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Armageddon - Giudizio finale
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2026-07-08T12:29:46Z
Udiki
86035
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1419621
wikitext
text/x-wiki
{{Film|
titoloitaliano=Armageddon – Giudizio finale
|titolooriginale=Armageddon
|paese=Usa
|anno=1998
|genere=fantascienza
|regista=[[Michael Bay]]
|sceneggiatore=[[Jonathan Hensleigh]], [[J.J. Abrams]]
|attori=
*[[Bruce Willis]]: Harry S. Stamper
*[[Billy Bob Thornton]]: Dan Truman, amministratore della NASA
*[[Ben Affleck]]: A.J. Frost
*[[Liv Tyler]]: Grace Stamper
*[[Will Patton]]: Charles "Chick" Chapple
*[[Steve Buscemi]]: Rockhound
*[[William Fichtner]]: Colonnello William Sharp, pilota dello Shuttle Freedom
*[[Owen Wilson]]: Oscar Choi, geologo
*[[Michael Clarke Duncan]]: Jayotis "Bear" Kurleenbear
*[[Peter Stormare]]: Lev Andropov, cosmonauta russo
*[[Ken Hudson Campbell]]: Max Lennert
*[[Jessica Steen]]: Jennifer Watts, co-pilota dello Shuttle Freedom
*[[Keith David]]: Lt. Generale Kimsey
*[[Jason Isaacs]]: Dr. Ronald Quincy, ricercatore
*[[John Mahon]]: Karl
*[[Grace Zabriskie]]: Dottie
|doppiatori italiani =
*[[Massimo Popolizio]]: Harry S. Stamper
*[[Ambrogio Colombo]]: Dan Truman, amministratore della NASA
*[[Fabio Boccanera]]: A. J. Frost
*[[Cristina Giachero]]: Grace Stemper
*[[Roberto Stocchi]]: Charles “Chick” Chapple
*[[Luca Dal Fabbro]]: Rockhound
*[[Antonio Palumbo]]: Colonnello William Sharp, pilota dello Shuttle Freedom
*[[Danilo De Girolamo]]: Oscar Choi, geologo
*[[Mario Bombardieri]]: Jayotis “Bear” Kurleenbar
*[[Pasquale Anselmo]]: L’evento Andropov, cosmonauta russo
*[[Luigi Ferraro]]: Max Lennert
*[[Elisa Galletta]]: Jennifer Watts, co-pilota dello Shuttle Freedom
*[[Vittorio Di Prima]]: Lt. Generale Kimsey
*[[Edoardo Nordio]]: Dr. Ronald Quincy, ricercatore
}}
'''''Armageddon''''', film del 1998 con [[Bruce Willis]], regia di [[Michael Bay]].
==[[Incipit]]==
{{incipit film}}
Questa è la terra al tempo in cui i [[dinosauri]] popolavano un pianeta lussureggiante e fertile. Un asteroide di sei miglia di diametro cambiò tutto, per sempre. Colpì con la forza di diecimila testate nucleari. Un trilione di tonnellate di frammenti e detriti si innalzò nell'atmosfera, creando una soffocante cortina di polvere che per mille anni il sole non riuscì a penetrare. È avvenuto in passato. Avverrà di nuovo. La questione è solo... quando. ('''Voce narrante''')
==Frasi==
{{cronologico}}
*[...] questa è [[New York]], signore! Dove può succedere di tutto e di più! Potrebbe essere un terrorista, una bomba, un cadavere, una sparatoria, un accoltellamento... E poi oggi è venerdì, giorno di paga, magari qualcuno che non hanno pagato si è buttato di sotto. ('''Tassista newyorkese''')
*Da trent'anni si discute sull'utilità della NASA. Oggi noi daremo una risposta! ('''Dan Truman''')
*In cinque anni mai – dico mai – hai chiesto scusa così in fretta. La cosa mi puzza, e voglio scoprire di che si tratta. ('''Harry Stamper''') {{NDR|ad A.J.}}
*Da quando ho compiuto dieci anni sono diventata più grande di te, Harry! O da quando la mamma è scappata! Scegli tu quello che preferisci... Io capisco che tu sia handicappato da una congenita immaturità e ti perdono. [...] Alla mia prima mestruazione Rockhound ha dovuto accompagnarmi a Taipei a prendere i tamponi e farmi vedere come si usavano! [...] Giocavo con le sonde di profondità al titanio quando avrei dovuto giocare con le bambole! Ho imparato tutto sui fiori e sulle api dai tatuaggi di Noonan! ('''Grace''')
*Perché non gli spariamo contro 150 testate nucleari e lo facciamo in mille pezzi? ('''Generale Kimsey''') {{NDR|riferendosi all'asteroide}}
*Immaginiamo di tenere un petardo sul palmo di una mano; quando scoppia, che succede? Ci bruciamo la mano, no? Se invece stringiamo il pugno attorno al petardo e lo facciamo scoppiare...''puff''! Nostra moglie dovrà svitare da sola i tappi ostinati. (''' Dr. Ronald Quincy''')
*Sei miliardi di persone sul pianeta, perché avete chiamato me? ('''Harry Stamper''')
*Il governo degli Stati Uniti ci ha chiesto di salvare il mondo. Qualcuno vuol dire di no? ('''Harry Stamper''')
*Se provi a infilarmi quell'ago te lo pianto nel cuore! Hai visto ''[[Pulp Fiction]]''? ('''Max''') {{NDR|a un dottore con una siringa}}
*Mi rivolgo a voi stasera, non in veste di presidente degli Stati Uniti, non come leader di una nazione, ma semplicemente come essere umano. Ci troviamo ad affrontare la più spaventosa delle prove. Nella Bibbia quel giorno è chiamato Armageddon, cioè la fine di tutte le cose. Eppure, per la prima volta nella storia del nostro pianeta, il genere umano possiede i mezzi tecnologici per evitare la propria estinzione. Tutti voi che ci accompagnate nella preghiera dovete sapere che tutto ciò che è possibile per evitare il disastro verrà fatto. L'umano desiderio di emergere e di conoscere ciascuna tappa della scalata alla scienza, ogni singola avventurosa frontiera vinta nello spazio, tutte le conquiste della moderna tecnologia, persino le guerre del passato... tutto ciò, ci ha fornito gli strumenti per combattere questa terribile battaglia... nel caos che regna nella nostra storia, tra i mille torti e le discordie, tra immensi dolori e sofferenze... attraverso i secoli... c'è una cosa che ha elevato le nostre anime ed elevato la nostra specie dalle proprie origini... e quella cosa è il coraggio! I sogni dell'intero pianeta stasera riposano in questi quattordici coraggiosi uomini che viaggeranno nello spazio. E speriamo di riuscire tutti, abitanti del mondo intero, a vedere la conclusione di questi eventi. Buon viaggio! E buona fortuna! ('''Presidente degli Stati Uniti''')
*Ecco perché io dicievo "Voi non tocca niente"! Ma voi piace fare cowboy! ('''Lev Andropov''') {{NDR|con accento russo, rivolto agli americani in missione}}
*Houston, avete un problema.<ref>{{Cfr}} [[Jack Swigert]], pilota del modulo di comando durante la missione [[Apollo 13]]: «Okay, Houston, qui abbiamo avuto un problema.» («''Okay, Houston, we've had a problem here.''») </ref> ('''Harry''')
*La vista della terra è incredibile da qui. Peccato che non ci metteremo più piede. ('''Rockhound''')
*Me non divierto fare persona niegativa... Ma tu crede che cose va biene, per caso? ('''Lev Andropov''')
*Io sono qui dientro unico vero astronauta e salva culo a voi americani! ('''Lev Andropov''')
*Adesso io un vero eroe di Russia! ('''Lev Andropov''')
*Quello è pazzo! È in preda a demenza spaziale! ('''Colonnello Sharp''') {{NDR|riferendosi a Rockhound che spara in giro all'impazzata}}
*Sapete ragazzi, è il momento di accettare l'orrore! Abbiamo un posto in prima fila per assistere alla fine del mondo! ('''Rockhound''')
*Componenti americani, componenti russi: tutti fatti a Taiwan! ('''Lev Andropov''') {{NDR|sul motore dello shuttle}}
*Ecco come io sistema problemi in stazione russa! ('''Lev Andropov''') {{NDR|colpendo il motore malfunzionante dello shuttle con una chiave inglese}}
*Vinciamo noi, Grace! ('''Harry Stamper''') {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}
==Dialoghi==
{{cronologico}}
*'''Dotty''': Carl, sono almeno dieci ore che ho sfornato la tua cena dal microonde. Voglio il divorzio!<br>'''Carl''': Dotty, sto seguendo un fenomeno strano, non mi è ancora chiaro, ma mi sembra che bruci qualcosa lassù. Va a prendermi l'elenco telefonico, prendimi l'elenco. Voglio i numeri di quelli della NASA.<br>'''Dotty''': Scusami, ho forse scritto in fronte: "sono la schiava di Carl"?!<br>'''Carl''': Va a prendermi quell'elenco, per la puttana! Prendi l'elenco, prendi l'elenco, prendi l'elenco!
*'''Carl''': Chi scopre la meteora sceglie il nome, è esatto?<br>'''Dan Truman''': Sì, è così, è esatto.<br>'''Carl''': Voglio chiamarla Dotty, come mia moglie. {{NDR|Dotty sorride}} Stramaledetta vipera velenosa dalla quale non esiste scampo!<br>'''Dan Truman''': È un pensiero affettuoso!
*'''Presidente''': Che cavolo è quell'affare?<br>'''Dan Truman''': È un asteroide, signore.<br>'''Presidente''': E che dimensioni ha?<br>'''Scienziato''': Signore, stimiamo che possa situarsi sui...<br>'''Dan Truman''': È grande come il Texas, presidente! <br>'''Scienziato''': Infatti.<br>'''Presidente''': E nessuno si è accorto del suo arrivo?<br>'''Dan Truman''': Il nostro budget per il monitoraggio anti-collisioni ci consente di controllare solo il 3% del cielo e, con tutto il rispetto, il cosmo ha un culo enorme.<br/>'''Lt. Generale Kimsey''': E quelli di stamattina?<br>'''Dan Truman''': Ah, non erano niente. Di dimensioni variabili fra una palla da basket e un' utilitaria.<br>'''Presidente''': E l'asteroide... colpirà la terra?<br>'''Dan Truman''': Al momento lo stiamo appurando, signore.<br>'''Presidente''': Che tipo di danni potremmo subire?<br>'''Dan Truman''': Danni? Totali, signore. L'impatto non lascerebbe scampo. La fine dell'umanità. Dovunque colpisse il globo, nulla sopravvivrebbe, neanche i batteri.
*{{NDR|Harry sta cercando di sparare ad A.J. con un fucile}}<br>'''Rockhound''': Harry, guarda che la cosa è illegale...<br>'''Harry''': Temporanea infermità mentale. Non c'è problema.
*'''Harry Stamper''': Fatemi capire: mi avete prelevato da una piattaforma oceanica e portato all'altro capo del mondo, perché avete rubato il mio progetto, ma non riuscite a capirci un accidente e state facendo una merda d'assemblaggio.<br> '''Ronald Quincy''': Tecnicamente i brevetti non si estendono allo spazio...<br>'''Dan Truman''': Sta zitto! Il modulo non va più su Marte, tenterà di salvare questo pianeta, e noi dobbiamo sapere cos'ha che non va. Ha detto che abbiamo fatto un pessimo lavoro d'assemblaggio.<br>'''Harry Stamper''': No, ho detto che avete fatto una merda d'assemblaggio!
*'''Harry Stamper''': La trivellazione è una scienza, un'arte... vengo da tre generazioni di trivellatori, lo faccio da una vita e ci sono cose che ancora non riesco a capire. Immagino che abbiate chiamato me perché sono il migliore nel campo, ma se sono il migliore è solo perché lavoro con i migliori. Se non ti fidi della gente con cui lavori, sei morto. Volete mandare questi ragazzi nello spazio? Bene, saranno anche degli ottimi astronauti, ma non capiscono un'acca di trivellazione. Qual è il vostro piano di contingenza?<br>'''Dan Truman''': Sarebbe a dire?<br>'''Harry Stamper''': Il piano alternativo. Avrete pure un piano di riserva, no?!<br>'''Dan Truman''': No, non abbiamo alcun piano alternativo.<br>'''Harry Stamper''': E questo è quanto di meglio avete... Cioè che il governo... il governo degli Stati Uniti ha saputo concepire? Insomma, per la puttana, voi siete la NASA! Avete spedito degli uomini sulla luna, siete dei geni, portate avanti un programma spaziale... Sono certo che da qualche parte in questo momento un centinaio di scienziati studiano chissà quali cazzi e mi venite a dire che non avete un piano alternativo?! Che questi 8 boyscout sono l'unica speranza che ha il mondo?! Questo volete dirmi?!<br>'''Dan Truman''': Sì.<br>'''Harry Stamper''': Oh, Cristo... Andiamo bene...
*{{NDR|Facendo il Test di [[ Hermann Rorschach|Rorschach]]}}<br>'''Rockhound''': Donna con un gran paio di tette... Donna con tette medie...<br>'''A. J.''': Questo è Harry che mi tormenta... Ehm... Questo è Harry quando dice che non sono all'altezza... Questo è Harry che mi dice che non posso sposare sua figlia...
*'''Dan Truman''': Allora signori, esaminiamo il piano di volo; non sghignazzate troppo, so che lo schemino non è in scala. Entrambi gli Shuttle partiranno martedì alle 18:30, settantacinque minuti più tardi vi aggancerete alla stazione spaziale russa dove il cosmonauta Andropov rifornirà gli Shuttle di ossigeno liquido, che è il vostro carburante, poi affronterete il tratto di 60 ore che vi separa dalla Luna. Abbiamo a disposizione un solo tentativo per atterrare sull'asteroide, e precisamente nel momento in cui transiterà vicino alla Luna. L'azione della spinta propulsiva combinata alla gravità lunare produrrà un "effetto fionda", che vi catapulterà sull'asteroide con un'accelerazione superiore a 11G... <br>'''Rockhound''': Ah, sì, me lo ricordo questo: è quando Willy il Coyote mette il culo in una grande fionda e si lega abbracciato a un missile ACME. E' più o meno quello che faremo noi?<br>'''Harry Stamper''': Rockhoud...<br>'''Rockhound''':No no no veramente, perché non ha funzionato un granché con il Coyote...<br>'''Harry Stamper''': Ma cosa c'entra...?!<br>'''Dan Truman''': Per la verità, i nostri razzi sono migliori di quelli del Coyote...
*'''Oscar Choi''': Ok, signor Truman, diciamo che siamo riusciti ad atterrare sull'asteroide... che che tipo di ambiente troveremo?<br>'''Dan Truman''': 93 gradi centigradi al sole, -93 all'ombra. Crepacci con rocce taglienti come rasoi, inimmaginabili condizioni gravitazionali, improvvise eruzioni... cose del genere.<br>'''Oscar Choi''': Ho capito, le peggiori condizioni ambientali. Grazie, non serve altro, "le peggiori condizioni ambientali".
*'''Usuraio''': {{NDR|Preoccupato che Rockhound non possa pagare il debito}} Non mi sembri molto in salute, non è che domani schiatti? <br/>'''Rockhound''': Ho le stesse probabilità che hai tu!
*'''Grace''': Credi sia possibile che da qualche parte nel mondo ci sia qualcuno che fa la stessa cosa in questo momento?<br>'''A.J.''': Lo spero proprio, altrimenti che accidenti stiamo salvando?
*'''Rockhound''': Siamo nel settore 202, ai limiti della griglia 9, sito 15H32 più o meno. "Capitan America" ha mancato l'atterraggio di 26 miglia!<br>'''Sharp''': E coma fai a dirlo, tu?<br>'''Rockhound''': Perché sono un genio!
*'''Harry''': Vi posso garantire che la ferrite non va oltre i cinquanta piedi.<br>'''Rockhound''': E come fai a dirlo?<br>'''Harry''': Perché se non è così siamo fottuti.
*{{NDR|[[Preghiere dai film|Pregando]] sull'asteroide}}<br>'''Harry''': Mio Dio, dacci una mano per favore, non ti chiedo altro. <br /> '''Max''': Qui dovrebbe sentirci, siamo più vicini.
*'''A.J.''': Mai sentito parlare di volo acrobatico?<br>'''Lev''': No, mai visto ''[[Guerre stellari]]''.
*'''Rockhound''': Al galoppo cowboy! Yuppy-yayoooh! {{NDR|mentre "cavalca" la testata nucleare da far esplodere sull'asteroide}}<br>'''Colonnello Sharp''': Scendi subito dalla testata nucleare...<br>'''Rockhound''': Stavo imitando quel personaggio del ''[[Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba|Dottor Stranamore]]''. Quello che cavalca la bomba, la testata nucleare...<br>'''Colonnello Sharp''': Scendi!<br>'''Rockhound''': Non hai visto il film?<br>'''Harry''': Abbiamo quasi 700 piedi da scavare, Rockhound!<br>'''Rockhound''': Volevo solo sentire l'effetto di un potere dirompente tra le gambe... Ehi, Sharp! No al nucleare! No al nucleare! No al nucleare!<br>'''Harry''': Hai ancora una pallottola in quella pistola?
*'''A.J.''': Fammi un favore Harry. Dì a Grace che... che sarò sempre con lei.<br> '''Harry''': Ok.<br>'''A.J.''': Lo farai?<br> '''Harry''': Sì d'accordo {{NDR|Harry stacca il tubo dell'aria ad A.J.}} Dà questo a Truman! Dallo a Truman, capito? Entra, avanti! Tocca a me adesso.<br>'''A.J.''': Harry! Harry, non puoi farmi questo! È compito mio!<br>'''Harry''': Devi badare alla mia bambina adesso. Ecco il tuo compito. Ti ho sempre considerato come un figlio. Sempre. E sarò molto fiero di vederti sposare Grace.<br>'''A.J.''': Harry... <br>'''Harry''': Addio ragazzo... <br>'''A.J.''': Harry no! <br> '''Harry''': Ti voglio bene ragazzo... <br>'''A.J.''': Harry... anch'io te ne voglio, aspetta! <br> '''Harry''': Abbi cura di te. <br>'''A.J.''': No, aspetta! Non puoi farlo! Aspetta, Harry! <br>{{NDR|A.J.arriva nel Hangar.}}<br>'''Rockhound''': Cos'è successo?!<br>'''Charles "Chick" Chapple''':{{NDR|Riferendosi ad Harry }}:Quel testardo, pazzo, figlio di...!
*{{NDR|Comunicazione video tra Houston e asteroide}}<br>'''Grace''': Papà...<br>'''Harry''': Ciao Grace... Tesoro lo so, ti ho promesso che sarei tornato...<br>'''Grace''': Ma come...? Non capisco...<br>'''Harry''': Temo che non potrò mantenere la promessa.<br>'''Grace''': Anch'io... anch'io ti ho mentito, quando ti ho detto che non volevo essere come te. Perché io sono come te, e quello che di buono mi porto dentro, me l'hai dato tu... e ti voglio un bene dell'anima papà e sono fiera di te. Ma ho tanta paura, tanta paura. <br>'''Harry''': Lo so bambina mia, ma non ci sarà più nulla di cui aver paura. Grace, voglio che tu sappia che A.J. ci ha salvati, davvero. E devi dire a Chick, che non ce l'avrei mai fatta senza di lui, mai; e devi curarti di A.J. Vorrei poterti accompagnare all'altare... ma verrò, verrò di tanto in tanto a trovarti, d'accordo? Ti voglio bene Grace.<br>'''Grace''': Anch'io te ne voglio.<br>'''Harry''': Devo andare tesoro...<br>'''Grace''': Papà no... No, papà, no...
==Citazioni su ''Armageddon - Giudizio finale''==
===Frasi promozionali===
*Per l'amore. Per l'onore. per l'umanità.<ref>Dalla locandina in italiano. {{Cfr}} [http://www.mymovies.it/film/1998/armageddongiudiziofinale/poster/0/ ''Poster Armageddon - Giudizio finale''], ''MYmovies.it''</ref>
*Avevate progetti? Cattivo tempismo!
:''Vous aviez des projets? ça tombe mal!''<ref>Dalla locandina in francese. {{Cfr}} [http://www.mymovies.it/film/1998/armageddongiudiziofinale/poster/2/ ''Poster 2 - Armageddon - Giudizio finale''], ''MYmovies.it''</ref>
*Guardate in alto.
:''Heads up''<ref>Dalla locandina in inglese. {{Cfr}} [http://www.mymovies.it/film/1998/armageddongiudiziofinale/poster/3/ ''Poster 3 - Armageddon - Giudizio finale''], ''MYmovies.it''</ref>
*Hanno solo trentatre giorni per salvare il mondo. O si fa o si muore!
:''They only have 33 days to save the world. Do it or die!!''<ref>Dalla locandina in inglese. {{Cfr}} [http://www.mymovies.it/film/1998/armageddongiudiziofinale/poster/4/ ''Poster 4 - Armageddon - Giudizio finale''], ''MYmovies.it''</ref>
*Niente sulla Terra può preparati a questo.
:''Nothing on Earth can prepare you.''<ref>Dalla locandina in inglese. {{Cfr}} {{en}} [http://www.imdb.com/media/rm2004655616/tt0120591?ref_=ttmd_md_nxt ''Pictures & Photos from Armageddon (1998)''], ''IMDb.com''</ref>
==Note==
<references/>
== Altri progetti==
{{interprogetto|etichetta=''Armageddon - Giudizio finale''}}
[[Categoria:Film di fantascienza]]
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Excalibur
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Skekzilla
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/* Altri progetti */
1419683
wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titoloitaliano= Excalibur
|titolooriginale= Excalibur
|immagine=Excalibur (1981) logo.png
|paese= Irlanda/Usa
|anno= 1981
|genere= Fantasy
|regista= [[John Boorman]]
|soggetto = [[Thomas Malory]]
|sceneggiatore= [[John Boorman]], [[Rospo Pallenberg]]
|attori=
*[[Nigel Terry]]: [[Re Artù]]
*[[Helen Mirren]]: [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]]
*[[Nicholas Clay]]: [[Lancillotto]]
*[[Cherie Lunghi]]: [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]
*[[Paul Geoffrey]]: [[Parsifal]]
*[[Nicol Williamson]]: [[Mago Merlino|Merlino]]
*[[Corin Redgrave]]: Duca di Cornovaglia
*[[Patrick Stewart]]: [[Leodegrance]]
*[[Keith Buckley]]: Uryens
*[[Clive Swift]]: [[Sir Ector|Sir Hector]]
*[[Liam Neeson]]: [[Gawain|Galvano]]
*[[Gabriel Byrne]]: [[Uther Pendragon]]
*[[Robert Addie]]: [[Mordred]]
*[[Charley Boorman]]: Mordred (da bambino)
*[[Katrine Boorman]]: [[Igraine]]
*[[Ciarán Hinds]]: Lot
*[[Niall O'Brien]]: [[Sir Kay|Kay]]
*[[Eamonn Kelly]]: abate
|doppiatori italiani = *[[Pino Colizzi]]: Re Artù
*[[Maria Pia Di Meo]]: Morgana
*[[Gianni Williams]]: Lancillotto
*[[Emanuela Rossi]]: Ginevra
*[[Romano Ghini]]: Parsifal
*[[Sergio Rossi (attore)|Sergio Rossi]]: Merlino
*[[Gianni Marzocchi]]: Duca di Cornovaglia
*[[Renato Mori]]: Leodegrance
*[[Sandro Iovino]]: Uryens
*[[Sergio Fiorentini]]: Sir Hector
*[[Paolo Poiret]]: Galvano
*[[Romano Malaspina]]: Uther Pendragon
*[[Sandro Acerbo]]: Mordred
*[[Simona Izzo]]: Igraine
*[[Luciano De Ambrosis]]: Kay
*[[Roberto Villa]]: abate
|note=
}}
'''''Excalibur''''', film del 1981 con [[Helen Mirren]], [[Patrick Stewart]], [[Liam Neeson]] e [[Gabriel Byrne]], regia di [[John Boorman]].
{{tagline|Una spada<br>Forgiata da un dio<br>Annunciata da un mago<br>Trovata da un re}}
==[[Incipit]]==
{{Incipit film}}
<div class="center">I secoli bui<br>La terra era divisa e senza un re<br>Da quei secoli perduti, emerse una leggenda...<br>Del mago, Merlino,<br>Dell'arrivo di un re,<br>Della spada del potere...<br><big>{{maiuscoletto|Excalibur}}</big> ('''Testo a schermo''')</div>
:<div class="center">''The Dark Ages<br>The Land Was Divided And Without a King<br>Out Of Those Lost Centuries Rose A Legend...<br>Of The Sorcerer, Merlin,<br>Of The Coming Of A King,<br>Of The Sword Of Power...<br><big>{{maiuscoletto|Excalibur}}</big></div>
==Frasi==
*Guardate la spada del potere Excalibur! Forgiata quando il mondo era giovane e uccelli e bestie e fiori erano tutt'uno coll'uomo e la morte non era che un sogno. ('''Merlino''')
*''Anál nathrach, orth' bháis's bethad, do chél dénmha.''<ref>Traduzione dall'irlandese antico: «Il respiro del serpente, incantesimo della vita e della morte, il tuo presagio della creazione».</ref><ref group="fonte">Michael Everson, ''[https://www.evertype.com/misc/charm.html Merlin's Charm of Making]'', ''evertype.com''</ref> {{NDR|[[Incantesimi dai film|incantesimo]]}} ('''Merlino''')
*Il futuro ha già messo radici nel presente. ('''Merlino''')
*Gli uomini so solo massacrarli. D'ora in avanti, imparerò ad amarli. ('''Uther Pendragon''')
*{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Nessuno avrà la spada! Nessuno impugnerà Excalibur eccetto me! ('''Uther Pendragon''')
*Colui che estrarrà la spada dalla roccia sarà [[re]]. ('''Merlino''')
*Non badate a questi [[Cavaliere|cavalieri]] ladri. Tu, Kay, abbi valore, onestà e misericordia come si addice a un cavaliere. E tu, Artù, sii modesto e sincero, e aiuta tuo fratello a tenere alto il nome dei Morven. ('''Ector''')
*Ricordo bene il mio primo [[torneo]]. Sembra molto peggio di quello che è. ('''Ector''')
*Uno [[scudiero]] non lascia senza spada il suo cavaliere. ('''Ector''')
*Chiunque voglia cimentarsi e seguire un re mi segua! ('''Artù''')
*Guardare quel [[biscotto]] è come guardare il [[futuro]]: finché non l'hai assaggiato cosa ne sai in realtà? E allora, ormai è troppo tardi. ('''Merlino''')
*C'è sempre qualcuno più [[Furbizia|furbo]] di te. ('''Merlino''')
*Voi vi battereste all'ultimo sangue contro un cavaliere che non vi è nemico per un tratto di strada che potreste facilmente aggirare! ('''Lancillotto''')
*Signore, noi siamo innocenti, ma non nei nostri cuori. Per tenerla una volta tra le braccia sacrificherei tutto: onore, verità, il mio sacro impegno. Signor Iddio, salvami da me stesso! Liberami di questo amore sicché io possa difenderla! ('''Lancillotto''')
*Guarda negli occhi del [[drago]] e dispera! Io ti consegno all'oblio! Io ti distruggo! {{NDR|[[Incantesimi dai film|incantesimo]]}} ('''Merlino''')
*Che sciocco! Credevi di intrappolarmi. Hai intrappolato te stesso con la stessa stregoneria che usasti per ingannare mia madre. Tu non sei niente! Tu non sei un dio, non sei un uomo! Io troverò un uomo e darò vita a un dio. ('''Morgana''')
*Il re senza una spada! La terra senza un re! ('''Lancillotto''')
*Ora potrei anche ucciderti, fratello. Ma voglio che tu viva per vedere nostro figlio divenire re. ('''Morgana''')
*Merlino vive. Vive nei nostri sogni ora e parla a noi da lì. ('''Artù''')
*Sono tornato, incantatrice. Sei bellissima. Sì, magnifica. Hai usato tutta la magia che mi hai rubato per mantenerti così giovane? Ti è rimasta un po' di magia per combattere Merlino? Non hai niente da temere da un vecchio mago che hai sconfitto tanto tempo fa che vuole solo vedere quanto sei diventata potente. Vedi, Morgana, tu mi hai trasformato in un'ombra, un sogno. {{NDR|Morgana ride}} Tu devi essere più grande di quanto io sia mai stato. Una volta liberai l'alito del drago perché Uther giacesse con tua madre e concepisse un re. Questo rischiò di distruggermi, ma suppongo che tu possa farlo con facilità. Non è così? Non vedo nebbia. Anche i tuoi poteri stanno svanendo, Morgana? La formula! Sì, ecco, usa la formula magica. Hai dimenticato la magia del fare? Usala! {{NDR|Morgana comincia ad incantare}} Sì, usala! {{NDR|dalla bocca di Morgana fuoriesce una nebbia che avvolge tutto il campo}} Ecco, così! Bene! Eccezionale! Molto meglio di quanto io sia mai stato! Attenta... Può danneggiare la tua bellezza! ('''Merlino''')
*{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Vieni, padre. E ora di abbracciarci, finalmente! ('''Mordred''')
==Dialoghi==
[[File:London Film Museum (5094934492).jpg|thumb|La spada Excalibur utilizzata durante le riprese nella ''London Film Museum'']]
*'''Uther Pendragon''': Merlino, sono il più forte! Sono il predestinato! La spada! Mi promettesti la spada!<br>'''Merlino''': E tu l'avrai, Uther. Ma per sanare, non per spaccare. Domani, una tregua. Io vi aspetterò al fiume.<br>'''Uther Pendragon''': Chiacchiere? Le chiacchiere sono per gli innamorati! Mi serve una spada per essere re.
*'''Uther Pendragon''': Dove sei stato? <br/> '''Merlino''': Ho camminato per la mia strada fin dagli albori del tempo. A volte io do a volte io prendo. Sta a me il sapere cosa e quando.<br>'''Uther Pendragon''': Devi aiutarmi, Merlino!<br>'''Merlino''': Debbo?<br>'''Uther Pendragon''': Sono il tuo re!<br>'''Merlino''': Così hai di nuovo bisogno di me ora che la mia tregua è infranta? Anni da costruire, attimi per distruggere, e tutto per [[lussuria]].<br>'''Uther Pendragon''': Per Igraine. Una notte con lei... Tu non comprendi, non sei un uomo. Usa la magia! Fallo!<br>'''Merlino''': {{NDR|Fra sé e sé}} Igraine... {{NDR|Rivolgendosi ad Uther}} Tu devi giurare sul tuo vero diritto sovrano, Uther, di accordare a me ciò che io desidero e sarai appagato.<br>'''Uther Pendragon''': Io lo giuro per Excalibur!<br>'''Merlino''': Ciò che è frutto della tua lussuria sarà mio. Giuralo di nuovo!<br>'''Uther Pendragon''': Lo giuro, Merlino!
*'''Uther Pendragon''': Ho sognato il [[drago]].<br>'''Merlino''': Sono stato io a risvegliarlo. Non lo vedi tutto intorno a te l'alito del drago?
*'''Merlino''': Trasformerò le tue sembianze in quelle del duca. Igraine penserà che suo marito è tornato.<br>'''Uther Pendragon''': Ma il mare? La scogliera?<br>'''Merlino''': La tua lussuria ti sosterrà. Galleggerai sull'alito del drago.
*'''Uther Pendragon''': Merlino! Tu arrivi non richiesto e m'ignori quando ti chiamo.<br>'''Merlino''': Ho dormito a lungo, per nove lune intere. Ciò che ho fatto per te non fu facile. Ora devi ripagarmi. Uther, il bambino è mio. Tu lo giurasti, ricordi?<br>'''Uther Pendragon''': Erano parole affrettate, Merlino. Questo è carne, è sangue.<br>'''Igraine''': Uther, è la verità? Non gli dare mio figlio!<br>'''Uther Pendragon''': Ho fatto giuramento, Igraine. Ho fatto un patto con Merlino.<br>'''Igraine''': Eri proprio tu! Venisti da me quella notte. Sei tu il padre!<br>'''Merlino''': No, casa e focolare, moglie e figlio, non è per te, Uther.<br>'''Uther Pendragon''': Uccidere ed essere re? Soltanto questo?<br>'''Merlino''': Forse nemmeno questo, Uther.<br>'''Uther Pendragon''': Mi colpisci con parole dure come il ferro.<br>'''Merlino''': Tu hai tradito il duca, gli hai rubato la moglie e hai preso il suo castello. Ora nessuno si fida di te. Tu non sei il predestinato. Dammi il bambino! Io lo proteggerò.
*'''Lot''': Merlino! Non ti abbiamo dimenticato. Che stregoneria è questa?<br>'''Uryens''': Sta cercando di imporci con la frode un ragazzo senza padre! Volete un bastardo come re?<br>'''Lot''': Lord Leodegrance, unisciti a noi contro il ragazzo!<br>'''Leodegrance''': Io ho visto ciò che ho visto! Il ragazzo ha estratto la spada. Se un ragazzo è il predestinato, un ragazzo sarà re.
*'''Artù''': Merlino, perché mi hai fatto questo?<br>'''Merlino''': Perché fosti procreato per essere re.<br>'''Artù''': Cosa significa essere re?<br>'''Merlino''': Tu sarai la terra e la terra sarà te. Se tu fallisci, la terra non darà più frutto. Se tu riesci, la terra prospererà.
*'''Merlino''': Devo dirti cosa c'è là fuori?<br>'''Artù''': Sì, ti prego.<br>'''Merlino''': Il drago, una bestia di tale potenza che se tu lo vedessi intero e tutto insieme in un solo sguardo ti ridurrebbe in cenere nel tempo di un respiro.<br>'''Artù''': E dov'è?<br>'''Merlino''': Il drago è ovunque. Il drago è ogni cosa. Le sue squame brillano nella corteccia degli alberi. Il suo ruggire si sente nel vento. E la sua forcuta lingua colpisce come... come... eccolo lì, il fulmine! Proprio così.
*'''Artù''': Che genere d'uomo era mio padre?<br>'''Merlino''': Oh, era forte e molto coraggioso. Era un grande cavaliere.<br>'''Artù''': Era un grande re?<br>'''Merlino''': Beh, era avventato. Non imparò mai a guardare nel cuore degli uomini, tanto meno nel suo.<br>'''Artù''': Lo amavi?<br>'''Merlino''': Eh, è facile amare la [[follia]] in un [[ragazzo]].
*'''Merlino''': Tu hai un regno da governare.<br>'''Artù''': Ma come? Io non so come.<br>'''Merlino''': Eppure hai saputo estrarre la spada dalla roccia.<br>'''Artù''': È stato facile.<br>'''Merlino''': Davvero? Io non avrei potuto farlo.<br>'''Artù''': Tu no?!<br>'''Merlino''': Sei tu il re, non io.
*'''Artù''': Giurami fedeltà e verrai graziato, cavaliere. Ho bisogno di uomini d'arme come te.<br>'''Uryens''': Un nobile cavaliere giurare fedeltà a uno scudiero?!<br>'''Lot''': No, mai! Mai!<br>'''Artù''': Hai ragione. Non sono ancora un cavaliere. Tu, Uryens, mi farai cavaliere. {{NDR|gli dà Excalibur e s'inchina}} Da cavaliere a cavaliere, posso offrirti mercé.<br>'''Merlino''': Ma che storia è? Che storia è?!<br>'''Lot''': Tienila, Uryens!<br>'''Uryens''': {{NDR|dopo una lunga esitazione}} In nome di Dio, San Michele e San Giorgio ti do il diritto di portare armi e di amministrare giustizia.<br/>'''Artù''': A quel dovere solennemente obbedirò, quale cavaliere e re.<br>'''Merlino''': Mai visto niente così...<br>'''Uryens''': Alzati, re Artù. {{NDR|s'inchina e ridà Excalibur ad Artù}} Sono il tuo umile cavaliere e giuro obbedienza al coraggio nelle tue vene che è così grande che la sua fonte può essere solo Uther Pendragon. Di te non dubito più.
*'''Artù''': Un re deve sposarsi, no?<br>'''Merlino''': Già, così sembrerebbe.<br>'''Artù''': Io la amo. Vorrei che {{NDR|Ginevra}} fosse la mia regina. Merlino, puoi far sì che mi ami?<br>'''Merlino''': Adesso ascolta, una volta restai esposto all'alito del drago perché un uomo giacesse una notte con una donna. Nove lune mi ci sono volute per riavermi, e tutta per questa follia chiamata [[amore]], questo pazzo turbamento che colpisce i mendicanti e i re. Non lo rifarò mai più!<br>'''Artù''': Allora chi sposerò? Puoi dirmi almeno questo? Che cosa vedi?<br>'''Merlino''': Vedo Ginevra e un bene amato amico che di sicuro ti tradirà.<br>'''Artù''': Ginevra...<br>'''Merlino''': Non stai ascoltando, il tuo cuore neanche! L'amore è sordo oltre che cieco, ecco! Tu hai una terra da acquietare prima di iniziare a perdere tempo con stolte scaramucce d'amore!
*'''Artù''': Abbiamo vinto battaglie contro eserciti e ora un solo uomo sconfigge tutti i miei cavalieri.<br>'''Ector''': È un potente avversario...<br>'''Leodegrance''': È durissimo...
*'''Artù''': Fatevi da parte! Questa è la strada del re e i cavalieri contro cui vi siete battuto erano i suoi.<br>'''Lancillotto''': Io aspetto il re in persona. I suoi cavalieri hanno bisogno di addestramento.<br>'''Artù''': Sono io il re, e questa... {{NDR|sfodera la spada}} questa è Excalibur, spada dei re dagli albori del tempo. Voi chi siete? Che cosa volete?<br>'''Lancillotto''': Io sono Lancillotto del lago, da aldilà del mare e devo ancora trovare un re degno della mia spada.<br>'''Artù''': Questo è un vanto borioso. Un cavaliere deve dimostrare umiltà.<br>'''Lancillotto''': Non un vanto, signore, ma una condanna, poiché non ho mai trovato il mio pari in torneo o in duello.<br>'''Artù''': Fatevi da parte!<br>'''Lancillotto''': Non lo farò. Dovete ritirarvi o dimostrare il vostro valore alla prova delle armi sotto gli occhi di Dio.<br>'''Artù''': Che mi dia allora la forza di disarcionarvi e di rimandarvi con un solo colpo aldilà del mare.<br>'''Lancillotto''': Allora attraversate, signore.
*'''Artù''': {{NDR|dopo aver spezzato Excalibur duellando con Lancillotto}} Merlino, che cosa ho fatto?<br>'''Merlino''': Tu hai infranto ciò che non poteva essere infranto! Hai infranto la... la speranza...<br>'''Artù''': L'ha infranta il mio orgoglio! L'ha infranta la mia rabbia! {{NDR|getta Excalibur nell'acqua}} Questo grande cavaliere, che si è battuto con lealtà e con grazia, doveva vincere. Ho usato Excalibur per cambiare quel verdetto. Ho perduto per sempre l'antica spada degli eroi di una volta, il cui potere doveva unire tutti gli uomini, non servire la vanità di un solo uomo. Io non sono... niente.
*'''Lancillotto''': Io, il miglior cavaliere del mondo, battuto! Questo è un grande giorno, poiché la mia ricerca è finita, oh mio re. Fate di me il vostro campione!<br>'''Artù''': Ma la tua vita e la tua terra sono lontane da qui.<br>'''Lancillotto''': Rinunzio ai miei castelli e alle mie terre. Qui è il mio dominio, dentro questa pelle di metallo. E do' in pegno tutto ciò che ancora ho: la mia carne, le mie ossa, il mio sangue e il cuore che lo pompa.<br>'''Artù''': Ed è un grande cuore. Ser Lancillotto, tu sarai il mio campione.
*'''Merlino''': Pensate bene a questo momento. Assaporatelo. Rallegratevene con grande gioia. Grande gioia! Ricordatelo per sempre, poiché da esso siete uniti. Voi siete tutt'uno sotto le stelle. Ricordate bene, dunque, questa notte, questa grande vittoria, così che negli anni a venire possiate dire: «Io ero lì quella notte con Artù il re!». Poiché la maledizione degli uomini è che essi dimenticano.<br>'''Artù''': Merlino, la tua saggezza ha forgiato questo anello. D'ora in avanti, in modo da rammentarci i nostri vincoli, ci riuniremo sempre in un cerchio, per raccontare e sentire le azioni buone e coraggiose. Farò costruire una [[Tavola Rotonda]] intorno a cui ci riuniremo. E una volta sopra la tavola. E un castello sopra la volta. E io mi sposerò, e la terra avrà un erede per brandire Excalibur. [[Cavalieri della Tavola Rotonda]]!
*'''Lancillotto''': Sono un uomo d'arme. Sono votato all'ideale.<br>'''Ginevra''': Ma di certo ci dev'essere una dama da qualche parte del mondo che t'ispira.<br>'''Lancillotto''': Sì, ce n'è una.<br>'''Ginevra''': E chi è? Suvvia, ditemi.<br>'''Lancillotto''': Voi.<br>'''Ginevra''': Ah, vi fate gioco di me!<br>'''Lancillotto''': Io vi amerò sempre. Vi amerò come mia regina e come moglie del mio migliore amico. E finché vivrete non amerò un'altra.
*'''Merlino''': È una strada lunga e solitaria, sai, la strada del [[Negromanzia|negromante]]. Sì, conoscere troppo. ''Lacrimae mundi'', le sofferenze del mondo.<br>'''Morgana''': Ma il potere? La gioia?<br>'''Merlino''': Soltanto attimi, attimi fuggenti.<br>'''Morgana''': Io allevierò la tua solitudine. Fatti aiutare da me. Insegnami!<br>'''Merlino''': Ormai i giorni dei pari nostri sono numerati. Il Dio unico viene a cacciare via i molti dei, gli spiriti dei boschi e dei torrenti cominciano a tacere. È il destino delle cose. Sì, è il tempo degli uomini e dei loro modi.
*'''Parsifal''': Chi mi darà l'armatura e la spada?<br>'''Kay''': Coltelli da cucina e spiedi unti saranno le tue armi, ragazzo. Alle cucine!
*'''Morgana''': I tuoi occhi non mi lasciano mai, Merlino.<br>'''Merlino''': Non posso riconoscere la bellezza?<br>'''Morgana''': Non puoi riconoscere l'amore? Forse soffri per ciò che non hai mai conosciuto.<br>'''Merlino''': Forse tu agogni ciò che non puoi avere, Morgana.<br>'''Morgana''': Non posso avere?! Ma tu l'hai promesso, tutti i tuoi segreti! Hai detto che mi avresti mostrato tutto.<br>'''Merlino''': Ti ho già mostrato anche troppo.
*'''Artù''': Per anni la pace ha regnato nel paese. Le messi crescono in abbondanza. Nessuno si lamenta. Ognuno dei miei sudditi gode della sua porzione di felicità e di giustizia. Dimmi, Merlino, abbiamo sconfitto il male come sembra?<br>'''Merlino''': Il bene e il male, non esiste mai uno senza l'altro.<br>'''Artù''': Dove si nasconde allora il male nel mio regno?<br>'''Merlino''': Sempre dove meno te lo aspetti. Sempre...<br>'''Galvano''': Io so dov'è.<br>'''Artù''': Dove, ser Galvano?<br>'''Galvano''': Non posso dirlo.<br>'''Artù''': Devi parlare dal cuore. Siedi alla Tavola Rotonda. Dov'è questo male?<br>'''Galvano''': Lui è il più bravo ed il più coraggioso. Perché, dunque, non è mai qui? Senza Lancillotto, questa tavola è niente. C'è qualcuno qui che non lo consideri un dio? Ed ora è allontanato da noi dalla bramosia di una donna. {{NDR|punta a Ginevra}}<br>'''Ginevra''': Nell'ozio che viene con la pace, vedo che le chiacchiere hanno concepito il loro male. Perdonerò le tue parole avventate. Ebbene, bevi dalla sua stessa coppa e partecipa della sua bontà. {{NDR|Galvano rovescia la coppa}}<br>'''Artù''': Tu osi accusare la regina?<br>'''Galvano''': L'accuso!<br>'''Ginevra''': Protesto la mia innocenza!<br>'''Artù''': Se non fossi io il re, ti farei pagare con la vita ciò che hai detto!<br>'''Ginevra''': Non sarai il mio campione?<br>'''Artù''': Io non posso. Sono il tuo re e devo anche essere il tuo giudice in questo. A Lancillotto spetta a esserlo. È stato accusato anche lui. Io decreto che, al levar del sole due giorni da oggi, i campioni si battano e venga conosciuto la verità, poiché per la legge di Dio un cavaliere che dice il falso non può vincere in torneo contro colui che dice il vero.
*'''Artù''': Siete le due persone che amo di più in tutto il mondo.<br>'''Ginevra''': E allora perché non puoi difendermi?<br>'''Artù''': La legge! Le mie leggi devono legare tutti, alti e umili, se no non sono più leggi.<br>'''Ginevra''': Ma tu sei mio marito!<br>'''Artù''': Devo essere il re prima.<br>'''Ginevra''': Prima che marito?<br>'''Artù''': Se è necessario, sì.<br>'''Ginevra''': Prima dell'amore...
*'''Artù''': Merlino, avrò mai un figlio?<br>'''Merlino''': Sì.<br>'''Artù''': Niente giri di parole? Solo un semplice "sì"? Ciò mi spaventa.<br>'''Merlino''': Ma un re dovrebbe sempre aver paura, Artù, sempre! Del nemico in agguato dovunque, nei lunghi corridoi nel suo grande castello, in ogni anfratto della sua foresta o in una più intricata foresta qui dentro. {{NDR|indica la testa}}
*'''Lancillotto''': Non siamo più gli stessi, Artù.<br>'''Artù''': Non è facile esserlo senza il duro impegno della guerra e della giustizia. È solo il tuo esempio, Lancillotto, che li tiene uniti ora.
*'''Artù''': Qual è la più grande qualità di un cavaliere? Coraggio? Compassione? Fedeltà? Umiltà? Tu cosa dici, Merlino?<br>'''Merlino''': Ehm, la più grande? Beh, si fondono come i metalli che uniamo per fare una buona spada.<br>'''Artù''': Niente poesia! Una risposta diretta! Qual è?<br>'''Merlino''': Lo dirò, allora: verità. Ecco! Sì, dev'esserci verità soprattutto. Quando un uomo mente, assassina una parte del mondo. Dovreste saperlo!
*'''Artù''': Hai ancora la vista, Merlino? Sono insieme ora?<br>'''Merlino''': Sì.<br>'''Artù''': Tu avevi previsto questo tanti, tanti anni fa. Che devo fare ora? Ucciderli?<br>'''Merlino''': Non posso dirti niente di più. I miei giorni sono finiti. Gli dei di una volta sono andati per sempre. È il tempo degli uomini ora. Il ''tuo'' tempo, Artù.<br>'''Artù''': Mi servi ora più che mai.<br>'''Merlino''': No, questo è il momento che devi finalmente affrontare: essere re e solo.<br>'''Artù''': E tu, vecchio amico? Ti rivedrò ancora?<br>'''Merlino''': No. Ci sono altri mondi e questo ha finito con me.
*'''Merlino''': Ali di pipistrello, pelle di serpente! È tutto quello che hai imparato, Morgana? A usare pozioni e piccole stregonerie?<br>'''Morgana''': E i tuoi intrighi dove hanno portato il mondo? Sull'orlo della rovina!<br>'''Merlino''': Sono esaurito fino all'inverosimile, Morgana. Ho cercato di guidare gli uomini, o intrigare a loro danno come diresti tu, troppo a lungo. È giunto il momento che io me ne vada.<br>'''Morgana''': Perdonami! Dove te ne vai?<br>'''Merlino''': Là da dove venni.<br>'''Morgana''': Merlino, portami con te! La magia del fare giurasti di tramandarmela.<br>'''Merlino''': Credi di essere pronta? Ne sei degna?<br>'''Morgana''': Lo sono. Lo sono, credimi!<br>'''Merlino''': Allora seguimi! {{NDR|la conduce a una caverna}}<br>'''Morgana''': Cos'è questo posto?<br>'''Merlino''': Qui, tu entri nelle spire del drago. Qui è nato il mio potere. Qui ogni cosa è possibile e ogni cosa incontra il suo opposto.<br>'''Morgana''': Il futuro?<br>'''Merlino''': E il passato.<br>'''Morgana''': Desiderio?<br>'''Merlino''': E rimpianto.<br>'''Morgana''': La conoscenza?<br>'''Merlino''': E l'obblio.<br>'''Morgana''': L'amore?<br>'''Merlino''': Oh sì. Guarda. {{NDR|appaiono delle immagini di Lancillotto e Ginevra, e di Uther ed Igraine}}<br>'''Morgana''': Ancora! Mostrami di più! Mostrami il drago! Rivelami la sacra magia del fare!<br>'''Merlino''': Anche se il conoscerla ti brucerà, Morgana? E ti accecherà?<br>'''Morgana''': Allora bruciami!
*'''Artù''': Dobbiamo trovare ciò che è perso, il [[Graal]]. Soltanto il Santo Graal può far rinascere foglia e fiore. Esplorate la terra, i labirinti delle foreste, fino ai confini di ciò che è in noi. Solo il Graal può redimerci. Esplorate... Cercate...<br>'''Parsifal''': Cosa ci guiderà?<br>'''Artù''': Presagi, segni... Seguite...
*'''Morgana''': Per dieci anni e un giorno hai cercato.<br>'''Parsifal''': Così a lungo?<br>'''Morgana''': E dimmi, hai trovato ciò che cerchi?<br>'''Parsifal''': Non ho trovato altro che dolore e morte. Temevo di non sentir più ridere finché non ho visto questo ragazzo. Mi ha promesso il Graal. È qui?<br>'''Morgana''': Troppo a lungo hai cercato. Mettiti al tuo agio. Bevi e unisciti a me!<br>'''Parsifal''': Bors, sei qui? Meliot? Anche tu? Siete vivi!<br>'''Morgana''': Non esiste il Graal, come questi cavalieri hanno scoperto. Loro servono me invece. Ci sono molti piaceri al mondo, molte coppe da cui bere, e saranno tutte tue. Bevi!<br>'''Parsifal''': No!
*'''Morgana''': Nessuna mazza, nessun'alabarda, nessun dardo, nessuna lancia, nessuna spada, nessun'arma forgiata dall'uomo ti nuocerà quando indosserai questa armatura.<br>'''Mordred''': Qualche messaggio per il tuo caro fratello, mio padre?<br>'''Morgana''': ''Tu'' sei il mio messaggio.
*'''Artù''': Non posso darti la terra, solo il mio amore.<br>'''Mordred''': Quella è la sola cosa di te che non voglio! I cavalieri della ricerca hanno fallito. Sono morti tutti, e morto lo sei anche tu! Tornerò e prenderò la tua Camelot con la forza.
*'''Uryens''': Parsifal, non abbandonare mai la ricerca!<br>'''Parsifal''': Io ho visto il Graal, Uryens. Lo avevo in pugno. Ho fallito. Ho fallito!<br>'''Uryens''': No! Tu sei l'ultimo di noi. Non rinunciare!<br>'''Parsifal''': Non sono degno.<br>'''Uryens''': {{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Tu devi, tu... devi. Ascolta! Seguili. Ti chiamano...
*'''Lancillotto''': Guardate quel grande cavaliere! Pace e abbondanza ci promisero, ma invece cosa ci hanno dato? Fame e pestilenza!<br>'''Parsifal''': Lancillotto?<br>'''Lancillotto''': E morte!<br>'''Parsifal''': Sei tu?<br>'''Lancillotto''': Per il loro orgoglio! Per i loro peccati!<br>'''Parsifal''': Lancillotto...!<br>'''Lancillotto''': Dio ci ha abbandonati!<br>'''Parsifal''': Sono io, Parsifal! Lancillotto!<br>'''Lancillotto''': Si sono eretti a Dio e Cristo ci ha abbandonato!<br>'''Parsifal''': Lancillotto, devi aiutarci! Torna da noi! Lancillotto, Artù ha bisogno di te!
*'''Graal''': Qual è il segreto del Graal? Di chi è al servizio?<br>'''Parsifal''': Al tuo, mio signore.<br>'''Graal''': Chi sono io?<br>'''Parsifal''': Sei il mio signore e re. Tu sei Artù.<br>'''Graal''': Hai trovato il segreto che io ho perduto?<br>'''Parsifal''': Sì. Tu e la terra siete uno.
*'''Artù''': Io mi sto consumando, non posso morire e non posso vivere.<br>'''Parsifal''': Bevi dal calice. Tu rinascerai e la terra con te.<br>'''Artù''': Parsifal... Non sapevo quanto la mia [[anima]] fosse vuota finché non è stata riempita.<br>'''Kay''': Artù?<br>'''Artù''': Preparatevi a combattere, cavalcherete di nuovo col vostro re. Ho vissuto troppo a lungo attraverso gli altri. Lancillotto ha sorretto il mio onore e Ginevra la mia colpa, Mordred i miei peccati, i miei cavalieri hanno combattuto le mie cause. Ora, fratello mio, io sarò ''re''.
*'''Artù''': Accetta il mio perdono e metti pace nel tuo cuore. Abbiamo troppo sofferto. Io ti ho sempre amata e ancora ti amo.<br>'''Ginevra''': Ti ho amato come re, a volte come marito. Ma non si può guardare troppo a lungo il sole.<br>'''Artù''': Perdonami, moglie mia, se puoi. Non ero destinato ad una vita umana, ma ad essere l'essenza di memorie future. La fratellanza d'armi è stato un breve inizio, un bel momento, che non può essere dimenticato. E poiché esso non sarà dimenticato, quel bel momento potrà ripetersi. Ora, ancora una volta, devo guidare i miei cavalieri a difendere ciò che è stato e il sogno di ciò che potrebbe essere.<br>'''Ginevra''': {{NDR|mostra Excalibur}} L'ho conservata.<br>'''Artù''': Non ho mai osato sperare in tanti anni che fosse in tuo possesso. Ho pensato spesso che negli anni a venire di un'altra vita, quando non dovrò più niente al futuro e sarò ormai un uomo e basta, rivedendoci, correrai da me e mi reclamerai ricordando che sono tuo marito... È un sogno che ho sempre avuto.
*'''Merlino''': Tu mi hai riportato qui. Il tuo amore mi ha riportato qui, qui dove tu sei adesso, nella terra dei sogni.<br>'''Artù''': Sei solo un sogno, Merlino?<br/>'''Merlino''': Un sogno per alcuni. Un incubo per altri!
*'''Lancillotto''': Artù, perdona...<br>'''Artù''': Lancillotto...<br>'''Lancillotto''': La mia intenzione è morire cavaliere della Tavola Rotonda.<br>'''Artù''': Tu sei questo e molto di più. Tu sei il suo più grande cavaliere. Sei ciò che c'è di meglio negli uomini.<br>'''Lancillotto''': {{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} È la vecchia ferita, mio re. Non è mai guarita. Ginevra... è di nuovo regina?<br>'''Artù''': Lo è, Lancillotto. {{NDR|Lancillotto spira tra le sue braccia}}
==[[Explicit]]==
{{Explicit film}}
*'''Artù''': Parsifal, prendi Excalibur, vai a uno specchio d'acqua calma, chiara. Gettaci dentro la spada.<br>'''Parsifal''': No!<br>'''Artù''': Obbediscimi, Parsifal! Fallo e ritorna! {{NDR|Parsifal va a un lago, ma torna al campo di battaglia senza aver eseguito l'ordine}} Quando l'hai gettata, che cosa hai visto?<br>'''Parsifal''': Non ho visto niente, solo il vento sull'acqua. {{NDR|Artù si rende conto della menzogna}} Mio re, non ho potuto! Excalibur non può essere perduta. Altri uomini...<br>'''Artù''': {{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Fai come ti comando! Un giorno un re verrà e la spada sorgerà di nuovo. {{NDR|Parsifal va ancora al lago e getta Excalibur, che viene presa dalla Dama del Lago. Al suo ritorno al campo, nota che Artù è scomparso}}<br>'''Parsifal''': Artù! Artù! {{NDR|nella distanza, vede il corpo di Artù trasportato nell'isola immortale di Avalon}}
==Citazioni su ''Excalibur''==
[[File:Autographed Excalibur Armor.JPG|thumb|Armatura autografata usata durante le riprese in Cahir, Irlanda]]
*Forgiata da un dio. Predetta da un mago. Trovata da un uomo. (frase promozionale)<ref group="fonte">Dalla locandina in lingua italiana, ''[https://www.warnerbros.it/scheda-film/genere-epico/excalibur/ warnerbros.it]''</ref>
*La sceneggiatura di Rospo Pallenberg e Boorman utilizza i miti e le saghe del Graal per raccontare la ricerca di un'armonia perduta e di un giusto rapporto con la Natura, spezzatosi dopo la fine del mondo pagano. Elaborato e costosissimo, il film cade però sotto l'eccesso di effetti kitsch e un accumulo di simboli e «poesia» che il regista non riesce a controllare: così l'eccessiva enfasi e la grandiosità di alcuni passaggi è solo in parte bilanciata da un Merlino (Williamson) ironico e scanzonato, artefice nascosto di tutta la storia. (''[[Il Mereghetti]]'')
*Quando ho accettato il ruolo {{NDR|di re Artù in ''[[King Arthur - Il potere della spada]]''}} mia madre mi ha ricordato che impatto ebbe ''Excalibur'' di John Boorman sulla mia infanzia. Colpì la mia immaginazione non solo per la storia di Arthur ma anche riguardo la logistica del fare cinema. Le domandavo continuamente cose a cui non sapeva rispondere, non sapendo come funzionava la produzione di un film. Sono cresciuto nella campagna intorno Newcastle, passavo le giornate a cercare bastoni da usare come spade per infilzare mio fratello. Penso non sia un caso se più di trent'anni dopo sia finito a interpretare Arthur, è un po' la conclusione di un percorso per me. ([[Charlie Hunnam]])
*Stavo girando ''Excalibur'' con John Boorman, il regista. Dopo essere stato dentro un'armatura tutto il giorno, non riuscivo più a stare davanti alla telecamera. Lo supplicai: "È il mio quarantesimo compleanno. Fammi fare una persona sullo sfondo!" Non lo fece. ([[Patrick Stewart]])
*Una spada<br>Forgiata da un dio<br>Annunciata da un mago<br>Trovata da un re (frase promozionale)<ref group="fonte">Dalla locandina in lingua italiana, ''[https://www.mauvais-genres.com/en/movie-posters/38387-excalibur-italian-movie-poster-39x55-in-1981-john-boorman-nigel-terry-helen-mirren.html?srsltid=AfmBOorobUWhZlw1kn4cD3xtLz72JV0QW4QLtM5lA7LWKk2esEBSRjT9 mauvais-genres.com]''</ref>
*Uno dei film che mi hanno spinto a diventare un cineasta è stato ''Excalibur'' di John Boorman, uscito all'inizio degli anni '80. È bellissimo da vedere e intenso nella rappresentazione. ([[Guy Ritchie]])
===[[John Boorman]]===
*Cerco di evocare una sorta di Terra di Mezzo, in senso tolkieniano. È un mondo continuo; è simile al nostro, ma diverso. Voglio che possieda una limpidezza primordiale, la sensazione che le cose stiano accadendo per la prima volta. Il paesaggio, la natura e le emozioni umane appaiono tutti come nuovi. Dico agli attori che non stanno rievocando una leggenda: la stanno creando, e quindi nemmeno loro sanno cosa accadrà; la storia si sta dispiegando man mano.
*Credo che la grande forza della leggenda risieda nella consapevolezza, condivisa da tutti noi, che da qualche parte, nel nostro passato più remoto, sia esistita un'età dell'oro in cui l'uomo viveva in armonia e in simbiosi con l'universo e la natura; un'armonia che è andata perduta e che, in qualche modo, dobbiamo cercare di ritrovare. È la storia di persone che hanno smarrito quell'equilibrio e il contatto con un mondo magico; una memoria che sopravvive parzialmente nella figura di Merlino — un essere sospeso tra i mondi, al contempo più e meno di un uomo — attraverso il quale è possibile giungere alla redenzione. Egli può offrire guida e consigli, pur non potendo agire direttamente: non partecipa più alle vicende terrene, ma ha il potere di sostenere un re come Artù. Può tentare una nuova strada — ed è proprio questo il cuore della storia: Merlino prende sotto la sua ala un giovane e lo trasforma in re, nel tentativo di far rivivere quell'epoca perduta e di portarla a compimento.
*Ho scelto il cast senza ricorrere a star, senza attori realmente noti al pubblico. Il motivo principale è che volevo che gli spettatori incontrassero queste persone senza preconcetti, che entrassero in un mondo del tutto nuovo e conoscessero individui a loro sconosciuti.
*Ho scritto io stesso la sceneggiatura originale [...] ma a un certo punto mi sono bloccato. Era un po' troppo lunga e contorta. Così ho coinvolto Rospo. In passato avevamo sempre lavorato insieme, seduti in una stanza a discutere le scene, a sviscerarle, a metterle per iscritto e poi a revisionarle. Ma in questo caso gli ho chiesto di lavorarci per conto suo, di riflettere sulla sceneggiatura e di vedere se riuscisse a trovare qualche idea per la struttura. Vedi, ero determinato [...] a raccontare l'intera storia de ''La morte di Artù'', e questo limitava il tempo a mia disposizione per sviluppare i personaggi e i temi, e per far sì che tutto funzionasse. Lui ha fatto un ottimo lavoro: ha davvero sistemato parecchio le cose, oltre ad aver avuto un paio di idee assolutamente geniali. Una consisteva nel far conficcare la spada nella roccia a Uther Pendragon – il vero padre di Artù e, se vogliamo, il "capostipite" dell'intera saga – anziché a Merlino, come avviene in Malory. L'altra era quella di far avanzare la storia attraverso alcuni audaci salti temporali.
*I personaggi di ''Excalibur'' [...] cercano di trovare il proprio posto nel mondo, il proprio destino. Certo, oggi va molto poco di moda parlare di destino. Ma il destino significa trovare il proprio posto nella vita, la propria corrente nel fiume, trovare una completezza nel rapporto con la natura. E uno dei temi dell'opera è proprio l'armonia con il mondo naturale. All'inizio del film, Merlino pronuncia un discorso su Excalibur che si conclude con queste parole: "Fu forgiata quando il mondo era giovane, e uccelli, bestie e fiori erano tutt'uno con l'uomo, e la morte non era che un sogno". È una frase molto toccante, perché descrive il desiderio, l'anelito verso quell'età dell'oro, verso quel tempo di armonia. E ciò che vediamo nella storia [...] è l'orrore e la discordia dell'uomo, le sue guerre, le sue faide e la sua brutalità: la sua incapacità di realizzare davvero i propri ideali e le proprie aspirazioni più elevate. Ma credo che l'aspetto commovente risieda nei tentativi che le persone compiono per raggiungere quegli obiettivi. In un certo senso, è proprio questo a riscattare i personaggi: le loro aspirazioni, non le loro azioni.
*Il film ha a che fare con la verità ''mitica'', non con quella storica; riguarda l'uomo che, per la prima volta, prende possesso del mondo secondo le proprie regole. Dunque, la prima insidia da evitare è quella di interrogarsi su quando – o se – Artù sia realmente esistito. Le storie che ci ispirano sono, in realtà, opere del XV secolo – di Thomas Malory e altri – che guardano con nostalgia al XII secolo.
*La luce ha un che di magico e, a poca distanza da Dublino, ci si trova di fronte ad una incredibile varietà di paesaggi. Da lande desolate ad intrigante foreste che costituiscono una perfetta ambientazione per il regno di re Artù.
*La Orion Pictures Production mi ha offerto non solo il finanziamento che mi occorre ma anche una totale libertà creativa per cui mi decisi a iniziare le riprese scegliendo l'Irlanda come ambientazione.
*Merlino mi affascina perché è un misto di potere straordinario e stoltezza. Commette errori. È contemporaneamente meno umano e più umano delle persone comuni. Possiede un potere e una conoscenza immensi, eppure ci sono cose semplici che non coglie o non comprende. Nuove forze si contendono il campo con la sua magia e tra loro stesse. Entrano in gioco nuove passioni: amore, odio, vendetta. E queste emozioni sfuggono al suo controllo. Nella fase della vita di Merlino che rappresentiamo in ''Excalibur'' [...], suggeriamo che egli stia iniziando davvero a svanire. La sua presenza nelle vicende umane è intermittente; la sua efficacia è alterna. [...] Ed è proprio di questo che tratta la mia storia: l'avvento dell'uomo cristiano e la scomparsa delle antiche religioni, incarnate dalla figura di Merlino. Le forze della superstizione e della magia vengono inghiottite dall'inconscio.
*Ogni volta che scegli gli interpreti di un film, riveli qualcosa di te. In questo caso specifico, ho trovato molto difficile individuare gli attori adatti a questi ruoli, poiché interpretare personaggi di questo tipo va, in larga misura, contro le tendenze della recitazione contemporanea. Essere audaci e diretti, parlare partendo dallo spirito: sono atteggiamenti a cui gli attori di oggi non sono abituati – e questo vale in particolare per quelli inglesi – perché, in gran parte, hanno perso fiducia e forza espressiva. Ma la sfida più ardua, in realtà, è stata trovare l'interprete di Merlino. Quando incontrai Nicol Williamson, ero piuttosto scettico sulla sua idoneità al ruolo: lo ammiravo enormemente come attore, ma non ne comprendevo appieno lo spirito. Tuttavia, dopo aver iniziato a parlarne, nel giro di dieci minuti capii che lui era quel personaggio.
*Per compiere questo nuovo viaggio nelle meraviglie e negli orrori dell'immaginazione sono tornato a quella che è la nostra più immortale leggenda: la storia di Re Artù, dei cavalieri della Tavola Rotonda, dell'età dell'oro di Camelot, della ricerca del Sacro Graal e del mago Merlino. Non vi è dubbio che tutti noi ancora aneliamo alla magia e tutta la leggenda di Artù è intrisa di magia.
*Sentivo profondamente, proprio come Merlino, che man mano che la cosa procedeva mi stava sfuggendo di mano; che una forza più profonda e oscura si era impadronita dell'intera impresa e che, alla fine, tutto ciò che potevo fare era impartirle la mia benedizione e lasciarla andare nel mondo.
*Volevo collocarlo fuori dal tempo, senza situarlo in un'epoca precisa: né nell'Alto Medioevo, periodo a cui alcuni attribuiscono questi eventi, né nel XII secolo di cui parla Malory, bensì in una dimensione temporale sospesa, fuori dal tempo e da questo mondo. Così, nel design delle armature, dei costumi e delle scenografie, abbiamo cercato di evocare un mondo fatto di mito e immaginazione.
===[[Helen Mirren]]===
*{{NDR|Sul suo rapporto con Nicol Williamson durante le riprese}} Avevamo già lavorato insieme a una produzione del ''Macbeth'' e il nostro rapporto era stato pessimo. Nicol è un uomo di grande talento, ma anche molto cupo e tormentato. Possiede doti straordinarie in ambiti diversi, eppure... semplicemente non mi sopportava e si comportava in modo molto sgradevole con me. Non credo di essere mai stato sgradevole nei suoi confronti, ma lui proprio non mi poteva vedere. Quando parlai con John del film, lui mi disse: "Sto pensando a Nicol per la parte di Merlino"; io risposi che non credevo di poter accettare, proprio a causa di quel nostro pessimo rapporto. John mi convinse che avrebbe fatto in modo che le cose funzionassero e, naturalmente – spinto dall'ambizione e dal desiderio di ottenere il ruolo – mi dissi: "Al diavolo. Resisterò". E infatti, proprio grazie a quel progetto, io e Nicol finimmo per diventare ottimi amici!
*Credo vada dato grande merito a John Boorman per aver creato un mondo così magico partendo da quello che avrebbe potuto rivelarsi un vero disastro! Alcune di quelle scene, quando le leggevamo durante le prove, sembravano davvero imbarazzanti! Ci chiedevamo tutti: "Mio Dio, come faremo a pronunciare queste battute?". Ma, grazie all'insieme degli altri elementi – in particolare l'illuminazione e la bellezza visiva del film – tutto ha iniziato ad andare al posto giusto.
*{{NDR|Sulla sua interpretazione di Morgana}} È una figura che, credo, ricorre piuttosto spesso nelle mitologie: quella della strega, della seduttrice, dell'incantatrice, della maga. E nella mitologia c'è sempre una ragione, no, per la presenza di un simile personaggio, di una tale figura. [...] La costruzione di questo personaggio incarna la paura ancestrale che gli uomini nutrono nei confronti delle donne. [...] La paura, da parte degli uomini, di ciò che immaginano le donne possano essere. E molti uomini credono che tutte le donne siano delle Morgane, non è vero?
===[[Liam Neeson]]===
*Adoravo John Boorman. Divenne un mentore per noi, dato che non avevamo molta esperienza, e certamente non davanti alla macchina da presa. Avevo lavorato molto in teatro, ma non davanti all'obiettivo, e John è stato un mentore meraviglioso. Ti insegna le cose. Ci portava dietro la macchina da presa e diceva: "Guardate. Ecco cosa vedo io...". È stata un'esperienza davvero meravigliosa.
*È stato il mio trampolino di lancio. Girando quel film mi sono innamorato follemente del cinema. Ho imparato ad andare a cavallo. Ha lanciato anche il mio amico Gabriel Byrne. Alcuni membri del cast sono venuti a mancare: Nicol Williamson – che Dio l'abbia in gloria – e Nigel Terry, che interpretava re Artù. Ma resta un film straordinario.
*Ricordo di essere stato sul set e di essere rimasto in piedi con Ciarán Hinds mentre Helen camminava verso di noi vestita con il suo costume completo di Morgana Le Fey e abbiamo detto entrambi, "Oh f—". Ero innamorato. Penso che anche Ciarán lo fosse, ma io ero molto innamorato!
===[[Roberto Recchioni]]===
*Il racconto della materia di Bretagna da parte di Boorman è pervaso da un'atmosfera sognante e carnale al tempo stesso, intriso di meraviglia e di orrore, di amore e terribile violenza.
*Una delle pellicole più pazze, eversive e fuori da ogni schema che vennero realizzate in quell'età confusa tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta [...]. Ma, per quelli che come me sono cresciuti proprio in quegli anni e che ''Excalibur'' lo hanno visto decine di volte grazie a una ossessiva programmazione televisiva, non credo che faranno alcuna fatica a riconoscere al film lo stato di cult dell'immaginifico.
*Un film come l'''Excalibur'' di Boorman non sarebbe stato possibile pochi anni prima (per i limiti della tecnologia) e lo sarebbe stato ancora meno pochi anni dopo (per le leggi del mercato), ed è una fortuna che abbia trovato il suo spazio in quella ristretta finestra di tempo in cui il cinema ha potuto godere dei vantaggi di una profonda rivoluzione nei mezzi tecnici e di una grande libertà artistica. Oggi, un film del genere, così scomodo e spiazzante sotto ogni punto di vista, sarebbe impossibile. Ed è un gran peccato.
==Note==
<references/>
===Fonti===
<references group="fonte" />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film fantasy]]
[[Categoria:Film basati sul ciclo arturiano]]
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Adolf Hitler
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[[File:Adolf Hitler cropped restored.jpg|thumb|Adolf Hitler nel 1937]]
'''Adolf Hitler''' (1889 – 1945), politico e dittatore tedesco.
==Citazioni di Adolf Hitler==
*{{NDR|Successiva all'annessione dell'[[Austria]]}} Abbiamo fatto qualcosa di ingiusto, a danno di qualche Potenza straniera i cui interessi abbiano potuto essere menomati, realizzando le aspirazioni della grande maggioranza del popolo austriaco nell'ambito della Nazione tedesca?<ref name=Intervista>Da un'intervista al ''Daily Mail'', ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1129_01_1938_0063_0001_16721757/ Un'intervista di Hitler]'', riportato in ''La Stampa'', 15 marzo 1938.</ref>
*All'inizio era il ''Volk'', e solo dopo venne il Reich. (1938<ref name=luc1/>)
*C'è soltanto la [[ribellione]] e l'[[odio]] [''Trotz und Hass''], odio e ancora odio. (1921; Lukacs 2006, p. 187)
*Ciò (il ''[[Reichskonkordat]]'') non mi impedirà di sradicare totalmente il cristianesimo dalla Germania, di eliminarlo in maniera completa, radicale e definitiva. È una questione decisiva: o il nostro popolo ha una fede ebraico-cristiana, con la sua morale molle e compassionevole, oppure una forte ed eroica fede nel dio della natura, nel dio del proprio popolo, nel dio del proprio destino, nel dio del proprio sangue [...] Non è possibile essere cristiani e tedeschi insieme.<ref>Citato in Hermann Raushning; citato in Robert Royal, ''I martiri del ventesimo secolo. Il volto dimenticato della storia del mondo'', Ancora, 2002, p. 161.</ref>
*Di tutti i generali ai quali parlai del nuovo piano per il fronte occidentale, [[Erich von Manstein|Manstein]] fu l'unico che mi comprese.<ref> Citato in Basil Liddell Hart, ''Storia militare della seconda guerra mondiale'', Arnoldo Mondadori Editore, Volume primo, Milano, 1970, p. 56.</ref>
*Dobbiamo essere crudeli, dobbiamo esserlo con la [[coscienza]] pulita, dobbiamo distruggere in maniera tecnico-scientifica.
:''Wir müssen grausam sein, wir müssen es mit ruhigem Gewissen sein, wir müssen auf technische, wissenschaftliche Weise zerstören.''<ref>Christian Eder, ''[http://bob.swe.uni-linz.ac.at/Ebensee/Betrifft/42/marza42.php Zu den SS-Massakern in Marzabotto]''.</ref>
*È più facile ingannare le masse con una fandonia esagerata che con una piccola [[bugia]].<ref>Citato in Chicco Testa (con Patrizia Feletig), ''Contro (la) Natura'', Marsilio Editori, Venezia, p. 48. ISBN 978 88 317 1956 8</ref>
*Gli stranieri possono dire che siamo stati creati dallo Stato. No! Siamo noi "lo Stato". Noi non obbediamo agli ordini di nessuna potenza terrena, ma soltanto agli ordini di Dio, che ha creato il popolo tedesco. Noi siamo il fondamento dello Stato! (nel 1934 a Norimberga<ref name=luc1/>)
*{{NDR|Nota al generale Franz Halder del luglio 1941}} I [[Russia|russi]] sono finiti. Non rimane loro nulla da lanciare contro di noi.
:''The Russians are finished. They have nothing left to throw against us.''<ref>Citato in Christopher Cerf e Victor Navasky, ''The Experts Speak'', New York, Villard, 1998, p. 127 ISBN 0-679-77806-3</ref>
*In una riunione di [[massa]] il pensiero è eliminato. E siccome è proprio questo lo stato mentale che io voglio, perché fa della folla una vera cassa armonica che vibra ai miei discorsi, io ordino a tutti di assistere alle riunioni... (citato in Furio Jesi,''Sopravvivenze esoteriche'', in ''Mito'', Nino Aragno Editore, 2008, p. 191)
*L'esito di questa guerra decide anche sul futuro dell'[[Italia]]! Se questo futuro viene considerato dal vostro paese soltanto come il perpetuarsi di un'esistenza da Stato europeo di modeste pretese, allora io ho torto. Ma se questo futuro viene considerato alla stregua di una garanzia per l'esistenza del popolo italiano dal punto di vista storico, geopolitico e morale, ossia secondo le esigenze imposte dal diritto di vita del vostro popolo, gli stessi nemici che combattono oggi la [[Germania]] vi saranno avversari.<ref>Citato in Ennio Di Nolfo, pp. 349-350.</ref>
*L'inizio di ogni [[guerra]] è come aprire la porta su una stanza buia. Non si sa mai che cosa possa esserci nascosto nel buio. <ref>Frase pronunciata il 21 giugno 1941, il giorno precedente l'attacco militare all'Unione Sovietica. Citato in John Lukacs, ''L'attacco alla Russia'', Edizioni Corbaccio, p. 105</ref>
*La [[Chiesa cattolica]] è una grande cosa. Non è cosa da niente che un'istituzione abbia tenuto 2000 anni... Ma il loro tempo è passato.<ref>Citato in [[Sergio Pagano]] e [[Massimo Franco]], ''Secretum. Papi, guerre, spie: i misteri dell'Archivio Vaticano svelati dal prefetto che lo guida da un quarto di secolo'', Solferino, 2024; riportato in Andrea Riccardi, ''[https://www.avvenire.it/amp/agora/pagine/e-dagli-archivi-emerge-la-chiesa-esperta-dumanit Dall'Archivio vaticano (non più segreto) emerge la Chiesa esperta d'umanità]'', ''avvenire.it'', 7 marzo 2024.</ref>
*La guerra contro la Russia sarà tale da non poter essere combattuta in modo cavalleresco. È una lotta tra ideologie e razze diverse e dovrà essere combattuta con una durezza, una spietatezza e una inesorabilità senza precedenti. Tutti gli ufficiali dovranno sbarazzarsi delle loro idee invecchiate. So che la necessità di una tale condotta di guerra esorbita dalla comprensione di voi generali, ma io [...] insisto assolutamente perché i miei ordini siano eseguiti senza discutere. I commissari sono esponenti di ideologie del tutto opposte al nazionalsocialismo. Per cui i commissari dovranno venir eliminati. Saranno scusati [...] quei soldati che violeranno le leggi internazionali. La Russia non ha partecipato alla Convenzione dell'Aja, quindi non ha nessun diritto di appellarsi a tali leggi. <ref>Citato in Ennio Di Nolfo, p. 397.</ref>
*La propaganda efficace deve limitarsi a poche semplici necessità, e quindi esprimerle in poche formule stereotipate. [...] solo la ripetizione costante riuscirà alla fine a imprimere un concetto nella memoria di una folla.<ref>Citato in [[Aldous Huxley]], ''Ritorno al mondo nuovo'' (''Brave New World Revisited''), traduzione di Luciano Bianciardi, Oscar Mondadori, Milano 2005.</ref>
*La ricettività delle grandi masse è molto limitata, la loro intelligenza modesta, ma il loro potere di dimenticare enorme e, in conseguenza di queste evidenze, tutta la [[propaganda]] che funziona deve essere limitata a pochissimi punti e deve ripetere i messaggi finché l'ultimo membro del pubblico comprenda ciò che volete che egli capisca dai vostri slogan. (da ''Mein Kampf'', citato da [[Alessandro Sallusti]] su ''Il Giornale'' del 25 ottobre 2019, p. 1)
*La speranza dell'Inghilterra sono la Russia e l'America. Se la speranza sulla Russia viene eliminata, si elimina anche l'America.<ref>Citato in John Lukacs, ''L'attacco alla Russia'', Edizioni Corbaccio, p. 34.</ref>
*Le opere d'arte che richiedono una quantità esagerata di spiegazioni non capiteranno più tra le mani dei cittadini tedeschi. (citato in ''Corriere della Sera'', 17 ottobre 2004)
*Le religioni sono più stabili delle forme statuali. (1933<ref name=luc1/>)
*Lo Stato è soltanto una forma obbligata. (''eine Zwangsform'') (1944<ref name=luc1/>)
*[[Benito Mussolini|Mussolini]] è il primo uomo politico del mondo, a cui nessuno può paragonarsi nemmeno lontanamente.<ref>Da una dichiarazione fatta a [[Galeazzo Ciano]] il 24 ottobre 1936; citato in Wiliam L. Shirer, ''Storia del Terzo Reich'', Einaudi, Torino, 1963, p. 327.</ref>
*Mussolini è una di quelle figure solitarie di tutti i tempi che non sono prodotti della storia, ma sono essi stessi artefici della storia.<ref>Dal discorso pubblico fatto in onore di Mussolini il 28 settembre 1937 in occasione della visita di Mussolini a Berlino; citato in Wiliam L. Shirer, ''Storia del Terzo Reich'', Einaudi, Torino, 1963, p. 331</ref>
*Nessuna delle due confessioni, protestante o cattolica (che per me sono la stessa cosa) ha speranza di un futuro, almeno fra i tedeschi. Il fascismo italiano può scendere a patti con la chiesa, in nome di Dio. Lo farò anch'io, perché no? Ma questo non mi fermerà dallo sradicare completamente, dalle radici fino ai rami, il cristianesimo in Germania. O si è cristiano o si è tedesco. Essere tutti e due contemporaneamente è impossibile. (da una conversazione con il sindaco di Danzica Hermann Rauschning; citato in John S. Conway, p. 15)
*Noi sosteniamo il mantenimento della [[proprietà|proprietà privata]]... Proteggeremo la libera impresa come il più conveniente, o meglio, l'unico possibile ordine economico.
:''We stand for the maintenance of private property... We shall protect free enterprise as the most expedient, or rather the sole possible economic order.''<ref>Citato in Konrad Heiden, [https://www.google.it/books/edition/Der_Fuehrer/_lUTAQAAMAAJ?hl=it&gbpv=1&bsq=%22We+stand+for+the+maintenance+of+private+property...+We+shall+protect+free+enterprise+as+the+most+expedient,+or+rather+the+sole+possible+economic+order.%22&dq=%22We+stand+for+the+maintenance+of+private+property...+We+shall+protect+free+enterprise+as+the+most+expedient,+or+rather+the+sole+possible+economic+order.%22&printsec=frontcover ''Der Fuehrer, Hitler's Rise to Power''], 1969, p. 287.</ref>
*Non è di Danzica che si tratta. Si tratta di allargare il nostro spazio vitale in Oriente e di assicurarci i viveri, come pure risolvere il problema baltico. I viveri non si possono che trovare nelle zone poco popolate. La razionale amministrazione tedesca, unita alla fertilità del suolo, farà crescere enormemente le scorte. In [[Europa]] non si vede altra possibilità [...]. Il problema [[Polonia]] non va disgiunto da quello dello scontro con l'Occidente [...]. Inutile sperare che si ripete quanto è avvenuto in Cecoslovacchia. Ci sarà da combattere. Il compito è quello di isolare la Polonia. È molto importante che si riesca ad isolarla.<ref>Citato in Ennio Di Nolfo, p. 288.</ref>
*Per noi è chiaro che la guerra potrà finire soltanto con la liquidazione delle popolazioni ariane oppure con la scomparsa del [[Giudaismo]] dall'Europa [...]. Il risultato di questa guerra sarà [...] l'annientamento del Giudaismo. <ref>Citato in Ennio Di Nolfo, p. 398</ref>
*Per noi l'idea del ''Volk'' sta più in alto delle idee dello Stato. (1929<ref name=luc1>Citato in Lukacs 2006, p. 111.</ref>)
*Possa [[Dio]] onnipotente concedere la sua [[Grazia divina|grazia]] al nostro [[lavoro]], orientare la nostra [[volontà]], benedire la nostra [[intelligenza]] e colmarci della fiducia del [[popolo]]!<br>Perché vogliamo combattere non per noi stessi, ma per la [[Germania nazista|Germania]]! (da un discorso di Hitler alla radio<ref>Citato in Alfred Grosser, ''Hitler''.</ref>)
*{{NDR|Spiegando il perché del tradimento del patto Molotov-Ribbentropp}} Qualunque cosa accada, Duce, la nostra situazione non può peggiorare a causa di questo passo, essa può solo migliorare [...]. Nondimeno se l'[[Inghilterra]] non dovesse trarre le debite conclusioni dai duri fatti, noi, avendo le spalle sicure, potremmo dedicarci con forze accresciute alla liquidazione del nostro nemico [...]. Dopo che, lottando, sono giunto a questa decisione, mi sento di nuovo spiritualmente libero. L'associarmi all'Unione Sovietica, malgrado l'assoluta sincerità dei nostri sforzi per venire a una definitiva conciliazione, era stato per me assai fastidioso poiché, in un modo o nell'altro, ciò sembrava contrastare con tutto il mio atteggiamento primitivo, con le mie concezioni e con i miei impegni. Ora sono assai contento di essermi liberato da questo disagio spirituale.<ref>Citato in Ennio Di Nolfo, p. 395.</ref>
*Quando avrò risolto tutti gli altri miei problemi, farò i conti con la Chiesa. Allora essa vedrà i sorci verdi.<ref> Citato in "Memorie del III Reich" di A. Speer, cap.IX, p. 148 – Oscar Storia, Mondadori.</ref>
*{{NDR|Sulle ripercussioni politiche successive all'annessione dell'[[Austria]]}} Secondo me nessuna, e spero che sia così anche da parte della [[Gran Bretagna]].<ref name=Intervista/>
*Se la [[Royal Air Force]] ci lancia 2.000, 3.000 o 4.000 chili di bombe, noi ne lanceremo 150.000, 250.000, 300.000 in più in una sola notte. Arriverà il momento in cui uno di noi si spezzerà, e non sarà la Germania.<ref>Citato in ''[https://www.ilpost.it/2020/11/14/bombardamento-coventry-blitz-1940/ Come il bombardamento di Coventry cambiò la storia europea]'', ''Il Post.it'', 4 novembre 2020. Pronunciata il 4 settembre, allo Sportpalast di Berlino.</ref>
*{{NDR|Alla moglie di [[Albert Speer]]}} Suo marito costruirà per me edifici quali non siamo più abituati a vedere da quattro secoli.<ref>Citato in Albert Speer, ''Memorie del Terzo Reich'', traduzione di Enrichetta e Quirino Maffi, Mondadori, 1995.</ref>
*{{NDR|A [[Carl Burckhardt]]}} Tutto ciò che faccio è volto contro la [[Russia]]. Se l'Occidente è troppo stupido o troppo cieco per comprenderlo sarò costretto ad interdirmi con i Russi, colpire l'Occidente e poi, dopo averlo sconfitto, a volgermi contro l'[[Unione Sovietica]] raccogliendo le mie forze. Ho bisogno dell'[[Ucraina]] affinché nessuno ci possa affamare come nell'ultima guerra.<ref>Citato in Ennio Di Nolfo, p. 296.</ref><ref>Citato in Luciano Canfora, ''La democrazia. {{small|Storia di un'ideologia}}'', Laterza, Roma-Bari, 2004<sup>9</sup>, p. 222. ISBN 978-88-420-8635-2</ref>
*Una riforma sociale deve fare tre cose: innanzitutto abbattere i muri che separano fra loro i diversi ceti sociali, per aprire ad ognuno la strada dell'ascesa sociale; quindi creare un livello generale di vita tale da garantire un minimo di sopravvivenza anche ai più poveri; infine provvedere affinché tutti possano essere partecipi dei benefici della cultura. (26 febbraio 1942<ref>Citato in Rainer Zitelmann, ''Hitler''.</ref>)
*Una volta un tale m'ha detto: «E io le dico che, se lei fa questo, la Germania va a rotoli nel giro di 6 settimane». Ed io: «Che cosa intende dire?». «Dico che la Germania va a carte quarantotto». E io: «Vuol spiegarsi meglio?» «La Germania cessa di esistere». Io allora ho replicato: «Il popolo tedesco a suo tempo è sopravvissuto alle guerre con i romani. Il popolo tedesco è sopravvissuto all'emigrazione dei popoli. Poi, il popolo tedesco è sopravvissuto alle grandi lotte del primo e del tardo medioevo. Il popolo tedesco è sopravvissuto anche alle lotte religiose del periodo successivo. Il popolo tedesco è sopravvissuto quindi alla guerra dei trent'anni. E dopo, il popolo tedesco è sopravvissuto alle invasioni napoleoniche, alle guerre di liberazione, persino ad una guerra mondiale, persino ad una rivoluzione – e sopravviverà anche a me».<ref>Citato in [[Joachim Fest]], ''Hitler, una biografia'', Garzanti.</ref>
*{{NDR|Dopo essere uscito indenne nell'attentato del 20 luglio 1944}} Vedo in questo una conferma del compito, affidatomi dalla [[Provvidenza]], di proseguire l'obiettivo di tutta la mia vita, esattamente come ho fatto fino ad oggi...»<ref>Citato in [[Alberto Tagliati]], ''Adolfo Hitler si mangia Carlo Marx'', Historia, giugno 1978, n. 244, Cino del Duca.</ref>
==''Mein Kampf''==
[[File:FrMeinKampf20050214.jpg|thumb|Mein Kampf]]
===Incipit===
Oggi mi appare provvidenziale e fortunata la circostanza che il destino mi abbia assegnato, come luogo di nascita, proprio Braunau sull'Inn. Questa cittadina sorge infatti sulla frontiera dei due Stati tedeschi, la cui riunione sembra, perlomeno a noi giovani, un compito fondamentale, da realizzare a qualunque costo.
===Citazioni===
*A noi non verranno mai coloro che considerano lo scopo principale della loro vita il mantenimento della situazione esistente.<ref>Da ''Mein Kampf'', München, 1937 (37ª ed.), p. 441; citato in [[Joachim Fest]], ''Il volto del Terzo Reich'' (''Das Gesicht des Dritten Reiches''), traduzione di Licia Berlot, Garzanti, Milano, 1977, p. 459.</ref>
*Abbiamo completamente dimenticato che lo [[spirito]] sano, alla lunga, non può abitare che in un corpo sano. (2002, p. 242)
*Chi non è di buona razza in questa [[terra]], è [[loglio]]. (2002, p. 272)
*Con gli [[ebrei]] non c'è nessun modo di patteggiare, ma soltanto un durissimo sì o no. Così decisi di diventare uomo politico. (2002, p. 209)
*Ero un nazionalista, ma non ero un patriota.<ref>Citato in [[John Lukacs]], ''Democrazia e populismo'', traduzione di Giovanni Ferrara degli Uberti, Longanesi, 2006, p. 69.</ref>
*Fedeltà, dedizione e silenzio devono essere alla base di una grande [[nazione]].
*Fino a quando l'[[Ebrei|ebreo]] non sarà diventato il padrone degli altri popoli, non potrà fare a meno di parlare le loro lingue, ma non appena questi saranno diventati suoi servi, toccherà a loro imparare una lingua universale - per esempio l'esperanto - affinché l'ebreo possa con questo mezzo dominarli più facilmente. (2002, p. 279)
*Già negli anni 1913 e '14 cominciai a esprimere in diversi circoli, che oggi appoggiano fedelmente il movimento nazionalsocialista, la mia convinzione che il problema dell'avvenire della Nazione tedesca era appunto la distruzione del marxismo. (2002, p. 177)
*Gli [[ebrei]] non furono mai nomadi, ma sempre e soltanto parassiti.
*Gli stati attuali, che pensano solo ad un onere finanziario, concedono la cittadinanza al primo venuto, senza tenerne in considerazione la razza. – Essere cittadino tedesco non è uguale all'avere nelle vene sangue tedesco.
*I mezzi capaci di riportare la più facile [[vittoria]] sulla ragione: il terrore e la forza.<ref name="spagnol">Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
*I negri sono delle mezze scimmie.
*Il cristianesimo è stata la prima religione a sterminare i suoi avversari in nome dell'amore. Il suo segno è l'intolleranza.
*Il forte è più potente quando è solo. (2002)<ref>Titolo del cap. VIII del vol. II.</ref>
*I [[Partito politico|partiti politici]] sono aperti al compromesso, le concezioni del mondo no.
*Il segno più caratteristico del rapporto tra gli [[ebrei]] e la cultura umana sta nel fatto che una "cultura ebraica" non è mai esistita e che le due regine dell'[[arte]], [[architettura]] e [[musica]], non devono niente di originale all'ebraismo. Ciò che l'ebreo produce in campo artistico è o furto o paradosso. Gli mancano le qualità geniali delle razze dotate di valori.
*In un mondo imbastardito e "negrizzato" sarebbero perduti per sempre i concetti del l'umanamente bello e del sublime. (2002, p. 326)
*Inchiodando [[Ludendorff]] alla gogna, rendendolo responsabile della perdita della guerra, si volle togliere di mezzo il più pericoloso accusatore, l'unico che avrebbe saputo ergersi contro i traditori della Patria, levando l'arma del [[diritto]] e della [[morale]]. (2002, p. 229)
*Io non sono di quegli uomini che cominciano una cosa oggi per finirla domani, e passare a un'altra. (2002, p. 223)
*[[Karl Marx]] in realtà fu solo [[uno]] tra milioni che, nel pantano di un mondo in putrefazione, riconobbe col sicuro sguardo del profeta i [[Veleno|veleni]] essenziali, e li estrasse per concentrarli, come un negromante, in una soluzione destinata a annientare in fretta l'esistenza indipendente di libere Nazioni sulla Terra. (2002, p. 325)
*''La colpa contro la razza e il sangue è il peccato originale di questo mondo, e la fine di un'umanità che vi si abbandoni.'' (2002, p. 240)
*La forza non consiste nella difesa, ma nell'attacco. (2002, p. 171)
*La [[Francia]], in misura sempre maggiore, integra il suo esercito con gli elementi di colore del suo gigantesco impero e, dal punto di vista della razza, si va così rapidamente "negrizzando", che in verità si può parlare della nascita di uno stato africano sul suolo europeo. Se questa mescolanza continuasse per altri trecento anni, sparirebbero gli ultimi resti di sangue franco e si formerebbe un compatto stato africano-europeo che va dal Reno al Congo, popolato da una razza inferiore, figlia di un costante imbastardimento.
*La nazione, o meglio la razza, non consiste nella lingua, ma solo nel sangue. (2002, p. 330)
*La nostra lingua tedesca possiede appunto una parola che in modo mirabile esprime questa attività in modo preciso: adempimento del dovere; il che significa: non agire per sé, ma servire la collettività. (2002, p. 274)
*La [[povertà]] e la spietata [[realtà]] mi forzarono a decidere prontamente.
*''La premessa dell'esistenza di un'umanità superiore non è lo Stato ma la Nazione''. (2002, p. 333)
*La razza umana è diventata forte nella lotta perpetua, e non potrà che perire in una perpetua [[pace]].
*L'ariano rinunciò alla purezza del suo sangue, e perse il suo soggiorno nel paradiso che lui stesso si era costruito. (2002, p. 272)
*L'attività della cosiddetta stampa liberale fu un' opera da becchini del popolo e dell'Impero tedesco. E non è il caso di parlare dei bugiardi fogli marxisti; per essi la menzogna è una necessità vitale, come per il gatto i topi. (2002, p. 236)
*Le basi granitiche sulle quali uno Stato può vivere non sono soltanto i meccanismi dell'interesse economico, ma il popolo concepito come un vero organismo: cioè uno Stato Germanico di Nazione tedesca.
*L'[[educazione]] deve instillare nei giovani la coscienza dell'importanza del rafforzamento del proprio corpo.
*L'insegnamento della storia nelle cosiddette scuole medie è ancora oggi poco encomiabile. Pochi maestri capiscono che il suo scopo non consiste nel mandare a memoria e recitare pappagallescamente date e fatti; che non si tratta di vedere se il ragazzo sa con precisione quando è avvenuta questa o quella battaglia, quando è nato quel generale, o quando un certo monarca, quasi sempre insignificante, ha cinto la corona dei suoi antenati. No, non si tratta affatto di questo. Studiare la storia significa cercare le forze le quali conducono agli effetti che noi abbiamo davanti ai nostri occhi come fatti storici contemporanei. (2002, pp. 80-81)
*Le grandi masse non sono fatte di diplomatici o di giuristi, e neppure di gente ragionevole, ma sono come i bambini, indecisi e dubbiosi. (2002, p. 193)
*L'individuo di razza mista diventa incerto e prende decisioni non completamente valide. Già la stessa Natura compie delle selezioni... le razze bastarde sono destinate alla sconfitta.
*Lo Stato è soltanto un mezzo per un fine.<ref name=luc1/>
*Lo Stato nazionale non verrà mai creato dalla volontà di compromesso di una "Comunità di lavoro nazionale", ma dalla ferrea volontà di un unico movimento, che s'è imposto contro tutti gli altri.
*Chi vuole vivere deve lottare. Chi si rifiuta di combattere in un mondo di eterno conflitto, non merita di vivere.
*Nei partiti borghesi una sola preoccupazione spinge a costruire nuovi programmi o a "riformare" quelli che già esistono: la preoccupazione per l'esito delle prossime elezioni. Le commissioni si radunano e "rivedono" il vecchio programma come il soldato al fronte cambia la camicia: cioè quando è piena di pidocchi. Nel nuovo programma a ognuno è dato il suo; ma spesso ci si dimentica di una diffusa esigenza popolare. Allora in tutta fretta si inserisce nel programma ciò che ancora vi trova posto, sperando di aver soddisfatto l'esercito dei piccolo borghesi e delle rispettive mogli, e confidando nell'incrollabile stupidità degli elettori.
*Nella [[debolezza]] fisica risiede quasi sempre la causa della [[viltà|vigliaccheria]] personale.
*Può perfino capitare che una parte del popolo creda veramente che un [[ebreo]] possa essere tedesco o [[inglese]], francese o italiano... ma questa è solo un'illusione.
*Quaggiù, il successo è il solo metro di giudizio di ciò che è [[bontà e cattiveria|buono o cattivo]].
*Se gli [[ebrei]] fossero soli su questa terra, essi annegherebbero nella sporcizia e nel marciume, come cercherebbero di combattersi vicendevolmente e di eliminarsi in lotte colme d'odio; e ciò solo in quanto la mancanza di qualsiasi capacità di sacrificio, che si esprime nella loro vigliaccheria, non facesse di tal lotta una farsa. (2002, p. 276)
*Perciò oggi credo di agire nel senso del Creatore del mondo: difendendomi dagli ebrei, lotto per le opere del Signore. (2002, p. 119)
*Provai profonda ammirazione per il grand'uomo a sud delle Alpi che, pieno di fervido amore per il suo popolo, non venne a patti col nemico interno dell'Italia ma volle annientarlo con ogni mezzo. Ciò che farà annoverare [[Benito Mussolini|Mussolini]] fra i grandi di questa Terra è la decisione di non spartirsi l'Italia col [[marxismo]], ma di salvare la sua Patria dal marxismo distruggendolo. (2002, p. 522)
*Si può quindi enunciare la seguente valida proposizione: ''ogni incrocio di razze conduce per forza, prima o poi, al tramonto del prodotto misto, finché la parte più nobile di questo stesso incrocio sussiste in una unitarietà di razza''. Il pericolo per il prodotto misto è eliminato solo nel momento in cui la razza superiore si imbastardisce.<br />Su ciò è fondato un lento processo di rigenerazione naturale, che poco a poco elimina le intossicazioni razziali, finché sussiste ancora una certa quantità di elementi di razza pura e non ha più luogo un ulteriore imbastardimento. Questo processo può prodursi da sé in creature dotate di un forte istinto di razza, che solo particolari circostanze o una speciale costrizione ha scagliato fuori dalla via della normale moltiplicazione dei puri di razza. Quando questa situazione forzosa è terminata, la parte rimasta pura tenderà subito di nuovo all'accoppiamento fra eguali, mettendo così fine a una ulteriore mescolanza. E in questo modo i fatti di imbastardimento passano in seconda linea, a meno che il loro numero si sia già tanto moltiplicato che non possa più avere luogo una seria resistenza degli elementi rimasti di razza pura. (2002, p. 340)
*Tutto ciò che è grande in questo mondo è frutto di un solo vincitore. I successi riportati da coalizioni portano già in sé il germe di futuri sgretolamenti.
*Un movimento il quale si propone di rinnovare un mondo deve servire non al momento passeggero, ma al futuro. (2002, p. 385)
*Verrà un giorno in cui sarà più grande onore avere il titolo di cittadino del Reich in qualità di spazzino che essere re in uno Stato straniero, e questo giorno verrà certamente, poiché, in un mondo come il nostro, che permette la mescolanza delle razze, uno Stato che dedica tutti i suoi sforzi allo sviluppo dei migliori elementi razziali deve fatalmente diventare il padrone del mondo.
===Citazioni sul ''Mein Kampf''===
*In biblioteca c'era un libro parecchi anni fa, e c'è ancora, e tutte le volte che mi capitava in mano mi faceva venire il mal di stomaco: ''Mein Kampf''. Forse abbiamo corso il rischio di diventare tutti nazisti, ma è successo proprio il contrario e ve lo dovreste ricordare. Era un libro che indignava chiunque, e per questo Hitler fu sconfitto. (''[[Al centro dell'uragano (film 1956)|Al centro dell'uragano]]'')
*La lettura del ''Mein Kampf'' io la renderei, per legge, obbligatoria. Fuori dal contesto in cui fu concepito e scritto, quel libro è un caciucco di coglionerie. ([[Indro Montanelli]])
==''Conversazioni a tavola''==
*Al popolo tedesco bisognerebbe, per il suo bene, augurare una guerra ogni quindici o vent'anni. (notte tra il 19 e il 20 agosto 1941)
*Ho conquistato lo Stato a dispetto della maledizione gettata su di noi dalle due confessioni, quella cattolica e quella protestante. (13 dicembre 1941)
*I preti oggi ci insultano e ci combattono, si pensi per esempio alla collusione tra la Chiesa e gli assassini di [[Reinhard Heydrich|Heydrich]]. Mi è facile immaginare come il vescovo [[Clemens August von Galen|von Galen]] sappia perfettamente che a guerra finita regolerò fino al centesimo i miei conti con lui... (4 luglio 1942)
*I preti sono aborti in sottana, un brulichio di cimici nere, dei rettili: la Chiesa cattolica stessa non ha che un desiderio: la nostra rovina.
*Il colpo più duro che l'umanità abbia ricevuto è l'avvento del cristianesimo. Il [[bolscevismo]] è un figlio illegittimo del cristianesimo. L'uno e l'altro sono un'invenzione degli Ebrei.
*Il cristianesimo costituisce il peggiore dei regressi che l'umanità abbia mai potuto subire, ed è stato l'Ebreo, grazie a questa invenzione diabolica, a ricacciarla quindici secoli indietro. (20 febbraio 1942)
*Il cristianesimo è un'invenzione di cervelli malati, un insieme di mistificazioni ebraiche manipolate dai preti; è la prima religione a sterminare i suoi avversari in nome dell'amore; è intollerante, inganna il popolo, contraddice la ragione e lo sviluppo scientifico.
*Il cristianesimo proclama un egualitarismo iniquo, diffonde l'idea pericolosa e nociva dell'aldilà e di un Dio trascendente, in contrasto con la teoria dell'Evoluzione; venera il volto contorto di un crocifisso; separa l'uomo dalla materia, mentre non esiste alcuna frontiera tra l'organico e l'inorganico.
*Il cristianesimo puro, quello delle catacombe, s'ingegna a tradurre in pratica la dottrina cristiana. Porta dritto dritto all'annientamento dell'umanità. Non è che il bolscevismo integrale, sotto orpelli metafisici. (14 dicembre 1941)
*In linea di massima, sono del parere che una pace, quando dura più di venticinque anni, danneggi un popolo. Credo che i popoli, al pari degli individui, provino il bisogno di rigenerarsi mediante una perdita di sangue. I nostri antenati avevano il duello. Poi ci furono i salassi praticati dal barbiere. Oggi abbiamo il [[rasoio]]! (26 agosto 1942)
*La dottrina nazionalsocialista è integralmente antiebraica, cioè anticomunista ed anticristiana. (notte tra il 29 e il 30 novembre 1944)
*La pace non può risultare che da un ordine naturale. La condizione di quest'ordine è che fra le nazioni esista una [[gerarchia]]. Le nazioni più capaci devono necessariamente mettersi alla testa. In quest'ordine le nazioni subordinate traggono il massimo beneficio dalla protezione esercitata dalle più capaci. (17 febbraio 1942)
*L'Ebreo che fraudolentemente introdusse il cristianesimo nel mondo antico, allo scopo di perderlo, ha oggi riaperto questa breccia prendendo, questa volta, il pretesto della questione sociale. È sempre lo stesso gioco dei bussolotti. Come Saul si è trasformato in [[Paolo di Tarso|San Paolo]], così Mardocheo è diventato [[Karl Marx]].
*L'[[ebrei|Ebreo]] deve levar le tende dall'Europa. Altrimenti nessun accordo sarà possibile fra Europei. È l'Ebreo che ostacola tutto. (25 gennaio 1942)
*Non è l'ampiezza della libertà individuale a significare un alto grado di civiltà. È piuttosto, nell'ambito di un'organizzazione che riunisca la quasi unanimità degli uomini in una medesima razza, la limitazione di tale libertà. Se agli uomini si lascia tutta la loro libertà, eccoli comportarsi come scimmie. (11 aprile 1942)
*Non fondo molto sull'avvenire degli Americani. Ai miei occhi, è un Paese marcio. A ciò si aggiunge il problema delle razze e delle ineguaglianze sociali. È quel che ha causato la rovina di Roma, eppure si trattava di una costruzione solida e che rappresentava qualcosa. Inoltre, i Romani erano animati da grandi idee. Niente di simile nell'Inghilterra di oggi. Quanto agli Americani, inutile parlarne. (7 gennaio 1942)
*Oggi, chiunque abbia un po' di familiarità con le scienze naturali non può prendere sul serio la dottrina della Chiesa in quanto tale: ciò che è in contraddizione con le leggi della natura, non può essere di Dio. Io non so niente dell'aldilà e sono tanto onesto da confessarlo.
*Quando il nazionalsocialismo avrà regnato per un periodo abbastanza lungo di tempo, non sarà più possibile concepire una forma di vita diversa dalla nostra. (notte tra l'11 e il 12 luglio 1941)
*Quando si tratta degli [[Ebrei]], ignoro qualsiasi sentimento di pietà. Saranno sempre il fermento che anima i popoli gli uni contro gli altri. Seminano zizzania dappertutto, tanto fra gli individui quanto fra i popoli. (27 gennaio 1942)
*Schiaccerò la Chiesa come si fa con un rospo.
*Se il [[bolscevismo]] trionfasse, l'umanità perderebbe il dono di ridere e di gioire. Non sarebbe più che una massa informe, condannata al grigiore e alla disperazione. (notte tra il 20 e il 21 febbraio 1942)
*Se il popolo tedesco perdesse la fede, se il popolo tedesco non fosse più disposto a darsi anima e corpo per sopravvivere – allora il popolo tedesco non avrebbe più che da scomparire! (27 gennaio 1942)
*Se non rispettassimo le leggi naturali, imponendoci col diritto del più forte, verrebbe il giorno il cui le bestie feroci ci divorerebbero di nuovo – poi gli insetti mangerebbero le bestie feroci, e infine solo i microbi sopravviverebbero. (23 settembre 1941)
*Sono stato sempre del parere di non accogliere nel Partito che elementi veramente solidi, senza tener conto della quantità, e ad esclusione dei tiepidi. Allo stesso modo, per quanto concerne il nuovo Reich, in qualunque parte del mondo siano elementi germanici sani, tenteremo di ricuperarli. E quel Reich sarà di una tale solidità che nessuno potrà niente contro di esso. (4 febbraio 1942)
*Tutto, nel comportamento di questa società americana, attesta che si tratta di un mondo mezzo ebraico e mezzo negrificato. (7 gennaio 1942)
*Un male che ci rode sono i nostri preti delle due confessioni. Attualmente non posso dar loro la risposta che si meritano, ma essi non perderanno nulla ad aspettare. Ogni cosa è trascritta nel mio registro. Verrà il momento in cui regolerò i miei conti con loro e non prenderò vie traverse. (8 febbraio 1942)
*Uno stato di guerra permanente all'Est contribuirà a formare una razza solida e c'impedirà di ricadere nell'infiacchimento di un'Europa ripiegata su se stessa. (25 settembre 1941)
==Citazioni su Adolf Hitler==
*A dispetto della durezza e spietatezza che pensai di aver scorto nei suoi tratti, ebbi l'impressione di aver di fronte un uomo, sul quale si può contare allorché ha dato la sua parola. ([[Neville Chamberlain]])
*{{maiuscoletto|A quelli}} che credono che Adolfo Hitler (l'uomo che non poté amare) abbia ''almeno'' amata la Germania, racconto qui qual è stato ''veramente'' il suo sogno. Ridurre la Germania un mucchio di macerie; e, fra nuvole di gas asfissianti, rimproverando ai tedeschi di averlo – per colpa degli ebrei – tradito, salire {{maiuscoletto|egli}} al cielo, in una specie di apoteosi, circondato dal fiore delle sue più giovani e fedeli S.S. Questo sogno egli lo ha sognato così profondamente (credendo – oh, in piena buona fede! – di sognarne un altro) che si può dire egli abbia vinta – almeno in parte – la {{maiuscoletto|sua}} guerra. ([[Umberto Saba]])
*Adolf Hitler, applicando sino alle estreme conseguenze i principi del nazionalismo [[Woodrow Wilson|wilsoniano]], pianificò il trasferimento in Germania dei Tedeschi che non vivevano all'interno dei confini della madrepatria, come per esempio il [[Südtirol|Sudtirolo]] italiano e, com'è noto, avviò a soluzione finale l'eliminazione degli Ebrei. ([[Eric Hobsbawm]])
*Avete consegnato la nostra sacra madre terra Germania ad uno dei più grandi demagoghi di tutti i tempi. Profetizzo solennemente che quest'uomo dannato scaglierà il nostro Reich negli abissi e porterà un'inconcepibile miseria nella nostra nazione. Le generazioni future vi malediranno nella tomba per la vostra azione. ([[Erich Ludendorff]])
*Avevo visto il terribile effetto di un falso ideale. Milioni di tedeschi erano rimasti incantati dalla cialtroneria di Hitler, avevano cercato di imitarlo, diventando loro stessi dei piccoli Hitler. ([[Louis De Wohl]])
*Avrei preferito che avesse seguito la sua ambizione originaria e fosse diventato un architetto. ([[Paula Hitler]])
*C'era innanzitutto in Hitler un capo di ''clan'', o piuttosto di una banda. La maggiore virtù era, ai suoi occhi, la fedeltà alla sua persona. Quelli che osservavano questa fedeltà avevano diritto, come compenso, alla sua protezione e a una indulgenza sistematica che li metteva al di sopra delle leggi. Quelli che non la osservavano, morivano. Il cameratismo, questa fraternità dei senza-tetto, era forse il sentimento umano più forte nel cuore di quell'eterno randagio che fu Hitler ([[Raymond Cartier]])
*Che significa l'avvento al potere di Hitler?<br>Nessuno può saperlo, e, meno degli altri, Hitler stesso e il suo singolare assortimento di colleghi. Il presidente von Hindenburg e il suo «camerata» [[Franz von Papen|von Papen]] hanno messo Hitler in gabbia prima di torcergli il collo, oppure sono essi medesimi in gabbia? ([[Wickham Steed]])
*Comparve Hitler, un uomo di limitate capacità intellettuali, inadatto a qualsiasi lavoro utile, pieno di invidia e di amarezza contro tutti quelli che erano stati favoriti più di lui dalla natura e dal destino. [...] odiava più di qualsiasi altra cosa proprio quella cultura e quella educazione che gli erano state negate per sempre. Nella sua disperata ambizione di potere scoprì che i suoi discorsi sconnessi e pervasi dall'odio suscitavano gli applausi frenetici di quanti si trovavano nelle sue stesse condizioni e condividevano le sue opinioni. Raccattava questi relitti della società per la strada, nelle osterie, organizzandoli intorno a sé. In questo modo avviò la sua carriera politica. Ma ciò che veramente lo portò a diventare un Führer era il suo odio acerrimo contro ogni cosa di origine straniera e specialmente contro una minoranza inerme, gli ebrei tedeschi. La loro sensibilità intellettuale lo metteva a disagio e la considerava, non del tutto erroneamente, non tedesca. ([[Albert Einstein]])
*Con quei baffetti sotto al naso, e quella smorfia facciale, come fiutasse sempre... un cattivo odore. E lo fiuta infatti. Non gli viene – come egli crede – dall'esterno (da comunisti, ebrei, polacchi, ed altri popoli slavi, intellettuali di destra e di sinistra, francesi degeneri, e via discorrendo... fino a comprendere tutto il mondo abitato) ma solo da lui, dal suo di dentro. È una malattia, ma una brutta malattia; ed anche – allo stato attuale della scienza – inguaribile. Si chiama [[paranoia]]. ([[Umberto Saba]])
*Considero Hitler come il salvatore dell'Africa. Commise errori perché era umano, però il suo scopo era porre fine al colonialismo nel mondo intero. ([[Francisco Macías Nguema]])
*Dovevo a Hitler la consapevolezza che nulla avevo a che fare con la politica, questi era il mio mentore ''ex-negativo''... in mezzo alla tempesta d'entusiasmo da lui scatenata, in maniera del tutto indipendente da ragioni, direzione e contenuto di tanto entusiasmo avvertii di essere estraneo a tutto ciò. ([[Ernst Jünger]])
*È senza forma, quasi senza connotati, un uomo il cui aspetto è caricaturale, un uomo la cui struttura sembra cartilaginea, senza ossa. È incongruente e volubile, mal disposto e insicuro. È esattamente il prototipo dell'Uomo Piccolo. Un ciuffo di capelli senza vita gli cade su una fronte insignificante e leggermente retrocedente. Il suo naso è largo, ma senza carattere e con una brutta forma. I suoi movimenti sono goffi, poco dignitosi e poco marziali. [...] Solo gli occhi sono degni di nota. Di un grigio scuro e ipertiroidei – hanno il peculiare scintillio che spesso distingue i geni, gli alcolizzati e gli isterici. C'è qualcosa di fastidiosamente raffinato in lui. Scommetto che piega il mignolo all'insù quando beve il tè. ([[Dorothy Thompson]])
*È stata fatta una politica di incubazione del [[fascismo]]. Il signor [[Winston Churchill|Churchill]], il signor [[Édouard Daladier|Daladier]], hanno fatto con Hitler esattamente quello che ha fatto in Italia [[Giovanni Giolitti|Giolitti]] con [[Benito Mussolini|Mussolini]]. ([[Emilio Lussu]])
*– È strano, però... Tutti vorrebbero sembrare diversi dagli altri e tu invece vuoi somigliare a tutti.<br />– Una decina d'anni fa mio padre era a Monaco. Mi ha raccontato che spesso la sera dopo il teatro andava con gli amici in una birreria e c'era uno squilibrato, un po' buffo, che parlava di politica. Era diventato un'attrazione. Gli pagavano da bere, lo eccitavano e lui saliva su un tavolo e faceva dei discorsi da pazzo furioso. Era Hitler. (''[[Il conformista (film)|Il conformista]]'')
*{{sic|...}} Ed ecco, mentre chiamavo la kellerina per pagare la mia consumazione, capii a chi somigliava quell'uomo. A Haarmann somigliava, allo stupratore di fanciulli di Hannover, il cui processo da non molto tempo aveva tanto fatto parlar di sé. Questo barbablù omosessuale era riuscito ad attirare in casa sua dai trenta ai quaranta ragazzetti, ai quali, nell'atto dell'amore, mordeva la gola, e dei poveri corpi straziati faceva salsicce. La somiglianza tra quei due uomini mi colpì. I baffetti, il riccio in fronte, lo sguardo sornione, la bocca piagnucolosa ad un tempo e rozza, la fronte cocciuta e persino quel naso repugnante. Tal quale!<br>Possibile che un paese, che era stato tanto orgoglioso dei suoi poeti e dei suoi pensatori, accettasse una tale cimice per «l'uomo del destino»? ([[Klaus Mann]])
*Esprimo il mio sostegno alla figura storica di Adolf Hitler, che ha fatto la guerra per unificare l'Europa e ha avuto l'unico torto di perderla. ([[Idi Amin Dada]])
*Forse vi domanderete come sia possibile che una nazione {{NDR|la [[Germania]]}} di sessantasei milioni di esseri intelligenti si voglia sottomettere ad uno straniero, un tappezziere austriaco {{NDR|Adolf Hitler}}, e nemmeno molto in gamba a quanto mi dicono, e a pochi suoi simili come [[Joseph Göbbels|Göbbels]] e [[Hermann Göring|Göring]] che dettano ogni singolo gesto della vita del popolo germanico. ([[George William Mundelein]])
*Hitler annienta il padre e scatena in sé le forze della madre-cattiva, [[Martin Lutero|Lutero]] interiorizza il padre e stabilisce un compromesso col superego. Dall'altra parte si ha la folla, anch'essa definita edipicamente, da immagini parentali di second'ordine, collettive; l'incontro può dunque aver luogo, Lutero e i cristiani del XVI secolo, Hitler e il popolo tedesco, in corrispondenze che non implicano necessariamente l'identità (Hitler svolge il ruolo di padre per «trasfusione omosessuale», e rispetto alla folla femminile; Lutero svolge il ruolo di donna rispetto al Dio dei cristiani). (''[[L'Anti-Edipo]]'')
*Hitler aveva creduto temporaneamente a confuse teorie economiche rivoluzionarie, ma le aveva rapidamente abbandonate quando notò che queste teorie gli nuocevano presso i ricchi industriali. In fondo, l'economia non interessava l'opportunista. Essa era una cosa secondaria e vi dovevano provvedere gli specialisti, gente che non sapeva fare altro. L'essenziale era la politica da cui dipendeva tutto il resto. L'essenziale era il potere. ([[Golo Mann]])
*Hitler contrappose con la massima brutalità al nazionalsocialismo propugnato da [[Otto Strasser|Strasser]] la sua teoria del dispotismo della razza greco-nordica, teoria che considerava nazionale e socialista ad un tempo. ([[Ernst Nolte]])
*Hitler è spiegabile in linea di principio, ma ciò non significa che sia stato spiegato. ([[Yehuda Bauer]])
*Hitler è un facile capro espiatorio per la storia ed è stato utilizzato troppo facilmente. Ma in realtà è il prodotto di una serie di azioni. È causa, ma è anche effetto... ([[Oliver Stone]])
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} Hitler è un tipo un po' strambo e non sarà mai cancelliere: diventerà, al massimo, ministro delle poste. ([[Paul von Hindenburg]])
*Hitler fu una delle più grandi personalità del ventesimo secolo. ([[Nikólaos Michaloliákos]])
*Hitler non è stato un criminale perché ha ucciso 6 milioni di ebrei: è stato un criminale perché ha ucciso un ebreo. ([[Asfa-Wossen Asserate]])
*Hitler non era un grande lavoratore. Non restava seduto per lunghe ore al suo tavolo di lavoro come [[Benito Mussolini|Mussolini]]. Cento volte ha preso in giro il suo predecessore, il povero Brüning<ref>Heinrich Brüning (1885-1970), politico tedesco, cancelliere della Repubblica di Weimar dal 1930 al 1932.</ref>, scrupoloso al punto di scrivere con la sua penna le leggi che voleva sottomettere all'approvazione del Reichstag. Detestava i lunghi rapporti scritti. La mobilità del suo spirito non gli permetteva ampie letture [...]; questa è la ragione per cui prediligeva i romanzi polizieschi, che divorava in un attimo. ([[Raymond Cartier]])
*Hitler rappresentò un miscuglio fino ad oggi insuperato – gli si avvicinò, tuttavia, Stalin, politico superiore a lui – di capacità politica e di pazzia criminale. Egli rappresentò la degenerazione ultima, ma altresì la manifestazione più potente, di quasi tutti i fenomeni che sotto nomi diversi abbiamo ritrovato nei ribollimenti attivistici, nazionalistici, bellicistici, criminaloidi del nostro tempo. Temperamento sadico, e al tempo stesso di morbidità androgina; esaltato dal mito del superuomo, combinato col razzismo più assurdo che in lui ripudiava a un certo punto anche il popolo tedesco, per sognare il dominio di una casta signorile internazionale; spregiatore di ogni sentimento di giustizia e di pietà; odiatore del cristianesimo, in nome di una religione naturalistica e sanguinaria: egli si presenta anche oggi, innanzi al nostro stupefatto ribrezzo, come un ''monstrum'' quasi indecifrabile. ([[Luigi Salvatorelli]])
*I peggiori antisemiti sono ebrei, anche Hitler aveva origini ebraiche. ([[Sergej Viktorovič Lavrov]])
*[[Benito Mussolini|Il Duce]], per quanto si sentisse lo sforzo fisico, imprimeva alle sue frasi l'energia, con la quale egli aspirava al dominio delle masse [che stavano] ai suoi piedi; il Duce nuotava sempre nella corrente sonora della sua madrelingua, le si abbandonava con tutte le sue rivendicazioni territoriali, era un parlatore, anche quando scivolava dall'oratoria alla retorica, parlatore senza distorsioni, senza convulsioni. Hitler al contrario voleva procedere patetico o beffardo – due toni tra i quali egli amava sempre oscillare – parlava, o piuttosto urlava, sempre convulsamente. Si può, anche nella più forte eccitazione, mantenere una certa dignità, una calma interiore, un'autoconsapevolezza, un sentimento di concordia tra sé e la propria comunità. Di questo mancò fin dall'inizio in poi il consapevole, l'esclusivo, l'essenziale retore, Hitler. ([[Victor Klemperer]])
*Il nazismo è stato un regime criminogeno e Hitler ha fatto azioni criminali. Ma in alcuni campi, come nell'ecologia ha fatto cose positive. ([[Mario Borghezio]])
*{{NDR|Citando Alphonse de Châteaubriant}} Il razzismo Hitleriano affonda dunque «le sue radici organiche nell'acqua generosa del profondo lago cristiano». ([[Denis Hollier]])
*In Hitler il popolo tedesco ha trovato riassunti, al di sopra di ogni schema tradizionale di divisioni classistiche, alcuni dei motivi essenziali da sempre ritornanti a definire il proprio carattere, la fisionomia del proprio ethos: il gusto della violenza, il misticismo «romantico», la fanatica dedizione a un ordine meccanico, disumano. Hitler sapeva trascinare il grande industriale con l'esca dell'interesse e col ricorso al mito prediletto della supremazia tedesca nel mondo; affascinava il piccolo borghese col suo estetismo ''pompier'', con la sua oratoria accesa e volgare, pronta sempre ad offrire, di ogni problema, la soluzione più semplicistica; piaceva all'intellettuale decadente, permeato di femmineo postnicianesimo (l' ''intelligencija'' tedesca già nel 1914 era in istato fallimentare come nessun'altra in Europa), per la sua ostentata energia virile, per il suo dichiarato disprezzo di ogni indugio morale o sentimentale, per quel suo rozzo materialismo demagogico che, nonostante tutto, pretendeva considerazione «spirituale». Conquistava infine anche l'operaio, facendo leva non soltanto sul suo sciovinismo non perfettamente esorcizzato, ma porgendogli anche, delle sue rivendicazioni sociali, un'attuazione più concretamente immediata, meno utopica e intellettualistica di quanto non gliela prospettasse il programma della rivoluzione proletaria: e fosse pure nei limiti di una umiliante, paternalistica nota di concessioni padronali. [...] il [[nazismo]] non è certo la realizzazione di un genio. Hitler è effettivamente uno dei tanti [...]. Parlare di tirannide perciò non persuade. ([[Giorgio Bassani]])
*Io avevo troppo studiato e troppo scritto la storia per non sapere che la grande massa è sempre pronta a rotolare verso la parte ove al momento sta il peso del potere; sapevo che le stesse voci che gridavano oggi "Heil Schuschnigg!" avrebbero gridato domani "Heil Hitler!". ([[Stefan Zweig]])
*Io non considero Hitler così cattivo come viene descritto. Egli mostra una capacità sorprendente e pare che stia ottenendo le sue vittorie senza un gran spargimento di sangue. ([[Mahatma Gandhi]])
*L'analisi fisiognomica... della faccia rivela...la sua immensa fanciullezza. Sì, Hitler è bambino. Guardatelo in mezzo ai bambini, piegato sulle tombe di quelli che amava; egli è immensamente bambino, lo ripeto. ([[Alphonse de Chateaubriant]])
*L'Europa deve a lui il grande servigio di aver fatto retrocedere, con una energia sorprendente e dei muscoli di ferro, le frontiere del comunismo. Temo soltanto ch'egli non vada troppo lungi, nel campo economico e sociale. ([[António de Oliveira Salazar]])
*La destra [[Fascismo|fascista]] e [[Nazionalsocialismo|nazista]] sono nate con dei barlumi sociali ma poi si sono subito acconciate una volta preso il potere. [[Benito Mussolini|Mussolini]], mangiapreti, ha fatto i Patti lateranensi col Vaticano, ha appoggiato i latifondisti. Hitler ha fatto gli accordi con gli industriali, con i banchieri, da Krupp a tutti gli altri, e ha scelto una via chiaramente dentro il meccanismo capitalistico. ([[Marco Rizzo]])
*La guerra, Hitler, l'ha persa nel momento stesso in cui ha attaccato l'[[Unione Sovietica]], nel giugno del 1941, perché si è messo contro un nemico di cui non immaginava la potenza, i tedeschi avevano sottovalutato clamorosamente la potenza industriale, le capacità organizzative, la volontà di resistenza e la forza militare dell'Unione Sovietica. ([[Alessandro Barbero]])
*La grande finanza britannica, che aveva strangolato la democrazia tedesca chiedendo impossibili riparazioni, aiutò Hitler con investimenti e prestiti. In tutto il mondo i democratici attenti e perspicaci sapevano che questi favori a Hitler erano fatti dai conservatori inglesi che vedevano in lui il loro "uomo-fucile" contro i Soviet. ([[Anna Louise Strong]])
*La grande intuizione di Hitler fu di usare la retorica del linguaggio e la potenza dei media. Del cinema nascente, con [[Leni Riefensthal]] regista del nazismo. Della radio e della tv. Ascoltando le registrazioni dei suoi comizi si ha la sensazione di assistere a rappresentazioni teatrali. Di un attore enfatico ma di carisma innegabile. ([[Filippo Del Corno]])
*La [[Repubblica di Weimar]], con i suoi simboli ed incoraggiamenti progressisti, era vista come un'imposizione del nemico. Essa non poteva ottenere la lealtà e catturare l'immaginazione del popolo tedesco. Per un momento {{NDR|il popolo tedesco}} cercò di si aggrapparsi come per disperazione al vecchio Maresciallo Hindemburg. Dopo di che potenti forze andarono alla deriva, si aprì un vuoto e dopo breve tempo in questo vuoto avanzò a grandi passi un maniaco dalla genialità feroce, il deposito e l'espressione del più virulento odio che abbia mai corroso il petto umano — il caporale Hitler. ([[Winston Churchill]])
*La tecnica di Hitler era quella di accompagnare ogni colpo con un'offerta ben calcolata per tentare la vittima. Anche se l'offerta non compensava il colpo, rendeva più difficile restituirlo. È perdonabile che questa tattica abbia avuto un certo successo la prima volta che veniva impiegata, ma è straordinario che abbia continuato ad averne. Forse, però, questo accadde perché c'era più desiderio di accettare l'offerta che di restituire il colpo: desiderio umano, ma costoso. ([[Anthony Eden]])
*Lì sedeva, circondato da alcuni tra i suoi complici preferiti, e mangiava di gusto la sua torta di fragole. Mi sedetti al tavolo accanto, a mezzo metro di distanza. Mangiò un secondo tortino di fragole con panna montata; poi un terzo, e, se non erro il quarto [...] Anch'io amo i dolci; ma la vista della sua voracità mezzo infantile e mezzo bestiale, mi tolse ogni appetito. D'altronde ci tenevo a concentrare la mia attenzione su quel caro ghiottoncello [...]<br>Il quale appariva materiato di un'ignobile sostanza, un borghesuccio maligno dallo sguardo istericamente torbido nel volto pallido e gonfio. E nulla che facesse pensare a grandezza, neanche a un uomo mediocremente dotato.<br>Non era certo piacevole sedere vicino a un tale individuo; e tuttavia non potevo saziarmi di guardare quel repugnante mangione. Attraente non l'avevo trovato mai, né nei ritratti, né sulla tribuna illuminata; ma la bruttezza che mi stava innanzi sorpassava tutte le mie aspettazioni. La volgarità dei suoi tratti mi tranquillizzava, mi faceva bene. Lo guardavo e pensavo: «Tu non vincerai, nonostante tutti i tuoi ruggiti. Vuoi diventare il dispotico signore della Germania? Diventare dittatore? Sei così miserabile che potresti far pena, se la tua miseria non fosse di così repugnante natura. Sì, ordina ancora un tortino. Chi sa se potrai penderti per un pezzo questi gusti...?»<br>Non c'era dunque attorno al suo capo una cruenta aureola per ammonirmi? [...] No, nulla di inquietante si rivelò. Regnava nell'aristocratico ambiente solo una rosea luce discreta, vi aleggiava una musica in sordina... E quell'uomo antipatico, dai buffi baffetti e dalla fronte cocciuta che beveva il suo cioccolatte fra un cerchio di compagni altrettanto insignificanti. ([[Klaus Mann]])
*Lo dicevamo in tanti che Hitler aveva un fascino straordinario, proprio qualcosa come l'ipnotismo, una forza alla quale non si resiste. ([[Lucie Rommel]])
*Naturalmente, non ci piace per la sua politica, che ci pare sbagliata. Ma per il fatto che è un uomo serio, retto, che non cerca nulla per se stesso, ma si preoccupa con tutto il cuore di costruire un nuovo governo. È profondamente sincero, spontaneo; ne ammiriamo la probità e la dedizione. ([[Karl Mannheim]])
*Né un alieno psicopatico né un'icona pop di perversa fascinazione. Solo un uomo, responsabile di una serie di crimini contro l'umanità. ([[Filippo Del Corno]])
*Nei giorni immediatamente successivi al fallito attentato, Hitler sterminò, facendoli impiccare a ganci di macelleria con corde da pianoforte (non ne mancavano certo, nella patria di [[Johann Sebastian Bach|Bach]] e di [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]]), fucilandoli o inducendoli al suicidio (come nel caso di [[Erwin Rommel|Rommel]]), tutti gli esponenti in uniforme di quegli ''Junkers'' prussiani che avevano costituito per secoli i depositari della tradizione militarista tedesca. Liquidò così alla sua sanguinaria e sbrigativa maniera l'opposizione nell'esercito. ([[Alberto Tagliati]])
*Nel cinturone dei soldati del Führer c'era scritto ''Gott mit uns'', Dio è con noi. Hitler lo aveva arruolato; per fortuna disertò. ([[Enzo Biagi]])
*Non è eccessivo dire che, in definitiva, a Hitler non importava altro che imporre la propria volontà. È indiscutibile che era un uomo estremamente intelligente, ma è anche vero che questo culto della propria personalità era una forma di follia. Una volta Tolstoj osservò che quello che veramente temeva in futuro era un Gengis Khan col telefono. Questo timore era diventato una realtà. ([[Constantine Fitzgibbon]])
*Non è per metafora, neanche per metafora paterna, che Hitler faceva arrapare i fascisti. Non è per metafora che un'operazione di banca o di borsa, un titolo, una cedola, un credito fanno arrapare persone che non sono solo semplicemente banchieri. (''[[L'Anti-Edipo]]'')
*Non ho dubbi [...] sul fatto che Hitler fosse [[Satanismo|satanista]]. Da questo punto di vista non mi stupisco che [[Papa Pio XII|Pio XII]] possa aver tentato un esorcismo a distanza. '''<small>[La possessione del Führer emerge dalla sua]</small>''' perfidia umanamente inspiegabile: non si spiega una malvagità simile senza una forza superiore e al di fuori della [[natura]] umana. ([[Gabriele Amorth]])
*Non vi sarà mai una spiegazione adeguata... Nulla potrà mai spiegare Hitler. ([[Emil Fackenheim]])
*Per un verso, Hitler e i suoi, negli anni 1939-1942, si sentirono traditi da quegli ambienti massonici elitari e neoaristocratici angloamericani che li avevano favoriti nell'ascesa e nel consolidamento del potere e che, però, da un lato non erano riusciti a evitare lo scontro bellico prima con il Regno Unito e poi con gli Usa, dall'altro, in alcuni casi, si erano ritratti inorriditi rispetto all'escalation di violenza e brutalità indifferenziata e spesso gratuita del [[Terzo Reich]] nazista. ([[Gioele Magaldi]])
*Più cose apprendo sul conto di Hitler, più mi è difficile spiegare. ([[Alan Bullock]])
*Privo di qualsiasi legame etico ed umanitario, il potere di Hitler era immorale. Le SS ubbidivano a ogni ordine del Führer – anche l'ordine di omicidio di massa – realizzandolo senza scrupoli. Il potere delle SS, per grazia di Hitler, era un potere senza morale. ([[Reimund Schnabel]])
*Probabilmente non conosceremo mai con esattezza il nome del nonno di Adolf Hitler. Ma si è avanzata persino l'ipotesi che fosse un ebreo, senza poterlo provare. ([[Alan Bullock]])
*Provate a spiegare Hitler ad un bambino. ([[George Carlin]])
*Qualcuno ha detto se ci fosse stato [[internet]] ai tempi di Hitler, i campi di sterminio non sarebbero stati possibili perché la notizia si sarebbe diffusa viralmente. ([[Umberto Eco]])
*Quando finì la guerra, ancora negli anni cinquanta avevo il magazzino pieno di letteratura nazista, pressavo con enorme gusto, [...] quintali di quegli opuscoli e libretti sempre sullo stesso tema, pressavo centinaia di migliaia di pagine con le fotografie di uomini e donne e bambini esultanti, vecchi esultanti, operai esultanti, contadini esultanti, SS esultanti, soldati dell'esercito esultanti, nel tino della mia pressa meccanica gettavo di gusto Hitler e il suo seguito che entrava in Danzica liberata, Hitler che entrava in Varsavia liberata, Hitler che entrava in Praga liberata, Hitler che entrava in Vienna liberata, Hitler che entrava in Parigi liberata, Hitler nel suo appartamento privato, Hitler alla festa del raccolto, Hitler col suo fedele cane lupo, Hitler coi suoi soldati al fronte, Hitler che passava in rassegna il vallo atlantico, Hitler in partenza per le città conquistate all'Est e all'Ovest, Hitler chino sulle mappe militari. ([[Bohumil Hrabal]])
*Quest'uomo, impastato di mistica e di megalomania, di retorica e di auto-ipnosi, sleale e spietato nel perseguimento dei suoi fini, avrebbe portato sofferenze, distruzioni e morte sul suo paese, sull'Europa e su terre più lontane. Avrebbe fatto di peggio : nel nome della purezza razziale, avrebbe scatenato un'ondata di bestialità senza precedenti da secoli. ([[Anthony Eden]])
*Questo genio diabolico emerso dagli abissi della miseria, infiammato dalla sconfitta, divorato da odio e spirito di vendetta ed ossessionato dal suo disegno di fare di quella tedesca la razza dominante dell'Europa e forse del mondo intero. ([[Winston Churchill]])
*Riassunto di baffi e visiera. ([[Filippo Tommaso Marinetti]])
*Ricordo quando ci parlammo. Per lui l'interlocutore non esisteva, solo gli interessi del Reich erano legge. Restai impressionato dalla sua insistenza quasi ossessiva. ([[Michele I di Romania]])
*Se Hitler avesse avuto degli amici, io sarei stato suo amico. ([[Albert Speer]])
*Se Hitler vincerà, ci sarà un enorme schiavitù con il nome "l'Europa." ([[Friedrich Kellner]])
*Se mi è concesso di inserire un ricordo personale, rammento di aver conosciuto proprio quella sera, 12 settembre 1932, in casa di amici, Hitler insieme a Göring, Goebbels e qualche altro grosso gerarca del nazismo. [...]. Rimasi impressionato, in particolare, dall'atteggiamento dimesso e remissivo di Hitler, stranamente contrastante con lo ''Stimmung''<ref>atmosfera, clima.</ref> dell'ambiente e con la figura che amava presentare di se stesso al pubblico fanatico delle grandi adunate, del rivoluzionario travolgente e sanguinario, dell'oratore fluviale e incontenibile, del nuovo Messia inviato dalla Provvidenza per la salute della grande Germania e dell'umanità. Nel ''petit comité'' del salotto amico vedevo un uomo timido, evidentemente a disagio, alieno dal manifestare la propria opinione, pronto invece a togliersi d'imbarazzo con l'associarsi al parere dell'ultimo interlocutore. Evidentemente il rodaggio dell'uomo di stato non era neppure incominciato! ([[Giuseppe Mancinelli (militare)]])
*Severo ma giusto. ([[Vittorio Feltri]])
*So quanto la nazione tedesca ami il proprio Führer, pertanto è mio dovere brindare alla salute di questo grande uomo. ([[Stalin]])
*Su una graziosa villetta in costruzione scoprii finalmente una scritta: «''Mai avremmo potuto costruirla senza il nostro Führer''». Non riuscii a reprimere nella mia mente lo sbocciare di un caustico scambio di battute: «Dico: gli ho fatto costruire questa casa». «Tu? E come?» «Ecco, loro l'hanno costruita e io gliel'ho lasciato fare.» ([[Frigyes Karinthy]])
*Un tenore melodrammatico, non un eroe. ([[Oswald Spengler]])
*Un puro folle, infervorato ogni tanto per le sue idee fisse. ([[Galeazzo Ciano]])
*[[Cornelius Vanderbilt|Vanderbilt]] mi spedì una serie di fotografie formato cartolina che mostravano Hitler durante un discorso. Il viso era oscenamente comico: una brutta copia del mio, con i suoi assurdi baffetti, le lunghe ciocche ribelli e una boccuccia disgustosamente sottile. Non riuscivo a prenderlo sul serio. Ogni cartolina ne illustrava una posa diversa: una con le mani simili ad artigli, mentre arringava la folla, un'altra con un braccio levato e l'altro lungo il corpo, come un giocatore di cricket che sta per lanciare la palla, e un'altra con le mani strette davanti a sé come se stesse sollevando un manubrio immaginario. Il saluto con la mano rovesciata all'indietro sulla spalla e col palmo rivolto all'insù mi faceva venir voglia di metterci sopra un vassoio di piatti sporchi. «Questo è matto!» pensai. Ma quando [[Albert Einstein|Einstein]] e [[Thomas Mann]] furono costretti a lasciare la Germania, il viso di Hitler non era più comico ma sinistro. ([[Charlie Chaplin]])
*Vedere Hitler nei panni di conquistatore occidentale dello «spazio vitale» nell'Est slavo, fiero della propria civiltà e nutrito di «teorie» biologiche, è vedere solo un aspetto della sua complessa natura. Egli non era l'unico a essere convinto non solo dell'arretratezza e della inferiorità degli slavi, ma anche della loro pericolosità, a guardarli con disprezzo, ma anche con preoccupazione. ([[Ernst Nolte]])
*Vi attendono grandi compiti che dovete portare a compimento. La mia fede nel germanesimo non ha vacillato un solo istante, anche se le mie speranze – lo confesso – erano assai calate. Il fatto che nell'ora del massimo bisogno la Germania sia stata capace di generare un Hitler, è una prova della sua vitalità, proprio come la forza che egli irradia; giacché questi due elementi – la personalità e l'ascendente – vanno insieme... Dio vi protegga! ([[Houston Stewart Chamberlain]])
*[[Vittorio Emanuele III di Savoia|Vittorio Emanuele {{NDR|III}}]] è convinto che Hitler sia un pazzo<ref>G. Ciano, ''Diario'', Rizzoli, Milano, 1946, 2 voll., p. 169. {{NDR|N.d.A.}}</ref> {{NDR|nel 1938, in visita ufficiale in Italia}} da Berlino s'è portato la solita brandina di ferro con rete metallica, la sola in cui riesca a dormire. Alloggia nell'appartamento del principe di Piemonte al Quirinale, e la sua richiesta di una donna a mezzanotte, ha messo in imbarazzo il personale di servizio. L'equivoco è chiarito quando Hitler spiega che ha bisogno di una cameriera che gli riassetti il letto con lenzuola di bucato. ([[Romano Bracalini]])
===''[[La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler]]''===
*A volte mi sembra che non voglia aprirsi con nessuno, aprirsi veramente. In privato lui è così pieno di premure e all'improvviso... dice cose così brutali.
*Che cosa ci si può aspettare da uno che oltre a non fumare, non bere, è anche vegetariano?
*Il Führer ha detto che non capitoleremo mai, non ci sarà un altro novembre 1918, mai più!
*Io lo conosco bene. Mio marito. Da oltre quindici anni. Tuttavia ripensandoci non so niente di lui, malgrado parli molto. Sono venuta con gioia a Berlino, ma lui è cambiato rispetto a prima. Ora mi parla solo di cani e di diete vegetariane.
=== [[Joachim Fest]] ===
* Anche i celebrati scoppi di collera di Hitler erano non di rado, con ogni evidenza, manifestazioni volontarie accuratamente dosate. Uno dei più vecchi Gauleiter<ref>Capo di una sezione locale del Partito Nazista, oppure capo di un Reichsgau (una suddivisione amministrativa dello Stato).</ref> ha lasciato una descrizione di Hitler in preda a un accesso di collera tale che la bava gli colava dagli angoli della bocca lungo il mento, sì da farlo sembrare del tutto fuor di sé dall'ira; e in pari tempo le argomentazioni affatto conseguenti, che continuava a esporre con lucida perfetta continuità, smentiva in pieno l'immagine esteriore.
* L'ascesa di Adolf Hitler, che «povero diavolo» a Braunau e cliente fisso del Männerheim di [[Vienna]],<ref>Ospizio per soli uomini. {{NDR|N.d.T}}</ref> divenne il dominatore della [[Germania]] e di una parte del mondo, è una delle carriere più sorprendenti e più sconcertanti della storia.
* L'incapacità di Hitler a concepire i rapporti umani se non in chiave gerarchica, di rado è apparsa con altrettanto chiarezza come nel corso di quella discussione {{NDR|con [[Otto Strasser]], a Berlino, tra il 21 e il 22 maggio 1930}}. A ogni considerazione, ad ogni obiezione, egli contrapponeva, come per un riflesso mentale, il problema del potere: a chi spetta l'autorità di decidere, chi è che comanda e chi è che deve obbedire? Tutto veniva inflessibilmente ridotto alla contrapposizione di servo e padrone: da un lato la massa, rozza incolta, dall'altro la grande personalità, di cui la prima era lo strumento e il materiale da manipolare.
* Lo spreco che faceva di uomini era di entità pari al disprezzo che nutriva nei loro confronti. Ininterrottamente, Hitler cacciava questi, puniva quegli, promuoveva quest'altro, sostituiva individui e uffici, e qui va visto senza dubbio uno dei presupposti dei suoi successi, la sua esperienza avendogli insegnato che i seguaci vanno trattati senza riguardi e oberati al massimo.
* Mascherare e insieme trasfigurare la propria personalità, costituì uno degli scopi fondamentali della sua esistenza.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Adolf Hitler, ''Il «Mein Kampf» di Adolf Hitler. Le radici della barbarie nazista'', a cura di Giorgio Galli, Kaos, Milano, 2002. ISBN 8879531131
*''Conversazioni a tavola di Hitler 1941-1944'', ordinate e annotate da Martin Bormann, traduzione di G. L. Weinberg e Hugh R. Trevor-Roper, Collana: "Novecento", n.° 2. Editrice Goriziana, febbraio 2010. ISBN 978-88-6102-060-3
*John S. Conway, ''The Nazi persecution of the Churches 1933-45'', Weidenfield & Nicolson, Londra, 1968. ISBN 978-0297763154
*Ennio Di Nolfo, ''Storia delle relazioni internazionali. Dal 1918 ai giorni nostri'', Editori Laterza, Roma, 2008, ISBN 978-88-420-8734-2
*[[Alfred Grosser]], ''Hitler: nascita di una dittatura'', traduzione di Eleonora Bortolon, SEI, Torino, 1959.
*[[John Lukacs]], ''Democrazia e populismo'', traduzione di Giovanni Ferrara degli Uberti, Longanesi, 2006.
*John Lukacs, ''L'attacco alla Russia'', traduzione di Marco Sartori, Edizioni Corbaccio S.r.L., Luino, 2008. ISBN 978-88-7972-873-7
*Rainer Zitelmann, ''Hitler'' (''Adolf Hitler''), traduzione di Nicola Antonacci, Laterza, Roma-Bari, 1991. ISBN 88-420-3751-6
==Voci correlate==
{{Div col}}
*[[Eva Braun]] – moglie
*[[Germania nazista]]
*[[Alois Hitler]] – padre
*[[Paula Hitler]] – sorella
*''[[La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler]]''
*[[Nazionalsocialismo]]
*[[Olocausto]]
*[[Klara Pölzl]] – madre
*[[Angelika Raubal]] – nipote
{{Div col end}}
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Mein Kampf||(1925)}}
{{Pedia|Conversazioni di Hitler a tavola|''Conversazioni a tavola''|(1951)}}
{{DEFAULTSORT:Hitler, Adolf}}
[[Categoria:Criminali tedeschi]]
[[Categoria:Hitler (famiglia)]]
[[Categoria:Militari tedeschi]]
[[Categoria:Personalità della seconda guerra mondiale]]
[[Categoria:Pittori austriaci]]
[[Categoria:Politici tedeschi]]
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Filippo Tommaso Marinetti
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wikitext
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[[File:FilippoTommasoMarinetti.jpg|thumb|Filippo Tommaso Marinetti]]
'''Filippo Tommaso Marinetti''' (1876 – 1944), poeta, scrittore e drammaturgo italiano.
==Citazioni di Filippo Tommaso Marinetti==
*Abbiate fiducia nel [[progresso]], che ha sempre ragione, anche quando ha torto, perché è il movimento, la vita, la lotta, la speranza.<ref>Da ''Teoria e invenzione futurista'', Mondadori, 1966.</ref>
*{{NDR|Su [[Bagheria]]}} Centrale di Poesia.<ref>Citato in ''[http://www.bagherianews.com/rubriche/stria-locale-personaggi/396.html Retrospettiva futurista: il poeta Giacomo Giardina]'', ''Bagheria News'', 21 febbraio 2008.</ref>
*Chi pensa più alle fischianti pallottole che cinguettano sul capo coi primi passeri indifferenti? Sono preso dalla giogaia di scoprire una nuova legge. Ben lontano dai Bergson seduti nelle cretine poltrone universitarie trovo nel momento più pericoloso d'una battaglia la soluzione di molti problemi che i filosofi non potranno mai scoprire nei libri, poiché la vita non si svela che alla vita. Il segreto amplesso del passato e del futuro nella stessa coscienza si rivela a coloro che tutto il passato hanno vissuto, sudato, pianto, baciato, morso e masticato e che vogliono fra le carezze o le gomitate della morte vivere, baciare, masticare il loro futuro.<ref>Da ''Alcova d'acciaio'', Vitagliano, Milano, 1921.</ref>
*Ciò che si uccide in sogno muore più dei morti della terra!...<ref>Alkamah: da ''Re Baldoria'', atto III, p. 177.</ref>
*{{NDR|Su [[Antonio Aniante]]}} Giovane commediografo novelliere futurista siciliano dotato di un forte ingegno originale.<ref>Citato in ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/01/09/aniante-il-flop-con-petrolini.html Aniante, il flop con Petrolini]'', ''la Repubblica.it'', 9 gennaio 2010.</ref>
*Il [[cinema futurista|cinematografo futurista]] collaborerà così al rinnovamento generale, sostituendo la rivista (sempre pedantesca), il dramma (sempre previsto) e uccidendo il libro (sempre tedioso e opprimente).<ref>Da ''La cinematografia futurista''; citato in Umbro Apollonio, ''Futurismo'', Mazzotta, Milano, 1970, p. 271.</ref>
*Il [[comunismo]] è l'esasperazione del cancro burocratico che ha sempre roso l'umanità.<ref>Da ''Al di là del Comunismo'', Spes.</ref>
*Il nostro amore crescente per la materia, la volontà di penetrarla e di conoscere le sue vibrazioni, la simpatia fisica che ci lega ai motori ci spingono all'USO DELL'[[Onomatopea|ONOMATOPEA]].<br>Il rumore, essendo il risultato dello strofinamento o dell'urto di solidi, liquidi o gas in velocità, l'onomatopea, che riproduce il rumore, è necessariamente uno degli elementi più dinamici della poesia. Come tale l'onomatopea può sostituire il verbo all'infinito, specialmente se viene opposta a una o più onomatopee. (Es. : la onomatopea ''tatata'' delle mitragliatrici, opposta ''urrrrraaaah'' dei Turchi, nel finale del capitolo «PONTE», nel mio poema ZANG TUMB TUMB). La brevità delle onomatopee permette in questo caso di dare degli agilissimi intrecci di ritmi diversi. Questi perderebbero parte della loro velocità se fossero espressi più astrattamente, con maggior sviluppo, cioè senza il tramite delle onomatopee.<ref>Da ''Onomatopee astratte e sensibilità numerica'', in ''[[Lacerba]]'', n. 7, anno II, 1 aprile 1914, [https://books.google.it/books?id=vSw7AQAAIAAJ&newbks=1&newbks_redir=0&hl=it&pg=PA99#v=onepage&q&f=false p. 99], in ''Lacerba: {{small|1913-1915}}'', Vallecchi, Firenze, 1914.</ref>
*''L'oro del tramonto distilla tra le foglie delle querce | e il vento s'illanguidisce tra i gorghi palpitanti | degli alberi. La sera mite bagna i dolci prati. | E la [[luna]], pallidissima, emerge dalle pianure. || Sale verso l'azzurro reggendo l'urna piena | delle chiarità che versa nel sonno dei rossi boschi. | E il bosco in un fremito tende i rami alteri | come coppe d'oro brandite con un gesto folle. || Il soave Coppiere effonde il suo chiarore | sulle coppe tenute da grandi braccia senili | mentre i tronchi gridano: "Versa, oh! versa Astarte || la tua essenza d'amore nelle nostre deboli vene | poiché morremo domani, e queste fragili coppe | sotto i passi del sole presto saranno infrante!"'' <ref>Da ''L'Echanson'' (''Il Coppiere''), composto nel 1897, pubblicato in ''Anthologie-Revue de France et d'Italie'' nel 1898, traduzione di Luciano De Maria, in ''Filippo Tommaso Marinetti e il futurismo'', a cura di Luciano De Maria, Mondadori, Milano, 2000, p. 295. ISBN 88-04-48464-0. Citato in ''[https://www.academia.edu/19742042/_Uccidiamo_il_Chiaro_di_Luna_Il_tema_selenico_in_Filippo_Tommaso_Marinetti "Uccidiamo il chiaro di luna?" Il tema selenico in Filippo Tommaso Marinetti]'', ''Rivista di studi italiani'', anno XXXIII, n. 1, giugno 2015, p. 403; riportato in ''academia.eu''.</ref>
*La [[pubblicità]] ha soltanto una ragione d'essere: quella di agganciare la curiosità del pubblico con la massima originalità, la massima originalità, la massima sintesi, il massimo dinamismo, la massima simultaneità e la massima portata mondiale.<ref>Da ''Guida Ricciardi'', Ricciardi, Milano, 1936.</ref>
*[L']arte, questo prolungamento della foresta delle vostre vene, che si effonde, fuori dal corpo, nell'infinito dello spazio e del tempo.<ref>Da ''Manifesto tecnico della letteratura futurista'', Direzione del movimento futurista, 11 maggio 1912.</ref>
*Ma ho anche un'altra qualità: sono privo di [[modestia]]!<ref>Da ''Scatole d'amore in conserva''.</ref>
*Mi coricai, la notte scorsa, a pancia all'aria, nel bel mezzo d'una vasta pianura... per contemplare a tutt'agio l'[[Orsa Maggiore]], amica mia... Ella saltellava sulle nuvole, agitando placidamente la testa grondante di fuoco, e immergendola a quando a quando nel limpido abbeveratoio della Via Lattea...<ref>Da ''Re Baldoria'', atto IV, Treves, Milano, 1920, p. [[s:Pagina:Marinetti - Re Baldoria.djvu/222|210]].</ref>
*''Nordica miscela d'acqua anice cielo mare [[Trapani]] | ingabbiato di gru metalliche galleggianti | e torbide scritture di pioggia grafomane in necrologie.''<ref name="portoinvernale">Da ''Il porto di Trapani invernale'', 1928; citato in [[Salvatore Mugno]], ''Trapani futurista'', Isspe, Palermo, 1995.</ref>
*Palermitani! Mi vedete venire? Sono io! Sono io! Applauditemi! Sono dei vostri! Sembra il mio monoplano un gigantesco uomo bianco ritto sul trampolino delle nuvole, che aperte le braccia, si chini per tuffarsi repente nella vostra fremente aurora siciliana! [...] Tu m'appari da lungi, [[Palermo]], come un formidabile arsenale difeso a destra e a sinistra dalle mura dei monti. Quella tua lunga strada in pendìo che si tuffa nel mare fa con la doppia linea delle sue bianche terrazze un enorme cantiere, su cui può scivolare la dreadnought ideale che sgombra l'orizzonte! Giù nella strada profonda l'andirivieni febbrile dei calafati, e su in alto il lacerarsi soave delle brezze color di rosa.<ref>Da ''L'aeroplano del Papa. Romanzo profetico in versi liberi'' – ''Volando sulla Sicilia, nuovo cuore d'Italia'', Edizioni Futuriste di Poesia, Milano, 1914.</ref>
*Qualsiasi pastasciuttaro che consulti la propria coscienza onestamente al momento di ingurgitare la sua biquotidiana piramide di [[pasta|pastasciutta]], vi troverà dentro la triste soddisfazione di tappare con essa un buco nero. Questo buco avido è una sua incurabile tristezza. S'illude, ma non lo tappa. Soltanto un pranzo futurista può rallegrarlo.<ref>Citato in [[Giovanni Artieri]], ''Napoli, punto e basta?, {{small|Divertimenti, avventure, biografie, fantasie per napoletani e non}}'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1980, p. 393.</ref>
*Queste due malattie italiane: l'avvocato e il professore.<ref>Da ''Futurismo e fascismo'', Campitelli.</ref>
*Riconosco ormai il cammino che ci deve condurre alla famosa Dama al Balcone. Infatti dieci passi dopo sbocchiamo nel fulgore sfarzoso di centomila feste da ballo riunite. Sono i centomilioni di candele del massimo proiettore che sorveglia le postazioni in Val D'Astico. Pausa abbacinante. Poi sentiamo la danza furibonda e il ta-ta-ta-ta-tà capriccioso, spietato, ironico e femminile della mitragliatrice Saint-Etienne che, sei metri a destra; sputa come un'andalusa fuoco di passione e garofani rossi dal suo balcone foderato di fogliami. È lei la leggendaria Dama al Balcone della brigata Casale.<ref>Da ''Alcova d'acciaio''.</ref>
*''Sinistramente allineate su le banchine cupe, tutte avvolte | in folte brume d'incubo, | le Gru colossali si trasformano | in kanguri fantastici di bronzo, giranti su sè stessi. | I marsupii capaci delle lor pance son pieni | di minuscole ombre, | gesticolanti confusamente, al crepuscolo, | nel fumo degli aliti loro!... ''[...]'' Le Gru colossali, kanguri di bronzo | allineati sulle banchine, | col collo teso sinistramente | spìano prede sul mare!...''<ref>Da ''Distruzione'', Edizioni Futuriste di "Poesia", Milano, 1911, pp. 34-35</ref> {{NDR|dedicata al Molo Giano di Genova<ref>{{Cfr}} Maurizio Fantoni Minnella, ''Genova dei viaggiatori e dei poeti'', Editori Riuniti, Roma, 2003, p. 134. ISBN 88-359-5275-1</ref>}}
*''Trapano di [[Trapani]] | trapano di Trapani, {{sic|trrrapano}} coloniale nell'Africa vicina.''<ref name=portoinvernale/>
*Un colpo di rivoltella, due, tre, venti, trenta. Sassi, randelli volanti e randellate precise. Il cordone dei carabinieri scompare. Poi, di slancio, a passo di corsa, contro i nemici. [...] La colonna, ormai padrona di [[Milano]] riconquistata, ritorna in piazza del Duomo, ritmando la sua marcia col grido “''L’Avanti!'' non è più” e portando in testa l’insegna di legno del giornale incendiato, che fu donata a [[Benito Mussolini|Mussolini]], nella redazione del ''Popolo d’Italia.''<ref>Citato in [[Aldo Cazzullo]], ''Mussolini il capobanda,'' Mondadori, Milano, 2022, cap. ''Due Il terrorista Bombe e olio di ricino: i delitti delle camicie nere''</ref>
*{{NDR|Su [[Gabriele D'Annunzio]]}} Un cretino con dei lampi di imbecillità.<ref>Citato in [[Alfredo Accatino]], ''Gli insulti hanno fatto la storia'', Piemme, 2004.</ref>
===Citato in [[Giordano Bruno Guerri]], ''Filippo Tommaso Marinetti''===
*{{NDR|Su [[Gabriele D'Annunzio]]}} Nei suoi versi c'è una triplice fonte di suoni, di profumi e colori che immergono il lettore in una riserie meravigliosa di cui si potrebbe trovare l'equivalente soltanto riunendo le qualità speciali di un [[Charles Baudelaire|Beaudelaire]], di un [[Paul Verlaine|Verlaine]], di uno [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]], di uno [[Algernon Swinburne|Swinburne]].<ref>Da ''Les Dieux s'en vont, d'Annunzio reste'', ''Corriere della sera'', febbraio 1907; p. 51.</ref>
*{{NDR|Su [[Gabriele D'Annunzio]]}} Una violenta simpatia mi obbliga sempre ad ammirare in lui il prestigioso seduttore, l'ineffabile discendente di Casanova e Cagliostro e di tanti avventurieri italiani, di cui restano leggendari l'astuzia, il coraggio vittorioso e l'infaticabile strategia diplomatica.<ref>Da ''Les Dieux s'en vont, d'Annunzio reste'', ''Corriere della Sera'', febbraio 1907; p. 51.</ref>
*Bisogna ad ogni costo combattere [[Gabriele D'Annunzio]], perché egli ha raffinato con tutto il suo ingegno, i quattro veleni intellettuali che noi vogliamo assolutamente abolire:<br />1º la poesia morbosa e nostalgica della distanza e del ricordo;<br /> 2º il [[sentimentalismo]] romantico grondante di chiaro di luna, che si eleva verso la Donna-Bellezza ideale e fatale;<br /> 3º l'ossessione della lussuria, col triangolo dell'adulterio, il pepe dell'incesto e il condimento del peccato cristiano;<br /> 4º la passione professorale del passato e la mania delle antichità e delle collezioni.<ref>Da ''Noi rinneghiamo i nostri maestri simbolisti ultimi amanti della luna''; pp. 53-sg.</ref>
*{{NDR|Su [[Gabriele D'Annunzio]]}} Un Montecarlo di tutte le letterature.<ref>p. 54.</ref>
*{{NDR|I [[critico|critici]]}} sono un utile termometro anale.<ref>p. 70.</ref>
*{{NDR|[[Adolf Hitler]]}} Riassunto di [[baffi]] e visiera.<ref>Da ''Aeropoema del Golfo della Spezia''; p. 235.</ref>
==''Contro il Papato e la mentalità cattolica, serbatoi di ogni passatismo''==
===[[Incipit]]===
Inutile enumerare le ragioni politiche che rendono indispensabile per l'Italia vittoriosa il liberarsi, al più presto, del [[Papa|Papato]]. [[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] e [[Francesco Crispi|Crispi]] e cento altri italiani hanno dimostrato come il Papato sia in tempo di pace un peso ingombrante e in tempi convulsi o guerreschi un nemico in casa o per lo meno una spia. Io domando l'espulsione del Papato per sgomberare l'Italia dalla mentalità cattolica.
===Citazioni===
*Il [[prete]] odia il provvisorio, il momentaneo, la velocità, lo slancio, la passione. E in ciò cancella brutalmente l'essenza ardente, preziosa, della morale di Cristo che accordava tutti i diritti e tutti i perdoni e tutte le simpatie al fervore appassionato, alla fiamma volubile del cuore. Il prete dimentica che la frase di Cristo alla Maddalena: Molto sarà perdonato a chi molto ha amato. E quest'altra: Colui che è senza peccato scagli la prima pietra, sono due glorificazioni del libero amore e due calci all'indissolubilità del matrimonio.
*Così il [[matrimonio]] è il comune purgatorio di tutti i temperamenti rigogliosi e potenti. Purgatorio di peccati inesistenti, logorìo di gioventù, tutto in omaggio a un'assurda mentalità negatrice, deprimente, sopraffattrice che non ammette il trionfale sviluppo della gioia fisiologica e della libertà rischiosa e temeraria.
==''Democrazia futurista''==
===[[Incipit]]===
Il nostro Partito Politico Futurista è nato naturalmente dalla grande corrente spirituale del movimento artistico futurista.<br>
Unico nella storia il nostro Partito è stato concepito, voluto e attuato da un gruppo di artisti poeti, pittori, musicisti, ecc.: che, carichi di genio e di coraggio ormai provati, dopo avere svecchiato brutalmente e modernizzato l'arte italiana sono giunti logicamente ad una concezione di politica assolutamente sgombra di retorica, violentemente italiana e violentemente rivoluzionaria, libera, dinamica e armata di metodi assolutamente pratici.
===Citazioni===
*Il sentimento della [[famiglia]] è un sentimento inferiore, quasi animale, creato dalla paura delle grandi belve libere e delle notti gonfie d'agguati e d'avventure. Nasce coi primi segni della vecchiaia che screpolano la metallica gioventù.
*L'[[arte]] è per noi inseparabile dalla vita. Diventa arte-azione e come tale è sola capace di forza profetica e divinatrice.
*Ogni idea politica è un organismo vivo. I [[partito politico|partiti]] sono quasi sempre destinati a diventare dei grandi cadaveri gloriosi.
==''Guerra sola igiene del mondo''==
=== [[Incipit]] ===
Il giorno 11 ottobre 1908, dopo aver lavorato per 6 anni nella mia rivista internazionale Poesia per liberare dai ceppi tradizionali e mercantili il genio lirico italiano minacciato di morte, sentii ad un tratto che gli articoli, le poesie e le polemiche non bastavano più. Bisognava assolutamente cambiar metodo, scendere nelle vie, dar l’assalto ai teatri e introdurre il pugno nella lotta artistica.<!--ordine alfabetico-->
=== Citazioni ===
*I nostri padri [[Simbolismo (movimento)|simbolisti]] avevano una passione che noi giudichiamo ridicola: la passione delle cose eterne, il desiderio del capolavoro immortale e imperituro.<br>Noi consideriamo invece che nulla sia basso e meschino quanto il pensare all'immortalità nel creare un'opera d'arte, più meschino e più basso della concezione calcolata e usuraia del paradiso cristiano, che dovrebbe ricompensare al milione per cento le nostre virtù terrestri.<br>Bisogna semplicemente creare, perché creare è inutile, senza ricompensa, ignorato, disprezzato, eroico in una parola. (p. 102)
*Tutto ciò che viene fischiato non è necessariamente bello o nuovo. (p. 117)
*La [[guerra]] è l'unico timone di profondità della nuova vita aeroplanica che prepariamo.<br>La Guerra, futurismo intensificato, non ucciderà mai la Guerra, come sperano i passatisti, ma ucciderà il [[passatismo]]. La Guerra è la sintesi culminante e perfetta del [[progresso]] (velocità aggressiva + semplificazione violenta degli sforzi verso il benessere). La Guerra è un'imposizione fulminea di coraggio, di energia e d'intelligenza a tutti. Scuola obbligatoria d'ambizione e d'eroismo; pienezza di vita e massima libertà nella dedizione alla patria. […] La Guerra ringiovanirà l'Italia, l'arricchirà d'uomini d'azione, la costringerà a vivere non più del passato, delle rovine e del dolce clima, ma delle proprie forze nazionali. (pp. 148-149)
*Poeti, pittori, scultori e musicisti futuristi d'Italia! Finché duri la guerra, lasciamo da parte i versi, i pennelli, gli scalpelli e le orchestre! Son cominciate le rosse vacanze del genio! Nulla possiamo ammirare, oggi, se non le formidabili sinfonie degli ''shrapnels'' e le folli sculture che la nostra ispirata artiglieria foggia nelle masse nemiche. (p. 154)
==''Manifesto del futurismo''==
[[File:Manifesto of Futurism.jpg|thumb|Manifesto del Futurismo]]
{{vedi anche|Manifesti futuristi}}
===[[Incipit]]===
Avevamo vegliato tutta la notte – i miei amici ed io – sotto lampade di moschea dalle cupole di ottone traforato, stellate come le nostre anime, perché come queste irradiate dal chiuso fulgore di un cuore elettrico. Avevamo lungamente calpestata sul opulenti tappeti orientali la nostra atavica accidia, discutendo davanti ai confini estremi della logica ed annerendo molta carta di frenetiche scritture.
===Citazioni===
<!--secondo l'ordine originale del testo-->
*Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.
*La [[letteratura]] esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
*Noi affermiamo che la magnificenza del [[mondo]] si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità.
*Un [[automobile]] ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della [[Nike di Samotracia|Vittoria di Samotracia]].
*Non v'è più bellezza, se non nella [[lotta]].
*Nessuna [[opera d'arte|opera]] che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.
*Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!.. Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'[[Impossibile]]? Il [[Tempo]] e lo [[Spazio (fisica)|Spazio]] morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna [[velocità]] onnipresente.
*Noi vogliamo glorificare la [[guerra]] – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
*Noi vogliamo distruggere i [[musei]], le [[biblioteche]], le [[accademia|accademie]] d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
*Noi canteremo le grandi folle agitate dal [[lavoro]], dal [[piacere]] o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, le [[Locomotiva|locomotive]] dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli [[Aeroplano|aeroplani]], la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.
*È dall'[[Italia]], che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo perche vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologhi, di ciceroni e d'antiquarii.
*Già per troppo tempo l'[[Italia]] e stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl'innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli.
*Musei: cimiteri!... Identici, veramente per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitori pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che vanno trucidando si ferocemente a colpi di colori e di linee, lungo le pareti contese!
*Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle [[Stella|stelle]]!
===[[Explicit]]===
Ci opponete delle obiezioni?… Basta! Basta! Le conosciamo… Abbiamo capito!… La nostra bella e mendace intelligenza ci afferma che noi siamo il riassunto e il prolungameuto degli avi nostri. Forse!… Sia pure!… Ma che importa ? Non vogliamo intendere!… Guai a chi ci ripeterà queste parole infami!…<br />Alzate la testa!…<br />Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!…
==''Manifesto tecnico della letteratura futurista''==
===[[Incipit]]===
In aeroplano, seduto sul cilindro della benzina, scaldato il ventre dalla testa dell'aviatore, io sentii l'inanità ridicola della vecchia sintassi ereditata da Omero. Bisogno furioso di liberare le parole, traendole fuori dalla prigione del periodo latino! Questo ha naturalmente, come ogni imbecille, una testa previdente, un ventre, due gambe e due piedi piatti, ma non avrà mai due ali. Appena il necessario per camminare, per correre un momento e fermarsi quasi subito sbuffando! Ecco che cosa mi disse l'elica turbinante, mentre filavo a duecento metri sopra i possenti fumaiuoli di Milano. E l'elica soggiunse:
===Citazioni===
*Bisogna distruggere la [[sintassi]] disponendo i sostantivi a caso, come nascono. (n.° 1)
*Si deve usare il [[verbo]] all'infinito perché si adatti elasticamente al sostantivo e non lo sottoponga all'io dello scrittore che osserva o immagina. (n.° 2)
*Si deve abolire l'[[aggettivo]], perché il sostantivo nudo conservi il suo colore essenziale. (n.° 3)
*Si deve abolire l'[[avverbio]], vecchia fibbia che tiene unite l'una all'altra le parole. (n.° 4)
*Ogni [[sostantivo]] deve avere il suo doppio, cioè il sostantivo deve essere seguito, senza congiunzione, dal sostantivo a cui è legato per analogia. Esempio: uomo-torpediniera, donna-golfo, folla-risacca, piazza-[[imbuto]], porta-rubinetto. (n.° 5)
*Abolire anche la [[punteggiatura]]. Essendo soppressi gli aggettivi, gli avverbi e le congiunzioni, la punteggiatura è naturalmente annullata, nella continuità varia di uno stile vivo che si crea da sé, senza le soste assurde delle virgole e dei punti. (n.° 6)
*Distruggere nella letteratura l'«io», cioè tutta la psicologia. L'uomo completamente avariato dalla biblioteca e dal museo, sottoposto a una logica e ad una saggezza spaventose, non offre assolutamente più interesse alcuno. […] Sostituire la psicologia dell'uomo, ormai esaurita, con l'ossessione lirica della materia. (n.° 11)
*Il [[Cinématographe|cinematografo]] ci offre la danza di un oggetto che si divide e si ricompone senza intervento umano. Ci offre anche lo slancio a ritroso di un nuotatore i cui piedi escono dal mare e rimbalzano violentemente sul trampolino. Ci offre infine la corsa d'un uomo a 200 chilometri all'ora. Sono altrettanti movimenti della materia, fuor dalle leggi dell'intelligenza, e quindi di una essenza più significativa.
*Noi inventeremo insieme ciò che io chiamo l'immaginazione senza fili. Giungeremo un giorno ad un'arte ancor più essenziale, quando oseremo sopprimere tutti i primi termini delle nostre analogie per non dare più altro che il seguito ininterrotto dei secondi termini. Bisognerà, per questo, rinunciare ad essere compresi. Esser compresi, non è necessario. Noi ne abbiamo fatto a meno, d'altronde, quando esprimevamo frammenti della sensibilità futurista mediante la sintassi tradizionale e intellettiva.
*Facciamo coraggiosamente il «brutto» in [[letteratura]], e uccidiamo dovunque la solennità. Via! non prendete di quest'arie da grandi sacerdoti, nell'ascoltarmi! Bisogna sputare ogni giorno sull'Altare dell'Arte! Noi entriamo nei dominii sconfinati della libera intuizione. Dopo il verso libero, ecco finalmente le parole in libertà!
===[[Explicit]]===
Dopo il regno animale, ecco iniziarsi il regno meccanico. Con la conoscenza e l'amicizia della materia, della quale gli scienziati non possono conoscere che le reazioni fisico-chimiche, noi prepariamo la creazione dell'uomo meccanico dalle parti cambiabili. Noi lo libereremo dall'idea della morte, e quindi dalla morte stessa, suprema definizione dell'intelligenza logica.
==''Prefazione alla Germania di Tacito''==
*[...] la nostra passione futurista per la sintesi ci permette di gustare ancora [[Publio Cornelio Tacito|Tacito]] senza essere soffocati dalla ripugnante polvere del passato.
*[...] Tacito, maestro di concisione sintesi e intensificazione verbale, è lo scrittore latino più [[Futurismo|futurista]] e molto più futurista dei maggiori scrittori moderni. Ad esempio: [[Gabriele D'Annunzio|Gabriele d'Annunzio]].
*[...] la visione imperiale della [[Publio Cornelio Tacito#Germania|Germania]] fissata da Tacito è tuttora politicamente istruttiva e ammonitrice.
*Un efficace insegnamento della letteratura latina esige traduttori ispirati quanto i latini tradotti, e interpreti sensibili capaci di trasfondere la vita del genio. Se ciò non è possibile, urge rimpiazzare le ore di [[Lingua latina|Latino]] idiotizzato con ore di [[Meccanica]] e Estetica della Macchina, questa essendo oggi l'ideale maestra di ogni veloce intelligenza sintetica e di ogni vita potentemente patriottica.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''A caccia di quaglie e donne arabe con un mezzano arabo''===
Kafr-el-Zayat! Questo nome strappa brutalmente la mia anima dalla realtà millenovecentotrentatré e la tuffa nei miei vent'anni color di gioia leggera e vaporosa.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
===''Distruzione''===
<poem>[[Mare]], divino Mare, io non credo, non voglio
credere che la terra sia rotonda!
Miopia dei nostri sensi! Sillogismi nati morti!
Logiche defunte!... O Mare, io non credo
che tu malinconicamente t'avvoltoli
sul dorso della Terra
come una vipera sul dorso d'un ciottolo!...
L'han dimostrato i Sapienti,
che tutto seppero misurarti, e che tutte
scandagliarono le tue onde...
E che importa?... Nessun sapiente mai
saprà comprendere il verbo tuo di delirio!...
Sei infinito e divino!... Me lo giurasti, o Mare,
col grave giuramento delle tue labbra schiumanti
che va da spiaggia a spiaggia, ripercosso
dagli Echi attenti e protesi come vedette in agguato.
Me lo giurasti, o Mare,
coll'irosa tua voce, che i tuoni
furiosamente scandono!</poem>
===''Il tamburo di fuoco''===
'''Kabango''' (''carponi, continuando ad esplorare il fondo della scena, indica col braccio sinistro un punto dietro di sé.''): Coricate Mabima qui dietro di me.<br>
'''Mabima''' (''con un filo di voce.''): Non ti curare di me, Kabango! Ho ancora molta forza. Se vuoi, camminerò.
===''L'aeroplano del Papa''===
<poem>Orrore del tetro cubo della mia camera
da sei lati chiusa come una bara!
Orrore della Terra, vischio sinistro alle mie zampe d'uccello!
Oh! salire! Salire…. fuggire in alto e lontano!</poem>
===''L'alcòva d'acciaio''===
La sera del primo giugno 1918 nella baracca dei bombardieri piantata spavaldamente a sghimbescio sopra una cresta montana di Val d’Astico, si mangiava e beveva allegramente. Le lunghe lunghe forchette rosse del tramonto s’intrecciavano con le nostre, arrotolando gli spaghetti sanguigni e fumanti. Una ventina di ufficiali, tenenti, capitani, colonnello Squilloni giocondo e pettoruto a capo-tavola. Fame da bombardieri dopo una giornata di lavoro duro. Silenzio religioso di bocche che masticano preghiere succolente. Teste chine sui piatti. Ma i più giovani non amano le pause, e vogliono ridere, agire. Sanno la mia fantasia feconda in beffe e mi eccitano con occhiate. C’è troppo silenzio a tavola, e il buon dottore è troppo gravemente assorto nel rito della pasta asciutta.
===''L'isola dei baci''===
La troppo intensa partecipazione alla vita febbrile della nostra epoca guerresca e rivoluzionaria, ci costrinse, ai primi di agosto, a prenderci quindici giorni di assoluta vacanza. Il primo treno in partenza dalla stazione di Milano verso un porto di mare, alla ricerca di un'isola piacevole e fresca.
===''Teatro futurista sintetico''===
''Sala. — La parete di destra è interamente occupata da una grande libreria. — Un po' a sinistra una grande tavola. — Lungo la parete di sinistra, mobili modesti, da piccoli borghesi, e una porta. — Nella parete di fondo, una finestra da cui si vede che fuori nevica, e un'altra porta, che s'apre sulla scala.<br>Intorno alla tavola, sotto una lampada con paralume, dalla luce tenue e verdognola, sta seduta una famiglia borghese:'' La Madre ''cuce,'' Il Padre ''legge il giornale,'' Il Figlio sedicenne ''fa i compiti di scuola,'' Il Figlio di 10 anni ''fa anch'esso i compiti di scuola,'' La Figlia quindicenne ''cuce.<br>Davanti alla libreria, a breve distanza da questa, una toilette ricchissima, illuminatissima, con specchio e candelabri, carica di tutte le boccette, di tutti i vasetti e di tutti gli arnesi di cui si serve una donna elegantissima. Una proiezione intensissima di luce elettrica avvolge questa toilette, alla quale sta seduta una giovane cocotte, molto bella, bionda, dal lussuoso peignoir scollato. Ella ha finito di acconciarsi i capelli, ed è intenta a darsi gli ultimi tocchi al viso, alle braccia, alle mani, attentamente aiutata da una cameriera irreprensibile che le sta ritta accanto.''<br>
La famiglia non vede questa scena.<br>
'''La Madre''' (''al Padre''). Vuoi verificare i conti?<br>
'''Il Padre'''. Li guarderò dopo.<br>
(''Si rimette a leggere'')
==Citazioni su Filippo Tommaso Marinetti==
*Che Marinetti sia stato una figura centrale della rivoluzione letteraria che ebbe luogo all'inizio del secolo, è incontestabile. Ma come non sorridere quando la mania delle influenze spinge a renderlo responsabile [...] dell'Espressionismo tedesco. ([[Lionel Richard]])
*Erano i primi anni Quaranta e fu allora che per la prima volta mi presentai con un rotolo di carte sotto al braccio, disegni e qualche poesia, nella casa romana di Filippo Tommaso Marinetti, a piazza Adriana. Un incontro, il primo di una lunga serie, che ha cambiato la mia vita. Lui parlava, declamava, mostrava libri, firmava dediche. Io ascoltavo inebriato. ([[Guido Strazza]])
*F.T. Marinetti è forse l'esempio più famoso di scrittore che vive delle sue invenzioni e che non inventa quasi niente. ([[Jorge Luis Borges]])
*Marinetti dette uno scossone a tutto il provincialismo e a tutto l'accademismo in una volta. Qualcuno dice che era stupido. Certo, quelle sue poesie che sono tutte un'onomatopeia non possono far pensare bene: l'onomatopeia a perseguirla all'infinito diventa meccanica. Però bisogna dire di lui che fu anzitutto un uomo d'azione capitato in mezzo alla letteratura. L'hai mai visto un uomo d'azione che sia pure un letterato? Pensa a che difficoltà ci sono a mettere insieme un movimento di cultura o d'arte in Italia. Marinetti le superò. ([[Aldo Palazzeschi]])
*Marinetti è così decisamente innamorato di sé, dell'eroico e del futurismo da negarsi ad ogni altra esperienza vitale. ([[Francesco Grisi]])
*Marinetti: più un orologio a cucù che una bomba a orologeria. ([[Gesualdo Bufalino]])
*Nella sua secessione totale dal mondo del passato Marinetti rigettava in blocco senza discussione tutte le costruzioni concettuali, dottrinarie, teoretiche, che lo sorreggevano. Alle intelaiature di concetti sovrapposti artificiosamente all'azione e alla vita, egli contrapponeva un dinamismo interiore indipendente, che si collocava a diretto contatto con le più intime scaturigini de vita e dell'azione, insondabili, autonome, immensamente più ricche di qualunque definizione o concetto. ([[Francesco Orestano]])
*''Purgatorio già hai fatto | dopo il tradimento, nei giorni di Settembre Ventunesimo, | nei giorni del crollo. | Vai! Vai a farti di nuovo eroe. | Lascia a me la parola. | Lascia a me ch'io mi spieghi, | ch'io faccia il canto della guerra eterna | fra luce e fango. | Addio, Marinetti! | Tornaci a parlar quando ti sembra". | "PRESENTE".'' ([[Ezra Pound]])
*Un cretino fosforescente. ([[Gabriele D'Annunzio]])
===[[Pietro Pancrazi]]===
*È sciocco credere che fare il matto sia più facile e più profittevole che mostrarsi saggio. Specie quando uno si obblighi ad una {{sic|pazzìa}} cangiante e variabile, il mestiere del matto è aleatorio e difficile. Impone degli obblighi {{sic|perentorii}}; delle esigenze addirittura crudeli. Guardate Marinetti: uomo di talento, scrittore ingegnoso e poeta decadente non senza finezza, da quando s'impose l'obbligo dell'originalità violenta, non s'è concessa un'ora di vacanza; neppure per un giorno ha potuto tornare ad esser quello che era, (forse quello che è); ormai egli stesso è preso come una ruota nella catapulta vuota e meccanica della sua originalità. Davvero che in lui c'è dell'eroico. Spiritato e teso, sbalorditivo e apopletico, egli ha dovuto trovare stabilità soltanto negli eccessi: e oggi la sua stessa maschera sembra quella di un eroe della {{sic|follìa}}, costruito in cemento armato. E tanto non basta.
*Quest'uomo fa veramente pena. Dinanzi a sé e al prossimo, si è assunto un compito che per forza non riesce più a mantenere; si è imposto una maschera che lo scopre ormai da tutte le parti. Quanto gli è successo quest'anno<ref>1921 {{NDR|N.d.A.}}</ref>, è triste davvero... Ha detto di avere inventato – ancora – un teatro... a sorpresa: nel quale poi l'unica sorpresa vera era il prezzo del biglietto; e l'originalità più apprezzata, nel listino dei prezzi, il rovesciamento del loggione in platea e viceversa. In palcoscenico è possibile vedere appena qualche riflesso della geniale grandezza di [[Ettore Petrolini|Petrolini]].
*Se per caso c'è ancora qualcuno che sia comunque in possesso di un'idea balzana, faccia la carità: la metta in carta e in busta chiusa e la mandi a F. T. Marinetti.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*[[Giordano Bruno Guerri]], ''Filippo Tommaso Marinetti'', Arnoldo Mondatori editore, Milano, 2010. ISBN 978-88-04-59568-7
*Filippo Tommaso Marinetti, ''Contro il Papato e la mentalità cattolica, serbatoi di ogni passatismo'', Spes-Salimbeni, Firenze, 1919.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[https://www.gutenberg.org/files/41157/41157-h/41157-h.html Democrazia futurista. Dinamismo politico]'', Facchi, 1919.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[https://archive.org/details/distruzione_1911_images Distruzione. Poema futurista]'', Edizioni Futuriste di "Poesia", 1911.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[https://archive.org/details/guerra_igiene_1915_images/page/n2/mode/1up Guerra sola igiene del mondo]'', Edizioni Futuriste di Poesia, Milano, 1915.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[https://www.gutenberg.org/files/34735/34735-h/34735-h.htm Il tamburo di fuoco. Dramma africano di calore, colore, rumori, odori]'', Sonzogno.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[https://www.gutenberg.org/cache/epub/17838/pg17838-images.html L'aeroplano del Papa. Romanzo profetico in versi liberi]'', Edizioni Futuriste di "Poesia", 1914.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[https://www.gutenberg.org/files/29035/29035-h/29035-h.htm L'alcòva d'acciaio. Romanzo vissuto]'', Vitagliano, 1921.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[https://www.gutenberg.org/files/48943/48943-h/48943-h.htm L'isola dei baci. Romanzo erotico-sociale]'', Studio editoriale lombardo, 1918.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[//archive.org/details/imanifestidelfut00mariuoft Manifesto del futurismo]'' in AA.VV., ''Manifesti del futurismo'', Lacerba, Firenze, 1914.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''Manifesto tecnico della letteratura futurista'', 1912 in ''[http://books.google.it/books?id=l11bhocmB3oC F. T. Marinetti futurista]'', Guida Editori, Napoli, 1977. ISBN 8870423026
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[[s:Prefazione_alla_Germania_di_Tacito|Prefazione alla Germania di Tacito]]'', in [[Publio Cornelio Tacito]], ''La Germania di Tacito'', traduzione di F. T. Marinetti, Istituto Editoriale Italiano, Milano, 1928.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[//www.archive.org/details/rebaldoriatraged00mariuoft Re Baldoria, tragedia satirica in quattro atti, in prosa]'', Fratelli Treves, Milano, 1920.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[https://www.gutenberg.org/files/50697/50697-h/50697-h.htm Teatro futurista sintetico]'', Istituto editoriale italiano, 1921.
==Voci correlate==
*[[Benedetta Cappa]] – moglie
==Altri progetti==
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===Opere===
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[[Categoria:Drammaturghi italiani]]
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[[File:FilippoTommasoMarinetti.jpg|thumb|Filippo Tommaso Marinetti]]
'''Filippo Tommaso Marinetti''' (1876 – 1944), poeta, scrittore e drammaturgo italiano.
==Citazioni di Filippo Tommaso Marinetti==
*Abbiate fiducia nel [[progresso]], che ha sempre ragione, anche quando ha torto, perché è il movimento, la vita, la lotta, la speranza.<ref>Da ''Teoria e invenzione futurista'', Mondadori, 1966.</ref>
*{{NDR|Su [[Bagheria]]}} Centrale di Poesia.<ref>Citato in ''[http://www.bagherianews.com/rubriche/stria-locale-personaggi/396.html Retrospettiva futurista: il poeta Giacomo Giardina]'', ''Bagheria News'', 21 febbraio 2008.</ref>
*Chi pensa più alle fischianti pallottole che cinguettano sul capo coi primi passeri indifferenti? Sono preso dalla giogaia di scoprire una nuova legge. Ben lontano dai Bergson seduti nelle cretine poltrone universitarie trovo nel momento più pericoloso d'una battaglia la soluzione di molti problemi che i filosofi non potranno mai scoprire nei libri, poiché la vita non si svela che alla vita. Il segreto amplesso del passato e del futuro nella stessa coscienza si rivela a coloro che tutto il passato hanno vissuto, sudato, pianto, baciato, morso e masticato e che vogliono fra le carezze o le gomitate della morte vivere, baciare, masticare il loro futuro.<ref>Da ''Alcova d'acciaio'', Vitagliano, Milano, 1921.</ref>
*Ciò che si uccide in sogno muore più dei morti della terra!...<ref>Alkamah: da ''Re Baldoria'', atto III, p. 177.</ref>
*{{NDR|Su [[Antonio Aniante]]}} Giovane commediografo novelliere futurista siciliano dotato di un forte ingegno originale.<ref>Citato in ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/01/09/aniante-il-flop-con-petrolini.html Aniante, il flop con Petrolini]'', ''la Repubblica.it'', 9 gennaio 2010.</ref>
*Il [[cinema futurista|cinematografo futurista]] collaborerà così al rinnovamento generale, sostituendo la rivista (sempre pedantesca), il dramma (sempre previsto) e uccidendo il libro (sempre tedioso e opprimente).<ref>Da ''La cinematografia futurista''; citato in Umbro Apollonio, ''Futurismo'', Mazzotta, Milano, 1970, p. 271.</ref>
*Il [[comunismo]] è l'esasperazione del cancro burocratico che ha sempre roso l'umanità.<ref>Da ''Al di là del Comunismo'', Spes.</ref>
*Il nostro amore crescente per la materia, la volontà di penetrarla e di conoscere le sue vibrazioni, la simpatia fisica che ci lega ai motori ci spingono all'USO DELL'[[Onomatopea|ONOMATOPEA]].<br>Il rumore, essendo il risultato dello strofinamento o dell'urto di solidi, liquidi o gas in velocità, l'onomatopea, che riproduce il rumore, è necessariamente uno degli elementi più dinamici della poesia. Come tale l'onomatopea può sostituire il verbo all'infinito, specialmente se viene opposta a una o più onomatopee. (Es. : la onomatopea ''tatata'' delle mitragliatrici, opposta ''urrrrraaaah'' dei Turchi, nel finale del capitolo «PONTE», nel mio poema ZANG TUMB TUMB). La brevità delle onomatopee permette in questo caso di dare degli agilissimi intrecci di ritmi diversi. Questi perderebbero parte della loro velocità se fossero espressi più astrattamente, con maggior sviluppo, cioè senza il tramite delle onomatopee.<ref>Da ''Onomatopee astratte e sensibilità numerica'', in ''[[Lacerba]]'', n. 7, anno II, 1 aprile 1914, [https://books.google.it/books?id=vSw7AQAAIAAJ&newbks=1&newbks_redir=0&hl=it&pg=PA99#v=onepage&q&f=false p. 99], in ''Lacerba: {{small|1913-1915}}'', Vallecchi, Firenze, 1914.</ref>
*''L'oro del tramonto distilla tra le foglie delle querce | e il vento s'illanguidisce tra i gorghi palpitanti | degli alberi. La sera mite bagna i dolci prati. | E la [[luna]], pallidissima, emerge dalle pianure. || Sale verso l'azzurro reggendo l'urna piena | delle chiarità che versa nel sonno dei rossi boschi. | E il bosco in un fremito tende i rami alteri | come coppe d'oro brandite con un gesto folle. || Il soave Coppiere effonde il suo chiarore | sulle coppe tenute da grandi braccia senili | mentre i tronchi gridano: "Versa, oh! versa Astarte || la tua essenza d'amore nelle nostre deboli vene | poiché morremo domani, e queste fragili coppe | sotto i passi del sole presto saranno infrante!"'' <ref>Da ''L'Echanson'' (''Il Coppiere''), composto nel 1897, pubblicato in ''Anthologie-Revue de France et d'Italie'' nel 1898, traduzione di Luciano De Maria, in ''Filippo Tommaso Marinetti e il futurismo'', a cura di Luciano De Maria, Mondadori, Milano, 2000, p. 295. ISBN 88-04-48464-0. Citato in ''[https://www.academia.edu/19742042/_Uccidiamo_il_Chiaro_di_Luna_Il_tema_selenico_in_Filippo_Tommaso_Marinetti "Uccidiamo il chiaro di luna?" Il tema selenico in Filippo Tommaso Marinetti]'', ''Rivista di studi italiani'', anno XXXIII, n. 1, giugno 2015, p. 403; riportato in ''academia.eu''.</ref>
*La [[pubblicità]] ha soltanto una ragione d'essere: quella di agganciare la curiosità del pubblico con la massima originalità, la massima originalità, la massima sintesi, il massimo dinamismo, la massima simultaneità e la massima portata mondiale.<ref>Da ''Guida Ricciardi'', Ricciardi, Milano, 1936.</ref>
*[L']arte, questo prolungamento della foresta delle vostre vene, che si effonde, fuori dal corpo, nell'infinito dello spazio e del tempo.<ref>Da ''Manifesto tecnico della letteratura futurista'', Direzione del movimento futurista, 11 maggio 1912.</ref>
*Ma ho anche un'altra qualità: sono privo di [[modestia]]!<ref>Da ''Scatole d'amore in conserva''.</ref>
*Mi coricai, la notte scorsa, a pancia all'aria, nel bel mezzo d'una vasta pianura... per contemplare a tutt'agio l'[[Orsa Maggiore]], amica mia... Ella saltellava sulle nuvole, agitando placidamente la testa grondante di fuoco, e immergendola a quando a quando nel limpido abbeveratoio della Via Lattea...<ref>Da ''Re Baldoria'', atto IV, Treves, Milano, 1920, p. [[s:Pagina:Marinetti - Re Baldoria.djvu/222|210]].</ref>
*''Nordica miscela d'acqua anice cielo mare [[Trapani]] | ingabbiato di gru metalliche galleggianti | e torbide scritture di pioggia grafomane in necrologie.''<ref name="portoinvernale">Da ''Il porto di Trapani invernale'', 1928; citato in [[Salvatore Mugno]], ''Trapani futurista'', Isspe, Palermo, 1995.</ref>
*Palermitani! Mi vedete venire? Sono io! Sono io! Applauditemi! Sono dei vostri! Sembra il mio monoplano un gigantesco uomo bianco ritto sul trampolino delle nuvole, che aperte le braccia, si chini per tuffarsi repente nella vostra fremente aurora siciliana! [...] Tu m'appari da lungi, [[Palermo]], come un formidabile arsenale difeso a destra e a sinistra dalle mura dei monti. Quella tua lunga strada in pendìo che si tuffa nel mare fa con la doppia linea delle sue bianche terrazze un enorme cantiere, su cui può scivolare la dreadnought ideale che sgombra l'orizzonte! Giù nella strada profonda l'andirivieni febbrile dei calafati, e su in alto il lacerarsi soave delle brezze color di rosa.<ref>Da ''L'aeroplano del Papa. Romanzo profetico in versi liberi'' – ''Volando sulla Sicilia, nuovo cuore d'Italia'', Edizioni Futuriste di Poesia, Milano, 1914.</ref>
*Qualsiasi pastasciuttaro che consulti la propria coscienza onestamente al momento di ingurgitare la sua biquotidiana piramide di [[pasta|pastasciutta]], vi troverà dentro la triste soddisfazione di tappare con essa un buco nero. Questo buco avido è una sua incurabile tristezza. S'illude, ma non lo tappa. Soltanto un pranzo futurista può rallegrarlo.<ref>Citato in [[Giovanni Artieri]], ''Napoli, punto e basta?, {{small|Divertimenti, avventure, biografie, fantasie per napoletani e non}}'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1980, p. 393.</ref>
*Queste due malattie italiane: l'avvocato e il professore.<ref>Da ''Futurismo e fascismo'', Campitelli.</ref>
*Riconosco ormai il cammino che ci deve condurre alla famosa Dama al Balcone. Infatti dieci passi dopo sbocchiamo nel fulgore sfarzoso di centomila feste da ballo riunite. Sono i centomilioni di candele del massimo proiettore che sorveglia le postazioni in Val D'Astico. Pausa abbacinante. Poi sentiamo la danza furibonda e il ta-ta-ta-ta-tà capriccioso, spietato, ironico e femminile della mitragliatrice Saint-Etienne che, sei metri a destra; sputa come un'andalusa fuoco di passione e garofani rossi dal suo balcone foderato di fogliami. È lei la leggendaria Dama al Balcone della brigata Casale.<ref>Da ''Alcova d'acciaio''.</ref>
*''Sinistramente allineate su le banchine cupe, tutte avvolte | in folte brume d'incubo, | le Gru colossali si trasformano | in kanguri fantastici di bronzo, giranti su sè stessi. | I marsupii capaci delle lor pance son pieni | di minuscole ombre, | gesticolanti confusamente, al crepuscolo, | nel fumo degli aliti loro!... ''[...]'' Le Gru colossali, kanguri di bronzo | allineati sulle banchine, | col collo teso sinistramente | spìano prede sul mare!...''<ref>Da ''Distruzione'', Edizioni Futuriste di "Poesia", Milano, 1911, pp. 34-35</ref> {{NDR|dedicata al Molo Giano di Genova<ref>{{Cfr}} Maurizio Fantoni Minnella, ''Genova dei viaggiatori e dei poeti'', Editori Riuniti, Roma, 2003, p. 134. ISBN 88-359-5275-1</ref>}}
*''Trapano di [[Trapani]] | trapano di Trapani, {{sic|trrrapano}} coloniale nell'Africa vicina.''<ref name=portoinvernale/>
*Un colpo di rivoltella, due, tre, venti, trenta. Sassi, randelli volanti e randellate precise. Il cordone dei carabinieri scompare. Poi, di slancio, a passo di corsa, contro i nemici. [...] La colonna, ormai padrona di [[Milano]] riconquistata, ritorna in piazza del Duomo, ritmando la sua marcia col grido “''L’Avanti!'' non è più” e portando in testa l’insegna di legno del giornale incendiato, che fu donata a [[Benito Mussolini|Mussolini]], nella redazione del ''Popolo d’Italia.''<ref>Citato in [[Aldo Cazzullo]], ''Mussolini il capobanda,'' Mondadori, Milano, 2022, cap. ''Due Il terrorista Bombe e olio di ricino: i delitti delle camicie nere''</ref>
*{{NDR|Su [[Gabriele D'Annunzio]]}} Un cretino con dei lampi di imbecillità.<ref>Citato in [[Alfredo Accatino]], ''Gli insulti hanno fatto la storia'', Piemme, 2004.</ref>
===Citato in [[Giordano Bruno Guerri]], ''Filippo Tommaso Marinetti''===
*{{NDR|Su [[Gabriele D'Annunzio]]}} Nei suoi versi c'è una triplice fonte di suoni, di profumi e colori che immergono il lettore in una riserie meravigliosa di cui si potrebbe trovare l'equivalente soltanto riunendo le qualità speciali di un [[Charles Baudelaire|Beaudelaire]], di un [[Paul Verlaine|Verlaine]], di uno [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]], di uno [[Algernon Swinburne|Swinburne]].<ref>Da ''Les Dieux s'en vont, d'Annunzio reste'', ''Corriere della sera'', febbraio 1907; p. 51.</ref>
*{{NDR|Su [[Gabriele D'Annunzio]]}} Una violenta simpatia mi obbliga sempre ad ammirare in lui il prestigioso seduttore, l'ineffabile discendente di Casanova e Cagliostro e di tanti avventurieri italiani, di cui restano leggendari l'astuzia, il coraggio vittorioso e l'infaticabile strategia diplomatica.<ref>Da ''Les Dieux s'en vont, d'Annunzio reste'', ''Corriere della Sera'', febbraio 1907; p. 51.</ref>
*Bisogna ad ogni costo combattere [[Gabriele D'Annunzio]], perché egli ha raffinato con tutto il suo ingegno, i quattro veleni intellettuali che noi vogliamo assolutamente abolire:<br />1º la poesia morbosa e nostalgica della distanza e del ricordo;<br /> 2º il [[sentimentalismo]] romantico grondante di chiaro di luna, che si eleva verso la Donna-Bellezza ideale e fatale;<br /> 3º l'ossessione della lussuria, col triangolo dell'adulterio, il pepe dell'incesto e il condimento del peccato cristiano;<br /> 4º la passione professorale del passato e la mania delle antichità e delle collezioni.<ref>Da ''Noi rinneghiamo i nostri maestri simbolisti ultimi amanti della luna''; pp. 53-sg.</ref>
*{{NDR|Su [[Gabriele D'Annunzio]]}} Un Montecarlo di tutte le letterature.<ref>p. 54.</ref>
*{{NDR|I [[critico|critici]]}} sono un utile termometro anale.<ref>p. 70.</ref>
*{{NDR|[[Adolf Hitler]]}} Riassunto di [[baffi]] e visiera.<ref>Da ''Aeropoema del Golfo della Spezia''; p. 235.</ref>
==''Contro il Papato e la mentalità cattolica, serbatoi di ogni passatismo''==
===[[Incipit]]===
Inutile enumerare le ragioni politiche che rendono indispensabile per l'Italia vittoriosa il liberarsi, al più presto, del [[Papa|Papato]]. [[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] e [[Francesco Crispi|Crispi]] e cento altri italiani hanno dimostrato come il Papato sia in tempo di pace un peso ingombrante e in tempi convulsi o guerreschi un nemico in casa o per lo meno una spia. Io domando l'espulsione del Papato per sgomberare l'Italia dalla mentalità cattolica.
===Citazioni===
*Il [[prete]] odia il provvisorio, il momentaneo, la velocità, lo slancio, la passione. E in ciò cancella brutalmente l'essenza ardente, preziosa, della morale di Cristo che accordava tutti i diritti e tutti i perdoni e tutte le simpatie al fervore appassionato, alla fiamma volubile del cuore. Il prete dimentica che la frase di Cristo alla Maddalena: Molto sarà perdonato a chi molto ha amato. E quest'altra: Colui che è senza peccato scagli la prima pietra, sono due glorificazioni del libero amore e due calci all'indissolubilità del matrimonio.
*Così il [[matrimonio]] è il comune purgatorio di tutti i temperamenti rigogliosi e potenti. Purgatorio di peccati inesistenti, logorìo di gioventù, tutto in omaggio a un'assurda mentalità negatrice, deprimente, sopraffattrice che non ammette il trionfale sviluppo della gioia fisiologica e della libertà rischiosa e temeraria.
==''Democrazia futurista''==
===[[Incipit]]===
Il nostro Partito Politico Futurista è nato naturalmente dalla grande corrente spirituale del movimento artistico futurista.<br>
Unico nella storia il nostro Partito è stato concepito, voluto e attuato da un gruppo di artisti poeti, pittori, musicisti, ecc.: che, carichi di genio e di coraggio ormai provati, dopo avere svecchiato brutalmente e modernizzato l'arte italiana sono giunti logicamente ad una concezione di politica assolutamente sgombra di retorica, violentemente italiana e violentemente rivoluzionaria, libera, dinamica e armata di metodi assolutamente pratici.
===Citazioni===
*Il sentimento della [[famiglia]] è un sentimento inferiore, quasi animale, creato dalla paura delle grandi belve libere e delle notti gonfie d'agguati e d'avventure. Nasce coi primi segni della vecchiaia che screpolano la metallica gioventù.
*L'[[arte]] è per noi inseparabile dalla vita. Diventa arte-azione e come tale è sola capace di forza profetica e divinatrice.
*Ogni idea politica è un organismo vivo. I [[partito politico|partiti]] sono quasi sempre destinati a diventare dei grandi cadaveri gloriosi.
==''Guerra sola igiene del mondo''==
=== [[Incipit]] ===
Il giorno 11 ottobre 1908, dopo aver lavorato per 6 anni nella mia rivista internazionale Poesia per liberare dai ceppi tradizionali e mercantili il genio lirico italiano minacciato di morte, sentii ad un tratto che gli articoli, le poesie e le polemiche non bastavano più. Bisognava assolutamente cambiar metodo, scendere nelle vie, dar l’assalto ai teatri e introdurre il pugno nella lotta artistica.<!--ordine alfabetico-->
=== Citazioni ===
*I nostri padri [[Simbolismo (movimento)|simbolisti]] avevano una passione che noi giudichiamo ridicola: la passione delle cose eterne, il desiderio del capolavoro immortale e imperituro.<br>Noi consideriamo invece che nulla sia basso e meschino quanto il pensare all'immortalità nel creare un'opera d'arte, più meschino e più basso della concezione calcolata e usuraia del paradiso cristiano, che dovrebbe ricompensare al milione per cento le nostre virtù terrestri.<br>Bisogna semplicemente creare, perché creare è inutile, senza ricompensa, ignorato, disprezzato, eroico in una parola. (p. 102)
*Tutto ciò che viene fischiato non è necessariamente bello o nuovo. (p. 117)
*La [[guerra]] è l'unico timone di profondità della nuova vita aeroplanica che prepariamo.<br>La Guerra, futurismo intensificato, non ucciderà mai la Guerra, come sperano i passatisti, ma ucciderà il [[passatismo]]. La Guerra è la sintesi culminante e perfetta del [[progresso]] (velocità aggressiva + semplificazione violenta degli sforzi verso il benessere). La Guerra è un'imposizione fulminea di coraggio, di energia e d'intelligenza a tutti. Scuola obbligatoria d'ambizione e d'eroismo; pienezza di vita e massima libertà nella dedizione alla patria. […] La Guerra ringiovanirà l'Italia, l'arricchirà d'uomini d'azione, la costringerà a vivere non più del passato, delle rovine e del dolce clima, ma delle proprie forze nazionali. (pp. 148-149)
*Poeti, pittori, scultori e musicisti futuristi d'Italia! Finché duri la guerra, lasciamo da parte i versi, i pennelli, gli scalpelli e le orchestre! Son cominciate le rosse vacanze del genio! Nulla possiamo ammirare, oggi, se non le formidabili sinfonie degli ''shrapnels'' e le folli sculture che la nostra ispirata artiglieria foggia nelle masse nemiche. (p. 154)
==''Manifesto del futurismo''==
[[File:Manifesto of Futurism.jpg|thumb|Manifesto del Futurismo]]
{{vedi anche|Manifesti futuristi}}
===[[Incipit]]===
Avevamo vegliato tutta la notte – i miei amici ed io – sotto lampade di moschea dalle cupole di ottone traforato, stellate come le nostre anime, perché come queste irradiate dal chiuso fulgore di un cuore elettrico. Avevamo lungamente calpestata sul opulenti tappeti orientali la nostra atavica accidia, discutendo davanti ai confini estremi della logica ed annerendo molta carta di frenetiche scritture.
===Citazioni===
<!--secondo l'ordine originale del testo-->
*Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.
*La [[letteratura]] esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
*Noi affermiamo che la magnificenza del [[mondo]] si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità.
*Un [[automobile]] ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della [[Nike di Samotracia|Vittoria di Samotracia]].
*Non v'è più bellezza, se non nella [[lotta]].
*Nessuna [[opera d'arte|opera]] che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.
*Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!.. Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'[[Impossibile]]? Il [[Tempo]] e lo [[Spazio (fisica)|Spazio]] morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna [[velocità]] onnipresente.
*Noi vogliamo glorificare la [[guerra]] – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
*Noi vogliamo distruggere i [[musei]], le [[biblioteche]], le [[accademia|accademie]] d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
*Noi canteremo le grandi folle agitate dal [[lavoro]], dal [[piacere]] o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, le [[Locomotiva|locomotive]] dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli [[Aeroplano|aeroplani]], la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.
*È dall'[[Italia]], che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo perche vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologhi, di ciceroni e d'antiquarii.
*Già per troppo tempo l'[[Italia]] e stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl'innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli.
*Musei: cimiteri!... Identici, veramente per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitori pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che vanno trucidando si ferocemente a colpi di colori e di linee, lungo le pareti contese!
*Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle [[Stella|stelle]]!
===[[Explicit]]===
Ci opponete delle obiezioni?… Basta! Basta! Le conosciamo… Abbiamo capito!… La nostra bella e mendace intelligenza ci afferma che noi siamo il riassunto e il prolungameuto degli avi nostri. Forse!… Sia pure!… Ma che importa ? Non vogliamo intendere!… Guai a chi ci ripeterà queste parole infami!…<br />Alzate la testa!…<br />Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!…
==''Manifesto tecnico della letteratura futurista''==
===[[Incipit]]===
In aeroplano, seduto sul cilindro della benzina, scaldato il ventre dalla testa dell'aviatore, io sentii l'inanità ridicola della vecchia sintassi ereditata da Omero. Bisogno furioso di liberare le parole, traendole fuori dalla prigione del periodo latino! Questo ha naturalmente, come ogni imbecille, una testa previdente, un ventre, due gambe e due piedi piatti, ma non avrà mai due ali. Appena il necessario per camminare, per correre un momento e fermarsi quasi subito sbuffando! Ecco che cosa mi disse l'elica turbinante, mentre filavo a duecento metri sopra i possenti fumaiuoli di Milano. E l'elica soggiunse:
===Citazioni===
*Bisogna distruggere la [[sintassi]] disponendo i sostantivi a caso, come nascono. (n.° 1)
*Si deve usare il [[verbo]] all'infinito perché si adatti elasticamente al sostantivo e non lo sottoponga all'io dello scrittore che osserva o immagina. (n.° 2)
*Si deve abolire l'[[aggettivo]], perché il sostantivo nudo conservi il suo colore essenziale. (n.° 3)
*Si deve abolire l'[[avverbio]], vecchia fibbia che tiene unite l'una all'altra le parole. (n.° 4)
*Ogni [[sostantivo]] deve avere il suo doppio, cioè il sostantivo deve essere seguito, senza congiunzione, dal sostantivo a cui è legato per analogia. Esempio: uomo-torpediniera, donna-golfo, folla-risacca, piazza-[[imbuto]], porta-rubinetto. (n.° 5)
*Abolire anche la [[punteggiatura]]. Essendo soppressi gli aggettivi, gli avverbi e le congiunzioni, la punteggiatura è naturalmente annullata, nella continuità varia di uno stile vivo che si crea da sé, senza le soste assurde delle virgole e dei punti. (n.° 6)
*Distruggere nella letteratura l'«io», cioè tutta la psicologia. L'uomo completamente avariato dalla biblioteca e dal museo, sottoposto a una logica e ad una saggezza spaventose, non offre assolutamente più interesse alcuno. […] Sostituire la psicologia dell'uomo, ormai esaurita, con l'ossessione lirica della materia. (n.° 11)
*Il [[Cinématographe|cinematografo]] ci offre la danza di un oggetto che si divide e si ricompone senza intervento umano. Ci offre anche lo slancio a ritroso di un nuotatore i cui piedi escono dal mare e rimbalzano violentemente sul trampolino. Ci offre infine la corsa d'un uomo a 200 chilometri all'ora. Sono altrettanti movimenti della materia, fuor dalle leggi dell'intelligenza, e quindi di una essenza più significativa.
*Noi inventeremo insieme ciò che io chiamo l'immaginazione senza fili. Giungeremo un giorno ad un'arte ancor più essenziale, quando oseremo sopprimere tutti i primi termini delle nostre analogie per non dare più altro che il seguito ininterrotto dei secondi termini. Bisognerà, per questo, rinunciare ad essere compresi. Esser compresi, non è necessario. Noi ne abbiamo fatto a meno, d'altronde, quando esprimevamo frammenti della sensibilità futurista mediante la sintassi tradizionale e intellettiva.
*Facciamo coraggiosamente il «brutto» in [[letteratura]], e uccidiamo dovunque la solennità. Via! non prendete di quest'arie da grandi sacerdoti, nell'ascoltarmi! Bisogna sputare ogni giorno sull'Altare dell'Arte! Noi entriamo nei dominii sconfinati della libera intuizione. Dopo il verso libero, ecco finalmente le parole in libertà!
===[[Explicit]]===
Dopo il regno animale, ecco iniziarsi il regno meccanico. Con la conoscenza e l'amicizia della materia, della quale gli scienziati non possono conoscere che le reazioni fisico-chimiche, noi prepariamo la creazione dell'uomo meccanico dalle parti cambiabili. Noi lo libereremo dall'idea della morte, e quindi dalla morte stessa, suprema definizione dell'intelligenza logica.
==''Prefazione alla Germania di Tacito''==
*[...] la nostra passione futurista per la sintesi ci permette di gustare ancora [[Publio Cornelio Tacito|Tacito]] senza essere soffocati dalla ripugnante polvere del passato.
*[...] Tacito, maestro di concisione sintesi e intensificazione verbale, è lo scrittore latino più [[Futurismo|futurista]] e molto più futurista dei maggiori scrittori moderni. Ad esempio: [[Gabriele D'Annunzio]].
*[...] la visione imperiale della [[Publio Cornelio Tacito#Germania|Germania]] fissata da Tacito è tuttora politicamente istruttiva e ammonitrice.
*Un efficace insegnamento della letteratura latina esige traduttori ispirati quanto i latini tradotti, e interpreti sensibili capaci di trasfondere la vita del genio. Se ciò non è possibile, urge rimpiazzare le ore di [[Lingua latina|Latino]] idiotizzato con ore di [[Meccanica]] e Estetica della Macchina, questa essendo oggi l'ideale maestra di ogni veloce intelligenza sintetica e di ogni vita potentemente patriottica.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''A caccia di quaglie e donne arabe con un mezzano arabo''===
Kafr-el-Zayat! Questo nome strappa brutalmente la mia anima dalla realtà millenovecentotrentatré e la tuffa nei miei vent'anni color di gioia leggera e vaporosa.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
===''Distruzione''===
<poem>[[Mare]], divino Mare, io non credo, non voglio
credere che la terra sia rotonda!
Miopia dei nostri sensi! Sillogismi nati morti!
Logiche defunte!... O Mare, io non credo
che tu malinconicamente t'avvoltoli
sul dorso della Terra
come una vipera sul dorso d'un ciottolo!...
L'han dimostrato i Sapienti,
che tutto seppero misurarti, e che tutte
scandagliarono le tue onde...
E che importa?... Nessun sapiente mai
saprà comprendere il verbo tuo di delirio!...
Sei infinito e divino!... Me lo giurasti, o Mare,
col grave giuramento delle tue labbra schiumanti
che va da spiaggia a spiaggia, ripercosso
dagli Echi attenti e protesi come vedette in agguato.
Me lo giurasti, o Mare,
coll'irosa tua voce, che i tuoni
furiosamente scandono!</poem>
===''Il tamburo di fuoco''===
'''Kabango''' (''carponi, continuando ad esplorare il fondo della scena, indica col braccio sinistro un punto dietro di sé.''): Coricate Mabima qui dietro di me.<br>
'''Mabima''' (''con un filo di voce.''): Non ti curare di me, Kabango! Ho ancora molta forza. Se vuoi, camminerò.
===''L'aeroplano del Papa''===
<poem>Orrore del tetro cubo della mia camera
da sei lati chiusa come una bara!
Orrore della Terra, vischio sinistro alle mie zampe d'uccello!
Oh! salire! Salire…. fuggire in alto e lontano!</poem>
===''L'alcòva d'acciaio''===
La sera del primo giugno 1918 nella baracca dei bombardieri piantata spavaldamente a sghimbescio sopra una cresta montana di Val d’Astico, si mangiava e beveva allegramente. Le lunghe lunghe forchette rosse del tramonto s’intrecciavano con le nostre, arrotolando gli spaghetti sanguigni e fumanti. Una ventina di ufficiali, tenenti, capitani, colonnello Squilloni giocondo e pettoruto a capo-tavola. Fame da bombardieri dopo una giornata di lavoro duro. Silenzio religioso di bocche che masticano preghiere succolente. Teste chine sui piatti. Ma i più giovani non amano le pause, e vogliono ridere, agire. Sanno la mia fantasia feconda in beffe e mi eccitano con occhiate. C’è troppo silenzio a tavola, e il buon dottore è troppo gravemente assorto nel rito della pasta asciutta.
===''L'isola dei baci''===
La troppo intensa partecipazione alla vita febbrile della nostra epoca guerresca e rivoluzionaria, ci costrinse, ai primi di agosto, a prenderci quindici giorni di assoluta vacanza. Il primo treno in partenza dalla stazione di Milano verso un porto di mare, alla ricerca di un'isola piacevole e fresca.
===''Teatro futurista sintetico''===
''Sala. — La parete di destra è interamente occupata da una grande libreria. — Un po' a sinistra una grande tavola. — Lungo la parete di sinistra, mobili modesti, da piccoli borghesi, e una porta. — Nella parete di fondo, una finestra da cui si vede che fuori nevica, e un'altra porta, che s'apre sulla scala.<br>Intorno alla tavola, sotto una lampada con paralume, dalla luce tenue e verdognola, sta seduta una famiglia borghese:'' La Madre ''cuce,'' Il Padre ''legge il giornale,'' Il Figlio sedicenne ''fa i compiti di scuola,'' Il Figlio di 10 anni ''fa anch'esso i compiti di scuola,'' La Figlia quindicenne ''cuce.<br>Davanti alla libreria, a breve distanza da questa, una toilette ricchissima, illuminatissima, con specchio e candelabri, carica di tutte le boccette, di tutti i vasetti e di tutti gli arnesi di cui si serve una donna elegantissima. Una proiezione intensissima di luce elettrica avvolge questa toilette, alla quale sta seduta una giovane cocotte, molto bella, bionda, dal lussuoso peignoir scollato. Ella ha finito di acconciarsi i capelli, ed è intenta a darsi gli ultimi tocchi al viso, alle braccia, alle mani, attentamente aiutata da una cameriera irreprensibile che le sta ritta accanto.''<br>
La famiglia non vede questa scena.<br>
'''La Madre''' (''al Padre''). Vuoi verificare i conti?<br>
'''Il Padre'''. Li guarderò dopo.<br>
(''Si rimette a leggere'')
==Citazioni su Filippo Tommaso Marinetti==
*Che Marinetti sia stato una figura centrale della rivoluzione letteraria che ebbe luogo all'inizio del secolo, è incontestabile. Ma come non sorridere quando la mania delle influenze spinge a renderlo responsabile [...] dell'Espressionismo tedesco. ([[Lionel Richard]])
*Erano i primi anni Quaranta e fu allora che per la prima volta mi presentai con un rotolo di carte sotto al braccio, disegni e qualche poesia, nella casa romana di Filippo Tommaso Marinetti, a piazza Adriana. Un incontro, il primo di una lunga serie, che ha cambiato la mia vita. Lui parlava, declamava, mostrava libri, firmava dediche. Io ascoltavo inebriato. ([[Guido Strazza]])
*F.T. Marinetti è forse l'esempio più famoso di scrittore che vive delle sue invenzioni e che non inventa quasi niente. ([[Jorge Luis Borges]])
*Marinetti dette uno scossone a tutto il provincialismo e a tutto l'accademismo in una volta. Qualcuno dice che era stupido. Certo, quelle sue poesie che sono tutte un'onomatopeia non possono far pensare bene: l'onomatopeia a perseguirla all'infinito diventa meccanica. Però bisogna dire di lui che fu anzitutto un uomo d'azione capitato in mezzo alla letteratura. L'hai mai visto un uomo d'azione che sia pure un letterato? Pensa a che difficoltà ci sono a mettere insieme un movimento di cultura o d'arte in Italia. Marinetti le superò. ([[Aldo Palazzeschi]])
*Marinetti è così decisamente innamorato di sé, dell'eroico e del futurismo da negarsi ad ogni altra esperienza vitale. ([[Francesco Grisi]])
*Marinetti: più un orologio a cucù che una bomba a orologeria. ([[Gesualdo Bufalino]])
*Nella sua secessione totale dal mondo del passato Marinetti rigettava in blocco senza discussione tutte le costruzioni concettuali, dottrinarie, teoretiche, che lo sorreggevano. Alle intelaiature di concetti sovrapposti artificiosamente all'azione e alla vita, egli contrapponeva un dinamismo interiore indipendente, che si collocava a diretto contatto con le più intime scaturigini de vita e dell'azione, insondabili, autonome, immensamente più ricche di qualunque definizione o concetto. ([[Francesco Orestano]])
*''Purgatorio già hai fatto | dopo il tradimento, nei giorni di Settembre Ventunesimo, | nei giorni del crollo. | Vai! Vai a farti di nuovo eroe. | Lascia a me la parola. | Lascia a me ch'io mi spieghi, | ch'io faccia il canto della guerra eterna | fra luce e fango. | Addio, Marinetti! | Tornaci a parlar quando ti sembra". | "PRESENTE".'' ([[Ezra Pound]])
*Un cretino fosforescente. ([[Gabriele D'Annunzio]])
===[[Pietro Pancrazi]]===
*È sciocco credere che fare il matto sia più facile e più profittevole che mostrarsi saggio. Specie quando uno si obblighi ad una {{sic|pazzìa}} cangiante e variabile, il mestiere del matto è aleatorio e difficile. Impone degli obblighi {{sic|perentorii}}; delle esigenze addirittura crudeli. Guardate Marinetti: uomo di talento, scrittore ingegnoso e poeta decadente non senza finezza, da quando s'impose l'obbligo dell'originalità violenta, non s'è concessa un'ora di vacanza; neppure per un giorno ha potuto tornare ad esser quello che era, (forse quello che è); ormai egli stesso è preso come una ruota nella catapulta vuota e meccanica della sua originalità. Davvero che in lui c'è dell'eroico. Spiritato e teso, sbalorditivo e apopletico, egli ha dovuto trovare stabilità soltanto negli eccessi: e oggi la sua stessa maschera sembra quella di un eroe della {{sic|follìa}}, costruito in cemento armato. E tanto non basta.
*Quest'uomo fa veramente pena. Dinanzi a sé e al prossimo, si è assunto un compito che per forza non riesce più a mantenere; si è imposto una maschera che lo scopre ormai da tutte le parti. Quanto gli è successo quest'anno<ref>1921 {{NDR|N.d.A.}}</ref>, è triste davvero... Ha detto di avere inventato – ancora – un teatro... a sorpresa: nel quale poi l'unica sorpresa vera era il prezzo del biglietto; e l'originalità più apprezzata, nel listino dei prezzi, il rovesciamento del loggione in platea e viceversa. In palcoscenico è possibile vedere appena qualche riflesso della geniale grandezza di [[Ettore Petrolini|Petrolini]].
*Se per caso c'è ancora qualcuno che sia comunque in possesso di un'idea balzana, faccia la carità: la metta in carta e in busta chiusa e la mandi a F. T. Marinetti.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*[[Giordano Bruno Guerri]], ''Filippo Tommaso Marinetti'', Arnoldo Mondatori editore, Milano, 2010. ISBN 978-88-04-59568-7
*Filippo Tommaso Marinetti, ''Contro il Papato e la mentalità cattolica, serbatoi di ogni passatismo'', Spes-Salimbeni, Firenze, 1919.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[https://www.gutenberg.org/files/41157/41157-h/41157-h.html Democrazia futurista. Dinamismo politico]'', Facchi, 1919.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[https://archive.org/details/distruzione_1911_images Distruzione. Poema futurista]'', Edizioni Futuriste di "Poesia", 1911.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[https://archive.org/details/guerra_igiene_1915_images/page/n2/mode/1up Guerra sola igiene del mondo]'', Edizioni Futuriste di Poesia, Milano, 1915.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[https://www.gutenberg.org/files/34735/34735-h/34735-h.htm Il tamburo di fuoco. Dramma africano di calore, colore, rumori, odori]'', Sonzogno.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[https://www.gutenberg.org/cache/epub/17838/pg17838-images.html L'aeroplano del Papa. Romanzo profetico in versi liberi]'', Edizioni Futuriste di "Poesia", 1914.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[https://www.gutenberg.org/files/29035/29035-h/29035-h.htm L'alcòva d'acciaio. Romanzo vissuto]'', Vitagliano, 1921.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[https://www.gutenberg.org/files/48943/48943-h/48943-h.htm L'isola dei baci. Romanzo erotico-sociale]'', Studio editoriale lombardo, 1918.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[//archive.org/details/imanifestidelfut00mariuoft Manifesto del futurismo]'' in AA.VV., ''Manifesti del futurismo'', Lacerba, Firenze, 1914.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''Manifesto tecnico della letteratura futurista'', 1912 in ''[http://books.google.it/books?id=l11bhocmB3oC F. T. Marinetti futurista]'', Guida Editori, Napoli, 1977. ISBN 8870423026
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[[s:Prefazione_alla_Germania_di_Tacito|Prefazione alla Germania di Tacito]]'', in [[Publio Cornelio Tacito]], ''La Germania di Tacito'', traduzione di F. T. Marinetti, Istituto Editoriale Italiano, Milano, 1928.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[//www.archive.org/details/rebaldoriatraged00mariuoft Re Baldoria, tragedia satirica in quattro atti, in prosa]'', Fratelli Treves, Milano, 1920.
*Filippo Tommaso Marinetti, ''[https://www.gutenberg.org/files/50697/50697-h/50697-h.htm Teatro futurista sintetico]'', Istituto editoriale italiano, 1921.
==Voci correlate==
*[[Benedetta Cappa]] – moglie
==Altri progetti==
{{interprogetto|testo=Manifesto del futurismo|testo_preposizione=del|testo_etichetta=''Manifesto del futurismo''}}
===Opere===
{{Pedia|Les Dieux s'en vont, D'Annunzio reste||(1903-1907)}}
{{Pedia|Manifesto del futurismo||(1909)}}
{{Pedia|L'alcova d'acciaio||(1921)}}
{{Pedia|Gli amori futuristi||(1922)}}
{{Pedia|Scatole d'amore in conserva||(1927)}}
{{DEFAULTSORT:Marinetti, Filippo Tommaso}}
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Drammaturghi italiani]]
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Walter Chiari
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[[Immagine:Walter Chiari.jpg|thumb|Walter Chiari nel 1964]]
'''Walter Chiari''', pseudonimo di '''Walter Annichiarico''' (1924 – 1991), attore, comico e conduttore televisivo italiano.
==Citazioni di Walter Chiari==
*{{NDR|Ai giovani che contestavano la sua adesione alla Repubblica di Salò}} Adesso siete estremisti perché siete giovani. Quando crescerete sarete più moderati e capirete altri valori.<ref name=Fascismo>Citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,7/articleid,1105_01_1975_0023_0007_15830002/ Walter Chiari a Genova "Non sono un fascista"]'', ''La Stampa'', 29 gennaio 1975.</ref>
*C'è chi è generoso nel dare e chi è generoso nel ricevere.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 2440.</ref>
*Chiarita la mia posizione, tuttavia, con la stessa sincerità, non ho alcuna remora (e non importa se le mie dichiarazioni faranno gridare allo scandalo) a confessare che l'esperienza della cocaina, soltanto della cocaina, non è estranea alla mia esistenza. Oggi, forse, posso ammetterlo senza la paura di venire criminalizzato, o almeno spero sia così: so che cos'è la cocaina, l'ho osservata da vicino e l'ho anche provata. E non esito a definirla, come hanno già spiegato meglio di me Freud, Lombardo Radice ed altri: "una sostanza che serve ad allungare i fili della familiarità, della socializzazione; una sostanza che ti rende, all'occorrenza, più lucido ed efficiente". Conosco questa droga da quarant'anni, da quando cioè la vidi circolare tra gli artisti che la usavano per affrontare con più grinta gli stress, le fatiche di lunghe ore in palcoscenico.<ref>Citato in Marisa Fumagalli, ''[https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/24_marzo_02/walter-chiari-e-la-confessione-alla-domenica-del-corriere-conosco-la-cocaina-da-quarant-anni-fu-la-mia-donna-a-trascinarmi-f1791040-5600-41ea-a17c-8c07462a0xlk_amp.shtml Walter Chiari e la confessione alla Domenica del Corriere: «Conosco la cocaina da quarant’anni, fu la mia donna a trascinarmi»]'', ''Il Corriere della Sera'', Milano, 2 marzo 2024</ref>
*Hai provato a chiamarlo? E non lo hai trovato? Perché non provi a chiamarlo alle 3 di notte? Almeno sei sicura di trovarlo in casa... Io faccio sempre così con i miei amici e li trovo sempre. È anche vero che non ho più amici.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 997.</ref>
*Ho avuto vent'anni fino a poco tempo fa... non sono invecchiato per più di mezzo secolo. Sono stato un interminabile ragazzo... e quel ragazzo che ero non andrà mai via del tutto.<ref>Citato in Luciano Giannini, ''[https://www.ilmattino.it/AMP/cultura/walter_chiari_100_walter_sottotitolo_chiari_biografia_di_un_genio_irregolare-7954361.html Walter Chiari genio irregolare che confessava di aver vissuto]'', ''Il Mattino'', 24 febbraio 2024</ref>
*Io non sono di destra, anzi mi considero di sinistra. La mia vita e le mie scelte lo dimostrano.<ref name=Fascismo/>
*Non preoccupatevi, è solo sonno arretrato.<ref>Epitaffio che desiderava fosse scritto sulla sua tomba e che, in realtà, non venne mai scolpito; citato in Simone Annichiarico, ''Walter e io. Ricordi di un figlio'', Baldini&Castoldi, Milano, 2014. ISBN 9788868653477</ref>
==Citazioni su Walter Chiari==
*Cosa ha lasciato il segno è stata la botta di Walter Chiari. Non sto a dire che cosa ho provato oltre al dolore. Su questo fatto tragico sto riflettendo, molto. Dire, come è stato fatto alla tv soltanto un "ciao Walter" non basta. Non basta proprio. ([[Gino Bramieri]])
*È un caro amico, la sua compagnia è sempre deliziosa, ma questo non implica che tra noi due ci sia qualcosa di serio sul piano sentimentale. Il guaio è che Walter da quando ha fatto girare la testa ad Ava Gardner, s'è fatto una fama di scatenato seduttore, di collezionista di cuori femminili, e se una donna va a cena con lui, diventa l'amante di turno! ([[Tina Aumont]])
*Era un ''entertainer''. Saliva sul palcoscenico e parlava per un'ora, con la gente che si sbellicava dalle risate. Aveva una qualità pressoché unica: di solito il comico non è bello, e spesso non è nemmeno giovane. Lui era bello, giovane e spiritoso. ([[Suso Cecchi D'Amico]])
*Ho conosciuto Walter Chiari perché nel cinema prima o poi ci si conosce un po' tutti. Ma il ricordo più vivo che ho dell'attore viene dagli anni successivi alla sua assurda incriminazione e detenzione in carcere. Walter in quel momento della sua vita viveva veramente in uno strano vortice fatto di solitudine, ore piccole, frenesia e mancanza di regole. Oggi direi da uomo libero, se non fosse per quelle ferite che lo colpivano in profondità. È proprio in quel periodo che mi capitava di incontrarlo spesso in varie situazioni. Era un folletto che appariva e spariva. Dopo teatro, a una visione privata di un film, in feste presso amici comuni [...], o perché raggiungeva gli amici che lo attendevano al tavolo di un ristorante (a volte invano). ([[Orchidea De Santis]])
*I napoletani sono ipocriti, sembrano allegri, invece sono tristi. [...] Mi fanno pensare a Walter Chiari. Credo che la sera, quando va a letto, dopo aver fatto l'allegro per tutta la giornata, sia felice di distendersi e di abbandonarsi – almeno in privato – a un po' di malinconia. ([[Peppino De Filippo]])
*Walter Chiari era uno che con le donne ci sapeva fare. Collezionò, come [[Marcello Mastroianni|Mastroianni]] (più sornione ma altrettanto vincente), bellezze nazionali e internazionali. Era un caro ragazzo, anche quando era quasi vecchio. Amico di tutti e amico sincero, innamorato dell'amore. Capace di lasciare un film per raggiungere la donna amata dall'altra parte del mondo. Generoso (morì povero), volle che fosse scritto sulla sua tomba: «Non preoccupatevi, è solo sonno arretrato». Parlava, parlava, e, a differenza di quelli che parlano, parlano, diceva anche delle cose intelligenti. ([[Dino Risi]])
*{{maiuscoletto|Walter Chiari}}. Il ragazzo della Via Bluff. ([[Marcello Marchesi]])
*Walter Chiari su tutti: era il numero uno, con lui capivi i tempi drammatici e l'essenzialità, non solo a far ridere. ([[Roberto Brivio]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*[[Gino e Michele]], [[Matteo Molinari]], ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997. ISBN 88-04-43263-2
==Filmografia==
{{div col}}
*''[[Totò al giro d'Italia]]'' (1948)
*''[[Quel fantasma di mio marito]]'' (1950)
*''[[Bellissima]]'' (1951)
*''[[Cinque poveri in automobile]]'' (1952)
*''[[Un giorno in pretura (film)|Un giorno in pretura]]'' (1953)
*''[[Questa è la vita]]'' (1954)
*''[[Le motorizzate]]'' (1963)
*''[[Gli onorevoli]]'' (1963)
*''[[Le tardone]]'' (1964)
*''[[Capriccio all'italiana]]'' (1968)
{{div col end}}
==Voci correlate==
*[[Alida Chelli]]
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Chiari, Walter}}
[[Categoria:Attori italiani]]
[[Categoria:Comici italiani]]
[[Categoria:Conduttori televisivi italiani]]
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Giosuè Carducci
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Gaux
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/* Citazioni su Giosuè Carducci */ Giuseppe Fumagalli
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{{PDA}}
[[Immagine:Giosuè Carducci2.jpg|thumb|Giosuè Carducci]]
{{Premio|Nobel|la letteratura '''(1906)'''}}
'''Giosuè Alessandro Giuseppe Carducci''' (1835 – 1907), poeta italiano. Usò lo pseudonimo '''Enotrio Romano''' nelle sue opere giovanili.
==Citazioni di Giosuè Carducci==
*{{NDR|Su [[Gabriele Rossetti]], ''Il veggente in solitudine'', novena seconda, II, IV-VI}} A me non avvien mai di rileggere questi versi, che un brivido non mi prenda e non mi si inumidiscano gli occhi. Sento che è cotesto il solo stipendio che gli uomini possano dare al poeta; che è cotesta la sola consolazione alle fatiche ineffabili, ai patimenti non creduti di chi l'arte ama di amore. Beato quello fra voi, o giovani italiani, che potrà raggiungere cotesto premio; del quale a non pochi nobili ingegni negò la natura fin la speranza, fino il pensiero, fino la degna estimazione.<ref group="fonte">Da ''Le poesie di Gabriele Rossetti'', Barbera, Firenze, 1861, prefazione, [https://archive.org/stream/poesie00cardgoog#page/n67/mode/2up pp. LXV-LXVI]; citato in [[Vittorio Turri]], ''Dizionario storico manuale della letteratura italiana (1000-1900)'', [http://books.google.it/books?id=BOcOAAAAIAAJ&pg=PA320 p. 320].</ref>
*{{NDR|Sul [[passo del Bernina]]}} Agosto 19. Ore 9 a.m. Ospizio Bernina. Belvedere, Tre Laghi. Coro delle nubi che salgono dai ghiacciai e avvolgono le vette degli Spitz a lato del Bernina. Noi saliamo e trasmutiamo, voi scendete e dileguate, ma ci ritroviamo e ci rimescoliamo eternamente: noi vi infondiamo atomi del presente, voi li tramandate all'avvenire.<ref group="fonte">Da ''Ricordi autobiografici. Saggi e frammenti'', 1896; citato in ''[https://www4.ti.ch/fileadmin/DECS/DCSU/UAPCD/documenti/20230317_mappa_premi_nobel.pdf Premi Nobel per la letteratura. Guida letteraria della Svizzera italiana]'', 17 marzo 2023, ''ti.ch''.</ref>
*{{NDR|Riferendosi alla giovane poetessa [[Annie Vivanti]]}} Annie, la tua pochezza mi riposa.<ref group="fonte">Citato in [[Enzo Biagi]], ''Diciamoci tutto'', Edizione CDE su licenza di Arnoldo Mondatori Editore, Milano, 1984, p. 107.</ref>
*Colui che potendo [[parlare|dire]] una cosa in dieci [[parola|parole]] ne impiega dodici, io lo ritengo capace delle peggiori azioni.<ref group="fonte">Citato in [[Dino Segre]], ''Sette delitti'', Sonzogno.</ref>
*{{NDR|Sullo ''[[Giacomo Leopardi#Zibaldone|Zibaldone]]''}} È una mole di 4526 facce lunghe e larghe mezzanamente, tutte vergate di man dell'autore, d'una scrittura spesso fitta, sempre compatta, eguale, accurata, corretta. Contengono un numero grandissimo di pensieri, appunti, ricordi, osservazioni, note, conversazioni e discussioni, per così dire, del giovine illustre con sé stesso su l'animo suo, la sua vita, le circostanze; a proposito delle sue letture e cognizioni; di filosofia, di letteratura, di politica; su l'uomo, su le nazioni, su l'universo; materia di considerazioni più ampia e variata che non sia la solenne tristezza delle operette morali; considerazioni poi liberissime e senza preoccupazioni, come di tale che scriveva giorno per giorno per sé stesso e non per gli altri, intento, se non a perfezionarsi, ad ammaestrarsi, a compiangersi, a istoriarsi. Per sé stesso notava e ricordava il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]], non per il pubblico: ciò non per tanto gran conto ei doveva fare di questo suo ponderoso manoscritto, se vi lavorò attorno un indice amplissimo e minutissimo, anzi più indici, a somiglianza di quelli che i commentatori olandesi e tedeschi solevano apporre alle edizioni dei classici. Quasi ogni articolo di quella organica enciclopedia è segnato dell'anno del mese e del giorno in cui fu scritto, e tutta insieme va dal luglio del 1817 al 4 dicembre del 1832; ma il più è tra il '17 e il '27, cioè dei dieci anni della gioventù più feconda e operosa, se anche trista e dolente.<ref group="fonte">Dall'[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/Introduzione|introduzione]] ai ''Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura''.</ref>
*{{NDR|Inno di [[Goffredo Mameli]]}} Fu composto l'otto settembre del quarantasette, all'occasione di un primo moto di Genova per le riforme e la guardia civica; e fu ben presto l'inno d'Italia, l'inno dell'unione e dell'indipendenza, che risonò per tutte le terre e in tutti i campi di battaglia della penisola nel 1848 e 49.<ref group="fonte">Da ''Bozzetti critici e discorsi letterari'', coi tipi di Franc. Vigo, Livorno, 1876, [https://books.google.it/books?id=N48HAAAAQAAJ&pg=PA252 p. 252].</ref>
*''Io sono e resto quale fui | e attendo la grande ora.''<ref group="fonte">Citato in [[Leo Longanesi]], ''In piedi e seduti'', Longanesi, 1968.</ref>
*L'[[Accademia dell'Arcadia|Arcadia]] conservò certe buone tradizioni di stile; vi fu anche una tale Arcadia e bisogna parlarne con un po' di creanza.<ref>Prefazione alle ''Rime'' del Petrarca; citato in [[Emanuele Portal]], ''L'Arcadia'', Remo Sandron Editore, 1922, [https://archive.org/details/larcadia00portuoft/page/82/mode/1up p. 82].</ref>
*l'arte e la letteratura sono l'emanazione morale della civiltà, la spirituale irradiazione dei popoli.<ref group="fonte">Da ''Bozzetti critici e discorsi letterari'', coi tipi di Franc. Vigo, Livorno, 1876, [https://books.google.it/books?id=N48HAAAAQAAJ&pg=PA457 p. 457].</ref>
*Nel 1454 {{NDR|[[Janus Pannonius]]}} si tramutava a Padova a studiare diritto canonico quattro anni, e ne riportò i gradi accademici. Nel soggiorno veneto {{sic|dee}} aver composto il panegirico a [[Giacomo Antonio Marcello]], patrizio e provveditore nella guerra sostenuta dalla Repubblica con [[Filippo Maria Visconti]] (esam. 2870, distici 20): ne' quali versi è notevole la facilità del descrivere i particolari minuti e sottili delle {{sic|marcie}} e i grandi e nuovi delle flotte trasportate su per i monti da un lago all'altro.<ref group="fonte">Da ''La gioventù di [[Ludovico Ariosto]] e la poesia latina in Ferrara''; in ''La {{sic|coltura}} estense e la gioventù dell'Ariosto'', Edizione Nazionale delle opere di Giosuè Carducci, volume tredicesimo, Nicola Zanichelli Editore, pp. 175-176; citato (parzialmente) in Janus Pannonius, ''Epigrammi lascivi'', traduzione di Gianni Toti, Fahrenheit 451, 1997, p. 16. ISBN 88-86095-03-1</ref>
*Nella sua poesia [...] c'è molta facilità, ma vi si desidera tutto quello che fa la poesia vera. È un fatto per me oramai fermo: codesti meridionali, dal più al meno, recano nella poesia quella volubilità delle loro chiacchiere, che si devolve per lunghi meandri di versi sciolti o per cadenzati intrecciamenti di strofe senza una cura al mondo del pensiero. Il poeta [[Napoli|napoletano]] tipo è il [[Giovan Battista Marino|Marino]]. È inutile: i meridionali non sono poeti né artisti, non ostante tutte le apparenze: sono musici e filosofi. La poesia (anche questo parrà un paradosso) è delle genti più prosaiche e fredde della Toscana e del Settentrione.<ref group="fonte">Dalla lettera ad un amico che gli aveva inviato un volume di poesie di un giovane napoletano; citato in [[Benedetto Croce]], ''La letteratura della nuova Italia, Saggi critici'', vol. IV, Giuseppe Laterza & Figli, Bari, 1922<sup>2</sup> riveduta, pp. 311-312.</ref>
*Sai che il ''[[Walt Whitman#Foglie d'erba|Fogliame]]'' americano io l'ho tradotto a lettera tre volte con il mio maestro d'inglese, un italiano che scappò in America di 17 anni e ci è stato ventitré, e ha fatto il capitano al servizio della Repubblica nella guerra di secessione contro gli Stati del Sud? È una bestia, sempre ubriaco; ma sente e respira l'America; e non sa quasi nulla d'Italiano; me lo commentava facendo gesti e urli feroci. E mi venne subito la voglia di tradurlo in esametri omerici. Tutti quei nomi a catalogo! Quelle enumerazioni, successioni, quella serie di sentimenti straordinarie e vere! Io ne rimasi e ne sono rapito! Dopo i grandissimi poeti colossali, [[Omero]], [[William Shakespeare|Shakespeare]], [[Dante Alighieri|Dante]], ecc. ci sarà del più pensato, del più profondo, del più perfetto, ma nulla così immediato e originale.<ref group="fonte">Da una lettera all'amico Enrico Nencioni; citato nella prefazione di [[Antonio Spadaro]], p. 29 in Walt Whitman, ''Canto una vita immensa'', a cura di Antonio Spadaro, Ancora, Milano, 2009. ISBN 88-514-0632-4</ref>
*Non rampare di aquile e leoni, non sormontare di belve rapaci, nel santo vessillo; ma i colori della nostra primavera e del nostro paese, dal Cenisio all'Etna; le nevi delle Alpi, l'aprile delle valli, le fiamme dei vulcani.<ref group="fonte">Durante i solenni festeggiamenti per il primo Centenario del [[Bandiera d'Italia|Tricolore]], Reggio Emilia, 7 gennaio 1897; citato in Carlo Azeglio Ciampi e Alberto Orioli, ''Non è il paese che sognavo: taccuino laico per i 150 anni dell'unità d'Italia'', Il Saggiatore, 2010, [https://books.google.it/books?id=ffXnyZPMyR8C&pg=PA90 p. 90]. ISBN 8842816469</ref>
*Non sa ella, signora Contessa, che Domineddio fece apposta il [[Lambrusco]] per annaffiare la carne dell'[[maiale|animale]] fausto ad [[Enea]] e caro ad [[Antonio abate|Antonio abbate]]? E io, per glorificare Dio e benedire la sua provvidenza, mi fermai a Modena a lungo a meditare la Sapienza.<ref group="fonte">Da una lettera alla contessa Ersilia Lovatelli, Bologna, seconda decade di gennaio 1884; in ''Lettere'', vol. 14, Zanichelli, 1952, p. 240.</ref>
*[[Francesco Pastonchi|Pastonchi]]? mai letto tanti brutti versi.<ref group="fonte">Citato in [[Bonaventura Caloro]], ''È lo stato che crea la nazione'', ''La Fiera Letteraria'', aprile 1973.</ref>
*Qui il paese è veramente bello, tale che fa intendere la Scuola [[Umbria|umbra]]: che linee d'orizzonte, che digradante vaporoso di monti in lontananza! Fui ad [[Assisi]]: è una gran bella cosa, paese, città e santuario, per chi intende la natura e l'arte nei loro accordi con la storia, con la fantasia con gli affetti degli uomini. Sono tentato di far due o tre poesie su Assisi e [[Francesco d'Assisi|San Francesco]].<ref group="fonte">Da una lettera a [[Giuseppe Chiarini]], Perugia, 26 luglio 1877; citato in ''La dolce stagione'', [[Luigi Russo]], Editrice Giuseppe Principato, Milano, 1940, p. 454.</ref>
*''Se già sotto l'ale | del nero cappello | nel [[vino|vin]] Cromüello | cercava il signor,<ref>Qui il poeta fa riferimento ad un episodio narrato dal [[René de Chateaubriand|Chateaubriand]] in ''Quatre Stuarts''. Secondo lo scrittore francese, [[Oliver Cromwell|Cromwell]], sorpreso a bere, avrebbe detto agli amici: «Credono che cerchiamo il Signore, ma noi cerchiamo solo un cavatappi» (Il cavatappi era caduto).</ref> || ne' colmi bicchieri | ricerco pur io | men fiero un iddio, | ricerco l'amor.''<ref group="fonte">Da ''[[s:Levia Gravia/Libro II/Brindisi|Brindisi]]'' in ''Levia gravia'', XXV, vv. 1-8.</ref>
*Sette anni fu alla scuola e al convitto del [[Guarino Veronese|Guarino]]; e vi formò lo stile e il costume, quello caldo e abbondante, questo cordiale e sciolto. Ne fan testimonianza gli epigrammi (410, in due libri), per grandissima parte di argomento e sentimento italiani, scritti i più nella gioventù prima; la cui licenza, se bene sia da riferire al genere e al modello [...] e sia da credere che Giano ostenti in gara con lui sporcizia e villania, pure ci appar di soverchio candida la fede e l'attestazione di [[Vespasiano da Bisticci|Vespasiano]], per quanto s'intendeva de' suoi costumi, esser fama che Giovanni fosse vergine.<ref group="fonte">Da ''La gioventù di [[Ludovico Ariosto]] e la poesia latina in Ferrara''; in ''La {{sic|coltura}} estense e la gioventù dell'Ariosto'', Edizione Nazionale delle opere di Giosuè Carducci, volume tredicesimo, Nicola Zanichelli Editore, pp. 174-175.</ref>
*Stamane ho cacciato a sassate un [[organo a rullo|organetto]] che mi sonava sotto la finestra.<ref group="fonte">Da ''Lettere'', volume 14°, Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1944 e segg., p. 204; citato in Salvatore Battaglia, ''Grande Dizionario della Lingua Italiana'', Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1984, p. 78.</ref>
==''A Satana''==
===[[Incipit]]===
<poem>A te, dell'essere
principio immenso,
materia e spirito,
ragione e senso;
mentre ne' calici
il vin scintilla
sì come l'anima
nella pupilla.</poem>
===Citazioni===
*''Via l'aspersorio, | prete, e 'l tuo metro! | no, prete, [[Satana]] | non torna in dietro!'' (vv. 21-24)
*''Nella [[materia]] | che mai non dorme, | re dei fenomeni, | e delle forme, | sol vive Satana.'' (vv. 37-41)
*''E già già tremano | mitre e corone: | dal chiostro brontola | la ribellione, | e pugna e prèdica | sotto la stola | di fra' [[Girolamo Savonarola|Girolamo | Savonarola]]''. (vv. 153-160)
*''Gitta i tuoi vincoli, | uman pensiero, | e splendi e folgora | di fiamme cinto; | materia, inalzati: | Satana ha vinto.'' (vv. 163-168)
===[[Explicit]]===
<poem>Salute, o Satana,
o ribellione,
o forza vindice
della ragione!
Sacri a te salgano
gl'incensi e i voti!
Hai vinto il Geova
de' sacerdoti.</poem>
==''Bozzetti e scherme''==
*[...] il [[Giuseppe Regaldi|Regaldi]] considera con roseo ottimismo tutte le cose e gli uomini tutti. Egli, come ogni poeta da natura e nello stato di natura, è buono. Ammira facilmente, facilissimamente loda; per lui non vi sono né scuole, né partiti, né sette: cita Giuseppe Mazzini e il commendatore Minghetti; ama il Cibrario e il Brofferio; il Prati, Norberto Rosa ed il Révere. È un uomo egregio, che vi apre le braccia e vi sorride di primo acchito; che si esalta della sua stessa parola, e prorompe nella lirica. La sua critica in fatti non è altro che lirica. (p. 9)
*[[Vignola]] è bella terra che giace un po' come Firenze (''si licet'' con quel che segue), se non che ha più apertura e più sfondo, a piè dell'Appennino, tra bei colli e bei fiumi. Benedetta di ubertà e d'ingegno, produsse il [[Jacopo Barozzi da Vignola|Barozzi]] il [[Ludovico Antonio Muratori|Muratori]] e il [[Agostino Paradisi|Paradisi]]; e produce cavoli stupendi, a cui non ho veduto gli eguali nelle mostre agrarie d'Italia. Rammento i cavoli, e frutte vistosissime, e prosciutti molto promettenti; perché alla commemorazione delle glorie passate vollesi unire la dimostrazione del lavoro presente in una esposizione d'agricoltura e d'industria. E fu ottimo consiglio. L'Italia è stata troppo inebriata finora d'idealismo: per me un bel [[cavolo]] e ben coltivato è cosa molto più estetica di cinquecento canti della poesia odierna e di mille cento articoli della stampa anche di opposizione. (p. 104)
*[...] le <span style="letter-spacing:1px">[[Operette morali]]</span> e i <span style="letter-spacing:1px">Pensieri</span> sono di quelle scritture che "гоdono a scorza a scorza", come Dante direbbe, il cuore e il cervello dal quale escono. (p. 162)
*{{NDR|[[Émile Littré]]}} Uomo di tre anime lo avrebber chiamato gli antichi: noi nel totale meraviglioso del suo lavoro dobbiamo anche singolarmente ammirare la ramificazione logica delle ricerche, il progressivo abbarbicare degli studi, il sapiente indentamento delle molte ruote della sua operosità intellettuale in tanti congegni e tutti di effettiva utilità, e più ancora la perseveranza, la coerenza, la virtù, con le quali quel nobilissimo ingegno vide, segui, raggiunse l'unità finale. (pp. 301-302)
*Il [[Auguste Barbier|Barbier]] – discorriamo un po' di politica, se pure la politica quando passi per l'arte ha da chiamarsi ancora così –, non ostante i suoi entusiasmi per ''la grande populace'', non era mica un [[Georges Jacques Danton|dantoniano]], e, tanto meno, un [[Jacques-René Hébert|hebertista]]. Saltando su la restaurazione {{sic|constituzionale}} e l'impero conquistatore, egli fermavasi, è vero, alla repubblica vittoriosa, giusta, costumata, illuminata, che fu l'ideale dei migliori di Francia per più anni dopo il '93. Ma egli, come tutti quasi i cresciuti dopo il '15, era inzuppato di quell'idealismo che avendo per {{sic|gaz}} alimentatore il cristianesimo civile coronava il suo quieto e quasi lunare irraggiamento co 'l mistico alone del romanticismo liberale. (pp. 331-332)
*Egli {{NDR|Auguste Barbier}} il poeta, traeva nella pubblica luce il quarto Stato e le sue piaghe, non per {{sic|conscienza}} politica o previsione ch'egli avesse del prossimo avvenire; ma per un sentimento di benigna equità, direi quasi di carità, direi quasi di sdegno evangelico contro i godenti e i trionfanti del secolo; si spingeva fino al socialismo, ma all' ombra della croce. Simile in ciò a molti di quella nobile ma debole generazione romantica. (pp. 332-333)
*La {{sic|imagine}} della contessa [[Maria Teresa Gozzadini|Gozzadini]] a me piace ricercarla nell'amena solitudine di Ronzano più ancora che nel salottino pompeiano del suo palazzo di via Santo Stefano, ove pure lo spirito di lei scattava cosi luminoso dall'attrito della varia conversazione. Io amo ricollocarla lassù, tra quelle grandi querce, tra quei cipressi nella loro vecchiezza immobili quasi {{sic|mète}} di secoli. Ella, che in gioventù dipinse il paesaggio, che era cresciuta in mezzo a' poeti, aveva della natura un sentimento e una percezione profonda, e sapeva farsene una rappresentazione affettuosa e prossima più che i paesisti e poeti italiani, troppo vagando sui colori e la superficie, non usino avere e rendere. (pp. 373-374)
*Quando conobbi da prima la contessa Gozzadini, mi parve di ravvisare specialmente nelle linee degli angoli frontali i tratti del viso di [[Dante Alighieri|Dante]]. Non lo dissi allora; ma un artista di poi mi notò con più franca asseveranza quello che a me era parso vedere: e ora leggo fatta la stessa osservazione da uno scienziato americano, e so che lo zio Serego offeriva una strana somiglianza co 'l ritratto dell'Alighieri. (p. 374)
*La contessa Gozzadini avendo, oltre il nobil sentire, un singolar temperamento di facoltà vive fini ed argute, di ciò che sentiva e osservava s'era avvezza a rendersi ragione, facendosene un concetto suo ed esprimendolo con verità ferma e immediata. Non enfasi mai, ch'è indizio di anima debole e falsa: non sentimentalità, ch'è accusa d'anima debole e dura: un gran disprezzo della volgarità, vizio ormai comune in basso ed in alto: un ragionar fitto, serrato, giusto, con un guardarvi fiso e chiaro negli occhi, con lampi d'amori e di sdegni, e di quando in quando uno scatto o una scrollata di spalle, poetica, ghibellina. (p. 382)
*{{NDR|Maria Teresa Gozzadini}} Leggeva Dante, e se ne recava seco il volume anche nelle ascensioni alpine; ma non lo teneva in mostra, né mai ne le udii far citazioni e sol una ne ho veduta nelle lettere. Grande amica dell'[[Aleardo Aleardi|Aleardi]], e pure non baciava mai le amiche, e non diceva ''angelo'' né anche alle bambine. Così forte uscì dalla fantastica morbidezza della società veronese, cosi schietta passò tra la compassata e liscia gravità bolognese: senza sforzi e atteggiamenti da originale, temperando la franchezza con una gran gentilezza signorile. (p. 382)
*Se la [[poesia]] è e ha da essere arte, ciò che dicesi forma è e ha da essere della poesia almeno tre quarti. Un [[poeta]] che trascuri la forma non è un poeta: è uno che ha in grandissima stima sé stesso e in assai basso concetto il prossimo suo, co 'l quale in somma egli tratta cosi: – Vedi, tu devi leggere questa roba, non perché sia poesia, ma perché è la {{sic|ebullizione}} del mio cervello e la secrezione del mio cuore: il qual cuore e il qual cervello sono gli organi privilegiati di quel grande idealista, di quel gran realista, di quel grande umorista, di quel bellissimo [[Endimione]] della natura che sono io –. (p. 420)
*Egli {{NDR|[[Guido Mazzoni (letterato)|Guido Mazzoni]]}} tradusse [[Meleagro di Gadara|Meleagro]] e traduce [[Gaio Valerio Catullo|Catullo]] con rara agevolezza e felicità, e ha insieme un debole per la letteratura moderna, specialmente francese. Così tra per la facilità dell'ingegno suo fiorentino e per lo snodamento, acquistato con la coltura e l'esercizio, delle facoltà e tendenze estetiche, egli sgomitola i versi e i metri più difficili che non par fatto suo, e le forme scabre e malagevoli ad altri gli sguisciano levigate e lucide dalla mano, e certe stranezze cercate paiono nel suo stile naturali. Ma a questa sua elegante facilità il Mazzoni, diciamolo sùbito, si lascia andare un po' troppo; e qualche volta dà per rappresentazione fantastica la fosforescenza della frase solleticata dal metro, e all'atteggiamento esterno non ha rispondente sempre un movimento interno dello spirito o un guizzo dell'idea. (pp. 420-421)
==''Ceneri e faville''==
*Ai giudizi dei [[Nemico|nemici]] vuolsi avere sempre la debita osservanza. (serie prima, p. ii)
*''Fratelli, | per diverse terre le vostre ossa | per l'Italia tutta il nome, | ma la religione di voi è qui | e passa | di generazione in generazione | ammonendo | che scienza è libertà''. (serie prima, p. 76)
*{{NDR|Parlando della regione [[Marche]]}} Così benedetta da [[Dio]] di bellezza di varietà di ubertà, tra questo digradare di monti che difendono, tra questo distendersi di mari che abbracciano, tra questo sorgere di colli che salutano, tra questa apertura di valli che arridono. (dal discorso tenuto a Recanati il 29 giugno 1898 in occasione del 1° centenario della nascita di [[Giacomo Leopardi]], serie terza e ultima; p. 26)
*[...] verrà il giorno che il Severo e Clemente, liberatore della città, amatore del mondo, tribuno augusto [[Francesco Coccapieller]], sfromboli giù per il Corso a furia di sferzinate il Parlamento italiano a correre il palio, ignudo. (serie terza e ultima; p. 261)
==''Confessioni e battaglie''==
===Serie prima===
*È pure un vil facchinaggio quello di dovere o volere andar d'accordo co' molti! (p. 122)
*[...] la letteratura che da due secoli ha dato e dà forme più logiche, più spigliate, più facili al pensiero moderno è senza dubbio la [[Letteratura francese|francese]], e per la letteratura di Francia son passate e sonosi mescolate le diverse correnti del genio moderno [...]. (p. 167)
*I giovini non possono generalmente esser [[critico|critici]]; e, per due o tre che riescano, cento lasciano ai rovi della via i brandelli del loro ingegno o ne vengon fuori tutti inzaccherati di pedanteria e tutti irti le vesti di pugnitopi: la critica è per gli anni maturi. (p. 170)
*[...] la [[repubblica]], per me, è l'esplicazione storica e necessaria e l'assettamento morale della democrazia ne' suoi termini razionali: la repubblica, per me è il portato logico dell'umanesimo che pervade ormai tutte le istituzioni sociali. (p. 270)
===Serie seconda===
*L'[[arte]], come la concepisco e come non arrivo a farla io, è cosa altamente e perfettamente [...] aristocratica. (p. 53)
*{{NDR|Su [[Francesco Giuseppe I d'Austria]]}} Riprendemmo Roma al papa, riprenderemo Trieste all'imperatore. A questo imperatore degl'impiccati. (p. 209)
*''[[Guglielmo Oberdan]] | morto santamente per l'Italia | terrore ammonimento rimprovero | ai tiranni di fuori | ai vigliacchi di dentro.'' {{NDR|[[Epigrammi|epigramma]]}} (p. 223)
*[...] l'Inghilterra [...] vanta la più originale e la più libera e la più vera delle [[Letteratura inglese|letterature]] moderne [...]. (<!--da ''Mosche cocchiere'', -->p. 453)
*E la nuova generazione ha il diritto di farsi avanti e che non gli s'impedisca il terreno alle prove, tanto più che parecchi di quei gagliardi hanno valore e destrezza al maneggio più che non vogliasi o non s'infinga credere dai mal disposti. Ahi triste cosa l'invidia alla gioventù! e brutto segno di piccolo e pigro animo nelle persone e di vecchiezza degenerante ne' popoli l'[[Misoneismo|odio a ciò che è o vuole o pare esser nuovo]]! Ma le mosche, per altro, le mosche cocchiere sono pur le male bestie e noiose! Si fermano alla prima osteria e van ronzando negli orecchi alla gente – Vedete là quella carrozzaccia tutta stinta e sdrucita e sgangherata, co' sedili che paiono schiene d'asini pelati, con una rota sola e mezzo timone? Quella è la carrozza del nostro paese. Ma ora veniamo in questo paese a rifarla, e ci abbiamo attaccato un Pegaso Pacolet, e sono io che guido. Zu, zu, zu. – A un viaggiatore scappa la pazienza e tira una cenciata – Va via, brutta bestia. (<!--da ''Mosche cocchiere'', -->pp. 469-470)
==''Della «Canzone di Legnano»''==
===[[Incipit]]===
{{centrato|IL PARLAMENTO<br />I.}}<br />
<poem>Sta Federico imperatore in Como.
Ed ecco un messaggero entra in Milano
da Porta Nova a briglie abbandonate.
«Popolo di Milano,» ei passa e chiede,
«fatemi scorta al console Gherardo.»
Il consolo era in mezzo de la piazza,
e il messagger piegato in su l'arcione
parlò brevi parole e spronò via.
Allor fe' cenno il console Gherardo,
e squillaron le trombe a parlamento.</poem>
===Citazioni===
*''Ed allora per tutto il parlamento | trascorse quasi un fremito di belve.'' (vv. 115-116)
*''Venne il dì nostro | (o milanesi), e vincere bisogna.'' (v. 122-123<ref group="fonte">Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/661#c1839|629]].</ref>)
==''Giambi ed epodi''==
===[[Incipit]]===
<poem>No, non son morto. Dietro me cadavere
Lasciai la prima vita. Sopra i vólti
Che m'arrideano impallidîr le rose,
Moriro i sogni de la prima età.</poem>
===Citazione===
*''Coraggio, amici. Se di vive fonti | córse, tócco dal santo, il balzo alpin''<ref>Si accenna alla fonte che secondo la leggenda [[Francesco d'Assisi|San Francesco]] fece scaturire presso il santuario della Verna. {{NDR|Nota del curatore}}</ref>'' | a voi saggi ed industri i patrii monti | iscaturiscan di fumoso [[vino|vin]]; || del vin ch'edúca il forte suolo amico | di ferro e zolfo con natia virtú: | co 'l quale io libo al padre Tebro antico, | al Tebro tolto al fin di [[servitù]]''. (''[[s:Giambi ed epodi/Libro I/Agli amici della valle Tiberina|Agli amici della valle Tiberina]]'', I, vv. 29-36)
*''Oh non per questo dal fatal di [[Scoglio di Quarto|Quarto]] | lido il naviglio de i mille salpò, | né Rosolino Pilo aveva sparto | suo gentil sangue che vantava Angiò''. (''[[s:Giambi ed epodi/Libro I/La Consulta araldica|La Consulta araldica]]'', XI, vv. 25-28<ref group="fonte">Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', U. Hoepli, Milano, 1921, p. 381.</ref>)
*''Maledetta | sii tu, mia patria antica, | su cui l'onta de l'oggi e la vendetta | de i secoli s'abbica!'' (''[[s:Giambi ed epodi/Libro I/In morte di Giovanni Cairoli|In morte di Giovanni Cairoli]]'', XIII, vv. 117-120)
*''La nostra patria è vile.'' (''[[s:Giambi ed epodi/Libro I/In morte di Giovanni Cairoli|In morte di Giovanni Cairoli]]'', XIII, v. 132)
*''Impronta Italia domandava Roma, | [[Bisanzio]] essi le han dato.'' (''[[s:Giambi ed epodi/Libro II/Per Vincenzo Caldesi|Per Vincenzo Caldesi]]'', XVIII, vv. 27-28)
*{{NDR|[[Giuseppe Mazzini]]}} ''E un popol morto dietro a lui si mise. || Esule antico, al ciel mite e severo | leva ora il volto che giammai non rise, | — tu sol — pensando — o idëal, sei vero.'' (''[[s:Giambi ed epodi/Libro II/Giuseppe Mazzini|Giuseppe Mazzini]]'', XXIII, vv. 11-14)
*''Ma voi siete cristiane, o Maddalene! | Foste da' preti a scuola. | Siete moderne! avete ne le vene | l'Aretino e il Loiola''. (''[[s:Giambi ed epodi/Libro II/A proposito del processo Fadda|A proposito del processo Fadda]]''<ref group="fonte">Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 536.</ref>, XXIX, vv. 45-48)
*{{NDR|Da [[Perugia]]}} ''E il sol nel radiante azzurro immenso | fin de gli [[Abruzzo|Abruzzi]] al biancheggiar lontano | folgora, e con desio d'amor più intenso | ride a' monti de l'[[Umbria]] e al verde piano''. (''[[s:Giambi ed epodi/Libro II/Il canto dell'Amore|Il canto dell'amore]]'', XXX, vv. 37-40)
*''Da le vie, da le piazze gloriose, {{NDR|dell'[[Umbria]]}} | ove, come dal maggio ilare a i dì | boschi di querce e cespiti di rose, | la libera de' padri arte fiorì''; [...]. (''[[s:Giambi ed epodi/Libro II/Il canto dell'Amore|Il canto dell'amore]]'', XXX, vv. 81-84)
==''Juvenilia''==
===[[Incipit]]===
<poem>Ah per te<ref>Al libro [1866].</ref> Orazio prèdica al vento!
Del patrio carcere non sei contento,
la chiave abomini grata a i pudichi,
agogni a l'aere de' luoghi aprichi.
E dove, o misero, dove n'andrai.
Dove un ricovero trovar potrai,
o de' miei giovini lustri diletto,
o mio carissimo tenue libretto?</poem>
===Citazioni===
*{{NDR|[[Vittorio Alfieri]]}} ''O de l'italo agon supremo atleta | misurator, di questa setta imbelle, | che stranïata il sacro allòr ti svelle | che vuol la santa bile irrequïeta? || E a qual miri sai tu splendida meta | ed a che fin drizzato abbian le stelle | questa età che di ciance e di novelle | per quanto ingozzi e più e più si asseta''? (''[[s:Juvenilia/Libro III/Vittorio Alfieri|Vittorio Alfieri]]'', XLIII, vv. 1-8)
*{{NDR|[[Dante Alighieri]]}} ''Forti sembianze di novella vita | circondar la tua cuna, | o re del canto che più alto mira. | Gentil virago ardita, | quale non vider mai le argive sponde | né le latine, e d'amor balda e d'ira, | te venìa la bella | toscana libertade; e il pargoletto | già magnanimo petto | ti confortava de la sua mammella. | Tutta accesa ne' raggi di sua sfera, | mite insieme ed austera, | venne la fede; e per un popoloso | di visioni e d'ombre oscuro lito | la porta ti mostrò dell'infinito''. (''[[s:Juvenilia/Libro IV/Dante|Dante]]'', LX, vv. 1-15)
*''Dimmi, triangoluzzo mio squadrato, | che al mondo se' degli animali rari, | furono prima i ciuchi o i somari? | e quel tuo capo è un circolo o un quadrato? || Anco: il cervel, se fior te n'è restato, | è isoscelo o scaleno o ha lati pari? | Se' tu l'ambasciador de' calendari, | o un parallelogrammo battezzato?'' (''[[s:Juvenilia/Libro V/A un geometra|A un geometra]]'', LXX, vv. 1-8)
*''Or chi pria leverà d'[[Italia]] il grido | spezzando il vario, infame, antico freno? | Di martiri e d'eroi famoso nido, | voi [[Modena]] e [[Bologna]]. Oh al dì sereno || di libertà cresciute, anime altere | tra i ceppi sanguinanti e gli egri esigli | e gli orrendi martòri in prigion nere, || voi ne' tedeschi e ne' papali artigli | chi più mai renderà, poi che un volere | raccoglie alfin de la gran madre i figli?'' (''[[s:Juvenilia/Libro VI/Modena e Bologna|Modena e Bologna]]'', XC, vv. 5-14)
==''Odi barbare''==
===[[Incipit]]===
<poem>Odio l'usata [[poesia]]: concede
comoda al vulgo i flosci fianchi e senza
palpiti sotto i consueti amplessi
stendesi e dorme.
A me la strofe vigile, balzante
co 'l plauso e 'l piede ritmico ne' cori:
per l'ala a volo io còlgola, si volge
ella e repugna.</poem>
===Citazioni===
*''Lieta del fato [[Brescia]] raccoltemi, | Brescia la forte, Brescia la ferrea, | Brescia leonessa d'Italia | beverata nel sangue nemico.'' (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Alla Vittoria - Tra le rovine del tempio di Vespasiano in Brescia|Alla Vittoria, tra le rovine del tempio di Vespasiano in Brescia]]'', libro I, vv. 37-40)
*''Salve, [[Umbria]] verde, e tu del puro fonte | nume Clitumno!'' (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Alle fonti del Clitumno|Alle fonti del Clitumno]]'', libro I, vv. 25-26)
*''[[Roma]], ne l'aer tuo lancio l'anima altera volante: | accogli, o Roma, e avvolgi l'anima mia di luce''. (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Roma|Roma]]'', libro I, vv. 1-2)
*''Anch'ei, tra 'l dubbio giorno d'un gotico | tempio avvolgendosi, l'[[Dante Alighieri|Alighier]] trepido | cercò l'immagine di Dio nel gemmeo | pallore d'una femina''. (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/In una chiesa gotica|In una chiesa gotica]]'', libro I, vv. 21-24)
*''Surge nel chiaro inverno la fosca turrita [[Bologna]], | e il colle di sopra bianco di neve ride''. (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Nella piazza di San Petronio|Nella piazza di San Petronio]]'', libro I, vv. 1-2)
*[...] ''quando [[Odoacre]] dinanzi a l'impeto | di [[Teodorico il Grande|Teodorico]] cesse, e tra l'èrulo | eccidio passavan sui carri | dritte e bionde le donne amàle || entro la bella [[Verona]], odinici | carmi intonando: raccolta al vescovo | intorno, l'italica plebe | sporgea la croce supplice a' Goti''. (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Davanti il Castel Vecchio di Verona|Davanti il Castel Vecchio di Verona]]'', libro I, vv. 5-12)
*{{NDR|Sul [[Lago di Garda]]}} [...] ''una gran tazza argentea, || cui placido olivo per gli orli nitidi corre | misto a l'eterno lauro.'' (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Sirmione|Sirmione]]'', libro I, v. 4)
*''Breve ne l'onda placida avanzasi | [[Scoglio di Quarto|striscia di sassi]]. Boschi di lauro | frondeggiano dietro spirando | effluvi e murmuri ne la sera. |'' [...] ''| Par che da questo nido pacifico | in picciol legno l'uom debba movere | secreto a colloqui d'amore | leni su zefiri, la sua donna | fisa guatando l'astro di [[Venere (astronomia)|Venere]].'' (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Scoglio di Quarto|Scoglio di Quarto]]'', libro I, vv. 1-4, 9-13)
*''Superba ardeva di lumi e cantici | nel mar morenti lontano [[Genova]] | al vespro lunare dal suo | arco marmoreo di palagi.'' (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Scoglio di Quarto|Scoglio di Quarto]]'', libro I, vv. 29-32)
*''Fulgida e bionda ne l'adamantina | luce del serto tu passi''. (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Alla regina d'Italia - XX Nov. MDCCCLXXVIII|Alla Regina d'Italia]]'', libro I, vv. 29-30)
*''Già il mostro {{NDR|la [[locomotiva a vapore]]}}, conscio di sua metallica | anima, sbuffa, crolla, ansa, i fiammei | occhi sbarra; immane pe 'l buio | gitta il fischio che sfida lo spazio.'' (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro II/Alla stazione in una mattina d'autunno|Alla stazione in una mattina d'autunno]]'', libro II, vv. 29-32)
*''Oh qual caduta di foglie, gelida, | continua, muta, greve, su l'anima! | io credo che solo, che eterno, | che per tutto nel mondo è [[novembre]].'' (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro II/Alla stazione in una mattina d'autunno|Alla stazione in una mattina d'autunno]]'', libro II, vv. 53-56)
*{{NDR|[[Marzo]]}} ''Quale una incinta, su cui scende languida | languida l'ombra del sopore e l'occupa, | disciolta giace e palpita su 'l talamo, | sospiri al labbro e rotti accenti vengono | e súbiti rossor la faccia corrono ||'' [...] ''Chinatevi al lavoro, o validi omeri; | schiudetevi agli amori, o cuori giovani; | impennatevi a sogni, ali dell'anime; | irrompete alla guerra, o desii torbidi: | ciò che fu torna e tornerà nei secoli''. (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro II/Canto di Marzo|Canto di marzo]]'', libro II, vv. 1-5, 26-30)
*[...] ''[[Nuvola|vacche del cielo]]'' [...]. (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro II/Canto di Marzo|Canto di marzo]]'', libro II, v. 11)
*''L'[[ora]] presente è in vano, non fa che percuotere e fugge, | sol nel [[passato]] è il bello, sol ne la [[morte]] è il vero.'' (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro II/Presso l'urna di Percy Bysshe Shelley|Presso l'urna di Percy Bysshe Shelley]]'', libro II, vv. 3-4)
*''Ah, ma non ivi alcuno de' novi poeti mai surse, | se non tu forse, [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]], spirito di titano, | entro virginee forme''. (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro II/Presso l'urna di Percy Bysshe Shelley|Presso l'urna di Percy Bysshe Shelley]]'', libro II, vv. 41-42)
===Citazioni sulle ''Odi barbare''===
*Le ''Barbare'' sono serti di fiori posti su delle tombe; o corone di cipresso appese ad abbandonate are votive. Il Carducci è apparso come un superstite di altri tempi, venuto a narrare a noi delle saghe antiche, che il secolo desueto non intendeva oramai più. E della sua solitudine ebbe anch'egli coscienza. Onde quella tristezza elegiaca di parecchie, delle più belle e più sincere forse, delle ''Odi barbare'', quella quasi nostalgica adorazione di rovine: quel sentirsi sfiorare dolcemente la fronte dall'ala trista dei secoli: quel desiderio di essere tratto dai fiumi eterni verso l'eterno nulla [...]. ([[Eugenio Donadoni]])
==''Rime e ritmi''==
===[[Incipit]]===
'''Alla signorina Maria A.'''
<poem>O Piccola Maria,
di versi a te che importa?
Esce la poesia,
o piccola Maria,
quando malinconia
batte del cor la porta.
O piccola Maria,
di versi a te che importa?</poem>
===Citazioni===
*''Contessa, che è mai la [[vita]]? | È l'ombra d'un sogno fuggente. | La favola breve è finita, | il vero immortale è l'[[amore|amor]].'' (''[[s:Rime e ritmi/Jaufré Rudel|Jaufré Rudel]]'', vv. 73-76)
*''Salve, [[Piemonte]]! A te con melodia | mesta, da lungi risonante, come | gli epici canti del tuo popol bravo, | scendono i fiumi. || Scendono pieni, rapidi, gagliardi, | come i tuoi cento battaglioni, e a valle | cercan le deste a ragionar di gloria | ville e cittadi''. (''[[s:Rime e ritmi/Piemonte|Piemonte]]'', 9-16)
*[...] ''e da Superga nel festante coro | de le grandi Alpi la regal [[Torino]] | incoronata di [[vittoria]], ed [[Asti]] | repubblicana''. (''[[s:Rime e ritmi/Piemonte|Piemonte]]'', vv. 33-36)
*{{NDR|A [[Carlo Alberto di Savoia]]}} [...] ''oggi ti canto, o re de' miei verd'anni, | re per tant'anni bestemmiato e pianto, | che via passasti con la spada in pugno | ed il cilicio | al cristian petto, italo Amleto''. (''[[s:Rime e ritmi/Piemonte|Piemonte]]'', vv. 65-69)
*''[[Italia]] | assunta novella tra le genti''. (''[[s:Rime e ritmi/Cadore|Cadore]]'', vv. 163-164)
*{{NDR|[[Carlo Goldoni]]}} ''A te, porgente su l'argenteo Sile | le braccia a l'avo da l'opima cuna, | ne la festante ilarità senile | parve la vita accorrere con una || marïonetta in mano. Al sol d'aprile | te fuggente la logica importuna | presago accolse il comico navile | veleggiando la tacita laguna''. (''[[s:Rime e ritmi/Carlo Goldoni|Carlo Goldoni]]'', I, vv. 1-8)
*''Quando, novello Procida, | e più vero e migliore''<ref>Per il refuso su ''più vero e maggiore'', {{cfr}} [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/764#c2046|732]].</ref>'', innanzi e indietro, | arava ei l'onda sicula;'' [...]. (''[[s:Rime e ritmi/Alla figlia di Francesco Crispi|Alla figlia di Francesco Crispi]]'', vv. 17-19)
*''Seco venga a' lidi tuoi | fe' d'opre alte e leggiadre, | o isola del sole, o tu d'eroi | [[Sicilia]] antica madre.'' (''[[s:Rime e ritmi/Alla figlia di Francesco Crispi|Alla figlia di Francesco Crispi]]'', vv. 29-32)
*[...] ''come, o [[Ferrara]], bello ne la splendida ora d'Aprile | ama il memore sole la tua pace!'' (''[[s:Rime e ritmi/Alla città di Ferrara|Alla città di Ferrara]]'', vv. 5-6)
*''Salve, Ferrara, co'l tuo fato in pugno | ultima nata, creatura nova | de l'Appennin, del Po, del faticoso | dolore umano!'' (''[[s:Rime e ritmi/Alla città di Ferrara|Alla città di Ferrara]]'', vv. 93-96)
*''Ombra d'un fiore è la beltà, su cui | bianca farfalla poesia volteggia: | eco di tromba che si perde a valle | è la potenza.'' (''[[s:Rime e ritmi/La chiesa di Polenta|La chiesa di Polenta]]'', vv. 13-16)
*''Fuga di tempi e barbari silenzi | vince e dal flutto de le cose emerge | sola, di luce a' secoli affluenti | faro, l'[[idea]].'' (''[[s:Rime e ritmi/La chiesa di Polenta|La chiesa di Polenta]]'', vv. 17-20)
==''Rime nuove''==
===[[Incipit]]===
<poem>Ave, o [[rima]]! Con bell'arte
su le carte
te persegue il trovadore;
ma tu brilli, tu scintilli,
tu zampilli
su del popolo dal cuore.
O scoccata tra due baci
ne i rapaci
volgimenti de la danza,
come accordi ne' due giri
due sospiri,
di memoria e di speranza!</poem>
===Citazioni===
*''[[Sonetto|Breve e amplissimo carme]]'' [...]. (''[[s:Rime nuove/Libro II/Al sonetto|Al sonetto]]'', III, v. 1)
*''Pur ne l'ombra de' tuoi lati velami | gli umani tedi, o notte, ed i miei bassi | crucci ravvolgi e sperdi: a te mi chiami, | e con te sola il mio cuor solo stassi. || Di quai d'ozio promesse adempi e sbrami | gl'irrequïeti miei spiriti lassi? | E qual doni potenza a i pensier grami | onde a l'eterno o al nulla errando vassi? || O diva [[notte]], io non so già che sia | questo pensoso e presago diletto | ove l'ire e i dolor l'anima oblia: || ma posa io trovo in te, qual pargoletto | che singhiozza e s'addorme de la pia | ava abbrunata su l'antico petto.'' (''[[s:Rime nuove/Libro II/Di notte|Di notte]]'', VII)
*''Te che solinghe balze e mèsti piani | ombri, o [[quercia]] pensosa, io più non amo, | poi che cedesti al capo de gl'insani | eversor di cittadi il mite ramo.'' (''[[s:Rime nuove/Libro II/Colloqui con gli alberi|Colloqui con gli alberi]]'', VIII, vv. 1-4)
*''Né te, [[alloro|lauro]] infecondo, ammiro o bramo, | che mènti e insulti, o che i tuoi verdi e strani | orgogli accampi in mezzo al verno gramo | o in fronte a calvi imperador romani.'' (''[[s:Rime nuove/Libro II/Colloqui con gli alberi|Colloqui con gli alberi]]'', VIII, vv. 5-8)
*''Amo te, [[vigna|vite]], che tra bruni sassi | pampinea ridi, ed a me pia maturi | il sapïente de la vita oblio.'' (''[[s:Rime nuove/Libro II/Colloqui con gli alberi|Colloqui con gli alberi]]'', VIII, vv. 9-11)
*''Ma più onoro l'[[abete]]: ei fra quattr'assi, | nitida [[bara]], chiuda al fin li oscuri | del mio pensier tumulti e il van desio.'' (''[[s:Rime nuove/Libro II/Colloqui con gli alberi|Colloqui con gli alberi]]'', VIII, vv. 12-14)
*''T'amo, o pio [[bue|bove]]; e mite un sentimento | di vigore e di pace al cor m'infondi. | O che solenne come un monumento | tu guardi i campi liberi e fecondi, | o che al giogo inchinandoti contento | l'agil opra de l'uom grave secondi:'' [...]. (''[[s:Rime nuove/Libro II/Il bove|Il bove]]'', IX, vv. 1-6)
*''Il divino del [[pianura|pian]] silenzio verde''. (''[[s:Rime nuove/Libro II/Il bove|Il bove]]'', IX, v. 14)
*''Siede novembre su le vie festanti | ove il maggio s'aprì de' miei pensieri, | e spettral ne la nebbia alza i giganti | templi la tua città, [[Dante Alighieri]]. || Meglio cosí; ch'io non mi vegga avanti | gli academici Lapi e i Bindi artieri: | Io vo' vedere il cavalier de' santi, | il santo io vo' veder de' cavalieri. || Forza di gioventù lieta da' marmi | fiorente, ch'ogni loda a dietro lassi | d'achei scalpelli e di toscani carmi, || degno, [[San Giorgio]] (oh con quest'occhi lassi | il vedess'io), che innanzi a te ne l'armi | un popolo d'eroi vincente passi.'' (''[[s:Rime nuove/Libro II/San Giorgio di Donatello|San Giorgio di Donatello]]'', XIV)
*''[[Dante Alighieri|Dante]], onde avvien che i vóti e la favella | levo adorando al tuo fier simulacro, | e me sul verso che ti fè già macro | lascia il sol, trova ancor l'alba novella? |'' [...] ''| son chiesa e impero una ruina mesta | cui sorvola il tuo canto e al ciel risona: | muor Giove, e l'inno del poeta resta''. (''[[s:Rime nuove/Libro II/Dante|Dante]]'', XVI, vv. 1-4 e 12-14)
*''L'albero a cui tendevi | la pargoletta mano, | il verde [[melograno]] | da' bei vermigli fior, || nel muto orto solingo | rinverdì tutto or ora | e giugno lo ristora | di luce e di calor. || Tu fior de la mia pianta | percossa e inaridita, | tu de l'inutil vita | estremo unico fior, || sei ne la terra fredda, | sei ne la terra negra; | né il sol più ti rallegra | né ti risveglia amor.'' {{NDR|[[Elegie funebri dalle poesie|elegia funebre]]}} (''[[s:Rime nuove/Libro III/Pianto antico|Pianto antico]]'', XLII)
*''[[Maggio]] risveglia i nidi, | maggio risveglia i cuori; | porta le ortiche e i fiori, | i serpi e l'usignol.'' (''[[s:Rime nuove/Libro III/Maggiolata|Maggiolata]]'', L, vv. 1-4)
*''La [[nebbia]] agl'irti colli | [[Pioggia|piovigginando]] sale, | e sotto il maestrale | urla e biancheggia il [[mare|mar]]; || ma per le vie del borgo | dal ribollir de' [[Tino (vinificazione)|tini]] | va l'aspro odor de i [[vino|vini]] | l'anime a rallegrar. || Gira sui ceppi accesi | lo spiedo scoppiettando: | sta il cacciator fischiando | su l'uscio a rimirar | tra le rossastre nubi | stormi d'uccelli neri | com'esuli pensieri | nel vespero migrar''. (''[[s:Rime nuove/Libro III/San Martino|San Martino]]'', LVIII, vv. 1-16)
*{{NDR|Sulla [[Sicilia]]}} ''Sai tu l'isola bella, a le cui rive | manda il Ionio i fragranti ultimi baci | nel cui sereno mar Galatea vive | e su' monti Aci?'' (''[[s:Rime nuove/Libro IV/Primavere elleniche II|Primavere elleniche II]]'', LXIII, vv- 1-4)
*''De l'ombroso pelasgo [[Monte Erice|Èrice]] in vetta | eterna ride ivi Afrodite e impera, | e freme tutt' amor la benedetta | da lei costiera''. (''[[s:Rime nuove/Libro IV/Primavere elleniche II|Primavere elleniche II]]'', LXIII, vv. 5-8)
*''Meglio operando oblïar, senza indagarlo; | questo enorme mister de l'[[universo]]!'' (''[[s:Rime nuove/Libro V/Idillio maremmano|Idillio maremmano]]'', LXVII, vv. 38-39)
*''Odio la faccia tua stupida e tonda, | l'inamidata cotta, | monacella lasciva ed infeconda, | [[Luna|celeste paölotta]]'' (''[[s:Rime nuove/Libro V/Classicismo e romanticismo|Classicismo e Romanticismo]]'', LXIX, vv. 37-40)
*''Si volse il prete a dire: Ite. Potente | ruppe il sole a le nubi sormontando, | e incoronò d'un'iride scendente | la bella donna che sorgea pregando. | Corse tra le figure bizantine | vermiglio un riso come di pudor; | ma la [[Maria|Madonna]] le pupille chine | tenea su 'l figlio, e mormorava – Amor''. (''[[s:Rime nuove/Libro V/Da la qual par ch'una stella si mova|Da la qual par ch'una stella si mova]]'', LXXI, 33-40)
*''I [[cipresso|cipressi]] che a Bólgheri alti e schietti | van da San Guido in duplice filar, | quasi in corsa giganti giovinetti | mi balzarono incontro e mi guardâr.'' (''[[s:Rime nuove/Libro V/Davanti san Guido|Davanti san Guido]]'', LXXII, vv. 1-4)
*''Su 'l castello di [[Verona]] | batte il [[sole]] a mezzogiorno | da la Chiusa al pian rintrona | solitario un suon di [[Corno (strumento musicale)|corno]],'' [...]. (''[[s:Rime nuove/Libro VI/La leggenda di Teodorico|La leggenda di Teodorico]]'', LXXVI, vv. 1-4)
*''Sanguinosa, in un sorriso | di martirio e di splendor: | di [[Severino Boezio|Boezio]] è il santo viso, | del romano senator.'' (''[[s:Rime nuove/Libro VI/La leggenda di Teodorico|La leggenda di Teodorico]]'', LXXVI, vv. 101-104)
*[...] ''o noci della [[Carnia]] addio! | Erra tra i vostri rami il pensier mio | sognando l'ombre d'un tempo che fu!'' (''[[s:Rime nuove/Libro VI/Il comune rustico|Il comune rustico]]'', LXXVII, vv. 7-9)
*''Cittadini di palagio, | mercanti e buon artieri; | e voi conti di maremma, | dai selvatici manieri; || voi di Corsica visconti, | voi marchesi de' confini; | voi che re siete in Sardegna | ed in [[Pisa]] cittadini; || voi che in volta del levante | mainaste or or la vela: | pria che arrossi la Verruca | e si spenga la candela, || fuori porta del parlascio, | su correte arditamente! | Su, su, popolo di Pisa, | cavalieri e buona gente!'' (''[[s:Rime nuove/Libro VI/Faida di comune|Faida di comune]]'', LXXIX, vv. 109-124)
*''Hallali''<ref>''Hallalí'' è grido di caccia nella lingua francese, oggi accolto, credo, anche nelle nobili cacce italiane; e può accogliersi, parmi, perché in fine non è altro che un composto d'interiezioni e di avverbi comuni alle due lingue. {{NDR|Nota del curatore}}</ref>'', hallali, gente d'Habsburgo! | Ad una caccia eterna io con te surgo;'' [...]. (''[[s:Rime nuove/Libro VI/Ninna nanna di Carlo V|Ninna-nanna di Carlo V]]'', LXXX, vv. 33-34)
*''Poeta, su 'l tuo capo sospeso ho il tricolore | che da le spiagge d'Istria da l'acque di Salvore | la fedele di Roma, [[Trieste]], mi mandò''. (''[[s:Rime nuove/Libro VI/A Vittore Hugo|A Victor Hugo]]'', LXXXI, vv. 49-51)
==[[Incipit]] di ''Conversazioni critiche''==
Lodiamo di buon animo i buoni pensieri ne' due scritti del dott. C., intitolati I beni della letteratura e I mali della lingua latina, intorno agli offici delle lettere e dei letterati, intorno alle pessime condizioni dell'educazione letteraria qual fu e qual è in parte ancora fra noi e alla necessità di una educazione piú veramente civile.
==Citazioni su Giosuè Carducci==
*A Giosuè Carducci, un dì tanto combattuto pe' suoi eccessi verbali, furono alla fine tributati onori singolari. Non solo egli fu chiamato "il poeta della terza Italia", ch'è appena cominciata, ma il Parlamento nazionale gli decretò un monumento a Roma; dove non l'hanno Virgilio, Dante, Michelangelo, Colombo, Vittorio Alfieri, primo poeta e profeta del Risorgimento, e neppure Alessandro Volta, la cui scoperta torna oggi sì possente alla civiltà del mondo. Ma a Roma era rivolta l'anima del poeta maremmano; il verso di Dante sul "gran veglio" simbolico,<br><div style="text-align:center;">E Roma guarda sì come suo speglio,</div>si adatta a lui, avvivatore delle tradizioni italiche. ([[Raffaello Barbiera]])
*Antiromantico, antimanzoniano ed anticristiano si dichiarò apertamente Giosuè Carducci, quando poco più che ventenne incominciò a farsi conoscere nella sua Toscana. Armato di cultura pagana e classica parve dapprima scendere in campo come un restauratore del classicismo, quasi un continuatore del Foscolo e dell'Alfieri; ma non tardò ad affermare la sua personalità gettando in quella forma classica pensieri modernissimi, come nell'''Inno a Satana'' che è un entusiastico saluto al progresso ed alla libertà. ([[Pietro Orsi]])
*[[Bologna]] era bella, amabile, degna di essere goduta con l'anima e la carne. Dietro le luminose vetrine della libreria Zanichelli aleggiava ancora lo spirito eternamente corrucciato del Carducci. ([[Rino Alessi]])
*Carducci è l'ultima tempra d'uomo che abbia avuto la nostra poesia, l'ultimo poeta che nel mondo non abbia veduto soltanto se stesso, ma anche il prossimo. È un uomo quadrato, più ricco di fantasia che Pascoli e D'Annunzio e più complesso di entrambi nel suo svolgimento poetico. ([[Attilio Momigliano]])
*Egli sembra, anche nell'aspetto, una di quelle foreste sul lido del suo mare, le quali anche nella più quieta serenità pare che si contorcano alle raffiche del libeccio. ([[Giovanni Pascoli]])
*Gli italiani nuovi sono stati tutti più o meno scolari del Carducci; hanno imparato alla sua scuola qualche cosa.<br>Egli insegnava non soltanto dalla cattedra e coi libri, ma con la persona e quasi con l'aspetto soltanto, maschio e severo, con tutto l'esempio di una vita spesa nel lavoro assiduo e glorioso, con tutta la forza di verità e di schiettezza che si comunicava dalla sua presenza muta. ([[Renato Serra]])
*Fra i postillatori di libri delle pubbliche biblioteche dobbiamo comprendere anche {{sic|Giosue}} Carducci<ref>La variante ''Giosue'' non è del tutto inconsueta: è utilizzata anche dalla ''[https://www.treccani.it/enciclopedia/giosue-carducci/ Enciclopedia on line Treccani]''.</ref>: però il Carducci giovinetto, che quando egli fu più maturo nessuno lo superò nell'amore e nel rispetto dei libri, dei libri suoi, nonché dei libri altrui. Il Carducci dal 1849 al 1852, mentre era scolaro nei corsi di Umanità e di Retorica alle Scuole Pie di Firenze, frequentò la [[Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze|Biblioteca Nazionale]], allora Magliabechiana, e [[Salomone Morpurgo]] ha voluto ricercare nei registri di quel tempo i ricordi delle letture di lui. Egli compare la prima volta nel registro il 4 dicembre 1849, e poi molte altre volte dopo, firmando talora col solo cognome, altre volte premettendovi le iniziali G. A. che richiamano anche il suo secondo nome di battesimo, Alessandro, e assai spesso anche collo pseudonimo di ''GAC de la Valle''. In un esemplare dell'''Acerba'' di Cecco d'Ascoli, in fine del libro V, sotto i versi della famosa invettiva contro Dante, così il Carducci scrisse di suo pugno: ''Questo poeta, dopo che tanto e tanto ciarlato ha, Niuno l'ha inteso e niun lo intenderà. G. Carducci, E. Nencioni: 20 giugno 1850''. ([[Giuseppe Fumagalli]])
*Giosuè Carducci in mezzo al culto amoroso della poesia non ha abbandonato gli studi severi della critica. Nel Carducci conviene distinguere due persone, il poeta ed il critico; il primo non rassomiglia punto al secondo. Enotrio poeta è impetuoso, irrequieto, impaziente d'ogni difficoltà, e sempre pronto a rompere, come il Duca di Borgogna, l'orologio se suoni un'ora che lo chiami a ciò ch'egli non vuole. Il critico invece medita lungamente e scrive avvisato ed arguto, sapendo unire agli splendori dell'immaginazione la forma {{sic|culta}} ed elegante, l'erudizione profonda. Il Carducci sa tenersi lontano dalla nebulosità del De Sanctis, dalla elegante leggerezza del Settembrini, dalla troppo minuziosa analisi del Camerini e si manifesta co' suoi ''Studi letterarî'' uno dei più dotti ed arguti critici d'Italia, accoppiando alla serietà alemanna, la vivacità ed il calore degli ingegni del mezzogiorno. ([[Pompeo Gherardo Molmenti]])
*Il Carducci è l'ultimo dei poeti dell'Italia antica, più che il primo dei poeti dell'Italia nuova. ([[Eugenio Donadoni]])
*L'ispirazione carducciana è figlia dell'erudizione, e il Carducci è così strano poeta che, dopo d'avere incominciato tardi a produrre i suoi {{sic|capilavori}}, lascia trascorrere anni ed anni tra l'uno e l'altro e ne produce pochissimi. ([[Paolo Orano]])
*La storia nell'anima di Carducci, con buona pace del suo metodo storico, è quasi sempre una proiezione di presente negli sfondi lontani, per dargli autorità e obiettività. La storia in Carducci è polemica. Poeta della storia potrebbe al più significare poeta drammatico, e Carducci non creò una persona artistica fuori della sua personalità lirica. ([[Scipio Slataper]])
*Ma non si può né si deve dire che Giosuè Carducci sia il poeta di un'epoca, l'uomo rappresentativo di qualche cosa come una civiltà. No. Nell'opera sua manca ogni creazione di idee. Carducci deriva, non crea; e deriva non soltanto il pensiero che, del resto, in lui è sempre allo stato frammentario, dai Greci, dai Latini, dai Tedeschi e dai Francesi; ma anche l'immagine. È forse difficile sostenere che nell'opera poetica e prosastica del Carducci esista una immagine tutta carducciana. ([[Paolo Orano]])
*Per il Carducci la fede non fu la ''grande affaire''. Se oggi impreca al semitico nume, se domani esalta l'umil saluto dell'ave, egli non obbedisce a credenze profonde ma a due motivi, uno di serenità uno di malinconia, sorgenti, a distanza di anni, nella sua anima. Raccontano che in una placida notte, contemplando il cielo stellato, esclamasse: credo in Dio. L'aneddoto è verosimile (anche a proposito del [[Voltaire]] se ne riporta uno di tal genere), e sta a dimostrare il carattere lirico di codeste sue affermazioni. Credeva in Dio quella notte perché, secondo lo stile biblico, le meraviglie del creato gli parlavano di lui; ma il giorno dopo, nel lavoro consueto, spenta la luce stellare, il Dio notturno scompare nel [[panteismo]] dell'universo. ([[Giovanni Rabizzani]])
*Quando il Carducci morì, parve per un momento che la sua statura morale dovesse oscurare a lungo quelle della generazione a lui contemporanea e di altre successive che avrebbero dovuto attingere alla poesia gli ideali e alla personalità morale di lui norme di vita. In verità scompariva e scendeva con lui nella tomba una Italia che i panegiristi, i chroniqueurs, i falsi scolari, i critici maggiori e minori credevano d'intendere, gridando a gran voce con lagrime di dolore le lodi di un uomo che, vivo, si sarebbe violentemente e rudemente liberato di quel coro profano: che non sarebbe stato né posa né gesto platonico, come non erano state ciò le ribellioni del Carducci alla esaltazione cieca della sua personalità poetica e {{sic|prattica}}. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Quando pensiamo al Carducci uomo non sappiamo separare questo dagli altri elementi del suo carattere morale, sicché noi lo vediamo ancora un po' come il maestro e il consigliere di tutte le generazioni. Per altro egli rimane ancora vivo nella coscienza di tutti, anche se ad uso d'una certa coscienza giovanile in formazione è stato ridotto a pezzi d'antologia i quali non danno la misura né del carattere morale né del carattere poetico di lui. Rimane nella scuola, perché la scuola è la più conservatrice di tutte le istituzioni. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Questa concezione formalistica della poesia come un mestiere artistico infinitamente difficile, e come tale da prendere molto sul serio, ha per il Carducci una grande seduzione anche perché a lui di rado è concesso di mettere in armonici versi un puro avvenimento personale, i propri dolori e le proprie gioje. Non che egli mancasse di calore e di sincerità di sentimento. La morte della madre, e specialmente la perdita dell'unico {{sic|figlietto}}, gli toccarono profondamente il cuore. Ma egli era troppo virile ed anche troppo schivo per abbandonarsi a lamenti poetici, all'incirca come il piagnucoloso [[Giovanni Pascoli|Pascoli]]. La poesiola ''Pianto antico'', sulla morte del figlio, ci tocca così profondamente appunto perché è quasi l'unica lacrima nell'occhio di un uomo forte, che non è solito piangere. ([[Karl Vossler]])
*Sul Giosuè Carducci, scrissi due libri per dire alle genti: L'uomo di cui avete fatto l'apoteosi fu un volgare tornacontista, ed eccone qua le prove:<br />– Egli cantò la bianca croce di Savoia: ma a Versailles aveva già – con l'ajuto di [[Immanuel Kant|Emanuele Kant]] – decapitato un re.<br />– Egli, nell'Adige, celebrò il re Umberto: ma nell' Anniversario della Repubblica aveva già detto corna della monarchia.<br />– Egli chiamò il [[Giuseppe Mazzini]]: «Ezechiele in Campidoglio»; ma aveva già chiamato il Mazzini: «il sultano della libertà che mandava sicari ad ammazzare i galantuomini.»<br />– Aveva cantato il diavolo in un inno che fece andare in visibilio tutti i marinatori delle scuole d'Italia, onde era salito, di primo acchito, alla gloria di poeta di [[Satana]]; ma poscia quell'inno egli chiamò chitarronata, e ragazzacci sgrammaticanti chiamò coloro che, a causa di quell'inno, avevano strombazzato il suo nome alle quattro plaghe del mondo.<br />– Aveva schiaffeggiato il Galileo di rosse chiome e decapitato Dio con l'ajuto del [[Robespierre]]; ma poscia inneggiò alla chiesa di Polenta, alla dolce figlia di Jesse, a Dio ottimo massimo. ([[Andrea Lo Forte Randi]])
*Torna alla mente con gran tristezza di desiderio il tempo che io {{sic|studiava}} a Bologna; e la rivedo ancora quella severa e lunga aula dell'università con i finestroni dai vetri verdognoli che prendono luce dal pian terreno del cortile interno: la rivedo tutta gremita di uditori; tutti col viso rivolto e teso ad un punto, in silenzio: seduti sui banchi, fitti in piedi e addossati agli angoli, presso la porta d'ingresso. E quelle teste, le più giovanilmente vive, altre {{sic|grige}} o canute, altre di donne diffondenti in quella austerità non so quale femminile lietezza, mi pare ancora di udire la sua voce che si spandeva ora vibrata, staccata, nervosa; ora lenta, commossa e saliente come nembo d'incenso. Su l'alta cattedra, in fondo, appariva quel capo poderoso, curvo fra i cubiti, con la fronte ferma, come diga a reggere l'onda irrompente del pensiero; la breve mano bianca agitata a ricercare il libro o l'appunto, pur non ristando la voce.<br>Qualche volta, sopravvenendo le tenebre, accennava gli recassero una candela e se la poneva da presso; e allora quella fiammella rossa che or s'allungava in sottile piramide e stava immota, ora ballava come un folletto, faceva in quella penombra strani effetti su quel volto animato dall'idea creatrice.<br>Era l'autunno o era l'inverno nevoso: eppure per quella tetra sala in alto passava la primavera al suono della sua voce, l'eterna primavera del pensiero che Egli ogni volta evocava, viva, luminosa, presente fuori dai secoli che furono. ([[Alfredo Panzini]])
*Un altro poeta, forte e geniale, dimostra nell'opera sua l'indole scultorea spiccatissima: poeta contemporaneo, latinamente italiano fin nelle midolla: Giosuè Carducci.<br>Abbiamo veduto che [[Dante Alighieri|Dante]], come poeta scultore, è l'anima di Michelangelo che parla in voce di poesia, vedremo ora che il Carducci rispecchia invece nell'opera sua ora la classica plasticità di Houdon, ora la forza atletica di Puget, ora l'impetuosità del moto di Francesco Rude.<br>Egli è insomma un ingegno moderno, figlio del nostro secolo, perché rivela nella sua poesia certi fremiti di vita, certe singolari movenze leonine che gli antichi, né in scultura, né in pittura, né in poesia non conobbero mai. ([[Adolfo Padovan]])
*Vorrei mandarle un mazzo di rose grande più di me, vorrei creare una parola nuova che racchiudesse tutto ciò che ha di soave la gratitudine e di sublime la gioia, per dirle quello che sento Amo tutto ciò ch'Ella ha corretto nei miei versi. (Benedetti versi che mi hanno ispirato l'ardire di venire da Lei!). ([[Annie Vivanti]])
===[[Albano Sorbelli]]===
*Il Carducci fu sempre un [[Irredentismo italiano|irredentista]], se al vocabolo diamo il significato di chi voleva la unità completa della patria, e la patria degna del suo destino. E accenni frequenti trovansi nei ''Levia gravia'' e specie nei ''Giambi ed Epodi''. Ma ci fu un fatto che molto contribuì a richiamare la mente del Carducci sui popoli dell'[[Istria]] e del [[Trentino]] che aspettavano, che sospiravano la rivendicazione: la sua visita a [[Trieste]] nel 1878. Come ridire le accoglienze festose, affettuose, commoventi, di fratello al maggior fratello che egli vi ebbe? Come ripetere la impressione profonda che in lui destarono le fiorenti terre e i bianchi casolari e le soleggiate città che si stendono lungo la costa dei golfi di Trieste e del [[Quarnaro]]?
*Il Carducci ribelle irriducibile degli anni che corsero dal 1867 al 1878, il bestemmiatore, come lo dissero i suoi avversari, dell'Italia, che chiamava ''vile'' per viemeglio spingerla all'azione, si andava lentamente cambiando, o meglio intonandosi ai tempi che pure essi cambiavansi per condizioni e fatti nuovi. Il repubblicano violento veniva smorzando lentamente le fiamme della ribellione e l'astio contro la monarchia; sebbene in ogni tempo rifulgesse in lui quell'amore all'Italia, quel santo affetto di patria, che lo aveva mosso a scrivere e a operare sino dagli anni più lontani. E continuava a ripetere a tutti, e in tutti i toni, che l'Italia era fiacca, che si appagava ormai solo di parole vane, di alti gridi; e occorreva invece por mano alle opere; e {{sic|sopratutto}} occorreva una nuova educazione sapientemente democratica; un senso della realtà, un solido piano di ricostruzione del paese, un coordinamento al nobilissimo fine di ''fare'' l'Italia, ora che gli Italiani erano tutti uniti in [[Roma]].
*L'[[Triplice alleanza (1882)|alleanza italo-austriaca]] irritò il Carducci, che aveva sempre dinanzi le mal vietate Alpi retiche e giulie; l'assassinio di Oberdan gli andò diritto come una lama aguzza al cuore.<br>E ferito entro l'anima, còlto come da una crisi divina e furibonda, cantò; cantò in prosa, con una veemenza, con una forza, con un ardore che solo in pochi momenti della ispirazione carducciana può riscontrarsi. Tutto egli sentì il problema dell'irredentismo, tutta egli vide la vergogna di un'alleanza con l'Austria che ci spegneva i figli, tutto il rancore intese ridestarsi dentro contro la secolare tormentatrice del popolo e del sangue italiano.
==Note==
<references/>
===Fonti===
<references group="fonte"/>
==Bibliografia==
*Giosuè Carducci, ''[[s:A Satana|A Satana]]'', in ''Poesie di Giosuè Carducci'', Zanichelli, Bologna, 1906, p. 377-386.
*Giosuè Carducci, ''[https://archive.org/details/bozzettiescherme00carduoft/page/n8/mode/1up Bozzetti e scherme]'', Zanichelli, Bologna, 1920.
*Giosuè Carducci, ''[https://books.google.it/books?id=jasTAAAAQAAJ Ceneri e faville: serie prima, 1859-1870]'', Zanichelli, Bologna, 1891.
*Giosuè Carducci, ''[https://archive.org/details/operecard11carduoft?q=Francesco+Coccapieller Ceneri e faville: serie terza e ultima, 1877-1901]'', Zanichelli, Bologna, 1902.
*Giosuè Carducci, ''[https://books.google.it/books?hl=it&id=4O8IAQAAMAAJ Confessioni e battaglie: serie prima]'', a cura di Mario Saccenti, Mucchi, 2001.
*Giosuè Carducci, ''[https://books.google.it/books?hl=it&id=BB6J7Geq_aoC Confessioni e battaglie: serie seconda]'', Zanichelli, Bologna, 1913.
*Giosuè Carducci, ''[https://www.gutenberg.org/files/46843/46843-h/46843-h.htm Conversazioni critiche]'', Sommaruga, 1884.
*Giosuè Carducci, ''[[s:Canzone di Legnano|Della «Canzone di Legnano»]]'', in ''Poesie di Giosuè Carducci'', Zanichelli, Bologna, 1906, p. 1037-1048.
*Giosuè Carducci, ''[[s:Giambi ed epodi|Giambi ed epodi]]'', in ''Poesie di Giosuè Carducci'', Zanichelli, Bologna, 1906, p. 387-512.
*Giosuè Carducci, ''[[s:Levia Gravia|Levia Gravia]]'', in ''Poesie di Giosuè Carducci'', Zanichelli, Bologna, 1906, p. 267-376.
*Giosuè Carducci, ''[[s:Odi barbare|Odi barbare]]'', in ''Poesie di Giosuè Carducci'', Zanichelli, Bologna, 1906, p. 777-940.
*Giosuè Carducci, ''[[s:Rime e ritmi|Rime e ritmi]]'', in ''Poesie di Giosuè Carducci'', Zanichelli, Bologna, 1906, p. 941-1036.
*Giosuè Carducci, ''[[s:Rime nuove|Rime nuove]]'', in ''Poesie di Giosuè Carducci'', Zanichelli, Bologna, 1906, p. 535-776.
==Altri progetti==
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===Opere===
{{Pedia|A Satana||(1863)}}
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[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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[[Immagine:Giosuè Carducci2.jpg|thumb|Giosuè Carducci]]
{{Premio|Nobel|la letteratura '''(1906)'''}}
'''Giosuè Alessandro Giuseppe Carducci''' (1835 – 1907), poeta italiano. Usò lo pseudonimo '''Enotrio Romano''' nelle sue opere giovanili.
==Citazioni di Giosuè Carducci==
*{{NDR|Su [[Gabriele Rossetti]], ''Il veggente in solitudine'', novena seconda, II, IV-VI}} A me non avvien mai di rileggere questi versi, che un brivido non mi prenda e non mi si inumidiscano gli occhi. Sento che è cotesto il solo stipendio che gli uomini possano dare al poeta; che è cotesta la sola consolazione alle fatiche ineffabili, ai patimenti non creduti di chi l'arte ama di amore. Beato quello fra voi, o giovani italiani, che potrà raggiungere cotesto premio; del quale a non pochi nobili ingegni negò la natura fin la speranza, fino il pensiero, fino la degna estimazione.<ref group="fonte">Da ''Le poesie di Gabriele Rossetti'', Barbera, Firenze, 1861, prefazione, [https://archive.org/stream/poesie00cardgoog#page/n67/mode/2up pp. LXV-LXVI]; citato in [[Vittorio Turri]], ''Dizionario storico manuale della letteratura italiana (1000-1900)'', [http://books.google.it/books?id=BOcOAAAAIAAJ&pg=PA320 p. 320].</ref>
*{{NDR|Sul [[passo del Bernina]]}} Agosto 19. Ore 9 a.m. Ospizio Bernina. Belvedere, Tre Laghi. Coro delle nubi che salgono dai ghiacciai e avvolgono le vette degli Spitz a lato del Bernina. Noi saliamo e trasmutiamo, voi scendete e dileguate, ma ci ritroviamo e ci rimescoliamo eternamente: noi vi infondiamo atomi del presente, voi li tramandate all'avvenire.<ref group="fonte">Da ''Ricordi autobiografici. Saggi e frammenti'', 1896; citato in ''[https://www4.ti.ch/fileadmin/DECS/DCSU/UAPCD/documenti/20230317_mappa_premi_nobel.pdf Premi Nobel per la letteratura. Guida letteraria della Svizzera italiana]'', 17 marzo 2023, ''ti.ch''.</ref>
*{{NDR|Riferendosi alla giovane poetessa [[Annie Vivanti]]}} Annie, la tua pochezza mi riposa.<ref group="fonte">Citato in [[Enzo Biagi]], ''Diciamoci tutto'', Edizione CDE su licenza di Arnoldo Mondatori Editore, Milano, 1984, p. 107.</ref>
*Colui che potendo [[parlare|dire]] una cosa in dieci [[parola|parole]] ne impiega dodici, io lo ritengo capace delle peggiori azioni.<ref group="fonte">Citato in [[Dino Segre]], ''Sette delitti'', Sonzogno.</ref>
*{{NDR|Sullo ''[[Giacomo Leopardi#Zibaldone|Zibaldone]]''}} È una mole di 4526 facce lunghe e larghe mezzanamente, tutte vergate di man dell'autore, d'una scrittura spesso fitta, sempre compatta, eguale, accurata, corretta. Contengono un numero grandissimo di pensieri, appunti, ricordi, osservazioni, note, conversazioni e discussioni, per così dire, del giovine illustre con sé stesso su l'animo suo, la sua vita, le circostanze; a proposito delle sue letture e cognizioni; di filosofia, di letteratura, di politica; su l'uomo, su le nazioni, su l'universo; materia di considerazioni più ampia e variata che non sia la solenne tristezza delle operette morali; considerazioni poi liberissime e senza preoccupazioni, come di tale che scriveva giorno per giorno per sé stesso e non per gli altri, intento, se non a perfezionarsi, ad ammaestrarsi, a compiangersi, a istoriarsi. Per sé stesso notava e ricordava il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]], non per il pubblico: ciò non per tanto gran conto ei doveva fare di questo suo ponderoso manoscritto, se vi lavorò attorno un indice amplissimo e minutissimo, anzi più indici, a somiglianza di quelli che i commentatori olandesi e tedeschi solevano apporre alle edizioni dei classici. Quasi ogni articolo di quella organica enciclopedia è segnato dell'anno del mese e del giorno in cui fu scritto, e tutta insieme va dal luglio del 1817 al 4 dicembre del 1832; ma il più è tra il '17 e il '27, cioè dei dieci anni della gioventù più feconda e operosa, se anche trista e dolente.<ref group="fonte">Dall'[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/Introduzione|introduzione]] ai ''Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura''.</ref>
*{{NDR|Inno di [[Goffredo Mameli]]}} Fu composto l'otto settembre del quarantasette, all'occasione di un primo moto di Genova per le riforme e la guardia civica; e fu ben presto l'inno d'Italia, l'inno dell'unione e dell'indipendenza, che risonò per tutte le terre e in tutti i campi di battaglia della penisola nel 1848 e 49.<ref group="fonte">Da ''Bozzetti critici e discorsi letterari'', coi tipi di Franc. Vigo, Livorno, 1876, [https://books.google.it/books?id=N48HAAAAQAAJ&pg=PA252 p. 252].</ref>
*''Io sono e resto quale fui | e attendo la grande ora.''<ref group="fonte">Citato in [[Leo Longanesi]], ''In piedi e seduti'', Longanesi, 1968.</ref>
*L'[[Accademia dell'Arcadia|Arcadia]] conservò certe buone tradizioni di stile; vi fu anche una tale Arcadia e bisogna parlarne con un po' di creanza.<ref>Prefazione alle ''Rime'' del Petrarca; citato in [[Emanuele Portal]], ''L'Arcadia'', Remo Sandron Editore, 1922, [https://archive.org/details/larcadia00portuoft/page/82/mode/1up p. 82].</ref>
*l'arte e la letteratura sono l'emanazione morale della civiltà, la spirituale irradiazione dei popoli.<ref group="fonte">Da ''Bozzetti critici e discorsi letterari'', coi tipi di Franc. Vigo, Livorno, 1876, [https://books.google.it/books?id=N48HAAAAQAAJ&pg=PA457 p. 457].</ref>
*Nel 1454 {{NDR|[[Janus Pannonius]]}} si tramutava a Padova a studiare diritto canonico quattro anni, e ne riportò i gradi accademici. Nel soggiorno veneto {{sic|dee}} aver composto il panegirico a [[Giacomo Antonio Marcello]], patrizio e provveditore nella guerra sostenuta dalla Repubblica con [[Filippo Maria Visconti]] (esam. 2870, distici 20): ne' quali versi è notevole la facilità del descrivere i particolari minuti e sottili delle {{sic|marcie}} e i grandi e nuovi delle flotte trasportate su per i monti da un lago all'altro.<ref group="fonte">Da ''La gioventù di [[Ludovico Ariosto]] e la poesia latina in Ferrara''; in ''La {{sic|coltura}} estense e la gioventù dell'Ariosto'', Edizione Nazionale delle opere di Giosuè Carducci, volume tredicesimo, Nicola Zanichelli Editore, pp. 175-176; citato (parzialmente) in Janus Pannonius, ''Epigrammi lascivi'', traduzione di Gianni Toti, Fahrenheit 451, 1997, p. 16. ISBN 88-86095-03-1</ref>
*Nella sua poesia [...] c'è molta facilità, ma vi si desidera tutto quello che fa la poesia vera. È un fatto per me oramai fermo: codesti meridionali, dal più al meno, recano nella poesia quella volubilità delle loro chiacchiere, che si devolve per lunghi meandri di versi sciolti o per cadenzati intrecciamenti di strofe senza una cura al mondo del pensiero. Il poeta [[Napoli|napoletano]] tipo è il [[Giovan Battista Marino|Marino]]. È inutile: i meridionali non sono poeti né artisti, non ostante tutte le apparenze: sono musici e filosofi. La poesia (anche questo parrà un paradosso) è delle genti più prosaiche e fredde della Toscana e del Settentrione.<ref group="fonte">Dalla lettera ad un amico che gli aveva inviato un volume di poesie di un giovane napoletano; citato in [[Benedetto Croce]], ''La letteratura della nuova Italia, Saggi critici'', vol. IV, Giuseppe Laterza & Figli, Bari, 1922<sup>2</sup> riveduta, pp. 311-312.</ref>
*Sai che il ''[[Walt Whitman#Foglie d'erba|Fogliame]]'' americano io l'ho tradotto a lettera tre volte con il mio maestro d'inglese, un italiano che scappò in America di 17 anni e ci è stato ventitré, e ha fatto il capitano al servizio della Repubblica nella guerra di secessione contro gli Stati del Sud? È una bestia, sempre ubriaco; ma sente e respira l'America; e non sa quasi nulla d'Italiano; me lo commentava facendo gesti e urli feroci. E mi venne subito la voglia di tradurlo in esametri omerici. Tutti quei nomi a catalogo! Quelle enumerazioni, successioni, quella serie di sentimenti straordinarie e vere! Io ne rimasi e ne sono rapito! Dopo i grandissimi poeti colossali, [[Omero]], [[William Shakespeare|Shakespeare]], [[Dante Alighieri|Dante]], ecc. ci sarà del più pensato, del più profondo, del più perfetto, ma nulla così immediato e originale.<ref group="fonte">Da una lettera all'amico Enrico Nencioni; citato nella prefazione di [[Antonio Spadaro]], p. 29 in Walt Whitman, ''Canto una vita immensa'', a cura di Antonio Spadaro, Ancora, Milano, 2009. ISBN 88-514-0632-4</ref>
*Non rampare di aquile e leoni, non sormontare di belve rapaci, nel santo vessillo; ma i colori della nostra primavera e del nostro paese, dal Cenisio all'Etna; le nevi delle Alpi, l'aprile delle valli, le fiamme dei vulcani.<ref group="fonte">Durante i solenni festeggiamenti per il primo Centenario del [[Bandiera d'Italia|Tricolore]], Reggio Emilia, 7 gennaio 1897; citato in Carlo Azeglio Ciampi e Alberto Orioli, ''Non è il paese che sognavo: taccuino laico per i 150 anni dell'unità d'Italia'', Il Saggiatore, 2010, [https://books.google.it/books?id=ffXnyZPMyR8C&pg=PA90 p. 90]. ISBN 8842816469</ref>
*Non sa ella, signora Contessa, che Domineddio fece apposta il [[Lambrusco]] per annaffiare la carne dell'[[maiale|animale]] fausto ad [[Enea]] e caro ad [[Antonio abate|Antonio abbate]]? E io, per glorificare Dio e benedire la sua provvidenza, mi fermai a Modena a lungo a meditare la Sapienza.<ref group="fonte">Da una lettera alla contessa Ersilia Lovatelli, Bologna, seconda decade di gennaio 1884; in ''Lettere'', vol. 14, Zanichelli, 1952, p. 240.</ref>
*[[Francesco Pastonchi|Pastonchi]]? mai letto tanti brutti versi.<ref group="fonte">Citato in [[Bonaventura Caloro]], ''È lo stato che crea la nazione'', ''La Fiera Letteraria'', aprile 1973.</ref>
*Qui il paese è veramente bello, tale che fa intendere la Scuola [[Umbria|umbra]]: che linee d'orizzonte, che digradante vaporoso di monti in lontananza! Fui ad [[Assisi]]: è una gran bella cosa, paese, città e santuario, per chi intende la natura e l'arte nei loro accordi con la storia, con la fantasia con gli affetti degli uomini. Sono tentato di far due o tre poesie su Assisi e [[Francesco d'Assisi|San Francesco]].<ref group="fonte">Da una lettera a [[Giuseppe Chiarini]], Perugia, 26 luglio 1877; citato in ''La dolce stagione'', [[Luigi Russo]], Editrice Giuseppe Principato, Milano, 1940, p. 454.</ref>
*''Se già sotto l'ale | del nero cappello | nel [[vino|vin]] Cromüello | cercava il signor,<ref>Qui il poeta fa riferimento ad un episodio narrato dal [[René de Chateaubriand|Chateaubriand]] in ''Quatre Stuarts''. Secondo lo scrittore francese, [[Oliver Cromwell|Cromwell]], sorpreso a bere, avrebbe detto agli amici: «Credono che cerchiamo il Signore, ma noi cerchiamo solo un cavatappi» (Il cavatappi era caduto).</ref> || ne' colmi bicchieri | ricerco pur io | men fiero un iddio, | ricerco l'amor.''<ref group="fonte">Da ''[[s:Levia Gravia/Libro II/Brindisi|Brindisi]]'' in ''Levia gravia'', XXV, vv. 1-8.</ref>
*Sette anni fu alla scuola e al convitto del [[Guarino Veronese|Guarino]]; e vi formò lo stile e il costume, quello caldo e abbondante, questo cordiale e sciolto. Ne fan testimonianza gli epigrammi (410, in due libri), per grandissima parte di argomento e sentimento italiani, scritti i più nella gioventù prima; la cui licenza, se bene sia da riferire al genere e al modello [...] e sia da credere che Giano ostenti in gara con lui sporcizia e villania, pure ci appar di soverchio candida la fede e l'attestazione di [[Vespasiano da Bisticci|Vespasiano]], per quanto s'intendeva de' suoi costumi, esser fama che Giovanni fosse vergine.<ref group="fonte">Da ''La gioventù di [[Ludovico Ariosto]] e la poesia latina in Ferrara''; in ''La {{sic|coltura}} estense e la gioventù dell'Ariosto'', Edizione Nazionale delle opere di Giosuè Carducci, volume tredicesimo, Nicola Zanichelli Editore, pp. 174-175.</ref>
*Stamane ho cacciato a sassate un [[organo a rullo|organetto]] che mi sonava sotto la finestra.<ref group="fonte">Da ''Lettere'', volume 14°, Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1944 e segg., p. 204; citato in Salvatore Battaglia, ''Grande Dizionario della Lingua Italiana'', Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1984, p. 78.</ref>
==''A Satana''==
===[[Incipit]]===
<poem>A te, dell'essere
principio immenso,
materia e spirito,
ragione e senso;
mentre ne' calici
il vin scintilla
sì come l'anima
nella pupilla.</poem>
===Citazioni===
*''Via l'aspersorio, | prete, e 'l tuo metro! | no, prete, [[Satana]] | non torna in dietro!'' (vv. 21-24)
*''Nella [[materia]] | che mai non dorme, | re dei fenomeni, | e delle forme, | sol vive Satana.'' (vv. 37-41)
*''E già già tremano | mitre e corone: | dal chiostro brontola | la ribellione, | e pugna e prèdica | sotto la stola | di fra' [[Girolamo Savonarola|Girolamo | Savonarola]]''. (vv. 153-160)
*''Gitta i tuoi vincoli, | uman pensiero, | e splendi e folgora | di fiamme cinto; | materia, inalzati: | Satana ha vinto.'' (vv. 163-168)
===[[Explicit]]===
<poem>Salute, o Satana,
o ribellione,
o forza vindice
della ragione!
Sacri a te salgano
gl'incensi e i voti!
Hai vinto il Geova
de' sacerdoti.</poem>
==''Bozzetti e scherme''==
*[...] il [[Giuseppe Regaldi|Regaldi]] considera con roseo ottimismo tutte le cose e gli uomini tutti. Egli, come ogni poeta da natura e nello stato di natura, è buono. Ammira facilmente, facilissimamente loda; per lui non vi sono né scuole, né partiti, né sette: cita Giuseppe Mazzini e il commendatore Minghetti; ama il Cibrario e il Brofferio; il Prati, Norberto Rosa ed il Révere. È un uomo egregio, che vi apre le braccia e vi sorride di primo acchito; che si esalta della sua stessa parola, e prorompe nella lirica. La sua critica in fatti non è altro che lirica. (p. 9)
*[[Vignola]] è bella terra che giace un po' come Firenze (''si licet'' con quel che segue), se non che ha più apertura e più sfondo, a piè dell'Appennino, tra bei colli e bei fiumi. Benedetta di ubertà e d'ingegno, produsse il [[Jacopo Barozzi da Vignola|Barozzi]] il [[Ludovico Antonio Muratori|Muratori]] e il [[Agostino Paradisi|Paradisi]]; e produce cavoli stupendi, a cui non ho veduto gli eguali nelle mostre agrarie d'Italia. Rammento i cavoli, e frutte vistosissime, e prosciutti molto promettenti; perché alla commemorazione delle glorie passate vollesi unire la dimostrazione del lavoro presente in una esposizione d'agricoltura e d'industria. E fu ottimo consiglio. L'Italia è stata troppo inebriata finora d'idealismo: per me un bel [[cavolo]] e ben coltivato è cosa molto più estetica di cinquecento canti della poesia odierna e di mille cento articoli della stampa anche di opposizione. (p. 104)
*[...] le <span style="letter-spacing:1px">[[Operette morali]]</span> e i <span style="letter-spacing:1px">Pensieri</span> sono di quelle scritture che "гоdono a scorza a scorza", come Dante direbbe, il cuore e il cervello dal quale escono. (p. 162)
*{{NDR|[[Émile Littré]]}} Uomo di tre anime lo avrebber chiamato gli antichi: noi nel totale meraviglioso del suo lavoro dobbiamo anche singolarmente ammirare la ramificazione logica delle ricerche, il progressivo abbarbicare degli studi, il sapiente indentamento delle molte ruote della sua operosità intellettuale in tanti congegni e tutti di effettiva utilità, e più ancora la perseveranza, la coerenza, la virtù, con le quali quel nobilissimo ingegno vide, segui, raggiunse l'unità finale. (pp. 301-302)
*Il [[Auguste Barbier|Barbier]] – discorriamo un po' di politica, se pure la politica quando passi per l'arte ha da chiamarsi ancora così –, non ostante i suoi entusiasmi per ''la grande populace'', non era mica un [[Georges Jacques Danton|dantoniano]], e, tanto meno, un [[Jacques-René Hébert|hebertista]]. Saltando su la restaurazione {{sic|constituzionale}} e l'impero conquistatore, egli fermavasi, è vero, alla repubblica vittoriosa, giusta, costumata, illuminata, che fu l'ideale dei migliori di Francia per più anni dopo il '93. Ma egli, come tutti quasi i cresciuti dopo il '15, era inzuppato di quell'idealismo che avendo per {{sic|gaz}} alimentatore il cristianesimo civile coronava il suo quieto e quasi lunare irraggiamento co 'l mistico alone del romanticismo liberale. (pp. 331-332)
*Egli {{NDR|Auguste Barbier}} il poeta, traeva nella pubblica luce il quarto Stato e le sue piaghe, non per {{sic|conscienza}} politica o previsione ch'egli avesse del prossimo avvenire; ma per un sentimento di benigna equità, direi quasi di carità, direi quasi di sdegno evangelico contro i godenti e i trionfanti del secolo; si spingeva fino al socialismo, ma all' ombra della croce. Simile in ciò a molti di quella nobile ma debole generazione romantica. (pp. 332-333)
*La {{sic|imagine}} della contessa [[Maria Teresa Gozzadini|Gozzadini]] a me piace ricercarla nell'amena solitudine di Ronzano più ancora che nel salottino pompeiano del suo palazzo di via Santo Stefano, ove pure lo spirito di lei scattava cosi luminoso dall'attrito della varia conversazione. Io amo ricollocarla lassù, tra quelle grandi querce, tra quei cipressi nella loro vecchiezza immobili quasi {{sic|mète}} di secoli. Ella, che in gioventù dipinse il paesaggio, che era cresciuta in mezzo a' poeti, aveva della natura un sentimento e una percezione profonda, e sapeva farsene una rappresentazione affettuosa e prossima più che i paesisti e poeti italiani, troppo vagando sui colori e la superficie, non usino avere e rendere. (pp. 373-374)
*Quando conobbi da prima la contessa Gozzadini, mi parve di ravvisare specialmente nelle linee degli angoli frontali i tratti del viso di [[Dante Alighieri|Dante]]. Non lo dissi allora; ma un artista di poi mi notò con più franca asseveranza quello che a me era parso vedere: e ora leggo fatta la stessa osservazione da uno scienziato americano, e so che lo zio Serego offeriva una strana somiglianza co 'l ritratto dell'Alighieri. (p. 374)
*La contessa Gozzadini avendo, oltre il nobil sentire, un singolar temperamento di facoltà vive fini ed argute, di ciò che sentiva e osservava s'era avvezza a rendersi ragione, facendosene un concetto suo ed esprimendolo con verità ferma e immediata. Non enfasi mai, ch'è indizio di anima debole e falsa: non sentimentalità, ch'è accusa d'anima debole e dura: un gran disprezzo della volgarità, vizio ormai comune in basso ed in alto: un ragionar fitto, serrato, giusto, con un guardarvi fiso e chiaro negli occhi, con lampi d'amori e di sdegni, e di quando in quando uno scatto o una scrollata di spalle, poetica, ghibellina. (p. 382)
*{{NDR|Maria Teresa Gozzadini}} Leggeva Dante, e se ne recava seco il volume anche nelle ascensioni alpine; ma non lo teneva in mostra, né mai ne le udii far citazioni e sol una ne ho veduta nelle lettere. Grande amica dell'[[Aleardo Aleardi|Aleardi]], e pure non baciava mai le amiche, e non diceva ''angelo'' né anche alle bambine. Così forte uscì dalla fantastica morbidezza della società veronese, cosi schietta passò tra la compassata e liscia gravità bolognese: senza sforzi e atteggiamenti da originale, temperando la franchezza con una gran gentilezza signorile. (p. 382)
*Se la [[poesia]] è e ha da essere arte, ciò che dicesi forma è e ha da essere della poesia almeno tre quarti. Un [[poeta]] che trascuri la forma non è un poeta: è uno che ha in grandissima stima sé stesso e in assai basso concetto il prossimo suo, co 'l quale in somma egli tratta cosi: – Vedi, tu devi leggere questa roba, non perché sia poesia, ma perché è la {{sic|ebullizione}} del mio cervello e la secrezione del mio cuore: il qual cuore e il qual cervello sono gli organi privilegiati di quel grande idealista, di quel gran realista, di quel grande umorista, di quel bellissimo [[Endimione]] della natura che sono io –. (p. 420)
*Egli {{NDR|[[Guido Mazzoni (letterato)|Guido Mazzoni]]}} tradusse [[Meleagro di Gadara|Meleagro]] e traduce [[Gaio Valerio Catullo|Catullo]] con rara agevolezza e felicità, e ha insieme un debole per la letteratura moderna, specialmente francese. Così tra per la facilità dell'ingegno suo fiorentino e per lo snodamento, acquistato con la coltura e l'esercizio, delle facoltà e tendenze estetiche, egli sgomitola i versi e i metri più difficili che non par fatto suo, e le forme scabre e malagevoli ad altri gli sguisciano levigate e lucide dalla mano, e certe stranezze cercate paiono nel suo stile naturali. Ma a questa sua elegante facilità il Mazzoni, diciamolo sùbito, si lascia andare un po' troppo; e qualche volta dà per rappresentazione fantastica la fosforescenza della frase solleticata dal metro, e all'atteggiamento esterno non ha rispondente sempre un movimento interno dello spirito o un guizzo dell'idea. (pp. 420-421)
==''Ceneri e faville''==
*Ai giudizi dei [[Nemico|nemici]] vuolsi avere sempre la debita osservanza. (serie prima, p. ii)
*''Fratelli, | per diverse terre le vostre ossa | per l'Italia tutta il nome, | ma la religione di voi è qui | e passa | di generazione in generazione | ammonendo | che scienza è libertà''. (serie prima, p. 76)
*{{NDR|Parlando della regione [[Marche]]}} Così benedetta da [[Dio]] di bellezza di varietà di ubertà, tra questo digradare di monti che difendono, tra questo distendersi di mari che abbracciano, tra questo sorgere di colli che salutano, tra questa apertura di valli che arridono. (dal discorso tenuto a Recanati il 29 giugno 1898 in occasione del 1° centenario della nascita di [[Giacomo Leopardi]], serie terza e ultima; p. 26)
*[...] verrà il giorno che il Severo e Clemente, liberatore della città, amatore del mondo, tribuno augusto [[Francesco Coccapieller]], sfromboli giù per il Corso a furia di sferzinate il Parlamento italiano a correre il palio, ignudo. (serie terza e ultima; p. 261)
==''Confessioni e battaglie''==
===Serie prima===
*È pure un vil facchinaggio quello di dovere o volere andar d'accordo co' molti! (p. 122)
*[...] la letteratura che da due secoli ha dato e dà forme più logiche, più spigliate, più facili al pensiero moderno è senza dubbio la [[Letteratura francese|francese]], e per la letteratura di Francia son passate e sonosi mescolate le diverse correnti del genio moderno [...]. (p. 167)
*I giovini non possono generalmente esser [[critico|critici]]; e, per due o tre che riescano, cento lasciano ai rovi della via i brandelli del loro ingegno o ne vengon fuori tutti inzaccherati di pedanteria e tutti irti le vesti di pugnitopi: la critica è per gli anni maturi. (p. 170)
*[...] la [[repubblica]], per me, è l'esplicazione storica e necessaria e l'assettamento morale della democrazia ne' suoi termini razionali: la repubblica, per me è il portato logico dell'umanesimo che pervade ormai tutte le istituzioni sociali. (p. 270)
===Serie seconda===
*L'[[arte]], come la concepisco e come non arrivo a farla io, è cosa altamente e perfettamente [...] aristocratica. (p. 53)
*{{NDR|Su [[Francesco Giuseppe I d'Austria]]}} Riprendemmo Roma al papa, riprenderemo Trieste all'imperatore. A questo imperatore degl'impiccati. (p. 209)
*''[[Guglielmo Oberdan]] | morto santamente per l'Italia | terrore ammonimento rimprovero | ai tiranni di fuori | ai vigliacchi di dentro.'' {{NDR|[[Epigrammi|epigramma]]}} (p. 223)
*[...] l'Inghilterra [...] vanta la più originale e la più libera e la più vera delle [[Letteratura inglese|letterature]] moderne [...]. (<!--da ''Mosche cocchiere'', -->p. 453)
*E la nuova generazione ha il diritto di farsi avanti e che non gli s'impedisca il terreno alle prove, tanto più che parecchi di quei gagliardi hanno valore e destrezza al maneggio più che non vogliasi o non s'infinga credere dai mal disposti. Ahi triste cosa l'invidia alla gioventù! e brutto segno di piccolo e pigro animo nelle persone e di vecchiezza degenerante ne' popoli l'[[Misoneismo|odio a ciò che è o vuole o pare esser nuovo]]! Ma le mosche, per altro, le mosche cocchiere sono pur le male bestie e noiose! Si fermano alla prima osteria e van ronzando negli orecchi alla gente – Vedete là quella carrozzaccia tutta stinta e sdrucita e sgangherata, co' sedili che paiono schiene d'asini pelati, con una rota sola e mezzo timone? Quella è la carrozza del nostro paese. Ma ora veniamo in questo paese a rifarla, e ci abbiamo attaccato un Pegaso Pacolet, e sono io che guido. Zu, zu, zu. – A un viaggiatore scappa la pazienza e tira una cenciata – Va via, brutta bestia. (<!--da ''Mosche cocchiere'', -->pp. 469-470)
==''Della «Canzone di Legnano»''==
===[[Incipit]]===
{{centrato|IL PARLAMENTO<br />I.}}<br />
<poem>Sta Federico imperatore in Como.
Ed ecco un messaggero entra in Milano
da Porta Nova a briglie abbandonate.
«Popolo di Milano,» ei passa e chiede,
«fatemi scorta al console Gherardo.»
Il consolo era in mezzo de la piazza,
e il messagger piegato in su l'arcione
parlò brevi parole e spronò via.
Allor fe' cenno il console Gherardo,
e squillaron le trombe a parlamento.</poem>
===Citazioni===
*''Ed allora per tutto il parlamento | trascorse quasi un fremito di belve.'' (vv. 115-116)
*''Venne il dì nostro | (o milanesi), e vincere bisogna.'' (v. 122-123<ref group="fonte">Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/661#c1839|629]].</ref>)
==''Giambi ed epodi''==
===[[Incipit]]===
<poem>No, non son morto. Dietro me cadavere
Lasciai la prima vita. Sopra i vólti
Che m'arrideano impallidîr le rose,
Moriro i sogni de la prima età.</poem>
===Citazione===
*''Coraggio, amici. Se di vive fonti | córse, tócco dal santo, il balzo alpin''<ref>Si accenna alla fonte che secondo la leggenda [[Francesco d'Assisi|San Francesco]] fece scaturire presso il santuario della Verna. {{NDR|Nota del curatore}}</ref>'' | a voi saggi ed industri i patrii monti | iscaturiscan di fumoso [[vino|vin]]; || del vin ch'edúca il forte suolo amico | di ferro e zolfo con natia virtú: | co 'l quale io libo al padre Tebro antico, | al Tebro tolto al fin di [[servitù]]''. (''[[s:Giambi ed epodi/Libro I/Agli amici della valle Tiberina|Agli amici della valle Tiberina]]'', I, vv. 29-36)
*''Oh non per questo dal fatal di [[Scoglio di Quarto|Quarto]] | lido il naviglio de i mille salpò, | né Rosolino Pilo aveva sparto | suo gentil sangue che vantava Angiò''. (''[[s:Giambi ed epodi/Libro I/La Consulta araldica|La Consulta araldica]]'', XI, vv. 25-28<ref group="fonte">Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', U. Hoepli, Milano, 1921, p. 381.</ref>)
*''Maledetta | sii tu, mia patria antica, | su cui l'onta de l'oggi e la vendetta | de i secoli s'abbica!'' (''[[s:Giambi ed epodi/Libro I/In morte di Giovanni Cairoli|In morte di Giovanni Cairoli]]'', XIII, vv. 117-120)
*''La nostra patria è vile.'' (''[[s:Giambi ed epodi/Libro I/In morte di Giovanni Cairoli|In morte di Giovanni Cairoli]]'', XIII, v. 132)
*''Impronta Italia domandava Roma, | [[Bisanzio]] essi le han dato.'' (''[[s:Giambi ed epodi/Libro II/Per Vincenzo Caldesi|Per Vincenzo Caldesi]]'', XVIII, vv. 27-28)
*{{NDR|[[Giuseppe Mazzini]]}} ''E un popol morto dietro a lui si mise. || Esule antico, al ciel mite e severo | leva ora il volto che giammai non rise, | — tu sol — pensando — o idëal, sei vero.'' (''[[s:Giambi ed epodi/Libro II/Giuseppe Mazzini|Giuseppe Mazzini]]'', XXIII, vv. 11-14)
*''Ma voi siete cristiane, o Maddalene! | Foste da' preti a scuola. | Siete moderne! avete ne le vene | l'Aretino e il Loiola''. (''[[s:Giambi ed epodi/Libro II/A proposito del processo Fadda|A proposito del processo Fadda]]''<ref group="fonte">Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 536.</ref>, XXIX, vv. 45-48)
*{{NDR|Da [[Perugia]]}} ''E il sol nel radiante azzurro immenso | fin de gli [[Abruzzo|Abruzzi]] al biancheggiar lontano | folgora, e con desio d'amor più intenso | ride a' monti de l'[[Umbria]] e al verde piano''. (''[[s:Giambi ed epodi/Libro II/Il canto dell'Amore|Il canto dell'amore]]'', XXX, vv. 37-40)
*''Da le vie, da le piazze gloriose, {{NDR|dell'[[Umbria]]}} | ove, come dal maggio ilare a i dì | boschi di querce e cespiti di rose, | la libera de' padri arte fiorì''; [...]. (''[[s:Giambi ed epodi/Libro II/Il canto dell'Amore|Il canto dell'amore]]'', XXX, vv. 81-84)
==''Juvenilia''==
===[[Incipit]]===
<poem>Ah per te<ref>Al libro [1866].</ref> Orazio prèdica al vento!
Del patrio carcere non sei contento,
la chiave abomini grata a i pudichi,
agogni a l'aere de' luoghi aprichi.
E dove, o misero, dove n'andrai.
Dove un ricovero trovar potrai,
o de' miei giovini lustri diletto,
o mio carissimo tenue libretto?</poem>
===Citazioni===
*{{NDR|[[Vittorio Alfieri]]}} ''O de l'italo agon supremo atleta | misurator, di questa setta imbelle, | che stranïata il sacro allòr ti svelle | che vuol la santa bile irrequïeta? || E a qual miri sai tu splendida meta | ed a che fin drizzato abbian le stelle | questa età che di ciance e di novelle | per quanto ingozzi e più e più si asseta''? (''[[s:Juvenilia/Libro III/Vittorio Alfieri|Vittorio Alfieri]]'', XLIII, vv. 1-8)
*{{NDR|[[Dante Alighieri]]}} ''Forti sembianze di novella vita | circondar la tua cuna, | o re del canto che più alto mira. | Gentil virago ardita, | quale non vider mai le argive sponde | né le latine, e d'amor balda e d'ira, | te venìa la bella | toscana libertade; e il pargoletto | già magnanimo petto | ti confortava de la sua mammella. | Tutta accesa ne' raggi di sua sfera, | mite insieme ed austera, | venne la fede; e per un popoloso | di visioni e d'ombre oscuro lito | la porta ti mostrò dell'infinito''. (''[[s:Juvenilia/Libro IV/Dante|Dante]]'', LX, vv. 1-15)
*''Dimmi, triangoluzzo mio squadrato, | che al mondo se' degli animali rari, | furono prima i ciuchi o i somari? | e quel tuo capo è un circolo o un quadrato? || Anco: il cervel, se fior te n'è restato, | è isoscelo o scaleno o ha lati pari? | Se' tu l'ambasciador de' calendari, | o un parallelogrammo battezzato?'' (''[[s:Juvenilia/Libro V/A un geometra|A un geometra]]'', LXX, vv. 1-8)
*''Or chi pria leverà d'[[Italia]] il grido | spezzando il vario, infame, antico freno? | Di martiri e d'eroi famoso nido, | voi [[Modena]] e [[Bologna]]. Oh al dì sereno || di libertà cresciute, anime altere | tra i ceppi sanguinanti e gli egri esigli | e gli orrendi martòri in prigion nere, || voi ne' tedeschi e ne' papali artigli | chi più mai renderà, poi che un volere | raccoglie alfin de la gran madre i figli?'' (''[[s:Juvenilia/Libro VI/Modena e Bologna|Modena e Bologna]]'', XC, vv. 5-14)
==''Odi barbare''==
===[[Incipit]]===
<poem>Odio l'usata [[poesia]]: concede
comoda al vulgo i flosci fianchi e senza
palpiti sotto i consueti amplessi
stendesi e dorme.
A me la strofe vigile, balzante
co 'l plauso e 'l piede ritmico ne' cori:
per l'ala a volo io còlgola, si volge
ella e repugna.</poem>
===Citazioni===
*''Lieta del fato [[Brescia]] raccoltemi, | Brescia la forte, Brescia la ferrea, | Brescia leonessa d'Italia | beverata nel sangue nemico.'' (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Alla Vittoria - Tra le rovine del tempio di Vespasiano in Brescia|Alla Vittoria, tra le rovine del tempio di Vespasiano in Brescia]]'', libro I, vv. 37-40)
*''Salve, [[Umbria]] verde, e tu del puro fonte | nume Clitumno!'' (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Alle fonti del Clitumno|Alle fonti del Clitumno]]'', libro I, vv. 25-26)
*''[[Roma]], ne l'aer tuo lancio l'anima altera volante: | accogli, o Roma, e avvolgi l'anima mia di luce''. (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Roma|Roma]]'', libro I, vv. 1-2)
*''Anch'ei, tra 'l dubbio giorno d'un gotico | tempio avvolgendosi, l'[[Dante Alighieri|Alighier]] trepido | cercò l'immagine di Dio nel gemmeo | pallore d'una femina''. (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/In una chiesa gotica|In una chiesa gotica]]'', libro I, vv. 21-24)
*''Surge nel chiaro inverno la fosca turrita [[Bologna]], | e il colle di sopra bianco di neve ride''. (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Nella piazza di San Petronio|Nella piazza di San Petronio]]'', libro I, vv. 1-2)
*[...] ''quando [[Odoacre]] dinanzi a l'impeto | di [[Teodorico il Grande|Teodorico]] cesse, e tra l'èrulo | eccidio passavan sui carri | dritte e bionde le donne amàle || entro la bella [[Verona]], odinici | carmi intonando: raccolta al vescovo | intorno, l'italica plebe | sporgea la croce supplice a' Goti''. (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Davanti il Castel Vecchio di Verona|Davanti il Castel Vecchio di Verona]]'', libro I, vv. 5-12)
*{{NDR|Sul [[Lago di Garda]]}} [...] ''una gran tazza argentea, || cui placido olivo per gli orli nitidi corre | misto a l'eterno lauro.'' (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Sirmione|Sirmione]]'', libro I, v. 4)
*''Breve ne l'onda placida avanzasi | [[Scoglio di Quarto|striscia di sassi]]. Boschi di lauro | frondeggiano dietro spirando | effluvi e murmuri ne la sera. |'' [...] ''| Par che da questo nido pacifico | in picciol legno l'uom debba movere | secreto a colloqui d'amore | leni su zefiri, la sua donna | fisa guatando l'astro di [[Venere (astronomia)|Venere]].'' (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Scoglio di Quarto|Scoglio di Quarto]]'', libro I, vv. 1-4, 9-13)
*''Superba ardeva di lumi e cantici | nel mar morenti lontano [[Genova]] | al vespro lunare dal suo | arco marmoreo di palagi.'' (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Scoglio di Quarto|Scoglio di Quarto]]'', libro I, vv. 29-32)
*''Fulgida e bionda ne l'adamantina | luce del serto tu passi''. (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro I/Alla regina d'Italia - XX Nov. MDCCCLXXVIII|Alla Regina d'Italia]]'', libro I, vv. 29-30)
*''Già il mostro {{NDR|la [[locomotiva a vapore]]}}, conscio di sua metallica | anima, sbuffa, crolla, ansa, i fiammei | occhi sbarra; immane pe 'l buio | gitta il fischio che sfida lo spazio.'' (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro II/Alla stazione in una mattina d'autunno|Alla stazione in una mattina d'autunno]]'', libro II, vv. 29-32)
*''Oh qual caduta di foglie, gelida, | continua, muta, greve, su l'anima! | io credo che solo, che eterno, | che per tutto nel mondo è [[novembre]].'' (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro II/Alla stazione in una mattina d'autunno|Alla stazione in una mattina d'autunno]]'', libro II, vv. 53-56)
*{{NDR|[[Marzo]]}} ''Quale una incinta, su cui scende languida | languida l'ombra del sopore e l'occupa, | disciolta giace e palpita su 'l talamo, | sospiri al labbro e rotti accenti vengono | e súbiti rossor la faccia corrono ||'' [...] ''Chinatevi al lavoro, o validi omeri; | schiudetevi agli amori, o cuori giovani; | impennatevi a sogni, ali dell'anime; | irrompete alla guerra, o desii torbidi: | ciò che fu torna e tornerà nei secoli''. (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro II/Canto di Marzo|Canto di marzo]]'', libro II, vv. 1-5, 26-30)
*[...] ''[[Nuvola|vacche del cielo]]'' [...]. (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro II/Canto di Marzo|Canto di marzo]]'', libro II, v. 11)
*''L'[[ora]] presente è in vano, non fa che percuotere e fugge, | sol nel [[passato]] è il bello, sol ne la [[morte]] è il vero.'' (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro II/Presso l'urna di Percy Bysshe Shelley|Presso l'urna di Percy Bysshe Shelley]]'', libro II, vv. 3-4)
*''Ah, ma non ivi alcuno de' novi poeti mai surse, | se non tu forse, [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]], spirito di titano, | entro virginee forme''. (''[[s:Odi barbare/Delle Odi Barbare Libro II/Presso l'urna di Percy Bysshe Shelley|Presso l'urna di Percy Bysshe Shelley]]'', libro II, vv. 41-42)
===Citazioni sulle ''Odi barbare''===
*Le ''Barbare'' sono serti di fiori posti su delle tombe; o corone di cipresso appese ad abbandonate are votive. Il Carducci è apparso come un superstite di altri tempi, venuto a narrare a noi delle saghe antiche, che il secolo desueto non intendeva oramai più. E della sua solitudine ebbe anch'egli coscienza. Onde quella tristezza elegiaca di parecchie, delle più belle e più sincere forse, delle ''Odi barbare'', quella quasi nostalgica adorazione di rovine: quel sentirsi sfiorare dolcemente la fronte dall'ala trista dei secoli: quel desiderio di essere tratto dai fiumi eterni verso l'eterno nulla [...]. ([[Eugenio Donadoni]])
==''Rime e ritmi''==
===[[Incipit]]===
'''Alla signorina Maria A.'''
<poem>O Piccola Maria,
di versi a te che importa?
Esce la poesia,
o piccola Maria,
quando malinconia
batte del cor la porta.
O piccola Maria,
di versi a te che importa?</poem>
===Citazioni===
*''Contessa, che è mai la [[vita]]? | È l'ombra d'un sogno fuggente. | La favola breve è finita, | il vero immortale è l'[[amore|amor]].'' (''[[s:Rime e ritmi/Jaufré Rudel|Jaufré Rudel]]'', vv. 73-76)
*''Salve, [[Piemonte]]! A te con melodia | mesta, da lungi risonante, come | gli epici canti del tuo popol bravo, | scendono i fiumi. || Scendono pieni, rapidi, gagliardi, | come i tuoi cento battaglioni, e a valle | cercan le deste a ragionar di gloria | ville e cittadi''. (''[[s:Rime e ritmi/Piemonte|Piemonte]]'', 9-16)
*[...] ''e da Superga nel festante coro | de le grandi Alpi la regal [[Torino]] | incoronata di [[vittoria]], ed [[Asti]] | repubblicana''. (''[[s:Rime e ritmi/Piemonte|Piemonte]]'', vv. 33-36)
*{{NDR|A [[Carlo Alberto di Savoia]]}} [...] ''oggi ti canto, o re de' miei verd'anni, | re per tant'anni bestemmiato e pianto, | che via passasti con la spada in pugno | ed il cilicio | al cristian petto, italo Amleto''. (''[[s:Rime e ritmi/Piemonte|Piemonte]]'', vv. 65-69)
*''[[Italia]] | assunta novella tra le genti''. (''[[s:Rime e ritmi/Cadore|Cadore]]'', vv. 163-164)
*{{NDR|[[Carlo Goldoni]]}} ''A te, porgente su l'argenteo Sile | le braccia a l'avo da l'opima cuna, | ne la festante ilarità senile | parve la vita accorrere con una || marïonetta in mano. Al sol d'aprile | te fuggente la logica importuna | presago accolse il comico navile | veleggiando la tacita laguna''. (''[[s:Rime e ritmi/Carlo Goldoni|Carlo Goldoni]]'', I, vv. 1-8)
*''Quando, novello Procida, | e più vero e migliore''<ref>Per il refuso su ''più vero e maggiore'', {{cfr}} [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/764#c2046|732]].</ref>'', innanzi e indietro, | arava ei l'onda sicula;'' [...]. (''[[s:Rime e ritmi/Alla figlia di Francesco Crispi|Alla figlia di Francesco Crispi]]'', vv. 17-19)
*''Seco venga a' lidi tuoi | fe' d'opre alte e leggiadre, | o isola del sole, o tu d'eroi | [[Sicilia]] antica madre.'' (''[[s:Rime e ritmi/Alla figlia di Francesco Crispi|Alla figlia di Francesco Crispi]]'', vv. 29-32)
*[...] ''come, o [[Ferrara]], bello ne la splendida ora d'Aprile | ama il memore sole la tua pace!'' (''[[s:Rime e ritmi/Alla città di Ferrara|Alla città di Ferrara]]'', vv. 5-6)
*''Salve, Ferrara, co'l tuo fato in pugno | ultima nata, creatura nova | de l'Appennin, del Po, del faticoso | dolore umano!'' (''[[s:Rime e ritmi/Alla città di Ferrara|Alla città di Ferrara]]'', vv. 93-96)
*''Ombra d'un fiore è la beltà, su cui | bianca farfalla poesia volteggia: | eco di tromba che si perde a valle | è la potenza.'' (''[[s:Rime e ritmi/La chiesa di Polenta|La chiesa di Polenta]]'', vv. 13-16)
*''Fuga di tempi e barbari silenzi | vince e dal flutto de le cose emerge | sola, di luce a' secoli affluenti | faro, l'[[idea]].'' (''[[s:Rime e ritmi/La chiesa di Polenta|La chiesa di Polenta]]'', vv. 17-20)
==''Rime nuove''==
===[[Incipit]]===
<poem>Ave, o [[rima]]! Con bell'arte
su le carte
te persegue il trovadore;
ma tu brilli, tu scintilli,
tu zampilli
su del popolo dal cuore.
O scoccata tra due baci
ne i rapaci
volgimenti de la danza,
come accordi ne' due giri
due sospiri,
di memoria e di speranza!</poem>
===Citazioni===
*''[[Sonetto|Breve e amplissimo carme]]'' [...]. (''[[s:Rime nuove/Libro II/Al sonetto|Al sonetto]]'', III, v. 1)
*''Pur ne l'ombra de' tuoi lati velami | gli umani tedi, o notte, ed i miei bassi | crucci ravvolgi e sperdi: a te mi chiami, | e con te sola il mio cuor solo stassi. || Di quai d'ozio promesse adempi e sbrami | gl'irrequïeti miei spiriti lassi? | E qual doni potenza a i pensier grami | onde a l'eterno o al nulla errando vassi? || O diva [[notte]], io non so già che sia | questo pensoso e presago diletto | ove l'ire e i dolor l'anima oblia: || ma posa io trovo in te, qual pargoletto | che singhiozza e s'addorme de la pia | ava abbrunata su l'antico petto.'' (''[[s:Rime nuove/Libro II/Di notte|Di notte]]'', VII)
*''Te che solinghe balze e mèsti piani | ombri, o [[quercia]] pensosa, io più non amo, | poi che cedesti al capo de gl'insani | eversor di cittadi il mite ramo.'' (''[[s:Rime nuove/Libro II/Colloqui con gli alberi|Colloqui con gli alberi]]'', VIII, vv. 1-4)
*''Né te, [[alloro|lauro]] infecondo, ammiro o bramo, | che mènti e insulti, o che i tuoi verdi e strani | orgogli accampi in mezzo al verno gramo | o in fronte a calvi imperador romani.'' (''[[s:Rime nuove/Libro II/Colloqui con gli alberi|Colloqui con gli alberi]]'', VIII, vv. 5-8)
*''Amo te, [[vigna|vite]], che tra bruni sassi | pampinea ridi, ed a me pia maturi | il sapïente de la vita oblio.'' (''[[s:Rime nuove/Libro II/Colloqui con gli alberi|Colloqui con gli alberi]]'', VIII, vv. 9-11)
*''Ma più onoro l'[[abete]]: ei fra quattr'assi, | nitida [[bara]], chiuda al fin li oscuri | del mio pensier tumulti e il van desio.'' (''[[s:Rime nuove/Libro II/Colloqui con gli alberi|Colloqui con gli alberi]]'', VIII, vv. 12-14)
*''T'amo, o pio [[bue|bove]]; e mite un sentimento | di vigore e di pace al cor m'infondi. | O che solenne come un monumento | tu guardi i campi liberi e fecondi, | o che al giogo inchinandoti contento | l'agil opra de l'uom grave secondi:'' [...]. (''[[s:Rime nuove/Libro II/Il bove|Il bove]]'', IX, vv. 1-6)
*''Il divino del [[pianura|pian]] silenzio verde''. (''[[s:Rime nuove/Libro II/Il bove|Il bove]]'', IX, v. 14)
*''Siede novembre su le vie festanti | ove il maggio s'aprì de' miei pensieri, | e spettral ne la nebbia alza i giganti | templi la tua città, [[Dante Alighieri]]. || Meglio cosí; ch'io non mi vegga avanti | gli academici Lapi e i Bindi artieri: | Io vo' vedere il cavalier de' santi, | il santo io vo' veder de' cavalieri. || Forza di gioventù lieta da' marmi | fiorente, ch'ogni loda a dietro lassi | d'achei scalpelli e di toscani carmi, || degno, [[San Giorgio]] (oh con quest'occhi lassi | il vedess'io), che innanzi a te ne l'armi | un popolo d'eroi vincente passi.'' (''[[s:Rime nuove/Libro II/San Giorgio di Donatello|San Giorgio di Donatello]]'', XIV)
*''[[Dante Alighieri|Dante]], onde avvien che i vóti e la favella | levo adorando al tuo fier simulacro, | e me sul verso che ti fè già macro | lascia il sol, trova ancor l'alba novella? |'' [...] ''| son chiesa e impero una ruina mesta | cui sorvola il tuo canto e al ciel risona: | muor Giove, e l'inno del poeta resta''. (''[[s:Rime nuove/Libro II/Dante|Dante]]'', XVI, vv. 1-4 e 12-14)
*''L'albero a cui tendevi | la pargoletta mano, | il verde [[melograno]] | da' bei vermigli fior, || nel muto orto solingo | rinverdì tutto or ora | e giugno lo ristora | di luce e di calor. || Tu fior de la mia pianta | percossa e inaridita, | tu de l'inutil vita | estremo unico fior, || sei ne la terra fredda, | sei ne la terra negra; | né il sol più ti rallegra | né ti risveglia amor.'' {{NDR|[[Elegie funebri dalle poesie|elegia funebre]]}} (''[[s:Rime nuove/Libro III/Pianto antico|Pianto antico]]'', XLII)
*''[[Maggio]] risveglia i nidi, | maggio risveglia i cuori; | porta le ortiche e i fiori, | i serpi e l'usignol.'' (''[[s:Rime nuove/Libro III/Maggiolata|Maggiolata]]'', L, vv. 1-4)
*''La [[nebbia]] agl'irti colli | [[Pioggia|piovigginando]] sale, | e sotto il maestrale | urla e biancheggia il [[mare|mar]]; || ma per le vie del borgo | dal ribollir de' [[Tino (vinificazione)|tini]] | va l'aspro odor de i [[vino|vini]] | l'anime a rallegrar. || Gira sui ceppi accesi | lo spiedo scoppiettando: | sta il cacciator fischiando | su l'uscio a rimirar | tra le rossastre nubi | stormi d'uccelli neri | com'esuli pensieri | nel vespero migrar''. (''[[s:Rime nuove/Libro III/San Martino|San Martino]]'', LVIII, vv. 1-16)
*{{NDR|Sulla [[Sicilia]]}} ''Sai tu l'isola bella, a le cui rive | manda il Ionio i fragranti ultimi baci | nel cui sereno mar Galatea vive | e su' monti Aci?'' (''[[s:Rime nuove/Libro IV/Primavere elleniche II|Primavere elleniche II]]'', LXIII, vv- 1-4)
*''De l'ombroso pelasgo [[Monte Erice|Èrice]] in vetta | eterna ride ivi Afrodite e impera, | e freme tutt' amor la benedetta | da lei costiera''. (''[[s:Rime nuove/Libro IV/Primavere elleniche II|Primavere elleniche II]]'', LXIII, vv. 5-8)
*''Meglio operando oblïar, senza indagarlo; | questo enorme mister de l'[[universo]]!'' (''[[s:Rime nuove/Libro V/Idillio maremmano|Idillio maremmano]]'', LXVII, vv. 38-39)
*''Odio la faccia tua stupida e tonda, | l'inamidata cotta, | monacella lasciva ed infeconda, | [[Luna|celeste paölotta]]'' (''[[s:Rime nuove/Libro V/Classicismo e romanticismo|Classicismo e Romanticismo]]'', LXIX, vv. 37-40)
*''Si volse il prete a dire: Ite. Potente | ruppe il sole a le nubi sormontando, | e incoronò d'un'iride scendente | la bella donna che sorgea pregando. | Corse tra le figure bizantine | vermiglio un riso come di pudor; | ma la [[Maria|Madonna]] le pupille chine | tenea su 'l figlio, e mormorava – Amor''. (''[[s:Rime nuove/Libro V/Da la qual par ch'una stella si mova|Da la qual par ch'una stella si mova]]'', LXXI, 33-40)
*''I [[cipresso|cipressi]] che a Bólgheri alti e schietti | van da San Guido in duplice filar, | quasi in corsa giganti giovinetti | mi balzarono incontro e mi guardâr.'' (''[[s:Rime nuove/Libro V/Davanti san Guido|Davanti san Guido]]'', LXXII, vv. 1-4)
*''Su 'l castello di [[Verona]] | batte il [[sole]] a mezzogiorno | da la Chiusa al pian rintrona | solitario un suon di [[Corno (strumento musicale)|corno]],'' [...]. (''[[s:Rime nuove/Libro VI/La leggenda di Teodorico|La leggenda di Teodorico]]'', LXXVI, vv. 1-4)
*''Sanguinosa, in un sorriso | di martirio e di splendor: | di [[Severino Boezio|Boezio]] è il santo viso, | del romano senator.'' (''[[s:Rime nuove/Libro VI/La leggenda di Teodorico|La leggenda di Teodorico]]'', LXXVI, vv. 101-104)
*[...] ''o noci della [[Carnia]] addio! | Erra tra i vostri rami il pensier mio | sognando l'ombre d'un tempo che fu!'' (''[[s:Rime nuove/Libro VI/Il comune rustico|Il comune rustico]]'', LXXVII, vv. 7-9)
*''Cittadini di palagio, | mercanti e buon artieri; | e voi conti di maremma, | dai selvatici manieri; || voi di Corsica visconti, | voi marchesi de' confini; | voi che re siete in Sardegna | ed in [[Pisa]] cittadini; || voi che in volta del levante | mainaste or or la vela: | pria che arrossi la Verruca | e si spenga la candela, || fuori porta del parlascio, | su correte arditamente! | Su, su, popolo di Pisa, | cavalieri e buona gente!'' (''[[s:Rime nuove/Libro VI/Faida di comune|Faida di comune]]'', LXXIX, vv. 109-124)
*''Hallali''<ref>''Hallalí'' è grido di caccia nella lingua francese, oggi accolto, credo, anche nelle nobili cacce italiane; e può accogliersi, parmi, perché in fine non è altro che un composto d'interiezioni e di avverbi comuni alle due lingue. {{NDR|Nota del curatore}}</ref>'', hallali, gente d'Habsburgo! | Ad una caccia eterna io con te surgo;'' [...]. (''[[s:Rime nuove/Libro VI/Ninna nanna di Carlo V|Ninna-nanna di Carlo V]]'', LXXX, vv. 33-34)
*''Poeta, su 'l tuo capo sospeso ho il tricolore | che da le spiagge d'Istria da l'acque di Salvore | la fedele di Roma, [[Trieste]], mi mandò''. (''[[s:Rime nuove/Libro VI/A Vittore Hugo|A Victor Hugo]]'', LXXXI, vv. 49-51)
==[[Incipit]] di ''Conversazioni critiche''==
Lodiamo di buon animo i buoni pensieri ne' due scritti del dott. C., intitolati I beni della letteratura e I mali della lingua latina, intorno agli offici delle lettere e dei letterati, intorno alle pessime condizioni dell'educazione letteraria qual fu e qual è in parte ancora fra noi e alla necessità di una educazione piú veramente civile.
==Citazioni su Giosuè Carducci==
*A Giosuè Carducci, un dì tanto combattuto pe' suoi eccessi verbali, furono alla fine tributati onori singolari. Non solo egli fu chiamato "il poeta della terza Italia", ch'è appena cominciata, ma il Parlamento nazionale gli decretò un monumento a Roma; dove non l'hanno Virgilio, Dante, Michelangelo, Colombo, Vittorio Alfieri, primo poeta e profeta del Risorgimento, e neppure Alessandro Volta, la cui scoperta torna oggi sì possente alla civiltà del mondo. Ma a Roma era rivolta l'anima del poeta maremmano; il verso di Dante sul "gran veglio" simbolico,<br><div style="text-align:center;">E Roma guarda sì come suo speglio,</div>si adatta a lui, avvivatore delle tradizioni italiche. ([[Raffaello Barbiera]])
*Antiromantico, antimanzoniano ed anticristiano si dichiarò apertamente Giosuè Carducci, quando poco più che ventenne incominciò a farsi conoscere nella sua Toscana. Armato di cultura pagana e classica parve dapprima scendere in campo come un restauratore del classicismo, quasi un continuatore del Foscolo e dell'Alfieri; ma non tardò ad affermare la sua personalità gettando in quella forma classica pensieri modernissimi, come nell'''Inno a Satana'' che è un entusiastico saluto al progresso ed alla libertà. ([[Pietro Orsi]])
*[[Bologna]] era bella, amabile, degna di essere goduta con l'anima e la carne. Dietro le luminose vetrine della libreria Zanichelli aleggiava ancora lo spirito eternamente corrucciato del Carducci. ([[Rino Alessi]])
*Carducci è l'ultima tempra d'uomo che abbia avuto la nostra poesia, l'ultimo poeta che nel mondo non abbia veduto soltanto se stesso, ma anche il prossimo. È un uomo quadrato, più ricco di fantasia che Pascoli e D'Annunzio e più complesso di entrambi nel suo svolgimento poetico. ([[Attilio Momigliano]])
*Egli sembra, anche nell'aspetto, una di quelle foreste sul lido del suo mare, le quali anche nella più quieta serenità pare che si contorcano alle raffiche del libeccio. ([[Giovanni Pascoli]])
*Gli italiani nuovi sono stati tutti più o meno scolari del Carducci; hanno imparato alla sua scuola qualche cosa.<br>Egli insegnava non soltanto dalla cattedra e coi libri, ma con la persona e quasi con l'aspetto soltanto, maschio e severo, con tutto l'esempio di una vita spesa nel lavoro assiduo e glorioso, con tutta la forza di verità e di schiettezza che si comunicava dalla sua presenza muta. ([[Renato Serra]])
*Fra i postillatori di libri delle pubbliche biblioteche dobbiamo comprendere anche {{sic|Giosue}} Carducci<ref>La variante ''Giosue'' non è del tutto inconsueta: è utilizzata anche dalla ''[https://www.treccani.it/enciclopedia/giosue-carducci/ Enciclopedia on line Treccani]''.</ref>: però il Carducci giovinetto, che quando egli fu più maturo nessuno lo superò nell'amore e nel rispetto dei libri, dei libri suoi, nonché dei libri altrui. Il Carducci dal 1849 al 1852, mentre era scolaro nei corsi di Umanità e di Retorica alle Scuole Pie di Firenze, frequentò la [[Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze|Biblioteca Nazionale]], allora Magliabechiana, e [[Salomone Morpurgo]] ha voluto ricercare nei registri di quel tempo i ricordi delle letture di lui. Egli compare la prima volta nel registro il 4 dicembre 1849, e poi molte altre volte dopo, firmando talora col solo cognome, altre volte premettendovi le iniziali G. A. che richiamano anche il suo secondo nome di battesimo, Alessandro, e assai spesso anche collo pseudonimo di ''GAC de la Valle''. In un esemplare dell'''Acerba'' di [[Cecco d'Ascoli]], in fine del libro V, sotto i versi della famosa invettiva contro Dante, così il Carducci scrisse di suo pugno: ''Questo poeta, dopo che tanto e tanto ciarlato ha, Niuno l'ha inteso e niun lo intenderà. G. Carducci, E. Nencioni: 20 giugno 1850''. ([[Giuseppe Fumagalli]])
*Giosuè Carducci in mezzo al culto amoroso della poesia non ha abbandonato gli studi severi della critica. Nel Carducci conviene distinguere due persone, il poeta ed il critico; il primo non rassomiglia punto al secondo. Enotrio poeta è impetuoso, irrequieto, impaziente d'ogni difficoltà, e sempre pronto a rompere, come il Duca di Borgogna, l'orologio se suoni un'ora che lo chiami a ciò ch'egli non vuole. Il critico invece medita lungamente e scrive avvisato ed arguto, sapendo unire agli splendori dell'immaginazione la forma {{sic|culta}} ed elegante, l'erudizione profonda. Il Carducci sa tenersi lontano dalla nebulosità del De Sanctis, dalla elegante leggerezza del Settembrini, dalla troppo minuziosa analisi del Camerini e si manifesta co' suoi ''Studi letterarî'' uno dei più dotti ed arguti critici d'Italia, accoppiando alla serietà alemanna, la vivacità ed il calore degli ingegni del mezzogiorno. ([[Pompeo Gherardo Molmenti]])
*Il Carducci è l'ultimo dei poeti dell'Italia antica, più che il primo dei poeti dell'Italia nuova. ([[Eugenio Donadoni]])
*L'ispirazione carducciana è figlia dell'erudizione, e il Carducci è così strano poeta che, dopo d'avere incominciato tardi a produrre i suoi {{sic|capilavori}}, lascia trascorrere anni ed anni tra l'uno e l'altro e ne produce pochissimi. ([[Paolo Orano]])
*La storia nell'anima di Carducci, con buona pace del suo metodo storico, è quasi sempre una proiezione di presente negli sfondi lontani, per dargli autorità e obiettività. La storia in Carducci è polemica. Poeta della storia potrebbe al più significare poeta drammatico, e Carducci non creò una persona artistica fuori della sua personalità lirica. ([[Scipio Slataper]])
*Ma non si può né si deve dire che Giosuè Carducci sia il poeta di un'epoca, l'uomo rappresentativo di qualche cosa come una civiltà. No. Nell'opera sua manca ogni creazione di idee. Carducci deriva, non crea; e deriva non soltanto il pensiero che, del resto, in lui è sempre allo stato frammentario, dai Greci, dai Latini, dai Tedeschi e dai Francesi; ma anche l'immagine. È forse difficile sostenere che nell'opera poetica e prosastica del Carducci esista una immagine tutta carducciana. ([[Paolo Orano]])
*Per il Carducci la fede non fu la ''grande affaire''. Se oggi impreca al semitico nume, se domani esalta l'umil saluto dell'ave, egli non obbedisce a credenze profonde ma a due motivi, uno di serenità uno di malinconia, sorgenti, a distanza di anni, nella sua anima. Raccontano che in una placida notte, contemplando il cielo stellato, esclamasse: credo in Dio. L'aneddoto è verosimile (anche a proposito del [[Voltaire]] se ne riporta uno di tal genere), e sta a dimostrare il carattere lirico di codeste sue affermazioni. Credeva in Dio quella notte perché, secondo lo stile biblico, le meraviglie del creato gli parlavano di lui; ma il giorno dopo, nel lavoro consueto, spenta la luce stellare, il Dio notturno scompare nel [[panteismo]] dell'universo. ([[Giovanni Rabizzani]])
*Quando il Carducci morì, parve per un momento che la sua statura morale dovesse oscurare a lungo quelle della generazione a lui contemporanea e di altre successive che avrebbero dovuto attingere alla poesia gli ideali e alla personalità morale di lui norme di vita. In verità scompariva e scendeva con lui nella tomba una Italia che i panegiristi, i chroniqueurs, i falsi scolari, i critici maggiori e minori credevano d'intendere, gridando a gran voce con lagrime di dolore le lodi di un uomo che, vivo, si sarebbe violentemente e rudemente liberato di quel coro profano: che non sarebbe stato né posa né gesto platonico, come non erano state ciò le ribellioni del Carducci alla esaltazione cieca della sua personalità poetica e {{sic|prattica}}. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Quando pensiamo al Carducci uomo non sappiamo separare questo dagli altri elementi del suo carattere morale, sicché noi lo vediamo ancora un po' come il maestro e il consigliere di tutte le generazioni. Per altro egli rimane ancora vivo nella coscienza di tutti, anche se ad uso d'una certa coscienza giovanile in formazione è stato ridotto a pezzi d'antologia i quali non danno la misura né del carattere morale né del carattere poetico di lui. Rimane nella scuola, perché la scuola è la più conservatrice di tutte le istituzioni. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Questa concezione formalistica della poesia come un mestiere artistico infinitamente difficile, e come tale da prendere molto sul serio, ha per il Carducci una grande seduzione anche perché a lui di rado è concesso di mettere in armonici versi un puro avvenimento personale, i propri dolori e le proprie gioje. Non che egli mancasse di calore e di sincerità di sentimento. La morte della madre, e specialmente la perdita dell'unico {{sic|figlietto}}, gli toccarono profondamente il cuore. Ma egli era troppo virile ed anche troppo schivo per abbandonarsi a lamenti poetici, all'incirca come il piagnucoloso [[Giovanni Pascoli|Pascoli]]. La poesiola ''Pianto antico'', sulla morte del figlio, ci tocca così profondamente appunto perché è quasi l'unica lacrima nell'occhio di un uomo forte, che non è solito piangere. ([[Karl Vossler]])
*Sul Giosuè Carducci, scrissi due libri per dire alle genti: L'uomo di cui avete fatto l'apoteosi fu un volgare tornacontista, ed eccone qua le prove:<br />– Egli cantò la bianca croce di Savoia: ma a Versailles aveva già – con l'ajuto di [[Immanuel Kant|Emanuele Kant]] – decapitato un re.<br />– Egli, nell'Adige, celebrò il re Umberto: ma nell' Anniversario della Repubblica aveva già detto corna della monarchia.<br />– Egli chiamò il [[Giuseppe Mazzini]]: «Ezechiele in Campidoglio»; ma aveva già chiamato il Mazzini: «il sultano della libertà che mandava sicari ad ammazzare i galantuomini.»<br />– Aveva cantato il diavolo in un inno che fece andare in visibilio tutti i marinatori delle scuole d'Italia, onde era salito, di primo acchito, alla gloria di poeta di [[Satana]]; ma poscia quell'inno egli chiamò chitarronata, e ragazzacci sgrammaticanti chiamò coloro che, a causa di quell'inno, avevano strombazzato il suo nome alle quattro plaghe del mondo.<br />– Aveva schiaffeggiato il Galileo di rosse chiome e decapitato Dio con l'ajuto del [[Robespierre]]; ma poscia inneggiò alla chiesa di Polenta, alla dolce figlia di Jesse, a Dio ottimo massimo. ([[Andrea Lo Forte Randi]])
*Torna alla mente con gran tristezza di desiderio il tempo che io {{sic|studiava}} a Bologna; e la rivedo ancora quella severa e lunga aula dell'università con i finestroni dai vetri verdognoli che prendono luce dal pian terreno del cortile interno: la rivedo tutta gremita di uditori; tutti col viso rivolto e teso ad un punto, in silenzio: seduti sui banchi, fitti in piedi e addossati agli angoli, presso la porta d'ingresso. E quelle teste, le più giovanilmente vive, altre {{sic|grige}} o canute, altre di donne diffondenti in quella austerità non so quale femminile lietezza, mi pare ancora di udire la sua voce che si spandeva ora vibrata, staccata, nervosa; ora lenta, commossa e saliente come nembo d'incenso. Su l'alta cattedra, in fondo, appariva quel capo poderoso, curvo fra i cubiti, con la fronte ferma, come diga a reggere l'onda irrompente del pensiero; la breve mano bianca agitata a ricercare il libro o l'appunto, pur non ristando la voce.<br>Qualche volta, sopravvenendo le tenebre, accennava gli recassero una candela e se la poneva da presso; e allora quella fiammella rossa che or s'allungava in sottile piramide e stava immota, ora ballava come un folletto, faceva in quella penombra strani effetti su quel volto animato dall'idea creatrice.<br>Era l'autunno o era l'inverno nevoso: eppure per quella tetra sala in alto passava la primavera al suono della sua voce, l'eterna primavera del pensiero che Egli ogni volta evocava, viva, luminosa, presente fuori dai secoli che furono. ([[Alfredo Panzini]])
*Un altro poeta, forte e geniale, dimostra nell'opera sua l'indole scultorea spiccatissima: poeta contemporaneo, latinamente italiano fin nelle midolla: Giosuè Carducci.<br>Abbiamo veduto che [[Dante Alighieri|Dante]], come poeta scultore, è l'anima di Michelangelo che parla in voce di poesia, vedremo ora che il Carducci rispecchia invece nell'opera sua ora la classica plasticità di Houdon, ora la forza atletica di Puget, ora l'impetuosità del moto di Francesco Rude.<br>Egli è insomma un ingegno moderno, figlio del nostro secolo, perché rivela nella sua poesia certi fremiti di vita, certe singolari movenze leonine che gli antichi, né in scultura, né in pittura, né in poesia non conobbero mai. ([[Adolfo Padovan]])
*Vorrei mandarle un mazzo di rose grande più di me, vorrei creare una parola nuova che racchiudesse tutto ciò che ha di soave la gratitudine e di sublime la gioia, per dirle quello che sento Amo tutto ciò ch'Ella ha corretto nei miei versi. (Benedetti versi che mi hanno ispirato l'ardire di venire da Lei!). ([[Annie Vivanti]])
===[[Albano Sorbelli]]===
*Il Carducci fu sempre un [[Irredentismo italiano|irredentista]], se al vocabolo diamo il significato di chi voleva la unità completa della patria, e la patria degna del suo destino. E accenni frequenti trovansi nei ''Levia gravia'' e specie nei ''Giambi ed Epodi''. Ma ci fu un fatto che molto contribuì a richiamare la mente del Carducci sui popoli dell'[[Istria]] e del [[Trentino]] che aspettavano, che sospiravano la rivendicazione: la sua visita a [[Trieste]] nel 1878. Come ridire le accoglienze festose, affettuose, commoventi, di fratello al maggior fratello che egli vi ebbe? Come ripetere la impressione profonda che in lui destarono le fiorenti terre e i bianchi casolari e le soleggiate città che si stendono lungo la costa dei golfi di Trieste e del [[Quarnaro]]?
*Il Carducci ribelle irriducibile degli anni che corsero dal 1867 al 1878, il bestemmiatore, come lo dissero i suoi avversari, dell'Italia, che chiamava ''vile'' per viemeglio spingerla all'azione, si andava lentamente cambiando, o meglio intonandosi ai tempi che pure essi cambiavansi per condizioni e fatti nuovi. Il repubblicano violento veniva smorzando lentamente le fiamme della ribellione e l'astio contro la monarchia; sebbene in ogni tempo rifulgesse in lui quell'amore all'Italia, quel santo affetto di patria, che lo aveva mosso a scrivere e a operare sino dagli anni più lontani. E continuava a ripetere a tutti, e in tutti i toni, che l'Italia era fiacca, che si appagava ormai solo di parole vane, di alti gridi; e occorreva invece por mano alle opere; e {{sic|sopratutto}} occorreva una nuova educazione sapientemente democratica; un senso della realtà, un solido piano di ricostruzione del paese, un coordinamento al nobilissimo fine di ''fare'' l'Italia, ora che gli Italiani erano tutti uniti in [[Roma]].
*L'[[Triplice alleanza (1882)|alleanza italo-austriaca]] irritò il Carducci, che aveva sempre dinanzi le mal vietate Alpi retiche e giulie; l'assassinio di Oberdan gli andò diritto come una lama aguzza al cuore.<br>E ferito entro l'anima, còlto come da una crisi divina e furibonda, cantò; cantò in prosa, con una veemenza, con una forza, con un ardore che solo in pochi momenti della ispirazione carducciana può riscontrarsi. Tutto egli sentì il problema dell'irredentismo, tutta egli vide la vergogna di un'alleanza con l'Austria che ci spegneva i figli, tutto il rancore intese ridestarsi dentro contro la secolare tormentatrice del popolo e del sangue italiano.
==Note==
<references/>
===Fonti===
<references group="fonte"/>
==Bibliografia==
*Giosuè Carducci, ''[[s:A Satana|A Satana]]'', in ''Poesie di Giosuè Carducci'', Zanichelli, Bologna, 1906, p. 377-386.
*Giosuè Carducci, ''[https://archive.org/details/bozzettiescherme00carduoft/page/n8/mode/1up Bozzetti e scherme]'', Zanichelli, Bologna, 1920.
*Giosuè Carducci, ''[https://books.google.it/books?id=jasTAAAAQAAJ Ceneri e faville: serie prima, 1859-1870]'', Zanichelli, Bologna, 1891.
*Giosuè Carducci, ''[https://archive.org/details/operecard11carduoft?q=Francesco+Coccapieller Ceneri e faville: serie terza e ultima, 1877-1901]'', Zanichelli, Bologna, 1902.
*Giosuè Carducci, ''[https://books.google.it/books?hl=it&id=4O8IAQAAMAAJ Confessioni e battaglie: serie prima]'', a cura di Mario Saccenti, Mucchi, 2001.
*Giosuè Carducci, ''[https://books.google.it/books?hl=it&id=BB6J7Geq_aoC Confessioni e battaglie: serie seconda]'', Zanichelli, Bologna, 1913.
*Giosuè Carducci, ''[https://www.gutenberg.org/files/46843/46843-h/46843-h.htm Conversazioni critiche]'', Sommaruga, 1884.
*Giosuè Carducci, ''[[s:Canzone di Legnano|Della «Canzone di Legnano»]]'', in ''Poesie di Giosuè Carducci'', Zanichelli, Bologna, 1906, p. 1037-1048.
*Giosuè Carducci, ''[[s:Giambi ed epodi|Giambi ed epodi]]'', in ''Poesie di Giosuè Carducci'', Zanichelli, Bologna, 1906, p. 387-512.
*Giosuè Carducci, ''[[s:Levia Gravia|Levia Gravia]]'', in ''Poesie di Giosuè Carducci'', Zanichelli, Bologna, 1906, p. 267-376.
*Giosuè Carducci, ''[[s:Odi barbare|Odi barbare]]'', in ''Poesie di Giosuè Carducci'', Zanichelli, Bologna, 1906, p. 777-940.
*Giosuè Carducci, ''[[s:Rime e ritmi|Rime e ritmi]]'', in ''Poesie di Giosuè Carducci'', Zanichelli, Bologna, 1906, p. 941-1036.
*Giosuè Carducci, ''[[s:Rime nuove|Rime nuove]]'', in ''Poesie di Giosuè Carducci'', Zanichelli, Bologna, 1906, p. 535-776.
==Altri progetti==
{{Interprogetto|s=Autore:Giosuè Carducci}}
===Opere===
{{Pedia|A Satana||(1863)}}
{{Pedia|Odi barbare||(1877)}}
{{Pedia|Giambi ed Epodi|''Giambi ed epodi''|(1882)}}
{{Pedia|Rime nuove||(1887)}}
{{DEFAULTSORT:Carducci, Giosuè}}
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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John Donne
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/* Citazioni di John Donne */ cmq il senso originario è più teologico ed esistenziale che psicologico
1419709
wikitext
text/x-wiki
[[Immagine:John Donne by Isaac Oliver.jpg|thumb|John Donne]]
'''John Donne''' (1572 – 1631), poeta e religioso inglese.
==Citazioni di John Donne==
* Non faccio nulla contro me stesso, eppure sono il mio carnefice (Devotions upon Emergent Occasions (1624), Meditation XII)
*Che i nostri [[Affetto|affetti]] non uccidano noi, né muoiano essi.<ref>Citato in prefazione a [[Clive Staples Lewis]], ''I quattro amori'', Jaca Book, 1982.</ref>
*''Debole quell'[[amore]] di cui più forte è la paura, | e non è tutto spirito limpido e valoroso | se è misto di timore, di pudore, di onore. | Forse, come le [[torcia|torce]] che debbono esser pronte | sono accese e rispente, così tu tratti me. | Venisti per accendermi, vai per venire. Ed io | sognerò nuovamente | quella speranza, ma per non morire.''<ref>Da ''Il sogno''.</ref>
*Disdegno [[Dio]] e i Suoi angeli per il ronzio di una mosca, per il baccano di una carrozza, per il cigolio di una porta.
:''I neglect God and his angels, for the noise of a fly, for the rattling of a coach, for the whining of a door''.<ref>Da ''LXXX Sermons'', 1640, n. 80, pronunciato al funerale di Sir William Cokayne, 12 dicembre 1626.</ref>
*''Il grande capolavoro della natura, un [[elefante]]; | l'unica creatura gigantesca e innocua.''<ref>Da ''Il progresso dell'anima''; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
*''Lei è tutti gli stati, io sono tutti i principi, | nient'altro esiste. | A paragone i principi non recitano che la nostra parte''.<ref>Da ''Il sorgere del sole'', str. 3, in ''Poesie sacre e profane'', traduzione di Rosa Tavelli, Feltrinelli, Milano, 2004, p. 91.</ref>
*''Ma, ahimè, perché così lungamente, | e tanto, freniamo i nostri [[Corpo|corpi]]?''<ref>Da ''L'Estasi''; citato in [[Charles Morgan]], ''La fontana'', Arnoldo Mondadori Editore, 1961.</ref>
*''Ma venga pure la [[sfortuna|cattiva sorte]] | le aggiungeremo la nostra forza | le insegneremo l'arte...''<ref>Da ''Canzone''.</ref>
[[File:No man is an island entire of itself; every man is a piece of the continent, a part of the main. John Donne, 1572-1631 - it.svg|200px|right]]
*Nessun [[uomo]] è un'[[isola]], completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la [[campana]]: suona per te.<ref>Da ''[https://en.wikisource.org/wiki/Meditation_XVII Meditazione XVII]'' in ''Devozioni per occasioni d'emergenza'', Editori Riuniti, Roma, 1994, pp. 112-113.</ref>
*Non c'è nulla di quanto [[Dio]] ha fondato su una causa naturale costante, e che perciò avviene ogni giorno, che non ci sembrerebbe un [[miracolo]] degno di ammirazione se avvenisse una sola volta.<ref>Da ''Sermone del giorno di Pasqua, 25 marzo 1627''.</ref>
*Per amor di Dio stai zitto, e lasciami amare.
:''For God's sake hold your tongue, and let me love''.<ref>Da ''The Canonization'', stanza 1.</ref>
*Perché l'amor controlla amor d'ogni altra vista | E fa di una stanzetta un universo.
:''For love, all love of other sights controls, | And makes one little room an everywhere''.<ref>Da ''Songs and Sonnets'', "The Good-Morrow", 1633.</ref>
==''Elegie''==
*Do libertà alle mie mani erranti e le lascio andare | davanti, di dietro, tra, di sopra, di sotto. (XVIII)<ref name=diz/>
*I confronti sono odiosi. (VIII)<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 296.</ref>
*L'amore costruito sulla bellezza muore con la bellezza. (II, ''L'Anagramma'')<ref name=diz>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
==''Sonetti sacri''==
*Io sono un piccolo [[mondo]] fatto abilmente | Di elementi e uno spirito angelico.
:''I am a little world made cunningly | Of elements, and an angelic sprite''. (V, v. 1)
*''Morte, non andar fiera se anche t'hanno chiamata | possente e orrenda. Non lo sei. | Coloro che tu pensi rovesciare non muoiono, | povera morte, e non mi puoi uccidere.'' (X, vv. 1-4)<ref name=papt>Da ''Poesie amorose. Poesie teologiche''.</ref>
*''Un breve sonno e ci destiamo eterni. | Non vi sarà più morte. E tu, morte, morrai.'' (X, vv. 14-15)<ref name=papt />
*''Divorziami, disciogli, spezza il nodo, | rapiscimi, imprigionami: se tu | non m'incateni non sarò mai libero, | casto mai se tu non mi violenti.'' (XIV, vv. 13-16)<ref name=papt />
==[[Incipit]] di ''The Sunne Rising''==
Vecchio pazzo impiccione, sole indisciplinato.<ref name=diz/>
==Citazioni su John Donne==
*«Nessun uomo è un'isola», ha scritto il poeta teologo John Donne, perché «quando la campana suona, essa suona anche per te». Ad ogni modo, quando la posta in gioco non è la salvezza eterna ma la sopravvivenza politica o fisica, la reinvenzione della propria identità, e si cerca una tana in cui rifugiarsi per leccarsi le ferite, un'isola è un posto eccellente in cui stare, come scoprì il Robinson Crusoe di [[Daniel Defoe|Defoe]]. ([[Richard Newbury]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*John Donne, ''Poesie amorose. Poesie teologiche'', a cura di [[Cristina Campo]], Einaudi, Torino, 2016. ISBN 9788858424476
==Altri progetti==
{{interprogetto|s=en:Author:John Donne|s_lingua=inglese}}
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Tommaso d'Aquino
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Gaux
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/* Citazioni su Tommaso d'Aquino */ Ernesto Buonaiuti
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{{w|La sezione ''Summa Theologiae'' non rispetta gli standard e le fonti non sempre sono chiare}}
[[Immagine:Saint Thomas Aquinas.jpg|thumb|San Tommaso d'Aquino]]
San '''Tommaso d'Aquino''' (1225 – 1274), frate domenicano e filosofo italiano.
==Citazioni di Tommaso d'Aquino==
[[Image:Tommaso - Super libros de generatione et corruptione - 4733257 00007.tif|thumb|''Super libros de generatione et corruptione'']]
*Come gli occhi della nottola sono abbagliati dalla luce del sole che non riescono a vedere, ma vedono bene le cose poco illuminate, così si comporta l'intelletto umano di fronte ai primi principi, che sono tra tutte le cose, per natura, le più manifeste.<ref>Da ''In Met.'', II, l. 1 n. 10.</ref>
*Dio avrebbe potuto creare un mondo senza uomini, e in seguito avrebbe potuto produrre l'uomo.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della filosofia'', traduzione di Daniele Ballarini e Anna Carbone, Gribaudo, 2018, p. 92. ISBN 9788858014165</ref>
*Dovremmo verificare se vi è contraddizione tra l'essere creato da Dio e l'essere eterno.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della filosofia'', traduzione di Daniele Ballarini e Anna Carbone, Gribaudo, 2018, p. 93. ISBN 9788858014165</ref>
*I doni della grazia si aggiungono alla natura in modo da non toglierla di mezzo, ma da perfezionarla: perciò anche il lume della fede che ci fu infuso per grazia non distrugge il lume della conoscenza naturale che in noi è naturalmente presente. Sebbene il lume naturale della mente umana sia insufficiente alla manifestazione di quelle cose che attraverso la fede si manifestano, è tuttavia impossibile che le cose che ci sono attraverso la fede tramandate divinamente siano contrarie a quelle che ci sono date per natura. In questo caso occorrerebbe che o le une o le altre fossero false; e poiché sia le une sia le altre ci vengono da Dio, Dio sarebbe per noi autore della falsità: il che è impossibile. [...] Per conseguenza possiamo nella sacra scrittura adoperare la filosofia in tre modi. In primo luogo, a dimostrare i preamboli della fede, che sono necessari alla scienza della fede; tali sono le cose che si dimostrano intorno a Dio con la ragione naturale: che Dio esiste, che Dio è uno e altre verità di Dio e delle creature che in filosofia sono dimostrate e che la fede presuppone. In secondo luogo, la filosofia può essere adoperata a chiarire, mediante similitudini, cose che sono di pertinenza della fede; come Agostino nel de Trinitate si serve di numerose similitudini desunte da dottrine filosofiche per chiarire la Trinità. In terzo luogo, si può anche resistere alle obiezioni che si fanno alla fede sia mostrando che sono false, sia mostrando che non sono necessarie.<ref>Dal ''Commento al "De trinitate" di Severino Boezio'', proemio, q. 2, a. 3.</ref>
* Il Cristo è stato privato di ogni bene esteriore, fino alla nudità corporale… È questa povertà della croce che vogliono seguire coloro che abbracciano la povertà volontaria, specialmente coloro che rinunciano a ogni tornaconto.<ref name="Avvenire">Citato da ''[https://www.avvenire.it/amp/chiesa/pagine/san-tommaso-d-aquino-un-maestro-per-ogni-stagion «San Tommaso d’Aquino? Un maestro per ogni stagione della nostra fede»]'', ''L'Avvenire'', 7 marzo 2024</ref>
*Il [[maestro e discepolo|maestro]] si limita a «muovere», a stimolare il [[maestro e discepolo|discepolo]] e il discepolo solo se risponde a questo stimolo – sia durante che dopo l'esposizione del maestro – arriva ad un vero apprendimento.<ref>Citato in [[Albino Luciani]], ''Illustrissimi'', p. 135, premessa di [[Igino Giordani]], commento di [[Giovanni Mocchetti]], Edizioni A.P.E., Mursia, Milano, 1979.</ref>
*I [[peccato|peccati]] sono farina del nostro sacco; il bello, il buono che è in noi è frutto della [[misericordia di Dio]].<ref>Citato in [[Mario Canciani]], ''Vita da prete'', Mondadori, 1991, p. 7.</ref>
*La mia anima non è me stesso.<ref>Citato in [[Fulton J. Sheen]], ''Tre per sposarsi'', Edizioni Richter, Napoli, 1964.</ref>
*La pace è indirettamente opera della giustizia, in quanto questa ne rimuove gli ostacoli, ma è opera della carità che, in forza della sua natura, porta la pace.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della politica'', traduzione di Sonia Sferzi, Gribaudo, 2018, p. 64. ISBN 9788858019429</ref>
*Lasciamo che un Santo scriva di un altro Santo!<ref>Citato in [[Albino Luciani]], ''Illustrissimi'', premessa di [[Igino Giordani]], commento di [[Giovanni Mocchetti]], Edizioni APE Mursia, Milano, 1979.</ref>
*La [[natura]] non è altro che il piano di un Artista, e di un Artista divino, iscritto all'interno delle cose, grazie al quale si muovono verso un fine determinato, come se il costruttore di una nave potesse fornire ai pezzi di legno la capacità di muoversi da sé per la produzione della forma della nave.<ref>Da ''In octo libros Physicorum Aristotelis expositio'', Marietti, Torino-Roma, II, c. 8, l. 14, p. 268; citato in Rafael Martínez e Juan José Sanguineti, ''Dio e la natura'', Armando Editore, Roma, 2002, [http://books.google.it/books?id=1964Tff6Wq4C&pg=PA75 pp. 75-76]. ISBN 88-8358-373-6</ref>
*La presenza del vero corpo e sangue di Cristo in questo sacramento non può essere rilevata dai sensi o dall'intelletto, ma dalla fede soltanto.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro delle religioni'', traduzione di Anna Carbone, Gribaudo, 2017, p. 229. ISBN 9788858015810</ref>
*La scienza filosofica riguarda l'ente in quanto ente, cioè considera l'ente dal punto di vista della ratio universale di ente, e non dal punto di vista della ratio specifica di qualche ente particolare.<ref>Da ''In Met.'', XI, l. 3 n. 1.</ref>
*Nessun uomo dovrebbe vendere una cosa a un altro uomo per più del suo valore.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro dell'economia'', traduzione di Olga Amagliani e Martina Dominici, Gribaudo, 2018, p. xx. ISBN 9788858014158</ref>
*Quello che si [[speranza|spera]] si deve credere che possa essere ottenuto; è quanto aggiunge la speranza al puro desiderio.<ref>Da ''Comp. Theol.'' II, 8 – citato in [[Hans Urs von Balthasar|von Balthasar]], ''Sperare per tutti'', Jaca Book, Milano, 1997, p. 55.</ref>
*Sebbene il lume naturale della mente umana sia insufficiente alla manifestazione di quelle cose che attraverso la fede si manifestano, è tuttavia impossibile che le cose che ci sono attraverso la fede tramandate divinamente siano contrarie a quelle che ci sono date per natura. In questo caso occorrerebbe che o le une o le altre fossero false; e poiché sia le une sia le altre ci vengono da Dio, Dio sarebbe per noi autore della falsità: il che è impossibile.<ref>Dal ''Commento al "De Trinitate" di Severino Boezio''.</ref>
*[[Sinonimia|Sinonimi]] diconsi i vocaboli che significano affatto il medesimo. Tali vocaboli, messi insieme, rendono il dire inetto. Notisi, però, che i sinonimi veri son quelli che significano una cosa medesima secondo la medesima ragione dell'essere di quella; ma quelli che denotano le varie ragioni dell'essere di una cosa, non significano per l'appunto il medesimo.<ref>Da ''Som.'' 1, 1, 1, 3; citato in Niccolò Tommaseo, Prefazione a ''[https://books.google.it/books?id=yCpr8LCT8sIC Dizionario dei sinonimi della lingua italiana]'', cap. IV, ''De' sinonimi'', Vallardi, Milano, 1867<sup>5</sup>, p. x.</ref>
*Solo [[Cristo]] è il vero sacerdote, gli altri sono i suoi ministri.<ref>Da ''In ad Hebraeos'', 7, 4: citato nel ''Compendio del Catechismo''.</ref>
*Sono altre quattro le città preminenti, [[Parigi]] nelle scienze, [[Salerno]] nelle medicine, [[Bologna]] nelle legge, Orleans nelle arti attoriali.<ref>Citato in Giuseppe Amelio, ''Salerno momenti storici: conoscere la città per viverci meglio'', De Rosa & Memoli, 1996.</ref>
:''Quatuor sunt urbes cæteris præeminentes, Parisius in scientiis, Salernum in medicinis, Bononia in legibus, Aurelianis in actoribus.''
*Tra le cose che Cristo ha compiuto o subito durante la sua vita mortale, la sua adorabile croce si offre a noi come l'esempio principale che noi dobbiamo imitare. [...] Ora, tra tutto ciò che essa insegna, c'è innanzitutto una povertà assoluta (omnimoda paupertas), perché Cristo sulla croce è stato privato di ogni bene fino alla nudità [...]. Coloro che abbracciano la povertà volontaria vogliono seguire proprio questa nudità della croce, specialmente coloro che rinunciano a ogni rendita [...]. Quindi è chiaro che gli avversari della povertà sono anche nemici della croce di Cristo; secondo la sapienza di questo mondo, essi pensano che l'avere possessi terreni faccia parte della perfezione cristiana e che il rinunciare ad essi condurrebbe soltanto ad una perfezione inferiore.<ref>Da ''Contra retrahentes'', citato in Jean-Pierre Torrell, ''Amico della verità. {{small|Vita e opere di Tommaso d'Aquino}}'', traduzione e aggiornamento di Giorgio E. Carbone, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 2006, [https://books.google.it/books?id=OzjD3FEl7ZEC&lpg=PA39&dq=&pg=PA39#v=onepage&q&f=false p. 39]. ISBN 88-7094-594-4</ref>
*{{NDR|Sul [[Padre nostro]]}} Tra tutte le preghiere il Padre Nostro occupa certamente il primo posto, perché possiede i cinque più importanti requisiti che ogni preghiera deve possedere. Innanzitutto infonde molta fiducia perché ci è stata consegnata da Gesù Cristo, che è intercessore sapientissimo ''nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza'' (''Col'' 2,3) e che è ''nostro avvocato presso il Padre'' (1 ''Gv'' 2,1). È una preghiera retta perché in essa chiediamo a Dio le cose che lui stesso ci ha insegnato a chiedere. È umile perché chi prega non presume assolutamente nelle proprie forze, ma aspetta di ottenere tutto dall'onnipotenza divina cui si rivolge supplichevoli.<ref>Da ''Collationes (expositio) in orationem dominicam''; citato in ''La preghiera cristiana: Il Padre Nostro, l'Ave Maria e altre preghiere'', a cura di Pietro Lippini, Edizioni Studio Domenicano, 2011, [https://books.google.it/books?id=jYj-AAAAQBAJ&pg=PA30 p. 30]. ISBN 88-7094-804-8</ref>
*Uno e identico è l'atto del sentito e del senziente.<ref>Dal ''De Anima'', III, l. 2 n. 9.</ref>
===Attribuite===
*Guardati dall'uomo d'un solo libro, che ha letto un solo libro.
:''Cave ab homine unius libri.''<ref>Traduzione in Servio Marzio, ''Cum grano salis'', Vallardi.</ref>
==''Contra Gentiles''==
*I principi innati nella ragione si dimostrano verissimi: al punto che non è neppure possibile pensare che siano falsi. (I, c. 7 n. 2)
*Perciò l'[[Eiaculazione|emissione dello sperma]] deve essere così ordinata da poterne seguire la generazione e l'educazione della prole. Da ciò risulta evidente che è contro il bene dell'uomo ogni emissione dello sperma, prodotta in modo da non poterne seguire la generazione. […] Perciò, dopo il peccato di omicidio, col quale si distrugge la natura umana già esistente in atto, occupa il secondo posto questo genere di peccato, col quale viene impedita la generazione della natura umana. (III, c. 122)
*La [[maschio e femmina|femmina]], infatti, ha bisogno del [[maschio e femmina|maschio]] non solo per la generazione, come negli altri animali, ma anche come suo signore, perché il maschio è più perfetto quanto a intelligenza ed è più forte quanto a coraggio. (III, c. 123)
==''De Veritate''==
*I primi concetti dell'intelletto preesistono in noi come semi di scienza, questi sono conosciuti immediatamente dalla luce dell'intelletto agente dall'astrazione delle specie sensibili... in questi principi universali sono compresi, come germi di ragione, tutte le successive cognizioni. (q. 11 a. 1 – co)
*Se invero uno propone ad un altro cose che non sono incluse nei principi per sé noti, o che non appaiono chiaramente incluse, non produrrà in lui sapere, ma forse opinione o fede. (q. 11 a. 1 – co)
*Tu non possiedi la [[Verità]], ma è la Verità che possiede te.
==''Summa Theologiae''==
*Belle si dicono le cose che piacciono all'[[occhio]].
*Dico dunque che questa proposizione, "[[Problema dell'esistenza di Dio|Dio esiste]]", è in sé stessa e di per sé evidente, perché il predicato s'identifica col soggetto; Dio infatti è il suo essere: ma siccome noi ignoriamo l'essenza di Dio, per noi non è evidente, ma necessita di essere dimostrata per mezzo di quelle cose che sono a noi più note, [...] cioè mediante gli effetti. (I, questione 2, articolo 1)
*Il [[bene]] si diffonde. (I, questione 5, articolo 4, ad 2<ref>Traduzione dall'[https://archive.is/20121203004329/www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/1985/documents/hf_jp-ii_aud_19850918_it.html ''Udienza generale''] di [[papa Giovanni Paolo II]] del 18 settembre 1985.</ref>)
:Il bene è qualche cosa che tende a diffondere il bene stesso. (I-II, questione 2, articolo 3<ref>[http://books.google.it/books?id=woCJv2W7cJ0C&pg=PA66&dq=%22Il+bene+è+qualche+cosa+che+tende+a+diffondere+il+bene+stesso%22 ''Altra ricorrenza''] e diversa traduzione.</ref>)
:Il bene è diffusivo del suo essere. (''Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo''<ref>[http://books.google.it/books?id=48ggHgaOovUC&pg=PA414&dq=%22Il+bene+e+diffusivo+del+suo+essere%22%22Bonum+est+diffusivum+sui%22 ''Altro testo''] di Tommaso, con ulteriore differente traduzione italiana, in cui viene formulata l'identica locuzione latina. Nonostante ogni volta l'Aquinate l'attribuisca a [[Pseudo-Dionigi l'Areopagita|Dionigi l'Areopagita]] (''De divinis nominibus'', capitolo IV), [http://books.google.it/books?id=x-RsYmWkDp8C&pg=PA283&dq=%22in+realtà+non+è+di+Dionigi%22%22Bonum+est+diffusivum+sui%22 ''in realtà quest'ultimo ha formulato solo il concetto ma non la locuzione esatta''].</ref>)
:''Bonum est diffusivum sui.''
*I corpi celesti sono la causa di ciò che avviene in questo mondo, ma non tutti gli effetti che producono sono inevitabili.
*[[Imperfezione|Imperfettamente]] conosciamo e imperfettamente amiamo. (I-II, 68, 2)
*Perché una [[guerra]] sia giusta sono necessarie tre cose: la prima, l'autorità del sovrano; la seconda, una giusta causa; la terza una giusta intenzione.
*Poiché il sentimento della pietà sorge dalle afflizioni degli altri, ed accade anche agli [[animale|animali]] bruti di soffrire dolore, l'affezione della pietà può sorgere nell'uomo anche rispetto alle afflizioni degli animali. Ovviamente, chiunque sia abituato a provare un sentimento di pietà verso gli animali, è per questo motivo più disposto ad un'affezione di pietà verso gli uomini: onde si dice nei [[Libro dei Proverbi|Proverbi]] XII 10: «Il giusto sa curare il suo bestiame, ma le viscere degli empi sono crudeli». E perciò il Signore, vedendo che il popolo ebraico era crudele, per poterlo richiamare alla pietà, volle insegnargli la misericordia anche verso le bestie brute, proibendo che venissero compiuti contro gli animali certi atti che sembrano confinare con la crudeltà. E perciò egli proibì loro di bollire i cuccioli nel latte della madre ([[Deuteronomio|Deut.]] XIV 21), o di mettere la [[museruola]] al bue che trebbia (Deut. XXV 4), o di uccidere gli uccelli vecchi con quelli giovani (Deut. XXII 6,7). (I-II, q. 102, art. 6 ad. 8<ref>Citato in [[Joseph Rickaby]], ''Dei cosiddetti diritti degli animali'', traduzione di Paolo Garavelli, in Tom Regan, Peter Singer, ''[[Diritti animali, obblighi umani]]'', Gruppo Abele, Torino, 1987, pp. 181-182. ISBN 88-7670-097-8</ref>)
*Sembra che l'onesto non s'identifichi col bello.
*Come dice [[Agostino d'Ippona|S. Agostino]]: «Dio, essendo sommamente buono, non permetterebbe in nessun modo che nelle sue opere ci fosse del male, se non fosse tanto potente e tanto buono, da saper trarre [[bene e male|il bene anche dal male]]». Sicché appartiene all'infinita bontà di Dio il permettere che vi siano dei mali per trarne dei beni. (I, q. 2, a. 3)<ref>Da ''La somma teologica'', Edizioni Studio Domenicano, 1985, [https://books.google.it/books?id=fVoDUDGSUREC&pg=PA88 p. 88].</ref>
*Siccome di [[Dio]] non possiamo sapere che cosa è, ma piuttosto che cosa non è, non possiamo indagare come egli sia, ma piuttosto come non sia. (I, 3, Prologo: citato nel ''Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede'')
*Siccome infatti la Grazia non distrugge la natura, ma anzi la perfeziona, la ragione deve servire alla fede, nel modo stesso che l'inclinazione naturale della volontà asseconda la carità. [...] È così che la sacra dottrina utilizza anche l'autorità dei filosofi dove essi con la ragione naturale valsero a conoscere la verità; [...]. Però di questa autorità la sacra dottrina fa uso come di argomenti estranei e probabili; mentre l'autorità della Scrittura canonica si serve come di argomenti propri e rigorosi.
*Essendo gli [[ebrei]] stessi servi della Chiesa, questa può disporre dei loro averi. (II, IIa, q.10, a10<ref>Citato in Walter Peruzzi, ''Il cattolicesimo reale attraverso i testi della Bibbia, dei papi, dei dottori della Chiesa, dei concili'', Odradek, Roma, 2008, p. 282.</ref>)
*Il Signore ha creato l'uomo, poi ha voluto creare la donna per dargli un aiuto simile a lui [''audiutorium sibi simile'']. [...] L'aiuto non è per qualsiasi altra opera, come alcuni hanno detto. [...] Infatti, per qualsiasi altra opera un maschio potrebbe essere aiutato più opportunamente da un altro maschio che da una femmina. L'aiuto quindi è per la generazione.
*Uno non può pentirsi veramente di un peccato senza pentirsi degli altri. (III, q. 86, 3)
*Rispetto alla natura particolare la femmina è un essere difettoso e manchevole. Infatti la virtù attiva racchiusa nel seme del maschio tende a produrre un essere perfetto simile a sé, di sesso maschile, e il fatto che ne derivi una femmina può dipendere dalla debolezza della virtù attiva, o da una indisposizione della materia, o da una trasmutazione causata dal di fuori, p. es. dai venti australi, che sono umidi, come dice il Filosofo [''De gen. animal.'' 4, 2]. Rispetto invece alla natura nella sua universalità la femmina non è un essere mancato, ma è espressamente voluto in ordine alla generazione. Ora, l'ordinamento della natura nella sua universalità dipende da Dio, il quale è l'autore universale della natura. Quindi nel creare la natura egli produsse non solo il maschio, ma anche la femmina. (Pars I, Quaest. XCII, Art. I)
:''Ad primum ergo dicendum quod per respectum ad naturam particularem, femina est aliquid deficiens et occasionatum. Quia virtus activa quae est in semine maris, intendit producere sibi simile perfectum, secundum masculinum sexum, sed quod femina generetur, hoc est propter virtutis activae debilitatem, vel propter aliquam materiae indispositionem, vel etiam propter aliquam transmutationem ab extrinseco, puta a ventis Australibus, qui sunt humidi, ut dicitur in libro de Generat. Animal. Sed per comparationem ad naturam universalem, femina non est aliquid occasionatum, sed est de intentione naturae ad opus generationis ordinata. Intentio autem naturae universalis dependet ex Deo, qui est universalis auctor naturae. Et ideo instituendo naturam, non solum marem, sed etiam feminam produxit.''
*Era conveniente che la donna fosse formata dalla costola dell'uomo. Primo, per indicare che tra l'uomo e la donna ci deve essere un vincolo di amore. D'altra parte la donna «non deve dominare sull'uomo» [''1 Tm'' 2, 12], e per questo non fu formata dalla testa. Né deve essere disprezzata dall'uomo come una schiava: perciò non fu formata dai piedi. ([http://books.google.it/books?id=KZ2upLS89bUC&pg=PA833&dq=%22Tommaso+d%27Aquino%22+%22costola%22&client=firefox-a&cd=8#v=onepage&q=&f=false vol. I, articolo 3])
*Quando si dice che l'intemperanza è il vizio più disonorante, s'intende tra i peccati umani […] Ma quei peccati che sorpassano i limiti della natura umana sono ancora più disonoranti. Tuttavia anche questi sembrano ridursi per eccesso al genere dell'intemperanza: il fatto, per esempio, di mangiare carne umana, o nel coito bestiale od [[omosessualità | omosessuale]]. (IIa-q.CXVII, a.4)
*S'impedirebbe molto di ciò che è utile se tutti i [[peccato|peccati]] fossero severamente vietati.<ref>Citato in Nicola Porro, ''La disuguaglianza fa bene'', Milano, Ed. Il Giornale, 2016, p. 261. ISSN 977-802102345-2</ref>
:''Multae utilitates impedirentur si omnia peccata districte prohibentur.''
===''Il Preziosissimo Sangue del Redentore''===
*L'uomo fu liberato dal potere del demonio mediante la passione di Cristo in quanto la passione causò la remissione dei peccati...la passione di Cristo ci ha liberati dal potere del demonio in quanto ci ha riconciliati con Dio. E [[Sant'Agostino]] sostiene: "Il [[demonio ]]fu vinto dalla giustizia di Cristo: poiché non avendo trovato in lui nulla che fosse degno di morte, tuttavia lo uccise". Però anche ora, col permesso di Dio, il demonio può tentare gli uomini nell'[[anima]] e vessarli nel corpo; ma con la [[Passione di Gesù|Passione di Cristo]] è stato preparato per l'uomo un rimedio con cui egli si può difendere dagli assalti del nemico, in modo da non essere trascinato alla morte eterna.<ref>Questione 49, art. 2: "Gli effetti della passione di Cristo", da La Somma Teologica, Terza parte, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 1997; citato in [http://www.ifiglidellaluce.it/i-figli-della-luce-vincere-il-demonio.html ''Vincere il demonio''], ''ifiglidellaluce.it''.</ref>
===''Gli angeli''===
; Angelo custode, dalla nascita
*Come [[Origene]] [In Mt tract. 13] riferisce, ci sono in proposito due opinioni. Alcuni dicevano che l'angelo custode è assegnato all'uomo al momento del battesimo, altri invece al momento della nascita. [[San Girolamo|S. Girolamo]] difende la seconda opinione, e con ragione. Infatti i benefici largiti da Dio all'uomo in quanto cristiano hanno inizio dal momento del battesimo, p. es. la ricezione dell'[[Eucaristia]] e altre cose del genere. Invece le cose che Dio nella sua provvidenza concede all'uomo in quanto ha un'[[anima e corpo|anima]] razionale gli vengono concesse fin dal momento in cui, con la nascita, egli entra in possesso di tale natura. Ora, la custodia degli angeli è un beneficio di questo genere, come risulta chiaro dalle cose dette sopra [aa. 1, 4]. Quindi l'uomo ha un angelo deputato alla sua custodia dal momento della nascita. (''Quaestio 113, articolo 6''<ref>Citato in Tito Centi O.P., A. Zelio Belloni O.P., [http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/1225-1274,_Thomas_Aquinas,_Summa_Theologiae_(p_Centi_Curante),_IT.pdf ''Somma teologica. Nuova edizione italiana''], ''Documentacatholicaomnia.eu'', 2009, p. 1066.</ref>)
*Come abbiamo già spiegato [a. 2, ad 1], la custodia dell'uomo si attua in due forme. Primo, in forma individuale, secondo che a ogni singolo uomo è assegnato un particolare angelo custode. E la custodia in questa forma spetta agli angeli dell'infimo ordine, incaricati, come insegna S. Gregorio [l. cit.], di «annunziare le cose di minore importanza»: ora, fra tutti gli uffici angelici il minimo Pare appunto quello di prendersi cura di quanto interessa la salvezza di un solo individuo. — Secondo, in forma universale. E questa varia secondo i diversi ordini, poiché una causa è tanto più alta quanto più è universale. Per conseguenza la custodia delle collettività umane spetta all'ordine dei Principati, o forse agli [[Arcangelo|Arcangeli]], il cui nome significa Angeli Prìncipi: per cui anche Michele, che è un Arcangelo, viene detto in [[Libro di Daniele|Daniele]] [10, 13] «uno dei prìncipi». Salendo, vengono poi le Virtù, che esercitano la custodia su tutte le nature corporee. Salendo ancora vengono le Potestà, che stanno a guardia dei demoni. Da ultimo poi vengono i Principati, che secondo [[Gregorio di Nissa|S. Gregorio]] [l. cit.] fanno da custodi agli spiriti buoni. (''Quaestio 13, art. 3'', p. 1064)
*La virtù di qualsiasi essere corporeo è più ristretta di quella di una sostanza spirituale: poiché ogni forma corporea viene resa individuale dalla materia e determinata alle condizioni del tempo e dello spazio, mentre le [[forma|forme]] immateriali sono sciolte da queste condizioni, e intelligibili. Per conseguenza come gli angeli inferiori, che hanno forme intenzionali meno universali, sono governati per mezzo di quelli superiori, così tutti i corpi sono governati per mezzo degli angeli. — E questa è la sentenza non solo dei santi Dottori, ma anche di tutti i filosofi che hanno ammesso l'esistenza delle sostanze immateriali. [...] ebbene gli angeli possano operare qualcosa fuori dell'[[ordine e disordine|ordine della natura materiale]], non possono tuttavia trascendere l'ordine di tutto il creato: che è quanto propriamente si esige per il vero miracolo, come si è detto [nel corpo].
; Illuminazione e miracolo
* Gli angeli con la loro attività esterna servono principalmente Dio, e secondariamente noi uomini. E ci servono non perché siamo più grandi di loro, semplicemente parlando, ma perché un uomo, o un angelo qualsiasi, in quanto con l'adesione a Dio diventa un solo spirito con lui, è superiore a ogni altra [[creatura]]. Per cui l‘Apostolo [Fil 2, 3]<ref>Da [https://www.maranatha.it/Bibbia/6-LettereSanPaolo/57-FilippesiPage.htm ''Lettera ai Filippesi: capitolo 2, verso 3''], ''Maranatha.it'', traduzione C.E.I. del 1974.</ref> comanda che «ciascuno ritenga gli altri superiori a se stesso». (''Quaestio 112, articolo 1'', p. 1055)
*Nei divini ministeri vi sono molti gradi. Nulla quindi impedisce che anche angeli disuguali siano inviati in ministero; però ai ministeri più alti sono deputati gli angeli superiori, e a quelli più bassi gli angeli inferiori. (''Quaestio 112, a. 2'', p. 1057)
*Per operare il bene si richiedono due cose. Primo, che l'affetto sia inclinato al bene: e in noi ciò si compie mediante l'abito delle [[virtù]] morali. Secondo, che la ragione trovi la via giusta per operare l'atto virtuoso: e questo è il compito che il [[Aristotele#Etica Nicomachea|Filosofo]] [Ethic. 6, 12<ref>{{cfr}} Aristotele, [https://archive.org/details/ClassiciDellaFilosofiaAristoteleACuraDiLuciaCaianiEtiche.EticaEudemea.EticaNicom/page/n361 ''Etica Nicomachea'', Libro VI, 12], a cura di Lucia Caiani, UTET, 1996, pp. 359-360. ISBN 88-02-049942-4</ref> assegna alla [[prudenza]]. Per quanto dunque riguarda la prima cosa, Dio custodisce l'uomo direttamente, infondendogli la [[grazia divina|grazia]] e le virtù. Per quanto invece riguarda la seconda, Dio custodisce l'uomo quale supremo maestro, ma il suo insegnamento, come si è visto [q. 111, a. 1], perviene all'uomo attraverso gli angeli. Come l'uomo si discosta dalla naturale inclinazione verso il bene a causa delle [[passione|passioni]] che spingono al [[peccato]], così si discosta pure dall'ispirazione degli angeli buoni, prodotta da questi invisibilmente in quanto illuminano gli uomini affinché agiscano bene. Quindi il fatto che gli uomini periscano non va imputato alla negligenza degli angeli, ma alla malizia degli uomini. Che poi gli angeli in casi straordinari appaiano talora visibilmente agli uomini proviene da una grazia speciale di Dio: come quando avvengono dei [[miracolo|miracoli]] fuori dell'ordine della natura. (''Quaestio 113, a. 1'', pp. 1060-1061)
*Si è detto sopra [q. 112, a. 3, ad 4] che tutti gli angeli della prima gerarchia sono illuminati immediatamente da Dio su alcune verità, ma che vi sono altre verità intorno alle quali sono illuminati immediatamente da Dio solo gli angeli superiori, che illuminano poi gli inferiori. Ora, la stessa considerazione va fatta riguardo agli ordini inferiori: infatti un angelo di grado infimo è illuminato su alcune verità da un qualche angelo supremo, e su altre dall'angelo che sta immediatamente sopra di lui. E così è possibile che un angelo illumini immediatamente l'uomo e abbia nondimeno sotto di sé altri angeli da lui illuminati. (''Quaestio 113, a. 2'', p. 1063)
; Conoscenza e amore
*Tutte le cose, procedendo dalla volontà di Dio, tendono al bene, ma ciascuna in modo diverso. Alcune infatti hanno soltanto un'inclinazione naturale al bene, senza conoscerlo, come le piante e i corpi inanimati. E questa inclinazione al bene viene chiamata appetito naturale. — Altri esseri invece tendono al bene per averlo in qualche modo conosciuto: non nel senso che conoscano la natura stessa del bene, ma in quanto conoscono qualche bene particolare, come fa il senso che conosce il dolce o il bianco o altre simili cose. E l'inclinazione che accompagna questa conoscenza viene chiamata appetito sensitivo. — Altri esseri infine tendono al bene conoscendo la natura stessa del bene, il che è proprio dell'intelletto. E questi esseri tendono al bene in modo perfettissimo: infatti non tendono al bene solo perché ricevono l'impulso o la direzione da un altro essere, come le realtà non dotate di conoscenza, e neppure tendono soltanto a un bene particolare, come gli esseri che hanno la sola conoscenza sensitiva, ma sono inclinati al bene universale. E questa inclinazione prende il nome di volontà. — Quindi, dato che gli angeli conoscono con l'[[intelletto]] la stessa nozione universale di bene, è evidente che in essi si trova la volontà (''Quaestio 59, a. 1'', p. 638).
*In essi infatti non vi sono le passioni della [[concupiscenza]], o del [[timore]] e dell'[[audacia]], che debbono essere regolate dalla [[temperanza]] e dalla fortezza. Si dice però che in essi è la temperanza in quanto essi moderano i moti della loro volontà secondo le norme della volontà divina. E si pone in essi la fortezza in quanto eseguono con fermezza la volontà divina. Ma tutto ciò avviene per mezzo della volontà, non per mezzo dell'[[ira|irascibile]] e del concupiscibile. (''Quaestio 59, a. 4'', p. 647)
*Si deve perciò concludere che un angelo ama l'altro di dilezione naturale in quanto quest‘ultimo ha la sua stessa natura. Non lo ama invece di dilezione naturale in quanto per altre cose si accorda con lui, o con lui è in disaccordo.. [...] La dilezione naturale ha per oggetto il fine stesso non già nel senso che questo sia il soggetto a cui si vuole il bene, ma piuttosto nel senso che esso è il bene che uno vuole a se stesso, e conseguentemente anche agli altri, in quanto questi formano una cosa sola con lui. E questa dilezione naturale non può venir meno neppure negli stessi angeli cattivi, i quali hanno una dilezione naturale per gli altri angeli in quanto conservano in comune con essi la natura. Li odiano però in quanto differiscono da essi a motivo della [[giustizia]] e dell'[[iniquità]]. (''Quaestio 60, a. 4'', p. 648)
===''Le cinque vie''===
*''Quod Deum esse quinque viis probari potest''.
:Che Dio esiste, si può provare per cinque vie. (I, questione 2, articolo 3)
*{{NDR|Prima via: ''Ex motu''}} [...] tutto ciò che si muove è mosso da un altro. [...] Perché muovere significa trarre qualcosa dalla potenza all'atto; e niente può essere ridotto dalla potenza all'atto se non mediante un essere che è già in atto. [...] È dunque impossibile che sotto il medesimo aspetto, una cosa sia al tempo stesso movente e mossa, cioè che muova sé stessa. [...] Ora, non si può procedere all'infinito, perché altrimenti non vi sarebbe un primo motore, e di conseguenza nessun altro motore, perché i motori intermedi non muovono se non in quanto sono mossi dal primo motore [...]. Dunque è necessario arrivare ad un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso è Dio.
*{{NDR|Seconda via: ''Ex causa''}} [...] in tutte le cause efficienti concatenate la prima è causa dell'intermedia e l'intermedia è causa dell'ultima [...] ora, eliminata la [[causa ed effetto|causa è tolto anche l'effetto]]: se dunque nell'ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neanche l'ultima, né l'intermedia. Ma procedere all'infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente [...]. Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio.
*{{NDR|Terza via: ''Ex possibili et necessario'' o ''Ex contingentia''}} [...] alcune cose nascono e finiscono, il che vuol dire che possono essere e non essere. Ora, è impossibile che cose di tal natura siano sempre state [...]. Se dunque tutte le cose [...] possono non esistere, in un dato momento niente ci fu nella realtà. Ma se questo è vero, anche ora non esisterebbe niente, perché ciò che non esiste, non comincia ad esistere se non per qualcosa che è. [...] Dunque, non tutti gli esseri sono contingenti, ma bisogna che nella realtà vi sia qualche cosa di necessario. [...] negli enti necessari che hanno altrove la causa della loro necessità, non si può procedere all'infinito [...]. Dunque, bisogna concludere all'esistenza di un essere che sia di per sé necessario, e non tragga da altri la propria necessità, ma sia causa di necessità agli altri. E questo tutti dicono Dio.
*{{NDR|Quarta via: ''Ex gradu''}} [...] il grado maggiore o minore si attribuisce alle diverse cose secondo che si accostano di più o di meno ad alcunché di sommo e di assoluto; [...] come dice Aristotele, ciò che è massimo in quanto è vero, è tale anche in quanto ente. Ora, ciò che è massimo in un dato genere, è causa di tutti gli appartenenti a quel genere [...]. Dunque vi è qualche cosa che per tutti gli enti è causa dell'essere, della bontà e di qualsiasi perfezione. E questo chiamiamo Dio.
*{{NDR|Quinta via: ''Ex fine''}} [...] alcune cose, le quali sono prive di conoscenza, cioè i corpi fisici, operano per un fine [...]. Ora, ciò che è privo d'intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo ed intelligente, come la freccia dell'[[arciere]]. Vi è dunque un qualche essere intelligente, dal quale tutte le cose naturali sono ordinate a un fine: e quest'essere chiamiamo Dio.
===''Immacolata Concezione di Maria''===
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'''''Latino'''''<ref>san Tommaso d'Aquino, ''Summa Theologiae'', '''III Sent.''', dist. 3 q.I a.I q.2. Citato in Norberto Del Prado, ''Divus Thomas et Bulla dogmatica "Ineffabilis Deus"'', 1919 (1°ed.ne) , ristampato nel 2018 da Facsimile Publisher, Delhi (IN), ISBN 8888007039405, pag. 17 (di 375)</ref><ref>Citato in Norberto Del Prado, [https://archive.org/details/divusthomasetbul00norb/page/n19 ''Divus Thomas et bulla dogmatica "Ineffabilis Deus"''], ''Internet Archive'', 1919, pp. 9-10. L'edizione riporta l'<nowiki />''imprimatur'' di Frate Leonardus Lehu, Vic. Magistri Generalis O.P.</ref>
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Ad ''secundum'' dicendum, quod si numquam anima B. Virginis fuisset contagio originalis peccat inquinata, hoc derogaret dignitati Christi, secundum quam est universalis omnium Salvator. Et ideo sub Christo, qui salvari non indiguit, tamquam universalis Salvator, maxima fuit B. Virginis puritas. Nam Christus nullo modo contraxit originale peccatum sed in ipsa suae conceptionis fuit sanctus, secundum illud Luc., I, 35:''«Quod ex te nascetur sanctum, vocabitur filius Dei»''. Sed B. Virgo contraxit quidem originale peccatum, sed ab eo fuit mundatam antequam ex utero nasceretur. Et hoc signatur Job, III, 9, ubi de nocte originalis peccati dicitur: ''«Expectet lucem»'' (id est Christum) ''«et non videat»''; quia ''«nihil inquinatum incurrit in Adam»'', ut dicitur Sap., VII, 25: ''«nec ortum sorgentis autorae»'', id est, B. Virginis, quae in suo ortu a peccato originalis fuit immunis.
<br />
Ad ''tertium'' dicendum, quod licet Romana Ecclesia conceptionem, B. Virginis non celebret, tollerat tamen consuetudinem aliquarum Ecclesiarum illud festum celebrantium. Unde talis celebritas non est totaliter reprobanda. Nec tamen per hoc quod festum Conceptionis celebratur, datum est intellegi quod in sua conceptione fuerit sancta; sed quia quo tempore sanctificata fuerit ignoratur, celebratur festum sanctificationis eius potius conceptionis in die Coceptionis ipsius.
<br />
Ad ''quartum'' dicendum, quod duplex est sanctificatio: una quidem totius naturae, imquantum scilicet tota natura humana ab omni corruptione culpae et poenae liberatur; et haec erit in resurrectione. Alia vero est sanctificatio personalis, quae non transit in prolem carnaliter genitam, quia talis sanctificatio non respicit carnem, sed mentem. Et ideo etsi parentes beatae Virginis fuerint mundati a peccato originali, nihilominus beata Virgo a peccato originale contraxit, cum fuerit concepta secundum carnis concupiscendam ex commixtione maris et feminae. Dicit enim Augustinus: ''«Omnem, quae de concubitu nascitur, carnem esse peccati»''.
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'''''Italiano'''''<ref>Citato in padre Tito S. Centi, padre Angelo Z. Belloni, [http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/1225-1274,_Thomas_Aquinas,_Summa_Theologiae_(p_Centi_Curante),_IT.pdf ''Somma Teologica. Nuova edizione italiana''], ''Documentacatholicaomnia.eu'', Fiseole, 2009, p. 2389.</ref>
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2. Se l‘anima della Beata Vergine non fosse stata mai contagiata dal peccato originale, Cristo perderebbe la dignità di essere il Salvatore universale di tutti. Perciò la purezza della Beata Vergine fu la più grande, ma al di sotto di quella di Cristo, che in qualità di Salvatore universale non aveva bisogno di essere salvato. Cristo infatti non contrasse in alcun modo il peccato originale, ma fu santo nella sua stessa concezione, secondo le parole evangeliche [Lc 1, 35]: «Il santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio». Al contrario la Beata Vergine contrasse il peccato originale, ma ne fu mondata prima di uscire dal seno materno. Al che si possono applicare le parole di Giobbe, là dove dice [3, 9] che la notte del peccato originale «aspetterà la luce», cioè Cristo, «e non vedrà neppure il sorgere dell‘aurora», cioè della Beata Vergine, che alla sua nascita era immune dal peccato originale (poiché, come si legge [Sap 7, 25], «nulla di contaminato si infiltrò in lei»).
<br />
3. La Chiesa Romana, sebbene non celebri «la concezione della Beata Vergine», tuttavia tollera la consuetudine di alcune chiese di celebrare tale festa. Per cui tale celebrazione non è da riprovarsi completamente. In ogni modo la celebrazione di questa festa non autorizza a pensare che la Vergine sia stata santa nel suo concepimento. Ignorandosi infatti il momento della sua santificazione, questa viene celebrata nel giorno del suo concepimento.
<br />
4. C'è una duplice santificazione. Una di tutta la natura umana, mediante la liberazione da ogni male di colpa e di pena. E ciò avverrà nella risurrezione finale. - L‘altra è la santificazione personale. E questa non si trasmette alla prole per generazione carnale, poiché non riguarda il corpo, ma l‘anima. Sebbene quindi i genitori della Beata Vergine ne fossero stati mondati, nondimeno la Beata Vergine contrasse il peccato originale, essendo stata concepita per concupiscenza carnale e per l‘unione tra un uomo e una donna: poiché, come dice S. Agostino [De nuptiis et concup. 1, 12], «la carne che nasce dal rapporto carnale è tutta carne di peccato».
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===''Omicidio, caccia e pena di morte''===
*[...] diciamo che vi è un doppio ordine di natura. Il primo è l'ordine genetico o cronologico, e in esso hanno una priorità gli esseri imperfetti e potenziali. I dati più universali sono quindi anteriori secondo la natura, stando a questa considerazione: e ciò risulta chiaramente nella generazione umana e in quella degli animali, poiché secondo Aristotele [De anima 2, 3] «prima è generato l‘animale e poi l‘uomo». Il secondo è l'ordine di perfezione, o di finalità naturale: quello cioè per cui l'atto, assolutamente parlando, è per sua natura prima della potenza, e il perfetto è prima dell'imperfetto. E in base a tale ordine i dati meno universali hanno una precedenza su quelli più universali: l'uomo, p. es., ha la precedenza sull'animale, poiché lo scopo a cui tende la natura non è la generazione dell'animale, ma quella dell'uomo. (ST ''I'', q. 85, a. 3)
*L'omicidio è peccato perché con esso un uomo viene privato della vita. Ma la vita è comune a tutte le piante e a tutti gli animali. Quindi per lo stesso motivo è peccato sopprimere gli animali e le piante. (ST ''II-II'', q. 64, a. 1)
*Come dunque nella generazione dell'uomo abbiamo prima il vivente, poi l'animale e finalmente l'uomo, così gli esseri che sono solo viventi, ossia le piante, sono fatte ordinariamente per gli animali, e gli animali sono fatti per l'uomo, [...] come il [[Aristotele|Filosofo]] stesso dimostra [Polit. 1, 3]. È lecito sopprimere le piante a uso degli animali, e gli animali a uso dell'uomo in forza dell'[[ordine]] stesso stabilito da Dio [Gen 1, 29 s.]: «Ecco che io ho dato come cibo a voi e a tutti gli animali ogni erba e ogni albero da frutto». E altrove [Gen 9, 3] si legge: «Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo». Analisi delle obiezioni: 1. Secondo l'ordine stabilito da Dio, la vita degli animali e delle piante non viene conservata per se stessa, ma per l'uomo.
*Chi uccide il bue di un altro non pecca perché uccide un bue, ma perché danneggia un uomo nei suoi averi. Per cui questo fatto non è elencato tra i peccati di omicidio, ma tra quelli di [[furto]] o di rapina.
*È lecito uccidere gli animali bruti in quanto essi sono ordinati per natura all'utilità dell'uomo, come le cose imperfette sono ordinate a quelle perfette. Ora, qualsiasi parte è ordinata al tutto come l'imperfetto al perfetto. E così la parte è per natura subordinata al tutto.
*Qualora lo esiga la salute di tutto il corpo, si ricorre lodevolmente e salutarmente al taglio di un membro putrido e cancrenoso. Ora, ciascun individuo sta a tutta la comunità come una parte sta al tutto.<ref>{{NDR|[[proporzioni|Proporzione]]}}</ref> Quindi se un uomo con i suoi peccati è pericoloso e disgregativo per la collettività, è cosa lodevole e salutare sopprimerlo, per la conservazione del bene comune; infatti, come dice S. Paolo [1 Cor 5, 6], «un po‘ di lievito fa fermentare tutta la pasta». (ST ''II-II'', q. 64, a. 2)
*Il Signore comanda di tollerare l'esistenza dei malvagi, rinviandone il castigo all'[[Giudizio universale|ultimo giudizio]], piuttosto che uccidere con essi anche i buoni. - Quando invece la loro uccisione non costituisce un pericolo, ma è piuttosto una difesa e uno scampo per i buoni, allora è lecito uccidere i malvagi.
*Col peccato l'uomo abbandona l'ordine della ragione: egli perciò decade dalla dignità umana, che consiste nell'essere liberi e nell'esistere per se stessi, finendo in qualche modo nell'asservimento delle bestie, che implica la subordinazione all'altrui vantaggio.
*È lecito uccidere un malfattore in quanto la sua uccisione è ordinata alla salvezza di tutta la collettività. Ciò quindi spetta soltanto a colui al quale è affidata la cura della sicurezza collettiva: come spetta al medico, a cui è stata affidata la cura di tutto l'organismo, il procedere al taglio di un membro malato. (ST ''II-II'', q. 64, a. 3)
==Citazioni su Tommaso d'Aquino==
*Chi voglia, in rapide linee, circoscrivere la posizione di San Tommaso nella traiettoria del pensiero cattolico; chi miri a scoprire nella sua essenza più intima, la originale sagoma del pensatore e del mistico, che la chiesa Romana ha proclamato antesignano e realizzatore perfetto della sua migliore apologetica; non deve tanto riprodurre pedissequamente il ciclo delle sue catene argomentative, deve piuttosto indagare le posizioni nelle quali la sua intelligenza formidabile e la sua fede hanno compiuto l'innesto della metafisica aristotelica sulla rivelazione neotestamentaria. Perché appunto S. Tommaso sta a segnare nella storia del pensiero religioso una data di un'importanza che non è possibile esagerare, per il fatto che in lui ragione e fede hanno celebrato un connubio la cui fecondità è pari alla sua profonda ed integrale compenetrazione. ([[Ernesto Buonaiuti]])
*{{NDR|In [[Paradiso]]}} Lassù c'è san Tommaso, santo così flemmatico che, se un bue fosse entrato nella sua stanza, avrebbe continuato a studiare; e c'è anche san [[Giovanni Eudes]], che si sentiva bollire d'ira al solo vedere un eretico. C'è [[Francesco di Sales]], il santo delle belle maniere, artista nel parlare e nello scrivere; e c'è il [[Curato D'Ars]], campione dei colpi di disciplina sulla propria schiena e delle patate mangiate colla muffa dopo una settimana dalla cottura. ([[Albino Luciani]])
*La visione teologica di Tommaso d'Aquino è allo stesso tempo contrassegnata da un'ovvia ecclesialità e da una sovrana apertura e libertà: ambedue vanno certamente assieme, ed è cosa tipica della cristianità medioevale. ([[Christoph Schönborn]])
*Nato di nobile famiglia napolitana, a cinque anni fu messo in educazione presso i Benedettini di Monte Cassino. Volendo poscia consacrarsi a Dio nell'ordine dei predicatori, i congiunti per impedirnelo il chiusero in una prigione; ove tentato gravemente da ribalde persone ad offendere la castità, ne riuscì vincitore dando mano a un tizzone acceso. Uscito poscia dal carcere e andato a Parigi, studiò teologia sotto il celebre [[Alberto Magno]]. ([[Giovanni Bosco]])
*Per lui {{NDR|[[Duns Scoto]]}}, [[Enrico di Gand]] era più importante di Tommaso d'Aquino; per noi, e in sé, è vero il contrario. ([[Étienne Gilson]])
*Reca una somma maraviglia il vedere come mai quest'uomo distratto in tanti viaggi, occupato sempre negli esercizj della cattedra, e costantemente applicato alle opere di pietà, ed agli obblighi della sua professione, non essendo vissuto che 50 anni; pur nondimeno avesse potuto leggere un quasi infinito numero di scrittori sacri e profani, ne avesse saputo tanto sublimemente analizzare lo spirito, e disporne le dottrine con quella sua cotanto ammirabile precisione e chiarezza. ([[Francesco Colangelo]])
*Una volta, stando in Napoli, l'immagine di Gesù C. crocifisso gli parlò e disse: «Tommaso, scrivesti bene di me: qual mercede vuoi tu avere?» Rispose: «Non altra che te stesso, o mio Dio.»<br>Sedendo un giorno a mensa con [[Luigi IX di Francia|s. Luigi re di Francia]], e ripassando in mente un punto di teologia, trovatane ad un tratto la soluzione, batté sulla tavola dicendo: «Questo è argomento, che abbatte l'eresia di Manete.» Avvertito dal suo superiore a badare che era in presenza del re, ne dimandò umile perdono; ma quel principe chiamò tosto un segretario, cui ordinò di scrivere i concetti del santo dottore. ([[Giovanni Bosco]])
*Unde avete del glorioso Tomaso d'Aquino (che la scienzia sua egli ebbe più per studio d'orazione ed elevazione di mente e lume d'intellecto, che per studio umano), el quale fu uno lume che Io {{NDR|Dio}} ho messo nel corpo mistico della sancta Chiesa, spegnendo le tenebre de l'errore. ([[Caterina da Siena]])
===[[Mariano Cordovani]]===
*L'Angelico<ref>Tradizionale epiteto di Tommaso.</ref> trascura le questioni secondarie per attenersi alle centrali; e di queste vuol vedere la radice senza divagamenti, senza farragine di eloquenza, cercando il perché, la ragione delle cose.
*È noto il giudizio, spesso ripetuto, che Tommaso è l'[[Aristotele|{{sic|Aristotile}}]] cristiano, [[Bonaventura da Bagnoregio|Bonaventura]] il secondo [[Agostino d'Ippona|Agostino]]. Questo giudizio non deve essere esagerato: i due santi si completano e si uniscono nel modo più bello. Tommaso è l'Angelo della scuola, Bonaventura il Maestro della vita attiva. Tommaso illumina la mente, Bonaventura eleva il cuore, proprio come si distinguono le scuole dei due Ordini. La filosofia dei Domenicani accorda la superiorità alla mente, la scuola dei Francescani alla volontà; queste diverse vedute spesso si rivelano e sono messe in valore negli scritti dei due Dottori, nelle speculazioni teologiche e nelle questioni pratiche.
*La causa di S. Tommaso si identifica con quella della Chiesa. Quando si attacca l'Angelico, si avverta o no, si colpisce la Chiesa; e quando si vuole puntare contro la Chiesa, senza farlo apparire, il bersaglio preferito è S. Tommaso d'Aquino e la sua filosofia.
*La genialità dell'opera scientifica di S. Tommaso deve riconoscersi nel fatto che nessuno come lui ha tenuto conto dell'esigenze critiche della ragione nell'atto di credere; e nessuno ha dimostrato meglio l'elemento razionale della fede nell'atto di vendicarne la trascendenza soprannaturale. Come un sapiente architetto ha costruito l'edificio della sapienza cristiana con tutta la forza della ragione, e con tutto l'ossequio della fede, perché dell'insegnamento e della scienza ebbe un concetto altissimo.
*S. Tommaso è più sobrio, più laconico; S. Bonaventura fecondo e prolisso. L'Aquinate preferisce il senso naturale e schietto delle parole; l'amico suo ama la metafora e le figure che rivestono fantasticamente il pensiero. L'Angelico resta il professore con la trasparenza di un pensiero e di un concetto che ritraggono le cose per quello che sono; il dottore di Bagnorea è il mistico che anche in una discussione scientifica mira a suscitare gli affetti ed è sempre un po' oratore.
===[[Raimondo Spiazzi]]===
*Chi conosce San Tommaso ed è abituato a gustarne la sostanza di verità, la limpidezza di raziocinio, la precisione di metodo, e persino il «discreto latino» (come diceva [[Dante Alighieri|Dante]]), che ha presente la magnifica architettura intellettuale rappresentata soprattutto dalla ''Summa'' [...], non può non considerare con malinconia il fatto del rinnegamento di San Tommaso da parte dei pensatori italiani e le loro conseguenti aberrazioni dal filone d'oro della tradizione filosofica ellenico-latina.
*Contro l'attuale eclissi dei valori morali e la sopraffazione della persona umana che ne deriva in un mondo dominato da relativismo morale, San Tommaso indica nella coscienza come norma dell'azione la via del riscatto dell'uomo dalle potenze del secolo e della vittoria sulla tecnocrazia, sul materialismo, sulla statolatria, che negando la coscienza, hanno soffocato o asservito la persona umana.
*Egli non fu né tradizionalista né razionalisteggiante; non si lasciò affascinare da soggettivismi intuizionistici né ridusse la vita intellettuale a cerebralismo; difese la ragione contro coloro che accentuandone la debolezza volevano dedurre l'impossibilità o il pericolo di una filosofia relativamente autonoma, ma fu egualmente deciso e forte nell'affermare la trascendenza della fede e l'altezza infinita dei misteri rivelati; ebbe una spiccata preferenza per [[Aristotele]], proprio a causa della sua fedeltà ai dati più evidenti della ragione e del buon senso, ma non ne diventò un idolatra fino al punto di confondere con un sistema filosofico una religione divina.
*Non sono mancati grandi pensatori italiani. Ricordiamo soprattutto [[Giambattista Vico|Vico]] e, nel suo campo, [[Galileo Galilei|Galilei]]. Ma quando si pensa che, anche più di costoro, dalle cattedre dello Stato venivano proclamati come numi del pensiero [[Giordano Bruno]], [[Niccolò Machiavelli|{{sic|Nicolò}} Machiavelli]], [[Roberto Ardigò|Ardigò]] e molti altri anche recenti e viventi, dei quali si può dire che il titolo più valido per essere ricordati è quello di aver fatto epoca nella storia dello smarrimento intellettuale, ci si domanda che cosa abbiamo guadagnato, noi italiani, nel pensiero e nella vita, ad abbandonare e a bandire ostinatamente un pensatore {{NDR|Tommaso d'Aquino}} autenticamente nostro [...]; e quale insipienza ci abbia condotti a rinnegare un genio eccelso che, insieme con Dante (che di lui si alimenta), ci dava un primato insuperabile e una influenza insopprimibile nel mondo del pensiero.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*''Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica'', Libreria Editrice Vaticana.
*''Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede'', a cura di G. Tanzella-Nitti e A. Strumia, Città Nuova Editrice, Roma 2002.
==Filmografia==
*''[[Tommaso d'Aquino (film)|Tommaso d'Aquino]]'' (1975)
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[[Immagine:Saint Thomas Aquinas.jpg|thumb|San Tommaso d'Aquino]]
San '''Tommaso d'Aquino''' (1225 – 1274), frate domenicano e filosofo italiano.
==Citazioni di Tommaso d'Aquino==
[[Image:Tommaso - Super libros de generatione et corruptione - 4733257 00007.tif|thumb|''Super libros de generatione et corruptione'']]
*Come gli occhi della nottola sono abbagliati dalla luce del sole che non riescono a vedere, ma vedono bene le cose poco illuminate, così si comporta l'intelletto umano di fronte ai primi principi, che sono tra tutte le cose, per natura, le più manifeste.<ref>Da ''In Met.'', II, l. 1 n. 10.</ref>
*Dio avrebbe potuto creare un mondo senza uomini, e in seguito avrebbe potuto produrre l'uomo.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della filosofia'', traduzione di Daniele Ballarini e Anna Carbone, Gribaudo, 2018, p. 92. ISBN 9788858014165</ref>
*Dovremmo verificare se vi è contraddizione tra l'essere creato da Dio e l'essere eterno.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della filosofia'', traduzione di Daniele Ballarini e Anna Carbone, Gribaudo, 2018, p. 93. ISBN 9788858014165</ref>
*I doni della grazia si aggiungono alla natura in modo da non toglierla di mezzo, ma da perfezionarla: perciò anche il lume della fede che ci fu infuso per grazia non distrugge il lume della conoscenza naturale che in noi è naturalmente presente. Sebbene il lume naturale della mente umana sia insufficiente alla manifestazione di quelle cose che attraverso la fede si manifestano, è tuttavia impossibile che le cose che ci sono attraverso la fede tramandate divinamente siano contrarie a quelle che ci sono date per natura. In questo caso occorrerebbe che o le une o le altre fossero false; e poiché sia le une sia le altre ci vengono da Dio, Dio sarebbe per noi autore della falsità: il che è impossibile. [...] Per conseguenza possiamo nella sacra scrittura adoperare la filosofia in tre modi. In primo luogo, a dimostrare i preamboli della fede, che sono necessari alla scienza della fede; tali sono le cose che si dimostrano intorno a Dio con la ragione naturale: che Dio esiste, che Dio è uno e altre verità di Dio e delle creature che in filosofia sono dimostrate e che la fede presuppone. In secondo luogo, la filosofia può essere adoperata a chiarire, mediante similitudini, cose che sono di pertinenza della fede; come Agostino nel de Trinitate si serve di numerose similitudini desunte da dottrine filosofiche per chiarire la Trinità. In terzo luogo, si può anche resistere alle obiezioni che si fanno alla fede sia mostrando che sono false, sia mostrando che non sono necessarie.<ref>Dal ''Commento al "De trinitate" di Severino Boezio'', proemio, q. 2, a. 3.</ref>
* Il Cristo è stato privato di ogni bene esteriore, fino alla nudità corporale… È questa povertà della croce che vogliono seguire coloro che abbracciano la povertà volontaria, specialmente coloro che rinunciano a ogni tornaconto.<ref name="Avvenire">Citato da ''[https://www.avvenire.it/amp/chiesa/pagine/san-tommaso-d-aquino-un-maestro-per-ogni-stagion «San Tommaso d’Aquino? Un maestro per ogni stagione della nostra fede»]'', ''L'Avvenire'', 7 marzo 2024</ref>
*Il [[maestro e discepolo|maestro]] si limita a «muovere», a stimolare il [[maestro e discepolo|discepolo]] e il discepolo solo se risponde a questo stimolo – sia durante che dopo l'esposizione del maestro – arriva ad un vero apprendimento.<ref>Citato in [[Albino Luciani]], ''Illustrissimi'', p. 135, premessa di [[Igino Giordani]], commento di [[Giovanni Mocchetti]], Edizioni A.P.E., Mursia, Milano, 1979.</ref>
*I [[peccato|peccati]] sono farina del nostro sacco; il bello, il buono che è in noi è frutto della [[misericordia di Dio]].<ref>Citato in [[Mario Canciani]], ''Vita da prete'', Mondadori, 1991, p. 7.</ref>
*La mia anima non è me stesso.<ref>Citato in [[Fulton J. Sheen]], ''Tre per sposarsi'', Edizioni Richter, Napoli, 1964.</ref>
*La pace è indirettamente opera della giustizia, in quanto questa ne rimuove gli ostacoli, ma è opera della carità che, in forza della sua natura, porta la pace.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della politica'', traduzione di Sonia Sferzi, Gribaudo, 2018, p. 64. ISBN 9788858019429</ref>
*Lasciamo che un Santo scriva di un altro Santo!<ref>Citato in [[Albino Luciani]], ''Illustrissimi'', premessa di [[Igino Giordani]], commento di [[Giovanni Mocchetti]], Edizioni APE Mursia, Milano, 1979.</ref>
*La [[natura]] non è altro che il piano di un Artista, e di un Artista divino, iscritto all'interno delle cose, grazie al quale si muovono verso un fine determinato, come se il costruttore di una nave potesse fornire ai pezzi di legno la capacità di muoversi da sé per la produzione della forma della nave.<ref>Da ''In octo libros Physicorum Aristotelis expositio'', Marietti, Torino-Roma, II, c. 8, l. 14, p. 268; citato in Rafael Martínez e Juan José Sanguineti, ''Dio e la natura'', Armando Editore, Roma, 2002, [http://books.google.it/books?id=1964Tff6Wq4C&pg=PA75 pp. 75-76]. ISBN 88-8358-373-6</ref>
*La presenza del vero corpo e sangue di Cristo in questo sacramento non può essere rilevata dai sensi o dall'intelletto, ma dalla fede soltanto.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro delle religioni'', traduzione di Anna Carbone, Gribaudo, 2017, p. 229. ISBN 9788858015810</ref>
*La scienza filosofica riguarda l'ente in quanto ente, cioè considera l'ente dal punto di vista della ratio universale di ente, e non dal punto di vista della ratio specifica di qualche ente particolare.<ref>Da ''In Met.'', XI, l. 3 n. 1.</ref>
*Nessun uomo dovrebbe vendere una cosa a un altro uomo per più del suo valore.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro dell'economia'', traduzione di Olga Amagliani e Martina Dominici, Gribaudo, 2018, p. xx. ISBN 9788858014158</ref>
*Quello che si [[speranza|spera]] si deve credere che possa essere ottenuto; è quanto aggiunge la speranza al puro desiderio.<ref>Da ''Comp. Theol.'' II, 8 – citato in [[Hans Urs von Balthasar|von Balthasar]], ''Sperare per tutti'', Jaca Book, Milano, 1997, p. 55.</ref>
*Sebbene il lume naturale della mente umana sia insufficiente alla manifestazione di quelle cose che attraverso la fede si manifestano, è tuttavia impossibile che le cose che ci sono attraverso la fede tramandate divinamente siano contrarie a quelle che ci sono date per natura. In questo caso occorrerebbe che o le une o le altre fossero false; e poiché sia le une sia le altre ci vengono da Dio, Dio sarebbe per noi autore della falsità: il che è impossibile.<ref>Dal ''Commento al "De Trinitate" di Severino Boezio''.</ref>
*[[Sinonimia|Sinonimi]] diconsi i vocaboli che significano affatto il medesimo. Tali vocaboli, messi insieme, rendono il dire inetto. Notisi, però, che i sinonimi veri son quelli che significano una cosa medesima secondo la medesima ragione dell'essere di quella; ma quelli che denotano le varie ragioni dell'essere di una cosa, non significano per l'appunto il medesimo.<ref>Da ''Som.'' 1, 1, 1, 3; citato in Niccolò Tommaseo, Prefazione a ''[https://books.google.it/books?id=yCpr8LCT8sIC Dizionario dei sinonimi della lingua italiana]'', cap. IV, ''De' sinonimi'', Vallardi, Milano, 1867<sup>5</sup>, p. x.</ref>
*Solo [[Cristo]] è il vero sacerdote, gli altri sono i suoi ministri.<ref>Da ''In ad Hebraeos'', 7, 4: citato nel ''Compendio del Catechismo''.</ref>
*Sono altre quattro le città preminenti, [[Parigi]] nelle scienze, [[Salerno]] nelle medicine, [[Bologna]] nelle legge, Orleans nelle arti attoriali.<ref>Citato in Giuseppe Amelio, ''Salerno momenti storici: conoscere la città per viverci meglio'', De Rosa & Memoli, 1996.</ref>
:''Quatuor sunt urbes cæteris præeminentes, Parisius in scientiis, Salernum in medicinis, Bononia in legibus, Aurelianis in actoribus.''
*Tra le cose che Cristo ha compiuto o subito durante la sua vita mortale, la sua adorabile croce si offre a noi come l'esempio principale che noi dobbiamo imitare. [...] Ora, tra tutto ciò che essa insegna, c'è innanzitutto una povertà assoluta (omnimoda paupertas), perché Cristo sulla croce è stato privato di ogni bene fino alla nudità [...]. Coloro che abbracciano la povertà volontaria vogliono seguire proprio questa nudità della croce, specialmente coloro che rinunciano a ogni rendita [...]. Quindi è chiaro che gli avversari della povertà sono anche nemici della croce di Cristo; secondo la sapienza di questo mondo, essi pensano che l'avere possessi terreni faccia parte della perfezione cristiana e che il rinunciare ad essi condurrebbe soltanto ad una perfezione inferiore.<ref>Da ''Contra retrahentes'', citato in Jean-Pierre Torrell, ''Amico della verità. {{small|Vita e opere di Tommaso d'Aquino}}'', traduzione e aggiornamento di Giorgio E. Carbone, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 2006, [https://books.google.it/books?id=OzjD3FEl7ZEC&lpg=PA39&dq=&pg=PA39#v=onepage&q&f=false p. 39]. ISBN 88-7094-594-4</ref>
*{{NDR|Sul [[Padre nostro]]}} Tra tutte le preghiere il Padre Nostro occupa certamente il primo posto, perché possiede i cinque più importanti requisiti che ogni preghiera deve possedere. Innanzitutto infonde molta fiducia perché ci è stata consegnata da Gesù Cristo, che è intercessore sapientissimo ''nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza'' (''Col'' 2,3) e che è ''nostro avvocato presso il Padre'' (1 ''Gv'' 2,1). È una preghiera retta perché in essa chiediamo a Dio le cose che lui stesso ci ha insegnato a chiedere. È umile perché chi prega non presume assolutamente nelle proprie forze, ma aspetta di ottenere tutto dall'onnipotenza divina cui si rivolge supplichevoli.<ref>Da ''Collationes (expositio) in orationem dominicam''; citato in ''La preghiera cristiana: Il Padre Nostro, l'Ave Maria e altre preghiere'', a cura di Pietro Lippini, Edizioni Studio Domenicano, 2011, [https://books.google.it/books?id=jYj-AAAAQBAJ&pg=PA30 p. 30]. ISBN 88-7094-804-8</ref>
*Uno e identico è l'atto del sentito e del senziente.<ref>Dal ''De Anima'', III, l. 2 n. 9.</ref>
===Attribuite===
*Guardati dall'uomo d'un solo libro, che ha letto un solo libro.
:''Cave ab homine unius libri.''<ref>Traduzione in Servio Marzio, ''Cum grano salis'', Vallardi.</ref>
==''Contra Gentiles''==
*I principi innati nella ragione si dimostrano verissimi: al punto che non è neppure possibile pensare che siano falsi. (I, c. 7 n. 2)
*Perciò l'[[Eiaculazione|emissione dello sperma]] deve essere così ordinata da poterne seguire la generazione e l'educazione della prole. Da ciò risulta evidente che è contro il bene dell'uomo ogni emissione dello sperma, prodotta in modo da non poterne seguire la generazione. […] Perciò, dopo il peccato di omicidio, col quale si distrugge la natura umana già esistente in atto, occupa il secondo posto questo genere di peccato, col quale viene impedita la generazione della natura umana. (III, c. 122)
*La [[maschio e femmina|femmina]], infatti, ha bisogno del [[maschio e femmina|maschio]] non solo per la generazione, come negli altri animali, ma anche come suo signore, perché il maschio è più perfetto quanto a intelligenza ed è più forte quanto a coraggio. (III, c. 123)
==''De Veritate''==
*I primi concetti dell'intelletto preesistono in noi come semi di scienza, questi sono conosciuti immediatamente dalla luce dell'intelletto agente dall'astrazione delle specie sensibili... in questi principi universali sono compresi, come germi di ragione, tutte le successive cognizioni. (q. 11 a. 1 – co)
*Se invero uno propone ad un altro cose che non sono incluse nei principi per sé noti, o che non appaiono chiaramente incluse, non produrrà in lui sapere, ma forse opinione o fede. (q. 11 a. 1 – co)
*Tu non possiedi la [[Verità]], ma è la Verità che possiede te.
==''Summa Theologiae''==
*Belle si dicono le cose che piacciono all'[[occhio]].
*Dico dunque che questa proposizione, "[[Problema dell'esistenza di Dio|Dio esiste]]", è in sé stessa e di per sé evidente, perché il predicato s'identifica col soggetto; Dio infatti è il suo essere: ma siccome noi ignoriamo l'essenza di Dio, per noi non è evidente, ma necessita di essere dimostrata per mezzo di quelle cose che sono a noi più note, [...] cioè mediante gli effetti. (I, questione 2, articolo 1)
*Il [[bene]] si diffonde. (I, questione 5, articolo 4, ad 2<ref>Traduzione dall'[https://archive.is/20121203004329/www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/1985/documents/hf_jp-ii_aud_19850918_it.html ''Udienza generale''] di [[papa Giovanni Paolo II]] del 18 settembre 1985.</ref>)
:Il bene è qualche cosa che tende a diffondere il bene stesso. (I-II, questione 2, articolo 3<ref>[http://books.google.it/books?id=woCJv2W7cJ0C&pg=PA66&dq=%22Il+bene+è+qualche+cosa+che+tende+a+diffondere+il+bene+stesso%22 ''Altra ricorrenza''] e diversa traduzione.</ref>)
:Il bene è diffusivo del suo essere. (''Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo''<ref>[http://books.google.it/books?id=48ggHgaOovUC&pg=PA414&dq=%22Il+bene+e+diffusivo+del+suo+essere%22%22Bonum+est+diffusivum+sui%22 ''Altro testo''] di Tommaso, con ulteriore differente traduzione italiana, in cui viene formulata l'identica locuzione latina. Nonostante ogni volta l'Aquinate l'attribuisca a [[Pseudo-Dionigi l'Areopagita|Dionigi l'Areopagita]] (''De divinis nominibus'', capitolo IV), [http://books.google.it/books?id=x-RsYmWkDp8C&pg=PA283&dq=%22in+realtà+non+è+di+Dionigi%22%22Bonum+est+diffusivum+sui%22 ''in realtà quest'ultimo ha formulato solo il concetto ma non la locuzione esatta''].</ref>)
:''Bonum est diffusivum sui.''
*I corpi celesti sono la causa di ciò che avviene in questo mondo, ma non tutti gli effetti che producono sono inevitabili.
*[[Imperfezione|Imperfettamente]] conosciamo e imperfettamente amiamo. (I-II, 68, 2)
*Perché una [[guerra]] sia giusta sono necessarie tre cose: la prima, l'autorità del sovrano; la seconda, una giusta causa; la terza una giusta intenzione.
*Poiché il sentimento della pietà sorge dalle afflizioni degli altri, ed accade anche agli [[animale|animali]] bruti di soffrire dolore, l'affezione della pietà può sorgere nell'uomo anche rispetto alle afflizioni degli animali. Ovviamente, chiunque sia abituato a provare un sentimento di pietà verso gli animali, è per questo motivo più disposto ad un'affezione di pietà verso gli uomini: onde si dice nei [[Libro dei Proverbi|Proverbi]] XII 10: «Il giusto sa curare il suo bestiame, ma le viscere degli empi sono crudeli». E perciò il Signore, vedendo che il popolo ebraico era crudele, per poterlo richiamare alla pietà, volle insegnargli la misericordia anche verso le bestie brute, proibendo che venissero compiuti contro gli animali certi atti che sembrano confinare con la crudeltà. E perciò egli proibì loro di bollire i cuccioli nel latte della madre ([[Deuteronomio|Deut.]] XIV 21), o di mettere la [[museruola]] al bue che trebbia (Deut. XXV 4), o di uccidere gli uccelli vecchi con quelli giovani (Deut. XXII 6,7). (I-II, q. 102, art. 6 ad. 8<ref>Citato in [[Joseph Rickaby]], ''Dei cosiddetti diritti degli animali'', traduzione di Paolo Garavelli, in Tom Regan, Peter Singer, ''[[Diritti animali, obblighi umani]]'', Gruppo Abele, Torino, 1987, pp. 181-182. ISBN 88-7670-097-8</ref>)
*Sembra che l'onesto non s'identifichi col bello.
*Come dice [[Agostino d'Ippona|S. Agostino]]: «Dio, essendo sommamente buono, non permetterebbe in nessun modo che nelle sue opere ci fosse del male, se non fosse tanto potente e tanto buono, da saper trarre [[bene e male|il bene anche dal male]]». Sicché appartiene all'infinita bontà di Dio il permettere che vi siano dei mali per trarne dei beni. (I, q. 2, a. 3)<ref>Da ''La somma teologica'', Edizioni Studio Domenicano, 1985, [https://books.google.it/books?id=fVoDUDGSUREC&pg=PA88 p. 88].</ref>
*Siccome di [[Dio]] non possiamo sapere che cosa è, ma piuttosto che cosa non è, non possiamo indagare come egli sia, ma piuttosto come non sia. (I, 3, Prologo: citato nel ''Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede'')
*Siccome infatti la Grazia non distrugge la natura, ma anzi la perfeziona, la ragione deve servire alla fede, nel modo stesso che l'inclinazione naturale della volontà asseconda la carità. [...] È così che la sacra dottrina utilizza anche l'autorità dei filosofi dove essi con la ragione naturale valsero a conoscere la verità; [...]. Però di questa autorità la sacra dottrina fa uso come di argomenti estranei e probabili; mentre l'autorità della Scrittura canonica si serve come di argomenti propri e rigorosi.
*Essendo gli [[ebrei]] stessi servi della Chiesa, questa può disporre dei loro averi. (II, IIa, q.10, a10<ref>Citato in Walter Peruzzi, ''Il cattolicesimo reale attraverso i testi della Bibbia, dei papi, dei dottori della Chiesa, dei concili'', Odradek, Roma, 2008, p. 282.</ref>)
*Il Signore ha creato l'uomo, poi ha voluto creare la donna per dargli un aiuto simile a lui [''audiutorium sibi simile'']. [...] L'aiuto non è per qualsiasi altra opera, come alcuni hanno detto. [...] Infatti, per qualsiasi altra opera un maschio potrebbe essere aiutato più opportunamente da un altro maschio che da una femmina. L'aiuto quindi è per la generazione.
*Uno non può pentirsi veramente di un peccato senza pentirsi degli altri. (III, q. 86, 3)
*Rispetto alla natura particolare la femmina è un essere difettoso e manchevole. Infatti la virtù attiva racchiusa nel seme del maschio tende a produrre un essere perfetto simile a sé, di sesso maschile, e il fatto che ne derivi una femmina può dipendere dalla debolezza della virtù attiva, o da una indisposizione della materia, o da una trasmutazione causata dal di fuori, p. es. dai venti australi, che sono umidi, come dice il Filosofo [''De gen. animal.'' 4, 2]. Rispetto invece alla natura nella sua universalità la femmina non è un essere mancato, ma è espressamente voluto in ordine alla generazione. Ora, l'ordinamento della natura nella sua universalità dipende da Dio, il quale è l'autore universale della natura. Quindi nel creare la natura egli produsse non solo il maschio, ma anche la femmina. (Pars I, Quaest. XCII, Art. I)
:''Ad primum ergo dicendum quod per respectum ad naturam particularem, femina est aliquid deficiens et occasionatum. Quia virtus activa quae est in semine maris, intendit producere sibi simile perfectum, secundum masculinum sexum, sed quod femina generetur, hoc est propter virtutis activae debilitatem, vel propter aliquam materiae indispositionem, vel etiam propter aliquam transmutationem ab extrinseco, puta a ventis Australibus, qui sunt humidi, ut dicitur in libro de Generat. Animal. Sed per comparationem ad naturam universalem, femina non est aliquid occasionatum, sed est de intentione naturae ad opus generationis ordinata. Intentio autem naturae universalis dependet ex Deo, qui est universalis auctor naturae. Et ideo instituendo naturam, non solum marem, sed etiam feminam produxit.''
*Era conveniente che la donna fosse formata dalla costola dell'uomo. Primo, per indicare che tra l'uomo e la donna ci deve essere un vincolo di amore. D'altra parte la donna «non deve dominare sull'uomo» [''1 Tm'' 2, 12], e per questo non fu formata dalla testa. Né deve essere disprezzata dall'uomo come una schiava: perciò non fu formata dai piedi. ([http://books.google.it/books?id=KZ2upLS89bUC&pg=PA833&dq=%22Tommaso+d%27Aquino%22+%22costola%22&client=firefox-a&cd=8#v=onepage&q=&f=false vol. I, articolo 3])
*Quando si dice che l'intemperanza è il vizio più disonorante, s'intende tra i peccati umani […] Ma quei peccati che sorpassano i limiti della natura umana sono ancora più disonoranti. Tuttavia anche questi sembrano ridursi per eccesso al genere dell'intemperanza: il fatto, per esempio, di mangiare carne umana, o nel coito bestiale od [[omosessualità | omosessuale]]. (IIa-q.CXVII, a.4)
*S'impedirebbe molto di ciò che è utile se tutti i [[peccato|peccati]] fossero severamente vietati.<ref>Citato in Nicola Porro, ''La disuguaglianza fa bene'', Milano, Ed. Il Giornale, 2016, p. 261. ISSN 977-802102345-2</ref>
:''Multae utilitates impedirentur si omnia peccata districte prohibentur.''
===''Il Preziosissimo Sangue del Redentore''===
*L'uomo fu liberato dal potere del demonio mediante la passione di Cristo in quanto la passione causò la remissione dei peccati...la passione di Cristo ci ha liberati dal potere del demonio in quanto ci ha riconciliati con Dio. E [[Sant'Agostino]] sostiene: "Il [[demonio ]]fu vinto dalla giustizia di Cristo: poiché non avendo trovato in lui nulla che fosse degno di morte, tuttavia lo uccise". Però anche ora, col permesso di Dio, il demonio può tentare gli uomini nell'[[anima]] e vessarli nel corpo; ma con la [[Passione di Gesù|Passione di Cristo]] è stato preparato per l'uomo un rimedio con cui egli si può difendere dagli assalti del nemico, in modo da non essere trascinato alla morte eterna.<ref>Questione 49, art. 2: "Gli effetti della passione di Cristo", da La Somma Teologica, Terza parte, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 1997; citato in [http://www.ifiglidellaluce.it/i-figli-della-luce-vincere-il-demonio.html ''Vincere il demonio''], ''ifiglidellaluce.it''.</ref>
===''Gli angeli''===
; Angelo custode, dalla nascita
*Come [[Origene]] [In Mt tract. 13] riferisce, ci sono in proposito due opinioni. Alcuni dicevano che l'angelo custode è assegnato all'uomo al momento del battesimo, altri invece al momento della nascita. [[San Girolamo|S. Girolamo]] difende la seconda opinione, e con ragione. Infatti i benefici largiti da Dio all'uomo in quanto cristiano hanno inizio dal momento del battesimo, p. es. la ricezione dell'[[Eucaristia]] e altre cose del genere. Invece le cose che Dio nella sua provvidenza concede all'uomo in quanto ha un'[[anima e corpo|anima]] razionale gli vengono concesse fin dal momento in cui, con la nascita, egli entra in possesso di tale natura. Ora, la custodia degli angeli è un beneficio di questo genere, come risulta chiaro dalle cose dette sopra [aa. 1, 4]. Quindi l'uomo ha un angelo deputato alla sua custodia dal momento della nascita. (''Quaestio 113, articolo 6''<ref>Citato in Tito Centi O.P., A. Zelio Belloni O.P., [http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/1225-1274,_Thomas_Aquinas,_Summa_Theologiae_(p_Centi_Curante),_IT.pdf ''Somma teologica. Nuova edizione italiana''], ''Documentacatholicaomnia.eu'', 2009, p. 1066.</ref>)
*Come abbiamo già spiegato [a. 2, ad 1], la custodia dell'uomo si attua in due forme. Primo, in forma individuale, secondo che a ogni singolo uomo è assegnato un particolare angelo custode. E la custodia in questa forma spetta agli angeli dell'infimo ordine, incaricati, come insegna S. Gregorio [l. cit.], di «annunziare le cose di minore importanza»: ora, fra tutti gli uffici angelici il minimo Pare appunto quello di prendersi cura di quanto interessa la salvezza di un solo individuo. — Secondo, in forma universale. E questa varia secondo i diversi ordini, poiché una causa è tanto più alta quanto più è universale. Per conseguenza la custodia delle collettività umane spetta all'ordine dei Principati, o forse agli [[Arcangelo|Arcangeli]], il cui nome significa Angeli Prìncipi: per cui anche Michele, che è un Arcangelo, viene detto in [[Libro di Daniele|Daniele]] [10, 13] «uno dei prìncipi». Salendo, vengono poi le Virtù, che esercitano la custodia su tutte le nature corporee. Salendo ancora vengono le Potestà, che stanno a guardia dei demoni. Da ultimo poi vengono i Principati, che secondo [[Gregorio di Nissa|S. Gregorio]] [l. cit.] fanno da custodi agli spiriti buoni. (''Quaestio 13, art. 3'', p. 1064)
*La virtù di qualsiasi essere corporeo è più ristretta di quella di una sostanza spirituale: poiché ogni forma corporea viene resa individuale dalla materia e determinata alle condizioni del tempo e dello spazio, mentre le [[forma|forme]] immateriali sono sciolte da queste condizioni, e intelligibili. Per conseguenza come gli angeli inferiori, che hanno forme intenzionali meno universali, sono governati per mezzo di quelli superiori, così tutti i corpi sono governati per mezzo degli angeli. — E questa è la sentenza non solo dei santi Dottori, ma anche di tutti i filosofi che hanno ammesso l'esistenza delle sostanze immateriali. [...] ebbene gli angeli possano operare qualcosa fuori dell'[[ordine e disordine|ordine della natura materiale]], non possono tuttavia trascendere l'ordine di tutto il creato: che è quanto propriamente si esige per il vero miracolo, come si è detto [nel corpo].
; Illuminazione e miracolo
* Gli angeli con la loro attività esterna servono principalmente Dio, e secondariamente noi uomini. E ci servono non perché siamo più grandi di loro, semplicemente parlando, ma perché un uomo, o un angelo qualsiasi, in quanto con l'adesione a Dio diventa un solo spirito con lui, è superiore a ogni altra [[creatura]]. Per cui l‘Apostolo [Fil 2, 3]<ref>Da [https://www.maranatha.it/Bibbia/6-LettereSanPaolo/57-FilippesiPage.htm ''Lettera ai Filippesi: capitolo 2, verso 3''], ''Maranatha.it'', traduzione C.E.I. del 1974.</ref> comanda che «ciascuno ritenga gli altri superiori a se stesso». (''Quaestio 112, articolo 1'', p. 1055)
*Nei divini ministeri vi sono molti gradi. Nulla quindi impedisce che anche angeli disuguali siano inviati in ministero; però ai ministeri più alti sono deputati gli angeli superiori, e a quelli più bassi gli angeli inferiori. (''Quaestio 112, a. 2'', p. 1057)
*Per operare il bene si richiedono due cose. Primo, che l'affetto sia inclinato al bene: e in noi ciò si compie mediante l'abito delle [[virtù]] morali. Secondo, che la ragione trovi la via giusta per operare l'atto virtuoso: e questo è il compito che il [[Aristotele#Etica Nicomachea|Filosofo]] [Ethic. 6, 12<ref>{{cfr}} Aristotele, [https://archive.org/details/ClassiciDellaFilosofiaAristoteleACuraDiLuciaCaianiEtiche.EticaEudemea.EticaNicom/page/n361 ''Etica Nicomachea'', Libro VI, 12], a cura di Lucia Caiani, UTET, 1996, pp. 359-360. ISBN 88-02-049942-4</ref> assegna alla [[prudenza]]. Per quanto dunque riguarda la prima cosa, Dio custodisce l'uomo direttamente, infondendogli la [[grazia divina|grazia]] e le virtù. Per quanto invece riguarda la seconda, Dio custodisce l'uomo quale supremo maestro, ma il suo insegnamento, come si è visto [q. 111, a. 1], perviene all'uomo attraverso gli angeli. Come l'uomo si discosta dalla naturale inclinazione verso il bene a causa delle [[passione|passioni]] che spingono al [[peccato]], così si discosta pure dall'ispirazione degli angeli buoni, prodotta da questi invisibilmente in quanto illuminano gli uomini affinché agiscano bene. Quindi il fatto che gli uomini periscano non va imputato alla negligenza degli angeli, ma alla malizia degli uomini. Che poi gli angeli in casi straordinari appaiano talora visibilmente agli uomini proviene da una grazia speciale di Dio: come quando avvengono dei [[miracolo|miracoli]] fuori dell'ordine della natura. (''Quaestio 113, a. 1'', pp. 1060-1061)
*Si è detto sopra [q. 112, a. 3, ad 4] che tutti gli angeli della prima gerarchia sono illuminati immediatamente da Dio su alcune verità, ma che vi sono altre verità intorno alle quali sono illuminati immediatamente da Dio solo gli angeli superiori, che illuminano poi gli inferiori. Ora, la stessa considerazione va fatta riguardo agli ordini inferiori: infatti un angelo di grado infimo è illuminato su alcune verità da un qualche angelo supremo, e su altre dall'angelo che sta immediatamente sopra di lui. E così è possibile che un angelo illumini immediatamente l'uomo e abbia nondimeno sotto di sé altri angeli da lui illuminati. (''Quaestio 113, a. 2'', p. 1063)
; Conoscenza e amore
*Tutte le cose, procedendo dalla volontà di Dio, tendono al bene, ma ciascuna in modo diverso. Alcune infatti hanno soltanto un'inclinazione naturale al bene, senza conoscerlo, come le piante e i corpi inanimati. E questa inclinazione al bene viene chiamata appetito naturale. — Altri esseri invece tendono al bene per averlo in qualche modo conosciuto: non nel senso che conoscano la natura stessa del bene, ma in quanto conoscono qualche bene particolare, come fa il senso che conosce il dolce o il bianco o altre simili cose. E l'inclinazione che accompagna questa conoscenza viene chiamata appetito sensitivo. — Altri esseri infine tendono al bene conoscendo la natura stessa del bene, il che è proprio dell'intelletto. E questi esseri tendono al bene in modo perfettissimo: infatti non tendono al bene solo perché ricevono l'impulso o la direzione da un altro essere, come le realtà non dotate di conoscenza, e neppure tendono soltanto a un bene particolare, come gli esseri che hanno la sola conoscenza sensitiva, ma sono inclinati al bene universale. E questa inclinazione prende il nome di volontà. — Quindi, dato che gli angeli conoscono con l'[[intelletto]] la stessa nozione universale di bene, è evidente che in essi si trova la volontà (''Quaestio 59, a. 1'', p. 638).
*In essi infatti non vi sono le passioni della [[concupiscenza]], o del [[timore]] e dell'[[audacia]], che debbono essere regolate dalla [[temperanza]] e dalla fortezza. Si dice però che in essi è la temperanza in quanto essi moderano i moti della loro volontà secondo le norme della volontà divina. E si pone in essi la fortezza in quanto eseguono con fermezza la volontà divina. Ma tutto ciò avviene per mezzo della volontà, non per mezzo dell'[[ira|irascibile]] e del concupiscibile. (''Quaestio 59, a. 4'', p. 647)
*Si deve perciò concludere che un angelo ama l'altro di dilezione naturale in quanto quest‘ultimo ha la sua stessa natura. Non lo ama invece di dilezione naturale in quanto per altre cose si accorda con lui, o con lui è in disaccordo.. [...] La dilezione naturale ha per oggetto il fine stesso non già nel senso che questo sia il soggetto a cui si vuole il bene, ma piuttosto nel senso che esso è il bene che uno vuole a se stesso, e conseguentemente anche agli altri, in quanto questi formano una cosa sola con lui. E questa dilezione naturale non può venir meno neppure negli stessi angeli cattivi, i quali hanno una dilezione naturale per gli altri angeli in quanto conservano in comune con essi la natura. Li odiano però in quanto differiscono da essi a motivo della [[giustizia]] e dell'[[iniquità]]. (''Quaestio 60, a. 4'', p. 648)
===''Le cinque vie''===
*''Quod Deum esse quinque viis probari potest''.
:Che Dio esiste, si può provare per cinque vie. (I, questione 2, articolo 3)
*{{NDR|Prima via: ''Ex motu''}} [...] tutto ciò che si muove è mosso da un altro. [...] Perché muovere significa trarre qualcosa dalla potenza all'atto; e niente può essere ridotto dalla potenza all'atto se non mediante un essere che è già in atto. [...] È dunque impossibile che sotto il medesimo aspetto, una cosa sia al tempo stesso movente e mossa, cioè che muova sé stessa. [...] Ora, non si può procedere all'infinito, perché altrimenti non vi sarebbe un primo motore, e di conseguenza nessun altro motore, perché i motori intermedi non muovono se non in quanto sono mossi dal primo motore [...]. Dunque è necessario arrivare ad un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso è Dio.
*{{NDR|Seconda via: ''Ex causa''}} [...] in tutte le cause efficienti concatenate la prima è causa dell'intermedia e l'intermedia è causa dell'ultima [...] ora, eliminata la [[causa ed effetto|causa è tolto anche l'effetto]]: se dunque nell'ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neanche l'ultima, né l'intermedia. Ma procedere all'infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente [...]. Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio.
*{{NDR|Terza via: ''Ex possibili et necessario'' o ''Ex contingentia''}} [...] alcune cose nascono e finiscono, il che vuol dire che possono essere e non essere. Ora, è impossibile che cose di tal natura siano sempre state [...]. Se dunque tutte le cose [...] possono non esistere, in un dato momento niente ci fu nella realtà. Ma se questo è vero, anche ora non esisterebbe niente, perché ciò che non esiste, non comincia ad esistere se non per qualcosa che è. [...] Dunque, non tutti gli esseri sono contingenti, ma bisogna che nella realtà vi sia qualche cosa di necessario. [...] negli enti necessari che hanno altrove la causa della loro necessità, non si può procedere all'infinito [...]. Dunque, bisogna concludere all'esistenza di un essere che sia di per sé necessario, e non tragga da altri la propria necessità, ma sia causa di necessità agli altri. E questo tutti dicono Dio.
*{{NDR|Quarta via: ''Ex gradu''}} [...] il grado maggiore o minore si attribuisce alle diverse cose secondo che si accostano di più o di meno ad alcunché di sommo e di assoluto; [...] come dice Aristotele, ciò che è massimo in quanto è vero, è tale anche in quanto ente. Ora, ciò che è massimo in un dato genere, è causa di tutti gli appartenenti a quel genere [...]. Dunque vi è qualche cosa che per tutti gli enti è causa dell'essere, della bontà e di qualsiasi perfezione. E questo chiamiamo Dio.
*{{NDR|Quinta via: ''Ex fine''}} [...] alcune cose, le quali sono prive di conoscenza, cioè i corpi fisici, operano per un fine [...]. Ora, ciò che è privo d'intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo ed intelligente, come la freccia dell'[[arciere]]. Vi è dunque un qualche essere intelligente, dal quale tutte le cose naturali sono ordinate a un fine: e quest'essere chiamiamo Dio.
===''Immacolata Concezione di Maria''===
{{MultiCol}}
'''''Latino'''''<ref>san Tommaso d'Aquino, ''Summa Theologiae'', '''III Sent.''', dist. 3 q.I a.I q.2. Citato in Norberto Del Prado, ''Divus Thomas et Bulla dogmatica "Ineffabilis Deus"'', 1919 (1°ed.ne) , ristampato nel 2018 da Facsimile Publisher, Delhi (IN), ISBN 8888007039405, pag. 17 (di 375)</ref><ref>Citato in Norberto Del Prado, [https://archive.org/details/divusthomasetbul00norb/page/n19 ''Divus Thomas et bulla dogmatica "Ineffabilis Deus"''], ''Internet Archive'', 1919, pp. 9-10. L'edizione riporta l'<nowiki />''imprimatur'' di Frate Leonardus Lehu, Vic. Magistri Generalis O.P.</ref>
<poem>
Ad ''secundum'' dicendum, quod si numquam anima B. Virginis fuisset contagio originalis peccat inquinata, hoc derogaret dignitati Christi, secundum quam est universalis omnium Salvator. Et ideo sub Christo, qui salvari non indiguit, tamquam universalis Salvator, maxima fuit B. Virginis puritas. Nam Christus nullo modo contraxit originale peccatum sed in ipsa suae conceptionis fuit sanctus, secundum illud Luc., I, 35:''«Quod ex te nascetur sanctum, vocabitur filius Dei»''. Sed B. Virgo contraxit quidem originale peccatum, sed ab eo fuit mundatam antequam ex utero nasceretur. Et hoc signatur Job, III, 9, ubi de nocte originalis peccati dicitur: ''«Expectet lucem»'' (id est Christum) ''«et non videat»''; quia ''«nihil inquinatum incurrit in Adam»'', ut dicitur Sap., VII, 25: ''«nec ortum sorgentis autorae»'', id est, B. Virginis, quae in suo ortu a peccato originalis fuit immunis.
<br />
Ad ''tertium'' dicendum, quod licet Romana Ecclesia conceptionem, B. Virginis non celebret, tollerat tamen consuetudinem aliquarum Ecclesiarum illud festum celebrantium. Unde talis celebritas non est totaliter reprobanda. Nec tamen per hoc quod festum Conceptionis celebratur, datum est intellegi quod in sua conceptione fuerit sancta; sed quia quo tempore sanctificata fuerit ignoratur, celebratur festum sanctificationis eius potius conceptionis in die Coceptionis ipsius.
<br />
Ad ''quartum'' dicendum, quod duplex est sanctificatio: una quidem totius naturae, imquantum scilicet tota natura humana ab omni corruptione culpae et poenae liberatur; et haec erit in resurrectione. Alia vero est sanctificatio personalis, quae non transit in prolem carnaliter genitam, quia talis sanctificatio non respicit carnem, sed mentem. Et ideo etsi parentes beatae Virginis fuerint mundati a peccato originali, nihilominus beata Virgo a peccato originale contraxit, cum fuerit concepta secundum carnis concupiscendam ex commixtione maris et feminae. Dicit enim Augustinus: ''«Omnem, quae de concubitu nascitur, carnem esse peccati»''.
</poem>
{{ColBreak}}
'''''Italiano'''''<ref>Citato in padre Tito S. Centi, padre Angelo Z. Belloni, [http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/1225-1274,_Thomas_Aquinas,_Summa_Theologiae_(p_Centi_Curante),_IT.pdf ''Somma Teologica. Nuova edizione italiana''], ''Documentacatholicaomnia.eu'', Fiseole, 2009, p. 2389.</ref>
<poem>
2. Se l‘anima della Beata Vergine non fosse stata mai contagiata dal peccato originale, Cristo perderebbe la dignità di essere il Salvatore universale di tutti. Perciò la purezza della Beata Vergine fu la più grande, ma al di sotto di quella di Cristo, che in qualità di Salvatore universale non aveva bisogno di essere salvato. Cristo infatti non contrasse in alcun modo il peccato originale, ma fu santo nella sua stessa concezione, secondo le parole evangeliche [Lc 1, 35]: «Il santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio». Al contrario la Beata Vergine contrasse il peccato originale, ma ne fu mondata prima di uscire dal seno materno. Al che si possono applicare le parole di Giobbe, là dove dice [3, 9] che la notte del peccato originale «aspetterà la luce», cioè Cristo, «e non vedrà neppure il sorgere dell‘aurora», cioè della Beata Vergine, che alla sua nascita era immune dal peccato originale (poiché, come si legge [Sap 7, 25], «nulla di contaminato si infiltrò in lei»).
<br />
3. La Chiesa Romana, sebbene non celebri «la concezione della Beata Vergine», tuttavia tollera la consuetudine di alcune chiese di celebrare tale festa. Per cui tale celebrazione non è da riprovarsi completamente. In ogni modo la celebrazione di questa festa non autorizza a pensare che la Vergine sia stata santa nel suo concepimento. Ignorandosi infatti il momento della sua santificazione, questa viene celebrata nel giorno del suo concepimento.
<br />
4. C'è una duplice santificazione. Una di tutta la natura umana, mediante la liberazione da ogni male di colpa e di pena. E ciò avverrà nella risurrezione finale. - L‘altra è la santificazione personale. E questa non si trasmette alla prole per generazione carnale, poiché non riguarda il corpo, ma l‘anima. Sebbene quindi i genitori della Beata Vergine ne fossero stati mondati, nondimeno la Beata Vergine contrasse il peccato originale, essendo stata concepita per concupiscenza carnale e per l‘unione tra un uomo e una donna: poiché, come dice S. Agostino [De nuptiis et concup. 1, 12], «la carne che nasce dal rapporto carnale è tutta carne di peccato».
</poem>
{{EndMultiCol}}
===''Omicidio, caccia e pena di morte''===
*[...] diciamo che vi è un doppio ordine di natura. Il primo è l'ordine genetico o cronologico, e in esso hanno una priorità gli esseri imperfetti e potenziali. I dati più universali sono quindi anteriori secondo la natura, stando a questa considerazione: e ciò risulta chiaramente nella generazione umana e in quella degli animali, poiché secondo Aristotele [De anima 2, 3] «prima è generato l‘animale e poi l‘uomo». Il secondo è l'ordine di perfezione, o di finalità naturale: quello cioè per cui l'atto, assolutamente parlando, è per sua natura prima della potenza, e il perfetto è prima dell'imperfetto. E in base a tale ordine i dati meno universali hanno una precedenza su quelli più universali: l'uomo, p. es., ha la precedenza sull'animale, poiché lo scopo a cui tende la natura non è la generazione dell'animale, ma quella dell'uomo. (ST ''I'', q. 85, a. 3)
*L'omicidio è peccato perché con esso un uomo viene privato della vita. Ma la vita è comune a tutte le piante e a tutti gli animali. Quindi per lo stesso motivo è peccato sopprimere gli animali e le piante. (ST ''II-II'', q. 64, a. 1)
*Come dunque nella generazione dell'uomo abbiamo prima il vivente, poi l'animale e finalmente l'uomo, così gli esseri che sono solo viventi, ossia le piante, sono fatte ordinariamente per gli animali, e gli animali sono fatti per l'uomo, [...] come il [[Aristotele|Filosofo]] stesso dimostra [Polit. 1, 3]. È lecito sopprimere le piante a uso degli animali, e gli animali a uso dell'uomo in forza dell'[[ordine]] stesso stabilito da Dio [Gen 1, 29 s.]: «Ecco che io ho dato come cibo a voi e a tutti gli animali ogni erba e ogni albero da frutto». E altrove [Gen 9, 3] si legge: «Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo». Analisi delle obiezioni: 1. Secondo l'ordine stabilito da Dio, la vita degli animali e delle piante non viene conservata per se stessa, ma per l'uomo.
*Chi uccide il bue di un altro non pecca perché uccide un bue, ma perché danneggia un uomo nei suoi averi. Per cui questo fatto non è elencato tra i peccati di omicidio, ma tra quelli di [[furto]] o di rapina.
*È lecito uccidere gli animali bruti in quanto essi sono ordinati per natura all'utilità dell'uomo, come le cose imperfette sono ordinate a quelle perfette. Ora, qualsiasi parte è ordinata al tutto come l'imperfetto al perfetto. E così la parte è per natura subordinata al tutto.
*Qualora lo esiga la salute di tutto il corpo, si ricorre lodevolmente e salutarmente al taglio di un membro putrido e cancrenoso. Ora, ciascun individuo sta a tutta la comunità come una parte sta al tutto.<ref>{{NDR|[[proporzioni|Proporzione]]}}</ref> Quindi se un uomo con i suoi peccati è pericoloso e disgregativo per la collettività, è cosa lodevole e salutare sopprimerlo, per la conservazione del bene comune; infatti, come dice S. Paolo [1 Cor 5, 6], «un po‘ di lievito fa fermentare tutta la pasta». (ST ''II-II'', q. 64, a. 2)
*Il Signore comanda di tollerare l'esistenza dei malvagi, rinviandone il castigo all'[[Giudizio universale|ultimo giudizio]], piuttosto che uccidere con essi anche i buoni. - Quando invece la loro uccisione non costituisce un pericolo, ma è piuttosto una difesa e uno scampo per i buoni, allora è lecito uccidere i malvagi.
*Col peccato l'uomo abbandona l'ordine della ragione: egli perciò decade dalla dignità umana, che consiste nell'essere liberi e nell'esistere per se stessi, finendo in qualche modo nell'asservimento delle bestie, che implica la subordinazione all'altrui vantaggio.
*È lecito uccidere un malfattore in quanto la sua uccisione è ordinata alla salvezza di tutta la collettività. Ciò quindi spetta soltanto a colui al quale è affidata la cura della sicurezza collettiva: come spetta al medico, a cui è stata affidata la cura di tutto l'organismo, il procedere al taglio di un membro malato. (ST ''II-II'', q. 64, a. 3)
==Citazioni su Tommaso d'Aquino==
*Chi voglia, in rapide linee, circoscrivere la posizione di San Tommaso nella traiettoria del pensiero cattolico; chi miri a scoprire nella sua essenza più intima, la originale sagoma del pensatore e del mistico, che la chiesa Romana ha proclamato antesignano e realizzatore perfetto della sua migliore apologetica; non deve tanto riprodurre pedissequamente il ciclo delle sue catene argomentative, deve piuttosto indagare le posizioni nelle quali la sua intelligenza formidabile e la sua fede hanno compiuto l'innesto della metafisica [[Aristotele|aristotelica]] sulla rivelazione [[Nuovo Testamento|neotestamentaria]]. Perché appunto S. Tommaso sta a segnare nella storia del pensiero religioso una data di un'importanza che non è possibile esagerare, per il fatto che in lui [[ragione]] e [[fede]] hanno celebrato un connubio la cui fecondità è pari alla sua profonda ed integrale compenetrazione. ([[Ernesto Buonaiuti]])
*{{NDR|In [[Paradiso]]}} Lassù c'è san Tommaso, santo così flemmatico che, se un bue fosse entrato nella sua stanza, avrebbe continuato a studiare; e c'è anche san [[Giovanni Eudes]], che si sentiva bollire d'ira al solo vedere un eretico. C'è [[Francesco di Sales]], il santo delle belle maniere, artista nel parlare e nello scrivere; e c'è il [[Curato D'Ars]], campione dei colpi di disciplina sulla propria schiena e delle patate mangiate colla muffa dopo una settimana dalla cottura. ([[Albino Luciani]])
*La visione teologica di Tommaso d'Aquino è allo stesso tempo contrassegnata da un'ovvia ecclesialità e da una sovrana apertura e libertà: ambedue vanno certamente assieme, ed è cosa tipica della cristianità medioevale. ([[Christoph Schönborn]])
*Nato di nobile famiglia napolitana, a cinque anni fu messo in educazione presso i Benedettini di Monte Cassino. Volendo poscia consacrarsi a Dio nell'ordine dei predicatori, i congiunti per impedirnelo il chiusero in una prigione; ove tentato gravemente da ribalde persone ad offendere la castità, ne riuscì vincitore dando mano a un tizzone acceso. Uscito poscia dal carcere e andato a Parigi, studiò teologia sotto il celebre [[Alberto Magno]]. ([[Giovanni Bosco]])
*Per lui {{NDR|[[Duns Scoto]]}}, [[Enrico di Gand]] era più importante di Tommaso d'Aquino; per noi, e in sé, è vero il contrario. ([[Étienne Gilson]])
*Reca una somma maraviglia il vedere come mai quest'uomo distratto in tanti viaggi, occupato sempre negli esercizj della cattedra, e costantemente applicato alle opere di pietà, ed agli obblighi della sua professione, non essendo vissuto che 50 anni; pur nondimeno avesse potuto leggere un quasi infinito numero di scrittori sacri e profani, ne avesse saputo tanto sublimemente analizzare lo spirito, e disporne le dottrine con quella sua cotanto ammirabile precisione e chiarezza. ([[Francesco Colangelo]])
*Una volta, stando in Napoli, l'immagine di Gesù C. crocifisso gli parlò e disse: «Tommaso, scrivesti bene di me: qual mercede vuoi tu avere?» Rispose: «Non altra che te stesso, o mio Dio.»<br>Sedendo un giorno a mensa con [[Luigi IX di Francia|s. Luigi re di Francia]], e ripassando in mente un punto di teologia, trovatane ad un tratto la soluzione, batté sulla tavola dicendo: «Questo è argomento, che abbatte l'eresia di Manete.» Avvertito dal suo superiore a badare che era in presenza del re, ne dimandò umile perdono; ma quel principe chiamò tosto un segretario, cui ordinò di scrivere i concetti del santo dottore. ([[Giovanni Bosco]])
*Unde avete del glorioso Tomaso d'Aquino (che la scienzia sua egli ebbe più per studio d'orazione ed elevazione di mente e lume d'intellecto, che per studio umano), el quale fu uno lume che Io {{NDR|Dio}} ho messo nel corpo mistico della sancta Chiesa, spegnendo le tenebre de l'errore. ([[Caterina da Siena]])
===[[Mariano Cordovani]]===
*L'Angelico<ref>Tradizionale epiteto di Tommaso.</ref> trascura le questioni secondarie per attenersi alle centrali; e di queste vuol vedere la radice senza divagamenti, senza farragine di eloquenza, cercando il perché, la ragione delle cose.
*È noto il giudizio, spesso ripetuto, che Tommaso è l'[[Aristotele|{{sic|Aristotile}}]] cristiano, [[Bonaventura da Bagnoregio|Bonaventura]] il secondo [[Agostino d'Ippona|Agostino]]. Questo giudizio non deve essere esagerato: i due santi si completano e si uniscono nel modo più bello. Tommaso è l'Angelo della scuola, Bonaventura il Maestro della vita attiva. Tommaso illumina la mente, Bonaventura eleva il cuore, proprio come si distinguono le scuole dei due Ordini. La filosofia dei Domenicani accorda la superiorità alla mente, la scuola dei Francescani alla volontà; queste diverse vedute spesso si rivelano e sono messe in valore negli scritti dei due Dottori, nelle speculazioni teologiche e nelle questioni pratiche.
*La causa di S. Tommaso si identifica con quella della Chiesa. Quando si attacca l'Angelico, si avverta o no, si colpisce la Chiesa; e quando si vuole puntare contro la Chiesa, senza farlo apparire, il bersaglio preferito è S. Tommaso d'Aquino e la sua filosofia.
*La genialità dell'opera scientifica di S. Tommaso deve riconoscersi nel fatto che nessuno come lui ha tenuto conto dell'esigenze critiche della ragione nell'atto di credere; e nessuno ha dimostrato meglio l'elemento razionale della fede nell'atto di vendicarne la trascendenza soprannaturale. Come un sapiente architetto ha costruito l'edificio della sapienza cristiana con tutta la forza della ragione, e con tutto l'ossequio della fede, perché dell'insegnamento e della scienza ebbe un concetto altissimo.
*S. Tommaso è più sobrio, più laconico; S. Bonaventura fecondo e prolisso. L'Aquinate preferisce il senso naturale e schietto delle parole; l'amico suo ama la metafora e le figure che rivestono fantasticamente il pensiero. L'Angelico resta il professore con la trasparenza di un pensiero e di un concetto che ritraggono le cose per quello che sono; il dottore di Bagnorea è il mistico che anche in una discussione scientifica mira a suscitare gli affetti ed è sempre un po' oratore.
===[[Raimondo Spiazzi]]===
*Chi conosce San Tommaso ed è abituato a gustarne la sostanza di verità, la limpidezza di raziocinio, la precisione di metodo, e persino il «discreto latino» (come diceva [[Dante Alighieri|Dante]]), che ha presente la magnifica architettura intellettuale rappresentata soprattutto dalla ''Summa'' [...], non può non considerare con malinconia il fatto del rinnegamento di San Tommaso da parte dei pensatori italiani e le loro conseguenti aberrazioni dal filone d'oro della tradizione filosofica ellenico-latina.
*Contro l'attuale eclissi dei valori morali e la sopraffazione della persona umana che ne deriva in un mondo dominato da relativismo morale, San Tommaso indica nella coscienza come norma dell'azione la via del riscatto dell'uomo dalle potenze del secolo e della vittoria sulla tecnocrazia, sul materialismo, sulla statolatria, che negando la coscienza, hanno soffocato o asservito la persona umana.
*Egli non fu né tradizionalista né razionalisteggiante; non si lasciò affascinare da soggettivismi intuizionistici né ridusse la vita intellettuale a cerebralismo; difese la ragione contro coloro che accentuandone la debolezza volevano dedurre l'impossibilità o il pericolo di una filosofia relativamente autonoma, ma fu egualmente deciso e forte nell'affermare la trascendenza della fede e l'altezza infinita dei misteri rivelati; ebbe una spiccata preferenza per [[Aristotele]], proprio a causa della sua fedeltà ai dati più evidenti della ragione e del buon senso, ma non ne diventò un idolatra fino al punto di confondere con un sistema filosofico una religione divina.
*Non sono mancati grandi pensatori italiani. Ricordiamo soprattutto [[Giambattista Vico|Vico]] e, nel suo campo, [[Galileo Galilei|Galilei]]. Ma quando si pensa che, anche più di costoro, dalle cattedre dello Stato venivano proclamati come numi del pensiero [[Giordano Bruno]], [[Niccolò Machiavelli|{{sic|Nicolò}} Machiavelli]], [[Roberto Ardigò|Ardigò]] e molti altri anche recenti e viventi, dei quali si può dire che il titolo più valido per essere ricordati è quello di aver fatto epoca nella storia dello smarrimento intellettuale, ci si domanda che cosa abbiamo guadagnato, noi italiani, nel pensiero e nella vita, ad abbandonare e a bandire ostinatamente un pensatore {{NDR|Tommaso d'Aquino}} autenticamente nostro [...]; e quale insipienza ci abbia condotti a rinnegare un genio eccelso che, insieme con Dante (che di lui si alimenta), ci dava un primato insuperabile e una influenza insopprimibile nel mondo del pensiero.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*''Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica'', Libreria Editrice Vaticana.
*''Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede'', a cura di G. Tanzella-Nitti e A. Strumia, Città Nuova Editrice, Roma 2002.
==Filmografia==
*''[[Tommaso d'Aquino (film)|Tommaso d'Aquino]]'' (1975)
==Altri progetti==
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===Opere===
{{Pedia|Summa Theologiae||(1265–1274)}}
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[[Categoria:Dottori della Chiesa cattolica]]
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/* Citazioni su Tommaso d'Aquino */ altra di Buonaiuti
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{{w|La sezione ''Summa Theologiae'' non rispetta gli standard e le fonti non sempre sono chiare}}
[[Immagine:Saint Thomas Aquinas.jpg|thumb|San Tommaso d'Aquino]]
San '''Tommaso d'Aquino''' (1225 – 1274), frate domenicano e filosofo italiano.
==Citazioni di Tommaso d'Aquino==
[[Image:Tommaso - Super libros de generatione et corruptione - 4733257 00007.tif|thumb|''Super libros de generatione et corruptione'']]
*Come gli occhi della nottola sono abbagliati dalla luce del sole che non riescono a vedere, ma vedono bene le cose poco illuminate, così si comporta l'intelletto umano di fronte ai primi principi, che sono tra tutte le cose, per natura, le più manifeste.<ref>Da ''In Met.'', II, l. 1 n. 10.</ref>
*Dio avrebbe potuto creare un mondo senza uomini, e in seguito avrebbe potuto produrre l'uomo.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della filosofia'', traduzione di Daniele Ballarini e Anna Carbone, Gribaudo, 2018, p. 92. ISBN 9788858014165</ref>
*Dovremmo verificare se vi è contraddizione tra l'essere creato da Dio e l'essere eterno.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della filosofia'', traduzione di Daniele Ballarini e Anna Carbone, Gribaudo, 2018, p. 93. ISBN 9788858014165</ref>
*I doni della grazia si aggiungono alla natura in modo da non toglierla di mezzo, ma da perfezionarla: perciò anche il lume della fede che ci fu infuso per grazia non distrugge il lume della conoscenza naturale che in noi è naturalmente presente. Sebbene il lume naturale della mente umana sia insufficiente alla manifestazione di quelle cose che attraverso la fede si manifestano, è tuttavia impossibile che le cose che ci sono attraverso la fede tramandate divinamente siano contrarie a quelle che ci sono date per natura. In questo caso occorrerebbe che o le une o le altre fossero false; e poiché sia le une sia le altre ci vengono da Dio, Dio sarebbe per noi autore della falsità: il che è impossibile. [...] Per conseguenza possiamo nella sacra scrittura adoperare la filosofia in tre modi. In primo luogo, a dimostrare i preamboli della fede, che sono necessari alla scienza della fede; tali sono le cose che si dimostrano intorno a Dio con la ragione naturale: che Dio esiste, che Dio è uno e altre verità di Dio e delle creature che in filosofia sono dimostrate e che la fede presuppone. In secondo luogo, la filosofia può essere adoperata a chiarire, mediante similitudini, cose che sono di pertinenza della fede; come Agostino nel de Trinitate si serve di numerose similitudini desunte da dottrine filosofiche per chiarire la Trinità. In terzo luogo, si può anche resistere alle obiezioni che si fanno alla fede sia mostrando che sono false, sia mostrando che non sono necessarie.<ref>Dal ''Commento al "De trinitate" di Severino Boezio'', proemio, q. 2, a. 3.</ref>
* Il Cristo è stato privato di ogni bene esteriore, fino alla nudità corporale… È questa povertà della croce che vogliono seguire coloro che abbracciano la povertà volontaria, specialmente coloro che rinunciano a ogni tornaconto.<ref name="Avvenire">Citato da ''[https://www.avvenire.it/amp/chiesa/pagine/san-tommaso-d-aquino-un-maestro-per-ogni-stagion «San Tommaso d’Aquino? Un maestro per ogni stagione della nostra fede»]'', ''L'Avvenire'', 7 marzo 2024</ref>
*Il [[maestro e discepolo|maestro]] si limita a «muovere», a stimolare il [[maestro e discepolo|discepolo]] e il discepolo solo se risponde a questo stimolo – sia durante che dopo l'esposizione del maestro – arriva ad un vero apprendimento.<ref>Citato in [[Albino Luciani]], ''Illustrissimi'', p. 135, premessa di [[Igino Giordani]], commento di [[Giovanni Mocchetti]], Edizioni A.P.E., Mursia, Milano, 1979.</ref>
*I [[peccato|peccati]] sono farina del nostro sacco; il bello, il buono che è in noi è frutto della [[misericordia di Dio]].<ref>Citato in [[Mario Canciani]], ''Vita da prete'', Mondadori, 1991, p. 7.</ref>
*La mia anima non è me stesso.<ref>Citato in [[Fulton J. Sheen]], ''Tre per sposarsi'', Edizioni Richter, Napoli, 1964.</ref>
*La pace è indirettamente opera della giustizia, in quanto questa ne rimuove gli ostacoli, ma è opera della carità che, in forza della sua natura, porta la pace.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della politica'', traduzione di Sonia Sferzi, Gribaudo, 2018, p. 64. ISBN 9788858019429</ref>
*Lasciamo che un Santo scriva di un altro Santo!<ref>Citato in [[Albino Luciani]], ''Illustrissimi'', premessa di [[Igino Giordani]], commento di [[Giovanni Mocchetti]], Edizioni APE Mursia, Milano, 1979.</ref>
*La [[natura]] non è altro che il piano di un Artista, e di un Artista divino, iscritto all'interno delle cose, grazie al quale si muovono verso un fine determinato, come se il costruttore di una nave potesse fornire ai pezzi di legno la capacità di muoversi da sé per la produzione della forma della nave.<ref>Da ''In octo libros Physicorum Aristotelis expositio'', Marietti, Torino-Roma, II, c. 8, l. 14, p. 268; citato in Rafael Martínez e Juan José Sanguineti, ''Dio e la natura'', Armando Editore, Roma, 2002, [http://books.google.it/books?id=1964Tff6Wq4C&pg=PA75 pp. 75-76]. ISBN 88-8358-373-6</ref>
*La presenza del vero corpo e sangue di Cristo in questo sacramento non può essere rilevata dai sensi o dall'intelletto, ma dalla fede soltanto.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro delle religioni'', traduzione di Anna Carbone, Gribaudo, 2017, p. 229. ISBN 9788858015810</ref>
*La scienza filosofica riguarda l'ente in quanto ente, cioè considera l'ente dal punto di vista della ratio universale di ente, e non dal punto di vista della ratio specifica di qualche ente particolare.<ref>Da ''In Met.'', XI, l. 3 n. 1.</ref>
*Nessun uomo dovrebbe vendere una cosa a un altro uomo per più del suo valore.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro dell'economia'', traduzione di Olga Amagliani e Martina Dominici, Gribaudo, 2018, p. xx. ISBN 9788858014158</ref>
*Quello che si [[speranza|spera]] si deve credere che possa essere ottenuto; è quanto aggiunge la speranza al puro desiderio.<ref>Da ''Comp. Theol.'' II, 8 – citato in [[Hans Urs von Balthasar|von Balthasar]], ''Sperare per tutti'', Jaca Book, Milano, 1997, p. 55.</ref>
*Sebbene il lume naturale della mente umana sia insufficiente alla manifestazione di quelle cose che attraverso la fede si manifestano, è tuttavia impossibile che le cose che ci sono attraverso la fede tramandate divinamente siano contrarie a quelle che ci sono date per natura. In questo caso occorrerebbe che o le une o le altre fossero false; e poiché sia le une sia le altre ci vengono da Dio, Dio sarebbe per noi autore della falsità: il che è impossibile.<ref>Dal ''Commento al "De Trinitate" di Severino Boezio''.</ref>
*[[Sinonimia|Sinonimi]] diconsi i vocaboli che significano affatto il medesimo. Tali vocaboli, messi insieme, rendono il dire inetto. Notisi, però, che i sinonimi veri son quelli che significano una cosa medesima secondo la medesima ragione dell'essere di quella; ma quelli che denotano le varie ragioni dell'essere di una cosa, non significano per l'appunto il medesimo.<ref>Da ''Som.'' 1, 1, 1, 3; citato in Niccolò Tommaseo, Prefazione a ''[https://books.google.it/books?id=yCpr8LCT8sIC Dizionario dei sinonimi della lingua italiana]'', cap. IV, ''De' sinonimi'', Vallardi, Milano, 1867<sup>5</sup>, p. x.</ref>
*Solo [[Cristo]] è il vero sacerdote, gli altri sono i suoi ministri.<ref>Da ''In ad Hebraeos'', 7, 4: citato nel ''Compendio del Catechismo''.</ref>
*Sono altre quattro le città preminenti, [[Parigi]] nelle scienze, [[Salerno]] nelle medicine, [[Bologna]] nelle legge, Orleans nelle arti attoriali.<ref>Citato in Giuseppe Amelio, ''Salerno momenti storici: conoscere la città per viverci meglio'', De Rosa & Memoli, 1996.</ref>
:''Quatuor sunt urbes cæteris præeminentes, Parisius in scientiis, Salernum in medicinis, Bononia in legibus, Aurelianis in actoribus.''
*Tra le cose che Cristo ha compiuto o subito durante la sua vita mortale, la sua adorabile croce si offre a noi come l'esempio principale che noi dobbiamo imitare. [...] Ora, tra tutto ciò che essa insegna, c'è innanzitutto una povertà assoluta (omnimoda paupertas), perché Cristo sulla croce è stato privato di ogni bene fino alla nudità [...]. Coloro che abbracciano la povertà volontaria vogliono seguire proprio questa nudità della croce, specialmente coloro che rinunciano a ogni rendita [...]. Quindi è chiaro che gli avversari della povertà sono anche nemici della croce di Cristo; secondo la sapienza di questo mondo, essi pensano che l'avere possessi terreni faccia parte della perfezione cristiana e che il rinunciare ad essi condurrebbe soltanto ad una perfezione inferiore.<ref>Da ''Contra retrahentes'', citato in Jean-Pierre Torrell, ''Amico della verità. {{small|Vita e opere di Tommaso d'Aquino}}'', traduzione e aggiornamento di Giorgio E. Carbone, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 2006, [https://books.google.it/books?id=OzjD3FEl7ZEC&lpg=PA39&dq=&pg=PA39#v=onepage&q&f=false p. 39]. ISBN 88-7094-594-4</ref>
*{{NDR|Sul [[Padre nostro]]}} Tra tutte le preghiere il Padre Nostro occupa certamente il primo posto, perché possiede i cinque più importanti requisiti che ogni preghiera deve possedere. Innanzitutto infonde molta fiducia perché ci è stata consegnata da Gesù Cristo, che è intercessore sapientissimo ''nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza'' (''Col'' 2,3) e che è ''nostro avvocato presso il Padre'' (1 ''Gv'' 2,1). È una preghiera retta perché in essa chiediamo a Dio le cose che lui stesso ci ha insegnato a chiedere. È umile perché chi prega non presume assolutamente nelle proprie forze, ma aspetta di ottenere tutto dall'onnipotenza divina cui si rivolge supplichevoli.<ref>Da ''Collationes (expositio) in orationem dominicam''; citato in ''La preghiera cristiana: Il Padre Nostro, l'Ave Maria e altre preghiere'', a cura di Pietro Lippini, Edizioni Studio Domenicano, 2011, [https://books.google.it/books?id=jYj-AAAAQBAJ&pg=PA30 p. 30]. ISBN 88-7094-804-8</ref>
*Uno e identico è l'atto del sentito e del senziente.<ref>Dal ''De Anima'', III, l. 2 n. 9.</ref>
===Attribuite===
*Guardati dall'uomo d'un solo libro, che ha letto un solo libro.
:''Cave ab homine unius libri.''<ref>Traduzione in Servio Marzio, ''Cum grano salis'', Vallardi.</ref>
==''Contra Gentiles''==
*I principi innati nella ragione si dimostrano verissimi: al punto che non è neppure possibile pensare che siano falsi. (I, c. 7 n. 2)
*Perciò l'[[Eiaculazione|emissione dello sperma]] deve essere così ordinata da poterne seguire la generazione e l'educazione della prole. Da ciò risulta evidente che è contro il bene dell'uomo ogni emissione dello sperma, prodotta in modo da non poterne seguire la generazione. […] Perciò, dopo il peccato di omicidio, col quale si distrugge la natura umana già esistente in atto, occupa il secondo posto questo genere di peccato, col quale viene impedita la generazione della natura umana. (III, c. 122)
*La [[maschio e femmina|femmina]], infatti, ha bisogno del [[maschio e femmina|maschio]] non solo per la generazione, come negli altri animali, ma anche come suo signore, perché il maschio è più perfetto quanto a intelligenza ed è più forte quanto a coraggio. (III, c. 123)
==''De Veritate''==
*I primi concetti dell'intelletto preesistono in noi come semi di scienza, questi sono conosciuti immediatamente dalla luce dell'intelletto agente dall'astrazione delle specie sensibili... in questi principi universali sono compresi, come germi di ragione, tutte le successive cognizioni. (q. 11 a. 1 – co)
*Se invero uno propone ad un altro cose che non sono incluse nei principi per sé noti, o che non appaiono chiaramente incluse, non produrrà in lui sapere, ma forse opinione o fede. (q. 11 a. 1 – co)
*Tu non possiedi la [[Verità]], ma è la Verità che possiede te.
==''Summa Theologiae''==
*Belle si dicono le cose che piacciono all'[[occhio]].
*Dico dunque che questa proposizione, "[[Problema dell'esistenza di Dio|Dio esiste]]", è in sé stessa e di per sé evidente, perché il predicato s'identifica col soggetto; Dio infatti è il suo essere: ma siccome noi ignoriamo l'essenza di Dio, per noi non è evidente, ma necessita di essere dimostrata per mezzo di quelle cose che sono a noi più note, [...] cioè mediante gli effetti. (I, questione 2, articolo 1)
*Il [[bene]] si diffonde. (I, questione 5, articolo 4, ad 2<ref>Traduzione dall'[https://archive.is/20121203004329/www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/1985/documents/hf_jp-ii_aud_19850918_it.html ''Udienza generale''] di [[papa Giovanni Paolo II]] del 18 settembre 1985.</ref>)
:Il bene è qualche cosa che tende a diffondere il bene stesso. (I-II, questione 2, articolo 3<ref>[http://books.google.it/books?id=woCJv2W7cJ0C&pg=PA66&dq=%22Il+bene+è+qualche+cosa+che+tende+a+diffondere+il+bene+stesso%22 ''Altra ricorrenza''] e diversa traduzione.</ref>)
:Il bene è diffusivo del suo essere. (''Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo''<ref>[http://books.google.it/books?id=48ggHgaOovUC&pg=PA414&dq=%22Il+bene+e+diffusivo+del+suo+essere%22%22Bonum+est+diffusivum+sui%22 ''Altro testo''] di Tommaso, con ulteriore differente traduzione italiana, in cui viene formulata l'identica locuzione latina. Nonostante ogni volta l'Aquinate l'attribuisca a [[Pseudo-Dionigi l'Areopagita|Dionigi l'Areopagita]] (''De divinis nominibus'', capitolo IV), [http://books.google.it/books?id=x-RsYmWkDp8C&pg=PA283&dq=%22in+realtà+non+è+di+Dionigi%22%22Bonum+est+diffusivum+sui%22 ''in realtà quest'ultimo ha formulato solo il concetto ma non la locuzione esatta''].</ref>)
:''Bonum est diffusivum sui.''
*I corpi celesti sono la causa di ciò che avviene in questo mondo, ma non tutti gli effetti che producono sono inevitabili.
*[[Imperfezione|Imperfettamente]] conosciamo e imperfettamente amiamo. (I-II, 68, 2)
*Perché una [[guerra]] sia giusta sono necessarie tre cose: la prima, l'autorità del sovrano; la seconda, una giusta causa; la terza una giusta intenzione.
*Poiché il sentimento della pietà sorge dalle afflizioni degli altri, ed accade anche agli [[animale|animali]] bruti di soffrire dolore, l'affezione della pietà può sorgere nell'uomo anche rispetto alle afflizioni degli animali. Ovviamente, chiunque sia abituato a provare un sentimento di pietà verso gli animali, è per questo motivo più disposto ad un'affezione di pietà verso gli uomini: onde si dice nei [[Libro dei Proverbi|Proverbi]] XII 10: «Il giusto sa curare il suo bestiame, ma le viscere degli empi sono crudeli». E perciò il Signore, vedendo che il popolo ebraico era crudele, per poterlo richiamare alla pietà, volle insegnargli la misericordia anche verso le bestie brute, proibendo che venissero compiuti contro gli animali certi atti che sembrano confinare con la crudeltà. E perciò egli proibì loro di bollire i cuccioli nel latte della madre ([[Deuteronomio|Deut.]] XIV 21), o di mettere la [[museruola]] al bue che trebbia (Deut. XXV 4), o di uccidere gli uccelli vecchi con quelli giovani (Deut. XXII 6,7). (I-II, q. 102, art. 6 ad. 8<ref>Citato in [[Joseph Rickaby]], ''Dei cosiddetti diritti degli animali'', traduzione di Paolo Garavelli, in Tom Regan, Peter Singer, ''[[Diritti animali, obblighi umani]]'', Gruppo Abele, Torino, 1987, pp. 181-182. ISBN 88-7670-097-8</ref>)
*Sembra che l'onesto non s'identifichi col bello.
*Come dice [[Agostino d'Ippona|S. Agostino]]: «Dio, essendo sommamente buono, non permetterebbe in nessun modo che nelle sue opere ci fosse del male, se non fosse tanto potente e tanto buono, da saper trarre [[bene e male|il bene anche dal male]]». Sicché appartiene all'infinita bontà di Dio il permettere che vi siano dei mali per trarne dei beni. (I, q. 2, a. 3)<ref>Da ''La somma teologica'', Edizioni Studio Domenicano, 1985, [https://books.google.it/books?id=fVoDUDGSUREC&pg=PA88 p. 88].</ref>
*Siccome di [[Dio]] non possiamo sapere che cosa è, ma piuttosto che cosa non è, non possiamo indagare come egli sia, ma piuttosto come non sia. (I, 3, Prologo: citato nel ''Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede'')
*Siccome infatti la Grazia non distrugge la natura, ma anzi la perfeziona, la ragione deve servire alla fede, nel modo stesso che l'inclinazione naturale della volontà asseconda la carità. [...] È così che la sacra dottrina utilizza anche l'autorità dei filosofi dove essi con la ragione naturale valsero a conoscere la verità; [...]. Però di questa autorità la sacra dottrina fa uso come di argomenti estranei e probabili; mentre l'autorità della Scrittura canonica si serve come di argomenti propri e rigorosi.
*Essendo gli [[ebrei]] stessi servi della Chiesa, questa può disporre dei loro averi. (II, IIa, q.10, a10<ref>Citato in Walter Peruzzi, ''Il cattolicesimo reale attraverso i testi della Bibbia, dei papi, dei dottori della Chiesa, dei concili'', Odradek, Roma, 2008, p. 282.</ref>)
*Il Signore ha creato l'uomo, poi ha voluto creare la donna per dargli un aiuto simile a lui [''audiutorium sibi simile'']. [...] L'aiuto non è per qualsiasi altra opera, come alcuni hanno detto. [...] Infatti, per qualsiasi altra opera un maschio potrebbe essere aiutato più opportunamente da un altro maschio che da una femmina. L'aiuto quindi è per la generazione.
*Uno non può pentirsi veramente di un peccato senza pentirsi degli altri. (III, q. 86, 3)
*Rispetto alla natura particolare la femmina è un essere difettoso e manchevole. Infatti la virtù attiva racchiusa nel seme del maschio tende a produrre un essere perfetto simile a sé, di sesso maschile, e il fatto che ne derivi una femmina può dipendere dalla debolezza della virtù attiva, o da una indisposizione della materia, o da una trasmutazione causata dal di fuori, p. es. dai venti australi, che sono umidi, come dice il Filosofo [''De gen. animal.'' 4, 2]. Rispetto invece alla natura nella sua universalità la femmina non è un essere mancato, ma è espressamente voluto in ordine alla generazione. Ora, l'ordinamento della natura nella sua universalità dipende da Dio, il quale è l'autore universale della natura. Quindi nel creare la natura egli produsse non solo il maschio, ma anche la femmina. (Pars I, Quaest. XCII, Art. I)
:''Ad primum ergo dicendum quod per respectum ad naturam particularem, femina est aliquid deficiens et occasionatum. Quia virtus activa quae est in semine maris, intendit producere sibi simile perfectum, secundum masculinum sexum, sed quod femina generetur, hoc est propter virtutis activae debilitatem, vel propter aliquam materiae indispositionem, vel etiam propter aliquam transmutationem ab extrinseco, puta a ventis Australibus, qui sunt humidi, ut dicitur in libro de Generat. Animal. Sed per comparationem ad naturam universalem, femina non est aliquid occasionatum, sed est de intentione naturae ad opus generationis ordinata. Intentio autem naturae universalis dependet ex Deo, qui est universalis auctor naturae. Et ideo instituendo naturam, non solum marem, sed etiam feminam produxit.''
*Era conveniente che la donna fosse formata dalla costola dell'uomo. Primo, per indicare che tra l'uomo e la donna ci deve essere un vincolo di amore. D'altra parte la donna «non deve dominare sull'uomo» [''1 Tm'' 2, 12], e per questo non fu formata dalla testa. Né deve essere disprezzata dall'uomo come una schiava: perciò non fu formata dai piedi. ([http://books.google.it/books?id=KZ2upLS89bUC&pg=PA833&dq=%22Tommaso+d%27Aquino%22+%22costola%22&client=firefox-a&cd=8#v=onepage&q=&f=false vol. I, articolo 3])
*Quando si dice che l'intemperanza è il vizio più disonorante, s'intende tra i peccati umani […] Ma quei peccati che sorpassano i limiti della natura umana sono ancora più disonoranti. Tuttavia anche questi sembrano ridursi per eccesso al genere dell'intemperanza: il fatto, per esempio, di mangiare carne umana, o nel coito bestiale od [[omosessualità | omosessuale]]. (IIa-q.CXVII, a.4)
*S'impedirebbe molto di ciò che è utile se tutti i [[peccato|peccati]] fossero severamente vietati.<ref>Citato in Nicola Porro, ''La disuguaglianza fa bene'', Milano, Ed. Il Giornale, 2016, p. 261. ISSN 977-802102345-2</ref>
:''Multae utilitates impedirentur si omnia peccata districte prohibentur.''
===''Il Preziosissimo Sangue del Redentore''===
*L'uomo fu liberato dal potere del demonio mediante la passione di Cristo in quanto la passione causò la remissione dei peccati...la passione di Cristo ci ha liberati dal potere del demonio in quanto ci ha riconciliati con Dio. E [[Sant'Agostino]] sostiene: "Il [[demonio ]]fu vinto dalla giustizia di Cristo: poiché non avendo trovato in lui nulla che fosse degno di morte, tuttavia lo uccise". Però anche ora, col permesso di Dio, il demonio può tentare gli uomini nell'[[anima]] e vessarli nel corpo; ma con la [[Passione di Gesù|Passione di Cristo]] è stato preparato per l'uomo un rimedio con cui egli si può difendere dagli assalti del nemico, in modo da non essere trascinato alla morte eterna.<ref>Questione 49, art. 2: "Gli effetti della passione di Cristo", da La Somma Teologica, Terza parte, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 1997; citato in [http://www.ifiglidellaluce.it/i-figli-della-luce-vincere-il-demonio.html ''Vincere il demonio''], ''ifiglidellaluce.it''.</ref>
===''Gli angeli''===
; Angelo custode, dalla nascita
*Come [[Origene]] [In Mt tract. 13] riferisce, ci sono in proposito due opinioni. Alcuni dicevano che l'angelo custode è assegnato all'uomo al momento del battesimo, altri invece al momento della nascita. [[San Girolamo|S. Girolamo]] difende la seconda opinione, e con ragione. Infatti i benefici largiti da Dio all'uomo in quanto cristiano hanno inizio dal momento del battesimo, p. es. la ricezione dell'[[Eucaristia]] e altre cose del genere. Invece le cose che Dio nella sua provvidenza concede all'uomo in quanto ha un'[[anima e corpo|anima]] razionale gli vengono concesse fin dal momento in cui, con la nascita, egli entra in possesso di tale natura. Ora, la custodia degli angeli è un beneficio di questo genere, come risulta chiaro dalle cose dette sopra [aa. 1, 4]. Quindi l'uomo ha un angelo deputato alla sua custodia dal momento della nascita. (''Quaestio 113, articolo 6''<ref>Citato in Tito Centi O.P., A. Zelio Belloni O.P., [http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/1225-1274,_Thomas_Aquinas,_Summa_Theologiae_(p_Centi_Curante),_IT.pdf ''Somma teologica. Nuova edizione italiana''], ''Documentacatholicaomnia.eu'', 2009, p. 1066.</ref>)
*Come abbiamo già spiegato [a. 2, ad 1], la custodia dell'uomo si attua in due forme. Primo, in forma individuale, secondo che a ogni singolo uomo è assegnato un particolare angelo custode. E la custodia in questa forma spetta agli angeli dell'infimo ordine, incaricati, come insegna S. Gregorio [l. cit.], di «annunziare le cose di minore importanza»: ora, fra tutti gli uffici angelici il minimo Pare appunto quello di prendersi cura di quanto interessa la salvezza di un solo individuo. — Secondo, in forma universale. E questa varia secondo i diversi ordini, poiché una causa è tanto più alta quanto più è universale. Per conseguenza la custodia delle collettività umane spetta all'ordine dei Principati, o forse agli [[Arcangelo|Arcangeli]], il cui nome significa Angeli Prìncipi: per cui anche Michele, che è un Arcangelo, viene detto in [[Libro di Daniele|Daniele]] [10, 13] «uno dei prìncipi». Salendo, vengono poi le Virtù, che esercitano la custodia su tutte le nature corporee. Salendo ancora vengono le Potestà, che stanno a guardia dei demoni. Da ultimo poi vengono i Principati, che secondo [[Gregorio di Nissa|S. Gregorio]] [l. cit.] fanno da custodi agli spiriti buoni. (''Quaestio 13, art. 3'', p. 1064)
*La virtù di qualsiasi essere corporeo è più ristretta di quella di una sostanza spirituale: poiché ogni forma corporea viene resa individuale dalla materia e determinata alle condizioni del tempo e dello spazio, mentre le [[forma|forme]] immateriali sono sciolte da queste condizioni, e intelligibili. Per conseguenza come gli angeli inferiori, che hanno forme intenzionali meno universali, sono governati per mezzo di quelli superiori, così tutti i corpi sono governati per mezzo degli angeli. — E questa è la sentenza non solo dei santi Dottori, ma anche di tutti i filosofi che hanno ammesso l'esistenza delle sostanze immateriali. [...] ebbene gli angeli possano operare qualcosa fuori dell'[[ordine e disordine|ordine della natura materiale]], non possono tuttavia trascendere l'ordine di tutto il creato: che è quanto propriamente si esige per il vero miracolo, come si è detto [nel corpo].
; Illuminazione e miracolo
* Gli angeli con la loro attività esterna servono principalmente Dio, e secondariamente noi uomini. E ci servono non perché siamo più grandi di loro, semplicemente parlando, ma perché un uomo, o un angelo qualsiasi, in quanto con l'adesione a Dio diventa un solo spirito con lui, è superiore a ogni altra [[creatura]]. Per cui l‘Apostolo [Fil 2, 3]<ref>Da [https://www.maranatha.it/Bibbia/6-LettereSanPaolo/57-FilippesiPage.htm ''Lettera ai Filippesi: capitolo 2, verso 3''], ''Maranatha.it'', traduzione C.E.I. del 1974.</ref> comanda che «ciascuno ritenga gli altri superiori a se stesso». (''Quaestio 112, articolo 1'', p. 1055)
*Nei divini ministeri vi sono molti gradi. Nulla quindi impedisce che anche angeli disuguali siano inviati in ministero; però ai ministeri più alti sono deputati gli angeli superiori, e a quelli più bassi gli angeli inferiori. (''Quaestio 112, a. 2'', p. 1057)
*Per operare il bene si richiedono due cose. Primo, che l'affetto sia inclinato al bene: e in noi ciò si compie mediante l'abito delle [[virtù]] morali. Secondo, che la ragione trovi la via giusta per operare l'atto virtuoso: e questo è il compito che il [[Aristotele#Etica Nicomachea|Filosofo]] [Ethic. 6, 12<ref>{{cfr}} Aristotele, [https://archive.org/details/ClassiciDellaFilosofiaAristoteleACuraDiLuciaCaianiEtiche.EticaEudemea.EticaNicom/page/n361 ''Etica Nicomachea'', Libro VI, 12], a cura di Lucia Caiani, UTET, 1996, pp. 359-360. ISBN 88-02-049942-4</ref> assegna alla [[prudenza]]. Per quanto dunque riguarda la prima cosa, Dio custodisce l'uomo direttamente, infondendogli la [[grazia divina|grazia]] e le virtù. Per quanto invece riguarda la seconda, Dio custodisce l'uomo quale supremo maestro, ma il suo insegnamento, come si è visto [q. 111, a. 1], perviene all'uomo attraverso gli angeli. Come l'uomo si discosta dalla naturale inclinazione verso il bene a causa delle [[passione|passioni]] che spingono al [[peccato]], così si discosta pure dall'ispirazione degli angeli buoni, prodotta da questi invisibilmente in quanto illuminano gli uomini affinché agiscano bene. Quindi il fatto che gli uomini periscano non va imputato alla negligenza degli angeli, ma alla malizia degli uomini. Che poi gli angeli in casi straordinari appaiano talora visibilmente agli uomini proviene da una grazia speciale di Dio: come quando avvengono dei [[miracolo|miracoli]] fuori dell'ordine della natura. (''Quaestio 113, a. 1'', pp. 1060-1061)
*Si è detto sopra [q. 112, a. 3, ad 4] che tutti gli angeli della prima gerarchia sono illuminati immediatamente da Dio su alcune verità, ma che vi sono altre verità intorno alle quali sono illuminati immediatamente da Dio solo gli angeli superiori, che illuminano poi gli inferiori. Ora, la stessa considerazione va fatta riguardo agli ordini inferiori: infatti un angelo di grado infimo è illuminato su alcune verità da un qualche angelo supremo, e su altre dall'angelo che sta immediatamente sopra di lui. E così è possibile che un angelo illumini immediatamente l'uomo e abbia nondimeno sotto di sé altri angeli da lui illuminati. (''Quaestio 113, a. 2'', p. 1063)
; Conoscenza e amore
*Tutte le cose, procedendo dalla volontà di Dio, tendono al bene, ma ciascuna in modo diverso. Alcune infatti hanno soltanto un'inclinazione naturale al bene, senza conoscerlo, come le piante e i corpi inanimati. E questa inclinazione al bene viene chiamata appetito naturale. — Altri esseri invece tendono al bene per averlo in qualche modo conosciuto: non nel senso che conoscano la natura stessa del bene, ma in quanto conoscono qualche bene particolare, come fa il senso che conosce il dolce o il bianco o altre simili cose. E l'inclinazione che accompagna questa conoscenza viene chiamata appetito sensitivo. — Altri esseri infine tendono al bene conoscendo la natura stessa del bene, il che è proprio dell'intelletto. E questi esseri tendono al bene in modo perfettissimo: infatti non tendono al bene solo perché ricevono l'impulso o la direzione da un altro essere, come le realtà non dotate di conoscenza, e neppure tendono soltanto a un bene particolare, come gli esseri che hanno la sola conoscenza sensitiva, ma sono inclinati al bene universale. E questa inclinazione prende il nome di volontà. — Quindi, dato che gli angeli conoscono con l'[[intelletto]] la stessa nozione universale di bene, è evidente che in essi si trova la volontà (''Quaestio 59, a. 1'', p. 638).
*In essi infatti non vi sono le passioni della [[concupiscenza]], o del [[timore]] e dell'[[audacia]], che debbono essere regolate dalla [[temperanza]] e dalla fortezza. Si dice però che in essi è la temperanza in quanto essi moderano i moti della loro volontà secondo le norme della volontà divina. E si pone in essi la fortezza in quanto eseguono con fermezza la volontà divina. Ma tutto ciò avviene per mezzo della volontà, non per mezzo dell'[[ira|irascibile]] e del concupiscibile. (''Quaestio 59, a. 4'', p. 647)
*Si deve perciò concludere che un angelo ama l'altro di dilezione naturale in quanto quest‘ultimo ha la sua stessa natura. Non lo ama invece di dilezione naturale in quanto per altre cose si accorda con lui, o con lui è in disaccordo.. [...] La dilezione naturale ha per oggetto il fine stesso non già nel senso che questo sia il soggetto a cui si vuole il bene, ma piuttosto nel senso che esso è il bene che uno vuole a se stesso, e conseguentemente anche agli altri, in quanto questi formano una cosa sola con lui. E questa dilezione naturale non può venir meno neppure negli stessi angeli cattivi, i quali hanno una dilezione naturale per gli altri angeli in quanto conservano in comune con essi la natura. Li odiano però in quanto differiscono da essi a motivo della [[giustizia]] e dell'[[iniquità]]. (''Quaestio 60, a. 4'', p. 648)
===''Le cinque vie''===
*''Quod Deum esse quinque viis probari potest''.
:Che Dio esiste, si può provare per cinque vie. (I, questione 2, articolo 3)
*{{NDR|Prima via: ''Ex motu''}} [...] tutto ciò che si muove è mosso da un altro. [...] Perché muovere significa trarre qualcosa dalla potenza all'atto; e niente può essere ridotto dalla potenza all'atto se non mediante un essere che è già in atto. [...] È dunque impossibile che sotto il medesimo aspetto, una cosa sia al tempo stesso movente e mossa, cioè che muova sé stessa. [...] Ora, non si può procedere all'infinito, perché altrimenti non vi sarebbe un primo motore, e di conseguenza nessun altro motore, perché i motori intermedi non muovono se non in quanto sono mossi dal primo motore [...]. Dunque è necessario arrivare ad un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso è Dio.
*{{NDR|Seconda via: ''Ex causa''}} [...] in tutte le cause efficienti concatenate la prima è causa dell'intermedia e l'intermedia è causa dell'ultima [...] ora, eliminata la [[causa ed effetto|causa è tolto anche l'effetto]]: se dunque nell'ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neanche l'ultima, né l'intermedia. Ma procedere all'infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente [...]. Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio.
*{{NDR|Terza via: ''Ex possibili et necessario'' o ''Ex contingentia''}} [...] alcune cose nascono e finiscono, il che vuol dire che possono essere e non essere. Ora, è impossibile che cose di tal natura siano sempre state [...]. Se dunque tutte le cose [...] possono non esistere, in un dato momento niente ci fu nella realtà. Ma se questo è vero, anche ora non esisterebbe niente, perché ciò che non esiste, non comincia ad esistere se non per qualcosa che è. [...] Dunque, non tutti gli esseri sono contingenti, ma bisogna che nella realtà vi sia qualche cosa di necessario. [...] negli enti necessari che hanno altrove la causa della loro necessità, non si può procedere all'infinito [...]. Dunque, bisogna concludere all'esistenza di un essere che sia di per sé necessario, e non tragga da altri la propria necessità, ma sia causa di necessità agli altri. E questo tutti dicono Dio.
*{{NDR|Quarta via: ''Ex gradu''}} [...] il grado maggiore o minore si attribuisce alle diverse cose secondo che si accostano di più o di meno ad alcunché di sommo e di assoluto; [...] come dice Aristotele, ciò che è massimo in quanto è vero, è tale anche in quanto ente. Ora, ciò che è massimo in un dato genere, è causa di tutti gli appartenenti a quel genere [...]. Dunque vi è qualche cosa che per tutti gli enti è causa dell'essere, della bontà e di qualsiasi perfezione. E questo chiamiamo Dio.
*{{NDR|Quinta via: ''Ex fine''}} [...] alcune cose, le quali sono prive di conoscenza, cioè i corpi fisici, operano per un fine [...]. Ora, ciò che è privo d'intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo ed intelligente, come la freccia dell'[[arciere]]. Vi è dunque un qualche essere intelligente, dal quale tutte le cose naturali sono ordinate a un fine: e quest'essere chiamiamo Dio.
===''Immacolata Concezione di Maria''===
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'''''Latino'''''<ref>san Tommaso d'Aquino, ''Summa Theologiae'', '''III Sent.''', dist. 3 q.I a.I q.2. Citato in Norberto Del Prado, ''Divus Thomas et Bulla dogmatica "Ineffabilis Deus"'', 1919 (1°ed.ne) , ristampato nel 2018 da Facsimile Publisher, Delhi (IN), ISBN 8888007039405, pag. 17 (di 375)</ref><ref>Citato in Norberto Del Prado, [https://archive.org/details/divusthomasetbul00norb/page/n19 ''Divus Thomas et bulla dogmatica "Ineffabilis Deus"''], ''Internet Archive'', 1919, pp. 9-10. L'edizione riporta l'<nowiki />''imprimatur'' di Frate Leonardus Lehu, Vic. Magistri Generalis O.P.</ref>
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Ad ''secundum'' dicendum, quod si numquam anima B. Virginis fuisset contagio originalis peccat inquinata, hoc derogaret dignitati Christi, secundum quam est universalis omnium Salvator. Et ideo sub Christo, qui salvari non indiguit, tamquam universalis Salvator, maxima fuit B. Virginis puritas. Nam Christus nullo modo contraxit originale peccatum sed in ipsa suae conceptionis fuit sanctus, secundum illud Luc., I, 35:''«Quod ex te nascetur sanctum, vocabitur filius Dei»''. Sed B. Virgo contraxit quidem originale peccatum, sed ab eo fuit mundatam antequam ex utero nasceretur. Et hoc signatur Job, III, 9, ubi de nocte originalis peccati dicitur: ''«Expectet lucem»'' (id est Christum) ''«et non videat»''; quia ''«nihil inquinatum incurrit in Adam»'', ut dicitur Sap., VII, 25: ''«nec ortum sorgentis autorae»'', id est, B. Virginis, quae in suo ortu a peccato originalis fuit immunis.
<br />
Ad ''tertium'' dicendum, quod licet Romana Ecclesia conceptionem, B. Virginis non celebret, tollerat tamen consuetudinem aliquarum Ecclesiarum illud festum celebrantium. Unde talis celebritas non est totaliter reprobanda. Nec tamen per hoc quod festum Conceptionis celebratur, datum est intellegi quod in sua conceptione fuerit sancta; sed quia quo tempore sanctificata fuerit ignoratur, celebratur festum sanctificationis eius potius conceptionis in die Coceptionis ipsius.
<br />
Ad ''quartum'' dicendum, quod duplex est sanctificatio: una quidem totius naturae, imquantum scilicet tota natura humana ab omni corruptione culpae et poenae liberatur; et haec erit in resurrectione. Alia vero est sanctificatio personalis, quae non transit in prolem carnaliter genitam, quia talis sanctificatio non respicit carnem, sed mentem. Et ideo etsi parentes beatae Virginis fuerint mundati a peccato originali, nihilominus beata Virgo a peccato originale contraxit, cum fuerit concepta secundum carnis concupiscendam ex commixtione maris et feminae. Dicit enim Augustinus: ''«Omnem, quae de concubitu nascitur, carnem esse peccati»''.
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'''''Italiano'''''<ref>Citato in padre Tito S. Centi, padre Angelo Z. Belloni, [http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/1225-1274,_Thomas_Aquinas,_Summa_Theologiae_(p_Centi_Curante),_IT.pdf ''Somma Teologica. Nuova edizione italiana''], ''Documentacatholicaomnia.eu'', Fiseole, 2009, p. 2389.</ref>
<poem>
2. Se l‘anima della Beata Vergine non fosse stata mai contagiata dal peccato originale, Cristo perderebbe la dignità di essere il Salvatore universale di tutti. Perciò la purezza della Beata Vergine fu la più grande, ma al di sotto di quella di Cristo, che in qualità di Salvatore universale non aveva bisogno di essere salvato. Cristo infatti non contrasse in alcun modo il peccato originale, ma fu santo nella sua stessa concezione, secondo le parole evangeliche [Lc 1, 35]: «Il santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio». Al contrario la Beata Vergine contrasse il peccato originale, ma ne fu mondata prima di uscire dal seno materno. Al che si possono applicare le parole di Giobbe, là dove dice [3, 9] che la notte del peccato originale «aspetterà la luce», cioè Cristo, «e non vedrà neppure il sorgere dell‘aurora», cioè della Beata Vergine, che alla sua nascita era immune dal peccato originale (poiché, come si legge [Sap 7, 25], «nulla di contaminato si infiltrò in lei»).
<br />
3. La Chiesa Romana, sebbene non celebri «la concezione della Beata Vergine», tuttavia tollera la consuetudine di alcune chiese di celebrare tale festa. Per cui tale celebrazione non è da riprovarsi completamente. In ogni modo la celebrazione di questa festa non autorizza a pensare che la Vergine sia stata santa nel suo concepimento. Ignorandosi infatti il momento della sua santificazione, questa viene celebrata nel giorno del suo concepimento.
<br />
4. C'è una duplice santificazione. Una di tutta la natura umana, mediante la liberazione da ogni male di colpa e di pena. E ciò avverrà nella risurrezione finale. - L‘altra è la santificazione personale. E questa non si trasmette alla prole per generazione carnale, poiché non riguarda il corpo, ma l‘anima. Sebbene quindi i genitori della Beata Vergine ne fossero stati mondati, nondimeno la Beata Vergine contrasse il peccato originale, essendo stata concepita per concupiscenza carnale e per l‘unione tra un uomo e una donna: poiché, come dice S. Agostino [De nuptiis et concup. 1, 12], «la carne che nasce dal rapporto carnale è tutta carne di peccato».
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===''Omicidio, caccia e pena di morte''===
*[...] diciamo che vi è un doppio ordine di natura. Il primo è l'ordine genetico o cronologico, e in esso hanno una priorità gli esseri imperfetti e potenziali. I dati più universali sono quindi anteriori secondo la natura, stando a questa considerazione: e ciò risulta chiaramente nella generazione umana e in quella degli animali, poiché secondo Aristotele [De anima 2, 3] «prima è generato l‘animale e poi l‘uomo». Il secondo è l'ordine di perfezione, o di finalità naturale: quello cioè per cui l'atto, assolutamente parlando, è per sua natura prima della potenza, e il perfetto è prima dell'imperfetto. E in base a tale ordine i dati meno universali hanno una precedenza su quelli più universali: l'uomo, p. es., ha la precedenza sull'animale, poiché lo scopo a cui tende la natura non è la generazione dell'animale, ma quella dell'uomo. (ST ''I'', q. 85, a. 3)
*L'omicidio è peccato perché con esso un uomo viene privato della vita. Ma la vita è comune a tutte le piante e a tutti gli animali. Quindi per lo stesso motivo è peccato sopprimere gli animali e le piante. (ST ''II-II'', q. 64, a. 1)
*Come dunque nella generazione dell'uomo abbiamo prima il vivente, poi l'animale e finalmente l'uomo, così gli esseri che sono solo viventi, ossia le piante, sono fatte ordinariamente per gli animali, e gli animali sono fatti per l'uomo, [...] come il [[Aristotele|Filosofo]] stesso dimostra [Polit. 1, 3]. È lecito sopprimere le piante a uso degli animali, e gli animali a uso dell'uomo in forza dell'[[ordine]] stesso stabilito da Dio [Gen 1, 29 s.]: «Ecco che io ho dato come cibo a voi e a tutti gli animali ogni erba e ogni albero da frutto». E altrove [Gen 9, 3] si legge: «Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo». Analisi delle obiezioni: 1. Secondo l'ordine stabilito da Dio, la vita degli animali e delle piante non viene conservata per se stessa, ma per l'uomo.
*Chi uccide il bue di un altro non pecca perché uccide un bue, ma perché danneggia un uomo nei suoi averi. Per cui questo fatto non è elencato tra i peccati di omicidio, ma tra quelli di [[furto]] o di rapina.
*È lecito uccidere gli animali bruti in quanto essi sono ordinati per natura all'utilità dell'uomo, come le cose imperfette sono ordinate a quelle perfette. Ora, qualsiasi parte è ordinata al tutto come l'imperfetto al perfetto. E così la parte è per natura subordinata al tutto.
*Qualora lo esiga la salute di tutto il corpo, si ricorre lodevolmente e salutarmente al taglio di un membro putrido e cancrenoso. Ora, ciascun individuo sta a tutta la comunità come una parte sta al tutto.<ref>{{NDR|[[proporzioni|Proporzione]]}}</ref> Quindi se un uomo con i suoi peccati è pericoloso e disgregativo per la collettività, è cosa lodevole e salutare sopprimerlo, per la conservazione del bene comune; infatti, come dice S. Paolo [1 Cor 5, 6], «un po‘ di lievito fa fermentare tutta la pasta». (ST ''II-II'', q. 64, a. 2)
*Il Signore comanda di tollerare l'esistenza dei malvagi, rinviandone il castigo all'[[Giudizio universale|ultimo giudizio]], piuttosto che uccidere con essi anche i buoni. - Quando invece la loro uccisione non costituisce un pericolo, ma è piuttosto una difesa e uno scampo per i buoni, allora è lecito uccidere i malvagi.
*Col peccato l'uomo abbandona l'ordine della ragione: egli perciò decade dalla dignità umana, che consiste nell'essere liberi e nell'esistere per se stessi, finendo in qualche modo nell'asservimento delle bestie, che implica la subordinazione all'altrui vantaggio.
*È lecito uccidere un malfattore in quanto la sua uccisione è ordinata alla salvezza di tutta la collettività. Ciò quindi spetta soltanto a colui al quale è affidata la cura della sicurezza collettiva: come spetta al medico, a cui è stata affidata la cura di tutto l'organismo, il procedere al taglio di un membro malato. (ST ''II-II'', q. 64, a. 3)
==Citazioni su Tommaso d'Aquino==
*Chi voglia, in rapide linee, circoscrivere la posizione di San Tommaso nella traiettoria del pensiero cattolico; chi miri a scoprire nella sua essenza più intima, la originale sagoma del pensatore e del mistico, che la chiesa Romana ha proclamato antesignano e realizzatore perfetto della sua migliore apologetica; non deve tanto riprodurre pedissequamente il ciclo delle sue catene argomentative, deve piuttosto indagare le posizioni nelle quali la sua intelligenza formidabile e la sua fede hanno compiuto l'innesto della metafisica [[Aristotele|aristotelica]] sulla rivelazione [[Nuovo Testamento|neotestamentaria]]. Perché appunto S. Tommaso sta a segnare nella storia del pensiero religioso una data di un'importanza che non è possibile esagerare, per il fatto che in lui [[ragione]] e [[fede]] hanno celebrato un connubio la cui fecondità è pari alla sua profonda ed integrale compenetrazione. ([[Ernesto Buonaiuti]])
*L'unica via [...] per riuscire a scolpire efficacemente il profilo dell'Angelico è quella che miri a cogliere la saldatura felice ch'egli ha compiuto della indagine speculativa con il palpito della credenza mistica, nell'ambito dei problemi in cui si connettono e verso cui si appuntano così il compito della filosofia come l'anelito della fede: l'essere e le sue categorie; la dimostrazione di Dio; la natura di Dio; l'idea di Dio nello sviluppo dell'umano pensiero; il divino e umano nell'azione libera. ([[Ernesto Buonaiuti]])
*{{NDR|In [[Paradiso]]}} Lassù c'è san Tommaso, santo così flemmatico che, se un bue fosse entrato nella sua stanza, avrebbe continuato a studiare; e c'è anche san [[Giovanni Eudes]], che si sentiva bollire d'ira al solo vedere un eretico. C'è [[Francesco di Sales]], il santo delle belle maniere, artista nel parlare e nello scrivere; e c'è il [[Curato D'Ars]], campione dei colpi di disciplina sulla propria schiena e delle patate mangiate colla muffa dopo una settimana dalla cottura. ([[Albino Luciani]])
*La visione teologica di Tommaso d'Aquino è allo stesso tempo contrassegnata da un'ovvia ecclesialità e da una sovrana apertura e libertà: ambedue vanno certamente assieme, ed è cosa tipica della cristianità medioevale. ([[Christoph Schönborn]])
*Nato di nobile famiglia napolitana, a cinque anni fu messo in educazione presso i Benedettini di Monte Cassino. Volendo poscia consacrarsi a Dio nell'ordine dei predicatori, i congiunti per impedirnelo il chiusero in una prigione; ove tentato gravemente da ribalde persone ad offendere la castità, ne riuscì vincitore dando mano a un tizzone acceso. Uscito poscia dal carcere e andato a Parigi, studiò teologia sotto il celebre [[Alberto Magno]]. ([[Giovanni Bosco]])
*Per lui {{NDR|[[Duns Scoto]]}}, [[Enrico di Gand]] era più importante di Tommaso d'Aquino; per noi, e in sé, è vero il contrario. ([[Étienne Gilson]])
*Reca una somma maraviglia il vedere come mai quest'uomo distratto in tanti viaggi, occupato sempre negli esercizj della cattedra, e costantemente applicato alle opere di pietà, ed agli obblighi della sua professione, non essendo vissuto che 50 anni; pur nondimeno avesse potuto leggere un quasi infinito numero di scrittori sacri e profani, ne avesse saputo tanto sublimemente analizzare lo spirito, e disporne le dottrine con quella sua cotanto ammirabile precisione e chiarezza. ([[Francesco Colangelo]])
*Una volta, stando in Napoli, l'immagine di Gesù C. crocifisso gli parlò e disse: «Tommaso, scrivesti bene di me: qual mercede vuoi tu avere?» Rispose: «Non altra che te stesso, o mio Dio.»<br>Sedendo un giorno a mensa con [[Luigi IX di Francia|s. Luigi re di Francia]], e ripassando in mente un punto di teologia, trovatane ad un tratto la soluzione, batté sulla tavola dicendo: «Questo è argomento, che abbatte l'eresia di Manete.» Avvertito dal suo superiore a badare che era in presenza del re, ne dimandò umile perdono; ma quel principe chiamò tosto un segretario, cui ordinò di scrivere i concetti del santo dottore. ([[Giovanni Bosco]])
*Unde avete del glorioso Tomaso d'Aquino (che la scienzia sua egli ebbe più per studio d'orazione ed elevazione di mente e lume d'intellecto, che per studio umano), el quale fu uno lume che Io {{NDR|Dio}} ho messo nel corpo mistico della sancta Chiesa, spegnendo le tenebre de l'errore. ([[Caterina da Siena]])
===[[Mariano Cordovani]]===
*L'Angelico<ref>Tradizionale epiteto di Tommaso.</ref> trascura le questioni secondarie per attenersi alle centrali; e di queste vuol vedere la radice senza divagamenti, senza farragine di eloquenza, cercando il perché, la ragione delle cose.
*È noto il giudizio, spesso ripetuto, che Tommaso è l'[[Aristotele|{{sic|Aristotile}}]] cristiano, [[Bonaventura da Bagnoregio|Bonaventura]] il secondo [[Agostino d'Ippona|Agostino]]. Questo giudizio non deve essere esagerato: i due santi si completano e si uniscono nel modo più bello. Tommaso è l'Angelo della scuola, Bonaventura il Maestro della vita attiva. Tommaso illumina la mente, Bonaventura eleva il cuore, proprio come si distinguono le scuole dei due Ordini. La filosofia dei Domenicani accorda la superiorità alla mente, la scuola dei Francescani alla volontà; queste diverse vedute spesso si rivelano e sono messe in valore negli scritti dei due Dottori, nelle speculazioni teologiche e nelle questioni pratiche.
*La causa di S. Tommaso si identifica con quella della Chiesa. Quando si attacca l'Angelico, si avverta o no, si colpisce la Chiesa; e quando si vuole puntare contro la Chiesa, senza farlo apparire, il bersaglio preferito è S. Tommaso d'Aquino e la sua filosofia.
*La genialità dell'opera scientifica di S. Tommaso deve riconoscersi nel fatto che nessuno come lui ha tenuto conto dell'esigenze critiche della ragione nell'atto di credere; e nessuno ha dimostrato meglio l'elemento razionale della fede nell'atto di vendicarne la trascendenza soprannaturale. Come un sapiente architetto ha costruito l'edificio della sapienza cristiana con tutta la forza della ragione, e con tutto l'ossequio della fede, perché dell'insegnamento e della scienza ebbe un concetto altissimo.
*S. Tommaso è più sobrio, più laconico; S. Bonaventura fecondo e prolisso. L'Aquinate preferisce il senso naturale e schietto delle parole; l'amico suo ama la metafora e le figure che rivestono fantasticamente il pensiero. L'Angelico resta il professore con la trasparenza di un pensiero e di un concetto che ritraggono le cose per quello che sono; il dottore di Bagnorea è il mistico che anche in una discussione scientifica mira a suscitare gli affetti ed è sempre un po' oratore.
===[[Raimondo Spiazzi]]===
*Chi conosce San Tommaso ed è abituato a gustarne la sostanza di verità, la limpidezza di raziocinio, la precisione di metodo, e persino il «discreto latino» (come diceva [[Dante Alighieri|Dante]]), che ha presente la magnifica architettura intellettuale rappresentata soprattutto dalla ''Summa'' [...], non può non considerare con malinconia il fatto del rinnegamento di San Tommaso da parte dei pensatori italiani e le loro conseguenti aberrazioni dal filone d'oro della tradizione filosofica ellenico-latina.
*Contro l'attuale eclissi dei valori morali e la sopraffazione della persona umana che ne deriva in un mondo dominato da relativismo morale, San Tommaso indica nella coscienza come norma dell'azione la via del riscatto dell'uomo dalle potenze del secolo e della vittoria sulla tecnocrazia, sul materialismo, sulla statolatria, che negando la coscienza, hanno soffocato o asservito la persona umana.
*Egli non fu né tradizionalista né razionalisteggiante; non si lasciò affascinare da soggettivismi intuizionistici né ridusse la vita intellettuale a cerebralismo; difese la ragione contro coloro che accentuandone la debolezza volevano dedurre l'impossibilità o il pericolo di una filosofia relativamente autonoma, ma fu egualmente deciso e forte nell'affermare la trascendenza della fede e l'altezza infinita dei misteri rivelati; ebbe una spiccata preferenza per [[Aristotele]], proprio a causa della sua fedeltà ai dati più evidenti della ragione e del buon senso, ma non ne diventò un idolatra fino al punto di confondere con un sistema filosofico una religione divina.
*Non sono mancati grandi pensatori italiani. Ricordiamo soprattutto [[Giambattista Vico|Vico]] e, nel suo campo, [[Galileo Galilei|Galilei]]. Ma quando si pensa che, anche più di costoro, dalle cattedre dello Stato venivano proclamati come numi del pensiero [[Giordano Bruno]], [[Niccolò Machiavelli|{{sic|Nicolò}} Machiavelli]], [[Roberto Ardigò|Ardigò]] e molti altri anche recenti e viventi, dei quali si può dire che il titolo più valido per essere ricordati è quello di aver fatto epoca nella storia dello smarrimento intellettuale, ci si domanda che cosa abbiamo guadagnato, noi italiani, nel pensiero e nella vita, ad abbandonare e a bandire ostinatamente un pensatore {{NDR|Tommaso d'Aquino}} autenticamente nostro [...]; e quale insipienza ci abbia condotti a rinnegare un genio eccelso che, insieme con Dante (che di lui si alimenta), ci dava un primato insuperabile e una influenza insopprimibile nel mondo del pensiero.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*''Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica'', Libreria Editrice Vaticana.
*''Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede'', a cura di G. Tanzella-Nitti e A. Strumia, Città Nuova Editrice, Roma 2002.
==Filmografia==
*''[[Tommaso d'Aquino (film)|Tommaso d'Aquino]]'' (1975)
==Altri progetti==
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===Opere===
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[[Immagine:Saint Thomas Aquinas.jpg|thumb|San Tommaso d'Aquino]]
San '''Tommaso d'Aquino''' (1225 – 1274), frate domenicano e filosofo italiano.
==Citazioni di Tommaso d'Aquino==
[[Image:Tommaso - Super libros de generatione et corruptione - 4733257 00007.tif|thumb|''Super libros de generatione et corruptione'']]
*Come gli occhi della nottola sono abbagliati dalla luce del sole che non riescono a vedere, ma vedono bene le cose poco illuminate, così si comporta l'intelletto umano di fronte ai primi principi, che sono tra tutte le cose, per natura, le più manifeste.<ref>Da ''In Met.'', II, l. 1 n. 10.</ref>
*Dio avrebbe potuto creare un mondo senza uomini, e in seguito avrebbe potuto produrre l'uomo.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della filosofia'', traduzione di Daniele Ballarini e Anna Carbone, Gribaudo, 2018, p. 92. ISBN 9788858014165</ref>
*Dovremmo verificare se vi è contraddizione tra l'essere creato da Dio e l'essere eterno.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della filosofia'', traduzione di Daniele Ballarini e Anna Carbone, Gribaudo, 2018, p. 93. ISBN 9788858014165</ref>
*I doni della grazia si aggiungono alla natura in modo da non toglierla di mezzo, ma da perfezionarla: perciò anche il lume della fede che ci fu infuso per grazia non distrugge il lume della conoscenza naturale che in noi è naturalmente presente. Sebbene il lume naturale della mente umana sia insufficiente alla manifestazione di quelle cose che attraverso la fede si manifestano, è tuttavia impossibile che le cose che ci sono attraverso la fede tramandate divinamente siano contrarie a quelle che ci sono date per natura. In questo caso occorrerebbe che o le une o le altre fossero false; e poiché sia le une sia le altre ci vengono da Dio, Dio sarebbe per noi autore della falsità: il che è impossibile. [...] Per conseguenza possiamo nella sacra scrittura adoperare la filosofia in tre modi. In primo luogo, a dimostrare i preamboli della fede, che sono necessari alla scienza della fede; tali sono le cose che si dimostrano intorno a Dio con la ragione naturale: che Dio esiste, che Dio è uno e altre verità di Dio e delle creature che in filosofia sono dimostrate e che la fede presuppone. In secondo luogo, la filosofia può essere adoperata a chiarire, mediante similitudini, cose che sono di pertinenza della fede; come Agostino nel de Trinitate si serve di numerose similitudini desunte da dottrine filosofiche per chiarire la Trinità. In terzo luogo, si può anche resistere alle obiezioni che si fanno alla fede sia mostrando che sono false, sia mostrando che non sono necessarie.<ref>Dal ''Commento al "De trinitate" di Severino Boezio'', proemio, q. 2, a. 3.</ref>
* Il Cristo è stato privato di ogni bene esteriore, fino alla nudità corporale… È questa povertà della croce che vogliono seguire coloro che abbracciano la povertà volontaria, specialmente coloro che rinunciano a ogni tornaconto.<ref name="Avvenire">Citato da ''[https://www.avvenire.it/amp/chiesa/pagine/san-tommaso-d-aquino-un-maestro-per-ogni-stagion «San Tommaso d’Aquino? Un maestro per ogni stagione della nostra fede»]'', ''L'Avvenire'', 7 marzo 2024</ref>
*Il [[maestro e discepolo|maestro]] si limita a «muovere», a stimolare il [[maestro e discepolo|discepolo]] e il discepolo solo se risponde a questo stimolo – sia durante che dopo l'esposizione del maestro – arriva ad un vero apprendimento.<ref>Citato in [[Albino Luciani]], ''Illustrissimi'', p. 135, premessa di [[Igino Giordani]], commento di [[Giovanni Mocchetti]], Edizioni A.P.E., Mursia, Milano, 1979.</ref>
*I [[peccato|peccati]] sono farina del nostro sacco; il bello, il buono che è in noi è frutto della [[misericordia di Dio]].<ref>Citato in [[Mario Canciani]], ''Vita da prete'', Mondadori, 1991, p. 7.</ref>
*La mia anima non è me stesso.<ref>Citato in [[Fulton J. Sheen]], ''Tre per sposarsi'', Edizioni Richter, Napoli, 1964.</ref>
*La pace è indirettamente opera della giustizia, in quanto questa ne rimuove gli ostacoli, ma è opera della carità che, in forza della sua natura, porta la pace.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della politica'', traduzione di Sonia Sferzi, Gribaudo, 2018, p. 64. ISBN 9788858019429</ref>
*Lasciamo che un Santo scriva di un altro Santo!<ref>Citato in [[Albino Luciani]], ''Illustrissimi'', premessa di [[Igino Giordani]], commento di [[Giovanni Mocchetti]], Edizioni APE Mursia, Milano, 1979.</ref>
*La [[natura]] non è altro che il piano di un Artista, e di un Artista divino, iscritto all'interno delle cose, grazie al quale si muovono verso un fine determinato, come se il costruttore di una nave potesse fornire ai pezzi di legno la capacità di muoversi da sé per la produzione della forma della nave.<ref>Da ''In octo libros Physicorum Aristotelis expositio'', Marietti, Torino-Roma, II, c. 8, l. 14, p. 268; citato in Rafael Martínez e Juan José Sanguineti, ''Dio e la natura'', Armando Editore, Roma, 2002, [http://books.google.it/books?id=1964Tff6Wq4C&pg=PA75 pp. 75-76]. ISBN 88-8358-373-6</ref>
*La presenza del vero corpo e sangue di Cristo in questo sacramento non può essere rilevata dai sensi o dall'intelletto, ma dalla fede soltanto.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro delle religioni'', traduzione di Anna Carbone, Gribaudo, 2017, p. 229. ISBN 9788858015810</ref>
*La scienza filosofica riguarda l'ente in quanto ente, cioè considera l'ente dal punto di vista della ratio universale di ente, e non dal punto di vista della ratio specifica di qualche ente particolare.<ref>Da ''In Met.'', XI, l. 3 n. 1.</ref>
*Nessun uomo dovrebbe vendere una cosa a un altro uomo per più del suo valore.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro dell'economia'', traduzione di Olga Amagliani e Martina Dominici, Gribaudo, 2018, p. xx. ISBN 9788858014158</ref>
*Quello che si [[speranza|spera]] si deve credere che possa essere ottenuto; è quanto aggiunge la speranza al puro desiderio.<ref>Da ''Comp. Theol.'' II, 8 – citato in [[Hans Urs von Balthasar|von Balthasar]], ''Sperare per tutti'', Jaca Book, Milano, 1997, p. 55.</ref>
*Sebbene il lume naturale della mente umana sia insufficiente alla manifestazione di quelle cose che attraverso la fede si manifestano, è tuttavia impossibile che le cose che ci sono attraverso la fede tramandate divinamente siano contrarie a quelle che ci sono date per natura. In questo caso occorrerebbe che o le une o le altre fossero false; e poiché sia le une sia le altre ci vengono da Dio, Dio sarebbe per noi autore della falsità: il che è impossibile.<ref>Dal ''Commento al "De Trinitate" di Severino Boezio''.</ref>
*[[Sinonimia|Sinonimi]] diconsi i vocaboli che significano affatto il medesimo. Tali vocaboli, messi insieme, rendono il dire inetto. Notisi, però, che i sinonimi veri son quelli che significano una cosa medesima secondo la medesima ragione dell'essere di quella; ma quelli che denotano le varie ragioni dell'essere di una cosa, non significano per l'appunto il medesimo.<ref>Da ''Som.'' 1, 1, 1, 3; citato in Niccolò Tommaseo, Prefazione a ''[https://books.google.it/books?id=yCpr8LCT8sIC Dizionario dei sinonimi della lingua italiana]'', cap. IV, ''De' sinonimi'', Vallardi, Milano, 1867<sup>5</sup>, p. x.</ref>
*Solo [[Cristo]] è il vero sacerdote, gli altri sono i suoi ministri.<ref>Da ''In ad Hebraeos'', 7, 4: citato nel ''Compendio del Catechismo''.</ref>
*Sono altre quattro le città preminenti, [[Parigi]] nelle scienze, [[Salerno]] nelle medicine, [[Bologna]] nelle legge, Orleans nelle arti attoriali.<ref>Citato in Giuseppe Amelio, ''Salerno momenti storici: conoscere la città per viverci meglio'', De Rosa & Memoli, 1996.</ref>
:''Quatuor sunt urbes cæteris præeminentes, Parisius in scientiis, Salernum in medicinis, Bononia in legibus, Aurelianis in actoribus.''
*Tra le cose che Cristo ha compiuto o subito durante la sua vita mortale, la sua adorabile croce si offre a noi come l'esempio principale che noi dobbiamo imitare. [...] Ora, tra tutto ciò che essa insegna, c'è innanzitutto una povertà assoluta (omnimoda paupertas), perché Cristo sulla croce è stato privato di ogni bene fino alla nudità [...]. Coloro che abbracciano la povertà volontaria vogliono seguire proprio questa nudità della croce, specialmente coloro che rinunciano a ogni rendita [...]. Quindi è chiaro che gli avversari della povertà sono anche nemici della croce di Cristo; secondo la sapienza di questo mondo, essi pensano che l'avere possessi terreni faccia parte della perfezione cristiana e che il rinunciare ad essi condurrebbe soltanto ad una perfezione inferiore.<ref>Da ''Contra retrahentes'', citato in Jean-Pierre Torrell, ''Amico della verità. {{small|Vita e opere di Tommaso d'Aquino}}'', traduzione e aggiornamento di Giorgio E. Carbone, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 2006, [https://books.google.it/books?id=OzjD3FEl7ZEC&lpg=PA39&dq=&pg=PA39#v=onepage&q&f=false p. 39]. ISBN 88-7094-594-4</ref>
*{{NDR|Sul [[Padre nostro]]}} Tra tutte le preghiere il Padre Nostro occupa certamente il primo posto, perché possiede i cinque più importanti requisiti che ogni preghiera deve possedere. Innanzitutto infonde molta fiducia perché ci è stata consegnata da Gesù Cristo, che è intercessore sapientissimo ''nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza'' (''Col'' 2,3) e che è ''nostro avvocato presso il Padre'' (1 ''Gv'' 2,1). È una preghiera retta perché in essa chiediamo a Dio le cose che lui stesso ci ha insegnato a chiedere. È umile perché chi prega non presume assolutamente nelle proprie forze, ma aspetta di ottenere tutto dall'onnipotenza divina cui si rivolge supplichevoli.<ref>Da ''Collationes (expositio) in orationem dominicam''; citato in ''La preghiera cristiana: Il Padre Nostro, l'Ave Maria e altre preghiere'', a cura di Pietro Lippini, Edizioni Studio Domenicano, 2011, [https://books.google.it/books?id=jYj-AAAAQBAJ&pg=PA30 p. 30]. ISBN 88-7094-804-8</ref>
*Uno e identico è l'atto del sentito e del senziente.<ref>Dal ''De Anima'', III, l. 2 n. 9.</ref>
===Attribuite===
*Guardati dall'uomo d'un solo libro, che ha letto un solo libro.
:''Cave ab homine unius libri.''<ref>Traduzione in Servio Marzio, ''Cum grano salis'', Vallardi.</ref>
==''Contra Gentiles''==
*I principi innati nella ragione si dimostrano verissimi: al punto che non è neppure possibile pensare che siano falsi. (I, c. 7 n. 2)
*Perciò l'[[Eiaculazione|emissione dello sperma]] deve essere così ordinata da poterne seguire la generazione e l'educazione della prole. Da ciò risulta evidente che è contro il bene dell'uomo ogni emissione dello sperma, prodotta in modo da non poterne seguire la generazione. […] Perciò, dopo il peccato di omicidio, col quale si distrugge la natura umana già esistente in atto, occupa il secondo posto questo genere di peccato, col quale viene impedita la generazione della natura umana. (III, c. 122)
*La [[maschio e femmina|femmina]], infatti, ha bisogno del [[maschio e femmina|maschio]] non solo per la generazione, come negli altri animali, ma anche come suo signore, perché il maschio è più perfetto quanto a intelligenza ed è più forte quanto a coraggio. (III, c. 123)
==''De Veritate''==
*I primi concetti dell'intelletto preesistono in noi come semi di scienza, questi sono conosciuti immediatamente dalla luce dell'intelletto agente dall'astrazione delle specie sensibili... in questi principi universali sono compresi, come germi di ragione, tutte le successive cognizioni. (q. 11 a. 1 – co)
*Se invero uno propone ad un altro cose che non sono incluse nei principi per sé noti, o che non appaiono chiaramente incluse, non produrrà in lui sapere, ma forse opinione o fede. (q. 11 a. 1 – co)
*Tu non possiedi la [[Verità]], ma è la Verità che possiede te.
==''Summa Theologiae''==
*Belle si dicono le cose che piacciono all'[[occhio]].
*Dico dunque che questa proposizione, "[[Problema dell'esistenza di Dio|Dio esiste]]", è in sé stessa e di per sé evidente, perché il predicato s'identifica col soggetto; Dio infatti è il suo essere: ma siccome noi ignoriamo l'essenza di Dio, per noi non è evidente, ma necessita di essere dimostrata per mezzo di quelle cose che sono a noi più note, [...] cioè mediante gli effetti. (I, questione 2, articolo 1)
*Il [[bene]] si diffonde. (I, questione 5, articolo 4, ad 2<ref>Traduzione dall'[https://archive.is/20121203004329/www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/1985/documents/hf_jp-ii_aud_19850918_it.html ''Udienza generale''] di [[papa Giovanni Paolo II]] del 18 settembre 1985.</ref>)
:Il bene è qualche cosa che tende a diffondere il bene stesso. (I-II, questione 2, articolo 3<ref>[http://books.google.it/books?id=woCJv2W7cJ0C&pg=PA66&dq=%22Il+bene+è+qualche+cosa+che+tende+a+diffondere+il+bene+stesso%22 ''Altra ricorrenza''] e diversa traduzione.</ref>)
:Il bene è diffusivo del suo essere. (''Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo''<ref>[http://books.google.it/books?id=48ggHgaOovUC&pg=PA414&dq=%22Il+bene+e+diffusivo+del+suo+essere%22%22Bonum+est+diffusivum+sui%22 ''Altro testo''] di Tommaso, con ulteriore differente traduzione italiana, in cui viene formulata l'identica locuzione latina. Nonostante ogni volta l'Aquinate l'attribuisca a [[Pseudo-Dionigi l'Areopagita|Dionigi l'Areopagita]] (''De divinis nominibus'', capitolo IV), [http://books.google.it/books?id=x-RsYmWkDp8C&pg=PA283&dq=%22in+realtà+non+è+di+Dionigi%22%22Bonum+est+diffusivum+sui%22 ''in realtà quest'ultimo ha formulato solo il concetto ma non la locuzione esatta''].</ref>)
:''Bonum est diffusivum sui.''
*I corpi celesti sono la causa di ciò che avviene in questo mondo, ma non tutti gli effetti che producono sono inevitabili.
*[[Imperfezione|Imperfettamente]] conosciamo e imperfettamente amiamo. (I-II, 68, 2)
*Perché una [[guerra]] sia giusta sono necessarie tre cose: la prima, l'autorità del sovrano; la seconda, una giusta causa; la terza una giusta intenzione.
*Poiché il sentimento della pietà sorge dalle afflizioni degli altri, ed accade anche agli [[animale|animali]] bruti di soffrire dolore, l'affezione della pietà può sorgere nell'uomo anche rispetto alle afflizioni degli animali. Ovviamente, chiunque sia abituato a provare un sentimento di pietà verso gli animali, è per questo motivo più disposto ad un'affezione di pietà verso gli uomini: onde si dice nei [[Libro dei Proverbi|Proverbi]] XII 10: «Il giusto sa curare il suo bestiame, ma le viscere degli empi sono crudeli». E perciò il Signore, vedendo che il popolo ebraico era crudele, per poterlo richiamare alla pietà, volle insegnargli la misericordia anche verso le bestie brute, proibendo che venissero compiuti contro gli animali certi atti che sembrano confinare con la crudeltà. E perciò egli proibì loro di bollire i cuccioli nel latte della madre ([[Deuteronomio|Deut.]] XIV 21), o di mettere la [[museruola]] al bue che trebbia (Deut. XXV 4), o di uccidere gli uccelli vecchi con quelli giovani (Deut. XXII 6,7). (I-II, q. 102, art. 6 ad. 8<ref>Citato in [[Joseph Rickaby]], ''Dei cosiddetti diritti degli animali'', traduzione di Paolo Garavelli, in Tom Regan, Peter Singer, ''[[Diritti animali, obblighi umani]]'', Gruppo Abele, Torino, 1987, pp. 181-182. ISBN 88-7670-097-8</ref>)
*Sembra che l'onesto non s'identifichi col bello.
*Come dice [[Agostino d'Ippona|S. Agostino]]: «Dio, essendo sommamente buono, non permetterebbe in nessun modo che nelle sue opere ci fosse del male, se non fosse tanto potente e tanto buono, da saper trarre [[bene e male|il bene anche dal male]]». Sicché appartiene all'infinita bontà di Dio il permettere che vi siano dei mali per trarne dei beni. (I, q. 2, a. 3)<ref>Da ''La somma teologica'', Edizioni Studio Domenicano, 1985, [https://books.google.it/books?id=fVoDUDGSUREC&pg=PA88 p. 88].</ref>
*Siccome di [[Dio]] non possiamo sapere che cosa è, ma piuttosto che cosa non è, non possiamo indagare come egli sia, ma piuttosto come non sia. (I, 3, Prologo: citato nel ''Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede'')
*Siccome infatti la Grazia non distrugge la natura, ma anzi la perfeziona, la ragione deve servire alla fede, nel modo stesso che l'inclinazione naturale della volontà asseconda la carità. [...] È così che la sacra dottrina utilizza anche l'autorità dei filosofi dove essi con la ragione naturale valsero a conoscere la verità; [...]. Però di questa autorità la sacra dottrina fa uso come di argomenti estranei e probabili; mentre l'autorità della Scrittura canonica si serve come di argomenti propri e rigorosi.
*Essendo gli [[ebrei]] stessi servi della Chiesa, questa può disporre dei loro averi. (II, IIa, q.10, a10<ref>Citato in Walter Peruzzi, ''Il cattolicesimo reale attraverso i testi della Bibbia, dei papi, dei dottori della Chiesa, dei concili'', Odradek, Roma, 2008, p. 282.</ref>)
*Il Signore ha creato l'uomo, poi ha voluto creare la donna per dargli un aiuto simile a lui [''audiutorium sibi simile'']. [...] L'aiuto non è per qualsiasi altra opera, come alcuni hanno detto. [...] Infatti, per qualsiasi altra opera un maschio potrebbe essere aiutato più opportunamente da un altro maschio che da una femmina. L'aiuto quindi è per la generazione.
*Uno non può pentirsi veramente di un peccato senza pentirsi degli altri. (III, q. 86, 3)
*Rispetto alla natura particolare la femmina è un essere difettoso e manchevole. Infatti la virtù attiva racchiusa nel seme del maschio tende a produrre un essere perfetto simile a sé, di sesso maschile, e il fatto che ne derivi una femmina può dipendere dalla debolezza della virtù attiva, o da una indisposizione della materia, o da una trasmutazione causata dal di fuori, p. es. dai venti australi, che sono umidi, come dice il Filosofo [''De gen. animal.'' 4, 2]. Rispetto invece alla natura nella sua universalità la femmina non è un essere mancato, ma è espressamente voluto in ordine alla generazione. Ora, l'ordinamento della natura nella sua universalità dipende da Dio, il quale è l'autore universale della natura. Quindi nel creare la natura egli produsse non solo il maschio, ma anche la femmina. (Pars I, Quaest. XCII, Art. I)
:''Ad primum ergo dicendum quod per respectum ad naturam particularem, femina est aliquid deficiens et occasionatum. Quia virtus activa quae est in semine maris, intendit producere sibi simile perfectum, secundum masculinum sexum, sed quod femina generetur, hoc est propter virtutis activae debilitatem, vel propter aliquam materiae indispositionem, vel etiam propter aliquam transmutationem ab extrinseco, puta a ventis Australibus, qui sunt humidi, ut dicitur in libro de Generat. Animal. Sed per comparationem ad naturam universalem, femina non est aliquid occasionatum, sed est de intentione naturae ad opus generationis ordinata. Intentio autem naturae universalis dependet ex Deo, qui est universalis auctor naturae. Et ideo instituendo naturam, non solum marem, sed etiam feminam produxit.''
*Era conveniente che la donna fosse formata dalla costola dell'uomo. Primo, per indicare che tra l'uomo e la donna ci deve essere un vincolo di amore. D'altra parte la donna «non deve dominare sull'uomo» [''1 Tm'' 2, 12], e per questo non fu formata dalla testa. Né deve essere disprezzata dall'uomo come una schiava: perciò non fu formata dai piedi. ([http://books.google.it/books?id=KZ2upLS89bUC&pg=PA833&dq=%22Tommaso+d%27Aquino%22+%22costola%22&client=firefox-a&cd=8#v=onepage&q=&f=false vol. I, articolo 3])
*Quando si dice che l'intemperanza è il vizio più disonorante, s'intende tra i peccati umani […] Ma quei peccati che sorpassano i limiti della natura umana sono ancora più disonoranti. Tuttavia anche questi sembrano ridursi per eccesso al genere dell'intemperanza: il fatto, per esempio, di mangiare carne umana, o nel coito bestiale od [[omosessualità | omosessuale]]. (IIa-q.CXVII, a.4)
*S'impedirebbe molto di ciò che è utile se tutti i [[peccato|peccati]] fossero severamente vietati.<ref>Citato in Nicola Porro, ''La disuguaglianza fa bene'', Milano, Ed. Il Giornale, 2016, p. 261. ISSN 977-802102345-2</ref>
:''Multae utilitates impedirentur si omnia peccata districte prohibentur.''
===''Il Preziosissimo Sangue del Redentore''===
*L'uomo fu liberato dal potere del demonio mediante la passione di Cristo in quanto la passione causò la remissione dei peccati...la passione di Cristo ci ha liberati dal potere del demonio in quanto ci ha riconciliati con Dio. E [[Sant'Agostino]] sostiene: "Il [[demonio ]]fu vinto dalla giustizia di Cristo: poiché non avendo trovato in lui nulla che fosse degno di morte, tuttavia lo uccise". Però anche ora, col permesso di Dio, il demonio può tentare gli uomini nell'[[anima]] e vessarli nel corpo; ma con la [[Passione di Gesù|Passione di Cristo]] è stato preparato per l'uomo un rimedio con cui egli si può difendere dagli assalti del nemico, in modo da non essere trascinato alla morte eterna.<ref>Questione 49, art. 2: "Gli effetti della passione di Cristo", da La Somma Teologica, Terza parte, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 1997; citato in [http://www.ifiglidellaluce.it/i-figli-della-luce-vincere-il-demonio.html ''Vincere il demonio''], ''ifiglidellaluce.it''.</ref>
===''Gli angeli''===
; Angelo custode, dalla nascita
*Come [[Origene]] [In Mt tract. 13] riferisce, ci sono in proposito due opinioni. Alcuni dicevano che l'angelo custode è assegnato all'uomo al momento del battesimo, altri invece al momento della nascita. [[San Girolamo|S. Girolamo]] difende la seconda opinione, e con ragione. Infatti i benefici largiti da Dio all'uomo in quanto cristiano hanno inizio dal momento del battesimo, p. es. la ricezione dell'[[Eucaristia]] e altre cose del genere. Invece le cose che Dio nella sua provvidenza concede all'uomo in quanto ha un'[[anima e corpo|anima]] razionale gli vengono concesse fin dal momento in cui, con la nascita, egli entra in possesso di tale natura. Ora, la custodia degli angeli è un beneficio di questo genere, come risulta chiaro dalle cose dette sopra [aa. 1, 4]. Quindi l'uomo ha un angelo deputato alla sua custodia dal momento della nascita. (''Quaestio 113, articolo 6''<ref>Citato in Tito Centi O.P., A. Zelio Belloni O.P., [http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/1225-1274,_Thomas_Aquinas,_Summa_Theologiae_(p_Centi_Curante),_IT.pdf ''Somma teologica. Nuova edizione italiana''], ''Documentacatholicaomnia.eu'', 2009, p. 1066.</ref>)
*Come abbiamo già spiegato [a. 2, ad 1], la custodia dell'uomo si attua in due forme. Primo, in forma individuale, secondo che a ogni singolo uomo è assegnato un particolare angelo custode. E la custodia in questa forma spetta agli angeli dell'infimo ordine, incaricati, come insegna S. Gregorio [l. cit.], di «annunziare le cose di minore importanza»: ora, fra tutti gli uffici angelici il minimo Pare appunto quello di prendersi cura di quanto interessa la salvezza di un solo individuo. — Secondo, in forma universale. E questa varia secondo i diversi ordini, poiché una causa è tanto più alta quanto più è universale. Per conseguenza la custodia delle collettività umane spetta all'ordine dei Principati, o forse agli [[Arcangelo|Arcangeli]], il cui nome significa Angeli Prìncipi: per cui anche Michele, che è un Arcangelo, viene detto in [[Libro di Daniele|Daniele]] [10, 13] «uno dei prìncipi». Salendo, vengono poi le Virtù, che esercitano la custodia su tutte le nature corporee. Salendo ancora vengono le Potestà, che stanno a guardia dei demoni. Da ultimo poi vengono i Principati, che secondo [[Gregorio di Nissa|S. Gregorio]] [l. cit.] fanno da custodi agli spiriti buoni. (''Quaestio 13, art. 3'', p. 1064)
*La virtù di qualsiasi essere corporeo è più ristretta di quella di una sostanza spirituale: poiché ogni forma corporea viene resa individuale dalla materia e determinata alle condizioni del tempo e dello spazio, mentre le [[forma|forme]] immateriali sono sciolte da queste condizioni, e intelligibili. Per conseguenza come gli angeli inferiori, che hanno forme intenzionali meno universali, sono governati per mezzo di quelli superiori, così tutti i corpi sono governati per mezzo degli angeli. — E questa è la sentenza non solo dei santi Dottori, ma anche di tutti i filosofi che hanno ammesso l'esistenza delle sostanze immateriali. [...] ebbene gli angeli possano operare qualcosa fuori dell'[[ordine e disordine|ordine della natura materiale]], non possono tuttavia trascendere l'ordine di tutto il creato: che è quanto propriamente si esige per il vero miracolo, come si è detto [nel corpo].
; Illuminazione e miracolo
* Gli angeli con la loro attività esterna servono principalmente Dio, e secondariamente noi uomini. E ci servono non perché siamo più grandi di loro, semplicemente parlando, ma perché un uomo, o un angelo qualsiasi, in quanto con l'adesione a Dio diventa un solo spirito con lui, è superiore a ogni altra [[creatura]]. Per cui l‘Apostolo [Fil 2, 3]<ref>Da [https://www.maranatha.it/Bibbia/6-LettereSanPaolo/57-FilippesiPage.htm ''Lettera ai Filippesi: capitolo 2, verso 3''], ''Maranatha.it'', traduzione C.E.I. del 1974.</ref> comanda che «ciascuno ritenga gli altri superiori a se stesso». (''Quaestio 112, articolo 1'', p. 1055)
*Nei divini ministeri vi sono molti gradi. Nulla quindi impedisce che anche angeli disuguali siano inviati in ministero; però ai ministeri più alti sono deputati gli angeli superiori, e a quelli più bassi gli angeli inferiori. (''Quaestio 112, a. 2'', p. 1057)
*Per operare il bene si richiedono due cose. Primo, che l'affetto sia inclinato al bene: e in noi ciò si compie mediante l'abito delle [[virtù]] morali. Secondo, che la ragione trovi la via giusta per operare l'atto virtuoso: e questo è il compito che il [[Aristotele#Etica Nicomachea|Filosofo]] [Ethic. 6, 12<ref>{{cfr}} Aristotele, [https://archive.org/details/ClassiciDellaFilosofiaAristoteleACuraDiLuciaCaianiEtiche.EticaEudemea.EticaNicom/page/n361 ''Etica Nicomachea'', Libro VI, 12], a cura di Lucia Caiani, UTET, 1996, pp. 359-360. ISBN 88-02-049942-4</ref> assegna alla [[prudenza]]. Per quanto dunque riguarda la prima cosa, Dio custodisce l'uomo direttamente, infondendogli la [[grazia divina|grazia]] e le virtù. Per quanto invece riguarda la seconda, Dio custodisce l'uomo quale supremo maestro, ma il suo insegnamento, come si è visto [q. 111, a. 1], perviene all'uomo attraverso gli angeli. Come l'uomo si discosta dalla naturale inclinazione verso il bene a causa delle [[passione|passioni]] che spingono al [[peccato]], così si discosta pure dall'ispirazione degli angeli buoni, prodotta da questi invisibilmente in quanto illuminano gli uomini affinché agiscano bene. Quindi il fatto che gli uomini periscano non va imputato alla negligenza degli angeli, ma alla malizia degli uomini. Che poi gli angeli in casi straordinari appaiano talora visibilmente agli uomini proviene da una grazia speciale di Dio: come quando avvengono dei [[miracolo|miracoli]] fuori dell'ordine della natura. (''Quaestio 113, a. 1'', pp. 1060-1061)
*Si è detto sopra [q. 112, a. 3, ad 4] che tutti gli angeli della prima gerarchia sono illuminati immediatamente da Dio su alcune verità, ma che vi sono altre verità intorno alle quali sono illuminati immediatamente da Dio solo gli angeli superiori, che illuminano poi gli inferiori. Ora, la stessa considerazione va fatta riguardo agli ordini inferiori: infatti un angelo di grado infimo è illuminato su alcune verità da un qualche angelo supremo, e su altre dall'angelo che sta immediatamente sopra di lui. E così è possibile che un angelo illumini immediatamente l'uomo e abbia nondimeno sotto di sé altri angeli da lui illuminati. (''Quaestio 113, a. 2'', p. 1063)
; Conoscenza e amore
*Tutte le cose, procedendo dalla volontà di Dio, tendono al bene, ma ciascuna in modo diverso. Alcune infatti hanno soltanto un'inclinazione naturale al bene, senza conoscerlo, come le piante e i corpi inanimati. E questa inclinazione al bene viene chiamata appetito naturale. — Altri esseri invece tendono al bene per averlo in qualche modo conosciuto: non nel senso che conoscano la natura stessa del bene, ma in quanto conoscono qualche bene particolare, come fa il senso che conosce il dolce o il bianco o altre simili cose. E l'inclinazione che accompagna questa conoscenza viene chiamata appetito sensitivo. — Altri esseri infine tendono al bene conoscendo la natura stessa del bene, il che è proprio dell'intelletto. E questi esseri tendono al bene in modo perfettissimo: infatti non tendono al bene solo perché ricevono l'impulso o la direzione da un altro essere, come le realtà non dotate di conoscenza, e neppure tendono soltanto a un bene particolare, come gli esseri che hanno la sola conoscenza sensitiva, ma sono inclinati al bene universale. E questa inclinazione prende il nome di volontà. — Quindi, dato che gli angeli conoscono con l'[[intelletto]] la stessa nozione universale di bene, è evidente che in essi si trova la volontà (''Quaestio 59, a. 1'', p. 638).
*In essi infatti non vi sono le passioni della [[concupiscenza]], o del [[timore]] e dell'[[audacia]], che debbono essere regolate dalla [[temperanza]] e dalla fortezza. Si dice però che in essi è la temperanza in quanto essi moderano i moti della loro volontà secondo le norme della volontà divina. E si pone in essi la fortezza in quanto eseguono con fermezza la volontà divina. Ma tutto ciò avviene per mezzo della volontà, non per mezzo dell'[[ira|irascibile]] e del concupiscibile. (''Quaestio 59, a. 4'', p. 647)
*Si deve perciò concludere che un angelo ama l'altro di dilezione naturale in quanto quest‘ultimo ha la sua stessa natura. Non lo ama invece di dilezione naturale in quanto per altre cose si accorda con lui, o con lui è in disaccordo.. [...] La dilezione naturale ha per oggetto il fine stesso non già nel senso che questo sia il soggetto a cui si vuole il bene, ma piuttosto nel senso che esso è il bene che uno vuole a se stesso, e conseguentemente anche agli altri, in quanto questi formano una cosa sola con lui. E questa dilezione naturale non può venir meno neppure negli stessi angeli cattivi, i quali hanno una dilezione naturale per gli altri angeli in quanto conservano in comune con essi la natura. Li odiano però in quanto differiscono da essi a motivo della [[giustizia]] e dell'[[iniquità]]. (''Quaestio 60, a. 4'', p. 648)
===''Le cinque vie''===
*''Quod Deum esse quinque viis probari potest''.
:Che Dio esiste, si può provare per cinque vie. (I, questione 2, articolo 3)
*{{NDR|Prima via: ''Ex motu''}} [...] tutto ciò che si muove è mosso da un altro. [...] Perché muovere significa trarre qualcosa dalla potenza all'atto; e niente può essere ridotto dalla potenza all'atto se non mediante un essere che è già in atto. [...] È dunque impossibile che sotto il medesimo aspetto, una cosa sia al tempo stesso movente e mossa, cioè che muova sé stessa. [...] Ora, non si può procedere all'infinito, perché altrimenti non vi sarebbe un primo motore, e di conseguenza nessun altro motore, perché i motori intermedi non muovono se non in quanto sono mossi dal primo motore [...]. Dunque è necessario arrivare ad un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso è Dio.
*{{NDR|Seconda via: ''Ex causa''}} [...] in tutte le cause efficienti concatenate la prima è causa dell'intermedia e l'intermedia è causa dell'ultima [...] ora, eliminata la [[causa ed effetto|causa è tolto anche l'effetto]]: se dunque nell'ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neanche l'ultima, né l'intermedia. Ma procedere all'infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente [...]. Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio.
*{{NDR|Terza via: ''Ex possibili et necessario'' o ''Ex contingentia''}} [...] alcune cose nascono e finiscono, il che vuol dire che possono essere e non essere. Ora, è impossibile che cose di tal natura siano sempre state [...]. Se dunque tutte le cose [...] possono non esistere, in un dato momento niente ci fu nella realtà. Ma se questo è vero, anche ora non esisterebbe niente, perché ciò che non esiste, non comincia ad esistere se non per qualcosa che è. [...] Dunque, non tutti gli esseri sono contingenti, ma bisogna che nella realtà vi sia qualche cosa di necessario. [...] negli enti necessari che hanno altrove la causa della loro necessità, non si può procedere all'infinito [...]. Dunque, bisogna concludere all'esistenza di un essere che sia di per sé necessario, e non tragga da altri la propria necessità, ma sia causa di necessità agli altri. E questo tutti dicono Dio.
*{{NDR|Quarta via: ''Ex gradu''}} [...] il grado maggiore o minore si attribuisce alle diverse cose secondo che si accostano di più o di meno ad alcunché di sommo e di assoluto; [...] come dice Aristotele, ciò che è massimo in quanto è vero, è tale anche in quanto ente. Ora, ciò che è massimo in un dato genere, è causa di tutti gli appartenenti a quel genere [...]. Dunque vi è qualche cosa che per tutti gli enti è causa dell'essere, della bontà e di qualsiasi perfezione. E questo chiamiamo Dio.
*{{NDR|Quinta via: ''Ex fine''}} [...] alcune cose, le quali sono prive di conoscenza, cioè i corpi fisici, operano per un fine [...]. Ora, ciò che è privo d'intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo ed intelligente, come la freccia dell'[[arciere]]. Vi è dunque un qualche essere intelligente, dal quale tutte le cose naturali sono ordinate a un fine: e quest'essere chiamiamo Dio.
===''Immacolata Concezione di Maria''===
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'''''Latino'''''<ref>san Tommaso d'Aquino, ''Summa Theologiae'', '''III Sent.''', dist. 3 q.I a.I q.2. Citato in Norberto Del Prado, ''Divus Thomas et Bulla dogmatica "Ineffabilis Deus"'', 1919 (1°ed.ne) , ristampato nel 2018 da Facsimile Publisher, Delhi (IN), ISBN 8888007039405, pag. 17 (di 375)</ref><ref>Citato in Norberto Del Prado, [https://archive.org/details/divusthomasetbul00norb/page/n19 ''Divus Thomas et bulla dogmatica "Ineffabilis Deus"''], ''Internet Archive'', 1919, pp. 9-10. L'edizione riporta l'<nowiki />''imprimatur'' di Frate Leonardus Lehu, Vic. Magistri Generalis O.P.</ref>
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Ad ''secundum'' dicendum, quod si numquam anima B. Virginis fuisset contagio originalis peccat inquinata, hoc derogaret dignitati Christi, secundum quam est universalis omnium Salvator. Et ideo sub Christo, qui salvari non indiguit, tamquam universalis Salvator, maxima fuit B. Virginis puritas. Nam Christus nullo modo contraxit originale peccatum sed in ipsa suae conceptionis fuit sanctus, secundum illud Luc., I, 35:''«Quod ex te nascetur sanctum, vocabitur filius Dei»''. Sed B. Virgo contraxit quidem originale peccatum, sed ab eo fuit mundatam antequam ex utero nasceretur. Et hoc signatur Job, III, 9, ubi de nocte originalis peccati dicitur: ''«Expectet lucem»'' (id est Christum) ''«et non videat»''; quia ''«nihil inquinatum incurrit in Adam»'', ut dicitur Sap., VII, 25: ''«nec ortum sorgentis autorae»'', id est, B. Virginis, quae in suo ortu a peccato originalis fuit immunis.
<br />
Ad ''tertium'' dicendum, quod licet Romana Ecclesia conceptionem, B. Virginis non celebret, tollerat tamen consuetudinem aliquarum Ecclesiarum illud festum celebrantium. Unde talis celebritas non est totaliter reprobanda. Nec tamen per hoc quod festum Conceptionis celebratur, datum est intellegi quod in sua conceptione fuerit sancta; sed quia quo tempore sanctificata fuerit ignoratur, celebratur festum sanctificationis eius potius conceptionis in die Coceptionis ipsius.
<br />
Ad ''quartum'' dicendum, quod duplex est sanctificatio: una quidem totius naturae, imquantum scilicet tota natura humana ab omni corruptione culpae et poenae liberatur; et haec erit in resurrectione. Alia vero est sanctificatio personalis, quae non transit in prolem carnaliter genitam, quia talis sanctificatio non respicit carnem, sed mentem. Et ideo etsi parentes beatae Virginis fuerint mundati a peccato originali, nihilominus beata Virgo a peccato originale contraxit, cum fuerit concepta secundum carnis concupiscendam ex commixtione maris et feminae. Dicit enim Augustinus: ''«Omnem, quae de concubitu nascitur, carnem esse peccati»''.
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'''''Italiano'''''<ref>Citato in padre Tito S. Centi, padre Angelo Z. Belloni, [http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/1225-1274,_Thomas_Aquinas,_Summa_Theologiae_(p_Centi_Curante),_IT.pdf ''Somma Teologica. Nuova edizione italiana''], ''Documentacatholicaomnia.eu'', Fiseole, 2009, p. 2389.</ref>
<poem>
2. Se l‘anima della Beata Vergine non fosse stata mai contagiata dal peccato originale, Cristo perderebbe la dignità di essere il Salvatore universale di tutti. Perciò la purezza della Beata Vergine fu la più grande, ma al di sotto di quella di Cristo, che in qualità di Salvatore universale non aveva bisogno di essere salvato. Cristo infatti non contrasse in alcun modo il peccato originale, ma fu santo nella sua stessa concezione, secondo le parole evangeliche [Lc 1, 35]: «Il santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio». Al contrario la Beata Vergine contrasse il peccato originale, ma ne fu mondata prima di uscire dal seno materno. Al che si possono applicare le parole di Giobbe, là dove dice [3, 9] che la notte del peccato originale «aspetterà la luce», cioè Cristo, «e non vedrà neppure il sorgere dell‘aurora», cioè della Beata Vergine, che alla sua nascita era immune dal peccato originale (poiché, come si legge [Sap 7, 25], «nulla di contaminato si infiltrò in lei»).
<br />
3. La Chiesa Romana, sebbene non celebri «la concezione della Beata Vergine», tuttavia tollera la consuetudine di alcune chiese di celebrare tale festa. Per cui tale celebrazione non è da riprovarsi completamente. In ogni modo la celebrazione di questa festa non autorizza a pensare che la Vergine sia stata santa nel suo concepimento. Ignorandosi infatti il momento della sua santificazione, questa viene celebrata nel giorno del suo concepimento.
<br />
4. C'è una duplice santificazione. Una di tutta la natura umana, mediante la liberazione da ogni male di colpa e di pena. E ciò avverrà nella risurrezione finale. - L‘altra è la santificazione personale. E questa non si trasmette alla prole per generazione carnale, poiché non riguarda il corpo, ma l‘anima. Sebbene quindi i genitori della Beata Vergine ne fossero stati mondati, nondimeno la Beata Vergine contrasse il peccato originale, essendo stata concepita per concupiscenza carnale e per l‘unione tra un uomo e una donna: poiché, come dice S. Agostino [De nuptiis et concup. 1, 12], «la carne che nasce dal rapporto carnale è tutta carne di peccato».
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===''Omicidio, caccia e pena di morte''===
*[...] diciamo che vi è un doppio ordine di natura. Il primo è l'ordine genetico o cronologico, e in esso hanno una priorità gli esseri imperfetti e potenziali. I dati più universali sono quindi anteriori secondo la natura, stando a questa considerazione: e ciò risulta chiaramente nella generazione umana e in quella degli animali, poiché secondo Aristotele [De anima 2, 3] «prima è generato l‘animale e poi l‘uomo». Il secondo è l'ordine di perfezione, o di finalità naturale: quello cioè per cui l'atto, assolutamente parlando, è per sua natura prima della potenza, e il perfetto è prima dell'imperfetto. E in base a tale ordine i dati meno universali hanno una precedenza su quelli più universali: l'uomo, p. es., ha la precedenza sull'animale, poiché lo scopo a cui tende la natura non è la generazione dell'animale, ma quella dell'uomo. (ST ''I'', q. 85, a. 3)
*L'omicidio è peccato perché con esso un uomo viene privato della vita. Ma la vita è comune a tutte le piante e a tutti gli animali. Quindi per lo stesso motivo è peccato sopprimere gli animali e le piante. (ST ''II-II'', q. 64, a. 1)
*Come dunque nella generazione dell'uomo abbiamo prima il vivente, poi l'animale e finalmente l'uomo, così gli esseri che sono solo viventi, ossia le piante, sono fatte ordinariamente per gli animali, e gli animali sono fatti per l'uomo, [...] come il [[Aristotele|Filosofo]] stesso dimostra [Polit. 1, 3]. È lecito sopprimere le piante a uso degli animali, e gli animali a uso dell'uomo in forza dell'[[ordine]] stesso stabilito da Dio [Gen 1, 29 s.]: «Ecco che io ho dato come cibo a voi e a tutti gli animali ogni erba e ogni albero da frutto». E altrove [Gen 9, 3] si legge: «Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo». Analisi delle obiezioni: 1. Secondo l'ordine stabilito da Dio, la vita degli animali e delle piante non viene conservata per se stessa, ma per l'uomo.
*Chi uccide il bue di un altro non pecca perché uccide un bue, ma perché danneggia un uomo nei suoi averi. Per cui questo fatto non è elencato tra i peccati di omicidio, ma tra quelli di [[furto]] o di rapina.
*È lecito uccidere gli animali bruti in quanto essi sono ordinati per natura all'utilità dell'uomo, come le cose imperfette sono ordinate a quelle perfette. Ora, qualsiasi parte è ordinata al tutto come l'imperfetto al perfetto. E così la parte è per natura subordinata al tutto.
*Qualora lo esiga la salute di tutto il corpo, si ricorre lodevolmente e salutarmente al taglio di un membro putrido e cancrenoso. Ora, ciascun individuo sta a tutta la comunità come una parte sta al tutto.<ref>{{NDR|[[proporzioni|Proporzione]]}}</ref> Quindi se un uomo con i suoi peccati è pericoloso e disgregativo per la collettività, è cosa lodevole e salutare sopprimerlo, per la conservazione del bene comune; infatti, come dice S. Paolo [1 Cor 5, 6], «un po‘ di lievito fa fermentare tutta la pasta». (ST ''II-II'', q. 64, a. 2)
*Il Signore comanda di tollerare l'esistenza dei malvagi, rinviandone il castigo all'[[Giudizio universale|ultimo giudizio]], piuttosto che uccidere con essi anche i buoni. - Quando invece la loro uccisione non costituisce un pericolo, ma è piuttosto una difesa e uno scampo per i buoni, allora è lecito uccidere i malvagi.
*Col peccato l'uomo abbandona l'ordine della ragione: egli perciò decade dalla dignità umana, che consiste nell'essere liberi e nell'esistere per se stessi, finendo in qualche modo nell'asservimento delle bestie, che implica la subordinazione all'altrui vantaggio.
*È lecito uccidere un malfattore in quanto la sua uccisione è ordinata alla salvezza di tutta la collettività. Ciò quindi spetta soltanto a colui al quale è affidata la cura della sicurezza collettiva: come spetta al medico, a cui è stata affidata la cura di tutto l'organismo, il procedere al taglio di un membro malato. (ST ''II-II'', q. 64, a. 3)
==Citazioni su Tommaso d'Aquino==
*Chi voglia, in rapide linee, circoscrivere la posizione di San Tommaso nella traiettoria del pensiero cattolico; chi miri a scoprire nella sua essenza più intima, la originale sagoma del pensatore e del mistico, che la chiesa Romana ha proclamato antesignano e realizzatore perfetto della sua migliore apologetica; non deve tanto riprodurre pedissequamente il ciclo delle sue catene argomentative, deve piuttosto indagare le posizioni nelle quali la sua intelligenza formidabile e la sua fede hanno compiuto l'innesto della metafisica [[Aristotele|aristotelica]] sulla rivelazione [[Nuovo Testamento|neotestamentaria]]. Perché appunto S. Tommaso sta a segnare nella storia del pensiero religioso una data di un'importanza che non è possibile esagerare, per il fatto che in lui [[ragione]] e [[fede]] hanno celebrato un connubio la cui fecondità è pari alla sua profonda ed integrale compenetrazione. ([[Ernesto Buonaiuti]])
*Dio! San Tommaso lo presenta così fin da quando, sulle orme della psicologia aristotelica, si accinge a formulare la sua misurata soluzione del problema del vero. Sospinto da quel bisogno che fin dall'inizio del secolo XII si era fatto sentire nell'ambito del pensiero cristiano, e che tendeva ansiosamente alla determinazione di una dimostrazione razionale del divino, l'Angelico viene automaticamente apprestando i coefficienti logici e metafisici della sua [[teodicea]], tutta sostenuta dai contrafforti di una [[gnoseologia]] realistica, a norma della quale l'intelligenza umana è riconosciuta atta a scoprire nelle cose il meccanismo causale che attinge la sua verità dalla sua eterna adeguazione agli schemi iniziali della intelligenza creatrice. Ma c'è da domandarsi se tutta la sua speculazione<ref>Nel testo "specuzione".</ref> non soggiace all'azione recondita della fede di cui si costituisce apologeta: se anche per lui non vale l'assioma che per cercar Dio, occorre averlo già trovato. ([[Ernesto Buonaiuti]])
*L'unica via [...] per riuscire a scolpire efficacemente il profilo dell'Angelico è quella che miri a cogliere la saldatura felice ch'egli ha compiuto della indagine speculativa con il palpito della credenza mistica, nell'ambito dei problemi in cui si connettono e verso cui si appuntano così il compito della filosofia come l'anelito della fede: l'essere e le sue categorie; la dimostrazione di Dio; la natura di Dio; l'idea di Dio nello sviluppo dell'umano pensiero; il divino e umano nell'azione libera. ([[Ernesto Buonaiuti]])
*{{NDR|In [[Paradiso]]}} Lassù c'è san Tommaso, santo così flemmatico che, se un bue fosse entrato nella sua stanza, avrebbe continuato a studiare; e c'è anche san [[Giovanni Eudes]], che si sentiva bollire d'ira al solo vedere un eretico. C'è [[Francesco di Sales]], il santo delle belle maniere, artista nel parlare e nello scrivere; e c'è il [[Curato D'Ars]], campione dei colpi di disciplina sulla propria schiena e delle patate mangiate colla muffa dopo una settimana dalla cottura. ([[Albino Luciani]])
*La visione teologica di Tommaso d'Aquino è allo stesso tempo contrassegnata da un'ovvia ecclesialità e da una sovrana apertura e libertà: ambedue vanno certamente assieme, ed è cosa tipica della cristianità medioevale. ([[Christoph Schönborn]])
*Nato di nobile famiglia napolitana, a cinque anni fu messo in educazione presso i Benedettini di Monte Cassino. Volendo poscia consacrarsi a Dio nell'ordine dei predicatori, i congiunti per impedirnelo il chiusero in una prigione; ove tentato gravemente da ribalde persone ad offendere la castità, ne riuscì vincitore dando mano a un tizzone acceso. Uscito poscia dal carcere e andato a Parigi, studiò teologia sotto il celebre [[Alberto Magno]]. ([[Giovanni Bosco]])
*Per lui {{NDR|[[Duns Scoto]]}}, [[Enrico di Gand]] era più importante di Tommaso d'Aquino; per noi, e in sé, è vero il contrario. ([[Étienne Gilson]])
*Reca una somma maraviglia il vedere come mai quest'uomo distratto in tanti viaggi, occupato sempre negli esercizj della cattedra, e costantemente applicato alle opere di pietà, ed agli obblighi della sua professione, non essendo vissuto che 50 anni; pur nondimeno avesse potuto leggere un quasi infinito numero di scrittori sacri e profani, ne avesse saputo tanto sublimemente analizzare lo spirito, e disporne le dottrine con quella sua cotanto ammirabile precisione e chiarezza. ([[Francesco Colangelo]])
*Una volta, stando in Napoli, l'immagine di Gesù C. crocifisso gli parlò e disse: «Tommaso, scrivesti bene di me: qual mercede vuoi tu avere?» Rispose: «Non altra che te stesso, o mio Dio.»<br>Sedendo un giorno a mensa con [[Luigi IX di Francia|s. Luigi re di Francia]], e ripassando in mente un punto di teologia, trovatane ad un tratto la soluzione, batté sulla tavola dicendo: «Questo è argomento, che abbatte l'eresia di Manete.» Avvertito dal suo superiore a badare che era in presenza del re, ne dimandò umile perdono; ma quel principe chiamò tosto un segretario, cui ordinò di scrivere i concetti del santo dottore. ([[Giovanni Bosco]])
*Unde avete del glorioso Tomaso d'Aquino (che la scienzia sua egli ebbe più per studio d'orazione ed elevazione di mente e lume d'intellecto, che per studio umano), el quale fu uno lume che Io {{NDR|Dio}} ho messo nel corpo mistico della sancta Chiesa, spegnendo le tenebre de l'errore. ([[Caterina da Siena]])
===[[Mariano Cordovani]]===
*L'Angelico<ref>Tradizionale epiteto di Tommaso.</ref> trascura le questioni secondarie per attenersi alle centrali; e di queste vuol vedere la radice senza divagamenti, senza farragine di eloquenza, cercando il perché, la ragione delle cose.
*È noto il giudizio, spesso ripetuto, che Tommaso è l'[[Aristotele|{{sic|Aristotile}}]] cristiano, [[Bonaventura da Bagnoregio|Bonaventura]] il secondo [[Agostino d'Ippona|Agostino]]. Questo giudizio non deve essere esagerato: i due santi si completano e si uniscono nel modo più bello. Tommaso è l'Angelo della scuola, Bonaventura il Maestro della vita attiva. Tommaso illumina la mente, Bonaventura eleva il cuore, proprio come si distinguono le scuole dei due Ordini. La filosofia dei Domenicani accorda la superiorità alla mente, la scuola dei Francescani alla volontà; queste diverse vedute spesso si rivelano e sono messe in valore negli scritti dei due Dottori, nelle speculazioni teologiche e nelle questioni pratiche.
*La causa di S. Tommaso si identifica con quella della Chiesa. Quando si attacca l'Angelico, si avverta o no, si colpisce la Chiesa; e quando si vuole puntare contro la Chiesa, senza farlo apparire, il bersaglio preferito è S. Tommaso d'Aquino e la sua filosofia.
*La genialità dell'opera scientifica di S. Tommaso deve riconoscersi nel fatto che nessuno come lui ha tenuto conto dell'esigenze critiche della ragione nell'atto di credere; e nessuno ha dimostrato meglio l'elemento razionale della fede nell'atto di vendicarne la trascendenza soprannaturale. Come un sapiente architetto ha costruito l'edificio della sapienza cristiana con tutta la forza della ragione, e con tutto l'ossequio della fede, perché dell'insegnamento e della scienza ebbe un concetto altissimo.
*S. Tommaso è più sobrio, più laconico; S. Bonaventura fecondo e prolisso. L'Aquinate preferisce il senso naturale e schietto delle parole; l'amico suo ama la metafora e le figure che rivestono fantasticamente il pensiero. L'Angelico resta il professore con la trasparenza di un pensiero e di un concetto che ritraggono le cose per quello che sono; il dottore di Bagnorea è il mistico che anche in una discussione scientifica mira a suscitare gli affetti ed è sempre un po' oratore.
===[[Raimondo Spiazzi]]===
*Chi conosce San Tommaso ed è abituato a gustarne la sostanza di verità, la limpidezza di raziocinio, la precisione di metodo, e persino il «discreto latino» (come diceva [[Dante Alighieri|Dante]]), che ha presente la magnifica architettura intellettuale rappresentata soprattutto dalla ''Summa'' [...], non può non considerare con malinconia il fatto del rinnegamento di San Tommaso da parte dei pensatori italiani e le loro conseguenti aberrazioni dal filone d'oro della tradizione filosofica ellenico-latina.
*Contro l'attuale eclissi dei valori morali e la sopraffazione della persona umana che ne deriva in un mondo dominato da relativismo morale, San Tommaso indica nella coscienza come norma dell'azione la via del riscatto dell'uomo dalle potenze del secolo e della vittoria sulla tecnocrazia, sul materialismo, sulla statolatria, che negando la coscienza, hanno soffocato o asservito la persona umana.
*Egli non fu né tradizionalista né razionalisteggiante; non si lasciò affascinare da soggettivismi intuizionistici né ridusse la vita intellettuale a cerebralismo; difese la ragione contro coloro che accentuandone la debolezza volevano dedurre l'impossibilità o il pericolo di una filosofia relativamente autonoma, ma fu egualmente deciso e forte nell'affermare la trascendenza della fede e l'altezza infinita dei misteri rivelati; ebbe una spiccata preferenza per [[Aristotele]], proprio a causa della sua fedeltà ai dati più evidenti della ragione e del buon senso, ma non ne diventò un idolatra fino al punto di confondere con un sistema filosofico una religione divina.
*Non sono mancati grandi pensatori italiani. Ricordiamo soprattutto [[Giambattista Vico|Vico]] e, nel suo campo, [[Galileo Galilei|Galilei]]. Ma quando si pensa che, anche più di costoro, dalle cattedre dello Stato venivano proclamati come numi del pensiero [[Giordano Bruno]], [[Niccolò Machiavelli|{{sic|Nicolò}} Machiavelli]], [[Roberto Ardigò|Ardigò]] e molti altri anche recenti e viventi, dei quali si può dire che il titolo più valido per essere ricordati è quello di aver fatto epoca nella storia dello smarrimento intellettuale, ci si domanda che cosa abbiamo guadagnato, noi italiani, nel pensiero e nella vita, ad abbandonare e a bandire ostinatamente un pensatore {{NDR|Tommaso d'Aquino}} autenticamente nostro [...]; e quale insipienza ci abbia condotti a rinnegare un genio eccelso che, insieme con Dante (che di lui si alimenta), ci dava un primato insuperabile e una influenza insopprimibile nel mondo del pensiero.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*''Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica'', Libreria Editrice Vaticana.
*''Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede'', a cura di G. Tanzella-Nitti e A. Strumia, Città Nuova Editrice, Roma 2002.
==Filmografia==
*''[[Tommaso d'Aquino (film)|Tommaso d'Aquino]]'' (1975)
==Altri progetti==
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===Opere===
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[[Immagine:Saint Thomas Aquinas.jpg|thumb|San Tommaso d'Aquino]]
San '''Tommaso d'Aquino''' (1225 – 1274), frate domenicano e filosofo italiano.
==Citazioni di Tommaso d'Aquino==
[[Image:Tommaso - Super libros de generatione et corruptione - 4733257 00007.tif|thumb|''Super libros de generatione et corruptione'']]
*Come gli occhi della nottola sono abbagliati dalla luce del sole che non riescono a vedere, ma vedono bene le cose poco illuminate, così si comporta l'intelletto umano di fronte ai primi principi, che sono tra tutte le cose, per natura, le più manifeste.<ref>Da ''In Met.'', II, l. 1 n. 10.</ref>
*Dio avrebbe potuto creare un mondo senza uomini, e in seguito avrebbe potuto produrre l'uomo.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della filosofia'', traduzione di Daniele Ballarini e Anna Carbone, Gribaudo, 2018, p. 92. ISBN 9788858014165</ref>
*Dovremmo verificare se vi è contraddizione tra l'essere creato da Dio e l'essere eterno.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della filosofia'', traduzione di Daniele Ballarini e Anna Carbone, Gribaudo, 2018, p. 93. ISBN 9788858014165</ref>
*I doni della grazia si aggiungono alla natura in modo da non toglierla di mezzo, ma da perfezionarla: perciò anche il lume della fede che ci fu infuso per grazia non distrugge il lume della conoscenza naturale che in noi è naturalmente presente. Sebbene il lume naturale della mente umana sia insufficiente alla manifestazione di quelle cose che attraverso la fede si manifestano, è tuttavia impossibile che le cose che ci sono attraverso la fede tramandate divinamente siano contrarie a quelle che ci sono date per natura. In questo caso occorrerebbe che o le une o le altre fossero false; e poiché sia le une sia le altre ci vengono da Dio, Dio sarebbe per noi autore della falsità: il che è impossibile. [...] Per conseguenza possiamo nella sacra scrittura adoperare la filosofia in tre modi. In primo luogo, a dimostrare i preamboli della fede, che sono necessari alla scienza della fede; tali sono le cose che si dimostrano intorno a Dio con la ragione naturale: che Dio esiste, che Dio è uno e altre verità di Dio e delle creature che in filosofia sono dimostrate e che la fede presuppone. In secondo luogo, la filosofia può essere adoperata a chiarire, mediante similitudini, cose che sono di pertinenza della fede; come Agostino nel de Trinitate si serve di numerose similitudini desunte da dottrine filosofiche per chiarire la Trinità. In terzo luogo, si può anche resistere alle obiezioni che si fanno alla fede sia mostrando che sono false, sia mostrando che non sono necessarie.<ref>Dal ''Commento al "De trinitate" di Severino Boezio'', proemio, q. 2, a. 3.</ref>
* Il Cristo è stato privato di ogni bene esteriore, fino alla nudità corporale… È questa povertà della croce che vogliono seguire coloro che abbracciano la povertà volontaria, specialmente coloro che rinunciano a ogni tornaconto.<ref name="Avvenire">Citato da ''[https://www.avvenire.it/amp/chiesa/pagine/san-tommaso-d-aquino-un-maestro-per-ogni-stagion «San Tommaso d’Aquino? Un maestro per ogni stagione della nostra fede»]'', ''L'Avvenire'', 7 marzo 2024</ref>
*Il [[maestro e discepolo|maestro]] si limita a «muovere», a stimolare il [[maestro e discepolo|discepolo]] e il discepolo solo se risponde a questo stimolo – sia durante che dopo l'esposizione del maestro – arriva ad un vero apprendimento.<ref>Citato in [[Albino Luciani]], ''Illustrissimi'', p. 135, premessa di [[Igino Giordani]], commento di [[Giovanni Mocchetti]], Edizioni A.P.E., Mursia, Milano, 1979.</ref>
*I [[peccato|peccati]] sono farina del nostro sacco; il bello, il buono che è in noi è frutto della [[misericordia di Dio]].<ref>Citato in [[Mario Canciani]], ''Vita da prete'', Mondadori, 1991, p. 7.</ref>
*La mia anima non è me stesso.<ref>Citato in [[Fulton J. Sheen]], ''Tre per sposarsi'', Edizioni Richter, Napoli, 1964.</ref>
*La pace è indirettamente opera della giustizia, in quanto questa ne rimuove gli ostacoli, ma è opera della carità che, in forza della sua natura, porta la pace.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della politica'', traduzione di Sonia Sferzi, Gribaudo, 2018, p. 64. ISBN 9788858019429</ref>
*Lasciamo che un Santo scriva di un altro Santo!<ref>Citato in [[Albino Luciani]], ''Illustrissimi'', premessa di [[Igino Giordani]], commento di [[Giovanni Mocchetti]], Edizioni APE Mursia, Milano, 1979.</ref>
*La [[natura]] non è altro che il piano di un Artista, e di un Artista divino, iscritto all'interno delle cose, grazie al quale si muovono verso un fine determinato, come se il costruttore di una nave potesse fornire ai pezzi di legno la capacità di muoversi da sé per la produzione della forma della nave.<ref>Da ''In octo libros Physicorum Aristotelis expositio'', Marietti, Torino-Roma, II, c. 8, l. 14, p. 268; citato in Rafael Martínez e Juan José Sanguineti, ''Dio e la natura'', Armando Editore, Roma, 2002, [http://books.google.it/books?id=1964Tff6Wq4C&pg=PA75 pp. 75-76]. ISBN 88-8358-373-6</ref>
*La presenza del vero corpo e sangue di Cristo in questo sacramento non può essere rilevata dai sensi o dall'intelletto, ma dalla fede soltanto.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro delle religioni'', traduzione di Anna Carbone, Gribaudo, 2017, p. 229. ISBN 9788858015810</ref>
*La scienza filosofica riguarda l'ente in quanto ente, cioè considera l'ente dal punto di vista della ratio universale di ente, e non dal punto di vista della ratio specifica di qualche ente particolare.<ref>Da ''In Met.'', XI, l. 3 n. 1.</ref>
*Nessun uomo dovrebbe vendere una cosa a un altro uomo per più del suo valore.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro dell'economia'', traduzione di Olga Amagliani e Martina Dominici, Gribaudo, 2018, p. xx. ISBN 9788858014158</ref>
*Quello che si [[speranza|spera]] si deve credere che possa essere ottenuto; è quanto aggiunge la speranza al puro desiderio.<ref>Da ''Comp. Theol.'' II, 8 – citato in [[Hans Urs von Balthasar|von Balthasar]], ''Sperare per tutti'', Jaca Book, Milano, 1997, p. 55.</ref>
*Sebbene il lume naturale della mente umana sia insufficiente alla manifestazione di quelle cose che attraverso la fede si manifestano, è tuttavia impossibile che le cose che ci sono attraverso la fede tramandate divinamente siano contrarie a quelle che ci sono date per natura. In questo caso occorrerebbe che o le une o le altre fossero false; e poiché sia le une sia le altre ci vengono da Dio, Dio sarebbe per noi autore della falsità: il che è impossibile.<ref>Dal ''Commento al "De Trinitate" di Severino Boezio''.</ref>
*[[Sinonimia|Sinonimi]] diconsi i vocaboli che significano affatto il medesimo. Tali vocaboli, messi insieme, rendono il dire inetto. Notisi, però, che i sinonimi veri son quelli che significano una cosa medesima secondo la medesima ragione dell'essere di quella; ma quelli che denotano le varie ragioni dell'essere di una cosa, non significano per l'appunto il medesimo.<ref>Da ''Som.'' 1, 1, 1, 3; citato in Niccolò Tommaseo, Prefazione a ''[https://books.google.it/books?id=yCpr8LCT8sIC Dizionario dei sinonimi della lingua italiana]'', cap. IV, ''De' sinonimi'', Vallardi, Milano, 1867<sup>5</sup>, p. x.</ref>
*Solo [[Cristo]] è il vero sacerdote, gli altri sono i suoi ministri.<ref>Da ''In ad Hebraeos'', 7, 4: citato nel ''Compendio del Catechismo''.</ref>
*Sono altre quattro le città preminenti, [[Parigi]] nelle scienze, [[Salerno]] nelle medicine, [[Bologna]] nelle legge, Orleans nelle arti attoriali.<ref>Citato in Giuseppe Amelio, ''Salerno momenti storici: conoscere la città per viverci meglio'', De Rosa & Memoli, 1996.</ref>
:''Quatuor sunt urbes cæteris præeminentes, Parisius in scientiis, Salernum in medicinis, Bononia in legibus, Aurelianis in actoribus.''
*Tra le cose che Cristo ha compiuto o subito durante la sua vita mortale, la sua adorabile croce si offre a noi come l'esempio principale che noi dobbiamo imitare. [...] Ora, tra tutto ciò che essa insegna, c'è innanzitutto una povertà assoluta (omnimoda paupertas), perché Cristo sulla croce è stato privato di ogni bene fino alla nudità [...]. Coloro che abbracciano la povertà volontaria vogliono seguire proprio questa nudità della croce, specialmente coloro che rinunciano a ogni rendita [...]. Quindi è chiaro che gli avversari della povertà sono anche nemici della croce di Cristo; secondo la sapienza di questo mondo, essi pensano che l'avere possessi terreni faccia parte della perfezione cristiana e che il rinunciare ad essi condurrebbe soltanto ad una perfezione inferiore.<ref>Da ''Contra retrahentes'', citato in Jean-Pierre Torrell, ''Amico della verità. {{small|Vita e opere di Tommaso d'Aquino}}'', traduzione e aggiornamento di Giorgio E. Carbone, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 2006, [https://books.google.it/books?id=OzjD3FEl7ZEC&lpg=PA39&dq=&pg=PA39#v=onepage&q&f=false p. 39]. ISBN 88-7094-594-4</ref>
*{{NDR|Sul [[Padre nostro]]}} Tra tutte le preghiere il Padre Nostro occupa certamente il primo posto, perché possiede i cinque più importanti requisiti che ogni preghiera deve possedere. Innanzitutto infonde molta fiducia perché ci è stata consegnata da Gesù Cristo, che è intercessore sapientissimo ''nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza'' (''Col'' 2,3) e che è ''nostro avvocato presso il Padre'' (1 ''Gv'' 2,1). È una preghiera retta perché in essa chiediamo a Dio le cose che lui stesso ci ha insegnato a chiedere. È umile perché chi prega non presume assolutamente nelle proprie forze, ma aspetta di ottenere tutto dall'onnipotenza divina cui si rivolge supplichevoli.<ref>Da ''Collationes (expositio) in orationem dominicam''; citato in ''La preghiera cristiana: Il Padre Nostro, l'Ave Maria e altre preghiere'', a cura di Pietro Lippini, Edizioni Studio Domenicano, 2011, [https://books.google.it/books?id=jYj-AAAAQBAJ&pg=PA30 p. 30]. ISBN 88-7094-804-8</ref>
*Uno e identico è l'atto del sentito e del senziente.<ref>Dal ''De Anima'', III, l. 2 n. 9.</ref>
===Attribuite===
*Guardati dall'uomo d'un solo libro, che ha letto un solo libro.
:''Cave ab homine unius libri.''<ref>Traduzione in Servio Marzio, ''Cum grano salis'', Vallardi.</ref>
==''Contra Gentiles''==
*I principi innati nella ragione si dimostrano verissimi: al punto che non è neppure possibile pensare che siano falsi. (I, c. 7 n. 2)
*Perciò l'[[Eiaculazione|emissione dello sperma]] deve essere così ordinata da poterne seguire la generazione e l'educazione della prole. Da ciò risulta evidente che è contro il bene dell'uomo ogni emissione dello sperma, prodotta in modo da non poterne seguire la generazione. […] Perciò, dopo il peccato di omicidio, col quale si distrugge la natura umana già esistente in atto, occupa il secondo posto questo genere di peccato, col quale viene impedita la generazione della natura umana. (III, c. 122)
*La [[maschio e femmina|femmina]], infatti, ha bisogno del [[maschio e femmina|maschio]] non solo per la generazione, come negli altri animali, ma anche come suo signore, perché il maschio è più perfetto quanto a intelligenza ed è più forte quanto a coraggio. (III, c. 123)
==''De Veritate''==
*I primi concetti dell'intelletto preesistono in noi come semi di scienza, questi sono conosciuti immediatamente dalla luce dell'intelletto agente dall'astrazione delle specie sensibili... in questi principi universali sono compresi, come germi di ragione, tutte le successive cognizioni. (q. 11 a. 1 – co)
*Se invero uno propone ad un altro cose che non sono incluse nei principi per sé noti, o che non appaiono chiaramente incluse, non produrrà in lui sapere, ma forse opinione o fede. (q. 11 a. 1 – co)
*Tu non possiedi la [[Verità]], ma è la Verità che possiede te.
==''Summa Theologiae''==
*Belle si dicono le cose che piacciono all'[[occhio]].
*Dico dunque che questa proposizione, "[[Problema dell'esistenza di Dio|Dio esiste]]", è in sé stessa e di per sé evidente, perché il predicato s'identifica col soggetto; Dio infatti è il suo essere: ma siccome noi ignoriamo l'essenza di Dio, per noi non è evidente, ma necessita di essere dimostrata per mezzo di quelle cose che sono a noi più note, [...] cioè mediante gli effetti. (I, questione 2, articolo 1)
*Il [[bene]] si diffonde. (I, questione 5, articolo 4, ad 2<ref>Traduzione dall'[https://archive.is/20121203004329/www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/1985/documents/hf_jp-ii_aud_19850918_it.html ''Udienza generale''] di [[papa Giovanni Paolo II]] del 18 settembre 1985.</ref>)
:Il bene è qualche cosa che tende a diffondere il bene stesso. (I-II, questione 2, articolo 3<ref>[http://books.google.it/books?id=woCJv2W7cJ0C&pg=PA66&dq=%22Il+bene+è+qualche+cosa+che+tende+a+diffondere+il+bene+stesso%22 ''Altra ricorrenza''] e diversa traduzione.</ref>)
:Il bene è diffusivo del suo essere. (''Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo''<ref>[http://books.google.it/books?id=48ggHgaOovUC&pg=PA414&dq=%22Il+bene+e+diffusivo+del+suo+essere%22%22Bonum+est+diffusivum+sui%22 ''Altro testo''] di Tommaso, con ulteriore differente traduzione italiana, in cui viene formulata l'identica locuzione latina. Nonostante ogni volta l'Aquinate l'attribuisca a [[Pseudo-Dionigi l'Areopagita|Dionigi l'Areopagita]] (''De divinis nominibus'', capitolo IV), [http://books.google.it/books?id=x-RsYmWkDp8C&pg=PA283&dq=%22in+realtà+non+è+di+Dionigi%22%22Bonum+est+diffusivum+sui%22 ''in realtà quest'ultimo ha formulato solo il concetto ma non la locuzione esatta''].</ref>)
:''Bonum est diffusivum sui.''
*I corpi celesti sono la causa di ciò che avviene in questo mondo, ma non tutti gli effetti che producono sono inevitabili.
*[[Imperfezione|Imperfettamente]] conosciamo e imperfettamente amiamo. (I-II, 68, 2)
*Perché una [[guerra]] sia giusta sono necessarie tre cose: la prima, l'autorità del sovrano; la seconda, una giusta causa; la terza una giusta intenzione.
*Poiché il sentimento della pietà sorge dalle afflizioni degli altri, ed accade anche agli [[animale|animali]] bruti di soffrire dolore, l'affezione della pietà può sorgere nell'uomo anche rispetto alle afflizioni degli animali. Ovviamente, chiunque sia abituato a provare un sentimento di pietà verso gli animali, è per questo motivo più disposto ad un'affezione di pietà verso gli uomini: onde si dice nei [[Libro dei Proverbi|Proverbi]] XII 10: «Il giusto sa curare il suo bestiame, ma le viscere degli empi sono crudeli». E perciò il Signore, vedendo che il popolo ebraico era crudele, per poterlo richiamare alla pietà, volle insegnargli la misericordia anche verso le bestie brute, proibendo che venissero compiuti contro gli animali certi atti che sembrano confinare con la crudeltà. E perciò egli proibì loro di bollire i cuccioli nel latte della madre ([[Deuteronomio|Deut.]] XIV 21), o di mettere la [[museruola]] al bue che trebbia (Deut. XXV 4), o di uccidere gli uccelli vecchi con quelli giovani (Deut. XXII 6,7). (I-II, q. 102, art. 6 ad. 8<ref>Citato in [[Joseph Rickaby]], ''Dei cosiddetti diritti degli animali'', traduzione di Paolo Garavelli, in Tom Regan, Peter Singer, ''[[Diritti animali, obblighi umani]]'', Gruppo Abele, Torino, 1987, pp. 181-182. ISBN 88-7670-097-8</ref>)
*Sembra che l'onesto non s'identifichi col bello.
*Come dice [[Agostino d'Ippona|S. Agostino]]: «Dio, essendo sommamente buono, non permetterebbe in nessun modo che nelle sue opere ci fosse del male, se non fosse tanto potente e tanto buono, da saper trarre [[bene e male|il bene anche dal male]]». Sicché appartiene all'infinita bontà di Dio il permettere che vi siano dei mali per trarne dei beni. (I, q. 2, a. 3)<ref>Da ''La somma teologica'', Edizioni Studio Domenicano, 1985, [https://books.google.it/books?id=fVoDUDGSUREC&pg=PA88 p. 88].</ref>
*Siccome di [[Dio]] non possiamo sapere che cosa è, ma piuttosto che cosa non è, non possiamo indagare come egli sia, ma piuttosto come non sia. (I, 3, Prologo: citato nel ''Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede'')
*Siccome infatti la Grazia non distrugge la natura, ma anzi la perfeziona, la ragione deve servire alla fede, nel modo stesso che l'inclinazione naturale della volontà asseconda la carità. [...] È così che la sacra dottrina utilizza anche l'autorità dei filosofi dove essi con la ragione naturale valsero a conoscere la verità; [...]. Però di questa autorità la sacra dottrina fa uso come di argomenti estranei e probabili; mentre l'autorità della Scrittura canonica si serve come di argomenti propri e rigorosi.
*Essendo gli [[ebrei]] stessi servi della Chiesa, questa può disporre dei loro averi. (II, IIa, q.10, a10<ref>Citato in Walter Peruzzi, ''Il cattolicesimo reale attraverso i testi della Bibbia, dei papi, dei dottori della Chiesa, dei concili'', Odradek, Roma, 2008, p. 282.</ref>)
*Il Signore ha creato l'uomo, poi ha voluto creare la donna per dargli un aiuto simile a lui [''audiutorium sibi simile'']. [...] L'aiuto non è per qualsiasi altra opera, come alcuni hanno detto. [...] Infatti, per qualsiasi altra opera un maschio potrebbe essere aiutato più opportunamente da un altro maschio che da una femmina. L'aiuto quindi è per la generazione.
*Uno non può pentirsi veramente di un peccato senza pentirsi degli altri. (III, q. 86, 3)
*Rispetto alla natura particolare la femmina è un essere difettoso e manchevole. Infatti la virtù attiva racchiusa nel seme del maschio tende a produrre un essere perfetto simile a sé, di sesso maschile, e il fatto che ne derivi una femmina può dipendere dalla debolezza della virtù attiva, o da una indisposizione della materia, o da una trasmutazione causata dal di fuori, p. es. dai venti australi, che sono umidi, come dice il Filosofo [''De gen. animal.'' 4, 2]. Rispetto invece alla natura nella sua universalità la femmina non è un essere mancato, ma è espressamente voluto in ordine alla generazione. Ora, l'ordinamento della natura nella sua universalità dipende da Dio, il quale è l'autore universale della natura. Quindi nel creare la natura egli produsse non solo il maschio, ma anche la femmina. (Pars I, Quaest. XCII, Art. I)
:''Ad primum ergo dicendum quod per respectum ad naturam particularem, femina est aliquid deficiens et occasionatum. Quia virtus activa quae est in semine maris, intendit producere sibi simile perfectum, secundum masculinum sexum, sed quod femina generetur, hoc est propter virtutis activae debilitatem, vel propter aliquam materiae indispositionem, vel etiam propter aliquam transmutationem ab extrinseco, puta a ventis Australibus, qui sunt humidi, ut dicitur in libro de Generat. Animal. Sed per comparationem ad naturam universalem, femina non est aliquid occasionatum, sed est de intentione naturae ad opus generationis ordinata. Intentio autem naturae universalis dependet ex Deo, qui est universalis auctor naturae. Et ideo instituendo naturam, non solum marem, sed etiam feminam produxit.''
*Era conveniente che la donna fosse formata dalla costola dell'uomo. Primo, per indicare che tra l'uomo e la donna ci deve essere un vincolo di amore. D'altra parte la donna «non deve dominare sull'uomo» [''1 Tm'' 2, 12], e per questo non fu formata dalla testa. Né deve essere disprezzata dall'uomo come una schiava: perciò non fu formata dai piedi. ([http://books.google.it/books?id=KZ2upLS89bUC&pg=PA833&dq=%22Tommaso+d%27Aquino%22+%22costola%22&client=firefox-a&cd=8#v=onepage&q=&f=false vol. I, articolo 3])
*Quando si dice che l'intemperanza è il vizio più disonorante, s'intende tra i peccati umani […] Ma quei peccati che sorpassano i limiti della natura umana sono ancora più disonoranti. Tuttavia anche questi sembrano ridursi per eccesso al genere dell'intemperanza: il fatto, per esempio, di mangiare carne umana, o nel coito bestiale od [[omosessualità | omosessuale]]. (IIa-q.CXVII, a.4)
*S'impedirebbe molto di ciò che è utile se tutti i [[peccato|peccati]] fossero severamente vietati.<ref>Citato in Nicola Porro, ''La disuguaglianza fa bene'', Milano, Ed. Il Giornale, 2016, p. 261. ISSN 977-802102345-2</ref>
:''Multae utilitates impedirentur si omnia peccata districte prohibentur.''
===''Il Preziosissimo Sangue del Redentore''===
*L'uomo fu liberato dal potere del demonio mediante la passione di Cristo in quanto la passione causò la remissione dei peccati...la passione di Cristo ci ha liberati dal potere del demonio in quanto ci ha riconciliati con Dio. E [[Sant'Agostino]] sostiene: "Il [[demonio ]]fu vinto dalla giustizia di Cristo: poiché non avendo trovato in lui nulla che fosse degno di morte, tuttavia lo uccise". Però anche ora, col permesso di Dio, il demonio può tentare gli uomini nell'[[anima]] e vessarli nel corpo; ma con la [[Passione di Gesù|Passione di Cristo]] è stato preparato per l'uomo un rimedio con cui egli si può difendere dagli assalti del nemico, in modo da non essere trascinato alla morte eterna.<ref>Questione 49, art. 2: "Gli effetti della passione di Cristo", da La Somma Teologica, Terza parte, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 1997; citato in [http://www.ifiglidellaluce.it/i-figli-della-luce-vincere-il-demonio.html ''Vincere il demonio''], ''ifiglidellaluce.it''.</ref>
===''Gli angeli''===
; Angelo custode, dalla nascita
*Come [[Origene]] [In Mt tract. 13] riferisce, ci sono in proposito due opinioni. Alcuni dicevano che l'angelo custode è assegnato all'uomo al momento del battesimo, altri invece al momento della nascita. [[San Girolamo|S. Girolamo]] difende la seconda opinione, e con ragione. Infatti i benefici largiti da Dio all'uomo in quanto cristiano hanno inizio dal momento del battesimo, p. es. la ricezione dell'[[Eucaristia]] e altre cose del genere. Invece le cose che Dio nella sua provvidenza concede all'uomo in quanto ha un'[[anima e corpo|anima]] razionale gli vengono concesse fin dal momento in cui, con la nascita, egli entra in possesso di tale natura. Ora, la custodia degli angeli è un beneficio di questo genere, come risulta chiaro dalle cose dette sopra [aa. 1, 4]. Quindi l'uomo ha un angelo deputato alla sua custodia dal momento della nascita. (''Quaestio 113, articolo 6''<ref>Citato in Tito Centi O.P., A. Zelio Belloni O.P., [http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/1225-1274,_Thomas_Aquinas,_Summa_Theologiae_(p_Centi_Curante),_IT.pdf ''Somma teologica. Nuova edizione italiana''], ''Documentacatholicaomnia.eu'', 2009, p. 1066.</ref>)
*Come abbiamo già spiegato [a. 2, ad 1], la custodia dell'uomo si attua in due forme. Primo, in forma individuale, secondo che a ogni singolo uomo è assegnato un particolare angelo custode. E la custodia in questa forma spetta agli angeli dell'infimo ordine, incaricati, come insegna S. Gregorio [l. cit.], di «annunziare le cose di minore importanza»: ora, fra tutti gli uffici angelici il minimo Pare appunto quello di prendersi cura di quanto interessa la salvezza di un solo individuo. — Secondo, in forma universale. E questa varia secondo i diversi ordini, poiché una causa è tanto più alta quanto più è universale. Per conseguenza la custodia delle collettività umane spetta all'ordine dei Principati, o forse agli [[Arcangelo|Arcangeli]], il cui nome significa Angeli Prìncipi: per cui anche Michele, che è un Arcangelo, viene detto in [[Libro di Daniele|Daniele]] [10, 13] «uno dei prìncipi». Salendo, vengono poi le Virtù, che esercitano la custodia su tutte le nature corporee. Salendo ancora vengono le Potestà, che stanno a guardia dei demoni. Da ultimo poi vengono i Principati, che secondo [[Gregorio di Nissa|S. Gregorio]] [l. cit.] fanno da custodi agli spiriti buoni. (''Quaestio 13, art. 3'', p. 1064)
*La virtù di qualsiasi essere corporeo è più ristretta di quella di una sostanza spirituale: poiché ogni forma corporea viene resa individuale dalla materia e determinata alle condizioni del tempo e dello spazio, mentre le [[forma|forme]] immateriali sono sciolte da queste condizioni, e intelligibili. Per conseguenza come gli angeli inferiori, che hanno forme intenzionali meno universali, sono governati per mezzo di quelli superiori, così tutti i corpi sono governati per mezzo degli angeli. — E questa è la sentenza non solo dei santi Dottori, ma anche di tutti i filosofi che hanno ammesso l'esistenza delle sostanze immateriali. [...] ebbene gli angeli possano operare qualcosa fuori dell'[[ordine e disordine|ordine della natura materiale]], non possono tuttavia trascendere l'ordine di tutto il creato: che è quanto propriamente si esige per il vero miracolo, come si è detto [nel corpo].
; Illuminazione e miracolo
* Gli angeli con la loro attività esterna servono principalmente Dio, e secondariamente noi uomini. E ci servono non perché siamo più grandi di loro, semplicemente parlando, ma perché un uomo, o un angelo qualsiasi, in quanto con l'adesione a Dio diventa un solo spirito con lui, è superiore a ogni altra [[creatura]]. Per cui l‘Apostolo [Fil 2, 3]<ref>Da [https://www.maranatha.it/Bibbia/6-LettereSanPaolo/57-FilippesiPage.htm ''Lettera ai Filippesi: capitolo 2, verso 3''], ''Maranatha.it'', traduzione C.E.I. del 1974.</ref> comanda che «ciascuno ritenga gli altri superiori a se stesso». (''Quaestio 112, articolo 1'', p. 1055)
*Nei divini ministeri vi sono molti gradi. Nulla quindi impedisce che anche angeli disuguali siano inviati in ministero; però ai ministeri più alti sono deputati gli angeli superiori, e a quelli più bassi gli angeli inferiori. (''Quaestio 112, a. 2'', p. 1057)
*Per operare il bene si richiedono due cose. Primo, che l'affetto sia inclinato al bene: e in noi ciò si compie mediante l'abito delle [[virtù]] morali. Secondo, che la ragione trovi la via giusta per operare l'atto virtuoso: e questo è il compito che il [[Aristotele#Etica Nicomachea|Filosofo]] [Ethic. 6, 12<ref>{{cfr}} Aristotele, [https://archive.org/details/ClassiciDellaFilosofiaAristoteleACuraDiLuciaCaianiEtiche.EticaEudemea.EticaNicom/page/n361 ''Etica Nicomachea'', Libro VI, 12], a cura di Lucia Caiani, UTET, 1996, pp. 359-360. ISBN 88-02-049942-4</ref> assegna alla [[prudenza]]. Per quanto dunque riguarda la prima cosa, Dio custodisce l'uomo direttamente, infondendogli la [[grazia divina|grazia]] e le virtù. Per quanto invece riguarda la seconda, Dio custodisce l'uomo quale supremo maestro, ma il suo insegnamento, come si è visto [q. 111, a. 1], perviene all'uomo attraverso gli angeli. Come l'uomo si discosta dalla naturale inclinazione verso il bene a causa delle [[passione|passioni]] che spingono al [[peccato]], così si discosta pure dall'ispirazione degli angeli buoni, prodotta da questi invisibilmente in quanto illuminano gli uomini affinché agiscano bene. Quindi il fatto che gli uomini periscano non va imputato alla negligenza degli angeli, ma alla malizia degli uomini. Che poi gli angeli in casi straordinari appaiano talora visibilmente agli uomini proviene da una grazia speciale di Dio: come quando avvengono dei [[miracolo|miracoli]] fuori dell'ordine della natura. (''Quaestio 113, a. 1'', pp. 1060-1061)
*Si è detto sopra [q. 112, a. 3, ad 4] che tutti gli angeli della prima gerarchia sono illuminati immediatamente da Dio su alcune verità, ma che vi sono altre verità intorno alle quali sono illuminati immediatamente da Dio solo gli angeli superiori, che illuminano poi gli inferiori. Ora, la stessa considerazione va fatta riguardo agli ordini inferiori: infatti un angelo di grado infimo è illuminato su alcune verità da un qualche angelo supremo, e su altre dall'angelo che sta immediatamente sopra di lui. E così è possibile che un angelo illumini immediatamente l'uomo e abbia nondimeno sotto di sé altri angeli da lui illuminati. (''Quaestio 113, a. 2'', p. 1063)
; Conoscenza e amore
*Tutte le cose, procedendo dalla volontà di Dio, tendono al bene, ma ciascuna in modo diverso. Alcune infatti hanno soltanto un'inclinazione naturale al bene, senza conoscerlo, come le piante e i corpi inanimati. E questa inclinazione al bene viene chiamata appetito naturale. — Altri esseri invece tendono al bene per averlo in qualche modo conosciuto: non nel senso che conoscano la natura stessa del bene, ma in quanto conoscono qualche bene particolare, come fa il senso che conosce il dolce o il bianco o altre simili cose. E l'inclinazione che accompagna questa conoscenza viene chiamata appetito sensitivo. — Altri esseri infine tendono al bene conoscendo la natura stessa del bene, il che è proprio dell'intelletto. E questi esseri tendono al bene in modo perfettissimo: infatti non tendono al bene solo perché ricevono l'impulso o la direzione da un altro essere, come le realtà non dotate di conoscenza, e neppure tendono soltanto a un bene particolare, come gli esseri che hanno la sola conoscenza sensitiva, ma sono inclinati al bene universale. E questa inclinazione prende il nome di volontà. — Quindi, dato che gli angeli conoscono con l'[[intelletto]] la stessa nozione universale di bene, è evidente che in essi si trova la volontà (''Quaestio 59, a. 1'', p. 638).
*In essi infatti non vi sono le passioni della [[concupiscenza]], o del [[timore]] e dell'[[audacia]], che debbono essere regolate dalla [[temperanza]] e dalla fortezza. Si dice però che in essi è la temperanza in quanto essi moderano i moti della loro volontà secondo le norme della volontà divina. E si pone in essi la fortezza in quanto eseguono con fermezza la volontà divina. Ma tutto ciò avviene per mezzo della volontà, non per mezzo dell'[[ira|irascibile]] e del concupiscibile. (''Quaestio 59, a. 4'', p. 647)
*Si deve perciò concludere che un angelo ama l'altro di dilezione naturale in quanto quest‘ultimo ha la sua stessa natura. Non lo ama invece di dilezione naturale in quanto per altre cose si accorda con lui, o con lui è in disaccordo.. [...] La dilezione naturale ha per oggetto il fine stesso non già nel senso che questo sia il soggetto a cui si vuole il bene, ma piuttosto nel senso che esso è il bene che uno vuole a se stesso, e conseguentemente anche agli altri, in quanto questi formano una cosa sola con lui. E questa dilezione naturale non può venir meno neppure negli stessi angeli cattivi, i quali hanno una dilezione naturale per gli altri angeli in quanto conservano in comune con essi la natura. Li odiano però in quanto differiscono da essi a motivo della [[giustizia]] e dell'[[iniquità]]. (''Quaestio 60, a. 4'', p. 648)
===''Le cinque vie''===
*''Quod Deum esse quinque viis probari potest''.
:Che Dio esiste, si può provare per cinque vie. (I, questione 2, articolo 3)
*{{NDR|Prima via: ''Ex motu''}} [...] tutto ciò che si muove è mosso da un altro. [...] Perché muovere significa trarre qualcosa dalla potenza all'atto; e niente può essere ridotto dalla potenza all'atto se non mediante un essere che è già in atto. [...] È dunque impossibile che sotto il medesimo aspetto, una cosa sia al tempo stesso movente e mossa, cioè che muova sé stessa. [...] Ora, non si può procedere all'infinito, perché altrimenti non vi sarebbe un primo motore, e di conseguenza nessun altro motore, perché i motori intermedi non muovono se non in quanto sono mossi dal primo motore [...]. Dunque è necessario arrivare ad un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso è Dio.
*{{NDR|Seconda via: ''Ex causa''}} [...] in tutte le cause efficienti concatenate la prima è causa dell'intermedia e l'intermedia è causa dell'ultima [...] ora, eliminata la [[causa ed effetto|causa è tolto anche l'effetto]]: se dunque nell'ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neanche l'ultima, né l'intermedia. Ma procedere all'infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente [...]. Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio.
*{{NDR|Terza via: ''Ex possibili et necessario'' o ''Ex contingentia''}} [...] alcune cose nascono e finiscono, il che vuol dire che possono essere e non essere. Ora, è impossibile che cose di tal natura siano sempre state [...]. Se dunque tutte le cose [...] possono non esistere, in un dato momento niente ci fu nella realtà. Ma se questo è vero, anche ora non esisterebbe niente, perché ciò che non esiste, non comincia ad esistere se non per qualcosa che è. [...] Dunque, non tutti gli esseri sono contingenti, ma bisogna che nella realtà vi sia qualche cosa di necessario. [...] negli enti necessari che hanno altrove la causa della loro necessità, non si può procedere all'infinito [...]. Dunque, bisogna concludere all'esistenza di un essere che sia di per sé necessario, e non tragga da altri la propria necessità, ma sia causa di necessità agli altri. E questo tutti dicono Dio.
*{{NDR|Quarta via: ''Ex gradu''}} [...] il grado maggiore o minore si attribuisce alle diverse cose secondo che si accostano di più o di meno ad alcunché di sommo e di assoluto; [...] come dice Aristotele, ciò che è massimo in quanto è vero, è tale anche in quanto ente. Ora, ciò che è massimo in un dato genere, è causa di tutti gli appartenenti a quel genere [...]. Dunque vi è qualche cosa che per tutti gli enti è causa dell'essere, della bontà e di qualsiasi perfezione. E questo chiamiamo Dio.
*{{NDR|Quinta via: ''Ex fine''}} [...] alcune cose, le quali sono prive di conoscenza, cioè i corpi fisici, operano per un fine [...]. Ora, ciò che è privo d'intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo ed intelligente, come la freccia dell'[[arciere]]. Vi è dunque un qualche essere intelligente, dal quale tutte le cose naturali sono ordinate a un fine: e quest'essere chiamiamo Dio.
===''Immacolata Concezione di Maria''===
{{MultiCol}}
'''''Latino'''''<ref>san Tommaso d'Aquino, ''Summa Theologiae'', '''III Sent.''', dist. 3 q.I a.I q.2. Citato in Norberto Del Prado, ''Divus Thomas et Bulla dogmatica "Ineffabilis Deus"'', 1919 (1°ed.ne) , ristampato nel 2018 da Facsimile Publisher, Delhi (IN), ISBN 8888007039405, pag. 17 (di 375)</ref><ref>Citato in Norberto Del Prado, [https://archive.org/details/divusthomasetbul00norb/page/n19 ''Divus Thomas et bulla dogmatica "Ineffabilis Deus"''], ''Internet Archive'', 1919, pp. 9-10. L'edizione riporta l'<nowiki />''imprimatur'' di Frate Leonardus Lehu, Vic. Magistri Generalis O.P.</ref>
<poem>
Ad ''secundum'' dicendum, quod si numquam anima B. Virginis fuisset contagio originalis peccat inquinata, hoc derogaret dignitati Christi, secundum quam est universalis omnium Salvator. Et ideo sub Christo, qui salvari non indiguit, tamquam universalis Salvator, maxima fuit B. Virginis puritas. Nam Christus nullo modo contraxit originale peccatum sed in ipsa suae conceptionis fuit sanctus, secundum illud Luc., I, 35:''«Quod ex te nascetur sanctum, vocabitur filius Dei»''. Sed B. Virgo contraxit quidem originale peccatum, sed ab eo fuit mundatam antequam ex utero nasceretur. Et hoc signatur Job, III, 9, ubi de nocte originalis peccati dicitur: ''«Expectet lucem»'' (id est Christum) ''«et non videat»''; quia ''«nihil inquinatum incurrit in Adam»'', ut dicitur Sap., VII, 25: ''«nec ortum sorgentis autorae»'', id est, B. Virginis, quae in suo ortu a peccato originalis fuit immunis.
<br />
Ad ''tertium'' dicendum, quod licet Romana Ecclesia conceptionem, B. Virginis non celebret, tollerat tamen consuetudinem aliquarum Ecclesiarum illud festum celebrantium. Unde talis celebritas non est totaliter reprobanda. Nec tamen per hoc quod festum Conceptionis celebratur, datum est intellegi quod in sua conceptione fuerit sancta; sed quia quo tempore sanctificata fuerit ignoratur, celebratur festum sanctificationis eius potius conceptionis in die Coceptionis ipsius.
<br />
Ad ''quartum'' dicendum, quod duplex est sanctificatio: una quidem totius naturae, imquantum scilicet tota natura humana ab omni corruptione culpae et poenae liberatur; et haec erit in resurrectione. Alia vero est sanctificatio personalis, quae non transit in prolem carnaliter genitam, quia talis sanctificatio non respicit carnem, sed mentem. Et ideo etsi parentes beatae Virginis fuerint mundati a peccato originali, nihilominus beata Virgo a peccato originale contraxit, cum fuerit concepta secundum carnis concupiscendam ex commixtione maris et feminae. Dicit enim Augustinus: ''«Omnem, quae de concubitu nascitur, carnem esse peccati»''.
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'''''Italiano'''''<ref>Citato in padre Tito S. Centi, padre Angelo Z. Belloni, [http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/1225-1274,_Thomas_Aquinas,_Summa_Theologiae_(p_Centi_Curante),_IT.pdf ''Somma Teologica. Nuova edizione italiana''], ''Documentacatholicaomnia.eu'', Fiseole, 2009, p. 2389.</ref>
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2. Se l‘anima della Beata Vergine non fosse stata mai contagiata dal peccato originale, Cristo perderebbe la dignità di essere il Salvatore universale di tutti. Perciò la purezza della Beata Vergine fu la più grande, ma al di sotto di quella di Cristo, che in qualità di Salvatore universale non aveva bisogno di essere salvato. Cristo infatti non contrasse in alcun modo il peccato originale, ma fu santo nella sua stessa concezione, secondo le parole evangeliche [Lc 1, 35]: «Il santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio». Al contrario la Beata Vergine contrasse il peccato originale, ma ne fu mondata prima di uscire dal seno materno. Al che si possono applicare le parole di Giobbe, là dove dice [3, 9] che la notte del peccato originale «aspetterà la luce», cioè Cristo, «e non vedrà neppure il sorgere dell‘aurora», cioè della Beata Vergine, che alla sua nascita era immune dal peccato originale (poiché, come si legge [Sap 7, 25], «nulla di contaminato si infiltrò in lei»).
<br />
3. La Chiesa Romana, sebbene non celebri «la concezione della Beata Vergine», tuttavia tollera la consuetudine di alcune chiese di celebrare tale festa. Per cui tale celebrazione non è da riprovarsi completamente. In ogni modo la celebrazione di questa festa non autorizza a pensare che la Vergine sia stata santa nel suo concepimento. Ignorandosi infatti il momento della sua santificazione, questa viene celebrata nel giorno del suo concepimento.
<br />
4. C'è una duplice santificazione. Una di tutta la natura umana, mediante la liberazione da ogni male di colpa e di pena. E ciò avverrà nella risurrezione finale. - L‘altra è la santificazione personale. E questa non si trasmette alla prole per generazione carnale, poiché non riguarda il corpo, ma l‘anima. Sebbene quindi i genitori della Beata Vergine ne fossero stati mondati, nondimeno la Beata Vergine contrasse il peccato originale, essendo stata concepita per concupiscenza carnale e per l‘unione tra un uomo e una donna: poiché, come dice S. Agostino [De nuptiis et concup. 1, 12], «la carne che nasce dal rapporto carnale è tutta carne di peccato».
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===''Omicidio, caccia e pena di morte''===
*[...] diciamo che vi è un doppio ordine di natura. Il primo è l'ordine genetico o cronologico, e in esso hanno una priorità gli esseri imperfetti e potenziali. I dati più universali sono quindi anteriori secondo la natura, stando a questa considerazione: e ciò risulta chiaramente nella generazione umana e in quella degli animali, poiché secondo Aristotele [De anima 2, 3] «prima è generato l‘animale e poi l‘uomo». Il secondo è l'ordine di perfezione, o di finalità naturale: quello cioè per cui l'atto, assolutamente parlando, è per sua natura prima della potenza, e il perfetto è prima dell'imperfetto. E in base a tale ordine i dati meno universali hanno una precedenza su quelli più universali: l'uomo, p. es., ha la precedenza sull'animale, poiché lo scopo a cui tende la natura non è la generazione dell'animale, ma quella dell'uomo. (ST ''I'', q. 85, a. 3)
*L'omicidio è peccato perché con esso un uomo viene privato della vita. Ma la vita è comune a tutte le piante e a tutti gli animali. Quindi per lo stesso motivo è peccato sopprimere gli animali e le piante. (ST ''II-II'', q. 64, a. 1)
*Come dunque nella generazione dell'uomo abbiamo prima il vivente, poi l'animale e finalmente l'uomo, così gli esseri che sono solo viventi, ossia le piante, sono fatte ordinariamente per gli animali, e gli animali sono fatti per l'uomo, [...] come il [[Aristotele|Filosofo]] stesso dimostra [Polit. 1, 3]. È lecito sopprimere le piante a uso degli animali, e gli animali a uso dell'uomo in forza dell'[[ordine]] stesso stabilito da Dio [Gen 1, 29 s.]: «Ecco che io ho dato come cibo a voi e a tutti gli animali ogni erba e ogni albero da frutto». E altrove [Gen 9, 3] si legge: «Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo». Analisi delle obiezioni: 1. Secondo l'ordine stabilito da Dio, la vita degli animali e delle piante non viene conservata per se stessa, ma per l'uomo.
*Chi uccide il bue di un altro non pecca perché uccide un bue, ma perché danneggia un uomo nei suoi averi. Per cui questo fatto non è elencato tra i peccati di omicidio, ma tra quelli di [[furto]] o di rapina.
*È lecito uccidere gli animali bruti in quanto essi sono ordinati per natura all'utilità dell'uomo, come le cose imperfette sono ordinate a quelle perfette. Ora, qualsiasi parte è ordinata al tutto come l'imperfetto al perfetto. E così la parte è per natura subordinata al tutto.
*Qualora lo esiga la salute di tutto il corpo, si ricorre lodevolmente e salutarmente al taglio di un membro putrido e cancrenoso. Ora, ciascun individuo sta a tutta la comunità come una parte sta al tutto.<ref>{{NDR|[[proporzioni|Proporzione]]}}</ref> Quindi se un uomo con i suoi peccati è pericoloso e disgregativo per la collettività, è cosa lodevole e salutare sopprimerlo, per la conservazione del bene comune; infatti, come dice S. Paolo [1 Cor 5, 6], «un po‘ di lievito fa fermentare tutta la pasta». (ST ''II-II'', q. 64, a. 2)
*Il Signore comanda di tollerare l'esistenza dei malvagi, rinviandone il castigo all'[[Giudizio universale|ultimo giudizio]], piuttosto che uccidere con essi anche i buoni. - Quando invece la loro uccisione non costituisce un pericolo, ma è piuttosto una difesa e uno scampo per i buoni, allora è lecito uccidere i malvagi.
*Col peccato l'uomo abbandona l'ordine della ragione: egli perciò decade dalla dignità umana, che consiste nell'essere liberi e nell'esistere per se stessi, finendo in qualche modo nell'asservimento delle bestie, che implica la subordinazione all'altrui vantaggio.
*È lecito uccidere un malfattore in quanto la sua uccisione è ordinata alla salvezza di tutta la collettività. Ciò quindi spetta soltanto a colui al quale è affidata la cura della sicurezza collettiva: come spetta al medico, a cui è stata affidata la cura di tutto l'organismo, il procedere al taglio di un membro malato. (ST ''II-II'', q. 64, a. 3)
==Citazioni su Tommaso d'Aquino==
*{{NDR|In [[Paradiso]]}} Lassù c'è san Tommaso, santo così flemmatico che, se un bue fosse entrato nella sua stanza, avrebbe continuato a studiare; e c'è anche san [[Giovanni Eudes]], che si sentiva bollire d'ira al solo vedere un eretico. C'è [[Francesco di Sales]], il santo delle belle maniere, artista nel parlare e nello scrivere; e c'è il [[Curato D'Ars]], campione dei colpi di disciplina sulla propria schiena e delle patate mangiate colla muffa dopo una settimana dalla cottura. ([[Albino Luciani]])
*La visione teologica di Tommaso d'Aquino è allo stesso tempo contrassegnata da un'ovvia ecclesialità e da una sovrana apertura e libertà: ambedue vanno certamente assieme, ed è cosa tipica della cristianità medioevale. ([[Christoph Schönborn]])
*Nato di nobile famiglia napolitana, a cinque anni fu messo in educazione presso i Benedettini di Monte Cassino. Volendo poscia consacrarsi a Dio nell'ordine dei predicatori, i congiunti per impedirnelo il chiusero in una prigione; ove tentato gravemente da ribalde persone ad offendere la castità, ne riuscì vincitore dando mano a un tizzone acceso. Uscito poscia dal carcere e andato a Parigi, studiò teologia sotto il celebre [[Alberto Magno]]. ([[Giovanni Bosco]])
*Per lui {{NDR|[[Duns Scoto]]}}, [[Enrico di Gand]] era più importante di Tommaso d'Aquino; per noi, e in sé, è vero il contrario. ([[Étienne Gilson]])
*Reca una somma maraviglia il vedere come mai quest'uomo distratto in tanti viaggi, occupato sempre negli esercizj della cattedra, e costantemente applicato alle opere di pietà, ed agli obblighi della sua professione, non essendo vissuto che 50 anni; pur nondimeno avesse potuto leggere un quasi infinito numero di scrittori sacri e profani, ne avesse saputo tanto sublimemente analizzare lo spirito, e disporne le dottrine con quella sua cotanto ammirabile precisione e chiarezza. ([[Francesco Colangelo]])
*Una volta, stando in Napoli, l'immagine di Gesù C. crocifisso gli parlò e disse: «Tommaso, scrivesti bene di me: qual mercede vuoi tu avere?» Rispose: «Non altra che te stesso, o mio Dio.»<br>Sedendo un giorno a mensa con [[Luigi IX di Francia|s. Luigi re di Francia]], e ripassando in mente un punto di teologia, trovatane ad un tratto la soluzione, batté sulla tavola dicendo: «Questo è argomento, che abbatte l'eresia di Manete.» Avvertito dal suo superiore a badare che era in presenza del re, ne dimandò umile perdono; ma quel principe chiamò tosto un segretario, cui ordinò di scrivere i concetti del santo dottore. ([[Giovanni Bosco]])
*Unde avete del glorioso Tomaso d'Aquino (che la scienzia sua egli ebbe più per studio d'orazione ed elevazione di mente e lume d'intellecto, che per studio umano), el quale fu uno lume che Io {{NDR|Dio}} ho messo nel corpo mistico della sancta Chiesa, spegnendo le tenebre de l'errore. ([[Caterina da Siena]])
===[[Ernesto Buonaiuti]]===
*Chi voglia, in rapide linee, circoscrivere la posizione di San Tommaso nella traiettoria del pensiero cattolico; chi miri a scoprire nella sua essenza più intima, la originale sagoma del pensatore e del mistico, che la chiesa Romana ha proclamato antesignano e realizzatore perfetto della sua migliore apologetica; non deve tanto riprodurre pedissequamente il ciclo delle sue catene argomentative, deve piuttosto indagare le posizioni nelle quali la sua intelligenza formidabile e la sua fede hanno compiuto l'innesto della metafisica [[Aristotele|aristotelica]] sulla rivelazione [[Nuovo Testamento|neotestamentaria]]. Perché appunto S. Tommaso sta a segnare nella storia del pensiero religioso una data di un'importanza che non è possibile esagerare, per il fatto che in lui [[ragione]] e [[fede]] hanno celebrato un connubio la cui fecondità è pari alla sua profonda ed integrale compenetrazione.
*Dio! San Tommaso lo presenta così fin da quando, sulle orme della psicologia aristotelica, si accinge a formulare la sua misurata soluzione del problema del vero. Sospinto da quel bisogno che fin dall'inizio del secolo XII si era fatto sentire nell'ambito del pensiero cristiano, e che tendeva ansiosamente alla determinazione di una dimostrazione razionale del divino, l'Angelico viene automaticamente apprestando i coefficienti logici e metafisici della sua [[teodicea]], tutta sostenuta dai contrafforti di una [[gnoseologia]] realistica, a norma della quale l'intelligenza umana è riconosciuta atta a scoprire nelle cose il meccanismo causale che attinge la sua verità dalla sua eterna adeguazione agli schemi iniziali della intelligenza creatrice. Ma c'è da domandarsi se tutta la sua speculazione<ref>Nel testo "specuzione".</ref> non soggiace all'azione recondita della fede di cui si costituisce apologeta: se anche per lui non vale l'assioma che per cercar Dio, occorre averlo già trovato.
*L'unica via [...] per riuscire a scolpire efficacemente il profilo dell'Angelico è quella che miri a cogliere la saldatura felice ch'egli ha compiuto della indagine speculativa con il palpito della credenza mistica, nell'ambito dei problemi in cui si connettono e verso cui si appuntano così il compito della filosofia come l'anelito della fede: l'essere e le sue categorie; la dimostrazione di Dio; la natura di Dio; l'idea di Dio nello sviluppo dell'umano pensiero; il divino e umano nell'azione libera.
===[[Mariano Cordovani]]===
*L'Angelico<ref>Tradizionale epiteto di Tommaso.</ref> trascura le questioni secondarie per attenersi alle centrali; e di queste vuol vedere la radice senza divagamenti, senza farragine di eloquenza, cercando il perché, la ragione delle cose.
*È noto il giudizio, spesso ripetuto, che Tommaso è l'[[Aristotele|{{sic|Aristotile}}]] cristiano, [[Bonaventura da Bagnoregio|Bonaventura]] il secondo [[Agostino d'Ippona|Agostino]]. Questo giudizio non deve essere esagerato: i due santi si completano e si uniscono nel modo più bello. Tommaso è l'Angelo della scuola, Bonaventura il Maestro della vita attiva. Tommaso illumina la mente, Bonaventura eleva il cuore, proprio come si distinguono le scuole dei due Ordini. La filosofia dei Domenicani accorda la superiorità alla mente, la scuola dei Francescani alla volontà; queste diverse vedute spesso si rivelano e sono messe in valore negli scritti dei due Dottori, nelle speculazioni teologiche e nelle questioni pratiche.
*La causa di S. Tommaso si identifica con quella della Chiesa. Quando si attacca l'Angelico, si avverta o no, si colpisce la Chiesa; e quando si vuole puntare contro la Chiesa, senza farlo apparire, il bersaglio preferito è S. Tommaso d'Aquino e la sua filosofia.
*La genialità dell'opera scientifica di S. Tommaso deve riconoscersi nel fatto che nessuno come lui ha tenuto conto dell'esigenze critiche della ragione nell'atto di credere; e nessuno ha dimostrato meglio l'elemento razionale della fede nell'atto di vendicarne la trascendenza soprannaturale. Come un sapiente architetto ha costruito l'edificio della sapienza cristiana con tutta la forza della ragione, e con tutto l'ossequio della fede, perché dell'insegnamento e della scienza ebbe un concetto altissimo.
*S. Tommaso è più sobrio, più laconico; S. Bonaventura fecondo e prolisso. L'Aquinate preferisce il senso naturale e schietto delle parole; l'amico suo ama la metafora e le figure che rivestono fantasticamente il pensiero. L'Angelico resta il professore con la trasparenza di un pensiero e di un concetto che ritraggono le cose per quello che sono; il dottore di Bagnorea è il mistico che anche in una discussione scientifica mira a suscitare gli affetti ed è sempre un po' oratore.
===[[Raimondo Spiazzi]]===
*Chi conosce San Tommaso ed è abituato a gustarne la sostanza di verità, la limpidezza di raziocinio, la precisione di metodo, e persino il «discreto latino» (come diceva [[Dante Alighieri|Dante]]), che ha presente la magnifica architettura intellettuale rappresentata soprattutto dalla ''Summa'' [...], non può non considerare con malinconia il fatto del rinnegamento di San Tommaso da parte dei pensatori italiani e le loro conseguenti aberrazioni dal filone d'oro della tradizione filosofica ellenico-latina.
*Contro l'attuale eclissi dei valori morali e la sopraffazione della persona umana che ne deriva in un mondo dominato da relativismo morale, San Tommaso indica nella coscienza come norma dell'azione la via del riscatto dell'uomo dalle potenze del secolo e della vittoria sulla tecnocrazia, sul materialismo, sulla statolatria, che negando la coscienza, hanno soffocato o asservito la persona umana.
*Egli non fu né tradizionalista né razionalisteggiante; non si lasciò affascinare da soggettivismi intuizionistici né ridusse la vita intellettuale a cerebralismo; difese la ragione contro coloro che accentuandone la debolezza volevano dedurre l'impossibilità o il pericolo di una filosofia relativamente autonoma, ma fu egualmente deciso e forte nell'affermare la trascendenza della fede e l'altezza infinita dei misteri rivelati; ebbe una spiccata preferenza per [[Aristotele]], proprio a causa della sua fedeltà ai dati più evidenti della ragione e del buon senso, ma non ne diventò un idolatra fino al punto di confondere con un sistema filosofico una religione divina.
*Non sono mancati grandi pensatori italiani. Ricordiamo soprattutto [[Giambattista Vico|Vico]] e, nel suo campo, [[Galileo Galilei|Galilei]]. Ma quando si pensa che, anche più di costoro, dalle cattedre dello Stato venivano proclamati come numi del pensiero [[Giordano Bruno]], [[Niccolò Machiavelli|{{sic|Nicolò}} Machiavelli]], [[Roberto Ardigò|Ardigò]] e molti altri anche recenti e viventi, dei quali si può dire che il titolo più valido per essere ricordati è quello di aver fatto epoca nella storia dello smarrimento intellettuale, ci si domanda che cosa abbiamo guadagnato, noi italiani, nel pensiero e nella vita, ad abbandonare e a bandire ostinatamente un pensatore {{NDR|Tommaso d'Aquino}} autenticamente nostro [...]; e quale insipienza ci abbia condotti a rinnegare un genio eccelso che, insieme con Dante (che di lui si alimenta), ci dava un primato insuperabile e una influenza insopprimibile nel mondo del pensiero.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*''Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica'', Libreria Editrice Vaticana.
*''Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede'', a cura di G. Tanzella-Nitti e A. Strumia, Città Nuova Editrice, Roma 2002.
==Filmografia==
*''[[Tommaso d'Aquino (film)|Tommaso d'Aquino]]'' (1975)
==Altri progetti==
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===Opere===
{{Pedia|Summa Theologiae||(1265–1274)}}
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[[Categoria:Domenicani italiani]]
[[Categoria:Dottori della Chiesa cattolica]]
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[[Categoria:Scolastici]]
[[Categoria:Teologi italiani]]
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Marcello Lippi
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[[File:Marcello Lippi by Martina De Siervo - International Journalism Festival 2010.jpg|thumb|Marcello Lippi nel 2010]]
'''Marcello Lippi''' (1948 – vivente), allenatore di calcio ed ex calciatore italiano.
==Citazioni di Marcello Lippi==
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} A conclusione di una straordinaria esperienza professionale ed umana, vissuta alla guida di un eccezionale gruppo di calciatori e con la collaborazione di uno staff di prima qualità, ritengo esaurito il mio ruolo alla guida della Nazionale italiana.<ref>Citato in ''[http://www.repubblica.it/2006/07/speciale/mondiali/servizi/lippi-lascia/lippi-lascia/lippi-lascia.html Nazionale, è ufficiale: Lippi lascia. "Esperienza straordinaria, ma è finita"]'', ''repubblica.it'', 12 luglio 2006.</ref>
*{{NDR|Sulla [[rivalità calcistica Juventus-Napoli]]}} A Torino c'è la cultura della vittoria unita al temperamento riservato del piemontese. A Napoli c'è il contagioso entusiasmo che scorre per le strade della città.<ref>Citato in Franco Ordine, ''[http://www.ilgiornale.it/news/sport/higuain-c-bar-io-dico-ancora-juve-1222418.html "Higuain & C. come il Barça. Ma io dico ancora Juve"]'', ''ilgiornale.it'', 10 febbraio 2016.</ref>
*Alla Juventus gli anni più belli della mia vita professionale, persone fantastiche, risultati fantastici...<ref>Da ''[https://www.juventus.com/it/agnelli100 Agnelli 100]'', ''juventus.com'', 24 luglio 2023.</ref>
*Con [[Roberto Baggio]] non ho mai avuto una discussione. Per un motivo semplice: non l'ho mai considerato importante a livello umano. {{NDR|17 novembre 2001}}<ref>Citato in ''Ipse Dixit'', ''Calcio 2000'' nº 49, gennaio 2002, p. 194.</ref>
*{{NDR|Su [[Gianluca Zambrotta]]}} Dopo i [[Campionato mondiale di calcio|Mondiali]] del 2002 in [[Giappone]] e [[Corea del Sud|Corea]], Gianluca tornò a casa {{NDR|alla [[Juventus Football Club|Juventus]]}} con un grosso problema muscolare all'adduttore, al limite dell'intervento chirurgico, si ipotizzava una assenza di parecchi mesi. Comprammo dal [[Hellas Verona Football Club|Verona]] [[Mauro Germán Camoranesi|Camoranesi]], rivelatosi poi un ottimo acquisto. Con la consueta tenacia e determinazione Gianluca guarì molto prima del previsto. E io mi ritrovai con un piacevolissimo problema: due grandi calciatori per un ruolo. Decisi che i grandi calciatori devono giocare sempre, anche a costo di cambiare ruolo. Proposi a Gianluca di provare a giocare difensore esterno a sinistra, dicendogli che a mio parere aveva le caratteristiche perfette per quel ruolo, e che probabilmente per lui si prospettava un brillante futuro in [[Nazionale di calcio dell'Italia|Nazionale]], visto l'imminente ritiro di [[Paolo Maldini|Maldini]]. Gianluca accettò con entusiasmo e convinzione e si mise a lavorare intensamente sul campo. In poco tempo calciava e crossava quasi meglio di sinistro che di destro: grazie alle sue capacità e al suo carattere è diventato uno dei migliori difensori esterni del mondo, in quel ruolo, sia a sinistra che a destra.<ref>Da ''Una vita da terzino''.</ref>
*{{NDR|Sulla [[finale del campionato mondiale di calcio 2006]]}} È stata una gara particolare{{NDR|:}} pronti, via, e loro hanno segnato su un rigore che non ho avuto modo di rivedere, quindi non vi so dire se c'era o meno. Noi siamo stati bravi ad avere una splendida reazione con il gol di Materazzi e la traversa di Toni. Poi nel secondo tempo siamo calati e abbiamo sofferto. È per questo che ho tolto Totti. Lui non è ancora al massimo della condizione e ha pagato i 120 minuti disputati con la Germania, non gli riuscivano le sue giocate. A determinare il calo è stato anche il fatto che gli infortuni ci hanno obbligato a giocare dietro sempre con gli stessi uomini.<ref>Citato in Velario Gualerzi, ''[https://www.repubblica.it/2006/07/speciale/mondiali/servizi/lippi-dopo-vittoria/lippi-dopo-vittoria/lippi-dopo-vittoria.html Lippi felice, dedica vittoria alla famiglia – "Primo pensiero a Buffon e Cannavaro"]'', ''repubblica.it'', 10 luglio 2006.</ref>
*Giocare nella [[Juventus Football Club|Juventus]] significa non accontentarsi mai. Vinto lo scudetto? Bene, c'è la Champions. Vinta la Champions? Bene, c'è l'Intercontinentale. Vinta l'Intercontinentale? Bene, c'è da rivincere lo scudetto. C'è sempre poco tempo per festeggiare.<ref>Citato in ''Storiche citazioni di juventini veri'' – ''Tuttosport'', edizione impresa, 2 dicembre 2009.</ref>
*Ho visto la sua finale in tv da Ginevra tutta, dal primo punto fino al trionfo. D'ora in poi sarà il nostro simbolo. Quattro anni fa dissi che ci saremmo ispirati all'oro olimpico del Setterosa, oggi a entusiasmarci è la [[Francesca Schiavone|Schiavone]]: lo leggo come simbolo per l'Italia. Grinta, passione, classe e cuore. D'ora in avanti è lei l'immagine del nostro Mondiale! <ref>Citato in ''[http://www.ilsole24ore.com/art/dossier/2010-06-09/italia-lippi-come-schiavone-131200.shtml?uuid=AYPksDxB Italia, Lippi: "Noi come la Schiavone"]'', ''ilsole24ore.com'', 9 giugno 2010.</ref>
*Io a casa ho un foglietto [...] sul quale c'è la definizione di cos'è una [[squadra di calcio]], intesa come gruppo. Ogni anno, dovunque vada ad allenare, faccio le fotocopie e le passo ai giocatori... e lo faccio subito, il primo giorno. Sul foglietto, parola più, parola meno, c'è scritto che se un giocatore all'interno del gruppo non si sente la prima donna, se si rispecchia nel lavoro degli altri, si mette a disposizione degli altri, se non sente la necessità di essere considerato il campione o il super-divo, allora tutto il gruppo è destinato ad avere un buon successo. [...] Per quanto attiene invece ai rapporti personali, chi guida un gruppo non si può permettere di dare la sensazione che uno gli stia più o meno simpatico. È chiaro comunque, ed è evidente, che poi un certo tipo di rapporti si instaurano naturalmente. A chi ti è simpatico ti rivolgi in un modo, a chi lo è un po' meno in un altro. Comunque sia, credo che la cosa più importante sia quella di non bleffare mai, di essere sempre se stessi. Bisogna essere leali nei rapporti, se non mi piace una cosa la dico, ma anche loro devono dirla. Non si può girare intorno alle cose altrimenti si finisce per costruire un rapporto falso. A costo anche [...] di chiudersi in una stanza e fare a cazzotti, ma le cose vanno sempre ben definite, chiarite.<ref>Da ''Hurrà Juventus'', luglio 1995; citato in ''[https://www.juventus.com/it/news/articoli/hurra-racconta-la-festa-di-trent-anni-fa Hurrà racconta {{!}} La festa di trent'anni fa]'', ''juventus.com'', 21 maggio 2025.</ref>
*L'[[allenatore]] è una guida forte, sicura. Non è importante che sia simpatico. Deve dare la sensazione ai giocatori di portarli a raggiungere l'obiettivo.<ref>Citato in Lorenzo Marucci, ''[https://www.tuttomercatoweb.com/serie-a/tmw-lippi-l-allenatore-deve-entrare-nella-testa-dei-giocatori-e-se-hai-quelli-forti-vinci-1408099 Lippi: "L'allenatore deve entrare nella testa dei giocatori. E se hai quelli forti vinci"]'', ''tuttomercatoweb.com'', 16 luglio 2020.</ref>
*La forza della Juventus è che quando vinci una partita, per quanto importante, per quanto bella, per quanto spettacolare, il giorno dopo viene cancellata e si pensa sempre a quella successiva. All'inizio è frustrante, ma poi capisci che è il segreto del successo.<ref>Citato in Guido Vaciago, ''[http://www.tuttosport.com/calcio/serie_a/juventus/2014/03/17-288851/Juve+stuzzicata+nell%27orgoglio.+%22Ci+danno+per+eliminati...%22 Juve stuzzicata nell'orgoglio. "Ci danno per eliminati..."]'', ''tuttosport.com'', 17 marzo 2014.</ref>
*{{NDR|Dopo la vittoria della Champions League nel 1996}} La gioia dello scudetto l'avevo sentita solo mia, perché gli juventini ne avevano già vinti 22 e io neanche uno. Invece questa Coppa la sento comune, di tutti i tifosi che la aspettavano da tempo. Era importante anche l'altra, non fraintendetemi, ma penso che i tifosi godano di più per questa, anche perché è stata generata da una grande partita.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/maggio/23/Questa_squadra_vinto_tutto__co_8_960523719.shtml "Questa squadra ha vinto tutto"]'', ''Corriere della Sera'', 23 maggio 1996.</ref>
*La [[Nazionale di calcio dell'Italia|Nazionale]] e la [[Juventus Football Club|Juventus]] sono state due grandi storie d'amore nella mia vita di allenatore.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20080607065154/http://www.goal.com/it/Articolo.aspx?ContenutoId=720162 Ricordate il Capello "Mai alla Juve"? Lippi reinterpreta il giuramento: Mai al Milan! Intanto potrebbe andare a Londra con il Pelato come interprete...]'', ''goal.com'', 2 giugno 2008.</ref>
*La [[tessera del tifoso]] in trasferta non mi piace. È una cosa che ghettizza. Anche se sono il ct della Nazionale, dico sinceramente che, a caldo, questo strumento non mi convince. A sentire l'espressione "scheda del tifoso" mi viene da pensare ai supporter che il sabato sera sono a cena e hanno in mente di andare a vedere la partita il giorno dopo a Milano o a Torino, ma poi non possono farlo perché non hanno la tessera. Diciamo che qualsiasi forma di schedatura non mi piace, tanto meno quella che riguarda i tifosi.<ref name="Davi">Dall'intervista a Klaus Davi per il programma web ''KlausCondicio'', YouTube; citato in ''[http://www.repubblica.it/2009/08/sport/calcio/nazionale/lippi-tessera-tifoso/lippi-tessera-tifoso/lippi-tessera-tifoso.html Lippi boccia la tessera del tifoso "Non mi piace, sa di schedatura"]'', ''repubblica.it'', 26 agosto 2009.</ref>
*Ogni volta che sento l'[[Inno di Mameli]] mi dà una sensazione bellissima, particolare. Non è per forza legata alla vittoria del Mondiale, perché la sentivo anche prima. Le parole, secondo me, sono molto belle e io non vedo per quale motivo si debba sostituire con il Và Pensiero. Bossi ritiene che debba essere cambiato? Non dico che sbagli, ma io, ogni volta che ascolto le prime note, avverto un qualcosa dentro e provo una bellissima sensazione.<ref name="Davi"/>
*[[Andrea Pirlo|Pirlo]] è un leader silenzioso: parla coi piedi.<ref>Citato in ''[http://www.repubblica.it/2005/c/sezioni/sport/calcio/nazionale/pirlo/pirlo/pirlo.html Pirlo l'uomo nuovo: "Ho imparato guardando Baggio"]'', ''repubblica.it'', 29 marzo 2005.</ref>
*[[Davide Santon|Santon]] è un ragazzo, ma ha grande personalità, facilità di gioco e capacità di inserirsi nei meccanismi.<ref>Citato in ''[http://www.inter.it/aas/news/reader?N=44849&L=it Lippi elogia Santon: "È un predestinato"]'', ''inter.it'', 5 giugno 2009.</ref>
*Se fossi il presidente manderei via subito l'allenatore, poi chiamerei i giocatori e li attaccherei tutti al muro e gli darei dei calci in culo a tutti.<ref>Dopo Reggina – Inter 2-1 del 1º ottobre 2000; citato in ''[https://web.archive.org/web/20010723034011/http://www.raisport.rai.it/news/sport/calcio/200010/01/39d76d2d05965/ Lo sfogo di Lippi]'', ''raisport.rai.it''.</ref>
*Se il grande [[campione]] pretende di essere la primadonna, a scapito dei suoi compagni, quel collettivo non avrà successo. Il campione deve mettersi a disposizione.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/maggio/24/Lippi_Lunga_vita_alla_mia_co_0_9605245736.shtml Lippi: "Lunga vita alla mia Juve operaia"]'', ''Corriere della Sera'', 24 maggio 1996.</ref>
*Sono morti vari miei compagni di squadra. Conoscevo Petrini, era un mio coetaneo. Come lui sono scomparsi altri miei ex compagni di squadra, ricordo Saltutti, insieme alla Pistoiese. Quando giocavo nella Sampdoria, era prassi che il massaggiatore ci facesse delle iniezioni, fra le dita ne avevo cinque diverse. "Vitamine", ci dicevano. E tutti le facevano, oppure tutti ingoiavamo le pasticche colorate prima della partita. C'era un abuso di farmaci, pur di giocare con la pubalgia prendevo antinfiammatori ogni giorno e facevo infiltrazioni, finché non mi sentii male e dovetti fermarmi.<ref>Citato in ''[https://www.calciomercato.com/notizie/lippi-si-ci-facevano-punture/299554 Lippi: 'Ci facevano le punture']'', ''calciomercato.com'', 21 aprile 2012.</ref>
*Un gruppo dei migliori giocatori non fa necessariamente la migliore squadra.
:''A group of the best players do not necessarily make for the best team.''<ref>{{en}} Citato in ''[http://www.independent.co.uk/sport/football/news-and-comment/marcello-lippi-best-players-dont-always-make-up-the-best-team-796314.html Marcello Lippi: 'Best players don't always make up the best team']'', ''independent.co.uk'', 15 marzo 2008.</ref>
*{{NDR|Su [[Gianni Agnelli]]}} Voglio ricordare che gli sarebbe piaciuto festeggiare la terza stella, chissà chi gliela regalerà, comunque la vedrà di sicuro dal cielo.<ref>Citato in ''[http://www.repubblica.it/online/economia/luttoagnelli/juve/juve.html Juventus e Ferrari in lutto, i grandi amori restano orfani]'', ''repubblica.it'', 24 gennaio 2003.</ref>
{{Int|''[http://archiviostorico.gazzetta.it/2006/luglio/10/Lippi_senza_freni_gioia_piu_ga_3_060710004.shtml Lippi senza freni «La gioia più bella»]''|Citato in Maurizio Nicita, ''La Gazzetta dello Sport'', 10 luglio 2006.}}
*Grazie di cuore a questi ragazzi davvero fantastici. Gliel'ho già detto nello spogliatoio. Hanno un carattere, un cuore, una grinta che non hanno paragoni e sono stati ripagati dei loro sforzi, dei sacrifici, della convinzione di poter sollevare al cielo questa Coppa.
*Avevo detto che l'avrebbe vinta {{NDR|[[Campionato mondiale di calcio 2006|la coppa del mondo]]}} chi aveva più fame e il nostro gruppo ha dimostrato di averne più di tutti.
*{{NDR|Dopo la vittoria ai mondiali di Germania 2006}} Da sportivo è la più grande soddisfazione che potessi avere. Ho avuto la fortuna e l'onore di vincere tanti scudetti, una Champions League, di essere anche campione del mondo di club, ma questa Coppa è una cosa unica, irripetibile.
==Interviste==
{{cronologico}}
*Nella mia carriera non ho mai vinto niente, voi è da dieci anni che non vincete niente. Sarà l'ora che le cose cambino. Saremo di fronte ad una grande tavola imbandita, dove ogni coppa è un piatto. Nessuno potrà avere più fame di noi.<ref>Al suo arrivo alla Juventus, 1994; [http://www.sportversilia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=505:intervista-a-lippi&catid=59:personaggi-famosi&Itemid=63 citato] in ''sportversilia.it''. {{collegamento interrotto}}</ref>
*{{NDR|Sul campionato di [[Serie A 1997-1998]]}} Ci hanno tirato addosso tanta merda che la metà bastava. Ecco perché è lo scudetto più bello. Si può attaccare tutto, il palazzo, le istituzioni, non una squadra come la nostra.<ref>Al termine di Juventus – Bologna 3-2 del 10 maggio 1998; citato in [[Maurizio Crosetti]], ''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/05/11/inzaghi-firma-lo-scudetto-dei-veleni-lippi.html Inzaghi firma lo scudetto dei veleni]'', ''la Repubblica'', 11 maggio 1998.</ref>
*Nessuno deve sentirsi titolare o riserva, tutti devono sentirsi molto importanti. Detesto la pappa fatta, le gerarchie fisse, qui la formazione, la i rincalzi. L'allenatore vivrebbe meglio, ma che vivere sarebbe? Sono per la concorrenza che stimola.<ref>Dall'intervista di [[Roberto Beccantini]], ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,33/articleid,0326_01_2001_0189_0035_2197584/ Lippi: «Una Juve feroce con o senza Vieri»]'', ''La Stampa'', 11 luglio 2001, p. 33.</ref>
*{{NDR|Su [[Massimiliano Allegri]]}} Mi sono rivisto un po' in lui. È arrivato alla Juve più o meno alla mia età, ha la stessa mia concretezza e la voglia di modernizzare la squadra. Ci sono punti in comune. Si vede l'intelligenza: in punta di piedi in un ambiente dove si praticava un certo calcio, senza stravolgere le certezze. Poi, con idee leggermente diverse, ha dato a poco a poco la sua identità.<ref>Dall'intervista di Fabio Licari a ''La Gazzetta dello Sport''; citato in ''[http://www.gazzetta.it/Calcio/24-03-2015/lippi-mi-rivedo-allegri-magari-juve-champions-fa-come-mia-italia-110228094875.shtml Lippi: "Mi rivedo in Allegri. E magari la Juve in Champions fa come la mia Italia"]'', ''gazzetta.it'', 25 marzo 2015.</ref>
*Avevo deciso di andare via dalla nazionale già prima di vincere il Mondiale di Germania del 2006. Tornare ad allenarla un'altra volta è stata una delle cavolate più grosse che ho fatto nella mia carriera. Siccome avevo lasciato veramente un gruppo di giocatori straordinari mi sono convinto a ritornare per ripagare la fiducia che quei ragazzi avevano sempre riposto in me. Ma non si deve tornare in una nazionale solamente due anni dopo aver vinto un campionato del mondo.<ref>Da un'intervista a TV2000; citato in ''[http://www.goal.com/it/news/4962/nazionali/2015/11/14/17333332/fallimento-a-sudafrica-2010-lippi-ammette-che-cavolata?ICID=HP_BN_2?utm_source=facebook.com&utm_medium=referral&utm_campaign=itfb Lippi: "Tornare ad allenare la nazionale italiana è stata una delle cavolate più grosse della mia carriera".]'', ''goal.com'', 14 novembre 2015.</ref>
*Intanto, voglio dire che la Juventus non è mai morta, dunque chi la dà per spacciata non la conosce. La Juve in un certo senso è immortale, soprattutto quando la feriscono.<ref>Dall'intervista di [[Maurizio Crosetti]], ''[https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2019/03/10/news/marcello_lippi_juventus_atletico_champions_league-221216833/ Marcello Lippi: "Piano con i processi, discutere Allegri è da manicomio""]'', ''rep.repubblica.it'', 10 marzo 2019.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Juventus Football Club 1994-1995]]}} Eravamo la modernità. Credo che quella squadra rappresentasse già benissimo la mia idea di calcio: aggressiva in ogni zona del campo, organizzata ma senza l'ossessione della tattica che oggi ha contagiato un po' tutti. Avevo giocatori disposti al sacrificio.<ref name="Crosetti">Dall'intervista di Maurizio Crosetti, ''[https://www.repubblica.it/sport/calcio/2025/03/05/news/lippi_colloquio_allenatore_nazionale_2006-424042547/ Lippi: "Ho avuto la vita migliore del mondo e reso felice la gente, non rivoglio niente indietro"]'', ''repubblica.it'', 5 marzo 2025.</ref>
*{{NDR|«La Juve. Cos'avrà mai di così speciale?»}} La storia, e la competenza delle persone che se ne occupano. La diversità la noti davvero soltanto quando ci sei dentro. Poi, certo, la Juventus non è solo la squadra più amata, è anche la più detestata, è antipatica perché ha vinto tanto. E allora io dico che è proprio bello essere antipatici.<ref name="Crosetti"/>
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,31/articleid,0546_01_1998_0128_0035_7276789/ Lippi «Così è nata la Juve capolavoro»]''|Intervista di Fabio Vergnano, ''La Stampa'', 12 maggio 1998, p. 31.}}
*{{NDR|«Il successo l'ha cambiata?»}} Credo di no. Sono permaloso dalla nascita.
*{{NDR|Sul campionato di [[Serie A 1997-1998]], «perché tanta acredine contro di voi?»}} Mi sono posto anch'io questa domanda. È tutto l'anno che ci insultano, che ci dicono che sappiamo soltanto rubare. E non sanno che i giocatori reagiscono mettendoci ancora più rabbia quando in campo vengono accolti al coro di "ladri". Me l'hanno gridato anche qui a Viareggio una volta che passeggiavo in bici con mia moglie Simonetta. C'è una reazione brutale forse perché siamo dalla parte della ragione. Non faccio nomi, ma qualcuno [il presidente della Roma, [[Franco Sensi|Sensi]], ''ndr''] ha cominciato a parlare male della Juve cinque mesi fa. È possibile che da parte nostra ci sia stata qualche parola arrogante, ma nella hit parade delle frasi sbagliate noi non siamo certo al primo posto.
*{{NDR|Sul campionato di Serie A 1997-1998, «qualcuno ha detto che la partita con l'Inter andava rigiocata...»}} Ma non scherziamo. {{NDR|«...e che lo scudetto andava assegnato con uno spareggio»}} Sì, se avessimo perso anche noi sette partite, non due. {{NDR|«Ma le sviste arbitrali ci sono state»}} Certo, e anche evidenti. Però anche gli altri ne hanno avute a favore e le posso elencare tutte. Il fatto che siano venute all'inizio o a metà campionato conta poco. La verità è che lo scudetto è andato alla squadra più regolare, anche se non la più forte sotto l'aspetto tecnico.
*{{NDR|«Dicono che lei sia un maestro nell'aggiustare la formazione nel corso della partita»}} Se cambio è perché ho sbagliato prima.
*{{NDR|«Il calcio va verso grandi riforme. Lei da che parte sta?»}} «Vorrei un sorteggio arbitrale pilotato non integrale e sono d'accordo anche sui [[Tecnologia di porta|sensori nelle porte]]. No alla [[Video Assistant Referee|moviola in campo]] e al doppio arbitro.
{{Int|''«O la Juve o l'Italia»''|Intervista di [[Mario Sconcerti]], ''Guerin Sportivo'' nº 20, 14-20 maggio 2002, pp. 16-20.}}
*[...] io so di essere un tecnico segnato. Non si può stare tanto tempo come me alla [[Juventus Football Club|Juventus]] e non finire per farne profondamente parte. La verità è che io sono ormai juventino nei cromosomi, dovunque mi capitasse di andare.
*Oggi in Italia abbiamo difensori bravi nel collettivo, dentro il reparto. Questo perché [...] sono abituati fin dal settore giovanile ai meccanismi del [[Difesa a zona|gioco a zona]]. Sono abituati a pensare al compagno, sono bravi anzi proprio se riescono a muoversi contemporaneamente. Altrimenti non si fanno né il fuorigioco, né la diagonale e salta completamente la zona. Questo senso del reparto, quest'abitudine a muoversi dentro uno schema, ha un po' smontato il meccanismo della marcatura individuale. Era la nostra specialità, la vecchia marcatura a uomo. Oggi non la sappiamo quasi più fare. Non c'è più quella scaltrezza, quella cattiveria, quella personalizzazione della marcatura che rendeva unico ogni difensore.
*[[Ciro Ferrara|Ferrara]] è forse l'ultimo di una specie. Ha vinto scudetti giocando a uomo e poi ne ha vinti giocando a zona. È un uomo di due epoche ed è un grande giocatore. È la sintesi del miglior difensore moderno.
*[...] le squadre che giocano meglio sono le squadre di provincia, quelle che possono allenarsi puntualmente portando sempre a termine il programma di lavoro. Dopo sette, dieci, quindici settimane di lavoro così, i risultati si vedono sempre. Le grandi squadre non possono. Non c'è allenamento se c'è Coppa dei Campioni. [...] Il nostro è sempre più un lavoro di mantenimento, di sopravvivenza, che di aggiunta, di miglioramento, di studio. La nostra necessità è dosare, gestire bene la rosa dei titolari. Paghiamo il meno tempo con una minore organizzazione di gioco. In compenso noi abbiamo giocatori più forti.
*Quelli del [[Associazione Calcio ChievoVerona 2001-2002|Chievo]] hanno potuto valersi della grande organizzazione collettiva. Del Neri ha fatto veramente uno splendido lavoro. Mi è piaciuto quasi tutto del Chievo. Le verticalizzazioni di Corini, gli inserimenti anche senza palla di Perrotta, la rapidità di Marazzina, l'importanza tattica di Corradi, la forza di Lanna, anche se la difesa giocava sempre molto alta. [...] era una necessità. [...] Perché giocando alto, teneva i campioni degli altri lontano dalla sua area. Meglio avere Trezeguet o Vieri a metà campo che in area, no? Con la tattica del fuorigioco noi ci accorgiamo sempre dei gol che si prendono, ma capiamo molto meno quanti gol si evitano. [...] Del Neri è stato bravissimo. Ha cercato di trasformare un rischio in un punto di forza. E c'è quasi riuscito.
*Credo che una delle cose più importanti del campionato sia stata la conferma del [[Associazione Calcio Perugia 2001-2002|Perugia]], soprattutto del suo tecnico. Cosmi è veramente un ottimo allenatore. [...] mi sembra anche una persona molto attenta al fattore umano dei giocatori, un tecnico moderno e completo. Aveva qualche buon giocatore [...]; buonissimi sono i due attaccanti, Vryzas e Bazzani, sempre pericolosi, sempre fastidiosi. Ma in generale aveva un insieme quasi curioso di etnie, di provenienze. Eppure ha fatto più punti ancora dello scorso anno.
*Io ho allenato il trequartista per definizione, [[Zinédine Zidane|Zidane]]. Quando tornava a togliere palloni a centrocampo con le cattive maniere, la squadra era come attraversata da una scossa. Se picchia Zidane, noi dobbiamo dare il doppio di energia.
*Se fai una squadra di undici uomini e una rosa di 22, ottieni di avere solo undici doppioni. Io dico invece, datemi giocatori bravi, tutti bravi e diversi. Datemi una rosa di grande qualità. Poi decideremo di volta in volta chi e come giocare. [...] Poterlo fare è un grande vantaggio. Non abitui mai l'avversario, porti sempre un po' di sorpresa.
{{Int|''«Marchisio decisivo ma occhio a Ventura»''|Intervista di Filippo Cornacchia, ''Tuttosport'', 1º dicembre 2012, p. 4.}}
*La buca sul dischetto<ref>Il 14 ottobre 2001, negli ultimi minuti di Juventus – Torino 3-3, [[w:Riccardo Maspero|Riccardo Maspero]] andò a scavare una piccola fossa in corrispondenza del dischetto del rigore, approfittando della confusione generata dalle proteste granata: lo juventino [[w:Marcelo Salas|Marcelo Salas]] non si accorse del gesto di Maspero e calciò alto il rigore che avrebbe dato il possibile 4-3 ai bianconeri.</ref> è uno di quegli episodi che non si dimenticheranno mai. È stato furbo e scaltro: subito ci rimasi male, ma col passare degli anni capisci che il [[Derby di Torino|derby]] è bello anche per queste cose.
*[[Zinédine Zidane|Zidane]] giocava su una nuvola, una nuvola dove nessuno poteva salire.
*Quello che soffriva maggiormente [il derby di Torino] era [[Gianni Agnelli|l'Avvocato]]. Mi diceva sempre che era la partita che non avrebbe mai voluto giocare. Come sosteneva lui: se vinci hai fatto il tuo dovere, ma se perdi ti rompono le scatole fino alla sfida successiva.
*{{NDR|«Da ragazzino quale era il suo juventino preferito per queste partite?»}} Stravedevo per la cattiveria e la scaltrezza di [[Omar Sívori|Sivori]]: non si faceva mai picchiare da nessuno. Anzi, al massimo succedeva il contrario.
*{{NDR|Su [[Sebastian Giovinco]]}} È la genialità impersonificata e la genialità sta benissimo in qualsiasi grande squadra.
{{Int|''[http://www.marca.com/2014/02/14/futbol/futbol_internacional/1392397585.html Lippi: «En Italia ya nadie habla de 'catenaccio'»]''|{{es}} Intervista di Juan Castro, ''marca.com'', 14 febbraio 2014.}}
*Vincere è sempre importante ed è raramente frutto del caso. Puoi essere fortunato una volta, due, ma le vittorie sono sempre il frutto di un lavoro, di un gruppo formato al quale si contribuisce come allenatore.
:''Ganar siempre es importante y casi nunca es producto de la casualidad. Puedes tener suerte un día, dos, pero ganar es siempre producto de un trabajo, de un grupo formado, al que uno contribuye como técnico.''
*Il [[catenaccio]] non esiste più, nessuno ne parla in [[Italia]]. Parlarne è essere in male fede o non essere informati. Le ricordo che ho giocato la semifinale di Coppa del Mondo contro la Germania con quattro attaccanti: [[Francesco Totti|Totti]], Iaquinta, [[Alessandro Del Piero|Del Piero]] e Gilardino. Le mie squadre giocano all'attacco, con aggressività... e ora in [[Cina]], Evergrande fa lo stesso. Quindi, smettiamo di parlare ancora di catenaccio.
:''El catenaccio ya no existe, nadie habla de eso en Italia. Hablar de eso es o tener mala fe o no estar informado. Le recuerdo que yo he jugado la semifinal del Mundial contra Alemania con cuatro delanteros: Totti, Iaquinta, Del Piero y Gilardino. Mis equipos juegan al ataque, con desdoblamientos, agresivos... y ahora en China, el Evergrande actúa igual. Por tanto, dejemos de hablar ya del catenaccio.''
*Io amo il calcio spagnolo. Le dico, ad esempio, che il [[Real Madrid Club de Fútbol|Real Madrid]] voleva ingaggiarmi due volte, ma non potevo andarci perché ero alla Juventus e quando sei in quel club non pensi a nient'altro.
:''Amo el fútbol español. Le digo, por ejemplo, que el Real Madrid me quiso fichar dos veces. No pude ir porque estaba en la Juve, y cuando uno está en ese equipo no piensa en otro.''
==Citazioni su Marcello Lippi==
*Il più bel prodotto di Viareggio, dopo [[Stefania Sandrelli]]. ([[Gianni Agnelli]])
* {{NDR|Dopo la vittoria del mondiale nel 2006}} L'uomo non è simpatico per quanto si sforzi, non è diplomatico per quanto non si sforzi, ma è riuscito a fare una cosa rara, non soltanto nel mondo dello sport: prendere un gruppo di professionisti ammaccati la gran parte da una stagione forsennata e dai colpi di maglio di Moggiopoli, convincerli con le buone che ci sono momenti nella vita in cui l'interesse generale prevale sul particolare, disporli in campo secondo le reali possibilità di ognuno (e non quelle teoriche della lavagnetta), e poi volere loro un po' di bene. Cose semplici, le stesse in fondo che permisero a un altro grande condottiero di regalare ai meno giovani tra noi, 24 anni fa, l'emozione indelebile della vittoria al mondiale di Spagna. Ecco, se è permesso un complimento ulteriore, e per me definitivo, al signor Lippi è che adesso può sedersi accanto al grande Enzo Bearzot e finalmente concedersi il lusso di dargli del tu. ([[Carlo Verdelli]])
*Lippi è quello che si avvicina di più al mio modo di vedere il calcio: poche teorie e molti fatti. ([[Giovanni Trapattoni]])
*{{NDR|[[Gaffe famose|Gaffe]]}} Lippi è un allenatore eccezionale che non esce mai dal macinato. ([[Franco Scoglio]])
*{{NDR|Nel 1999}} Lippi è stato il mio messia, il mio modello sotto tutti i punti di vista. ([[Gianluca Vialli]])
*Lippi praticava un calcio "sconosciuto" avendo messo a punto una corazzata terrificante anche a livello fisico. Eravamo cortissimi a pressavamo al limite dell'area avversaria. Mangiavamo erba e avversari. {{NDR|«Un rivoluzionario?»}} Il rivoluzionario fu [[Arrigo Sacchi|Sacchi]], Lippi alzò l'asticella sotto tutti i punti di vista. Il suo calcio era di un'intensità unica. ([[Christian Vieri]])
*Marcello Lippi ha l'assoluta certezza di essere venuto al mondo come esempio. Ma di che? ([[Franco Rossi]])
*Marcello Lippi è un uomo straordinario. Basta guardarlo negli occhi per dirsi che si sta avendo a che fare con qualcuno che è padrone di se stesso e del suo ambito professionale. Quegli occhi sono a volte ardenti per serietà, a volte scintillanti, a volte ti analizzano con circospezione e sempre sono vivi di intelligenza. Nessuno potrebbe fare l'errore di prenderlo alla leggera. ([[Alex Ferguson]])
*Nel 2006 Lippi è stato onesto: mi ha chiamato per dirmi che non avrei fatto parte della spedizione in Germania. Nel 2010 invece mi sa che è stato qualche giocatore a parlare male di me a Lippi. ([[Antonio Cassano]])
*Ricordo Lippi. In panca era sereno, si agitava poco: e ti credo, in campo aveva due allenatori, [[Didier Deschamps|Didier]] e me... ([[Antonio Conte]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Gianluca Zambrotta, Paolo Fontanesi, ''Una vita da terzino'', prefazione di Marcello Lippi, Kowalski, Milano, 2014. ISBN 978-88-7496-849-7
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{Interprogetto/notizia|Marcello Lippi lascia la Nazionale|data=12 luglio 2006}}
{{Interprogetto/notizia|Marcello Lippi è il nuovo CT dell'Italia, Donadoni lascia|data=26 giugno 2008}}
{{DEFAULTSORT:Lippi, Marcello}}
[[Categoria:Allenatori di calcio italiani]]
[[Categoria:Calciatori italiani]]
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Monty Python e il Sacro Graal
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wikitext
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{{Film
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|didascalia=
|titolo= Monty Python e il sacro Graal
|titolooriginale= Monty Python and the Holy Grail
|paese= Gran Bretagna
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|regista= [[Terry Gilliam]] / [[Terry Jones]]
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|sceneggiatore= [[Graham Chapman]], [[John Cleese]], [[Terry Gilliam]], [[Eric Idle]], [[Terry Jones]], [[Michael Palin]]
|produttore= [[Mark Forstater]], [[Michael White (produttore)|Michael White]]
|attori=
*[[Graham Chapman]]: [[Re Artù]], ruoli vari
*[[John Cleese]]: il Cavaliere Nero, [[Lancillotto]], Soldato Francese, ruoli vari
*[[Terry Gilliam]]: Patsy, se stesso, ruoli vari
*[[Neil Innes]]: Menestrello di Sir Robin, ruoli vari
*[[Eric Idle]]: Sir Robin, ruoli vari
*[[Terry Jones]]: Sir Bedevere, ruoli vari
*[[Michael Palin]]: Sir Galahad, Cavaliere del Tiè, Dennis, narratore, ruoli vari
*[[Connie Booth]]: Strega
*[[Carol Cleveland]]: Zoot, Dingo
|doppiatori italiani=
*[[Duilio Del Prete]]: Re Artù
*[[Romano Malaspina]]: Sir Lancillotto
*[[Oreste Lionello]]: Sir Robin
*[[Giampiero Albertini]]: Sir Bedivere
*[[Claudio Capone]]: Sir Gahalad
*[[Bombolo]]: l'immortezzaio
*[[Pippo Franco]]: il vecchio della scena 24/Guardiano del ponte
*[[Pino Caruso]]: militare austriaco (soldato francese)
*[[Silvio Spaccesi]]: Re del Castello Melma
}}
'''''Monty Python e il sacro Graal''''', film inglese del 1975 con i [[Monty Python]], regia di [[Terry Gilliam]] e [[Terry Jones]].
==[[Incipit]]==
{{incipit film}}
Scritto ed interpretato da: {{NDR|appaiono i nomi degli sceneggiatori e degli attori principali}} Con {{NDR|appaiono i nomi degli attori secondari}} E con {{NDR|appaiono altri attori secondari}} E anche con {{NDR|altri attori secondari}} Che ne direste di una vacanza in Svezia? {{NDR|appaiono i nomi dello staff tecnico}} A vedere i meravigliosi laghi, {{NDR|altri nomi dello staff tecnico}} la splendida rete telefonica {{NDR|appaiono nomi di ruoli minori}} e molti animali pericolosi. {{NDR|appaiono i nomi dello staff del reparto scenografico}} ('''Sottotitoli''')
[...] Personaggi, eventi e nomi rappresentati sono frutto della fantasia. Ogni riferimento a nomi e persone è puramente casuale. Firmato [[Richard Nixon|Richard M. Nixon]]. ('''Disclaimer''')
Compreso l'alce reale. Un alce morse mia sorella... Gli stava incidendo le iniziali addosso con uno scovolino appuntito avuto da suo cognato Svenge, dentista di Oslo e star di: "Le calde mani di un dentista di Oslo", "Appassionate otturazioni", "Gli enormi molari di Horst Nordfink"... ('''Sottotitoli''')
Ci scusiamo per i sottotitoli. I responsabili sono stati licenziati. ('''Testo a schermo''')
Il morso dell'alce può essere molto fastidioso. ('''Sottotitoli''')
Ci scusiamo di nuovo per i sottotitoli. I responsabili del licenziamento di quelli appena licenziati sono stati licenziati. ('''Testo a schermo''')
{{NDR|Seguono altri crediti in cui appaiono:}}
Alce addestrata da Yutte Hermsgervørdenbrøtbørda<br>Effetti speciali d'alce Olaf Prot<br>Costumi da alce Siggi Churchil<br>Coreografia dell'alce Horst Prot III<br>Alci della signorina Taylor di Hengst Douglas-Home<br>Alce addestrata a mescolare il cemento e compilare complicati moduli assicurativi di Jurgen Wigg<br>Pulizia nasi delle alci di Bjørn Irkestøm-Slater Walker<br>Grande alce sulla parte sinistra dello schermo nella terza scena dalla fine, che ha ricevuto una preparazione approfondita in latino, francese e geografia di livello "O" di Bo Benn<br>Pose suggestive per l'alce suggerite da Vic Rotter<br>Cura delle corna di Liv Tatcher
I dirigenti della nuova ditta chiamata in sostituzione rendono noto il loro licenziamento. I titoli sono stati completati in uno stile diverso con costi altissimi e in fretta e furia. ('''Testo a schermo''')
{{NDR|Appaiono altri crediti su sfondo colorato intermittente}}
Produttore esecutivo John Goldstone & "Ralph" The Wonder Llama<br>Produttore Mark Forstater<br>Assistito da Earl J. Llama<br>Milt Q. Llama III<br>Sy Llama<br>Merle Z. Llama IX<br>Diretto da<br>40 lama ecuadoriani appositamente addestrati<br>6 lama rossi del Venezuela<br>142 lama urlatori messicani<br>14 guanachi del Cile del Nord (stretti parenti del lama)<br>Il sig. Reg Lama di Brixton<br>76.000 lama allevati in batteria dalla 'Fresco-Lama' s.p.a. vicino al Paraguay<br>e Terry Gilliam & Terry Jones
:''Mønti Pythøn ik den Hølie Gräilen Røtern nik Akten Di Wik Alsø wik Alsø alsø wik Wi nøt trei a høliday in Sweden this yër? See the løveli lakes The wøndërful telephøne system and mäni interesting furry animals.''<ref>Sottotitoli in inglese che imitano l'aspetto grafico della lingua svedese e norvegese.</ref>
:[...] ''The characters and incidents portrayed and the names used are fictitious and any similarity to the names, characters, or history of any person is entirely accidental and unintentional. Signed Richard M. Nixon''
:''Including the majestik møøse. A Møøse once bit my sister... No realli! She was Karving her initials on the møøse with the sharpened end of an interspace tøøthbrush given her by Svenge - her brother-in-law - an Oslo dentist and star of many Norwegian møvies: "The Høt Hands of an Oslo Dentist", "Fillings of Passion", "The Huge Mølars of Horst Nordfink"...''
:''We apologise for the fault in the subtitles. Those responsible have been sacked.''
:''Mynd you, møøse bites Kan be pretti nasti...''
:''We apologise again for the fault in the subtitles. Those responsible for sacking the people who have just been sacked have been sacked.''
:''Møøse Trained by Yutte Hermsgervørdenbrøtbørda<br>Special Møøse Effects Olaf Prot<br>Møøse Costumes Siggi Churchill<br>Møøse Choreographed by Horst Prot IOO<br>Miss Taylor's Møøses by Hengst Douglas-Home<br>Møøse trained to mix concrete and sign complicated insurance forms by Jby Jurgen Wigg<br>Møøses' Noses Wiped by Bjørn Irkestøm-Slater Walker<br>Large møøse on the left hand side of the screen in the third scene from the end, given a thorough grounding in Latin, French and "O" Level Geography by Bo Benn<br>Suggestive poses for the Møøse suggested by Vic Rotter<br>Antler-care by Liv Thatcher''
:''The directors of the firm hired to continue the credits after the other people had been sacked, wish it to be known that they have just been sacked.<br>The credits have been completed in an entirely different style at great expense and at the last minute.''
:''Executive Producer John Goldstone & "Ralph" The Wonder Llama<br>Producer Mark Forstater<br>Assisted By Earl J. Llama<br>Milt Q. Llama III<br>Sy Llama<br>Merle Z. Llama IX<br>Directed By<br>40 specially trained ecuadorian mountain llamas<br>6 venezuelan red llamas<br>142 mexican whooping llamas<br>14 north chilean guanacos (closely related to the llama)<br>Reg Llama of Brixton<br>76000 battery llamas from "Llama-Fresh" Farms ltd. near Paraguay<br>And Terry Gilliam & Terry Jones''
==Frasi==
{{cronologico}}
*Morti, tombe, morti! Morti, tombe, morti! Fuori l'immortizia! L'immortezzaro! Li prendo caldi! Andiamo che è tardi! Morti freschi! Pulite la casa! Ammucchia lì. L'immortezzaro! Sveglia femmine! Ancora c'è posto! Me ne vado! ('''Immortezzaro''') {{NDR|raccogliendo di casa in casa i morti per la peste}}
*{{NDR|Dopo il numero musicale di Camelot}} Non puoi lascia' la reggia un attimo che te la riducono una discoteca.<ref>Nella versione originale in inglese:<br>''Well, on second thought, let's not go to Camelot, it is a silly place.''</ref> ('''Artù''')
*Vaccamoli!<ref>Nella versione originale in francese:<br>''Fetchez la vache!''</ref> ('''Soldato''') {{NDR|ordinando ai compagni di catapultare una vacca in direzione dei cavalieri di Artù, a cui poi segue il lancio di animali vari}}
*Morte certa a un chilometro. ('''Cartello stradale''')
:''Certain death 1''
*Questa è una sorpresa assai gradita, benvenuto al Castello della Sorcia.<ref>Nella versione originale in inglese si chiama Castle Anthrax ("Castello Antrace").</ref> ('''Zoclet'''<ref>Nella versione originale in inglese si chiama Zoot.</ref>) {{NDR|dando il benvenuto a Galahad}}
*È molto bello che tu voglia accettare di stare con noi, anche se la nostra vita non è così maschia e virile come la tua. Siamo centocinquanta verginelle, fra i sedici e i diciannove anni e mezzo. Oh... tutte sole e abbandonate, sempre a sciacquettarci, agghindarci, svestirci, ricamarci pizzi e trine...<ref>Nella versione originale in inglese:<br>''Oh, I am afraid our life must seem very dull and quiet compared to yours. We are but eight score young blondes and brunettes, all between sixteen and nineteen and a half, cut off in this castle with no one to protect us! Oh, it is a lonely life: bathing, dressing, undressing, making exciting underwear....''</ref> ('''Zoclet''') {{NDR|a Galahad}}
*Sir Lancillotto quindi salva Sir Galahad da una probabile, anzi certissima resa. Intanto, nella Scena 24, re Artù e Sir Bedeverus, distanti un volo di rondine, incontrano un vecchio, il quale... distante anche due voli di rondine... e anche quattro, se portavano una noce di cocco. Però trascinandola a piedi.... ('''Narratore''') {{NDR|voce fuori campo}}
*''Che schifo d'eroe, vigliacco che sei, | puzzone che va lui scappa e si dà. | Sto dietro e lo so, arieggia un bel po', | il prode che sotto se la fa.'' ('''Menestrello''') {{NDR|[[canzoni dai film|cantando]] mentre accompagna Robin}}
==Dialoghi==
{{cronologico}}
*'''Soldato''': Chi sei?<br>'''Artù''': [[Re Artù|Artù]], figlio di [[Uther Pendragon|Pendragon]], del castello di Camelot, gioia dei Bretoni, angoscia dei Sassoni, re dell'{{sic|irreta Intilghiera}}!<ref>Gioco di parole non presente nella versione originale in inglese.</ref><br>'''Soldato''': Dell'intera Inghilterra!
*'''Soldato #1''': Ma dove vai, se il cavallo non...<br>'''Artù''': Ce l'ho!<br>'''Soldato #1''': ...non ce l'hai!<br>'''Artù''': Cosa?<br>'''Soldato #1''': Il galoppo lo facevi con le noci di cocco. Eccole lì!<br>'''Artù''': E con ciò? Cavalcammo le candide distese di Norvegia, di Finlandia, di Danimarca, d'Olan...<br>'''Soldato #1''': E dove hai preso il cocco?<br>'''Artù''': Durante il viaggio.<br>'''Soldato #1''': In Scandinavia? E niente banane, datteri e cous-cous?<br>'''Artù''': Cos'è, un rebus?<br>'''Soldato #1''': No, parole crociate.<br>'''Artù''': D'inverno la rondine cerca il sole. E il piviere fa la spola tra le opposte rispettive primavere. E c'è un gran traffico tra continenti.<br>'''Soldato #1''': E allora la noce di cocco è un uccello migratore?<br>'''Artù''': Chi dice questo? Trasportata!<br>'''Soldato #1''': Cosa? Un cocco da una rondine?<br>'''Artù''': Eh sì, per un pelo della coccia.<br>'''Soldato #1''': Non è questione di pelo, ma questione di peso. Un uccello da cento grammi con una noce da mezzo chilo! Fatti il conto, va per sotto.<br>'''Artù''': Be', non ha importanza. Ora vada a dire al su' padrone che Artù di Camelot è qui.<br>'''Soldato #1''': Va bene. Metti che la rondine debba mantenere una certa velocità, dico bene? Oe', se no, quando arriva?<br>'''Artù''': La prego!<br>'''Soldato #1''': Metti quarantatrè battiti al minuto...<br>'''Artù''': Non è questione d'uccelli!<br>'''Soldato #2''': Però se si trattasse di una rondine africana...<br>'''Soldato #1''': Ah, africana, certo! Ma una europea, quando mai? Africana sì.<br>'''Soldato #2''': Ah, sì, europea no.<br>'''Artù''': Dite a quell'accidenti del vostro padrone che io l'aspetto a Camelot!<br>'''Soldato #1''': Moment, c'è un fatto. Le rondini africane non migrano mica.<br>'''Soldato #2''': Ah, no.<br>'''Soldato #1''': Quindi le noci t'attacchi.<br>'''Soldato #2''': Però se due rondini europee si mettessero in due...<br>'''Soldato #1''': Ma figurati se due europee van d'accordo!<br>'''Soldato #2''': Ma mettiamolo!<br>'''Soldato #1''': E la noce come la tengon su? Oh, è grossa come una palla!<br>'''Soldato #2''': Tra le zampette, nel sottocoda.<br>'''Soldato #1''': Due uccelli per una palla!<br>'''Soldato #2''': Ma cosa, due palle per un uccello?<br>'''Soldato #1''': Un uccello con due palle è normale, ma una palla con due uccelli quando s'è visto?<ref>Nella versione originale in inglese:<br>''– What, ridden on a horse?<br>– Yes!<br>– You're using coconuts!<br>– What?<br>– You've got two empty halves of coconut and you're bangin' 'em together.<br>– So? We have ridden since the snows of winter covered this land, through the kingdom of Mercea, through...<br>– Where'd you get the coconut?<br>– We found them.<br>– Found them? In Mercea? The coconut's tropical!<br>– What do you mean?<br>– Well, this is a temperate zone.<br>– The swallow may fly south with the sun or the house martin or the plumber may seek warmer climes in winter yet these are not strangers to our land.<br>– Are you suggesting coconuts migrate?<br>– Not at all, they could be carried.<br>– What? A swallow carrying a coconut?<br>– It could grip it by the husk!<br>– It's not a question of where he grips it! It's a simple question of weight ratios! A five ounce bird could not carry a one pound coconut.<br>– Well, it doesn't matter. Will you go and tell your master that Arthur from the Court of Camelot is here?<br>– Listen, in order to maintain air-speed velocity, a swallow needs to beat its wings 43 times every second, right?<br>– Please!<br>– Am I right?<br>– I'm not interested!<br>– It could be carried by an African swallow!<br>– Oh, yeah, an African swallow maybe, but not a European swallow, that's my point.<br>– Oh, yeah, I agree with that...<br>– Will you ask your master if he wants to join my court at Camelot?!<br>– But then of course African swallows are not migratory.<br>– Oh, yeah...<br>– So they couldn't bring a coconut back anyway...<br>– Wait a minute, supposing two swallows carried it together?<br>– No, they'd have to have it on a line.<br>– Well, simple! They'd just use a standard creeper!<br>– What, held under the dorsal guiding feathers?<br>– Well, why not?''</ref>
*'''Uomo''': E quello chi è?<br>'''Immortezzaro''': È un [[re]].<br>'''Uomo''': E come si capisce?<br>'''Immortezzaro''': Perché i re passano.<ref>Nella versione originale in inglese:<br>''– Who's that then?<br>– I don't know.<br>– Must be a king.<br>– Why?<br>– He hasn't got shit all over him.''</ref>
*'''Artù''': Ehi, lei, plebeo! Come la si chiama?<br>'''Bestia''': Bestia!<br>'''Artù''': La senta, Bestia, di chi è quel castello laggiù?<br>'''Bestia''': E daglie con le domande!<br>'''Artù''': Cosa?<br>'''Bestia''': È chiuso. Si apre solo quando che piove.<br>'''Artù''': E perché solo quando piove?<br>'''Bestia''': Se no fuori te bagni, ignorante.<br>'''Artù''': Ma il padrone dove vive?<br>'''Bestia''': Da 'ste parti, ma è difficile.<br>'''Artù''': È difficile vivere su queste terre?<br>'''Bestia''': No, standoci sopra tirava pure a campa', ma da sotto è difficile.<br>'''Artù''': Chi sono gli eredi?<br>'''Bestia''': E questo ci insistisce con le domande. Oh, mica sei delle tasse, eh? Sai che te dico? Che se fai tante domande è capace che te ne accettano una e ti assumono a corte dove ti ingrassi senza lavora', e il lavoro invece è tutto...<br>'''Moglie di Bestia''': Vai a lavora', Bestia!<br>'''Bestia''': Mia moglie, diciotto anni, un fiore.<ref>Nella versione originale in inglese:<br>''– Old woman!<br>– Man!<br>– Old man, sorry. What knight live in that castle over there?<br>– I'm thirty seven.<br>– What?<br>– I'm thirty seven. I'm not old!<br>– Well, I can't just call you "man".<br>– Well, you could say "Dennis".<br>– Well, I didn't know you were called "Dennis".<br>– Well, you didn't bother to find out, did you?<br>– I did say sorry about the "old woman", but from the behind you looked...<br>– What I object to is you automatically treat me like an inferior!<br>– Well, I am king...<br>– Oh king, eh, very nice. An' how'd you get that, eh? By exploitin' the workers, by 'angin' on to outdated imperialist dogma which perpetuates the economic an' social differences in our society! If there's ever going to be any progress...''</ref>
*'''Bestia''': Noi i nostri bisogni li abbiamo eliminati. Siccome tutto è merda...<br>'''Artù''': Lo sento.<br>'''Bestia''': ...noi lavoriamo direttamente la merda.<br>'''Artù''': La finisca.<br>'''Bestia''': Abbiamo abolito gli intermediari.<br>'''Artù''': La finisca! Le ordino di smetterla!<br>'''Moglie di Bestia''': Ordino? Ma chi ti credi d'essere?<br>'''Artù''': Il vostro re!<br>'''Moglie di Bestia''': Io non t'ho mai dato il voto.<br>'''Artù''': Non si vota per i re.<br>'''Moglie di Bestia''': E allora come t'è saltato in mente?<br>'''Artù''': La [[Dama del Lago|Signora del Lago]], seno d'alghe ricoperto, fronte cinta da un bel serto, m'investì le cuore 'a dea, e del Regno re mi fea. Ribattei stupito e incerto: "Tale investitura merto?" Disse: "Sono più che certa, io la do a chi la merta."<br>'''Moglie di Bestia''': Ah, no!<br>'''Bestia''': Non se riesce più a camminare tranquilli che te vanno a investire pure nel profondo dei laghi. Il potere però, mio caro, sai da dove proviene? Direttamente dal mandato popolare, vattelo un po' a studiare, imbecille!<br>'''Artù''': Basta così!<br>'''Bestia''': Scusa, ma come mi sarebbe a dire che perché a una signora qualunque gli gira tu ti metti a esercitare la monarchia?<br>'''Artù''': La finisca!<br>'''Bestia''': Se allora io vado a dire che sono imperatore perché un'isterica m'ha sventolato in faccia un'insalata di alghe con le tette mi chiudono in manicomio.<br>'''Artù''': Le intimo di fare silenzio!<br>'''Bestia''': Oh! Vedete questo che comincia a fa' il prepotente?<ref>Nella versione originale in inglese:<br>''– But all the decision of that officer have to be ratified at a special biweekly meeting.<br>– Yes, I see.<br>– By a simple majority in the case of purely internal affairs...<br>– Be quiet!<br>– ...but by a two-thirds majority in the case of more...<br>– Be quiet! I order you to be quiet!<br>– Order, eh. Who does he think he is?<br>– I am your king!<br>– Well, I didn't vote for you.<br>– You don't vote for kings.<br>– Well, 'ow did you become king then?<br>– The Lady of the Lake, her arm clad in the purest shimmering samite, held aloft Excalibur from the bosom of the water signifying by Divine Providence that I, Arthur, was to carry Excalibur. That is why I am your king!<br>– Listen, strange women lying in ponds distributing swords is no basis for a system ofgovernment. Supreme executive power derives from a mandate from the masses, not from some farcical aquatic ceremony.<br>– Be quiet!<br>– Well you can't expect to wield supreme executive power just 'cause some watery tart threw a sword at you!<br>– Shut up!<br>– I mean, if I went around sayin' I was an empereror just because some moistened bint had lobbed a scimitar at me they'd put me away!<br>– Shut up! Will you shut up!<br>– Ah, now we see the violence inherent in the system.''</ref>
[[File:Helmet of Black Knight from Monty Python and the Holy Grail.JPG|thumb|''– 'Tis but a scratch.<br>– A scratch? Your arm's off!'' (il Cavaliere Nero e Artù)]]
*'''Cavaliere Nero''': Da qui non si passa!<br/>'''Artù''': Cosa?<br/>'''Cavaliere Nero''': Da qui non si passa!<br/>'''Artù''': Oh che dai fiato solo per dire castronerie, ma io ci passo e ci ripasso!<br/>'''Cavaliere Nero''': Te prova che io ti sbuso!<br/>'''Artù''': Io ti comando, come Re dei Bretoni, di levarti di là!<br/>'''Cavaliere Nero''': Non farmi ridere, che mi fa male la cerniera! Balosso!<br/>'''Artù''': E allora comincia! {{NDR|sfoderano le spade e combattono. Artù amputa il braccio sinistro del Cavaliere Nero}} E ora fatti da parte, valoroso avversario.<br/>'''Cavaliere Nero''' {{NDR|col braccio amputato e sanguinante}}: Robetta...<ref>Nella versione originale in inglese: «'''Tis but a scratch''».</ref><br/>'''Artù''': L'è un braccio, mica mostacciola.<br/>'''Cavaliere Nero''': Ma va là!<br/>'''Artù''': E guarda, no?<br/>'''Cavaliere Nero''': Mah... l'è minga la prima volta.<br/>'''Artù''': Bugiardo!<br/>'''Cavaliere Nero''': Finocchio, culatina e culattùn. S'è ghe?<br/>'''Artù''': {{NDR|gli amputa anche l'altro braccio}} La vittoria è mia.<br/>'''Cavaliere Nero''': Oh, vacca. S'è ghe? <br/>'''Artù''' {{NDR|inginocchiandosi per pregare}}: Io offro a te, o Signore... {{NDR|il Cavaliere Nero, ormai senza braccia gli sferra un calcio intesta}}<br/>'''Cavaliere Nero''': Ah, vigliacco, ti arrendi?<br/>'''Artù''': Io?<br/>'''Cavaliere Nero''': Chiedi pietà, ah, ah, ah! Pistola!<br/>'''Artù''': Dai, finiscila. La vittoria è mia.<br/>'''Cavaliere Nero''': Lascia perdere le parole, sono i fatti che contano.<br/>'''Artù''': Oh, impara piuttosto a levarti l'armatura coi piedi.<br/>'''Cavaliere Nero''': Se no?<br/>'''Artù''': Te la fai nei calzoni.<br/>'''Cavaliere Nero''': Eh, eh, eh!<ref>Nella versione originale in inglese:
:''– Look, you stupid bastard, you've got no arms left.<br />– Yes I have.<br />– Look!<br />– Just a flesh wound.''</ref> Finocchio!<br/>'''Artù''': Piantala!<br/>'''Cavaliere Nero''': Culatina! Culattùn!<br/>'''Artù''': Ti stacco una gamba, eh?<br/>'''Cavaliere Nero''': Te provaci.<br/>'''Artù''': L'hai voluto! {{NDR|Artù gli amputa la gamba sinistra}}<br/>'''Cavaliere Nero''': Questa qui te la faccio pagare, eh?<br/>'''Artù''': Che farai?<br/>'''Cavaliere Nero''': Veng chi.<br/>'''Artù''': Ma lo sai che sei un bel tignoso?<br/>'''Cavaliere Nero''': Sono invincibile!<br/>'''Artù''': Tu sei [[zoppia|zoppo]].<br/>'''Cavaliere Nero''': Ma di profilo non sembra. Vieni avanti, muoviti, dai. Forza! Allora? Dai! {{NDR|Artù, spazientito, gli amputa la gamba destra; il Cavaliere Nero, ridotto a un torso inerme, rimane a terra}} Vacca che bel taglio. Mettiamo su una fabbrichetta di tranciatrici? O ci buttiamo negli affettati, eh? Salmone olandese...<br/>'''Artù''': Andiamo!<br/>'''Cavaliere Nero''': ...bologna sottovuoto, trenta ore settimanali, cassa integrazione al 98%. Guarda che l'artigianato va a rotoli! Non ci ha il bernoccolo degli affari. Pirla!
*'''Bedevere''': E come fate a dire che è una strega?<br>'''Villico #3''': Mi ha trasformato in salamandra.<br>'''Bedevere''': Salamandra? E tu sei una salamandra?<br>'''Villico #3''': Non si vede?<ref>Nella versione originale in inglese:<br>''– What makes you think she is a witch?<br>– Well, she turned me into a newt.<br>– A newt?<br>– I got better.''</ref>
*'''Bedevere''': Non vi agitate, popolo. La giustizia ha metodi sicuri per essere certa.<br>'''Villico #1''': Cosa? Quali sono questi metodi?<br>'''Bedevere''': Seguitemi. Voi che ci fate con le [[strega|streghe]]?<br>'''Folla''' {{NDR|in coro}}: A morte! Al rogo!<br>'''Bedevere''': E che cosa bruciate, a parte le streghe?<br>'''Villico #1''': Ancora streghe!<br>'''Villico #3''': Shh!<br>'''Villico #3''': La legna!<br>'''Belvedere''': La legna. Allora le streghe bruciano...<br>'''Villico #3''': Be'... perché sono di legno?<br>'''Belvedere''': Ecco lì. E come si fa a capire che quella roba lì è di legno? Eh?<br>'''Villico #1''': Costruendoci un ponte.<br>'''Belvedere''': Ah, ma si costruscono anche ponti di pietra.<br>'''Villico #1''': Allo' gnente.<br>'''Belvedere''': Niente ponte, torniamo al legno. Va a fondo nell'acqua?<br>'''Villico #2''': Va a galla! Va a galla!<br>'''Bedevere''': Calma, calma, non è mica ancora finita. Cos'altro ancora galleggia nell'acqua?<br>'''Villico #1''': Il pane.<br>'''Villico #2''': Lo stronzo.<ref>Oltre al pane, nella versione originale in inglese la folla nomina nell'ordine: le mele, i sassolini, il sidro, la salsa, le ciliegie, il fango, le chiese e il piombo.</ref><br>'''Villico #3''': I pezzi di piombo?<br>'''Villico #1''': I sassi.<br>'''Villico #2''': I pezzi di stronzo.<br>'''Bedevere''': No, no.<br>'''Villico #3''': I grilli.<br>'''Villico #2''': I pezzetti di stronzo!<br>'''Artù''': Le oche.<br>'''Folla''' {{NDR|in coro}}: Le oche?<br>'''Bedevere''': Risposta esatta. Le oche galleggiano come il legno.<br>'''Villico #1''': Sì. Quindi... un'oca galleggia sull'acqua... allora è fatta di legno.<br>'''Bedevere''': Se ha lo stesso peso dell'oca. In questo caso...<br>'''Villico #1''': È una strega!<br>'''Villico #2''': È una strega!<br>'''Folla''' {{NDR|in coro}}: Sì! È una strega!<br>'''Bedevere''': Procediamo con ordine. Andiamo alla bilancia.<br>'''Folla''' {{NDR|in coro}}: Portate un'oca! Portate un'oca!<br>'''Bedevere''': La strega su un piatto!<br>'''Villico #1''': Su, sbrigati!<br>'''Bedevere''': L'oca sull'altro. Vediamo se il peso è uguale. {{NDR|la donna viene pesata insieme all'oca}} Al fuoco! Il tuo ultimo desiderio?<br>'''Strega''': Speriamo che piove.<ref>Nella versione originale in inglese: «''It's a fair cop''».</ref>
*{{NDR|Mentre una mano sfoglia il libro delle gesta degli eroi}} Il dotto Bedevere, detto dal popolo a-dotto, fu primo al seguito di re Artù, come risulta dalla tabella del fotofilmish. Secondo, [[Lancillotto]] il Coraggioso. Terzo, [[Galahad]] il Puro. Quarto, Sir Robin, molto meno coraggioso di Lancillotto, che a momenti affrontava il drago di Angnor, che quasi sfidava il pollo di Bristol, che alla battaglia di Badon Hill andò così di corpo che di lui ne rimase appena da mettere insieme un neonato. Malgrado le diverse prestazioni segnarono tutti un buon tempo. Anzi, più che un tempo, un'epoca, quella dei [[Cavalieri della Tavola Rotonda]]. {{NDR|appare una mano pelosa vicino al libro}} Che è quella mano? Pussa via!<ref>Nella versione originale in inglese:<br>''The wise Sir Bedemir was the first to join King Arthur's knights, but other illustrious names were soon to follow: Sir Launcelot the Brave; Sir Galahad the Pure; and Sir Robin the Not-quite-so-brave-as-Sir-Launcelot who had nearly fought the Dragon of Agnor, who had nearly stood up to the vicious Chicken of Bristol and who had personally wet himself at the Battle of Badon Hill; and the aptly named Sir Not-appearing-in-this-film. Together they formed a band whose names and deeds were to be retold throughout the centuries: the Knights of the Round Table.''</ref> ('''Narratore''')
*'''Bedevere''': ... ed è per questo che la Terra è a forma di banana.<br/>'''Artù''': Le tue teorie mi hanno convinto. Dunque, le vesciche dei montoni impediscono i terremoti.<br/>'''Bedevere''': Ma si sa...<br/>'''Lancillotto''': Chi va là?<br>{{NDR|Giungono a Camelot e lo ammirano in lontananza}}<br/>'''Artù''': Camelot!<br/>'''Gahalad''': Camelot!<br/>'''Lancillotto''': Capperi!<br/>'''Patsy''': Un modellino.<br>'''Artù''': Shh!
*'''Dio''': Arturo. Arturo. Ma dove vai? Possibile che non possa aprir bocca che tutti si mettano in ginocchio?<br>'''Artù''': Scusi.<br>'''Dio''': Non sopporto l'adulazione. E finiamola con questi "scusi", "non son degno", "perdono", e fatemi parlare! E ora che fai?<br>'''Artù''': Distolgo lo sguardo.<br>'''Dio''': Piantala! Sempre a recitare versetti di salmo... Mi deprimono! Alza gli occhi!<br>'''Artù''': Agli ordini!<br>'''Dio''': Bene. Arturo! Voglio affidarti una missione che darà luce e gloria a questo secolo oscurato dalle tenebre.<br>'''Artù''': L'è una bona idea, Signore.<br>'''Dio''': Certo che è una buona idea. Da Padreterno. Questo è il Calice Sacro, questo sarà il tuo scopo: la ricerca del [[Graal|Santo Graal]]. La ricerca del Santo Graal! È stato il primo, resterà il migliore.<br>'''Lancillotto''': Accipicchia, s'è scontrato con le nuvole.<br>'''Galahad''': Sarà assicurato.<ref>Battuta non presente nella versione originale in inglese.</ref>
*'''Artù''': Io sono il re Artù e questi sono i miei cavalieri di Camelot. Il castello di chi gli è?<br>'''Soldato''': E a tia presentemente che te ne fotte? È di chi deve essere.<br>'''Artù''': Vada dal suo padrone e gli riferisca che Dio mi ha incaricato di compiere una missione di molto prestigio, che consiste nella ricerca e nella conquista del Santo Graal.<br>'''Soldato''': Io vado a riferire, ma penso che non ci interessa, ehm, perché uno ce l'avé già.<br>'''Artù''': Icché c'ha?<br>'''Galahad''': Dice che ne ha già uno.<br>'''Artù''': Il Calice Santo ce l'ha qui?<br>'''Soldato''': E pure molto grazioso! {{NDR|sussurrando ai compagni}} Ci ho fatto credere che noi ne abbiamo un altro.<br>'''Artù''': Che, gli si potrebbe dare un'occhiatina?<br>'''Soldato''': Manco morto. Siete porci europei!<br>'''Artù''': Perché, voi che siete?<br>'''Soldato''': Austriaci. È perché pensi che ci ha io questo fituso accento?<ref>Nella versione originale in inglese il soldato non è austriaco, ma francese: «'' I'm French! Why do think I have this outrageous accent, you silly king!''»</ref>
[[File:EMP Seattle (26120000225).jpg|thumb|«''You mother was a hamster and your father smelt of eldeberries!''» (Soldato)]]
*'''Soldato''': Matri che paura che ruggisci, piecoro, ma comu criri ca mi spaventu. A mia. Mi spaventa a mia. Mi fa tremare tuttu u pizzu da suttanedda. Iarruso. E testa di m-m-m-minchia. {{NDR|fa delle pernacchie e dei gesti}}<br>'''Galahad''': Questo dev'essere di [[Cefalù]].<br>'''Artù''': Ascolta, buon militare...<br>'''Soldato''': Io non ti vogghio chiù sèntere, io mi ni futtu di tia e di tutti l'autri bestiuna ca tene, vi sputu dintra all'occhi, figghi di matre sterile e di patre impotente, aricchiuni...<ref>Nella versione originale in inglese:<br>''– You don't frighten us, English pig-dogs! Go and boil your bottoms, sons of a silly person. I blow my nose at you, so-called Arthur-king, you and all your silly English kaniggets.<br>– What a strange person.<br>– Now look here, my good man!<br>– I don't want to talk to you no more, you empty headed animal food trough whopper! I fart in your general direction! You mother was a hamster and your father smelt of eldeberries!''</ref>
*{{NDR|Ispirandosi allo stratagemma del cavallo di Troia i cavalieri donano ai soldati nemici un enorme coniglio di legno. Da dietro una collina i cavalieri osservano gli austriaci portare dentro le mura il coniglio}}<br>'''Artù''': E ora che è dentro?<br>'''Bedevere''': Be', adesso Lancillotto, Galahad e io aspettiamo la notte. E dopo usciremo dal ventre del coniglio e uccideremo i militari nemici prendendoli di sorpresa. Eh, eh!<br>'''Artù''': Chi c'è nel coniglio?<br>'''Bedevere''': Be', Lancillotto, Galahad e io. Usciremo dal ventre e... {{NDR|si rende conto di essersi dimenticato di dire che dovevano entrare dentro il coniglio di legno}}<br>'''Artù''': Ah...<br>'''Bedevere''': Forse, trasformando il coniglio in cavallo...
*'''Ciacchista''' {{NDR|battendo il ciak}}: Non è mai troppo tardi, ottima.<br>'''Regista''': Ottava, cretino.<br>'''Uno storico famoso''' {{NDR|spiegando come in un documentario}}: La disfatta gettò nella più completa disperazione re Artù. Il turpiloquio, le vaccate del nemico e le sue proprie conigliate l'avevano prostrato. Ritenne tuttavia di adottare una nuova tattica perché l'appassionata ricerca del Santo Graal avesse una favorevole conclusione. Artù, in accordo coi suoi cavalieri, decise che si procedesse separatamente nella ricerca del Graal, ognuno per sé. Sarà questo il nostro tema. Anzi... {{NDR|un cavaliere lo decapita}}<br>'''Moglie dello storico''' {{NDR|accorrendo}}: Indro!<ref>Nella versione originale in inglese si chiama Greg.</ref> Era venuta così bene! Oh!
*'''Narratore''' {{NDR|come se stesse facendo una telecronaca sportiva<ref>Non presente nella versione originale in inglese.</ref>}}: Robin galoppa molto bene, si distacca dal gruppo, e alla curva della foresta di Ewing è tallonato solo da Irtimannon, portacolori della Camelot, un menestrello balzano gran figlio di...<br>'''Menestrello''' {{NDR|[[canzoni dalle serie televisive|cantando]]}}: ''Se ne va Sir Robin, l'eroe che non sa | la paura che cos'è, ci gioca a carte. | Alle cinque sai che fa? | Con la morte prende il tè. | Biondo, calmo, forte, zucchero a parte. | Non conosce il pericolo, non ha nessun tabù. | Coi nemici fa da sé, li sbaraglia a frotte. | Li affronta a tu per tu, fossero anche a tre per tre, | e se un dì cadesse lui se ne fotte. | Ha deciso già il suo corpo a chi va, fatto a fette e poi distribuito tra noi. Le sue membra a te, | le sue natiche al re, | il suo membro...''<br>'''Robin''': A te... nzione... qui l'affare si fa grosso.<ref>Nella versione originale in inglese:<br>''- Bravely bold Sir Robin, rode forth from Camelot. | He was not afraid to die, o Brave Sir Robin. | He was not at all afraid to be killed in nasty ways. | Brave, brave, brave, brave Sir Robin! | He was not in the least bit scared to be mashed into a pulp, | or to have his eyes gouged out, and his elbows broken. | To have his kneecaps split, and his body burned away, | and his limbs all hacked and mangled, brave Sir Robin! | His head smashed in and his heart cut out, | and his liver removed and his bowels unplugged, | and his nostrils ripped and his bottom burned off, | and his penis...<br>– That's- that's, uh, that's enough music for now, lads.''</ref>
*'''Robin''': Io vorrei soltanto passare, o no?<br>'''Gigante a tre teste''' {{NDR|in coro}}: In che categoria?<br>'''Robin''': Ah... io... sarei un cavaliere.<br>'''Gigante a tre teste''' {{NDR|in coro}}: Tu allora stai dalla parte dei padroni!<br>'''Robin''': È male?<br>'''Testa #1''': Hai la tessera dei sindacati?<br>'''Testa #2''': È un iscritto?<br>'''Testa #3''': Ma se se' un aristocratico.<br>'''Testa #2''': Bisogna accettare tutti.<br>'''Testa #3''': Ma sono irrecuperabili.<br>'''Testa #1''': Oh, sta' zitto.<br>'''Robin''': Mentre che voi...<br>'''Testa #1''': Fermo, noi dobbiamo offrire la massima apertura.<br>'''Testa #3''': No, perché poi ce la otturano.<br>'''Testa #1''': Interpelliamo la base.<br>'''Testa #3''': Non ci si può basare sulla base.<br>'''Testa #2''': E allora su che cosa ci si deve basare?<br>'''Testa #1''': Sulla bocca.<br>'''Testa #2''': Mi no te baso.<br>'''Testa #1''': Oh, ma chi credi di essere? La principessa del pisello?<br>'''Testa #2''': Non mi sei neanche simpatico.<br>'''Testa #3''': Basta così, noi dovemo tutelare le masse.<br>'''Testa #1''': Lo so, più potere d'acquisto, più potere occupazionale, più potere programmatorio.<br>'''Testa #2''': Il potere!<br>'''Testa #3''': E le piattaforme?<br>'''Testa #1''': Non mi parlare di piattaforme. Non ho mai capito le piattaforme.<br>'''Testa #2 e Testa #3''' {{NDR|in coro}}: Nemmeno noi!<br>'''Gigante a tre teste''' {{NDR|in coro}}: Morte ai padroni!<br>'''Testa #1''': È scappato.<br>'''Testa #2''': È scappato.<br>'''Testa #3''': Era un industriale.<ref>I riferimenti politici sono assenti nella versione originale in inglese.</ref>
*'''Menestrello''': ''Ma Sir Robin non ci sta...''<br>'''Robin''': No.<br>'''Menestrello''': ''...scappa, fugge, se la dà...''<br>'''Robin''': Ma che dici?<br>'''Menestrello''': ''Di fronte ad ogni pericolo, si coprirà di ridicolo...''<br>'''Robin''': Ma no, non è vero!<br>'''Menestrello''': ''E sì, eroe del cavolo, sta' zitto un bel cavolo.''<br>'''Robin''': Io sono un eroe.<br>'''Menestrello''': ''Un vigliacco come te un altro al mondo non ce n'è.''<br>'''Robin''': Ma cosa dici?<br>'''Menestrello''': ''Vaffanculo, va, Sir Robin.''
*'''Zinnon''': Questa scena andava tagliata, secondo voi? Eravamo così preoccupate quando la stavano scrivendo. Ma ora siamo felici. È migliore di altre sce precedenti.<br>'''Tre teste''' {{NDR|in coro}}: A livello visivo, era meglio la nostra.<br>'''Bestia''': La nostra era impegnata. Non c'erano solo battute sconce.<br>'''Guardiano del ponte''': Andate avanti.<br>'''Mago Tim''': Sì. Andate avanti!<br>'''Esercito''' {{NDR|in coro}}: Continuate!<br>'''Zinnon''': Mi piace questa scena!<br>'''Dio''': Proseguite!<ref>Scena non doppiata in italiano.</ref>
:''– Do you think this scene should have been cut? We were so worried when the boys were writing it. But now we're glad. It's better than some previous scenes, I think.<br>– Ours was better visually.<br>– Ours was committed. It wasn't a string of pussy jokes.<br>– Get on with it.<br>– Yes! Get on with it!<br>– Get on with it!<br>– Oh, I am enjoying this scene.<br>– Get on with it!''
[[File:The Knights Who Say Ni 4888226131.jpg|thumb|«Noi siamo i Cavalieri del Tiè. [...] I guardiani delle due parole sacre "Vaffa" e... "Ncul".» (Cavaliere del Tiè)]]
*'''Cavaliere del Tiè''': Tiè!<br>'''Artù''': Leee! Chi siete?<br>'''Cavaliere del Tiè''': Noi siamo i Cavalieri del Tiè.<br>'''Artù''': No! Sono i Cavalieri che dicono "Tiè"!<br>'''Cavaliere del Tiè''': Esattamente.<br>'''Bedevere''': Urca!<br>'''Cavaliere del Tiè''': I guardiani delle due parole sacre "Vaffa" e... "Ncul".<br>'''Artù''': Raramente chi li ascolta riesce a non andarci.<ref>Nella versione originale in inglese:<br>''– Nee!<br>– Who are you?<br>– We are the Knights Who Say... Nee!<br>– No! Not the Knights Who Say Nee!<br>– The same!<br>– Who are they?<br>– We are the keepers of the sacred words: Nee, Pen, and Nee-wom!<br>– Those who hear them seldom live to tell the tale!''</ref>
*'''Padre di Alfredo''': Apri le orecchie: fra dieci minuti ti sposerai la figlia del più grosso proprietario latifondista terriero che ci sia in Bretagna.<br>'''Alfredo''': E con la terra che ci canto?<br>'''Padre di Alfredo''': Senti un po', Elena...<br>'''Alfredo''': Alfredo.<br>'''Padre di Alfredo''': Alfredo. Ci occorre la terra a noialtri. Viviamo con la melma fino al collo.<br>'''Alfredo''': Ma io non gradisco.<br>'''Padre di Alfredo''': Non la gradisci? Che cos'è che non ti va? È bellissima. Ricchissima. Ci ha delle te... {{NDR|mimando con le mani due poppe}} Ci ha delle terre enormi!<br>'''Alfredo''': Questo lo so. Ma... vorrei una ragazza che più che una sposa fosse... una... specie di... marito.
*'''Lancillotto''' {{NDR|leggendo il messaggio di Alfredo}}: Causa costrizione paterna incombemi matrimonio sgradito contro volontà. Prego prego prego supplico liberarmi. Recapito: Torre Alta, Castello Melma, In Anonimi. Era ora! Un cenno del cielo! Un primo gradino verso la purificazione che sicuramente porta al Graal. Bravo, bravo Conforde, tu non sei spirato invano.<br>'''Concorde''': Eh... veramente non sono morto ancora.<br>'''Lancillotto''': Bravo, Conforde, non sei non spirato invano.
*'''Artù''': Cavalieri del Tiè, ecco il vostro po' di verde. Possiamo andare ora?<br>'''Cavaliere del Tiè''': È un bel giardinetto, sedici metri quadri edificabili... Purtroppo sorge un grave problema.<br>'''Artù''': E cioè?<br>'''Cavaliere del Tiè''': Sarebbe... che non siamo più i cavalieri che dicono Tiè. Ora siamo i cavalieri che dicono "Ecchi ecchi ecchi ecchi senef... otte"! Niente male, vero? E perciò non è finita qui.<br>'''Artù''': Cosa si deve fare, cavalieri del... ehm... che una volta dicevate "Tiè"?<br>'''Cavaliere del Tiè''': Prima di tutto, dovrete trovare ancora un altro po' di verde.<br>'''Artù''': Ma il verde oggigiorno gli è solo nei semafori.<br>'''Cavaliere del Tiè''': Il nuovo po' di verde lo metterete accanto a questo po' di verde, leggermente sopraelevato così il residence avrà la vista sui servizi. Poi, se ci tenete davvero a passare, dovrete abbattere il più grosso albero di questa foresta con... quest'aringa!<br>'''Artù''': Non è difficile, basterà l'odore.
*'''Mago Tim''': Ricchezza mobile! Imposta e utili! Tassa sui redditi! Acconti e ratei! Accertamenti! Complementare! Maggiorazione!<br>'''Artù''': Chi sei tu che illumini col fuoco quei termini oscuri?<br>'''Mago Tim''': Se qualcuno li capisse, per me sarebbe finita.<br>'''Artù''': Quale arte magica eserciti?<br>'''Mago Tim''': Mi preparo a fare il [[fiscalista]].<ref>Riferimenti non presenti nella versione originale in inglese.</ref>
*'''Mago Tim''': Il grande calice è un oggetto d'arte, genere di lusso, tassa d'importazione, diritti ecclesiastici, giacenza in dogana, trasporto, assicurazione, mance! E quando avrete subito questa rapina in nome dell'economia nazionale, che credete?<br>'''Artù''': Che la coppa sarà finalmente nostra.<br>'''Mago Tim''': Vi ci porto.<br>'''Cavalieri''' {{NDR|in coro}}: Grazie.<br>'''Mago Tim''': Poveri illusi. Sarà vostra, eh? Poi vi arriveranno l'incremento valore, la maggiorazione del 3,50%, l'imposta dei preziosi, pellegrinaggi dell'Azione Cattolica! E alla fine la confisca della coppa a favore della cantina sociale di una cooperativa blasfema e laica! Io vi ci porto, ma dovrete sbrigarvela da soli. Il mostro che custodisce il calice è insaziabile, una spugna, non c'è entrata che gli basti, un cerbero dai cento occhi che è peggio di una mignatta servito dalla sua prole, che è gran figlia di mignatta.<br>'''Artù''': Tutti così, offendono il Fisco, poi appena ottenuto un posto al Ministero delle Finanze s'acquetano.<ref>Riferimenti non presenti nella versione originale in inglese.</ref>
*'''Mago Tim''': E questa è la grande Gola del monte!<br/>'''Re Artù''': Che monte?<br/>'''Tim lo stregone''': Monte dei pegni. <br/>'''Re Artù''': Bene, guardatemi le spalle!<br/>'''Sir Gahalad''': Sono belle!<br>[...]<br>{{NDR|Il coniglio bianco esce dalla grotta}}<br>'''Mago Tim''': Lì! È lui l'arbitro della situazione.<br>'''Artù''': Dietro il coniglio?<br>'''Mago Tim''': Il coniglio è l'arbitro.<br>'''Artù''': E quello sarebbe l'arbitro?<br>'''Mago Tim''': Della situazione.<br>'''Artù''': Ma se non è nemmeno cornuto.<br>'''Mago Tim''': Ma quella non è una bestia come sembra, è un agente che agisce nel nome della creatura più crudele che sia mai esistita sui nostri prati fiscali.
*{{NDR|Lettura del Libro delle Sovversioni}}<br>'''Frate Marcuse''': Sovversioni, Rivoluzione Seconda, dal Pensiero Nove al Pensiero Ventiuno.<br>'''Fratello di Frate Marcuse''': «E Sant'Evasore sollevò la Granata e cominciò ad osannare: "O Signore, benedici questa tua Granata che voglio usare per ridurre i miei nemici a pezzettini», e fu esaudito. E tu farai a pezzettini non solo i nemici conosciuti, ma anche quelli che verranno, farai a pezzettini i pescecani, i serpentoni monetari, il Fondo Comune Europeo, le sanguisughe..."»<br>'''Frate Marcuse''': Saltane un pezzettino, fratello.<br>'''Fratello di Frate Marcuse''': «E allora il dio dell'Anàrchia disse: "Prima di tutto toglierai la Santa Sicura, poi dovrai contare fino a tre, né meno e neanche oltre. Perché il nucleo è formato da tre, e il nucleo sul quale conterai sarà dunque il tre. Il quattro sarà un numero che tu non conterai, e neanche il numero due, perché se sono due manca il palo e se sono quattro c'è una spia. Il cinque è fuori discussione. Perché nelle rivoluzioni più si è e più ci si allontana dall'idea. Lancia dunque la Santa Granata di Anàrchia verso il Nemico Capitale, che dopo la sacrosanta esplosione se ne andrà...<br>'''Frate Marcuse''': ...A morì...<br>'''Artù e i cavalieri''' {{NDR|in coro}}: ...Ammazzato!"»
*'''Artù''': Là! Laggiù!<br>'''Lancillotto''': È un graffito.<br>'''Galahad''': Cosa ci sarà scritto?<br>'''Artù''': Fratello Marcuse, lei che è un erudito.<br>'''Frate Marcuse''': È aramaico.<br>'''Galahad''': Eeeh! Ma certo, è la lingua della grande Babilonia.<br>'''Lancillotto''': Ma certo.<br>'''Artù''': E che c'è scritto?<br>'''Frate Marcuse''': Ora leggo. È la dichiarazione annuale di un certo Creso, un ricco sfondato dell'antichità. Dice solo: "A norma delle leggi vigenti, non avendo raggiunto il minimo previsto, sono esente da... Aaargh..."<br>'''Artù''': Cosa?<br>'''Frate Marcuse''': "Esente da... Aaargh..."<br>'''Bedevere''': E cosa vuol dire?<br>'''Frate Marcuse''': Dev'essere morto mentre lo scriveva.<br>'''Lancillotto''': Ah, ma che cosa dici?<br>'''Frate Marcuse''': Be', lì c'è scritto così.<br>'''Artù''': Se stava morendo non avrebbe mai potuto scrivere "Aaargh". L'avrebbe detto.<br>'''Frate Marcuse''': Be', così è scritto sulla roccia.<br>'''Galahad''': Forse stava dettando.<br>'''Artù''': Oh, sta' zitto, tu. Non c'è scritto altro?<br>'''Frate Marcuse''': No. Solo "Aaargh".<br>'''Artù''': Aaargh?<br>'''Bedevere''': Forse voleva dire Camaaarghue<br>'''Galahad''': Dov'è?<br>'''Bedevere''': E che ne so?<br>'''Lancillotto''': Non c'è un Santo Aaargh in Groenlandia?<br>'''Artù''': Lì fa freddo, c'è San Brrr.<br>'''Lancillotto''': Aaa...<br>'''Bedevere''': Uuuh!<br>'''Lancillotto''': No, Aaa... Non è chiuso, è aperto.<br>'''Bedevere''': No, ma io dicevo Uuuh!, come terrore e spavento.<br>'''Lancillotto''': Come "Aaargh"?<br>'''Bedevere''': Se vuoi anche Aaargh! Uuuh!<br>'''Frate Marcuse''': Quello è il leggendario, malvagio mostro di Aaargh! {{NDR|vengono inseguiti da un mostro}}<br>[...]<br>'''Narratore''' {{NDR|voce fuori campo}}: Quando ormai lo spaventoso mostro stava per fiscalizzare anche loro, il Ministero delle Finanze propose una riforma. Il direttore delle imposte dirette, dinanzi a questa novità ebbe un coccolone. Decaddero i termini, e così la faticosa marcia verso il Graal poté riprendere.
*'''Guardiano del ponte''': Allegria! Allegria! Se vuoi attraversare questo ponte devi rispondere alle mie tre domande. Praticamente, sei pronto e cavalcante?<br/>'''Robin''': Fammi le domande, ordunque, non ti temo.<br/>'''Guardiano del ponte''': Come accidenti ti chiami?<br/>'''Robin''': Sir Robin di Camelot.<br/>'''Guardiano del ponte''': Che bicazzo vai cercando?<br/>'''Robin''': Io cerco solo il Graal.<br/>'''Guardiano del ponte''': Che cosa saresti pronto a dare... praticamente no!<br/>'''Robin''': Il cuore... di Lancillotto. {{NDR|Robin precipita nella gola}}<br>'''Guardiano del ponte''' {{NDR|a Galahad}}: Allegria! Come accidenti ti chiami?<br/>'''Gahalad''': Sir Gahalad di Camelot.<br/>'''Guardiano del ponte''': Che stracazzo vai cercando?<br/>'''Gahalad''': Io cerco il Graal.<br/>'''Guardiano del ponte''': Che cosa sei pronto a dare?<br/>'''Gahalad''': Il culo. No, il cuore... {{NDR|Sir Gahalad precipita nella gola}}<br>'''Guardiano del ponte''' {{NDR|ad Artù}}: Allegria! Qual è il tuo nome?<br/>'''Artù''': Io sono Artù, re dei Bretoni.<br/>'''Guardiano del ponte''': Che strabicazzo vai cercando?<br/>'''Artù''': Io cerco solo il Graal.<br/>'''Guardiano del ponte''': Qual è la velocità massima che può raggiungere una rondine?<br/>'''Artù''': Be', dipende. Una rondine africana o europea?<br/>'''Guardiano del ponte''': Boh, praticamente no... che ne so. {{NDR|precipita nella gola}}<br/>'''Bedivere''' {{NDR|ad Artù}}: E la peppa. Ma come siete istruito!<br/>'''Artù''': Be', sai, facendo il militare si impara di tutto.
[[File:Castle Stalker 03.jpg|thumb|310px|Il castello Stalker, location per il Castello di Aaargh.]]
*'''Narratore''': Poiché il film sta per finire, re Artù e il superstite, Bedever, raggiunsero il luogo agognato, il castello di... Aaargh!<br>'''Artù''': Il castello di Aaargh. Finalmente la ricerca è finita.
==[[Explicit]]==
{{explicit film}}
'''Artù''': Razza di maleducati! Oggi la morte di numerosi e valorosi cavalieri sarà vendicata. Dio mi è testimone che non arresteremo la nostra battaglia fin quando non sarete tutti stesi, e il Graal torni a quelle persone cui Dio l'aveva affidato. Carica!<br>{{NDR|mentre l'esercito carica arriva una volante della polizia a sirene spiagate}}
<br/>'''Ispettore''': Ferma lì!<br/>'''Moglie dello storico famoso''': Sì, sì, sono loro! Li riconosco!<br/>'''Ispettore''': Fate sgombrare questa gente. Fate sgombrare questa gente.<br/>'''Moglie dello storico famoso''': Eccoli, eccoli, quei due!<br/>'''Ispettore''': Questi qui?<br/>'''Moglie dello storico famoso''': Sì, sì.<br/>'''Artù''': Un momento, ma cos'è questa storia?<br/>'''Poliziotto #1''': Dentro! Salite lì dentro!<br/>'''Poliziotto #2''': Via! Via, a casa!<br/>'''Ispettore''': Voi andate con lui.<br/>'''Poliziotto #1''': E voi a casa! Via, sgomberare, sgomberare! Via! Lasciate qui gli oggetti di scena! Via! Anche queste qui! Okay, Pasqualino, basta così. Metti via pure la macchina. {{NDR|mettendo le mani davanti alla macchina da presa}}
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
{{interprogetto|etichetta=''Monty Python e il Sacro Graal''}}
{{Monty Python}}
{{Film di Terry Gilliam}}
[[Categoria:Film comici]]
[[Categoria:Film basati sul ciclo arturiano]]
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Patrick Brydone
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'''Patrick Brydone''' (1736 – 1818), scienziato, militare e viaggiatore scozzese.
==Citazioni di Patrick Brydone==
*Ci sono dei luoghi che senza dubbio si possono dire di più incantevoli della terra, e se l'[[Etna]] di dentro somiglia all'inferno, si può dire a ragione che di fuori somigli al paradiso. <br>È curioso pensare che questo monte riunisce in sé tutte le bellezze e tutti gli orrori, in una parola quanto di più opposto e dissimile esiste in natura. Qui si può osservare una voragine che un tempo ha eruttato torrenti di fuoco verdeggiare ora delle piante più belle, trasfonnata da oggetto di terrore in motivo di delizia. Qui si possono cogliere i frutti più squisiti nati su quella che fino a poco fa non era che roccia arida e nera. Qui il suolo è ricoperto di tutti i fiori immaginabili, e noi stessi ci aggiriamo in un mondo di meraviglia e contempliamo questo intrico di dolcezza senza pensare che sotto i nostri piedi c'è l'inferno con tutti i suoi terrori, e che soltanto poche iarde ci separano da laghi di fuoco liquido e di zolfo.<ref>Citato in Ruta, pp. 76-77</ref>
*Credo che il [[monte Pellegrino]] sia la migliore posizione per ammirare Palermo. La magnifica città si adagia all'estremo di un anfiteatro naturale, formato da alte montagne rocciose, ed il paesaggio che si estende fra la città e queste montagne è uno dei più ricchi e dei più belli del mondo. Il complesso appare quale un meraviglioso giardino ricco di alberi fruttiferi di ogni specie, bagnati da chiare fonti e da ruscelletti, che con le loro curve sinuose danno un variato aspetto alla pianura.<ref name=dvd>Da ''A tour through Sicily and Malte'', Londra, 1773; citato in Dominique Vivant Denon, ''Viaggio a Palermo'', in appendice, Edi.bi.si., Messina, 2014.</ref>
*Il [[porto di Messina]] è formato da un piccolo promontorio o lingua di [[terra]], che s'avanza dall'estremità orientale della [[città]] e separa questo bel bacino dal resto dello stretto.<br>La forma di questa lingua di terra è esattamente quella di una falce, la cui curva forma il porto e lo mette al riparo d'ogni [[vento]]. I greci, che nel dare i nomi riuscivano sempre a sottolineare qualcuna delle caratteristiche più singolari delle cose, chiamarono questo luogo «Zancle» o «Falce», proprio per questa sua straordinaria somiglianza.<br>Fantasticarono che fosse caduta lì la falce di Saturno ed avesse dato una tal forma a quel luogo. I Latini, meno amanti delle immaginose favole, mutarono il suo nome in [[Messina]] da Messis, per indicare la grande fertilità dei campi.<br>Nel porto v'è un gran numero di galere: tre di queste hanno fatto vela questa mattina per incrociare attorno all'isola e proteggerla dagli attacchi improvvisi dei pirati, che sono molto inopportuni sulla costa meridionale.<ref>Da ''A tour through Sicily and Malte'', Londra, 1773; citato in Rina La Mesa, ''Viaggiatori stranieri in Sicilia'', Cappelli, 1961.</ref>
*[[Giovanni Maria Della Torre|Padre della Torre]] (lo storiografo del Vesuvio) mi aveva detto un giorno di aver osservato assai spesso che nei dintorni di [[Napoli]], vale a dire nei luoghi dove l'aria è più impregnata di zolfo e di esalazioni infuocate, la gente era sempre malvagia e perversa al massimo grado. Sia come si vuole, ma la gente di [[Nicolosi]] sembra confermare la verità di questa osservazione.<ref>Citato in Ruta, pp. 71-72</ref>
*Per la posizione singolare e la ricchezza del suolo, Palermo è stata designata con epiteti adulatori, in ispecie dai poeti che l'hanno denominata la Conca d'oro. Venne pure chiamata Aurea Valle, Hortus Siciliae, ecc.; e per abbracciare tutti questi nomi venne pure aggiunto il termine Felix col quale si trova distinta nelle mappe.<ref name=dvd/>
*Un tipo che aveva assunto un'aria di saggezza e dignità superiore agli altri, li radunò tutti in circolo attorno a lui e cominciò ad interrogarmi con grande solennità. Riuscii a stento a mantenere un contegno. [...] Mi chiese di rispondergli con sincerità e precisione circa i veri motivi che ci avevano fatto intraprendere un viaggio così faticoso e spiacevole. Gli dissi, sulla mia parola, che eravamo spinti soltanto dalla curiosità di esaminare l'[[Etna]]. Al che, ridendo fra loro con grande scherno, esclamarono: «Una bella ragione questa, non è vero».<ref>Citato in Ruta, p. 74</ref>
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*[[Carlo Ruta]], ''Viaggiatori in Sicilia tra Rinascimento e Illuminismo'', Edi.bi.si, Messina, 2007.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Brydone, Patrick}}
[[Categoria:Militari britannici]]
[[Categoria:Scienziati britannici]]
[[Categoria:Scrittori scozzesi]]
[[Categoria:Viaggiatori britannici]]
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Spinoziano
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wikitext
text/x-wiki
'''Patrick Brydone''' (1736 – 1818), scienziato, militare e viaggiatore scozzese.
==Citazioni di Patrick Brydone==
*Ci sono dei luoghi che senza dubbio si possono dire di più incantevoli della terra, e se l'[[Etna]] di dentro somiglia all'inferno, si può dire a ragione che di fuori somigli al paradiso.<br>È curioso pensare che questo monte riunisce in sé tutte le bellezze e tutti gli orrori, in una parola quanto di più opposto e dissimile esiste in natura. Qui si può osservare una voragine che un tempo ha eruttato torrenti di fuoco verdeggiare ora delle piante più belle, trasfonnata da oggetto di terrore in motivo di delizia. Qui si possono cogliere i frutti più squisiti nati su quella che fino a poco fa non era che roccia arida e nera. Qui il suolo è ricoperto di tutti i fiori immaginabili, e noi stessi ci aggiriamo in un mondo di meraviglia e contempliamo questo intrico di dolcezza senza pensare che sotto i nostri piedi c'è l'inferno con tutti i suoi terrori, e che soltanto poche iarde ci separano da laghi di fuoco liquido e di zolfo.<ref>Citato in Ruta, pp. 76-77.</ref>
*Credo che il [[monte Pellegrino]] sia la migliore posizione per ammirare Palermo. La magnifica città si adagia all'estremo di un anfiteatro naturale, formato da alte montagne rocciose, ed il paesaggio che si estende fra la città e queste montagne è uno dei più ricchi e dei più belli del mondo. Il complesso appare quale un meraviglioso giardino ricco di alberi fruttiferi di ogni specie, bagnati da chiare fonti e da ruscelletti, che con le loro curve sinuose danno un variato aspetto alla pianura.<ref name=dvd>Da ''A tour through Sicily and Malte'', Londra, 1773; citato in Dominique Vivant Denon, ''Viaggio a Palermo'', in appendice, Edi.bi.si., Messina, 2014.</ref>
*Il [[porto di Messina]] è formato da un piccolo promontorio o lingua di terra, che s'avanza dall'estremità orientale della città e separa questo bel bacino dal resto dello stretto.<br>La forma di questa lingua di terra è esattamente quella di una falce, la cui curva forma il porto e lo mette al riparo d'ogni vento. I greci, che nel dare i nomi riuscivano sempre a sottolineare qualcuna delle caratteristiche più singolari delle cose, chiamarono questo luogo «Zancle» o «Falce», proprio per questa sua straordinaria somiglianza.<br>Fantasticarono che fosse caduta lì la falce di Saturno ed avesse dato una tal forma a quel luogo. I Latini, meno amanti delle immaginose favole, mutarono il suo nome in [[Messina]] da Messis, per indicare la grande fertilità dei campi.<br>Nel porto v'è un gran numero di galere: tre di queste hanno fatto vela questa mattina per incrociare attorno all'isola e proteggerla dagli attacchi improvvisi dei pirati, che sono molto inopportuni sulla costa meridionale.<ref>Da ''A tour through Sicily and Malte'', Londra, 1773; citato in Rina La Mesa, ''Viaggiatori stranieri in Sicilia'', Cappelli, 1961.</ref>
*[[Giovanni Maria Della Torre|Padre della Torre]] (lo storiografo del Vesuvio) mi aveva detto un giorno di aver osservato assai spesso che nei dintorni di [[Napoli]], vale a dire nei luoghi dove l'aria è più impregnata di zolfo e di esalazioni infuocate, la gente era sempre malvagia e perversa al massimo grado. Sia come si vuole, ma la gente di [[Nicolosi]] sembra confermare la verità di questa osservazione.<ref>Citato in Ruta, pp. 71-72.</ref>
*Per la posizione singolare e la ricchezza del suolo, Palermo è stata designata con epiteti adulatori, in ispecie dai poeti che l'hanno denominata la Conca d'oro. Venne pure chiamata Aurea Valle, Hortus Siciliae, ecc.; e per abbracciare tutti questi nomi venne pure aggiunto il termine Felix col quale si trova distinta nelle mappe.<ref name=dvd/>
*Un tipo che aveva assunto un'aria di saggezza e dignità superiore agli altri, li radunò tutti in circolo attorno a lui e cominciò ad interrogarmi con grande solennità. Riuscii a stento a mantenere un contegno. [...] Mi chiese di rispondergli con sincerità e precisione circa i veri motivi che ci avevano fatto intraprendere un viaggio così faticoso e spiacevole. Gli dissi, sulla mia parola, che eravamo spinti soltanto dalla curiosità di esaminare l'[[Etna]]. Al che, ridendo fra loro con grande scherno, esclamarono: «Una bella ragione questa, non è vero».<ref>Citato in Ruta, p. 74.</ref>
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*[[Carlo Ruta]], ''Viaggiatori in Sicilia tra Rinascimento e Illuminismo'', Edi.bi.si, Messina, 2007.
==Altri progetti==
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Etna
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[[File:EtnaAvió.JPG|thumb|upright=1.4|il Monte Etna]]
Citazioni sull''''Etna'''.
==Citazioni==
*A [[Catania]], prima tappa, arriviamo di notte, in aereo. L'Etna è in eruzione. Vediamo, dai finestrini, sul fondo completamente nero della montagna, scendere srotolandosi un enorme serpente luminoso, un fiume spesso di lava rovente e bollente, vermiglia, gonfia, globosa nel suo procedere, e con volute e strie, più luminose ancora ma di colore arancione o addirittura giallo. È uno spettacolo affascinante. ([[Mario Soldati]])
*''Anche sul dorso dei petrosi monti | Talor t'assidi maestosa, e rendi | Belle dell'[[alpi]] le nevose fronti: | Talor sul giogo abbrustolato ascendi | Del fumante Etna, e nell'orribil veste | Delle sue fiamme ti ravvolgi e splendi''. ([[Vincenzo Monti]])
*''Bello è il veder, lungi dal giogo ardente, | le liquefatte viscere dell'Etna, | lanciati sassi al ciel. Altro fu svelto | dal sempre acceso [[Stromboli]]; altro corse | sul fianco del [[Vesuvio|Vesevo]] onda rovente''. ([[Lorenzo Mascheroni]])
*Ci sono dei luoghi che senza dubbio si possono dire di più incantevoli della terra, e se l'Etna di dentro somiglia all'inferno, si può dire a ragione che di fuori somigli al paradiso. <br>È curioso pensare che questo monte riunisce in sé tutte le bellezze e tutti gli orrori, in una parola quanto di più opposto e dissimile esiste in natura. Qui si può osservare una voragine che un tempo ha eruttato torrenti di fuoco verdeggiare ora delle piante più belle, trasfonnata da oggetto di terrore in motivo di delizia. Qui si possono cogliere i frutti più squisiti nati su quella che fino a poco fa non era che roccia arida e nera. Qui il suolo è ricoperto di tutti i fiori immaginabili, e noi stessi ci aggiriamo in un mondo di meraviglia e contempliamo questo intrico di dolcezza senza pensare che sotto i nostri piedi c'è l'inferno con tutti i suoi terrori, e che soltanto poche iarde ci separano da laghi di fuoco liquido e di zolfo. ([[Patrick Brydone]])
*Difatti, nel fondo, l'Etna fa cono. Quanto diverso però dall'immaginato! Questo il tremendo Mongibello, l'infocato carcere di Tifone? Il monte più armonico di forme, più mite d'aspetto che io abbia mai veduto. Me lo sono fatto indicare da gente del posto, per assicurarmi che è veramente lui. Solo che tutte le nuvole del cielo, poche o molte che siano, se le raccoglie intorno lui, come chioccia i pulcini. ([[Alberto Savinio]])
*Egli procedette a piedi per altre quattordici miglia finché arrivò alla "Grotta de la nivi" (Grotta della neve) donde i [[Malta|maltesi]] ricavano tutta la loro neve e ghiaccio, e la trasportano alle loro galere. ([[Ferdinando Alberto I di Brunswick-Lüneburg]])
*Emergente solenne e candida sopra la verde campagna e il mare. ([[Mario Praz]])
*''Ferve nel quarto cerchio opaco smalto, || che qual sull'Etna ardente e bolle e fuma, | sol che più ratto e liquido dall'alto | volvesi, e non s'impietra o si consuma: | ivi sta l'[[Ira]]; di bollente asfalto | tinge i suoi ceppi e di viperea spuma, | e mentre cieca si dimena e scoppia, | ne' suoi lacci s'intrica, e gli raddoppia''. ([[Angelo Maria Ricci]])
*Il monte Etna all'incontro, preso alle radici, volge attorno cento ottanta miglia, e la sua elevatezza sul mare oltrepassa d'assai le due miglia. Su' fianchi dell'Etna levansi altri monti minori, quasi suoi figli, talun de' quali il vesuviano agguaglia in ampiezza. Le lave più estese di questo monte non superano in lunghezza le sette miglia, e quelle dell'altro s'innoltrano al quindicesimo e al ventesimo miglio, e taluna è giunta fino al trentesimo. ([[Lazzaro Spallanzani]])
*Il monte Etna ha preso nome dal fuoco e dallo zolfo, come anche la Gehenna. ([[Isidoro di Siviglia]])
*Il vulcano che vedevo ogni giorno dalla mia cameretta, con i suoi silenzi e i suoi borbottii. Una presenza costante nella vita di chi vive a Catania, scandita dai momenti di quiete e da quelli in cui il cielo si riempie di lapilli, i rivoli di magma illuminano la notte e il vento si fa cenere. ([[Miriam Leone]])
*In basso la costa sicula sfuma verso [[Catania]]; lo Stretto splende d'azzurro e i monti di Sicilia si levano da ogni parte con inattesi profili. E su tutti grandeggia candido l'Etna, la Montagna per antonomasia, a ricordare la potenza del fuoco che, oltre le vicende degli uomini, è la vera, immortale anima dell'isola. ([[Carlo Picchio]])
*L’Etna, che rappresenta l’anima della Sicilia, questo senso di grecità e la bellezza della natura. È una montagna che tutti i siciliani temono e amano. ([[Simonetta Agnello Hornby]])
*L'Etna è diverso dalle mie splendide Dolomiti frastagliate e fantastiche, è un grosso cono schiacciato come una grande focaccia sul corno orientale dell'isola con i fianchi che scendono con pendenza regolare: mi tenta un lunga planata quasi senza motore ma veloce, dato l'assetto in cui devo tenere il [[aeroplano|velivolo]]; mi metto sopra un largo solco tracciato dalla lava di un'unica eruzione e scendo come in uno slalom entusiasmante. ([[Martino Aichner]])
*La scalata del gigante<br>Davanti a noi una spessa nuvola si leva lentamente come una cortina bianca che sale e che sorge dalla [[terra]]. Avanziamo ancora qualche passo, naso e bocca avvolti, per non essere soffocati dallo zolfo, ed all'improvviso, davanti ai nostri piedi, si apre un prodigioso, uno spaventevole abisso, di quasi cinque chilometri di circonferenza. ([[Guy de Maupassant]])
*La bestia è calma, e dorme in fondo, tutt'in fondo,. Solo la pesante fumata sfugge dal prodigioso fumaiolo alto 3312 metri. ([[Guy de Maupassant]])
*La calma ci trattenne tutta la mattina in faccia all'Etna: il dorso di questa montagna dalla parte da cui noi lo vedevamo, ci si presentava sotto tinte bigiastre simili a quelle del deserto di Sahara. ([[Joseph-François Michaud]])
*La mattina presto vidi la cresta dell'Etna brillare mentre il primo raggio di sole colpiva il suo crinale bianco; al tramonto, quando la cima era avvolta fra nubi pesanti e i raggi occidentali venivano di dietro il monte, quelle alture fredde e remote rilucevano debolmente in una tinta del più pallido smeraldo, e sembravano la visione di un paradiso al tramonto, diafano, sul punto di svanire. ([[George Gissing]])
*L'Etna ha l'aria della vecchiezza; il [[Monte Fuji|Fuji]] invece è l'immagine della gioventù, le sue linee suggeriscono il movimento, lo slancio. L'Etna è possente, ti fa pensare ad un gigante saggio, talvolta è terribile, ma anche allora sembra scuotere le sue catene con l'ineluttabilità misteriosa d'un destino notturno; il Fuji è agile, fiero come una spada, t'invita all'ardire. L'Etna è profondamente maschio, è patriarca di messi, di villaggi, dei popoli di tonni nelle acque profonde ai suoi piedi; il Fuji fa pensare ad una vergine, non per nulla vi dimora la bella Figlia del dio delle montagne, o ad un guerriero adolescente che ha fede purissima in un'idea. Perciò il Fuji è anche vicino all'amore ed alla morte, a tutte le grandi follie; l'Etna invece è il tempo popolato di ombre senza fine. All'Etna si addicono l'ulivo, il castagno, la ginestra, piante legate alle fortune della civiltà ed ai sogni dei poeti, gli si addice anche la vite coi dolci languori che dona agli uomini, l'Etna è sempre pienamente di questo mondo; al Fuji si addicono invece i pini selvaggi del ''Ki no kai'', del «Mare d'alberi» che ne lambe il versante Nord, e poi ceneri o neve; il Fuji, come la poesia, anela al cielo, non si sa mai con certezza se appartenga a questo mondo o no; «forse è un misterioso ''kami''». ([[Fosco Maraini]])
*Magnifica la vista che si godeva dallo Stretto. Davanti a noi era [[Messina]] col suo porto pieno di natanti, difeso dalla fortezza di San Salvatore; dietro di noi [[Reggio Calabria|Reggio]] splendidamente illuminata dal sole pomeridiano e sullo sfondo le brulle montagne dell'interno, mentre a sinistra s'innalzava maestosamente l'Etna, con la cima coperta di neve scintillante. Il cratere vomitava un denso pennacchio di fumo. ([[Arthur John Strutt]])
*''Ma sì d'Etna vicino, che i suoi tuoni | e le sue spaventevoli ruine | lo tempestano ognora. Esce talvolta | da questo monte a l'aura un'atra nube | mista di nero fumo e di roventi | faville, che di cenere e di pece | fan turbi e groppi, ed ondeggiando a scosse | vibrano ad ora ad or lucide fiamme | che van lambendo a scolorir le stelle; | e talvolta, le sue viscere stesse | da sé divelte, immani sassi e scogli | liquefatti e combusti al ciel vomendo | in fin dal fondo romoreggia e bolle.'' ([[Enea]]: [[Publio Virgilio Marone]], ''[[Eneide]]'')
*Mi affascina molto il rapporto con il mito. E cosa c'è di più mitico dell' Etna che tira fuori fiumi di fuoco? Credo che coloro che ci vivono sotto siano particolarmente siciliani perché se la giostrano col destino più di chiunque altro. ([[Ferdinando Scianna]])
*Nei primi giorni del dicembre 1888, venivo dal Pireo sopra un piccolo piroscafo mercantile, che doveva lasciarmi a [[Messina]]. Il mare ci castigò con una delle sue più matte burrasche, calmandosi poi, mentre ci avvicinavamo alla [[Sicilia]]. Salito sul ponte io guardai al firmamento cristallino e vidi una bianca curva seguirlo fino a un punto che mi sembrò lo zenit. Allora chiesi che fosse mai quello che gli occhi scoprivano. Mi fu risposto: «È l'elevazione dell'Etna che s'inarca per adattarsi alla curva del cielo».<br>Illusione? Realtà? Posso solo dire che non ho più dimenticato questa straordinaria visione. ([[Bernard Berenson]])
*Nessuno dubita che la Sicilia fosse unita un tempo al continente: l'Etna, continuazione delle catene degli Appennini, apparteneva alla terra ferma, ed un cataclisma ne lo avrà separata. ([[Auguste Marmont]])
*Per vedere il cratere stesso e la lava, dobbiamo ancora salire fino a quel dorso di monte, sul quale nel 1883 i santi furono esposti contro la lava. Ancora pochi passi, e siamo arrivati sul piccolo rialto: davanti ai nostri occhi si stende, in tutto il suo terribile splendore, il campo dell'eruzione.<br>Ogni parola sarebbe vana per dipingere siffatto spettacolo, che supera ogni opinione e vince ogni descrizione. Avevo assistito, anni addietro, a una eruzione del Vesuvio; ma quale differenza tra quella e questa del monte siciliano. Il Vesuvio è un bambino in confronto a questo gigante! ([[Augusto Schneegans]])
*Si vede l'Etna dalla piana di Randazzo. E sembra il [[Monte Fuji|Fuji]] soprattutto quando i pendii sono innevati, ma attraversati da sciare infuocate. Una piana fertilissima, verso Randazzo. La vegetazione, i noccioleti, le gole dell'Alcantara, un incanto. ([[Toni Servillo]])
*Stamani mi sono levato alle ore 4'45 e mi sono messo al balcone della mia stanza per vedere l'[[alba]] sul'Etna. Il suo colore era [[argento]] e viola sopra un delicato rossore, che sembrava vermiglio di dentro. In vetta un diadema di [[neve]], e sotto, la collana delle nubi. La grande altezza della montagna non appariva tale per via dei suoi morbidi e lunghi fianchi. ([[Bernard Berenson]])
*Un tipo che aveva assunto un'aria di saggezza e dignità superiore agli altri, li radunò tutti in circolo attorno a lui e cominciò ad interrogarmi con grande solennità. Riuscii a stento a mantenere un contegno. [...] Mi chiese di rispondergli con sincerità e precisione circa i veri motivi che ci avevano fatto intraprendere un viaggio così faticoso e spiacevole. Gli dissi, sulla mia parola, che eravamo spinti soltanto dalla curiosità di esaminare l'Etna. Al che, ridendo fra loro con grande scherno, esclamarono: «Una bella ragione questa, non è vero». ([[Patrick Brydone]])
*Una volta abbiamo detto {{NDR|con [[Federico Fellini]]}} “bisognerebbe proprio vederla la [[Sicilia]], insieme. Vedere l’Etna, questo vulcano meraviglioso, il vulcano più affascinante del mondo”, però poi non l’abbiamo mai realizzato. Ma un giorno ci andrò, quando l’Etna sarà infuriata, e sarà un’emozione grandissima. ([[Sandra Milo]])
===[[Giuseppe De Lorenzo]]===
*Anche sulle falde dell'Etna oltre il fiore della ginestra v'è quello del limone e dell'arancio e della vite, che imbalsama l'aria col suo profumo e solleva l'animo del pellegrino, distogliendolo dallo spettacolo di distruzione e di morte, per fargli solo ammirare il quadro mirabile, per quanto illusorio, creato dalla vita attraverso tante distruzioni e tante morti.
*L'Etna m'apparve per la prima volta nell'ottobre dei 1891 da [[Taormina]], sulle candide e fulve rupi calcaree, dislocate su quella costa dalle oscure forze orogeniche, e plasmate dalla mobile aria pregna dei sali del mare siciliano. Sorgeva purissima in cielo la forma solenne, culminante nel vertice sommo con l'ampio cratere fumante, verso il cui orlo sublime saliva la vista e il pensiero. E sull'orlo sublime mi trovai pochi dì appresso, all'alba, facendo correre la vista ed il pensiero dalle viscere cupe del monte, radicate nel seno della terra, alle vaste profondità del cielo stellato.<br>Sulla vetta deserta del monte ardevano infatti ancora le stelle, e giù, nella gola del vulcano ardente, rosseggiavano rivoli sparsi di lava incandescente: ed il palpito del fuoco sidereo pareva congiungersi, attraverso lo spazio immenso e taciturno, col fremito del fuoco ipogeo, che ha con quello comune l'origine, comune la fine.
*Le nevi dell' Etna [...] non sono persistenti, tranne che sulla sommità, dove durano ancora durante l'estate al riparo di letti di ceneri e lapilli, che sopra vi si depositano. Generalmente<ref>Nel testo "Geneneralmente".</ref> in fin di luglio esse sono quasi tutte fuse, per cominciare di nuovo a depositarsi nell'autunno ed aumentare gradatamente di volume e d'estensione per tutto l'inverno. Vige sempre qui, come altrove, l'alterna vicenda delle stagioni e del tempo, descritta nel carme oraziano, in cui l'anno e l'ora, che rapisce l'almo giorno, ammoniscono a non sperare cose immortali.
==Note==
<references />
==Voci correlate==
*[[Eruzione dell'Etna del 1669]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Luoghi della mitologia greca]]
[[Categoria:Montagne della Sicilia]]
[[Categoria:Vulcani]]
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Ernesto Buonaiuti
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/* Citazioni di Ernesto Buonaiuti */ caratteristiche del pensiero cristiano
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'''Ernesto Buonaiuti''' (1881 – 1946), presbitero, accademico, storico e teologo italiano.
==Citazioni di Ernesto Buonaiuti==
*Il carattere distintivo del modernismo fu la stessa indeterminatezza del suo programma. Esso non investì un punto particolare della disciplina ufficiale.<ref>Da ''Storia del cristianesimo'', III, p. 618</ref>
*Il [[Cristianesimo]] è l'unica democrazia possibile; perché in nessun'altra forma di vita religiosa, come in nessun'altra visione filosofica della vita, l'aggregato umano, il senso della solidarietà universale, la coscienza dell'unica famiglia del mondo hanno, come nel Cristianesimo, altrettanto rilievo e altrettanto inconsumabile peso.<ref>Da una lettera; citato in Giulio Andreotti, ''I quattro del Gesù'', Rizzoli, 1999, p. 24</ref>
*Le caratteristiche più appariscenti del pensiero cristiano, quale esce, nel medio evo latino prescolastico, dalla grande sistemazione agostiniana, possono essere condensate in un brevissimo sistema. Vi manca innanzi tutto una distinzione formale fra il dominio della filosofia e quello della teologia, fra l'ordine delle verità razionali e quello delle verità rivelate. Di rimbalzo è implicitamente cancellata la separazione fra la natura e la grazia, fra la zona in cui si esercitano le insite capacità dell'essere razionale e la sfera misteriosa delle comunicazioni carismatiche.<ref>Da ''Tommaso d'Aquino'', p. 10.</ref>
*[...], lo [[spiritualismo]] è l'unica visione razionale del mondo che dia ragione dei fatti centrali della vita individuale ed associata. Ogni sistema che non sia una pseudofilosofica impugnazione delle leggi disciplinanti il pensiero, si può ricondurre, dialetticamente, allo spiritualismo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/buonaiutiapologiadellospiritualismo/mode/1up/ Apologia dello spiritualismo]'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, pp. 12-13.</ref>
*[...] si può legittimamente asserire, quasi assiomaticamente, che anche i sistemi antispiritualistici sono indotti, loro malgrado, in virtù dei loro stessi presupposti e a norma dei loro procedimenti, a prestar implicito omaggio allo spiritualismo e a recare involontario contributo e spontaneo sostegno alla sua validità. Lo spirito è la verità ed il bene. E come il vero ed il buono, esso è, sotto la stretta di una esigenza insopprimibile, riconosciuto ed ammesso anche da coloro che lo negano.<ref>Da ''Apologia dello spiritualismo'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, p. 56.</ref>
*Una delle idee cardinali, giustissima, intorno a cui si muovono le concezioni del [[Mario Missiroli|Missiroli]], è che il dissidio reale in cui è presa tragicamente l'anima della nostra generazione è quello che si svolge fra la tradizione trascendentalistica del cristianesimo cattolico e la tendenza immanentistica pura della filosofia, nata dalla Rinascita. Il Missiroli è fra i pochissimi scrittori in Italia che questo dissidio han cercato di delineare più efficacemente.<ref>Da ''Fra l'idealismo e la Chiesa: Mario Missiroli'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', sesta serie, volume CCXX, settembre 2022, Direzione della Nuova Antologia, Roma, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1922-09-16_220/page/179/mode/1up p. 179].</ref>
==''Giansenio''==
===[[Incipit]]===
[[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Saint-Beuve]] ha scritto: «Giansenio non ha fatto che provocare una sommossa in grembo al cristianesimo. Descartes invece ha scatenato una rivoluzione universale».<br>Il verdetto è ingiusto, e, anche se il qualificatore suona iconoclasta, inintelligente. Ingiusto: perché lo storico, se vuole sentenziare a norma di equità, non può istituire mai valutazioni comparative su sistemi di pensiero sbocciati nel medesimo tempo, assumendo come criterio e canone l'entità del rispettivo successo esteriore. Inintelligente: perché in tanto Cartesio ha provocato una rivoluzione, in quanto lo spirito del tempo ha isolato, ''per fas et nefas''. il fuoco della sommossa giansenistica. <!-- (cap. I, La vita, p. 5) -->
===Citazioni===
*Le vecchie edizioni all'''Augustinus''<ref>Opera principale di Giansenio sul rapporto fra grazia divina e libertà umana.</ref> danno il profilo scarno ed aristocratico di Giansenio: fronte ampia e prominente, occhiaie profonde, naso aquilino, gote infossate, labbra serrate, danno l'impressione di una squisitissima sensibilità e di un diuturno tirocinio di auto-disciplina. Questo figlio di contadini, alla cui intelligenza precocissima erano state di così aspro impedimento le condizioni familiari da costringerlo a interrompere una volta gli studi per andare a procacciarsi da vivere in una officina da falegname, aveva bene sperimentato le amare e stupefacenti ingiustizie di cui s'intesse la vita. (pp. 17-18)
*[[Giansenio]] era fatto per completare e mitigare le unilateralità e le malaccortezze pratiche del suo troppo ardente temperamento. Uomo di studio e di riflessione, scrittore forbito ed efficace, pur attraverso le ridondanze della sua squisita formazione letteraria, il teologo fiammingo poteva portare al programma della rinascita cristiana l'appannaggio di una scrupolosa erudizione patristica. (p. 20)
*La sostanza del [[pelagianesimo]] come del [[Compagnia di Gesù|gesuitismo]], per quanto l'asserzione possa apparire paradossale, è della nuda e semplice speculazione etica pitagorica, stoica, aristotelica. Per cui appare compiutamente vero dei pelagiani quel che una volta [[Tertulliano]] affermò degli eretici in generale: «patriarchi degli eretici, i filosofi». Di fatto, alla base della predicazione pelagiana sussiste il postulato che all'uomo sia consentito di raggiungere lo stato dell'assoluta perfetta giustizia, fino alla impeccabile impassibilità. (p. 32)
*Come la vecchia filosofia, il pelagianesimo, terribile contraffazione del cristianesimo, è una mostruosa esplosione di albagia. Che esso sia stato possibile dopo la rivelazione del vangelo, costituisce la prova lampante che un terribile cancro è alle radici stesse della spiritualità umana, che l'elemento titanico non è nell'uomo in un piano distinto da quello dionisiaco, ma che più tosto lo ha invaso nel suo dominio e lo ha avvelenato alle sue scaturigini. (pp. 34-35)
*Per il fatto stesso della sua esistenza il pelagianesimo s'inscrive in falso contro sé medesimo; perché, nella sua essenza e nei suoi connotati, esso costituisce la riprova apodittica della perversione organica e funzionale dell'uomo.<br>Che cosa è esso infatti se non vanità e frode? se non adulazione e viltà? se non acquiescenza e neghittosità? (p. 35)
*Psicologo perspicace e moralista squisito, Giansenio getta lo scandaglio della sua analisi sensibilissima negli strati più profondi e più {{sic|impervii}} del sentimento e della passione. La sua dottrina della colpa e del riscatto è una fedele proiezione e descrizione dei dati elementari della spiritualità umana in azione. (p. 40)
==''Il cristianesimo nell'Africa romana''==
===[[Incipit]]===
Come molte altre chiese dell'Occidente mediterraneo, anche quella africana in genere, e quella cartaginese in specie accampano pretese ad una origine apostolica: sebbene con minore lusso di particolari leggendari. Annalisti arabi e storici bizantini, registrando tradizioni locali affidate ancora a caratteristiche peculiarità toponomastiche, attribuiscono all'apostolo Filippo l'evangelizzazione della Tripolitania e della Tunisia, a Simone di Cana quella della Cirenaica. Non è da fare gran caso di così tarde e contaminate testimonianze.<br>Le prime memorie sicure del cristianesimo africano sono riconoscibili nel racconto ufficiale di alcune scene di persecuzione e di martirio, col quale la letteratura latina della nuova religione registra solennemente il proprio ingresso nella piena luce della storia.
===Citazioni===
*Per parecchi decenni, [...], il [[donatismo]] fu opposizione politica, rivalità religiosa, atteggiamento pratico, anziché posizione teorica e sistema astratto. Gli ortodossi non ebbero, neppure, né voglia né agio di confutarlo metodicamente. Lo osteggiava per essi, il potere politico, che essi non si stancavano però petulantemente di chiamare al soccorso. (parte seconda, cap. V, p. 322)
*Se il donatismo è in continuità diretta col cristianesimo precostantiniano, non deve immaginarsi di rappresentare per questo l'unica chiesa. La chiesa del Cristo ha le promesse della universalità, mentre la chiesa donatistica non ha valicato i confini etnici e territoriali dell'Africa. Ed oltre a ciò, dopo un periodo eroico di confessioni e di martirio, la chiesa donatistica, specialmente nel periodo delle sollevazioni maure, è venuta contraendo le medesime macchie deturpanti, che essa scopre nella comunità ufficiale. (parte seconda, cap. V, p. 336)
==''Lutero e la Riforma in Germania''==
===[[Incipit]]===
Di un movimento che ebbe la prima occasione al suo divampare nell'insegnamento innovatore di un monaco, fedifrago alla sua vocazione e ribelle alla sua chiesa, sarà impossibile cogliere l'orientamento fondamentale e il presupposto normativo, se non si saranno in antecedenza esplorate le ragioni spirituali e i coefficienti impalpabili, che determinarono l'evoluzione del suo corifeo. D'altro canto sarà molto malagevole raffigurarsi i motivi e fissare i momenti salienti della lenta elaborazione psichica, attraverso cui quegli che aveva chiesto al chiostro i sussidi proporzionati al suo inquieto desiderio di perfezione divenne il banditore della crociata antiascetica, se non si sarà in anticipo ricercata la scaturigine della sua chiamata religiosa e non si saranno andate a cercare, negli anni della più tenera adolescenza, le possibili remote predisposizioni alla subita decisione del 1505<ref>Nel 1505, a ventidue anni, entrò nel convento agostiniano di Erfurt.</ref> <!-- (cap. I, p. 1) -->
===Citazioni===
*[[Ernst Troeltsch|Ernesto Troeltsch]], ponendo a raffronto le concezioni sociali delle varie denominazioni cristiane, ha definito la posizione spirituale di [[Martin Lutero|Lutero]] come quella di una ''innerweltliche Askese'', di un'ascesi mescolata ed immanente al mondo. L'attitudine di Lutero, egli osserva, è ascetica, in quanto il mondo non costituisce per lui un insieme di valori assoluti, bensì un insieme di valori puramente negativi, per se stessi, poiché valori veri possono riscontrarsi soltanto nei mezzi della nostra ricongiunzione con Dio. (cap. III, p. 116)
*L'esperienza personale di Lutero, che considera le opere buone come il risultato automatico dello spirito umano trasfigurato dai meriti del Cristo, rappresenta in pratica un annullamento della morale associata, che è tutta per definizione basata sul codice positivo del bene e sul presupposto della capacità responsabile umana di tradurlo in atto. (cap. III, p. 192)
*[...] [[Ulrico Zwingli|Zwingli]] riuscì a guadagnarsi con la sua predicazione una efficienza morale e pedagogica imponente. Sapiente ed accorto, egli riesce, senza rumorose opposizioni e senza scalpore, a introdurre nel suo cantone le medesime innovazioni per le quali Lutero aveva scatenato così violento uragano in Germania. La costituzione democratica del paese lo aiuta e lo seconda potentemente nella bisogna. (cap. III, p. 195)
*Anche per Zwingli il problema centrale nella religiosità cristiana è quello della [[Salvezza (religione)|salvezza]]. Ma in lui nulla di mistico e di psicologicamente contorto. Il suo atteggiamento rappresenta il riflesso pratico e logico del suo pensiero, la tradizione reale di una filosofia. (cap. III, p. 196)
*Nella storia delle controversie religiose in seno alla tradizione cristiana, le polemiche [[Eucaristia|eucaristiche]] son quelle che hanno suscitato più pronte e sensibili risonanze sociali. Il mistero eucaristico ha cosi sottili addentellati con la vita federata della comunità religiosa che ogni reale o presunta impugnazione dal suo realistico valore ha fatto fremere sempre le più intime fibre dell'organismo ecclesiastico. (cap. III, pp. 199-200)
*Zwingli insegnava che la cena del Signore non è una iterazione all'indefinito del sacrificio in cui si è immolato il Cristo sulla croce, bensì una commemorazione di questo sacrificio, offerto una volta per sempre. Gli elementi eucaristici pertanto non celano un Cristo, nuovamente offerto, bensì vogliono essere i segni simbolici del corpo e del sangue del Cristo, immolato sul Calvario. (cap. III, p. 204)
*Insistendo così calorosamente sulle opere della personale santificazione e della scambievole edificazione, il [[pietismo]] non era eccessivamente fedele alle concezioni antropologiche ed etiche del vangelo luterano. Ma l'intuizione oscura della impossibilità ormai constatata di salvare l'etica associata della umanità credente sul fragile presupposto della rinascita nella fede e della giustificazione nell'adesione intima al Cristo, induceva gli spiriti a rafforzare e ad esaltare la pratica della pietà personale, come unico baluardo resistente al dilagare della mondanità e della profanità nel recinto della Chiesa costituita. (cap. VI, p. 342)
*Il pietismo in realtà non era altro che la espressione esasperata del dissidio, acuto ed implacabile, che la Chiesa evangelica portava nel proprio grembo, fra l'extraeticità del suo dogma soteriologico e le esigenze concrete della sua organizzazione disciplinare. Esso proclamava di non voler intaccare o depauperare in alcun modo la costruzione dell'edificio teologico. Ma di fatto il bisogno irrefrenabile di rivalorizzare tutte quelle forme esteriori della pietà che l'insurrezione antiromana di Lutero aveva logicamente deprezzato e infirmato, lo induceva ad alterare sostanzialmente le norme concrete e la prassi quotidiana della religiosità riformata. (cap. VI, pp. 342-343)
*[...] manca completamente al vecchio spirito [[Germania|teutonico]] un concetto, che è basilare nella nostra tradizione mediterranea, il concetto cioè del peccato, sia esso inteso nel valore biblico di macchia contaminante e ripugnante, che deforma la nostra figura morale, sia esso inteso nel senso ellenico di deviazione dalla {{sic|mèta}} prefissata, di allontanamento dalla retta via, per deficienza di cognizione. (cap. VII, p. 385)
*La forza del tedesco è di mettersi al servizio del suo destino tribale affrontando imperturbabilmente il sacrificio e la morte. (cap. VII, p. 387)
===[[Explicit]]===
Lo scatenamento bellico {{NDR|della Germania}} non è stato che l'ultimo risultato di un ripullulare delle vecchie caratteristiche della razza, già embrionalmente delineatosi, così nella fede della Riforma luterana, come nelle forme tipiche della cultura idealistica tedesca.<br>Sulla scorta di etnografi e di germanisti dell'epoca nazista, oggi è stato possibile far risaltare la continuità palese e riconoscibile fra i lontani istinti primordiali della razza germanica e l'attuale comportamento tedesco, al cospetto del mondo e della civiltà universale.
==''Pellegrino di Roma''==
===[[Incipit]]===
Con uno di quei suoi [[paradossi dai libri|paradossi]], così prodigiosamente aderenti alla realtà della vita umana, che il razionalismo e l'illuminismo non comprenderanno giammai, il Vangelo impone la contraddittoria consegna: tendere fino allo spasimo l'arco delle proprie energie, per servire la legge di Dio, e in pari tempo prostrarsi nella polvere, per riconoscere, al cospetto del Padre, che ogni servizio prestatogli è risibile e vano.
Realizzando fino all'assurdo, un vecchio precetto della filosofia eraclitea, secondo cui bisogna superare temerariamente la testimonianza degli occhi e degli orecchi per uscire dalle tenebre della barbarie, Gesù ha inculcato di non riconoscere per Padre chi ci ha generato nella carne, perché anche lì gli occhi e le orecchie sono testimoni fallaci. Noi non abbiamo che un Padre, quello che è nei cieli.
Il [[cristiano (religione)|cristiano]] che aspiri a non demeritar troppo questa tremenda qualifica deve accostumarsi a non ritenere mai nulla di suo, in quel che egli fa, ma a scoprire, per tutto, l'azione provvida e incessante di chi lo regge e lo guida dal cielo.
===[[Explicit]]===
Mentre con i primi tepori primaverili del '44 la grande tragedia mondiale si avviava, pur per vie così tortuose e così complesse, al suo epilogo indeclinabile, io sentivo sempre più chiarirsi nella mia coscienza quel qualsiasi significato della lotta che la mia generazione, la generazione dell'esodo, aveva dovuto sostenere su più fronti, per mantener fede alla sua vocazione cristiana e sacerdotale e per assolvere nel mondo che si trasformava il suo compito implacabile: preparare gli elementi acconci alla ricostruzione di una nuova coscienza religiosa ed evangelica, senza cui l'avvento dell'universale democrazia sarebbe stato una conquista mutila, esangue e peritura.
Gli eventi acceleravano portentosamente il loro ritmo. Io tendevo l'orecchio ai segni annunciatori della grande palingenesi. Spiavo all'orizzonte il levarsi delle luci che annunciavano le ultime tappe del nostro cammino. E una parola sola mi sgorgava dall'anima: «nunc dimittis servum tuum, Domine!».
Roma, Pasqua del 1944
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Chiesa romana''===
Fra tutte le denominazioni cristiane la [[Chiesa cattolica|chiesa di Roma]] è quella che conta nel mondo il maggior numero di aderenti. E nel medesimo tempo quella che possiede la più salda e coerente struttura dottrinale e la più rigida e vigilata organizzazione disciplinare. In quale misura le due circostanze siano interdipendenti, in quale misura cioè la matura sistemazione del patrimonio concettuale e della gerarchia unitaria abbiano contribuito e contribuiscano tuttora nel cattolicismo all'ampiezza del proselitismo, non è qui il caso di indagare. E non è neppure il caso di domandarsi ora se il numero degli aderenti sia, per una religione costituita, un titolo assoluto di eccellenza (quando Gesù moriva, Dio era forse con la maggioranza?) e se l'azione spirituale, cioè specifica, di una chiesa debba, per definizione, essere raccomandata all'imperio cogente di un sistema astratto e razionale, di una burocrazia meccanica accentratrice.
===''Lo gnosticismo''===
[[Gnosticismo]], per definizione, può dirsi qualsiasi sistema che, pieno di fiducia nelle capacità iniziali della ragione, crede di risolvere i vari problemi dell'essere, con sicurezza e fuori di ogni illuminazione esteriore: la parola γνῶσις<ref>gnósis</ref> è adoperata dai classici come sinonimo di conoscenza. Ma per uso costante, tale designazione ha un ámbito più ristretto, e suole indicare alcune speciali dottrine, fiorite in varie epoche della storia della filosofia, le quali, nate da una compenetrazione bizzarra di [[misticismo]] e [[razionalismo]], si sono chiuse in una terminologia di mistero e in una aristocratica riserbatezza, quasi sdegnando la propaganda minuta dei propri principî fra gli strati inferiori della società: per i [[Scuola pitagorica|pitagorici]] come per [[Platone]], γνῶσις significa una contemplazione superiore dell'[[infinito]]. Per antonomasia poi si suol chiamare gnosticismo una manifestazione di pensiero, strana e a prima vista indecifrabile, che, fra il primo e il terzo secolo del [[cristianesimo]], insidiò la tradizione evangelica, e, prendendo a prestito dal [[Neoplatonismo|neo-platonismo]] alcuni concetti cosmologici e dal cristianesimo altri [[Soteriologia|soteriologici]], soddisfece anch'esso alle tendenze [[Sincretismo|sincretistiche]] di quel periodo storico, e morì sopraffatto dalla corrente meno affinata, ma democratica e sana, del cattolicismo. <!-- (Introduzione) -->
===''Pascal''===
[[Agostino d'Ippona|Agostino]], per quel che di universalmente normativo il suo nome significa, non è nato nel 354, non è morto nel 430. L'esperienza che egli ha drammaticamente vissuto e di cui ha affidato il ricordo alle ''Confessioni'' è stata ed è l'esperienza in cui si risolve, d'istinto, ogni spiritualità consapevole. Il problema al quale, nello spiegamento della polemica con [[Pelagio]], ha imposto una soluzione brutalmente realistica, cui le circostanze storiche propizie hanno conferito eccezionali capacità di realizzazione, è stata ed è il nucleo vitale di ogni etica associata e di ogni religiosità universalistica.
===''Tertulliano''===
Nato a Cartagine da un centurione proconsolare, dal comandante cioè di uno di quei distaccamenti della terza legione che il legato della Numidia inviava agli ordini del proconsole dell'Africa, [[Tertulliano|Quinto Settimio Fiorenzo Tertulliano]] doveva conservare per sempre qualcosa delle immagini e delle consuetudini, sotto la cui impressione si erano sviluppate familiarmente la sua puerizia e la sua adolescenza, anche quando la professione cristiana gli fece apparire il mestiere delle armi incompatibile con il Vangelo. La educazione e l'istruzione che ricevette furono ricercatissime. Ne fan fede l'erudizione letteraria disseminata a piene mani negli scritti, la destrezza dialettica sprizzante da ogni inciso di questi. Naturalmente le prime fonti della sua formazione furono tutte pagane. Il mondo fastoso e rumoroso del circo e del teatro, del foro e delle pubbliche scuole, ebbe in Tertulliano giovane, un frequentatore appassionato.
==Citazioni su Ernesto Buonaiuti==
*Antifascista per i fascisti, anticattolico per i cattolici, anticomunista per i comunisti, Buonaiuti non poteva essere accettato nell'Italia di allora, né lo sarebbe in quella di oggi, sempre impegnata a considerare stravagante e nemico chiunque cerchi di vivere fuori dagli schieramenti, in un pensiero proprio. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*Buonaiuti divenne uno degli esponenti più notevoli del Modernismo italiano, mettendosi in contrasto con le autorità ecclesiastiche che, nel 1921, lo scomunicarono, ribadendo la scomunica nel 1924 e nel 1926. Intorno a lui i cattolici fecero terra bruciata. Ebbe una vita difficile, dolorosa e morì nel 1946 senza riconciliarsi con la Chiesa ma proclamandosene sempre un figlio fedele. Fu certamente una delle figure più straordinarie tra gli intellettuali cattolici del ventesimo secolo, oggi ampiamente rivalutata. ([[Renzo Allegri]])
*Dal gennaio al giugno del 1901, [[Papa Giovanni XXIII|Roncalli]] e Buonaiuti vissero uno accanto all'altro, inseparabili come due fratelli siamesi. Buonaiuti, già erudito e consapevole del proprio valore, era assetato di conoscenze e trascorreva tutto il tempo libero a leggere. Era una mente vulcanica, aperto alle nuove teorie, affascinato dagli studi d'avanguardia, ma anche un animo ispirato, sognatore, mistico, ardente. Leggeva opuscoli legati al Modernismo, il movimento teologico guardato con sospetto dalle autorità ecclesiastiche e che alcuni anni più tardi sarebbe stato definitivamente e inesorabilmente sconfessato da Pio X con l'enciclica ''Pascendi''. ([[Renzo Allegri]])
*Dalle pagine della «Civiltà Cattolica», padre Rosa<ref>Enrico Rosa (1870–1938), gesuita, scrittore e giornalista italiano.</ref> non ristà dall'attaccare ogni scritto, ogni gesto di Ernesto Buonaiuti, la testa forte del movimento {{NDR|modernista}}, uno dei più begl'ingegni che abbia l'Italia, e che le circostanza avverse finiranno di stritolare, non consentendogli di lasciare una traccia che sia proporzionata alla forza del suo ingegno, alla dovizia di tutte le doti che formano i capi: fascino personale come pochissimi ebbero, l'eloquenza più calda ed affascinante, la bella prosa, l'ampissima cultura: quegli che, ove nel 1903 fosse asceso sul soglio pontificio un continuatore di [[Papa Leone XIII|Leone XIII]], avrebbe anche potuto essere il [[John Henry Newman|Newman]] dell'Italia. ([[Arturo Carlo Jemolo]])
*Il dramma di Ernesto Buonaiuti è, prima di tutto, un esempio macroscopico di ciò che hanno dovuto affrontare, in ogni epoca, gli italiani decisi a difendere la propria indipendenza di pensiero dagli schieramenti, dai partiti, dai guelfi, dai ghibellini, dai poteri dominanti. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*L'esponente più rilevante del modernismo nel mondo ecclesiastico italiano fu Ernesto Buonaiuti, profondamente segnato fin dai suoi primi passi da un caratteristico senso di «romanità» che doveva accompagnarlo tutta la vita. Dopo un primo giovanile interesse per i temi del rinnovamento sociale, in un'ottica tuttavia non priva di venature utopiche, egli esprimeva in modo sempre più esplicito la sua convinzione della necessità di un rinnovamento soprattutto religioso nella prospettiva dell'attesa del Regno di Dio. ([[Agostino Giovagnoli]])
*La formazione del Buonaiuti era stata dominata da un netto orientamento antintellettualistico, che lo aveva portato al rifiuto della Scolastica e a guardare invece con simpatia e interesse alle nuove tendenze apologetiche ispirate alla filosofia dell'azione e allo stesso pragmatismo di William James diffuso in quegli anni in Italia. D'altro canto, dallo studio dell'opera del Loisy<ref>Alfred Loisy (1857–1940), biblista e storico francese, il più famoso dei modernisti.</ref> e da un incontro con l'esegeta francese, che ebbe nell'estate del 1906, Buonaiuti aveva tratto la ferma convinzione dell'importanza dominante, per l'interpretazione del messaggio cristiano, dell'aspetto escatologico [...]. Sulla base di questi presupposti Buonaiuti tenterà, nel clima delle polemiche suscitate dall'enciclica ''Pascendi''<ref>''Pascendi Dominici gregis'' enciclica di Pio X, pubblicata nel 1907.</ref>, una delle più originali e sconcertanti sintesi del cristianesimo con le affermazioni del socialismo moderno. ([[Pietro Scoppola]])
*La produzione di Buonaiuti è ampia e abbondante. Ingegno versatile, studioso appassionato tanto da considerare la sua attività universitaria come una missione, forse non sempre persuasivo sotto il profilo del rigore scientifico, Buonaiuti sul piano culturale ha dato soprattutto un contributo alla conoscenza della storia del cristianesimo, e in particolare di quello medievale. A proposito della spiritualità medievale francescana e specificamente di Gioacchino da Fiore, egli ha potuto far emergere la sua peculiare visione del cristianesimo mettendone in luce la prospettiva escatologica, a suo avviso fondamentale. ([[Agostino Giovagnoli]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutigiansenio/mode/1up Giansenio]'', Edizioni Athena, Milano, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiuticristianesimonellafrica/mode/1up Il cristianesimo nell'Africa romana]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutilachiesaromana/mode/1up La Chiesa romana]'', Gilardi e Noto, Milano, 1933<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/lognosticismost00buongoog Lo gnosticismo <small>Storia di antiche lotte religiose</small>]'', Libreria Editrice Francesco Ferrari, Roma, 1907.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutiluterolariforma/mode/1up Lutero e la Riforma in Germania]'', Editrice «Faro», Roma, 1945<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/BuonaiutiPascal Pascal]'', Edizioni Athena, Milano, 1927.
*Ernesto Buonaiuti, ''Pellegrino di Roma: la generazione dell'esodo'', Alberto Gaffi editore in Roma, 1945.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutitertulliano/mode/1up Tertulliano]'', Edizioni Athena, Milano, 1926.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Presbiteri italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
[[Categoria:Teologi italiani]]
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'''Ernesto Buonaiuti''' (1881 – 1946), presbitero, accademico, storico e teologo italiano.
==Citazioni di Ernesto Buonaiuti==
*Il carattere distintivo del modernismo fu la stessa indeterminatezza del suo programma. Esso non investì un punto particolare della disciplina ufficiale.<ref>Da ''Storia del cristianesimo'', III, p. 618</ref>
*Il [[Cristianesimo]] è l'unica democrazia possibile; perché in nessun'altra forma di vita religiosa, come in nessun'altra visione filosofica della vita, l'aggregato umano, il senso della solidarietà universale, la coscienza dell'unica famiglia del mondo hanno, come nel Cristianesimo, altrettanto rilievo e altrettanto inconsumabile peso.<ref>Da una lettera; citato in Giulio Andreotti, ''I quattro del Gesù'', Rizzoli, 1999, p. 24</ref>
*Le caratteristiche più appariscenti del pensiero cristiano, quale esce, nel medio evo latino [[Scolastica|prescolastico]], dalla grande sistemazione [[Agostino d'Ippona|agostiniana]], possono essere condensate in un brevissimo sistema. Vi manca innanzi tutto una distinzione formale fra il dominio della filosofia e quello della teologia, fra l'ordine delle verità razionali e quello delle verità rivelate. Di rimbalzo è implicitamente cancellata la separazione fra la natura e la grazia, fra la zona in cui si esercitano le insite capacità dell'essere razionale e la sfera misteriosa delle comunicazioni carismatiche.<ref>Da ''Tommaso d'Aquino'', p. 10.</ref>
*[...], lo [[spiritualismo]] è l'unica visione razionale del mondo che dia ragione dei fatti centrali della vita individuale ed associata. Ogni sistema che non sia una pseudofilosofica impugnazione delle leggi disciplinanti il pensiero, si può ricondurre, dialetticamente, allo spiritualismo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/buonaiutiapologiadellospiritualismo/mode/1up/ Apologia dello spiritualismo]'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, pp. 12-13.</ref>
*[...] si può legittimamente asserire, quasi assiomaticamente, che anche i sistemi antispiritualistici sono indotti, loro malgrado, in virtù dei loro stessi presupposti e a norma dei loro procedimenti, a prestar implicito omaggio allo spiritualismo e a recare involontario contributo e spontaneo sostegno alla sua validità. Lo spirito è la verità ed il bene. E come il vero ed il buono, esso è, sotto la stretta di una esigenza insopprimibile, riconosciuto ed ammesso anche da coloro che lo negano.<ref>Da ''Apologia dello spiritualismo'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, p. 56.</ref>
*Una delle idee cardinali, giustissima, intorno a cui si muovono le concezioni del [[Mario Missiroli|Missiroli]], è che il dissidio reale in cui è presa tragicamente l'anima della nostra generazione è quello che si svolge fra la tradizione trascendentalistica del cristianesimo cattolico e la tendenza immanentistica pura della filosofia, nata dalla Rinascita. Il Missiroli è fra i pochissimi scrittori in Italia che questo dissidio han cercato di delineare più efficacemente.<ref>Da ''Fra l'idealismo e la Chiesa: Mario Missiroli'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', sesta serie, volume CCXX, settembre 2022, Direzione della Nuova Antologia, Roma, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1922-09-16_220/page/179/mode/1up p. 179].</ref>
==''Giansenio''==
===[[Incipit]]===
[[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Saint-Beuve]] ha scritto: «Giansenio non ha fatto che provocare una sommossa in grembo al cristianesimo. Descartes invece ha scatenato una rivoluzione universale».<br>Il verdetto è ingiusto, e, anche se il qualificatore suona iconoclasta, inintelligente. Ingiusto: perché lo storico, se vuole sentenziare a norma di equità, non può istituire mai valutazioni comparative su sistemi di pensiero sbocciati nel medesimo tempo, assumendo come criterio e canone l'entità del rispettivo successo esteriore. Inintelligente: perché in tanto Cartesio ha provocato una rivoluzione, in quanto lo spirito del tempo ha isolato, ''per fas et nefas''. il fuoco della sommossa giansenistica. <!-- (cap. I, La vita, p. 5) -->
===Citazioni===
*Le vecchie edizioni all'''Augustinus''<ref>Opera principale di Giansenio sul rapporto fra grazia divina e libertà umana.</ref> danno il profilo scarno ed aristocratico di Giansenio: fronte ampia e prominente, occhiaie profonde, naso aquilino, gote infossate, labbra serrate, danno l'impressione di una squisitissima sensibilità e di un diuturno tirocinio di auto-disciplina. Questo figlio di contadini, alla cui intelligenza precocissima erano state di così aspro impedimento le condizioni familiari da costringerlo a interrompere una volta gli studi per andare a procacciarsi da vivere in una officina da falegname, aveva bene sperimentato le amare e stupefacenti ingiustizie di cui s'intesse la vita. (pp. 17-18)
*[[Giansenio]] era fatto per completare e mitigare le unilateralità e le malaccortezze pratiche del suo troppo ardente temperamento. Uomo di studio e di riflessione, scrittore forbito ed efficace, pur attraverso le ridondanze della sua squisita formazione letteraria, il teologo fiammingo poteva portare al programma della rinascita cristiana l'appannaggio di una scrupolosa erudizione patristica. (p. 20)
*La sostanza del [[pelagianesimo]] come del [[Compagnia di Gesù|gesuitismo]], per quanto l'asserzione possa apparire paradossale, è della nuda e semplice speculazione etica pitagorica, stoica, aristotelica. Per cui appare compiutamente vero dei pelagiani quel che una volta [[Tertulliano]] affermò degli eretici in generale: «patriarchi degli eretici, i filosofi». Di fatto, alla base della predicazione pelagiana sussiste il postulato che all'uomo sia consentito di raggiungere lo stato dell'assoluta perfetta giustizia, fino alla impeccabile impassibilità. (p. 32)
*Come la vecchia filosofia, il pelagianesimo, terribile contraffazione del cristianesimo, è una mostruosa esplosione di albagia. Che esso sia stato possibile dopo la rivelazione del vangelo, costituisce la prova lampante che un terribile cancro è alle radici stesse della spiritualità umana, che l'elemento titanico non è nell'uomo in un piano distinto da quello dionisiaco, ma che più tosto lo ha invaso nel suo dominio e lo ha avvelenato alle sue scaturigini. (pp. 34-35)
*Per il fatto stesso della sua esistenza il pelagianesimo s'inscrive in falso contro sé medesimo; perché, nella sua essenza e nei suoi connotati, esso costituisce la riprova apodittica della perversione organica e funzionale dell'uomo.<br>Che cosa è esso infatti se non vanità e frode? se non adulazione e viltà? se non acquiescenza e neghittosità? (p. 35)
*Psicologo perspicace e moralista squisito, Giansenio getta lo scandaglio della sua analisi sensibilissima negli strati più profondi e più {{sic|impervii}} del sentimento e della passione. La sua dottrina della colpa e del riscatto è una fedele proiezione e descrizione dei dati elementari della spiritualità umana in azione. (p. 40)
==''Il cristianesimo nell'Africa romana''==
===[[Incipit]]===
Come molte altre chiese dell'Occidente mediterraneo, anche quella africana in genere, e quella cartaginese in specie accampano pretese ad una origine apostolica: sebbene con minore lusso di particolari leggendari. Annalisti arabi e storici bizantini, registrando tradizioni locali affidate ancora a caratteristiche peculiarità toponomastiche, attribuiscono all'apostolo Filippo l'evangelizzazione della Tripolitania e della Tunisia, a Simone di Cana quella della Cirenaica. Non è da fare gran caso di così tarde e contaminate testimonianze.<br>Le prime memorie sicure del cristianesimo africano sono riconoscibili nel racconto ufficiale di alcune scene di persecuzione e di martirio, col quale la letteratura latina della nuova religione registra solennemente il proprio ingresso nella piena luce della storia.
===Citazioni===
*Per parecchi decenni, [...], il [[donatismo]] fu opposizione politica, rivalità religiosa, atteggiamento pratico, anziché posizione teorica e sistema astratto. Gli ortodossi non ebbero, neppure, né voglia né agio di confutarlo metodicamente. Lo osteggiava per essi, il potere politico, che essi non si stancavano però petulantemente di chiamare al soccorso. (parte seconda, cap. V, p. 322)
*Se il donatismo è in continuità diretta col cristianesimo precostantiniano, non deve immaginarsi di rappresentare per questo l'unica chiesa. La chiesa del Cristo ha le promesse della universalità, mentre la chiesa donatistica non ha valicato i confini etnici e territoriali dell'Africa. Ed oltre a ciò, dopo un periodo eroico di confessioni e di martirio, la chiesa donatistica, specialmente nel periodo delle sollevazioni maure, è venuta contraendo le medesime macchie deturpanti, che essa scopre nella comunità ufficiale. (parte seconda, cap. V, p. 336)
==''Lutero e la Riforma in Germania''==
===[[Incipit]]===
Di un movimento che ebbe la prima occasione al suo divampare nell'insegnamento innovatore di un monaco, fedifrago alla sua vocazione e ribelle alla sua chiesa, sarà impossibile cogliere l'orientamento fondamentale e il presupposto normativo, se non si saranno in antecedenza esplorate le ragioni spirituali e i coefficienti impalpabili, che determinarono l'evoluzione del suo corifeo. D'altro canto sarà molto malagevole raffigurarsi i motivi e fissare i momenti salienti della lenta elaborazione psichica, attraverso cui quegli che aveva chiesto al chiostro i sussidi proporzionati al suo inquieto desiderio di perfezione divenne il banditore della crociata antiascetica, se non si sarà in anticipo ricercata la scaturigine della sua chiamata religiosa e non si saranno andate a cercare, negli anni della più tenera adolescenza, le possibili remote predisposizioni alla subita decisione del 1505<ref>Nel 1505, a ventidue anni, entrò nel convento agostiniano di Erfurt.</ref> <!-- (cap. I, p. 1) -->
===Citazioni===
*[[Ernst Troeltsch|Ernesto Troeltsch]], ponendo a raffronto le concezioni sociali delle varie denominazioni cristiane, ha definito la posizione spirituale di [[Martin Lutero|Lutero]] come quella di una ''innerweltliche Askese'', di un'ascesi mescolata ed immanente al mondo. L'attitudine di Lutero, egli osserva, è ascetica, in quanto il mondo non costituisce per lui un insieme di valori assoluti, bensì un insieme di valori puramente negativi, per se stessi, poiché valori veri possono riscontrarsi soltanto nei mezzi della nostra ricongiunzione con Dio. (cap. III, p. 116)
*L'esperienza personale di Lutero, che considera le opere buone come il risultato automatico dello spirito umano trasfigurato dai meriti del Cristo, rappresenta in pratica un annullamento della morale associata, che è tutta per definizione basata sul codice positivo del bene e sul presupposto della capacità responsabile umana di tradurlo in atto. (cap. III, p. 192)
*[...] [[Ulrico Zwingli|Zwingli]] riuscì a guadagnarsi con la sua predicazione una efficienza morale e pedagogica imponente. Sapiente ed accorto, egli riesce, senza rumorose opposizioni e senza scalpore, a introdurre nel suo cantone le medesime innovazioni per le quali Lutero aveva scatenato così violento uragano in Germania. La costituzione democratica del paese lo aiuta e lo seconda potentemente nella bisogna. (cap. III, p. 195)
*Anche per Zwingli il problema centrale nella religiosità cristiana è quello della [[Salvezza (religione)|salvezza]]. Ma in lui nulla di mistico e di psicologicamente contorto. Il suo atteggiamento rappresenta il riflesso pratico e logico del suo pensiero, la tradizione reale di una filosofia. (cap. III, p. 196)
*Nella storia delle controversie religiose in seno alla tradizione cristiana, le polemiche [[Eucaristia|eucaristiche]] son quelle che hanno suscitato più pronte e sensibili risonanze sociali. Il mistero eucaristico ha cosi sottili addentellati con la vita federata della comunità religiosa che ogni reale o presunta impugnazione dal suo realistico valore ha fatto fremere sempre le più intime fibre dell'organismo ecclesiastico. (cap. III, pp. 199-200)
*Zwingli insegnava che la cena del Signore non è una iterazione all'indefinito del sacrificio in cui si è immolato il Cristo sulla croce, bensì una commemorazione di questo sacrificio, offerto una volta per sempre. Gli elementi eucaristici pertanto non celano un Cristo, nuovamente offerto, bensì vogliono essere i segni simbolici del corpo e del sangue del Cristo, immolato sul Calvario. (cap. III, p. 204)
*Insistendo così calorosamente sulle opere della personale santificazione e della scambievole edificazione, il [[pietismo]] non era eccessivamente fedele alle concezioni antropologiche ed etiche del vangelo luterano. Ma l'intuizione oscura della impossibilità ormai constatata di salvare l'etica associata della umanità credente sul fragile presupposto della rinascita nella fede e della giustificazione nell'adesione intima al Cristo, induceva gli spiriti a rafforzare e ad esaltare la pratica della pietà personale, come unico baluardo resistente al dilagare della mondanità e della profanità nel recinto della Chiesa costituita. (cap. VI, p. 342)
*Il pietismo in realtà non era altro che la espressione esasperata del dissidio, acuto ed implacabile, che la Chiesa evangelica portava nel proprio grembo, fra l'extraeticità del suo dogma soteriologico e le esigenze concrete della sua organizzazione disciplinare. Esso proclamava di non voler intaccare o depauperare in alcun modo la costruzione dell'edificio teologico. Ma di fatto il bisogno irrefrenabile di rivalorizzare tutte quelle forme esteriori della pietà che l'insurrezione antiromana di Lutero aveva logicamente deprezzato e infirmato, lo induceva ad alterare sostanzialmente le norme concrete e la prassi quotidiana della religiosità riformata. (cap. VI, pp. 342-343)
*[...] manca completamente al vecchio spirito [[Germania|teutonico]] un concetto, che è basilare nella nostra tradizione mediterranea, il concetto cioè del peccato, sia esso inteso nel valore biblico di macchia contaminante e ripugnante, che deforma la nostra figura morale, sia esso inteso nel senso ellenico di deviazione dalla {{sic|mèta}} prefissata, di allontanamento dalla retta via, per deficienza di cognizione. (cap. VII, p. 385)
*La forza del tedesco è di mettersi al servizio del suo destino tribale affrontando imperturbabilmente il sacrificio e la morte. (cap. VII, p. 387)
===[[Explicit]]===
Lo scatenamento bellico {{NDR|della Germania}} non è stato che l'ultimo risultato di un ripullulare delle vecchie caratteristiche della razza, già embrionalmente delineatosi, così nella fede della Riforma luterana, come nelle forme tipiche della cultura idealistica tedesca.<br>Sulla scorta di etnografi e di germanisti dell'epoca nazista, oggi è stato possibile far risaltare la continuità palese e riconoscibile fra i lontani istinti primordiali della razza germanica e l'attuale comportamento tedesco, al cospetto del mondo e della civiltà universale.
==''Pellegrino di Roma''==
===[[Incipit]]===
Con uno di quei suoi [[paradossi dai libri|paradossi]], così prodigiosamente aderenti alla realtà della vita umana, che il razionalismo e l'illuminismo non comprenderanno giammai, il Vangelo impone la contraddittoria consegna: tendere fino allo spasimo l'arco delle proprie energie, per servire la legge di Dio, e in pari tempo prostrarsi nella polvere, per riconoscere, al cospetto del Padre, che ogni servizio prestatogli è risibile e vano.
Realizzando fino all'assurdo, un vecchio precetto della filosofia eraclitea, secondo cui bisogna superare temerariamente la testimonianza degli occhi e degli orecchi per uscire dalle tenebre della barbarie, Gesù ha inculcato di non riconoscere per Padre chi ci ha generato nella carne, perché anche lì gli occhi e le orecchie sono testimoni fallaci. Noi non abbiamo che un Padre, quello che è nei cieli.
Il [[cristiano (religione)|cristiano]] che aspiri a non demeritar troppo questa tremenda qualifica deve accostumarsi a non ritenere mai nulla di suo, in quel che egli fa, ma a scoprire, per tutto, l'azione provvida e incessante di chi lo regge e lo guida dal cielo.
===[[Explicit]]===
Mentre con i primi tepori primaverili del '44 la grande tragedia mondiale si avviava, pur per vie così tortuose e così complesse, al suo epilogo indeclinabile, io sentivo sempre più chiarirsi nella mia coscienza quel qualsiasi significato della lotta che la mia generazione, la generazione dell'esodo, aveva dovuto sostenere su più fronti, per mantener fede alla sua vocazione cristiana e sacerdotale e per assolvere nel mondo che si trasformava il suo compito implacabile: preparare gli elementi acconci alla ricostruzione di una nuova coscienza religiosa ed evangelica, senza cui l'avvento dell'universale democrazia sarebbe stato una conquista mutila, esangue e peritura.
Gli eventi acceleravano portentosamente il loro ritmo. Io tendevo l'orecchio ai segni annunciatori della grande palingenesi. Spiavo all'orizzonte il levarsi delle luci che annunciavano le ultime tappe del nostro cammino. E una parola sola mi sgorgava dall'anima: «nunc dimittis servum tuum, Domine!».
Roma, Pasqua del 1944
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Chiesa romana''===
Fra tutte le denominazioni cristiane la [[Chiesa cattolica|chiesa di Roma]] è quella che conta nel mondo il maggior numero di aderenti. E nel medesimo tempo quella che possiede la più salda e coerente struttura dottrinale e la più rigida e vigilata organizzazione disciplinare. In quale misura le due circostanze siano interdipendenti, in quale misura cioè la matura sistemazione del patrimonio concettuale e della gerarchia unitaria abbiano contribuito e contribuiscano tuttora nel cattolicismo all'ampiezza del proselitismo, non è qui il caso di indagare. E non è neppure il caso di domandarsi ora se il numero degli aderenti sia, per una religione costituita, un titolo assoluto di eccellenza (quando Gesù moriva, Dio era forse con la maggioranza?) e se l'azione spirituale, cioè specifica, di una chiesa debba, per definizione, essere raccomandata all'imperio cogente di un sistema astratto e razionale, di una burocrazia meccanica accentratrice.
===''Lo gnosticismo''===
[[Gnosticismo]], per definizione, può dirsi qualsiasi sistema che, pieno di fiducia nelle capacità iniziali della ragione, crede di risolvere i vari problemi dell'essere, con sicurezza e fuori di ogni illuminazione esteriore: la parola γνῶσις<ref>gnósis</ref> è adoperata dai classici come sinonimo di conoscenza. Ma per uso costante, tale designazione ha un ámbito più ristretto, e suole indicare alcune speciali dottrine, fiorite in varie epoche della storia della filosofia, le quali, nate da una compenetrazione bizzarra di [[misticismo]] e [[razionalismo]], si sono chiuse in una terminologia di mistero e in una aristocratica riserbatezza, quasi sdegnando la propaganda minuta dei propri principî fra gli strati inferiori della società: per i [[Scuola pitagorica|pitagorici]] come per [[Platone]], γνῶσις significa una contemplazione superiore dell'[[infinito]]. Per antonomasia poi si suol chiamare gnosticismo una manifestazione di pensiero, strana e a prima vista indecifrabile, che, fra il primo e il terzo secolo del [[cristianesimo]], insidiò la tradizione evangelica, e, prendendo a prestito dal [[Neoplatonismo|neo-platonismo]] alcuni concetti cosmologici e dal cristianesimo altri [[Soteriologia|soteriologici]], soddisfece anch'esso alle tendenze [[Sincretismo|sincretistiche]] di quel periodo storico, e morì sopraffatto dalla corrente meno affinata, ma democratica e sana, del cattolicismo. <!-- (Introduzione) -->
===''Pascal''===
[[Agostino d'Ippona|Agostino]], per quel che di universalmente normativo il suo nome significa, non è nato nel 354, non è morto nel 430. L'esperienza che egli ha drammaticamente vissuto e di cui ha affidato il ricordo alle ''Confessioni'' è stata ed è l'esperienza in cui si risolve, d'istinto, ogni spiritualità consapevole. Il problema al quale, nello spiegamento della polemica con [[Pelagio]], ha imposto una soluzione brutalmente realistica, cui le circostanze storiche propizie hanno conferito eccezionali capacità di realizzazione, è stata ed è il nucleo vitale di ogni etica associata e di ogni religiosità universalistica.
===''Tertulliano''===
Nato a Cartagine da un centurione proconsolare, dal comandante cioè di uno di quei distaccamenti della terza legione che il legato della Numidia inviava agli ordini del proconsole dell'Africa, [[Tertulliano|Quinto Settimio Fiorenzo Tertulliano]] doveva conservare per sempre qualcosa delle immagini e delle consuetudini, sotto la cui impressione si erano sviluppate familiarmente la sua puerizia e la sua adolescenza, anche quando la professione cristiana gli fece apparire il mestiere delle armi incompatibile con il Vangelo. La educazione e l'istruzione che ricevette furono ricercatissime. Ne fan fede l'erudizione letteraria disseminata a piene mani negli scritti, la destrezza dialettica sprizzante da ogni inciso di questi. Naturalmente le prime fonti della sua formazione furono tutte pagane. Il mondo fastoso e rumoroso del circo e del teatro, del foro e delle pubbliche scuole, ebbe in Tertulliano giovane, un frequentatore appassionato.
==Citazioni su Ernesto Buonaiuti==
*Antifascista per i fascisti, anticattolico per i cattolici, anticomunista per i comunisti, Buonaiuti non poteva essere accettato nell'Italia di allora, né lo sarebbe in quella di oggi, sempre impegnata a considerare stravagante e nemico chiunque cerchi di vivere fuori dagli schieramenti, in un pensiero proprio. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*Buonaiuti divenne uno degli esponenti più notevoli del Modernismo italiano, mettendosi in contrasto con le autorità ecclesiastiche che, nel 1921, lo scomunicarono, ribadendo la scomunica nel 1924 e nel 1926. Intorno a lui i cattolici fecero terra bruciata. Ebbe una vita difficile, dolorosa e morì nel 1946 senza riconciliarsi con la Chiesa ma proclamandosene sempre un figlio fedele. Fu certamente una delle figure più straordinarie tra gli intellettuali cattolici del ventesimo secolo, oggi ampiamente rivalutata. ([[Renzo Allegri]])
*Dal gennaio al giugno del 1901, [[Papa Giovanni XXIII|Roncalli]] e Buonaiuti vissero uno accanto all'altro, inseparabili come due fratelli siamesi. Buonaiuti, già erudito e consapevole del proprio valore, era assetato di conoscenze e trascorreva tutto il tempo libero a leggere. Era una mente vulcanica, aperto alle nuove teorie, affascinato dagli studi d'avanguardia, ma anche un animo ispirato, sognatore, mistico, ardente. Leggeva opuscoli legati al Modernismo, il movimento teologico guardato con sospetto dalle autorità ecclesiastiche e che alcuni anni più tardi sarebbe stato definitivamente e inesorabilmente sconfessato da Pio X con l'enciclica ''Pascendi''. ([[Renzo Allegri]])
*Dalle pagine della «Civiltà Cattolica», padre Rosa<ref>Enrico Rosa (1870–1938), gesuita, scrittore e giornalista italiano.</ref> non ristà dall'attaccare ogni scritto, ogni gesto di Ernesto Buonaiuti, la testa forte del movimento {{NDR|modernista}}, uno dei più begl'ingegni che abbia l'Italia, e che le circostanza avverse finiranno di stritolare, non consentendogli di lasciare una traccia che sia proporzionata alla forza del suo ingegno, alla dovizia di tutte le doti che formano i capi: fascino personale come pochissimi ebbero, l'eloquenza più calda ed affascinante, la bella prosa, l'ampissima cultura: quegli che, ove nel 1903 fosse asceso sul soglio pontificio un continuatore di [[Papa Leone XIII|Leone XIII]], avrebbe anche potuto essere il [[John Henry Newman|Newman]] dell'Italia. ([[Arturo Carlo Jemolo]])
*Il dramma di Ernesto Buonaiuti è, prima di tutto, un esempio macroscopico di ciò che hanno dovuto affrontare, in ogni epoca, gli italiani decisi a difendere la propria indipendenza di pensiero dagli schieramenti, dai partiti, dai guelfi, dai ghibellini, dai poteri dominanti. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*L'esponente più rilevante del modernismo nel mondo ecclesiastico italiano fu Ernesto Buonaiuti, profondamente segnato fin dai suoi primi passi da un caratteristico senso di «romanità» che doveva accompagnarlo tutta la vita. Dopo un primo giovanile interesse per i temi del rinnovamento sociale, in un'ottica tuttavia non priva di venature utopiche, egli esprimeva in modo sempre più esplicito la sua convinzione della necessità di un rinnovamento soprattutto religioso nella prospettiva dell'attesa del Regno di Dio. ([[Agostino Giovagnoli]])
*La formazione del Buonaiuti era stata dominata da un netto orientamento antintellettualistico, che lo aveva portato al rifiuto della Scolastica e a guardare invece con simpatia e interesse alle nuove tendenze apologetiche ispirate alla filosofia dell'azione e allo stesso pragmatismo di William James diffuso in quegli anni in Italia. D'altro canto, dallo studio dell'opera del Loisy<ref>Alfred Loisy (1857–1940), biblista e storico francese, il più famoso dei modernisti.</ref> e da un incontro con l'esegeta francese, che ebbe nell'estate del 1906, Buonaiuti aveva tratto la ferma convinzione dell'importanza dominante, per l'interpretazione del messaggio cristiano, dell'aspetto escatologico [...]. Sulla base di questi presupposti Buonaiuti tenterà, nel clima delle polemiche suscitate dall'enciclica ''Pascendi''<ref>''Pascendi Dominici gregis'' enciclica di Pio X, pubblicata nel 1907.</ref>, una delle più originali e sconcertanti sintesi del cristianesimo con le affermazioni del socialismo moderno. ([[Pietro Scoppola]])
*La produzione di Buonaiuti è ampia e abbondante. Ingegno versatile, studioso appassionato tanto da considerare la sua attività universitaria come una missione, forse non sempre persuasivo sotto il profilo del rigore scientifico, Buonaiuti sul piano culturale ha dato soprattutto un contributo alla conoscenza della storia del cristianesimo, e in particolare di quello medievale. A proposito della spiritualità medievale francescana e specificamente di Gioacchino da Fiore, egli ha potuto far emergere la sua peculiare visione del cristianesimo mettendone in luce la prospettiva escatologica, a suo avviso fondamentale. ([[Agostino Giovagnoli]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutigiansenio/mode/1up Giansenio]'', Edizioni Athena, Milano, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiuticristianesimonellafrica/mode/1up Il cristianesimo nell'Africa romana]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutilachiesaromana/mode/1up La Chiesa romana]'', Gilardi e Noto, Milano, 1933<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/lognosticismost00buongoog Lo gnosticismo <small>Storia di antiche lotte religiose</small>]'', Libreria Editrice Francesco Ferrari, Roma, 1907.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutiluterolariforma/mode/1up Lutero e la Riforma in Germania]'', Editrice «Faro», Roma, 1945<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/BuonaiutiPascal Pascal]'', Edizioni Athena, Milano, 1927.
*Ernesto Buonaiuti, ''Pellegrino di Roma: la generazione dell'esodo'', Alberto Gaffi editore in Roma, 1945.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutitertulliano/mode/1up Tertulliano]'', Edizioni Athena, Milano, 1926.
==Altri progetti==
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/* Citazioni di Ernesto Buonaiuti */ riferimenti bibliografici
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'''Ernesto Buonaiuti''' (1881 – 1946), presbitero, accademico, storico e teologo italiano.
==Citazioni di Ernesto Buonaiuti==
*Il carattere distintivo del modernismo fu la stessa indeterminatezza del suo programma. Esso non investì un punto particolare della disciplina ufficiale.<ref>Da ''Storia del cristianesimo'', III, p. 618</ref>
*Il [[Cristianesimo]] è l'unica democrazia possibile; perché in nessun'altra forma di vita religiosa, come in nessun'altra visione filosofica della vita, l'aggregato umano, il senso della solidarietà universale, la coscienza dell'unica famiglia del mondo hanno, come nel Cristianesimo, altrettanto rilievo e altrettanto inconsumabile peso.<ref>Da una lettera; citato in Giulio Andreotti, ''I quattro del Gesù'', Rizzoli, 1999, p. 24</ref>
*Le caratteristiche più appariscenti del pensiero cristiano, quale esce, nel medio evo latino [[Scolastica|prescolastico]], dalla grande sistemazione [[Agostino d'Ippona|agostiniana]], possono essere condensate in un brevissimo sistema. Vi manca innanzi tutto una distinzione formale fra il dominio della filosofia e quello della teologia, fra l'ordine delle verità razionali e quello delle verità rivelate. Di rimbalzo è implicitamente cancellata la separazione fra la natura e la grazia, fra la zona in cui si esercitano le insite capacità dell'essere razionale e la sfera misteriosa delle comunicazioni carismatiche.<ref>Da ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924, p. 10.</ref>
*[...], lo [[spiritualismo]] è l'unica visione razionale del mondo che dia ragione dei fatti centrali della vita individuale ed associata. Ogni sistema che non sia una pseudofilosofica impugnazione delle leggi disciplinanti il pensiero, si può ricondurre, dialetticamente, allo spiritualismo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/buonaiutiapologiadellospiritualismo/mode/1up/ Apologia dello spiritualismo]'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, pp. 12-13.</ref>
*[...] si può legittimamente asserire, quasi assiomaticamente, che anche i sistemi antispiritualistici sono indotti, loro malgrado, in virtù dei loro stessi presupposti e a norma dei loro procedimenti, a prestar implicito omaggio allo spiritualismo e a recare involontario contributo e spontaneo sostegno alla sua validità. Lo spirito è la verità ed il bene. E come il vero ed il buono, esso è, sotto la stretta di una esigenza insopprimibile, riconosciuto ed ammesso anche da coloro che lo negano.<ref>Da ''Apologia dello spiritualismo'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, p. 56.</ref>
*Una delle idee cardinali, giustissima, intorno a cui si muovono le concezioni del [[Mario Missiroli|Missiroli]], è che il dissidio reale in cui è presa tragicamente l'anima della nostra generazione è quello che si svolge fra la tradizione trascendentalistica del cristianesimo cattolico e la tendenza immanentistica pura della filosofia, nata dalla Rinascita. Il Missiroli è fra i pochissimi scrittori in Italia che questo dissidio han cercato di delineare più efficacemente.<ref>Da ''Fra l'idealismo e la Chiesa: Mario Missiroli'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', sesta serie, volume CCXX, settembre 2022, Direzione della Nuova Antologia, Roma, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1922-09-16_220/page/179/mode/1up p. 179].</ref>
==''Giansenio''==
===[[Incipit]]===
[[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Saint-Beuve]] ha scritto: «Giansenio non ha fatto che provocare una sommossa in grembo al cristianesimo. Descartes invece ha scatenato una rivoluzione universale».<br>Il verdetto è ingiusto, e, anche se il qualificatore suona iconoclasta, inintelligente. Ingiusto: perché lo storico, se vuole sentenziare a norma di equità, non può istituire mai valutazioni comparative su sistemi di pensiero sbocciati nel medesimo tempo, assumendo come criterio e canone l'entità del rispettivo successo esteriore. Inintelligente: perché in tanto Cartesio ha provocato una rivoluzione, in quanto lo spirito del tempo ha isolato, ''per fas et nefas''. il fuoco della sommossa giansenistica. <!-- (cap. I, La vita, p. 5) -->
===Citazioni===
*Le vecchie edizioni all'''Augustinus''<ref>Opera principale di Giansenio sul rapporto fra grazia divina e libertà umana.</ref> danno il profilo scarno ed aristocratico di Giansenio: fronte ampia e prominente, occhiaie profonde, naso aquilino, gote infossate, labbra serrate, danno l'impressione di una squisitissima sensibilità e di un diuturno tirocinio di auto-disciplina. Questo figlio di contadini, alla cui intelligenza precocissima erano state di così aspro impedimento le condizioni familiari da costringerlo a interrompere una volta gli studi per andare a procacciarsi da vivere in una officina da falegname, aveva bene sperimentato le amare e stupefacenti ingiustizie di cui s'intesse la vita. (pp. 17-18)
*[[Giansenio]] era fatto per completare e mitigare le unilateralità e le malaccortezze pratiche del suo troppo ardente temperamento. Uomo di studio e di riflessione, scrittore forbito ed efficace, pur attraverso le ridondanze della sua squisita formazione letteraria, il teologo fiammingo poteva portare al programma della rinascita cristiana l'appannaggio di una scrupolosa erudizione patristica. (p. 20)
*La sostanza del [[pelagianesimo]] come del [[Compagnia di Gesù|gesuitismo]], per quanto l'asserzione possa apparire paradossale, è della nuda e semplice speculazione etica pitagorica, stoica, aristotelica. Per cui appare compiutamente vero dei pelagiani quel che una volta [[Tertulliano]] affermò degli eretici in generale: «patriarchi degli eretici, i filosofi». Di fatto, alla base della predicazione pelagiana sussiste il postulato che all'uomo sia consentito di raggiungere lo stato dell'assoluta perfetta giustizia, fino alla impeccabile impassibilità. (p. 32)
*Come la vecchia filosofia, il pelagianesimo, terribile contraffazione del cristianesimo, è una mostruosa esplosione di albagia. Che esso sia stato possibile dopo la rivelazione del vangelo, costituisce la prova lampante che un terribile cancro è alle radici stesse della spiritualità umana, che l'elemento titanico non è nell'uomo in un piano distinto da quello dionisiaco, ma che più tosto lo ha invaso nel suo dominio e lo ha avvelenato alle sue scaturigini. (pp. 34-35)
*Per il fatto stesso della sua esistenza il pelagianesimo s'inscrive in falso contro sé medesimo; perché, nella sua essenza e nei suoi connotati, esso costituisce la riprova apodittica della perversione organica e funzionale dell'uomo.<br>Che cosa è esso infatti se non vanità e frode? se non adulazione e viltà? se non acquiescenza e neghittosità? (p. 35)
*Psicologo perspicace e moralista squisito, Giansenio getta lo scandaglio della sua analisi sensibilissima negli strati più profondi e più {{sic|impervii}} del sentimento e della passione. La sua dottrina della colpa e del riscatto è una fedele proiezione e descrizione dei dati elementari della spiritualità umana in azione. (p. 40)
==''Il cristianesimo nell'Africa romana''==
===[[Incipit]]===
Come molte altre chiese dell'Occidente mediterraneo, anche quella africana in genere, e quella cartaginese in specie accampano pretese ad una origine apostolica: sebbene con minore lusso di particolari leggendari. Annalisti arabi e storici bizantini, registrando tradizioni locali affidate ancora a caratteristiche peculiarità toponomastiche, attribuiscono all'apostolo Filippo l'evangelizzazione della Tripolitania e della Tunisia, a Simone di Cana quella della Cirenaica. Non è da fare gran caso di così tarde e contaminate testimonianze.<br>Le prime memorie sicure del cristianesimo africano sono riconoscibili nel racconto ufficiale di alcune scene di persecuzione e di martirio, col quale la letteratura latina della nuova religione registra solennemente il proprio ingresso nella piena luce della storia.
===Citazioni===
*Per parecchi decenni, [...], il [[donatismo]] fu opposizione politica, rivalità religiosa, atteggiamento pratico, anziché posizione teorica e sistema astratto. Gli ortodossi non ebbero, neppure, né voglia né agio di confutarlo metodicamente. Lo osteggiava per essi, il potere politico, che essi non si stancavano però petulantemente di chiamare al soccorso. (parte seconda, cap. V, p. 322)
*Se il donatismo è in continuità diretta col cristianesimo precostantiniano, non deve immaginarsi di rappresentare per questo l'unica chiesa. La chiesa del Cristo ha le promesse della universalità, mentre la chiesa donatistica non ha valicato i confini etnici e territoriali dell'Africa. Ed oltre a ciò, dopo un periodo eroico di confessioni e di martirio, la chiesa donatistica, specialmente nel periodo delle sollevazioni maure, è venuta contraendo le medesime macchie deturpanti, che essa scopre nella comunità ufficiale. (parte seconda, cap. V, p. 336)
==''Lutero e la Riforma in Germania''==
===[[Incipit]]===
Di un movimento che ebbe la prima occasione al suo divampare nell'insegnamento innovatore di un monaco, fedifrago alla sua vocazione e ribelle alla sua chiesa, sarà impossibile cogliere l'orientamento fondamentale e il presupposto normativo, se non si saranno in antecedenza esplorate le ragioni spirituali e i coefficienti impalpabili, che determinarono l'evoluzione del suo corifeo. D'altro canto sarà molto malagevole raffigurarsi i motivi e fissare i momenti salienti della lenta elaborazione psichica, attraverso cui quegli che aveva chiesto al chiostro i sussidi proporzionati al suo inquieto desiderio di perfezione divenne il banditore della crociata antiascetica, se non si sarà in anticipo ricercata la scaturigine della sua chiamata religiosa e non si saranno andate a cercare, negli anni della più tenera adolescenza, le possibili remote predisposizioni alla subita decisione del 1505<ref>Nel 1505, a ventidue anni, entrò nel convento agostiniano di Erfurt.</ref> <!-- (cap. I, p. 1) -->
===Citazioni===
*[[Ernst Troeltsch|Ernesto Troeltsch]], ponendo a raffronto le concezioni sociali delle varie denominazioni cristiane, ha definito la posizione spirituale di [[Martin Lutero|Lutero]] come quella di una ''innerweltliche Askese'', di un'ascesi mescolata ed immanente al mondo. L'attitudine di Lutero, egli osserva, è ascetica, in quanto il mondo non costituisce per lui un insieme di valori assoluti, bensì un insieme di valori puramente negativi, per se stessi, poiché valori veri possono riscontrarsi soltanto nei mezzi della nostra ricongiunzione con Dio. (cap. III, p. 116)
*L'esperienza personale di Lutero, che considera le opere buone come il risultato automatico dello spirito umano trasfigurato dai meriti del Cristo, rappresenta in pratica un annullamento della morale associata, che è tutta per definizione basata sul codice positivo del bene e sul presupposto della capacità responsabile umana di tradurlo in atto. (cap. III, p. 192)
*[...] [[Ulrico Zwingli|Zwingli]] riuscì a guadagnarsi con la sua predicazione una efficienza morale e pedagogica imponente. Sapiente ed accorto, egli riesce, senza rumorose opposizioni e senza scalpore, a introdurre nel suo cantone le medesime innovazioni per le quali Lutero aveva scatenato così violento uragano in Germania. La costituzione democratica del paese lo aiuta e lo seconda potentemente nella bisogna. (cap. III, p. 195)
*Anche per Zwingli il problema centrale nella religiosità cristiana è quello della [[Salvezza (religione)|salvezza]]. Ma in lui nulla di mistico e di psicologicamente contorto. Il suo atteggiamento rappresenta il riflesso pratico e logico del suo pensiero, la tradizione reale di una filosofia. (cap. III, p. 196)
*Nella storia delle controversie religiose in seno alla tradizione cristiana, le polemiche [[Eucaristia|eucaristiche]] son quelle che hanno suscitato più pronte e sensibili risonanze sociali. Il mistero eucaristico ha cosi sottili addentellati con la vita federata della comunità religiosa che ogni reale o presunta impugnazione dal suo realistico valore ha fatto fremere sempre le più intime fibre dell'organismo ecclesiastico. (cap. III, pp. 199-200)
*Zwingli insegnava che la cena del Signore non è una iterazione all'indefinito del sacrificio in cui si è immolato il Cristo sulla croce, bensì una commemorazione di questo sacrificio, offerto una volta per sempre. Gli elementi eucaristici pertanto non celano un Cristo, nuovamente offerto, bensì vogliono essere i segni simbolici del corpo e del sangue del Cristo, immolato sul Calvario. (cap. III, p. 204)
*Insistendo così calorosamente sulle opere della personale santificazione e della scambievole edificazione, il [[pietismo]] non era eccessivamente fedele alle concezioni antropologiche ed etiche del vangelo luterano. Ma l'intuizione oscura della impossibilità ormai constatata di salvare l'etica associata della umanità credente sul fragile presupposto della rinascita nella fede e della giustificazione nell'adesione intima al Cristo, induceva gli spiriti a rafforzare e ad esaltare la pratica della pietà personale, come unico baluardo resistente al dilagare della mondanità e della profanità nel recinto della Chiesa costituita. (cap. VI, p. 342)
*Il pietismo in realtà non era altro che la espressione esasperata del dissidio, acuto ed implacabile, che la Chiesa evangelica portava nel proprio grembo, fra l'extraeticità del suo dogma soteriologico e le esigenze concrete della sua organizzazione disciplinare. Esso proclamava di non voler intaccare o depauperare in alcun modo la costruzione dell'edificio teologico. Ma di fatto il bisogno irrefrenabile di rivalorizzare tutte quelle forme esteriori della pietà che l'insurrezione antiromana di Lutero aveva logicamente deprezzato e infirmato, lo induceva ad alterare sostanzialmente le norme concrete e la prassi quotidiana della religiosità riformata. (cap. VI, pp. 342-343)
*[...] manca completamente al vecchio spirito [[Germania|teutonico]] un concetto, che è basilare nella nostra tradizione mediterranea, il concetto cioè del peccato, sia esso inteso nel valore biblico di macchia contaminante e ripugnante, che deforma la nostra figura morale, sia esso inteso nel senso ellenico di deviazione dalla {{sic|mèta}} prefissata, di allontanamento dalla retta via, per deficienza di cognizione. (cap. VII, p. 385)
*La forza del tedesco è di mettersi al servizio del suo destino tribale affrontando imperturbabilmente il sacrificio e la morte. (cap. VII, p. 387)
===[[Explicit]]===
Lo scatenamento bellico {{NDR|della Germania}} non è stato che l'ultimo risultato di un ripullulare delle vecchie caratteristiche della razza, già embrionalmente delineatosi, così nella fede della Riforma luterana, come nelle forme tipiche della cultura idealistica tedesca.<br>Sulla scorta di etnografi e di germanisti dell'epoca nazista, oggi è stato possibile far risaltare la continuità palese e riconoscibile fra i lontani istinti primordiali della razza germanica e l'attuale comportamento tedesco, al cospetto del mondo e della civiltà universale.
==''Pellegrino di Roma''==
===[[Incipit]]===
Con uno di quei suoi [[paradossi dai libri|paradossi]], così prodigiosamente aderenti alla realtà della vita umana, che il razionalismo e l'illuminismo non comprenderanno giammai, il Vangelo impone la contraddittoria consegna: tendere fino allo spasimo l'arco delle proprie energie, per servire la legge di Dio, e in pari tempo prostrarsi nella polvere, per riconoscere, al cospetto del Padre, che ogni servizio prestatogli è risibile e vano.
Realizzando fino all'assurdo, un vecchio precetto della filosofia eraclitea, secondo cui bisogna superare temerariamente la testimonianza degli occhi e degli orecchi per uscire dalle tenebre della barbarie, Gesù ha inculcato di non riconoscere per Padre chi ci ha generato nella carne, perché anche lì gli occhi e le orecchie sono testimoni fallaci. Noi non abbiamo che un Padre, quello che è nei cieli.
Il [[cristiano (religione)|cristiano]] che aspiri a non demeritar troppo questa tremenda qualifica deve accostumarsi a non ritenere mai nulla di suo, in quel che egli fa, ma a scoprire, per tutto, l'azione provvida e incessante di chi lo regge e lo guida dal cielo.
===[[Explicit]]===
Mentre con i primi tepori primaverili del '44 la grande tragedia mondiale si avviava, pur per vie così tortuose e così complesse, al suo epilogo indeclinabile, io sentivo sempre più chiarirsi nella mia coscienza quel qualsiasi significato della lotta che la mia generazione, la generazione dell'esodo, aveva dovuto sostenere su più fronti, per mantener fede alla sua vocazione cristiana e sacerdotale e per assolvere nel mondo che si trasformava il suo compito implacabile: preparare gli elementi acconci alla ricostruzione di una nuova coscienza religiosa ed evangelica, senza cui l'avvento dell'universale democrazia sarebbe stato una conquista mutila, esangue e peritura.
Gli eventi acceleravano portentosamente il loro ritmo. Io tendevo l'orecchio ai segni annunciatori della grande palingenesi. Spiavo all'orizzonte il levarsi delle luci che annunciavano le ultime tappe del nostro cammino. E una parola sola mi sgorgava dall'anima: «nunc dimittis servum tuum, Domine!».
Roma, Pasqua del 1944
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Chiesa romana''===
Fra tutte le denominazioni cristiane la [[Chiesa cattolica|chiesa di Roma]] è quella che conta nel mondo il maggior numero di aderenti. E nel medesimo tempo quella che possiede la più salda e coerente struttura dottrinale e la più rigida e vigilata organizzazione disciplinare. In quale misura le due circostanze siano interdipendenti, in quale misura cioè la matura sistemazione del patrimonio concettuale e della gerarchia unitaria abbiano contribuito e contribuiscano tuttora nel cattolicismo all'ampiezza del proselitismo, non è qui il caso di indagare. E non è neppure il caso di domandarsi ora se il numero degli aderenti sia, per una religione costituita, un titolo assoluto di eccellenza (quando Gesù moriva, Dio era forse con la maggioranza?) e se l'azione spirituale, cioè specifica, di una chiesa debba, per definizione, essere raccomandata all'imperio cogente di un sistema astratto e razionale, di una burocrazia meccanica accentratrice.
===''Lo gnosticismo''===
[[Gnosticismo]], per definizione, può dirsi qualsiasi sistema che, pieno di fiducia nelle capacità iniziali della ragione, crede di risolvere i vari problemi dell'essere, con sicurezza e fuori di ogni illuminazione esteriore: la parola γνῶσις<ref>gnósis</ref> è adoperata dai classici come sinonimo di conoscenza. Ma per uso costante, tale designazione ha un ámbito più ristretto, e suole indicare alcune speciali dottrine, fiorite in varie epoche della storia della filosofia, le quali, nate da una compenetrazione bizzarra di [[misticismo]] e [[razionalismo]], si sono chiuse in una terminologia di mistero e in una aristocratica riserbatezza, quasi sdegnando la propaganda minuta dei propri principî fra gli strati inferiori della società: per i [[Scuola pitagorica|pitagorici]] come per [[Platone]], γνῶσις significa una contemplazione superiore dell'[[infinito]]. Per antonomasia poi si suol chiamare gnosticismo una manifestazione di pensiero, strana e a prima vista indecifrabile, che, fra il primo e il terzo secolo del [[cristianesimo]], insidiò la tradizione evangelica, e, prendendo a prestito dal [[Neoplatonismo|neo-platonismo]] alcuni concetti cosmologici e dal cristianesimo altri [[Soteriologia|soteriologici]], soddisfece anch'esso alle tendenze [[Sincretismo|sincretistiche]] di quel periodo storico, e morì sopraffatto dalla corrente meno affinata, ma democratica e sana, del cattolicismo. <!-- (Introduzione) -->
===''Pascal''===
[[Agostino d'Ippona|Agostino]], per quel che di universalmente normativo il suo nome significa, non è nato nel 354, non è morto nel 430. L'esperienza che egli ha drammaticamente vissuto e di cui ha affidato il ricordo alle ''Confessioni'' è stata ed è l'esperienza in cui si risolve, d'istinto, ogni spiritualità consapevole. Il problema al quale, nello spiegamento della polemica con [[Pelagio]], ha imposto una soluzione brutalmente realistica, cui le circostanze storiche propizie hanno conferito eccezionali capacità di realizzazione, è stata ed è il nucleo vitale di ogni etica associata e di ogni religiosità universalistica.
===''Tertulliano''===
Nato a Cartagine da un centurione proconsolare, dal comandante cioè di uno di quei distaccamenti della terza legione che il legato della Numidia inviava agli ordini del proconsole dell'Africa, [[Tertulliano|Quinto Settimio Fiorenzo Tertulliano]] doveva conservare per sempre qualcosa delle immagini e delle consuetudini, sotto la cui impressione si erano sviluppate familiarmente la sua puerizia e la sua adolescenza, anche quando la professione cristiana gli fece apparire il mestiere delle armi incompatibile con il Vangelo. La educazione e l'istruzione che ricevette furono ricercatissime. Ne fan fede l'erudizione letteraria disseminata a piene mani negli scritti, la destrezza dialettica sprizzante da ogni inciso di questi. Naturalmente le prime fonti della sua formazione furono tutte pagane. Il mondo fastoso e rumoroso del circo e del teatro, del foro e delle pubbliche scuole, ebbe in Tertulliano giovane, un frequentatore appassionato.
==Citazioni su Ernesto Buonaiuti==
*Antifascista per i fascisti, anticattolico per i cattolici, anticomunista per i comunisti, Buonaiuti non poteva essere accettato nell'Italia di allora, né lo sarebbe in quella di oggi, sempre impegnata a considerare stravagante e nemico chiunque cerchi di vivere fuori dagli schieramenti, in un pensiero proprio. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*Buonaiuti divenne uno degli esponenti più notevoli del Modernismo italiano, mettendosi in contrasto con le autorità ecclesiastiche che, nel 1921, lo scomunicarono, ribadendo la scomunica nel 1924 e nel 1926. Intorno a lui i cattolici fecero terra bruciata. Ebbe una vita difficile, dolorosa e morì nel 1946 senza riconciliarsi con la Chiesa ma proclamandosene sempre un figlio fedele. Fu certamente una delle figure più straordinarie tra gli intellettuali cattolici del ventesimo secolo, oggi ampiamente rivalutata. ([[Renzo Allegri]])
*Dal gennaio al giugno del 1901, [[Papa Giovanni XXIII|Roncalli]] e Buonaiuti vissero uno accanto all'altro, inseparabili come due fratelli siamesi. Buonaiuti, già erudito e consapevole del proprio valore, era assetato di conoscenze e trascorreva tutto il tempo libero a leggere. Era una mente vulcanica, aperto alle nuove teorie, affascinato dagli studi d'avanguardia, ma anche un animo ispirato, sognatore, mistico, ardente. Leggeva opuscoli legati al Modernismo, il movimento teologico guardato con sospetto dalle autorità ecclesiastiche e che alcuni anni più tardi sarebbe stato definitivamente e inesorabilmente sconfessato da Pio X con l'enciclica ''Pascendi''. ([[Renzo Allegri]])
*Dalle pagine della «Civiltà Cattolica», padre Rosa<ref>Enrico Rosa (1870–1938), gesuita, scrittore e giornalista italiano.</ref> non ristà dall'attaccare ogni scritto, ogni gesto di Ernesto Buonaiuti, la testa forte del movimento {{NDR|modernista}}, uno dei più begl'ingegni che abbia l'Italia, e che le circostanza avverse finiranno di stritolare, non consentendogli di lasciare una traccia che sia proporzionata alla forza del suo ingegno, alla dovizia di tutte le doti che formano i capi: fascino personale come pochissimi ebbero, l'eloquenza più calda ed affascinante, la bella prosa, l'ampissima cultura: quegli che, ove nel 1903 fosse asceso sul soglio pontificio un continuatore di [[Papa Leone XIII|Leone XIII]], avrebbe anche potuto essere il [[John Henry Newman|Newman]] dell'Italia. ([[Arturo Carlo Jemolo]])
*Il dramma di Ernesto Buonaiuti è, prima di tutto, un esempio macroscopico di ciò che hanno dovuto affrontare, in ogni epoca, gli italiani decisi a difendere la propria indipendenza di pensiero dagli schieramenti, dai partiti, dai guelfi, dai ghibellini, dai poteri dominanti. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*L'esponente più rilevante del modernismo nel mondo ecclesiastico italiano fu Ernesto Buonaiuti, profondamente segnato fin dai suoi primi passi da un caratteristico senso di «romanità» che doveva accompagnarlo tutta la vita. Dopo un primo giovanile interesse per i temi del rinnovamento sociale, in un'ottica tuttavia non priva di venature utopiche, egli esprimeva in modo sempre più esplicito la sua convinzione della necessità di un rinnovamento soprattutto religioso nella prospettiva dell'attesa del Regno di Dio. ([[Agostino Giovagnoli]])
*La formazione del Buonaiuti era stata dominata da un netto orientamento antintellettualistico, che lo aveva portato al rifiuto della Scolastica e a guardare invece con simpatia e interesse alle nuove tendenze apologetiche ispirate alla filosofia dell'azione e allo stesso pragmatismo di William James diffuso in quegli anni in Italia. D'altro canto, dallo studio dell'opera del Loisy<ref>Alfred Loisy (1857–1940), biblista e storico francese, il più famoso dei modernisti.</ref> e da un incontro con l'esegeta francese, che ebbe nell'estate del 1906, Buonaiuti aveva tratto la ferma convinzione dell'importanza dominante, per l'interpretazione del messaggio cristiano, dell'aspetto escatologico [...]. Sulla base di questi presupposti Buonaiuti tenterà, nel clima delle polemiche suscitate dall'enciclica ''Pascendi''<ref>''Pascendi Dominici gregis'' enciclica di Pio X, pubblicata nel 1907.</ref>, una delle più originali e sconcertanti sintesi del cristianesimo con le affermazioni del socialismo moderno. ([[Pietro Scoppola]])
*La produzione di Buonaiuti è ampia e abbondante. Ingegno versatile, studioso appassionato tanto da considerare la sua attività universitaria come una missione, forse non sempre persuasivo sotto il profilo del rigore scientifico, Buonaiuti sul piano culturale ha dato soprattutto un contributo alla conoscenza della storia del cristianesimo, e in particolare di quello medievale. A proposito della spiritualità medievale francescana e specificamente di Gioacchino da Fiore, egli ha potuto far emergere la sua peculiare visione del cristianesimo mettendone in luce la prospettiva escatologica, a suo avviso fondamentale. ([[Agostino Giovagnoli]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutigiansenio/mode/1up Giansenio]'', Edizioni Athena, Milano, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiuticristianesimonellafrica/mode/1up Il cristianesimo nell'Africa romana]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutilachiesaromana/mode/1up La Chiesa romana]'', Gilardi e Noto, Milano, 1933<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/lognosticismost00buongoog Lo gnosticismo <small>Storia di antiche lotte religiose</small>]'', Libreria Editrice Francesco Ferrari, Roma, 1907.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutiluterolariforma/mode/1up Lutero e la Riforma in Germania]'', Editrice «Faro», Roma, 1945<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/BuonaiutiPascal Pascal]'', Edizioni Athena, Milano, 1927.
*Ernesto Buonaiuti, ''Pellegrino di Roma: la generazione dell'esodo'', Alberto Gaffi editore in Roma, 1945.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutitertulliano/mode/1up Tertulliano]'', Edizioni Athena, Milano, 1926.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Presbiteri italiani]]
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[[Categoria:Teologi italiani]]
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18878
/* Citazioni di Ernesto Buonaiuti */ aristotelismo e cristianesimo
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'''Ernesto Buonaiuti''' (1881 – 1946), presbitero, accademico, storico e teologo italiano.
==Citazioni di Ernesto Buonaiuti==
*Il carattere distintivo del modernismo fu la stessa indeterminatezza del suo programma. Esso non investì un punto particolare della disciplina ufficiale.<ref>Da ''Storia del cristianesimo'', III, p. 618</ref>
*Il [[Cristianesimo]] è l'unica democrazia possibile; perché in nessun'altra forma di vita religiosa, come in nessun'altra visione filosofica della vita, l'aggregato umano, il senso della solidarietà universale, la coscienza dell'unica famiglia del mondo hanno, come nel Cristianesimo, altrettanto rilievo e altrettanto inconsumabile peso.<ref>Da una lettera; citato in Giulio Andreotti, ''I quattro del Gesù'', Rizzoli, 1999, p. 24</ref>
*Le caratteristiche più appariscenti del pensiero cristiano, quale esce, nel medio evo latino [[Scolastica|prescolastico]], dalla grande sistemazione [[Agostino d'Ippona|agostiniana]], possono essere condensate in un brevissimo sistema. Vi manca innanzi tutto una distinzione formale fra il dominio della filosofia e quello della teologia, fra l'ordine delle verità razionali e quello delle verità rivelate. Di rimbalzo è implicitamente cancellata la separazione fra la natura e la grazia, fra la zona in cui si esercitano le insite capacità dell'essere razionale e la sfera misteriosa delle comunicazioni carismatiche.<ref>Da ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924, p. 10.</ref>
*[...], lo [[spiritualismo]] è l'unica visione razionale del mondo che dia ragione dei fatti centrali della vita individuale ed associata. Ogni sistema che non sia una pseudofilosofica impugnazione delle leggi disciplinanti il pensiero, si può ricondurre, dialetticamente, allo spiritualismo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/buonaiutiapologiadellospiritualismo/mode/1up/ Apologia dello spiritualismo]'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, pp. 12-13.</ref>
*[...] sarebbe un errore grossolano e una illusione anacronistica immaginarsi che fra aristotelismo e cristianesimo sussistessero delle armonie prestabilite e che quindi l'adattamento dell'uno ai postulati dell'altro potesse effettuarsi con disinvolta facilità e senza acri e laboriosi contrasti. Sta di fatto invece che le teorie di Aristotele avevano impresso al pensiero umano un orientamento e presupponevano postulati intrinsecamente antitetici agli insegnamenti della religione cristiana.<ref>Da ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924, p. 13.</ref>
*[...] si può legittimamente asserire, quasi assiomaticamente, che anche i sistemi antispiritualistici sono indotti, loro malgrado, in virtù dei loro stessi presupposti e a norma dei loro procedimenti, a prestar implicito omaggio allo spiritualismo e a recare involontario contributo e spontaneo sostegno alla sua validità. Lo spirito è la verità ed il bene. E come il vero ed il buono, esso è, sotto la stretta di una esigenza insopprimibile, riconosciuto ed ammesso anche da coloro che lo negano.<ref>Da ''Apologia dello spiritualismo'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, p. 56.</ref>
*Una delle idee cardinali, giustissima, intorno a cui si muovono le concezioni del [[Mario Missiroli|Missiroli]], è che il dissidio reale in cui è presa tragicamente l'anima della nostra generazione è quello che si svolge fra la tradizione trascendentalistica del cristianesimo cattolico e la tendenza immanentistica pura della filosofia, nata dalla Rinascita. Il Missiroli è fra i pochissimi scrittori in Italia che questo dissidio han cercato di delineare più efficacemente.<ref>Da ''Fra l'idealismo e la Chiesa: Mario Missiroli'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', sesta serie, volume CCXX, settembre 2022, Direzione della Nuova Antologia, Roma, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1922-09-16_220/page/179/mode/1up p. 179].</ref>
==''Giansenio''==
===[[Incipit]]===
[[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Saint-Beuve]] ha scritto: «Giansenio non ha fatto che provocare una sommossa in grembo al cristianesimo. Descartes invece ha scatenato una rivoluzione universale».<br>Il verdetto è ingiusto, e, anche se il qualificatore suona iconoclasta, inintelligente. Ingiusto: perché lo storico, se vuole sentenziare a norma di equità, non può istituire mai valutazioni comparative su sistemi di pensiero sbocciati nel medesimo tempo, assumendo come criterio e canone l'entità del rispettivo successo esteriore. Inintelligente: perché in tanto Cartesio ha provocato una rivoluzione, in quanto lo spirito del tempo ha isolato, ''per fas et nefas''. il fuoco della sommossa giansenistica. <!-- (cap. I, La vita, p. 5) -->
===Citazioni===
*Le vecchie edizioni all'''Augustinus''<ref>Opera principale di Giansenio sul rapporto fra grazia divina e libertà umana.</ref> danno il profilo scarno ed aristocratico di Giansenio: fronte ampia e prominente, occhiaie profonde, naso aquilino, gote infossate, labbra serrate, danno l'impressione di una squisitissima sensibilità e di un diuturno tirocinio di auto-disciplina. Questo figlio di contadini, alla cui intelligenza precocissima erano state di così aspro impedimento le condizioni familiari da costringerlo a interrompere una volta gli studi per andare a procacciarsi da vivere in una officina da falegname, aveva bene sperimentato le amare e stupefacenti ingiustizie di cui s'intesse la vita. (pp. 17-18)
*[[Giansenio]] era fatto per completare e mitigare le unilateralità e le malaccortezze pratiche del suo troppo ardente temperamento. Uomo di studio e di riflessione, scrittore forbito ed efficace, pur attraverso le ridondanze della sua squisita formazione letteraria, il teologo fiammingo poteva portare al programma della rinascita cristiana l'appannaggio di una scrupolosa erudizione patristica. (p. 20)
*La sostanza del [[pelagianesimo]] come del [[Compagnia di Gesù|gesuitismo]], per quanto l'asserzione possa apparire paradossale, è della nuda e semplice speculazione etica pitagorica, stoica, aristotelica. Per cui appare compiutamente vero dei pelagiani quel che una volta [[Tertulliano]] affermò degli eretici in generale: «patriarchi degli eretici, i filosofi». Di fatto, alla base della predicazione pelagiana sussiste il postulato che all'uomo sia consentito di raggiungere lo stato dell'assoluta perfetta giustizia, fino alla impeccabile impassibilità. (p. 32)
*Come la vecchia filosofia, il pelagianesimo, terribile contraffazione del cristianesimo, è una mostruosa esplosione di albagia. Che esso sia stato possibile dopo la rivelazione del vangelo, costituisce la prova lampante che un terribile cancro è alle radici stesse della spiritualità umana, che l'elemento titanico non è nell'uomo in un piano distinto da quello dionisiaco, ma che più tosto lo ha invaso nel suo dominio e lo ha avvelenato alle sue scaturigini. (pp. 34-35)
*Per il fatto stesso della sua esistenza il pelagianesimo s'inscrive in falso contro sé medesimo; perché, nella sua essenza e nei suoi connotati, esso costituisce la riprova apodittica della perversione organica e funzionale dell'uomo.<br>Che cosa è esso infatti se non vanità e frode? se non adulazione e viltà? se non acquiescenza e neghittosità? (p. 35)
*Psicologo perspicace e moralista squisito, Giansenio getta lo scandaglio della sua analisi sensibilissima negli strati più profondi e più {{sic|impervii}} del sentimento e della passione. La sua dottrina della colpa e del riscatto è una fedele proiezione e descrizione dei dati elementari della spiritualità umana in azione. (p. 40)
==''Il cristianesimo nell'Africa romana''==
===[[Incipit]]===
Come molte altre chiese dell'Occidente mediterraneo, anche quella africana in genere, e quella cartaginese in specie accampano pretese ad una origine apostolica: sebbene con minore lusso di particolari leggendari. Annalisti arabi e storici bizantini, registrando tradizioni locali affidate ancora a caratteristiche peculiarità toponomastiche, attribuiscono all'apostolo Filippo l'evangelizzazione della Tripolitania e della Tunisia, a Simone di Cana quella della Cirenaica. Non è da fare gran caso di così tarde e contaminate testimonianze.<br>Le prime memorie sicure del cristianesimo africano sono riconoscibili nel racconto ufficiale di alcune scene di persecuzione e di martirio, col quale la letteratura latina della nuova religione registra solennemente il proprio ingresso nella piena luce della storia.
===Citazioni===
*Per parecchi decenni, [...], il [[donatismo]] fu opposizione politica, rivalità religiosa, atteggiamento pratico, anziché posizione teorica e sistema astratto. Gli ortodossi non ebbero, neppure, né voglia né agio di confutarlo metodicamente. Lo osteggiava per essi, il potere politico, che essi non si stancavano però petulantemente di chiamare al soccorso. (parte seconda, cap. V, p. 322)
*Se il donatismo è in continuità diretta col cristianesimo precostantiniano, non deve immaginarsi di rappresentare per questo l'unica chiesa. La chiesa del Cristo ha le promesse della universalità, mentre la chiesa donatistica non ha valicato i confini etnici e territoriali dell'Africa. Ed oltre a ciò, dopo un periodo eroico di confessioni e di martirio, la chiesa donatistica, specialmente nel periodo delle sollevazioni maure, è venuta contraendo le medesime macchie deturpanti, che essa scopre nella comunità ufficiale. (parte seconda, cap. V, p. 336)
==''Lutero e la Riforma in Germania''==
===[[Incipit]]===
Di un movimento che ebbe la prima occasione al suo divampare nell'insegnamento innovatore di un monaco, fedifrago alla sua vocazione e ribelle alla sua chiesa, sarà impossibile cogliere l'orientamento fondamentale e il presupposto normativo, se non si saranno in antecedenza esplorate le ragioni spirituali e i coefficienti impalpabili, che determinarono l'evoluzione del suo corifeo. D'altro canto sarà molto malagevole raffigurarsi i motivi e fissare i momenti salienti della lenta elaborazione psichica, attraverso cui quegli che aveva chiesto al chiostro i sussidi proporzionati al suo inquieto desiderio di perfezione divenne il banditore della crociata antiascetica, se non si sarà in anticipo ricercata la scaturigine della sua chiamata religiosa e non si saranno andate a cercare, negli anni della più tenera adolescenza, le possibili remote predisposizioni alla subita decisione del 1505<ref>Nel 1505, a ventidue anni, entrò nel convento agostiniano di Erfurt.</ref> <!-- (cap. I, p. 1) -->
===Citazioni===
*[[Ernst Troeltsch|Ernesto Troeltsch]], ponendo a raffronto le concezioni sociali delle varie denominazioni cristiane, ha definito la posizione spirituale di [[Martin Lutero|Lutero]] come quella di una ''innerweltliche Askese'', di un'ascesi mescolata ed immanente al mondo. L'attitudine di Lutero, egli osserva, è ascetica, in quanto il mondo non costituisce per lui un insieme di valori assoluti, bensì un insieme di valori puramente negativi, per se stessi, poiché valori veri possono riscontrarsi soltanto nei mezzi della nostra ricongiunzione con Dio. (cap. III, p. 116)
*L'esperienza personale di Lutero, che considera le opere buone come il risultato automatico dello spirito umano trasfigurato dai meriti del Cristo, rappresenta in pratica un annullamento della morale associata, che è tutta per definizione basata sul codice positivo del bene e sul presupposto della capacità responsabile umana di tradurlo in atto. (cap. III, p. 192)
*[...] [[Ulrico Zwingli|Zwingli]] riuscì a guadagnarsi con la sua predicazione una efficienza morale e pedagogica imponente. Sapiente ed accorto, egli riesce, senza rumorose opposizioni e senza scalpore, a introdurre nel suo cantone le medesime innovazioni per le quali Lutero aveva scatenato così violento uragano in Germania. La costituzione democratica del paese lo aiuta e lo seconda potentemente nella bisogna. (cap. III, p. 195)
*Anche per Zwingli il problema centrale nella religiosità cristiana è quello della [[Salvezza (religione)|salvezza]]. Ma in lui nulla di mistico e di psicologicamente contorto. Il suo atteggiamento rappresenta il riflesso pratico e logico del suo pensiero, la tradizione reale di una filosofia. (cap. III, p. 196)
*Nella storia delle controversie religiose in seno alla tradizione cristiana, le polemiche [[Eucaristia|eucaristiche]] son quelle che hanno suscitato più pronte e sensibili risonanze sociali. Il mistero eucaristico ha cosi sottili addentellati con la vita federata della comunità religiosa che ogni reale o presunta impugnazione dal suo realistico valore ha fatto fremere sempre le più intime fibre dell'organismo ecclesiastico. (cap. III, pp. 199-200)
*Zwingli insegnava che la cena del Signore non è una iterazione all'indefinito del sacrificio in cui si è immolato il Cristo sulla croce, bensì una commemorazione di questo sacrificio, offerto una volta per sempre. Gli elementi eucaristici pertanto non celano un Cristo, nuovamente offerto, bensì vogliono essere i segni simbolici del corpo e del sangue del Cristo, immolato sul Calvario. (cap. III, p. 204)
*Insistendo così calorosamente sulle opere della personale santificazione e della scambievole edificazione, il [[pietismo]] non era eccessivamente fedele alle concezioni antropologiche ed etiche del vangelo luterano. Ma l'intuizione oscura della impossibilità ormai constatata di salvare l'etica associata della umanità credente sul fragile presupposto della rinascita nella fede e della giustificazione nell'adesione intima al Cristo, induceva gli spiriti a rafforzare e ad esaltare la pratica della pietà personale, come unico baluardo resistente al dilagare della mondanità e della profanità nel recinto della Chiesa costituita. (cap. VI, p. 342)
*Il pietismo in realtà non era altro che la espressione esasperata del dissidio, acuto ed implacabile, che la Chiesa evangelica portava nel proprio grembo, fra l'extraeticità del suo dogma soteriologico e le esigenze concrete della sua organizzazione disciplinare. Esso proclamava di non voler intaccare o depauperare in alcun modo la costruzione dell'edificio teologico. Ma di fatto il bisogno irrefrenabile di rivalorizzare tutte quelle forme esteriori della pietà che l'insurrezione antiromana di Lutero aveva logicamente deprezzato e infirmato, lo induceva ad alterare sostanzialmente le norme concrete e la prassi quotidiana della religiosità riformata. (cap. VI, pp. 342-343)
*[...] manca completamente al vecchio spirito [[Germania|teutonico]] un concetto, che è basilare nella nostra tradizione mediterranea, il concetto cioè del peccato, sia esso inteso nel valore biblico di macchia contaminante e ripugnante, che deforma la nostra figura morale, sia esso inteso nel senso ellenico di deviazione dalla {{sic|mèta}} prefissata, di allontanamento dalla retta via, per deficienza di cognizione. (cap. VII, p. 385)
*La forza del tedesco è di mettersi al servizio del suo destino tribale affrontando imperturbabilmente il sacrificio e la morte. (cap. VII, p. 387)
===[[Explicit]]===
Lo scatenamento bellico {{NDR|della Germania}} non è stato che l'ultimo risultato di un ripullulare delle vecchie caratteristiche della razza, già embrionalmente delineatosi, così nella fede della Riforma luterana, come nelle forme tipiche della cultura idealistica tedesca.<br>Sulla scorta di etnografi e di germanisti dell'epoca nazista, oggi è stato possibile far risaltare la continuità palese e riconoscibile fra i lontani istinti primordiali della razza germanica e l'attuale comportamento tedesco, al cospetto del mondo e della civiltà universale.
==''Pellegrino di Roma''==
===[[Incipit]]===
Con uno di quei suoi [[paradossi dai libri|paradossi]], così prodigiosamente aderenti alla realtà della vita umana, che il razionalismo e l'illuminismo non comprenderanno giammai, il Vangelo impone la contraddittoria consegna: tendere fino allo spasimo l'arco delle proprie energie, per servire la legge di Dio, e in pari tempo prostrarsi nella polvere, per riconoscere, al cospetto del Padre, che ogni servizio prestatogli è risibile e vano.
Realizzando fino all'assurdo, un vecchio precetto della filosofia eraclitea, secondo cui bisogna superare temerariamente la testimonianza degli occhi e degli orecchi per uscire dalle tenebre della barbarie, Gesù ha inculcato di non riconoscere per Padre chi ci ha generato nella carne, perché anche lì gli occhi e le orecchie sono testimoni fallaci. Noi non abbiamo che un Padre, quello che è nei cieli.
Il [[cristiano (religione)|cristiano]] che aspiri a non demeritar troppo questa tremenda qualifica deve accostumarsi a non ritenere mai nulla di suo, in quel che egli fa, ma a scoprire, per tutto, l'azione provvida e incessante di chi lo regge e lo guida dal cielo.
===[[Explicit]]===
Mentre con i primi tepori primaverili del '44 la grande tragedia mondiale si avviava, pur per vie così tortuose e così complesse, al suo epilogo indeclinabile, io sentivo sempre più chiarirsi nella mia coscienza quel qualsiasi significato della lotta che la mia generazione, la generazione dell'esodo, aveva dovuto sostenere su più fronti, per mantener fede alla sua vocazione cristiana e sacerdotale e per assolvere nel mondo che si trasformava il suo compito implacabile: preparare gli elementi acconci alla ricostruzione di una nuova coscienza religiosa ed evangelica, senza cui l'avvento dell'universale democrazia sarebbe stato una conquista mutila, esangue e peritura.
Gli eventi acceleravano portentosamente il loro ritmo. Io tendevo l'orecchio ai segni annunciatori della grande palingenesi. Spiavo all'orizzonte il levarsi delle luci che annunciavano le ultime tappe del nostro cammino. E una parola sola mi sgorgava dall'anima: «nunc dimittis servum tuum, Domine!».
Roma, Pasqua del 1944
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Chiesa romana''===
Fra tutte le denominazioni cristiane la [[Chiesa cattolica|chiesa di Roma]] è quella che conta nel mondo il maggior numero di aderenti. E nel medesimo tempo quella che possiede la più salda e coerente struttura dottrinale e la più rigida e vigilata organizzazione disciplinare. In quale misura le due circostanze siano interdipendenti, in quale misura cioè la matura sistemazione del patrimonio concettuale e della gerarchia unitaria abbiano contribuito e contribuiscano tuttora nel cattolicismo all'ampiezza del proselitismo, non è qui il caso di indagare. E non è neppure il caso di domandarsi ora se il numero degli aderenti sia, per una religione costituita, un titolo assoluto di eccellenza (quando Gesù moriva, Dio era forse con la maggioranza?) e se l'azione spirituale, cioè specifica, di una chiesa debba, per definizione, essere raccomandata all'imperio cogente di un sistema astratto e razionale, di una burocrazia meccanica accentratrice.
===''Lo gnosticismo''===
[[Gnosticismo]], per definizione, può dirsi qualsiasi sistema che, pieno di fiducia nelle capacità iniziali della ragione, crede di risolvere i vari problemi dell'essere, con sicurezza e fuori di ogni illuminazione esteriore: la parola γνῶσις<ref>gnósis</ref> è adoperata dai classici come sinonimo di conoscenza. Ma per uso costante, tale designazione ha un ámbito più ristretto, e suole indicare alcune speciali dottrine, fiorite in varie epoche della storia della filosofia, le quali, nate da una compenetrazione bizzarra di [[misticismo]] e [[razionalismo]], si sono chiuse in una terminologia di mistero e in una aristocratica riserbatezza, quasi sdegnando la propaganda minuta dei propri principî fra gli strati inferiori della società: per i [[Scuola pitagorica|pitagorici]] come per [[Platone]], γνῶσις significa una contemplazione superiore dell'[[infinito]]. Per antonomasia poi si suol chiamare gnosticismo una manifestazione di pensiero, strana e a prima vista indecifrabile, che, fra il primo e il terzo secolo del [[cristianesimo]], insidiò la tradizione evangelica, e, prendendo a prestito dal [[Neoplatonismo|neo-platonismo]] alcuni concetti cosmologici e dal cristianesimo altri [[Soteriologia|soteriologici]], soddisfece anch'esso alle tendenze [[Sincretismo|sincretistiche]] di quel periodo storico, e morì sopraffatto dalla corrente meno affinata, ma democratica e sana, del cattolicismo. <!-- (Introduzione) -->
===''Pascal''===
[[Agostino d'Ippona|Agostino]], per quel che di universalmente normativo il suo nome significa, non è nato nel 354, non è morto nel 430. L'esperienza che egli ha drammaticamente vissuto e di cui ha affidato il ricordo alle ''Confessioni'' è stata ed è l'esperienza in cui si risolve, d'istinto, ogni spiritualità consapevole. Il problema al quale, nello spiegamento della polemica con [[Pelagio]], ha imposto una soluzione brutalmente realistica, cui le circostanze storiche propizie hanno conferito eccezionali capacità di realizzazione, è stata ed è il nucleo vitale di ogni etica associata e di ogni religiosità universalistica.
===''Tertulliano''===
Nato a Cartagine da un centurione proconsolare, dal comandante cioè di uno di quei distaccamenti della terza legione che il legato della Numidia inviava agli ordini del proconsole dell'Africa, [[Tertulliano|Quinto Settimio Fiorenzo Tertulliano]] doveva conservare per sempre qualcosa delle immagini e delle consuetudini, sotto la cui impressione si erano sviluppate familiarmente la sua puerizia e la sua adolescenza, anche quando la professione cristiana gli fece apparire il mestiere delle armi incompatibile con il Vangelo. La educazione e l'istruzione che ricevette furono ricercatissime. Ne fan fede l'erudizione letteraria disseminata a piene mani negli scritti, la destrezza dialettica sprizzante da ogni inciso di questi. Naturalmente le prime fonti della sua formazione furono tutte pagane. Il mondo fastoso e rumoroso del circo e del teatro, del foro e delle pubbliche scuole, ebbe in Tertulliano giovane, un frequentatore appassionato.
==Citazioni su Ernesto Buonaiuti==
*Antifascista per i fascisti, anticattolico per i cattolici, anticomunista per i comunisti, Buonaiuti non poteva essere accettato nell'Italia di allora, né lo sarebbe in quella di oggi, sempre impegnata a considerare stravagante e nemico chiunque cerchi di vivere fuori dagli schieramenti, in un pensiero proprio. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*Buonaiuti divenne uno degli esponenti più notevoli del Modernismo italiano, mettendosi in contrasto con le autorità ecclesiastiche che, nel 1921, lo scomunicarono, ribadendo la scomunica nel 1924 e nel 1926. Intorno a lui i cattolici fecero terra bruciata. Ebbe una vita difficile, dolorosa e morì nel 1946 senza riconciliarsi con la Chiesa ma proclamandosene sempre un figlio fedele. Fu certamente una delle figure più straordinarie tra gli intellettuali cattolici del ventesimo secolo, oggi ampiamente rivalutata. ([[Renzo Allegri]])
*Dal gennaio al giugno del 1901, [[Papa Giovanni XXIII|Roncalli]] e Buonaiuti vissero uno accanto all'altro, inseparabili come due fratelli siamesi. Buonaiuti, già erudito e consapevole del proprio valore, era assetato di conoscenze e trascorreva tutto il tempo libero a leggere. Era una mente vulcanica, aperto alle nuove teorie, affascinato dagli studi d'avanguardia, ma anche un animo ispirato, sognatore, mistico, ardente. Leggeva opuscoli legati al Modernismo, il movimento teologico guardato con sospetto dalle autorità ecclesiastiche e che alcuni anni più tardi sarebbe stato definitivamente e inesorabilmente sconfessato da Pio X con l'enciclica ''Pascendi''. ([[Renzo Allegri]])
*Dalle pagine della «Civiltà Cattolica», padre Rosa<ref>Enrico Rosa (1870–1938), gesuita, scrittore e giornalista italiano.</ref> non ristà dall'attaccare ogni scritto, ogni gesto di Ernesto Buonaiuti, la testa forte del movimento {{NDR|modernista}}, uno dei più begl'ingegni che abbia l'Italia, e che le circostanza avverse finiranno di stritolare, non consentendogli di lasciare una traccia che sia proporzionata alla forza del suo ingegno, alla dovizia di tutte le doti che formano i capi: fascino personale come pochissimi ebbero, l'eloquenza più calda ed affascinante, la bella prosa, l'ampissima cultura: quegli che, ove nel 1903 fosse asceso sul soglio pontificio un continuatore di [[Papa Leone XIII|Leone XIII]], avrebbe anche potuto essere il [[John Henry Newman|Newman]] dell'Italia. ([[Arturo Carlo Jemolo]])
*Il dramma di Ernesto Buonaiuti è, prima di tutto, un esempio macroscopico di ciò che hanno dovuto affrontare, in ogni epoca, gli italiani decisi a difendere la propria indipendenza di pensiero dagli schieramenti, dai partiti, dai guelfi, dai ghibellini, dai poteri dominanti. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*L'esponente più rilevante del modernismo nel mondo ecclesiastico italiano fu Ernesto Buonaiuti, profondamente segnato fin dai suoi primi passi da un caratteristico senso di «romanità» che doveva accompagnarlo tutta la vita. Dopo un primo giovanile interesse per i temi del rinnovamento sociale, in un'ottica tuttavia non priva di venature utopiche, egli esprimeva in modo sempre più esplicito la sua convinzione della necessità di un rinnovamento soprattutto religioso nella prospettiva dell'attesa del Regno di Dio. ([[Agostino Giovagnoli]])
*La formazione del Buonaiuti era stata dominata da un netto orientamento antintellettualistico, che lo aveva portato al rifiuto della Scolastica e a guardare invece con simpatia e interesse alle nuove tendenze apologetiche ispirate alla filosofia dell'azione e allo stesso pragmatismo di William James diffuso in quegli anni in Italia. D'altro canto, dallo studio dell'opera del Loisy<ref>Alfred Loisy (1857–1940), biblista e storico francese, il più famoso dei modernisti.</ref> e da un incontro con l'esegeta francese, che ebbe nell'estate del 1906, Buonaiuti aveva tratto la ferma convinzione dell'importanza dominante, per l'interpretazione del messaggio cristiano, dell'aspetto escatologico [...]. Sulla base di questi presupposti Buonaiuti tenterà, nel clima delle polemiche suscitate dall'enciclica ''Pascendi''<ref>''Pascendi Dominici gregis'' enciclica di Pio X, pubblicata nel 1907.</ref>, una delle più originali e sconcertanti sintesi del cristianesimo con le affermazioni del socialismo moderno. ([[Pietro Scoppola]])
*La produzione di Buonaiuti è ampia e abbondante. Ingegno versatile, studioso appassionato tanto da considerare la sua attività universitaria come una missione, forse non sempre persuasivo sotto il profilo del rigore scientifico, Buonaiuti sul piano culturale ha dato soprattutto un contributo alla conoscenza della storia del cristianesimo, e in particolare di quello medievale. A proposito della spiritualità medievale francescana e specificamente di Gioacchino da Fiore, egli ha potuto far emergere la sua peculiare visione del cristianesimo mettendone in luce la prospettiva escatologica, a suo avviso fondamentale. ([[Agostino Giovagnoli]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutigiansenio/mode/1up Giansenio]'', Edizioni Athena, Milano, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiuticristianesimonellafrica/mode/1up Il cristianesimo nell'Africa romana]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutilachiesaromana/mode/1up La Chiesa romana]'', Gilardi e Noto, Milano, 1933<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/lognosticismost00buongoog Lo gnosticismo <small>Storia di antiche lotte religiose</small>]'', Libreria Editrice Francesco Ferrari, Roma, 1907.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutiluterolariforma/mode/1up Lutero e la Riforma in Germania]'', Editrice «Faro», Roma, 1945<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/BuonaiutiPascal Pascal]'', Edizioni Athena, Milano, 1927.
*Ernesto Buonaiuti, ''Pellegrino di Roma: la generazione dell'esodo'', Alberto Gaffi editore in Roma, 1945.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutitertulliano/mode/1up Tertulliano]'', Edizioni Athena, Milano, 1926.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Teologi italiani]]
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'''Ernesto Buonaiuti''' (1881 – 1946), presbitero, accademico, storico e teologo italiano.
==Citazioni di Ernesto Buonaiuti==
*Il carattere distintivo del modernismo fu la stessa indeterminatezza del suo programma. Esso non investì un punto particolare della disciplina ufficiale.<ref>Da ''Storia del cristianesimo'', III, p. 618</ref>
*Il [[Cristianesimo]] è l'unica democrazia possibile; perché in nessun'altra forma di vita religiosa, come in nessun'altra visione filosofica della vita, l'aggregato umano, il senso della solidarietà universale, la coscienza dell'unica famiglia del mondo hanno, come nel Cristianesimo, altrettanto rilievo e altrettanto inconsumabile peso.<ref>Da una lettera; citato in Giulio Andreotti, ''I quattro del Gesù'', Rizzoli, 1999, p. 24</ref>
*Le caratteristiche più appariscenti del pensiero cristiano, quale esce, nel medio evo latino [[Scolastica|prescolastico]], dalla grande sistemazione [[Agostino d'Ippona|agostiniana]], possono essere condensate in un brevissimo sistema. Vi manca innanzi tutto una distinzione formale fra il dominio della filosofia e quello della teologia, fra l'ordine delle verità razionali e quello delle verità rivelate. Di rimbalzo è implicitamente cancellata la separazione fra la natura e la grazia, fra la zona in cui si esercitano le insite capacità dell'essere razionale e la sfera misteriosa delle comunicazioni carismatiche.<ref>Da ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924, p. 10.</ref>
*[...], lo [[spiritualismo]] è l'unica visione razionale del mondo che dia ragione dei fatti centrali della vita individuale ed associata. Ogni sistema che non sia una pseudofilosofica impugnazione delle leggi disciplinanti il pensiero, si può ricondurre, dialetticamente, allo spiritualismo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/buonaiutiapologiadellospiritualismo/mode/1up/ Apologia dello spiritualismo]'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, pp. 12-13.</ref>
*[...] sarebbe un errore grossolano e una illusione anacronistica immaginarsi che fra [[Aristotele|aristotelismo]] e [[cristianesimo]] sussistessero delle armonie prestabilite e che quindi l'adattamento dell'uno ai postulati dell'altro potesse effettuarsi con disinvolta facilità e senza acri e laboriosi contrasti. Sta di fatto invece che le teorie di Aristotele avevano impresso al pensiero umano un orientamento e presupponevano postulati intrinsecamente antitetici agli insegnamenti della religione cristiana.<ref>Da ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924, p. 13.</ref>
*[...] si può legittimamente asserire, quasi assiomaticamente, che anche i sistemi antispiritualistici sono indotti, loro malgrado, in virtù dei loro stessi presupposti e a norma dei loro procedimenti, a prestar implicito omaggio allo spiritualismo e a recare involontario contributo e spontaneo sostegno alla sua validità. Lo spirito è la verità ed il bene. E come il vero ed il buono, esso è, sotto la stretta di una esigenza insopprimibile, riconosciuto ed ammesso anche da coloro che lo negano.<ref>Da ''Apologia dello spiritualismo'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, p. 56.</ref>
*Una delle idee cardinali, giustissima, intorno a cui si muovono le concezioni del [[Mario Missiroli|Missiroli]], è che il dissidio reale in cui è presa tragicamente l'anima della nostra generazione è quello che si svolge fra la tradizione trascendentalistica del cristianesimo cattolico e la tendenza immanentistica pura della filosofia, nata dalla Rinascita. Il Missiroli è fra i pochissimi scrittori in Italia che questo dissidio han cercato di delineare più efficacemente.<ref>Da ''Fra l'idealismo e la Chiesa: Mario Missiroli'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', sesta serie, volume CCXX, settembre 2022, Direzione della Nuova Antologia, Roma, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1922-09-16_220/page/179/mode/1up p. 179].</ref>
==''Giansenio''==
===[[Incipit]]===
[[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Saint-Beuve]] ha scritto: «Giansenio non ha fatto che provocare una sommossa in grembo al cristianesimo. Descartes invece ha scatenato una rivoluzione universale».<br>Il verdetto è ingiusto, e, anche se il qualificatore suona iconoclasta, inintelligente. Ingiusto: perché lo storico, se vuole sentenziare a norma di equità, non può istituire mai valutazioni comparative su sistemi di pensiero sbocciati nel medesimo tempo, assumendo come criterio e canone l'entità del rispettivo successo esteriore. Inintelligente: perché in tanto Cartesio ha provocato una rivoluzione, in quanto lo spirito del tempo ha isolato, ''per fas et nefas''. il fuoco della sommossa giansenistica. <!-- (cap. I, La vita, p. 5) -->
===Citazioni===
*Le vecchie edizioni all'''Augustinus''<ref>Opera principale di Giansenio sul rapporto fra grazia divina e libertà umana.</ref> danno il profilo scarno ed aristocratico di Giansenio: fronte ampia e prominente, occhiaie profonde, naso aquilino, gote infossate, labbra serrate, danno l'impressione di una squisitissima sensibilità e di un diuturno tirocinio di auto-disciplina. Questo figlio di contadini, alla cui intelligenza precocissima erano state di così aspro impedimento le condizioni familiari da costringerlo a interrompere una volta gli studi per andare a procacciarsi da vivere in una officina da falegname, aveva bene sperimentato le amare e stupefacenti ingiustizie di cui s'intesse la vita. (pp. 17-18)
*[[Giansenio]] era fatto per completare e mitigare le unilateralità e le malaccortezze pratiche del suo troppo ardente temperamento. Uomo di studio e di riflessione, scrittore forbito ed efficace, pur attraverso le ridondanze della sua squisita formazione letteraria, il teologo fiammingo poteva portare al programma della rinascita cristiana l'appannaggio di una scrupolosa erudizione patristica. (p. 20)
*La sostanza del [[pelagianesimo]] come del [[Compagnia di Gesù|gesuitismo]], per quanto l'asserzione possa apparire paradossale, è della nuda e semplice speculazione etica pitagorica, stoica, aristotelica. Per cui appare compiutamente vero dei pelagiani quel che una volta [[Tertulliano]] affermò degli eretici in generale: «patriarchi degli eretici, i filosofi». Di fatto, alla base della predicazione pelagiana sussiste il postulato che all'uomo sia consentito di raggiungere lo stato dell'assoluta perfetta giustizia, fino alla impeccabile impassibilità. (p. 32)
*Come la vecchia filosofia, il pelagianesimo, terribile contraffazione del cristianesimo, è una mostruosa esplosione di albagia. Che esso sia stato possibile dopo la rivelazione del vangelo, costituisce la prova lampante che un terribile cancro è alle radici stesse della spiritualità umana, che l'elemento titanico non è nell'uomo in un piano distinto da quello dionisiaco, ma che più tosto lo ha invaso nel suo dominio e lo ha avvelenato alle sue scaturigini. (pp. 34-35)
*Per il fatto stesso della sua esistenza il pelagianesimo s'inscrive in falso contro sé medesimo; perché, nella sua essenza e nei suoi connotati, esso costituisce la riprova apodittica della perversione organica e funzionale dell'uomo.<br>Che cosa è esso infatti se non vanità e frode? se non adulazione e viltà? se non acquiescenza e neghittosità? (p. 35)
*Psicologo perspicace e moralista squisito, Giansenio getta lo scandaglio della sua analisi sensibilissima negli strati più profondi e più {{sic|impervii}} del sentimento e della passione. La sua dottrina della colpa e del riscatto è una fedele proiezione e descrizione dei dati elementari della spiritualità umana in azione. (p. 40)
==''Il cristianesimo nell'Africa romana''==
===[[Incipit]]===
Come molte altre chiese dell'Occidente mediterraneo, anche quella africana in genere, e quella cartaginese in specie accampano pretese ad una origine apostolica: sebbene con minore lusso di particolari leggendari. Annalisti arabi e storici bizantini, registrando tradizioni locali affidate ancora a caratteristiche peculiarità toponomastiche, attribuiscono all'apostolo Filippo l'evangelizzazione della Tripolitania e della Tunisia, a Simone di Cana quella della Cirenaica. Non è da fare gran caso di così tarde e contaminate testimonianze.<br>Le prime memorie sicure del cristianesimo africano sono riconoscibili nel racconto ufficiale di alcune scene di persecuzione e di martirio, col quale la letteratura latina della nuova religione registra solennemente il proprio ingresso nella piena luce della storia.
===Citazioni===
*Per parecchi decenni, [...], il [[donatismo]] fu opposizione politica, rivalità religiosa, atteggiamento pratico, anziché posizione teorica e sistema astratto. Gli ortodossi non ebbero, neppure, né voglia né agio di confutarlo metodicamente. Lo osteggiava per essi, il potere politico, che essi non si stancavano però petulantemente di chiamare al soccorso. (parte seconda, cap. V, p. 322)
*Se il donatismo è in continuità diretta col cristianesimo precostantiniano, non deve immaginarsi di rappresentare per questo l'unica chiesa. La chiesa del Cristo ha le promesse della universalità, mentre la chiesa donatistica non ha valicato i confini etnici e territoriali dell'Africa. Ed oltre a ciò, dopo un periodo eroico di confessioni e di martirio, la chiesa donatistica, specialmente nel periodo delle sollevazioni maure, è venuta contraendo le medesime macchie deturpanti, che essa scopre nella comunità ufficiale. (parte seconda, cap. V, p. 336)
==''Lutero e la Riforma in Germania''==
===[[Incipit]]===
Di un movimento che ebbe la prima occasione al suo divampare nell'insegnamento innovatore di un monaco, fedifrago alla sua vocazione e ribelle alla sua chiesa, sarà impossibile cogliere l'orientamento fondamentale e il presupposto normativo, se non si saranno in antecedenza esplorate le ragioni spirituali e i coefficienti impalpabili, che determinarono l'evoluzione del suo corifeo. D'altro canto sarà molto malagevole raffigurarsi i motivi e fissare i momenti salienti della lenta elaborazione psichica, attraverso cui quegli che aveva chiesto al chiostro i sussidi proporzionati al suo inquieto desiderio di perfezione divenne il banditore della crociata antiascetica, se non si sarà in anticipo ricercata la scaturigine della sua chiamata religiosa e non si saranno andate a cercare, negli anni della più tenera adolescenza, le possibili remote predisposizioni alla subita decisione del 1505<ref>Nel 1505, a ventidue anni, entrò nel convento agostiniano di Erfurt.</ref> <!-- (cap. I, p. 1) -->
===Citazioni===
*[[Ernst Troeltsch|Ernesto Troeltsch]], ponendo a raffronto le concezioni sociali delle varie denominazioni cristiane, ha definito la posizione spirituale di [[Martin Lutero|Lutero]] come quella di una ''innerweltliche Askese'', di un'ascesi mescolata ed immanente al mondo. L'attitudine di Lutero, egli osserva, è ascetica, in quanto il mondo non costituisce per lui un insieme di valori assoluti, bensì un insieme di valori puramente negativi, per se stessi, poiché valori veri possono riscontrarsi soltanto nei mezzi della nostra ricongiunzione con Dio. (cap. III, p. 116)
*L'esperienza personale di Lutero, che considera le opere buone come il risultato automatico dello spirito umano trasfigurato dai meriti del Cristo, rappresenta in pratica un annullamento della morale associata, che è tutta per definizione basata sul codice positivo del bene e sul presupposto della capacità responsabile umana di tradurlo in atto. (cap. III, p. 192)
*[...] [[Ulrico Zwingli|Zwingli]] riuscì a guadagnarsi con la sua predicazione una efficienza morale e pedagogica imponente. Sapiente ed accorto, egli riesce, senza rumorose opposizioni e senza scalpore, a introdurre nel suo cantone le medesime innovazioni per le quali Lutero aveva scatenato così violento uragano in Germania. La costituzione democratica del paese lo aiuta e lo seconda potentemente nella bisogna. (cap. III, p. 195)
*Anche per Zwingli il problema centrale nella religiosità cristiana è quello della [[Salvezza (religione)|salvezza]]. Ma in lui nulla di mistico e di psicologicamente contorto. Il suo atteggiamento rappresenta il riflesso pratico e logico del suo pensiero, la tradizione reale di una filosofia. (cap. III, p. 196)
*Nella storia delle controversie religiose in seno alla tradizione cristiana, le polemiche [[Eucaristia|eucaristiche]] son quelle che hanno suscitato più pronte e sensibili risonanze sociali. Il mistero eucaristico ha cosi sottili addentellati con la vita federata della comunità religiosa che ogni reale o presunta impugnazione dal suo realistico valore ha fatto fremere sempre le più intime fibre dell'organismo ecclesiastico. (cap. III, pp. 199-200)
*Zwingli insegnava che la cena del Signore non è una iterazione all'indefinito del sacrificio in cui si è immolato il Cristo sulla croce, bensì una commemorazione di questo sacrificio, offerto una volta per sempre. Gli elementi eucaristici pertanto non celano un Cristo, nuovamente offerto, bensì vogliono essere i segni simbolici del corpo e del sangue del Cristo, immolato sul Calvario. (cap. III, p. 204)
*Insistendo così calorosamente sulle opere della personale santificazione e della scambievole edificazione, il [[pietismo]] non era eccessivamente fedele alle concezioni antropologiche ed etiche del vangelo luterano. Ma l'intuizione oscura della impossibilità ormai constatata di salvare l'etica associata della umanità credente sul fragile presupposto della rinascita nella fede e della giustificazione nell'adesione intima al Cristo, induceva gli spiriti a rafforzare e ad esaltare la pratica della pietà personale, come unico baluardo resistente al dilagare della mondanità e della profanità nel recinto della Chiesa costituita. (cap. VI, p. 342)
*Il pietismo in realtà non era altro che la espressione esasperata del dissidio, acuto ed implacabile, che la Chiesa evangelica portava nel proprio grembo, fra l'extraeticità del suo dogma soteriologico e le esigenze concrete della sua organizzazione disciplinare. Esso proclamava di non voler intaccare o depauperare in alcun modo la costruzione dell'edificio teologico. Ma di fatto il bisogno irrefrenabile di rivalorizzare tutte quelle forme esteriori della pietà che l'insurrezione antiromana di Lutero aveva logicamente deprezzato e infirmato, lo induceva ad alterare sostanzialmente le norme concrete e la prassi quotidiana della religiosità riformata. (cap. VI, pp. 342-343)
*[...] manca completamente al vecchio spirito [[Germania|teutonico]] un concetto, che è basilare nella nostra tradizione mediterranea, il concetto cioè del peccato, sia esso inteso nel valore biblico di macchia contaminante e ripugnante, che deforma la nostra figura morale, sia esso inteso nel senso ellenico di deviazione dalla {{sic|mèta}} prefissata, di allontanamento dalla retta via, per deficienza di cognizione. (cap. VII, p. 385)
*La forza del tedesco è di mettersi al servizio del suo destino tribale affrontando imperturbabilmente il sacrificio e la morte. (cap. VII, p. 387)
===[[Explicit]]===
Lo scatenamento bellico {{NDR|della Germania}} non è stato che l'ultimo risultato di un ripullulare delle vecchie caratteristiche della razza, già embrionalmente delineatosi, così nella fede della Riforma luterana, come nelle forme tipiche della cultura idealistica tedesca.<br>Sulla scorta di etnografi e di germanisti dell'epoca nazista, oggi è stato possibile far risaltare la continuità palese e riconoscibile fra i lontani istinti primordiali della razza germanica e l'attuale comportamento tedesco, al cospetto del mondo e della civiltà universale.
==''Pellegrino di Roma''==
===[[Incipit]]===
Con uno di quei suoi [[paradossi dai libri|paradossi]], così prodigiosamente aderenti alla realtà della vita umana, che il razionalismo e l'illuminismo non comprenderanno giammai, il Vangelo impone la contraddittoria consegna: tendere fino allo spasimo l'arco delle proprie energie, per servire la legge di Dio, e in pari tempo prostrarsi nella polvere, per riconoscere, al cospetto del Padre, che ogni servizio prestatogli è risibile e vano.
Realizzando fino all'assurdo, un vecchio precetto della filosofia eraclitea, secondo cui bisogna superare temerariamente la testimonianza degli occhi e degli orecchi per uscire dalle tenebre della barbarie, Gesù ha inculcato di non riconoscere per Padre chi ci ha generato nella carne, perché anche lì gli occhi e le orecchie sono testimoni fallaci. Noi non abbiamo che un Padre, quello che è nei cieli.
Il [[cristiano (religione)|cristiano]] che aspiri a non demeritar troppo questa tremenda qualifica deve accostumarsi a non ritenere mai nulla di suo, in quel che egli fa, ma a scoprire, per tutto, l'azione provvida e incessante di chi lo regge e lo guida dal cielo.
===[[Explicit]]===
Mentre con i primi tepori primaverili del '44 la grande tragedia mondiale si avviava, pur per vie così tortuose e così complesse, al suo epilogo indeclinabile, io sentivo sempre più chiarirsi nella mia coscienza quel qualsiasi significato della lotta che la mia generazione, la generazione dell'esodo, aveva dovuto sostenere su più fronti, per mantener fede alla sua vocazione cristiana e sacerdotale e per assolvere nel mondo che si trasformava il suo compito implacabile: preparare gli elementi acconci alla ricostruzione di una nuova coscienza religiosa ed evangelica, senza cui l'avvento dell'universale democrazia sarebbe stato una conquista mutila, esangue e peritura.
Gli eventi acceleravano portentosamente il loro ritmo. Io tendevo l'orecchio ai segni annunciatori della grande palingenesi. Spiavo all'orizzonte il levarsi delle luci che annunciavano le ultime tappe del nostro cammino. E una parola sola mi sgorgava dall'anima: «nunc dimittis servum tuum, Domine!».
Roma, Pasqua del 1944
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Chiesa romana''===
Fra tutte le denominazioni cristiane la [[Chiesa cattolica|chiesa di Roma]] è quella che conta nel mondo il maggior numero di aderenti. E nel medesimo tempo quella che possiede la più salda e coerente struttura dottrinale e la più rigida e vigilata organizzazione disciplinare. In quale misura le due circostanze siano interdipendenti, in quale misura cioè la matura sistemazione del patrimonio concettuale e della gerarchia unitaria abbiano contribuito e contribuiscano tuttora nel cattolicismo all'ampiezza del proselitismo, non è qui il caso di indagare. E non è neppure il caso di domandarsi ora se il numero degli aderenti sia, per una religione costituita, un titolo assoluto di eccellenza (quando Gesù moriva, Dio era forse con la maggioranza?) e se l'azione spirituale, cioè specifica, di una chiesa debba, per definizione, essere raccomandata all'imperio cogente di un sistema astratto e razionale, di una burocrazia meccanica accentratrice.
===''Lo gnosticismo''===
[[Gnosticismo]], per definizione, può dirsi qualsiasi sistema che, pieno di fiducia nelle capacità iniziali della ragione, crede di risolvere i vari problemi dell'essere, con sicurezza e fuori di ogni illuminazione esteriore: la parola γνῶσις<ref>gnósis</ref> è adoperata dai classici come sinonimo di conoscenza. Ma per uso costante, tale designazione ha un ámbito più ristretto, e suole indicare alcune speciali dottrine, fiorite in varie epoche della storia della filosofia, le quali, nate da una compenetrazione bizzarra di [[misticismo]] e [[razionalismo]], si sono chiuse in una terminologia di mistero e in una aristocratica riserbatezza, quasi sdegnando la propaganda minuta dei propri principî fra gli strati inferiori della società: per i [[Scuola pitagorica|pitagorici]] come per [[Platone]], γνῶσις significa una contemplazione superiore dell'[[infinito]]. Per antonomasia poi si suol chiamare gnosticismo una manifestazione di pensiero, strana e a prima vista indecifrabile, che, fra il primo e il terzo secolo del [[cristianesimo]], insidiò la tradizione evangelica, e, prendendo a prestito dal [[Neoplatonismo|neo-platonismo]] alcuni concetti cosmologici e dal cristianesimo altri [[Soteriologia|soteriologici]], soddisfece anch'esso alle tendenze [[Sincretismo|sincretistiche]] di quel periodo storico, e morì sopraffatto dalla corrente meno affinata, ma democratica e sana, del cattolicismo. <!-- (Introduzione) -->
===''Pascal''===
[[Agostino d'Ippona|Agostino]], per quel che di universalmente normativo il suo nome significa, non è nato nel 354, non è morto nel 430. L'esperienza che egli ha drammaticamente vissuto e di cui ha affidato il ricordo alle ''Confessioni'' è stata ed è l'esperienza in cui si risolve, d'istinto, ogni spiritualità consapevole. Il problema al quale, nello spiegamento della polemica con [[Pelagio]], ha imposto una soluzione brutalmente realistica, cui le circostanze storiche propizie hanno conferito eccezionali capacità di realizzazione, è stata ed è il nucleo vitale di ogni etica associata e di ogni religiosità universalistica.
===''Tertulliano''===
Nato a Cartagine da un centurione proconsolare, dal comandante cioè di uno di quei distaccamenti della terza legione che il legato della Numidia inviava agli ordini del proconsole dell'Africa, [[Tertulliano|Quinto Settimio Fiorenzo Tertulliano]] doveva conservare per sempre qualcosa delle immagini e delle consuetudini, sotto la cui impressione si erano sviluppate familiarmente la sua puerizia e la sua adolescenza, anche quando la professione cristiana gli fece apparire il mestiere delle armi incompatibile con il Vangelo. La educazione e l'istruzione che ricevette furono ricercatissime. Ne fan fede l'erudizione letteraria disseminata a piene mani negli scritti, la destrezza dialettica sprizzante da ogni inciso di questi. Naturalmente le prime fonti della sua formazione furono tutte pagane. Il mondo fastoso e rumoroso del circo e del teatro, del foro e delle pubbliche scuole, ebbe in Tertulliano giovane, un frequentatore appassionato.
==Citazioni su Ernesto Buonaiuti==
*Antifascista per i fascisti, anticattolico per i cattolici, anticomunista per i comunisti, Buonaiuti non poteva essere accettato nell'Italia di allora, né lo sarebbe in quella di oggi, sempre impegnata a considerare stravagante e nemico chiunque cerchi di vivere fuori dagli schieramenti, in un pensiero proprio. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*Buonaiuti divenne uno degli esponenti più notevoli del Modernismo italiano, mettendosi in contrasto con le autorità ecclesiastiche che, nel 1921, lo scomunicarono, ribadendo la scomunica nel 1924 e nel 1926. Intorno a lui i cattolici fecero terra bruciata. Ebbe una vita difficile, dolorosa e morì nel 1946 senza riconciliarsi con la Chiesa ma proclamandosene sempre un figlio fedele. Fu certamente una delle figure più straordinarie tra gli intellettuali cattolici del ventesimo secolo, oggi ampiamente rivalutata. ([[Renzo Allegri]])
*Dal gennaio al giugno del 1901, [[Papa Giovanni XXIII|Roncalli]] e Buonaiuti vissero uno accanto all'altro, inseparabili come due fratelli siamesi. Buonaiuti, già erudito e consapevole del proprio valore, era assetato di conoscenze e trascorreva tutto il tempo libero a leggere. Era una mente vulcanica, aperto alle nuove teorie, affascinato dagli studi d'avanguardia, ma anche un animo ispirato, sognatore, mistico, ardente. Leggeva opuscoli legati al Modernismo, il movimento teologico guardato con sospetto dalle autorità ecclesiastiche e che alcuni anni più tardi sarebbe stato definitivamente e inesorabilmente sconfessato da Pio X con l'enciclica ''Pascendi''. ([[Renzo Allegri]])
*Dalle pagine della «Civiltà Cattolica», padre Rosa<ref>Enrico Rosa (1870–1938), gesuita, scrittore e giornalista italiano.</ref> non ristà dall'attaccare ogni scritto, ogni gesto di Ernesto Buonaiuti, la testa forte del movimento {{NDR|modernista}}, uno dei più begl'ingegni che abbia l'Italia, e che le circostanza avverse finiranno di stritolare, non consentendogli di lasciare una traccia che sia proporzionata alla forza del suo ingegno, alla dovizia di tutte le doti che formano i capi: fascino personale come pochissimi ebbero, l'eloquenza più calda ed affascinante, la bella prosa, l'ampissima cultura: quegli che, ove nel 1903 fosse asceso sul soglio pontificio un continuatore di [[Papa Leone XIII|Leone XIII]], avrebbe anche potuto essere il [[John Henry Newman|Newman]] dell'Italia. ([[Arturo Carlo Jemolo]])
*Il dramma di Ernesto Buonaiuti è, prima di tutto, un esempio macroscopico di ciò che hanno dovuto affrontare, in ogni epoca, gli italiani decisi a difendere la propria indipendenza di pensiero dagli schieramenti, dai partiti, dai guelfi, dai ghibellini, dai poteri dominanti. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*L'esponente più rilevante del modernismo nel mondo ecclesiastico italiano fu Ernesto Buonaiuti, profondamente segnato fin dai suoi primi passi da un caratteristico senso di «romanità» che doveva accompagnarlo tutta la vita. Dopo un primo giovanile interesse per i temi del rinnovamento sociale, in un'ottica tuttavia non priva di venature utopiche, egli esprimeva in modo sempre più esplicito la sua convinzione della necessità di un rinnovamento soprattutto religioso nella prospettiva dell'attesa del Regno di Dio. ([[Agostino Giovagnoli]])
*La formazione del Buonaiuti era stata dominata da un netto orientamento antintellettualistico, che lo aveva portato al rifiuto della Scolastica e a guardare invece con simpatia e interesse alle nuove tendenze apologetiche ispirate alla filosofia dell'azione e allo stesso pragmatismo di William James diffuso in quegli anni in Italia. D'altro canto, dallo studio dell'opera del Loisy<ref>Alfred Loisy (1857–1940), biblista e storico francese, il più famoso dei modernisti.</ref> e da un incontro con l'esegeta francese, che ebbe nell'estate del 1906, Buonaiuti aveva tratto la ferma convinzione dell'importanza dominante, per l'interpretazione del messaggio cristiano, dell'aspetto escatologico [...]. Sulla base di questi presupposti Buonaiuti tenterà, nel clima delle polemiche suscitate dall'enciclica ''Pascendi''<ref>''Pascendi Dominici gregis'' enciclica di Pio X, pubblicata nel 1907.</ref>, una delle più originali e sconcertanti sintesi del cristianesimo con le affermazioni del socialismo moderno. ([[Pietro Scoppola]])
*La produzione di Buonaiuti è ampia e abbondante. Ingegno versatile, studioso appassionato tanto da considerare la sua attività universitaria come una missione, forse non sempre persuasivo sotto il profilo del rigore scientifico, Buonaiuti sul piano culturale ha dato soprattutto un contributo alla conoscenza della storia del cristianesimo, e in particolare di quello medievale. A proposito della spiritualità medievale francescana e specificamente di Gioacchino da Fiore, egli ha potuto far emergere la sua peculiare visione del cristianesimo mettendone in luce la prospettiva escatologica, a suo avviso fondamentale. ([[Agostino Giovagnoli]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutigiansenio/mode/1up Giansenio]'', Edizioni Athena, Milano, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiuticristianesimonellafrica/mode/1up Il cristianesimo nell'Africa romana]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutilachiesaromana/mode/1up La Chiesa romana]'', Gilardi e Noto, Milano, 1933<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/lognosticismost00buongoog Lo gnosticismo <small>Storia di antiche lotte religiose</small>]'', Libreria Editrice Francesco Ferrari, Roma, 1907.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutiluterolariforma/mode/1up Lutero e la Riforma in Germania]'', Editrice «Faro», Roma, 1945<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/BuonaiutiPascal Pascal]'', Edizioni Athena, Milano, 1927.
*Ernesto Buonaiuti, ''Pellegrino di Roma: la generazione dell'esodo'', Alberto Gaffi editore in Roma, 1945.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutitertulliano/mode/1up Tertulliano]'', Edizioni Athena, Milano, 1926.
==Altri progetti==
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'''Ernesto Buonaiuti''' (1881 – 1946), presbitero, accademico, storico e teologo italiano.
==Citazioni di Ernesto Buonaiuti==
*Il carattere distintivo del modernismo fu la stessa indeterminatezza del suo programma. Esso non investì un punto particolare della disciplina ufficiale.<ref>Da ''Storia del cristianesimo'', III, p. 618</ref>
*Il [[Cristianesimo]] è l'unica democrazia possibile; perché in nessun'altra forma di vita religiosa, come in nessun'altra visione filosofica della vita, l'aggregato umano, il senso della solidarietà universale, la coscienza dell'unica famiglia del mondo hanno, come nel Cristianesimo, altrettanto rilievo e altrettanto inconsumabile peso.<ref>Da una lettera; citato in Giulio Andreotti, ''I quattro del Gesù'', Rizzoli, 1999, p. 24</ref>
*Le caratteristiche più appariscenti del pensiero cristiano, quale esce, nel medio evo latino [[Scolastica|prescolastico]], dalla grande sistemazione [[Agostino d'Ippona|agostiniana]], possono essere condensate in un brevissimo sistema. Vi manca innanzi tutto una distinzione formale fra il dominio della filosofia e quello della teologia, fra l'ordine delle verità razionali e quello delle verità rivelate. Di rimbalzo è implicitamente cancellata la separazione fra la natura e la grazia, fra la zona in cui si esercitano le insite capacità dell'essere razionale e la sfera misteriosa delle comunicazioni carismatiche.<ref>Da ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924, p. 10.</ref>
*[...], lo [[spiritualismo]] è l'unica visione razionale del mondo che dia ragione dei fatti centrali della vita individuale ed associata. Ogni sistema che non sia una pseudofilosofica impugnazione delle leggi disciplinanti il pensiero, si può ricondurre, dialetticamente, allo spiritualismo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/buonaiutiapologiadellospiritualismo/mode/1up/ Apologia dello spiritualismo]'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, pp. 12-13.</ref>
*[...] sarebbe un errore grossolano e una illusione anacronistica immaginarsi che fra [[aristotelismo]] e [[cristianesimo]] sussistessero delle armonie prestabilite e che quindi l'adattamento dell'uno ai postulati dell'altro potesse effettuarsi con disinvolta facilità e senza acri e laboriosi contrasti. Sta di fatto invece che le teorie di Aristotele avevano impresso al pensiero umano un orientamento e presupponevano postulati intrinsecamente antitetici agli insegnamenti della religione cristiana.<ref>Da ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924, p. 13.</ref>
*[...] si può legittimamente asserire, quasi assiomaticamente, che anche i sistemi antispiritualistici sono indotti, loro malgrado, in virtù dei loro stessi presupposti e a norma dei loro procedimenti, a prestar implicito omaggio allo spiritualismo e a recare involontario contributo e spontaneo sostegno alla sua validità. Lo spirito è la verità ed il bene. E come il vero ed il buono, esso è, sotto la stretta di una esigenza insopprimibile, riconosciuto ed ammesso anche da coloro che lo negano.<ref>Da ''Apologia dello spiritualismo'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, p. 56.</ref>
*Una delle idee cardinali, giustissima, intorno a cui si muovono le concezioni del [[Mario Missiroli|Missiroli]], è che il dissidio reale in cui è presa tragicamente l'anima della nostra generazione è quello che si svolge fra la tradizione trascendentalistica del cristianesimo cattolico e la tendenza immanentistica pura della filosofia, nata dalla Rinascita. Il Missiroli è fra i pochissimi scrittori in Italia che questo dissidio han cercato di delineare più efficacemente.<ref>Da ''Fra l'idealismo e la Chiesa: Mario Missiroli'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', sesta serie, volume CCXX, settembre 2022, Direzione della Nuova Antologia, Roma, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1922-09-16_220/page/179/mode/1up p. 179].</ref>
==''Giansenio''==
===[[Incipit]]===
[[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Saint-Beuve]] ha scritto: «Giansenio non ha fatto che provocare una sommossa in grembo al cristianesimo. Descartes invece ha scatenato una rivoluzione universale».<br>Il verdetto è ingiusto, e, anche se il qualificatore suona iconoclasta, inintelligente. Ingiusto: perché lo storico, se vuole sentenziare a norma di equità, non può istituire mai valutazioni comparative su sistemi di pensiero sbocciati nel medesimo tempo, assumendo come criterio e canone l'entità del rispettivo successo esteriore. Inintelligente: perché in tanto Cartesio ha provocato una rivoluzione, in quanto lo spirito del tempo ha isolato, ''per fas et nefas''. il fuoco della sommossa giansenistica. <!-- (cap. I, La vita, p. 5) -->
===Citazioni===
*Le vecchie edizioni all'''Augustinus''<ref>Opera principale di Giansenio sul rapporto fra grazia divina e libertà umana.</ref> danno il profilo scarno ed aristocratico di Giansenio: fronte ampia e prominente, occhiaie profonde, naso aquilino, gote infossate, labbra serrate, danno l'impressione di una squisitissima sensibilità e di un diuturno tirocinio di auto-disciplina. Questo figlio di contadini, alla cui intelligenza precocissima erano state di così aspro impedimento le condizioni familiari da costringerlo a interrompere una volta gli studi per andare a procacciarsi da vivere in una officina da falegname, aveva bene sperimentato le amare e stupefacenti ingiustizie di cui s'intesse la vita. (pp. 17-18)
*[[Giansenio]] era fatto per completare e mitigare le unilateralità e le malaccortezze pratiche del suo troppo ardente temperamento. Uomo di studio e di riflessione, scrittore forbito ed efficace, pur attraverso le ridondanze della sua squisita formazione letteraria, il teologo fiammingo poteva portare al programma della rinascita cristiana l'appannaggio di una scrupolosa erudizione patristica. (p. 20)
*La sostanza del [[pelagianesimo]] come del [[Compagnia di Gesù|gesuitismo]], per quanto l'asserzione possa apparire paradossale, è della nuda e semplice speculazione etica pitagorica, stoica, aristotelica. Per cui appare compiutamente vero dei pelagiani quel che una volta [[Tertulliano]] affermò degli eretici in generale: «patriarchi degli eretici, i filosofi». Di fatto, alla base della predicazione pelagiana sussiste il postulato che all'uomo sia consentito di raggiungere lo stato dell'assoluta perfetta giustizia, fino alla impeccabile impassibilità. (p. 32)
*Come la vecchia filosofia, il pelagianesimo, terribile contraffazione del cristianesimo, è una mostruosa esplosione di albagia. Che esso sia stato possibile dopo la rivelazione del vangelo, costituisce la prova lampante che un terribile cancro è alle radici stesse della spiritualità umana, che l'elemento titanico non è nell'uomo in un piano distinto da quello dionisiaco, ma che più tosto lo ha invaso nel suo dominio e lo ha avvelenato alle sue scaturigini. (pp. 34-35)
*Per il fatto stesso della sua esistenza il pelagianesimo s'inscrive in falso contro sé medesimo; perché, nella sua essenza e nei suoi connotati, esso costituisce la riprova apodittica della perversione organica e funzionale dell'uomo.<br>Che cosa è esso infatti se non vanità e frode? se non adulazione e viltà? se non acquiescenza e neghittosità? (p. 35)
*Psicologo perspicace e moralista squisito, Giansenio getta lo scandaglio della sua analisi sensibilissima negli strati più profondi e più {{sic|impervii}} del sentimento e della passione. La sua dottrina della colpa e del riscatto è una fedele proiezione e descrizione dei dati elementari della spiritualità umana in azione. (p. 40)
==''Il cristianesimo nell'Africa romana''==
===[[Incipit]]===
Come molte altre chiese dell'Occidente mediterraneo, anche quella africana in genere, e quella cartaginese in specie accampano pretese ad una origine apostolica: sebbene con minore lusso di particolari leggendari. Annalisti arabi e storici bizantini, registrando tradizioni locali affidate ancora a caratteristiche peculiarità toponomastiche, attribuiscono all'apostolo Filippo l'evangelizzazione della Tripolitania e della Tunisia, a Simone di Cana quella della Cirenaica. Non è da fare gran caso di così tarde e contaminate testimonianze.<br>Le prime memorie sicure del cristianesimo africano sono riconoscibili nel racconto ufficiale di alcune scene di persecuzione e di martirio, col quale la letteratura latina della nuova religione registra solennemente il proprio ingresso nella piena luce della storia.
===Citazioni===
*Per parecchi decenni, [...], il [[donatismo]] fu opposizione politica, rivalità religiosa, atteggiamento pratico, anziché posizione teorica e sistema astratto. Gli ortodossi non ebbero, neppure, né voglia né agio di confutarlo metodicamente. Lo osteggiava per essi, il potere politico, che essi non si stancavano però petulantemente di chiamare al soccorso. (parte seconda, cap. V, p. 322)
*Se il donatismo è in continuità diretta col cristianesimo precostantiniano, non deve immaginarsi di rappresentare per questo l'unica chiesa. La chiesa del Cristo ha le promesse della universalità, mentre la chiesa donatistica non ha valicato i confini etnici e territoriali dell'Africa. Ed oltre a ciò, dopo un periodo eroico di confessioni e di martirio, la chiesa donatistica, specialmente nel periodo delle sollevazioni maure, è venuta contraendo le medesime macchie deturpanti, che essa scopre nella comunità ufficiale. (parte seconda, cap. V, p. 336)
==''Lutero e la Riforma in Germania''==
===[[Incipit]]===
Di un movimento che ebbe la prima occasione al suo divampare nell'insegnamento innovatore di un monaco, fedifrago alla sua vocazione e ribelle alla sua chiesa, sarà impossibile cogliere l'orientamento fondamentale e il presupposto normativo, se non si saranno in antecedenza esplorate le ragioni spirituali e i coefficienti impalpabili, che determinarono l'evoluzione del suo corifeo. D'altro canto sarà molto malagevole raffigurarsi i motivi e fissare i momenti salienti della lenta elaborazione psichica, attraverso cui quegli che aveva chiesto al chiostro i sussidi proporzionati al suo inquieto desiderio di perfezione divenne il banditore della crociata antiascetica, se non si sarà in anticipo ricercata la scaturigine della sua chiamata religiosa e non si saranno andate a cercare, negli anni della più tenera adolescenza, le possibili remote predisposizioni alla subita decisione del 1505<ref>Nel 1505, a ventidue anni, entrò nel convento agostiniano di Erfurt.</ref> <!-- (cap. I, p. 1) -->
===Citazioni===
*[[Ernst Troeltsch|Ernesto Troeltsch]], ponendo a raffronto le concezioni sociali delle varie denominazioni cristiane, ha definito la posizione spirituale di [[Martin Lutero|Lutero]] come quella di una ''innerweltliche Askese'', di un'ascesi mescolata ed immanente al mondo. L'attitudine di Lutero, egli osserva, è ascetica, in quanto il mondo non costituisce per lui un insieme di valori assoluti, bensì un insieme di valori puramente negativi, per se stessi, poiché valori veri possono riscontrarsi soltanto nei mezzi della nostra ricongiunzione con Dio. (cap. III, p. 116)
*L'esperienza personale di Lutero, che considera le opere buone come il risultato automatico dello spirito umano trasfigurato dai meriti del Cristo, rappresenta in pratica un annullamento della morale associata, che è tutta per definizione basata sul codice positivo del bene e sul presupposto della capacità responsabile umana di tradurlo in atto. (cap. III, p. 192)
*[...] [[Ulrico Zwingli|Zwingli]] riuscì a guadagnarsi con la sua predicazione una efficienza morale e pedagogica imponente. Sapiente ed accorto, egli riesce, senza rumorose opposizioni e senza scalpore, a introdurre nel suo cantone le medesime innovazioni per le quali Lutero aveva scatenato così violento uragano in Germania. La costituzione democratica del paese lo aiuta e lo seconda potentemente nella bisogna. (cap. III, p. 195)
*Anche per Zwingli il problema centrale nella religiosità cristiana è quello della [[Salvezza (religione)|salvezza]]. Ma in lui nulla di mistico e di psicologicamente contorto. Il suo atteggiamento rappresenta il riflesso pratico e logico del suo pensiero, la tradizione reale di una filosofia. (cap. III, p. 196)
*Nella storia delle controversie religiose in seno alla tradizione cristiana, le polemiche [[Eucaristia|eucaristiche]] son quelle che hanno suscitato più pronte e sensibili risonanze sociali. Il mistero eucaristico ha cosi sottili addentellati con la vita federata della comunità religiosa che ogni reale o presunta impugnazione dal suo realistico valore ha fatto fremere sempre le più intime fibre dell'organismo ecclesiastico. (cap. III, pp. 199-200)
*Zwingli insegnava che la cena del Signore non è una iterazione all'indefinito del sacrificio in cui si è immolato il Cristo sulla croce, bensì una commemorazione di questo sacrificio, offerto una volta per sempre. Gli elementi eucaristici pertanto non celano un Cristo, nuovamente offerto, bensì vogliono essere i segni simbolici del corpo e del sangue del Cristo, immolato sul Calvario. (cap. III, p. 204)
*Insistendo così calorosamente sulle opere della personale santificazione e della scambievole edificazione, il [[pietismo]] non era eccessivamente fedele alle concezioni antropologiche ed etiche del vangelo luterano. Ma l'intuizione oscura della impossibilità ormai constatata di salvare l'etica associata della umanità credente sul fragile presupposto della rinascita nella fede e della giustificazione nell'adesione intima al Cristo, induceva gli spiriti a rafforzare e ad esaltare la pratica della pietà personale, come unico baluardo resistente al dilagare della mondanità e della profanità nel recinto della Chiesa costituita. (cap. VI, p. 342)
*Il pietismo in realtà non era altro che la espressione esasperata del dissidio, acuto ed implacabile, che la Chiesa evangelica portava nel proprio grembo, fra l'extraeticità del suo dogma soteriologico e le esigenze concrete della sua organizzazione disciplinare. Esso proclamava di non voler intaccare o depauperare in alcun modo la costruzione dell'edificio teologico. Ma di fatto il bisogno irrefrenabile di rivalorizzare tutte quelle forme esteriori della pietà che l'insurrezione antiromana di Lutero aveva logicamente deprezzato e infirmato, lo induceva ad alterare sostanzialmente le norme concrete e la prassi quotidiana della religiosità riformata. (cap. VI, pp. 342-343)
*[...] manca completamente al vecchio spirito [[Germania|teutonico]] un concetto, che è basilare nella nostra tradizione mediterranea, il concetto cioè del peccato, sia esso inteso nel valore biblico di macchia contaminante e ripugnante, che deforma la nostra figura morale, sia esso inteso nel senso ellenico di deviazione dalla {{sic|mèta}} prefissata, di allontanamento dalla retta via, per deficienza di cognizione. (cap. VII, p. 385)
*La forza del tedesco è di mettersi al servizio del suo destino tribale affrontando imperturbabilmente il sacrificio e la morte. (cap. VII, p. 387)
===[[Explicit]]===
Lo scatenamento bellico {{NDR|della Germania}} non è stato che l'ultimo risultato di un ripullulare delle vecchie caratteristiche della razza, già embrionalmente delineatosi, così nella fede della Riforma luterana, come nelle forme tipiche della cultura idealistica tedesca.<br>Sulla scorta di etnografi e di germanisti dell'epoca nazista, oggi è stato possibile far risaltare la continuità palese e riconoscibile fra i lontani istinti primordiali della razza germanica e l'attuale comportamento tedesco, al cospetto del mondo e della civiltà universale.
==''Pellegrino di Roma''==
===[[Incipit]]===
Con uno di quei suoi [[paradossi dai libri|paradossi]], così prodigiosamente aderenti alla realtà della vita umana, che il razionalismo e l'illuminismo non comprenderanno giammai, il Vangelo impone la contraddittoria consegna: tendere fino allo spasimo l'arco delle proprie energie, per servire la legge di Dio, e in pari tempo prostrarsi nella polvere, per riconoscere, al cospetto del Padre, che ogni servizio prestatogli è risibile e vano.
Realizzando fino all'assurdo, un vecchio precetto della filosofia eraclitea, secondo cui bisogna superare temerariamente la testimonianza degli occhi e degli orecchi per uscire dalle tenebre della barbarie, Gesù ha inculcato di non riconoscere per Padre chi ci ha generato nella carne, perché anche lì gli occhi e le orecchie sono testimoni fallaci. Noi non abbiamo che un Padre, quello che è nei cieli.
Il [[cristiano (religione)|cristiano]] che aspiri a non demeritar troppo questa tremenda qualifica deve accostumarsi a non ritenere mai nulla di suo, in quel che egli fa, ma a scoprire, per tutto, l'azione provvida e incessante di chi lo regge e lo guida dal cielo.
===[[Explicit]]===
Mentre con i primi tepori primaverili del '44 la grande tragedia mondiale si avviava, pur per vie così tortuose e così complesse, al suo epilogo indeclinabile, io sentivo sempre più chiarirsi nella mia coscienza quel qualsiasi significato della lotta che la mia generazione, la generazione dell'esodo, aveva dovuto sostenere su più fronti, per mantener fede alla sua vocazione cristiana e sacerdotale e per assolvere nel mondo che si trasformava il suo compito implacabile: preparare gli elementi acconci alla ricostruzione di una nuova coscienza religiosa ed evangelica, senza cui l'avvento dell'universale democrazia sarebbe stato una conquista mutila, esangue e peritura.
Gli eventi acceleravano portentosamente il loro ritmo. Io tendevo l'orecchio ai segni annunciatori della grande palingenesi. Spiavo all'orizzonte il levarsi delle luci che annunciavano le ultime tappe del nostro cammino. E una parola sola mi sgorgava dall'anima: «nunc dimittis servum tuum, Domine!».
Roma, Pasqua del 1944
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Chiesa romana''===
Fra tutte le denominazioni cristiane la [[Chiesa cattolica|chiesa di Roma]] è quella che conta nel mondo il maggior numero di aderenti. E nel medesimo tempo quella che possiede la più salda e coerente struttura dottrinale e la più rigida e vigilata organizzazione disciplinare. In quale misura le due circostanze siano interdipendenti, in quale misura cioè la matura sistemazione del patrimonio concettuale e della gerarchia unitaria abbiano contribuito e contribuiscano tuttora nel cattolicismo all'ampiezza del proselitismo, non è qui il caso di indagare. E non è neppure il caso di domandarsi ora se il numero degli aderenti sia, per una religione costituita, un titolo assoluto di eccellenza (quando Gesù moriva, Dio era forse con la maggioranza?) e se l'azione spirituale, cioè specifica, di una chiesa debba, per definizione, essere raccomandata all'imperio cogente di un sistema astratto e razionale, di una burocrazia meccanica accentratrice.
===''Lo gnosticismo''===
[[Gnosticismo]], per definizione, può dirsi qualsiasi sistema che, pieno di fiducia nelle capacità iniziali della ragione, crede di risolvere i vari problemi dell'essere, con sicurezza e fuori di ogni illuminazione esteriore: la parola γνῶσις<ref>gnósis</ref> è adoperata dai classici come sinonimo di conoscenza. Ma per uso costante, tale designazione ha un ámbito più ristretto, e suole indicare alcune speciali dottrine, fiorite in varie epoche della storia della filosofia, le quali, nate da una compenetrazione bizzarra di [[misticismo]] e [[razionalismo]], si sono chiuse in una terminologia di mistero e in una aristocratica riserbatezza, quasi sdegnando la propaganda minuta dei propri principî fra gli strati inferiori della società: per i [[Scuola pitagorica|pitagorici]] come per [[Platone]], γνῶσις significa una contemplazione superiore dell'[[infinito]]. Per antonomasia poi si suol chiamare gnosticismo una manifestazione di pensiero, strana e a prima vista indecifrabile, che, fra il primo e il terzo secolo del [[cristianesimo]], insidiò la tradizione evangelica, e, prendendo a prestito dal [[Neoplatonismo|neo-platonismo]] alcuni concetti cosmologici e dal cristianesimo altri [[Soteriologia|soteriologici]], soddisfece anch'esso alle tendenze [[Sincretismo|sincretistiche]] di quel periodo storico, e morì sopraffatto dalla corrente meno affinata, ma democratica e sana, del cattolicismo. <!-- (Introduzione) -->
===''Pascal''===
[[Agostino d'Ippona|Agostino]], per quel che di universalmente normativo il suo nome significa, non è nato nel 354, non è morto nel 430. L'esperienza che egli ha drammaticamente vissuto e di cui ha affidato il ricordo alle ''Confessioni'' è stata ed è l'esperienza in cui si risolve, d'istinto, ogni spiritualità consapevole. Il problema al quale, nello spiegamento della polemica con [[Pelagio]], ha imposto una soluzione brutalmente realistica, cui le circostanze storiche propizie hanno conferito eccezionali capacità di realizzazione, è stata ed è il nucleo vitale di ogni etica associata e di ogni religiosità universalistica.
===''Tertulliano''===
Nato a Cartagine da un centurione proconsolare, dal comandante cioè di uno di quei distaccamenti della terza legione che il legato della Numidia inviava agli ordini del proconsole dell'Africa, [[Tertulliano|Quinto Settimio Fiorenzo Tertulliano]] doveva conservare per sempre qualcosa delle immagini e delle consuetudini, sotto la cui impressione si erano sviluppate familiarmente la sua puerizia e la sua adolescenza, anche quando la professione cristiana gli fece apparire il mestiere delle armi incompatibile con il Vangelo. La educazione e l'istruzione che ricevette furono ricercatissime. Ne fan fede l'erudizione letteraria disseminata a piene mani negli scritti, la destrezza dialettica sprizzante da ogni inciso di questi. Naturalmente le prime fonti della sua formazione furono tutte pagane. Il mondo fastoso e rumoroso del circo e del teatro, del foro e delle pubbliche scuole, ebbe in Tertulliano giovane, un frequentatore appassionato.
==Citazioni su Ernesto Buonaiuti==
*Antifascista per i fascisti, anticattolico per i cattolici, anticomunista per i comunisti, Buonaiuti non poteva essere accettato nell'Italia di allora, né lo sarebbe in quella di oggi, sempre impegnata a considerare stravagante e nemico chiunque cerchi di vivere fuori dagli schieramenti, in un pensiero proprio. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*Buonaiuti divenne uno degli esponenti più notevoli del Modernismo italiano, mettendosi in contrasto con le autorità ecclesiastiche che, nel 1921, lo scomunicarono, ribadendo la scomunica nel 1924 e nel 1926. Intorno a lui i cattolici fecero terra bruciata. Ebbe una vita difficile, dolorosa e morì nel 1946 senza riconciliarsi con la Chiesa ma proclamandosene sempre un figlio fedele. Fu certamente una delle figure più straordinarie tra gli intellettuali cattolici del ventesimo secolo, oggi ampiamente rivalutata. ([[Renzo Allegri]])
*Dal gennaio al giugno del 1901, [[Papa Giovanni XXIII|Roncalli]] e Buonaiuti vissero uno accanto all'altro, inseparabili come due fratelli siamesi. Buonaiuti, già erudito e consapevole del proprio valore, era assetato di conoscenze e trascorreva tutto il tempo libero a leggere. Era una mente vulcanica, aperto alle nuove teorie, affascinato dagli studi d'avanguardia, ma anche un animo ispirato, sognatore, mistico, ardente. Leggeva opuscoli legati al Modernismo, il movimento teologico guardato con sospetto dalle autorità ecclesiastiche e che alcuni anni più tardi sarebbe stato definitivamente e inesorabilmente sconfessato da Pio X con l'enciclica ''Pascendi''. ([[Renzo Allegri]])
*Dalle pagine della «Civiltà Cattolica», padre Rosa<ref>Enrico Rosa (1870–1938), gesuita, scrittore e giornalista italiano.</ref> non ristà dall'attaccare ogni scritto, ogni gesto di Ernesto Buonaiuti, la testa forte del movimento {{NDR|modernista}}, uno dei più begl'ingegni che abbia l'Italia, e che le circostanza avverse finiranno di stritolare, non consentendogli di lasciare una traccia che sia proporzionata alla forza del suo ingegno, alla dovizia di tutte le doti che formano i capi: fascino personale come pochissimi ebbero, l'eloquenza più calda ed affascinante, la bella prosa, l'ampissima cultura: quegli che, ove nel 1903 fosse asceso sul soglio pontificio un continuatore di [[Papa Leone XIII|Leone XIII]], avrebbe anche potuto essere il [[John Henry Newman|Newman]] dell'Italia. ([[Arturo Carlo Jemolo]])
*Il dramma di Ernesto Buonaiuti è, prima di tutto, un esempio macroscopico di ciò che hanno dovuto affrontare, in ogni epoca, gli italiani decisi a difendere la propria indipendenza di pensiero dagli schieramenti, dai partiti, dai guelfi, dai ghibellini, dai poteri dominanti. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*L'esponente più rilevante del modernismo nel mondo ecclesiastico italiano fu Ernesto Buonaiuti, profondamente segnato fin dai suoi primi passi da un caratteristico senso di «romanità» che doveva accompagnarlo tutta la vita. Dopo un primo giovanile interesse per i temi del rinnovamento sociale, in un'ottica tuttavia non priva di venature utopiche, egli esprimeva in modo sempre più esplicito la sua convinzione della necessità di un rinnovamento soprattutto religioso nella prospettiva dell'attesa del Regno di Dio. ([[Agostino Giovagnoli]])
*La formazione del Buonaiuti era stata dominata da un netto orientamento antintellettualistico, che lo aveva portato al rifiuto della Scolastica e a guardare invece con simpatia e interesse alle nuove tendenze apologetiche ispirate alla filosofia dell'azione e allo stesso pragmatismo di William James diffuso in quegli anni in Italia. D'altro canto, dallo studio dell'opera del Loisy<ref>Alfred Loisy (1857–1940), biblista e storico francese, il più famoso dei modernisti.</ref> e da un incontro con l'esegeta francese, che ebbe nell'estate del 1906, Buonaiuti aveva tratto la ferma convinzione dell'importanza dominante, per l'interpretazione del messaggio cristiano, dell'aspetto escatologico [...]. Sulla base di questi presupposti Buonaiuti tenterà, nel clima delle polemiche suscitate dall'enciclica ''Pascendi''<ref>''Pascendi Dominici gregis'' enciclica di Pio X, pubblicata nel 1907.</ref>, una delle più originali e sconcertanti sintesi del cristianesimo con le affermazioni del socialismo moderno. ([[Pietro Scoppola]])
*La produzione di Buonaiuti è ampia e abbondante. Ingegno versatile, studioso appassionato tanto da considerare la sua attività universitaria come una missione, forse non sempre persuasivo sotto il profilo del rigore scientifico, Buonaiuti sul piano culturale ha dato soprattutto un contributo alla conoscenza della storia del cristianesimo, e in particolare di quello medievale. A proposito della spiritualità medievale francescana e specificamente di Gioacchino da Fiore, egli ha potuto far emergere la sua peculiare visione del cristianesimo mettendone in luce la prospettiva escatologica, a suo avviso fondamentale. ([[Agostino Giovagnoli]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutigiansenio/mode/1up Giansenio]'', Edizioni Athena, Milano, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiuticristianesimonellafrica/mode/1up Il cristianesimo nell'Africa romana]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutilachiesaromana/mode/1up La Chiesa romana]'', Gilardi e Noto, Milano, 1933<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/lognosticismost00buongoog Lo gnosticismo <small>Storia di antiche lotte religiose</small>]'', Libreria Editrice Francesco Ferrari, Roma, 1907.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutiluterolariforma/mode/1up Lutero e la Riforma in Germania]'', Editrice «Faro», Roma, 1945<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/BuonaiutiPascal Pascal]'', Edizioni Athena, Milano, 1927.
*Ernesto Buonaiuti, ''Pellegrino di Roma: la generazione dell'esodo'', Alberto Gaffi editore in Roma, 1945.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutitertulliano/mode/1up Tertulliano]'', Edizioni Athena, Milano, 1926.
==Altri progetti==
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'''Ernesto Buonaiuti''' (1881 – 1946), presbitero, accademico, storico e teologo italiano.
==Citazioni di Ernesto Buonaiuti==
*Il carattere distintivo del modernismo fu la stessa indeterminatezza del suo programma. Esso non investì un punto particolare della disciplina ufficiale.<ref>Da ''Storia del cristianesimo'', III, p. 618</ref>
*Il [[Cristianesimo]] è l'unica democrazia possibile; perché in nessun'altra forma di vita religiosa, come in nessun'altra visione filosofica della vita, l'aggregato umano, il senso della solidarietà universale, la coscienza dell'unica famiglia del mondo hanno, come nel Cristianesimo, altrettanto rilievo e altrettanto inconsumabile peso.<ref>Da una lettera; citato in Giulio Andreotti, ''I quattro del Gesù'', Rizzoli, 1999, p. 24</ref>
*Le caratteristiche più appariscenti del pensiero cristiano, quale esce, nel medio evo latino [[Scolastica|prescolastico]], dalla grande sistemazione [[Agostino d'Ippona|agostiniana]], possono essere condensate in un brevissimo sistema. Vi manca innanzi tutto una distinzione formale fra il dominio della filosofia e quello della teologia, fra l'ordine delle verità razionali e quello delle verità rivelate. Di rimbalzo è implicitamente cancellata la separazione fra la natura e la grazia, fra la zona in cui si esercitano le insite capacità dell'essere razionale e la sfera misteriosa delle comunicazioni carismatiche.<ref>Da ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924, p. 10.</ref>
*[...], lo [[spiritualismo]] è l'unica visione razionale del mondo che dia ragione dei fatti centrali della vita individuale ed associata. Ogni sistema che non sia una pseudofilosofica impugnazione delle leggi disciplinanti il pensiero, si può ricondurre, dialetticamente, allo spiritualismo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/buonaiutiapologiadellospiritualismo/mode/1up/ Apologia dello spiritualismo]'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, pp. 12-13.</ref>
*[...] sarebbe un errore grossolano e una illusione anacronistica immaginarsi che fra [[aristotelismo]] e [[cristianesimo]] sussistessero delle armonie prestabilite e che quindi l'adattamento dell'uno ai postulati dell'altro potesse effettuarsi con disinvolta facilità e senza acri e laboriosi contrasti. Sta di fatto invece che le teorie di [[Aristotele]] avevano impresso al pensiero umano un orientamento e presupponevano postulati intrinsecamente antitetici agli insegnamenti della religione cristiana. Alcuni principi della metodica aristotelica come alcune asserzioni del sistema a proposito di Dio e dell'anima appaiono in contrasto insanabile con le asserzioni più perentorie dell’insegnamento cristiano.<ref>Da ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924, pp. 13-14.</ref>
*[...] si può legittimamente asserire, quasi assiomaticamente, che anche i sistemi antispiritualistici sono indotti, loro malgrado, in virtù dei loro stessi presupposti e a norma dei loro procedimenti, a prestar implicito omaggio allo spiritualismo e a recare involontario contributo e spontaneo sostegno alla sua validità. Lo spirito è la verità ed il bene. E come il vero ed il buono, esso è, sotto la stretta di una esigenza insopprimibile, riconosciuto ed ammesso anche da coloro che lo negano.<ref>Da ''Apologia dello spiritualismo'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, p. 56.</ref>
*Una delle idee cardinali, giustissima, intorno a cui si muovono le concezioni del [[Mario Missiroli|Missiroli]], è che il dissidio reale in cui è presa tragicamente l'anima della nostra generazione è quello che si svolge fra la tradizione trascendentalistica del cristianesimo cattolico e la tendenza immanentistica pura della filosofia, nata dalla Rinascita. Il Missiroli è fra i pochissimi scrittori in Italia che questo dissidio han cercato di delineare più efficacemente.<ref>Da ''Fra l'idealismo e la Chiesa: Mario Missiroli'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', sesta serie, volume CCXX, settembre 2022, Direzione della Nuova Antologia, Roma, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1922-09-16_220/page/179/mode/1up p. 179].</ref>
==''Giansenio''==
===[[Incipit]]===
[[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Saint-Beuve]] ha scritto: «Giansenio non ha fatto che provocare una sommossa in grembo al cristianesimo. Descartes invece ha scatenato una rivoluzione universale».<br>Il verdetto è ingiusto, e, anche se il qualificatore suona iconoclasta, inintelligente. Ingiusto: perché lo storico, se vuole sentenziare a norma di equità, non può istituire mai valutazioni comparative su sistemi di pensiero sbocciati nel medesimo tempo, assumendo come criterio e canone l'entità del rispettivo successo esteriore. Inintelligente: perché in tanto Cartesio ha provocato una rivoluzione, in quanto lo spirito del tempo ha isolato, ''per fas et nefas''. il fuoco della sommossa giansenistica. <!-- (cap. I, La vita, p. 5) -->
===Citazioni===
*Le vecchie edizioni all'''Augustinus''<ref>Opera principale di Giansenio sul rapporto fra grazia divina e libertà umana.</ref> danno il profilo scarno ed aristocratico di Giansenio: fronte ampia e prominente, occhiaie profonde, naso aquilino, gote infossate, labbra serrate, danno l'impressione di una squisitissima sensibilità e di un diuturno tirocinio di auto-disciplina. Questo figlio di contadini, alla cui intelligenza precocissima erano state di così aspro impedimento le condizioni familiari da costringerlo a interrompere una volta gli studi per andare a procacciarsi da vivere in una officina da falegname, aveva bene sperimentato le amare e stupefacenti ingiustizie di cui s'intesse la vita. (pp. 17-18)
*[[Giansenio]] era fatto per completare e mitigare le unilateralità e le malaccortezze pratiche del suo troppo ardente temperamento. Uomo di studio e di riflessione, scrittore forbito ed efficace, pur attraverso le ridondanze della sua squisita formazione letteraria, il teologo fiammingo poteva portare al programma della rinascita cristiana l'appannaggio di una scrupolosa erudizione patristica. (p. 20)
*La sostanza del [[pelagianesimo]] come del [[Compagnia di Gesù|gesuitismo]], per quanto l'asserzione possa apparire paradossale, è della nuda e semplice speculazione etica pitagorica, stoica, aristotelica. Per cui appare compiutamente vero dei pelagiani quel che una volta [[Tertulliano]] affermò degli eretici in generale: «patriarchi degli eretici, i filosofi». Di fatto, alla base della predicazione pelagiana sussiste il postulato che all'uomo sia consentito di raggiungere lo stato dell'assoluta perfetta giustizia, fino alla impeccabile impassibilità. (p. 32)
*Come la vecchia filosofia, il pelagianesimo, terribile contraffazione del cristianesimo, è una mostruosa esplosione di albagia. Che esso sia stato possibile dopo la rivelazione del vangelo, costituisce la prova lampante che un terribile cancro è alle radici stesse della spiritualità umana, che l'elemento titanico non è nell'uomo in un piano distinto da quello dionisiaco, ma che più tosto lo ha invaso nel suo dominio e lo ha avvelenato alle sue scaturigini. (pp. 34-35)
*Per il fatto stesso della sua esistenza il pelagianesimo s'inscrive in falso contro sé medesimo; perché, nella sua essenza e nei suoi connotati, esso costituisce la riprova apodittica della perversione organica e funzionale dell'uomo.<br>Che cosa è esso infatti se non vanità e frode? se non adulazione e viltà? se non acquiescenza e neghittosità? (p. 35)
*Psicologo perspicace e moralista squisito, Giansenio getta lo scandaglio della sua analisi sensibilissima negli strati più profondi e più {{sic|impervii}} del sentimento e della passione. La sua dottrina della colpa e del riscatto è una fedele proiezione e descrizione dei dati elementari della spiritualità umana in azione. (p. 40)
==''Il cristianesimo nell'Africa romana''==
===[[Incipit]]===
Come molte altre chiese dell'Occidente mediterraneo, anche quella africana in genere, e quella cartaginese in specie accampano pretese ad una origine apostolica: sebbene con minore lusso di particolari leggendari. Annalisti arabi e storici bizantini, registrando tradizioni locali affidate ancora a caratteristiche peculiarità toponomastiche, attribuiscono all'apostolo Filippo l'evangelizzazione della Tripolitania e della Tunisia, a Simone di Cana quella della Cirenaica. Non è da fare gran caso di così tarde e contaminate testimonianze.<br>Le prime memorie sicure del cristianesimo africano sono riconoscibili nel racconto ufficiale di alcune scene di persecuzione e di martirio, col quale la letteratura latina della nuova religione registra solennemente il proprio ingresso nella piena luce della storia.
===Citazioni===
*Per parecchi decenni, [...], il [[donatismo]] fu opposizione politica, rivalità religiosa, atteggiamento pratico, anziché posizione teorica e sistema astratto. Gli ortodossi non ebbero, neppure, né voglia né agio di confutarlo metodicamente. Lo osteggiava per essi, il potere politico, che essi non si stancavano però petulantemente di chiamare al soccorso. (parte seconda, cap. V, p. 322)
*Se il donatismo è in continuità diretta col cristianesimo precostantiniano, non deve immaginarsi di rappresentare per questo l'unica chiesa. La chiesa del Cristo ha le promesse della universalità, mentre la chiesa donatistica non ha valicato i confini etnici e territoriali dell'Africa. Ed oltre a ciò, dopo un periodo eroico di confessioni e di martirio, la chiesa donatistica, specialmente nel periodo delle sollevazioni maure, è venuta contraendo le medesime macchie deturpanti, che essa scopre nella comunità ufficiale. (parte seconda, cap. V, p. 336)
==''Lutero e la Riforma in Germania''==
===[[Incipit]]===
Di un movimento che ebbe la prima occasione al suo divampare nell'insegnamento innovatore di un monaco, fedifrago alla sua vocazione e ribelle alla sua chiesa, sarà impossibile cogliere l'orientamento fondamentale e il presupposto normativo, se non si saranno in antecedenza esplorate le ragioni spirituali e i coefficienti impalpabili, che determinarono l'evoluzione del suo corifeo. D'altro canto sarà molto malagevole raffigurarsi i motivi e fissare i momenti salienti della lenta elaborazione psichica, attraverso cui quegli che aveva chiesto al chiostro i sussidi proporzionati al suo inquieto desiderio di perfezione divenne il banditore della crociata antiascetica, se non si sarà in anticipo ricercata la scaturigine della sua chiamata religiosa e non si saranno andate a cercare, negli anni della più tenera adolescenza, le possibili remote predisposizioni alla subita decisione del 1505<ref>Nel 1505, a ventidue anni, entrò nel convento agostiniano di Erfurt.</ref> <!-- (cap. I, p. 1) -->
===Citazioni===
*[[Ernst Troeltsch|Ernesto Troeltsch]], ponendo a raffronto le concezioni sociali delle varie denominazioni cristiane, ha definito la posizione spirituale di [[Martin Lutero|Lutero]] come quella di una ''innerweltliche Askese'', di un'ascesi mescolata ed immanente al mondo. L'attitudine di Lutero, egli osserva, è ascetica, in quanto il mondo non costituisce per lui un insieme di valori assoluti, bensì un insieme di valori puramente negativi, per se stessi, poiché valori veri possono riscontrarsi soltanto nei mezzi della nostra ricongiunzione con Dio. (cap. III, p. 116)
*L'esperienza personale di Lutero, che considera le opere buone come il risultato automatico dello spirito umano trasfigurato dai meriti del Cristo, rappresenta in pratica un annullamento della morale associata, che è tutta per definizione basata sul codice positivo del bene e sul presupposto della capacità responsabile umana di tradurlo in atto. (cap. III, p. 192)
*[...] [[Ulrico Zwingli|Zwingli]] riuscì a guadagnarsi con la sua predicazione una efficienza morale e pedagogica imponente. Sapiente ed accorto, egli riesce, senza rumorose opposizioni e senza scalpore, a introdurre nel suo cantone le medesime innovazioni per le quali Lutero aveva scatenato così violento uragano in Germania. La costituzione democratica del paese lo aiuta e lo seconda potentemente nella bisogna. (cap. III, p. 195)
*Anche per Zwingli il problema centrale nella religiosità cristiana è quello della [[Salvezza (religione)|salvezza]]. Ma in lui nulla di mistico e di psicologicamente contorto. Il suo atteggiamento rappresenta il riflesso pratico e logico del suo pensiero, la tradizione reale di una filosofia. (cap. III, p. 196)
*Nella storia delle controversie religiose in seno alla tradizione cristiana, le polemiche [[Eucaristia|eucaristiche]] son quelle che hanno suscitato più pronte e sensibili risonanze sociali. Il mistero eucaristico ha cosi sottili addentellati con la vita federata della comunità religiosa che ogni reale o presunta impugnazione dal suo realistico valore ha fatto fremere sempre le più intime fibre dell'organismo ecclesiastico. (cap. III, pp. 199-200)
*Zwingli insegnava che la cena del Signore non è una iterazione all'indefinito del sacrificio in cui si è immolato il Cristo sulla croce, bensì una commemorazione di questo sacrificio, offerto una volta per sempre. Gli elementi eucaristici pertanto non celano un Cristo, nuovamente offerto, bensì vogliono essere i segni simbolici del corpo e del sangue del Cristo, immolato sul Calvario. (cap. III, p. 204)
*Insistendo così calorosamente sulle opere della personale santificazione e della scambievole edificazione, il [[pietismo]] non era eccessivamente fedele alle concezioni antropologiche ed etiche del vangelo luterano. Ma l'intuizione oscura della impossibilità ormai constatata di salvare l'etica associata della umanità credente sul fragile presupposto della rinascita nella fede e della giustificazione nell'adesione intima al Cristo, induceva gli spiriti a rafforzare e ad esaltare la pratica della pietà personale, come unico baluardo resistente al dilagare della mondanità e della profanità nel recinto della Chiesa costituita. (cap. VI, p. 342)
*Il pietismo in realtà non era altro che la espressione esasperata del dissidio, acuto ed implacabile, che la Chiesa evangelica portava nel proprio grembo, fra l'extraeticità del suo dogma soteriologico e le esigenze concrete della sua organizzazione disciplinare. Esso proclamava di non voler intaccare o depauperare in alcun modo la costruzione dell'edificio teologico. Ma di fatto il bisogno irrefrenabile di rivalorizzare tutte quelle forme esteriori della pietà che l'insurrezione antiromana di Lutero aveva logicamente deprezzato e infirmato, lo induceva ad alterare sostanzialmente le norme concrete e la prassi quotidiana della religiosità riformata. (cap. VI, pp. 342-343)
*[...] manca completamente al vecchio spirito [[Germania|teutonico]] un concetto, che è basilare nella nostra tradizione mediterranea, il concetto cioè del peccato, sia esso inteso nel valore biblico di macchia contaminante e ripugnante, che deforma la nostra figura morale, sia esso inteso nel senso ellenico di deviazione dalla {{sic|mèta}} prefissata, di allontanamento dalla retta via, per deficienza di cognizione. (cap. VII, p. 385)
*La forza del tedesco è di mettersi al servizio del suo destino tribale affrontando imperturbabilmente il sacrificio e la morte. (cap. VII, p. 387)
===[[Explicit]]===
Lo scatenamento bellico {{NDR|della Germania}} non è stato che l'ultimo risultato di un ripullulare delle vecchie caratteristiche della razza, già embrionalmente delineatosi, così nella fede della Riforma luterana, come nelle forme tipiche della cultura idealistica tedesca.<br>Sulla scorta di etnografi e di germanisti dell'epoca nazista, oggi è stato possibile far risaltare la continuità palese e riconoscibile fra i lontani istinti primordiali della razza germanica e l'attuale comportamento tedesco, al cospetto del mondo e della civiltà universale.
==''Pellegrino di Roma''==
===[[Incipit]]===
Con uno di quei suoi [[paradossi dai libri|paradossi]], così prodigiosamente aderenti alla realtà della vita umana, che il razionalismo e l'illuminismo non comprenderanno giammai, il Vangelo impone la contraddittoria consegna: tendere fino allo spasimo l'arco delle proprie energie, per servire la legge di Dio, e in pari tempo prostrarsi nella polvere, per riconoscere, al cospetto del Padre, che ogni servizio prestatogli è risibile e vano.
Realizzando fino all'assurdo, un vecchio precetto della filosofia eraclitea, secondo cui bisogna superare temerariamente la testimonianza degli occhi e degli orecchi per uscire dalle tenebre della barbarie, Gesù ha inculcato di non riconoscere per Padre chi ci ha generato nella carne, perché anche lì gli occhi e le orecchie sono testimoni fallaci. Noi non abbiamo che un Padre, quello che è nei cieli.
Il [[cristiano (religione)|cristiano]] che aspiri a non demeritar troppo questa tremenda qualifica deve accostumarsi a non ritenere mai nulla di suo, in quel che egli fa, ma a scoprire, per tutto, l'azione provvida e incessante di chi lo regge e lo guida dal cielo.
===[[Explicit]]===
Mentre con i primi tepori primaverili del '44 la grande tragedia mondiale si avviava, pur per vie così tortuose e così complesse, al suo epilogo indeclinabile, io sentivo sempre più chiarirsi nella mia coscienza quel qualsiasi significato della lotta che la mia generazione, la generazione dell'esodo, aveva dovuto sostenere su più fronti, per mantener fede alla sua vocazione cristiana e sacerdotale e per assolvere nel mondo che si trasformava il suo compito implacabile: preparare gli elementi acconci alla ricostruzione di una nuova coscienza religiosa ed evangelica, senza cui l'avvento dell'universale democrazia sarebbe stato una conquista mutila, esangue e peritura.
Gli eventi acceleravano portentosamente il loro ritmo. Io tendevo l'orecchio ai segni annunciatori della grande palingenesi. Spiavo all'orizzonte il levarsi delle luci che annunciavano le ultime tappe del nostro cammino. E una parola sola mi sgorgava dall'anima: «nunc dimittis servum tuum, Domine!».
Roma, Pasqua del 1944
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Chiesa romana''===
Fra tutte le denominazioni cristiane la [[Chiesa cattolica|chiesa di Roma]] è quella che conta nel mondo il maggior numero di aderenti. E nel medesimo tempo quella che possiede la più salda e coerente struttura dottrinale e la più rigida e vigilata organizzazione disciplinare. In quale misura le due circostanze siano interdipendenti, in quale misura cioè la matura sistemazione del patrimonio concettuale e della gerarchia unitaria abbiano contribuito e contribuiscano tuttora nel cattolicismo all'ampiezza del proselitismo, non è qui il caso di indagare. E non è neppure il caso di domandarsi ora se il numero degli aderenti sia, per una religione costituita, un titolo assoluto di eccellenza (quando Gesù moriva, Dio era forse con la maggioranza?) e se l'azione spirituale, cioè specifica, di una chiesa debba, per definizione, essere raccomandata all'imperio cogente di un sistema astratto e razionale, di una burocrazia meccanica accentratrice.
===''Lo gnosticismo''===
[[Gnosticismo]], per definizione, può dirsi qualsiasi sistema che, pieno di fiducia nelle capacità iniziali della ragione, crede di risolvere i vari problemi dell'essere, con sicurezza e fuori di ogni illuminazione esteriore: la parola γνῶσις<ref>gnósis</ref> è adoperata dai classici come sinonimo di conoscenza. Ma per uso costante, tale designazione ha un ámbito più ristretto, e suole indicare alcune speciali dottrine, fiorite in varie epoche della storia della filosofia, le quali, nate da una compenetrazione bizzarra di [[misticismo]] e [[razionalismo]], si sono chiuse in una terminologia di mistero e in una aristocratica riserbatezza, quasi sdegnando la propaganda minuta dei propri principî fra gli strati inferiori della società: per i [[Scuola pitagorica|pitagorici]] come per [[Platone]], γνῶσις significa una contemplazione superiore dell'[[infinito]]. Per antonomasia poi si suol chiamare gnosticismo una manifestazione di pensiero, strana e a prima vista indecifrabile, che, fra il primo e il terzo secolo del [[cristianesimo]], insidiò la tradizione evangelica, e, prendendo a prestito dal [[Neoplatonismo|neo-platonismo]] alcuni concetti cosmologici e dal cristianesimo altri [[Soteriologia|soteriologici]], soddisfece anch'esso alle tendenze [[Sincretismo|sincretistiche]] di quel periodo storico, e morì sopraffatto dalla corrente meno affinata, ma democratica e sana, del cattolicismo. <!-- (Introduzione) -->
===''Pascal''===
[[Agostino d'Ippona|Agostino]], per quel che di universalmente normativo il suo nome significa, non è nato nel 354, non è morto nel 430. L'esperienza che egli ha drammaticamente vissuto e di cui ha affidato il ricordo alle ''Confessioni'' è stata ed è l'esperienza in cui si risolve, d'istinto, ogni spiritualità consapevole. Il problema al quale, nello spiegamento della polemica con [[Pelagio]], ha imposto una soluzione brutalmente realistica, cui le circostanze storiche propizie hanno conferito eccezionali capacità di realizzazione, è stata ed è il nucleo vitale di ogni etica associata e di ogni religiosità universalistica.
===''Tertulliano''===
Nato a Cartagine da un centurione proconsolare, dal comandante cioè di uno di quei distaccamenti della terza legione che il legato della Numidia inviava agli ordini del proconsole dell'Africa, [[Tertulliano|Quinto Settimio Fiorenzo Tertulliano]] doveva conservare per sempre qualcosa delle immagini e delle consuetudini, sotto la cui impressione si erano sviluppate familiarmente la sua puerizia e la sua adolescenza, anche quando la professione cristiana gli fece apparire il mestiere delle armi incompatibile con il Vangelo. La educazione e l'istruzione che ricevette furono ricercatissime. Ne fan fede l'erudizione letteraria disseminata a piene mani negli scritti, la destrezza dialettica sprizzante da ogni inciso di questi. Naturalmente le prime fonti della sua formazione furono tutte pagane. Il mondo fastoso e rumoroso del circo e del teatro, del foro e delle pubbliche scuole, ebbe in Tertulliano giovane, un frequentatore appassionato.
==Citazioni su Ernesto Buonaiuti==
*Antifascista per i fascisti, anticattolico per i cattolici, anticomunista per i comunisti, Buonaiuti non poteva essere accettato nell'Italia di allora, né lo sarebbe in quella di oggi, sempre impegnata a considerare stravagante e nemico chiunque cerchi di vivere fuori dagli schieramenti, in un pensiero proprio. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*Buonaiuti divenne uno degli esponenti più notevoli del Modernismo italiano, mettendosi in contrasto con le autorità ecclesiastiche che, nel 1921, lo scomunicarono, ribadendo la scomunica nel 1924 e nel 1926. Intorno a lui i cattolici fecero terra bruciata. Ebbe una vita difficile, dolorosa e morì nel 1946 senza riconciliarsi con la Chiesa ma proclamandosene sempre un figlio fedele. Fu certamente una delle figure più straordinarie tra gli intellettuali cattolici del ventesimo secolo, oggi ampiamente rivalutata. ([[Renzo Allegri]])
*Dal gennaio al giugno del 1901, [[Papa Giovanni XXIII|Roncalli]] e Buonaiuti vissero uno accanto all'altro, inseparabili come due fratelli siamesi. Buonaiuti, già erudito e consapevole del proprio valore, era assetato di conoscenze e trascorreva tutto il tempo libero a leggere. Era una mente vulcanica, aperto alle nuove teorie, affascinato dagli studi d'avanguardia, ma anche un animo ispirato, sognatore, mistico, ardente. Leggeva opuscoli legati al Modernismo, il movimento teologico guardato con sospetto dalle autorità ecclesiastiche e che alcuni anni più tardi sarebbe stato definitivamente e inesorabilmente sconfessato da Pio X con l'enciclica ''Pascendi''. ([[Renzo Allegri]])
*Dalle pagine della «Civiltà Cattolica», padre Rosa<ref>Enrico Rosa (1870–1938), gesuita, scrittore e giornalista italiano.</ref> non ristà dall'attaccare ogni scritto, ogni gesto di Ernesto Buonaiuti, la testa forte del movimento {{NDR|modernista}}, uno dei più begl'ingegni che abbia l'Italia, e che le circostanza avverse finiranno di stritolare, non consentendogli di lasciare una traccia che sia proporzionata alla forza del suo ingegno, alla dovizia di tutte le doti che formano i capi: fascino personale come pochissimi ebbero, l'eloquenza più calda ed affascinante, la bella prosa, l'ampissima cultura: quegli che, ove nel 1903 fosse asceso sul soglio pontificio un continuatore di [[Papa Leone XIII|Leone XIII]], avrebbe anche potuto essere il [[John Henry Newman|Newman]] dell'Italia. ([[Arturo Carlo Jemolo]])
*Il dramma di Ernesto Buonaiuti è, prima di tutto, un esempio macroscopico di ciò che hanno dovuto affrontare, in ogni epoca, gli italiani decisi a difendere la propria indipendenza di pensiero dagli schieramenti, dai partiti, dai guelfi, dai ghibellini, dai poteri dominanti. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*L'esponente più rilevante del modernismo nel mondo ecclesiastico italiano fu Ernesto Buonaiuti, profondamente segnato fin dai suoi primi passi da un caratteristico senso di «romanità» che doveva accompagnarlo tutta la vita. Dopo un primo giovanile interesse per i temi del rinnovamento sociale, in un'ottica tuttavia non priva di venature utopiche, egli esprimeva in modo sempre più esplicito la sua convinzione della necessità di un rinnovamento soprattutto religioso nella prospettiva dell'attesa del Regno di Dio. ([[Agostino Giovagnoli]])
*La formazione del Buonaiuti era stata dominata da un netto orientamento antintellettualistico, che lo aveva portato al rifiuto della Scolastica e a guardare invece con simpatia e interesse alle nuove tendenze apologetiche ispirate alla filosofia dell'azione e allo stesso pragmatismo di William James diffuso in quegli anni in Italia. D'altro canto, dallo studio dell'opera del Loisy<ref>Alfred Loisy (1857–1940), biblista e storico francese, il più famoso dei modernisti.</ref> e da un incontro con l'esegeta francese, che ebbe nell'estate del 1906, Buonaiuti aveva tratto la ferma convinzione dell'importanza dominante, per l'interpretazione del messaggio cristiano, dell'aspetto escatologico [...]. Sulla base di questi presupposti Buonaiuti tenterà, nel clima delle polemiche suscitate dall'enciclica ''Pascendi''<ref>''Pascendi Dominici gregis'' enciclica di Pio X, pubblicata nel 1907.</ref>, una delle più originali e sconcertanti sintesi del cristianesimo con le affermazioni del socialismo moderno. ([[Pietro Scoppola]])
*La produzione di Buonaiuti è ampia e abbondante. Ingegno versatile, studioso appassionato tanto da considerare la sua attività universitaria come una missione, forse non sempre persuasivo sotto il profilo del rigore scientifico, Buonaiuti sul piano culturale ha dato soprattutto un contributo alla conoscenza della storia del cristianesimo, e in particolare di quello medievale. A proposito della spiritualità medievale francescana e specificamente di Gioacchino da Fiore, egli ha potuto far emergere la sua peculiare visione del cristianesimo mettendone in luce la prospettiva escatologica, a suo avviso fondamentale. ([[Agostino Giovagnoli]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutigiansenio/mode/1up Giansenio]'', Edizioni Athena, Milano, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiuticristianesimonellafrica/mode/1up Il cristianesimo nell'Africa romana]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutilachiesaromana/mode/1up La Chiesa romana]'', Gilardi e Noto, Milano, 1933<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/lognosticismost00buongoog Lo gnosticismo <small>Storia di antiche lotte religiose</small>]'', Libreria Editrice Francesco Ferrari, Roma, 1907.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutiluterolariforma/mode/1up Lutero e la Riforma in Germania]'', Editrice «Faro», Roma, 1945<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/BuonaiutiPascal Pascal]'', Edizioni Athena, Milano, 1927.
*Ernesto Buonaiuti, ''Pellegrino di Roma: la generazione dell'esodo'', Alberto Gaffi editore in Roma, 1945.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutitertulliano/mode/1up Tertulliano]'', Edizioni Athena, Milano, 1926.
==Altri progetti==
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Gaux
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/* Citazioni di Ernesto Buonaiuti */ Tommaso d'Aquino
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'''Ernesto Buonaiuti''' (1881 – 1946), presbitero, accademico, storico e teologo italiano.
==Citazioni di Ernesto Buonaiuti==
*[...] chi voglia, in rapide linee, circoscrivere la posizione di [[Tommaso d'Aquino|San Tommaso]] nella traiettoria del pensiero cattolico; chi miri a scoprire nella sua essenza più intima, la originale sagoma del pensatore e del mistico, che la chiesa Romana ha proclamato antesignano e realizzatore perfetto della sua migliore apologetica; non deve tanto riprodurre pedissequamente il ciclo delle sue catene argomentative, deve piuttosto indagare le posizioni nelle quali la sua intelligenza formidabile e la sua fede hanno compiuto l’innesto della metafisica aristotelica sulla rivelazione neotestamentaria. Perché appunto S. Tommaso sta a segnare nella storia del pensiero religioso una data di un'importanza che non è possibile esagerare, per il fatto che in lui ragione e fede hanno celebrato un connubio la cui fecondità è pari alla sua profonda ed integrale compenetrazione.<ref>Da ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924, pp. 22-23.</ref>
*Il carattere distintivo del modernismo fu la stessa indeterminatezza del suo programma. Esso non investì un punto particolare della disciplina ufficiale.<ref>Da ''Storia del cristianesimo'', III, p. 618</ref>
*Il [[Cristianesimo]] è l'unica democrazia possibile; perché in nessun'altra forma di vita religiosa, come in nessun'altra visione filosofica della vita, l'aggregato umano, il senso della solidarietà universale, la coscienza dell'unica famiglia del mondo hanno, come nel Cristianesimo, altrettanto rilievo e altrettanto inconsumabile peso.<ref>Da una lettera; citato in Giulio Andreotti, ''I quattro del Gesù'', Rizzoli, 1999, p. 24</ref>
*Le caratteristiche più appariscenti del pensiero cristiano, quale esce, nel medio evo latino [[Scolastica|prescolastico]], dalla grande sistemazione [[Agostino d'Ippona|agostiniana]], possono essere condensate in un brevissimo sistema. Vi manca innanzi tutto una distinzione formale fra il dominio della filosofia e quello della teologia, fra l'ordine delle verità razionali e quello delle verità rivelate. Di rimbalzo è implicitamente cancellata la separazione fra la natura e la grazia, fra la zona in cui si esercitano le insite capacità dell'essere razionale e la sfera misteriosa delle comunicazioni carismatiche.<ref>Da ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924, p. 10.</ref>
*[...], lo [[spiritualismo]] è l'unica visione razionale del mondo che dia ragione dei fatti centrali della vita individuale ed associata. Ogni sistema che non sia una pseudofilosofica impugnazione delle leggi disciplinanti il pensiero, si può ricondurre, dialetticamente, allo spiritualismo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/buonaiutiapologiadellospiritualismo/mode/1up/ Apologia dello spiritualismo]'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, pp. 12-13.</ref>
*[...] sarebbe un errore grossolano e una illusione anacronistica immaginarsi che fra [[aristotelismo]] e [[cristianesimo]] sussistessero delle armonie prestabilite e che quindi l'adattamento dell'uno ai postulati dell'altro potesse effettuarsi con disinvolta facilità e senza acri e laboriosi contrasti. Sta di fatto invece che le teorie di [[Aristotele]] avevano impresso al pensiero umano un orientamento e presupponevano postulati intrinsecamente antitetici agli insegnamenti della religione cristiana. Alcuni principi della metodica aristotelica come alcune asserzioni del sistema a proposito di Dio e dell'anima appaiono in contrasto insanabile con le asserzioni più perentorie dell’insegnamento cristiano.<ref>Da ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924, pp. 13-14.</ref>
*[...] si può legittimamente asserire, quasi assiomaticamente, che anche i sistemi antispiritualistici sono indotti, loro malgrado, in virtù dei loro stessi presupposti e a norma dei loro procedimenti, a prestar implicito omaggio allo spiritualismo e a recare involontario contributo e spontaneo sostegno alla sua validità. Lo spirito è la verità ed il bene. E come il vero ed il buono, esso è, sotto la stretta di una esigenza insopprimibile, riconosciuto ed ammesso anche da coloro che lo negano.<ref>Da ''Apologia dello spiritualismo'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, p. 56.</ref>
*Una delle idee cardinali, giustissima, intorno a cui si muovono le concezioni del [[Mario Missiroli|Missiroli]], è che il dissidio reale in cui è presa tragicamente l'anima della nostra generazione è quello che si svolge fra la tradizione trascendentalistica del cristianesimo cattolico e la tendenza immanentistica pura della filosofia, nata dalla Rinascita. Il Missiroli è fra i pochissimi scrittori in Italia che questo dissidio han cercato di delineare più efficacemente.<ref>Da ''Fra l'idealismo e la Chiesa: Mario Missiroli'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', sesta serie, volume CCXX, settembre 2022, Direzione della Nuova Antologia, Roma, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1922-09-16_220/page/179/mode/1up p. 179].</ref>
==''Giansenio''==
===[[Incipit]]===
[[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Saint-Beuve]] ha scritto: «Giansenio non ha fatto che provocare una sommossa in grembo al cristianesimo. Descartes invece ha scatenato una rivoluzione universale».<br>Il verdetto è ingiusto, e, anche se il qualificatore suona iconoclasta, inintelligente. Ingiusto: perché lo storico, se vuole sentenziare a norma di equità, non può istituire mai valutazioni comparative su sistemi di pensiero sbocciati nel medesimo tempo, assumendo come criterio e canone l'entità del rispettivo successo esteriore. Inintelligente: perché in tanto Cartesio ha provocato una rivoluzione, in quanto lo spirito del tempo ha isolato, ''per fas et nefas''. il fuoco della sommossa giansenistica. <!-- (cap. I, La vita, p. 5) -->
===Citazioni===
*Le vecchie edizioni all'''Augustinus''<ref>Opera principale di Giansenio sul rapporto fra grazia divina e libertà umana.</ref> danno il profilo scarno ed aristocratico di Giansenio: fronte ampia e prominente, occhiaie profonde, naso aquilino, gote infossate, labbra serrate, danno l'impressione di una squisitissima sensibilità e di un diuturno tirocinio di auto-disciplina. Questo figlio di contadini, alla cui intelligenza precocissima erano state di così aspro impedimento le condizioni familiari da costringerlo a interrompere una volta gli studi per andare a procacciarsi da vivere in una officina da falegname, aveva bene sperimentato le amare e stupefacenti ingiustizie di cui s'intesse la vita. (pp. 17-18)
*[[Giansenio]] era fatto per completare e mitigare le unilateralità e le malaccortezze pratiche del suo troppo ardente temperamento. Uomo di studio e di riflessione, scrittore forbito ed efficace, pur attraverso le ridondanze della sua squisita formazione letteraria, il teologo fiammingo poteva portare al programma della rinascita cristiana l'appannaggio di una scrupolosa erudizione patristica. (p. 20)
*La sostanza del [[pelagianesimo]] come del [[Compagnia di Gesù|gesuitismo]], per quanto l'asserzione possa apparire paradossale, è della nuda e semplice speculazione etica pitagorica, stoica, aristotelica. Per cui appare compiutamente vero dei pelagiani quel che una volta [[Tertulliano]] affermò degli eretici in generale: «patriarchi degli eretici, i filosofi». Di fatto, alla base della predicazione pelagiana sussiste il postulato che all'uomo sia consentito di raggiungere lo stato dell'assoluta perfetta giustizia, fino alla impeccabile impassibilità. (p. 32)
*Come la vecchia filosofia, il pelagianesimo, terribile contraffazione del cristianesimo, è una mostruosa esplosione di albagia. Che esso sia stato possibile dopo la rivelazione del vangelo, costituisce la prova lampante che un terribile cancro è alle radici stesse della spiritualità umana, che l'elemento titanico non è nell'uomo in un piano distinto da quello dionisiaco, ma che più tosto lo ha invaso nel suo dominio e lo ha avvelenato alle sue scaturigini. (pp. 34-35)
*Per il fatto stesso della sua esistenza il pelagianesimo s'inscrive in falso contro sé medesimo; perché, nella sua essenza e nei suoi connotati, esso costituisce la riprova apodittica della perversione organica e funzionale dell'uomo.<br>Che cosa è esso infatti se non vanità e frode? se non adulazione e viltà? se non acquiescenza e neghittosità? (p. 35)
*Psicologo perspicace e moralista squisito, Giansenio getta lo scandaglio della sua analisi sensibilissima negli strati più profondi e più {{sic|impervii}} del sentimento e della passione. La sua dottrina della colpa e del riscatto è una fedele proiezione e descrizione dei dati elementari della spiritualità umana in azione. (p. 40)
==''Il cristianesimo nell'Africa romana''==
===[[Incipit]]===
Come molte altre chiese dell'Occidente mediterraneo, anche quella africana in genere, e quella cartaginese in specie accampano pretese ad una origine apostolica: sebbene con minore lusso di particolari leggendari. Annalisti arabi e storici bizantini, registrando tradizioni locali affidate ancora a caratteristiche peculiarità toponomastiche, attribuiscono all'apostolo Filippo l'evangelizzazione della Tripolitania e della Tunisia, a Simone di Cana quella della Cirenaica. Non è da fare gran caso di così tarde e contaminate testimonianze.<br>Le prime memorie sicure del cristianesimo africano sono riconoscibili nel racconto ufficiale di alcune scene di persecuzione e di martirio, col quale la letteratura latina della nuova religione registra solennemente il proprio ingresso nella piena luce della storia.
===Citazioni===
*Per parecchi decenni, [...], il [[donatismo]] fu opposizione politica, rivalità religiosa, atteggiamento pratico, anziché posizione teorica e sistema astratto. Gli ortodossi non ebbero, neppure, né voglia né agio di confutarlo metodicamente. Lo osteggiava per essi, il potere politico, che essi non si stancavano però petulantemente di chiamare al soccorso. (parte seconda, cap. V, p. 322)
*Se il donatismo è in continuità diretta col cristianesimo precostantiniano, non deve immaginarsi di rappresentare per questo l'unica chiesa. La chiesa del Cristo ha le promesse della universalità, mentre la chiesa donatistica non ha valicato i confini etnici e territoriali dell'Africa. Ed oltre a ciò, dopo un periodo eroico di confessioni e di martirio, la chiesa donatistica, specialmente nel periodo delle sollevazioni maure, è venuta contraendo le medesime macchie deturpanti, che essa scopre nella comunità ufficiale. (parte seconda, cap. V, p. 336)
==''Lutero e la Riforma in Germania''==
===[[Incipit]]===
Di un movimento che ebbe la prima occasione al suo divampare nell'insegnamento innovatore di un monaco, fedifrago alla sua vocazione e ribelle alla sua chiesa, sarà impossibile cogliere l'orientamento fondamentale e il presupposto normativo, se non si saranno in antecedenza esplorate le ragioni spirituali e i coefficienti impalpabili, che determinarono l'evoluzione del suo corifeo. D'altro canto sarà molto malagevole raffigurarsi i motivi e fissare i momenti salienti della lenta elaborazione psichica, attraverso cui quegli che aveva chiesto al chiostro i sussidi proporzionati al suo inquieto desiderio di perfezione divenne il banditore della crociata antiascetica, se non si sarà in anticipo ricercata la scaturigine della sua chiamata religiosa e non si saranno andate a cercare, negli anni della più tenera adolescenza, le possibili remote predisposizioni alla subita decisione del 1505<ref>Nel 1505, a ventidue anni, entrò nel convento agostiniano di Erfurt.</ref> <!-- (cap. I, p. 1) -->
===Citazioni===
*[[Ernst Troeltsch|Ernesto Troeltsch]], ponendo a raffronto le concezioni sociali delle varie denominazioni cristiane, ha definito la posizione spirituale di [[Martin Lutero|Lutero]] come quella di una ''innerweltliche Askese'', di un'ascesi mescolata ed immanente al mondo. L'attitudine di Lutero, egli osserva, è ascetica, in quanto il mondo non costituisce per lui un insieme di valori assoluti, bensì un insieme di valori puramente negativi, per se stessi, poiché valori veri possono riscontrarsi soltanto nei mezzi della nostra ricongiunzione con Dio. (cap. III, p. 116)
*L'esperienza personale di Lutero, che considera le opere buone come il risultato automatico dello spirito umano trasfigurato dai meriti del Cristo, rappresenta in pratica un annullamento della morale associata, che è tutta per definizione basata sul codice positivo del bene e sul presupposto della capacità responsabile umana di tradurlo in atto. (cap. III, p. 192)
*[...] [[Ulrico Zwingli|Zwingli]] riuscì a guadagnarsi con la sua predicazione una efficienza morale e pedagogica imponente. Sapiente ed accorto, egli riesce, senza rumorose opposizioni e senza scalpore, a introdurre nel suo cantone le medesime innovazioni per le quali Lutero aveva scatenato così violento uragano in Germania. La costituzione democratica del paese lo aiuta e lo seconda potentemente nella bisogna. (cap. III, p. 195)
*Anche per Zwingli il problema centrale nella religiosità cristiana è quello della [[Salvezza (religione)|salvezza]]. Ma in lui nulla di mistico e di psicologicamente contorto. Il suo atteggiamento rappresenta il riflesso pratico e logico del suo pensiero, la tradizione reale di una filosofia. (cap. III, p. 196)
*Nella storia delle controversie religiose in seno alla tradizione cristiana, le polemiche [[Eucaristia|eucaristiche]] son quelle che hanno suscitato più pronte e sensibili risonanze sociali. Il mistero eucaristico ha cosi sottili addentellati con la vita federata della comunità religiosa che ogni reale o presunta impugnazione dal suo realistico valore ha fatto fremere sempre le più intime fibre dell'organismo ecclesiastico. (cap. III, pp. 199-200)
*Zwingli insegnava che la cena del Signore non è una iterazione all'indefinito del sacrificio in cui si è immolato il Cristo sulla croce, bensì una commemorazione di questo sacrificio, offerto una volta per sempre. Gli elementi eucaristici pertanto non celano un Cristo, nuovamente offerto, bensì vogliono essere i segni simbolici del corpo e del sangue del Cristo, immolato sul Calvario. (cap. III, p. 204)
*Insistendo così calorosamente sulle opere della personale santificazione e della scambievole edificazione, il [[pietismo]] non era eccessivamente fedele alle concezioni antropologiche ed etiche del vangelo luterano. Ma l'intuizione oscura della impossibilità ormai constatata di salvare l'etica associata della umanità credente sul fragile presupposto della rinascita nella fede e della giustificazione nell'adesione intima al Cristo, induceva gli spiriti a rafforzare e ad esaltare la pratica della pietà personale, come unico baluardo resistente al dilagare della mondanità e della profanità nel recinto della Chiesa costituita. (cap. VI, p. 342)
*Il pietismo in realtà non era altro che la espressione esasperata del dissidio, acuto ed implacabile, che la Chiesa evangelica portava nel proprio grembo, fra l'extraeticità del suo dogma soteriologico e le esigenze concrete della sua organizzazione disciplinare. Esso proclamava di non voler intaccare o depauperare in alcun modo la costruzione dell'edificio teologico. Ma di fatto il bisogno irrefrenabile di rivalorizzare tutte quelle forme esteriori della pietà che l'insurrezione antiromana di Lutero aveva logicamente deprezzato e infirmato, lo induceva ad alterare sostanzialmente le norme concrete e la prassi quotidiana della religiosità riformata. (cap. VI, pp. 342-343)
*[...] manca completamente al vecchio spirito [[Germania|teutonico]] un concetto, che è basilare nella nostra tradizione mediterranea, il concetto cioè del peccato, sia esso inteso nel valore biblico di macchia contaminante e ripugnante, che deforma la nostra figura morale, sia esso inteso nel senso ellenico di deviazione dalla {{sic|mèta}} prefissata, di allontanamento dalla retta via, per deficienza di cognizione. (cap. VII, p. 385)
*La forza del tedesco è di mettersi al servizio del suo destino tribale affrontando imperturbabilmente il sacrificio e la morte. (cap. VII, p. 387)
===[[Explicit]]===
Lo scatenamento bellico {{NDR|della Germania}} non è stato che l'ultimo risultato di un ripullulare delle vecchie caratteristiche della razza, già embrionalmente delineatosi, così nella fede della Riforma luterana, come nelle forme tipiche della cultura idealistica tedesca.<br>Sulla scorta di etnografi e di germanisti dell'epoca nazista, oggi è stato possibile far risaltare la continuità palese e riconoscibile fra i lontani istinti primordiali della razza germanica e l'attuale comportamento tedesco, al cospetto del mondo e della civiltà universale.
==''Pellegrino di Roma''==
===[[Incipit]]===
Con uno di quei suoi [[paradossi dai libri|paradossi]], così prodigiosamente aderenti alla realtà della vita umana, che il razionalismo e l'illuminismo non comprenderanno giammai, il Vangelo impone la contraddittoria consegna: tendere fino allo spasimo l'arco delle proprie energie, per servire la legge di Dio, e in pari tempo prostrarsi nella polvere, per riconoscere, al cospetto del Padre, che ogni servizio prestatogli è risibile e vano.
Realizzando fino all'assurdo, un vecchio precetto della filosofia eraclitea, secondo cui bisogna superare temerariamente la testimonianza degli occhi e degli orecchi per uscire dalle tenebre della barbarie, Gesù ha inculcato di non riconoscere per Padre chi ci ha generato nella carne, perché anche lì gli occhi e le orecchie sono testimoni fallaci. Noi non abbiamo che un Padre, quello che è nei cieli.
Il [[cristiano (religione)|cristiano]] che aspiri a non demeritar troppo questa tremenda qualifica deve accostumarsi a non ritenere mai nulla di suo, in quel che egli fa, ma a scoprire, per tutto, l'azione provvida e incessante di chi lo regge e lo guida dal cielo.
===[[Explicit]]===
Mentre con i primi tepori primaverili del '44 la grande tragedia mondiale si avviava, pur per vie così tortuose e così complesse, al suo epilogo indeclinabile, io sentivo sempre più chiarirsi nella mia coscienza quel qualsiasi significato della lotta che la mia generazione, la generazione dell'esodo, aveva dovuto sostenere su più fronti, per mantener fede alla sua vocazione cristiana e sacerdotale e per assolvere nel mondo che si trasformava il suo compito implacabile: preparare gli elementi acconci alla ricostruzione di una nuova coscienza religiosa ed evangelica, senza cui l'avvento dell'universale democrazia sarebbe stato una conquista mutila, esangue e peritura.
Gli eventi acceleravano portentosamente il loro ritmo. Io tendevo l'orecchio ai segni annunciatori della grande palingenesi. Spiavo all'orizzonte il levarsi delle luci che annunciavano le ultime tappe del nostro cammino. E una parola sola mi sgorgava dall'anima: «nunc dimittis servum tuum, Domine!».
Roma, Pasqua del 1944
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Chiesa romana''===
Fra tutte le denominazioni cristiane la [[Chiesa cattolica|chiesa di Roma]] è quella che conta nel mondo il maggior numero di aderenti. E nel medesimo tempo quella che possiede la più salda e coerente struttura dottrinale e la più rigida e vigilata organizzazione disciplinare. In quale misura le due circostanze siano interdipendenti, in quale misura cioè la matura sistemazione del patrimonio concettuale e della gerarchia unitaria abbiano contribuito e contribuiscano tuttora nel cattolicismo all'ampiezza del proselitismo, non è qui il caso di indagare. E non è neppure il caso di domandarsi ora se il numero degli aderenti sia, per una religione costituita, un titolo assoluto di eccellenza (quando Gesù moriva, Dio era forse con la maggioranza?) e se l'azione spirituale, cioè specifica, di una chiesa debba, per definizione, essere raccomandata all'imperio cogente di un sistema astratto e razionale, di una burocrazia meccanica accentratrice.
===''Lo gnosticismo''===
[[Gnosticismo]], per definizione, può dirsi qualsiasi sistema che, pieno di fiducia nelle capacità iniziali della ragione, crede di risolvere i vari problemi dell'essere, con sicurezza e fuori di ogni illuminazione esteriore: la parola γνῶσις<ref>gnósis</ref> è adoperata dai classici come sinonimo di conoscenza. Ma per uso costante, tale designazione ha un ámbito più ristretto, e suole indicare alcune speciali dottrine, fiorite in varie epoche della storia della filosofia, le quali, nate da una compenetrazione bizzarra di [[misticismo]] e [[razionalismo]], si sono chiuse in una terminologia di mistero e in una aristocratica riserbatezza, quasi sdegnando la propaganda minuta dei propri principî fra gli strati inferiori della società: per i [[Scuola pitagorica|pitagorici]] come per [[Platone]], γνῶσις significa una contemplazione superiore dell'[[infinito]]. Per antonomasia poi si suol chiamare gnosticismo una manifestazione di pensiero, strana e a prima vista indecifrabile, che, fra il primo e il terzo secolo del [[cristianesimo]], insidiò la tradizione evangelica, e, prendendo a prestito dal [[Neoplatonismo|neo-platonismo]] alcuni concetti cosmologici e dal cristianesimo altri [[Soteriologia|soteriologici]], soddisfece anch'esso alle tendenze [[Sincretismo|sincretistiche]] di quel periodo storico, e morì sopraffatto dalla corrente meno affinata, ma democratica e sana, del cattolicismo. <!-- (Introduzione) -->
===''Pascal''===
[[Agostino d'Ippona|Agostino]], per quel che di universalmente normativo il suo nome significa, non è nato nel 354, non è morto nel 430. L'esperienza che egli ha drammaticamente vissuto e di cui ha affidato il ricordo alle ''Confessioni'' è stata ed è l'esperienza in cui si risolve, d'istinto, ogni spiritualità consapevole. Il problema al quale, nello spiegamento della polemica con [[Pelagio]], ha imposto una soluzione brutalmente realistica, cui le circostanze storiche propizie hanno conferito eccezionali capacità di realizzazione, è stata ed è il nucleo vitale di ogni etica associata e di ogni religiosità universalistica.
===''Tertulliano''===
Nato a Cartagine da un centurione proconsolare, dal comandante cioè di uno di quei distaccamenti della terza legione che il legato della Numidia inviava agli ordini del proconsole dell'Africa, [[Tertulliano|Quinto Settimio Fiorenzo Tertulliano]] doveva conservare per sempre qualcosa delle immagini e delle consuetudini, sotto la cui impressione si erano sviluppate familiarmente la sua puerizia e la sua adolescenza, anche quando la professione cristiana gli fece apparire il mestiere delle armi incompatibile con il Vangelo. La educazione e l'istruzione che ricevette furono ricercatissime. Ne fan fede l'erudizione letteraria disseminata a piene mani negli scritti, la destrezza dialettica sprizzante da ogni inciso di questi. Naturalmente le prime fonti della sua formazione furono tutte pagane. Il mondo fastoso e rumoroso del circo e del teatro, del foro e delle pubbliche scuole, ebbe in Tertulliano giovane, un frequentatore appassionato.
==Citazioni su Ernesto Buonaiuti==
*Antifascista per i fascisti, anticattolico per i cattolici, anticomunista per i comunisti, Buonaiuti non poteva essere accettato nell'Italia di allora, né lo sarebbe in quella di oggi, sempre impegnata a considerare stravagante e nemico chiunque cerchi di vivere fuori dagli schieramenti, in un pensiero proprio. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*Buonaiuti divenne uno degli esponenti più notevoli del Modernismo italiano, mettendosi in contrasto con le autorità ecclesiastiche che, nel 1921, lo scomunicarono, ribadendo la scomunica nel 1924 e nel 1926. Intorno a lui i cattolici fecero terra bruciata. Ebbe una vita difficile, dolorosa e morì nel 1946 senza riconciliarsi con la Chiesa ma proclamandosene sempre un figlio fedele. Fu certamente una delle figure più straordinarie tra gli intellettuali cattolici del ventesimo secolo, oggi ampiamente rivalutata. ([[Renzo Allegri]])
*Dal gennaio al giugno del 1901, [[Papa Giovanni XXIII|Roncalli]] e Buonaiuti vissero uno accanto all'altro, inseparabili come due fratelli siamesi. Buonaiuti, già erudito e consapevole del proprio valore, era assetato di conoscenze e trascorreva tutto il tempo libero a leggere. Era una mente vulcanica, aperto alle nuove teorie, affascinato dagli studi d'avanguardia, ma anche un animo ispirato, sognatore, mistico, ardente. Leggeva opuscoli legati al Modernismo, il movimento teologico guardato con sospetto dalle autorità ecclesiastiche e che alcuni anni più tardi sarebbe stato definitivamente e inesorabilmente sconfessato da Pio X con l'enciclica ''Pascendi''. ([[Renzo Allegri]])
*Dalle pagine della «Civiltà Cattolica», padre Rosa<ref>Enrico Rosa (1870–1938), gesuita, scrittore e giornalista italiano.</ref> non ristà dall'attaccare ogni scritto, ogni gesto di Ernesto Buonaiuti, la testa forte del movimento {{NDR|modernista}}, uno dei più begl'ingegni che abbia l'Italia, e che le circostanza avverse finiranno di stritolare, non consentendogli di lasciare una traccia che sia proporzionata alla forza del suo ingegno, alla dovizia di tutte le doti che formano i capi: fascino personale come pochissimi ebbero, l'eloquenza più calda ed affascinante, la bella prosa, l'ampissima cultura: quegli che, ove nel 1903 fosse asceso sul soglio pontificio un continuatore di [[Papa Leone XIII|Leone XIII]], avrebbe anche potuto essere il [[John Henry Newman|Newman]] dell'Italia. ([[Arturo Carlo Jemolo]])
*Il dramma di Ernesto Buonaiuti è, prima di tutto, un esempio macroscopico di ciò che hanno dovuto affrontare, in ogni epoca, gli italiani decisi a difendere la propria indipendenza di pensiero dagli schieramenti, dai partiti, dai guelfi, dai ghibellini, dai poteri dominanti. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*L'esponente più rilevante del modernismo nel mondo ecclesiastico italiano fu Ernesto Buonaiuti, profondamente segnato fin dai suoi primi passi da un caratteristico senso di «romanità» che doveva accompagnarlo tutta la vita. Dopo un primo giovanile interesse per i temi del rinnovamento sociale, in un'ottica tuttavia non priva di venature utopiche, egli esprimeva in modo sempre più esplicito la sua convinzione della necessità di un rinnovamento soprattutto religioso nella prospettiva dell'attesa del Regno di Dio. ([[Agostino Giovagnoli]])
*La formazione del Buonaiuti era stata dominata da un netto orientamento antintellettualistico, che lo aveva portato al rifiuto della Scolastica e a guardare invece con simpatia e interesse alle nuove tendenze apologetiche ispirate alla filosofia dell'azione e allo stesso pragmatismo di William James diffuso in quegli anni in Italia. D'altro canto, dallo studio dell'opera del Loisy<ref>Alfred Loisy (1857–1940), biblista e storico francese, il più famoso dei modernisti.</ref> e da un incontro con l'esegeta francese, che ebbe nell'estate del 1906, Buonaiuti aveva tratto la ferma convinzione dell'importanza dominante, per l'interpretazione del messaggio cristiano, dell'aspetto escatologico [...]. Sulla base di questi presupposti Buonaiuti tenterà, nel clima delle polemiche suscitate dall'enciclica ''Pascendi''<ref>''Pascendi Dominici gregis'' enciclica di Pio X, pubblicata nel 1907.</ref>, una delle più originali e sconcertanti sintesi del cristianesimo con le affermazioni del socialismo moderno. ([[Pietro Scoppola]])
*La produzione di Buonaiuti è ampia e abbondante. Ingegno versatile, studioso appassionato tanto da considerare la sua attività universitaria come una missione, forse non sempre persuasivo sotto il profilo del rigore scientifico, Buonaiuti sul piano culturale ha dato soprattutto un contributo alla conoscenza della storia del cristianesimo, e in particolare di quello medievale. A proposito della spiritualità medievale francescana e specificamente di Gioacchino da Fiore, egli ha potuto far emergere la sua peculiare visione del cristianesimo mettendone in luce la prospettiva escatologica, a suo avviso fondamentale. ([[Agostino Giovagnoli]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutigiansenio/mode/1up Giansenio]'', Edizioni Athena, Milano, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiuticristianesimonellafrica/mode/1up Il cristianesimo nell'Africa romana]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutilachiesaromana/mode/1up La Chiesa romana]'', Gilardi e Noto, Milano, 1933<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/lognosticismost00buongoog Lo gnosticismo <small>Storia di antiche lotte religiose</small>]'', Libreria Editrice Francesco Ferrari, Roma, 1907.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutiluterolariforma/mode/1up Lutero e la Riforma in Germania]'', Editrice «Faro», Roma, 1945<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/BuonaiutiPascal Pascal]'', Edizioni Athena, Milano, 1927.
*Ernesto Buonaiuti, ''Pellegrino di Roma: la generazione dell'esodo'', Alberto Gaffi editore in Roma, 1945.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutitertulliano/mode/1up Tertulliano]'', Edizioni Athena, Milano, 1926.
==Altri progetti==
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'''Ernesto Buonaiuti''' (1881 – 1946), presbitero, accademico, storico e teologo italiano.
==Citazioni di Ernesto Buonaiuti==
*[...] chi voglia, in rapide linee, circoscrivere la posizione di [[Tommaso d'Aquino|San Tommaso]] nella traiettoria del pensiero cattolico; chi miri a scoprire nella sua essenza più intima, la originale sagoma del pensatore e del mistico, che la chiesa Romana ha proclamato antesignano e realizzatore perfetto della sua migliore apologetica; non deve tanto riprodurre pedissequamente il ciclo delle sue catene argomentative, deve piuttosto indagare le posizioni nelle quali la sua intelligenza formidabile e la sua fede hanno compiuto l'innesto della metafisica aristotelica sulla rivelazione neotestamentaria. Perché appunto S. Tommaso sta a segnare nella storia del pensiero religioso una data di un'importanza che non è possibile esagerare, per il fatto che in lui ragione e fede hanno celebrato un connubio la cui fecondità è pari alla sua profonda ed integrale compenetrazione.<ref>Da ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924, pp. 22-23.</ref>
*Il carattere distintivo del modernismo fu la stessa indeterminatezza del suo programma. Esso non investì un punto particolare della disciplina ufficiale.<ref>Da ''Storia del cristianesimo'', III, p. 618</ref>
*Il [[Cristianesimo]] è l'unica democrazia possibile; perché in nessun'altra forma di vita religiosa, come in nessun'altra visione filosofica della vita, l'aggregato umano, il senso della solidarietà universale, la coscienza dell'unica famiglia del mondo hanno, come nel Cristianesimo, altrettanto rilievo e altrettanto inconsumabile peso.<ref>Da una lettera; citato in Giulio Andreotti, ''I quattro del Gesù'', Rizzoli, 1999, p. 24</ref>
*Le caratteristiche più appariscenti del pensiero cristiano, quale esce, nel medio evo latino [[Scolastica|prescolastico]], dalla grande sistemazione [[Agostino d'Ippona|agostiniana]], possono essere condensate in un brevissimo sistema. Vi manca innanzi tutto una distinzione formale fra il dominio della filosofia e quello della teologia, fra l'ordine delle verità razionali e quello delle verità rivelate. Di rimbalzo è implicitamente cancellata la separazione fra la natura e la grazia, fra la zona in cui si esercitano le insite capacità dell'essere razionale e la sfera misteriosa delle comunicazioni carismatiche.<ref>Da ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924, p. 10.</ref>
*[...], lo [[spiritualismo]] è l'unica visione razionale del mondo che dia ragione dei fatti centrali della vita individuale ed associata. Ogni sistema che non sia una pseudofilosofica impugnazione delle leggi disciplinanti il pensiero, si può ricondurre, dialetticamente, allo spiritualismo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/buonaiutiapologiadellospiritualismo/mode/1up/ Apologia dello spiritualismo]'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, pp. 12-13.</ref>
*[...] sarebbe un errore grossolano e una illusione anacronistica immaginarsi che fra [[aristotelismo]] e [[cristianesimo]] sussistessero delle armonie prestabilite e che quindi l'adattamento dell'uno ai postulati dell'altro potesse effettuarsi con disinvolta facilità e senza acri e laboriosi contrasti. Sta di fatto invece che le teorie di [[Aristotele]] avevano impresso al pensiero umano un orientamento e presupponevano postulati intrinsecamente antitetici agli insegnamenti della religione cristiana. Alcuni principi della metodica aristotelica come alcune asserzioni del sistema a proposito di Dio e dell'anima appaiono in contrasto insanabile con le asserzioni più perentorie dell'insegnamento cristiano.<ref>Da ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924, pp. 13-14.</ref>
*[...] si può legittimamente asserire, quasi assiomaticamente, che anche i sistemi antispiritualistici sono indotti, loro malgrado, in virtù dei loro stessi presupposti e a norma dei loro procedimenti, a prestar implicito omaggio allo spiritualismo e a recare involontario contributo e spontaneo sostegno alla sua validità. Lo spirito è la verità ed il bene. E come il vero ed il buono, esso è, sotto la stretta di una esigenza insopprimibile, riconosciuto ed ammesso anche da coloro che lo negano.<ref>Da ''Apologia dello spiritualismo'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, p. 56.</ref>
*Una delle idee cardinali, giustissima, intorno a cui si muovono le concezioni del [[Mario Missiroli|Missiroli]], è che il dissidio reale in cui è presa tragicamente l'anima della nostra generazione è quello che si svolge fra la tradizione trascendentalistica del cristianesimo cattolico e la tendenza immanentistica pura della filosofia, nata dalla Rinascita. Il Missiroli è fra i pochissimi scrittori in Italia che questo dissidio han cercato di delineare più efficacemente.<ref>Da ''Fra l'idealismo e la Chiesa: Mario Missiroli'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', sesta serie, volume CCXX, settembre 2022, Direzione della Nuova Antologia, Roma, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1922-09-16_220/page/179/mode/1up p. 179].</ref>
==''Giansenio''==
===[[Incipit]]===
[[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Saint-Beuve]] ha scritto: «Giansenio non ha fatto che provocare una sommossa in grembo al cristianesimo. Descartes invece ha scatenato una rivoluzione universale».<br>Il verdetto è ingiusto, e, anche se il qualificatore suona iconoclasta, inintelligente. Ingiusto: perché lo storico, se vuole sentenziare a norma di equità, non può istituire mai valutazioni comparative su sistemi di pensiero sbocciati nel medesimo tempo, assumendo come criterio e canone l'entità del rispettivo successo esteriore. Inintelligente: perché in tanto Cartesio ha provocato una rivoluzione, in quanto lo spirito del tempo ha isolato, ''per fas et nefas''. il fuoco della sommossa giansenistica. <!-- (cap. I, La vita, p. 5) -->
===Citazioni===
*Le vecchie edizioni all'''Augustinus''<ref>Opera principale di Giansenio sul rapporto fra grazia divina e libertà umana.</ref> danno il profilo scarno ed aristocratico di Giansenio: fronte ampia e prominente, occhiaie profonde, naso aquilino, gote infossate, labbra serrate, danno l'impressione di una squisitissima sensibilità e di un diuturno tirocinio di auto-disciplina. Questo figlio di contadini, alla cui intelligenza precocissima erano state di così aspro impedimento le condizioni familiari da costringerlo a interrompere una volta gli studi per andare a procacciarsi da vivere in una officina da falegname, aveva bene sperimentato le amare e stupefacenti ingiustizie di cui s'intesse la vita. (pp. 17-18)
*[[Giansenio]] era fatto per completare e mitigare le unilateralità e le malaccortezze pratiche del suo troppo ardente temperamento. Uomo di studio e di riflessione, scrittore forbito ed efficace, pur attraverso le ridondanze della sua squisita formazione letteraria, il teologo fiammingo poteva portare al programma della rinascita cristiana l'appannaggio di una scrupolosa erudizione patristica. (p. 20)
*La sostanza del [[pelagianesimo]] come del [[Compagnia di Gesù|gesuitismo]], per quanto l'asserzione possa apparire paradossale, è della nuda e semplice speculazione etica pitagorica, stoica, aristotelica. Per cui appare compiutamente vero dei pelagiani quel che una volta [[Tertulliano]] affermò degli eretici in generale: «patriarchi degli eretici, i filosofi». Di fatto, alla base della predicazione pelagiana sussiste il postulato che all'uomo sia consentito di raggiungere lo stato dell'assoluta perfetta giustizia, fino alla impeccabile impassibilità. (p. 32)
*Come la vecchia filosofia, il pelagianesimo, terribile contraffazione del cristianesimo, è una mostruosa esplosione di albagia. Che esso sia stato possibile dopo la rivelazione del vangelo, costituisce la prova lampante che un terribile cancro è alle radici stesse della spiritualità umana, che l'elemento titanico non è nell'uomo in un piano distinto da quello dionisiaco, ma che più tosto lo ha invaso nel suo dominio e lo ha avvelenato alle sue scaturigini. (pp. 34-35)
*Per il fatto stesso della sua esistenza il pelagianesimo s'inscrive in falso contro sé medesimo; perché, nella sua essenza e nei suoi connotati, esso costituisce la riprova apodittica della perversione organica e funzionale dell'uomo.<br>Che cosa è esso infatti se non vanità e frode? se non adulazione e viltà? se non acquiescenza e neghittosità? (p. 35)
*Psicologo perspicace e moralista squisito, Giansenio getta lo scandaglio della sua analisi sensibilissima negli strati più profondi e più {{sic|impervii}} del sentimento e della passione. La sua dottrina della colpa e del riscatto è una fedele proiezione e descrizione dei dati elementari della spiritualità umana in azione. (p. 40)
==''Il cristianesimo nell'Africa romana''==
===[[Incipit]]===
Come molte altre chiese dell'Occidente mediterraneo, anche quella africana in genere, e quella cartaginese in specie accampano pretese ad una origine apostolica: sebbene con minore lusso di particolari leggendari. Annalisti arabi e storici bizantini, registrando tradizioni locali affidate ancora a caratteristiche peculiarità toponomastiche, attribuiscono all'apostolo Filippo l'evangelizzazione della Tripolitania e della Tunisia, a Simone di Cana quella della Cirenaica. Non è da fare gran caso di così tarde e contaminate testimonianze.<br>Le prime memorie sicure del cristianesimo africano sono riconoscibili nel racconto ufficiale di alcune scene di persecuzione e di martirio, col quale la letteratura latina della nuova religione registra solennemente il proprio ingresso nella piena luce della storia.
===Citazioni===
*Per parecchi decenni, [...], il [[donatismo]] fu opposizione politica, rivalità religiosa, atteggiamento pratico, anziché posizione teorica e sistema astratto. Gli ortodossi non ebbero, neppure, né voglia né agio di confutarlo metodicamente. Lo osteggiava per essi, il potere politico, che essi non si stancavano però petulantemente di chiamare al soccorso. (parte seconda, cap. V, p. 322)
*Se il donatismo è in continuità diretta col cristianesimo precostantiniano, non deve immaginarsi di rappresentare per questo l'unica chiesa. La chiesa del Cristo ha le promesse della universalità, mentre la chiesa donatistica non ha valicato i confini etnici e territoriali dell'Africa. Ed oltre a ciò, dopo un periodo eroico di confessioni e di martirio, la chiesa donatistica, specialmente nel periodo delle sollevazioni maure, è venuta contraendo le medesime macchie deturpanti, che essa scopre nella comunità ufficiale. (parte seconda, cap. V, p. 336)
==''Lutero e la Riforma in Germania''==
===[[Incipit]]===
Di un movimento che ebbe la prima occasione al suo divampare nell'insegnamento innovatore di un monaco, fedifrago alla sua vocazione e ribelle alla sua chiesa, sarà impossibile cogliere l'orientamento fondamentale e il presupposto normativo, se non si saranno in antecedenza esplorate le ragioni spirituali e i coefficienti impalpabili, che determinarono l'evoluzione del suo corifeo. D'altro canto sarà molto malagevole raffigurarsi i motivi e fissare i momenti salienti della lenta elaborazione psichica, attraverso cui quegli che aveva chiesto al chiostro i sussidi proporzionati al suo inquieto desiderio di perfezione divenne il banditore della crociata antiascetica, se non si sarà in anticipo ricercata la scaturigine della sua chiamata religiosa e non si saranno andate a cercare, negli anni della più tenera adolescenza, le possibili remote predisposizioni alla subita decisione del 1505<ref>Nel 1505, a ventidue anni, entrò nel convento agostiniano di Erfurt.</ref> <!-- (cap. I, p. 1) -->
===Citazioni===
*[[Ernst Troeltsch|Ernesto Troeltsch]], ponendo a raffronto le concezioni sociali delle varie denominazioni cristiane, ha definito la posizione spirituale di [[Martin Lutero|Lutero]] come quella di una ''innerweltliche Askese'', di un'ascesi mescolata ed immanente al mondo. L'attitudine di Lutero, egli osserva, è ascetica, in quanto il mondo non costituisce per lui un insieme di valori assoluti, bensì un insieme di valori puramente negativi, per se stessi, poiché valori veri possono riscontrarsi soltanto nei mezzi della nostra ricongiunzione con Dio. (cap. III, p. 116)
*L'esperienza personale di Lutero, che considera le opere buone come il risultato automatico dello spirito umano trasfigurato dai meriti del Cristo, rappresenta in pratica un annullamento della morale associata, che è tutta per definizione basata sul codice positivo del bene e sul presupposto della capacità responsabile umana di tradurlo in atto. (cap. III, p. 192)
*[...] [[Ulrico Zwingli|Zwingli]] riuscì a guadagnarsi con la sua predicazione una efficienza morale e pedagogica imponente. Sapiente ed accorto, egli riesce, senza rumorose opposizioni e senza scalpore, a introdurre nel suo cantone le medesime innovazioni per le quali Lutero aveva scatenato così violento uragano in Germania. La costituzione democratica del paese lo aiuta e lo seconda potentemente nella bisogna. (cap. III, p. 195)
*Anche per Zwingli il problema centrale nella religiosità cristiana è quello della [[Salvezza (religione)|salvezza]]. Ma in lui nulla di mistico e di psicologicamente contorto. Il suo atteggiamento rappresenta il riflesso pratico e logico del suo pensiero, la tradizione reale di una filosofia. (cap. III, p. 196)
*Nella storia delle controversie religiose in seno alla tradizione cristiana, le polemiche [[Eucaristia|eucaristiche]] son quelle che hanno suscitato più pronte e sensibili risonanze sociali. Il mistero eucaristico ha cosi sottili addentellati con la vita federata della comunità religiosa che ogni reale o presunta impugnazione dal suo realistico valore ha fatto fremere sempre le più intime fibre dell'organismo ecclesiastico. (cap. III, pp. 199-200)
*Zwingli insegnava che la cena del Signore non è una iterazione all'indefinito del sacrificio in cui si è immolato il Cristo sulla croce, bensì una commemorazione di questo sacrificio, offerto una volta per sempre. Gli elementi eucaristici pertanto non celano un Cristo, nuovamente offerto, bensì vogliono essere i segni simbolici del corpo e del sangue del Cristo, immolato sul Calvario. (cap. III, p. 204)
*Insistendo così calorosamente sulle opere della personale santificazione e della scambievole edificazione, il [[pietismo]] non era eccessivamente fedele alle concezioni antropologiche ed etiche del vangelo luterano. Ma l'intuizione oscura della impossibilità ormai constatata di salvare l'etica associata della umanità credente sul fragile presupposto della rinascita nella fede e della giustificazione nell'adesione intima al Cristo, induceva gli spiriti a rafforzare e ad esaltare la pratica della pietà personale, come unico baluardo resistente al dilagare della mondanità e della profanità nel recinto della Chiesa costituita. (cap. VI, p. 342)
*Il pietismo in realtà non era altro che la espressione esasperata del dissidio, acuto ed implacabile, che la Chiesa evangelica portava nel proprio grembo, fra l'extraeticità del suo dogma soteriologico e le esigenze concrete della sua organizzazione disciplinare. Esso proclamava di non voler intaccare o depauperare in alcun modo la costruzione dell'edificio teologico. Ma di fatto il bisogno irrefrenabile di rivalorizzare tutte quelle forme esteriori della pietà che l'insurrezione antiromana di Lutero aveva logicamente deprezzato e infirmato, lo induceva ad alterare sostanzialmente le norme concrete e la prassi quotidiana della religiosità riformata. (cap. VI, pp. 342-343)
*[...] manca completamente al vecchio spirito [[Germania|teutonico]] un concetto, che è basilare nella nostra tradizione mediterranea, il concetto cioè del peccato, sia esso inteso nel valore biblico di macchia contaminante e ripugnante, che deforma la nostra figura morale, sia esso inteso nel senso ellenico di deviazione dalla {{sic|mèta}} prefissata, di allontanamento dalla retta via, per deficienza di cognizione. (cap. VII, p. 385)
*La forza del tedesco è di mettersi al servizio del suo destino tribale affrontando imperturbabilmente il sacrificio e la morte. (cap. VII, p. 387)
===[[Explicit]]===
Lo scatenamento bellico {{NDR|della Germania}} non è stato che l'ultimo risultato di un ripullulare delle vecchie caratteristiche della razza, già embrionalmente delineatosi, così nella fede della Riforma luterana, come nelle forme tipiche della cultura idealistica tedesca.<br>Sulla scorta di etnografi e di germanisti dell'epoca nazista, oggi è stato possibile far risaltare la continuità palese e riconoscibile fra i lontani istinti primordiali della razza germanica e l'attuale comportamento tedesco, al cospetto del mondo e della civiltà universale.
==''Pellegrino di Roma''==
===[[Incipit]]===
Con uno di quei suoi [[paradossi dai libri|paradossi]], così prodigiosamente aderenti alla realtà della vita umana, che il razionalismo e l'illuminismo non comprenderanno giammai, il Vangelo impone la contraddittoria consegna: tendere fino allo spasimo l'arco delle proprie energie, per servire la legge di Dio, e in pari tempo prostrarsi nella polvere, per riconoscere, al cospetto del Padre, che ogni servizio prestatogli è risibile e vano.
Realizzando fino all'assurdo, un vecchio precetto della filosofia eraclitea, secondo cui bisogna superare temerariamente la testimonianza degli occhi e degli orecchi per uscire dalle tenebre della barbarie, Gesù ha inculcato di non riconoscere per Padre chi ci ha generato nella carne, perché anche lì gli occhi e le orecchie sono testimoni fallaci. Noi non abbiamo che un Padre, quello che è nei cieli.
Il [[cristiano (religione)|cristiano]] che aspiri a non demeritar troppo questa tremenda qualifica deve accostumarsi a non ritenere mai nulla di suo, in quel che egli fa, ma a scoprire, per tutto, l'azione provvida e incessante di chi lo regge e lo guida dal cielo.
===[[Explicit]]===
Mentre con i primi tepori primaverili del '44 la grande tragedia mondiale si avviava, pur per vie così tortuose e così complesse, al suo epilogo indeclinabile, io sentivo sempre più chiarirsi nella mia coscienza quel qualsiasi significato della lotta che la mia generazione, la generazione dell'esodo, aveva dovuto sostenere su più fronti, per mantener fede alla sua vocazione cristiana e sacerdotale e per assolvere nel mondo che si trasformava il suo compito implacabile: preparare gli elementi acconci alla ricostruzione di una nuova coscienza religiosa ed evangelica, senza cui l'avvento dell'universale democrazia sarebbe stato una conquista mutila, esangue e peritura.
Gli eventi acceleravano portentosamente il loro ritmo. Io tendevo l'orecchio ai segni annunciatori della grande palingenesi. Spiavo all'orizzonte il levarsi delle luci che annunciavano le ultime tappe del nostro cammino. E una parola sola mi sgorgava dall'anima: «nunc dimittis servum tuum, Domine!».
Roma, Pasqua del 1944
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Chiesa romana''===
Fra tutte le denominazioni cristiane la [[Chiesa cattolica|chiesa di Roma]] è quella che conta nel mondo il maggior numero di aderenti. E nel medesimo tempo quella che possiede la più salda e coerente struttura dottrinale e la più rigida e vigilata organizzazione disciplinare. In quale misura le due circostanze siano interdipendenti, in quale misura cioè la matura sistemazione del patrimonio concettuale e della gerarchia unitaria abbiano contribuito e contribuiscano tuttora nel cattolicismo all'ampiezza del proselitismo, non è qui il caso di indagare. E non è neppure il caso di domandarsi ora se il numero degli aderenti sia, per una religione costituita, un titolo assoluto di eccellenza (quando Gesù moriva, Dio era forse con la maggioranza?) e se l'azione spirituale, cioè specifica, di una chiesa debba, per definizione, essere raccomandata all'imperio cogente di un sistema astratto e razionale, di una burocrazia meccanica accentratrice.
===''Lo gnosticismo''===
[[Gnosticismo]], per definizione, può dirsi qualsiasi sistema che, pieno di fiducia nelle capacità iniziali della ragione, crede di risolvere i vari problemi dell'essere, con sicurezza e fuori di ogni illuminazione esteriore: la parola γνῶσις<ref>gnósis</ref> è adoperata dai classici come sinonimo di conoscenza. Ma per uso costante, tale designazione ha un ámbito più ristretto, e suole indicare alcune speciali dottrine, fiorite in varie epoche della storia della filosofia, le quali, nate da una compenetrazione bizzarra di [[misticismo]] e [[razionalismo]], si sono chiuse in una terminologia di mistero e in una aristocratica riserbatezza, quasi sdegnando la propaganda minuta dei propri principî fra gli strati inferiori della società: per i [[Scuola pitagorica|pitagorici]] come per [[Platone]], γνῶσις significa una contemplazione superiore dell'[[infinito]]. Per antonomasia poi si suol chiamare gnosticismo una manifestazione di pensiero, strana e a prima vista indecifrabile, che, fra il primo e il terzo secolo del [[cristianesimo]], insidiò la tradizione evangelica, e, prendendo a prestito dal [[Neoplatonismo|neo-platonismo]] alcuni concetti cosmologici e dal cristianesimo altri [[Soteriologia|soteriologici]], soddisfece anch'esso alle tendenze [[Sincretismo|sincretistiche]] di quel periodo storico, e morì sopraffatto dalla corrente meno affinata, ma democratica e sana, del cattolicismo. <!-- (Introduzione) -->
===''Pascal''===
[[Agostino d'Ippona|Agostino]], per quel che di universalmente normativo il suo nome significa, non è nato nel 354, non è morto nel 430. L'esperienza che egli ha drammaticamente vissuto e di cui ha affidato il ricordo alle ''Confessioni'' è stata ed è l'esperienza in cui si risolve, d'istinto, ogni spiritualità consapevole. Il problema al quale, nello spiegamento della polemica con [[Pelagio]], ha imposto una soluzione brutalmente realistica, cui le circostanze storiche propizie hanno conferito eccezionali capacità di realizzazione, è stata ed è il nucleo vitale di ogni etica associata e di ogni religiosità universalistica.
===''Tertulliano''===
Nato a Cartagine da un centurione proconsolare, dal comandante cioè di uno di quei distaccamenti della terza legione che il legato della Numidia inviava agli ordini del proconsole dell'Africa, [[Tertulliano|Quinto Settimio Fiorenzo Tertulliano]] doveva conservare per sempre qualcosa delle immagini e delle consuetudini, sotto la cui impressione si erano sviluppate familiarmente la sua puerizia e la sua adolescenza, anche quando la professione cristiana gli fece apparire il mestiere delle armi incompatibile con il Vangelo. La educazione e l'istruzione che ricevette furono ricercatissime. Ne fan fede l'erudizione letteraria disseminata a piene mani negli scritti, la destrezza dialettica sprizzante da ogni inciso di questi. Naturalmente le prime fonti della sua formazione furono tutte pagane. Il mondo fastoso e rumoroso del circo e del teatro, del foro e delle pubbliche scuole, ebbe in Tertulliano giovane, un frequentatore appassionato.
==Citazioni su Ernesto Buonaiuti==
*Antifascista per i fascisti, anticattolico per i cattolici, anticomunista per i comunisti, Buonaiuti non poteva essere accettato nell'Italia di allora, né lo sarebbe in quella di oggi, sempre impegnata a considerare stravagante e nemico chiunque cerchi di vivere fuori dagli schieramenti, in un pensiero proprio. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*Buonaiuti divenne uno degli esponenti più notevoli del Modernismo italiano, mettendosi in contrasto con le autorità ecclesiastiche che, nel 1921, lo scomunicarono, ribadendo la scomunica nel 1924 e nel 1926. Intorno a lui i cattolici fecero terra bruciata. Ebbe una vita difficile, dolorosa e morì nel 1946 senza riconciliarsi con la Chiesa ma proclamandosene sempre un figlio fedele. Fu certamente una delle figure più straordinarie tra gli intellettuali cattolici del ventesimo secolo, oggi ampiamente rivalutata. ([[Renzo Allegri]])
*Dal gennaio al giugno del 1901, [[Papa Giovanni XXIII|Roncalli]] e Buonaiuti vissero uno accanto all'altro, inseparabili come due fratelli siamesi. Buonaiuti, già erudito e consapevole del proprio valore, era assetato di conoscenze e trascorreva tutto il tempo libero a leggere. Era una mente vulcanica, aperto alle nuove teorie, affascinato dagli studi d'avanguardia, ma anche un animo ispirato, sognatore, mistico, ardente. Leggeva opuscoli legati al Modernismo, il movimento teologico guardato con sospetto dalle autorità ecclesiastiche e che alcuni anni più tardi sarebbe stato definitivamente e inesorabilmente sconfessato da Pio X con l'enciclica ''Pascendi''. ([[Renzo Allegri]])
*Dalle pagine della «Civiltà Cattolica», padre Rosa<ref>Enrico Rosa (1870–1938), gesuita, scrittore e giornalista italiano.</ref> non ristà dall'attaccare ogni scritto, ogni gesto di Ernesto Buonaiuti, la testa forte del movimento {{NDR|modernista}}, uno dei più begl'ingegni che abbia l'Italia, e che le circostanza avverse finiranno di stritolare, non consentendogli di lasciare una traccia che sia proporzionata alla forza del suo ingegno, alla dovizia di tutte le doti che formano i capi: fascino personale come pochissimi ebbero, l'eloquenza più calda ed affascinante, la bella prosa, l'ampissima cultura: quegli che, ove nel 1903 fosse asceso sul soglio pontificio un continuatore di [[Papa Leone XIII|Leone XIII]], avrebbe anche potuto essere il [[John Henry Newman|Newman]] dell'Italia. ([[Arturo Carlo Jemolo]])
*Il dramma di Ernesto Buonaiuti è, prima di tutto, un esempio macroscopico di ciò che hanno dovuto affrontare, in ogni epoca, gli italiani decisi a difendere la propria indipendenza di pensiero dagli schieramenti, dai partiti, dai guelfi, dai ghibellini, dai poteri dominanti. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*L'esponente più rilevante del modernismo nel mondo ecclesiastico italiano fu Ernesto Buonaiuti, profondamente segnato fin dai suoi primi passi da un caratteristico senso di «romanità» che doveva accompagnarlo tutta la vita. Dopo un primo giovanile interesse per i temi del rinnovamento sociale, in un'ottica tuttavia non priva di venature utopiche, egli esprimeva in modo sempre più esplicito la sua convinzione della necessità di un rinnovamento soprattutto religioso nella prospettiva dell'attesa del Regno di Dio. ([[Agostino Giovagnoli]])
*La formazione del Buonaiuti era stata dominata da un netto orientamento antintellettualistico, che lo aveva portato al rifiuto della Scolastica e a guardare invece con simpatia e interesse alle nuove tendenze apologetiche ispirate alla filosofia dell'azione e allo stesso pragmatismo di William James diffuso in quegli anni in Italia. D'altro canto, dallo studio dell'opera del Loisy<ref>Alfred Loisy (1857–1940), biblista e storico francese, il più famoso dei modernisti.</ref> e da un incontro con l'esegeta francese, che ebbe nell'estate del 1906, Buonaiuti aveva tratto la ferma convinzione dell'importanza dominante, per l'interpretazione del messaggio cristiano, dell'aspetto escatologico [...]. Sulla base di questi presupposti Buonaiuti tenterà, nel clima delle polemiche suscitate dall'enciclica ''Pascendi''<ref>''Pascendi Dominici gregis'' enciclica di Pio X, pubblicata nel 1907.</ref>, una delle più originali e sconcertanti sintesi del cristianesimo con le affermazioni del socialismo moderno. ([[Pietro Scoppola]])
*La produzione di Buonaiuti è ampia e abbondante. Ingegno versatile, studioso appassionato tanto da considerare la sua attività universitaria come una missione, forse non sempre persuasivo sotto il profilo del rigore scientifico, Buonaiuti sul piano culturale ha dato soprattutto un contributo alla conoscenza della storia del cristianesimo, e in particolare di quello medievale. A proposito della spiritualità medievale francescana e specificamente di Gioacchino da Fiore, egli ha potuto far emergere la sua peculiare visione del cristianesimo mettendone in luce la prospettiva escatologica, a suo avviso fondamentale. ([[Agostino Giovagnoli]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutigiansenio/mode/1up Giansenio]'', Edizioni Athena, Milano, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiuticristianesimonellafrica/mode/1up Il cristianesimo nell'Africa romana]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutilachiesaromana/mode/1up La Chiesa romana]'', Gilardi e Noto, Milano, 1933<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/lognosticismost00buongoog Lo gnosticismo <small>Storia di antiche lotte religiose</small>]'', Libreria Editrice Francesco Ferrari, Roma, 1907.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutiluterolariforma/mode/1up Lutero e la Riforma in Germania]'', Editrice «Faro», Roma, 1945<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/BuonaiutiPascal Pascal]'', Edizioni Athena, Milano, 1927.
*Ernesto Buonaiuti, ''Pellegrino di Roma: la generazione dell'esodo'', Alberto Gaffi editore in Roma, 1945.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutitertulliano/mode/1up Tertulliano]'', Edizioni Athena, Milano, 1926.
==Altri progetti==
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'''Ernesto Buonaiuti''' (1881 – 1946), presbitero, accademico, storico e teologo italiano.
==Citazioni di Ernesto Buonaiuti==
*Il carattere distintivo del modernismo fu la stessa indeterminatezza del suo programma. Esso non investì un punto particolare della disciplina ufficiale.<ref>Da ''Storia del cristianesimo'', III, p. 618</ref>
*Il [[Cristianesimo]] è l'unica democrazia possibile; perché in nessun'altra forma di vita religiosa, come in nessun'altra visione filosofica della vita, l'aggregato umano, il senso della solidarietà universale, la coscienza dell'unica famiglia del mondo hanno, come nel Cristianesimo, altrettanto rilievo e altrettanto inconsumabile peso.<ref>Da una lettera; citato in Giulio Andreotti, ''I quattro del Gesù'', Rizzoli, 1999, p. 24</ref>
*[...], lo [[spiritualismo]] è l'unica visione razionale del mondo che dia ragione dei fatti centrali della vita individuale ed associata. Ogni sistema che non sia una pseudofilosofica impugnazione delle leggi disciplinanti il pensiero, si può ricondurre, dialetticamente, allo spiritualismo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/buonaiutiapologiadellospiritualismo/mode/1up/ Apologia dello spiritualismo]'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, pp. 12-13.</ref>
*[...] si può legittimamente asserire, quasi assiomaticamente, che anche i sistemi antispiritualistici sono indotti, loro malgrado, in virtù dei loro stessi presupposti e a norma dei loro procedimenti, a prestar implicito omaggio allo spiritualismo e a recare involontario contributo e spontaneo sostegno alla sua validità. Lo spirito è la verità ed il bene. E come il vero ed il buono, esso è, sotto la stretta di una esigenza insopprimibile, riconosciuto ed ammesso anche da coloro che lo negano.<ref>Da ''Apologia dello spiritualismo'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, p. 56.</ref>
*Una delle idee cardinali, giustissima, intorno a cui si muovono le concezioni del [[Mario Missiroli|Missiroli]], è che il dissidio reale in cui è presa tragicamente l'anima della nostra generazione è quello che si svolge fra la tradizione trascendentalistica del cristianesimo cattolico e la tendenza immanentistica pura della filosofia, nata dalla Rinascita. Il Missiroli è fra i pochissimi scrittori in Italia che questo dissidio han cercato di delineare più efficacemente.<ref>Da ''Fra l'idealismo e la Chiesa: Mario Missiroli'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', sesta serie, volume CCXX, settembre 2022, Direzione della Nuova Antologia, Roma, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1922-09-16_220/page/179/mode/1up p. 179].</ref>
==''Giansenio''==
===[[Incipit]]===
[[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Saint-Beuve]] ha scritto: «Giansenio non ha fatto che provocare una sommossa in grembo al cristianesimo. Descartes invece ha scatenato una rivoluzione universale».<br>Il verdetto è ingiusto, e, anche se il qualificatore suona iconoclasta, inintelligente. Ingiusto: perché lo storico, se vuole sentenziare a norma di equità, non può istituire mai valutazioni comparative su sistemi di pensiero sbocciati nel medesimo tempo, assumendo come criterio e canone l'entità del rispettivo successo esteriore. Inintelligente: perché in tanto Cartesio ha provocato una rivoluzione, in quanto lo spirito del tempo ha isolato, ''per fas et nefas''. il fuoco della sommossa giansenistica. <!-- (cap. I, La vita, p. 5) -->
===Citazioni===
*Le vecchie edizioni all'''Augustinus''<ref>Opera principale di Giansenio sul rapporto fra grazia divina e libertà umana.</ref> danno il profilo scarno ed aristocratico di Giansenio: fronte ampia e prominente, occhiaie profonde, naso aquilino, gote infossate, labbra serrate, danno l'impressione di una squisitissima sensibilità e di un diuturno tirocinio di auto-disciplina. Questo figlio di contadini, alla cui intelligenza precocissima erano state di così aspro impedimento le condizioni familiari da costringerlo a interrompere una volta gli studi per andare a procacciarsi da vivere in una officina da falegname, aveva bene sperimentato le amare e stupefacenti ingiustizie di cui s'intesse la vita. (pp. 17-18)
*[[Giansenio]] era fatto per completare e mitigare le unilateralità e le malaccortezze pratiche del suo troppo ardente temperamento. Uomo di studio e di riflessione, scrittore forbito ed efficace, pur attraverso le ridondanze della sua squisita formazione letteraria, il teologo fiammingo poteva portare al programma della rinascita cristiana l'appannaggio di una scrupolosa erudizione patristica. (p. 20)
*La sostanza del [[pelagianesimo]] come del [[Compagnia di Gesù|gesuitismo]], per quanto l'asserzione possa apparire paradossale, è della nuda e semplice speculazione etica pitagorica, stoica, aristotelica. Per cui appare compiutamente vero dei pelagiani quel che una volta [[Tertulliano]] affermò degli eretici in generale: «patriarchi degli eretici, i filosofi». Di fatto, alla base della predicazione pelagiana sussiste il postulato che all'uomo sia consentito di raggiungere lo stato dell'assoluta perfetta giustizia, fino alla impeccabile impassibilità. (p. 32)
*Come la vecchia filosofia, il pelagianesimo, terribile contraffazione del cristianesimo, è una mostruosa esplosione di albagia. Che esso sia stato possibile dopo la rivelazione del vangelo, costituisce la prova lampante che un terribile cancro è alle radici stesse della spiritualità umana, che l'elemento titanico non è nell'uomo in un piano distinto da quello dionisiaco, ma che più tosto lo ha invaso nel suo dominio e lo ha avvelenato alle sue scaturigini. (pp. 34-35)
*Per il fatto stesso della sua esistenza il pelagianesimo s'inscrive in falso contro sé medesimo; perché, nella sua essenza e nei suoi connotati, esso costituisce la riprova apodittica della perversione organica e funzionale dell'uomo.<br>Che cosa è esso infatti se non vanità e frode? se non adulazione e viltà? se non acquiescenza e neghittosità? (p. 35)
*Psicologo perspicace e moralista squisito, Giansenio getta lo scandaglio della sua analisi sensibilissima negli strati più profondi e più {{sic|impervii}} del sentimento e della passione. La sua dottrina della colpa e del riscatto è una fedele proiezione e descrizione dei dati elementari della spiritualità umana in azione. (p. 40)
==''Il cristianesimo nell'Africa romana''==
===[[Incipit]]===
Come molte altre chiese dell'Occidente mediterraneo, anche quella africana in genere, e quella cartaginese in specie accampano pretese ad una origine apostolica: sebbene con minore lusso di particolari leggendari. Annalisti arabi e storici bizantini, registrando tradizioni locali affidate ancora a caratteristiche peculiarità toponomastiche, attribuiscono all'apostolo Filippo l'evangelizzazione della Tripolitania e della Tunisia, a Simone di Cana quella della Cirenaica. Non è da fare gran caso di così tarde e contaminate testimonianze.<br>Le prime memorie sicure del cristianesimo africano sono riconoscibili nel racconto ufficiale di alcune scene di persecuzione e di martirio, col quale la letteratura latina della nuova religione registra solennemente il proprio ingresso nella piena luce della storia.
===Citazioni===
*Per parecchi decenni, [...], il [[donatismo]] fu opposizione politica, rivalità religiosa, atteggiamento pratico, anziché posizione teorica e sistema astratto. Gli ortodossi non ebbero, neppure, né voglia né agio di confutarlo metodicamente. Lo osteggiava per essi, il potere politico, che essi non si stancavano però petulantemente di chiamare al soccorso. (parte seconda, cap. V, p. 322)
*Se il donatismo è in continuità diretta col cristianesimo precostantiniano, non deve immaginarsi di rappresentare per questo l'unica chiesa. La chiesa del Cristo ha le promesse della universalità, mentre la chiesa donatistica non ha valicato i confini etnici e territoriali dell'Africa. Ed oltre a ciò, dopo un periodo eroico di confessioni e di martirio, la chiesa donatistica, specialmente nel periodo delle sollevazioni maure, è venuta contraendo le medesime macchie deturpanti, che essa scopre nella comunità ufficiale. (parte seconda, cap. V, p. 336)
==''Lutero e la Riforma in Germania''==
===[[Incipit]]===
Di un movimento che ebbe la prima occasione al suo divampare nell'insegnamento innovatore di un monaco, fedifrago alla sua vocazione e ribelle alla sua chiesa, sarà impossibile cogliere l'orientamento fondamentale e il presupposto normativo, se non si saranno in antecedenza esplorate le ragioni spirituali e i coefficienti impalpabili, che determinarono l'evoluzione del suo corifeo. D'altro canto sarà molto malagevole raffigurarsi i motivi e fissare i momenti salienti della lenta elaborazione psichica, attraverso cui quegli che aveva chiesto al chiostro i sussidi proporzionati al suo inquieto desiderio di perfezione divenne il banditore della crociata antiascetica, se non si sarà in anticipo ricercata la scaturigine della sua chiamata religiosa e non si saranno andate a cercare, negli anni della più tenera adolescenza, le possibili remote predisposizioni alla subita decisione del 1505<ref>Nel 1505, a ventidue anni, entrò nel convento agostiniano di Erfurt.</ref> <!-- (cap. I, p. 1) -->
===Citazioni===
*[[Ernst Troeltsch|Ernesto Troeltsch]], ponendo a raffronto le concezioni sociali delle varie denominazioni cristiane, ha definito la posizione spirituale di [[Martin Lutero|Lutero]] come quella di una ''innerweltliche Askese'', di un'ascesi mescolata ed immanente al mondo. L'attitudine di Lutero, egli osserva, è ascetica, in quanto il mondo non costituisce per lui un insieme di valori assoluti, bensì un insieme di valori puramente negativi, per se stessi, poiché valori veri possono riscontrarsi soltanto nei mezzi della nostra ricongiunzione con Dio. (cap. III, p. 116)
*L'esperienza personale di Lutero, che considera le opere buone come il risultato automatico dello spirito umano trasfigurato dai meriti del Cristo, rappresenta in pratica un annullamento della morale associata, che è tutta per definizione basata sul codice positivo del bene e sul presupposto della capacità responsabile umana di tradurlo in atto. (cap. III, p. 192)
*[...] [[Ulrico Zwingli|Zwingli]] riuscì a guadagnarsi con la sua predicazione una efficienza morale e pedagogica imponente. Sapiente ed accorto, egli riesce, senza rumorose opposizioni e senza scalpore, a introdurre nel suo cantone le medesime innovazioni per le quali Lutero aveva scatenato così violento uragano in Germania. La costituzione democratica del paese lo aiuta e lo seconda potentemente nella bisogna. (cap. III, p. 195)
*Anche per Zwingli il problema centrale nella religiosità cristiana è quello della [[Salvezza (religione)|salvezza]]. Ma in lui nulla di mistico e di psicologicamente contorto. Il suo atteggiamento rappresenta il riflesso pratico e logico del suo pensiero, la tradizione reale di una filosofia. (cap. III, p. 196)
*Nella storia delle controversie religiose in seno alla tradizione cristiana, le polemiche [[Eucaristia|eucaristiche]] son quelle che hanno suscitato più pronte e sensibili risonanze sociali. Il mistero eucaristico ha cosi sottili addentellati con la vita federata della comunità religiosa che ogni reale o presunta impugnazione dal suo realistico valore ha fatto fremere sempre le più intime fibre dell'organismo ecclesiastico. (cap. III, pp. 199-200)
*Zwingli insegnava che la cena del Signore non è una iterazione all'indefinito del sacrificio in cui si è immolato il Cristo sulla croce, bensì una commemorazione di questo sacrificio, offerto una volta per sempre. Gli elementi eucaristici pertanto non celano un Cristo, nuovamente offerto, bensì vogliono essere i segni simbolici del corpo e del sangue del Cristo, immolato sul Calvario. (cap. III, p. 204)
*Insistendo così calorosamente sulle opere della personale santificazione e della scambievole edificazione, il [[pietismo]] non era eccessivamente fedele alle concezioni antropologiche ed etiche del vangelo luterano. Ma l'intuizione oscura della impossibilità ormai constatata di salvare l'etica associata della umanità credente sul fragile presupposto della rinascita nella fede e della giustificazione nell'adesione intima al Cristo, induceva gli spiriti a rafforzare e ad esaltare la pratica della pietà personale, come unico baluardo resistente al dilagare della mondanità e della profanità nel recinto della Chiesa costituita. (cap. VI, p. 342)
*Il pietismo in realtà non era altro che la espressione esasperata del dissidio, acuto ed implacabile, che la Chiesa evangelica portava nel proprio grembo, fra l'extraeticità del suo dogma soteriologico e le esigenze concrete della sua organizzazione disciplinare. Esso proclamava di non voler intaccare o depauperare in alcun modo la costruzione dell'edificio teologico. Ma di fatto il bisogno irrefrenabile di rivalorizzare tutte quelle forme esteriori della pietà che l'insurrezione antiromana di Lutero aveva logicamente deprezzato e infirmato, lo induceva ad alterare sostanzialmente le norme concrete e la prassi quotidiana della religiosità riformata. (cap. VI, pp. 342-343)
*[...] manca completamente al vecchio spirito [[Germania|teutonico]] un concetto, che è basilare nella nostra tradizione mediterranea, il concetto cioè del peccato, sia esso inteso nel valore biblico di macchia contaminante e ripugnante, che deforma la nostra figura morale, sia esso inteso nel senso ellenico di deviazione dalla {{sic|mèta}} prefissata, di allontanamento dalla retta via, per deficienza di cognizione. (cap. VII, p. 385)
*La forza del tedesco è di mettersi al servizio del suo destino tribale affrontando imperturbabilmente il sacrificio e la morte. (cap. VII, p. 387)
===[[Explicit]]===
Lo scatenamento bellico {{NDR|della Germania}} non è stato che l'ultimo risultato di un ripullulare delle vecchie caratteristiche della razza, già embrionalmente delineatosi, così nella fede della Riforma luterana, come nelle forme tipiche della cultura idealistica tedesca.<br>Sulla scorta di etnografi e di germanisti dell'epoca nazista, oggi è stato possibile far risaltare la continuità palese e riconoscibile fra i lontani istinti primordiali della razza germanica e l'attuale comportamento tedesco, al cospetto del mondo e della civiltà universale.
==''Pellegrino di Roma''==
===[[Incipit]]===
Con uno di quei suoi [[paradossi dai libri|paradossi]], così prodigiosamente aderenti alla realtà della vita umana, che il razionalismo e l'illuminismo non comprenderanno giammai, il Vangelo impone la contraddittoria consegna: tendere fino allo spasimo l'arco delle proprie energie, per servire la legge di Dio, e in pari tempo prostrarsi nella polvere, per riconoscere, al cospetto del Padre, che ogni servizio prestatogli è risibile e vano.
Realizzando fino all'assurdo, un vecchio precetto della filosofia eraclitea, secondo cui bisogna superare temerariamente la testimonianza degli occhi e degli orecchi per uscire dalle tenebre della barbarie, Gesù ha inculcato di non riconoscere per Padre chi ci ha generato nella carne, perché anche lì gli occhi e le orecchie sono testimoni fallaci. Noi non abbiamo che un Padre, quello che è nei cieli.
Il [[cristiano (religione)|cristiano]] che aspiri a non demeritar troppo questa tremenda qualifica deve accostumarsi a non ritenere mai nulla di suo, in quel che egli fa, ma a scoprire, per tutto, l'azione provvida e incessante di chi lo regge e lo guida dal cielo.
===[[Explicit]]===
Mentre con i primi tepori primaverili del '44 la grande tragedia mondiale si avviava, pur per vie così tortuose e così complesse, al suo epilogo indeclinabile, io sentivo sempre più chiarirsi nella mia coscienza quel qualsiasi significato della lotta che la mia generazione, la generazione dell'esodo, aveva dovuto sostenere su più fronti, per mantener fede alla sua vocazione cristiana e sacerdotale e per assolvere nel mondo che si trasformava il suo compito implacabile: preparare gli elementi acconci alla ricostruzione di una nuova coscienza religiosa ed evangelica, senza cui l'avvento dell'universale democrazia sarebbe stato una conquista mutila, esangue e peritura.
Gli eventi acceleravano portentosamente il loro ritmo. Io tendevo l'orecchio ai segni annunciatori della grande palingenesi. Spiavo all'orizzonte il levarsi delle luci che annunciavano le ultime tappe del nostro cammino. E una parola sola mi sgorgava dall'anima: «nunc dimittis servum tuum, Domine!».
Roma, Pasqua del 1944
==''Tommaso d'Aquino''==
*[...] chi voglia, in rapide linee, circoscrivere la posizione di [[Tommaso d'Aquino|San Tommaso]] nella traiettoria del pensiero cattolico; chi miri a scoprire nella sua essenza più intima, la originale sagoma del pensatore e del mistico, che la chiesa Romana ha proclamato antesignano e realizzatore perfetto della sua migliore apologetica; non deve tanto riprodurre pedissequamente il ciclo delle sue catene argomentative, deve piuttosto indagare le posizioni nelle quali la sua intelligenza formidabile e la sua fede hanno compiuto l'innesto della metafisica aristotelica sulla rivelazione neotestamentaria. Perché appunto S. Tommaso sta a segnare nella storia del pensiero religioso una data di un'importanza che non è possibile esagerare, per il fatto che in lui ragione e fede hanno celebrato un connubio la cui fecondità è pari alla sua profonda ed integrale compenetrazione. (pp. 22-23)
*Le caratteristiche più appariscenti del pensiero cristiano, quale esce, nel medio evo latino [[Scolastica|prescolastico]], dalla grande sistemazione [[Agostino d'Ippona|agostiniana]], possono essere condensate in un brevissimo sistema. Vi manca innanzi tutto una distinzione formale fra il dominio della filosofia e quello della teologia, fra l'ordine delle verità razionali e quello delle verità rivelate. Di rimbalzo è implicitamente cancellata la separazione fra la natura e la grazia, fra la zona in cui si esercitano le insite capacità dell'essere razionale e la sfera misteriosa delle comunicazioni carismatiche. (p. 10)
*[...] sarebbe un errore grossolano e una illusione anacronistica immaginarsi che fra [[aristotelismo]] e [[cristianesimo]] sussistessero delle armonie prestabilite e che quindi l'adattamento dell'uno ai postulati dell'altro potesse effettuarsi con disinvolta facilità e senza acri e laboriosi contrasti. Sta di fatto invece che le teorie di [[Aristotele]] avevano impresso al pensiero umano un orientamento e presupponevano postulati intrinsecamente antitetici agli insegnamenti della religione cristiana. Alcuni principi della metodica aristotelica come alcune asserzioni del sistema a proposito di Dio e dell'anima appaiono in contrasto insanabile con le asserzioni più perentorie dell'insegnamento cristiano. (pp. 13-14)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Chiesa romana''===
Fra tutte le denominazioni cristiane la [[Chiesa cattolica|chiesa di Roma]] è quella che conta nel mondo il maggior numero di aderenti. E nel medesimo tempo quella che possiede la più salda e coerente struttura dottrinale e la più rigida e vigilata organizzazione disciplinare. In quale misura le due circostanze siano interdipendenti, in quale misura cioè la matura sistemazione del patrimonio concettuale e della gerarchia unitaria abbiano contribuito e contribuiscano tuttora nel cattolicismo all'ampiezza del proselitismo, non è qui il caso di indagare. E non è neppure il caso di domandarsi ora se il numero degli aderenti sia, per una religione costituita, un titolo assoluto di eccellenza (quando Gesù moriva, Dio era forse con la maggioranza?) e se l'azione spirituale, cioè specifica, di una chiesa debba, per definizione, essere raccomandata all'imperio cogente di un sistema astratto e razionale, di una burocrazia meccanica accentratrice.
===''Lo gnosticismo''===
[[Gnosticismo]], per definizione, può dirsi qualsiasi sistema che, pieno di fiducia nelle capacità iniziali della ragione, crede di risolvere i vari problemi dell'essere, con sicurezza e fuori di ogni illuminazione esteriore: la parola γνῶσις<ref>gnósis</ref> è adoperata dai classici come sinonimo di conoscenza. Ma per uso costante, tale designazione ha un ámbito più ristretto, e suole indicare alcune speciali dottrine, fiorite in varie epoche della storia della filosofia, le quali, nate da una compenetrazione bizzarra di [[misticismo]] e [[razionalismo]], si sono chiuse in una terminologia di mistero e in una aristocratica riserbatezza, quasi sdegnando la propaganda minuta dei propri principî fra gli strati inferiori della società: per i [[Scuola pitagorica|pitagorici]] come per [[Platone]], γνῶσις significa una contemplazione superiore dell'[[infinito]]. Per antonomasia poi si suol chiamare gnosticismo una manifestazione di pensiero, strana e a prima vista indecifrabile, che, fra il primo e il terzo secolo del [[cristianesimo]], insidiò la tradizione evangelica, e, prendendo a prestito dal [[Neoplatonismo|neo-platonismo]] alcuni concetti cosmologici e dal cristianesimo altri [[Soteriologia|soteriologici]], soddisfece anch'esso alle tendenze [[Sincretismo|sincretistiche]] di quel periodo storico, e morì sopraffatto dalla corrente meno affinata, ma democratica e sana, del cattolicismo. <!-- (Introduzione) -->
===''Pascal''===
[[Agostino d'Ippona|Agostino]], per quel che di universalmente normativo il suo nome significa, non è nato nel 354, non è morto nel 430. L'esperienza che egli ha drammaticamente vissuto e di cui ha affidato il ricordo alle ''Confessioni'' è stata ed è l'esperienza in cui si risolve, d'istinto, ogni spiritualità consapevole. Il problema al quale, nello spiegamento della polemica con [[Pelagio]], ha imposto una soluzione brutalmente realistica, cui le circostanze storiche propizie hanno conferito eccezionali capacità di realizzazione, è stata ed è il nucleo vitale di ogni etica associata e di ogni religiosità universalistica.
===''Tertulliano''===
Nato a Cartagine da un centurione proconsolare, dal comandante cioè di uno di quei distaccamenti della terza legione che il legato della Numidia inviava agli ordini del proconsole dell'Africa, [[Tertulliano|Quinto Settimio Fiorenzo Tertulliano]] doveva conservare per sempre qualcosa delle immagini e delle consuetudini, sotto la cui impressione si erano sviluppate familiarmente la sua puerizia e la sua adolescenza, anche quando la professione cristiana gli fece apparire il mestiere delle armi incompatibile con il Vangelo. La educazione e l'istruzione che ricevette furono ricercatissime. Ne fan fede l'erudizione letteraria disseminata a piene mani negli scritti, la destrezza dialettica sprizzante da ogni inciso di questi. Naturalmente le prime fonti della sua formazione furono tutte pagane. Il mondo fastoso e rumoroso del circo e del teatro, del foro e delle pubbliche scuole, ebbe in Tertulliano giovane, un frequentatore appassionato.
==Citazioni su Ernesto Buonaiuti==
*Antifascista per i fascisti, anticattolico per i cattolici, anticomunista per i comunisti, Buonaiuti non poteva essere accettato nell'Italia di allora, né lo sarebbe in quella di oggi, sempre impegnata a considerare stravagante e nemico chiunque cerchi di vivere fuori dagli schieramenti, in un pensiero proprio. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*Buonaiuti divenne uno degli esponenti più notevoli del Modernismo italiano, mettendosi in contrasto con le autorità ecclesiastiche che, nel 1921, lo scomunicarono, ribadendo la scomunica nel 1924 e nel 1926. Intorno a lui i cattolici fecero terra bruciata. Ebbe una vita difficile, dolorosa e morì nel 1946 senza riconciliarsi con la Chiesa ma proclamandosene sempre un figlio fedele. Fu certamente una delle figure più straordinarie tra gli intellettuali cattolici del ventesimo secolo, oggi ampiamente rivalutata. ([[Renzo Allegri]])
*Dal gennaio al giugno del 1901, [[Papa Giovanni XXIII|Roncalli]] e Buonaiuti vissero uno accanto all'altro, inseparabili come due fratelli siamesi. Buonaiuti, già erudito e consapevole del proprio valore, era assetato di conoscenze e trascorreva tutto il tempo libero a leggere. Era una mente vulcanica, aperto alle nuove teorie, affascinato dagli studi d'avanguardia, ma anche un animo ispirato, sognatore, mistico, ardente. Leggeva opuscoli legati al Modernismo, il movimento teologico guardato con sospetto dalle autorità ecclesiastiche e che alcuni anni più tardi sarebbe stato definitivamente e inesorabilmente sconfessato da Pio X con l'enciclica ''Pascendi''. ([[Renzo Allegri]])
*Dalle pagine della «Civiltà Cattolica», padre Rosa<ref>Enrico Rosa (1870–1938), gesuita, scrittore e giornalista italiano.</ref> non ristà dall'attaccare ogni scritto, ogni gesto di Ernesto Buonaiuti, la testa forte del movimento {{NDR|modernista}}, uno dei più begl'ingegni che abbia l'Italia, e che le circostanza avverse finiranno di stritolare, non consentendogli di lasciare una traccia che sia proporzionata alla forza del suo ingegno, alla dovizia di tutte le doti che formano i capi: fascino personale come pochissimi ebbero, l'eloquenza più calda ed affascinante, la bella prosa, l'ampissima cultura: quegli che, ove nel 1903 fosse asceso sul soglio pontificio un continuatore di [[Papa Leone XIII|Leone XIII]], avrebbe anche potuto essere il [[John Henry Newman|Newman]] dell'Italia. ([[Arturo Carlo Jemolo]])
*Il dramma di Ernesto Buonaiuti è, prima di tutto, un esempio macroscopico di ciò che hanno dovuto affrontare, in ogni epoca, gli italiani decisi a difendere la propria indipendenza di pensiero dagli schieramenti, dai partiti, dai guelfi, dai ghibellini, dai poteri dominanti. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*L'esponente più rilevante del modernismo nel mondo ecclesiastico italiano fu Ernesto Buonaiuti, profondamente segnato fin dai suoi primi passi da un caratteristico senso di «romanità» che doveva accompagnarlo tutta la vita. Dopo un primo giovanile interesse per i temi del rinnovamento sociale, in un'ottica tuttavia non priva di venature utopiche, egli esprimeva in modo sempre più esplicito la sua convinzione della necessità di un rinnovamento soprattutto religioso nella prospettiva dell'attesa del Regno di Dio. ([[Agostino Giovagnoli]])
*La formazione del Buonaiuti era stata dominata da un netto orientamento antintellettualistico, che lo aveva portato al rifiuto della Scolastica e a guardare invece con simpatia e interesse alle nuove tendenze apologetiche ispirate alla filosofia dell'azione e allo stesso pragmatismo di William James diffuso in quegli anni in Italia. D'altro canto, dallo studio dell'opera del Loisy<ref>Alfred Loisy (1857–1940), biblista e storico francese, il più famoso dei modernisti.</ref> e da un incontro con l'esegeta francese, che ebbe nell'estate del 1906, Buonaiuti aveva tratto la ferma convinzione dell'importanza dominante, per l'interpretazione del messaggio cristiano, dell'aspetto escatologico [...]. Sulla base di questi presupposti Buonaiuti tenterà, nel clima delle polemiche suscitate dall'enciclica ''Pascendi''<ref>''Pascendi Dominici gregis'' enciclica di Pio X, pubblicata nel 1907.</ref>, una delle più originali e sconcertanti sintesi del cristianesimo con le affermazioni del socialismo moderno. ([[Pietro Scoppola]])
*La produzione di Buonaiuti è ampia e abbondante. Ingegno versatile, studioso appassionato tanto da considerare la sua attività universitaria come una missione, forse non sempre persuasivo sotto il profilo del rigore scientifico, Buonaiuti sul piano culturale ha dato soprattutto un contributo alla conoscenza della storia del cristianesimo, e in particolare di quello medievale. A proposito della spiritualità medievale francescana e specificamente di Gioacchino da Fiore, egli ha potuto far emergere la sua peculiare visione del cristianesimo mettendone in luce la prospettiva escatologica, a suo avviso fondamentale. ([[Agostino Giovagnoli]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutigiansenio/mode/1up Giansenio]'', Edizioni Athena, Milano, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiuticristianesimonellafrica/mode/1up Il cristianesimo nell'Africa romana]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutilachiesaromana/mode/1up La Chiesa romana]'', Gilardi e Noto, Milano, 1933<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/lognosticismost00buongoog Lo gnosticismo <small>Storia di antiche lotte religiose</small>]'', Libreria Editrice Francesco Ferrari, Roma, 1907.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutiluterolariforma/mode/1up Lutero e la Riforma in Germania]'', Editrice «Faro», Roma, 1945<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/BuonaiutiPascal Pascal]'', Edizioni Athena, Milano, 1927.
*Ernesto Buonaiuti, ''Pellegrino di Roma: la generazione dell'esodo'', Alberto Gaffi editore in Roma, 1945.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutitertulliano/mode/1up Tertulliano]'', Edizioni Athena, Milano, 1926.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924.
==Altri progetti==
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Gaux
18878
/* Tommaso d'Aquino */ ordine delle citazioni
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'''Ernesto Buonaiuti''' (1881 – 1946), presbitero, accademico, storico e teologo italiano.
==Citazioni di Ernesto Buonaiuti==
*Il carattere distintivo del modernismo fu la stessa indeterminatezza del suo programma. Esso non investì un punto particolare della disciplina ufficiale.<ref>Da ''Storia del cristianesimo'', III, p. 618</ref>
*Il [[Cristianesimo]] è l'unica democrazia possibile; perché in nessun'altra forma di vita religiosa, come in nessun'altra visione filosofica della vita, l'aggregato umano, il senso della solidarietà universale, la coscienza dell'unica famiglia del mondo hanno, come nel Cristianesimo, altrettanto rilievo e altrettanto inconsumabile peso.<ref>Da una lettera; citato in Giulio Andreotti, ''I quattro del Gesù'', Rizzoli, 1999, p. 24</ref>
*[...], lo [[spiritualismo]] è l'unica visione razionale del mondo che dia ragione dei fatti centrali della vita individuale ed associata. Ogni sistema che non sia una pseudofilosofica impugnazione delle leggi disciplinanti il pensiero, si può ricondurre, dialetticamente, allo spiritualismo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/buonaiutiapologiadellospiritualismo/mode/1up/ Apologia dello spiritualismo]'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, pp. 12-13.</ref>
*[...] si può legittimamente asserire, quasi assiomaticamente, che anche i sistemi antispiritualistici sono indotti, loro malgrado, in virtù dei loro stessi presupposti e a norma dei loro procedimenti, a prestar implicito omaggio allo spiritualismo e a recare involontario contributo e spontaneo sostegno alla sua validità. Lo spirito è la verità ed il bene. E come il vero ed il buono, esso è, sotto la stretta di una esigenza insopprimibile, riconosciuto ed ammesso anche da coloro che lo negano.<ref>Da ''Apologia dello spiritualismo'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, p. 56.</ref>
*Una delle idee cardinali, giustissima, intorno a cui si muovono le concezioni del [[Mario Missiroli|Missiroli]], è che il dissidio reale in cui è presa tragicamente l'anima della nostra generazione è quello che si svolge fra la tradizione trascendentalistica del cristianesimo cattolico e la tendenza immanentistica pura della filosofia, nata dalla Rinascita. Il Missiroli è fra i pochissimi scrittori in Italia che questo dissidio han cercato di delineare più efficacemente.<ref>Da ''Fra l'idealismo e la Chiesa: Mario Missiroli'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', sesta serie, volume CCXX, settembre 2022, Direzione della Nuova Antologia, Roma, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1922-09-16_220/page/179/mode/1up p. 179].</ref>
==''Giansenio''==
===[[Incipit]]===
[[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Saint-Beuve]] ha scritto: «Giansenio non ha fatto che provocare una sommossa in grembo al cristianesimo. Descartes invece ha scatenato una rivoluzione universale».<br>Il verdetto è ingiusto, e, anche se il qualificatore suona iconoclasta, inintelligente. Ingiusto: perché lo storico, se vuole sentenziare a norma di equità, non può istituire mai valutazioni comparative su sistemi di pensiero sbocciati nel medesimo tempo, assumendo come criterio e canone l'entità del rispettivo successo esteriore. Inintelligente: perché in tanto Cartesio ha provocato una rivoluzione, in quanto lo spirito del tempo ha isolato, ''per fas et nefas''. il fuoco della sommossa giansenistica. <!-- (cap. I, La vita, p. 5) -->
===Citazioni===
*Le vecchie edizioni all'''Augustinus''<ref>Opera principale di Giansenio sul rapporto fra grazia divina e libertà umana.</ref> danno il profilo scarno ed aristocratico di Giansenio: fronte ampia e prominente, occhiaie profonde, naso aquilino, gote infossate, labbra serrate, danno l'impressione di una squisitissima sensibilità e di un diuturno tirocinio di auto-disciplina. Questo figlio di contadini, alla cui intelligenza precocissima erano state di così aspro impedimento le condizioni familiari da costringerlo a interrompere una volta gli studi per andare a procacciarsi da vivere in una officina da falegname, aveva bene sperimentato le amare e stupefacenti ingiustizie di cui s'intesse la vita. (pp. 17-18)
*[[Giansenio]] era fatto per completare e mitigare le unilateralità e le malaccortezze pratiche del suo troppo ardente temperamento. Uomo di studio e di riflessione, scrittore forbito ed efficace, pur attraverso le ridondanze della sua squisita formazione letteraria, il teologo fiammingo poteva portare al programma della rinascita cristiana l'appannaggio di una scrupolosa erudizione patristica. (p. 20)
*La sostanza del [[pelagianesimo]] come del [[Compagnia di Gesù|gesuitismo]], per quanto l'asserzione possa apparire paradossale, è della nuda e semplice speculazione etica pitagorica, stoica, aristotelica. Per cui appare compiutamente vero dei pelagiani quel che una volta [[Tertulliano]] affermò degli eretici in generale: «patriarchi degli eretici, i filosofi». Di fatto, alla base della predicazione pelagiana sussiste il postulato che all'uomo sia consentito di raggiungere lo stato dell'assoluta perfetta giustizia, fino alla impeccabile impassibilità. (p. 32)
*Come la vecchia filosofia, il pelagianesimo, terribile contraffazione del cristianesimo, è una mostruosa esplosione di albagia. Che esso sia stato possibile dopo la rivelazione del vangelo, costituisce la prova lampante che un terribile cancro è alle radici stesse della spiritualità umana, che l'elemento titanico non è nell'uomo in un piano distinto da quello dionisiaco, ma che più tosto lo ha invaso nel suo dominio e lo ha avvelenato alle sue scaturigini. (pp. 34-35)
*Per il fatto stesso della sua esistenza il pelagianesimo s'inscrive in falso contro sé medesimo; perché, nella sua essenza e nei suoi connotati, esso costituisce la riprova apodittica della perversione organica e funzionale dell'uomo.<br>Che cosa è esso infatti se non vanità e frode? se non adulazione e viltà? se non acquiescenza e neghittosità? (p. 35)
*Psicologo perspicace e moralista squisito, Giansenio getta lo scandaglio della sua analisi sensibilissima negli strati più profondi e più {{sic|impervii}} del sentimento e della passione. La sua dottrina della colpa e del riscatto è una fedele proiezione e descrizione dei dati elementari della spiritualità umana in azione. (p. 40)
==''Il cristianesimo nell'Africa romana''==
===[[Incipit]]===
Come molte altre chiese dell'Occidente mediterraneo, anche quella africana in genere, e quella cartaginese in specie accampano pretese ad una origine apostolica: sebbene con minore lusso di particolari leggendari. Annalisti arabi e storici bizantini, registrando tradizioni locali affidate ancora a caratteristiche peculiarità toponomastiche, attribuiscono all'apostolo Filippo l'evangelizzazione della Tripolitania e della Tunisia, a Simone di Cana quella della Cirenaica. Non è da fare gran caso di così tarde e contaminate testimonianze.<br>Le prime memorie sicure del cristianesimo africano sono riconoscibili nel racconto ufficiale di alcune scene di persecuzione e di martirio, col quale la letteratura latina della nuova religione registra solennemente il proprio ingresso nella piena luce della storia.
===Citazioni===
*Per parecchi decenni, [...], il [[donatismo]] fu opposizione politica, rivalità religiosa, atteggiamento pratico, anziché posizione teorica e sistema astratto. Gli ortodossi non ebbero, neppure, né voglia né agio di confutarlo metodicamente. Lo osteggiava per essi, il potere politico, che essi non si stancavano però petulantemente di chiamare al soccorso. (parte seconda, cap. V, p. 322)
*Se il donatismo è in continuità diretta col cristianesimo precostantiniano, non deve immaginarsi di rappresentare per questo l'unica chiesa. La chiesa del Cristo ha le promesse della universalità, mentre la chiesa donatistica non ha valicato i confini etnici e territoriali dell'Africa. Ed oltre a ciò, dopo un periodo eroico di confessioni e di martirio, la chiesa donatistica, specialmente nel periodo delle sollevazioni maure, è venuta contraendo le medesime macchie deturpanti, che essa scopre nella comunità ufficiale. (parte seconda, cap. V, p. 336)
==''Lutero e la Riforma in Germania''==
===[[Incipit]]===
Di un movimento che ebbe la prima occasione al suo divampare nell'insegnamento innovatore di un monaco, fedifrago alla sua vocazione e ribelle alla sua chiesa, sarà impossibile cogliere l'orientamento fondamentale e il presupposto normativo, se non si saranno in antecedenza esplorate le ragioni spirituali e i coefficienti impalpabili, che determinarono l'evoluzione del suo corifeo. D'altro canto sarà molto malagevole raffigurarsi i motivi e fissare i momenti salienti della lenta elaborazione psichica, attraverso cui quegli che aveva chiesto al chiostro i sussidi proporzionati al suo inquieto desiderio di perfezione divenne il banditore della crociata antiascetica, se non si sarà in anticipo ricercata la scaturigine della sua chiamata religiosa e non si saranno andate a cercare, negli anni della più tenera adolescenza, le possibili remote predisposizioni alla subita decisione del 1505<ref>Nel 1505, a ventidue anni, entrò nel convento agostiniano di Erfurt.</ref> <!-- (cap. I, p. 1) -->
===Citazioni===
*[[Ernst Troeltsch|Ernesto Troeltsch]], ponendo a raffronto le concezioni sociali delle varie denominazioni cristiane, ha definito la posizione spirituale di [[Martin Lutero|Lutero]] come quella di una ''innerweltliche Askese'', di un'ascesi mescolata ed immanente al mondo. L'attitudine di Lutero, egli osserva, è ascetica, in quanto il mondo non costituisce per lui un insieme di valori assoluti, bensì un insieme di valori puramente negativi, per se stessi, poiché valori veri possono riscontrarsi soltanto nei mezzi della nostra ricongiunzione con Dio. (cap. III, p. 116)
*L'esperienza personale di Lutero, che considera le opere buone come il risultato automatico dello spirito umano trasfigurato dai meriti del Cristo, rappresenta in pratica un annullamento della morale associata, che è tutta per definizione basata sul codice positivo del bene e sul presupposto della capacità responsabile umana di tradurlo in atto. (cap. III, p. 192)
*[...] [[Ulrico Zwingli|Zwingli]] riuscì a guadagnarsi con la sua predicazione una efficienza morale e pedagogica imponente. Sapiente ed accorto, egli riesce, senza rumorose opposizioni e senza scalpore, a introdurre nel suo cantone le medesime innovazioni per le quali Lutero aveva scatenato così violento uragano in Germania. La costituzione democratica del paese lo aiuta e lo seconda potentemente nella bisogna. (cap. III, p. 195)
*Anche per Zwingli il problema centrale nella religiosità cristiana è quello della [[Salvezza (religione)|salvezza]]. Ma in lui nulla di mistico e di psicologicamente contorto. Il suo atteggiamento rappresenta il riflesso pratico e logico del suo pensiero, la tradizione reale di una filosofia. (cap. III, p. 196)
*Nella storia delle controversie religiose in seno alla tradizione cristiana, le polemiche [[Eucaristia|eucaristiche]] son quelle che hanno suscitato più pronte e sensibili risonanze sociali. Il mistero eucaristico ha cosi sottili addentellati con la vita federata della comunità religiosa che ogni reale o presunta impugnazione dal suo realistico valore ha fatto fremere sempre le più intime fibre dell'organismo ecclesiastico. (cap. III, pp. 199-200)
*Zwingli insegnava che la cena del Signore non è una iterazione all'indefinito del sacrificio in cui si è immolato il Cristo sulla croce, bensì una commemorazione di questo sacrificio, offerto una volta per sempre. Gli elementi eucaristici pertanto non celano un Cristo, nuovamente offerto, bensì vogliono essere i segni simbolici del corpo e del sangue del Cristo, immolato sul Calvario. (cap. III, p. 204)
*Insistendo così calorosamente sulle opere della personale santificazione e della scambievole edificazione, il [[pietismo]] non era eccessivamente fedele alle concezioni antropologiche ed etiche del vangelo luterano. Ma l'intuizione oscura della impossibilità ormai constatata di salvare l'etica associata della umanità credente sul fragile presupposto della rinascita nella fede e della giustificazione nell'adesione intima al Cristo, induceva gli spiriti a rafforzare e ad esaltare la pratica della pietà personale, come unico baluardo resistente al dilagare della mondanità e della profanità nel recinto della Chiesa costituita. (cap. VI, p. 342)
*Il pietismo in realtà non era altro che la espressione esasperata del dissidio, acuto ed implacabile, che la Chiesa evangelica portava nel proprio grembo, fra l'extraeticità del suo dogma soteriologico e le esigenze concrete della sua organizzazione disciplinare. Esso proclamava di non voler intaccare o depauperare in alcun modo la costruzione dell'edificio teologico. Ma di fatto il bisogno irrefrenabile di rivalorizzare tutte quelle forme esteriori della pietà che l'insurrezione antiromana di Lutero aveva logicamente deprezzato e infirmato, lo induceva ad alterare sostanzialmente le norme concrete e la prassi quotidiana della religiosità riformata. (cap. VI, pp. 342-343)
*[...] manca completamente al vecchio spirito [[Germania|teutonico]] un concetto, che è basilare nella nostra tradizione mediterranea, il concetto cioè del peccato, sia esso inteso nel valore biblico di macchia contaminante e ripugnante, che deforma la nostra figura morale, sia esso inteso nel senso ellenico di deviazione dalla {{sic|mèta}} prefissata, di allontanamento dalla retta via, per deficienza di cognizione. (cap. VII, p. 385)
*La forza del tedesco è di mettersi al servizio del suo destino tribale affrontando imperturbabilmente il sacrificio e la morte. (cap. VII, p. 387)
===[[Explicit]]===
Lo scatenamento bellico {{NDR|della Germania}} non è stato che l'ultimo risultato di un ripullulare delle vecchie caratteristiche della razza, già embrionalmente delineatosi, così nella fede della Riforma luterana, come nelle forme tipiche della cultura idealistica tedesca.<br>Sulla scorta di etnografi e di germanisti dell'epoca nazista, oggi è stato possibile far risaltare la continuità palese e riconoscibile fra i lontani istinti primordiali della razza germanica e l'attuale comportamento tedesco, al cospetto del mondo e della civiltà universale.
==''Pellegrino di Roma''==
===[[Incipit]]===
Con uno di quei suoi [[paradossi dai libri|paradossi]], così prodigiosamente aderenti alla realtà della vita umana, che il razionalismo e l'illuminismo non comprenderanno giammai, il Vangelo impone la contraddittoria consegna: tendere fino allo spasimo l'arco delle proprie energie, per servire la legge di Dio, e in pari tempo prostrarsi nella polvere, per riconoscere, al cospetto del Padre, che ogni servizio prestatogli è risibile e vano.
Realizzando fino all'assurdo, un vecchio precetto della filosofia eraclitea, secondo cui bisogna superare temerariamente la testimonianza degli occhi e degli orecchi per uscire dalle tenebre della barbarie, Gesù ha inculcato di non riconoscere per Padre chi ci ha generato nella carne, perché anche lì gli occhi e le orecchie sono testimoni fallaci. Noi non abbiamo che un Padre, quello che è nei cieli.
Il [[cristiano (religione)|cristiano]] che aspiri a non demeritar troppo questa tremenda qualifica deve accostumarsi a non ritenere mai nulla di suo, in quel che egli fa, ma a scoprire, per tutto, l'azione provvida e incessante di chi lo regge e lo guida dal cielo.
===[[Explicit]]===
Mentre con i primi tepori primaverili del '44 la grande tragedia mondiale si avviava, pur per vie così tortuose e così complesse, al suo epilogo indeclinabile, io sentivo sempre più chiarirsi nella mia coscienza quel qualsiasi significato della lotta che la mia generazione, la generazione dell'esodo, aveva dovuto sostenere su più fronti, per mantener fede alla sua vocazione cristiana e sacerdotale e per assolvere nel mondo che si trasformava il suo compito implacabile: preparare gli elementi acconci alla ricostruzione di una nuova coscienza religiosa ed evangelica, senza cui l'avvento dell'universale democrazia sarebbe stato una conquista mutila, esangue e peritura.
Gli eventi acceleravano portentosamente il loro ritmo. Io tendevo l'orecchio ai segni annunciatori della grande palingenesi. Spiavo all'orizzonte il levarsi delle luci che annunciavano le ultime tappe del nostro cammino. E una parola sola mi sgorgava dall'anima: «nunc dimittis servum tuum, Domine!».
Roma, Pasqua del 1944
==''Tommaso d'Aquino''==
*Le caratteristiche più appariscenti del pensiero cristiano, quale esce, nel medio evo latino [[Scolastica|prescolastico]], dalla grande sistemazione [[Agostino d'Ippona|agostiniana]], possono essere condensate in un brevissimo sistema. Vi manca innanzi tutto una distinzione formale fra il dominio della filosofia e quello della teologia, fra l'ordine delle verità razionali e quello delle verità rivelate. Di rimbalzo è implicitamente cancellata la separazione fra la natura e la grazia, fra la zona in cui si esercitano le insite capacità dell'essere razionale e la sfera misteriosa delle comunicazioni carismatiche. (p. 10)
*[...] sarebbe un errore grossolano e una illusione anacronistica immaginarsi che fra [[aristotelismo]] e [[cristianesimo]] sussistessero delle armonie prestabilite e che quindi l'adattamento dell'uno ai postulati dell'altro potesse effettuarsi con disinvolta facilità e senza acri e laboriosi contrasti. Sta di fatto invece che le teorie di [[Aristotele]] avevano impresso al pensiero umano un orientamento e presupponevano postulati intrinsecamente antitetici agli insegnamenti della religione cristiana. Alcuni principi della metodica aristotelica come alcune asserzioni del sistema a proposito di Dio e dell'anima appaiono in contrasto insanabile con le asserzioni più perentorie dell'insegnamento cristiano. (pp. 13-14)
*[...] chi voglia, in rapide linee, circoscrivere la posizione di [[Tommaso d'Aquino|San Tommaso]] nella traiettoria del pensiero cattolico; chi miri a scoprire nella sua essenza più intima, la originale sagoma del pensatore e del mistico, che la chiesa Romana ha proclamato antesignano e realizzatore perfetto della sua migliore apologetica; non deve tanto riprodurre pedissequamente il ciclo delle sue catene argomentative, deve piuttosto indagare le posizioni nelle quali la sua intelligenza formidabile e la sua fede hanno compiuto l'innesto della metafisica aristotelica sulla rivelazione neotestamentaria. Perché appunto S. Tommaso sta a segnare nella storia del pensiero religioso una data di un'importanza che non è possibile esagerare, per il fatto che in lui ragione e fede hanno celebrato un connubio la cui fecondità è pari alla sua profonda ed integrale compenetrazione. (pp. 22-23)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Chiesa romana''===
Fra tutte le denominazioni cristiane la [[Chiesa cattolica|chiesa di Roma]] è quella che conta nel mondo il maggior numero di aderenti. E nel medesimo tempo quella che possiede la più salda e coerente struttura dottrinale e la più rigida e vigilata organizzazione disciplinare. In quale misura le due circostanze siano interdipendenti, in quale misura cioè la matura sistemazione del patrimonio concettuale e della gerarchia unitaria abbiano contribuito e contribuiscano tuttora nel cattolicismo all'ampiezza del proselitismo, non è qui il caso di indagare. E non è neppure il caso di domandarsi ora se il numero degli aderenti sia, per una religione costituita, un titolo assoluto di eccellenza (quando Gesù moriva, Dio era forse con la maggioranza?) e se l'azione spirituale, cioè specifica, di una chiesa debba, per definizione, essere raccomandata all'imperio cogente di un sistema astratto e razionale, di una burocrazia meccanica accentratrice.
===''Lo gnosticismo''===
[[Gnosticismo]], per definizione, può dirsi qualsiasi sistema che, pieno di fiducia nelle capacità iniziali della ragione, crede di risolvere i vari problemi dell'essere, con sicurezza e fuori di ogni illuminazione esteriore: la parola γνῶσις<ref>gnósis</ref> è adoperata dai classici come sinonimo di conoscenza. Ma per uso costante, tale designazione ha un ámbito più ristretto, e suole indicare alcune speciali dottrine, fiorite in varie epoche della storia della filosofia, le quali, nate da una compenetrazione bizzarra di [[misticismo]] e [[razionalismo]], si sono chiuse in una terminologia di mistero e in una aristocratica riserbatezza, quasi sdegnando la propaganda minuta dei propri principî fra gli strati inferiori della società: per i [[Scuola pitagorica|pitagorici]] come per [[Platone]], γνῶσις significa una contemplazione superiore dell'[[infinito]]. Per antonomasia poi si suol chiamare gnosticismo una manifestazione di pensiero, strana e a prima vista indecifrabile, che, fra il primo e il terzo secolo del [[cristianesimo]], insidiò la tradizione evangelica, e, prendendo a prestito dal [[Neoplatonismo|neo-platonismo]] alcuni concetti cosmologici e dal cristianesimo altri [[Soteriologia|soteriologici]], soddisfece anch'esso alle tendenze [[Sincretismo|sincretistiche]] di quel periodo storico, e morì sopraffatto dalla corrente meno affinata, ma democratica e sana, del cattolicismo. <!-- (Introduzione) -->
===''Pascal''===
[[Agostino d'Ippona|Agostino]], per quel che di universalmente normativo il suo nome significa, non è nato nel 354, non è morto nel 430. L'esperienza che egli ha drammaticamente vissuto e di cui ha affidato il ricordo alle ''Confessioni'' è stata ed è l'esperienza in cui si risolve, d'istinto, ogni spiritualità consapevole. Il problema al quale, nello spiegamento della polemica con [[Pelagio]], ha imposto una soluzione brutalmente realistica, cui le circostanze storiche propizie hanno conferito eccezionali capacità di realizzazione, è stata ed è il nucleo vitale di ogni etica associata e di ogni religiosità universalistica.
===''Tertulliano''===
Nato a Cartagine da un centurione proconsolare, dal comandante cioè di uno di quei distaccamenti della terza legione che il legato della Numidia inviava agli ordini del proconsole dell'Africa, [[Tertulliano|Quinto Settimio Fiorenzo Tertulliano]] doveva conservare per sempre qualcosa delle immagini e delle consuetudini, sotto la cui impressione si erano sviluppate familiarmente la sua puerizia e la sua adolescenza, anche quando la professione cristiana gli fece apparire il mestiere delle armi incompatibile con il Vangelo. La educazione e l'istruzione che ricevette furono ricercatissime. Ne fan fede l'erudizione letteraria disseminata a piene mani negli scritti, la destrezza dialettica sprizzante da ogni inciso di questi. Naturalmente le prime fonti della sua formazione furono tutte pagane. Il mondo fastoso e rumoroso del circo e del teatro, del foro e delle pubbliche scuole, ebbe in Tertulliano giovane, un frequentatore appassionato.
==Citazioni su Ernesto Buonaiuti==
*Antifascista per i fascisti, anticattolico per i cattolici, anticomunista per i comunisti, Buonaiuti non poteva essere accettato nell'Italia di allora, né lo sarebbe in quella di oggi, sempre impegnata a considerare stravagante e nemico chiunque cerchi di vivere fuori dagli schieramenti, in un pensiero proprio. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*Buonaiuti divenne uno degli esponenti più notevoli del Modernismo italiano, mettendosi in contrasto con le autorità ecclesiastiche che, nel 1921, lo scomunicarono, ribadendo la scomunica nel 1924 e nel 1926. Intorno a lui i cattolici fecero terra bruciata. Ebbe una vita difficile, dolorosa e morì nel 1946 senza riconciliarsi con la Chiesa ma proclamandosene sempre un figlio fedele. Fu certamente una delle figure più straordinarie tra gli intellettuali cattolici del ventesimo secolo, oggi ampiamente rivalutata. ([[Renzo Allegri]])
*Dal gennaio al giugno del 1901, [[Papa Giovanni XXIII|Roncalli]] e Buonaiuti vissero uno accanto all'altro, inseparabili come due fratelli siamesi. Buonaiuti, già erudito e consapevole del proprio valore, era assetato di conoscenze e trascorreva tutto il tempo libero a leggere. Era una mente vulcanica, aperto alle nuove teorie, affascinato dagli studi d'avanguardia, ma anche un animo ispirato, sognatore, mistico, ardente. Leggeva opuscoli legati al Modernismo, il movimento teologico guardato con sospetto dalle autorità ecclesiastiche e che alcuni anni più tardi sarebbe stato definitivamente e inesorabilmente sconfessato da Pio X con l'enciclica ''Pascendi''. ([[Renzo Allegri]])
*Dalle pagine della «Civiltà Cattolica», padre Rosa<ref>Enrico Rosa (1870–1938), gesuita, scrittore e giornalista italiano.</ref> non ristà dall'attaccare ogni scritto, ogni gesto di Ernesto Buonaiuti, la testa forte del movimento {{NDR|modernista}}, uno dei più begl'ingegni che abbia l'Italia, e che le circostanza avverse finiranno di stritolare, non consentendogli di lasciare una traccia che sia proporzionata alla forza del suo ingegno, alla dovizia di tutte le doti che formano i capi: fascino personale come pochissimi ebbero, l'eloquenza più calda ed affascinante, la bella prosa, l'ampissima cultura: quegli che, ove nel 1903 fosse asceso sul soglio pontificio un continuatore di [[Papa Leone XIII|Leone XIII]], avrebbe anche potuto essere il [[John Henry Newman|Newman]] dell'Italia. ([[Arturo Carlo Jemolo]])
*Il dramma di Ernesto Buonaiuti è, prima di tutto, un esempio macroscopico di ciò che hanno dovuto affrontare, in ogni epoca, gli italiani decisi a difendere la propria indipendenza di pensiero dagli schieramenti, dai partiti, dai guelfi, dai ghibellini, dai poteri dominanti. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*L'esponente più rilevante del modernismo nel mondo ecclesiastico italiano fu Ernesto Buonaiuti, profondamente segnato fin dai suoi primi passi da un caratteristico senso di «romanità» che doveva accompagnarlo tutta la vita. Dopo un primo giovanile interesse per i temi del rinnovamento sociale, in un'ottica tuttavia non priva di venature utopiche, egli esprimeva in modo sempre più esplicito la sua convinzione della necessità di un rinnovamento soprattutto religioso nella prospettiva dell'attesa del Regno di Dio. ([[Agostino Giovagnoli]])
*La formazione del Buonaiuti era stata dominata da un netto orientamento antintellettualistico, che lo aveva portato al rifiuto della Scolastica e a guardare invece con simpatia e interesse alle nuove tendenze apologetiche ispirate alla filosofia dell'azione e allo stesso pragmatismo di William James diffuso in quegli anni in Italia. D'altro canto, dallo studio dell'opera del Loisy<ref>Alfred Loisy (1857–1940), biblista e storico francese, il più famoso dei modernisti.</ref> e da un incontro con l'esegeta francese, che ebbe nell'estate del 1906, Buonaiuti aveva tratto la ferma convinzione dell'importanza dominante, per l'interpretazione del messaggio cristiano, dell'aspetto escatologico [...]. Sulla base di questi presupposti Buonaiuti tenterà, nel clima delle polemiche suscitate dall'enciclica ''Pascendi''<ref>''Pascendi Dominici gregis'' enciclica di Pio X, pubblicata nel 1907.</ref>, una delle più originali e sconcertanti sintesi del cristianesimo con le affermazioni del socialismo moderno. ([[Pietro Scoppola]])
*La produzione di Buonaiuti è ampia e abbondante. Ingegno versatile, studioso appassionato tanto da considerare la sua attività universitaria come una missione, forse non sempre persuasivo sotto il profilo del rigore scientifico, Buonaiuti sul piano culturale ha dato soprattutto un contributo alla conoscenza della storia del cristianesimo, e in particolare di quello medievale. A proposito della spiritualità medievale francescana e specificamente di Gioacchino da Fiore, egli ha potuto far emergere la sua peculiare visione del cristianesimo mettendone in luce la prospettiva escatologica, a suo avviso fondamentale. ([[Agostino Giovagnoli]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutigiansenio/mode/1up Giansenio]'', Edizioni Athena, Milano, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiuticristianesimonellafrica/mode/1up Il cristianesimo nell'Africa romana]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutilachiesaromana/mode/1up La Chiesa romana]'', Gilardi e Noto, Milano, 1933<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/lognosticismost00buongoog Lo gnosticismo <small>Storia di antiche lotte religiose</small>]'', Libreria Editrice Francesco Ferrari, Roma, 1907.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutiluterolariforma/mode/1up Lutero e la Riforma in Germania]'', Editrice «Faro», Roma, 1945<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/BuonaiutiPascal Pascal]'', Edizioni Athena, Milano, 1927.
*Ernesto Buonaiuti, ''Pellegrino di Roma: la generazione dell'esodo'', Alberto Gaffi editore in Roma, 1945.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutitertulliano/mode/1up Tertulliano]'', Edizioni Athena, Milano, 1926.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924.
==Altri progetti==
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Gaux
18878
/* Tommaso d'Aquino */ il profilo dell'Angelico
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'''Ernesto Buonaiuti''' (1881 – 1946), presbitero, accademico, storico e teologo italiano.
==Citazioni di Ernesto Buonaiuti==
*Il carattere distintivo del modernismo fu la stessa indeterminatezza del suo programma. Esso non investì un punto particolare della disciplina ufficiale.<ref>Da ''Storia del cristianesimo'', III, p. 618</ref>
*Il [[Cristianesimo]] è l'unica democrazia possibile; perché in nessun'altra forma di vita religiosa, come in nessun'altra visione filosofica della vita, l'aggregato umano, il senso della solidarietà universale, la coscienza dell'unica famiglia del mondo hanno, come nel Cristianesimo, altrettanto rilievo e altrettanto inconsumabile peso.<ref>Da una lettera; citato in Giulio Andreotti, ''I quattro del Gesù'', Rizzoli, 1999, p. 24</ref>
*[...], lo [[spiritualismo]] è l'unica visione razionale del mondo che dia ragione dei fatti centrali della vita individuale ed associata. Ogni sistema che non sia una pseudofilosofica impugnazione delle leggi disciplinanti il pensiero, si può ricondurre, dialetticamente, allo spiritualismo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/buonaiutiapologiadellospiritualismo/mode/1up/ Apologia dello spiritualismo]'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, pp. 12-13.</ref>
*[...] si può legittimamente asserire, quasi assiomaticamente, che anche i sistemi antispiritualistici sono indotti, loro malgrado, in virtù dei loro stessi presupposti e a norma dei loro procedimenti, a prestar implicito omaggio allo spiritualismo e a recare involontario contributo e spontaneo sostegno alla sua validità. Lo spirito è la verità ed il bene. E come il vero ed il buono, esso è, sotto la stretta di una esigenza insopprimibile, riconosciuto ed ammesso anche da coloro che lo negano.<ref>Da ''Apologia dello spiritualismo'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, p. 56.</ref>
*Una delle idee cardinali, giustissima, intorno a cui si muovono le concezioni del [[Mario Missiroli|Missiroli]], è che il dissidio reale in cui è presa tragicamente l'anima della nostra generazione è quello che si svolge fra la tradizione trascendentalistica del cristianesimo cattolico e la tendenza immanentistica pura della filosofia, nata dalla Rinascita. Il Missiroli è fra i pochissimi scrittori in Italia che questo dissidio han cercato di delineare più efficacemente.<ref>Da ''Fra l'idealismo e la Chiesa: Mario Missiroli'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', sesta serie, volume CCXX, settembre 2022, Direzione della Nuova Antologia, Roma, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1922-09-16_220/page/179/mode/1up p. 179].</ref>
==''Giansenio''==
===[[Incipit]]===
[[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Saint-Beuve]] ha scritto: «Giansenio non ha fatto che provocare una sommossa in grembo al cristianesimo. Descartes invece ha scatenato una rivoluzione universale».<br>Il verdetto è ingiusto, e, anche se il qualificatore suona iconoclasta, inintelligente. Ingiusto: perché lo storico, se vuole sentenziare a norma di equità, non può istituire mai valutazioni comparative su sistemi di pensiero sbocciati nel medesimo tempo, assumendo come criterio e canone l'entità del rispettivo successo esteriore. Inintelligente: perché in tanto Cartesio ha provocato una rivoluzione, in quanto lo spirito del tempo ha isolato, ''per fas et nefas''. il fuoco della sommossa giansenistica. <!-- (cap. I, La vita, p. 5) -->
===Citazioni===
*Le vecchie edizioni all'''Augustinus''<ref>Opera principale di Giansenio sul rapporto fra grazia divina e libertà umana.</ref> danno il profilo scarno ed aristocratico di Giansenio: fronte ampia e prominente, occhiaie profonde, naso aquilino, gote infossate, labbra serrate, danno l'impressione di una squisitissima sensibilità e di un diuturno tirocinio di auto-disciplina. Questo figlio di contadini, alla cui intelligenza precocissima erano state di così aspro impedimento le condizioni familiari da costringerlo a interrompere una volta gli studi per andare a procacciarsi da vivere in una officina da falegname, aveva bene sperimentato le amare e stupefacenti ingiustizie di cui s'intesse la vita. (pp. 17-18)
*[[Giansenio]] era fatto per completare e mitigare le unilateralità e le malaccortezze pratiche del suo troppo ardente temperamento. Uomo di studio e di riflessione, scrittore forbito ed efficace, pur attraverso le ridondanze della sua squisita formazione letteraria, il teologo fiammingo poteva portare al programma della rinascita cristiana l'appannaggio di una scrupolosa erudizione patristica. (p. 20)
*La sostanza del [[pelagianesimo]] come del [[Compagnia di Gesù|gesuitismo]], per quanto l'asserzione possa apparire paradossale, è della nuda e semplice speculazione etica pitagorica, stoica, aristotelica. Per cui appare compiutamente vero dei pelagiani quel che una volta [[Tertulliano]] affermò degli eretici in generale: «patriarchi degli eretici, i filosofi». Di fatto, alla base della predicazione pelagiana sussiste il postulato che all'uomo sia consentito di raggiungere lo stato dell'assoluta perfetta giustizia, fino alla impeccabile impassibilità. (p. 32)
*Come la vecchia filosofia, il pelagianesimo, terribile contraffazione del cristianesimo, è una mostruosa esplosione di albagia. Che esso sia stato possibile dopo la rivelazione del vangelo, costituisce la prova lampante che un terribile cancro è alle radici stesse della spiritualità umana, che l'elemento titanico non è nell'uomo in un piano distinto da quello dionisiaco, ma che più tosto lo ha invaso nel suo dominio e lo ha avvelenato alle sue scaturigini. (pp. 34-35)
*Per il fatto stesso della sua esistenza il pelagianesimo s'inscrive in falso contro sé medesimo; perché, nella sua essenza e nei suoi connotati, esso costituisce la riprova apodittica della perversione organica e funzionale dell'uomo.<br>Che cosa è esso infatti se non vanità e frode? se non adulazione e viltà? se non acquiescenza e neghittosità? (p. 35)
*Psicologo perspicace e moralista squisito, Giansenio getta lo scandaglio della sua analisi sensibilissima negli strati più profondi e più {{sic|impervii}} del sentimento e della passione. La sua dottrina della colpa e del riscatto è una fedele proiezione e descrizione dei dati elementari della spiritualità umana in azione. (p. 40)
==''Il cristianesimo nell'Africa romana''==
===[[Incipit]]===
Come molte altre chiese dell'Occidente mediterraneo, anche quella africana in genere, e quella cartaginese in specie accampano pretese ad una origine apostolica: sebbene con minore lusso di particolari leggendari. Annalisti arabi e storici bizantini, registrando tradizioni locali affidate ancora a caratteristiche peculiarità toponomastiche, attribuiscono all'apostolo Filippo l'evangelizzazione della Tripolitania e della Tunisia, a Simone di Cana quella della Cirenaica. Non è da fare gran caso di così tarde e contaminate testimonianze.<br>Le prime memorie sicure del cristianesimo africano sono riconoscibili nel racconto ufficiale di alcune scene di persecuzione e di martirio, col quale la letteratura latina della nuova religione registra solennemente il proprio ingresso nella piena luce della storia.
===Citazioni===
*Per parecchi decenni, [...], il [[donatismo]] fu opposizione politica, rivalità religiosa, atteggiamento pratico, anziché posizione teorica e sistema astratto. Gli ortodossi non ebbero, neppure, né voglia né agio di confutarlo metodicamente. Lo osteggiava per essi, il potere politico, che essi non si stancavano però petulantemente di chiamare al soccorso. (parte seconda, cap. V, p. 322)
*Se il donatismo è in continuità diretta col cristianesimo precostantiniano, non deve immaginarsi di rappresentare per questo l'unica chiesa. La chiesa del Cristo ha le promesse della universalità, mentre la chiesa donatistica non ha valicato i confini etnici e territoriali dell'Africa. Ed oltre a ciò, dopo un periodo eroico di confessioni e di martirio, la chiesa donatistica, specialmente nel periodo delle sollevazioni maure, è venuta contraendo le medesime macchie deturpanti, che essa scopre nella comunità ufficiale. (parte seconda, cap. V, p. 336)
==''Lutero e la Riforma in Germania''==
===[[Incipit]]===
Di un movimento che ebbe la prima occasione al suo divampare nell'insegnamento innovatore di un monaco, fedifrago alla sua vocazione e ribelle alla sua chiesa, sarà impossibile cogliere l'orientamento fondamentale e il presupposto normativo, se non si saranno in antecedenza esplorate le ragioni spirituali e i coefficienti impalpabili, che determinarono l'evoluzione del suo corifeo. D'altro canto sarà molto malagevole raffigurarsi i motivi e fissare i momenti salienti della lenta elaborazione psichica, attraverso cui quegli che aveva chiesto al chiostro i sussidi proporzionati al suo inquieto desiderio di perfezione divenne il banditore della crociata antiascetica, se non si sarà in anticipo ricercata la scaturigine della sua chiamata religiosa e non si saranno andate a cercare, negli anni della più tenera adolescenza, le possibili remote predisposizioni alla subita decisione del 1505<ref>Nel 1505, a ventidue anni, entrò nel convento agostiniano di Erfurt.</ref> <!-- (cap. I, p. 1) -->
===Citazioni===
*[[Ernst Troeltsch|Ernesto Troeltsch]], ponendo a raffronto le concezioni sociali delle varie denominazioni cristiane, ha definito la posizione spirituale di [[Martin Lutero|Lutero]] come quella di una ''innerweltliche Askese'', di un'ascesi mescolata ed immanente al mondo. L'attitudine di Lutero, egli osserva, è ascetica, in quanto il mondo non costituisce per lui un insieme di valori assoluti, bensì un insieme di valori puramente negativi, per se stessi, poiché valori veri possono riscontrarsi soltanto nei mezzi della nostra ricongiunzione con Dio. (cap. III, p. 116)
*L'esperienza personale di Lutero, che considera le opere buone come il risultato automatico dello spirito umano trasfigurato dai meriti del Cristo, rappresenta in pratica un annullamento della morale associata, che è tutta per definizione basata sul codice positivo del bene e sul presupposto della capacità responsabile umana di tradurlo in atto. (cap. III, p. 192)
*[...] [[Ulrico Zwingli|Zwingli]] riuscì a guadagnarsi con la sua predicazione una efficienza morale e pedagogica imponente. Sapiente ed accorto, egli riesce, senza rumorose opposizioni e senza scalpore, a introdurre nel suo cantone le medesime innovazioni per le quali Lutero aveva scatenato così violento uragano in Germania. La costituzione democratica del paese lo aiuta e lo seconda potentemente nella bisogna. (cap. III, p. 195)
*Anche per Zwingli il problema centrale nella religiosità cristiana è quello della [[Salvezza (religione)|salvezza]]. Ma in lui nulla di mistico e di psicologicamente contorto. Il suo atteggiamento rappresenta il riflesso pratico e logico del suo pensiero, la tradizione reale di una filosofia. (cap. III, p. 196)
*Nella storia delle controversie religiose in seno alla tradizione cristiana, le polemiche [[Eucaristia|eucaristiche]] son quelle che hanno suscitato più pronte e sensibili risonanze sociali. Il mistero eucaristico ha cosi sottili addentellati con la vita federata della comunità religiosa che ogni reale o presunta impugnazione dal suo realistico valore ha fatto fremere sempre le più intime fibre dell'organismo ecclesiastico. (cap. III, pp. 199-200)
*Zwingli insegnava che la cena del Signore non è una iterazione all'indefinito del sacrificio in cui si è immolato il Cristo sulla croce, bensì una commemorazione di questo sacrificio, offerto una volta per sempre. Gli elementi eucaristici pertanto non celano un Cristo, nuovamente offerto, bensì vogliono essere i segni simbolici del corpo e del sangue del Cristo, immolato sul Calvario. (cap. III, p. 204)
*Insistendo così calorosamente sulle opere della personale santificazione e della scambievole edificazione, il [[pietismo]] non era eccessivamente fedele alle concezioni antropologiche ed etiche del vangelo luterano. Ma l'intuizione oscura della impossibilità ormai constatata di salvare l'etica associata della umanità credente sul fragile presupposto della rinascita nella fede e della giustificazione nell'adesione intima al Cristo, induceva gli spiriti a rafforzare e ad esaltare la pratica della pietà personale, come unico baluardo resistente al dilagare della mondanità e della profanità nel recinto della Chiesa costituita. (cap. VI, p. 342)
*Il pietismo in realtà non era altro che la espressione esasperata del dissidio, acuto ed implacabile, che la Chiesa evangelica portava nel proprio grembo, fra l'extraeticità del suo dogma soteriologico e le esigenze concrete della sua organizzazione disciplinare. Esso proclamava di non voler intaccare o depauperare in alcun modo la costruzione dell'edificio teologico. Ma di fatto il bisogno irrefrenabile di rivalorizzare tutte quelle forme esteriori della pietà che l'insurrezione antiromana di Lutero aveva logicamente deprezzato e infirmato, lo induceva ad alterare sostanzialmente le norme concrete e la prassi quotidiana della religiosità riformata. (cap. VI, pp. 342-343)
*[...] manca completamente al vecchio spirito [[Germania|teutonico]] un concetto, che è basilare nella nostra tradizione mediterranea, il concetto cioè del peccato, sia esso inteso nel valore biblico di macchia contaminante e ripugnante, che deforma la nostra figura morale, sia esso inteso nel senso ellenico di deviazione dalla {{sic|mèta}} prefissata, di allontanamento dalla retta via, per deficienza di cognizione. (cap. VII, p. 385)
*La forza del tedesco è di mettersi al servizio del suo destino tribale affrontando imperturbabilmente il sacrificio e la morte. (cap. VII, p. 387)
===[[Explicit]]===
Lo scatenamento bellico {{NDR|della Germania}} non è stato che l'ultimo risultato di un ripullulare delle vecchie caratteristiche della razza, già embrionalmente delineatosi, così nella fede della Riforma luterana, come nelle forme tipiche della cultura idealistica tedesca.<br>Sulla scorta di etnografi e di germanisti dell'epoca nazista, oggi è stato possibile far risaltare la continuità palese e riconoscibile fra i lontani istinti primordiali della razza germanica e l'attuale comportamento tedesco, al cospetto del mondo e della civiltà universale.
==''Pellegrino di Roma''==
===[[Incipit]]===
Con uno di quei suoi [[paradossi dai libri|paradossi]], così prodigiosamente aderenti alla realtà della vita umana, che il razionalismo e l'illuminismo non comprenderanno giammai, il Vangelo impone la contraddittoria consegna: tendere fino allo spasimo l'arco delle proprie energie, per servire la legge di Dio, e in pari tempo prostrarsi nella polvere, per riconoscere, al cospetto del Padre, che ogni servizio prestatogli è risibile e vano.
Realizzando fino all'assurdo, un vecchio precetto della filosofia eraclitea, secondo cui bisogna superare temerariamente la testimonianza degli occhi e degli orecchi per uscire dalle tenebre della barbarie, Gesù ha inculcato di non riconoscere per Padre chi ci ha generato nella carne, perché anche lì gli occhi e le orecchie sono testimoni fallaci. Noi non abbiamo che un Padre, quello che è nei cieli.
Il [[cristiano (religione)|cristiano]] che aspiri a non demeritar troppo questa tremenda qualifica deve accostumarsi a non ritenere mai nulla di suo, in quel che egli fa, ma a scoprire, per tutto, l'azione provvida e incessante di chi lo regge e lo guida dal cielo.
===[[Explicit]]===
Mentre con i primi tepori primaverili del '44 la grande tragedia mondiale si avviava, pur per vie così tortuose e così complesse, al suo epilogo indeclinabile, io sentivo sempre più chiarirsi nella mia coscienza quel qualsiasi significato della lotta che la mia generazione, la generazione dell'esodo, aveva dovuto sostenere su più fronti, per mantener fede alla sua vocazione cristiana e sacerdotale e per assolvere nel mondo che si trasformava il suo compito implacabile: preparare gli elementi acconci alla ricostruzione di una nuova coscienza religiosa ed evangelica, senza cui l'avvento dell'universale democrazia sarebbe stato una conquista mutila, esangue e peritura.
Gli eventi acceleravano portentosamente il loro ritmo. Io tendevo l'orecchio ai segni annunciatori della grande palingenesi. Spiavo all'orizzonte il levarsi delle luci che annunciavano le ultime tappe del nostro cammino. E una parola sola mi sgorgava dall'anima: «nunc dimittis servum tuum, Domine!».
Roma, Pasqua del 1944
==''Tommaso d'Aquino''==
*Le caratteristiche più appariscenti del pensiero cristiano, quale esce, nel medio evo latino [[Scolastica|prescolastico]], dalla grande sistemazione [[Agostino d'Ippona|agostiniana]], possono essere condensate in un brevissimo sistema. Vi manca innanzi tutto una distinzione formale fra il dominio della filosofia e quello della teologia, fra l'ordine delle verità razionali e quello delle verità rivelate. Di rimbalzo è implicitamente cancellata la separazione fra la natura e la grazia, fra la zona in cui si esercitano le insite capacità dell'essere razionale e la sfera misteriosa delle comunicazioni carismatiche. (p. 10)
*[...] sarebbe un errore grossolano e una illusione anacronistica immaginarsi che fra [[aristotelismo]] e [[cristianesimo]] sussistessero delle armonie prestabilite e che quindi l'adattamento dell'uno ai postulati dell'altro potesse effettuarsi con disinvolta facilità e senza acri e laboriosi contrasti. Sta di fatto invece che le teorie di [[Aristotele]] avevano impresso al pensiero umano un orientamento e presupponevano postulati intrinsecamente antitetici agli insegnamenti della religione cristiana. Alcuni principi della metodica aristotelica come alcune asserzioni del sistema a proposito di Dio e dell'anima appaiono in contrasto insanabile con le asserzioni più perentorie dell'insegnamento cristiano. (pp. 13-14)
*[...] chi voglia, in rapide linee, circoscrivere la posizione di [[Tommaso d'Aquino|San Tommaso]] nella traiettoria del pensiero cattolico; chi miri a scoprire nella sua essenza più intima, la originale sagoma del pensatore e del mistico, che la chiesa Romana ha proclamato antesignano e realizzatore perfetto della sua migliore apologetica; non deve tanto riprodurre pedissequamente il ciclo delle sue catene argomentative, deve piuttosto indagare le posizioni nelle quali la sua intelligenza formidabile e la sua fede hanno compiuto l'innesto della metafisica aristotelica sulla rivelazione neotestamentaria. Perché appunto S. Tommaso sta a segnare nella storia del pensiero religioso una data di un'importanza che non è possibile esagerare, per il fatto che in lui ragione e fede hanno celebrato un connubio la cui fecondità è pari alla sua profonda ed integrale compenetrazione. (pp. 22-23)
*L'unica via [...] per riuscire a scolpire efficacemente il profilo dell'Angelico è quella che miri a cogliere la saldatura felice ch'egli ha compiuto della indagine speculativa con il palpito della credenza mistica, nell'ambito dei problemi in cui si connettono e verso cui si appuntano così il compito della filosofia come l'anelito della fede: l'essere e le sue categorie; la dimostrazione di Dio; la natura di Dio; l'idea di Dio nello sviluppo dell'umano pensiero; il divino e umano nell'azione libera. (p. 23)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Chiesa romana''===
Fra tutte le denominazioni cristiane la [[Chiesa cattolica|chiesa di Roma]] è quella che conta nel mondo il maggior numero di aderenti. E nel medesimo tempo quella che possiede la più salda e coerente struttura dottrinale e la più rigida e vigilata organizzazione disciplinare. In quale misura le due circostanze siano interdipendenti, in quale misura cioè la matura sistemazione del patrimonio concettuale e della gerarchia unitaria abbiano contribuito e contribuiscano tuttora nel cattolicismo all'ampiezza del proselitismo, non è qui il caso di indagare. E non è neppure il caso di domandarsi ora se il numero degli aderenti sia, per una religione costituita, un titolo assoluto di eccellenza (quando Gesù moriva, Dio era forse con la maggioranza?) e se l'azione spirituale, cioè specifica, di una chiesa debba, per definizione, essere raccomandata all'imperio cogente di un sistema astratto e razionale, di una burocrazia meccanica accentratrice.
===''Lo gnosticismo''===
[[Gnosticismo]], per definizione, può dirsi qualsiasi sistema che, pieno di fiducia nelle capacità iniziali della ragione, crede di risolvere i vari problemi dell'essere, con sicurezza e fuori di ogni illuminazione esteriore: la parola γνῶσις<ref>gnósis</ref> è adoperata dai classici come sinonimo di conoscenza. Ma per uso costante, tale designazione ha un ámbito più ristretto, e suole indicare alcune speciali dottrine, fiorite in varie epoche della storia della filosofia, le quali, nate da una compenetrazione bizzarra di [[misticismo]] e [[razionalismo]], si sono chiuse in una terminologia di mistero e in una aristocratica riserbatezza, quasi sdegnando la propaganda minuta dei propri principî fra gli strati inferiori della società: per i [[Scuola pitagorica|pitagorici]] come per [[Platone]], γνῶσις significa una contemplazione superiore dell'[[infinito]]. Per antonomasia poi si suol chiamare gnosticismo una manifestazione di pensiero, strana e a prima vista indecifrabile, che, fra il primo e il terzo secolo del [[cristianesimo]], insidiò la tradizione evangelica, e, prendendo a prestito dal [[Neoplatonismo|neo-platonismo]] alcuni concetti cosmologici e dal cristianesimo altri [[Soteriologia|soteriologici]], soddisfece anch'esso alle tendenze [[Sincretismo|sincretistiche]] di quel periodo storico, e morì sopraffatto dalla corrente meno affinata, ma democratica e sana, del cattolicismo. <!-- (Introduzione) -->
===''Pascal''===
[[Agostino d'Ippona|Agostino]], per quel che di universalmente normativo il suo nome significa, non è nato nel 354, non è morto nel 430. L'esperienza che egli ha drammaticamente vissuto e di cui ha affidato il ricordo alle ''Confessioni'' è stata ed è l'esperienza in cui si risolve, d'istinto, ogni spiritualità consapevole. Il problema al quale, nello spiegamento della polemica con [[Pelagio]], ha imposto una soluzione brutalmente realistica, cui le circostanze storiche propizie hanno conferito eccezionali capacità di realizzazione, è stata ed è il nucleo vitale di ogni etica associata e di ogni religiosità universalistica.
===''Tertulliano''===
Nato a Cartagine da un centurione proconsolare, dal comandante cioè di uno di quei distaccamenti della terza legione che il legato della Numidia inviava agli ordini del proconsole dell'Africa, [[Tertulliano|Quinto Settimio Fiorenzo Tertulliano]] doveva conservare per sempre qualcosa delle immagini e delle consuetudini, sotto la cui impressione si erano sviluppate familiarmente la sua puerizia e la sua adolescenza, anche quando la professione cristiana gli fece apparire il mestiere delle armi incompatibile con il Vangelo. La educazione e l'istruzione che ricevette furono ricercatissime. Ne fan fede l'erudizione letteraria disseminata a piene mani negli scritti, la destrezza dialettica sprizzante da ogni inciso di questi. Naturalmente le prime fonti della sua formazione furono tutte pagane. Il mondo fastoso e rumoroso del circo e del teatro, del foro e delle pubbliche scuole, ebbe in Tertulliano giovane, un frequentatore appassionato.
==Citazioni su Ernesto Buonaiuti==
*Antifascista per i fascisti, anticattolico per i cattolici, anticomunista per i comunisti, Buonaiuti non poteva essere accettato nell'Italia di allora, né lo sarebbe in quella di oggi, sempre impegnata a considerare stravagante e nemico chiunque cerchi di vivere fuori dagli schieramenti, in un pensiero proprio. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*Buonaiuti divenne uno degli esponenti più notevoli del Modernismo italiano, mettendosi in contrasto con le autorità ecclesiastiche che, nel 1921, lo scomunicarono, ribadendo la scomunica nel 1924 e nel 1926. Intorno a lui i cattolici fecero terra bruciata. Ebbe una vita difficile, dolorosa e morì nel 1946 senza riconciliarsi con la Chiesa ma proclamandosene sempre un figlio fedele. Fu certamente una delle figure più straordinarie tra gli intellettuali cattolici del ventesimo secolo, oggi ampiamente rivalutata. ([[Renzo Allegri]])
*Dal gennaio al giugno del 1901, [[Papa Giovanni XXIII|Roncalli]] e Buonaiuti vissero uno accanto all'altro, inseparabili come due fratelli siamesi. Buonaiuti, già erudito e consapevole del proprio valore, era assetato di conoscenze e trascorreva tutto il tempo libero a leggere. Era una mente vulcanica, aperto alle nuove teorie, affascinato dagli studi d'avanguardia, ma anche un animo ispirato, sognatore, mistico, ardente. Leggeva opuscoli legati al Modernismo, il movimento teologico guardato con sospetto dalle autorità ecclesiastiche e che alcuni anni più tardi sarebbe stato definitivamente e inesorabilmente sconfessato da Pio X con l'enciclica ''Pascendi''. ([[Renzo Allegri]])
*Dalle pagine della «Civiltà Cattolica», padre Rosa<ref>Enrico Rosa (1870–1938), gesuita, scrittore e giornalista italiano.</ref> non ristà dall'attaccare ogni scritto, ogni gesto di Ernesto Buonaiuti, la testa forte del movimento {{NDR|modernista}}, uno dei più begl'ingegni che abbia l'Italia, e che le circostanza avverse finiranno di stritolare, non consentendogli di lasciare una traccia che sia proporzionata alla forza del suo ingegno, alla dovizia di tutte le doti che formano i capi: fascino personale come pochissimi ebbero, l'eloquenza più calda ed affascinante, la bella prosa, l'ampissima cultura: quegli che, ove nel 1903 fosse asceso sul soglio pontificio un continuatore di [[Papa Leone XIII|Leone XIII]], avrebbe anche potuto essere il [[John Henry Newman|Newman]] dell'Italia. ([[Arturo Carlo Jemolo]])
*Il dramma di Ernesto Buonaiuti è, prima di tutto, un esempio macroscopico di ciò che hanno dovuto affrontare, in ogni epoca, gli italiani decisi a difendere la propria indipendenza di pensiero dagli schieramenti, dai partiti, dai guelfi, dai ghibellini, dai poteri dominanti. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*L'esponente più rilevante del modernismo nel mondo ecclesiastico italiano fu Ernesto Buonaiuti, profondamente segnato fin dai suoi primi passi da un caratteristico senso di «romanità» che doveva accompagnarlo tutta la vita. Dopo un primo giovanile interesse per i temi del rinnovamento sociale, in un'ottica tuttavia non priva di venature utopiche, egli esprimeva in modo sempre più esplicito la sua convinzione della necessità di un rinnovamento soprattutto religioso nella prospettiva dell'attesa del Regno di Dio. ([[Agostino Giovagnoli]])
*La formazione del Buonaiuti era stata dominata da un netto orientamento antintellettualistico, che lo aveva portato al rifiuto della Scolastica e a guardare invece con simpatia e interesse alle nuove tendenze apologetiche ispirate alla filosofia dell'azione e allo stesso pragmatismo di William James diffuso in quegli anni in Italia. D'altro canto, dallo studio dell'opera del Loisy<ref>Alfred Loisy (1857–1940), biblista e storico francese, il più famoso dei modernisti.</ref> e da un incontro con l'esegeta francese, che ebbe nell'estate del 1906, Buonaiuti aveva tratto la ferma convinzione dell'importanza dominante, per l'interpretazione del messaggio cristiano, dell'aspetto escatologico [...]. Sulla base di questi presupposti Buonaiuti tenterà, nel clima delle polemiche suscitate dall'enciclica ''Pascendi''<ref>''Pascendi Dominici gregis'' enciclica di Pio X, pubblicata nel 1907.</ref>, una delle più originali e sconcertanti sintesi del cristianesimo con le affermazioni del socialismo moderno. ([[Pietro Scoppola]])
*La produzione di Buonaiuti è ampia e abbondante. Ingegno versatile, studioso appassionato tanto da considerare la sua attività universitaria come una missione, forse non sempre persuasivo sotto il profilo del rigore scientifico, Buonaiuti sul piano culturale ha dato soprattutto un contributo alla conoscenza della storia del cristianesimo, e in particolare di quello medievale. A proposito della spiritualità medievale francescana e specificamente di Gioacchino da Fiore, egli ha potuto far emergere la sua peculiare visione del cristianesimo mettendone in luce la prospettiva escatologica, a suo avviso fondamentale. ([[Agostino Giovagnoli]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutigiansenio/mode/1up Giansenio]'', Edizioni Athena, Milano, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiuticristianesimonellafrica/mode/1up Il cristianesimo nell'Africa romana]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutilachiesaromana/mode/1up La Chiesa romana]'', Gilardi e Noto, Milano, 1933<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/lognosticismost00buongoog Lo gnosticismo <small>Storia di antiche lotte religiose</small>]'', Libreria Editrice Francesco Ferrari, Roma, 1907.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutiluterolariforma/mode/1up Lutero e la Riforma in Germania]'', Editrice «Faro», Roma, 1945<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/BuonaiutiPascal Pascal]'', Edizioni Athena, Milano, 1927.
*Ernesto Buonaiuti, ''Pellegrino di Roma: la generazione dell'esodo'', Alberto Gaffi editore in Roma, 1945.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutitertulliano/mode/1up Tertulliano]'', Edizioni Athena, Milano, 1926.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924.
==Altri progetti==
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Gaux
18878
/* Tommaso d'Aquino */ dimostrazione razionale del divino
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'''Ernesto Buonaiuti''' (1881 – 1946), presbitero, accademico, storico e teologo italiano.
==Citazioni di Ernesto Buonaiuti==
*Il carattere distintivo del modernismo fu la stessa indeterminatezza del suo programma. Esso non investì un punto particolare della disciplina ufficiale.<ref>Da ''Storia del cristianesimo'', III, p. 618</ref>
*Il [[Cristianesimo]] è l'unica democrazia possibile; perché in nessun'altra forma di vita religiosa, come in nessun'altra visione filosofica della vita, l'aggregato umano, il senso della solidarietà universale, la coscienza dell'unica famiglia del mondo hanno, come nel Cristianesimo, altrettanto rilievo e altrettanto inconsumabile peso.<ref>Da una lettera; citato in Giulio Andreotti, ''I quattro del Gesù'', Rizzoli, 1999, p. 24</ref>
*[...], lo [[spiritualismo]] è l'unica visione razionale del mondo che dia ragione dei fatti centrali della vita individuale ed associata. Ogni sistema che non sia una pseudofilosofica impugnazione delle leggi disciplinanti il pensiero, si può ricondurre, dialetticamente, allo spiritualismo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/buonaiutiapologiadellospiritualismo/mode/1up/ Apologia dello spiritualismo]'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, pp. 12-13.</ref>
*[...] si può legittimamente asserire, quasi assiomaticamente, che anche i sistemi antispiritualistici sono indotti, loro malgrado, in virtù dei loro stessi presupposti e a norma dei loro procedimenti, a prestar implicito omaggio allo spiritualismo e a recare involontario contributo e spontaneo sostegno alla sua validità. Lo spirito è la verità ed il bene. E come il vero ed il buono, esso è, sotto la stretta di una esigenza insopprimibile, riconosciuto ed ammesso anche da coloro che lo negano.<ref>Da ''Apologia dello spiritualismo'', A. F. Formiggini, Roma, 1926, p. 56.</ref>
*Una delle idee cardinali, giustissima, intorno a cui si muovono le concezioni del [[Mario Missiroli|Missiroli]], è che il dissidio reale in cui è presa tragicamente l'anima della nostra generazione è quello che si svolge fra la tradizione trascendentalistica del cristianesimo cattolico e la tendenza immanentistica pura della filosofia, nata dalla Rinascita. Il Missiroli è fra i pochissimi scrittori in Italia che questo dissidio han cercato di delineare più efficacemente.<ref>Da ''Fra l'idealismo e la Chiesa: Mario Missiroli'', in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', sesta serie, volume CCXX, settembre 2022, Direzione della Nuova Antologia, Roma, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1922-09-16_220/page/179/mode/1up p. 179].</ref>
==''Giansenio''==
===[[Incipit]]===
[[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Saint-Beuve]] ha scritto: «Giansenio non ha fatto che provocare una sommossa in grembo al cristianesimo. Descartes invece ha scatenato una rivoluzione universale».<br>Il verdetto è ingiusto, e, anche se il qualificatore suona iconoclasta, inintelligente. Ingiusto: perché lo storico, se vuole sentenziare a norma di equità, non può istituire mai valutazioni comparative su sistemi di pensiero sbocciati nel medesimo tempo, assumendo come criterio e canone l'entità del rispettivo successo esteriore. Inintelligente: perché in tanto Cartesio ha provocato una rivoluzione, in quanto lo spirito del tempo ha isolato, ''per fas et nefas''. il fuoco della sommossa giansenistica. <!-- (cap. I, La vita, p. 5) -->
===Citazioni===
*Le vecchie edizioni all'''Augustinus''<ref>Opera principale di Giansenio sul rapporto fra grazia divina e libertà umana.</ref> danno il profilo scarno ed aristocratico di Giansenio: fronte ampia e prominente, occhiaie profonde, naso aquilino, gote infossate, labbra serrate, danno l'impressione di una squisitissima sensibilità e di un diuturno tirocinio di auto-disciplina. Questo figlio di contadini, alla cui intelligenza precocissima erano state di così aspro impedimento le condizioni familiari da costringerlo a interrompere una volta gli studi per andare a procacciarsi da vivere in una officina da falegname, aveva bene sperimentato le amare e stupefacenti ingiustizie di cui s'intesse la vita. (pp. 17-18)
*[[Giansenio]] era fatto per completare e mitigare le unilateralità e le malaccortezze pratiche del suo troppo ardente temperamento. Uomo di studio e di riflessione, scrittore forbito ed efficace, pur attraverso le ridondanze della sua squisita formazione letteraria, il teologo fiammingo poteva portare al programma della rinascita cristiana l'appannaggio di una scrupolosa erudizione patristica. (p. 20)
*La sostanza del [[pelagianesimo]] come del [[Compagnia di Gesù|gesuitismo]], per quanto l'asserzione possa apparire paradossale, è della nuda e semplice speculazione etica pitagorica, stoica, aristotelica. Per cui appare compiutamente vero dei pelagiani quel che una volta [[Tertulliano]] affermò degli eretici in generale: «patriarchi degli eretici, i filosofi». Di fatto, alla base della predicazione pelagiana sussiste il postulato che all'uomo sia consentito di raggiungere lo stato dell'assoluta perfetta giustizia, fino alla impeccabile impassibilità. (p. 32)
*Come la vecchia filosofia, il pelagianesimo, terribile contraffazione del cristianesimo, è una mostruosa esplosione di albagia. Che esso sia stato possibile dopo la rivelazione del vangelo, costituisce la prova lampante che un terribile cancro è alle radici stesse della spiritualità umana, che l'elemento titanico non è nell'uomo in un piano distinto da quello dionisiaco, ma che più tosto lo ha invaso nel suo dominio e lo ha avvelenato alle sue scaturigini. (pp. 34-35)
*Per il fatto stesso della sua esistenza il pelagianesimo s'inscrive in falso contro sé medesimo; perché, nella sua essenza e nei suoi connotati, esso costituisce la riprova apodittica della perversione organica e funzionale dell'uomo.<br>Che cosa è esso infatti se non vanità e frode? se non adulazione e viltà? se non acquiescenza e neghittosità? (p. 35)
*Psicologo perspicace e moralista squisito, Giansenio getta lo scandaglio della sua analisi sensibilissima negli strati più profondi e più {{sic|impervii}} del sentimento e della passione. La sua dottrina della colpa e del riscatto è una fedele proiezione e descrizione dei dati elementari della spiritualità umana in azione. (p. 40)
==''Il cristianesimo nell'Africa romana''==
===[[Incipit]]===
Come molte altre chiese dell'Occidente mediterraneo, anche quella africana in genere, e quella cartaginese in specie accampano pretese ad una origine apostolica: sebbene con minore lusso di particolari leggendari. Annalisti arabi e storici bizantini, registrando tradizioni locali affidate ancora a caratteristiche peculiarità toponomastiche, attribuiscono all'apostolo Filippo l'evangelizzazione della Tripolitania e della Tunisia, a Simone di Cana quella della Cirenaica. Non è da fare gran caso di così tarde e contaminate testimonianze.<br>Le prime memorie sicure del cristianesimo africano sono riconoscibili nel racconto ufficiale di alcune scene di persecuzione e di martirio, col quale la letteratura latina della nuova religione registra solennemente il proprio ingresso nella piena luce della storia.
===Citazioni===
*Per parecchi decenni, [...], il [[donatismo]] fu opposizione politica, rivalità religiosa, atteggiamento pratico, anziché posizione teorica e sistema astratto. Gli ortodossi non ebbero, neppure, né voglia né agio di confutarlo metodicamente. Lo osteggiava per essi, il potere politico, che essi non si stancavano però petulantemente di chiamare al soccorso. (parte seconda, cap. V, p. 322)
*Se il donatismo è in continuità diretta col cristianesimo precostantiniano, non deve immaginarsi di rappresentare per questo l'unica chiesa. La chiesa del Cristo ha le promesse della universalità, mentre la chiesa donatistica non ha valicato i confini etnici e territoriali dell'Africa. Ed oltre a ciò, dopo un periodo eroico di confessioni e di martirio, la chiesa donatistica, specialmente nel periodo delle sollevazioni maure, è venuta contraendo le medesime macchie deturpanti, che essa scopre nella comunità ufficiale. (parte seconda, cap. V, p. 336)
==''Lutero e la Riforma in Germania''==
===[[Incipit]]===
Di un movimento che ebbe la prima occasione al suo divampare nell'insegnamento innovatore di un monaco, fedifrago alla sua vocazione e ribelle alla sua chiesa, sarà impossibile cogliere l'orientamento fondamentale e il presupposto normativo, se non si saranno in antecedenza esplorate le ragioni spirituali e i coefficienti impalpabili, che determinarono l'evoluzione del suo corifeo. D'altro canto sarà molto malagevole raffigurarsi i motivi e fissare i momenti salienti della lenta elaborazione psichica, attraverso cui quegli che aveva chiesto al chiostro i sussidi proporzionati al suo inquieto desiderio di perfezione divenne il banditore della crociata antiascetica, se non si sarà in anticipo ricercata la scaturigine della sua chiamata religiosa e non si saranno andate a cercare, negli anni della più tenera adolescenza, le possibili remote predisposizioni alla subita decisione del 1505<ref>Nel 1505, a ventidue anni, entrò nel convento agostiniano di Erfurt.</ref> <!-- (cap. I, p. 1) -->
===Citazioni===
*[[Ernst Troeltsch|Ernesto Troeltsch]], ponendo a raffronto le concezioni sociali delle varie denominazioni cristiane, ha definito la posizione spirituale di [[Martin Lutero|Lutero]] come quella di una ''innerweltliche Askese'', di un'ascesi mescolata ed immanente al mondo. L'attitudine di Lutero, egli osserva, è ascetica, in quanto il mondo non costituisce per lui un insieme di valori assoluti, bensì un insieme di valori puramente negativi, per se stessi, poiché valori veri possono riscontrarsi soltanto nei mezzi della nostra ricongiunzione con Dio. (cap. III, p. 116)
*L'esperienza personale di Lutero, che considera le opere buone come il risultato automatico dello spirito umano trasfigurato dai meriti del Cristo, rappresenta in pratica un annullamento della morale associata, che è tutta per definizione basata sul codice positivo del bene e sul presupposto della capacità responsabile umana di tradurlo in atto. (cap. III, p. 192)
*[...] [[Ulrico Zwingli|Zwingli]] riuscì a guadagnarsi con la sua predicazione una efficienza morale e pedagogica imponente. Sapiente ed accorto, egli riesce, senza rumorose opposizioni e senza scalpore, a introdurre nel suo cantone le medesime innovazioni per le quali Lutero aveva scatenato così violento uragano in Germania. La costituzione democratica del paese lo aiuta e lo seconda potentemente nella bisogna. (cap. III, p. 195)
*Anche per Zwingli il problema centrale nella religiosità cristiana è quello della [[Salvezza (religione)|salvezza]]. Ma in lui nulla di mistico e di psicologicamente contorto. Il suo atteggiamento rappresenta il riflesso pratico e logico del suo pensiero, la tradizione reale di una filosofia. (cap. III, p. 196)
*Nella storia delle controversie religiose in seno alla tradizione cristiana, le polemiche [[Eucaristia|eucaristiche]] son quelle che hanno suscitato più pronte e sensibili risonanze sociali. Il mistero eucaristico ha cosi sottili addentellati con la vita federata della comunità religiosa che ogni reale o presunta impugnazione dal suo realistico valore ha fatto fremere sempre le più intime fibre dell'organismo ecclesiastico. (cap. III, pp. 199-200)
*Zwingli insegnava che la cena del Signore non è una iterazione all'indefinito del sacrificio in cui si è immolato il Cristo sulla croce, bensì una commemorazione di questo sacrificio, offerto una volta per sempre. Gli elementi eucaristici pertanto non celano un Cristo, nuovamente offerto, bensì vogliono essere i segni simbolici del corpo e del sangue del Cristo, immolato sul Calvario. (cap. III, p. 204)
*Insistendo così calorosamente sulle opere della personale santificazione e della scambievole edificazione, il [[pietismo]] non era eccessivamente fedele alle concezioni antropologiche ed etiche del vangelo luterano. Ma l'intuizione oscura della impossibilità ormai constatata di salvare l'etica associata della umanità credente sul fragile presupposto della rinascita nella fede e della giustificazione nell'adesione intima al Cristo, induceva gli spiriti a rafforzare e ad esaltare la pratica della pietà personale, come unico baluardo resistente al dilagare della mondanità e della profanità nel recinto della Chiesa costituita. (cap. VI, p. 342)
*Il pietismo in realtà non era altro che la espressione esasperata del dissidio, acuto ed implacabile, che la Chiesa evangelica portava nel proprio grembo, fra l'extraeticità del suo dogma soteriologico e le esigenze concrete della sua organizzazione disciplinare. Esso proclamava di non voler intaccare o depauperare in alcun modo la costruzione dell'edificio teologico. Ma di fatto il bisogno irrefrenabile di rivalorizzare tutte quelle forme esteriori della pietà che l'insurrezione antiromana di Lutero aveva logicamente deprezzato e infirmato, lo induceva ad alterare sostanzialmente le norme concrete e la prassi quotidiana della religiosità riformata. (cap. VI, pp. 342-343)
*[...] manca completamente al vecchio spirito [[Germania|teutonico]] un concetto, che è basilare nella nostra tradizione mediterranea, il concetto cioè del peccato, sia esso inteso nel valore biblico di macchia contaminante e ripugnante, che deforma la nostra figura morale, sia esso inteso nel senso ellenico di deviazione dalla {{sic|mèta}} prefissata, di allontanamento dalla retta via, per deficienza di cognizione. (cap. VII, p. 385)
*La forza del tedesco è di mettersi al servizio del suo destino tribale affrontando imperturbabilmente il sacrificio e la morte. (cap. VII, p. 387)
===[[Explicit]]===
Lo scatenamento bellico {{NDR|della Germania}} non è stato che l'ultimo risultato di un ripullulare delle vecchie caratteristiche della razza, già embrionalmente delineatosi, così nella fede della Riforma luterana, come nelle forme tipiche della cultura idealistica tedesca.<br>Sulla scorta di etnografi e di germanisti dell'epoca nazista, oggi è stato possibile far risaltare la continuità palese e riconoscibile fra i lontani istinti primordiali della razza germanica e l'attuale comportamento tedesco, al cospetto del mondo e della civiltà universale.
==''Pellegrino di Roma''==
===[[Incipit]]===
Con uno di quei suoi [[paradossi dai libri|paradossi]], così prodigiosamente aderenti alla realtà della vita umana, che il razionalismo e l'illuminismo non comprenderanno giammai, il Vangelo impone la contraddittoria consegna: tendere fino allo spasimo l'arco delle proprie energie, per servire la legge di Dio, e in pari tempo prostrarsi nella polvere, per riconoscere, al cospetto del Padre, che ogni servizio prestatogli è risibile e vano.
Realizzando fino all'assurdo, un vecchio precetto della filosofia eraclitea, secondo cui bisogna superare temerariamente la testimonianza degli occhi e degli orecchi per uscire dalle tenebre della barbarie, Gesù ha inculcato di non riconoscere per Padre chi ci ha generato nella carne, perché anche lì gli occhi e le orecchie sono testimoni fallaci. Noi non abbiamo che un Padre, quello che è nei cieli.
Il [[cristiano (religione)|cristiano]] che aspiri a non demeritar troppo questa tremenda qualifica deve accostumarsi a non ritenere mai nulla di suo, in quel che egli fa, ma a scoprire, per tutto, l'azione provvida e incessante di chi lo regge e lo guida dal cielo.
===[[Explicit]]===
Mentre con i primi tepori primaverili del '44 la grande tragedia mondiale si avviava, pur per vie così tortuose e così complesse, al suo epilogo indeclinabile, io sentivo sempre più chiarirsi nella mia coscienza quel qualsiasi significato della lotta che la mia generazione, la generazione dell'esodo, aveva dovuto sostenere su più fronti, per mantener fede alla sua vocazione cristiana e sacerdotale e per assolvere nel mondo che si trasformava il suo compito implacabile: preparare gli elementi acconci alla ricostruzione di una nuova coscienza religiosa ed evangelica, senza cui l'avvento dell'universale democrazia sarebbe stato una conquista mutila, esangue e peritura.
Gli eventi acceleravano portentosamente il loro ritmo. Io tendevo l'orecchio ai segni annunciatori della grande palingenesi. Spiavo all'orizzonte il levarsi delle luci che annunciavano le ultime tappe del nostro cammino. E una parola sola mi sgorgava dall'anima: «nunc dimittis servum tuum, Domine!».
Roma, Pasqua del 1944
==''Tommaso d'Aquino''==
*Le caratteristiche più appariscenti del pensiero cristiano, quale esce, nel medio evo latino [[Scolastica|prescolastico]], dalla grande sistemazione [[Agostino d'Ippona|agostiniana]], possono essere condensate in un brevissimo sistema. Vi manca innanzi tutto una distinzione formale fra il dominio della filosofia e quello della teologia, fra l'ordine delle verità razionali e quello delle verità rivelate. Di rimbalzo è implicitamente cancellata la separazione fra la natura e la grazia, fra la zona in cui si esercitano le insite capacità dell'essere razionale e la sfera misteriosa delle comunicazioni carismatiche. (p. 10)
*[...] sarebbe un errore grossolano e una illusione anacronistica immaginarsi che fra [[aristotelismo]] e [[cristianesimo]] sussistessero delle armonie prestabilite e che quindi l'adattamento dell'uno ai postulati dell'altro potesse effettuarsi con disinvolta facilità e senza acri e laboriosi contrasti. Sta di fatto invece che le teorie di [[Aristotele]] avevano impresso al pensiero umano un orientamento e presupponevano postulati intrinsecamente antitetici agli insegnamenti della religione cristiana. Alcuni principi della metodica aristotelica come alcune asserzioni del sistema a proposito di Dio e dell'anima appaiono in contrasto insanabile con le asserzioni più perentorie dell'insegnamento cristiano. (pp. 13-14)
*[...] chi voglia, in rapide linee, circoscrivere la posizione di [[Tommaso d'Aquino|San Tommaso]] nella traiettoria del pensiero cattolico; chi miri a scoprire nella sua essenza più intima, la originale sagoma del pensatore e del mistico, che la chiesa Romana ha proclamato antesignano e realizzatore perfetto della sua migliore apologetica; non deve tanto riprodurre pedissequamente il ciclo delle sue catene argomentative, deve piuttosto indagare le posizioni nelle quali la sua intelligenza formidabile e la sua fede hanno compiuto l'innesto della metafisica aristotelica sulla rivelazione neotestamentaria. Perché appunto S. Tommaso sta a segnare nella storia del pensiero religioso una data di un'importanza che non è possibile esagerare, per il fatto che in lui ragione e fede hanno celebrato un connubio la cui fecondità è pari alla sua profonda ed integrale compenetrazione. (pp. 22-23)
*L'unica via [...] per riuscire a scolpire efficacemente il profilo dell'Angelico è quella che miri a cogliere la saldatura felice ch'egli ha compiuto della indagine speculativa con il palpito della credenza mistica, nell'ambito dei problemi in cui si connettono e verso cui si appuntano così il compito della filosofia come l'anelito della fede: l'essere e le sue categorie; la dimostrazione di Dio; la natura di Dio; l'idea di Dio nello sviluppo dell'umano pensiero; il divino e umano nell'azione libera. (p. 23)
*Dio! San Tommaso lo presenta così fin da quando, sulle orme della psicologia aristotelica, si accinge a formulare la sua misurata soluzione del problema del vero. Sospinto da quel bisogno che fin dall'inizio del secolo XII si era fatto sentire nell'ambito del pensiero cristiano, e che tendeva ansiosamente alla determinazione di una dimostrazione razionale del divino, l'Angelico viene automaticamente apprestando i coefficienti logici e metafisici della sua [[teodicea]], tutta sostenuta dai contrafforti di una [[gnoseologia]] realistica, a norma della quale l'intelligenza umana è riconosciuta atta a scoprire nelle cose il meccanismo causale che attinge la sua verità dalla sua eterna adeguazione agli schemi iniziali della intelligenza creatrice. Ma c'è da domandarsi se tutta la sua speculazione<ref>Nel testo "specuzione".</ref> non soggiace all'azione recondita della fede di cui si costituisce apologeta: se anche per lui non vale l'assioma che per cercar Dio, occorre averlo già trovato. (pp. 31-32)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Chiesa romana''===
Fra tutte le denominazioni cristiane la [[Chiesa cattolica|chiesa di Roma]] è quella che conta nel mondo il maggior numero di aderenti. E nel medesimo tempo quella che possiede la più salda e coerente struttura dottrinale e la più rigida e vigilata organizzazione disciplinare. In quale misura le due circostanze siano interdipendenti, in quale misura cioè la matura sistemazione del patrimonio concettuale e della gerarchia unitaria abbiano contribuito e contribuiscano tuttora nel cattolicismo all'ampiezza del proselitismo, non è qui il caso di indagare. E non è neppure il caso di domandarsi ora se il numero degli aderenti sia, per una religione costituita, un titolo assoluto di eccellenza (quando Gesù moriva, Dio era forse con la maggioranza?) e se l'azione spirituale, cioè specifica, di una chiesa debba, per definizione, essere raccomandata all'imperio cogente di un sistema astratto e razionale, di una burocrazia meccanica accentratrice.
===''Lo gnosticismo''===
[[Gnosticismo]], per definizione, può dirsi qualsiasi sistema che, pieno di fiducia nelle capacità iniziali della ragione, crede di risolvere i vari problemi dell'essere, con sicurezza e fuori di ogni illuminazione esteriore: la parola γνῶσις<ref>gnósis</ref> è adoperata dai classici come sinonimo di conoscenza. Ma per uso costante, tale designazione ha un ámbito più ristretto, e suole indicare alcune speciali dottrine, fiorite in varie epoche della storia della filosofia, le quali, nate da una compenetrazione bizzarra di [[misticismo]] e [[razionalismo]], si sono chiuse in una terminologia di mistero e in una aristocratica riserbatezza, quasi sdegnando la propaganda minuta dei propri principî fra gli strati inferiori della società: per i [[Scuola pitagorica|pitagorici]] come per [[Platone]], γνῶσις significa una contemplazione superiore dell'[[infinito]]. Per antonomasia poi si suol chiamare gnosticismo una manifestazione di pensiero, strana e a prima vista indecifrabile, che, fra il primo e il terzo secolo del [[cristianesimo]], insidiò la tradizione evangelica, e, prendendo a prestito dal [[Neoplatonismo|neo-platonismo]] alcuni concetti cosmologici e dal cristianesimo altri [[Soteriologia|soteriologici]], soddisfece anch'esso alle tendenze [[Sincretismo|sincretistiche]] di quel periodo storico, e morì sopraffatto dalla corrente meno affinata, ma democratica e sana, del cattolicismo. <!-- (Introduzione) -->
===''Pascal''===
[[Agostino d'Ippona|Agostino]], per quel che di universalmente normativo il suo nome significa, non è nato nel 354, non è morto nel 430. L'esperienza che egli ha drammaticamente vissuto e di cui ha affidato il ricordo alle ''Confessioni'' è stata ed è l'esperienza in cui si risolve, d'istinto, ogni spiritualità consapevole. Il problema al quale, nello spiegamento della polemica con [[Pelagio]], ha imposto una soluzione brutalmente realistica, cui le circostanze storiche propizie hanno conferito eccezionali capacità di realizzazione, è stata ed è il nucleo vitale di ogni etica associata e di ogni religiosità universalistica.
===''Tertulliano''===
Nato a Cartagine da un centurione proconsolare, dal comandante cioè di uno di quei distaccamenti della terza legione che il legato della Numidia inviava agli ordini del proconsole dell'Africa, [[Tertulliano|Quinto Settimio Fiorenzo Tertulliano]] doveva conservare per sempre qualcosa delle immagini e delle consuetudini, sotto la cui impressione si erano sviluppate familiarmente la sua puerizia e la sua adolescenza, anche quando la professione cristiana gli fece apparire il mestiere delle armi incompatibile con il Vangelo. La educazione e l'istruzione che ricevette furono ricercatissime. Ne fan fede l'erudizione letteraria disseminata a piene mani negli scritti, la destrezza dialettica sprizzante da ogni inciso di questi. Naturalmente le prime fonti della sua formazione furono tutte pagane. Il mondo fastoso e rumoroso del circo e del teatro, del foro e delle pubbliche scuole, ebbe in Tertulliano giovane, un frequentatore appassionato.
==Citazioni su Ernesto Buonaiuti==
*Antifascista per i fascisti, anticattolico per i cattolici, anticomunista per i comunisti, Buonaiuti non poteva essere accettato nell'Italia di allora, né lo sarebbe in quella di oggi, sempre impegnata a considerare stravagante e nemico chiunque cerchi di vivere fuori dagli schieramenti, in un pensiero proprio. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*Buonaiuti divenne uno degli esponenti più notevoli del Modernismo italiano, mettendosi in contrasto con le autorità ecclesiastiche che, nel 1921, lo scomunicarono, ribadendo la scomunica nel 1924 e nel 1926. Intorno a lui i cattolici fecero terra bruciata. Ebbe una vita difficile, dolorosa e morì nel 1946 senza riconciliarsi con la Chiesa ma proclamandosene sempre un figlio fedele. Fu certamente una delle figure più straordinarie tra gli intellettuali cattolici del ventesimo secolo, oggi ampiamente rivalutata. ([[Renzo Allegri]])
*Dal gennaio al giugno del 1901, [[Papa Giovanni XXIII|Roncalli]] e Buonaiuti vissero uno accanto all'altro, inseparabili come due fratelli siamesi. Buonaiuti, già erudito e consapevole del proprio valore, era assetato di conoscenze e trascorreva tutto il tempo libero a leggere. Era una mente vulcanica, aperto alle nuove teorie, affascinato dagli studi d'avanguardia, ma anche un animo ispirato, sognatore, mistico, ardente. Leggeva opuscoli legati al Modernismo, il movimento teologico guardato con sospetto dalle autorità ecclesiastiche e che alcuni anni più tardi sarebbe stato definitivamente e inesorabilmente sconfessato da Pio X con l'enciclica ''Pascendi''. ([[Renzo Allegri]])
*Dalle pagine della «Civiltà Cattolica», padre Rosa<ref>Enrico Rosa (1870–1938), gesuita, scrittore e giornalista italiano.</ref> non ristà dall'attaccare ogni scritto, ogni gesto di Ernesto Buonaiuti, la testa forte del movimento {{NDR|modernista}}, uno dei più begl'ingegni che abbia l'Italia, e che le circostanza avverse finiranno di stritolare, non consentendogli di lasciare una traccia che sia proporzionata alla forza del suo ingegno, alla dovizia di tutte le doti che formano i capi: fascino personale come pochissimi ebbero, l'eloquenza più calda ed affascinante, la bella prosa, l'ampissima cultura: quegli che, ove nel 1903 fosse asceso sul soglio pontificio un continuatore di [[Papa Leone XIII|Leone XIII]], avrebbe anche potuto essere il [[John Henry Newman|Newman]] dell'Italia. ([[Arturo Carlo Jemolo]])
*Il dramma di Ernesto Buonaiuti è, prima di tutto, un esempio macroscopico di ciò che hanno dovuto affrontare, in ogni epoca, gli italiani decisi a difendere la propria indipendenza di pensiero dagli schieramenti, dai partiti, dai guelfi, dai ghibellini, dai poteri dominanti. ([[Giordano Bruno Guerri]])
*L'esponente più rilevante del modernismo nel mondo ecclesiastico italiano fu Ernesto Buonaiuti, profondamente segnato fin dai suoi primi passi da un caratteristico senso di «romanità» che doveva accompagnarlo tutta la vita. Dopo un primo giovanile interesse per i temi del rinnovamento sociale, in un'ottica tuttavia non priva di venature utopiche, egli esprimeva in modo sempre più esplicito la sua convinzione della necessità di un rinnovamento soprattutto religioso nella prospettiva dell'attesa del Regno di Dio. ([[Agostino Giovagnoli]])
*La formazione del Buonaiuti era stata dominata da un netto orientamento antintellettualistico, che lo aveva portato al rifiuto della Scolastica e a guardare invece con simpatia e interesse alle nuove tendenze apologetiche ispirate alla filosofia dell'azione e allo stesso pragmatismo di William James diffuso in quegli anni in Italia. D'altro canto, dallo studio dell'opera del Loisy<ref>Alfred Loisy (1857–1940), biblista e storico francese, il più famoso dei modernisti.</ref> e da un incontro con l'esegeta francese, che ebbe nell'estate del 1906, Buonaiuti aveva tratto la ferma convinzione dell'importanza dominante, per l'interpretazione del messaggio cristiano, dell'aspetto escatologico [...]. Sulla base di questi presupposti Buonaiuti tenterà, nel clima delle polemiche suscitate dall'enciclica ''Pascendi''<ref>''Pascendi Dominici gregis'' enciclica di Pio X, pubblicata nel 1907.</ref>, una delle più originali e sconcertanti sintesi del cristianesimo con le affermazioni del socialismo moderno. ([[Pietro Scoppola]])
*La produzione di Buonaiuti è ampia e abbondante. Ingegno versatile, studioso appassionato tanto da considerare la sua attività universitaria come una missione, forse non sempre persuasivo sotto il profilo del rigore scientifico, Buonaiuti sul piano culturale ha dato soprattutto un contributo alla conoscenza della storia del cristianesimo, e in particolare di quello medievale. A proposito della spiritualità medievale francescana e specificamente di Gioacchino da Fiore, egli ha potuto far emergere la sua peculiare visione del cristianesimo mettendone in luce la prospettiva escatologica, a suo avviso fondamentale. ([[Agostino Giovagnoli]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutigiansenio/mode/1up Giansenio]'', Edizioni Athena, Milano, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiuticristianesimonellafrica/mode/1up Il cristianesimo nell'Africa romana]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1928.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutilachiesaromana/mode/1up La Chiesa romana]'', Gilardi e Noto, Milano, 1933<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/lognosticismost00buongoog Lo gnosticismo <small>Storia di antiche lotte religiose</small>]'', Libreria Editrice Francesco Ferrari, Roma, 1907.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutiluterolariforma/mode/1up Lutero e la Riforma in Germania]'', Editrice «Faro», Roma, 1945<sup>2</sup>.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/BuonaiutiPascal Pascal]'', Edizioni Athena, Milano, 1927.
*Ernesto Buonaiuti, ''Pellegrino di Roma: la generazione dell'esodo'', Alberto Gaffi editore in Roma, 1945.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/buonaiutitertulliano/mode/1up Tertulliano]'', Edizioni Athena, Milano, 1926.
*Ernesto Buonaiuti, ''[https://archive.org/details/tommasodaquino00buon/mode/1up Tommaso d'Aquino]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Buonaiuti, Ernesto}}
[[Categoria:Presbiteri italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
[[Categoria:Teologi italiani]]
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La spada nella roccia
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{{Nota disambigua|descrizione=il romanzo omonimo|titolo=[[Terence Hanbury White#La spada nella roccia]]}}
{{Film
|immagine = Disneyland Sword in the Stone by Dave Q.jpg
|titoloitaliano= La spada nella roccia
|titolooriginale= The Sword in the Stone
|paese = Stati Uniti d'America
|anno= 1963
|genere= animazione
|regista= [[Wolfgang Reitherman]]
|soggetto= [[Terence Hanbury White|T. H. White]] ''(romanzo)''
|sceneggiatore= [[Bill Peet]]
|doppiatorioriginali=
*[[Rickie Sorensen]]: [[Re Artù|Semola (Artù)]]
*[[Karl Swenson]]: [[Mago Merlino]]
*[[Martha Wentworth]]: Maga Magò / Castellana
*[[Sebastian Cabot]]: Sir Ettore / Voce narrante
*[[Alan Napier]]: Sir Pilade
*[[Norman Alden]]: Caio
*[[Junius Matthews]]: Anacleto
|doppiatoriitaliani=
*[[Massimo Giuliani]]: Semola (Artù)
*[[Bruno Persa]]: Mago Merlino
*[[Lydia Simoneschi]]: Maga Magò
*[[Giorgio Capecchi]]: Sir Ettore
*[[Giovanni Saccenti]]: Sir Pilade
*[[Pino Locchi]]: Caio
*[[Lauro Gazzolo]]: Anacleto
*[[Maria Saccenti]]: Castellana
*[[Emilio Cigoli]]: Voce narrante
|note=
*'''Musiche''': [[George Bruns]], [[Richard M. Sherman]]
}}
'''''La spada nella roccia''''', film statunitense d'animazione della Disney del 1963.
==[[Incipit]]==
{{Incipit film}}
<poem>
Si narra che un dì l'[[Inghilterra]] fiorì
di audaci cavalier;
il [[Uther Pendragon|buon re]] morì senza eredi e così
agognaron tutti al poter.
Soltanto un prodigio poté salvar
il regno da guerre e distruzion:
fu la spada nella roccia che un bel dì
laggiù comparì. ('''voce narrante''') {{NDR|cantando}}
</poem>
==Frasi==
{{cronologico}}
*E sotto l'elsa in lettere d'oro erano scritte queste parole: "Chiunque estrarrà questa spada da questa roccia e da questa incudine sarà di diritto re d'Inghilterra". Sebbene molti avessero provato con tutte le loro forze, nessuno era riuscito ad estrarre la spada e neppure a smuoverla. Così il miracolo non era avvenuto e l'Inghilterra era ancora senza un re, e col passare degli anni la spada prodigiosa fu dimenticata. Erano tempi oscuri, senza legge né ordine. Gli uomini vivevano nel terrore l'uno dell'altro, poiché il più forte opprimeva il più debole. ('''Narratore''')
*[[Secoli bui|Tempi oscuri]] davvero, e maledettamente scomodi! Niente idraulica, niente elettricità, niente di niente! ('''[[Mago Merlino|Merlino]]''')
*Brutto pezzo... di coccio! ('''Merlino''') {{NDR|Rivolto alla zuccheriera magica che ha sporcato il tavolo}}
*{{NDR|Merlino rattoppa con ombrelli il tetto malmesso, dal quale entra la pioggia, della torre del castello assegnatagli come camera da letto, che gli è stata presentata come la stanza migliore}} Migliore [[stanza (architettura)|stanza]] della casa?! Stanza degli ospiti?! Sì, degli ospiti indesiderabili! ('''Merlino''')
*Grandi notizie, eh? Non posso aspettare di leggerle sul ''Times'', la prima edizione uscirà solo tra... 12 secoli! ('''Merlino''')
*Anacleto, guarda che ti faccio diventare uomo! ('''Merlino''')
*Quisquilie e pinzillacchere! ('''Anacleto''')
*Anche il mondo acquatico ha la sue foresta e le sue giungle, e così ha anche le sue tigri e i suoi lupi. E questo il mondo fa girar. Ed anche tu ti accorgerai ''che ogn'or difenderti dovrai | e per non farti conquistar | dovrai il cervello adoperar | perché in natura ben si sa | il forte il debol sopraffà! | Gatto e uccel, | lupo e agnel | questo il mondo fa girar...'' ('''Merlino''')
*Il [[volo]] non è semplicemente un vile processo meccanico. [...] Ma un'arte raffinata, puramente estetica, poesia del movimento. E il miglior modo per imparare è la pratica. ('''Anacleto''')
*Sembra che qualcuno stia male... che bellezza! ('''Maga Magò''')
*Eccomi che arrivo, Magò, che tu sia pronta oppure no. ('''Merlino''')
*Oh, non è niente di grave, Magò, starai meglio dopo qualche settimana e sarai più bella di... {{NDR|ride}}, volevo dire più brutta di prima! ('''Merlino''')
*Io odio il sole! Detesto quei orribili, salubri raggi solari! Li odio!!! Li odio!!! Odio!!! ('''Maga Magò''')
*{{NDR|Prima di decollare via come un missile}} Di tutte le idiozie che ho sentito! Honolulu arrivo! ('''Merlino''')
*Così, finalmente, in quell'era lontana, il prodigio si avverò. Era il primo giorno dell'anno. E da allora ebbe inizio il glorioso regno di re Artù. ('''Narratore''')
==Dialoghi==
{{cronologico}}
*'''Artù''': Oh, che bel gufo impagliato!<br />'''Anacleto''': Oh, i-i-i-im-im-impagliato?!? Bada a come parli!<br />'''Artù''': Ma è vivo! E parla!<br />'''Anacleto''': Eh! Eh, eh, eh, eh! E sicuramente molto meglio di te!
*'''Merlino''': Anacleto? Anacleto... Dove, dove... Dove siamo? <br />'''Anacleto''': In una vecchia torre traballante del più pericolante vecchio castello dell'intera cristianità, ecco dove siamo! <br />'''Merlino''': Ca.. Castello... Castello? <br />'''Anacleto''': Non ricordi nemmeno il ragazzo?? <br />'''Merlino''': Oh... il ragazzo sì! <br />'''Sir Ettore''': {{NDR|Da sotto la torre}} Non ricordi un accidenti di niente?? <br />'''Merlino''': {{NDR|Pensando stia parlando con lui}} Andiamoci piano! Io, io, io... <br />'''Sir Ettore''': {{NDR|Da sotto la torre, a Caio}} Tieni forte quella lancia! Saldo sulla sella! Ginocchia strette! [...] <br />'''Merlino''': Ah ah ah ah! "Scienza" la chiama {{NDR|Giostrare}}! Un fantoccio che cerca di buttar giù un altro fantoccio con la punta di un bastone! <br />'''Anacleto''': {{NDR|Vedendo Semola che rimette a posto un fantoccio}} E Semola ne va pazzo, come tutti gli altri! <br />'''Merlino''': Beh, lo credo bene! Quel ragazzo è uno spiritaccio! Ha molto fegato! Si butta anima e corpo in ogni cosa che fa! E queste doti sono preziose, una volta avviato nella direzione giusta. <br/ >'''Anacleto''': Eh eh! Allora aspetto un pezzo! <br />'''Merlino''': No! Io ho intenzione di barare, naturalmente! Di usare la magia fino all'ultimo trucco, se necessario!
*{{NDR|Merlino e Artù sono trasformati in pesci}} '''Merlino''': Ora cerca di prendere il ritmo: dest, sinist, dest, sinist, uno, due, ''qui e lì | e notte e di' | questo il mondo fa girar | bianco e ner | falso e ver | questo il mondo fa girar. | per ogni qua | c'è sempre un là, | per ogni se...'' <br/ > '''Artù''': C'è sempre un ma? <br/ > '''Merlino''': Sì, sì. ''Per ogni su...'' <br/ > '''Artù''': C'è sempre un giù? <br/ > '''Merlino''': Hm, hm, ''per ogni men...'' <br/ > '''Artù''': C'è sempre un...? <br/ > '''Merlino''': Più. <br/ > '''Artù''': Più? <br/ > '''Merlino''': Sì, più. ''Più e men | vuoto o pien | questo il mondo fa girar | qua e là | va e sta'' [...] ''sempre in alto | mira e va | esci dalla mediocrità!'' <br/ > '''Artù''': Mediocrità? <br/ > '''Merlino''': E già! ''non star solo ad aspettar | ciò che per caso puoi trovar | se metti buona volontà | il mondo tutto ti darà | però se tu non rischierai | nulla mai rosicherai!'' [...] <br/ > '''Artù''': ''Per ogni men | c'è sempre un più | per ogni su c'è sempre un giù | e questo il mondo fa girar!''
*'''Merlino''': Vedi, giovanotto, questa faccenda dell'[[amore]]... è una cosa potentissima! <br /> '''Artù''': Più forte della gravità? <br /> '''Merlino''': Be', sì, figliolo, in un certo senso... Io direi che è la forza più grande sulla terra!
*'''Artù''': Merlino mi ha cambiato con la sua magia. È il più potente mago del mondo! <br /> '''Maga Magò''': Merlino?! Oh, oh, Merlino! Il più potente ''pasticcione'' del mondo!
*'''Maga Magò''': ''Se con un ditin | io tocco un fior, zumparapimpin | si spampana e muor, ohohoh | solo il demonio eguagliare mi può...'' <br /> '''Artù''': Oh, ma è terribile! <br /> '''Maga Magò''': Grazie, piccino, ma quello è niente, ''niente'' per me! Io son la magnifica, splendida ''Maga Magò''! E sai una cosa? Posso anche cambiare dimensioni. ''Posso gonfiar | fino al camin! | Farmi piccina | come un topin | fattuccheria, o nera magia, ohoh, è specialità mia! | Io son la magnifica, splendida Maga Magò!'' Ahahahahahahahah! Senti, lo sai che posso rendermi anche più brutta? <br /> '''Artù''': Oh, questo lo trovo quasi impossibile, ehm, voglio dire... <br /> '''Maga Magò''': Scommettiamo? {{NDR|la sua faccia diviene simile al grugno di un maiale}} Oink! {{NDR|Artù sobbalza spaventato}} Visto? Ho vinto, ho vinto! Non sono orribile? Eh? Perfettamente ributtante? <br /> '''Artù''': Oh, sì, signora! <br /> '''Maga Magò''': Ma non hai ancora visto nulla! Guarda qua! {{NDR|si trasforma in una bella fanciulla}} ''Posso aver fascino | un bel visin | ugola d'or | morbido crin | lalalalala, lalalala, lalaralallà, lalalallallallà | Ma non farti illusion | perché Zumparapà!'' {{NDR|ritorna al suo aspetto originario}} ''| sono un gatto mammon | la magnifica, splendida ma-ma-ma-ma... gamagò''! Ahahahahahahaha!
*'''Maga Magò''': Ora, se non ti dispiace, per prima cosa detterò io le [[Regole dai film|regole]].<br />'''Anacleto''': Regole un corno! Aha! Vuole regole per il piacere di infrangerle! <br />'''Maga Magò''': Mi occuperò di te più tardi, brutto barbagianni! Regola uno: niente minerali o vegetali, solo animali. Regola due: non cose immaginarie come... draghi verdi e roba simile. Regola tre: non scomparire!<br />'''Merlino''': Regola quattro: non barare.
==[[Explicit]]==
{{Explicit film}}
'''Artù''': Sono in un tremendo pasticcio: sono re. <br /> '''Anacleto''': Ha estratto la spada dalla roccia. <br /> '''Merlino''': Aha! Ma certo, certo! Re Artù e i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]. <br /> '''Artù''': [[Tavola Rotonda]]? <br /> '''Merlino''': Perché, la preferisci quadrata forse? <br /> '''Artù''': Oh no, rotonda mi sta bene. <br /> '''Merlino''': Aha, oh, ragazzo, ragazzo mio. Tu diventerai un eroe leggendario. Scriveranno libri su di te per secoli e secoli. E chissà, magari faranno anche un film su di te. <br /> '''Artù''': Un [[film]]? E cos'è? <br /> '''Merlino''': Be'... è una specie di televisione... eh, eh... ma senza la pubblicità!
==Altri progetti==
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{{Disney}}
[[Categoria:Classici Disney]]
[[Categoria:Film basati sul ciclo arturiano]]
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Giuseppe Fumagalli
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'''Giuseppe Fumagalli''' (1863 – 1939), bibliografo, bibliotecario ed erudito italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fumagalli==
*E veramente il [[latino]], per quanto sia convenzionalmente registrato fra le lingue morte, rientra da ogni parte nella vita vissuta di ogni giorno. C'entra con i riti della chiesa cattolica, con le massime e la procedura del diritto romano, con le tradizioni della filosofia medievale. Dal latino medesimo la storia naturale ha preso a prestito la nomenclatura scientifica degli animali e delle piante, come l'araldica ricorre ad esso per le divise e i motti. La Bibbia e i classici danno continuo argomento di citazioni, anche a chi non fa né il sacerdote né il maestro di scuola: e non solo ne sono piene le opere letterarie ma se ne vale largamente l'oratoria, e non meno quella sacra o forense, che quella civile, sia parlamentare, sia accademica, sia d'altro genere.<ref>Dalla Prefazione a ''[https://books.google.it/books?id=FkgRAQAAIAAJ L'ape latina]'', Hoepli, Milano, 1955, pp. VII-VIII.</ref>
==''Chi l'ha detto?''==
[[File:Chi l'ha detto.djvu|page=7|thumb|''Chi l'ha detto?'']]
*Facile è il trasmodare delle voglie, ove non si sappia imporre silenzio ai desideri, ai sentimenti immoderati, impresa non agevole, poiché talora la ragione fuorviata si mette dalla parte del senso. Giustissima è quindi la massima del moralista francese {{NDR|[[François de La Rochefoucauld|La Rochefoucauld]]}} che "Le passioni sono i soli avvocati che persuadono sempre", e il peggio è questo, che quasi sempre persuadono male e ci fanno desiderare con maggior cupidigia ciò che meno è concesso: "Sempre tendiamo con ogni sforzo a quel che è vietato, e desideriamo quel che ci è negato" {{NDR|[[Ovidio]], ''Amores''}}
*Il mio libro non è che una paziente compilazione, che affido al benevolo esame, non degli ipercritici, non dei dotti, ma di tutti coloro, e sono i più, ai quali un bel giorno può fare difetto o la lettura o la memoria; quindi "Lungi da queste carte i cisposi occhi già da un secolo rintuzzati" come scrisse il [[Giuseppe Parini|Parini]] in principio della dedicatoria ''Alla Moda'' che precede ''Il Mattino''.
*Questa è una raccolta di citazioni, e non di proverbi. Ed i proverbi non sono soltanto nelle lingue volgari, ma anche nel latino, tanto dell'età classica, quanto della bassa latinità.
*Talora il presente è così doloroso che non si può trovare conforto se non rimuovendone il pensiero e quasi imponendo a sé stesso d'ignorarlo.
*Un altro bell'originale napoletano fu il Presidente Fenicia ossia [[Salvatore Fenicia]], presidente della Commissione degli scavi di Ruvo, nato a Ruvo {{NDR|[[Ruvo di Puglia]], n.d.r.}} nel 1793. Quest'altra famosissima bestia aveva la manìa della letteratura: un catalogo delle opere da lui scritte, compilato nel 1856 — e il Fenicia continuò a scrivere ed a stampare almeno fino al 1861 — ne riferisce 72 fra edite e inedite, di cui qualcuna in 12 volumi di complessive pagine 4000! Lo stile e la lingua di queste strampalatissime scritture sono qualcosa d'incredibile, ma lo spazio non mi consente di dilungarmi a trascriverne degli interminabili periodi.
*Uno dei primi effetti dell'[[abitudine]] è di creare dei bisogni fittizi, e di rendere necessario finanche il superfluo.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Fumagalli, ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, Milano, 1921.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Fumagalli, Giuseppe}}
[[Categoria:Bibliotecari italiani]]
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/* Citazioni di Giuseppe Fumagalli */ Giosuè Carducci postillatore di libri
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'''Giuseppe Fumagalli''' (1863 – 1939), bibliografo, bibliotecario ed erudito italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fumagalli==
*E veramente il [[latino]], per quanto sia convenzionalmente registrato fra le lingue morte, rientra da ogni parte nella vita vissuta di ogni giorno. C'entra con i riti della chiesa cattolica, con le massime e la procedura del diritto romano, con le tradizioni della filosofia medievale. Dal latino medesimo la storia naturale ha preso a prestito la nomenclatura scientifica degli animali e delle piante, come l'araldica ricorre ad esso per le divise e i motti. La Bibbia e i classici danno continuo argomento di citazioni, anche a chi non fa né il sacerdote né il maestro di scuola: e non solo ne sono piene le opere letterarie ma se ne vale largamente l'oratoria, e non meno quella sacra o forense, che quella civile, sia parlamentare, sia accademica, sia d'altro genere.<ref>Dalla Prefazione a ''[https://books.google.it/books?id=FkgRAQAAIAAJ L'ape latina]'', Hoepli, Milano, 1955, pp. VII-VIII.</ref>
*fra i postillatori di libri delle pubbliche biblioteche dobbiamo comprendere anche [[Giosuè Carducci|{{sic|Giosue}} Carducci]]: però il Carducci giovinetto, che quando egli fu più maturo nessuno lo superò nell'amore e nel rispetto dei libri, dei libri suoi, nonché dei libri altrui. Il Carducci dal 1849 al 1852, mentre era scolaro nei corsi di Umanità e di Retorica alle Scuole Pie di Firenze, frequentò la Biblioteca Nazionale, allora Magliabechiana, e Salomone Morpurgo ha voluto ricercare nei registri di quel tempo i ricordi delle letture di lui. Egli compare la prima volta nel registro il 4 dicembre 1849, e poi molte altre volte dopo, firmando talora col solo cognome, altre volte premettendovi le iniziali G. A. che richiamano anche il suo secondo nome di battesimo, Alessandro, e assai spesso anche collo pseudonimo di GAC de la Valle. In un esemplare dell'Acerba di Cecco d'Ascoli, in fine del libro V, sotto i versi della famosa invettiva contro Dante, così il Carducci scrisse di suo pugno: Questo poeta, dopo che tanto e tanto ciarlato ha, Niuno l'ha inteso e niun lo intenderà. G. Carducci, E. Nencioni: 20 giugno 1850.<ref>Da ''Aneddoti bibliografici'', pp. 77-78.</ref>
==''Chi l'ha detto?''==
[[File:Chi l'ha detto.djvu|page=7|thumb|''Chi l'ha detto?'']]
*Facile è il trasmodare delle voglie, ove non si sappia imporre silenzio ai desideri, ai sentimenti immoderati, impresa non agevole, poiché talora la ragione fuorviata si mette dalla parte del senso. Giustissima è quindi la massima del moralista francese {{NDR|[[François de La Rochefoucauld|La Rochefoucauld]]}} che "Le passioni sono i soli avvocati che persuadono sempre", e il peggio è questo, che quasi sempre persuadono male e ci fanno desiderare con maggior cupidigia ciò che meno è concesso: "Sempre tendiamo con ogni sforzo a quel che è vietato, e desideriamo quel che ci è negato" {{NDR|[[Ovidio]], ''Amores''}}
*Il mio libro non è che una paziente compilazione, che affido al benevolo esame, non degli ipercritici, non dei dotti, ma di tutti coloro, e sono i più, ai quali un bel giorno può fare difetto o la lettura o la memoria; quindi "Lungi da queste carte i cisposi occhi già da un secolo rintuzzati" come scrisse il [[Giuseppe Parini|Parini]] in principio della dedicatoria ''Alla Moda'' che precede ''Il Mattino''.
*Questa è una raccolta di citazioni, e non di proverbi. Ed i proverbi non sono soltanto nelle lingue volgari, ma anche nel latino, tanto dell'età classica, quanto della bassa latinità.
*Talora il presente è così doloroso che non si può trovare conforto se non rimuovendone il pensiero e quasi imponendo a sé stesso d'ignorarlo.
*Un altro bell'originale napoletano fu il Presidente Fenicia ossia [[Salvatore Fenicia]], presidente della Commissione degli scavi di Ruvo, nato a Ruvo {{NDR|[[Ruvo di Puglia]], n.d.r.}} nel 1793. Quest'altra famosissima bestia aveva la manìa della letteratura: un catalogo delle opere da lui scritte, compilato nel 1856 — e il Fenicia continuò a scrivere ed a stampare almeno fino al 1861 — ne riferisce 72 fra edite e inedite, di cui qualcuna in 12 volumi di complessive pagine 4000! Lo stile e la lingua di queste strampalatissime scritture sono qualcosa d'incredibile, ma lo spazio non mi consente di dilungarmi a trascriverne degli interminabili periodi.
*Uno dei primi effetti dell'[[abitudine]] è di creare dei bisogni fittizi, e di rendere necessario finanche il superfluo.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Fumagalli, ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, Milano, 1921.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Fumagalli, Giuseppe}}
[[Categoria:Bibliotecari italiani]]
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/* Citazioni di Giuseppe Fumagalli */ riferimenti bibliografici
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'''Giuseppe Fumagalli''' (1863 – 1939), bibliografo, bibliotecario ed erudito italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fumagalli==
*E veramente il [[latino]], per quanto sia convenzionalmente registrato fra le lingue morte, rientra da ogni parte nella vita vissuta di ogni giorno. C'entra con i riti della chiesa cattolica, con le massime e la procedura del diritto romano, con le tradizioni della filosofia medievale. Dal latino medesimo la storia naturale ha preso a prestito la nomenclatura scientifica degli animali e delle piante, come l'araldica ricorre ad esso per le divise e i motti. La Bibbia e i classici danno continuo argomento di citazioni, anche a chi non fa né il sacerdote né il maestro di scuola: e non solo ne sono piene le opere letterarie ma se ne vale largamente l'oratoria, e non meno quella sacra o forense, che quella civile, sia parlamentare, sia accademica, sia d'altro genere.<ref>Dalla Prefazione a ''[https://books.google.it/books?id=FkgRAQAAIAAJ L'ape latina]'', Hoepli, Milano, 1955, pp. VII-VIII.</ref>
*fra i postillatori di libri delle pubbliche biblioteche dobbiamo comprendere anche [[Giosuè Carducci|{{sic|Giosue}} Carducci]]: però il Carducci giovinetto, che quando egli fu più maturo nessuno lo superò nell'amore e nel rispetto dei libri, dei libri suoi, nonché dei libri altrui. Il Carducci dal 1849 al 1852, mentre era scolaro nei corsi di Umanità e di Retorica alle Scuole Pie di Firenze, frequentò la Biblioteca Nazionale, allora Magliabechiana, e Salomone Morpurgo ha voluto ricercare nei registri di quel tempo i ricordi delle letture di lui. Egli compare la prima volta nel registro il 4 dicembre 1849, e poi molte altre volte dopo, firmando talora col solo cognome, altre volte premettendovi le iniziali G. A. che richiamano anche il suo secondo nome di battesimo, Alessandro, e assai spesso anche collo pseudonimo di GAC de la Valle. In un esemplare dell'Acerba di Cecco d'Ascoli, in fine del libro V, sotto i versi della famosa invettiva contro Dante, così il Carducci scrisse di suo pugno: Questo poeta, dopo che tanto e tanto ciarlato ha, Niuno l'ha inteso e niun lo intenderà. G. Carducci, E. Nencioni: 20 giugno 1850.<ref>Da ''[https://archive.org/details/aneddoti-bibliografici-fumagalli/mode/1up Aneddoti bibliografici]'', Casa editrice Bietti, Milano, 1939, pp. 77-78.</ref>
==''Chi l'ha detto?''==
[[File:Chi l'ha detto.djvu|page=7|thumb|''Chi l'ha detto?'']]
*Facile è il trasmodare delle voglie, ove non si sappia imporre silenzio ai desideri, ai sentimenti immoderati, impresa non agevole, poiché talora la ragione fuorviata si mette dalla parte del senso. Giustissima è quindi la massima del moralista francese {{NDR|[[François de La Rochefoucauld|La Rochefoucauld]]}} che "Le passioni sono i soli avvocati che persuadono sempre", e il peggio è questo, che quasi sempre persuadono male e ci fanno desiderare con maggior cupidigia ciò che meno è concesso: "Sempre tendiamo con ogni sforzo a quel che è vietato, e desideriamo quel che ci è negato" {{NDR|[[Ovidio]], ''Amores''}}
*Il mio libro non è che una paziente compilazione, che affido al benevolo esame, non degli ipercritici, non dei dotti, ma di tutti coloro, e sono i più, ai quali un bel giorno può fare difetto o la lettura o la memoria; quindi "Lungi da queste carte i cisposi occhi già da un secolo rintuzzati" come scrisse il [[Giuseppe Parini|Parini]] in principio della dedicatoria ''Alla Moda'' che precede ''Il Mattino''.
*Questa è una raccolta di citazioni, e non di proverbi. Ed i proverbi non sono soltanto nelle lingue volgari, ma anche nel latino, tanto dell'età classica, quanto della bassa latinità.
*Talora il presente è così doloroso che non si può trovare conforto se non rimuovendone il pensiero e quasi imponendo a sé stesso d'ignorarlo.
*Un altro bell'originale napoletano fu il Presidente Fenicia ossia [[Salvatore Fenicia]], presidente della Commissione degli scavi di Ruvo, nato a Ruvo {{NDR|[[Ruvo di Puglia]], n.d.r.}} nel 1793. Quest'altra famosissima bestia aveva la manìa della letteratura: un catalogo delle opere da lui scritte, compilato nel 1856 — e il Fenicia continuò a scrivere ed a stampare almeno fino al 1861 — ne riferisce 72 fra edite e inedite, di cui qualcuna in 12 volumi di complessive pagine 4000! Lo stile e la lingua di queste strampalatissime scritture sono qualcosa d'incredibile, ma lo spazio non mi consente di dilungarmi a trascriverne degli interminabili periodi.
*Uno dei primi effetti dell'[[abitudine]] è di creare dei bisogni fittizi, e di rendere necessario finanche il superfluo.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Fumagalli, ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, Milano, 1921.
==Altri progetti==
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'''Giuseppe Fumagalli''' (1863 – 1939), bibliografo, bibliotecario ed erudito italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fumagalli==
*E veramente il [[latino]], per quanto sia convenzionalmente registrato fra le lingue morte, rientra da ogni parte nella vita vissuta di ogni giorno. C'entra con i riti della chiesa cattolica, con le massime e la procedura del diritto romano, con le tradizioni della filosofia medievale. Dal latino medesimo la storia naturale ha preso a prestito la nomenclatura scientifica degli animali e delle piante, come l'araldica ricorre ad esso per le divise e i motti. La Bibbia e i classici danno continuo argomento di citazioni, anche a chi non fa né il sacerdote né il maestro di scuola: e non solo ne sono piene le opere letterarie ma se ne vale largamente l'oratoria, e non meno quella sacra o forense, che quella civile, sia parlamentare, sia accademica, sia d'altro genere.<ref>Dalla Prefazione a ''[https://books.google.it/books?id=FkgRAQAAIAAJ L'ape latina]'', Hoepli, Milano, 1955, pp. VII-VIII.</ref>
*fra i postillatori di libri delle pubbliche biblioteche dobbiamo comprendere anche [[Giosuè Carducci|{{sic|Giosue}} Carducci]]: però il Carducci giovinetto, che quando egli fu più maturo nessuno lo superò nell'amore e nel rispetto dei libri, dei libri suoi, nonché dei libri altrui. Il Carducci dal 1849 al 1852, mentre era scolaro nei corsi di Umanità e di Retorica alle Scuole Pie di Firenze, frequentò la Biblioteca Nazionale, allora Magliabechiana, e Salomone Morpurgo ha voluto ricercare nei registri di quel tempo i ricordi delle letture di lui. Egli compare la prima volta nel registro il 4 dicembre 1849, e poi molte altre volte dopo, firmando talora col solo cognome, altre volte premettendovi le iniziali G. A. che richiamano anche il suo secondo nome di battesimo, Alessandro, e assai spesso anche collo pseudonimo di ''GAC de la Valle''. In un esemplare dell'''Acerba'' di Cecco d'Ascoli, in fine del libro V, sotto i versi della famosa invettiva contro Dante, così il Carducci scrisse di suo pugno: ''Questo poeta, dopo che tanto e tanto ciarlato ha, Niuno l'ha inteso e niun lo intenderà. G. Carducci, E. Nencioni: 20 giugno 1850''.<ref>Da ''[https://archive.org/details/aneddoti-bibliografici-fumagalli/mode/1up Aneddoti bibliografici]'', Casa editrice Bietti, Milano, 1939, pp. 77-78.</ref>
==''Chi l'ha detto?''==
[[File:Chi l'ha detto.djvu|page=7|thumb|''Chi l'ha detto?'']]
*Facile è il trasmodare delle voglie, ove non si sappia imporre silenzio ai desideri, ai sentimenti immoderati, impresa non agevole, poiché talora la ragione fuorviata si mette dalla parte del senso. Giustissima è quindi la massima del moralista francese {{NDR|[[François de La Rochefoucauld|La Rochefoucauld]]}} che "Le passioni sono i soli avvocati che persuadono sempre", e il peggio è questo, che quasi sempre persuadono male e ci fanno desiderare con maggior cupidigia ciò che meno è concesso: "Sempre tendiamo con ogni sforzo a quel che è vietato, e desideriamo quel che ci è negato" {{NDR|[[Ovidio]], ''Amores''}}
*Il mio libro non è che una paziente compilazione, che affido al benevolo esame, non degli ipercritici, non dei dotti, ma di tutti coloro, e sono i più, ai quali un bel giorno può fare difetto o la lettura o la memoria; quindi "Lungi da queste carte i cisposi occhi già da un secolo rintuzzati" come scrisse il [[Giuseppe Parini|Parini]] in principio della dedicatoria ''Alla Moda'' che precede ''Il Mattino''.
*Questa è una raccolta di citazioni, e non di proverbi. Ed i proverbi non sono soltanto nelle lingue volgari, ma anche nel latino, tanto dell'età classica, quanto della bassa latinità.
*Talora il presente è così doloroso che non si può trovare conforto se non rimuovendone il pensiero e quasi imponendo a sé stesso d'ignorarlo.
*Un altro bell'originale napoletano fu il Presidente Fenicia ossia [[Salvatore Fenicia]], presidente della Commissione degli scavi di Ruvo, nato a Ruvo {{NDR|[[Ruvo di Puglia]], n.d.r.}} nel 1793. Quest'altra famosissima bestia aveva la manìa della letteratura: un catalogo delle opere da lui scritte, compilato nel 1856 — e il Fenicia continuò a scrivere ed a stampare almeno fino al 1861 — ne riferisce 72 fra edite e inedite, di cui qualcuna in 12 volumi di complessive pagine 4000! Lo stile e la lingua di queste strampalatissime scritture sono qualcosa d'incredibile, ma lo spazio non mi consente di dilungarmi a trascriverne degli interminabili periodi.
*Uno dei primi effetti dell'[[abitudine]] è di creare dei bisogni fittizi, e di rendere necessario finanche il superfluo.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Fumagalli, ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, Milano, 1921.
==Altri progetti==
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'''Giuseppe Fumagalli''' (1863 – 1939), bibliografo, bibliotecario ed erudito italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fumagalli==
*E veramente il [[latino]], per quanto sia convenzionalmente registrato fra le lingue morte, rientra da ogni parte nella vita vissuta di ogni giorno. C'entra con i riti della chiesa cattolica, con le massime e la procedura del diritto romano, con le tradizioni della filosofia medievale. Dal latino medesimo la storia naturale ha preso a prestito la nomenclatura scientifica degli animali e delle piante, come l'araldica ricorre ad esso per le divise e i motti. La Bibbia e i classici danno continuo argomento di citazioni, anche a chi non fa né il sacerdote né il maestro di scuola: e non solo ne sono piene le opere letterarie ma se ne vale largamente l'oratoria, e non meno quella sacra o forense, che quella civile, sia parlamentare, sia accademica, sia d'altro genere.<ref>Dalla Prefazione a ''[https://books.google.it/books?id=FkgRAQAAIAAJ L'ape latina]'', Hoepli, Milano, 1955, pp. VII-VIII.</ref>
*fra i postillatori di libri delle pubbliche biblioteche dobbiamo comprendere anche [[Giosuè Carducci|{{sic|Giosue}} Carducci]]: però il Carducci giovinetto, che quando egli fu più maturo nessuno lo superò nell'amore e nel rispetto dei libri, dei libri suoi, nonché dei libri altrui. Il Carducci dal 1849 al 1852, mentre era scolaro nei corsi di Umanità e di Retorica alle Scuole Pie di Firenze, frequentò la [[Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze|Biblioteca Nazionale]], allora Magliabechiana, e [[Salomone Morpurgo]] ha voluto ricercare nei registri di quel tempo i ricordi delle letture di lui. Egli compare la prima volta nel registro il 4 dicembre 1849, e poi molte altre volte dopo, firmando talora col solo cognome, altre volte premettendovi le iniziali G. A. che richiamano anche il suo secondo nome di battesimo, Alessandro, e assai spesso anche collo pseudonimo di ''GAC de la Valle''. In un esemplare dell'''Acerba'' di Cecco d'Ascoli, in fine del libro V, sotto i versi della famosa invettiva contro Dante, così il Carducci scrisse di suo pugno: ''Questo poeta, dopo che tanto e tanto ciarlato ha, Niuno l'ha inteso e niun lo intenderà. G. Carducci, E. Nencioni: 20 giugno 1850''.<ref>Da ''[https://archive.org/details/aneddoti-bibliografici-fumagalli/mode/1up Aneddoti bibliografici]'', Casa editrice Bietti, Milano, 1939, pp. 77-78.</ref>
==''Chi l'ha detto?''==
[[File:Chi l'ha detto.djvu|page=7|thumb|''Chi l'ha detto?'']]
*Facile è il trasmodare delle voglie, ove non si sappia imporre silenzio ai desideri, ai sentimenti immoderati, impresa non agevole, poiché talora la ragione fuorviata si mette dalla parte del senso. Giustissima è quindi la massima del moralista francese {{NDR|[[François de La Rochefoucauld|La Rochefoucauld]]}} che "Le passioni sono i soli avvocati che persuadono sempre", e il peggio è questo, che quasi sempre persuadono male e ci fanno desiderare con maggior cupidigia ciò che meno è concesso: "Sempre tendiamo con ogni sforzo a quel che è vietato, e desideriamo quel che ci è negato" {{NDR|[[Ovidio]], ''Amores''}}
*Il mio libro non è che una paziente compilazione, che affido al benevolo esame, non degli ipercritici, non dei dotti, ma di tutti coloro, e sono i più, ai quali un bel giorno può fare difetto o la lettura o la memoria; quindi "Lungi da queste carte i cisposi occhi già da un secolo rintuzzati" come scrisse il [[Giuseppe Parini|Parini]] in principio della dedicatoria ''Alla Moda'' che precede ''Il Mattino''.
*Questa è una raccolta di citazioni, e non di proverbi. Ed i proverbi non sono soltanto nelle lingue volgari, ma anche nel latino, tanto dell'età classica, quanto della bassa latinità.
*Talora il presente è così doloroso che non si può trovare conforto se non rimuovendone il pensiero e quasi imponendo a sé stesso d'ignorarlo.
*Un altro bell'originale napoletano fu il Presidente Fenicia ossia [[Salvatore Fenicia]], presidente della Commissione degli scavi di Ruvo, nato a Ruvo {{NDR|[[Ruvo di Puglia]], n.d.r.}} nel 1793. Quest'altra famosissima bestia aveva la manìa della letteratura: un catalogo delle opere da lui scritte, compilato nel 1856 — e il Fenicia continuò a scrivere ed a stampare almeno fino al 1861 — ne riferisce 72 fra edite e inedite, di cui qualcuna in 12 volumi di complessive pagine 4000! Lo stile e la lingua di queste strampalatissime scritture sono qualcosa d'incredibile, ma lo spazio non mi consente di dilungarmi a trascriverne degli interminabili periodi.
*Uno dei primi effetti dell'[[abitudine]] è di creare dei bisogni fittizi, e di rendere necessario finanche il superfluo.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Fumagalli, ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, Milano, 1921.
==Altri progetti==
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'''Giuseppe Fumagalli''' (1863 – 1939), bibliografo, bibliotecario ed erudito italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fumagalli==
*E veramente il [[latino]], per quanto sia convenzionalmente registrato fra le lingue morte, rientra da ogni parte nella vita vissuta di ogni giorno. C'entra con i riti della chiesa cattolica, con le massime e la procedura del diritto romano, con le tradizioni della filosofia medievale. Dal latino medesimo la storia naturale ha preso a prestito la nomenclatura scientifica degli animali e delle piante, come l'araldica ricorre ad esso per le divise e i motti. La Bibbia e i classici danno continuo argomento di citazioni, anche a chi non fa né il sacerdote né il maestro di scuola: e non solo ne sono piene le opere letterarie ma se ne vale largamente l'oratoria, e non meno quella sacra o forense, che quella civile, sia parlamentare, sia accademica, sia d'altro genere.<ref>Dalla Prefazione a ''[https://books.google.it/books?id=FkgRAQAAIAAJ L'ape latina]'', Hoepli, Milano, 1955, pp. VII-VIII.</ref>
*fra i postillatori di libri delle pubbliche biblioteche dobbiamo comprendere anche [[Giosuè Carducci|{{sic|Giosue}} Carducci]]<ref>La variante ''Giosue'' non è del tutto inconsueta: è utilizzata anche dalla ''[https://www.treccani.it/enciclopedia/giosue-carducci/ Enciclopedia on line Treccani]''.</ref>: però il Carducci giovinetto, che quando egli fu più maturo nessuno lo superò nell'amore e nel rispetto dei libri, dei libri suoi, nonché dei libri altrui. Il Carducci dal 1849 al 1852, mentre era scolaro nei corsi di Umanità e di Retorica alle Scuole Pie di Firenze, frequentò la [[Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze|Biblioteca Nazionale]], allora Magliabechiana, e [[Salomone Morpurgo]] ha voluto ricercare nei registri di quel tempo i ricordi delle letture di lui. Egli compare la prima volta nel registro il 4 dicembre 1849, e poi molte altre volte dopo, firmando talora col solo cognome, altre volte premettendovi le iniziali G. A. che richiamano anche il suo secondo nome di battesimo, Alessandro, e assai spesso anche collo pseudonimo di ''GAC de la Valle''. In un esemplare dell'''Acerba'' di Cecco d'Ascoli, in fine del libro V, sotto i versi della famosa invettiva contro Dante, così il Carducci scrisse di suo pugno: ''Questo poeta, dopo che tanto e tanto ciarlato ha, Niuno l'ha inteso e niun lo intenderà. G. Carducci, E. Nencioni: 20 giugno 1850''.<ref>Da ''[https://archive.org/details/aneddoti-bibliografici-fumagalli/mode/1up Aneddoti bibliografici]'', Casa editrice Bietti, Milano, 1939, pp. 77-78.</ref>
==''Chi l'ha detto?''==
[[File:Chi l'ha detto.djvu|page=7|thumb|''Chi l'ha detto?'']]
*Facile è il trasmodare delle voglie, ove non si sappia imporre silenzio ai desideri, ai sentimenti immoderati, impresa non agevole, poiché talora la ragione fuorviata si mette dalla parte del senso. Giustissima è quindi la massima del moralista francese {{NDR|[[François de La Rochefoucauld|La Rochefoucauld]]}} che "Le passioni sono i soli avvocati che persuadono sempre", e il peggio è questo, che quasi sempre persuadono male e ci fanno desiderare con maggior cupidigia ciò che meno è concesso: "Sempre tendiamo con ogni sforzo a quel che è vietato, e desideriamo quel che ci è negato" {{NDR|[[Ovidio]], ''Amores''}}
*Il mio libro non è che una paziente compilazione, che affido al benevolo esame, non degli ipercritici, non dei dotti, ma di tutti coloro, e sono i più, ai quali un bel giorno può fare difetto o la lettura o la memoria; quindi "Lungi da queste carte i cisposi occhi già da un secolo rintuzzati" come scrisse il [[Giuseppe Parini|Parini]] in principio della dedicatoria ''Alla Moda'' che precede ''Il Mattino''.
*Questa è una raccolta di citazioni, e non di proverbi. Ed i proverbi non sono soltanto nelle lingue volgari, ma anche nel latino, tanto dell'età classica, quanto della bassa latinità.
*Talora il presente è così doloroso che non si può trovare conforto se non rimuovendone il pensiero e quasi imponendo a sé stesso d'ignorarlo.
*Un altro bell'originale napoletano fu il Presidente Fenicia ossia [[Salvatore Fenicia]], presidente della Commissione degli scavi di Ruvo, nato a Ruvo {{NDR|[[Ruvo di Puglia]], n.d.r.}} nel 1793. Quest'altra famosissima bestia aveva la manìa della letteratura: un catalogo delle opere da lui scritte, compilato nel 1856 — e il Fenicia continuò a scrivere ed a stampare almeno fino al 1861 — ne riferisce 72 fra edite e inedite, di cui qualcuna in 12 volumi di complessive pagine 4000! Lo stile e la lingua di queste strampalatissime scritture sono qualcosa d'incredibile, ma lo spazio non mi consente di dilungarmi a trascriverne degli interminabili periodi.
*Uno dei primi effetti dell'[[abitudine]] è di creare dei bisogni fittizi, e di rendere necessario finanche il superfluo.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Fumagalli, ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, Milano, 1921.
==Altri progetti==
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'''Giuseppe Fumagalli''' (1863 – 1939), bibliografo, bibliotecario ed erudito italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fumagalli==
*E veramente il [[latino]], per quanto sia convenzionalmente registrato fra le lingue morte, rientra da ogni parte nella vita vissuta di ogni giorno. C'entra con i riti della chiesa cattolica, con le massime e la procedura del diritto romano, con le tradizioni della filosofia medievale. Dal latino medesimo la storia naturale ha preso a prestito la nomenclatura scientifica degli animali e delle piante, come l'araldica ricorre ad esso per le divise e i motti. La Bibbia e i classici danno continuo argomento di citazioni, anche a chi non fa né il sacerdote né il maestro di scuola: e non solo ne sono piene le opere letterarie ma se ne vale largamente l'oratoria, e non meno quella sacra o forense, che quella civile, sia parlamentare, sia accademica, sia d'altro genere.<ref>Dalla Prefazione a ''[https://books.google.it/books?id=FkgRAQAAIAAJ L'ape latina]'', Hoepli, Milano, 1955, pp. VII-VIII.</ref>
*[...] fra i postillatori di libri delle pubbliche biblioteche dobbiamo comprendere anche [[Giosuè Carducci|{{sic|Giosue}} Carducci]]<ref>La variante ''Giosue'' non è del tutto inconsueta: è utilizzata anche dalla ''[https://www.treccani.it/enciclopedia/giosue-carducci/ Enciclopedia on line Treccani]''.</ref>: però il Carducci giovinetto, che quando egli fu più maturo nessuno lo superò nell'amore e nel rispetto dei libri, dei libri suoi, nonché dei libri altrui. Il Carducci dal 1849 al 1852, mentre era scolaro nei corsi di Umanità e di Retorica alle Scuole Pie di Firenze, frequentò la [[Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze|Biblioteca Nazionale]], allora Magliabechiana, e [[Salomone Morpurgo]] ha voluto ricercare nei registri di quel tempo i ricordi delle letture di lui. Egli compare la prima volta nel registro il 4 dicembre 1849, e poi molte altre volte dopo, firmando talora col solo cognome, altre volte premettendovi le iniziali G. A. che richiamano anche il suo secondo nome di battesimo, Alessandro, e assai spesso anche collo pseudonimo di ''GAC de la Valle''. In un esemplare dell'''Acerba'' di Cecco d'Ascoli, in fine del libro V, sotto i versi della famosa invettiva contro Dante, così il Carducci scrisse di suo pugno: ''Questo poeta, dopo che tanto e tanto ciarlato ha, Niuno l'ha inteso e niun lo intenderà. G. Carducci, E. Nencioni: 20 giugno 1850''.<ref>Da ''[https://archive.org/details/aneddoti-bibliografici-fumagalli/mode/1up Aneddoti bibliografici]'', Casa editrice Bietti, Milano, 1939, pp. 77-78.</ref>
==''Chi l'ha detto?''==
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*Facile è il trasmodare delle voglie, ove non si sappia imporre silenzio ai desideri, ai sentimenti immoderati, impresa non agevole, poiché talora la ragione fuorviata si mette dalla parte del senso. Giustissima è quindi la massima del moralista francese {{NDR|[[François de La Rochefoucauld|La Rochefoucauld]]}} che "Le passioni sono i soli avvocati che persuadono sempre", e il peggio è questo, che quasi sempre persuadono male e ci fanno desiderare con maggior cupidigia ciò che meno è concesso: "Sempre tendiamo con ogni sforzo a quel che è vietato, e desideriamo quel che ci è negato" {{NDR|[[Ovidio]], ''Amores''}}
*Il mio libro non è che una paziente compilazione, che affido al benevolo esame, non degli ipercritici, non dei dotti, ma di tutti coloro, e sono i più, ai quali un bel giorno può fare difetto o la lettura o la memoria; quindi "Lungi da queste carte i cisposi occhi già da un secolo rintuzzati" come scrisse il [[Giuseppe Parini|Parini]] in principio della dedicatoria ''Alla Moda'' che precede ''Il Mattino''.
*Questa è una raccolta di citazioni, e non di proverbi. Ed i proverbi non sono soltanto nelle lingue volgari, ma anche nel latino, tanto dell'età classica, quanto della bassa latinità.
*Talora il presente è così doloroso che non si può trovare conforto se non rimuovendone il pensiero e quasi imponendo a sé stesso d'ignorarlo.
*Un altro bell'originale napoletano fu il Presidente Fenicia ossia [[Salvatore Fenicia]], presidente della Commissione degli scavi di Ruvo, nato a Ruvo {{NDR|[[Ruvo di Puglia]], n.d.r.}} nel 1793. Quest'altra famosissima bestia aveva la manìa della letteratura: un catalogo delle opere da lui scritte, compilato nel 1856 — e il Fenicia continuò a scrivere ed a stampare almeno fino al 1861 — ne riferisce 72 fra edite e inedite, di cui qualcuna in 12 volumi di complessive pagine 4000! Lo stile e la lingua di queste strampalatissime scritture sono qualcosa d'incredibile, ma lo spazio non mi consente di dilungarmi a trascriverne degli interminabili periodi.
*Uno dei primi effetti dell'[[abitudine]] è di creare dei bisogni fittizi, e di rendere necessario finanche il superfluo.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Fumagalli, ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, Milano, 1921.
==Altri progetti==
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'''Giuseppe Fumagalli''' (1863 – 1939), bibliografo, bibliotecario ed erudito italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fumagalli==
*E veramente il [[latino]], per quanto sia convenzionalmente registrato fra le lingue morte, rientra da ogni parte nella vita vissuta di ogni giorno. C'entra con i riti della chiesa cattolica, con le massime e la procedura del diritto romano, con le tradizioni della filosofia medievale. Dal latino medesimo la storia naturale ha preso a prestito la nomenclatura scientifica degli animali e delle piante, come l'araldica ricorre ad esso per le divise e i motti. La Bibbia e i classici danno continuo argomento di citazioni, anche a chi non fa né il sacerdote né il maestro di scuola: e non solo ne sono piene le opere letterarie ma se ne vale largamente l'oratoria, e non meno quella sacra o forense, che quella civile, sia parlamentare, sia accademica, sia d'altro genere.<ref>Dalla Prefazione a ''[https://books.google.it/books?id=FkgRAQAAIAAJ L'ape latina]'', Hoepli, Milano, 1955, pp. VII-VIII.</ref>
*[...] fra i postillatori di libri delle pubbliche biblioteche dobbiamo comprendere anche [[Giosuè Carducci|{{sic|Giosue}} Carducci]]<ref>La variante ''Giosue'' non è del tutto inconsueta: è utilizzata anche dalla ''[https://www.treccani.it/enciclopedia/giosue-carducci/ Enciclopedia on line Treccani]''.</ref>: però il Carducci giovinetto, che quando egli fu più maturo nessuno lo superò nell'amore e nel rispetto dei libri, dei libri suoi, nonché dei libri altrui. Il Carducci dal 1849 al 1852, mentre era scolaro nei corsi di Umanità e di Retorica alle Scuole Pie di Firenze, frequentò la [[Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze|Biblioteca Nazionale]], allora Magliabechiana, e [[Salomone Morpurgo]] ha voluto ricercare nei registri di quel tempo i ricordi delle letture di lui. Egli compare la prima volta nel registro il 4 dicembre 1849, e poi molte altre volte dopo, firmando talora col solo cognome, altre volte premettendovi le iniziali G. A. che richiamano anche il suo secondo nome di battesimo, Alessandro, e assai spesso anche collo pseudonimo di ''GAC de la Valle''. In un esemplare dell'''Acerba'' di [[Cecco d'Ascoli]], in fine del libro V, sotto i versi della famosa invettiva contro Dante, così il Carducci scrisse di suo pugno: ''Questo poeta, dopo che tanto e tanto ciarlato ha, Niuno l'ha inteso e niun lo intenderà. G. Carducci, E. Nencioni: 20 giugno 1850''.<ref>Da ''[https://archive.org/details/aneddoti-bibliografici-fumagalli/mode/1up Aneddoti bibliografici]'', Casa editrice Bietti, Milano, 1939, pp. 77-78.</ref>
==''Chi l'ha detto?''==
[[File:Chi l'ha detto.djvu|page=7|thumb|''Chi l'ha detto?'']]
*Facile è il trasmodare delle voglie, ove non si sappia imporre silenzio ai desideri, ai sentimenti immoderati, impresa non agevole, poiché talora la ragione fuorviata si mette dalla parte del senso. Giustissima è quindi la massima del moralista francese {{NDR|[[François de La Rochefoucauld|La Rochefoucauld]]}} che "Le passioni sono i soli avvocati che persuadono sempre", e il peggio è questo, che quasi sempre persuadono male e ci fanno desiderare con maggior cupidigia ciò che meno è concesso: "Sempre tendiamo con ogni sforzo a quel che è vietato, e desideriamo quel che ci è negato" {{NDR|[[Ovidio]], ''Amores''}}
*Il mio libro non è che una paziente compilazione, che affido al benevolo esame, non degli ipercritici, non dei dotti, ma di tutti coloro, e sono i più, ai quali un bel giorno può fare difetto o la lettura o la memoria; quindi "Lungi da queste carte i cisposi occhi già da un secolo rintuzzati" come scrisse il [[Giuseppe Parini|Parini]] in principio della dedicatoria ''Alla Moda'' che precede ''Il Mattino''.
*Questa è una raccolta di citazioni, e non di proverbi. Ed i proverbi non sono soltanto nelle lingue volgari, ma anche nel latino, tanto dell'età classica, quanto della bassa latinità.
*Talora il presente è così doloroso che non si può trovare conforto se non rimuovendone il pensiero e quasi imponendo a sé stesso d'ignorarlo.
*Un altro bell'originale napoletano fu il Presidente Fenicia ossia [[Salvatore Fenicia]], presidente della Commissione degli scavi di Ruvo, nato a Ruvo {{NDR|[[Ruvo di Puglia]], n.d.r.}} nel 1793. Quest'altra famosissima bestia aveva la manìa della letteratura: un catalogo delle opere da lui scritte, compilato nel 1856 — e il Fenicia continuò a scrivere ed a stampare almeno fino al 1861 — ne riferisce 72 fra edite e inedite, di cui qualcuna in 12 volumi di complessive pagine 4000! Lo stile e la lingua di queste strampalatissime scritture sono qualcosa d'incredibile, ma lo spazio non mi consente di dilungarmi a trascriverne degli interminabili periodi.
*Uno dei primi effetti dell'[[abitudine]] è di creare dei bisogni fittizi, e di rendere necessario finanche il superfluo.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Fumagalli, ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, Milano, 1921.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Fumagalli, Giuseppe}}
[[Categoria:Bibliotecari italiani]]
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La spada magica - Alla ricerca di Camelot
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{{Film
|titoloalfabetico= Spada magica, La
|titoloitaliano= La spada magica - Alla ricerca di Camelot
|titolooriginale= Quest for Camelot
|paese= USA
|anno= 1998
|genere= animazione
|regista= [[Frederik Du Chau]]
|soggetto= [[Vera Chapman]] ''(romanzo)''
|sceneggiatore= [[Kirk De Micco]], [[William Schifrin]], [[Jacqueline Feather]] e [[David Seidler]]
|doppiatorioriginali=
*[[Jessalyn Gilsig]]: Kayley
*[[Andrea Corr]]: Kayley ''(canto)''
*[[Cary Elwes]]: Garrett
*[[Bryan White]]: Garrett ''(canto)''
*[[Gary Oldman]]: Ruber
*[[Eric Idle]]: Devon
*[[Don Rickles]]: Cornwall
*[[Jane Seymour (attrice)|Jane Seymour]]: Juliana
*[[Céline Dion]]: Juliana ''(canto)''
*[[Pierce Brosnan]]: Re Artù
*[[Steve Perry (cantante)|Steve Perry]]: Re Artù ''(canto)''
*[[Bronson Pinchot]]: Griffin
*[[Jaleel White]]: Bladebeak
*[[Gabriel Byrne]]: Sir Lionel
*[[John Gielgud]]: Merlino
*[[Frank Welker]]: Ayden
|doppiatoriitaliani =
* [[Manuela Cenciarelli]]: Kayley
* [[Renata Fusco]]: Kayley ''(canto)''
* [[Veronica Puccio]]: Kayley da bambina
* [[Massimiliano Alto]]: Garret
* [[Claudio Basili]]: Garret ''(canto)''
* [[Massimo Corvo]]: Ruber
* [[Gigi Proietti]]: Devon e Cornelius
* [[Roberta Greganti]]: Juliana
* [[Marjorie Biondo]]: Juliana (canto)
* [[Francesco Prando]]: Re Artù
* [[Massimo Lodolo]]: Griffin
* [[Fabrizio Vidale]]: Bladebeak
* [[Marco Mete]]: Sir Lionel
* [[Sandro Tuminelli]]: Merlino
|note=
}}
'''''La spada magica – Alla ricerca di Camelot''''', film d'animazione di [[Frederik Du Chau]] del 1998.
==Frasi==
*Un giorno diventerò un cavaliere, come mio padre. ('''Kayley da bambina''')
*Non servirò mai un falso re! ('''Sir Lionel''' e poi '''Kayley''' a Ruber)
*Excalibur è stata rubata! ('''Contadino''')
*Madre, non desidero un abito nuovo. Io voglio salvare Camelot. ('''Kayley''')
*Giuliana, passavo da queste parti così ho pensato... di invadervi. Datemi un bacio, bella vedova, ho saputo che vivete ancora sola! ('''Ruber''')
*Kayley, devo dirti che conoscevo tuo padre. Una volta vivevo a Camelot. Facevo il ragazzo di stalla... ma sognavo di diventare un cavaliere. Una notte scoppiò un incendio. Io corsi a salvare i cavalli, ma..rimasi ferito. In un primo momento riuscivo ancora a vedere le forme, poi solo le ombre... infine il mio mondo diventò buio. Dopo la perdita della vista, tuo padre fu l'unico ad avere ancora fiducia in me. Mi insegnò che il valore di un cavaliere è frutto del suo carattere e della sua lealtà al giuramento di Camelot. Ogni mia speranza di diventare un cavaliere morì insieme a lui. ('''Garrett''')
*{{NDR|Parlando di Ayden il falco dalle ali d'argento}} Con gli occhi di Ayden posso sopravvivere a tutto. ('''Garrett''')
*Un giorno quella spada cadrà in mano mia!... Tutto questo sarà mio! ('''Ruber''')
*{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Oh, no! La roccia! ('''Ruber''')
*Io nomino voi, Sir Garrett. Io nomino voi, Lady Kayley. Grazie per aver salvato Camelot. Ci avete ricordato che il nostro regno non si fonda sulla forza del suo re, ma sulla forza del suo popolo. Da questo giorno in poi voi siederete alla [[Tavola Rotonda]] insieme agli altri cavalieri. ('''[[Re Artù]]''')
==Dialoghi==
*'''Ruber''' {{NDR|unitosi alla Tavola Rotonda all'ultimo}}: Ma che simpatico coretto! Ora torniamo agli affari! Ho atteso a lungo questo giorno... quando riceverò nuove terre?? <br />'''Re Artù''' {{NDR|tranquillo}}: Sir Ruber, sempre a pensare a voi stesso! Come [[cavalieri della Tavola Rotonda]] abbiamo obblighi verso il popolo, non verso noi stessi. Le terre verranno divise in base ai bisogni di ciascuno... <br />'''Ruber''' {{NDR|egoisticamente}}: Allora a me ne occorre più di chiunque altro! Non vi avrei appoggiato tutti questi anni se avessi capito che volevate fare la carità! <br />'''Sir Lionel''' {{NDR|deciso}}: Il re ha deciso! <br />'''Ruber''': È tempo che ci sia un nuovo re e io voto per me! <br />'''Sir Lionel''': Non servirò mai un falso re! <br />'''Ruber''': Allora ne servirete uno morto!! {{NDR|Impugnando una palla chiodata ed attacca gli altri cavalieri, uccidendo Sir Lionel}}
*'''Lady Giuliana''': Siete pazzo! <br /> '''Ruber''': Sono contento che l'abbiate notato! Ho impiegato anni di esercizio per diventarlo!
*'''Kayley''': Come ti chiami? <br /> '''Garrett''': Mi chiamo Garrett. <br /> '''Kayley''': Io Kayley. Garrett, perché non mi guardi mai quando ti parlo? Oh, non mi ero resa conto che tu fossi... <br /> '''Garrett''': Che cosa? Alto? Distinto? Bello? <br /> '''Kayely''': Cieco. <br /> '''Garrett''': Ah già, quella cosa me la dimentico sempre.
*'''Kayley''': Ehi guarda, il tuo falco ha le ali d'argento. <br /> '''Garrett''': Davvero? {{NDR|sarcastico, essendo cieco}} Dovrò crederti sulla parola.
*'''Ruber''': Miserabile pennuto dalla mitica stupidità!!! Dove ti è caduta la spada?! <br /> '''Grifone''': Sembra così diverso questo luogo visto dall'alto.
*'''Garrett''': Siamo nella terra dei draghi. <br /> '''Kayely''': Oh. {{NDR|annusa l'aria}} Hai ragione... Ma sei sicuro che questa sia la terra dei draghi? Non potrebbero metterci, che so, un'indicazione un cartello? Potrebbero scrivere per esempio "benvenuti nella terra dei draghi". {{NDR|cominciando a preoccuparsi}} Non li incontreremo veramente, mi auguro... tu che dici? Un certo numero di draghi cos'è, un branco o una mandria? È un gruppo o una muta? Non dirmi che è un gregge? <br /> '''Garrett''': Zitta. <br /> '''Kayley''': Hai sentito qualcosa? <br /> '''Garrett''': No. Voglio solo che tu stia zitta.
*'''Garrett''': Ma voi che cosa siete? <br /> '''Devon e Cornelius''': La prova che tra parenti non ci si dovrebbe sposare, ecco.
*'''Kayley''': Siete certi che qui saremo al sicuro? <br /> '''Cornelius''': Una sola cosa è certa: meglio qui che lassù. <br /> '''Devon''': Le migliori vie di fuga le conosciamo tutte. <br /> '''Cornelius''': È da quando avevamo 200 anni che scappiamo da quelli là. <br /> '''Devon''': Siamo stati così giovani? <br /> '''Cornelius''': Certo che lo siamo stati, imbecille! <br /> '''Devon''': Non sono un imbecille! <br /> '''Cornelius''': Si che lo sei! <br /> '''Devon''': No che non lo sono! <br /> '''Garrett''': A furia di bisticciare, come non vi siete inceneriti a vicenda? <br /> '''Devon''': Inceneriti? Non sputiamo nemmeno vapore. <br /> '''Cornelius''': Già, a differenza degli altri draghi, lui non sa né sputare fiamme né volare. Ahah, che triste realtà! <br /> '''Devon''': Oh, ''excusez moi'', signor "nego l'evidenza", ma siamo in due a non saper né sputare fiamme né volare!
*'''Garrett''': Andiamo, Kayley. Dobbiamo accamparci prima che faccia buio. <br /> '''Kayley''' {{NDR|indicando Devon e Cornelius}}: Oh Garrett, portiamoli con noi. Ti prego. <br /> '''Garrett''': Me lo immaginavo... ma basta con i canti! <br /> '''Devon''': Possiamo fare un po' di danza classica?
*'''Kayley''' {{NDR|piangendo}}: Ti prego. Non morire. Non potrei mai farcela da sola. È tutta colpa mia se ti hanno ferito. Mi sono messa a parlare a vanvera mentre mi dicevi di stare zitta. Non sono d'aiuto per nessuno. <br /> '''Garrett''' {{NDR|accarezzandola dolcemente}}: Shh, shh... ti sbagli.
*'''Kayley''': Ma voi volate! <br /> '''Devon''': La terra è piccola, molto meglio il cielo!
*'''Re Artù''': Non sei un re! <br /> '''Ruber''': Hai ragione. Forse sono più simile a un dio!
==Altri progetti==
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[[Categoria:Film d'animazione]]
[[Categoria:Film basati sul ciclo arturiano]]
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Reuben Fine
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[[File:Reuben Fine, 1938.jpg|thumb|Reuben Fine, 1938]]
'''Reuben Fine''' (1914 – 1993), scacchista e psicologo statunitense.
==[[Incipit]] di ''La psicologia del giocatore di scacchi''==
Nella letteratura psicoanalitica, la trattazione classica sugli scacchi è quella di Ernest Jones intitolata ''The Problem of [[Paul Morphy]]''<ref>Jones, E., "The Problem of Paul Morphy: A Contribution to the Psychology of Chess", in ''Essays in Applied Psychoanalysis'', The Hogarth Press and the Institute of Psychoanalysis, London, 1951, vol. I, cap. XII, pp. 135-164, trad. it. Saggi di psicoanalisi applicata, ''I: estetica, sociologia, politica'', a cura di Fabio Zambonelli, Guaraldi, Rologna, 1971, pp. 49-76.</ref>, letta alla British Psychoanalitical Society nel 1930 e pubblicata nel 1931.<br>
Lo scopo di questo saggio così penetrante è di delineare una patografia di Paul Morphy, del quale parleremo più tardi. Per quanto riguarda invece la questione più generale della psicologia degli scacchi, Jones stabilisce i seguenti punti: gli scacchi sono, come è evidente, un gioco sostitutivo dell'arte della guerra; il movente inconscio che spinge all'azione i giocatori non è semplicemente il gusto per l'agonismo, che è caratteristica comune a tutti i giochi competitivi, ma quello più oscuro dell'uccisione del padre. Inoltre, l'aspetto matematico proprio di questo gioco dà ad esso una peculiare coloritura sado-anale. Il senso di predominanza provato da uno dei due giocatori trova il suo corrispondente in quello di impotenza totale provato dall'altro. È proprio questa qualità sado-anale che lo rende così idoneo a gratificare contemporaneamente sia gli aspetti omosessuali sia quelli antagonistici, propri della contesa tra padre e figlio. Gli altri saggi in proposito, come quelli di Karpman<ref>Karpman, B., ''The Psychology of Chess'', "Psychoanalytic Review", 24, 1937, pp. 54-69.</ref>, Coriat<ref>Coriat, I.H., ''The Unconscious Motives of Interest in Chess'', "Psychoanalytic Review", 28, 1941, pp. 30-36.</ref>, Menninger<ref>Menninger, C.F., Knight, R. P. e altri, ''Recreation and Morale'': A Subjective Symposium, "Bulletin of the Menninger Clinic", 16, 1942, pp. 65-102.</ref>, e Fleming<ref>Fleming, J. and Strong, S. M., ''Observations on the Use of Chess in the Therapy of an Adolescent Boy'', "Psychoanalytic Review", 30, 1943, pp. 399-416.</ref>, non aggiungono molto di sostanziale alla tesi di Jones. Tutti concordano nel sostenere che negli [[scacchi]] si sublima una mescolanza di impulsi omosessuali e aggressivi.
==Note==
<references />
==Citazioni di Rueben Fine==
Stilando una classifica dei più forti giocatori di tutti i tempi, sarete costretti a collocare Botvinnik in uno dei primi tre posti
Fonte 100 partite di Mihail Botvinnik edizioni Mursia pagina 7
==Bibliografia==
*Reuben Fine, ''La psicologia del giocatore di scacchi'', traduzione di F. Bovoli, Adelphi, 1976.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Scacchisti statunitensi|Fine, Reuben]]
[[Categoria:Psicologi statunitensi|Fine, Reuben]]
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/* Citazioni di Rueben Fine */
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[[File:Reuben Fine, 1938.jpg|thumb|Reuben Fine, 1938]]
'''Reuben Fine''' (1914 – 1993), scacchista e psicologo statunitense.
==[[Incipit]] di ''La psicologia del giocatore di scacchi''==
Nella letteratura psicoanalitica, la trattazione classica sugli scacchi è quella di Ernest Jones intitolata ''The Problem of [[Paul Morphy]]''<ref>Jones, E., "The Problem of Paul Morphy: A Contribution to the Psychology of Chess", in ''Essays in Applied Psychoanalysis'', The Hogarth Press and the Institute of Psychoanalysis, London, 1951, vol. I, cap. XII, pp. 135-164, trad. it. Saggi di psicoanalisi applicata, ''I: estetica, sociologia, politica'', a cura di Fabio Zambonelli, Guaraldi, Rologna, 1971, pp. 49-76.</ref>, letta alla British Psychoanalitical Society nel 1930 e pubblicata nel 1931.<br>
Lo scopo di questo saggio così penetrante è di delineare una patografia di Paul Morphy, del quale parleremo più tardi. Per quanto riguarda invece la questione più generale della psicologia degli scacchi, Jones stabilisce i seguenti punti: gli scacchi sono, come è evidente, un gioco sostitutivo dell'arte della guerra; il movente inconscio che spinge all'azione i giocatori non è semplicemente il gusto per l'agonismo, che è caratteristica comune a tutti i giochi competitivi, ma quello più oscuro dell'uccisione del padre. Inoltre, l'aspetto matematico proprio di questo gioco dà ad esso una peculiare coloritura sado-anale. Il senso di predominanza provato da uno dei due giocatori trova il suo corrispondente in quello di impotenza totale provato dall'altro. È proprio questa qualità sado-anale che lo rende così idoneo a gratificare contemporaneamente sia gli aspetti omosessuali sia quelli antagonistici, propri della contesa tra padre e figlio. Gli altri saggi in proposito, come quelli di Karpman<ref>Karpman, B., ''The Psychology of Chess'', "Psychoanalytic Review", 24, 1937, pp. 54-69.</ref>, Coriat<ref>Coriat, I.H., ''The Unconscious Motives of Interest in Chess'', "Psychoanalytic Review", 28, 1941, pp. 30-36.</ref>, Menninger<ref>Menninger, C.F., Knight, R. P. e altri, ''Recreation and Morale'': A Subjective Symposium, "Bulletin of the Menninger Clinic", 16, 1942, pp. 65-102.</ref>, e Fleming<ref>Fleming, J. and Strong, S. M., ''Observations on the Use of Chess in the Therapy of an Adolescent Boy'', "Psychoanalytic Review", 30, 1943, pp. 399-416.</ref>, non aggiungono molto di sostanziale alla tesi di Jones. Tutti concordano nel sostenere che negli [[scacchi]] si sublima una mescolanza di impulsi omosessuali e aggressivi.
==Note==
<references />
==Citazioni di Reuben Fine==
Stilando una classifica dei più forti giocatori di tutti i tempi, sarete costretti a collocare Botvinnik in uno dei primi tre posti
Fonte 100 partite di Mihail Botvinnik edizioni Mursia pagina 7
==Bibliografia==
*Reuben Fine, ''La psicologia del giocatore di scacchi'', traduzione di F. Bovoli, Adelphi, 1976.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Scacchisti statunitensi|Fine, Reuben]]
[[Categoria:Psicologi statunitensi|Fine, Reuben]]
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Il primo cavaliere
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text/x-wiki
{{Film
|titoloalfabetico= Primo cavaliere, Il
|titoloitaliano = Il primo cavaliere
|titolooriginale = First Knight
|paese = USA
|anno = 1995
|genere = fantasy, azione, avventura, guerra
|regista = [[Jerry Zucker]]
|soggetto = [[Lorne Cameron]], [[David Hoselton]], [[William Nicholson]]
|sceneggiatore = [[William Nicholson]]
|attori =
*[[Sean Connery]]: [[Re Artù]]
*[[Richard Gere]]: [[Lancillotto]]
*[[Julia Ormond]]: [[Ginevra (letteratura)|Ginevra]]
*[[Ben Cross]]: [[Principe Malagant]]
*[[Liam Cunningham]]: [[Agravaine]]
*[[John Gielgud]]: Oswald
*[[Christopher Villiers]]: Sir Kay
*[[Valentine Pelka]]: Sir Patrise
*[[Colin McCormack]]: Sir Mador
*[[Alexis Denisof]]: Sir Gaheris
*[[Ralph Ineson]]: Ralf
*[[Stuart Bunce]]: Peter
|doppiatoriitaliani =
*[[Luciano De Ambrosis]] Sean Connery
*[[Michele Gammino]] Richard Gere
*[[Tiziana Avarista]] Julia Ormond
*[[Sergio Di Stefano]] Ben Cross
*[[Massimo De Ambrosis]] Liam Cunninghan
*[[Giorgio Piazza]] John Gielgud
*[[Alessandro Rossi]] Christopher Villiers
|note=
}}
'''''Il primo cavaliere''''', film statunitense del 1995 con [[Sean Connery]] e [[Richard Gere]], regia di [[Jerry Zucker]].
==Frasi==
*Nel [[servire|servirci]] l'un l'altro diveniamo liberi. ('''frase incisa sulla [[Tavola Rotonda]]''')
*Che Dio ci conceda la capacità di riconoscere il giusto, la volontà di sceglierlo e la forza per conservarlo. (preghiera pronunciata da '''Re Artù''' all'inizio di ogni seduta della Tavola Rotonda)
*Un uomo che non [[timore|teme]] nulla è un uomo che non ama nulla. E se non amate nulla, quale gioia può esserci nella vostra vita? ('''[[Re Artù]]''' a Lancillotto, dopo il loro primo incontro)
*Vi sono [[legge|leggi]] che rendono schiavi gli uomini e leggi che li rendono liberi. O riteniamo che essere giusti e buoni e leali sia un principio valido per tutti gli uomini sotto la legge di Dio, o siamo solo un'altra tribù di predoni. ('''Re Artù''' a Malagant)
*C'è una [[pace e guerra|pace]] che si trova soltanto al di là della [[pace e guerra|guerra]]. Se quella battaglia deve arrivare, io la combatterò. ('''Re Artù''' a Malagant)
*Gli uomini non vogliono la fratellanza. Vogliono un capo. ('''Malagant''' a Ginevra)
*Sacrificare se stessi è molto facile. È dover sacrificare qualcuno che si ama che mette alla prova le nostre convinzioni. ('''Malagant''' a Ginevra)
*Solo gli stolti sognano la sola cosa che non possono avere. Io ho sognato il sogno di voi. È stato un sogno dolce, finché è durato. ('''Re Artù''' a Ginevra)
*Sposa il re, ama l'uomo. ('''Re Artù''' a Ginevra)
*Da fratello a fratello: vostro nella vita e nella morte. ('''Giuramento dei cavalieri della Tavola Rotonda''')
*Camelot continuerà a vivere. ('''Re Artù''')
*Non oso baciare una signora così bella. Ho un solo cuore da perdere. ('''Lancillotto riferendosi a Ginevra''')
==Altri progetti==
{{interprogetto|etichetta=''Il primo cavaliere''}}
[[Categoria:Film fantastici]]
[[Categoria:Film d'azione]]
[[Categoria:Film d'avventura]]
[[Categoria:Film di guerra]]
[[Categoria:Film basati sul ciclo arturiano]]
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King Arthur
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/* Altri progetti */
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text/x-wiki
{{Film
|titoloitaliano = King Arthur
|titolooriginale = King Arthur
|paese = Stati Uniti
|annouscita = 2004
|genere = azione, avventura, storico
|regista = [[Antoine Fuqua]]
|soggetto = [[Jonathan Glazer]]
|sceneggiatore = [[David Franzoni]]
|attori =
* [[Clive Owen]]: Artù
* [[Keira Knightley]]: Ginevra
* [[Ioan Gruffudd]]: Lancillotto
* [[Mads Mikkelsen]]: Tristano
* [[Joel Edgerton]]: Galvano
* [[Hugh Dancy]]: Galahad
* [[Ray Winstone]]: Bors
* [[Ray Stevenson]]: Dagonet
* [[Stephen Dillane]]: Merlino
* [[Stellan Skarsgård]]: Cerdic
* [[Til Schweiger]]: Cynric
* [[Sean Gilder]]: Jols
* [[Pat Kinevane]]: Horton
* [[Ivano Marescotti]]: Vescovo Germanius
* [[Ken Stott]]: Marius Honorius
* [[Stefania Orsola Garello]]: Fulcinia
* [[Lorenzo De Angelis]]: Alessio
* [[Charlie Creed-Miles]]: Ganis
|doppiatoriitaliani=
* [[Fabio Boccanera]]: Artù
* [[Simone D'Andrea]]: Lancilotto
* [[Christian Iansante]]: Tristano
* [[Fabrizio Vidale]]: Galvano
* [[Alessandro Quarta]]: Galahad
* [[Massimo Corvo]]: Bors
* [[Roberto Draghetti]]: Dagonet
* [[Myriam Catania]]: Ginevra
* [[Carlo Reali]]: Merlino
* [[Rodolfo Bianchi]]: Cerdic
* [[Simone Mori]]: Cynric
* [[Massimo Bitossi]]: Jols
* [[Sergio Di Giulio]]: Marius Honorius
* [[Luigi Ferraro (doppiatore)|Luigi Ferraro]]: Ganis
}}
'''''King Arthur''''', film statunitense del 2004 con [[Clive Owen]] e [[Keira Knightley]], regia di [[Antoine Fuqua]].
==Frasi==
*Molti storici concordano nel sostenere che i racconti medievali su Re Artù e i suoi cavalieri siano ispirati a un personaggio realmente esistito negli anni oscuri e confusi che segnarono la fine dell'Impero Romano. Recenti scoperte archeologiche gettano nuova luce sulla sua reale identità. ('''Narratore''')
*Nel 300 d.C., i romani estendevano il loro impero dall'Arabia alla Britannia... ma bramavano di più...più terre, più popoli fedeli e sottomessi a Roma... e più di altri il grande e potente popolo dei Sarmati ad Est. A migliaia morirono sul campo di battaglia... e quando il quarto giorno il fumo si diradò, gli unici soldati sarmati sopravvissuti appartenevano alla decimata ma leggendaria cavalleria. I romani colpiti dal coraggio e dall'abilità di quei cavalieri risparmiarono loro la vita. In cambio questi guerrieri furono incorporati nell'esercito romano. Sarebbe stato meglio che fossero morti quel giorno, poiché la seconda parte del patto che strinsero, impegnava non solo loro stessi ma anche i loro figli e i figli dei figli dopo di loro, a servire l'Impero come cavalieri. Io ero uno di quei figli. ('''Lancillotto''')
*Oh buon Dio misericordioso, ho tanto bisogno della tua misericordia. Non per me stesso, ma per i miei cavalieri, perché hanno bisogno del tuo aiuto. Concedi loro la tua protezione e io ti ripagherò, mille volte con qualunque sacrificio tu voglia chiedermi e se nella tua saggezza, dovessi stabilire che quel sacrificio consiste nel dare la mia vita per la loro, fa che possano assaporare quella libertà che così a lungo è stato loro negata. Sarà un sacrificio che accetterò con gioia, la mia morte avrà un senso. Non chiedo altro che questo. ('''[[Re Artù|Artù]]''')
* Tu combatti per un mondo che non esisterà mai Artù, mai! Ci saranno sempre campi di battaglia... Io morirò in battaglia, di questo sono certo, e spero di poterla scegliere io, ma, se dovesse essere questa, allora fammi un favore: non seppellirmi in questo triste e piccolo cimitero. Bruciami, bruciami e getta le mie ceneri al vento dell'est. ('''Lancillotto''')
* Non ci mescoliamo con questa gente. Che razza di discendenza pensate che ne scaturirebbe? Gente debole. [[Mezzosangue]]. Non lascerò che il sangue sassone si annacqui con il loro. ('''Cerdic''')
* Mi volevi sfidare. Se vuoi sfidarmi devi farlo con una spada in mano. Finché il mio cuore batterà comando io. E tu frena la lingua... altrimenti te la taglio. ('''Cerdic''')
* Ecco un uomo che vale la pena uccidere. ('''Cerdic''')
*Cavalieri, il sacro dono della libertà è vostro e ne avete pieno diritto. Ma la dimora che sogniamo non è in qualche terra lontana... è in noi e nelle nostre gesta, in questo giorno. Se deve essere questo il nostro destino ebbene sia, ma che la storia non dimentichi, che come uomini liberi noi stessi lo abbiamo scelto! ('''Artù''')
*Per duecento anni, noi cavalieri ci eravamo battuti per una terra che non era la nostra. Ma in quel giorno a Badon Hill, quelli che combatterono misero la propria vita al servizio di una causa più grande, la libertà! ('''Lancillotto''')
* Il sacrificio dei cavalieri che avevano dato la vita, non fu motivo di lutto o di tristezza. Perché essi sarebbero vissuti in eterno, i loro nomi e le loro gesta tramandate da padre in figlio, da madre in figlia, nelle legende di re Artù e i suoi cavalieri. ('''Lancillotto''')
==Dialoghi==
*'''Galvano''': Ho riflettuto spesso su come sarebbe stato tornare finalmente a casa, cosa farò. Per Galahad è diverso, io ho vissuto questa vita più a lungo dell'altra. Altro che casa, neanche me la ricordo.<br>'''Bors''': Io invece me la ricordo fa freddo li giù, tutti i miei amici saranno morti. E poi qui ho almeno, che ne so, una dozzina di figli.<br>'''Galvano''': Undici!<br>'''Bors''': Dammi retta, quando i romani se ne andranno comanderemo noi questo posto, io diventerò governatore del mio villaggio e Dagonet sarà la mia guardia del corpo, il bacia-chiappe reale, non è vero Dag?<br>'''Galvano''': La prima cosa che farò tornando a casa sarà trovarmi una bella donna sarmata da sposare.<br>'''Bors''': Una bella donna sarmata? Ma perché credi che ce ne siamo andati da quel posto, eh? E tu Lancillotto, quali sono i tuoi progetti?<br>'''Lancillotto''': Be', se la donna di Galvano fosse bella quanto dice lui, penso che passerò molto tempo a casa sua, tua moglie sarebbe grata della compagnia.<br>'''Galvano''': Capisco, e io dove sarei?<br>'''Lancillotto''': A domandarti a cosa devi la fortuna che i tuoi figli assomiglino a me!<br>'''Galvano''': Prima o dopo averti colpito con la mia ascia?
*'''Germanius''': Roma ha decretato un'ultima missione per te e per i tuoi uomini. <br> '''Artù''': Un'ultima missione? <br> '''Germanius''': Dovete andare a Nord, per portare in salvo la famiglia Marius Sonorius e tornare in particolare con il figlio di Marius, Alessio. Alessio è l figlioccio del Papa, suo carissimo allievo e suo pupillo, è destinato a diventare vescovo e forse anche Papa, un giorno. <br> '''Artù''': Proprio oggi. Voi ordinate una missione ai miei uomini, in questo giorno. Hanno rischiato la vita per quindici anni, per una causa che non era loro e ora è il giorno del loro affrancamento, volete impegnarli in una missione più pericolosa di qualunque altra abbiano mai compiuto, come posso Vescovo andare dai miei uomini e dire loro che invece della libertà, offro la morte.
*'''Uomo''': Venite da Roma? <br> '''Bors''': Dall'inferno.
*'''Lancillotto''': Quello che io mi ricordo, sono... sterminate praterie, da un orizzonte all'altro, puoi cavalcarci all'infinito, il cielo come non puoi immaginarlo. Nessuna frontiera. <br> '''Ginevra''': Qualcuno la chiamerebbe libertà. È per questo che noi combattiamo, per la nostra terra, per il nostro popolo. Il diritto di scegliere il nostro destino.
*{{NDR|Sentendo il rumore dei tamburi dei sassoni che si avvicinano}} <br> '''Artù''': Cavalieri... <br> '''Bors''': Sono stanco di scappare. E quei sassoni ci stanno così a dosso che mi fa male il culo! <br> '''Tristano''': Non mi piace dovermi guardare le spalle. <br> '''Galvano''': Sarà un piacere far smettere questi tamburi... <br> '''Galahad''': E guardare in faccia quei bastardi! <br> '''Dagonet''': Qui! Adesso!
*'''Lancillotto''': Sembri spaventata... c'è un gran numero di bruti laggiù. <br> '''Ginevra''': Non permetterò che ti violentino!
*'''Artù''': Cavalieri... il mio viaggio con voi finisce qui. Il mio Dio sia con voi. <br> '''Lancillotto''': Artù! Questa guerra non riguarda Roma, non è più la tua guerra! Questi lunghi anni, passati assieme, le prove che abbiamo superato, il sangue che abbiamo versato, tutto questo, per cosa? Se non per la promessa per la libertà! E adesso che siamo così vicini, che finalmente possiamo stringerla in pugno... Guardami! Tutto ciò non conta nulla per te? <br> '''Artù''': Tu me lo chiedi? Tu che mi conosci meglio degli altri? <br> '''Lancillotto''': Allora non farlo! Per te qui c'è solo una morte certa Artù, ti supplico, in nome della nostra amicizia, ti scongiuro... <br> '''Artù''': Dimostrami adesso la tua amicizia e non dissuadermi, tieni stretta la libertà che ti sei guadagnato e vivila per tutti e due, io non posso seguirti Lancillotto! Ora so che tutto il sangue che ho versato, tutte le vite che ho spezzato, mi conducevano a questo momento!
*'''Cerdic''': Artù, ovunque io vada in questa misera isola sento il tuo nome, sempre sussurrato quasi tu fossi un dio. Io vedo solo carne, sangue, non sei più dio della bestia che cavalchi.<br>'''Artù''': Manifesta le tue condizioni, sassone.<br>'''Cerdic''': I romani ti hanno lasciato, per chi combatti ora?<br>'''Artù''': Combatto per una causa che né Roma né tanto meno tu potete comprendere.<br> '''Cerdic''': Ah, stai chiedendo una tregua. Dovresti inginocchiarti.<br>'''Artù''': Sono venuto a vedere la tua faccia per poterti riconoscere sul campo di battaglia e sarebbe meglio per te ricordarti la mia faccia sassone, perché la prossima volta che la rivedrai, sarà l'ultima cosa che vedrai su questa terra.
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=King Arthur (film)|etichetta=''King Arthur''}}
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Carlo Verdelli
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'''Carlo Verdelli''' (1957 – vivente), giornalista italiano.
==Citazioni di Carlo Verdelli==
*Alzi la mano chi, un anno fa, avrebbe potuto immaginare che il ministro dell'Interno sarebbe stato indagato per sequestro di persona, oppure che l'ambasciatore francese a Roma sarebbe stato richiamato in Patria in segno di protesta, o ancora che una parlamentare di Forza Italia avrebbe guidato un gommone per forzare un blocco e verificare lo stato di salute di un'umanità derelitta tenuta in ostaggio su una nave a cui era negato l'approdo a un porto. E chi poteva spingersi a prevedere che persino la vittoria al [[Festival di Sanremo]] di un cantante milanese, ma di origini egiziane, sarebbe stata additata come una mossa contro il popolo sovrano?<ref>Da ''[https://www.repubblica.it/cronaca/2019/02/20/news/un_anno_bellissimo-219582534/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T2 Un anno bellissimo]'', ''Repubblica.it'', 20 febbraio 2019.</ref>
*È Stato concepito un [[Giro d'Italia|giro]] più umano, quindi senza alibi.<ref>Da ''La Gazzetta Sportiva'', 2 dicembre 2007.</ref>
*{{NDR|In seguito alla [[Pandemia di COVID-19 del 2019-2020|pandemia Covid-19]]}} Se lo stato delle cose non cambierà presto e radicalmente (ma dubitarne è più che lecito), ci troveremo a dover affrontare da soli, con il nostro debito pubblico mostruoso e con una prospettiva di crescita sottozero, l'impresa quasi impossibile di dare un futuro prossimo credibile agli italiani. Con l'aggravante che, prostrati come siamo, la parte più conveniente del nostro tessuto produttivo e finanziario diventerà preda ambita e indifesa per speculatori, affaristi, alleati famelici e potentati suadenti, a cui non parrà vero allungare l'influenza su una porzione d'Europa strategica come quella che, per storia e collocazione geografica, rappresentiamo. Lo scenario peggiore è a un millimetro, il tempo per scongiurarlo è brevissimo.<ref>Da ''Che cosa meritano gli italiani'', ''la Repubblica'', 11 aprile 2020, p. 29.</ref>
{{Int|''[https://archiviostorico.gazzetta.it/2006/luglio/10/LIPPI_COME_BEARZOT_ga_10_060710005.shtml Lippi come Bearzot]''|''gazzetta.it'', 10 luglio 2006.}}
*{{NDR|Sulla [[finale del campionato mondiale di calcio 2006]]}} Chissà per quanto tempo ancora, giorni ancora, mesi ancora ci racconteremo il gol di Marco Materazzi, e le gesta eroiche del prode Cannavaro, e il rigore sbagliato da Trezeguet, proprio quel Trezeguet che ci tolse l'Europeo, e poi quell'altro rigore, quello della vita, segnato da un ragazzo, Fabio Grosso, che fino all'altro ieri giocava in C2. È finita come doveva finire, almeno dal nostro punto di vista: l'Italia è campione del Mondo per la quarta volta, seconda nazione per titoli dopo il Brasile. E ancora una volta con una vittoria, e più in generale un torneo, che lascia poco spazio ai processi del lunedì altrui. La Francia ieri sera forse non meritava di perdere, ma l'Italia, questa Italia di Lippi, non meritava l'ennesima beffa del destino a un millimetro dal traguardo. [...] gli azzurri hanno fatto tutto quello che potevano, fino all'ultimo sospiro, nostro e loro. E quando il tiro di Grosso ha chiuso i conti, e quando Cannavaro, dio lo benedica, ha alzato la coppa, chissà quante persone hanno pensato che sì, il calcio può essere una cosa meravigliosa, una magnifica consolazione.
*Questo [[Campionato mondiale di calcio 2006|mondiale]] ci ha insegnato molte cose semplici. Che il calcio è un gioco di squadra, per esempio, e che undici uomini motivati allo stesso obiettivo e ben assemblati valgono di più di undici fuoriclasse che giocano ognuno per conto proprio. Che la forza di un gruppo si misura anche e soprattutto dalla capacità delle riserve di non fare casino quando non tocca a loro e di essere viceversa irresistibili appena arriva la chiamata.
*L'uomo non è simpatico per quanto si sforzi, non è diplomatico per quanto non si sforzi, ma è riuscito a fare una cosa rara, non soltanto nel mondo dello sport: prendere un gruppo di professionisti ammaccati la gran parte da una stagione forsennata e dai colpi di maglio di Moggiopoli, convincerli con le buone che ci sono momenti nella vita in cui l'interesse generale prevale sul particolare, disporli in campo secondo le reali possibilità di ognuno (e non quelle teoriche della lavagnetta), e poi volere loro un po' di bene. Cose semplici, le stesse in fondo che permisero a un altro grande condottiero di regalare ai meno giovani tra noi, 24 anni fa, l'emozione indelebile della vittoria al mondiale di Spagna. Ecco, se è permesso un complimento ulteriore, e per me definitivo, al signor [[Marcello Lippi|Lippi]] è che adesso può sedersi accanto al grande Enzo Bearzot e finalmente concedersi il lusso di dargli del tu.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Giornalisti italiani]]
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Libri dei Re
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Spinoziano
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text/x-wiki
{{Antico Testamento}}
'''''Libri dei Re''''', due testi contenuti nella Bibbia ebraica (dove sono contati come un testo unico) e in quella cristiana.
==[[Incipit]]==
Il re [[Davide]] era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo coprissero, non riusciva a riscaldarsi. I suoi ministri gli suggerirono: "Si cerchi per il re nostro signore una vergine giovinetta, che assista il re e lo curi e dorma con lui; così il re nostro signore si riscalderà". Si cercò in tutto il territorio d'Israele una giovane bella e si trovò [[Abisag]] da Sunem e la condussero al re. La giovane era molto bella; essa curava il re e lo serviva, ma il re non si unì a lei.
==Citazioni==
*Ma [[Adonia]], figlio di Agghìt, insuperbito, diceva: "Sarò io il re". Si procurò carri, cavalli e cinquanta uomini che lo precedessero. Il re suo padre, per non affliggerlo, non gli disse mai: "Perché ti comporti in questo modo?". Adonia era molto bello; sua madre l'aveva partorito dopo [[Assalonne]]. Si accordò con [[Ioab]], figlio di Zeruià, e con il sacerdote Ebiatàr, che stavano dalla sua parte. (I, 1, 5 – 7)
*Fu riferito a [[Salomone]]: "Sappi che Adonia, avendo paura del re Salomone, ha afferrato i corni dell'altare dicendo: Mi giuri oggi il re Salomone che non farà morire di spada il suo servitore". Salomone disse: "Se si comporterà da uomo leale, neppure un suo capello cadrà a terra; ma se cadrà in qualche fallo, morirà". (I, 1, 51 – 52)
*Sentendo avvicinarsi il giorno della sua morte, Davide fece queste raccomandazioni al figlio Salomone: "[...] Anche tu sai quel che ha fatto a me [[Ioab]], figlio di Zeruià, cioè come egli ha trattato i due capi dell'esercito di Israele, [[Abner]] figlio di Ner e [[Amasà]] figlio di Ieter, come li ha uccisi spargendo in tempo di pace il sangue, come si fa in guerra, e macchiando di sangue innocente la cintura dei suoi fianchi e i sandali dei suoi piedi. Tu agirai con saggezza, ma non permetterai che la sua vecchiaia scenda in pace agli inferi. [...] Tu hai accanto a te anche Simèi figlio di Ghera, Beniaminita, di Bacurìm; egli mi maledisse con una maledizione terribile quando fuggivo verso Macanàim. Ma mi venne incontro al Giordano e gli giurai per il Signore: Non ti farò morire di spada. Ora non lasciare impunito il suo peccato. Sei saggio e sai come trattarlo. Farai scendere la sua canizie agli inferi con morte violenta". (I, 2, 1 – 9)
*Il re Salomone rispose alla madre: "Perché tu mi chiedi [[Abisag]] la Sunammita per [[Adonia]]? Chiedi anche il regno per lui, poiché egli è mio fratello maggiore e per lui parteggiano il sacerdote Ebiatàr e Ioab figlio di Zeruià". Il re Salomone giurò per il Signore: "Dio mi faccia questo e altro mi aggiunga, se non è vero che Adonia ha manifestato quest'idea a danno della propria vita. Ebbene, per la vita del Signore che mi ha reso saldo, mi ha fatto sedere sul trono di Davide mio padre e mi ha concesso una casa come aveva promesso, oggi stesso Adonia verrà ucciso". (I, 2, 22 – 24)
*Al sacerdote [[Abiatar|Ebiatàr]] il re ordinò: "Vattene in Anatòt, nella tua campagna. Meriteresti la morte, ma oggi non ti faccio morire perché tu hai portato l'[[Arca dell'Alleanza|arca del Signore]] davanti a Davide mio padre e perché hai partecipato a tutte le traversie di mio padre". Così Salomone escluse Ebiatàr dal sacerdozio del Signore, adempiendo la parola che il Signore aveva pronunziata in [[Silo (città)|Silo]] riguardo alla casa di [[Eli (sommo sacerdote)|Eli]]. (I, 2, 26 – 27)
*Fu riferito al re Salomone come Ioab si fosse rifugiato nella tenda del Signore e si fosse posto al fianco dell'altare. Salomone inviò [[Benaià]] figlio di Ioiadà con l'ordine: "Va', colpiscilo!". Benaià andò nella tenda del Signore e disse a Ioab: "Per ordine del re, esci!". Quegli rispose: "No! Morirò qui". Benaià riferì al re: "Ioab ha parlato così e così mi ha risposto". Il re gli disse: "Fa' come egli ha detto; colpiscilo e seppelliscilo; così allontanerai da me e dalla casa di mio padre il sangue che Ioab ha sparso senza motivo. Il Signore farà ricadere il suo sangue sulla sua testa, perché egli ha colpito due uomini giusti e migliori di lui e li ha trafitti con la sua spada – senza che Davide mio padre lo sapesse – ossia Abner, figlio di Ner, capo dell'esercito di Israele e Amasà figlio di Ieter, capo dell'esercito di Giuda". (I, 2, 29 – 32)
*Salomone amava il Signore e nella sua condotta seguiva i principi di Davide suo padre; solamente offriva sacrifici e bruciava incenso sulle alture. Il re andò a [[Gabaon|Gàbaon]] per offrirvi sacrifici perché ivi sorgeva la più grande altura. Su quell'altare Salomone offrì mille olocausti. In Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte e gli disse: "Chiedimi ciò che io devo concederti". (I, 3, 3 – 5)
*Salomone disse: "Tu hai trattato il tuo servo Davide mio padre con grande benevolenza, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questa grande benevolenza e gli hai dato un figlio che sedesse sul suo trono, come avviene oggi. Ora, Signore mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide mio padre. Ebbene io sono un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che ti sei scelto, popolo così numeroso che non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male, perché chi potrebbe governare questo tuo popolo così numeroso?". (I, 3, 6 – 9)
*Al Signore piacque che Salomone avesse domandato la saggezza nel governare. Dio gli disse: "Perché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te né una lunga vita, né la ricchezza, né la morte dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento per ascoltare le cause, ecco faccio come tu hai detto. Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente: come te non ci fu alcuno prima di te né sorgerà dopo di te. Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria come nessun re ebbe mai. Se poi camminerai nelle mie vie osservando i miei decreti e i miei comandi, come ha fatto Davide tuo padre, prolungherò anche la tua vita". (I, 3, 10 – 14)
*Dio concesse a Salomone saggezza e intelligenza molto grandi e una mente vasta come la sabbia che è sulla spiaggia del mare. La saggezza di Salomone superò la saggezza di tutti gli orientali e tutta la saggezza dell'Egitto. Egli fu veramente più saggio di tutti, più di [[Etan l'Ezraita|Etan l'Ezrachita]], di Eman, di Calcol e di Darda, figli di Macol; il suo nome divenne noto fra tutti i popoli limitrofi. Salomone pronunziò tremila proverbi; le sue poesie furono millecinque. Parlò di piante, dal [[cedro del Libano]] all'[[Issopo|issòpo]] che sbuca dal muro; parlò di quadrupedi, di uccelli, di rettili e di pesci. Da tutte le nazioni venivano per ascoltare la saggezza di Salomone; venivano anche i re dei paesi ove si era sparsa la fama della sua saggezza. (I, 5, 9 – 14)
*[[Hiram I|Chiram]], re di [[Tiro (città antica)|Tiro]], mandò i suoi ministri da Salomone, perché aveva sentito che era stato consacrato re al posto di suo padre; ora Chiram era sempre stato amico di Davide. Salomone mandò a dire a Chiram: "[...] ho deciso di edificare [[Tempio di Salomone|un tempio]] al nome del Signore mio Dio [...]. Ordina, dunque, che si taglino per me cedri del Libano; i miei servi saranno con i tuoi servi; io ti darò come salario per i tuoi servi quanto fisserai. Tu sai bene, infatti, che fra di noi nessuno è capace di tagliare il legname come sanno fare quelli di [[Sidone]]". (I, 5, 15 – 20)
*Quando Chiram udì le parole di Salomone, gioì molto e disse: "Sia benedetto, oggi, il Signore che ha dato a Davide un figlio saggio per governare questo gran popolo". Chiram mandò a dire a Salomone: "Ho ascoltato il tuo messaggio; farò quanto desideri riguardo al legname di cedro e al legname di abete. I miei servi lo caleranno dal Libano al mare; io lo metterò in mare su zattere fino al punto che mi indicherai. Là lo scaricherò e tu lo prenderai. Quanto a provvedere al mantenimento della mia famiglia, tu soddisferai il mio desiderio". (I, 5, 21 – 23)
*Signore, Dio di Israele, non c'è un Dio come te, né lassù nei cieli né quaggiù sulla terra! Tu mantieni l'alleanza e la misericordia con i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il cuore. Tu hai mantenuto nei riguardi del tuo servo Davide mio padre quanto gli avevi promesso; quanto avevi detto con la bocca l'hai adempiuto con potenza, come appare oggi. Ora, Signore Dio di Israele, mantieni al tuo servo Davide mio padre quanto gli hai promesso: Non ti mancherà un discendente che stia davanti a me e sieda sul trono di Israele, purché i tuoi figli veglino sulla loro condotta camminando davanti a me come vi hai camminato tu. Ora, Signore Dio di Israele, si adempia la parola che tu hai rivolta a Davide mio padre. Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruita! ([[Salomone]]: I, 8, 23 – 27)
*Quando Salomone ebbe terminato di costruire il tempio [...], il Signore [...] gli disse: "Ho ascoltato la preghiera e la supplica che mi hai rivolto; ho santificato questa casa, che tu hai costruita perché io vi ponga il mio nome per sempre; i miei occhi e il mio cuore saranno rivolti verso di essa per sempre. [...] Ma se voi e i vostri figli vi allontanerete da me, se non osserverete i comandi e i decreti che io vi ho dati, se andrete a servire altri dèi e a prostrarvi davanti ad essi, eliminerò Israele dal paese che ho dato loro, rigetterò da me il tempio che ho consacrato al mio nome; Israele diventerà la favola e lo zimbello di tutti i popoli. Riguardo a questo tempio, già così eccelso, chiunque vi passerà vicino si stupirà e fischierà, domandandosi: Perché il Signore ha agito così con questo paese e con questo tempio? Si risponderà: Perché hanno abbandonato il Signore loro Dio che aveva fatto uscire i loro padri dal paese d'Egitto, si sono legati a dèi stranieri, prostrandosi davanti ad essi e servendoli; per questo il Signore ha fatto piombare su di loro tutta questa sciagura". (I, 9, 1 – 9)
*La [[regina di Saba]], sentita la fama di Salomone, venne per metterlo alla prova con enigmi. Venne in Gerusalemme con ricchezze molto grandi, con cammelli carichi di aromi, d'oro in grande quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone e gli disse quanto aveva pensato. Salomone rispose a tutte le sue domande, nessuna ve ne fu che non avesse risposta o che restasse insolubile per Salomone. La regina di Saba, quando ebbe ammirato tutta la saggezza di Salomone, il palazzo che egli aveva costruito, i cibi della sua tavola, gli alloggi dei suoi dignitari, l'attività dei suoi ministri, le loro divise, i suoi coppieri e gli olocausti che egli offriva nel tempio del Signore, rimase senza fiato. (I, 10, 1 – 5)
*Non arrivarono mai tanti aromi quanti ne portò la regina di Saba a Salomone. Inoltre, la flotta di Chiram, che caricava oro in Ofir, portò da Ofir legname di [[sandalo citrino|sandalo]] in gran quantità e pietre preziose. Con il legname di sandalo il re fece ringhiere per il tempio e per la reggia, cetre e arpe per i cantori. Mai più arrivò, né mai più si vide fino ad oggi, tanto legno di sandalo. (I, 10, 10 – 12)
*Difatti il re aveva in mare la flotta di [[Tarsis]], oltre la flotta di Chiram; ogni tre anni la flotta di Tarsis portava carichi d'oro e d'argento, d'avorio, di scimmie e di babbuini. Il re Salomone superò, dunque, per ricchezza e saggezza, tutti i re della terra. In ogni parte della terra si desiderava di avvicinare Salomone per ascoltare la saggezza che Dio aveva messo nel suo cuore. (I, 10, 22 – 24)
[[File:Ahijahs and Jeroboam.jpg|thumb|''Achia profetizza a Geroboamo'' (Gerard Hoet, 1728)]]
*{{NDR|Dopo aver lacerato il proprio mantello in dodici pezzi, rivolto a [[Geroboamo]]}} Prendine dieci pezzi, poiché dice il Signore, Dio di Israele: Ecco lacererò il regno dalla mano di Salomone e ne darò a te dieci tribù. A lui rimarrà una tribù a causa di Davide mio servo e a causa di Gerusalemme, città da me scelta fra tutte le tribù di Israele. Ciò avverrà perché egli mi ha abbandonato, si è prostrato davanti ad Astàrte dea di quelli di Sidòne, a Camos dio dei Moabiti, e a Milcom dio degli Ammoniti, e non ha seguito le mie vie compiendo ciò che è retto ai miei occhi, osservando i miei comandi e i miei decreti, come aveva fatto Davide suo padre. Non gli toglierò il regno di mano, perché l'ho stabilito capo per tutti i giorni della sua vita a causa di Davide, mio servo da me scelto, il quale ha osservato i miei comandi e i miei decreti. Toglierò il regno dalla mano di suo figlio {{NDR|[[Roboamo]]}} e ne consegnerò a te dieci tribù. A suo figlio lascerò una tribù perché a causa di Davide mio servo ci sia sempre una lampada dinanzi a me in Gerusalemme, città che mi sono scelta per porvi il mio nome. (I, 11, 31 – 36)
[[File:Rehoboam's Insolence, by Hans Holbein the Younger.jpg|miniatura|upright=1.3|''L'insolenza di Roboamo'' ([[Hans Holbein il Giovane|Holbein]], 1530)]]
*{{NDR|Rivolto alle tribù di Israele}} Mio padre vi ha imposto un giogo pesante; io renderò ancora più grave il vostro giogo. Mio padre vi ha castigati con fruste, io vi castigherò con flagelli. ([[Roboamo]]: I, 12, 14)
*Roboamo, giunto in Gerusalemme, convocò tutta la casa di Giuda e la tribù di Beniamino, centottantamila guerrieri scelti, per combattere contro Israele e per restituire il regno a Roboamo, figlio di Salomone. Ma il Signore disse a [[Semeia]], uomo di Dio: "Riferisci a Roboamo figlio di Salomone, re di Giuda, a tutta la casa di Giuda e di Beniamino e al resto del popolo: Dice il Signore: Non marciate per combattere contro i vostri fratelli israeliti; ognuno ritorni a casa, perché questa situazione è stata voluta da me". Ascoltarono la parola del Signore e tornarono indietro come aveva ordinato loro il Signore. (I, 12, 21 – 24)
*Un uomo di Dio, per comando del Signore, si portò da Giuda a Betel, mentre [[Geroboamo]] stava sull'altare per offrire incenso. Per comando del Signore, quegli gridò verso l'altare: "Altare, altare, così dice il Signore: Ecco nascerà un figlio nella casa di Davide, chiamato [[Giosia]], il quale immolerà su di te i sacerdoti delle alture che hanno offerto incenso su di te, e brucerà su di te ossa umane". (I, 13, 1 – 2)
*Egli {{NDR|[[Geroboamo]]}} continuò a prendere qua e là dal popolo i sacerdoti delle alture e a chiunque lo desiderasse dava l'investitura e quegli diveniva sacerdote delle alture. Tale condotta costituì, per la casa di Geroboamo, il peccato che ne provocò la distruzione e lo sterminio dalla terra. (I, 13, 33 – 34)
*Su, riferisci a Geroboamo: Dice il Signore, Dio di Israele: Io ti ho innalzato dalla turba del popolo costituendoti capo del popolo di Israele, ho strappato il regno dalla casa di Davide e l'ho consegnato a te. Ma tu non ti sei comportato come il mio servo Davide, che osservò i miei comandi e mi seguì con tutto il cuore, facendo solo quanto è giusto davanti ai miei occhi, anzi hai agito peggio di tutti i tuoi predecessori e sei andato a fabbricarti altri dèi e immagini fuse per provocarmi, mentre hai gettato me dietro alle tue spalle. Per questo, ecco, manderò la sventura sulla casa di Geroboamo, distruggerò nella casa di Geroboamo ogni maschio, schiavo o libero in Israele, e spazzerò la casa di Geroboamo come si spazza lo sterco fino alla sua totale scomparsa. ([[Achia]]: I, 14, 7 – 10)
*Il Signore stabilirà su [[Regno di Israele|Israele]] un suo re {{NDR|[[Baasa]]}}, che distruggerà la famiglia di [[Geroboamo]]. Inoltre il Signore percuoterà Israele, il cui agitarsi sarà simile all'agitarsi di una canna sull'acqua. Eliminerà Israele da questo ottimo paese da lui dato ai loro padri e li disperderà oltre il fiume perché si sono eretti i loro pali sacri, provocando così il Signore. Il Signore abbandonerà Israele a causa dei peccati di Geroboamo, commessi da lui e fatti commettere a Israele. ([[Achia]]: I, 14, 14 – 16)
*Nell'anno quinto del re Roboamo, il re di Egitto, [[Sisach]], assalì Gerusalemme. Costui depredò i tesori del tempio e vuotò la reggia dei suoi tesori. (I, 14, 25 – 26)
*Egli {{NDR|[[Abia (re)|Abia]]}} imitò tutti i peccati che suo padre aveva commessi prima di lui; il suo cuore non fu sottomesso al Signore suo Dio, come lo era stato il cuore di [[Davide]] suo antenato. Ma, per amore di Davide, il Signore suo Dio gli concesse una lampada in Gerusalemme, innalzandone il figlio dopo di lui e rendendo stabile Gerusalemme, perché Davide aveva fatto ciò che è giusto agli occhi del Signore e non aveva traviato dai comandi che il Signore gli aveva impartiti, durante tutta la sua vita, se si eccettua il caso di [[Uria l'Ittita|Uria l'Hittita]]. (I, 15, 3 – 5)
*[[Nadab (re d'Israele)|Nadàb]], figlio di [[Geroboamo]], divenne re d'Israele nell'anno secondo di [[Asa (re)|Asa]], re di Giuda, e regnò su Israele tre anni. Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, imitando la condotta di suo padre e il peccato che questi aveva fatto commettere a Israele. Contro di lui congiurò [[Baasa]] figlio di Achia, della casa di [[Issachar (tribù)|Issacar]], e lo assassinò in Ghibbeton che apparteneva ai Filistei, mentre Nadàb e tutto Israele assediavano Ghibbeton. Baasa lo uccise nell'anno terzo di Asa re di Giuda, e divenne re al suo posto. Appena divenuto re, egli distrusse tutta la famiglia di Geroboamo: non lasciò vivo nessuno di quella stirpe, ma la distrusse tutta, secondo la parola del Signore pronunziata per mezzo del suo servo [[Achia]] di Silo [...]. (I, 15, 25 – 29)
*La parola del Signore fu rivolta a [[Ieu (profeta)|Ieu]] figlio di Canàni contro [[Baasa]]: "Io ti ho innalzato dalla polvere e ti ho costituito capo del popolo di Israele, ma tu hai imitato la condotta di Geroboamo e hai fatto peccare Israele mio popolo fino a provocarmi con i loro peccati. Ecco, io spazzerò Baasa e la sua casa e renderò la tua casa come la casa di Geroboamo figlio di Nebàt. I cani divoreranno quanti della casa di Baasa moriranno in città; quelli morti in campagna li divoreranno gli uccelli dell'aria". (I, 16, 1 – 4)
*Dio condannò Baasa per tutto il male che aveva commesso agli occhi del Signore, irritandolo con le sue opere, tanto che la sua casa era diventata come quella di Geroboamo, e perché egli aveva sterminato quella famiglia. (I, 16, 7)
*Nell'anno ventiseiesimo di Asa re di Giuda, su Israele in Tirza divenne re [[Ela (re)|Ela]] figlio di Baasa; regnò due anni. Contro di lui congiurò un suo ufficiale, [[Zimri]], capo di una metà dei carri. Mentre quegli, in Tirza, beveva e si ubriacava nella casa di Arza, maggiordomo in Tirza, arrivò Zimri, lo sconfisse, l'uccise nell'anno ventisettesimo di Asa, re di Giuda, e regnò al suo posto. (I, 16, 8 – 10)
*Nell'anno ventisettesimo di Asa re di Giuda, [[Zimri]] divenne re per sette giorni in Tirza, mentre il popolo era accampato contro Ghibbeton, che apparteneva ai Filistei. Quando il popolo accampato colà venne a sapere che Zimri si era ribellato e aveva ucciso il re, tutto Israele in quello stesso giorno, nell'accampamento, proclamò re di Israele [[Omri]], capo dell'esercito. Omri e tutto Israele, abbandonata Ghibbeton, andarono a Tirza. Quando vide che era stata presa la città, Zimri entrò nella fortezza della reggia, incendiò il palazzo e così morì bruciato. Ciò avvenne a causa del peccato che egli aveva commesso compiendo ciò che è male agli occhi del Signore, imitando la condotta di Geroboamo e il peccato con cui aveva fatto peccare Israele. (I, 16, 15 – 19)
*Nell'anno trentunesimo di Asa re di Giuda, divenne re di Israele [[Omri]]. Regnò dodici anni, di cui sei in Tirza. Poi acquistò il monte Someron da Semer per due talenti d'argento. Costruì sul monte e chiamò la città che ivi edificò [[Samaria (città antica)|Samaria]] dal nome di Semer, proprietario del monte. Omri fece ciò che è male agli occhi del Signore, peggio di tutti i suoi predecessori. Imitò in tutto la condotta di Geroboamo, figlio di Nebàt, e i peccati che quegli aveva fatto commettere a Israele, provocando con le loro vanità a sdegno il Signore, Dio di Israele. (I, 16, 23 – 26)
*[[Acab]] figlio di Omri fece ciò che è male agli occhi del Signore, peggio di tutti i suoi predecessori. Non gli bastò imitare il peccato di Geroboamo figlio di Nebàt; ma prese anche in moglie [[Gezabele]] figlia di Et-Bàal, re di quelli di Sidone, e si mise a servire [[Baal]] e a prostrarsi davanti a lui. Eresse un altare a Baal nel tempio di Baal, che egli aveva costruito in Samaria. Acab eresse anche un palo sacro e compì ancora altre cose irritando il Signore Dio di Israele, più di tutti i re di Israele suoi predecessori. Nei suoi giorni Chiel di Betel ricostruì Gerico; gettò le fondamenta sopra Abiram suo primogenito e ne innalzò le porte sopra Segub suo ultimogenito, secondo la parola pronunziata dal Signore per mezzo di Giosuè, figlio di Nun. (I, 16, 30 – 34)
*[[Elia]], il Tisbita, uno degli abitanti di Gàlaad, disse ad [[Acab]]: "Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io". A lui fu rivolta questa parola del Signore: "Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente [[Cherit]], che è a oriente del Giordano. Ivi berrai al torrente e i [[corvo|corvi]] per mio comando ti porteranno il tuo cibo". Egli eseguì l'ordine del Signore; andò a stabilirsi sul torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera; egli beveva al torrente. Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non pioveva sulla regione. (I, 17, 1 – 7)
*Il Signore parlò a lui {{NDR|[[Elia]]}} e disse: "Alzati, va' in [[Sarepta|Zarepta]] di Sidòne e ivi stabilisciti. Ecco io ho dato ordine a una vedova di là per il tuo cibo". Egli si alzò e andò a Zarepta. Entrato nella porta della città, ecco una vedova raccoglieva la legna. (I, 17, 8 – 10)
*{{NDR|[[Elia]]}} si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un [[ginepro]]. Desideroso di morire, disse: "Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri". Si coricò e si addormentò sotto il ginepro. Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: "Alzati e mangia!". Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi. Venne di nuovo l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: "Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino". Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'[[Monte Oreb|Oreb]]. Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco il Signore gli disse: "Che fai qui, Elia?". Egli rispose: "Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita". (I, 19, 4 – 10)
*Il Signore gli disse {{NDR|a Elia}}: "Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai [[Hazael|Hazaèl]] come re di [[Aramei|Aram]]. Poi ungerai [[Jehu|Ieu]], figlio di Nimsi, come re di Israele e ungerai [[Eliseo (profeta)|Eliseo]] figlio di Safàt, di Abel-Mecola, come profeta al tuo posto. Se uno scamperà dalla spada di Hazaèl, lo ucciderà Ieu; se uno scamperà dalla spada di Ieu, lo ucciderà Eliseo". (I, 19, 15 – 17)
*Chi cinge le [[arma|armi]] non si vanti come chi le depone. ([[Acab]]: I, 20, 11)
*In realtà nessuno si è mai venduto a fare il male agli occhi del Signore come Acab, istigato dalla propria moglie Gezabele. Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano fatto gli Amorrèi, che il Signore aveva distrutto davanti ai figli d'Israele. (I, 21, 25 – 26)
*[[Acazia (re d'Israele)|Acazia]], figlio di Acab, divenne re d'Israele in Samaria nell'anno diciassette di Giòsafat, re di Giuda; regnò due anni su Israele. Fece ciò che è male agli occhi del Signore; imitò la condotta di suo padre, quella di sua madre e quella di Geroboamo, figlio di Nebàt, che aveva fatto peccare Israele. Venerò Baal e si prostrò davanti a lui irritando il Signore, Dio di Israele, proprio come aveva fatto suo padre. (I, 22, 52 – 54)
*Acazia cadde dalla finestra del piano di sopra in Samaria e rimase ferito. Allora inviò messaggeri con quest'ordine: "Andate e interrogate [[Beelzebub|Baal-Zebub]], dio di Ekròn, per sapere se guarirò da questa infermità". Ora l'angelo del Signore disse a Elia il Tisbita: "Su, va' incontro ai messaggeri del re di Samaria. Di' loro: Non c'è forse un Dio in Israele, perché andiate a interrogare Baal-Zebub, dio di Ekròn? Pertanto così dice il Signore: Dal letto, in cui sei salito, non scenderai, ma di certo morirai". (II, 1, 2 – 4)
*{{NDR|Elia}} gli disse: "Così dice il Signore: Poiché hai mandato messaggeri a consultare Baal-Zebub, dio di Ekròn, come se in Israele ci fosse, fuori di me, un Dio da interrogare, per questo, dal letto, su cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai". Difatti morì, secondo la predizione fatta dal Signore per mezzo di Elia e al suo posto divenne re suo fratello Ioram, nell'anno secondo di Ioram figlio di Giòsafat, re di Giuda, perché egli non aveva figli. (II, 1, 16 – 17)
*Elia gli disse {{NDR|a [[Eliseo (profeta)|Eliseo]]}}: "Rimani qui, perché il Signore mi manda al [[Giordano (fiume)|Giordano]]". Quegli rispose: "Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò". E tutti e due si incamminarono. Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono a distanza; loro due si fermarono sul Giordano. Elia prese il mantello, l'avvolse e percosse con esso le acque, che si divisero di qua e di là; i due passarono sull'asciutto. Mentre passavano, Elia disse a Eliseo: "Domanda che cosa io debba fare per te prima che sia rapito lontano da te". Eliseo rispose: "Due terzi del tuo spirito diventino miei". Quegli soggiunse: "Sei stato esigente nel domandare. Tuttavia, se mi vedrai quando sarò rapito lontano da te, ciò ti sarà concesso; in caso contrario non ti sarà concesso". Mentre camminavano conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. Eliseo guardava e gridava: "Padre mio, padre mio, cocchio d'Israele e suo cocchiere". E non lo vide più. (II, 2, 6 – 12)
*Mentre egli {{NDR|[[Eliseo (profeta)|Eliseo]]}} camminava per strada, uscirono dalla città alcuni ragazzetti che si burlarono di lui dicendo: "Vieni su, pelato; vieni su, calvo!". Egli si voltò, li guardò e li maledisse nel nome del Signore. Allora uscirono dalla foresta due orse, che sbranarono quarantadue di quei fanciulli. (II, 2, 23 – 24)
*Eliseo disse: "[...] Ora cercatemi un suonatore di [[cetra]]". Mentre il suonatore arpeggiava, cantando, la mano del Signore fu sopra Eliseo. (II, 3, 14 – 15)
*Nell'anno quinto di [[Ioram (re d'Israele)|Ioram]] figlio di [[Acab]], re di Israele, divenne re [[Ioram (re di Giuda)|Ioram]] figlio di [[Giosafat|Giòsafat]] re di Giuda. Quando divenne re aveva trentadue anni; regnò otto anni in Gerusalemme. Camminò per la strada dei re di Israele, come aveva fatto la famiglia di Acab, perché sua moglie era figlia di Acab. Fece ciò che è male agli occhi del Signore. Il Signore, però, non volle distruggere Giuda a causa di Davide suo servo, secondo la promessa fattagli di lasciargli sempre una lampada per lui e per i suoi figli. Durante il suo regno [[Edomiti|Edom]] si ribellò al potere di Giuda e si elesse un re. Allora Ioram passò a Zeira con tutti i suoi carri. Egli si mosse di notte e sconfisse gli Idumei che l'avevano accerchiato, insieme con gli ufficiali dei carri; così il popolo fuggì nelle tende. Edom, ribellatosi al potere di Giuda, ancora oggi è indipendente. In quel tempo anche Libna si ribellò. (II, 8, 16 – 22)
*Nell'anno decimosecondo di Ioram figlio di Acab, re di Israele, divenne re [[Acazia (re di Giuda)|Acazia]] figlio di [[Ioram (re di Giuda)|Ioram]], re di Giuda. Quando divenne re, Acazia aveva ventidue anni; regnò un anno in Gerusalemme. Sua madre si chiamava [[Atalia di Giuda|Atalia]], figlia di [[Omri]] re di Israele. Imitò la condotta della casa di Acab; fece ciò che è male agli occhi del Signore, come aveva fatto la casa di Acab, perché era imparentato con la casa di Acab. Egli con Ioram figlio di Acab andò in guerra contro [[Hazael|Cazaèl]] re di Aram, in Ramot di Gàlaad; ma gli Aramei ferirono Ioram. Allora il re Ioram andò a curarsi in Izrèel per le ferite ricevute dagli Aramei in Ramot, mentre combatteva contro Cazaèl re di Aram. Acazia figlio di Ioram, re di Giuda, scese a visitare Ioram figlio di Acab in Izreèl, perché costui era malato. (II, 8, 25 – 29)
*Quando [[Ioram (re d'Israele)|Ioram]] vide [[Jehu|Ieu]], gli domandò: "Tutto bene, Ieu?". Rispose: "Sì, tutto bene, finché durano le prostituzioni di [[Gezabele]] tua madre e le sue numerose magie". Allora Ioram si volse indietro e fuggì, dicendo ad [[Acazia (re di Giuda)|Acazia]]: "Siamo traditi, Acazia!". Ieu, impugnato l'arco, colpì Ioram nel mezzo delle spalle. La freccia gli attraversò il cuore ed egli si accasciò sul carro. Ieu disse a Bidkar suo scudiero: "Sollevalo, gettalo nel campo che appartenne a Nabòt di Izreèl; mi ricordo che una volta, mentre io e te eravamo sullo stesso carro al seguito di suo padre Acab, il Signore proferì su di lui questo oracolo: Non ho forse visto ieri il sangue di Nabòt e il sangue dei suoi figli? Oracolo del Signore. Ti ripagherò in questo stesso campo. Oracolo del Signore. Sollevalo e gettalo nel campo secondo la parola del Signore". Visto ciò, Acazia re di Giuda fuggì per la strada di Bet-Gan; Ieu l'inseguì e ordinò: "Colpite anche costui". Lo colpirono sul carro nella salita di Gur, nelle vicinanze di Ibleam. Egli fuggì a Meghìddo, ove morì. I suoi ufficiali lo portarono a Gerusalemme su un carro e lo seppellirono nel suo sepolcro, vicino ai suoi padri, nella città di Davide. (II, 9, 22 – 28)
[[File:The Death of Jezebel (89401984).jpg|thumb|''La morte di Gezabele'' ([[Gustave Doré]], 1866)]]
*Ieu arrivò in Izreèl. Appena lo seppe, [[Gezabele]] si truccò gli occhi con stibio, si acconciò la capigliatura e si mise alla finestra. Mentre Ieu entrava per la porta, gli domando: "Tutto bene, o Zimri, assassino del suo padrone?". Ieu alzò lo sguardo alla finestra e disse: "Chi è con me? Chi?". Due o tre eunuchi si affacciarono a guardarlo. Egli disse: "Gettatela giù". La gettarono giù. Il suo sangue schizzò sul muro e sui cavalli. Ieu passò sul suo corpo, poi entrò, mangiò e bevve; alla fine ordinò: "Andate a vedere quella maledetta e seppellitela, perché era figlia di re". Andati per seppellirla, non trovarono altro che il cranio, i piedi e le palme delle mani. Tornati, riferirono il fatto a Ieu, che disse: "Si è avverata così la parola che il Signore aveva detta per mezzo del suo servo [[Elia]] il Tisbita: Nel campo di Izreèl i cani divoreranno la carne di Gezabele. E il cadavere di Gezabele nella campagna sarà come letame, perché non si possa dire: Questa è Gezabele". (II, 9, 30 – 37)
*Il Signore disse a [[Jehu|Ieu]]: "Perché ti sei compiaciuto di fare ciò che è giusto ai miei occhi e hai compiuto per la casa di Acab quanto era nella mia intenzione, i tuoi figli – fino alla quarta generazione – siederanno sul trono di Israele". Ma Ieu non si preoccupò di seguire la legge del Signore Dio di Israele con tutto il cuore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo aveva fatto commettere a Israele. (II, 10, 30 – 31)
*[[Atalia di Giuda|Atalia]] madre di [[Acazia (re di Giuda)|Acazia]], visto che era morto suo figlio, si propose di sterminare tutta la discendenza regale. Ma Ioseba, figlia del re [[Ioram (re di Giuda)|Ioram]] e sorella di Acazia, sottrasse [[Ioas (re di Giuda)|Ioas]] figlio di Acazia dal gruppo dei figli del re destinati alla morte e lo portò con la nutrice nella camera dei letti; lo nascose così ad Atalia ed egli non fu messo a morte. Rimase sei anni nascosto presso di lei nel tempio; intanto Atalia regnava sul paese. (II, 11, 1 – 3)
[[File:Athaliah (93218836).jpg|thumb|''La morte di Atalia'' ([[Gustave Doré]], 1866)]]
*Atalia, sentito il clamore delle guardie e del popolo, si diresse verso la moltitudine nel tempio. Guardò: ecco, il re stava presso la colonna secondo l'usanza; i capi e i trombettieri erano intorno al re, mentre tutto il popolo del paese esultava e suonava le trombe. Atalia si stracciò le vesti e gridò: "Tradimento, tradimento!". Il sacerdote [[Ioiadà]] ordinò ai capi dell'esercito: "Fatela uscire tra le file e chiunque la segua sia ucciso di spada". Il sacerdote infatti aveva stabilito che non venisse uccisa nel tempio del Signore. Le misero le mani addosso ed essa raggiunse la reggia attraverso l'ingresso dei Cavalli e là fu uccisa. (II, 11, 13 – 16)
*Quando divenne re, [[Ioas (re di Giuda)|Ioas]] aveva sette anni. Divenne re nell'anno settimo di Ieu e regnò quarant'anni in Gerusalemme. Sua madre, di Bersabea, si chiamava Sibia. Ioas fece ciò che è giusto agli occhi del Signore per tutta la sua vita, perché era stato educato dal sacerdote Ioiadà. Ma non scomparvero le alture, infatti il popolo tuttora sacrificava e offriva incenso sulle alture. (II, 12, 1 – 4)
*Nell'anno ventitré di Ioas figlio di Acazia, re di Giuda, su Israele in Samaria divenne re [[Ioacaz (re d'Israele)|Ioacaz]] figlio di Ieu, che regnò diciassette anni. Fece ciò che è male agli occhi del Signore; imitò il peccato con cui Geroboamo figlio di Nebàt aveva fatto peccare Israele, né mai se ne allontanò. L'ira del Signore divampò contro Israele e li mise nelle mani di [[Hazael|Cazaèl]] re di Aram e di Ben-Hadàd figlio di Cazaèl, per tutto quel tempo. Ma Ioacaz placò il volto del Signore. Il Signore lo ascoltò, perché aveva visto come il re di Aram opprimeva gli Israeliti. Il Signore concesse un liberatore a Israele. Essi sfuggirono al potere di Aram; gli Israeliti poterono abitare nelle loro tende come prima. Ma essi non si allontanarono dal peccato che la casa di Geroboamo aveva fatto commettere a Israele; anzi lo ripeterono. Perfino il palo sacro rimase in piedi in Samaria. Pertanto, di tutte le truppe di Ioacaz il Signore lasciò soltanto cinquanta cavalli, dieci carri e diecimila fanti, perché li aveva distrutti il re di Aram, riducendoli come la polvere che si calpesta. (II, 13, 1 – 7)
*Nell'anno trentasette di Ioas re di Giuda, su Israele in Samaria divenne re [[Ioas (re d'Israele)|Ioas]], figlio di Ioacaz, che regnò sedici anni. Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò da tutti i peccati che Geroboamo figlio di Nebàt aveva fatto commettere a Israele, ma li ripeté. (II, 13, 10 – 11)
*Quando [[Eliseo (profeta)|Eliseo]] si ammalò della malattia di cui morì, [[Ioas (re d'Israele)|Ioas]] re di Israele, sceso a visitarlo, scoppiò in pianto davanti a lui, dicendo: "Padre mio, padre mio, carro di Israele e sua cavalleria". Eliseo gli disse: "Prendi arco e frecce". Egli prese arco e frecce. Aggiunse al re di Israele: "Impugna l'arco". Quando il re l'ebbe impugnato, Eliseo mise la mano sulla mano del re, quindi disse: "Apri la finestra verso oriente". Aperta che fu la finestra, Eliseo disse: "Tira!". Ioas tirò. Eliseo disse: "Freccia vittoriosa per il Signore, freccia vittoriosa su [[Aram]]. Tu sconfiggerai, fino allo sterminio, gli Aramei in Afèk". Eliseo disse: "Prendi le frecce". E quando quegli le ebbe prese, disse al re di Israele: "Percuoti con le tue frecce la terra" ed egli la percosse tre volte, poi si fermò. L'uomo di Dio s'indignò contro di lui e disse: "Avresti dovuto colpire cinque o sei volte; allora avresti sconfitto l'Aram fino allo sterminio; ora, invece, sconfiggerai l'Aram solo tre volte". (II, 13, 14 – 19)
*Mentre seppellivano un uomo, alcuni, visto un gruppo di razziatori, gettarono il cadavere sul sepolcro di Eliseo e se ne andarono. L'uomo, venuto a contatto con le ossa di Eliseo, risuscitò e si alzò in piedi. (II, 13, 21)
*Egli {{NDR|[[Amasia (re)|Amasia]]}} fece ciò che è retto agli occhi del Signore, ma non come Davide suo antenato: agì in tutto come suo padre Ioas. Solo non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incensi sulle alture. Quando il regno fu saldo nelle sue mani, uccise gli ufficiali che avevano assassinato il re suo padre. Ma non uccise i figli degli assassini, secondo quanto è scritto nel libro della legge di Mosè, ove il Signore prescrive: "I padri non moriranno per i figli né i figli per i padri, perché ognuno morirà per il suo peccato". (II, 14, 3 – 6)
*Allora [[Amasia (re)|Amazia]] mandò messaggeri a [[Ioas (re d'Israele)|Ioas]] [...] per dirgli: "Su, guardiamoci in faccia". Ioas re di Israele fece rispondere ad Amazia re di Giuda: "Il [[cardo]] del Libano mandò a dire al cedro del Libano: Dà in moglie tua figlia a mio figlio. Ora passò una bestia selvatica del Libano e calpestò il cardo. Tu hai sconfitto Edom, per questo il tuo cuore ti ha reso altero. Sii glorioso, ma resta nella tua casa. Perché provocare una calamità? Potresti precipitare tu e Giuda con te". (II, 14, 8 – 10)
*Tutto il popolo di Giuda prese [[Ozia|Azaria]], che aveva sedici anni, e lo proclamò re al posto di suo padre Amazia. Egli fortificò [[Eilat|Elat]], da lui riconquistata a Giuda dopo che il re si era addormentato con i suoi padri. (II, 14, 21 – 22)
*Nell'anno quindici di Amazia figlio di Ioas, re di Giuda, in Samaria divenne re [[Geroboamo II|Geroboamo]] figlio di Ioas, re di Israele, per quarantun anni. Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò da nessuno dei peccati che Geroboamo figlio di Nebàt aveva fatto commettere a Israele. Egli ristabilì i confini di Israele dall'ingresso di Amat fino al mare dell'Araba secondo la parola del Signore Dio di Israele, pronunziata per mezzo del suo servo il profeta [[Giona (profeta)|Giona]] figlio di Amittai, di Gat-Chefer, perché il Signore aveva visto l'estrema miseria di Israele, in cui non c'era più né schiavo né libero, né chi lo potesse soccorrere. Egli che aveva deciso di non far scomparire il nome di Israele sotto il cielo, li liberò per mezzo di Geroboamo figlio di Ioas. (II, 14, 23 – 27)
*Nell'anno ventisette di Geroboamo re di Israele, divenne re [[Ozia|Azaria]] figlio di Amazia, re di Giuda. Quando divenne re aveva sedici anni; regnò in Gerusalemme cinquantadue anni. Sua madre era di Gerusalemme e si chiamava Iecolia. Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, secondo quanto fece Amazia sua padre. Ma non scomparvero le alture. Il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. Il Signore colpì con la lebbra il re, che rimase lebbroso fino al giorno della sua morte in una casa appartata. [[Iotam (re)|Iotam]] figlio del re dirigeva la reggia e governava il popolo del paese. (II, 15, 1 – 5)
*Nell'anno trentotto di [[Ozia|Azaria]] re di Giuda, in Samaria divenne re d'Israele per sei mesi [[Zaccaria (re)|Zaccaria]], figlio di Geroboamo. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come l'avevano fatto i suoi padri; non si allontanò dai peccati che Geroboamo figlio di Nebàt aveva fatto commettere a Israele. Ma [[Sallum|Sallùm]] figlio di Iabes congiurò contro di lui, lo assalì in Ibleam, lo uccise e regnò al suo posto. [...] Così si avverò la parola che il Signore aveva predetta a Ieu quando disse: "I tuoi figli siederanno sul trono di Israele fino alla quarta generazione". E avvenne proprio così. [...] Sallùm figlio di Iabes divenne re nell'anno trentanove di [[Ozia]] re di Giuda; regnò un mese in Samaria. Da Tirza avanzò [[Menachem]] figlio di Gadi, entrò in Samaria e sconfisse Sallùm, figlio di Iabes, l'uccise e divenne re al suo posto. [...] In quel tempo Menachem, venendo da Tirza, espugnò Tifsach, uccise tutti i suoi abitanti e devastò tutto il suo territorio, perché non gli avevano aperto le porte e fece sventrare tutte le donne incinte. (II, 15, 8 – 16)
*Nell'anno trentanove di Azaria re di Giuda, Menachem figlio di Gadi divenne re d'Israele e regnò dieci anni in Samaria. Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo figlio di Nebàt aveva fatto commettere a Israele. Durante il suo regno [[Tiglatpileser III|Pul]] re d'Assiria invase il paese. Menachem diede a Pul mille talenti d'argento perché l'aiutasse a consolidare la regalità. Menachem impose una tassa, per quel denaro, su Israele, sulle persone facoltose, sì da poterlo dare al re d'Assiria; da ognuno richiese cinquanta sicli. Così il re d'Assiria se ne andò e non rimase là nel paese. (II, 15, 17 – 20)
*Nell'anno cinquanta di Azaria re di Giuda, divenne re [[Pekachia]] figlio di Menachem su Israele in Samaria; regnò due anni. Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebàt, aveva fatto commettere a Israele. Contro di lui congiurò [[Pekach]] figlio di Romelia, suo scudiero. L'uccise in Samaria nella torre della reggia insieme ad Argob e ad Arie e aveva con sé cinquanta uomini di Gàlaad; l'uccise e si proclamò re al suo posto. (II, 15, 23 – 20)
*Nell'anno cinquanta di Azaria re di Giuda, divenne re [[Pekach]] figlio di Romelia su Israele in Samaria; regnò vent'anni. Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo figlio di Nebàt aveva fatto commettere a Israele. Al tempo di Pekach re di Israele, venne [[Tiglatpileser III|Tiglat-Pilèzer]] re di Assiria, che occupò Ijjon, Abel-Bet-Maaca, Ianoach, Kedes, Cazor, Gàlaad e la Galilea e tutto il territorio di Nèftali, deportandone la popolazione in Assiria. Contro Pekach figlio di Romelia ordì una congiura [[Osea (re)|Osea]] figlio di Ela, che lo assalì e lo uccise, divenendo re al suo posto, nell'anno venti di Iotam figlio di Ozia. (II, 15, 27 – 30)
*Nell'anno secondo di Pekach figlio di Romelia, re di Israele, divenne re [[Iotam (re)|Iotam]] figlio di Ozia, re di Giuda. Quando divenne re, aveva venticinque anni; regnò sedici anni in Gerusalemme. Sua madre si chiamava Ierusa figlia di Zadòk. Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, imitando in tutto la condotta di Ozia suo padre. Ma non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. Egli costruì la porta superiore del tempio. (II, 15, 32 – 35)
*Nell'anno diciassette di Pekach figlio di Romelia, divenne re [[Acaz]] figlio di Iotam, re di Giuda. Quando divenne re, aveva vent'anni; regnò sedici anni in Gerusalemme. Non fece ciò che è retto agli occhi del Signore suo Dio, come Davide suo antenato. Camminò sulla strada dei re di Israele; fece perfino passare per il fuoco suo figlio, secondo gli abomini dei popoli che il Signore aveva scacciati di fronte agli Israeliti. Sacrificava e bruciava incenso sulle alture, sui colli e sotto ogni albero verde. In quel tempo marciarono contro Gerusalemme [[Rezin]] re di Aram, e Pekach figlio di Romelia, re di Israele; l'assediarono, ma non riuscirono a espugnarla. Ma il re di Edom approfittò di quella occasione per riconquistare [[Eilat|Elat]] e unirla al suo regno; ne scacciò i Giudei e tornarono ad abitarvi gli Idumei fino ad oggi. (II, 16, 1 – 6)
*Acaz mandò messaggeri a [[Tiglatpileser III|Tiglat-Pilèzer]] re di Assiria, per dirgli: "Io sono tuo servo e tuo figlio; vieni, liberami dalla mano del re di Aram e dalla mano del re di Israele, che sono insorti contro di me". Acaz, preso l'argento e l'oro che si trovava nel tempio e nei tesori della reggia, lo mandò in dono al re di Assiria. Il re di Assur lo ascoltò e assalì Damasco e la prese, ne deportò la popolazione a Kir e uccise Rezin. Il re Acaz andò incontro a Tiglat-Pilèzer re di Assiria in Damasco e, visto l'altare che si trovava in Damasco, il re Acaz mandò al sacerdote Uria il disegno dell'altare e il suo piano secondo il lavoro. Il sacerdote Uria costruì l'altare, prima che il re Acaz tornasse da Damasco, facendolo proprio identico a quello che il re Acaz gli aveva mandato da Damasco. (II, 16, 7 – 11)
*Nell'anno decimosecondo di Acaz re di Giuda divenne re in Samaria su Israele [[Osea (re)|Osea]] figlio di Ela, il quale regnò nove anni. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, ma non come i re di Israele che erano stati prima di lui. Contro di lui marciò [[Salmanassar V|Salmanassar]] re d'Assiria; Osea divenne suo vassallo e gli pagò un tributo. Poi però il re d'Assiria scoprì una congiura di Osea, che aveva inviato messaggeri a So re d'Egitto e non spediva più il tributo al re d'Assiria, come faceva prima, ogni anno. Perciò il re d'Assiria lo fece imprigionare e lo chiuse in carcere. Il re d'Assiria invase tutto il paese, andò in Samaria e l'assediò per tre anni. Nell'anno nono di Osea il re d'Assiria occupò Samaria, deportò gli Israeliti in Assiria [...]. (II, 17, 1 – 6)
*Il re d'Assiria mandò gente da Babilonia, da Cuta, da Avva, da Amat e da Sefarvàim e la sistemò nelle città della Samaria invece degli Israeliti. E quelli presero possesso della Samaria e si stabilirono nelle sue città. All'inizio del loro insediamento non temevano il Signore ed Egli inviò contro di loro dei leoni, che ne fecero strage. Allora dissero al re d'Assiria: "Le genti che tu hai trasferite e insediate nelle città della Samaria non conoscono la religione del Dio del paese ed Egli ha mandato contro di loro dei leoni, i quali ne fanno strage, perché quelle non conoscono la religione del Dio del paese". Il re d'Assiria ordinò: "Mandatevi qualcuno dei sacerdoti che avete deportati di lì: vada, vi si stabilisca e insegni la religione del Dio del paese". Venne uno dei sacerdoti deportati da [[Samaria (città antica)|Samaria]] che si stabilì a [[Betel]] e insegnò loro come temere il Signore. Tuttavia ciascuna nazione si fabbricò i suoi dèi e li mise nei templi delle alture costruite dai Samaritani, ognuna nella città ove dimorava. (II, 17, 24 – 29)
*Fino ad oggi essi {{NDR|i [[Samaritani]]}} seguono questi usi antichi: non venerano il Signore e non agiscono secondo i suoi statuti e i suoi decreti [...]. Il Signore aveva concluso con loro un'alleanza e aveva loro ordinato: "Non venerate altri dèi, non prostratevi davanti a loro [...] ma venererete soltanto il Signore vostro Dio, che vi libererà dal potere di tutti i vostri nemici". Essi però non ascoltarono: agirono sempre secondo i loro antichi costumi. Così quelle genti temevano il Signore e servivano i loro idoli; i loro figli e nipoti continuano a fare oggi come hanno fatto i loro padri. (II, 17, 34 – 41)
*{{NDR|[[Ezechia]]}} Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, secondo quanto aveva fatto Davide suo antenato. Egli eliminò le alture e frantumò le stele, abbatté il palo sacro e fece a pezzi il serpente di bronzo, eretto da Mosè; difatti fino a quel tempo gli Israeliti gli bruciavano incenso e lo chiamavano [[Necustan]]. Egli confidò nel Signore, Dio di Israele. Fra tutti i re di Giuda nessuno fu simile a lui, né fra i suoi successori né fra i suoi predecessori. Attaccato al Signore, non se ne allontanò; osservò i decreti che il Signore aveva dati a Mosè. Il Signore fu con Ezechia e questi riuscì in tutte le iniziative. Egli si ribellò al re d'Assiria e non gli fu sottomesso. Sconfisse i Filistei fino a Gaza e ai suoi confini, dal più piccolo villaggio fino alle fortezze. (II, 18, 3 – 8)
*[[Eliakim (figlio di Chelkia)|Eliakìm]] figlio di [[Chelkia]], [[Sebna]] e Ioach risposero al gran coppiere: "Parla, ti prego, ai tuoi servi in aramaico, perché noi lo comprendiamo; non parlare in ebraico, mentre il popolo che è sulle mura ascolta". Il gran coppiere replicò: "Forse io sono stato inviato al tuo signore e a te dal mio signore per pronunziare tali parole e non piuttosto agli uomini che stanno sulle mura, i quali saranno ridotti a mangiare i loro escrementi e a bere la loro urina con voi?". (II, 18, 26 – 27)
*Direte a Ezechia, re di Giuda: Non ti inganni il Dio in cui confidi, dicendoti: Gerusalemme non sarà consegnata nelle mani del re d'Assiria. Ecco, tu sai ciò che hanno fatto i re di Assiria in tutti i paesi che votarono allo sterminio. Soltanto tu ti salveresti? Gli dèi delle nazioni che i miei padri distrussero hanno forse salvato quelli di Gozan, di Carran, di Rezef e le genti di Eden in Telassàr? Dove sono il re di Amat e il re di Arpad e il re della città di Sefarvàim, di Ena e di Ivva? ([[Sennacherib]]: II, 19, 10 – 13)
*Signore Dio di Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra. Porgi, Signore, l'orecchio e ascolta; apri, Signore, gli occhi e vedi; ascolta tutte le parole che [[Sennacherib|Sennàcherib]] ha fatto dire per insultare il Dio vivente. È vero, o Signore, che i re d'Assiria hanno devastato tutte le nazioni e i loro territori; hanno gettato i loro dei nel fuoco; quelli però, non erano dèi, ma solo opera delle mani d'uomo, legno e pietra; perciò li hanno distrutti. Ora, Signore nostro Dio, liberaci dalla sua mano, perché sappiano tutti i regni della terra che tu sei il Signore, il solo Dio. ([[Ezechia]]: II, 19, 15 – 19)
*''Era deciso che tu {{NDR|[[Sennacherib]]}} riducessi un cumulo di rovine | le città fortificate; | i loro abitanti impotenti | erano spaventati e confusi, | erano come l'erba dei campi, | come una giovane pianta verde, | come l'erba dei tetti, | bruciata dal vento d'oriente. | Ti sieda, esca | o rientri, io ti conosco. | Siccome infuri contro di me e la tua arroganza | è salita ai miei orecchi, | ti porrò il mio anello alle narici | e il mio morso alle labbra; | ti farò tornare per la strada, | per la quale sei venuto.'' ([[Isaia]]: II, 19, 25 – 28)
*{{NDR|[[Manasse (re)|Manàsse]]}} Fece ciò che è male agli occhi del Signore, imitando gli abomini delle popolazioni sterminate già dal Signore all'arrivo degli Israeliti. Ricostruì le alture demolite dal padre Ezechia, eresse altari a Baal, innalzò un palo sacro, come l'aveva fatto Acab, re di Israele. Si prostrò davanti a tutta la milizia del cielo e la servì. Costruì altari nel tempio riguardo al quale il Signore aveva detto: "In Gerusalemme porrò il mio nome". Costruì altari a tutta la milizia del cielo nei due cortili del tempio. Fece passare suo figlio per il fuoco, praticò la divinazione e la magìa, istituì i negromanti e gli indovini. Compì in tante maniere ciò che è male agli occhi del Signore, da provocare il suo sdegno. (II, 21, 2 – 6)
*Allora il Signore disse per mezzo dei suoi servi i profeti: "Poiché Manàsse re di Giuda ha compiuto tali abomini, peggiori di tutti quelli commessi dagli Amorrèi prima di lui, e ha indotto a peccare anche Giuda per mezzo dei suoi idoli, per questo dice il Signore Dio di Israele: Eccomi, mando su Gerusalemme e su Giuda una tale sventura da far rintronare gli orecchi di chi l'udrà". (II, 21, 10 – 12)
*{{NDR|[[Amon (re)|Amon]]}} Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come l'aveva fatto il padre Manàsse. Camminò su tutte le strade su cui aveva camminato il padre e servì gli idoli che suo padre aveva servito e si prostrò davanti ad essi. Abbandonò il Signore, Dio dei suoi padri, e non seguì la via del Signore. (II, 21, 20 – 22)
*Quando divenne re, [[Giosia]] aveva otto anni; regnò trentun anni in Gerusalemme. [...] Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, imitando in tutto la condotta di Davide, suo antenato, senza deviare né a destra né a sinistra. (II, 22, 1 – 2)
*Nell'anno diciotto del suo regno, Giosia mandò Safàn figlio di Asalia, figlio di Mesullàm, scriba, nel tempio dicendogli: "Va' da [[Chelkia]] sommo sacerdote; egli raccolga il denaro portato nel tempio, che i custodi della soglia hanno raccolto dal popolo. Lo consegni agli esecutori dei lavori, addetti al tempio; costoro lo diano a quanti compiono le riparazioni del tempio, ossia ai falegnami, ai costruttori e ai muratori e l'usino per acquistare legname e pietre da taglio occorrenti per il restauro del tempio. Non c'è bisogno di controllare il denaro consegnato nelle mani di costoro, perché la loro condotta ispira fiducia". (II, 22, 3 – 7)
*Così parla il Signore: Eccomi, io faccio piombare una sciagura su questo luogo e sui suoi abitanti, attuando tutte le parole del libro lette dal re di Giuda {{NDR|[[Giosia]]}}, perché hanno abbandonato me e hanno bruciato incenso ad altri dèi per provocarmi a sdegno con tutte le opere delle loro mani; la mia collera divamperà contro questo luogo e non si spegnerà! Al re di Giuda, che vi ha inviati a consultare il Signore, riferirete: Queste cose dice il Signore Dio d'Israele: [...] poiché il tuo cuore si è intenerito e ti sei umiliato davanti al Signore, udendo le mie parole contro questo luogo e contro i suoi abitanti, che cioè diverranno una desolazione e una maledizione, ti sei lacerate le vesti e hai pianto davanti a me, anch'io ti ho ascoltato. Oracolo del Signore. Per questo, ecco, io ti riunirò ai tuoi padri; sarai composto nel tuo sepolcro in pace; i tuoi occhi non vedranno tutta la sciagura che io farò piombare su questo luogo. ([[Culda]]: II, 22, 16 – 20)
*Il re {{NDR|[[Giosia]]}} ordinò a tutto il popolo: "Celebrate la [[Pesach|pasqua]] per il Signore vostro Dio, con il rito descritto nel libro di questa alleanza". Difatti una pasqua simile non era mai stata celebrata dal tempo dei [[Giudici biblici|Giudici]], che governarono Israele, ossia per tutto il periodo dei re di Israele e dei re di Giuda. In realtà, tale pasqua fu celebrata per il Signore, in Gerusalemme, solo nell'anno diciotto di Giosia. (II, 23, 21 – 23)
*Prima di lui {{NDR|Giosia}} non era esistito un re che come lui si fosse convertito al Signore con tutto il cuore e con tutta l'anima e con tutta la forza, secondo tutta la legge di Mosè; dopo di lui non ne sorse un altro simile. (II, 23, 25)
*[...] il faraone [[Necao II|Necao]] re di Egitto si mosse per soccorrere il re d'Assiria sul fiume Eufràte. Il re Giosia gli andò incontro, ma Necao l'uccise in [[Battaglia di Megiddo (609 a.C.)|Meghiddo]] al primo urto. I suoi ufficiali portarono su un carro il morto da Meghiddo a Gerusalemme e lo seppellirono nel suo sepolcro. Il popolo del paese prese [[Ioacaz (re di Giuda)|Ioacaz]] figlio di Giosia, lo unse e lo proclamò re al posto di suo padre. Quando divenne re, Ioacaz aveva ventitré anni; regnò tre mesi in Gerusalemme. [...] Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, secondo quanto avevano fatto i suoi padri. Il faraone Necao l'imprigionò a Ribla, nel paese di Amat, per non farlo regnare in Gerusalemme; al paese egli impose un gravame di cento talenti d'argento e di un talento d'oro. Il faraone Necao nominò re [[Ioiakim|Eliakìm]] figlio di Giosia, al posto di Giosia suo padre, cambiandogli il nome in Ioiakìm. Quindi prese Ioacaz e lo deportò in Egitto, ove morì. Ioiakìm consegnò l'argento e l'oro al faraone, avendo tassato il paese per pagare il denaro secondo la disposizione del faraone. Con una tassa individuale, proporzionata ai beni, egli riscosse l'argento e l'oro dal popolo del paese per consegnarlo al faraone Necao. Quando divenne re, Ioiakìm aveva venticinque anni; regnò undici anni in Gerusalemme. Sua madre, di Ruma, si chiamava Zebida, figlia di Pedaia. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, secondo quanto avevano fatto i suoi padri. (II, 23, 29 – 37)
*[[Ioiachin|Ioiachìn]] aveva diciotto anni, quando divenne re; regnò tre mesi in Gerusalemme. Sua madre, di Gerusalemme, si chiamava Necusta, figlia di Elnatàn. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, secondo quanto aveva fatto suo padre. In quel tempo gli ufficiali di [[Nabucodonosor II|Nabucodònosor]] re di Babilonia marciarono contro Gerusalemme; la città subì l'assedio. Nabucodònosor re di Babilonia giunse presso la città, mentre i suoi ufficiali l'assediavano. Ioiachìn re di Giuda si presentò con sua madre, i suoi ministri, i suoi capi e i suoi eunuchi, al re di Babilonia; questi, nell'anno ottavo del suo regno, lo fece prigioniero. (II, 24, 8 – 12)
*Il re di Babilonia nominò re, al posto di Ioiachìn, [[Sedecia|Mattania]] suo zio, cambiandogli il nome in Sedecìa. Quando divenne re, Sedecìa aveva ventun anni; regnò undici anni in Gerusalemme. Sua madre, di Libna, si chiamava Camutàl, figlia di Geremia. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, secondo quanto aveva fatto Ioiakìm. Ciò accadde in Gerusalemme e in Giuda a causa dell'ira del Signore, tanto che infine li allontanò da sé. Sedecìa poi si ribellò al re di Babilonia. (II, 24, 17 – 20)
*La città rimase assediata fino all'undecimo anno del re Sedecìa. Al nono giorno del quarto mese, quando la fame dominava la città e non c'era più pane per la popolazione, fu aperta una breccia nelle mura della città. Allora tutti i soldati fuggirono, uscendo dalla città di notte per la via della porta fra le due mura, presso il giardino del re e, mentre i Caldei erano tutt'intorno alla città, presero la via dell'Araba. I soldati dei Caldei inseguirono il re nelle steppe di Gerico, mentre tutto il suo esercito si disperse abbandonandolo. Il re fu preso e condotto dal re di Babilonia a Ribla ove fu pronunziata contro di lui la sentenza. Furono uccisi alla presenza di Sedecìa i suoi figli e a lui Nabucodònosor fece cavare gli occhi, l'incatenò e lo condusse a Babilonia. (II, 25, 2 – 7)
==[[Explicit]]==
Ora nell'anno trentasette della deportazione di [[Ioiachin|Ioiachìn]], re di Giuda, nel decimosecondo mese, il ventisette del mese, [[Evil-Merodach]] re di Babilonia, nell'anno in cui divenne re, fece grazia a Ioiachìn re di Giuda e lo fece uscire dalla prigione. Gli parlò con benevolenza, gli assegnò un seggio superiore ai seggi dei re che si trovavano con lui in Babilonia e gli fece cambiare le vesti che aveva portato nella prigione. Ioiachìn mangiò sempre dalla tavola del re per tutto il resto della sua vita. Il suo vitto quotidiano gli fu assicurato sempre dal re di Babilonia, finché visse.
==Citazioni sui ''Libri dei Re''==
*I libri dei Re devono essere letti nello spirito con cui sono stati scritti, come una storia di salvezza. L'ingratitudine del popolo eletto, la rovina successiva delle due frazioni della nazione sembrano mettere in scacco il piano di Dio; ma c'è sempre, a salvare l'avvenire, un gruppo di fedeli che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal, un resto di Sion che si mantiene fedele all'alleanza. La stabilità delle risoluzioni divine si manifesta nella sorprendente permanenza della discendenza davidica, depositaria delle promesse messianiche, e il libro, nella sua forma ultima, si chiude con la grazia fatta a [[Ioiachin|Joiachìn]], come con l'aurora di una redenzione. (''[[La Bibbia di Gerusalemme]]'')
==Bibliografia==
*''[https://www.vatican.va/archive/ITA0001/_INDEX.HTM La sacra Bibbia]'', edizione CEI, 1974.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Antico Testamento|Re]]
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Emilio Servadio
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[[File:Controfagotto 1961 - Emilio Servadio.png|miniatura|Emilio Servadio nel 1961]]
'''Emilio Servadio''' (1904 – 1995), psicoanalista, parapsicologo, esoterista e giornalista pubblicista italiano.
==Citazioni di Emilio Servadio==
*Così come [[San Rocco]], secondo la leggenda, era regolarmente accompagnato da un cane, così a [[Piero Angela]] suole accompagnarsi [[James Randi]], prestigiatore. […] È per lo meno curioso osservare con quanta fiducia lo scettico Piero Angela (che non dà credito ad alcun parapsicologo passato o presente) presti orecchio alle molte sciocchezze o fandonie di questo assai poco attendibile ed equivoco personaggio. (''Scienza e Mistero'', articolo sulla rivista «Il mondo della paraspicologia», n. 3, giugno 1980, pp. 44-47)
*L'aver così autorevolmente ridimensionato uno dei "punti di riferimento" {{NDR|[[Donatien Alphonse François de Sade|de Sade]]}} più importanti di tutta quanta la sessuologia moderna, non è che uno dei molti motivi di quella gratitudine che dobbiamo a [[Mario Praz|Praz]].<ref>Citato in Emilio Servadio, [http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/giornale/CFI0415092/1977/n.50/3 ''Quando la letteratura illumina la psiche''], ''Il Tempo'', 25 febbraio 1977.</ref>
*Lo [[scienziato]] deve avere il più grande rispetto per lo [[spirito]], per l'[[anima]], per [[Dio]], per l'[[aldilà]], ma se comincia a parlare di queste cose, esce dal campo della [[scienza]]. Ho detto prima che io sono contrario all'"ipotesi [[spiritismo|spiritica]]" nell'interpretazione di certi fenomeni [[parapsicologia|parapsicologici]]. Questo non significa che io sia materialista, anzi, io mi considero uno [[spiritualismo|spiritualista]]. La mia concezione del mondo, dell'universo, è orientata in senso spiritualistico. Io sono convinto che il ''Primum movens'', qualunque nome gli si voglia dare, è immateriale e spirituale. Ma non posso ragionare con queste idee in un gabinetto scientifico. (''La scienza ammette: è possibile prevedere il futuro'', intervista al prof. Emilio Servadio di Renzo Allegri sulla rivista «Gente», n. 16, 16 aprile 1977, pp. 70-76; poi nel libro di Renzo Allegri, ''Viaggio nel paranormale'', Rusconi, 1978, pp. 288-298)
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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'''Emilio Servadio''' (1904 – 1995), psicoanalista, parapsicologo, esoterista e giornalista pubblicista italiano.
==Citazioni di Emilio Servadio==
*Così come [[San Rocco]], secondo la leggenda, era regolarmente accompagnato da un cane, così a [[Piero Angela]] suole accompagnarsi [[James Randi]], prestigiatore. […] È per lo meno curioso osservare con quanta fiducia lo scettico Piero Angela (che non dà credito ad alcun parapsicologo passato o presente) presti orecchio alle molte sciocchezze o fandonie di questo assai poco attendibile ed equivoco personaggio. (''Scienza e Mistero'', articolo sulla rivista «Il mondo della paraspicologia», n. 3, giugno 1980, pp. 44-47)
*L'aver così autorevolmente ridimensionato uno dei "punti di riferimento" {{NDR|[[Donatien Alphonse François de Sade|de Sade]]}} più importanti di tutta quanta la sessuologia moderna, non è che uno dei molti motivi di quella gratitudine che dobbiamo a [[Mario Praz|Praz]].<ref>Citato in Emilio Servadio, [http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/giornale/CFI0415092/1977/n.50/3 ''Quando la letteratura illumina la psiche''], ''Il Tempo'', 25 febbraio 1977.</ref>
*Lo [[scienziato]] deve avere il più grande rispetto per lo [[spirito]], per l'[[anima]], per [[Dio]], per l'[[aldilà]], ma se comincia a parlare di queste cose, esce dal campo della [[scienza]]. Ho detto prima che io sono contrario all'"ipotesi [[spiritismo|spiritica]]" nell'interpretazione di certi fenomeni [[parapsicologia|parapsicologici]]. Questo non significa che io sia materialista, anzi, io mi considero uno [[spiritualismo|spiritualista]]. La mia concezione del mondo, dell'universo, è orientata in senso spiritualistico. Io sono convinto che il ''Primum movens'', qualunque nome gli si voglia dare, è immateriale e spirituale. Ma non posso ragionare con queste idee in un gabinetto scientifico. (''La scienza ammette: è possibile prevedere il futuro'', intervista al prof. Emilio Servadio di Renzo Allegri sulla rivista «Gente», n. 16, 16 aprile 1977, pp. 70-76; poi nel libro di Renzo Allegri, ''Viaggio nel paranormale'', Rusconi, 1978, pp. 288-298)
*Trovo, certo, assai strano che nell'anno 1978, la [[parapsicologia]] venga tutta quanta rimessa in discussione, a opera di un giornalista della TV e di un certo numero di uomini di scienza, espertissimi certo nei loro rispettivi campi, ma per nulla edotti su ciò che la parapsicologia, quella vera e seria, è oggi in molti Paesi del mondo.
:Io rispetto costoro quando discettano di materie per le quali hanno conseguito titoli accademici: ma che un fisico in cattedra, o un astronomo, entri in merito alle manifestazioni di [[percezione extrasensoriale|percezioni extrasensoriali]] o ai fenomeni di ''[[Poltergeist]]'' senza averli studiati, è semplicemente inammissibile. (''La parapsicologia non è un quiz'', intervista al prof. Emilio Servadio di Renzo Allegri sulla rivista «Gente», n. 17, 29 aprile 1978, pp. 44-48)
==Note==
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==Altri progetti==
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[[File:Controfagotto 1961 - Emilio Servadio.png|miniatura|Emilio Servadio nel 1961]]
'''Emilio Servadio''' (1904 – 1995), psicoanalista, parapsicologo, esoterista e giornalista pubblicista italiano.
==Citazioni di Emilio Servadio==
*Così come [[San Rocco]], secondo la leggenda, era regolarmente accompagnato da un cane, così a [[Piero Angela]] suole accompagnarsi [[James Randi]], prestigiatore. […] È per lo meno curioso osservare con quanta fiducia lo scettico Piero Angela (che non dà credito ad alcun parapsicologo passato o presente) presti orecchio alle molte sciocchezze o fandonie di questo assai poco attendibile ed equivoco personaggio. (''Scienza e Mistero'', articolo sulla rivista «Il mondo della paraspicologia», n. 3, giugno 1980, pp. 44-47)
*L'aver così autorevolmente ridimensionato uno dei "punti di riferimento" {{NDR|[[Donatien Alphonse François de Sade|de Sade]]}} più importanti di tutta quanta la sessuologia moderna, non è che uno dei molti motivi di quella gratitudine che dobbiamo a [[Mario Praz|Praz]].<ref>Citato in Emilio Servadio, [http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/giornale/CFI0415092/1977/n.50/3 ''Quando la letteratura illumina la psiche''], ''Il Tempo'', 25 febbraio 1977.</ref>
*Lo [[scienziato]] deve avere il più grande rispetto per lo [[spirito]], per l'[[anima]], per [[Dio]], per l'[[aldilà]], ma se comincia a parlare di queste cose, esce dal campo della [[scienza]]. Ho detto prima che io sono contrario all'"ipotesi [[spiritismo|spiritica]]" nell'interpretazione di certi fenomeni [[parapsicologia|parapsicologici]]. Questo non significa che io sia materialista, anzi, io mi considero uno [[spiritualismo|spiritualista]]. La mia concezione del mondo, dell'universo, è orientata in senso spiritualistico. Io sono convinto che il ''Primum movens'', qualunque nome gli si voglia dare, è immateriale e spirituale. Ma non posso ragionare con queste idee in un gabinetto scientifico. (''La scienza ammette: è possibile prevedere il futuro'', intervista al prof. Emilio Servadio di Renzo Allegri sulla rivista «Gente», n. 16, 16 aprile 1977, pp. 70-76; poi nel libro di Renzo Allegri, ''Viaggio nel paranormale'', Rusconi, 1978, pp. 288-298)
*Trovo, certo, assai strano che nell'anno 1978 la [[parapsicologia]] venga tutta quanta rimessa in discussione, a opera di un giornalista della TV e di un certo numero di uomini di scienza, espertissimi certo nei loro rispettivi campi, ma per nulla edotti su ciò che la parapsicologia, quella vera e seria, è oggi in molti Paesi del mondo.
:Io rispetto costoro quando discettano di materie per le quali hanno conseguito titoli accademici: ma che un fisico in cattedra, o un astronomo, entri in merito alle manifestazioni di [[percezione extrasensoriale|percezioni extrasensoriali]] o ai fenomeni di ''[[Poltergeist]]'' senza averli studiati, è semplicemente inammissibile. (''La parapsicologia non è un quiz'', intervista al prof. Emilio Servadio di Renzo Allegri sulla rivista «Gente», n. 17, 29 aprile 1978, pp. 44-48)
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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Skekzilla
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/* Altri progetti */
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wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titoloalfabetico= Dark Crystal
|titoloitaliano=Dark Crystal
|titolooriginale=The Dark Crystal
|immagine=Skeksis on Display.jpg
|didascalia= Il costume di Generale skekUng, in mostra al ''Puppetry Arts Center'' in Atlanta, Georgia.
|paese=Gran Bretagna
|anno=1982
|genere=fantasia
|regista=Jim Henson e Frank Oz
|soggetto=Jim Henson e David Odell
|sceneggiatore=Jim Henson
|attori=
*[[Jim Henson]]: Jen/skekZok il maestro delle cerimonie/skekSo l'imperatore
*[[Kathryn Mullen]]: Kira
*[[Frank Oz]]: Aughra/skekSil il ciambellano
*[[Dave Goelz]]: skekUng il generale dei garthim/Fizzgig
*[[Louise Gold]]: skekAyuk il buongustaio
*[[Brian Muehl]]: urSu il maestro di Jen/urZah il custode del rito/skekEkt l'artista
*[[Bob Payne]]: skekOk lo storico
*[[Mike Quinn]]: skekNa il signore degli schiavi
*[[Tim Rose]]: skekShod il tesoriere
*[[Steve Whitmire]]: skekTek lo scienziato
*[[Jean Pierre Amiel]]: urUtt il tessitore
*[[Hugh Spight]]: urAmaj il cuoco
*[[Robbie Barnett]]: urYod l'indovino
*[[Swee Lim]]: urNol l'erborista
*[[Simon Williamson]]: urSol il cantore
*[[Hus Levant]]: urAc lo scrivano
*[[Toby Philpott]]: urTih l'alchimista
*[[Dave Greenaway]] e [[Richard Slaughter]]: urIm il guaritore
*[[Hugh Spight]], [[Swee Lim]], e [[Robbie Barnett]]: i trampolieri
*[[Joseph O'Conor]]: Narratore e voce di ungIm
|doppiatoriitaliani=
*[[Marco Guadagno]]: Jen
*[[Gastone Pescucci]]: skekSil il ciambellano
*[[Renato Mori]]: urSu il maestro di Jen
*[[Nando Gazzolo]]: Narratore
|note=
}}
'''''Dark Crystal''''', film britannico del 1982, regia di [[Jim Henson]] e [[Frank Oz]].
{{tagline|Un altro mondo. Un altra epoca. Al tempo dei prodigi.}}
==[[Incipit]]==
Un altro mondo. Un altra epoca. Al tempo dei prodigi. Mille anni fa questa terra era verde e buona finché il cristallo si rupe e un pezzo venne perduto; un frammento del cristallo. E, in seguito, cominciarono le lotte, e apparirono due nuove razze; gli crudeli Skeksis e i gentili Mistici. Qui, nel castello del cristallo, gli Skeksis imposero il loro dominio sul mondo. Ora gli Skeksis si riuniscono nella stanza sacra, dove il cristallo è sospeso su una colonna di aria e fuoco. Gli Skeksis, con i loro corpi rigidi e deformi, le loro volontà spietate e malefiche, hanno regnato per mille anni. Eppure ora sono rimasti solo in dieci. Una razza morente retta da un imperatore morente, dieci prigionieri in loro stessi in una terra morente. Oggi, si riuniscono ancora una volta intorno al cristallo, mentre il primo sole si avvicina allo zenit, perché questo e il rituale degli Skeksis; cosi come hanno depredato la terra, hanno anche imparato ad estrarre nuova vita dal sole. Oggi si ristoreranno di nuovo, ingannando la morte ancora una volta, attraverso il potere della loro sorgente, il loro tesoro, il loro destino; il cristallo nero. Ma oggi la cerimonia del sole non da alcun conforto. Oggi un imperatore giace in agonia. Oggi un nuovo imperatore dovrà impadronirsi del trono. ('''Narratore''')
==Frasi==
*Mille anni fa il cristallo si rupe, e qui, lontano dal castello, la razza dei Mistici venne a vivere un sogno di pace. La loro vita e la dolce e semplice, gentile dei veri saggi. Eppure adesso sono rimasti solo in dieci; una razza morente che ripete con forze calanti i rituali antichi di cui conserva un nebuloso ricordo. Ma oggi il rituale non da alcun conforto. Oggi, il più saggio dei Mistici giace in agonia. Oggi, convocano colui che dovrà salvarli. ('''Narratore''')
*Nella valle dei Mistici vive un Gelfling; Jen. Gli Skeksis uccisero sua famiglia, sterminarono suo clan. Soltanto Jen sopravvisse alla strage, e fu allevato dal più saggio dei Mistici. Ma esiste una profezia. Sono passati mille anni, e ora il mondo deve essere di nuovo sottoposto a un periodo di prova. Ora dev'essere guarito o passare per sempre sotto il dominio del male. In questa epoca, il prescelto e Jen. Oggi, il flauto di Jen non da alcun conforto, perché oggi il suo maestro e in punto di morte, e un viaggio deve cominciare; il viaggio lungo e pericoloso di Jen. ('''Narratore''')
*Ma sono tutti morti i Gelfling, uccisi dai Garthim, non puoi essere un Gelfling. Hai l'aspetto d'un Gelfling. Hai l'odore di'un Gelfling. Forse tu sei un Gelfling! ('''Aughra''')
*Mille anni fa, ci fu una grande congiunzione. Io ero presente; tre soli si allinearono. Fu allora che il cristallo si rupe e apparvero gli Skeksis e i Mistici. Sarà un altra grande congiunzione tra poco. Potrà succedere qualunque cosa; il mondo intero potrebbe incendiarsi. Fine di Aughra! ('''Aughra''')
*La grande congiunzione è la fine del mondo, oppure l'inizio. Fine, inizio, è la stessa cosa; grande cambiamento. A volte bene, a volte male. ('''Aughra''')
*Pipistrelli del cristallo partite! Cercate sulla terra, cercate sull'acqua, cercate il cielo! ('''skekZok''')
*Quando il triplice sole splenderà singolo, ciò che fu disgiunto e disfatto di nuovo sarà integro, i due diventeranno uno, per mano di Gelfling oppure di nessuno. ('''Jen''') {{NDR|[[profezie dai film|profezia]]}}
*La Grande Congiunzione arriva. Ora vivremo in eterno. Vivremo in eterno! ('''skekZok''')
==Dialoghi==
*'''urSu''': La profezia dice quando i tre soli si congiungeranno...<br />'''Jen''': Maestro, che cos'è successo?<br />'''urSu''': Ascoltami bene, Gelfling. Ti ho chiamato per dirti che sei in pericolo, e io ti devo lasciare presto.<br />'''Jen''': Lasciarmi? Maestro, no!<br />'''urSu''': Ti ho già parlato degli Skeksis e il loro malefico potere, Gelfling.<br />'''Jen''': Gli Skeksis hanno ucciso mia madre e mio padre.<br />'''urSu''': La storia scorre assai più profonda di quel che tu possa conoscere, e tu ne sei parte.<br />'''Jen''': Io non capisco, maestro.<br />'''urSu''': Gli Skeksis hanno paura di te e giureranno di distruggerti, perché nella profezia è scritta che tu dovrai trovare il frammento; il frammento di cristallo.<br />'''Jen''': Il frammento di cristallo?!<br />'''urSu''': Per salvare il nostro mondo, Gelfling, tu dovrai trovare il frammento di cristallo. E devi trovarlo prima che i tre soli siano uniti, altrimenti gli Skeksis regneranno per l'eternità.<br />'''Jen''': Dove si trova?<br />'''urSu''': [[Aughra]] custodisce il frammento. Segui il sole maggiore per un giorno intero fino alla casa di Aughra. Lassu, sull'alta collina, Aughra scruta tutti i segreti.<br />'''Jen''': Aughra? Segui il sole maggiore? Maestro, io sono soltanto un Gelfling.<br />'''urSu''': Tutto è nelle tue mani. I nostri cammini devono separarsi. I tre soli non aspetteranno. Ricordati di me, Jen. Forse ci rincontreremo in un altra vita, ma mai più in questa. Mai più.
*'''skekEkt''': Oh sì, ciambellano. Finalmente è arrivato l'ora di scegliere un nuovo imperatore.<br />'''skekSil''': Già, sarebbe giusto che fosse io.<br />'''skekUng''': Lui no, io devo regnare!
*'''skekZok''': {{NDR|vedendo il ciambellano avvicinarsi allo scettro}} Fermati, idiota! Quello non ti appartiene.<br />'''skekSil''': Indietro, verme!.<br />'''skekUng''': Ciambellano! Ciambellano, lascia lo scettro. Io ti sfido.<br/>'''skekSil''': Sì, la prova della pietra.<br/>'''skekUng''': La prova della pietra!<br/>'''skekNa''': ''Haakskeekah'', la prova della pietra!
*'''Jen''': Sto cercando Aughra.<br />'''Aughra''': Chi ti ha mandato?<br />'''Jen''': Il mio maestro; il più saggio dei Mistici.<br />'''Aughra''': Dove si trova? Qui intorno?<br />'''Jen''': È morto.<br />'''Aughra''': Può essere dovunque.
*'''Kira''': ''Kto vy?''<br />'''Jen''': E...?<br />'''Kira''': ''Òtkuda?''<br />'''Jen''': Tu... Gelfing? Come me?<br />'''Kira''': Be, sì!<br />'''Jen''': Ma io credevo di essere l'unico.<br />'''Kira''': Anch'io credevo di esserlo.
*'''skekZok''': A me sembra che quel Gelfling sia riuscito a fuggire.<br />'''skekUng''': Nessun Gelfling è mai riuscito a sfuggire ai miei micidiali Garthim!
*'''Aughra''': Idioti! Skeksis idioti! Che cosa volete da me?<br />'''skekUng''': Ma questo non è un Gelfling!<br />'''Aughra''': Ma certo che non sono un Gelfling! E tu sei una putrida lucertola! Vi farò il malocchio io!<br />'''skekZok''': Era con lui. Lo ha aiutato. Dove si trova?<br />'''Aughra''': Andato. Gelfling andato. Stupidi Garthim! Se volevi il Gelfling perché non me lo hai chiesto? Eh no! Hai mandato questi cervelli da granchio a bruciare la mia casa. Adesso casa andata, Gelfling andato, e qui c'è solo Aughra. Meschini mocciosi ammuffiti di madre melmosa! Finirete appesi ad una forca!<br />'''skekEkt''': Oh, che volgarità!<br />'''skekZok''': Attenta a quel che dici, vecchiaccia. Noi siamo i signori del Cristallo.<br />'''Aughra''': Signori? Ancora per poco. Avete dimenticato la profezia? Un Gelfling metterà a fine il potere degli Skeksis. Il Gelfling verrà, vi farà strisciare come i vermi che siete. {{NDR|[[insulti dai film|insulto]]}}
*'''Kira''':Che cosa sono quei segni strani?<br>'''Jen''': Tutto questo è scrittura.<br>'''Kira''': Che cos'è la scrittura?<br>'''Jen''': Parole che restano. Il mio maestro me l'ha insegnato.
*'''skekSil''': La profezia. La profezia ha causato lo sterminio dei Gelfling.<br>'''Jen''': Quella profezia?<br>'''skekSil''': Sì.<br>'''Jen''': È per questo che gli Skeksis hanno ucciso i Gelfling?<br>'''skekSil''': Sì, è così. Grave errore. Gli Skeksis hanno paura, temono i Gelfling.<br>'''Jen''': Ma tu sei uno Skeksis.<br>'''skekSil''': Ma sono vostro amico. Vi ho salvato dai Garthim.<br>'''Jen''': E perché l'hai fatto?<br>'''Kira''': Non dargli ascolto! È un inganno.<br>'''skekSil''': No! Vi prego, dovete ascoltare. Sono in disgrazia, e se porto la pace non sarò più in disgrazia.<br>'''Jen''': Metterai fine agli attacchi dei Garthim?<br>'''skekSil''': Sì. Vi prego, venite con me al castello. Vi prego, dimostrate che volete la pace. Dimostrate che Gelfling non ci faranno del male. Vi prego. Vi prego. Vi prego...
*'''Jen''': La profezia non ha mai parlato di questo.<br />'''Kira''': I profeti non sanno tutto.
==[[Explicit]]==
Ed ora la profezia è compiuta. Ora siamo di nuovo uno. Molto tempo fa, nella nostra arroganza ed illusione, abbiamo frantumato il Puro Cristallo ed il nostro mondo si è spaccato. Il vostro coraggio e il vostro sacrificio ci hanno resi integri e hanno ripristinato il vero potere del Cristallo. Tienila stretta. Lei fa parte di te, come tutti noi facciamo parte l'uno dell'altro. Ora vi lasciamo il Cristallo della Verità. Create il vostro mondo alla sua luce. ('''UngIm''')
==Citazioni su ''The Dark Crystal''==
*Adoro la scena in cui il ciambellano viene svestito. Perde la battaglia, e di conseguenza viene bandito. E se si considera il fatto che tutti questi Skeksis che devono svestirlo e bandirlo dal regno hanno oltre agli attori al loro interno hanno anche tre o quattro persone, o da due a quattro persone. C'è una gran confusione. Ed è stato difficile farli muovere tutti. Ed è come avere un piccolo esercito in movimento. ([[Frank Oz]])
*È una storia sul bene e sul male, della crescita di Jen nell'incontrare un nuovo mondo. ([[Frank Oz]])
*Una favola fantastica in stile Tolkien, rielaborata dai creatori dei Muppets: l'intreccio è banale, ma i pupazzi sono spettacolari. (''[[Il Mereghetti]]'')
===[[Brian Froud]]===
*Facemmo molte ricerche. Leggemmo molto sulle varie religioni e filosofie e forme d'arte. Volevamo rendere vivi questi personaggi che esistessero nel loro mondo non solo per il breve periodo di tempo in cui li vedevamo nel film. Vogliamo sapere che quando li lasciamo alla fine del film loro vivranno ancora. Avranno lo stesso stile di vita.
*Per tutto questo film ci sono molti simboli. Ho dovuto disegnare un mondo intero, un mondo che non era mai stato visto prima e che [...] si percepisse essere reale, che avesse, in particolare, una storia. Aveva un passato, perché eravamo appena arrivati in questo posto e dovevamo credere in quello che vedevamo. Così pensai che se ogni cosa che si vedeva avesse avuto sopra qualche simbolo, e forme che sembrassero essere collegate in maniera specifica a questo mondo, si avrebbe avuta l'impressione che fosse un mondo antico.
*Qualche anno fa, alla presentazione di questo film ad Albuquerque, c'era un pubblico di studenti universitari. Non riuscirono a cogliere quello che vedevano.<br>Dicevano:"Beh, cos'è questo?"<br>E io risposi: "Sono pupazzi".<br>Il fatto è che loro erano cresciuti nell'era del digitale e il digitale ha la sua qualità, e questo ha un altro tipo di qualità, ed è per via del fatto che è reale. È fisico. Tutto quello che vedete è stato costruito. [...] La gravità ne fa parte, quindi tutto cade e si muove nel modo che conosciamo. E questo conferisce molta immediatezza al film. E penso che questo sia quello che il pubblico apprezzi del film ancora oggi. Pensavamo di fare altri film come questo, ma non li abbiamo mai fatti. Quindi questo spicca, rimane isolato come una specie di evento speciale.
*Una volta ho visto questo film in italiano, ed era esilarante. [...] Questa scena {{NDR|degli Skeksis che complottano fra di loro}}, in particolare, era molto divertente, perché quando lo ascolti in italiano, è come se fosse un Vaticano demente.
*Abbiamo inventato una storia che ci piaceva. Cioè, abbiamo fatto questo film per noi stessi. [...] Non si potrebbe rifare. I commercialisti non ti permetterebbero di farlo, o gli addetti al marketing direbbero: "Beh, chi...? Dovete definire il vostro audience". E Jim voleva solo divertirsi. Voleva sperimentare delle idee e credo davvero che questo abbia un aspetto mistico tipico di Jim Henson. Sapete, era un pensatore profondo. E credo che questo [...] indica parte della sua filosofia sul fatto che tutto sia collegato, qui. Ecco perché quando lo disegnai, ho messo questi simboli e geometria. Tutto, persino le creature, hanno simbolismi. E dice che tutto in questo mondo è collegato, che tutti hanno bisogno di contare sul prossimo, e lo fanno davvero. La risoluzione del film è portare le creature tutte insieme.
===[[Jim Henson]]===
*È probabilmente la cosa più difficile che abbia mai fatto. Quella in cui c'era da lavorare di più. Quella più difficile. Ma è stata anche la più divertente. La più gratificante. E tra tutti i progetti su cui ho lavorato, è quello di cui vado più fiero.
*È una storia d'avventura, ma certamente non del nostro mondo.
*La gente non dovrebbe aspettarsi i Muppet perché non sono presenti. Questo è qualcos'altro.
*Mi piace pensare a Dark Crystal come a una specie di opera d'arte. E per me lo è. Ma non è l'opera d'arte di una persona. Non è qualcosa che ho fatto da solo, ma qualcosa che ha fatto Frank, Brian, Gary e tutti gli attori. Centinaia di persone hanno creato questa cosa. Come lavoro, credo sia qualcosa che ci darà sempre soddisfazione.
*Nella nostra idea originale cercavamo delle piante che erano una specie di via di mezzo tra piante e animali. E quindi avevamo animali che avevano radici in un posto e avevamo piante che andavano in giro. E cercavamo una combinazione interessante tra le due. Dovremmo trovare tutti i tipi di sfondo al di là delle cose, al di là di quello che si vedeva. Conoscevamo il paesaggio. Avevamo mappe del paesaggio, e sapevamo cosa c'era sulle montagne. Il colore per tutte queste diverse aree, gli animali e piante diverse che vivano lì. Pochissimo di tutto questo finisce nel film ma dovevamo saperlo per [...] farlo funzionare come un mondo vero. Quindi, anche se ne mostrammo solo una piccola parte nel film, abbiamo a che fare con qualcosa che ha della sostanza.
*Originariamente Aughra doveva essere un vecchio saggio, poi mi sono lasciato convincere da mia figlia a trasformarlo in una maga, così come Shirley, mia figlia, mi ha costretto ad evidenziare la figura di Kira.
*Quando iniziammo a lavorare al progetto, volevo prima creare il mondo. Volevo cominciare con un mondo adeguato a questi personaggi e com'era il posto. Piante, alberi, rocce, tutto questo. Cominciare da quello, prima, e poi sviluppare la storia. Ed è questo quello che abbiamo fatto. Cominciammo a pensare a questo e nello stesso momento in cui cominciammo a pensarci, vidi parte del lavoro di Brian Froud e me ne innamorai immediatamente. Pensavo che sarebbe stato quel genere di cosa che andava bene per quest'idea particolare. E i suoi concetti, visivamente, erano quel tipo di cose che potevamo riportare su tre dimensioni. Una delle cose che mi ha attratto che quelle creature particolari che aveva disegnato erano quel genere di cosa che facilmente sarebbe diventata una creatura vivente.
*Volevo girare un film dove le creature non ci assomigliassero.
==Voci correlate==
*[[A. C. H. Smith]]
*''[[Dark Crystal: La resistenza]]''
==Altri progetti==
{{interprogetto|etichetta=''The Dark Crystal''}}
[[Categoria:Film d'avventura]]
[[Categoria:Film fantasy]]
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Silvio Danese
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Spinoziano
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'''Silvio Danese''' (1955 – vivente), giornalista e critico cinematografico italiano.
==Citazioni di Silvio Danese==
{{cronologico}}
*{{NDR|Su ''[[Tutti pazzi per Mary]]''}} Sei pretendenti: il Perso, il Pazzo, l'lmballato, lo Stravolto, l'Accanito, il Malato. A ciascuno una scena comica che, a dispetto delle attese, strappa la risata. L'incriminata sequenza dello spenna appeso ai capelli è esilarante. Incomincia come una ordinaria commedia romantica, finisce come una farsaccia. Ma in mezzo si fa un buon esercizio di muscoli facciali. La Diaz? Gli sceneggiatori si sono dimenticati di scriverle il personaggio. Da ridere e da dimenticare.<ref>Da ''Il Giorno'', 17 ottobre 1998; citato in ''[http://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/tutti-pazzi-per-mary/35492/ Tutti pazzi per Mary]'', ''cinematografo.it''.</ref>
*{{NDR|Su ''[[Thirteen Days]]''}} Due ore e mezzo di testosterone presidenziale sono dure da sopportare. Ma finalmente si comprende perché l'embargo a Cuba resiste ancora, dopo 40 anni, al di là delle ragion militare: gli americani la menzogna non riescono a mandarla giù. Istruttivo.<ref>Da ''Quotidiano Nazionale'', 6 aprile 2001; citato in ''[http://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/thirteen-days/39854/ Thirteen Days]'', ''cinematografo.it''.</ref>
*{{NDR|Su ''[[Don't Say a Word]]''}} Non è male l'idea della mente come cassaforte, ma è macchinosa la trappola dei delinquenti ed è un po' maldestro il finale che, per lasciare a Douglas il merito del coraggio e della sfida, rende imbecille la polizia. C'è una fosca atmosfera metropolitana, riuscita, che si deve al regista di ''Cosa fare a Denver quando sei morto'' e ''Il collezionista'', Con ''Unico testimone'' questo terzo film di Fleder compone un dittico tra i titoli in cartellone: thriller di famiglia con padre detective. Potabile.<ref>Da ''Quotidiano Nazionale'', 12 aprile 2002; citato in ''[http://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/don-t-say-a-word/40820/ Don't Say a Word]'', ''cinematografo.it''.</ref>
*{{NDR|Su ''[[28 giorni dopo]]''}} Nell'incubo dell'epidemia che torna a riguardarci come se il nostro fosse il nuovo medioevo, spunta con qualche motivo di pessimismo scaramantico il nuovo film di [[Danny Boyle|Boyle]], cineasta inglese assurto a successo rapido e un po' eccessivo con ''[[Trainspotting]]''. La Sars cinese non c'entra, ma il lettore di cronaca recepisce le similitudini. S'immagina una peste a Londra, ai giorni nostri, e si racconta la disgregazione sociale che ne deriva, ricalcando luoghi comuni e inventando, invece, atmosfere fredde e apocalittiche che impressionano. Perché Boyle, le immagini le sa fare. Lo sceneggiatore [[Alex Garland]], lo stesso di ''[[The Beach]]'', scritto sempre per Boyle, parte da un'infezione animale trasmessa all'uomo. Scelta la scimmia, simbolo di una attiguità generazionale nell'evoluzione della specie, succede che la fuga di alcune cavie da un laboratorio provoca la contaminazione. Gli animali trasmettono la rabbia aggredendo l'uomo. La vicenda si focalizza su un ragazzo che dopo un mese di coma trova la città in preda al virus... Horror sociale.<ref>Da ''Il Giorno'', 14 giugno 2003; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/28-giorni-dopo-whuu6tv1 28 giorni dopo]'', ''cinematografo.it''.</ref>
*{{NDR|Su ''[[La passione di Cristo]]''}} Pasqua letale. Dal Getsemani al Sinedrio, dalla fustigazione alla crocifissione: la Via Crucis di Rambo. Massimo rispetto per il tema che richiede la massima severità. La Passione secondo Mel Gibson è una esibizione spettacolare che passa attraverso la vittimizzazione di Gesù di Nazareth della ricostruzione del sacrificio "per l'umanità". A parte il manierismo da spaghetti-western, la fraintesa verità linguistica (aramaico con sottotitoli) e la mediocre direzione degli attori (privo di grazia Caviezel, inadatta la Bellucci-Maddalena), resta il gusto di colpire, impressionare, per sollecitare l'equivoca questione delle responsabilità omettendo la teologia: secondo la dottrina della religione di riferimento dell'autore, il destino di Cristo era segnato da Dio. Ora che il cinema può raccontare, e il pubblico sa ricevere, la violenza high-tech avendo digerito "[[Salvate il soldato Ryan]]" e "[[L'esorcista]]" integrale, lo scandalo del corpo martoriato è soltanto noioso accumulo di morbosa immaginazione. Privo di mistero e spiritualità, è un film che rispecchia l'aggressività dogmatica dei nostri tempi. Antireligioso. Dunque fallito.<ref>Da ''Quotidiano Nazionale'', 10 aprile 2004, p. 38.</ref>
*{{NDR|Su ''[[Calvario (film)|Calvario]]''}} [...] una concentrazione di peccati romanzesca, al limite della parodia, in un villaggio irlandese curiosamente "trendy": pub postmoderno, interni colorati, villa cardinalizia sontuosa, mentre intorno il mare e le celebri pianure verdi sono più angosciose degli interni. Ogni episodio comporta un esemplare richiamo del sacerdote all'integrità, prima di tutto con se stessi, e si deve alla fotogenia drammatica del fulvo barbuto Gleeson la tensione morale, altrimenti poco credibile nell'eccesso di peccatori [...]. Finale senza appello. Biblico.<ref>Da ''Nazione-Carlino-Giorno'', 15 maggio 2015; citato in ''[https://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/calvario/58383/ Calvario]'', ''cinematografo.it''.</ref>
*{{NDR|Su ''[[Life - Non oltrepassare il limite]]''}} Alien dopo "[[Alien]]", ma non è cibo rimasticato. [...] dal thriller fantascientifico si passa alle regole dell'horror claustrofobico sfruttando (bene) il budello dell'astronave e l'infinito stellare. Aggiornata al recente iperrealismo fisico della navigazione spaziale (prova d'abilità il lungo piano sequenza "action" iniziale), l'avventura richiama questioni etiche risapute, ma valide, dell'esplorazione scientifica: le conseguenze dell'amore per la conoscenza. Invadente, il wagnerismo della colonna musicale non dà tregua. Cast adeguato e finale a colpo di scena telefonato.<ref>Da ''Nazione-Carlino-Giorno'', 23 marzo 2017; citato in ''[https://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/life---non-oltrepassare-il-limite/61068/ Life - Non oltrepassare il limite]'', ''cinematografo.it''.</ref>
*{{NDR|Su ''[[L'uomo sul treno - The Commuter]]''}} Omicidio sul pendolare express. Ancora la coppia [[Liam Neeson|Neeson]] / [[Jaume Collet-Serra|Collet-Serra]], ormai un sodalizio fissato in thriller scacciapensieri tra echi di action anni '90 e stralci dai classici di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] ("[[Unknown - Senza identità|Unknown]]", "[[Run All Night - Una notte per sopravvivere|Run all night]]").<ref>Da ''Quotidiano Nazionale'', 25 gennaio 2018; citato in ''[https://www.mymovies.it/film/2018/the-commuter/rassegnastampa/776097/ L'uomo sul treno - The Commuter]'', ''mymovies.it''.</ref>
*{{NDR|Su ''[[Doppio sospetto]]''}} Thriller di famiglia alla [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]], ma piuttosto che l'idea del complotto, come nell'ultimo titolo del maestro {{NDR|''[[Complotto di famiglia]]''}}, qui cresce e vige come motore di ragionamenti, angosce e premeditazioni da non svelare il sospetto. Gli anni 60 e le villette a schiera fanno America di concordia sociale borghese, la piattaforma di normalità da infilzare con la turbolenza dell'aggressività e delle vendette.<ref>Da ''Quotidiano Nazionale'', 28 febbraio 2020; citato in ''[https://www.mymovies.it/film/2018/duelles/rassegnastampa/1404510/ Doppio sospetto]'', ''mymovies.it''.</ref>
*{{NDR|Su ''[[Benedetta (film)|Benedetta]]''}} Un giro monastico erotico, femminista e iconoclasta a fine XVI secolo col regista di ''[[Basic Instinct]]''. Al posto di [[Sharon Stone|Sharon]], la bionda un po' calligrafica, ma bravissima, [[Virginie Efira|Efira]].<ref>Da ''Quotidiano Nazionale'', 2 marzo 2023; citato in ''[https://www.mymovies.it/film/2021/benedetta/rassegnastampa/1698144/ Benedetta]'', ''mymovies.it''.</ref>
*{{NDR|Su ''[[28 anni dopo]]''}} Ventitré anni dopo il primo film di [[Danny Boyle|Boyle]], e una trentina dai fatti. Il mondo infettato dal virus della rabbia, metafora di una metafisica dell'aggressività umana, eterna e attuale, servita sul piatto del cinema action e survival, assedia l'isola dei sopravvissuti.<ref>Da ''Quotidiano Nazionale'', 27 giugno 2025; citato in ''[https://www.mymovies.it/film/2025/28-anni-dopo/rassegnastampa/1738446/ 28 anni dopo]'', ''mymovies.it''.</ref>
==Note==
<references />
{{DEFAULTSORT:Danese, Silvio}}
[[Categoria:Critici cinematografici italiani]]
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
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Campionato mondiale di calcio 2006
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{{voce tematica}}
[[File:Napolitano e Cannavaro.jpg|thumb|[[Giorgio Napolitano]] e [[Fabio Cannavaro]] con la Coppa del Mondo]]
Citazioni sul '''Campionato mondiale di calcio 2006'''.
==Citazioni==
*Avevo detto che l'avrebbe vinta {{NDR|la Coppa del mondo}} chi aveva più fame e il nostro gruppo ha dimostrato di averne più di tutti. ([[Marcello Lippi]])
*Doveva essere il Mondiale del Brasile. Già assegnato. Chi avrebbe potuto fermare Ronaldinho, Ronaldo, Adriano e Kakà? Dovevano essere Argentina, Olanda, Germania, Spagna le grandi sfidanti. Doveva essere l'Italia la grande delusione, stritolata dalle vicende extra-calcistiche della vigilia, con un c.t. del quale erano state chieste le dimissioni e diversi titolari coinvolti (giustamente o no) in storie spiacevoli. È successo invece tutto il contrario, dopo una prima fase senza sorprese dove tutte le favorite hanno superato il turno. A sorpresa, chi ha sofferto di più è stata la Francia, costretta a battere il Togo per andare agli ottavi. Per gli azzurri, vinto il gruppo con Ghana, Usa e Repubblica Ceca, s'è aperta un'autostrada verso le semifinali: in mezzo, le modeste Australia e Ucraina. Con Germania e Argentina a lottare per l'altro posto (e i tedeschi ad avere la meglio ai rigori). Dall'altra parte del tabellone, il Brasile doveva volare: invece i francesi, come l'Italia nell'82, dopo la grande paura si sono scatenati. Prima sbarazzandosi della Spagna che sembrava straordinaria, poi facendo fuori un Brasile modesto nei quarti, infine prevalendo sul Portogallo (poi 4º) in semifinale. Apoteosi meritata (per noi) a Berlino, ai rigori, contro Zidane e soci. ([[Fabio Licari]])
*Esplode [[Calciopoli]]. [[Marcello Lippi|Lippi]], un grande, capisce che tira una brutta aria e "sfrutta" le polemiche per cementare il gruppo. La situazione non è semplice: a Coverciano i tifosi urlano, si aggrappano alle reti [...]. È un inferno, a volte vorrei andare a prendere quei vigliacchi che gridano nascosti dalle recinzioni. {{NDR|«Poi volate a Duisburg, in Germania, e l'atmosfera cambia.»}} Ci travolge l'affetto degli "italiani di Germania", il ritiro è volutamente spartano, tutti fanno il loro dovere. {{NDR|«Compreso lei che con [[Angelo Peruzzi|Peruzzi]] è l'unico a non giocare mai. Si sente meno "campione" degli altri?»}} Per nulla, lo sono quanto capitan [[Fabio Cannavaro|Cannavaro]]. Lippi lo dice a tutti: "Sei stato essenziale anche tu perché hai sempre dato il massimo ad ogni allenamento. Solo così si vince". {{NDR|«...Battendo la Francia ai rigori: prima dei tiri parla con [[Gianluigi Buffon|Buffon]]?»}} No. Io e Peruzzi lo osserviamo, è carichissimo. Noi invece tremiamo. Quando tocca a Fabio [...] siamo in trance. All'epoca c’era il 5º uomo, gli chiediamo: "Chi tira dopo [[Fabio Grosso|Grosso]]?". E lui: "Se segna avete vinto". Non capisco più niente. {{NDR|«Ci racconti i festeggiamenti.»}} Entriamo nello spogliatoio, con noi troppe persone che non meriterebbero di stare in quella stanza ma sono le prime a "salire sul carro". Vorrei cacciarle, ma la gioia è troppa. Ci buttiamo tutti in vasca tra pianti e grida, ho 24 anni e vedo miti come [[Alessandro Del Piero|Del Piero]] e [[Francesco Totti|Totti]] che impazziscono di gioia. L'apoteosi una volta tornati a casa: un mese prima a crederci eravamo in 23 più il ct, ora siamo 57 milioni. Ma che bello vedere le piazze in festa. ([[Marco Amelia]])
*Mai visto un mondiale così. ([[Slogan pubblicitari|slogan pubblicitario]] per l'emittente televisiva italiana ''Sky Sport'')
* Questo mondiale ci ha insegnato molte cose semplici. Che il calcio è un gioco di squadra, per esempio, e che undici uomini motivati allo stesso obiettivo e ben assemblati valgono di più di undici fuoriclasse che giocano ognuno per conto proprio. Che la forza di un gruppo si misura anche e soprattutto dalla capacità delle riserve di non fare casino quando non tocca a loro e di essere viceversa irresistibili appena arriva la chiamata. ([[Carlo Verdelli]])
==Voci correlate==
*[[Finale del campionato mondiale di calcio 2006]]
==Altri progetti==
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{{Campionato mondiale di calcio}}
[[Categoria:Calcio in Germania]]
[[Categoria:Edizioni del campionato mondiale di calcio| 2006]]
[[Categoria:Eventi degli anni 2000]]
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Thomas Malory
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Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
====Libro IV====
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*Artù dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e spelndide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a ser Kay il Siniscalco, ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188)
*Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189)
*Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189)
*«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193)
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*Ser Lancillotto non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535)
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}}
[[Categoria:Scrittori britannici]]
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Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
====Libro IV====
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*Artù dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e spelndide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a ser Kay il Siniscalco, ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188)
*Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189)
*Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189)
*«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193)
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a re Marco di Cornovaglia il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato ser Moroldo, un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*Ser Lancillotto non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535)
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
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[[Categoria:Scrittori britannici]]
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Manasse (re)
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[[File:Manases-Manasseh.jpg|thumb|Manasse]]
'''Manasse''', personaggio biblico, re di Giuda.
==Citazioni su Manasse==
*Allora il Signore disse per mezzo dei suoi servi i profeti: "Poiché Manàsse re di Giuda ha compiuto tali abomini, peggiori di tutti quelli commessi dagli Amorrèi prima di lui, e ha indotto a peccare anche Giuda per mezzo dei suoi idoli, per questo dice il Signore Dio di Israele: Eccomi, mando su Gerusalemme e su Giuda una tale sventura da far rintronare gli orecchi di chi l'udrà". (''[[Libri dei Re]]'')
*Fece ciò che è male agli occhi del Signore, imitando gli abomini delle popolazioni sterminate già dal Signore all'arrivo degli Israeliti. Ricostruì le alture demolite dal padre Ezechia, eresse altari a Baal, innalzò un palo sacro, come l'aveva fatto [[Acab]], re di Israele. Si prostrò davanti a tutta la milizia del cielo e la servì. Costruì altari nel tempio riguardo al quale il Signore aveva detto: "In Gerusalemme porrò il mio nome". Costruì altari a tutta la milizia del cielo nei due cortili del tempio. Fece passare suo figlio per il fuoco, praticò la divinazione e la magìa, istituì i negromanti e gli indovini. Compì in tante maniere ciò che è male agli occhi del Signore, da provocare il suo sdegno. (''[[Libri dei Re]]'')
*Manàsse fece traviare Giuda e gli abitanti di Gerusalemme spingendoli ad agire peggio delle popolazioni che il Signore aveva sterminate di fronte agli Israeliti. Il Signore parlò a Manàsse e al suo popolo, ma non gli badarono. Allora il Signore mandò contro di loro i capi dell'esercito del re assiro; essi presero Manàsse con uncini, lo legarono con catene di bronzo e lo condussero in Babilonia. Ridotto in tale miseria, egli placò il volto del Signore suo Dio e si umiliò molto di fronte al Dio dei suoi padri. Egli lo pregò e Dio si lasciò commuovere, esaudì la sua supplica e lo fece tornare in Gerusalemme nel suo regno; così Manàsse riconobbe che solo il Signore è Dio. (''[[Libri delle Cronache]]'')
==Voci correlate==
*[[Ezechia]] – padre
*[[Amon (re)|Amon]] – figlio
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Re di Giuda]]
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
{{vedi anche|w:Progetto:GLAM/BEIC}}
Elenco delle voci create su Wikiquote nell'ambito del [[w:Progetto:GLAM/BEIC|progetto BEIC]], a partire da materiale messo a disposizione dalla [[w:Biblioteca europea di informazione e cultura|Fondazione BEIC]]. Totali: '''986 voci'''<!--, di cui 1 in inglese, 1 in spagnolo, 1 in francese e 1 in latino-->.
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===Persone===
#[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small>
#[[Giambattista Vasco]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Stefano da San Gregorio]] - <small>2021-08-29</small>
#[[Christoph Scheiner]] - <small>2021-08-30</small>
#[[Gian Rinaldo Carli]] - <small>2021-09-01</small>
#[[Vittorio Saraceno]] - <small>2021-09-05</small>
#[[Federico Sanvitale]] - <small>2021-09-06</small>
#[[Antonio Sangiovanni]] - <small>2021-09-09</small>
#[[Francesco Ricci (matematico)]] - <small>2021-09-11</small>
#[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]] - <small>2021-09-11</small>
#[[Filippo Antonio Revelli]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Onofrio Puglisi]] - <small>2021-09-22</small>
#[[Bartolomeo Pollastri]] - <small>2021-09-23</small>
#[[Giovanni Battista Pisani]] - <small>2021-09-27</small>
#[[Giovanni Giacomo Pierantoni]] - <small>2021-09-27</small>
#[[Italo Zannier]] - <small>2021-09-29</small>
#[[Auguste Marmont]] - <small>2021-10-11</small>
#[[Giovanni Biagio Amico]] - <small>2021-10-11</small>
#[[Stefano degli Angeli]] - <small>2021-10-12</small>
#[[Benedetto degli Alessandri]] - <small>2021-10-14</small>
#[[Angelo da Vallombrosa]] - <small>2021-10-14</small>
#[[Domenico Benivieni]] - <small>2021-10-14</small>
#[[Pietro di Fabrizio Accolti]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Antonio Adamucci]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Bernardino Baldi]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Cosimo Bartoli]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Giusto Bellavitis]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Silvio Belli]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Abū-Ṭālib Ḫān]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Antonio Maria Bordoni]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Francesco Saverio Brunetti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Filippo Calandri]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Stanislao Canovai]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Sigismondo Alberghetti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Giuseppe Antonio Alberti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Giuseppe Averani]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Giovanni Maria Bonardo]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Lorenzo Camerano]] - <small>2021-10-19</small>
#[[Giuseppe Campani]] - <small>2021-10-19</small>
#[[Domenico Martinelli]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Luigi Ferdinando Marsili]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Angelo Marchetti]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Carlo Antonio Manzini]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Antonio Maria Lorgna]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Bernardo Pulci]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Gustavo Bucchia]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Serafino Calindri]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Roberto Valturio]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Niccolò da Osimo]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Alberto Pappiani]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Raimondo da Capua]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Giordano Ruffo]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Panfilo Sasso]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Schiavo di Bari]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Serafino de' Cimminelli]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Giorgio Summaripa]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Girolamo Manfredi]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Gabriele Capodilista]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Lorenzo Spirito Gualtieri]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Guglielmo da Saliceto]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Jacopo da Cessole]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Antonio Matani]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Carlo Matteucci]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Pedro de Medina]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Friedrich Accum]] - <small>2021-10-27</small>
#[[George Biddell Airy]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Joachim d'Alencé]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Carlo Amoretti]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Giovanni Antonelli (astronomo)]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Torbern Olof Bergman]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Belsazar Hacquet]] - <small>2021-10-27</small>
#[[George Atwood]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Friederich Münter]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Franz Schott]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Lazzaro Spallanzani]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Isaac Abrabanel]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Giason Denores]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Juan de Jarava]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Alessandro Pascoli]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Euforbo]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Zaccaria Scolastico]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Battista Fregoso (1450-1505)]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Ugo Benci]] - <small>2021-11-04</small>
#[[Jacopo Filippo Foresti]] - <small>2021-11-04</small>
#[[Feo Belcari]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Pompeo Baldasseroni]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Sallustio Bandini]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Lodovico Bianchini]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Vladislav Iosifovič Bortkevič]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Richard Cantillon]] - <small>2021-11-09</small>
#[[John Bates Clark]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Salvatore Cognetti de Martiis]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Girolamo Francesco Cristiani]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Alfons Dopsch]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ruggero Giuseppe Boscovich]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Pietro Antonio Cataldi]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ambrogio Contarini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Tavelli]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Colombini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Pagnini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Rhazes]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Antonio Pace]] - <small>2021-11-19</small>
#[[Joseph-François Marie]] - <small>2021-11-29</small>
#[[Alessandro Marchetti (matematico)]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Giambattista Magistrini]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Agostino Maccari]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Antonio Ludeña]] - <small>2021-12-12</small>
#[[Doroteo Alimari]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Alessandro Canobbio]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Camillo Leonardi]] - <small>2022-01-21</small>
#[[Ascanio Centorio Degli Ortensi]] - <small>2022-01-28</small>
#[[Domenico Griminelli]] - <small>2022-02-02</small>
#[[Guglielmo Gargiolli]] - <small>2022-02-03</small>
#[[Giovanni Battista Gallicciolli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Guglielmo Grataroli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Donato Calvi]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Flegomene]] - <small>2022-02-07</small>
#[[Francesco Fuoco]] - <small>2022-02-19</small>
#[[Francesco dal Sole]] - <small>2022-03-03</small>
#[[Nicolao Colletti]] - <small>2022-03-12</small>
#[[Cristoforo Clavio]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Jacques Peletier du Mans]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Pietro Apiano]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Francesco Cigalini]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Scipione Chiaramonti]] - <small>2022-03-23</small>
#[[Antonio Brognoli]] - <small>2022-03-26</small>
#[[Giuseppe Davia]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Francesco Vandelli (astronomo)]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Giuseppe Vergani]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Giovanni Camilla]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pompeo Colonna (scrittore)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Luigi Castiglioni (botanico)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Guidobaldo Del Monte]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Federico Commandino]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Teone di Alessandria]] - <small>2022-04-09</small>
#[[Francesco Maria II Della Rovere]] - <small>2022-04-11</small>
#[[Pappo di Alessandria]] - <small>2022-04-12</small>
#[[Sereno di Antinopoli]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Eutocio]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Alonso de Fuentes]] - <small>2022-04-15</small>
#[[Francesco Zantedeschi]] - <small>2022-04-19</small>
#[[Famiano Michelini]] - <small>2022-04-26</small>
#[[Gregorio Bressani]] - <small>2022-05-02</small>
#[[Francesco Eschinardi]] - <small>2022-05-13</small>
#[[Andrea Zambelli (economista)]] - <small>2022-05-27</small>
#[[Francesco Ginanni]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Elia Lombardini]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Leone Ebreo]] - <small>2022-11-18</small>
#[[Jacopo Belgrado]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Jean-Baptiste Biot]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small>
#[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small>
#[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small>
#[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small>
#[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small>
#[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small>
#[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small>
#[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small>
#[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small>
#[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small>
#[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small>
#[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small>
#[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small>
#[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small>
#[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small>
#[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small>
#[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small>
#[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small>
#[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small>
#[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small>
#[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small>
#[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small>
#[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small>
#[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small>
#[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small>
#[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small>
#[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small>
#[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small>
#[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small>
#[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small>
#[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small>
#[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small>
#[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small>
#[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small>
#[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small>
#[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small>
#[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small>
#[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small>
#[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small>
#[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small>
#[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small>
#[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small>
#[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small>
#[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small>
#[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small>
#[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small>
#[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small>
#[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small>
#[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small>
#[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small>
#[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small>
#[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small>
#[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small>
#[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small>
#[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small>
#[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small>
#[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small>
#[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small>
#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
#[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small>
#[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small>
#[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small>
#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small>
#[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small>
#[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small>
#[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Giovanni Battista Manzini]] - <small>2026-06-29</small>
#[[Salvatore Ventimiglia]] - <small>2026-07-07</small>
===Tematiche===
#[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small>
#[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small>
#[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small>
#[[Palma]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small>
#[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small>
#[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small>
#[[Maccabei]] - <small>2023-05-04</small>
#[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small>
#[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small>
#[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small>
#[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small>
#[[Animosità]] - <small>2024-03-13</small>
#[[Traci]] - <small>2024-06-25</small>
#[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small>
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#[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small>
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#[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small>
#[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small>
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#[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Basiluzzo]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Salina]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small>
#[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small>
#[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small>
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#[[Quattro elementi]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Candia]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Malvasia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Cocciniglia]] - <small>2025-09-09</small>
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#[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Flora]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Vegetazione]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Legge del taglione]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Grazia (diritto)]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Fanano]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Val di Chiana]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Pila di Volta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Lampreda]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carcere minorile]] - <small>2025-11-05</small>
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#[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small>
#[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small>
#[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Modone]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Psara]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Erice]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small>
#[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Platani]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Livella]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small>
#[[Licata]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small>
#[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small>
#[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Masera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Toce]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Marmo di Candoglia]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Rift Albertino]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Abbazia di Novalesa]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Valle Antrona]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small>
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#[[Massiccio del San Gottardo]] - <small>2026-06-11</small>
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===Raccolte===
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===Opere===
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#[[:fr:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small>
#[[:la:Athanasius Kircherus]] - <small>2021-10-13</small>
{{div col end}}
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Friederich Münter
0
187625
1419619
1419601
2026-07-08T12:19:04Z
Marcella Medici (BEIC)
84396
1419619
wikitext
text/x-wiki
[[File:Friederich Münter.jpg|miniatura|Friederich Münter]]
'''Friederich Münter''' (1761 – 1830), vescovo luterano, archeologo e filologo tedesco naturalizzato danese.
==''Viaggio in Sicilia''==
===[[Incipit]]===
La città di [[Palermo]] e le intere sue contrade non possono gloriarsi di verun considerevole avanzo d'antichità. I tremuoti ed il dominio de' Saraceni annientarono tutto ciò che avrebbe potuto restarvi; e quanto forse qua e là potrebbe rinvenirsi, non sarebbe da mettersi in confronto certamente con quei superstiti antichi monumenti delle altre parti della Sicilia. È noto soltanto che vi siano stati due rinomati tempj, uno consagrato a Giove, e ad Ercole l'altro, de' quali non evvi più traccia veruna: ed oltre a questi un teatro, che nel 16.° secolo fu gettato a terra ad oggetto d'ingrandire il piano del palazzo. <!--(vol. 1, p. 9)-->
===Citazioni===
*S'erge la città {{NDR|di Palermo}} in una pianura, che stendendosi verso mare circondata resta da ripide ed alte montagne. È verisimile che queste ne' più remoti tempi siano state come baloardi contro l'effetto del mare; e che simile pianura non sia che il fondo di esso lasciato scoverto dopo che le sue acque si ritirarono, come sembra, in questa parte del Mediterraneo. (vol. 1, p. 11)
*Paese molto grande, ed assai regolarmente costruito, Palermo è diviso in quattro parti principali da due strade che nel centro loro ad angoli retti si tagliano. Queste sono larghe, luminose e perfettamente in linea retta, di modo che ove si sta situato nell'ottagono formato da quattro palazzi, giusto dove quelle due strade s'intersecano, si ha il piacere di vedere tutte le quattro primarie porte della città. (vol. 1, p. 12)
*I più celebri di tutti li dotti palermitani è il [[Gabriele Lancillotto Castello|Principe di Torremuzza]], che per le sue antiquarie, ed in particolar maniera numismatiche opere merito grandissimo si è acquistato. (vol. 1, p. 32)
*Finalmente bisogna che io faccia ancora menzione d'un celebre poeta di Sicilia, [[Giovanni Meli]], uomo di vero e grande poetico talento. Egli è autore di molte piccole poesie in dialetto siciliano, che sono lette in tutta l'Italia con meraviglia; e sta travagliando ad una comica eroica composizione, che dev'essere una continuazione, o piuttosto Paralipomena di D. Quichotte, della quale mi ha egli fatto leggere alcuni canti, che secondo il mio giudizio sono in grado eminente eccellenti. È un male che questo illustre personaggio non può dedicarsi interamente alla poesia, per essere un medico il qual è costretto per vivere, esercitarne la professione, che non gli darebbe più profitto, se fosse comunemente noto ch'egli sia un poeta. (vol. 1, pp. 33-34)
*A' più ricchi monasteri Benedettini di tutta l'Italia appartiene quello di [[Abbazia di San Martino delle Scale|S. Martino]] nel circondario di Palermo. Situato è questo su di un alto e scosceso monte, che difende la capitale dalla parte di ponente in una spaventevole nuda valle circondata d'alpestri e sterili rocce, ed un clima che ha più del nostro del nord che del temperato di Sicilia. La strada dalla città al chiostro non è più di quattro miglia e mezzo. Questa si dirige da bel principio in una folla di ville e cascine, ed ove non si vedono che feraci giardini, piante d'olivi e vigneti. A poco a poco comincia la strada a divenire montuosa, e tantosto le vedute molto selvagge. Si arriva in una valle circondata da enormi rocce, sulle quali vegetano soltanto alcune macchie d'erba, molta aloè, ''ficus opuntia'', e qua e là alcuni alberi d'olivo. La medesima si estende serpeggiando fra le balze, le quali di quando in quando si aprono; ed offrono bella veduta sulla fertile valle della città, sul porto e sul mare; ma si torna sempre più fra le rocce conforme si va in alto, finché si giunge alla sommità della montagna per via d'una strada assolutamente deserta, che conduce ad una più trista e malinconica valle, ove il monastero stassi infossato. Questo all'opposto è costruito con signorile magnificenza, di grande estensione, ed adorno di singolari lavori di marmo. Sì le camere de' frati, che de' forestieri sono belle e comode; i corridori larghi, alti e lunghi in modo che vi si perde quasi la vista. La scala maestra, sebbene poco più stretta, uguaglia quella di Caserta. Essa è intrecciata di marmo siciliano, interrotto negli estremi da grosse pietre cavate da possessioni appartenenti al convento. La chiesa è abbellita da nobile semplicità. (vol. 1, pp. 35-37)
*Questa città {{NDR|di [[Monreale]]}} è sita sopra una ben formata altura, la quale è il termine de' monti che a traverso l'isola tutta si stendono sino al piè dell'Etna. La medesima ha una bellissima veduta sulla ubertosa pianura di Palermo, sul monte Pellegrino e sopra il porto e mare Mediterraneo, che tanto lungi si estende quanto l'occhio può giungervi. Monreale è piccolo e brutto; ed ha molto perduto dopo l'abolizione dell'arcivescovo. I proprietarj che vi dimorano sono gentiluomini Siciliani, le cui circostanze non permettono loro di vivere con lusso come in Palermo. (vol. 1, pp. 39-40)
*[[Aloe (botanica)|Aloè]] ed una specie d'alberi con larghe foglie ripiene di pungoli innumerevoli (''[[Fico d'India|cactus opuntia]], Lin.'') nascono soprattutto in quantità incredibile ancora sulle più dure rocce. Il tronco dell'aloe, che porta fiore e frutto, s'innalza sino a cinque, o sei braccia, le di cui foglie ne sono spesso lunghe da due sino a tre. Di queste se ne fanno corde, ma non so se vi sia in Sicilia qualche ordinaria fabbrica, dove si lavorino. Con le due suespresse piante formano i contadini delle siepi, che impunemente non si possono attraversare. (vol. 1, p. 45)
*La prima città nella parte occidentale della Sicilia è [[Alcamo]], situata e fortificata da' Saraceni in un piccolo monte, che verso il mare si stende, ed in conseguenza assai moderna, per potere contenere qualche cosa di osservabile per un viaggiatore antiquario. Pur non di meno è questa una delle più considerabili città municipali; ha tredici mila abitanti, e paga quattro mila once annue al re, e cinquecento al duca d'Alba grande di Spagna [...]. (vol. 1, pp. 46-47)
*[[Segesta]] bisognò che fosse abbastanza potente, perché fu una volta in guerra, saccheggiata e conquistata da' Cartaginesi durante la medesima. La più remota sua istoria è interamente incognita. Si sa che aveva un porto nelle coste occidentali dell'isola chiamato l'Emporio degli Egestani. La distruzione di essa città ebbe probabilmente luogo nelle guerre de' Saraceni. Tra le sue rovine alcuni avanzi si osservano di antiche muraglie costruite con grosse pietre; alcuni resti d'un teatro ancora più estesamente scoverto a' tempi nostri dalle cure del dotto Principe di Torremuzza, il quale con toglier via la terra ha ritrovato molti sedili e diverse porte, per le quali gli spettatori entravano per sedersi. Degno particolarmente di osservazione è un tempio d'antico dorico stile assolutamente intatto, giacché nell'anno 1781 ciò che sembrava volersene cadere fu ristaurato. (vol. 1, pp. 48-49)
*La città {{NDR|di [[Trapani]]}}, quantunque picciola, è una delle più ricche di Sicilia, giacché oltre il vantaggio che ella ha di molti facoltosi nobili che vi dimorano, gode d'un gran commercio di sale, che si ricava dalle vicine spiagge del mare, e niente vi abbisogna che il solo calore del sole per la necessaria evaporazione e per l'imbiancamento.<br>Pesche di tonni e fabbriche di coralli ne accrescono la floridità. Questi si ricavano dagli scogli che sono nel porto e nella spiaggia intorno, e se ne servono per diversi domestici usi, come per corone e per picciole statue di Santi, le quali riescono buone. Uguali travagli si fanno ancora nell'avorio e nell'ambra, la quale si trova sopra quelle coste, ed in marmo siciliano a diverse macchie, ed in bellissimo e bianco alabastro. (vol. 1, pp. 55-56)
*Sei miglia distante da Trapani giacciono le rovine dell'antica [[Erice]] sul monte d'ugual nome, ora chiamato di [[Monte Erice|S. Giuliano]]. Questa grande montagna s'alza immediatamente al mare, ed è dopo l'Etna la più elevata in Sicilia. Dalla sommità sua distintamente si vede l'isola di Lampedusa, che sta fra Tunisi e Trapani, dalla cui spiaggia si osserva la notte il fuoco sulle coste africane. (vol. 1, p. 58)
*L'istoria della città di Erice è molto sconosciuta. Sappiamo solamente che Amilcare nella prima guerra punica la sorprese, ne ammazzò, o vendé la maggior parte degli abitanti, e mandò il restante in Trapani. Probabilmente dopo la conchiusione della pace gli antichi abitatori d'Erice ritornarono al loro paese, e restarono in pacifico e non molestato possesso del medesimo. La picciola città, che ora è situata nella sommità di quel monte, sembra essere sorta dall'antica. Alquanto al di sopra di essa giaceva uno de' più celebri tempj dell'antichità consagrato a Venere Ericina. (vol. 1, p. 61)
*Dopo due giorni di dimora in Trapani partii a 24 novembre per [[Mazara del Vallo|Mazzara]], città vescovile nella costa meridionale di Sicilia, da cui l'intera provincia o valle di Mazzara ha derivato il suo nome. La strada correva costantemente in vicinanza del lido in una piacevole pianura, la quale era meglio coltivata della contrada tra Alcamo e Trapani; e benché non passassi per mezzo alcun casale, pure molto spesso incontrai delle case sparse intorno le alture. La veduta di quelle campagne era la più mirabilmente deliziosa, perché verso la dritta, ed avanti di me scorgeva il mare africano con alcune sue picciole isole, e dalla sinistra mi si presentava la catena de' monti che attraversa l'intera Sicilia; mentre alle spalle restava Trapani ed il monte Erice, che con la maestosa sua grandiosità tutto l'orizzonte chiudeva. Il giorno era piacevole e bello come di primavera, a segno che io potei pranzare in aperta campagna vicino ad una solitaria fontana, che serviva per abbeverare le mandre. Ma ciò che più mi diede diletto, fu di mirare tante di queste greggi seminate sopra i pascoli, e dalle alture intorno i corni e le sampogne de' pastori ascoltare. (vol. 1, pp. 70-71)
*Nel primo giorno giunsi a [[Castelvetrano]], grande, ben costruito paese, posto in una deliziosissima, fertile e ben coltivata pianura. Il suo particolar articolo di commercio è l'olio che si raccoglie da estesi vicini oliveti in quantità assai straordinaria. Ancora molto grano vi si produce; ed il vino che somministra questa contrada, è uno de' più squisiti e forti dell'isola tutta, per lo che la città deve avere assai di che nudrirsi. (vol. 1, p. 76)
*Questa città {{NDR|[[Selinunte]]}}, secondo la testimonianza di [[Strabone]] e di [[Tucidide]], fu eretta nella 35.ª olimpiade, ossia 640 anni prima di G. C., da una colonia che dalla loro città sotto un capo di nome Pamilio vi aveano spedito i Megaresi, i quali un secolo prima erano in Sicilia dalla Grecia venuti. Essa tanto crebbe in potere ed in magnificenza, che nella 50.ª olimpiade, ossia anni sessanta dopo la sua fondazione, potè portare la guerra a' Segestani, una delle più forti nazioni siciliane d'allora. Sembra che questi due Stati siano vissuti in costante inimicizia, almeno come [[Diodoro Siculo|Diodoro]] e Tucidide rapportano. (vol. 1, p. 77)
*Nella sera stessa giunsi in [[Sciacca|Isciacca]], ossia Xiacca, le antiche ''Thermae selinuntinae''. Questa città in forma di anfiteatro su d'una elevata roccia s'innalza, ed è mediocremente popolata da 8 sino a 9 mila persone. Non ha vetusti monumenti da fare ammirare, e molto meno fabbriche moderne può vantare, sebbene diverse chiese portino l'aspetto della ricchezza, per essere adornate, secondo l'uso siciliano, di diversi eccellenti lavori in marmo. (vol. 1, p. 85)
*Io arrivai al fiume [[Platani|Platano]], l{{'}}''Alico'' degli antichi, il più grande tra quelli di Sicilia, difficile ad attraversarsi in tempo d'inverno, per essere assolutamente privo di ponti. L'acqua però essendo più bassa di quanto me l'avevano fatto le mie guide supporre, lo passai senza alcuno impedimento. Questo fiume è assai famoso nell'antichità. [[Minosse|Minos]] perseguitava [[Dedalo]], come seppe che questi si era rifugiato in Sicilia, per cui sbarcò con quantità grande di gente alla foce del medesimo, ove un tempo la città di [[Eraclea Minoa|Maccara]] trovavasi elevata. Questa, dopo che Minos dalla figlia del re Cocalo fu ucciso, ebbe il nome di Minoa, che le diedero i Cretesi in commemorazione di quello eroe, i quali rimasero nel paese, dopo che i Sicani posero in fiamme i loro bastimenti. In seguito la stessa fu chiamata Eraclea, perché Dorieo, uno degli Eraclidi, si stabilì in quel luogo in vigore del trattato ch'[[Eracle|Ercole]] dopo la morte di Erice conchiuso avea con i Siculi, i quali dovevano rimanere padroni dell'intera contrada, finché uno de' suoi discendenti fosse tra loro sbarcato. (vol. 1, pp. 88-89)
*Non lungi da Girgenti, su d'una eminente roccia vicino al mare, s'erge la città di [[Siculiana|Sicoliana]], che ha un buon porto, e fa gran commercio di grani. Credono alcuni antiquarj che questa ed il fiume vicino siano stati chiamati ''Camico'', residenza un tempo di Cocalo re de' Sicani, presso del quale venne Dedalo fuggito da Creta. Questo architetto dové costruire le mura della città sul vertice della roccia, e condurvi una ripida ed incomoda strada. Gran contesa però tra gli antiquari si è destata, se bisogna cercare Camico in Sicoliana oppure nell'attuale Girgenti. (vol. 1, p. 90)
*La città di [[Agrigento]] fu costruita in una amena e fertile contrada, che dalla spiaggia si estendeva sino alla rocca, ove giace la nuova città di Girgenti. In mezzo della medesima passava il fiume Acrago, da cui la città ebbe il suo nome, giacché si chiamava essa dal greco Ἀκράγας secondo il costume di molte popolazioni greche di nominare le loro città con il nome de' vicini fiumi e mari. (vol. 1, pp. 94-95)
*Le strade {{NDR|di Agrigento}} sono assai incomode, alcune sono dritte, ma nella maggior parte scoscese ed anguste. Non vi sono belle fabbriche; le case si trovano troppo ristrette, e quasi tutte costruite senza calce e con una specie di pietra rossa che si ricava dal monte stesso e dal luogo medesimo ove queste s'innalzano. Solamente le case del vescovo, della libreria e del seminario costruite sono in gusto migliore, e adornano una bella piazza. All'opposto la veduta sopra l'intera contrada tra l'attuale Girgenti ed il mare e sulle sparse rovine è una delle più belle che io abbia giammai veduto. Pur non di meno io non l'osservai in tutta la sua magnificenza, perché mi trovava per disgrazia in Girgenti in tempo d'inverno, il quale defraudava al paese una gran parte della sua bellezza. (vol. 1, pp. 96-97)
*Il luogo della propria città d'Agrigento, ora ripieno di giardini e vigne, è una delle più incantevoli contrade che la natura possa offrire. Si vedono intorno dispersi avanzi dell'antica città. I recinti che dividono i giardini l'uno dall'altro, o che segregano la strada, sono formati da vetuste pietre d'ornamenti architettonici e da rotte colonne in parte d'un bellissimo marmo. (vol. 1, p. 111)
*{{NDR|Sul [[Tempio di Giunone (Agrigento)|tempio di Giunone]]}} Tutta questa rovina è inesplicabilmente bella e pittoresca; ed io oso sostenere di averne vedute molto poche che facciano una sì forte impressione, dove la maestosa contrada, gli odorosi giardini, gli alberi crescenti in mezzo ad architettonici frantumi, le antiche sontuose colonne metà alzate e metà stese a terra, le masse delle pietre che stanno l'una sopra l'altra, e la bella veduta al limite del colle, si uniscono tutti per riempire l'anima di grata e dolce sensazione. (vol. 1, p. 112)
*{{NDR|Sul [[Tempio della Concordia (Agrigento)|tempio della Concordia]]}} Trecento passi dal tempio di Giunone ve n'è un altro, il quale sinora è interamente illeso. La sua base, i corrispondenti gradini, tutte le sue scanalate colonne, l'architrave, il frontespizio, la cella, ed in una parola il tutto nel più perfetto stato si vede. Questo presenta la più distinta idea che possa aversi del modo, in cui un vetustissimo tempio compariva. Il suo colore è di un rosso gialliccio, dacché la pietra della quale è costruito, è di qualità sabbiosa, rossiccia, mischiata con calcinate chiocciole; il quale colorito spande uno straordinario piacevole incanto. In questo edifizio regna l'antica dorica maestà ad una grande decorazione unita; ed il suo effetto, per qualunque parte si possa riguardare, è grande oltre misura, perché l'armonia dell'opera tutta, l'occhio totalmente alletta e sorprende. (vol. 1, p. 115)
*Quattro miglia in distanza dalla città verso il nord vi è un monte chiamato [[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona|Macaluba]], che merita farsene menzione, perché questo da una quantità di piccoli crateri che si trovano sulla piana sua sommità, vomita sempre acqua fredda mischiata con creta, come le montagne vulcaniche gettano fuoco e lava. Qualche volta fa delle grandi gonfiagioni, si sentono de' gagliardi sotterranei tuoni, e finalmente formandosi de' buchi, getta da questi acqua fredda e creta. La superficie del monte sembra essere vuota, giacché, quando vi si cammina, il suolo si piega come ghiaccio sottile. (vol. 1, pp. 131-132)
*Io lasciai Girgenti li 6 dicembre 1785, ma soddisfar non potei il mio desiderio di vedere [[Enna|Castrogiovanni]], l'antica Enna dalla favola, e da' poeti tanto altamente celebrata, la quale, situata nel mezzo del paese, fu chiamata l'umbilico di Sicilia, come Delfo il centro della terra, per lo che [[Pindaro]] ed altri le diedero il nome di ''ὀμϕαλός τῆς γῆς''. Nel mese d'inverno possibil non è di viaggiare per l'interno dell'isola, ove le strade sulle montagne coverte sono di profonda neve, e irrigate da molti torrenti le valli, sopra de' quali né ponti, né altri mezzi di passaggio vi sono, per cui i viaggiatori sono spesso trattenuti, oppure un più lungo giro costretti di fare. (vol. 1, pp. 133-134)
*Miniere siffatte {{NDR|di zolfo}} si estendono nelle vicinanze di [[Palma di Montechiaro|Palma]], città di mediocre grandezza situata miglia dodici italiane da Girgenti.<br>Ivi mi trattenni mezza giornata, e niente osservai di particolare se non un [[Palma da datteri|albero di palma]] in mezzo del mercato. Questo fu il secondo che io vidi in tutta la Sicilia, e produce fiori e datteri, i quali sono ugualmente gustosi che gli africani. Da qui è da convincersi che tali alberi prosperar possono in tutta l'isola e forse ancora nella bassa Italia, e divenirvi indigeni; e quindi dovrebbe l'agricoltore acquistare quest'altro ramo di nutritura, perché pochi di questi alimentar potrebbero una picciola famiglia, mentre i loro frutti, come assai piacevoli, sarebbero generalmente ricercati. (vol. 1, pp. 134-135)
*Dopo un breve cammino da Palma nella città di [[Licata]] arrivai. Giace la medesima alle falde d'un alto monte, e immediatamente al mare. Il di lei porto è assai pericoloso, e precisamente quando soffia forte vento di scirocco che vi è rimpetto. Io vi giunsi dopo poche settimane che un bastimento d'Olstein aveva naufragato nel porto stesso. Osservai il luogo ove questo disastro successe, il quale soltanto pochi passi era dalla spiaggia distante. Gran contesa tra gli antiquarj è insorta, se Licata sia la famosa Gela o Phintia, fabbricata da Phintia dopo aver distrutta Gela, i di cui abitanti popolarono quella città. Forse i due partiti hanno in certo modo ragione, perché quando Licata non fosse l'antica Phintia, pur non di meno ha potuto portare il nome di Gela in memoria di essa, dalle cui rovine fu quella fabbricata e da' suoi abitatori popolata. (vol. 1, pp. 135-136)
*La presente città di [[Gela|Terranova]] fa commercio grande di canape, e particolarmente di soda e cotone, che si producono nella contrada. Essa contiene 10 mila anime, e la sua prosperità si lascia rilevare da' dazj che la medesima con il suo territorio paga annualmente al duca di Monteleone suo attuale barone, che montar si fanno a 40 mila scudi. (vol. 1, p. 139)
*Attraversai Biscari [...]. Ivi giacea la celebre ed antica [[Kamarina|Camarina]], di cui non altro più rimane che un pezzo di muraglia che apparteneva alla cella d'un tempio. [...] Divenuti i Camarinesi da bel principio ricchi e potenti, e quindi superbi, una ribellione contro i Siracusani suscitarono, i quali sembra che mantenuto avessero sopra di coloro un certo dominio. Furono in conseguenza i Siracusani costretti di rivolgere le armi contro la loro propria colonia, che la molestarono per l'intero corso di anni sedici. (vol. 1, pp. 139-140)
*Camarina ebbe in seguito nuovi abitatori di Gela; ma sembrava che lo spirito di rivolta diretto si fosse in questo paese; giacché per la seconda volta esternossi; per lo che [[Gelone]], tiranno di Gela e poi di Siracusa, distrusse Camarina che fu poscia dai di lui abitanti di nuovo provveduta. Essa andò crescendo in potere e considerazione, perché [[Pindaro]] ce lo fa conoscere [...]. Nelle guerre puniche Camarino si gettò sempre nel partito de' Cartaginesi; fu vinta da' Romani e probabilmente per la terza volta devastata, perché costoro vi mandarono una nuova colonia. Questa è l'ultima notizia che noi abbiamo di questa città, la qual ebbe uguale sorte con tutte le altre grandi che fiorirono un tempo sopra di quel littorale. Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in [[Sicilia]], in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano [...]. (vol. 1, pp. 141-142)
*Presso Camarina esiste un lago già dagli antichi menzionato, per mezzo del quale scorre il fiume ''[[Ippari|Hypparis]]'' che alla nazione dava il comodo di poter trasportare nella città gli alberi che si tagliavano sul monte. I suoi vapori erano assai malefici, come lo erano quelli di [[Selinunte|Selino]]. I Camarinesi consultarono un oracolo che probabilmente nelle vicinanze si venerava, e fu loro risposto, esser meglio lasciarlo come si trovava. Pur non di meno fu da quei paesani fatto disseccare, e da questo lato si avvicinò il nemico che distrusse la città. Questo lago al presente è nella maggior parte di terra coverto.<br>Molti vasi greci d'un bellissimo disegno con una quantità d'altri lavori in creta ritrovati si sono nelle adjacenze di questa città. (vol. 1, p. 142)
*Tra le più grandi e rinomate città greche dell'antichità, a riserva di Atene, non ve n'è altra che meritar possa di uguagliarsi con [[Siracusa]]. Offre non piccola idea della potenza di questa repubblica l'osservare che la medesima fu nello stato di acquistare il dominio sulla metà di tutta l'isola; di mettere ostacolo a' progressi de' Cartaginesi in questo paese; di bravare gli attacchi degli Ateniesi in un tempo in cui questa nazione era temuta da tutta la Grecia, distruggendole due grandi flotte ed altrettante potenti armate; e ch'essa finalmente poté resistere al potere di Roma sotto il vincitore di Annibale, Marcello; e non sarebbe stata detta città ad ubbidienza forzata, quando interne dissenzioni, ch'erano state causa di tutta la guerra coi Romani, non avessero dato a quel comandante l'occasione di mettersi d'accordo con alcuni distinti cittadini, che lo ajutarono a prendere possesso d'una porzione di essa. (vol. 1, pp. 148-149)
*La prima parte della città, [[Isola di Ortigia|Ortigia]], ossia l'isola, era ben anco distintamente fortificata. Essa difendeva il piccolo porto e comunemente credeasi che ivi esistessero il palazzo de' più antichi Sovrani, la sepoltura del primo [[Dionisio I di Siracusa|Dionisio]] e forse quelle di molti altri Principi. Tutto questo però fu demolito da [[Timoleonte|Timoleone]], dopo di aver discacciato [[Dionisio II di Siracusa|Dionisio il Giovane]]. (vol. 1, p. 157)
*Vengo adesso all'[[Acradina]], la quale, posta in terra ferma, è vicinissima all'isola. Questa, la più antica delle altre parti dopo Ortigia, si estendeva da entrambi i porti, presentando a coloro che la vedevano dalla parte di mare nell'epoca di sua magnificenza, un aspetto tale da uguagliarsi con quello di Napoli e Genova. [...] dappoiché non solamente Acradina, ma sì bene [[Tempio di Zeus (Siracusa)|Olimpo]] nel porto esistevano; e da lì sino alla punta più estrema del suolo, ove si alzava la fortezza Plemmirio, era tutto fabbricato e considerarsi poteva come la madre patria di Siracusa. (vol. 1, p. 173)
*L'intero terreno su di cui tutto il resto di Siracusa stava situato, non era che una roccia, la quale dal mare ad una mediocre sommità si alzava, ove [[Epipoli]] una volta giaceva. In Acradina questa rupe è coverta di terra e praterie, essendovi ancora sparsi qua e là vigneti e campi; ma in Tico, Neapoli ed Epipoli, eccettuati alcuni luoghi per pascoli, non vi sono che nude pietre e smisurati cumoli di disordinate ammontichiate rovine. Acradina non ha che pochi resti di antichità. Si vede un anfiteatro che per la metà è coverto di terra, e pare che una valle elittica uguagli, in cui non si scuoprono che alcuni pochi gradini ed i così chiamati ''vomitorj'', ossia porte, per mezzo delle quali gli spettatori da sì interno corridore dell'anfiteatro salivano a' loro posti. La forma sua elittica si è pienamente conservata. Molti gradini, che servivano da sedili, sono intagliati nella pietra stessa. Si osserva ancora una parte del corridore costruito con pietre da taglio, ma così pieno di terra e di rottami di fabbrica che appena vi si può penetrare. (vol. 1, p. 174)
*Epipoli cominciava da Labdalo, e fu considerata propriamente attaccata a Siracusa a tempo dei Romani. Non si trova vestigio alcuno di antichi edifizj che dimostrar possa che una parte della città in queste nude rocce abbia esistito. Noi sappiamo che ivi piantò il campo Marcello come ancora che sanguinose battaglie vi ebbero luogo tra gli Ateniesi e i Siracusani. Una latomia che in Epipoli è assai presso a Labdalo, ha ben anco servito per carcere degli Ateniesi, dove il poeta Filosseno scrisse il suo Ciclope. Sopra il più alto e scosceso orlo della rupe sta elevato il castello Eurielo costruito da [[Nicia]], nell'aver preso Labdalo, per potere meglio difendere questo posto importante, ma fu egli in seguito, tanto da qui, come da Siracusa, discacciato. Il principio che conduce ad Eurielo, chiamato ancora ''Arx summa'', è straordinariamente alpestre. Ha la forma triangolare, la cui sommità gira quasi cento passi. Niente è rimasto delle fortificazioni, se non che un pezzo di muro, il qual era costruito là dove la rupe che da per tutto è quasi perpendicolare, non era ivi tanto scoscesa. Nel mezzo di questo piccolo castello vi sono alcune cisterne. La veduta da quest'altura è internamente bella. Si vede tutta Siracusa, la campagna adjacente, i porti, il mare ed una gran parte delle coste meridionali della Sicilia. (vol. 1, pp. 208-209)
*L'[[Fiume Anapo|Anapo]] è il solo fiume in tutta la Sicilia in un certo modo navigabile da piccole barche; ma si è perduto questo vantaggio a causa dei giunchi e del fango da' quali all'estremo è ingombrato. Detto fiume scaturisce ad una distanza da Siracusa di quattordici miglia italiane, quasi miglia tre alemanne; si perde in seguito sotto terra e ricomparisce a quattro, o cinque miglia dal porto. (vol. 1, pp. 210-211)
*Ercole, nell'attraversare la Sicilia, stabilì in quel luogo una festa che si celebrava da' Siracusani con una grande e giuliva adunanza. Gli animali per il sagrifizio erano gettati in quell'acqua. Questo stesso fonte è per altra ragione interessante: cioè che il medesimo è ripieno della pianta ''[[papiro]]'' tanto nota nell'antichità, la quale richiede un'acqua assai placida, e che si è creduta sinora trovarsi soltanto nel Nilo. Quasi in tutta la sponda prospera tale giunco, il quale sino da tempo fa non era usato in Siracusa che per legare i covoni nelle messi, e parte ancora per versarlo sui pavimenti delle chiese in occasioni festive, per cui se n'era di molto diminuita la quantità. (vol. 1, p. 212)
*L'attuale Vescovo è apprezzabile per il suo carattere, ma lo è di gran lunga inferiore a monsignor [[Salvatore Ventimiglia|Ventimiglia]]. L'università ha sentito con dolore la perdita di quest'ultimo che trasse seco quello zelo e fervore ch'egli sapeva ispirare per gli studj. Intanto i tempi hanno molto acquistato in cognizioni. Il giogo dell'inquisizione è spezzato in guisa che non vi è da temere che distrutti esser possano i buoni principj sparsi da monsignor Ventimiglia, e che si riconduca nelle alte scuole di Catania l'antica barbarie. (vol. 2, p. 14)
*In una sua terra, di nome Ragona, {{NDR|[[Ignazio Paternò Castello|Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari]]}} fece costruire un ponte con 31 archi sopra il fiume [[Simeto]], e portò per via di acquidotti in quel ponte architettati l'acqua d'un altro fiume ad una sua risiera; e con questo mezzo tolse via una quantità d'acqua che le strade assai difficili e l'aria insalubre in questa contrada rendeva. Tale opera sembrava dover durare più di un secolo, quando una forte inondazione accompagnata da un oragano la gettò tutta al suolo; ma il Principe riedificar la fece, non curando gli 80 mila scudi che la prima costato gli aveva. Essendo stata Messina dal tremuoto distrutta, comprò l'uomo benefico grande provvisione di grano che mandò egli in dono a' più bisognosi uomini di quella disgraziata città. Per questa sua nobile e generosa maniera di trattare godé questo eccellente personaggio la più lusinghiera felicità, a cui un mortale può aspirare. Era egli adorato da tutta la sua nazione, e come un padre amato; tutt'i Siciliani eran superbi di avere siffatto concittadino. Per quanto grande benefattore si mostrò nella sua vita pubblica, altrettanto amabile fu il medesimo nel piccolo recinto di coloro che avevano in di lui casa libero accesso. Felicissimo in mezzo all'amata sua famiglia, non cessò mai di esser ilare e sensibile a tutte le gioje dell'amicizia. (vol. 2, pp. 34-35)
*L'ultimo casale che io passai fu [[Nicolosi]], ch'è il più alto sopra la montagna; e qui le umane abitazioni han fine. La strada andava sempre più in alto, ed io non vedea avanti di me che il monte Rosso, ossia il vulcano donde nel 1669 uscì la lava, il bosco e la nevosa regione dell'Etna, che piano del frumento si appella (nome strano, per non crescervi mai un filo d'erba), su del quale particolarmente poggia il cratere che scuoprir non si può finché al suo piede non si arriva, per essere quella pianura tre miglia italiane. Sulla punta più elevata del monte vidi un incavo, dal quale una piccola bianca nuvola di fumo s'innalzava, che da lì sventolava verso il mare, lasciando nel sereno turchino del cielo una lunga e bianca striscia.<br>Sino a Nicolosi le vicinanze dell'Etna sono belle e deliziose. Le lave stesse, non forzate ancora dalla natura e dall'arte, conservano piacevole aspetto, perché scaricano le medesime i loro oscuri torrenti nelle amene praterie, e presso boschetti di aranci e giardini. La veduta del monte abbasso è molto estesa, pria che si venga a Nicolosi. (vol. 2, p. 54)
*[...] [[Déodat de Dolomieu|Dolomieu]], ch'è avvezzo a disprezzare qualunque pericolo, quando esaminar vuole le segrete vie della natura [...]. (vol. 2, p. 60)
*E qui è giusto che io faccia riflettere che [[Lazzaro Spallanzani|Spallanzani]], uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? (vol. 2, p. 66-67)
==Bibliografia==
*Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4742922 Viaggio in Sicilia]'', vol. 1, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831.
*Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4635291 Viaggio in Sicilia]'', vol. 2, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Vescovi danesi]]
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[[File:Friederich Münter.jpg|miniatura|Friederich Münter]]
'''Friederich Münter''' (1761 – 1830), vescovo luterano, archeologo e filologo tedesco naturalizzato danese.
==''Viaggio in Sicilia''==
===[[Incipit]]===
La città di [[Palermo]] e le intere sue contrade non possono gloriarsi di verun considerevole avanzo d'antichità. I tremuoti ed il dominio de' Saraceni annientarono tutto ciò che avrebbe potuto restarvi; e quanto forse qua e là potrebbe rinvenirsi, non sarebbe da mettersi in confronto certamente con quei superstiti antichi monumenti delle altre parti della Sicilia. È noto soltanto che vi siano stati due rinomati tempj, uno consagrato a Giove, e ad Ercole l'altro, de' quali non evvi più traccia veruna: ed oltre a questi un teatro, che nel 16.° secolo fu gettato a terra ad oggetto d'ingrandire il piano del palazzo. <!--(vol. 1, p. 9)-->
===Citazioni===
*S'erge la città {{NDR|di Palermo}} in una pianura, che stendendosi verso mare circondata resta da ripide ed alte montagne. È verisimile che queste ne' più remoti tempi siano state come baloardi contro l'effetto del mare; e che simile pianura non sia che il fondo di esso lasciato scoverto dopo che le sue acque si ritirarono, come sembra, in questa parte del Mediterraneo. (vol. 1, p. 11)
*Paese molto grande, ed assai regolarmente costruito, Palermo è diviso in quattro parti principali da due strade che nel centro loro ad angoli retti si tagliano. Queste sono larghe, luminose e perfettamente in linea retta, di modo che ove si sta situato nell'ottagono formato da quattro palazzi, giusto dove quelle due strade s'intersecano, si ha il piacere di vedere tutte le quattro primarie porte della città. (vol. 1, p. 12)
*I più celebri di tutti li dotti palermitani è il [[Gabriele Lancillotto Castello|Principe di Torremuzza]], che per le sue antiquarie, ed in particolar maniera numismatiche opere merito grandissimo si è acquistato. (vol. 1, p. 32)
*Finalmente bisogna che io faccia ancora menzione d'un celebre poeta di Sicilia, [[Giovanni Meli]], uomo di vero e grande poetico talento. Egli è autore di molte piccole poesie in dialetto siciliano, che sono lette in tutta l'Italia con meraviglia; e sta travagliando ad una comica eroica composizione, che dev'essere una continuazione, o piuttosto Paralipomena di D. Quichotte, della quale mi ha egli fatto leggere alcuni canti, che secondo il mio giudizio sono in grado eminente eccellenti. È un male che questo illustre personaggio non può dedicarsi interamente alla poesia, per essere un medico il qual è costretto per vivere, esercitarne la professione, che non gli darebbe più profitto, se fosse comunemente noto ch'egli sia un poeta. (vol. 1, pp. 33-34)
*A' più ricchi monasteri Benedettini di tutta l'Italia appartiene quello di [[Abbazia di San Martino delle Scale|S. Martino]] nel circondario di Palermo. Situato è questo su di un alto e scosceso monte, che difende la capitale dalla parte di ponente in una spaventevole nuda valle circondata d'alpestri e sterili rocce, ed un clima che ha più del nostro del nord che del temperato di Sicilia. La strada dalla città al chiostro non è più di quattro miglia e mezzo. Questa si dirige da bel principio in una folla di ville e cascine, ed ove non si vedono che feraci giardini, piante d'olivi e vigneti. A poco a poco comincia la strada a divenire montuosa, e tantosto le vedute molto selvagge. Si arriva in una valle circondata da enormi rocce, sulle quali vegetano soltanto alcune macchie d'erba, molta aloè, ''ficus opuntia'', e qua e là alcuni alberi d'olivo. La medesima si estende serpeggiando fra le balze, le quali di quando in quando si aprono; ed offrono bella veduta sulla fertile valle della città, sul porto e sul mare; ma si torna sempre più fra le rocce conforme si va in alto, finché si giunge alla sommità della montagna per via d'una strada assolutamente deserta, che conduce ad una più trista e malinconica valle, ove il monastero stassi infossato. Questo all'opposto è costruito con signorile magnificenza, di grande estensione, ed adorno di singolari lavori di marmo. Sì le camere de' frati, che de' forestieri sono belle e comode; i corridori larghi, alti e lunghi in modo che vi si perde quasi la vista. La scala maestra, sebbene poco più stretta, uguaglia quella di Caserta. Essa è intrecciata di marmo siciliano, interrotto negli estremi da grosse pietre cavate da possessioni appartenenti al convento. La chiesa è abbellita da nobile semplicità. (vol. 1, pp. 35-37)
*Questa città {{NDR|di [[Monreale]]}} è sita sopra una ben formata altura, la quale è il termine de' monti che a traverso l'isola tutta si stendono sino al piè dell'Etna. La medesima ha una bellissima veduta sulla ubertosa pianura di Palermo, sul monte Pellegrino e sopra il porto e mare Mediterraneo, che tanto lungi si estende quanto l'occhio può giungervi. Monreale è piccolo e brutto; ed ha molto perduto dopo l'abolizione dell'arcivescovo. I proprietarj che vi dimorano sono gentiluomini Siciliani, le cui circostanze non permettono loro di vivere con lusso come in Palermo. (vol. 1, pp. 39-40)
*[[Aloe (botanica)|Aloè]] ed una specie d'alberi con larghe foglie ripiene di pungoli innumerevoli (''[[Fico d'India|cactus opuntia]], Lin.'') nascono soprattutto in quantità incredibile ancora sulle più dure rocce. Il tronco dell'aloe, che porta fiore e frutto, s'innalza sino a cinque, o sei braccia, le di cui foglie ne sono spesso lunghe da due sino a tre. Di queste se ne fanno corde, ma non so se vi sia in Sicilia qualche ordinaria fabbrica, dove si lavorino. Con le due suespresse piante formano i contadini delle siepi, che impunemente non si possono attraversare. (vol. 1, p. 45)
*La prima città nella parte occidentale della Sicilia è [[Alcamo]], situata e fortificata da' Saraceni in un piccolo monte, che verso il mare si stende, ed in conseguenza assai moderna, per potere contenere qualche cosa di osservabile per un viaggiatore antiquario. Pur non di meno è questa una delle più considerabili città municipali; ha tredici mila abitanti, e paga quattro mila once annue al re, e cinquecento al duca d'Alba grande di Spagna [...]. (vol. 1, pp. 46-47)
*[[Segesta]] bisognò che fosse abbastanza potente, perché fu una volta in guerra, saccheggiata e conquistata da' Cartaginesi durante la medesima. La più remota sua istoria è interamente incognita. Si sa che aveva un porto nelle coste occidentali dell'isola chiamato l'Emporio degli Egestani. La distruzione di essa città ebbe probabilmente luogo nelle guerre de' Saraceni. Tra le sue rovine alcuni avanzi si osservano di antiche muraglie costruite con grosse pietre; alcuni resti d'un teatro ancora più estesamente scoverto a' tempi nostri dalle cure del dotto Principe di Torremuzza, il quale con toglier via la terra ha ritrovato molti sedili e diverse porte, per le quali gli spettatori entravano per sedersi. Degno particolarmente di osservazione è un tempio d'antico dorico stile assolutamente intatto, giacché nell'anno 1781 ciò che sembrava volersene cadere fu ristaurato. (vol. 1, pp. 48-49)
*La città {{NDR|di [[Trapani]]}}, quantunque picciola, è una delle più ricche di Sicilia, giacché oltre il vantaggio che ella ha di molti facoltosi nobili che vi dimorano, gode d'un gran commercio di sale, che si ricava dalle vicine spiagge del mare, e niente vi abbisogna che il solo calore del sole per la necessaria evaporazione e per l'imbiancamento.<br>Pesche di tonni e fabbriche di coralli ne accrescono la floridità. Questi si ricavano dagli scogli che sono nel porto e nella spiaggia intorno, e se ne servono per diversi domestici usi, come per corone e per picciole statue di Santi, le quali riescono buone. Uguali travagli si fanno ancora nell'avorio e nell'ambra, la quale si trova sopra quelle coste, ed in marmo siciliano a diverse macchie, ed in bellissimo e bianco alabastro. (vol. 1, pp. 55-56)
*Sei miglia distante da Trapani giacciono le rovine dell'antica [[Erice]] sul monte d'ugual nome, ora chiamato di [[Monte Erice|S. Giuliano]]. Questa grande montagna s'alza immediatamente al mare, ed è dopo l'Etna la più elevata in Sicilia. Dalla sommità sua distintamente si vede l'isola di Lampedusa, che sta fra Tunisi e Trapani, dalla cui spiaggia si osserva la notte il fuoco sulle coste africane. (vol. 1, p. 58)
*L'istoria della città di Erice è molto sconosciuta. Sappiamo solamente che Amilcare nella prima guerra punica la sorprese, ne ammazzò, o vendé la maggior parte degli abitanti, e mandò il restante in Trapani. Probabilmente dopo la conchiusione della pace gli antichi abitatori d'Erice ritornarono al loro paese, e restarono in pacifico e non molestato possesso del medesimo. La picciola città, che ora è situata nella sommità di quel monte, sembra essere sorta dall'antica. Alquanto al di sopra di essa giaceva uno de' più celebri tempj dell'antichità consagrato a Venere Ericina. (vol. 1, p. 61)
*Dopo due giorni di dimora in Trapani partii a 24 novembre per [[Mazara del Vallo|Mazzara]], città vescovile nella costa meridionale di Sicilia, da cui l'intera provincia o valle di Mazzara ha derivato il suo nome. La strada correva costantemente in vicinanza del lido in una piacevole pianura, la quale era meglio coltivata della contrada tra Alcamo e Trapani; e benché non passassi per mezzo alcun casale, pure molto spesso incontrai delle case sparse intorno le alture. La veduta di quelle campagne era la più mirabilmente deliziosa, perché verso la dritta, ed avanti di me scorgeva il mare africano con alcune sue picciole isole, e dalla sinistra mi si presentava la catena de' monti che attraversa l'intera Sicilia; mentre alle spalle restava Trapani ed il monte Erice, che con la maestosa sua grandiosità tutto l'orizzonte chiudeva. Il giorno era piacevole e bello come di primavera, a segno che io potei pranzare in aperta campagna vicino ad una solitaria fontana, che serviva per abbeverare le mandre. Ma ciò che più mi diede diletto, fu di mirare tante di queste greggi seminate sopra i pascoli, e dalle alture intorno i corni e le sampogne de' pastori ascoltare. (vol. 1, pp. 70-71)
*Nel primo giorno giunsi a [[Castelvetrano]], grande, ben costruito paese, posto in una deliziosissima, fertile e ben coltivata pianura. Il suo particolar articolo di commercio è l'olio che si raccoglie da estesi vicini oliveti in quantità assai straordinaria. Ancora molto grano vi si produce; ed il vino che somministra questa contrada, è uno de' più squisiti e forti dell'isola tutta, per lo che la città deve avere assai di che nudrirsi. (vol. 1, p. 76)
*Questa città {{NDR|[[Selinunte]]}}, secondo la testimonianza di [[Strabone]] e di [[Tucidide]], fu eretta nella 35.ª olimpiade, ossia 640 anni prima di G. C., da una colonia che dalla loro città sotto un capo di nome Pamilio vi aveano spedito i Megaresi, i quali un secolo prima erano in Sicilia dalla Grecia venuti. Essa tanto crebbe in potere ed in magnificenza, che nella 50.ª olimpiade, ossia anni sessanta dopo la sua fondazione, potè portare la guerra a' Segestani, una delle più forti nazioni siciliane d'allora. Sembra che questi due Stati siano vissuti in costante inimicizia, almeno come [[Diodoro Siculo|Diodoro]] e Tucidide rapportano. (vol. 1, p. 77)
*Nella sera stessa giunsi in [[Sciacca|Isciacca]], ossia Xiacca, le antiche ''Thermae selinuntinae''. Questa città in forma di anfiteatro su d'una elevata roccia s'innalza, ed è mediocremente popolata da 8 sino a 9 mila persone. Non ha vetusti monumenti da fare ammirare, e molto meno fabbriche moderne può vantare, sebbene diverse chiese portino l'aspetto della ricchezza, per essere adornate, secondo l'uso siciliano, di diversi eccellenti lavori in marmo. (vol. 1, p. 85)
*Io arrivai al fiume [[Platani|Platano]], l{{'}}''Alico'' degli antichi, il più grande tra quelli di Sicilia, difficile ad attraversarsi in tempo d'inverno, per essere assolutamente privo di ponti. L'acqua però essendo più bassa di quanto me l'avevano fatto le mie guide supporre, lo passai senza alcuno impedimento. Questo fiume è assai famoso nell'antichità. [[Minosse|Minos]] perseguitava [[Dedalo]], come seppe che questi si era rifugiato in Sicilia, per cui sbarcò con quantità grande di gente alla foce del medesimo, ove un tempo la città di [[Eraclea Minoa|Maccara]] trovavasi elevata. Questa, dopo che Minos dalla figlia del re Cocalo fu ucciso, ebbe il nome di Minoa, che le diedero i Cretesi in commemorazione di quello eroe, i quali rimasero nel paese, dopo che i Sicani posero in fiamme i loro bastimenti. In seguito la stessa fu chiamata Eraclea, perché Dorieo, uno degli Eraclidi, si stabilì in quel luogo in vigore del trattato ch'[[Eracle|Ercole]] dopo la morte di Erice conchiuso avea con i Siculi, i quali dovevano rimanere padroni dell'intera contrada, finché uno de' suoi discendenti fosse tra loro sbarcato. (vol. 1, pp. 88-89)
*Non lungi da Girgenti, su d'una eminente roccia vicino al mare, s'erge la città di [[Siculiana|Sicoliana]], che ha un buon porto, e fa gran commercio di grani. Credono alcuni antiquarj che questa ed il fiume vicino siano stati chiamati ''Camico'', residenza un tempo di Cocalo re de' Sicani, presso del quale venne Dedalo fuggito da Creta. Questo architetto dové costruire le mura della città sul vertice della roccia, e condurvi una ripida ed incomoda strada. Gran contesa però tra gli antiquari si è destata, se bisogna cercare Camico in Sicoliana oppure nell'attuale Girgenti. (vol. 1, p. 90)
*La città di [[Agrigento]] fu costruita in una amena e fertile contrada, che dalla spiaggia si estendeva sino alla rocca, ove giace la nuova città di Girgenti. In mezzo della medesima passava il fiume Acrago, da cui la città ebbe il suo nome, giacché si chiamava essa dal greco Ἀκράγας secondo il costume di molte popolazioni greche di nominare le loro città con il nome de' vicini fiumi e mari. (vol. 1, pp. 94-95)
*Le strade {{NDR|di Agrigento}} sono assai incomode, alcune sono dritte, ma nella maggior parte scoscese ed anguste. Non vi sono belle fabbriche; le case si trovano troppo ristrette, e quasi tutte costruite senza calce e con una specie di pietra rossa che si ricava dal monte stesso e dal luogo medesimo ove queste s'innalzano. Solamente le case del vescovo, della libreria e del seminario costruite sono in gusto migliore, e adornano una bella piazza. All'opposto la veduta sopra l'intera contrada tra l'attuale Girgenti ed il mare e sulle sparse rovine è una delle più belle che io abbia giammai veduto. Pur non di meno io non l'osservai in tutta la sua magnificenza, perché mi trovava per disgrazia in Girgenti in tempo d'inverno, il quale defraudava al paese una gran parte della sua bellezza. (vol. 1, pp. 96-97)
*Il luogo della propria città d'Agrigento, ora ripieno di giardini e vigne, è una delle più incantevoli contrade che la natura possa offrire. Si vedono intorno dispersi avanzi dell'antica città. I recinti che dividono i giardini l'uno dall'altro, o che segregano la strada, sono formati da vetuste pietre d'ornamenti architettonici e da rotte colonne in parte d'un bellissimo marmo. (vol. 1, p. 111)
*{{NDR|Sul [[Tempio di Giunone (Agrigento)|tempio di Giunone]]}} Tutta questa rovina è inesplicabilmente bella e pittoresca; ed io oso sostenere di averne vedute molto poche che facciano una sì forte impressione, dove la maestosa contrada, gli odorosi giardini, gli alberi crescenti in mezzo ad architettonici frantumi, le antiche sontuose colonne metà alzate e metà stese a terra, le masse delle pietre che stanno l'una sopra l'altra, e la bella veduta al limite del colle, si uniscono tutti per riempire l'anima di grata e dolce sensazione. (vol. 1, p. 112)
*{{NDR|Sul [[Tempio della Concordia (Agrigento)|tempio della Concordia]]}} Trecento passi dal tempio di Giunone ve n'è un altro, il quale sinora è interamente illeso. La sua base, i corrispondenti gradini, tutte le sue scanalate colonne, l'architrave, il frontespizio, la cella, ed in una parola il tutto nel più perfetto stato si vede. Questo presenta la più distinta idea che possa aversi del modo, in cui un vetustissimo tempio compariva. Il suo colore è di un rosso gialliccio, dacché la pietra della quale è costruito, è di qualità sabbiosa, rossiccia, mischiata con calcinate chiocciole; il quale colorito spande uno straordinario piacevole incanto. In questo edifizio regna l'antica dorica maestà ad una grande decorazione unita; ed il suo effetto, per qualunque parte si possa riguardare, è grande oltre misura, perché l'armonia dell'opera tutta, l'occhio totalmente alletta e sorprende. (vol. 1, p. 115)
*Quattro miglia in distanza dalla città verso il nord vi è un monte chiamato [[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona|Macaluba]], che merita farsene menzione, perché questo da una quantità di piccoli crateri che si trovano sulla piana sua sommità, vomita sempre acqua fredda mischiata con creta, come le montagne vulcaniche gettano fuoco e lava. Qualche volta fa delle grandi gonfiagioni, si sentono de' gagliardi sotterranei tuoni, e finalmente formandosi de' buchi, getta da questi acqua fredda e creta. La superficie del monte sembra essere vuota, giacché, quando vi si cammina, il suolo si piega come ghiaccio sottile. (vol. 1, pp. 131-132)
*Io lasciai Girgenti li 6 dicembre 1785, ma soddisfar non potei il mio desiderio di vedere [[Enna|Castrogiovanni]], l'antica Enna dalla favola, e da' poeti tanto altamente celebrata, la quale, situata nel mezzo del paese, fu chiamata l'umbilico di Sicilia, come Delfo il centro della terra, per lo che [[Pindaro]] ed altri le diedero il nome di ''ὀμϕαλός τῆς γῆς''. Nel mese d'inverno possibil non è di viaggiare per l'interno dell'isola, ove le strade sulle montagne coverte sono di profonda neve, e irrigate da molti torrenti le valli, sopra de' quali né ponti, né altri mezzi di passaggio vi sono, per cui i viaggiatori sono spesso trattenuti, oppure un più lungo giro costretti di fare. (vol. 1, pp. 133-134)
*Miniere siffatte {{NDR|di zolfo}} si estendono nelle vicinanze di [[Palma di Montechiaro|Palma]], città di mediocre grandezza situata miglia dodici italiane da Girgenti.<br>Ivi mi trattenni mezza giornata, e niente osservai di particolare se non un [[Palma da datteri|albero di palma]] in mezzo del mercato. Questo fu il secondo che io vidi in tutta la Sicilia, e produce fiori e datteri, i quali sono ugualmente gustosi che gli africani. Da qui è da convincersi che tali alberi prosperar possono in tutta l'isola e forse ancora nella bassa Italia, e divenirvi indigeni; e quindi dovrebbe l'agricoltore acquistare quest'altro ramo di nutritura, perché pochi di questi alimentar potrebbero una picciola famiglia, mentre i loro frutti, come assai piacevoli, sarebbero generalmente ricercati. (vol. 1, pp. 134-135)
*Dopo un breve cammino da Palma nella città di [[Licata]] arrivai. Giace la medesima alle falde d'un alto monte, e immediatamente al mare. Il di lei porto è assai pericoloso, e precisamente quando soffia forte vento di scirocco che vi è rimpetto. Io vi giunsi dopo poche settimane che un bastimento d'Olstein aveva naufragato nel porto stesso. Osservai il luogo ove questo disastro successe, il quale soltanto pochi passi era dalla spiaggia distante. Gran contesa tra gli antiquarj è insorta, se Licata sia la famosa Gela o Phintia, fabbricata da Phintia dopo aver distrutta Gela, i di cui abitanti popolarono quella città. Forse i due partiti hanno in certo modo ragione, perché quando Licata non fosse l'antica Phintia, pur non di meno ha potuto portare il nome di Gela in memoria di essa, dalle cui rovine fu quella fabbricata e da' suoi abitatori popolata. (vol. 1, pp. 135-136)
*La presente città di [[Gela|Terranova]] fa commercio grande di canape, e particolarmente di soda e cotone, che si producono nella contrada. Essa contiene 10 mila anime, e la sua prosperità si lascia rilevare da' dazj che la medesima con il suo territorio paga annualmente al duca di Monteleone suo attuale barone, che montar si fanno a 40 mila scudi. (vol. 1, p. 139)
*Attraversai Biscari [...]. Ivi giacea la celebre ed antica [[Kamarina|Camarina]], di cui non altro più rimane che un pezzo di muraglia che apparteneva alla cella d'un tempio. [...] Divenuti i Camarinesi da bel principio ricchi e potenti, e quindi superbi, una ribellione contro i Siracusani suscitarono, i quali sembra che mantenuto avessero sopra di coloro un certo dominio. Furono in conseguenza i Siracusani costretti di rivolgere le armi contro la loro propria colonia, che la molestarono per l'intero corso di anni sedici. (vol. 1, pp. 139-140)
*Camarina ebbe in seguito nuovi abitatori di Gela; ma sembrava che lo spirito di rivolta diretto si fosse in questo paese; giacché per la seconda volta esternossi; per lo che [[Gelone]], tiranno di Gela e poi di Siracusa, distrusse Camarina che fu poscia dai di lui abitanti di nuovo provveduta. Essa andò crescendo in potere e considerazione, perché [[Pindaro]] ce lo fa conoscere [...]. Nelle guerre puniche Camarino si gettò sempre nel partito de' Cartaginesi; fu vinta da' Romani e probabilmente per la terza volta devastata, perché costoro vi mandarono una nuova colonia. Questa è l'ultima notizia che noi abbiamo di questa città, la qual ebbe uguale sorte con tutte le altre grandi che fiorirono un tempo sopra di quel littorale. Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in [[Sicilia]], in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano [...]. (vol. 1, pp. 141-142)
*Presso Camarina esiste un lago già dagli antichi menzionato, per mezzo del quale scorre il fiume ''[[Ippari|Hypparis]]'' che alla nazione dava il comodo di poter trasportare nella città gli alberi che si tagliavano sul monte. I suoi vapori erano assai malefici, come lo erano quelli di [[Selinunte|Selino]]. I Camarinesi consultarono un oracolo che probabilmente nelle vicinanze si venerava, e fu loro risposto, esser meglio lasciarlo come si trovava. Pur non di meno fu da quei paesani fatto disseccare, e da questo lato si avvicinò il nemico che distrusse la città. Questo lago al presente è nella maggior parte di terra coverto.<br>Molti vasi greci d'un bellissimo disegno con una quantità d'altri lavori in creta ritrovati si sono nelle adjacenze di questa città. (vol. 1, p. 142)
*Tra le più grandi e rinomate città greche dell'antichità, a riserva di Atene, non ve n'è altra che meritar possa di uguagliarsi con [[Siracusa]]. Offre non piccola idea della potenza di questa repubblica l'osservare che la medesima fu nello stato di acquistare il dominio sulla metà di tutta l'isola; di mettere ostacolo a' progressi de' Cartaginesi in questo paese; di bravare gli attacchi degli Ateniesi in un tempo in cui questa nazione era temuta da tutta la Grecia, distruggendole due grandi flotte ed altrettante potenti armate; e ch'essa finalmente poté resistere al potere di Roma sotto il vincitore di Annibale, Marcello; e non sarebbe stata detta città ad ubbidienza forzata, quando interne dissenzioni, ch'erano state causa di tutta la guerra coi Romani, non avessero dato a quel comandante l'occasione di mettersi d'accordo con alcuni distinti cittadini, che lo ajutarono a prendere possesso d'una porzione di essa. (vol. 1, pp. 148-149)
*La prima parte della città, [[Isola di Ortigia|Ortigia]], ossia l'isola, era ben anco distintamente fortificata. Essa difendeva il piccolo porto e comunemente credeasi che ivi esistessero il palazzo de' più antichi Sovrani, la sepoltura del primo [[Dionisio I di Siracusa|Dionisio]] e forse quelle di molti altri Principi. Tutto questo però fu demolito da [[Timoleonte|Timoleone]], dopo di aver discacciato [[Dionisio II di Siracusa|Dionisio il Giovane]]. (vol. 1, p. 157)
*Vengo adesso all'[[Acradina]], la quale, posta in terra ferma, è vicinissima all'isola. Questa, la più antica delle altre parti dopo Ortigia, si estendeva da entrambi i porti, presentando a coloro che la vedevano dalla parte di mare nell'epoca di sua magnificenza, un aspetto tale da uguagliarsi con quello di Napoli e Genova. [...] dappoiché non solamente Acradina, ma sì bene [[Tempio di Zeus (Siracusa)|Olimpo]] nel porto esistevano; e da lì sino alla punta più estrema del suolo, ove si alzava la fortezza Plemmirio, era tutto fabbricato e considerarsi poteva come la madre patria di Siracusa. (vol. 1, p. 173)
*L'intero terreno su di cui tutto il resto di Siracusa stava situato, non era che una roccia, la quale dal mare ad una mediocre sommità si alzava, ove [[Epipoli]] una volta giaceva. In Acradina questa rupe è coverta di terra e praterie, essendovi ancora sparsi qua e là vigneti e campi; ma in Tico, Neapoli ed Epipoli, eccettuati alcuni luoghi per pascoli, non vi sono che nude pietre e smisurati cumoli di disordinate ammontichiate rovine. Acradina non ha che pochi resti di antichità. Si vede un anfiteatro che per la metà è coverto di terra, e pare che una valle elittica uguagli, in cui non si scuoprono che alcuni pochi gradini ed i così chiamati ''vomitorj'', ossia porte, per mezzo delle quali gli spettatori da sì interno corridore dell'anfiteatro salivano a' loro posti. La forma sua elittica si è pienamente conservata. Molti gradini, che servivano da sedili, sono intagliati nella pietra stessa. Si osserva ancora una parte del corridore costruito con pietre da taglio, ma così pieno di terra e di rottami di fabbrica che appena vi si può penetrare. (vol. 1, p. 174)
*Epipoli cominciava da Labdalo, e fu considerata propriamente attaccata a Siracusa a tempo dei Romani. Non si trova vestigio alcuno di antichi edifizj che dimostrar possa che una parte della città in queste nude rocce abbia esistito. Noi sappiamo che ivi piantò il campo Marcello come ancora che sanguinose battaglie vi ebbero luogo tra gli Ateniesi e i Siracusani. Una latomia che in Epipoli è assai presso a Labdalo, ha ben anco servito per carcere degli Ateniesi, dove il poeta Filosseno scrisse il suo Ciclope. Sopra il più alto e scosceso orlo della rupe sta elevato il castello Eurielo costruito da [[Nicia]], nell'aver preso Labdalo, per potere meglio difendere questo posto importante, ma fu egli in seguito, tanto da qui, come da Siracusa, discacciato. Il principio che conduce ad Eurielo, chiamato ancora ''Arx summa'', è straordinariamente alpestre. Ha la forma triangolare, la cui sommità gira quasi cento passi. Niente è rimasto delle fortificazioni, se non che un pezzo di muro, il qual era costruito là dove la rupe che da per tutto è quasi perpendicolare, non era ivi tanto scoscesa. Nel mezzo di questo piccolo castello vi sono alcune cisterne. La veduta da quest'altura è internamente bella. Si vede tutta Siracusa, la campagna adjacente, i porti, il mare ed una gran parte delle coste meridionali della Sicilia. (vol. 1, pp. 208-209)
*L'[[Fiume Anapo|Anapo]] è il solo fiume in tutta la Sicilia in un certo modo navigabile da piccole barche; ma si è perduto questo vantaggio a causa dei giunchi e del fango da' quali all'estremo è ingombrato. Detto fiume scaturisce ad una distanza da Siracusa di quattordici miglia italiane, quasi miglia tre alemanne; si perde in seguito sotto terra e ricomparisce a quattro, o cinque miglia dal porto. (vol. 1, pp. 210-211)
*Ercole, nell'attraversare la Sicilia, stabilì in quel luogo una festa che si celebrava da' Siracusani con una grande e giuliva adunanza. Gli animali per il sagrifizio erano gettati in quell'acqua. Questo stesso fonte è per altra ragione interessante: cioè che il medesimo è ripieno della pianta ''[[papiro]]'' tanto nota nell'antichità, la quale richiede un'acqua assai placida, e che si è creduta sinora trovarsi soltanto nel Nilo. Quasi in tutta la sponda prospera tale giunco, il quale sino da tempo fa non era usato in Siracusa che per legare i covoni nelle messi, e parte ancora per versarlo sui pavimenti delle chiese in occasioni festive, per cui se n'era di molto diminuita la quantità. (vol. 1, p. 212)
*L'attuale Vescovo è apprezzabile per il suo carattere, ma lo è di gran lunga inferiore a monsignor [[Salvatore Ventimiglia|Ventimiglia]]. L'università ha sentito con dolore la perdita di quest'ultimo che trasse seco quello zelo e fervore ch'egli sapeva ispirare per gli studj. Intanto i tempi hanno molto acquistato in cognizioni. Il giogo dell'inquisizione è spezzato in guisa che non vi è da temere che distrutti esser possano i buoni principj sparsi da monsignor Ventimiglia, e che si riconduca nelle alte scuole di Catania l'antica barbarie. (vol. 2, p. 14)
*In una sua terra, di nome Ragona, {{NDR|[[Ignazio Paternò Castello|Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari]]}} fece costruire un ponte con 31 archi sopra il fiume [[Simeto]], e portò per via di acquidotti in quel ponte architettati l'acqua d'un altro fiume ad una sua risiera; e con questo mezzo tolse via una quantità d'acqua che le strade assai difficili e l'aria insalubre in questa contrada rendeva. Tale opera sembrava dover durare più di un secolo, quando una forte inondazione accompagnata da un oragano la gettò tutta al suolo; ma il Principe riedificar la fece, non curando gli 80 mila scudi che la prima costato gli aveva. Essendo stata Messina dal tremuoto distrutta, comprò l'uomo benefico grande provvisione di grano che mandò egli in dono a' più bisognosi uomini di quella disgraziata città. Per questa sua nobile e generosa maniera di trattare godé questo eccellente personaggio la più lusinghiera felicità, a cui un mortale può aspirare. Era egli adorato da tutta la sua nazione, e come un padre amato; tutt'i Siciliani eran superbi di avere siffatto concittadino. Per quanto grande benefattore si mostrò nella sua vita pubblica, altrettanto amabile fu il medesimo nel piccolo recinto di coloro che avevano in di lui casa libero accesso. Felicissimo in mezzo all'amata sua famiglia, non cessò mai di esser ilare e sensibile a tutte le gioje dell'amicizia. (vol. 2, pp. 34-35)
*L'ultimo casale che io passai fu [[Nicolosi]], ch'è il più alto sopra la montagna; e qui le umane abitazioni han fine. La strada andava sempre più in alto, ed io non vedea avanti di me che il [[Monti Rossi|monte Rosso]], ossia il vulcano donde nel 1669 uscì la lava, il bosco e la nevosa regione dell'Etna, che piano del frumento si appella (nome strano, per non crescervi mai un filo d'erba), su del quale particolarmente poggia il cratere che scuoprir non si può finché al suo piede non si arriva, per essere quella pianura tre miglia italiane. Sulla punta più elevata del monte vidi un incavo, dal quale una piccola bianca nuvola di fumo s'innalzava, che da lì sventolava verso il mare, lasciando nel sereno turchino del cielo una lunga e bianca striscia.<br>Sino a Nicolosi le vicinanze dell'Etna sono belle e deliziose. Le lave stesse, non forzate ancora dalla natura e dall'arte, conservano piacevole aspetto, perché scaricano le medesime i loro oscuri torrenti nelle amene praterie, e presso boschetti di aranci e giardini. La veduta del monte abbasso è molto estesa, pria che si venga a Nicolosi. (vol. 2, p. 54)
*Nell'anno 1669 si cominciò ad aver sospetti di tremuoti più forti che le solite scosse; spaventevoli sotterranei tuoni nelle cavità del monte tantosto si succederono, quando questi in diversi luoghi spaccossi, formando particolarmente una fessura di tre miglia e mezzo di lunghezza e di cinque in sei piedi di larghezza. Immediatamente cinque nuovi abissi aprironsi, di cui il più grande, della circonferenza di 500 passi, vomitò con incredibile forza ad una grande altezza nuvole di fumo, lampi, masse roventi, infiammate rocce, zolfo, ceneri vulcaniche, ed il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti accompagnato. La copia delle pietre e ceneri gettate fu tanto enorme, che formò due nuovi monti. (vol. 2, p. 57)
*[...] [[Déodat de Dolomieu|Dolomieu]], ch'è avvezzo a disprezzare qualunque pericolo, quando esaminar vuole le segrete vie della natura [...]. (vol. 2, p. 60)
*E qui è giusto che io faccia riflettere che [[Lazzaro Spallanzani|Spallanzani]], uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? (vol. 2, pp. 66-67)
==Bibliografia==
*Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4742922 Viaggio in Sicilia]'', vol. 1, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831.
*Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4635291 Viaggio in Sicilia]'', vol. 2, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Vescovi danesi]]
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wikitext
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[[File:Friederich Münter.jpg|miniatura|Friederich Münter]]
'''Friederich Münter''' (1761 – 1830), vescovo luterano, archeologo e filologo tedesco naturalizzato danese.
==''Viaggio in Sicilia''==
===[[Incipit]]===
La città di [[Palermo]] e le intere sue contrade non possono gloriarsi di verun considerevole avanzo d'antichità. I tremuoti ed il dominio de' Saraceni annientarono tutto ciò che avrebbe potuto restarvi; e quanto forse qua e là potrebbe rinvenirsi, non sarebbe da mettersi in confronto certamente con quei superstiti antichi monumenti delle altre parti della Sicilia. È noto soltanto che vi siano stati due rinomati tempj, uno consagrato a Giove, e ad Ercole l'altro, de' quali non evvi più traccia veruna: ed oltre a questi un teatro, che nel 16.° secolo fu gettato a terra ad oggetto d'ingrandire il piano del palazzo. <!--(vol. 1, p. 9)-->
===Citazioni===
*S'erge la città {{NDR|di Palermo}} in una pianura, che stendendosi verso mare circondata resta da ripide ed alte montagne. È verisimile che queste ne' più remoti tempi siano state come baloardi contro l'effetto del mare; e che simile pianura non sia che il fondo di esso lasciato scoverto dopo che le sue acque si ritirarono, come sembra, in questa parte del Mediterraneo. (vol. 1, p. 11)
*Paese molto grande, ed assai regolarmente costruito, Palermo è diviso in quattro parti principali da due strade che nel centro loro ad angoli retti si tagliano. Queste sono larghe, luminose e perfettamente in linea retta, di modo che ove si sta situato nell'ottagono formato da quattro palazzi, giusto dove quelle due strade s'intersecano, si ha il piacere di vedere tutte le quattro primarie porte della città. (vol. 1, p. 12)
*I più celebri di tutti li dotti palermitani è il [[Gabriele Lancillotto Castello|Principe di Torremuzza]], che per le sue antiquarie, ed in particolar maniera numismatiche opere merito grandissimo si è acquistato. (vol. 1, p. 32)
*Finalmente bisogna che io faccia ancora menzione d'un celebre poeta di Sicilia, [[Giovanni Meli]], uomo di vero e grande poetico talento. Egli è autore di molte piccole poesie in dialetto siciliano, che sono lette in tutta l'Italia con meraviglia; e sta travagliando ad una comica eroica composizione, che dev'essere una continuazione, o piuttosto Paralipomena di D. Quichotte, della quale mi ha egli fatto leggere alcuni canti, che secondo il mio giudizio sono in grado eminente eccellenti. È un male che questo illustre personaggio non può dedicarsi interamente alla poesia, per essere un medico il qual è costretto per vivere, esercitarne la professione, che non gli darebbe più profitto, se fosse comunemente noto ch'egli sia un poeta. (vol. 1, pp. 33-34)
*A' più ricchi monasteri Benedettini di tutta l'Italia appartiene quello di [[Abbazia di San Martino delle Scale|S. Martino]] nel circondario di Palermo. Situato è questo su di un alto e scosceso monte, che difende la capitale dalla parte di ponente in una spaventevole nuda valle circondata d'alpestri e sterili rocce, ed un clima che ha più del nostro del nord che del temperato di Sicilia. La strada dalla città al chiostro non è più di quattro miglia e mezzo. Questa si dirige da bel principio in una folla di ville e cascine, ed ove non si vedono che feraci giardini, piante d'olivi e vigneti. A poco a poco comincia la strada a divenire montuosa, e tantosto le vedute molto selvagge. Si arriva in una valle circondata da enormi rocce, sulle quali vegetano soltanto alcune macchie d'erba, molta aloè, ''ficus opuntia'', e qua e là alcuni alberi d'olivo. La medesima si estende serpeggiando fra le balze, le quali di quando in quando si aprono; ed offrono bella veduta sulla fertile valle della città, sul porto e sul mare; ma si torna sempre più fra le rocce conforme si va in alto, finché si giunge alla sommità della montagna per via d'una strada assolutamente deserta, che conduce ad una più trista e malinconica valle, ove il monastero stassi infossato. Questo all'opposto è costruito con signorile magnificenza, di grande estensione, ed adorno di singolari lavori di marmo. Sì le camere de' frati, che de' forestieri sono belle e comode; i corridori larghi, alti e lunghi in modo che vi si perde quasi la vista. La scala maestra, sebbene poco più stretta, uguaglia quella di Caserta. Essa è intrecciata di marmo siciliano, interrotto negli estremi da grosse pietre cavate da possessioni appartenenti al convento. La chiesa è abbellita da nobile semplicità. (vol. 1, pp. 35-37)
*Questa città {{NDR|di [[Monreale]]}} è sita sopra una ben formata altura, la quale è il termine de' monti che a traverso l'isola tutta si stendono sino al piè dell'Etna. La medesima ha una bellissima veduta sulla ubertosa pianura di Palermo, sul monte Pellegrino e sopra il porto e mare Mediterraneo, che tanto lungi si estende quanto l'occhio può giungervi. Monreale è piccolo e brutto; ed ha molto perduto dopo l'abolizione dell'arcivescovo. I proprietarj che vi dimorano sono gentiluomini Siciliani, le cui circostanze non permettono loro di vivere con lusso come in Palermo. (vol. 1, pp. 39-40)
*[[Aloe (botanica)|Aloè]] ed una specie d'alberi con larghe foglie ripiene di pungoli innumerevoli (''[[Fico d'India|cactus opuntia]], Lin.'') nascono soprattutto in quantità incredibile ancora sulle più dure rocce. Il tronco dell'aloe, che porta fiore e frutto, s'innalza sino a cinque, o sei braccia, le di cui foglie ne sono spesso lunghe da due sino a tre. Di queste se ne fanno corde, ma non so se vi sia in Sicilia qualche ordinaria fabbrica, dove si lavorino. Con le due suespresse piante formano i contadini delle siepi, che impunemente non si possono attraversare. (vol. 1, p. 45)
*La prima città nella parte occidentale della Sicilia è [[Alcamo]], situata e fortificata da' Saraceni in un piccolo monte, che verso il mare si stende, ed in conseguenza assai moderna, per potere contenere qualche cosa di osservabile per un viaggiatore antiquario. Pur non di meno è questa una delle più considerabili città municipali; ha tredici mila abitanti, e paga quattro mila once annue al re, e cinquecento al duca d'Alba grande di Spagna [...]. (vol. 1, pp. 46-47)
*[[Segesta]] bisognò che fosse abbastanza potente, perché fu una volta in guerra, saccheggiata e conquistata da' Cartaginesi durante la medesima. La più remota sua istoria è interamente incognita. Si sa che aveva un porto nelle coste occidentali dell'isola chiamato l'Emporio degli Egestani. La distruzione di essa città ebbe probabilmente luogo nelle guerre de' Saraceni. Tra le sue rovine alcuni avanzi si osservano di antiche muraglie costruite con grosse pietre; alcuni resti d'un teatro ancora più estesamente scoverto a' tempi nostri dalle cure del dotto Principe di Torremuzza, il quale con toglier via la terra ha ritrovato molti sedili e diverse porte, per le quali gli spettatori entravano per sedersi. Degno particolarmente di osservazione è un tempio d'antico dorico stile assolutamente intatto, giacché nell'anno 1781 ciò che sembrava volersene cadere fu ristaurato. (vol. 1, pp. 48-49)
*La città {{NDR|di [[Trapani]]}}, quantunque picciola, è una delle più ricche di Sicilia, giacché oltre il vantaggio che ella ha di molti facoltosi nobili che vi dimorano, gode d'un gran commercio di sale, che si ricava dalle vicine spiagge del mare, e niente vi abbisogna che il solo calore del sole per la necessaria evaporazione e per l'imbiancamento.<br>Pesche di tonni e fabbriche di coralli ne accrescono la floridità. Questi si ricavano dagli scogli che sono nel porto e nella spiaggia intorno, e se ne servono per diversi domestici usi, come per corone e per picciole statue di Santi, le quali riescono buone. Uguali travagli si fanno ancora nell'avorio e nell'ambra, la quale si trova sopra quelle coste, ed in marmo siciliano a diverse macchie, ed in bellissimo e bianco alabastro. (vol. 1, pp. 55-56)
*Sei miglia distante da Trapani giacciono le rovine dell'antica [[Erice]] sul monte d'ugual nome, ora chiamato di [[Monte Erice|S. Giuliano]]. Questa grande montagna s'alza immediatamente al mare, ed è dopo l'Etna la più elevata in Sicilia. Dalla sommità sua distintamente si vede l'isola di Lampedusa, che sta fra Tunisi e Trapani, dalla cui spiaggia si osserva la notte il fuoco sulle coste africane. (vol. 1, p. 58)
*L'istoria della città di Erice è molto sconosciuta. Sappiamo solamente che Amilcare nella prima guerra punica la sorprese, ne ammazzò, o vendé la maggior parte degli abitanti, e mandò il restante in Trapani. Probabilmente dopo la conchiusione della pace gli antichi abitatori d'Erice ritornarono al loro paese, e restarono in pacifico e non molestato possesso del medesimo. La picciola città, che ora è situata nella sommità di quel monte, sembra essere sorta dall'antica. Alquanto al di sopra di essa giaceva uno de' più celebri tempj dell'antichità consagrato a Venere Ericina. (vol. 1, p. 61)
*Dopo due giorni di dimora in Trapani partii a 24 novembre per [[Mazara del Vallo|Mazzara]], città vescovile nella costa meridionale di Sicilia, da cui l'intera provincia o valle di Mazzara ha derivato il suo nome. La strada correva costantemente in vicinanza del lido in una piacevole pianura, la quale era meglio coltivata della contrada tra Alcamo e Trapani; e benché non passassi per mezzo alcun casale, pure molto spesso incontrai delle case sparse intorno le alture. La veduta di quelle campagne era la più mirabilmente deliziosa, perché verso la dritta, ed avanti di me scorgeva il mare africano con alcune sue picciole isole, e dalla sinistra mi si presentava la catena de' monti che attraversa l'intera Sicilia; mentre alle spalle restava Trapani ed il monte Erice, che con la maestosa sua grandiosità tutto l'orizzonte chiudeva. Il giorno era piacevole e bello come di primavera, a segno che io potei pranzare in aperta campagna vicino ad una solitaria fontana, che serviva per abbeverare le mandre. Ma ciò che più mi diede diletto, fu di mirare tante di queste greggi seminate sopra i pascoli, e dalle alture intorno i corni e le sampogne de' pastori ascoltare. (vol. 1, pp. 70-71)
*Nel primo giorno giunsi a [[Castelvetrano]], grande, ben costruito paese, posto in una deliziosissima, fertile e ben coltivata pianura. Il suo particolar articolo di commercio è l'olio che si raccoglie da estesi vicini oliveti in quantità assai straordinaria. Ancora molto grano vi si produce; ed il vino che somministra questa contrada, è uno de' più squisiti e forti dell'isola tutta, per lo che la città deve avere assai di che nudrirsi. (vol. 1, p. 76)
*Questa città {{NDR|[[Selinunte]]}}, secondo la testimonianza di [[Strabone]] e di [[Tucidide]], fu eretta nella 35.ª olimpiade, ossia 640 anni prima di G. C., da una colonia che dalla loro città sotto un capo di nome Pamilio vi aveano spedito i Megaresi, i quali un secolo prima erano in Sicilia dalla Grecia venuti. Essa tanto crebbe in potere ed in magnificenza, che nella 50.ª olimpiade, ossia anni sessanta dopo la sua fondazione, potè portare la guerra a' Segestani, una delle più forti nazioni siciliane d'allora. Sembra che questi due Stati siano vissuti in costante inimicizia, almeno come [[Diodoro Siculo|Diodoro]] e Tucidide rapportano. (vol. 1, p. 77)
*Nella sera stessa giunsi in [[Sciacca|Isciacca]], ossia Xiacca, le antiche ''Thermae selinuntinae''. Questa città in forma di anfiteatro su d'una elevata roccia s'innalza, ed è mediocremente popolata da 8 sino a 9 mila persone. Non ha vetusti monumenti da fare ammirare, e molto meno fabbriche moderne può vantare, sebbene diverse chiese portino l'aspetto della ricchezza, per essere adornate, secondo l'uso siciliano, di diversi eccellenti lavori in marmo. (vol. 1, p. 85)
*Io arrivai al fiume [[Platani|Platano]], l{{'}}''Alico'' degli antichi, il più grande tra quelli di Sicilia, difficile ad attraversarsi in tempo d'inverno, per essere assolutamente privo di ponti. L'acqua però essendo più bassa di quanto me l'avevano fatto le mie guide supporre, lo passai senza alcuno impedimento. Questo fiume è assai famoso nell'antichità. [[Minosse|Minos]] perseguitava [[Dedalo]], come seppe che questi si era rifugiato in Sicilia, per cui sbarcò con quantità grande di gente alla foce del medesimo, ove un tempo la città di [[Eraclea Minoa|Maccara]] trovavasi elevata. Questa, dopo che Minos dalla figlia del re Cocalo fu ucciso, ebbe il nome di Minoa, che le diedero i Cretesi in commemorazione di quello eroe, i quali rimasero nel paese, dopo che i Sicani posero in fiamme i loro bastimenti. In seguito la stessa fu chiamata Eraclea, perché Dorieo, uno degli Eraclidi, si stabilì in quel luogo in vigore del trattato ch'[[Eracle|Ercole]] dopo la morte di Erice conchiuso avea con i Siculi, i quali dovevano rimanere padroni dell'intera contrada, finché uno de' suoi discendenti fosse tra loro sbarcato. (vol. 1, pp. 88-89)
*Non lungi da Girgenti, su d'una eminente roccia vicino al mare, s'erge la città di [[Siculiana|Sicoliana]], che ha un buon porto, e fa gran commercio di grani. Credono alcuni antiquarj che questa ed il fiume vicino siano stati chiamati ''Camico'', residenza un tempo di Cocalo re de' Sicani, presso del quale venne Dedalo fuggito da Creta. Questo architetto dové costruire le mura della città sul vertice della roccia, e condurvi una ripida ed incomoda strada. Gran contesa però tra gli antiquari si è destata, se bisogna cercare Camico in Sicoliana oppure nell'attuale Girgenti. (vol. 1, p. 90)
*La città di [[Agrigento]] fu costruita in una amena e fertile contrada, che dalla spiaggia si estendeva sino alla rocca, ove giace la nuova città di Girgenti. In mezzo della medesima passava il fiume Acrago, da cui la città ebbe il suo nome, giacché si chiamava essa dal greco Ἀκράγας secondo il costume di molte popolazioni greche di nominare le loro città con il nome de' vicini fiumi e mari. (vol. 1, pp. 94-95)
*Le strade {{NDR|di Agrigento}} sono assai incomode, alcune sono dritte, ma nella maggior parte scoscese ed anguste. Non vi sono belle fabbriche; le case si trovano troppo ristrette, e quasi tutte costruite senza calce e con una specie di pietra rossa che si ricava dal monte stesso e dal luogo medesimo ove queste s'innalzano. Solamente le case del vescovo, della libreria e del seminario costruite sono in gusto migliore, e adornano una bella piazza. All'opposto la veduta sopra l'intera contrada tra l'attuale Girgenti ed il mare e sulle sparse rovine è una delle più belle che io abbia giammai veduto. Pur non di meno io non l'osservai in tutta la sua magnificenza, perché mi trovava per disgrazia in Girgenti in tempo d'inverno, il quale defraudava al paese una gran parte della sua bellezza. (vol. 1, pp. 96-97)
*Il luogo della propria città d'Agrigento, ora ripieno di giardini e vigne, è una delle più incantevoli contrade che la natura possa offrire. Si vedono intorno dispersi avanzi dell'antica città. I recinti che dividono i giardini l'uno dall'altro, o che segregano la strada, sono formati da vetuste pietre d'ornamenti architettonici e da rotte colonne in parte d'un bellissimo marmo. (vol. 1, p. 111)
*{{NDR|Sul [[Tempio di Giunone (Agrigento)|tempio di Giunone]]}} Tutta questa rovina è inesplicabilmente bella e pittoresca; ed io oso sostenere di averne vedute molto poche che facciano una sì forte impressione, dove la maestosa contrada, gli odorosi giardini, gli alberi crescenti in mezzo ad architettonici frantumi, le antiche sontuose colonne metà alzate e metà stese a terra, le masse delle pietre che stanno l'una sopra l'altra, e la bella veduta al limite del colle, si uniscono tutti per riempire l'anima di grata e dolce sensazione. (vol. 1, p. 112)
*{{NDR|Sul [[Tempio della Concordia (Agrigento)|tempio della Concordia]]}} Trecento passi dal tempio di Giunone ve n'è un altro, il quale sinora è interamente illeso. La sua base, i corrispondenti gradini, tutte le sue scanalate colonne, l'architrave, il frontespizio, la cella, ed in una parola il tutto nel più perfetto stato si vede. Questo presenta la più distinta idea che possa aversi del modo, in cui un vetustissimo tempio compariva. Il suo colore è di un rosso gialliccio, dacché la pietra della quale è costruito, è di qualità sabbiosa, rossiccia, mischiata con calcinate chiocciole; il quale colorito spande uno straordinario piacevole incanto. In questo edifizio regna l'antica dorica maestà ad una grande decorazione unita; ed il suo effetto, per qualunque parte si possa riguardare, è grande oltre misura, perché l'armonia dell'opera tutta, l'occhio totalmente alletta e sorprende. (vol. 1, p. 115)
*Quattro miglia in distanza dalla città verso il nord vi è un monte chiamato [[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona|Macaluba]], che merita farsene menzione, perché questo da una quantità di piccoli crateri che si trovano sulla piana sua sommità, vomita sempre acqua fredda mischiata con creta, come le montagne vulcaniche gettano fuoco e lava. Qualche volta fa delle grandi gonfiagioni, si sentono de' gagliardi sotterranei tuoni, e finalmente formandosi de' buchi, getta da questi acqua fredda e creta. La superficie del monte sembra essere vuota, giacché, quando vi si cammina, il suolo si piega come ghiaccio sottile. (vol. 1, pp. 131-132)
*Io lasciai Girgenti li 6 dicembre 1785, ma soddisfar non potei il mio desiderio di vedere [[Enna|Castrogiovanni]], l'antica Enna dalla favola, e da' poeti tanto altamente celebrata, la quale, situata nel mezzo del paese, fu chiamata l'umbilico di Sicilia, come Delfo il centro della terra, per lo che [[Pindaro]] ed altri le diedero il nome di ''ὀμϕαλός τῆς γῆς''. Nel mese d'inverno possibil non è di viaggiare per l'interno dell'isola, ove le strade sulle montagne coverte sono di profonda neve, e irrigate da molti torrenti le valli, sopra de' quali né ponti, né altri mezzi di passaggio vi sono, per cui i viaggiatori sono spesso trattenuti, oppure un più lungo giro costretti di fare. (vol. 1, pp. 133-134)
*Miniere siffatte {{NDR|di zolfo}} si estendono nelle vicinanze di [[Palma di Montechiaro|Palma]], città di mediocre grandezza situata miglia dodici italiane da Girgenti.<br>Ivi mi trattenni mezza giornata, e niente osservai di particolare se non un [[Palma da datteri|albero di palma]] in mezzo del mercato. Questo fu il secondo che io vidi in tutta la Sicilia, e produce fiori e datteri, i quali sono ugualmente gustosi che gli africani. Da qui è da convincersi che tali alberi prosperar possono in tutta l'isola e forse ancora nella bassa Italia, e divenirvi indigeni; e quindi dovrebbe l'agricoltore acquistare quest'altro ramo di nutritura, perché pochi di questi alimentar potrebbero una picciola famiglia, mentre i loro frutti, come assai piacevoli, sarebbero generalmente ricercati. (vol. 1, pp. 134-135)
*Dopo un breve cammino da Palma nella città di [[Licata]] arrivai. Giace la medesima alle falde d'un alto monte, e immediatamente al mare. Il di lei porto è assai pericoloso, e precisamente quando soffia forte vento di scirocco che vi è rimpetto. Io vi giunsi dopo poche settimane che un bastimento d'Olstein aveva naufragato nel porto stesso. Osservai il luogo ove questo disastro successe, il quale soltanto pochi passi era dalla spiaggia distante. Gran contesa tra gli antiquarj è insorta, se Licata sia la famosa Gela o Phintia, fabbricata da Phintia dopo aver distrutta Gela, i di cui abitanti popolarono quella città. Forse i due partiti hanno in certo modo ragione, perché quando Licata non fosse l'antica Phintia, pur non di meno ha potuto portare il nome di Gela in memoria di essa, dalle cui rovine fu quella fabbricata e da' suoi abitatori popolata. (vol. 1, pp. 135-136)
*La presente città di [[Gela|Terranova]] fa commercio grande di canape, e particolarmente di soda e cotone, che si producono nella contrada. Essa contiene 10 mila anime, e la sua prosperità si lascia rilevare da' dazj che la medesima con il suo territorio paga annualmente al duca di Monteleone suo attuale barone, che montar si fanno a 40 mila scudi. (vol. 1, p. 139)
*Attraversai Biscari [...]. Ivi giacea la celebre ed antica [[Kamarina|Camarina]], di cui non altro più rimane che un pezzo di muraglia che apparteneva alla cella d'un tempio. [...] Divenuti i Camarinesi da bel principio ricchi e potenti, e quindi superbi, una ribellione contro i Siracusani suscitarono, i quali sembra che mantenuto avessero sopra di coloro un certo dominio. Furono in conseguenza i Siracusani costretti di rivolgere le armi contro la loro propria colonia, che la molestarono per l'intero corso di anni sedici. (vol. 1, pp. 139-140)
*Camarina ebbe in seguito nuovi abitatori di Gela; ma sembrava che lo spirito di rivolta diretto si fosse in questo paese; giacché per la seconda volta esternossi; per lo che [[Gelone]], tiranno di Gela e poi di Siracusa, distrusse Camarina che fu poscia dai di lui abitanti di nuovo provveduta. Essa andò crescendo in potere e considerazione, perché [[Pindaro]] ce lo fa conoscere [...]. Nelle guerre puniche Camarino si gettò sempre nel partito de' Cartaginesi; fu vinta da' Romani e probabilmente per la terza volta devastata, perché costoro vi mandarono una nuova colonia. Questa è l'ultima notizia che noi abbiamo di questa città, la qual ebbe uguale sorte con tutte le altre grandi che fiorirono un tempo sopra di quel littorale. Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in [[Sicilia]], in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano [...]. (vol. 1, pp. 141-142)
*Presso Camarina esiste un lago già dagli antichi menzionato, per mezzo del quale scorre il fiume ''[[Ippari|Hypparis]]'' che alla nazione dava il comodo di poter trasportare nella città gli alberi che si tagliavano sul monte. I suoi vapori erano assai malefici, come lo erano quelli di [[Selinunte|Selino]]. I Camarinesi consultarono un oracolo che probabilmente nelle vicinanze si venerava, e fu loro risposto, esser meglio lasciarlo come si trovava. Pur non di meno fu da quei paesani fatto disseccare, e da questo lato si avvicinò il nemico che distrusse la città. Questo lago al presente è nella maggior parte di terra coverto.<br>Molti vasi greci d'un bellissimo disegno con una quantità d'altri lavori in creta ritrovati si sono nelle adjacenze di questa città. (vol. 1, p. 142)
*Tra le più grandi e rinomate città greche dell'antichità, a riserva di Atene, non ve n'è altra che meritar possa di uguagliarsi con [[Siracusa]]. Offre non piccola idea della potenza di questa repubblica l'osservare che la medesima fu nello stato di acquistare il dominio sulla metà di tutta l'isola; di mettere ostacolo a' progressi de' Cartaginesi in questo paese; di bravare gli attacchi degli Ateniesi in un tempo in cui questa nazione era temuta da tutta la Grecia, distruggendole due grandi flotte ed altrettante potenti armate; e ch'essa finalmente poté resistere al potere di Roma sotto il vincitore di Annibale, Marcello; e non sarebbe stata detta città ad ubbidienza forzata, quando interne dissenzioni, ch'erano state causa di tutta la guerra coi Romani, non avessero dato a quel comandante l'occasione di mettersi d'accordo con alcuni distinti cittadini, che lo ajutarono a prendere possesso d'una porzione di essa. (vol. 1, pp. 148-149)
*La prima parte della città, [[Isola di Ortigia|Ortigia]], ossia l'isola, era ben anco distintamente fortificata. Essa difendeva il piccolo porto e comunemente credeasi che ivi esistessero il palazzo de' più antichi Sovrani, la sepoltura del primo [[Dionisio I di Siracusa|Dionisio]] e forse quelle di molti altri Principi. Tutto questo però fu demolito da [[Timoleonte|Timoleone]], dopo di aver discacciato [[Dionisio II di Siracusa|Dionisio il Giovane]]. (vol. 1, p. 157)
*Vengo adesso all'[[Acradina]], la quale, posta in terra ferma, è vicinissima all'isola. Questa, la più antica delle altre parti dopo Ortigia, si estendeva da entrambi i porti, presentando a coloro che la vedevano dalla parte di mare nell'epoca di sua magnificenza, un aspetto tale da uguagliarsi con quello di Napoli e Genova. [...] dappoiché non solamente Acradina, ma sì bene [[Tempio di Zeus (Siracusa)|Olimpo]] nel porto esistevano; e da lì sino alla punta più estrema del suolo, ove si alzava la fortezza Plemmirio, era tutto fabbricato e considerarsi poteva come la madre patria di Siracusa. (vol. 1, p. 173)
*L'intero terreno su di cui tutto il resto di Siracusa stava situato, non era che una roccia, la quale dal mare ad una mediocre sommità si alzava, ove [[Epipoli]] una volta giaceva. In Acradina questa rupe è coverta di terra e praterie, essendovi ancora sparsi qua e là vigneti e campi; ma in Tico, Neapoli ed Epipoli, eccettuati alcuni luoghi per pascoli, non vi sono che nude pietre e smisurati cumoli di disordinate ammontichiate rovine. Acradina non ha che pochi resti di antichità. Si vede un anfiteatro che per la metà è coverto di terra, e pare che una valle elittica uguagli, in cui non si scuoprono che alcuni pochi gradini ed i così chiamati ''vomitorj'', ossia porte, per mezzo delle quali gli spettatori da sì interno corridore dell'anfiteatro salivano a' loro posti. La forma sua elittica si è pienamente conservata. Molti gradini, che servivano da sedili, sono intagliati nella pietra stessa. Si osserva ancora una parte del corridore costruito con pietre da taglio, ma così pieno di terra e di rottami di fabbrica che appena vi si può penetrare. (vol. 1, p. 174)
*Epipoli cominciava da Labdalo, e fu considerata propriamente attaccata a Siracusa a tempo dei Romani. Non si trova vestigio alcuno di antichi edifizj che dimostrar possa che una parte della città in queste nude rocce abbia esistito. Noi sappiamo che ivi piantò il campo Marcello come ancora che sanguinose battaglie vi ebbero luogo tra gli Ateniesi e i Siracusani. Una latomia che in Epipoli è assai presso a Labdalo, ha ben anco servito per carcere degli Ateniesi, dove il poeta Filosseno scrisse il suo Ciclope. Sopra il più alto e scosceso orlo della rupe sta elevato il castello Eurielo costruito da [[Nicia]], nell'aver preso Labdalo, per potere meglio difendere questo posto importante, ma fu egli in seguito, tanto da qui, come da Siracusa, discacciato. Il principio che conduce ad Eurielo, chiamato ancora ''Arx summa'', è straordinariamente alpestre. Ha la forma triangolare, la cui sommità gira quasi cento passi. Niente è rimasto delle fortificazioni, se non che un pezzo di muro, il qual era costruito là dove la rupe che da per tutto è quasi perpendicolare, non era ivi tanto scoscesa. Nel mezzo di questo piccolo castello vi sono alcune cisterne. La veduta da quest'altura è internamente bella. Si vede tutta Siracusa, la campagna adjacente, i porti, il mare ed una gran parte delle coste meridionali della Sicilia. (vol. 1, pp. 208-209)
*L'[[Fiume Anapo|Anapo]] è il solo fiume in tutta la Sicilia in un certo modo navigabile da piccole barche; ma si è perduto questo vantaggio a causa dei giunchi e del fango da' quali all'estremo è ingombrato. Detto fiume scaturisce ad una distanza da Siracusa di quattordici miglia italiane, quasi miglia tre alemanne; si perde in seguito sotto terra e ricomparisce a quattro, o cinque miglia dal porto. (vol. 1, pp. 210-211)
*Ercole, nell'attraversare la Sicilia, stabilì in quel luogo una festa che si celebrava da' Siracusani con una grande e giuliva adunanza. Gli animali per il sagrifizio erano gettati in quell'acqua. Questo stesso fonte è per altra ragione interessante: cioè che il medesimo è ripieno della pianta ''[[papiro]]'' tanto nota nell'antichità, la quale richiede un'acqua assai placida, e che si è creduta sinora trovarsi soltanto nel Nilo. Quasi in tutta la sponda prospera tale giunco, il quale sino da tempo fa non era usato in Siracusa che per legare i covoni nelle messi, e parte ancora per versarlo sui pavimenti delle chiese in occasioni festive, per cui se n'era di molto diminuita la quantità. (vol. 1, p. 212)
*L'attuale Vescovo è apprezzabile per il suo carattere, ma lo è di gran lunga inferiore a monsignor [[Salvatore Ventimiglia|Ventimiglia]]. L'università ha sentito con dolore la perdita di quest'ultimo che trasse seco quello zelo e fervore ch'egli sapeva ispirare per gli studj. Intanto i tempi hanno molto acquistato in cognizioni. Il giogo dell'inquisizione è spezzato in guisa che non vi è da temere che distrutti esser possano i buoni principj sparsi da monsignor Ventimiglia, e che si riconduca nelle alte scuole di Catania l'antica barbarie. (vol. 2, p. 14)
*In una sua terra, di nome Ragona, {{NDR|[[Ignazio Paternò Castello|Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari]]}} fece costruire un ponte con 31 archi sopra il fiume [[Simeto]], e portò per via di acquidotti in quel ponte architettati l'acqua d'un altro fiume ad una sua risiera; e con questo mezzo tolse via una quantità d'acqua che le strade assai difficili e l'aria insalubre in questa contrada rendeva. Tale opera sembrava dover durare più di un secolo, quando una forte inondazione accompagnata da un oragano la gettò tutta al suolo; ma il Principe riedificar la fece, non curando gli 80 mila scudi che la prima costato gli aveva. Essendo stata Messina dal tremuoto distrutta, comprò l'uomo benefico grande provvisione di grano che mandò egli in dono a' più bisognosi uomini di quella disgraziata città. Per questa sua nobile e generosa maniera di trattare godé questo eccellente personaggio la più lusinghiera felicità, a cui un mortale può aspirare. Era egli adorato da tutta la sua nazione, e come un padre amato; tutt'i Siciliani eran superbi di avere siffatto concittadino. Per quanto grande benefattore si mostrò nella sua vita pubblica, altrettanto amabile fu il medesimo nel piccolo recinto di coloro che avevano in di lui casa libero accesso. Felicissimo in mezzo all'amata sua famiglia, non cessò mai di esser ilare e sensibile a tutte le gioje dell'amicizia. (vol. 2, pp. 34-35)
*L'ultimo casale che io passai fu [[Nicolosi]], ch'è il più alto sopra la montagna; e qui le umane abitazioni han fine. La strada andava sempre più in alto, ed io non vedea avanti di me che il [[Monti Rossi|monte Rosso]], ossia il vulcano donde nel 1669 uscì la lava, il bosco e la nevosa regione dell'Etna, che piano del frumento si appella (nome strano, per non crescervi mai un filo d'erba), su del quale particolarmente poggia il cratere che scuoprir non si può finché al suo piede non si arriva, per essere quella pianura tre miglia italiane. Sulla punta più elevata del monte vidi un incavo, dal quale una piccola bianca nuvola di fumo s'innalzava, che da lì sventolava verso il mare, lasciando nel sereno turchino del cielo una lunga e bianca striscia.<br>Sino a Nicolosi le vicinanze dell'Etna sono belle e deliziose. Le lave stesse, non forzate ancora dalla natura e dall'arte, conservano piacevole aspetto, perché scaricano le medesime i loro oscuri torrenti nelle amene praterie, e presso boschetti di aranci e giardini. La veduta del monte abbasso è molto estesa, pria che si venga a Nicolosi. (vol. 2, p. 54)
*Altro in quel giorno non vidi d'interessante che il di già nominato monte Rosso, che sorse nell'[[Eruzione dell'Etna del 1669|eruzione del 1669]], che totale distruzione minacciò alla città, ma che rovinò la maggior parte delle case. L'eruzione fu la più terribile di quante ce ne ha dato contezza la storia, e può uguagliarsi soltanto con quella dell'Ecla del 1782. Quindi è molto importante di leggerne qui appresso una breve narrazione.<br>Nell'anno 1669 si cominciò ad aver sospetti di tremuoti più forti che le solite scosse; spaventevoli sotterranei tuoni nelle cavità del monte tantosto si succederono, quando questi in diversi luoghi spaccossi, formando particolarmente una fessura di tre miglia e mezzo di lunghezza e di cinque in sei piedi di larghezza. Immediatamente cinque nuovi abissi aprironsi, di cui il più grande, della circonferenza di 500 passi, vomitò con incredibile forza ad una grande altezza nuvole di fumo, lampi, masse roventi, infiammate rocce, zolfo, ceneri vulcaniche, ed il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti accompagnato. La copia delle pietre e ceneri gettate fu tanto enorme, che formò due nuovi monti. (vol. 2, pp. 56-57)
*Finalmente alla metà di luglio 1669 quelle terribili esplosioni terminarono dopo una durata di quattro mesi.<br>Lo sbocco della lava fu nel monte Rosso, che nell'esterna sua figura è simile al Vesuvio, perché in due rotondi monti su d'una base stessa consiste. Intanto l'altezza di esso dal livello del mare sorpassa senza dubbio quella dell'altro, facendosi ascendere sino a 4500 braccia. L'intera porzione del suolo tra il convento de' Benedettini ed il monte Rosso è coverta di nera vulcanica arena; ma sembra che questa cominci a sciogliersi, perché l'erba superficialmente vi cresce, e qui è il luogo dove il gustoso e forte vino ricavasi. È ancora probabile che la situazione stessa del chiostro non sia che quella di un cratere rovesciato giacché, oltre una quantità grande delle ceneri che intorno a quell'edifizio si trova, l'intero circuito ha una forma concava nel di cui mezzo il medesimo chiostro è edificato.<br>Nel giunger che io feci al monte Rosso esaminai il cratere, da cui le ceneri e le lave del 1669 uscirono, il quale è un rotondo precipite buco a forma d'imbuto, i cui lati consistono in nere rocce di lava e nere e profonde arene. Nel mezzo di esso vi sono due altre profondità fra loro da un'alta e scabrosa rupe divise, e che rassomigliano ad una saliera. (vol. 2, pp. 58-59)
*[...] [[Déodat de Dolomieu|Dolomieu]], ch'è avvezzo a disprezzare qualunque pericolo, quando esaminar vuole le segrete vie della natura [...]. (vol. 2, p. 60)
*E qui è giusto che io faccia riflettere che [[Lazzaro Spallanzani|Spallanzani]], uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? (vol. 2, pp. 66-67)
==Bibliografia==
*Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4742922 Viaggio in Sicilia]'', vol. 1, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831.
*Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4635291 Viaggio in Sicilia]'', vol. 2, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831.
==Altri progetti==
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Spinoziano (BEIC)
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/* Viaggio in Sicilia */
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wikitext
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[[File:Friederich Münter.jpg|miniatura|Friederich Münter]]
'''Friederich Münter''' (1761 – 1830), vescovo luterano, archeologo e filologo tedesco naturalizzato danese.
==''Viaggio in Sicilia''==
===[[Incipit]]===
La città di [[Palermo]] e le intere sue contrade non possono gloriarsi di verun considerevole avanzo d'antichità. I tremuoti ed il dominio de' Saraceni annientarono tutto ciò che avrebbe potuto restarvi; e quanto forse qua e là potrebbe rinvenirsi, non sarebbe da mettersi in confronto certamente con quei superstiti antichi monumenti delle altre parti della Sicilia. È noto soltanto che vi siano stati due rinomati tempj, uno consagrato a Giove, e ad Ercole l'altro, de' quali non evvi più traccia veruna: ed oltre a questi un teatro, che nel 16.° secolo fu gettato a terra ad oggetto d'ingrandire il piano del palazzo. <!--(vol. 1, p. 9)-->
===Citazioni===
*S'erge la città {{NDR|di Palermo}} in una pianura, che stendendosi verso mare circondata resta da ripide ed alte montagne. È verisimile che queste ne' più remoti tempi siano state come baloardi contro l'effetto del mare; e che simile pianura non sia che il fondo di esso lasciato scoverto dopo che le sue acque si ritirarono, come sembra, in questa parte del Mediterraneo. (vol. 1, p. 11)
*Paese molto grande, ed assai regolarmente costruito, Palermo è diviso in quattro parti principali da due strade che nel centro loro ad angoli retti si tagliano. Queste sono larghe, luminose e perfettamente in linea retta, di modo che ove si sta situato nell'ottagono formato da quattro palazzi, giusto dove quelle due strade s'intersecano, si ha il piacere di vedere tutte le quattro primarie porte della città. (vol. 1, p. 12)
*I più celebri di tutti li dotti palermitani è il [[Gabriele Lancillotto Castello|Principe di Torremuzza]], che per le sue antiquarie, ed in particolar maniera numismatiche opere merito grandissimo si è acquistato. (vol. 1, p. 32)
*Finalmente bisogna che io faccia ancora menzione d'un celebre poeta di Sicilia, [[Giovanni Meli]], uomo di vero e grande poetico talento. Egli è autore di molte piccole poesie in dialetto siciliano, che sono lette in tutta l'Italia con meraviglia; e sta travagliando ad una comica eroica composizione, che dev'essere una continuazione, o piuttosto Paralipomena di D. Quichotte, della quale mi ha egli fatto leggere alcuni canti, che secondo il mio giudizio sono in grado eminente eccellenti. È un male che questo illustre personaggio non può dedicarsi interamente alla poesia, per essere un medico il qual è costretto per vivere, esercitarne la professione, che non gli darebbe più profitto, se fosse comunemente noto ch'egli sia un poeta. (vol. 1, pp. 33-34)
*A' più ricchi monasteri Benedettini di tutta l'Italia appartiene quello di [[Abbazia di San Martino delle Scale|S. Martino]] nel circondario di Palermo. Situato è questo su di un alto e scosceso monte, che difende la capitale dalla parte di ponente in una spaventevole nuda valle circondata d'alpestri e sterili rocce, ed un clima che ha più del nostro del nord che del temperato di Sicilia. La strada dalla città al chiostro non è più di quattro miglia e mezzo. Questa si dirige da bel principio in una folla di ville e cascine, ed ove non si vedono che feraci giardini, piante d'olivi e vigneti. A poco a poco comincia la strada a divenire montuosa, e tantosto le vedute molto selvagge. Si arriva in una valle circondata da enormi rocce, sulle quali vegetano soltanto alcune macchie d'erba, molta aloè, ''ficus opuntia'', e qua e là alcuni alberi d'olivo. La medesima si estende serpeggiando fra le balze, le quali di quando in quando si aprono; ed offrono bella veduta sulla fertile valle della città, sul porto e sul mare; ma si torna sempre più fra le rocce conforme si va in alto, finché si giunge alla sommità della montagna per via d'una strada assolutamente deserta, che conduce ad una più trista e malinconica valle, ove il monastero stassi infossato. Questo all'opposto è costruito con signorile magnificenza, di grande estensione, ed adorno di singolari lavori di marmo. Sì le camere de' frati, che de' forestieri sono belle e comode; i corridori larghi, alti e lunghi in modo che vi si perde quasi la vista. La scala maestra, sebbene poco più stretta, uguaglia quella di Caserta. Essa è intrecciata di marmo siciliano, interrotto negli estremi da grosse pietre cavate da possessioni appartenenti al convento. La chiesa è abbellita da nobile semplicità. (vol. 1, pp. 35-37)
*Questa città {{NDR|di [[Monreale]]}} è sita sopra una ben formata altura, la quale è il termine de' monti che a traverso l'isola tutta si stendono sino al piè dell'Etna. La medesima ha una bellissima veduta sulla ubertosa pianura di Palermo, sul monte Pellegrino e sopra il porto e mare Mediterraneo, che tanto lungi si estende quanto l'occhio può giungervi. Monreale è piccolo e brutto; ed ha molto perduto dopo l'abolizione dell'arcivescovo. I proprietarj che vi dimorano sono gentiluomini Siciliani, le cui circostanze non permettono loro di vivere con lusso come in Palermo. (vol. 1, pp. 39-40)
*[[Aloe (botanica)|Aloè]] ed una specie d'alberi con larghe foglie ripiene di pungoli innumerevoli (''[[Fico d'India|cactus opuntia]], Lin.'') nascono soprattutto in quantità incredibile ancora sulle più dure rocce. Il tronco dell'aloe, che porta fiore e frutto, s'innalza sino a cinque, o sei braccia, le di cui foglie ne sono spesso lunghe da due sino a tre. Di queste se ne fanno corde, ma non so se vi sia in Sicilia qualche ordinaria fabbrica, dove si lavorino. Con le due suespresse piante formano i contadini delle siepi, che impunemente non si possono attraversare. (vol. 1, p. 45)
*La prima città nella parte occidentale della Sicilia è [[Alcamo]], situata e fortificata da' Saraceni in un piccolo monte, che verso il mare si stende, ed in conseguenza assai moderna, per potere contenere qualche cosa di osservabile per un viaggiatore antiquario. Pur non di meno è questa una delle più considerabili città municipali; ha tredici mila abitanti, e paga quattro mila once annue al re, e cinquecento al duca d'Alba grande di Spagna [...]. (vol. 1, pp. 46-47)
*[[Segesta]] bisognò che fosse abbastanza potente, perché fu una volta in guerra, saccheggiata e conquistata da' Cartaginesi durante la medesima. La più remota sua istoria è interamente incognita. Si sa che aveva un porto nelle coste occidentali dell'isola chiamato l'Emporio degli Egestani. La distruzione di essa città ebbe probabilmente luogo nelle guerre de' Saraceni. Tra le sue rovine alcuni avanzi si osservano di antiche muraglie costruite con grosse pietre; alcuni resti d'un teatro ancora più estesamente scoverto a' tempi nostri dalle cure del dotto Principe di Torremuzza, il quale con toglier via la terra ha ritrovato molti sedili e diverse porte, per le quali gli spettatori entravano per sedersi. Degno particolarmente di osservazione è un tempio d'antico dorico stile assolutamente intatto, giacché nell'anno 1781 ciò che sembrava volersene cadere fu ristaurato. (vol. 1, pp. 48-49)
*La città {{NDR|di [[Trapani]]}}, quantunque picciola, è una delle più ricche di Sicilia, giacché oltre il vantaggio che ella ha di molti facoltosi nobili che vi dimorano, gode d'un gran commercio di sale, che si ricava dalle vicine spiagge del mare, e niente vi abbisogna che il solo calore del sole per la necessaria evaporazione e per l'imbiancamento.<br>Pesche di tonni e fabbriche di coralli ne accrescono la floridità. Questi si ricavano dagli scogli che sono nel porto e nella spiaggia intorno, e se ne servono per diversi domestici usi, come per corone e per picciole statue di Santi, le quali riescono buone. Uguali travagli si fanno ancora nell'avorio e nell'ambra, la quale si trova sopra quelle coste, ed in marmo siciliano a diverse macchie, ed in bellissimo e bianco alabastro. (vol. 1, pp. 55-56)
*Sei miglia distante da Trapani giacciono le rovine dell'antica [[Erice]] sul monte d'ugual nome, ora chiamato di [[Monte Erice|S. Giuliano]]. Questa grande montagna s'alza immediatamente al mare, ed è dopo l'Etna la più elevata in Sicilia. Dalla sommità sua distintamente si vede l'isola di Lampedusa, che sta fra Tunisi e Trapani, dalla cui spiaggia si osserva la notte il fuoco sulle coste africane. (vol. 1, p. 58)
*L'istoria della città di Erice è molto sconosciuta. Sappiamo solamente che Amilcare nella prima guerra punica la sorprese, ne ammazzò, o vendé la maggior parte degli abitanti, e mandò il restante in Trapani. Probabilmente dopo la conchiusione della pace gli antichi abitatori d'Erice ritornarono al loro paese, e restarono in pacifico e non molestato possesso del medesimo. La picciola città, che ora è situata nella sommità di quel monte, sembra essere sorta dall'antica. Alquanto al di sopra di essa giaceva uno de' più celebri tempj dell'antichità consagrato a Venere Ericina. (vol. 1, p. 61)
*Dopo due giorni di dimora in Trapani partii a 24 novembre per [[Mazara del Vallo|Mazzara]], città vescovile nella costa meridionale di Sicilia, da cui l'intera provincia o valle di Mazzara ha derivato il suo nome. La strada correva costantemente in vicinanza del lido in una piacevole pianura, la quale era meglio coltivata della contrada tra Alcamo e Trapani; e benché non passassi per mezzo alcun casale, pure molto spesso incontrai delle case sparse intorno le alture. La veduta di quelle campagne era la più mirabilmente deliziosa, perché verso la dritta, ed avanti di me scorgeva il mare africano con alcune sue picciole isole, e dalla sinistra mi si presentava la catena de' monti che attraversa l'intera Sicilia; mentre alle spalle restava Trapani ed il monte Erice, che con la maestosa sua grandiosità tutto l'orizzonte chiudeva. Il giorno era piacevole e bello come di primavera, a segno che io potei pranzare in aperta campagna vicino ad una solitaria fontana, che serviva per abbeverare le mandre. Ma ciò che più mi diede diletto, fu di mirare tante di queste greggi seminate sopra i pascoli, e dalle alture intorno i corni e le sampogne de' pastori ascoltare. (vol. 1, pp. 70-71)
*Nel primo giorno giunsi a [[Castelvetrano]], grande, ben costruito paese, posto in una deliziosissima, fertile e ben coltivata pianura. Il suo particolar articolo di commercio è l'olio che si raccoglie da estesi vicini oliveti in quantità assai straordinaria. Ancora molto grano vi si produce; ed il vino che somministra questa contrada, è uno de' più squisiti e forti dell'isola tutta, per lo che la città deve avere assai di che nudrirsi. (vol. 1, p. 76)
*Questa città {{NDR|[[Selinunte]]}}, secondo la testimonianza di [[Strabone]] e di [[Tucidide]], fu eretta nella 35.ª olimpiade, ossia 640 anni prima di G. C., da una colonia che dalla loro città sotto un capo di nome Pamilio vi aveano spedito i Megaresi, i quali un secolo prima erano in Sicilia dalla Grecia venuti. Essa tanto crebbe in potere ed in magnificenza, che nella 50.ª olimpiade, ossia anni sessanta dopo la sua fondazione, potè portare la guerra a' Segestani, una delle più forti nazioni siciliane d'allora. Sembra che questi due Stati siano vissuti in costante inimicizia, almeno come [[Diodoro Siculo|Diodoro]] e Tucidide rapportano. (vol. 1, p. 77)
*Nella sera stessa giunsi in [[Sciacca|Isciacca]], ossia Xiacca, le antiche ''Thermae selinuntinae''. Questa città in forma di anfiteatro su d'una elevata roccia s'innalza, ed è mediocremente popolata da 8 sino a 9 mila persone. Non ha vetusti monumenti da fare ammirare, e molto meno fabbriche moderne può vantare, sebbene diverse chiese portino l'aspetto della ricchezza, per essere adornate, secondo l'uso siciliano, di diversi eccellenti lavori in marmo. (vol. 1, p. 85)
*Io arrivai al fiume [[Platani|Platano]], l{{'}}''Alico'' degli antichi, il più grande tra quelli di Sicilia, difficile ad attraversarsi in tempo d'inverno, per essere assolutamente privo di ponti. L'acqua però essendo più bassa di quanto me l'avevano fatto le mie guide supporre, lo passai senza alcuno impedimento. Questo fiume è assai famoso nell'antichità. [[Minosse|Minos]] perseguitava [[Dedalo]], come seppe che questi si era rifugiato in Sicilia, per cui sbarcò con quantità grande di gente alla foce del medesimo, ove un tempo la città di [[Eraclea Minoa|Maccara]] trovavasi elevata. Questa, dopo che Minos dalla figlia del re Cocalo fu ucciso, ebbe il nome di Minoa, che le diedero i Cretesi in commemorazione di quello eroe, i quali rimasero nel paese, dopo che i Sicani posero in fiamme i loro bastimenti. In seguito la stessa fu chiamata Eraclea, perché Dorieo, uno degli Eraclidi, si stabilì in quel luogo in vigore del trattato ch'[[Eracle|Ercole]] dopo la morte di Erice conchiuso avea con i Siculi, i quali dovevano rimanere padroni dell'intera contrada, finché uno de' suoi discendenti fosse tra loro sbarcato. (vol. 1, pp. 88-89)
*Non lungi da Girgenti, su d'una eminente roccia vicino al mare, s'erge la città di [[Siculiana|Sicoliana]], che ha un buon porto, e fa gran commercio di grani. Credono alcuni antiquarj che questa ed il fiume vicino siano stati chiamati ''Camico'', residenza un tempo di Cocalo re de' Sicani, presso del quale venne Dedalo fuggito da Creta. Questo architetto dové costruire le mura della città sul vertice della roccia, e condurvi una ripida ed incomoda strada. Gran contesa però tra gli antiquari si è destata, se bisogna cercare Camico in Sicoliana oppure nell'attuale Girgenti. (vol. 1, p. 90)
*La città di [[Agrigento]] fu costruita in una amena e fertile contrada, che dalla spiaggia si estendeva sino alla rocca, ove giace la nuova città di Girgenti. In mezzo della medesima passava il fiume Acrago, da cui la città ebbe il suo nome, giacché si chiamava essa dal greco Ἀκράγας secondo il costume di molte popolazioni greche di nominare le loro città con il nome de' vicini fiumi e mari. (vol. 1, pp. 94-95)
*Le strade {{NDR|di Agrigento}} sono assai incomode, alcune sono dritte, ma nella maggior parte scoscese ed anguste. Non vi sono belle fabbriche; le case si trovano troppo ristrette, e quasi tutte costruite senza calce e con una specie di pietra rossa che si ricava dal monte stesso e dal luogo medesimo ove queste s'innalzano. Solamente le case del vescovo, della libreria e del seminario costruite sono in gusto migliore, e adornano una bella piazza. All'opposto la veduta sopra l'intera contrada tra l'attuale Girgenti ed il mare e sulle sparse rovine è una delle più belle che io abbia giammai veduto. Pur non di meno io non l'osservai in tutta la sua magnificenza, perché mi trovava per disgrazia in Girgenti in tempo d'inverno, il quale defraudava al paese una gran parte della sua bellezza. (vol. 1, pp. 96-97)
*Il luogo della propria città d'Agrigento, ora ripieno di giardini e vigne, è una delle più incantevoli contrade che la natura possa offrire. Si vedono intorno dispersi avanzi dell'antica città. I recinti che dividono i giardini l'uno dall'altro, o che segregano la strada, sono formati da vetuste pietre d'ornamenti architettonici e da rotte colonne in parte d'un bellissimo marmo. (vol. 1, p. 111)
*{{NDR|Sul [[Tempio di Giunone (Agrigento)|tempio di Giunone]]}} Tutta questa rovina è inesplicabilmente bella e pittoresca; ed io oso sostenere di averne vedute molto poche che facciano una sì forte impressione, dove la maestosa contrada, gli odorosi giardini, gli alberi crescenti in mezzo ad architettonici frantumi, le antiche sontuose colonne metà alzate e metà stese a terra, le masse delle pietre che stanno l'una sopra l'altra, e la bella veduta al limite del colle, si uniscono tutti per riempire l'anima di grata e dolce sensazione. (vol. 1, p. 112)
*{{NDR|Sul [[Tempio della Concordia (Agrigento)|tempio della Concordia]]}} Trecento passi dal tempio di Giunone ve n'è un altro, il quale sinora è interamente illeso. La sua base, i corrispondenti gradini, tutte le sue scanalate colonne, l'architrave, il frontespizio, la cella, ed in una parola il tutto nel più perfetto stato si vede. Questo presenta la più distinta idea che possa aversi del modo, in cui un vetustissimo tempio compariva. Il suo colore è di un rosso gialliccio, dacché la pietra della quale è costruito, è di qualità sabbiosa, rossiccia, mischiata con calcinate chiocciole; il quale colorito spande uno straordinario piacevole incanto. In questo edifizio regna l'antica dorica maestà ad una grande decorazione unita; ed il suo effetto, per qualunque parte si possa riguardare, è grande oltre misura, perché l'armonia dell'opera tutta, l'occhio totalmente alletta e sorprende. (vol. 1, p. 115)
*Quattro miglia in distanza dalla città verso il nord vi è un monte chiamato [[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona|Macaluba]], che merita farsene menzione, perché questo da una quantità di piccoli crateri che si trovano sulla piana sua sommità, vomita sempre acqua fredda mischiata con creta, come le montagne vulcaniche gettano fuoco e lava. Qualche volta fa delle grandi gonfiagioni, si sentono de' gagliardi sotterranei tuoni, e finalmente formandosi de' buchi, getta da questi acqua fredda e creta. La superficie del monte sembra essere vuota, giacché, quando vi si cammina, il suolo si piega come ghiaccio sottile. (vol. 1, pp. 131-132)
*Io lasciai Girgenti li 6 dicembre 1785, ma soddisfar non potei il mio desiderio di vedere [[Enna|Castrogiovanni]], l'antica Enna dalla favola, e da' poeti tanto altamente celebrata, la quale, situata nel mezzo del paese, fu chiamata l'umbilico di Sicilia, come Delfo il centro della terra, per lo che [[Pindaro]] ed altri le diedero il nome di ''ὀμϕαλός τῆς γῆς''. Nel mese d'inverno possibil non è di viaggiare per l'interno dell'isola, ove le strade sulle montagne coverte sono di profonda neve, e irrigate da molti torrenti le valli, sopra de' quali né ponti, né altri mezzi di passaggio vi sono, per cui i viaggiatori sono spesso trattenuti, oppure un più lungo giro costretti di fare. (vol. 1, pp. 133-134)
*Miniere siffatte {{NDR|di zolfo}} si estendono nelle vicinanze di [[Palma di Montechiaro|Palma]], città di mediocre grandezza situata miglia dodici italiane da Girgenti.<br>Ivi mi trattenni mezza giornata, e niente osservai di particolare se non un [[Palma da datteri|albero di palma]] in mezzo del mercato. Questo fu il secondo che io vidi in tutta la Sicilia, e produce fiori e datteri, i quali sono ugualmente gustosi che gli africani. Da qui è da convincersi che tali alberi prosperar possono in tutta l'isola e forse ancora nella bassa Italia, e divenirvi indigeni; e quindi dovrebbe l'agricoltore acquistare quest'altro ramo di nutritura, perché pochi di questi alimentar potrebbero una picciola famiglia, mentre i loro frutti, come assai piacevoli, sarebbero generalmente ricercati. (vol. 1, pp. 134-135)
*Dopo un breve cammino da Palma nella città di [[Licata]] arrivai. Giace la medesima alle falde d'un alto monte, e immediatamente al mare. Il di lei porto è assai pericoloso, e precisamente quando soffia forte vento di scirocco che vi è rimpetto. Io vi giunsi dopo poche settimane che un bastimento d'Olstein aveva naufragato nel porto stesso. Osservai il luogo ove questo disastro successe, il quale soltanto pochi passi era dalla spiaggia distante. Gran contesa tra gli antiquarj è insorta, se Licata sia la famosa Gela o Phintia, fabbricata da Phintia dopo aver distrutta Gela, i di cui abitanti popolarono quella città. Forse i due partiti hanno in certo modo ragione, perché quando Licata non fosse l'antica Phintia, pur non di meno ha potuto portare il nome di Gela in memoria di essa, dalle cui rovine fu quella fabbricata e da' suoi abitatori popolata. (vol. 1, pp. 135-136)
*La presente città di [[Gela|Terranova]] fa commercio grande di canape, e particolarmente di soda e cotone, che si producono nella contrada. Essa contiene 10 mila anime, e la sua prosperità si lascia rilevare da' dazj che la medesima con il suo territorio paga annualmente al duca di Monteleone suo attuale barone, che montar si fanno a 40 mila scudi. (vol. 1, p. 139)
*Attraversai Biscari [...]. Ivi giacea la celebre ed antica [[Kamarina|Camarina]], di cui non altro più rimane che un pezzo di muraglia che apparteneva alla cella d'un tempio. [...] Divenuti i Camarinesi da bel principio ricchi e potenti, e quindi superbi, una ribellione contro i Siracusani suscitarono, i quali sembra che mantenuto avessero sopra di coloro un certo dominio. Furono in conseguenza i Siracusani costretti di rivolgere le armi contro la loro propria colonia, che la molestarono per l'intero corso di anni sedici. (vol. 1, pp. 139-140)
*Camarina ebbe in seguito nuovi abitatori di Gela; ma sembrava che lo spirito di rivolta diretto si fosse in questo paese; giacché per la seconda volta esternossi; per lo che [[Gelone]], tiranno di Gela e poi di Siracusa, distrusse Camarina che fu poscia dai di lui abitanti di nuovo provveduta. Essa andò crescendo in potere e considerazione, perché [[Pindaro]] ce lo fa conoscere [...]. Nelle guerre puniche Camarino si gettò sempre nel partito de' Cartaginesi; fu vinta da' Romani e probabilmente per la terza volta devastata, perché costoro vi mandarono una nuova colonia. Questa è l'ultima notizia che noi abbiamo di questa città, la qual ebbe uguale sorte con tutte le altre grandi che fiorirono un tempo sopra di quel littorale. Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in [[Sicilia]], in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano [...]. (vol. 1, pp. 141-142)
*Presso Camarina esiste un lago già dagli antichi menzionato, per mezzo del quale scorre il fiume ''[[Ippari|Hypparis]]'' che alla nazione dava il comodo di poter trasportare nella città gli alberi che si tagliavano sul monte. I suoi vapori erano assai malefici, come lo erano quelli di [[Selinunte|Selino]]. I Camarinesi consultarono un oracolo che probabilmente nelle vicinanze si venerava, e fu loro risposto, esser meglio lasciarlo come si trovava. Pur non di meno fu da quei paesani fatto disseccare, e da questo lato si avvicinò il nemico che distrusse la città. Questo lago al presente è nella maggior parte di terra coverto.<br>Molti vasi greci d'un bellissimo disegno con una quantità d'altri lavori in creta ritrovati si sono nelle adjacenze di questa città. (vol. 1, p. 142)
*Tra le più grandi e rinomate città greche dell'antichità, a riserva di Atene, non ve n'è altra che meritar possa di uguagliarsi con [[Siracusa]]. Offre non piccola idea della potenza di questa repubblica l'osservare che la medesima fu nello stato di acquistare il dominio sulla metà di tutta l'isola; di mettere ostacolo a' progressi de' Cartaginesi in questo paese; di bravare gli attacchi degli Ateniesi in un tempo in cui questa nazione era temuta da tutta la Grecia, distruggendole due grandi flotte ed altrettante potenti armate; e ch'essa finalmente poté resistere al potere di Roma sotto il vincitore di Annibale, Marcello; e non sarebbe stata detta città ad ubbidienza forzata, quando interne dissenzioni, ch'erano state causa di tutta la guerra coi Romani, non avessero dato a quel comandante l'occasione di mettersi d'accordo con alcuni distinti cittadini, che lo ajutarono a prendere possesso d'una porzione di essa. (vol. 1, pp. 148-149)
*La prima parte della città, [[Isola di Ortigia|Ortigia]], ossia l'isola, era ben anco distintamente fortificata. Essa difendeva il piccolo porto e comunemente credeasi che ivi esistessero il palazzo de' più antichi Sovrani, la sepoltura del primo [[Dionisio I di Siracusa|Dionisio]] e forse quelle di molti altri Principi. Tutto questo però fu demolito da [[Timoleonte|Timoleone]], dopo di aver discacciato [[Dionisio II di Siracusa|Dionisio il Giovane]]. (vol. 1, p. 157)
*Vengo adesso all'[[Acradina]], la quale, posta in terra ferma, è vicinissima all'isola. Questa, la più antica delle altre parti dopo Ortigia, si estendeva da entrambi i porti, presentando a coloro che la vedevano dalla parte di mare nell'epoca di sua magnificenza, un aspetto tale da uguagliarsi con quello di Napoli e Genova. [...] dappoiché non solamente Acradina, ma sì bene [[Tempio di Zeus (Siracusa)|Olimpo]] nel porto esistevano; e da lì sino alla punta più estrema del suolo, ove si alzava la fortezza Plemmirio, era tutto fabbricato e considerarsi poteva come la madre patria di Siracusa. (vol. 1, p. 173)
*L'intero terreno su di cui tutto il resto di Siracusa stava situato, non era che una roccia, la quale dal mare ad una mediocre sommità si alzava, ove [[Epipoli]] una volta giaceva. In Acradina questa rupe è coverta di terra e praterie, essendovi ancora sparsi qua e là vigneti e campi; ma in Tico, Neapoli ed Epipoli, eccettuati alcuni luoghi per pascoli, non vi sono che nude pietre e smisurati cumoli di disordinate ammontichiate rovine. Acradina non ha che pochi resti di antichità. Si vede un anfiteatro che per la metà è coverto di terra, e pare che una valle elittica uguagli, in cui non si scuoprono che alcuni pochi gradini ed i così chiamati ''vomitorj'', ossia porte, per mezzo delle quali gli spettatori da sì interno corridore dell'anfiteatro salivano a' loro posti. La forma sua elittica si è pienamente conservata. Molti gradini, che servivano da sedili, sono intagliati nella pietra stessa. Si osserva ancora una parte del corridore costruito con pietre da taglio, ma così pieno di terra e di rottami di fabbrica che appena vi si può penetrare. (vol. 1, p. 174)
*Epipoli cominciava da Labdalo, e fu considerata propriamente attaccata a Siracusa a tempo dei Romani. Non si trova vestigio alcuno di antichi edifizj che dimostrar possa che una parte della città in queste nude rocce abbia esistito. Noi sappiamo che ivi piantò il campo Marcello come ancora che sanguinose battaglie vi ebbero luogo tra gli Ateniesi e i Siracusani. Una latomia che in Epipoli è assai presso a Labdalo, ha ben anco servito per carcere degli Ateniesi, dove il poeta Filosseno scrisse il suo Ciclope. Sopra il più alto e scosceso orlo della rupe sta elevato il castello Eurielo costruito da [[Nicia]], nell'aver preso Labdalo, per potere meglio difendere questo posto importante, ma fu egli in seguito, tanto da qui, come da Siracusa, discacciato. Il principio che conduce ad Eurielo, chiamato ancora ''Arx summa'', è straordinariamente alpestre. Ha la forma triangolare, la cui sommità gira quasi cento passi. Niente è rimasto delle fortificazioni, se non che un pezzo di muro, il qual era costruito là dove la rupe che da per tutto è quasi perpendicolare, non era ivi tanto scoscesa. Nel mezzo di questo piccolo castello vi sono alcune cisterne. La veduta da quest'altura è internamente bella. Si vede tutta Siracusa, la campagna adjacente, i porti, il mare ed una gran parte delle coste meridionali della Sicilia. (vol. 1, pp. 208-209)
*L'[[Fiume Anapo|Anapo]] è il solo fiume in tutta la Sicilia in un certo modo navigabile da piccole barche; ma si è perduto questo vantaggio a causa dei giunchi e del fango da' quali all'estremo è ingombrato. Detto fiume scaturisce ad una distanza da Siracusa di quattordici miglia italiane, quasi miglia tre alemanne; si perde in seguito sotto terra e ricomparisce a quattro, o cinque miglia dal porto. (vol. 1, pp. 210-211)
*Ercole, nell'attraversare la Sicilia, stabilì in quel luogo una festa che si celebrava da' Siracusani con una grande e giuliva adunanza. Gli animali per il sagrifizio erano gettati in quell'acqua. Questo stesso fonte è per altra ragione interessante: cioè che il medesimo è ripieno della pianta ''[[papiro]]'' tanto nota nell'antichità, la quale richiede un'acqua assai placida, e che si è creduta sinora trovarsi soltanto nel Nilo. Quasi in tutta la sponda prospera tale giunco, il quale sino da tempo fa non era usato in Siracusa che per legare i covoni nelle messi, e parte ancora per versarlo sui pavimenti delle chiese in occasioni festive, per cui se n'era di molto diminuita la quantità. (vol. 1, p. 212)
*L'attuale Vescovo è apprezzabile per il suo carattere, ma lo è di gran lunga inferiore a monsignor [[Salvatore Ventimiglia|Ventimiglia]]. L'università ha sentito con dolore la perdita di quest'ultimo che trasse seco quello zelo e fervore ch'egli sapeva ispirare per gli studj. Intanto i tempi hanno molto acquistato in cognizioni. Il giogo dell'inquisizione è spezzato in guisa che non vi è da temere che distrutti esser possano i buoni principj sparsi da monsignor Ventimiglia, e che si riconduca nelle alte scuole di Catania l'antica barbarie. (vol. 2, p. 14)
*In una sua terra, di nome Ragona, {{NDR|[[Ignazio Paternò Castello|Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari]]}} fece costruire un ponte con 31 archi sopra il fiume [[Simeto]], e portò per via di acquidotti in quel ponte architettati l'acqua d'un altro fiume ad una sua risiera; e con questo mezzo tolse via una quantità d'acqua che le strade assai difficili e l'aria insalubre in questa contrada rendeva. Tale opera sembrava dover durare più di un secolo, quando una forte inondazione accompagnata da un oragano la gettò tutta al suolo; ma il Principe riedificar la fece, non curando gli 80 mila scudi che la prima costato gli aveva. Essendo stata Messina dal tremuoto distrutta, comprò l'uomo benefico grande provvisione di grano che mandò egli in dono a' più bisognosi uomini di quella disgraziata città. Per questa sua nobile e generosa maniera di trattare godé questo eccellente personaggio la più lusinghiera felicità, a cui un mortale può aspirare. Era egli adorato da tutta la sua nazione, e come un padre amato; tutt'i Siciliani eran superbi di avere siffatto concittadino. Per quanto grande benefattore si mostrò nella sua vita pubblica, altrettanto amabile fu il medesimo nel piccolo recinto di coloro che avevano in di lui casa libero accesso. Felicissimo in mezzo all'amata sua famiglia, non cessò mai di esser ilare e sensibile a tutte le gioje dell'amicizia. (vol. 2, pp. 34-35)
*L'ultimo casale che io passai fu [[Nicolosi]], ch'è il più alto sopra la montagna; e qui le umane abitazioni han fine. La strada andava sempre più in alto, ed io non vedea avanti di me che il [[Monti Rossi|monte Rosso]], ossia il vulcano donde nel 1669 uscì la lava, il bosco e la nevosa regione dell'Etna, che piano del frumento si appella (nome strano, per non crescervi mai un filo d'erba), su del quale particolarmente poggia il cratere che scuoprir non si può finché al suo piede non si arriva, per essere quella pianura tre miglia italiane. Sulla punta più elevata del monte vidi un incavo, dal quale una piccola bianca nuvola di fumo s'innalzava, che da lì sventolava verso il mare, lasciando nel sereno turchino del cielo una lunga e bianca striscia.<br>Sino a Nicolosi le vicinanze dell'Etna sono belle e deliziose. Le lave stesse, non forzate ancora dalla natura e dall'arte, conservano piacevole aspetto, perché scaricano le medesime i loro oscuri torrenti nelle amene praterie, e presso boschetti di aranci e giardini. La veduta del monte abbasso è molto estesa, pria che si venga a Nicolosi. (vol. 2, p. 54)
*Altro in quel giorno non vidi d'interessante che il di già nominato monte Rosso, che sorse nell'[[Eruzione dell'Etna del 1669|eruzione del 1669]], che totale distruzione minacciò alla città {{NDR|di Catania}}, ma che rovinò la maggior parte delle case. L'eruzione fu la più terribile di quante ce ne ha dato contezza la storia, e può uguagliarsi soltanto con quella dell'Ecla del 1782. Quindi è molto importante di leggerne qui appresso una breve narrazione.<br>Nell'anno 1669 si cominciò ad aver sospetti di tremuoti più forti che le solite scosse; spaventevoli sotterranei tuoni nelle cavità del monte tantosto si succederono, quando questi in diversi luoghi spaccossi, formando particolarmente una fessura di tre miglia e mezzo di lunghezza e di cinque in sei piedi di larghezza. Immediatamente cinque nuovi abissi aprironsi, di cui il più grande, della circonferenza di 500 passi, vomitò con incredibile forza ad una grande altezza nuvole di fumo, lampi, masse roventi, infiammate rocce, zolfo, ceneri vulcaniche, ed il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti accompagnato. La copia delle pietre e ceneri gettate fu tanto enorme, che formò due nuovi monti. (vol. 2, pp. 56-57)
*Finalmente alla metà di luglio 1669 quelle terribili esplosioni terminarono dopo una durata di quattro mesi.<br>Lo sbocco della lava fu nel monte Rosso, che nell'esterna sua figura è simile al Vesuvio, perché in due rotondi monti su d'una base stessa consiste. Intanto l'altezza di esso dal livello del mare sorpassa senza dubbio quella dell'altro, facendosi ascendere sino a 4500 braccia. L'intera porzione del suolo tra il convento de' Benedettini ed il monte Rosso è coverta di nera vulcanica arena; ma sembra che questa cominci a sciogliersi, perché l'erba superficialmente vi cresce, e qui è il luogo dove il gustoso e forte vino ricavasi. È ancora probabile che la situazione stessa del chiostro non sia che quella di un cratere rovesciato giacché, oltre una quantità grande delle ceneri che intorno a quell'edifizio si trova, l'intero circuito ha una forma concava nel di cui mezzo il medesimo chiostro è edificato.<br>Nel giunger che io feci al monte Rosso esaminai il cratere, da cui le ceneri e le lave del 1669 uscirono, il quale è un rotondo precipite buco a forma d'imbuto, i cui lati consistono in nere rocce di lava e nere e profonde arene. Nel mezzo di esso vi sono due altre profondità fra loro da un'alta e scabrosa rupe divise, e che rassomigliano ad una saliera. (vol. 2, pp. 58-59)
*[...] [[Déodat de Dolomieu|Dolomieu]], ch'è avvezzo a disprezzare qualunque pericolo, quando esaminar vuole le segrete vie della natura [...]. (vol. 2, p. 60)
*E qui è giusto che io faccia riflettere che [[Lazzaro Spallanzani|Spallanzani]], uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? (vol. 2, pp. 66-67)
==Bibliografia==
*Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4742922 Viaggio in Sicilia]'', vol. 1, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831.
*Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4635291 Viaggio in Sicilia]'', vol. 2, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831.
==Altri progetti==
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Lazzaro Spallanzani
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Marcella Medici (BEIC)
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'''Lazzaro Spallanzani''' (1729 – 1779), presbitero, biologo e accademico italiano.
==Citazioni di Lazzaro Spallanzani==
*Se mi impongo di dimostrare qualcosa non sono un vero scienziato. Devo imparare a seguire la strada che mi indicano i fatti e a combattere i pregiudizi.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della biologia'', traduzione di Anna Fontebuoni, Gribaudo, 2022, p. 59. ISBN 9788858039595</ref>
==''Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino''==
===[[Incipit]]===
Quell'interesse e quello zelo, che mi ha sempre mosso e animato a contribuire, come per me si poteva, ai progressi del pubblico I. Museo di Storia naturale della R. Università di Pavia, coll'accrescerlo di nuove, e importanti produzioni, procacciate in diversi viaggi da me intrapresi dentro all'Italia, e fuori, mi stimolò a viaggiare nelle estive e autunnali vacanze del 1788 alle Due Sicilie. Quanto questo R. Stabilimento è dovizioso in altri generi di naturali prodotti, altrettanto era penurioso di cose vulcaniche, riducendosi elleno a poche ignobili scorie del [[Vesuvio]], e a non so quante volgarissime lave del medesimo luogo, che per essere state ridottte in tavolette, e queste pulite e lustrate, perduto avevano i sensibili caratteri, che le distinguono, e per conseguente quell'occhio d'istruzione tanto necessario ai naturali Musei consecrati allo studio, e all'insegnamento dei Giovani. <!--(pp. XI-XII)-->
===Citazioni===
*Trovandomi io a Messina, quando si prendevano i [[Pesce spada|pescispada]] per essere il tempo degli annuali loro passaggi per quello Stretto, intervenni a tal pescagione; e la qualità singolare delle barche usate da que' marinai per la medesima, gli attrezzi che l'accompagnano, l'arte di ferir questi pesci, e predarli, le naturali loro abitudini in queste periodiche ennigrazioni; tutto questo poté indurmi a descrivere cotal pesca. (vol. 1, pp. XLI-XLII)
*Il [[corallo]], di che si va in traccia tutto l'anno da messinesi marinai, sterpandolo con adatti ingegni dagli scogli subacquei del loro canale, è stato gran pezzo un'ambigua produzione, che si è fatta correre pei tre Regni della natura, volendola altri un fossile, altri un vegetabile, ed in fine si è dimostrato appartenere agli animali, quantunque abbia le sembianze di pianta; e perciò acconciamente fra piantanimali si annovera. (vol. 1, p. XLII)
*In altre parti del Mediterraneo, nell'Adriatico, nell'Arcipelago, e nel Bosforo Tracio esaminato aveva più specie di que' molluschi, comunemente chiamati ''[[Medusa (zoologia)|Meduse]]''. Ammirato aveva la semplicità del loro organismo, e più ancora come alcune specie, talvolta del peso di venti e più libbre, si sciolgano quasi interamente in un liquore, non rimanendo di esse, che alcune sottili ed aride pellicelle, che pesate montano a pochi grani. (vol. 1, pp. XLIV-XLV)
*Ma il Lago di Orbitello, nominatissimo per l'immensa copia di grosse [[Anguilla|anguille]], che nutre (Muraena Anguilla Linn.) fu a me di nuovo incentivo per osservare, dovuto avendo per una nojosissima calma restare per più giorni col mio Bastimento inchiodato a Porto Ercole, poche miglia distante da Orbitello. In quest'intervallo avendo io adunque a mia disposizione il maggior numero di anguille, ch'io voleva, feci su di esse moltissimi esami diretti a schiarire, se era possibile, il modo, onde propagan la specie, giacché malgrado gli sperimentali tentativi dei vecchi Naturalisti, e dei moderni, non si è per ancora con certezza saputo, se generino per feti, ovveramente per uova. (vol. 1, pp. XLVII-XLVIII)
*Allorché li 24. Luglio del 1788. io giunsi a [[Napoli]], sebbene questo Vulcano non fosse in uno stato d'inazione, pure i suoi accendimenti non movevano la curiosità de' Napoletani, i quali per la contratta abitudine di averlo sempre dinanzi agli occhi, non sogliono mettersi in voglia di visitarlo, se non nelle grandi, e rovinose eruzioni. Vedevasi egli allora continuamente fumicare di giorno, e dagli elevati fumi generavasi un bianco nuvolo, che copriva il sommo del Monte, e che da' venti di nord-est spinto, e assottigliato stendevasi in larghe fila sino all'Isola di Capri. (vol. 1, pp. 2-3)
*Potrei aumentar la nota delle rocce lanciate da' fuochi vesuviani, senza che le abbiano punto offese, ma io avviso che le già allegate bastino a mostrare, che per intendere la presenza dei [[Feldspato|feldspati]], e dei sorli nelle lave, e le varie loro cristallizzazioni, non abbiam bisogno di supporli così formati dentro di esse, o quando eran fluide, o allorché divenian fredde, giacché nella guisa che scorgiamo cotesti corpicelli vetrosi nelle lave, li riscontriamo del pari nelle sostanze lapidee, che ad esse hanno data l'origine. (vol. 1, pp. 36-37)
*La bellissima Napoli si asside tutta sopra materie vulcaniche. Fra queste domina il [[tufo]], il quale anzi concorre in parte alla costruzione di molti Edificj. Al nord, e all'ouest sollevasi in grandi ammassamenti, e forma spaziose colline. Il forestiere Osservatore, che entra in questa Dominante, e che vede l'immensa congerie di una sostanza, che in lui risveglia l'idea del fuoco, non può non esser tocco da meraviglia, e non cercar pensieroso, quale ne sia stata l'origine. Si sa che intorno a un tal punto i Naturalisti sono divisi. Certi opinano che il tufo vulcanico generato siasi dentro al Mare, quando bagnava il piede delle Montagne infiammate. Taluno pensa, che le ceneri vomitate dal fuoco, col lento volger degli anni rassodate si sieno in questa specie di pietre per il feltramento dell'acque piovane. Altri in fine inchinano a credere che il tufo tragga l'origine da ceneri fangose, e fluide, mandate fuora dai Vulcani in qualcuna di loro eruzioni. (vol. 1, pp. 39-40)
*Ma i feldspati, e per la considerabile loro grandezza, e per la maggior copia, più facilmente che i sorli feriscono l'occhio. I più hanno forma piatta romboidale, la qual costa di un aggregato di laminette bianche, suddiafane, brillanti, segnate con lineamenti longitudinali, e fra loro paralleli, insieme strettamente connesse, da' colpi tuttavia del martello non difficilmente separabili, più della lava scintillanti all'acciajo, e all'aperto lume del giorno manifestanti quel colore cangiante, che suole esser compagno di cotesta pietra. I più grandi hanno dieci linee di lunghezza sopra sei di larghezza, e i più piccioli sopravanzan la linea. Nel modo stesso dei sorli vengono imprigionati dalla lava, e vi stanno sì fitti, che ne occupano circa la metà. (vol. 1, pp. 43-44)
*Oggidì sappiamo che la [[pomice]] non è che un vetro, cui poco manca per esser perfetto. A divenir tale sembra non richiedervisi che un grado di più di fuoco. Il passaggio dal vetro meno perfetto al perfetto scorgesi in alcuna di queste pomici nella più evidente maniera. In assai luoghi fibroso ne è il tessuto, e le fibre sono vetrose, ma senza quella liscezza, quel lustro, e quel grado di trasparenza che non va disgiunto da' vetri vulcanici. Ma seguendole con l'occhio, si mirano consolidarsi là e qua in massette di varia grandezza, simili a lucente, e liscia vernice, che non è che compiuto vetro, come si ravvisa anche meglio staccandole dalla pomice, ed esaminandole isolate. Sono dure abbastanza per mandare scintille col battifuoco, fenomeno che si osserva in ogni vetro vulcanico. (vol. 1, pp. 62-63)
*Dopo l'avere parlato dei principali prodotti dell'interno della Solfatara, direm poche cose di alcuni altri giacenti nel suo esterno, in quella parte che è prossima ai ''[[Pisciarelli (area idrotermale)|Pisciarelli]]'', così chiamati per l'acqua calda, e gorgogliante, che con istrepito sgorga dal fondo d'un monticello a questo Vulcano contiguo, per le mediche virtù da lungo tempo famosa. (vol. 1, p. 63)
*Scarsissimi, e quasi insensibili sono i fumi, che escon dal suolo de' ''Pisciarelli'', quantunque una volta esser dovessero numerosi, e forti, come si raccoglie dalla molta scomposizione, e imbiancamento delle lave ivi esistenti. Più sopra ho accennato il romore, che metton l'acque che hanno tal nome, nello sboccar dalla terra. Somiglia quello d'una caldaja che bolla. Varie sono le cagioni assegnate da quelli, che scritto hanno di questo sito vulcanico, ma tutte finora congetturali. Accostando l'orecchio all'apertura, donde scaturisce quella polla, si sente che i gorgogli non vengon già da molta profondità, ma a poca distanza dalla superficie della terra. (vol. 1, pp. 69-70)
*Veduta la Solfatara, e le rupi, che le fanno corona, e continuata la mia direzione all'ouest, non mi fu d'uopo di lungo viaggio, per giungere alla [[Grotta del Cane]]. Non evvi erudito che ignori, così denominarsi una picciola caverna, posta tra Napoli, e Pozzuolo, perché fattovi entrare un cane, e forzatolo a starsi col muso rasente terra, comincia a respirar con affanno, indi tramortisce, e ancora lascia di vivere, se sollecitamente levatolo da quel luogo, non venga trasferito all'aria aperta, e sfogata. Sebbene cotesta Grotta, tanto rinomata dagli antichi, e dai moderni, divide la sua fama con infiniti altri luogi dotati di somigliantissime ree qualità, non essendo ella che una delle innumerabili mofete disseminate nel Globo, specialmente nelle contrade vulcaniche, le quali colla possente loro efficacia sono fatali agli animali non meno, che all'uomo, non ostante che non offrano agli occhi il più tenue indizio di loro presenza. Una serie ben lunga di Scrittori ne parlano, ch'io qui potrei nominare, se amassi far l'erudito fuor di proposito. Solamente laddove molte di queste mofete sono temporarie, quella della Grotta del Cane è perpetua, sembrando che fosse anche mortifera a' tempi di [[Plinio il Vecchio|Plinio]]. Siccome un uomo, stando in piè diritto, non soffre punto, per non sollevarsi questa mofeta che a poca altezza, così vi andai sopra senza pericolo, e per quanto aggrottassi le ciglia, non era in lei visibile esalazione di sorta. (vol. 1, pp. 84-85)
*Si sa che le rane innanzi di acquistare la forma della specie, hanno quella di verme, chiamato comunemente [[girino]], apparendo formate d'un corpo orbicolare, e d'una coda; e sappiam del pari che questi girini appariscon rane per gradi, mettendo da prima le gambe posteriori, poi le anteriori; e ritenuta allora per qualche tempo la coda, simulano la più bizzarra figura, con essa coda rappresentando la metà inferiore d'un pesce, e col corpo globoso, corredato di gambe, le divise di rana. Quindi per gl'inesperti nelle cose naturali possono allora aversi per animali mostruosi, quasi che per metà fosser pesci, e per l'altra metà fossero rane. (vol. 1, p. 117)
*Il sormontare la repente, e grand'erta del cono dell'[[Etna]], quantunque in dirittura non più lunga d'un miglio, mi costò, siccome accennai, tre ore della più penosa fatica. Non è a dirsi della maggiore brevità del tempo impiegato nel discender da lei: ma cotal brevità superò di molto la mia espettazione. Mi accorsi, che a fare quella discesa null'altro si richiedeva, che il fermare stabilmente il piede su qualche grosso pezzo di scoria, e il sostenersi diritto, ed equilibrato della persona, poiché quel pezzo al più picciolo urto all'ingiù che riceveva dal mio corpo, sdrucciolando velocemente per la china, mi trasportava a notabil distanza; arrestatosi poscia tra via da altre scorie che avanti cacciava, e che in gran numero si accumulavano attorno di esso. (vol. 1, pp. 266-267)
*Le [[Zeolite|zeoliti]], senza che la lava matrice, abbia sofferto una piena fusione, si veggono vetrificate, e corsa taluna su la superficie della lava, formando una sfoglia di vetro: ma le più si ritondano in globetti, che pel lucido lattato che hanno, somigliano a perle. Sotto la lente però manifestano molti peli, nati probabilmente dal subito trasporto delle lave dalla fornace all'aria fredda. Questo vetro è semitrasparente e duro. Rompendo i pezzi di lava esposti al fuoco, ed esaminandone le rotture, non si trova seguita che una semivetrificazione nelle zeoliti, che vi son dentro. (vol. 1, p. 282)
[[File:Spallanzani, Lazzaro – Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, 1792 – BEIC IE6332532 Lipari Castello.jpg|miniatura|''Prospetto del castello di Lipari'', in ''Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino'']]
*Coteste Isole del Mediterraneo situate tra la Sicilia, e l'Italia, denominate ''[[Isole Eolie|Eolie]]'', da Eolo riputato loro Re, e più universalmente appellate di ''Lipari'', dalla principale e più grande, che gode tal nome, quantunque dall'Antichità sieno state riconosciute per vulcaniche, e perciò stesso si dicano anche ''vulcanie'', solo però in questi ultimi tempi la loro vulcanizzazione si è considerata come uno degli oggetti idonei ad interessare le ricerche del Fisico, e a promuovere lo studio della natura. (vol. 2, pp. 5-6)
*Partito essendo da Napoli per la Sicilia li 24. di Agosto del 1788., e l'entrante notte oltrepassate avendo di molto le bocche di Capri, cominciai a scorgere cotal prodigio di [[Isola di Stromboli|Stromboli]], quantunque da me lontano ben cento miglia. Pareva un soffio di vampa, che d'improvviso mi feriva debilmente gli occhi, e che dopo due o tre secondi spariva. Scorsi dieci o dodici minuti primi, ricompariva la fiamma, poi dileguavasi. Per più ore fui contemplatore di quel picciolo spettacolo, il quale diversificava solamente nella maggiore o minore durata, e negl'intervalli alle accensioni frapposti. I marinai, da' quali era condotto, guardavano con occhio di compiacimento que' fuochi, senza cui, mi dicevano essi, nelle oscure notti fortunose correrebbero assai volte gran rischio, o di andar naufraghi in alto mare, o di rompere fatalmente alle coste della vicina Calabria. Fatto giorno, e maggiormente appressatomi all'Isola vulcanica, non più pel vivo lume solare vedevasi gittar fuoco, ma fumicare, con l'invariabil tenore però che i fumi avevano presso a poco le alternazioni nella fiamma osservate. (vol. 2, pp. 13-14)
*Questi erano [[Delfino|Delfini]], che preso in mezzo il nostro legnetto si diedero a scherzarvi attorno, e a trastullarsi, guizzando da prora a poppa, e da poppa a prora, d'improvviso profondandosi nell'onde, poi ricomparendo, e fuori cacciato il muso, lanciando a più piedi di altezza il getto d'acqua, che a riprese espellono dal forame che sul capo si apre. E in quegli allegri lor giochi appresi cosa non mai da me veduta nelle migliaja di questi piccioli cetacei in altri mari osservate. Ciò fu l'indicibile loro prestezza nel vibrarsi dentro l'acqua. Uno o più delfini talvolta movevano da prora a poppa. Ad onta di dovere allora rompere l'impetuoso scontro del fiotto, volavano con la rapidità di un dardo. (vol. 2, p. 15)
*Durante quella veleggiata, Stromboli che aveva in faccia, e a cui di mano in mano io mi appressava, coperto era alla cima di un densissimo fumo, che giù fino al ciglio del Monte si distendeva. Quando giunsi a terra erano nove ore del mattino, e già ardendo di voglia di occuparmi intorno al [[Stromboli|suo Vulcano]], ne salii senza indugio i fianchi, finché pervenni all'estremo lembo del fumo, voglioso di espiarlo con attenzione. Cotesto fumo, quanto all'apparenza, simulava perfettamente le nubi. Nericcio ed oscuro ne era lo strato inferiore, biancheggiante, e chiaro il superiore, quello per la poca luce solare, questo per la molta, onde era penetrato. La sua foltezza era tale, che toglieva il veder l'occhio solare. Inoltre lo strato superiore partivasi in più globi, ed in ammassamenti di forme irregolari, e bizzarre, che secondo i diversi movimenti dell'aria, ascendevano, discendevano, e si volgevano in giro, tanto più bianchi, e più dal sole irraggiati, quanto più elevati; apparenze tutte che ravvisiamo nei nuvoli massimamente estivi. Ma il fumo giunto che era a molta altezza, diradava tanto, che non si rendea più sensibile. L'acido sulfureo in lui era manifestissimo, e sì incomodo alla respirazione, che in quel giorno mi fu mestiere di ritornarmene al piano, sendo impossibile l'accostarmi di più al Vulcano. Questo faceva sentir sordi scoppj, e quasi continui. (vol. 2, pp. 16-17)
*Spirando tramontana, o maestrale, piccioli e bianchi sono i fumi, e moderatissimi gli strepiti del Vulcano. Questi per l'opposito sono gagliardi, e più frequenti, quegli amplamente più estesi, ed anche neri, o almeno oscuri, ove soffii libeccio, scilocco, od austro. E con forza facendosi sentire taluno di questi tre venti, egli avviene talora che il fumo spandasi per l'Isola intiera, e la oscuri, altrettanto che fanno le nubi piovose. Se quel folto velo fumoso si faccia vedere nella stagione, in cui verdeggian le vigne di Stromboli, ma dopo poche ore si dilegui, queste non ne soffrono; ma se la sua durazione si estenda a un giorno, e più ancora, ne patiscono sì fattamente, che l'uve o non maturano, o defraudano in parte le speranze dei coloni. L'odore del fumo putisce sempre di acceso zolfo, e per conseguenza male si tollera dagli uomini. (vol. 2, pp. 17-18)
*L'[[Imparzialità|imparziabilità]] [...] esser dee la divisa della Filosofia [...]. (vol. 2, p. 32)
*[[Isola di Basiluzzo|Basiluzzo]] alla circonferenza gira due miglia; di poche pertiche si solleva dal mare, e al sud ha un seno angusto [...]. Quivi messo il piede, giunsi in pochi istanti per una viottola tortuosa alla sua sommità. Sovra di essa apresi un piano di non molta estensione, ed è questo l'unico luogo a coltura, per la raccolta di scarso frumento, e scarsi legumi. Questa esile vegetazione nasce in grazia di una sottile crosta di lava decomposta, sotto cui si scopre tosto la lava solida, che in più siti è granitosa, apparendo a chiare note il quarzo, il feldspato, e la mica [...]. E girando per l'Isoletta, ci accorgiamo che quasi tutto il restante è composto di lave analoghe. Due sole picciole casette, spettanti a' proprietarj di quel meschinissimo fondo, sono piantate lassù, in vicinanza di rovine di antiche fabbriche [...]. (vol. 2, pp. 129-130)
*I [[Coniglio|conigli]] sono i soli animali, che soggiornano in Basiluzzo; ma questi ridotto avevano a disperazione i pochi Isolani ivi dimoranti, per divorare le loro biade, finché presero l'util partito di oppor loro un nemico, che poteva assalirli dentro le sotterranee lor tane, voglio dire i gatti. (vol. 2, p. 131)
*Proseguendo il cammino da Stromboli a Lipari offresi finalmente [[Isola di Panarea|Panaria]], non già scoglio, ma Isola, il cui circuito al litorale oltrepassa le otto miglia, quantunque essa di poco s'innalzi sul mare. Quì pure la roccia che ha servito alla sua costruzione è il granito vulcanizzato, ma in più luoghi essendosi superficialmente scomposto, e d'altronde trovandosi frammischiato ad altre materie più facilmente decomponibili, ne è nato in più parti dell'Isola un pingue terriccio, dove vigorosamente vegetano gli ulivi, ed altre piante fruttifere coltivate da più famiglie in essa abitanti. (vol. 2, pp. 134-135)
*Le [[Isola di Salina|Saline]] così a' nostri giorni chiamate pel muriato di Soda, che in un angolo della spiaggia si cava, anticamente portavano il nome di Δίδυμη, cioè ''Gemella'', per apparire da lungi un'Isola bicipite, quantunque guardata da presso sia anzi tricipite, per terminare nella superior parte in tre punte. Fra le Eolie, questa dopo Lipari è la più grande, avendo il circuito oltre a 15. miglia. Fattone il giro alle radici, e attraversate le parti di mezzana altezza, e le più eminenti, conobbi essere la sua ossatura, e il di fuori un ammassamento di correnti di lave. (vol. 2, pp. 136)
*[[Vulcanello]] da assai tempo divenuto una porzione di Vulcano, ma tuttavia da lui distinguibile per la frapposta lingua di terra, ha forma di triangolo scaleno, due lati del quale in mare si profondano, e questi a preferenza degli altri luoghi litorali meritano d'essere considerati. Costano di molti suoli di lave, alti più piedi, e gli uni agli altri vicendevolmente addossati, i quali quando colarono, dovevano più inoltrarsi nel mare, ma a poco a poco per la violenza dell'onde infranti si sono, e le rotture formano adesso una come verticale muraglia di grande altezza, che piomba nel mare. Ivi essendo sottili le acque, si vede il fondo sparso di grossi pezzi di queste lave, e dappresso conducendosi a quella muraglia, si ravvisano le correnti di lave in più tempi seguite, di colore, d'indole, d'impasto diverse. (vol. 2, pp. 160-161)
*[...] mi si parò avanti tutto ad un colpo lo spettacolo più grandioso che offra Vulcano, che è quanto dire il [[Vulcano (vulcano)|suo cratere]]. Dopo quello dell'Etna io non ne conosco un più amplo, e più maestoso. Il suo giro oltrepassa il miglio: ovale ne è l'apertura, e il maggior diametro è dal sud-est, all'ouest. A quel modo che questa Montagna rassomiglia esternamente a un cono diritto, il suo cratere ne rappresenta un rovesciato, e l'altezza delle interne pareti dal sommo all'imo va al di là d'un quarto di miglio. Stando su la cima si vede il fondo, che è piano, e da più luoghi di esso, come pure dalle pareti esalano pennacchi di fumo, i quali ascendono fin sopra il cratere, e mandano un odore di solfo, che fassi sentire a molta distanza. (vol. 2, pp. 175-176)
*Proseguendo il mio viaggio coll'allontanarmi viemmaggiormente dal Porto, alquanto più in là della rupe porfirica, il mare forma un seno dentro terra, attorno al quale sono edificati radi tugurj, dove vivono a stento pochi Isolani mercé di un vigneto, che male risponde ai loro sudori. [[Canneto (Lipari)|Canneto]] è il nome di questo luogo, e al di sopra pende una corrente di lava a base argillosa, analoga a quella dell'Arso in Ischia. (vol. 2, p. 260)
*La [[pomice]], quantunque universalmente ammessa per prodotto del fuoco, pure quanto alla sua origine, è uno di que' corpi, che ha messo in dispareri i Chimici non meno che i Naturalisti, così moderni, che antichi. Si può dire che abbia fatto nascere non minor numero d'opinioni, e di bizzarrie, che la tanto per l'addietro agitata natura dell'ambra gialla, e dell'ambra grigia. (vol. 2, pp. 262-263)
*A ben conoscere l'interno di un montuoso Paese vulcanizzato, il miglior partito, per quanto a me ne paja, si è quello di salir primamente il Monte più elevato, e dopo l'averne esaminata la cima, volgere al basso lo sguardo, e osservare la schiera de' monticelli che attorno lo accerchiano. (vol. 3, p. 9)
*La mattina dunque dei 7. Ottobre salpai da Lipari per [[Isola Filicudi|Felicuda]], discosta 23. miglia, facendo in 4. ore questa breve velata di mare. Ella non è corredata di Porto, ha però due seni, uno al sud, l'altro al nord-est bastanti a dar ricovero ai piccioli bastimenti, e quando il vento contrasta l'ingresso in un seno, si può agevolmente entrare nell'altro, e ciascuno è difeso abbastanza, per trovarsi a ridosso della montagna. Fu nel seno al nord-est ch'io diedi fondo; e il primo mio divisamento era quello di esplorare la natura del materiale dell'Isola; né molto penai ad acquistare le più accertate contezze che è veracemente vulcanica; conciossiacché oltre l'essere quel catino coronato di lave, salito essendo io nel rimanente di quella giornata su d'un fianco dell'Isola, che guarda il sud-est, trovai subito fra la terra di alcuni camperelli buon numero di pomici, di vetri, e di smalti. (vol. 3, pp. 84-85)
*Felicuda ha 9. miglia di circonferenza alla base, ne cominciai il giro esaminando le lave circondanti il seno, dove approdai. Hanno per base il feldspato, che è di pasta squamosa grigio-bianchiccia, non molto compatta, sfavillante però alcun poco all'acciajo, ed attraente l'ago magnetico. In questa pasta sono incastrati degli aghi di nero e fibroso sorlo, e delle massolette di feldspato, che facilmente si distinguono dalla base per la loro bianchezza, semitrasparenza, e splendore. Una porzione dei contorni del suddetto seno è formata di questa lava, per lo lungo fessa profondamente in più luoghi, come è proprio d'una moltitudine d'altre lave. Sono osservabili diverse rotonde vacuità del diametro di più pollici, che s'internano in lei, simili in certa guisa ad un favo d'api, e che io opinerei piuttosto prodotte da gazose elastiche sostanze, quando la lava era in fusione, che da corrosioni derivate dall'ingiurie delle meteore, o di altro agente esteriore. (vol. 3, pp. 85-86)
*A cinquanta passi più in là apresi nella lava litorale una spaziosa caverna, che riesce gradevolissima agli occhi del Viaggiator vulcanista. Grotta del Bove marino vien detta, forse per aver dato altre volte alloggio a qualche [[Foca]], giacché all'Isole di Lipari, come in più altri luoghi, le foche talvolta ivi prese si denominano Vitelli marini. (vol. 3, p. 91)
*Ne' giorni 14. e 15. Ottobre seguitai a restare in [[Isola Alicudi|Alicuda]], nel qual tempo conobbi appieno la natura dell'Isola, e appagai le mie brame. Notissima è la riflessione di quel greco Filosofante, che preso nell'Arcipelago da una insuperabil tempesta, e gettato a rompere alle spiagge di Rodi, e a gran pena campato dal naufragare, come vide sulla spiaggia, dove prima mise il piede, non so quali figure geometriche, uscì in queste parole: ''conosco i vestigj degli uomini''. Io pure tosto che con sicurezza afferrai il litorale di Alicuda, e che mossi dentro di essa, potei dire per riguardo alle mie ricerche: ''conosco i vestigj del fuoco''. Ciò erano pomici, vetri, e smalti, che mi si offersero alla vista su le falde, e su' fianchi di Alicuda, i quali saria opera perduta il descriverli, per somigliare in tutto a quei di Felicuda, e per trovarsi egualmente fra mezzo alle materie tufacee. (vol. 3, p. 120)
*Alicuda alla base volge attorno sei miglia, e corso io ne aveva già una metà: compiendo questo giro conobbi che la medesima natura di lave fin quì menzionate entra in quasi tutta l'altra metà, diversificando esse soltanto per alcune leggeri varietà, che non valgon la fatica d'essere espresse.<br>Adombrato abbiamo in brevi tratti le lave del circuito di quest'Isola, ma sarebbe impossibile il farne sentire gli orrori, che per due terzi di quel circuito si presentano all'occhio. Di tutti quanti i luoghi vulcanizzati fino al presente da me descritti non se ne è alla mia vista un altro affacciato sì sconvolto da' fuochi vulcanici, sì manomesso, e straziato, e le cui ruine sieno state di tanto accresciute dal tempo, e dal mare. (vol. 3, p. 128)
*Dentro all'Europa il solo luogo, che per l'abbondanza delle pomici uguaglia, o fors'anche supera Lipari, e Vulcano, si è l'[[Santorini|Isola Santorine]]. (vol. 3, p. 162)
*Innanzi di ricercare qual sia l'origine dei [[Basalto|basalti]], cioè se siano il risultamento dell'acqua, oppure del fuoco, d'uopo era stabilire che intendasi per basalte, o a dir meglio ciò che abbiano inteso gli Antichi, che a certe determinate pietre apposto hanno tal nome. Ma niuno evvi che adesso non sappia, perché ripetuto da cento Scrittori, sebbene dai più senza le dovute ponderazioni, che il basalte al riferire di [[Strabone]], e di [[Plinio il Vecchio|Plinio]], denominasi una pietra opaca, e solida, della durezza, e del colore quasi del ferro, d'ordinario figurata in prismi, originaria dell'Etiopia, la qual pietra adoperavasi dagli Egiziani per uso di statue, di sarcofagi, di mortai, e di tali altri utensigli. Ciò statuito restava a cercarsi, se questa pietra fosse d'origine vulcanica o no, col portarsi su' luoghi dov'ella si ritrova, esaminando attentamente il paese, per poter conoscere, se esso abbia sì o no caratterizzati contrassegni di vulcanizzazione. (vol. 3, pp. 174-175)
*Gli [[Colli Euganei|Evganei]] che formano masse per lo più coniche, altre isolate, altre nella base contigue, oltre l'andare massimamente composti di lave, diversi hanno a queste frammischiati carbonati calcari. Questi due generi di pietre riescono fruttuosi ai Veneziani, valendosi delle lave, chiamate masegne, per lastricare le pubbliche strade, e dei carbonati per far calce: quindi sono ivi più cave in attualità di lavoro, nel tempo che altre o esauste, o divenute poco proficue, si veggon già derelitte. (vol. 3, p. 212)
*I terribili e spaventosi quadri di globi di fiamme, e di sassi infocati a grandi altezze vibrati, di montagne per l'ardor cocentissimo illiquidite, e di fiumi di [[Lava|lave]] incendiarie, che in ogni tempo sono appariti agli uomini, hanno indotto i più nella credenza, che la possanza di questi fuochi devastatori sia superiore alle idee che abbiamo del fuoco nostro. (vol. 4, pp. 8-9)
*Da una quarta qualità di uve si ricava la famosa [[Malvasia|malvasìa]] di Lipari, il cui nome solo può bastare per farne l'elogio; vino d'uno schietto color d'ambra, generoso insieme, e soave, che inonda e conforta la bocca d'un amabile fragranza, con un ritorno di soavità alcun tempo appresso di averlo gustato. Ma siccome la natura par che abbia per consueto il largire agli uomini le cose più preziose con mano avara; così quest'uva d'ogni altra è quivi più scarsa, fornendo di malvasìa tutto al più due mila barili per anno, che da' Liparesi vendonsi fuor di paese, come della passola, e della passolina pur fanno. E durante la mia dimora colà, mi riescì a stento di procurarmene tanto, onde confortare talvolta lo stomaco, e ravvivare gli spiriti abbattuti nelle penosissime mie pellegrinazioni, come pur di recarne meco, qual rara e deliziosa bevanda, alcuni saggi a Pavia. (vol. 4, pp. 89-90)
*Fui vago di apprendere il metodo praticato da quegli Isolani per fare la malvasìa, che è il seguente. Non distaccasi quest'uva dalla vite se non se a perfetta maturità, il che si conosce dal bellissimo colore dorato, e dal dolcissimo sapore che prende. I vendemmiati grappi, pria liberati da' grani o fracidi o guasti, si lasciano al sole distesi sopra stuoye di canne palustri, per otto o dieci giorni, ed anche di più, fin che appassiscano. Poi si collocano su d'un mondo piano lapideo, attorniato da murelli, alti ciascheduno due piedi, e allora i grappoli si comprimono, e schiacciansi, prima con pietra legata all'estremità d'una picciola trave, indi co' nudi piedi, finattantoché tutto il sugo ne venga spremuto. Questo poi per un foro aperto nel piano discende in altro piano consimile, le cui sponde sono più elevate del primo, e quivi è dove il sugo o mosto vien tutto raccolto. Di lì si trasfonde nelle botti a fermentare, finché depurato sia perfettamente, e reso abile al bersi; il che avviene nel susseguente gennajo. (vol. 4, pp. 90-91)
*Un'altra pianta, s'ella non forma un ramo di esterno commercio, è però nell'interno di qualche utilità a' Liparesi, vo' dire l'opunzia, volgarmente chiamata [[Fico d'India|fico d'india]] (cactus opuntia). Questo arbusto presso noi non la dura nel verno, se non se custodito nelle stufe, e per trovarsi in un clima non suo, cresce sempre a poca altezza, e i suoi frutti son piccioli stentati e buoni da nulla. All'opposito a Lipari, e così vuol dirsi dell'altre Eolie, prospera a segno, che d'ordinario è alto dieci e dodici piedi, e talvolta anche quindici, e il diametro del fusto ha di lunghezza un piede e talvolta più ancora. Le sue frutta, che di grossezza pareggiano un uovo di gallina d'india, sono dolci, e gustosissime al palato, e di una facilissima digestione. Sendo acerbe, la loro corteccia è verde, ma giallo-rossa quando divengon mature. Appigliasi questa pianta, e vegeta mirabilmente dove che sia, purché trovisi esposta alle benigne guardature del cielo, e la più favorevole si è quella del mezzodì. I più magri terreni del pari che i più pingui, le spaccature delle lave, le rovine delle antiche case, gli aridi calcinacci, e i fessi delle muraglie, sono luoghi egualmente idonei alla sua vegetazione. Si sa che i suoi frutti nascono, e crescono su gli orli delle foglie: incerto ne è il numero, ma bene spesso è grande: in tal foglia ne ho contati fino a 22. Cominciano a maturare sul principio di agosto, e la maturazione continua fino in novembre. In certi luoghi però si estende a tutto l'inverno, dove la postura volta sia incontro alle più benefiche influenze del sole. Ma anche ne' siti che non godono di tale vantaggio si possono avere belli e maturi nel verno, col raccoglierli acerbi in autunno, sì veramente che rimangano attaccati alla foglia matrice, o ad un pezzo di lei; facilmente perché allora il sugo della foglia, che è sempre grossa, e polposa, passa in nutrimento del frutto. (vol. 4, pp. 91-93)
*Per più mesi adunque dell'anno si mangiano da' Liparesi, e per la grande abbondanza si vendono a vilissimo prezzo, fatta anche maggiore per l'industria de' Nazionali; poiché oltre ai fichi d'india che la terra produce da sé, si piantano a gran numero in vicinanza dell'abitato; e la maniera di moltiplicarli è delle più facili. È noto che questa pianta moltiplica mediante le foglie, figurate a modo di desco allungato, più stretto in una estremità, che nell'altra, le quali foglie per la qualche somiglianza con le pale, da' Siciliani si chiamano con questo nome. Ogni foglia è grossa e polputa, ed ambedue le facce sono sparse di più bottoncini, ossieno gemme, d'onde esce una infinità di picciolissime spine, con una grossetta nel centro della lunghezza d'un pollice. Tanto solamente che tocchin terra coteste gemme, mettono le radici, qualunque ne sia il terreno, ed ivi allignano felicemente. La foglia radicata alla terra ne mette altre e poi altre, ed essa che prima era piatta, fassi col tempo ritonda, e divien tronco, il quale si allunga, ed ingrossa, in ragione dell'altre foglie, che pullulano su la prima. E però il pedale, e il tronco de' fichi d'india, che come ho detto ha talvolta il diametro al di là d'un piede, non è che una serie di foglie in piè diritte, e punta a punta insieme attaccate. (vol. 4, pp. 93-94)
*Ma giacché è tornato in campo il discorso de' fichi d'india, non voglio tacere un mio pensamento, che se mai venisse recato ad effetto, sarebbe fruttuosissimo per la Sicilia, non che per l'Isole Eolie. Il Messico, e qualche altra Provincia della Spagna, sono i Paesi, dove raccogliesi l'insetto ''[[Cocciniglia]]'' (Coccus cacti. Lin.), e il commercio che se ne fa, si valuta molti e molti milioni in argento per anno. Le Eolie, e la Sicilia, che può considerarsi come la parte più meridionale dell'Italia, divisa da lei per la irruzione del mare, che ha prodotto lo Stretto di Messina, perché non potrebbero divider col Messico i vantaggi di questa preziosa droga? Due cose vi si richieggono, la pianta su cui vive e moltiplica cotale insetto, e la presenza di lui ne' mentovati luoghi, dove si vuol propagare. Per quanto al primo, cotesta pianta si è appunto il volgarmente detto fico d'india, tanto abbondante all'Eolie, e alla Sicilia, e di cui ho veduto coperte le falde dell'Etna. È scritto che le opunzie al Messico, ove sieno coltivate con diligenza, crescono fino all'altezza di otto piedi, e le foglie di alcune giungono in lunghezza quasi ad un piede. Abbiam narrato, che quelle di Lipari, e così vuol dirsi del rimanente dell'Eolie, e di quelle della Sicilia, si sollevano a elevatezza maggiore; quindi non è maraviglia se le foglie sogliano oltrepassare il piede in lunghezza. Se adunque in Sicilia, e all'Eolie prosperano come in America, e fors'anche meglio, le opunzie, perché non vi potranno prosperare egualmente bene le cocciniglie, che di esse si cibano? (vol. 4, pp. 97-98)
*Ma de' vegetabili che interessano Lipari, siane fin quì detto abbastanza. Vuolsi ora dire una parola della pescagione che vi si fa. Questa nel vero non può essere più meschina, non già che quivi il mare non sia pescoso, ma perché pochissimi sono di mestier pescatori, e però i più non si curano di avere i necessarj attrezzi per pigliar pesci. Questi adunque si riducono tutti all'amo, e alle [[Sciabica|sciabiche]]. Si sa che la sciabica è una specie di rete, che i pescatori allargano a gran tratto entro mare, poscia la ragunano contratta alla spiaggia. Nel solo Porto usano cotal pesca, né molto frequentemente, almen nella state, giacché sento dire che nel verno è meno infrequente, per essere allora la gente disoccupata. Io più fiate, meno per curiosità, che per fare qualche acquisto di pesce per la mia picciola tavola, mi sono trovato presente al gettar della sciabica; ma se quei giorni erano male augurati pei pescatori, erano sfortunati per me, giacché dopo le tre, e le quattro tratte, o nessun pesce incappato era nella rete, o questo era sì poco, che se altro non avessi avuto di che cibarmi, sarei morto di fame. (vol. 4, pp. 100-101)
*In giugno, e in luglio pescasi anche il [[corallo]], tanto attorno a Lipari, quanto a Vulcano. Quando vi andai, feci acquisto d'un pezzo raro, consistente in una branca di corallo, nato su d'uno smalto vulcanico, preso sotto il Castello di Lipari. Quindici sogliono esser le barche, come dicono, coralline. Ma o perché gl'ingegni non sono i più acconci per estrarre dagli scogli, e dalle caverne del mare questo pregevole piantanimale, o più veramente perché coloro che ne vanno in cerca non sono i più addestrati, cotal pescagione suol essere meschinissima. (vol. 4, p. 101)
*Quantunque questo animale {{NDR|il [[furetto]]}} sia originario dell'Africa, vive però, e propaga ne' paesi meridionali dell'Italia. È grosso quanto un gatto mediocre, e le fattezze sue sono tra quelle della donnola, e della faina. A Lipari gli ho veduti della massima dimestichezza, e nelle case moltiplicano così bene, come nello stato di libertà. Quando adunque il cacciatore vuole far preda di conigli, seco conduce il furetto dentro una gabbia, ed un cane. (vol. 4, p. 105)
*Ma la natura contraffatta e guasta dagli uomini, ove posta sia in libertà, non lascia di ridonare agli [[Animale|animali]] quella grandezza, e quell'abito esteriore di corpo, che avevano nel natìo stato. (vol. 4, pp. 106-107)
*Vidi a Lipari una quinta specie di rondine, cioè [[Rondine riparia|quella di ripa]] (h. riparia), e fu quando per mare feci il giro dell'Isola. Si sa così denominarsi questo uccelletto per far nidio dentro alle ripe de' fiumi, e qualche volta a quelle del mare. Osservai adunque alcune di queste rondini aggirarsi per l'aria attorno a quelle rupi di tufo, che quasi verticalmente piomban nel mare, ed ivi per qualche tempo arrestato essendomi con la barca, ne notai più d'una entrare ne' buchi da esse lavorati nel tufo, come altresì qualche altra escirne. Seppi da' Liparesi, che questa qualità di rondine apparisce in marzo nella loro Isola, e ne dispare in ottobre. (vol. 4, p. 110)
*Da Vulcano è ben diversa, Didima, o come oggigiorno la chiamano, le [[Isola di Salina|Saline]]. Oltre all'essere in più luoghi quest'Isola alle falde attorniata di case, e ivi sopraricca di vigne, i vini che ne provengono, non la cedono a quelli di Lipari. (vol. 4, p. 126)
*Que' Terrazzani nel fornirmi queste notizie mi narrarono un fatto, che fu a me di qualche sorpresa, e questo è, che in una straordinaria burrasca essendo entrato il mare nel lago, e trasportati avendovi molti pesci [[Cefalo|cefali]], continuarono essi a viver là dentro, come nel nativo loro elemento, anzi abbondevolmente moltiplicarono, non ostante che poco appresso pel novello svaporamento ritornata fosse l'acqua salsissima, ed avendoli poscia pescati, furon trovati succulenti, e d'ottimo gusto. E tanto più in me si accrebbe la maraviglia, quanto che alcuni anni prima veduto aveva in altra parte del Mediterraneo, cioè dove il fiume Magra vicino a Carrara mette in mare, questa specie di pesce compiacersi dell'acqua pressocché dolce. Imperocché faceva passaggio dal mare alla foce, cercando a preferenza que' luoghi, in cui l'acqua marina mischiatasi alla fluviale era appena salmastra. E lì appunto i pescatori con le reti aspettavano i cefali al varco. (vol. 4, pp. 129-130)
*Presi prima le mosse su d'un battello alla volta di [[Scilla (Italia)|Scilla]]. Gli è questo un altissimo scoglio da Messina distante 12. miglia, che cade a piombo sul lido della Calabria, al di là del quale siede la picciola Città, che porta cotal nome. Quantunque non facesse quasi vento, pure a due miglia dallo scoglio cominciai ad udire un fremere, un tuonare, e quasi un confuso latrar di cani; e fattomi più dappresso, non penai a scoprirne la verace cagione. Cotesto scoglio nella inferior parte apresi in più caverne, una delle quali è spaziosissima, da' Scillani ''Dragara'' denominata. Le onde pertanto agitate, con empito entrando dentro di esse, e per attorno frangendosi, riversandosi, confondendosi, e levando alto spruzzi, e bolle schiumose, creano que' moltiplici svarianti fragori. Mi accorsi allora quanto acconciamente [[Omero]], e dopo lui [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]], volendo animar Scilla, e ritrarla al naturale, la rappresentino insidiosa nella oscurità di una vasta caverna, quegli attorniata i fianchi da rabbiosi latranti mastini, questi dai lupi, per amplificarne l'orrore. (vol. 4, pp. 160-161)
*Parlo del [[Capo di Buona Speranza]], denominato ''Campo tempestoso'' dal suo scopritore, e che nel Vocabolario degli antichi marinai suonava ''formidabil Leone''. Cotesto luogo in ogni parte pienissimo di pericoli per i due gran mari, che discendendo dagli opposti fianchi dell'Africa, quivi s'incontrano, ed urtano insieme; per la rapidissima corrente a libeccio, che ove affrontisi col mare, e col vento contrarj, genera più vortici, ognun de' quali tira in profondo i bastimenti più estesi; per gli scogli rapidissimi entro mare, dove rompono i violenti marosi, e creano picciole montagne d'onde sollevate; e dove in fine le traversie de' venti tanto più v'imperversano, quanto che quell'Oceano è più spazioso; cotesto luogo, io diceva, quanti apparecchiamenti, quante cautele non esigeva dalla nave destinata a passarlo? (vol. 4, p. 189)
*La [[Medusa (zoologia)|medusa]], che sta sempre immersa nell'acqua, e che in conseguenza ne ha sempre piena la cavità dell'ombrello, ad ogni restrizione o sistole spigne avanti l'acqua rinchiusa, e l'obbliga ad urtare le interne parti di esso ombrello, e con tale urto la medusa fa un passo. (vol. 4 pp. 207-208)
*Se adunque a notte incominciata su di un basso legnetto entreremo nello Stretto di Messina, recandoci ne' luoghi preso terra, dove l'acque sono in piena calma, le meduse, che quivi sogliono essere più frequenti, manifestano un principio [[Medusa luminosa|di luce]], che crescendo le tenebre acquista intensità, ed ampiezza, rappresentando ogni medusa una fiaccola vivace, che si dà a vedere a qualche cento passi all'intorno, ed accostandoci a lei, quel brillante fosforo lascia discernere la forma del suo corpo. Cotal lume, ove il vespertino crepuscolo sia estinto è di un bianco vivace, che ferisce l'occhio, quando anche l'animale a 35. piedi giaccia sott'acqua. (vol. 4 pp. 216-217)
*[...] gioverà per un momento trattenerci su le [[ascidie]] picciole attaccate di spesso alle grandi. [...] le picciole non solo nelle aperture, ma nel rimanente del corpo, considerato anche al di dentro, sono somigliantissime alle ascidie adulte, fino ad avere le vescichette, e i globettini, a proporzione solamente minori. Ne ha però molte così minute, ed anche di vantaggio, affatto solitarie, e affisse agli scogli subacquei. Ma ho preferito di fermare i miei riflessi su quelle ascidie che nascono, o si sviluppano addosso alle più grandi, per iscoprire quai legamenti hanno le prime con le seconde. E tosto mi avvidi non esservi veruna interna comunicazione, ma tutto l'attaccamento esser riposto nella pelle coriacea. [...] Mi avvidi inoltre che le medesime si possono staccare dall'ascidia più grande, senza che la pelle coriacea ne soffra; ed è evidente che non ci sono che attaccate, e come incollate per via d'un sugo vischioso, che bagna sempre queste ascidie nella prima loro età: in grazia del quale vi si appiccano egualmente, come abbiam detto, altri minuti animali. (vol. 4 pp. 254-255)
*I bracciolini {{NDR|dei [[Polipo (zoologia)|polipi]]}} [...] formano quasi una campana capovolta, che dal continuo agitarsi crea un picciol moto vorticoso nell'acqua, che la fa correre alla parte ristretta della campana, dove è la bocca dell'animaletto, che ricevendo l'acqua s'impadronisce de' corpicciuoli che vi nuotan dentro, e intanto può sceglier quelli, che a lui servono di alimento. Cotal curiosissimo giuoco esercitasi però, siccome ho veduto, da innumerabili altri animalucci marini, destinati dalla natura a star sempre affissi a' medesimi luoghi. Non potendo questi andare in cerca del necessario alimento, col ministero de' bracciolini o di organi analoghi l'alimento va in cerca di loro. Se poi ad arte o per caso facciasi qualche commozione nell'acqua, i nostri polipi, chiusi di presente i bracciolini, si ritirano immantinente nelle loro cellette per un rotondo forellino, che sporge dalla cima di esse, e quivi stansi appiattati finché l'acqua ritornata sia in quiete, poiché allora di nuovo ne escono, ricomparendo i bracciolini, e risvegliando come prima il picciol vortice. (vol. 4, pp. 263-264)
*Questa Città {{NDR|[[Messina]]}} dalla parte opposta al mare è circondata dal granito, ed è facile che sia una continuazione di quello di Melazzo. Mi si affacciò questa roccia appena ch'io escj dall'abitati per la ''Porta de' Legni'', e ch'io mi trovava a venti piedi circa di altezza sopra il livello del mare. Quivi essa comincia a distendersi in un amplo ammasso formante all'ouest uno scosceso pendìo, su cui è edificata una porzione delle antichissime mura di Messina. (vol. 5, pp. 7-8)
*Uno scarso miglio prima ch'io giungessi a [[Fanano]] finj di vedere cotal pietra, e ne sottentrò un'altra che per formare la membratura delle parti sublimi del nostro Appennino, e per trovarsi di mezzo ad essa i fuochi di Barigazzo e gli altri circonvicini, vuole essere in dettaglio descritta. Questa è arenaria, dai Toscani appellata ''macigno, o pietra serena''. Quì adunque ai due lati della pubblica via mi si presentarono spaziose moli di cotal pietra di cui poscia trovai pieno Fanano. Gli è questo un grosso Borgo dell'alte montagne di Modena, famoso per gli Uomini celebri in arme, in pietà, e in lettere, che ha prodotto, e tra gli ultimi vanta all'età nostra un [[Odoardo Corsini|Corsini]], e un Sabbatini, ambidue delle Scuole Pie, de' quali il solo nome può equivalere al più splendido elogio. Il suo materiale adunque è formato pressoché tutto di pietra arenaria, senza eccettuarne i pavimenti delle strade, e i tetti delle case. I Fananesi non hanno latomie onde valersene ne' loro edificj, ma traggono coteste pietre dalle vicinissime circostanti montagne, preferendo quelle che a tale uso giudican migliori. Imperocché quatunque cadan tutte sotto il medesimo genere, differiscono però fra sé moltissimo sia nella pasta più o meno fina, sia nella diversità della grana, sia nella maggiore o minore saldezza. (vol. 5, pp. 57-59)
*Nel dopo pranzo dei 10. Agosto dell'istesso anno {{NDR|1788}} partj da Fanano per il Cimone, e la sera mi ricoverai in un tugurio di pastori nel sito che chiamano i ''Faggi'', per cominciar ivi la zona di questi alberi. Sorto dal letto un ora dopo la mezza notte proseguj il mio viaggio col favore d'un bellissimo chiaro di luna, determinato di trovarmi su l'eminenza del Monte prima del giorno, per poter di lassù vagheggiare il sole nascente. (vol. 5, p. 88)
==''Viaggio all'Etna''==
*Il monte [[Etna]] all'incontro, preso alle radici, volge attorno cento ottanta miglia, e la sua elevatezza sul mare oltrepassa d'assai le due miglia. Su' fianchi dell'Etna levansi altri monti minori, quasi suoi figli, talun de' quali il vesuviano agguaglia in ampiezza. Le lave più estese di questo monte non superano in lunghezza le sette miglia, e quelle dell'altro s'innoltrano al quindicesimo e al ventesimo miglio, e taluna è giunta fino al trentesimo. (p. 220)
[[File:Münter, Friedrich – Viaggio in Sicilia, 1831 – BEIC 6372238 Etna.jpg|miniatura|upright=1.2|''Veduta dell'Etna dalla parte di Catania'', in ''Viaggio all'Etna'']]
*Prima di recarmi in [[Sicilia]], letto aveva l'onoratissima menzione fatta dal Borch al principe di Biscari, fra l'altre ragioni, perché allora erasi accinto a fare cangiar faccia fuor di Catania alla lava del 1669, col lodevolissimo pensiero di trasmutare quell'ingratissimo suolo nel più ridente giardino. Giunto sul luogo vidi e ammirai gli sforzi dell'arte. In più siti per via di mine è stato squarciato il seno alla durissima lava. In più altri mirasi rotta minutissimamente, e ragunata in ricettacoli, dove affidare diverse qualità di utili piante. Ma ella è disgrazia che sieno sempre perite, non ostante l'avervele replicantemente piantate. Alcune pochissime ritrovai vive, come qualche melagrano e qualche mandorlo, ma tisicucce e languenti, quantunque la sminuzzata lava, dove gettate avevano le radici, rimescolata fosse a terra ferace. I soli fichi opunzia (''cactus opuntia'', Linn.) lussureggiavano copiosamente. (pp. 229-230)
*Tre ore prima del giorno escito co' miei compagni dalla Grotta delle Capre, che fornito mi aveva bensì un ricovero, ma un letto insieme dei più duri e dei più disgustosi, per aver dovuto restarmi sdrajato sul pavimento di lave di pochissime secche foglie di quercia ricoverto, continuai il mio viaggio all'Etna; e il cielo ch'era sereno mi faceva sperare che tale fosse nel vegnente giorno, senza di che non mi sarebbe stato conceduto di godere la vista di quell'elevatissimo giogo, quasi sempre offuscato da nebbie, ove nuvolosa sia quella parte di cielo. (p. 245)
==Citazioni su Lazzaro Spallanzani==
*E qui è giusto che io faccia riflettere che Spallanzani, uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? ([[Friederich Münter]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Lazzaro Spallanzani, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE6478057 Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino]'', vol. 1, Baldassare Comino, Pavia, 1792.
*Lazzaro Spallanzani, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE6332532 Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino]'', vol. 2, Baldassare Comino, Pavia, 1792.
*Lazzaro Spallanzani, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE6416885 Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino]'', vol. 3, Baldassare Comino, Pavia, 1793.
*Lazzaro Spallanzani, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE6206670 Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino]'', vol. 4, Baldassare Comino, Pavia, 1793.
*Lazzaro Spallanzani, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE6483391 Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino]'', vol. 5, Baldassare Comino, Pavia, 1795.
*Lazzaro Spallanzani, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4635291&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL4635924 Viaggio all'Etna]'', in Federico Münter, ''Viaggio in Sicilia'', vol. 2, traduzione di D. Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Accademici italiani]]
[[Categoria:Biologi italiani]]
[[Categoria:Presbiteri italiani]]
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Sir Gawain e il Cavaliere Verde (film)
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{{Film
|titoloitaliano = Sir Gawain e il Cavaliere Verde
|titolooriginale = The Green Knight
|immagine= Sir Gawain and the Green Knight, from Pearl Manuscript.jpg
|didascalia=
|paese = Stati Uniti d'America
|anno = 2021
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|produttore = [[Toby Halbrooks]], [[Tim Headington]], [[James M. Johnston]], [[David Lowery (regista)|David Lowery]]
|attori =
* [[Dev Patel]]: [[Gawain|Sir Gawain]]
* [[Alicia Vikander]]: Essel/Lady
* [[Joel Edgerton]]: Lord
* [[Sarita Choudhury]]: [[Morgana Lefay|Madre]]
* [[Sean Harris]]: [[Re Artù|Re]]
* [[Ralph Ineson]]: [[Cavaliere Verde]]
* [[Barry Keoghan]]: Scavenger
* [[Erin Kellyman]]: [[Winifred del Galles|Winifred]]
* [[Kate Dickie]]: [[Ginevra (ciclo arturiano)|Regina]]
* [[Emmet O'Brien]]: [[Mago Merlino|Mago]]
* [[Atheena Frizzell]]: sorella minore
* [[Nita Mishra]]: sorella maggiore
* [[Tara McDonagh]]: sorella mediana
* [[Noelle Brown]]: signora senza vista
* [[Megan Tiernan]]: giovane regina di Gawain
* [[Anaïs Rizzo]]: Helen
* [[Joe Anderson (attore 2)|Joe Anderson]]: Paris
* [[Chris McHallem]]: lord in attesa
* [[Donncha Crowley]]: vescovo
* [[Brendan Conroy]]: taverniere
|doppiatori originali =
* [[Patrick Duffy]]: amico di Gawain
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* [[Paolo De Santis]]: Sir Gawain
|note=
}}
'''''Sir Gawain e il Cavaliere Verde''''', film del 2021 con [[Dev Patel]], regia di [[David Lowery (regista)|David Lowery]].
==[[Incipit]]==
{{Incipit film}}
Osserva, cosa il tuo mondo afferra. Contiene molte più meraviglie di ogni altro fin dalla nascita della Terra. Di tutti coloro che regnarono, nessuno ha la fama del ragazzo che estrasse dalla roccia la lama. Ma questi non è quel re, e non è la sua trama. Lascia che ti mostri un raccondo differente. Lo esporrò così come lo racconta la gente. Non è una mitica ed agognata impresa all'interno di un'avventura audace e coraggiosa. Per sempre incastonata, nella terra e la pietra, il gelido mito della sferzata resa. ('''Voce fuori campo''')
==Frasi==
{{cronologico}}
*Vi ringrazio di spezzare il pane con me in questo giorno benedetto. Davvero benedetto. Poiché dalla mia finestra stamattina ho guardato e ho visto una terra modellata dalle vostre mani. Avete imposto quelle stesse mani sulle genti dei Sassoni, che ora nella vostra ombra chinano la loro stessa testa come bimbi. Pace, avete portato nel vostro regno, e da in pace che io... io ora dico a voi che io sono il più fortunato qui oggi, perché sono in mezzo a voi. Io sono tra voi. Così prima che si celebri la nascita del nostro Cristo, che si onori uno dei nostri che ha fatto grandi cose in Suo nome. Con un racconto, o uno spettacolo forse. Cosa proponete? Chi può deliziare me e alla mia regina con un mito, o un canto di propria creazione? ('''Re Artù''')
*Oh, più grande dei Re, assecondatemi in questo amichevole gioco di Natale. Lasciate che un cavaliere, il più audace di sangue, intrepido di cuore, si faccia avanti, prenda le armi e tenti con onore di sferrare un colpo su di me. Chiunque mi scalfirà, potrà reclamare questa mia arma. La sua gloria e le sue ricchezze saranno vostre. Ma il vostro campione potrà essere obbligato a questo. Se dovesse assestare un colpo, tra un anno, da qui a Natale, dovrà cercarmi laggiù, alla Cappella Verde sei notti a nord. Là mi troverà e piegherà il ginocchio perché a miavolta colpisca. Che sia un graffio sulla guancia o di un taglio alla gola, restituirò quello che ho subito, poi in fiducia e in amicizia ci separeremmo. Chi, dunque, chi desidera a impegnarsi con me? ('''Il Cavaliere Verde''')
*Fate la vostra mossa, io farò la mia. ('''Gawain''')
*E se volessi solamente stare al tuo fianco, prendere la tua mano, essere ascoltata. Che ne diresti allora {{NDR|mentre Gawain tace lei risponde per lui}} Ma, sì, Essel. Mi piacerebbe moltissimo. Avrai il mio ascolto, la mia mano e il mio cuore. E sarò re, e tu la mia regina. Sarai la mia donna e tu il mio uomo. ('''Essel''')
==Dialoghi==
{{cronologico}}
*'''Essel''': Sei già un cavaliere?<br/>'''Gawain''': Non ancora.<br/>'''Essel''': Meglio sbrigarsi!<br/>'''Gawain''': C'è tempo. Ho tantissimo tempo.
*'''Re Artù''': Dov'è tua madre?<br/>'''Gawain''': Non si sentiva bene, mio signore.<br/>'''Re Artù''': Allora vieni. Siedi qui, tra noi. Tra me e la Regina.<br/>'''Gawain''': Ma non è il mio posto.<br/>'''Re Artù''': No, che lo sia oggi. Il detentore è via. Chissà quando farà ritorno...
*'''Re Artù''': È bello avere la famiglia al proprio fianco. Il proprio.<br/>'''Gawain''': I vostri cavalieri hanno versato tanto sangue in vostro nome da legarli a voi ben più di me.<br/>'''Re Artù''': Vero. Ma tu sei il figlio di mia sorella, partorito dal suo grembo. E loro no. Guardo tutti i miei amici qui oggi e sento canti che nessuna musa potrebbe ispirare o sognare. Poi io mi rivolgo a te, cosa vedo? Ti riconosco, ma non ti conosco. Non lo dico con nessun biasimo, ma con il ripianto di non averti mai chiesto di sederti al mio fianco prima di oggi, o sulle mie ginocchia quando eri bambino. Ma ora è Natale, e vorrei riavvicinarmi a te. Così, prima dei feteggiamenti, fai un dono. Narrami qualcosa di te, così che possa conoscerti.<br/>'''Gawain''': Non ho nulla da dire, Sire.<br/>'''Regina''': Ancora. Non hai nulla da dire, ancora.<br/>'''Gawain''': Sì.<br/>'''Regina''': Guardati intorno, giovane Gawain. Cosa vedi?<br />'''Gawain''': Vedo leggende.<br/>'''Regina''': Non prendere posto tra loro con inerzia.
*'''Gawain''': Non dscordate ciò che è accaduto qui in questo giorno di Natale! {{NDR|decapita il Cavaliere Verde}} <br/>''' Cavaliere Verde''': {{NDR|tenendo la testa decapitata tra le mani}} Tra un anno, quindi.
*'''Gawain''': E se la morte mi attende?<br/>'''Re Artù''': Oh, non conosco uomo che non abbia dovuto aggrontare la morte prima che fosse arrivato il suo tempo.
*'''Gawain''': Perché costringermi a farlo?<br/>'''Re Artù''': È forse sbagliato bramare la grandezza per te?<br/>'''Gawain''': Io temo di non esservo destinato.
*'''Regina''': Che la Vergine benedetta mantenga forti le tue cinque dita, acuti i tuoi cinque sensi. Che le sue cinque gioie vi ispirino. Le cinque ferite di suo figlio ti danno fervore. E le cinque virtù del cavaliere ti illuminino il cammino. Mantieni il tuo patto, giovane Gawain.<br/>'''Re Artù''': E se Dio ti dovesse sorridere, affrettati a tornare. Il tuo posto tra noi ti aspetta.
*'''Gawain''': Ho dato la mia parola. Ho stretto un patto. <br/>'''Essel''': Così gli uomini sciocchi muoiono.<br/>'''Gawain''': O i coraggiosi diventano grandi. <br/>'''Essel''': Perché la grandezza? La gentilezza non ti basta?
*'''Lady''': Nella stregoneria. Voi ci credete?<br/>'''Gawain''': Sì. Ci credo. È tutto intorno a noi.
*'''Gawain''' {{NDR|riferendosi alla cintura verde}}: Dove l'avete presa?<br/>'''Lady''': L'ho fatta io. C'è un incanto tessuto nella sua trama. Indossatela e non verrete mai abattuto.<br/>'''Gawain''': Da cosa?<br/>'''Lady''': Da un uomo, spirito, o dai loro strumenti. Lo prometto: non vi verrà fatto del male, fintanto che la cingerete.
*'''Lord''': Dove stai andando?<br/>'''Gawain''': Devo rispettare l'appuntamento.<br/>'''Lord''': Oh, da solo, infine? E il gioco?<br/>'''Gawain''': Non voglio giochi, né regali e cortesia.<br/>'''Lord''': Sei proprio certo che non ci sia nulla che tu voglia darmi? Qualcosa c'è. C'è qualcosa. E credo di poterlo prendere adesso.{{NDR|bacia Gawain}}<br/>'''Gawain''': Lasciatemi e ognuno per la sua via.<br/>'''Lord''': Molto bene. Molto bene.
*'''Gawain''': Perché mi fermi? Non posso tardare.<br/>'''Volpe''': Va da quella parte, la tua rovina sarà prossima. Non troverai pietà né lieto fine.<br/>'''Gawain''': Ma che stregoneria è questa?<br/>'''Volpe''': Nessuna stregoneria. Colui che cerchi è selvaggio come me, ma non conosce limiti.<br/>'''Gawain''': Io so cosa affronto.<br/>'''Volpe''': Se un uomo lo sapesse davvero, accetterebbe lieto la vergogna e rientrebbe, a testa alta, per terminare la sua canzone come meglio gli aggrada. Il suo segreto sarebbe al sicuro con me. Sei tu quell'uomo?<br/>'''Gawain''': No.<br/>'''Volpe''': L'incantesimo che porti in vita dice altrimenti.<br/>'''Gawain''': Solo una pezza sporca.<br/>'''Volpe''': Lasciala qui, allora.<br/>'''Gawain''': È un dono.<br/>'''Volpe''': Non servono doni là dove sei diretto.
*'''Il Cavaliere Verde''': Ricordate dove avete reciso?<br/>'''Gawain''': Ricordo.<br/>'''Il Cavaliere Verde''': E siete tornato per la restituzione di quel colpo?<br/>'''Gawain''': Per questo.<br/>'''Il Cavaliere Verde''': Inginocchiatevi e completeremo il nostro gioco.
*'''Il Cavaliere Verde''': Ora, un colpo buono come quello che avete vibrato. Signore, vi scostate.<br/>'''Gawain''': Lo so. Lo so.<br/>'''Il Cavaliere Verde''': Ho forse mostrato segni di paura quando le nostre posizioni erano invertite?<br/>'''Gawain''': Non sono convinto quanto voi.<br/>'''Il Cavaliere Verde''': Avete avuto un anno per trovare il coraggio.<br/>'''Gawain''': Un anno, o cento, non fa differenza. Datemi un momento.
==[[Explicit]]==
{{explicit film}}
'''Gawain''' {{NDR|dopo aver visto la visione della sua vita come un re infelice}}: Aspettate. Aspettate. {{NDR|si toglie la cintura verde}} Ecco. Ora sono pronto. Ora sono pronto.<br/>'''Il Cavaliere Verde''': Ben fatto, mio prode cavaliere. Ora, la vostra testa può andare.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film d'avventura]]
[[Categoria:Film fantastici]]
[[Categoria:Film basati sul ciclo arturiano]]
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Jodie Comer
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Danyele
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[[File:Jodie Comer (cropped).jpeg|thumb|Jodie Comer nel 2024]]
'''Jodie Marie Comer''' (1993 – vivente), attrice britannica.
==Citazioni di Jodie Comer==
{{cronologico}}
*[...] quando a descrivere le emozioni della psiche femminile è una donna, ti ci puoi riconoscere di più, a differenza di quando lo fa un uomo. Villanelle {{NDR|il personaggio interpretato in ''Killing Eve''}} è un personaggio complesso e sfaccettato che è distante da come gli uomini immaginano al cinema le donne forti, implacabili e indistruttibili. Ciò che è meraviglioso è la possibilità di dimostrare forza anche se queste donne commettono degli sbagli. Questo le rende più umane e credibili.<ref>Dall'intervista di Caterina De Filippo, ''[https://www.iodonna.it/spettacoli/tv/2018/10/15/jodie-comer-intervista-killing-eve-timvision-serie-tv/ Jodie Comer: «Solo una donna avrebbe potuto scrivere la serie 'Killing Eve'»]'', ''iodonna.it'', 15 ottobre 2018.</ref>
*Credo nel karma, non ai sogni o ai piani di riserva. E confido nelle mie forze, anche se la fede mi aiuta a dare un senso a quello che mi capita. {{NDR|«Un esempio?»}} Ho sofferto molto per i "no" ai provini ma ora so che se una parte è destinata a me allora arriva e basta. Sono stata scartata ad un talent ma in quel momento sono stata notata per uno show radiofonico sulla BBC che invece ho ottenuto. Lì ho conosciuto il mio agente ed ora eccomi qua.<ref>Dall'intervista di Alessandra De Tommasi, ''[https://www.vanityfair.it/show/tv/2018/10/24/jodie-comer-killing-eve-serie-tv-timvision Jodie Comer: «Così mi godo la vita da assassina in tv»]'', ''vanityfair.it'', 24 ottobre 2018.</ref>
*{{NDR|«Lei riesce sempre a essere molto vera nel tratteggiare i suoi personaggi. Quali sono gli elementi che indirizzano le sue scelte?»}} Credo sia istinto, ma anche integrità. [...] C'è poi un altro fattore, che è proprio il lavoro sul set. Non amo lavorare su un personaggio costruendolo prima, mi piace potermi confrontare giorno per giorno, con gli altri attori, il regista, gli sceneggiatori, e costruirlo giorno per giorno.<ref>Da Alessandro De Simone, ''[https://www.ciakmagazine.it/festival/venezia-78/the-last-duel-intervist-a-jodie-comer-la-donna-della-verita/ The Last Duel, intervista a Jodie Comer, la donna della verità]'', ''ciakmagazine.it'', 14 ottobre 2021.</ref>
*{{NDR|«Come entra in un personaggio? Costume e trucco aiutano?»}} Molto, ti muovi in modo diverso appena indossi gli abiti di scena. In generale, entro in un ruolo quando sento "azione!" ed esco allo "stop". Il mio metodo è semplice: saltare nel personaggio al momento giusto. Mi piace godermi le giornate sul set, chiacchierare con la troupe, apprezzo molto anche quel lato del mio lavoro... Se una scena è particolarmente impegnativa me ne sto tranquilla per qualche minuto prima che tocchi a me.<ref>Dall'intervista di Silvia Locatelli, ''[https://www.elle.com/it/showbiz/cinema/a38024393/jodie-comer-film-the-last-duel/ A tu per tu con Jodie Comer, che in The last duel racconta al cinema il medioevo delle donne]'', ''elle.com'', 4 novembre 2021.</ref>
{{Int|''[https://www.marieclaire.it/attualita/gossip/a35178185/intervista-a-jodie-comer/ "Conosci qualcuno e hai la sensazione che il mondo si sia sincronizzato per quell'incontro"]''|Intervista di Enrica Brocardo, ''marieclaire.it'', 31 gennaio 2021.}}
*Molti, all'inizio della mia carriera, mi hanno fatto sentire fortunata, per il fatto di fare l'attrice, per il fatto di essere dove mi trovavo. E per un po' è così che mi sono sentita, grata delle opportunità che mi venivano offerte. Poi, ho capito che non è giusto, abbiamo tutti gli stessi diritti a prescindere dalla famiglia e dal posto da cui veniamo.
*[...] ogni volta che mi è capitato di non ricevere offerte di lavoro, di trovarmi bloccata, mi sono chiesta: "Se non potessi più lavorare, in cosa troverei gioia e soddisfazione?". È una domanda per la quale non ho ancora una risposta.
*In generale, ci sono certe cose, anche sul lavoro, che d'impulso senti di dover fare. Col passare degli anni, mi ascolto sempre di più e ho imparato a esprimere quello che penso. Prima ero terrorizzata all'idea di dire no a un'audizione. Ora non più e, quando accade, spiego le mie ragioni. Noi attori abbiamo un team di persone che ci aiutano, ma, alla fine, tu e solo tu sai che cosa è giusto.
*Entro in un negozio e vedo l'espressione meravigliata della commessa: "Ieri sera ti guardavo in tv e adesso sei qui". Mi diverte, ma mi mette addosso anche una certa ansia. Quando sai di non poter passare inosservata, devi trovare un equilibrio tra il rispetto degli altri e il modo in cui ti senti in quel momento. L'unica soluzione è rimanere se stessi e io posso contare sulla mia famiglia, il giorno in cui mi dimenticassi chi sono, me lo ricorderebbero loro.
==Note==
<references />
==Filmografia==
*''[[28 anni dopo]]'' (2025)
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Comer, Jodie}}
[[Categoria:Attori britannici]]
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Quel fantasma di mio marito
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Spinoziano
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Annullata la modifica di [[Special:Contributions/~2026-35655-21|~2026-35655-21]] ([[User talk:~2026-35655-21|discussione]]), riportata alla versione precedente di [[User:Spinoziano|Spinoziano]]
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wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titolo italiano= Quel fantasma di mio marito
|immagine= Quel fantasma di mio marito (film 1950).png
|didascalia= Gianni ([[Walter Chiari]]) mentre spiega alla moglie il sentimento della "scatola" che prova per lei
|genere= commedia
|regista= [[Camillo Mastrocinque]]
|soggetto= [[Gino De Sanctis|Gino De Santis]]
|sceneggiatore= Gino De Santis, Camillo Mastrocinque, [[Antonio Pietrangeli]]
|attori=
*[[Walter Chiari]]: Gianni Alberti
*[[Medy Saint-Michel]]: Vivia
*[[Ernesto Almirante]]: Villa
*[[Cesare Bettarini]]: direttore del giornale
*[[Enzo Biliotti]]: senatore
*[[Franco Coop]]: Kalif El Kabir
*[[Leo Garavaglia]]: colonnello
*[[Jole Fierro]]: Maria
*[[Carlo Rizzo]]: albergatore
*[[Enrico Luzi]]: Slim
*[[Agnese Dubbini]]: Fatima
*[[Leopoldo Valentini]]: centralinista
*[[Marco Tulli]]: Arcangelo
*[[Bud Spencer|Carlo Pedersoli]]: nuotatore
|doppiatori italiani=
*[[Gualtiero De Angelis]]: Gianni Alberti
*[[Lydia Simoneschi]]: Vivia
}}
'''''Quel fantasma di mio marito''''', film italiano del 1950 con [[Walter Chiari]], regia di [[Camillo Mastrocinque]].
==Frasi==
{{cronologico}}
*Non ho mai il tempo di spiegarti quanto ti voglio bene, quello che sento qua dentro. Vedi cara, è una sensazione... una sensazione di vuoto, come una specie di scatola per l'amore, qui chiusa in mezzo al petto. Ma non è un amore quieto, è come un gatto che graffia e va su e giù. ('''Gianni''')
*Senti, stavo cercando di descriverti quello che io sento. [...] È come se fosse una scatola vuota, buia, ma un buio dolce. Il fatto è che c'è anche il gatto. [...] È proprio come se un gatto cercasse una via d'uscita. ('''Gianni''')
*L'uomo non è mai tutto [[Giovinezza e senilità|vecchio]] o tutto [[Giovinezza e senilità|giovane]]: ora vive con la parte vecchia ora con la giovane. ('''Senatore''')
*E non lo sapeva, principale, che ogni [[sogno]] batte la testa contro il mattino? I sogni, come la nebbia della boscaglia, si dileguano al primo sole. ('''Gianni''')
*Nei tumulti si conoscono gli uomini! ('''Colonnello''')
==Citazioni su ''Quel fantasma di mio marito''==
*È una commedia diseguale e leggera, ma non priva di spunti divertenti. (''[[il Morandini]]'')
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film commedia]]
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Amore e morte
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Spinoziano
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text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:George F. Watts - Love and Death - Google Art Project.jpg|thumb|''Amore e Morte'' (G. F. Watts, 1901)]]
Citazioni su '''amore e morte'''.
==Citazioni==
*Adesso ho capito una cosa: le persone che ami non muoiono mai veramente. (''[[Femmina folle]]'')
*Al mondo gli uomini son sempre morti e se li son mangiati sempre i vermi, ma nessuno di loro per amore. ([[William Shakespeare]])
*All'inizio, per amore, Dio ha creato l'essere umano, come uomo e donna. Ma l'uomo e la donna hanno peccato e hanno meritato la morte. Considerando l'offesa fatta a Dio, la morte doveva essere un castigo inesorabile. Ma la misericordia di Dio e il suo amore sono più grandi della sua volontà di castigarli. La morte rimane come avvertimento, ma anche come il mezzo decisivo per diventare degni, attraverso la purificazione scelta da Dio, di comparire davanti al suo volto. [...] Ed egli ha permesso che la Nuova Eva, con il Nuovo Adamo, dessero alla morte il carattere di misericordia. Ed egli ha accordato anche alla morte il carattere della confessione che la rende, assieme al purgatorio, una purificazione. Ma non era ancora abbastanza; egli ha permesso che sua Madre fosse accolta in cielo con il suo corpo, affinché il Padre possedesse una contro-immagine della creazione: la prima coppia l'ha tradito, l'ultima coppia l'ha soprattutto amato. Guardando questa coppia, chi muore acquisisce la certezza che l'amore sia più forte della morte. Il circolo di ritorno in paradiso non è solamente chiuso, è superato perché la morte viene annientata nella vita eterna. ([[Adrienne von Speyr]])
*Amore e morte sono i due grandi cardini su cui ruota tutta la compassione umana. Ciò che facciamo per noi stessi muore con noi; ciò che facciamo per gli altri vive dopo di noi. ([[Hannibal Lecter]], ''[[Hannibal (serie televisiva)|Hannibal]]'')
*Considerare la morte con calma conta solo se la si considera in solitudine. La morte in due non è più la morte, anche per gli increduli. Ciò che affligge non è lasciare la vita, bensì lasciare la persona che le dà un senso. Quando un amore è la nostra vita, che differenza c'è tra vivere insieme e morire insieme? ([[Raymond Radiguet]])
*''Dileguare! e altro non voglio: voglio | farmi chiarità che da lui si effonda. | Scoglio estremo della gran luce, scoglio | su la grande onda, || dolce è da te scendere dove è pace: | scende il sole nell'infinito mare; | trema e scende la chiarità seguace | crepuscolare. || La Morte è questa! il vecchio esclamò. Questo, | ella rispose, è, ospite, l'Amore.'' ([[Giovanni Pascoli]])
*''Due cose belle ha il mondo: | amore e morte.'' ([[Giacomo Leopardi]])
*''Forte come la morte è l'amore''. (''[[Cantico dei cantici]]'')
*Io, è da quando amo, che ho paura della morte. ([[Maxence Van Der Meersch]])
*In confronto alla morte, l'amore è una faticosa faccenda infantile, sebbene gli uomini credano più nell'amore che nella morte. ([[Mario Puzo]])
*In questo momento dell'amore, ti parlo come se stessi per morire. Perché l'amore, come la morte, ci proietta al di là del tempo e delle ombre che l'abitano. L'amore è «forte come la morte»: come la morte, è il mezzo per cui «l'uomo si eternizza». Ecco perché chi ha amato in verità non ha più paura della morte; è rassicurato da questa parentela misteriosa tra le due grandi forze che dominano il nostro destino: dal momento che l'amore è morto, bisogna pur che la morte sia amore! ([[Gustave Thibon]])
*L'amore, come la morte, cambia tutto. ([[Khalil Gibran]])
*''L'amore conta, | l'amore conta, | conosci un altro modo | per fregar la morte?'' ([[Luciano Ligabue]])
*L'amore deluso nel suo eccesso, e soprattutto l'amore ingannato dalla fatalità della morte, non ha altro esito che il suicidio. ([[Michel Foucault]])
*L'amore è la vera morte, perché l'ego si dissolve completamente. ([[Osho Rajneesh]])
*L'amore è una lotteria dove chi vince vince la morte. ([[Alexandre Dumas padre|Alexandre Dumas, padre]])
*– ''Memento mori''. Che cosa vuol dire?<br>– «Ricorda che dobbiamo morire».<br>– Ed è vero. Si può morire in tanti modi. Alcuni sono meglio di altri. Il migliore è serenamente, quando ci salutiamo nell'amore. Tu ami tua madre?<br>– La amo.<br>– E Isla, tu ami Spike?<br>– Tantissimo.<br>– ''Memento amoris''. «Ricorda che devi amare». (''[[28 anni dopo]]'')
*Perché attraverso i secoli, tutte le civiltà hanno avuto bisogno di negromanti e di stregoni? Ci sono solo due cose che si desiderano al punto da... da rischiare anche la dannazione: le pozioni d'amore e la coppa della morte. È così semplice, non trova? Amore e morte. (''[[Miss Marple (quinta stagione)|Miss Marple]]'')
*Perché la morte è un infinito atto d'amore. ([[Alberto Quintero Álvarez]])
*Più straziante del morire è la morte per amore di chi sta per morire. ([[Emily Dickinson]])
*''Riguardimi, se sa legger d'amore, | ch'i' porto morte scritta ne la faccia.'' ([[Guido Guinizzelli]])
*Tutto l'amore che non è dono di sé stesso totalmente libero e spontaneo, ha in sé un presagio di morte. ([[Thomas Merton]])
===''[[Midnight in Paris]]''===
*– Non scrivi mai bene se hai paura di morire. Tu ce l'hai?<br />– Sì, io direi che forse è la mia paura più grande.<br />– Be', è una cosa che a tutti prima di te è successa e a tutti succederà.<br />– Lo so.<br />– Hai mai fatto l'amore con una vera meraviglia di donna?<br />– Be', ecco, la mia fidanzata è parecchio sexy!<br />– E quando fai l'amore con lei, senti una vera e bellissima passione che almeno per quel momento dimentichi la paura della morte?<br />– No, no... Questo non succede.<br />– Io penso che l'amore vero, autentico, crei una tregua dalla morte; la vigliaccheria deriva dal non amare o dall'amare male, che è la stessa cosa, e quando un uomo vero e coraggioso guarda la morte dritta in faccia come certi cacciatori di rinoceronti o come Belmonte che è davvero coraggioso, è perché ama con sufficiente passione da fugare la morte dalla sua mente, finché lei non ritorna, come fa con tutti. E allora bisogna di nuovo far bene l'amore. Devi pensarci.
==Voci correlate==
*[[Amore]]
*[[Morte]]
[[Categoria:Confronti]]
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Finale del campionato mondiale di calcio 2006
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text/x-wiki
{{Voce tematica}}
[[File:Italy vs France 2006.jpg|thumb|Una fase di gioco su palla ferma: di spalle i francesi Thuram e Zidane, sulla destra gli italiani Totti e Toni]]
Citazioni sulla '''finale del campionato mondiale di calcio 2006'''.
==Citazioni==
* Chissà per quanto tempo ancora, giorni ancora, mesi ancora ci racconteremo il gol di Marco Materazzi, e le gesta eroiche del prode Cannavaro, e il rigore sbagliato da Trezeguet, proprio quel Trezeguet che ci tolse l'Europeo, e poi quell'altro rigore, quello della vita, segnato da un ragazzo, Fabio Grosso, che fino all'altro ieri giocava in C2. È finita come doveva finire, almeno dal nostro punto di vista: l'Italia è campione del Mondo per la quarta volta, seconda nazione per titoli dopo il Brasile. E ancora una volta con una vittoria, e più in generale un torneo, che lascia poco spazio ai processi del lunedì altrui. La Francia ieri sera forse non meritava di perdere, ma l'Italia, questa Italia di Lippi, non meritava l'ennesima beffa del destino a un millimetro dal traguardo. [...] gli azzurri hanno fatto tutto quello che potevano, fino all'ultimo sospiro, nostro e loro. E quando il tiro di Grosso ha chiuso i conti, e quando Cannavaro, dio lo benedica, ha alzato la coppa, chissà quante persone hanno pensato che sì, il calcio può essere una cosa meravigliosa, una magnifica consolazione. ([[Carlo Verdelli]])
*E allora diciamolo tutti insieme, tutti insieme, quattro volte: siamo campioni del mondo, campioni del Mondo, campioni del Mondo, campioni del Mondo! Abbracciamoci forte, e vogliamoci tanto bene; vogliamoci tanto bene. Perché abbiamo vinto, abbiamo vinto tutti stasera, abbiamo vinto tutti, amici, abbiamo vinto tutti, abbiamo vinto tutti amici. Guardate dove siete, perché non ve lo dimenticherete mai! Guardate con chi siete, perché non ve lo dimenticherete mai! E sarà l'abbraccio più lungo che una manifestazione sportiva vi abbia mai regalato, forse uno dei più lunghi della vostra vita! Abbracciatevi forte... Abbracciatevi forte... E abbracciate soprattutto questa meravigliosa squadra che ha vinto soffrendo, che ha vinto come l'Italia non era riuscita a vincere: ai calci di rigore, contro la Francia che ci aveva sempre eliminato, contro i francesi che ci avevano sempre battuto nelle manifestazioni dal '78 in avanti. E questa volta no, questa volta no... Questa volta abbiamo vinto noi. E Beppe, ci prendiamo la coppa, Beppe! Ci prendiamo la coppa, Beppe! ([[Fabio Caressa]])
*È stata una gara particolare{{NDR|:}} pronti, via, e loro hanno segnato su un rigore che non ho avuto modo di rivedere, quindi non vi so dire se c'era o meno. Noi siamo stati bravi ad avere una splendida reazione con il gol di Materazzi e la traversa di Toni. Poi nel secondo tempo siamo calati e abbiamo sofferto. È per questo che ho tolto Totti. Lui non è ancora al massimo della condizione e ha pagato i 120 minuti disputati con la Germania, non gli riuscivano le sue giocate. A determinare il calo è stato anche il fatto che gli infortuni ci hanno obbligato a giocare dietro sempre con gli stessi uomini. ([[Marcello Lippi]])
*Il cielo è azzurro sopra Berlino! ([[Marco Civoli]])
*La finale di Berlino l'ho rivista dieci anni dopo e solo a spezzoni. Soprattutto l'espulsione di Zidane perché me ne parlavano tutti in continuazione [...]. Conoscendolo sapevo che poteva succedere, ma ogni tanto mi chiedo perché si sia comportato così. Ma fu più impattante l'infortunio di Vieira [...]. Anche per la Fifa è un pari. È come una medaglia d’argento olimpica e in tanti mi dicono che fu il Mondiale più bello. Non ho rimpianti. Eravamo favoriti e gli italiani hanno giocato solo nei dieci minuti d'orgoglio dopo il gol di Zidane, arrivato troppo presto. ([[Raymond Domenech]])
* Quando dopo 6 minuti ti ritrovi sotto per un rigore stupido contro una squadra che ha subito solo due reti in sei gare, pensi che ancora una volta questi francesi ci stanno fregando. Ma l'Italia vista in Germania non è solo una squadra forte, è un gruppo di uomini veri che non mollano mai di un centimetro, proprio come vuole il condottiero Marcello Lippi. E allora chissenefrega se Zidane segna col cucchiaio e mostra la sua classe, ai nostri bastano 12 minuti per rimettere tutto in pari. Sale in cielo Materazzi: prima per colpire di testa più alto di Viera, poi per toccarlo con un dito, quel cielo, lui difensore e capocannoniere azzurro. Poi è sfida vera, intensa. Prima può passare in vantaggio l'Italia, nella ripresa è la Francia ad avere la supremazia. E quando ai supplementari entrano prima Trezeguet e poi Wiltord, rivediamo i fantasmi di quella finale dell'Europeo persa incredibilmente nei minuti finali a Rotterdam. Ma questa Italia è più forte di tutto: salda nei nervi, quelli saltati a Zidane. Ai rigori l'apoteosi di cinque rigori calciati alla perfezione. L'urlo azzurro squarcia la calda notte di Berlino. ([[Massimo Cecchini]])
*{{NDR|Parlando della testata di Zidane rifilata a Materazzi}} Richiamai l'attenzione dell'arbitro, perché temevo che Marco non si rialzasse. Avevo appena parato un colpo di testa di Zidane che pareva una sassata: per poco non mi piega la mano. Soltanto dopo trenta secondi ho realizzato, non lo nego, che l'espulsione dell'avversario più forte sarebbe stata un vantaggio. ([[Gianluigi Buffon]])
* Siamo campioni del Mondo per la quarta volta. Abbiamo raggiunto il Brasile con cinque titoli. Uno ci venne sottratto proprio dai brasiliani, a proposito di calci di rigore, a Pasadena nel 1994. Allora sbagliarono Franco Baresi, Daniele Massaro e Roberto Baggio. Stavolta dei nostri nessuno. Trezeguet per la Francia (traversa) dopo che i Blues avevano perso per strada due specialisti: Henry, sfinito dai crampi, e Zidane, abbattuto da un istinto suicida. Sua immensità, all'ultimo atto assoluto di una carriera superlativa, si è macchiato di un'infamante testata a Materazzi. L'arbitro Elizondo, così come aveva fatto per Rooney, prima di decidere di cacciarlo si è fatto aiutare dalla moviola. Fuori il capitano, la Francia ha smesso di pensare a vincere. Adesso alza quella Coppa, capitano. Alzala, Fabio, prima che i tuoi compagni te la strappino dalle mani. ([[Giancarlo Padovan]])
==Voci correlate==
*[[Nazionale di calcio dell'Italia]]
*[[Nazionale di calcio della Francia]]
==Altri progetti==
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{{Campionato mondiale di calcio}}
[[Categoria:Eventi degli anni 2000]]
[[Categoria:Incontri di calcio storici]]
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Juventus Football Club 1964-1965
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Danyele
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{{Voce tematica}}
[[File:1964–65 Juventus FC.jpg|thumb|Una formazione della Juventus nella stagione 1964-1965]]
Citazioni sulla stagione '''1964-1965''' della '''Juventus Football Club'''.
*Nel campionato 1964-65 [...] Madama è affidata al ruvido paraguagio Heriberto Herrera e non pratica certo uno scintillante gioco offensivo. Il grande e bizzoso Sivori è sovente escluso dall'inflessibile tecnico, che a fine stagione imporrà la partenza di Omar [...]. È la Juve proletaria, ben simboleggiata dall'instancabile Luis Del Sol, detto il postino. ([[Adalberto Bortolotti]])
==Voci correlate==
*[[Juventus Football Club]]
==Altri progetti==
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[[File:Brazil vs Germany, in Belo Horizonte 12.jpg|thumb|Il ''Mineirazo'', 8 luglio 2014.]]
Citazioni sul '''''Mineirazo'''''.
==Citazioni==
*È una cicatrice che ci accompagnerà per tutta la vita. I fischi non mi hanno fatto male, ma il risultato sì. ([[Fred (calciatore 1983)|Fred]])
* Eravamo tutti sorpresi di come stesse andando quel match. Dopo 20 minuti, sul 4-0, mi chiesi: "Ma cosa sta succedendo qui?". Ricordo ancora il pianto dei tifosi e dei giocatori. In quella occasione mi sono immedesimato e penso di aver capito cosa stessero provando [...]. Andai da David Luiz e gli chiesi scusa. "Hai un bel paese e dei bei tifosi", gli dissi. Al di là della disperazione dell'avversario, quello è stato il momento migliore della mia carriera. ([[Mesut Özil]])
*Per sei mesi, molti tra noi calciatori si sono nascosti. Alcuni non hanno voluto assumersi le loro responsabilità e neppure condividerle. Per molto tempo ho dovuto sopportare questo peso della sconfitta da solo. Non eravamo pronti o abituati a perdere. Tanto meno a prendere uno, due o tre gol e arrabbiarci. [...] Entri in gara e pensi di vincere. Sei il Brasile e devi entrare sempre per vincere. Ma all'improvviso subisci un gol, poi il secondo, il terzo. Tutto sta andando storto e continua ad andare peggio. È andata così... ([[David Luiz]])
*Subito dopo pensai addirittura di ritirarmi. Non ce la facevo ad andare avanti [...]. Per molto tempo sono stato tormentato e lo sono ancora... ogni tanto, quando metto la testa sul cuscino, mi capita di pensare a quella partita. I ricordi arrivano come un lampo. ([[Júlio César Soares Espíndola]])
===[[Fernandinho]]===
*È stato forse il punto più basso per ogni singolo giocatore brasiliano coinvolto e non credo di esagerare quando dico che probabilmente dovremo rispondere a domande su quella partita per il resto delle nostre vite. Dovremo imparare a conviverci.
*Non ho mai guardato un replay di quella partita e non credo che lo farò mai.
*Quella sera non abbiamo avuto la forza mentale di riprenderci dallo shock di aver subito un gol in avvio. Credo che non fossimo preparati all'idea di poter perdere.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Calcio in Brasile]]
[[Categoria:Calcio in Germania]]
[[Categoria:Campionato mondiale di calcio]]
[[Categoria:Eventi degli anni 2010]]
[[Categoria:Incontri di calcio storici]]
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Ernesto Buonaiuti: nuovo testo
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Nicolosi
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[[File:Panorama Nicolosi.JPG|thumb|Nicolosi]]
Citazioni su '''Nicolosi'''.
*L'ultimo casale che io passai fu Nicolosi, ch'è il più alto sopra la montagna; e qui le umane abitazioni han fine. La strada andava sempre più in alto, ed io non vedea avanti di me che il monte Rosso, ossia il vulcano donde nel 1669 uscì la lava, il bosco e la nevosa regione dell'Etna, che piano del frumento si appella (nome strano, per non crescervi mai un filo d'erba), su del quale particolarmente poggia il cratere che scuoprir non si può finché al suo piede non si arriva, per essere quella pianura tre miglia italiane. Sulla punta più elevata del monte vidi un incavo, dal quale una piccola bianca nuvola di fumo s'innalzava, che da lì sventolava verso il mare, lasciando nel sereno turchino del cielo una lunga e bianca striscia.<br>Sino a Nicolosi le vicinanze dell'Etna sono belle e deliziose. Le lave stesse, non forzate ancora dalla natura e dall'arte, conservano piacevole aspetto, perché scaricano le medesime i loro oscuri torrenti nelle amene praterie, e presso boschetti di aranci e giardini. La veduta del monte abbasso è molto estesa, pria che si venga a Nicolosi. ([[Friederich Münter]])
*[[Giovanni Maria Della Torre|Padre della Torre]] (lo storiografo del Vesuvio) mi aveva detto un giorno di aver osservato assai spesso che nei dintorni di Napoli, vale a dire nei luoghi dove l'aria è più impregnata di zolfo e di esalazioni infuocate, la gente era sempre malvagia e perversa al massimo grado. Sia come si vuole, ma la gente di Nicolosi sembra confermare la verità di questa osservazione. ([[Patrick Brydone]])
==Voci correlate==
*[[Catania]]
*[[Etna]]
*[[Monti Rossi]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Comuni della Sicilia]]
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28 anni dopo
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{{Film
|titolo italiano = 28 anni dopo
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*[[Alfie Williams]]: Spike
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*[[Aaron Taylor-Johnson]]: Jamie
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*[[Stella Gonet]]: Jenny
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*[[Gabriele Piancatelli]]: Spike
*[[Valentina Favazza]]: Isla
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*[[Roberto Pedicini]]: Ian Kelson
*[[Andrea Di Maggio]]: Erik Sundqvist
*[[Gerolamo Alchieri]]: Sam
*[[Mirta Pepe]]: Jenny
*[[Andrea Mete]]: Jimmy Crystal
}}
'''''28 anni dopo''''', film britannico-statunitense del 2025 con [[Alfie Williams]], regia di [[Danny Boyle]].
==Dialoghi==
*'''Kelson''': ''Memento mori''. Che cosa vuol dire?<br>'''Spike''': «Ricorda che dobbiamo morire».<br>'''Kelson''': Ed è vero. Si può [[Morte|morire]] in tanti modi. Alcuni sono meglio di altri. Il migliore è serenamente, quando ci salutiamo nell'amore. Tu ami tua madre?<br>'''Spike''': La amo.<br>'''Kelson''': E Isla, tu ami Spike?<br>'''Isla''': Tantissimo.<br>'''Kelson''': ''Memento amoris''. «Ricorda che devi amare».
==Citazioni du ''28 anni dopo''==
*Ventitré anni dopo il primo film di [[Danny Boyle|Boyle]], e una trentina dai fatti. Il mondo infettato dal virus della rabbia, metafora di una metafisica dell'aggressività umana, eterna e attuale, servita sul piatto del cinema action e survival, assedia l'isola dei sopravvissuti. ([[Silvio Danese]])
==Voci correlate==
*''[[28 giorni dopo]]'' (2002)
==Altri progetti==
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==Citazioni su ''28 anni dopo''==
*Ventitré anni dopo il primo film di [[Danny Boyle|Boyle]], e una trentina dai fatti. Il mondo infettato dal virus della rabbia, metafora di una metafisica dell'aggressività umana, eterna e attuale, servita sul piatto del cinema action e survival, assedia l'isola dei sopravvissuti. ([[Silvio Danese]])
==Voci correlate==
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'''''28 anni dopo''''', film britannico-statunitense del 2025 con [[Alfie Williams]], regia di [[Danny Boyle]].
==Dialoghi==
*'''Kelson''': ''Memento mori''. Che cosa vuol dire?<br>'''Spike''': «Ricorda che dobbiamo morire».<br>'''Kelson''': Ed è vero. Si può [[Morte|morire]] in tanti modi. Alcuni sono meglio di altri. Il migliore è serenamente, quando ci salutiamo nell'[[Amore e morte|amore]]. Tu ami tua madre?<br>'''Spike''': La amo.<br>'''Kelson''': E Isla, tu ami Spike?<br>'''Isla''': Tantissimo.<br>'''Kelson''': ''Memento amoris''. «Ricorda che devi amare».
==Citazioni su ''28 anni dopo''==
*Ventitré anni dopo il primo film di [[Danny Boyle|Boyle]], e una trentina dai fatti. Il mondo infettato dal virus della rabbia, metafora di una metafisica dell'aggressività umana, eterna e attuale, servita sul piatto del cinema action e survival, assedia l'isola dei sopravvissuti. ([[Silvio Danese]])
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*''[[28 giorni dopo]]'' (2002)
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==Quel fantasma di mio marito==
Ciao, prima di cambiare i doppiatori controlla se effettivamente ci sono riscontri sul Mondo dei doppiatori o su ciakhollywood.com o altre fonti, perché su Wikipedia sono frequenti i vandalismi sul doppiaggio e allineare qui non è migliorativo se non controlli prima che le modifiche fatte lì siano corrette. Nel caso specifico ho risposto in [[w:Discussione:Quel fantasma di mio marito]]; per scrupolo ulteriore ho allegato un file audio del film a ChatGPT e l'IA mi ha risposto che al 75% è Gualtiero De Angelis. Grazie.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 15:32, 8 lug 2026 (CEST)
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Creata pagina con "<blockquote>«Poiché non si può essere universali, sapendo gratuitamente tutto ciò che è possibile sapere su tutto, è meglio sapere un po' di tutto, poiché è molto più bello conoscere qualcosa di tutto piuttosto che conoscere tutto di una sola cosa. È un'universalità più bella»</blockquote> ([[Blaise Pascal]], ''[[Pensieri (Pascal)|Pensieri]]'', 183)"
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<blockquote>«Poiché non si può essere universali, sapendo gratuitamente tutto ciò che è possibile sapere su tutto, è meglio sapere un po' di tutto, poiché è molto più bello conoscere qualcosa di tutto piuttosto che conoscere tutto di una sola cosa. È un'universalità più bella»</blockquote>
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Mesut Özil
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Creata pagina con "[[File:Mesut Ozil Germany Austria June 2018.jpg|thumb|Mesut Özil nel 2018.]] '''Mesut Özil''' (1988 – vivente), ex calciatore tedesco. ==Citazioni di Mesut Özil== *{{NDR|Riferendosi al [[Mineirazo]]}} Eravamo tutti sorpresi di come stesse andando quel match. Dopo 20 minuti, sul 4-0, mi chiesi: "Ma cosa sta succedendo qui?". Ricordo ancora il pianto dei tifosi e dei giocatori. In quella occasione mi sono immedesimato e penso di aver capito cosa stessero provando [..."
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[[File:Mesut Ozil Germany Austria June 2018.jpg|thumb|Mesut Özil nel 2018.]]
'''Mesut Özil''' (1988 – vivente), ex calciatore tedesco.
==Citazioni di Mesut Özil==
*{{NDR|Riferendosi al [[Mineirazo]]}} Eravamo tutti sorpresi di come stesse andando quel match. Dopo 20 minuti, sul 4-0, mi chiesi: "Ma cosa sta succedendo qui?". Ricordo ancora il pianto dei tifosi e dei giocatori. In quella occasione mi sono immedesimato e penso di aver capito cosa stessero provando [...]. Andai da David Luiz e gli chiesi scusa. "Hai un bel paese e dei bei tifosi", gli dissi. Al di là della disperazione dell'avversario, quello è stato il momento migliore della mia carriera.<ref> Citato in Alberto Pucci, ''[https://calcio.fanpage.it/germania-ozil-racconta-il-mineirazo-e-svela-un-retroscena-chiesi-scusa-a-david-luiz/ Germania, Özil racconta il Mineirazo e svela un retroscena: "Chiesi scusa a David Luiz"]'', ''fanpage.it'', 7 novembre 2016.</ref>
==Note==
<references/>
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[[Categoria:Calciatori tedeschi]]
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[[File:Mesut Özil at Baku before 2019 UEFA Europe League Final.jpg |thumb|Mesut Özil nel 2019.]]
'''Mesut Özil''' (1988 – vivente), ex calciatore tedesco.
==Citazioni di Mesut Özil==
*{{NDR|Riferendosi al [[Mineirazo]]}} Eravamo tutti sorpresi di come stesse andando quel match. Dopo 20 minuti, sul 4-0, mi chiesi: "Ma cosa sta succedendo qui?". Ricordo ancora il pianto dei tifosi e dei giocatori. In quella occasione mi sono immedesimato e penso di aver capito cosa stessero provando [...]. Andai da David Luiz e gli chiesi scusa. "Hai un bel paese e dei bei tifosi", gli dissi. Al di là della disperazione dell'avversario, quello è stato il momento migliore della mia carriera.<ref> Citato in Alberto Pucci, ''[https://calcio.fanpage.it/germania-ozil-racconta-il-mineirazo-e-svela-un-retroscena-chiesi-scusa-a-david-luiz/ Germania, Özil racconta il Mineirazo e svela un retroscena: "Chiesi scusa a David Luiz"]'', ''fanpage.it'', 7 novembre 2016.</ref>
==Note==
<references/>
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[[Categoria:Calciatori tedeschi]]
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[[File:Mesut Özil at Baku before 2019 UEFA Europe League Final.jpg |thumb|Mesut Özil nel 2019.]]
'''Mesut Özil''' (1988 – vivente), ex calciatore tedesco.
==Citazioni di Mesut Özil==
*{{NDR|Riferendosi al [[Mineirazo]]}} Eravamo tutti sorpresi di come stesse andando quel match. Dopo 20 minuti, sul 4-0, mi chiesi: "Ma cosa sta succedendo qui?". Ricordo ancora il pianto dei tifosi e dei giocatori. In quella occasione mi sono immedesimato e penso di aver capito cosa stessero provando [...]. Andai da David Luiz e gli chiesi scusa. "Hai un bel paese e dei bei tifosi", gli dissi. Al di là della disperazione dell'avversario, quello è stato il momento migliore della mia carriera.<ref> Citato in Alberto Pucci, ''[https://calcio.fanpage.it/germania-ozil-racconta-il-mineirazo-e-svela-un-retroscena-chiesi-scusa-a-david-luiz/ Germania, Özil racconta il Mineirazo e svela un retroscena: "Chiesi scusa a David Luiz"]'', ''fanpage.it'', 7 novembre 2016.</ref>
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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[[Categoria:Calciatori tedeschi]]
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Monti Rossi
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Creata pagina con "{{voce tematica}} [[File:Monti Rossi da Nord.jpg|thumb|Monti Rossi]] Citazioni sui '''Monti Rossi'''. *Finalmente alla metà di luglio 1669 quelle terribili esplosioni terminarono dopo una durata di quattro mesi.<br>Lo sbocco della lava fu nel monte Rosso, che nell'esterna sua figura è simile al Vesuvio, perché in due rotondi monti su d'una base stessa consiste. Intanto l'altezza di esso dal livello del mare sorpassa senza dubbio quella dell'altro, facendosi ascendere..."
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[[File:Monti Rossi da Nord.jpg|thumb|Monti Rossi]]
Citazioni sui '''Monti Rossi'''.
*Finalmente alla metà di luglio 1669 quelle terribili esplosioni terminarono dopo una durata di quattro mesi.<br>Lo sbocco della lava fu nel monte Rosso, che nell'esterna sua figura è simile al Vesuvio, perché in due rotondi monti su d'una base stessa consiste. Intanto l'altezza di esso dal livello del mare sorpassa senza dubbio quella dell'altro, facendosi ascendere sino a 4500 braccia. L'intera porzione del suolo tra il convento de' Benedettini ed il monte Rosso è coverta di nera vulcanica arena; ma sembra che questa cominci a sciogliersi, perché l'erba superficialmente vi cresce, e qui è il luogo dove il gustoso e forte vino ricavasi. È ancora probabile che la situazione stessa del chiostro non sia che quella di un cratere rovesciato giacché, oltre una quantità grande delle ceneri che intorno a quell'edifizio si trova, l'intero circuito ha una forma concava nel di cui mezzo il medesimo chiostro è edificato.<br>Nel giunger che io feci al monte Rosso esaminai il cratere, da cui le ceneri e le lave del 1669 uscirono, il quale è un rotondo precipite buco a forma d'imbuto, i cui lati consistono in nere rocce di lava e nere e profonde arene. Nel mezzo di esso vi sono due altre profondità fra loro da un'alta e scabrosa rupe divise, e che rassomigliano ad una saliera. ([[Friederich Münter]])
==Voci correlate==
*[[Eruzione dell'Etna del 1669]]
*[[Nicolosi]]
==Altri progetti==
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Eruzione dell'Etna del 1669
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[[File:Farjasse, Denis Dominique – Sicile et Malte, 1835 – BEIC IE6023861 Catania-Etna-1669.jpg|thumb|upright=1.2|L'eruzione vista da Catania in ''Sicile et Malte'' (1835) di Denis Dominique Farjasse]]
Citazioni suill{{'}}'''eruzione dell'Etna del 1669'''.
*Altro in quel giorno non vidi d'interessante che il di già nominato monte Rosso, che sorse nell'eruzione del 1669, che totale distruzione minacciò alla città {{NDR|di [[Catania]]}}, ma che rovinò la maggior parte delle case. L'eruzione fu la più terribile di quante ce ne ha dato contezza la storia, e può uguagliarsi soltanto con quella dell'Ecla del 1782. Quindi è molto importante di leggerne qui appresso una breve narrazione.<br>Nell'anno 1669 si cominciò ad aver sospetti di tremuoti più forti che le solite scosse; spaventevoli sotterranei tuoni nelle cavità del monte tantosto si succederono, quando questi in diversi luoghi spaccossi, formando particolarmente una fessura di tre miglia e mezzo di lunghezza e di cinque in sei piedi di larghezza. Immediatamente cinque nuovi abissi aprironsi, di cui il più grande, della circonferenza di 500 passi, vomitò con incredibile forza ad una grande altezza nuvole di fumo, lampi, masse roventi, infiammate rocce, zolfo, ceneri vulcaniche, ed il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti accompagnato. La copia delle pietre e ceneri gettate fu tanto enorme, che formò due nuovi monti. ([[Friederich Münter]])
==Voci correlate==
*[[Etna]]
*[[Monti Rossi]]
==Altri progetti==
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Citazioni sull{{'}}'''eruzione dell'Etna del 1669'''.
*Altro in quel giorno non vidi d'interessante che il di già nominato monte Rosso, che sorse nell'eruzione del 1669, che totale distruzione minacciò alla città {{NDR|di [[Catania]]}}, ma che rovinò la maggior parte delle case. L'eruzione fu la più terribile di quante ce ne ha dato contezza la storia, e può uguagliarsi soltanto con quella dell'Ecla del 1782. Quindi è molto importante di leggerne qui appresso una breve narrazione.<br>Nell'anno 1669 si cominciò ad aver sospetti di tremuoti più forti che le solite scosse; spaventevoli sotterranei tuoni nelle cavità del monte tantosto si succederono, quando questi in diversi luoghi spaccossi, formando particolarmente una fessura di tre miglia e mezzo di lunghezza e di cinque in sei piedi di larghezza. Immediatamente cinque nuovi abissi aprironsi, di cui il più grande, della circonferenza di 500 passi, vomitò con incredibile forza ad una grande altezza nuvole di fumo, lampi, masse roventi, infiammate rocce, zolfo, ceneri vulcaniche, ed il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti accompagnato. La copia delle pietre e ceneri gettate fu tanto enorme, che formò due nuovi monti. ([[Friederich Münter]])
==Voci correlate==
*[[Etna]]
*[[Monti Rossi]]
==Altri progetti==
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Categoria:Eventi degli anni 1660
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