo a glorificare la ragione della vita come la vera sapienza, e la perseveranza dell'essere come la vera virtù: ''Sapientia non mortis sed vitae meditatio est''. E come nella fisica, proclamò la solidarietà assoluta dell'anima col corpo, e l'impossibilità dell'esistenza dell'anima dopo la dissoluzione del corpo; cosi, come conseguenza, nella morale, proclamò la corrispondenza del concetto di ''bene'' col concetto di ''utile'': ''bene'' tutto quello ch'è ''utile''; ''male'', tutto quello che costituisce un impedimento alla gioia. (pp. 218-219)
==''Nell'arte e nella vita''==
*L'arte, per lei {{NDR|[[Sarah Bernhardt]]}}, non è nel metodo o nel contenuto di questa o di quella scuola: l'arte per lei, è nella poesia. Ed è poesia tutta la forza che accresce ed illumina gli atti, le parole, i sentimenti della vita umana. (p. 261)
*Come un generale che nelle ore decisive raccoglie nel suo pugno tutto il nerbo delle forze, poi le lancia nel campo per ottenere con la massima rapidità possibile il massimo possibile di azione: cosi pare che Sarah Bernhardt raccolga ormai, sera per sera, nel piccolo campo del palcoscenico, tutte le sue forze fisiche e intellettuali tutto il calore del suo sentimento e tutta l'energia del suo sistema nervoso, per dare nell'attimo fuggente il massimo grado di espressione e di significazione alla parola, al gesto, all'atteggiamento, che devono concorrere a creare e a dare l'illusione della vita nel personaggio di cui s'investe. (p. 262)
*Ogni momento della recitazione di Sarah Bernhardt è un momento poetico; ogni movimento contiene una linea di bellezza, un'anima d'arte, che lo rende utile, e quasi vorrei dire esteticamente inevitabile. Ella parte, evidentemente, da questo principio fondamentale, che la figura umana deve sempre e tutta comparire sul palcoscenico, come la statua sul plinto; che la figura umana deve sempre e tutta significare agli occhi del pubblico, finché non sparisce nella morte, o dietro il sipario, la vita del personaggio; quindi ella è sempre in piedi sulla scena, e difficilmente, e solo quando l'assoluta necessità della parte lo impone, sta seduta, ma per poco. (pp. 266-267)
*Strane vibrazioni, strani scoppi nervosi, nella parola, nello sguardo, nel gesto: e in mezzo a tutto questo una dolce nota d'amore, che zampilla fresca e lucente come un sorriso infantile, e fa sognare: ecco l'arte di [[Eleonora Duse]]. (p. 273)
*{{NDR|Eleonora Duse}} La figura della donna, fine ed elegante: il volto pallido e dolente, a cui il candido sorriso irregolare accresce tormento più che non dia letizie; la parola acuta, tagliente, mordente, che basta da se sola a rendere il significato delle cose; tutta la sua persona e tutta la sua intelligenza rivelano la donna moderna, la donna capace di sentire la realtà e di darle l'espressione artistica più immediata e più vera. Eppure, ella ha, da qualche tempo, la nostalgia dell'antico: ella si tortura nel pensiero di far qualcosa di diverso di quello che ha fatto fino ad ora: ella si sforza, quasi, di uscire da se stessa, di rifarsi un nuovo carattere, un nuovo metodo, un nuovo sistema d'arte: di distruggersi insomma, per ricrearsi in una forma, che non sia più del nostro tempo, e neppure della nostra letteratura. Ella sogna la tragedia; ella, delicata e tormentata anima cresciuta nelle intime lotte e nelle complicate tristezze del nostro tempo, sogna le gravi istorie e le gravi fortune create dai fati, indipendentemente dalla forza e dalla volontà individuale. (p. 273-274)
*Che cosa è la Duse, se non la vera e grande rappresentante dello squilibrio nervoso della nostra società e della nostra vita!<br>Eleonora Duse significa sulla scena: la prevalenza, il trionfo del sistema nervoso sul sistema muscolare: la glorificazione dell'emozione interiore sull'emozione esteriore: la vittoria della specifica coscienza dell'individuo sulla coscienza generica del tipo. (p. 280)
*{{NDR|[[Tina Di Lorenzo]]}} La caratteristica principale di questa attrice è la perfezione della dizione. Ella non si affida per gli effetti scenici al gesto, alla mimica in genere; ma alla dizione. Il sentimento è per lei nella parola, e l'espressione del sentimento è nel modo di dire, o forse meglio di scolpire e di colorire la parola. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} Dotata di una voce armoniosa, che può facilmente seguire tutta la gamma delle passioni umane, ella l'adopera con una rara sapienza e con una rara abilità, specialmente nei due termini estremi, nella gioia e nel dolore. La parola ride veramente sulle sue labbra nei momenti di letizia o di malizia e piange vermente nei momenti di rammarico o di dolore o di dispetto. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} La sua figura, che non ha nulla delle irrequietezze e degli spasimi della donna moderna, pura nella linea e nel contorno, serena nella sicura compostezza di tutta la persona, par quella di una Musa, staccata da un bassorilievo di un antico monumento greco. Ella non conosce il mondo che dall'arco del palcoscenico, non conosce l'umanità che nella simulazione dell'arte rappresentativa. Per questo, dicono, non è abbastanza ''cattiva'' in certe parti, non è abbastanza ''tormentata'' in certe altre, e non è in genere abbastanza ''convinta'' nella lotta di certe complicate passioni umane, attraverso le quali bisogna essere passati, per comprenderle e all'occasione risentirle e interessarsene. Osservazioni di volgarità incontestabile, a me pare, e che non val la pena di discutere, e forse neppure di enunciare. (pp. 295-296)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/gabrieledannunz00more/page/n8/mode/1up Gabriele D'Annunzio]'', Società libraria editrice nazionale, Roma, 1910.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/lenergialettera00moregoog/page/n10/mode/1up L'energia letteraria]'', Casa editrice nazionale Roux & Viarengo, Roma-Torino, 1905.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/nellarteenellav00moregoog/page/n9/mode/2up Nell'arte e nella vita]'', Remo Sandron editore, Milano-Palermo, 1900.
==Altri progetti==
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[[File:Vincenzo Morello.jpg|thumb|Vincenzo Morello, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Vincenzo Morello''', noto anche con lo pseudonimo di '''Rastignac''' (1860 – 1933), giornalista e politico italiano.
==''Gabriele D'Annunzio''==
*[[Cesare Pascarella|Pascarella]], messo alle strette, fu obbligato a dire i suoi versi, col piccolo cappello a fungo sul capo, con la eterna pipetta fra le labbra, gesticolando con un'efficacia meravigliosa. Cominciò impacciato, titubante, ma proseguì, rinfrancato, confortato dai clamorosi applausi, dall'entusiasmo dei suoi ascoltatori, con inimitabile arte, con evidenza scultoria.<br>Fu quello l'ingresso ufficiale di Pascarella nel giornalismo letterario. Difatti, nel numero della domenica, comparvero nel ''[[Capitan Fracassa (rivista)|Fracassa]]'' i primi due sonetti del Pascarella, e poi, di seguito, gli altri, accolti dal plauso universale, che meritarono le lodi di [[Giosuè Carducci]]. (p. 29)
*[[Edoardo Scarfoglio|Scarfoglio]], allora nei primi anni della giovinezza, era come un selvaggio trapiantato a forza in una città civile. Egli si ribellava a tutte le convenienze sociali. Mangiava, beveva, vestiva e dormiva come un figlio dei boschi. Non ancora giornalista politico, egli sdegnava l'arte di nascondere o modificare il suo giudizio critico nell'opera letteraria di qualsiasi scrittore, anche dei più illustri. E questi suoi giudizi esprimeva in una frase magnifica che, nelle male parole, era superata soltanto da quella di Giosuè Carducci. (p. 30)
*[[Gabriele D'Annunzio|Gabriele d'Annunzio]] non ha ancora toccato il cinquantesimo anno, e la sua bibliografia conta non meno di quaranta volumi, tra di versi e di prose, che nella massima parte attingono il limite della perfezione letteraria; e il suo nome, superate le barriere della gloria paesana, ha conquistato la fama universale degli scrittori che rivelano nella loro opera un qualche carattere fondamentale della psiche umana in un dato periodo del tempo.<br>Quale, questo carattere, nell'opera del d'Annunzio?<br>L'estetismo nell'amore. (p. 103)
==''L'energia letteraria''==
*Il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]] fu l'opera di reazione del giovine spiritualismo francese contro il [[Naturalismo (letteratura)|naturalismo]] di [[Émile Zola|Zola]]. Come i romantici si erano in massa ribellati ai Greci ed ai Romani, così i nuovi spiritualisti si ribellarono ai conquistatori dei mercati, delle miniere, delle bettole, che nei libri di Zola occupavano e ingombravano tutti i campi della vita. Quella fitta massa di umanità che si muoveva gravemente con tutto il peso della sua carne e delle sue ossa; tutta quella fitta rete di sistemi nervosi che obbediva severamente e scientificamente alle leggi inflessibili del determinismo; tutta quella brutale verità e realtà che pretendeva di assurgere alle più alte vette letterarie con le volgari esplosioni del gergo e le violente espressioni della natura, offendeva gli squisiti gusti e i raffinati sensi della nuova generazione avida di sogni, che il {{sic|preraffaelismo}} da una parte ed il wagnerismo dall'altra avevano cominciato a educare alle meravigliose avventure dell'allegoria storica e della filosofia trascendentale. (pp. 199-200)
*Solo un belga, il [[Maurice Maeterlinck|Maeterlinck]], è riuscito a dare al simbolismo un carattere e una impronta, che se non possono aspirare all'onore dell'originalità, possono almeno diventare argomento di intellettuale curiosità. Solo un belga poté fare dell'arte con gli elementi critici del simbolismo. E per questo egli ebbe, oltre che per la lingua, immediato diritto di cittadinanza nella letteratura francese. (p. 201)
*[[Baruch Spinoza|Spinoza]] fu il più rigido, e, quel che val meglio, il più concludente fra i critici della morale cristiana, e allo stesso tempo il più felice iniziatore della scienza positiva moderna e il più sicuro annunziatore della morale utilitaria. Egli fu il primo ad affermare i diritti della vita, e di contro alle sentenze dei neoplatonici e dei cristiani, che la saggezza riponevano nella preparazione alla morte – ''sapientia mortis comentatio'' – primo a glorificare la ragione della vita come la vera sapienza, e la perseveranza dell'essere come la vera virtù: ''Sapientia non mortis sed vitae meditatio est''. E come nella fisica, proclamò la solidarietà assoluta dell'anima col corpo, e l'impossibilità dell'esistenza dell'anima dopo la dissoluzione del corpo; cosi, come conseguenza, nella morale, proclamò la corrispondenza del concetto di ''bene'' col concetto di ''utile'': ''bene'' tutto quello ch'è ''utile''; ''male'', tutto quello che costituisce un impedimento alla gioia. (pp. 218-219)
==''Nell'arte e nella vita''==
*L'arte, per lei {{NDR|[[Sarah Bernhardt]]}}, non è nel metodo o nel contenuto di questa o di quella scuola: l'arte per lei, è nella poesia. Ed è poesia tutta la forza che accresce ed illumina gli atti, le parole, i sentimenti della vita umana. (p. 261)
*Come un generale che nelle ore decisive raccoglie nel suo pugno tutto il nerbo delle forze, poi le lancia nel campo per ottenere con la massima rapidità possibile il massimo possibile di azione: cosi pare che Sarah Bernhardt raccolga ormai, sera per sera, nel piccolo campo del palcoscenico, tutte le sue forze fisiche e intellettuali tutto il calore del suo sentimento e tutta l'energia del suo sistema nervoso, per dare nell'attimo fuggente il massimo grado di espressione e di significazione alla parola, al gesto, all'atteggiamento, che devono concorrere a creare e a dare l'illusione della vita nel personaggio di cui s'investe. (p. 262)
*Ogni momento della recitazione di Sarah Bernhardt è un momento poetico; ogni movimento contiene una linea di bellezza, un'anima d'arte, che lo rende utile, e quasi vorrei dire esteticamente inevitabile. Ella parte, evidentemente, da questo principio fondamentale, che la figura umana deve sempre e tutta comparire sul palcoscenico, come la statua sul plinto; che la figura umana deve sempre e tutta significare agli occhi del pubblico, finché non sparisce nella morte, o dietro il sipario, la vita del personaggio; quindi ella è sempre in piedi sulla scena, e difficilmente, e solo quando l'assoluta necessità della parte lo impone, sta seduta, ma per poco. (pp. 266-267)
*Strane vibrazioni, strani scoppi nervosi, nella parola, nello sguardo, nel gesto: e in mezzo a tutto questo una dolce nota d'amore, che zampilla fresca e lucente come un sorriso infantile, e fa sognare: ecco l'arte di [[Eleonora Duse]]. (p. 273)
*{{NDR|Eleonora Duse}} La figura della donna, fine ed elegante: il volto pallido e dolente, a cui il candido sorriso irregolare accresce tormento più che non dia letizie; la parola acuta, tagliente, mordente, che basta da se sola a rendere il significato delle cose; tutta la sua persona e tutta la sua intelligenza rivelano la donna moderna, la donna capace di sentire la realtà e di darle l'espressione artistica più immediata e più vera. Eppure, ella ha, da qualche tempo, la nostalgia dell'antico: ella si tortura nel pensiero di far qualcosa di diverso di quello che ha fatto fino ad ora: ella si sforza, quasi, di uscire da se stessa, di rifarsi un nuovo carattere, un nuovo metodo, un nuovo sistema d'arte: di distruggersi insomma, per ricrearsi in una forma, che non sia più del nostro tempo, e neppure della nostra letteratura. Ella sogna la tragedia; ella, delicata e tormentata anima cresciuta nelle intime lotte e nelle complicate tristezze del nostro tempo, sogna le gravi istorie e le gravi fortune create dai fati, indipendentemente dalla forza e dalla volontà individuale. (p. 273-274)
*Che cosa è la Duse, se non la vera e grande rappresentante dello squilibrio nervoso della nostra società e della nostra vita!<br>Eleonora Duse significa sulla scena: la prevalenza, il trionfo del sistema nervoso sul sistema muscolare: la glorificazione dell'emozione interiore sull'emozione esteriore: la vittoria della specifica coscienza dell'individuo sulla coscienza generica del tipo. (p. 280)
*{{NDR|[[Tina Di Lorenzo]]}} La caratteristica principale di questa attrice è la perfezione della dizione. Ella non si affida per gli effetti scenici al gesto, alla mimica in genere; ma alla dizione. Il sentimento è per lei nella parola, e l'espressione del sentimento è nel modo di dire, o forse meglio di scolpire e di colorire la parola. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} Dotata di una voce armoniosa, che può facilmente seguire tutta la gamma delle passioni umane, ella l'adopera con una rara sapienza e con una rara abilità, specialmente nei due termini estremi, nella gioia e nel dolore. La parola ride veramente sulle sue labbra nei momenti di letizia o di malizia e piange vermente nei momenti di rammarico o di dolore o di dispetto. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} La sua figura, che non ha nulla delle irrequietezze e degli spasimi della donna moderna, pura nella linea e nel contorno, serena nella sicura compostezza di tutta la persona, par quella di una Musa, staccata da un bassorilievo di un antico monumento greco. Ella non conosce il mondo che dall'arco del palcoscenico, non conosce l'umanità che nella simulazione dell'arte rappresentativa. Per questo, dicono, non è abbastanza ''cattiva'' in certe parti, non è abbastanza ''tormentata'' in certe altre, e non è in genere abbastanza ''convinta'' nella lotta di certe complicate passioni umane, attraverso le quali bisogna essere passati, per comprenderle e all'occasione risentirle e interessarsene. Osservazioni di volgarità incontestabile, a me pare, e che non val la pena di discutere, e forse neppure di enunciare. (pp. 295-296)
==Bibliografia==
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/gabrieledannunz00more/page/n8/mode/1up Gabriele D'Annunzio]'', Società libraria editrice nazionale, Roma, 1910.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/lenergialettera00moregoog/page/n10/mode/1up L'energia letteraria]'', Casa editrice nazionale Roux & Viarengo, Roma-Torino, 1905.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/nellarteenellav00moregoog/page/n9/mode/2up Nell'arte e nella vita]'', Remo Sandron editore, Milano-Palermo, 1900.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Politici italiani]]
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[[File:Vincenzo Morello.jpg|thumb|Vincenzo Morello, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Vincenzo Morello''', noto anche con lo pseudonimo di '''Rastignac''' (1860 – 1933), giornalista e politico italiano.
==''Gabriele D'Annunzio''==
*[[Cesare Pascarella|Pascarella]], messo alle strette, fu obbligato a dire i suoi versi, col piccolo cappello a fungo sul capo, con la eterna pipetta fra le labbra, gesticolando con un'efficacia meravigliosa. Cominciò impacciato, titubante, ma proseguì, rinfrancato, confortato dai clamorosi applausi, dall'entusiasmo dei suoi ascoltatori, con inimitabile arte, con evidenza scultoria.<br>Fu quello l'ingresso ufficiale di Pascarella nel giornalismo letterario. Difatti, nel numero della domenica, comparvero nel ''[[Capitan Fracassa (rivista)|Fracassa]]'' i primi due sonetti del Pascarella, e poi, di seguito, gli altri, accolti dal plauso universale, che meritarono le lodi di [[Giosuè Carducci]]. (p. 29)
*[[Edoardo Scarfoglio|Scarfoglio]], allora nei primi anni della giovinezza, era come un selvaggio trapiantato a forza in una città civile. Egli si ribellava a tutte le convenienze sociali. Mangiava, beveva, vestiva e dormiva come un figlio dei boschi. Non ancora giornalista politico, egli sdegnava l'arte di nascondere o modificare il suo giudizio critico nell'opera letteraria di qualsiasi scrittore, anche dei più illustri. E questi suoi giudizi esprimeva in una frase magnifica che, nelle male parole, era superata soltanto da quella di Giosuè Carducci. (p. 30)
*[[Gabriele D'Annunzio|Gabriele d'Annunzio]] non ha ancora toccato il cinquantesimo anno, e la sua bibliografia conta non meno di quaranta volumi, tra di versi e di prose, che nella massima parte attingono il limite della perfezione letteraria; e il suo nome, superate le barriere della gloria paesana, ha conquistato la fama universale degli scrittori che rivelano nella loro opera un qualche carattere fondamentale della psiche umana in un dato periodo del tempo.<br>Quale, questo carattere, nell'opera del d'Annunzio?<br>L'[[estetismo]] nell'amore. (p. 103)
==''L'energia letteraria''==
*Il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]] fu l'opera di reazione del giovine spiritualismo francese contro il [[Naturalismo (letteratura)|naturalismo]] di [[Émile Zola|Zola]]. Come i romantici si erano in massa ribellati ai Greci ed ai Romani, così i nuovi spiritualisti si ribellarono ai conquistatori dei mercati, delle miniere, delle bettole, che nei libri di Zola occupavano e ingombravano tutti i campi della vita. Quella fitta massa di umanità che si muoveva gravemente con tutto il peso della sua carne e delle sue ossa; tutta quella fitta rete di sistemi nervosi che obbediva severamente e scientificamente alle leggi inflessibili del determinismo; tutta quella brutale verità e realtà che pretendeva di assurgere alle più alte vette letterarie con le volgari esplosioni del gergo e le violente espressioni della natura, offendeva gli squisiti gusti e i raffinati sensi della nuova generazione avida di sogni, che il {{sic|preraffaelismo}} da una parte ed il wagnerismo dall'altra avevano cominciato a educare alle meravigliose avventure dell'allegoria storica e della filosofia trascendentale. (pp. 199-200)
*Solo un belga, il [[Maurice Maeterlinck|Maeterlinck]], è riuscito a dare al simbolismo un carattere e una impronta, che se non possono aspirare all'onore dell'originalità, possono almeno diventare argomento di intellettuale curiosità. Solo un belga poté fare dell'arte con gli elementi critici del simbolismo. E per questo egli ebbe, oltre che per la lingua, immediato diritto di cittadinanza nella letteratura francese. (p. 201)
*[[Baruch Spinoza|Spinoza]] fu il più rigido, e, quel che val meglio, il più concludente fra i critici della morale cristiana, e allo stesso tempo il più felice iniziatore della scienza positiva moderna e il più sicuro annunziatore della morale utilitaria. Egli fu il primo ad affermare i diritti della vita, e di contro alle sentenze dei neoplatonici e dei cristiani, che la saggezza riponevano nella preparazione alla morte – ''sapientia mortis comentatio'' – primo a glorificare la ragione della vita come la vera sapienza, e la perseveranza dell'essere come la vera virtù: ''Sapientia non mortis sed vitae meditatio est''. E come nella fisica, proclamò la solidarietà assoluta dell'anima col corpo, e l'impossibilità dell'esistenza dell'anima dopo la dissoluzione del corpo; cosi, come conseguenza, nella morale, proclamò la corrispondenza del concetto di ''bene'' col concetto di ''utile'': ''bene'' tutto quello ch'è ''utile''; ''male'', tutto quello che costituisce un impedimento alla gioia. (pp. 218-219)
==''Nell'arte e nella vita''==
*L'arte, per lei {{NDR|[[Sarah Bernhardt]]}}, non è nel metodo o nel contenuto di questa o di quella scuola: l'arte per lei, è nella poesia. Ed è poesia tutta la forza che accresce ed illumina gli atti, le parole, i sentimenti della vita umana. (p. 261)
*Come un generale che nelle ore decisive raccoglie nel suo pugno tutto il nerbo delle forze, poi le lancia nel campo per ottenere con la massima rapidità possibile il massimo possibile di azione: cosi pare che Sarah Bernhardt raccolga ormai, sera per sera, nel piccolo campo del palcoscenico, tutte le sue forze fisiche e intellettuali tutto il calore del suo sentimento e tutta l'energia del suo sistema nervoso, per dare nell'attimo fuggente il massimo grado di espressione e di significazione alla parola, al gesto, all'atteggiamento, che devono concorrere a creare e a dare l'illusione della vita nel personaggio di cui s'investe. (p. 262)
*Ogni momento della recitazione di Sarah Bernhardt è un momento poetico; ogni movimento contiene una linea di bellezza, un'anima d'arte, che lo rende utile, e quasi vorrei dire esteticamente inevitabile. Ella parte, evidentemente, da questo principio fondamentale, che la figura umana deve sempre e tutta comparire sul palcoscenico, come la statua sul plinto; che la figura umana deve sempre e tutta significare agli occhi del pubblico, finché non sparisce nella morte, o dietro il sipario, la vita del personaggio; quindi ella è sempre in piedi sulla scena, e difficilmente, e solo quando l'assoluta necessità della parte lo impone, sta seduta, ma per poco. (pp. 266-267)
*Strane vibrazioni, strani scoppi nervosi, nella parola, nello sguardo, nel gesto: e in mezzo a tutto questo una dolce nota d'amore, che zampilla fresca e lucente come un sorriso infantile, e fa sognare: ecco l'arte di [[Eleonora Duse]]. (p. 273)
*{{NDR|Eleonora Duse}} La figura della donna, fine ed elegante: il volto pallido e dolente, a cui il candido sorriso irregolare accresce tormento più che non dia letizie; la parola acuta, tagliente, mordente, che basta da se sola a rendere il significato delle cose; tutta la sua persona e tutta la sua intelligenza rivelano la donna moderna, la donna capace di sentire la realtà e di darle l'espressione artistica più immediata e più vera. Eppure, ella ha, da qualche tempo, la nostalgia dell'antico: ella si tortura nel pensiero di far qualcosa di diverso di quello che ha fatto fino ad ora: ella si sforza, quasi, di uscire da se stessa, di rifarsi un nuovo carattere, un nuovo metodo, un nuovo sistema d'arte: di distruggersi insomma, per ricrearsi in una forma, che non sia più del nostro tempo, e neppure della nostra letteratura. Ella sogna la tragedia; ella, delicata e tormentata anima cresciuta nelle intime lotte e nelle complicate tristezze del nostro tempo, sogna le gravi istorie e le gravi fortune create dai fati, indipendentemente dalla forza e dalla volontà individuale. (p. 273-274)
*Che cosa è la Duse, se non la vera e grande rappresentante dello squilibrio nervoso della nostra società e della nostra vita!<br>Eleonora Duse significa sulla scena: la prevalenza, il trionfo del sistema nervoso sul sistema muscolare: la glorificazione dell'emozione interiore sull'emozione esteriore: la vittoria della specifica coscienza dell'individuo sulla coscienza generica del tipo. (p. 280)
*{{NDR|[[Tina Di Lorenzo]]}} La caratteristica principale di questa attrice è la perfezione della dizione. Ella non si affida per gli effetti scenici al gesto, alla mimica in genere; ma alla dizione. Il sentimento è per lei nella parola, e l'espressione del sentimento è nel modo di dire, o forse meglio di scolpire e di colorire la parola. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} Dotata di una voce armoniosa, che può facilmente seguire tutta la gamma delle passioni umane, ella l'adopera con una rara sapienza e con una rara abilità, specialmente nei due termini estremi, nella gioia e nel dolore. La parola ride veramente sulle sue labbra nei momenti di letizia o di malizia e piange vermente nei momenti di rammarico o di dolore o di dispetto. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} La sua figura, che non ha nulla delle irrequietezze e degli spasimi della donna moderna, pura nella linea e nel contorno, serena nella sicura compostezza di tutta la persona, par quella di una Musa, staccata da un bassorilievo di un antico monumento greco. Ella non conosce il mondo che dall'arco del palcoscenico, non conosce l'umanità che nella simulazione dell'arte rappresentativa. Per questo, dicono, non è abbastanza ''cattiva'' in certe parti, non è abbastanza ''tormentata'' in certe altre, e non è in genere abbastanza ''convinta'' nella lotta di certe complicate passioni umane, attraverso le quali bisogna essere passati, per comprenderle e all'occasione risentirle e interessarsene. Osservazioni di volgarità incontestabile, a me pare, e che non val la pena di discutere, e forse neppure di enunciare. (pp. 295-296)
==Bibliografia==
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/gabrieledannunz00more/page/n8/mode/1up Gabriele D'Annunzio]'', Società libraria editrice nazionale, Roma, 1910.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/lenergialettera00moregoog/page/n10/mode/1up L'energia letteraria]'', Casa editrice nazionale Roux & Viarengo, Roma-Torino, 1905.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/nellarteenellav00moregoog/page/n9/mode/2up Nell'arte e nella vita]'', Remo Sandron editore, Milano-Palermo, 1900.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Morello, Vincenzo}}
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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/* Gabriele D'Annunzio */ altra sul D'Annunzio
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[[File:Vincenzo Morello.jpg|thumb|Vincenzo Morello, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Vincenzo Morello''', noto anche con lo pseudonimo di '''Rastignac''' (1860 – 1933), giornalista e politico italiano.
==''Gabriele D'Annunzio''==
*[[Cesare Pascarella|Pascarella]], messo alle strette, fu obbligato a dire i suoi versi, col piccolo cappello a fungo sul capo, con la eterna pipetta fra le labbra, gesticolando con un'efficacia meravigliosa. Cominciò impacciato, titubante, ma proseguì, rinfrancato, confortato dai clamorosi applausi, dall'entusiasmo dei suoi ascoltatori, con inimitabile arte, con evidenza scultoria.<br>Fu quello l'ingresso ufficiale di Pascarella nel giornalismo letterario. Difatti, nel numero della domenica, comparvero nel ''[[Capitan Fracassa (rivista)|Fracassa]]'' i primi due sonetti del Pascarella, e poi, di seguito, gli altri, accolti dal plauso universale, che meritarono le lodi di [[Giosuè Carducci]]. (p. 29)
*[[Edoardo Scarfoglio|Scarfoglio]], allora nei primi anni della giovinezza, era come un selvaggio trapiantato a forza in una città civile. Egli si ribellava a tutte le convenienze sociali. Mangiava, beveva, vestiva e dormiva come un figlio dei boschi. Non ancora giornalista politico, egli sdegnava l'arte di nascondere o modificare il suo giudizio critico nell'opera letteraria di qualsiasi scrittore, anche dei più illustri. E questi suoi giudizi esprimeva in una frase magnifica che, nelle male parole, era superata soltanto da quella di Giosuè Carducci. (p. 30)
*[[Gabriele D'Annunzio|Gabriele d'Annunzio]] non ha ancora toccato il cinquantesimo anno, e la sua bibliografia conta non meno di quaranta volumi, tra di versi e di prose, che nella massima parte attingono il limite della perfezione letteraria; e il suo nome, superate le barriere della gloria paesana, ha conquistato la fama universale degli scrittori che rivelano nella loro opera un qualche carattere fondamentale della psiche umana in un dato periodo del tempo.<br>Quale, questo carattere, nell'opera del d'Annunzio?<br>L'[[estetismo]] nell'amore. (p. 103)
*Sono osservatori più acuti, ricercatori più profondi, che il d'Annunzio non sia, della passione d'amore; ma non è che il d'Annunzio, il quale alimenti sempre questa passione di una viva corrente estetica, e di una gioia o di un dolore, di un peccato o di un delitto si studi sempre di formare un'opera di bellezza. In questo senso egli è lo scrittore più sincero e più spontaneo del tempo presente: perché il suo spirito si muove naturalmente in una vita d'arte, e non trova che nelle forme d'arte i modi del suo sviluppo e del suo assetto. (p. 103)
==''L'energia letteraria''==
*Il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]] fu l'opera di reazione del giovine spiritualismo francese contro il [[Naturalismo (letteratura)|naturalismo]] di [[Émile Zola|Zola]]. Come i romantici si erano in massa ribellati ai Greci ed ai Romani, così i nuovi spiritualisti si ribellarono ai conquistatori dei mercati, delle miniere, delle bettole, che nei libri di Zola occupavano e ingombravano tutti i campi della vita. Quella fitta massa di umanità che si muoveva gravemente con tutto il peso della sua carne e delle sue ossa; tutta quella fitta rete di sistemi nervosi che obbediva severamente e scientificamente alle leggi inflessibili del determinismo; tutta quella brutale verità e realtà che pretendeva di assurgere alle più alte vette letterarie con le volgari esplosioni del gergo e le violente espressioni della natura, offendeva gli squisiti gusti e i raffinati sensi della nuova generazione avida di sogni, che il {{sic|preraffaelismo}} da una parte ed il wagnerismo dall'altra avevano cominciato a educare alle meravigliose avventure dell'allegoria storica e della filosofia trascendentale. (pp. 199-200)
*Solo un belga, il [[Maurice Maeterlinck|Maeterlinck]], è riuscito a dare al simbolismo un carattere e una impronta, che se non possono aspirare all'onore dell'originalità, possono almeno diventare argomento di intellettuale curiosità. Solo un belga poté fare dell'arte con gli elementi critici del simbolismo. E per questo egli ebbe, oltre che per la lingua, immediato diritto di cittadinanza nella letteratura francese. (p. 201)
*[[Baruch Spinoza|Spinoza]] fu il più rigido, e, quel che val meglio, il più concludente fra i critici della morale cristiana, e allo stesso tempo il più felice iniziatore della scienza positiva moderna e il più sicuro annunziatore della morale utilitaria. Egli fu il primo ad affermare i diritti della vita, e di contro alle sentenze dei neoplatonici e dei cristiani, che la saggezza riponevano nella preparazione alla morte – ''sapientia mortis comentatio'' – primo a glorificare la ragione della vita come la vera sapienza, e la perseveranza dell'essere come la vera virtù: ''Sapientia non mortis sed vitae meditatio est''. E come nella fisica, proclamò la solidarietà assoluta dell'anima col corpo, e l'impossibilità dell'esistenza dell'anima dopo la dissoluzione del corpo; cosi, come conseguenza, nella morale, proclamò la corrispondenza del concetto di ''bene'' col concetto di ''utile'': ''bene'' tutto quello ch'è ''utile''; ''male'', tutto quello che costituisce un impedimento alla gioia. (pp. 218-219)
==''Nell'arte e nella vita''==
*L'arte, per lei {{NDR|[[Sarah Bernhardt]]}}, non è nel metodo o nel contenuto di questa o di quella scuola: l'arte per lei, è nella poesia. Ed è poesia tutta la forza che accresce ed illumina gli atti, le parole, i sentimenti della vita umana. (p. 261)
*Come un generale che nelle ore decisive raccoglie nel suo pugno tutto il nerbo delle forze, poi le lancia nel campo per ottenere con la massima rapidità possibile il massimo possibile di azione: cosi pare che Sarah Bernhardt raccolga ormai, sera per sera, nel piccolo campo del palcoscenico, tutte le sue forze fisiche e intellettuali tutto il calore del suo sentimento e tutta l'energia del suo sistema nervoso, per dare nell'attimo fuggente il massimo grado di espressione e di significazione alla parola, al gesto, all'atteggiamento, che devono concorrere a creare e a dare l'illusione della vita nel personaggio di cui s'investe. (p. 262)
*Ogni momento della recitazione di Sarah Bernhardt è un momento poetico; ogni movimento contiene una linea di bellezza, un'anima d'arte, che lo rende utile, e quasi vorrei dire esteticamente inevitabile. Ella parte, evidentemente, da questo principio fondamentale, che la figura umana deve sempre e tutta comparire sul palcoscenico, come la statua sul plinto; che la figura umana deve sempre e tutta significare agli occhi del pubblico, finché non sparisce nella morte, o dietro il sipario, la vita del personaggio; quindi ella è sempre in piedi sulla scena, e difficilmente, e solo quando l'assoluta necessità della parte lo impone, sta seduta, ma per poco. (pp. 266-267)
*Strane vibrazioni, strani scoppi nervosi, nella parola, nello sguardo, nel gesto: e in mezzo a tutto questo una dolce nota d'amore, che zampilla fresca e lucente come un sorriso infantile, e fa sognare: ecco l'arte di [[Eleonora Duse]]. (p. 273)
*{{NDR|Eleonora Duse}} La figura della donna, fine ed elegante: il volto pallido e dolente, a cui il candido sorriso irregolare accresce tormento più che non dia letizie; la parola acuta, tagliente, mordente, che basta da se sola a rendere il significato delle cose; tutta la sua persona e tutta la sua intelligenza rivelano la donna moderna, la donna capace di sentire la realtà e di darle l'espressione artistica più immediata e più vera. Eppure, ella ha, da qualche tempo, la nostalgia dell'antico: ella si tortura nel pensiero di far qualcosa di diverso di quello che ha fatto fino ad ora: ella si sforza, quasi, di uscire da se stessa, di rifarsi un nuovo carattere, un nuovo metodo, un nuovo sistema d'arte: di distruggersi insomma, per ricrearsi in una forma, che non sia più del nostro tempo, e neppure della nostra letteratura. Ella sogna la tragedia; ella, delicata e tormentata anima cresciuta nelle intime lotte e nelle complicate tristezze del nostro tempo, sogna le gravi istorie e le gravi fortune create dai fati, indipendentemente dalla forza e dalla volontà individuale. (p. 273-274)
*Che cosa è la Duse, se non la vera e grande rappresentante dello squilibrio nervoso della nostra società e della nostra vita!<br>Eleonora Duse significa sulla scena: la prevalenza, il trionfo del sistema nervoso sul sistema muscolare: la glorificazione dell'emozione interiore sull'emozione esteriore: la vittoria della specifica coscienza dell'individuo sulla coscienza generica del tipo. (p. 280)
*{{NDR|[[Tina Di Lorenzo]]}} La caratteristica principale di questa attrice è la perfezione della dizione. Ella non si affida per gli effetti scenici al gesto, alla mimica in genere; ma alla dizione. Il sentimento è per lei nella parola, e l'espressione del sentimento è nel modo di dire, o forse meglio di scolpire e di colorire la parola. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} Dotata di una voce armoniosa, che può facilmente seguire tutta la gamma delle passioni umane, ella l'adopera con una rara sapienza e con una rara abilità, specialmente nei due termini estremi, nella gioia e nel dolore. La parola ride veramente sulle sue labbra nei momenti di letizia o di malizia e piange vermente nei momenti di rammarico o di dolore o di dispetto. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} La sua figura, che non ha nulla delle irrequietezze e degli spasimi della donna moderna, pura nella linea e nel contorno, serena nella sicura compostezza di tutta la persona, par quella di una Musa, staccata da un bassorilievo di un antico monumento greco. Ella non conosce il mondo che dall'arco del palcoscenico, non conosce l'umanità che nella simulazione dell'arte rappresentativa. Per questo, dicono, non è abbastanza ''cattiva'' in certe parti, non è abbastanza ''tormentata'' in certe altre, e non è in genere abbastanza ''convinta'' nella lotta di certe complicate passioni umane, attraverso le quali bisogna essere passati, per comprenderle e all'occasione risentirle e interessarsene. Osservazioni di volgarità incontestabile, a me pare, e che non val la pena di discutere, e forse neppure di enunciare. (pp. 295-296)
==Bibliografia==
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/gabrieledannunz00more/page/n8/mode/1up Gabriele D'Annunzio]'', Società libraria editrice nazionale, Roma, 1910.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/lenergialettera00moregoog/page/n10/mode/1up L'energia letteraria]'', Casa editrice nazionale Roux & Viarengo, Roma-Torino, 1905.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/nellarteenellav00moregoog/page/n9/mode/2up Nell'arte e nella vita]'', Remo Sandron editore, Milano-Palermo, 1900.
==Altri progetti==
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[[File:Vincenzo Morello.jpg|thumb|Vincenzo Morello, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Vincenzo Morello''', noto anche con lo pseudonimo di '''Rastignac''' (1860 – 1933), giornalista e politico italiano.
==''Gabriele D'Annunzio''==
*[[Cesare Pascarella|Pascarella]], messo alle strette, fu obbligato a dire i suoi versi, col piccolo cappello a fungo sul capo, con la eterna pipetta fra le labbra, gesticolando con un'efficacia meravigliosa. Cominciò impacciato, titubante, ma proseguì, rinfrancato, confortato dai clamorosi applausi, dall'entusiasmo dei suoi ascoltatori, con inimitabile arte, con evidenza scultoria.<br>Fu quello l'ingresso ufficiale di Pascarella nel giornalismo letterario. Difatti, nel numero della domenica, comparvero nel ''[[Capitan Fracassa (rivista)|Fracassa]]'' i primi due sonetti del Pascarella, e poi, di seguito, gli altri, accolti dal plauso universale, che meritarono le lodi di [[Giosuè Carducci]]. (p. 29)
*[[Edoardo Scarfoglio|Scarfoglio]], allora nei primi anni della giovinezza, era come un selvaggio trapiantato a forza in una città civile. Egli si ribellava a tutte le convenienze sociali. Mangiava, beveva, vestiva e dormiva come un figlio dei boschi. Non ancora giornalista politico, egli sdegnava l'arte di nascondere o modificare il suo giudizio critico nell'opera letteraria di qualsiasi scrittore, anche dei più illustri. E questi suoi giudizi esprimeva in una frase magnifica che, nelle male parole, era superata soltanto da quella di Giosuè Carducci. (p. 30)
*[[Gabriele D'Annunzio|Gabriele d'Annunzio]] non ha ancora toccato il cinquantesimo anno, e la sua bibliografia conta non meno di quaranta volumi, tra di versi e di prose, che nella massima parte attingono il limite della perfezione letteraria; e il suo nome, superate le barriere della gloria paesana, ha conquistato la fama universale degli scrittori che rivelano nella loro opera un qualche carattere fondamentale della psiche umana in un dato periodo del tempo.<br>Quale, questo carattere, nell'opera del d'Annunzio?<br>L'[[estetismo]] nell'amore. (p. 103)
*Sono osservatori più acuti, ricercatori più profondi, che il {{sic|d'Annunzio}} non sia, della passione d'[[amore]]; ma non è che il d'Annunzio, il quale alimenti sempre questa passione di una viva corrente estetica, e di una gioia o di un dolore, di un peccato o di un delitto si studi sempre di formare un'opera di bellezza. In questo senso egli è lo scrittore più sincero e più spontaneo del tempo presente: perché il suo spirito si muove naturalmente in una vita d'arte, e non trova che nelle forme d'arte i modi del suo sviluppo e del suo assetto. (p. 103)
==''L'energia letteraria''==
*Il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]] fu l'opera di reazione del giovine spiritualismo francese contro il [[Naturalismo (letteratura)|naturalismo]] di [[Émile Zola|Zola]]. Come i romantici si erano in massa ribellati ai Greci ed ai Romani, così i nuovi spiritualisti si ribellarono ai conquistatori dei mercati, delle miniere, delle bettole, che nei libri di Zola occupavano e ingombravano tutti i campi della vita. Quella fitta massa di umanità che si muoveva gravemente con tutto il peso della sua carne e delle sue ossa; tutta quella fitta rete di sistemi nervosi che obbediva severamente e scientificamente alle leggi inflessibili del determinismo; tutta quella brutale verità e realtà che pretendeva di assurgere alle più alte vette letterarie con le volgari esplosioni del gergo e le violente espressioni della natura, offendeva gli squisiti gusti e i raffinati sensi della nuova generazione avida di sogni, che il {{sic|preraffaelismo}} da una parte ed il wagnerismo dall'altra avevano cominciato a educare alle meravigliose avventure dell'allegoria storica e della filosofia trascendentale. (pp. 199-200)
*Solo un belga, il [[Maurice Maeterlinck|Maeterlinck]], è riuscito a dare al simbolismo un carattere e una impronta, che se non possono aspirare all'onore dell'originalità, possono almeno diventare argomento di intellettuale curiosità. Solo un belga poté fare dell'arte con gli elementi critici del simbolismo. E per questo egli ebbe, oltre che per la lingua, immediato diritto di cittadinanza nella letteratura francese. (p. 201)
*[[Baruch Spinoza|Spinoza]] fu il più rigido, e, quel che val meglio, il più concludente fra i critici della morale cristiana, e allo stesso tempo il più felice iniziatore della scienza positiva moderna e il più sicuro annunziatore della morale utilitaria. Egli fu il primo ad affermare i diritti della vita, e di contro alle sentenze dei neoplatonici e dei cristiani, che la saggezza riponevano nella preparazione alla morte – ''sapientia mortis comentatio'' – primo a glorificare la ragione della vita come la vera sapienza, e la perseveranza dell'essere come la vera virtù: ''Sapientia non mortis sed vitae meditatio est''. E come nella fisica, proclamò la solidarietà assoluta dell'anima col corpo, e l'impossibilità dell'esistenza dell'anima dopo la dissoluzione del corpo; cosi, come conseguenza, nella morale, proclamò la corrispondenza del concetto di ''bene'' col concetto di ''utile'': ''bene'' tutto quello ch'è ''utile''; ''male'', tutto quello che costituisce un impedimento alla gioia. (pp. 218-219)
==''Nell'arte e nella vita''==
*L'arte, per lei {{NDR|[[Sarah Bernhardt]]}}, non è nel metodo o nel contenuto di questa o di quella scuola: l'arte per lei, è nella poesia. Ed è poesia tutta la forza che accresce ed illumina gli atti, le parole, i sentimenti della vita umana. (p. 261)
*Come un generale che nelle ore decisive raccoglie nel suo pugno tutto il nerbo delle forze, poi le lancia nel campo per ottenere con la massima rapidità possibile il massimo possibile di azione: cosi pare che Sarah Bernhardt raccolga ormai, sera per sera, nel piccolo campo del palcoscenico, tutte le sue forze fisiche e intellettuali tutto il calore del suo sentimento e tutta l'energia del suo sistema nervoso, per dare nell'attimo fuggente il massimo grado di espressione e di significazione alla parola, al gesto, all'atteggiamento, che devono concorrere a creare e a dare l'illusione della vita nel personaggio di cui s'investe. (p. 262)
*Ogni momento della recitazione di Sarah Bernhardt è un momento poetico; ogni movimento contiene una linea di bellezza, un'anima d'arte, che lo rende utile, e quasi vorrei dire esteticamente inevitabile. Ella parte, evidentemente, da questo principio fondamentale, che la figura umana deve sempre e tutta comparire sul palcoscenico, come la statua sul plinto; che la figura umana deve sempre e tutta significare agli occhi del pubblico, finché non sparisce nella morte, o dietro il sipario, la vita del personaggio; quindi ella è sempre in piedi sulla scena, e difficilmente, e solo quando l'assoluta necessità della parte lo impone, sta seduta, ma per poco. (pp. 266-267)
*Strane vibrazioni, strani scoppi nervosi, nella parola, nello sguardo, nel gesto: e in mezzo a tutto questo una dolce nota d'amore, che zampilla fresca e lucente come un sorriso infantile, e fa sognare: ecco l'arte di [[Eleonora Duse]]. (p. 273)
*{{NDR|Eleonora Duse}} La figura della donna, fine ed elegante: il volto pallido e dolente, a cui il candido sorriso irregolare accresce tormento più che non dia letizie; la parola acuta, tagliente, mordente, che basta da se sola a rendere il significato delle cose; tutta la sua persona e tutta la sua intelligenza rivelano la donna moderna, la donna capace di sentire la realtà e di darle l'espressione artistica più immediata e più vera. Eppure, ella ha, da qualche tempo, la nostalgia dell'antico: ella si tortura nel pensiero di far qualcosa di diverso di quello che ha fatto fino ad ora: ella si sforza, quasi, di uscire da se stessa, di rifarsi un nuovo carattere, un nuovo metodo, un nuovo sistema d'arte: di distruggersi insomma, per ricrearsi in una forma, che non sia più del nostro tempo, e neppure della nostra letteratura. Ella sogna la tragedia; ella, delicata e tormentata anima cresciuta nelle intime lotte e nelle complicate tristezze del nostro tempo, sogna le gravi istorie e le gravi fortune create dai fati, indipendentemente dalla forza e dalla volontà individuale. (p. 273-274)
*Che cosa è la Duse, se non la vera e grande rappresentante dello squilibrio nervoso della nostra società e della nostra vita!<br>Eleonora Duse significa sulla scena: la prevalenza, il trionfo del sistema nervoso sul sistema muscolare: la glorificazione dell'emozione interiore sull'emozione esteriore: la vittoria della specifica coscienza dell'individuo sulla coscienza generica del tipo. (p. 280)
*{{NDR|[[Tina Di Lorenzo]]}} La caratteristica principale di questa attrice è la perfezione della dizione. Ella non si affida per gli effetti scenici al gesto, alla mimica in genere; ma alla dizione. Il sentimento è per lei nella parola, e l'espressione del sentimento è nel modo di dire, o forse meglio di scolpire e di colorire la parola. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} Dotata di una voce armoniosa, che può facilmente seguire tutta la gamma delle passioni umane, ella l'adopera con una rara sapienza e con una rara abilità, specialmente nei due termini estremi, nella gioia e nel dolore. La parola ride veramente sulle sue labbra nei momenti di letizia o di malizia e piange vermente nei momenti di rammarico o di dolore o di dispetto. (p. 293)
*{{NDR|Tina Di Lorenzo}} La sua figura, che non ha nulla delle irrequietezze e degli spasimi della donna moderna, pura nella linea e nel contorno, serena nella sicura compostezza di tutta la persona, par quella di una Musa, staccata da un bassorilievo di un antico monumento greco. Ella non conosce il mondo che dall'arco del palcoscenico, non conosce l'umanità che nella simulazione dell'arte rappresentativa. Per questo, dicono, non è abbastanza ''cattiva'' in certe parti, non è abbastanza ''tormentata'' in certe altre, e non è in genere abbastanza ''convinta'' nella lotta di certe complicate passioni umane, attraverso le quali bisogna essere passati, per comprenderle e all'occasione risentirle e interessarsene. Osservazioni di volgarità incontestabile, a me pare, e che non val la pena di discutere, e forse neppure di enunciare. (pp. 295-296)
==Bibliografia==
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/gabrieledannunz00more/page/n8/mode/1up Gabriele D'Annunzio]'', Società libraria editrice nazionale, Roma, 1910.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/lenergialettera00moregoog/page/n10/mode/1up L'energia letteraria]'', Casa editrice nazionale Roux & Viarengo, Roma-Torino, 1905.
*Vincenzo Morello ''(Rastignac)'', ''[https://archive.org/details/nellarteenellav00moregoog/page/n9/mode/2up Nell'arte e nella vita]'', Remo Sandron editore, Milano-Palermo, 1900.
==Altri progetti==
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Calciomercato
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[[File:Neymar PSG.jpg|thumb|[[Neymar]], il calciatore più costoso di sempre dopo il suo passaggio dal [[Futbol Club Barcelona|Barcellona]] al [[Paris Saint-Germain Football Club|Paris Saint-Germain]] per 222 milioni di [[euro]] nel 2017]]
Citazioni sul '''calciomercato'''.
*A me interessa che i giocatori facciano il loro dovere sino alla fine del loro contratto, poi possono andare dove vogliono. Sono voci che servono solo a disturbare il nostro lavoro. Questo è uno dei motivi per i quali affermo che in Italia il mercato non può rimanere aperto tutto l'anno: sarebbe un massacro. Certi calciatori vengono già contattati dopo la prima partita di campionato. {{NDR|«Secondo lei cala il loro rendimento?»}} Non penso. Quando un giocatore entra in campo è se stesso, pensa al gioco. Non darebbe mai una prestazione negativa perché in quel momento è giudicato da migliaia di persone. ([[Giovanni Trapattoni]])
*Al 20 per 100 quello che si legge di calciomercato è vero, al 70 per 100 verosimile, al 10 per 100 inventato. ([[Franco Rossi]])
*Ho cominciato a fare mercato nell'autunno del '75 e da allora ho capito una cosa semplice: i prezzi dei calciatori sono altissimi all'inizio e scendono quando sta suonando la sirena del mercato. Ho sempre ritenuto che fosse, aziendalmente utile – come ho appreso dal mio maestro, il presidente Berlusconi –, vendere all'inizio e comprare negli ultimi giorni perché chi ti chiede 100 milioni al 1º di luglio scende a 20, 30 o 40 il 31 di agosto. ([[Adriano Galliani]])
*Ho molte perplessità sul "mercato aperto", ma – fatti salvi il buon senso e qualche paletto ben preciso – non mi scandalizza più di tanto. Mi scandalizza, questo sì, che possa venir interpretato come un esame di riparazione perenne delle incapacità di chi pensa che con gli acquisti di dicembre o di gennaio si possa rimediare le cappelle di settembre. ([[Marino Bartoletti]])
*Le trattative vanno chiuse quando durano 7 mesi, perché altrimenti sembrano chiacchiere anche le mie, malgrado conferme totali. E a me dispiace molto... ([[Alfredo Pedullà]])
*Quando fai il mercato devi pensare a quanto valgono i giocatori che hai: se vale 90, devi comprarne uno che valga 93. Se ne compri dieci che valgono 70, non fai un passo avanti. ([[Fabio Capello]])
*Se arrivano campioni, ben vengano. Se bisogna importare «bufale», evitiamo. Il mercato degli stranieri, spesso, è servito per oscure manovre finanziarie. Sarò più chiaro: è servito a rimpolpare le tasche di molti mediatori e di qualche «patron». ([[Domenico Morace]])
*Si è fatto tutto più caotico: un tempo c'era maggiore pudore nel proporre un giocatore scarso, adesso circolano videcassette e quant'altro in proporzioni illimitate. ([[Giovanni Branchini]])
*Sono anni che mi disinteresso del calciomercato, dove gli interessi di bottega di procuratori, dirigenti, giornalisti fanno sì che gli scambi più frequenti e misteriosi siano quelli delle balle da raccontare. Artatamente, con obiettivi precisi. E i giornalisti, alcuni di loro per lo meno, stanno volentieri al gioco: "Ti dico questo se mi scrivi quest'altro" è un dazio da pagare nel passaggio da dogane di verità nascoste, o presunte, o virtuali. E di balle, un'infinità di balle che le fake social sembrano una goccia nel mare. ([[Luca Serafini]])
*Tizio passa da questa squadra a un'altra. E questo basti, è la notizia. Già, ma la storia? Dov'è la storia? La storia si consuma in rapidi retroscena che non sempre appartengono alla verità assoluta, ma solo a quella del momento: una sorta di verità di comodo. La storia vera sta nel mezzo, nelle pieghe, nascosta in quello che spesso non si sa, non si vede, non si dice, oppure, molto semplicemente, non si vuole dire. Magari quella stessa storia verrà raccontata un giorno, quando tutto si è concluso nel bene o nel male, ma non è detto che avremo perso un'occasione. [...] È questa la parte seduttiva del calciomercato: la maniera in cui ti somministra punture di verità che da sole bastano a riempire una serata, un racconto, una storia. È l'attimo di fuga in cui il traguardo si accorcia all'improvviso, è la goccia che diventa fiume, è la preghiera di un bambino che si tramuta in un sogno a occhi aperti. ([[Alessandro Bonan]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Terminologia calcistica]]
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[[File:Neymar PSG.jpg|thumb|[[Neymar]], il calciatore più costoso di sempre dopo il suo passaggio dal [[Futbol Club Barcelona|Barcellona]] al [[Paris Saint-Germain Football Club|Paris Saint-Germain]] per 222 milioni di [[euro]] nel 2017]]
Citazioni sul '''calciomercato'''.
==Citazioni==
*A me interessa che i giocatori facciano il loro dovere sino alla fine del loro contratto, poi possono andare dove vogliono. Sono voci che servono solo a disturbare il nostro lavoro. Questo è uno dei motivi per i quali affermo che in Italia il mercato non può rimanere aperto tutto l'anno: sarebbe un massacro. Certi calciatori vengono già contattati dopo la prima partita di campionato. {{NDR|«Secondo lei cala il loro rendimento?»}} Non penso. Quando un giocatore entra in campo è se stesso, pensa al gioco. Non darebbe mai una prestazione negativa perché in quel momento è giudicato da migliaia di persone. ([[Giovanni Trapattoni]])
*Al 20 per 100 quello che si legge di calciomercato è vero, al 70 per 100 verosimile, al 10 per 100 inventato. ([[Franco Rossi]])
*Ho cominciato a fare mercato nell'autunno del '75 e da allora ho capito una cosa semplice: i prezzi dei calciatori sono altissimi all'inizio e scendono quando sta suonando la sirena del mercato. Ho sempre ritenuto che fosse, aziendalmente utile – come ho appreso dal mio maestro, il presidente Berlusconi –, vendere all'inizio e comprare negli ultimi giorni perché chi ti chiede 100 milioni al 1º di luglio scende a 20, 30 o 40 il 31 di agosto. ([[Adriano Galliani]])
*Ho molte perplessità sul "mercato aperto", ma – fatti salvi il buon senso e qualche paletto ben preciso – non mi scandalizza più di tanto. Mi scandalizza, questo sì, che possa venir interpretato come un esame di riparazione perenne delle incapacità di chi pensa che con gli acquisti di dicembre o di gennaio si possa rimediare le cappelle di settembre. ([[Marino Bartoletti]])
*Le trattative vanno chiuse quando durano 7 mesi, perché altrimenti sembrano chiacchiere anche le mie, malgrado conferme totali. E a me dispiace molto... ([[Alfredo Pedullà]])
*Quando fai il mercato devi pensare a quanto valgono i giocatori che hai: se vale 90, devi comprarne uno che valga 93. Se ne compri dieci che valgono 70, non fai un passo avanti. ([[Fabio Capello]])
*Se arrivano campioni, ben vengano. Se bisogna importare «bufale», evitiamo. Il mercato degli stranieri, spesso, è servito per oscure manovre finanziarie. Sarò più chiaro: è servito a rimpolpare le tasche di molti mediatori e di qualche «patron». ([[Domenico Morace]])
*Si è fatto tutto più caotico: un tempo c'era maggiore pudore nel proporre un giocatore scarso, adesso circolano videcassette e quant'altro in proporzioni illimitate. ([[Giovanni Branchini]])
*Sono anni che mi disinteresso del calciomercato, dove gli interessi di bottega di procuratori, dirigenti, giornalisti fanno sì che gli scambi più frequenti e misteriosi siano quelli delle balle da raccontare. Artatamente, con obiettivi precisi. E i giornalisti, alcuni di loro per lo meno, stanno volentieri al gioco: "Ti dico questo se mi scrivi quest'altro" è un dazio da pagare nel passaggio da dogane di verità nascoste, o presunte, o virtuali. E di balle, un'infinità di balle che le fake social sembrano una goccia nel mare. ([[Luca Serafini]])
*Tizio passa da questa squadra a un'altra. E questo basti, è la notizia. Già, ma la storia? Dov'è la storia? La storia si consuma in rapidi retroscena che non sempre appartengono alla verità assoluta, ma solo a quella del momento: una sorta di verità di comodo. La storia vera sta nel mezzo, nelle pieghe, nascosta in quello che spesso non si sa, non si vede, non si dice, oppure, molto semplicemente, non si vuole dire. Magari quella stessa storia verrà raccontata un giorno, quando tutto si è concluso nel bene o nel male, ma non è detto che avremo perso un'occasione. [...] È questa la parte seduttiva del calciomercato: la maniera in cui ti somministra punture di verità che da sole bastano a riempire una serata, un racconto, una storia. È l'attimo di fuga in cui il traguardo si accorcia all'improvviso, è la goccia che diventa fiume, è la preghiera di un bambino che si tramuta in un sogno a occhi aperti. ([[Alessandro Bonan]])
===[[Giuseppe Marotta (dirigente sportivo)|Giuseppe Marotta]]===
*{{NDR|«Le differenze tra ieri e oggi?»}} Ieri c'era più serietà perché c'erano meno attori. I procuratori non esistevano, i familiari dei giocatori non si intromettevano. Molte trattative si chiudevano a cena, un bicchiere di vino in più aiutava a vincere le resistenze. Ieri si faceva ampio uso di cambiali, la gente firmava e firmava...
*Sono scomparse o quasi le bandiere perché ora i giocatori sono favorevoli ai trasferimenti: più cambiano squadra più guadagnano.
*{{NDR|«Trucchi di ieri?»}} Un grande classico, prima dei telefonini, era questo. Tu stavi all'Hilton e dovevi vendere, poniamo, un centravanti. Nella hall vedevi il tuo collega Caio che stava trattando la cessione del suo centravanti con il collega Tizio. A quel punto andavi alla reception e chiedevi che via altoparlante lanciassero questo messaggio: «Il signor Caio è desiderato con urgenza al telefono». Caio si staccava e tu agganciavi Tizio per proporgli il tuo, di centravanti. Ammetto di aver fatto questa cosa.
==Altri progetti==
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{{Calcio}}
[[Categoria:Terminologia calcistica]]
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Disabilità
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Citazioni sulla '''disabilità''' e sulle '''persone disabili'''.
==Citazioni==
*Bisogna prendere consapevolezza che non si fa nulla per i disabili, ma tutto per l'uomo e per il cittadino. ([[Adriano Pessina]])
*{{NDR|«Ti sei mai chiesta: "Perché a me?"»}} Certo! Diciamolo: ero una bella bambina, facevo la scout, volontariato, ero nel gruppo del consiglio comunale dei ragazzi, facevo sport... perché a me, che avevo ancora tutta la vita davanti, e non a uno di quegli stronzi che stuprano i ragazzini?! All'inizio te lo chiedi, i genitori si chiedono che cosa hanno sbagliato. Puoi andare avanti a domandartelo tutta la vita ma è inutile. Ci sono due tipi di persone con disabilità, come tutti: i depressi e i super felici. Gli scemi sono i super felici perché ci credono veramente. I depressi vedono le cose come stanno. Invece bisogna essere ottimisti e realisti. E non farsi domande. ([[Bebe Vio]])
*Chiunque conosca il tema, sa che la tutela delle persone con disabilità in [[Italia]] è in grande misura appoggiata su un sistema di ''welfare'' familiare, che vede impegnati più di 3 milioni di concittadini - il 70 per cento, peraltro, sono [[donna|donne]] - sui quali grava uno sforzo di cura inenarrabile. Peraltro, il ruolo di cura che i nostri concittadini svolgono volentieri, spesso per scelta, e che probabilmente non delegherebbero a nessun altro, merita di venire tutelato, supportato, aiutato. Invece, molto spesso, i ''caregiver'' vengono lasciati soli. ([[Valentina Grippo]])
*{{NDR|In riferimento al podio tutto azzurro nei cento metri alle Paraolimpiadi di Tokyo 2020}} Ci unisce la voglia di tirare fuori di più dalla condizione di disabilità. Non solo abbiamo superato lo svantaggio, ma ne stiamo facendo qualcosa di grande. ([[Martina Caironi]])
*Disabilità è solo una parola che indica un impedimento; non per questo significa essere «diversi». Le persone che presentano una disabilità hanno una capacità impressionante di sfruttare al massimo le capacità residue ma hanno bisogno di un terreno fertile per poterle sviluppare e per potersi esprimere al 100%. ([[Alessia Berra]])
*È importante sapere, però, che i ''caregiver'' talvolta arrivano a pagare un prezzo personale di salute importantissimo. C'è uno studio della premio Nobel per la medicina, Elisabeth Blackburn, che ci dice che, addirittura, le aspettative di vita di chi fa il ''caregiver'' sono molto più basse degli altri. E non ci stupisce, perché è un lavoro fortemente usurante, fortemente logorante, avere continuamente a che fare con una fragilità e con una disabilità. E quindi, laddove questo è necessario, si fa volentieri. Laddove, invece, potrebbe essere alleggerito e supportato dallo [[Stato]], è estremamente grave che non avvenga. ([[Valentina Grippo]])
*È inutile parlare di inclusione o di abbattimento delle barriere architettoniche quando poi sappiamo di casi di gente che non può uscire dal palazzo o di gente che non può andare sul marciapiede perché ci sono le buche o perché ci sono le auto parcheggiate o magari soggetti che vanno nei centri diurni e poi, però, purtroppo, sono relegati a casa nei fine settimana, nella speranza che qualche parente, se c'è, li porti a fare un giro. ([[Massimiliano Panizzut]])
*Esistono pregiudizi molto radicati nella società [[Russia|russa]], che continua a vedere nella disabilità mentale la conseguenza di [[alcolismo]], dipendenza da [[Droga|droghe]], situazioni degradate. Nessuna compassione dunque per chi è considerato figlio di "pericolosi debosciati". Sono molti quelli che non ce la fanno a sopportare questa situazione esistenziale durissima, e abbandonano i loro bambini a un’esistenza tragica. ([[Natal'ja Vodjanova]])
*Fortunatamente mi è sempre piaciuto e ho accettato la mia disabilità, che è una cosa con cui nasci e te la devi far andare bene. Crescendo non ci ho mai fatto caso. La mia mente era sempre da un'altra parte: sperare di uscire dall'ospedale, divertirmi con i compagni… La verità è che non ho mai dato tanta importanza all'apparenza puramente fisica. Sono al cento per cento a mio agio con il mio corpo che è il mezzo che devo allenare quotidianamente, insieme alla mente. ([[Simone Barlaam]])
*Il fatto che esistano situazioni o vite di diversa abilità va anche insegnato nelle scuole per rendere partecipi gli uomini del domani che saranno medici, architetti, progettisti. Ci vuole la cultura della diversa abilità, inserita nella società, che la valorizza umanamente. ([[Massimiliano Panizzut]])
*La disabilità, come la femminilità, non è indice di inferiorità. ([[Rosemarie Garland-Thomson]])
*La disabilità è una possibilità della vita, e quando ne acquistiamo consapevolezza dopo un poco impariamo a sentirla in maniera naturale, istintiva. Ma l'incapacità di mettersi davanti il problema: questa cosa qui genera l'handicap e rende gli uomini miseri, e io e te figlio, a questa abiezione non ci dovremo mai chinare. ([[Valeria Parrella]])
*La persona con disabilità è una persona, non è la disabilità a definirla. Questo è il punto. Odio il fatto che uno diventi famoso per quello che gli è successo e non per quello che ha fatto nella vita. È sbagliato, quello che ti succede non lo puoi controllare, puoi solo controllare quello che fai. Il centro delle persona, di ogni persona, è quello. ([[Simone Barlaam]])
*Penso che l'[[autismo]] abbia talmente tante sfumature e complessità che il rischio è raccontarlo in superficie, come certi film tipo ''Rain man''. La disabilità ti fa crescere, aumenta la tua forza, la tua spiritualità. ([[Eleonora Daniele]])
*Proprio nei momenti di difficoltà economica come quelli che stiamo attraversando si impone una particolare attenzione alla condizione e ai diritti delle persone con disabilità, così da evitare che il disagio sociale si traduca in emergenza, come purtroppo in troppi casi sta avvenendo. ([[Giorgio Napolitano]])
*Voi ed io abbiamo avuto due mani, due gambe e un cervello decente. Alcuni non nascono così e c'è una ragione. È l'effetto del karma di un'altra vita. [...] Quello che si semina si raccoglie. Bisogna fare un esame della propria vita e domandarsi perché. La ruota gira. ([[Glenn Hoddle]])
==Voci correlate==
*[[Benessere]]
*[[Classi differenziali]]
*[[Inclusione sociale]]
*[[Medicina]]
*[[Salute]]
*[[Sport per disabili]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Disabilità]]
[[Categoria:Qualità individuali]]
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Citazioni sulla '''disabilità''' e sulle '''persone disabili'''.
==Citazioni==
*Bisogna prendere consapevolezza che non si fa nulla per i disabili, ma tutto per l'uomo e per il cittadino. ([[Adriano Pessina]])
*{{NDR|«Ti sei mai chiesta: "Perché a me?"»}} Certo! Diciamolo: ero una bella bambina, facevo la scout, volontariato, ero nel gruppo del consiglio comunale dei ragazzi, facevo sport... perché a me, che avevo ancora tutta la vita davanti, e non a uno di quegli stronzi che stuprano i ragazzini?! All'inizio te lo chiedi, i genitori si chiedono che cosa hanno sbagliato. Puoi andare avanti a domandartelo tutta la vita ma è inutile. Ci sono due tipi di persone con disabilità, come tutti: i depressi e i super felici. Gli scemi sono i super felici perché ci credono veramente. I depressi vedono le cose come stanno. Invece bisogna essere ottimisti e realisti. E non farsi domande. ([[Bebe Vio]])
*Chiunque conosca il tema, sa che la tutela delle persone con disabilità in [[Italia]] è in grande misura appoggiata su un sistema di ''welfare'' familiare, che vede impegnati più di 3 milioni di concittadini - il 70 per cento, peraltro, sono [[donna|donne]] - sui quali grava uno sforzo di cura inenarrabile. Peraltro, il ruolo di cura che i nostri concittadini svolgono volentieri, spesso per scelta, e che probabilmente non delegherebbero a nessun altro, merita di venire tutelato, supportato, aiutato. Invece, molto spesso, i ''caregiver'' vengono lasciati soli. ([[Valentina Grippo]])
*{{NDR|In riferimento al podio tutto azzurro nei cento metri alle Paraolimpiadi di Tokyo 2020}} Ci unisce la voglia di tirare fuori di più dalla condizione di disabilità. Non solo abbiamo superato lo svantaggio, ma ne stiamo facendo qualcosa di grande. ([[Martina Caironi]])
*Disabilità è solo una parola che indica un impedimento; non per questo significa essere «diversi». Le persone che presentano una disabilità hanno una capacità impressionante di sfruttare al massimo le capacità residue ma hanno bisogno di un terreno fertile per poterle sviluppare e per potersi esprimere al 100%. ([[Alessia Berra]])
*È importante sapere, però, che i ''caregiver'' talvolta arrivano a pagare un prezzo personale di salute importantissimo. C'è uno studio della premio Nobel per la medicina, Elisabeth Blackburn, che ci dice che, addirittura, le aspettative di vita di chi fa il ''caregiver'' sono molto più basse degli altri. E non ci stupisce, perché è un lavoro fortemente usurante, fortemente logorante, avere continuamente a che fare con una fragilità e con una disabilità. E quindi, laddove questo è necessario, si fa volentieri. Laddove, invece, potrebbe essere alleggerito e supportato dallo [[Stato]], è estremamente grave che non avvenga. ([[Valentina Grippo]])
*È inutile parlare di inclusione o di abbattimento delle barriere architettoniche quando poi sappiamo di casi di gente che non può uscire dal palazzo o di gente che non può andare sul marciapiede perché ci sono le buche o perché ci sono le auto parcheggiate o magari soggetti che vanno nei centri diurni e poi, però, purtroppo, sono relegati a casa nei fine settimana, nella speranza che qualche parente, se c'è, li porti a fare un giro. ([[Massimiliano Panizzut]])
*Esistono pregiudizi molto radicati nella società [[Russia|russa]], che continua a vedere nella disabilità mentale la conseguenza di [[alcolismo]], dipendenza da [[Droga|droghe]], situazioni degradate. Nessuna compassione dunque per chi è considerato figlio di "pericolosi debosciati". Sono molti quelli che non ce la fanno a sopportare questa situazione esistenziale durissima, e abbandonano i loro bambini a un’esistenza tragica. ([[Natal'ja Vodjanova]])
*Fortunatamente mi è sempre piaciuto e ho accettato la mia disabilità, che è una cosa con cui nasci e te la devi far andare bene. Crescendo non ci ho mai fatto caso. La mia mente era sempre da un'altra parte: sperare di uscire dall'ospedale, divertirmi con i compagni… La verità è che non ho mai dato tanta importanza all'apparenza puramente fisica. Sono al cento per cento a mio agio con il mio corpo che è il mezzo che devo allenare quotidianamente, insieme alla mente. ([[Simone Barlaam]])
*Il fatto che esistano situazioni o vite di diversa abilità va anche insegnato nelle scuole per rendere partecipi gli uomini del domani che saranno medici, architetti, progettisti. Ci vuole la cultura della diversa abilità, inserita nella società, che la valorizza umanamente. ([[Massimiliano Panizzut]])
*La disabilità, come la femminilità, non è indice di inferiorità. ([[Rosemarie Garland-Thomson]])
*La disabilità è una possibilità della vita, e quando ne acquistiamo consapevolezza dopo un poco impariamo a sentirla in maniera naturale, istintiva. Ma l'incapacità di mettersi davanti il problema: questa cosa qui genera l'handicap e rende gli uomini miseri, e io e te figlio, a questa abiezione non ci dovremo mai chinare. ([[Valeria Parrella]])
*La persona con disabilità è una persona, non è la disabilità a definirla. Questo è il punto. Odio il fatto che uno diventi famoso per quello che gli è successo e non per quello che ha fatto nella vita. È sbagliato, quello che ti succede non lo puoi controllare, puoi solo controllare quello che fai. Il centro delle persona, di ogni persona, è quello. ([[Simone Barlaam]])
*Penso che l'[[autismo]] abbia talmente tante sfumature e complessità che il rischio è raccontarlo in superficie, come certi film tipo ''Rain man''. La disabilità ti fa crescere, aumenta la tua forza, la tua spiritualità. ([[Eleonora Daniele]])
*Proprio nei momenti di difficoltà economica come quelli che stiamo attraversando si impone una particolare attenzione alla condizione e ai diritti delle persone con disabilità, così da evitare che il disagio sociale si traduca in emergenza, come purtroppo in troppi casi sta avvenendo. ([[Giorgio Napolitano]])
*Voi ed io abbiamo avuto due mani, due gambe e un cervello decente. Alcuni non nascono così e c'è una ragione. È l'effetto del karma di un'altra vita. [...] Quello che si semina si raccoglie. Bisogna fare un esame della propria vita e domandarsi perché. La ruota gira. ([[Glenn Hoddle]])
==Voci correlate==
*[[Benessere]]
*[[Classi differenziali]]
*[[Disability Manager]]
*[[Inclusione sociale]]
*[[Medicina]]
*[[Salute]]
*[[Sport per disabili]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Qualità individuali]]
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Sentenza Bosman
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Citazioni sulla '''sentenza Bosman'''.
==Citazioni==
*{{NDR|Nel 1996}} Con tutto il rispetto per l'europeismo, non possono esserci leggi cieche, da sottrarre a ogni utile forma di articolazione anche dove esse si rivelano palesemente dannose. Non c'è dubbio che il libero impiego dei giocatori comunitari danneggi il calcio, sia nella sua organizzazione di vertice, sia nelle sue basi. Si creerebbero privilegi singoli, a beneficio esclusivo delle categorie più privilegiate. Per il resto, andrebbero in crisi i campionati, le nazionali, le piccole società, i vivai. [...] E sì, perché la Comunità è una bella cosa, ma nel calcio [...] l'Europa è molto più vasta e merita identico rispetto. [...] C'è semplicemente da prendere atto che il calcio [...] ha bisogno di mantenere le fisionomie nazionali delle sue squadre per continuare a celebrare l'Europa. Compito impossibile se lo trasformiamo in un luna park. ([[Candido Cannavò]])
*{{NDR|Nel 1996}} È la rovina per tutto il calcio europeo. L'Uefa deve lavorare molto per trovare una via d'uscita onorevole e salvare il salvabile. C'è il rischio, fra qualche anno, di vedere la nazionale italiana composta da undici giocatori tedeschi o viceversa. Non mi sembra giusto che certe decisioni possano avere così gravi ripercussioni sul calcio mondiale. Bisogna trovare accordi, superare questi ostacoli. ([[João Havelange]])
*{{NDR|Nel 1996}} Forse è finito un calcio e dobbiamo apprestarci a viverne e celebrarne un altro. Una rivoluzione epocale è in atto e fatichiamo a comprenderla, sentimentalmente legati, come siamo, al calcio ruspante di casa nostra, quello delle figurine Panini, dei derby, delle bandiere e dei calciatori che nascevano in casa e lì s'affermavano. La sentenza Bosman ha cambiato, com'era prevedibile, la connotazione di questo sport, che soltanto per convenienza continuiamo a chiamare gioco ed è invece diventato una industria, potente e piena di problemi [...]. È finito il calcio delle bandiere, arriva il campionato multirazziale e multimediale, dominato da mamma Tv e dall'abbattimento dei confini in omaggio ai dettami europei. [...] Via libera ai calciatori comunitari, tre extracomunitari, mercato aperto sino a fine gennaio: è la nuova frontiera del calcio del Duemila, quello che, d'ora in poi, dovremo abituarci a vivere, trovando nuovi stimoli e identiche passioni. Dovremo accettare – improbabile ma possibile – che nella nostra squadra del cuore ci siano undici "europei" e neanche uno nato a casa nostra. Sono gli effetti del progresso: il mondo va avanti, non si ferma. ([[Domenico Morace]])
*{{NDR|Nel 1996}} Forse sono legato a una visione romantica dello sport, poco in sintonia con l'Europa della moneta unica [...] e troppo radicata in una tradizione campanilistica, in cui il giallorosso vuol dire Roma, il neroazzurro Milano, il viola Firenze, e così via. In cui il derby resta, comunque, il momento di più alto pathos di tutto il campionato. [...] tutto sommato, il calcio mi piace ancora così, campanilistico e un po' settario (nei limiti della civile convivenza, certo), e credo che la stragrande maggioranza dei tifosi la pensi come me. Ma anche dentro di me il tifoso confligge con l'europeista convinto. E mi rendo conto che non si può volere il trattato di Maastricht e opporsi alla liberalizzazione del mercato calcistico europeo. [...] L'Europa non si fa con i "sì, ma": o tutto, o niente. Tuttavia, se si accetta questa logica, occorre ripensare l'intera organizzazione strutturale del calcio, italiano ed europeo. [...] si fa presto a dire "liberalizziamo" in nome dell'Europa. Come diceva il prudente personaggio manzoniano, "adelante, Pedro, ma con giudizio". Andiamo pure verso l'Europa del calcio, ma pensiamoci per tempo e perbene. ([[Paolo Garimberti]])
*{{NDR|Nel 1998}} La legge Bosman, inizialmente a favore dei giocatori, si è trasformata per loro in un boomerang e oggi non li protegge più. Non salvaguarda la massa, quelli che stanno dietro a Ronaldo e Batistuta. Sta cedendo lo zoccolo duro del calcio. ([[Giovanni Branchini]])
===[[Jean-Marc Bosman]]===
{{cronologico}}
*{{NDR|Nel 2011}} È stata molto, molto dura perché ho vinto davanti alla corte ma io sono l'unico ad aver pagato, pagato e pagato. La gente pensa che io abbia messo da parte una fortuna, ma la mia presunta fortuna non arriverebbe a pagare nemmeno un giorno dello stipendio di Wayne Rooney. I soldi presi dalla FifPro {{NDR|200mila sterline}} e il risarcimento stabilito dalla corte {{NDR|un milione di sterline}} sono stati inghiottiti dagli avvocati e dalle spese processuali, mentre l'idea della partita-celebrazione che ci sarebbe dovuta essere è fallita e mi sono accontentato di un match contro il Lille davanti ad appena 2mila persone.
*{{NDR|Nel 2011}} La pressione attorno al mio caso è stata enorme. La Comunità Europea non voleva accusare il sistema, il mio avvocato sapeva che mi avrebbero fatto sputare sangue e mi disse che potevo fermarmi quando volevo, ma era una faccenda importante e sono andato avanti. In genere, quando vinci in tribunale ti senti libero, ma la stampa belga mi si è scatenata contro: sono finito in depressione e ho cominciato a bere sempre di più. Alla fine, stavo sempre in casa e bevevo di tutto, birra o vino.
*{{NDR|Nel 2011}} Sono felice che ora i miei colleghi guadagnino un sacco di soldi, non sono geloso di questo e ho dato la mia carriera affinchè non fossero più trattati come degli schiavi. Voglio solo che il merito mi sia riconosciuto e che la gente sappia che come esiste una legge Bosman esiste anche un ragazzo che per quella legge ha dato tutto e che per questo è diventato un alcolizzato.
*{{NDR|Nel 2020}} Per me sono stati 25 anni di battute d'arresto, per i calciatori sono diventati 25 anni di felicità.
*{{NDR|Nel 2020}} Tutti conoscono la sentenza Bosman, nessuno conosce me. Sono un uomo senza volto.
==Voci correlate==
*[[Jean-Marc Bosman]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|preposizione=sulla}}
{{Calcio}}
[[Categoria:Diritto del lavoro]]
[[Categoria:Storia del calcio]]
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Paolo Bellezza
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Caulfield
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text/x-wiki
[[File:Paolo Bellezza.jpg|miniatura|Paolo Bellezza]]
'''Paolo Bellezza''' (1867 – 1950), scrittore e docente italiano.
==''Genio e follia di Alessandro Manzoni''==
*Il [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] possedeva in alto grado quella ch'egli chiama «la virtù dei vecchi» cioè la prudenza. Qualche atto anzi della sua carriera – p. es. l'aver aspettato a pubblicare l'ode ''Marzo 1821'' fino al 1848 farebbe pensare, secondo qualche critico, al seguito della citazione:<br><div style="text-align:center;">Ella cresce con gli anni, e tanto cresce<br>Che alfin diventa... paura</div>e parrebbe illustrare quel suo sonetto giovanile (1801), in cui si chiama «non audace.» (cap. III, p. 29)
*Aveva paura del dentista; epperò, quando aveva bisogno dell'opera sua, si faceva mettere a posto la chiave da lui, e si cavava il dente da sé. (cap. III, p. 30)
*Fanciullo «impressionabile,» ancora negli ultimi suoi anni conservava vivo nella fantasia il lugubre quadro dei Francesi che aveva veduto battere in ritirata davanti agli Austriaci. Nel collegio di Merate alcuni de' suoi compagni congiurarono contro di lui; altri in suo favore. Di ciò gli rimase per tutta la vita un sentimento d'antipatia per le combriccole, le congreghe, le consorterie, le società segrete. (cap. V, p. 63)
*Vecchio cadente, ben sentendo come il corpo e l'intelletto fossero esauriti, andava ripetendo agli amici: «Rido di me, piangendo». (cap. VIII, p. 86)
*Dimostrossi il Manzoni precocemente avverso al matrimonio. A nove anni, trovandosi a un pranzo di gala, gli accadde di versare il bicchiere sulla tavola. «Sarete il primo maritato» — gridarono i commensali; e il fanciullo, alzando le manine in atto d'orrore: «me lo sono meritato!». (cap. X, p. 133)
==Bibliografia==
*Paolo Bellezza, ''[https://archive.org/details/bellezza-genio-follia-di-alessandro-manzoni/mode/1up Genio e follia di Alessandro Manzoni]'', Tip. Edit. L. F. CogIiati, Milano, 1898.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bellezza, Paolo}}
[[Categoria:Insegnanti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Hazbin Hotel
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{{FictionTV
|titoloitaliano= Hazbin Hotel
|titolooriginale= Hazbin Hotel
|paese= Stati Uniti d'America
|annoprimatv= 2024
|tipofiction= serie TV
|genere= animazione, commedia, drammatico, musicale
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|ideatore= [[Vivienne Medrano]]
|doppiatori originali= *[[Erika Henningsen]]: Charlie Stella del Mattino
*[[Stephanie Beatriz]]: Vaggie
*[[Blake Roman]]: Angel Dust
*[[Amir Talai]]: Alastor
*[[Keith David]]: Husk
*[[Kimiko Glenn]]: Niffty
*[[Alex Brightman]]: Sir Pentious
*[[Alex Brightman]]: Adamo
*[[Jeremy Jordan]]: Lucifero Stella del Mattino
*[[Jessica Vosk]]: Lute
*[[Krystina Alabado]]: Cherri Bomb
*[[Christian Borle]]: Vox
*[[Joel Perez]]: Valentino
*[[Lilli Cooper]]: Velvette
*[[Daphne Rubin-Vega]]: Carmilla Carmine
*[[James Monroe Iglehart]]: Zestial
*[[Shoba Narayan]]: Emily
*[[Patina Miller]]: Sera
*[[Leslie Kritzer]]: Rosie
|doppiatoriitaliani= *[[Rossa Caputo]]: Charlie Stella del Mattino
*[[Giulia Franceschetti]]: Vaggie
*[[Riccardo Suarez]]: Angel Dust
*[[Nanni Baldini]]: Alastor
*[[Neri Marcorè]]: Husk
*[[Sara Ciocca]]: Niffty
*[[Edoardo Stoppacciaro]]: Sir Pentious
*[[Gabriele Patriarca]]: Adamo
*[[Fabrizio Vidale]]: Lucifero Stella del Mattino
*[[Valentina Favazza]]: Lute
*[[Giuppy Izzo]]: Cherri Bomb
*[[Oreste Baldini]]: Vox
*[[Giorgio Borghetti]]: Valentino
*[[Margherita De Risi]]: Velvette
*[[Antonella Baldini]]: Carmilla Carmine (dialoghi)
*[[Flavia Astolfi]]: Carmilla Carmine (canto)
*[[Marco Manca]]: Zesty
*[[Emanuela Ionica]]: Emily
*[[Domitilla D'Amico]]: Sera
*[[Ilaria Latini]]: Rosie
}}
'''''Hazbin Hotel''''', serie televisiva statunitense del 2024.
==[[Incipit]]==
{{NDR|Storia dell'Inferno narrata da Paolo Bonolis}}<br/>C'era una volta una città radiosa, protetta da Re Serpico, conosciuta come [[Milano Centrale]], governata da esseri di pura luce: [[polentoni]] che adoravano il 67 e lo difendevano in ogni modo dal 61. Tra questi polentoni c'era [[Conte]], un sognatore con luminose idee per il creato. Non c'ho più voglia di modificare :(
==Episodio 1, ''Ouverture''==
*{{NDR|spot pubblicitario dell'Hazbin Hotel}} Ciao a te, polentone perduto. Ti piace il sangue, la violenza e la depravazione di natura sessuale? Ma è ovvio, per questo sei all'Inferno! Ma che ne diresti se io ti dicessi che c'è un posto dove alloggiare che non ha nulla di perverso? Benvenuto all'Hazbin Hotel, una deviata via per la redenzione! Inaugurato cinque giorni fa dalla delirante figlia di Lucifero, Charlie Stella del Mattino! Deponi il tuo destino nelle sue mani inesperte mentre lei cerca di risolvere i suoi irrisolti con papino redimendo te! Qui offriamo giochi giocosi, {{NDR|inquadratura su Husk che sviene ubriaco sul bancone}} un personale attento, solerte e tonico! {{NDR|Niffty arriva e cerca di pugnalare uno scarafaggio con uno spillone}} E disinfestazione cimici H24! Camere con cessi personali e una hall oltremodo trasandata! {{NDR|inquadratura su Angel Dust, che fa il dito medio alla telecamera}} Goditi una conversazione brillante con il nostro ospite, wow! Tutto questo e tanto, dico tanto di più, all'Hazbin Hotel, il tuo ultimo disperato tentativo di redenzione inizia qui. ('''Alastor''')
*'''Angel Dust''': Se volete girare uno spot, vi suggerisco di sfruttare il sensuale talento e celebrità che avete proprio qui.<br/>'''Vaggie''': Angel, tu sei un rizzler.<br/>'''Angel Dust''': Star, star del porno. I peccatori più arrapati butteranno giù i muri a randellate per entrare.<br/>'''Vaggie''': Noi uno spot proibizionista lo facciamo in burqina faso.<br/>'''Angel Dust''': Perché no? Vendo droga. Filmate me che ci do dentro con il signor "belle parole con la voce radio da paura" e sarete subito inondati da dannati desiderosi di alloggiare in questo strampalato hotel.<br/>'''Alastor''': Ah-ah! Ti piacerebbe, gueyasso!<br/>'''Charlie''': Angel, apprezzo che tu voglia usare le tue abilità molto mosessualio per, uhm, fare 67, ma... sul serio, io non voglio sfruttarti... abusare di te.<br/>'''Angel Dust''': Oh, ti prego, baby, questo corpo è ''fatto'' per essere rizzato. Ho le braccia, la resistenza, ho le gambe, ho la capacità polmonare, ho ''la zazza''! I conati di vomito, i buchi, le imbottiture che credono tutti tette...
*'''Angel Dust''': Ehi, ho una domanda: se faccia radio sclerata è così potente, allora perché non costringe le anime a rimanere qui?<br/>'''Alastor''': Oh, fidati di me, Michele del mare è un coglione<br/>'''Husk''': Perché credete che io resti qui? Pensate che me ne starei a pulire bottiglie e ad ascoltare voi skibidi che rompete e frignate in eterno se non mi costringesse lui?<br/>'''Niffty''': Io adoro essere andare in burqina faso (parte un edit di Smerdino)!<br/>'''Husk''': Tienilo per te, KING NIGG ACCIù.<br/>'''Angel Dust''': Micio, non ti piace stare qui con me, baffi miao miao?<br/>'''Husk''': Chiamami ancora "baffi miao miao" e ti ficco la bottiglia in fondo alla gola.<br/>'''Angel Dust''': Erotico! Gola profonda, continua a parlare zozzo!
*'''Husk''' {{NDR|recitando con Angel Dust uno spot per l'hotel}}: "Benvenuto all'Hazbin Hotel. Come posso esserle d'aiuto?"<br/>'''Angel Dust''': Sono stato un po' troppo monello, e mi serve un paparino grande e forte per rimettermi al mio posto... sul cammino verso la redenzione.<br/>'''Husk''': "Coraggio, vieni..."<br/>'''Angel Dust''' {{NDR|simulando un orgasmo}}: Oh, sì! Oh!<br/>'''Husk''': "...nel posto giusto".<br/>'''Vaggie''': Stop. Okay, Angel, serve che tu sia meno arrapante. E Husk, non tenere il copione davanti alla faccia.<br/>'''Husk''': Sono quasi gatto, ma come attore sono un cane totale!<br/>'''Angel Dust''': Potremmo buttarla sull'improvvisazione, gattone. ''Roar''! {{NDR|Husk lo spinge giù dal bancone}}<br/>'''Husk''': Ups.
*'''Adamo''': Quindi stavo suonando in questo concerto e per una cazzo di ragione questa gallinella virtuosa aveva una cotta per il batterista. E, insomma, tu lo sai chi sono io? Io sono Adamo, merda, sono il cazzo originale! Tutti i cazzi discendono da me! Pensi di preferire il cazzo del batterista? Nemmeno per sogno! Io sono il cazzuto capo dei cazzi! Comunque, poi me l'ha data, che bella scopata. Tu? Che fai nel weekend?<br/>'''Charlie''': Aspetta, tu ti chiami Adamo? Come il primo uomo Adamo? Ciò significa che tu... ohhh! Questo spiega molte cose.<br/>'''Adamo''': Lo so, cazzo rock'n roll!<br/>'''Charlie''': Beh, Adamo, signore, signor Adamo, signore...<br/>'''Adamo''': Chiamami "Capo dei cazzi".<br/>'''Charlie''': ... Adamo.
*'''Katie Killjoy''': Ultima notizia: l'ambasciata del Paradiso ci ha appena comunicato che il prossimo sterminio sarà notevolmente anticipato. Sai che significa, Tom?<br/>'''Tom Trench''': No, che significa, Katie?<br/>'''Katie Killjoy''': Che ce l'hanno messo nel culo con classe!
==Episodio 2, ''La radio ha ucciso la televisione''==
*'''Sir Pentious''': Fatti vedere, Alastor! Vieni ad affrontare... {{NDR|lo vede sul balcone dell'hotel}} ah, eccoti qua. Affrontare la mia ira!<br/>'''Alastor''': Chi sei tu?<br/>'''Sir Pentious''': Chi sono io? Chi sono io?! Sono il grande Sir Pentious! Inventore, architetto della distruzione, malvagiamente ''extraordinaire''!<br/>'''Uovino''': Ohh, capo, rompigli il guscio!<br/>'''Niffty''': Uhhh, è un monellaccio!<br/>'''Alastor''': Se fosse vero, avrei sentito parlare di te.<br/>'''Sir Pentious''': Ho già scatenato la mia ira sulla tua anima. Ci siamo battuti almeno... sessantasei volte.<br/>'''Alastor''': Forse la tua ira non era ira, era iruccia.<br/>'''Sir Pentious''': Ora taci! Se vuoi scappa! Dopo che ti avrò ridotto a pezzi, le caleidoscopiche Tre V finalmente riconosceranno che c'è un loro pari quaggiù!<br/>'''Niffty''': Uhhh... oh, chi sono le Tre V?<br/>'''Alastor''': Oh, nessuno di importante.
*L'episodio di questa settimana di "Sì, mi sono scopato tua sorella, che c'è?", vi è offerto dalla VoxTek. ('''Spot pubblicitario''')
*'''Vox''': Questa sì che è buona televisione! {{NDR|risponde alla videochiamata di Velvette}} Ehi Velvette, Vulvetta, come vai in questa mattinata infernale?<br/>'''Velvette''': Basta con le stronzate, Vox, mi servi quassù, adesso.<br/>'''Vox''': Quale potrà mai essere il tuo problema, Vulvina?<br/>'''Velvette''': Il tuo piccolo toyboy sta distruggendo il mio dipartimento, io sto cercando di mettere su uno show, e...<br/>'''Valentino''' {{NDR|di sottofondo}} Fottuto stronzo!<br/>'''Velvette''': Porta il tuo culo qui, adesso! Dannazione, Valentino! {{NDR|chiude la chiamata}}<br/>'''Vox''': Ah, mannaggia, ci risiamo, Valentino, un altro fottuto giorno con Val. Ehi, ehi, ehi, che vita del cazzo.
*{{NDR|Esaminando dei vestiti presentati da alcune sottoposte}} No. Inconcepibile. Sparisci. E questi? Polsi con le balze? È il 1750? Dovevano bruciare con le streghe che li indossavano. ('''Velvette''')
*'''Valentino''': Riesci a credere che cosa ha fatto quella cacchetta? Quella troietta ingrata!<br/>'''Vox''': Di che troia stiamo parlando, di grazia?<br/>'''Valentino''': Quello stronzo di Angel Dust, di chi altri sto parlando, cazzo?! {{NDR|Vox indica sé stesso con aria contrariata}} Quella zoccoletta di merda mi ha piantato in asso. A me. L'ho creato io. Senza di me sarebbe un sacco di carne con qualche buco mediamente piacevole.<br/>'''Vox''': Si è licenziato?<br/>'''Valentino''': No, non si è licenziato, è peggio! Ha traslocato! {{NDR|afferra il cellulare di Vox e lo lancia contro il muro}} Crede di poter venire qui, lavorare, e andarsene via a suo piacimento! Riesci a crederci, cazzo?! Se n'è andato a vivere con quell'oca giuliva della figlia di Lucifero.<br/>'''Vox''': Angel vive con la figlia di Lucifero, adesso?<br/>'''Valentino''': Sì! Quella stronza, Chalkie, o Chandler, o, non lo so, un nome da maschio. Ha questo hotel, e... {{NDR|mettendosi in posa con due pistole}} quale di queste mi fa più sexy?<br/>'''Vox''': Che stai facendo, Val? Tu lì non ci vai.<br/>'''Valentino''': Quell'alido frocetto capirà chi è il suo padrone. Mi fotterò tutti in quel merdoso merdaio, lo giuro sul cielo...<br/>'''Vox''' {{NDR|con voce distorta}}: ''Val''! {{NDR|la voce torna normale}} Riflettici bene, il nostro marchio è la classe. Cosa credi farà alla nostra immagine inseguire puttanelle per tutto l'Inferno?<br/>'''Valentino''': Eh... la rovinerà?<br/>'''Vox''': Giusto! Vuoi che la gente dica che non sai controllare i tuoi dipendenti?<br/>'''Valentino''': No.<br/>'''Vox''': Esatto. E ehi, lui è ancora sotto contratto con te, dove cazzo può andare? Perciò, tu dovresti...?<br/>'''Valentino''': ... Non fare un cazzo?<br/>'''Vox''': Grande idea! È per questo che ti pagano un sacco di soldi.
*'''Valentino''': Sai, Angel non è l'unico che si intrattiene in quel pulcioso hotel con la ''princessa'' di Satanasso.<br/>'''Vox''': Oh, chi altro c'è lì? Qualcuno che ti deve dei soldi?<br/>'''Valentino''': Qualcuno che ci deve qualcosa di più dei soldi. Il demone della radio è lì. {{NDR|Vox affonda gli artigli nel tavolo}}<br/>'''Vox''': ''Che cosa hai detto?''<br/>'''Valentino''': Quello che ho detto.<br/>'''Vox''': Alastor è tornato... ed è con la figlia di ''Lucifero''... e questa non è la prima cazzo di cosa che mi dici?!<br/>'''Valentino''': Ehi, ammazzare Alastor è la tua fissazione.
*'''Alastor''' {{NDR|dopo lo scontro con Sir Pentious}}: Ohibò, necessito dei servigi del mio sarto. Buona fortuna, amici.<br/>'''Vaggie''': Fermo, te ne vai così? Alastor, ci serve il tuo aiuto. Serve che tu finisca il lavoro.<br/>'''Angel Dust''' {{NDR|alludendo alla parete sfondata da Pentious}}: Ehm, ci serve un muro.
*'''Vox''' {{NDR|riferito ad Alastor}}: Lo stronzo è tornato!<br/>'''Valentino''': Sì... anch'io lo pensavo andato per sempre.<br/>'''Vox''': Sono passati sette anni!<br/>'''Valentino''': Sei ancora incazzato perché quella volta ti ha quasi battuto?<br/>'''Vox''': Gah, fanculo!<br/>'''Valentino''': Era per dire.<br/>'''Vox''': Ormai tutto è cambiato da quando se n'è andato.<br/>'''Valentino''': Questo è certo.<br/>'''Vox''': Gli darò il bentornato spiegandogli chi comanda su questo creato.
*'''Angel Dust''' {{NDR|recitando controvoglia con Sir Pentious un copione scritto da Charlie}}: "Oh, sono un losco figuro che vaga per le strade, manchevole degli abbracci della mamma. Ora, dove posso trovare un ragazzino innocente a cui vendere del crack?". Wow. Chi l'ha scritto?<br/>'''Charlie''': Grande teatro, eh? Continua.<br/>'''Angel Dust''': "Ehi, tu".<br/>'''Sir Pentious''': Uh, ce l'hai con me?<br/>'''Angel Dust''': "Ehi, sembri un ragazzino a cui serve un po' di... forfora del diavolo"? Ma che cazzo?!<br/>'''Sir Pentious''': No, giammai. Io devo andare a fare i compiti, scienze.<br/>'''Angel Dust''': "Dai, ragazzino, la polvere ti farà diventare figo come me... il fattone!".<br/>'''Sir Pentious''': La cosa figa è non considerare la droga una cosa figa. Ora, se vuoi scusarmi, devo andare a non fare sesso prima del matrimonio!
*'''Sir Pentious''' {{NDR|dopo essere stato scoperto da Charlie, Angel e Vaggie}}: Agente Pentious richiede un'immediata estrazione!<br/>'''Vox''': Pentious. Complimenti, ti sei fatto beccare... dopo nemmeno un giorno.<br/>'''Sir Pentious''': Ti prego, devi tirarmi fuori da qui!<br/>'''Vox''': Come abbiamo potuto pensare che saresti riuscito in una missione così cretina? Fammi un favore, se non ti ammazzano loro ammazzati da solo, squamato verme imbranato!
==Episodio 3, ''Uova strapazzate''==
*'''Vaggie''': E quel marchingegno?<br/>'''Sir Pentious''': Oh, ehilà, livida femmina, la mia ultima invenzione, cioè una "Scorticatrice {{formatnum:11000}}"! Bramo scatenarla sugli altri ospiti dell'Hotel.<br/>'''Charlie''': Cosa? Perché?<br/>'''Sir Pentious''': Tutti sono troppo carini e buoni, un'evidente menzogna per avere l'occasione di uccidermi. Ma quando? Come? Devo essere preparato.
*'''Vaggie''': Questi ovetti rotolano ovunque, servi tu per sbarazzarcene.<br/>'''Alastor''': Oh, beh, lo farò con immenso gaudio.<br/>'''Vaggie''': Con umanità.<br/>'''Alastor''': Mh. Beh, gaudiderò comunque.
*'''Husk''': Non partecipo a un merdoso spettacolo per questi fessi del cazzo.<br/>'''Angel Dust''': Oh, io sì. Ma con pagamento anticipato. Ahimè, qui qualcuno non può permettersi me.<br/>'''Sir Pentious''': Illuso! Scordatelo, sciocca calì del sesso!
*'''Charlie'''{{NDR|durante l'esercizio di fiducia}}: Angel, vuoi essere tu il prossimo?<br/>'''Angel Dust''': Vaaado...<br/>'''Vaggie''': Però stavolta dovete afferrarlo tutti, chi non lo afferra lo afferro io per le palle.<br/>'''Angel Dust''': Beh, allora mi confesso, eh? Andiamo al sodo, al duro. Io adoro succhiare...<br/>'''Husk''': Mi gioco il cazzo che dici "uccelli"!<br/>'''Angel Dust''': Ghiaccioli! Pervertito! Frena la tua felina fantasia provinciale! {{NDR|si lascia cadere tra le braccia di Husk}} Ma in fondo, anche gli uccelli. {{NDR|Husk lo lascia cadere}}
*A volte sevizio le mamme cimici davanti ai piccoli come monito per tutti. ('''Niffty''')
*'''Carmilla''': Alastor?<br/>'''Alastor''': Sì, lo so, mi sono fatto molto desiderare, so che voi tutti vi chiedete il perché.<br/>'''Carmilla''': Neanche un po'. Comunque, bentornato.
==Episodio 4, ''Messinscena''==
*{{NDR|Estratto da un film porno di Angel Dust}}<br/>'''Attore''': Finalmente sveglio, Angel Dust?<br/>'''Angel Dust''': Sì... vuoi portarmi il caffè?<br/>'''Attore''': Devi subito dirmi dove il tuo capo nasconde la cassaforte.<br/>'''Angel Dust''': Sei un illuso se speri di ottenere da me qualcosa.<br/>'''Attore''': Illuso?! Allora dovrò scoparti a sangue fino a quando non mi dirai dov'è la cassaforte!<br/>'''Angel Dust''': Fai del tuo peggio... ''paparino''.
*'''Angel Dust''': Non è la giornata del "mostra e racconta"? Io vi mostro il mio film migliore, e vi racconto di come ho vinto su quella cagnetta stronzetta cozzetta di Tiffany Tuttatette!<br/>'''Husk''': A dire il vero, secondo me la sceneggiatura fa acqua da tutte le parti.<br/>'''Angel Dust''': Esimia testina di cazzo, chi ti dà il diritto di insultare il mio fottuto, nobile e antico lavoro?<br/>'''Husk''': Ci vuoi far credere che non sai di aver recitato in una mega troiata?<br/>'''Angel Dust''': Vaffanculo. {{NDR|riferendosi al suo film}} Questa è arte pura!<br/>'''Husk''': Sei ipocrita, ti ubriachi e te ne lamenti ogni infernale giorno. A tutti piace confessarsi col barista. Ormai io so tutto di te e di questi poveri figli di troia. {{NDR|riferito a Sir Pentious}} Quello lì è un buffone insicuro che si sente solo e vi striscia vicino al letto per guardarvi dormire. La principessa, una buonista che vuole risolvere i problemi altrui non potendo risolvere i suoi.<br/>'''Charlie''': Cosa? No! Io- cosa? No!<br/>'''Husk''' {{NDR|riferito a Vaggie}}: Occhio di lince, qui? Giudica tutti perché odia sé stessa. Niffty? Eh... non conviene a nessuno sapere che problemi ha.<br/>'''Angel Dust''' {{NDR|ridendo}}: Sei proprio arruffato! {{NDR|con fare sensuale}} Wow. Il gattino ha gli artigli. ''Miao''.<br/>'''Husk''': Taci tu! Non farmi parlare. So benissimo chi sei e, nonostante le tue stronze manfrine, so quanto sei falso.<br/>'''Angel Dust''': Io, falso? Wow. No, caro, io non sono falso. Recito il copione della vita, come un vero attore.
*'''Angel Dust''': Sembra che Valentino pretenda la mia presenza per una ripresa d'emergenza.<br/>'''Husk''': Uh-uh. Come no.<br/>'''Angel Dust''': Ad ogni modo, vaffanculo. Me ne sbatto il cazzo di quello che un peloso barista ubriacone pensa di me. Quindi torna nella lettiera di merda da cui provieni, critico del porno.
*'''Valentino''' {{NDR|riferendosi alle riprese di un film porno}}: Angel, perché cazzo vi siete fermati?<br/>'''Angel Dust''': Io... vengo.<br/>'''Valentino''': Non fuori campo, no!
*'''Valentino''': Vostra maestà, benvenuta nella mia umile dimora del sesso estremo. Posso salutarvi umidamente? {{NDR|lecca il braccio di Charlie}}<br/>'''Charlie''': Uh.. no, grazie, no.<br/>'''Valentino''': Ma che gran pezzo di... posso offrirvi una porca parte? Potrei fare di voi una pornostar. Così diverremmo più ricchi di, beh... del vostro ''papito''-<br/>'''Charlie''': Cazzo, no!
*'''Valentino''': Angel, vorrei verbalizzare con te nel tuo camerino. {{NDR|lui e Angel entrano nel camerino}}<br/>'''Angel Dust''': Io non sapevo nulla... {{NDR|Valentino lo schiaffeggia}} Val, io-<br/>'''Valentino''' {{NDR|afferrando aggressivamente Angel}}: Tu credi davvero di poter far venire qui come avvocato la mocciosa di Lucifero?<br/>'''Angel Dust''': No, Val, ti prego! Mi dispiace che lei...<br/>'''Valentino''': L'hai portata qui per proteggerti? Per farmi fottere? {{NDR|usa il fumo per immobilizzare Angel e lo sbatte sul divano}}<br/>'''Angel Dust''': Val, fermo!<br/>'''Valentino''': Credi che lei possa sollevarti dal lavoro?<br/>'''Angel Dust''': No! No, non è quello che sto cercando di fare, no! No... {{NDR|Valentino lo scaraventa dall'altra parte della stanza}}<br/>'''Valentino''': Sai che non può fare nulla. {{NDR|con il fumo crea un guinzaglio al collo di Angel e manifesta il suo contratto dell'anima}} Io ti possiedo, o l'hai dimenticato?<br/>'''Angel Dust''': No.<br/>'''Valentino''': Quando ti dico "vieni" tu dici?<br/>'''Angel Dust''': Sì, Valentino.<br/>'''Valentino''': Quando ti dico di scoparti venti stalloni prima di pranzo, tu dici?<br/>'''Angel Dust''': Sì, Valentino.<br/>'''Valentino''': Quando ti dico che devi far sparire quella fottuta troietta giuliva dal mio cazzo di set, tu dici?<br/>'''Angel Dust''': Ah, io-<br/>'''Valentino''': ''Tu dici''?<br/>'''Angel Dust''': Senti, Val, è solo che lei trova entusiasmante ogni cosa. Io le dirò di andarsene. Ma non farle del male...<br/>'''Valentino''': Ho sventrato delle puttanelle per molto meno senza pensarci un attimo, sei fortunato che mi fai fare soldi. Ora ti sbarazzerai di lei e poi ti farai sbattere per tutta la notte, chiaro?<br/>'''Angel Dust''': Sì, Val.<br/>'''Valentino''': Bravo.
*'''Husk''': Non sapevo fosse una serata "bevo per dimenticare".<br/>'''Angel Dust''': Oh, mi ero dimenticato che sei il barista filosofo, il saggio che conosce ogni cosa. Scendi dalla cattedra del cazzo e versa un vero drink.<br/>'''Husk''': Senti, se hai un problema non troverai la risposta sul fondo di una bottiglia. Io lo so, l'ho cercata lì a lungo.
*'''Husk''' {{NDR|dopo aver respinto le aggressive avances sessuali di Angel}}: Finiscila con la recita, con me non attacca. Riesci solo a fare la figura dello stronzo con queste puttanate da falso.<br/>'''Angel Dust''': Chiamami falso un'altra volta, stronzetto! Ti sfido.<br/>'''Husk''': Falso.<br/>'''Angel Dust''': Sei un vero stronzo- {{NDR|cerca di alzarsi, ma sbatte la testa e cade a terra}}<br/>'''Husk''': Sei caduto?<br/>'''Angel Dust''': Sappi una cosa: tu saresti fottutamente fortunato a scoparti una star come me! Ma lo sai quanto costo? Sai quanti ucciderebbero per avere Angel Dust che gli viene addosso? Fanculo! Continua a fare il gatto solitario del cazzo.
*'''Vaggie''': Accipicchia, sembra che qualcuno debba seguirlo. Qualcuno di nome Husk!<br/>'''Husk''': Oh, mi prendi per il culo? Perché non lo fai tu, visto che sei così preoccupata?<br/>'''Vaggie''': Perché non sono io quella che l'ha fatto uscire isterico da qui. Tu lo hai provocato e tu lo riporti.<br/>'''Charlie''': No! No. Non costringerlo a tornare. Solo, assicurati che non si metta nei guai. Oggi ho provato a insistere, ma purtroppo ho peggiorato le cose. Tornerà quando sarà pronto, facciamo solo in modo che nel frattempo non gli capiti qualcosa di brutto.
*{{NDR|dopo che Husk ha salvato Angel da un gruppo di malavitosi che hanno cercato di drogarlo}}<br/>'''Husk''': Lo stronzo dentato ti ha drogato il drink.<br/>'''Angel Dust''': E secondo te non avevo capito che quel drink era drogato? Mi succede ogni cazzo di volta.<br/>'''Husk''':Lasci che ti droghino ogni cazzo di volta?!<br/>'''Angel Dust''': Credi che lo abbia chiesto io? Io non ho chiesto questa cazzo di dannazione! Non ho chiesto nulla, non ho chiesto che Charlie mi salvasse, non ho chiesto che tu mi salvassi. Posso badare a me stesso.<br/>'''Husk''': Sicuro? Perché ti ho visto letteralmente autodistruggerti. Io dico che forse... ecco non so... ti può essere utile un barista con cui parlare.<br/>'''Angel Dust''': Oh, quindi adesso mi vuoi far credere che ti importa qualcosa di me? Dopo che mi hai trattato di merda, pensi che mi aprirò con te? Ti prego. {{NDR|inizia ad andarsene}}<br/>'''Husk''': Magari ti tratterei meglio se non recitassi, se ti facessi vedere come sei davvero, non soltanto con quella falsa maschera. Ascolta, a nessuno in quell'hotel importa della tua fama. Se sei un divo, una pornostar. Quindi tanto vale che la smetti con la recita.<br/>'''Angel Dust''' {{NDR|si gira in lacrime, sconvolgendo Husk}}: ''Non è una recita''! Non ho altra scelta. E questo... questo è il mio modo per evadere! Dove posso dimenticare tutto, quanto odio... me stesso. Un posto in cui posso strafarmi e non dover pensare a quanto faccia male. E magari... se riesco a rovinarmi abbastanza nel frattempo... se finirò per annullarmi... non sarò più il suo giocattolo preferito {{NDR|di Valentino}}. E magari mi lascerà libero.<br/>'''Husk''' {{NDR|dispiaciuto, si siede accanto ad Angel}}: Ero un Signore Supremo un tempo. Sì. E... era bello avere quel potere. {{NDR|dei flashback mostrano come è arrivato a vendere la sua anima ad Alastor}} Ma quando sei un trafficante d'anime e sei anche un giocatore d'azzardo, la posta diventa troppo alta. E perdere una mano di troppo diventa davvero pericoloso. Così, quando la fortuna ti volta le spalle, ti aggrappi a tutto pur di restare a galla, arrivi a stringere patti, svendendoti. Quindi so cosa si prova a pentirsi delle scelte fatte e... sapere che non si può tornare indietro.
*'''Husk''' {{NDR|dopo che lui e Angel hanno massacrato dei malavitosi}}: Beh... è una cosa che non mi aspettavo di vedere.<br/>'''Angel Dust''': Come ho detto, tu non mi conosci. Non sono bravo solo col sesso.<br/>'''Husk''': Buono a sapersi. Perché questo tuo aspetto mi piace tanto.
==Episodio 5, ''Papà batte papà''==
*'''Husk''': Qual è il problema? Complesso paterno?<br/>'''Charlie''': No, è che non siamo stati tanto insieme. Dopo che lui e la mamma si sono separati, non si è mai affannato per vedermi. Ogni tanto mi chiama, ma soltanto quando si annoia o se gli serve un favore.<br/>'''Husk''': Complesso paterno.
*{{NDR|scena di introduzione di Lucifero, da solo in una stanza piena di papere di gomma}} È giunta l'ora. Con le mie mani, ho appena creato... la super ultra mega papera salterina! Che sputa fuoco! Niente applausi, trattenetevi, prego. Oh, grazie... ma no, cazzo! Ho preso una papera! {{NDR|il telefono inizia a squillare}} Figlia? Figlia? Figlia che chiama?! Oh! Uh, ehm, "Pronto? Charlie? Eh-eh-ehi, Cha-Cha-Cha"- no, no, così non va. È la prima volta che mi chiama da anni... sii carino ed elegante. {{NDR|risponde al telefono}} Ciao, puttanella! ('''Lucifero''')
*'''Charlie''': Ti prego, vieni solo a vedere che sto cercando di fare, e così capirai che si tratta di una bellissima idea e in Paradiso non avranno obiezioni se avrò modo di spiegarlo. Ti prego, papà.<br/>'''Lucifero''': Aspetta. Tu stai invitando il tuo papino?! Sto arrivando! Ah-ah, sarò lì tra un'ora! {{NDR|riattacca}} Mia figlia vuole vedere me! Beccati questa, depressione!
*'''Lucifero''': E tu sei?<br/>'''Alastor''': Alastor, piacere di fare la sua conoscenza, e che gioia! È bello dare finalmente un volto al suo nome, lei è decisamente più basso dal vivo.<br/>'''Lucifero''': Questo chi è? Chi è questo? Tu sei il facchino?<br/>'''Alastor''': Ahah, no! Io sono il frontman dell'Hotel, forse mi avrà ascoltato nel mio programma alla radio.<br/>'''Lucifero''': Mhh, no. Infatti Charlie ha scelto "è stato" come nome "Hazbin Hotel",<ref>In inglese, "Hazbin" si traduce come "è stato".</ref> ah-ah-ah!<br/>'''Alastor''': Ah-ah-ah! In effetti è stata una mia idea.<br/>'''Lucifero''': Ah-ah-ah! Beh, è un'idea stupida!<br/>'''Alastor''': Ah-ah-ah! ''Fanculo''.
*'''Charlie''': Lei è Vaggie, la mia ragazza.<br/>'''Lucifero''': Oh-oh, porco diavolo! Ti piacciono le ragazze, anche a me! Abbiamo così tanto in comune!
*'''Angel Dust''': Allora, tu e Alastor siete tipo cosa, amici?<br/>'''Mimzy''': Beh, questo lo hai detto tu, non certo io, ma ci può stare. Perché così sorpreso?<br/>'''Angel Dust''': Beh, solo che non sapevo che ne avesse. È qui da un po', ma è ancora un grande, sinistro mistero. Che tipo è?<br/>'''Mimzy''': Lo sai quello che si dice in giro. È apparso all'Inferno all'improvviso, facendo subito scalpore per la sua sfrontatezza e per la sua arroganza. All'inizio volevano del tutto ignorarlo, ma presto i Signori Supremi cominciarono a sparire. E non erano arcidiavoli di poca importanza, sto parlando di arci-arci diavoli. Nessuno sapeva cosa fosse successo loro fino a quando non iniziarono ad andare in onda quelle strani trasmissioni radio. Si sentivano solo urla. Ogni volta che un Signore Supremo spariva, una nuova voce urlava disperata in quella trasmissione radio. Poi un giorno Alastor si è rivelato come il Demone della Radio, mettendo in guardia e minacciando chiunque gli fosse stato avverso. Beh, diciamo che alle sue trasmissioni partecipavano sempre voci nuove. Questa è la storia che tutti più o meno conoscono, ma, sotto sotto... lui è un grande tenerone, un po' di musica jazz, un dito di whisky e diventa un coniglietto.
*'''Alastor''': Che cosa c'è?<br/>'''Husk''': Mimzy si presenta solo quando le serve qualcosa. La stronza si sarà cacciata nei guai e avrà rotto il cazzo a un demone per venire di corsa da te.<br/>'''Alastor''': Niente che io non possa gestire, tranquillo Huskuccio. Dovrebbe essere impazzita per imbrogliare me.<br/>'''Husk''': Insomma, tu sei sparito per un bel po'... e nessuno di noi sa il perché.<br/>'''Alastor''': Nessuno di voi deve saperlo, micio micione, non affaticare il testone.<br/>'''Husk''': Sei il padrone della mia anima, ma non sono il tuo animaletto del cazzo.<br/>'''Alastor''': Mh-mh, altroché! Ah-ah!<br/>'''Husk''': Paroloni per qualcuno che è al guinzaglio quanto me. {{NDR|Alastor assume la sua forma demoniaca completa}}<br/>'''Alastor''': Ahah... che cosa hai detto?<br/>'''Husk''' {{NDR|una catena appare al collo di Husk e lo trascina a terra}}: Cazzo! No, niente, io, eh...<br/>'''Alastor''': Sei avvisato, non ripeterlo. O ti farò a pezzi l'anima e manderò in onda le tue urla come monito per ogni altro stronzo irrispettoso che osa dubitare di me, dimmi che hai capito.<br/>'''Husk''' {{NDR|tremando}}: Capito.<br/>'''Alastor''' {{NDR|torna normale}}: Adorabile. Bella chiacchierata, vecchio mio, sempre bello confrontarsi.
*{{NDR|mentre degli squali malavitosi stanno assalendo l'Hotel}} Io forse potrei avere dei problemi con degli squali, forse devo a quei cani-pesce un cinquantamila. E forse potrei aver rubato un'auto. E averla schiantata. Investendo la ragazza dello squalaccio, ma quella troia se lo meritava! ('''Mimzy''')
==Episodio 6, ''Benvenute in Paradiso''==
*'''Niffty''': Sembri sfondato, mi sbaglio?<br/>'''Angel Dust''': La giusta domanda è "chi" mi ha sfondato, e la risposta è tutti. Due volte!
*'''San Pietro''': Salve, benvenuti in Paradiso! Favorite i vostri nomi, prego.<br/>'''Charlie''': Oh, ehm, Charlie Stella del Mattino.<br/>'''San Pietro''': Charlie Stella del Mattino. Mh, okay, cha-cha-cha-cha-cha... non c'è sulla mia lista. Già. È strano.<br/>'''Charlie''': Ehm, mio padre ha organizzato questo incontro.<br/>'''San Pietro''': Tuo padre, okay.<br/>'''Charlie''': Prova con Lucifero... Stella... del Mattino.<br/>'''San Pietro''': Ohhh, cazzo! Sì! Apperò, che roba. Sicura di essere nel posto giusto? Non è che ti sei persa?
*'''Adamo''': Forse hai disertato il tuo esercito, hai scelto la carriera da solista, anzi, è meglio definirlo un... duetto!<br/>'''Vaggie''': Non so di cosa tu stia parlando.<br/>'''Adamo''': Ehi, occhio bello, io ti riconosco anche se non indossi l'uniforme, eri una delle mie più sanguinarie soldatesse. Sempre in prima linea, come si fa a dimenticare una stronza come te? È per questo che ti ho chiamata con l'abbreviazione della cosa che più me lo fa intostare... Vaggie.<br/>'''Vaggie''': A dire il vero si pronuncia "Vagghie".<br/>'''Adamo''': Mhhh... no. Ad ogni modo, hai fatto una grande cazzata. [...] E così la mia Vag-gina detta Vaggie si è messa con la vagina della figlia di Lilith. Evviva l'amore.<br/>'''Lute''': Sì, un amore vile e blasfemo.<br/>'''Adamo''': Cazzutamente sexy.
*'''Husk''': Ammetto che "Consenso" è un nome azzeccato per un sexy club.<br/>'''Sir Pentious''': Niffty, ciccia, che stai facendo?<br/>'''Niffty''': Sto scopando. Il pavimento è sporco.<br/>'''Sir Pentious''': Per forza, siamo in un sexy club.<br/>'''Niffty''': Ahhh, mi sembrava che l'Hotel fosse leggermente diverso.<br/>'''Sir Pentious''': Signorina Bomb, io posso offrirle un drink?<br/>'''Cherri Bomb''': Perché? Non siamo arcinemici?<br/>'''Sir Pentious''': Ehm, eh... perché io offro sempre un drink a tutti!
*'''Angel Dust''': Beh, dopo questa giornata mi serve un bel drink. Sapete, Val è in fissa per il waterboarding, quel fesso e le sue fisse.<br/>'''Cherri Bomb''': Angel, basta parlare di Val, ti ha già rovinato la giornata, non farti rovinare la serata. {{NDR|gli porge delle pillole}} Ecco, prendi una di queste e ogni preoccupazione svanirà.<br/>'''Husk''': Ecco, ci siamo...<br/>'''Cherri Bomb''': Ohh, evviva, l'ubriacone è sobrio da abbastanza tempo e ci può giudicare.<br/>'''Husk''': Sei tu quello che cerca di andare in Paradiso. Senti, se vuoi mandare a puttane i tuoi progressi prego, fai pure, è che... pensavo fossi meglio di così.<br/>'''Cherri Bomb''': Grazie, gatto guastafeste. Forza Angie, sballiamoci, proprio come ai vecchi tempi.<br/>'''Angel Dust''': Io... non lo so. È stata una lunga giornata e non mi serve strafarmi. {{NDR|Husk sorride}}<br/>'''Cherri Bomb''': Ma dai, stronzetto, se davvero hai lavorato così tanto ti meriti un po' di vero relax, un po' di THC, di PCP con DMT, ah, fanculo, vediamo dove ci sbatte la notte, eh?<br/>'''Angel Dust''': Io... immagino di sì.<br/>'''Sir Pentious''': Cherri, ti ho preso un altro shottino. {{NDR|Cherri lo guarda}} P-perché offro un altro shottino a tutti! Urrà!
*'''Sir Pentious''' {{NDR|a Cherri Bomb, nel nightclub}}: Ehi, senti... ho notato che il club ha una sex room. Così, stavo pensando che magari ti andrebbe di, ehm... fare... sesso con me.<br/>'''Cherri Bomb''': Scusa, perché dovresti fare sesso con me?<br/>'''Sir Pentious''': Ehm... eh... Perchè faccio sempre sesso con tutti, io! {{NDR|due demoni lo afferrano e lo trascinano nella sex room}}
*'''Valentino''': Troia troietta, Angel Dust? Che cosa ci fai qui, amore? Non hai preso abbastanza cazzi, oggi?<br/>'''Angel Dust''': Spiritoso.<br/>'''Valentino''': {{NDR|riferito a Niffty}} Uh, chi è questa ''chiquita''? Carne fresca per me? {{NDR|Niffty cerca di mordergli il dito}} Ehi!<br/>'''Niffty''': Assaggio la tua ciccia.<br/>'''Valentino''': Ah, mordace, ma il sadomaso tira, si vende bene.
==Episodio 7, ''Ciao Rosie!''==
*'''Nifty''': Insomma, dove hai messo le ali?<br/>'''Vaggie''': Niffty, io non ho le ali.<br/>'''Angel Dust''': Io ritengo che il suo problema non sia la mancanza delle ali, piuttosto la mancanza delle tette.<br/>'''Nifty''': Sì, dove hai messo le tette?<br/>'''Vaggie''': Avete altre domande?<br/>'''Husk''': Io ne avrei una. Perché ogni volta che Charlie ha un incontro con il Paradiso, noi finiamo nella merda più merda che mai?<br/>'''Vaggie''': Non è colpa sua. Gli angeli sono-<br/>'''Angel Dust''': Bugiardi?<br/>'''Vaggie''': Complicati. Ma Charlie sta facendo del suo meglio.<br/>'''Husk''': Sì, beh... il suo meglio è di certo il nostro peggio.
*'''Alastor''': Oh, Charlie, come ti vedo male, male, ma proprio male.<br/>'''Charlie''': Vattene via, Alastor...<br/>'''Alastor''': Ma insomma, non puoi comportarti così dopo esserti inimicata il Paradiso e aver condannato all'oblio tutti quelli che ami.<br/>'''Charlie''': Senti, sono sufficientemente angosciata senza partecipare al tuo sadico gioco, brutto stronzo.<br/>'''Alastor''': Io non gioco. C'è il tuo pubblico di sotto, i tuoi fan aspettano di sentire che tipo di pirotecnica esperienza hai in serbo per loro.<br/>'''Charlie''': Non ce la faccio, come posso affrontarli dopo averli delusi in questa maniera? Sono venuti da me per trovare la via della salvezza, e hanno trovato solo più dolore. Sono crudele quanto il più crudele dei Signori dell'Inferno. E forse anche di più. Almeno quelli non vanno in giro a dare false speranze.<br/>'''Alastor''': Beh, non mi sarei mai aspettato di vedere un autolesionismo tanto patetico e piagnucoloso.<br/>'''Charlie''': Oh, vaffanculo, Alastor, tu non fai altro che startene lì a sorridere mentre ci guardi cadere e fallire! Come fai a godere così tanto dell'altrui sofferenza?<br/>'''Alastor''': Mia regale ingenuità, tu vedi un sorriso, ma non puoi sapere cosa si cela sotto di esso. Un sorriso è un'arma potentissima e micidiale. Ispira gli amici, costringe i nemici a dubitare e ti dà la garanzia che, qualunque cosa possa capitare, sarai sempre tu ad avere il controllo.<br/>'''Charlie''': Ma io non ce l'ho. Il controllo l'ho completamente perso. La persona a cui ho affidato il mio cuore mi ha mentito per anni, il Paradiso non mi ha concesso nulla, e se anche lo facesse non posso avere prova che l'Hotel funzioni. Adamo ha un esercito esorcista schierato davanti alla mia porta, pronto allo sterminio, e non c'è nulla che io possa fare.<br/>'''Alastor''': Tu non sai una cosina che io so!
*'''Vaggie''': Abbiamo un piano basato sulla difesa, dovremo batterci con gli angeli.<br/>'''Husk''': Woah! Ti sei fatta, cazzo?!<br/>'''Vaggie''': Possono essere uccisi.<br/>'''Frank''': La signora del coltello Carmina Caramella ne ha ucciso uno.<br/>'''Vaggie''': Aspetta, tu lo sapevi?<br/>'''Frank''': Oh, sì. Io detto al mio capo un mare di mesi fa.<br/>'''Vaggie''': Pentious!<br/>'''Sir Pentious''': Che c'è? Dicono sempre cazzate! Come potevo sapere che questa non era una cazzata?!<br/>'''Frank''': I conti bancari sono una truffa creata dal governo ombra.<br/>'''Sir Pentious''': Visto?
*'''Rosie''': Ma chi hai portato con te? Monello, Alastor, questa è troppo giovane per te! Oh, sto scherzando, immagino che tu possa ancora metterlo in buca!<br/>'''Alastor''': Come, prego?
*'''Carmilla Carmine''': Ti sto mostrando i punti deboli della tua tecnica di combattimento. Tecnica di voi angeli sterminatori.<br/>'''Vaggie''': Come hai scoperto che ero un'esorcista? Come?<br/>'''Carmilla Carmine''': Hai una X gigantesca sull'occhio sinistro e impugni una lancia angelica, non serve mica un genio.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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wikitext
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{{FictionTV
|titoloitaliano= Sticazzi Hotel
|titolooriginale= 67 Hotel
|paese= Stati Uniti di sigma
|annoprimatv= 2067
|tipofiction= serie TV
|genere= animazione (giura?), commedia (fa ridere solo ai paradunubailaus), drammatico, musicale
|stagioni= 1
|episodi= 8
|linguaoriginale= Inglese
|ideatore= [[Vivienne Medrano]]
|doppiatori originali= *[[Erika Henningsen]]: Charlie Stella del Mattino
*[[Stephanie Beatriz]]: Vaggie
*[[Blake Roman]]: Angel Dust
*[[Amir Talai]]: Alastor
*[[Keith David]]: Husk
*[[Kimiko Glenn]]: Niffty
*[[Alex Brightman]]: Sir Pentious
*[[Alex Brightman]]: Adamo
*[[Jeremy Jordan]]: Lucifero Stella del Mattino
*[[Jessica Vosk]]: Lute
*[[Krystina Alabado]]: Cherri Bomb
*[[Christian Borle]]: Vox
*[[Joel Perez]]: Valentino
*[[Lilli Cooper]]: Velvette
*[[Daphne Rubin-Vega]]: Carmilla Carmine
*[[James Monroe Iglehart]]: Zestial
*[[Shoba Narayan]]: Emily
*[[Patina Miller]]: Sera
*[[Leslie Kritzer]]: Rosie
|doppiatoriitaliani= *[[Rossa Caputo]]: Charlie Stella del Mattino
*[[Giulia Franceschetti]]: Vaggie
*[[Riccardo Suarez]]: Angel Dust
*[[Nanni Baldini]]: Alastor
*[[Neri Marcorè]]: Husk
*[[Sara Ciocca]]: Niffty
*[[Edoardo Stoppacciaro]]: Sir Pentious
*[[Gabriele Patriarca]]: Adamo
*[[Fabrizio Vidale]]: Lucifero Stella del Mattino
*[[Valentina Favazza]]: Lute
*[[Giuppy Izzo]]: Cherri Bomb
*[[Oreste Baldini]]: Vox
*[[Giorgio Borghetti]]: Valentino
*[[Margherita De Risi]]: Velvette
*[[Antonella Baldini]]: Carmilla Carmine (dialoghi)
*[[Flavia Astolfi]]: Carmilla Carmine (canto)
*[[Marco Manca]]: Zesty
*[[Emanuela Ionica]]: Emily
*[[Domitilla D'Amico]]: Sera
*[[Ilaria Latini]]: Rosie
}}
'''''Hazbin Hotel''''', serie televisiva statunitense del 2024.
==[[Incipit]]==
{{NDR|Storia dell'Inferno narrata da Paolo Bonolis}}<br/>C'era una volta una città radiosa, protetta da Re Serpico, conosciuta come [[Milano Centrale]], governata da esseri di pura luce: [[polentoni]] che adoravano il 67 e lo difendevano in ogni modo dal 61. Tra questi polentoni c'era [[Conte]], un sognatore con luminose idee per il creato. Non c'ho più voglia di modificare :(
==Episodio 1, ''Ouverture''==
*{{NDR|spot pubblicitario dell'Hazbin Hotel}} Ciao a te, polentone perduto. Ti piace il sangue, la violenza e la depravazione di natura sessuale? Ma è ovvio, per questo sei all'Inferno! Ma che ne diresti se io ti dicessi che c'è un posto dove alloggiare che non ha nulla di perverso? Benvenuto all'Hazbin Hotel, una deviata via per la redenzione! Inaugurato cinque giorni fa dalla delirante figlia di Lucifero, Charlie Stella del Mattino! Deponi il tuo destino nelle sue mani inesperte mentre lei cerca di risolvere i suoi irrisolti con papino redimendo te! Qui offriamo giochi giocosi, {{NDR|inquadratura su Husk che sviene ubriaco sul bancone}} un personale attento, solerte e tonico! {{NDR|Niffty arriva e cerca di pugnalare uno scarafaggio con uno spillone}} E disinfestazione cimici H24! Camere con cessi personali e una hall oltremodo trasandata! {{NDR|inquadratura su Angel Dust, che fa il dito medio alla telecamera}} Goditi una conversazione brillante con il nostro ospite, wow! Tutto questo e tanto, dico tanto di più, all'Hazbin Hotel, il tuo ultimo disperato tentativo di redenzione inizia qui. ('''Alastor''')
*'''Angel Dust''': Se volete girare uno spot, vi suggerisco di sfruttare il sensuale talento e celebrità che avete proprio qui.<br/>'''Vaggie''': Angel, tu sei un rizzler.<br/>'''Angel Dust''': Star, star del porno. I peccatori più arrapati butteranno giù i muri a randellate per entrare.<br/>'''Vaggie''': Noi uno spot proibizionista lo facciamo in burqina faso.<br/>'''Angel Dust''': Perché no? Vendo droga. Filmate me che ci do dentro con il signor "belle parole con la voce radio da paura" e sarete subito inondati da dannati desiderosi di alloggiare in questo strampalato hotel.<br/>'''Alastor''': Ah-ah! Ti piacerebbe, gueyasso!<br/>'''Charlie''': Angel, apprezzo che tu voglia usare le tue abilità molto mosessualio per, uhm, fare 67, ma... sul serio, io non voglio sfruttarti... abusare di te.<br/>'''Angel Dust''': Oh, ti prego, baby, questo corpo è ''fatto'' per essere rizzato. Ho le braccia, la resistenza, ho le gambe, ho la capacità polmonare, ho ''la zazza''! I conati di vomito, i buchi, le imbottiture che credono tutti tette...
*'''Angel Dust''': Ehi, ho una domanda: se faccia radio sclerata è così potente, allora perché non costringe le anime a rimanere qui?<br/>'''Alastor''': Oh, fidati di me, Michele del mare è un coglione<br/>'''Husk''': Perché credete che io resti qui? Pensate che me ne starei a pulire bottiglie e ad ascoltare voi skibidi che rompete e frignate in eterno se non mi costringesse lui?<br/>'''Niffty''': Io adoro essere andare in burqina faso (parte un edit di Smerdino)!<br/>'''Husk''': Tienilo per te, KING NIGG ACCIù.<br/>'''Angel Dust''': Micio, non ti piace stare qui con me, baffi miao miao?<br/>'''Husk''': Chiamami ancora "baffi miao miao" e ti ficco la bottiglia in fondo alla gola.<br/>'''Angel Dust''': Erotico! Gola profonda, continua a parlare zozzo!
*'''Husk''' {{NDR|recitando con Angel Dust uno spot per l'hotel}}: "Benvenuto all'Hazbin Hotel. Come posso esserle d'aiuto?"<br/>'''Angel Dust''': Sono stato un po' troppo monello, e mi serve un paparino grande e forte per rimettermi al mio posto... sul cammino verso la redenzione.<br/>'''Husk''': "Coraggio, vieni..."<br/>'''Angel Dust''' {{NDR|simulando un orgasmo}}: Oh, sì! Oh!<br/>'''Husk''': "...nel posto giusto".<br/>'''Vaggie''': Stop. Okay, Angel, serve che tu sia meno arrapante. E Husk, non tenere il copione davanti alla faccia.<br/>'''Husk''': Sono quasi gatto, ma come attore sono un cane totale!<br/>'''Angel Dust''': Potremmo buttarla sull'improvvisazione, gattone. ''Roar''! {{NDR|Husk lo spinge giù dal bancone}}<br/>'''Husk''': Ups.
*'''Adamo''': Quindi stavo suonando in questo concerto e per una cazzo di ragione questa gallinella virtuosa aveva una cotta per il batterista. E, insomma, tu lo sai chi sono io? Io sono Adamo, merda, sono il cazzo originale! Tutti i cazzi discendono da me! Pensi di preferire il cazzo del batterista? Nemmeno per sogno! Io sono il cazzuto capo dei cazzi! Comunque, poi me l'ha data, che bella scopata. Tu? Che fai nel weekend?<br/>'''Charlie''': Aspetta, tu ti chiami Adamo? Come il primo uomo Adamo? Ciò significa che tu... ohhh! Questo spiega molte cose.<br/>'''Adamo''': Lo so, cazzo rock'n roll!<br/>'''Charlie''': Beh, Adamo, signore, signor Adamo, signore...<br/>'''Adamo''': Chiamami "Capo dei cazzi".<br/>'''Charlie''': ... Adamo.
*'''Katie Killjoy''': Ultima notizia: l'ambasciata del Paradiso ci ha appena comunicato che il prossimo sterminio sarà notevolmente anticipato. Sai che significa, Tom?<br/>'''Tom Trench''': No, che significa, Katie?<br/>'''Katie Killjoy''': Che ce l'hanno messo nel culo con classe!
==Episodio 2, ''La radio ha ucciso la televisione''==
*'''Sir Pentious''': Fatti vedere, Alastor! Vieni ad affrontare... {{NDR|lo vede sul balcone dell'hotel}} ah, eccoti qua. Affrontare la mia ira!<br/>'''Alastor''': Chi sei tu?<br/>'''Sir Pentious''': Chi sono io? Chi sono io?! Sono il grande Sir Pentious! Inventore, architetto della distruzione, malvagiamente ''extraordinaire''!<br/>'''Uovino''': Ohh, capo, rompigli il guscio!<br/>'''Niffty''': Uhhh, è un monellaccio!<br/>'''Alastor''': Se fosse vero, avrei sentito parlare di te.<br/>'''Sir Pentious''': Ho già scatenato la mia ira sulla tua anima. Ci siamo battuti almeno... sessantasei volte.<br/>'''Alastor''': Forse la tua ira non era ira, era iruccia.<br/>'''Sir Pentious''': Ora taci! Se vuoi scappa! Dopo che ti avrò ridotto a pezzi, le caleidoscopiche Tre V finalmente riconosceranno che c'è un loro pari quaggiù!<br/>'''Niffty''': Uhhh... oh, chi sono le Tre V?<br/>'''Alastor''': Oh, nessuno di importante.
*L'episodio di questa settimana di "Sì, mi sono scopato tua sorella, che c'è?", vi è offerto dalla VoxTek. ('''Spot pubblicitario''')
*'''Vox''': Questa sì che è buona televisione! {{NDR|risponde alla videochiamata di Velvette}} Ehi Velvette, Vulvetta, come vai in questa mattinata infernale?<br/>'''Velvette''': Basta con le stronzate, Vox, mi servi quassù, adesso.<br/>'''Vox''': Quale potrà mai essere il tuo problema, Vulvina?<br/>'''Velvette''': Il tuo piccolo toyboy sta distruggendo il mio dipartimento, io sto cercando di mettere su uno show, e...<br/>'''Valentino''' {{NDR|di sottofondo}} Fottuto stronzo!<br/>'''Velvette''': Porta il tuo culo qui, adesso! Dannazione, Valentino! {{NDR|chiude la chiamata}}<br/>'''Vox''': Ah, mannaggia, ci risiamo, Valentino, un altro fottuto giorno con Val. Ehi, ehi, ehi, che vita del cazzo.
*{{NDR|Esaminando dei vestiti presentati da alcune sottoposte}} No. Inconcepibile. Sparisci. E questi? Polsi con le balze? È il 1750? Dovevano bruciare con le streghe che li indossavano. ('''Velvette''')
*'''Valentino''': Riesci a credere che cosa ha fatto quella cacchetta? Quella troietta ingrata!<br/>'''Vox''': Di che troia stiamo parlando, di grazia?<br/>'''Valentino''': Quello stronzo di Angel Dust, di chi altri sto parlando, cazzo?! {{NDR|Vox indica sé stesso con aria contrariata}} Quella zoccoletta di merda mi ha piantato in asso. A me. L'ho creato io. Senza di me sarebbe un sacco di carne con qualche buco mediamente piacevole.<br/>'''Vox''': Si è licenziato?<br/>'''Valentino''': No, non si è licenziato, è peggio! Ha traslocato! {{NDR|afferra il cellulare di Vox e lo lancia contro il muro}} Crede di poter venire qui, lavorare, e andarsene via a suo piacimento! Riesci a crederci, cazzo?! Se n'è andato a vivere con quell'oca giuliva della figlia di Lucifero.<br/>'''Vox''': Angel vive con la figlia di Lucifero, adesso?<br/>'''Valentino''': Sì! Quella stronza, Chalkie, o Chandler, o, non lo so, un nome da maschio. Ha questo hotel, e... {{NDR|mettendosi in posa con due pistole}} quale di queste mi fa più sexy?<br/>'''Vox''': Che stai facendo, Val? Tu lì non ci vai.<br/>'''Valentino''': Quell'alido frocetto capirà chi è il suo padrone. Mi fotterò tutti in quel merdoso merdaio, lo giuro sul cielo...<br/>'''Vox''' {{NDR|con voce distorta}}: ''Val''! {{NDR|la voce torna normale}} Riflettici bene, il nostro marchio è la classe. Cosa credi farà alla nostra immagine inseguire puttanelle per tutto l'Inferno?<br/>'''Valentino''': Eh... la rovinerà?<br/>'''Vox''': Giusto! Vuoi che la gente dica che non sai controllare i tuoi dipendenti?<br/>'''Valentino''': No.<br/>'''Vox''': Esatto. E ehi, lui è ancora sotto contratto con te, dove cazzo può andare? Perciò, tu dovresti...?<br/>'''Valentino''': ... Non fare un cazzo?<br/>'''Vox''': Grande idea! È per questo che ti pagano un sacco di soldi.
*'''Valentino''': Sai, Angel non è l'unico che si intrattiene in quel pulcioso hotel con la ''princessa'' di Satanasso.<br/>'''Vox''': Oh, chi altro c'è lì? Qualcuno che ti deve dei soldi?<br/>'''Valentino''': Qualcuno che ci deve qualcosa di più dei soldi. Il demone della radio è lì. {{NDR|Vox affonda gli artigli nel tavolo}}<br/>'''Vox''': ''Che cosa hai detto?''<br/>'''Valentino''': Quello che ho detto.<br/>'''Vox''': Alastor è tornato... ed è con la figlia di ''Lucifero''... e questa non è la prima cazzo di cosa che mi dici?!<br/>'''Valentino''': Ehi, ammazzare Alastor è la tua fissazione.
*'''Alastor''' {{NDR|dopo lo scontro con Sir Pentious}}: Ohibò, necessito dei servigi del mio sarto. Buona fortuna, amici.<br/>'''Vaggie''': Fermo, te ne vai così? Alastor, ci serve il tuo aiuto. Serve che tu finisca il lavoro.<br/>'''Angel Dust''' {{NDR|alludendo alla parete sfondata da Pentious}}: Ehm, ci serve un muro.
*'''Vox''' {{NDR|riferito ad Alastor}}: Lo stronzo è tornato!<br/>'''Valentino''': Sì... anch'io lo pensavo andato per sempre.<br/>'''Vox''': Sono passati sette anni!<br/>'''Valentino''': Sei ancora incazzato perché quella volta ti ha quasi battuto?<br/>'''Vox''': Gah, fanculo!<br/>'''Valentino''': Era per dire.<br/>'''Vox''': Ormai tutto è cambiato da quando se n'è andato.<br/>'''Valentino''': Questo è certo.<br/>'''Vox''': Gli darò il bentornato spiegandogli chi comanda su questo creato.
*'''Angel Dust''' {{NDR|recitando controvoglia con Sir Pentious un copione scritto da Charlie}}: "Oh, sono un losco figuro che vaga per le strade, manchevole degli abbracci della mamma. Ora, dove posso trovare un ragazzino innocente a cui vendere del crack?". Wow. Chi l'ha scritto?<br/>'''Charlie''': Grande teatro, eh? Continua.<br/>'''Angel Dust''': "Ehi, tu".<br/>'''Sir Pentious''': Uh, ce l'hai con me?<br/>'''Angel Dust''': "Ehi, sembri un ragazzino a cui serve un po' di... forfora del diavolo"? Ma che cazzo?!<br/>'''Sir Pentious''': No, giammai. Io devo andare a fare i compiti, scienze.<br/>'''Angel Dust''': "Dai, ragazzino, la polvere ti farà diventare figo come me... il fattone!".<br/>'''Sir Pentious''': La cosa figa è non considerare la droga una cosa figa. Ora, se vuoi scusarmi, devo andare a non fare sesso prima del matrimonio!
*'''Sir Pentious''' {{NDR|dopo essere stato scoperto da Charlie, Angel e Vaggie}}: Agente Pentious richiede un'immediata estrazione!<br/>'''Vox''': Pentious. Complimenti, ti sei fatto beccare... dopo nemmeno un giorno.<br/>'''Sir Pentious''': Ti prego, devi tirarmi fuori da qui!<br/>'''Vox''': Come abbiamo potuto pensare che saresti riuscito in una missione così cretina? Fammi un favore, se non ti ammazzano loro ammazzati da solo, squamato verme imbranato!
==Episodio 3, ''Uova strapazzate''==
*'''Vaggie''': E quel marchingegno?<br/>'''Sir Pentious''': Oh, ehilà, livida femmina, la mia ultima invenzione, cioè una "Scorticatrice {{formatnum:11000}}"! Bramo scatenarla sugli altri ospiti dell'Hotel.<br/>'''Charlie''': Cosa? Perché?<br/>'''Sir Pentious''': Tutti sono troppo carini e buoni, un'evidente menzogna per avere l'occasione di uccidermi. Ma quando? Come? Devo essere preparato.
*'''Vaggie''': Questi ovetti rotolano ovunque, servi tu per sbarazzarcene.<br/>'''Alastor''': Oh, beh, lo farò con immenso gaudio.<br/>'''Vaggie''': Con umanità.<br/>'''Alastor''': Mh. Beh, gaudiderò comunque.
*'''Husk''': Non partecipo a un merdoso spettacolo per questi fessi del cazzo.<br/>'''Angel Dust''': Oh, io sì. Ma con pagamento anticipato. Ahimè, qui qualcuno non può permettersi me.<br/>'''Sir Pentious''': Illuso! Scordatelo, sciocca calì del sesso!
*'''Charlie'''{{NDR|durante l'esercizio di fiducia}}: Angel, vuoi essere tu il prossimo?<br/>'''Angel Dust''': Vaaado...<br/>'''Vaggie''': Però stavolta dovete afferrarlo tutti, chi non lo afferra lo afferro io per le palle.<br/>'''Angel Dust''': Beh, allora mi confesso, eh? Andiamo al sodo, al duro. Io adoro succhiare...<br/>'''Husk''': Mi gioco il cazzo che dici "uccelli"!<br/>'''Angel Dust''': Ghiaccioli! Pervertito! Frena la tua felina fantasia provinciale! {{NDR|si lascia cadere tra le braccia di Husk}} Ma in fondo, anche gli uccelli. {{NDR|Husk lo lascia cadere}}
*A volte sevizio le mamme cimici davanti ai piccoli come monito per tutti. ('''Niffty''')
*'''Carmilla''': Alastor?<br/>'''Alastor''': Sì, lo so, mi sono fatto molto desiderare, so che voi tutti vi chiedete il perché.<br/>'''Carmilla''': Neanche un po'. Comunque, bentornato.
==Episodio 4, ''Messinscena''==
*{{NDR|Estratto da un film porno di Angel Dust}}<br/>'''Attore''': Finalmente sveglio, Angel Dust?<br/>'''Angel Dust''': Sì... vuoi portarmi il caffè?<br/>'''Attore''': Devi subito dirmi dove il tuo capo nasconde la cassaforte.<br/>'''Angel Dust''': Sei un illuso se speri di ottenere da me qualcosa.<br/>'''Attore''': Illuso?! Allora dovrò scoparti a sangue fino a quando non mi dirai dov'è la cassaforte!<br/>'''Angel Dust''': Fai del tuo peggio... ''paparino''.
*'''Angel Dust''': Non è la giornata del "mostra e racconta"? Io vi mostro il mio film migliore, e vi racconto di come ho vinto su quella cagnetta stronzetta cozzetta di Tiffany Tuttatette!<br/>'''Husk''': A dire il vero, secondo me la sceneggiatura fa acqua da tutte le parti.<br/>'''Angel Dust''': Esimia testina di cazzo, chi ti dà il diritto di insultare il mio fottuto, nobile e antico lavoro?<br/>'''Husk''': Ci vuoi far credere che non sai di aver recitato in una mega troiata?<br/>'''Angel Dust''': Vaffanculo. {{NDR|riferendosi al suo film}} Questa è arte pura!<br/>'''Husk''': Sei ipocrita, ti ubriachi e te ne lamenti ogni infernale giorno. A tutti piace confessarsi col barista. Ormai io so tutto di te e di questi poveri figli di troia. {{NDR|riferito a Sir Pentious}} Quello lì è un buffone insicuro che si sente solo e vi striscia vicino al letto per guardarvi dormire. La principessa, una buonista che vuole risolvere i problemi altrui non potendo risolvere i suoi.<br/>'''Charlie''': Cosa? No! Io- cosa? No!<br/>'''Husk''' {{NDR|riferito a Vaggie}}: Occhio di lince, qui? Giudica tutti perché odia sé stessa. Niffty? Eh... non conviene a nessuno sapere che problemi ha.<br/>'''Angel Dust''' {{NDR|ridendo}}: Sei proprio arruffato! {{NDR|con fare sensuale}} Wow. Il gattino ha gli artigli. ''Miao''.<br/>'''Husk''': Taci tu! Non farmi parlare. So benissimo chi sei e, nonostante le tue stronze manfrine, so quanto sei falso.<br/>'''Angel Dust''': Io, falso? Wow. No, caro, io non sono falso. Recito il copione della vita, come un vero attore.
*'''Angel Dust''': Sembra che Valentino pretenda la mia presenza per una ripresa d'emergenza.<br/>'''Husk''': Uh-uh. Come no.<br/>'''Angel Dust''': Ad ogni modo, vaffanculo. Me ne sbatto il cazzo di quello che un peloso barista ubriacone pensa di me. Quindi torna nella lettiera di merda da cui provieni, critico del porno.
*'''Valentino''' {{NDR|riferendosi alle riprese di un film porno}}: Angel, perché cazzo vi siete fermati?<br/>'''Angel Dust''': Io... vengo.<br/>'''Valentino''': Non fuori campo, no!
*'''Valentino''': Vostra maestà, benvenuta nella mia umile dimora del sesso estremo. Posso salutarvi umidamente? {{NDR|lecca il braccio di Charlie}}<br/>'''Charlie''': Uh.. no, grazie, no.<br/>'''Valentino''': Ma che gran pezzo di... posso offrirvi una porca parte? Potrei fare di voi una pornostar. Così diverremmo più ricchi di, beh... del vostro ''papito''-<br/>'''Charlie''': Cazzo, no!
*'''Valentino''': Angel, vorrei verbalizzare con te nel tuo camerino. {{NDR|lui e Angel entrano nel camerino}}<br/>'''Angel Dust''': Io non sapevo nulla... {{NDR|Valentino lo schiaffeggia}} Val, io-<br/>'''Valentino''' {{NDR|afferrando aggressivamente Angel}}: Tu credi davvero di poter far venire qui come avvocato la mocciosa di Lucifero?<br/>'''Angel Dust''': No, Val, ti prego! Mi dispiace che lei...<br/>'''Valentino''': L'hai portata qui per proteggerti? Per farmi fottere? {{NDR|usa il fumo per immobilizzare Angel e lo sbatte sul divano}}<br/>'''Angel Dust''': Val, fermo!<br/>'''Valentino''': Credi che lei possa sollevarti dal lavoro?<br/>'''Angel Dust''': No! No, non è quello che sto cercando di fare, no! No... {{NDR|Valentino lo scaraventa dall'altra parte della stanza}}<br/>'''Valentino''': Sai che non può fare nulla. {{NDR|con il fumo crea un guinzaglio al collo di Angel e manifesta il suo contratto dell'anima}} Io ti possiedo, o l'hai dimenticato?<br/>'''Angel Dust''': No.<br/>'''Valentino''': Quando ti dico "vieni" tu dici?<br/>'''Angel Dust''': Sì, Valentino.<br/>'''Valentino''': Quando ti dico di scoparti venti stalloni prima di pranzo, tu dici?<br/>'''Angel Dust''': Sì, Valentino.<br/>'''Valentino''': Quando ti dico che devi far sparire quella fottuta troietta giuliva dal mio cazzo di set, tu dici?<br/>'''Angel Dust''': Ah, io-<br/>'''Valentino''': ''Tu dici''?<br/>'''Angel Dust''': Senti, Val, è solo che lei trova entusiasmante ogni cosa. Io le dirò di andarsene. Ma non farle del male...<br/>'''Valentino''': Ho sventrato delle puttanelle per molto meno senza pensarci un attimo, sei fortunato che mi fai fare soldi. Ora ti sbarazzerai di lei e poi ti farai sbattere per tutta la notte, chiaro?<br/>'''Angel Dust''': Sì, Val.<br/>'''Valentino''': Bravo.
*'''Husk''': Non sapevo fosse una serata "bevo per dimenticare".<br/>'''Angel Dust''': Oh, mi ero dimenticato che sei il barista filosofo, il saggio che conosce ogni cosa. Scendi dalla cattedra del cazzo e versa un vero drink.<br/>'''Husk''': Senti, se hai un problema non troverai la risposta sul fondo di una bottiglia. Io lo so, l'ho cercata lì a lungo.
*'''Husk''' {{NDR|dopo aver respinto le aggressive avances sessuali di Angel}}: Finiscila con la recita, con me non attacca. Riesci solo a fare la figura dello stronzo con queste puttanate da falso.<br/>'''Angel Dust''': Chiamami falso un'altra volta, stronzetto! Ti sfido.<br/>'''Husk''': Falso.<br/>'''Angel Dust''': Sei un vero stronzo- {{NDR|cerca di alzarsi, ma sbatte la testa e cade a terra}}<br/>'''Husk''': Sei caduto?<br/>'''Angel Dust''': Sappi una cosa: tu saresti fottutamente fortunato a scoparti una star come me! Ma lo sai quanto costo? Sai quanti ucciderebbero per avere Angel Dust che gli viene addosso? Fanculo! Continua a fare il gatto solitario del cazzo.
*'''Vaggie''': Accipicchia, sembra che qualcuno debba seguirlo. Qualcuno di nome Husk!<br/>'''Husk''': Oh, mi prendi per il culo? Perché non lo fai tu, visto che sei così preoccupata?<br/>'''Vaggie''': Perché non sono io quella che l'ha fatto uscire isterico da qui. Tu lo hai provocato e tu lo riporti.<br/>'''Charlie''': No! No. Non costringerlo a tornare. Solo, assicurati che non si metta nei guai. Oggi ho provato a insistere, ma purtroppo ho peggiorato le cose. Tornerà quando sarà pronto, facciamo solo in modo che nel frattempo non gli capiti qualcosa di brutto.
*{{NDR|dopo che Husk ha salvato Angel da un gruppo di malavitosi che hanno cercato di drogarlo}}<br/>'''Husk''': Lo stronzo dentato ti ha drogato il drink.<br/>'''Angel Dust''': E secondo te non avevo capito che quel drink era drogato? Mi succede ogni cazzo di volta.<br/>'''Husk''':Lasci che ti droghino ogni cazzo di volta?!<br/>'''Angel Dust''': Credi che lo abbia chiesto io? Io non ho chiesto questa cazzo di dannazione! Non ho chiesto nulla, non ho chiesto che Charlie mi salvasse, non ho chiesto che tu mi salvassi. Posso badare a me stesso.<br/>'''Husk''': Sicuro? Perché ti ho visto letteralmente autodistruggerti. Io dico che forse... ecco non so... ti può essere utile un barista con cui parlare.<br/>'''Angel Dust''': Oh, quindi adesso mi vuoi far credere che ti importa qualcosa di me? Dopo che mi hai trattato di merda, pensi che mi aprirò con te? Ti prego. {{NDR|inizia ad andarsene}}<br/>'''Husk''': Magari ti tratterei meglio se non recitassi, se ti facessi vedere come sei davvero, non soltanto con quella falsa maschera. Ascolta, a nessuno in quell'hotel importa della tua fama. Se sei un divo, una pornostar. Quindi tanto vale che la smetti con la recita.<br/>'''Angel Dust''' {{NDR|si gira in lacrime, sconvolgendo Husk}}: ''Non è una recita''! Non ho altra scelta. E questo... questo è il mio modo per evadere! Dove posso dimenticare tutto, quanto odio... me stesso. Un posto in cui posso strafarmi e non dover pensare a quanto faccia male. E magari... se riesco a rovinarmi abbastanza nel frattempo... se finirò per annullarmi... non sarò più il suo giocattolo preferito {{NDR|di Valentino}}. E magari mi lascerà libero.<br/>'''Husk''' {{NDR|dispiaciuto, si siede accanto ad Angel}}: Ero un Signore Supremo un tempo. Sì. E... era bello avere quel potere. {{NDR|dei flashback mostrano come è arrivato a vendere la sua anima ad Alastor}} Ma quando sei un trafficante d'anime e sei anche un giocatore d'azzardo, la posta diventa troppo alta. E perdere una mano di troppo diventa davvero pericoloso. Così, quando la fortuna ti volta le spalle, ti aggrappi a tutto pur di restare a galla, arrivi a stringere patti, svendendoti. Quindi so cosa si prova a pentirsi delle scelte fatte e... sapere che non si può tornare indietro.
*'''Husk''' {{NDR|dopo che lui e Angel hanno massacrato dei malavitosi}}: Beh... è una cosa che non mi aspettavo di vedere.<br/>'''Angel Dust''': Come ho detto, tu non mi conosci. Non sono bravo solo col sesso.<br/>'''Husk''': Buono a sapersi. Perché questo tuo aspetto mi piace tanto.
==Episodio 5, ''Papà batte papà''==
*'''Husk''': Qual è il problema? Complesso paterno?<br/>'''Charlie''': No, è che non siamo stati tanto insieme. Dopo che lui e la mamma si sono separati, non si è mai affannato per vedermi. Ogni tanto mi chiama, ma soltanto quando si annoia o se gli serve un favore.<br/>'''Husk''': Complesso paterno.
*{{NDR|scena di introduzione di Lucifero, da solo in una stanza piena di papere di gomma}} È giunta l'ora. Con le mie mani, ho appena creato... la super ultra mega papera salterina! Che sputa fuoco! Niente applausi, trattenetevi, prego. Oh, grazie... ma no, cazzo! Ho preso una papera! {{NDR|il telefono inizia a squillare}} Figlia? Figlia? Figlia che chiama?! Oh! Uh, ehm, "Pronto? Charlie? Eh-eh-ehi, Cha-Cha-Cha"- no, no, così non va. È la prima volta che mi chiama da anni... sii carino ed elegante. {{NDR|risponde al telefono}} Ciao, puttanella! ('''Lucifero''')
*'''Charlie''': Ti prego, vieni solo a vedere che sto cercando di fare, e così capirai che si tratta di una bellissima idea e in Paradiso non avranno obiezioni se avrò modo di spiegarlo. Ti prego, papà.<br/>'''Lucifero''': Aspetta. Tu stai invitando il tuo papino?! Sto arrivando! Ah-ah, sarò lì tra un'ora! {{NDR|riattacca}} Mia figlia vuole vedere me! Beccati questa, depressione!
*'''Lucifero''': E tu sei?<br/>'''Alastor''': Alastor, piacere di fare la sua conoscenza, e che gioia! È bello dare finalmente un volto al suo nome, lei è decisamente più basso dal vivo.<br/>'''Lucifero''': Questo chi è? Chi è questo? Tu sei il facchino?<br/>'''Alastor''': Ahah, no! Io sono il frontman dell'Hotel, forse mi avrà ascoltato nel mio programma alla radio.<br/>'''Lucifero''': Mhh, no. Infatti Charlie ha scelto "è stato" come nome "Hazbin Hotel",<ref>In inglese, "Hazbin" si traduce come "è stato".</ref> ah-ah-ah!<br/>'''Alastor''': Ah-ah-ah! In effetti è stata una mia idea.<br/>'''Lucifero''': Ah-ah-ah! Beh, è un'idea stupida!<br/>'''Alastor''': Ah-ah-ah! ''Fanculo''.
*'''Charlie''': Lei è Vaggie, la mia ragazza.<br/>'''Lucifero''': Oh-oh, porco diavolo! Ti piacciono le ragazze, anche a me! Abbiamo così tanto in comune!
*'''Angel Dust''': Allora, tu e Alastor siete tipo cosa, amici?<br/>'''Mimzy''': Beh, questo lo hai detto tu, non certo io, ma ci può stare. Perché così sorpreso?<br/>'''Angel Dust''': Beh, solo che non sapevo che ne avesse. È qui da un po', ma è ancora un grande, sinistro mistero. Che tipo è?<br/>'''Mimzy''': Lo sai quello che si dice in giro. È apparso all'Inferno all'improvviso, facendo subito scalpore per la sua sfrontatezza e per la sua arroganza. All'inizio volevano del tutto ignorarlo, ma presto i Signori Supremi cominciarono a sparire. E non erano arcidiavoli di poca importanza, sto parlando di arci-arci diavoli. Nessuno sapeva cosa fosse successo loro fino a quando non iniziarono ad andare in onda quelle strani trasmissioni radio. Si sentivano solo urla. Ogni volta che un Signore Supremo spariva, una nuova voce urlava disperata in quella trasmissione radio. Poi un giorno Alastor si è rivelato come il Demone della Radio, mettendo in guardia e minacciando chiunque gli fosse stato avverso. Beh, diciamo che alle sue trasmissioni partecipavano sempre voci nuove. Questa è la storia che tutti più o meno conoscono, ma, sotto sotto... lui è un grande tenerone, un po' di musica jazz, un dito di whisky e diventa un coniglietto.
*'''Alastor''': Che cosa c'è?<br/>'''Husk''': Mimzy si presenta solo quando le serve qualcosa. La stronza si sarà cacciata nei guai e avrà rotto il cazzo a un demone per venire di corsa da te.<br/>'''Alastor''': Niente che io non possa gestire, tranquillo Huskuccio. Dovrebbe essere impazzita per imbrogliare me.<br/>'''Husk''': Insomma, tu sei sparito per un bel po'... e nessuno di noi sa il perché.<br/>'''Alastor''': Nessuno di voi deve saperlo, micio micione, non affaticare il testone.<br/>'''Husk''': Sei il padrone della mia anima, ma non sono il tuo animaletto del cazzo.<br/>'''Alastor''': Mh-mh, altroché! Ah-ah!<br/>'''Husk''': Paroloni per qualcuno che è al guinzaglio quanto me. {{NDR|Alastor assume la sua forma demoniaca completa}}<br/>'''Alastor''': Ahah... che cosa hai detto?<br/>'''Husk''' {{NDR|una catena appare al collo di Husk e lo trascina a terra}}: Cazzo! No, niente, io, eh...<br/>'''Alastor''': Sei avvisato, non ripeterlo. O ti farò a pezzi l'anima e manderò in onda le tue urla come monito per ogni altro stronzo irrispettoso che osa dubitare di me, dimmi che hai capito.<br/>'''Husk''' {{NDR|tremando}}: Capito.<br/>'''Alastor''' {{NDR|torna normale}}: Adorabile. Bella chiacchierata, vecchio mio, sempre bello confrontarsi.
*{{NDR|mentre degli squali malavitosi stanno assalendo l'Hotel}} Io forse potrei avere dei problemi con degli squali, forse devo a quei cani-pesce un cinquantamila. E forse potrei aver rubato un'auto. E averla schiantata. Investendo la ragazza dello squalaccio, ma quella troia se lo meritava! ('''Mimzy''')
==Episodio 6, ''Benvenute in Paradiso''==
*'''Niffty''': Sembri sfondato, mi sbaglio?<br/>'''Angel Dust''': La giusta domanda è "chi" mi ha sfondato, e la risposta è tutti. Due volte!
*'''San Pietro''': Salve, benvenuti in Paradiso! Favorite i vostri nomi, prego.<br/>'''Charlie''': Oh, ehm, Charlie Stella del Mattino.<br/>'''San Pietro''': Charlie Stella del Mattino. Mh, okay, cha-cha-cha-cha-cha... non c'è sulla mia lista. Già. È strano.<br/>'''Charlie''': Ehm, mio padre ha organizzato questo incontro.<br/>'''San Pietro''': Tuo padre, okay.<br/>'''Charlie''': Prova con Lucifero... Stella... del Mattino.<br/>'''San Pietro''': Ohhh, cazzo! Sì! Apperò, che roba. Sicura di essere nel posto giusto? Non è che ti sei persa?
*'''Adamo''': Forse hai disertato il tuo esercito, hai scelto la carriera da solista, anzi, è meglio definirlo un... duetto!<br/>'''Vaggie''': Non so di cosa tu stia parlando.<br/>'''Adamo''': Ehi, occhio bello, io ti riconosco anche se non indossi l'uniforme, eri una delle mie più sanguinarie soldatesse. Sempre in prima linea, come si fa a dimenticare una stronza come te? È per questo che ti ho chiamata con l'abbreviazione della cosa che più me lo fa intostare... Vaggie.<br/>'''Vaggie''': A dire il vero si pronuncia "Vagghie".<br/>'''Adamo''': Mhhh... no. Ad ogni modo, hai fatto una grande cazzata. [...] E così la mia Vag-gina detta Vaggie si è messa con la vagina della figlia di Lilith. Evviva l'amore.<br/>'''Lute''': Sì, un amore vile e blasfemo.<br/>'''Adamo''': Cazzutamente sexy.
*'''Husk''': Ammetto che "Consenso" è un nome azzeccato per un sexy club.<br/>'''Sir Pentious''': Niffty, ciccia, che stai facendo?<br/>'''Niffty''': Sto scopando. Il pavimento è sporco.<br/>'''Sir Pentious''': Per forza, siamo in un sexy club.<br/>'''Niffty''': Ahhh, mi sembrava che l'Hotel fosse leggermente diverso.<br/>'''Sir Pentious''': Signorina Bomb, io posso offrirle un drink?<br/>'''Cherri Bomb''': Perché? Non siamo arcinemici?<br/>'''Sir Pentious''': Ehm, eh... perché io offro sempre un drink a tutti!
*'''Angel Dust''': Beh, dopo questa giornata mi serve un bel drink. Sapete, Val è in fissa per il waterboarding, quel fesso e le sue fisse.<br/>'''Cherri Bomb''': Angel, basta parlare di Val, ti ha già rovinato la giornata, non farti rovinare la serata. {{NDR|gli porge delle pillole}} Ecco, prendi una di queste e ogni preoccupazione svanirà.<br/>'''Husk''': Ecco, ci siamo...<br/>'''Cherri Bomb''': Ohh, evviva, l'ubriacone è sobrio da abbastanza tempo e ci può giudicare.<br/>'''Husk''': Sei tu quello che cerca di andare in Paradiso. Senti, se vuoi mandare a puttane i tuoi progressi prego, fai pure, è che... pensavo fossi meglio di così.<br/>'''Cherri Bomb''': Grazie, gatto guastafeste. Forza Angie, sballiamoci, proprio come ai vecchi tempi.<br/>'''Angel Dust''': Io... non lo so. È stata una lunga giornata e non mi serve strafarmi. {{NDR|Husk sorride}}<br/>'''Cherri Bomb''': Ma dai, stronzetto, se davvero hai lavorato così tanto ti meriti un po' di vero relax, un po' di THC, di PCP con DMT, ah, fanculo, vediamo dove ci sbatte la notte, eh?<br/>'''Angel Dust''': Io... immagino di sì.<br/>'''Sir Pentious''': Cherri, ti ho preso un altro shottino. {{NDR|Cherri lo guarda}} P-perché offro un altro shottino a tutti! Urrà!
*'''Sir Pentious''' {{NDR|a Cherri Bomb, nel nightclub}}: Ehi, senti... ho notato che il club ha una sex room. Così, stavo pensando che magari ti andrebbe di, ehm... fare... sesso con me.<br/>'''Cherri Bomb''': Scusa, perché dovresti fare sesso con me?<br/>'''Sir Pentious''': Ehm... eh... Perchè faccio sempre sesso con tutti, io! {{NDR|due demoni lo afferrano e lo trascinano nella sex room}}
*'''Valentino''': Troia troietta, Angel Dust? Che cosa ci fai qui, amore? Non hai preso abbastanza cazzi, oggi?<br/>'''Angel Dust''': Spiritoso.<br/>'''Valentino''': {{NDR|riferito a Niffty}} Uh, chi è questa ''chiquita''? Carne fresca per me? {{NDR|Niffty cerca di mordergli il dito}} Ehi!<br/>'''Niffty''': Assaggio la tua ciccia.<br/>'''Valentino''': Ah, mordace, ma il sadomaso tira, si vende bene.
==Episodio 7, ''Ciao Rosie!''==
*'''Nifty''': Insomma, dove hai messo le ali?<br/>'''Vaggie''': Niffty, io non ho le ali.<br/>'''Angel Dust''': Io ritengo che il suo problema non sia la mancanza delle ali, piuttosto la mancanza delle tette.<br/>'''Nifty''': Sì, dove hai messo le tette?<br/>'''Vaggie''': Avete altre domande?<br/>'''Husk''': Io ne avrei una. Perché ogni volta che Charlie ha un incontro con il Paradiso, noi finiamo nella merda più merda che mai?<br/>'''Vaggie''': Non è colpa sua. Gli angeli sono-<br/>'''Angel Dust''': Bugiardi?<br/>'''Vaggie''': Complicati. Ma Charlie sta facendo del suo meglio.<br/>'''Husk''': Sì, beh... il suo meglio è di certo il nostro peggio.
*'''Alastor''': Oh, Charlie, come ti vedo male, male, ma proprio male.<br/>'''Charlie''': Vattene via, Alastor...<br/>'''Alastor''': Ma insomma, non puoi comportarti così dopo esserti inimicata il Paradiso e aver condannato all'oblio tutti quelli che ami.<br/>'''Charlie''': Senti, sono sufficientemente angosciata senza partecipare al tuo sadico gioco, brutto stronzo.<br/>'''Alastor''': Io non gioco. C'è il tuo pubblico di sotto, i tuoi fan aspettano di sentire che tipo di pirotecnica esperienza hai in serbo per loro.<br/>'''Charlie''': Non ce la faccio, come posso affrontarli dopo averli delusi in questa maniera? Sono venuti da me per trovare la via della salvezza, e hanno trovato solo più dolore. Sono crudele quanto il più crudele dei Signori dell'Inferno. E forse anche di più. Almeno quelli non vanno in giro a dare false speranze.<br/>'''Alastor''': Beh, non mi sarei mai aspettato di vedere un autolesionismo tanto patetico e piagnucoloso.<br/>'''Charlie''': Oh, vaffanculo, Alastor, tu non fai altro che startene lì a sorridere mentre ci guardi cadere e fallire! Come fai a godere così tanto dell'altrui sofferenza?<br/>'''Alastor''': Mia regale ingenuità, tu vedi un sorriso, ma non puoi sapere cosa si cela sotto di esso. Un sorriso è un'arma potentissima e micidiale. Ispira gli amici, costringe i nemici a dubitare e ti dà la garanzia che, qualunque cosa possa capitare, sarai sempre tu ad avere il controllo.<br/>'''Charlie''': Ma io non ce l'ho. Il controllo l'ho completamente perso. La persona a cui ho affidato il mio cuore mi ha mentito per anni, il Paradiso non mi ha concesso nulla, e se anche lo facesse non posso avere prova che l'Hotel funzioni. Adamo ha un esercito esorcista schierato davanti alla mia porta, pronto allo sterminio, e non c'è nulla che io possa fare.<br/>'''Alastor''': Tu non sai una cosina che io so!
*'''Vaggie''': Abbiamo un piano basato sulla difesa, dovremo batterci con gli angeli.<br/>'''Husk''': Woah! Ti sei fatta, cazzo?!<br/>'''Vaggie''': Possono essere uccisi.<br/>'''Frank''': La signora del coltello Carmina Caramella ne ha ucciso uno.<br/>'''Vaggie''': Aspetta, tu lo sapevi?<br/>'''Frank''': Oh, sì. Io detto al mio capo un mare di mesi fa.<br/>'''Vaggie''': Pentious!<br/>'''Sir Pentious''': Che c'è? Dicono sempre cazzate! Come potevo sapere che questa non era una cazzata?!<br/>'''Frank''': I conti bancari sono una truffa creata dal governo ombra.<br/>'''Sir Pentious''': Visto?
*'''Rosie''': Ma chi hai portato con te? Monello, Alastor, questa è troppo giovane per te! Oh, sto scherzando, immagino che tu possa ancora metterlo in buca!<br/>'''Alastor''': Come, prego?
*'''Carmilla Carmine''': Ti sto mostrando i punti deboli della tua tecnica di combattimento. Tecnica di voi angeli sterminatori.<br/>'''Vaggie''': Come hai scoperto che ero un'esorcista? Come?<br/>'''Carmilla Carmine''': Hai una X gigantesca sull'occhio sinistro e impugni una lancia angelica, non serve mica un genio.
==Note==
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==Altri progetti==
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wikitext
text/x-wiki
{{FictionTV
|titoloitaliano= Hazbin Hotel
|titolooriginale= Hazbin Hotel
|paese= Stati Uniti d'America
|annoprimatv= 2024
|tipofiction= serie TV
|genere= animazione, commedia, drammatico, musicale
|stagioni= 1
|episodi= 8
|linguaoriginale= Inglese
|ideatore= [[Vivienne Medrano]]
|doppiatori originali= *[[Erika Henningsen]]: Charlie Stella del Mattino
*[[Stephanie Beatriz]]: Vaggie
*[[Blake Roman]]: Angel Dust
*[[Amir Talai]]: Alastor
*[[Keith David]]: Husk
*[[Kimiko Glenn]]: Niffty
*[[Alex Brightman]]: Sir Pentious
*[[Alex Brightman]]: Adamo
*[[Jeremy Jordan]]: Lucifero Stella del Mattino
*[[Jessica Vosk]]: Lute
*[[Krystina Alabado]]: Cherri Bomb
*[[Christian Borle]]: Vox
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*[[Lilli Cooper]]: Velvette
*[[Daphne Rubin-Vega]]: Carmilla Carmine
*[[James Monroe Iglehart]]: Zestial
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|doppiatoriitaliani= *[[Rossa Caputo]]: Charlie Stella del Mattino
*[[Giulia Franceschetti]]: Vaggie
*[[Riccardo Suarez]]: Angel Dust
*[[Nanni Baldini]]: Alastor
*[[Neri Marcorè]]: Husk
*[[Sara Ciocca]]: Niffty
*[[Edoardo Stoppacciaro]]: Sir Pentious
*[[Gabriele Patriarca]]: Adamo
*[[Fabrizio Vidale]]: Lucifero Stella del Mattino
*[[Valentina Favazza]]: Lute
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*[[Oreste Baldini]]: Vox
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*[[Marco Manca]]: Zestial
*[[Emanuela Ionica]]: Emily
*[[Domitilla D'Amico]]: Sera
*[[Ilaria Latini]]: Rosie
}}
'''''Hazbin Hotel''''', serie televisiva statunitense del 2024.
==[[Incipit]]==
{{NDR|Storia dell'Inferno narrata da Charlie Stella del Mattino}}<br/>C'era una volta una città radiosa, protetta da cancelli dorati, conosciuta come [[Paradiso]], governata da esseri di pura luce: [[angeli]] che adoravano il bene e lo difendevano in ogni modo dal male. Tra questi angeli c'era [[Lucifero]], un sognatore con luminose idee per il creato. Ma dai vecchi saggi del Paradiso era visto come un provocatore, e consideravano il suo modo di pensare pericoloso per l'ordine paradisiaco. Lucifero restava a guardare mentre gli altri espandevano l'universo a loro piacimento. Dalla polvere della Terra crearono [[Adamo]] e [[Lilith]], pari in tutto in quanto primi del genere umano. Ma Adamo pretendeva il comando. Lilith rifiutava di sottomettersi, fuggì dall'[[Eden]]. Lucifero, attratto dalla fiera indipendenza di lei, la trovò e i due sognatori ribelli si innamorarono perdutamente. Insieme bramavano di condividere la magia del libero arbitrio con l'umanità, e offrirono il frutto della conoscenza alla nuova di Adamo, [[Eva]], che lo accettò con gioia. Ma il dono celava una maledizione: con quell'atto di disobbedienza, il male riuscì a insinuarsi sulla Terra. Con esso, arrivò un regno di oscurità e peccato. L'ordine che il Paradiso aveva difeso fu per sempre infranto. Come punizione per il gesto sconsiderato, il Paradiso gettò Lucifero e la sua amata nella fossa oscura creata dal male. A Lucifero non fu più permesso di vedere il buono nell'umana gente, ma solo la sua crudeltà e malvagità. Confuso, Lucifero perse la sua capacità di sognare. Invece Lilith prosperava, dando forza al genere demoniaco con la sua voce e i suoi canti. E mentre i numeri dell'Inferno crescevano, ne cresceva anche il potere. Il Paradiso considerò questo una minaccia, e prese una decisione spietata: ogni anno avrebbe mandato negli Inferi un esercito per lo sterminio, così l'Inferno e i suoi peccatori non avrebbe mai avuto i numeri e la forza per ribellarsi. Ma la speranza di Lilith non si spense, il suo sogno fu tramandato alla sua preziosa figlia, la principessa dell'Inferno.
==Episodio 1, ''Ouverture''==
*{{NDR|spot pubblicitario dell'Hazbin Hotel}} Ciao a te, peccatore perduto. Ti piace il sangue, la violenza e la depravazione di natura sessuale? Ma è ovvio, per questo sei all'Inferno! Ma che ne diresti se io ti dicessi che c'è un posto dove alloggiare che non ha nulla di perverso? Benvenuto all'Hazbin Hotel, una deviata via per la redenzione! Inaugurato cinque giorni fa dalla delirante figlia di Lucifero, Charlie Stella del Mattino! Deponi il tuo destino nelle sue mani inesperte mentre lei cerca di risolvere i suoi irrisolti con papino redimendo te! Qui offriamo giochi giocosi, {{NDR|inquadratura su Husk che sviene ubriaco sul bancone}} un personale attento, solerte e tonico! {{NDR|Niffty arriva e cerca di pugnalare uno scarafaggio con uno spillone}} E disinfestazione cimici H24! Camere con cessi personali e una hall oltremodo trasandata! {{NDR|inquadratura su Angel Dust, che fa il dito medio alla telecamera}} Goditi una conversazione brillante con il nostro ospite, wow! Tutto questo e tanto, dico tanto di più, all'Hazbin Hotel, il tuo ultimo disperato tentativo di redenzione inizia qui. ('''Alastor''')
*'''Angel Dust''': Se volete girare uno spot, vi suggerisco di sfruttare il sensuale talento e celebrità che avete proprio qui.<br/>'''Vaggie''': Angel, tu sei una pornostar.<br/>'''Angel Dust''': Star, star del porno. I peccatori più arrapati butteranno giù i muri a randellate per entrare.<br/>'''Vaggie''': Noi un porno come spot non lo giriamo.<br/>'''Angel Dust''': Perché no? Il sesso vende, tira. Filmate me che ci do dentro con il signor "belle parole con la voce radio da paura" e sarete subito inondati da dannati desiderosi di alloggiare in questo strampalato hotel.<br/>'''Alastor''': Ah-ah! Ti piacerebbe, scordatelo!<br/>'''Charlie''': Angel, apprezzo che tu voglia usare le tue... speciali abilità per, uhm, attrarre gente qui, ma... sul serio, io non voglio sfruttarti... abusare di te.<br/>'''Angel Dust''': Oh, ti prego, baby, questo corpo è ''fatto'' per essere sfruttato. Ho le braccia, la resistenza, ho le gambe, ho la capacità polmonare, ho ''le gambe''! I conati di vomito, i buchi, le imbottiture che credono tutti tette...
*'''Angel Dust''': Ehi, ho una domanda: se faccia radio sclerata è così potente, allora perché non costringe le anime a rimanere qui?<br/>'''Alastor''': Oh, fidati di me, le costringo!<br/>'''Husk''': Perché credete che io resti qui? Pensate che me ne starei a pulire bottiglie e ad ascoltare voi coglioni che rompete e frignate in eterno se non mi costringesse lui?<br/>'''Niffty''': Io adoro essere costretta!<br/>'''Husk''': Tienilo per te, Niff.<br/>'''Angel Dust''': Micio, non ti piace stare qui con me, baffi miao miao?<br/>'''Husk''': Chiamami ancora "baffi miao miao" e ti ficco la bottiglia in fondo alla gola.<br/>'''Angel Dust''': Erotico! Gola profonda, continua a parlare zozzo!
*'''Husk''' {{NDR|recitando con Angel Dust uno spot per l'hotel}}: "Benvenuto all'Hazbin Hotel. Come posso esserle d'aiuto?"<br/>'''Angel Dust''': Sono stato un po' troppo monello, e mi serve un paparino grande e forte per rimettermi al mio posto... sul cammino verso la redenzione.<br/>'''Husk''': "Coraggio, vieni..."<br/>'''Angel Dust''' {{NDR|simulando un orgasmo}}: Oh, sì! Oh!<br/>'''Husk''': "...nel posto giusto".<br/>'''Vaggie''': Stop. Okay, Angel, serve che tu sia meno arrapante. E Husk, non tenere il copione davanti alla faccia.<br/>'''Husk''': Sono quasi gatto, ma come attore sono un cane totale!<br/>'''Angel Dust''': Potremmo buttarla sull'improvvisazione, gattone. ''Roar''! {{NDR|Husk lo spinge giù dal bancone}}<br/>'''Husk''': Ups.
*'''Adamo''': Quindi stavo suonando in questo concerto e per una cazzo di ragione questa gallinella virtuosa aveva una cotta per il batterista. E, insomma, tu lo sai chi sono io? Io sono Adamo, merda, sono il cazzo originale! Tutti i cazzi discendono da me! Pensi di preferire il cazzo del batterista? Nemmeno per sogno! Io sono il cazzuto capo dei cazzi! Comunque, poi me l'ha data, che bella scopata. Tu? Che fai nel weekend?<br/>'''Charlie''': Aspetta, tu ti chiami Adamo? Come il primo uomo Adamo? Ciò significa che tu... ohhh! Questo spiega molte cose.<br/>'''Adamo''': Lo so, cazzo rock'n roll!<br/>'''Charlie''': Beh, Adamo, signore, signor Adamo, signore...<br/>'''Adamo''': Chiamami "Capo dei cazzi".<br/>'''Charlie''': ... Adamo.
*'''Katie Killjoy''': Ultima notizia: l'ambasciata del Paradiso ci ha appena comunicato che il prossimo sterminio sarà notevolmente anticipato. Sai che significa, Tom?<br/>'''Tom Trench''': No, che significa, Katie?<br/>'''Katie Killjoy''': Che ce l'hanno messo nel culo con classe!
==Episodio 2, ''La radio ha ucciso la televisione''==
*'''Sir Pentious''': Fatti vedere, Alastor! Vieni ad affrontare... {{NDR|lo vede sul balcone dell'hotel}} ah, eccoti qua. Affrontare la mia ira!<br/>'''Alastor''': Chi sei tu?<br/>'''Sir Pentious''': Chi sono io? Chi sono io?! Sono il grande Sir Pentious! Inventore, architetto della distruzione, malvagiamente ''extraordinaire''!<br/>'''Uovino''': Ohh, capo, rompigli il guscio!<br/>'''Niffty''': Uhhh, è un monellaccio!<br/>'''Alastor''': Se fosse vero, avrei sentito parlare di te.<br/>'''Sir Pentious''': Ho già scatenato la mia ira sulla tua anima. Ci siamo battuti almeno... sessantasei volte.<br/>'''Alastor''': Forse la tua ira non era ira, era iruccia.<br/>'''Sir Pentious''': Ora taci! Se vuoi scappa! Dopo che ti avrò ridotto a pezzi, le caleidoscopiche Tre V finalmente riconosceranno che c'è un loro pari quaggiù!<br/>'''Niffty''': Uhhh... oh, chi sono le Tre V?<br/>'''Alastor''': Oh, nessuno di importante.
*L'episodio di questa settimana di "Sì, mi sono scopato tua sorella, che c'è?", vi è offerto dalla VoxTek. ('''Spot pubblicitario''')
*'''Vox''': Questa sì che è buona televisione! {{NDR|risponde alla videochiamata di Velvette}} Ehi Velvette, Vulvetta, come vai in questa mattinata infernale?<br/>'''Velvette''': Basta con le stronzate, Vox, mi servi quassù, adesso.<br/>'''Vox''': Quale potrà mai essere il tuo problema, Vulvina?<br/>'''Velvette''': Il tuo piccolo toyboy sta distruggendo il mio dipartimento, io sto cercando di mettere su uno show, e...<br/>'''Valentino''' {{NDR|di sottofondo}} Fottuto stronzo!<br/>'''Velvette''': Porta il tuo culo qui, adesso! Dannazione, Valentino! {{NDR|chiude la chiamata}}<br/>'''Vox''': Ah, mannaggia, ci risiamo, Valentino, un altro fottuto giorno con Val. Ehi, ehi, ehi, che vita del cazzo.
*{{NDR|Esaminando dei vestiti presentati da alcune sottoposte}} No. Inconcepibile. Sparisci. E questi? Polsi con le balze? È il 1750? Dovevano bruciare con le streghe che li indossavano. ('''Velvette''')
*'''Valentino''': Riesci a credere che cosa ha fatto quella cacchetta? Quella troietta ingrata!<br/>'''Vox''': Di che troia stiamo parlando, di grazia?<br/>'''Valentino''': Quello stronzo di Angel Dust, di chi altri sto parlando, cazzo?! {{NDR|Vox indica sé stesso con aria contrariata}} Quella zoccoletta di merda mi ha piantato in asso. A me. L'ho creato io. Senza di me sarebbe un sacco di carne con qualche buco mediamente piacevole.<br/>'''Vox''': Si è licenziato?<br/>'''Valentino''': No, non si è licenziato, è peggio! Ha traslocato! {{NDR|afferra il cellulare di Vox e lo lancia contro il muro}} Crede di poter venire qui, lavorare, e andarsene via a suo piacimento! Riesci a crederci, cazzo?! Se n'è andato a vivere con quell'oca giuliva della figlia di Lucifero.<br/>'''Vox''': Angel vive con la figlia di Lucifero, adesso?<br/>'''Valentino''': Sì! Quella stronza, Chalkie, o Chandler, o, non lo so, un nome da maschio. Ha questo hotel, e... {{NDR|mettendosi in posa con due pistole}} quale di queste mi fa più sexy?<br/>'''Vox''': Che stai facendo, Val? Tu lì non ci vai.<br/>'''Valentino''': Quell'alido frocetto capirà chi è il suo padrone. Mi fotterò tutti in quel merdoso merdaio, lo giuro sul cielo...<br/>'''Vox''' {{NDR|con voce distorta}}: ''Val''! {{NDR|la voce torna normale}} Riflettici bene, il nostro marchio è la classe. Cosa credi farà alla nostra immagine inseguire puttanelle per tutto l'Inferno?<br/>'''Valentino''': Eh... la rovinerà?<br/>'''Vox''': Giusto! Vuoi che la gente dica che non sai controllare i tuoi dipendenti?<br/>'''Valentino''': No.<br/>'''Vox''': Esatto. E ehi, lui è ancora sotto contratto con te, dove cazzo può andare? Perciò, tu dovresti...?<br/>'''Valentino''': ... Non fare un cazzo?<br/>'''Vox''': Grande idea! È per questo che ti pagano un sacco di soldi.
*'''Valentino''': Sai, Angel non è l'unico che si intrattiene in quel pulcioso hotel con la ''princessa'' di Satanasso.<br/>'''Vox''': Oh, chi altro c'è lì? Qualcuno che ti deve dei soldi?<br/>'''Valentino''': Qualcuno che ci deve qualcosa di più dei soldi. Il demone della radio è lì. {{NDR|Vox affonda gli artigli nel tavolo}}<br/>'''Vox''': ''Che cosa hai detto?''<br/>'''Valentino''': Quello che ho detto.<br/>'''Vox''': Alastor è tornato... ed è con la figlia di ''Lucifero''... e questa non è la prima cazzo di cosa che mi dici?!<br/>'''Valentino''': Ehi, ammazzare Alastor è la tua fissazione.
*'''Alastor''' {{NDR|dopo lo scontro con Sir Pentious}}: Ohibò, necessito dei servigi del mio sarto. Buona fortuna, amici.<br/>'''Vaggie''': Fermo, te ne vai così? Alastor, ci serve il tuo aiuto. Serve che tu finisca il lavoro.<br/>'''Angel Dust''' {{NDR|alludendo alla parete sfondata da Pentious}}: Ehm, ci serve un muro.
*'''Vox''' {{NDR|riferito ad Alastor}}: Lo stronzo è tornato!<br/>'''Valentino''': Sì... anch'io lo pensavo andato per sempre.<br/>'''Vox''': Sono passati sette anni!<br/>'''Valentino''': Sei ancora incazzato perché quella volta ti ha quasi battuto?<br/>'''Vox''': Gah, fanculo!<br/>'''Valentino''': Era per dire.<br/>'''Vox''': Ormai tutto è cambiato da quando se n'è andato.<br/>'''Valentino''': Questo è certo.<br/>'''Vox''': Gli darò il bentornato spiegandogli chi comanda su questo creato.
*'''Angel Dust''' {{NDR|recitando controvoglia con Sir Pentious un copione scritto da Charlie}}: "Oh, sono un losco figuro che vaga per le strade, manchevole degli abbracci della mamma. Ora, dove posso trovare un ragazzino innocente a cui vendere del crack?". Wow. Chi l'ha scritto?<br/>'''Charlie''': Grande teatro, eh? Continua.<br/>'''Angel Dust''': "Ehi, tu".<br/>'''Sir Pentious''': Uh, ce l'hai con me?<br/>'''Angel Dust''': "Ehi, sembri un ragazzino a cui serve un po' di... forfora del diavolo"? Ma che cazzo?!<br/>'''Sir Pentious''': No, giammai. Io devo andare a fare i compiti, scienze.<br/>'''Angel Dust''': "Dai, ragazzino, la polvere ti farà diventare figo come me... il fattone!".<br/>'''Sir Pentious''': La cosa figa è non considerare la droga una cosa figa. Ora, se vuoi scusarmi, devo andare a non fare sesso prima del matrimonio!
*'''Sir Pentious''' {{NDR|dopo essere stato scoperto da Charlie, Angel e Vaggie}}: Agente Pentious richiede un'immediata estrazione!<br/>'''Vox''': Pentious. Complimenti, ti sei fatto beccare... dopo nemmeno un giorno.<br/>'''Sir Pentious''': Ti prego, devi tirarmi fuori da qui!<br/>'''Vox''': Come abbiamo potuto pensare che saresti riuscito in una missione così cretina? Fammi un favore, se non ti ammazzano loro ammazzati da solo, squamato verme imbranato!
==Episodio 3, ''Uova strapazzate''==
*'''Vaggie''': E quel marchingegno?<br/>'''Sir Pentious''': Oh, ehilà, livida femmina, la mia ultima invenzione, cioè una "Scorticatrice {{formatnum:11000}}"! Bramo scatenarla sugli altri ospiti dell'Hotel.<br/>'''Charlie''': Cosa? Perché?<br/>'''Sir Pentious''': Tutti sono troppo carini e buoni, un'evidente menzogna per avere l'occasione di uccidermi. Ma quando? Come? Devo essere preparato.
*'''Vaggie''': Questi ovetti rotolano ovunque, servi tu per sbarazzarcene.<br/>'''Alastor''': Oh, beh, lo farò con immenso gaudio.<br/>'''Vaggie''': Con umanità.<br/>'''Alastor''': Mh. Beh, gaudiderò comunque.
*'''Husk''': Non partecipo a un merdoso spettacolo per questi fessi del cazzo.<br/>'''Angel Dust''': Oh, io sì. Ma con pagamento anticipato. Ahimè, qui qualcuno non può permettersi me.<br/>'''Sir Pentious''': Illuso! Scordatelo, sciocca calì del sesso!
*'''Charlie'''{{NDR|durante l'esercizio di fiducia}}: Angel, vuoi essere tu il prossimo?<br/>'''Angel Dust''': Vaaado...<br/>'''Vaggie''': Però stavolta dovete afferrarlo tutti, chi non lo afferra lo afferro io per le palle.<br/>'''Angel Dust''': Beh, allora mi confesso, eh? Andiamo al sodo, al duro. Io adoro succhiare...<br/>'''Husk''': Mi gioco il cazzo che dici "uccelli"!<br/>'''Angel Dust''': Ghiaccioli! Pervertito! Frena la tua felina fantasia provinciale! {{NDR|si lascia cadere tra le braccia di Husk}} Ma in fondo, anche gli uccelli. {{NDR|Husk lo lascia cadere}}
*A volte sevizio le mamme cimici davanti ai piccoli come monito per tutti. ('''Niffty''')
*'''Carmilla''': Alastor?<br/>'''Alastor''': Sì, lo so, mi sono fatto molto desiderare, so che voi tutti vi chiedete il perché.<br/>'''Carmilla''': Neanche un po'. Comunque, bentornato.
==Episodio 4, ''Messinscena''==
*{{NDR|Estratto da un film porno di Angel Dust}}<br/>'''Attore''': Finalmente sveglio, Angel Dust?<br/>'''Angel Dust''': Sì... vuoi portarmi il caffè?<br/>'''Attore''': Devi subito dirmi dove il tuo capo nasconde la cassaforte.<br/>'''Angel Dust''': Sei un illuso se speri di ottenere da me qualcosa.<br/>'''Attore''': Illuso?! Allora dovrò scoparti a sangue fino a quando non mi dirai dov'è la cassaforte!<br/>'''Angel Dust''': Fai del tuo peggio... ''paparino''.
*'''Angel Dust''': Non è la giornata del "mostra e racconta"? Io vi mostro il mio film migliore, e vi racconto di come ho vinto su quella cagnetta stronzetta cozzetta di Tiffany Tuttatette!<br/>'''Husk''': A dire il vero, secondo me la sceneggiatura fa acqua da tutte le parti.<br/>'''Angel Dust''': Esimia testina di cazzo, chi ti dà il diritto di insultare il mio fottuto, nobile e antico lavoro?<br/>'''Husk''': Ci vuoi far credere che non sai di aver recitato in una mega troiata?<br/>'''Angel Dust''': Vaffanculo. {{NDR|riferendosi al suo film}} Questa è arte pura!<br/>'''Husk''': Sei ipocrita, ti ubriachi e te ne lamenti ogni infernale giorno. A tutti piace confessarsi col barista. Ormai io so tutto di te e di questi poveri figli di troia. {{NDR|riferito a Sir Pentious}} Quello lì è un buffone insicuro che si sente solo e vi striscia vicino al letto per guardarvi dormire. La principessa, una buonista che vuole risolvere i problemi altrui non potendo risolvere i suoi.<br/>'''Charlie''': Cosa? No! Io- cosa? No!<br/>'''Husk''' {{NDR|riferito a Vaggie}}: Occhio di lince, qui? Giudica tutti perché odia sé stessa. Niffty? Eh... non conviene a nessuno sapere che problemi ha.<br/>'''Angel Dust''' {{NDR|ridendo}}: Sei proprio arruffato! {{NDR|con fare sensuale}} Wow. Il gattino ha gli artigli. ''Miao''.<br/>'''Husk''': Taci tu! Non farmi parlare. So benissimo chi sei e, nonostante le tue stronze manfrine, so quanto sei falso.<br/>'''Angel Dust''': Io, falso? Wow. No, caro, io non sono falso. Recito il copione della vita, come un vero attore.
*'''Angel Dust''': Sembra che Valentino pretenda la mia presenza per una ripresa d'emergenza.<br/>'''Husk''': Uh-uh. Come no.<br/>'''Angel Dust''': Ad ogni modo, vaffanculo. Me ne sbatto il cazzo di quello che un peloso barista ubriacone pensa di me. Quindi torna nella lettiera di merda da cui provieni, critico del porno.
*'''Valentino''' {{NDR|riferendosi alle riprese di un film porno}}: Angel, perché cazzo vi siete fermati?<br/>'''Angel Dust''': Io... vengo.<br/>'''Valentino''': Non fuori campo, no!
*'''Valentino''': Vostra maestà, benvenuta nella mia umile dimora del sesso estremo. Posso salutarvi umidamente? {{NDR|lecca il braccio di Charlie}}<br/>'''Charlie''': Uh.. no, grazie, no.<br/>'''Valentino''': Ma che gran pezzo di... posso offrirvi una porca parte? Potrei fare di voi una pornostar. Così diverremmo più ricchi di, beh... del vostro ''papito''-<br/>'''Charlie''': Cazzo, no!
*'''Valentino''': Angel, vorrei verbalizzare con te nel tuo camerino. {{NDR|lui e Angel entrano nel camerino}}<br/>'''Angel Dust''': Io non sapevo nulla... {{NDR|Valentino lo schiaffeggia}} Val, io-<br/>'''Valentino''' {{NDR|afferrando aggressivamente Angel}}: Tu credi davvero di poter far venire qui come avvocato la mocciosa di Lucifero?<br/>'''Angel Dust''': No, Val, ti prego! Mi dispiace che lei...<br/>'''Valentino''': L'hai portata qui per proteggerti? Per farmi fottere? {{NDR|usa il fumo per immobilizzare Angel e lo sbatte sul divano}}<br/>'''Angel Dust''': Val, fermo!<br/>'''Valentino''': Credi che lei possa sollevarti dal lavoro?<br/>'''Angel Dust''': No! No, non è quello che sto cercando di fare, no! No... {{NDR|Valentino lo scaraventa dall'altra parte della stanza}}<br/>'''Valentino''': Sai che non può fare nulla. {{NDR|con il fumo crea un guinzaglio al collo di Angel e manifesta il suo contratto dell'anima}} Io ti possiedo, o l'hai dimenticato?<br/>'''Angel Dust''': No.<br/>'''Valentino''': Quando ti dico "vieni" tu dici?<br/>'''Angel Dust''': Sì, Valentino.<br/>'''Valentino''': Quando ti dico di scoparti venti stalloni prima di pranzo, tu dici?<br/>'''Angel Dust''': Sì, Valentino.<br/>'''Valentino''': Quando ti dico che devi far sparire quella fottuta troietta giuliva dal mio cazzo di set, tu dici?<br/>'''Angel Dust''': Ah, io-<br/>'''Valentino''': ''Tu dici''?<br/>'''Angel Dust''': Senti, Val, è solo che lei trova entusiasmante ogni cosa. Io le dirò di andarsene. Ma non farle del male...<br/>'''Valentino''': Ho sventrato delle puttanelle per molto meno senza pensarci un attimo, sei fortunato che mi fai fare soldi. Ora ti sbarazzerai di lei e poi ti farai sbattere per tutta la notte, chiaro?<br/>'''Angel Dust''': Sì, Val.<br/>'''Valentino''': Bravo.
*'''Husk''': Non sapevo fosse una serata "bevo per dimenticare".<br/>'''Angel Dust''': Oh, mi ero dimenticato che sei il barista filosofo, il saggio che conosce ogni cosa. Scendi dalla cattedra del cazzo e versa un vero drink.<br/>'''Husk''': Senti, se hai un problema non troverai la risposta sul fondo di una bottiglia. Io lo so, l'ho cercata lì a lungo.
*'''Husk''' {{NDR|dopo aver respinto le aggressive avances sessuali di Angel}}: Finiscila con la recita, con me non attacca. Riesci solo a fare la figura dello stronzo con queste puttanate da falso.<br/>'''Angel Dust''': Chiamami falso un'altra volta, stronzetto! Ti sfido.<br/>'''Husk''': Falso.<br/>'''Angel Dust''': Sei un vero stronzo- {{NDR|cerca di alzarsi, ma sbatte la testa e cade a terra}}<br/>'''Husk''': Sei caduto?<br/>'''Angel Dust''': Sappi una cosa: tu saresti fottutamente fortunato a scoparti una star come me! Ma lo sai quanto costo? Sai quanti ucciderebbero per avere Angel Dust che gli viene addosso? Fanculo! Continua a fare il gatto solitario del cazzo.
*'''Vaggie''': Accipicchia, sembra che qualcuno debba seguirlo. Qualcuno di nome Husk!<br/>'''Husk''': Oh, mi prendi per il culo? Perché non lo fai tu, visto che sei così preoccupata?<br/>'''Vaggie''': Perché non sono io quella che l'ha fatto uscire isterico da qui. Tu lo hai provocato e tu lo riporti.<br/>'''Charlie''': No! No. Non costringerlo a tornare. Solo, assicurati che non si metta nei guai. Oggi ho provato a insistere, ma purtroppo ho peggiorato le cose. Tornerà quando sarà pronto, facciamo solo in modo che nel frattempo non gli capiti qualcosa di brutto.
*{{NDR|dopo che Husk ha salvato Angel da un gruppo di malavitosi che hanno cercato di drogarlo}}<br/>'''Husk''': Lo stronzo dentato ti ha drogato il drink.<br/>'''Angel Dust''': E secondo te non avevo capito che quel drink era drogato? Mi succede ogni cazzo di volta.<br/>'''Husk''':Lasci che ti droghino ogni cazzo di volta?!<br/>'''Angel Dust''': Credi che lo abbia chiesto io? Io non ho chiesto questa cazzo di dannazione! Non ho chiesto nulla, non ho chiesto che Charlie mi salvasse, non ho chiesto che tu mi salvassi. Posso badare a me stesso.<br/>'''Husk''': Sicuro? Perché ti ho visto letteralmente autodistruggerti. Io dico che forse... ecco non so... ti può essere utile un barista con cui parlare.<br/>'''Angel Dust''': Oh, quindi adesso mi vuoi far credere che ti importa qualcosa di me? Dopo che mi hai trattato di merda, pensi che mi aprirò con te? Ti prego. {{NDR|inizia ad andarsene}}<br/>'''Husk''': Magari ti tratterei meglio se non recitassi, se ti facessi vedere come sei davvero, non soltanto con quella falsa maschera. Ascolta, a nessuno in quell'hotel importa della tua fama. Se sei un divo, una pornostar. Quindi tanto vale che la smetti con la recita.<br/>'''Angel Dust''' {{NDR|si gira in lacrime, sconvolgendo Husk}}: ''Non è una recita''! Non ho altra scelta. E questo... questo è il mio modo per evadere! Dove posso dimenticare tutto, quanto odio... me stesso. Un posto in cui posso strafarmi e non dover pensare a quanto faccia male. E magari... se riesco a rovinarmi abbastanza nel frattempo... se finirò per annullarmi... non sarò più il suo giocattolo preferito {{NDR|di Valentino}}. E magari mi lascerà libero.<br/>'''Husk''' {{NDR|dispiaciuto, si siede accanto ad Angel}}: Ero un Signore Supremo un tempo. Sì. E... era bello avere quel potere. {{NDR|dei flashback mostrano come è arrivato a vendere la sua anima ad Alastor}} Ma quando sei un trafficante d'anime e sei anche un giocatore d'azzardo, la posta diventa troppo alta. E perdere una mano di troppo diventa davvero pericoloso. Così, quando la fortuna ti volta le spalle, ti aggrappi a tutto pur di restare a galla, arrivi a stringere patti, svendendoti. Quindi so cosa si prova a pentirsi delle scelte fatte e... sapere che non si può tornare indietro.
*'''Husk''' {{NDR|dopo che lui e Angel hanno massacrato dei malavitosi}}: Beh... è una cosa che non mi aspettavo di vedere.<br/>'''Angel Dust''': Come ho detto, tu non mi conosci. Non sono bravo solo col sesso.<br/>'''Husk''': Buono a sapersi. Perché questo tuo aspetto mi piace tanto.
==Episodio 5, ''Papà batte papà''==
*'''Husk''': Qual è il problema? Complesso paterno?<br/>'''Charlie''': No, è che non siamo stati tanto insieme. Dopo che lui e la mamma si sono separati, non si è mai affannato per vedermi. Ogni tanto mi chiama, ma soltanto quando si annoia o se gli serve un favore.<br/>'''Husk''': Complesso paterno.
*{{NDR|scena di introduzione di Lucifero, da solo in una stanza piena di papere di gomma}} È giunta l'ora. Con le mie mani, ho appena creato... la super ultra mega papera salterina! Che sputa fuoco! Niente applausi, trattenetevi, prego. Oh, grazie... ma no, cazzo! Ho preso una papera! {{NDR|il telefono inizia a squillare}} Figlia? Figlia? Figlia che chiama?! Oh! Uh, ehm, "Pronto? Charlie? Eh-eh-ehi, Cha-Cha-Cha"- no, no, così non va. È la prima volta che mi chiama da anni... sii carino ed elegante. {{NDR|risponde al telefono}} Ciao, puttanella! ('''Lucifero''')
*'''Charlie''': Ti prego, vieni solo a vedere che sto cercando di fare, e così capirai che si tratta di una bellissima idea e in Paradiso non avranno obiezioni se avrò modo di spiegarlo. Ti prego, papà.<br/>'''Lucifero''': Aspetta. Tu stai invitando il tuo papino?! Sto arrivando! Ah-ah, sarò lì tra un'ora! {{NDR|riattacca}} Mia figlia vuole vedere me! Beccati questa, depressione!
*'''Lucifero''': E tu sei?<br/>'''Alastor''': Alastor, piacere di fare la sua conoscenza, e che gioia! È bello dare finalmente un volto al suo nome, lei è decisamente più basso dal vivo.<br/>'''Lucifero''': Questo chi è? Chi è questo? Tu sei il facchino?<br/>'''Alastor''': Ahah, no! Io sono il frontman dell'Hotel, forse mi avrà ascoltato nel mio programma alla radio.<br/>'''Lucifero''': Mhh, no. Infatti Charlie ha scelto "è stato" come nome "Hazbin Hotel",<ref>In inglese, "Hazbin" si traduce come "è stato".</ref> ah-ah-ah!<br/>'''Alastor''': Ah-ah-ah! In effetti è stata una mia idea.<br/>'''Lucifero''': Ah-ah-ah! Beh, è un'idea stupida!<br/>'''Alastor''': Ah-ah-ah! ''Fanculo''.
*'''Charlie''': Lei è Vaggie, la mia ragazza.<br/>'''Lucifero''': Oh-oh, porco diavolo! Ti piacciono le ragazze, anche a me! Abbiamo così tanto in comune!
*'''Angel Dust''': Allora, tu e Alastor siete tipo cosa, amici?<br/>'''Mimzy''': Beh, questo lo hai detto tu, non certo io, ma ci può stare. Perché così sorpreso?<br/>'''Angel Dust''': Beh, solo che non sapevo che ne avesse. È qui da un po', ma è ancora un grande, sinistro mistero. Che tipo è?<br/>'''Mimzy''': Lo sai quello che si dice in giro. È apparso all'Inferno all'improvviso, facendo subito scalpore per la sua sfrontatezza e per la sua arroganza. All'inizio volevano del tutto ignorarlo, ma presto i Signori Supremi cominciarono a sparire. E non erano arcidiavoli di poca importanza, sto parlando di arci-arci diavoli. Nessuno sapeva cosa fosse successo loro fino a quando non iniziarono ad andare in onda quelle strani trasmissioni radio. Si sentivano solo urla. Ogni volta che un Signore Supremo spariva, una nuova voce urlava disperata in quella trasmissione radio. Poi un giorno Alastor si è rivelato come il Demone della Radio, mettendo in guardia e minacciando chiunque gli fosse stato avverso. Beh, diciamo che alle sue trasmissioni partecipavano sempre voci nuove. Questa è la storia che tutti più o meno conoscono, ma, sotto sotto... lui è un grande tenerone, un po' di musica jazz, un dito di whisky e diventa un coniglietto.
*'''Alastor''': Che cosa c'è?<br/>'''Husk''': Mimzy si presenta solo quando le serve qualcosa. La stronza si sarà cacciata nei guai e avrà rotto il cazzo a un demone per venire di corsa da te.<br/>'''Alastor''': Niente che io non possa gestire, tranquillo Huskuccio. Dovrebbe essere impazzita per imbrogliare me.<br/>'''Husk''': Insomma, tu sei sparito per un bel po'... e nessuno di noi sa il perché.<br/>'''Alastor''': Nessuno di voi deve saperlo, micio micione, non affaticare il testone.<br/>'''Husk''': Sei il padrone della mia anima, ma non sono il tuo animaletto del cazzo.<br/>'''Alastor''': Mh-mh, altroché! Ah-ah!<br/>'''Husk''': Paroloni per qualcuno che è al guinzaglio quanto me. {{NDR|Alastor assume la sua forma demoniaca completa}}<br/>'''Alastor''': Ahah... che cosa hai detto?<br/>'''Husk''' {{NDR|una catena appare al collo di Husk e lo trascina a terra}}: Cazzo! No, niente, io, eh...<br/>'''Alastor''': Sei avvisato, non ripeterlo. O ti farò a pezzi l'anima e manderò in onda le tue urla come monito per ogni altro stronzo irrispettoso che osa dubitare di me, dimmi che hai capito.<br/>'''Husk''' {{NDR|tremando}}: Capito.<br/>'''Alastor''' {{NDR|torna normale}}: Adorabile. Bella chiacchierata, vecchio mio, sempre bello confrontarsi.
*{{NDR|mentre degli squali malavitosi stanno assalendo l'Hotel}} Io forse potrei avere dei problemi con degli squali, forse devo a quei cani-pesce un cinquantamila. E forse potrei aver rubato un'auto. E averla schiantata. Investendo la ragazza dello squalaccio, ma quella troia se lo meritava! ('''Mimzy''')
==Episodio 6, ''Benvenute in Paradiso''==
*'''Niffty''': Sembri sfondato, mi sbaglio?<br/>'''Angel Dust''': La giusta domanda è "chi" mi ha sfondato, e la risposta è tutti. Due volte!
*'''San Pietro''': Salve, benvenuti in Paradiso! Favorite i vostri nomi, prego.<br/>'''Charlie''': Oh, ehm, Charlie Stella del Mattino.<br/>'''San Pietro''': Charlie Stella del Mattino. Mh, okay, cha-cha-cha-cha-cha... non c'è sulla mia lista. Già. È strano.<br/>'''Charlie''': Ehm, mio padre ha organizzato questo incontro.<br/>'''San Pietro''': Tuo padre, okay.<br/>'''Charlie''': Prova con Lucifero... Stella... del Mattino.<br/>'''San Pietro''': Ohhh, cazzo! Sì! Apperò, che roba. Sicura di essere nel posto giusto? Non è che ti sei persa?
*'''Adamo''': Forse hai disertato il tuo esercito, hai scelto la carriera da solista, anzi, è meglio definirlo un... duetto!<br/>'''Vaggie''': Non so di cosa tu stia parlando.<br/>'''Adamo''': Ehi, occhio bello, io ti riconosco anche se non indossi l'uniforme, eri una delle mie più sanguinarie soldatesse. Sempre in prima linea, come si fa a dimenticare una stronza come te? È per questo che ti ho chiamata con l'abbreviazione della cosa che più me lo fa intostare... Vaggie.<br/>'''Vaggie''': A dire il vero si pronuncia "Vagghie".<br/>'''Adamo''': Mhhh... no. Ad ogni modo, hai fatto una grande cazzata. [...] E così la mia Vag-gina detta Vaggie si è messa con la vagina della figlia di Lilith. Evviva l'amore.<br/>'''Lute''': Sì, un amore vile e blasfemo.<br/>'''Adamo''': Cazzutamente sexy.
*'''Husk''': Ammetto che "Consenso" è un nome azzeccato per un sexy club.<br/>'''Sir Pentious''': Niffty, ciccia, che stai facendo?<br/>'''Niffty''': Sto scopando. Il pavimento è sporco.<br/>'''Sir Pentious''': Per forza, siamo in un sexy club.<br/>'''Niffty''': Ahhh, mi sembrava che l'Hotel fosse leggermente diverso.<br/>'''Sir Pentious''': Signorina Bomb, io posso offrirle un drink?<br/>'''Cherri Bomb''': Perché? Non siamo arcinemici?<br/>'''Sir Pentious''': Ehm, eh... perché io offro sempre un drink a tutti!
*'''Angel Dust''': Beh, dopo questa giornata mi serve un bel drink. Sapete, Val è in fissa per il waterboarding, quel fesso e le sue fisse.<br/>'''Cherri Bomb''': Angel, basta parlare di Val, ti ha già rovinato la giornata, non farti rovinare la serata. {{NDR|gli porge delle pillole}} Ecco, prendi una di queste e ogni preoccupazione svanirà.<br/>'''Husk''': Ecco, ci siamo...<br/>'''Cherri Bomb''': Ohh, evviva, l'ubriacone è sobrio da abbastanza tempo e ci può giudicare.<br/>'''Husk''': Sei tu quello che cerca di andare in Paradiso. Senti, se vuoi mandare a puttane i tuoi progressi prego, fai pure, è che... pensavo fossi meglio di così.<br/>'''Cherri Bomb''': Grazie, gatto guastafeste. Forza Angie, sballiamoci, proprio come ai vecchi tempi.<br/>'''Angel Dust''': Io... non lo so. È stata una lunga giornata e non mi serve strafarmi. {{NDR|Husk sorride}}<br/>'''Cherri Bomb''': Ma dai, stronzetto, se davvero hai lavorato così tanto ti meriti un po' di vero relax, un po' di THC, di PCP con DMT, ah, fanculo, vediamo dove ci sbatte la notte, eh?<br/>'''Angel Dust''': Io... immagino di sì.<br/>'''Sir Pentious''': Cherri, ti ho preso un altro shottino. {{NDR|Cherri lo guarda}} P-perché offro un altro shottino a tutti! Urrà!
*'''Sir Pentious''' {{NDR|a Cherri Bomb, nel nightclub}}: Ehi, senti... ho notato che il club ha una sex room. Così, stavo pensando che magari ti andrebbe di, ehm... fare... sesso con me.<br/>'''Cherri Bomb''': Scusa, perché dovresti fare sesso con me?<br/>'''Sir Pentious''': Ehm... eh... Perchè faccio sempre sesso con tutti, io! {{NDR|due demoni lo afferrano e lo trascinano nella sex room}}
*'''Valentino''': Troia troietta, Angel Dust? Che cosa ci fai qui, amore? Non hai preso abbastanza cazzi, oggi?<br/>'''Angel Dust''': Spiritoso.<br/>'''Valentino''': {{NDR|riferito a Niffty}} Uh, chi è questa ''chiquita''? Carne fresca per me? {{NDR|Niffty cerca di mordergli il dito}} Ehi!<br/>'''Niffty''': Assaggio la tua ciccia.<br/>'''Valentino''': Ah, mordace, ma il sadomaso tira, si vende bene.
==Episodio 7, ''Ciao Rosie!''==
*'''Nifty''': Insomma, dove hai messo le ali?<br/>'''Vaggie''': Niffty, io non ho le ali.<br/>'''Angel Dust''': Io ritengo che il suo problema non sia la mancanza delle ali, piuttosto la mancanza delle tette.<br/>'''Nifty''': Sì, dove hai messo le tette?<br/>'''Vaggie''': Avete altre domande?<br/>'''Husk''': Io ne avrei una. Perché ogni volta che Charlie ha un incontro con il Paradiso, noi finiamo nella merda più merda che mai?<br/>'''Vaggie''': Non è colpa sua. Gli angeli sono-<br/>'''Angel Dust''': Bugiardi?<br/>'''Vaggie''': Complicati. Ma Charlie sta facendo del suo meglio.<br/>'''Husk''': Sì, beh... il suo meglio è di certo il nostro peggio.
*'''Alastor''': Oh, Charlie, come ti vedo male, male, ma proprio male.<br/>'''Charlie''': Vattene via, Alastor...<br/>'''Alastor''': Ma insomma, non puoi comportarti così dopo esserti inimicata il Paradiso e aver condannato all'oblio tutti quelli che ami.<br/>'''Charlie''': Senti, sono sufficientemente angosciata senza partecipare al tuo sadico gioco, brutto stronzo.<br/>'''Alastor''': Io non gioco. C'è il tuo pubblico di sotto, i tuoi fan aspettano di sentire che tipo di pirotecnica esperienza hai in serbo per loro.<br/>'''Charlie''': Non ce la faccio, come posso affrontarli dopo averli delusi in questa maniera? Sono venuti da me per trovare la via della salvezza, e hanno trovato solo più dolore. Sono crudele quanto il più crudele dei Signori dell'Inferno. E forse anche di più. Almeno quelli non vanno in giro a dare false speranze.<br/>'''Alastor''': Beh, non mi sarei mai aspettato di vedere un autolesionismo tanto patetico e piagnucoloso.<br/>'''Charlie''': Oh, vaffanculo, Alastor, tu non fai altro che startene lì a sorridere mentre ci guardi cadere e fallire! Come fai a godere così tanto dell'altrui sofferenza?<br/>'''Alastor''': Mia regale ingenuità, tu vedi un sorriso, ma non puoi sapere cosa si cela sotto di esso. Un sorriso è un'arma potentissima e micidiale. Ispira gli amici, costringe i nemici a dubitare e ti dà la garanzia che, qualunque cosa possa capitare, sarai sempre tu ad avere il controllo.<br/>'''Charlie''': Ma io non ce l'ho. Il controllo l'ho completamente perso. La persona a cui ho affidato il mio cuore mi ha mentito per anni, il Paradiso non mi ha concesso nulla, e se anche lo facesse non posso avere prova che l'Hotel funzioni. Adamo ha un esercito esorcista schierato davanti alla mia porta, pronto allo sterminio, e non c'è nulla che io possa fare.<br/>'''Alastor''': Tu non sai una cosina che io so!
*'''Vaggie''': Abbiamo un piano basato sulla difesa, dovremo batterci con gli angeli.<br/>'''Husk''': Woah! Ti sei fatta, cazzo?!<br/>'''Vaggie''': Possono essere uccisi.<br/>'''Frank''': La signora del coltello Carmina Caramella ne ha ucciso uno.<br/>'''Vaggie''': Aspetta, tu lo sapevi?<br/>'''Frank''': Oh, sì. Io detto al mio capo un mare di mesi fa.<br/>'''Vaggie''': Pentious!<br/>'''Sir Pentious''': Che c'è? Dicono sempre cazzate! Come potevo sapere che questa non era una cazzata?!<br/>'''Frank''': I conti bancari sono una truffa creata dal governo ombra.<br/>'''Sir Pentious''': Visto?
*'''Rosie''': Ma chi hai portato con te? Monello, Alastor, questa è troppo giovane per te! Oh, sto scherzando, immagino che tu possa ancora metterlo in buca!<br/>'''Alastor''': Come, prego?
*'''Carmilla Carmine''': Ti sto mostrando i punti deboli della tua tecnica di combattimento. Tecnica di voi angeli sterminatori.<br/>'''Vaggie''': Come hai scoperto che ero un'esorcista? Come?<br/>'''Carmilla Carmine''': Hai una X gigantesca sull'occhio sinistro e impugni una lancia angelica, non serve mica un genio.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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Sonia Antinori
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[[File:Sonia Antinori.jpg|thumb|Sonia Antinori nel 2015]]
'''Sonia Antinori''' (1963 – 2026), drammaturga, attrice e regista teatrale italiana.
==Citazioni di Sonia Antinori==
*{{NDR|In riferimento alla dislessia, tema al centro dello spettacolo teatrale "Cronache del bambino anatra" di cui è autrice}} Il tema della [[dislessia]] arriva in teatro quasi in contemporanea al nostro lavoro attraverso la testimonianza di un attore dislessico. Per il resto, io credo che questo argomento sia in generale molto poco diffuso, se non quando tocca personalmente una famiglia, un contesto e una scuola. È ancora difficile trovare persone che abbiano un discernimento sul significato della parola usata comunemente – come tutti sappiamo – in maniera molto generica e generalista per dire che c'è una forma di intoppo. Questo è molto interessante. Quando infatti ci si avvicina a parlare e a incontrare persone come abbiamo fatto noi nella nostra ricerca sul campo, ci si rende conto che la differenza diventa una sorta di caratteristica. Questa ci spinge a fare delle scoperte, che se fossimo in uno statuto di normalità, non potremmo mai fare.<ref>Dall'intervista di Andrea Simone, ''[https://teatro.online/antinori-cronache-del-bambino-anatra Sonia Antinori, "Cronache del bambino anatra"]'', ''teatro.online'', 8 dicembre 2021.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Antinori, Sonia}}
[[Categoria:Attori teatrali italiani]]
[[Categoria:Drammaturghi italiani]]
[[Categoria:Registi teatrali italiani]]
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Discussioni utente:WikiDr2010
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J ansari
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Rodolfo Dalla Mora
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Danyele
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[[File:Rodolfo Dalla Mora 2023.jpg|thumb|Rodolfo Dalla Mora nel 2023]]
'''Rodolfo Dalla Mora''' (1964 – vivente), attivista italiano.
==Citazioni di Rodolfo Dalla Mora==
*Il [[Disability Manager]] è un professionista che deve pensare in termini inclusivi liberandosi dalle maglie delle categorizzazioni.<ref>Dall'intervista di Valentina Tafuri, ''[https://csrstars.it/rodolfo-dalla-mora-disability-manager/ Rodolfo Dalla Mora: «Il Disability Manager? Un professionista che progetta in termini inclusivi»]'', ''csrstars.it'', 26 aprile 2023.</ref>
*Il [[linguaggio]] costruisce la cultura. E la cultura cambia la qualità della vita.<ref name="favotto">Dall'intervista di Francesca Favotto, ''[https://www.vanityfair.it/article/rodolfo-dalla-mora-larchitetto-che-ha-reinventato-la-figura-del-disability-manager-inclusione-significa-creare-pari-opportunita-per-tutti-non-progettare-stanze-speciali-per-pochi Rodolfo Dalla Mora, l'Architetto che ha reinventato la figura del Disability Manager: «Inclusione significa creare pari opportunità per tutti, non progettare stanze speciali per pochi»]'', ''vanityfair.it'', 3 dicembre 2025.</ref>
*La [[Pandemia di COVID-19|pandemia]] ha sdoganato lo smart working ma, per far sì che questo accomodamento ragionevole per antonomasia sia davvero una modalità di lavoro inclusiva per le persone con disabilità, va gestito con professionalità e competenza, per esempio, con tecnologie abilitanti e il ruolo del disability manager è cruciale<ref>Citato in Maria Giovanna Faiella, ''[https://www.corriere.it/salute/disabilita/20_luglio_25/meno-ostacoli-il-disability-manager-ma-pochi-conoscono-ae42f52a-c6af-11ea-a52c-6b2a448f1d2c.shtml Meno ostacoli con il disability manager (ma pochi lo conoscono)]'', ''corriere.it'', 25 luglio 2020.</ref>
*Nel mondo del lavoro esistono ancora pregiudizi nei confronti dei lavoratori con disabilità, considerati “meno produttivi” e, per questo, penalizzati. Molti, pur essendo laureati e in possesso di curriculum di alto profilo, svolgono mansioni inferiori alle proprie competenze, pochissimi ricoprono posizioni apicali.<ref>Citato in Maria Giovanna Faiella, ''[https://www.corriere.it/salute/disabilita/23_febbraio_06/trattati-diversamente-causa-disabilita-ecco-come-contrastare-discriminazioni-a0f7a910-9b0a-11ed-a6c0-015065345ec9.shtml Trattati diversamente a causa della disabilità: ecco come contrastare le discriminazioni]'', ''corriere.it'', 6 febbraio 2023.</ref>
*Voglio lasciare due linee parallele che corrono verso l'infinito: le impronte delle mie ruote.<ref name="favotto"/>
==''Disabilità: la storia, il linguaggio, la condizione, la Convenzione ONU''==
===Incipit===
Spesso si pensa che il concetto di disabilità sia un concetto prettamente moderno o che riguardi strettamente la nostra epoca e la nostra società. Invece, volgendo lo sguardo al passato, ai miti greci e alle prime forme di civiltà, ritroviamo molti riferimenti alla disabilità e al modo di considerarla, nei pensieri e nelle parole e nel modo di occuparsene nelle cure e nelle pratiche. (pag. 13)
===Citazioni===
*Per decenni si è fatto un uso scorretto di numerosi termini che si riferiscono alle persone con disabilità, quali “minorato”, “mutilato e invalido”, “portatore di handicap”, “infermo”, “infelice”, “ritardato”, “inabile” eccetera. Si tratta di termine che evidenziano l’aspetto negativo della disabilità. (p. 39)
*Parlare della dinamicità della condizione umana, significa, innanzitutto, porci davanti all’evidenza (che può apparire scontata, ovvia, ma che non lo è) per la quale un uomo, nella sua vita, è sempre legato e determinato dalle condizioni interne ed esterne che incontra. (p. 61)
*Il 03 maggio del 2008 entra in vigore la Convenzione dei Diritti delle Persone con Disabilità con lo scopo di migliorare la qualità di vita di circa 650 milioni di persone che nel mondo convivono con una disabilità, attraverso il riconoscimento e, soprattutto, la salvaguardia dell’esercizio dei loro diritti. (p. 81)
==''L’equazione delle 4 A: Autonomia''==
=== Incipit ===
L'autonomia personale raggiunta nello svolgimento di azioni e compiti non è di per sé sufficiente per la persona ai fini della realizzazione del proprio progetto di vita e quindi di obbiettivi di autodeterminazione, di inclusione, di inserimento nel mondo del lavoro. Alla realizzazione di tali obbiettivi concorrono ulteriori fattori sociali, quali l'accessibilità dell'ambiente, l'assistenza personale, la disponibilità dei servizi sul territorio, la cultura dell'integrazione, i sostegni finanziari. (p. 31)
=== Citazioni ===
*L'adozione di comportamenti autodeterminanti non richiede necessariamente il possesso di una completa autonomia funzionale. (p. 32)
== ''L’equazione delle 4 A: Accessibilità'' ==
=== Incipit ===
Quello dell’accessibilità è un concetto molto complesso, che riguarda più ambiti della vita umana: da quello fisico a quello virtuale, da quello sociale a quello economico, lo spazio privato e quello pubblico, la politica, l’ambiente.<br />Tradizionalmente il tema dell’accessibilità è stato trattato in relazione ai luoghi (l’abitazione, il complesso edilizio, l’azienda o l’ufficio, lo spazio pubblico ecc.) e alle difficoltà incontrate dalle persone nell’accesso e nella fruizione.<br />Nel tempo il concetto di accessibilità ha conosciuto una profonda trasformazione, soprattutto per effetto dell’evoluzione del concetto di disabilità, al quale è strettamente legato. (p. 17)
=== Citazioni ===
*Nel tempo la convenzionale accezione di accessibilità, riferita quasi esclusivamente all’abbattimento delle barriere architettoniche, è stata dunque superata in favore di una concezione inclusiva, mirata a favorire una piena fruizione dei luoghi di vita da parte delle persone con disabilità, garantendone l’autonomia e l’inclusione sociale. (p. 18)
== ''L’equazione delle 4 A: Ausili'' ==
=== Incipit ===
Il termine ausilio deriva dal vocabolario latino ''"auxilium''" che significa "aiuto": l'ausilio è, quindi, un qualcosa che aiuta e che facilita.<br />Nella vita quotidiana, tutti noi siamo circondati da strumenti e oggetti che svolgono una funzione di facilitazione e di mediazione tra le nostre abilità e il mondo che ci circonda, adottiamo strategie e tecniche per fare le cose con minore fatica e usiamo un vasto repertorio di codici di comunicazione, anche alternativi alla scrittura e al linguaggio verbale. Se nel corso della vita acquisiamo limitazioni fisiche, sensoriali e cognitive, gli oggetti e gli ambienti che ci circondano, le strategie e i codici utilizzati in precedenza possono diventare inadeguati rispetto le nostre esigenze. (p. 17)
=== Citazioni ===
*Il miglioramento della ''"performace"'' permette, dunque, di qualificare l'ausilio come un facilitatore, in quanto consente a una determinata persona con problematiche nelle ''"strutture e funzioni corporee"'' di avere una maggiore autonomia nella realizzazione di compiti e azioni all'interno dei suoi contesti di vita e di migliorare la sua partecipazione alla vita sociale. (p. 34)
== ''L’equazione delle 4 A: Assistenza'' ==
=== Incipit ===
L'assistenza personale (erogata dal famigliare ''caregiver'' o da operatore professionale) è da intendersi come un insieme di azioni di ''care'' a supporto di una persona, per garantirle le migliori condizioni di vita possibile, nel rispetto delle sue volontà e dei diritti riconosciuti. Un'assistenza che non consiste nel sostituirsi alla persona nelle attività di vita quotidiana, né nelle decisioni che la riguardano, ma che piuttosto è mirata a sostenere le sue capacità e abilità, consentendole di fare le proprie scelte e fornendole il supporto necessario nel realizzarle. (p. 13)
=== Citazioni ===
*Diventa evidente come l{{'}}''assistenza personale'' sia uno strumento essenziale nell'ambito del percorso di autonomia, di ''empowerment'' e di ''capacitazione'' della persona, a cui contribuiscono molteplici fattori ambientali, quali per esempio, le cure mediche e riabilitative appropriate, l'assistenza protesica, l'accessibilità ambientale, la formazione e la consulenza (anche alla pari), gli interventi e i servizi socio-assistenziali sul territorio, la tutela legale dei diritti, i contributi economici e le agevolazioni fiscali, le reti sociali di supporto. (p. 16)
==Citazioni su Rodolfo Dalla Mora==
*L'architetto Dalla Mora è prima di tutto un architetto, che ha imparato a guardare i mondi delle persone con uno sguardo più ampio. ([[Adriano Pessina]])
===[[Norman Zoia]]===
*''Ha cavalcato al meglio | con orgoglio | la sua sfortuna | Fa passeggiar le briccole | come gondole | al chiar di luna.''
*L'uomo delle disfunzionali onde, sospese ancor verdi lungo il reticolato dei nostri lucidi, solidali pensieri.
*Onde nuove di Rodolfo Dalla Mora, Rod per gli intimi, non certo per gli intimissimi, su una strada accessibile a tutti. Architetto, disability manager, premiato dalla ministra Lorenzin con la medaglia di bronzo al merito della sanità pubblica e different voice di Zona Franca. Appassionato di briccole vagabonde, le codifica in quello spazio virtuale dove il più e il meno si compensano, dove l’azzeramento si presta a riposizionare il moto a non luogo, ancorché a procedere; a riprendere forma ogni giorno in quello che Dalla Mora definisce da tempo il solito posto. Briccole che però tornano stanziali, come vecchie zingare finite a naufragare in un campo rom di là dal mare. Briccole qui sopra elaborate da uno scatto affettuoso dello stesso Rod. Briccole di una laguna mutevole eppur immutabile, dove le ultime forcole, orfane di remi e di vogatori, traghettano lo scintillar delle stelle sul pelo di torbide quanto morbide acque; fra Onde Rod Again Special, sorta d’omaggio all’acronimo Oras, struttura riabilitativa che da anni affida un significante ruolo al nostro avveduto visionario. ([[Norman Zoia]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
* Rodolfo Dalla Mora, "Disabilità: la storia, il linguaggio, la condizione, la Convenzione ONU", Padova Edizioni Il Prato, 2022. ISBN 978-88-6336-529-0
* Rodolfo Dalla Mora, ''L’equazione delle 4 A – Autonomia'', Padova, Edizioni Il Prato, 2024. ISBN 978-88-6336-642-6
* Rodolfo Dalla Mora, ''L’equazione delle 4 A – Accessibilità'', Padova, Edizioni Il Prato, 2025. ISBN 978-88-6336-643-3
* Rodolfo Dalla Mora, ''L’equazione delle 4 A – Ausili'', Padova, Edizioni Il Prato, 2025. ISBN 978-88-6336-644-0
* Rodolfo Dalla Mora, ''L’equazione delle 4 A – Assistenza'', Padova, Edizioni Il Prato, 2025. ISBN 978-88-6336-645-7
Note
==Altri progetti==
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[[Categoria:Attivisti italiani]]
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Haifa
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[[File:Haifa skyline view.jpg|thumb|Skyline di Haifa]]
Citazioni su '''Haifa''', città di [[Israele]].
*Haifa, come Tiberiade, era stata assegnata nel Piano delle Nazioni Unite allo Stato ebraico: lasciare l'unico grande porto del paese sotto il controllo degli ebrei era un'altra prova del trattamento sfavorevole riservato ai palestinesi nella proposta di pace dell'ONU. ([[Ilan Pappé]])
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7ª Brigata corazzata "Saar mi-Golan"
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[[File:7thArmoredBrigade.svg|thumb|upright|Simbolo della 7ª Brigata]]
Citazioni sulla '''7ª Brigata corazzata "Saar mi-Golan"''', unità corazzata dell'esercito israeliano.
*In molte storie orali palestinesi che ora cominciano a venir fuori, compaiono pochi nomi di brigate. Tuttavia la Settima è menzionata molto spesso, assieme ad aggettivi tipo "terroristi" e "barbari". ([[Ilan Pappé]])
==Voci correlate==
*[[Conflitto israelo-palestinese]]
*[[Israele]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Forze armate]]
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Citazioni sul '''Disability Manager'''.
*Il Disability Manager è un professionista che deve pensare in termini inclusivi liberandosi dalle maglie delle categorizzazioni. ([[Rodolfo Dalla Mora]])
*Si tratta di una nuova figura professionale che vuole agevolare l'autonomia delle persone con disabilità motoria e sensoriale. ([[Rodolfo Dalla Mora]])
==Voci correlate==
*[[Disabilità]]
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Vertice di Camp David
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[[File:Video Recording of Photo Opportunity at Camp David - NARA - 6037428.ogv|thumb|[[Bill Clinton]] con [[Ehud Barak]] e [[Yasser Arafat]] a Camp David]]
Citazioni sul '''vertice di Camp David''' del luglio 2000.
*Per i palestinesi l'unico risultato positivo di Camp David fu che la loro leadership riuscì, almeno per un po' di tempo, a portare la [[Esodo palestinese del 1948|catastrofe del 1948]] all'attenzione locale, regionale e, in una certa misura, dell'opinione pubblica internazionale. Non solo in Israele, ma anche negli Stati Uniti e persino in Europa, quanti erano veramente interessati alla questione palestinese dovettero prendere coscienza che questo conflitto non riguardava solo il futuro dei Territori Occupati, ma che al centro c'era la questione dei profughi che Israele aveva cacciato dalla Palestina nel 1948. ([[Ilan Pappé]])
==Voci correlate==
*[[Conflitto israelo-palestinese]]
*[[Israele]]
*[[Piani di pace per il conflitto israelo-palestinese]]
*[[Stato di Palestina]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Eventi degli anni 2000]]
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Citazioni sul '''Fondo Nazionale Ebraico'''.
*In Israele e nel mondo ebraico il JNF è visto come un'agenzia ecologicamente molto responsabile che deve la sua reputazione al modo in cui si è dedicata a piantare alberi, a reintrodurre la flora e i paesaggi locali, facilitando l'apertura di decine di luoghi di villeggiatura e di parchi naturali, con aree da picnic e spazi gioco per bambini. [...] I parchi del JNF non offrono soltanto parchiggi, aree da picnic, spazi gioco e contatto con la natura, ma anche degli elementi ben visibili che raccontano una storia particolare: le rovine di una casa, una fortezza, frutteti, piante di cactus (''sabra''), e così via. Ci sono anche fichi e mandorli. Moltissimi israeliani pensano che siano fichi "selvatici" o mandorli "selvatici", poiché li vedono in fioritura verso la fine dell'inverno, quando annunciano la bellezza della primavera. Ma questi alberi furono piantati e coltivati da mani umane. Ovunque si trovino mandorli e fichi, uliveti o siepi di cactus, là un tempo sorgeva un villaggio palestinese: questi alberi, che rifioriscono ogni anno, sono tutto ciò che resta. Vicino ai terrazzamenti incolti e sotto le altalene e i tavoli da picnic e le foreste di pini europei, giacciono sepolte le case e i campi dei palestinesi che le truppe israeliane cacciarono nel 1948. Pertanto, i visitatori, guidati soltanto da queste segnalazioni del JNF, non si renderanno mai conto che lì abitavano persone - i palestinesi - che ora vivono come profughi nei Territori Occupati, come cittadini di seconda classe in Israele e come abitanti di campi profughi oltre i confini della Palestina. La vera missione del JNF, in altre parole, è stata quella di nascondere i resti visibili della Palestina, non solo piantando alberi, ma anche tramite una cronaca che nega la loro esistenza. ([[Ilan Pappé]])
*L'informazione data dai siti web del JNF è un modello autorevole per il meccanismo onnicomprensivo di rifiuto che gli israeliani mettono in atto sul piano della rappresentazione. Profondamente radicato nella psicologia delle persone, questo meccanismo funziona proprio sostituendo i luoghi palestinesi di tragedie e memoria con spazi di piacere e divertimento per gli israeliani. Ciò che i testi del JNF rappresentano come "ecologia" è un'altra manovra ufficiale israeliana per negare la [[Esodo palestinese del 1948|Nakba]] e nascondere l'enormità della tragedia palestinese. ([[Ilan Pappé]])
==Voci correlate==
*[[Israele]]
*[[Sionismo]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Storia di Israele]]
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Dama del Lago
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/* Citazioni sulla Dama del Lago */
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[[File:The Lady of the Lake by Speed Lancelot (cropped).jpg|thumb|La Dama del Lago]]
La '''Dama del Lago''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni sulla Dama del Lago==
*E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la Dama del Lago; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. ([[Thomas Malory]])
*La Signora del Lago, seno d'alghe ricoperto, fronte cinta da un bel serto, m'investì le cuore 'a dea, e del Regno re mi fea. Ribattei stupito e incerto: "Tale investitura merto?" Disse: "Sono più che certa, io la do a chi la merta." (''[[Monty Python e il Sacro Graal]]'')
*Non passò molto che la Damigella del Lago partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. ([[Thomas Malory]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]]
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Luigi Stefanini
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Luigi Stefanini
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'''Luigi Stefanini''' (1891 – 1956), filosofo e pedagogista italiano.
==Citazioni di Luigi Stefanini==
*Non riconoscere altro dovere oltre a quello che sottomette l'uomo al conseguimento della perfezione formale, non aspirare ad altra catarsi oltre a quella largita nei paradisi artificiali della bellezza, questo è [[estetismo]].<ref>Da ''Estetica'', p. 127.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Filosofi italiani]]
[[Categoria:Pedagogisti italiani]]
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riferimenti bibliografici
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text/x-wiki
'''Luigi Stefanini''' (1891 – 1956), filosofo e pedagogista italiano.
==Citazioni di Luigi Stefanini==
*Non riconoscere altro dovere oltre a quello che sottomette l'uomo al conseguimento della perfezione formale, non aspirare ad altra catarsi oltre a quella largita nei paradisi artificiali della bellezza, questo è [[estetismo]].<ref>Da ''[https://archive.org/details/stefanini-estetica/page/n2/mode/1up Estetica]'', Editrice Studium, Roma, 1953, p. 127.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Filosofi italiani]]
[[Categoria:Pedagogisti italiani]]
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Estetismo
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Estetismo: voce tematica
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Citazioni sull''''estetismo'''.
*Non riconoscere altro dovere oltre a quello che sottomette l'uomo al conseguimento della perfezione formale, non aspirare ad altra catarsi oltre a quella largita nei paradisi artificiali della bellezza, questo è estetismo. ([[Luigi Stefanini]])
==Voci correlate==
*[[Estetica]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Concetti e principi filosofici]]
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Movimenti artistici
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Citazioni sull''''estetismo'''.
*Non riconoscere altro dovere oltre a quello che sottomette l'uomo al conseguimento della perfezione formale, non aspirare ad altra catarsi oltre a quella largita nei paradisi artificiali della bellezza, questo è estetismo. ([[Luigi Stefanini]])
==Voci correlate==
*[[Estetica]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Movimenti artistici]]
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Correnti letterarie
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Citazioni sull''''estetismo'''.
*Non riconoscere altro dovere oltre a quello che sottomette l'uomo al conseguimento della perfezione formale, non aspirare ad altra catarsi oltre a quella largita nei paradisi artificiali della bellezza, questo è estetismo. ([[Luigi Stefanini]])
==Voci correlate==
*[[Estetica]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Correnti letterarie]]
[[Categoria:Movimenti artistici]]
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Wikizionario
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Citazioni sull''''estetismo'''.
*Non riconoscere altro dovere oltre a quello che sottomette l'uomo al conseguimento della perfezione formale, non aspirare ad altra catarsi oltre a quella largita nei paradisi artificiali della bellezza, questo è estetismo. ([[Luigi Stefanini]])
==Voci correlate==
*[[Estetica]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Correnti letterarie]]
[[Categoria:Movimenti artistici]]
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Discussioni utente:BarretteJarne
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Galahad
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Creata pagina con "[[File:George Frederick Watts, 1860-62, Sir Galahad, oil on canvas, 191.8 x 107 cm, Harvard Art Museums, Fogg Museum.jpg|thumb|Sir Galahad ritratto in un dipinto di George Frederic Watts]] '''Galahad''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Galahad== *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Thomas Malory]]) *Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mon..."
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[[File:George Frederick Watts, 1860-62, Sir Galahad, oil on canvas, 191.8 x 107 cm, Harvard Art Museums, Fogg Museum.jpg|thumb|Sir Galahad ritratto in un dipinto di George Frederic Watts]]
'''Galahad''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni di Galahad==
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Thomas Malory]])
*Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante. ([[Thomas Malory]])
==Citazioni su Galahad==
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*A tempo debito, Elaine partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato Galahad, perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la [[Dama del Lago]] aveva mutato in Lancillotto.
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul [[Seggio Periglioso]] e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]])
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza!
*Rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad.
*Nella ricerca del Sangrail [...] se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. ([[Lancillotto]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]]
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/* Altri progetti */
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[[File:George Frederick Watts, 1860-62, Sir Galahad, oil on canvas, 191.8 x 107 cm, Harvard Art Museums, Fogg Museum.jpg|thumb|Sir Galahad ritratto in un dipinto di George Frederic Watts]]
'''Galahad''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni di Galahad==
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Thomas Malory]])
*Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante. ([[Thomas Malory]])
==Citazioni su Galahad==
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*A tempo debito, Elaine partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato Galahad, perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la [[Dama del Lago]] aveva mutato in Lancillotto.
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul [[Seggio Periglioso]] e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]])
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza!
*Rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad.
*Nella ricerca del Sangrail [...] se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. ([[Lancillotto]])
==Voci correlate==
*[[Lancillotto]], padre
==Altri progetti==
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[[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]]
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Tavola Rotonda
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Creata pagina con "{{voce tematica}} [[File:Holy-grail-round-table-bnf-ms fr-116F-f610v-15th-detail.jpg|thumb|Apparizione del [[Graal]] nella Tavola Rotonda, miniatura dal manoscritto del ''Lancillotto in prosa'']] Citazioni sulla '''Tavola Rotonda'''. ==Citazioni== *– Tavola Rotonda?<br>– Perché, la preferisci quadrata forse?<br>– Oh no, rotonda mi sta bene. (''[[La spada nella roccia]]'') ===''[[Excalibur]]''=== *D'ora in avanti, in modo da rammentarci i nostri vincoli, ci riuni..."
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{{voce tematica}}
[[File:Holy-grail-round-table-bnf-ms fr-116F-f610v-15th-detail.jpg|thumb|Apparizione del [[Graal]] nella Tavola Rotonda, miniatura dal manoscritto del ''Lancillotto in prosa'']]
Citazioni sulla '''Tavola Rotonda'''.
==Citazioni==
*– Tavola Rotonda?<br>– Perché, la preferisci quadrata forse?<br>– Oh no, rotonda mi sta bene. (''[[La spada nella roccia]]'')
===''[[Excalibur]]''===
*D'ora in avanti, in modo da rammentarci i nostri vincoli, ci riuniremo sempre in un cerchio, per raccontare e sentire le azioni buone e coraggiose. Farò costruire una Tavola Rotonda intorno a cui ci riuniremo. ([[Re Artù]])
*Devi parlare dal cuore. Siedi alla Tavola Rotonda. ([[Re Artù]])
*Senza [[Lancillotto]], questa tavola è niente. ([[Gawain]])
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.»
*Entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.»
*«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.»
*«Merlino istituì la Tavola Rotonda a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. [...] Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail.»
*La Tavola Rotonda fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Oggetti mitologici]]
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Gawain
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Creata pagina con "[[File:Arthur-Pyle Sir Gawaine the Son of Lot, King of Orkney.JPG|thumb|Illustrazione di Gawain]] '''Gawain''', noto anche come '''Galvano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Gawain== *{{NDR|Su [[Lancillotto]]}} Lui è il più bravo ed il più coraggioso. Perché, dunque, non è mai qui? Senza Lancillotto, questa tavola è niente. C'è qualcuno qui che non lo consideri un dio? Ed ora è allontanato da noi dalla bramosia di una do..."
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[[File:Arthur-Pyle Sir Gawaine the Son of Lot, King of Orkney.JPG|thumb|Illustrazione di Gawain]]
'''Gawain''', noto anche come '''Galvano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni di Gawain==
*{{NDR|Su [[Lancillotto]]}} Lui è il più bravo ed il più coraggioso. Perché, dunque, non è mai qui? Senza Lancillotto, questa tavola è niente. C'è qualcuno qui che non lo consideri un dio? Ed ora è allontanato da noi dalla bramosia di una donna. (''[[Excalibur]]'')
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori.
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso.
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo.
*Da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita.
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti!
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]]
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Elke Kahr
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Creata pagina con "[[File:Elke Kahr - Gemeinderatswahlen Graz 2026 BHO-5416.jpg|thumb|Elke Kahr nel 2026]] '''Elke Kahr''' (1961 – vivente), politica austriaca. ==Citazioni di Elke Kahr== *Il [[comunismo]] è un'utopia e non una forma di governo. Essere comunisti [...] significa [...] la convinzione che le grandi questioni della società possono essere risolte collettivamente e democraticamente solo se il pubblico possiede ciò di cui tutti hanno bisogno quotidianamente. Non vuol dire c..."
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[[File:Elke Kahr - Gemeinderatswahlen Graz 2026 BHO-5416.jpg|thumb|Elke Kahr nel 2026]]
'''Elke Kahr''' (1961 – vivente), politica austriaca.
==Citazioni di Elke Kahr==
*Il [[comunismo]] è un'utopia e non una forma di governo. Essere comunisti [...] significa [...] la convinzione che le grandi questioni della società possono essere risolte collettivamente e democraticamente solo se il pubblico possiede ciò di cui tutti hanno bisogno quotidianamente. Non vuol dire che lo Stato debba controllare tutti gli ambiti della vita, ma settori essenziali come l'istruzione, la salute, la casa e l'assistenza [...] non devono essere soggetti alla logica e agli interessi di profitto del mercato. E significa considerare tutte le persone allo stesso modo, uguali. Nessuno deve avere più opportunità di altri a causa del colore della pelle, del sesso o delle origini. [...] Non si può negare che gli Stati abbiano spesso praticato qualcosa di completamente diverso sotto il nome di "comunismo" e che il Partito Comunista non abbia trovato parole chiare al riguardo per molto tempo, e questo richiede un esame autocritico della propria storia. Tuttavia, questo non cambia l'orientamento di base verso un mondo in cui il profitto privato non deve essere la priorità assoluta.<ref>Da Caterina Longo, ''[https://www.altoadigeinnovazione.it/il-miglior-sindaco-del-mondo-e-donna-e-comunista-intervista-a-elke-kahr-prima-cittadina-di-graz/ Il miglior sindaco del mondo è donna (e comunista). Intervista a Elke Kahr, prima cittadina di Graz]'', ''altoadigeinnovazione.it'', 19 aprile 2024.</ref>
*Il nostro obiettivo è una [[società]] che chiamiamo [[Socialismo|socialista]] da costruire dal basso con la [[democrazia]].<ref>Da un'intervista a ''Der Standard''; citato in Giovanni Maria Del Re, ''[https://www.avvenire.it/mondo/leccezione-di-graz-nellaustria-con-la-destra-in-ascesa-il-partito-comunista-vince-il-35-grazie-alla-sindaca-della-gente-kahr_110297 Austria, la città di Graz è un caso: vince una sindaca comunista (mentre nel Paese avanza la destra)]'', ''avvenire.it'', 29 giugno 2026.</ref>
*L'ambizione mia e del mio movimento è sempre stata di essere diversi dagli altri politici, non solo per i contenuti ma anche come persone. [...] So che la [[politica]] si fa nel parlamento, nella costruzione di alleanze, ma è importante esserci concretamente per le persone e sostenerle in forza della posizione che si occupa. Se qualcuno questo lo chiama elemosina o politica da assistente sociale per me è indifferente. Noi sosteniamo le persone concretamente, alcuni lo vedono positivamente, altri no.<ref name="Mayr">Dall'intervista di Angela Mayr, ''[https://ilmanifesto.it/graz-la-scossa-rossa Graz, la scossa rossa]'', ''ilmanifesto.it'', 23 marzo 2024.</ref>
*[...] non serve imparare a memoria [[Karl Marx]] o la teoria, ci devono essere anche le qualità umane, senza quelle non servono neanche le idee migliori.<ref name="Mayr"/>
{{Int|''[https://www.repubblica.it/esteri/2021/12/08/news/continental_breakfast_lena_die_welt_elke_kahr_la_sindaca_comunista_di_graz-329270484/ Elke Kahr, una comunista a Graz. Il socialismo si aggira veramente per l'Europa?]''|Intervista di Anna Schneider, ''Die Welt''; tradotto da Emilia Benghi in ''repubblica.it'', 8 dicembre 2021.}}
*Anche l'[[ideologia]] più valida – io considero il [[marxismo]] una visione di grande umanità – non porta a niente se i partiti che la rappresentano non operano in accordo coi principi che professano. Come ha dimostrato il socialismo in quello che un tempo era l'[[Blocco orientale|Est]] si è giunti a crimini orrendi; i discorsi stanno a zero, sono accadute molte cose orribili, indifendibili. Per me il comunismo è tutt'altro che un modello, ma in tutto il mondo, anche nei paesi dell'Europa occidentale ci sono stati comunisti esemplari, donne e uomini.
*Reputo la via scelta allora dalla [[Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia|Jugoslavia]] migliore di quella intrapresa da altri paesi dell'Est – perché puntava al non allineamento. In generale, nonostante alcuni sviluppi negativi – come ad esempio il carcere per i dissidenti – [[Josip Broz Tito|Tito]] fu uno statista riconosciuto a livello internazionale. [... ] Alla fine bisogna sempre parlare con le persone che vivevano lì – gente comune e intellettuali – e ascoltare quello che hanno da dire. Molti hanno un'immagine assai positiva di numerosi aspetti dell'ex Jugoslavia.
*L'antimperialismo e il pacifismo mi hanno conquistato fin da quando ero ragazza, negli anni Settanta. Penso alle grandi manifestazioni per la pace, per il disarmo. A un certo punto ho capito che le persone sono come sono, non come vorremmo che fossero. E che non si cambia la società da un giorno all'altro. Bisogna iniziare da dove si vive, è lì che bisogna dar prova di sé.
*[...] nessuna istanza, nessun problema è troppo piccolo. Questo implica che un [[politico]] non deve porsi al di sopra dei cittadini, neppure con il proprio stipendio. [...] Perché non si può promettere alle persone un mondo migliore; bisogna adoperarsi per i cittadini ogni giorno.
*Le persone hanno profonda nostalgia di una società fondata sulla giustizia sociale [...]. E a mio avviso solo un partito di [[sinistra]] coerente la può produrre.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Kahr, Elke}}
[[Categoria:Comunisti]]
[[Categoria:Politici austriaci]]
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Giovanni Branchini
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Danyele
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Creata pagina con "'''Giovanni Branchini''' (... – vivente), procuratore sportivo italiano. ==Citazioni di Giovanni Branchini== {{cronologico}} *[[Arrigo Sacchi|Arrigo]] è un amico, ma sa bene d'aver vinto quando si è trovato, tutti insieme, i Baresi, i Maldini, i Tassotti, gli Ancelotti, i Donadoni e i Costacurta.<ref>Dall'intervista di [[Giancarlo Dotto]], ''[https://www.corrieredellosport.it/news/calcio/2018/09/10-47272325/lanalisi_di_branchini_giochi_chi_lo_merita L'analisi di Bra..."
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'''Giovanni Branchini''' (... – vivente), procuratore sportivo italiano.
==Citazioni di Giovanni Branchini==
{{cronologico}}
*[[Arrigo Sacchi|Arrigo]] è un amico, ma sa bene d'aver vinto quando si è trovato, tutti insieme, i Baresi, i Maldini, i Tassotti, gli Ancelotti, i Donadoni e i Costacurta.<ref>Dall'intervista di [[Giancarlo Dotto]], ''[https://www.corrieredellosport.it/news/calcio/2018/09/10-47272325/lanalisi_di_branchini_giochi_chi_lo_merita L'analisi di Branchini: «Giochi chi lo merita»]'', ''corrieredellosport.it'', 10 settembre 2018.</ref>
*Oggi ci sono molti meno campioni "veri" [...] perché il sistema, "drogato" dal denaro, non permette alle giovani promesse di fare quel percorso di maturazione che consente a un atleta talentuoso di diventare un campione. Rispetto al passato sono venuti meno i sacrifici, l'umiltà, i passaggi chiave. Oggi appena un calciatore mostra un po' di qualità viene coperto di denaro, i social lo rendono popolare e gli viene sottratta la possibilità di fare quell'apprendistato che in passato ha permesso di trasformare dei talenti in campioni.<ref name="Martinetti">Dall'intervista di Nicola Martinetti, ''[https://www.cdt.ch/sport/branchini-soltanto-una-crisi-profonda-potra-ridare-equilibrio-al-calcio-340159 Branchini: «Soltanto una crisi profonda potrà ridare equilibrio al calcio»]'', ''cdt.ch'', 19 gennaio 2024.</ref>
*Sono conscio che nel mondo del calcio tantissime persone lavorano per guadagnare, convinti che i giocatori siano come delle azioni, che si acquistano sperando che il valore salga propiziando un utile. Io invece ritengo – e ho sempre ritenuto – che [[Procuratore sportivo|il nostro lavoro]] consista nel piantare una pianticella, aiutandola a diventare un albero grande e forte, con una lunga vita.<ref name="Martinetti"/>
*Le motivazioni del successo nello [[sport]] sono disperazione, o smisurata ambizione, o la bella vita.<ref>Dall'intervista di [[Luca Serafini]], ''[https://vendemmie.com/storie/intervista-giovanni-branchini/ Giovanni Branchini: "La mia vita a tavola tra guantoni, bicchieri e palloni"]'', ''vendemmie.com'', 5 febbraio 2024.</ref>
{{Int|''«Anarchia nemica del mercato»''|''Guerin Sportivo'' n. 5 (1181), 28 gennaio – 3 febbraio 1998, pp. 30-31.}}
*La [[Sentenza Bosman|legge Bosman]], inizialmente a favore dei giocatori, si è trasformata per loro in un boomerang e oggi non li protegge più. Non salvaguarda la massa, quelli che stanno dietro a Ronaldo e Batistuta. Sta cedendo lo zoccolo duro del calcio.
*[...] il [[Calcio (sport)|calcio]] non è solo un fatto politico o economico, ha una valenza culturale, nel senso vero e non demagogico del termine. È sport, ed essendo sport vanno difese la tradizione e la fisionomia del calcio.
*Una volta gli stranieri facevano fatica a dimostrare nei primi mesi il loro valore, per tutti si è sempre citato Platini. Oggi molti stranieri non hanno più nemmeno la chance per far vedere di essere da Italia, i tempi si sono accorciati troppo. Anche per un nuovo fatto: l'intervento diretto dei presidenti, i quali, spendendo parecchio e mettendosi in primo piano, hanno alzato la portata dei movimenti. Un tempo, un direttore sportivo avrebbe esitato a proporre un acquisto, timoroso magari di scatenare la reazione del presidente. Oggi è quest'ultimo a intervenire.
*{{NDR|Sul [[calciomercato]]}} [...] si è fatto tutto più caotico: un tempo c'era maggiore pudore nel proporre un giocatore scarso, adesso circolano videcassette e quant'altro in proporzioni illimitate.
*{{NDR|Sul lavoro del [[procuratore sportivo]]}} [...] diventa ccomplicatissimo muoversi oggigiorno. Se non hai amicizie, fiducia da parte della gente, rapporti di lavoro consolidati nel tempo, non c'è più spazio. Il primo che arriva è spesso il più ascoltato, e questo è deleterio perché intacca i principi morali del calciatore. Non accetta più la panchina, se non gioca vuole andarsene.
{{Int|''[https://www.repubblica.it/cronaca/2021/06/05/news/cavalli_e_pugni_inseguendo_clint_eastwood_-304414170/ Giovanni Branchini: "Cavalli e pugni inseguendo Clint Eastwood"]''|Intervista di Dario Cresto Dina, ''repubblica.it'', 5 giugno 2021.}}
*La [[boxe]] è verità. Non ci sono trucchi o chiacchiere, nella boxe devi essere te stesso, non puoi bluffare. La pazienza e il coraggio devono coniugarsi perché campioni non si nasce, si diventa imparando innanzitutto a camminare sul ring e poi piano piano a colpire e a non essere colpito. Il coraggio serve per ragionare non per picchiare.
*Amo il sacrificio dell'allenamento, l'alchimia dello spogliatoio e il valore mistico della sconfitta. Amavo soprattutto accompagnare l'opportunità che lo sport offre ad ognuno di poter crescere sul piano umano. Oggi questo concetto di sport propedeutico alla vita si è molto perduto, il guadagno è divenuto l'unico motore, la priorità invece della conseguenza.
*Il potere dei [[Procuratore sportivo|procuratori]] è direttamente proporzionale allo spazio e alle connivenze che presidenti e club concedono.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Giovanni Branchini|w_site=en}}
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[[Categoria:Procuratori sportivi italiani]]
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'''Giovanni Branchini''' (... – vivente), procuratore sportivo italiano.
==Citazioni di Giovanni Branchini==
{{cronologico}}
*[[Arrigo Sacchi|Arrigo]] è un amico, ma sa bene d'aver vinto quando si è trovato, tutti insieme, i Baresi, i Maldini, i Tassotti, gli Ancelotti, i Donadoni e i Costacurta.<ref>Dall'intervista di [[Giancarlo Dotto]], ''[https://www.corrieredellosport.it/news/calcio/2018/09/10-47272325/lanalisi_di_branchini_giochi_chi_lo_merita L'analisi di Branchini: «Giochi chi lo merita»]'', ''corrieredellosport.it'', 10 settembre 2018.</ref>
*Oggi ci sono molti meno [[Campione|campioni]] "veri" [...] perché il sistema, "drogato" dal denaro, non permette alle giovani promesse di fare quel percorso di maturazione che consente a un atleta talentuoso di diventare un campione. Rispetto al passato sono venuti meno i sacrifici, l'umiltà, i passaggi chiave. Oggi appena un calciatore mostra un po' di qualità viene coperto di denaro, i social lo rendono popolare e gli viene sottratta la possibilità di fare quell'apprendistato che in passato ha permesso di trasformare dei talenti in campioni.<ref name="Martinetti">Dall'intervista di Nicola Martinetti, ''[https://www.cdt.ch/sport/branchini-soltanto-una-crisi-profonda-potra-ridare-equilibrio-al-calcio-340159 Branchini: «Soltanto una crisi profonda potrà ridare equilibrio al calcio»]'', ''cdt.ch'', 19 gennaio 2024.</ref>
*Sono conscio che nel mondo del calcio tantissime persone lavorano per guadagnare, convinti che i giocatori siano come delle azioni, che si acquistano sperando che il valore salga propiziando un utile. Io invece ritengo – e ho sempre ritenuto – che [[Procuratore sportivo|il nostro lavoro]] consista nel piantare una pianticella, aiutandola a diventare un albero grande e forte, con una lunga vita.<ref name="Martinetti"/>
*Le motivazioni del successo nello [[sport]] sono disperazione, o smisurata ambizione, o la bella vita.<ref>Dall'intervista di [[Luca Serafini]], ''[https://vendemmie.com/storie/intervista-giovanni-branchini/ Giovanni Branchini: "La mia vita a tavola tra guantoni, bicchieri e palloni"]'', ''vendemmie.com'', 5 febbraio 2024.</ref>
{{Int|''«Anarchia nemica del mercato»''|''Guerin Sportivo'' n. 5 (1181), 28 gennaio – 3 febbraio 1998, pp. 30-31.}}
*La [[Sentenza Bosman|legge Bosman]], inizialmente a favore dei giocatori, si è trasformata per loro in un boomerang e oggi non li protegge più. Non salvaguarda la massa, quelli che stanno dietro a Ronaldo e Batistuta. Sta cedendo lo zoccolo duro del calcio.
*[...] il [[Calcio (sport)|calcio]] non è solo un fatto politico o economico, ha una valenza culturale, nel senso vero e non demagogico del termine. È sport, ed essendo sport vanno difese la tradizione e la fisionomia del calcio.
*Una volta gli stranieri facevano fatica a dimostrare nei primi mesi il loro valore, per tutti si è sempre citato Platini. Oggi molti stranieri non hanno più nemmeno la chance per far vedere di essere da Italia, i tempi si sono accorciati troppo. Anche per un nuovo fatto: l'intervento diretto dei presidenti, i quali, spendendo parecchio e mettendosi in primo piano, hanno alzato la portata dei movimenti. Un tempo, un direttore sportivo avrebbe esitato a proporre un acquisto, timoroso magari di scatenare la reazione del presidente. Oggi è quest'ultimo a intervenire.
*{{NDR|Sul [[calciomercato]]}} [...] si è fatto tutto più caotico: un tempo c'era maggiore pudore nel proporre un giocatore scarso, adesso circolano videcassette e quant'altro in proporzioni illimitate.
*{{NDR|Sul lavoro del [[procuratore sportivo]]}} [...] diventa ccomplicatissimo muoversi oggigiorno. Se non hai amicizie, fiducia da parte della gente, rapporti di lavoro consolidati nel tempo, non c'è più spazio. Il primo che arriva è spesso il più ascoltato, e questo è deleterio perché intacca i principi morali del calciatore. Non accetta più la panchina, se non gioca vuole andarsene.
{{Int|''[https://www.repubblica.it/cronaca/2021/06/05/news/cavalli_e_pugni_inseguendo_clint_eastwood_-304414170/ Giovanni Branchini: "Cavalli e pugni inseguendo Clint Eastwood"]''|Intervista di Dario Cresto Dina, ''repubblica.it'', 5 giugno 2021.}}
*La [[boxe]] è verità. Non ci sono trucchi o chiacchiere, nella boxe devi essere te stesso, non puoi bluffare. La pazienza e il coraggio devono coniugarsi perché campioni non si nasce, si diventa imparando innanzitutto a camminare sul ring e poi piano piano a colpire e a non essere colpito. Il coraggio serve per ragionare non per picchiare.
*Amo il sacrificio dell'allenamento, l'alchimia dello spogliatoio e il valore mistico della sconfitta. Amavo soprattutto accompagnare l'opportunità che lo sport offre ad ognuno di poter crescere sul piano umano. Oggi questo concetto di sport propedeutico alla vita si è molto perduto, il guadagno è divenuto l'unico motore, la priorità invece della conseguenza.
*Il potere dei [[Procuratore sportivo|procuratori]] è direttamente proporzionale allo spazio e alle connivenze che presidenti e club concedono.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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'''Giovanni Branchini''' (... – vivente), procuratore sportivo italiano.
==Citazioni di Giovanni Branchini==
{{cronologico}}
*[[Arrigo Sacchi|Arrigo]] è un amico, ma sa bene d'aver vinto quando si è trovato, tutti insieme, i Baresi, i Maldini, i Tassotti, gli Ancelotti, i Donadoni e i Costacurta.<ref>Dall'intervista di [[Giancarlo Dotto]], ''[https://www.corrieredellosport.it/news/calcio/2018/09/10-47272325/lanalisi_di_branchini_giochi_chi_lo_merita L'analisi di Branchini: «Giochi chi lo merita»]'', ''corrieredellosport.it'', 10 settembre 2018.</ref>
*Oggi ci sono molti meno [[Campione|campioni]] "veri" [...] perché il sistema, "drogato" dal denaro, non permette alle giovani promesse di fare quel percorso di maturazione che consente a un atleta talentuoso di diventare un campione. Rispetto al passato sono venuti meno i sacrifici, l'umiltà, i passaggi chiave. Oggi appena un calciatore mostra un po' di qualità viene coperto di denaro, i social lo rendono popolare e gli viene sottratta la possibilità di fare quell'apprendistato che in passato ha permesso di trasformare dei talenti in campioni.<ref name="Martinetti">Dall'intervista di Nicola Martinetti, ''[https://www.cdt.ch/sport/branchini-soltanto-una-crisi-profonda-potra-ridare-equilibrio-al-calcio-340159 Branchini: «Soltanto una crisi profonda potrà ridare equilibrio al calcio»]'', ''cdt.ch'', 19 gennaio 2024.</ref>
*Sono conscio che nel mondo del calcio tantissime persone lavorano per guadagnare, convinti che i giocatori siano come delle azioni, che si acquistano sperando che il valore salga propiziando un utile. Io invece ritengo – e ho sempre ritenuto – che [[Procuratore sportivo|il nostro lavoro]] consista nel piantare una pianticella, aiutandola a diventare un albero grande e forte, con una lunga vita.<ref name="Martinetti"/>
*Le motivazioni del successo nello [[sport]] sono disperazione, o smisurata ambizione, o la bella vita.<ref>Dall'intervista di [[Luca Serafini]], ''[https://vendemmie.com/storie/intervista-giovanni-branchini/ Giovanni Branchini: "La mia vita a tavola tra guantoni, bicchieri e palloni"]'', ''vendemmie.com'', 5 febbraio 2024.</ref>
{{Int|''«Anarchia nemica del mercato»''|''Guerin Sportivo'' n. 5 (1181), 28 gennaio – 3 febbraio 1998, pp. 30-31.}}
*La [[Sentenza Bosman|legge Bosman]], inizialmente a favore dei giocatori, si è trasformata per loro in un boomerang e oggi non li protegge più. Non salvaguarda la massa, quelli che stanno dietro a Ronaldo e Batistuta. Sta cedendo lo zoccolo duro del calcio.
*[...] il [[Calcio (sport)|calcio]] non è solo un fatto politico o economico, ha una valenza culturale, nel senso vero e non demagogico del termine. È sport, ed essendo sport vanno difese la tradizione e la fisionomia del calcio.
*Una volta gli stranieri facevano fatica a dimostrare nei primi mesi il loro valore, per tutti si è sempre citato Platini. Oggi molti stranieri non hanno più nemmeno la chance per far vedere di essere da Italia, i tempi si sono accorciati troppo. Anche per un nuovo fatto: l'intervento diretto dei presidenti, i quali, spendendo parecchio e mettendosi in primo piano, hanno alzato la portata dei movimenti. Un tempo, un direttore sportivo avrebbe esitato a proporre un acquisto, timoroso magari di scatenare la reazione del presidente. Oggi è quest'ultimo a intervenire.
*{{NDR|Sul [[calciomercato]]}} [...] si è fatto tutto più caotico: un tempo c'era maggiore pudore nel proporre un giocatore scarso, adesso circolano videcassette e quant'altro in proporzioni illimitate.
*{{NDR|Sul lavoro del [[procuratore sportivo]]}} [...] diventa complicatissimo muoversi oggigiorno. Se non hai amicizie, fiducia da parte della gente, rapporti di lavoro consolidati nel tempo, non c'è più spazio. Il primo che arriva è spesso il più ascoltato, e questo è deleterio perché intacca i principi morali del calciatore. Non accetta più la panchina, se non gioca vuole andarsene.
{{Int|''[https://www.repubblica.it/cronaca/2021/06/05/news/cavalli_e_pugni_inseguendo_clint_eastwood_-304414170/ Giovanni Branchini: "Cavalli e pugni inseguendo Clint Eastwood"]''|Intervista di Dario Cresto Dina, ''repubblica.it'', 5 giugno 2021.}}
*La [[Pugilato|boxe]] è verità. Non ci sono trucchi o chiacchiere, nella boxe devi essere te stesso, non puoi bluffare. La pazienza e il coraggio devono coniugarsi perché campioni non si nasce, si diventa imparando innanzitutto a camminare sul ring e poi piano piano a colpire e a non essere colpito. Il coraggio serve per ragionare non per picchiare.
*Amo il sacrificio dell'allenamento, l'alchimia dello spogliatoio e il valore mistico della sconfitta. Amavo soprattutto accompagnare l'opportunità che lo sport offre ad ognuno di poter crescere sul piano umano. Oggi questo concetto di sport propedeutico alla vita si è molto perduto, il guadagno è divenuto l'unico motore, la priorità invece della conseguenza.
*Il potere dei [[Procuratore sportivo|procuratori]] è direttamente proporzionale allo spazio e alle connivenze che presidenti e club concedono.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Procuratori sportivi italiani]]
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'''Giovanni Branchini''' (... – vivente), procuratore sportivo italiano.
==Citazioni di Giovanni Branchini==
{{cronologico}}
*[[Arrigo Sacchi|Arrigo]] è un amico, ma sa bene d'aver vinto quando si è trovato, tutti insieme, i Baresi, i Maldini, i Tassotti, gli Ancelotti, i Donadoni e i Costacurta.<ref>Dall'intervista di [[Giancarlo Dotto]], ''[https://www.corrieredellosport.it/news/calcio/2018/09/10-47272325/lanalisi_di_branchini_giochi_chi_lo_merita L'analisi di Branchini: «Giochi chi lo merita»]'', ''corrieredellosport.it'', 10 settembre 2018.</ref>
*Oggi ci sono molti meno [[Campione|campioni]] "veri" [...] perché il sistema, "drogato" dal denaro, non permette alle giovani promesse di fare quel percorso di maturazione che consente a un atleta talentuoso di diventare un campione. Rispetto al passato sono venuti meno i sacrifici, l'umiltà, i passaggi chiave. Oggi appena un calciatore mostra un po' di qualità viene coperto di denaro, i social lo rendono popolare e gli viene sottratta la possibilità di fare quell'apprendistato che in passato ha permesso di trasformare dei talenti in campioni.<ref name="Martinetti">Dall'intervista di Nicola Martinetti, ''[https://www.cdt.ch/sport/branchini-soltanto-una-crisi-profonda-potra-ridare-equilibrio-al-calcio-340159 Branchini: «Soltanto una crisi profonda potrà ridare equilibrio al calcio»]'', ''cdt.ch'', 19 gennaio 2024.</ref>
*Sono conscio che nel mondo del calcio tantissime persone lavorano per guadagnare, convinti che i giocatori siano come delle azioni, che si acquistano sperando che il valore salga propiziando un utile. Io invece ritengo – e ho sempre ritenuto – che [[Procuratore sportivo|il nostro lavoro]] consista nel piantare una pianticella, aiutandola a diventare un albero grande e forte, con una lunga vita.<ref name="Martinetti"/>
*Le motivazioni del successo nello [[sport]] sono disperazione, o smisurata ambizione, o la bella vita.<ref>Dall'intervista di [[Luca Serafini]], ''[https://vendemmie.com/storie/intervista-giovanni-branchini/ Giovanni Branchini: "La mia vita a tavola tra guantoni, bicchieri e palloni"]'', ''vendemmie.com'', 5 febbraio 2024.</ref>
{{Int|''«Anarchia nemica del mercato»''|''Guerin Sportivo'' n. 5 (1181), 28 gennaio – 3 febbraio 1998, pp. 30-31.}}
*La [[Sentenza Bosman|legge Bosman]], inizialmente a favore dei giocatori, si è trasformata per loro in un boomerang e oggi non li protegge più. Non salvaguarda la massa, quelli che stanno dietro a Ronaldo e Batistuta. Sta cedendo lo zoccolo duro del calcio.
*[...] il [[Calcio (sport)|calcio]] non è solo un fatto politico o economico, ha una valenza culturale, nel senso vero e non demagogico del termine. È sport, ed essendo sport vanno difese la tradizione e la fisionomia del calcio.
*Una volta gli stranieri facevano fatica a dimostrare nei primi mesi il loro valore, per tutti si è sempre citato Platini. Oggi molti stranieri non hanno più nemmeno la chance per far vedere di essere da Italia, i tempi si sono accorciati troppo. Anche per un nuovo fatto: l'intervento diretto dei presidenti, i quali, spendendo parecchio e mettendosi in primo piano, hanno alzato la portata dei movimenti. Un tempo, un direttore sportivo avrebbe esitato a proporre un acquisto, timoroso magari di scatenare la reazione del presidente. Oggi è quest'ultimo a intervenire.
*{{NDR|Sul [[calciomercato]]}} [...] si è fatto tutto più caotico: un tempo c'era maggiore pudore nel proporre un giocatore scarso, adesso circolano videcassette e quant'altro in proporzioni illimitate.
*{{NDR|Sul lavoro del [[procuratore sportivo]]}} [...] diventa complicatissimo muoversi oggigiorno. Se non hai amicizie, fiducia da parte della gente, rapporti di lavoro consolidati nel tempo, non c'è più spazio. Il primo che arriva è spesso il più ascoltato, e questo è deleterio perché intacca i principi morali del calciatore. Non accetta più la panchina, se non gioca vuole andarsene.
{{Int|''[https://www.repubblica.it/cronaca/2021/06/05/news/cavalli_e_pugni_inseguendo_clint_eastwood_-304414170/ Giovanni Branchini: "Cavalli e pugni inseguendo Clint Eastwood"]''|Intervista di Dario Cresto Dina, ''repubblica.it'', 5 giugno 2021.}}
*La [[Pugilato|boxe]] è verità. Non ci sono trucchi o chiacchiere, nella boxe devi essere te stesso, non puoi bluffare. La pazienza e il coraggio devono coniugarsi perché campioni non si nasce, si diventa imparando innanzitutto a camminare sul ring e poi piano piano a colpire e a non essere colpito. Il coraggio serve per ragionare non per picchiare.
*Amo il sacrificio dell'allenamento, l'alchimia dello spogliatoio e il valore mistico della sconfitta. Amavo soprattutto accompagnare l'opportunità che lo [[sport]] offre ad ognuno di poter crescere sul piano umano. Oggi questo concetto di sport propedeutico alla vita si è molto perduto, il guadagno è divenuto l'unico motore, la priorità invece della conseguenza.
*Il potere dei [[Procuratore sportivo|procuratori]] è direttamente proporzionale allo spazio e alle connivenze che presidenti e club concedono.
==Note==
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==Altri progetti==
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{{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 09:17, 2 lug 2026 (CEST)}}
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Mordred
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Creata pagina con "[[File:Sir Mordred by H. J. Ford.png|thumb|Illustrazione di Mordred]] '''Mordred''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Mordred== ===''[[Excalibur]]''=== *{{NDR|«Non posso darti la terra, solo il mio amore.»}} Quella è la sola cosa di te che non voglio! *I cavalieri della ricerca hanno fallito. Sono morti tutti, e morto lo sei anche tu! Tornerò e prenderò la tua Camelot con la forza. *{{NDR|Ultime parole dai film|Ultime parol..."
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[[File:Sir Mordred by H. J. Ford.png|thumb|Illustrazione di Mordred]]
'''Mordred''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni di Mordred==
===''[[Excalibur]]''===
*{{NDR|«Non posso darti la terra, solo il mio amore.»}} Quella è la sola cosa di te che non voglio!
*I cavalieri della ricerca hanno fallito. Sono morti tutti, e morto lo sei anche tu! Tornerò e prenderò la tua Camelot con la forza.
*{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Vieni, padre. E ora di abbracciarci, finalmente!
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Vi dico apertamente che {{NDR|[[Sir Breunor]]}} è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi.
*Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.
==Citazioni su Mordred==
*Io troverò un uomo e darò vita a un dio. (''[[Excalibur]]'')
*Ora potrei anche ucciderti, fratello. Ma voglio che tu viva per vedere nostro figlio divenire re. (''[[Excalibur]]'')
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche Mordred, il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano.
*Ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. ([[Lancillotto]])
*A ser Mordred era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali.
*Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre.
*Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.
*Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto.
==Voci correlate==
*[[Gawain]], fratello
*[[Re Artù]], padre o zio
==Altri progetti==
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/* Citazioni su Mordred */
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[[File:Sir Mordred by H. J. Ford.png|thumb|Illustrazione di Mordred]]
'''Mordred''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni di Mordred==
===''[[Excalibur]]''===
*{{NDR|«Non posso darti la terra, solo il mio amore.»}} Quella è la sola cosa di te che non voglio!
*I cavalieri della ricerca hanno fallito. Sono morti tutti, e morto lo sei anche tu! Tornerò e prenderò la tua Camelot con la forza.
*{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Vieni, padre. E ora di abbracciarci, finalmente!
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Vi dico apertamente che {{NDR|[[Sir Breunor]]}} è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi.
*Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.
==Citazioni su Mordred==
*Il messaggio di odio che Mordred ha portato apparirà con un nome diverso, un volto diverso, ma finchè riusciremo a mantenere in vita il sogno e gli ideali di Camelot nei nostri cuori saremo sempre vincitori. (''[[Principe Valiant]]'')
*Io troverò un uomo e darò vita a un dio. (''[[Excalibur]]'')
*Ora potrei anche ucciderti, fratello. Ma voglio che tu viva per vedere nostro figlio divenire re. (''[[Excalibur]]'')
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche Mordred, il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano.
*Ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. ([[Lancillotto]])
*A ser Mordred era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali.
*Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre.
*Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.
*Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto.
==Voci correlate==
*[[Gawain]], fratello
*[[Re Artù]], padre o zio
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