Wikiquote itwikiquote https://it.wikiquote.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.10 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikiquote Discussioni Wikiquote File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Portale Discussioni portale TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Johann Wolfgang von Goethe 0 1743 1419782 1381321 2026-07-09T20:41:28Z Kairahbyte 103392 /* Massime e riflessioni */ 1419782 wikitext text/x-wiki [[File:Goethe Kügelgen.jpg|thumb|Johann Wolfgang von Goethe in un ritratto di Gerhard von Kügelgen (tra il 1808 e il 1809)]] '''Johann Wolfgang von Goethe''' (1749 – 1832), poeta e scrittore tedesco. ==Citazioni di Johann Wolfgang von Goethe== *''A che sempre più innanzi ir nel cammino? | Guarda: il ben t'è vicino. | In altro loco è inutile cercarlo; | impara ad afferrarlo.''<ref>Da ''Ammonimento''; citato in ''Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX'', p. 155.</ref> *Al corpo segue solo l'ombra, nel regno dei morti silente.<ref>Da ''Ballate''.</ref> *Al di sopra delle [[Nazione|nazioni]] è l'[[Uomo|umanità]].<ref>Citato in [[Erich Fromm]], ''Avere o essere?'', traduzione di Francesco Saba Sardi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2008, p. 155.</ref> *{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} ''Aprirò spazi dove milioni di uomini | vivranno non sicuri, ma liberi e attivi. | Verdi, fertili i campi; uomini e greggi | subito a loro agio sulla terra nuovissima, | al riparo dell'argine possente | innalzato da un popolo ardito e laborioso. | Qui all'interno un paradiso in terra, | laggiù infurino pure i flutti fino all'orlo; | se fanno breccia a irrompere violenti, | corre a chiuderla un impeto comune. | Sì, mi sono votato a questa idea, | la conclusione della saggezza è questa: merita libertà e la vita solo | chi ogni giorno le deve conquistare. | Così vivranno, avvolti dal pericolo, | magnanimi il fanciullo, l'uomo e il vecchio. | Vorrei vedere un simile fervore, | stare su suolo libero con un libero popolo. | All'attimo direi: Sei così bello, fermati! | Gli evi non potranno cancellare la traccia dei miei giorni terreni. – | Presentendo una gioia così alta | io godo adesso l'attimo supremo.''<ref>Da ''Faust Urfaust'', vol. secondo, Garzanti, Milano 1994, p. 1041.</ref> *Autorità: senza essa l'uomo non può esistere, tuttava essa porta con sé tanto l'errore quanto la verità.<ref name=epi>Da ''Epigrammi''.</ref><ref name=sordi/> *Bisogna essere giovani per immaginarsi quale influsso esercitasse su di noi il ''Laocoonte'' di [[Gotthold Ephraim Lessing|Lessing]], opera che dall'angolo ristretto di una misera visione ci trascinò nei liberi campi del pensiero. L<nowiki>'</nowiki>''ut pictura poesis'', tanto a lungo fraintesa, era tutto a un tratto eliminata, e la differenza tra le arti figurative e quelle del linguaggio chiara.<ref>Citato in [[Marino Freschi]], ''Goethe: l'insidia della modernità'', p. 23.</ref> *Chi crede nell'[[immortalità]] si goda la sua felicità in silenzio; non ha nessun motivo di darsi delle arie.<ref name=eckermann>Citato in [[Johann-Peter Eckermann]], ''Conversazioni con Goethe''.</ref><ref name=e /> *''Chi possiede scienza ed arte ha anche la religione; | Chi non possiede quelle due, abbia la religione!''<ref>Da ''Xenie miti'', libro IX; citato in [[Sigmund Freud]], ''L'avvenire di un'illusione. Il disagio della civiltà'', a cura di Roberto Finelli e Paolo Vinci, traduzione di Sossio Giametta, Newton Compton, Roma, 2010. ISBN 978-88-541-2472-1</ref> *Colui che non è in grado di darsi conto di tremila anni rimane al buio e vive alla giornata.<ref>Citato in [[Jostein Gaarder]], ''Il mondo di Sofia''.</ref> *Come ogni rosa, così ogni artista ha il suo [[insetto]]: io ho [[Ludwig Tieck|Tieck]].<ref>Citato in [[Albino Luciani]], ''Illustrissimi'', Edizioni A.P.E. Mursia, Milano, 1979, p. 41.</ref> *''Crea artista! Non parlare! | Solo un soffio sia il poetare.''<ref>Motto posto all'inizio della sezione Arte (''Kunst'') dell'edizione delle ''Opere'' di Goethe del 1815; citato in [[Johannes Brahms]], ''Album letterario'', traduzione di Artemio Focher, EDT, Torino, 2007.</ref> *Dobbiamo dunque pensare all'individuo animale come a un piccolo mondo che esiste in sé, con mezzi propri. Ogni creatura ha una propria ragion d'essere. Tutte le sue parti hanno un effetto e un rapporto diretto l'una con l'altra, rinnovando così il flusso continuo della vita.<ref>Da ''''Scientific Studies'', a cura di Douglas Miller, Suhrkamp, New York, p. 121; citato in Vandana Shiva, ''Vacche sacre e mucche pazze'', traduzione di Giovanna Ricoveri, Derive Approdi, Roma, 2001, p. 84.</ref> *''È caduta della neve; | ché non è quel tempo ancora | che di tutti i fiorellini | colla vista c'innamora. || E del sole il mite raggio | falsamente ci consola: | mente pur la rondinella; | e perché? perché vien sola.''<ref>Da ''[[Marzo]]'', vv. 1-8, in ''Gli amori'', traduzioni di Domenico Gnoli, Francesco Vigo, Livorno, 1875, p. [https://books.google.it/books?id=AeU6R3zdsiAC&pg=PA324 324].</ref> *È meglio ingannarsi sul conto dei propri amici che ingannare i propri amici.<ref>Da ''Letteratura e vita''.</ref> *È per me come un fratello minore, della mia stessa natura, solamente trascurato e danneggiato dal destino laddove io ne sono stato favorito e prediletto. :''Er ist wie ein jüngerer Bruder von mir, von derselben Art, nur da vom Schicksal verwahrlost und beschädigt, wo ich begünstigt und vorgezogen bin.''<ref>Dalla lettera a [[Charlotte von Stein]] del 14 dicembre 1786. {{de}} In ''Italienische Reise'', Carl Hanser Verlag, Monaco, 1992, p. 933.</ref> *{{NDR|A [[Felix Mendelssohn]]}} È un pezzo che non sento più musica ma so che, nel frattempo, tu e gli altri "avete spinto molto avanti l'affare". Io ho ancora molto da imparare da te.<ref>Citato in Giulio Confalonieri, ''Storia della musica'', Edizioni Accademia, Milano, 1975.</ref> *Fra tutte le scoperte e le opinioni, forse nessuno influenzò lo spirito umano più della dottrina di [[Copernico]].<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro dell'astronomia'', traduzione di Roberto Sorgo, Gribaudo, 2017, p. 34. ISBN 9788858018347</ref> *I [[teologia|teologi]] sotto la loro pelliccia di pecora sono dei lupi feroci.<ref>Citato in [[Karlheinz Deschner]], ''Sopra di noi... niente'', Ariele, 2008.</ref> *Io chiamo l'[[architettura]] musica congelata.<ref name=eckermann/><ref>Attribuita anche a [[Peter Schilling]] e [[Arthur Schopenhauer]] (''Il mondo come volontà e come rappresentazione'').</ref> *Il [[dubbio]] cresce con la [[Conoscenza|conoscenza]].<ref>Da ''Sprüche in Prosa'', 1819.</ref> *In [[Italia]]! In Italia, ma non quest'anno. È troppo presto; non ho le cognizioni necessarie, mi manca ancora molto. [[Parigi]] sarà la mia scuola, [[Roma]] la mia università. Giacché essa è una vera ''Universitas'' e quando la si è veduta, si è veduto tutto. Perciò non ho fretta d'entrarvi.<ref>Citato in [[Marino Freschi]], ''Goethe: l'insidia della modernità'', p. 45.</ref> *La democrazia non corre, ma arriva sicura alla meta.<ref name=epi/><ref name=sordi/> *La freddezza inalterabile, il crudele piacere della vendetta finiscono per muovere il nostro sdegno; tanto che per avere un marito servo, l'insulso scioglimento ci soddisfa poco o punto.<ref>Citato in Gerolamo Bottoni, prefazione a Carlo Goldoni, ''La locandiera'', Carlo Signorelli Editore, Milano, 1934.</ref> *La [[lascivia]]: il gioco col piacere da godere, il gioco col piacere goduto.<ref name=scritti>Da ''Scritti postumi''.</ref> *La vera fortuna è la frugalità.<ref>Da ''Adler und Taube''.</ref> *La [[verità]] è scostante, l'[[errore]] attraente, perché la verità ci fa sembrare limitati, e l'errore onnipotenti. Inoltre la verità è scostante perché è frammentaria, incomprensibile, mentre l'errore è coerente e conseguente.<ref>Citato in [[Lev Tolstoj]], ''I diari'', traduzione di Silvio Bernardini, Longanesi, Milano, 1980, p. 234.</ref> *''Le stelle, non le vogliamo, | godiamo del loro splendore, | e incantati guardiamo su, | nella limpida notte.''<ref>Da ''Conforto nelle lacrime'', in ''Poesie d'amore'', a cura di Anna Reali, Newton Compton, Roma, 2011. ISBN 9788854130432</ref> *Lei mi saltò addosso e mi tirò uno [[schiaffo]] tale che mi mi fischiava un orecchio. Io avevo sempre sentito dire che dopo lo schiaffo di una ragazza ci volesse un ruvido bacio, e così le afferrai le orecchie e la baciai a ripetizione.<ref>Da ''Poesia e verità'', I, 2.</ref> *''Lottar con la forza, non mai dare un crollo | né a giogo nessuno sommettere il collo | negli ardui al mortale del viver cimenti | fa i Numi clementi.''<ref>Da ''Ponderazione'', vv. 5-8; citato in ''Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX'', p. 128.</ref> *''Nel silenzio si tempera un ingegno, | ma l'indole nel vortice del mondo''.<ref>Da ''Tasso'', I, 2.</ref><ref name=sordi/> *Per fare ci vuole talento, per beneficiare denaro.<ref>Da ''Letteratura e vita''.</ref> *Per l'uomo di mondo una raccolta di aneddoti e [[massime]] è il più gran tesoro, se saprà disseminare i primi nella conversazione inserendoli al punto giusto e ricordarsi delle seconde al momento opportuno.<ref>Citato in ''Raccolta di massime pensieri e verità'', 1972, editrice Arcobaleno, Genova, p. 7.</ref> *Qual è il miglior governo? Quello che ci insegna a governarci da soli.<ref>Da ''Detti sparsi''.</ref> *Questo fatto mostruoso {{NDR|L'assassinio di [[Johann Joachim Winckelmann]]}} fece immensa impressione, si levò un lamento e un compianto generale, e la sua morte prematura acuì l'interesse che si aveva per il valore della sua vita.<ref>Citato in [[Marino Freschi]], ''Goethe: l'insidia della modernità'', p. 23.</ref> *{{NDR|Sull'utopia de ''La Scienza della Legislazione'' di [[Gaetano Filangieri]]}} Quando voi farete nuove leggi, noi dobbiamo prenderci la briga di escogitare il modo di trasgredirle.<ref>Citato in [[Elena Croce]], ''La patria napoletana''.</ref> *Se la gioventù è un difetto, è un difetto che si abbandona subito.<ref name=scritti/> *''Sgombra da te ogni cura | e su vergin pianura, | dove né un'orma sola | abbia il più ardito impresso, | fatti la via tu stesso!''<ref>Da ''Coraggio'', vv. 1-5; citato in ''Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX'', p. 125.</ref> *Te ne vai leggero se non hai niente; ma la ricchezza è un peso più leggero.<ref>Da ''Motti in rima''.</ref> *Sì, posso dire che solamente a [[Roma]] ho sentito che cosa voglia dire essere un uomo. Non sono mai più ritornato a uno stato d'animo così elevato, né a una tale felicità di sentire. Confrontando il mio stato d'animo di quando ero a Roma, non sono stato, da allora, mai più felice.<ref>Da una conversazione con Eckermann, 9 ottobre 1828; citato in Attilio Brilli, ''Viaggi in corso'', Il mulino, 2004, p. 16.</ref> *«Sai tu la terra ove i cedri fioriscono? Splendon tra le brune foglie arance d'oro, pel cielo azzurro spira un dolce zeffiro, umil germoglia il mirto, alto l'alloro...»<ref>Citato in [[Rina La Mesa]], ''Viaggiatori stranieri in Sicilia'', Cappelli, 1961; Goethe: "evocazione".</ref> *Uno spettacolo per gli dei la vista di due innamorati.<ref>Da ''Ervino e Elmira''; Citato in Aa. Vv., ''Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore'', a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013.</ref> ===Con testo originale=== *Dove c'è molta [[Luce e ombra|Luce]], c'è anche molta [[Luce e ombra|Ombra]].<ref>O anche «Dove c'è molta luce, l'ombra è più nera». Goethe lo scrisse polemizzando con [[Isaac Newton]] in merito alla natura della luce. {{cfr}} Walter Mariotti, ''Un mondo alla rovescia'', Il Sole 24 Ore, Milano, 2009, [http://books.google.it/books?id=8BwKF1A_9K8C&pg=PA122 p. 122]. ISBN 978-88-6345-070-5.</ref> :''Wo viel Licht ist, ist starker Schatten''.<ref>Da ''Götz von Berlichingen'', atto I.</ref> *Lo [[scrivere]] è un ozio affaccendato.<ref name=e>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> :''Schreiben ist geschäftiger Müßiggang''.<ref>Da ''Götz von Berlichingen'', atto V.</ref> *Nel mondo si vive una volta sola. :''Man lebt nur einmal in der Welt''.<ref>Da ''Clavigo'', I, 1.</ref> *Nessuno contro Dio se non Dio stesso. :''Nemo contra Deum nisi Deus ipse''.<ref>Da ''Dalla mia vita. Poesia e verità'', traduzione di Alba Cori, Utet, Torino, 1957, vol. II, p. 877 e p. 1012; citato in Hans Küng e Friedrich Schleiermacher, ''Religioni, etica mondiale, destinazione dell'uomo'', a cura di Domenico Venturelli, Il melangolo, 2002, p. 168. ISBN 8870184722</ref> *Quando un'età è in declino, tutte le tendenze sono soggettive; mentre quando sta maturando un'epoca nuova, tutte le tendenze sono obiettive.<ref>Citato in Edward H. Carr, ''Sei lezioni sulla storia'', a cura di R. W. Davies, traduzione di Carlo Ginzburg, Einaudi, 2016, p. 133.</ref> *Shakespeare e nessuna fine.<br />Shakespeare è un'area infinita.<ref>Citato in George Steiner, ''Una lettura contro Shakespeare'', in ''Nessuna passione spenta'', traduzione di Claude Béguin, Garzanti, 2001, p. 51.</ref> :''Shakespeare und kein End''. {{Int|Lettere|Citato in [[Giuliano Baioni]], ''Classicismo e rivoluzione'', Guida, 1991. ISBN 8870429334}} *Carissima Lotte, perché mai l'uomo può fare tanto per sé e così poco per gli altri! [...] Per gli altri io mi consumo nel lavoro e non ottengo nulla, per me basta ch'io muova un dito e tutto mi viene offerto sopra un cuscino. (dalla lettera del 2 aprile 1782; p. 69) *Il dramma {{NDR|''Ifigenia''}} non vuole procedere, maledizione! Il [[re]] di Tauride deve parlare come se i calzettai di Apolda non facessero la fame. (dalla lettera a von Stein del 6 marzo 1779; p. 69) *Le affinità elettive io le mando proprio come una circolare ai miei amici, affinché essi [...] si ricordino ancora di me. [...] Io so a chi ho parlato e dove non sarò frainteso. Il pubblico, e in particolare quello tedesco, è una curiosa caricatura del ''demos''; presume sul serio di essere una sorta di senato o di ultima istanza e di potere, nella vita e nella letterature, eliminare con un voto ciò che non gli va a genio. (dalla lettera a Reinhard del 31 dicembre 1809; p. 253) *Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto. Insieme a me hanno vissuto buoni poeti, altri ancora migliori hanno vissuto prima di me, e ce ne saranno altri dopo. Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi. (da una conversazione con Johann Eckermann del 19 febbraio 1829<ref>J. P. Eckermann, ''Gespräche mit Goethe'', Lahr, 1948, pag. 235, trad. it.: ''Colloqui con Goethe'', Sansoni, 1947</ref>) ===Attribuite=== *Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di fare, incominciala. L'[[audacia]] ha in sé genio, potere e magia. (Incomincia adesso.) :''Whatever you can do or dream you can, begin it. Boldness has genius, power and magic in it. (Begin it!)''<ref>{{en}} Cfr. ''[http://www.goethesociety.org/pages/quotescom.html The Goethe Society of North America]''.</ref> ::{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} La frase viene spesso attribuita a Goethe in inglese e anche in italiano, ma non esiste una corrispondente versione in lingua originale (tedesco) per questa citazione, in nessuna opera di Goethe. La frase sembrerebbe provenire da una traduzione molto libera del ''Faust'' dal tedesco all'inglese di [[John Anster]]. È stato poi [[William Hutchinson Murray]] in ''The Scottish Himalayan Expedition'' (1951) a citare questa frase affermando di ammirare tale distico di Goethe e contribuendo probabilmente alla diffusione della falsa citazione. === [[Ultime parole]]=== *Apri anche l'altra imposta per fare entrare un poco più di luce.<ref name=last>Secondo Fumagalli le ultime parole pronunciate da Goethe sarebbero «''Apri anche l'altra imposta per fare entrare un poco più di luce.''». Tuttavia nel corso degli anni la versione che si è maggiormente diffusa è «''Più luce!''». Secondo Fumagalli questo sarebbe un esempio di come "la traduzione si compiaccia di abbellire le frasi dei grandi uomini".</ref> (22 marzo 1832<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, pp. 285 e 294.</ref>) :''Macht doch den zweiten Fensterladen auch auf, damit mehr Licht hereinkomme''. *Più luce!<ref name=last/> :''Mehr licht!''<ref>Citato in Daniel Purdy, ''Goethe Yearbook 18, Volume 18'', Camden House, 2011, [http://books.google.it/books?id=sXQMHySQ9LMC&pg=PA107 p. 107] ISBN 1571134913.</ref> ==''Arminio e Dorotea''== *Colui che lungamente medita, non sempre sceglie la cosa migliore. (4, 105) :''Wer lange bedenkt, der wählt nicht immer das Beste''. *Gli uomini sono fatti in un modo tale che ognuno fa ciò in cui ha visto un altro aver successo, a prescindere dal fatto ch'egli abbia attitudine oppure no. (I, 70-1) :''So sind die Menschen führwar! und einer ist doch wie der andre | Daß er zu gaffen sich freut: wenn den Nächsten ein Unglück befället''. *La [[povertà]] stessa, quando è immeritata, rende orgogliosi. (VI, 241) :''Armut selbst macht stolz, die unverdiente'' *Molto desidera l'uomo, eppur sol di poco ha bisogno. (V, 13)<ref name=sordi/> *Non possiamo formare le menti dei nostri figli secondo i nostri concetti; ma li dobbiamo tenere e amare come [[Dio]] ce li ha donati. (III, 47-8) :''Denn wir können die Kinder nach unserm Sinne nicht formen; | So wie Gott sie uns gab, so muß man sie haben und lieben''. ==''Epigrammi veneziani''== *''Sì, l 'Italia questa è, ch'io lasciai. Le vie polverose | sempre ; gabbato sempre, comunque, il forestiere. | La probità tedesca tu cerchi in ogni angolo invano; | vita e moto qui c'è: ordine, disciplina | non già; pensa ciascuno soltanto a sé stesso, diffida | degli altri, è vano, e i capi pensano anch'essi a sé.'' (4)<ref>Da ''Epigrammi veneziani'', in ''Opere'', p. 1278.</ref> *''Questa [[gondola]] sembra una culla che dondola lieve, | e la sua piccola cabina a me pare una bara capace. | È giusto: tra la culla e la bara senz'affanno ondeggiamo | sul [[Canal Grande]] attraverso la vita.'' (8, p. 57) *{{NDR|[[Carlo Augusto di Sassonia-Weimar-Eisenach]]}} ''Piccolo è certo il mio, tra i principi della Germania, | breve e stretto il suo stato, modesto il suo potere. | Ma se ognuno le forze all'interno e all'esterno così prodigasse, | allora esser tedesco tra tedeschi sarebbe una festa. |''[...]'' | Mi ha lodato, l'Europa, ma che cosa mi ha dato? | Nulla! E le mie poesie le ho pagate, e salate. | La Germania mi imitò, la [[Francia]] si compiacque di leggermi! | E tu, [[Inghilterra]], da amica accogliesti lo sconvolto straniero. | Ma pure, a che cosa mi serve se persino il cinese | Werther e Lotte su vetro dipinge con trepida mano? | Non vi fu imperatore che chiedesse di me, non un re | che di me si curasse. Egli per me fu [[Gaio Cilnio Mecenate|Mecenate]] e Augusto.'' (34 b, p. 69) *''«Via, [[Epigramma|epigrammi]], non siate così insolenti!» Perché no? Noi siamo | soltanto i titoli; i capitoli del libro li ha il mondo.'' (59, p. 81) *''Se un epigramma sia riuscito, è cosa che si può decidere? | No, non si sa mica sempre che cosa il briccone ha escogitato.'' (61, p. 81) *''Si dice che i [[Santo|santi]] volessero soprattutto il bene del peccatore | e della peccatrice. Accade esattamente lo stesso anche a me.'' (71, p. 85) *''Davvero non mi meraviglia che gli uomini amino i [[Cane|cani]]: | un briccone miserabile è infatti, come l'uomo, anche il cane.'' (73, p. 85) ==''Faust''== ===[[Incipit]]=== ====Vincenzo Errante==== DEDICA<br>Eccovi a me tornar, larve sfuggenti<br>al torbido mio sguardo appare allora.<br>Che di fermarvi, questa volta, io tenti?<br>Incline a quel delirio è il cuore ancòra?<br>Vita, da me chiedere? E sia. Possenti,<br>vi trarrò dalla nebbia che svapora.<br>Un fuoco giovanil tutto m'inonda<br>al magico chiaror che vi circonda.<br>PROLOGO, SUL TEATRO<br>IL DIRETTORE, IL POETA DEL TEATRO, IL FACETO.<br>''Il Direttore''. Voi due, che così spesso <br>mi foste al fianco in mezzo a tanti guai,<br>ditemi dunque: che sperate mai,<br>sovra il tedesco suolo,<br>di questa nostra impresa?<br>Compiacere la folla, io pur vorrei:<br>questo perché, se vive, lascia vivere.<br>Son fissi i pali, s'erge il palcoscenico,<br>e una festa ciascun si ripromette.<br>Gli spettatori seggono tranquilli,<br>con inarcate ciglia, ai posti loro:<br>e non chiedon se non quello spettacolo<br>che sbalordir li faccia.<br>PROLOGO IN CIELO<br>''Il'' SIGNORE, ''le'' SCHIERE. ''Poi'', MEFISTOFELE.<br>''Avanzano i tre'' ARCANGELI.<br>Raffaele. ''Gareggia il sole, con l'antico suono,<br>tra le sfere sorelle, in armonia'';<br>[...]<br>Gabriele. ''In un arcano di velocità, <br>ruota la terra con i suoi fulgori'',<br> [...]<br>Michele. ''Ruggono le procelle, a gara e in lena,<br>dal mare a terra e dalla terra al mare''.<br>[...]<br>Tutti e tre. ''Poi che nessuno ne perscruta il fondo<br>dà la Tua vista agli Angeli vigore''<br>[...]<br>''Mefistofele''. Dacché, Signore, anche una volta torni<br>ad accostarti, e di conoscer chiedi<br>qual vento mai per queste plaghe spiri;<br>poi che buon viso, di solito, hai fatto<br>a questo mio ricomparirti innanzi,<br>eccomi dunque anch'io fra la masnada.<br>[...]<br>LA PARTE PRIMA DELLA TRAGEDIA<br>I<br>IL DRAMMA DI FAUST<br>NOTTE<br>''Angusta stanza gotica con la vôlta a sesto acuto''.<br>FAUST, ''inquieto, siede davanti al leggìo''.<br>''Faust''. Ed ho studiato, ahimè, filosofia,<br>giurisprudenza, nonché medicina:<br>ed anche, purtroppo, teologia.<br>Da cima a fondo, con tenace ardore.<br>Eccomi adesso qui, povero stolto;<br>e tanto so quanto sapevo prima.<br>Mi chiamano Maestro: anzi Dottore.<br>Sono dieci anni che menando vo<br>pel naso i miei scolari,<br>di sù di giù, per dritto e per traverso<br>Ma solo per accorgermi<br>che non ci è dato di sapere, al mondo,<br>nulla di nulla.<br>E quasi mi si strugge, ardendo il cuore. ====Giovita Scalvini==== {{destra|'''Prologo sul teatro'''}} {{centrato|''Il'' DIRETTORE, ''il'' POETA ''del teatro'', ''il'' FACETO.}} '''Il Direttore'''. Voi due che solete essere il mio consiglio e il mio ajuto, su ditemi: che sperate voi in paese tedesco dalla nostra impresa? Io ho gran desiderio di dare nel talento della moltitudine, da che in ultimo ella vive e lascia vivere. Le travi sono confitte, inchiodate le tavole, ogni cosa in pronto, e ciascuno si promette una lieta e magnifica festa. Già seggono cheti, con sopracciglia inarcate e vogliosi di fare le maraviglie.<br> <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki> {{destra|'''Prologo in cielo'''}} {{centrato|''Il'' SIGNORE, ''le'' LEGIONI CELESTI, ''indi'' MEFISTOFELE. I ''tre'' ARCANGELI ''precedono''.}} '''Rafaele'''. Il Sole risuona, come da antico, fra l'emula armonia delle sfere fraterne <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''Gabriele'''. E veloce, incomprensibilmente veloce si rivolve nella sua magnificenza la terra <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''Michele'''. E a gara le procelle fremono dal mare alla terra e dalla terra al mare <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''A tre'''. Il tuo aspetto dà vigore agli angeli, ma niuno può scrutare il tuo profondo <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''Mefistofele'''. Poiché, o Signore, ti ci fai un po' da presso, e domandi come vanno le cose di laggiù, e solevi già un tempo star meco volentieri, — ecco, ti appajo innanzi io pure fra la torma de' tuoi servidori <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki> {{destra|'''Notte. Stanza gotica a volta alta ed angusta'''}} FAUST inquieto sulla seggiola allo scrittoio. '''Faust'''. Oimé, io ho oramai studiato filosofia, giurisprudenza, medicina, e, lasso! anche la grama teologia! e d'ogni cosa sono andato al fondo con cocente fatica. Ed ecco, povero pazzo! ch'io ne so ora quanto innanzi. Mi chiamano maestro, chiamanmi anche dottore, e già da dieci anni io meno, di su e di giù, e per lungo e per traverso, i miei scolari pel naso; oh! veggo manifesto che noi sapremo mai nulla! Ahi, io ne avrò rapidamente consumato il cuore! ===Citazioni=== *Un brivido mi afferra; le lacrime si sciolgono ed il duro cuore si sente dolcemente intenerire; vedo come lontano quanto posseggo e ciò che era scomparso riprende, per me, concreta realtà. (parte I, Dedica<ref>''Faust e Urfaust. Testo tedesco a fronte, Volume 1'', traduzione di Giovanni V. Amoretti, Feltrinelli, 2002, [https://books.google.it/books?id=NUVsC2ybtroC&pg=PA3 p. 3]. ISBN 88-07-82018-8</ref>) *Che l'uomo svia finché va pellegrino. (Il Signore: parte I, capitolo Prologo in cielo; 1960) :''Es irrt der Mensch, so lang er strebt.'' *Quel deicino<ref>ossia l'uomo come piccolo dio</ref> del mondo si rimane perpetuamente del medesimo conio, ed è oggidì quello stravagante ch'egli era nel suo primo giorno. Forse ehi vivrebbe un po’ meglio se tu non gli avessi dato non so che barlume della luce del cielo ch'egli nomina ragione, e non ne usa che per imbestiarsi più di qualunque bestia, in vero egli mi somiglia, con tua buona pace, una di quelle cavallette dalle gambe lunghe, che volano sempre innanzi non solo per querelarti?<ref>ossia lamentarsi, brontolare</ref> (Mefistofele: prologo in cielo, p. 14; 2022) *[[Birra]] che frizzi, tabacco che morda e una servetta in gala son quanto va meglio al mio umore. (Uno studente: Parte I, capitolo Dinanzi la porta della città; 1960) *Misero, due anime albergano nel mio petto, e vi si guerreggiano continuamente, e l'una vorrebbe pure svilupparsi dall'altra.. (Faust: parte I, capitolo Dinanzi la porta della città; 1960) :Due anime albergano, ohimé, nel petto mio.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 246.</ref> ::''Zwei Seelen wohnen, ach! in meiner Brust''. *Ben sogliono gli uomini schernire quello che non intendono. (Faust: parte I, capitolo Studio (I); 1960) *Nel principio era l'atto. (Faust: parte I, capitolo Studio (I); 1960) :In principio era il ''Fatto''!<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''ìncipit'', Mondadori, 1993.</ref> *Io mi son parte di quella possanza che vuole continuamente il [[bene e male|male]], e continuamente produce il [[bene e male|bene]]. (Mefistofele: parte I, capitolo Studio (I); 1960) :''Ein Teil von jener Kraft, die stets das Böse will und stets das Gute schafft.'' *Sono lo spirito che nega continuamente. (Mefistofele: parte I, capitolo Studio (I); 1960) :''Ich bin der Geist, der stets verneint!'' *E s'io dirò mai al fuggevole istante: "Oh, tu se' bello! dura, tu sei sì bello!" (Faust: parte I, capitolo Studio (II); 1960) *Noi veniamo di [[Spagna]], che è il bel paese del vino e delle canzoni. (Mefistofele: parte I, capitolo La cantina di Auerbach in Lipsia; 1960) :''Spanien, das schöne Land des Weins und der Gesänge''. *Tu capir dei! | Dieci di un fanne, | poi tre via danne, | indi due tranne, | e ricco sei. | Quattro ne sega: | di cinque e sei. | Dice la strega, | fa sette ed otto, | e tu sei dotto. | Nove son uno, | dieci nessuno. | E questo delle Fate è l'un vie uno. (La Strega: parte I, capitolo La cucina di una strega; 1960) *La [[legge]] è potente, ma più ancora la necessità. (Plutone: parte II, atto I; 1960) *La [[natura]], con le sue correnti vitali, non opera mai nulla a giorno, a notte, ad ore determinate: essa crea con ordine ogni forma, e dirò pure che nei suoi più grandi fenomeni la violenza non vi ha nessuna parte. (Talete: parte II, atto II) *Non cercare di analizzare questo destino unico al mondo: l'esistenza consiste nel vedere, non fosse che per un istante. (Faust: parte II, atto III; 1960) :Non fissarti nel destino individuale. Esistere è un dovere, durasse un secondo.<ref>Citato in [[Émile Durkheim]], ''Il suicidio: Studio di sociologia'', traduzione di Rosantonietta Scramaglia, Bur, [https://books.google.it/books?id=rMRR9gLsp_kC&pg=PA20 p. 20]. ISBN 88-586-3734-8</ref> *''Odo già il brusio del borgo | Qui è il paradiso vero del popolo, | felici e contenti tutti quanti. | Qui sono uomo. Qui posso esserlo''. (937-40)<ref name=sordi/> *Ricerchiamo in quei soavi e cari sguardi dai quali viene solo la grazia e la salute, la virtù che meglio ci prepari il cuore a ricevere con gratitudine le eterne fiamme della beatitudine; onde gli umani affetti si rivolgano con viva fede a te, [[Maria|Vergine]], Madre, Imperatrice e Dea. Dal sublime e stellato tuo seggio mostrati a noi propizia. (Doctor Marianus: parte II, atto V) *L'ETERNO-FEMMINA | ci trae lassù! (Chorus Mysticus: parte II, atto V; 1960) :''Das Ewig-Weibliche zieht uns hinan.'' *Solo è allegro chi può dare. (I, 2) *''Una perfetta contraddizione resta misteriosa | ai savi come ai pazzi.'' (I, 2557-2558)<ref name=e /> ==''Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister''== ===[[Incipit]]=== La rappresentazione andava per le lunghe. La vecchia Barbara andava ogni tanto alla finestra per sentire se dalla piazza del teatro non fosse cominciato il rumorio delle carrozze che partivano. Aspettava infatti con più impazienza del solito la sua bella padrona Mariane, che stasera, nel numero di chiusura dello spettacolo, incantava il pubblico vestita da giovane ufficiale.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''ìncipit'', Mondadori, 1993.</ref> ===Citazioni=== *All'attore perdono tutti i difetti dell'uomo, ma all'uomo non perdono nessuno dei difetti dell'attore. (libro VII, 3) *Bisognerebbe [...] ogni giorno almeno ascoltare una canzoncina, leggere una bella poesia, ammirare un quadro e, se possibile, dire qualche parola sensata. (libro V, 1) *{{NDR|Mignon, sull'[[Italia]]}} ''Conosci la terra dei limoni in fiore, | dove le arance d'oro splendono tra le foglie scure, | dal cielo azzurro spira un mite vento, | quieto sta il mirto e l'alloro è eccelso, | la conosci forse? | Laggiù, laggiù io | andare vorrei con te, o amato mio!'' (libro III, 1) *''Sulla terra s'espia ogni colpa.'' (libro II, 13) == ''I dolori del giovane Werther''== ===[[Incipit]]=== ====I traduzione==== Ho raccolto con cura e qui espongo quanto ho potuto trovare intorno alla storia del povero Werther, e so che me ne sarete riconoscenti. Voi non potrete negare la vostra ammirazione e il vostro amore al suo spirito e al suo cuore, le vostre lacrime al suo destino.<br> E tu, anima buona, che come lui senti l'interno tormento, attingi conforto dal suo dolore, e fai che questo scritto sia il tuo amico, se per colpa tua o della sorte non puoi trovarne di più intimi. LIBRO PRIMO 4 maggio 1771. Come sono lieto di esser partito! Amico carissimo, che è mai il cuore dell'uomo! Ho lasciato te che amo tanto, dal quale ero inseparabile, e sono lieto! Pure so che tu mi perdonerai. Tutte le altre persone che conoscevamo non sembravano forse scelte apposta dal destino per angosciare un cuore come il mio?<br> {{NDR|Johann Wolfgang von Goethe, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/i_dolori_del_giovane_werther/pdf/goethe_i_dolori_del_giovane_werther.pdf I dolori del giovane Werther]'', Freebook - Edizioni LibroLibero}} ====Piero Bianconi==== ''Ho raccolto con cura quanto ho potuto rintracciare della storia del povero Werther, e qui ve lo presento, sicuro che me ne sarete riconoscenti. Non potrete negare ammirazione e amore al suo spirito e al suo carattere, né lagrime al suo destino.<br>E tu, anima buona che provi quel suo stesso affanno, attingi consolazione dai suoi dolori; fa' che questo libriccino ti diventi amico, se per tua sorte o colpa non ne puoi trovare uno più fido.'' LIBRO PRIMO ''4 maggio 1771'' Come sono contento d'esser partito! Amico caro, cos'è mai il cuore dell'uomo! Aver abbandonato te che amo tanto, che mi eri inseparabile, ed essere contento! Ma so che mi perdoni. Le altre relazioni non eran forse scelte dal destino apposta per tormentare un cuore come il mio?<br> Povera Eleonora! Eppure ero innocente. Che colpa avevo io se, intanto che mi divertivo piacevolmente alle piccanti grazie di sua sorella, una passione s'andava formando in quel povero cuore? E tuttavia... son proprio innocente? Non ho alimentato quei sentimenti? Non mi son preso giuoco di quelle espressioni così ingenue e spontanee, che spesso mi facevan ridere e che ridicole non erano? Non ho forse...<br> Che cosa è mai l'uomo, che riesce a [[lamento|lagnarsi]] di se stesso! ====Amina Pandolfi==== ''Tutto ciò che ho potuto rintracciare della storia del povero Werther, l'ho raccolto con cura e qui ve lo presento, e so che me ne sarete grati. Non potrete negare la vostra ammirazione e il vostro affetto al suo spirito e al suo carattere, né le vostre lacrime al suo destino.<br>E tu, anima buona, che soffri il suo stesso dolore, attingi conforto dalla sua sofferenza e fa' che questo libretto ti diventi amico, se per destino o per tua colpa non puoi trovarne uno più vicino.'' LIBRO PRIMO {{destra|''4 maggio 1771''}} Quanto sono lieto di essere partito! Amico mio carissimo, che cosa è mai il cuore dell'uomo! Aver abbandonato te che amo, tanto, di cui ero inseparabile, ed essere contento! Ma so che mi perdonerai. Ma non parevano tutti i miei altri legami davvero scelti dal destino per impaurire un cuore come il mio?<br> Povera Leonore! Eppure io ero innocente. Era forse colpa mia se, mentre le singolari grazie di sua sorella mi procuravano una gradevole distrazione, una passione si andava creando in quel suo povero cuore? E tuttavia... sono proprio del tutto innocente? Non ho in qualche modo alimentato i suoi sentimenti? Non mi sono io stesso deliziato di quelle tanto genuine espressioni della natura, che così spesso ci facevano ridere, sebbene tanto poco ci fosse in esse di ridicolo? Non ho io forse... Oh, ma che cosa è mai l'uomo, per potersi lagnare di se stesso! ===Citazioni=== *Ah! non le grandi e singolari catastrofi del mondo, le alluvioni che portan via i vostri villaggi, i terremoti che inghiottono le vostre città, mi commuovono; ciò che mi stringe il cuore è la forza distruttrice riposta nell'essenza stessa della natura; la quale non ha mai creato cosa alcuna che non sia destinata a distruggere il prossimo, a distruggere se stessa. (18 agosto; 1991, p. 98) *Ah, quello che io sono, tutti lo possono sapere... ma il mio cuore lo possiedo io solo. (9 maggio; 1993) *C'eran due volumetti in dodicesimo, il piccolo Omero di Wetstein: un'edizione che spesso avevo desiderato per non portarmi attorno quella di Ernesti Ecco come prevengono i miei desideri, come ricercano tutte le minute gentilezze dell'amicizia, mille volte più preziose dei ricchi regali con i quali il vanesio donatore ci umilia. (28 agosto; 1991, p. 100) *Caro Guglielmo, ho molto riflettuto sul desiderio dell'uomo di estendersi, scoprir nuove cose, vagare per il mondo; e poi, per converso, sulla segreta tendenza a volontariamente limitarsi, a camminare sui binari dell'abitudine senza affannarsi di quanto avviene a destra o a sinistra. (21 giugno; 1991, p. 68) *Ciò che più mi irrita sono le meschine distinzioni sociali. So bene anch'io quanto siano necessarie le distinzioni di classe, io stesso ne cavo non pochi vantaggi: ma non vengano a mettermi il bastone nelle ruote, quando potrei godere un po' di gioia, un barlume di felicità su questo mondo. (24 dicembre; 1991, p. 111) *Dio del cielo! Tale è il destino che hai assegnato agli uomini, di non esser felici che prima di raggiunger l'uso della ragione, o dopo di averlo perduto!... (30 novembre; 1991, p. 144) *Cos'è mai l'uomo, il tanto esaltato semidio! Non gli mancan forse le forze proprio quando ne avrebbe maggior bisogno? Sia che s'esalti nella gioia, sia che sprofondi nel dolore, non è forse trattenuto e riportato alla cupa e fredda coscienza di sé mentre aspirava a smarrirsi nella pienezza dell'infinito? (6 dicembre; 1991, p. 147) *E cos'è, se non destino dell'uomo, questo portare il proprio fardello, bere il proprio calice?... (15 novembre; 1991, p. 139) *E da allora sole, luna e stelle possono continuare tranquillamente il loro corso: io non so più se sia giorno o notte e tutto il mondo mi scompare intorno. (lettera del 19 giugno) *Guglielmo, la nostra anima che cosa diverrebbe senza l'amore? Simile ad una [[lanterna]] magica senza luce. Appena si mette la piccola lampada, ecco le immagini più varie appaiono sulla parete bianca. E nonostante siano fantasmi fuggenti, essi ci rendono ugualmente felici, quando sostiamo davanti ad esse, simili ad innocenti fanciulli, estasiati dalle meravigliose apparizioni. (18 luglio; 1993) *Ho visto oggi una scena che, trascritta tale e quale, sarebbe il più bell'idillio del mondo; ma cosa c'entrano poesia, scena e idillio? che proprio si debba sempre stare a cesellare, quando ci capita di partecipare a una manifestazione della natura?<br>Se da questo preludio t'aspetti qualcosa di sublime e di nobile t'inganni a partito: un semplice contadinotto è stato causa di così viva emozione... Al solito racconterò male, e tu al solito mi riterrai esagerato; è una volta ancora Wahlheim, e sempre Wahlheim, che produce di queste rarità. (30 maggio; 1991, p. 55) *Il che mi confermò nel proposito di attenermi per l'avvenire alla sola natura. Essa sola è infinitamente ricca, essa sola forma il grande artista. Molto si può dire in favore delle regole, quello che suppergiù si può dire in lode della società borghese. Un uomo formatosi sulle regole non produrrà mai nulla di assurdo o cattivo, così come unò che si governa secondo le leggi e il galateo non diventerà mai un insopportabile vicino o un insigne scellerato; per converso, tutte le regole, si dica ciò che si vuole, distruggono il vero sentimento della natura e la vera sua espressione! (26 maggio; 1991, p. 52) *Io sono solamente un pellegrino sulla terra; voi siete di meglio? (16 giugno; 2005) *La sorte dell' uomo è soffrire fino in fondo, e sorbire fino in fondo il calice della vita? Perché io dovrei mostrarmi forte e dire che è dolce, se anche il Dio del cielo lo sentì troppo amaro per il suo labbro umano? Dovrei forse vergognarmi quando, in un attimo terribile, tutta la mia esistenza trema fra l'essere e il non essere, e il passato è simile ad un baleno sull'abisso tenebroso del futuro, mentre tutto sprofonda intorno a me, e con me naufraga l'universo? (15 novembre; 1993) *L'uomo è cosi superficiale, che anche dove ha la vera sicurezza della sua esistenza, dove lascia l' orma della sua presenza, cioè nel ricordo, nel cuore dei suoi amici, anche lì deve venir meno, deve sparire, prontamente sparire. (26 ottobre; 1993) *Mi sovvenne allora che egli era padre da pochissimi giorni, ed evitai il discorso, convinto in me che bisogna fare con i fanciulli come Dio fa con noi: Egli non ci procura mai tanto grande felicità come quando ci lascia nel vaneggiamento di una cara illusione. (6 luglio; 1993) *Monotona cosa è l'uman genere. Quasi tutti passan la maggior parte dei tempo lavorando per vivere, e quel po' di libertà che gli sopravvanza li opprime talmente che cercano con ogni mezzo di liberarsene. O destino dell'uomo! (17 maggio; 1991, p. 48) *Non trascorre un solo istante che tu non distrugga te e i tuoi cari, non uno in cui tu non sia, non debba essere un distruttore; la più innocente passeggiata costa la vita a mille sfortunati insettucci, un passo demolisce le faticose costruzioni delle formiche e riduce quel piccolo mondo in una tomba scura, senza significato. Ah! non le grandi e singolari catastrofi del mondo, le alluvioni che portan via i vostri villaggi, i terremoti che inghiottono le vostre città, mi commuovono; ciò che mi stringe il cuore è la forza distruttrice riposta nell'essenza stessa della natura; la quale non ha mai creato cosa alcuna che non sia destinata a distruggere il prossimo, a distruggere se stessa. Così avanzo brancolando nell' angoscia, circondato dal cielo, dalla terra e da mille forze creatrici, e vedo solo un Mostro che eternamente ingoia, eternamente rumina. (18 agosto; 1993) *«O persone ragionevoli!», esclamai sorridendo. «Passione! Ebbrezza! Delirio! Voi siete così impassibili, così estranei a tutto questo, voi uomini per bene! Rimproverate il bevitore, condannate l'insensato, passate dinanzi a loro come il sacrificatore e ringraziate Dio, come il fariseo, perché non vi ha fatto simili a loro! Più di una volta io sono stato ebbro, le mie passioni non sono lontane dal delirio, e di queste due cose io non mi pento perché ho imparato a capire che tutti gli uomini straordinari che hanno compiuto qualcosa di grande, qualcosa che prima pareva impossibile, sono stati in ogni tempo ritenuti ebbri o pazzi... Ma anche nella vita d'ogni giorno è intollerabile sentir gridare ogni qualvolta stia per compiersi un'azione libera, nobile e inattesa: "Quest'uomo è ubriaco, è pazzo!". Vergognatevi, uomini sobri! Vergognatevi, uomini saggi!». (12 agosto; 1993) *«O uomini,» esclamai «si discorre d'una cosa e subito sentenziate: "È da pazzi, è da savi, è bene, è male!" Ma cosa significa? Avete prima esplorato i segreti moventi di un'azione? Siete capaci di descrivere esattamente le cause per cui la tal cosa è avvenuta, doveva avvenire? Se foste capaci di farlo, non sareste così sbrigativi nei vostri giudizi.» (12 agosto; 1991, p. 90) *Oh, la lontananza, è come il futuro! Un vasto nebuloso panorama giace davanti alla nostra anima, i nostri sensimenti vi si scorrono sopra come i nostri occhi e noi aneliamo, ah!, di perderci in esso con tutto il nostro essere, di accogliere in noi volluttuosamente un unico, grande, splendido sentimento. -E quando corriamo laggiù e il laggiù è diventato il qui, nulla è cambiato, noi siamo sempre poveri, ugualmente chiusi nel nostro limite, e la nostra anima sospira per il balsamo perduto. (21 giugno; 1993) *Quest'amore e fedeltà e passione non è poetica invenzione. Esiste, la si trova in tutta la sua purezza in quella gente diciamo incolta, rozza. Noi uomini educati... annientati dall'educazione! (4 settembre; 1991, p. 130) *Si dice di una nobile razza di cavalli, che quando si sentono accaldati e affaticati, si aprono istintivamente una [[vena]], per respirare più liberamente. Spesso anch'io vorrei aprirmi una vena che mi desse libertà eterna. (16 marzo; 1993) *Vedi, amico, gli antichi erano così limitati e felici! i loro sensi e la loro poesia così ingenui! Quando Ulisse dice del mare incommensurabile e della terra infinita, dice cosa vera, umana, profonda e misteriosa. Che giova ripetere con gli scolaretti che la terra è rotonda? Poche zolle bastano all'uomo per viverci sopra, meno ancora per dormirci sotto. (9 maggio; 1991, p. 123) *Tu mi domandi com'è la gente di qui? E io ti devo rispondere: come dappertutto! Il genere umano è cosa davvero monotona. La maggior parte degli uomini consuma quasi tutto il suo tempo per vivere, e quel poco che gli resta di libertà, li spaventa tanto, che cercano con ogni mezzo di liberarsene. *Oh, amici miei! Perché il fiume del genio rompe così raramente gli argini, così di rado straripa con alti flutti scuotendo le vostre anime stupefatte? – Cari amici, su entrambe le sponde del fiume abitano i placidi signori le cui casette e i giardini, le aiuole di tulipani e le erbe dell'orto andrebbero distrutte dalla piena delle acque e perciò si danno cura di allontanare l'incombente pericolo con dighe e canali. *È comunque certo che nulla al mondo rende l'uomo tanto necessario quanto l'amore. *«Caro mio, a che serve la precauzione? Il pericolo non è dove te l'aspetti.» *Qualche volta non riesco a capire come un altro possa amarla, come a un altro possa essere lecito amarla, quando io l'amo così esclusivamente, così teneramente, così intensamente, e non conosco, non so, non posseggo altro che lei! *Ci sarebbero meno dolori tra gli uomini se essi non s'industriassero con tanto zelo a rievocare i ricordi del male trascorso invece di sopportare un tollerabile presente. *È una cosa ben monotona il genere umano. I più sgobbano la massima parte del tempo per campare; e quel pochetto di libertà che avanza li tormenta così che si stillano il cervello in cerca di espedienti d'ogni sorta per disfarsene. *Ora niente mi dà tanta noia come quando gli uomini si tormentano fra loro, specie poi quando sono giovani nel fiore della vita, che dovrebbero essere apertissimi a tutte le gioie, e invece si sciupano quei brevi giorni per sciocchezze e poi troppo tardi s'avvedono dell'irreparabile sperpero. *No, il mio cuore non è così corrotto. È debole, assai debole. Ma anche questa è corruzione? *Essa mi è sacra. *Tutto al mondo finisce in nulla, e chi si tormenta per le ricchezze, o per gli onori, o per qualunque altro scopo non è che un pazzo, se lo fa per causa d'altri e senza sua passione o necessità. *Potrei condurre la più bella vita, la vita più beata, se non fossi un pazzo. *Ah, è proprio vero che il nostro cuore è il solo autore della sua felicità. *Quando non abbiamo più noi stessi, tutto ci manca. *La nostra immaginazione spinta dalla sua propria natura a elevarsi, e nutrita di fantasmi poetici, si costruisce una scala di esseri superiori, fra i quali noi occupiamo l'infimo grado; e ogni cosa fuori di noi ci appare più perfetta... E questo in modo assai naturale. *Certe volte non capisco come un altro possa averla cara, mentre io amo lei, unicamente, così dal profondo, così pienamente, e non conosco, e non so, e non ho altro che lei. *Mi basta vedere i suoi occhi neri per sentirmi bene. *Vedi, e quello che mi fa male è che Alberto non è così beato com'egli... sperava... come io... crederei d'essere... se... Non mi piacciono i [[punti di sospensione|puntini sospensivi]], ma qui non mi posso esprimere altrimenti... e mi par chiaro abbastanza. *Ah, questo vuoto! quest'orribile vuoto che sento qui nel petto! *Spesso penso: se tu potessi stringerla una volta, una sola volta al tuo cuore, tutto questo vuoto sarebbe colmato. *Mi strazierei il petto, sbatterei la testa, a pensare che uno può essere così poco per un altro. Ah che l'amore, la gioia, l'ardore, e ogni delizia, s'io non li porto in me, un altro non me li potrà dare, e anche se ho il cuore pieno di beatitudine non potrò far felice un altro che sia freddo e inerte innanzi a me. *Ho tante cose, e il sentimento per lei le assorbe tutte; ho tante cose, e senza lei tutto mi è nulla. *Caro, io sono finito! Essa può fare di me quello che vuole. *{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} Voglio esser sepolto con questi abiti, Carlotta, tu li hai toccati e consacrati: anche di questo ho pregato tuo padre. La mia anima si librerà sulla mia tomba. Non mi si devono frugare le tasche. Il nastro rosa pallido che avevi in petto quando ti vidi per la prima volta fra i tuoi bambini... oh, baciameli tanto, e racconta loro la storia dell'infelice amico. Cari! essi si affollano intorno a me. Ah, come mi legai a te, fin da quel primo istante non potevo più lasciarti! Quel nastro deve essere sepolto con me: tu me lo regalasti il giorno del mio compleanno, e come mi fu caro! Ah non immaginavo dove mi avrebbe condotto la via che seguivo! Sii calma, ti prego, sii calma!<br />Sono cariche. Battono le dodici! Il mio destino si compia! Carlotta, Carlotta, addio! addio! ([http://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/i_dolori_del_giovane_werther/pdf/goethe_i_dolori_del_giovane.pdf LibroLibero], Milano 2008, pp. 170-171) ====Libro primo==== *Una meravigliosa serenità, simile a questo dolce mattino di primavera, mi è scesa nell'anima e io ne godo con tutto il mio cuore. Sono solo e sono lieto di essere vivo in questo luogo creato per anime come la mia. Sono così felice, mio caro, così perduto nel senso di questa serena esistenza che la mia arte ne soffre. Ora non saprei disegnare nemmeno una linea, eppure non sono mai stato un pittore così grande come in questi momenti. Quando la bella valle effonde intorno a me i suoi vapori e il sole alto investe l'impenetrabile tenebra di questo bosco e solo qua e là qualche raggio riesce a penetrare in questo sacrario, e io mi stendo nell'erba alta accanto al torrente e, così vicino alla terra, scopro le piante più diverse e più singolari; quando sento vicino al mio cuore il brulichio del piccolo mondo in mezzo agli steli, le innumerevoli, incomprensibili figure dei bruchi e degli insetti e sento la presenza dell'Onnipotente che ci ha creati secondo la Sua immagine, l'alito del Supremo Amore che ci porta e ci sostiene in un'eterna beatitudine; quando, oh, amico mio!, i miei occhi si smarriscono in questa vertigine e l'universo e il cielo riposano nella mia anima come la figura di una donna amata, io provo allora l'angoscia di un desiderio e penso: oh, se tu potessi esprimere tutto questo, se potessi effondere sulla carta lo spirito di ciò che in te vive con tanta pienezza e con tanto calore, in modo da farne lo specchio della tua anima, come la tua anima è lo specchio del Dio infinito! Amico mio, io mi sento morire e soccombo alla forza e alla magnificenza di queste immagini! (10 maggio; 1998, p. 9) *Ho fatto ogni sorta di conoscenze, ma compagnia non ne ho ancora trovata. Non so che cosa ho di così attraente per gli altri; sono tanti a cui sono simpatico e che si attaccano a me, e poi soffro quando, dopo un breve tratto, le nostre strade si separano. Vuoi sapere come è qui la gente. Ti devo rispondere: come da qualsiasi altra parte; lo spettacolo che offre il genere umano è davvero monotono. La maggior parte consuma quasi tutto il suo tempo per vivere, e quel poco di libertà che ancora le resta, la spaventa tanto che cerca qualunque pretesto pur di liberarsene. Oh, il destino degli uomini! (17 maggio; 1998, p. 15) *Eppure, essere incompresi è il nostro destino. (17 maggio; 1998, p. 15) *Che i bambini non sappiano quello che vogliono, su questo sono perfettamente d'accordo precettori e maestri dottissimi; ma che anche gli adulti brancolino alla cieca su questo pianeta, come i bambini, e come loro non sappiano da dove vengano né dove vadano e infine che neppure loro agiscano per motivi veri e reali, ma si lascino invece guidare solo da zuccherini, dolci e frustate: questo nessuno è disposto a crederlo e a me invece sembra una verità addirittura evidente. (22 maggio; 1998, pp. 19-21) *Sono lieto, sono felice e quindi sono un pessimo cronista. (16 giugno; 1998, p. 35) *Wilhelm, cosa è mai per il nostro cuore il mondo senza l'amore? È come una lanterna magica senza luce! Ma appena tu vi introduci la lampada, le più belle immagini compaiono sulla parete bianca! E anche se non fossero altro che fantasmi evanescenti, ci rendono tuttavia felici quando stiamo lì come tanti ragazzi e andiamo in estasi per queste meravigliose apparizioni. (18 luglio; 1998, p. 81) *Cosa importa, Wilhelm, che siano fantasmi, se ci fanno star bene? (18 luglio; 1998, p. 83) *[…] a questo mondo si combina ben poco con gli aut aut; i sentimenti e i modi di agire hanno tante sfumature così varie e diverse quante ne passano fra un naso aquilino e un naso camuso. (8 agosto; 1998, p. 91) *Il furto è un peccato, questo è vero, ma uno che va a rubare per salvare se stesso ed i suoi da un'imminente morte di fame, merita d'essere punito o compatito? Chi osa scagliare la prima pietra contro il marito che in un momento di giusta ira sacrifica la moglie infedele e il suo indegno seduttore? O contro la fanciulla che in un momento di passione cede al piacere irresistibile dell'amore? Persino le nostre leggi, così pedanti e insensibili, si commuovono e perdonano. (12 agosto; 1998, p. 99) *Poiché solo provando gli stessi sentimenti abbiamo il diritto di parlare di una cosa. (12 agosto; 1998, p. 101) *{{NDR|Ad Albert, in un dialogo riportato}} Amico mio, l'uomo è uomo e quel po' di intelligenza che può avere serve poco o nulla quando la passione infuria e si è oppressi dai limiti della natura umana. (Werther: 12 agosto; 1998, p. 107) *Così ho capito che uno scrittore inevitabilmente danneggia il suo libro con una seconda, diversa stesura della sua storia, anche se questa riuscisse poeticamente migliore. La prima impressione ci trova pronti ad accoglierla e l'uomo è fatto in modo che gli si possono far credere le cose più strane e inverosimili: si imprimono subito tenacemente nella sua memoria e guai a chi cerca di cancellarle e distruggerle! (15 agosto; 1998, p. 109) *Tutto, tutto è popolato di migliaia di figure diverse e intanto gli uomini si chiudono timorosi nella loro casetta, vi fanno il loro nido e nella loro fantasia credono di dominare il mondo infinito! Povero pazzo che stimi tutto così poco, solo perché sei così piccolo. (18 agosto; 1998, p. 111) *Infatti è certo più facile morire che sopportare con fermezza una vita piena di tormenti. ====Libro secondo==== *Non c'è al mondo una gioia più vera e più grande che vedere una nobile anima aprirsi ad un'altra. (26 novembre; 1998, p. 135) *Ma che razza di gente sono mai costoro, che nella vita non si preoccupano d'altro che del cerimoniale, che per anni sognano e calcolano solamente come intrufolarsi a tavola un posto più su! (8 gennaio 1772; 1998, p. 141) *Mi par di stare davanti a una lanterna magica, guardo gli omini e i cavallucci davanti a me, che si fanno in qua e in là, e spesso mi chiedo se non si tratti di un'illusione ottica. Recito insieme con gli altri, o piuttosto sono costretto a recitare come una marionetta, e talvolta afferro la mano di legno di un vicino e provo un brivido di spavento. La sera mi propongo di godermi il levar del sole e non riesco poi a togliermi dal letto; durante il giorno spero che il chiaro di luna mi porterà qualche gioia, e rimango tutto il tempo nella mia stanza. Non saprei dire perché mi alzo, perché vado a dormire.<br />Mi manca il lievito che metteva in moto la mia vita; scomparsa è l'eccitazione che mi teneva sveglio fino a tardi la notte, sparita è quella che la mattina mi destava dal sonno. (20 gennaio; 1998, p. 145) *Creatura fortunata, che puoi attribuire la tua infelicità a un impedimento terreno. Tu non senti! non senti che nel tuo cuore distrutto, nel tuo cervello sconvolto c'è la sventura dalla quale tutti i re della terra non potrebbero salvarti. (30 novembre; 1998, p. 207) *{{NDR|Riferendosi ad Albert, in un pensiero riportato}} Sì, sì, questi sono i rapporti fidati, amichevoli, delicati, questa la simpatia, questa la fedeltà serena e costante! Non sono altro che sazietà e indifferenza! Forse che il più miserabile affare non ha più attrattiva per lui di questa donna cara e preziosa? Forse che sa valutare la sua fortuna? Sa stimarla quanto essa merita? La possiede, va bene, la possiede – lo so, come so anche tante altre cose, credo di essermi abituato a quest'idea, mi farà impazzire, mi farà morire. – E ha resistito alla prova l'amicizia che aveva per me? Non vede già nel mio attaccamento per Lotte una offesa alle sue prerogative, nelle mie attenzioni per lei un muto rimprovero? Lo so benissimo, lo sento, non mi vede volentieri, la mia presenza gli dà fastidio. (Werther: l'editore al lettore; 1998, p. 217) *Tutto quello che gli era successo di sgradevole nella sua vita attiva, lo scandalo all'ambasciata, tutto quello che non gli era riuscito, che lo aveva fatto soffrire, passava e ripassava nella sua mente. Gli sembrava che tutto questo giustificasse la sua inerzia, che fosse tagliato fuori da ogni prospettiva, incapace di compiere uno qualsiasi dei gesti coi quali si risolvono le faccende della vita quotidiana. E così, completamente abbandonato alla sua singolare sensibilità, al suo modo di pensare e alla sua passione senza fine, nell'eterna monotonia di un rapporto così doloroso con quell'amabile e amata creatura, della quale distruggeva la pace, dando l'assalto alle proprie energie e consumandole senza scopo e ragione, si avvicinava sempre più alla sua triste fine. (L'editore al lettore; 1998, p. 225) *{{NDR|In una lettera del 14 dicembre (1772) riportata}} Per me oramai è finita! La mia mente è confusa, già da otto giorni non riesco più a riflettere, ho gli occhi sempre pieni di lacrime, non c'è posto dove stia bene e in ogni posto sto bene. Non desidero nulla, non bramo nulla. Starei meglio se me ne andassi. (Werther: l'editore al lettore; 1998, pp. 229, 231) *{{NDR|In un biglietto riportato}} Alzare il [[sipario]] e scomparire là dietro! Questo è tutto. E perché allora queste paure e queste esitazioni? Forse perché non si sa quello che c'è là dietro? O perché di là non c'è ritorno? O forse perché è proprietà del nostro spirito immaginare caos e tenebre là dove non sappiamo nulla di certo? (Werther: l'editore al lettore; 1998, p. 231) :Sollevare il sipario ed introdurvisi: questo è tutto! Perché indugiare, perché temere? Forse perché ci è ignoto cosa viene al di là di esso? O perché di là si ritorna? Perché la nostra mente è fatta in modo da pensare che vi siano tenebre e caos là dove non sappiamo nulla di certo. (14 dicembre; 1993) *{{NDR|In una lettera per Lotte riportata}} [...] l'uomo è così limitato che non riesce a capire fine e principio della propria esistenza. (Werther: l'editore al lettore; 1998, p. 267) ===Citazioni su ''I dolori del giovane Werther''=== *Quel colpo di pistola ci ha risparmiato, quanto meno, i dolori del vecchio Werther. ([[Gesualdo Bufalino]]) ====[[Roland Barthes]]==== *Alberto, personaggio piatto, morale, conformista, decreta (come chissà quanti prima di lui) che il [[suicidio]] è una viltà. Per Werther, al contrario, il suicidio non è una debolezza, dal momento che esso scaturisce da una tensione: «Mio caro, se un eccesso fisico viene considerato come una forza, perché non lo sarà anche l'eccesso dei sentimenti?» L'amore-passione è dunque una forza («questa violenza, questa passione irriducibile»), è qualcosa che ricorda la vecchia nozione di ἰσχύς (''ischus'': energia, tensione, forza di carattere) e, più vicino a noi, quella di Dispendio. *L'innamorato che non dimentica ''qualche volta'', muore per eccesso, fatica e tensione di memoria (come Werther). *Il dito di Werther sfiora inavvertitamente il dito di Carlotta; i loro piedi, sotto il tavolo, si incontrano.<ref>{{maiuscoletto|[[I dolori del giovane Werther|Werther]]}}: p. 57.</ref> Werther potrebbe astrarsi dal senso di questi episodi casuali; egli potrebbe concentrarsi corporalmente su quelle minuscole zone di contatto e, come un feticista, provare piacere per questo o quel pezzetto di dito o di piede inerte, ''senza preoccuparsi della risposta'' (come Dio - è la sua etimologia -, il Feticcio non risponde). Ma, per l'appunto, Werther non è pervertito, ma innamorato: egli dà un senso, sempre, ovunque, a proposito di niente, ed è proprio il senso che lo fa fremere: egli si trova nel braciere del senso. Per l'innamorato, ogni contatto pone il problema della risposta: egli chiede alla pelle di rispondere. *Il geloso del romanzo non è Werther; è il signor Schmidt, il fidanzato di Federica, l'uomo che è sempre di malumore. La gelosia di Werther nasce dalle immagini (vedere Alberto circondare col braccio la vita di Carlotta), non dal pensiero. Ciò si deve al fatto (ed è questa una delle bellezze del libro) che si tratta di una disposizione tragica, e non psicologica. Werther non odia Alberto; è solo che Alberto occupa un posto che lui desidera: Alberto è un avversario (un concorrente, nel senso proprio del termine), non un nemico: egli non è «odioso». Nelle lettere che scrive a Guglielmo, Werther non si dimostra molto geloso. È solo quando dal tono confidenziale della prima parte si passa al racconto finale che la rivalità fra i due diventa acuta, aspra, come se la gelosia prendesse corpo in seguito al semplice passaggio dall'''io'' al ''lui'' [...]. *Io, come lettore, posso identificarmi con Werther. Storicamente, migliaia di soggetti lo hanno fatto, soffrendo, suicidandosi, vestendosi, profumandosi, scrivendo come tanti Werther (canzoni, lamenti, bomboniere, fibbie, ventagli, acqua di toilette alla Werther). Una lunga catena di equivalenze lega tutti gli innamorati del mondo. *Prima un lord e poi un vescovo inglese, rimproverarono a Goethe l'epidemia di suicidi provocati dal ''Werther''. Goethe rispose in termini propriamente ''economici'': «Il vostro sistema commerciale ha fatto migliaia di vittime; perché non perdonarne qualcuna anche al ''Werther''?». ==''Ifigenia in Tauride''== *''La gaiezza | e l'amore son ala a grandi imprese.'' (atto I, scena II; 1970, p. 176) *''Infruttuosa | vita è morte precoce''. (atto II, scena I; 1970, p. 183) *''La vita insegna | a esser meno severi con noi stessi | e con gli altri'' (atto IV, scena IV; 1970, p. 195) ==''Il divano occidentale-orientale''== ===[[Incipit]]=== MOGANNI NAMEH<br>IL LIBRO DEL CANTORE<br><br>Ho lasciato trascorrere vent'anni<br>ho goduto di quanto mi accadeva:<br>una fila d'anni splendida<br>come l'era dei Barmecidi. ===Citazioni=== *''Chi desidera capire il [[poema]] | deve recarsi nella terra della poesia, | chi desidera capire il [[poeta]] | deve andare nella terra del poeta.'' *''L'Occidente è di Dio! | E l'Oriente è di Dio. | Le regioni di Nord e Mezzogiorno | posano in pace dentro le sue mani.'' *''È duplice, la grazia del respiro: | in sé attirare l'aria, liberarsene. | Prima si è oppressi, poi ci si rinfranca: | mescolanza mirabile, la vita. | Quando ti schiaccia, rendi grazie a Dio, | e rendi grazie a lui, quando ti allevia.'' *''Prima del canto, prima del silenzio | il [[poeta]] deve vivere.'' *''Cercava un posto, la pena d'amore, | davvero desolato e solitario: | vide deserto il mio cuore | e si annidò in quel vuoto.'' *''Cinque cose non generano | altre cinque: da' ascolto a questa massima. | In cuore superbo non germina | amicizia; è scortese | la compagnia volgare; un farabutto | non arriva a grandezza; l'invidioso | non ha pietà del nudo; il mentitore | inutilmente spera confidenza | e fede. Tieni stretto | tutto questo, e non fartelo rubare.'' *''Non sai quanto mi secchi | che si mettono in tanti | a parlare e a far versi. | La poesia, chi la scaccia | dalla terra? | I [[poeta|poeti]].'' *''Non sfuggire questo giorno; | quello che rincorri | non è certo migliore.'' *''L'occasione non fa il ladro, | il grande ladro è lei, | perché ha rubato quel po' d'amore | che ancora in cuore mi restava.'' *''Grande è il piacere dell'esistere, | più grande ancora il piacere nell'esistere.'' *''Amore per amore, ora per ora, | parola per parola, sguardo per sguardo, | bacio per bacio, da fedelissime labbra, | fiato per fiato e gioia per gioia. | Così la sera, così il mattino.'' *''Coppiere, ancora una bottiglia! | per lei alzo il bicchiere! | Se troverà un mucchietto di [[cenere]] | dirà: «Per me si è consumato».'' *''Chi vuol capire la poesia | entri nel suo paese. | Chi vuol capire il poeta | vada nella sua terra''. *''Fa' il bene solamente | per amore del bene | quanto fai non ti resta. | E se pur restasse, | non resterà ai tuoi figli.'' *''Fa' il bene solamente | per amore del bene: | tramandalo al tuo sangue; | se non ne resta ai figli, | sarà per i [[Nipote (di nonno)|nipoti]].'' *''Se Dio fosse un vicino | cattivo come siamo tu e io, | perderemmo la faccia tutti e due: | Lui lascia tutti in pace.'' *''Se l'invidia si fa a brani, | mangi pure la sua fame.'' *''«Perché è così lontana | la verità? Si cela | nei baratri più fondi?»'' *''Non lasciarti sedurre | in nessun caso a discutere. | Cade nella stoltezza, | il saggio che contente con lo stolto.'' *''Dovunque si vuol essere | primi: così va il mondo. | Fa' pure l'arrogante, | ma solo nel tuo campo.'' *''Che accolta eterogenea: | alla mensa di Dio nemici ed amici.'' *''L'argilla calpestata | si allarga, non indura.'' *''«Molti che ti hanno dato | tanto, non li hai neppure ringraziati.» | Non mi ammalo per questo: | vivono nel mio cuore, i loro doni.'' *''La [[prepotenza]], lo vedete bene, | non va bandita dal mondo; | mi piace conversare | con gli abili e i tiranni.'' *''«Dicci come si chiamano, | i tuoi nemici.» Meglio | non identificarli: | ne passo già abbastanza, | per colpa loro, nella mia parrocchia.'' *''Io sono stato un uomo, | e dunque, un combattente.'' (''Lasciapassare'')<ref>Da ''Il divano occidentale-orientale'', a cura di Ludovica Koch, Ida Porena e Filiberto Borio, Rizzoli, Milano, 1990, p. 457. ISBN 88-17-18707-0.</ref> *Ogni cosa a suo tempo! Un proverbio, di cui con l'avanzare degli anni s'impara sempre meglio ad apprezzare l'importanza; secondo il quale c'è un tempo per tacere e un tempo per parlare, e a parlare si risolve questa volta il poeta. Poiché se all'età giovanile convengono azione e attività, all'età più tarda s'addicono la riflessione e la comunicazione. Io ho mandato nel mondo senza prefazione gli scritti dei miei anni giovanili, senza indicare neppur minimamente quale fosse la loro intenzione: questo avveniva nella fiducia che il paese si sarebbe prima o poi giovato di quello che gli era offerto. E così parecchi miei lavori sortirono effetto immediato, altri, meno facili ed efficaci, dovettero attendere parecchi anni per essere apprezzati. Intanto anche questi anni sono trascorsi, e una seconda, una terza generazione mi risarcisce al doppio e al triplo delle scortesie che ebbi a sopportare dai miei contemporanei di una volta.<br>Ora però mi augurerei che nulla potesse impedire una prima buona impressione del presente libretto. Mi decido quindi a chiarire, a spiegare, a fornire indicazioni, nell'esclusiva intenzione di permettere una comprensione immediata ai lettori che hanno poca o nessuna dimestichezza con l'Oriente. *La [[personalità]] è la felicità più alta. ===Citazioni su ''Il divano occidentale-orientale''=== *Qui, nel ''Divano occidentale-orientale'', siamo posti, come non mai, entro la cerchia del vivente. Il giovane brama vivere, il vecchio ricorda di aver vissuto, e a ciascuna di queste età è data una forza ch'è unica. Ma solo l'[[uomo]] è veramente colui che vive. Egli sta veramente al centro del cerchio della vita, e il cerchio magico gli racchiude il mondo. Nulla fugge davanti a lui, come egli non può fuggire davanti a nulla. [...] Così in questo libro ci avviene ciò che fuori di esso ci avviene nel nostro proprio dominio: crediamo di muoverci liberamente nell'infinito, eppure siamo sempre confinati al centro del cerchio della nostra vita, e l'anello dell'orizzonte è più che una semplice illusione ottica. Ma a colui a cui questo avviene, a lui crescono le forze, ed è come se il cerchio lo fortificasse a sua volta. Nel suo cuore si rinnova incessantemente il divino. ([[Hugo von Hofmannsthal]]) ==''Le affinità elettive''== ===[[Incipit]]=== ====Ada Vigliani==== Edoardo – daremo questo nome a un ricco barone nel fiore dell'età virile – aveva trascorso l'ora più bella di un pomeriggio d'aprile nel suo vivaio, per innestare su giovani tronchi delle marze ricevute da poco. Il lavoro era appena terminato. Egli riunì gli attrezzi e li ripose nella custodia. Mentre osservava soddisfatto la propria opera, arrivò il giardiniere, che sorrise compiaciuto per la collaborazione e lo zelo del padrone.<br> "Hai per caso visto mia moglie?" domandò Edoardo mentre s'accingeva ad andarsene.<br> "Laggiù nell'area nuova" rispose il giardiniere. "Finiranno oggi la capanna di muschio che la signora ha fatto costruire a ridosso della parete di roccia, di fronte al castello. È riuscito tutto molto bene e piacerà senz'altro a Sua Grazia. C'è una vista stupenda: sotto il paese, un po' a destra la chiesa – e si riesce quasi a vedere al di là del campanile –, di fronte il castello e i giardini."<br> "È proprio vero" disse Edoardo. "A pochi passi da qui riuscivo a vedere gli uomini al lavoro." ====Henry Furst==== Eduard – così chiameremo un ricco barone, nel fiore dell'età virile – Eduard aveva passato l'ora più bella d'un pomeriggio d'aprile nel suo vivaio d'alberi; per innestare sui giovani fusti le fresche marze. Aveva appena terminato e riponeva gli arnesi nella custodia, compiaciuto del proprio lavoro, quando entrò il giardiniere che si rallegrò nel vedere il padrone prendere parte alle sue fatiche.<br>«Hai veduto mia moglie?», domandò Eduard preparandosi ad andare via.<br>«È lassù nel terreno nuovo», rispose il giardiniere. «La capanna di musco che ha fatto costruire sotto la parete di roccia, di fronte alla villa, sarà terminata oggi. Tutto è riuscito molto bene, e piacerà a Vostra Signoria. Di lì si gode una bellissima vista: sotto, il paese, un poco a destra, la chiesa, dal campanile lo sguardo liberamente spazia; di fronte, la villa e i giardini».<br>«Infatti», rispose Eduard; «a pochi passi da qui potevo vedere gli uomini al lavoro». ===Citazioni=== *Bisogna vedere in azione davanti ai propri occhi queste sostanze all'apparenza inerti, e tuttavia intimamente sempre disposte, ed osservare con partecipazione il loro cercarsi, attirarsi, assorbirsi, distruggersi, divorarsi, consumarsi, e poi il loro riemergere dalla più intima congiunzione in forma mutata, nuova, inattesa: allora si che si deve attribuire loro un vivere eterno, anzi, addirittura intelletto e ragione, dal momento che i nostri sensi appaiono appena sufficienti ad osservarli e la nostra ragione a stento capace di interpretarli. (1967) *È così gradevole occuparsi di qualcosa che si sa fare a metà, che nessuno dovrebbe biasimare il [[dilettante]] ostinato a esercitare un'arte che non imparerà mai, né l'artista se, voglioso di vagare in un campo vicino al suo, varca i limiti della propria arte. (1967) *È impazienza quella che ci coglie di tanto in tanto e allora ci compiaciamo di sentirci infelici. (1967) *Fra tutte le piacevoli pitture che la fantasia ci offre, forse nulla è più attraente della speranza che amanti o giovani sposi hanno di godere i loro nuovi rapporti in un mondo nuovo e fresco, e di mettere alla prova e confermare un vincolo duraturo fra tante circostanze mutevoli. (1967) *Il destino dell'[[Architettura|architetto]] è il più strano di tutti. Molto spesso mette tutta la sua anima, tutto il suo cuore e passione nel creare edifici nei quali non entra mai di persona. (1967) *''In qualsiasi modo si immagina noi stessi sempre ci immaginiamo veggenti. Credo che l'uomo sogni unicamente per non cessare di vedere. Verrà forse un tempo in cui la luce interiore uscirà da noi, in modo che non avremo più bisogno dell'altra''. (1967) *[...] la [[donna]] divenne per gli uomini, fin dalle origini, e poi sempre più, quello che noi non possiamo chiamare che col suo vero nome, una consolazione per gli occhi. Giacché, se lo smeraldo, per il suo stupendo colore, fa bene alla vista ed anzi esercita un potere curativo su questo nobile senso, la bellezza umana agisce con potenza anche di gran lunga maggiore sui sensi e su l'intero sentimento. Chi la contempla, nulla di male può circuirlo: egli si sente in armonia con se stesso e con l'universo. (I, I)<ref>Johann Wolfgang Goethe, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/le_affinita_elettive/pdf/goethe_le_affinita_elettive.pdf Le affinità elettive]'', a cura di Silvio Benco, Club degli editori, Milano, 1960.</ref> *La [[mediocrità]] non ha consolazione più grande del pensiero che il genio non è immortale. (1967) *La sorte appaga i nostri desideri, ma a modo suo, per poterci dare qualcosa al di là dei desideri stessi. (1967) *Le donne giovani forse volgono modestamente gli occhi su questo o quel giovane, riflettendo in segreto se lo vorrebbero per marito, ma chi deve pensare a una figlia o a una pupilla volge gli occhi in una cerchia più vasta. (1967) *Ma chi è talmente perfetto da non far valere i propri vantaggi sugli altri, a volte in modo crudele? Chi è in posizione talmente elevata da non avere qualche volta dovuto patire tale oppressione? (2006) *Ma nella vita è diverso: dietro il [[sipario]] si prosegue a recitare, e quando s'alza un'altra volta, si vorrebbe non vedere e non sentire più nulla. (1967) *Nel vedere le molte lapidi sepolcrali, logorate dai piedi di chi va in chiesa, le stesse chiese crollate sopra le tombe, la vita dopo la morte può per sempre apparirci come una seconda vita, nella quale si entra soltanto in effigie, nell'epigrafe, in cui si sosta più a lungo che nella vera vita vissuta. Ma anche questa immagine, questa seconda esistenza, si spegne prima o dopo. Il tempo non si lascia privare del suo diritto né sugli uomini, né sui monumenti. (1967) *Nella sua vita infatti aveva imparato abbastanza quanto vada apprezzato ogni autentico sentimento affettuoso in un mondo in cui di fatto sono di casa indifferenza e avversione. (2006) *Nessuno passeggia impunemente sotto i palmizi. (1967) *Noi guardiamo così volentieri verso il futuro perché coi nostri taciti desideri vorremmo tanto volgere a nostro favore ciò che in esso c'è di vago e si muove di qua e di là. (1967) *Non possiamo imparare a conoscere le persone quando vengono da noi; dobbiamo noi andare da loro per vedere quello che sono. (2, V; 1967) :''Wir lernen die Menschen nicht kennen, wenn sie zu uns kommen; wir müssen zu ihnen gehen, um zu erfahren, wie es mit ihnen steht''. *Non si è mai appagati dal [[ritratto]] di persone che conosciamo. Per questo ho sempre compianto i ritrattisti. (1967) *Ogni attrazione è reciproca. (2, VII)<ref name=sordi>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> :''Jede Anziehung ist wechselseitig''. *Se le persone comuni che si eccitano e appassionatamente si angustiano per le volgari difficoltà della giornata ci strappano un sorriso di compassione, un'anima nella quale fu gettato il [[seme]] d'un grande destino e che deve attendere lo sviluppo di questa concezione, senza potere o dovere affrettare la felicità o la infelicità che ne scaturirà, ci ispira venerazione. (1967) *Si dà atto a tali esseri di una sorta di volontà e capacità di scelta, e si trova del tutto legittimo un termine tecnico come "''Affinità elettive''. (1967) *Un uomo che si vanta di non [[cambio di opinione|cambiare mai opinione]] è uno che si impegna a camminare sempre in linea retta, un cretino che crede all'infallibilità. In realtà, non esistono principi, ci sono soltanto avvenimenti; non esistono leggi, ci sono soltanto circostanze: l'uomo superiore sposa gli avvenimenti e le circostanze per guidarli. (1967) *Una parola schietta è terribile, quando d'improvviso rivela ciò che il cuore da tanto si permette. (1967) ==''Massime e riflessioni''== * La natura non cerca forse, in fondo, di conoscere sé stessa? *Nessuno parlerebbe molto in società se sapesse quante volte fraintende gli altri. (6) *Ogni [[parola]] che si pronuncia suscita l'idea del [[contrario]]. (9) *Niente rivela il [[carattere]] degli uomini più di ciò che essi trovano [[ridicolo]]. (12) *L'uomo dell'intelletto trova quasi tutto ridicolo, l'uomo della ragione quasi niente. (15) *Le passioni sono difetti o virtù, ma potenziati. (21) *Il contegno è uno specchio in cui ognuno mostra la propria immagine. (39) *Nessuno è più [[Libertà e schiavitù|schiavo]] di chi si ritiene [[Libertà e schiavitù|libero]] senza esserlo. (43) *Non si sfugge al mondo in modo più sicuro che con l'arte, e non ci si unisce ad esso in modo più sicuro che con l'arte. (52) *Le difficoltà si fanno tanto più grandi quanto più ci si avvicina alla meta. (56) *Certi libri sembrano scritti non perché da essi si impari qualcosa, ma perché si sappia che l'autore sapeva qualcosa. (72) *Non dovunque c'è acqua ci sono [[Rana|rane]]; ma dove si sentono gracidar le rane, lì c'è acqua. (90) *Chi non conosce le [[Lingua (idioma)|lingue straniere]] non sa niente della propria. (91) *Scrivere storia è un modo di togliersi di dosso il passato. (105) *Ciò che non si [[comprensione|capisce]] non si [[possesso|possiede]]. (106) *Non c'è niente di volgare che, espresso in linguaggio buffonesco, non diventi umoristico. (109) *Ci sono nature problematiche che non sono mai all'altezza della situazione in cui si trovano e che nessuna situazione soddisfa. Ne nasce un immenso conflitto, che consuma senza gioia la loro vita. (134) :Vi sono delle nature problematiche che non sono mai all'altezza delle situazioni in cui si trovano e che nessuna situazione soddisfa. Di qui nasce l'immane conflitto che ne consuma la vita senza gioia.<ref name=sordi/> *Gli Indù del deserto fanno voto di non mangiar pesce. (145) *Un [[arcobaleno]] che dura un quarto d'ora, non lo si guarda più. (161) *La [[superstizione]] è la poesia della vita. (171) *Chi non prova amore, deve imparare a lusingare, altrimenti non ne verrà fuori. (175) :Chi non sente amore, deve imparare ad adulare, altrimenti non può cavarsela nel mondo. (X, 20)<ref name=sordi/> *Quando dalla gente si pretendono doveri e non le si vogliono riconoscere diritti, bisogna pagarla bene. (180) *Il [[bellezza|bello]] è una manifestazione di leggi segrete della natura che, senza una tale apparizione, ci sarebbero rimaste per sempre nascoste. (183) *Posso promettere di essere sincero, non di essere [[imparzialità|imparziale]]. (184) *Dove si perde l'interesse si perde anche la memoria. (192) *Non si può vivere per tutti, in particolare per coloro coi quali non si vorrebbe vivere. (208) *Non scriveremo altro; con questo criterio si giudichi ciò che si sente dire ogni giorno. (219) *Quando un saggio fa una follia, non la fa piccola. (223) *Il ritmo ha qualcosa di magico, anzi esso ci fa credere che il sublime ci appartenga. (248) :Il ritmo ha qualcosa di magico; ci fa perfino credere che il sublime ci appartenga. (XIII, 6)<ref name=sordi/> *Chi vive molto con i bambini troverà che nessun influsso esterno rimane in loro senza una reazione. (274) *Propriamente si sa solo quando si sa poco; col sapere cresce anche il dubbio. (281) *Gli [[errore|errori]] dell'uomo sono in realtà ciò che lo rende amabile. (282) *«Tra tutti i popoli, i Greci sono quello che ha sognato nel modo più bello il [[sogno]] della vita.» (298) *È già come se si sapesse far da sé, quando si ricorre a un buon [[consiglio]]. (318) *Qual è il miglior [[governo]]? Quello che ci insegna a governarci da soli. (353) *Della migliore compagnia è stato detto: la sua conversazione istruisce, il suo silenzio forma. (365) :Della migliore compagnia si è detto: la sua conversazione è istruttiva, il suo silenzio formativo.<ref name=sordi/> *Non c'è niente di più terribile di un'[[ignoranza]] attiva. (367) *La prima e l'ultima cosa che si richiede dal genio è l'amore della verità. (382) *Ogni saggezza è già stata pensata. Bisogna solo cercare di pensarla ancora una volta. (441) *Come si può conoscere se stessi? Con la contemplazione mai, sì però con l'agire. Cerca di fare il tuo dovere e saprai subito che cosa ci hai dentro. (442) :Come si può conoscere se stessi? Non mai attraverso la contemplazione, bensì attraverso l'agire. (VII, 1)<ref name=sordi/> *Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Se so di che ti occupi, so anche che cosa puoi diventare. (459) *Idee generali e grande [[presunzione]] sono sempre in procinto di provocare terribili disastri. (471) *Un grande errore: credersi più di quel che si è e stimarsi da meno di quel che si vale. (476) *Il paragonare dei non-conoscitori è in realtà soltanto una comodità che vorrebbe dispensarsi dal giudizio. (492) :Confrontare è per l'ignorante un comodo sistema per dispensarsi dal giudicare.<ref name=e /> *Tante cose le conosceremmo meglio, se non volessimo conoscerle troppo esattamente. (501) :Conosceremmo molto meglio moltissime cose, se non volessimo esaminarle troppo da vicino.<ref name=sordi/> *Per capire che il cielo è azzurro dappertutto non c'è bisogno di fare il giro del mondo. (568) *Se uno loda un altro, si mette alla pari con lui. (688) *Non basta sapere, bisogna anche applicare. Non basta volere, bisogna anche fare. (689) *Niente nuoce a una nuova [[verità]] più di un vecchio [[errore]]. (715) *L'individualità dell'espressione è principio e fine di ogni [[arte]]. (739) *Le maggiori difficoltà sono là dove noi non le cerchiamo. (772) *Dio, quando stiamo in alto, è tutto; ma se stiamo in basso, è un supplemento della nostra meschinità. (813) *La [[religione]] cristiana era nelle intenzioni una rivoluzione politica che, fallita, divenne poi morale. (819) *È meglio che si facciano delle ingiustizie che non che esse siano tolte in modo ingiusto. (833) *Non ama chi non vede i difetti della persona amata come virtù. (843) *Solo per quegli uomini che non sanno produrre niente essi stessi non esiste niente. (865) *Una [[verità]] ripetuta perde la sua grazia, ma un errore ripetuto è nauseabondo. (880) *Chi sbaglia la prima asola non si corregge abbottonandosi. (900) *Non si arriva mai tanto lontano come quando non si sa più dove si va. (901) *Un [[cammello]] spelacchiato porta pur sempre il carico di molti [[asino|asini]]. (904) *Se le [[Scimmia|scimmie]] potessero arrivare a provare la [[noia]], potrebbero diventare uomini. (918) *I legislatori o rivoluzionari che promettono insieme uguaglianza e libertà sono o esaltati o ciarlatani. (953) *Prima della [[rivoluzione]] tutto era aspirazione; dopo, tutto si è trasformato in pretesa. (959) *A regnare si impara facilmente, a governare difficilmente. (967) *Nei giornali tutto ciò che è ufficiale è affettato, il resto piatto. (971) *Nessuno invoca la [[libertà di stampa]] se non chi vuole abusarne. (972) *È degli anni come dei libri sibillini: quanti più se ne bruciano tanto più diventano preziosi. (990) *Se la gioventù è un difetto, è un difetto che si abbandona prestissimo. (991) *L'acutezza non abbandona gli uomini di spirito soprattutto quando hanno torto. (1011) *La [[perfezione]] può sussistere con la sproporzione, la bellezza solo con la proporzione. (1110) *Il [[pubblico]] vuol essere trattato come le donne, a cui non si deve dire nient'altro se non quello che vogliono sentire. (1019) *La tecnica alleata alla mancanza di gusto è la più terribile nemica dell'arte. (1129) *È solo per inconsapevole presunzione che non ci si vuole riconoscere onestamente come [[plagio|plagiari]]. (1146) *La più bella [[felicità]] dell'uomo pensante è di aver esplorato l'esplorabile e di venerare tranquillamente l'inesplorabile. (1207) *I [[matematici]] sono una specie di Francesi: se si parla loro, traducono tutto nella loro lingua, e allora tutto diventa subito qualcosa di completamente diverso. (1279) *L'uomo può vivere solo coi suoi simili e anche con loro no; giacché alla lunga non può soffrire che qualcuno sia uguale a lui. (1405) ==''Poesia e verità''== ===[[Incipit]]=== Premetterò al presente lavoro che forse più di ogni altro avrà bisogno di prefazione, la lettera di un amico che mi spinse ad intraprenderlo malgrado le difficoltà più o meno grandi che vi potessi incontrare. ===Citazioni=== *Nei primi tempi della vita vogliamo percorrere da soli ed indipendenti la strada sulla quale le nostre passioni ci spingono, e per non ismarrire la meta vagheggiata, respingiamo con impazienza l'ingerenza di altri; ma passati i bollori degli anni giovanili, accogliamo volentieri ogni cenno di simpatia, che ci suggerisca il pensiero di un'opera nuova. *Cercando di render completa (la mia biografia) colla narrazione dei miei sentimenti intimi, delle influenze estranee da me subite, di tutti i gradi del mio sviluppo, fui costretto a lasciare il cerchio della mia vita intima e privata; mi vidi ad un tratto nel mondo in mezzo a centinaia di uomini importanti, che direttamente od indirettamente avevano contribuito alla formazione della mia mente; mi trovai nelle fluttuazioni immense della politica, che aveva esercitato essa pure sopra di me quell'influenza che ha fatto subire a tutti gli uomini del nostro tempo. Non dovevo trascurare nessuno di tutti quei particolari, essendo lo scopo di ogni biografia di rappresentare l'uomo quale prodotto del suo tempo, e di mostrare come il complesso del mondo contemporaneo abbia troncato o promosso il di lui sviluppo individuale, come egli sia pervenuto a farsi un concetto degli uomini e di ogni cosa esistente, e come – se fu artista, poeta, scrittore – abbia saputo esternare questo concetto. Ma tale compito, per essere eseguito bene, richiede quasi l'impossibile, richiede che l'individuo, desideroso di ritrarre fedelmente la propria vita, conosca sé ed il suo tempo, che sappia distinguere le basi fondamentali ed immutabili del proprio carattere e l'influenza irresistibile dell'ambiente contemporaneo, il quale piega e modifica gli individui sì che ognuno degli uomini ora viventi, in quanto alla coltura ed al suo modo di agire, sarebbe diverso da quello che è, se fosse nato dieci anni prima o dopo il momento nel quale attualmente vide per la prima volta la luce del mondo. *Nacqui a Francoforte sul Meno il 28 agosto 1749 a mezzogiorno preciso. La congiunzione delle stelle era favorevole: il sole si trovava in Vergine; Giove e Venere si guardavano amichevolmente, senza che Mercurio si fosse frapposto; Saturno e Marte si tenevano a rispettosa distanza; la luna crescente esercitava la forza del suo riflesso, opponendosi alla mia nascita, finché non fosse trascorsa la sua ora planetaria. Forse questa costellazione favorevole, di cui in seguito gli astrologhi fecero gran caso, mi salvò da morte prematura, giacché, per colpa della levatrice poco abile, venni al mondo in istato assai grave; tutti mi credevano morto, e ci volle del bello e del buono perché finalmente vedessi la luce. *Nell'interiore della casa mi sentivo attirato particolarmente da una serie di vedute romane, con cui mio padre aveva ornate le pareti di un'anticamera. Erano incisioni pregevoli fatte da alcuni predecessori del Piranesi, conoscitori profondi dell'architettura e della prospettiva. Qui avevo quotidianamente dinanzi agli occhi la Piazza del Popolo, il Colosseo, la Piazza di San Pietro, l'interiore e l'esteriore del celebre Duomo, e tante altre cose. Le forme di questi edifizi si fissarono nella mia memoria, ed il genitore, al solito tanto scarso di parole, qui si lasciava andare a qualche spiegazione. Aveva un amore pronunciatissimo per la lingua italiana e per tutto quanto riguardava questo paese. Ci mostrava talvolta una piccola collezione di marmi e di altri oggetti da lui raccolti in Italia. Spendeva una gran parte del suo tempo a stendere, in lingua italiana, la descrizione del viaggio da lui fatto nella patria di [[Dante Alighieri|Dante]], valendosi in ciò dell'ajuto di un professore d'italiano, vecchio e gioviale, di nome Giovinazzi, il quale pure cantava discretamente bene, ed obbligava mia madre ogni giorno ad accompagnarlo sul clavicembalo. Imparai cosi a memoria le parole del ''Solitario bosco ombroso'' prima di capirne il senso. *Se i bambini crescessero così come sembrano da piccoli, avremmo una schiera di geni. (I, II; 2020, p. 145) ==''Torquato Tasso''== ===[[Incipit]]=== PERSONAGGI<br>ALFONSO II, ''duca di Ferrara''<br>LEONORA PRINCIPESSA D'ESTE, ''sua sorella''<br>LEONORA SANVITALE, ''contessa di Scandino''<br>TORQUATO TASSO<br>ANTONIO MONTECATINO, ''segretario di Stato''<br>''La scena è nella villa di Belriguardo''<br>ATTO PRIMO<br>SCENA I<br>''Giardino adorno coi busti dei poeti; sul proscenio, a destra Virgilio, a sinistra l'Ariosto''.<br>PRINCIPESSA ''e'' LEONORA.<br>PRINC: Me riguardi e sorridi, e te medesma<br> pur guardi e arridi. Or che hai tu? lo svela <br>ad un'amica! Pensierosa sembri,<br>ma pur gioconda.<br>LEON. Meco stesa io godo<br>ambo vederne in villereccio ammanto.<br>Noi sembriamo due felici pastorelle:<br> né diversa alla loro è l'opra nostra;<br>noi trecciamo corone. A me tra mano<br>questa a fiori diversi ognor più cresce;<br>con più nobile core e più sublime<br>intelligenza tu lo snello hai scelto<br>allôr gentile. ===Citazioni=== *''Un magnanimo attira | magnanimi e li sa poi ritenere.'' (atto I, scena I)<ref>Da ''Tasso'', in ''Opere'', p. 209.</ref> *''Solo minaccia il vile ov'è sicuro.'' (atto II, scena II)<ref>Da ''Tasso'', in ''Opere'', p. 221.</ref> *''Degno mortal! Tu immoto resti e muto! | Un'onda io sembro alla balìa del turbo! | Nondimen poni mente e di tua forza | non andarne superbo. Essa natura | che base diede a queste rupi immota, | pur dié perenni i mutamenti all'onda. | I venti invia quella possente, e l'onda, | tremola tosto, increspasi, si gonfia | e spumando sormonta. In questi flutti | sì bellamente si specchiava il sole, | piover gli astri parean su questo petto, | dolcemente commosso, i miti rai. | Or la luce svanì, fuggì la calma!... | La [[Conoscere se stessi|conoscenza di me stesso]] io perdo | nel fervor del periglio e a confessarlo | non mi vien vergogna. Infranto è il temo, | scroscia il navil da tutte parti. Innanzi | mi s'apre il mare ad ingoiarmi! Ad ambe | braccia io m'apprendo intorno a te! Cotale | a quello scoglio ove rompa suo schifo | aggrappasi dasezzo il navigante.'' (atto V, scena V) ==''Urfaust''== ===[[Incipit]]=== NOTTE<br>''Una stanza gotica a vôlta, alta ed angusta''.<br><br>FAUST, ''inquieto, seduto allo scrittoio''.<br>FAUST. Filosofia, giurisprudenza, medicina e purtroppo anche teologia ho ormai studiato a fondo, ahimè! con faticoso ardore; ed ora eccomi qui, povero stolto, che ne so quanto prima. Mi chiamano dottore, anzi professore, e sono già quasi dieci anni che di su, di giù, per diritto e per traverso io meno i miei scolari per il naso; e vedo che proprio nulla ci è dato disapere! Per poco non ne avrò consunto il cuore! È vero che ho più senno di tutti gli scipìti dottori, profesori, scrivani e preti: io non son tormentato da scrupoli e da dubbi, non ho paura del diavolo e dell'inferno. Ma in cambio mi è tolta anche ogni gioia; io non m'illudo di sapere qualcosa di vero, io non m'illudo di poter insegnare qualcosa, per migliorare e convertire gli uomini; io non ho poi né beni, né denaro, né onori, né pompa mondana. Nemmeno un cane potrebbe vivere più a lungo così! Perciò mi son dato alla magìa: chissà che per forza e per bocca di uno spirito qualche segreto non mi possa essere svelato, e ch'io non debba più parlare con sudata fatica di quello che non so, e conosca alfine ciò che nell'intimo tiene insieme il mondo, e veda ogni forza creatrice ed ogni seme, e non cavilli più sulle parole. ===Citazioni=== *Chi vuol conoscere e descrivere qualcosa di vivo, deve innanzi tutto farne uscire lo spirito: allora ha in mano sua le parti: non gli manca, ahimè, che il nesso vitale. Quest'è ciò che la chimica chiama ''Encheiresis naturae''! Fa' le corna a se stessa e non sa come! (p. 149) *Grigia è ogni teoria [...] e verde l'albero della vita. (p. 151) *MEFISTOFELE. Segui pure il detto antico di mio zio serpente; verrà certo un giorno, in cui la tua somiglianza con Dio ti farà paura. (p. 151) *MARGHERITA. Dunque tu non credi?<br>FAUST. Non mi fraintendere, dolce creatura! Chi può dare a Dio un nome e proclamare: Io credo in lui? Colui che tutto comprende, che tutto regge, non comprende e regge me, te, se stesso? Non s'incurva lassù la vôlta del cielo? Non si stende quaggiù ferma la terra? E non salgono in alto, di qua e di là, eterne stelle? Non si specchia il mio occhio nel tuo? E l'universo tutto non s'impone alla tua mente e al tuo cuore, agitandosi in eterno mistero, visibile, invisibile, a te d'intorno? Riempiene il tuo cuore quant'è grande e se questo sentimento ti rende interamente beata, chiamalo come vuoi, chiamalo felicità! cuore! amore! Dio! Io non ho un nome per esso! Sentire è tutto, il nome è un suono e un fumo, che annebbia lo splendore celeste! (p. 190) ==''Viaggio in Italia''== {{Vedi anche|Viaggio in Italia (saggio)}} ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Elegie romane''=== <poem> <small>{{destra|Come fummo felici una volta! Lo apprenderemo adesso attraverso di voi.}}</small> Ditemi, o pietre! parlatemi, eccelsi palagi! Date una voce, o vie! Né tu ti scuoti, o genio? Sì, qui un'anima ha tutto, fra queste divine tue mura, eterna [[Roma]]! tace sol per me tutto ancora. Oh, chi sa bisbigliarmi a quale finestra la Bella, che l'ardor mio ristori, scorger io debba un giorno? </poem> ===''La fidanzata di Corinto''=== Nell'ora mestissima in cui il pianeta della luce abbandona la terra, un giovane Greco partito da Atene si approssimava a Corinto, fidente di abbracciare un cittadino a lui affezionato, e per antica amicizia diletto al suo genitore. — I capi di queste due famiglie avevano un giorno solennemente sacramentato di formare dei crescenti loro figli uno sposo e una sposa. ===''La missione teatrale di Wilhelm Meister''=== Mancavano alcuni giorni alla vigilia di Natale del 174... quando Benedetto Meister, cittadino e commerciante in M., città in Germania, né troppo piccola né troppo grande, lasciò il suo circoletto abituale, verso le otto di sera, per tornarsene a casa.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ===''Principii di filosofia zoologica e anatomia comparata''=== La seduta dell'Istituto di Francia, del 22 febbraio 1830, è stata il teatro di un avvenimento significante, del quale devono essere necessariamente importanti le conseguenze. In quel santuario delle scienze, dove tutto segue in presenza di un pubblico numeroso, e con perfetta convenienza di modi, dove le parole hanno l'impronta di un carattere di moderazione che suppone un poco di quella dissimulazione che si trova nelle persone educate, dove i punti di litigio sono piuttosto lasciati in disparte che non discussi; in quel santuario appunto è sorta una discussione, che potrebbe veramente diventare una contestazione personale, ma che, veduta da vicino, ha una importanza ben maggiore. ===''Prometeo''=== Addensa pure, o Giove, nei tuoi cieli le nuvole tenebrose, e come il fanciullo che tronca stizzoso le cime de' cardi, percuoti superbo col tuo fulmine le quercie e i lauri de' monti. ==Citazioni su Johann Wolfgang von Goethe== [[File:Johann Heinrich Wilhelm Tischbein - Goethe in der roemischen Campagna.jpg|thumb|''Goethe nella campagna romana'' (Wilhelm Tischbein, 1787)]] *All'assioma di [[Pitagora]] «i numeri governano il mondo» Goethe ha aggiunto : «è almeno certo che le cifre insegnano come il mondo è governato.» ([[Edmond Potonié]]) *Egli si gitta per entro la storia, né la studia con longanimità, quasi temendo di perdere ispirazione o di trovare gli uomini diversi da quelli che bisognano al suo pensiero; la suggella della sua immaginazione, anzi che riceverne ei stesso l'impronta: né s'arretra pure dinanzi alle volgarità della vita, poiché naturalmente nella sua anima si colorano pur quelle di un lume di bello e di vero in tutto ideale. Le più schiette immagini, i più semplici affetti, sono da lui quasi sempre tessuti sopra un fondo di cose alte e straordinarie: ne appaiono fiori, per la bellezza e la fragranza simili a quelli de' nostri prati, ma spuntati fra le rocce ed i precipizi di un mondo diverso dal nostro. ([[Giovita Scalvini]]) *Giunse a concezioni fondamentali per la scienza dell'organico che hanno la stessa importanza delle leggi fondamentali di [[Galileo]] per quella dell'inorganico. ([[Rudolf Steiner]]) *Goethe, accusato spesso di ateismo dal volgo dei credenti del suo tempo, è uno spirito intimamente religioso. La divinità egli la sente aleggiare intorno a sé nell'aria fresca dei campi liberi e fecondi, la scorge nell'inesauribile energia vivificante sparsa in tutto l'universo, la coglie persino nei fenomeni più umili, negli istinti degli animali, nel germogliare dei semi, nello schiudersi dei fiori. Religione e scienza si fondono nel suo spirito in una unità superiore, che è intuizione filosofica, visione artistica, poesia. ([[Cesare Ranzoli]]) *Goethe era un rispettabile cittadino, un pedante, un noioso, uno spirito universale, ma segnato col marchio di fabbrica tedesco, l'aquila bicipite. La serenità di Goethe, la sua tranquilla, olimpica disposizione, non è altro che il sonnolento stupore di una divinità borghese tedesca. ([[Henry Miller]]) *Göthe fu l'ultimo eco di una letteratura che ricadeva in silenzio: [[Jean Paul|Richter]] il primo di una che cominciava a parlare. ([[Carlo Dossi]]) *''Goethe''. – Non un avvenimento tedesco ma europeo: un grandioso tentativo di superere il XVIII secolo con un ritorno alla natura, con un ''elevarsi'' alla naturalità del Rinascimento, una sorta di autosuperamento da parte di questo secolo. Egli ne portava dentro i più forti istinti. ([[Friedrich Nietzsche]]) *Ho comunque già rilevato altrove che se un uomo ha ricevuto tutto l'affetto della madre, conserva per tutta la vita una sensazione di trionfo, una fiducia nel successo che non di rado gli procura effettivamente successo. Ed è possibile che Goethe abbia dato questo titolo alla sua autobiografia: «La mia forza ha le sue radici nel mio rapporto con mia madre». ([[Sigmund Freud]]) *In [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] come in Goethe è l'amore il mistero che sta alla base dell'universalità. ([[Hermann Hesse]]) *La musica di [[Felix Mendelssohn|Mendelssohn]] appare a Goethe come un corrispettivo della propria poesia. E invero, se Mendelssohn non ha mai detto parole inaspettate come le ha dette Goethe, se non ha mai conosciuto il prodigioso modo goethiano di accordare la vertigine sulla cadenza del concetto logico, egli ha saputo tuttavia accordare il fondo romantico, l'aspirazione romantica dell'animo con la struttura classica della mente. ([[Giulio Confalonieri]]) *Ora, noi crediamo che il classicismo goethiano possa essere concretamente interpretato nei suoi esiti estetici e culturali solo se viene riportato alla considerazione del fenomeno della [[Rivoluzione francese]]. ([[Giuliano Baioni]]) *Parlando delle leggende eroiche della tradizione romana, Goethe ha detto: se i [[Roma|Romani]] sono stati così grandi da inventare simili cose, noi dovremmo essere «almeno grandi abbastanza per crederci»: parole di acuto biasimo per quella critica pedantesca la quale «per una verità miserabile ci priva di qualche cosa di grande, che per noi varrebbe di più.» ([[René Fülöp-Miller]]) *«Può essermi assai gradito avere delle idee senza saperlo e vederle addirittura con gli occhi».<br />Se Goethe sostiene di non aver colto la pianta originaria solo con il pensiero, ma anche con la «visione», ciò può significare soltanto con l'intuizione o con la «rivelazione» come aveva detto Hamann. Goethe vede la potenza di configurare nell'indistinto e nella sua pienezza o, come dice egli stesso, nella «natura». [[Friedrich Schiller|Schiller]], al contrario, la vede nello spirito. Costui è dunque l'interlocutore più libero, Goethe il più potente, perché è della libera volontà e dei suoi limiti che si tratta in questo confronto, certo, il più significativo che si sia affrontato dai tempi di quello tra [[Lutero]] ed [[Erasmo da Rotterdam|Erasmo]] sullo stesso tema. ([[Ernst Jünger]]) *Quanta differenza tra la religiosità di Goethe e quella di un altro scienziato filosofo, [[Blaise Pascal|Biagio Pascal]]! Entrambe sono profondamente agnostiche, come ogni vera ed alta forma di religiosità; anche per Pascal Dio non può essere oggetto di dimostrazione, non può essere abbracciato nella sua natura infinita dal nostro sguardo: ''Vere tu es Deus absconditus'', egli esclama con Isaia. Ma, mentre la religione del poeta tedesco gravita verso l'esterno, quella del matematico francese è tutta interna; questa è la religione del cuore, quella la religione del cervello. Goethe vede Dio con gli occhi dell'intelletto e della fantasia; Pascal sente Dio nello spirito come misericordia e come consolazione. ([[Cesare Ranzoli]]) *Se si dovesse scegliere un unico individuo come esemplare incarnazione della visione del mondo cosmopolita e della sensibilità empatica universale, Goethe sarebbe una scelta quasi obbligata. [...] Goethe guardava al mondo, alla natura e alla traiettoria della coscienza umana in maniera molto simile all'attuale generazione del nuovo millennio, che vive nel mondo cosmopolita del ventunesimo secolo. A lui si potrebbe attribuire l'appellativo di «uomo di tutte le epoche». ([[Jeremy Rifkin]]) *Sento in lui un certo atteggiamento di condiscendenza nei confronti del lettore, una certa mancanza di quell'umile dedizione che, soprattutto, nei grandi uomini, ci è di tanto conforto. ([[Albert Einstein]]) *Volgarità è, essenzialmente, dare del tu a [[Platone]] o a Goethe. ([[Nicolás Gómez Dávila]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *AA.VV., ''[https://archive.org/details/lirici-tedeschi-zardo/ Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX]'', traduzione di Antonio Zardo, Sansoni, Firenze, 1931. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Autobiografia (poesia e verità)'', traduzione di Adolfo Courtheoux, Sonzogno, 1886. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Dalla mia vita. Poesia e verità'', traduzione di Laura Balbiani, Milano-Firenze, 2020. ISBN 9788858788714 *Johann Wolfgang von Goethe, ''Elegie romane'', traduzione di [[Luigi Pirandello]], ''Epigrammi veneziani'', traduzione di Andrea Landolfi, introduzione di [[Italo Alighiero Chiusano]] Tascabili Economici Newton, Roma, 1993. ISBN 88-7983-342-1 *Johann Wolfgang von Goethe, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/faust/pdf/faust_p.pdf Faust]'', traduzione di Giovita Scalvini, Edizioni Bietti, Milano, ca 1960. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Vincenzo Errante, G. C. Sansoni, Firenze 1966. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Franco Fortini, Mondadori, 2003. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Guido Mancorda, BUR, 2005. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Giovita Scalvini (parte I), Giuseppe Gazzino (II parte), Edizioni Liberamente, ISBN 978-88-6311-465-2, 2022. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister'', traduzione di Isabella Bellingacci, Mondadori, Milano, 2013. ISBN 9788852036538 *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'' (''Die Leiden des jungen Werthers'', 1774), a cura di Giuliano Baioni, note al testo di Stefania Sbarra, Einaudi, Torino, 1998. ISBN 88-06-14484-7 *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'', traduzione di Amina Pandolfi, Bompiani, 1987. *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'', traduzione di Piero Bianconi, introduzione di Silvana De Lugnani, BUR, 1991. ISBN 88-17-15108-4 *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'', traduzione di Alberto Spaini, Einaudi, 2005. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Il divano occidentale-orientale'', traduzione di Ludovica Koch, Ida Porena e Filippo Galzio, Fabbri Editori, 1997. *Johann Wolfgang von Goethe, ''La fidanzata di Corinto'', traduzione di [[Francesco Domenico Guerrazzi]], in "[https://www.gutenberg.org/files/47890/47890-h/47890-h.htm Traduzioni]", Le Monnier, 1847. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Le affinità elettive'', traduzione di Ada Vigliani, A. Mondadori. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Le affinità elettive'', traduzione di Henry Furst, Rusconi Editore, 1967. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Le affinità elettive'', a cura di G. Quattrocchi, Giunti, 2006. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Massime e riflessioni'', traduzione di [[Sossio Giametta]], Rizzoli, Milano, 2013. ISBN 9788858697627 *Johann Wolfgang von Goethe, ''Opere'', a cura di [[Vittorio Santoli]], traduzione di F. Amoroso, Bruno Arzeni, [[Riccardo Bacchelli]], Cristina Baseggio, A. Belli, Silvio Benco, Vittorio Betteloni, P. Bracchi, A. Buoso, [[Giosuè Carducci]], [[Benedetto Croce]], C. Del Lungo, C. De Lollis, F. De Sanctis, Vincenzo Errante, D. Gnoli, T. Gnoli, A. Maffei, G. Mazzoni, L. Montano, [[Luigi Pirandello]], E. Romagnoli, V. Santoli, A. Spaini, E. Teza, Leone Traverso, A. Vago, Diego Valeri, E. Weidlich, E. Zaniboni, A. Zardo, Sansoni Editore, Firenze, 1970. *Johann Wolfgang von Goethe, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/goethe/index.htm Principii di filosofia zoologica e anatomia comparata]'', traduzione di [[Michele Lessona]], Roma, E. Perino, 1885. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Prometeo'', traduzione di [[Francesco Domenico Guerrazzi]], in "[https://www.gutenberg.org/files/47890/47890-h/47890-h.htm Traduzioni]", Le Monnier, 1847. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Saggi sulla pittura: Leonardo, Mantegna, i quadri di Filostrato'', a cura di Roberto Venuti, Artemide, 2006. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Torquato Tasso'', traduzione di Giuseppe Rota, Oreste Garroni, Roma, 1910. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Urfaust. {{small|Il Faust nella sua forma originaria}}'', traduzione di C. Baseggio, UTET, 1955. ==Voci correlate== *[[Catharina Elisabeth Goethe]], la madre ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Viaggio in Italia (saggio)|''Viaggio in Italia''|}} {{Pedia|I dolori del giovane Werther|''I dolori del giovane Werther''|(1774)}} {{Pedia|Ifigenia in Tauride (Goethe)|''Ifigenia in Tauride''|(1787)}} {{Pedia|Le affinità elettive|''Le affinità elettive''|(1809)}} {{Pedia|Faust (Goethe)|''Faust''|(1808 – 1832)}} {{Pedia|Poesia e verità|''Poesia e verità''|(1811 – 1833)}} {{DEFAULTSORT:Goethe, Johann Wolfgang von}} [[Categoria:Aforisti tedeschi]] [[Categoria:Botanici tedeschi]] [[Categoria:Drammaturghi tedeschi]] [[Categoria:Poeti tedeschi]] [[Categoria:Scrittori tedeschi]] 6uym83ef0jyl44g0wegfax7f215rv5q 1419785 1419782 2026-07-09T21:19:30Z Udiki 86035 Annullata la modifica [[Special:Diff/1419782|1419782]] di [[Special:Contributions/Kairahbyte|Kairahbyte]] ([[User talk:Kairahbyte|discussione]]) qual è l'edizione di riferimento? È la stessa già in bibliografia? Qual è il numero dell'aforisma? 1419785 wikitext text/x-wiki [[File:Goethe Kügelgen.jpg|thumb|Johann Wolfgang von Goethe in un ritratto di Gerhard von Kügelgen (tra il 1808 e il 1809)]] '''Johann Wolfgang von Goethe''' (1749 – 1832), poeta e scrittore tedesco. ==Citazioni di Johann Wolfgang von Goethe== *''A che sempre più innanzi ir nel cammino? | Guarda: il ben t'è vicino. | In altro loco è inutile cercarlo; | impara ad afferrarlo.''<ref>Da ''Ammonimento''; citato in ''Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX'', p. 155.</ref> *Al corpo segue solo l'ombra, nel regno dei morti silente.<ref>Da ''Ballate''.</ref> *Al di sopra delle [[Nazione|nazioni]] è l'[[Uomo|umanità]].<ref>Citato in [[Erich Fromm]], ''Avere o essere?'', traduzione di Francesco Saba Sardi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2008, p. 155.</ref> *{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} ''Aprirò spazi dove milioni di uomini | vivranno non sicuri, ma liberi e attivi. | Verdi, fertili i campi; uomini e greggi | subito a loro agio sulla terra nuovissima, | al riparo dell'argine possente | innalzato da un popolo ardito e laborioso. | Qui all'interno un paradiso in terra, | laggiù infurino pure i flutti fino all'orlo; | se fanno breccia a irrompere violenti, | corre a chiuderla un impeto comune. | Sì, mi sono votato a questa idea, | la conclusione della saggezza è questa: merita libertà e la vita solo | chi ogni giorno le deve conquistare. | Così vivranno, avvolti dal pericolo, | magnanimi il fanciullo, l'uomo e il vecchio. | Vorrei vedere un simile fervore, | stare su suolo libero con un libero popolo. | All'attimo direi: Sei così bello, fermati! | Gli evi non potranno cancellare la traccia dei miei giorni terreni. – | Presentendo una gioia così alta | io godo adesso l'attimo supremo.''<ref>Da ''Faust Urfaust'', vol. secondo, Garzanti, Milano 1994, p. 1041.</ref> *Autorità: senza essa l'uomo non può esistere, tuttava essa porta con sé tanto l'errore quanto la verità.<ref name=epi>Da ''Epigrammi''.</ref><ref name=sordi/> *Bisogna essere giovani per immaginarsi quale influsso esercitasse su di noi il ''Laocoonte'' di [[Gotthold Ephraim Lessing|Lessing]], opera che dall'angolo ristretto di una misera visione ci trascinò nei liberi campi del pensiero. L<nowiki>'</nowiki>''ut pictura poesis'', tanto a lungo fraintesa, era tutto a un tratto eliminata, e la differenza tra le arti figurative e quelle del linguaggio chiara.<ref>Citato in [[Marino Freschi]], ''Goethe: l'insidia della modernità'', p. 23.</ref> *Chi crede nell'[[immortalità]] si goda la sua felicità in silenzio; non ha nessun motivo di darsi delle arie.<ref name=eckermann>Citato in [[Johann-Peter Eckermann]], ''Conversazioni con Goethe''.</ref><ref name=e /> *''Chi possiede scienza ed arte ha anche la religione; | Chi non possiede quelle due, abbia la religione!''<ref>Da ''Xenie miti'', libro IX; citato in [[Sigmund Freud]], ''L'avvenire di un'illusione. Il disagio della civiltà'', a cura di Roberto Finelli e Paolo Vinci, traduzione di Sossio Giametta, Newton Compton, Roma, 2010. ISBN 978-88-541-2472-1</ref> *Colui che non è in grado di darsi conto di tremila anni rimane al buio e vive alla giornata.<ref>Citato in [[Jostein Gaarder]], ''Il mondo di Sofia''.</ref> *Come ogni rosa, così ogni artista ha il suo [[insetto]]: io ho [[Ludwig Tieck|Tieck]].<ref>Citato in [[Albino Luciani]], ''Illustrissimi'', Edizioni A.P.E. Mursia, Milano, 1979, p. 41.</ref> *''Crea artista! Non parlare! | Solo un soffio sia il poetare.''<ref>Motto posto all'inizio della sezione Arte (''Kunst'') dell'edizione delle ''Opere'' di Goethe del 1815; citato in [[Johannes Brahms]], ''Album letterario'', traduzione di Artemio Focher, EDT, Torino, 2007.</ref> *Dobbiamo dunque pensare all'individuo animale come a un piccolo mondo che esiste in sé, con mezzi propri. Ogni creatura ha una propria ragion d'essere. Tutte le sue parti hanno un effetto e un rapporto diretto l'una con l'altra, rinnovando così il flusso continuo della vita.<ref>Da ''''Scientific Studies'', a cura di Douglas Miller, Suhrkamp, New York, p. 121; citato in Vandana Shiva, ''Vacche sacre e mucche pazze'', traduzione di Giovanna Ricoveri, Derive Approdi, Roma, 2001, p. 84.</ref> *''È caduta della neve; | ché non è quel tempo ancora | che di tutti i fiorellini | colla vista c'innamora. || E del sole il mite raggio | falsamente ci consola: | mente pur la rondinella; | e perché? perché vien sola.''<ref>Da ''[[Marzo]]'', vv. 1-8, in ''Gli amori'', traduzioni di Domenico Gnoli, Francesco Vigo, Livorno, 1875, p. [https://books.google.it/books?id=AeU6R3zdsiAC&pg=PA324 324].</ref> *È meglio ingannarsi sul conto dei propri amici che ingannare i propri amici.<ref>Da ''Letteratura e vita''.</ref> *È per me come un fratello minore, della mia stessa natura, solamente trascurato e danneggiato dal destino laddove io ne sono stato favorito e prediletto. :''Er ist wie ein jüngerer Bruder von mir, von derselben Art, nur da vom Schicksal verwahrlost und beschädigt, wo ich begünstigt und vorgezogen bin.''<ref>Dalla lettera a [[Charlotte von Stein]] del 14 dicembre 1786. {{de}} In ''Italienische Reise'', Carl Hanser Verlag, Monaco, 1992, p. 933.</ref> *{{NDR|A [[Felix Mendelssohn]]}} È un pezzo che non sento più musica ma so che, nel frattempo, tu e gli altri "avete spinto molto avanti l'affare". Io ho ancora molto da imparare da te.<ref>Citato in Giulio Confalonieri, ''Storia della musica'', Edizioni Accademia, Milano, 1975.</ref> *Fra tutte le scoperte e le opinioni, forse nessuno influenzò lo spirito umano più della dottrina di [[Copernico]].<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro dell'astronomia'', traduzione di Roberto Sorgo, Gribaudo, 2017, p. 34. ISBN 9788858018347</ref> *I [[teologia|teologi]] sotto la loro pelliccia di pecora sono dei lupi feroci.<ref>Citato in [[Karlheinz Deschner]], ''Sopra di noi... niente'', Ariele, 2008.</ref> *Io chiamo l'[[architettura]] musica congelata.<ref name=eckermann/><ref>Attribuita anche a [[Peter Schilling]] e [[Arthur Schopenhauer]] (''Il mondo come volontà e come rappresentazione'').</ref> *Il [[dubbio]] cresce con la [[Conoscenza|conoscenza]].<ref>Da ''Sprüche in Prosa'', 1819.</ref> *In [[Italia]]! In Italia, ma non quest'anno. È troppo presto; non ho le cognizioni necessarie, mi manca ancora molto. [[Parigi]] sarà la mia scuola, [[Roma]] la mia università. Giacché essa è una vera ''Universitas'' e quando la si è veduta, si è veduto tutto. Perciò non ho fretta d'entrarvi.<ref>Citato in [[Marino Freschi]], ''Goethe: l'insidia della modernità'', p. 45.</ref> *La democrazia non corre, ma arriva sicura alla meta.<ref name=epi/><ref name=sordi/> *La freddezza inalterabile, il crudele piacere della vendetta finiscono per muovere il nostro sdegno; tanto che per avere un marito servo, l'insulso scioglimento ci soddisfa poco o punto.<ref>Citato in Gerolamo Bottoni, prefazione a Carlo Goldoni, ''La locandiera'', Carlo Signorelli Editore, Milano, 1934.</ref> *La [[lascivia]]: il gioco col piacere da godere, il gioco col piacere goduto.<ref name=scritti>Da ''Scritti postumi''.</ref> *La vera fortuna è la frugalità.<ref>Da ''Adler und Taube''.</ref> *La [[verità]] è scostante, l'[[errore]] attraente, perché la verità ci fa sembrare limitati, e l'errore onnipotenti. Inoltre la verità è scostante perché è frammentaria, incomprensibile, mentre l'errore è coerente e conseguente.<ref>Citato in [[Lev Tolstoj]], ''I diari'', traduzione di Silvio Bernardini, Longanesi, Milano, 1980, p. 234.</ref> *''Le stelle, non le vogliamo, | godiamo del loro splendore, | e incantati guardiamo su, | nella limpida notte.''<ref>Da ''Conforto nelle lacrime'', in ''Poesie d'amore'', a cura di Anna Reali, Newton Compton, Roma, 2011. ISBN 9788854130432</ref> *Lei mi saltò addosso e mi tirò uno [[schiaffo]] tale che mi mi fischiava un orecchio. Io avevo sempre sentito dire che dopo lo schiaffo di una ragazza ci volesse un ruvido bacio, e così le afferrai le orecchie e la baciai a ripetizione.<ref>Da ''Poesia e verità'', I, 2.</ref> *''Lottar con la forza, non mai dare un crollo | né a giogo nessuno sommettere il collo | negli ardui al mortale del viver cimenti | fa i Numi clementi.''<ref>Da ''Ponderazione'', vv. 5-8; citato in ''Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX'', p. 128.</ref> *''Nel silenzio si tempera un ingegno, | ma l'indole nel vortice del mondo''.<ref>Da ''Tasso'', I, 2.</ref><ref name=sordi/> *Per fare ci vuole talento, per beneficiare denaro.<ref>Da ''Letteratura e vita''.</ref> *Per l'uomo di mondo una raccolta di aneddoti e [[massime]] è il più gran tesoro, se saprà disseminare i primi nella conversazione inserendoli al punto giusto e ricordarsi delle seconde al momento opportuno.<ref>Citato in ''Raccolta di massime pensieri e verità'', 1972, editrice Arcobaleno, Genova, p. 7.</ref> *Qual è il miglior governo? Quello che ci insegna a governarci da soli.<ref>Da ''Detti sparsi''.</ref> *Questo fatto mostruoso {{NDR|L'assassinio di [[Johann Joachim Winckelmann]]}} fece immensa impressione, si levò un lamento e un compianto generale, e la sua morte prematura acuì l'interesse che si aveva per il valore della sua vita.<ref>Citato in [[Marino Freschi]], ''Goethe: l'insidia della modernità'', p. 23.</ref> *{{NDR|Sull'utopia de ''La Scienza della Legislazione'' di [[Gaetano Filangieri]]}} Quando voi farete nuove leggi, noi dobbiamo prenderci la briga di escogitare il modo di trasgredirle.<ref>Citato in [[Elena Croce]], ''La patria napoletana''.</ref> *Se la gioventù è un difetto, è un difetto che si abbandona subito.<ref name=scritti/> *''Sgombra da te ogni cura | e su vergin pianura, | dove né un'orma sola | abbia il più ardito impresso, | fatti la via tu stesso!''<ref>Da ''Coraggio'', vv. 1-5; citato in ''Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX'', p. 125.</ref> *Te ne vai leggero se non hai niente; ma la ricchezza è un peso più leggero.<ref>Da ''Motti in rima''.</ref> *Sì, posso dire che solamente a [[Roma]] ho sentito che cosa voglia dire essere un uomo. Non sono mai più ritornato a uno stato d'animo così elevato, né a una tale felicità di sentire. Confrontando il mio stato d'animo di quando ero a Roma, non sono stato, da allora, mai più felice.<ref>Da una conversazione con Eckermann, 9 ottobre 1828; citato in Attilio Brilli, ''Viaggi in corso'', Il mulino, 2004, p. 16.</ref> *«Sai tu la terra ove i cedri fioriscono? Splendon tra le brune foglie arance d'oro, pel cielo azzurro spira un dolce zeffiro, umil germoglia il mirto, alto l'alloro...»<ref>Citato in [[Rina La Mesa]], ''Viaggiatori stranieri in Sicilia'', Cappelli, 1961; Goethe: "evocazione".</ref> *Uno spettacolo per gli dei la vista di due innamorati.<ref>Da ''Ervino e Elmira''; Citato in Aa. Vv., ''Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore'', a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013.</ref> ===Con testo originale=== *Dove c'è molta [[Luce e ombra|Luce]], c'è anche molta [[Luce e ombra|Ombra]].<ref>O anche «Dove c'è molta luce, l'ombra è più nera». Goethe lo scrisse polemizzando con [[Isaac Newton]] in merito alla natura della luce. {{cfr}} Walter Mariotti, ''Un mondo alla rovescia'', Il Sole 24 Ore, Milano, 2009, [http://books.google.it/books?id=8BwKF1A_9K8C&pg=PA122 p. 122]. ISBN 978-88-6345-070-5.</ref> :''Wo viel Licht ist, ist starker Schatten''.<ref>Da ''Götz von Berlichingen'', atto I.</ref> *Lo [[scrivere]] è un ozio affaccendato.<ref name=e>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> :''Schreiben ist geschäftiger Müßiggang''.<ref>Da ''Götz von Berlichingen'', atto V.</ref> *Nel mondo si vive una volta sola. :''Man lebt nur einmal in der Welt''.<ref>Da ''Clavigo'', I, 1.</ref> *Nessuno contro Dio se non Dio stesso. :''Nemo contra Deum nisi Deus ipse''.<ref>Da ''Dalla mia vita. Poesia e verità'', traduzione di Alba Cori, Utet, Torino, 1957, vol. II, p. 877 e p. 1012; citato in Hans Küng e Friedrich Schleiermacher, ''Religioni, etica mondiale, destinazione dell'uomo'', a cura di Domenico Venturelli, Il melangolo, 2002, p. 168. ISBN 8870184722</ref> *Quando un'età è in declino, tutte le tendenze sono soggettive; mentre quando sta maturando un'epoca nuova, tutte le tendenze sono obiettive.<ref>Citato in Edward H. Carr, ''Sei lezioni sulla storia'', a cura di R. W. Davies, traduzione di Carlo Ginzburg, Einaudi, 2016, p. 133.</ref> *Shakespeare e nessuna fine.<br />Shakespeare è un'area infinita.<ref>Citato in George Steiner, ''Una lettura contro Shakespeare'', in ''Nessuna passione spenta'', traduzione di Claude Béguin, Garzanti, 2001, p. 51.</ref> :''Shakespeare und kein End''. {{Int|Lettere|Citato in [[Giuliano Baioni]], ''Classicismo e rivoluzione'', Guida, 1991. ISBN 8870429334}} *Carissima Lotte, perché mai l'uomo può fare tanto per sé e così poco per gli altri! [...] Per gli altri io mi consumo nel lavoro e non ottengo nulla, per me basta ch'io muova un dito e tutto mi viene offerto sopra un cuscino. (dalla lettera del 2 aprile 1782; p. 69) *Il dramma {{NDR|''Ifigenia''}} non vuole procedere, maledizione! Il [[re]] di Tauride deve parlare come se i calzettai di Apolda non facessero la fame. (dalla lettera a von Stein del 6 marzo 1779; p. 69) *Le affinità elettive io le mando proprio come una circolare ai miei amici, affinché essi [...] si ricordino ancora di me. [...] Io so a chi ho parlato e dove non sarò frainteso. Il pubblico, e in particolare quello tedesco, è una curiosa caricatura del ''demos''; presume sul serio di essere una sorta di senato o di ultima istanza e di potere, nella vita e nella letterature, eliminare con un voto ciò che non gli va a genio. (dalla lettera a Reinhard del 31 dicembre 1809; p. 253) *Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto. Insieme a me hanno vissuto buoni poeti, altri ancora migliori hanno vissuto prima di me, e ce ne saranno altri dopo. Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi. (da una conversazione con Johann Eckermann del 19 febbraio 1829<ref>J. P. Eckermann, ''Gespräche mit Goethe'', Lahr, 1948, pag. 235, trad. it.: ''Colloqui con Goethe'', Sansoni, 1947</ref>) ===Attribuite=== *Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di fare, incominciala. L'[[audacia]] ha in sé genio, potere e magia. (Incomincia adesso.) :''Whatever you can do or dream you can, begin it. Boldness has genius, power and magic in it. (Begin it!)''<ref>{{en}} Cfr. ''[http://www.goethesociety.org/pages/quotescom.html The Goethe Society of North America]''.</ref> ::{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} La frase viene spesso attribuita a Goethe in inglese e anche in italiano, ma non esiste una corrispondente versione in lingua originale (tedesco) per questa citazione, in nessuna opera di Goethe. La frase sembrerebbe provenire da una traduzione molto libera del ''Faust'' dal tedesco all'inglese di [[John Anster]]. È stato poi [[William Hutchinson Murray]] in ''The Scottish Himalayan Expedition'' (1951) a citare questa frase affermando di ammirare tale distico di Goethe e contribuendo probabilmente alla diffusione della falsa citazione. === [[Ultime parole]]=== *Apri anche l'altra imposta per fare entrare un poco più di luce.<ref name=last>Secondo Fumagalli le ultime parole pronunciate da Goethe sarebbero «''Apri anche l'altra imposta per fare entrare un poco più di luce.''». Tuttavia nel corso degli anni la versione che si è maggiormente diffusa è «''Più luce!''». Secondo Fumagalli questo sarebbe un esempio di come "la traduzione si compiaccia di abbellire le frasi dei grandi uomini".</ref> (22 marzo 1832<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, pp. 285 e 294.</ref>) :''Macht doch den zweiten Fensterladen auch auf, damit mehr Licht hereinkomme''. *Più luce!<ref name=last/> :''Mehr licht!''<ref>Citato in Daniel Purdy, ''Goethe Yearbook 18, Volume 18'', Camden House, 2011, [http://books.google.it/books?id=sXQMHySQ9LMC&pg=PA107 p. 107] ISBN 1571134913.</ref> ==''Arminio e Dorotea''== *Colui che lungamente medita, non sempre sceglie la cosa migliore. (4, 105) :''Wer lange bedenkt, der wählt nicht immer das Beste''. *Gli uomini sono fatti in un modo tale che ognuno fa ciò in cui ha visto un altro aver successo, a prescindere dal fatto ch'egli abbia attitudine oppure no. (I, 70-1) :''So sind die Menschen führwar! und einer ist doch wie der andre | Daß er zu gaffen sich freut: wenn den Nächsten ein Unglück befället''. *La [[povertà]] stessa, quando è immeritata, rende orgogliosi. (VI, 241) :''Armut selbst macht stolz, die unverdiente'' *Molto desidera l'uomo, eppur sol di poco ha bisogno. (V, 13)<ref name=sordi/> *Non possiamo formare le menti dei nostri figli secondo i nostri concetti; ma li dobbiamo tenere e amare come [[Dio]] ce li ha donati. (III, 47-8) :''Denn wir können die Kinder nach unserm Sinne nicht formen; | So wie Gott sie uns gab, so muß man sie haben und lieben''. ==''Epigrammi veneziani''== *''Sì, l 'Italia questa è, ch'io lasciai. Le vie polverose | sempre ; gabbato sempre, comunque, il forestiere. | La probità tedesca tu cerchi in ogni angolo invano; | vita e moto qui c'è: ordine, disciplina | non già; pensa ciascuno soltanto a sé stesso, diffida | degli altri, è vano, e i capi pensano anch'essi a sé.'' (4)<ref>Da ''Epigrammi veneziani'', in ''Opere'', p. 1278.</ref> *''Questa [[gondola]] sembra una culla che dondola lieve, | e la sua piccola cabina a me pare una bara capace. | È giusto: tra la culla e la bara senz'affanno ondeggiamo | sul [[Canal Grande]] attraverso la vita.'' (8, p. 57) *{{NDR|[[Carlo Augusto di Sassonia-Weimar-Eisenach]]}} ''Piccolo è certo il mio, tra i principi della Germania, | breve e stretto il suo stato, modesto il suo potere. | Ma se ognuno le forze all'interno e all'esterno così prodigasse, | allora esser tedesco tra tedeschi sarebbe una festa. |''[...]'' | Mi ha lodato, l'Europa, ma che cosa mi ha dato? | Nulla! E le mie poesie le ho pagate, e salate. | La Germania mi imitò, la [[Francia]] si compiacque di leggermi! | E tu, [[Inghilterra]], da amica accogliesti lo sconvolto straniero. | Ma pure, a che cosa mi serve se persino il cinese | Werther e Lotte su vetro dipinge con trepida mano? | Non vi fu imperatore che chiedesse di me, non un re | che di me si curasse. Egli per me fu [[Gaio Cilnio Mecenate|Mecenate]] e Augusto.'' (34 b, p. 69) *''«Via, [[Epigramma|epigrammi]], non siate così insolenti!» Perché no? Noi siamo | soltanto i titoli; i capitoli del libro li ha il mondo.'' (59, p. 81) *''Se un epigramma sia riuscito, è cosa che si può decidere? | No, non si sa mica sempre che cosa il briccone ha escogitato.'' (61, p. 81) *''Si dice che i [[Santo|santi]] volessero soprattutto il bene del peccatore | e della peccatrice. Accade esattamente lo stesso anche a me.'' (71, p. 85) *''Davvero non mi meraviglia che gli uomini amino i [[Cane|cani]]: | un briccone miserabile è infatti, come l'uomo, anche il cane.'' (73, p. 85) ==''Faust''== ===[[Incipit]]=== ====Vincenzo Errante==== DEDICA<br>Eccovi a me tornar, larve sfuggenti<br>al torbido mio sguardo appare allora.<br>Che di fermarvi, questa volta, io tenti?<br>Incline a quel delirio è il cuore ancòra?<br>Vita, da me chiedere? E sia. Possenti,<br>vi trarrò dalla nebbia che svapora.<br>Un fuoco giovanil tutto m'inonda<br>al magico chiaror che vi circonda.<br>PROLOGO, SUL TEATRO<br>IL DIRETTORE, IL POETA DEL TEATRO, IL FACETO.<br>''Il Direttore''. Voi due, che così spesso <br>mi foste al fianco in mezzo a tanti guai,<br>ditemi dunque: che sperate mai,<br>sovra il tedesco suolo,<br>di questa nostra impresa?<br>Compiacere la folla, io pur vorrei:<br>questo perché, se vive, lascia vivere.<br>Son fissi i pali, s'erge il palcoscenico,<br>e una festa ciascun si ripromette.<br>Gli spettatori seggono tranquilli,<br>con inarcate ciglia, ai posti loro:<br>e non chiedon se non quello spettacolo<br>che sbalordir li faccia.<br>PROLOGO IN CIELO<br>''Il'' SIGNORE, ''le'' SCHIERE. ''Poi'', MEFISTOFELE.<br>''Avanzano i tre'' ARCANGELI.<br>Raffaele. ''Gareggia il sole, con l'antico suono,<br>tra le sfere sorelle, in armonia'';<br>[...]<br>Gabriele. ''In un arcano di velocità, <br>ruota la terra con i suoi fulgori'',<br> [...]<br>Michele. ''Ruggono le procelle, a gara e in lena,<br>dal mare a terra e dalla terra al mare''.<br>[...]<br>Tutti e tre. ''Poi che nessuno ne perscruta il fondo<br>dà la Tua vista agli Angeli vigore''<br>[...]<br>''Mefistofele''. Dacché, Signore, anche una volta torni<br>ad accostarti, e di conoscer chiedi<br>qual vento mai per queste plaghe spiri;<br>poi che buon viso, di solito, hai fatto<br>a questo mio ricomparirti innanzi,<br>eccomi dunque anch'io fra la masnada.<br>[...]<br>LA PARTE PRIMA DELLA TRAGEDIA<br>I<br>IL DRAMMA DI FAUST<br>NOTTE<br>''Angusta stanza gotica con la vôlta a sesto acuto''.<br>FAUST, ''inquieto, siede davanti al leggìo''.<br>''Faust''. Ed ho studiato, ahimè, filosofia,<br>giurisprudenza, nonché medicina:<br>ed anche, purtroppo, teologia.<br>Da cima a fondo, con tenace ardore.<br>Eccomi adesso qui, povero stolto;<br>e tanto so quanto sapevo prima.<br>Mi chiamano Maestro: anzi Dottore.<br>Sono dieci anni che menando vo<br>pel naso i miei scolari,<br>di sù di giù, per dritto e per traverso<br>Ma solo per accorgermi<br>che non ci è dato di sapere, al mondo,<br>nulla di nulla.<br>E quasi mi si strugge, ardendo il cuore. ====Giovita Scalvini==== {{destra|'''Prologo sul teatro'''}} {{centrato|''Il'' DIRETTORE, ''il'' POETA ''del teatro'', ''il'' FACETO.}} '''Il Direttore'''. Voi due che solete essere il mio consiglio e il mio ajuto, su ditemi: che sperate voi in paese tedesco dalla nostra impresa? Io ho gran desiderio di dare nel talento della moltitudine, da che in ultimo ella vive e lascia vivere. Le travi sono confitte, inchiodate le tavole, ogni cosa in pronto, e ciascuno si promette una lieta e magnifica festa. Già seggono cheti, con sopracciglia inarcate e vogliosi di fare le maraviglie.<br> <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki> {{destra|'''Prologo in cielo'''}} {{centrato|''Il'' SIGNORE, ''le'' LEGIONI CELESTI, ''indi'' MEFISTOFELE. I ''tre'' ARCANGELI ''precedono''.}} '''Rafaele'''. Il Sole risuona, come da antico, fra l'emula armonia delle sfere fraterne <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''Gabriele'''. E veloce, incomprensibilmente veloce si rivolve nella sua magnificenza la terra <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''Michele'''. E a gara le procelle fremono dal mare alla terra e dalla terra al mare <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''A tre'''. Il tuo aspetto dà vigore agli angeli, ma niuno può scrutare il tuo profondo <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''Mefistofele'''. Poiché, o Signore, ti ci fai un po' da presso, e domandi come vanno le cose di laggiù, e solevi già un tempo star meco volentieri, — ecco, ti appajo innanzi io pure fra la torma de' tuoi servidori <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki> {{destra|'''Notte. Stanza gotica a volta alta ed angusta'''}} FAUST inquieto sulla seggiola allo scrittoio. '''Faust'''. Oimé, io ho oramai studiato filosofia, giurisprudenza, medicina, e, lasso! anche la grama teologia! e d'ogni cosa sono andato al fondo con cocente fatica. Ed ecco, povero pazzo! ch'io ne so ora quanto innanzi. Mi chiamano maestro, chiamanmi anche dottore, e già da dieci anni io meno, di su e di giù, e per lungo e per traverso, i miei scolari pel naso; oh! veggo manifesto che noi sapremo mai nulla! Ahi, io ne avrò rapidamente consumato il cuore! ===Citazioni=== *Un brivido mi afferra; le lacrime si sciolgono ed il duro cuore si sente dolcemente intenerire; vedo come lontano quanto posseggo e ciò che era scomparso riprende, per me, concreta realtà. (parte I, Dedica<ref>''Faust e Urfaust. Testo tedesco a fronte, Volume 1'', traduzione di Giovanni V. Amoretti, Feltrinelli, 2002, [https://books.google.it/books?id=NUVsC2ybtroC&pg=PA3 p. 3]. ISBN 88-07-82018-8</ref>) *Che l'uomo svia finché va pellegrino. (Il Signore: parte I, capitolo Prologo in cielo; 1960) :''Es irrt der Mensch, so lang er strebt.'' *Quel deicino<ref>ossia l'uomo come piccolo dio</ref> del mondo si rimane perpetuamente del medesimo conio, ed è oggidì quello stravagante ch'egli era nel suo primo giorno. Forse ehi vivrebbe un po’ meglio se tu non gli avessi dato non so che barlume della luce del cielo ch'egli nomina ragione, e non ne usa che per imbestiarsi più di qualunque bestia, in vero egli mi somiglia, con tua buona pace, una di quelle cavallette dalle gambe lunghe, che volano sempre innanzi non solo per querelarti?<ref>ossia lamentarsi, brontolare</ref> (Mefistofele: prologo in cielo, p. 14; 2022) *[[Birra]] che frizzi, tabacco che morda e una servetta in gala son quanto va meglio al mio umore. (Uno studente: Parte I, capitolo Dinanzi la porta della città; 1960) *Misero, due anime albergano nel mio petto, e vi si guerreggiano continuamente, e l'una vorrebbe pure svilupparsi dall'altra.. (Faust: parte I, capitolo Dinanzi la porta della città; 1960) :Due anime albergano, ohimé, nel petto mio.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 246.</ref> ::''Zwei Seelen wohnen, ach! in meiner Brust''. *Ben sogliono gli uomini schernire quello che non intendono. (Faust: parte I, capitolo Studio (I); 1960) *Nel principio era l'atto. (Faust: parte I, capitolo Studio (I); 1960) :In principio era il ''Fatto''!<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''ìncipit'', Mondadori, 1993.</ref> *Io mi son parte di quella possanza che vuole continuamente il [[bene e male|male]], e continuamente produce il [[bene e male|bene]]. (Mefistofele: parte I, capitolo Studio (I); 1960) :''Ein Teil von jener Kraft, die stets das Böse will und stets das Gute schafft.'' *Sono lo spirito che nega continuamente. (Mefistofele: parte I, capitolo Studio (I); 1960) :''Ich bin der Geist, der stets verneint!'' *E s'io dirò mai al fuggevole istante: "Oh, tu se' bello! dura, tu sei sì bello!" (Faust: parte I, capitolo Studio (II); 1960) *Noi veniamo di [[Spagna]], che è il bel paese del vino e delle canzoni. (Mefistofele: parte I, capitolo La cantina di Auerbach in Lipsia; 1960) :''Spanien, das schöne Land des Weins und der Gesänge''. *Tu capir dei! | Dieci di un fanne, | poi tre via danne, | indi due tranne, | e ricco sei. | Quattro ne sega: | di cinque e sei. | Dice la strega, | fa sette ed otto, | e tu sei dotto. | Nove son uno, | dieci nessuno. | E questo delle Fate è l'un vie uno. (La Strega: parte I, capitolo La cucina di una strega; 1960) *La [[legge]] è potente, ma più ancora la necessità. (Plutone: parte II, atto I; 1960) *La [[natura]], con le sue correnti vitali, non opera mai nulla a giorno, a notte, ad ore determinate: essa crea con ordine ogni forma, e dirò pure che nei suoi più grandi fenomeni la violenza non vi ha nessuna parte. (Talete: parte II, atto II) *Non cercare di analizzare questo destino unico al mondo: l'esistenza consiste nel vedere, non fosse che per un istante. (Faust: parte II, atto III; 1960) :Non fissarti nel destino individuale. Esistere è un dovere, durasse un secondo.<ref>Citato in [[Émile Durkheim]], ''Il suicidio: Studio di sociologia'', traduzione di Rosantonietta Scramaglia, Bur, [https://books.google.it/books?id=rMRR9gLsp_kC&pg=PA20 p. 20]. ISBN 88-586-3734-8</ref> *''Odo già il brusio del borgo | Qui è il paradiso vero del popolo, | felici e contenti tutti quanti. | Qui sono uomo. Qui posso esserlo''. (937-40)<ref name=sordi/> *Ricerchiamo in quei soavi e cari sguardi dai quali viene solo la grazia e la salute, la virtù che meglio ci prepari il cuore a ricevere con gratitudine le eterne fiamme della beatitudine; onde gli umani affetti si rivolgano con viva fede a te, [[Maria|Vergine]], Madre, Imperatrice e Dea. Dal sublime e stellato tuo seggio mostrati a noi propizia. (Doctor Marianus: parte II, atto V) *L'ETERNO-FEMMINA | ci trae lassù! (Chorus Mysticus: parte II, atto V; 1960) :''Das Ewig-Weibliche zieht uns hinan.'' *Solo è allegro chi può dare. (I, 2) *''Una perfetta contraddizione resta misteriosa | ai savi come ai pazzi.'' (I, 2557-2558)<ref name=e /> ==''Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister''== ===[[Incipit]]=== La rappresentazione andava per le lunghe. La vecchia Barbara andava ogni tanto alla finestra per sentire se dalla piazza del teatro non fosse cominciato il rumorio delle carrozze che partivano. Aspettava infatti con più impazienza del solito la sua bella padrona Mariane, che stasera, nel numero di chiusura dello spettacolo, incantava il pubblico vestita da giovane ufficiale.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''ìncipit'', Mondadori, 1993.</ref> ===Citazioni=== *All'attore perdono tutti i difetti dell'uomo, ma all'uomo non perdono nessuno dei difetti dell'attore. (libro VII, 3) *Bisognerebbe [...] ogni giorno almeno ascoltare una canzoncina, leggere una bella poesia, ammirare un quadro e, se possibile, dire qualche parola sensata. (libro V, 1) *{{NDR|Mignon, sull'[[Italia]]}} ''Conosci la terra dei limoni in fiore, | dove le arance d'oro splendono tra le foglie scure, | dal cielo azzurro spira un mite vento, | quieto sta il mirto e l'alloro è eccelso, | la conosci forse? | Laggiù, laggiù io | andare vorrei con te, o amato mio!'' (libro III, 1) *''Sulla terra s'espia ogni colpa.'' (libro II, 13) == ''I dolori del giovane Werther''== ===[[Incipit]]=== ====I traduzione==== Ho raccolto con cura e qui espongo quanto ho potuto trovare intorno alla storia del povero Werther, e so che me ne sarete riconoscenti. Voi non potrete negare la vostra ammirazione e il vostro amore al suo spirito e al suo cuore, le vostre lacrime al suo destino.<br> E tu, anima buona, che come lui senti l'interno tormento, attingi conforto dal suo dolore, e fai che questo scritto sia il tuo amico, se per colpa tua o della sorte non puoi trovarne di più intimi. LIBRO PRIMO 4 maggio 1771. Come sono lieto di esser partito! Amico carissimo, che è mai il cuore dell'uomo! Ho lasciato te che amo tanto, dal quale ero inseparabile, e sono lieto! Pure so che tu mi perdonerai. Tutte le altre persone che conoscevamo non sembravano forse scelte apposta dal destino per angosciare un cuore come il mio?<br> {{NDR|Johann Wolfgang von Goethe, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/i_dolori_del_giovane_werther/pdf/goethe_i_dolori_del_giovane_werther.pdf I dolori del giovane Werther]'', Freebook - Edizioni LibroLibero}} ====Piero Bianconi==== ''Ho raccolto con cura quanto ho potuto rintracciare della storia del povero Werther, e qui ve lo presento, sicuro che me ne sarete riconoscenti. Non potrete negare ammirazione e amore al suo spirito e al suo carattere, né lagrime al suo destino.<br>E tu, anima buona che provi quel suo stesso affanno, attingi consolazione dai suoi dolori; fa' che questo libriccino ti diventi amico, se per tua sorte o colpa non ne puoi trovare uno più fido.'' LIBRO PRIMO ''4 maggio 1771'' Come sono contento d'esser partito! Amico caro, cos'è mai il cuore dell'uomo! Aver abbandonato te che amo tanto, che mi eri inseparabile, ed essere contento! Ma so che mi perdoni. Le altre relazioni non eran forse scelte dal destino apposta per tormentare un cuore come il mio?<br> Povera Eleonora! Eppure ero innocente. Che colpa avevo io se, intanto che mi divertivo piacevolmente alle piccanti grazie di sua sorella, una passione s'andava formando in quel povero cuore? E tuttavia... son proprio innocente? Non ho alimentato quei sentimenti? Non mi son preso giuoco di quelle espressioni così ingenue e spontanee, che spesso mi facevan ridere e che ridicole non erano? Non ho forse...<br> Che cosa è mai l'uomo, che riesce a [[lamento|lagnarsi]] di se stesso! ====Amina Pandolfi==== ''Tutto ciò che ho potuto rintracciare della storia del povero Werther, l'ho raccolto con cura e qui ve lo presento, e so che me ne sarete grati. Non potrete negare la vostra ammirazione e il vostro affetto al suo spirito e al suo carattere, né le vostre lacrime al suo destino.<br>E tu, anima buona, che soffri il suo stesso dolore, attingi conforto dalla sua sofferenza e fa' che questo libretto ti diventi amico, se per destino o per tua colpa non puoi trovarne uno più vicino.'' LIBRO PRIMO {{destra|''4 maggio 1771''}} Quanto sono lieto di essere partito! Amico mio carissimo, che cosa è mai il cuore dell'uomo! Aver abbandonato te che amo, tanto, di cui ero inseparabile, ed essere contento! Ma so che mi perdonerai. Ma non parevano tutti i miei altri legami davvero scelti dal destino per impaurire un cuore come il mio?<br> Povera Leonore! Eppure io ero innocente. Era forse colpa mia se, mentre le singolari grazie di sua sorella mi procuravano una gradevole distrazione, una passione si andava creando in quel suo povero cuore? E tuttavia... sono proprio del tutto innocente? Non ho in qualche modo alimentato i suoi sentimenti? Non mi sono io stesso deliziato di quelle tanto genuine espressioni della natura, che così spesso ci facevano ridere, sebbene tanto poco ci fosse in esse di ridicolo? Non ho io forse... Oh, ma che cosa è mai l'uomo, per potersi lagnare di se stesso! ===Citazioni=== *Ah! non le grandi e singolari catastrofi del mondo, le alluvioni che portan via i vostri villaggi, i terremoti che inghiottono le vostre città, mi commuovono; ciò che mi stringe il cuore è la forza distruttrice riposta nell'essenza stessa della natura; la quale non ha mai creato cosa alcuna che non sia destinata a distruggere il prossimo, a distruggere se stessa. (18 agosto; 1991, p. 98) *Ah, quello che io sono, tutti lo possono sapere... ma il mio cuore lo possiedo io solo. (9 maggio; 1993) *C'eran due volumetti in dodicesimo, il piccolo Omero di Wetstein: un'edizione che spesso avevo desiderato per non portarmi attorno quella di Ernesti Ecco come prevengono i miei desideri, come ricercano tutte le minute gentilezze dell'amicizia, mille volte più preziose dei ricchi regali con i quali il vanesio donatore ci umilia. (28 agosto; 1991, p. 100) *Caro Guglielmo, ho molto riflettuto sul desiderio dell'uomo di estendersi, scoprir nuove cose, vagare per il mondo; e poi, per converso, sulla segreta tendenza a volontariamente limitarsi, a camminare sui binari dell'abitudine senza affannarsi di quanto avviene a destra o a sinistra. (21 giugno; 1991, p. 68) *Ciò che più mi irrita sono le meschine distinzioni sociali. So bene anch'io quanto siano necessarie le distinzioni di classe, io stesso ne cavo non pochi vantaggi: ma non vengano a mettermi il bastone nelle ruote, quando potrei godere un po' di gioia, un barlume di felicità su questo mondo. (24 dicembre; 1991, p. 111) *Dio del cielo! Tale è il destino che hai assegnato agli uomini, di non esser felici che prima di raggiunger l'uso della ragione, o dopo di averlo perduto!... (30 novembre; 1991, p. 144) *Cos'è mai l'uomo, il tanto esaltato semidio! Non gli mancan forse le forze proprio quando ne avrebbe maggior bisogno? Sia che s'esalti nella gioia, sia che sprofondi nel dolore, non è forse trattenuto e riportato alla cupa e fredda coscienza di sé mentre aspirava a smarrirsi nella pienezza dell'infinito? (6 dicembre; 1991, p. 147) *E cos'è, se non destino dell'uomo, questo portare il proprio fardello, bere il proprio calice?... (15 novembre; 1991, p. 139) *E da allora sole, luna e stelle possono continuare tranquillamente il loro corso: io non so più se sia giorno o notte e tutto il mondo mi scompare intorno. (lettera del 19 giugno) *Guglielmo, la nostra anima che cosa diverrebbe senza l'amore? Simile ad una [[lanterna]] magica senza luce. Appena si mette la piccola lampada, ecco le immagini più varie appaiono sulla parete bianca. E nonostante siano fantasmi fuggenti, essi ci rendono ugualmente felici, quando sostiamo davanti ad esse, simili ad innocenti fanciulli, estasiati dalle meravigliose apparizioni. (18 luglio; 1993) *Ho visto oggi una scena che, trascritta tale e quale, sarebbe il più bell'idillio del mondo; ma cosa c'entrano poesia, scena e idillio? che proprio si debba sempre stare a cesellare, quando ci capita di partecipare a una manifestazione della natura?<br>Se da questo preludio t'aspetti qualcosa di sublime e di nobile t'inganni a partito: un semplice contadinotto è stato causa di così viva emozione... Al solito racconterò male, e tu al solito mi riterrai esagerato; è una volta ancora Wahlheim, e sempre Wahlheim, che produce di queste rarità. (30 maggio; 1991, p. 55) *Il che mi confermò nel proposito di attenermi per l'avvenire alla sola natura. Essa sola è infinitamente ricca, essa sola forma il grande artista. Molto si può dire in favore delle regole, quello che suppergiù si può dire in lode della società borghese. Un uomo formatosi sulle regole non produrrà mai nulla di assurdo o cattivo, così come unò che si governa secondo le leggi e il galateo non diventerà mai un insopportabile vicino o un insigne scellerato; per converso, tutte le regole, si dica ciò che si vuole, distruggono il vero sentimento della natura e la vera sua espressione! (26 maggio; 1991, p. 52) *Io sono solamente un pellegrino sulla terra; voi siete di meglio? (16 giugno; 2005) *La sorte dell' uomo è soffrire fino in fondo, e sorbire fino in fondo il calice della vita? Perché io dovrei mostrarmi forte e dire che è dolce, se anche il Dio del cielo lo sentì troppo amaro per il suo labbro umano? Dovrei forse vergognarmi quando, in un attimo terribile, tutta la mia esistenza trema fra l'essere e il non essere, e il passato è simile ad un baleno sull'abisso tenebroso del futuro, mentre tutto sprofonda intorno a me, e con me naufraga l'universo? (15 novembre; 1993) *L'uomo è cosi superficiale, che anche dove ha la vera sicurezza della sua esistenza, dove lascia l' orma della sua presenza, cioè nel ricordo, nel cuore dei suoi amici, anche lì deve venir meno, deve sparire, prontamente sparire. (26 ottobre; 1993) *Mi sovvenne allora che egli era padre da pochissimi giorni, ed evitai il discorso, convinto in me che bisogna fare con i fanciulli come Dio fa con noi: Egli non ci procura mai tanto grande felicità come quando ci lascia nel vaneggiamento di una cara illusione. (6 luglio; 1993) *Monotona cosa è l'uman genere. Quasi tutti passan la maggior parte dei tempo lavorando per vivere, e quel po' di libertà che gli sopravvanza li opprime talmente che cercano con ogni mezzo di liberarsene. O destino dell'uomo! (17 maggio; 1991, p. 48) *Non trascorre un solo istante che tu non distrugga te e i tuoi cari, non uno in cui tu non sia, non debba essere un distruttore; la più innocente passeggiata costa la vita a mille sfortunati insettucci, un passo demolisce le faticose costruzioni delle formiche e riduce quel piccolo mondo in una tomba scura, senza significato. Ah! non le grandi e singolari catastrofi del mondo, le alluvioni che portan via i vostri villaggi, i terremoti che inghiottono le vostre città, mi commuovono; ciò che mi stringe il cuore è la forza distruttrice riposta nell'essenza stessa della natura; la quale non ha mai creato cosa alcuna che non sia destinata a distruggere il prossimo, a distruggere se stessa. Così avanzo brancolando nell' angoscia, circondato dal cielo, dalla terra e da mille forze creatrici, e vedo solo un Mostro che eternamente ingoia, eternamente rumina. (18 agosto; 1993) *«O persone ragionevoli!», esclamai sorridendo. «Passione! Ebbrezza! Delirio! Voi siete così impassibili, così estranei a tutto questo, voi uomini per bene! Rimproverate il bevitore, condannate l'insensato, passate dinanzi a loro come il sacrificatore e ringraziate Dio, come il fariseo, perché non vi ha fatto simili a loro! Più di una volta io sono stato ebbro, le mie passioni non sono lontane dal delirio, e di queste due cose io non mi pento perché ho imparato a capire che tutti gli uomini straordinari che hanno compiuto qualcosa di grande, qualcosa che prima pareva impossibile, sono stati in ogni tempo ritenuti ebbri o pazzi... Ma anche nella vita d'ogni giorno è intollerabile sentir gridare ogni qualvolta stia per compiersi un'azione libera, nobile e inattesa: "Quest'uomo è ubriaco, è pazzo!". Vergognatevi, uomini sobri! Vergognatevi, uomini saggi!». (12 agosto; 1993) *«O uomini,» esclamai «si discorre d'una cosa e subito sentenziate: "È da pazzi, è da savi, è bene, è male!" Ma cosa significa? Avete prima esplorato i segreti moventi di un'azione? Siete capaci di descrivere esattamente le cause per cui la tal cosa è avvenuta, doveva avvenire? Se foste capaci di farlo, non sareste così sbrigativi nei vostri giudizi.» (12 agosto; 1991, p. 90) *Oh, la lontananza, è come il futuro! Un vasto nebuloso panorama giace davanti alla nostra anima, i nostri sensimenti vi si scorrono sopra come i nostri occhi e noi aneliamo, ah!, di perderci in esso con tutto il nostro essere, di accogliere in noi volluttuosamente un unico, grande, splendido sentimento. -E quando corriamo laggiù e il laggiù è diventato il qui, nulla è cambiato, noi siamo sempre poveri, ugualmente chiusi nel nostro limite, e la nostra anima sospira per il balsamo perduto. (21 giugno; 1993) *Quest'amore e fedeltà e passione non è poetica invenzione. Esiste, la si trova in tutta la sua purezza in quella gente diciamo incolta, rozza. Noi uomini educati... annientati dall'educazione! (4 settembre; 1991, p. 130) *Si dice di una nobile razza di cavalli, che quando si sentono accaldati e affaticati, si aprono istintivamente una [[vena]], per respirare più liberamente. Spesso anch'io vorrei aprirmi una vena che mi desse libertà eterna. (16 marzo; 1993) *Vedi, amico, gli antichi erano così limitati e felici! i loro sensi e la loro poesia così ingenui! Quando Ulisse dice del mare incommensurabile e della terra infinita, dice cosa vera, umana, profonda e misteriosa. Che giova ripetere con gli scolaretti che la terra è rotonda? Poche zolle bastano all'uomo per viverci sopra, meno ancora per dormirci sotto. (9 maggio; 1991, p. 123) *Tu mi domandi com'è la gente di qui? E io ti devo rispondere: come dappertutto! Il genere umano è cosa davvero monotona. La maggior parte degli uomini consuma quasi tutto il suo tempo per vivere, e quel poco che gli resta di libertà, li spaventa tanto, che cercano con ogni mezzo di liberarsene. *Oh, amici miei! Perché il fiume del genio rompe così raramente gli argini, così di rado straripa con alti flutti scuotendo le vostre anime stupefatte? – Cari amici, su entrambe le sponde del fiume abitano i placidi signori le cui casette e i giardini, le aiuole di tulipani e le erbe dell'orto andrebbero distrutte dalla piena delle acque e perciò si danno cura di allontanare l'incombente pericolo con dighe e canali. *È comunque certo che nulla al mondo rende l'uomo tanto necessario quanto l'amore. *«Caro mio, a che serve la precauzione? Il pericolo non è dove te l'aspetti.» *Qualche volta non riesco a capire come un altro possa amarla, come a un altro possa essere lecito amarla, quando io l'amo così esclusivamente, così teneramente, così intensamente, e non conosco, non so, non posseggo altro che lei! *Ci sarebbero meno dolori tra gli uomini se essi non s'industriassero con tanto zelo a rievocare i ricordi del male trascorso invece di sopportare un tollerabile presente. *È una cosa ben monotona il genere umano. I più sgobbano la massima parte del tempo per campare; e quel pochetto di libertà che avanza li tormenta così che si stillano il cervello in cerca di espedienti d'ogni sorta per disfarsene. *Ora niente mi dà tanta noia come quando gli uomini si tormentano fra loro, specie poi quando sono giovani nel fiore della vita, che dovrebbero essere apertissimi a tutte le gioie, e invece si sciupano quei brevi giorni per sciocchezze e poi troppo tardi s'avvedono dell'irreparabile sperpero. *No, il mio cuore non è così corrotto. È debole, assai debole. Ma anche questa è corruzione? *Essa mi è sacra. *Tutto al mondo finisce in nulla, e chi si tormenta per le ricchezze, o per gli onori, o per qualunque altro scopo non è che un pazzo, se lo fa per causa d'altri e senza sua passione o necessità. *Potrei condurre la più bella vita, la vita più beata, se non fossi un pazzo. *Ah, è proprio vero che il nostro cuore è il solo autore della sua felicità. *Quando non abbiamo più noi stessi, tutto ci manca. *La nostra immaginazione spinta dalla sua propria natura a elevarsi, e nutrita di fantasmi poetici, si costruisce una scala di esseri superiori, fra i quali noi occupiamo l'infimo grado; e ogni cosa fuori di noi ci appare più perfetta... E questo in modo assai naturale. *Certe volte non capisco come un altro possa averla cara, mentre io amo lei, unicamente, così dal profondo, così pienamente, e non conosco, e non so, e non ho altro che lei. *Mi basta vedere i suoi occhi neri per sentirmi bene. *Vedi, e quello che mi fa male è che Alberto non è così beato com'egli... sperava... come io... crederei d'essere... se... Non mi piacciono i [[punti di sospensione|puntini sospensivi]], ma qui non mi posso esprimere altrimenti... e mi par chiaro abbastanza. *Ah, questo vuoto! quest'orribile vuoto che sento qui nel petto! *Spesso penso: se tu potessi stringerla una volta, una sola volta al tuo cuore, tutto questo vuoto sarebbe colmato. *Mi strazierei il petto, sbatterei la testa, a pensare che uno può essere così poco per un altro. Ah che l'amore, la gioia, l'ardore, e ogni delizia, s'io non li porto in me, un altro non me li potrà dare, e anche se ho il cuore pieno di beatitudine non potrò far felice un altro che sia freddo e inerte innanzi a me. *Ho tante cose, e il sentimento per lei le assorbe tutte; ho tante cose, e senza lei tutto mi è nulla. *Caro, io sono finito! Essa può fare di me quello che vuole. *{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} Voglio esser sepolto con questi abiti, Carlotta, tu li hai toccati e consacrati: anche di questo ho pregato tuo padre. La mia anima si librerà sulla mia tomba. Non mi si devono frugare le tasche. Il nastro rosa pallido che avevi in petto quando ti vidi per la prima volta fra i tuoi bambini... oh, baciameli tanto, e racconta loro la storia dell'infelice amico. Cari! essi si affollano intorno a me. Ah, come mi legai a te, fin da quel primo istante non potevo più lasciarti! Quel nastro deve essere sepolto con me: tu me lo regalasti il giorno del mio compleanno, e come mi fu caro! Ah non immaginavo dove mi avrebbe condotto la via che seguivo! Sii calma, ti prego, sii calma!<br />Sono cariche. Battono le dodici! Il mio destino si compia! Carlotta, Carlotta, addio! addio! ([http://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/i_dolori_del_giovane_werther/pdf/goethe_i_dolori_del_giovane.pdf LibroLibero], Milano 2008, pp. 170-171) ====Libro primo==== *Una meravigliosa serenità, simile a questo dolce mattino di primavera, mi è scesa nell'anima e io ne godo con tutto il mio cuore. Sono solo e sono lieto di essere vivo in questo luogo creato per anime come la mia. Sono così felice, mio caro, così perduto nel senso di questa serena esistenza che la mia arte ne soffre. Ora non saprei disegnare nemmeno una linea, eppure non sono mai stato un pittore così grande come in questi momenti. Quando la bella valle effonde intorno a me i suoi vapori e il sole alto investe l'impenetrabile tenebra di questo bosco e solo qua e là qualche raggio riesce a penetrare in questo sacrario, e io mi stendo nell'erba alta accanto al torrente e, così vicino alla terra, scopro le piante più diverse e più singolari; quando sento vicino al mio cuore il brulichio del piccolo mondo in mezzo agli steli, le innumerevoli, incomprensibili figure dei bruchi e degli insetti e sento la presenza dell'Onnipotente che ci ha creati secondo la Sua immagine, l'alito del Supremo Amore che ci porta e ci sostiene in un'eterna beatitudine; quando, oh, amico mio!, i miei occhi si smarriscono in questa vertigine e l'universo e il cielo riposano nella mia anima come la figura di una donna amata, io provo allora l'angoscia di un desiderio e penso: oh, se tu potessi esprimere tutto questo, se potessi effondere sulla carta lo spirito di ciò che in te vive con tanta pienezza e con tanto calore, in modo da farne lo specchio della tua anima, come la tua anima è lo specchio del Dio infinito! Amico mio, io mi sento morire e soccombo alla forza e alla magnificenza di queste immagini! (10 maggio; 1998, p. 9) *Ho fatto ogni sorta di conoscenze, ma compagnia non ne ho ancora trovata. Non so che cosa ho di così attraente per gli altri; sono tanti a cui sono simpatico e che si attaccano a me, e poi soffro quando, dopo un breve tratto, le nostre strade si separano. Vuoi sapere come è qui la gente. Ti devo rispondere: come da qualsiasi altra parte; lo spettacolo che offre il genere umano è davvero monotono. La maggior parte consuma quasi tutto il suo tempo per vivere, e quel poco di libertà che ancora le resta, la spaventa tanto che cerca qualunque pretesto pur di liberarsene. Oh, il destino degli uomini! (17 maggio; 1998, p. 15) *Eppure, essere incompresi è il nostro destino. (17 maggio; 1998, p. 15) *Che i bambini non sappiano quello che vogliono, su questo sono perfettamente d'accordo precettori e maestri dottissimi; ma che anche gli adulti brancolino alla cieca su questo pianeta, come i bambini, e come loro non sappiano da dove vengano né dove vadano e infine che neppure loro agiscano per motivi veri e reali, ma si lascino invece guidare solo da zuccherini, dolci e frustate: questo nessuno è disposto a crederlo e a me invece sembra una verità addirittura evidente. (22 maggio; 1998, pp. 19-21) *Sono lieto, sono felice e quindi sono un pessimo cronista. (16 giugno; 1998, p. 35) *Wilhelm, cosa è mai per il nostro cuore il mondo senza l'amore? È come una lanterna magica senza luce! Ma appena tu vi introduci la lampada, le più belle immagini compaiono sulla parete bianca! E anche se non fossero altro che fantasmi evanescenti, ci rendono tuttavia felici quando stiamo lì come tanti ragazzi e andiamo in estasi per queste meravigliose apparizioni. (18 luglio; 1998, p. 81) *Cosa importa, Wilhelm, che siano fantasmi, se ci fanno star bene? (18 luglio; 1998, p. 83) *[…] a questo mondo si combina ben poco con gli aut aut; i sentimenti e i modi di agire hanno tante sfumature così varie e diverse quante ne passano fra un naso aquilino e un naso camuso. (8 agosto; 1998, p. 91) *Il furto è un peccato, questo è vero, ma uno che va a rubare per salvare se stesso ed i suoi da un'imminente morte di fame, merita d'essere punito o compatito? Chi osa scagliare la prima pietra contro il marito che in un momento di giusta ira sacrifica la moglie infedele e il suo indegno seduttore? O contro la fanciulla che in un momento di passione cede al piacere irresistibile dell'amore? Persino le nostre leggi, così pedanti e insensibili, si commuovono e perdonano. (12 agosto; 1998, p. 99) *Poiché solo provando gli stessi sentimenti abbiamo il diritto di parlare di una cosa. (12 agosto; 1998, p. 101) *{{NDR|Ad Albert, in un dialogo riportato}} Amico mio, l'uomo è uomo e quel po' di intelligenza che può avere serve poco o nulla quando la passione infuria e si è oppressi dai limiti della natura umana. (Werther: 12 agosto; 1998, p. 107) *Così ho capito che uno scrittore inevitabilmente danneggia il suo libro con una seconda, diversa stesura della sua storia, anche se questa riuscisse poeticamente migliore. La prima impressione ci trova pronti ad accoglierla e l'uomo è fatto in modo che gli si possono far credere le cose più strane e inverosimili: si imprimono subito tenacemente nella sua memoria e guai a chi cerca di cancellarle e distruggerle! (15 agosto; 1998, p. 109) *Tutto, tutto è popolato di migliaia di figure diverse e intanto gli uomini si chiudono timorosi nella loro casetta, vi fanno il loro nido e nella loro fantasia credono di dominare il mondo infinito! Povero pazzo che stimi tutto così poco, solo perché sei così piccolo. (18 agosto; 1998, p. 111) *Infatti è certo più facile morire che sopportare con fermezza una vita piena di tormenti. ====Libro secondo==== *Non c'è al mondo una gioia più vera e più grande che vedere una nobile anima aprirsi ad un'altra. (26 novembre; 1998, p. 135) *Ma che razza di gente sono mai costoro, che nella vita non si preoccupano d'altro che del cerimoniale, che per anni sognano e calcolano solamente come intrufolarsi a tavola un posto più su! (8 gennaio 1772; 1998, p. 141) *Mi par di stare davanti a una lanterna magica, guardo gli omini e i cavallucci davanti a me, che si fanno in qua e in là, e spesso mi chiedo se non si tratti di un'illusione ottica. Recito insieme con gli altri, o piuttosto sono costretto a recitare come una marionetta, e talvolta afferro la mano di legno di un vicino e provo un brivido di spavento. La sera mi propongo di godermi il levar del sole e non riesco poi a togliermi dal letto; durante il giorno spero che il chiaro di luna mi porterà qualche gioia, e rimango tutto il tempo nella mia stanza. Non saprei dire perché mi alzo, perché vado a dormire.<br />Mi manca il lievito che metteva in moto la mia vita; scomparsa è l'eccitazione che mi teneva sveglio fino a tardi la notte, sparita è quella che la mattina mi destava dal sonno. (20 gennaio; 1998, p. 145) *Creatura fortunata, che puoi attribuire la tua infelicità a un impedimento terreno. Tu non senti! non senti che nel tuo cuore distrutto, nel tuo cervello sconvolto c'è la sventura dalla quale tutti i re della terra non potrebbero salvarti. (30 novembre; 1998, p. 207) *{{NDR|Riferendosi ad Albert, in un pensiero riportato}} Sì, sì, questi sono i rapporti fidati, amichevoli, delicati, questa la simpatia, questa la fedeltà serena e costante! Non sono altro che sazietà e indifferenza! Forse che il più miserabile affare non ha più attrattiva per lui di questa donna cara e preziosa? Forse che sa valutare la sua fortuna? Sa stimarla quanto essa merita? La possiede, va bene, la possiede – lo so, come so anche tante altre cose, credo di essermi abituato a quest'idea, mi farà impazzire, mi farà morire. – E ha resistito alla prova l'amicizia che aveva per me? Non vede già nel mio attaccamento per Lotte una offesa alle sue prerogative, nelle mie attenzioni per lei un muto rimprovero? Lo so benissimo, lo sento, non mi vede volentieri, la mia presenza gli dà fastidio. (Werther: l'editore al lettore; 1998, p. 217) *Tutto quello che gli era successo di sgradevole nella sua vita attiva, lo scandalo all'ambasciata, tutto quello che non gli era riuscito, che lo aveva fatto soffrire, passava e ripassava nella sua mente. Gli sembrava che tutto questo giustificasse la sua inerzia, che fosse tagliato fuori da ogni prospettiva, incapace di compiere uno qualsiasi dei gesti coi quali si risolvono le faccende della vita quotidiana. E così, completamente abbandonato alla sua singolare sensibilità, al suo modo di pensare e alla sua passione senza fine, nell'eterna monotonia di un rapporto così doloroso con quell'amabile e amata creatura, della quale distruggeva la pace, dando l'assalto alle proprie energie e consumandole senza scopo e ragione, si avvicinava sempre più alla sua triste fine. (L'editore al lettore; 1998, p. 225) *{{NDR|In una lettera del 14 dicembre (1772) riportata}} Per me oramai è finita! La mia mente è confusa, già da otto giorni non riesco più a riflettere, ho gli occhi sempre pieni di lacrime, non c'è posto dove stia bene e in ogni posto sto bene. Non desidero nulla, non bramo nulla. Starei meglio se me ne andassi. (Werther: l'editore al lettore; 1998, pp. 229, 231) *{{NDR|In un biglietto riportato}} Alzare il [[sipario]] e scomparire là dietro! Questo è tutto. E perché allora queste paure e queste esitazioni? Forse perché non si sa quello che c'è là dietro? O perché di là non c'è ritorno? O forse perché è proprietà del nostro spirito immaginare caos e tenebre là dove non sappiamo nulla di certo? (Werther: l'editore al lettore; 1998, p. 231) :Sollevare il sipario ed introdurvisi: questo è tutto! Perché indugiare, perché temere? Forse perché ci è ignoto cosa viene al di là di esso? O perché di là si ritorna? Perché la nostra mente è fatta in modo da pensare che vi siano tenebre e caos là dove non sappiamo nulla di certo. (14 dicembre; 1993) *{{NDR|In una lettera per Lotte riportata}} [...] l'uomo è così limitato che non riesce a capire fine e principio della propria esistenza. (Werther: l'editore al lettore; 1998, p. 267) ===Citazioni su ''I dolori del giovane Werther''=== *Quel colpo di pistola ci ha risparmiato, quanto meno, i dolori del vecchio Werther. ([[Gesualdo Bufalino]]) ====[[Roland Barthes]]==== *Alberto, personaggio piatto, morale, conformista, decreta (come chissà quanti prima di lui) che il [[suicidio]] è una viltà. Per Werther, al contrario, il suicidio non è una debolezza, dal momento che esso scaturisce da una tensione: «Mio caro, se un eccesso fisico viene considerato come una forza, perché non lo sarà anche l'eccesso dei sentimenti?» L'amore-passione è dunque una forza («questa violenza, questa passione irriducibile»), è qualcosa che ricorda la vecchia nozione di ἰσχύς (''ischus'': energia, tensione, forza di carattere) e, più vicino a noi, quella di Dispendio. *L'innamorato che non dimentica ''qualche volta'', muore per eccesso, fatica e tensione di memoria (come Werther). *Il dito di Werther sfiora inavvertitamente il dito di Carlotta; i loro piedi, sotto il tavolo, si incontrano.<ref>{{maiuscoletto|[[I dolori del giovane Werther|Werther]]}}: p. 57.</ref> Werther potrebbe astrarsi dal senso di questi episodi casuali; egli potrebbe concentrarsi corporalmente su quelle minuscole zone di contatto e, come un feticista, provare piacere per questo o quel pezzetto di dito o di piede inerte, ''senza preoccuparsi della risposta'' (come Dio - è la sua etimologia -, il Feticcio non risponde). Ma, per l'appunto, Werther non è pervertito, ma innamorato: egli dà un senso, sempre, ovunque, a proposito di niente, ed è proprio il senso che lo fa fremere: egli si trova nel braciere del senso. Per l'innamorato, ogni contatto pone il problema della risposta: egli chiede alla pelle di rispondere. *Il geloso del romanzo non è Werther; è il signor Schmidt, il fidanzato di Federica, l'uomo che è sempre di malumore. La gelosia di Werther nasce dalle immagini (vedere Alberto circondare col braccio la vita di Carlotta), non dal pensiero. Ciò si deve al fatto (ed è questa una delle bellezze del libro) che si tratta di una disposizione tragica, e non psicologica. Werther non odia Alberto; è solo che Alberto occupa un posto che lui desidera: Alberto è un avversario (un concorrente, nel senso proprio del termine), non un nemico: egli non è «odioso». Nelle lettere che scrive a Guglielmo, Werther non si dimostra molto geloso. È solo quando dal tono confidenziale della prima parte si passa al racconto finale che la rivalità fra i due diventa acuta, aspra, come se la gelosia prendesse corpo in seguito al semplice passaggio dall'''io'' al ''lui'' [...]. *Io, come lettore, posso identificarmi con Werther. Storicamente, migliaia di soggetti lo hanno fatto, soffrendo, suicidandosi, vestendosi, profumandosi, scrivendo come tanti Werther (canzoni, lamenti, bomboniere, fibbie, ventagli, acqua di toilette alla Werther). Una lunga catena di equivalenze lega tutti gli innamorati del mondo. *Prima un lord e poi un vescovo inglese, rimproverarono a Goethe l'epidemia di suicidi provocati dal ''Werther''. Goethe rispose in termini propriamente ''economici'': «Il vostro sistema commerciale ha fatto migliaia di vittime; perché non perdonarne qualcuna anche al ''Werther''?». ==''Ifigenia in Tauride''== *''La gaiezza | e l'amore son ala a grandi imprese.'' (atto I, scena II; 1970, p. 176) *''Infruttuosa | vita è morte precoce''. (atto II, scena I; 1970, p. 183) *''La vita insegna | a esser meno severi con noi stessi | e con gli altri'' (atto IV, scena IV; 1970, p. 195) ==''Il divano occidentale-orientale''== ===[[Incipit]]=== MOGANNI NAMEH<br>IL LIBRO DEL CANTORE<br><br>Ho lasciato trascorrere vent'anni<br>ho goduto di quanto mi accadeva:<br>una fila d'anni splendida<br>come l'era dei Barmecidi. ===Citazioni=== *''Chi desidera capire il [[poema]] | deve recarsi nella terra della poesia, | chi desidera capire il [[poeta]] | deve andare nella terra del poeta.'' *''L'Occidente è di Dio! | E l'Oriente è di Dio. | Le regioni di Nord e Mezzogiorno | posano in pace dentro le sue mani.'' *''È duplice, la grazia del respiro: | in sé attirare l'aria, liberarsene. | Prima si è oppressi, poi ci si rinfranca: | mescolanza mirabile, la vita. | Quando ti schiaccia, rendi grazie a Dio, | e rendi grazie a lui, quando ti allevia.'' *''Prima del canto, prima del silenzio | il [[poeta]] deve vivere.'' *''Cercava un posto, la pena d'amore, | davvero desolato e solitario: | vide deserto il mio cuore | e si annidò in quel vuoto.'' *''Cinque cose non generano | altre cinque: da' ascolto a questa massima. | In cuore superbo non germina | amicizia; è scortese | la compagnia volgare; un farabutto | non arriva a grandezza; l'invidioso | non ha pietà del nudo; il mentitore | inutilmente spera confidenza | e fede. Tieni stretto | tutto questo, e non fartelo rubare.'' *''Non sai quanto mi secchi | che si mettono in tanti | a parlare e a far versi. | La poesia, chi la scaccia | dalla terra? | I [[poeta|poeti]].'' *''Non sfuggire questo giorno; | quello che rincorri | non è certo migliore.'' *''L'occasione non fa il ladro, | il grande ladro è lei, | perché ha rubato quel po' d'amore | che ancora in cuore mi restava.'' *''Grande è il piacere dell'esistere, | più grande ancora il piacere nell'esistere.'' *''Amore per amore, ora per ora, | parola per parola, sguardo per sguardo, | bacio per bacio, da fedelissime labbra, | fiato per fiato e gioia per gioia. | Così la sera, così il mattino.'' *''Coppiere, ancora una bottiglia! | per lei alzo il bicchiere! | Se troverà un mucchietto di [[cenere]] | dirà: «Per me si è consumato».'' *''Chi vuol capire la poesia | entri nel suo paese. | Chi vuol capire il poeta | vada nella sua terra''. *''Fa' il bene solamente | per amore del bene | quanto fai non ti resta. | E se pur restasse, | non resterà ai tuoi figli.'' *''Fa' il bene solamente | per amore del bene: | tramandalo al tuo sangue; | se non ne resta ai figli, | sarà per i [[Nipote (di nonno)|nipoti]].'' *''Se Dio fosse un vicino | cattivo come siamo tu e io, | perderemmo la faccia tutti e due: | Lui lascia tutti in pace.'' *''Se l'invidia si fa a brani, | mangi pure la sua fame.'' *''«Perché è così lontana | la verità? Si cela | nei baratri più fondi?»'' *''Non lasciarti sedurre | in nessun caso a discutere. | Cade nella stoltezza, | il saggio che contente con lo stolto.'' *''Dovunque si vuol essere | primi: così va il mondo. | Fa' pure l'arrogante, | ma solo nel tuo campo.'' *''Che accolta eterogenea: | alla mensa di Dio nemici ed amici.'' *''L'argilla calpestata | si allarga, non indura.'' *''«Molti che ti hanno dato | tanto, non li hai neppure ringraziati.» | Non mi ammalo per questo: | vivono nel mio cuore, i loro doni.'' *''La [[prepotenza]], lo vedete bene, | non va bandita dal mondo; | mi piace conversare | con gli abili e i tiranni.'' *''«Dicci come si chiamano, | i tuoi nemici.» Meglio | non identificarli: | ne passo già abbastanza, | per colpa loro, nella mia parrocchia.'' *''Io sono stato un uomo, | e dunque, un combattente.'' (''Lasciapassare'')<ref>Da ''Il divano occidentale-orientale'', a cura di Ludovica Koch, Ida Porena e Filiberto Borio, Rizzoli, Milano, 1990, p. 457. ISBN 88-17-18707-0.</ref> *Ogni cosa a suo tempo! Un proverbio, di cui con l'avanzare degli anni s'impara sempre meglio ad apprezzare l'importanza; secondo il quale c'è un tempo per tacere e un tempo per parlare, e a parlare si risolve questa volta il poeta. Poiché se all'età giovanile convengono azione e attività, all'età più tarda s'addicono la riflessione e la comunicazione. Io ho mandato nel mondo senza prefazione gli scritti dei miei anni giovanili, senza indicare neppur minimamente quale fosse la loro intenzione: questo avveniva nella fiducia che il paese si sarebbe prima o poi giovato di quello che gli era offerto. E così parecchi miei lavori sortirono effetto immediato, altri, meno facili ed efficaci, dovettero attendere parecchi anni per essere apprezzati. Intanto anche questi anni sono trascorsi, e una seconda, una terza generazione mi risarcisce al doppio e al triplo delle scortesie che ebbi a sopportare dai miei contemporanei di una volta.<br>Ora però mi augurerei che nulla potesse impedire una prima buona impressione del presente libretto. Mi decido quindi a chiarire, a spiegare, a fornire indicazioni, nell'esclusiva intenzione di permettere una comprensione immediata ai lettori che hanno poca o nessuna dimestichezza con l'Oriente. *La [[personalità]] è la felicità più alta. ===Citazioni su ''Il divano occidentale-orientale''=== *Qui, nel ''Divano occidentale-orientale'', siamo posti, come non mai, entro la cerchia del vivente. Il giovane brama vivere, il vecchio ricorda di aver vissuto, e a ciascuna di queste età è data una forza ch'è unica. Ma solo l'[[uomo]] è veramente colui che vive. Egli sta veramente al centro del cerchio della vita, e il cerchio magico gli racchiude il mondo. Nulla fugge davanti a lui, come egli non può fuggire davanti a nulla. [...] Così in questo libro ci avviene ciò che fuori di esso ci avviene nel nostro proprio dominio: crediamo di muoverci liberamente nell'infinito, eppure siamo sempre confinati al centro del cerchio della nostra vita, e l'anello dell'orizzonte è più che una semplice illusione ottica. Ma a colui a cui questo avviene, a lui crescono le forze, ed è come se il cerchio lo fortificasse a sua volta. Nel suo cuore si rinnova incessantemente il divino. ([[Hugo von Hofmannsthal]]) ==''Le affinità elettive''== ===[[Incipit]]=== ====Ada Vigliani==== Edoardo – daremo questo nome a un ricco barone nel fiore dell'età virile – aveva trascorso l'ora più bella di un pomeriggio d'aprile nel suo vivaio, per innestare su giovani tronchi delle marze ricevute da poco. Il lavoro era appena terminato. Egli riunì gli attrezzi e li ripose nella custodia. Mentre osservava soddisfatto la propria opera, arrivò il giardiniere, che sorrise compiaciuto per la collaborazione e lo zelo del padrone.<br> "Hai per caso visto mia moglie?" domandò Edoardo mentre s'accingeva ad andarsene.<br> "Laggiù nell'area nuova" rispose il giardiniere. "Finiranno oggi la capanna di muschio che la signora ha fatto costruire a ridosso della parete di roccia, di fronte al castello. È riuscito tutto molto bene e piacerà senz'altro a Sua Grazia. C'è una vista stupenda: sotto il paese, un po' a destra la chiesa – e si riesce quasi a vedere al di là del campanile –, di fronte il castello e i giardini."<br> "È proprio vero" disse Edoardo. "A pochi passi da qui riuscivo a vedere gli uomini al lavoro." ====Henry Furst==== Eduard – così chiameremo un ricco barone, nel fiore dell'età virile – Eduard aveva passato l'ora più bella d'un pomeriggio d'aprile nel suo vivaio d'alberi; per innestare sui giovani fusti le fresche marze. Aveva appena terminato e riponeva gli arnesi nella custodia, compiaciuto del proprio lavoro, quando entrò il giardiniere che si rallegrò nel vedere il padrone prendere parte alle sue fatiche.<br>«Hai veduto mia moglie?», domandò Eduard preparandosi ad andare via.<br>«È lassù nel terreno nuovo», rispose il giardiniere. «La capanna di musco che ha fatto costruire sotto la parete di roccia, di fronte alla villa, sarà terminata oggi. Tutto è riuscito molto bene, e piacerà a Vostra Signoria. Di lì si gode una bellissima vista: sotto, il paese, un poco a destra, la chiesa, dal campanile lo sguardo liberamente spazia; di fronte, la villa e i giardini».<br>«Infatti», rispose Eduard; «a pochi passi da qui potevo vedere gli uomini al lavoro». ===Citazioni=== *Bisogna vedere in azione davanti ai propri occhi queste sostanze all'apparenza inerti, e tuttavia intimamente sempre disposte, ed osservare con partecipazione il loro cercarsi, attirarsi, assorbirsi, distruggersi, divorarsi, consumarsi, e poi il loro riemergere dalla più intima congiunzione in forma mutata, nuova, inattesa: allora si che si deve attribuire loro un vivere eterno, anzi, addirittura intelletto e ragione, dal momento che i nostri sensi appaiono appena sufficienti ad osservarli e la nostra ragione a stento capace di interpretarli. (1967) *È così gradevole occuparsi di qualcosa che si sa fare a metà, che nessuno dovrebbe biasimare il [[dilettante]] ostinato a esercitare un'arte che non imparerà mai, né l'artista se, voglioso di vagare in un campo vicino al suo, varca i limiti della propria arte. (1967) *È impazienza quella che ci coglie di tanto in tanto e allora ci compiaciamo di sentirci infelici. (1967) *Fra tutte le piacevoli pitture che la fantasia ci offre, forse nulla è più attraente della speranza che amanti o giovani sposi hanno di godere i loro nuovi rapporti in un mondo nuovo e fresco, e di mettere alla prova e confermare un vincolo duraturo fra tante circostanze mutevoli. (1967) *Il destino dell'[[Architettura|architetto]] è il più strano di tutti. Molto spesso mette tutta la sua anima, tutto il suo cuore e passione nel creare edifici nei quali non entra mai di persona. (1967) *''In qualsiasi modo si immagina noi stessi sempre ci immaginiamo veggenti. Credo che l'uomo sogni unicamente per non cessare di vedere. Verrà forse un tempo in cui la luce interiore uscirà da noi, in modo che non avremo più bisogno dell'altra''. (1967) *[...] la [[donna]] divenne per gli uomini, fin dalle origini, e poi sempre più, quello che noi non possiamo chiamare che col suo vero nome, una consolazione per gli occhi. Giacché, se lo smeraldo, per il suo stupendo colore, fa bene alla vista ed anzi esercita un potere curativo su questo nobile senso, la bellezza umana agisce con potenza anche di gran lunga maggiore sui sensi e su l'intero sentimento. Chi la contempla, nulla di male può circuirlo: egli si sente in armonia con se stesso e con l'universo. (I, I)<ref>Johann Wolfgang Goethe, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/le_affinita_elettive/pdf/goethe_le_affinita_elettive.pdf Le affinità elettive]'', a cura di Silvio Benco, Club degli editori, Milano, 1960.</ref> *La [[mediocrità]] non ha consolazione più grande del pensiero che il genio non è immortale. (1967) *La sorte appaga i nostri desideri, ma a modo suo, per poterci dare qualcosa al di là dei desideri stessi. (1967) *Le donne giovani forse volgono modestamente gli occhi su questo o quel giovane, riflettendo in segreto se lo vorrebbero per marito, ma chi deve pensare a una figlia o a una pupilla volge gli occhi in una cerchia più vasta. (1967) *Ma chi è talmente perfetto da non far valere i propri vantaggi sugli altri, a volte in modo crudele? Chi è in posizione talmente elevata da non avere qualche volta dovuto patire tale oppressione? (2006) *Ma nella vita è diverso: dietro il [[sipario]] si prosegue a recitare, e quando s'alza un'altra volta, si vorrebbe non vedere e non sentire più nulla. (1967) *Nel vedere le molte lapidi sepolcrali, logorate dai piedi di chi va in chiesa, le stesse chiese crollate sopra le tombe, la vita dopo la morte può per sempre apparirci come una seconda vita, nella quale si entra soltanto in effigie, nell'epigrafe, in cui si sosta più a lungo che nella vera vita vissuta. Ma anche questa immagine, questa seconda esistenza, si spegne prima o dopo. Il tempo non si lascia privare del suo diritto né sugli uomini, né sui monumenti. (1967) *Nella sua vita infatti aveva imparato abbastanza quanto vada apprezzato ogni autentico sentimento affettuoso in un mondo in cui di fatto sono di casa indifferenza e avversione. (2006) *Nessuno passeggia impunemente sotto i palmizi. (1967) *Noi guardiamo così volentieri verso il futuro perché coi nostri taciti desideri vorremmo tanto volgere a nostro favore ciò che in esso c'è di vago e si muove di qua e di là. (1967) *Non possiamo imparare a conoscere le persone quando vengono da noi; dobbiamo noi andare da loro per vedere quello che sono. (2, V; 1967) :''Wir lernen die Menschen nicht kennen, wenn sie zu uns kommen; wir müssen zu ihnen gehen, um zu erfahren, wie es mit ihnen steht''. *Non si è mai appagati dal [[ritratto]] di persone che conosciamo. Per questo ho sempre compianto i ritrattisti. (1967) *Ogni attrazione è reciproca. (2, VII)<ref name=sordi>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> :''Jede Anziehung ist wechselseitig''. *Se le persone comuni che si eccitano e appassionatamente si angustiano per le volgari difficoltà della giornata ci strappano un sorriso di compassione, un'anima nella quale fu gettato il [[seme]] d'un grande destino e che deve attendere lo sviluppo di questa concezione, senza potere o dovere affrettare la felicità o la infelicità che ne scaturirà, ci ispira venerazione. (1967) *Si dà atto a tali esseri di una sorta di volontà e capacità di scelta, e si trova del tutto legittimo un termine tecnico come "''Affinità elettive''. (1967) *Un uomo che si vanta di non [[cambio di opinione|cambiare mai opinione]] è uno che si impegna a camminare sempre in linea retta, un cretino che crede all'infallibilità. In realtà, non esistono principi, ci sono soltanto avvenimenti; non esistono leggi, ci sono soltanto circostanze: l'uomo superiore sposa gli avvenimenti e le circostanze per guidarli. (1967) *Una parola schietta è terribile, quando d'improvviso rivela ciò che il cuore da tanto si permette. (1967) ==''Massime e riflessioni''== *Nessuno parlerebbe molto in società se sapesse quante volte fraintende gli altri. (6) *Ogni [[parola]] che si pronuncia suscita l'idea del [[contrario]]. (9) *Niente rivela il [[carattere]] degli uomini più di ciò che essi trovano [[ridicolo]]. (12) *L'uomo dell'intelletto trova quasi tutto ridicolo, l'uomo della ragione quasi niente. (15) *Le passioni sono difetti o virtù, ma potenziati. (21) *Il contegno è uno specchio in cui ognuno mostra la propria immagine. (39) *Nessuno è più [[Libertà e schiavitù|schiavo]] di chi si ritiene [[Libertà e schiavitù|libero]] senza esserlo. (43) *Non si sfugge al mondo in modo più sicuro che con l'arte, e non ci si unisce ad esso in modo più sicuro che con l'arte. (52) *Le difficoltà si fanno tanto più grandi quanto più ci si avvicina alla meta. (56) *Certi libri sembrano scritti non perché da essi si impari qualcosa, ma perché si sappia che l'autore sapeva qualcosa. (72) *Non dovunque c'è acqua ci sono [[Rana|rane]]; ma dove si sentono gracidar le rane, lì c'è acqua. (90) *Chi non conosce le [[Lingua (idioma)|lingue straniere]] non sa niente della propria. (91) *Scrivere storia è un modo di togliersi di dosso il passato. (105) *Ciò che non si [[comprensione|capisce]] non si [[possesso|possiede]]. (106) *Non c'è niente di volgare che, espresso in linguaggio buffonesco, non diventi umoristico. (109) *Ci sono nature problematiche che non sono mai all'altezza della situazione in cui si trovano e che nessuna situazione soddisfa. Ne nasce un immenso conflitto, che consuma senza gioia la loro vita. (134) :Vi sono delle nature problematiche che non sono mai all'altezza delle situazioni in cui si trovano e che nessuna situazione soddisfa. Di qui nasce l'immane conflitto che ne consuma la vita senza gioia.<ref name=sordi/> *Gli Indù del deserto fanno voto di non mangiar pesce. (145) *Un [[arcobaleno]] che dura un quarto d'ora, non lo si guarda più. (161) *La [[superstizione]] è la poesia della vita. (171) *Chi non prova amore, deve imparare a lusingare, altrimenti non ne verrà fuori. (175) :Chi non sente amore, deve imparare ad adulare, altrimenti non può cavarsela nel mondo. (X, 20)<ref name=sordi/> *Quando dalla gente si pretendono doveri e non le si vogliono riconoscere diritti, bisogna pagarla bene. (180) *Il [[bellezza|bello]] è una manifestazione di leggi segrete della natura che, senza una tale apparizione, ci sarebbero rimaste per sempre nascoste. (183) *Posso promettere di essere sincero, non di essere [[imparzialità|imparziale]]. (184) *Dove si perde l'interesse si perde anche la memoria. (192) *Non si può vivere per tutti, in particolare per coloro coi quali non si vorrebbe vivere. (208) *Non scriveremo altro; con questo criterio si giudichi ciò che si sente dire ogni giorno. (219) *Quando un saggio fa una follia, non la fa piccola. (223) *Il ritmo ha qualcosa di magico, anzi esso ci fa credere che il sublime ci appartenga. (248) :Il ritmo ha qualcosa di magico; ci fa perfino credere che il sublime ci appartenga. (XIII, 6)<ref name=sordi/> *Chi vive molto con i bambini troverà che nessun influsso esterno rimane in loro senza una reazione. (274) *Propriamente si sa solo quando si sa poco; col sapere cresce anche il dubbio. (281) *Gli [[errore|errori]] dell'uomo sono in realtà ciò che lo rende amabile. (282) *«Tra tutti i popoli, i Greci sono quello che ha sognato nel modo più bello il [[sogno]] della vita.» (298) *È già come se si sapesse far da sé, quando si ricorre a un buon [[consiglio]]. (318) *Qual è il miglior [[governo]]? Quello che ci insegna a governarci da soli. (353) *Della migliore compagnia è stato detto: la sua conversazione istruisce, il suo silenzio forma. (365) :Della migliore compagnia si è detto: la sua conversazione è istruttiva, il suo silenzio formativo.<ref name=sordi/> *Non c'è niente di più terribile di un'[[ignoranza]] attiva. (367) *La prima e l'ultima cosa che si richiede dal genio è l'amore della verità. (382) *Ogni saggezza è già stata pensata. Bisogna solo cercare di pensarla ancora una volta. (441) *Come si può conoscere se stessi? Con la contemplazione mai, sì però con l'agire. Cerca di fare il tuo dovere e saprai subito che cosa ci hai dentro. (442) :Come si può conoscere se stessi? Non mai attraverso la contemplazione, bensì attraverso l'agire. (VII, 1)<ref name=sordi/> *Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Se so di che ti occupi, so anche che cosa puoi diventare. (459) *Idee generali e grande [[presunzione]] sono sempre in procinto di provocare terribili disastri. (471) *Un grande errore: credersi più di quel che si è e stimarsi da meno di quel che si vale. (476) *Il paragonare dei non-conoscitori è in realtà soltanto una comodità che vorrebbe dispensarsi dal giudizio. (492) :Confrontare è per l'ignorante un comodo sistema per dispensarsi dal giudicare.<ref name=e /> *Tante cose le conosceremmo meglio, se non volessimo conoscerle troppo esattamente. (501) :Conosceremmo molto meglio moltissime cose, se non volessimo esaminarle troppo da vicino.<ref name=sordi/> *Per capire che il cielo è azzurro dappertutto non c'è bisogno di fare il giro del mondo. (568) *Se uno loda un altro, si mette alla pari con lui. (688) *Non basta sapere, bisogna anche applicare. Non basta volere, bisogna anche fare. (689) *Niente nuoce a una nuova [[verità]] più di un vecchio [[errore]]. (715) *L'individualità dell'espressione è principio e fine di ogni [[arte]]. (739) *Le maggiori difficoltà sono là dove noi non le cerchiamo. (772) *Dio, quando stiamo in alto, è tutto; ma se stiamo in basso, è un supplemento della nostra meschinità. (813) *La [[religione]] cristiana era nelle intenzioni una rivoluzione politica che, fallita, divenne poi morale. (819) *È meglio che si facciano delle ingiustizie che non che esse siano tolte in modo ingiusto. (833) *Non ama chi non vede i difetti della persona amata come virtù. (843) *Solo per quegli uomini che non sanno produrre niente essi stessi non esiste niente. (865) *Una [[verità]] ripetuta perde la sua grazia, ma un errore ripetuto è nauseabondo. (880) *Chi sbaglia la prima asola non si corregge abbottonandosi. (900) *Non si arriva mai tanto lontano come quando non si sa più dove si va. (901) *Un [[cammello]] spelacchiato porta pur sempre il carico di molti [[asino|asini]]. (904) *Se le [[Scimmia|scimmie]] potessero arrivare a provare la [[noia]], potrebbero diventare uomini. (918) *I legislatori o rivoluzionari che promettono insieme uguaglianza e libertà sono o esaltati o ciarlatani. (953) *Prima della [[rivoluzione]] tutto era aspirazione; dopo, tutto si è trasformato in pretesa. (959) *A regnare si impara facilmente, a governare difficilmente. (967) *Nei giornali tutto ciò che è ufficiale è affettato, il resto piatto. (971) *Nessuno invoca la [[libertà di stampa]] se non chi vuole abusarne. (972) *È degli anni come dei libri sibillini: quanti più se ne bruciano tanto più diventano preziosi. (990) *Se la gioventù è un difetto, è un difetto che si abbandona prestissimo. (991) *L'acutezza non abbandona gli uomini di spirito soprattutto quando hanno torto. (1011) *La [[perfezione]] può sussistere con la sproporzione, la bellezza solo con la proporzione. (1110) *Il [[pubblico]] vuol essere trattato come le donne, a cui non si deve dire nient'altro se non quello che vogliono sentire. (1019) *La tecnica alleata alla mancanza di gusto è la più terribile nemica dell'arte. (1129) *È solo per inconsapevole presunzione che non ci si vuole riconoscere onestamente come [[plagio|plagiari]]. (1146) *La più bella [[felicità]] dell'uomo pensante è di aver esplorato l'esplorabile e di venerare tranquillamente l'inesplorabile. (1207) *I [[matematici]] sono una specie di Francesi: se si parla loro, traducono tutto nella loro lingua, e allora tutto diventa subito qualcosa di completamente diverso. (1279) *L'uomo può vivere solo coi suoi simili e anche con loro no; giacché alla lunga non può soffrire che qualcuno sia uguale a lui. (1405) ==''Poesia e verità''== ===[[Incipit]]=== Premetterò al presente lavoro che forse più di ogni altro avrà bisogno di prefazione, la lettera di un amico che mi spinse ad intraprenderlo malgrado le difficoltà più o meno grandi che vi potessi incontrare. ===Citazioni=== *Nei primi tempi della vita vogliamo percorrere da soli ed indipendenti la strada sulla quale le nostre passioni ci spingono, e per non ismarrire la meta vagheggiata, respingiamo con impazienza l'ingerenza di altri; ma passati i bollori degli anni giovanili, accogliamo volentieri ogni cenno di simpatia, che ci suggerisca il pensiero di un'opera nuova. *Cercando di render completa (la mia biografia) colla narrazione dei miei sentimenti intimi, delle influenze estranee da me subite, di tutti i gradi del mio sviluppo, fui costretto a lasciare il cerchio della mia vita intima e privata; mi vidi ad un tratto nel mondo in mezzo a centinaia di uomini importanti, che direttamente od indirettamente avevano contribuito alla formazione della mia mente; mi trovai nelle fluttuazioni immense della politica, che aveva esercitato essa pure sopra di me quell'influenza che ha fatto subire a tutti gli uomini del nostro tempo. Non dovevo trascurare nessuno di tutti quei particolari, essendo lo scopo di ogni biografia di rappresentare l'uomo quale prodotto del suo tempo, e di mostrare come il complesso del mondo contemporaneo abbia troncato o promosso il di lui sviluppo individuale, come egli sia pervenuto a farsi un concetto degli uomini e di ogni cosa esistente, e come – se fu artista, poeta, scrittore – abbia saputo esternare questo concetto. Ma tale compito, per essere eseguito bene, richiede quasi l'impossibile, richiede che l'individuo, desideroso di ritrarre fedelmente la propria vita, conosca sé ed il suo tempo, che sappia distinguere le basi fondamentali ed immutabili del proprio carattere e l'influenza irresistibile dell'ambiente contemporaneo, il quale piega e modifica gli individui sì che ognuno degli uomini ora viventi, in quanto alla coltura ed al suo modo di agire, sarebbe diverso da quello che è, se fosse nato dieci anni prima o dopo il momento nel quale attualmente vide per la prima volta la luce del mondo. *Nacqui a Francoforte sul Meno il 28 agosto 1749 a mezzogiorno preciso. La congiunzione delle stelle era favorevole: il sole si trovava in Vergine; Giove e Venere si guardavano amichevolmente, senza che Mercurio si fosse frapposto; Saturno e Marte si tenevano a rispettosa distanza; la luna crescente esercitava la forza del suo riflesso, opponendosi alla mia nascita, finché non fosse trascorsa la sua ora planetaria. Forse questa costellazione favorevole, di cui in seguito gli astrologhi fecero gran caso, mi salvò da morte prematura, giacché, per colpa della levatrice poco abile, venni al mondo in istato assai grave; tutti mi credevano morto, e ci volle del bello e del buono perché finalmente vedessi la luce. *Nell'interiore della casa mi sentivo attirato particolarmente da una serie di vedute romane, con cui mio padre aveva ornate le pareti di un'anticamera. Erano incisioni pregevoli fatte da alcuni predecessori del Piranesi, conoscitori profondi dell'architettura e della prospettiva. Qui avevo quotidianamente dinanzi agli occhi la Piazza del Popolo, il Colosseo, la Piazza di San Pietro, l'interiore e l'esteriore del celebre Duomo, e tante altre cose. Le forme di questi edifizi si fissarono nella mia memoria, ed il genitore, al solito tanto scarso di parole, qui si lasciava andare a qualche spiegazione. Aveva un amore pronunciatissimo per la lingua italiana e per tutto quanto riguardava questo paese. Ci mostrava talvolta una piccola collezione di marmi e di altri oggetti da lui raccolti in Italia. Spendeva una gran parte del suo tempo a stendere, in lingua italiana, la descrizione del viaggio da lui fatto nella patria di [[Dante Alighieri|Dante]], valendosi in ciò dell'ajuto di un professore d'italiano, vecchio e gioviale, di nome Giovinazzi, il quale pure cantava discretamente bene, ed obbligava mia madre ogni giorno ad accompagnarlo sul clavicembalo. Imparai cosi a memoria le parole del ''Solitario bosco ombroso'' prima di capirne il senso. *Se i bambini crescessero così come sembrano da piccoli, avremmo una schiera di geni. (I, II; 2020, p. 145) ==''Torquato Tasso''== ===[[Incipit]]=== PERSONAGGI<br>ALFONSO II, ''duca di Ferrara''<br>LEONORA PRINCIPESSA D'ESTE, ''sua sorella''<br>LEONORA SANVITALE, ''contessa di Scandino''<br>TORQUATO TASSO<br>ANTONIO MONTECATINO, ''segretario di Stato''<br>''La scena è nella villa di Belriguardo''<br>ATTO PRIMO<br>SCENA I<br>''Giardino adorno coi busti dei poeti; sul proscenio, a destra Virgilio, a sinistra l'Ariosto''.<br>PRINCIPESSA ''e'' LEONORA.<br>PRINC: Me riguardi e sorridi, e te medesma<br> pur guardi e arridi. Or che hai tu? lo svela <br>ad un'amica! Pensierosa sembri,<br>ma pur gioconda.<br>LEON. Meco stesa io godo<br>ambo vederne in villereccio ammanto.<br>Noi sembriamo due felici pastorelle:<br> né diversa alla loro è l'opra nostra;<br>noi trecciamo corone. A me tra mano<br>questa a fiori diversi ognor più cresce;<br>con più nobile core e più sublime<br>intelligenza tu lo snello hai scelto<br>allôr gentile. ===Citazioni=== *''Un magnanimo attira | magnanimi e li sa poi ritenere.'' (atto I, scena I)<ref>Da ''Tasso'', in ''Opere'', p. 209.</ref> *''Solo minaccia il vile ov'è sicuro.'' (atto II, scena II)<ref>Da ''Tasso'', in ''Opere'', p. 221.</ref> *''Degno mortal! Tu immoto resti e muto! | Un'onda io sembro alla balìa del turbo! | Nondimen poni mente e di tua forza | non andarne superbo. Essa natura | che base diede a queste rupi immota, | pur dié perenni i mutamenti all'onda. | I venti invia quella possente, e l'onda, | tremola tosto, increspasi, si gonfia | e spumando sormonta. In questi flutti | sì bellamente si specchiava il sole, | piover gli astri parean su questo petto, | dolcemente commosso, i miti rai. | Or la luce svanì, fuggì la calma!... | La [[Conoscere se stessi|conoscenza di me stesso]] io perdo | nel fervor del periglio e a confessarlo | non mi vien vergogna. Infranto è il temo, | scroscia il navil da tutte parti. Innanzi | mi s'apre il mare ad ingoiarmi! Ad ambe | braccia io m'apprendo intorno a te! Cotale | a quello scoglio ove rompa suo schifo | aggrappasi dasezzo il navigante.'' (atto V, scena V) ==''Urfaust''== ===[[Incipit]]=== NOTTE<br>''Una stanza gotica a vôlta, alta ed angusta''.<br><br>FAUST, ''inquieto, seduto allo scrittoio''.<br>FAUST. Filosofia, giurisprudenza, medicina e purtroppo anche teologia ho ormai studiato a fondo, ahimè! con faticoso ardore; ed ora eccomi qui, povero stolto, che ne so quanto prima. Mi chiamano dottore, anzi professore, e sono già quasi dieci anni che di su, di giù, per diritto e per traverso io meno i miei scolari per il naso; e vedo che proprio nulla ci è dato disapere! Per poco non ne avrò consunto il cuore! È vero che ho più senno di tutti gli scipìti dottori, profesori, scrivani e preti: io non son tormentato da scrupoli e da dubbi, non ho paura del diavolo e dell'inferno. Ma in cambio mi è tolta anche ogni gioia; io non m'illudo di sapere qualcosa di vero, io non m'illudo di poter insegnare qualcosa, per migliorare e convertire gli uomini; io non ho poi né beni, né denaro, né onori, né pompa mondana. Nemmeno un cane potrebbe vivere più a lungo così! Perciò mi son dato alla magìa: chissà che per forza e per bocca di uno spirito qualche segreto non mi possa essere svelato, e ch'io non debba più parlare con sudata fatica di quello che non so, e conosca alfine ciò che nell'intimo tiene insieme il mondo, e veda ogni forza creatrice ed ogni seme, e non cavilli più sulle parole. ===Citazioni=== *Chi vuol conoscere e descrivere qualcosa di vivo, deve innanzi tutto farne uscire lo spirito: allora ha in mano sua le parti: non gli manca, ahimè, che il nesso vitale. Quest'è ciò che la chimica chiama ''Encheiresis naturae''! Fa' le corna a se stessa e non sa come! (p. 149) *Grigia è ogni teoria [...] e verde l'albero della vita. (p. 151) *MEFISTOFELE. Segui pure il detto antico di mio zio serpente; verrà certo un giorno, in cui la tua somiglianza con Dio ti farà paura. (p. 151) *MARGHERITA. Dunque tu non credi?<br>FAUST. Non mi fraintendere, dolce creatura! Chi può dare a Dio un nome e proclamare: Io credo in lui? Colui che tutto comprende, che tutto regge, non comprende e regge me, te, se stesso? Non s'incurva lassù la vôlta del cielo? Non si stende quaggiù ferma la terra? E non salgono in alto, di qua e di là, eterne stelle? Non si specchia il mio occhio nel tuo? E l'universo tutto non s'impone alla tua mente e al tuo cuore, agitandosi in eterno mistero, visibile, invisibile, a te d'intorno? Riempiene il tuo cuore quant'è grande e se questo sentimento ti rende interamente beata, chiamalo come vuoi, chiamalo felicità! cuore! amore! Dio! Io non ho un nome per esso! Sentire è tutto, il nome è un suono e un fumo, che annebbia lo splendore celeste! (p. 190) ==''Viaggio in Italia''== {{Vedi anche|Viaggio in Italia (saggio)}} ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Elegie romane''=== <poem> <small>{{destra|Come fummo felici una volta! Lo apprenderemo adesso attraverso di voi.}}</small> Ditemi, o pietre! parlatemi, eccelsi palagi! Date una voce, o vie! Né tu ti scuoti, o genio? Sì, qui un'anima ha tutto, fra queste divine tue mura, eterna [[Roma]]! tace sol per me tutto ancora. Oh, chi sa bisbigliarmi a quale finestra la Bella, che l'ardor mio ristori, scorger io debba un giorno? </poem> ===''La fidanzata di Corinto''=== Nell'ora mestissima in cui il pianeta della luce abbandona la terra, un giovane Greco partito da Atene si approssimava a Corinto, fidente di abbracciare un cittadino a lui affezionato, e per antica amicizia diletto al suo genitore. — I capi di queste due famiglie avevano un giorno solennemente sacramentato di formare dei crescenti loro figli uno sposo e una sposa. ===''La missione teatrale di Wilhelm Meister''=== Mancavano alcuni giorni alla vigilia di Natale del 174... quando Benedetto Meister, cittadino e commerciante in M., città in Germania, né troppo piccola né troppo grande, lasciò il suo circoletto abituale, verso le otto di sera, per tornarsene a casa.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ===''Principii di filosofia zoologica e anatomia comparata''=== La seduta dell'Istituto di Francia, del 22 febbraio 1830, è stata il teatro di un avvenimento significante, del quale devono essere necessariamente importanti le conseguenze. In quel santuario delle scienze, dove tutto segue in presenza di un pubblico numeroso, e con perfetta convenienza di modi, dove le parole hanno l'impronta di un carattere di moderazione che suppone un poco di quella dissimulazione che si trova nelle persone educate, dove i punti di litigio sono piuttosto lasciati in disparte che non discussi; in quel santuario appunto è sorta una discussione, che potrebbe veramente diventare una contestazione personale, ma che, veduta da vicino, ha una importanza ben maggiore. ===''Prometeo''=== Addensa pure, o Giove, nei tuoi cieli le nuvole tenebrose, e come il fanciullo che tronca stizzoso le cime de' cardi, percuoti superbo col tuo fulmine le quercie e i lauri de' monti. ==Citazioni su Johann Wolfgang von Goethe== [[File:Johann Heinrich Wilhelm Tischbein - Goethe in der roemischen Campagna.jpg|thumb|''Goethe nella campagna romana'' (Wilhelm Tischbein, 1787)]] *All'assioma di [[Pitagora]] «i numeri governano il mondo» Goethe ha aggiunto : «è almeno certo che le cifre insegnano come il mondo è governato.» ([[Edmond Potonié]]) *Egli si gitta per entro la storia, né la studia con longanimità, quasi temendo di perdere ispirazione o di trovare gli uomini diversi da quelli che bisognano al suo pensiero; la suggella della sua immaginazione, anzi che riceverne ei stesso l'impronta: né s'arretra pure dinanzi alle volgarità della vita, poiché naturalmente nella sua anima si colorano pur quelle di un lume di bello e di vero in tutto ideale. Le più schiette immagini, i più semplici affetti, sono da lui quasi sempre tessuti sopra un fondo di cose alte e straordinarie: ne appaiono fiori, per la bellezza e la fragranza simili a quelli de' nostri prati, ma spuntati fra le rocce ed i precipizi di un mondo diverso dal nostro. ([[Giovita Scalvini]]) *Giunse a concezioni fondamentali per la scienza dell'organico che hanno la stessa importanza delle leggi fondamentali di [[Galileo]] per quella dell'inorganico. ([[Rudolf Steiner]]) *Goethe, accusato spesso di ateismo dal volgo dei credenti del suo tempo, è uno spirito intimamente religioso. La divinità egli la sente aleggiare intorno a sé nell'aria fresca dei campi liberi e fecondi, la scorge nell'inesauribile energia vivificante sparsa in tutto l'universo, la coglie persino nei fenomeni più umili, negli istinti degli animali, nel germogliare dei semi, nello schiudersi dei fiori. Religione e scienza si fondono nel suo spirito in una unità superiore, che è intuizione filosofica, visione artistica, poesia. ([[Cesare Ranzoli]]) *Goethe era un rispettabile cittadino, un pedante, un noioso, uno spirito universale, ma segnato col marchio di fabbrica tedesco, l'aquila bicipite. La serenità di Goethe, la sua tranquilla, olimpica disposizione, non è altro che il sonnolento stupore di una divinità borghese tedesca. ([[Henry Miller]]) *Göthe fu l'ultimo eco di una letteratura che ricadeva in silenzio: [[Jean Paul|Richter]] il primo di una che cominciava a parlare. ([[Carlo Dossi]]) *''Goethe''. – Non un avvenimento tedesco ma europeo: un grandioso tentativo di superere il XVIII secolo con un ritorno alla natura, con un ''elevarsi'' alla naturalità del Rinascimento, una sorta di autosuperamento da parte di questo secolo. Egli ne portava dentro i più forti istinti. ([[Friedrich Nietzsche]]) *Ho comunque già rilevato altrove che se un uomo ha ricevuto tutto l'affetto della madre, conserva per tutta la vita una sensazione di trionfo, una fiducia nel successo che non di rado gli procura effettivamente successo. Ed è possibile che Goethe abbia dato questo titolo alla sua autobiografia: «La mia forza ha le sue radici nel mio rapporto con mia madre». ([[Sigmund Freud]]) *In [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] come in Goethe è l'amore il mistero che sta alla base dell'universalità. ([[Hermann Hesse]]) *La musica di [[Felix Mendelssohn|Mendelssohn]] appare a Goethe come un corrispettivo della propria poesia. E invero, se Mendelssohn non ha mai detto parole inaspettate come le ha dette Goethe, se non ha mai conosciuto il prodigioso modo goethiano di accordare la vertigine sulla cadenza del concetto logico, egli ha saputo tuttavia accordare il fondo romantico, l'aspirazione romantica dell'animo con la struttura classica della mente. ([[Giulio Confalonieri]]) *Ora, noi crediamo che il classicismo goethiano possa essere concretamente interpretato nei suoi esiti estetici e culturali solo se viene riportato alla considerazione del fenomeno della [[Rivoluzione francese]]. ([[Giuliano Baioni]]) *Parlando delle leggende eroiche della tradizione romana, Goethe ha detto: se i [[Roma|Romani]] sono stati così grandi da inventare simili cose, noi dovremmo essere «almeno grandi abbastanza per crederci»: parole di acuto biasimo per quella critica pedantesca la quale «per una verità miserabile ci priva di qualche cosa di grande, che per noi varrebbe di più.» ([[René Fülöp-Miller]]) *«Può essermi assai gradito avere delle idee senza saperlo e vederle addirittura con gli occhi».<br />Se Goethe sostiene di non aver colto la pianta originaria solo con il pensiero, ma anche con la «visione», ciò può significare soltanto con l'intuizione o con la «rivelazione» come aveva detto Hamann. Goethe vede la potenza di configurare nell'indistinto e nella sua pienezza o, come dice egli stesso, nella «natura». [[Friedrich Schiller|Schiller]], al contrario, la vede nello spirito. Costui è dunque l'interlocutore più libero, Goethe il più potente, perché è della libera volontà e dei suoi limiti che si tratta in questo confronto, certo, il più significativo che si sia affrontato dai tempi di quello tra [[Lutero]] ed [[Erasmo da Rotterdam|Erasmo]] sullo stesso tema. ([[Ernst Jünger]]) *Quanta differenza tra la religiosità di Goethe e quella di un altro scienziato filosofo, [[Blaise Pascal|Biagio Pascal]]! Entrambe sono profondamente agnostiche, come ogni vera ed alta forma di religiosità; anche per Pascal Dio non può essere oggetto di dimostrazione, non può essere abbracciato nella sua natura infinita dal nostro sguardo: ''Vere tu es Deus absconditus'', egli esclama con Isaia. Ma, mentre la religione del poeta tedesco gravita verso l'esterno, quella del matematico francese è tutta interna; questa è la religione del cuore, quella la religione del cervello. Goethe vede Dio con gli occhi dell'intelletto e della fantasia; Pascal sente Dio nello spirito come misericordia e come consolazione. ([[Cesare Ranzoli]]) *Se si dovesse scegliere un unico individuo come esemplare incarnazione della visione del mondo cosmopolita e della sensibilità empatica universale, Goethe sarebbe una scelta quasi obbligata. [...] Goethe guardava al mondo, alla natura e alla traiettoria della coscienza umana in maniera molto simile all'attuale generazione del nuovo millennio, che vive nel mondo cosmopolita del ventunesimo secolo. A lui si potrebbe attribuire l'appellativo di «uomo di tutte le epoche». ([[Jeremy Rifkin]]) *Sento in lui un certo atteggiamento di condiscendenza nei confronti del lettore, una certa mancanza di quell'umile dedizione che, soprattutto, nei grandi uomini, ci è di tanto conforto. ([[Albert Einstein]]) *Volgarità è, essenzialmente, dare del tu a [[Platone]] o a Goethe. ([[Nicolás Gómez Dávila]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *AA.VV., ''[https://archive.org/details/lirici-tedeschi-zardo/ Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX]'', traduzione di Antonio Zardo, Sansoni, Firenze, 1931. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Autobiografia (poesia e verità)'', traduzione di Adolfo Courtheoux, Sonzogno, 1886. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Dalla mia vita. Poesia e verità'', traduzione di Laura Balbiani, Milano-Firenze, 2020. ISBN 9788858788714 *Johann Wolfgang von Goethe, ''Elegie romane'', traduzione di [[Luigi Pirandello]], ''Epigrammi veneziani'', traduzione di Andrea Landolfi, introduzione di [[Italo Alighiero Chiusano]] Tascabili Economici Newton, Roma, 1993. ISBN 88-7983-342-1 *Johann Wolfgang von Goethe, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/faust/pdf/faust_p.pdf Faust]'', traduzione di Giovita Scalvini, Edizioni Bietti, Milano, ca 1960. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Vincenzo Errante, G. C. Sansoni, Firenze 1966. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Franco Fortini, Mondadori, 2003. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Guido Mancorda, BUR, 2005. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Giovita Scalvini (parte I), Giuseppe Gazzino (II parte), Edizioni Liberamente, ISBN 978-88-6311-465-2, 2022. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister'', traduzione di Isabella Bellingacci, Mondadori, Milano, 2013. ISBN 9788852036538 *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'' (''Die Leiden des jungen Werthers'', 1774), a cura di Giuliano Baioni, note al testo di Stefania Sbarra, Einaudi, Torino, 1998. ISBN 88-06-14484-7 *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'', traduzione di Amina Pandolfi, Bompiani, 1987. *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'', traduzione di Piero Bianconi, introduzione di Silvana De Lugnani, BUR, 1991. ISBN 88-17-15108-4 *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'', traduzione di Alberto Spaini, Einaudi, 2005. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Il divano occidentale-orientale'', traduzione di Ludovica Koch, Ida Porena e Filippo Galzio, Fabbri Editori, 1997. *Johann Wolfgang von Goethe, ''La fidanzata di Corinto'', traduzione di [[Francesco Domenico Guerrazzi]], in "[https://www.gutenberg.org/files/47890/47890-h/47890-h.htm Traduzioni]", Le Monnier, 1847. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Le affinità elettive'', traduzione di Ada Vigliani, A. Mondadori. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Le affinità elettive'', traduzione di Henry Furst, Rusconi Editore, 1967. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Le affinità elettive'', a cura di G. Quattrocchi, Giunti, 2006. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Massime e riflessioni'', traduzione di [[Sossio Giametta]], Rizzoli, Milano, 2013. ISBN 9788858697627 *Johann Wolfgang von Goethe, ''Opere'', a cura di [[Vittorio Santoli]], traduzione di F. Amoroso, Bruno Arzeni, [[Riccardo Bacchelli]], Cristina Baseggio, A. Belli, Silvio Benco, Vittorio Betteloni, P. Bracchi, A. Buoso, [[Giosuè Carducci]], [[Benedetto Croce]], C. Del Lungo, C. De Lollis, F. De Sanctis, Vincenzo Errante, D. Gnoli, T. Gnoli, A. Maffei, G. Mazzoni, L. Montano, [[Luigi Pirandello]], E. Romagnoli, V. Santoli, A. Spaini, E. Teza, Leone Traverso, A. Vago, Diego Valeri, E. Weidlich, E. Zaniboni, A. Zardo, Sansoni Editore, Firenze, 1970. *Johann Wolfgang von Goethe, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/goethe/index.htm Principii di filosofia zoologica e anatomia comparata]'', traduzione di [[Michele Lessona]], Roma, E. Perino, 1885. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Prometeo'', traduzione di [[Francesco Domenico Guerrazzi]], in "[https://www.gutenberg.org/files/47890/47890-h/47890-h.htm Traduzioni]", Le Monnier, 1847. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Saggi sulla pittura: Leonardo, Mantegna, i quadri di Filostrato'', a cura di Roberto Venuti, Artemide, 2006. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Torquato Tasso'', traduzione di Giuseppe Rota, Oreste Garroni, Roma, 1910. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Urfaust. {{small|Il Faust nella sua forma originaria}}'', traduzione di C. Baseggio, UTET, 1955. ==Voci correlate== *[[Catharina Elisabeth Goethe]], la madre ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Viaggio in Italia (saggio)|''Viaggio in Italia''|}} {{Pedia|I dolori del giovane Werther|''I dolori del giovane Werther''|(1774)}} {{Pedia|Ifigenia in Tauride (Goethe)|''Ifigenia in Tauride''|(1787)}} {{Pedia|Le affinità elettive|''Le affinità elettive''|(1809)}} {{Pedia|Faust (Goethe)|''Faust''|(1808 – 1832)}} {{Pedia|Poesia e verità|''Poesia e verità''|(1811 – 1833)}} {{DEFAULTSORT:Goethe, Johann Wolfgang von}} [[Categoria:Aforisti tedeschi]] [[Categoria:Botanici tedeschi]] [[Categoria:Drammaturghi tedeschi]] [[Categoria:Poeti tedeschi]] [[Categoria:Scrittori tedeschi]] he4wa7kod9hywdqm6aq0x2j7ies544p Miguel de Cervantes 0 1820 1419772 1414008 2026-07-09T18:58:23Z ~2026-38983-18 107724 /* Prima parte */ Da cap. XXIII a cap. XXXIII 1419772 wikitext text/x-wiki [[File:Cervantes Jáuregui.jpg|thumb|Miguel de Cervantes]] '''Miguel de Cervantes Saavedra''' (1547 – 1616), scrittore spagnolo. ==Citazioni di Miguel de Cervantes== *[...] [[amore]] e [[desiderio]] sono due cose diverse: ché non tutto quello che si ama si desidera, né tutto quello che si desidera si ama. :[...] ''amor y deseo son dos cosas diferentes: que no todo lo que se ama se desea, ni todo lo que se desea se ama.''<ref>Da ''Primera parte de la Galatea, diuidida en seys libros'', Juan Gracián, Alcalá, 1585, [http://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/la-galatea--0/html/ff31109a-82b1-11df-acc7-002185ce6064_39.html IV], pp. 212-13. Edizione elettronica della Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes.</ref> *Da un'altra nube sbucò il gran [[Félix Lope de Vega|Lope]]<br>poeta insigne che, in versi e in prosa,<br>nessuno supera e nemmeno uguaglia.<ref>Da ''Viaggio in Parnaso''. Citato in José López Rubio, ''Lope de Vega'', traduzione di Gianni Buttafava, Mondadori, 1973.</ref> *Diffida del bue davanti, della mula dietro, del monaco da tutte le parti.<ref>Da ''Novelle esemplari''; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009, p. 251. ISBN 9788811504894</ref> *[...] il cielo [sa] trarre dalle maggiori [[avversità]] nostre i nostri più grandi giovamenti.<ref>Da ''La spagnola inglese'', in ''Novelle esemplari'', 2013.</ref> *[...] meglio il [[onore e disonore|disonore]] ignorato che l'[[onore e disonore|onore]] sospettato dalla gente.<ref>Da ''La forza del sangue'', in ''Novelle'', 1912.</ref> *'''Brigida''': [...] Solo l'altro giorno ho trovato per via un poeta, che di buonissima volontà e con molta cortesia mi regalò un sonetto sulla storia di Piramo e Tisbe, e me ne promise altri trecento in mia lode.<br>'''Cristina''': Meglio sarebbe stato per te incontrare un [[Genovesi|genovese]] che ti regalasse trecento reali.<br>'''Brigida''': Già, i genovesi sono in tale abbondanza e tanto facili da attirare, come falchi allo zimbello! Adesso poi, che sono tutti abbacchiati e mosci per il decreto!<br>'''Cristina''': Senti, Brigida, di una cosa ti dico che devi esser certa: che vale di più un genovese fallito che quattro poeti interi.<ref>Da ''Il falso Biscaglino'', in ''Farse spagnole del Secolo d'oro'', traduzione di Cesco Vian, Istituto Geografico de Agostini, Novara, 1965, p. 146.</ref> *{{NDR|[[Napoli]]}} Gloria d'Italia e ancor del mondo lustro, madre di nobiltade e di abbondanza, benigna nella pace e dura in guerra.<ref>Citato in [[Renato de Falco]], ''[http://www.tecalibri.info/D/DEFALCO-R_parlar.htm#p005 Del parlar napoletano]'', p. 85, Colonnese, Napoli, 2007 [1997]. ISBN 978-88-87501-77-3</ref> *Nelle sventure comuni si riconciliano gli animi e si stringono amicizie.<ref>Da ''Los trabajos de Persiles y Sigismunda''; citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013.</ref> *[...] sciocco è, e molto sciocco colui che disvelando altrui un secreto, gli chiede ferventemente che lo celi [...].<ref>Da Miguel de Cervantes, ''Le sventure di Persile e Sigismonda'', 4 voll., traduzione di Enrico Zezon, Gabinetto letterario, Napoli, 1854, vol. II, [https://books.google.it/books?hl=it&id=9O4vUYTJ14QC&pg=PA45#v=onepage&q&f=false p. 45].</ref> :''necio es, y muy necio, el que, descubriendo un secreto a otro, le pide encarecidamente que le calle'' [...]<ref>Da Miguel de Cervantes, ''Los trabajos de Persiles y Sigismunda'', [http://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/los-trabajos-de-persiles-y-sigismunda--0/html/ff31b96e-82b1-11df-acc7-002185ce6064_35.html#I_36_ II, V], Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes.</ref> ===Attribuite=== *L'onestà è la miglior politica. :{{Spiegazione|La citazione è presente nella traduzione in lingua inglese di Pierre Antoine Motteux del ''Don Chisciotte'': «''Honesty is the best policy''» (parte II, cap. 33); essa, però, non trova alcun riscontro nell'originale in lingua spagnola. Frase idiomatica inglese<ref>{{cfr}} [https://www.merriam-webster.com/dictionary/honesty%20is%20the%20best%20policy Dizionario Merriam-Webster].</ref>, attestata come proverbio anche in italiano<ref>Francesco Grisi, ''Il grande libro dei proverbi'', Piemme, 1997, p. 205. ISBN 88-384-2710-0</ref>.}} *Le [[Ingiuria|ingiurie]] sono sempre grandi ragioni per coloro che non ne hanno.<ref name=Gar>Citato in Francesco Giuntini, ''La sapienza per tutti'', Salani, Firenze, 1871, [https://books.google.it/books?id=KzH9pGnjPMkC&pg=PA146 p. 146].</ref> *Nella bocca chiusa non entrano le mosche. :{{Spiegazione|La citazione è presente in alcune traduzioni in lingua inglese del ''Don Chisciotte'': «''A close mouth catches no flies''» (parte I, cap. 25); essa, però, non trova alcun riscontro nell'originale in lingua spagnola.}} *Non si possono prendere trote con i calzoni asciutti. :{{Spiegazione|Proverbio spagnolo corrispondente all'italiano: «Chi vuole il pesce, bisogna che s'ammolli». In ''Don Chisciotte'' (parte II, cap. LXXI) è citato solo parzialmente: «''No se toman truchas..., y no digo más''».}} *Sii tardo di lingua e lesto d'occhio. :''Sé lento con la lengua y rápido con el ojo''.<ref>Citato in Arturo Ortega Blake, ''[https://books.google.it/books?id=QJIAVIKP1dgC El gran libro de las frases célebres]'', Grijalbo, 2013. ISBN 9786073116312</ref> ==''Don Chisciotte della Mancia''== ===[[Incipit]]=== <small>''Citazioni in ordine di pubblicazione.''</small><ref>In base all'anno della prima edizione di ciascuna, per il quale vedasi Patrizia Botta, ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/aispi/pdf/bib_03/03_051.pdf La nuova traduzione italiana del Don Quijote]'', in Felice Gambin (a cura di), ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/aispi/biblioteca_03.htm Cervantes e l'Italia: il «Don Chisciotte» del 1615]'', AISPI Edizioni, Roma, 2018, p. 51, in nota. ISBN 978-88-907897-4-8.</ref> ====Originale==== ''En un lugar de la Mancha, de cuyo nombre no quiero acordarme, no ha mucho tiempo que vivía un hidalgo de los de lanza en astillero, adarga antigua, rocín flaco y galgo corredor. Una olla de algo más vaca que carnero, salpicón las más noches, duelos y quebrantos los sábados, lantejas los viernes, algún palomino de añadidura los domingos, consumían las tres partes de su hacienda. El resto della concluían sayo de velarte, calzas de velludo para las fiestas, con sus pantuflos de lo mesmo, y los días de entresemana se honraba con su vellorí de lo más fino.'' ====Lorenzo Franciosini==== In una Terra della Mancia, del cui nome non me ne voglio ricordare, non è troppo, che si ritrovava un Cittadino, di quelli, che per ostentazione d'una certa grandezza, tengono lancie, e targhe antiche nella rastrelliera; un can d'aggiugnere, e un ronzin magro da passeggiare. Nel suo vitto ordinario, che era una buona pignatta di un poco più di bue, che di castrato, la sera il più delle volte, carne battuta, il Sabato frittate rognose, i Venerdì lente, e qualche piccioncino di più le Domeniche; spendeva la terza parte delle sue facultà. Il resto di esse consumava in farsi un bel saio di panno finissimo, calzoni di velluto per i dì delle feste, con un paio di pantofole dello stesso, e i giorni tra settimana, faceva il bello con un vestito di panno bigio, del più fino, che si trovasse. ====Bartolomeo Gamba==== Viveva, or non è molto, in una terra della Mancia, che non voglio ricordare come si chiami, un idalgo di quelli che hanno lance nella rastrelliera, scudi antichi, magro ronzino e cane da caccia. Egli consumava tre quarti della sua rendita per mangiare più bue che castrato, carne con salsa il più delle sere, il sabato intingolo di pecore mal capitate, lenticchie il venerdì, e qualche piccolo piccioncino di giunta le domeniche. Consumava il resto per ornarsi nei giorni di festa con un saio di scelto panno di lana, calzoni di velluto e pantofole pur di velluto; e nel rimanente della settimana faceva il grazioso, portando un vestito di rascia della più fina. ====Alfredo Giannini==== In un borgo della Mancia, che non voglio ricordarmi come si chiama, viveva non è gran tempo un nobiluomo di quelli che hanno e lancia nella rastrelliera e un vecchio scudo, un magro ronzino e un levriere da caccia. Un piatto di qualcosa, più vacca che castrato, brincelli di carne in insalata, il più delle sere, frittata in zoccoli e zampetti il sabato, lenticchie il venerdì, un po' di piccioncino per soprappiù la domenica, esaurivano i tre quarti dei suoi averi. Al resto davano fine la zimarra di castorino, i calzoni di velluto per le feste con le corrispondenti controscarpe pur di velluto. Nei giorni fra settimana poi gli piaceva vestire d'orbace del più fino. ====Ferdinando Carlesi==== In un borgo della Mancia, di cui non voglio ricordarmi il nome, non molto tempo fa viveva un gentiluomo di quelli con lancia nella rastrelliera, scudo antico, ronzino magro e can da séguito. Qualcosa in pentola, più spesso vacca che castrato, quasi tutte le sere gli avanzi del desinare in insalata, lenticchie il venerdì, un gingillo il sabato, un piccioncino ogni tanto in più la domenica, consumavano tre quarti delle sue rendite; il resto se ne andava tra una casacca di castoro con calzoni e scarpe di velluto per le feste, e un vestito di fustagno, ma del più fino, per tutti i giorni. ====Vittorio Bodini==== In un paese della Mancia, di cui non voglio fare il nome, viveva or non è molto uno di quei cavalieri che tengono la lancia nella restrelliera, un vecchio scudo, un ossuto ronzino e il levriero da caccia. Tre quarti della sua rendita se ne andavano in un piatto più di vacca che di castrato, carne fredda per cena quasi ogni sera, uova e prosciutto il sabato, lenticchie il venerdì e qualche piccioncino di rinforzo alla domenica. A quello che restava davano fondo il tabarro di pettinato e i calzoni di velluto per i dì di festa, con soprascarpe dello stesso velluto, mentre negli altri giorni della settimana provvedeva al suo decoro con lana grezza della migliore. ====Letizia Falzone==== «In un borgo della Mancia», il cui nome non mi viene a mente, non molto tempo fa viveva un cavaliere di quelli con lancia nella rastrelliera, un vecchio scudo, un ronzino magro e un levriero corridore. Un piatto più di vacca che di castrato, un tritato di carne fredda in insalata tutte le sere, frittata coi ciccioli il sabato, lenticchie il venerdì, qualche piccioncino in soprappiù la domenica, consumavano tre quarti della sua rendita. Il resto se ne andava tra un mantello di fino panno nero, calzoni di velluto per i giorni festivi, con soprascarpe della stessa stoffa, e un vestito di lana greggia della migliore per tutti i giorni. ===Citazioni=== ====Prima parte==== [[Immagine:Gustave Doré - Miguel de Cervantes - Don Quixote - Part 1 - Chapter 1 - Plate 1 "A world of disorderly notions, picked out of his books, crowded into his imagination".jpg|thumb|upright=1.2|Illustrazione di [[Gustave Doré]]]] *[...] per il poco dormire e il molto leggere gli si prosciugò il cervello, in modo che venne a perdere il giudizio. (I, 2007) *[...] mai però fu molto quel che è [[buono]] [...]. (curato: VI, 2007) *[...] purché avessi da mangiar bene, mangerei altrettanto bene e meglio in piedi, e da me solo, che seduto accanto a un imperatore. E anzi, per dir la verità, mi sa molto meglio quello che mangio nel mio cantuccio senza tante smorfie e complimenti, anche abbia ad essere pane e cipolla, che i tacchini di cert'altre mense dove io sia costretto a masticare adagino, a ber poco, a pulirmi ogni momento, a non starnutare né tossire se me ne venga voglia né a fare altre cose che s'accompagnano con lo star soli e liberi. (Sancho: IX, 2007) *Ma, pur dato il caso che siano uguali le [[bellezza|bellezze]], non ne viene che abbiano ad essere uguali i desideri, perché non tutte le bellezze innamorano, essendovene di quelle che sono una gioia per gli occhi ma non soggiogano il cuore. (Marcella: XIV, 2007) *[...] la bellezza in una donna onesta è come fuoco acceso discosto o spada aguzza; quello non brucia né quella ferisce chi non vi si avvicina. (Marcella: XIV, 2007) *[...] i [[desiderio|desideri]] si alimentano di speranze [...]. (Marcella: XIV, 2007) *È proprio vero, insomma, che ci vuole del tempo per arrivare a conoscere le [[persone]], e che non c'è nulla di sicuro in questo mondo. (Sancho: XV, 2007) *Tuttavia, ti faccio osservare, fratel mio Panza — replicò don Chisciotte — che non c'è [[ricordo]] cui il tempo non cancelli, né [[dolore]] a cui la morte non metta fine. (XV, 2007) *La sorte lascia sempre una porta aperta nelle [[disgrazie]], per mettervi riparo. (don Chisciotte: XV, 2007) *Le [[ferita|ferite]] che si ricevono nelle battaglie conferiscono onore piuttosto che toglierlo. (don Chisciotte: XV, 2007) *— Sappi, Sancio, che un [[uomo]] non vale più d'un altro se non [[Azione|fa]] più d'un altro. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XVIII, 2007) *[...] non è possibile che il male e il [[Bene e male|bene]] durino a lungo: dal che ne consegue che, essendo durato molto il male, il bene è ormai vicino. (don Chisciotte: XVIII, 2007) *[...] la bocca senza denti è come molino senza mola, e molto più conto si deve fare di un [[dente]] che di un diamante. (don Chisciotte: XVIII, 2007) *La paura ha molti occhi, e se vede le cose di sotterra, tanto più quelle di lassù, del cielo. (XX, 2007) *È il carattere naturale delle [[donna|donne]], questo — disse don Chisciotte: — disdegnare chi le ama e amare chi le aborrisce. (XX, 2007) *[...] l'eccesso di confidenza che ti ho concesso ha provocato questa mancanza di rispetto. (don Chisciotte a Sancho: XX, 2011) *— Scommetto — replicò Sancio — che vossignoria crede che io abbia fatto dal corpo mio... [[feci|qualche cosa]] che non sta bene.<br>— A rimestarla è peggio, amico Sancio — rispose don Chisciotte. (XX, 2007) *[...] i primi impulsi non sono in potere dell'uomo. (don Chisciotte: XX, 2007) *— Mi pare, Sancio, che non ci sia [[proverbio]] che non dica il vero, giacché son tutte sentenze ricavate appunto dalla esperienza, madre d'ogni scienza [...]. (don Chisciotte: XXI, 2007) *[...] sii breve nei tuoi [[Discorso|discorsi]], perché nessuno ve n'ha di piacevole, se lungo. (don Chisciotte: XXI, 2007) *Anzi io ho sentito dire — disse don Chisciotte, — che chi [[canto|canta]] scaccia malinconia. (XXII, 2007) *[...] le [[disgrazie]] sempre perseguitano il bell'[[ingegno]]. (Ginesio: XXII, 2007) *[...] una delle doti della [[prudenza]] è che quello che si può ottenere con le buone non si voglia avere con le cattive [...]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXII, 2007) *[...] è proprio di gente bennata l'essere riconoscente dei [[Beneficio|beneficî]] che si ricevono ed uno dei peccati che più offende Dio è l'[[ingratitudine]]. (don Chisciotte: XXII, 2007) *[...] la [[sfortuna|malasorte]] però, la quale a giudizio di coloro che non sono illuminati dalla vera fede, ogni cosa guida, prepara e regola a suo modo. (XXIII, 2007) *[...] [[Beneficenza|fare del bene]] ai villani è come gettare acqua nel mare. (don Chisciotte: XXIII, 2011) *[...] ritirarsi non è fuggire, né aspettare è assennatezza quando il pericolo sorpassa la speranza. (Sancho: XXIII, 2007) *[...] chi cerca l'[[impossibilità|impossibile]] è giusto che gli sia rifiutato quel che è possibile [...]. (XXXIII, 2007) *[...] è pur conforto nelle [[disgrazie]] trovare chi se ne condolga. (don Chisciotte: XXIV, 2007) *[...] che un cavaliere errante divenga [[Follia|matto]] avendone motivo, non c'è né merito né grazie da rendere; il nodo della questione sta in perdere il senno senza un perché e nel far comprendere alla mia dama, che se a freddo faccio questo, cosa sarei capace di fare a caldo? ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXV, 2007) *[...] quello che a te [[apparenza|pare]] catinella di barbiere a me pare l'elmo di Mambrino, e ad un altro parrà un'altra cosa. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXV, 2007) *[...] il fare una cosa per un'altra è lo stesso che [[mentire]]. (don Chisciotte: XXV, 2007) *Ah, pazzo, ch'io sono! Ora che mi trovo lontano e fuori del pericolo, dico che dovevo fare quel che non feci! (Cardenio: XXVII, 2007) *[...] la [[morte]] che ci coglie a un tratto fa subito finire il dolore, ma quella che si prolunga nei tormenti uccide di continuo senza spegner la vita. (Cardenio: XXVII, 2007) *Con la sua sparizione si addensò la notte della mia tristezza, tramontò il sole della mia gioia, rimasero senza luce gli occhi miei, senza più ragionare la mia mente. (Cardenio: XXVII, 2007) *Oh [[memoria]], mortale avversaria della mia pace! (Cardenio: XXVII, 2007) *[...] la [[musica]] calma gli animi sconvolti e mitiga i travagli dello spirito. (Dorotea: XXVIII, 2007) * [...] la buona e vera [[amicizia]] non può né deve esser mai sospettosa [...]. (XXXIII, 2007) *''È la donna un vetro, inver, | Che non s'ha a provar perciò | Se si può spezzare o no, | Ché potria tutto accader.'' (XXXIII, 2007) * [...] la [[amore|passione amorosa]] si vince soltanto col fuggirla [...]. (XXXIV, 2007) *[...] tanto più la bramata felicità tormenta quanto più è vicina la speranza di raggiungerla [...]. (Lotario: XXXIV, 2007) *[...] la vera [[nobiltà]] consiste nella virtù [...]. (Dorotea: XXXVI, 2007) *[...] le [[arma|armi]] [...] hanno per oggetto e fine la [[pace]], cioè, il maggior bene che gli uomini possono deisderare in questa vita. (don Chisciotte: XXXVII, 2007) *[...] quanti di meno sono i premiati per causa della [[guerra]] che non i morti in essa? (don Chisciotte: XXXVIII, 2007) *[...] raramente, o mai, accade il [[Bene e male|bene]] puro e semplice senz'essere accompagnato o seguito da qualche [[Bene e male|male]] che lo turbi e scompigli [...]. (schiavo: XLI, 2007) *''Se le sue glorie Amor vende costose | Ha ragione ed il suo traffico è giusto, | Ché non ci sono gioie più preziose | Di quelle valutate dal suo gusto, | Ed è cosa evidente | Che non val ciò che poco costa o niente.'' (XLIII, 2007) *[...] ognuno è figlio delle sue [[azione|azioni]]; e, perché uomo, posso ben {{Sic|doventar}} papa. (Sancho: XLVII, 2007) *[...] la [[virtù]] più è perseguitata dai cattivi che amata dai buoni. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLVII, 2007) *[...] non essendo possibile che l'arco stia sempre teso né che la debole natura umana possa sostenersi senz'alcun lecito spasso. (don Chisciotte: XLVIII, 2007) *[...] al [[Povertà|povero]] è impossibile dimostrare con alcuno la virtù della generosità per quanto la possegga in sommo grado; e la [[generosità]] che consiste soltanto nel desiderio è cosa morta, come è morta la fede senza le opere. (don Chisciotte: L, 2007) *[...] so solamente questo: potessi io avere così presto la contea come saprei reggerla! poiché ho tanta anima quanto un altro e tanto corpo quant'altri mai; e che sarei io altrettanto re del mio stato quanto ogni altro del suo; e una volta che lo fossi, farei quel che volessi; e facendo quel che volessi, farei a piacer mio; e facendo a piacer mio, sarei contento; e quando uno è contento, non ha altro da desiderare; e non avendo altro da desiderare, è bell'e finita [...]. (Sancho: XLVIII, 2007) ====Seconda parte==== [[Immagine:Don Quichotte Honoré Daumier.jpg|thumb|''Don Chisciotte e Sancho Panza'' (Honoré Daumier, 1868 ca.)]] *[...] le [[Ingiuria|ingiurie]] suscit[a]no anche negli animi più umili la [[collera]] [...]. (''Prologo al lettore'', 2007) *[...] il [[soldato]] fa più bela figura magari morto nel combattimento che sano e salvo nella fuga. (''Prologo al lettore'', 2007) *[...] l'[[abbondanza]] delle cose, anche se buone, fa che non siano pregiate, mentre la scarsezza, magari delle cattive, conferisce loro certo valore. (''Prologo al lettore'', 2007) *— Vedi, Sancio — disse don Chisciotte: — dovunque sia la [[virtù]] in grado eminente, è perseguitata. (II, 2007) *[...] poiché le [[libri|opere stampate]] sono prese in esame con tutta comodità, facilmente se ne vedono tutte le manchevolezze e tanto più sono attentamente vagliate quanto maggiore è la fama di chi le compose. (Sansone: III, 2007) *[...] certuni dicono: «Mai [[Sequel|seconde parti]] furon buone» [...]. (Sansone: IV, 2007) *[...] i [[Lavoro|lavori]] fatti in fretta e furia non si compiono mai con la perfezione che si richiede. (Sancho: IV, 2007) *[...] io ho sentito dire (e, credo proprio dal mio padrone, se non ricordo male), che fra i due estremi, codardia e temerità, c'è quel di mezzo, cioè, la prodezza. (Sancho: IV, 2007) *Ognuno è come Dio l'ha fatto e spesso spesso è magari peggio. (IV, 2007) *[...] chi non sa godere della [[fortuna]] quando gli si presenta, non si deve lamentare se poi gli sfugge. (Sancho: V, 2007) *Il miglior condimento che ci sia è la [[fame]] [...]. (Teresa: V, 2007) *[...] non fa felice il possessore delle [[ricchezza|ricchezze]] il possesso di esse ma lo spenderle, e non già lo spenderle comunque, ma il saperle bene spendere. (don Chisciotte: VI, 2007) *[...] alla fine della via ampia e spaziosa del [[Virtù e vizi|vizio]], c'è la morte, in fondo invece al sentiero della virtù, angusto e difficile, c'è la vita [...]. (don Chisciotte: VI, 2007) *Molti pochi fanno un assai. (VII, 2007) *Oh, [[invidia]], radice di mali infiniti e tarlo delle virtù! Tutti i vizi, Sancio, recano seco un non so che di diletto, ma quello dell'invidia non reca se non dispiaceri, rancori e ire. (don Chisciotte: VIII, 2007) *[...] non tutti possiamo esser frati, e molte sono le vie per le quali Dio conduce i suoi al cielo [...]. (don Chisciotte: VIII, 2007) *— Dio ci metterà riparo — disse Sancio; — perché Dio manda il male e poi la medicina; nessuno sa quel che sarà; di qui a domani ci sono molte ore, e in un'ora, magari in un momento, vien giù la casa; io ho visto piovere e splendere il sole quasi a un medesimo punto [...]. (XIX, 2007) *Orbene, a tutto c'è rimedio meno che alla [[morte]], sotto il giogo della quale tutti si deve passare, per quanto, quando la vita finisce, ci dispiaccia. Questo mio [[padrone]] ho visto da mille prove che è un matto da legare, e anche io, del resto, non gli rimango punto indietro, perché, se è vero il proverbio che dice «dimmi con chi vai e ti dirò chi sei» e l'altro «non donde nasci, ma donde pasci», sono più matto di lui perché lo seguo e lo [[servo]]. (Sancho: X, 2007) *— Signore, la [[malinconia]], in verità, non fu fatta per le bestie, ma per gli uomini; se però gli uomini si fanno troppo prendere da essa, {{Sic|doventano}} bestie. (Sancho: XI, 2007) *[...] [[Somiglianza|rassomigliate]], come un uovo si rassomiglia a un altro uovo [...]. (Cavaliere dagli Specchi: XIV, 2007) *[...] l'[[arte]] non è al di sopra della natura, sì la fa più perfetta [...]. (don Chisciotte: XVI, 2007) *Né crediate, signore, che io qui chiami volgo solamente la gente [[plebe|plebea]] ed umile, perché chiunque sia ignorante, sia magari signore e principe, può e dev'essere annoverato tra il volgo. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XVI, 2007) *La [[penna]] è la lingua dell'anima. (don Chisciotte: XVI, 2007) *[...] la valentia che confina con la temerità, più ha di pazzia che di coraggio. (nobiluomo: XVII, 2007) *— Insomma, Sancio — disse don Chisciotte — si vede bene che sei un contadino e di quelli che dicono: [[Conformismo|Viva chi vince]]! (XX, 2007) *Due soli lignaggi ci sono nel mondo, come diceva una mia nonna, cioè, l'avere e il non avere. (XX, 2007) *[[Predica]] bene chi vive bene. (XX, 2007) *[...] il fondamento più sicuro nel mondo è il [[denaro]]. (Sancho: XX, 2007) *[...] l'[[amore]] e la [[guerra]] sono una stessa cosa, e come nella guerra è lecito e comunemente praticato fare uso di astuzie e di stratagemmi per vincere il nemico, così nei contrasti e nelle rivalità amorose si ritengono per buoni gl'imbrogli e i raggiri messi in opera per conseguire il fine desiderato, purché non siano in pregiudizio e disdoro dell'oggetto amato. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXI, 2007) *[...] la [[bellezza]], di per sé, attrae il desiderio di quanti la rimirano e la sanno stimare [...]. (don Chisciotte: XXII, 2007) *[...] più arrecano danno all'onore delle [[donna|donne]] la troppa scioltezza e la troppa franchezza in pubblico che non le cattive azioni in privato. (don Chisciotte: XXII, 2007) *[...] tutti i [[Piacere|godimenti]] di questa vita passano come ombra e sogno, o appassiscono come il fiore del campo. (don Chisciotte: XXII, 2007) *[...] i [[Paragoni|confronti]] sono odiosi, e perciò non c'è da confrontare uno con un altro. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXIII, 2007) *[...] siccome [[Inesperienza|non sei esperto]] delle cose del mondo, tutto ciò che è un po' difficile ti pare impossibile [...]. (don Chisciotte a Sancho: XXIII, 2007) *— Non fugge chi si ritira<ref>{{Cfr}} quanto detto sopra da Sancho: «[...] ritirarsi non è fuggire [...]».</ref> — rispose Don Chisciotte; — perché devi sapere, Sancio, che il valore non basato sulla prudenza si chiama [[temerarietà]]<ref>Cfr. quanto detto sopra da Sancho: «[...] fra i due estremi, codardia e temerità [...].»</ref> e le prodezze del temerario meglio vanno attribuite alla buona fortuna che al suo coraggio. (XXVIII, 2007) *Asino sei, asino sarai e asino finirai quando si compirà il corso di tua vita; perché ritengo che prima questa giungerà al suo ultimo termine che tu t'accorga e comprenda d'essere una bestia. {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte a Sancho: XXVIII, 2007) *[...] non v'ha padre o madre a cui paiano brutti i [[figlio|figli]]; il quale inganno più spesso si riscontra fra coloro che esibiscono i parti del loro ingegno. (don Chisciotte: XXVIII, 2007) *[...] a quanto ho sentito dire dal mio signore, più vale il [[Reputazione|buon nome]] che le ricchezze. (Sancho: XXX, 2007) *[...] nuovo buffone e vecchio imbecille [...]. {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte a Sancho: XXXII, 2011) *La [[caccia]] è un'immagine della guerra: vi si usano stratagemmi, astuzie, insidie per vincere senza averne danno, il nemico; vi si soffrono freddi intensissimi e calori insopportabili; vi si hanno in dispregio l'ozio e il sonno, le forze di chi la pratica vi acquistano nuovo vigore e agilità le membra; insomma, è un esercizio che può farsi senza danno d'alcuno e con diletto di molti. (duca: XXXIV, 2007) *— Signora, dove c'è [[musica]] non ci può essere cosa cattiva. (Sancho: XXXIV, 2007) *Ah, me sventurata! Quale pazzia o quale insensatezza mi trasporta a raccontare le [[colpa|colpe]] altrui, mentre tanto ho da dire delle mie? (contessa Triffaldi: XXXVIII, 2007) *[...] cercare pere sull'olmo. {{NDR|[[Modi di dire dai libri|modo di dire]]}} (Sancho: XL, 2007) *[...] Dio sopporta i [[cattiveria|cattivi]], ma non poi sempre sempre. (don Chisciotte: XL, 2007) *[...] gli uffici e le grandi cariche altro non sono che un profondo golfo di agitazioni. (don Chisciotte: XLII, 2007) *[...] tu devi fissare lo sguardo della mente in chi tu sei, procurando di [[Conosci te stesso|conoscere te stesso]]: la conoscenza più difficile che possa immaginarsi. (don Chisciotte: XLII, 2007) *[...] egli {{NDR|Don Chisciotte}} svariava soltanto quando lo toccavano sulla cavalleria, mentre negli altri ragionamenti mostrava di aver chiara e libera l'intelligenza: cosicché ogni momento le sue azioni smentivano il senno e il suo senno smentiva le sue azioni. (XLIII, 2007) *[...] la trascuratezza nel [[Vestito|vestire]] rivela un animo negligente [...]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLIII, 2011) *Abbi il passo lento, parla pacatamente, ma non in modo che paia che tu ascolti te stesso: ogni affettazione è cattiva. (don Chisciotte: XLIII, 2007) *[...] il troppo [[vino]] né serba segreti né mantiene promesse. (don Chisciotte: XLIII, 2007) *[...] stivare e infilzare [[proverbi]] a casaccio rende cascante e volgare la conversazione. (don Chisciotte: XLIII, 2007) *[...] la [[diligenza]] è madre della buona fortuna, mentre la [[pigrizia]], sua nemica, non raggiunse mai la meta di un onesto desiderio. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLIII, 2007) *[...] né può esservi brio dove non è intelligenza [...]. (XLIV, 2007) *[...] un disinganno a tempo vuol essere rimedio efficace nei principî d'[[amore]]. (don Chisciotte: XLVI, 2007) *Mi è successo un fatto che credo mi farà cadere in disgrazia di questi signori; ma quantunque ciò sia per me di molto peso, non me ne importa nulla, poiché alla fin fine, debbo prima adempiere la mia missione che il piacer loro, conformemente a quel che suol dirsi: ''amicus Plato, sed magis amica veritas''. (don Chisciotte: LI, 2007) *«Pensare che le cose di questa vita abbiano da durar sempre ferme in un punto è pensare inutilmente; sembra anzi che la vita giri tutto a tondo, vo' dire torno torno: la primavera segue l'estate, l'estate l'autunno, l'autunno segue l'inverno, l'inverno la primavera, e così torna il tempo a roteare ininterrottamente; sola la vita umana corre alla sua fine più veloce del vento, senza aspettare di rinnovarsi, se non sia nell'altra che non ha confini che la limitino.» (parole attribuite all'immaginario filosofo maomettano Cide Harmete: LIII, 2007) *[...] uscendo io di qua, da come ne esco, nudo, non occorre altra prova per far capire che ho [[governo|governato]] da angelo. (Sancho: LIII, 2007) *[...] voler legare le lingue dei [[Maldicenza|maldicenti]] è come voler mettere porte alla campagna. (don Chisciotte: LV, 2011) *[...] se il governatore vien via ricco dal suo governo, di lui si dirà che è stato un ladro; e se vien via povero, che è stato un dappoco e uno stupido. (don Chisciotte: LV, 2007) *[...] [[Amore]] è invisibile ed entra ed esce di dove vuole, senza che nessuno gli chieda conto di quel che fa. (LVI, 2007) *[...] a me sembra che il [[Traduzione|tradurre]] da una lingua in un'altra [...] sia come guardare gli arazzi fiamminghi da rovescio, ché, sebbene le figure si vedano, sono però piene di filamenti che le fanno confuse sì che non appaiono nitide e a vivi colori come da diritto. (don Chisciotte: LVII, 2007) *— La [[libertà]], Sancio, è uno dei più preziosi doni che i cieli abbiano mai dato agli uomini; né i tesori che racchiude la terra né che {{Sic|cuopre}} il mare sono da paragonare ad essa; per la libertà, come per l'onore, si può e si deve mettere a repentaglio la vita; la schiavitù invece è il peggiore dei mali che agli uomini possono toccare. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: LVIII, 2007) *— È possibile, Sancio, che ci sia uno in tutto l'orbe terraqueo il quale non affermi che sei stupido e di stupidaggini foderato, con in più non so quali frange di maligno e di birbante? {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte: LVIII, 2007) *[...] fino alla [[Vita e morte|morte]], tutto è [[Vita e morte|vita]] [...]. (Sancho: LIX, 2011) *Io, Sancio, nacqui per vivere morendo, e tu per morire mangiando. (don Chisciotte: LIX, 2007) *[...] molte volte suole scappare la [[pazienza]] quando la stancano le [[offesa|offese]]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: LIX, 2007) *[...] val meglio una buona [[speranza]] che un cattivo avere. (Sancho: LXV, 2007) *[...] questa che va attorno col nome di [[Fortuna]] è una femmina ubriaca e capricciosa e soprattutto cieca, così da non vedere quel che fa né sapere chi rovescia né chi innalza. (Sancho: LXVI, 2007) *[...] dove vi è molto [[amore]], non suole esserci molta disinvoltura. (LXVI, 2011) *[...] benedetto chi inventò il [[sonno]], copertoio di tutti gli umani pensieri, vivanda che leva la fame, bevanda che scaccia la sete, fuoco che riscalda il freddo, freddo che tempera l'ardenza, e, insomma, moneta universale con la quale si compra tutto, bilancia e peso che fa uguale il pastore al re e il sempliciotto all'avveduto. Una cosa solamente ha di male il sonno, a quanto ho sentito dire, ed è che somiglia alla morte, poiché da un addormentato a un morto c'è molto poca differenza. (Sancho: LXVIII, 2007) *[...] il [[sogno]] è sollievo delle infelicità per coloro che, quando son desti, le provano. (Sancho: LXX, 2007) *— E mi dica vossignoria, signor Àlvaro, somiglio io in qualche cosa a cotesto tale don Chisciotte che dice? (LXXII, 2007) *[...] le cose umane non sono eterne, ma vanno sempre declinando dai loro inizi sino ad arrivare all'ultima fine, specialmente le vite degli uomini [...]. (LXXIV, 2007) *{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} [...] prego vivamente i nominati signori esecutori testamentari che se la buona sorte li portasse a conoscere l'autore che si dice abbia composto una storia, la quale va attorno col titolo di ''Seconda parte delle prodezze di don Chisciotte della Mancia'', gli chiedano da mia parte, il più fervidamente ch'esser possa, che perdoni se io, senza pur pensarlo, gli ho dato occasione di scrivere tante e tante scempiaggini quante in essa ne ha scritte, poiché parto da questa vita con lo scrupolo di avergli dato motivo a scriverle. (LXXIV, 2007) ===[[Explicit]]=== "Per me sola nacque don Chisciotte, ed io per lui; egli ha saputo oprare, ed io scrivere; noi soli siamo due in uno, nonostante e a dispetto del falso e tordesigliesco scrittore che si arrischiò o si arrischierà a scrivere con grossolana e spuntata penna di struzzo le imprese del mio valoroso cavaliere, perché non è peso per le sue spalle, né tema per il suo costipato ingegno; e anzi l'avvertirai, se mai ti capitasse di conoscerlo, che lasci riposare nella tomba le stanche e ormai marcite ossa di don Chisciotte, e non cerchi di portarlo, contro ogni diritto della morte, nella Vecchia Castiglia, tirandolo fuori dalla fossa in cui realmente e veramente giace, lungo lungo, nell'impossibilità di fare una terza spedizione e una nuova uscita; che per farsi beffa di tutte quelle che fecero quei cavalieri erranti, son sufficienti le due che fece lui, con tanto spasso e consenso delle genti che ne hanno avuto notizia sia in questi che negli stranieri regni. E con ciò terrai fede alla tua cristiana professione, consigliando bene chi ti vuol male, e io resterò soddisfatto e fiero d'essere stato il primo a godere per intiero i frutti dei suoi scritti, come volevo, che altro non è stato il mio intento che quello di far odiare dagli uomini le bugiarde e assurde storie dei libri di cavalleria, che ad opera di quelle del mio autentico don Chisciotte van barcollando, e finiranno per cadere del tutto, senza alcun dubbio." ''Vale'' {{NDR|Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Vittorio Bodini, Einaudi Tascabili 1994. ISBN 8806126199}} ===Citazioni su ''Don Chisciotte della Mancia''=== *Allegorizza la vita di ogni uomo che non voglia solo preoccuparsi del proprio benessere personale come gli altri, ma persegua un fine oggettivo, ideale, che si è impadronito del suo pensiero e della sua volontà; per il che poi certo viene guardato in questo mondo come un essere strano. ([[Arthur Schopenhauer]], ''[[Il mondo come volontà e rappresentazione]]'') *Ci troviamo di fronte a un interessante fenomeno: un eroe letterario che gradualmente perde contatto col libro che l'ha prodotto; che abbandona la patria, che abbandona lo scrittoio del suo autore per vagabondare nell'universo dopo aver vagabondato per la [[Spagna]]. In definitiva, don Chisciotte è più grande oggi di quanto lo fosse nel grembo di Cervantes. Ha cavalcato per trecentocinquanta anni nelle giungle e nelle tundre del pensiero umano – guadagnando in vitalità e statura. Non ridiamo più di lui. Il suo blasone è la pietà, il suo vessillo la bellezza. L'unica cosa che conta è il suo essere gentile, generoso, puro, solitario e valoroso. La parodia è diventata pietra di paragone. ([[Vladimir Nabokov]]) *Don Chisciotte non cerca di evadere anch'egli, anche praticamente, dal tritume e dalla standardizzazione della vita quotidiana di un villaggio spagnolo? ([[Antonio Gramsci]]) *E così questo primo grande romanzo della letteratura universale si colloca all'inizio del tempo in cui il Dio del cristianesimo incomincia a lasciare il mondo; in cui l'uomo cade in solitudine e riesce a trovare il senso e la sostanza solo in un'anima, la sua, il cui domicilio è irreperibile; in cui il mondo, sganciato dal vincolo paradossale che lo teneva unito a un aldilà attualizzato, cade in balia della sua immanente insensatezza; in cui la potenza dell'esistente – inasprita dal progressivo degradarsi dei nessi utopici a mere entità – cresce fino ad assumere proporzioni inaudite e conduce una lotta furibonda e senza meta apparente contro la marea montante di quelle forze ancora inconcepibili, ancora incapaci di autorivelarsi e impregnare il mondo. ([[György Lukács]]) *Il Chisciotte non è tanto "scritto" quanto "detto", steso senza sottostare alle costrizioni della scrittura, ma lasciando correre la penna come se fosse la voce, quindi con lo stile della lingua quotidiana e contro la lingua letteraria. Le persone e le cose, viste sotto il prisma domestico della vita, da una prospettiva familiare, vivono sul piano dell'esperienza di ogni giorno: avere elevato questa esperienza comune a norma della finzione romanzesca rappresenta un momento di capitale importanza nell'avventura letteraria europea. ([[Francisco Rico]]) *In tutto il mondo non c'è nulla di più profondo e forte di questa opera poetica. Per ora, è l'ultima parola detta dal pensiero. E se finisse la terra, e lassù da qualche parte chiedessero alla gente: "Avete capito la vostra terra, e che cosa ne avete concluso?". Allora uno potrebbe porgere in silenzio il ''Don Chisciotte'': "Ecco le mie conclusioni sulla vita: potete per questo giudicarmi?" ([[Fëdor Dostoevskij]]) *L'antitesi nel Cervantes è nell'opposizione fra il mondo moderno e l'antico; in lui il mondo moderno è il rappresentato: e la cavalleria è un sogno del passato e la fissazione d'un pazzo. II Don Chisciotte è il mondo moderno che burlando la Cavalleria comincia ad acquistar coscienza di sé. Ciò che distingue il mondo moderno dal cavalleresco è il buon senso, la realtà, il positivo. Da questo buon senso è nato il mondo moderno ossia scientifico, ossia sperimentale. ([[Francesco De Sanctis]]) *L'essenziale è non morire. Non morire! Non morire! Questa è l'ultima radice della follia chisciottesca. Ansia di vita, ansia di vita eterna ti dette l'immortalità. [[Don Chisciotte]] mio, il sogno della tua vita fu ed è il sogno di non morire. ([[Miguel de Unamuno]]) *La disgrazia di Don Chisciotte non è la sua fantasia, è Sancho Pancia. ([[Franz Kafka]]) *La più modesta azione quotidiana suppone immaginare un progetto e confrontarlo con le limitazioni e i condizionamenti imposti dalle circostanze: alla fine, è questa la storia che ci racconta Cervantes, concretandola in una trama e – a cominciare da Don Chisciotte – in alcuni personaggi, con ineguagliata capacità di seduzione. ([[Francisco Rico]]) *La più rude lettura che io conosca; lo lessi nelle ferie estive e tutta la mia sofferenza personale mi sembrò ne fosse impicciolita, degna tutt'al più che se ne ''ridesse''. ([[Friedrich Nietzsche]]) *Lodato sia don Chisciotte! Che seppe con tanto anticipo di secoli riconoscere un furibondo gigante sotto la maschera di un innocente mulino. ([[Gesualdo Bufalino]]) *Paragonato ad altri libri classici (l'Iliade, l'Eneide, la Farsaglia, la Commedia dantesca, le tragedie e le commedie di Shakespeare) il Don Chisciotte è realista; questo realismo, però, differisce essenzialmente da quello cui dette vita il secolo XIX. Joseph Conrad poté scrivere che escludeva dalla sua opera il soprannaturale, perché ammetterlo equivaleva a negare che il quotidiano fosse meraviglioso: ignoro se Miguel de Cervantes condividesse tale intuizione, ma so che nel Don Chisciotte egli contrappose un mondo immaginario poetico a un mondo reale prosaico. Conrad ed Henry James fecero argomento romanzesco della realtà perché la giudicavano poetica; per Cervantes il reale e il poetico sono antinomie. ([[Jorge Luis Borges]]) *Poche le opere tanto generose come il ''Don Chisciotte''. Si direbbe che vi sono libri ingrossati dalla cupidigia e libri ingranditi dalla generosità. Senza alcun dubbio, il ''Don Chisciotte'' è tra questi ultimi; si estende per pagine e pagine, ma non per fare con esse un libro, bensì per disfarlo, proprio perché non sia un libro, per far sì che la letteratura, in esso, resti spezzata, sorpassata, tralasciata. Perché il ''Don Chisciotte'' è scritto non già contro i libri di cavalleria – quale errore! – ma contro i libri, contro il libro, così come il quadro ''Las Meninas'' fu dipinto contro i quadri, anzi, contro la pittura. ([[Ramón Gaya]]) *Quello che è prodigioso nel Don Chisciotte è la totale assenza di artificio e la continua fusione di illusione e realtà, che ne fanno un libro così comico e così poetico. ([[Gustave Flaubert]]) *Un plotone di Don Chisciotte farebbe paura; invece un Cavaliere solitario e anacronistico, fuor di senno e di tempo, accompagnato solo dal suo fido scudiero e da un grappolo di sogni, miti e allucinazioni suscita un nugolo di sentimenti: riso, tenerezza pietà e nostalgia. La solitudine è la sua follia ma è anche la nostra salvezza. Il suo irrealismo cavalleresco lo destina alla sconfitta storica e alla gloria letteraria. In palio per Don Chisciotte non c'è la conquista del potere e il dominio del mondo, ma il favore di Dulcinea del Toboso e dei suoi ammiratori. ([[Marcello Veneziani]]) ==''Il dottor Vetrata''== ===[[Incipit]]=== Passeggiando due studenti di signorile casata sulle rive del Tórmes, vi trovarono a dormire sotto un albero un ragazzo di un undici anni, vestito alla contadina. Ordinato a un servo di svegliarlo, quello lo svegliò, ed essi gli domandarono di dov'era e com'era che dormiva in quel luogo solitario. Al che il ragazzo rispose che il nome del suo paese se l'era dimenticato e che andava a Salamanca in cerca di un padrone da servire a patto soltanto che lo facesse studiare.<ref name=novelle1912>Da ''Novelle'', 1912.</ref> ===Citazioni=== *Alla fine, esausti per le veglie, fradici e con le occhiaie, giunsero alla bellissima e splendida città di [[Genova]] e qui, dopo essere sbarcati nella sua darsena riparata e dopo aver fatto visita ad una chiesa, il capitano e tutta la brigata ripararono in un'osteria dove annebbiarono il ricordo di tutte le burrasche passate con il ''gaudeamus'' presente. [...] Il buon Tomás ebbe modo di ammirare anche i biondi capelli delle [[Donne genovesi|genovesi]], l'eleganza e la cortesia degli uomini, l'ammirevole bellezza della città che sembrava avere le case incastonate su per quelle rocce come diamanti nell'oro. (2002; pp. 237-238) *L'onore del padrone rivela quello del [[Servitù|servo]]. Quindi guarda chi servi e vedrai che onore hai. (1912) *[...] disse che i buoni pittori imitavano la natura, ma che quelli cattivi la vomitavano. (2013) *C'era sul marciapiede di San Francesco un crocchio di genovesi e, passando egli di là, uno di loro lo chiamò e gli disse:<br>– Venga qua, signor Vetrata, e ci conti un po' qualcosa.<br>Egli rispose:<br>– No, non vorrei che i miei conti venissero poi registrati a [[Genova]]. (2002; p. 256) ==''La conversazione dei cani''== ===[[Incipit]]=== Usciva dall'Ospedale della Resurrezione, che si trova a Valladolid fuor dalla Porta del Campo, un soldato, il quale, siccome la spada gli serviva da bastone e aveva le gambe secche e il viso giallo, mostrava chiaramente che, per quanto non facesse ancora troppo caldo, doveva aver sudato in venti giorni tutti gli umori maligni che forse s'era buscato in un'ora.<ref name=incipit/> ===Citazioni=== *[...] dalla [[lingua]] dipendono i maggiori guai della vita umana. (Scipione; 1912) *[...] ne va in rovina piú di quei che si [[Fiducia|fidano]] che di quei che han prudenza. Ma il mal'è che è impossibile viver bene nel mondo se non ci si fida e affida. (Scipione; 1912) *[...] l'[[umiltà]] è la base e il fondamento d'ogni virtú e [...] senza di essa nessun'altra è tale; spiana ostacoli, supera difficoltà ed è un mezzo che conduce sempre a glorioso fine. I nemici te li fa amici; raffrena la collera negli sdegnati e scema la tracotanza negli altezzosi; è madre della modestia e sorella della moderazione; di fronte ad essa, insomma, i vizi non valgono a fermare vantaggioso trionfo, perché si smussano e si spuntano le frecce del male contro la mitezza e la mansuetudine dell'umile. (Berganza; 1912) *Di rado o mai si soddisfa l'[[ambizione]] senza danno del terzo. (Scipione; 1912) *[...] il [[viaggiare]] per diversi paesi e il trattare con diverse genti fa gli uomini avveduti. (Berganza; 1912) *{{NDR|la [[fortuna]]}} la trova chi muta luogo. (Berganza; 1912) *[...] il [[consiglio]] del [[povero]], per buono che sia, non è stato mai accolto [...]. (Scipione; 1912) ==''La zingarella''== ===[[Incipit]]=== [[Zingari]] e zingare pare che siano nati, in questo mondo, soltanto per esser ladri: nascono da genitori ladri, crescono in mezzo ai ladri, studiano da ladri e riescono infine a esser ladri fatti e finiti di tutto punto.<ref name=incipit>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ===Citazioni=== *[...] anche tra i demoni ce ne son di peggiori degli altri, e tra molti uomini [[Bontà e cattiveria|malvagi suole essercene qualcuno buono]] [...]. (2013) *{{NDR|Il [[tempo]]}} suole procurare una dolce soluzione a molte amare difficoltà. (2013) ==''Rinconete e Cortadillo''== ===[[Incipit]]=== ====Luigi Bacci==== Nell'osteria del Mulinello, che si trova ai confini della famosa campagna di Alcudia, sulla strada che conduce dalla Castiglia in Andalusia, un giorno de' più caldi dell'estate, si trovarono, per caso, due ragazzi dai quattordici ai quindici anni: né l'uno né l'altro passava i diciasett'anni; tutt'e due di bell'aspetto, ma in mal'arnese, sbrindellati e rotti. Cappa, non ne avevano; i calzoni erano di tela e le calze di carne; è ben vero però che tal deficienza la riparavano le scarpe, perché quelle dell'uno eran di corda, tanto logore quanto vecchie e quelle dell'altro tutte bucherellate e senza suola, che più che da scarpe gli servivano da pastoie. L'uno aveva una berretta verde da cacciatore, l'altro un cappello senza nastro, basso di capo e di tesa larga. A tracolla, l'uno portava una sudicia camicia insaldata e messa in una sacca fatta a manica; l'altro camminava scusso scusso e senza sacche, sebbene dal petto gli venisse fuori un gran fagotto che, per quello che dopo si vide, era una specie di bavera imbevuta dall'unto e sì sfilaccicata e rotta che sembrava un ammasso di fila. In essa c'era rinvolto un mazzo di carte di forma ovale, perché dall'usarle, gli si erano arrotondati gli angoli e perché durassero di più, glieli avevano smussati e lasciati in tal forma. Tutt'e due erano abbrustoliti dal sole, con le unghie lunghe listate a lutto; l'uno aveva una mezza spada e l'altro un coltello da beccaio. ====Alfredo Giannini==== Nella locanda del Mulinello, che è al confine della gran bella pianura di Alcudia sulla strada che dalla Castiglia va in Andalusia, un ardente giorno d'estate si trovarono, per caso, due ragazzotti tra i quattordici e i quindici anni al massimo, non piú di diciassette né l'uno né l'altro; tutti e due di bello aspetto, ma nelle vesti molto sdruciti, sbrindellati e logori. Cappa, neppur per idea; i calzoni di tela e le calze di ciccia. C'erano però, in compenso, le scarpe: di sparto quelle dell'uno, rifinite dal portarle; traforate quelle dell'altro, senza suola; così che lo impacciavano più che lo calzassero. L'uno aveva in capo una berretta verde da cacciatore, l'altro un cappello senza nastro, basso di forma e a falde larghe. Sulla spalla, l'uno portava una camicia di color camoscio, insaldata e tutta insaccata in una manica, a tracolla; l'altro camminava disimpacciato, senza bisacce; quantunque dal petto sporgesse un gran fagotto che, come si vide poi, era un collare di quelli che chiamano «alla vallona» inamidato ma di grasso, trapunto e ragnato che pareva tutto filacce. C'era involto e serbato un mazzo di carte da gioco, di figura ovale; giacché, con l'uso, gli angoli si erano sgualciti, ma, perché durassero di piú, erano stati ritagliati ed erano state lasciate in quella forma.<ref name=novelle1912/> ===Citazioni=== *[...] per ogni cosa c'è rimedio tranne per la morte [...]. (Cortadillo: 1916, p. 11) *[...] quello che dice la [[lingua]] lo paga la gola [...]. (Cortadillo: 1916, p. 22) *[...] le {{sic|quistioni}} fra coloro che si vogliono bene son causa di maggior piacere quando si fa la pace [...]. (Monipodio: 1916, p. 32) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Il geloso dell'Estremadura''=== Non sono molti anni che da un paese dell'Estremadura se ne partí un gentiluomo, nobile di nascita, che, come nuovo figliuol prodigo, per diverse parti di Spagna, d'Italia e delle Fiandre andò consumando e anni ed averi; finché, dopo tante peregrinazioni, morti ormai i genitori e scialacquato il patrimonio, venne a stabilirsi nella grande città di Siviglia dov'ebbe occasione davvero bastevole per dar fondo a quel poco che egli era rimasto.<ref name=novelle1912/> ===''La spagnola inglese''=== Tra il bottino che gli inglesi presero nella città di Cadice, Clotaldo, un gentiluomo inglese che comandava una squadra navale, si portò a Londra una bimba, dell'età di sette anni all'incirca.<ref name=incipit/> ==Citazioni su Miguel de Cervantes== *[[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], che riconosce l'uomo come soggetto storico responsabile, capace di agire entro le leggi della realtà, sviluppando un'analisi del potere che non giustifica la tirannide, bensì smaschera le illusioni che permettono al potere arbitrario di perpetuarsi. Cervantes, che, con [[Don Chisciotte]], rivendica la libertà interiore e la dignità dell'ideale, anticipando una concezione europea della [[dignità umana]] come valore intrinseco, indipendente dal successo o dal riconoscimento sociale. Entrambi gli autori, pur con strumenti diversi, contribuiscono alla nascita di una coscienza moderna dell'uomo, fondata sulla responsabilità individuale e sulla consapevolezza del conflitto tra ideale e realtà. ([[Sergio Mattarella]]) *Se c'è una cosa che Cervantes, nella sua incommensurabile grandezza insegna è: attenzione, quel che vi racconto sono favole, ma ''de te fabula narratur''.<br>È di te che questa storia parla. ([[Antonella Cilento]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Michel di Cervantes Saavedra, '' Dell'ingegnoso Cittadino Don Chisciotte Della Mancia'', 2 voll., traduzione di Lorenzo Franciosini, Baba, Venezia, 1625, [https://books.google.it/books?id=EAtEAAAAcAAJ I]. *Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di [[Bartolomeo Gamba]], Edizioni "A Barion" della Casa per Edizioni popolari – S.A, Sesto San Giovanni (Milano), 1933. *Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Vittorio Bodini, Einaudi, 1994. ISBN 8806126199 *Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Ferdinando Carlesi, Arnoldo Mondadori Editore, 1974. *Miguel de Cervantes, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-c/miguel-de-cervantes-saavedra/don-chisciotte-della-mancia-edizione-bur/ Don Chisciotte della Mancia]'', traduzione di Alfredo Giannini, Rizzoli, Milano, 2007. *Miguel de Cervantes, ''[https://books.google.it/books?id=ts9OVCxrzxUC Don Chisciotte della Mancia]'', cura e traduzione di Barbara Troiano e Giorgio Di Dio, Newton Compton, Roma, 2011 (edizione elettronica). ISBN 978-88-541-2891-0 *Miguel de Cervantes Saavedra, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/cervantes/don_chisciotte_della_mancia/pdf/cervantes_don_chisciotte_della_mancia.pdf La storia di don Chisciotte della Mancha]'', Edoardo Perino editore, Roma, 1888. *Miguel de Cervantes Saavedra, ''[https://books.google.it/books?id=S8TCIXtkw7QC Don Chisciotte della Mancia]'', traduzione di Letizia Falzone, Garzanti, Milano, 2014 (edizione digitale). ISBN 978-88-11-13655-2. *{{es}} Miguel de Cervantes, ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/clasicos/quijote/default.htm Don Quijote de la Mancha]'', studio preliminare di Fernando Lázaro Carreter, testo critico e direzione di Francisco Rico, note di Joaquín Forradellas, Instituto Cervantes, 1998. ISBN 84-689-5988-X *Miguel de Cervantes, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/cervantes/novelle/pdf/cervantes_novelle.pdf Novelle]'', traduzione di Alfredo Giannini, Laterza, Bari, 1912. *Miguel de Cervantes, ''Novelle esemplari'', traduzione di Paola Gorla, Einaudi, Torino, 2002. ISBN 88-06-16206-3 *Miguel de Cervantes, ''[https://books.google.it/books?id=yf-kAQAAQBAJ Novelle esemplari]'', introduzione di Monique Joly, traduzione e note di Antonio Gasparetti, Rizzoli, 2013 (edizione elettronica). *Michele Cervantes de Saavedra, ''Rinconete e Cortadiglio'', in ''Racconti morali'', tradotti e annotati da Luigi Bacci, Società editrice Dante Alighieri, Milano, 1916. ==Voci correlate== *''[[Don Quichotte]]'' – opera lirica di [[Jules Massenet]] ==Altri progetti== {{Interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Don Chisciotte della Mancia||(1605 e 1615)}} {{Pedia|Novelle esemplari (Miguel de Cervantes)|''Novelle esemplari''|(1613)}} {{Pedia|I travagli di Persiles e Sigismonda||(1617)}} {{DEFAULTSORT:Cervantes, Miguel de}} [[Categoria:Drammaturghi spagnoli]] [[Categoria:Militari spagnoli]] [[Categoria:Poeti spagnoli]] [[Categoria:Scrittori spagnoli]] 919b51pvxenqk7rmnlbjyu3ptz05d02 1419773 1419772 2026-07-09T19:52:21Z Udiki 86035 1419773 wikitext text/x-wiki [[File:Cervantes Jáuregui.jpg|thumb|Miguel de Cervantes]] '''Miguel de Cervantes Saavedra''' (1547 – 1616), scrittore spagnolo. ==Citazioni di Miguel de Cervantes== *[...] [[amore]] e [[desiderio]] sono due cose diverse: ché non tutto quello che si ama si desidera, né tutto quello che si desidera si ama. :[...] ''amor y deseo son dos cosas diferentes: que no todo lo que se ama se desea, ni todo lo que se desea se ama.''<ref>Da ''Primera parte de la Galatea, diuidida en seys libros'', Juan Gracián, Alcalá, 1585, [http://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/la-galatea--0/html/ff31109a-82b1-11df-acc7-002185ce6064_39.html IV], pp. 212-13. Edizione elettronica della Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes.</ref> *Da un'altra nube sbucò il gran [[Félix Lope de Vega|Lope]]<br>poeta insigne che, in versi e in prosa,<br>nessuno supera e nemmeno uguaglia.<ref>Da ''Viaggio in Parnaso''. Citato in José López Rubio, ''Lope de Vega'', traduzione di Gianni Buttafava, Mondadori, 1973.</ref> *Diffida del bue davanti, della mula dietro, del monaco da tutte le parti.<ref>Da ''Novelle esemplari''; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009, p. 251. ISBN 9788811504894</ref> *[...] il cielo [sa] trarre dalle maggiori [[avversità]] nostre i nostri più grandi giovamenti.<ref>Da ''La spagnola inglese'', in ''Novelle esemplari'', 2013.</ref> *[...] meglio il [[onore e disonore|disonore]] ignorato che l'[[onore e disonore|onore]] sospettato dalla gente.<ref>Da ''La forza del sangue'', in ''Novelle'', 1912.</ref> *'''Brigida''': [...] Solo l'altro giorno ho trovato per via un poeta, che di buonissima volontà e con molta cortesia mi regalò un sonetto sulla storia di Piramo e Tisbe, e me ne promise altri trecento in mia lode.<br>'''Cristina''': Meglio sarebbe stato per te incontrare un [[Genovesi|genovese]] che ti regalasse trecento reali.<br>'''Brigida''': Già, i genovesi sono in tale abbondanza e tanto facili da attirare, come falchi allo zimbello! Adesso poi, che sono tutti abbacchiati e mosci per il decreto!<br>'''Cristina''': Senti, Brigida, di una cosa ti dico che devi esser certa: che vale di più un genovese fallito che quattro poeti interi.<ref>Da ''Il falso Biscaglino'', in ''Farse spagnole del Secolo d'oro'', traduzione di Cesco Vian, Istituto Geografico de Agostini, Novara, 1965, p. 146.</ref> *{{NDR|[[Napoli]]}} Gloria d'Italia e ancor del mondo lustro, madre di nobiltade e di abbondanza, benigna nella pace e dura in guerra.<ref>Citato in [[Renato de Falco]], ''[http://www.tecalibri.info/D/DEFALCO-R_parlar.htm#p005 Del parlar napoletano]'', p. 85, Colonnese, Napoli, 2007 [1997]. ISBN 978-88-87501-77-3</ref> *Nelle sventure comuni si riconciliano gli animi e si stringono amicizie.<ref>Da ''Los trabajos de Persiles y Sigismunda''; citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013.</ref> *[...] sciocco è, e molto sciocco colui che disvelando altrui un secreto, gli chiede ferventemente che lo celi [...].<ref>Da Miguel de Cervantes, ''Le sventure di Persile e Sigismonda'', 4 voll., traduzione di Enrico Zezon, Gabinetto letterario, Napoli, 1854, vol. II, [https://books.google.it/books?hl=it&id=9O4vUYTJ14QC&pg=PA45#v=onepage&q&f=false p. 45].</ref> :''necio es, y muy necio, el que, descubriendo un secreto a otro, le pide encarecidamente que le calle'' [...]<ref>Da Miguel de Cervantes, ''Los trabajos de Persiles y Sigismunda'', [http://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/los-trabajos-de-persiles-y-sigismunda--0/html/ff31b96e-82b1-11df-acc7-002185ce6064_35.html#I_36_ II, V], Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes.</ref> ===Attribuite=== *L'onestà è la miglior politica. :{{Spiegazione|La citazione è presente nella traduzione in lingua inglese di Pierre Antoine Motteux del ''Don Chisciotte'': «''Honesty is the best policy''» (parte II, cap. 33); essa, però, non trova alcun riscontro nell'originale in lingua spagnola. Frase idiomatica inglese<ref>{{cfr}} [https://www.merriam-webster.com/dictionary/honesty%20is%20the%20best%20policy Dizionario Merriam-Webster].</ref>, attestata come proverbio anche in italiano<ref>Francesco Grisi, ''Il grande libro dei proverbi'', Piemme, 1997, p. 205. ISBN 88-384-2710-0</ref>.}} *Le [[Ingiuria|ingiurie]] sono sempre grandi ragioni per coloro che non ne hanno.<ref name=Gar>Citato in Francesco Giuntini, ''La sapienza per tutti'', Salani, Firenze, 1871, [https://books.google.it/books?id=KzH9pGnjPMkC&pg=PA146 p. 146].</ref> *Nella bocca chiusa non entrano le mosche. :{{Spiegazione|La citazione è presente in alcune traduzioni in lingua inglese del ''Don Chisciotte'': «''A close mouth catches no flies''» (parte I, cap. 25); essa, però, non trova alcun riscontro nell'originale in lingua spagnola.}} *Non si possono prendere trote con i calzoni asciutti. :{{Spiegazione|Proverbio spagnolo corrispondente all'italiano: «Chi vuole il pesce, bisogna che s'ammolli». In ''Don Chisciotte'' (parte II, cap. LXXI) è citato solo parzialmente: «''No se toman truchas..., y no digo más''».}} *Sii tardo di lingua e lesto d'occhio. :''Sé lento con la lengua y rápido con el ojo''.<ref>Citato in Arturo Ortega Blake, ''[https://books.google.it/books?id=QJIAVIKP1dgC El gran libro de las frases célebres]'', Grijalbo, 2013. ISBN 9786073116312</ref> ==''Don Chisciotte della Mancia''== ===[[Incipit]]=== <small>''Citazioni in ordine di pubblicazione.''</small><ref>In base all'anno della prima edizione di ciascuna, per il quale vedasi Patrizia Botta, ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/aispi/pdf/bib_03/03_051.pdf La nuova traduzione italiana del Don Quijote]'', in Felice Gambin (a cura di), ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/aispi/biblioteca_03.htm Cervantes e l'Italia: il «Don Chisciotte» del 1615]'', AISPI Edizioni, Roma, 2018, p. 51, in nota. ISBN 978-88-907897-4-8.</ref> ====Originale==== ''En un lugar de la Mancha, de cuyo nombre no quiero acordarme, no ha mucho tiempo que vivía un hidalgo de los de lanza en astillero, adarga antigua, rocín flaco y galgo corredor. Una olla de algo más vaca que carnero, salpicón las más noches, duelos y quebrantos los sábados, lantejas los viernes, algún palomino de añadidura los domingos, consumían las tres partes de su hacienda. El resto della concluían sayo de velarte, calzas de velludo para las fiestas, con sus pantuflos de lo mesmo, y los días de entresemana se honraba con su vellorí de lo más fino.'' ====Lorenzo Franciosini==== In una Terra della Mancia, del cui nome non me ne voglio ricordare, non è troppo, che si ritrovava un Cittadino, di quelli, che per ostentazione d'una certa grandezza, tengono lancie, e targhe antiche nella rastrelliera; un can d'aggiugnere, e un ronzin magro da passeggiare. Nel suo vitto ordinario, che era una buona pignatta di un poco più di bue, che di castrato, la sera il più delle volte, carne battuta, il Sabato frittate rognose, i Venerdì lente, e qualche piccioncino di più le Domeniche; spendeva la terza parte delle sue facultà. Il resto di esse consumava in farsi un bel saio di panno finissimo, calzoni di velluto per i dì delle feste, con un paio di pantofole dello stesso, e i giorni tra settimana, faceva il bello con un vestito di panno bigio, del più fino, che si trovasse. ====Bartolomeo Gamba==== Viveva, or non è molto, in una terra della Mancia, che non voglio ricordare come si chiami, un idalgo di quelli che hanno lance nella rastrelliera, scudi antichi, magro ronzino e cane da caccia. Egli consumava tre quarti della sua rendita per mangiare più bue che castrato, carne con salsa il più delle sere, il sabato intingolo di pecore mal capitate, lenticchie il venerdì, e qualche piccolo piccioncino di giunta le domeniche. Consumava il resto per ornarsi nei giorni di festa con un saio di scelto panno di lana, calzoni di velluto e pantofole pur di velluto; e nel rimanente della settimana faceva il grazioso, portando un vestito di rascia della più fina. ====Alfredo Giannini==== In un borgo della Mancia, che non voglio ricordarmi come si chiama, viveva non è gran tempo un nobiluomo di quelli che hanno e lancia nella rastrelliera e un vecchio scudo, un magro ronzino e un levriere da caccia. Un piatto di qualcosa, più vacca che castrato, brincelli di carne in insalata, il più delle sere, frittata in zoccoli e zampetti il sabato, lenticchie il venerdì, un po' di piccioncino per soprappiù la domenica, esaurivano i tre quarti dei suoi averi. Al resto davano fine la zimarra di castorino, i calzoni di velluto per le feste con le corrispondenti controscarpe pur di velluto. Nei giorni fra settimana poi gli piaceva vestire d'orbace del più fino. ====Ferdinando Carlesi==== In un borgo della Mancia, di cui non voglio ricordarmi il nome, non molto tempo fa viveva un gentiluomo di quelli con lancia nella rastrelliera, scudo antico, ronzino magro e can da séguito. Qualcosa in pentola, più spesso vacca che castrato, quasi tutte le sere gli avanzi del desinare in insalata, lenticchie il venerdì, un gingillo il sabato, un piccioncino ogni tanto in più la domenica, consumavano tre quarti delle sue rendite; il resto se ne andava tra una casacca di castoro con calzoni e scarpe di velluto per le feste, e un vestito di fustagno, ma del più fino, per tutti i giorni. ====Vittorio Bodini==== In un paese della Mancia, di cui non voglio fare il nome, viveva or non è molto uno di quei cavalieri che tengono la lancia nella restrelliera, un vecchio scudo, un ossuto ronzino e il levriero da caccia. Tre quarti della sua rendita se ne andavano in un piatto più di vacca che di castrato, carne fredda per cena quasi ogni sera, uova e prosciutto il sabato, lenticchie il venerdì e qualche piccioncino di rinforzo alla domenica. A quello che restava davano fondo il tabarro di pettinato e i calzoni di velluto per i dì di festa, con soprascarpe dello stesso velluto, mentre negli altri giorni della settimana provvedeva al suo decoro con lana grezza della migliore. ====Letizia Falzone==== «In un borgo della Mancia», il cui nome non mi viene a mente, non molto tempo fa viveva un cavaliere di quelli con lancia nella rastrelliera, un vecchio scudo, un ronzino magro e un levriero corridore. Un piatto più di vacca che di castrato, un tritato di carne fredda in insalata tutte le sere, frittata coi ciccioli il sabato, lenticchie il venerdì, qualche piccioncino in soprappiù la domenica, consumavano tre quarti della sua rendita. Il resto se ne andava tra un mantello di fino panno nero, calzoni di velluto per i giorni festivi, con soprascarpe della stessa stoffa, e un vestito di lana greggia della migliore per tutti i giorni. ===Citazioni=== ====Prima parte==== [[Immagine:Gustave Doré - Miguel de Cervantes - Don Quixote - Part 1 - Chapter 1 - Plate 1 "A world of disorderly notions, picked out of his books, crowded into his imagination".jpg|thumb|upright=1.2|Illustrazione di [[Gustave Doré]]]] *[...] per il poco dormire e il molto leggere gli si prosciugò il cervello, in modo che venne a perdere il giudizio. (I, 2007) *[...] mai però fu molto quel che è [[buono]] [...]. (curato: VI, 2007) *[...] purché avessi da mangiar bene, mangerei altrettanto bene e meglio in piedi, e da me solo, che seduto accanto a un imperatore. E anzi, per dir la verità, mi sa molto meglio quello che mangio nel mio cantuccio senza tante smorfie e complimenti, anche abbia ad essere pane e cipolla, che i tacchini di cert'altre mense dove io sia costretto a masticare adagino, a ber poco, a pulirmi ogni momento, a non starnutare né tossire se me ne venga voglia né a fare altre cose che s'accompagnano con lo star soli e liberi. (Sancho: IX, 2007) *Ma, pur dato il caso che siano uguali le [[bellezza|bellezze]], non ne viene che abbiano ad essere uguali i desideri, perché non tutte le bellezze innamorano, essendovene di quelle che sono una gioia per gli occhi ma non soggiogano il cuore. (Marcella: XIV, 2007) *[...] la bellezza in una donna onesta è come fuoco acceso discosto o spada aguzza; quello non brucia né quella ferisce chi non vi si avvicina. (Marcella: XIV, 2007) *[...] i [[desiderio|desideri]] si alimentano di speranze [...]. (Marcella: XIV, 2007) *È proprio vero, insomma, che ci vuole del tempo per arrivare a conoscere le [[persone]], e che non c'è nulla di sicuro in questo mondo. (Sancho: XV, 2007) *Tuttavia, ti faccio osservare, fratel mio Panza — replicò don Chisciotte — che non c'è [[ricordo]] cui il tempo non cancelli, né [[dolore]] a cui la morte non metta fine. (XV, 2007) *La sorte lascia sempre una porta aperta nelle [[disgrazie]], per mettervi riparo. (don Chisciotte: XV, 2007) *Le [[ferita|ferite]] che si ricevono nelle battaglie conferiscono onore piuttosto che toglierlo. (don Chisciotte: XV, 2007) *— Sappi, Sancio, che un [[uomo]] non vale più d'un altro se non [[Azione|fa]] più d'un altro. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XVIII, 2007) *[...] non è possibile che il male e il [[Bene e male|bene]] durino a lungo: dal che ne consegue che, essendo durato molto il male, il bene è ormai vicino. (don Chisciotte: XVIII, 2007) *[...] la bocca senza denti è come molino senza mola, e molto più conto si deve fare di un [[dente]] che di un diamante. (don Chisciotte: XVIII, 2007) *La paura ha molti occhi, e se vede le cose di sotterra, tanto più quelle di lassù, del cielo. (XX, 2007) *È il carattere naturale delle [[donna|donne]], questo — disse don Chisciotte: — disdegnare chi le ama e amare chi le aborrisce. (XX, 2007) *[...] l'eccesso di confidenza che ti ho concesso ha provocato questa mancanza di rispetto. (don Chisciotte a Sancho: XX, 2011) *— Scommetto — replicò Sancio — che vossignoria crede che io abbia fatto dal corpo mio... [[feci|qualche cosa]] che non sta bene.<br>— A rimestarla è peggio, amico Sancio — rispose don Chisciotte. (XX, 2007) *[...] i primi impulsi non sono in potere dell'uomo. (don Chisciotte: XX, 2007) *— Mi pare, Sancio, che non ci sia [[proverbio]] che non dica il vero, giacché son tutte sentenze ricavate appunto dalla esperienza, madre d'ogni scienza [...]. (don Chisciotte: XXI, 2007) *[...] sii breve nei tuoi [[Discorso|discorsi]], perché nessuno ve n'ha di piacevole, se lungo. (don Chisciotte: XXI, 2007) *Anzi io ho sentito dire — disse don Chisciotte, — che chi [[canto|canta]] scaccia malinconia. (XXII, 2007) *[...] le [[disgrazie]] sempre perseguitano il bell'[[ingegno]]. (Ginesio: XXII, 2007) *[...] una delle doti della [[prudenza]] è che quello che si può ottenere con le buone non si voglia avere con le cattive [...]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXII, 2007) *[...] è proprio di gente bennata l'essere riconoscente dei [[Beneficio|beneficî]] che si ricevono ed uno dei peccati che più offende Dio è l'[[ingratitudine]]. (don Chisciotte: XXII, 2007) *[...] la [[sfortuna|malasorte]] però, la quale a giudizio di coloro che non sono illuminati dalla vera fede, ogni cosa guida, prepara e regola a suo modo. (XXIII, 2007) *[...] [[Beneficenza|fare del bene]] ai villani è come gettare acqua nel mare. (don Chisciotte: XXIII, 2011) *[...] ritirarsi non è fuggire, né aspettare è assennatezza quando il pericolo sorpassa la speranza. (Sancho: XXIII, 2007) *[...] è pur conforto nelle [[disgrazie]] trovare chi se ne condolga. (don Chisciotte: XXIV, 2007) *[...] che un cavaliere errante divenga [[Follia|matto]] avendone motivo, non c'è né merito né grazie da rendere; il nodo della questione sta in perdere il senno senza un perché e nel far comprendere alla mia dama, che se a freddo faccio questo, cosa sarei capace di fare a caldo? ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXV, 2007) *[...] quello che a te [[apparenza|pare]] catinella di barbiere a me pare l'elmo di Mambrino, e ad un altro parrà un'altra cosa. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXV, 2007) *[...] il fare una cosa per un'altra è lo stesso che [[mentire]]. (don Chisciotte: XXV, 2007) *Ah, pazzo, ch'io sono! Ora che mi trovo lontano e fuori del pericolo, dico che dovevo fare quel che non feci! (Cardenio: XXVII, 2007) *[...] la [[morte]] che ci coglie a un tratto fa subito finire il dolore, ma quella che si prolunga nei tormenti uccide di continuo senza spegner la vita. (Cardenio: XXVII, 2007) *Con la sua sparizione si addensò la notte della mia tristezza, tramontò il sole della mia gioia, rimasero senza luce gli occhi miei, senza più ragionare la mia mente. (Cardenio: XXVII, 2007) *Oh [[memoria]], mortale avversaria della mia pace! (Cardenio: XXVII, 2007) *[...] la [[musica]] calma gli animi sconvolti e mitiga i travagli dello spirito. (Dorotea: XXVIII, 2007) * [...] la buona e vera [[amicizia]] non può né deve esser mai sospettosa [...]. (XXXIII, 2007) *''È la donna un vetro, inver, | Che non s'ha a provar perciò | Se si può spezzare o no, | Ché potria tutto accader.'' (XXXIII, 2007) *[...] chi cerca l'[[impossibilità|impossibile]] è giusto che gli sia rifiutato quel che è possibile [...]. (XXXIII, 2007) * [...] la [[amore|passione amorosa]] si vince soltanto col fuggirla [...]. (XXXIV, 2007) *[...] tanto più la bramata felicità tormenta quanto più è vicina la speranza di raggiungerla [...]. (Lotario: XXXIV, 2007) *[...] la vera [[nobiltà]] consiste nella virtù [...]. (Dorotea: XXXVI, 2007) *[...] le [[arma|armi]] [...] hanno per oggetto e fine la [[pace]], cioè, il maggior bene che gli uomini possono deisderare in questa vita. (don Chisciotte: XXXVII, 2007) *[...] quanti di meno sono i premiati per causa della [[guerra]] che non i morti in essa? (don Chisciotte: XXXVIII, 2007) *[...] raramente, o mai, accade il [[Bene e male|bene]] puro e semplice senz'essere accompagnato o seguito da qualche [[Bene e male|male]] che lo turbi e scompigli [...]. (schiavo: XLI, 2007) *''Se le sue glorie Amor vende costose | Ha ragione ed il suo traffico è giusto, | Ché non ci sono gioie più preziose | Di quelle valutate dal suo gusto, | Ed è cosa evidente | Che non val ciò che poco costa o niente.'' (XLIII, 2007) *[...] ognuno è figlio delle sue [[azione|azioni]]; e, perché uomo, posso ben {{Sic|doventar}} papa. (Sancho: XLVII, 2007) *[...] la [[virtù]] più è perseguitata dai cattivi che amata dai buoni. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLVII, 2007) *[...] non essendo possibile che l'arco stia sempre teso né che la debole natura umana possa sostenersi senz'alcun lecito spasso. (don Chisciotte: XLVIII, 2007) *[...] al [[Povertà|povero]] è impossibile dimostrare con alcuno la virtù della generosità per quanto la possegga in sommo grado; e la [[generosità]] che consiste soltanto nel desiderio è cosa morta, come è morta la fede senza le opere. (don Chisciotte: L, 2007) *[...] so solamente questo: potessi io avere così presto la contea come saprei reggerla! poiché ho tanta anima quanto un altro e tanto corpo quant'altri mai; e che sarei io altrettanto re del mio stato quanto ogni altro del suo; e una volta che lo fossi, farei quel che volessi; e facendo quel che volessi, farei a piacer mio; e facendo a piacer mio, sarei contento; e quando uno è contento, non ha altro da desiderare; e non avendo altro da desiderare, è bell'e finita [...]. (Sancho: XLVIII, 2007) ====Seconda parte==== [[Immagine:Don Quichotte Honoré Daumier.jpg|thumb|''Don Chisciotte e Sancho Panza'' (Honoré Daumier, 1868 ca.)]] *[...] le [[Ingiuria|ingiurie]] suscit[a]no anche negli animi più umili la [[collera]] [...]. (''Prologo al lettore'', 2007) *[...] il [[soldato]] fa più bela figura magari morto nel combattimento che sano e salvo nella fuga. (''Prologo al lettore'', 2007) *[...] l'[[abbondanza]] delle cose, anche se buone, fa che non siano pregiate, mentre la scarsezza, magari delle cattive, conferisce loro certo valore. (''Prologo al lettore'', 2007) *— Vedi, Sancio — disse don Chisciotte: — dovunque sia la [[virtù]] in grado eminente, è perseguitata. (II, 2007) *[...] poiché le [[libri|opere stampate]] sono prese in esame con tutta comodità, facilmente se ne vedono tutte le manchevolezze e tanto più sono attentamente vagliate quanto maggiore è la fama di chi le compose. (Sansone: III, 2007) *[...] certuni dicono: «Mai [[Sequel|seconde parti]] furon buone» [...]. (Sansone: IV, 2007) *[...] i [[Lavoro|lavori]] fatti in fretta e furia non si compiono mai con la perfezione che si richiede. (Sancho: IV, 2007) *[...] io ho sentito dire (e, credo proprio dal mio padrone, se non ricordo male), che fra i due estremi, codardia e temerità, c'è quel di mezzo, cioè, la prodezza. (Sancho: IV, 2007) *Ognuno è come Dio l'ha fatto e spesso spesso è magari peggio. (IV, 2007) *[...] chi non sa godere della [[fortuna]] quando gli si presenta, non si deve lamentare se poi gli sfugge. (Sancho: V, 2007) *Il miglior condimento che ci sia è la [[fame]] [...]. (Teresa: V, 2007) *[...] non fa felice il possessore delle [[ricchezza|ricchezze]] il possesso di esse ma lo spenderle, e non già lo spenderle comunque, ma il saperle bene spendere. (don Chisciotte: VI, 2007) *[...] alla fine della via ampia e spaziosa del [[Virtù e vizi|vizio]], c'è la morte, in fondo invece al sentiero della virtù, angusto e difficile, c'è la vita [...]. (don Chisciotte: VI, 2007) *Molti pochi fanno un assai. (VII, 2007) *Oh, [[invidia]], radice di mali infiniti e tarlo delle virtù! Tutti i vizi, Sancio, recano seco un non so che di diletto, ma quello dell'invidia non reca se non dispiaceri, rancori e ire. (don Chisciotte: VIII, 2007) *[...] non tutti possiamo esser frati, e molte sono le vie per le quali Dio conduce i suoi al cielo [...]. (don Chisciotte: VIII, 2007) *— Dio ci metterà riparo — disse Sancio; — perché Dio manda il male e poi la medicina; nessuno sa quel che sarà; di qui a domani ci sono molte ore, e in un'ora, magari in un momento, vien giù la casa; io ho visto piovere e splendere il sole quasi a un medesimo punto [...]. (XIX, 2007) *Orbene, a tutto c'è rimedio meno che alla [[morte]], sotto il giogo della quale tutti si deve passare, per quanto, quando la vita finisce, ci dispiaccia. Questo mio [[padrone]] ho visto da mille prove che è un matto da legare, e anche io, del resto, non gli rimango punto indietro, perché, se è vero il proverbio che dice «dimmi con chi vai e ti dirò chi sei» e l'altro «non donde nasci, ma donde pasci», sono più matto di lui perché lo seguo e lo [[servo]]. (Sancho: X, 2007) *— Signore, la [[malinconia]], in verità, non fu fatta per le bestie, ma per gli uomini; se però gli uomini si fanno troppo prendere da essa, {{Sic|doventano}} bestie. (Sancho: XI, 2007) *[...] [[Somiglianza|rassomigliate]], come un uovo si rassomiglia a un altro uovo [...]. (Cavaliere dagli Specchi: XIV, 2007) *[...] l'[[arte]] non è al di sopra della natura, sì la fa più perfetta [...]. (don Chisciotte: XVI, 2007) *Né crediate, signore, che io qui chiami volgo solamente la gente [[plebe|plebea]] ed umile, perché chiunque sia ignorante, sia magari signore e principe, può e dev'essere annoverato tra il volgo. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XVI, 2007) *La [[penna]] è la lingua dell'anima. (don Chisciotte: XVI, 2007) *[...] la valentia che confina con la temerità, più ha di pazzia che di coraggio. (nobiluomo: XVII, 2007) *— Insomma, Sancio — disse don Chisciotte — si vede bene che sei un contadino e di quelli che dicono: [[Conformismo|Viva chi vince]]! (XX, 2007) *Due soli lignaggi ci sono nel mondo, come diceva una mia nonna, cioè, l'avere e il non avere. (XX, 2007) *[[Predica]] bene chi vive bene. (XX, 2007) *[...] il fondamento più sicuro nel mondo è il [[denaro]]. (Sancho: XX, 2007) *[...] l'[[amore]] e la [[guerra]] sono una stessa cosa, e come nella guerra è lecito e comunemente praticato fare uso di astuzie e di stratagemmi per vincere il nemico, così nei contrasti e nelle rivalità amorose si ritengono per buoni gl'imbrogli e i raggiri messi in opera per conseguire il fine desiderato, purché non siano in pregiudizio e disdoro dell'oggetto amato. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXI, 2007) *[...] la [[bellezza]], di per sé, attrae il desiderio di quanti la rimirano e la sanno stimare [...]. (don Chisciotte: XXII, 2007) *[...] più arrecano danno all'onore delle [[donna|donne]] la troppa scioltezza e la troppa franchezza in pubblico che non le cattive azioni in privato. (don Chisciotte: XXII, 2007) *[...] tutti i [[Piacere|godimenti]] di questa vita passano come ombra e sogno, o appassiscono come il fiore del campo. (don Chisciotte: XXII, 2007) *[...] i [[Paragoni|confronti]] sono odiosi, e perciò non c'è da confrontare uno con un altro. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XXIII, 2007) *[...] siccome [[Inesperienza|non sei esperto]] delle cose del mondo, tutto ciò che è un po' difficile ti pare impossibile [...]. (don Chisciotte a Sancho: XXIII, 2007) *— Non fugge chi si ritira<ref>{{Cfr}} quanto detto sopra da Sancho: «[...] ritirarsi non è fuggire [...]».</ref> — rispose Don Chisciotte; — perché devi sapere, Sancio, che il valore non basato sulla prudenza si chiama [[temerarietà]]<ref>Cfr. quanto detto sopra da Sancho: «[...] fra i due estremi, codardia e temerità [...].»</ref> e le prodezze del temerario meglio vanno attribuite alla buona fortuna che al suo coraggio. (XXVIII, 2007) *Asino sei, asino sarai e asino finirai quando si compirà il corso di tua vita; perché ritengo che prima questa giungerà al suo ultimo termine che tu t'accorga e comprenda d'essere una bestia. {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte a Sancho: XXVIII, 2007) *[...] non v'ha padre o madre a cui paiano brutti i [[figlio|figli]]; il quale inganno più spesso si riscontra fra coloro che esibiscono i parti del loro ingegno. (don Chisciotte: XXVIII, 2007) *[...] a quanto ho sentito dire dal mio signore, più vale il [[Reputazione|buon nome]] che le ricchezze. (Sancho: XXX, 2007) *[...] nuovo buffone e vecchio imbecille [...]. {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte a Sancho: XXXII, 2011) *La [[caccia]] è un'immagine della guerra: vi si usano stratagemmi, astuzie, insidie per vincere senza averne danno, il nemico; vi si soffrono freddi intensissimi e calori insopportabili; vi si hanno in dispregio l'ozio e il sonno, le forze di chi la pratica vi acquistano nuovo vigore e agilità le membra; insomma, è un esercizio che può farsi senza danno d'alcuno e con diletto di molti. (duca: XXXIV, 2007) *— Signora, dove c'è [[musica]] non ci può essere cosa cattiva. (Sancho: XXXIV, 2007) *Ah, me sventurata! Quale pazzia o quale insensatezza mi trasporta a raccontare le [[colpa|colpe]] altrui, mentre tanto ho da dire delle mie? (contessa Triffaldi: XXXVIII, 2007) *[...] cercare pere sull'olmo. {{NDR|[[Modi di dire dai libri|modo di dire]]}} (Sancho: XL, 2007) *[...] Dio sopporta i [[cattiveria|cattivi]], ma non poi sempre sempre. (don Chisciotte: XL, 2007) *[...] gli uffici e le grandi cariche altro non sono che un profondo golfo di agitazioni. (don Chisciotte: XLII, 2007) *[...] tu devi fissare lo sguardo della mente in chi tu sei, procurando di [[Conosci te stesso|conoscere te stesso]]: la conoscenza più difficile che possa immaginarsi. (don Chisciotte: XLII, 2007) *[...] egli {{NDR|Don Chisciotte}} svariava soltanto quando lo toccavano sulla cavalleria, mentre negli altri ragionamenti mostrava di aver chiara e libera l'intelligenza: cosicché ogni momento le sue azioni smentivano il senno e il suo senno smentiva le sue azioni. (XLIII, 2007) *[...] la trascuratezza nel [[Vestito|vestire]] rivela un animo negligente [...]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLIII, 2011) *Abbi il passo lento, parla pacatamente, ma non in modo che paia che tu ascolti te stesso: ogni affettazione è cattiva. (don Chisciotte: XLIII, 2007) *[...] il troppo [[vino]] né serba segreti né mantiene promesse. (don Chisciotte: XLIII, 2007) *[...] stivare e infilzare [[proverbi]] a casaccio rende cascante e volgare la conversazione. (don Chisciotte: XLIII, 2007) *[...] la [[diligenza]] è madre della buona fortuna, mentre la [[pigrizia]], sua nemica, non raggiunse mai la meta di un onesto desiderio. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: XLIII, 2007) *[...] né può esservi brio dove non è intelligenza [...]. (XLIV, 2007) *[...] un disinganno a tempo vuol essere rimedio efficace nei principî d'[[amore]]. (don Chisciotte: XLVI, 2007) *Mi è successo un fatto che credo mi farà cadere in disgrazia di questi signori; ma quantunque ciò sia per me di molto peso, non me ne importa nulla, poiché alla fin fine, debbo prima adempiere la mia missione che il piacer loro, conformemente a quel che suol dirsi: ''amicus Plato, sed magis amica veritas''. (don Chisciotte: LI, 2007) *«Pensare che le cose di questa vita abbiano da durar sempre ferme in un punto è pensare inutilmente; sembra anzi che la vita giri tutto a tondo, vo' dire torno torno: la primavera segue l'estate, l'estate l'autunno, l'autunno segue l'inverno, l'inverno la primavera, e così torna il tempo a roteare ininterrottamente; sola la vita umana corre alla sua fine più veloce del vento, senza aspettare di rinnovarsi, se non sia nell'altra che non ha confini che la limitino.» (parole attribuite all'immaginario filosofo maomettano Cide Harmete: LIII, 2007) *[...] uscendo io di qua, da come ne esco, nudo, non occorre altra prova per far capire che ho [[governo|governato]] da angelo. (Sancho: LIII, 2007) *[...] voler legare le lingue dei [[Maldicenza|maldicenti]] è come voler mettere porte alla campagna. (don Chisciotte: LV, 2011) *[...] se il governatore vien via ricco dal suo governo, di lui si dirà che è stato un ladro; e se vien via povero, che è stato un dappoco e uno stupido. (don Chisciotte: LV, 2007) *[...] [[Amore]] è invisibile ed entra ed esce di dove vuole, senza che nessuno gli chieda conto di quel che fa. (LVI, 2007) *[...] a me sembra che il [[Traduzione|tradurre]] da una lingua in un'altra [...] sia come guardare gli arazzi fiamminghi da rovescio, ché, sebbene le figure si vedano, sono però piene di filamenti che le fanno confuse sì che non appaiono nitide e a vivi colori come da diritto. (don Chisciotte: LVII, 2007) *— La [[libertà]], Sancio, è uno dei più preziosi doni che i cieli abbiano mai dato agli uomini; né i tesori che racchiude la terra né che {{Sic|cuopre}} il mare sono da paragonare ad essa; per la libertà, come per l'onore, si può e si deve mettere a repentaglio la vita; la schiavitù invece è il peggiore dei mali che agli uomini possono toccare. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: LVIII, 2007) *— È possibile, Sancio, che ci sia uno in tutto l'orbe terraqueo il quale non affermi che sei stupido e di stupidaggini foderato, con in più non so quali frange di maligno e di birbante? {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (don Chisciotte: LVIII, 2007) *[...] fino alla [[Vita e morte|morte]], tutto è [[Vita e morte|vita]] [...]. (Sancho: LIX, 2011) *Io, Sancio, nacqui per vivere morendo, e tu per morire mangiando. (don Chisciotte: LIX, 2007) *[...] molte volte suole scappare la [[pazienza]] quando la stancano le [[offesa|offese]]. ([[Alonso Chisciano|don Chisciotte]]: LIX, 2007) *[...] val meglio una buona [[speranza]] che un cattivo avere. (Sancho: LXV, 2007) *[...] questa che va attorno col nome di [[Fortuna]] è una femmina ubriaca e capricciosa e soprattutto cieca, così da non vedere quel che fa né sapere chi rovescia né chi innalza. (Sancho: LXVI, 2007) *[...] dove vi è molto [[amore]], non suole esserci molta disinvoltura. (LXVI, 2011) *[...] benedetto chi inventò il [[sonno]], copertoio di tutti gli umani pensieri, vivanda che leva la fame, bevanda che scaccia la sete, fuoco che riscalda il freddo, freddo che tempera l'ardenza, e, insomma, moneta universale con la quale si compra tutto, bilancia e peso che fa uguale il pastore al re e il sempliciotto all'avveduto. Una cosa solamente ha di male il sonno, a quanto ho sentito dire, ed è che somiglia alla morte, poiché da un addormentato a un morto c'è molto poca differenza. (Sancho: LXVIII, 2007) *[...] il [[sogno]] è sollievo delle infelicità per coloro che, quando son desti, le provano. (Sancho: LXX, 2007) *— E mi dica vossignoria, signor Àlvaro, somiglio io in qualche cosa a cotesto tale don Chisciotte che dice? (LXXII, 2007) *[...] le cose umane non sono eterne, ma vanno sempre declinando dai loro inizi sino ad arrivare all'ultima fine, specialmente le vite degli uomini [...]. (LXXIV, 2007) *{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} [...] prego vivamente i nominati signori esecutori testamentari che se la buona sorte li portasse a conoscere l'autore che si dice abbia composto una storia, la quale va attorno col titolo di ''Seconda parte delle prodezze di don Chisciotte della Mancia'', gli chiedano da mia parte, il più fervidamente ch'esser possa, che perdoni se io, senza pur pensarlo, gli ho dato occasione di scrivere tante e tante scempiaggini quante in essa ne ha scritte, poiché parto da questa vita con lo scrupolo di avergli dato motivo a scriverle. (LXXIV, 2007) ===[[Explicit]]=== "Per me sola nacque don Chisciotte, ed io per lui; egli ha saputo oprare, ed io scrivere; noi soli siamo due in uno, nonostante e a dispetto del falso e tordesigliesco scrittore che si arrischiò o si arrischierà a scrivere con grossolana e spuntata penna di struzzo le imprese del mio valoroso cavaliere, perché non è peso per le sue spalle, né tema per il suo costipato ingegno; e anzi l'avvertirai, se mai ti capitasse di conoscerlo, che lasci riposare nella tomba le stanche e ormai marcite ossa di don Chisciotte, e non cerchi di portarlo, contro ogni diritto della morte, nella Vecchia Castiglia, tirandolo fuori dalla fossa in cui realmente e veramente giace, lungo lungo, nell'impossibilità di fare una terza spedizione e una nuova uscita; che per farsi beffa di tutte quelle che fecero quei cavalieri erranti, son sufficienti le due che fece lui, con tanto spasso e consenso delle genti che ne hanno avuto notizia sia in questi che negli stranieri regni. E con ciò terrai fede alla tua cristiana professione, consigliando bene chi ti vuol male, e io resterò soddisfatto e fiero d'essere stato il primo a godere per intiero i frutti dei suoi scritti, come volevo, che altro non è stato il mio intento che quello di far odiare dagli uomini le bugiarde e assurde storie dei libri di cavalleria, che ad opera di quelle del mio autentico don Chisciotte van barcollando, e finiranno per cadere del tutto, senza alcun dubbio." ''Vale'' {{NDR|Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Vittorio Bodini, Einaudi Tascabili 1994. ISBN 8806126199}} ===Citazioni su ''Don Chisciotte della Mancia''=== *Allegorizza la vita di ogni uomo che non voglia solo preoccuparsi del proprio benessere personale come gli altri, ma persegua un fine oggettivo, ideale, che si è impadronito del suo pensiero e della sua volontà; per il che poi certo viene guardato in questo mondo come un essere strano. ([[Arthur Schopenhauer]], ''[[Il mondo come volontà e rappresentazione]]'') *Ci troviamo di fronte a un interessante fenomeno: un eroe letterario che gradualmente perde contatto col libro che l'ha prodotto; che abbandona la patria, che abbandona lo scrittoio del suo autore per vagabondare nell'universo dopo aver vagabondato per la [[Spagna]]. In definitiva, don Chisciotte è più grande oggi di quanto lo fosse nel grembo di Cervantes. Ha cavalcato per trecentocinquanta anni nelle giungle e nelle tundre del pensiero umano – guadagnando in vitalità e statura. Non ridiamo più di lui. Il suo blasone è la pietà, il suo vessillo la bellezza. L'unica cosa che conta è il suo essere gentile, generoso, puro, solitario e valoroso. La parodia è diventata pietra di paragone. ([[Vladimir Nabokov]]) *Don Chisciotte non cerca di evadere anch'egli, anche praticamente, dal tritume e dalla standardizzazione della vita quotidiana di un villaggio spagnolo? ([[Antonio Gramsci]]) *E così questo primo grande romanzo della letteratura universale si colloca all'inizio del tempo in cui il Dio del cristianesimo incomincia a lasciare il mondo; in cui l'uomo cade in solitudine e riesce a trovare il senso e la sostanza solo in un'anima, la sua, il cui domicilio è irreperibile; in cui il mondo, sganciato dal vincolo paradossale che lo teneva unito a un aldilà attualizzato, cade in balia della sua immanente insensatezza; in cui la potenza dell'esistente – inasprita dal progressivo degradarsi dei nessi utopici a mere entità – cresce fino ad assumere proporzioni inaudite e conduce una lotta furibonda e senza meta apparente contro la marea montante di quelle forze ancora inconcepibili, ancora incapaci di autorivelarsi e impregnare il mondo. ([[György Lukács]]) *Il Chisciotte non è tanto "scritto" quanto "detto", steso senza sottostare alle costrizioni della scrittura, ma lasciando correre la penna come se fosse la voce, quindi con lo stile della lingua quotidiana e contro la lingua letteraria. Le persone e le cose, viste sotto il prisma domestico della vita, da una prospettiva familiare, vivono sul piano dell'esperienza di ogni giorno: avere elevato questa esperienza comune a norma della finzione romanzesca rappresenta un momento di capitale importanza nell'avventura letteraria europea. ([[Francisco Rico]]) *In tutto il mondo non c'è nulla di più profondo e forte di questa opera poetica. Per ora, è l'ultima parola detta dal pensiero. E se finisse la terra, e lassù da qualche parte chiedessero alla gente: "Avete capito la vostra terra, e che cosa ne avete concluso?". Allora uno potrebbe porgere in silenzio il ''Don Chisciotte'': "Ecco le mie conclusioni sulla vita: potete per questo giudicarmi?" ([[Fëdor Dostoevskij]]) *L'antitesi nel Cervantes è nell'opposizione fra il mondo moderno e l'antico; in lui il mondo moderno è il rappresentato: e la cavalleria è un sogno del passato e la fissazione d'un pazzo. II Don Chisciotte è il mondo moderno che burlando la Cavalleria comincia ad acquistar coscienza di sé. Ciò che distingue il mondo moderno dal cavalleresco è il buon senso, la realtà, il positivo. Da questo buon senso è nato il mondo moderno ossia scientifico, ossia sperimentale. ([[Francesco De Sanctis]]) *L'essenziale è non morire. Non morire! Non morire! Questa è l'ultima radice della follia chisciottesca. Ansia di vita, ansia di vita eterna ti dette l'immortalità. [[Don Chisciotte]] mio, il sogno della tua vita fu ed è il sogno di non morire. ([[Miguel de Unamuno]]) *La disgrazia di Don Chisciotte non è la sua fantasia, è Sancho Pancia. ([[Franz Kafka]]) *La più modesta azione quotidiana suppone immaginare un progetto e confrontarlo con le limitazioni e i condizionamenti imposti dalle circostanze: alla fine, è questa la storia che ci racconta Cervantes, concretandola in una trama e – a cominciare da Don Chisciotte – in alcuni personaggi, con ineguagliata capacità di seduzione. ([[Francisco Rico]]) *La più rude lettura che io conosca; lo lessi nelle ferie estive e tutta la mia sofferenza personale mi sembrò ne fosse impicciolita, degna tutt'al più che se ne ''ridesse''. ([[Friedrich Nietzsche]]) *Lodato sia don Chisciotte! Che seppe con tanto anticipo di secoli riconoscere un furibondo gigante sotto la maschera di un innocente mulino. ([[Gesualdo Bufalino]]) *Paragonato ad altri libri classici (l'Iliade, l'Eneide, la Farsaglia, la Commedia dantesca, le tragedie e le commedie di Shakespeare) il Don Chisciotte è realista; questo realismo, però, differisce essenzialmente da quello cui dette vita il secolo XIX. Joseph Conrad poté scrivere che escludeva dalla sua opera il soprannaturale, perché ammetterlo equivaleva a negare che il quotidiano fosse meraviglioso: ignoro se Miguel de Cervantes condividesse tale intuizione, ma so che nel Don Chisciotte egli contrappose un mondo immaginario poetico a un mondo reale prosaico. Conrad ed Henry James fecero argomento romanzesco della realtà perché la giudicavano poetica; per Cervantes il reale e il poetico sono antinomie. ([[Jorge Luis Borges]]) *Poche le opere tanto generose come il ''Don Chisciotte''. Si direbbe che vi sono libri ingrossati dalla cupidigia e libri ingranditi dalla generosità. Senza alcun dubbio, il ''Don Chisciotte'' è tra questi ultimi; si estende per pagine e pagine, ma non per fare con esse un libro, bensì per disfarlo, proprio perché non sia un libro, per far sì che la letteratura, in esso, resti spezzata, sorpassata, tralasciata. Perché il ''Don Chisciotte'' è scritto non già contro i libri di cavalleria – quale errore! – ma contro i libri, contro il libro, così come il quadro ''Las Meninas'' fu dipinto contro i quadri, anzi, contro la pittura. ([[Ramón Gaya]]) *Quello che è prodigioso nel Don Chisciotte è la totale assenza di artificio e la continua fusione di illusione e realtà, che ne fanno un libro così comico e così poetico. ([[Gustave Flaubert]]) *Un plotone di Don Chisciotte farebbe paura; invece un Cavaliere solitario e anacronistico, fuor di senno e di tempo, accompagnato solo dal suo fido scudiero e da un grappolo di sogni, miti e allucinazioni suscita un nugolo di sentimenti: riso, tenerezza pietà e nostalgia. La solitudine è la sua follia ma è anche la nostra salvezza. Il suo irrealismo cavalleresco lo destina alla sconfitta storica e alla gloria letteraria. In palio per Don Chisciotte non c'è la conquista del potere e il dominio del mondo, ma il favore di Dulcinea del Toboso e dei suoi ammiratori. ([[Marcello Veneziani]]) ==''Il dottor Vetrata''== ===[[Incipit]]=== Passeggiando due studenti di signorile casata sulle rive del Tórmes, vi trovarono a dormire sotto un albero un ragazzo di un undici anni, vestito alla contadina. Ordinato a un servo di svegliarlo, quello lo svegliò, ed essi gli domandarono di dov'era e com'era che dormiva in quel luogo solitario. Al che il ragazzo rispose che il nome del suo paese se l'era dimenticato e che andava a Salamanca in cerca di un padrone da servire a patto soltanto che lo facesse studiare.<ref name=novelle1912>Da ''Novelle'', 1912.</ref> ===Citazioni=== *Alla fine, esausti per le veglie, fradici e con le occhiaie, giunsero alla bellissima e splendida città di [[Genova]] e qui, dopo essere sbarcati nella sua darsena riparata e dopo aver fatto visita ad una chiesa, il capitano e tutta la brigata ripararono in un'osteria dove annebbiarono il ricordo di tutte le burrasche passate con il ''gaudeamus'' presente. [...] Il buon Tomás ebbe modo di ammirare anche i biondi capelli delle [[Donne genovesi|genovesi]], l'eleganza e la cortesia degli uomini, l'ammirevole bellezza della città che sembrava avere le case incastonate su per quelle rocce come diamanti nell'oro. (2002; pp. 237-238) *L'onore del padrone rivela quello del [[Servitù|servo]]. Quindi guarda chi servi e vedrai che onore hai. (1912) *[...] disse che i buoni pittori imitavano la natura, ma che quelli cattivi la vomitavano. (2013) *C'era sul marciapiede di San Francesco un crocchio di genovesi e, passando egli di là, uno di loro lo chiamò e gli disse:<br>– Venga qua, signor Vetrata, e ci conti un po' qualcosa.<br>Egli rispose:<br>– No, non vorrei che i miei conti venissero poi registrati a [[Genova]]. (2002; p. 256) ==''La conversazione dei cani''== ===[[Incipit]]=== Usciva dall'Ospedale della Resurrezione, che si trova a Valladolid fuor dalla Porta del Campo, un soldato, il quale, siccome la spada gli serviva da bastone e aveva le gambe secche e il viso giallo, mostrava chiaramente che, per quanto non facesse ancora troppo caldo, doveva aver sudato in venti giorni tutti gli umori maligni che forse s'era buscato in un'ora.<ref name=incipit/> ===Citazioni=== *[...] dalla [[lingua]] dipendono i maggiori guai della vita umana. (Scipione; 1912) *[...] ne va in rovina piú di quei che si [[Fiducia|fidano]] che di quei che han prudenza. Ma il mal'è che è impossibile viver bene nel mondo se non ci si fida e affida. (Scipione; 1912) *[...] l'[[umiltà]] è la base e il fondamento d'ogni virtú e [...] senza di essa nessun'altra è tale; spiana ostacoli, supera difficoltà ed è un mezzo che conduce sempre a glorioso fine. I nemici te li fa amici; raffrena la collera negli sdegnati e scema la tracotanza negli altezzosi; è madre della modestia e sorella della moderazione; di fronte ad essa, insomma, i vizi non valgono a fermare vantaggioso trionfo, perché si smussano e si spuntano le frecce del male contro la mitezza e la mansuetudine dell'umile. (Berganza; 1912) *Di rado o mai si soddisfa l'[[ambizione]] senza danno del terzo. (Scipione; 1912) *[...] il [[viaggiare]] per diversi paesi e il trattare con diverse genti fa gli uomini avveduti. (Berganza; 1912) *{{NDR|la [[fortuna]]}} la trova chi muta luogo. (Berganza; 1912) *[...] il [[consiglio]] del [[povero]], per buono che sia, non è stato mai accolto [...]. (Scipione; 1912) ==''La zingarella''== ===[[Incipit]]=== [[Zingari]] e zingare pare che siano nati, in questo mondo, soltanto per esser ladri: nascono da genitori ladri, crescono in mezzo ai ladri, studiano da ladri e riescono infine a esser ladri fatti e finiti di tutto punto.<ref name=incipit>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ===Citazioni=== *[...] anche tra i demoni ce ne son di peggiori degli altri, e tra molti uomini [[Bontà e cattiveria|malvagi suole essercene qualcuno buono]] [...]. (2013) *{{NDR|Il [[tempo]]}} suole procurare una dolce soluzione a molte amare difficoltà. (2013) ==''Rinconete e Cortadillo''== ===[[Incipit]]=== ====Luigi Bacci==== Nell'osteria del Mulinello, che si trova ai confini della famosa campagna di Alcudia, sulla strada che conduce dalla Castiglia in Andalusia, un giorno de' più caldi dell'estate, si trovarono, per caso, due ragazzi dai quattordici ai quindici anni: né l'uno né l'altro passava i diciasett'anni; tutt'e due di bell'aspetto, ma in mal'arnese, sbrindellati e rotti. Cappa, non ne avevano; i calzoni erano di tela e le calze di carne; è ben vero però che tal deficienza la riparavano le scarpe, perché quelle dell'uno eran di corda, tanto logore quanto vecchie e quelle dell'altro tutte bucherellate e senza suola, che più che da scarpe gli servivano da pastoie. L'uno aveva una berretta verde da cacciatore, l'altro un cappello senza nastro, basso di capo e di tesa larga. A tracolla, l'uno portava una sudicia camicia insaldata e messa in una sacca fatta a manica; l'altro camminava scusso scusso e senza sacche, sebbene dal petto gli venisse fuori un gran fagotto che, per quello che dopo si vide, era una specie di bavera imbevuta dall'unto e sì sfilaccicata e rotta che sembrava un ammasso di fila. In essa c'era rinvolto un mazzo di carte di forma ovale, perché dall'usarle, gli si erano arrotondati gli angoli e perché durassero di più, glieli avevano smussati e lasciati in tal forma. Tutt'e due erano abbrustoliti dal sole, con le unghie lunghe listate a lutto; l'uno aveva una mezza spada e l'altro un coltello da beccaio. ====Alfredo Giannini==== Nella locanda del Mulinello, che è al confine della gran bella pianura di Alcudia sulla strada che dalla Castiglia va in Andalusia, un ardente giorno d'estate si trovarono, per caso, due ragazzotti tra i quattordici e i quindici anni al massimo, non piú di diciassette né l'uno né l'altro; tutti e due di bello aspetto, ma nelle vesti molto sdruciti, sbrindellati e logori. Cappa, neppur per idea; i calzoni di tela e le calze di ciccia. C'erano però, in compenso, le scarpe: di sparto quelle dell'uno, rifinite dal portarle; traforate quelle dell'altro, senza suola; così che lo impacciavano più che lo calzassero. L'uno aveva in capo una berretta verde da cacciatore, l'altro un cappello senza nastro, basso di forma e a falde larghe. Sulla spalla, l'uno portava una camicia di color camoscio, insaldata e tutta insaccata in una manica, a tracolla; l'altro camminava disimpacciato, senza bisacce; quantunque dal petto sporgesse un gran fagotto che, come si vide poi, era un collare di quelli che chiamano «alla vallona» inamidato ma di grasso, trapunto e ragnato che pareva tutto filacce. C'era involto e serbato un mazzo di carte da gioco, di figura ovale; giacché, con l'uso, gli angoli si erano sgualciti, ma, perché durassero di piú, erano stati ritagliati ed erano state lasciate in quella forma.<ref name=novelle1912/> ===Citazioni=== *[...] per ogni cosa c'è rimedio tranne per la morte [...]. (Cortadillo: 1916, p. 11) *[...] quello che dice la [[lingua]] lo paga la gola [...]. (Cortadillo: 1916, p. 22) *[...] le {{sic|quistioni}} fra coloro che si vogliono bene son causa di maggior piacere quando si fa la pace [...]. (Monipodio: 1916, p. 32) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Il geloso dell'Estremadura''=== Non sono molti anni che da un paese dell'Estremadura se ne partí un gentiluomo, nobile di nascita, che, come nuovo figliuol prodigo, per diverse parti di Spagna, d'Italia e delle Fiandre andò consumando e anni ed averi; finché, dopo tante peregrinazioni, morti ormai i genitori e scialacquato il patrimonio, venne a stabilirsi nella grande città di Siviglia dov'ebbe occasione davvero bastevole per dar fondo a quel poco che egli era rimasto.<ref name=novelle1912/> ===''La spagnola inglese''=== Tra il bottino che gli inglesi presero nella città di Cadice, Clotaldo, un gentiluomo inglese che comandava una squadra navale, si portò a Londra una bimba, dell'età di sette anni all'incirca.<ref name=incipit/> ==Citazioni su Miguel de Cervantes== *[[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], che riconosce l'uomo come soggetto storico responsabile, capace di agire entro le leggi della realtà, sviluppando un'analisi del potere che non giustifica la tirannide, bensì smaschera le illusioni che permettono al potere arbitrario di perpetuarsi. Cervantes, che, con [[Don Chisciotte]], rivendica la libertà interiore e la dignità dell'ideale, anticipando una concezione europea della [[dignità umana]] come valore intrinseco, indipendente dal successo o dal riconoscimento sociale. Entrambi gli autori, pur con strumenti diversi, contribuiscono alla nascita di una coscienza moderna dell'uomo, fondata sulla responsabilità individuale e sulla consapevolezza del conflitto tra ideale e realtà. ([[Sergio Mattarella]]) *Se c'è una cosa che Cervantes, nella sua incommensurabile grandezza insegna è: attenzione, quel che vi racconto sono favole, ma ''de te fabula narratur''.<br>È di te che questa storia parla. ([[Antonella Cilento]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Michel di Cervantes Saavedra, '' Dell'ingegnoso Cittadino Don Chisciotte Della Mancia'', 2 voll., traduzione di Lorenzo Franciosini, Baba, Venezia, 1625, [https://books.google.it/books?id=EAtEAAAAcAAJ I]. *Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di [[Bartolomeo Gamba]], Edizioni "A Barion" della Casa per Edizioni popolari – S.A, Sesto San Giovanni (Milano), 1933. *Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Vittorio Bodini, Einaudi, 1994. ISBN 8806126199 *Miguel de Cervantes, ''Don Chisciotte della Mancia'', traduzione di Ferdinando Carlesi, Arnoldo Mondadori Editore, 1974. *Miguel de Cervantes, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-c/miguel-de-cervantes-saavedra/don-chisciotte-della-mancia-edizione-bur/ Don Chisciotte della Mancia]'', traduzione di Alfredo Giannini, Rizzoli, Milano, 2007. *Miguel de Cervantes, ''[https://books.google.it/books?id=ts9OVCxrzxUC Don Chisciotte della Mancia]'', cura e traduzione di Barbara Troiano e Giorgio Di Dio, Newton Compton, Roma, 2011 (edizione elettronica). ISBN 978-88-541-2891-0 *Miguel de Cervantes Saavedra, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/cervantes/don_chisciotte_della_mancia/pdf/cervantes_don_chisciotte_della_mancia.pdf La storia di don Chisciotte della Mancha]'', Edoardo Perino editore, Roma, 1888. *Miguel de Cervantes Saavedra, ''[https://books.google.it/books?id=S8TCIXtkw7QC Don Chisciotte della Mancia]'', traduzione di Letizia Falzone, Garzanti, Milano, 2014 (edizione digitale). ISBN 978-88-11-13655-2. *{{es}} Miguel de Cervantes, ''[https://cvc.cervantes.es/literatura/clasicos/quijote/default.htm Don Quijote de la Mancha]'', studio preliminare di Fernando Lázaro Carreter, testo critico e direzione di Francisco Rico, note di Joaquín Forradellas, Instituto Cervantes, 1998. ISBN 84-689-5988-X *Miguel de Cervantes, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/cervantes/novelle/pdf/cervantes_novelle.pdf Novelle]'', traduzione di Alfredo Giannini, Laterza, Bari, 1912. *Miguel de Cervantes, ''Novelle esemplari'', traduzione di Paola Gorla, Einaudi, Torino, 2002. ISBN 88-06-16206-3 *Miguel de Cervantes, ''[https://books.google.it/books?id=yf-kAQAAQBAJ Novelle esemplari]'', introduzione di Monique Joly, traduzione e note di Antonio Gasparetti, Rizzoli, 2013 (edizione elettronica). *Michele Cervantes de Saavedra, ''Rinconete e Cortadiglio'', in ''Racconti morali'', tradotti e annotati da Luigi Bacci, Società editrice Dante Alighieri, Milano, 1916. ==Voci correlate== *''[[Don Quichotte]]'' – opera lirica di [[Jules Massenet]] ==Altri progetti== {{Interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Don Chisciotte della Mancia||(1605 e 1615)}} {{Pedia|Novelle esemplari (Miguel de Cervantes)|''Novelle esemplari''|(1613)}} {{Pedia|I travagli di Persiles e Sigismonda||(1617)}} {{DEFAULTSORT:Cervantes, Miguel de}} [[Categoria:Drammaturghi spagnoli]] [[Categoria:Militari spagnoli]] [[Categoria:Poeti spagnoli]] [[Categoria:Scrittori spagnoli]] 4nc3qkyglafokisejkvasowv2adzfhp Alexandre Dumas padre 0 1958 1419728 1419026 2026-07-09T13:43:32Z Udiki 86035 +1 1419728 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Alexandre Dumas.jpg|thumb|Alexandre Dumas]] '''Alexandre Dumas''' (1802 – 1870), scrittore e drammaturgo francese. ==Citazioni di Alexandre Dumas== *Abitualmente comincio un libro solo dopo ch'è stato già scritto. :''En général, je ne commence un livre que lorsqu'il est écrit''.<ref>Da ''Propos d'art et de cuisine''.</ref> *C'è una donna in ogni caso; appena mi portano un rapporto, io dico: "Cherchez la femme."<ref>Da ''I Mohicani di Parigi'', 1854; vedi anche [[w:Cherchez la femme|la voce]] in Wikipedia.</ref> :''Il y a une femme dans toutes les affaires; aussitôt qu'on me fait un rapport, je dis:'' Cherchez la femme!. *Chi legge la [[storia]], se non gli [[storico|storici]] quando correggono le loro bozze?<ref>Da ''Il corricolo''.</ref><ref name="e" /> *Ci sono certe città sconosciute il cui nome, per inattese, terribili, clamorose catastrofi, talvolta acquista improvvisa fama europea e che s'ergono in mezzo al secolo come una di quelle paline storiche piantate dalla mano di Dio per l'eternità: tale è il destino di [[Pizzo Calabro|Pizzo]]. Senza annali nel passato e probabilmente senza storia nell'avvenire, essa vive sulla sua gloria di un giorno ed è diventata una delle stazioni omeriche dell'Iliade napoleonica. Infatti è noto che fu nella città di Pizzo che [[Gioacchino Murat]] venne a farsi fucilare, là che quest'altro Aiace trovò una morte oscura e cruenta.<ref>Da ''Viaggio in Calabria''.</ref> *{{NDR|In ricordo di Emma Mannoury-Lacour}} Credo proprio che tre quarti del mio cuore, se non il cuore intero, siano morti con lei.<ref>Citato in ''Corriere della Sera'', 4 novembre 2004.</ref> *Dio, nella sua divina previdenza, non ha dato la [[barba]] alle [[donna|donne]] perché esse non sarebbero state capaci di tacere mentre venivano rasate.<ref>Citato in Franco Fossati, ''Chi dice donna...'', Armenia, 1987, p. 41. ISBN 8834401786.</ref> *E il genio, che ne sarà mentre baderò all'ordine?<ref>Da ''Kean o Genio e sregolatezza'', IV, 2.</ref><ref name=e>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> *{{NDR|[[Francesco Mario Pagano]]}} Godeva di una grande reputazione e la meritava sotto tutti i rapporti. [...] La dolcezza della sua parola, la soavità della sua morale l'avea fatto soprannominare il Platone campano, ancora giovane aveva scritto la giurisdizione criminale opera che fu tradotta in tutte le lingue, e che fu menzionata dall'assemblea nazionale francese.<ref>Da ''I Borboni di Napoli: Vol. III'', Napoli, 1862, p. 10-11.</ref> *L'[[orgoglio]] ha quasi sempre una compagna ancora peggiore: l'[[invidia]]. :''L'orgueil a presque toujours une compagne encore pire que lui: cest l'envie''.<ref>Da ''Le Roi des quilles- racconto per bambini'', 1859.</ref> *La sorella era degna compagna del fratello. Libertina per fantasia, empia per temperamento, ambiziosa per calcolo, [[Lucrezia Borgia|Lucrezia]] bramava piaceri, adulazioni, onori, gemme, oro, stoffe fruscianti e palazzi sontuosi. Spagnola sotto i capelli biondi, cortigiana sotto la sua aria candida, aveva il viso di una madonna di Raffaello e il cuore di una Messalina.<ref>Da ''I Borgia''; citato in [[Corrado Augias]], ''I segreti di Roma'', Oscar Mondadori, 2007, p. 264.</ref> *Nulla riesce meglio del [[successo]], che è la calamita morale che tutto attira a sé.<ref>Da ''Il corricolo''.</ref><ref name=e /> *Roma e Venezia si riuniranno all'Italia ma chissà se [[Napoli]] non sfuggirà all'Italia. Facile prender Napoli, difficile il conservarla.<ref>Dal giornale ''L'Indipendente'' del 19 dicembre 1862.</ref> *Tutto il delitto della prima {{NDR|[[Eleonora Pimentel Fonseca]]}} fu d'esser una {{sic|patriotta}} ardente; d'aver prima d'ogni altro levato il grido di libertà, quando la libertà apparve in Napoli; d'aver fondato il ''Monitore {{sic|Napolitano}}''. Questo delitto bastò a mandarla al patibolo, anzi alla forca.<br />Per un'oscena cortesia del tribunale verso la plebaglia {{sic|napolitana}}, la forca era alta trenta piedi.<br />Eleonora Pimentel camminò al supplizio col sorriso sulle labbra; nel lasciar {{sic|la}} carcere aveva bevuto una tazza di caffè: nel giunger a piè della forca, le fu chiesto se desiderava qualcosa: avevano l'ordine di accordarle l'ultima sua domanda: speravasi che chiederebbe la vita.<br /> – Datemi un paio di mutande, disse.<br />Lucrezia<ref>Allusione alla Lucrezia romana, moglie di Collatino, suicida per l'oltraggio di Sesto Tarquinio.</ref> non avrebbe nulla trovato di meglio.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_Ty7nnZyBCFMC/page/n6/mode/1up Da Napoli a Roma]'', traduzione di Eugenio Torelli, Stabilimento tipografico del Plebiscito, Napoli, 1863, cap. III, p. 71.</ref> ==''Ascanio''== ===[[Incipit]]=== Alle quattro pomeridiane del 10 luglio dell'anno di grazia 1540, un bel giovane, alto, bruno con grandi occhi neri, vestito con elegante semplicità e armato soltanto d'un pugnaletto dal manico mirabilmente cesellato, stava presso la pila dell'acqua benedetta che è sull'entrata della chiesa dei Grandi Agostini, nel recinto dell'Università di Parigi.<br />Questo giovane, senza dubbio per pia umiltà, non si era mosso dal suo posto per tutta la durata dei vespri, e a fronte china, in atteggiamento di dovuta contemplazione, aveva mormorato non so quali parole, forse le preghiere, poiché le aveva dette a voce tanto bassa, che soltanto lui e Dio potevano sapere ciò che egli dicesse. ===Citazioni=== *V'è una sola cosa al mondo eternamente bella, giovane e feconda: l'arte divina. (p. 205) *Che cos'è, per lo più, l'amore? Il capriccio d'un giorno, un'allegra unione, mediante la quale due esseri s'ingannano reciprocamente e spesso in buona fede. (p. 205) ==''I tre moschettieri''== ===[[Incipit]]=== ====Originale==== ''Le premier lundi du mois d'avril 1626, le bourg de Meung, où naquit l'auteur du ''Roman de la Rose'', semblait être dans une révolution aussi entière que si les huguenots en fussent venus faire une seconde Rochelle. Plusieurs bourgeois, voyant s'enfuir les femmes le long de la grande rue, entendant les enfants crier sur le seuil des portes, se hâtaient d'endosser la cuirasse, et appuyant leur contenance quelque peu incertaine d'un mousquet ou d'une pertuisane, se dirigeaient vers l'hôtellerie du ''Franc-Meunier'', devant laquelle s'empressait, en grossissant de minute en minute, un groupe compacte, bruyant et plein de curiosité.'' {{NDR|Alexandre Dumas, ''[[s:fr:Les Trois Mousquetaires|Les Trois Mousquetaires]]'', MM. Dufour et Mulat, Paris, 1849.}} ====Giuseppe Aventi==== Il primo lunedì dell'aprile 1625, il borgo di Meung, che diede i natali all'autore del ''Romanzo della Rosa'', era in preda al più grande disordine, come se vi fossero capitati gli Ugonotti a farne una seconda Rochelle. Molti borghesi, nel veder le donne scappare verso la Strada Grande, e nel sentir gli strilli dei bambini sugli usci delle case, si affrettavano a indossare la corazza, e fortificando la loro risolutezza un po' dubbia, con un moschetto o una partigiana, si avviavano alla locanda del Buon Mugnaio, davanti alla quale c'era un gruppo compatto, chiassoso e pieno di curiosità, che ingrossava di momento in momento. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}utT5qmal_gIC I tre moschettieri]'', traduzione di Giuseppe Aventi, Rizzoli, 2011. ISBN 88-58-61145-6}} ====Maria Bellonci==== Il primo lunedì d'aprile del 1625 nella città di Meung (dove nacque l'autore del ''Roman de la rose''), sembrava che fosse scoppiata una violenta rivoluzione come se stessero arrivando gli ugonotti per una seconda La Rochelle. Molti cittadini, vedendo le donne precipitarsi verso la strada principale e sentendo i bambini gridare sulle porte di casa, corsero ad armarsi, e, resi più sicuri dal loro moschetto o dalla loro alabarda, si diressero verso l'osteria del ''Franc Meunier'' dove stava ammassandosi, di minuto in minuto più fitta, una folla vociante e curiosa. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}gztjEAAAQBAJ I tre moschettieri]'', traduzione di [[Maria Bellonci]], Giunti, 2010. ISBN 9788809753570}} ====Antonio Beltramelli==== Il primo lunedì del mese d'aprile del 1625, il borgo di Meung, dove nacque l'autore del ''Romanzo della Rosa'', sembrava essere in piena rivoluzione, come se gli ugonotti fossero venuti a fare una seconda Rochelle. Parecchi abitanti, vedendo le donne fuggire verso la Grande-Rue e sentendo i bimbi strillare sulle soglie, si affrettarono a indossare la corazza e, puntellando il loro contegno un po' incerto con un moschetto o una partigiana, si diressero verso la locanda del ''Franc Meunier'', davanti alla quale si accalcava, ingrossando di minuto in minuto, un gruppo di persone compatto, rumoroso e molto incuriosito. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}uuN_DQAAQBAJ I tre moschettieri]'', traduzione di [[Antonio Beltramelli]] revisionata da Stefano Mazzurana, Mondadori, 2016. ISBN 9788852077920}} ====Angiolo Orvieto==== Il primo lunedì del mese d'aprile 1625 il borgo di Méung ove nacque l'autore del Romanzo della Rosa, sembrava esser in una così completa rivoluzione, come se gli ugonotti vi fossero venuti a fare una seconda Rochelle. Molti borghigiani vedendo correre le donne lungo la strada maestra, sentendo i fanciulli gridare sul limitare delle porte, si sollecitavano ad indossare la corazza, equilibrando il loro portamento alquanto incerto col mezzo di un moschetto o di una partigiana, o dirigendosi verso l'osteria del Franc-Meunier, davanti alla quale si affrettava ed ingrossava di minuto in minuto, un gruppo compatto, rumoroso e pieno di curiosità. {{NDR|Alessandro Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di Angiolo Orvieto, G. Rondinella Editore, 1853}} ====Guido Paduano==== Il primo lunedì d'aprile del 1625 la cittadina di Meung, dove nacque l'autore del ''Roman de la Rose'', sembrava completamente sconvolta, come se gli ugonotti fossero venuti a farne una seconda Rochelle. Molti borghesi, vedendo fuggire le donne dalla parte della Grande-Rue e sentendo piangere i bambini sulle porte, si affrettarono a indossare la corazza e, rafforzando il loro contegno un po' incerto con un moschetto o una partigiana, si diressero verso la locanda del ''Franc Meunier'', davanti alla quale si accalcava, ingrossandosi di minuto in minuto, una folla compatta, rumorosa e curiosa. ====C. Siniscalchi==== Il primo lunedì d'aprile del 1625 il borgo di Meung sembrava in aperta rivoluzione come se gli Ugonotti, vi fossero venuti a formare una seconda Rocella. Diversi borghesi, vedendo le donne fuggire lungo la strada maestra, sentendo i fanciulli gridare sulla soglia delle porte, si affrettavano ad indossare la corazza, ed animando il loro coraggio, sebbene poco marziale con un moschetto od una partigiana, correvano tutti verso l'albergo del Franc-Meunier, dinanzi al quale si stipava un gruppo compatto, clamoroso e pieno di curiosità. {{NDR|Alessandro Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di C. Siniscalchi, Tipografia editoriale Lucchi, Milano, 1975}} ===Citazioni=== *{{NDR|Sul [[XVII secolo]]}} [...] quell'epoca di libertà minima e d'indipendenza massima [...]. (cap. II, ''L'anticamera del signor de Tréville''; 2013) *Quest'altro moschettiere formava un perfetto contrasto con colui che lo interrogava e che gli aveva dato il nome di Aramis. Era un giovane di ventidue o ventitré anni appena, dall'espressione candida e dolce, dall'occhio nero e mite e dalle gote rosee e vellutate come una pesca d'autunno; i suoi baffi sottili disegnavano sul labbro superiore una linea perfettamente diritta, le sue mani pareva evitassero di abbassarsi per timore di fare un po' gonfie le vene, e di tanto in tanto lo si vedeva pizzicarsi l'orlo delle orecchie, per mantenerle di un incarnato tenero e trasparente. Per abitudine, egli parlava poco e con lentezza, salutava molto, rideva senza far strepito e mostrando i denti, di cui pareva avere molta cura come il resto della persona. (cap. II, ''L'anticamera del signor Tréville'') *Il [[coraggio]] è sempre rispettato, anche in un nemico. (cap. V, ''I moschettieri del re e e le guardie del cardinale''; 2013) *[...] tutti per uno e uno per tutti [...]. {{NDR|[[Motti dai libri|motto]]}} (D'Artagnan: cap. IX, ''D'Artagnan si rivela''; 2013) *– Non avete qualche amico con l'orologio che va indietro?<br />– E allora?<br />– Allora andate a trovarlo, in modo che possa testimoniare che alle nove e mezza eravate da lui. È quello che in linguaggio giudiziario si chiama avere un [[alibi]]. (cap. X, ''Una trappola per topi nel secolo diciassettesimo''; 2013) *L'[[amore]] è la più egoista di tutte le passioni. (cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013) *[...] quella brutalità ingenua che le donne preferiscono spesso all'affettazione della cortesia, perché scopre il fondo del pensiero e prova che il sentimento ha la meglio sulla ragione. (cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013) *[...] ciò che è [[perdita|perduto]] oggi può non essere perduto per l'avvenire. (Signora Bonacieux: cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013) *— Milord, — esclamò [[Anna d'Asburgo (1601-1666)|la regina]] — voi dimenticate che io non ho mai detto di amarvi.<br />— Ma nemmeno mi avete detto che non mi amavate, e veramente dirmi tali parole sarebbe, da parte della Maestà Vostra, un'ingratitudine troppo grande. Poiché, dove troverete, ditemi, un amore simile al mio, un amore che né il tempo, né la lontananza, né la disperazione possono spegnere; un amore che si accontenta di un nastro smarrito, di uno sguardo perduto, di una parola sfuggita? (Buckingham: cap. XII) *In piedi davanti al caminetto, c'era un uomo di media statura, di aspetto nobile e altero, con gli occhi penetranti, la fronte ampia, un volto smagrito e ancor più allungato dal pizzo e dai baffi. Benché quell'uomo avesse trentasei o trentasette anni appena, capelli, baffi e pizzo cominciavano a farsi grigi. Quell'uomo non aveva spada, ma sembrava, in tutto il resto, un uomo di guerra: i suoi stivali di pelle di bufalo leggermente coperti di polvere indicavano che nella giornata era stato a cavallo. Quell'uomo era [[Armand-Jean du Plessis de Richelieu|Armand Jean Duplessis, cardinale di Richelieu]], non quale viene di solito rappresentato a noi, affranto come un vecchio, sofferente come un martire, il corpo piegato, la voce spenta, sepolto in una grande poltrona come in una tomba anticipata, vivo solo per il suo genio e capace ancora di sostenere la lotta con l'Europa soltanto per la forza del suo pensiero, diuturnamente applicato, ma quale egli era realmente in quel tempo, vale a dire destro e galante cavaliere, già debole nel corpo, ma sostenuto da quella potenza morale che ha fatto di lui uno degli uomini più straordinari che siano mai esistiti; quale egli era in quel tempo in cui si preparava, dopo aver validamente appoggiato il duca di Nevers nel ducato di Mantova, dopo aver preso Nimes, Castres e Uzès, a cacciare gli inglesi dall'isola di Ré, e ad assediare la Rochelle. (cap. XIV, ''L'uomo di Meung'') *D'Artagnan non poté fare a meno di pensare quanto fragili e sconosciuti siano i fili che talora regolano i destini di un popolo e la vita degli uomini. {{NDR|Dopo che il Duca di Buckingham decide di stabilire l'embargo e dichiarare guerra alla Francia soltanto per una questione d'amore}} (cap. XXI, ''La contessa di Winter'') *— Noialtri diciamo: fiero come uno [[Scozia|scozzese]], — mormorò Buckingham.<br />— E Noi. fiero come un [[Guascogna|guascone]], — disse di rimando D'Artagnan. — I guasconi sono gli scozzesi della Francia. (cap. XXI, ''La contessa di Winter'') *C'è un Dio per gli ubriachi e gli innamorati. (cap. XXIII, ''L'appuntamento''; 2013) *In tutti i casi, ragazzo mio, credete a un uomo che vive da trent'anni alla corte: non vi addormentate nella vostra sicurezza, o siete perduto. Al contrario, ve lo dico io, dovete vedere nemici dappertutto. Se cercano di attaccare briga con voi, evitatelo, fosse anche un bambino di dieci anni; se vi attaccano, di notte o di giorno, battete in ritirata senza vergogna; se attraversate un ponte, tastate le assi, che non vi manchino sotto i piedi; se passate davanti a una casa in costruzione, guardate bene che non vi cada una pietra sulla testa; se rientrate tardi, fatevi seguire dal vostro domestico, e che sia armato, purché siate sicuro del vostro domestico. Diffidate di tutti, del vostro amico, di vostro fratello, della vostra amante... soprattutto della vostra amante. (Signor de Tréville: cap. XXIII, ''L'appuntamento''; 2013) *Un mariuolo non ride alla stessa maniera di un uomo onesto, un ipocrita non piange le stesse lacrime di un uomo in buona fede. Ogni [[falsità]] è una [[maschera]], e per bene che sia fatta la maschera, con un po' d'attenzione si arriva sempre a distinguerla dal viso. (cap. XXV, ''L'amante di Porthos''; 2013) *[...] non c'è [[amicizia]] che resista a un segreto scoperto, soprattutto quando questo segreto tocca l'amor proprio; inoltre si ha sempre una certa superiorità morale sulle persone di cui si conosce la vita. (cap. XXVI, ''La tesi di Aramis''; 2013) *[...] nascondete bene le vostre ferite quando ne avrete. Il [[silenzio]] è l'ultima gioia degli infelici; guardatevi bene dal mettere chicchessia sulla traccia dei vostri dolori: i curiosi succhiano le nostre lacrime come le mosche il sangue d'un daino ferito. (Aramis: cap. XXVI, ''La tesi di Aramis''; 2013) *Niente fa passare il tempo e abbrevia la strada come un [[pensiero]] che assorbe su di sé tutte le facoltà di chi pensa. L'esistenza esterna assomiglia allora a un sonno, di cui quel pensiero è il sogno. Grazie al suo influsso, il tempo non ha più misura, lo spazio non ha più distanza. Si parte da un luogo e si arriva a un altro, ecco tutto. Dell'intervallo percorso, non resta presente al vostro ricordo che una vaga foschia in cui svaniscono mille immagini confuse di alberi, montagne, paesaggi. (cap. XXVI, ''La tesi di Aramis''; 2013) *[...] l'[[amore e morte|amore]] è una lotteria dove chi vince vince la [[amore e morte|morte]]. (Athos: cap. XXVII, ''La moglie di Athos''; 2013) *La [[vita]] stessa si può riassumere in tre parole: ''erat'', ''est'', ''fuit''. (Aramis: cap. XXVIII, ''Il ritorno''; 2013) *[...] in tutte le cose il merito sta nella [[difficoltà]]. (Aramis: cap. XXVIII, ''Il ritorno''; 2013) *[...] si domandano [[consigli]] solo per non seguirli, o, se li si segue, per avere qualcuno a cui si possa rimproverare di averli dati. (Athos: cap. XXXIV, ''Dove si tratta dell'equipaggiamento di Aramis e di Porthos''; 2013) *Il cuore della donna migliore è spietato verso i dolori d'una rivale. (cap. XXXV, ''La notte tutti i gatti sono bigi''; 2013) *Milady sorrise di un sorriso strano.<br />— Così, voi mi amate? — disse.<br />— Ho forse bisogno di dirvelo? Non ve ne siete accorta?<br />— Oh, sì, ma come sapete, i cuori più fieri sono più difficili da conquistare.<br />— Oh, le difficoltà non mi sgomentano — disse d'Artagnan; — temo solo le cose impossibili.<br />— Non c'è nulla di impossibile, — disse Milady — per un vero amore. (cap. XXXVI, ''Sogno di vendetta'') *[...] dietro a ogni [[felicità]] presente è nascosto un timore futuro. (cap. XXXIX, ''Una visione''; 2013) *Nessuna speranza è folle, tranne che per gli sciocchi [...]. (Richelieu: cap. XL, ''Il cardinale''; 2013) *Il [[tempo]], amico mio, il tempo porta con sé l'occasione, e l'occasione è la martingala<ref>Tipo di scommessa che prevede a ogni successiva puntata il raddoppio della posta. [N.d.T.]</ref> dell'uomo: più ha scommesso e più guadagna, se sa aspettare. (Athos: cap. XLII, ''Il vino d'Angiò''; 2013) *In tutti i tempi e tutti i paesi, soprattutto se sono divisi in materia di religione, ci saranno fanatici che non chiedono di meglio che diventare [[martiri]]. (Richelieu: cap. XLIV, ''L'utilità dei tubi di stufa''; 2013) *– Allora, – disse d'Artagnan, lasciando cadere le braccia con scoraggiamento, – è inutile lottare ancora: tanto vale che [[Suicidio|mi bruci le cervella]] e facciamola finita!<br />– Questa è l'ultima sciocchezza da fare, – disse Athos, – perché è la sola cui non c'è rimedio. (cap. XLVII, ''Il consiglio dei moschettieri''; 2013) *[...] ci prendono per pazzi o per [[eroi]], due categorie di imbecilli molto simili tra loro. (Athos: cap. XLVII, ''Il consiglio dei moschettieri''; 2013) *[...] bisogna puntare sui [[Vizio e virtù|difetti]] delle persone, non sulle loro [[Vizio e virtù|virtù]]. (Athos: cap. XLVIII, ''Una questione di famiglia'') *[[Beneficio]] rinfacciato, offesa arrecata. (Athos: cap. XLVIII, ''Una questione di famiglia'') *La [[vita]] è un rosario di piccole miserie che il filosofo sgrana ridendo. (Athos: cap. XLVIII, ''Una questione di famiglia''; 2013) *L'[[amore]] è un sentimento che si nutre di agi e ingigantisce attraverso la corruzione. (cap. LVI) *I grandi [[criminali]] portano con sé una specie di predestinazione che fa loro superare tutti gli ostacoli, li salva da tutti i pericoli, fino al momento che la Provvidenza, stanca, ha fissato come scoglio per la loro empia fortuna. (cap. LIX, ''Il convento delle Carmelitane a Béthune''; 2013) *[...] non conosco nessun uomo che meriti di essere rimpianto durante tutta la vita di un altro uomo [...]. (Buckingham: cap. LIX, ''Il convento delle Carmelitane a Béthune''; 2013) ===Citazioni su ''I tre moschettieri''=== *Da mia parte, non provo il rossore di cui altri sentirebbe inondato il volto nel dire che mi piacciono e giudico condotti con grande brio e spigliatezza i ''Trois mousquetaires'' di Alessandro Dumas padre. Ancora molti li leggono e li godono senza nessun'offesa della poesia, ma nascondono in seno il loro compiacimento come si fa per gli illeciti diletti; ed è bene incoraggiarli a deporre la falsa vergogna e il congiunto imbarazzo. ([[Benedetto Croce]]) *''I tre moschettieri'' è in verità la storia del quarto. ([[Umberto Eco]]) *Il romanzo ''I tre moschettieri'' è una serie ininterrotta di vendette, dal principio alla fine. C'è una vendetta ad ogni pagina. Ogni tanto, una esaltazione tutta esplicita della vendetta, definita qualche volta come "le plaisir des dieux", il piacere degli Dei. ([[Beniamino Placido]]) *In questa favola, Alessandro Dumas sfoggia non poche qualità del grande scrittore: e non delle secondarie. In primo luogo una sovrana impudenza; un insieme di complicità ed oltraggio nei confronti del lettore; nessun patetismo, neppure quando ricorre a situazioni obiettivamente patetiche: giacché nelle sue mani anche la morte dell'innocente si fa avventura, è «divertente». E ancora, il gusto del gioco, della mistificazione; l'onesta carenza morale, che ci rassicura che nei labirinti di questa deliziosa macchinazione non si nasconde la pia frode di un messaggio; una nobile guitteria, che gli detta la mossa esatta per scatenare la saggiamente consenziente credulità del pubblico, e che insieme proibisce qualsiasi identificazione emotiva: il lettore è tenuto a bada nel momento stesso in cui è affascinato; è e deve restare spettatore. ([[Giorgio Manganelli]]) ===[[Pietro Citati]]=== *Il personaggio di d'Artagnan è uno dei più straordinari ritratti simbolici della prima parte del secolo. Athos è degno di Dostoevskij. Milady è una bellissima creatura del male. E quella leggerezza, che ci trascina di pagina in pagina, non nasce soltanto da una natura felice, ma da una squisita arte intellettuale. *Non credete ai denigratori. ''I tre moschettieri'' emana un vero profumo storico: non meno di ''Guerra e Pace''; un profumo che Dumas ricava con astuzia e grazia dalle memorie, dalle lettere e dai romanzi del primo Seicento. *Come in una cavalcata fantastica, tutta la geografia, la storia e la letteratura della Francia, sfilano davanti ai nostri occhi. Conosciamo i guasconi, i piccardi, i normanni, gli abitanti del Berry, e il loro dialetto, che il colto Aramis si rifiuta di capire; e quanti paesi e chiese e osterie sorvolate dal vento dell'avventura. C'è Parigi, avvolta da una nebbia cupa. I moschettieri bevono generosamente, attaccano briga, pagano malvolentieri i conti degli osti, come gli eroi di Rabelais e di Scarron. ''Il borghese gentiluomo'', ''L'Avaro'' e ''Il Barbiere di Siviglia'' ci fanno conoscere i loro lacchè e le loro soubrettes, che danzano ancora per noi. Abbiamo mercanti e avvocati, avidi e sordidi come nel ''Romanzo borghese'' di Furetière. Aramis ci ricorda la mondanità preziosa degli abati. Gli epigrammi della tradizione moralistica francese brillano alla fine di ogni capitolo. Poi il tempo cambia. Entriamo nella Parigi del primo Ottocento, nei teatri e nei piccoli giornali. C'è qualche traccia della sapienza filosofica e fisionomica di Balzac. E il giovane d'Artagnan, che a diciott'anni arriva dalla Guascogna per far fortuna, l'abbiamo già incontrato nelle vesti di Gil Blas e di Jacob: l'abbiamo ritrovato in quelle di Lucien de Rubempré e di Julien Sorel, che come lui cercano di conquistare la Francia. *Non so se Dumas avesse letto Baltasar Gracián: una parte dei ''Tre moschettieri'' ha un sapore che ci ricorda, sebbene mescolato e manipolato dall'"abile irrigatore", le massime del gesuita spagnolo. Il Seicento si incarna nella figura del cardinale di Richelieu, per il quale Dumas ha una vera passione. Richelieu è la rapidità e l'astuzia, che solo d'Artagnan sa fronteggiare. Rappresenta gli ''Arcana imperii'': il segreto profondissimo del potere e la macchinazione; l'arte di spiare e di ascoltare i segreti. *Ormai è tempo di riprendere in mano ''I tre moschettieri''. Non possiamo fermarci: gli oggetti non ci arrestano con il loro volume, e i personaggi sembrano (e non sono) formati di una sola dimensione. Tutto quello che, nella vita, ci sbarra il passo, viene trascinato dal volo velocissimo della fantasia. Il cavallo di d'Artagnan corre verso l'Inghilterra più rapido del nostro occhio che legge, le navi attraversano in un baleno i mari, Milady ripete le sue affascinanti menzogne, un'occhiata fa scoccare all'improvviso un amore... La leggerezza trionfa sul peso: la frivolezza sul significato, l'immaginazione sull'esperienza. Mentre leggiamo, rimbalzando di fatto in fatto, anche noi senza peso, tutto ci accade: siamo d'Artagnan e Richelieu, Buckingham e Athos, l'uomo dal mantello rosso e Milady, eppure nulla ci tocca e ci ferisce. Veloci come il vento, indenni e inconsapevoli come l'aria, attraversiamo senza conoscerle tutte le esperienze del mondo. ==''Il conte di Montecristo''== ===[[Incipit]]=== ====Originale==== ''Le 24 février 1815, la vigie de Notre-Dame de la Garde signala le trois-mâts le Pharaon, venant de Smyrne, Trieste et Naples.<br />Comme d'habitude, un pilote côtier partit aussitôt du port, rasa le château d'If, et alla aborder le navire entre le cap de Morgion et l'île de Rion.<br />Aussitôt, comme d'habitude encore, la plate-forme du fort Saint-Jean s'était couverte de curieux ; car c'est toujours une grande affaire à Marseille que l'arrivée d'un bâtiment, surtout quand ce bâtiment, comme le Pharaon, a été construit, gréé, arrimé sur les chantiers de la vieille Phocée, et appartient à un armateur de la ville.'' {{NDR|Alexandre Dumas, ''[[s:fr:Le Comte de Monte-Cristo/Chapitre 1|Le Comte de Monte-Cristo]]'', C. Lévy, 1889}} ====Lanfranco Binni==== Il 28 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame-de-la-Garde segnalò il trealberi ''Pharaon'', proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Come sempre, un pilota costiero uscì subito dal porto, costeggiò il castello d'If e abbordò la nave tra il capo Morgiou e l'isola di Riou.<br />E subito, come sempre, la spianata del forte Saint-Jean si riempì di una folla di curiosi, perché è sempre un grande avvenimento a Marsiglia l'arrivo di un bastimento, soprattutto se, come nel caso del ''Pharaon'', è stato costruito, attrezzato e stivato nei cantieri della vecchia Phocée, e appartiene a un armatore della città. {{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Lanfranco Binni, Garzanti, 2011. ISBN 9788811132165}} ====Margherita Botto==== Il 28 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame-de-la-Garde segnalò il tre alberi ''Pharaon'', proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Come al solito, subito un pilota si mosse dal porto, costeggiò il castello d'If, e andò ad abbordarlo tra capo Morgiou e l'isola di Riou.<br />E come al solito, subito lo spiazzo del forte Saint-Jean si riempì di curiosi. Perché a Marsiglia l'arrivo di una nave è sempre un grande avvenimento, soprattutto quando quella nave è stata costruita, armata e stivata, come il ''Pharaon'', nei cantieri dell'antica Focea, e appartiene a un armatore della città. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://www.einaudi.it/content/uploads/2022/05/Pagine-da-INT_Dumas_Il_conte_di_Montecristo.pdf Il conte di Montecristo]'', traduzione di Margherita Botto, Einaudi, 2015. ISBN 9788806225186}} ====Giovanni Ferrero==== Il 24 febbraio 1815 la vedetta di Nostra Signora della Guardia segnalò il tre-alberi ''Pharaon'' che arrivava da Smirne, via Trieste e [[Napoli]].<br />Come al solito, un pilota costiero partì immediatamente dal porto, costeggiò il castello d'If e raggiunse la nave tra il Capo Morgiou e l'isola di Rion. E tosto, come al solito, il belvedere del forte Saint-Jean si riempì di curiosi poiché a Marsiglia l'arrivo di un bastimento, soprattutto se è stato costruito, attrezzato e stivato nei cantieri della vecchia Phochée e appartiene a un armatore della città, è sempre un grande avvenimento. {{NDR|Alessandro Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Giovanni Ferrero, Fabbri Editori, 2001}} ====Emilio Franceschini==== Il 24 febbraio 1815 la vedetta della Madonna della Guardia dette il segnale della nave a tre-alberi il ''Faraone'', che veniva da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Com'è d'uso, un pilota {{sic|costiere}} partì subito dal porto, passò vicino al Castello d'If e salì a bordo del naviglio fra il capo di Morgiou e l'isola di Rion.<br />Contemporaneamente com'è egualmente d'uso, la piattaforma del forte San Giovanni si ricoprì di curiosi; poiché è sempre un avvenimento di grande interesse a Marsiglia l'arrivo di qualche bastimento, in particolare poi quando questo legno, come il ''Faraone'', si sapeva costrutto, arredato e stivato nei cantieri della vecchia Phocée e appartenente ad un armatore della città. {{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Emilio Franceschini, Rizzoli, 1998}} ====Vincenzo Latronico==== Il 24 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame de la Garde segnalò in avvicinamento il ''Pharaon'', un tre alberi proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Come sempre, un pilota di porto prese il mare, costeggiò il castello d'If e abbordò la nave fra Morgiou e l'isola di Riou, mentre la banchina del forte di Saint-Jean si riempiva di curiosi: l'arrivo di una nave era ogni volta un grande evento a Marsiglia, specialmente quando si trattava di un'imbarcazione costruita nei cantieri cittadini e di proprietà di un armatore locale. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}XXC1DwAAQBAJ&pg{{=}}PA5 Il conte di Montecristo]'', traduzione di Vincenzo Latronico, Bompiani, 2026. ISBN 9788858784730}} ====Guido Paduano==== Il 24 febbraio 1815, la vedetta di Notre-Dame de la Garde segnalò il tre alberi ''Pharaon'', proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Secondo l'uso, un pilota costiero partì subito dal porto, passò rasente il castello d'If e andò ad abbordare la nave tra il Cap de Morgiou e l'isola di Riou.<br />Sempre secondo l'uso, la spianata del forte Saint-Jean si era immediatamente riempita di curiosi: a Marsiglia l'arrivo di un bastimento è sempre un avvenimento, soprattutto quando il bastimento, come nel caso del ''Pharaon'', è stato costruito, armato, stivato, nei cantieri dell'antica Focea, e appartiene a un armatore della città. {{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Guido Paduano, Rizzoli, 2018. ISBN 9788858631522}} ====Gaia Panfili==== Il 28 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame-de-la-Garde segnalò il tre alberi ''Pharaon'', in provenienza da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Come di consueto, un pilota costiero partì subito dal porto, passò rasente il castello d'If e andò ad accostare la nave tra il capo Morgiou e l'isola di Riou.<br />Subito, sempre come di consueto, la spianata della fortezza Saint-Jean si era ammantata di curiosi; a Marsiglia infatti l'arrivo di un bastimento è sempre un grande evento, soprattutto quando tale bastimento, come il ''Pharaon'', è stato costruito, attrezzato, stivato nei cantieri della vecchia Phocée e appartiene a un armatore di città. {{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Gaia Panfili, Donzelli, 2010. ISBN 8860364035}} ====Jean Rossari==== Il 24 febbrajo 1815 la scolta di Nostra Signora della guardia segnalava la nave il ''Faraone'' proveniente da Smirne, Trieste e Napoli. Un {{sic|piloto costiere}}, secondo il solito, si staccò subitamente dal porto, passò vicino al castello d'If, e {{sic|abordò}} il naviglio tra il capo di Morgiou e l'isola di Rion. E, sempre secondo l'uso, sulla piattaforma del forte S. Giovanni s'erano affollati i curiosi, poiché a Marsiglia l'arrivo di un bastimento è affare di molta importanza, specialmente quando si tratta di un bastimento {{sic|costrutto}}, armato e confezionato sui cantieri della ''vecchia focea'' e appartenente ad un armatore della città. Tale appunto era il ''Faraone''. {{NDR|Alessandro Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}Mj1MAAAAcAAJ&pg{{=}}PA35 Il conte di Monte Cristo]'', versione di Jean Rossari, Borroni e Scotti, 1846}} ===Citazioni=== *[...] in [[politica]] non esistono assassinî. In politica, mio caro, lo sapete quanto me, non ci sono uomini ma idee; non sentimenti ma interessi; in politica non si uccide un uomo: si elimina un ostacolo, ecco tutto. (Noirtier: cap. XII, ''Il padre e il figlio''; 2011) *[...] per l'uomo felice la [[preghiera]] rimane un insieme monotono e privo di senso fino al giorno in cui il dolore viene a spiegare all'infelice questo linguaggio sublime per mezzo del quale si rivolge a Dio. (cap. XV, ''Il nº 34 e il nº 27''; 2011) *Ci vuole la sciagura per scavare certe miniere misteriose nascoste nell'intelligenza umana; ci vuole la pressione per far esplodere la polvere. Con la prigionia tutte le facoltà che fluttuavano qua e là si sono adunate in un sol punto, hanno colliso in uno spazio angusto, e voi lo sapete, dal cozzo delle nubi si genera l'elettricità, dall'elettricità la folgore, dalla folgore la luce. ([[Abate Faria]]: cap. XVII, ''La stanza dell'abate''; Donzelli, p. 132) *La [[filosofia]] non si apprende; la filosofia è l'incontro tra le scienze acquisite e il genio che le applica [...]. ([[Abate Faria]]: cap. XVII, ''La stanza dell'abate''; Donzelli, p. 139) *«Non c'è alcuna speranza», rispose Faria, scuotendo la testa, «ma non importa. Dio vuole che l'uomo da lui creato e nel cuore del quale ha profondamente scolpito l'amore della vita, faccia tutto ciò che può per conservare questa esistenza, spesso penosa, ma sempre cara.» (cap. XIX, p. 211) *{{NDR|Il}} grande lago che chiamano il [[Mediterraneo]] [...]. (cap. XXII, ''I contrabbandieri''; Donzelli, p. 177) *Negli [[affari]] non ci sono amici, solo soci. (Morrel: cap. XXIX) *Questa specie di confettura verde è l'ambrosia che [[Ebe]] serviva alla tavola di [[Giove (divinità)|Giove]]. [...] Siete un uomo positivo, e l'[[oro]] è il vostro idolo? Gustate di questa, e le miniere del [[Perù]], di [[Gizerate]] e di [[Golgonda]] vi saranno aperte. Siete un uomo di immaginazione? Siete [[poeta]]? Gustate di questa, e le barriere del possibile spariranno; vi si apriranno i campi dell'[[infinito]], e passeggerete libero di [[cuore]], di spirito nei domini senza confine dell'ideale. Siete ambizioso? Correte dietro le grandezze della terra? Gustate di questa, e dopo un'ora sarete idealmente, non re di un piccolo regno nascosto in un angolo d'[[Europa]], come la [[Francia]], la [[Spagna]] o l'[[Inghilterra]], ma sarete il Re del mondo. Il vostro [[trono]] sarà eretto sopra le montagne di Satanasso, e senza aver bisogno di fargli omaggio, senza essere costretto a baciarne gli artigli, sarete il sovrano, padrone di tutti i regni della terra. [...] Una certa erba che li trasportava nell'[[Eden]], in mezzo a piante sempre fiorite, a frutti sempre maturi. [...] Questo è [[hashish]], tutto ciò che si fa di meglio e di più puro in hashish ad Alessandria, l'hashish d'Abou Gor, il gran confetturiere, l'uomo al quale si dovrebbe fabbricare un palazzo con questa iscrizione:<br /> AL MERCANTE DELLA FELICITÀ, IL MONDO RICONOSCENTE. (Sindbad il marinaio: cap. XXXI, p. 235) *Se qualcuno avesse fatto morire fra le torture inaudite, in mezzo a tormenti senza fine, vostro padre, vostra madre, la vostra donna, uno di questi esseri, insomma che quando vengono rapiti al nostro cuore lasciano un vuoto eterno e una piaga sempre sanguinosa, vi parrebbe sufficiente la riparazione accordatavi dalla società, sareste soddisfatti solo perché il ferro della ghigliottina è passato fra la base dell'occipite e i muscoli delle spalle dell'uccisore, e perché chi vi ha fatto patire anni di morali sofferente ha provato qualche secondo di dolore fisico? (Conte di Montecristo: cap. XXXV, ''La mazzolata'') *«Ah, il [[duello]]!», esclamò il conte. «Sull'anima mia, risibile modo di raggiungere il proprio scopo, quando lo scopo è la vendetta! Un uomo vi ha rubato la vostra amante, un uomo ha sedotto vostra moglie, un uomo ha disonorato vostra figlia. Di una vita intera, che aveva il diritto di aspettarsi la parte di felicità che Iddio ha promesso a ogni essere umano nel crearlo, egli ha fatto un'esistenza di dolore, di miseria o d'infamia, e voi vi ritenete vendicato perché a quest'uomo, che vi ha gettato il delirio nella mente e la disperazione nel cuore, voi avete sferrato un fendente in petto o piazzato una pallottola in capo? Suvvia, dunque! Senza contare che spesso è costui a uscire trionfante dalla tenzone, mondato agli occhi del mondo e in qualche modo assolto da Dio. No, no – rincarò il conte – se mai dovessi vendicarmi, non è in questo modo che mi vendicherei». (cap. XXXV, ''La mazzolata''; Donzelli, p. 323) *Forse quel che sto per dire sembrerà bizzarro a lor signori socialisti, progressisti, umanitari, ma io non mi curo mai del prossimo, ma io non tento mai di tutelare la [[società]] che non mi tutela e, dirò di più, che in generale di me non si cura se non per nuocermi. E depennandoli dalla mia stima e serbando neutralità nei loro confronti, sono la società e il prossimo a essermi addirittura debitori. ([[Edmond Dantès|Conte di Montecristo]]: cap. XL, ''La colazione''; Donzelli, pp. 388-389) *I rossi sono buoni del tutto, o del tutto cattivi. (Bertuccio: cap. XLIV) *[...] «fa' vedere che stimi te stesso e sarai stimato», assioma cento volte più utile nella nostra società di quello dei greci «conosci te stesso», che ai nostri giorni è stato sostituito dall'arte meno difficile e più vantaggiosa di conoscere gli altri. (cap. XLVIII, ''Ideologia''; 2018) *[...] le [[invenzione|invenzioni]] umane progrediscono dal composto al semplice, e il semplice è sempre la perfezione. (Conte di Montecristo: cap. XLVIII, ''Ideologia''; Rizzoli) *Io sono uno di quegli esseri eccezionali, sì, signore, e credo che fino a oggi nessun uomo si sia trovato in una condizione simile alla mia. I regni dei re sono limitati: da montagne, da fiumi, da costumi diversi, da lingue diverse. Il mio regno è grande come il mondo, perché non sono né italiano, né francese, né indù, né americano, né spagnolo: io sono cosmopolita. Nessun paese può dire di avermi visto nascere. Dio solo sa quale contrada mi vedrà morire. Adotto tutti i costumi, parlo tutte le lingue. Voi mi credete francese, non è vero, perché parlo il francese con la vostra stessa facilità e purezza? Ebbene, Alì, il mio nubiano, mi crede arabo; Bertuccio, il mio intendente, mi crede romano; Haydée, la mia schiava, mi crede greco. Dunque capirete che non essendo di nessun paese, non chiedendo protezione a nessun governo, non riconoscendo nessun uomo per mio fratello, non uno solo degli scrupoli che fermano i potenti, non uno solo degli ostacoli che paralizzano i deboli, può fermarmi o paralizzarmi. Ho soltanto due avversari, non dirò due vincitori perché riesco a sottometterli con un po' di tenacia: la distanza e il tempo. Il terzo, e il più terribile, è la mia condizione di uomo mortale. Soltanto questa può fermarmi nel cammino che percorro, e prima che abbia raggiunto il mio obiettivo; tutto il resto, l'ho calcolato. I cosiddetti capricci della fortuna, cioè la rovina, l'imprevisto, l'eventualità, li ho tutti previsti; e se qualcosa può colpirmi, niente può abbattermi. ([[Edmond Dantès|Conte di Montecristo]]: cap. XLVIII, ''Ideologia''; 2011) *Ci sono due [[Sguardo|sguardi]]: lo sguardo del corpo e lo sguardo dell'anima. Lo sguardo del corpo può talvolta dimenticare, ma quello dell'anima non dimentica mai. (Haydée: cap. LXXVII, ''Haydée''; 2011) *Per la vita che aveva vissuto, per la decisione presa e mantenuta di non indietreggiare davanti a nulla, il conte era giunto a gustare gioie sconosciute nelle lotte che talvolta intraprendeva contro la natura, che è Dio, e contro il mondo, che può facilmente essere considerato il diavolo. (cap. LXXXII, ''L'effrazione''; 2011) *«Venite con me, visconte, vi conduco io».<br />«Con piacere».<br />«Allora siamo intesi?».<br />«Sì, ma dove?».<br />«Ve l'ho detto, dove l'aria è pura, dove il rumore assopisce, dove, per quanto orgoglio si nutra, ci si sente umili e ci si ritrova piccoli. Amo un tale svilimento, io che al pari di Augusto vengo definito padrone dell'universo».<br />«Dove andate, insomma?».<br />«Al [[mare]], visconte, al mare». (cap. LXXXV, ''Il viaggio''; Donzelli) *Che cosa è la [[morte]] per me? Un grado di più nella calma, e forse due nel silenzio. ([[Edmond Dantès|Conte di Montecristo]]: cap. XC) *Gli uomini veramente generosi sono sempre pronti a diventare misericordiosi, quando la disgrazia del nemico oltrepassa i limiti della loro collera. (cap. LXXXVI) *Certamente, quantunque meno espansiva, la gioia di Montecristo non era meno grande: la [[gioia]], per i cuori che hanno lungamente sofferto, è simile alla rugiada, cuore e terra assorbono la pioggia benefica, e niente appare al di fuori. (cap. XCII, ''Suicidio''; 2010, p. 743) *Non sarei artista se non mi restasse qualche illusione. (Eugénie: cap. XCV) *Siate in guardia: un consiglio è peggio d'un favore. (Conte di Montecristo: cap. XCVI) *È degli spiriti deboli vedere tutte le cose attraverso un velo nero. (Conte di Montecristo: cap. CXII) *Un uomo dell'indole del Conte non poteva fluttuare lungamente in quella malinconia che può far vivere gli spiriti volgari dando loro un'apparente originalità, ma che uccide le anime elevate. (cap. CXIII) *[...] in questo mondo non ci sono né felicità né infelicità, esiste solo il confronto tra una condizione e l'altra, ecco tutto. Solo chi abbia provato l'estremo dolore è in grado di percepire l'estrema felicità. Bisogna aver voluto morire, Maximilien, per sapere quanto è bello vivere.<br />Vivete dunque e siate felici, figli cari del mio cuore, e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Dio si degnerà di svelare all'uomo l'avvenire, tutta la saggezza umana consisterà in queste due parole:<br />''Attendere e sperare!'' {{NDR|[[Lettere dai libri|lettera]]}} ([[Edmond Dantès]]: cap. CXVII, ''Il 5 ottobre''; 2011) ===Citazioni su ''Il conte di Montecristo''=== *C'è un aggettivo che fin dalle prime pagine domina ossessivamente il racconto, ed è «cupo» (''sombre''): cupo è, pressoché sempre, Montecristo, cupo è il castello di If, cupo chiunque, a partire da Villefort, covi sinistri o tetri pensieri. Da una parte la policromia del mondo, euforizzata nel carnevale romano e nelle feste parigine, dall'altra le ragioni del silenzio e dell'attesa. Come in un'operetta morale leopardiana, solo dalla specola della morte si può comprendere (e paradossalmente orientare) lo spettacolo della vita: «bisognerà prendere il posto dei morti» annuncia Dantès, cui la futura e favolosa ricchezza apparirà come mero strumento del volere divino, e cioè né più né meno che un sacerdozio («io, tradito, assassinato, gettato anch'io in una tomba, sono uscito da quella tomba per grazia di Dio, e a Dio devo la vendetta. Mi manda per questo, ed eccomi»). Coerentemente, la sua condotta si svolgerà sotto il segno dell'ascesi, come se tutto quel lusso e quelle cornucopie di cibi pregiati fossero solo un ''trompe-l'œil'': individuo eccezionale («sono uno di quegli esseri eccezionali, sì!» si lascia sfuggire in un raro momento di civetteria), egli è in realtà un servo, destinato a rientrare nel nulla dopo la propria missione («il morto ritornerà nella tomba, il fantasma ritornerà nella notte»). Per questo è un personaggio così magnetico, perché, frustrandola, continua a ''difendersi'' dalla curiosità del lettore. ([[Michele Mari]]) *È forse il più «oppiaceo» dei romanzi popolari: quale uomo del popolo non crede di aver subito un'ingiustizia dai potenti e non fantastica sulla «punizione» da infliggere loro? Edmondo Dantès gli offre il modello, lo «ubbriaca» di esaltazione, sostituisce il credo di una giustizia trascendente in cui non crede più «sistematicamente». ([[Antonio Gramsci]]) *È il romanzo di una vendetta, ma è anche una descrizione impareggiabile del gran mondo parigino. Tutti i suoi nemici hanno fatto carriera, ma Dantès con ogni genere di astuzia riesce a stroncarli uno per uno. Tutti lo ammirano, tutti lo invitano, neppure la sua ex fidanzata, che ha sposato un alto funzionario, lo riconosce. Quando si deciderà a parlare?, ci chiediamo col fiato sospeso.<br />Siamo ben lontani da ''I tre moschettieri'', libro di cappa e spada più celebre e molto più sempliciotto. È Montecristo il vero eroe romantico creato dallo straripante Dumas. È a lui (se ci fosse una giustizia letteraria suprema) che andrebbe appesa la fama di Alexandre Dumas. ([[Carlo Fruttero]]) *Forse Edmond Dantès si sbagliava, e l'unica soluzione era non fidarsi e non sperare. ([[Arturo Pérez-Reverte]]) *''Il Conte di Monte-Cristo'' è una sterminata hilarotragedia, dove il riso e il delitto, il gioco e il Male Assoluto si sfiorano e si intrecciano. Il lieve tocco ironico, lo spirito settecentesco, l'allegretto sono presenti in ogni capitolo. ([[Pietro Citati]]) *– "''Il conte di Montecrisco''".<br />– "Montecristo", deficiente.<br />– Di Alessandro... Dum-azz... Due mazzi...<br />– È francese. Sì, si legge Dumas. Lo sai di che parla? Ti piacerebbe, parla di un'evasione.<br />– Allora va messo nel settore didattico. O sbaglio? (''[[Le ali della libertà]]'') *La prima parte di ''Montecristo'', fino alla scoperta del tesoro, è un pezzo perfetto di racconto a effetto; non c'è mai stato un uomo che abbia partecipato a queste commoventi avventure senza un fremito, eppure Faria è un personaggio di cartapesta e Dantès poco più di un nome. Il seguito non è che il dilungarsi di un errore, cupo, sanguinoso, innaturale e stupido; ma quanto a questi primi capitoli, non credo esista un altro volume nel quale si possa respirare la stessa inconfondibile atmosfera di romanzo. ([[Robert Louis Stevenson]]) *L'architettura del ''Conte di Monte-Cristo'' possiede una meravigliosa precisione ed esattezza. Non saprei dire se il libro sia composto di romanzi diversi, che la facoltà affabulatrice di Dumas fa coabitare: o se moltissimi fili narrativi procedano gli uni accanto agli altri, fino a riunirsi ed esplodere in spettacolosi colpi di scena. Dovunque regna l'enigma: la soluzione dell'enigma viene sospesa e rinviata; ora una pagina ci suggerisce cosa accadrà, ora una voce sotterranea ci fa capire che avverranno cose completamente diverse. Il racconto corre veloce, trascina gli ostacoli, attraversa i tempi e gli spazi, copre immense tele scriveva Sainte-Beuve – «senza stancare mai il pennello di Dumas né il suo lettore». ([[Pietro Citati]]) ==''Il visconte di Bragelonne''== ===[[Incipit]]=== Era circa la metà di maggio dell'anno 1660, alle nove del mattino, quando una piccola cavalcata composta di tre uomini e due paggi, attraverso il ponte della città di Blois, senza fare altra impressione sopra coloro che passeggiavano sulla riva che un primo moto della mano per salutare, ed un altro della lingua per esprimere la seguente idea "Ecco Monsignore che ritorna dalla caccia". Un altro. Però mentre i cavalli salivano l'erta che dal fiume conduce al castello, molti garzoni di bottega si avvicinarono all'ultimo cavallo che portava appesi all'arcione della sella vari uccelli legati per il becco. <br />A quella vista i curiosi manifestarono con una franchezza affatto zotica il loro disprezzo per una preda così magra, e dopo una discussione sullo svantaggio della caccia al volo, ritornarono tutti alle loro occupazioni. <br />Monsignore montava un piccolo cavallo di bel portamento, con una larga sella di velluto rosso di Fiandra. Il cavallo era di color fulvo; la giubba di Monsignore era di color chermisi e soltanto dall'insieme di quel rossastro si poteva distinguere il principe tra i suoi due compagni, l'uno vestito di violetto, l'altro di verde. Quello a sinistra, vestito di violetto, era lo scudiero; quello a dritta, vestito di verde, era il cacciatore. <br />Uno dei paggi portava sopra un bastone due girifalchi, l'altro un corno da caccia nel quale soffiò a venti passi dal castello. <br />A quel segnale, otto guardie che passeggiavano al sole nella corte quadrata corsero a prendere le alabarde, e Monsignore fece il suo solenne ingresso nel castello. <br />Le otto guardie, le quali sapevano che il loro servizio era terminato per tutto il resto della giornata, si coricarono al sole, sopra le panchette di pietra; i palafrenieri scomparvero coi cavalli nelle scuderie, e, meno alcuni uccelli che si spaventavano a vicenda con acute strida tra i ciuffi di viole, si sarebbe detto che tutti dormissero. <br />A un tratto, in mezzo a quel dolce silenzio. ===Citazioni=== *Planchet aprì la finestra, come gli era stato prescritto, e la ventata di tumulto che s'ingolfò nella stanza, grida, stridor di ruote, abbaiamenti e passi, assordò anche d'Artagnan, come aveva desiderato.<br />Bevve, allora, un bicchiere di vino bianco, e incominciò in questi termini:<br />"Planchet, ho un'idea".<br />"Ah, signore, come vi riconosco!", rispose il droghiere, ansante d'emozione. *"D'Artagran, D'Artagnan!", fece Athos, posando la mano sulla spalla del moschettiere, "voi non siete equo."<br />"Ne ho il diritto."<br />"No, perché non conoscete l'avvenire." *"Continuo", disse Luigi XIV. "È vero anche che un uomo solo abbia potuto penetrare fino a Monck, nel suo accampamento, e l'abbia portato via?"<br />"Quell'uomo aveva dieci ausiliari presi tra gente inferiore"<br />"Nessun altro?"<br />"Nessuno."<br />"E si chiama?"<br />"Il signor d'Artagnan, ex luogotenente dei moschettieri di Vostra Maestà"<br />Anna d'Austria arrossì, Mazzarino diventò giallo di vergogna, Luigi XIV si fece cupo e una goccia di sudore cadde dalla sua fronte pallida.<br />"Che uomini!", mormorò. *Destinato a tutta prima al commercio, Colbert era stato commesso presso un mercante di Lione, che aveva poi lasciato per recarsi a Parigi nello studio di un procuratore allo Chatelet, chiamato Biterne. In tal modo, aveva appreso l'arte di preparare un bilancio e l'arte più preziosa d'imbrogliarlo. *Allora, per finirla con quello sguardo da inquisitore che bisogna far abbassare ad ogni costo, come ad ogni costo un generale riduce al silenzio una batteria che lo disturba, Aramis stende la sua bella mano bianca, nella quale riluce l'ametista dell'anello pastorale, fende l'aria col segno della croce e fulmina i sui due amici con la sua benedizione.<br />Forse, distratto dai propri pensieri, empio a sua insaputa, d'Artagnan non si sarebbe affatto inchinato a quella santa benedizione; ma Porthos s'è accorto della distrazione dell'amico, e, appoggiando affettuosamente la sua mano sulla schiena del moschettiere, lo schiaccia verso terra.<br />D'Artagnan si piegò: ci volle poco che non cadesse bocconi. Intanto Aramis è passato. D'Artagnan, come Anteo, non ha fatto che toccare la terra, e si rivolge verso Porthos pronto a litigare. *"Buongiorno, signor d'Artagnan. Parlavamo di Belle-Isle sul Mare", disse Fouquet con quell'arte del mondo e quella scienza dello sguardo che richiedono metà della vita per impararle bene, e a cui certa gente, nonostante tutto il suo studio, non arriva mai. *Aramis, l'abbiamo detto, era ancora alzato. Comodamente avvolto in una veste da camera di velluto, scriveva lettere su lettere, con quella scrittura così fine e così densa che d'una pagina fa un quarto di volume. *Monsieur era troppo gran signore per notare un tal particolare. Non c'è nulla d'efficace come l'idea ben stabilita della propria superiorità per assicurare l'inferiorità dell'uomo che ha una tale opinione di sé. *"Lo so, e ho agito di conseguenza: niente spazio, niente comunicazioni, niente donne, niente gioco, ma, adesso, è d'un patetico che non vi so dire", aggiunse Aramis con uno di quei sorrisi che appartenevano solo a lui, "vedere come i giovani cerchino di divertirsi, e come, di conseguenza, simpatizzino per colui che paga i divertimenti" *Però Dio è tanto buono per gli errori giovanili, tutto quello che è amore, anche amore colpevole, trova così facilmente grazia ai suoi sguardi paterni, che all'uscir dalla messa Luigi, levando gli occhi al cielo, poté vedere, attraverso gli strappi di una nuvola, un angolo del tappeto azzurro che è calpestato dal piede del Signore. *E Porthos si fece severo.<br />"E la botola, signore", disse, "e la botola?"<br />Di Sant-Agnan divenne estremamente pallido. Buttò indietro la sedia in tal modo, che Porthos, con tutta la sua ingenuità, s'accorse che il colpo aveva fatto centro.<br />"La botola", mormorò il conte.<br />"Ebbene, signore, datene una spiegazione, se potete", fece Porthos scuotendo il capo.<br />Di Sant-Agnan abbassò la fronte.<br />"Oh! sono tradito!", mormorò; "si sa tutto!"<br />"Si sa sempre tutto", replicò Porthos, che non sapeva nulla. *"No, è l'impotenza! Abbiamo forse la pretesa di prendere, in tre, la Bastiglia?"<br />"Se ci fosse d'Artagnan", esclamò Porthos, "non dico di no."<br />Raul fu preso d'ammirazione davanti a quella fiducia, eroica tanto era candida. Erano quelli gli uomini famosi che, in tre o quattro, affrontavano eserciti o attaccavano fortezze! Uomini che avevano spaventato la morte e che, sopravvissuti a tutto un secolo ormai in dissoluzione, erano ancora più forti dei più forti giovani del giorno. *Baisemeaux impallidì di fronte a quella fredda sicurezza. Gli parve che la voce di Aramis, così gaia e sorridente poco prima, fosse divenuta funebre e sinistra; che i ceri dei candelabri si fossero cambiati in ceri da cappella sepolcrale; che i bicchieri di vino si fossero trasformati in calici di sangue. *Ad un tratto, il capo del giovane si inchinò. Il suo pensiero ridiscese sulla terra. il suo sguardo si indurì, la fronte gli si coprì di rughe, la bocca assunse una espressione di feroce risolutezza; poi il suo sguardo divenne fisso ancora una volta; ma ora rifletteva la fiamma dei mondani splendori; ora somigliava allo sguardo di Satana sulla montagna, quando passava in rivista i regni e le potenze della terra per sedurre Gesù. *"Colpite, Porthos!", risuonò la voce sepolcrale di Aramis.<br />Porthos mandò un gran sospiro, ma obbedì.<br />La sbarra di ferro calò verticalmente sul capo di Biscarat, che fu ucciso prima ancora di finire il suo grido. Poi la leva formidabile si alzò e si abbassò dieci volte in dieci secondi, e fece dieci cadaveri. *Ed ora cercate in questa tomba ardente, in questo vulcano sotterraneo, cercate le guardie del re dagli abiti azzurri gallonati d'argento.<br />Cercate gli ufficiali splendenti d'oro, cercate le armi su cui essi avevano contato per difendersi, cercate le pietre che li hanno uccisi, cercate il suolo che li sosteneva.<br />Un solo uomo ha fatto di tutto questo un caos più confuso, più informe, più terribile del caos che esisteva un'ora prima che Dio avesse avuto l'idea di creare il mondo. *Per un istante, le braccia di Porthos si piegarono; ma l'ercole riunì tutte le forze, e si videro le due pareti della prigione, in cui era sepolto, aprirsi lentamente fargli largo. Per un attimo, apparve in quella cornice di granito, simile all'angelo antico del caos; ==''La regina Margot''== ===[[Incipit]]=== Il lunedì, diciottesimo giorno del mese di agosto 1572, vi era festa grande al Louvre. Le finestre dell'antico palazzo reale, sempre tanto cupe, erano sfarzosamente illuminate; le piazze e le vie attigue, di solito tanto deserte sin da quando a Saint-Germain-l'Auxerrois erano suonate le nove, erano, benché fosse mezzanotte, affollate di gente. {{NDR|Alessandro Dumas, ''La regina Margot'', BUR Rizzoli, Milano 2017, Traduzione di M. Dazzi}} ===Citazioni=== *{{NDR|su [[Margherita di Valois]]}} La giovane sposa, figlia di Enrico II, era la perla della corona di Francia, Margherita di Valois, che con affettuosa familiarità il re Carlo IX chiamava sempre ''mia sorella Margot''. Certo, accoglienze tanto lusinghiere non erano mai state più meritate di quelle che si facevano in quel momento alla nuova regina di Navarra. Margherita a quel tempo aveva appena vent'anni, e già era oggetto delle lodi di tutti i poeti che la paragonavano alcuni all'Aurora altri a Venere citerea. Era in realtà la bellezza senza rivali di quella Corte nella quale Caterina de' Medici aveva riunito, per farne le proprie sirene, le più belle donne che aveva potuto trovare. La giovane sposa aveva i capelli neri, il colorito brillante, gli occhi voluttuosi velati da lunghe ciglia, la bocca rossa e fine, il collo elegante, il corpo tornito e snello e, perduto in una pianella di seta, un piede di bambina. I francesi cui apparteneva, erano fieri di vedere sbocciare nella loro terra un così splendido fiore e gli stranieri di passaggio per la Francia ripartivano abbagliati dalla sua bellezza se l'avevan soltanto vista, storditi dalla sua cultura se avevano parlato con lei. Certo è che Margherita era non soltanto la più bella, ma anche la più colta delle donne del suo tempo; si citava la frase di un dotto italiano che le era stato presentato e dopo aver parlato con lei un'ora in italiano, in spagnolo, in latino e in greco, l'aveva lasciata dicendo nel suo entusiasmo:<br />«Vedere la Corte senza vedere Margherita è non vedere né la Francia, né la Corte».<br />Così i panegirici non mancarono al re Carlo IX e alla giovane regina di Navarra; si sa quanto gli ugonotti siano fecondi. Inevitabilmente, allusioni al passato e domande per l'avvenire furono accortamente insinuate in mezzo a quegli indirizzi al re; ma a tutte le allusioni egli rispondeva con le sue labbra pallide e il suo sorriso astuto:<br />«Nel dare mia sorella Margot a Enrico di Navarra, io do il mio cuore a tutti i protestanti del regno».<br />La frase rassicurava gli uni e faceva sorridere gli altri poiché aveva in realtà due sensi: uno paterno e del quale in buona coscienza Carlo IX non voleva sovraccaricare il suo pensiero; l'altro ingiurioso per la sposa, per il marito e anche per chi lo pronunciava, poiché ricordava alcuni sordi scandali con i quali la cronaca di Corte aveva già trovato il modo di lordare la veste nuziale di Margherita di Valois. (pp. 26-27) ==''La signora di Monsoreau''== ===[[Incipit]]=== La sera della domenica di carnevale del 1578, nel magnifico palazzo dei Montmoreney, situato quasi in faccia al Louvre, ma sull'altra riva della Senna, si svolgeva una sontuosa festa per celebrare le nozze di Francesco d'Epinay di Saint-Luc, intimo e favorito del re Enrico III, con Giovanna di Cossé-Brissac, figlia del Maresciallo di Francia. ===Citazioni=== *[...] in tempi in cui la canaglia veste come i principi, credo che questi diano prova di buon gusto vestendosi, per distinguersi, come la canaglia. (p. 9) *No, non è il [[anima e corpo|corpo]] che è ammalato. È l'[[anima e corpo|anima]]! Piuttosto che un medico... un confessore. (p. 37) ==''Lo Schiaccianoci''== ===[[Incipit]]=== Vi fu un tempo a [[Norimberga]] un presidente assai famoso, il dottor Silberhaus, nome che in tedesco significa «casa d'argento». Il presidente aveva un figlio e una figlia: Fritz di nove anni, e Maria di sette e mezzo: due bambini simpaticissimi, ma molto diversi per carattere e per aspetto fisico, tanto che era difficile credere, così a prima vista, che potessero essere fratelli. Fritz era grassottello, spaccone e piuttosto birichino: faceva le bizze alla minima contrarietà, convinto come era che tutto fosse stato creato per il suo divertimento e per sottostare ai suoi capricci; e restava di questa opinione finché il dottor Silberhaus, stanco delle sue grida, dei suoi pianti e del suo batter di piedi, usciva dallo studio e, levando il dito all'altezza del sopracciglio aggrottato, si limitava a esclamare: – Signor Fritz!... ===Citazioni=== *[[Norimberga]] è una città della [[Germania]] famosissima per i giocattoli, le bambole e i fantocci che spedisce a casse piene in tutti gli altri paesi del mondo: per questo i bambini di Norimberga sono i più felici della terra, a meno che non succeda a loro come agli abitanti di [[Ostenda]] che le ostriche a ceste piene se le vedono soltanto passare sotto il naso. (p. 11) *''A perpendicolo | ticchetta il [[orologio a pendolo|pendolo]], | avanza e arretra | bello squadron! || L'orologio piano piano | mezzanotte suonerà; | quando arriva la civetta | fugge fugge sua maestà''. (p. 45) *''Sorella, un pezzetto di lardo | per me devi avere riguardo, | anch'io come te son regina | e gusto la buona cucina.'' (p. 50) *''Dal tuo consorte uccisi, senza peccati o torti, | i miei figli e nipoti ormai son tutti morti, | ma guai a te, regina! | ché sul bimbo regale da te tanto aspettato | sul tuo tenero amore ho già deliberato | di far la mia vendetta! | Tuo marito ha fortezze, ha cannoni e soldati, | consiglieri e ministri illustri e illuminati, | e tu hai ciò che chiedi. | La regina dei topi non ha nulla, però | denti aguzzi e potenti la sorte le donò | da usar contro i tuoi eredi!'' (p. 56) ==''Mastro Adamo il calabrese''== ===[[Incipit]]=== Se i nostri lettori provano qualche curiosità per gli episodi, della veridica storia che stiamo per raccontare è necessario che abbiano la compiacenza di seguirci in Calabria dove li abbiamo già condotti due volte, la prima per raccontare loro le avventure di Cherubino e Celestino, la seconda per farli assistere alla morte di Murat. ===Citazioni=== *La [[Calabria]] è una magnifica regione; d'estate ci si arrostisce come a Tambouctou, d'inverno vi si gela come a San Pietroburgo; inoltre non vi si conta punto ad anni, a lustri o a secoli come negli altri paesi, ma a terremoti. (p. 7) *Era un vecchio uomo felice mastro Adamo; una di quelle persone facile a illuminarsi e che si aprono naturalmente alla speranza ed alla gioia come i fiori. *In effetti l'[[posta|ufficio postale]] sembrava una di quelle case miracolose trasportate dagli angeli come il duomo della madonna di Loreto. *Non c'era nessun dubbio sulla decisione. Le urla di: Viva la [[Maria|Madonna]]! Abbasso gli sbirri! risuonarono da ogni lato e le povere guardie, richiamate dai diversi luoghi dove vegliavano da otto giorni con una tenacia ed un coraggio degni di maggior ricompensa, partirono la stessa notte per Monteleone. ==''Pascal Bruno''== ===[[Incipit]]=== Bellini era di Catania. La prima cosa che i suoi occhi, aprendosi, avevano visto, erano state le onde che, dopo aver bagnato le mura di Atene, vengono a spegnersi melodiosamente sulle rive di un'altra Grecia; e l'Etna favolosa e antica, sui cui fianchi vivono ancora, dopo diciotto secoli, la mitologia di Ovidio e i racconti di Virgilio. Ecco perché l'indole di Bellini era tra le più poetiche che si potessero incontrare; e il suo genio, che bisogna apprezzare con il sentimento e non giudicare con la ragione, un canto eterno, dolce e malinconico come un ricordo; un'eco simile a quella che se ne sta assopita nei boschi e sulle montagne, e che sussurra appena fino a quando il grido delle passioni e del dolore non venga a svegliarla. Bellini era l'uomo che faceva al caso mio. Aveva lasciato la Sicilia ancora giovane, e dell'isola nativa gli era rimasta una memoria crescente, dentro la quale custodiva religiosamente, lontano dai luoghi in cui era cresciuto, i ricordi poetici dell'infanzia. ===Citazioni=== * Era un giovane di venticinque ventisei anni che, a prima vista, si pensava dovesse appartenere alla classe del popolo. Portava un cappello calabrese, fasciato da un largo nastro che gli ricadeva ondeggiante sulla spalla; una giacca di velluto con bottoni d'argento; pantaloni della stessa stoffa e con le stesse guarnizioni, stretti alla vita da una fascia di seta rossa con ricami e frange verdi come quelle che si fanno a Messina, a imitazione di quelle lavorate in Oriente. Infine, gambaletti e scarpe di cuoio completavano il costume montanaro, che non mancava di una certa eleganza e che sembrava fatto apposta per mettere in risalto le belle e armoniose forme del corpo di chi lo indossava. Il volto era di una bellezza selvaggia: aveva tratti fortemente marcati propri dell'uomo meridionale, occhi arditi e fieri, capelli e barba neri, naso aquilino e denti perfetti. ==''Vent'anni dopo''== {{vedi anche|Vent'anni dopo}} ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Garibaldi e Montevideo''=== Al viaggiatore che viene d'Europa su quelle navi che i primi abitanti di quel paese scambiarono per case volanti, prime ad aprirsi allo sguardo, dopo il grido del marinaio in vedetta che annunzia la terra, son due montagne. L'una di mattoni, che è la cattedrale, la chiesa-madre, la ''matriz'', come la si chiama; l'altra poi di massi e verdura, su cui s'innalza un faro, vien detta il ''Cerro''. ===''Robin Hood''=== Era il tramonto di un giorno di primavera dell'anno di grazia 1162, sotto il regno di Enrico II Plantageneto. Due uomini a cavallo percorrevano i sentieri della foresta di Sherwood, nella contea di Nottingham; essi apparivano sfiniti almeno quanto le loro cavalcature.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ===''Storia di uno schiaccianoci''=== ''Norimberga, 2010.''<br /> Da qualche giorno, la piccola Maria, è attratta dalla porta chiusa della soffitta, in casa della nonna. La nonna si chiamava Maria, proprio come lei, come la bisnonna e... Che strano, quasi tutte le donne della famiglia, tranne sua madre e una prozia, si chiamavano Maria.<br /> La porta della soffitta è lì, massiccia, chiusa da una grossa chiave annerita dal tempo. La piccola Maria la guarda, poi, finalmente, la fa girare: tac tac, un rumore secco, come di noci rotte, due giri. Ora appoggia la mano sulla maniglia, che cede facilmente. La porta si sta aprendo, si apre, gira piano sui cardini, senza rumore:<br /> - Vieni, vieni, piccola Maria, ti stavamo aspettando. ==Citazioni su Alexandre Dumas== *I due Dumas hanno capovolto la teoria dell'economia. Il padre è stato il prodigo, e il figlio è stato l'avaro. ([[Jules Renard]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Alexandre Dumas, ''Ascanio'', Adriano Salani Editore, Firenze 1930. *Alexandre Dumas, ''[https://www.gutenberg.org/files/53485/53485-h/53485-h.htm Garibaldi e Montevideo]'', F. Manini, 1859. *Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Emilio Franceschini, Rizzoli, 1998. *Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Giovanni Ferrero, Fabbri Editori, 2001. *Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Emilio Franceschini, introduzione di Umberto Eco, Rizzoli, 2010. ISBN 9788817009676 *Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id=WklTiBT3hCQC&pg=PT9 Il conte di Montecristo]'', traduzione di Guido Paduano, Rizzoli, 2018. ISBN 9788858631522 *Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id=8XzGXQDBdRsC&pg=PA3 Il conte di Montecristo]'', traduzione di Gaia Panfili, Donzelli, 2010. ISBN 8860364035 *Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Lanfranco Binni, Garzanti, 2011. ISBN 9788811132165 *Alexandre Dumas, ''Il visconte di Bragelonne'', Tipografia Editoriale Lucchi, Milano 1964. *Alexandre Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di A. Beltramelli, Mondadori, 2004. *Alessandro Dumas, ''[https://www.gutenberg.org/files/60641/60641-h/60641-h.htm I tre moschettieri]'', traduzione di Angiolo Orvieto, G. Rondinella Editore, 1853. *Alessandro Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di C. Siniscalchi, Tipografia editoriale Lucchi, Milano, 1975. *Alexandre Dumas, ''[https://web.archive.org/web/20130603210423/http://ed.espresso.repubblica.it/speciali_web/2013/igrandiromanzi/itremoschettieri.epub I tre moschettieri]'', introduzione e traduzione di Guido Paduano, Gruppo Editoriale L'Espresso, 2013. *Alexandre Dumas, ''La regina Margot'', traduzione di Maria Dazzi, BUR, Milano, 2008. *Alexandre Dumas, ''La signora di Monsoreau'', traduzione di Luigi A. Garrone, Tipografia Editoriale Lucchi, Milano, 1937. *Alexandre Dumas, ''Lo Schiaccianoci'' (''Histoire d'un casse-noisette''), traduzione di Antonio Lugli, EDIPEM, Novara 1974. *Alexandre Dumas, ''Mastro Adamo il calabrese'', traduzione di A. Coltellaro, Pellegrini Editore, 1999. *Alexandre Dumas, ''Pasquale Bruno'' (''Romanzo storico siciliano''), traduzione di C. Rizza, La Zisa Edizioni. ISBN 978-8881280421 *Alexandre Dumas, ''Storia di uno schiaccianoci (liberamente tratta dal racconto di Alexandre Dumas)'', traduzione e cura di Gabriella Messi, Edizioni Angolo Manzoni, 2010. ISBN 9788862040761 *Alexandre Dumas, ''Viaggio in Calabria'', traduzione di Antonio Coltellaro, Rubbettino 1996. ISBN 884981545X ==Filmografia== *''[[Il conte di Montecristo (film 1934)|Il conte di Montecristo]]'' (1934) *''[[I tre moschettieri (film 1993)|I tre moschettieri]]'' (1993) *''[[La regina Margot]]'' (1994) *''[[Il conte di Montecristo (miniserie televisiva 1998)|Il conte di Montecristo]]'' (1998) *''[[La maschera di ferro (film 1998)|La maschera di ferro]]'' (1998) *''[[Montecristo (film 2002)|Montecristo]]'' (2002) *''[[Topolino, Paperino, Pippo: I tre moschettieri|Topolino, Paperino, Pippo: I tre moschettieri]]'' (2004) ==Voci correlate== *[[Alexandre Dumas (figlio)]] ==Altri progetti== {{interprogetto|s2=fr:Auteur:Alexandre Dumas|s2_lingua=francese}} ===Opere=== {{Pedia|I tre moschettieri||(1844)}} {{Pedia|Il conte di Montecristo||(1844-1846)}} {{Pedia|La regina Margot (romanzo)|''La regina Margot''|(1845)}} {{Pedia|Vent'anni dopo (romanzo)|''Vent'anni dopo''|(1845)}} {{Pedia|Il visconte di Bragelonne||(1847-1850)}} {{DEFAULTSORT:Dumas (padre), Alexandre}} [[Categoria:Drammaturghi francesi]] [[Categoria:Scrittori francesi]] mhf9t3ak548vb71v7dri047kko6m02d Ugo Foscolo 0 1999 1419760 1382347 2026-07-09T15:30:47Z Gaux 18878 /* Citazioni su Dei sepolcri */ Giulio Natali 1419760 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[Immagine:Ugo Foscolo.jpg|thumb|''Ritratto di Ugo Foscolo'' (François-Xavier Fabre, 1813)]] '''Niccolò Ugo Foscolo''' (1778 – 1827), poeta e scrittore italiano. ==Citazioni di Ugo Foscolo== *... ''Altissimo | Signor del sommo canto''.<ref>Da ''A [[Dante]]'', citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, Milano, 1921, p. 412.</ref> *Che [[Dante Alighieri|Dante]] non amasse l'[[Italia]], chi vorrà dirlo? Anch'ei fu costretto, come qualunque altro l'ha mai veracemente amata, o mai l'amerà, a flagellarla a sangue, e mostrarle tutta la sua nudità, sì che ne senta vergogna.<ref>Da ''Discorso sul testo del poema di Dante''. Erroneamente attribuita a [[Carlo Cattaneo]] (si veda [[Giuseppe Prezzolini]] nel ''Codice della vita italiana''), che cita Foscolo in un brano degli ''Scritti filosofici, letterari e vari''.</ref> *[[Federico II di Svevia|Federigo II]] aspirava a [[Unità d'Italia|riunire l'Italia]] sotto un solo principe, una sola forma di governo e una sola lingua; e tramandarla a' suoi successori potentissima fra le monarchie d'[[Europa]] [...].<ref>Da [[s:Sulla lingua italiana. Discorsi sei/Discorso secondo|''Discorso secondo'']], in [[s:Sulla lingua italiana. Discorsi sei|''Sulla lingua italiana. Discorsi sei'']].</ref> *Gli [[errori]] umani, non ostante l'infinito lor numero, e la loro audacia naturale, e la loro ostinazione proveniente dall'ignoranza, cedono tosto o tardi alla voce del vero; bensì dove i governi e le sette sono interessate a sostenerli, anche gli errori degni di riso riescono formidabili e sacri, ogni qualvolta non sia libero il disputare contr'essi.<ref>Da ''Sul giornalismo'', in ''Opere edite e postume'', vol. XI, Felice Le Monnier, Firenze, 1862, pp. [https://books.google.it/books?id=sbHclxGm12MC&pg=PA399 399]-400.</ref> *[...] gli [[schiavi]] non sono, generalmente parlando, fatti dai [[tiranni]], ma bensì gli schiavi fanno i tiranni.<ref>Da ''Stato politico delle isole jonie'', in ''Opere edite e postume'', vol. XI, Felice Le Monnier, Firenze, 1862, p. [https://books.google.it/books?id=sbHclxGm12MC&pg=PA96 96].</ref> *Gli [[scienziati]] sono per lo più cosmopoliti, perché le loro dottrine si esprimono per cifre e per segni d'alfabeto universale, e in guisa che sono intesi dagli scienziati di tutto il mondo, e si servono più di aritmetica che di eloquenza.<ref>Da ''Stato politico delle isole jonie'', in ''Opere edite e postume'', vol. XI, Felice Le Monnier, Firenze, 1862, p. [https://books.google.it/books?id=sbHclxGm12MC&pg=PA109 109].</ref> *I lazzaroni soltanto non avevano mai sentito parlare di diritti popolari, eccetto contro la santa inquisizione, che neppure Filippo II era riuscito a introdurre in [[Napoli]]. Il clima toglie ad essi di provare molti bisogni, e dà i mezzi di soddisfarli con poca fatica. L'ozio li mantiene nella superstizione e nel vizio, inducendoli a gettarsi disperatamente nelle insurrezioni ed a ritrarsene con altrettanta rapidità per amor d'inazione. Essi erano felicissimi sotto un governo assoluto, che dovunque è più incline a punire le pubbliche virtù dei sudditi più eminenti che i delitti dei più umili.<ref>Da ''La rivoluzione di Napoli negli anni 1798, 1799''.</ref> *Il [[dolore]] in chi manca di pane è più rassegnato.<ref>Da ''Il gazzettino del bel mondo''.</ref> *Il generale [[Guglielmo Pepe|Pepe]] ha portato qui un gran numero di documenti importanti; e quel che più conta ci ha portato sé stesso, e dalla sua conversazione può aversi la chiave della rivoluzione napoletana.<ref>Da una lettera a [[John Murray]] (1778–1843), ottobre 1821, citato in [[Elena Croce]], ''La patria napoletana'', Mondadori.</ref> *[...] il primo motore di tutte le azioni è la noia, la quale ci fa cercare occupazioni e desiderj nuovi, quando sono soddisfatti quelli che ci rodevano.<ref>Da ''De' tempi di Lucrezio'', in ''Opere edite e postume'', vol. XI, Felice Le Monnier, Firenze, 1862, p. [https://books.google.it/books?id=sbHclxGm12MC&pg=PA392 392].</ref> *Il ridicolo poi non è arme contra la tirannia così potente come si suole stimarla, perocché una nazione avvezza a ridersi di tutte le cose è tale che un governo la può insultare colla maggior sicurezza.<ref>Da ''Sui poemi narrativi e romanzeschi italiani'', in ''Opere edite e postume'', vol. X, Felice Le Monnier, Firenze, 1859, p. [https://books.google.it/books?id=aE1LAAAAcAAJ&pg=PA143 143].</ref> *[...] io temo che l'indagare l'origine delle facoltà umane e dell'arti intellettuali non sia le più volte uno de' mille tentativi più ambiziosi che utili, ne' quali i mortali sperdano l'ore e l'ingegno: e credo fermamente che l'uomo sia creato per tentare di conoscere non le fonti della sua esistenza, non la natura delle sue facoltà, non i principj delle arti; bensì per trovare e seguire il modo migliore a giovarsi delle facoltà, delle arti e della vita, onde ricavarne il maggior piacere possibile per sé stesso, e la maggiore possibile utilità per la comunità de' mortali.<ref>Da ''Sulla lingua italiana'', in ''Opere edite e postume'', vol. IV, ''Prose letterarie'', Le Monnier, Firenze, 1850, p. [https://books.google.it/books?id=aGNWAAAAcAAJ&pg=PA114 114].</ref> *L'[[odio]] è la catena più grave insieme e più abietta, con la quale l'uomo possa legarsi all'uomo.<ref>Da ''Il gazzettino del bel mondo''.</ref> *L'[[opinione pubblica]] d'un popolo non si ritrova nelle abitudini, ne' pregiudizi, nelle teorie e nelle speranze d'una casta; anche meno nei sentimenti esaltati di alcuni cittadini, e nei delusi interessi di molti più, ma sì nell'umana natura, perciocché, date le medesime circostanze, si manifesta in tutti gli uomini, e sempre invariabile.<ref>Da ''Dei viaggi classici'', in ''Opere edite e postume'', vol. XI, Felice Le Monnier, Firenze, 1862, p. [https://books.google.it/books?id=sbHclxGm12MC&pg=PA81 81].</ref> *''Lavoro eterno! — | Paga il [[Governo]]''.<ref>Epigramma per Luigi Lamberti, citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 195.</ref> *[...] la molta [[lettura]] riesce come una gran quantità di semenza stivata in poca terra: una parte vi germoglia e cresce a stento, impacciata dall'altra che rimane senza avere ottenuto i necessari umori per riprodursi.<ref>Da ''Il corallo'', in ''Opere edite e postume'', vol. X, Felice Le Monnier, Firenze, 1859, p. [https://books.google.it/books?id=aE1LAAAAcAAJ&pg=PA397 397].</ref> *La [[vendetta]] è una passione di natura ignea; se le darete luogo ed aria, si svapora e si spegne; se la comprimerete, andrà serpeggiando insidiosa e scoppierà col delitto e col tradimento.<ref>Da ''Atti dell'accademia de' pitagorici'', in ''Opere edite e postume'', vol. II, ''Prose letterarie'', vol. II, Felice Le Monnier, Firenze, 1850, p. [https://books.google.it/books?id=4Q03uzmG6TQC&pg=PA304 340].</ref> *Lettori miei, era opinione del reverendo Lorenzo Sterne, parroco in Inghilterra'', che un sorriso possa aggiungere un filo alla trama brevissima della vita, ''ma pare che egli inoltre sapesse che ogni lacrima insegna a' mortali una verità. Poiché assumendo il nome di Yorick, antico buffone tragico, volle con parecchi scritti, e singolarmente in questo libricciuolo, insegnarci a conoscere gli altri in noi stessi, e a sospirare ad un tempo e a sorridere meno orgogliosamente su le debolezze del prossimo. Però io lo aveva, or son più anni, tradotto per me: ed oggi io credo d'essere una volta profittato delle sue lezioni, l'ho ritradotto, quanto meno letteralmente e quanto meno arbitrariamente ho saputo, per voi.<br>Ma e voi, lettori, avvertite che l'autore era d'animo libero, e spirito bizzarro, ed argutissimo ingegno, segnatamente contro la vanità dei potenti, l'ipocrisia degli ecclesiastici e la servilità magistrale degli uomini letterati; pendeva anche all'amore e alla voluttà; ma voleva ad ogni parere, ed era forse, uomo dabbene e compassionevole seguace sincero dell'Evangelo, ch'egli interpretava a' fedeli. Quindi ci deride acremente, e insieme sorride con indulgente servilità; e gli occhi suoi scintillano di desiderio, par che si chinino vergognosi; e nel brio della gioia, sospira; e, mentre le sue immaginazioni prorompono tutte ad un tempo discordi e inquietissime, accendendo più che non dicono, ed usurpando frasi, voci ed ortografia, egli sa nondimeno ordinarle con l'apparente semplicità di certo stile apostolico e riposato.<ref>Dalla prefazione di Didimo Chierico a Laurence Sterne, ''Viaggio sentimentale''.</ref> *Lo [[stile]] assoluto e sicuro del libro dei Delitti e delle Pene e l'elegante trattato del [[Ferdinando Galiani|Galiani]] sulle Monete vivranno nobile ed eterno retaggio tra noi.<ref>''Dell'origine e dell'ufficio della letteratura'', citato in [[Giuseppe Maffei]], ''Storia della Letteratura Italiana'', Vol. III, p. 50.</ref> *[...] [[Montaigne]] [...] stando sempre attentissimo al proprio cuore, ha filosofato imparzialmente sugli altri [...].<ref>Da ''Notizia bibliografica intorno alle Ultime lettere di Iacopo Ortis'', cap. V, in ''Prose'', vol. I, a cura di Vittorio Cian, Laterza, Bari, 1912, [[s:Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. II, 1913 – BEIC 1823663.djvu/130|p. 124]].</ref> *Non son chi fui.<ref>Da "Di se stesso", ''Sonetti'', citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref> *[...] non vi esorterei ad andare randagi e mendichi colle mogli e i figliuoli in paese straniero. Moriamo in seno alla patria nostra; e quando ogni via di salute sarà spenta per la nostra città, bruciamola perché gl'infedeli possano trionfare solo sopra le nostre case ruinate e i nostri mutilati cadaveri.<ref>Da ''Narrazione dei casi e della cessione di Parga'', in ''Opere edite e postume di Ugo Foscolo'', ''Prose politiche'', Felice Le Monnnier, Firenze, 1850, [https://books.google.it/books?id=sbQOAAAAQAAJ&dq=&pg=PA378#v=onepage&q&f=false p. 378].</ref> *O Italiani, io vi esorto alle storie.<ref>Da ''Dell'origine e dell'ufficio della letteratura'', citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 558.</ref> *[...] per far che i secoli tacciano di quel Trattato<ref>Il [[Trattato di Campoformio]].</ref> che trafficò la mia patria, insospettì le nazioni e scemò dignità al tuo nome.<ref>Dalla prefazione di ''A Bonaparte liberatore''; in ''Opere complete di Ugo Foscolo'', 1860, Volume 2, [https://books.google.it/books?id=bGFHAAAAYAAJ&pg=PA50 p. 50]</ref> *[...] quel poco di [[felicità]] che si può sperar sulla terra consiste nel piacere a sé stessi; al che stimo indispensabili due cose: l'una, di seguire fedelmente i proprj principj; l'altra, di potere liberamente esercitare le facoltà del cuore e dell'intelletto.<ref>Da ''De' giuramenti'' in ''Opere edite e postume'', vol. V, ''Prose politiche'', Le Monnier, Firenze, 1850, p. [https://books.google.it/books?id=gt5v2P0fGGAC&pg=PA99 99].</ref> *''Questi è [[Vincenzo Monti|Monti]] poeta e cavaliero, | Gran traduttor dei traduttor d'Omero''.<ref>Da ''Epigramma IX. Contro Vincenzo Monti'', in ''Tragedie e poesie minori'', a cura di Guido Bezzola, F. Le Monnier, Firenze, 1961, p. 446). Per una redazione leggermente diversa dell'epigramma si veda Vincenzo Monti, lettera ''All'abate Urbano Lampredi'', Milano, 27 marzo 1827, in ''Opere inedite e rare'', vol. 5, Lampato, Milano, 1834, p. 275: ''Questi è Vincenzo Monti Cavaliero | Gran traduttor dei traduttor' d'Omero''. Il distico sarcastico allude al fatto che Vincenzo Monti tradusse in italiano l'''Iliade'' avvalendosi di una traduzione latina o di altra italiana in prosa.</ref> *{{NDR|In [[Inghilterra]]}} Qui la [[povertà]] è [[vergogna]] che nessun merito lava.<ref>Da ''Lettere d'amore''.</ref> *{{NDR|riferimento a ''La ballata dell'esilio'' di [[Guido Cavalcanti]]}} Senza dolersi mai della vita che l'abbandona, fa solamente sentire la consunzione di tutte le forze vitali; e non altra sollecitudine se non se che l'anima venga pietosamente raccolta dalla sua donna. Quei tanti ritornelli di parole e di idee ripetute danno qui non so che grazia mista al patetico, che si sente ma non si descrive. Evvi anche lo artificio del chiaroscuro nei versi brevi che scorrono rapidi, dopo di essere stati preceduti dall'armonia lenta e grave degli endecasillabi.<ref>Citato in [[Luigi Russo]], ''La dolce stagione''.</ref> *Te dunque, o [[Napoleone Bonaparte|Bonaparte]], nomerò con inaudito titolo <small>LIBERATORE DI POPOLI E FONDATORE DI REPUBBLICA</small>. Così tu alto, solo, immortale, dominerai l'eternità, pari agli altri grandi nelle gesta e ne' meriti, ma a niuno comparabile nella intrapresa di fondare nazioni.<ref>Da ''Orazione a Bonaparte per il congresso di Lione'', 1802. Citato in [[Luciano Canfora]], ''Esportare la libertà'', capitolo II, p. 25.</ref> *Una o due [[Ingiuria|ingiurie]] virilmente sofferte, rimandano il vituperio su chi le fa; ma, ove le siano continue e continuamente dissimulate, il silenzio dell'innocenza è ascritto a coscienza di colpa, e l'alterezza del forte a viltà.<ref>Da ''Al signore consigliere di stato direttore della polizia generale del cantone di Zurigo'', in ''Opere edite e postume'', vol. V, ''Prose politiche'', Le Monnier, Firenze, 1850, p. [https://books.google.it/books?id=gt5v2P0fGGAC&pg=PA265 265].</ref> *Una parte degli uomini opera senza pensare, l'altra pensa senza operare.<ref>Da ''Sull'origine e i limiti della giustizia''.</ref> ==''Dei sepolcri''== ===[[Incipit]]=== <poem> All'ombra de' cipressi e dentro l'urne confortate di pianto è forse il sonno della [[morte]] men duro? </poem> ===Citazioni=== *''A egregie cose il forte animo accendono | l'urne de' forti, o [[Ippolito Pindemonte|Pindemonte]].''<ref name=esempi>Alcuni esempi di formule di passaggio da un argomento all'altro, citati in Mario Fubini, ''Ugo Foscolo'', La Nuova Italia, Firenze, 1963<sup>3</sup> (1928), pp. 184-6, secondo il quale «preparando o concludendo ampi periodi poetici, non ne contengono la nota più intensa e sembrano piuttosto epigrafi nobilmente decorative che grande poesia».</ref> *''A' generosi | giusta di gloria dispensiera è [[morte]].''<ref name=esempi /> *''Anche la [[Speranza|Speme]], | ultima Dea, fugge i sepolcri; e involve | tutte cose l'obblio nella sua notte''. (16-18) *''Celeste è questa | corrispondenza di amorosi sensi, | celeste dote è negli umani''. (29) *''Sol chi non lascia eredità d'affetti | poca gioia ha dell'urna.'' (41-42)<ref name=esempi /><ref>Citato in [[Elio e le Storie Tese]], ''Urna''.</ref> *''E tu gli ornavi del tuo riso i canti | che il lombardo pungean [[Sardanapalo]] | cui solo è dolce il muggito de' [[bue|buoi]], | che dagli antri abdüani e dal Ticino | lo fan d'ozi beato e di vivande''.<ref>Parlando a Talia dei versi che ispirava a [[Giuseppe Parini]], critico verso i nobili nullafacenti.</ref> (57) *''E uscir del teschio, ove fuggìa la Luna, | l'[[upupa|ùpupa]], e svolazzar su per le croci | sparse per la funerea campagna, | e l'immonda accusar col luttuoso | singulto i rai di che son pie le stelle | alle obblîate sepolture.'' (81-86) *''Ahi! sugli estinti | non sorge fiore, ove non sia d'umane | lodi onorato e d'amoroso pianto''. (88-90) *''Gli occhi dell'uom cercan morendo | il [[Sole]]: e tutti l'ultimo sospiro | mandano i petti alla fuggente luce''. (121-123) *''Già il dotto e il ricco ed il patrizio vulgo, | decoro e mente al bello italo regno, | nelle [[adulazione|adulate]] reggie ha sepoltura | già vivo, e i stemmi unica laude.''<ref>Criticando la sottomissione della classe dirigente italiana a Napoleone.</ref> (142) *''Quel grande | che temprando lo scettro a' regnatori | gli allòr ne sfronda, ed alle genti svela | di che lagrime grondi e di che sangue''<ref>Riferendosi a [[Niccolò Machiavelli]].</ref> (155-157) *''E tu prima, [[Firenze]], udivi il carme | che allegrò l'ira al [[Dante Alighieri|Ghibellin fuggiasco]], | e tu i cari parenti e l'idïoma | dèsti a quel dolce di [[Francesco Petrarca|Calliope labbro]] | che Amore in Grecia nudo e nudo in Roma | d'un velo candidissimo adornando, | rendea nel grembo a Venere Celeste.'' (173-179) *''E a questi marmi | venne spesso [[Vittorio Alfieri|Vittorio]] ad ispirarsi, | irato a' patrii Numi; errava muto | ove Arno è più deserto, i campi e il cielo | desîoso mirando; e poi che nullo | vivente aspetto gli molcea la cura, | qui posava l'austero; e avea sul volto | il pallor della morte e la speranza. | Con questi grandi abita eterno: e l'ossa | fremono amor di patria.'' (pp. 188-197) *''E me che i tempi ed il desio d'onore | fan per diversa gente ir fuggitivo, | me ad evocar gli eroi chiamin le Muse | del mortale pensiero animatrici. Siedon custodi de' sepolcri, e quando | il tempo con sue fredde ale vi spazza | fin le rovine, le Pimplèe fan lieti | di lor canto i deserti, e l'armonia | vince di mille secoli il silenzio.'' (226-234) *''E tu onore di pianti, [[Ettore (mitologia)|Ettore]], avrai, | ove fia santo e lagrimato il sangue | per la patria versato, e finché il Sole | risplenderà su le sciagure umane.'' (291-295) ===Citazioni su ''Dei sepolcri''=== *I ''Sepolcri'' sono una cosa molto diversa dalle tragedie dell'[[Vittorio Alfieri|Alfieri]] e dai canti del [[Giuseppe Parini|Parini]], e a me pare che essi riescano, se mai, a uno scopo opposto da quelle propostosi dal poeta. Mi pare che dalla lettura dei ''Sepolcri'' si sia portati piuttosto a un senso indefinito e mesto d'ideale rassegnazione e di compianto, anziché all'esaltazione patriottica e all'entusiasmo della lotta. Eppure l'esaltazione patriottica del carme ha il posto centrale. Ma essa è soverchiata interamente dalle altre tendenze, certo assai più forti, melanconiche e pessimistiche, dell'animo del Foscolo. ([[Giuseppe Citanna]]) *La poesia dei ''Sepolcri'' nasce direttamente dall'animo appassionato del Foscolo. La poesia sepolcrale che ha negli altri sempre ispirazione o soggettiva o a freddo, non le aggiunge né il calore né l'intonazione formale. Forse, se il Foscolo avesse avuto presente uno schema, ne sarebbe venuto fuori un lavoro letterariamente perfetto, ma perfetto come puro pezzo di letteratura e chiuso in uno svolgimento di motivi lirici serrati; ma è difficile dire fino a qual punto sarebbero giunte la nostra commozione e la nostra adesione. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]]) *Per molto tempo la poesia dei ''Sepolcri'' è stata catalogata per carme d'intonazione civile, e non è dubbio che tale fosse nell'intenzione del poeta, inquadrato nella storia, e riferito alle leggi che lo avevano ispirato. Ma il carme d'intonazione civile finisce con la prima parte, come s'è detto: il poeta prende la mano, l'intonazione cambia, la visione diventa più alta, il respiro più ampio, il colore più dolce (''Ma cipressi e cedri — Di puri effluvi i zefiri impregnando — Perenne verde protendean su l'urne... Le fontane versando acque lustrali — Amaranti educavano e viole'') tutto è assorbito e fuso nel calore della fantasia che ricompone in salda unità poetica gli elementi del carme, apparentemente frammentarii: apparentemente, perché il respiro musicale tra una visione e l'altra definisce una per aprirne un'altra la quale è già virtualmente contenuta nella precedente, e perché avvertiamo che il tono con cui ciascuna di esse incomincia è artificioso e oratorio: ''A egregie cose... Felice te che il regno... E me che i tempi e il desio d'onore''. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]]) *Que' trecento versi dei ''Sepolcri'' sono il suo maggior titolo di gloria: qui egli riversa e condensa la piena de' suoi affetti, le sue profonde meditazioni su la storia e su la vita, le sue più generose speranze su le sòrti della patria e dell'uomo. Per questi trecento versi il Foscolo ha diritto d'essere nominato tra i più grandi lirici che siano mai stati al mondo. L'unità del carme? L'umanità stessa del Poeta, col suo dissidio e col suo tormento, col suo amore e con le sue illusioni, che tutta si effonde nel canto. ([[Giulio Natali]]) ==''Della servitù dell'Italia''== *A rifare l'[[Italia]] bisogna disfare le sètte. (discorso primo, ''Considerazioni generali intorno alle parti, alle fazioni, e alle sètte in Italia''; p. 186) *La [[Guerra del Peloponneso|guerra del {{sic|Peloponeso}}]] ebbe principio dall'ingiusto eroismo di Pericle e de' suoi concittadini; e crudele progresso dalla stoltezza delle greche Città; e iniquo fine dagli Spartani, i quali se, come dovevano, avessero preservate le armi e le leggi delle greche Repubbliche, anziché abbandonarle a fazioni cittadinesche industriosamente corrotte, non avrebbero avvalorato la politica di Filippo {{NDR|Filippo II di Macedonia}}, che poté impunemente poscia contaminare fin anche la religione de' giuramenti; e Sparta piegò con tutta la Grecia sotto a' Macedoni. (discorso primo, ''Considerazioni generali intorno alle parti, alle fazioni, e alle sètte in Italia''; p. 202) *Il [[tempo]], che in sé è indefinibile, si misura soltanto dagli avvenimenti, e quello è maggiore corso di tempo che mena seco più numerosi, più forti e più memorabili eventi. (discorso terzo, ''Opinione de' diplomatici, dei filosofi e dei politici intorno alla questione della indipendenza italiana'', § ''Opinioni de' filosofi''; p. 242) ==''Epistolario''== {{cronologico}} *[...] è dovere dell'uomo morale di non vivere nell'avvilimento a carico della società.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 10, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA11 11].</ref> (a Containi Costabili, 20 novembre 1798) *E il [[biasimo]] dietro le spalle è pure la buona cosa! si può profittarne senza essere obbligati, e l'amor proprio non è ferito.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 28, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA26 26].</ref> (a Ferdinando Arrivabene, 1802) *[...] chi preferisce l'[[onore]] alla vita è padrone di tutti coloro che vogliono avvilirlo.<ref>''Gli amori di Ugo Foscolo nelle sue lettere'', ricerche e studi di [[Giuseppe Chiarini]], parte seconda, ''Lettere'', Zanichelli, Bologna, 1892, p. [https://books.google.it/books?id=di0aAAAAYAAJ&pg=PA82 82].</ref> (ad Antonietta Arese, 1803) *[...] facilmente si accusa d'indole violenta chi rispinge le ingiurie con coraggio; e chi si mostra generosamente qual è, dà il fianco alle ferite più di colui che si copre col manto dell'ipocrisia.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 42, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA39 39].</ref> (a Melzi, 14 giugno 1804) *[...] questo so bene ch'io né per ripulse, né per favori, né per lodi né per biasimi mi rimoverò mai dal mio proponimento.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', a cura di Plinio Carli, [http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit001330 vol. 2], § 541, F. Le Monnier, Firenze, 1952. Citato in Oriana Fallaci, ''Intervista a sé stessa'', Rizzoli, Milano, 2011, p. [https://books.google.it/books?id=9bOZ7l-itl8C&pg=PT19 19].</ref> (a Marzia Martinengo Cesaresco, 26 dicembre 1807) *Si può bensì anche in mezzo alle [[ingiustizie]] sentirsi giusto, forte e libero; e la dignità dell'uomo si vendica più nel sopportare nobilmente, che nel lamentarsi e gridare invano.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 96, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA109 109].</ref> (a Giambattista Giovio, 29 gennaio 1808) *La [[noia|noja]] proviene o da debolissima [[Coscienza|coscienza]] dell'esistenza nostra, per cui non ci sentiamo capaci di agire, o da coscienza eccessiva, per cui vediamo di non poter agire quanto vorremmo.<ref name=§127>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 127, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA144 144].</ref> (a Giambattista Giovio, 29 settembre 1808) *La [[vita]], pur troppo, non è che agitazione; agitazione alterna e perpetua, simile al pendolo d'un oriuolo: arrestato il pendolo, le ruote non si muovono più; spente le passioni, e le loro illusioni, non vi è più corda; le ore dell'uomo non progrediscono più, e l'assoluta tranquillità di ogni ente mortale comincia col silenzio, con l'oscurità, e si compie con l'eterna dissoluzione.<ref name=§127/> (a Giambattista Giovio, 29 settembre 1808) *L'[[arte]] non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentare con novità.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 129, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA156 156].</ref> (al sig. Bartholdy, 29 settembre 1808) *La miseria è da fuggirsi, non la povertà: ed io vedo miseri ed indigenti, e perseguitati da' creditori, ed esulcerati da' bisogni quotidiani molti uomini tenuti ricchi, ma tranquilli ad un tempo; e onorati molti altri che hanno la saviezza e l'arte di spendere quel poco che possono senza intaccare l'altrui, quantunque il mondo li creda poveri, e li compianga talvolta, e spesso li fugga, perché non sono né protetti né protettori.<ref name=§179>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 179, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA227 227].</ref> (a Giambattista Giovio, 12 marzo 1809) *Per me stimo il danaro da più di tutte quelle cose che il danaro può dare, e da meno delle cose che il danaro non può dare, e che pure sono ottime a questa misera vita degli uomini.<ref name=§179/> (a Giambattista Giovio, 12 marzo 1809) *[...] le sciocche e laide [[abitudini]] sono le corruzioni della nostra natura.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 192, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA255 255].</ref> (a Giambattista Giovio, 1 maggio 1809) *[...] una [[battaglia]], per quanto sia prospera, dissangua anche il vincitore.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 195, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA270 270].</ref> (a Giambattista Giovio, 8 maggio 1809) *[...] le passioni passano, ma le [[Disgrazia|sciagure]] restano perpetue nella nostra vita; e se non possiamo evitarle, non dobbiamo almeno esacerbarle co' nostri rimorsi, e renderle {{Sic|irremediabili}}.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 222, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA311 311].</ref> (alla signora F. Giovio, 19 agosto 1809) *[...] gli uomini sono pronti a ripigliarsi la [[stima]] che concedono, quando non la vedano alimentata da molte e perpetue prove di fatti.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 283, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA399 399].</ref> (a Giambattista Giovio, 8 novembre 1811) *[...] quando per giovar debolmente ad altri si corre rischio di nuocere gravemente a se stessi, l'intricarsene è pazzia da bastone [...].<ref>Da Ugo Foscolo, ''Lettere inedite'', a cura di G.S. Perosino, § 34, Vaccarino, Torino, 1873, p. [https://books.google.it/books?id=jaaSqtaqJm0C&pg=PA43 43].</ref> (alla famiglia, 5 agosto 1812) *{{NDR|Le}} [[Punteggiatura|particelle]] [...] in ogni idioma ''sono le vere e sole giunture delle idee principali del discorso: danno inoltre i toni i mezzitoni come nella musica; ed ajutano lo scrittore a quel chiaroscuro che tanto è più grato, quanto le minime tinte che lo distinguono spiccano meno''.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 304, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA425 425].</ref> (a Giovanni Paolo Schulthesius, 27 agosto 1812) *[...] io credo fermamente che la [[grammatica]] s'abbia ad insegnare a chi sa praticamente la lingua. S'impara a combinare infinitamente prima su lo scacchiere, e poi sul libro; datemi il libro prima dello scacchiere, ed io diverrò dottore e ignorante ad un tempo: la teoria insomma deve nella [[Linguaggio|lingua]], come forse in tutte le discipline, succedere alla pratica, perché non s'hanno mai nozioni generali e quindi regole sicure, senza risalirvi per le particolari.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 304, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA427 427].</ref> (a Giovanni Paolo Schulthesius, 27 agosto 1812) *Sappi che la malignità, la cattiveria, e l'ignoranza sono bestie ferocissime perché sono codarde; e perché sono codarde s'avventano sopra il debole, e tremano dinanzi a chi si difende.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Lettere a Sigismondo Trechi'', lettera quinta, Lacroix, Parigi, 1875, pp. [https://books.google.it/books?id=sT-bOFxpGU0C&pg=PA27 27]-28.</ref> (a Sigismondo Trechi, 1 ottobre 1812) *[...] l'umana [[prudenza]] prevede, ma non provvede.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 352, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA503 503].</ref> (alla contessa d'Albany, 4 settembre 1813) *{{NDR|La}} [[malinconia]], [...] dopo la noja, è la più vile infermità de' mortali; perché è infermità inoperosa, ingrata alla natura, freddissima nei desiderj, fantastica in tutto fuorché ad illudersi delle promesse della speranza.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Lettere a Sigismondo Trechi'', lettera ottava, Lacroix, Parigi, 1875, p. [https://books.google.it/books?id=sT-bOFxpGU0C&pg=PA44 44].</ref> (a Sigismondo Trechi, settembre 1813) *[...] la maggiore e più stolta [[incoerenza]] si è quella di voler fare a modo del mondo, temendo più le sue opinioni, che i giudizj della nostra propria coscienza.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. II, § 395, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VII, Felice Le Monnier, Firenze, 1853, p. [https://books.google.it/books?id=W20LAAAAQAAJ&pg=PA17 17].</ref> (alla contessa d'Albany, 23 maggio 1814) *La [[Provvidenza]] non abbandona mai chi non abbandona se stesso.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Lettere inedite'', a cura di G.S. Perosino, § 59, Vaccarino, Torino, 1873, p. [https://books.google.it/books?id=jaaSqtaqJm0C&pg=PA77 77].</ref> (alla madre, 15 giugno 1814) *[...] non v'è animale più invidioso del [[letterato]] [...].<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. II, § 422, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VII, Felice Le Monnier, Firenze, 1853, p. [https://books.google.it/books?id=W20LAAAAQAAJ&pg=PA79 79].</ref> (alla contessa d'Albany, 1 novembre 1814) *La natura ha creato il genere umano in perpetuo stato di guerra: mancano le armi, si corre alle ingiurie; manca il coraggio di ingiuriare francamente ed a viso aperto, e' si piglia la maschera dell'amicizia. Noi, per farci onore nel mondo e per tranquillare la nostra propria coscienza, ci fidiamo più sopra i vizj degli altri, che su le nostre proprie virtù.<ref name="§425">Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. II, § 425, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VII, Felice Le Monnier, Firenze, 1853, p. [https://books.google.it/books?id=W20LAAAAQAAJ&pg=PA82 82].</ref> (alla contessa d'Albany, 13 novembre 1814) *[...] le [[accuse]] che si danno privatamente, e con l'orpello della compassione, sono le più credute, e fanno piaga insanabile [...].<ref name="§425"/> (alla contessa d'Albany, 13 novembre 1814) *[...] è meglio esser uomo senza [[Denaro|danari]], che l'aver danari senz'essere uomo.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. II, § 426, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VII, Felice Le Monnier, Firenze, 1853, p. [https://books.google.it/books?id=W20LAAAAQAAJ&pg=PA88 88].</ref> (ad Alvise Curzola Giacinto, 15 novembre 1814) *[...] in tutte le cose v'è [[Bene e male|il male e il bene]]; basta saperli distinguere: rassegnarsi al male, e giovarsi del bene.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Lettere inedite'', a cura di G.S. Perosino, § 96, Vaccarino, Torino, 1873, p. [https://books.google.it/books?id=jaaSqtaqJm0C&pg=PA122 122].</ref> (alla famiglia, 28 ottobre 1815) *[...] non può essere mai che l'uomo giusto e compassionevole sia davvero infelice, e in tutti i guai la sua propria [[Coscienza morale|coscienza]] gli serve di consolazione e di usbergo.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Lettere inedite'', a cura di G.S. Perosino, § 104, Vaccarino, Torino, 1873, p. [https://books.google.it/books?id=jaaSqtaqJm0C&pg=PA136 136].</ref> (alla famiglia, 30 dicembre 1815) *[...] il disprezzare non è da tutti.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. II, § 454, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VII, Felice Le Monnier, Firenze, 1853, p. [https://books.google.it/books?id=W20LAAAAQAAJ&pg=PA157 157].</ref> (alla Donna gentile, 28 gennaio 1816) *[...] la troppa età è data dal cielo in pena del desiderio di troppo vivere.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. III, § 608, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VIII, Felice Le Monnier, Firenze, 1854, p. [https://books.google.it/books?id=PXMqAAAAYAAJ&pg=PA112 112].</ref> (a Lady Dacre, 8 agosto 1823) *Il ''[[dissimulare]]'' nella vita umana riesce inevitabile spesso; e la necessità lo giustifica, perché chiunque non sa tacere o trovar espediente di nascondere il proprio secreto agli indagatori indiscreti si espone alla curiosità e alla malignità dei tristi, che non sono né inattivi, né in poco numero. Ma il ''simulare'' è altra cosa, perché la {{maiuscoletto|[[Simulazione (qualità)|simulazione]]}}, è l'arte perfida di mostrare quello che è falso, affine di scoprire quello che è vero e impadronirsi dell'altrui secreto. Sì fatta arte nessuna necessità la giustifica [...].<ref>Da Ugo Foscolo, ''Lettere inedite'', a cura di G.S. Perosino, § 186, Vaccarino, Torino, 1873, p. [https://books.google.it/books?id=jaaSqtaqJm0C&pg=PA338 338].</ref> (a Giovanni Berra, 8 agosto 1826) *[...] la [[lingua italiana]] non è stata mai parlata: [...] è lingua scritta, e non altro; e perciò letteraria, e non popolare; – e [...] se mai verrà giorno che le condizioni d'Italia la facciano lingua scritta insieme e parlata, e letteraria e popolare ad un tempo, allora le liti e i pedanti andranno al diavolo e dentro ai vortici del fiume ''Lete'' in anima e in corpo, e i letterati non somiglieranno più a' mandarini, e i dialetti non predomineranno nelle città capitali d'ogni provincia: la Nazione non sarà moltitudine di Chinesi, ma Popolo atto ad intender ciò che si scrive, e giudice di lingua e di stile [...].<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. III, § 656, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VIII, Felice Le Monnier, Firenze, 1854, p. [https://books.google.it/books?id=PXMqAAAAYAAJ&pg=PA237 237].</ref> (a Gino Capponi, 26 settembre 1826) ==''Le Grazie''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|Carme<br /> ad [[Antonio Canova|ANTONIO CANOVA]]}} <poem> Alle Grazie immortali le tre di Citerea figlie gemelle è sacro il tempio, e son d'Amor sorelle; nate il dì che a' mortali beltà ingegno virtù concesse Giove, onde perpetue sempre e sempre nuove le tre doti celesti e più lodate e più modeste ognora le Dee serbino al mondo. Entra ed adora. </poem> ===''Inno primo, Venere''=== *''Cantando, o Grazie, degli eterei pregi | di che il cielo v'adorna, e della gioia | che vereconde voi date alla terra, | belle vergini! a voi chieggo l'arcana | armonïosa melodia pittrice | della vostra beltà; sì che all'Italia | afflitta di regali ire straniere | voli improvviso a rallegrarla il carme.'' (vv. 1-8) *''Sdegno il verso che suona e che non crea''. (v. 25) ===''Inno secondo, Vesta''=== *''Tre vaghissime donne a cui le trecce | infiora di felici itale rose | giovinezza, e per cui splende più bello | sul lor sembiante il giorno, all'ara vostra | sacerdotesse, o care Grazie, io guido.'' (vv. 1-5) *''Ma se danza, | vedila! tutta l'armonia del suono scorre dal suo bel corpo, e dal sorriso | della sua bocca; e un moto, un atto, un vezzo | manda agli sguardi venustà improvvisa.'' (vv. 590-594) ===''Inno terzo, Pallade''=== *''Pari al numero lor volino gl'inni | alle vergini sante, armonïosi | del peregrino suono uno e diverso | di tre favelle. Intento odi, Canova; | ch'io mi veggio d'intorno errar l'incenso, | qual si spandea sull'are a' versi arcani | d'Anfïone: presente ecco il nitrito | de' corsieri dircèi; benché Ippocrene | li dissetasse, e li pascea dell'aure | Eolo, e prenunzia un'aquila volava, | e de' suoi freni li adornava il Sole, | pur que' vaganti Pindaro contenne | presso il Cefiso, ed adorò le Grazie.'' (vv. 1-13) *''Tornino i grandi | Occhi fatali al lor natio sorriso''. (vv. 276-277) ===Citazioni su ''Le Grazie''=== *La poesia si lavora e si libra su se stessa. L'intensità espressiva tocca i vertici. Per un processo di purificazione piena, l'autobiografia si fa oggetto. La tendenza è nuova, e sormonta di tanto il proprio tempo da rimanere un po' incerta nel Foscolo stesso. La lirica pura, quale i moderni più avvertono e alla quale più tendono con concentrati richiami, dopo le estreme esperienze romantiche fino al surrealismo, questa lirica supremamente oggettiva, è colta dal Foscolo prima d'ogni altro, è raggiunta con acutezza profetica: e ciò che nella cosiddetta poesia della decadenza era sincero moto poetico e non mistura o filtro è già attuato nelle ''Grazie'' in forma classica; ed è pur vero che di questa acerba bellezza, partendo dalle ''Grazie'', si troveranno i primi moti anche nella precedente poesia foscoliana: per questa parte non v'è poesia di domani, neppure quella del [[Giacomo Leopardi|Leopardi]], che la raggiunga. E anzi, soltanto oggi, stimolati dalle esperienze analogiste, possiamo intendere il miglior segreto di quella poesia, e riconoscere nel Foscolo la più scaltra coscienza lirica dell'ottocento italiano. ([[Francesco Flora]]) ==''Le odi''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|A Gio. Batista Niccolini<br /> {{maiuscoletto|fiorentino}}}} <br /> A te, giovinetto di belle speranze io dedico questi versi: non perché ti siano di esempio, chè né io professo poesia, né li stampo cercando onore, ma per rifiutare così tutti gli altri da me per vanità giovanile già divolgati. Ti saranno bensì monumento della nostra amicizia, e sprone ad onta delle tue disavventure, alle lettere veggendo che tu sei caro [p. 18]a chi le coltivò, forse con debole ingegno, ma con generoso animo. E la sola amicizia può vendicare gli oltraggi della fortuna, e guidare senza adulazioni gl'ingegni sorgenti alla gloria. <br /> :Milano, 2 aprile 1803 {{destra|{{maiuscoletto|ugo foscolo.}}}} ===Citazioni=== *''E in te beltà rivive, | l'aurea beltate ond'ebbero | ristoro unico a' mali | le nate a vaneggiar menti mortali.'' (''[[s:Odi (Foscolo)/All'amica risanata|All'amica risanata]]'', vv. 9-12) *''Fiorir sul caro viso | veggo la rosa; tornano | i grandi occhi al sorriso | insidïando''. (''[[s:Odi (Foscolo)/All'amica risanata|All'amica risanata]]'', vv. 13-16) *''Itale genti, se Virtù suo scudo / su voi non stende, Libertà vi nuoce''. (''[[s:Odi_(Foscolo)/A_Bonaparte_liberatore|A Bonaparte liberatore]]'', vv. 223-224) ==''Notizia intorno a Didimo Chierico''== ===[[Incipit]]=== Un nostro concittadino mi raccomandò, mentr'io militava fuori d'Italia, tre suoi manoscritti affinché se agli uomini dotti parevano meritevoli della stampa, io rimpatriando li pubblicassi. Esso andava pellegrinando per trovare un'università, ''dove'', diceva egli, ''s'imparasse a comporre libri utili per chi non è dotto, ed innocenti per chi non è per anche corrotto; da che tutte le scuole d'Italia gli parevano piene o di matematici, i quali standosi muti s'intendevano fra di loro; o di grammatici che ad alte grida insegnavano il bel parlare e non si lasciavano intendere ad anima nata; o di poeti che impazzavano a stordire chi non li udiva, e a dire il benvenuto a ogni nuovo padrone de' popoli, senza fare né piangere, né ridere il mondo; e però come fatui noiosi, furono più giustamente d'ogni altro esiliati da Socrate, il quale'', secondo Didimo, ''era dotato di spirito profetico, specialmente per le cose che accadono all'età nostra''. ===Citazioni=== *[...] la vera [[sapienza]] consiste nel giovarsi di quelle poche verità che sono certissime a' sensi; perché o sono dedotte da una serie lunga di fatti, o sono sì pronte che non hanno bisogno di dimostrazioni scientifiche. (IX) *[...] a chi non ha [[patria]] non istà bene l'essere [[prete|sacerdote]], né [[padre]]. (XII) ==''Sonetti''== *''Forse perché della fatal quïete | tu sei l'immago a me sì cara vieni | o [[Sera]]!'' (''[[s:Sonetti (Foscolo)/Alla sera|Alla sera]]'', vv. 1-3) *''E mentre io guardo la tua pace, dorme | quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.'' (''[[s:Sonetti (Foscolo)/Alla sera|Alla sera]]'', vv. 13-14) *''Amor fra l'ombre inferne | seguirammi immortale, onnipotente.'' (''[[s:Sonetti (Foscolo)/Meritamente|Meritamente]]'', vv. 13-14) *''Né più mai toccherò le sacre sponde | ove il mio corpo fanciulletto giacque, | [[Zante|Zacinto]] mia, che te specchi nell'onde | del greco mar da cui vergine nacque | Venere'' [...]. (''[[s:Sonetti (Foscolo)/A Zacinto|A Zacinto]]'', vv. 1-5) *[...] ''[[Omero|Colui]] che l'acque | cantò fatali'' [...]. (''A Zacinto'', vv. 8-9) *[...] ''bello di fama e di sventura | baciò la sua petrosa Itaca [[Ulisse]]''. (''[[s:Sonetti (Foscolo)/A Zacinto|A Zacinto]]'', vv. 10-11) *''Tu non altro che il canto avrai del figlio, | o materna mia terra, a noi prescrisse | il fato illacrimata sepoltura.'' (''[[s:Sonetti (Foscolo)/A Zacinto|A Zacinto]]'', vv. 12-14) *''Un dì, s'io non andrò sempre fuggendo | di gente in gente, me vedrai seduto | su la tua pietra, o fratel mio, gemendo | il fior de' tuoi gentili anni caduto. '' (''[[s:Sonetti (Foscolo)/In morte del fratello Giovanni|In morte del fratello Giovanni]]'', vv. 1-4) *''Breve è la vita, e lunga è l'arte.'' (''[[s:Sonetti (Foscolo)/Che stai?|Che stai?]]'', v. 12) ==''Ultime lettere di Jacopo Ortis''== ===[[Incipit]]=== ''Da' colli Euganei, 11 ottobre 1797.''<br>Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia. Il mio nome è nella lista di proscrizione, lo so; ma vuoi tu ch'io per salvarmi da chi m'opprime mi commetta a chi mi ha tradito? Consola mia madre: vinto dalle sue lagrime le ho ubbidito, e ho lasciato Venezia per evitare le prime persecuzioni, e le più feroci. Or dovrò io abbandonare anche questa mia solitudine antica, dove, senza perdere dagli occhi il mio sciagurato paese, posso ancora sperare qualche giorno di pace? Tu mi fai raccapricciare, Lorenzo: quanti sono dunque gli sventurati? E noi, pur troppo, noi stessi Italiani ci laviamo le mani nel sangue degl'Italiani. Per me segua che può. Poiché ho disperato e della mia patria e di me, aspetto tranquillamente la prigione e la morte. Il mio cadavere almeno non cadrà fra braccia straniere; il mio nome sarà sommessamente compianto da' pochi uomini buoni, compagni delle nostre miserie; e le mie ossa poseranno su la terra de' miei padri.<ref>In realtà le "''Lettere''" iniziano con una breve nota di Lorenzo Alderani, l'immaginario raccoglitore postumo delle lettere di Jacopo: "Pubblicando queste lettere, io tento di erigere un monumento alla virtù sconosciuta; e di consecrare alla memoria del solo amico mio quelle lagrime, che ora mi si vieta di spargere su la sua sepoltura. E tu, o Lettore, se uno non sei di coloro che esigono dagli altri quell'eroismo di cui non sono eglino stessi capaci, darai, spero, la tua compassione al giovine infelice dal quale potrai forse trarre esempio e conforto".</ref> ===Citazioni=== *Che è mai l'uomo? Il coraggio fu sempre dominatore dell'universo perché tutto è debolezza e paura. *Gli amori della [[popolo|moltitudine]] sono brevi ed infausti; giudica, più che dall'intento, dalla fortuna; chiama virtù il delitto utile, e scelleraggine l'onestà che le pare dannosa; e per avere i suoi plausi conviene o atterrirla, o ingrassarla, e ingannarla sempre. (4 dicembre; Parini a Ortis) *Il [[coraggio]] non deve dare diritto per opprimere il debole. *La fama degli eroi spetta un quarto alla loro audacia; due quarti alla sorte, e l'altro quarto, ai loro delitti. Pur se ti reputi bastevolmente fortunato e crudele per aspirare a questa [[gloria]], pensi tu che i tempi te ne porgano i mezzi? (4 dicembre; Parini a Ortis) *La [[Natura]] siede qui solitaria e minacciosa, e caccia da questo suo regno tutti i viventi. (20 febbraio) *Noi chiamiamo pomposamente [[virtù]] tutte quelle azioni che giovano alla sicurezza di chi comanda e alla [[paura]] di chi serve. *Sciagurati coloro che, per non essere scellerati, hanno bisogno della religione. *Se gli uomini si conducessero sempre al fianco la [[morte]], non servirebbero sì vilmente. *La [[Ragione]]? – è come il vento; ammorza le faci, ed anima gl'incendj. (Milano, 6 Febbraio 1799) *Ma gli onori e la tranquillità del mio secolo guasto meritano forse di essere acquistati col sacrificio dell'anima? Forse più che l'amore della virtù, il timore della bassezza m'ha rattenuto alle volte da quelle colpe, che sono rispettate ne' potenti, tollerate ne' più ma che, per non lasciare senza vittime il simulacro della giustizia, sono punite nei miseri. (Padova) *{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} Ma io moro incontaminato, e padrone di me stesso, e pieno di te, e certo del tuo pianto! Perdonami, Teresa, se mai – ah consolati, e vivi per la felicità de' nostri miseri genitori; la tua morte farebbe maledire le mie ceneri. Che se taluno ardisse incolparti del mio infelice destino, confondilo con questo mio giuramento solenne ch'io pronunzio gittandomi nella notte della morte: Teresa è innocente. – Ora tu accogli l'anima mia. (Venerdì, ore 1) ====Parte prima==== *Credo che il desiderio di sapere e ridire la storia de' tempi andati sia figlio del nostro amor proprio che vorrebbe illudersi e prolungare la vita unendoci agli uomini ed alle cose che non sono più, e facendole, sto per dire, di nostra proprietà. Ama la immaginazione di spaziare fra i secoli e di possedere un altro universo. (23 ottobre; 2004, pp. 14-15) *Io non odio persona al mondo, ma vi sono cert'uomini ch'io ho bisogno di vedere soltanto da lontano. (1º novembre; [[:s:Ultime_lettere_di_Jacopo_Ortis/Parte_prima#pagename27|1801, p. 25]]) *Cos'è l'uomo se tu lo abbandoni alla sola ragione fredda, calcolatrice? scellerato, e scellerato bassamente. (1º novembre; 2004, p. 19) *Non sono felice! mi disse Teresa; e con questa parola mi strappò il cuore. (20 novembre; 2004, p. 24) *Facciamo tesoro di sentimenti cari e soavi i quali ci ridestino per tutti gli anni, che ancora forse tristi e perseguitati ci avanzano, la memoria che non siamo sempre vissuti nel dolore. (20 novembre; 2004, p. 28) *Pare a te, mio Lorenzo, che se l'avversità ci riducesse a domandare del pane, vi sarebbe taluno memore delle sue promesse? o nessuno, o qualche astuto soltanto, che co' suoi beneficj vorrebbe comperare il nostro avvilimento. Amici da bonaccia, nelle burrasche ti annegano. Per costoro tutto è calcolo in fondo. Onde se v'ha taluno nelle cui viscere fremano le generose passioni, o le deve strozzare, o rifuggirsi come le aquile e le fiere magnanime ne' monti inaccessibili e nelle foreste lungi dalla invidia e dalla vendetta degli uomini. Le sublimi anime passeggiano sopra le teste della moltitudine che oltraggiata dalla loro grandezza tenta d'incatenarle o di deriderle, e chiama pazzie le azioni ch'essa immersa nel fango non può, non che ammirare, conoscere. – Io non parlo di me; ma quand'io ripenso agli ostacoli che frappone la società al genio ed al cuore dell'uomo, e come ne' governi licenziosi o tirannici tutto è briga, interesse e calunnia – io m'inginocchio a ringraziar la Natura che dotandomi di questa indole nemica di ogni servitù, mi ha fatto vincere la fortuna e mi ha insegnato a innalzarmi sopra la mia educazione. So che la prima, sola, vera scienza è questa dell'uomo la quale non si può studiare nella solitudine, e ne' libri: e so che ognuno dee prevalersi della propria fortuna, o dell'altrui per camminare con qualche sostegno su i precipizj della vita. (Padova; 2004, p. 39) *Sai tu perché fra la turba de' dotti gli uomini sommi son così rari? Quello istinto ispirato dall'alto che costituisce il {{maiuscoletto|genio}} non vive se non se nella indipendenza e nella solitudine, quando i tempi vietandogli d'operare, non gli lasciano che lo scrivere. Nella società si legge molto, non si medita, e si copia; parlando sempre, si svapora quella bile generosa che fa sentire, pensare, e scrivere fortemente: per balbettar molte lingue, si balbetta anche la propria, ridicoli a un tempo agli stranieri e a noi stessi: dipendenti dagl'interessi, dai pregiudizj, e dai vizj degli uomini fra' quali si vive, e guidati da una catena di doveri e di bisogni, si commette alla moltitudine la nostra gloria, e la nostra felicità: si palpa la ricchezza e la possanza, e si paventa perfino di essere grandi perché la fama aizza i persecutori, e l'altezza di animo fa sospettare i governi; e i principi vogliono gli uomini tali da riescire né eroi, né incliti scellerati mai. (Padova, 23 dicembre; 2004, pp. 42-43) *Io non lo so; ma, per me, temo che la Natura abbia costituito la nostra specie quasi minimo anello passivo dell'incomprensibile suo sistema, dotandone di cotanto amor proprio, perché il sommo timore e la somma speranza creandoci nella immaginazione una infinita serie di mali e di beni, ci tenessero pur sempre affannati di questa esistenza breve, dubbia, infelice. E mentre noi serviamo ciecamente al suo fine, essa ride del nostro orgoglio che ci fa reputare l'universo creato solo per noi, e noi soli degni e capaci di dar leggi al creato. (19 gennajo; 2004, p. 45) *[...] il non conoscere gli uomini è pur cosa pericolosa; ma il conoscerli, quando non s'ha cuore di volerli ingannare, è pur cosa funesta! (17 marzo; 1912, p. [[s:Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. I, 1912 – BEIC 1822978.djvu/294|288]]) *La volontà forte e la nullità di potere in chi sente una passione politica lo fanno sciaguratissimo dentro di sè: e se non tace, lo fanno parere ridicolo al mondo; si fa la figura di paladino da romanzo e d'innamorato impotente della propria città. (17 marzo; 2004, p. 53) *La gloria, il sapere, la gioventù, le ricchezze, la patria, tutti fantasmi che hanno fino ad or recitato nella mia commedia, non fanno più per me. Calerò il sipario; e lascierò che gli altri mortali s'affannino per accrescere i piaceri e menomare i dolori d'una vita che ad ogni minuto s'accorcia, e che pure que' meschini se la vorrebbero persuadere immortale. (17 marzo; 2004, p. 54) *[...] sente assai poco la propria passione, o lieta o trista che sia, chi sa troppo minutamente descriverla. (3 aprile; 2004, pp. 54-55) *Per questo l'uomo [[bontà e cattiveria|dabbene]] in mezzo a' [[bontà e cattiveria|malvagi]] rovina sempre; e noi siam soliti ad associarci al più forte, a calpestare chi giace, e a giudicar dall'evento. (17 aprile; 2004, p. 59) *{{NDR|A Teresa e Odoardo, in un dialogo riportato}} Coloro che non furono mai [[sventura]]ti, non sono degni della loro [[felicità]]. Orgogliosi! guardano la miseria per insultarla: pretendono che tutto debba offerirsi in tributo alla ricchezza e al piacere. Ma l'infelice che serba la sua dignità è spettacolo di coraggio a' buoni, e di rimbrotto a' malvagi. (17 aprile; 2004, p. 60) *Io non ho l'anima negra; e tu il sai, mio Lorenzo; nella mia prima gioventù avrei sparso fiori su le teste di tutti i viventi: chi mi ha fatto così rigido e ombroso verso la più parte degli uomini se non la loro ipocrita crudeltà? Perdonerei tutti i torti che mi hanno fatto. Ma quando mi passa dinanzi la venerabile povertà che mentre s'affatica mostra le sue vene succhiate dalla onnipotente opulenza; e quando io vedo tanti uomini infermi, imprigionati, affamati, e tutti supplichevoli sotto il terribile flagello di certe leggi – ah no, io non mi posso riconciliare. Io grido allora vendetta con quella turba di tapini co' quali divido il pane e le lagrime: e ardisco ridomandare in lor nome la porzione che hanno ereditato dalla Natura, madre benefica ed imparziale – la Natura? ma se ne ha fatti quali pur siamo, non è forse matrigna?<br />Sì, Teresa, io vivrò teco; ma io non vivrò se non quanto potrò vivere teco. Tu sei uno di que' pochi angioli sparsi qua e là su la faccia della terra per accreditare la virtù, ed infondere negli animi perseguitati ed afflitti l'amore dell'umanità. Ma s'io ti perdessi, quale scampo si aprirebbe a questo giovine infastidito di tutto il resto del mondo? (17 aprile; 2004, p. 61) *{{NDR|Ai morti}} Abbiate pace, o nude reliquie: la materia è tornata alla materia; nulla scema, nulla cresce, nulla si perde quaggiù; tutto si trasforma e si riproduce – umana sorte! men infelice degli altri chi men la teme. (13 maggio; 2004, pp. 74-75) *Ci fabbrichiamo la realtà a nostro modo; i nostri desideri si vanno moltiplicando con le nostre idee; sudiamo per quello che vestito diversamente ci annoja; e le nostre passioni non sono alla stretta del conto che gli effetti delle nostre illusioni. (25 maggio; 2004, p. 83) ====Parte seconda==== *Spogliati dagli uni, scherniti dagli altri, traditi sempre da tutti, abbandonati da' nostri medesimi concittadini, i quali anziché compiangersi e soccorrersi nella comune calamità, guardano come barbari tutti quegl'Italiani che non sono della loro provincia, e dalle cui membra non suonano le stesse catene – dimmi, Lorenzo, quale asilo ci resta? (Firenze, 25 settembre; 2004, p. 117) *{{NDR|A Lorenzo}} Siati questa l'unica risposta a' tuoi consiglj. In tutti i paesi ho veduto gli [[Gli uomini si dividono in due categorie|uomini sempre di tre sorta]]: i pochi che comandano; l'universalità che serve; e i molti che brigano. Noi non possiam comandare, né forse siam tanto scaltri; noi non siam ciechi, né vogliamo ubbidire; noi non ci degniamo di brigare. E il meglio è vivere come que' cani senza padrone a' quali non toccano né tozzi né percosse. (Milano, 4 dicembre; 2004, p. 120) *Gonfj del presente, spensierati dell'avvenire, poveri di fama, di coraggio e d'ingegno, si armano di adulatori e di satelliti, da' quali, quantunque spesso traditi e derisi, non sanno più svilupparsi: perpetua ruota di servitù, di licenza e di tirannia. Per essere padroni e ladri del popolo conviene prima lasciarsi opprimere, depredare, e conviene leccare la spada grondante del tuo sangue. Così potrei forse procacciarmi una carica, qualche migliajo di scudi ogni anno di più, rimorsi, ed infamia. Odilo un'altra volta: ''Non reciterò mai la parte del piccolo briccone''. (Milano, 4 dicembre; 2004, p. 121) *Addio, mi disse {{NDR|[[Giuseppe Parini|Parini]]}}, o giovine sfortunato. Tu porterai da per tutto e sempre con te le tue generose passioni alle quali non potrai soddisfare giammai. Tu sarai sempre infelice. Io non posso consolarti co' miei consiglj, perché neppure giovano alle sventure mie derivanti dal medesimo fonte. Il freddo dell'età ha intorpidite le mie membra; ma il cuore – veglia ancora. Il solo conforto ch'io possa darti è la mia pietà: e tu la porti tutta con te. (Ore 3; 2004, p. 130) *Tu sei disperatamente infelice; tu vivi fra le agonie della morte, e non hai la sua tranquillità: ma tu dèi tollerarle per gli altri. – Così la Filosofia domanda agli uomini un eroismo da cui la Natura rifugge. Chi odia la propria vita può egli amare il minimo bene che è incerto di recare alla Società e sacrificare a questa lusinga molti anni di pianto? e come potrà sperare per gli altri colui che non ha desiderj, né speranze per sè; e che abbandonato da tutto, abbandona se stesso? – Non sei misero tu solo. – Pur troppo! ma questa consolazione non è anzi argomento dell'invidia secreta che ogni uomo cova dell'altrui prosperità? La miseria degli altri non iscema la mia. Chi è tanto generoso da addossarsi le mie infermità? e chi anco volendo, il potrebbe? avrebbe forse più coraggio da comportarle; ma cos'è il coraggio voto di forza? Non è vile quell'uomo che è travolto dal corso irresistibile di una fiumana; bensì chi ha forze da salvarsi e non le adopra. Ora dov'è il sapiente che possa costituirsi giudice delle nostre intime forze? chi può dare norma agli effetti delle passioni nelle varie tempre degli uomini e delle incalcolabili circostanze onde decidere: Questi è un [[coraggio e viltà|vile]], perché soggiace; quegli che sopporta, è un [[coraggio e viltà|eroe]]? mentre l'amore della vita è così imperioso che più battaglia avrà fatto il primo per non cedere, che il secondo per sopportare.<br />Ma i debiti i quali tu hai verso la Società? – Debiti? forse perché mi ha tratto dal libero grembo della Natura, quand'io non aveva né la ragione, né l'arbitrio di acconsentirvi, né la forza di opporvimi, e mi educo fra' suoi bisogni e fra' suoi pregiudizj? [...] Ho io contratto questi debiti spontaneamente? e la mia vita dovrà pagare, come uno schiavo, i mali che la Società mi procaccia, solo perché gli intitola beneficj? e sieno beneficj: ne godo e li ricompenso fino che vivo; e se nel sepolcro non le sono io di vantaggio, qual bene ritraggo io da lei nel sepolcro? O amico mio! ciascun individuo è nemico nato della Società, perché la Società è necessaria nemica degli individui. Poni che tutti i mortali avessero interesse di abbandonare la vita, credi tu che la sosterrebbero per me solo? e s'io commetto un'azione dannosa a' più, io sono punito; mentre non mi verrà fatto mai di vendicarmi delle loro azioni, quantunque ridondino in sommo mio danno. Possono ben essi pretendere ch'io sia figliuolo della grande famiglia; ma io rinunziando e a' beni e a' doveri comuni posso dire: Io sono un mondo in me stesso: e intendo d'emanciparmi perché mi manca la felicità che mi avete promesso. Che s'io dividendomi non trovo la mia porzione di libertà; se gli uomini me l'hanno invasa perché sono più forti; se mi puniscono perché la ridomando – non gli sciolgo io dalle loro bugiarde promesse e dalle mie impotenti querele cercando scampo sotterra? Ah! que' filosofi che hanno evangelizzato le umane virtù, la probità naturale, la reciproca benevolenza – sono inavvedutamente apostoli degli astuti, ed adescano quelle poche anime ingenue e bollenti le quali amando schiettamente gli uomini per l'ardore di essere riamate, saranno sempre vittime tardi pentite della loro leale credulità. –<br />Eppur quante volte tutti questi argomenti della ragione hanno trovata chiusa la porta del mio cuore, perch'io tuttavia mi sperava di consecrare i miei tormenti all'altrui felicità! Ma! – per il nome d'Iddio, ascolta e rispondimi. A che vivo? di che pro ti son io, io fuggitivo fra queste cavernose montagne? di che onore a me stesso, alla mia patria, a' miei cari? V'ha egli diversità da queste solitudini alla tomba? La mia morte sarebbe per me la meta de' guai, e per voi tutti la fine delle vostre ansietà sul mio stato. Invece di tante ambasce continue, io vi darei un solo dolore – tremendo, ma ultimo: e sareste certi della eterna mia pace. I mali non ricomprano la vita. (Ventimiglia, 19 e 20 febbraro; 2004, pp. 137-139) *{{NDR|Da un frammento del 5 marzo}} Che se nella vita è il dolore, in che più sperare? nel nulla; o in un'altra vita diversa sempre da questa. – Ho dunque deliberato; non odio disperatamente me stesso; non odio i viventi. Cerco da molto tempo la pace; e la ragione mi addita sempre la tomba. Quante volte sommerso nella meditazione delle mie sventure io cominciava a disperare di me! L'idea della morte dileguava la mia tristezza, ed io sorrideva per la speranza di non vivere più. – Sono tranquillo, tranquillo imperturbabilmente. Le illusioni sono svanite; i desiderj son morti: le speranze e i timori mi hanno lasciato libero l'intelletto. Non più mille fantasmi ora giocondi ora tristi confondono e traviano la mia immaginazione: non più vani argomenti adulano la mia ragione; tutto è calma. – Pentimenti sul passato, noja del presente, e timor del futuro; ecco la vita. La sola morte, a cui è commesso il sacro cangiamento delle cose, promette pace. (Ore 11 della sera; 2004, p. 147) *{{NDR|Da un frammento}} Che arroganza! credermi necessario! – gli anni miei sono nello incircoscritto spazio del tempo un attimo impercettibile. (Mezzanotte; 2004, p. 155) *{{NDR|Da un passo di [[Pascal]] liberamente tradotto}} Io non so né perché venni al mondo; né come; né cosa sia il mondo, né cosa io stesso mi sia. E s'io corro ad investigarlo, mi ritorno confuso d'una ignoranza sempre più spaventosa. Non so cosa sia il mio corpo, i miei sensi, l'anima mia; e questa stessa parte di me che pensa ciò ch'io scrivo, e che medita sopra di tutto e sopra se stessa, non può conoscersi mai. Invano io tento di misurare con la mente questi immensi spazj dell'universo che mi circondano. Mi trovo come attaccato a un piccolo angolo di uno spazio incomprensibile, senza sapere perché sono collocato piuttosto qui che altrove; o perché questo breve tempo della mia esistenza sia assegnato piuttosto a questo momento dell'eternità che a tutti quelli che precedevano, e che seguiranno. Io non vedo da tutte le parti altro che infinità le quali mi assorbono come un atomo. (20 marzo, a sera; 2004, p. 160) ===[[Explicit]]=== ''Appena io giunsi da Padova ove m'era convenuto indugiare più ch'io non voleva, fui sopraffatto dalla calca de' contadini che s'affollavano muti sotto i portici del cortile; ed altri mi guardavano attoniti, e taluno mi pregava che non salissi. Balzai tremando nella stanza, e mi s'appresentò il padre di Teresa gettato disperatamente sopra il cadavere; e Michele ginocchione con la faccia per terra. Non so come ebbi tanta forza d'avvicinarmi e di porgli una mano sul cuore presso la ferita; era morto, freddo. Mi mancava il pianto e la voce; ed io stava guardando stupidamente quel sangue: finché venne il parroco e subito dopo il chirurgo, i quali con alcuni famigliari ci strapparono a forza dal fiero spettacolo. Teresa visse in tutti que' giorni fra il lutto de' suoi in un mortale silenzio. – La notte mi strascicai dietro al cadavere che da tre lavoratori fu sotterrato sul monte de' pini.'' ===Citazioni su ''Ultime lettere di Jacopo Ortis''=== *''Iacopo Ortis'', libro ambiguo e, direi quasi, anfibio, idealista e pessimista insieme. Si tratta d'un [[Vittorio Alfieri|Alfieri]] sentimentalizzato e immelanconito, e perciò quel libro del Foscolo è un libro falso, un libro di stanchezza e di transizione, un libro frammentario in cui i sentimenti d'amore, gloria e disperazione, tutti e tre superficiali e sovente artificiali, sono indarno ricuciti insieme dalla eloquenza dello stile. ([[Giuseppe Citanna]]) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Ajace''=== {{centrato|''SCENA PRIMA''<br>AGAMENNONE, ARALDI}} <poem>'''Agamennone''' Ite: a Priamo intimate, che alla tregua Un dí rimane, e che al cader del sole Sciolto son io dal giuramento.</poem> ===''Dell'origine e dell'ufficio della letteratura. Orazione''=== Solenne principio agli studi sogliono essere le laudi degli studi; ma furono soggetto sì frequente all'eloquenza de' professori e al profitto degl'ingegni, che il ritesserle in quest'aula parrebbe consiglio ardito ed inopportuno. Né io, che per istituto devo oggi inaugurare tutti gli studi agli uomini dotti che li professano e ai giovani che gl'intraprendono, saprei dipartirmi dalle arti che chiamansi letterarie, le sole che la natura mi comandò di coltivare con lungo e generoso amore, ma dalle quali la fortuna e la giovenile imprudenza mi distoglieano di tanto, ch'io mi confesso più devoto che avventurato loro cultore. ===''Edippo''=== <poem>'''Antigone''' Eccoci Edippo – Appena or sorge l'alba, E già siam presso alla città – Sinch'alto Rifulga il sol, lena ripiglia – Molto Oltre l'usato in questa oscura notte Senza arretrarci mai le vie calcammo Anzi di trarci in questo loco – Antichi Marmi qui stan – Siedi. '''Edippo''' Deh dove, o figlia, Dove siam noi?</poem> ===''Frammenti di un romanzo autobiografico''=== Il mio cavallo andava di passo per la via dell'Apennino, e il mio cane mi seguitava.<br> "Addio, addio beato paese ove la fortuna mi avea fatto obbliare per alcun poco le miserie dei mortali!" Il mio cavallo intanto si fermava perch'io potessi rivolgermi, e salutar da lontano i colli di Bologna, e la mia solitudine, e te, o Luigi, che forse parlavi secretamente di me.<br> Il nominarmi era delitto. –<br> E te e te... deliziosa fanciulla che allora, chi sa? non ti accorgevi nemmeno più ch'io ti mancassi. ===''Lezioni di eloquenza''=== Nel viaggio della [[vita]] (qualunque siensi gli studi, ed i casi a cui la natura e la fortuna ci abbiano destinati) stimo meno pericoloso partito l'appigliarci ad una strada dopo di averla esaminata prudentemente per quanto può l'occhio e la previdenza dell'uomo. Non che questo sia ottimo partito e sicuro, ma è l'unico ad ogni modo che ci preservi dalle perplessità, le quali accrescono gli affanni, e i timori della nostra mente, e ritardano l'impresa della nostra età fuggitiva, oltre di che vi è certo sentimento di dignità ed intima compiacenza nel mirare constantemente alla meta prefissa, senza lasciarsi disanimare dagli eventi, e dagli uomini, che d'altronde sogliono rispettare que' generosi, i quali sanno e vogliono rispettare se stessi. {{NDR|Ugo Foscolo, ''[[s:Lezioni di eloquenza|Lezioni di eloquenza]]'', in ''Scelte opere di Ugo Foscolo'', 2 voll., Poligrafica Fiesolana, Firenze, 1835.}} ===''Ricciarda''=== <poem>'''Guido''' Fuggi! – Il mio duol col tuo periglio accresci. '''Corrado''' Che dirò al signor mio, che lagrimando Jer m'imponea di non tornarmi al campo Senza di te? Sotto Salerno ei stesso M'accompagnava; ei mi fu solo ajuto. Al mio salir furtivo. Intorno al vallo Chiuso nell'elmo, e fra nemici e l'ombre Dubbioso errando, or ch'io ti parlo, aspetta Il figliuol suo – Me misero! m'avanza Poco omai della notte.</poem> ===''Saggi sopra il Petrarca''=== Benché il Petrarca siasi studiato di ricoprire d'un bel velo la figura di Amore, che greci e romani poeti ebbero vaghezza di rappresentar nudo; questo velo è sì trasparente, che lascia tuttavia scernere le stesse forme. La distinzione ideale tra i due Amori derivò primamente dalle differenti cerimonie con cui gli antichi prestavano culto alla ''Venere Celeste'', che presedeva a' casti amori delle zittelle e delle maritate, ed alla ''Venere Terrestre'', riconosciuta divinità tutelare delle galanterie delle donne più in voga a que' tempi. ===''Sulla lingua italiana''=== Nel dare principio alla serie de' discorsi intorno alla storia letteraria ed a' poeti d'Italia, giudico cosa necessaria, quantunque forse non dilettevole, di premettere l'opinione mia su l'origine della poesia fra gli uomini.<br> Tutti i ragionamenti su la poesia in generale, e quindi tutti i giudizj intorno alle qualità ed ai gradi di merito di ogni poeta di tutte le età, e gl'infiniti canoni e teorie degli antichi retori e de' moderni metafisici si sono sempre fondate su l'osservazione, «che l'uomo è animale essenzialmente imitatore, e l'origine della poesia manifestamente ed unicamente ritrovasi nella naturale tendenza che l'uomo ha di riprodurre ogni cosa per mezzo d'imitazioni.» Da questa osservazione, che realmente trovasi in [[Aristotele|Aristotile]], sgorgò la conseguenza che gli fu attribuita, e commentata in mille volumi, «che la poesia non è che imitazione della natura, e che i poeti eccellenti sono soltanto quelli da' quali la natura è fedelmente imitata.» == Citazioni su Ugo Foscolo == *A lui che abbiamo veduto pensare che la giustizia sia la sanzione della forza, la coscienza insegnava che la giustizia è nulla senza l'equità. A lui che pensava che la virtù è una forma di larvato egoismo, la coscienza imponeva di guardare alla virtù con altro occhio che di scettico: contraddizione magnanima, nella quale cadde anche il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]]. ([[Eugenio Donadoni]]) *Ben era quel [[Giuseppe Parini|Parini]] che richiesto di gridare Viva la Repubblica e muoiono i tiranni rispose: – Viva la Repubblica e morte a nessuno! Ben era quel Foscolo che diede l'ultima pennellata al suo ritratto dicendo: – Morte sol mi darà pace e riposo. ([[Ippolito Nievo]]) *Ebbe ingegno vivacissimo e dalla Grecia natia trasse l'amore alla bellezza plastica, l'arte finissima; ma se dagli antichi egli, poeta, apprese la squisitezza della forma, fu veramente moderno e profondamente sincero nel contenuto. ([[Emma Boghen Conigliani]]) *Foscolo non era certo un bell'uomo. Di mezzana statura, col naso schiacciato, con chioma scapigliata, più rossa che bionda; ma due occhi fulminanti tradivano il di lui ingegno. Egli aveva al suo servizio tre sorelle che non erano certo le tre grazie, e un segretario. Scriveva molto, e posta giù una frase, la dava da copiare al segretario; questi gliela portava copiata; egli la correggeva e la dava da copiare di nuovo. Questa giuoco veniva più volte ripetuto; tanta era la sua incontentabilità, il suo ideale di perfezione. ([[Giovanni Arrivabene]]) *[[Giovanni Pascoli]] rimarrà per gli Italiani il grande lirico delle intime tombe familiari, come Ugo Foscolo è il grande cantore delle tombe che la Nazione conserva ai suoi figli immortali.<br>Per questi nostri due sommi vati si completa la Italiana Lirica dei Sepolcri! ([[Guglielmina Ronconi]]) *Il Carme foscoliano preludeva, con la nudità scultorea del suo pensiero, liberato da ogni lenocinio musicale, all'arte densa e filosofica del nostro secolo. ([[Enrico Annibale Butti]]) *Il signor Foscolo ha scritto un buon carme, ma non mi negherai che sia il più faticoso della letteratura italiana. Mi sembra, quando leggo un suo endecasillabo, di dar la scalata a una montagna. ([[Leo Ferrero]]) *Il sorriso ironico di Didimo {{NDR|traduzione foscoliana del ''Viaggio sentimentale'' di [[Laurence Sterne]]}} giunge a proporre in una diversa prospettiva le antiche passioni del 'liber'uomo'. ([[Camillo Boito]]) *In Ugo Foscolo lottano il letterato e il poeta. Le caratteristiche dell'«enfant du siècle» sono decise, marcate: un'età intera vive e si dibatte in lui, non soffocando, anzi rivelando e il letterato e il poeta. Quando le passioni del tempo tacciono, quando l'anima e il cuore e il sangue tumultuosi riposano e si rifugiano in un ideale di pura bellezza, il poeta rimane, sommo. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]]) *Indole severa, meditativa, profondamente malinconica, non della tristezza che persuade alla negazione di tutto, bensì di quello che, nata da un vivissimo desiderio del bene, è feconda di vigorosi, virili pensieri, d'alte inspirazioni e d'alti sensi; dolente per ''la patria sua che gli era stata tolta e il modo ancor'' l'offendeva, e per questo e per una sdegnosa ritrosia di tutto ciò che è volgare e malvagio, schivo del mondo, ardentissimo d'ammirazione per le memorie gloriose del passato, Ugo Foscolo per natura e per elezione fu il vero poeta delle Tombe. Rifuggendo con lo spirito dal consorzio dei viventi che troppo spesso lo sdegnava e lo addolorava, gli piacque ricercare di là della tomba i grandi che sovrastano ai secoli e alle genti, ed a ragione fu detto che i suoi ''Sepolcri'' paiono composti in ''Santa Croce''. ([[Emma Boghen Conigliani]]) *Nel Foscolo è visibilissima quell'aria di irrequieto dolore, quel desiderio di pace e di oblio, che fu sì comune agli uomini e agli scrittori della generazione romantica, e che trovò forse la sua espressione artistica più intiera nel Renato di [[René de Chateaubriand|Chateaubriand]]. Questo lettore di [[Plutarco]], questo che più volte si professa stoico, quando si scopre senza posa a sé e agli amici è un ammalato dei mali profondi delle età di transizione: non molto dissimile in ciò dal [[Francesco Petrarca|Petrarca]], di cui perciò comprese così bene gli spiriti. ([[Eugenio Donadoni]]) *Nuovo, nel magistero del verso sciolto, Ugo Foscolo è pure nuovo nel sonetto, che innalza a un grado dopo di lui non superato. Del sonetto egli fa quasi un intimo dramma. ([[Raffaello Barbiera]]) *''Questi è il rosso di pel, Foscolo detto | sì falso che falsò fino sé stesso | quando in Ugo cambiò ser Nicoletto. | Guarda la borsa se ti vien appresso''.<ref>Questa quartina fu scritta dal Monti in risposta al distico dedicatogli dal Foscolo. L'ultimo verso è un riferimento alla passione del Foscolo per il gioco, nel quale egli perdeva regolarmente forti somme.</ref> ([[Vincenzo Monti]]) *[[Santorre di Santa Rosa|Santarosa]]! quale contrasto fra questi due uomini {{NDR|entrambi esuli in Inghilterra}}! L'uno {{NDR|Ugo Foscolo}}, tutto immaginazione, oserei quasi dire tutto violenza; l'altro, uomo religioso, idolatra della sua famiglia, dalla quale non sapeva tollerare la separazione. [...].<br>Entrambi questi due nomini perirono prematuramente con danno dell'Italia. L'uno abbandonato solo in un villaggio d'Inghilterra, l'altro combattendo in Grecia contro i Turchi. Ma le ceneri del Foscolo furono tardamente sì, ma trionfalmente portate in Italia, e giacciono nell'onorata sepoltura di Santa Croce in Firenze. La salma di Santarosa, insepolta con quella di oscuri combattenti, divenne preda dei lupi e degli avvoltoi. ([[Giovanni Arrivabene]]) *Ugo Foscolo, italiano per eccellenza, e d'ingegno singolare, balestrato dall'invidia dei contemporanei, addolorato dal vedere irreparabilmente caduto il regno italico, deludendo schernevolmente il bicipite augello, esulò, rifugiandosi nella costituzionale [[Inghilterra]]: colà il bisogno gli acuì potentemente l'ingegno, e scrisse con magistero sui nostri classici quasi in addolcimento delle proprie politiche amarezze. ([[Giansante Varrini]]) *Ugo Foscolo (piccolo segno forse?...) è il poeta dell'Eroe {{NDR|Garibaldi}}. Poeta dai sensi magnanimi, che diede di "liberal carme l'esempio" e insegnò come sia "santo e lagrimato il sangue per la Patria versato"; il poeta che primo aprì le vie dell'esilio ai profughi nostri; il poeta della bellezza femminile, il poeta che primo, nella letteratura italiana, insegnò il culto della madre. I ''Sepolcri'' non è solo il più sublime esempio di lirica pindarica fra noi, e la più eccelsa lirica della nostra letteratura; è anche la diana dell' Italia nuova. Diana che squilla fra le tombe: diana di risurrezione. ([[Raffaello Barbiera]]) ===[[Leopoldo Barboni]]=== *Di sedici o diciassette anni appena, in Venezia, in quella Venezia che allora sedeva regina non più dei mari, ma della moda, dello spirito, della bellezza, della eleganza, il Foscolo si aggirava di continuo pei teatri, pei caffè, per le sale sfarzose e per la piazza di San Marco, insaccato in una palandrana verde sbiadito, ragnata qua e là, co' capelli irti e arruffati come il manto di un gatto d'Angora inferocito, pettoruto, col passo ardito, anzi mattesco, gli zigomi sporgenti e {{sic|lentiginosi}}, lo sguardo truce, quasi gravido di tutti i furori ch'egli, appunto in quel tempo, mesceva a piene mani nella sua bellissima tragedia, il ''Tieste''. Gli uomini sogghignavano, ma le belle donne, proprio le belle donne, lo guardavano tenacemente come a dirgli: «Ci piaci! tu sei un fuoco! tu non hai nulla dei soliti micchi isterici e galanti!» Ed era infatti così. *Il Foscolo fu brutto; tanto brutto, che un bel giorno un francese, molto villano senza dubbio, osò dirgli: ''Vous êtes bien laid, monsieur!'' – ''Oui, monsieur, à fair peur!...'' rispose il poeta digrignando i denti. *Sdegni e scoppi d'ira contro i tiranni, contro gli ipocriti, contro i codardi; fremiti e visioni di libertà, delirî per donne, canti di cigno ellenico, generosità e stranezze. E per dar subito una prova di quest'ultimo asserto diremo che il grande poeta proseguì sempre di un odio feroce la [[cravatta]], forse perché a lui, insofferente di freni, quella fra le cento esplicazioni della moda dava l'idea di un guinzaglio, di un collare da galeotti. E però: addietro! Infatti, il primo ritratto che di lui si conosce e che adorna la ''Vera Storia di due Amanti'', edita nel 1799, lo rappresenta di profilo, curvo, accigliato, gli occhi bassi, copiosa la capigliatura, e la camicia aperta sul petto fino alle seconde coste. E il petto è nudo. *Tutta la sua vita fu un amore.<br>Amore alla patria, amore alle muse, amore alle donne. Amando queste ultime non fu però nobile sempre, né sentì sempre la dignità di sé stesso come negli affetti caldissimi all'Italia e alla gloria, affetti ch'egli esplicò grecamente, divinamente, coll'onda maestosa della sua strofa. Ma ad ogni modo, giusta il suo carattere gli dettava, tutti furono amori che gli strapparono grida di ebbrezza e di disperazione, e gli dettero spasimi e gioie e gelosie, e fremiti inauditi da astringerci a riflettere sull'opinione di un dotto che il genio sia una malattia del cervello. ===[[Giuseppe Citanna]]=== *Il Foscolo non aveva attitudini alla tragedia, perché di temperamento troppo soggettivo e, aggiungo, sentimentale, mancandogli anche quella potenza, che direi condensatrice, tutta propria dell'Alfieri, che riusciva talvolta a imporre sulla scena almeno un colosso fra schematiche larve. *Il Foscolo non fu certo un poeta precoce. Le sue prime liriche, gli inni e le elegie, sono ancora le parole rimate d'un ragazzo che s'è fatta un po' di cultura classica e vive nel tempo delle [[Accademia dell'Arcadia|Arcadie]]. *Il sentimento dell'amore si esaurisce pel Foscolo nella contemplazione esteriore della donna amata, quasi costantemente idealizzata fino alla Dea mitologica, e che, solo in quella contemplazione, è la possibilità creativa del poeta. Forse, andando più oltre, si potrebbe osservare che questo atteggiamento costante del Foscolo di fronte alle donne del suo cuore, rivela appunto la poca profondità e sincerità dei suoi sentimenti d'amore. È certo, ad ogni modo, che di questi ultimi, egli non è riuscito a parlarci immediatamente e soggettivamente; quando ha voluto farlo, i suoi tentativi sono naufragati nelle spire delle frasi e dei bei versi sonori ed eloquenti, ma privi di quella intima e pensosa e indefinibile poesia che muove dalle liriche dei grandi poeti d'amore, anche da un semplice frammento di [[Ibico]] e di [[Saffo]]. ==Note== <references/> == Bibliografia == *Ugo Foscolo, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/foscolo/index.htm Ajace]'', in "Ugo Foscolo, Opere", Einaudi-Gallimard, 1994. ISBN 884460017X *Ugo Foscolo, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/foscolo/index.htm Dell'origine e dell'ufficio della letteratura. Orazione]'', in "Lezioni, articoli di critica e di polemica" di Ugo Foscolo, Edizione nazionale, vol. VII, Le Monnier, Firenze, 1967. *Ugo Foscolo, ''[https://books.google.it/books?id=gt5v2P0fGGAC&pg=PA169 Della servitù dell'Italia]'', in ''Opere edite e postume'', vol. V, ''Prose politiche'', Le Monnier, Firenze, 1850. *Ugo Foscolo, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/foscolo/index.htm Edippo]'', a cura di Mario Scotti, Rizzoli Editore, Milano, 1983. *Ugo Foscolo, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/foscolo/index.htm Frammenti di un romanzo autobiografico]'', Istituto Editoriale Italiano, Milano, 1914. *Ugo Foscolo, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/foscolo/index.htm Le Grazie]'', Ugo Mursia editore, Milano, 1967. *Ugo Foscolo, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/f/foscolo/notizia_intorno_a_didimo_chierico/pdf/notizi_p.pdf Notizia intorno a Didimo Chierico]'', in Id., ''Opere'', vol. V, ''Prose varie d'arte'', a cura di Mario Fubini, Le Monnier, Firenze, 1951. *Ugo Foscolo, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/foscolo/index.htm Ricciarda]'', in "Edizione Nazionale delle opere di Ugo Foscolo", vol II, a cura di Guido Bezzola, Firenze, Felice Le Monnier, 1961. *Ugo Foscolo, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/foscolo/index.htm Saggi sopra il Petrarca pubblicati in inglese da Ugo Foscolo e tradotti in italiano da Cammillo Ugoni]'', a cura di Giovanni Papini, R. Carabba Editore, Lanciano, 1928. *Ugo Foscolo, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/foscolo/index.htm Sulla lingua italiana. Discorsi sei]'', tratto da "Prose", Istituto Editoriale Italiano, Milano, 1914. *Ugo Foscolo, ''Ultime lettere di Jacopo Ortis'' (1802), a cura di Giovanna Ioli, Einaudi, Torino, 2004. ISBN 8806177117 *Laurence Sterne, ''Viaggio sentimentale di Yorick lungo la Francia e l'Italia'' (''A sentimental journey through France and Italy''), traduzione di Didimo Chierico (Ugo Foscolo), a cura di Giulio Caprin, BMM, Arnoldo Mondadori Editore, 1952. ==Altri progetti== {{Interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|A Napoleone Bonaparte liberatore||(1797)}} {{Pedia|A Zacinto}} {{Pedia|Aiace (Foscolo)|''Ajace''}} {{Pedia|Dei sepolcri||(1806-1807)}} {{Pedia|Le Grazie (Foscolo)|''Le Grazie''}} {{Pedia|Ricciarda (Foscolo)|''Ricciarda''}} {{Pedia|Ultime lettere di Jacopo Ortis||(1801)}} {{DEFAULTSORT:Foscolo, Ugo}} [[Categoria:Epistolografi]] [[Categoria:Memorialisti italiani]] [[Categoria:Personalità dell'ateismo]] [[Categoria:Poeti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] [[Categoria:Traduttori italiani]] 3nzicq02bo6jzvlbd135lfpbp9tuuzy 1419761 1419760 2026-07-09T15:31:53Z Gaux 18878 /* Citazioni su Dei sepolcri */ sic 1419761 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[Immagine:Ugo Foscolo.jpg|thumb|''Ritratto di Ugo Foscolo'' (François-Xavier Fabre, 1813)]] '''Niccolò Ugo Foscolo''' (1778 – 1827), poeta e scrittore italiano. ==Citazioni di Ugo Foscolo== *... ''Altissimo | Signor del sommo canto''.<ref>Da ''A [[Dante]]'', citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, Milano, 1921, p. 412.</ref> *Che [[Dante Alighieri|Dante]] non amasse l'[[Italia]], chi vorrà dirlo? Anch'ei fu costretto, come qualunque altro l'ha mai veracemente amata, o mai l'amerà, a flagellarla a sangue, e mostrarle tutta la sua nudità, sì che ne senta vergogna.<ref>Da ''Discorso sul testo del poema di Dante''. Erroneamente attribuita a [[Carlo Cattaneo]] (si veda [[Giuseppe Prezzolini]] nel ''Codice della vita italiana''), che cita Foscolo in un brano degli ''Scritti filosofici, letterari e vari''.</ref> *[[Federico II di Svevia|Federigo II]] aspirava a [[Unità d'Italia|riunire l'Italia]] sotto un solo principe, una sola forma di governo e una sola lingua; e tramandarla a' suoi successori potentissima fra le monarchie d'[[Europa]] [...].<ref>Da [[s:Sulla lingua italiana. Discorsi sei/Discorso secondo|''Discorso secondo'']], in [[s:Sulla lingua italiana. Discorsi sei|''Sulla lingua italiana. Discorsi sei'']].</ref> *Gli [[errori]] umani, non ostante l'infinito lor numero, e la loro audacia naturale, e la loro ostinazione proveniente dall'ignoranza, cedono tosto o tardi alla voce del vero; bensì dove i governi e le sette sono interessate a sostenerli, anche gli errori degni di riso riescono formidabili e sacri, ogni qualvolta non sia libero il disputare contr'essi.<ref>Da ''Sul giornalismo'', in ''Opere edite e postume'', vol. XI, Felice Le Monnier, Firenze, 1862, pp. [https://books.google.it/books?id=sbHclxGm12MC&pg=PA399 399]-400.</ref> *[...] gli [[schiavi]] non sono, generalmente parlando, fatti dai [[tiranni]], ma bensì gli schiavi fanno i tiranni.<ref>Da ''Stato politico delle isole jonie'', in ''Opere edite e postume'', vol. XI, Felice Le Monnier, Firenze, 1862, p. [https://books.google.it/books?id=sbHclxGm12MC&pg=PA96 96].</ref> *Gli [[scienziati]] sono per lo più cosmopoliti, perché le loro dottrine si esprimono per cifre e per segni d'alfabeto universale, e in guisa che sono intesi dagli scienziati di tutto il mondo, e si servono più di aritmetica che di eloquenza.<ref>Da ''Stato politico delle isole jonie'', in ''Opere edite e postume'', vol. XI, Felice Le Monnier, Firenze, 1862, p. [https://books.google.it/books?id=sbHclxGm12MC&pg=PA109 109].</ref> *I lazzaroni soltanto non avevano mai sentito parlare di diritti popolari, eccetto contro la santa inquisizione, che neppure Filippo II era riuscito a introdurre in [[Napoli]]. Il clima toglie ad essi di provare molti bisogni, e dà i mezzi di soddisfarli con poca fatica. L'ozio li mantiene nella superstizione e nel vizio, inducendoli a gettarsi disperatamente nelle insurrezioni ed a ritrarsene con altrettanta rapidità per amor d'inazione. Essi erano felicissimi sotto un governo assoluto, che dovunque è più incline a punire le pubbliche virtù dei sudditi più eminenti che i delitti dei più umili.<ref>Da ''La rivoluzione di Napoli negli anni 1798, 1799''.</ref> *Il [[dolore]] in chi manca di pane è più rassegnato.<ref>Da ''Il gazzettino del bel mondo''.</ref> *Il generale [[Guglielmo Pepe|Pepe]] ha portato qui un gran numero di documenti importanti; e quel che più conta ci ha portato sé stesso, e dalla sua conversazione può aversi la chiave della rivoluzione napoletana.<ref>Da una lettera a [[John Murray]] (1778–1843), ottobre 1821, citato in [[Elena Croce]], ''La patria napoletana'', Mondadori.</ref> *[...] il primo motore di tutte le azioni è la noia, la quale ci fa cercare occupazioni e desiderj nuovi, quando sono soddisfatti quelli che ci rodevano.<ref>Da ''De' tempi di Lucrezio'', in ''Opere edite e postume'', vol. XI, Felice Le Monnier, Firenze, 1862, p. [https://books.google.it/books?id=sbHclxGm12MC&pg=PA392 392].</ref> *Il ridicolo poi non è arme contra la tirannia così potente come si suole stimarla, perocché una nazione avvezza a ridersi di tutte le cose è tale che un governo la può insultare colla maggior sicurezza.<ref>Da ''Sui poemi narrativi e romanzeschi italiani'', in ''Opere edite e postume'', vol. X, Felice Le Monnier, Firenze, 1859, p. [https://books.google.it/books?id=aE1LAAAAcAAJ&pg=PA143 143].</ref> *[...] io temo che l'indagare l'origine delle facoltà umane e dell'arti intellettuali non sia le più volte uno de' mille tentativi più ambiziosi che utili, ne' quali i mortali sperdano l'ore e l'ingegno: e credo fermamente che l'uomo sia creato per tentare di conoscere non le fonti della sua esistenza, non la natura delle sue facoltà, non i principj delle arti; bensì per trovare e seguire il modo migliore a giovarsi delle facoltà, delle arti e della vita, onde ricavarne il maggior piacere possibile per sé stesso, e la maggiore possibile utilità per la comunità de' mortali.<ref>Da ''Sulla lingua italiana'', in ''Opere edite e postume'', vol. IV, ''Prose letterarie'', Le Monnier, Firenze, 1850, p. [https://books.google.it/books?id=aGNWAAAAcAAJ&pg=PA114 114].</ref> *L'[[odio]] è la catena più grave insieme e più abietta, con la quale l'uomo possa legarsi all'uomo.<ref>Da ''Il gazzettino del bel mondo''.</ref> *L'[[opinione pubblica]] d'un popolo non si ritrova nelle abitudini, ne' pregiudizi, nelle teorie e nelle speranze d'una casta; anche meno nei sentimenti esaltati di alcuni cittadini, e nei delusi interessi di molti più, ma sì nell'umana natura, perciocché, date le medesime circostanze, si manifesta in tutti gli uomini, e sempre invariabile.<ref>Da ''Dei viaggi classici'', in ''Opere edite e postume'', vol. XI, Felice Le Monnier, Firenze, 1862, p. [https://books.google.it/books?id=sbHclxGm12MC&pg=PA81 81].</ref> *''Lavoro eterno! — | Paga il [[Governo]]''.<ref>Epigramma per Luigi Lamberti, citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 195.</ref> *[...] la molta [[lettura]] riesce come una gran quantità di semenza stivata in poca terra: una parte vi germoglia e cresce a stento, impacciata dall'altra che rimane senza avere ottenuto i necessari umori per riprodursi.<ref>Da ''Il corallo'', in ''Opere edite e postume'', vol. X, Felice Le Monnier, Firenze, 1859, p. [https://books.google.it/books?id=aE1LAAAAcAAJ&pg=PA397 397].</ref> *La [[vendetta]] è una passione di natura ignea; se le darete luogo ed aria, si svapora e si spegne; se la comprimerete, andrà serpeggiando insidiosa e scoppierà col delitto e col tradimento.<ref>Da ''Atti dell'accademia de' pitagorici'', in ''Opere edite e postume'', vol. II, ''Prose letterarie'', vol. II, Felice Le Monnier, Firenze, 1850, p. [https://books.google.it/books?id=4Q03uzmG6TQC&pg=PA304 340].</ref> *Lettori miei, era opinione del reverendo Lorenzo Sterne, parroco in Inghilterra'', che un sorriso possa aggiungere un filo alla trama brevissima della vita, ''ma pare che egli inoltre sapesse che ogni lacrima insegna a' mortali una verità. Poiché assumendo il nome di Yorick, antico buffone tragico, volle con parecchi scritti, e singolarmente in questo libricciuolo, insegnarci a conoscere gli altri in noi stessi, e a sospirare ad un tempo e a sorridere meno orgogliosamente su le debolezze del prossimo. Però io lo aveva, or son più anni, tradotto per me: ed oggi io credo d'essere una volta profittato delle sue lezioni, l'ho ritradotto, quanto meno letteralmente e quanto meno arbitrariamente ho saputo, per voi.<br>Ma e voi, lettori, avvertite che l'autore era d'animo libero, e spirito bizzarro, ed argutissimo ingegno, segnatamente contro la vanità dei potenti, l'ipocrisia degli ecclesiastici e la servilità magistrale degli uomini letterati; pendeva anche all'amore e alla voluttà; ma voleva ad ogni parere, ed era forse, uomo dabbene e compassionevole seguace sincero dell'Evangelo, ch'egli interpretava a' fedeli. Quindi ci deride acremente, e insieme sorride con indulgente servilità; e gli occhi suoi scintillano di desiderio, par che si chinino vergognosi; e nel brio della gioia, sospira; e, mentre le sue immaginazioni prorompono tutte ad un tempo discordi e inquietissime, accendendo più che non dicono, ed usurpando frasi, voci ed ortografia, egli sa nondimeno ordinarle con l'apparente semplicità di certo stile apostolico e riposato.<ref>Dalla prefazione di Didimo Chierico a Laurence Sterne, ''Viaggio sentimentale''.</ref> *Lo [[stile]] assoluto e sicuro del libro dei Delitti e delle Pene e l'elegante trattato del [[Ferdinando Galiani|Galiani]] sulle Monete vivranno nobile ed eterno retaggio tra noi.<ref>''Dell'origine e dell'ufficio della letteratura'', citato in [[Giuseppe Maffei]], ''Storia della Letteratura Italiana'', Vol. III, p. 50.</ref> *[...] [[Montaigne]] [...] stando sempre attentissimo al proprio cuore, ha filosofato imparzialmente sugli altri [...].<ref>Da ''Notizia bibliografica intorno alle Ultime lettere di Iacopo Ortis'', cap. V, in ''Prose'', vol. I, a cura di Vittorio Cian, Laterza, Bari, 1912, [[s:Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. II, 1913 – BEIC 1823663.djvu/130|p. 124]].</ref> *Non son chi fui.<ref>Da "Di se stesso", ''Sonetti'', citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref> *[...] non vi esorterei ad andare randagi e mendichi colle mogli e i figliuoli in paese straniero. Moriamo in seno alla patria nostra; e quando ogni via di salute sarà spenta per la nostra città, bruciamola perché gl'infedeli possano trionfare solo sopra le nostre case ruinate e i nostri mutilati cadaveri.<ref>Da ''Narrazione dei casi e della cessione di Parga'', in ''Opere edite e postume di Ugo Foscolo'', ''Prose politiche'', Felice Le Monnnier, Firenze, 1850, [https://books.google.it/books?id=sbQOAAAAQAAJ&dq=&pg=PA378#v=onepage&q&f=false p. 378].</ref> *O Italiani, io vi esorto alle storie.<ref>Da ''Dell'origine e dell'ufficio della letteratura'', citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 558.</ref> *[...] per far che i secoli tacciano di quel Trattato<ref>Il [[Trattato di Campoformio]].</ref> che trafficò la mia patria, insospettì le nazioni e scemò dignità al tuo nome.<ref>Dalla prefazione di ''A Bonaparte liberatore''; in ''Opere complete di Ugo Foscolo'', 1860, Volume 2, [https://books.google.it/books?id=bGFHAAAAYAAJ&pg=PA50 p. 50]</ref> *[...] quel poco di [[felicità]] che si può sperar sulla terra consiste nel piacere a sé stessi; al che stimo indispensabili due cose: l'una, di seguire fedelmente i proprj principj; l'altra, di potere liberamente esercitare le facoltà del cuore e dell'intelletto.<ref>Da ''De' giuramenti'' in ''Opere edite e postume'', vol. V, ''Prose politiche'', Le Monnier, Firenze, 1850, p. [https://books.google.it/books?id=gt5v2P0fGGAC&pg=PA99 99].</ref> *''Questi è [[Vincenzo Monti|Monti]] poeta e cavaliero, | Gran traduttor dei traduttor d'Omero''.<ref>Da ''Epigramma IX. Contro Vincenzo Monti'', in ''Tragedie e poesie minori'', a cura di Guido Bezzola, F. Le Monnier, Firenze, 1961, p. 446). Per una redazione leggermente diversa dell'epigramma si veda Vincenzo Monti, lettera ''All'abate Urbano Lampredi'', Milano, 27 marzo 1827, in ''Opere inedite e rare'', vol. 5, Lampato, Milano, 1834, p. 275: ''Questi è Vincenzo Monti Cavaliero | Gran traduttor dei traduttor' d'Omero''. Il distico sarcastico allude al fatto che Vincenzo Monti tradusse in italiano l'''Iliade'' avvalendosi di una traduzione latina o di altra italiana in prosa.</ref> *{{NDR|In [[Inghilterra]]}} Qui la [[povertà]] è [[vergogna]] che nessun merito lava.<ref>Da ''Lettere d'amore''.</ref> *{{NDR|riferimento a ''La ballata dell'esilio'' di [[Guido Cavalcanti]]}} Senza dolersi mai della vita che l'abbandona, fa solamente sentire la consunzione di tutte le forze vitali; e non altra sollecitudine se non se che l'anima venga pietosamente raccolta dalla sua donna. Quei tanti ritornelli di parole e di idee ripetute danno qui non so che grazia mista al patetico, che si sente ma non si descrive. Evvi anche lo artificio del chiaroscuro nei versi brevi che scorrono rapidi, dopo di essere stati preceduti dall'armonia lenta e grave degli endecasillabi.<ref>Citato in [[Luigi Russo]], ''La dolce stagione''.</ref> *Te dunque, o [[Napoleone Bonaparte|Bonaparte]], nomerò con inaudito titolo <small>LIBERATORE DI POPOLI E FONDATORE DI REPUBBLICA</small>. Così tu alto, solo, immortale, dominerai l'eternità, pari agli altri grandi nelle gesta e ne' meriti, ma a niuno comparabile nella intrapresa di fondare nazioni.<ref>Da ''Orazione a Bonaparte per il congresso di Lione'', 1802. Citato in [[Luciano Canfora]], ''Esportare la libertà'', capitolo II, p. 25.</ref> *Una o due [[Ingiuria|ingiurie]] virilmente sofferte, rimandano il vituperio su chi le fa; ma, ove le siano continue e continuamente dissimulate, il silenzio dell'innocenza è ascritto a coscienza di colpa, e l'alterezza del forte a viltà.<ref>Da ''Al signore consigliere di stato direttore della polizia generale del cantone di Zurigo'', in ''Opere edite e postume'', vol. V, ''Prose politiche'', Le Monnier, Firenze, 1850, p. [https://books.google.it/books?id=gt5v2P0fGGAC&pg=PA265 265].</ref> *Una parte degli uomini opera senza pensare, l'altra pensa senza operare.<ref>Da ''Sull'origine e i limiti della giustizia''.</ref> ==''Dei sepolcri''== ===[[Incipit]]=== <poem> All'ombra de' cipressi e dentro l'urne confortate di pianto è forse il sonno della [[morte]] men duro? </poem> ===Citazioni=== *''A egregie cose il forte animo accendono | l'urne de' forti, o [[Ippolito Pindemonte|Pindemonte]].''<ref name=esempi>Alcuni esempi di formule di passaggio da un argomento all'altro, citati in Mario Fubini, ''Ugo Foscolo'', La Nuova Italia, Firenze, 1963<sup>3</sup> (1928), pp. 184-6, secondo il quale «preparando o concludendo ampi periodi poetici, non ne contengono la nota più intensa e sembrano piuttosto epigrafi nobilmente decorative che grande poesia».</ref> *''A' generosi | giusta di gloria dispensiera è [[morte]].''<ref name=esempi /> *''Anche la [[Speranza|Speme]], | ultima Dea, fugge i sepolcri; e involve | tutte cose l'obblio nella sua notte''. (16-18) *''Celeste è questa | corrispondenza di amorosi sensi, | celeste dote è negli umani''. (29) *''Sol chi non lascia eredità d'affetti | poca gioia ha dell'urna.'' (41-42)<ref name=esempi /><ref>Citato in [[Elio e le Storie Tese]], ''Urna''.</ref> *''E tu gli ornavi del tuo riso i canti | che il lombardo pungean [[Sardanapalo]] | cui solo è dolce il muggito de' [[bue|buoi]], | che dagli antri abdüani e dal Ticino | lo fan d'ozi beato e di vivande''.<ref>Parlando a Talia dei versi che ispirava a [[Giuseppe Parini]], critico verso i nobili nullafacenti.</ref> (57) *''E uscir del teschio, ove fuggìa la Luna, | l'[[upupa|ùpupa]], e svolazzar su per le croci | sparse per la funerea campagna, | e l'immonda accusar col luttuoso | singulto i rai di che son pie le stelle | alle obblîate sepolture.'' (81-86) *''Ahi! sugli estinti | non sorge fiore, ove non sia d'umane | lodi onorato e d'amoroso pianto''. (88-90) *''Gli occhi dell'uom cercan morendo | il [[Sole]]: e tutti l'ultimo sospiro | mandano i petti alla fuggente luce''. (121-123) *''Già il dotto e il ricco ed il patrizio vulgo, | decoro e mente al bello italo regno, | nelle [[adulazione|adulate]] reggie ha sepoltura | già vivo, e i stemmi unica laude.''<ref>Criticando la sottomissione della classe dirigente italiana a Napoleone.</ref> (142) *''Quel grande | che temprando lo scettro a' regnatori | gli allòr ne sfronda, ed alle genti svela | di che lagrime grondi e di che sangue''<ref>Riferendosi a [[Niccolò Machiavelli]].</ref> (155-157) *''E tu prima, [[Firenze]], udivi il carme | che allegrò l'ira al [[Dante Alighieri|Ghibellin fuggiasco]], | e tu i cari parenti e l'idïoma | dèsti a quel dolce di [[Francesco Petrarca|Calliope labbro]] | che Amore in Grecia nudo e nudo in Roma | d'un velo candidissimo adornando, | rendea nel grembo a Venere Celeste.'' (173-179) *''E a questi marmi | venne spesso [[Vittorio Alfieri|Vittorio]] ad ispirarsi, | irato a' patrii Numi; errava muto | ove Arno è più deserto, i campi e il cielo | desîoso mirando; e poi che nullo | vivente aspetto gli molcea la cura, | qui posava l'austero; e avea sul volto | il pallor della morte e la speranza. | Con questi grandi abita eterno: e l'ossa | fremono amor di patria.'' (pp. 188-197) *''E me che i tempi ed il desio d'onore | fan per diversa gente ir fuggitivo, | me ad evocar gli eroi chiamin le Muse | del mortale pensiero animatrici. Siedon custodi de' sepolcri, e quando | il tempo con sue fredde ale vi spazza | fin le rovine, le Pimplèe fan lieti | di lor canto i deserti, e l'armonia | vince di mille secoli il silenzio.'' (226-234) *''E tu onore di pianti, [[Ettore (mitologia)|Ettore]], avrai, | ove fia santo e lagrimato il sangue | per la patria versato, e finché il Sole | risplenderà su le sciagure umane.'' (291-295) ===Citazioni su ''Dei sepolcri''=== *I ''Sepolcri'' sono una cosa molto diversa dalle tragedie dell'[[Vittorio Alfieri|Alfieri]] e dai canti del [[Giuseppe Parini|Parini]], e a me pare che essi riescano, se mai, a uno scopo opposto da quelle propostosi dal poeta. Mi pare che dalla lettura dei ''Sepolcri'' si sia portati piuttosto a un senso indefinito e mesto d'ideale rassegnazione e di compianto, anziché all'esaltazione patriottica e all'entusiasmo della lotta. Eppure l'esaltazione patriottica del carme ha il posto centrale. Ma essa è soverchiata interamente dalle altre tendenze, certo assai più forti, melanconiche e pessimistiche, dell'animo del Foscolo. ([[Giuseppe Citanna]]) *La poesia dei ''Sepolcri'' nasce direttamente dall'animo appassionato del Foscolo. La poesia sepolcrale che ha negli altri sempre ispirazione o soggettiva o a freddo, non le aggiunge né il calore né l'intonazione formale. Forse, se il Foscolo avesse avuto presente uno schema, ne sarebbe venuto fuori un lavoro letterariamente perfetto, ma perfetto come puro pezzo di letteratura e chiuso in uno svolgimento di motivi lirici serrati; ma è difficile dire fino a qual punto sarebbero giunte la nostra commozione e la nostra adesione. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]]) *Per molto tempo la poesia dei ''Sepolcri'' è stata catalogata per carme d'intonazione civile, e non è dubbio che tale fosse nell'intenzione del poeta, inquadrato nella storia, e riferito alle leggi che lo avevano ispirato. Ma il carme d'intonazione civile finisce con la prima parte, come s'è detto: il poeta prende la mano, l'intonazione cambia, la visione diventa più alta, il respiro più ampio, il colore più dolce (''Ma cipressi e cedri — Di puri effluvi i zefiri impregnando — Perenne verde protendean su l'urne... Le fontane versando acque lustrali — Amaranti educavano e viole'') tutto è assorbito e fuso nel calore della fantasia che ricompone in salda unità poetica gli elementi del carme, apparentemente frammentarii: apparentemente, perché il respiro musicale tra una visione e l'altra definisce una per aprirne un'altra la quale è già virtualmente contenuta nella precedente, e perché avvertiamo che il tono con cui ciascuna di esse incomincia è artificioso e oratorio: ''A egregie cose... Felice te che il regno... E me che i tempi e il desio d'onore''. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]]) *Que' trecento versi dei ''Sepolcri'' sono il suo maggior titolo di gloria: qui egli riversa e condensa la piena de' suoi affetti, le sue profonde meditazioni su la storia e su la vita, le sue più generose speranze su le {{sic|sòrti}} della patria e dell'uomo. Per questi trecento versi il Foscolo ha diritto d'essere nominato tra i più grandi lirici che siano mai stati al mondo. L'unità del carme? L'umanità stessa del Poeta, col suo dissidio e col suo tormento, col suo amore e con le sue illusioni, che tutta si effonde nel canto. ([[Giulio Natali]]) ==''Della servitù dell'Italia''== *A rifare l'[[Italia]] bisogna disfare le sètte. (discorso primo, ''Considerazioni generali intorno alle parti, alle fazioni, e alle sètte in Italia''; p. 186) *La [[Guerra del Peloponneso|guerra del {{sic|Peloponeso}}]] ebbe principio dall'ingiusto eroismo di Pericle e de' suoi concittadini; e crudele progresso dalla stoltezza delle greche Città; e iniquo fine dagli Spartani, i quali se, come dovevano, avessero preservate le armi e le leggi delle greche Repubbliche, anziché abbandonarle a fazioni cittadinesche industriosamente corrotte, non avrebbero avvalorato la politica di Filippo {{NDR|Filippo II di Macedonia}}, che poté impunemente poscia contaminare fin anche la religione de' giuramenti; e Sparta piegò con tutta la Grecia sotto a' Macedoni. (discorso primo, ''Considerazioni generali intorno alle parti, alle fazioni, e alle sètte in Italia''; p. 202) *Il [[tempo]], che in sé è indefinibile, si misura soltanto dagli avvenimenti, e quello è maggiore corso di tempo che mena seco più numerosi, più forti e più memorabili eventi. (discorso terzo, ''Opinione de' diplomatici, dei filosofi e dei politici intorno alla questione della indipendenza italiana'', § ''Opinioni de' filosofi''; p. 242) ==''Epistolario''== {{cronologico}} *[...] è dovere dell'uomo morale di non vivere nell'avvilimento a carico della società.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 10, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA11 11].</ref> (a Containi Costabili, 20 novembre 1798) *E il [[biasimo]] dietro le spalle è pure la buona cosa! si può profittarne senza essere obbligati, e l'amor proprio non è ferito.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 28, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA26 26].</ref> (a Ferdinando Arrivabene, 1802) *[...] chi preferisce l'[[onore]] alla vita è padrone di tutti coloro che vogliono avvilirlo.<ref>''Gli amori di Ugo Foscolo nelle sue lettere'', ricerche e studi di [[Giuseppe Chiarini]], parte seconda, ''Lettere'', Zanichelli, Bologna, 1892, p. [https://books.google.it/books?id=di0aAAAAYAAJ&pg=PA82 82].</ref> (ad Antonietta Arese, 1803) *[...] facilmente si accusa d'indole violenta chi rispinge le ingiurie con coraggio; e chi si mostra generosamente qual è, dà il fianco alle ferite più di colui che si copre col manto dell'ipocrisia.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 42, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA39 39].</ref> (a Melzi, 14 giugno 1804) *[...] questo so bene ch'io né per ripulse, né per favori, né per lodi né per biasimi mi rimoverò mai dal mio proponimento.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', a cura di Plinio Carli, [http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit001330 vol. 2], § 541, F. Le Monnier, Firenze, 1952. Citato in Oriana Fallaci, ''Intervista a sé stessa'', Rizzoli, Milano, 2011, p. [https://books.google.it/books?id=9bOZ7l-itl8C&pg=PT19 19].</ref> (a Marzia Martinengo Cesaresco, 26 dicembre 1807) *Si può bensì anche in mezzo alle [[ingiustizie]] sentirsi giusto, forte e libero; e la dignità dell'uomo si vendica più nel sopportare nobilmente, che nel lamentarsi e gridare invano.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 96, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA109 109].</ref> (a Giambattista Giovio, 29 gennaio 1808) *La [[noia|noja]] proviene o da debolissima [[Coscienza|coscienza]] dell'esistenza nostra, per cui non ci sentiamo capaci di agire, o da coscienza eccessiva, per cui vediamo di non poter agire quanto vorremmo.<ref name=§127>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 127, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA144 144].</ref> (a Giambattista Giovio, 29 settembre 1808) *La [[vita]], pur troppo, non è che agitazione; agitazione alterna e perpetua, simile al pendolo d'un oriuolo: arrestato il pendolo, le ruote non si muovono più; spente le passioni, e le loro illusioni, non vi è più corda; le ore dell'uomo non progrediscono più, e l'assoluta tranquillità di ogni ente mortale comincia col silenzio, con l'oscurità, e si compie con l'eterna dissoluzione.<ref name=§127/> (a Giambattista Giovio, 29 settembre 1808) *L'[[arte]] non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentare con novità.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 129, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA156 156].</ref> (al sig. Bartholdy, 29 settembre 1808) *La miseria è da fuggirsi, non la povertà: ed io vedo miseri ed indigenti, e perseguitati da' creditori, ed esulcerati da' bisogni quotidiani molti uomini tenuti ricchi, ma tranquilli ad un tempo; e onorati molti altri che hanno la saviezza e l'arte di spendere quel poco che possono senza intaccare l'altrui, quantunque il mondo li creda poveri, e li compianga talvolta, e spesso li fugga, perché non sono né protetti né protettori.<ref name=§179>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 179, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA227 227].</ref> (a Giambattista Giovio, 12 marzo 1809) *Per me stimo il danaro da più di tutte quelle cose che il danaro può dare, e da meno delle cose che il danaro non può dare, e che pure sono ottime a questa misera vita degli uomini.<ref name=§179/> (a Giambattista Giovio, 12 marzo 1809) *[...] le sciocche e laide [[abitudini]] sono le corruzioni della nostra natura.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 192, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA255 255].</ref> (a Giambattista Giovio, 1 maggio 1809) *[...] una [[battaglia]], per quanto sia prospera, dissangua anche il vincitore.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 195, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA270 270].</ref> (a Giambattista Giovio, 8 maggio 1809) *[...] le passioni passano, ma le [[Disgrazia|sciagure]] restano perpetue nella nostra vita; e se non possiamo evitarle, non dobbiamo almeno esacerbarle co' nostri rimorsi, e renderle {{Sic|irremediabili}}.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 222, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA311 311].</ref> (alla signora F. Giovio, 19 agosto 1809) *[...] gli uomini sono pronti a ripigliarsi la [[stima]] che concedono, quando non la vedano alimentata da molte e perpetue prove di fatti.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 283, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA399 399].</ref> (a Giambattista Giovio, 8 novembre 1811) *[...] quando per giovar debolmente ad altri si corre rischio di nuocere gravemente a se stessi, l'intricarsene è pazzia da bastone [...].<ref>Da Ugo Foscolo, ''Lettere inedite'', a cura di G.S. Perosino, § 34, Vaccarino, Torino, 1873, p. [https://books.google.it/books?id=jaaSqtaqJm0C&pg=PA43 43].</ref> (alla famiglia, 5 agosto 1812) *{{NDR|Le}} [[Punteggiatura|particelle]] [...] in ogni idioma ''sono le vere e sole giunture delle idee principali del discorso: danno inoltre i toni i mezzitoni come nella musica; ed ajutano lo scrittore a quel chiaroscuro che tanto è più grato, quanto le minime tinte che lo distinguono spiccano meno''.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 304, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA425 425].</ref> (a Giovanni Paolo Schulthesius, 27 agosto 1812) *[...] io credo fermamente che la [[grammatica]] s'abbia ad insegnare a chi sa praticamente la lingua. S'impara a combinare infinitamente prima su lo scacchiere, e poi sul libro; datemi il libro prima dello scacchiere, ed io diverrò dottore e ignorante ad un tempo: la teoria insomma deve nella [[Linguaggio|lingua]], come forse in tutte le discipline, succedere alla pratica, perché non s'hanno mai nozioni generali e quindi regole sicure, senza risalirvi per le particolari.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 304, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA427 427].</ref> (a Giovanni Paolo Schulthesius, 27 agosto 1812) *Sappi che la malignità, la cattiveria, e l'ignoranza sono bestie ferocissime perché sono codarde; e perché sono codarde s'avventano sopra il debole, e tremano dinanzi a chi si difende.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Lettere a Sigismondo Trechi'', lettera quinta, Lacroix, Parigi, 1875, pp. [https://books.google.it/books?id=sT-bOFxpGU0C&pg=PA27 27]-28.</ref> (a Sigismondo Trechi, 1 ottobre 1812) *[...] l'umana [[prudenza]] prevede, ma non provvede.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. I, § 352, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VI, Felice Le Monnier, Firenze, 1852, p. [https://books.google.it/books?id=1GNWAAAAcAAJ&pg=PA503 503].</ref> (alla contessa d'Albany, 4 settembre 1813) *{{NDR|La}} [[malinconia]], [...] dopo la noja, è la più vile infermità de' mortali; perché è infermità inoperosa, ingrata alla natura, freddissima nei desiderj, fantastica in tutto fuorché ad illudersi delle promesse della speranza.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Lettere a Sigismondo Trechi'', lettera ottava, Lacroix, Parigi, 1875, p. [https://books.google.it/books?id=sT-bOFxpGU0C&pg=PA44 44].</ref> (a Sigismondo Trechi, settembre 1813) *[...] la maggiore e più stolta [[incoerenza]] si è quella di voler fare a modo del mondo, temendo più le sue opinioni, che i giudizj della nostra propria coscienza.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. II, § 395, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VII, Felice Le Monnier, Firenze, 1853, p. [https://books.google.it/books?id=W20LAAAAQAAJ&pg=PA17 17].</ref> (alla contessa d'Albany, 23 maggio 1814) *La [[Provvidenza]] non abbandona mai chi non abbandona se stesso.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Lettere inedite'', a cura di G.S. Perosino, § 59, Vaccarino, Torino, 1873, p. [https://books.google.it/books?id=jaaSqtaqJm0C&pg=PA77 77].</ref> (alla madre, 15 giugno 1814) *[...] non v'è animale più invidioso del [[letterato]] [...].<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. II, § 422, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VII, Felice Le Monnier, Firenze, 1853, p. [https://books.google.it/books?id=W20LAAAAQAAJ&pg=PA79 79].</ref> (alla contessa d'Albany, 1 novembre 1814) *La natura ha creato il genere umano in perpetuo stato di guerra: mancano le armi, si corre alle ingiurie; manca il coraggio di ingiuriare francamente ed a viso aperto, e' si piglia la maschera dell'amicizia. Noi, per farci onore nel mondo e per tranquillare la nostra propria coscienza, ci fidiamo più sopra i vizj degli altri, che su le nostre proprie virtù.<ref name="§425">Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. II, § 425, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VII, Felice Le Monnier, Firenze, 1853, p. [https://books.google.it/books?id=W20LAAAAQAAJ&pg=PA82 82].</ref> (alla contessa d'Albany, 13 novembre 1814) *[...] le [[accuse]] che si danno privatamente, e con l'orpello della compassione, sono le più credute, e fanno piaga insanabile [...].<ref name="§425"/> (alla contessa d'Albany, 13 novembre 1814) *[...] è meglio esser uomo senza [[Denaro|danari]], che l'aver danari senz'essere uomo.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. II, § 426, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VII, Felice Le Monnier, Firenze, 1853, p. [https://books.google.it/books?id=W20LAAAAQAAJ&pg=PA88 88].</ref> (ad Alvise Curzola Giacinto, 15 novembre 1814) *[...] in tutte le cose v'è [[Bene e male|il male e il bene]]; basta saperli distinguere: rassegnarsi al male, e giovarsi del bene.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Lettere inedite'', a cura di G.S. Perosino, § 96, Vaccarino, Torino, 1873, p. [https://books.google.it/books?id=jaaSqtaqJm0C&pg=PA122 122].</ref> (alla famiglia, 28 ottobre 1815) *[...] non può essere mai che l'uomo giusto e compassionevole sia davvero infelice, e in tutti i guai la sua propria [[Coscienza morale|coscienza]] gli serve di consolazione e di usbergo.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Lettere inedite'', a cura di G.S. Perosino, § 104, Vaccarino, Torino, 1873, p. [https://books.google.it/books?id=jaaSqtaqJm0C&pg=PA136 136].</ref> (alla famiglia, 30 dicembre 1815) *[...] il disprezzare non è da tutti.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. II, § 454, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VII, Felice Le Monnier, Firenze, 1853, p. [https://books.google.it/books?id=W20LAAAAQAAJ&pg=PA157 157].</ref> (alla Donna gentile, 28 gennaio 1816) *[...] la troppa età è data dal cielo in pena del desiderio di troppo vivere.<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. III, § 608, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VIII, Felice Le Monnier, Firenze, 1854, p. [https://books.google.it/books?id=PXMqAAAAYAAJ&pg=PA112 112].</ref> (a Lady Dacre, 8 agosto 1823) *Il ''[[dissimulare]]'' nella vita umana riesce inevitabile spesso; e la necessità lo giustifica, perché chiunque non sa tacere o trovar espediente di nascondere il proprio secreto agli indagatori indiscreti si espone alla curiosità e alla malignità dei tristi, che non sono né inattivi, né in poco numero. Ma il ''simulare'' è altra cosa, perché la {{maiuscoletto|[[Simulazione (qualità)|simulazione]]}}, è l'arte perfida di mostrare quello che è falso, affine di scoprire quello che è vero e impadronirsi dell'altrui secreto. Sì fatta arte nessuna necessità la giustifica [...].<ref>Da Ugo Foscolo, ''Lettere inedite'', a cura di G.S. Perosino, § 186, Vaccarino, Torino, 1873, p. [https://books.google.it/books?id=jaaSqtaqJm0C&pg=PA338 338].</ref> (a Giovanni Berra, 8 agosto 1826) *[...] la [[lingua italiana]] non è stata mai parlata: [...] è lingua scritta, e non altro; e perciò letteraria, e non popolare; – e [...] se mai verrà giorno che le condizioni d'Italia la facciano lingua scritta insieme e parlata, e letteraria e popolare ad un tempo, allora le liti e i pedanti andranno al diavolo e dentro ai vortici del fiume ''Lete'' in anima e in corpo, e i letterati non somiglieranno più a' mandarini, e i dialetti non predomineranno nelle città capitali d'ogni provincia: la Nazione non sarà moltitudine di Chinesi, ma Popolo atto ad intender ciò che si scrive, e giudice di lingua e di stile [...].<ref>Da Ugo Foscolo, ''Epistolario'', raccolto da F.S. Orlandini e da E. Mayer, vol. III, § 656, in Id., ''Opere edite e postume'', vol. VIII, Felice Le Monnier, Firenze, 1854, p. [https://books.google.it/books?id=PXMqAAAAYAAJ&pg=PA237 237].</ref> (a Gino Capponi, 26 settembre 1826) ==''Le Grazie''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|Carme<br /> ad [[Antonio Canova|ANTONIO CANOVA]]}} <poem> Alle Grazie immortali le tre di Citerea figlie gemelle è sacro il tempio, e son d'Amor sorelle; nate il dì che a' mortali beltà ingegno virtù concesse Giove, onde perpetue sempre e sempre nuove le tre doti celesti e più lodate e più modeste ognora le Dee serbino al mondo. Entra ed adora. </poem> ===''Inno primo, Venere''=== *''Cantando, o Grazie, degli eterei pregi | di che il cielo v'adorna, e della gioia | che vereconde voi date alla terra, | belle vergini! a voi chieggo l'arcana | armonïosa melodia pittrice | della vostra beltà; sì che all'Italia | afflitta di regali ire straniere | voli improvviso a rallegrarla il carme.'' (vv. 1-8) *''Sdegno il verso che suona e che non crea''. (v. 25) ===''Inno secondo, Vesta''=== *''Tre vaghissime donne a cui le trecce | infiora di felici itale rose | giovinezza, e per cui splende più bello | sul lor sembiante il giorno, all'ara vostra | sacerdotesse, o care Grazie, io guido.'' (vv. 1-5) *''Ma se danza, | vedila! tutta l'armonia del suono scorre dal suo bel corpo, e dal sorriso | della sua bocca; e un moto, un atto, un vezzo | manda agli sguardi venustà improvvisa.'' (vv. 590-594) ===''Inno terzo, Pallade''=== *''Pari al numero lor volino gl'inni | alle vergini sante, armonïosi | del peregrino suono uno e diverso | di tre favelle. Intento odi, Canova; | ch'io mi veggio d'intorno errar l'incenso, | qual si spandea sull'are a' versi arcani | d'Anfïone: presente ecco il nitrito | de' corsieri dircèi; benché Ippocrene | li dissetasse, e li pascea dell'aure | Eolo, e prenunzia un'aquila volava, | e de' suoi freni li adornava il Sole, | pur que' vaganti Pindaro contenne | presso il Cefiso, ed adorò le Grazie.'' (vv. 1-13) *''Tornino i grandi | Occhi fatali al lor natio sorriso''. (vv. 276-277) ===Citazioni su ''Le Grazie''=== *La poesia si lavora e si libra su se stessa. L'intensità espressiva tocca i vertici. Per un processo di purificazione piena, l'autobiografia si fa oggetto. La tendenza è nuova, e sormonta di tanto il proprio tempo da rimanere un po' incerta nel Foscolo stesso. La lirica pura, quale i moderni più avvertono e alla quale più tendono con concentrati richiami, dopo le estreme esperienze romantiche fino al surrealismo, questa lirica supremamente oggettiva, è colta dal Foscolo prima d'ogni altro, è raggiunta con acutezza profetica: e ciò che nella cosiddetta poesia della decadenza era sincero moto poetico e non mistura o filtro è già attuato nelle ''Grazie'' in forma classica; ed è pur vero che di questa acerba bellezza, partendo dalle ''Grazie'', si troveranno i primi moti anche nella precedente poesia foscoliana: per questa parte non v'è poesia di domani, neppure quella del [[Giacomo Leopardi|Leopardi]], che la raggiunga. E anzi, soltanto oggi, stimolati dalle esperienze analogiste, possiamo intendere il miglior segreto di quella poesia, e riconoscere nel Foscolo la più scaltra coscienza lirica dell'ottocento italiano. ([[Francesco Flora]]) ==''Le odi''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|A Gio. Batista Niccolini<br /> {{maiuscoletto|fiorentino}}}} <br /> A te, giovinetto di belle speranze io dedico questi versi: non perché ti siano di esempio, chè né io professo poesia, né li stampo cercando onore, ma per rifiutare così tutti gli altri da me per vanità giovanile già divolgati. Ti saranno bensì monumento della nostra amicizia, e sprone ad onta delle tue disavventure, alle lettere veggendo che tu sei caro [p. 18]a chi le coltivò, forse con debole ingegno, ma con generoso animo. E la sola amicizia può vendicare gli oltraggi della fortuna, e guidare senza adulazioni gl'ingegni sorgenti alla gloria. <br /> :Milano, 2 aprile 1803 {{destra|{{maiuscoletto|ugo foscolo.}}}} ===Citazioni=== *''E in te beltà rivive, | l'aurea beltate ond'ebbero | ristoro unico a' mali | le nate a vaneggiar menti mortali.'' (''[[s:Odi (Foscolo)/All'amica risanata|All'amica risanata]]'', vv. 9-12) *''Fiorir sul caro viso | veggo la rosa; tornano | i grandi occhi al sorriso | insidïando''. (''[[s:Odi (Foscolo)/All'amica risanata|All'amica risanata]]'', vv. 13-16) *''Itale genti, se Virtù suo scudo / su voi non stende, Libertà vi nuoce''. (''[[s:Odi_(Foscolo)/A_Bonaparte_liberatore|A Bonaparte liberatore]]'', vv. 223-224) ==''Notizia intorno a Didimo Chierico''== ===[[Incipit]]=== Un nostro concittadino mi raccomandò, mentr'io militava fuori d'Italia, tre suoi manoscritti affinché se agli uomini dotti parevano meritevoli della stampa, io rimpatriando li pubblicassi. Esso andava pellegrinando per trovare un'università, ''dove'', diceva egli, ''s'imparasse a comporre libri utili per chi non è dotto, ed innocenti per chi non è per anche corrotto; da che tutte le scuole d'Italia gli parevano piene o di matematici, i quali standosi muti s'intendevano fra di loro; o di grammatici che ad alte grida insegnavano il bel parlare e non si lasciavano intendere ad anima nata; o di poeti che impazzavano a stordire chi non li udiva, e a dire il benvenuto a ogni nuovo padrone de' popoli, senza fare né piangere, né ridere il mondo; e però come fatui noiosi, furono più giustamente d'ogni altro esiliati da Socrate, il quale'', secondo Didimo, ''era dotato di spirito profetico, specialmente per le cose che accadono all'età nostra''. ===Citazioni=== *[...] la vera [[sapienza]] consiste nel giovarsi di quelle poche verità che sono certissime a' sensi; perché o sono dedotte da una serie lunga di fatti, o sono sì pronte che non hanno bisogno di dimostrazioni scientifiche. (IX) *[...] a chi non ha [[patria]] non istà bene l'essere [[prete|sacerdote]], né [[padre]]. (XII) ==''Sonetti''== *''Forse perché della fatal quïete | tu sei l'immago a me sì cara vieni | o [[Sera]]!'' (''[[s:Sonetti (Foscolo)/Alla sera|Alla sera]]'', vv. 1-3) *''E mentre io guardo la tua pace, dorme | quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.'' (''[[s:Sonetti (Foscolo)/Alla sera|Alla sera]]'', vv. 13-14) *''Amor fra l'ombre inferne | seguirammi immortale, onnipotente.'' (''[[s:Sonetti (Foscolo)/Meritamente|Meritamente]]'', vv. 13-14) *''Né più mai toccherò le sacre sponde | ove il mio corpo fanciulletto giacque, | [[Zante|Zacinto]] mia, che te specchi nell'onde | del greco mar da cui vergine nacque | Venere'' [...]. (''[[s:Sonetti (Foscolo)/A Zacinto|A Zacinto]]'', vv. 1-5) *[...] ''[[Omero|Colui]] che l'acque | cantò fatali'' [...]. (''A Zacinto'', vv. 8-9) *[...] ''bello di fama e di sventura | baciò la sua petrosa Itaca [[Ulisse]]''. (''[[s:Sonetti (Foscolo)/A Zacinto|A Zacinto]]'', vv. 10-11) *''Tu non altro che il canto avrai del figlio, | o materna mia terra, a noi prescrisse | il fato illacrimata sepoltura.'' (''[[s:Sonetti (Foscolo)/A Zacinto|A Zacinto]]'', vv. 12-14) *''Un dì, s'io non andrò sempre fuggendo | di gente in gente, me vedrai seduto | su la tua pietra, o fratel mio, gemendo | il fior de' tuoi gentili anni caduto. '' (''[[s:Sonetti (Foscolo)/In morte del fratello Giovanni|In morte del fratello Giovanni]]'', vv. 1-4) *''Breve è la vita, e lunga è l'arte.'' (''[[s:Sonetti (Foscolo)/Che stai?|Che stai?]]'', v. 12) ==''Ultime lettere di Jacopo Ortis''== ===[[Incipit]]=== ''Da' colli Euganei, 11 ottobre 1797.''<br>Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia. Il mio nome è nella lista di proscrizione, lo so; ma vuoi tu ch'io per salvarmi da chi m'opprime mi commetta a chi mi ha tradito? Consola mia madre: vinto dalle sue lagrime le ho ubbidito, e ho lasciato Venezia per evitare le prime persecuzioni, e le più feroci. Or dovrò io abbandonare anche questa mia solitudine antica, dove, senza perdere dagli occhi il mio sciagurato paese, posso ancora sperare qualche giorno di pace? Tu mi fai raccapricciare, Lorenzo: quanti sono dunque gli sventurati? E noi, pur troppo, noi stessi Italiani ci laviamo le mani nel sangue degl'Italiani. Per me segua che può. Poiché ho disperato e della mia patria e di me, aspetto tranquillamente la prigione e la morte. Il mio cadavere almeno non cadrà fra braccia straniere; il mio nome sarà sommessamente compianto da' pochi uomini buoni, compagni delle nostre miserie; e le mie ossa poseranno su la terra de' miei padri.<ref>In realtà le "''Lettere''" iniziano con una breve nota di Lorenzo Alderani, l'immaginario raccoglitore postumo delle lettere di Jacopo: "Pubblicando queste lettere, io tento di erigere un monumento alla virtù sconosciuta; e di consecrare alla memoria del solo amico mio quelle lagrime, che ora mi si vieta di spargere su la sua sepoltura. E tu, o Lettore, se uno non sei di coloro che esigono dagli altri quell'eroismo di cui non sono eglino stessi capaci, darai, spero, la tua compassione al giovine infelice dal quale potrai forse trarre esempio e conforto".</ref> ===Citazioni=== *Che è mai l'uomo? Il coraggio fu sempre dominatore dell'universo perché tutto è debolezza e paura. *Gli amori della [[popolo|moltitudine]] sono brevi ed infausti; giudica, più che dall'intento, dalla fortuna; chiama virtù il delitto utile, e scelleraggine l'onestà che le pare dannosa; e per avere i suoi plausi conviene o atterrirla, o ingrassarla, e ingannarla sempre. (4 dicembre; Parini a Ortis) *Il [[coraggio]] non deve dare diritto per opprimere il debole. *La fama degli eroi spetta un quarto alla loro audacia; due quarti alla sorte, e l'altro quarto, ai loro delitti. Pur se ti reputi bastevolmente fortunato e crudele per aspirare a questa [[gloria]], pensi tu che i tempi te ne porgano i mezzi? (4 dicembre; Parini a Ortis) *La [[Natura]] siede qui solitaria e minacciosa, e caccia da questo suo regno tutti i viventi. (20 febbraio) *Noi chiamiamo pomposamente [[virtù]] tutte quelle azioni che giovano alla sicurezza di chi comanda e alla [[paura]] di chi serve. *Sciagurati coloro che, per non essere scellerati, hanno bisogno della religione. *Se gli uomini si conducessero sempre al fianco la [[morte]], non servirebbero sì vilmente. *La [[Ragione]]? – è come il vento; ammorza le faci, ed anima gl'incendj. (Milano, 6 Febbraio 1799) *Ma gli onori e la tranquillità del mio secolo guasto meritano forse di essere acquistati col sacrificio dell'anima? Forse più che l'amore della virtù, il timore della bassezza m'ha rattenuto alle volte da quelle colpe, che sono rispettate ne' potenti, tollerate ne' più ma che, per non lasciare senza vittime il simulacro della giustizia, sono punite nei miseri. (Padova) *{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} Ma io moro incontaminato, e padrone di me stesso, e pieno di te, e certo del tuo pianto! Perdonami, Teresa, se mai – ah consolati, e vivi per la felicità de' nostri miseri genitori; la tua morte farebbe maledire le mie ceneri. Che se taluno ardisse incolparti del mio infelice destino, confondilo con questo mio giuramento solenne ch'io pronunzio gittandomi nella notte della morte: Teresa è innocente. – Ora tu accogli l'anima mia. (Venerdì, ore 1) ====Parte prima==== *Credo che il desiderio di sapere e ridire la storia de' tempi andati sia figlio del nostro amor proprio che vorrebbe illudersi e prolungare la vita unendoci agli uomini ed alle cose che non sono più, e facendole, sto per dire, di nostra proprietà. Ama la immaginazione di spaziare fra i secoli e di possedere un altro universo. (23 ottobre; 2004, pp. 14-15) *Io non odio persona al mondo, ma vi sono cert'uomini ch'io ho bisogno di vedere soltanto da lontano. (1º novembre; [[:s:Ultime_lettere_di_Jacopo_Ortis/Parte_prima#pagename27|1801, p. 25]]) *Cos'è l'uomo se tu lo abbandoni alla sola ragione fredda, calcolatrice? scellerato, e scellerato bassamente. (1º novembre; 2004, p. 19) *Non sono felice! mi disse Teresa; e con questa parola mi strappò il cuore. (20 novembre; 2004, p. 24) *Facciamo tesoro di sentimenti cari e soavi i quali ci ridestino per tutti gli anni, che ancora forse tristi e perseguitati ci avanzano, la memoria che non siamo sempre vissuti nel dolore. (20 novembre; 2004, p. 28) *Pare a te, mio Lorenzo, che se l'avversità ci riducesse a domandare del pane, vi sarebbe taluno memore delle sue promesse? o nessuno, o qualche astuto soltanto, che co' suoi beneficj vorrebbe comperare il nostro avvilimento. Amici da bonaccia, nelle burrasche ti annegano. Per costoro tutto è calcolo in fondo. Onde se v'ha taluno nelle cui viscere fremano le generose passioni, o le deve strozzare, o rifuggirsi come le aquile e le fiere magnanime ne' monti inaccessibili e nelle foreste lungi dalla invidia e dalla vendetta degli uomini. Le sublimi anime passeggiano sopra le teste della moltitudine che oltraggiata dalla loro grandezza tenta d'incatenarle o di deriderle, e chiama pazzie le azioni ch'essa immersa nel fango non può, non che ammirare, conoscere. – Io non parlo di me; ma quand'io ripenso agli ostacoli che frappone la società al genio ed al cuore dell'uomo, e come ne' governi licenziosi o tirannici tutto è briga, interesse e calunnia – io m'inginocchio a ringraziar la Natura che dotandomi di questa indole nemica di ogni servitù, mi ha fatto vincere la fortuna e mi ha insegnato a innalzarmi sopra la mia educazione. So che la prima, sola, vera scienza è questa dell'uomo la quale non si può studiare nella solitudine, e ne' libri: e so che ognuno dee prevalersi della propria fortuna, o dell'altrui per camminare con qualche sostegno su i precipizj della vita. (Padova; 2004, p. 39) *Sai tu perché fra la turba de' dotti gli uomini sommi son così rari? Quello istinto ispirato dall'alto che costituisce il {{maiuscoletto|genio}} non vive se non se nella indipendenza e nella solitudine, quando i tempi vietandogli d'operare, non gli lasciano che lo scrivere. Nella società si legge molto, non si medita, e si copia; parlando sempre, si svapora quella bile generosa che fa sentire, pensare, e scrivere fortemente: per balbettar molte lingue, si balbetta anche la propria, ridicoli a un tempo agli stranieri e a noi stessi: dipendenti dagl'interessi, dai pregiudizj, e dai vizj degli uomini fra' quali si vive, e guidati da una catena di doveri e di bisogni, si commette alla moltitudine la nostra gloria, e la nostra felicità: si palpa la ricchezza e la possanza, e si paventa perfino di essere grandi perché la fama aizza i persecutori, e l'altezza di animo fa sospettare i governi; e i principi vogliono gli uomini tali da riescire né eroi, né incliti scellerati mai. (Padova, 23 dicembre; 2004, pp. 42-43) *Io non lo so; ma, per me, temo che la Natura abbia costituito la nostra specie quasi minimo anello passivo dell'incomprensibile suo sistema, dotandone di cotanto amor proprio, perché il sommo timore e la somma speranza creandoci nella immaginazione una infinita serie di mali e di beni, ci tenessero pur sempre affannati di questa esistenza breve, dubbia, infelice. E mentre noi serviamo ciecamente al suo fine, essa ride del nostro orgoglio che ci fa reputare l'universo creato solo per noi, e noi soli degni e capaci di dar leggi al creato. (19 gennajo; 2004, p. 45) *[...] il non conoscere gli uomini è pur cosa pericolosa; ma il conoscerli, quando non s'ha cuore di volerli ingannare, è pur cosa funesta! (17 marzo; 1912, p. [[s:Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. I, 1912 – BEIC 1822978.djvu/294|288]]) *La volontà forte e la nullità di potere in chi sente una passione politica lo fanno sciaguratissimo dentro di sè: e se non tace, lo fanno parere ridicolo al mondo; si fa la figura di paladino da romanzo e d'innamorato impotente della propria città. (17 marzo; 2004, p. 53) *La gloria, il sapere, la gioventù, le ricchezze, la patria, tutti fantasmi che hanno fino ad or recitato nella mia commedia, non fanno più per me. Calerò il sipario; e lascierò che gli altri mortali s'affannino per accrescere i piaceri e menomare i dolori d'una vita che ad ogni minuto s'accorcia, e che pure que' meschini se la vorrebbero persuadere immortale. (17 marzo; 2004, p. 54) *[...] sente assai poco la propria passione, o lieta o trista che sia, chi sa troppo minutamente descriverla. (3 aprile; 2004, pp. 54-55) *Per questo l'uomo [[bontà e cattiveria|dabbene]] in mezzo a' [[bontà e cattiveria|malvagi]] rovina sempre; e noi siam soliti ad associarci al più forte, a calpestare chi giace, e a giudicar dall'evento. (17 aprile; 2004, p. 59) *{{NDR|A Teresa e Odoardo, in un dialogo riportato}} Coloro che non furono mai [[sventura]]ti, non sono degni della loro [[felicità]]. Orgogliosi! guardano la miseria per insultarla: pretendono che tutto debba offerirsi in tributo alla ricchezza e al piacere. Ma l'infelice che serba la sua dignità è spettacolo di coraggio a' buoni, e di rimbrotto a' malvagi. (17 aprile; 2004, p. 60) *Io non ho l'anima negra; e tu il sai, mio Lorenzo; nella mia prima gioventù avrei sparso fiori su le teste di tutti i viventi: chi mi ha fatto così rigido e ombroso verso la più parte degli uomini se non la loro ipocrita crudeltà? Perdonerei tutti i torti che mi hanno fatto. Ma quando mi passa dinanzi la venerabile povertà che mentre s'affatica mostra le sue vene succhiate dalla onnipotente opulenza; e quando io vedo tanti uomini infermi, imprigionati, affamati, e tutti supplichevoli sotto il terribile flagello di certe leggi – ah no, io non mi posso riconciliare. Io grido allora vendetta con quella turba di tapini co' quali divido il pane e le lagrime: e ardisco ridomandare in lor nome la porzione che hanno ereditato dalla Natura, madre benefica ed imparziale – la Natura? ma se ne ha fatti quali pur siamo, non è forse matrigna?<br />Sì, Teresa, io vivrò teco; ma io non vivrò se non quanto potrò vivere teco. Tu sei uno di que' pochi angioli sparsi qua e là su la faccia della terra per accreditare la virtù, ed infondere negli animi perseguitati ed afflitti l'amore dell'umanità. Ma s'io ti perdessi, quale scampo si aprirebbe a questo giovine infastidito di tutto il resto del mondo? (17 aprile; 2004, p. 61) *{{NDR|Ai morti}} Abbiate pace, o nude reliquie: la materia è tornata alla materia; nulla scema, nulla cresce, nulla si perde quaggiù; tutto si trasforma e si riproduce – umana sorte! men infelice degli altri chi men la teme. (13 maggio; 2004, pp. 74-75) *Ci fabbrichiamo la realtà a nostro modo; i nostri desideri si vanno moltiplicando con le nostre idee; sudiamo per quello che vestito diversamente ci annoja; e le nostre passioni non sono alla stretta del conto che gli effetti delle nostre illusioni. (25 maggio; 2004, p. 83) ====Parte seconda==== *Spogliati dagli uni, scherniti dagli altri, traditi sempre da tutti, abbandonati da' nostri medesimi concittadini, i quali anziché compiangersi e soccorrersi nella comune calamità, guardano come barbari tutti quegl'Italiani che non sono della loro provincia, e dalle cui membra non suonano le stesse catene – dimmi, Lorenzo, quale asilo ci resta? (Firenze, 25 settembre; 2004, p. 117) *{{NDR|A Lorenzo}} Siati questa l'unica risposta a' tuoi consiglj. In tutti i paesi ho veduto gli [[Gli uomini si dividono in due categorie|uomini sempre di tre sorta]]: i pochi che comandano; l'universalità che serve; e i molti che brigano. Noi non possiam comandare, né forse siam tanto scaltri; noi non siam ciechi, né vogliamo ubbidire; noi non ci degniamo di brigare. E il meglio è vivere come que' cani senza padrone a' quali non toccano né tozzi né percosse. (Milano, 4 dicembre; 2004, p. 120) *Gonfj del presente, spensierati dell'avvenire, poveri di fama, di coraggio e d'ingegno, si armano di adulatori e di satelliti, da' quali, quantunque spesso traditi e derisi, non sanno più svilupparsi: perpetua ruota di servitù, di licenza e di tirannia. Per essere padroni e ladri del popolo conviene prima lasciarsi opprimere, depredare, e conviene leccare la spada grondante del tuo sangue. Così potrei forse procacciarmi una carica, qualche migliajo di scudi ogni anno di più, rimorsi, ed infamia. Odilo un'altra volta: ''Non reciterò mai la parte del piccolo briccone''. (Milano, 4 dicembre; 2004, p. 121) *Addio, mi disse {{NDR|[[Giuseppe Parini|Parini]]}}, o giovine sfortunato. Tu porterai da per tutto e sempre con te le tue generose passioni alle quali non potrai soddisfare giammai. Tu sarai sempre infelice. Io non posso consolarti co' miei consiglj, perché neppure giovano alle sventure mie derivanti dal medesimo fonte. Il freddo dell'età ha intorpidite le mie membra; ma il cuore – veglia ancora. Il solo conforto ch'io possa darti è la mia pietà: e tu la porti tutta con te. (Ore 3; 2004, p. 130) *Tu sei disperatamente infelice; tu vivi fra le agonie della morte, e non hai la sua tranquillità: ma tu dèi tollerarle per gli altri. – Così la Filosofia domanda agli uomini un eroismo da cui la Natura rifugge. Chi odia la propria vita può egli amare il minimo bene che è incerto di recare alla Società e sacrificare a questa lusinga molti anni di pianto? e come potrà sperare per gli altri colui che non ha desiderj, né speranze per sè; e che abbandonato da tutto, abbandona se stesso? – Non sei misero tu solo. – Pur troppo! ma questa consolazione non è anzi argomento dell'invidia secreta che ogni uomo cova dell'altrui prosperità? La miseria degli altri non iscema la mia. Chi è tanto generoso da addossarsi le mie infermità? e chi anco volendo, il potrebbe? avrebbe forse più coraggio da comportarle; ma cos'è il coraggio voto di forza? Non è vile quell'uomo che è travolto dal corso irresistibile di una fiumana; bensì chi ha forze da salvarsi e non le adopra. Ora dov'è il sapiente che possa costituirsi giudice delle nostre intime forze? chi può dare norma agli effetti delle passioni nelle varie tempre degli uomini e delle incalcolabili circostanze onde decidere: Questi è un [[coraggio e viltà|vile]], perché soggiace; quegli che sopporta, è un [[coraggio e viltà|eroe]]? mentre l'amore della vita è così imperioso che più battaglia avrà fatto il primo per non cedere, che il secondo per sopportare.<br />Ma i debiti i quali tu hai verso la Società? – Debiti? forse perché mi ha tratto dal libero grembo della Natura, quand'io non aveva né la ragione, né l'arbitrio di acconsentirvi, né la forza di opporvimi, e mi educo fra' suoi bisogni e fra' suoi pregiudizj? [...] Ho io contratto questi debiti spontaneamente? e la mia vita dovrà pagare, come uno schiavo, i mali che la Società mi procaccia, solo perché gli intitola beneficj? e sieno beneficj: ne godo e li ricompenso fino che vivo; e se nel sepolcro non le sono io di vantaggio, qual bene ritraggo io da lei nel sepolcro? O amico mio! ciascun individuo è nemico nato della Società, perché la Società è necessaria nemica degli individui. Poni che tutti i mortali avessero interesse di abbandonare la vita, credi tu che la sosterrebbero per me solo? e s'io commetto un'azione dannosa a' più, io sono punito; mentre non mi verrà fatto mai di vendicarmi delle loro azioni, quantunque ridondino in sommo mio danno. Possono ben essi pretendere ch'io sia figliuolo della grande famiglia; ma io rinunziando e a' beni e a' doveri comuni posso dire: Io sono un mondo in me stesso: e intendo d'emanciparmi perché mi manca la felicità che mi avete promesso. Che s'io dividendomi non trovo la mia porzione di libertà; se gli uomini me l'hanno invasa perché sono più forti; se mi puniscono perché la ridomando – non gli sciolgo io dalle loro bugiarde promesse e dalle mie impotenti querele cercando scampo sotterra? Ah! que' filosofi che hanno evangelizzato le umane virtù, la probità naturale, la reciproca benevolenza – sono inavvedutamente apostoli degli astuti, ed adescano quelle poche anime ingenue e bollenti le quali amando schiettamente gli uomini per l'ardore di essere riamate, saranno sempre vittime tardi pentite della loro leale credulità. –<br />Eppur quante volte tutti questi argomenti della ragione hanno trovata chiusa la porta del mio cuore, perch'io tuttavia mi sperava di consecrare i miei tormenti all'altrui felicità! Ma! – per il nome d'Iddio, ascolta e rispondimi. A che vivo? di che pro ti son io, io fuggitivo fra queste cavernose montagne? di che onore a me stesso, alla mia patria, a' miei cari? V'ha egli diversità da queste solitudini alla tomba? La mia morte sarebbe per me la meta de' guai, e per voi tutti la fine delle vostre ansietà sul mio stato. Invece di tante ambasce continue, io vi darei un solo dolore – tremendo, ma ultimo: e sareste certi della eterna mia pace. I mali non ricomprano la vita. (Ventimiglia, 19 e 20 febbraro; 2004, pp. 137-139) *{{NDR|Da un frammento del 5 marzo}} Che se nella vita è il dolore, in che più sperare? nel nulla; o in un'altra vita diversa sempre da questa. – Ho dunque deliberato; non odio disperatamente me stesso; non odio i viventi. Cerco da molto tempo la pace; e la ragione mi addita sempre la tomba. Quante volte sommerso nella meditazione delle mie sventure io cominciava a disperare di me! L'idea della morte dileguava la mia tristezza, ed io sorrideva per la speranza di non vivere più. – Sono tranquillo, tranquillo imperturbabilmente. Le illusioni sono svanite; i desiderj son morti: le speranze e i timori mi hanno lasciato libero l'intelletto. Non più mille fantasmi ora giocondi ora tristi confondono e traviano la mia immaginazione: non più vani argomenti adulano la mia ragione; tutto è calma. – Pentimenti sul passato, noja del presente, e timor del futuro; ecco la vita. La sola morte, a cui è commesso il sacro cangiamento delle cose, promette pace. (Ore 11 della sera; 2004, p. 147) *{{NDR|Da un frammento}} Che arroganza! credermi necessario! – gli anni miei sono nello incircoscritto spazio del tempo un attimo impercettibile. (Mezzanotte; 2004, p. 155) *{{NDR|Da un passo di [[Pascal]] liberamente tradotto}} Io non so né perché venni al mondo; né come; né cosa sia il mondo, né cosa io stesso mi sia. E s'io corro ad investigarlo, mi ritorno confuso d'una ignoranza sempre più spaventosa. Non so cosa sia il mio corpo, i miei sensi, l'anima mia; e questa stessa parte di me che pensa ciò ch'io scrivo, e che medita sopra di tutto e sopra se stessa, non può conoscersi mai. Invano io tento di misurare con la mente questi immensi spazj dell'universo che mi circondano. Mi trovo come attaccato a un piccolo angolo di uno spazio incomprensibile, senza sapere perché sono collocato piuttosto qui che altrove; o perché questo breve tempo della mia esistenza sia assegnato piuttosto a questo momento dell'eternità che a tutti quelli che precedevano, e che seguiranno. Io non vedo da tutte le parti altro che infinità le quali mi assorbono come un atomo. (20 marzo, a sera; 2004, p. 160) ===[[Explicit]]=== ''Appena io giunsi da Padova ove m'era convenuto indugiare più ch'io non voleva, fui sopraffatto dalla calca de' contadini che s'affollavano muti sotto i portici del cortile; ed altri mi guardavano attoniti, e taluno mi pregava che non salissi. Balzai tremando nella stanza, e mi s'appresentò il padre di Teresa gettato disperatamente sopra il cadavere; e Michele ginocchione con la faccia per terra. Non so come ebbi tanta forza d'avvicinarmi e di porgli una mano sul cuore presso la ferita; era morto, freddo. Mi mancava il pianto e la voce; ed io stava guardando stupidamente quel sangue: finché venne il parroco e subito dopo il chirurgo, i quali con alcuni famigliari ci strapparono a forza dal fiero spettacolo. Teresa visse in tutti que' giorni fra il lutto de' suoi in un mortale silenzio. – La notte mi strascicai dietro al cadavere che da tre lavoratori fu sotterrato sul monte de' pini.'' ===Citazioni su ''Ultime lettere di Jacopo Ortis''=== *''Iacopo Ortis'', libro ambiguo e, direi quasi, anfibio, idealista e pessimista insieme. Si tratta d'un [[Vittorio Alfieri|Alfieri]] sentimentalizzato e immelanconito, e perciò quel libro del Foscolo è un libro falso, un libro di stanchezza e di transizione, un libro frammentario in cui i sentimenti d'amore, gloria e disperazione, tutti e tre superficiali e sovente artificiali, sono indarno ricuciti insieme dalla eloquenza dello stile. ([[Giuseppe Citanna]]) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Ajace''=== {{centrato|''SCENA PRIMA''<br>AGAMENNONE, ARALDI}} <poem>'''Agamennone''' Ite: a Priamo intimate, che alla tregua Un dí rimane, e che al cader del sole Sciolto son io dal giuramento.</poem> ===''Dell'origine e dell'ufficio della letteratura. Orazione''=== Solenne principio agli studi sogliono essere le laudi degli studi; ma furono soggetto sì frequente all'eloquenza de' professori e al profitto degl'ingegni, che il ritesserle in quest'aula parrebbe consiglio ardito ed inopportuno. Né io, che per istituto devo oggi inaugurare tutti gli studi agli uomini dotti che li professano e ai giovani che gl'intraprendono, saprei dipartirmi dalle arti che chiamansi letterarie, le sole che la natura mi comandò di coltivare con lungo e generoso amore, ma dalle quali la fortuna e la giovenile imprudenza mi distoglieano di tanto, ch'io mi confesso più devoto che avventurato loro cultore. ===''Edippo''=== <poem>'''Antigone''' Eccoci Edippo – Appena or sorge l'alba, E già siam presso alla città – Sinch'alto Rifulga il sol, lena ripiglia – Molto Oltre l'usato in questa oscura notte Senza arretrarci mai le vie calcammo Anzi di trarci in questo loco – Antichi Marmi qui stan – Siedi. '''Edippo''' Deh dove, o figlia, Dove siam noi?</poem> ===''Frammenti di un romanzo autobiografico''=== Il mio cavallo andava di passo per la via dell'Apennino, e il mio cane mi seguitava.<br> "Addio, addio beato paese ove la fortuna mi avea fatto obbliare per alcun poco le miserie dei mortali!" Il mio cavallo intanto si fermava perch'io potessi rivolgermi, e salutar da lontano i colli di Bologna, e la mia solitudine, e te, o Luigi, che forse parlavi secretamente di me.<br> Il nominarmi era delitto. –<br> E te e te... deliziosa fanciulla che allora, chi sa? non ti accorgevi nemmeno più ch'io ti mancassi. ===''Lezioni di eloquenza''=== Nel viaggio della [[vita]] (qualunque siensi gli studi, ed i casi a cui la natura e la fortuna ci abbiano destinati) stimo meno pericoloso partito l'appigliarci ad una strada dopo di averla esaminata prudentemente per quanto può l'occhio e la previdenza dell'uomo. Non che questo sia ottimo partito e sicuro, ma è l'unico ad ogni modo che ci preservi dalle perplessità, le quali accrescono gli affanni, e i timori della nostra mente, e ritardano l'impresa della nostra età fuggitiva, oltre di che vi è certo sentimento di dignità ed intima compiacenza nel mirare constantemente alla meta prefissa, senza lasciarsi disanimare dagli eventi, e dagli uomini, che d'altronde sogliono rispettare que' generosi, i quali sanno e vogliono rispettare se stessi. {{NDR|Ugo Foscolo, ''[[s:Lezioni di eloquenza|Lezioni di eloquenza]]'', in ''Scelte opere di Ugo Foscolo'', 2 voll., Poligrafica Fiesolana, Firenze, 1835.}} ===''Ricciarda''=== <poem>'''Guido''' Fuggi! – Il mio duol col tuo periglio accresci. '''Corrado''' Che dirò al signor mio, che lagrimando Jer m'imponea di non tornarmi al campo Senza di te? Sotto Salerno ei stesso M'accompagnava; ei mi fu solo ajuto. Al mio salir furtivo. Intorno al vallo Chiuso nell'elmo, e fra nemici e l'ombre Dubbioso errando, or ch'io ti parlo, aspetta Il figliuol suo – Me misero! m'avanza Poco omai della notte.</poem> ===''Saggi sopra il Petrarca''=== Benché il Petrarca siasi studiato di ricoprire d'un bel velo la figura di Amore, che greci e romani poeti ebbero vaghezza di rappresentar nudo; questo velo è sì trasparente, che lascia tuttavia scernere le stesse forme. La distinzione ideale tra i due Amori derivò primamente dalle differenti cerimonie con cui gli antichi prestavano culto alla ''Venere Celeste'', che presedeva a' casti amori delle zittelle e delle maritate, ed alla ''Venere Terrestre'', riconosciuta divinità tutelare delle galanterie delle donne più in voga a que' tempi. ===''Sulla lingua italiana''=== Nel dare principio alla serie de' discorsi intorno alla storia letteraria ed a' poeti d'Italia, giudico cosa necessaria, quantunque forse non dilettevole, di premettere l'opinione mia su l'origine della poesia fra gli uomini.<br> Tutti i ragionamenti su la poesia in generale, e quindi tutti i giudizj intorno alle qualità ed ai gradi di merito di ogni poeta di tutte le età, e gl'infiniti canoni e teorie degli antichi retori e de' moderni metafisici si sono sempre fondate su l'osservazione, «che l'uomo è animale essenzialmente imitatore, e l'origine della poesia manifestamente ed unicamente ritrovasi nella naturale tendenza che l'uomo ha di riprodurre ogni cosa per mezzo d'imitazioni.» Da questa osservazione, che realmente trovasi in [[Aristotele|Aristotile]], sgorgò la conseguenza che gli fu attribuita, e commentata in mille volumi, «che la poesia non è che imitazione della natura, e che i poeti eccellenti sono soltanto quelli da' quali la natura è fedelmente imitata.» == Citazioni su Ugo Foscolo == *A lui che abbiamo veduto pensare che la giustizia sia la sanzione della forza, la coscienza insegnava che la giustizia è nulla senza l'equità. A lui che pensava che la virtù è una forma di larvato egoismo, la coscienza imponeva di guardare alla virtù con altro occhio che di scettico: contraddizione magnanima, nella quale cadde anche il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]]. ([[Eugenio Donadoni]]) *Ben era quel [[Giuseppe Parini|Parini]] che richiesto di gridare Viva la Repubblica e muoiono i tiranni rispose: – Viva la Repubblica e morte a nessuno! Ben era quel Foscolo che diede l'ultima pennellata al suo ritratto dicendo: – Morte sol mi darà pace e riposo. ([[Ippolito Nievo]]) *Ebbe ingegno vivacissimo e dalla Grecia natia trasse l'amore alla bellezza plastica, l'arte finissima; ma se dagli antichi egli, poeta, apprese la squisitezza della forma, fu veramente moderno e profondamente sincero nel contenuto. ([[Emma Boghen Conigliani]]) *Foscolo non era certo un bell'uomo. Di mezzana statura, col naso schiacciato, con chioma scapigliata, più rossa che bionda; ma due occhi fulminanti tradivano il di lui ingegno. Egli aveva al suo servizio tre sorelle che non erano certo le tre grazie, e un segretario. Scriveva molto, e posta giù una frase, la dava da copiare al segretario; questi gliela portava copiata; egli la correggeva e la dava da copiare di nuovo. Questa giuoco veniva più volte ripetuto; tanta era la sua incontentabilità, il suo ideale di perfezione. ([[Giovanni Arrivabene]]) *[[Giovanni Pascoli]] rimarrà per gli Italiani il grande lirico delle intime tombe familiari, come Ugo Foscolo è il grande cantore delle tombe che la Nazione conserva ai suoi figli immortali.<br>Per questi nostri due sommi vati si completa la Italiana Lirica dei Sepolcri! ([[Guglielmina Ronconi]]) *Il Carme foscoliano preludeva, con la nudità scultorea del suo pensiero, liberato da ogni lenocinio musicale, all'arte densa e filosofica del nostro secolo. ([[Enrico Annibale Butti]]) *Il signor Foscolo ha scritto un buon carme, ma non mi negherai che sia il più faticoso della letteratura italiana. Mi sembra, quando leggo un suo endecasillabo, di dar la scalata a una montagna. ([[Leo Ferrero]]) *Il sorriso ironico di Didimo {{NDR|traduzione foscoliana del ''Viaggio sentimentale'' di [[Laurence Sterne]]}} giunge a proporre in una diversa prospettiva le antiche passioni del 'liber'uomo'. ([[Camillo Boito]]) *In Ugo Foscolo lottano il letterato e il poeta. Le caratteristiche dell'«enfant du siècle» sono decise, marcate: un'età intera vive e si dibatte in lui, non soffocando, anzi rivelando e il letterato e il poeta. Quando le passioni del tempo tacciono, quando l'anima e il cuore e il sangue tumultuosi riposano e si rifugiano in un ideale di pura bellezza, il poeta rimane, sommo. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]]) *Indole severa, meditativa, profondamente malinconica, non della tristezza che persuade alla negazione di tutto, bensì di quello che, nata da un vivissimo desiderio del bene, è feconda di vigorosi, virili pensieri, d'alte inspirazioni e d'alti sensi; dolente per ''la patria sua che gli era stata tolta e il modo ancor'' l'offendeva, e per questo e per una sdegnosa ritrosia di tutto ciò che è volgare e malvagio, schivo del mondo, ardentissimo d'ammirazione per le memorie gloriose del passato, Ugo Foscolo per natura e per elezione fu il vero poeta delle Tombe. Rifuggendo con lo spirito dal consorzio dei viventi che troppo spesso lo sdegnava e lo addolorava, gli piacque ricercare di là della tomba i grandi che sovrastano ai secoli e alle genti, ed a ragione fu detto che i suoi ''Sepolcri'' paiono composti in ''Santa Croce''. ([[Emma Boghen Conigliani]]) *Nel Foscolo è visibilissima quell'aria di irrequieto dolore, quel desiderio di pace e di oblio, che fu sì comune agli uomini e agli scrittori della generazione romantica, e che trovò forse la sua espressione artistica più intiera nel Renato di [[René de Chateaubriand|Chateaubriand]]. Questo lettore di [[Plutarco]], questo che più volte si professa stoico, quando si scopre senza posa a sé e agli amici è un ammalato dei mali profondi delle età di transizione: non molto dissimile in ciò dal [[Francesco Petrarca|Petrarca]], di cui perciò comprese così bene gli spiriti. ([[Eugenio Donadoni]]) *Nuovo, nel magistero del verso sciolto, Ugo Foscolo è pure nuovo nel sonetto, che innalza a un grado dopo di lui non superato. Del sonetto egli fa quasi un intimo dramma. ([[Raffaello Barbiera]]) *''Questi è il rosso di pel, Foscolo detto | sì falso che falsò fino sé stesso | quando in Ugo cambiò ser Nicoletto. | Guarda la borsa se ti vien appresso''.<ref>Questa quartina fu scritta dal Monti in risposta al distico dedicatogli dal Foscolo. L'ultimo verso è un riferimento alla passione del Foscolo per il gioco, nel quale egli perdeva regolarmente forti somme.</ref> ([[Vincenzo Monti]]) *[[Santorre di Santa Rosa|Santarosa]]! quale contrasto fra questi due uomini {{NDR|entrambi esuli in Inghilterra}}! L'uno {{NDR|Ugo Foscolo}}, tutto immaginazione, oserei quasi dire tutto violenza; l'altro, uomo religioso, idolatra della sua famiglia, dalla quale non sapeva tollerare la separazione. [...].<br>Entrambi questi due nomini perirono prematuramente con danno dell'Italia. L'uno abbandonato solo in un villaggio d'Inghilterra, l'altro combattendo in Grecia contro i Turchi. Ma le ceneri del Foscolo furono tardamente sì, ma trionfalmente portate in Italia, e giacciono nell'onorata sepoltura di Santa Croce in Firenze. La salma di Santarosa, insepolta con quella di oscuri combattenti, divenne preda dei lupi e degli avvoltoi. ([[Giovanni Arrivabene]]) *Ugo Foscolo, italiano per eccellenza, e d'ingegno singolare, balestrato dall'invidia dei contemporanei, addolorato dal vedere irreparabilmente caduto il regno italico, deludendo schernevolmente il bicipite augello, esulò, rifugiandosi nella costituzionale [[Inghilterra]]: colà il bisogno gli acuì potentemente l'ingegno, e scrisse con magistero sui nostri classici quasi in addolcimento delle proprie politiche amarezze. ([[Giansante Varrini]]) *Ugo Foscolo (piccolo segno forse?...) è il poeta dell'Eroe {{NDR|Garibaldi}}. Poeta dai sensi magnanimi, che diede di "liberal carme l'esempio" e insegnò come sia "santo e lagrimato il sangue per la Patria versato"; il poeta che primo aprì le vie dell'esilio ai profughi nostri; il poeta della bellezza femminile, il poeta che primo, nella letteratura italiana, insegnò il culto della madre. I ''Sepolcri'' non è solo il più sublime esempio di lirica pindarica fra noi, e la più eccelsa lirica della nostra letteratura; è anche la diana dell' Italia nuova. Diana che squilla fra le tombe: diana di risurrezione. ([[Raffaello Barbiera]]) ===[[Leopoldo Barboni]]=== *Di sedici o diciassette anni appena, in Venezia, in quella Venezia che allora sedeva regina non più dei mari, ma della moda, dello spirito, della bellezza, della eleganza, il Foscolo si aggirava di continuo pei teatri, pei caffè, per le sale sfarzose e per la piazza di San Marco, insaccato in una palandrana verde sbiadito, ragnata qua e là, co' capelli irti e arruffati come il manto di un gatto d'Angora inferocito, pettoruto, col passo ardito, anzi mattesco, gli zigomi sporgenti e {{sic|lentiginosi}}, lo sguardo truce, quasi gravido di tutti i furori ch'egli, appunto in quel tempo, mesceva a piene mani nella sua bellissima tragedia, il ''Tieste''. Gli uomini sogghignavano, ma le belle donne, proprio le belle donne, lo guardavano tenacemente come a dirgli: «Ci piaci! tu sei un fuoco! tu non hai nulla dei soliti micchi isterici e galanti!» Ed era infatti così. *Il Foscolo fu brutto; tanto brutto, che un bel giorno un francese, molto villano senza dubbio, osò dirgli: ''Vous êtes bien laid, monsieur!'' – ''Oui, monsieur, à fair peur!...'' rispose il poeta digrignando i denti. *Sdegni e scoppi d'ira contro i tiranni, contro gli ipocriti, contro i codardi; fremiti e visioni di libertà, delirî per donne, canti di cigno ellenico, generosità e stranezze. E per dar subito una prova di quest'ultimo asserto diremo che il grande poeta proseguì sempre di un odio feroce la [[cravatta]], forse perché a lui, insofferente di freni, quella fra le cento esplicazioni della moda dava l'idea di un guinzaglio, di un collare da galeotti. E però: addietro! Infatti, il primo ritratto che di lui si conosce e che adorna la ''Vera Storia di due Amanti'', edita nel 1799, lo rappresenta di profilo, curvo, accigliato, gli occhi bassi, copiosa la capigliatura, e la camicia aperta sul petto fino alle seconde coste. E il petto è nudo. *Tutta la sua vita fu un amore.<br>Amore alla patria, amore alle muse, amore alle donne. Amando queste ultime non fu però nobile sempre, né sentì sempre la dignità di sé stesso come negli affetti caldissimi all'Italia e alla gloria, affetti ch'egli esplicò grecamente, divinamente, coll'onda maestosa della sua strofa. Ma ad ogni modo, giusta il suo carattere gli dettava, tutti furono amori che gli strapparono grida di ebbrezza e di disperazione, e gli dettero spasimi e gioie e gelosie, e fremiti inauditi da astringerci a riflettere sull'opinione di un dotto che il genio sia una malattia del cervello. ===[[Giuseppe Citanna]]=== *Il Foscolo non aveva attitudini alla tragedia, perché di temperamento troppo soggettivo e, aggiungo, sentimentale, mancandogli anche quella potenza, che direi condensatrice, tutta propria dell'Alfieri, che riusciva talvolta a imporre sulla scena almeno un colosso fra schematiche larve. *Il Foscolo non fu certo un poeta precoce. Le sue prime liriche, gli inni e le elegie, sono ancora le parole rimate d'un ragazzo che s'è fatta un po' di cultura classica e vive nel tempo delle [[Accademia dell'Arcadia|Arcadie]]. *Il sentimento dell'amore si esaurisce pel Foscolo nella contemplazione esteriore della donna amata, quasi costantemente idealizzata fino alla Dea mitologica, e che, solo in quella contemplazione, è la possibilità creativa del poeta. Forse, andando più oltre, si potrebbe osservare che questo atteggiamento costante del Foscolo di fronte alle donne del suo cuore, rivela appunto la poca profondità e sincerità dei suoi sentimenti d'amore. È certo, ad ogni modo, che di questi ultimi, egli non è riuscito a parlarci immediatamente e soggettivamente; quando ha voluto farlo, i suoi tentativi sono naufragati nelle spire delle frasi e dei bei versi sonori ed eloquenti, ma privi di quella intima e pensosa e indefinibile poesia che muove dalle liriche dei grandi poeti d'amore, anche da un semplice frammento di [[Ibico]] e di [[Saffo]]. ==Note== <references/> == Bibliografia == *Ugo Foscolo, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/foscolo/index.htm Ajace]'', in "Ugo Foscolo, Opere", Einaudi-Gallimard, 1994. ISBN 884460017X *Ugo Foscolo, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/foscolo/index.htm Dell'origine e dell'ufficio della letteratura. Orazione]'', in "Lezioni, articoli di critica e di polemica" di Ugo Foscolo, Edizione nazionale, vol. VII, Le Monnier, Firenze, 1967. *Ugo Foscolo, ''[https://books.google.it/books?id=gt5v2P0fGGAC&pg=PA169 Della servitù dell'Italia]'', in ''Opere edite e postume'', vol. V, ''Prose politiche'', Le Monnier, Firenze, 1850. *Ugo Foscolo, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/foscolo/index.htm Edippo]'', a cura di Mario Scotti, Rizzoli Editore, Milano, 1983. *Ugo Foscolo, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/foscolo/index.htm Frammenti di un romanzo autobiografico]'', Istituto Editoriale Italiano, Milano, 1914. *Ugo Foscolo, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/foscolo/index.htm Le Grazie]'', Ugo Mursia editore, Milano, 1967. *Ugo Foscolo, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/f/foscolo/notizia_intorno_a_didimo_chierico/pdf/notizi_p.pdf Notizia intorno a Didimo Chierico]'', in Id., ''Opere'', vol. V, ''Prose varie d'arte'', a cura di Mario Fubini, Le Monnier, Firenze, 1951. *Ugo Foscolo, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/foscolo/index.htm Ricciarda]'', in "Edizione Nazionale delle opere di Ugo Foscolo", vol II, a cura di Guido Bezzola, Firenze, Felice Le Monnier, 1961. *Ugo Foscolo, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/foscolo/index.htm Saggi sopra il Petrarca pubblicati in inglese da Ugo Foscolo e tradotti in italiano da Cammillo Ugoni]'', a cura di Giovanni Papini, R. Carabba Editore, Lanciano, 1928. *Ugo Foscolo, ''[http://www.liberliber.it/libri/f/foscolo/index.htm Sulla lingua italiana. Discorsi sei]'', tratto da "Prose", Istituto Editoriale Italiano, Milano, 1914. *Ugo Foscolo, ''Ultime lettere di Jacopo Ortis'' (1802), a cura di Giovanna Ioli, Einaudi, Torino, 2004. ISBN 8806177117 *Laurence Sterne, ''Viaggio sentimentale di Yorick lungo la Francia e l'Italia'' (''A sentimental journey through France and Italy''), traduzione di Didimo Chierico (Ugo Foscolo), a cura di Giulio Caprin, BMM, Arnoldo Mondadori Editore, 1952. ==Altri progetti== {{Interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|A Napoleone Bonaparte liberatore||(1797)}} {{Pedia|A Zacinto}} {{Pedia|Aiace (Foscolo)|''Ajace''}} {{Pedia|Dei sepolcri||(1806-1807)}} {{Pedia|Le Grazie (Foscolo)|''Le Grazie''}} {{Pedia|Ricciarda (Foscolo)|''Ricciarda''}} {{Pedia|Ultime lettere di Jacopo Ortis||(1801)}} {{DEFAULTSORT:Foscolo, Ugo}} [[Categoria:Epistolografi]] [[Categoria:Memorialisti italiani]] [[Categoria:Personalità dell'ateismo]] [[Categoria:Poeti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] [[Categoria:Traduttori italiani]] 65ajsieef3b0kqyiwxbv0tcxbdji5xt Pietro Metastasio 0 2643 1419727 1369542 2026-07-09T13:42:04Z Gaux 18878 /* Citazioni su Pietro Metastasio */ Paolo Arcari 1419727 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[Immagine:Metastasio by Batoni.jpg|thumb|Pietro Metastasio]] {{indicedx}} '''Pietro Metastasio''', pseudonimo di '''Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi''' (1698 – 1782), poeta, librettista e drammaturgo italiano. ==Citazioni di Pietro Metastasio== *''Alme incaute, che torbide ancora | Non provaste l'umane vicende, | Ben lo veggo, vi spiace, v'offende | Il consiglio d'un labbro fedel. | Confondete con l'utile il danno; | Chi vi regge credete tiranno; | Chi vi giova chiamate crudel''. (da ''Achille in Sciro'', I, 7) *''Assai più giova, | Che i fervidi consigli, | Una lenta [[prudenza]] ai gran perigli''. (da ''Antigono'', III, 3) *''Ché raddoppia i suoi tormenti | chi con occhio mal sicuro, | fra la [[nebbia]] del futuro | va gli eventi a prevenir''. (da ''L'estate'') *''Chi può vantarsi | Senza difetti? Esaminando i sui | Ciascuno impari a perdonar gli altrui''. (da ''Zenobia'', I, 3) *''Chi vede il [[pericolo|periglio]] | Né cerca salvarsi, | Ragion di lagnarsi | Del fato non ha''. (da ''Deemofonte'', III, 1) *''Chi vive amante sai che delira; | Spesso si lagna, sempre sospira, | Né d'altro parla che di morir''. (''Alessandro'', a. I, sc. 4) *''Chi vuol goder l'aprile | nella stagion severa, | rammenti in [[primavera]] | che il [[inverno | verno]] tornerà. Per chi fedel seconda | così prudente stile, | ogni [[stagione]] abbonda | de' doni che non ha.'' (da '' L'inverno ovvero la Provvida pastorella'') *''Come dell'oro il fuoco | Scopre le masse impure. | Scoprono le sventure | De' [[Falsa amicizia|falsi amici]] il cor''. (''Olimpiade'', a. III, sc. 3) *{{NDR|La [[fede]]}}'' Con me nel carcer nero | ragiona il prigioniero; | si scorda gli affanni e pene, | e al suon di sue catene | cantando va talor''. (da ''La fede'') *{{NDR|[[Orazio]]}} ''D'un sì vivace | Splendido colorir, d'un sì fecondo, | Sublime immaginar, d'una sì ardita | Felicità sicura | Altro mortal non arricchì natura''. (da ''Risposta ad Orazio'') *''Di crudeltà, non di fermezza ha vanto. | Chi può durar della sua donna al pianto.'' (da ''Epitalamio'') *''Dovunque il guardo giro, | immenso [[Dio]], ti vedo: | nell'opre tue t'ammiro, | ti riconosco in me''. (da ''Dovunque il guardo giro...'') *''E la necessità gran cose insegna. | Per lei fra l'armi dorme il guerriero, | Per lei fra l'onde canta il nocchiero, | Per lei la morte terror non ha. | Fin le più timide bestie fugaci | Valor dimostrano, si fanno audaci, | Quand'è il combattere necessità''. (da ''Demofoonte'', I, 3) *''E perigliosa, e vana, | Se da lor'' {{NDR|dagli Dei}} ''non comincia ogni opra umana''. (da ''Issipile'', III, 9) *''Entra l'uomo allor che [[nascita|nasce]], | in un mar di tante pene, | che s'avvezza dalle fasce | ogni [[affanno]] a sostener''. (da ''Isacco'', II) *''È pena troppo barbara | sentirsi, oh Dio, [[Morte|morir]], | e non poter mai dir: | morir mi sento!'' (da ''È pena troppo barbara...'') *''Il merto di ubbidir perde chi chiede | La ragion del comando.'' (da ''Catone in Utica'', atto I, scena II) *Il [[tempo]] è infedele a chi ne abusa. (da ''Demofoonte'', atto II, scena 4) *''L'arido legno | Facilmente s'accende, | E più che i verdi rami, avvampa, e splende''. (da ''Asilo d'amore'') *''L'occasion si attenda, e se non giunge | nascer la si faccia.'' (da ''L'Achille in Sciro'') *''La [[gioia]] verace | Per farsi palese | D'un labbro loquace | Bisogno non ha''. (da ''Giuseppe Riconosciuto'', parte II, ediz. di Parigi, 1780, to. VII, p. 297) *''La meraviglia | Dell'ignoranza è figlia, | E madre del saper''. (da ''Temistocle'', I, 1) *''Nel cammin di nostra vita | Senza i rai del Ciel cortese, | Si smarrisce ogni alma ardita, | Trema il cor, vacilla il piè. | A compir le belle imprese | L'arte giova, il senno ha parte; | Ma vaneggia il senno, e l'arte, | Quando amico il Ciel non è''. (da ''L'eroe cinese'', I, 7) *Nel giorno natalizio del nostro augustissimo padrone {{NDR|l'imperatore Francesco I di Lorena}}, andò in iscena in questo teatro {{NDR|imperiale di Vienna}} la mia Didone, ornata di una musica, che ha giustamente sorpresa, ed incantata, e la città, e la corte. È piena di grazia, di fondo, di novità, di armonia, e soprattutto d'espressione. Tutto parla sino a' violini e contrabbassi. Io non ho finora in questo genere inteso cosa che m'abbia più persuaso. L'autore è un {{sic|napolitano}} chiamato [[Niccolò Jommelli|{{sic|Nicolò}} Jommelli]] forse noto a Vostra Eccellenza [...].<ref>Scrivendo alla principessa di Belmonte, 13 dicembre 1749; citato in [[Pietro Alfieri]], ''Notizie biografiche di {{sic|Nicolò}} Jommelli'', Tipografia delle belle arti, Roma, 1845, [https://archive.org/details/bub_gb_JO628vjSs7MC/page/n19/mode/1up p. 14].</ref> *''Non so se la [[speranza]] | Va con l'inganno unita: | so che mantien in vita | qualche infelice almen.'' (da ''Zenobia'', atto II, scena II) *''Non vada un picciol legno | a contrastar col vento, | a provocar lo sdegno | d'un procelloso mar''. (da ''Pel giorno natalizio di Maria Teresa Imperatrice Regina'') *''Piaga d'acuto acciaro | sana l'acciaro istesso | ed un [[veleno]] è spesso | riparo all'altro ancor''. (da ''Semiramide'', 390) *Questa sera si rappresenterà in questo teatro {{NDR|imperiale di Vienna}} per la prima volta l'{{maiuscoletto|Achille in sciro}}. La musica di [[Niccolò Jommelli|Jommelli]] alle prove ha ecceduto di molto la grande espettazione che si aveva di lui.<ref>Scrivendo alla principessa di Belmonte, 30 Agosto 1749; citato in [[Pietro Alfieri]], ''Notizie biografiche di {{sic|Nicolò}} Jommelli'', Tipografia delle belle arti, Roma, 1845, [https://archive.org/details/bub_gb_JO628vjSs7MC/page/n18/mode/1up p. 13].</ref> *''Se a ciascun l'interno affanno | Si leggesse in fronte scritto | Quanti mai, che invidia fanno | Ci farebbero pietà!'' (da ''Giuseppe Riconosciuto'') *''Se [[Dio]] veder tu vuoi, | guardalo in ogni oggetto; | cercalo nel tuo petto, lo troverai con te''. (da ''Se Dio veder tu vuoi...'') *''Sembra gentile | Nel verno un fiore, | Che in sen d'aprile | Si disprezzò. | Fra l'ombra è bella | L'istessa stella | Che in faccia al Sole | Non si mirò''. (da ''Asilo d'Amore'', 1780, to. III, pag. 359) *''Sempre il Re dell'alte sfere | Non favella in chiari accenti, | Come allor, che in mezzo a' venti | E tra i folgori parlò. | Cifre son del suo volere | Quanto il mondo in sé comprende; | Parlan l'opre; e poi s'intende | Ciò che in esse egli celò''. (da ''Per la Festività del S. Natale'', parte I, nell'ediz. di Parigi 1780, to. VII, p. 369) *''Si spiega assai chi s'arrossisce e tace''. (da ''L'Amor prigioniero'', ediz. di Parigi, 1780-82, to. II, pag. 423) *''Si stanca il cielo | D'assister chi l'insulta''. (da ''Olimpiade'', III, 1) *''[[Sogno]], ma te non miro | sempre ne' sogni miei: | mi desto, e tu non sei | il primo mio pensier''. (da ''La libertà'') *''Sollievo è pur nelle sventure estreme | gemer, lagnarsi e compatirsi insieme''. (da ''Ruggiero'', atto I, scena V) *''Sorte non manca, ove virtù s'annida; | E un bell'ardire alle grand'opre è guida''. (da ''Epitalamio per nozze Pignatelli-Pinelli'', ott. 93) *''Su le floride sponde | del placido [[Sebeto]] | che taciturno e cheto, | quanto ricco d'onor, povero d'onde, | a [[Napoli|Partenope]] bella il fianco bagna, | Partenope felice, E di Cigni e d'Eroi madre e nutrice; | stanca di tante prede | di Citerea la pargoletta prole | fermando un giorno il piede, | ripiegando le penne | a riposar si venne.'' (da ''Epitalamio II'', in ''Opere'', Sezione Letterario-Artistica del Lloyd Austriaco, Trieste, 1857, [https://books.google.it/books?id=Onxhg24tlI8C&dq=&pg=PA752#v=onepage&q&f=false, p. 752]) *''Tardo a punir discendi, | O perché il reo s'emendi, | O perché il giusto acquisti | Merito nel soffrir''. (da ''Sant'Elena al Calvario'', parte prima, ediz. di Parigi, 1780, to. VI, p. 176) *''Tutte l'onde son funeste | a chi manca [[coraggio|ardire]] e [[speranza|speme]] | e si vincon le tempeste | col saperle tollerar.'' (da ''L'eroe cinese'', atto II, scena IV) *''Un bel tacer talvolta | Ogni dotto parlar vince d'assai''. (da ''La strada della gloria'', sogno, ediz. di Parigi, 1780-82, to. VIII, pag. 321) *''[[Parola|Voce]] dal sen sfuggita | poi richiamar non vale: | non si trattien lo strale, | quando dall'arco uscì.'' (da ''Ipermestra'') *{{NDR|La [[vendetta]]}} [...] ''usata | col più forte è follia, | con l'eguale è periglio, | col minore è viltà.'' (da ''Giuseppe riconosciuto'', parte II, Antonio Fulgoni, 1753, p. [https://books.google.it/books?id=3oODTDiasG0C&pg=PA16 16]) ==''Adriano in Siria''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|Gran piazza d'Antiochia magnificamente adorna di trofei militari, composti d'insegne, armi ed altre spoglie de' barbari superati. Trono imperiale da un lato. Ponte sul fiume Oronte, che divide la città suddetta.<br>''Di qua dal fiume'' ADRIANO, ''sollevato sopra gli scudi da' soldati romani,'' AQUILIO, ''guardie e popolo. Di là dal fiume'' FARNASPE ''ed'' OSROA ''con séguito di Parti, che conducono varie fiere ed altri doni da presentare ad Adriano''}} <poem>'''Coro di soldati romani''' Vivi a noi, vivi all'impero, Grande Augusto, e la tua fronte Su l'Oronte prigioniero S'accostumi al sacro allòr. Della patria e delle squadre Ecco il duce ed ecco il padre, In cui fida il mondo intero, In cui spera il nostro amor. Palme il Gange a lui prepari, E d'Augusto il nome impari Dell'incognito emisfero Il remoto abitator.</poem> ===Citazioni=== *''Agl'infelici | Difficile è il morir''. (I, 14) *''Madre comune | d'ogni popolo è [[Roma]] e nel suo grembo | accoglie ognun che brama | farsi parte di lei. Gli amici onora; | perdona a' vinti; e con virtù sublime | gli oppressi esalta ed i superbi opprime''. (45) *''Non è ver che sia la [[morte]] | Il peggior di tutti i mali; | È un sollievo de' mortali | Che son stanchi di soffrir''. (III, 6) *''Saggio guerriero antico | mai non ferisce in fretta: | esamina il nemico, | il suo vantaggio aspetta, | e gli impeti dell'ira | cauto frenando va. | Muove la destra e il piede, | finge, s'avanza e cede, | fin che il momento arriva | che vincitor lo fa''. (atto II) ==''Artaserse''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|Giardino interno nel palazzo del re di Persia, corrispondente a vari appartamenti. Vista della reggia. Note con luna<br>MANDANE ''ed'' ARBACE}} <poem>'''Arb.''' Addio. '''Man.''' Sentimi, Arbace. '''Arb.''' Ah che l'aurora, Adorata Mandane, è già vicina; E, se mai noto a Serse Fosse ch'io venni in questa reggia ad onta Del barbaro suo cenno, in mia difesa A me non basterebbe Un trasporto d'amor che mi consiglia; Non basterebbe a te d'essergli figlia.</poem> ===Citazioni=== *''Sogna il guerrier le schiere, | Le selve il cacciator; | E sogna il pescator | Le reti e l'amo''. (I, 6) *''Si [[pianto|piange]] di piacer come d'affanno.'' ('''Mandane:''' II, 11) *''Non è ver che sia contento | Il veder nel suo tormento| Più d'un ciglio lagrimar: | Chè l'esempio del dolore | È uno stimolo maggiore | Che richiama a sospirar''. (III, 6) ==''Attilio Regolo''== ===[[Incipit]]=== <poem>'''Licinio.''' Sei tu, mia bella Attilia? Oh dei! confusa fra la plebe e i littori di Regolo la figlia qui trovar non credei. '''Attilia.''' Su queste soglie ch'esca il console attendo. Io voglio almeno farlo arrossir. Più di riguardi ormai non è tempo, o Licinio. In lacci avvolto geme in Africa il padre; un lustro è scorso: nessun s'affanna a liberarlo; io sola piango in Roma e rammento i casi sui. Se taccio anch'io, chi parlerà per lui?</poem> ===Citazioni=== *''Romani, addio. Siano i congedi estremi | Degni di noi. Lode agli Dei, vi lascio, | E vi lascio romani. Ah, conservate | Illibato il gran nome; e voi sarete | Gli arbitri della terra, e il mondo intero | Roman diventerà. Numi custodi | Di quest'almo terren, Dee protettrici | Della stirpe d'Enea, confido a voi | Questo popol d'eroi: sian vostra cura | Questo suol, questi tetti e queste mura, | Fate che sempre in esse | La costanza, la fè, la gloria alberghi, | La giustizia, il valore. E, se giammai | Minaccia al Campidoglio | Alcun astro maligno influssi rei, | Ecco Regolo, o Dei. Regolo solo | Sia la vittima vostra, e si consumi | Tutta l'ira del Ciel sul capo mio: | Ma Roma illesa... Ah, qui si piange! Addio!'' (da ''Addio di Regolo ai romani'', atto III) ==''Demetrio''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|''Gabinetto illuminato, con sedia e tavolino da un lato con sopra scettro e corona''.<br>CLEONICE, che siede appoggiata al tavolino, ed OLINTO}} <poem>'''Cleon''' Basta, Olinto, non più. Fra pochi istanti Al destinato loco Il popolo inquieto Comparir mi vedrà. Chiede ch'io scelga Lo sposo, il re? Si sceglierà la sposo, Il re si sceglierà. Solo un momento Chiedo a pensar. Che intolleranza è questa, Importuna, indiscreta? I miei vassalli Sì poco han di rispetto? A farmi serva M'innalzaste sul trono, o v'arrossite Di soggiacere a un femminile impero?</poem> ===Citazioni=== *''Tu non mi fai risolvere, | Speranza lusinghiera; | Fosti la prima a nascere, | Sei l'ultima a morir. | No, dell'altrui tormento | No, che non sei ristoro; | Ma servi d'alimento | Al credulo desir''. (I, 15) *''È la [[fedeltà|fede]]''<ref>Qui fede ha il significato di fedeltà.</ref> ''degli [[amante|amanti]] | come l'[[Fenice|Araba Fenice]] | che vi sia ciascun lo dice | ove sia nessun lo sa.'' (atto II, scena III) *''Declina il mondo, e peggiorando invecchia''. (II, 8) ==''Didone abbandonata''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|Luogo magnifico destinato per le pubbliche udienze, con trono da un lato. Veduta in prospetto della città di Cartagine, che sta edificandosi.}} <poem>'''[[Enea]].''' No, principessa, amico, sdegno non è, non è timor che move le frigie vele e mi trasporta altrove. So che m'ama Didone; pur troppo il so; né di sua fé pavento. L'adoro, e mi rammento quanto fece per me: non sono ingrato. Ma ch'io di nuovo esponga all'arbitrio dell'onde i giorni miei mi prescrive il destin, voglion gli dei; e son sì sventurato, che sembra colpa mia quella del fato.</poem> ===Citazioni=== *''Variano i saggi | a seconda de' casi i lor pensieri.'' ('''[[Didone]]''': atto I, scena V) *''Siedi e favella.'' ('''Didone''': atto I, scena V) *''Lascia pria ch'io favelli e poi rispondi''. ('''[[Iarba]]''': atto I, scena V) *''Il mio core è maggior di mia fortuna''. ('''Osmida''': atto I, scena VI) *''Fuggir con frode il danno | può dubitar se lice | quell'anima infelice | che nacque in [[servitù]]''. ('''Iarba''': atto I, scena VII) *''Dove forza non val, giunga l'inganno.'' ('''Iarba''': atto I, scena XIII) *''Siam traditi, o regina''. ('''Osmida''': atto I, scena XVI) *''Se resto sul lido, | se sciolgo le vele, | infido, crudele | mi sento chiamar: | e intanto confuso | nel [[indecisione|dubbio]] funesto, | non parto, non resto, | ma provo il martire | che avrei nel partire, che avrei nel restar''. ('''Enea''': atto I, scena XVIII) *''Passò quel tempo, Enea | che Dido a te pensò. Spenta è la face, | è sciolta la catena | e del tuo nome or mi rammento appena''. ('''[[Didone]]''': atto II, scena IV) *''[[Tormento]] il più crudele | d'ogni crudel tormento | è il barbaro momento | che in due divide un [[cuore|cor]]''. ('''Enea''': atto II, scena IX) *''È pietà con Didone esser crudele''. ('''Didone''': atto II, scena XI) *''Ma che feci empi numi! Io non macchiai | di vittime profane i vostri [[altare|altari]]: | né mai di fiamma impura | feci l'are fumar per vostro scherno. | Dunque perché congiura tutto il ciel contro me, tutto l'[[inferno]]?'' ('''Didone''': atto III, scena XIX) ==''Ezio''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|Parte del Foro romano con trono imperiale da un lato. Vista di Roma illuminata in tempo di notte, con archi trionfali ed altri apparati festivi, apprestati per celebrare le feste decennali e per onorare il ritorno d'Ezio, vincitore d'Attila.<br>VALENTINIANO, MASSIMO, VARO, ''con pretoriani e popolo''.}} <poem>'''Mass.''' Signor, mai con più fasto La prole di Quirino Non celebrò d'ogni secondo lustro L'ultimo dì. Di tante faci il lume L'applauso popolar turba alla notte L'ombre e i silenzi; e Roma Al secolo vetusto Più non invidia il suo felice Augusto.</poem> ===Citazioni=== *''Sono i monarchi | Arbitri della terra; | Di loro è il cielo''. (I, 3) *''Darsi in braccio ancor conviene | qualche volta alla [[fortuna]], | che sovente in ciò che avviene | la fortuna ha parte ancor''. (I, V) *''Nega agli afflitti [[aiuto|aita]], | chi dubbiosa la porge''. (II, 7) *''Qualche volta è virtù tacere il vero''. (II, VII) *''Il viver si misura | Dall'opre e non dai giorni.'' (III, I) ==''Siroe''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|Gran tempio dedicato al Sole, con aria e simulacro del medesimo.<br>COSROE, SIROE ''e'' MEDARSE}} <poem>'''Cos.''' Figli, io non son del regno Men padre che di voi. Se a voi degg'io Il mio tenero affetto, al regno io deggio Un successore, in cui Della real mia sede Riconosca la Persia un degno erede. Oggi un di voi sia scelto: e quello io voglio Che meco il soglio ascenda, E meco il freno a regolarne apprenda.</poem> ===Citazioni=== *''Non è sempre d'accordo il labbro e il core''. (I, 6) *Non si commetta al mar chi teme il vento. (I, 17) *''Chi delitto non ha, rossor non sente''. (II, 9) ==''Temistocle''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|Deliziosa nel palazzo di Serse.<br>TEMISTOCLE ''e'' NEOCLE}} <poem>'''Temis.''' Che fai? '''Neoc.''' Lascia ch'io vada Quel superbo a punir. Vedesti, o padre, Come ascoltò le tue richieste? E quanti Insulti mai dobbiam soffrir? '''Temis.''' Raffrena Gli ardori intempestivi. Ancor supponi D'essere in Grecia, e di vedermi intorno La turba adulatrice, Che s'affolla a ciascun quando è felice?</poem> ===Citazioni=== *''Debbono i saggi | Adattarsi alla [[sorte]]''. (I, 1) *''Han picciol vanto | Le gemme là, dove n'abbonda il mare: | Son tesori fra noi, perché son rare''. (I, 4) *(Ma) ''Fortuna ed Ardir van spesso insieme''. (I, 14) *Il [[silenzio]] è ancor facondo, e talor si spiega assai chi risponde col tacer. (II, III, Serse) *''È istinto di natura | L'amor del [[Patria|patrio nido]]. Amano anch'esse | Le spelonche natìe le fiere istesse''. (II, 7) ==[[Incipit]] di alcune opere== [[File:Opere drammatiche oratorj sacri.tif|thumb|''Opere'', 1737]] ===''Achille in Sciro''=== {{centrato|Aspetto esteriore di magnifico tempio dedicato a Bacco, donde si scende per due spaziose scale. È il tempio circondato da portici, che, prolungandosi da entrambi i lati, formano una gran piazza. Fra le distanze delle colonne de' portici scuopresi da un lato il bosco sacro alla deità, dall'altro la marina di Sciro. La piazza è ripiena di baccanti, che, celebrando le feste del loro nume, al suono di vari stromenti cantano il seguente coro<br>''Preceduti e seguìti da numeroso corteggio di nobili donzelle, scender si vedono dal tempio ed avanzarsi a poco a poco'' DEIDAMIA, ''ed'' ACHILLE ''in abito femminile''.}} <poem>'''Coro''' Ah! di tue lodi al suono, Padre Lieo, discendi Ah! le nostr'alme accendi Del sacro tuo furor. '''Parte del Coro''' O fonte de' diletti, O dolce oblio de' mali, Per te d'esser mortali Noi ci scordiam talor.</poem> ===''Alessandro nell'Indie''=== {{centrato|Campo di battaglia sulle rive dell'Idaspe. Tende, carri rovesciati, soldati dispersi, armi, insegne ed altri avanzi dell'esercito di Poro disfatto da Alessandro.<br>''Terminata la sinfonia, s'ode strepito d'armi e di stromenti militari. Nell'alzar della tenda veggonsi soldati che fuggono''. PORO ''con ispada nuda, indi'' GANDARTE}} <poem>'''Poro''' Fermatevi, codardi! Ah! con la fuga Mal si compra una vita. A chi ragiono? Non ha legge il timor. La mia sventura I più forti avvilisce. È dunque in cielo Sì temuto Alessandro Che a suo favor può fare ingiusti i numi? Ah! si mora, e si scemi Della spoglia più grande Il trionfo a costui... Ma la mia sposa Lascio in preda al rival? No, si contrasti (''ripone la spada nel fodero'') L'acquisto di quel core Sino all'ultimo dì.</poem> ===''Antigono''=== {{centrato|Parte solitaria de' giardini interni degli appartamenti reali.<br>BERENICE, ISMENE}} <poem>'''Ism.''' No; tutto, o Berenice, Tu non apri il tuo cor: da più profonde Recondite sorgenti Derivano i tuoi pianti. '''Beren.''' E ti par poco Quel che sai de' miei casi? Al letto, al trono Del padre tuo vengo d'Egitto: appena Questa reggia m'accoglie, ecco geloso Per me del figlio il genitore;</poem> ===''Arie''=== <poem>Non so dir se sono amante; ma so ben che al tuo sembiante tutto ardore pena il core, e gli è caro il suo penar. Sul tuo volto, s'io ti miro, fugge l'alma in un sospiro, e poi riede nel mio petto per tornare a sospirar.</poem> ===''Catone in Utica''=== {{centrato|Sala d'armi<br>CATONE, MARZIA, ARBACE}} <poem>'''Mar.''' Perché sì mesto, o padre? Oppressa è Roma, Se giunge a vacillar la tua costanza. Parla: al cor d'una figlia La sventura maggiore Di tutte le sventure è il tuo dolore. '''Arb.''' Signor, che pensi? In quel silenzio appena Riconosco Catone. Ov'è lo sdegno, Figlio di tua virtù? dov'è il coraggio? Dove l'anima intrepida e feroce? Ah, se del tuo gran core L'ardir primiero è in qualche parte estinto, Non v'è più libertà, Cesare ha vinto.</poem> ===''Ciro riconosciuto''=== {{centrato|''Campagna su' confini della Media, sparsa di pochi alberi, ma tutta ingombrata di numerose tende per comodo d'Astiage e della sua corte. Da un lato gran padiglione aperto, dall'altro steccati per le guardie reali''.<br>MANDANE ''seduta e'' ARPALICE}} <poem>'''Mand.''' Ma di': non è quel bosco (con impazienza) Della Media il confine? '''Arpal.''' È quello. '''Mand.''' Il loco Questo non è, dove alla dea triforme Ogni anno Astiage ad immolar ritorna Le vittime votive? '''Arpal.''' Appunto.</poem> ===''Demofoonte''=== {{centrato|Orti pensili, corrispondenti a vari appartamenti della reggia di Demofoonte.<br>DIRCEA ''e'' MATUSIO}} <poem>'''Dir.''' Credimi, o padre: il tuo soverchio affetto Un mal dubbioso ancora Rende sicuro. A domandar che solo Il mio nome non vegga L'urna fatale, altra ragion non hai Che il regio esempio.</poem> ===''Il re pastore''=== {{centrato|Vasta ed amena campagna irrigata dal fiume Bostreno, sparsa di greggi e pastori. Largo, ma rustico ponte sul fiume. Innanzi, tuguri pastorali. Veduta della città di Sidone in lontano.<br>AMINTA, ''assiso sopra un sasso, cantando al suono delle avene pastorali; indi'' ELISA}} <poem>'''Amin.''' Intendo, amico rio, Quel basso mormorio; Tu chiedi in tua favella: 'Il nostro ben dov'è?' Intendo, amico rio... (''vedendo Elisa, getta le avene e corre ad incontrarla'') Bella Elisa, idol mio, Dove? '''Eli.''' A te, caro Aminta. (''lieta e frettolosa'')</poem> ===''Il sogno di Scipione''=== {{centrato|L'azione si figura in Africa nella reggia di Massinissa<br>SCIPIONE dormendo, la COSTANZA e la FORTUNA}} <poem>'''For.''' Vieni e siegui i miei passi O gran figlio d'Emilio. '''Cos.''' I passi miei Vieni e siegui, o Scipion. '''Sci.''' Chi è mai l'audace Che turba il mio riposo? '''For.''' Io son. '''Cos.''' Son io; E sdegnar non ti dei.</poem> ===''Il trionfo di Clelia''=== {{centrato|Camere interne destinate a Clelia in un real palazzo suburbano, situato fra le sponde del Tevere e le radici del Gianicolo, ed occupato da Porsenna in occasione dell'assedio di Roma.<br>CLELIA ''sedendo pensosa appoggiata ad un tavolino, la quale si turba nel veder'' TARQUINIO ''venire a lei''.}} <poem>'''Clel.''' Come! Oh ardir temerario! (''esce Tarquinio, e Clelia si alza'') E chi ne' miei Reconditi soggiorni a te permette D'inoltrarti, o Tarquinio? '''Tarq.''' Un breve istante... (''con sommessione affettata'') '''Clel.''' Ogn'istante è un oltraggio. Parti.</poem> ===''Ipermestra''=== {{centrato|Fuga di camere testivamente ornate per le reali nozze d'Ipermestra<br>IPERMESTRA, ELPINICE ''e cavalieri''.}} <poem>'''Elp.''' I teneri tuoi voti al fin seconda Propizio il padre, o principessa; al fine All'amato Linceo Un illustre imeneo Oggi ti stringerà. Vedi il contento Che imprime in ogni fronte La tua felicità. Quanti da questa Eccelsa coppia eletta, Quanti dì fortunati il mondo aspetta!</poem> ===''Issipile''=== {{centrato|Atrio del tempio di Bacco, festivamente adorno di festoni di pampini, pendenti dagli archi e ravvolti alle colonne di esso, fra le quali vari simulacri di satiri, sileni e bassaridi.<br>ISSIPILE e RODOPE, ''coronate di pampini ed armate di tirso. Schiera di baccanti in lontano''.}} <poem>'''Iss.''' Ahi per pietà del mio Giustissimo dolor, Rodope amica, Corri, vola, t'affretta, Salvami il padre. A queste sponde infami Digli che non s'appressi. A lui palesa Le congiure, i tumulti, Le furie femminili.</poem> ===''L'endimione''=== {{centrato|DIANA e NICE.}} <poem>'''Dia.''' Nice, Nice, che fai? Non odi come Garriscon tra le frondi De' floridi arboscelli I mattutini augelli, Che al rosseggiar del Gange Escono a consolar l'Alba che piange? E tu mentre fiammeggia Su l'Indico orizzonte Co' primi rai la rinascente aurora, Placida dormi, e non ti desti ancora, E poi dirai: son io Della casta Diana La fortunata Nice Compagna cacciatrice? Lascia, lascia le piume, Neghittosa che sei; sorgi e raguna Per la futura caccia Dai lor soggiorni fuori Silvia, Aglauro, Nerina, Irene e Clori.</poem> ===''L'eroe cinese''=== {{centrato|Appartamenti nel palazzo imperiale destinati alle tartare prigioniere, distinti di strane pitture, di vasi trasparenti, di ricchi panni, di vivaci tappeti e di tutto ciò che serve al lusso ed alla delizia cinese. Tavolino e sedia da un lato.<br>LISINGA ''ed'' ULANIA; ''nobili tartari, de' quali uno inginocchiato innanzi a LISINGA in atto di presentarle una lettera''.}} <poem>'''Lis.''' Del real genitore (''prende la lettera'') I caratteri adoro: I cenni eseguirò. Quando dobbiate A lui tornar, farò sapervi. Andate. (''partono i Tartari dopo gli atti di rispetto di lor nazione. Lisinga depone la lettera sul tavolino'') Oh Dio!</poem> ===''L'impresario delle Canarie''=== {{centrato|''INTERMEZZI PER LA DIDONE''<br>INTERMEZZO PRIMO<br>Dopo l'atto primo.<br>DORINA, ''poi'' NIBBIO}} <poem>'''Dor''' Via sbrigatevi in fretta, Portate la spinetta, e da sedere. (''escono due donne, che portano la spinetta con sopra diverse carte di musica, e due sedie'') Che pazienza ci vuole Con queste cameriere! Sanno pur che a momenti Aspetto un impresario, E lasciano ogni cosa in confusione. State attente al balcone Per farmi l'ambasciata, Ché intanto io rivedrò qualche cantata. (''partono le donne'')</poem> ===''L'isola disabitata''=== {{centrato|''Parte amenissima di picciola e disabitata isoletta a vista del mare, ornata distintamente dalla natura di strane piante, di capricciose grotte e di fioriti cespugli. Gran sasso molto innanzi dal destro lato, sul quale si legge impressa un'iscrizione non finita in caratteri europei.<br>Costanza, vestita a capriccio di pelli, di fronde e di fiori, con elsa e parte di spada logora alla mano, in atto di terminare l'imperfetta iscrizione.''}} <poem>'''Costanza''' Qual contrasto non vince L'indefesso sudor! Duro è quel sasso, L'istromento è mal atto, Inesperta la mano; e pur dell'opra Eccomi al fin vicina. Ah sol concedi Ch'io la vegga compita, E da sì acerba vita Poi mi libera, o Ciel. Se mai la sorte Ne' dì futuri alcun trasporta a questo Incognito terreno, Dirà quel marmo almeno Il mio caso funesto e memorando.</poem> ===''L'Olimpiade''=== {{centrato|Fondo selvoso di cupa ed angusta valle, adombrata dall'alto da grandi alberi, che giungono ad intrecciare i rami dall'uno all'altro colle, fra' quali è chiusa.}} <poem>'''Lic.''' Ho risoluto, Aminta; più consiglio non vuo'. '''Ami.''' Licida, ascolta. Deh modera una volta questo tuo violento spirito intollerante. '''Lic.''' E in chi poss'io fuor che in me più sperar? Megacle istesso, Megacle m'abbandona nel bisogno maggiore. Or va, riposa su la fé d'un amico.</poem> ===''La clemenza di Tito''=== {{centrato|''Logge a vista del Tevere negli appartamenti di Vitellia''.<br>VITELLIA ''e'' SESTO}} <poem>'''Vit.''' Ma che! sempre l'istesso, Sesto, a dir mi verrai? So che sedotto Fu Lentulo da te; che i suoi seguaci Son pronti già; che il Campidoglio acceso Darà moto a un tumulto, e sarà il segno Onde possiate uniti Tito assalir; che i congiurati avranno Vermiglio nastro al destro braccio appeso, Per conoscersi insieme. Io tutto questo Già mille volte udii: la mia vendetta Mai non veggo però. S'aspetta forse Che Tito a Berenice in faccia mia Offra, d'amore insano, L'usurpato mio soglio e la sua mano? Parla! di'! che s'attende?</poem> ===''Nitteti''=== {{centrato|Parte ombrosa e raccolta degl'interni giardini della reggia di Canopo alle sponde del Nilo, corrispondenti a diversi appartamenti. Sole nascente su l'orizzonte.<br>AMENOFI ''impaziente, poi'' SAMMETE ''in abito pastorale che approda sopra picciolo battello''.}} <poem>'''Amen.''' E Sammete non torna! Oimè! già spunta il sol. Sa pur che il padre Oggi al soglio d'Egitto Sollevato sarà, sa che a momenti In Canopo s'attende. Ah, se all'arrivo D'Amasi ei qui non è, quali per lui, Quali scuse addurrò? Tanta imprudenza Io non so perdonargli. Ah, lo saprei, Se anche agli affetti miei Gli astri, come per lui, fossero amici!</poem> ===''Romolo ed Ersilia''=== Gran piazza di Roma, circondata di pubbliche e private fabbriche in parte non ancor terminate, ed in parte adombrate ancora di qualche albero frapposto. Campidoglio in faccia, selvaggio pur anche ed incolto, con ara ardente innanzi alla celebre annosa quercia consacrata a Giove su la cima del medesimo, donde per doppia spaziosa strada si discende sul piano. L'ara, la quercia, il monte, gli alberi e gli edifici tutti della gran piazza suddetta sono vagamente guarniti di festoni di fiori capricciosamente disposti per solennizzar le nozze de' giovani romani e delle donzelle sabine.<br> ''Il basso della scena è tutto ingombrato di guerrieri, di littori e di popolo spettatore; e mentre allo strepito de' festivi stromenti, che accompagnano il seguente coro, vanno scendendo gli sposi per le varie strade del colle, ed intrecciando poi allegra danza sul piano, ROMOLO con ERSILIA per una via, OSTILIO con VALERIA per l'altra, vengono seguitando lentamente la pompa; e non rimane su l'alto che il numeroso stuolo de'sacerdoti intorno all'ara di Giove''. <poem>'''Coro''' Sul Tarpeo propizie e liete Dall'Olimpo oggi scendete, D'imenei così felici Protettrici deità.</poem> ===''Ruggiero''=== {{centrato|Logge terrene negli appartamenti destinati a Clotilde.<br>BRADAMANTE ''in abito guerriero, ma senza scudo, e'' CLOTILDE}} <poem>'''Brad.''' Sì, Clotilde, ho deciso; e il mio disegno Fido a te sola: all'oscurar del giorno Voglio quindi partir. '''Clot.''' Che dici! '''Brad.''' Ah! scorse Son già tre lune, ed io sospiro in vano Del mio Ruggier novelle. Il fido Ottone, Che le recava a me, nulla di lui, Nulla più sa. Non è Ruggier capace (Io conosco Ruggier) di questo ingrato, Barbaro oblio. Chi sa dov'è? fra quali Angustie, oh Dio, languisce?</poem> ===''Semiramide''=== {{centrato|Gran portico del palazzo reale corrispondente alle sponde dell'Eufrate. Trono da un lato, alla sinistra del quale un sedile più basso per Tamiri. In faccia al suddetto trono tre altri sedili. Ara nel mezzo con simulacro di Belo, deità de' Caldei. Gran, ponte praticabile ornato di statue. Vista di tende e soldati su l'altra sponda.<br>SEMIRAMIDE ''creduta Nino, con guardie; poi'' SIBARI}} <poem>'''Semir.''' Olà, sappia Tamiri Che i principi son pronti, Che fuman l'are, che al solenne rito Di già l'ora s'appressa, Che il re l'attende. (''ricevuto l'ordine, parte una guardia: nel mentre che parla Semiramide, esce Sibari, guardandola con meraviglia'')</poem> ===''Zenobia''=== {{centrato|Fondo sassoso di cupa ed oscura valle, orrida per le scoscese rupi che la circondano e per le foltissime piante che la sovrastano.<br>RADAMISTO ''dormendo sopra un sasso, e'' ZOPIRO ''che attentamente l'osserva''.}} <poem>'''Zop.''' No, non m'inganno, è Radamisto. Oh, come Secondano le stelle Le mie ricerche! Io ne vo in traccia; e il caso, Solo, immerso nel sonno, in parte ignota, L'espone a' colpi miei. Non si trascuri Della sorte il favor: mora! L'impone L'istesso padre suo. Rival nel trono Ei l'odia, io nell'amor. Servo in un punto Al mio sdegno e al mio re. (''in atto di snudar la spada'')</poem> ==Citazioni su Pietro Metastasio== *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. ([[Giuseppe Antonio Borgese]]) *Egli, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove<ref>Da piazza San Silvestro a piazza della Chiesa Nuova.</ref> per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. ([[Giuseppe Antonio Borgese]]) *Il [[Alphonse de Lamartine|Lamartine]] è certamente il più bell'esemplare di poeta musicista nato che vanti la Francia, ma noi gli possiamo contrapporre il Metastasio che fu addirittura un musico poeta. Entrambi però, l'uno nel campo dell'elegia, l'altro in quello del melodramma, rimasero degli ingegni, appunto perché secondarono sempre con molto fervore l'{{sic|inspirazione}} melodica innata, abbandonandosi alla loro abitudine naturale con l'arrendevolezza di una femmina amorosa. Furono dunque essi dei poeti musicisti nel senso pieno e profondo perché se tu leggi una qualunque pagina delle ''Méditations'' di Lamartine o una qualunque scena dei drammi di Metastasio sarai costretto a cantare il verso invece di recitarlo e potrai talvolta, dopo aver letto una strofe, ripeterla subito sostituendo alle sillabe le note. ([[Adolfo Padovan]]) *Il Metastasio non ci dette una grande tragedia, perché non era un grand'uomo; era un brav'uomo. Le tesi morali che ispirano tutta l'opera sua non furono frutto d'ipocrisia; anzi testimoniano un'aspirazione schietta. Ma ch'esse attingessero, nell'espressione del loro poeta, un valore anche lontanamente paragonabile a quello raggiunto dai tragici veri, è questione da non porsi nemmeno. ([[Silvio D'Amico]]) *Il Metastasio scriveva melodrammi e non tragedie; se avesse dovuto, come l'Alfieri, scriver tragedie, non avrebbe obbligato così spesso i suoi classici eroi a sdilinquirsi in molli canzonette anacreontiche. ([[Angelo De Gubernatis]]) *La storia del Melodramma metastasiano è, in fondo, la storia del supremo sforzo d'uno spirito mediocre, per arrivare a quei cieli della Tragedia che gli sono irrevocabilmente negati. ([[Silvio D'Amico]]) *Le sentenze sono la parte sempre viva e fresca dell'opera sua: noi possiamo sorridere del poeta drammatico che non sa celare il suo io nemmeno negli istanti della passione, ma dobbiamo riconoscere la valentìa dell'artista che fa della parola il velo elegante di alti pensieri, di osservazioni filosofiche originali ed acutissime sugli affetti e sulle vicende umane. ([[Paolo Arcari]]) *Parlare oggi – all'alba del XX secolo – di Pietro Metastasio potrebbe sembrare un anacronismo di pessimo gusto.<br>Chi se ne rammenta più?<br>Se ci fu scrittore che abbia avuto grandissima, strepitosa fortuna in vita, che sia rapidissimamente salito alla fama, e che non meno rapidamente sia disceso nell'oscurità, questi fu Pietro Metastasio. ([[Cesare Levi]]) *''Metastasio'', che avrebbe voluti sordi gli orecchi degli uomini a {{sic|tuttociò}} che non fosse i suoi versi, odiava ad ultimo sangue i maestri di musica, e quelli più che più nella {{sic|stromentazione}} sfoggiavano: quindi ''in primis et ante omnes [[Baldassare Galuppi|Galuppi]]'', che a straordinaria attività spingeva l'orchestra. ([[Francesco Caffi]]) *Metastasio e [[Felice Romani|Romani]] erano in troppo differenti condizioni per correre la medesima via: il primo proseguiva il melodramma così come avevalo avuto da Apostolo Zeno: il secondo lo toglieva alle bassezze, allo squallore, al bordello, ed uno più splendido ne componeva. ([[Francesco Regli]]) ===[[Emma Boghen Conigliani]]=== *Antitesi vivente dei moderni nelle idee, nei sentimenti, nei vizi, nelle virtù; uomo, abate, poeta cesareo, è una figura d'altri tempi, troppo diversi dal nostro, benché non lontani, perché l'entusiasmo possa accenderci per lui, perché l'opera sua ci scuota con la potenza dell'arte nella quale sentiamo il nostro sangue e troviamo espresso il pensiero, l'affetto che si agita in noi privo ancora di forma. *È una di quelle maestose figure che vivon nei quadri del secolo scorso; l'abate poeta e gentiluomo, grave nella posa, ma dolce nello sguardo e azzimato nelle vesti, in parrucca incipriata e polsini di trina. Vedete il suo ritratto: la grassa faccia bonaria è illuminata dai magnifici occhi miti e intelligenti che un pensiero d'odio o di vendetta non deve mai aver offuscati; la fronte alta è pura e serena, il dolore non l'ha segnata delle sue rughe, solchi fecondi per l'anima del poeta; le tempeste della passione non hanno contratto questo bello e buon viso di filosofo e d'artista, uomo e perciò debole talvolta, ma degno di rispetto e spesso di simpatia, fin nelle sue debolezze. *Sembra che parli di sé, quando dipinge [[Niccolò Jommelli|Niccolò {{sic|Iomelli}}]] «di figura sferica, di temperamento pacifico, di fisonomia avvenente, di ottime maniere e di costume amabilissimo.» Indole tranquilla, rifugge dalla lotta, è nemico del male, ma senza violenza; ama la famiglia, gli amici, la patria, l'arte, di un amore calmo, ragionato, ragionevole, senza gl'impeti e le follie della passione; vagheggia con ammirazione sincera le alte difficili vette dell'eroismo e del sacrificio, ma da lungi, a mente fredda e a polso quieto. ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Achille in Sciro]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Adriano in Siria]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Alessandro nell'Indie]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Antigono]'', in "Tutte le opere", a cura di B. Brunelli, Mondadori, Milano, 1954. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Arie]'', in "Opere", a cura di Mario Fubini, Riccardo Ricciardi Editore, Milano-Napoli, 1968. *Pietro Metastasio, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/m/metastasio/artaserse/pdf/artase_p.pdf Artaserse]'', in "Tutte le opere", a cura di B. Brunelli, Mondadori, Milano, 1954. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Attilio Regolo]'', in "Opere", a cura di Mario Fubini, Riccardo Ricciardi Editore, Milano-Napoli, 1968. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Catone in Utica]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Ciro riconosciuto]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Demetrio]'', in "Tutte le opere", a cura di B. Brunelli, Mondadori, Milano, 1954. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Didone abbandonata]'', in "Opere", a cura di Mario Fubini, Riccardo Ricciardi Editore, Milano-Napoli, 1968. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Ezio]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Il re pastore]'', in "Tutte le opere", a cura di B. Brunelli, Mondadori, Milano, 1954. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Il sogno di Scipione]'', in "Opere drammatiche e poetiche", Editore Giuseppe Pomba, Torino, 1829. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Il trionfo di Clelia]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Ipermestra]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Issipile]'', in "Tutte le opere", a cura di B. Brunelli, Mondadori, Milano, 1954. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm L'endimione]'', in "Opere drammatiche e poetiche", Editore Giuseppe Pomba, Torino, 1829. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm L'eroe cinese]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm L'impresario delle Canarie]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm L'isola disabitata]'', in "Tutte le opere", a cura di B. Brunelli, Mondadori, Milano, 1954. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm L'Olimpiade]'', in "Opere", a cura di Mario Fubini, Riccardo Ricciardi Editore, Milano-Napoli, 1968. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm La clemenza di Tito]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Nitteti]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Romolo ed Ersilia]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Ruggiero ovvero L'eroica gratitudine]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Semiramide]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Siroe]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Temistocle]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Zenobia]'', in "Tutte le opere", a cura di B. Brunelli, Mondadori, Milano, 1954. ==Altri progetti== {{Interprogetto|w|s=Autore:Pietro Metastasio|commons=Category:Pietro Metastasio}} ==Collegamenti esterni== *[http://www.liberliber.it/mediateca/libri/m/metastasio/arie/html/arie.htm Liberliber: arie di Metastasio] *[http://www.progettometastasio.it Pietro Metastasio, ''Drammi per musica''] [[Categoria:Poeti italiani|Metastasio, Pietro]] [[Categoria:Drammaturghi italiani|Metastasio, Pietro]] [[Categoria:Librettisti italiani|Metastasio, Pietro]] 2vtv83yz92t4e6tb4uwnft9ofzhxtg6 1419737 1419727 2026-07-09T14:16:36Z Gaux 18878 /* Citazioni su Pietro Metastasio */ altra di Arcari 1419737 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[Immagine:Metastasio by Batoni.jpg|thumb|Pietro Metastasio]] {{indicedx}} '''Pietro Metastasio''', pseudonimo di '''Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi''' (1698 – 1782), poeta, librettista e drammaturgo italiano. ==Citazioni di Pietro Metastasio== *''Alme incaute, che torbide ancora | Non provaste l'umane vicende, | Ben lo veggo, vi spiace, v'offende | Il consiglio d'un labbro fedel. | Confondete con l'utile il danno; | Chi vi regge credete tiranno; | Chi vi giova chiamate crudel''. (da ''Achille in Sciro'', I, 7) *''Assai più giova, | Che i fervidi consigli, | Una lenta [[prudenza]] ai gran perigli''. (da ''Antigono'', III, 3) *''Ché raddoppia i suoi tormenti | chi con occhio mal sicuro, | fra la [[nebbia]] del futuro | va gli eventi a prevenir''. (da ''L'estate'') *''Chi può vantarsi | Senza difetti? Esaminando i sui | Ciascuno impari a perdonar gli altrui''. (da ''Zenobia'', I, 3) *''Chi vede il [[pericolo|periglio]] | Né cerca salvarsi, | Ragion di lagnarsi | Del fato non ha''. (da ''Deemofonte'', III, 1) *''Chi vive amante sai che delira; | Spesso si lagna, sempre sospira, | Né d'altro parla che di morir''. (''Alessandro'', a. I, sc. 4) *''Chi vuol goder l'aprile | nella stagion severa, | rammenti in [[primavera]] | che il [[inverno | verno]] tornerà. Per chi fedel seconda | così prudente stile, | ogni [[stagione]] abbonda | de' doni che non ha.'' (da '' L'inverno ovvero la Provvida pastorella'') *''Come dell'oro il fuoco | Scopre le masse impure. | Scoprono le sventure | De' [[Falsa amicizia|falsi amici]] il cor''. (''Olimpiade'', a. III, sc. 3) *{{NDR|La [[fede]]}}'' Con me nel carcer nero | ragiona il prigioniero; | si scorda gli affanni e pene, | e al suon di sue catene | cantando va talor''. (da ''La fede'') *{{NDR|[[Orazio]]}} ''D'un sì vivace | Splendido colorir, d'un sì fecondo, | Sublime immaginar, d'una sì ardita | Felicità sicura | Altro mortal non arricchì natura''. (da ''Risposta ad Orazio'') *''Di crudeltà, non di fermezza ha vanto. | Chi può durar della sua donna al pianto.'' (da ''Epitalamio'') *''Dovunque il guardo giro, | immenso [[Dio]], ti vedo: | nell'opre tue t'ammiro, | ti riconosco in me''. (da ''Dovunque il guardo giro...'') *''E la necessità gran cose insegna. | Per lei fra l'armi dorme il guerriero, | Per lei fra l'onde canta il nocchiero, | Per lei la morte terror non ha. | Fin le più timide bestie fugaci | Valor dimostrano, si fanno audaci, | Quand'è il combattere necessità''. (da ''Demofoonte'', I, 3) *''E perigliosa, e vana, | Se da lor'' {{NDR|dagli Dei}} ''non comincia ogni opra umana''. (da ''Issipile'', III, 9) *''Entra l'uomo allor che [[nascita|nasce]], | in un mar di tante pene, | che s'avvezza dalle fasce | ogni [[affanno]] a sostener''. (da ''Isacco'', II) *''È pena troppo barbara | sentirsi, oh Dio, [[Morte|morir]], | e non poter mai dir: | morir mi sento!'' (da ''È pena troppo barbara...'') *''Il merto di ubbidir perde chi chiede | La ragion del comando.'' (da ''Catone in Utica'', atto I, scena II) *Il [[tempo]] è infedele a chi ne abusa. (da ''Demofoonte'', atto II, scena 4) *''L'arido legno | Facilmente s'accende, | E più che i verdi rami, avvampa, e splende''. (da ''Asilo d'amore'') *''L'occasion si attenda, e se non giunge | nascer la si faccia.'' (da ''L'Achille in Sciro'') *''La [[gioia]] verace | Per farsi palese | D'un labbro loquace | Bisogno non ha''. (da ''Giuseppe Riconosciuto'', parte II, ediz. di Parigi, 1780, to. VII, p. 297) *''La meraviglia | Dell'ignoranza è figlia, | E madre del saper''. (da ''Temistocle'', I, 1) *''Nel cammin di nostra vita | Senza i rai del Ciel cortese, | Si smarrisce ogni alma ardita, | Trema il cor, vacilla il piè. | A compir le belle imprese | L'arte giova, il senno ha parte; | Ma vaneggia il senno, e l'arte, | Quando amico il Ciel non è''. (da ''L'eroe cinese'', I, 7) *Nel giorno natalizio del nostro augustissimo padrone {{NDR|l'imperatore Francesco I di Lorena}}, andò in iscena in questo teatro {{NDR|imperiale di Vienna}} la mia Didone, ornata di una musica, che ha giustamente sorpresa, ed incantata, e la città, e la corte. È piena di grazia, di fondo, di novità, di armonia, e soprattutto d'espressione. Tutto parla sino a' violini e contrabbassi. Io non ho finora in questo genere inteso cosa che m'abbia più persuaso. L'autore è un {{sic|napolitano}} chiamato [[Niccolò Jommelli|{{sic|Nicolò}} Jommelli]] forse noto a Vostra Eccellenza [...].<ref>Scrivendo alla principessa di Belmonte, 13 dicembre 1749; citato in [[Pietro Alfieri]], ''Notizie biografiche di {{sic|Nicolò}} Jommelli'', Tipografia delle belle arti, Roma, 1845, [https://archive.org/details/bub_gb_JO628vjSs7MC/page/n19/mode/1up p. 14].</ref> *''Non so se la [[speranza]] | Va con l'inganno unita: | so che mantien in vita | qualche infelice almen.'' (da ''Zenobia'', atto II, scena II) *''Non vada un picciol legno | a contrastar col vento, | a provocar lo sdegno | d'un procelloso mar''. (da ''Pel giorno natalizio di Maria Teresa Imperatrice Regina'') *''Piaga d'acuto acciaro | sana l'acciaro istesso | ed un [[veleno]] è spesso | riparo all'altro ancor''. (da ''Semiramide'', 390) *Questa sera si rappresenterà in questo teatro {{NDR|imperiale di Vienna}} per la prima volta l'{{maiuscoletto|Achille in sciro}}. La musica di [[Niccolò Jommelli|Jommelli]] alle prove ha ecceduto di molto la grande espettazione che si aveva di lui.<ref>Scrivendo alla principessa di Belmonte, 30 Agosto 1749; citato in [[Pietro Alfieri]], ''Notizie biografiche di {{sic|Nicolò}} Jommelli'', Tipografia delle belle arti, Roma, 1845, [https://archive.org/details/bub_gb_JO628vjSs7MC/page/n18/mode/1up p. 13].</ref> *''Se a ciascun l'interno affanno | Si leggesse in fronte scritto | Quanti mai, che invidia fanno | Ci farebbero pietà!'' (da ''Giuseppe Riconosciuto'') *''Se [[Dio]] veder tu vuoi, | guardalo in ogni oggetto; | cercalo nel tuo petto, lo troverai con te''. (da ''Se Dio veder tu vuoi...'') *''Sembra gentile | Nel verno un fiore, | Che in sen d'aprile | Si disprezzò. | Fra l'ombra è bella | L'istessa stella | Che in faccia al Sole | Non si mirò''. (da ''Asilo d'Amore'', 1780, to. III, pag. 359) *''Sempre il Re dell'alte sfere | Non favella in chiari accenti, | Come allor, che in mezzo a' venti | E tra i folgori parlò. | Cifre son del suo volere | Quanto il mondo in sé comprende; | Parlan l'opre; e poi s'intende | Ciò che in esse egli celò''. (da ''Per la Festività del S. Natale'', parte I, nell'ediz. di Parigi 1780, to. VII, p. 369) *''Si spiega assai chi s'arrossisce e tace''. (da ''L'Amor prigioniero'', ediz. di Parigi, 1780-82, to. II, pag. 423) *''Si stanca il cielo | D'assister chi l'insulta''. (da ''Olimpiade'', III, 1) *''[[Sogno]], ma te non miro | sempre ne' sogni miei: | mi desto, e tu non sei | il primo mio pensier''. (da ''La libertà'') *''Sollievo è pur nelle sventure estreme | gemer, lagnarsi e compatirsi insieme''. (da ''Ruggiero'', atto I, scena V) *''Sorte non manca, ove virtù s'annida; | E un bell'ardire alle grand'opre è guida''. (da ''Epitalamio per nozze Pignatelli-Pinelli'', ott. 93) *''Su le floride sponde | del placido [[Sebeto]] | che taciturno e cheto, | quanto ricco d'onor, povero d'onde, | a [[Napoli|Partenope]] bella il fianco bagna, | Partenope felice, E di Cigni e d'Eroi madre e nutrice; | stanca di tante prede | di Citerea la pargoletta prole | fermando un giorno il piede, | ripiegando le penne | a riposar si venne.'' (da ''Epitalamio II'', in ''Opere'', Sezione Letterario-Artistica del Lloyd Austriaco, Trieste, 1857, [https://books.google.it/books?id=Onxhg24tlI8C&dq=&pg=PA752#v=onepage&q&f=false, p. 752]) *''Tardo a punir discendi, | O perché il reo s'emendi, | O perché il giusto acquisti | Merito nel soffrir''. (da ''Sant'Elena al Calvario'', parte prima, ediz. di Parigi, 1780, to. VI, p. 176) *''Tutte l'onde son funeste | a chi manca [[coraggio|ardire]] e [[speranza|speme]] | e si vincon le tempeste | col saperle tollerar.'' (da ''L'eroe cinese'', atto II, scena IV) *''Un bel tacer talvolta | Ogni dotto parlar vince d'assai''. (da ''La strada della gloria'', sogno, ediz. di Parigi, 1780-82, to. VIII, pag. 321) *''[[Parola|Voce]] dal sen sfuggita | poi richiamar non vale: | non si trattien lo strale, | quando dall'arco uscì.'' (da ''Ipermestra'') *{{NDR|La [[vendetta]]}} [...] ''usata | col più forte è follia, | con l'eguale è periglio, | col minore è viltà.'' (da ''Giuseppe riconosciuto'', parte II, Antonio Fulgoni, 1753, p. [https://books.google.it/books?id=3oODTDiasG0C&pg=PA16 16]) ==''Adriano in Siria''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|Gran piazza d'Antiochia magnificamente adorna di trofei militari, composti d'insegne, armi ed altre spoglie de' barbari superati. Trono imperiale da un lato. Ponte sul fiume Oronte, che divide la città suddetta.<br>''Di qua dal fiume'' ADRIANO, ''sollevato sopra gli scudi da' soldati romani,'' AQUILIO, ''guardie e popolo. Di là dal fiume'' FARNASPE ''ed'' OSROA ''con séguito di Parti, che conducono varie fiere ed altri doni da presentare ad Adriano''}} <poem>'''Coro di soldati romani''' Vivi a noi, vivi all'impero, Grande Augusto, e la tua fronte Su l'Oronte prigioniero S'accostumi al sacro allòr. Della patria e delle squadre Ecco il duce ed ecco il padre, In cui fida il mondo intero, In cui spera il nostro amor. Palme il Gange a lui prepari, E d'Augusto il nome impari Dell'incognito emisfero Il remoto abitator.</poem> ===Citazioni=== *''Agl'infelici | Difficile è il morir''. (I, 14) *''Madre comune | d'ogni popolo è [[Roma]] e nel suo grembo | accoglie ognun che brama | farsi parte di lei. Gli amici onora; | perdona a' vinti; e con virtù sublime | gli oppressi esalta ed i superbi opprime''. (45) *''Non è ver che sia la [[morte]] | Il peggior di tutti i mali; | È un sollievo de' mortali | Che son stanchi di soffrir''. (III, 6) *''Saggio guerriero antico | mai non ferisce in fretta: | esamina il nemico, | il suo vantaggio aspetta, | e gli impeti dell'ira | cauto frenando va. | Muove la destra e il piede, | finge, s'avanza e cede, | fin che il momento arriva | che vincitor lo fa''. (atto II) ==''Artaserse''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|Giardino interno nel palazzo del re di Persia, corrispondente a vari appartamenti. Vista della reggia. Note con luna<br>MANDANE ''ed'' ARBACE}} <poem>'''Arb.''' Addio. '''Man.''' Sentimi, Arbace. '''Arb.''' Ah che l'aurora, Adorata Mandane, è già vicina; E, se mai noto a Serse Fosse ch'io venni in questa reggia ad onta Del barbaro suo cenno, in mia difesa A me non basterebbe Un trasporto d'amor che mi consiglia; Non basterebbe a te d'essergli figlia.</poem> ===Citazioni=== *''Sogna il guerrier le schiere, | Le selve il cacciator; | E sogna il pescator | Le reti e l'amo''. (I, 6) *''Si [[pianto|piange]] di piacer come d'affanno.'' ('''Mandane:''' II, 11) *''Non è ver che sia contento | Il veder nel suo tormento| Più d'un ciglio lagrimar: | Chè l'esempio del dolore | È uno stimolo maggiore | Che richiama a sospirar''. (III, 6) ==''Attilio Regolo''== ===[[Incipit]]=== <poem>'''Licinio.''' Sei tu, mia bella Attilia? Oh dei! confusa fra la plebe e i littori di Regolo la figlia qui trovar non credei. '''Attilia.''' Su queste soglie ch'esca il console attendo. Io voglio almeno farlo arrossir. Più di riguardi ormai non è tempo, o Licinio. In lacci avvolto geme in Africa il padre; un lustro è scorso: nessun s'affanna a liberarlo; io sola piango in Roma e rammento i casi sui. Se taccio anch'io, chi parlerà per lui?</poem> ===Citazioni=== *''Romani, addio. Siano i congedi estremi | Degni di noi. Lode agli Dei, vi lascio, | E vi lascio romani. Ah, conservate | Illibato il gran nome; e voi sarete | Gli arbitri della terra, e il mondo intero | Roman diventerà. Numi custodi | Di quest'almo terren, Dee protettrici | Della stirpe d'Enea, confido a voi | Questo popol d'eroi: sian vostra cura | Questo suol, questi tetti e queste mura, | Fate che sempre in esse | La costanza, la fè, la gloria alberghi, | La giustizia, il valore. E, se giammai | Minaccia al Campidoglio | Alcun astro maligno influssi rei, | Ecco Regolo, o Dei. Regolo solo | Sia la vittima vostra, e si consumi | Tutta l'ira del Ciel sul capo mio: | Ma Roma illesa... Ah, qui si piange! Addio!'' (da ''Addio di Regolo ai romani'', atto III) ==''Demetrio''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|''Gabinetto illuminato, con sedia e tavolino da un lato con sopra scettro e corona''.<br>CLEONICE, che siede appoggiata al tavolino, ed OLINTO}} <poem>'''Cleon''' Basta, Olinto, non più. Fra pochi istanti Al destinato loco Il popolo inquieto Comparir mi vedrà. Chiede ch'io scelga Lo sposo, il re? Si sceglierà la sposo, Il re si sceglierà. Solo un momento Chiedo a pensar. Che intolleranza è questa, Importuna, indiscreta? I miei vassalli Sì poco han di rispetto? A farmi serva M'innalzaste sul trono, o v'arrossite Di soggiacere a un femminile impero?</poem> ===Citazioni=== *''Tu non mi fai risolvere, | Speranza lusinghiera; | Fosti la prima a nascere, | Sei l'ultima a morir. | No, dell'altrui tormento | No, che non sei ristoro; | Ma servi d'alimento | Al credulo desir''. (I, 15) *''È la [[fedeltà|fede]]''<ref>Qui fede ha il significato di fedeltà.</ref> ''degli [[amante|amanti]] | come l'[[Fenice|Araba Fenice]] | che vi sia ciascun lo dice | ove sia nessun lo sa.'' (atto II, scena III) *''Declina il mondo, e peggiorando invecchia''. (II, 8) ==''Didone abbandonata''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|Luogo magnifico destinato per le pubbliche udienze, con trono da un lato. Veduta in prospetto della città di Cartagine, che sta edificandosi.}} <poem>'''[[Enea]].''' No, principessa, amico, sdegno non è, non è timor che move le frigie vele e mi trasporta altrove. So che m'ama Didone; pur troppo il so; né di sua fé pavento. L'adoro, e mi rammento quanto fece per me: non sono ingrato. Ma ch'io di nuovo esponga all'arbitrio dell'onde i giorni miei mi prescrive il destin, voglion gli dei; e son sì sventurato, che sembra colpa mia quella del fato.</poem> ===Citazioni=== *''Variano i saggi | a seconda de' casi i lor pensieri.'' ('''[[Didone]]''': atto I, scena V) *''Siedi e favella.'' ('''Didone''': atto I, scena V) *''Lascia pria ch'io favelli e poi rispondi''. ('''[[Iarba]]''': atto I, scena V) *''Il mio core è maggior di mia fortuna''. ('''Osmida''': atto I, scena VI) *''Fuggir con frode il danno | può dubitar se lice | quell'anima infelice | che nacque in [[servitù]]''. ('''Iarba''': atto I, scena VII) *''Dove forza non val, giunga l'inganno.'' ('''Iarba''': atto I, scena XIII) *''Siam traditi, o regina''. ('''Osmida''': atto I, scena XVI) *''Se resto sul lido, | se sciolgo le vele, | infido, crudele | mi sento chiamar: | e intanto confuso | nel [[indecisione|dubbio]] funesto, | non parto, non resto, | ma provo il martire | che avrei nel partire, che avrei nel restar''. ('''Enea''': atto I, scena XVIII) *''Passò quel tempo, Enea | che Dido a te pensò. Spenta è la face, | è sciolta la catena | e del tuo nome or mi rammento appena''. ('''[[Didone]]''': atto II, scena IV) *''[[Tormento]] il più crudele | d'ogni crudel tormento | è il barbaro momento | che in due divide un [[cuore|cor]]''. ('''Enea''': atto II, scena IX) *''È pietà con Didone esser crudele''. ('''Didone''': atto II, scena XI) *''Ma che feci empi numi! Io non macchiai | di vittime profane i vostri [[altare|altari]]: | né mai di fiamma impura | feci l'are fumar per vostro scherno. | Dunque perché congiura tutto il ciel contro me, tutto l'[[inferno]]?'' ('''Didone''': atto III, scena XIX) ==''Ezio''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|Parte del Foro romano con trono imperiale da un lato. Vista di Roma illuminata in tempo di notte, con archi trionfali ed altri apparati festivi, apprestati per celebrare le feste decennali e per onorare il ritorno d'Ezio, vincitore d'Attila.<br>VALENTINIANO, MASSIMO, VARO, ''con pretoriani e popolo''.}} <poem>'''Mass.''' Signor, mai con più fasto La prole di Quirino Non celebrò d'ogni secondo lustro L'ultimo dì. Di tante faci il lume L'applauso popolar turba alla notte L'ombre e i silenzi; e Roma Al secolo vetusto Più non invidia il suo felice Augusto.</poem> ===Citazioni=== *''Sono i monarchi | Arbitri della terra; | Di loro è il cielo''. (I, 3) *''Darsi in braccio ancor conviene | qualche volta alla [[fortuna]], | che sovente in ciò che avviene | la fortuna ha parte ancor''. (I, V) *''Nega agli afflitti [[aiuto|aita]], | chi dubbiosa la porge''. (II, 7) *''Qualche volta è virtù tacere il vero''. (II, VII) *''Il viver si misura | Dall'opre e non dai giorni.'' (III, I) ==''Siroe''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|Gran tempio dedicato al Sole, con aria e simulacro del medesimo.<br>COSROE, SIROE ''e'' MEDARSE}} <poem>'''Cos.''' Figli, io non son del regno Men padre che di voi. Se a voi degg'io Il mio tenero affetto, al regno io deggio Un successore, in cui Della real mia sede Riconosca la Persia un degno erede. Oggi un di voi sia scelto: e quello io voglio Che meco il soglio ascenda, E meco il freno a regolarne apprenda.</poem> ===Citazioni=== *''Non è sempre d'accordo il labbro e il core''. (I, 6) *Non si commetta al mar chi teme il vento. (I, 17) *''Chi delitto non ha, rossor non sente''. (II, 9) ==''Temistocle''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|Deliziosa nel palazzo di Serse.<br>TEMISTOCLE ''e'' NEOCLE}} <poem>'''Temis.''' Che fai? '''Neoc.''' Lascia ch'io vada Quel superbo a punir. Vedesti, o padre, Come ascoltò le tue richieste? E quanti Insulti mai dobbiam soffrir? '''Temis.''' Raffrena Gli ardori intempestivi. Ancor supponi D'essere in Grecia, e di vedermi intorno La turba adulatrice, Che s'affolla a ciascun quando è felice?</poem> ===Citazioni=== *''Debbono i saggi | Adattarsi alla [[sorte]]''. (I, 1) *''Han picciol vanto | Le gemme là, dove n'abbonda il mare: | Son tesori fra noi, perché son rare''. (I, 4) *(Ma) ''Fortuna ed Ardir van spesso insieme''. (I, 14) *Il [[silenzio]] è ancor facondo, e talor si spiega assai chi risponde col tacer. (II, III, Serse) *''È istinto di natura | L'amor del [[Patria|patrio nido]]. Amano anch'esse | Le spelonche natìe le fiere istesse''. (II, 7) ==[[Incipit]] di alcune opere== [[File:Opere drammatiche oratorj sacri.tif|thumb|''Opere'', 1737]] ===''Achille in Sciro''=== {{centrato|Aspetto esteriore di magnifico tempio dedicato a Bacco, donde si scende per due spaziose scale. È il tempio circondato da portici, che, prolungandosi da entrambi i lati, formano una gran piazza. Fra le distanze delle colonne de' portici scuopresi da un lato il bosco sacro alla deità, dall'altro la marina di Sciro. La piazza è ripiena di baccanti, che, celebrando le feste del loro nume, al suono di vari stromenti cantano il seguente coro<br>''Preceduti e seguìti da numeroso corteggio di nobili donzelle, scender si vedono dal tempio ed avanzarsi a poco a poco'' DEIDAMIA, ''ed'' ACHILLE ''in abito femminile''.}} <poem>'''Coro''' Ah! di tue lodi al suono, Padre Lieo, discendi Ah! le nostr'alme accendi Del sacro tuo furor. '''Parte del Coro''' O fonte de' diletti, O dolce oblio de' mali, Per te d'esser mortali Noi ci scordiam talor.</poem> ===''Alessandro nell'Indie''=== {{centrato|Campo di battaglia sulle rive dell'Idaspe. Tende, carri rovesciati, soldati dispersi, armi, insegne ed altri avanzi dell'esercito di Poro disfatto da Alessandro.<br>''Terminata la sinfonia, s'ode strepito d'armi e di stromenti militari. Nell'alzar della tenda veggonsi soldati che fuggono''. PORO ''con ispada nuda, indi'' GANDARTE}} <poem>'''Poro''' Fermatevi, codardi! Ah! con la fuga Mal si compra una vita. A chi ragiono? Non ha legge il timor. La mia sventura I più forti avvilisce. È dunque in cielo Sì temuto Alessandro Che a suo favor può fare ingiusti i numi? Ah! si mora, e si scemi Della spoglia più grande Il trionfo a costui... Ma la mia sposa Lascio in preda al rival? No, si contrasti (''ripone la spada nel fodero'') L'acquisto di quel core Sino all'ultimo dì.</poem> ===''Antigono''=== {{centrato|Parte solitaria de' giardini interni degli appartamenti reali.<br>BERENICE, ISMENE}} <poem>'''Ism.''' No; tutto, o Berenice, Tu non apri il tuo cor: da più profonde Recondite sorgenti Derivano i tuoi pianti. '''Beren.''' E ti par poco Quel che sai de' miei casi? Al letto, al trono Del padre tuo vengo d'Egitto: appena Questa reggia m'accoglie, ecco geloso Per me del figlio il genitore;</poem> ===''Arie''=== <poem>Non so dir se sono amante; ma so ben che al tuo sembiante tutto ardore pena il core, e gli è caro il suo penar. Sul tuo volto, s'io ti miro, fugge l'alma in un sospiro, e poi riede nel mio petto per tornare a sospirar.</poem> ===''Catone in Utica''=== {{centrato|Sala d'armi<br>CATONE, MARZIA, ARBACE}} <poem>'''Mar.''' Perché sì mesto, o padre? Oppressa è Roma, Se giunge a vacillar la tua costanza. Parla: al cor d'una figlia La sventura maggiore Di tutte le sventure è il tuo dolore. '''Arb.''' Signor, che pensi? In quel silenzio appena Riconosco Catone. Ov'è lo sdegno, Figlio di tua virtù? dov'è il coraggio? Dove l'anima intrepida e feroce? Ah, se del tuo gran core L'ardir primiero è in qualche parte estinto, Non v'è più libertà, Cesare ha vinto.</poem> ===''Ciro riconosciuto''=== {{centrato|''Campagna su' confini della Media, sparsa di pochi alberi, ma tutta ingombrata di numerose tende per comodo d'Astiage e della sua corte. Da un lato gran padiglione aperto, dall'altro steccati per le guardie reali''.<br>MANDANE ''seduta e'' ARPALICE}} <poem>'''Mand.''' Ma di': non è quel bosco (con impazienza) Della Media il confine? '''Arpal.''' È quello. '''Mand.''' Il loco Questo non è, dove alla dea triforme Ogni anno Astiage ad immolar ritorna Le vittime votive? '''Arpal.''' Appunto.</poem> ===''Demofoonte''=== {{centrato|Orti pensili, corrispondenti a vari appartamenti della reggia di Demofoonte.<br>DIRCEA ''e'' MATUSIO}} <poem>'''Dir.''' Credimi, o padre: il tuo soverchio affetto Un mal dubbioso ancora Rende sicuro. A domandar che solo Il mio nome non vegga L'urna fatale, altra ragion non hai Che il regio esempio.</poem> ===''Il re pastore''=== {{centrato|Vasta ed amena campagna irrigata dal fiume Bostreno, sparsa di greggi e pastori. Largo, ma rustico ponte sul fiume. Innanzi, tuguri pastorali. Veduta della città di Sidone in lontano.<br>AMINTA, ''assiso sopra un sasso, cantando al suono delle avene pastorali; indi'' ELISA}} <poem>'''Amin.''' Intendo, amico rio, Quel basso mormorio; Tu chiedi in tua favella: 'Il nostro ben dov'è?' Intendo, amico rio... (''vedendo Elisa, getta le avene e corre ad incontrarla'') Bella Elisa, idol mio, Dove? '''Eli.''' A te, caro Aminta. (''lieta e frettolosa'')</poem> ===''Il sogno di Scipione''=== {{centrato|L'azione si figura in Africa nella reggia di Massinissa<br>SCIPIONE dormendo, la COSTANZA e la FORTUNA}} <poem>'''For.''' Vieni e siegui i miei passi O gran figlio d'Emilio. '''Cos.''' I passi miei Vieni e siegui, o Scipion. '''Sci.''' Chi è mai l'audace Che turba il mio riposo? '''For.''' Io son. '''Cos.''' Son io; E sdegnar non ti dei.</poem> ===''Il trionfo di Clelia''=== {{centrato|Camere interne destinate a Clelia in un real palazzo suburbano, situato fra le sponde del Tevere e le radici del Gianicolo, ed occupato da Porsenna in occasione dell'assedio di Roma.<br>CLELIA ''sedendo pensosa appoggiata ad un tavolino, la quale si turba nel veder'' TARQUINIO ''venire a lei''.}} <poem>'''Clel.''' Come! Oh ardir temerario! (''esce Tarquinio, e Clelia si alza'') E chi ne' miei Reconditi soggiorni a te permette D'inoltrarti, o Tarquinio? '''Tarq.''' Un breve istante... (''con sommessione affettata'') '''Clel.''' Ogn'istante è un oltraggio. Parti.</poem> ===''Ipermestra''=== {{centrato|Fuga di camere testivamente ornate per le reali nozze d'Ipermestra<br>IPERMESTRA, ELPINICE ''e cavalieri''.}} <poem>'''Elp.''' I teneri tuoi voti al fin seconda Propizio il padre, o principessa; al fine All'amato Linceo Un illustre imeneo Oggi ti stringerà. Vedi il contento Che imprime in ogni fronte La tua felicità. Quanti da questa Eccelsa coppia eletta, Quanti dì fortunati il mondo aspetta!</poem> ===''Issipile''=== {{centrato|Atrio del tempio di Bacco, festivamente adorno di festoni di pampini, pendenti dagli archi e ravvolti alle colonne di esso, fra le quali vari simulacri di satiri, sileni e bassaridi.<br>ISSIPILE e RODOPE, ''coronate di pampini ed armate di tirso. Schiera di baccanti in lontano''.}} <poem>'''Iss.''' Ahi per pietà del mio Giustissimo dolor, Rodope amica, Corri, vola, t'affretta, Salvami il padre. A queste sponde infami Digli che non s'appressi. A lui palesa Le congiure, i tumulti, Le furie femminili.</poem> ===''L'endimione''=== {{centrato|DIANA e NICE.}} <poem>'''Dia.''' Nice, Nice, che fai? Non odi come Garriscon tra le frondi De' floridi arboscelli I mattutini augelli, Che al rosseggiar del Gange Escono a consolar l'Alba che piange? E tu mentre fiammeggia Su l'Indico orizzonte Co' primi rai la rinascente aurora, Placida dormi, e non ti desti ancora, E poi dirai: son io Della casta Diana La fortunata Nice Compagna cacciatrice? Lascia, lascia le piume, Neghittosa che sei; sorgi e raguna Per la futura caccia Dai lor soggiorni fuori Silvia, Aglauro, Nerina, Irene e Clori.</poem> ===''L'eroe cinese''=== {{centrato|Appartamenti nel palazzo imperiale destinati alle tartare prigioniere, distinti di strane pitture, di vasi trasparenti, di ricchi panni, di vivaci tappeti e di tutto ciò che serve al lusso ed alla delizia cinese. Tavolino e sedia da un lato.<br>LISINGA ''ed'' ULANIA; ''nobili tartari, de' quali uno inginocchiato innanzi a LISINGA in atto di presentarle una lettera''.}} <poem>'''Lis.''' Del real genitore (''prende la lettera'') I caratteri adoro: I cenni eseguirò. Quando dobbiate A lui tornar, farò sapervi. Andate. (''partono i Tartari dopo gli atti di rispetto di lor nazione. Lisinga depone la lettera sul tavolino'') Oh Dio!</poem> ===''L'impresario delle Canarie''=== {{centrato|''INTERMEZZI PER LA DIDONE''<br>INTERMEZZO PRIMO<br>Dopo l'atto primo.<br>DORINA, ''poi'' NIBBIO}} <poem>'''Dor''' Via sbrigatevi in fretta, Portate la spinetta, e da sedere. (''escono due donne, che portano la spinetta con sopra diverse carte di musica, e due sedie'') Che pazienza ci vuole Con queste cameriere! Sanno pur che a momenti Aspetto un impresario, E lasciano ogni cosa in confusione. State attente al balcone Per farmi l'ambasciata, Ché intanto io rivedrò qualche cantata. (''partono le donne'')</poem> ===''L'isola disabitata''=== {{centrato|''Parte amenissima di picciola e disabitata isoletta a vista del mare, ornata distintamente dalla natura di strane piante, di capricciose grotte e di fioriti cespugli. Gran sasso molto innanzi dal destro lato, sul quale si legge impressa un'iscrizione non finita in caratteri europei.<br>Costanza, vestita a capriccio di pelli, di fronde e di fiori, con elsa e parte di spada logora alla mano, in atto di terminare l'imperfetta iscrizione.''}} <poem>'''Costanza''' Qual contrasto non vince L'indefesso sudor! Duro è quel sasso, L'istromento è mal atto, Inesperta la mano; e pur dell'opra Eccomi al fin vicina. Ah sol concedi Ch'io la vegga compita, E da sì acerba vita Poi mi libera, o Ciel. Se mai la sorte Ne' dì futuri alcun trasporta a questo Incognito terreno, Dirà quel marmo almeno Il mio caso funesto e memorando.</poem> ===''L'Olimpiade''=== {{centrato|Fondo selvoso di cupa ed angusta valle, adombrata dall'alto da grandi alberi, che giungono ad intrecciare i rami dall'uno all'altro colle, fra' quali è chiusa.}} <poem>'''Lic.''' Ho risoluto, Aminta; più consiglio non vuo'. '''Ami.''' Licida, ascolta. Deh modera una volta questo tuo violento spirito intollerante. '''Lic.''' E in chi poss'io fuor che in me più sperar? Megacle istesso, Megacle m'abbandona nel bisogno maggiore. Or va, riposa su la fé d'un amico.</poem> ===''La clemenza di Tito''=== {{centrato|''Logge a vista del Tevere negli appartamenti di Vitellia''.<br>VITELLIA ''e'' SESTO}} <poem>'''Vit.''' Ma che! sempre l'istesso, Sesto, a dir mi verrai? So che sedotto Fu Lentulo da te; che i suoi seguaci Son pronti già; che il Campidoglio acceso Darà moto a un tumulto, e sarà il segno Onde possiate uniti Tito assalir; che i congiurati avranno Vermiglio nastro al destro braccio appeso, Per conoscersi insieme. Io tutto questo Già mille volte udii: la mia vendetta Mai non veggo però. S'aspetta forse Che Tito a Berenice in faccia mia Offra, d'amore insano, L'usurpato mio soglio e la sua mano? Parla! di'! che s'attende?</poem> ===''Nitteti''=== {{centrato|Parte ombrosa e raccolta degl'interni giardini della reggia di Canopo alle sponde del Nilo, corrispondenti a diversi appartamenti. Sole nascente su l'orizzonte.<br>AMENOFI ''impaziente, poi'' SAMMETE ''in abito pastorale che approda sopra picciolo battello''.}} <poem>'''Amen.''' E Sammete non torna! Oimè! già spunta il sol. Sa pur che il padre Oggi al soglio d'Egitto Sollevato sarà, sa che a momenti In Canopo s'attende. Ah, se all'arrivo D'Amasi ei qui non è, quali per lui, Quali scuse addurrò? Tanta imprudenza Io non so perdonargli. Ah, lo saprei, Se anche agli affetti miei Gli astri, come per lui, fossero amici!</poem> ===''Romolo ed Ersilia''=== Gran piazza di Roma, circondata di pubbliche e private fabbriche in parte non ancor terminate, ed in parte adombrate ancora di qualche albero frapposto. Campidoglio in faccia, selvaggio pur anche ed incolto, con ara ardente innanzi alla celebre annosa quercia consacrata a Giove su la cima del medesimo, donde per doppia spaziosa strada si discende sul piano. L'ara, la quercia, il monte, gli alberi e gli edifici tutti della gran piazza suddetta sono vagamente guarniti di festoni di fiori capricciosamente disposti per solennizzar le nozze de' giovani romani e delle donzelle sabine.<br> ''Il basso della scena è tutto ingombrato di guerrieri, di littori e di popolo spettatore; e mentre allo strepito de' festivi stromenti, che accompagnano il seguente coro, vanno scendendo gli sposi per le varie strade del colle, ed intrecciando poi allegra danza sul piano, ROMOLO con ERSILIA per una via, OSTILIO con VALERIA per l'altra, vengono seguitando lentamente la pompa; e non rimane su l'alto che il numeroso stuolo de'sacerdoti intorno all'ara di Giove''. <poem>'''Coro''' Sul Tarpeo propizie e liete Dall'Olimpo oggi scendete, D'imenei così felici Protettrici deità.</poem> ===''Ruggiero''=== {{centrato|Logge terrene negli appartamenti destinati a Clotilde.<br>BRADAMANTE ''in abito guerriero, ma senza scudo, e'' CLOTILDE}} <poem>'''Brad.''' Sì, Clotilde, ho deciso; e il mio disegno Fido a te sola: all'oscurar del giorno Voglio quindi partir. '''Clot.''' Che dici! '''Brad.''' Ah! scorse Son già tre lune, ed io sospiro in vano Del mio Ruggier novelle. Il fido Ottone, Che le recava a me, nulla di lui, Nulla più sa. Non è Ruggier capace (Io conosco Ruggier) di questo ingrato, Barbaro oblio. Chi sa dov'è? fra quali Angustie, oh Dio, languisce?</poem> ===''Semiramide''=== {{centrato|Gran portico del palazzo reale corrispondente alle sponde dell'Eufrate. Trono da un lato, alla sinistra del quale un sedile più basso per Tamiri. In faccia al suddetto trono tre altri sedili. Ara nel mezzo con simulacro di Belo, deità de' Caldei. Gran, ponte praticabile ornato di statue. Vista di tende e soldati su l'altra sponda.<br>SEMIRAMIDE ''creduta Nino, con guardie; poi'' SIBARI}} <poem>'''Semir.''' Olà, sappia Tamiri Che i principi son pronti, Che fuman l'are, che al solenne rito Di già l'ora s'appressa, Che il re l'attende. (''ricevuto l'ordine, parte una guardia: nel mentre che parla Semiramide, esce Sibari, guardandola con meraviglia'')</poem> ===''Zenobia''=== {{centrato|Fondo sassoso di cupa ed oscura valle, orrida per le scoscese rupi che la circondano e per le foltissime piante che la sovrastano.<br>RADAMISTO ''dormendo sopra un sasso, e'' ZOPIRO ''che attentamente l'osserva''.}} <poem>'''Zop.''' No, non m'inganno, è Radamisto. Oh, come Secondano le stelle Le mie ricerche! Io ne vo in traccia; e il caso, Solo, immerso nel sonno, in parte ignota, L'espone a' colpi miei. Non si trascuri Della sorte il favor: mora! L'impone L'istesso padre suo. Rival nel trono Ei l'odia, io nell'amor. Servo in un punto Al mio sdegno e al mio re. (''in atto di snudar la spada'')</poem> ==Citazioni su Pietro Metastasio== *E se, dicendo che anche oggi Metastasio si legge con avidità da un capo all'altro, intendiamo dire che la sua abilità nel fabbricar letteratura commerciale fu anche più grande di quella di un Sue<ref>[[Eugène Sue]].</ref> o di un Alessandro Dumas padre, così grande e sicura nel distinguere ciò che piace alle intelligenze tarde e alle anime disoccupate che anche dopo un secolo e mezzo i suoi «prodotti» rilucono nuovi lampanti nel bazar della letteratura amena, allora certo la lode è meritata. E si può asserire senza errore che chi ha bisogno di una lettura volgare, di un ignavo passatempo – e non v'è alcuno che a momenti non ne abbia bisogno, quasi per distensione e rilassamento delle sue forze – troverà in Metastasio il fatto suo. ([[Giuseppe Antonio Borgese]]) *Egli, fra tutti gli scrittori italiani, non solo ebbe in vita tanta gloria quanta forse neppure il Marino<ref>[[Giovan Battista Marino]].</ref>, e favori di donne e di sovrani e giovinezza avventurosa seguita da vecchiaia placida e lauti agi, nei quali precorse alle grandezze di certi scrittori del secolo XIX così da spolpare tutto un buon patrimonio e poi farsene un altro e lasciare un'eredità di centotrentamila fiorini; ma anche dai posteri ebbe affettuosa simpatia e condono di quella troppa gloria ch'ebbe ai suoi tempi e che la critica per solito considera come un anticipo da sottrarre al credito dei poeti. La terza Roma<ref>Roma capitale dopo l'annessione al Regno d'Italia.</ref> gli alzò, prima che a Dante, una statua: la quale, collocata nel cuore della città, fu poi trasferita altrove<ref>Da piazza San Silvestro a piazza della Chiesa Nuova.</ref> per far posto alle tranvie: destino lievemente canzonatorio, ma non tragico, su per giù come quello che incombe agli eroi dei suoi melodrammi. ([[Giuseppe Antonio Borgese]]) *Il [[Alphonse de Lamartine|Lamartine]] è certamente il più bell'esemplare di poeta musicista nato che vanti la Francia, ma noi gli possiamo contrapporre il Metastasio che fu addirittura un musico poeta. Entrambi però, l'uno nel campo dell'elegia, l'altro in quello del melodramma, rimasero degli ingegni, appunto perché secondarono sempre con molto fervore l'{{sic|inspirazione}} melodica innata, abbandonandosi alla loro abitudine naturale con l'arrendevolezza di una femmina amorosa. Furono dunque essi dei poeti musicisti nel senso pieno e profondo perché se tu leggi una qualunque pagina delle ''Méditations'' di Lamartine o una qualunque scena dei drammi di Metastasio sarai costretto a cantare il verso invece di recitarlo e potrai talvolta, dopo aver letto una strofe, ripeterla subito sostituendo alle sillabe le note. ([[Adolfo Padovan]]) *Il Metastasio non ci dette una grande tragedia, perché non era un grand'uomo; era un brav'uomo. Le tesi morali che ispirano tutta l'opera sua non furono frutto d'ipocrisia; anzi testimoniano un'aspirazione schietta. Ma ch'esse attingessero, nell'espressione del loro poeta, un valore anche lontanamente paragonabile a quello raggiunto dai tragici veri, è questione da non porsi nemmeno. ([[Silvio D'Amico]]) *Il Metastasio scriveva melodrammi e non tragedie; se avesse dovuto, come l'Alfieri, scriver tragedie, non avrebbe obbligato così spesso i suoi classici eroi a sdilinquirsi in molli canzonette anacreontiche. ([[Angelo De Gubernatis]]) *La storia del Melodramma metastasiano è, in fondo, la storia del supremo sforzo d'uno spirito mediocre, per arrivare a quei cieli della Tragedia che gli sono irrevocabilmente negati. ([[Silvio D'Amico]]) *Le sentenze sono la parte sempre viva e fresca dell'opera sua: noi possiamo sorridere del poeta drammatico che non sa celare il suo io nemmeno negli istanti della passione, ma dobbiamo riconoscere la valentìa dell'artista che fa della parola il velo elegante di alti pensieri, di osservazioni filosofiche originali ed acutissime sugli affetti e sulle vicende umane. ([[Paolo Arcari]]) *Moltissime sono senza dubbio le ariette del M. nelle quali non vera [[poesia]] ma c'è soltanto – per dirla col [[Niccolò Tommaseo|Tommaseo]] – ''vinello di poesia'', dove l'arte si svela o la natura si nasconde, dove il bello usurpa la sede del vero, dove col semplice suono della parola si vuol dipingere l'idea, dove il poeta scompare davanti all'artista, l'ideale della facilità fa obliare quello della sublimità, dove «il libertinaggio [[Giovan Battista Marino|marinista]] e l'affettazione» [[Francesco Petrarca|petrarchevole]]», che il Nostro raccomanda tanto agli altri d'evitare, si insinuano, si palesano, signoreggiano, dove infine il convenzionale trionfa e l'originalità va, mesta, in esilio. Allora che resta a queste ''arie''? Resta sempre la musicalità, musicalità grande, straordinaria oserei pur dire inimitabile; tale che alcuni stranieri, con scarsa conoscenza della lingua italiana, le rammentavano e le declamavano colla facilità maggiore nell'originale, mentre non avrebbero saputo ripetere una sola strofa delle versioni. ([[Paolo Arcari]]) *Parlare oggi – all'alba del XX secolo – di Pietro Metastasio potrebbe sembrare un anacronismo di pessimo gusto.<br>Chi se ne rammenta più?<br>Se ci fu scrittore che abbia avuto grandissima, strepitosa fortuna in vita, che sia rapidissimamente salito alla fama, e che non meno rapidamente sia disceso nell'oscurità, questi fu Pietro Metastasio. ([[Cesare Levi]]) *''Metastasio'', che avrebbe voluti sordi gli orecchi degli uomini a {{sic|tuttociò}} che non fosse i suoi versi, odiava ad ultimo sangue i maestri di musica, e quelli più che più nella {{sic|stromentazione}} sfoggiavano: quindi ''in primis et ante omnes [[Baldassare Galuppi|Galuppi]]'', che a straordinaria attività spingeva l'orchestra. ([[Francesco Caffi]]) *Metastasio e [[Felice Romani|Romani]] erano in troppo differenti condizioni per correre la medesima via: il primo proseguiva il melodramma così come avevalo avuto da Apostolo Zeno: il secondo lo toglieva alle bassezze, allo squallore, al bordello, ed uno più splendido ne componeva. ([[Francesco Regli]]) ===[[Emma Boghen Conigliani]]=== *Antitesi vivente dei moderni nelle idee, nei sentimenti, nei vizi, nelle virtù; uomo, abate, poeta cesareo, è una figura d'altri tempi, troppo diversi dal nostro, benché non lontani, perché l'entusiasmo possa accenderci per lui, perché l'opera sua ci scuota con la potenza dell'arte nella quale sentiamo il nostro sangue e troviamo espresso il pensiero, l'affetto che si agita in noi privo ancora di forma. *È una di quelle maestose figure che vivon nei quadri del secolo scorso; l'abate poeta e gentiluomo, grave nella posa, ma dolce nello sguardo e azzimato nelle vesti, in parrucca incipriata e polsini di trina. Vedete il suo ritratto: la grassa faccia bonaria è illuminata dai magnifici occhi miti e intelligenti che un pensiero d'odio o di vendetta non deve mai aver offuscati; la fronte alta è pura e serena, il dolore non l'ha segnata delle sue rughe, solchi fecondi per l'anima del poeta; le tempeste della passione non hanno contratto questo bello e buon viso di filosofo e d'artista, uomo e perciò debole talvolta, ma degno di rispetto e spesso di simpatia, fin nelle sue debolezze. *Sembra che parli di sé, quando dipinge [[Niccolò Jommelli|Niccolò {{sic|Iomelli}}]] «di figura sferica, di temperamento pacifico, di fisonomia avvenente, di ottime maniere e di costume amabilissimo.» Indole tranquilla, rifugge dalla lotta, è nemico del male, ma senza violenza; ama la famiglia, gli amici, la patria, l'arte, di un amore calmo, ragionato, ragionevole, senza gl'impeti e le follie della passione; vagheggia con ammirazione sincera le alte difficili vette dell'eroismo e del sacrificio, ma da lungi, a mente fredda e a polso quieto. ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Achille in Sciro]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Adriano in Siria]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Alessandro nell'Indie]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Antigono]'', in "Tutte le opere", a cura di B. Brunelli, Mondadori, Milano, 1954. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Arie]'', in "Opere", a cura di Mario Fubini, Riccardo Ricciardi Editore, Milano-Napoli, 1968. *Pietro Metastasio, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/m/metastasio/artaserse/pdf/artase_p.pdf Artaserse]'', in "Tutte le opere", a cura di B. Brunelli, Mondadori, Milano, 1954. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Attilio Regolo]'', in "Opere", a cura di Mario Fubini, Riccardo Ricciardi Editore, Milano-Napoli, 1968. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Catone in Utica]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Ciro riconosciuto]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Demetrio]'', in "Tutte le opere", a cura di B. Brunelli, Mondadori, Milano, 1954. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Didone abbandonata]'', in "Opere", a cura di Mario Fubini, Riccardo Ricciardi Editore, Milano-Napoli, 1968. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Ezio]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Il re pastore]'', in "Tutte le opere", a cura di B. Brunelli, Mondadori, Milano, 1954. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Il sogno di Scipione]'', in "Opere drammatiche e poetiche", Editore Giuseppe Pomba, Torino, 1829. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Il trionfo di Clelia]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Ipermestra]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Issipile]'', in "Tutte le opere", a cura di B. Brunelli, Mondadori, Milano, 1954. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm L'endimione]'', in "Opere drammatiche e poetiche", Editore Giuseppe Pomba, Torino, 1829. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm L'eroe cinese]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm L'impresario delle Canarie]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm L'isola disabitata]'', in "Tutte le opere", a cura di B. Brunelli, Mondadori, Milano, 1954. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm L'Olimpiade]'', in "Opere", a cura di Mario Fubini, Riccardo Ricciardi Editore, Milano-Napoli, 1968. *Pietro Metastasio, ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm La clemenza di Tito]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Nitteti]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Romolo ed Ersilia]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Ruggiero ovvero L'eroica gratitudine]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Semiramide]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Siroe]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Temistocle]'', ''[http://www.liberliber.it/libri/m/metastasio/index.htm Zenobia]'', in "Tutte le opere", a cura di B. Brunelli, Mondadori, Milano, 1954. ==Altri progetti== {{Interprogetto|w|s=Autore:Pietro Metastasio|commons=Category:Pietro Metastasio}} ==Collegamenti esterni== *[http://www.liberliber.it/mediateca/libri/m/metastasio/arie/html/arie.htm Liberliber: arie di Metastasio] *[http://www.progettometastasio.it Pietro Metastasio, ''Drammi per musica''] [[Categoria:Poeti italiani|Metastasio, Pietro]] [[Categoria:Drammaturghi italiani|Metastasio, Pietro]] [[Categoria:Librettisti italiani|Metastasio, Pietro]] av9h96ta9qut9vfxgv0qduimx9pdxkk Charles Maurras 0 2647 1419765 1419303 2026-07-09T16:42:30Z Demiurgo 3969 /* Citazioni di Charles Maurras */ 1419765 wikitext text/x-wiki [[File:Charles Maurras, photo Studio Harcourt, 1937.jpg|miniatura|Charles Maurras]] '''Charles Maurras''' (1868 – 1952), poeta francese. ==Citazioni di Charles Maurras== *Bisogna aspettarsi di tutto in [[politica]], dove tutto è permesso, fuorché lasciarsi cogliere di sorpresa.<ref>Da ''L'Action française'', 22 febbraio 1918; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> *Il nostro [[nazionalismo]] è integrale, vale a dire monarchico. Esso si ispira agli interessi nazionali; non si lascia trascinare dalle passioni, fossero anche passioni nazionali.<br />Ciò detto, resta il fatto che una certa organizzazione [[Socialismo|socialista]], che sarebbe meglio non definire socialista, e un certo protezionismo sociale (la tutela del produttore unita alla tutela del prodotto) costituiscono il complemento naturale e logico del nazionalismo. Esiste una contraddizione insanabile tra il [[marxismo]] democratico, egualitario, internazionale, e la difesa della nazione e della patria. Un socialismo liberato dall'elemento democratico e cosmopolita può adattarsi al Nazionalismo come un guanto ben fatto su una bella mano. :''Notre nationalisme est intégral, c'est-à-dire royal. Il s'inspire des intérêts nationaux; il ne se laisse pas mener par des passions, fussent-elles nationales.<br />Cela dit, il n'en reste pas moins que les affinités de certaine organisation socialiste qu'il vaut mieux ne pas appeler socialiste, de certain protectionnisme social (protection du producteur associée à la protection du produit) fait le complément naturel et logique du nationalisme. Il y a opposition, contradiction à angle droit entre le marxisme démocratique, égalitaire, international, et la protection de la nation et de la patrie. Mais un socialisme libéré de l'élément démocratique et cosmopolite peut aller au Nationalisme comme un gant très bien fait à une belle main.''<ref>Da ''[https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k765304p La politique]'', ''L'Action française'', 18 luglio 1933, p. 1.</ref> *Non c'è idea nata da uno spirito umano che non abbia fatto scorrere il sangue sulla terra.<ref>Citato in ''Dizionario di citazioni. Frasi famose, aforismi, sentenze, massime di autori italiani e stranieri, antichi e moderni'', a cura di Elena Spagnol, Feltrinelli, Milano, 1971, p. 384.</ref> ==Citazioni su Charles Maurras== *I miei maestri Léon Daudet e Charles Maurras. ([[Marcel Proust]]) *Se fossi più giovane e avessi energie da spendere e speranze da tenere accese vorrei fare un giornale come quello di Maurras, l'«Action française». ([[Mario Missiroli]]) ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Maurras, Charles}} [[Categoria:Poeti francesi]] 18z850koecats9anvmyrbadcffgk89v John Donne 0 4175 1419720 1419709 2026-07-09T13:08:26Z Udiki 86035 Annullata la modifica [[Special:Diff/1419709|1419709]] di [[Special:Contributions/~2026-38955-95|~2026-38955-95]] ([[User talk:~2026-38955-95|discussione]]) [[WQ:TT|Bisogna usare traduzioni già pubblicate dalle case editrici]]. Se non ce ne sono, allora va bene una traduzione personale, ma dev'essere accompagnata dal testo in inglese e si deve indicare comunque un'edizione di riferimento, con nome dell'editore, anno ecc. 1419720 wikitext text/x-wiki [[Immagine:John Donne by Isaac Oliver.jpg|thumb|John Donne]] '''John Donne''' (1572 – 1631), poeta e religioso inglese. ==Citazioni di John Donne== *Che i nostri [[Affetto|affetti]] non uccidano noi, né muoiano essi.<ref>Citato in prefazione a [[Clive Staples Lewis]], ''I quattro amori'', Jaca Book, 1982.</ref> *''Debole quell'[[amore]] di cui più forte è la paura, | e non è tutto spirito limpido e valoroso | se è misto di timore, di pudore, di onore. | Forse, come le [[torcia|torce]] che debbono esser pronte | sono accese e rispente, così tu tratti me. | Venisti per accendermi, vai per venire. Ed io | sognerò nuovamente | quella speranza, ma per non morire.''<ref>Da ''Il sogno''.</ref> *Disdegno [[Dio]] e i Suoi angeli per il ronzio di una mosca, per il baccano di una carrozza, per il cigolio di una porta. :''I neglect God and his angels, for the noise of a fly, for the rattling of a coach, for the whining of a door''.<ref>Da ''LXXX Sermons'', 1640, n. 80, pronunciato al funerale di Sir William Cokayne, 12 dicembre 1626.</ref> *''Il grande capolavoro della natura, un [[elefante]]; | l'unica creatura gigantesca e innocua.''<ref>Da ''Il progresso dell'anima''; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> *''Lei è tutti gli stati, io sono tutti i principi, | nient'altro esiste. | A paragone i principi non recitano che la nostra parte''.<ref>Da ''Il sorgere del sole'', str. 3, in ''Poesie sacre e profane'', traduzione di Rosa Tavelli, Feltrinelli, Milano, 2004, p. 91.</ref> *''Ma, ahimè, perché così lungamente, | e tanto, freniamo i nostri [[Corpo|corpi]]?''<ref>Da ''L'Estasi''; citato in [[Charles Morgan]], ''La fontana'', Arnoldo Mondadori Editore, 1961.</ref> *''Ma venga pure la [[sfortuna|cattiva sorte]] | le aggiungeremo la nostra forza | le insegneremo l'arte...''<ref>Da ''Canzone''.</ref> [[File:No man is an island entire of itself; every man is a piece of the continent, a part of the main. John Donne, 1572-1631 - it.svg|200px|right]] *Nessun [[uomo]] è un'[[isola]], completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la [[campana]]: suona per te.<ref>Da ''[https://en.wikisource.org/wiki/Meditation_XVII Meditazione XVII]'' in ''Devozioni per occasioni d'emergenza'', Editori Riuniti, Roma, 1994, pp. 112-113.</ref> *Non c'è nulla di quanto [[Dio]] ha fondato su una causa naturale costante, e che perciò avviene ogni giorno, che non ci sembrerebbe un [[miracolo]] degno di ammirazione se avvenisse una sola volta.<ref>Da ''Sermone del giorno di Pasqua, 25 marzo 1627''.</ref> *Per amor di Dio stai zitto, e lasciami amare. :''For God's sake hold your tongue, and let me love''.<ref>Da ''The Canonization'', stanza 1.</ref> *Perché l'amor controlla amor d'ogni altra vista | E fa di una stanzetta un universo. :''For love, all love of other sights controls, | And makes one little room an everywhere''.<ref>Da ''Songs and Sonnets'', "The Good-Morrow", 1633.</ref> ==''Elegie''== *Do libertà alle mie mani erranti e le lascio andare | davanti, di dietro, tra, di sopra, di sotto. (XVIII)<ref name=diz/> *I confronti sono odiosi. (VIII)<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 296.</ref> *L'amore costruito sulla bellezza muore con la bellezza. (II, ''L'Anagramma'')<ref name=diz>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> ==''Sonetti sacri''== *Io sono un piccolo [[mondo]] fatto abilmente | Di elementi e uno spirito angelico. :''I am a little world made cunningly | Of elements, and an angelic sprite''. (V, v. 1) *''Morte, non andar fiera se anche t'hanno chiamata | possente e orrenda. Non lo sei. | Coloro che tu pensi rovesciare non muoiono, | povera morte, e non mi puoi uccidere.'' (X, vv. 1-4)<ref name=papt>Da ''Poesie amorose. Poesie teologiche''.</ref> *''Un breve sonno e ci destiamo eterni. | Non vi sarà più morte. E tu, morte, morrai.'' (X, vv. 14-15)<ref name=papt /> *''Divorziami, disciogli, spezza il nodo, | rapiscimi, imprigionami: se tu | non m'incateni non sarò mai libero, | casto mai se tu non mi violenti.'' (XIV, vv. 13-16)<ref name=papt /> ==[[Incipit]] di ''The Sunne Rising''== Vecchio pazzo impiccione, sole indisciplinato.<ref name=diz/> ==Citazioni su John Donne== *«Nessun uomo è un'isola», ha scritto il poeta teologo John Donne, perché «quando la campana suona, essa suona anche per te». Ad ogni modo, quando la posta in gioco non è la salvezza eterna ma la sopravvivenza politica o fisica, la reinvenzione della propria identità, e si cerca una tana in cui rifugiarsi per leccarsi le ferite, un'isola è un posto eccellente in cui stare, come scoprì il Robinson Crusoe di [[Daniel Defoe|Defoe]]. ([[Richard Newbury]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *John Donne, ''Poesie amorose. Poesie teologiche'', a cura di [[Cristina Campo]], Einaudi, Torino, 2016. ISBN 9788858424476 ==Altri progetti== {{interprogetto|s=en:Author:John Donne|s_lingua=inglese}} {{DEFAULTSORT:Donne, John}} [[Categoria:Avvocati britannici]] [[Categoria:Poeti britannici]] [[Categoria:Religiosi britannici]] [[Categoria:Traduttori britannici]] lbjrvw8feg5o07qpc2d82wr5mlnxqvf Template:SelezioneNuove 10 4465 1419731 1419451 2026-07-09T13:48:58Z Skekzilla 17056 1419731 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. La lista viene aggiornata periodicamente da un utente registrato qualunque (nessun timore!), per un totale di 30. 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[[Gesù]] prese il pane al posto della carne e il vino per sostituire il sangue nell'Ultima Cena.<ref>Citato in [[Steven J. Rosen|Steven Rosen]], ''Il vegetarianesimo e le religioni del mondo'', traduzione di Giulia Amici, Gruppo Futura, Bresso, 1995, p. 128. ISBN 88-256-0826-8</ref> *All'improvviso sono diventato rivoluzionario e mi sono convinto che ogni essere moderatamente attivo debba personalmente occuparsi solo di politica<ref>Da ''Autobiographische Skizze'', 1843; citato in AA.VV., ''Il libro della musica classica'', traduzione di Anna Fontebuoni, Gribaudo, 2019, p. 183. ISBN 9788858022894</ref>. *A [[Parigi]], chiunque ascolti questa sinfonia suonata dall'orchestra di [[Hector Berlioz|Berlioz]] non riesce a credere di assistere a una meraviglia mai sentita prima<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della musica classica'', traduzione di Anna Fontebuoni, Gribaudo, 2019, p. 162. ISBN 9788858022894</ref>. *{{NDR|Affascinato dalla bellezza di [[Ravello|Villa Rufolo]]<ref>Wagner visitò Ravello il 26 maggio 1880.</ref>, Wagner esclamò:}} Ecco il giardino incantato di Klingsor!<ref>Citato in ''Paolo Isotta'', ''Altri canti di Marte: Udire in voce mista al dolce suono'', Marsilio, Venezia, 2015, [https://books.google.it/books?id=grHwDQAAQBAJ&lpg=PT357&dq=Klingsor%20Zaubergarten%20is%20gefunden&hl=it&pg=PT357#v=onepage&q&f=false Google Books] ISBN 978-88-317-3998-6</ref> *Ho fatto progetti su scala così grande che sarebbe impossibile produrre quest'opera... in qualsiasi teatro più piccolo.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della musica classica'', traduzione di Anna Fontebuoni, Gribaudo, 2019, p. 186. ISBN 9788858022894</ref> *{{NDR|[[Ultime parole]] dopo che l'orologio gli era scivolato dalla tasca}} Il mio orologio! :''Meine uhr!''<ref>Citato in Roberto Bianchin, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/02/11/un-museo-per-wagner.html Un museo per Wagner]'', ''la Repubblica'', 11 febbraio 1995.</ref> *Io non ho mai visto nulla come questa [[Genova]]! È qualcosa di indescrivibilmente bello, grandioso, caratteristico: Parigi e Londra al confronto con questa divina città scompaiono come semplici agglomerati di case e di strade senza alcuna forma. Davvero non saprei da dove cominciare per darti l'impressione che mi ha fatto e continua a farmi tutto ciò: io ho riso come un fanciullo e non potevo nascondere la mia gioia! Per offrirti nel tuo compleanno il dono secondo me più grande, ti prometto oggi di farti fare nella prossima primavera una gita a Genova.<ref>Da una lettera del 1853; citato in Aldo Padovano, ''Il giro di Genova in 501 luoghi'', Newton Compton Editori, 2016, cap. 59. ISBN 9788854199552</ref> *L'uomo artistico può essere pienamente soddisfatto solo mediante l'unificazione di tutte le forme d'arte al servizio del comune sforzo creativo.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro dell'arte'', traduzione di Martina Dominici, Gribaudo, 2018, p. 287. ISBN 9788858018330</ref> *L'uomo si distingue dall'[[animale]] in virtù della compassione verso l'animale stesso.<ref>Da ''Lettera aperta'', 1879; citato in [[Michela Vittoria Brambilla]], ''Manifesto animalista'', Mondadori, Milano, 2012, [http://books.google.it/books?id=Q7unqe9B3JkC&pg=PR50 p. 13]. ISBN 978-88-04-62679-4</ref> *La rivoluzione del [[Christoph Willibald Gluck|Gluck]] diventata cosi celebre e che a molti ignoranti è stata narrata come se si trattasse di un cambiamento radicale nella maniera di comprendere l'essenza dell'opera, non ebbe altro significato che questo: il compositore si ribellava all'arbitrio del cantante.<ref>Citato in [[Raffaello De Rensis]], ''Musica italiana in Francia. {{small|La riforma intitolata a Gluck}}'', Casa editrice "Musica", Roma, 1916, [https://archive.org/details/musicaitalianain00dere/page/30/mode/1up p. 30].</ref> *Nella stessa sera presi la diligenza che, per la [[Riviera di Levante]], mi condusse verso Genova. In questo viaggio, durato tutto il giorno seguente, ebbi ancora occasione di ammirare magnifici paesaggi; era specialmente il colore che avvolgeva tutti questi spettacoli, quello che mi entusiasmava: il rosso delle montagne rocciose, l'azzurro del cielo e del mare, la trasparenza verde dei pini, perfino il candore abbagliante d'un armento di buoi, agirono con tanta energia sui miei sensi, ch'io mi dissi, sospirando, qual peccato fosse non poter far uso di tutto questo per nobilitare la mia natura sensuale.<ref>Da ''La mia vita'', p. 616</ref> *Noi udiamo troppo, leggiamo troppo, ma vediamo troppo poco.<ref>Citato da Giorgio Rattone nella [https://storia.camera.it/regno/lavori/leg23/sed553.pdf Tornata del 13 maggio 1913] della Camera dei Deputati (Regno d'Italia).</ref> *{{NDR|''Parsifal''}} Non dovrà mai essere offerto al pubblico, per divertirlo, in alcun altro teatro {{NDR|Bayreuth}}.<ref name=ger/> *Non scriverò mai più un'Opera. Non voglio inventare una denominazione arbitraria per i miei lavori, e quindi li chiamerò Drammi.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della musica classica'', traduzione di Anna Fontebuoni, Gribaudo, 2019, p. 184. ISBN 9788858022894</ref> *Quella di [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]] {{NDR|Settima Sinfonia}} si confondeva in me con l'immagine di [[William Shakespeare|Shakespeare]]: nell'estasi dei signi ricorrevano entrambi, li vedevo, parlavo con loro; al risveglio mi trovavo in lacrime.<ref name=ger>Citato in [[Giorgio Gervasoni]], ''Richard Wagner'', Grandi Operisti Europei, Periodici San Paolo, Milano, 1997.</ref> *{{NDR|La [[Sinfonia n. 7 (Beethoven)|Settima sinfonia di Beethoven]]}} Questa Sinfonia è l'apoteosi stessa della danza, è la danza nella sua essenza più sublime [...]<ref>Da ''Das Kunstwerk der Zukunft'', 1850, p. 90, {{cfr}} per questo: ''American Orchestras in the Nineteenth Century'', edited by John Spitzer, The University of Chicago Press, Chicago-Londra, 2012, [https://books.google.it/books?id=4MXDkIca5lYC&lpg=PA181&dq=&pg=PA181#v=onepage&q&f=false nota 24 p. 181]. ISBN 978-0-226-76796-3. Citato in Giorgio Pestelli, ''Ascoltare la musica classica. {{small|Programmi di sala dei concerti del Lingotto. 1995-2008}}'', La Stampa, Torino, 2008, [https://books.google.it/books?hl=it&id=NLo2AQAAIAAJ&dq=wagner+%C3%A8+l%27apoteosi+stessa+della+danza%2C+%C3%A8+la+danza+nella+sua+essenza+pi%C3%B9+sublime.&focus=searchwithinvolume&q=apoteosi p. 181]. ISBN 9788877831514</ref> *{{NDR|A [[Ludovico II di Baviera]]}} Questa vita, le sue ultime creazioni poetiche e musicali, appartengono soltanto a lei, mio giovane re pieno di grazia: disponga di esse come di sua proprietà.<ref name=ger/> *{{NDR|Brindando dopo la rappresentazione del ''Crepuscolo degli Dei''}} Questo, è per un uomo che ha creduto nella mia musica quando nessuno voleva saperne di me. Senza di lui, non credo che voi avreste sentito stasera ciò che avete sentito. Parlo del mio carissimo amico [[Franz Liszt]].<ref>Citato in ''Historia'', Cino Del Duca Editore, n. 13, dicembre 1958</ref> *{{NDR|Su [[Palermo]]}} Qui c'è soltanto primavera ed estate.<ref>Citato in ''[http://palermo.repubblica.it/dettaglio/quando-laristocrazia-si-scopri-devota-al-maestro/1420804 Quando l'aristocrazia si scoprì devota al Maestro]'', ''Repubblica.it'', 5 febbraio 2008.</ref> *Qui giace Wagner che non è diventato niente: nemmen cavalier dell'ordine pezzente; non riuscì a cavare un ragno dal buco e nemmeno un dottorato all'università.<ref name=ger/> *Solo a voi, agli amici dell'arte a me propria, del mio particolare modo di creare ed operare, potevo rivolgermi per partecipare i miei progetti. Solo grazie alla vostra collaborazione per questa mia impresa posso ora essere in grado di presentare quest'opera, priva di deformazioni, a quanti hanno dimostrato sincera inclinazione verso la mia arte nonostante il fatto che finora essa sia stata loro presentata in modo impuro e deformata.<ref>Dal discorso inaugurale della posa della prima pietra per la costruzione del teatro di Bayreuth 22 maggio 1872; citato in [[Friedrich Nietzsche]], ''Richard Wagner a Bayreuth'' (''Richard Wagner in Bayreuth''), traduzione di Giovanna Vignato, Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1992. ISBN 88-7692-094-3</ref> *Sono ancora debitore al mondo del ''Tannhäuser''.<ref name=ger/> *{{NDR|Su [[Ludovico II di Baviera]]}} Sotto la protezione del mio nobile amico, mai più mi avrebbero oppresso col loro peso le volgari miserie dell'esistenza.<ref name=ger/> *Totalmente insoddisfatto della sosta in questa città {{NDR|Torino}}, ne ripartii dopo appena due giorni, per [[Genova]]. Qui mi parve veramente che l'agognato miracolo stesse per compiersi. Ancora oggi la splendida impressione di questa città combatte in me la nostalgia della rimanente Italia. Passai alcuni giorni di vera ebbrezza; ma fu certamente la mia grande solitudine in mezzo a queste impressioni che ben presto mi fece sentire l'estraneità di questo mondo, in cui mai mi sarei potuto sentire come in casa mia. Incapace di visitare secondo un piano regolare i tesori artistici della città, mi abbandonai senza guida ad una specie di sentimento musicale del nuovo ambiente in cui mi trovavo, e cercai prima di tutto il punto in cui avrei potuto fissarmi e godere tranquillamente delle mie impressioni.<ref>Da ''La mia vita'', pp. 614-615</ref> *{{NDR|A [[Franz Liszt]], su [[Cosima Liszt|Cosima]]}} Tu le hai dato la vita; tu mi hai reso alla vita. Finché prodigherai intorno a te [[bontà]] e [[bellezza]] – e non sapresti agire altrimenti – questa [[vita]] rimane tua, e noi te la offriamo con tutta la nostra riconoscenza. Salute a te! Il tuo [[amico]]. (1881; citato in Claude Rostand, ''Liszt'', traduzione di Paolo Castaldi, Mondadori, 1961) *Tutto era silenzio e mistero e tuttavia la certezza ch'ella {{NDR|Cosima Liszt}} mi appartenesse si affermava in me con tanta forza, che la mia eccentrica agitazione si esasperava fino alle più pazze stravaganze.<ref name=ger/> *{{NDR|Su [[Johann Strauss jr]]}} La mente più musicale d'Europa.<ref name=Iovino>Citato in Roberto Iovino, ''Gli Strauss: Una dinastia a tempo di valzer'', Camunia, 1998.</ref> *{{NDR|Su [[Johann Strauss jr]]}} Un solo valzer di Strauss supera in grazia, delicatezza e vero contenuto musicale la maggior parte dei prodotti di fabbrica straniera, come il campanile di Santo Stefano le vuote colonne ai lati dei boulevards di Parigi.<ref name=Iovino/> ==''Il libro bruno''== *Ogni arricchimento dei nostri mezzi di conoscenza grazie a strumenti e a scienze specialistiche dimostra solo la decadenza delle nostre facoltà naturali di conoscenza; certo le epoche primitive (brahmani, ecc.) avevano meno mezzi, ma sensi più acuti. – Così gli [[occhiali]] sono la prova che abbiamo rovinato i nostri occhi. *Se per noi Cristo stesso non è in fin dei conti che una nobilissima poesia, questa è al tempo stesso più realizzabile di ogni altro ideale poetico – nella comunione quotidiana col pane e col vino. *Si può valutare assai bene l'estraneità del genio in questo mondo dalle domande sciocche che gli vengono rivolte. (novembre-dicembre 1881) ==''L'interpretazione della musica''== ===[[Incipit]]=== Ho scritto queste pagine nell'intento di raccontare la mia esperienza relativamente ad un aspetto della musica che fino ad oggi è stato, sul piano pratico, abbandonato alla ''routine'', e su quello teorico all'[[ignoranza]].<br>Mi rivolgo agli esecutori, siano essi cantanti o strumentisti, piuttosto che ai direttori, poiché soltanto gli esecutori possono dire di essere stati diretti in maniera competente o meno. Non è mia intenzione formulare un sistema di regole, ma semplicemente esprimere alcune osservazioni e fornire un certo numero di esempi.<br>I compositori non possono permettersi di restare indifferenti alla maniera in cui i loro lavori vengono presentati al [[pubblico]]. Del resto non ci si può aspettare che il pubblico sia in grado di giudicare se l'esecuzione di un brano musicale sia avvenuta in maniera corretta, dal momento che non esistono altri dati, oltre l'esecuzione stessa, di cui potersi servire. ===Citazioni=== *La prima [[qualità]] di un direttore consiste nella sua abilità di trovare sempre il giusto tempo di esecuzione. Dalla scelta di tempi da lui compiuta possiamo capire se abbia o meno compreso il brano. Inoltre, con buoni musicisti, il giusto tempo d'esecuzione comporta un'espressione ed un fraseggio corretti, e di converso, da parte del direttore, la scelta appropriata di fraseggio ed espressione comporterà la scelta esatta del tempo.<br>Il [[problema]] non è così semplice come può sembrare. I compositori più vecchi pensano che il tempo giusto sia così ovvio da intuire che si accontentano di semplici indicazioni generali. [[Franz Joseph Haydn|Haydn]] e [[Wolfgang Amadeus Mozart|Mozart]] facevano uso del termine "Andante" per indicare una [[via]] di mezzo tra "Allegro" e "Adagio", e pensavano che fosse sufficiente. [[Johann Sebastian Bach|Bach]] non indicava affatto il tempo, ciò che, in termini strettamente musicali, è forse la cosa più corretta. Probabilmente diceva a sé stesso: chi non capisce i miei temi e le mie figurazioni, e non sente il loro carattere ed espressione, non sarà nemmeno in grado di capire le indicazioni di tempo in italiano. (p. 18) *Il nostro vero musicista tedesco era in origine un [[uomo]] difficile da frequentare. In passato la posizione sociale dei musicisti in [[Germania]], come in [[Francia]] e in [[Inghilterra]], non era per niente buona. I principi, e la [[società]] aristocratica in genere, riconoscevano a mala pena lo [[stato]] sociale dei musicisti (con l'unica eccezione degli italiani). Gli italiani erano ovunque preferiti ai tedeschi nativi (prova ne è il trattamento avuto da Mozart alla corte imperiale di [[Vienna]]). I musicisti restavano degli esseri speciali, per metà incivili e per metà infantili, ed erano trattati come tali dai loro datori di lavoro. L'[[educazione]], anche quella dei più dotati, portava tracce del fatto che essi non erano mai stati realmente sotto l'influenza di una società raffinata e intelligente (si pensi a [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]] quando venne in contatto con [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] a Teplitz). Si dava per scontato che i musicisti professionisti non potessero essere influenzati dalla [[cultura]] per le loro limitate capacità mentali. (p. 52) ==''Musikdrama: scritti teorici sulla musica''== *[[Lope de Vega]], un autore quasi egualmente meraviglioso, scriveva i suoi pezzi dall'oggi al domani tenendosi in diretto contatto con il teatro e i suoi attori; unico vitale e produttivo accanto a [[Corneille]] e [[Jean Racine|Racine]], i poeti della façon, vi è solo l'attore [[Molière]] ed [[Eschilo]] stava nel mezzo della sua sublime opera d'arte, come conduttore del coro tragico. (p. 21) *Non bisogna studiare il poeta, ma l'"autore drammatico", se si vuole spiegare la natura del [[dramma]]; ma questi non è più vicino al poeta vero e proprio di quanto non lo sia allo stesso il "mimo", dalla cui natura egli deve procedere se come poeta vuole "mostrare il suo specchio della vita". (p. 21) *Per forma della musica dobbiamo intendere senza dubbio la "[[Melodia musicale|melodia]]"; il suo particolare sviluppo ha riempito la storia della nostra musica, come la necessità di essa fu decisiva per lo sviluppo del dramma lirico tentato dagli italiani nel passaggio all"Opera". (p. 27) *Ciò che [[William Shakespeare|Shakespeare]] non poté essere praticamente, ovvero il mimo di tutti i suoi ruoli, può esserlo con la massima precisione il compositore giacché egli ci parla direttamente attraverso ogni musicista che ne esegue l'opera. (p. 32) *Il "lavoro teatrale" vero e proprio, inteso nel senso più moderno, dovrebbe essere sempre e comunque il sano fondamento di tutte le ulteriori aspirazioni [[Dramma|drammatiche]]. (p. 33) ==Citazioni su Richard Wagner== *A mio credere, come Colombo scoperse l'America mentre cercava raggiungere l'India, così il genio di Bayreuth non giunse che a imporre il poema sinfonico, a glorificare la musica pura, o poco meno che pura, mentre facevasi apostolo della poesia drammatica a cui la musica doveva esser commento, sussidio, rinforzo, semplice mezzo di più potente ed intensa espressione: la quale riforma, se attuata davvero, avrebbe dato in teatro lo scettro al poeta, e iniziato un terzo periodo nella storia del melodramma: il periodo filosofico, direi quasi, o logico, o intellettuale, o letterario che dir si voglia; periodo invece non ancora iniziato, e del quale non si son visti finora che vaghi accenni, lontane aurore, qua e là nello spazio e nel tempo. ([[Mario Pilo]]) *Alla sua morte, nel 1883, Wagner ha lasciato un'impegnativa eredità: nella sua concezione dell'opera d'arte totale, ha posto la musica ai vertici dell'espressione umana, come modello cui devono aspirare anche le altre forme artistiche. ([[Federico Zeri]]) *Ammiro la capacità creativa di Wagner, ma considero la sua mancanza di struttura architettonica un segno di decadenza. Inoltre trovo la sua personalità musicale così indescrivibilmente offensiva che per lo più lo ascolto solo con un senso di disgusto. ([[Albert Einstein]]) *[[Ludwig van Beethoven|Beethoven]] è la retorica della nostra anima, Wagner è la sua sensibilità, [[Robert Schumann|Schumann]] forse il suo pensiero: [[Wolfgang Amadeus Mozart|Mozart]] è di più, è la forma. ([[Hugo von Hofmannsthal]]) *Che cosa c'è di più bello d'un'Opera che si chiude con un rogo? Il finale della [[La Valchiria|Valchiria]] fa scender qualche lagrima anche al centesimo ascolto. ([[Paolo Isotta]]) *Dopo aver annunciato al suo tempo il crepuscolo degli dei, Wagner fu il vero problema del Novecento e non bastò [[Igor Stravinskij|Stravinskij]] a raddrizzare il timone perché in Wagner c'era una perentorietà del negativo che incarnava meglio il moderno: la consapevolezza, dimostrata nella radice linguistica della sua musica, che tutte le rette confluivano a un punto solo, il nulla in cui è inghiottito Tristano. ([[Luigi Baldacci]]) *Dopo la sua morte, al di fuori dello schieramento celebrativo, Wagner è stato giudicato da molti come il musicista che pretende di fare della poesia e la fa a prezzo di stridori e stonature. ([[Quirino Principe]]) *È noto, il genio non basta quando è necessario muovere le montagne, ovvero abitudini tollerate e consolidate per anni e anni. Al genio va accoppiatauna volontà di ferro della quale Wagner disponeva senza limite e, soprattutto, una visione sacrale, diremmo quasi metafisica, della propria missione artistica. ([[Francesco Gallia]]) *I devoti di Wagner saranno contenti: in questa Italia, dove nacque la musica moderna; dove, da Guido a Monteverde, da Monteverde a Verdi, la musica è una serie di genii, fu scritto, da più d'una penna italiana, che era morto con Riccardo Wagner il massimo genio musicale nel nostro secolo: di questo secolo in cui vissero e produssero e imperarono senza contrasto Beethoven in Germania, Rossini in tutto il mondo; Rossini sul teatro, Beethoven negli intelletti.<br>O felice ignoranza che prodighi spropositi, con imperturbabile serenità, vi è davvero da ammirarti, davanti a questi enunciati. ([[Primo Levi (1853-1917)|Primo Levi]] *{{maiuscoletto|I wagneriani}} erano sospetti, non perché amavano Wagner; ma perché amavano ''solo'' Wagner. ([[Umberto Saba]]) *Il Wagnerismo è per sé una delle questioni più scottanti nell'arte; esso s'impone a chiunque pensa; tutti chi più chi meno, compositori o dilettanti o semplici uditori o critici musicali, ne sono attinti. La potente e seria individualità di Wagner, l'arte sua, ha rinnovato la faccia del mondo musicale. ([[Luigi Torchi]]) *Intanto Moser trovava inaudito che "il nostro amico" non fosse ancora venuto a presentarsi [...] magari per chiedersi se i [[Vegetarianismo|vegetariani]] mangiassero le uova, o perché i francesi non amassero la musica di quel Richard Wagner di cui si sentiva tanto parlare, o perché invece l'amassero, e se i suddetti vegetariani fossero dei buoni patrioti, e come fosse possibile, allora, che quel Richard Wagner fosse vegetariano. ([[Allard Schröder]]) *L'attitudine estetica di Wagner nei confronti della musica sembra essere addirittura opposta a quella universalmente adottata nel nostro secolo. Come specifica un importante scritto intitolato ''Dell'applicazione della musica al dramma'', per Wagner il solo criterio per giudicare la sua arte è quello ''espressivo''. Le questioni di linguaggio non possono e non debbono passare in primo piano, subordinate come sono all'elemento espressivo, che costringe il linguaggio a modellarsi obbediente su di esso: «signore del linguaggio», come la filologia tedesca dell'Ottocento chiama [[Eschilo]], è solo, beninteso, il creatore sommo. ([[Paolo Isotta]]) *La genesi diretta di tutta la musica del XX° secolo è il Tristano di Wagner. ([[Antoine Goléa]]) *La musica di Wagner è molto migliore di quello che si potrebbe pensare ascoltandola.<ref>[[Citazioni errate|Erroneamente attribuita]] a [[Mark Twain]].</ref> ([[Edgar Wilson Nye]]) *La «musica» era una cosa, la «la musica wagneriana» un'altra, e non c'era nulla che le ravvicinasse; non si trattava di un nuovo piacere ma di un piacere di nuovo genere, ammesso che «piacere» sia la parola giusta, anziché turbamento, estasi, sbigottimento, «un conflitto di sensazioni senza nome». ([[C. S. Lewis]]) *Lo sai che non posso ascoltare troppo Wagner... sento già l'impulso ad occupare la Polonia! (''[[Misterioso omicidio a Manhattan]]'') *Mezzo secolo di esperienza ha dimostrato ad usura l'infecondità della {{sic|formola}} wagneriana, se anche troppi autori musicali italiani trovino più comodo far orecchio da mercante. Non si cammina sulle orme di un Wagner più che non si cammini su quelle di un Dante o di un Michelangelo. Cioè non ci possono saltellar dentro che le scimmie. La fecondità del [[genio]] ha questa prerogativa: di rendere sterili le proprie formole, per la semplice ragione che ne ha recato all'estremo limite le interne energie di svolgimento. ([[Enrico Thovez]]) *«Nemmeno Wagner – prosegue la professoressa<ref>[[Anne Marie Abert]], figlia del musicologo [[Hermann Abert]]; la citazione è tratta dal saggio ''[[Giuseppe Verdi|Verdi]] e Wagner''. {{cfr}} ''Le ali di Wieland'', p. 151.</ref> – voleva formare degli eclettici, ma in realtà degli epigoni di lui stesso.» Invero, l'orgoglio di Wagner era ben più luciferino di questo: egli si valutava il culmine e la fine della parabola, pertanto non desiderava affatto essere imitato e quasi considerava un arbitrio che altri adottassero i suoi procedimenti linguistici; fors'anche che dopo di lui si componesse ancora. I quali procedimenti linguistici, peraltro, specie in relazione all'armonia, erano per lui qualcosa di eccezionale, giustificabile solo per necessità espressive altrettanto eccezionali: le sue. Tanto classicista rimase la sua concezione estetica. Che cosa avrebbe detto vedendo nell'autopresentazione d'una piccola operaia parigina – ''Mi chiamano Mimì'' – una sorta di eco semplificata dell'accordo del ''Tristano''? ([[Paolo Isotta]]) *[[Friedrich Nietzsche|Nietzsche]] non negava l'arte di Wagner quando dichiarava che «I maestri cantori» erano un attentato alla civiltà, e non si poneva il problema perché riconosceva che tra l'ammirazione estetica e il consenso etico non c'è necessario rapporto di causa a effetto. ([[Leo Valiani]]) *Non più dubbi né ostacoli, l'immenso genio di Wagner ha avuto ragione di tutto. La sua opera, "L'Anello del Nibelungo", riluce sul mondo. I ciechi non impediscono affatto la luce, né i sordi la musica. ([[Franz Liszt]]) *Per Wagner il vegetarianismo non rappresentava soltanto una dieta o un modo di evitare sofferenze agli esseri non umani, ma anche e soprattutto una maniera per rendere concreta l'intuizione della profonda unità del cosmo: «Dio non è la luce che illumina il mondo dall'esterno: Dio è la ''luce'' che noi gettiamo sul mondo dall'interno di noi: è conoscenza per mezzo della compassione». E tale compassione si basa essenzialmente sull'intimo senso dell'unità di tutti gli esseri. ([[Martin Gregor-Dellin]]) *Se [[Johann Sebastian Bach|Bach]] si contorce, Wagner ha le convulsioni. ([[Samuel Butler]]) *Volete farmi credere che ministri e soubrette paghino tutti i duemila euro per sedersi in platea e frasi torturare per cinque ore da ululanti soprano wagneriani? Nemmeno io credo resisterei a cinque ore di elmi cornuti e cavalcate. Wagner, come scriveva [[Eugenio Montale]] nelle sue recensioni, piace solo ai "bidelli di Bayreuth"; ovvero a quei melomani che conoscono il compositore tedesco urlo per urlo e trovano persino brevi certi duetti in riva al Reno protratti per intere mezz’ore. ([[Tommaso Labranca]]) *Se è stolta ingiuria dire, che Wagner non conosca i registri e la disposizione delle voci non del tutto infondata è l'accusa, che egli ne abusi. Il basso sbalestrato dal ''fa'' acuto alle note più profonde, il contralto non trattato in miglior guisa, i cori disposti alle volte in maniera teoricamente forse bellissima, ma di effetto quasi impossibile, per l'impossibile esecuzione, ci mostrano, una volta per sempre, come Wagner diritto al suo scopo credesse di avere a sua disposizione Cielo e terra; e di tal natura ce lo fan vedere il resto dell'opera {{NDR|''Lohengrin''}} e le altre opere sue sì nella parte istrumentale, che nella vocale, per la maniera difficilissima di scrivere; di che si lagnano gli stessi Wagneristi. ([[Filippo Clementi]]) *[[Giuseppe Verdi|Verdi]] aveva interpretato con la forza del sentimento immediato i drammi eterni della vita individuale e le aspirazioni dei popoli. Wagner si era contrapposto e sovrapposto alla vita sociale del suo tempo, alle leggi tradizionali, e si era rifugiato in un mondo mitico-fantastico, attraverso il quale aveva creduto di giungere – analogamente al tentativo di Nietzsche, ma per vie diverse – alla instaurazione di una nuova umanità, di una nuova arte popolare, mentre c'era in lui lo sfogo di una sensualità insaziata, di una personalità senza freno. L'uno interpretava il mondo morale del sentimento, l'altro il mondo naturalistico della sensazione. ([[Luigi Salvatorelli]]) *Wagner, in fondo, è anche un vero precursore della filologia musicale. D'altra parte, dopo le deludenti esperienze con il metronomo nelle sue prime opere, Wagner lo getta alle ortiche, limitando al massimo anche le prescrizioni. ([[Francesco Gallia]]) ===[[Gino Gori (scrittore)|Gino Gori]]=== *Il dramma di Wagner, unico nel mondo, rappresenta una volta tanto, una fusione delle arti, non voluta ma richiesta dalle necessità di quel mondo che doveva essere espresso. Tutto, luci, colori, scenografia, architettonica, concorre non già ad una magnetizzazione dello spettatore, il che sarebbe una preordinata scelta e distribuzione di effetti, ma ad una unica e totale rivelazione. *[[Friedrich Nietzsche|Nietzsche]] non capì niente di Wagner quando lo definì un artista di decadenza; Wagner, è, come [[Immanuel Kant|Kant]] nella filosofia, come [[William Shakespeare|Shakespeare]] nel teatro, un'energia solitaria, una di quelle comete che attraversano il cielo visibile per schiarare con la loro folgorazione la vita. È inimitabile, non maschera, non nasconde, e non ''abbellisce'', ma dice. Il suo mondo, per essere detto, ha bisogno di quanto non abbisogna il mondo di altri poeti. *Wagner creò, nell'età moderna, primo e con stupefacente bellezza, il teatro integrale. Ma Wagner era uno di quegli spiriti unici, una di quelle anime complesse, uno di quei cervelli vulcanici, che nell'apparenza dell'esteriorismo sculturale e pittorico concluse, terzo nella storia del mondo, dopo [[Eschilo]] e dopo Shakespeare, dopo due momenti della evoluzione spirituale degli uomini, il possente dramma tragico più reale, più interiore, più singhiozzante e sublime. E sotto le caduche spoglie d'un fasto asiatico che a quel dramma mirabilmente s'intona, dandogli l'apparenza d'una sibilla rivelatrice avvolta nei più sontuosi veli, nascose l'eterno e primigenio ''Dionysos patiens et agens contra inexorabile Fatum''. ===[[Guido Manacorda]]=== *Appena Wagner si persuase, che la realtà dell'arte non è la ''verità'' storica, quotidiana, contingente, superficiale, individuale, cosciente, ma la ''menzogna'' mitica lontana, eterna, profonda, creata dal popolo, parve a lui che solo i tedeschi fossero di cotesta menzogna sterminatamente ricchi. *Egli, Wagner, sì ha indagato e riconosciuto se stesso; ed a cotesto riconoscimento appunto deve quella «rinascita dall'interno», che egli auspica al proprio popolo. C'è forse qualche disegnatore o pittore, che abbia saputo fermare con tratti indelebili l'espressione vera del suo spirito? Non certo il Kietz, e neppure il Willich, e neppure lo Stocker-Escher e tanto meno il Lenbach. Ma la sua figura balza viva e parlante dai suoi scritti. *Nel suo smisurato orgoglio tedesco, Wagner giunge fino al mostruoso, fino all'assurdo. – V'è per lui un solo popolo al mondo predestinato al dominio, in possesso anzi di cotesto dominio, nella duplice forma spirituale e politica: il popolo franco; tanto vale: il fiore della germanità. ===[[Gino Monaldi]]=== *Mentre il Wagner ragiona e filosofeggia coll'arte sua e il raziocinio e la filosofia della sua musica impone ai pubblici invitandoli a ragionare e a filosofare con lui, [[Giuseppe Verdi|Verdi]] invece raccoglie la poesia del popolo nelle sue vive manifestazioni, e al popolo la ritorna col fascino di canti e di melodie; di cui la miglior prova fu appunto l'immensa popolarità. *Quanto trascendentale e idealmente speculativa è l'arte del Wagner, altrettanto plastica ed umana è quella del Verdi; quanto poco s'interessa il Wagner delle tendenze e del gusto dei suoi contemporanei; altrettanto ne subisce il Verdi l'influenza e ne assorbe e ne respira l'aria; quanto meno il Wagner si preoccupa del maggiore o minore grado percettivo dei pubblici o della loro più o meno viva espressione di gradimento, tanto più ne tiene conto il Verdi. *Wagner ha indubbiamente preceduto il Verdi e i tempi suoi immaginando una forma di arte di cui il gusto popolare non aveva quarant'anni or sono nemmeno lontanamente il senso e che anche oggi nella stessa Germania si tollera più di quello che si accetti. Sotto questo aspetto la riforma del Wagner ha un valore e una originalità assolutamente superiore. Questa riforma sostanziale portata nel melodramma lirico dal Wagner, se ha il merito indiscutibile della paternità, e nel campo speculativo della scienza può e deve essere riconosciuta come una vera scoperta, non credo possa né oggi né domani avere teatralmente una grande resistenza ed efficacia. ===[[Friedrich Nietzsche]]=== *La formula wagneriana «melodia infinita» esprime nel modo più amabile il pericolo, la corruzione dell'istinto, e anche la tranquillità della coscienza in mezzo a tale corruzione. L'ambiguità ritmica, per cui non si sa più, non si ''deve'' più sapere, se una cosa è capo o coda, è senza dubbio un trucco artistico mediante il quale si ottengono effetti meravigliosi – il ''Tristano'' ne è ricco –; ma come sintomo di un'arte è e rimane il segno del dissolvimento. La parte impera sul tutto, la frase sulla melodia, l'attimo sul tempo (anche sul tempo musicale), il ''pathos'' sull<nowiki>'</nowiki>''ethos'' (carattere o stile come lo si voglia chiamare), e finalmente l<nowiki>'</nowiki>''esprit'' sul pensiero. Scusi! Ma quello che io credo di scorgere è un capovolgimento della prospettiva: si vede molto, troppo minutamente il particolare; molto, troppo confuso l'insieme. In musica la volontà è tesa verso quest'ottica sovvertitrice, e più della volontà: l'ingegno. E questo è ''décadence'': una parola che tra gente come noi, s'intende, non giudica ma definisce. *{{NDR|Sul Preludio del Parsifal}} Lasciando stare tutte le domande inopportune (a che cosa ''possa'' o ''debba'' servire questa musica?) e dal punto di vista puramente estetico, quando mai Wagner fece qualcosa di più bello? Vi è qui la suprema consapevolezza e precisione psicologica di ciò che si vuole dire, esprimere, comunicare; la forma più succinta e più diretta – ogni sfumatura del sentimento portata sino alla forma epigrammatica – un'evidenza nella musica trattata come arte descrittiva che fa pensare a uno scudo di nobilissimo lavoro; e per ultimo, sullo sfondo di tale musica, un sentimento, un'esperienza, un evento psicologico sublime ed eccezionale, che fa il maggiore onore a Wagner. Insomma, una sintesi di emozioni che molti uomini, e anche «uomini superiori», riterrebbero inconciliabili: la severità del giustiziere, l'«elevazione» nel senso terrifico della parola, la comprensione e l'acutezza che penetra l'animo come uno stilo; e, infine, la compassione per ciò che si vede e si giudica. In Dante solo – in nessun altro – si può trovare l'equivalente. *Quanto dice nella Sua lingua intorno allo stile di Wagner mi ricorda un mio sfogo in proposito scritto non so più dove: il suo «stile drammatico» non esser altro che una ''species'' di cattivo stile, anzi di non-stile musicale. Ma i nostri musicisti vi scorgono un «progresso».<br>In verità, in questo campo tutto è ancor da dire, sospetto anzi che tutto sia ancora da pensare: Wagner stesso – come uomo come bestia come Dio come artista – passa di mille cubiti l'intelligenza e l'inintelligenza dei nostri tedeschi. *Un grande punto interrogativo del nostro secolo. *Wagner è in massima misura filosofo là dove più è energico ed eroico. E appunto come filosofo egli non si limitò ad attraversare il fuoco di diversi sistemi filosofici senza intimorirsene, ma attraversò anche i vapori del sapere e dell'erudizione mantenendosi sempre fedele al suo io più elevato, che gli chiedeva "azioni comprensive della natura polifona" e gli imponeva di soffrire e di imparare per poter compiere quelle azioni. *Wagner non è un sillogismo, ma una malattia. ===[[George Bernard Shaw]]=== *{{NDR|il sesso nelle opere di Richard Wagner}} Il duetto d'amore nel primo atto della ''Valchiria'' arriva ad un punto tale che le convenienze sociali correnti esigono d'urgenza il sipario. E il secondo preludio del ''Tristano e Isotta'' traduce in musica con tanta fedeltà e con intensità mirabile le emozioni che accompagnano l'amplesso, che è il caso di domandarsi cosa vuol dire la grande popolarità di questo pezzo nei concerti; se cioè i nostri pubblici rispettano con assoluta e ragionata imparzialità la vita in tutte le sue funzioni benefiche e creatrici; o se godono semplicemente la musica senza capirla. *Wagner insiste sempre sulla necessità di parlare ai sensi e di eccitarli per dare realtà alle idee astratte. Sostiene anzi che la [[realtà]] non ha altro significato. Per applicare questo procedimento all'amore poetico egli doveva quindi per forza risalire alla sua supposta origine, all'amore sessuale. E l'emozione dell'amore dei sensi egli ha espresso nella musica con una franchezza, con un verismo suggestivo che molto probabilmente avrebbe scandalizzato [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]]. ===[[Giuseppe Vannicola]]=== *Avevo imparato a dolorare serenando con Beethoven, a pensare dolorando con Schumann, a sorridere lacrimando con Chopin, a sostituire con Riccardo Wagner, alle realità mediocri e comuni, la visione armoniosa d'un universo composto lentamente d'espansione e d'ascensione. *Il sentimento di Riccardo Wagner si chiama evoluzione, ed elevazione, sviluppo, spirale, metamorfosi, Ricerca eterna di là dall'orizzonte. La luce del suo destino è la sublime bianchezza di resurrezione, di trasfigurazione, di liberazione, di pace in cui si risolve tutta la dolce e diafana malinconia del Parsifal. *Non così inalterabile è il sentimento filosofico e religioso che informa ogni opera di Wagner, e che, materiato di poesia e di musica, si trasfigura in una vera rivelazione. Dopo di aver opposto la Natura e il Cristianesimo, Riccardo Wagner arriva a riconoscere nel Cristianesimo l'espressione più alta e più pratica dell'ideale umano. ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Richard Wagner, ''Il libro bruno. Note di diario 1865-1882'', Passigli Editore, 1992. *Richard Wagner, ''L'interpretazione della musica'' (''Über das dirigieren''), a cura di Maria Cristina Arangia, Pagano, MMI. *Richard Wagner, ''La mia vita'', volume II, traduzione di Massimo Mila, UTET, Torino, 1960 *Richard Wagner, ''Musikdrama: scritti teorici sulla musica'', a cura di [[Francesco Gallia]], traduzione di Francesco Gallia e Pietro Kobau, Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1988. ISBN 88-7692-111-7 ==Opere== *''[[L'olandese volante (opera)|L'olandese volante]]'' (1843. Rielaborato nel 1852 e nel 1864) *''[[Lohengrin]]'' (1850) *''[[Tristano e Isotta (opera)|Tristano e Isotta]]'' (1865) *''[[L'oro del Reno]]'' (1869) *''[[La Valchiria]]'' (1870) <!-- *''[[Sigfrido]]'' (1876) --> *''[[Il crepuscolo degli dei]]'' (1876) ==Voci correlate== *''[[Ludwig]]'' – film 1973 ==Altri progetti== {{interprogetto|s=de:Richard Wagner|s_lingua=tedesca}} ===Opere=== {{Pedia|L'olandese volante (opera)|''L'olandese volante''|(1843; rielaborato nel 1852 e nel 1864)}} {{Pedia|Lohengrin (opera)|''Lohengrin''|(1850)}} {{Pedia|L'oro del Reno||(1869)}} {{Pedia|La Valchiria||(1870)}} <!-- {{Pedia|Sigfrido (opera)|''Sigfrido''|(1876)}} --> {{Pedia|Il crepuscolo degli dei||(1876)}} {{DEFAULTSORT:Wagner, Richard}} [[Categoria:Compositori tedeschi]] [[Categoria:Direttori d'orchestra tedeschi]] [[Categoria:Librettisti tedeschi]] [[Categoria:Saggisti tedeschi]] lxx6lt6gnl4zoqnhsyzbylpz0jjzmc6 Erich Maria Remarque 0 7334 1419816 1419409 2026-07-10T08:20:51Z Spinoziano 2297 revisione e ampliamento di ''La notte di Lisbona'' 1419816 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Bundesarchiv Bild 102-10867, Erich Maria Remarque.jpg|thumb|Erich Maria Remarque nel 1929]] '''Erich Maria Remarque''', pseudonimo di '''Erich Paul Remark''' (1898 – 1970), scrittore tedesco. ==Citazioni di Erich Maria Remarque== *La [[luna]] strisciò tonda sotto l'intelaiatura della finestra. Non era più un alone crocifisso, era la faccia grassa e oscena di un curioso che fruga con gli [[occhio|occhi]] camere e letti.<ref>Da ''Arco di Trionfo''.</ref> *Mio [[padre]], ch'era davvero un brav'[[uomo]], mi diceva : "Non perdere la tua [[ignoranza]], non potrai mai sostituirla."<ref>Da un'intervista, 1946; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> *​"Vuole che andiamo subito a mangiare?" "Dove?" "A [[Brissago]], alla frontiera italiana. Dieci minuti da qui. In un ristorante che si chiama il Giardino." [...] Posteggiò la macchina accanto a una lunga scalinata di pietra. Salirono a un piccolo ristorante dove egli ordinò una bottiglia di Soave, prosciutto, scampi col riso e cacio della Valle Maggia. [...] "Io non ho più bisogno di bere nulla" osservò Lillian. "Sono ubriaca di mimose. Il paese ne è sommerso. Che cosa sono [[Isole di Brissago|quelle isole]] là nel lago?" "Ai tempi di Roma dicono che là c'era il tempio di Venere. Ora c'è un ristorante. Ma nelle notti di luna piena gli dei vi bazzicano ancora. La mattina seguente il proprietario trova molte bottiglie vuote nonostante il turacciolo sia intatto. Ogni tanto Pan va a smaltire la sua sbornia nell'isola e si sveglia a mezzogiorno. Allora si sente il suo flauto e tutte le trasmissioni radio sono disturbate."<ref>Da ''Il cielo non ha preferenze'' (''Der Himmel kennt keine Günstlinge''), traduzione di [[Ervino Pocar]], Mondadori, Milano, 1981, p. 120.</ref> ==''La notte di Lisbona''== ===[[Incipit]]=== Guardavo attentamente la nave tutta illuminata, che un po' distante dalla banchina era ancorata nel Tago. Benché fossi a [[Lisbona]] da una settimana, non mi ero ancora abituato alla luce spensierata della città. Nei paesi dai quali venivo, le città di notte erano nere come miniere di carbone, e un fanale nelle tenebre era più pericoloso della peste nel Medioevo.<br> Sulla nave, un piroscafo per passeggeri, si stavano sbrigando le operazioni di carico. Sapevo che doveva partire la sera successiva. Al vivo bagliore delle lampadine scoperte si stivavano carichi di carne, pesce, conserve, pane e legumi; facchini trascinavano a bordo i bagagli e una gru sollevava casse e colli così silenziosamente che pareva non pesassero nulla. La nave si preparava al viaggio come se fosse un'arca ai tempi del diluvio. Era infatti un'arca. Tutte le navi che in quei mesi del 1942 lasciavano l'[[Europa]], erano arche. Il monte Ararat era l'[[America]] e le acque montavano di giorno in giorno. Da un pezzo avevano inondato la Germania e l'Austria e si erano addentrate in Polonia e a Praga; Amsterdam, Bruxelles, Copenaghen, Oslo e Parigi erano già sommerse, le città italiane erano esposte alle fetide ondate e anche la Spagna era ormai poco sicura. La costa portoghese era l'ultimo rifugio dei fuggiaschi per i quali giustizia, libertà e tolleranza contavano più che la patria e l'esistenza. Chi non riusciva a raggiungere di li la terra promessa dell'America era perduto e costretto a dissanguarsi nel groviglio dei rifiutati visti d'entrata e d'uscita, degli irraggiungibili permessi di lavoro e di soggiorno, dei campi d'internamento, della burocrazia, della solitudine, della terra straniera e della orribile indifferenza generale di fronte alla sorte dei singoli, la quale è la solita conseguenza della guerra, della paura, della miseria. A quel tempo l'uomo non era nulla, un passaporto valido tutto. {{NDR|Erich Maria Remarque, ''La notte di Lisbona'', traduzione di Ervino Pocar, revisione della traduzione a cura di Chiara Ujka, Neri Pozza Editore, Vicenza, 2015. ISBN 978-88-545-1077-7}} ===Citazioni=== *"In Italia non possiamo andare. La Gestapo è troppo amica della polizia di Mussolini". "Non esiste altro a Sud?". "Sì che c'è. Il Canton Ticino. Locarno e Lugano". Partimmo quello stesso pomeriggio. Dopo cinque ore eravamo seduti nella piazza di [[Ascona]] davanti alla "Locanda Svizzera" in un mondo che non distava da Zurigo cinque ore, ma cinquanta. Il paesaggio era italiano, il luogo pieno di turisti, e pareva che nessuno pensasse ad altro che a nuotare, a prendere il sole e ad arraffare rapidamente la vita il più possibile. Era strana l'atmosfera dell'Europa in quei mesi. "Ricorda?" domandò Schwarz – "Sì" risposi. "Si sperava di assistere a un miracolo. A una seconda Monaco. Poi a una terza. E così via". "Era un crepuscolo tra speranza e disperazione. Il tempo tratteneva il fiato". (1972, p. 145) *Quest'ultima sera cenammo nel giardino dell'Albergo della Posta a [[Ronco sopra Ascona|Ronco]], un villaggio appiccicato ai monti sopra il lago, come un nido di rondini. Tra gli alberi luccicavano le torce, i gatti strisciavano sui muri, e dalle terrazze sotto il giardino saliva un profumo di rose e di gelsomino selvatico. Il lago con [[Isole di Brissago|le isole]] sulle quali in epoca romana sarebbe sorto un tempio di Venere, era immobil​​e, i monti di color cobalto si stagliavano intorno contro il cielo chiaro e noi mangiammo spaghetti e piccata e bevemmo il nostrano della regione. Era una sera di una dolcezza e di una malinconia quasi insopportabili. "Peccato che dobbiamo andarcene" disse Helen. "Rimarrei qui volentieri tutta l'estate". "Lo dirai ancora chissà quante volte". (1972, p. 146) *​Bevemmo il vino e tra i vicoli prendemmo in alto la strada che conduce ad Ascona. Il cimitero di Ronco si stendeva sopra la strada ed era pieno di fiori e di croci. Il Mezzogiorno è un seduttore, allontana i pensieri e fa lavorare la fantasia, la quale non ha bisogno di grande aiuto tra le palme e gli oleandri, molto meno che tra gli stivaloni militari e le caserme. Il cielo ondeggiava sopra di noi come una grande bandiera sventolante con sempre più stelle, quasi fosse la bandiera di un'America dell'universo che ogni minuto diventava più ampia. (1972, p. 147) ==''Niente di nuovo sul fronte occidentale''== ===[[Incipit]]=== ''Questo libro non vuol essere<br>né un atto d'accusa né una confessione.<br>Esso non è che il tentativo di raccontare di<br>una generazione la quale – anche se sfuggì alle granate –<br>venne distrutta dalla guerra.''<br><br>Siamo a riposo, nove chilometri dietro il fronte. Ci hanno dato il cambio ieri; oggi abbiamo la pancia piena di fagioli bianchi con carne di manzo, e siamo sazi e soddisfatti. Anche per la [[sera]] ciascuno ha potuto prenderne una gavetta piena; inoltre, doppia porzione di salsiccia e [[pane]]: tutto questo fa bene. Un fatto simile non ci era accaduto da un pezzo; il grosso cuciniere con la sua testa da pomodoro offre addirittura il cibo a chi lo vuole; a chiunque gli venga innanzi fa segno col suo mestolo e gli versa una porzione poderosa. È disperato perché non sa come vuotare la marmitta della cucina da campo. ===Citazioni=== *A noi fu data così la più raffinata educazione di caserma, e spesso abbiamo pianto per la rabbia. [...] Divenimmo duri, diffidenti, spietati, vendicativi, rozzi; e fu un bene: erano proprio quelle le qualità che ci mancavano. Se ci avessero spedito in trincea senza quella preparazione, i più sarebbero impazziti. Così invece eravamo preparati a ciò che ci attendeva. Anziché spezzarci ci adattammo, aiutati in questo dai nostri vent'anni, che pure ci rendevano tanto duri altri sacrifici. Ma la cosa più importante fu che fra noi venne in tal modo sviluppandosi un forte sentimento di solidarietà, il quale poi al fronte si innalzò a ciò che di più bello abbia prodotto la [[guerra]]: il [[cameratismo]]. (p. 21) *A nessuno la [[terra]] è amica quanto al [[soldato|fante]]. Quando vi si aggrappa, lungamente, violentemente; quando col volto e con le membra vi affonda nell'angoscia mortale del fuoco, allora essa è il suo unico amico, gli è fratello, gli è madre; nel silenzio di lei egli soffoca il suo terrore e i suoi gridi, nel suo rifugio protettore essa li accoglie, poi lo lascia andare, perché viva e corra per altri dieci secondi, e poi lo abbraccia di nuovo, talvolta per sempre. (p. 41) *Abbiamo perduto ogni traccia di sentimento l'un per l'altro, non ci riconosciamo quasi più quando l'immagine dell'altro va a incidersi nel nostro sguardo di braccati. Siamo dei morti spietati che per una sorta di trucco, di pericoloso sortilegio sono ancora in grado di muoversi e uccidere. (p. 84) *Finché siamo in guerra, le giornate del fronte, a mano a mano che passano, precipitano, a una a una come [[pietra|pietre]], nel fondo della nostra coscienza, troppo grevi perché per il momento ci si possa riflettere sopra. Se lo facessimo, esse ci ucciderebbero; infatti ho sempre osservato che l'orrore si può sopportare finché si cerca semplicemente di scansarlo: ma esso uccide, quando ci si ripensa. (p. 101) *Muti si allineano i dorsi dei [[libri]], l'uno accanto all'altro. Li riconosco, ricordo l'ordine in cui li ho disposti. Con lo sguardo li vado supplicando: "Parlatemi... accoglietemi... prendimi con te, vita di un tempo... vita spensierata e bella... accoglimi di nuovo...". E aspetto, aspetto. Sfilano le immagini, ma nessuna fa presa: non sono che ombre, reminiscenze... Nulla, nulla. La mia inquietudine cresce. [...] Davanti a tutto ciò me ne sto muto, come davanti a un tribunale, scoraggiato. Parole, parole, parole, che non mi raggiungono più. Lentamente ricolloco i libri nello scaffale. È finita. (pp. 124-125) *Un ordine ha trasformato queste figure silenziose in nemici nostri; un altro ordine potrebbe trasformarli in amici. Intorno a un qualche tavolo un foglio scritto viene firmato da pochi individui che nessuno di noi conosce, e per anni diventa nostro scopo supremo ciò che in ogni altro caso provocherebbe il disprezzo di tutto il mondo e la pena più grave. [...] Ogni sottufficiale per la sua recluta, ogni professore per i suoi alunni è un nemico peggiore che costoro non siano per noi. Eppure noi torneremmo a sparare contro di loro ed essi contro di noi, se fossimo liberi. (p. 138) *Ricompare Tjaden, ancora eccitato, e si mescola subito al discorso, informandosi in che modo, innanzitutto, scoppi una guerra.<br>«Generalmente è perché un Paese ha fatto una grave offesa a un altro» risponde Albert, con una certa aria di superiorità.<br>Ma Tjaden insiste coriaceo: «Un Paese? Non capisco. Una montagna tedesca non può offendere una montagna francese: né un fiume, né un bosco né un campo di grano».<br>«Sei bestia davvero o ci prendi in giro?» brontola Kropp. «Non ho mai detto niente di simile. È un popolo che offende un altro...»<br>«Allora non ho niente a che fare qui; io non mi sento affatto offeso» replica Tjaden.<br>«Ma mettiti bene in zucca» gli fa Albert stizzito, «che tu sei un povero diavolo, uno zotico e non conti nulla.»<br> «E allora, ragion di più perché me ne vada a casa» insiste l'altro, e tutti ridono. (pp. 145-146) *«Compagno, io non ti volevo uccidere. Se tu saltassi un'altra volta qua dentro, non ti ucciderei, purché anche tu fossi ragionevole. Ma prima tu eri per me solo un'[[idea]], una deduzione presente nel mio cervello, che portava a quella risoluzione. È questa deduzione che io ho pugnalato. Soltanto ora vedo che sei un essere umano come me. Prima ho pensato alle tue bombe a mano, alla tua baionetta, alle tue [[armi]]; ora vedo la tua donna, il tuo volto, e quanto ci accomuna. Perdonami, compagno! Noi vediamo queste cose sempre troppo tardi. Perché non ci hanno mai detto che voi siete poveri diavoli al par di noi, che le vostre mamme sono in angoscia per voi, come per noi le nostre, e che abbiamo lo stesso terrore davanti alla morte, e la stessa morte e lo stesso patire... Perdonami, compagno, come potevi tu essere mio nemico? Se gettiamo via queste armi e queste uniformi, potresti essere mio fratello, come Kat, come Albert. Prenditi venti anni della mia vita, compagno, e risorgi; prendine di più, perché io non so che cosa ne potrò mai fare». (pp. 158-159) *Dev'essere tutto menzognero e inconsistente, se migliaia d'anni di civiltà non sono nemmeno riusciti a impedire che questi fiumi di sangue venissero versati, che queste prigioni di tormenti esistano a migliaia. Soltanto l'[[ospedale]] mostra che cosa è la guerra. (p. 186) *Ciò che siamo stati un tempo non conta, quasi non lo sappiamo più. Le differenze create dalla cultura e dall'educazione sono quasi cancellate, appena riconoscibili. Talvolta rappresentano un vantaggio, nello sfruttare una situazione; ma portano con sé anche qualche svantaggio, perché creano impacci che bisogna poi superare. È come se in passato fossimo stati monete di vari paesi: fuse poi nel medesimo crogiuolo, ormai portano tutte lo stesso conio. (p. 191) *La vita qui sul crinale della [[morte]] ha una linea straordinariamente semplice, si limita all'indispensabile; tutto il resto è addormentato e sordo: in ciò sta la nostra primitività, e in pari tempo la nostra salvezza. Se fossimo più evoluti, da un pezzo saremmo pazzi, o disertori, o caduti in battaglia. (p. 192) *E il [[silenzio]] fa sì che le immagini del passato non suscitino desideri ma invece [[tristezza]], una sgomenta, sconfinata [[malinconia]].<ref>Da ''Niente di nuovo sul fronte occidentale'', traduzione di Stefano Jacini, Mondadori, Milano, 2013. ISBN 9788852031809</ref> ===[[Explicit]]=== Mi alzo. Sono tranquillissimo. Vengano i mesi e gli anni, non mi prenderanno più nulla, non possono prendermi più nulla. Sono tanto solo, tanto privo di attese che posso guardare dinanzi a me senza timore. La vita, che mi ha sorretto attraverso questi anni, è ancora nelle mie mani e nei miei occhi. Se io abbia saputo superare le sue prove, non so. Ma finché dura, essa si cercherà la sua strada, vi consenta o non vi consenta ciò che dentro di me dice "io".<br><br>''Egli cadde nell'ottobre 1918, in una giornata così calma e silenziosa su tutto il fronte, che il bollettino del Comando Supremo si limitava a queste parole: "Niente di nuovo sul fronte occidentale".<br>Era caduto con la testa in avanti e giaceva sulla terra, come se dormisse. Quando lo voltarono si vide che non doveva aver sofferto a lungo: il suo volto aveva un'espressione così serena, quasi fosse contento che la fine fosse giunta a quel modo.'' ==''Ombre in Paradiso''== ===[[Incipit]]=== Alla fine dell'ultima [[guerra]] mi trovavo a [[New York]]. Per me, uomo senza [[patria]] che sapeva in misura molto limitata la [[lingua]] del paese, la zona intorno alla 57° Strada era diventata quasi una nuova patria.<br>Avevo alle spalle una via lunga e pericolosa, la «[[Via]] dolorosa» di tutti coloro che di fronte al regime hitleriano avevano dovuto fuggire. ===Citazioni=== *Quando si ama qualcuno si pensa sempre: uno di noi dovrà morire prima dell'altro e questo resterà solo. Se non si pensa così, in [[realtà]] non si ama. *In seguito alla primordiale [[angoscia]] che dobbiamo morire l'amore fa temere per l'altro: una sublimazione che di questo [[amore]] fa una tortura forse maggiore, poiché alberga in colui che rimane. *Un [[delitto]] non dovrebbe andare impunito perché altrimenti tutte le fondamenta morali crollerebbero e soltanto il [[caos]] regnerebbe. ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''L'obelisco nero''=== Non biasimatemi se questa volta parlo di tempi passati. Il mondo è di nuovo percosso dalla luce livida dell'Apocalisse; l'odore di sangue e la polvere dell'ultima catastrofe non sono ancora svaniti, e già laboratori e fabbriche sono all'opera per conservare la pace mediante la creazione di armi in grado di far saltare in aria l'intero globo terrestre. La pace del mondo! Mai come nel nostro tempo se n'è parlato tanto e mai s'è fatto tanto poco per essa; mai vi sono stati tanti falsi profeti, mai sono state dette tante menzogne, mai vi è stata tanta morte, tanta distruzione, tanta sofferenza quanto nel nostro secolo, il [[XX secolo|Ventesimo]], il secolo del progresso, della tecnica, della civilizzazione, della cultura di massa e degli stermini di massa. Dunque non biasimatemi se, questa volta, ritorno agli anni leggendari in cui la speranza sventolava ancora sopra di noi come una bandiera, e noi credevamo ancora in quei valori sospetti che si chiamano umanità, giustizia, tolleranza, e pensavamo che una guerra mondiale potesse essere, per una generazione, un insegnamento sufficiente. ===''La via del ritorno''=== Le strade attraversano tutto il paese, i villaggi si stendono nella luce grigia, gli alberi frusciano e le foglie cadono, cadono. Per le strade camminano lentamente, con le loro divise stinte e sudicie, le grigie colonne. I volti irsuti sotto gli elmetti d'acciaio sono magri e scavati, dalla fame, dalla miseria, dagli stenti, e sono ridotti ai lineamenti che segnano l'orrore, il coraggio e la morte. Si trascinano in silenzio, come hanno marciato già lungo tante strade, come sono stati seduti in tante tradotte, e accucciati in tante trincee e in tante buche, senza molte parole: così si trascinano anche adesso per questa strada, verso la patria e verso la pace. Senza molte parole. Anziani con la barba e compagni smilzi non ancora ventenni, senza distinzione. Accanto a loro i tenenti, quasi dei bambini, ma condottieri in tante notti di assalti. E dietro a loro l'esercito dei morti. Così camminano, lentamente, ammalati, mezzi morti di fame, senza munizioni, a compagnie incomplete, con occhi che ancora non riescono a capire: sfuggiti al regno della morte… ritornano alla vita. ===''Tempo di vivere, tempo di morire''=== La morte aveva, in [[Russia]], un odore diverso che in [[Africa]]. Sotto il massiccio fuoco inglese i [[Cadavere|cadaveri]] in Africa, fra una linea e l'altra, erano rimasti a lungo insepolti. Ma il sole aveva lavorato rapidamente. Di notte l'odore era arrivato col vento, dolce, soffocante e greve: il gas aveva gonfiato i morti e questi si erano alzati come spettri alla luce delle stelle straniere, quasi combattessero ancora una volta in silenzio, senza speranza, ciascuno per sé; ma già il giorno seguente avevano incominciato ad aggrinzirsi, ad aderire alla terra, infinitamente stanchi, come per insinuarsi sotto il suolo; e più tardi, quando era possibile andare a prenderli, taluni erano già leggeri e risecchiti, e di quelli che si trovavano dopo settimane non rimaneva quasi altro che lo scheletro ciondolante nelle divise ormai troppo comode. Era una morte asciutta nella sabbia, al sole e al vento. In Russia, invece, la morte era fetida e imbrattata. ===''Tre camerati''=== Il cielo era giallo come l'ottone e non ancora offuscato dal fumo delle ciminiere; era, dietro i tetti della fabbrica, tutto bagliori poiché il sole stava per sorgere. Guardai l'orologio: non erano ancora le otto. Mancava un quarto d'ora.<br>Aprii il portone e approntai il distributore della benzina perché a quell'ora arrivava sempre qualche macchina per rifornirsi. Ad un tratto udii dietro di me un rauco stridore come se sotto terra qualcuno avesse girato un argano arrugginito. Stetti in ascolto. Poi riattraversai il cortile fino all'officina e ne apersi cautamente la porta: nell'interno semibuio vagolava uno spettro. Aveva in testa un fazzoletto bianco ma sudicio, portava un grembiule turchino e grosse pantofole, agitava una scopa, pesava novanta chilogrammi ed era Matilde Stoss, la donna addetta alla pulizia. ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Erich Maria Remarque, ''L'obelisco nero'' (''Der Schwarze Obelisk''), traduzione di Quirino Maffi e Enrichetta Lupis, Neri Pozza Editore, 2015. *Erich Maria Remarque, ''La notte di Lisbona'' (''Die Nacht von Lissabon''), traduzione di Ervino Pocar, Mondadori, Milano, 1972. *Erich Maria Remarque, ''[https://books.google.it/books?id=MHLbCgAAQBAJ&pg=PT0 La notte di Lisbona]'' (''Die Nacht von Lissabon''), traduzione di Ervino Pocar, revisione della traduzione a cura di Chiara Ujka, Neri Pozza Editore, Vicenza, 2015. ISBN 978-88-545-1077-7 *Erich Maria Remarque, ''La via del ritorno'' (''Der Weg zurück''), traduzione di Chiara Ujka, Neri Pozza Editore, 2014. *Erich Maria Remarque, ''Niente di nuovo sul fronte occidentale'' (''Im Western nichts Neues''), traduzione di Stefano Jacini riveduta da Elena Broseghini, Mondadori, 2015. *Erich Maria Remarque, ''Ombre in Paradiso'' (''Schatten im Paradies''), traduzione di Ervino Pocar, Mondadori, 1971. *Erich Maria Remarque, ''Tempo di vivere, tempo di morire'' (''Zeit zu leben und Zeit zu sterben''), traduzione di Ervino Pocar, Neri Pozza Editore, 2017. *Erich Maria Remarque, ''Tre camerati'' (''Drei Kameraden''), traduzione di Ervino Pocar, Mondadori, 1978. ==Filmografia== *''[[All'ovest niente di nuovo]]'' (1930) *''[[Arco di trionfo (film 1948)|Arco di trionfo]]'' (1948) ==Voci correlate== *[[Paulette Goddard]] – seconda moglie ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Niente di nuovo sul fronte occidentale||(1928)}} {{Pedia|Il cielo non ha preferenze||(1961)}} {{Pedia|La notte di Lisbona||(1962)}} {{DEFAULTSORT:Remarque, Erich Maria}} [[Categoria:Scrittori tedeschi]] auziagusfyutszy2ridy05lgtha0zvw Mina (cantante) 0 17434 1419757 1419373 2026-07-09T15:20:20Z IvanScrooge98 45087 /* */ meglio non IA 1419757 wikitext text/x-wiki [[File:Anna Maria Mazzini (1972).jpg|thumb|Mina]] {{indicedx}} '''Mina''', nome d'arte di '''Mina Anna Mazzini''' (1940 – vivente), cantante, attrice, conduttrice televisiva e produttrice discografica italiana naturalizzata svizzera. ==Citazioni di Mina== *A me [[Vasco Rossi]] non piace. Lo adoro. [...] Mi coinvolge, mi appassiona. Sanguina, come diciamo noi, ecco, lui sanguina. (da ''Vanity Fair'', n. 26, 4 luglio 2012) *Adoro [[Chet Baker]]. Lo amo quando suona, ma quando canta mi sembra un angelo. Un angelo cupo, solitario, pensoso, rancoroso, dolente, ma abbagliante. Usa il cervello, non la voce. Usa l'anima, non la gola. Sono pazza di lui. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2013/01/19/pazza-di-un-uomo-di-nome-chet/ "Mina per voi"], 19 gennaio 2013) *Adoro [[Billy Wilder|Wilder]]. Impossibile non farlo. Mi verrebbe voglia di elencare tutta la sua produzione, vuoi come regista, vuoi come sceneggiatore, ma la lista sarebbe troppo lunga. Dirò i miei preferiti: ''[[Viale del tramonto]]'' e ''La fiamma del peccato'', due film perfetti. Il tanto osannato ''[[A qualcuno piace caldo]]'' non mi fa impazzire, pensa. Forse perché ai film leggeri preferisco i "mattoni". Il più brutto è, in assoluto, ''Il valzer dell'imperatore''. [...] Tremendo. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2014/11/04/adoro-wilder-soprattutto-%E2%80%9Cviale-del-tramonto%E2%80%9D/ "Mina per voi"], 4 novembre 2014) *Alla convention democratica, negli Stati Uniti, ho ascoltato il discorso di un giovane uomo molto sicuro di sé, molto sereno, molto calmo, molto... luminoso, mi verrebbe da dire. Lui, non ricordo il nome, diceva nel suo speech che era [[Omogenitorialità|figlio di due mamme]]. E lo diceva con semplicità, senza troppa enfasi. Non mi è sembrato un fenomeno da baraccone. Mi è sembrato normale. (da ''Vanity Fair'', n. 38, 26 settembre 2012) *Basta. Basta considerare chi si droga un figo. Non si può dire di no, è proprio così. L'aria da maledetto, bevitore, drogato incanta i ragazzi. E non arrivo ancora a capire perché. Qualche volta, questa perfida interpretazione si accompagna con una reale capacità. Ma si muore. E un'altra vittima di questa imbecillità è caduta. Una che aveva stoffa. Una che aveva un talento potente. E non lo ha potuto esprimere in pieno. Una che non avrà più niente da questa vita che, qualche volta, vale la pena di essere vissuta in lucidità. Si muore. E [[Amy Winehouse]], vittima di un lungo suicidio, se ne è andata. Senza alcuna bellezza. Senza splendori. (da ''Vanity Fair'', n. 30, 3 agosto 2011) *{{NDR|Su [[Nilla Pizzi]]}} Bella, leale, rassicurante Nilla. La nostra carne di irriducibili italiani è impastata con la tua voce soffice e nutriente. Sei bella con quella faccia da aristocratica popolana e con quella tua espressione sempre un pochino ironica. Tutti abbiamo imparato qualcosa dalla tua voce, anche se non vogliamo ammetterlo. Intendo dire noi "lavoratori della canzone". Abbiamo cercato di arrotondare la voce, di renderla più autorevole proprio nella emissione, abbiamo lavorato sulle vocali e sulle doppie proprio come tu suggerisci. Senza tecnica e senza un controllo totale non si possono fare delle serie pazzie. Ascoltarti è sempre stato un po' come andare a scuola da una maestra estremamente intelligente, di quelle che insegnano con l'esempio, senza volersi imporre a tutti i costi. (da ''"Nillapizzi" la Regina'', ''Liberal'', 3 giugno 1999) *Bisogna essere capaci di affondare lo sguardo nel profondo di quell'abisso smisurato che è il nostro cuore. Guardarci dentro, per accorgerci che quel mondo rovesciato di cui spesso ci lamentiamo è fatto anche dalle nostre piccole mostruosità. Siamo tutti complici di una catena di cedimenti, di trasgressioni, di colpe piccole e grandi. Esiste, quanto meno, una catena di bene non fatto, di amore non dato, di carità elusa, di grettezza sordida e quotidiana che si dilata dal nostro comportamento e crea una somma di iniquità che esce da noi e diventa una smisurata schifezza che inghiotte chi, meno di noi, sa costruire difese contro il suo terribile potere di invasività. E non ci rendiamo conto che dentro quella struttura sociale viviamo anche noi, con tutto il nostro "non bene" quotidiano. Nessuno è a priori salvo o libero dal male. (da ''Vanity Fair'', n. 32, 20 maggio 2004) *C'è nell'aria una specie di atmosfera di guerra. L'Italia vive la complessità e la paura del rischio incombente di bancarotta. I problemi sociali ed economici incalzano e il modo sgangherato di reagire tra fantasiosi ottimismi e contagiosi pessimismi non aiuta il quotidiano obbligo di vivere o sopravvivere. Siamo assaliti, più del solito, dagli incubi della corruzione che sgretolano la nostra capacità di distinguere tra untori, contagiati e immuni. "E adesso il terremoto". Visto da lontano appare come la catastrofe che si insinua con troppa facilità nelle crepe dei nostri errori e nell'assenza di prevenzione. Poi, però, c'è il pianto disperato di uomini per la perdita di vite e cose sfracellate in pochi secondi. E questa diventa l'immagine che deve guidare i pensieri e i gesti da dedicare al terremoto, adesso. Al nostro fatalismo abbastanza proverbiale abbiamo sempre associato l'umanità, la generosità, la solidarietà. Ci serviremo tutti, ancora una volta, di questa attitudine per far diminuire le lacrime di un vecchio che dorme in una macchina o una tenda, su un prato, mai troppo lontano dalla porta d'ingresso della sua casa a chiedersi se almeno ciò che resta possa non crollare. (da ''Vanity Fair'', n. 24, 20 giugno 2012) *{{NDR|Sul suicidio di "Davide", omosessuale di 15 anni che amava vestire di rosa, vittima del bullismo}} C'è un'età in cui la [[scherno|derisione]] si trasforma e perde ingenuità per acquisire il carattere della violenza. È l'età in cui le sovrastrutture ideologiche cominciano a bacare i pensieri di ex bambini profumati di neutralità. È sempre avvenuto che, con l'inizio della voglia di diventare grandi, ciascuno cominciasse ad abbuffarsi di preferenze, di convinzioni, di polemica, di tentativi di confronto. Prima del difficile parto di pensieri liberi e autonomi, l'essere "a favore" o "contro" è la prima attività in cui si misura il progredire del tempo dell'uomo. Fino alla generazione scorsa tutti i ragazzi erano obbligati al coraggio e alla vergogna della posizione presa. Oggi, l'accozzaglia casuale del "gruppo", spesso virtuale e telecomandato, fa sfogare la appartenenza nell'irrealtà dei social network. Sociale? Non si cerca uno schieramento, lo si trova. Non c'è più l'incognita del rossore delle guance e l'[[omofobia]] è facile come il maoismo, il nazismo, l'horror, il terrorismo, la destra e la sinistra. La responsabilità della scelta è talmente diluita da risultare alibi. La cattiveria moltiplicata per un numero ics di cattiverie senza faccia diventa miele. Gli effetti, anche quando sono raccapriccianti, vengono sminuiti facilmente. Non so cosa fare più che maledire i bulli, le sette dell'ignoranza, i pavidi, quelli che si spacciano per uomini veri, gli amanti dell'omologazione. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2012/12/03/eravamo-piu-civili-40-anni-fa/ "Mina per voi"], 3 dicembre 2012) *{{NDR|Dopo il massacro alla Columbine High School di Denver}} C'è una legge del contrappasso che colpisce inesorabile. La violenza chiama la violenza; la bestialità sbandierata e giustificata, con tutto il suo armamentario tecnologico e militaresco, provoca altra bestialità. E [[Bill Clinton|Clinton]], con la sua bella e condivisa moralità sulla quale preferisco non tornare, mostra i muscoli al mondo intero, ma si ritrova in casa propria dei piccoli mostri. A furia di bollare [[Slobodan Milošević|Milošević]] come l'"[[Adolf Hitler|Hitler]] dei Balcani", gli americani non si sono accorti di avere nella propria pancia dei ragazzi ignoranti di ogni senso storico e umano, che giocano a fare i piccoli führer e sognano di liberarsi di tutta la feccia del mondo. Se non fosse per il rispetto sacrosanto per le vittime innocenti, mi verrebbe da dire che se la sono cercata, questa ennesima strage nelle scuole. Questa gioventù smidollata e criminale è la serpe tremenda che cova nel seno dello Stato che vorrebbe costruire un "nuovo ordine mondiale". (da ''Piccoli Führer crescono'', ''Liberal'', 6 maggio 1999) *Chissà per quale strada [[Totò]] è riuscito ad arrivare nel mio cuore, nei nostri cuori. Il suo modo, non saprei adoperare la parola "mestiere" perché mi sembrerebbe addirittura riduttivo, il suo dono, la sua celestiale grazia, la sua classe infinita, il suo non essere mai volgare anche quando magari le battute lo erano, la sua faccia commovente da Cristo invecchiato, il timbro della sua voce, i suoi tempi comici inarrivabili, i suoi tempi tragici inarrivabili, tutto questo, pur se eccezionale, non può bastare per capire il suo successo inestinguibile. Ci deve essere proprio una specie di mistero, un miracolino, appunto. Sarà forse quella sua gestualità primordiale, quella mimica ancestrale, quel suo modo di essere diretto, che lo rende capace di conquistare tutti, anche i bambini che sono nati trent'anni dopo la sua scomparsa. Oppure la sua capacità di sollecitare ed elevare il "fanciullino" che risiede nel profondo di ogni essere umano. In ogni caso, Totò si rivela come una sorta di mago Merlino, che con le sue arti misteriose riesce a tirar fuori la parte migliore di noi. [...] Grazie, Totò. (da ''Vanity Fair'', n. 43, 2 novembre 2011) *{{NDR|Ad un lettore che le chiede cosa pensa degli "associazionismi"}} Ci si associa da sempre. Per andare a caccia, per attraversare i mari alla ricerca di nuove terre. E senza associarsi non si vede come i mastri scalpellini delle Alpi Apuane avrebbero potuto scavare il marmo da consegnare a Michelangelo o come le splendide individualità tecniche di un Rossi, Conti o Cabrini, avrebbero potuto esplodere nella corale vittoria di un Mondiale senza paragoni. Ci si associa perché l'uomo è "animale sociale". Esageri, dunque, nel contestare il dato di fatto. Ma se ti riferisci agli "...ismi", al passaggio dal naturale bisogno umano di sentirsi associato all'istituzionalizzazione del senso di appartenenza che porta al gruppo etichettabile e marchiato, posso avvicinarmi alla tua diffidenza. Per arrivare al gruppone non basta la somma di un migliaio indistinto: occorre la comunanza di reciproche unità che esistono a priori e che, forse, nell'accostarsi e nel mescolarsi, potenziano un'identità già costituita. Nella liquidità contemporanea si è privilegiato il "social" al "personal". E ci si illude di essere associati. Ma occorre una notevole dose di fortuna per ritrovare un pensiero che sia espressione di un io potente, districandosi tra foto di costumini estivi o tutine da sci, postate con intento ammiccante per il pubblico virtuale, in un casino totale di scosciamenti e di inni al fancazzismo. No, almeno in un gruppo fisico ci si può ancora guardare in faccia. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2015/01/12/viviamo-in-una-societa-in-cui-si-e-privilegiato-il-%E2%80%9Csocial%E2%80%9D-al-%E2%80%9Cpersonal%E2%80%9D/#more-2145 "Mina per voi"], 12 gennaio 2015) *Con personalità si nasce. La personalità vive di luce propria, come il sole. E come il sole dà luce, luce, luce a tutto quello che tocca. La mia definizione è "brillio". (da ''Eva'', 24 febbraio 1962) *Conosco la spietatezza di quelli che, con tutte le forze, non vogliono comprendere l'[[amore]] dissimile dal loro. E non sanno che ogni amore è, a parte qualche apparente analogia, completamente, sorprendentemente disuguale. Come vedi, non ho usato la parola diverso perché ha assunto un significato derisorio, barbaro e violento. Aggettivi che ben identificano chi ha voglia di ostilità aprioristica. (da ''Vanity Fair'', n. 47, 30 novembre 2011) *{{NDR|Su [[Conchita Wurst]]}} Credo che abbia vinto la barba. Il pezzo non era un gran che. Va tutto bene. Ognuno ha il diritto di fare quello che vuole, ma questo profumo di Barnum che circola nel nostro ambiente, e non solo, mi preoccupa un po'. A forza di caricare avremo solo eccessi, caricature che non rendono giustizia al reale talento di chi meriterebbe più di un banale moto di sorpresa. (da ''Vanity Fair'' n. 22 dell'11 giugno 2014) *Detesto la moda Courréges che trasforma le donne in altrettante adolescenti senza sesso. Il mio consiglio di bellezza? Curare al massimo i capelli: un bel viso, un corpo perfetto, un abito di gran classe scompaiono, o sembrano addirittura brutti, se i capelli sono in disordine o la pettinatura non è adatta a valorizzare il volto e il tipo di una donna. Quanto a me, essere ben pettinata significa essere sempre un po', e volutamente, spettinata: sto malissimo con i capelli leccati e laccati, tutti ben sistemati e perfettamente in ordine. Assumo immediatamente l'aria di una brava zia, magari inglese, naturalmente zitella. (da ''Mina: sono una pertica e me ne vanto'', ''Oggi'', 30 giugno 1966) *[[Dio]] non canta. Forse non ha mai cantato. Si vede che non gli serviva. Ha dato il [[canto]] a tutti gli elementi che popolano questo mondo e che si danno da fare per tenerlo vivo. Il rumore dell'esistenza è canto. Canta l'acqua, il vento, cantano le fronde degli alberi, le pietre, cantano gli animali, canta l'uomo. Il canto è un grido, un ululato a gola aperta. Sfiora e urta e sfonda e spacca e libera e imprigiona. E non gli serve di essere ascoltato per avere valore. È una liberazione. Una manifestazione della verità. E non ha bisogno di spettatori. (da ''il Dizionario del Pop-Rock 2015'', Zanichelli<ref>Cfr. ''[http://dizionaripiu.zanichelli.it/album-della-settimana/2014/07/14/mina-mina-quasi-jannacci-1977/ Mina | Mina quasi Jannacci (1977)]'', zanichelli.it</ref>) *[...] Dovremmo, tutt[i] insieme, [...] ridere di gusto sugli sproloqui di chi vuole farci credere di intendersi di economia. Da circa una cinquantina d'anni, ogni giorno, in ogni telegiornale, su ogni giornale, in ogni intervista, in ogni dibattito, in ogni dichiarazione, molti, moltissimi, troppi, a diverso titolo, affermano di volerci informare sui problemi di economia, di consegnarci ricette adatte alla soluzione e di chiederci in cambio la fiducia espressa in un voto in cabina. Mi pare, ma posso anche sbagliarmi, che non sia successo mai niente che indirizzasse le nostre vite alla sicurezza di un lavoro, inteso come diritto, e alla stabilità, pur con i fisiologici alti e bassi che, sempre noi normali, potremmo accettare. L'economia basata sul debito, la distanza tra "ricchezza o povertà" e economia reale, l'antidemocraticità della finanza tramata in salotti, cupole e club, così silenziosa da fare ribrezzo, sono gli elementi della mia disillusione. E, siccome non voglio piangere, rido di chi, con sussiego o arroganza, cialtroneria o competenza, sincerità o folklore, interesse o irresponsabilità, finge di capire, di volermi far capire e, solo per questo, mi chiede qualcosa in cambio. Non darò niente in cambio. Solo una risata, il più irrispettosa possibile. [...] Faranno sempre i seriosi quelli che, se aprono bocca, sono capaci di invertire un andamento di borsa, fregandosene se ciò avverrà per un giorno solo, mentre l'anno, gli anni, le vite continuano a essere sul bordo di un precipizio. L'arma più certa per garantire il perpetuarsi della nostra illusione di libertà è tenerci nella paura sventolando gli incubi dei futuri bui. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2012/07/31/1349/ "Mina per voi"], 31 luglio 2012) *E invece l'unica cosa che mi piace è proprio leggere, anzi rileggere. Adesso sono sprofondata in [[Joseph Roth]], come si fa a non impazzire per uno così? Per il resto vita debosciata: sono pigrissima, non voglio fare niente, la ginnastica mi fa schifo, lo sport lo seguo alla televisione, soprattutto il calcio, la natura non mi fa niente, già un albero mi innervosisce, sto anche quindici giorni senza uscire di casa, mi piace giocare a carte, scopone e poker, chiacchiere coi pochi amici che ho. Riprovevole ma almeno sto quieta. Mi avevano offerto, per esempio, di andare a cantare a Las Vegas, bello magari, ma dovevo starci tre mesi: tre mesi di galera, lontano da casa, ci ho rinunciato subito. (dall'intervista di [[Natalia Aspesi]], ''Ecco Mina più grassa più bella e più brava'', ''la Repubblica'', 4 luglio 1978) *{{NDR|Su [[Pino Daniele]], rispondendo a un lettore che scrive "Lo sento molto nostro, dato che io sono di Napoli"}} È vostro, ma è anche molto mio e di chi ama la musica, oserei dire, aristocratica. La musica fatta con serietà e rispetto. E con una qualità, con un talento purissimo e raro. Insostituibile. Onore a Pino Daniele. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2015/01/08/daniele-talento-purissimo-e-raro/#more-2143 "Mina per voi"], 8 gennaio 2015) *Essere buoni oggi, e anche ieri, significa non essere umani, evidentemente. Perché noi uomini stiamo mettendocela tutta per dimostrare di essere delle belve sanguinarie, prevaricatrici, senza rispetto, senza amore, senza comprensione, senza compassione. Non so se i "buoni" esistono e dove. Qui, forse, si possono trovare i troppo buoni. Diffiderei anche di loro. (da ''Vanity Fair'', n. 34, 3 giugno 2004) *Fa male che la tv rappresenti così abbondantemente la violenza. Come se fosse l'unica manifestazione dell'uomo interessante da mostrare. Specialmente in questo periodo è facile assistere a telegiornali che su undici o dodici servizi ne trasmettono almeno otto riguardanti morte. Senza voler fare lo struzzo, mi rifiuto di pensare che siano i più importanti. Suscitare raccapriccio, angoscia da aggiungere al dolore che già ci strangola è un'operazione scorretta. Solitamente si tratta di attirare attenzione e strumentalizzare pensieri privati o comuni. Che l'intenzione non sia solo quella buona, di informare, ma piuttosto quella di giustificare prese di posizione e relativa propaganda, lo si può intuire da quanto eventi di orrore e terrore servano a provocare e prolungare dibattiti inutili, sconvenienti, banali. Per non parlare di quanto sia ridicolo, in certe occasioni, ripetere l'invito al silenzio necessario e continuare a dissertare animosamente proprio sull'evento che meriterebbe il silenzio. (da ''Vanity Fair'', n. 53, 14 ottobre 2004) *Fin dall'inizio, più di un anno fa, c'era qualche analista di buon senso che credeva alla favola delle armi di distruzione di massa? Era evidente che la guerra in Iraq aveva altri scopi. Destituire quella personcina garbata che si chiama [[Saddam Hussein|Saddam]], spezzare i legami tra il regime di Baghdad e i palestinesi, creare nel cuore del Medio Oriente una possibile democrazia, come elemento scardinante di un pezzo di mondo dominato dall'integralismo. La questione dirimente, su cui non si possono fare analisi a tavolino, è l'esportabilità della [[democrazia]]. L'arrivo degli yankees, con il determinante corredo di aiuti economici, aveva saputo riportare libertà e civiltà in Germania, in Italia e in Giappone, le tre nazioni sconfitte nella seconda guerra mondiale. Ma un modello di cambiamento accaduto in passato non è garanzia di successo in altro tempo e altro luogo. Troppo diverse le condizioni di partenza, troppo lontane le mentalità. Certo, gli iracheni non ci hanno accolto con i fiori. Ma davvero qualcuno pensava di rivedere a Baghdad le stesse scene delle ragazze italiane che lanciavano fiori ai soldati americani nel 1944-45? E poi, quante fazioni ci sono dentro l'Iraq? Quante etnie, quante consorterie, quanti interessi? L'errore, che è tragico oltre che ridicolo, è l'illusione di riuscire a imporre, con l'azione delle armi, una logica democratica, a cui il civilissimo Occidente è arrivato dopo secoli di storia complessa. Tra un mese dieci nuovi paesi entreranno nell'UE. Ci sono arrivati non per interventi esterni, ma perché ha agito l'esigenza della libertà. Dall'interno. (da ''Vanity Fair'', n. 29, 29 aprile 2004) *[[Fiorello]] è splendido. Lo adoro. Per fortuna non è l'unico. [...] Certo, con la sua naturalezza, il suo garbo, la sua non volgarità e, non ultima, la sua abilità di cantante si stacca nettamente da tutti. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2011/11/18/la-tv-di-una-volta/ "Mina per voi"], 18 novembre 2011) *[[Fiorello]] è una mela, un uovo, un albero, un grappolo d'uva. È una forma perfetta. È la natura. È qualcosa di integrale, di cristallino. Miracolosamente incorrotto dal successo gigantesco e infiammante, lui si muove dentro se stesso con una naturalezza e una grazia che ho registrato raramente. [...] Mi ha lasciato un regalo prezioso: una splendida canzone siciliana che mi ha permesso di registrare. E qui non posso astenermi dal dire che potrebbe tenere dei corsi di perfezionamento per cantanti famosi... Eh, sì... Insomma Fiorello è una palma, una quercia, una rosa. Anzi lui è Rosa. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2013/11/27/fiorello-e-rosa/#more-1832 "Mina per voi"], 27 novembre 2013) *Forse è colpa nostra. Forse abbiamo esagerato, noi della musica leggera. Abbiamo imbottito le nostre canzoni di "[[ti amo]]". Ne abbiamo abusato e il senso reale si è un po' perso. Magari uno, pur amando disperatamente, non ha voglia di pronunciare quelle due parole stregate col timore di suonare un po' finto, un po' fumettistico. Comunque non sono le parole, ma i fatti che contano. Io ci ho messo una vita a imparare a non ascoltare con le orecchie, ma col cervello, col cuore. (da ''Vanity Fair'', n. 42, 27 ottobre 2010) *{{NDR|Rispondendo a un lettore che le chiede perché non canta la ''Turandot''}} Forse sai che, insieme ad altre arie d'opera, ho fatto "Nessun dorma" {{NDR|per l'album ''Sulla tua bocca lo dirò''}}. In forma, diciamo così, non strettamente operistica. Gli arrangiamenti favolosi e commoventi erano di Gianni Ferrio. A me è piaciuto molto, quel lavoro. A molti, invece, è proprio dispiaciuto. In modo particolare agli eredi di Puccini. Che non sanno che amo Giacomino più di loro. (da ''Vanity Fair'', n. 35, 10 settembre 2014) *[[Papa Francesco|Francesco]], se si può dire, è un Papa superiore. Francesco è un uomo, nell'accezione migliore del termine. Francesco ci stupirà ancora moltissimo. Francesco è di quelli che ti fanno pensare che ancora sopravvivono uomini giusti, coraggiosi, integri. Francesco non ha paura. Francesco ha le idee chiarissime. Francesco è necessario. Francesco ha le palle. Mi scusi, Santità, non si offenda, ma è proprio vero. Con affetto. (da ''Vanity Fair'', n. 29, 24 luglio 2013) *Hanno ragione tutti. Chi vuole [[Tradimento|tradire]] per indole tradisca. Chi vuole tradire perche si sente trascurato tradisca. Chi vuole tradire per noia tradisca. Chi vuole tradire per allegria tradisca. Chi vuole tradire per leggerezza tradisca. Chi vuole tradire per abitudine tradisca. Chi vuole tradire per troiaggine tradisca... Padroni ... Ma ripeto e ripeto e ripeto ancora: chi ama non tradisce. (da ''Vanity Fair'', n. 59, 25 novembre 2004) *Ho grande considerazione per chi non ti rovescia addosso anche il più piccolo malessere. Ho la fortuna di conoscere e frequentare gente che alla domanda: "Come stai?" risponde sempre: "Benissimo" anche quando la situazione non è delle più rosee. Lo fanno per non preoccupare, per educazione, per cultura. E anche se magari mi accorgo della verità faccio finta di niente per rendere omaggio alla loro capacità di controllo. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2012/09/19/fate-come-la-mia-gatta-rossa/ "Mina per voi"], 19 settembre 2012) *Ho un dolcissimo ricordo di [[Flo Sandon's]] che ho visto la primissima volta che sono salita su un palco. Lei e il marito, il grande [[Natalino Otto]], erano le star della serata. Io, sconosciutissima, cantavo con un gruppo cremonese, per la prima volta, appunto. Eravamo in una classica balera lombarda. Alla fine ricordo che mi dissero: "Lei farà strada". La prima cosa che mi stupì fu il fatto che mi dessero del lei e poi pensai: "Questi due sono matti...". Invece... [...] Ma [[Caterina Valente]], che io chiamo maestra, è una musicista pazzesca. Pensa che ha inciso un disco come chitarrista addirittura con [[Chet Baker]], figurati. [...] E come voce, come padronanza rimane la più forte. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2011/10/04/il-navigante-tra-le-dive-del-passato/ "Mina per voi"], 4 ottobre 2011) *I grandi vestiti non mi sono mai piaciuti. E poi con tutti i recital fatti alla Bussola, dovendone indossare uno a sera, quanti avrei dovuto comprarne? Ho scelto quelle zerogonne perché costano poco: quindicimila, ventimila lire l'una. E poi per cantare sono comode. Ma chi è che non usa la minigonna oggi?, andiamo. Solo che quando canto io i fotografi mi riprendono dal basso ed eccomi in mutande. Che, crede sia contenta di queste fotografie? Vado in bestia, certo. Mica fa piacere vedersi in quello stato. È colpa mia se vogliono per forza vedermi in pose spregiudicate? Io metto fuori solo le gambe, il resto per correttezza dovrebbero lasciarlo stare. Invece, ecco tutta quella serie di fotografie indecenti. Perché? (dall'intervista di Sandro Mayer, ''Non sono ricca e porto solo vestitini da 20.000 Lire l'uno'', ''Oggi'', 15 settembre 1970) *Il [[buonismo]] è l'altra faccia dell'indifferenza. È un modo per non esporsi e soprattutto per evitare di andare al centro delle questioni. Per questo mi verrebbe da chiedere: ma c'è un altro modo di essere se non quello contrassegnato dalla schiettezza? Con alcune precisazioni, però. Dire sempre e comunque quello che si pensa, con la veemenza delle proprie idee spiattellate in faccia, è spesso segno di maleducazione. Soprattutto quando non ci viene chiesto il nostro parere. Ma quando si è costretti ad uscire dal silenzio i giri di parole possono nascondere freddezza, lontananza, disinteresse. O si tace o si parla. E il parlare è sempre un "sì, se è sì e no se è no". (da ''Vanity Fair'', n. 6, 13 novembre 2003) *Il doppiaggio di [[Stanlio e Ollio]] è una delle cose più deliziose del cinema di quel periodo. [[Alberto Sordi|Sordi]] e Zambuto si sono inventati questo modo di parlare molto lontano da quello che era l'originale. Hanno spostato gli accenti, hanno diversificato le voci. Hanno aggiunto roba. Bellissimo lavoro. (da ''Vanity Fair'', n. 28, 23 luglio 2014) *Il fatto è che io non mi sono mai abituata a cantare in pubblico, ho paura di tutto, di dimenticare le parole, di inciampare e cadere come un sacco, ho paura che mi sparino, come in ''Nashville'', come in ''[[Quinto potere]]''. Ho sempre pensato a questa cosa, che mentre canto qualcuno mi ammazza, è una sensazione schifosa che mi occupa tutta, quando sono lì che annaspo nei riflettori, e non vedo niente perché oltre tutto si sa che sono mezza orba, un occhio da 18 diottrie. (dall'intervista di [[Natalia Aspesi]], ''Ecco Mina più grassa più bella e più brava'', ''la Repubblica'', 4 luglio 1978) *Il nemico più grande della donna è la donna stessa. Non riusciamo a sfilarci da sotto il calcagno dello schiavismo del maschio. Stiamo facendo la caricatura della [[Maschio e femmina|femmina]] per cercare di andare insensatamente incontro ai supposti desideri della controparte. Tira qui, molla là, botulini, filler, acidi ialuronici, plastiche additive e delizie di questo tipo. Si vedono in giro donne con la faccia di Fantomas e il seno della Saraghina. Più oggetto di così si muore. Va bene che è nell'uomo che deve avvenire la famosa "alterazione fisica", ma ciò non giustifica il massacro che stiamo operando su di noi. Siamo noi le prime a trattarci come dei pezzi di carne. Magari non sarà vero che le armi a nostra disposizione siano necessariamente e fisiologicamente pari a quelle del [[Maschio e femmina|maschio]], ma pari deve essere la dignità da esigere con potenza e assennatezza prima di tutto da noi stesse. Ma, visto l'andazzo, speranze poche. (da ''Vanity Fair'', n. 2, 19 gennaio 2011) *Il [[pettegolezzo]] non ha mai niente di positivo. Da quello "giornalistico" a quello praticato nei "salotti", da quello serpeggiante per via orale a quello fatto di ammiccamenti allusivi. È una distorsione del racconto di uomini e fatti, è la trasformazione della verità ad uso della pruderie e della morbosità di una società in cui farsi i cazzi propri non è più un valore. L'"uomo pubblico" ha molto da mettere in mostra, quasi come un dovere assunto, e non è sconveniente che si pratichi una registrazione fedele della cronaca che lo riguarda. Non è questo il punto. Il problema nasce dall'insinuazione a tutti i costi. Il gossip non si accontenta mai di essere rosa, giallo o nero. Pretende ascolto, indica giudizi, invoca pudori e non vuole rimanere un gioco allegro. Per questo è obbligato a sconfinare nella rossiniana "calunnia" che da "venticello" si trasforma in un "colpo di cannone". (da ''Vanity Fair'', n. 48, 5 dicembre 2012) *Il più violento e raccapricciante effetto dello [[violenza sessuale|stupro]] è lo smarrimento. La rabbia sarebbe benefica, la ricerca della vendetta sarebbe confortante. Invece no. È la solitudine la ricaduta prevalente. Così nessun giudice, nessun legislatore e pochissimi psicologi possono centrare l'essenza di questo crimine che modifica la storia di una vita. Gli aiuti sono solitamente inadeguati, spesso codificati e non personalizzati perché la ricerca della rinormalizzazione avviene tenendo conto di canoni comuni. Non c'è risarcimento, non c'è soluzione se non quella decisa dalla vittima. (da ''Vanity Fair'', n. 70, 17 febbraio 2005) *Il [[testosterone]], che i "[[maschio e femmina|maschi]]" possiedono in misura grandemente superiore alle "[[maschio e femmina|femmine]]" e che noi, per fortuna, tendiamo a convertire in estrogeni, è alla base, è l'origine di quasi tutti i guasti, dalla semplice rissa, alle guerre, le odissee, le morti, i dolori profondi. Per non parlare dello stretto lato sessuale... L'uomo dovrebbe essere altro. L'uomo è chi muore con dignità e chi con dignità accetta le tempeste fisiche e mentali della vita. E l'uomo è anche chi vorrebbe che inventassero l'anti-pillola che spegnesse, almeno in qualche momento, il continuo, incontrollato, estenuante fuoco che lo dirige e lo guida e che tratta per lui e in suo nome. In buona sostanza: l'uomo è la donna. Signore ti ringrazio per quando la levatrice ha comunicato a mio padre: "È una femmina". (da ''Vanity Fair'' n. 20, 28 maggio 2014) *{{NDR|Su [[Nilla Pizzi]]}} Io ho imparato molto dalla tua voce, ed è giusto ammetterlo, finalmente. (da ''Nilla Pizzi fa novanta. Gli auguri di Mina'', ''La Stampa'', 17 aprile 2009) *In qualsiasi parte del mondo mi trovi, non vado mai in giro. A New York non mi preoccupo di vedere la Quinta Strada, a Londra non mi accade di passare per Piccadilly. Sono pigra, le cose non mi interessano. E poi penso che, qualsiasi cosa uno veda in giro, non gli cambia niente di quello che ha dentro, nella mente e nel cuore. Ho girato tutte le grandi città del mondo e posso dire di aver visto tutti i grandi alberghi del mondo. In certi posti, è persino divertente: in America la televisione ha un'infinità di canali e basta premere un bottone per vedere film vecchi, meravigliosi... (da ''Ecco Mina ai raggi X'', ''Epoca'', 7 ottobre 1966) *Io non sono nata per cantare. Davvero. E non ci crede nessuno quando lo dico. Se c'è una cosa che non mi va di fare è cantare. Voglio dire, in pubblico. A me non piace cantare davanti alla gente. [...] Vent'anni fa ero un'altra donna... Oggi non ricomincerei. Magari, sceglierei sempre un'attività artistica, ma nella quale non ci si debba esibire. (da ''Mina come va? "Ho paura"'', ''Gente'', 8 luglio 1978) *L'altra sera ho rivisto ''[[Mine vaganti]]'' [...]. Ero con mia figlia e a un certo punto, quando il padre scaccia il figlio perché scopre che è omosessuale, ho detto: "Benedetta, questa è sicuramente una cosa strumentale. Non posso credere che oggi un genitore agisca in questo modo barbaro". Mia figlia mi ha guardato come per capire se stessi scherzando o no. No, che non scherzavo. Sai cos'è, [...], mi meraviglio. E non sarò l'unica, spero. Sogno un mondo dove ognuno si fa gli affari propri. Un mondo dove vige il rispetto, prima dell'amore. Sono una visionaria? Ben felice di esserlo. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2012/05/15/viva-un-mondo-dove-ognuno-si-fa-gli-affari-propri/ "Mina per voi"], 15 maggio 2012) *L'America non pensa di doversi svegliare perché è e si sente sveglissima e, anche se deve sacrificare qualcosa della propria immagine sull'altare dell'impopolarità, non cambierà l'indirizzo dei propri interessi legati alla produzione e al mercato delle armi. Gli indignati che il popolo americano annovera sono pochi, poco ascoltati e poco compresi. Gli eventi, ormai non più così rari, di stragi sparpagliate in scuole o cinema non vengono collegati alla facilità di possedere armi quanto alla "stranezza" della psicologia degli assassini. L'alibi è sempre potente e rasserenante. Nessun americano, credo, considera neppure l'ipotesi della cosiddetta corresponsabilità politica. I pianti pubblici dei loro governanti sono sufficienti ad alimentare lo stupore comune e la condivisione dell'orrore. Una legislazione sul possesso di armi che, per non andare tanto lontano, basterebbe somigliasse a quella italiana sarebbe sufficiente a calmierare il fiorire di arsenali domestici. Ma, purtroppo, credo che non legifereranno in questo senso. I cowboy si toglievano il cinturone soltanto entrando nel saloon. L'America intera non può degradarsi a saloon perché vive nella convinzione della propria superiorità morale e civile. Una strage di bambini non può intaccare o intralciare una tale colpevole superbia. Vergogna! (da ''Vanity Fair'', n. 1, 9 gennaio 2013) *L'[[Attentato alla sede di Charlie Hebdo|attentato a "Charlie Hebdo"]] mi ha messo di fronte alla necessità di controllare il desiderio di vendetta che mi scoppia, irrefrenabile, nel cuore in casi come questi. La vendetta non mi piace e non mi appartiene. Non la frequento. Non voglio che la mia natura si modifichi. Non voglio venire peggiorata da alcunché. Ce la metto tutta perché non succeda, ma è durissima. (da ''Vanity Fair'', n. 3, 28 gennaio 2015) *La [[canzone]] è una piccolo, modesto, breve mistero che ti prende per il collo proprio quando hai bisogno di essere strapazzato. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2013/12/10/che-cose-una-canzone/ "Mina per voi"], 10 dicembre 2013) *La categoria economica diventa criterio unico di analisi. La applichiamo a proposito e a sproposito, e sotto la lente d'ingrandimento del denaro misuriamo tutti gli aspetti della vita. Anche la possibilità di avere dei figli. Paradossalmente si generavano più figli in epoche in cui le disponibilità economiche erano più scarse. Nessun bambino si lamentava nell'indossare i pantaloni dismessi dal fratello più grande. E nessun genitore doveva rifornire i figli di tre o quattro ricariche telefoniche al mese. Un figlio è innanzi tutto un atto d'amore. Che poi sia anche un costo lo pensano tutti. Commettendo l'errore, però, di subordinare l'essenza della persona al denaro. E ricadendo quindi nell'ennesima schiavitù in cui vogliamo imprigionare il livello più profondo del nostro essere. (da ''Vanity Fair'', n. 26, 8 aprile 2004) *La costruzione della [[notizia]] è un procedimento mortifero che mi fa inorridire. La corsa al sensazionalismo, la violenta banalità dei titoli, la logica pettegolistica da mercato rionale, la deliberata manipolazione della verità, il solleticamento delle facoltà più basse del pubblico sono tutti meccanismi esiziali che sembrano essere diventati la norma della comunicazione. La pseudocultura dell'immagine ha ormai imposto le sue regole anche all'informazione: la notizia, reale o costruita che sia, viene confezionata come un videoclip, con lo stesso trattamento che si usa per uno spot pubblicitario. Un facile slogan, una frase ad effetto, una sintesi estrema e riduttiva, qualche immagine riciclata ed ecco fatto. (da ''Lo stupro della verità'', ''Liberal'', 25 febbraio 1999) *La credenza in una virtualità che funzioni come sostituto dei rapporti umani è una sciocchezza di questi tempi. Noi ci affidiamo alle tecnologie telematiche anche quando ci rendiamo conto che ci stiamo forzando a farlo. Il miracolo del vedere vicino ciò che è lontano e la possibilità di una esplorazione praticamente infinita ci attraggono. La nostra pigrizia e la pubblicità convincente rendono il processo quasi automatico. Soddisfatti al massimo due sensi su cinque, costruiamo la grande illusione. Ma la vista e l'udito sono, nella nostra era, così bistrattati da aver perduto quasi completamente la capacità di differenziare, selezionare, preferire. Sono diventati due poteri maleducati e sgangherati. [[Chat]]tare fa passare un po' di tempo e ci ingombra in quei pezzi di noi che sono o che lasciamo momentaneamente un po' più liberi e sensibili. [...] Mi piacerebbe essere genericamente dissacratoria nei confronti della pratica della virtualità. Economia virtuale, amore virtuale, conoscenze virtuali, cultura virtuale, comunicazione virtuale, partecipazione virtuale. Devi per forza testare quale odore, quale sapore, quale consistenza abbia la persona, prima di decidere se o che ti piace. Solo dopo comparirà il livello di smaterializzazione e idealizzazione che, comunque, tutti adottano soprattutto affrontando il cosiddetto amore. Non un computer, ma il nostro cervello farà sufficiente casino per far sembrare bello ciò che non lo è, vicino ciò che non lo è, accettabile ciò che non lo è. Ma questa è un'altra storia. È la storia della libertà intellettuale e sentimentale che caratterizza la dimensione umana. Questa storia non ha, però, giustificazione di accadere prima di, e a prescindere da, olfatto, gusto e tatto. (da ''Vanity Fair'', n. 48, 7 dicembre 2011) *La dolcezza è poesia. La montagna vista da lontano è poesia. Gli occhi che si chiudono dal sonno sono poesia. [[Giacomo Puccini|Puccini]] è poesia. [[Carlo Emilio Gadda|Gadda]] è poesia. I rari rumori della notte sono poesia. La finestra che adesso apro per andare in terrazza a guardare il lago è poesia. Insomma la poesia è dappertutto, ma sarà vero che solo pochi la vedono? Io non ci voglio credere. Anche la persona più fredda e disincantata, più malvagia e sgradevole, più perversa e scellerata in un angolino del suo animo deve avere un ricordo, un rimpianto. E il [[rimpianto]] è già poesia. (da ''Il poeta che è in voi'', ''La Stampa'', 23 marzo 2008) *La [[Luciana Littizzetto|Littizzetto]] è un miracolino. E, anche se a prima vista può non sembrare per via delle parolacce che non lesina, è un prodigio di equilibrio. Sa dove fermarsi. Non sgomita, non è mai volgare, mai noiosa. Cosa chiedere di più? (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2013/02/26/la-littizzetto-e-un-miracolino/ "Mina per voi"], 26 febbraio 2013) *La mia adorata [[Maria Callas|Callas]], mi mette ancora soggezione. Con quella sua voce artificiale, totale, con le sue colorature, con la sua devastante personalità. Proprio pochi giorni fa sono andata a risentirmela dopo aver visto la «Traviata» alla Scala… Che dire? Solo lei. Ogni paragone diventa impietoso. Vorrei avere la sua determinazione, la sua tenacia. Vorrei avere il suo stesso atteggiamento nei confronti della musica. Ma io sono una cialtrona al suo confronto. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2013/12/09/la-callas-solo-lei/ "Mina per voi"], 9 dicembre 2013) *La [[musica]], bella o brutta, seria o ignorante, santa o puttana, è lunga. E non ti abbandona. È il rumore dell'anima. E ti si attacca alla pelle e al cuore per non lasciarti più. (da ''Vanity Fair'' n. 24, 25 giugno 2014) *La musica... la musica. La amo, la adoro, la idolatro, la venero. Quella che medica. Quella che ti estorce le lacrime. Quella che sembra essere l'unica entità che ti possa capire. Quella che ti persuade. Quella che conferma la tua solitudine. Quella che ti fa muovere. Quella che hai in gola e butti fuori e quella che hai in gola e tieni dentro. Quella che ti convince, anche se solo per un attimo, che siamo degli esseri umani degni di lei. Quella che ti fa trattenere il fiato come davanti al crollo di una diga. Quella che è l'unico, vero, potente stupefacente. Quella che ha fatto dire a [[Shakespeare]]: "Nulla vi è di così insensibile, brutale o scatenato dalla rabbia che la musica, finché se ne prolunghi l'eco, non trasformi nella sua stessa natura. Colui che non può contare su alcuna musica dentro di sé, e non si lascia intenerire dall'armonia concorde di suoni dolcemente modulati, è pronto al tradimento, agli inganni e alla rapina: i moti dell'animo suo sono oscuri come la notte, e i suoi affetti tenebrosi come l'Erebo. Nessuno fidi mai in un uomo simile". (da ''Vanity Fair'', n. 10, 11 dicembre 2003) *La [[neve]] rallenta, modifica, ti ferma per farsi ammirare meglio. La neve riporta a altre nevi, a altri sguardi, a altre vite, a tutti gli inverni, a tutte le età che hai attraversato, anno per anno. La neve pesa poco, pesa meno dell'aria limpida, del sole e della pioggia. La neve è roba mia. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2014/09/22/per-noi-amanti-della-nebbia-e-del-freddo/ "Mina per voi"], 22 settembre 2014) *La [[scuola]] fa male alla cultura perché non comunica. Perché il ceto del sottoproletariato intellettuale l'ha conquistata come proprio terreno di sicurezza economica sbattendosene della funzione. Lo schema che si ripete è quasi sempre lo stesso: studenti di fronte ad "educatori" spenti, preoccupati di finire un programma ministeriale, di riempire un registro, corollari fastidiosi alla vera occupazione della stesura dell'itinerario-vacanze. Non è neppure sfiorato uno dei principi della pedagogia classica: la trasmissione della passione per la lettura e la trasfusione della curiosità culturale. Si leggono i classici come se fossero la bolletta del telefono o le ricette del medico. Le parole lette, anche quelle dei grandi autori, restano solo parole, svuotate di tutta la loro forza, perché ridotte al rango di esercizio. La cultura non arriva al cervello perché è stata ridotta a compito da svolgere per il giorno dopo, a pedaggio da pagare per ottenere un voto, che poi darà diritto ad un diploma, e quindi, eventualmente e fortunosamente, ad un impiego, in attesa della pensione. (da ''La scuola degli asini'', ''Liberal'', 27 maggio 1999) *La tv della cosiddetta realtà provoca uno svuotamento dell'essere, perché sostituisce il guardarsi dentro e l'analisi di sé con l'esaltazione della visibilità e della notorietà, spacciati come apice della verità. Ma la realtà, se c'è ancora, ci dimostra che non è così. Il genere [[reality show]] ha l'invidiabile primato di essere, al tempo stesso, funerale e requiem della tv. Non solo si tratta di programmi che hanno un'intelligenza, uno spessore artistico e culturale da prefisso telefonico. No, il punto che li rende del tutto osceni (in senso letterale, cioè al di fuori della "scena" televisiva) è la loro tracotante volgarità. Sarebbe facile ma inutile, a questo punto, inveire contro la decadenza dei costumi e lo strapotere dell'audience, in nome della quale si perpetrano autentici crimini televisivi. Ogni popolo ha la televisione che si merita. Inutile lamentarsi. (da ''Vanity Fair'', n. 34, 3 giugno 2004) *La verità è che nessuno mi conosce veramente: tranne mio marito ovvio. Sono cresciuta in una città di provincia, Cremona. È là che si è formato il mio carattere, è là che mi sono fatta le mie convinzioni sulla vita. No, gli anni dell'adolescenza non si riescono a buttare al vento, d'un colpo, solo perché una diventa popolare. Non m'importerebbe niente di quel che dicono di me, se veramente fossi una donna spregiudicata, senza complessi. Invece ci soffro, e sa quante volte scoppio a piangere quando leggo un articolo su un giornale? Sono capace di piangere per un giorno intero. Questo che significa? Significa che quel provincialismo è ancora in me. E sa cosa le dico? Me lo tengo ben stretto, per carità, guai se lo perdessi, è la cosa più cara che ho. Anche se è proprio quel provincialismo che mi fa soffrire. (dall'intervista di Sandro Mayer, ''Non sono ricca e porto solo vestitini da 20.000 Lire l'uno'', ''Oggi'', 15 settembre 1970) *Le immagini dei No Tav che protestano per manifestare il loro dissenso alla nuova linea ferroviaria in Val di Susa hanno fatto il giro dei media e, con l'abituale falsità del «partito preso», ogni filmato sembrava descrivere situazioni diverse. I «buoni» e i «cattivi» con le loro rispettive divise erano rappresentati e descritti in modo capovolto in base alle diverse opinioni. La buona fede dell'informazione va sempre a gambe all'aria. E ormai mi ci sono abituata. Provo ad avere abbastanza cinismo per non spaccare il televisore a martellate. L'episodio di quel ragazzo che, faccia a faccia, ironizza e deride il poliziotto immobile e silenzioso mi ha fatto salire una rabbia totale. La scena, l'unica non travisabile, non imbastardita da commenti e da montaggi, è raccapricciante nella sua crudezza. Come al solito c'è un riferimento ideale che mi viene in soccorso in casi come questo. E mi consola. Come tutti, anch'io devo citare la poesia di [[Pier Paolo Pasolini]] "Il Pci ai giovani", pubblicata su "L'Espresso" del 16 giugno 1968. Siamo ancora lì. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2012/03/15/il-no-tav-e-il-poliziotto/ "Mina per voi"], 15 marzo 2012) *Lo so, sono grassa, ma anche la [[Ella Fitzgerald|Fitzgerald]] lo è. È colpa mia se in questo periodo alla colonia francese preferisco il brodo dagli occhi fondi? Non voglio volare, altrimenti noleggerei una mongolfiera che mi alzasse verso il cielo e se un aquilone dispettoso mi regalasse una pacca troppo forte con le ali scivolerei in mare, soffiando per i pesci la mia ultima canzone. (dall'intervista di [[Sandro Bolchi]], ''Mina, essere grassa non è peccato'', ''Corriere della sera'', 23 agosto 1978) *[[Luciana Littizzetto]] mi piace proprio. E mi piacciono anche i suoi vestitini. Sempre molto chic, ve ne siete accorti? Mi piace come usa il corpo, come dondola sul precipizio della scrivania di Fazio, come entra con quella camminata che sembra voler dissacrare il suo essere donna. È una persona intelligente. Non dico è una «donna intelligente» se no l'aggettivo potrebbe sembrare, come sciaguratamente succede di solito, una gratifica natalizia. È l'unica che dice le «parolacce» esattamente come vanno dette. Con leggerezza. E intanto il senso del messaggio passa chiarissimo. L'altra sera mi ha tirato delle legnate per via della pubblicità delle farfalle, bavette, lasagne e altre deliziose paste alimentari. Ma non mi ha fatto alcun male. Come ripeto, mi ha fatto ridere, anzi riderissimo, come direbbe lei. Grande Littizzetto. (da ''[http://www.lastampa.it/2009/11/24/cultura/opinioni/editoriali/cara-luciana-mi-hai-fatto-riderissimo-HSB8s4tPPEl1eSw5saEDWK/pagina.html Cara Luciana, mi hai fatto riderissimo]'', ''La Stampa'', 24 novembre 2009) *[[Madonna (cantante)|Madonna]] è un'azienda potentissima. Lei scrive, canta, produce e decide tutto. Ha tutta la mia stima. Questo è un ambientino abbastanza spietatino [...]. Lei può fare quello che vuole e lo fa con risultati formidabili. Mia figlia Benedetta è pazza di lei e da anni mi martella. "Senti questo... senti quest'altro...". Anche se un pochino a forza, tutto ciò mi ha permesso di farmi una vera cultura madonniana. Chapeau! (da ''Vanity Fair'', n. 20, 20 maggio 2009) *Mai che si dica: "Toh, quanto è brava la Mina; toh, hai visto come la fa bene quella canzone?". Oppure il contrario: "Mina, per carità, meglio la [[Milva]], o la [[Gigliola Cinquetti|Cinquetti]], o chi volete". Purché si parli di me come cantante, purché si parli del mio lavoro. Invece no, ci si chiede solo se adesso sono veramente felice con Crocco, se questo matrimonio durerà, o come l'ho messa con Pani o con Martelli. Insomma, sempre solo la mia vita privata. C'è l'esaurito quando canto io, è vero. Ma certe volte ho la sensazione che la gente non venga per sentirmi cantare, ma perché è spinta da una curiosità morbosa. Vuol vedere come sono fatta, se mentre canto strizzo l'occhio a Pani o a Crocco che sono là in sala e si stringono la mano. Capisce, è terribile. (dall'intervista di Sandro Mayer, ''Non sono ricca e porto solo vestitini da 20.000 Lire l'uno'', ''Oggi'', 15 settembre 1970) *Mi ha dato un sostenuto fastidio vedere quante testimonianze si incentravano su chi ricordava piuttosto che su [[Lucio Dalla|Lucio [Dalla]]]. Io, io, io... Quell'io protagonista a tutti i costi, al di là del buon gusto, al di là della vergogna, crogiolante, al calduccio dei riflettori accesi. Ma lì di protagonisti ce n'era, più che mai, uno solo. Adesso, spero, si spegneranno i «ricordi» e andrà avanti potente, aristocratica e popolare la sua musica. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2012/03/18/hai-un-ricordo-di-lucio-dalla/ "Mina per voi"], 18 marzo 2012) *Mi sono già espressa su [[Lady Gaga]] [...]. Sì, è interessante, per quanto possa dedurre da quel poco che so. Non l'ho ascoltata tantissimo. Per quello che ho sentito posso dirti che è brava. Con calma, però… (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2015/02/04/lady-gaga-interessante/ "Mina per voi"], 4 febbraio 2015) *[[Mario Monti|Monti]] sta cercando di svolgere una funzione assurda. Gli tocca il giochino di governare una nazione e accontentare contemporaneamente una sessantina di milioni di persone. Continuo a pensare che la sua cultura e la sua ironia esistano e che lo abbiano avvertito dell'impossibilità del risultato pieno. Nelle sue parole si può ascoltare una paziente monotonia, come una ninna nanna contro la nostra rabbia che non può assopirsi. Nella sua interpretazione della situazione, le soluzioni individuate gli sembreranno le migliori o le meno peggio. E non mi vengono dubbi sul fatto che possa averle elaborate al bar durante una merendina, lui no. Sul loro funzionamento decisivo ognuno di noi e anche lui considererà l'alea del tempo e la storia in generale come giudice finale. Campa cavallo... (da ''Vanity Fair'', n. 24, 20 giugno 2012) *Non ci riesco. Non riesco a chiamarlo [[Muhammad Ali]]. Per me è e rimarrà per sempre Cassius Clay. Quello che mi ha fatto capire la bellezza di un gesto che non sarebbe proprio stato tra i miei preferiti. Ma la boxe è un'altra cosa. Lui non faceva a cazzotti. Lui esprimeva il massimo dello splendore, della poesia, della nobiltà. Sua Maestà Cassius Clay era un gioiello. Era il paradigma sovvertito della boxe. Prima di lui nessuno l'aveva interpretata in quel modo. E nessuno si aspettava che fosse proprio un peso massimo a mettere in scena l'esagerazione della leggerezza, della velocità, della danza, della mobilità. [...] Ti ho amato molto, Cassius. E ti amo ancora. (dalla [https://books.google.it/books?id=-doWBgAAQBAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false prefazione] a [[Gianni Minà]], ''Il mio Alì'', Rizzoli, 2014) *{{NDR|Su [[Giorgia]]}} Non [...] ho ancora ascoltato [il nuovo album], a parte un pezzo, ma so chi è la ragazza... Una assoluta potenza. E poi adesso mi sembra che utilizzi meno la tecnica e più il cuore. Proprio come piace a me. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2011/10/07/quanto-mi-piace-giorgia/ "Mina per voi"], 7 ottobre 2011) *Non ho mai capito la "funzione" del [[critico]]. Dovrebbe forse controllare l'esattezza di un'espressione artistica per stilare classifiche o usare con maggiore appropriatezza gli aggettivi "migliore" e "peggiore"? Dovrebbe mettersi a indagare l'intenzione di uno scrittore, di un pittore, di un musicista esplorandone psiche, cultura, emozione, malattie intercorrenti, conto in banca, temperatura delle guance? Non mi stupisco se qualcuno o tutti fanno commenti, ma la critica, quella che alcuni chiamano critica, mi appare come una disprezzabile invasione di campo. (da ''Vanity Fair'', n. 8, 27 febbraio 2013) *Non ricordo chi ha detto: "L'unico politico onesto è il politico capace". La politica si misura sulla capacità propositiva, sulla mediazione e sull'azione. L'onestà è solo un prerequisito della persona, oppure una conseguenza di un'attività efficace. Ci siamo lasciati alle spalle la funerea stagione di Mani Pulite, quando i giornali ci vollero far bere la favola di un mondo nuovo che la ramazza giustizialista stava finalmente per purificare da tutta la corruzione. Sia chiaro: fu un'operazione che andava certamente a scovare del marcio che c'era, ma che utilizzò metodi infami. Come disse uno dei suoi massimi attori, [[Francesco Saverio Borrelli]], nel giugno 1993: "Noi incarceriamo la gente per farla parlare. La scarceriamo dopo che ha parlato". Era l'epoca in cui girava la frase: "Datemi un politico onesto e vi porterò una prostituta vergine". Anche [[Dario Fo]] si univa al coro nazional-popolare con la battuta: "Come ci sono oratori [[balbuzie]]nti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero esistere benissimo anche politici onesti". Piazza pulita è stata fatta. [[Antonio Di Pietro|Di Pietro]] & co. ci hanno liberato da (quasi) tutti i politici corrotti. Ma a chi ci hanno messo in mano, ai "capaci"? Oggi più che mai, aridatece [[Giulio Andreotti|Andreotti]]! (da ''Vanity Fair'', n. 13, 8 gennaio 2004) *Non seguo [...] la moda: compero soltanto le cose che mi piacciono. E mi piacciono moltissimo le scarpe, anche quelle coloratissime; mi piacciono gli abiti sportivi; gli abiti lunghi, da sera, nei quali, però, non mi sento mai completamente a mio agio; le parrucche che non metto quasi mai; i "toupets" che invece uso qualche volta. Non mi piacciono i gioielli: unica eccezione un paio di solitari che mi sono regalata e che porto di tanto in tanto; e una serie di anellini di nessun valore (costano da un minimo di cinquanta lire a un massimo di qualche migliaio di lire) che mi diverto a distribuire su tutte le dita. (da ''Mina: sono una pertica e me ne vanto'', ''Oggi'', 30 giugno 1966) *Non sono le parole che cambiano la realtà. Allo stesso modo non sono i "[[ti amo]]", né quelli pronunciati per intero e neppure quelli rosa apostrofati da mille baci, a determinare il peso di un amore. Ci si misura dai gesti, dalle intenzioni non dette che spesso diventano fatti concreti, senza passare per il tramite delle parole. Ci parliamo, però spesso lo facciamo con l'ambiguità di frasi che non sono notizia di un dato di fatto, ma ombra per creare lo scenario della nostra rappresentazione. In un amore incanalato sui binari degli andirivieni, [...] le parole che si dicono sono come fruscii che fan le foglie, direbbe [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]. Sono battute di un copione da recitare, che muoiono già nell'atto stesso di uscire dalle labbra, direi io, memore di quelle rare canzoncine che dicono la verità. Misura il vostro rapporto dagli atti e non lasciarti irretire dai balsami verbali che lui stende sul tuo cuore ferito. [[Salvatore Quasimodo|Quasimodo]] scrisse: "Le parole ci stancano, / risalgono da un'acqua lapidata; / forse il cuore ci resta, forse il cuore". Il cuore. Ed anche la vita. (da ''Vanity Fair'', n. 32, 20 maggio 2004) *Ogni tanto Dio sembra che si risvegli dall'assenza, dal torpore in cui appare avviluppato, o in cui noi lo abbiamo costretto, e accadono i miracoli, che non hanno niente a che vedere con le Madonnine che lacrimano sangue, ma che si esprimono nella dimensione concreta di certi uomini. Sono quelle genialità imprevedibili, quelle umanità inspiegabili coi criteri razionalistici, che innestano un pezzetto di cielo nella nostra quotidianità. Capita solo qualche volta nell'arco di un secolo. Ma capita. Il miracolo della grazia che talvolta si incarna in una precisa personalità artistica è quello che ci fa dire che Dio non si è dimenticato di noi. E la controprova del genio sta nel fatto che gli viene tutto facile, che la melodia scorre come l'acqua di un ruscello e si fissa sul pentagramma, come per [[Wolfgang Amadeus Mozart|Mozart]] che non aveva bisogno di cancellature. Come per [[Federico Fellini|Fellini]] che ha avuto il dono di una enorme facilità espressiva e in più si sentiva investito di quella felicità tipica dell'uomo che si accorge che l'immagine interiore aderisce perfettamente alla forma visiva. E noi, il pubblico, ne percepiamo immediatamente il valore e la grandezza. (da ''Il mio Fellini genio felice'', ''Liberal'', 26 marzo 1998) *{{NDR|Sulla condanna a 15 anni di carcere per [[Fabrizio Corona]]}} Penso tutto il male possibile. Non solo la pena è esagerata, ma è tragica. È addirittura ridicola. Va bene, d'accordo: è un ragazzaccio, sbruffone, bullo, spavaldo, selvaggio… tutto quello che volete… ma da lì ad avere una punizione degna di un assassinio ce ne corre. "Pericoloso per la società"? Ma per favore… Sono altri i soggetti veramente dannosi, mortali. Non so perché, ma nessuno mi toglie dalla testa che se fosse stato brutto, piccolo, magro e strabico la condanna sarebbe stata più equa. Pensa te… Invece è bello come il sole. (da ''Vanity Fair'', n. 27, 16 luglio 2014) *{{NDR|Su [[Mia Martini]]}} Per fortuna il suo talento dolente e intenso è rimasto qui, nei suoi dischi, nelle sue apparizioni televisive. [...] Mi piace moltissimo, basta sentirla per imparare sempre qualcosa. La precisione, la purezza, l'uso della voce. La passione no, quella ce l'hai o non ce l'hai. Quella non si impara. Lei ne aveva da vendere. [...] Io ho indegnamente fatto un suo pezzo, per la precisione "Almeno tu nell'universo", ma meglio [...] la sua versione. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2011/02/22/la-passione-e-il-talento-dolente-di-mia-martini/ "Mina per voi"], 22 febbraio 2011) *{{NDR|Alla domanda "Perché hai sempre avuto dei pessimi rapporti con la stampa?"}} Perché trovo una cosa demenziale che uno venga lì, senza averti mai visto (e non ti vedrà mai più dopo), ti parli per venti minuti e metta già tutto un malloppo pazzesco scrivendo che tu sei fatta in un determinato modo. Non lo capisco, non lo capivo nemmeno agli inizi, quando tutto sommato, sì, mi divertiva anche leggere sul giornale cose su di me (è durato pochissimo tempo). Da quando la cosa ha cominciato a prendere un'altra piega, non c'è assolutamente dialogo, anche perché ci sono cose [...] delle quali non intendo parlare: riguardano persone cui voglio bene e allora non so proprio che cosa dire agli estranei. E poi i giornalisti, certi giornalisti, che cosa ti possono chiedere? Al massimo se scopi con questo o con quello e allora non so cosa dire, per cui evito. O mandarli in quel posto o pigliarli a calci nei denti (e dopo si va all'ospedale tutt'e due naturalmente) o sennò evitare... (da un'intervista rilasciata a ''[http://minamazzinicremona.bravehost.com/gennaio73.html Playboy]'', gennaio 1973) *{{NDR|Su come capire quando si è davvero innamorati di qualcuno}} Quando a fatica riesci a pensare ad altro, quando tua madre ti chiede ripetutamente perché stai sorridendo, quando la respirazione cambia, quando ti rendi conto che non puoi stare più lontana di un metro da lui, quando tutte le percezioni sono esasperate, quando Brad Pitt non ti fa né caldo né freddo, quando sei insospettabilmente allegra, quando ti sforzi di non rompergli le scatole ogni minuto, quando ascolti la tua voce che dice ti amo, quando ti sembra di non poter sopravvivere alla sua mancanza, quando diventi pazza per ogni suo piccolo gesto, quando ti senti di essere di sua proprietà esclusiva, quando ti incanti e ti attardi a guardare un albero, il cielo, una tenda, il muro o anche la punta delle tue scarpe, quando il rispetto è totale, quando, tu che odi il calcio, stai a guardare una raffica di partite fingendo di capirci qualcosa, quando ti si scioglie il cuore a un suo sottinteso, quando ti guardi e non ti vedi bella abbastanza, quando una sua chiamata sposta il ritmo del tuo cuore, quando hai voglia di urlarlo al mondo intero, quando ti rendi conto di essere più disponibile nei confronti della odiosa signora del piano di sopra, quando gli compreresti fasci di rose rosse, quando alla più piccola incomprensione piangi come un vitello, quando hai capito il motivo per il quale ti hanno messo su questa terra, quando temi per la sua incolumità fisica come se fosse un figlio, quando sei disposta a lasciare tutto pur di avere lui. Allora sei sulla buona strada. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2011/10/28/come-si-capisce-che-e-vero-amore/ "Mina per voi"], 28 ottobre 2011) *Quando avevo diciott'anni, venne un tale a intervistarmi e io lo trovai antipatico. Mi domandò quali fossero i miei autori preferiti e io, per togliermelo di torno, risposi: Topolino, Nembo Kid, Mandrake. Allora tutti capirono tutto e spiegarono che ero un'ignorante, una infantiloide, quasi una deficiente. Perciò replicai che, nella vita, mi era capitato anche di leggere qualche libro e saltò subito fuori che mi consumavo su [[Marcel Proust|Proust]], [[Franz Kafka|Kafka]], [[Federico García Lorca|Garcia Lorca]]. Io non vedo davvero quale grande importanza debbano avere le mie letture. Tutti quelli che vengono da me mi domandano: che cosa legge? Ho sempre letto poco perché avevo poco tempo. E allora? Mi piacevano, e mi piacciono, i personaggi di Walt Disney perché li trovo favolosi e riposanti. Sono da biasimare se non voglio sentirmi angosciata, se non voglio immedesimarmi in altri problemi e altre grane? (da ''Ecco Mina ai raggi X'', ''Epoca'', 7 ottobre 1966) *Quando lavoro dal vivo devo superare un trauma che ogni volta è più grave e più insuperabile, ogni volta mi chiedo se veramente ne vale la pena o no. E poi questo mostrarmi, così, è una cosa che non mi è mai piaciuta. Anche all'inizio mi vergognavo molto. Adesso poi è diventato talmente pazzesco che potrei uscire, far tre passi e tornar dentro (questa è una cosa vecchia che dico da anni): non gliene frega un ***a nessuno se canto bene se canto male, se non canto addirittura o se scrivo a macchina, mi vogliono vedere e basta, per controllare come ho i capelli, se sono grassa o sono magra, se ho gli anelli, se non ho gli anelli, che cosa ho negli occhi, capito? Non mi va di stare a questo gioco. Più. (da un'intervista rilasciata a ''[http://minamazzinicremona.bravehost.com/gennaio73.html Playboy]'', gennaio 1973) *Quel pomeriggio dell'[[Attentati dell'11 settembre 2001|undici settembre]], dopo aver camminato come un animale in gabbia per due ore, ho capito che l'altrove è proprio qui, dentro di me, è sul volto dei miei figli, di mia madre, dei miei amici e, ridete pure, mi sono messa a cucinare dei piselli per la cena. Perché il mio compito è quello di continuare a fare il mio dovere di brava formichina, occupandomi delle piccole, improrogabili cose di tutti i giorni. Con grande fatica, con le lacrime agli occhi, sentivo che mi mancava la terra sotto i piedi e cercavo un pezzo di pavimento per poter fare il passo successivo, quando la routine mi è venuta in soccorso con la dolcezza delle abitudini nelle quali mi abbandono volentieri. E quel piatto di piselli era come una cattedrale nella quale rifugiarmi. (da ''Il mio 11 settembre: La voglia di scappare'', ''La Stampa'', 29 settembre 2001) *"Rimettiamo in discussione il ruolo di Sua Maestà la [[televisione]]". Lei, l'imperatrice delle nostre case sempre più vuote di pensieri e parole e sempre più inzuppate di rumori. Lei, appollaiata sul trono delle nostre serate, lei divoratrice dei nostri attimi più privati, così ingorda di scandali, di pochezze e di immagini virtuali, con i suoi flash abbaglianti e le sue sequenze accelerate che inghiottono lo spazio e soffocano il tempo. Lei che non lascia via di scampo. Dalle sue frattaglie non si può sfuggire. Lei, che vomita pattume in quantità industriale, non accetta più di essere un vago sottofondo: ti penetra nell'iride sotto forma di stupefacenti videoclip, di pianti in diretta e altre amenità. Sua Maestà la tv ha decretato che il nostro cervello debba essere soltanto una discarica. E a noi, bravi e diligenti utenti, ha riservato una sola libertà: quella dello [[zapping]] da un cassonetto per la plastica ad un contenitore per rifiuti organici. Il saltapicchio da un canale all'altro non è più motivato dalla ricerca di ciò che potrebbe sollecitare maggiormente la nostra intelligenza, il nostro interesse. Quando brandiamo un telecomando, ci trasformiamo in un animalone tecnologico, un tutt'uno con l'apparecchio televisivo. Una schifezza massmediale rassegnata e inconsapevole. E quanto più ciò che vediamo è inquietante, tanto più le nostre facoltà inferiori si sentono gratificate. (da ''Salviamoci dal trash in tv'', ''Liberal'', 7 maggio 1998) *{{NDR|Su [[Michael Jackson]]}} Se ne è andato un [[bambino]]. Che, probabilmente, non è mai stato veramente felice. Un bambino di cinquant'anni. Che non trovava pace nella continua ricerca di modificarsi per unificarsi a un modello che, forse, nemmeno lui aveva ben chiaro. Tante facce, troppe facce e nessuna definitiva, nessuna serena. Se ne è andato un bambino. E con lui se ne è andato il suo talento. Adesso, quelli della musica «dotta», sia classica che jazz, riusciranno a valutare il suo lavoro più serenamente. (da ''Mina: "Un bambino d'oro e di paura"'', ''La Stampa'', n. 453, 27 giugno 2009) *Se ne vanno, vogliono andarsene. Un'altra tragedia, un'altra assurdità, un'altra assenza, un altro mistero. Non voglio sapere perché [[Whitney Houston]] è morta. Non ho voglia di legare, un'altra volta, un grande talento musicale a storie di droga. L'equazione "maledetta" che associa successo a fragilità, arte a depressione, applausi a farmaci continua a perseguitare un mondo che, solamente in apparenza, contiene solo privilegi. Non fatemelo sapere, per favore, se fosse veramente così. Me la voglio tenere nella memoria come la vedo io: lunga, bellissima, brava oltre ogni misura. So poco della sua vita. E tutto della sua musica. Un angelo che canta in quel modo avrebbe meritato quello che ormai sembrerebbe un "premio" irraggiungibile: una esistenza consapevole, una vita felice. Lei ha veramente inventato un modo di cantare, per niente facile, che tutti hanno tentato di imitare. È diventata il termine di paragone. La cartina di tornasole. Il modello. L'inarrivabilità. E, come mi capita in casi come questo, non posso fare a meno di pensare a dove va a finire il talento di una persona quando questa persona smette di essere nella forma che conosciamo. Ma non è questo che conta. Se ne è andata. Non so, aveva figli? Speriamo di no. Dieci anni fa circa si era sparsa la voce della sua morte. Non era vero. Whitney Houston aveva ancora da vivere per sé e per noi. Se questa volta non ci saranno smentite, avrà smesso la sua vita e la sua sofferenza, e noi ci terremo caro ciò che ci ha lasciato. (da '' Vanity Fair'' del 27 dicembre 2003) *{{NDR|A un lettore che le chiedeva "che differenza c'è tra israeliani e palestinesi?"}} Se ti confidassi che non vi è alcuna differenza tra israeliani e palestinesi così come non ve ne è tra nessun uomo di nessuna etnia, religione, sesso, età, colore ecc. ecc. farei filosofia di bassa lega. Talmente bassa e semplice che il mondo ritiene peccaminoso farvi riferimento. Così Israele e Palestina sono un buonissimo pretesto, quasi paradigmatico, per inventarsi cosa sia giusto e sbagliato, buono e cattivo, vero e falso. Da un tempo che per me è tutta la mia vita, la regione in questione è un campo di battaglia o guerra mai smantellato in cui repliche continue di azioni e reazioni, viltà e coraggio, pretese e malintesi producono morti. Non porre a nessuno le domande che ti stai facendo [...]. Prova a studiare da solo quella storia, quelle cronache e non leggere commenti. Ti accorgerai che il mondo intero ha voluto che così andasse e che non vi è interesse a chiudere il teatro. Benvenuto nel club. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2012/12/04/mina-che-differenza-ce-tra-israeliani-e-palestinesi/ "Mina per voi"], 4 dicembre 2012) *{{NDR|Su [[Giorgio Faletti]]}} Si firmava "l'autore", quando mi scriveva. E io "la canzonettista". Aveva una delicatezza, un garbo particolare. Molto ironico, ovviamente, ma come incantato. Gli dicevo quanto mi piacesse "Signor tenente" ed era vero. Fortissimo. Tempo fa mi aveva mandato una mail spiegandomi il suo problema. Mi diceva: "Va meglio, le cure fanno effetto". Mi diceva. "Scrivo a te che sei la persona più riservata che io conosca". Mi diceva. "Fra poco ci vediamo per un caffè". Da dieci giorni più niente. Stamattina, Mariù, amica comune mi dà la notizia. Ti chiedo scusa, Giorgio, se ho rotto la riservatezza, ma volevo farti un affettuoso omaggio. E adesso vado a risentirmi il tuo pezzo "Compagna di viaggio". Bellissimo, struggente e dolorosamente congruente. Grazie, Giorgio. (da ''Vanity Fair'', n. 27, 16 luglio 2014) *Siamo tutti terroni. È la nostra natura. Non l'abbiamo nel DNA la capacità di rispettare le file, di parcheggiare le macchine solo nei posti consentiti, di rispettare i parchi e le strade. Quello che, invece, ci caratterizza è il mettere in pratica il volgare "lei non sa chi sono io" in una serie di arroganze quotidiane, che sono il piedistallo su cui elevare la nostra meschinità. Ma se fosse solo questo, non sarebbe neanche gravissimo. È quell'arietta di "adesso te lo metto nel culo", con l'espressione di un'amicizia che non esiste, dato che siamo pronti a tagliare la gola per il nostro tornaconto, che mi strema e mi fa sorridere. Ma tant'è. Siamo tutti poeti, artisti, santi e navigatori. Siamo dei geni. Viva l'Italia. (da '' Vanity Fair'', n. 7, 22 febbraio 2012) *Sogno un mondo in cui l'[[omosessualità]] non sia equiparata a immoralità, indecenza, oscenità, corruzione, vergognosa offesa alla morale comune o addirittura a pedofilia. Questa è una orrenda china che non ci porterà niente di buono. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2011/01/18/litalia-accettera-un-premier-gay/ "Mina per voi"], 18 gennaio 2011) *Sono una donna moderna? Assolutamente no, in quanto sarei stata, almeno mi pare, un soggetto ideale per un pittore impressionista come Renoir, vissuto, tutti lo sanno, più di un secolo fa. (da ''Mina: sono una pertica e me ne vanto'', ''Oggi'', 30 giugno 1966) *'Sto fatto che dietro un grande uomo c'è sempre una grande [[donna]] mi sembra una gran cretinata. È la solita storia che puzza di mancia, di gratifica natalizia, di carità, di "bel gesto" nei confronti di noi donne, esseri inferiori. Io mi sono rotta leggermente le palle. E dietro una grande donna c'è sempre chi o che cosa? Solo se stessa, temo. (da ''Vanity Fair'', n. 35, 10 giugno 2004) *{{NDR|Sulla comunicazione virtuale}} Temo veramente che questo nuovo metodo di comunicazione sia il segno del coraggio perduto. Da una parte la paura di guardarsi dentro in silenzio e privatamente giudicarsi. Dall'altra, lo sgomento di ricevere uno sguardo, benevolo o accusatorio che sia, da mettere in relazione ad una parola detta o ad un gesto compiuto. È una illusione pericolosa, quella del rapporto impersonale mediato da un display. La grande montagna dell'alibi e la fossa profonda dell'assenza di responsabilità guidano l'uomo alla spersonificazione e lo indeboliscono fino a renderlo improteggibile da se stesso e dagli altri. La voglia di conoscenza dell'interlocutore richiede un processo faticoso, ma garantisce il significato della sua e della nostra stessa esistenza. (da ''Vanity Fair'', n. 7, 20 novembre 2003) *{{NDR|Sull'[[eutanasia]]}} Totalmente, convintamente, naturalmente, psicologicamente, sentimentalmente a favore [...]. Gli strumenti di cui dispone la medicina, ai giorni nostri, oltre un certo limite, tolgono dignità all'uomo. Essere tenuti in vita a forza è un orrore. È peggio della morte stessa. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2014/12/30/eutanasia-totalmente-psicologica-sentimentalmente-a-favore/ "Mina per voi"], 30 dicembre 2014) *Un [[amico]] vero ha il potere di penetrare la scorza del nostro [[cuore]] e permanere con la definitività di una conquista che non ci verrà più tolta. Non occorrono accorgimenti astuti o strategie particolari. Il legame si costruisce poco alla volta, come un puzzle che, tassello dopo tassello, viene completato con la costanza di chi agisce senza la frenesia di ottenere un risultato immediato. (da ''Vanity Fair'', n. 21, 4 marzo 2004) *Una considerazione piccola piccola. Cantare è la cosa più facile del mondo, si sa. Fa bene al cuore e all'equilibrio psichico. Urlare ancora di più, in alcuni casi. Tutti cantiamo. Perché no? Ma per farlo come professione bisogna avere qualcosa in più che, purtroppo, non si impara. E, a meno che uno non voglia fare il Tannhäuser o comunque fare la carriera di soprano dove lo studio giornaliero è vitale, le lezioni servono a pochissimo. So che mi attiro l'ira di molte persone, ma questo è esattamente quello che penso. (da ''Vanity Fair'', n. 36, 9 settembre 2009) *[[Vasco Rossi|Vasco]] mi prende per il collo a prescindere dal pezzo. Vasco è un genio preterintenzionale ed è costretto ad esserlo. Mi verrebbe voglia di fargli una carezza. (da ''Vanity Fair'' n. 21, 4 giugno 2014) *Vivremo in un mondo di statuette di Capodimonte. Tutte ugualmente lucide, uniformi, con proporzioni e sproporzioni ripetute in serie. La [[chirurgia estetica]] e i suoi miracoli sono a disposizione per far diventare tutti un po' più uguali tra loro. Il suo potere supera, oggi, quello della moda d'abbigliamento, del conformismo espressivo, del gusto spersonalizzato. Bambini, cani, vecchie carampane, uomini ipodotati, uomini normo o iper con qualche «ma» distante dalla regione pubica, donne giovani quasi belle o quasi brutte, polpacci, ginocchia, occhi a mandorla fisiologici o patologici, genitori premurosi, figli pretenziosi, spiccioli di intelligenza, maree di ignoranza e invidia. Un bell'insieme di mondo in viaggio verso la minuta speranza di cambiare i connotati attraverso cicatrici invisibili. Le statuette diventano tutte pronte e perfettamente omologate per essere piazzate in classiche composizioni come presepi, scene campestri, festine da ballo, botteghe del pizzicagnolo, studi televisivi, concorsi di bellezza, cartoline di vacanze al mare, consessi multietnici. (da ''L'officina dei figli statuine'', ''La Stampa'', 28 giugno 2009) ==Citazioni tratte da canzoni== {{vedi anche|Mina Celentano}} ===''La banda/Se c'è una cosa che mi fa impazzire''=== '''Etichetta''': Ri-Fi, 1967 *''Una tristezza così | non la sentivo da mai | ma poi la [[Banda musicale|banda]] arrivò | e allora tutto passò || Volevo dire di no | quando la banda passò | ma il mio ragazzo era lì | e allora dissi di sì || E una ragazza che era triste sorrise all'amor | ed una rosa che era chiusa di colpo sbocciò | ed una flotta di bambini festosi | si mise a suonare come fa la banda || E un uomo serio il suo cappello per aria lanciò | fermò una donna che passava e poi la baciò | dalle finestre quanta gente spuntò | quando la banda passò cantando pace ed amor || Quando la banda passò | nel cielo il sole spuntò | e il mio ragazzo era lì | e io gli dissi di sì || La banda suona per noi | La banda suona per voi | la..la..la..la..la..la..la | la..la..la..la..la..la..la'' (da ''La banda''<ref>Citato in ''[https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=40381&lang=it antiwarsongs.it]''.</ref>) ===''Mina quasi Jannacci''=== '''Etichetta''': PDU, 1977. *''Noi bisognava cercare, capire | capire cosa? | Che forse l'amore... | Gli occhi perduti per non far rumore | Ecco tutto qui.'' (da ''Ecco tutto qui'') ===''Mina con bignè''=== '''Etichetta''': PDU, 1977. *''E il cuore, il cuore poi | fa un casino di rumore, | batte forte contro il letto | senza farmi più dormire | senza farmi più dormire. | Non si rende neanche conto | che non c'è più niente da fare...'' (da ''Da capo'') *''Ma che bontà, ma che bontà, | ma che gustino questa roba qua! | Cioccolato svizzero? | No? | Cacao della Bolivia? | No? | Ma che cosa sarà mai questa robina qua? | Cacca!?!?'' (da ''Ma che bontà'') *''Ciao telefonarsi proprio no | un'altra volta no non so | strumento mio di una sera | sei stato tu | sentimento favoloso | mai più | Amante amore | Lui odio amore.'' (da ''Amante amore'') *''Io mi scordo sempre di quest'ora, | ora e ancora, | l'instabilità che mi bilancia. | Io mi scordo sempre in quest'ora, | ora e ancora, | quanto costa porgere l'altra guancia.'' (da ''Balla chi balla [Bala com bala]'') *''E c'eri tu, | tu nei giorni miei. | E da che non ci sei | non mi piaccio più. | E c'eri tu, | tu nei giorni miei, | io li rivivrei | ma non ti trovo più.'' (da ''Giorni'') *''Sei entrato | nelle vene | e la mia vita | ti appartiene. | Ecco perché, se non ci sei, | non vivo più | ormai.'' (da ''Ormai'') *''Taci, taci non ho finito ancora. | Ora senti e ascolta me. | Tradirò ogni mia promessa, | tradirò ogni tua speranza, | tradirò tutti i sentimenti che ti legheranno a me, | tradirò quello che c'è stato, | tradirò quel che ci sarà, | tradirò tutto, tutti quanti sempre e soprattutto te''. (da ''Tradirò'') *''Che lui, | che lui mi dia, sì, | un'ora per calmar | quest'ansia mia, | l'emorragia | ed il veleno | di quest'agonia.'' (da ''Che lui mi dia [Basta um dia]'') ===''Mina Live '78''=== '''Etichetta''': PDU, 1978. *''Vuoi una stella vicina? | Vuoi un'emozione un po' bambina? | Vuoi, | vuoi qualcosa che non si afferra? | La carrozza del vento? | Vuoi? | Io sono qui.'' (da ''Stasera io qui'') *''Non può morire un'idea. | La fai morire, | lei vive, vive, vive. | Tace in te, | vive in te.'' (da ''Non può morire un'idea'') ===''Attila''=== '''Etichetta''': PDU, 1979. *''E di notte quando piango | sotto le lenzuola bianche, | rivedo sopra il muro | quelle tue espressioni stanche, | quell'etichetta bianca | con scritto "sono tua, | sprecami se vuoi | ma non buttarmi via".'' (da ''Sensazioni'') *''Proprio in fondo a questo quadro, | a questa orrenda pioggia di colori, | un piccolo puntino nero, | il tuo viso appeso a un chiodo | che mi sorride.'' (da ''Il vento'') *''Tu ti diverti a pestare le teste | ma questa qui non l'avrai. | Per quanto sia | è ancora la mia | e crede ancora all'amore.'' (da ''Rock and Roll Star'') *''Ma che volgarità, | che volgarità, | sopra il petto suo, | sopra il corpo suo, | ora dico no.'' (da ''Che volgarità'') *''Anche un uomo | può sempre avere un'anima | ma non credere che l'userà | per capire te. | Anche un uomo | può essere dolcissimo | specialmente se al mondo oramai | gli resti solo tu.'' (da ''Anche un uomo'') ===''Kyrie''=== '''Etichetta''': PDU, 1980. *''La mia voce avrà | un corpo e un'anima | e camminerà | per arrivare a te, | per gridarti che | io ti amo ancora...'' (da ''Chi sarà'') *''Voglio la fine delle necessità, | sguazzare nell'abbondanza. | Voglio i bastardi tutti quanti di là | per chiuderli tutti insieme e andarmene...'' (da ''Voglio stare bene'') *''Se tu vuoi lasciarmi sola, io | io no non ti tratterrò, | ma ora tu mi rompi il cuore, | io capisco il dolore...'' (da ''Capisco'') *''Poche gocce di nostalgia | non possono riempire mai | questo stagno mio di follia, malinconia | di te...'' (da ''Fermerò qualcuno'') *''Riapro la porta del cuore alle nuove avventure | E senza bussare lui è dentro me...'' (da ''L'amore è bestia, l'amore è poeta'') *''Il [[rosso]] del mio sangue | è l'unico colore, | non è della mia anima che parlo, | è del mio corpo che non ha pudore, | un corpo che ha sofferto, che ha ceduto, | che porta i segni di ogni scontro avuto, | che non ha mai negato la paura | di camminare per la via più dura...'' (da ''Colori'') *''Stiam già ridendo di noi | e dei fantasmi miei... | Cosa darei | se così riderai di lei...'' (da ''Radio'') ===''Salomè''=== '''Etichetta''': PDU, 1981. *''E griderai | la mia follia | a un cielo che | non è più mio, | lui sarà là, | ti ascolterà... | Tu sarai la mia voce | e lui lo capirà...'' (da ''Tu sarai la mia voce [Put the Weight on My Shoulders]'') *''Prego sedersi qui | e stare un po' con me, | essere triste e sola | senza di te. | Essere il trucco mio, | volere dire [[dichiarazioni d'amore dalle canzoni|ti amo]], | che più di me non ti ami | neanche tu...'' (da ''Miele su miele'') *''Le stelle non esistono | per chi stasera è triste... | l'amore è andato via, così...'' (da ''Così'') *''E va bene ti voglio, ti voglio, non voglio che te. | Puoi amarmi, toccarmi, usarmi, buttarmi | anche tu, anche tu...'' (da ''E va bene ti voglio'') ===''Italiana''=== '''Etichetta''': PDU, 1982. *''Magica follia | io sentirmi tua, | il tuo corpo nero, i suoi richiami | e sentirti urlare che mi ami | che mi ami a dispetto delle convenzioni | perché la carne è carne e vive solo d'emozioni..'' (da ''Magica follia'') *''Non le spaccherà la noia | le ginocchia ma la gioia | E l'ebbrezza del tuo vino | non offenderà nessuno | Non affiorerà l'inganno, | le parole senza affanno | sono un lago nel mio cuore | per chi ha voglia di nuotare.'' (da ''Il cigno dell'amore'') *''Per averti qui | e sentirti tra le mani | mio Dio, che cosa inventerei. | Per averti qui | dolce mio domani | venderei l'azzurro dei miei occhi.'' (da ''Per averti qui'') *''Le mani, la bocca, le labbra | sono sempre state solo una magia | Adesso la bocca, le labbra | non ti sanno dare di più.'' (da ''Ti dimentichi di Maria'') *''Se mi casca l'anima in terra | non è più la guerra | ma tregua noiosa fra noi.'' (da ''Già visto'') *''Tutta la gente vuole quello che vuoi tu | e mira al cuore, spara e dopo non ritorna più.'' (da ''Mi piace tanto la gente'') *''Non dimenticare però | l'amore è come il vento | ti prende quello che può in un momento.'' (da ''Senza fiato'') *''Sei tu, impercettibile emozione, | sei tu, incomprensibile ragione, | sei tu... è stata tutta un'illusione ma | non è possibile pensare | che non mi ami più, | difficile da credere | o solo da comprendere | che non ti avrò mai più.'' (da ''La vita vuota'') *''Spremi la mia bocca come fosse | una tisana, una tisana poi | se lei ti ama, se lei dichiara | che lei ti ama, ti consola, | ti da svago, | si trasforma come un drago | mezza dannata, persa, affamata | e ti morde il cuore come vuole.'' (da ''Marrakesh [Qualquer coisa]'') *''No, caro qualcuno non è questo che vorrei, | si dice basta troppo presto e non sai mai | se questa notte parte un treno e dove va, | se possiamo partire anche noi. | Noi che abbiamo detto "adesso tutto cambierà", | che abbiamo scritto qualche pagina a metà, | e intorno e dentro si era fatto sera ormai.'' (da ''Caro qualcuno'') *''Oggi è [[nero]], tutto quello che dico oggi è nero | Mi guardo le mani, mi tocco i capelli, oggi è nero. | Oggi è nero, ogni mio pensiero oggi è nero | vorrei sparire, poter morire per davvero.'' (da ''Oggi è nero'') ===''25''=== '''Etichetta''': PDU, 1983. *''Il mio sangue freme, | tu mi scorri nelle vene | Io ti voglio, tutto il resto si vedrà.'' (da ''Devi dirmi di sì'') *''Meno perfezione e un po' di rabbia in più | Meno spazio alla serenità, | al romanticismo antico. | Allora sì che io ti ascolterei...'' (da ''Allora sì'') *''Non ho difese con te, | la voglia di fuggire o di arrendermi combattono in me. | Ma rinunciare però | fa male al cuore in amore, in amore.'' (da ''Non ho difese'') *''Un lupo metterò a guardia della mia ingenuità.'' (da ''Un'aquila nel cuore'') *''E penso alla notte che sola morivo, | e tu pur sapendo che sola morivo, | chissà da che braccia non sei più tornato. | E allora mi dico non mi hai mai amato.'' (da ''Ahi, mi' amor [Romance de Curro "El Palmo"]'') *''Ricordo Dicembre, la neve, la gente | e tu che nel traffico lento, irritante, | bloccando la strada, hai spento il motore | per dirmi "mi vedi, io muoio d'amore".'' (da ''Ahi, mi' amor [Romance de Curro "El Palmo"]'') *''Ed una volta di più è la voglia che riprende. Il motore che si accende. Una freccia che fa centro. L'urlo che dormiva dentro. E' la festa ritrovata, un invito senza data. La farfalla liberata quando non volava più'' (da ''Non ho difese'') ===''Catene''=== '''Etichetta''': PDU, 1984. *''Tu con la faccia dura e senza sogni | sulla mia pelle sai lasciare i segni, | sulle ferite poi ci metti il sale. | Io non capisco questo strano amore...'' (da ''Più di così'') *''Più di così mi chiedi e mi pretendi, | più di così mi stringi e poi mi stendi, | e a denti stretti io ti dico di sì | perché ti amo...'' (da ''Più di così'') *''Guarda più in là | quanti amori non hai. | Amico sì, stare senza non puoi. | Rose su rose, e con loro appassirai, | resterai solo coi tuoi guai...'' (da ''Rose su rose'') *''Tu sei la mia forza, la mia vita, il mio spasso | tu che senza me ti senti un animale pazzo | tu che ancora un po' ci stai dentro di me, poi scappi e vai via...'' (da ''Sogno [Sonhos]'') ===''Finalmente ho conosciuto il conte Dracula...''=== '''Etichetta''': PDU, 1985. *''Love, you are my love | because my breath | is like a whiff | when I'm alone...'' (da ''You are my love'') *''La speranza credi | è una farfalla che non fa rumore | e batte le sue ali | ed in silenzio muore | senza umanità...'' (da ''Senza umanità'') *''Tanto sento che mischio già | la voglia di te, la voglia di gridare, | di farti male e di andar via | o averti così come sei...'' (da ''Nei miei occhi'') *''Ti svegli, guardi me, ma vedi lei, | ti metti calze e maglioni che ti ha fatti lei | all'uncinetto | sei un amore ma | proprio non va...'' (da ''Spara'') *''Ci ragiono su, | io penso dappertutto. | Ci sragiono su, | ho il cuore in ogni posto | dove te ne vai, | quanti cuori miei che hai...'' (da ''Mio di chi'') ===''Sì, buana''=== '''Etichetta''': PDU, 1986. *''Nella mia gioia, | nel mio dolore, | come ti odio | ma poi ti amo...'' (da ''Semplicemente tua'') *''Questo amore calcolato, | questo amore trascinato via | senza crisi né sorrisi mai, | forse manca di sostanza, | forse solo un po' di lontananza | che poi finisce per unire di più...'' (da ''Cosa manca'') *''Sei tu | che mi esplodi dentro agli occhi quando dormo, | ed è per questo che non dormo mai...'' (da ''L'altra metà di me'') *''Ogni tanto è bello stare soli, | ascoltarsi un po' per darsi ragione. | E trovarsi a ridere da soli | tra pensieri inconfessabili...'' (da ''Ogni tanto è bello stare soli'') *''Secondo me | si sta arrendendo qui | l'eroica fedeltà. | L'amore è stanco | e non ne può più...'' (da ''Secondo me'') ===''Rane supreme''=== '''Etichetta''': PDU, 1987. *''Ho cercato te proprio come sei, | solamente tu sei come vorrei, | quell'intensità... | Ho voluto te e unico sarai...'' (da ''Proprio come sei'') *''Allevare l'infelicità | come un sogno che non hai | sembra prima o poi | un modo di essere...'' (da ''Mi manchi tu'') *''Ti penso e dentro al cuore sboccia un fiore nero, | l'immagine più allegra dell'amore che mi hai dato tu...'' (da ''Serpenti'') *''Il momento più bello più dolce che c'è | tiro fuori un coltello, faccio a meno di te. | Quante volte lo penso, prima o poi lo farò. | È un pensiero stupendo, il migliore che ho...'' (da ''Tu vuoi lei'') *''E invece sono ancora io | che vorrei dirti | di non aver paura, di non tormentarti. | Appoggia qui la testa e prova ad addormentarti | su di me...'' (da ''Certo su di me'') *''Scusi lei, si lei | mi consiglia i [[pomodoro|pomodori]] migliori? | Sono stanca di andare in giro... | Quelli lì? Quelli lì con l'etichetta a fiori? | Ah, è un consiglio prezioso. | Sa, vivo da sola e sono molto golosa!'' (da ''Ma chi è quello lì'') ===''Ridi pagliaccio''=== '''Etichetta''': PDU, 1988. *''Arriva di nuovo Natale, | la gente è più falsa di prima, | s'insegna ai bambini a mentire, | si aiuta l'ortica a salire. | Si porge una mano, si allunga una mancia, scordando di colpo però | il male di pancia. | "La prego, si accomodi pure, | si sieda al tavolo 10" | "La smetta con i complimenti, | oggi siam tutti parenti". | Oggi è Natale, oggi è Natale, passati due giorni però | te la faccio pagare...'' (da ''È Natale'') *''E mi vorrai come allora | perché uscendo dalla porta ho riso ancora, | perché il cuore paga chi non soffre mai. | E mi vorrai di più ancora, | bella stupida convinta che l'amore | fosse dire a quel telefono "dai, suona se puoi, | fa che sia lui, fa che sia lui"...'' (da ''L'ultimo gesto di un clown'') *''Disegnando grandi battaglie sul muro | tu dichiari le guerre così | combattendole in modo più vile e puerile che mai...'' (da ''Dalai'') *''Io non ci credevo, | non immaginavo, | come un'incosciente mi illudevo. | Alla fine adesso pago...'' (da ''Un tipo indipendente'') *''Cuore, amore, cuore, | una rima elementare. | Sembra tanto facile da fare | e non lo è...'' (da ''Cuore, amore, cuore'') *''Hai un'aria che direi simpatica | ti potrei cospargere di zucchero, | con un cappuccino per bagnarti un po' | E lo farò, e lo farò...'' (da ''Bignè'') ===''Uiallalla''=== '''Etichetta''': PDU, 1989. *''L'uomo chiese alla [[montagna]] di toccare il cielo. | La montagna realizzò quel suo desiderio. | E quando fu così una nuvola lo sfiorò | in fondo al cuore che malato è | di nostalgia... '' (da ''La montagna'') *''Per che cosa lo faresti, pupone? Canta! | Lo faresti tu con me per un bel conto in banca? | Lo faresti per un tango, un cioccolato caldo | o ti basta questo sguardo che è color smeraldo?'' (da ''Lo faresti'') *''Perché l'amore | se è vero amore | ingrandisce tutta quanta la realtà... '' (da ''Bachelite'') *''E userò le labbra | per accarezzarti, | mentre con le mani | proverò a parlarti. | Non sono parole, | non sono silenzi, | sono suoni intensi | da fermare il cuore... '' (da ''Canterò per te'') *''Ci vorrebbe un coup de téléphone | tanto lui dorme e russa già, | ci vorrebbe un brivido di più | per sopravvivere così si fa. | E mi vien da ridere oramai | perché il brivido eccolo qua, | ma è soltanto freddo e tiro su | questo mio plaid sur les genoux... '' (da ''Il plaid'') *''Già la prima difficoltà | adesso è rientrare ma | sapere che non sei là. | Poi il solito vuoto qua | e niente di niente va | ed è l'infelicità... '' (da ''Uscita 29'') ===''Ti conosco mascherina''=== '''Etichetta''': PDU, 1990. *''E rido per lo scherzo che tu m'hai giocato, | poi guardo nello specchio l'effetto se è riuscito. | E poi con impudenza ti chiuderò la bocca | e parlerò per te...'' (da ''Franz'') *''Mi sento dentro il canto di un cigno | che vuol morire...'' (da ''Notte di San Valentino'') *''E lasciarsi dicendo che poi | resteremo amici. | Se lo dicono tutti, anche noi... | Soli sì, ma nemici...'' (da ''Non ci sono emozioni'') *''Perciò nel dormiveglia se mi prendi vicino | fin quando la tua spalla diventa il mio cuscino | e tranquillo mi chiedi se va bene così | per una volta tanto | lasciami dire sì...'' (da ''Per una volta tanto'') ===''Caterpillar''=== '''Etichetta''': PDU, 1991. *''Io sono quello che ti spezza il cuore, | quello che ti fa sognare, | quello che ti accende e che ti spegne il sole... | Sono l'amore... '' (da ''Il genio del bene'') *''Ecco qui bevendo the, | sorseggiamo un po' anche te, | rimanendo fermi come siamo | fermi qui... '' (da ''Fermi'') *''E lentamente da solo, | è già sparito ormai, | un treno nero che corre | e non si ferma mai | nella notte coi suoi occhi | guarda fisso avanti a sé... '' (da ''Amanti'') ===''Sorelle Lumière''=== '''Etichetta''': PDU, 1992. *''Quando finisce una canzone | mi prende sempre la tristezza. | Chissà perché? | Non me lo spiego mai...'' (da ''Quando finisce una canzone'') *''Adesso è steso lì | accanto a me, ma non mi fa tremare. | Il mio pugnale è lì, | piantato lì, al centro del suo cuore. | Vedete, la mano mia lo stringe ancora. | Venite, non scappo via, non ho paura...'' (da ''La follia'') *''Amore amore amore mio, | ti mando in busta questo cuore mio. | Non cestinarlo, senti cosa dice. | Non ha più pace, non ha più pace...'' (da ''Amore, amore, amore, mio'') *''E mi arrendo dolcemente abbandonata su di te, | come jazz che striscia sul parquet...'' (da ''Ancora un po''') ===''Lochness''=== '''Etichetta''': PDU, 1993. *''Mi [[tuffi|tuffo]] a testa in giù | e l'acqua non c'è più, | trovo sempre il pavimento...'' (da ''L'irriducibile'') *''Se avessi tempo io ti parlerei | come facevo da bambino, | perduto nei tuoi occhi belli e immensi | seduto solo su un gradino...'' (da ''Se avessi tempo'') ===''Canarino mannaro''=== '''Etichetta''': PDU, 1994. *''Io ti vedrò così | strisciare come lui | mi ha vista piangere ai suoi piedi. | Quando mai | avrei pensato che | qualcuno come lui | potesse dirmi: "Ti ho distrutta, adesso vai"...'' (da ''Impagliatori d'aquile'') ===''Pappa di latte''=== '''Etichetta''': PDU, 1995. *''Vi basterà guardarmi in faccia, | ecco che divento rossa... | Scapperei via di qua. | Sono timida...'' (da ''Timida'') ===''Cremona''=== '''Etichetta''': PDU, 1996. *''Se ti rendessi conto di quanta vita non ti dai. | Quanto pesce scappato che non si ripesca mai...'' (da ''Ma tu ci pensi'') ===''Leggera''=== '''Etichetta''': PDU, 1997. *''E tu chi sei, da dove vieni e cosa aspetti? | No, non rispondere mi bastano i tuoi occhi, | mi basta sciogliere i pensieri fino a te | perché noi siamo entrambi soli...'' (da ''Noi soli insieme'') *''[[grigio|Grigia]] la cravatta al collo | e il mondo è grigio non è blu, | grigia carta di giornale, | grigio io, grigio tu. | Viva il grigio, | vai col grigio.'' (da ''Grigio'') *''Ma tutto il grigio, | tutto il grigio che c'è | non ci stupisce più di tanto perché | abbiamo grigie mani e grigio cuore, | ma specialmente abbiamo, | abbiamo un grigio dolore.'' (da ''Grigio'') ===''Olio''=== '''Etichetta''': PDU, 1999. *''Per questo resterò a navigare mare che non sia amore. | Amore che mi va, | amore che mi dà, | amore che mi sa far male...'' (da ''Il meccanismo'') ===''Veleno''=== '''Etichetta''': PDU, 2002. *''Ciò che di eroico e di geniale c'è | nel credere soltanto a questo mondo | è la speranza un giorno di essere smentiti | dall'esplodere di un bacio...'' (da ''La seconda da sinistra'') ===''Bula Bula''=== '''Etichetta''': PDU, 2005. *''Io ti amo da altezze incredibili, | ragazzo vestito di bianco e di arancio. | Per guanciale il tuo corpo mi dai | solo i sogni non muoiono mai...'' (da ''20 parole'') ===''Bau''=== '''Etichetta''': PDU, 2006. *''Così vedrai nelle cose da niente, | ritroverai tra le sorprese, | il chiaroscuro delle cose...'' (da ''Per poco che sia'') ===''Todavía''=== '''Etichetta''': PDU, 2007. *''Morir matando | matar muriendo | sin piedad de ti | sin piedad de mí...'' (da ''Sin piedad'') ===''Facile''=== '''Etichetta''': PDU, 2009. *''Mi attraversano la mente | centomila e più conferme. | Che dovunque vada, sei con me. | Cammino e incontro solo te. | Mi guardo intorno, vedo te. | E se mi addormento, dormo te''. (da ''Con o senza te'') *''Io non so camminare su un piede solo, | non so se sto strisciando oppure volo, | se devo far la spesa, per una o due persone, | se devo apparecchiare per nessuno''. (da ''Ma tu mi ami ancora?'') *''Poi ti guardi allo specchio e ti dai del deficiente | perché lo sai che della vita non si butta via niente''. (da ''Non si butta via niente'') *''Ma ti ho aspettato e scopro | che sei già passato dentro me''. (da ''Adesso è facile'') *''Io sono carne viva, ahi, sono carne viva, | sono la tua vitamina, | la tua penicillina, | il tuo pentimento, | il tuo cedimento, | la tua compassione, | la disperazione, | senza mai un'attenzione''. (da ''Carne viva'') *''Se non fossi di plastica | cercherei di scaldarti''. (da ''Non ti voglio più'') *''Cogli il frutto che vuoi. | Se hai fame soprattutto di lui, | se lo tenterai, tu l'avrai, lo so. | Lui non sa dire no. | Ma rimane mio, perché dentro di lui, | so viaggiare solo io''. (da ''Il frutto che vuoi'') ===''Caramella''=== '''Etichetta''': PDU, 2010. *''Ho amato le storie improbabili | ho accolto i segreti più fragili''. (da ''Solo se sai rispondere'') *''Non dirmi chi sei ma quanto amore hai''. (da ''Solo se sai rispondere'') *''Dove non ho più parole inizi tu | dove comincio a stare bene | dove mi sembra di volare e non tornare giù''. (da ''Amoreunicoamore'') *''Dove non tramonta il sole esisti tu | dove tutto può accadere | dove la via tra il bene e il male non si distingue più''. (da ''Amoreunicoamore'') *''Ti avevo già e ti avevo perso | ti ho maledetto e ti ho sognato | ho alzato i pugni contro il cielo | però ti ho sempre perdonato''. (da ''Amoreunicoamore'') *''Pe paura ca io volo ma pure s'i' putesse | nun m'abbastass'o cielo scennenno te dicesse | io senza te nun vol''. (da ''Ma comme faje'') *''Cosa vuoi capire tu di questo amore | del mio tanto dare del mio disperare | tanto per cambiare mi ritrovo sempre ad amare solo io''. (da ''Inutile sperare'') *''È solo un suono, | ma per me questa è musica, | la tua voce | in mezzo a questa velata realtà. | È solo un fuoco | che illuminerà il mondo e anche te, | se saprai distinguere | il povero dal re''. (da ''Il povero e il re'') ===''Piccolino''=== '''Etichetta''': PDU, 2011. *''Quante lune sui campi, quanti inverni ed estati | quante lucciole accese, quanti nomi scordati | quanto sole sul mare, quanti estati ed inverni | da riempirsene gli occhi, da riempirci i quaderni | quante cose saranno, quante cose son state | e non sono bastate, e non sono bastate | e non sono bastate''. (da ''Compagna di viaggio'') *''Mi lascio dietro rughe antiche, rughe di momenti, rughe di abitudini | E grido amore, grido la mia pelle | e grido la mia voce, così grido anch'io''. (da ''Matrioska'') *''Canto per te questa canzone | per farti male forse un po' | perché tu sappia almeno ancora | che dentro non mi hai perso, no''. (da ''Questa canzone'') *''Ho provato ad essere più forte della mia natura | ma la mia natura non permette sai a me | di essere più forte, | più forte poi di che? | Più forte forse della tua natura che allo stesso modo poi | ti spinge a me''. (da ''Brucio di te'') *''Maledetto il sesso | che picchia così forte | che a volte mi dimentico | persino della morte''. (da ''Canzone maledetta'') *''E sai colorare | giorni pallidi | ma è solo un'illusione | come quei coriandoli | che dopo carnevale | se ne vanno via''. (da ''L'uomo dell'autunno'') *''L'amore è amaro sai | e t'avvelena il cuore | Dolci sospiri e in fondo all'anima | rimane il suo sapore | E non ti lascia più, | ti fredda il sangue | È come un posto dove il sole c'è | ma non ti scalda mai''. (da ''Fuori città'') *''Cries are way out of place | and by the way, I forgot you yesterday | Words are said out of space | 'cause I will never learn from my mistakes''. (da ''Fly Away'') *''Senza di te non c'è più il giorno | che si consumi senza l'inganno | e io ti sento ancora, pazzo di me | anima mia, mentre vai via | e così sia, così sia''. (da ''E così sia'') *''I have seen so much pain | I have broken these chains | I'm gonna be strong | I'm gonna start from this song | and only your smile to help me get | through to the day''. (da ''Only This Song'') *''E riappare forte il mio coraggio | di affermare con semplicità | che ti amo, scritto in un messaggio | già inviato a un cellulare che fa | Rararirariraira rattarirarà''. (da ''Rattarira'') *''E se il cuore tuo io lo sento ancora | un po' calante | so che con il mio tu lo accorderai | in un istante''. (da ''Armoniche convergenze'') ===''Selfie''=== '''Etichetta''': PDU, 2014. *''Io vorrei tanto dire a tutti i sogni | "vi ringrazio per aver vissuto in me | siete stati come figli per un re"''. (da ''Questa donna insopportabile'') *''Non preoccupatevi | se sorrido a tutto il male che m'avete fatto voi | Metterò nella mia musica | ogni nota che vi giudica | Sentirete prima o poi | la mia canzone dedicata a voi''. (da ''Questa donna insopportabile'') *''Io con te sarò | quella che non cede mai, | l'ombra di un trofeo che non avrai | Mi allontanerò | quanto più mi cercherai | fino a che il mio nome griderai''. (da ''Io non sono lei'') *''No, ma lui no, | non mi guarda e non mi ascolta | Intanto sale e io sto male | Forse non dovrei desiderare''. (da ''Alla fermata'') *''Non è perfetto l'amore che si fa | e lo capisco ma mi manca | Non è questione di sesso ma di curiosità | e ricomincio a finire''. (da ''Il giocattolo'') *''Siamo un libro noi | e tanto ci sarà da scrivere | per perderci così | tra tutte quelle pagine. | Non lo so | che dirà | ma tu scrivilo con me | e sarà | diverso e uguale a te''. (da ''Mai visti due'') *''Quando metti troppo cuore in quel che fai | e ti chiedi se è normale | farsi male e non cambiare mai, | che vuoi che sia? | È soltanto un cuore libero | che non cede alla ragione''. (da ''Oui c'est la vie'') *''E mischio nel mio cuore il tuo cuore invadente che muore d'amore ma poi se ne va | lasciando dei vuoti struggenti che sono i deserti di questa città''. (da ''Aspettando l'alba'') *''Ché se soffrissi solo per un sogno | vorrebbe dire che di te ho bisogno | Eppure mentre scorri tra le dita | un sogno ormai diventa la tua vita''. (da ''Fine'') ==Citazioni su Mina== *Bisogna andare fino in America per trovare una cantante del suo calibro. Però deve essere più se stessa, metterci il cuore come sa, non fare la rockettara. Una volta, in una puntata di ''Milleluci'', l'ho stuzzicata a esibirsi in un simpatico motivo adattato a jazz. [...] Ebbene Mina ha preso lo scherzo sul serio ed è partita in quarta con vocalizzi alla [[Ella Fitzgerald]], lasciando tutti sbalorditi. ([[Gorni Kramer]]) *Cantare con Mina è stata una gioia immensa. È meravigliosa non solo la qualità, ma anche la cura che ha dimostrato nei confronti della canzone. {{NDR|sul duetto con Mina per il suo album "Stonata"}} ([[Giorgia]]) *Ci sono poche persone della sua epoca che sono rimaste così importanti. È qualcosa che non ha eguali nello ''star system'' internazionale. Mi vi rendete conto che cosa vuol dire scegliere di sparire ed esserci contemporaneamente come fa lei? Si rischia di essere dimenticati. Ma lei ha questa ammirevole prerogativa: sparire e cantare lo stesso, con relativi guadagni e notorietà. Mina non passerà mai di moda. Semmai si incaglia nella produzione, nella qualità dei dischi, nella scelta più o meno felice delle canzoni da incidere e lanciare. ([[Riccardo Cocciante]]) *Continuo a ricevere sul mio sito ufficiale dai fan richieste di un duetto con Mina: dalla Spagna, dall'Italia, dagli Stati Uniti. Rispondo sempre che lei non è la Barbra Streisand europea, ma semplicemente Mina perché la colonna sonora della sua vita, la sua arte e la sua personalità sono uniche. Abbiamo in comune tanti fan, apparteniamo alla stessa generazione, privilegiamo entrambe la privacy e per entrambe l'ambizione non ha nulla a che fare con la musica. ([[Barbra Streisand]]) *Cosa ha significato per noi questa voce? Questa voce così duttile da poter essere a volte così iperuranica e cristallina, altre volte calda e sorniona, a volte virtuosistica, a volte morbidamente interpretativa. È "la" voce italiana di questi trent'anni. È la grande madre, ma anche una donna passionale, eppure la sua voce ha sempre qualcosa che la rende irraggiungibile, quasi che potesse esistere anche al di là del personaggio a cui appartiene. ([[Gino Castaldo]]) *Da quando ha abbandonato le scene Mina rappresenta il nostro tempo da un lato come icona, dall'altro attraverso le sue canzoni, sempre all'avanguardia, spregiudicate e innovative. Un'artista che è una grande donna, una donna che è una grande artista. Questa è Mina, l'idea della donna italiana. ([[Franca Valeri]]) *È un personaggio imprevedibile, che setaccia il materiale con una serietà e una cura esemplari. [È] un tipo assolutamente estroso, che vive di stati d'animo e di umori per nulla standardizzati. È una creativa, in grado di inventare e di spiazzarti sempre, per cui non si riesce a intuirne i percorsi. Così diventa impossibile scrivere qualcosa per lei su misura, la canzone fatta apposta per Mina non esiste: è comunque lei che decide, e questa diventa una garanzia di qualità. ([[Ricky Gianco]]) *È una grande donna. E nello stesso tempo è ingenua. Io ho per lei un affetto immenso che deriva dalla tenerezza che mi ispira Mina. Pensi che lei, quando mi vede, non fa che darmi dei consigli perché crede che alla mia età io sia ancora inesperta. È il solo essere al mondo i cui pregi sono più affascinanti dei difetti. Chi conosce Mina se ne innamora. Ma lei non vuole farsi conoscere perché ha paura, perché è scottata da tutte le fregature che ha preso ogni volta che ha dato fiducia a qualcuno. È una grande donna, insicura, sì, ma che ha dimostrato coraggio quando è stato necessario, e soprattutto generosa. Ha superato lo choc della morte del fratello giovanissimo, quella di un marito da cui si era da poco separata... [...] Ricordo quindici anni fa, quando era diventata una cantante di successo e ha scoperto di aspettare un bambino, ha deciso di mettere al mondo il figlio, nonostante in quell'epoca essere una ragazza madre fosse ancora scandaloso. E la televisione l'ha messa al bando: a Mina è stato proibito di esibirsi in TV e ha dovuto ricominciare da sola, con i dischi e le serate, senza il veicolo pubblicitario dello spettacolo televisivo. Poi, c'è stato il fallimento del padre, che aveva una fabbrica di oggetti in plastica. E Mina ha dovuto pagare lei i debiti fino all'ultima lira: 970 milioni. L'ultimo assegno che staccò la ridusse con 70.000 lire di debito con la banca. Ecco perché divento una belva quando sento criticare Mina: tasse ne ha pagate più del dovuto: il successo, gli errori, tutto. ([[Lina Volonghi]]) *Ed ecco Mina con quella faccia di bambola spaventata trovata in solaio. ([[Marcello Marchesi]]) *Erano momenti in cui i miei dischi non funzionavano e le mie canzoni non le voleva nessuno e la persona che determinò curiosità e interesse intorno a me come autore fu proprio Mina. Nel suo disco dal vivo del 1978 presentò due mie canzoni, ''Non può morire un'idea'' e ''Stasera io qui'': fu come rompere il ghiaccio e tutto accadde casualmente, con estrema naturalezza. Le serbo veramente una estrema gratitudine. ([[Ivano Fossati]]) *Escludo che Mina riappaia, perché sarebbe un errore e lei di errori non ne fa, in questo senso. Mina è un mito perché la possiamo solo immaginare. Non si sa cos'è più. È un ricordo, e questa è la sua forza. Se si presentasse certo, sarebbe un successo pazzesco, la gente si ammazzerebbe per avere un biglietto. Però lei perderebbe questo spessore. Insomma Mina non si deve vedere, sennò non è un mito. E lei lo sa molto bene. I miti o muoiono giovani o spariscono. ([[Ornella Vanoni]]) *{{NDR|Mina}} ha più anima della [[Barbra Streisand|Streisand]], più fantasia della [[Bette Midler|Midler]], più gusto e preparazione della [[Liza Minnelli|Minnelli]]. ([[Renzo Arbore]]) *Ha una voce infuriata. Urla, urla la sua smania di vivere. È un'acrobata. Le note si rincorrono sul filo per poi aggrapparsi al trapezio e buttarsi giù, senza rete. È un'anima lunga di Cremona. Un torrone con gli acuti, capisci? Si fa chiamare Baby Gate. Vorrei averla con me. Adesso mi tocca un tenorino alla [[Claudio Villa]], dalla gola smilza, che canta all'antica italiana. I ragazzi lo beccano, "torna in chiesa", gli dicono, "sembri un chierico". ([[Erminio Macario]]) *Ho voluto rendere un omaggio a Mina perché è un punto di riferimento imprescindibile per tutte le interpreti femminili. {{NDR|sulla sua versione di "Sono come tu mi vuoi"}} ([[Irene Grandi]]) *Il pistolino termina con un rigonfiamento detto glande, immortalato da Mina in una sua celebre canzone: «Sei glande, glande, glande, come te sei glande solamente tu». ([[Giobbe Covatta]]) *Il pop di allora non era lineare come quello di oggi, dove nell'arco di una canzone tempi e stati emotivi restano spesso inalterati. Lei invece sembrava quasi una cantante d'opera. Stupefacente, non solo nel modo di cantare ma per il modo di vestire, di muoversi, di atteggiarsi. ([[Róisín Murphy]]) *Io vorrei provarla come attrice. Mina ha la faccia della luna. Gli occhi sono dolci e crudeli. La bocca chiama dal cielo le comete: basta un fischio. Poi è tanta. Il mio amico [[Alberto Sordi|Sordi]] dice che è "'na fagottata de roba". È un tipo che entra nelle mie storie. Avrebbe fatto bene anche la Gradisca. ([[Federico Fellini]]) *L'ho ascoltata e ascoltata ancora e poi ho capito che quando era giovane non aveva un'unica voce, ma diverse a seconda di ciò che eseguiva. Per anni mi sono chiesto con chi avesse studiato [[canto]]. Alla fine mi sono risposto che era una domanda stupida. Certe finezze, certi accenti, certe modulazioni non si acquisiscono. Nascono per germinazione spontanea. ([[Rodolfo Celletti]]) *L'interpretazione data da Mina alla mia ''Maruzzella'' mi ha comunicato un'emozione difficile da descrivere. Ciò che mi ha impressionato in modo particolare è stata la pronuncia del dialetto, che è assai difficile. [...] Non riesco a capire come abbia fatto Mina a cantare ''Napoli'' in quel modo davvero magistrale. Mina! La divina provvidenza ''t'adda' fa campà cient'anne!'' ([[Renato Carosone]]) *Lavorare con Mina è come lavorare con un grande jazzista. È una persona che della musica conosce tutto, intuisce tutto e ti restituisce le cose che hai scritto sempre con qualcosa in più, qualcosa che non ti aspetti. ([[Ivano Fossati]]) *Le doti non si acquisiscono, si sa. Le doti Mina le aveva. Si capiva che era intonata, quadrata e soprattutto che dava un grande significato alle parole, riusciva a far diventare gradevole, piacevole e "molto musicale" anche la nostra lingua; che per quanto "sembri" molto musicale non lo è. In inglese, cantare è molto più facile ad esempio. Se si avesse dovuto cantare Night and day in Italiano, pensa un po', "notte e dì"… sarebbe stato un bel problema… E Mina questo problema ha saputo risolverlo, ne ha avuto la capacità fin dall'inizio; e poi… un esempio per tutti "e sottolineo se…" ([[Gianni Ferrio]]) *Luciano Pavarotti mi parlava sempre di Mina e non certo solo quando eseguimmo il nostro duetto. Anch'io sono nata nel mese di marzo, come Mina; anch'io penso alla sua voce come a un grandissimo, inimitabile dono dalle natura, il riflesso di un'anima. ([[Céline Dion]]) *Mi è venuta le pelle d'oca. Non so come ci sia arrivata, perché quello è un pezzo del nostro repertorio antico, dei primi anni Settanta. Sono felice perché ho scoperto che le si adatta benissimo e che attraverso la sua voce ne ha guadagnato in feeling, in magia. In una canzone Mina sa esaltare i pregi armonici e melodici in maniera ideale: come lei, credete, davvero non c'è nessun'altra. {{NDR|sulla versione di Mina di "Noi due nel mondo e nell'anima" dei [[Pooh]]}} ([[Roby Facchinetti]]) *Mi ricordo la libertà che mi aveva lasciato per orchestrare le canzoni di Battisti e la confidenza che aveva con me, le meravigliose sessioni di registrazione con l'orchestra e Mina dal vivo! Sì, Mina cantava con l'orchestra e ciò dava ai musicisti un impulso fantastico. Ero (e sono tuttora) catturato dal suo charme infinito, da quella voce a nessun'altra paragonabile, questa persona rara che mi aveva ispirato le musiche più belle. La sua voce, il suo essere, la sua sensualità e la sua sensibilità, tutto ciò che emanava dalla sua persona, tutto ciò mi manca. ([[Gabriel Yared]]) *Mina è la più grande cantante che io abbia mai sentito, lei canta le canzoni proprio come devono essere cantate, così come sono state scritte, canta con il cuore, ma la voce, il timbro inconfondibile, l'espressività che sa dare alle sue interpretazioni sono sublimi! È divina. Io sono una delle sue più grandi ammiratrici [...], ci ha donato il suo cuore, la sua voce, nessun altro al mondo è come lei... non so cosa dire, lei è per la canzone quello che De Niro è per la recitazione: c'è solo lei, è unica. ([[Liza Minnelli]]) *Mina è la più grande [[cantante]] italiana, anche se da alcuni anni non le importa niente di cantare, e si sente. Io la invidiavo moltissimo per quel suo successo così gioioso. L'Italia impazziva per lei. Esplodeva buonumore da questa ragazza che si muoveva contro le lagne di quel tempo. E siccome è dotata da Dio, ha questa facilità sorprendente: canta con la stessa faciloneria di chi sta facendo una cosa qualsiasi. È ancora capace di dare grandi emozioni. Mi fa rabbia perché lei fa dei dischi perché le conviene e io non sono d'accordo. Questo mestiere lo si fa bene o non lo si fa. Mi dico: hai i soldi, ma per la miseria fai un disco con [[Gil Evans]], con una grande orchestra. Godi. ([[Ornella Vanoni]]) *Mina è la più grande di tutte, la migliore. E proprio per questo non può scomparire nel nulla. Ha l'obbligo di farsi vedere, sentire. Non bastano i suoi dischi. È lei in carne e ossa che vogliamo. ([[Nilla Pizzi]]) *Mina è talmente brava che potrebbe interpretare persino l'elenco telefonico. ([[Alberto Testa (paroliere)|Alberto Testa]]) *Mina è un'interprete assolutamente mondiale, perché ha sempre avuto un pubblico di età assai diverse, dai più giovani agli ultracinquantenni. Insomma, è una cantante stimata da tutti. Persino [[Barbra Streisand]] dice di essersi ispirata alla voce di Mina; inoltre, quando un compositore dice: "Voglio qualcuno che canti il mio brano al massimo delle possibilità", allora deve sicuramente pensare anzitutto a Mina, poi, forse, alla [[Barbra Streisand|Streisand]] e oggi anche a [[Celine Dion]]. ([[Shel Shapiro]]) *Mina è un personaggio incredibile che ancora oggi, se uscisse dal suo isolamento, potrebbe fare moltissimo per la musica e potrebbe aderire a mondi musicali molto diversi. La mia impressione è che nei suoi dischi si limiti un po'. Resta però un'artista di categoria superiore. ([[Antonello Venditti]]) *Mina è una donna di cui ho ammirato il coraggio, la forza, le scelte; è stata una donna importante, oltre a essere la grande artista che tutti conosciamo. Oggi esiste il divo in cui ci si può identificare; in Mina non si può identificare nessuno. Lei ha dovuto combattere sul fronte del suo virtuosismo, che creava sempre una distanza dal pubblico, soprattutto televisivo. Credo che sia stata la sua grande bravura a vincere su tutto, la sua capacità di instaurare un dialogo con il pubblico a casa, cosa che allora, senza telefonate in diretta televisiva, era molto difficile. Era un rapporto di tipo teatrale, dove giocavano un ruolo determinante la professionalità e l'abilità dell'artista e, nel suo caso, anche la percezione, da parte degli spettatori, di avere a che fare con una donna vera, forte. ([[Loretta Goggi]]) *Mina era scandalosa perché gesticolava freneticamente, perché portava i pantaloni alla pescatora, perché cantava storie inconcepibili di tintarelle lunari, bolle blu zebre a pois e pezzettini di bikini; ma, soprattutto, era scandalosa proprio per quell'uso sfacciato della voce, divertito e divertente che mandava in frantumi un secolo di melodramma patriottico e relativi cascami. ([[Enrico De Angelis]]) *Mina ha attraversato questi quarant'anni con una colonna sonora che ha accompagnato i cambiamenti del costume, della storia del nostro Paese, quasi come un riferimento continuo, come un'[[Italia]] positiva che arriva attraverso la musica. ([[Gianni Morandi]]) *Mina ha saputo veramente definire una dimensione di suoni tutti suoi, estranei alla norma, dentro i quali passano recitazione, melodia, grida, note profonde ed acute di una tessitura particolarmente estesa, timbri creati, ironie e gesti vocali che escono da ogni definizione di generi. ([[Gianni Borgna]]) *Mina... Mina... la sola, la migliore, l'incomparabile... [...] Sono e sarò sempre convinto che chi ha le innate capacità di Mina può fare quasi tutto, e sempre bene, poiché alla fine quel prezioso istinto che lei possiede diventa vera e propria genialità. ([[Antonello Falqui]]) *Mina odia mettersi in posa. Quando decide di farsi riprendere, una o due volte l'anno, per realizzare le copertine dei dischi, mi fa letteralmente impazzire. Bisogna essere delle saette: scattare e via. Con lei non servono i fondali. Si fa fotografare magari in cucina, come è successo, tra profumi di ragù mentre prepara i ravioli. Sono anche questi atteggiamenti che la rendono simpatica, e forse lei non se ne rende nemmeno conto. ([[Mauro Balletti]]) *[...] Mina ora è più audace con gli arrangiamenti, osa molto e il pubblico la premia, perché, anche se "strano", inconsueto, innovativo, un arrangiamento fatto da un grande professionista alla fine dà sempre i suoi frutti. ([[Ennio Morricone]]) *Mina voce d'Italia, ancora oggi, in piena era dei talent show e del televoto che promuove a star ragazzini e boccia cantanti con decenni di carriera alle spalle, è il simbolo di un Paese che forse non la merita. La sua ironia, la sua dignità, la sua indolente libertà, il suo silenzio parlano più di mille urlate opinioni da talk show che non dicono niente. ([[Pino Daniele]]) *Non legge la musica e, comunque, non ne ha bisogno: ha un tale orecchio, una musicalità innata, un dono proprio di natura e poi ha un modo tutto particolare di valorizzare il testo di una [[canzone]]. Perché Mina si esprime molto in un brano e si fa interprete non solo del punto di vista musicale ma anche di una parola specifica, quella lì, messa lì con delle note. Lo posso dire perché, nell'interpretare i miei pezzi, da ''Parole parole'' a ''Non gioco più'' che sono tra le canzoni che ha interpretato con maggiore emozione, mi ha sempre stupito come riuscisse a intuire esattamente quello che volevo [...]. Accadeva sempre così: io componevo la canzone, gliela facevo sentire e poi lei "se la metteva addosso", la faceva diventare sua, sempre con risultati grandi. ([[Gianni Ferrio]]) *Non sono certo l'unica, ma stimo moltissimo Mina e [[Ornella Vanoni]]. Pensa che "Parole di burro" l'ho scritta pensando a Mina, l'avrebbe cantata in modo meraviglioso. Amo la loro eleganza, quel sapore anni Sessanta, e certamente entrambe le vocalità. ([[Carmen Consoli]]) *Per Mina ho scritto il testo di ''Mi sei scoppiato dentro al cuore'', ma come regista, ovviamente, ho pensato più di una volta a lei, perché mi piace moltissimo, soprattutto per la sua particolare caratteristica di mettere insieme il freddo e il caldo, di unire una notevole sensibilità, una bella voce, una grande abilità esteriore con questa bella faccia da medaglia, con questo aspetto statuario da bella Italia. ([[Lina Wertmüller]]) *Quando mi è stato chiesto di celebrare il suo compleanno ho pensato al valore del presente e a quello del passato e mi sono resa conto che l’imperfetto, o il passato prossimo, non sono tempi verbali a lei adatti. Il tempo giusto è l’indicativo presente. Mina non è stata, ma è. Mina non «ha lasciato un segno», ma lo lascia tutti i giorni. ([[Raffaella Carrà]]) *Quell'anima lunga che sembra un [[contrabbasso]] con tutte le corde a posto, quelle carni bianche da gelato alla crema, quella creatura che recita poco e male, ride al momento sbagliato, coprendosi la bocca con la mano. Ma se si spengono le luci e lei comincia a cantare, da quella voce escono grandi palcoscenici, pianto e risate. ([[Totò]]) *Se una voce miracolosa non avesse interpretato nel 1967 ''La canzone di Marinella'', con tutta probabilità avrei terminato gli studi in legge per dedicarmi all'avvocatura. Ringrazio Mina per aver truccato le carte a mio favore e soprattutto a vantaggio dei miei virtuali assistiti. ([[Fabrizio De André]]) *Si tratta di una gratificazione immensa. È questo un tipo di consacrazione a cui tutti noi teniamo moltissimo, perché Mina rappresenta un pezzo di storia che va ben oltre l'oggetto discografico. Per me è stato come un regalo inatteso: credo che la sua attenzione sia caduta su ''Il portiere di notte'' perché quella è tra le mie canzoni una delle più teatrali, non a senso unico, che si presta a una rilettura che dia spazio all'immaginazione. E la versione che ne dà Mina è, come sempre le accade, filtrata dalla sua sensibilità, dalla sua emotività, che abbinate alla voce forniscono una forma inimitabile". ([[Enrico Ruggeri]]) *Tutta questa mia svolta è iniziata registrando l'anno scorso la sua ''Sono come tu mi vuoi'' e girando il video ispirato alle sue esibizioni a ''Sabato sera'' di Raiuno. Mi piace la Mina ironica e graffiante: per me è un confronto stimolante. ([[Irene Grandi]]) *Un giorno, Kay Thompson mi disse: "ora ti faccio ascoltare la più grande cantante che abbia mai sentito". Ha messo un disco di Mina e sono rimasta senza fiato. Se facesse un concerto andrei backstage a chiederle l'autografo. ([[Liza Minnelli]]) *Una compagna, una madre, una nonna. Non si sente un mito; gira tra la cucina, il salotto, la sala di registrazione... se la guardi allo specchio non vedi la star, ma la donna. Approvo la sua scelta di ritirarsi dalle scene all'apice del successo. La fama a volte ti risucchia l'anima. ([[Renato Zero]]) *Una persona speciale, anche sul piano umano: non bisogna scambiare la riservatezza con l'altezzosità. Se c'è una persona alla mano, che ama scherzare e stare in compagnia, è lei, la grande Mina. ([[Fausto Leali]]) *Una voce può essere un'invenzione. Una voce può essere una scoperta. Penso a [[Cathy Berberian]] nell'avanguardia. Penso alla [[Maria Callas|Callas]] per come ha cambiato l'idea di tanto melodramma. E penso a Mina. C'è stato qualcosa di comune nel loro modo di concepire la voce, anche come esperimento. ([[Luigi Pestalozza]]) ===[[Massimiliano Pani]]=== *{{NDR|Sulla copertina dell'album ''Mina'' del 1971}} All'epoca Mina usciva da una fitta stagione di concerti e televisione e la scimmia significava mettere il "mostro" in copertina: ci voleva ironia per preservare la propria immagine prendendola in giro. Lei è ancora quella scimmia lì, ma tecnologicamente aggiornata. *Già anni fa, nel pieno della bellezza, lei si faceva copertine comparendo con la barba o con il fisico di un culturista, cambiandosi completamente. *Gli autori, che siano conosciuti o sconosciuti sanno che Mina è un punto di riferimento e per tutti avere un pezzo cantato da Mina è un'aspirazione. *La sua è un'assenza-presenza, ogni anno propone qualcosa, un album inedito o di cover, scrive su settimanali o quotidiani, in televisione fanno vedere continuamente filmati di repertorio: è un personaggio che è entrato fortemente nell’immaginario, è successo malgrado lei. *Mina è serena, equilibrata. S'è trovata a fare un certo lavoro perché lo sapeva fare bene, e non ne ha tollerato le conseguenze: la popolarità, l'essere sempre al centro dell' attenzione. Ha patito forte tutto questo. *Mina è diversa, ha una testa libera, da jazzista. Si può solo ammirarla, più che mai oggi, in un mondo di persone che andrebbero su Gente Motori pur di fare una copertina. *Mina fa i fatti suoi, non si fa condizionare, le piace lavorare con gente di talento e non le importa che siano sconosciuti, non a caso i migliori autori di canzoni hanno iniziato con lei. *Mina ha sempre cantato sia pezzi drammatici e strazianti ma anche giocosi e molto ironici, ha sempre giocato con tutti i generi, non ha mai fatto un solo genere. Essendo un'interprete pura, è sempre stata il direttore artistico di se stessa, non essendo un cantautore i pezzi se li deve andare a trovare. Ha avuto sempre molto orecchio e nel corso degli anni ha trovato molti autori, perché se i pezzi sono belli il disco è bello. *Mina ha sempre giocato con la sua immagine, è stata la prima a distruggerla nelle copertine dei suoi dischi. *Non esiste un genere alla Mina, non puoi scrivere alla Mina, lei ha cantato tutto, tango, rock, jazz, musica napoletana. *Oggi il panorama è indecente, bene che vada arriva [[Pippo Franco]]. La mamma, che è un genio, l'ha capito in tempo. *{{NDR|Su Mina e [[Adriano Celentano]]}} Sono i primi a giocare con le loro immagini. Entrambi sono stati degli antesignani, prima di [[Madonna (cantante)|Madonna]] e [[Lady Gaga]]. *Quando decise di uscire di scena dissero tutti che era impazzita, ma lei s'impuntò, s'assunse rischi e responsabilità. E oggi al Dams di Bologna fanno seminari dicendo che il suo ritiro è stata la più grande trovata pubblicitaria degli ultimi trent'anni. ==Note== <references /> ==Filmografia== *''[[Urlatori alla sbarra]]'' (1960) ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{MultiCol}} {{Pedia|Selfie (Mina)|''Selfie''|}} {{Pedia|Piccolino|''Piccolino''|}} {{Pedia|Caramella (album)|''Caramella''|}} {{Pedia|Facile|''Facile''|}} {{Pedia|Todavía|''Todavía''|}} {{Pedia|Bau (album)|''Bau''|}} {{Pedia|Bula Bula|''Bula Bula''|}} {{Pedia|Veleno (album)|''Veleno''|}} {{Pedia|Olio (album)|''Olio''|}} {{Pedia|Leggera|''Leggera''|}} {{Pedia|Cremona (album)|''Cremona''|}} {{Pedia|Pappa di latte|''Pappa di latte''|}} {{Pedia|Canarino mannaro|''Canarino mannaro''|}} {{Pedia|Lochness|''Lochness''|}} {{Pedia|Sorelle Lumière|''Sorelle Lumière''|}} {{ColBreak}} {{Pedia|Caterpillar vol. 1-2|''Caterpillar''|}} {{Pedia|Ti conosco mascherina|''Ti conosco mascherina''|}} {{Pedia|Uiallalla|''Uiallalla''|}} {{Pedia|Ridi pagliaccio|''Ridi pagliaccio''|}} {{Pedia|Rane supreme|''Rane supreme''|}} {{Pedia|Sì, buana|''Sì, buana''|}} {{Pedia|Finalmente ho conosciuto il conte Dracula|''Finalmente ho conosciuto il conte Dracula...''|}} {{Pedia|Mina 25|''25''|}} {{Pedia|Italiana (album)|''Italiana''|}} {{Pedia|Salomè (album)|''Salomè''|}} {{Pedia|Kyrie (album)|''Kyrie''|}} {{Pedia|Attila (album)|''Attila''|}} {{Pedia|Mina Live '78|''Mina Live '78''|}} {{Pedia|Mina con bignè|''Mina con bignè''|}} {{EndMultiCol}} {{Portale|donne}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Attori svizzeri]] [[Categoria:Cantanti italiani]] [[Categoria:Cantanti svizzeri]] [[Categoria:Conduttori televisivi italiani]] [[Categoria:Produttori discografici italiani]] 6hp8k767bawrc5kkgogvd04t6vf1as1 1419758 1419757 2026-07-09T15:22:32Z IvanScrooge98 45087 /* */ 1419758 wikitext text/x-wiki [[File:Mina 1970.jpg|thumb|Mina]] {{indicedx}} '''Mina''', nome d'arte di '''Mina Anna Mazzini''' (1940 – vivente), cantante, attrice, conduttrice televisiva e produttrice discografica italiana naturalizzata svizzera. ==Citazioni di Mina== *A me [[Vasco Rossi]] non piace. Lo adoro. [...] Mi coinvolge, mi appassiona. Sanguina, come diciamo noi, ecco, lui sanguina. (da ''Vanity Fair'', n. 26, 4 luglio 2012) *Adoro [[Chet Baker]]. Lo amo quando suona, ma quando canta mi sembra un angelo. Un angelo cupo, solitario, pensoso, rancoroso, dolente, ma abbagliante. Usa il cervello, non la voce. Usa l'anima, non la gola. Sono pazza di lui. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2013/01/19/pazza-di-un-uomo-di-nome-chet/ "Mina per voi"], 19 gennaio 2013) *Adoro [[Billy Wilder|Wilder]]. Impossibile non farlo. Mi verrebbe voglia di elencare tutta la sua produzione, vuoi come regista, vuoi come sceneggiatore, ma la lista sarebbe troppo lunga. Dirò i miei preferiti: ''[[Viale del tramonto]]'' e ''La fiamma del peccato'', due film perfetti. Il tanto osannato ''[[A qualcuno piace caldo]]'' non mi fa impazzire, pensa. Forse perché ai film leggeri preferisco i "mattoni". Il più brutto è, in assoluto, ''Il valzer dell'imperatore''. [...] Tremendo. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2014/11/04/adoro-wilder-soprattutto-%E2%80%9Cviale-del-tramonto%E2%80%9D/ "Mina per voi"], 4 novembre 2014) *Alla convention democratica, negli Stati Uniti, ho ascoltato il discorso di un giovane uomo molto sicuro di sé, molto sereno, molto calmo, molto... luminoso, mi verrebbe da dire. Lui, non ricordo il nome, diceva nel suo speech che era [[Omogenitorialità|figlio di due mamme]]. E lo diceva con semplicità, senza troppa enfasi. Non mi è sembrato un fenomeno da baraccone. Mi è sembrato normale. (da ''Vanity Fair'', n. 38, 26 settembre 2012) *Basta. Basta considerare chi si droga un figo. Non si può dire di no, è proprio così. L'aria da maledetto, bevitore, drogato incanta i ragazzi. E non arrivo ancora a capire perché. Qualche volta, questa perfida interpretazione si accompagna con una reale capacità. Ma si muore. E un'altra vittima di questa imbecillità è caduta. Una che aveva stoffa. Una che aveva un talento potente. E non lo ha potuto esprimere in pieno. Una che non avrà più niente da questa vita che, qualche volta, vale la pena di essere vissuta in lucidità. Si muore. E [[Amy Winehouse]], vittima di un lungo suicidio, se ne è andata. Senza alcuna bellezza. Senza splendori. (da ''Vanity Fair'', n. 30, 3 agosto 2011) *{{NDR|Su [[Nilla Pizzi]]}} Bella, leale, rassicurante Nilla. La nostra carne di irriducibili italiani è impastata con la tua voce soffice e nutriente. Sei bella con quella faccia da aristocratica popolana e con quella tua espressione sempre un pochino ironica. Tutti abbiamo imparato qualcosa dalla tua voce, anche se non vogliamo ammetterlo. Intendo dire noi "lavoratori della canzone". Abbiamo cercato di arrotondare la voce, di renderla più autorevole proprio nella emissione, abbiamo lavorato sulle vocali e sulle doppie proprio come tu suggerisci. Senza tecnica e senza un controllo totale non si possono fare delle serie pazzie. Ascoltarti è sempre stato un po' come andare a scuola da una maestra estremamente intelligente, di quelle che insegnano con l'esempio, senza volersi imporre a tutti i costi. (da ''"Nillapizzi" la Regina'', ''Liberal'', 3 giugno 1999) *Bisogna essere capaci di affondare lo sguardo nel profondo di quell'abisso smisurato che è il nostro cuore. Guardarci dentro, per accorgerci che quel mondo rovesciato di cui spesso ci lamentiamo è fatto anche dalle nostre piccole mostruosità. Siamo tutti complici di una catena di cedimenti, di trasgressioni, di colpe piccole e grandi. Esiste, quanto meno, una catena di bene non fatto, di amore non dato, di carità elusa, di grettezza sordida e quotidiana che si dilata dal nostro comportamento e crea una somma di iniquità che esce da noi e diventa una smisurata schifezza che inghiotte chi, meno di noi, sa costruire difese contro il suo terribile potere di invasività. E non ci rendiamo conto che dentro quella struttura sociale viviamo anche noi, con tutto il nostro "non bene" quotidiano. Nessuno è a priori salvo o libero dal male. (da ''Vanity Fair'', n. 32, 20 maggio 2004) *C'è nell'aria una specie di atmosfera di guerra. L'Italia vive la complessità e la paura del rischio incombente di bancarotta. I problemi sociali ed economici incalzano e il modo sgangherato di reagire tra fantasiosi ottimismi e contagiosi pessimismi non aiuta il quotidiano obbligo di vivere o sopravvivere. Siamo assaliti, più del solito, dagli incubi della corruzione che sgretolano la nostra capacità di distinguere tra untori, contagiati e immuni. "E adesso il terremoto". Visto da lontano appare come la catastrofe che si insinua con troppa facilità nelle crepe dei nostri errori e nell'assenza di prevenzione. Poi, però, c'è il pianto disperato di uomini per la perdita di vite e cose sfracellate in pochi secondi. E questa diventa l'immagine che deve guidare i pensieri e i gesti da dedicare al terremoto, adesso. Al nostro fatalismo abbastanza proverbiale abbiamo sempre associato l'umanità, la generosità, la solidarietà. Ci serviremo tutti, ancora una volta, di questa attitudine per far diminuire le lacrime di un vecchio che dorme in una macchina o una tenda, su un prato, mai troppo lontano dalla porta d'ingresso della sua casa a chiedersi se almeno ciò che resta possa non crollare. (da ''Vanity Fair'', n. 24, 20 giugno 2012) *{{NDR|Sul suicidio di "Davide", omosessuale di 15 anni che amava vestire di rosa, vittima del bullismo}} C'è un'età in cui la [[scherno|derisione]] si trasforma e perde ingenuità per acquisire il carattere della violenza. È l'età in cui le sovrastrutture ideologiche cominciano a bacare i pensieri di ex bambini profumati di neutralità. È sempre avvenuto che, con l'inizio della voglia di diventare grandi, ciascuno cominciasse ad abbuffarsi di preferenze, di convinzioni, di polemica, di tentativi di confronto. Prima del difficile parto di pensieri liberi e autonomi, l'essere "a favore" o "contro" è la prima attività in cui si misura il progredire del tempo dell'uomo. Fino alla generazione scorsa tutti i ragazzi erano obbligati al coraggio e alla vergogna della posizione presa. Oggi, l'accozzaglia casuale del "gruppo", spesso virtuale e telecomandato, fa sfogare la appartenenza nell'irrealtà dei social network. Sociale? Non si cerca uno schieramento, lo si trova. Non c'è più l'incognita del rossore delle guance e l'[[omofobia]] è facile come il maoismo, il nazismo, l'horror, il terrorismo, la destra e la sinistra. La responsabilità della scelta è talmente diluita da risultare alibi. La cattiveria moltiplicata per un numero ics di cattiverie senza faccia diventa miele. Gli effetti, anche quando sono raccapriccianti, vengono sminuiti facilmente. Non so cosa fare più che maledire i bulli, le sette dell'ignoranza, i pavidi, quelli che si spacciano per uomini veri, gli amanti dell'omologazione. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2012/12/03/eravamo-piu-civili-40-anni-fa/ "Mina per voi"], 3 dicembre 2012) *{{NDR|Dopo il massacro alla Columbine High School di Denver}} C'è una legge del contrappasso che colpisce inesorabile. La violenza chiama la violenza; la bestialità sbandierata e giustificata, con tutto il suo armamentario tecnologico e militaresco, provoca altra bestialità. E [[Bill Clinton|Clinton]], con la sua bella e condivisa moralità sulla quale preferisco non tornare, mostra i muscoli al mondo intero, ma si ritrova in casa propria dei piccoli mostri. A furia di bollare [[Slobodan Milošević|Milošević]] come l'"[[Adolf Hitler|Hitler]] dei Balcani", gli americani non si sono accorti di avere nella propria pancia dei ragazzi ignoranti di ogni senso storico e umano, che giocano a fare i piccoli führer e sognano di liberarsi di tutta la feccia del mondo. Se non fosse per il rispetto sacrosanto per le vittime innocenti, mi verrebbe da dire che se la sono cercata, questa ennesima strage nelle scuole. Questa gioventù smidollata e criminale è la serpe tremenda che cova nel seno dello Stato che vorrebbe costruire un "nuovo ordine mondiale". (da ''Piccoli Führer crescono'', ''Liberal'', 6 maggio 1999) *Chissà per quale strada [[Totò]] è riuscito ad arrivare nel mio cuore, nei nostri cuori. Il suo modo, non saprei adoperare la parola "mestiere" perché mi sembrerebbe addirittura riduttivo, il suo dono, la sua celestiale grazia, la sua classe infinita, il suo non essere mai volgare anche quando magari le battute lo erano, la sua faccia commovente da Cristo invecchiato, il timbro della sua voce, i suoi tempi comici inarrivabili, i suoi tempi tragici inarrivabili, tutto questo, pur se eccezionale, non può bastare per capire il suo successo inestinguibile. Ci deve essere proprio una specie di mistero, un miracolino, appunto. Sarà forse quella sua gestualità primordiale, quella mimica ancestrale, quel suo modo di essere diretto, che lo rende capace di conquistare tutti, anche i bambini che sono nati trent'anni dopo la sua scomparsa. Oppure la sua capacità di sollecitare ed elevare il "fanciullino" che risiede nel profondo di ogni essere umano. In ogni caso, Totò si rivela come una sorta di mago Merlino, che con le sue arti misteriose riesce a tirar fuori la parte migliore di noi. [...] Grazie, Totò. (da ''Vanity Fair'', n. 43, 2 novembre 2011) *{{NDR|Ad un lettore che le chiede cosa pensa degli "associazionismi"}} Ci si associa da sempre. Per andare a caccia, per attraversare i mari alla ricerca di nuove terre. E senza associarsi non si vede come i mastri scalpellini delle Alpi Apuane avrebbero potuto scavare il marmo da consegnare a Michelangelo o come le splendide individualità tecniche di un Rossi, Conti o Cabrini, avrebbero potuto esplodere nella corale vittoria di un Mondiale senza paragoni. Ci si associa perché l'uomo è "animale sociale". Esageri, dunque, nel contestare il dato di fatto. Ma se ti riferisci agli "...ismi", al passaggio dal naturale bisogno umano di sentirsi associato all'istituzionalizzazione del senso di appartenenza che porta al gruppo etichettabile e marchiato, posso avvicinarmi alla tua diffidenza. Per arrivare al gruppone non basta la somma di un migliaio indistinto: occorre la comunanza di reciproche unità che esistono a priori e che, forse, nell'accostarsi e nel mescolarsi, potenziano un'identità già costituita. Nella liquidità contemporanea si è privilegiato il "social" al "personal". E ci si illude di essere associati. Ma occorre una notevole dose di fortuna per ritrovare un pensiero che sia espressione di un io potente, districandosi tra foto di costumini estivi o tutine da sci, postate con intento ammiccante per il pubblico virtuale, in un casino totale di scosciamenti e di inni al fancazzismo. No, almeno in un gruppo fisico ci si può ancora guardare in faccia. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2015/01/12/viviamo-in-una-societa-in-cui-si-e-privilegiato-il-%E2%80%9Csocial%E2%80%9D-al-%E2%80%9Cpersonal%E2%80%9D/#more-2145 "Mina per voi"], 12 gennaio 2015) *Con personalità si nasce. La personalità vive di luce propria, come il sole. E come il sole dà luce, luce, luce a tutto quello che tocca. La mia definizione è "brillio". (da ''Eva'', 24 febbraio 1962) *Conosco la spietatezza di quelli che, con tutte le forze, non vogliono comprendere l'[[amore]] dissimile dal loro. E non sanno che ogni amore è, a parte qualche apparente analogia, completamente, sorprendentemente disuguale. Come vedi, non ho usato la parola diverso perché ha assunto un significato derisorio, barbaro e violento. Aggettivi che ben identificano chi ha voglia di ostilità aprioristica. (da ''Vanity Fair'', n. 47, 30 novembre 2011) *{{NDR|Su [[Conchita Wurst]]}} Credo che abbia vinto la barba. Il pezzo non era un gran che. Va tutto bene. Ognuno ha il diritto di fare quello che vuole, ma questo profumo di Barnum che circola nel nostro ambiente, e non solo, mi preoccupa un po'. A forza di caricare avremo solo eccessi, caricature che non rendono giustizia al reale talento di chi meriterebbe più di un banale moto di sorpresa. (da ''Vanity Fair'' n. 22 dell'11 giugno 2014) *Detesto la moda Courréges che trasforma le donne in altrettante adolescenti senza sesso. Il mio consiglio di bellezza? Curare al massimo i capelli: un bel viso, un corpo perfetto, un abito di gran classe scompaiono, o sembrano addirittura brutti, se i capelli sono in disordine o la pettinatura non è adatta a valorizzare il volto e il tipo di una donna. Quanto a me, essere ben pettinata significa essere sempre un po', e volutamente, spettinata: sto malissimo con i capelli leccati e laccati, tutti ben sistemati e perfettamente in ordine. Assumo immediatamente l'aria di una brava zia, magari inglese, naturalmente zitella. (da ''Mina: sono una pertica e me ne vanto'', ''Oggi'', 30 giugno 1966) *[[Dio]] non canta. Forse non ha mai cantato. Si vede che non gli serviva. Ha dato il [[canto]] a tutti gli elementi che popolano questo mondo e che si danno da fare per tenerlo vivo. Il rumore dell'esistenza è canto. Canta l'acqua, il vento, cantano le fronde degli alberi, le pietre, cantano gli animali, canta l'uomo. Il canto è un grido, un ululato a gola aperta. Sfiora e urta e sfonda e spacca e libera e imprigiona. E non gli serve di essere ascoltato per avere valore. È una liberazione. Una manifestazione della verità. E non ha bisogno di spettatori. (da ''il Dizionario del Pop-Rock 2015'', Zanichelli<ref>Cfr. ''[http://dizionaripiu.zanichelli.it/album-della-settimana/2014/07/14/mina-mina-quasi-jannacci-1977/ Mina | Mina quasi Jannacci (1977)]'', zanichelli.it</ref>) *[...] Dovremmo, tutt[i] insieme, [...] ridere di gusto sugli sproloqui di chi vuole farci credere di intendersi di economia. Da circa una cinquantina d'anni, ogni giorno, in ogni telegiornale, su ogni giornale, in ogni intervista, in ogni dibattito, in ogni dichiarazione, molti, moltissimi, troppi, a diverso titolo, affermano di volerci informare sui problemi di economia, di consegnarci ricette adatte alla soluzione e di chiederci in cambio la fiducia espressa in un voto in cabina. Mi pare, ma posso anche sbagliarmi, che non sia successo mai niente che indirizzasse le nostre vite alla sicurezza di un lavoro, inteso come diritto, e alla stabilità, pur con i fisiologici alti e bassi che, sempre noi normali, potremmo accettare. L'economia basata sul debito, la distanza tra "ricchezza o povertà" e economia reale, l'antidemocraticità della finanza tramata in salotti, cupole e club, così silenziosa da fare ribrezzo, sono gli elementi della mia disillusione. E, siccome non voglio piangere, rido di chi, con sussiego o arroganza, cialtroneria o competenza, sincerità o folklore, interesse o irresponsabilità, finge di capire, di volermi far capire e, solo per questo, mi chiede qualcosa in cambio. Non darò niente in cambio. Solo una risata, il più irrispettosa possibile. [...] Faranno sempre i seriosi quelli che, se aprono bocca, sono capaci di invertire un andamento di borsa, fregandosene se ciò avverrà per un giorno solo, mentre l'anno, gli anni, le vite continuano a essere sul bordo di un precipizio. L'arma più certa per garantire il perpetuarsi della nostra illusione di libertà è tenerci nella paura sventolando gli incubi dei futuri bui. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2012/07/31/1349/ "Mina per voi"], 31 luglio 2012) *E invece l'unica cosa che mi piace è proprio leggere, anzi rileggere. Adesso sono sprofondata in [[Joseph Roth]], come si fa a non impazzire per uno così? Per il resto vita debosciata: sono pigrissima, non voglio fare niente, la ginnastica mi fa schifo, lo sport lo seguo alla televisione, soprattutto il calcio, la natura non mi fa niente, già un albero mi innervosisce, sto anche quindici giorni senza uscire di casa, mi piace giocare a carte, scopone e poker, chiacchiere coi pochi amici che ho. Riprovevole ma almeno sto quieta. Mi avevano offerto, per esempio, di andare a cantare a Las Vegas, bello magari, ma dovevo starci tre mesi: tre mesi di galera, lontano da casa, ci ho rinunciato subito. (dall'intervista di [[Natalia Aspesi]], ''Ecco Mina più grassa più bella e più brava'', ''la Repubblica'', 4 luglio 1978) *{{NDR|Su [[Pino Daniele]], rispondendo a un lettore che scrive "Lo sento molto nostro, dato che io sono di Napoli"}} È vostro, ma è anche molto mio e di chi ama la musica, oserei dire, aristocratica. La musica fatta con serietà e rispetto. E con una qualità, con un talento purissimo e raro. Insostituibile. Onore a Pino Daniele. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2015/01/08/daniele-talento-purissimo-e-raro/#more-2143 "Mina per voi"], 8 gennaio 2015) *Essere buoni oggi, e anche ieri, significa non essere umani, evidentemente. Perché noi uomini stiamo mettendocela tutta per dimostrare di essere delle belve sanguinarie, prevaricatrici, senza rispetto, senza amore, senza comprensione, senza compassione. Non so se i "buoni" esistono e dove. Qui, forse, si possono trovare i troppo buoni. Diffiderei anche di loro. (da ''Vanity Fair'', n. 34, 3 giugno 2004) *Fa male che la tv rappresenti così abbondantemente la violenza. Come se fosse l'unica manifestazione dell'uomo interessante da mostrare. Specialmente in questo periodo è facile assistere a telegiornali che su undici o dodici servizi ne trasmettono almeno otto riguardanti morte. Senza voler fare lo struzzo, mi rifiuto di pensare che siano i più importanti. Suscitare raccapriccio, angoscia da aggiungere al dolore che già ci strangola è un'operazione scorretta. Solitamente si tratta di attirare attenzione e strumentalizzare pensieri privati o comuni. Che l'intenzione non sia solo quella buona, di informare, ma piuttosto quella di giustificare prese di posizione e relativa propaganda, lo si può intuire da quanto eventi di orrore e terrore servano a provocare e prolungare dibattiti inutili, sconvenienti, banali. Per non parlare di quanto sia ridicolo, in certe occasioni, ripetere l'invito al silenzio necessario e continuare a dissertare animosamente proprio sull'evento che meriterebbe il silenzio. (da ''Vanity Fair'', n. 53, 14 ottobre 2004) *Fin dall'inizio, più di un anno fa, c'era qualche analista di buon senso che credeva alla favola delle armi di distruzione di massa? Era evidente che la guerra in Iraq aveva altri scopi. Destituire quella personcina garbata che si chiama [[Saddam Hussein|Saddam]], spezzare i legami tra il regime di Baghdad e i palestinesi, creare nel cuore del Medio Oriente una possibile democrazia, come elemento scardinante di un pezzo di mondo dominato dall'integralismo. La questione dirimente, su cui non si possono fare analisi a tavolino, è l'esportabilità della [[democrazia]]. L'arrivo degli yankees, con il determinante corredo di aiuti economici, aveva saputo riportare libertà e civiltà in Germania, in Italia e in Giappone, le tre nazioni sconfitte nella seconda guerra mondiale. Ma un modello di cambiamento accaduto in passato non è garanzia di successo in altro tempo e altro luogo. Troppo diverse le condizioni di partenza, troppo lontane le mentalità. Certo, gli iracheni non ci hanno accolto con i fiori. Ma davvero qualcuno pensava di rivedere a Baghdad le stesse scene delle ragazze italiane che lanciavano fiori ai soldati americani nel 1944-45? E poi, quante fazioni ci sono dentro l'Iraq? Quante etnie, quante consorterie, quanti interessi? L'errore, che è tragico oltre che ridicolo, è l'illusione di riuscire a imporre, con l'azione delle armi, una logica democratica, a cui il civilissimo Occidente è arrivato dopo secoli di storia complessa. Tra un mese dieci nuovi paesi entreranno nell'UE. Ci sono arrivati non per interventi esterni, ma perché ha agito l'esigenza della libertà. Dall'interno. (da ''Vanity Fair'', n. 29, 29 aprile 2004) *[[Fiorello]] è splendido. Lo adoro. Per fortuna non è l'unico. [...] Certo, con la sua naturalezza, il suo garbo, la sua non volgarità e, non ultima, la sua abilità di cantante si stacca nettamente da tutti. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2011/11/18/la-tv-di-una-volta/ "Mina per voi"], 18 novembre 2011) *[[Fiorello]] è una mela, un uovo, un albero, un grappolo d'uva. È una forma perfetta. È la natura. È qualcosa di integrale, di cristallino. Miracolosamente incorrotto dal successo gigantesco e infiammante, lui si muove dentro se stesso con una naturalezza e una grazia che ho registrato raramente. [...] Mi ha lasciato un regalo prezioso: una splendida canzone siciliana che mi ha permesso di registrare. E qui non posso astenermi dal dire che potrebbe tenere dei corsi di perfezionamento per cantanti famosi... Eh, sì... Insomma Fiorello è una palma, una quercia, una rosa. Anzi lui è Rosa. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2013/11/27/fiorello-e-rosa/#more-1832 "Mina per voi"], 27 novembre 2013) *Forse è colpa nostra. Forse abbiamo esagerato, noi della musica leggera. Abbiamo imbottito le nostre canzoni di "[[ti amo]]". Ne abbiamo abusato e il senso reale si è un po' perso. Magari uno, pur amando disperatamente, non ha voglia di pronunciare quelle due parole stregate col timore di suonare un po' finto, un po' fumettistico. Comunque non sono le parole, ma i fatti che contano. Io ci ho messo una vita a imparare a non ascoltare con le orecchie, ma col cervello, col cuore. (da ''Vanity Fair'', n. 42, 27 ottobre 2010) *{{NDR|Rispondendo a un lettore che le chiede perché non canta la ''Turandot''}} Forse sai che, insieme ad altre arie d'opera, ho fatto "Nessun dorma" {{NDR|per l'album ''Sulla tua bocca lo dirò''}}. In forma, diciamo così, non strettamente operistica. Gli arrangiamenti favolosi e commoventi erano di Gianni Ferrio. A me è piaciuto molto, quel lavoro. A molti, invece, è proprio dispiaciuto. In modo particolare agli eredi di Puccini. Che non sanno che amo Giacomino più di loro. (da ''Vanity Fair'', n. 35, 10 settembre 2014) *[[Papa Francesco|Francesco]], se si può dire, è un Papa superiore. Francesco è un uomo, nell'accezione migliore del termine. Francesco ci stupirà ancora moltissimo. Francesco è di quelli che ti fanno pensare che ancora sopravvivono uomini giusti, coraggiosi, integri. Francesco non ha paura. Francesco ha le idee chiarissime. Francesco è necessario. Francesco ha le palle. Mi scusi, Santità, non si offenda, ma è proprio vero. Con affetto. (da ''Vanity Fair'', n. 29, 24 luglio 2013) *Hanno ragione tutti. Chi vuole [[Tradimento|tradire]] per indole tradisca. Chi vuole tradire perche si sente trascurato tradisca. Chi vuole tradire per noia tradisca. Chi vuole tradire per allegria tradisca. Chi vuole tradire per leggerezza tradisca. Chi vuole tradire per abitudine tradisca. Chi vuole tradire per troiaggine tradisca... Padroni ... Ma ripeto e ripeto e ripeto ancora: chi ama non tradisce. (da ''Vanity Fair'', n. 59, 25 novembre 2004) *Ho grande considerazione per chi non ti rovescia addosso anche il più piccolo malessere. Ho la fortuna di conoscere e frequentare gente che alla domanda: "Come stai?" risponde sempre: "Benissimo" anche quando la situazione non è delle più rosee. Lo fanno per non preoccupare, per educazione, per cultura. E anche se magari mi accorgo della verità faccio finta di niente per rendere omaggio alla loro capacità di controllo. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2012/09/19/fate-come-la-mia-gatta-rossa/ "Mina per voi"], 19 settembre 2012) *Ho un dolcissimo ricordo di [[Flo Sandon's]] che ho visto la primissima volta che sono salita su un palco. Lei e il marito, il grande [[Natalino Otto]], erano le star della serata. Io, sconosciutissima, cantavo con un gruppo cremonese, per la prima volta, appunto. Eravamo in una classica balera lombarda. Alla fine ricordo che mi dissero: "Lei farà strada". La prima cosa che mi stupì fu il fatto che mi dessero del lei e poi pensai: "Questi due sono matti...". Invece... [...] Ma [[Caterina Valente]], che io chiamo maestra, è una musicista pazzesca. Pensa che ha inciso un disco come chitarrista addirittura con [[Chet Baker]], figurati. [...] E come voce, come padronanza rimane la più forte. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2011/10/04/il-navigante-tra-le-dive-del-passato/ "Mina per voi"], 4 ottobre 2011) *I grandi vestiti non mi sono mai piaciuti. E poi con tutti i recital fatti alla Bussola, dovendone indossare uno a sera, quanti avrei dovuto comprarne? Ho scelto quelle zerogonne perché costano poco: quindicimila, ventimila lire l'una. E poi per cantare sono comode. Ma chi è che non usa la minigonna oggi?, andiamo. Solo che quando canto io i fotografi mi riprendono dal basso ed eccomi in mutande. Che, crede sia contenta di queste fotografie? Vado in bestia, certo. Mica fa piacere vedersi in quello stato. È colpa mia se vogliono per forza vedermi in pose spregiudicate? Io metto fuori solo le gambe, il resto per correttezza dovrebbero lasciarlo stare. Invece, ecco tutta quella serie di fotografie indecenti. Perché? (dall'intervista di Sandro Mayer, ''Non sono ricca e porto solo vestitini da 20.000 Lire l'uno'', ''Oggi'', 15 settembre 1970) *Il [[buonismo]] è l'altra faccia dell'indifferenza. È un modo per non esporsi e soprattutto per evitare di andare al centro delle questioni. Per questo mi verrebbe da chiedere: ma c'è un altro modo di essere se non quello contrassegnato dalla schiettezza? Con alcune precisazioni, però. Dire sempre e comunque quello che si pensa, con la veemenza delle proprie idee spiattellate in faccia, è spesso segno di maleducazione. Soprattutto quando non ci viene chiesto il nostro parere. Ma quando si è costretti ad uscire dal silenzio i giri di parole possono nascondere freddezza, lontananza, disinteresse. O si tace o si parla. E il parlare è sempre un "sì, se è sì e no se è no". (da ''Vanity Fair'', n. 6, 13 novembre 2003) *Il doppiaggio di [[Stanlio e Ollio]] è una delle cose più deliziose del cinema di quel periodo. [[Alberto Sordi|Sordi]] e Zambuto si sono inventati questo modo di parlare molto lontano da quello che era l'originale. Hanno spostato gli accenti, hanno diversificato le voci. Hanno aggiunto roba. Bellissimo lavoro. (da ''Vanity Fair'', n. 28, 23 luglio 2014) *Il fatto è che io non mi sono mai abituata a cantare in pubblico, ho paura di tutto, di dimenticare le parole, di inciampare e cadere come un sacco, ho paura che mi sparino, come in ''Nashville'', come in ''[[Quinto potere]]''. Ho sempre pensato a questa cosa, che mentre canto qualcuno mi ammazza, è una sensazione schifosa che mi occupa tutta, quando sono lì che annaspo nei riflettori, e non vedo niente perché oltre tutto si sa che sono mezza orba, un occhio da 18 diottrie. (dall'intervista di [[Natalia Aspesi]], ''Ecco Mina più grassa più bella e più brava'', ''la Repubblica'', 4 luglio 1978) *Il nemico più grande della donna è la donna stessa. Non riusciamo a sfilarci da sotto il calcagno dello schiavismo del maschio. Stiamo facendo la caricatura della [[Maschio e femmina|femmina]] per cercare di andare insensatamente incontro ai supposti desideri della controparte. Tira qui, molla là, botulini, filler, acidi ialuronici, plastiche additive e delizie di questo tipo. Si vedono in giro donne con la faccia di Fantomas e il seno della Saraghina. Più oggetto di così si muore. Va bene che è nell'uomo che deve avvenire la famosa "alterazione fisica", ma ciò non giustifica il massacro che stiamo operando su di noi. Siamo noi le prime a trattarci come dei pezzi di carne. Magari non sarà vero che le armi a nostra disposizione siano necessariamente e fisiologicamente pari a quelle del [[Maschio e femmina|maschio]], ma pari deve essere la dignità da esigere con potenza e assennatezza prima di tutto da noi stesse. Ma, visto l'andazzo, speranze poche. (da ''Vanity Fair'', n. 2, 19 gennaio 2011) *Il [[pettegolezzo]] non ha mai niente di positivo. Da quello "giornalistico" a quello praticato nei "salotti", da quello serpeggiante per via orale a quello fatto di ammiccamenti allusivi. È una distorsione del racconto di uomini e fatti, è la trasformazione della verità ad uso della pruderie e della morbosità di una società in cui farsi i cazzi propri non è più un valore. L'"uomo pubblico" ha molto da mettere in mostra, quasi come un dovere assunto, e non è sconveniente che si pratichi una registrazione fedele della cronaca che lo riguarda. Non è questo il punto. Il problema nasce dall'insinuazione a tutti i costi. Il gossip non si accontenta mai di essere rosa, giallo o nero. Pretende ascolto, indica giudizi, invoca pudori e non vuole rimanere un gioco allegro. Per questo è obbligato a sconfinare nella rossiniana "calunnia" che da "venticello" si trasforma in un "colpo di cannone". (da ''Vanity Fair'', n. 48, 5 dicembre 2012) *Il più violento e raccapricciante effetto dello [[violenza sessuale|stupro]] è lo smarrimento. La rabbia sarebbe benefica, la ricerca della vendetta sarebbe confortante. Invece no. È la solitudine la ricaduta prevalente. Così nessun giudice, nessun legislatore e pochissimi psicologi possono centrare l'essenza di questo crimine che modifica la storia di una vita. Gli aiuti sono solitamente inadeguati, spesso codificati e non personalizzati perché la ricerca della rinormalizzazione avviene tenendo conto di canoni comuni. Non c'è risarcimento, non c'è soluzione se non quella decisa dalla vittima. (da ''Vanity Fair'', n. 70, 17 febbraio 2005) *Il [[testosterone]], che i "[[maschio e femmina|maschi]]" possiedono in misura grandemente superiore alle "[[maschio e femmina|femmine]]" e che noi, per fortuna, tendiamo a convertire in estrogeni, è alla base, è l'origine di quasi tutti i guasti, dalla semplice rissa, alle guerre, le odissee, le morti, i dolori profondi. Per non parlare dello stretto lato sessuale... L'uomo dovrebbe essere altro. L'uomo è chi muore con dignità e chi con dignità accetta le tempeste fisiche e mentali della vita. E l'uomo è anche chi vorrebbe che inventassero l'anti-pillola che spegnesse, almeno in qualche momento, il continuo, incontrollato, estenuante fuoco che lo dirige e lo guida e che tratta per lui e in suo nome. In buona sostanza: l'uomo è la donna. Signore ti ringrazio per quando la levatrice ha comunicato a mio padre: "È una femmina". (da ''Vanity Fair'' n. 20, 28 maggio 2014) *{{NDR|Su [[Nilla Pizzi]]}} Io ho imparato molto dalla tua voce, ed è giusto ammetterlo, finalmente. (da ''Nilla Pizzi fa novanta. Gli auguri di Mina'', ''La Stampa'', 17 aprile 2009) *In qualsiasi parte del mondo mi trovi, non vado mai in giro. A New York non mi preoccupo di vedere la Quinta Strada, a Londra non mi accade di passare per Piccadilly. Sono pigra, le cose non mi interessano. E poi penso che, qualsiasi cosa uno veda in giro, non gli cambia niente di quello che ha dentro, nella mente e nel cuore. Ho girato tutte le grandi città del mondo e posso dire di aver visto tutti i grandi alberghi del mondo. In certi posti, è persino divertente: in America la televisione ha un'infinità di canali e basta premere un bottone per vedere film vecchi, meravigliosi... (da ''Ecco Mina ai raggi X'', ''Epoca'', 7 ottobre 1966) *Io non sono nata per cantare. Davvero. E non ci crede nessuno quando lo dico. Se c'è una cosa che non mi va di fare è cantare. Voglio dire, in pubblico. A me non piace cantare davanti alla gente. [...] Vent'anni fa ero un'altra donna... Oggi non ricomincerei. Magari, sceglierei sempre un'attività artistica, ma nella quale non ci si debba esibire. (da ''Mina come va? "Ho paura"'', ''Gente'', 8 luglio 1978) *L'altra sera ho rivisto ''[[Mine vaganti]]'' [...]. Ero con mia figlia e a un certo punto, quando il padre scaccia il figlio perché scopre che è omosessuale, ho detto: "Benedetta, questa è sicuramente una cosa strumentale. Non posso credere che oggi un genitore agisca in questo modo barbaro". Mia figlia mi ha guardato come per capire se stessi scherzando o no. No, che non scherzavo. Sai cos'è, [...], mi meraviglio. E non sarò l'unica, spero. Sogno un mondo dove ognuno si fa gli affari propri. Un mondo dove vige il rispetto, prima dell'amore. Sono una visionaria? Ben felice di esserlo. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2012/05/15/viva-un-mondo-dove-ognuno-si-fa-gli-affari-propri/ "Mina per voi"], 15 maggio 2012) *L'America non pensa di doversi svegliare perché è e si sente sveglissima e, anche se deve sacrificare qualcosa della propria immagine sull'altare dell'impopolarità, non cambierà l'indirizzo dei propri interessi legati alla produzione e al mercato delle armi. Gli indignati che il popolo americano annovera sono pochi, poco ascoltati e poco compresi. Gli eventi, ormai non più così rari, di stragi sparpagliate in scuole o cinema non vengono collegati alla facilità di possedere armi quanto alla "stranezza" della psicologia degli assassini. L'alibi è sempre potente e rasserenante. Nessun americano, credo, considera neppure l'ipotesi della cosiddetta corresponsabilità politica. I pianti pubblici dei loro governanti sono sufficienti ad alimentare lo stupore comune e la condivisione dell'orrore. Una legislazione sul possesso di armi che, per non andare tanto lontano, basterebbe somigliasse a quella italiana sarebbe sufficiente a calmierare il fiorire di arsenali domestici. Ma, purtroppo, credo che non legifereranno in questo senso. I cowboy si toglievano il cinturone soltanto entrando nel saloon. L'America intera non può degradarsi a saloon perché vive nella convinzione della propria superiorità morale e civile. Una strage di bambini non può intaccare o intralciare una tale colpevole superbia. Vergogna! (da ''Vanity Fair'', n. 1, 9 gennaio 2013) *L'[[Attentato alla sede di Charlie Hebdo|attentato a "Charlie Hebdo"]] mi ha messo di fronte alla necessità di controllare il desiderio di vendetta che mi scoppia, irrefrenabile, nel cuore in casi come questi. La vendetta non mi piace e non mi appartiene. Non la frequento. Non voglio che la mia natura si modifichi. Non voglio venire peggiorata da alcunché. Ce la metto tutta perché non succeda, ma è durissima. (da ''Vanity Fair'', n. 3, 28 gennaio 2015) *La [[canzone]] è una piccolo, modesto, breve mistero che ti prende per il collo proprio quando hai bisogno di essere strapazzato. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2013/12/10/che-cose-una-canzone/ "Mina per voi"], 10 dicembre 2013) *La categoria economica diventa criterio unico di analisi. La applichiamo a proposito e a sproposito, e sotto la lente d'ingrandimento del denaro misuriamo tutti gli aspetti della vita. Anche la possibilità di avere dei figli. Paradossalmente si generavano più figli in epoche in cui le disponibilità economiche erano più scarse. Nessun bambino si lamentava nell'indossare i pantaloni dismessi dal fratello più grande. E nessun genitore doveva rifornire i figli di tre o quattro ricariche telefoniche al mese. Un figlio è innanzi tutto un atto d'amore. Che poi sia anche un costo lo pensano tutti. Commettendo l'errore, però, di subordinare l'essenza della persona al denaro. E ricadendo quindi nell'ennesima schiavitù in cui vogliamo imprigionare il livello più profondo del nostro essere. (da ''Vanity Fair'', n. 26, 8 aprile 2004) *La costruzione della [[notizia]] è un procedimento mortifero che mi fa inorridire. La corsa al sensazionalismo, la violenta banalità dei titoli, la logica pettegolistica da mercato rionale, la deliberata manipolazione della verità, il solleticamento delle facoltà più basse del pubblico sono tutti meccanismi esiziali che sembrano essere diventati la norma della comunicazione. La pseudocultura dell'immagine ha ormai imposto le sue regole anche all'informazione: la notizia, reale o costruita che sia, viene confezionata come un videoclip, con lo stesso trattamento che si usa per uno spot pubblicitario. Un facile slogan, una frase ad effetto, una sintesi estrema e riduttiva, qualche immagine riciclata ed ecco fatto. (da ''Lo stupro della verità'', ''Liberal'', 25 febbraio 1999) *La credenza in una virtualità che funzioni come sostituto dei rapporti umani è una sciocchezza di questi tempi. Noi ci affidiamo alle tecnologie telematiche anche quando ci rendiamo conto che ci stiamo forzando a farlo. Il miracolo del vedere vicino ciò che è lontano e la possibilità di una esplorazione praticamente infinita ci attraggono. La nostra pigrizia e la pubblicità convincente rendono il processo quasi automatico. Soddisfatti al massimo due sensi su cinque, costruiamo la grande illusione. Ma la vista e l'udito sono, nella nostra era, così bistrattati da aver perduto quasi completamente la capacità di differenziare, selezionare, preferire. Sono diventati due poteri maleducati e sgangherati. [[Chat]]tare fa passare un po' di tempo e ci ingombra in quei pezzi di noi che sono o che lasciamo momentaneamente un po' più liberi e sensibili. [...] Mi piacerebbe essere genericamente dissacratoria nei confronti della pratica della virtualità. Economia virtuale, amore virtuale, conoscenze virtuali, cultura virtuale, comunicazione virtuale, partecipazione virtuale. Devi per forza testare quale odore, quale sapore, quale consistenza abbia la persona, prima di decidere se o che ti piace. Solo dopo comparirà il livello di smaterializzazione e idealizzazione che, comunque, tutti adottano soprattutto affrontando il cosiddetto amore. Non un computer, ma il nostro cervello farà sufficiente casino per far sembrare bello ciò che non lo è, vicino ciò che non lo è, accettabile ciò che non lo è. Ma questa è un'altra storia. È la storia della libertà intellettuale e sentimentale che caratterizza la dimensione umana. Questa storia non ha, però, giustificazione di accadere prima di, e a prescindere da, olfatto, gusto e tatto. (da ''Vanity Fair'', n. 48, 7 dicembre 2011) *La dolcezza è poesia. La montagna vista da lontano è poesia. Gli occhi che si chiudono dal sonno sono poesia. [[Giacomo Puccini|Puccini]] è poesia. [[Carlo Emilio Gadda|Gadda]] è poesia. I rari rumori della notte sono poesia. La finestra che adesso apro per andare in terrazza a guardare il lago è poesia. Insomma la poesia è dappertutto, ma sarà vero che solo pochi la vedono? Io non ci voglio credere. Anche la persona più fredda e disincantata, più malvagia e sgradevole, più perversa e scellerata in un angolino del suo animo deve avere un ricordo, un rimpianto. E il [[rimpianto]] è già poesia. (da ''Il poeta che è in voi'', ''La Stampa'', 23 marzo 2008) *La [[Luciana Littizzetto|Littizzetto]] è un miracolino. E, anche se a prima vista può non sembrare per via delle parolacce che non lesina, è un prodigio di equilibrio. Sa dove fermarsi. Non sgomita, non è mai volgare, mai noiosa. Cosa chiedere di più? (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2013/02/26/la-littizzetto-e-un-miracolino/ "Mina per voi"], 26 febbraio 2013) *La mia adorata [[Maria Callas|Callas]], mi mette ancora soggezione. Con quella sua voce artificiale, totale, con le sue colorature, con la sua devastante personalità. Proprio pochi giorni fa sono andata a risentirmela dopo aver visto la «Traviata» alla Scala… Che dire? Solo lei. Ogni paragone diventa impietoso. Vorrei avere la sua determinazione, la sua tenacia. Vorrei avere il suo stesso atteggiamento nei confronti della musica. Ma io sono una cialtrona al suo confronto. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2013/12/09/la-callas-solo-lei/ "Mina per voi"], 9 dicembre 2013) *La [[musica]], bella o brutta, seria o ignorante, santa o puttana, è lunga. E non ti abbandona. È il rumore dell'anima. E ti si attacca alla pelle e al cuore per non lasciarti più. (da ''Vanity Fair'' n. 24, 25 giugno 2014) *La musica... la musica. La amo, la adoro, la idolatro, la venero. Quella che medica. Quella che ti estorce le lacrime. Quella che sembra essere l'unica entità che ti possa capire. Quella che ti persuade. Quella che conferma la tua solitudine. Quella che ti fa muovere. Quella che hai in gola e butti fuori e quella che hai in gola e tieni dentro. Quella che ti convince, anche se solo per un attimo, che siamo degli esseri umani degni di lei. Quella che ti fa trattenere il fiato come davanti al crollo di una diga. Quella che è l'unico, vero, potente stupefacente. Quella che ha fatto dire a [[Shakespeare]]: "Nulla vi è di così insensibile, brutale o scatenato dalla rabbia che la musica, finché se ne prolunghi l'eco, non trasformi nella sua stessa natura. Colui che non può contare su alcuna musica dentro di sé, e non si lascia intenerire dall'armonia concorde di suoni dolcemente modulati, è pronto al tradimento, agli inganni e alla rapina: i moti dell'animo suo sono oscuri come la notte, e i suoi affetti tenebrosi come l'Erebo. Nessuno fidi mai in un uomo simile". (da ''Vanity Fair'', n. 10, 11 dicembre 2003) *La [[neve]] rallenta, modifica, ti ferma per farsi ammirare meglio. La neve riporta a altre nevi, a altri sguardi, a altre vite, a tutti gli inverni, a tutte le età che hai attraversato, anno per anno. La neve pesa poco, pesa meno dell'aria limpida, del sole e della pioggia. La neve è roba mia. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2014/09/22/per-noi-amanti-della-nebbia-e-del-freddo/ "Mina per voi"], 22 settembre 2014) *La [[scuola]] fa male alla cultura perché non comunica. Perché il ceto del sottoproletariato intellettuale l'ha conquistata come proprio terreno di sicurezza economica sbattendosene della funzione. Lo schema che si ripete è quasi sempre lo stesso: studenti di fronte ad "educatori" spenti, preoccupati di finire un programma ministeriale, di riempire un registro, corollari fastidiosi alla vera occupazione della stesura dell'itinerario-vacanze. Non è neppure sfiorato uno dei principi della pedagogia classica: la trasmissione della passione per la lettura e la trasfusione della curiosità culturale. Si leggono i classici come se fossero la bolletta del telefono o le ricette del medico. Le parole lette, anche quelle dei grandi autori, restano solo parole, svuotate di tutta la loro forza, perché ridotte al rango di esercizio. La cultura non arriva al cervello perché è stata ridotta a compito da svolgere per il giorno dopo, a pedaggio da pagare per ottenere un voto, che poi darà diritto ad un diploma, e quindi, eventualmente e fortunosamente, ad un impiego, in attesa della pensione. (da ''La scuola degli asini'', ''Liberal'', 27 maggio 1999) *La tv della cosiddetta realtà provoca uno svuotamento dell'essere, perché sostituisce il guardarsi dentro e l'analisi di sé con l'esaltazione della visibilità e della notorietà, spacciati come apice della verità. Ma la realtà, se c'è ancora, ci dimostra che non è così. Il genere [[reality show]] ha l'invidiabile primato di essere, al tempo stesso, funerale e requiem della tv. Non solo si tratta di programmi che hanno un'intelligenza, uno spessore artistico e culturale da prefisso telefonico. No, il punto che li rende del tutto osceni (in senso letterale, cioè al di fuori della "scena" televisiva) è la loro tracotante volgarità. Sarebbe facile ma inutile, a questo punto, inveire contro la decadenza dei costumi e lo strapotere dell'audience, in nome della quale si perpetrano autentici crimini televisivi. Ogni popolo ha la televisione che si merita. Inutile lamentarsi. (da ''Vanity Fair'', n. 34, 3 giugno 2004) *La verità è che nessuno mi conosce veramente: tranne mio marito ovvio. Sono cresciuta in una città di provincia, Cremona. È là che si è formato il mio carattere, è là che mi sono fatta le mie convinzioni sulla vita. No, gli anni dell'adolescenza non si riescono a buttare al vento, d'un colpo, solo perché una diventa popolare. Non m'importerebbe niente di quel che dicono di me, se veramente fossi una donna spregiudicata, senza complessi. Invece ci soffro, e sa quante volte scoppio a piangere quando leggo un articolo su un giornale? Sono capace di piangere per un giorno intero. Questo che significa? Significa che quel provincialismo è ancora in me. E sa cosa le dico? Me lo tengo ben stretto, per carità, guai se lo perdessi, è la cosa più cara che ho. Anche se è proprio quel provincialismo che mi fa soffrire. (dall'intervista di Sandro Mayer, ''Non sono ricca e porto solo vestitini da 20.000 Lire l'uno'', ''Oggi'', 15 settembre 1970) *Le immagini dei No Tav che protestano per manifestare il loro dissenso alla nuova linea ferroviaria in Val di Susa hanno fatto il giro dei media e, con l'abituale falsità del «partito preso», ogni filmato sembrava descrivere situazioni diverse. I «buoni» e i «cattivi» con le loro rispettive divise erano rappresentati e descritti in modo capovolto in base alle diverse opinioni. La buona fede dell'informazione va sempre a gambe all'aria. E ormai mi ci sono abituata. Provo ad avere abbastanza cinismo per non spaccare il televisore a martellate. L'episodio di quel ragazzo che, faccia a faccia, ironizza e deride il poliziotto immobile e silenzioso mi ha fatto salire una rabbia totale. La scena, l'unica non travisabile, non imbastardita da commenti e da montaggi, è raccapricciante nella sua crudezza. Come al solito c'è un riferimento ideale che mi viene in soccorso in casi come questo. E mi consola. Come tutti, anch'io devo citare la poesia di [[Pier Paolo Pasolini]] "Il Pci ai giovani", pubblicata su "L'Espresso" del 16 giugno 1968. Siamo ancora lì. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2012/03/15/il-no-tav-e-il-poliziotto/ "Mina per voi"], 15 marzo 2012) *Lo so, sono grassa, ma anche la [[Ella Fitzgerald|Fitzgerald]] lo è. È colpa mia se in questo periodo alla colonia francese preferisco il brodo dagli occhi fondi? Non voglio volare, altrimenti noleggerei una mongolfiera che mi alzasse verso il cielo e se un aquilone dispettoso mi regalasse una pacca troppo forte con le ali scivolerei in mare, soffiando per i pesci la mia ultima canzone. (dall'intervista di [[Sandro Bolchi]], ''Mina, essere grassa non è peccato'', ''Corriere della sera'', 23 agosto 1978) *[[Luciana Littizzetto]] mi piace proprio. E mi piacciono anche i suoi vestitini. Sempre molto chic, ve ne siete accorti? Mi piace come usa il corpo, come dondola sul precipizio della scrivania di Fazio, come entra con quella camminata che sembra voler dissacrare il suo essere donna. È una persona intelligente. Non dico è una «donna intelligente» se no l'aggettivo potrebbe sembrare, come sciaguratamente succede di solito, una gratifica natalizia. È l'unica che dice le «parolacce» esattamente come vanno dette. Con leggerezza. E intanto il senso del messaggio passa chiarissimo. L'altra sera mi ha tirato delle legnate per via della pubblicità delle farfalle, bavette, lasagne e altre deliziose paste alimentari. Ma non mi ha fatto alcun male. Come ripeto, mi ha fatto ridere, anzi riderissimo, come direbbe lei. Grande Littizzetto. (da ''[http://www.lastampa.it/2009/11/24/cultura/opinioni/editoriali/cara-luciana-mi-hai-fatto-riderissimo-HSB8s4tPPEl1eSw5saEDWK/pagina.html Cara Luciana, mi hai fatto riderissimo]'', ''La Stampa'', 24 novembre 2009) *[[Madonna (cantante)|Madonna]] è un'azienda potentissima. Lei scrive, canta, produce e decide tutto. Ha tutta la mia stima. Questo è un ambientino abbastanza spietatino [...]. Lei può fare quello che vuole e lo fa con risultati formidabili. Mia figlia Benedetta è pazza di lei e da anni mi martella. "Senti questo... senti quest'altro...". Anche se un pochino a forza, tutto ciò mi ha permesso di farmi una vera cultura madonniana. Chapeau! (da ''Vanity Fair'', n. 20, 20 maggio 2009) *Mai che si dica: "Toh, quanto è brava la Mina; toh, hai visto come la fa bene quella canzone?". Oppure il contrario: "Mina, per carità, meglio la [[Milva]], o la [[Gigliola Cinquetti|Cinquetti]], o chi volete". Purché si parli di me come cantante, purché si parli del mio lavoro. Invece no, ci si chiede solo se adesso sono veramente felice con Crocco, se questo matrimonio durerà, o come l'ho messa con Pani o con Martelli. Insomma, sempre solo la mia vita privata. C'è l'esaurito quando canto io, è vero. Ma certe volte ho la sensazione che la gente non venga per sentirmi cantare, ma perché è spinta da una curiosità morbosa. Vuol vedere come sono fatta, se mentre canto strizzo l'occhio a Pani o a Crocco che sono là in sala e si stringono la mano. Capisce, è terribile. (dall'intervista di Sandro Mayer, ''Non sono ricca e porto solo vestitini da 20.000 Lire l'uno'', ''Oggi'', 15 settembre 1970) *Mi ha dato un sostenuto fastidio vedere quante testimonianze si incentravano su chi ricordava piuttosto che su [[Lucio Dalla|Lucio [Dalla]]]. Io, io, io... Quell'io protagonista a tutti i costi, al di là del buon gusto, al di là della vergogna, crogiolante, al calduccio dei riflettori accesi. Ma lì di protagonisti ce n'era, più che mai, uno solo. Adesso, spero, si spegneranno i «ricordi» e andrà avanti potente, aristocratica e popolare la sua musica. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2012/03/18/hai-un-ricordo-di-lucio-dalla/ "Mina per voi"], 18 marzo 2012) *Mi sono già espressa su [[Lady Gaga]] [...]. Sì, è interessante, per quanto possa dedurre da quel poco che so. Non l'ho ascoltata tantissimo. Per quello che ho sentito posso dirti che è brava. Con calma, però… (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2015/02/04/lady-gaga-interessante/ "Mina per voi"], 4 febbraio 2015) *[[Mario Monti|Monti]] sta cercando di svolgere una funzione assurda. Gli tocca il giochino di governare una nazione e accontentare contemporaneamente una sessantina di milioni di persone. Continuo a pensare che la sua cultura e la sua ironia esistano e che lo abbiano avvertito dell'impossibilità del risultato pieno. Nelle sue parole si può ascoltare una paziente monotonia, come una ninna nanna contro la nostra rabbia che non può assopirsi. Nella sua interpretazione della situazione, le soluzioni individuate gli sembreranno le migliori o le meno peggio. E non mi vengono dubbi sul fatto che possa averle elaborate al bar durante una merendina, lui no. Sul loro funzionamento decisivo ognuno di noi e anche lui considererà l'alea del tempo e la storia in generale come giudice finale. Campa cavallo... (da ''Vanity Fair'', n. 24, 20 giugno 2012) *Non ci riesco. Non riesco a chiamarlo [[Muhammad Ali]]. Per me è e rimarrà per sempre Cassius Clay. Quello che mi ha fatto capire la bellezza di un gesto che non sarebbe proprio stato tra i miei preferiti. Ma la boxe è un'altra cosa. Lui non faceva a cazzotti. Lui esprimeva il massimo dello splendore, della poesia, della nobiltà. Sua Maestà Cassius Clay era un gioiello. Era il paradigma sovvertito della boxe. Prima di lui nessuno l'aveva interpretata in quel modo. E nessuno si aspettava che fosse proprio un peso massimo a mettere in scena l'esagerazione della leggerezza, della velocità, della danza, della mobilità. [...] Ti ho amato molto, Cassius. E ti amo ancora. (dalla [https://books.google.it/books?id=-doWBgAAQBAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false prefazione] a [[Gianni Minà]], ''Il mio Alì'', Rizzoli, 2014) *{{NDR|Su [[Giorgia]]}} Non [...] ho ancora ascoltato [il nuovo album], a parte un pezzo, ma so chi è la ragazza... Una assoluta potenza. E poi adesso mi sembra che utilizzi meno la tecnica e più il cuore. Proprio come piace a me. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2011/10/07/quanto-mi-piace-giorgia/ "Mina per voi"], 7 ottobre 2011) *Non ho mai capito la "funzione" del [[critico]]. Dovrebbe forse controllare l'esattezza di un'espressione artistica per stilare classifiche o usare con maggiore appropriatezza gli aggettivi "migliore" e "peggiore"? Dovrebbe mettersi a indagare l'intenzione di uno scrittore, di un pittore, di un musicista esplorandone psiche, cultura, emozione, malattie intercorrenti, conto in banca, temperatura delle guance? Non mi stupisco se qualcuno o tutti fanno commenti, ma la critica, quella che alcuni chiamano critica, mi appare come una disprezzabile invasione di campo. (da ''Vanity Fair'', n. 8, 27 febbraio 2013) *Non ricordo chi ha detto: "L'unico politico onesto è il politico capace". La politica si misura sulla capacità propositiva, sulla mediazione e sull'azione. L'onestà è solo un prerequisito della persona, oppure una conseguenza di un'attività efficace. Ci siamo lasciati alle spalle la funerea stagione di Mani Pulite, quando i giornali ci vollero far bere la favola di un mondo nuovo che la ramazza giustizialista stava finalmente per purificare da tutta la corruzione. Sia chiaro: fu un'operazione che andava certamente a scovare del marcio che c'era, ma che utilizzò metodi infami. Come disse uno dei suoi massimi attori, [[Francesco Saverio Borrelli]], nel giugno 1993: "Noi incarceriamo la gente per farla parlare. La scarceriamo dopo che ha parlato". Era l'epoca in cui girava la frase: "Datemi un politico onesto e vi porterò una prostituta vergine". Anche [[Dario Fo]] si univa al coro nazional-popolare con la battuta: "Come ci sono oratori [[balbuzie]]nti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero esistere benissimo anche politici onesti". Piazza pulita è stata fatta. [[Antonio Di Pietro|Di Pietro]] & co. ci hanno liberato da (quasi) tutti i politici corrotti. Ma a chi ci hanno messo in mano, ai "capaci"? Oggi più che mai, aridatece [[Giulio Andreotti|Andreotti]]! (da ''Vanity Fair'', n. 13, 8 gennaio 2004) *Non seguo [...] la moda: compero soltanto le cose che mi piacciono. E mi piacciono moltissimo le scarpe, anche quelle coloratissime; mi piacciono gli abiti sportivi; gli abiti lunghi, da sera, nei quali, però, non mi sento mai completamente a mio agio; le parrucche che non metto quasi mai; i "toupets" che invece uso qualche volta. Non mi piacciono i gioielli: unica eccezione un paio di solitari che mi sono regalata e che porto di tanto in tanto; e una serie di anellini di nessun valore (costano da un minimo di cinquanta lire a un massimo di qualche migliaio di lire) che mi diverto a distribuire su tutte le dita. (da ''Mina: sono una pertica e me ne vanto'', ''Oggi'', 30 giugno 1966) *Non sono le parole che cambiano la realtà. Allo stesso modo non sono i "[[ti amo]]", né quelli pronunciati per intero e neppure quelli rosa apostrofati da mille baci, a determinare il peso di un amore. Ci si misura dai gesti, dalle intenzioni non dette che spesso diventano fatti concreti, senza passare per il tramite delle parole. Ci parliamo, però spesso lo facciamo con l'ambiguità di frasi che non sono notizia di un dato di fatto, ma ombra per creare lo scenario della nostra rappresentazione. In un amore incanalato sui binari degli andirivieni, [...] le parole che si dicono sono come fruscii che fan le foglie, direbbe [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]. Sono battute di un copione da recitare, che muoiono già nell'atto stesso di uscire dalle labbra, direi io, memore di quelle rare canzoncine che dicono la verità. Misura il vostro rapporto dagli atti e non lasciarti irretire dai balsami verbali che lui stende sul tuo cuore ferito. [[Salvatore Quasimodo|Quasimodo]] scrisse: "Le parole ci stancano, / risalgono da un'acqua lapidata; / forse il cuore ci resta, forse il cuore". Il cuore. Ed anche la vita. (da ''Vanity Fair'', n. 32, 20 maggio 2004) *Ogni tanto Dio sembra che si risvegli dall'assenza, dal torpore in cui appare avviluppato, o in cui noi lo abbiamo costretto, e accadono i miracoli, che non hanno niente a che vedere con le Madonnine che lacrimano sangue, ma che si esprimono nella dimensione concreta di certi uomini. Sono quelle genialità imprevedibili, quelle umanità inspiegabili coi criteri razionalistici, che innestano un pezzetto di cielo nella nostra quotidianità. Capita solo qualche volta nell'arco di un secolo. Ma capita. Il miracolo della grazia che talvolta si incarna in una precisa personalità artistica è quello che ci fa dire che Dio non si è dimenticato di noi. E la controprova del genio sta nel fatto che gli viene tutto facile, che la melodia scorre come l'acqua di un ruscello e si fissa sul pentagramma, come per [[Wolfgang Amadeus Mozart|Mozart]] che non aveva bisogno di cancellature. Come per [[Federico Fellini|Fellini]] che ha avuto il dono di una enorme facilità espressiva e in più si sentiva investito di quella felicità tipica dell'uomo che si accorge che l'immagine interiore aderisce perfettamente alla forma visiva. E noi, il pubblico, ne percepiamo immediatamente il valore e la grandezza. (da ''Il mio Fellini genio felice'', ''Liberal'', 26 marzo 1998) *{{NDR|Sulla condanna a 15 anni di carcere per [[Fabrizio Corona]]}} Penso tutto il male possibile. Non solo la pena è esagerata, ma è tragica. È addirittura ridicola. Va bene, d'accordo: è un ragazzaccio, sbruffone, bullo, spavaldo, selvaggio… tutto quello che volete… ma da lì ad avere una punizione degna di un assassinio ce ne corre. "Pericoloso per la società"? Ma per favore… Sono altri i soggetti veramente dannosi, mortali. Non so perché, ma nessuno mi toglie dalla testa che se fosse stato brutto, piccolo, magro e strabico la condanna sarebbe stata più equa. Pensa te… Invece è bello come il sole. (da ''Vanity Fair'', n. 27, 16 luglio 2014) *{{NDR|Su [[Mia Martini]]}} Per fortuna il suo talento dolente e intenso è rimasto qui, nei suoi dischi, nelle sue apparizioni televisive. [...] Mi piace moltissimo, basta sentirla per imparare sempre qualcosa. La precisione, la purezza, l'uso della voce. La passione no, quella ce l'hai o non ce l'hai. Quella non si impara. Lei ne aveva da vendere. [...] Io ho indegnamente fatto un suo pezzo, per la precisione "Almeno tu nell'universo", ma meglio [...] la sua versione. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2011/02/22/la-passione-e-il-talento-dolente-di-mia-martini/ "Mina per voi"], 22 febbraio 2011) *{{NDR|Alla domanda "Perché hai sempre avuto dei pessimi rapporti con la stampa?"}} Perché trovo una cosa demenziale che uno venga lì, senza averti mai visto (e non ti vedrà mai più dopo), ti parli per venti minuti e metta già tutto un malloppo pazzesco scrivendo che tu sei fatta in un determinato modo. Non lo capisco, non lo capivo nemmeno agli inizi, quando tutto sommato, sì, mi divertiva anche leggere sul giornale cose su di me (è durato pochissimo tempo). Da quando la cosa ha cominciato a prendere un'altra piega, non c'è assolutamente dialogo, anche perché ci sono cose [...] delle quali non intendo parlare: riguardano persone cui voglio bene e allora non so proprio che cosa dire agli estranei. E poi i giornalisti, certi giornalisti, che cosa ti possono chiedere? Al massimo se scopi con questo o con quello e allora non so cosa dire, per cui evito. O mandarli in quel posto o pigliarli a calci nei denti (e dopo si va all'ospedale tutt'e due naturalmente) o sennò evitare... (da un'intervista rilasciata a ''[http://minamazzinicremona.bravehost.com/gennaio73.html Playboy]'', gennaio 1973) *{{NDR|Su come capire quando si è davvero innamorati di qualcuno}} Quando a fatica riesci a pensare ad altro, quando tua madre ti chiede ripetutamente perché stai sorridendo, quando la respirazione cambia, quando ti rendi conto che non puoi stare più lontana di un metro da lui, quando tutte le percezioni sono esasperate, quando Brad Pitt non ti fa né caldo né freddo, quando sei insospettabilmente allegra, quando ti sforzi di non rompergli le scatole ogni minuto, quando ascolti la tua voce che dice ti amo, quando ti sembra di non poter sopravvivere alla sua mancanza, quando diventi pazza per ogni suo piccolo gesto, quando ti senti di essere di sua proprietà esclusiva, quando ti incanti e ti attardi a guardare un albero, il cielo, una tenda, il muro o anche la punta delle tue scarpe, quando il rispetto è totale, quando, tu che odi il calcio, stai a guardare una raffica di partite fingendo di capirci qualcosa, quando ti si scioglie il cuore a un suo sottinteso, quando ti guardi e non ti vedi bella abbastanza, quando una sua chiamata sposta il ritmo del tuo cuore, quando hai voglia di urlarlo al mondo intero, quando ti rendi conto di essere più disponibile nei confronti della odiosa signora del piano di sopra, quando gli compreresti fasci di rose rosse, quando alla più piccola incomprensione piangi come un vitello, quando hai capito il motivo per il quale ti hanno messo su questa terra, quando temi per la sua incolumità fisica come se fosse un figlio, quando sei disposta a lasciare tutto pur di avere lui. Allora sei sulla buona strada. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2011/10/28/come-si-capisce-che-e-vero-amore/ "Mina per voi"], 28 ottobre 2011) *Quando avevo diciott'anni, venne un tale a intervistarmi e io lo trovai antipatico. Mi domandò quali fossero i miei autori preferiti e io, per togliermelo di torno, risposi: Topolino, Nembo Kid, Mandrake. Allora tutti capirono tutto e spiegarono che ero un'ignorante, una infantiloide, quasi una deficiente. Perciò replicai che, nella vita, mi era capitato anche di leggere qualche libro e saltò subito fuori che mi consumavo su [[Marcel Proust|Proust]], [[Franz Kafka|Kafka]], [[Federico García Lorca|Garcia Lorca]]. Io non vedo davvero quale grande importanza debbano avere le mie letture. Tutti quelli che vengono da me mi domandano: che cosa legge? Ho sempre letto poco perché avevo poco tempo. E allora? Mi piacevano, e mi piacciono, i personaggi di Walt Disney perché li trovo favolosi e riposanti. Sono da biasimare se non voglio sentirmi angosciata, se non voglio immedesimarmi in altri problemi e altre grane? (da ''Ecco Mina ai raggi X'', ''Epoca'', 7 ottobre 1966) *Quando lavoro dal vivo devo superare un trauma che ogni volta è più grave e più insuperabile, ogni volta mi chiedo se veramente ne vale la pena o no. E poi questo mostrarmi, così, è una cosa che non mi è mai piaciuta. Anche all'inizio mi vergognavo molto. Adesso poi è diventato talmente pazzesco che potrei uscire, far tre passi e tornar dentro (questa è una cosa vecchia che dico da anni): non gliene frega un ***a nessuno se canto bene se canto male, se non canto addirittura o se scrivo a macchina, mi vogliono vedere e basta, per controllare come ho i capelli, se sono grassa o sono magra, se ho gli anelli, se non ho gli anelli, che cosa ho negli occhi, capito? Non mi va di stare a questo gioco. Più. (da un'intervista rilasciata a ''[http://minamazzinicremona.bravehost.com/gennaio73.html Playboy]'', gennaio 1973) *Quel pomeriggio dell'[[Attentati dell'11 settembre 2001|undici settembre]], dopo aver camminato come un animale in gabbia per due ore, ho capito che l'altrove è proprio qui, dentro di me, è sul volto dei miei figli, di mia madre, dei miei amici e, ridete pure, mi sono messa a cucinare dei piselli per la cena. Perché il mio compito è quello di continuare a fare il mio dovere di brava formichina, occupandomi delle piccole, improrogabili cose di tutti i giorni. Con grande fatica, con le lacrime agli occhi, sentivo che mi mancava la terra sotto i piedi e cercavo un pezzo di pavimento per poter fare il passo successivo, quando la routine mi è venuta in soccorso con la dolcezza delle abitudini nelle quali mi abbandono volentieri. E quel piatto di piselli era come una cattedrale nella quale rifugiarmi. (da ''Il mio 11 settembre: La voglia di scappare'', ''La Stampa'', 29 settembre 2001) *"Rimettiamo in discussione il ruolo di Sua Maestà la [[televisione]]". Lei, l'imperatrice delle nostre case sempre più vuote di pensieri e parole e sempre più inzuppate di rumori. Lei, appollaiata sul trono delle nostre serate, lei divoratrice dei nostri attimi più privati, così ingorda di scandali, di pochezze e di immagini virtuali, con i suoi flash abbaglianti e le sue sequenze accelerate che inghiottono lo spazio e soffocano il tempo. Lei che non lascia via di scampo. Dalle sue frattaglie non si può sfuggire. Lei, che vomita pattume in quantità industriale, non accetta più di essere un vago sottofondo: ti penetra nell'iride sotto forma di stupefacenti videoclip, di pianti in diretta e altre amenità. Sua Maestà la tv ha decretato che il nostro cervello debba essere soltanto una discarica. E a noi, bravi e diligenti utenti, ha riservato una sola libertà: quella dello [[zapping]] da un cassonetto per la plastica ad un contenitore per rifiuti organici. Il saltapicchio da un canale all'altro non è più motivato dalla ricerca di ciò che potrebbe sollecitare maggiormente la nostra intelligenza, il nostro interesse. Quando brandiamo un telecomando, ci trasformiamo in un animalone tecnologico, un tutt'uno con l'apparecchio televisivo. Una schifezza massmediale rassegnata e inconsapevole. E quanto più ciò che vediamo è inquietante, tanto più le nostre facoltà inferiori si sentono gratificate. (da ''Salviamoci dal trash in tv'', ''Liberal'', 7 maggio 1998) *{{NDR|Su [[Michael Jackson]]}} Se ne è andato un [[bambino]]. Che, probabilmente, non è mai stato veramente felice. Un bambino di cinquant'anni. Che non trovava pace nella continua ricerca di modificarsi per unificarsi a un modello che, forse, nemmeno lui aveva ben chiaro. Tante facce, troppe facce e nessuna definitiva, nessuna serena. Se ne è andato un bambino. E con lui se ne è andato il suo talento. Adesso, quelli della musica «dotta», sia classica che jazz, riusciranno a valutare il suo lavoro più serenamente. (da ''Mina: "Un bambino d'oro e di paura"'', ''La Stampa'', n. 453, 27 giugno 2009) *Se ne vanno, vogliono andarsene. Un'altra tragedia, un'altra assurdità, un'altra assenza, un altro mistero. Non voglio sapere perché [[Whitney Houston]] è morta. Non ho voglia di legare, un'altra volta, un grande talento musicale a storie di droga. L'equazione "maledetta" che associa successo a fragilità, arte a depressione, applausi a farmaci continua a perseguitare un mondo che, solamente in apparenza, contiene solo privilegi. Non fatemelo sapere, per favore, se fosse veramente così. Me la voglio tenere nella memoria come la vedo io: lunga, bellissima, brava oltre ogni misura. So poco della sua vita. E tutto della sua musica. Un angelo che canta in quel modo avrebbe meritato quello che ormai sembrerebbe un "premio" irraggiungibile: una esistenza consapevole, una vita felice. Lei ha veramente inventato un modo di cantare, per niente facile, che tutti hanno tentato di imitare. È diventata il termine di paragone. La cartina di tornasole. Il modello. L'inarrivabilità. E, come mi capita in casi come questo, non posso fare a meno di pensare a dove va a finire il talento di una persona quando questa persona smette di essere nella forma che conosciamo. Ma non è questo che conta. Se ne è andata. Non so, aveva figli? Speriamo di no. Dieci anni fa circa si era sparsa la voce della sua morte. Non era vero. Whitney Houston aveva ancora da vivere per sé e per noi. Se questa volta non ci saranno smentite, avrà smesso la sua vita e la sua sofferenza, e noi ci terremo caro ciò che ci ha lasciato. (da '' Vanity Fair'' del 27 dicembre 2003) *{{NDR|A un lettore che le chiedeva "che differenza c'è tra israeliani e palestinesi?"}} Se ti confidassi che non vi è alcuna differenza tra israeliani e palestinesi così come non ve ne è tra nessun uomo di nessuna etnia, religione, sesso, età, colore ecc. ecc. farei filosofia di bassa lega. Talmente bassa e semplice che il mondo ritiene peccaminoso farvi riferimento. Così Israele e Palestina sono un buonissimo pretesto, quasi paradigmatico, per inventarsi cosa sia giusto e sbagliato, buono e cattivo, vero e falso. Da un tempo che per me è tutta la mia vita, la regione in questione è un campo di battaglia o guerra mai smantellato in cui repliche continue di azioni e reazioni, viltà e coraggio, pretese e malintesi producono morti. Non porre a nessuno le domande che ti stai facendo [...]. Prova a studiare da solo quella storia, quelle cronache e non leggere commenti. Ti accorgerai che il mondo intero ha voluto che così andasse e che non vi è interesse a chiudere il teatro. Benvenuto nel club. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2012/12/04/mina-che-differenza-ce-tra-israeliani-e-palestinesi/ "Mina per voi"], 4 dicembre 2012) *{{NDR|Su [[Giorgio Faletti]]}} Si firmava "l'autore", quando mi scriveva. E io "la canzonettista". Aveva una delicatezza, un garbo particolare. Molto ironico, ovviamente, ma come incantato. Gli dicevo quanto mi piacesse "Signor tenente" ed era vero. Fortissimo. Tempo fa mi aveva mandato una mail spiegandomi il suo problema. Mi diceva: "Va meglio, le cure fanno effetto". Mi diceva. "Scrivo a te che sei la persona più riservata che io conosca". Mi diceva. "Fra poco ci vediamo per un caffè". Da dieci giorni più niente. Stamattina, Mariù, amica comune mi dà la notizia. Ti chiedo scusa, Giorgio, se ho rotto la riservatezza, ma volevo farti un affettuoso omaggio. E adesso vado a risentirmi il tuo pezzo "Compagna di viaggio". Bellissimo, struggente e dolorosamente congruente. Grazie, Giorgio. (da ''Vanity Fair'', n. 27, 16 luglio 2014) *Siamo tutti terroni. È la nostra natura. Non l'abbiamo nel DNA la capacità di rispettare le file, di parcheggiare le macchine solo nei posti consentiti, di rispettare i parchi e le strade. Quello che, invece, ci caratterizza è il mettere in pratica il volgare "lei non sa chi sono io" in una serie di arroganze quotidiane, che sono il piedistallo su cui elevare la nostra meschinità. Ma se fosse solo questo, non sarebbe neanche gravissimo. È quell'arietta di "adesso te lo metto nel culo", con l'espressione di un'amicizia che non esiste, dato che siamo pronti a tagliare la gola per il nostro tornaconto, che mi strema e mi fa sorridere. Ma tant'è. Siamo tutti poeti, artisti, santi e navigatori. Siamo dei geni. Viva l'Italia. (da '' Vanity Fair'', n. 7, 22 febbraio 2012) *Sogno un mondo in cui l'[[omosessualità]] non sia equiparata a immoralità, indecenza, oscenità, corruzione, vergognosa offesa alla morale comune o addirittura a pedofilia. Questa è una orrenda china che non ci porterà niente di buono. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2011/01/18/litalia-accettera-un-premier-gay/ "Mina per voi"], 18 gennaio 2011) *Sono una donna moderna? Assolutamente no, in quanto sarei stata, almeno mi pare, un soggetto ideale per un pittore impressionista come Renoir, vissuto, tutti lo sanno, più di un secolo fa. (da ''Mina: sono una pertica e me ne vanto'', ''Oggi'', 30 giugno 1966) *'Sto fatto che dietro un grande uomo c'è sempre una grande [[donna]] mi sembra una gran cretinata. È la solita storia che puzza di mancia, di gratifica natalizia, di carità, di "bel gesto" nei confronti di noi donne, esseri inferiori. Io mi sono rotta leggermente le palle. E dietro una grande donna c'è sempre chi o che cosa? Solo se stessa, temo. (da ''Vanity Fair'', n. 35, 10 giugno 2004) *{{NDR|Sulla comunicazione virtuale}} Temo veramente che questo nuovo metodo di comunicazione sia il segno del coraggio perduto. Da una parte la paura di guardarsi dentro in silenzio e privatamente giudicarsi. Dall'altra, lo sgomento di ricevere uno sguardo, benevolo o accusatorio che sia, da mettere in relazione ad una parola detta o ad un gesto compiuto. È una illusione pericolosa, quella del rapporto impersonale mediato da un display. La grande montagna dell'alibi e la fossa profonda dell'assenza di responsabilità guidano l'uomo alla spersonificazione e lo indeboliscono fino a renderlo improteggibile da se stesso e dagli altri. La voglia di conoscenza dell'interlocutore richiede un processo faticoso, ma garantisce il significato della sua e della nostra stessa esistenza. (da ''Vanity Fair'', n. 7, 20 novembre 2003) *{{NDR|Sull'[[eutanasia]]}} Totalmente, convintamente, naturalmente, psicologicamente, sentimentalmente a favore [...]. Gli strumenti di cui dispone la medicina, ai giorni nostri, oltre un certo limite, tolgono dignità all'uomo. Essere tenuti in vita a forza è un orrore. È peggio della morte stessa. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2014/12/30/eutanasia-totalmente-psicologica-sentimentalmente-a-favore/ "Mina per voi"], 30 dicembre 2014) *Un [[amico]] vero ha il potere di penetrare la scorza del nostro [[cuore]] e permanere con la definitività di una conquista che non ci verrà più tolta. Non occorrono accorgimenti astuti o strategie particolari. Il legame si costruisce poco alla volta, come un puzzle che, tassello dopo tassello, viene completato con la costanza di chi agisce senza la frenesia di ottenere un risultato immediato. (da ''Vanity Fair'', n. 21, 4 marzo 2004) *Una considerazione piccola piccola. Cantare è la cosa più facile del mondo, si sa. Fa bene al cuore e all'equilibrio psichico. Urlare ancora di più, in alcuni casi. Tutti cantiamo. Perché no? Ma per farlo come professione bisogna avere qualcosa in più che, purtroppo, non si impara. E, a meno che uno non voglia fare il Tannhäuser o comunque fare la carriera di soprano dove lo studio giornaliero è vitale, le lezioni servono a pochissimo. So che mi attiro l'ira di molte persone, ma questo è esattamente quello che penso. (da ''Vanity Fair'', n. 36, 9 settembre 2009) *[[Vasco Rossi|Vasco]] mi prende per il collo a prescindere dal pezzo. Vasco è un genio preterintenzionale ed è costretto ad esserlo. Mi verrebbe voglia di fargli una carezza. (da ''Vanity Fair'' n. 21, 4 giugno 2014) *Vivremo in un mondo di statuette di Capodimonte. Tutte ugualmente lucide, uniformi, con proporzioni e sproporzioni ripetute in serie. La [[chirurgia estetica]] e i suoi miracoli sono a disposizione per far diventare tutti un po' più uguali tra loro. Il suo potere supera, oggi, quello della moda d'abbigliamento, del conformismo espressivo, del gusto spersonalizzato. Bambini, cani, vecchie carampane, uomini ipodotati, uomini normo o iper con qualche «ma» distante dalla regione pubica, donne giovani quasi belle o quasi brutte, polpacci, ginocchia, occhi a mandorla fisiologici o patologici, genitori premurosi, figli pretenziosi, spiccioli di intelligenza, maree di ignoranza e invidia. Un bell'insieme di mondo in viaggio verso la minuta speranza di cambiare i connotati attraverso cicatrici invisibili. Le statuette diventano tutte pronte e perfettamente omologate per essere piazzate in classiche composizioni come presepi, scene campestri, festine da ballo, botteghe del pizzicagnolo, studi televisivi, concorsi di bellezza, cartoline di vacanze al mare, consessi multietnici. (da ''L'officina dei figli statuine'', ''La Stampa'', 28 giugno 2009) ==Citazioni tratte da canzoni== {{vedi anche|Mina Celentano}} ===''La banda/Se c'è una cosa che mi fa impazzire''=== '''Etichetta''': Ri-Fi, 1967 *''Una tristezza così | non la sentivo da mai | ma poi la [[Banda musicale|banda]] arrivò | e allora tutto passò || Volevo dire di no | quando la banda passò | ma il mio ragazzo era lì | e allora dissi di sì || E una ragazza che era triste sorrise all'amor | ed una rosa che era chiusa di colpo sbocciò | ed una flotta di bambini festosi | si mise a suonare come fa la banda || E un uomo serio il suo cappello per aria lanciò | fermò una donna che passava e poi la baciò | dalle finestre quanta gente spuntò | quando la banda passò cantando pace ed amor || Quando la banda passò | nel cielo il sole spuntò | e il mio ragazzo era lì | e io gli dissi di sì || La banda suona per noi | La banda suona per voi | la..la..la..la..la..la..la | la..la..la..la..la..la..la'' (da ''La banda''<ref>Citato in ''[https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=40381&lang=it antiwarsongs.it]''.</ref>) ===''Mina quasi Jannacci''=== '''Etichetta''': PDU, 1977. *''Noi bisognava cercare, capire | capire cosa? | Che forse l'amore... | Gli occhi perduti per non far rumore | Ecco tutto qui.'' (da ''Ecco tutto qui'') ===''Mina con bignè''=== '''Etichetta''': PDU, 1977. *''E il cuore, il cuore poi | fa un casino di rumore, | batte forte contro il letto | senza farmi più dormire | senza farmi più dormire. | Non si rende neanche conto | che non c'è più niente da fare...'' (da ''Da capo'') *''Ma che bontà, ma che bontà, | ma che gustino questa roba qua! | Cioccolato svizzero? | No? | Cacao della Bolivia? | No? | Ma che cosa sarà mai questa robina qua? | Cacca!?!?'' (da ''Ma che bontà'') *''Ciao telefonarsi proprio no | un'altra volta no non so | strumento mio di una sera | sei stato tu | sentimento favoloso | mai più | Amante amore | Lui odio amore.'' (da ''Amante amore'') *''Io mi scordo sempre di quest'ora, | ora e ancora, | l'instabilità che mi bilancia. | Io mi scordo sempre in quest'ora, | ora e ancora, | quanto costa porgere l'altra guancia.'' (da ''Balla chi balla [Bala com bala]'') *''E c'eri tu, | tu nei giorni miei. | E da che non ci sei | non mi piaccio più. | E c'eri tu, | tu nei giorni miei, | io li rivivrei | ma non ti trovo più.'' (da ''Giorni'') *''Sei entrato | nelle vene | e la mia vita | ti appartiene. | Ecco perché, se non ci sei, | non vivo più | ormai.'' (da ''Ormai'') *''Taci, taci non ho finito ancora. | Ora senti e ascolta me. | Tradirò ogni mia promessa, | tradirò ogni tua speranza, | tradirò tutti i sentimenti che ti legheranno a me, | tradirò quello che c'è stato, | tradirò quel che ci sarà, | tradirò tutto, tutti quanti sempre e soprattutto te''. (da ''Tradirò'') *''Che lui, | che lui mi dia, sì, | un'ora per calmar | quest'ansia mia, | l'emorragia | ed il veleno | di quest'agonia.'' (da ''Che lui mi dia [Basta um dia]'') ===''Mina Live '78''=== '''Etichetta''': PDU, 1978. *''Vuoi una stella vicina? | Vuoi un'emozione un po' bambina? | Vuoi, | vuoi qualcosa che non si afferra? | La carrozza del vento? | Vuoi? | Io sono qui.'' (da ''Stasera io qui'') *''Non può morire un'idea. | La fai morire, | lei vive, vive, vive. | Tace in te, | vive in te.'' (da ''Non può morire un'idea'') ===''Attila''=== '''Etichetta''': PDU, 1979. *''E di notte quando piango | sotto le lenzuola bianche, | rivedo sopra il muro | quelle tue espressioni stanche, | quell'etichetta bianca | con scritto "sono tua, | sprecami se vuoi | ma non buttarmi via".'' (da ''Sensazioni'') *''Proprio in fondo a questo quadro, | a questa orrenda pioggia di colori, | un piccolo puntino nero, | il tuo viso appeso a un chiodo | che mi sorride.'' (da ''Il vento'') *''Tu ti diverti a pestare le teste | ma questa qui non l'avrai. | Per quanto sia | è ancora la mia | e crede ancora all'amore.'' (da ''Rock and Roll Star'') *''Ma che volgarità, | che volgarità, | sopra il petto suo, | sopra il corpo suo, | ora dico no.'' (da ''Che volgarità'') *''Anche un uomo | può sempre avere un'anima | ma non credere che l'userà | per capire te. | Anche un uomo | può essere dolcissimo | specialmente se al mondo oramai | gli resti solo tu.'' (da ''Anche un uomo'') ===''Kyrie''=== '''Etichetta''': PDU, 1980. *''La mia voce avrà | un corpo e un'anima | e camminerà | per arrivare a te, | per gridarti che | io ti amo ancora...'' (da ''Chi sarà'') *''Voglio la fine delle necessità, | sguazzare nell'abbondanza. | Voglio i bastardi tutti quanti di là | per chiuderli tutti insieme e andarmene...'' (da ''Voglio stare bene'') *''Se tu vuoi lasciarmi sola, io | io no non ti tratterrò, | ma ora tu mi rompi il cuore, | io capisco il dolore...'' (da ''Capisco'') *''Poche gocce di nostalgia | non possono riempire mai | questo stagno mio di follia, malinconia | di te...'' (da ''Fermerò qualcuno'') *''Riapro la porta del cuore alle nuove avventure | E senza bussare lui è dentro me...'' (da ''L'amore è bestia, l'amore è poeta'') *''Il [[rosso]] del mio sangue | è l'unico colore, | non è della mia anima che parlo, | è del mio corpo che non ha pudore, | un corpo che ha sofferto, che ha ceduto, | che porta i segni di ogni scontro avuto, | che non ha mai negato la paura | di camminare per la via più dura...'' (da ''Colori'') *''Stiam già ridendo di noi | e dei fantasmi miei... | Cosa darei | se così riderai di lei...'' (da ''Radio'') ===''Salomè''=== '''Etichetta''': PDU, 1981. *''E griderai | la mia follia | a un cielo che | non è più mio, | lui sarà là, | ti ascolterà... | Tu sarai la mia voce | e lui lo capirà...'' (da ''Tu sarai la mia voce [Put the Weight on My Shoulders]'') *''Prego sedersi qui | e stare un po' con me, | essere triste e sola | senza di te. | Essere il trucco mio, | volere dire [[dichiarazioni d'amore dalle canzoni|ti amo]], | che più di me non ti ami | neanche tu...'' (da ''Miele su miele'') *''Le stelle non esistono | per chi stasera è triste... | l'amore è andato via, così...'' (da ''Così'') *''E va bene ti voglio, ti voglio, non voglio che te. | Puoi amarmi, toccarmi, usarmi, buttarmi | anche tu, anche tu...'' (da ''E va bene ti voglio'') ===''Italiana''=== '''Etichetta''': PDU, 1982. *''Magica follia | io sentirmi tua, | il tuo corpo nero, i suoi richiami | e sentirti urlare che mi ami | che mi ami a dispetto delle convenzioni | perché la carne è carne e vive solo d'emozioni..'' (da ''Magica follia'') *''Non le spaccherà la noia | le ginocchia ma la gioia | E l'ebbrezza del tuo vino | non offenderà nessuno | Non affiorerà l'inganno, | le parole senza affanno | sono un lago nel mio cuore | per chi ha voglia di nuotare.'' (da ''Il cigno dell'amore'') *''Per averti qui | e sentirti tra le mani | mio Dio, che cosa inventerei. | Per averti qui | dolce mio domani | venderei l'azzurro dei miei occhi.'' (da ''Per averti qui'') *''Le mani, la bocca, le labbra | sono sempre state solo una magia | Adesso la bocca, le labbra | non ti sanno dare di più.'' (da ''Ti dimentichi di Maria'') *''Se mi casca l'anima in terra | non è più la guerra | ma tregua noiosa fra noi.'' (da ''Già visto'') *''Tutta la gente vuole quello che vuoi tu | e mira al cuore, spara e dopo non ritorna più.'' (da ''Mi piace tanto la gente'') *''Non dimenticare però | l'amore è come il vento | ti prende quello che può in un momento.'' (da ''Senza fiato'') *''Sei tu, impercettibile emozione, | sei tu, incomprensibile ragione, | sei tu... è stata tutta un'illusione ma | non è possibile pensare | che non mi ami più, | difficile da credere | o solo da comprendere | che non ti avrò mai più.'' (da ''La vita vuota'') *''Spremi la mia bocca come fosse | una tisana, una tisana poi | se lei ti ama, se lei dichiara | che lei ti ama, ti consola, | ti da svago, | si trasforma come un drago | mezza dannata, persa, affamata | e ti morde il cuore come vuole.'' (da ''Marrakesh [Qualquer coisa]'') *''No, caro qualcuno non è questo che vorrei, | si dice basta troppo presto e non sai mai | se questa notte parte un treno e dove va, | se possiamo partire anche noi. | Noi che abbiamo detto "adesso tutto cambierà", | che abbiamo scritto qualche pagina a metà, | e intorno e dentro si era fatto sera ormai.'' (da ''Caro qualcuno'') *''Oggi è [[nero]], tutto quello che dico oggi è nero | Mi guardo le mani, mi tocco i capelli, oggi è nero. | Oggi è nero, ogni mio pensiero oggi è nero | vorrei sparire, poter morire per davvero.'' (da ''Oggi è nero'') ===''25''=== '''Etichetta''': PDU, 1983. *''Il mio sangue freme, | tu mi scorri nelle vene | Io ti voglio, tutto il resto si vedrà.'' (da ''Devi dirmi di sì'') *''Meno perfezione e un po' di rabbia in più | Meno spazio alla serenità, | al romanticismo antico. | Allora sì che io ti ascolterei...'' (da ''Allora sì'') *''Non ho difese con te, | la voglia di fuggire o di arrendermi combattono in me. | Ma rinunciare però | fa male al cuore in amore, in amore.'' (da ''Non ho difese'') *''Un lupo metterò a guardia della mia ingenuità.'' (da ''Un'aquila nel cuore'') *''E penso alla notte che sola morivo, | e tu pur sapendo che sola morivo, | chissà da che braccia non sei più tornato. | E allora mi dico non mi hai mai amato.'' (da ''Ahi, mi' amor [Romance de Curro "El Palmo"]'') *''Ricordo Dicembre, la neve, la gente | e tu che nel traffico lento, irritante, | bloccando la strada, hai spento il motore | per dirmi "mi vedi, io muoio d'amore".'' (da ''Ahi, mi' amor [Romance de Curro "El Palmo"]'') *''Ed una volta di più è la voglia che riprende. Il motore che si accende. Una freccia che fa centro. L'urlo che dormiva dentro. E' la festa ritrovata, un invito senza data. La farfalla liberata quando non volava più'' (da ''Non ho difese'') ===''Catene''=== '''Etichetta''': PDU, 1984. *''Tu con la faccia dura e senza sogni | sulla mia pelle sai lasciare i segni, | sulle ferite poi ci metti il sale. | Io non capisco questo strano amore...'' (da ''Più di così'') *''Più di così mi chiedi e mi pretendi, | più di così mi stringi e poi mi stendi, | e a denti stretti io ti dico di sì | perché ti amo...'' (da ''Più di così'') *''Guarda più in là | quanti amori non hai. | Amico sì, stare senza non puoi. | Rose su rose, e con loro appassirai, | resterai solo coi tuoi guai...'' (da ''Rose su rose'') *''Tu sei la mia forza, la mia vita, il mio spasso | tu che senza me ti senti un animale pazzo | tu che ancora un po' ci stai dentro di me, poi scappi e vai via...'' (da ''Sogno [Sonhos]'') ===''Finalmente ho conosciuto il conte Dracula...''=== '''Etichetta''': PDU, 1985. *''Love, you are my love | because my breath | is like a whiff | when I'm alone...'' (da ''You are my love'') *''La speranza credi | è una farfalla che non fa rumore | e batte le sue ali | ed in silenzio muore | senza umanità...'' (da ''Senza umanità'') *''Tanto sento che mischio già | la voglia di te, la voglia di gridare, | di farti male e di andar via | o averti così come sei...'' (da ''Nei miei occhi'') *''Ti svegli, guardi me, ma vedi lei, | ti metti calze e maglioni che ti ha fatti lei | all'uncinetto | sei un amore ma | proprio non va...'' (da ''Spara'') *''Ci ragiono su, | io penso dappertutto. | Ci sragiono su, | ho il cuore in ogni posto | dove te ne vai, | quanti cuori miei che hai...'' (da ''Mio di chi'') ===''Sì, buana''=== '''Etichetta''': PDU, 1986. *''Nella mia gioia, | nel mio dolore, | come ti odio | ma poi ti amo...'' (da ''Semplicemente tua'') *''Questo amore calcolato, | questo amore trascinato via | senza crisi né sorrisi mai, | forse manca di sostanza, | forse solo un po' di lontananza | che poi finisce per unire di più...'' (da ''Cosa manca'') *''Sei tu | che mi esplodi dentro agli occhi quando dormo, | ed è per questo che non dormo mai...'' (da ''L'altra metà di me'') *''Ogni tanto è bello stare soli, | ascoltarsi un po' per darsi ragione. | E trovarsi a ridere da soli | tra pensieri inconfessabili...'' (da ''Ogni tanto è bello stare soli'') *''Secondo me | si sta arrendendo qui | l'eroica fedeltà. | L'amore è stanco | e non ne può più...'' (da ''Secondo me'') ===''Rane supreme''=== '''Etichetta''': PDU, 1987. *''Ho cercato te proprio come sei, | solamente tu sei come vorrei, | quell'intensità... | Ho voluto te e unico sarai...'' (da ''Proprio come sei'') *''Allevare l'infelicità | come un sogno che non hai | sembra prima o poi | un modo di essere...'' (da ''Mi manchi tu'') *''Ti penso e dentro al cuore sboccia un fiore nero, | l'immagine più allegra dell'amore che mi hai dato tu...'' (da ''Serpenti'') *''Il momento più bello più dolce che c'è | tiro fuori un coltello, faccio a meno di te. | Quante volte lo penso, prima o poi lo farò. | È un pensiero stupendo, il migliore che ho...'' (da ''Tu vuoi lei'') *''E invece sono ancora io | che vorrei dirti | di non aver paura, di non tormentarti. | Appoggia qui la testa e prova ad addormentarti | su di me...'' (da ''Certo su di me'') *''Scusi lei, si lei | mi consiglia i [[pomodoro|pomodori]] migliori? | Sono stanca di andare in giro... | Quelli lì? Quelli lì con l'etichetta a fiori? | Ah, è un consiglio prezioso. | Sa, vivo da sola e sono molto golosa!'' (da ''Ma chi è quello lì'') ===''Ridi pagliaccio''=== '''Etichetta''': PDU, 1988. *''Arriva di nuovo Natale, | la gente è più falsa di prima, | s'insegna ai bambini a mentire, | si aiuta l'ortica a salire. | Si porge una mano, si allunga una mancia, scordando di colpo però | il male di pancia. | "La prego, si accomodi pure, | si sieda al tavolo 10" | "La smetta con i complimenti, | oggi siam tutti parenti". | Oggi è Natale, oggi è Natale, passati due giorni però | te la faccio pagare...'' (da ''È Natale'') *''E mi vorrai come allora | perché uscendo dalla porta ho riso ancora, | perché il cuore paga chi non soffre mai. | E mi vorrai di più ancora, | bella stupida convinta che l'amore | fosse dire a quel telefono "dai, suona se puoi, | fa che sia lui, fa che sia lui"...'' (da ''L'ultimo gesto di un clown'') *''Disegnando grandi battaglie sul muro | tu dichiari le guerre così | combattendole in modo più vile e puerile che mai...'' (da ''Dalai'') *''Io non ci credevo, | non immaginavo, | come un'incosciente mi illudevo. | Alla fine adesso pago...'' (da ''Un tipo indipendente'') *''Cuore, amore, cuore, | una rima elementare. | Sembra tanto facile da fare | e non lo è...'' (da ''Cuore, amore, cuore'') *''Hai un'aria che direi simpatica | ti potrei cospargere di zucchero, | con un cappuccino per bagnarti un po' | E lo farò, e lo farò...'' (da ''Bignè'') ===''Uiallalla''=== '''Etichetta''': PDU, 1989. *''L'uomo chiese alla [[montagna]] di toccare il cielo. | La montagna realizzò quel suo desiderio. | E quando fu così una nuvola lo sfiorò | in fondo al cuore che malato è | di nostalgia... '' (da ''La montagna'') *''Per che cosa lo faresti, pupone? Canta! | Lo faresti tu con me per un bel conto in banca? | Lo faresti per un tango, un cioccolato caldo | o ti basta questo sguardo che è color smeraldo?'' (da ''Lo faresti'') *''Perché l'amore | se è vero amore | ingrandisce tutta quanta la realtà... '' (da ''Bachelite'') *''E userò le labbra | per accarezzarti, | mentre con le mani | proverò a parlarti. | Non sono parole, | non sono silenzi, | sono suoni intensi | da fermare il cuore... '' (da ''Canterò per te'') *''Ci vorrebbe un coup de téléphone | tanto lui dorme e russa già, | ci vorrebbe un brivido di più | per sopravvivere così si fa. | E mi vien da ridere oramai | perché il brivido eccolo qua, | ma è soltanto freddo e tiro su | questo mio plaid sur les genoux... '' (da ''Il plaid'') *''Già la prima difficoltà | adesso è rientrare ma | sapere che non sei là. | Poi il solito vuoto qua | e niente di niente va | ed è l'infelicità... '' (da ''Uscita 29'') ===''Ti conosco mascherina''=== '''Etichetta''': PDU, 1990. *''E rido per lo scherzo che tu m'hai giocato, | poi guardo nello specchio l'effetto se è riuscito. | E poi con impudenza ti chiuderò la bocca | e parlerò per te...'' (da ''Franz'') *''Mi sento dentro il canto di un cigno | che vuol morire...'' (da ''Notte di San Valentino'') *''E lasciarsi dicendo che poi | resteremo amici. | Se lo dicono tutti, anche noi... | Soli sì, ma nemici...'' (da ''Non ci sono emozioni'') *''Perciò nel dormiveglia se mi prendi vicino | fin quando la tua spalla diventa il mio cuscino | e tranquillo mi chiedi se va bene così | per una volta tanto | lasciami dire sì...'' (da ''Per una volta tanto'') ===''Caterpillar''=== '''Etichetta''': PDU, 1991. *''Io sono quello che ti spezza il cuore, | quello che ti fa sognare, | quello che ti accende e che ti spegne il sole... | Sono l'amore... '' (da ''Il genio del bene'') *''Ecco qui bevendo the, | sorseggiamo un po' anche te, | rimanendo fermi come siamo | fermi qui... '' (da ''Fermi'') *''E lentamente da solo, | è già sparito ormai, | un treno nero che corre | e non si ferma mai | nella notte coi suoi occhi | guarda fisso avanti a sé... '' (da ''Amanti'') ===''Sorelle Lumière''=== '''Etichetta''': PDU, 1992. *''Quando finisce una canzone | mi prende sempre la tristezza. | Chissà perché? | Non me lo spiego mai...'' (da ''Quando finisce una canzone'') *''Adesso è steso lì | accanto a me, ma non mi fa tremare. | Il mio pugnale è lì, | piantato lì, al centro del suo cuore. | Vedete, la mano mia lo stringe ancora. | Venite, non scappo via, non ho paura...'' (da ''La follia'') *''Amore amore amore mio, | ti mando in busta questo cuore mio. | Non cestinarlo, senti cosa dice. | Non ha più pace, non ha più pace...'' (da ''Amore, amore, amore, mio'') *''E mi arrendo dolcemente abbandonata su di te, | come jazz che striscia sul parquet...'' (da ''Ancora un po''') ===''Lochness''=== '''Etichetta''': PDU, 1993. *''Mi [[tuffi|tuffo]] a testa in giù | e l'acqua non c'è più, | trovo sempre il pavimento...'' (da ''L'irriducibile'') *''Se avessi tempo io ti parlerei | come facevo da bambino, | perduto nei tuoi occhi belli e immensi | seduto solo su un gradino...'' (da ''Se avessi tempo'') ===''Canarino mannaro''=== '''Etichetta''': PDU, 1994. *''Io ti vedrò così | strisciare come lui | mi ha vista piangere ai suoi piedi. | Quando mai | avrei pensato che | qualcuno come lui | potesse dirmi: "Ti ho distrutta, adesso vai"...'' (da ''Impagliatori d'aquile'') ===''Pappa di latte''=== '''Etichetta''': PDU, 1995. *''Vi basterà guardarmi in faccia, | ecco che divento rossa... | Scapperei via di qua. | Sono timida...'' (da ''Timida'') ===''Cremona''=== '''Etichetta''': PDU, 1996. *''Se ti rendessi conto di quanta vita non ti dai. | Quanto pesce scappato che non si ripesca mai...'' (da ''Ma tu ci pensi'') ===''Leggera''=== '''Etichetta''': PDU, 1997. *''E tu chi sei, da dove vieni e cosa aspetti? | No, non rispondere mi bastano i tuoi occhi, | mi basta sciogliere i pensieri fino a te | perché noi siamo entrambi soli...'' (da ''Noi soli insieme'') *''[[grigio|Grigia]] la cravatta al collo | e il mondo è grigio non è blu, | grigia carta di giornale, | grigio io, grigio tu. | Viva il grigio, | vai col grigio.'' (da ''Grigio'') *''Ma tutto il grigio, | tutto il grigio che c'è | non ci stupisce più di tanto perché | abbiamo grigie mani e grigio cuore, | ma specialmente abbiamo, | abbiamo un grigio dolore.'' (da ''Grigio'') ===''Olio''=== '''Etichetta''': PDU, 1999. *''Per questo resterò a navigare mare che non sia amore. | Amore che mi va, | amore che mi dà, | amore che mi sa far male...'' (da ''Il meccanismo'') ===''Veleno''=== '''Etichetta''': PDU, 2002. *''Ciò che di eroico e di geniale c'è | nel credere soltanto a questo mondo | è la speranza un giorno di essere smentiti | dall'esplodere di un bacio...'' (da ''La seconda da sinistra'') ===''Bula Bula''=== '''Etichetta''': PDU, 2005. *''Io ti amo da altezze incredibili, | ragazzo vestito di bianco e di arancio. | Per guanciale il tuo corpo mi dai | solo i sogni non muoiono mai...'' (da ''20 parole'') ===''Bau''=== '''Etichetta''': PDU, 2006. *''Così vedrai nelle cose da niente, | ritroverai tra le sorprese, | il chiaroscuro delle cose...'' (da ''Per poco che sia'') ===''Todavía''=== '''Etichetta''': PDU, 2007. *''Morir matando | matar muriendo | sin piedad de ti | sin piedad de mí...'' (da ''Sin piedad'') ===''Facile''=== '''Etichetta''': PDU, 2009. *''Mi attraversano la mente | centomila e più conferme. | Che dovunque vada, sei con me. | Cammino e incontro solo te. | Mi guardo intorno, vedo te. | E se mi addormento, dormo te''. (da ''Con o senza te'') *''Io non so camminare su un piede solo, | non so se sto strisciando oppure volo, | se devo far la spesa, per una o due persone, | se devo apparecchiare per nessuno''. (da ''Ma tu mi ami ancora?'') *''Poi ti guardi allo specchio e ti dai del deficiente | perché lo sai che della vita non si butta via niente''. (da ''Non si butta via niente'') *''Ma ti ho aspettato e scopro | che sei già passato dentro me''. (da ''Adesso è facile'') *''Io sono carne viva, ahi, sono carne viva, | sono la tua vitamina, | la tua penicillina, | il tuo pentimento, | il tuo cedimento, | la tua compassione, | la disperazione, | senza mai un'attenzione''. (da ''Carne viva'') *''Se non fossi di plastica | cercherei di scaldarti''. (da ''Non ti voglio più'') *''Cogli il frutto che vuoi. | Se hai fame soprattutto di lui, | se lo tenterai, tu l'avrai, lo so. | Lui non sa dire no. | Ma rimane mio, perché dentro di lui, | so viaggiare solo io''. (da ''Il frutto che vuoi'') ===''Caramella''=== '''Etichetta''': PDU, 2010. *''Ho amato le storie improbabili | ho accolto i segreti più fragili''. (da ''Solo se sai rispondere'') *''Non dirmi chi sei ma quanto amore hai''. (da ''Solo se sai rispondere'') *''Dove non ho più parole inizi tu | dove comincio a stare bene | dove mi sembra di volare e non tornare giù''. (da ''Amoreunicoamore'') *''Dove non tramonta il sole esisti tu | dove tutto può accadere | dove la via tra il bene e il male non si distingue più''. (da ''Amoreunicoamore'') *''Ti avevo già e ti avevo perso | ti ho maledetto e ti ho sognato | ho alzato i pugni contro il cielo | però ti ho sempre perdonato''. (da ''Amoreunicoamore'') *''Pe paura ca io volo ma pure s'i' putesse | nun m'abbastass'o cielo scennenno te dicesse | io senza te nun vol''. (da ''Ma comme faje'') *''Cosa vuoi capire tu di questo amore | del mio tanto dare del mio disperare | tanto per cambiare mi ritrovo sempre ad amare solo io''. (da ''Inutile sperare'') *''È solo un suono, | ma per me questa è musica, | la tua voce | in mezzo a questa velata realtà. | È solo un fuoco | che illuminerà il mondo e anche te, | se saprai distinguere | il povero dal re''. (da ''Il povero e il re'') ===''Piccolino''=== '''Etichetta''': PDU, 2011. *''Quante lune sui campi, quanti inverni ed estati | quante lucciole accese, quanti nomi scordati | quanto sole sul mare, quanti estati ed inverni | da riempirsene gli occhi, da riempirci i quaderni | quante cose saranno, quante cose son state | e non sono bastate, e non sono bastate | e non sono bastate''. (da ''Compagna di viaggio'') *''Mi lascio dietro rughe antiche, rughe di momenti, rughe di abitudini | E grido amore, grido la mia pelle | e grido la mia voce, così grido anch'io''. (da ''Matrioska'') *''Canto per te questa canzone | per farti male forse un po' | perché tu sappia almeno ancora | che dentro non mi hai perso, no''. (da ''Questa canzone'') *''Ho provato ad essere più forte della mia natura | ma la mia natura non permette sai a me | di essere più forte, | più forte poi di che? | Più forte forse della tua natura che allo stesso modo poi | ti spinge a me''. (da ''Brucio di te'') *''Maledetto il sesso | che picchia così forte | che a volte mi dimentico | persino della morte''. (da ''Canzone maledetta'') *''E sai colorare | giorni pallidi | ma è solo un'illusione | come quei coriandoli | che dopo carnevale | se ne vanno via''. (da ''L'uomo dell'autunno'') *''L'amore è amaro sai | e t'avvelena il cuore | Dolci sospiri e in fondo all'anima | rimane il suo sapore | E non ti lascia più, | ti fredda il sangue | È come un posto dove il sole c'è | ma non ti scalda mai''. (da ''Fuori città'') *''Cries are way out of place | and by the way, I forgot you yesterday | Words are said out of space | 'cause I will never learn from my mistakes''. (da ''Fly Away'') *''Senza di te non c'è più il giorno | che si consumi senza l'inganno | e io ti sento ancora, pazzo di me | anima mia, mentre vai via | e così sia, così sia''. (da ''E così sia'') *''I have seen so much pain | I have broken these chains | I'm gonna be strong | I'm gonna start from this song | and only your smile to help me get | through to the day''. (da ''Only This Song'') *''E riappare forte il mio coraggio | di affermare con semplicità | che ti amo, scritto in un messaggio | già inviato a un cellulare che fa | Rararirariraira rattarirarà''. (da ''Rattarira'') *''E se il cuore tuo io lo sento ancora | un po' calante | so che con il mio tu lo accorderai | in un istante''. (da ''Armoniche convergenze'') ===''Selfie''=== '''Etichetta''': PDU, 2014. *''Io vorrei tanto dire a tutti i sogni | "vi ringrazio per aver vissuto in me | siete stati come figli per un re"''. (da ''Questa donna insopportabile'') *''Non preoccupatevi | se sorrido a tutto il male che m'avete fatto voi | Metterò nella mia musica | ogni nota che vi giudica | Sentirete prima o poi | la mia canzone dedicata a voi''. (da ''Questa donna insopportabile'') *''Io con te sarò | quella che non cede mai, | l'ombra di un trofeo che non avrai | Mi allontanerò | quanto più mi cercherai | fino a che il mio nome griderai''. (da ''Io non sono lei'') *''No, ma lui no, | non mi guarda e non mi ascolta | Intanto sale e io sto male | Forse non dovrei desiderare''. (da ''Alla fermata'') *''Non è perfetto l'amore che si fa | e lo capisco ma mi manca | Non è questione di sesso ma di curiosità | e ricomincio a finire''. (da ''Il giocattolo'') *''Siamo un libro noi | e tanto ci sarà da scrivere | per perderci così | tra tutte quelle pagine. | Non lo so | che dirà | ma tu scrivilo con me | e sarà | diverso e uguale a te''. (da ''Mai visti due'') *''Quando metti troppo cuore in quel che fai | e ti chiedi se è normale | farsi male e non cambiare mai, | che vuoi che sia? | È soltanto un cuore libero | che non cede alla ragione''. (da ''Oui c'est la vie'') *''E mischio nel mio cuore il tuo cuore invadente che muore d'amore ma poi se ne va | lasciando dei vuoti struggenti che sono i deserti di questa città''. (da ''Aspettando l'alba'') *''Ché se soffrissi solo per un sogno | vorrebbe dire che di te ho bisogno | Eppure mentre scorri tra le dita | un sogno ormai diventa la tua vita''. (da ''Fine'') ==Citazioni su Mina== *Bisogna andare fino in America per trovare una cantante del suo calibro. Però deve essere più se stessa, metterci il cuore come sa, non fare la rockettara. Una volta, in una puntata di ''Milleluci'', l'ho stuzzicata a esibirsi in un simpatico motivo adattato a jazz. [...] Ebbene Mina ha preso lo scherzo sul serio ed è partita in quarta con vocalizzi alla [[Ella Fitzgerald]], lasciando tutti sbalorditi. ([[Gorni Kramer]]) *Cantare con Mina è stata una gioia immensa. È meravigliosa non solo la qualità, ma anche la cura che ha dimostrato nei confronti della canzone. {{NDR|sul duetto con Mina per il suo album "Stonata"}} ([[Giorgia]]) *Ci sono poche persone della sua epoca che sono rimaste così importanti. È qualcosa che non ha eguali nello ''star system'' internazionale. Mi vi rendete conto che cosa vuol dire scegliere di sparire ed esserci contemporaneamente come fa lei? Si rischia di essere dimenticati. Ma lei ha questa ammirevole prerogativa: sparire e cantare lo stesso, con relativi guadagni e notorietà. Mina non passerà mai di moda. Semmai si incaglia nella produzione, nella qualità dei dischi, nella scelta più o meno felice delle canzoni da incidere e lanciare. ([[Riccardo Cocciante]]) *Continuo a ricevere sul mio sito ufficiale dai fan richieste di un duetto con Mina: dalla Spagna, dall'Italia, dagli Stati Uniti. Rispondo sempre che lei non è la Barbra Streisand europea, ma semplicemente Mina perché la colonna sonora della sua vita, la sua arte e la sua personalità sono uniche. Abbiamo in comune tanti fan, apparteniamo alla stessa generazione, privilegiamo entrambe la privacy e per entrambe l'ambizione non ha nulla a che fare con la musica. ([[Barbra Streisand]]) *Cosa ha significato per noi questa voce? Questa voce così duttile da poter essere a volte così iperuranica e cristallina, altre volte calda e sorniona, a volte virtuosistica, a volte morbidamente interpretativa. È "la" voce italiana di questi trent'anni. È la grande madre, ma anche una donna passionale, eppure la sua voce ha sempre qualcosa che la rende irraggiungibile, quasi che potesse esistere anche al di là del personaggio a cui appartiene. ([[Gino Castaldo]]) *Da quando ha abbandonato le scene Mina rappresenta il nostro tempo da un lato come icona, dall'altro attraverso le sue canzoni, sempre all'avanguardia, spregiudicate e innovative. Un'artista che è una grande donna, una donna che è una grande artista. Questa è Mina, l'idea della donna italiana. ([[Franca Valeri]]) *È un personaggio imprevedibile, che setaccia il materiale con una serietà e una cura esemplari. [È] un tipo assolutamente estroso, che vive di stati d'animo e di umori per nulla standardizzati. È una creativa, in grado di inventare e di spiazzarti sempre, per cui non si riesce a intuirne i percorsi. Così diventa impossibile scrivere qualcosa per lei su misura, la canzone fatta apposta per Mina non esiste: è comunque lei che decide, e questa diventa una garanzia di qualità. ([[Ricky Gianco]]) *È una grande donna. E nello stesso tempo è ingenua. Io ho per lei un affetto immenso che deriva dalla tenerezza che mi ispira Mina. Pensi che lei, quando mi vede, non fa che darmi dei consigli perché crede che alla mia età io sia ancora inesperta. È il solo essere al mondo i cui pregi sono più affascinanti dei difetti. Chi conosce Mina se ne innamora. Ma lei non vuole farsi conoscere perché ha paura, perché è scottata da tutte le fregature che ha preso ogni volta che ha dato fiducia a qualcuno. È una grande donna, insicura, sì, ma che ha dimostrato coraggio quando è stato necessario, e soprattutto generosa. Ha superato lo choc della morte del fratello giovanissimo, quella di un marito da cui si era da poco separata... [...] Ricordo quindici anni fa, quando era diventata una cantante di successo e ha scoperto di aspettare un bambino, ha deciso di mettere al mondo il figlio, nonostante in quell'epoca essere una ragazza madre fosse ancora scandaloso. E la televisione l'ha messa al bando: a Mina è stato proibito di esibirsi in TV e ha dovuto ricominciare da sola, con i dischi e le serate, senza il veicolo pubblicitario dello spettacolo televisivo. Poi, c'è stato il fallimento del padre, che aveva una fabbrica di oggetti in plastica. E Mina ha dovuto pagare lei i debiti fino all'ultima lira: 970 milioni. L'ultimo assegno che staccò la ridusse con 70.000 lire di debito con la banca. Ecco perché divento una belva quando sento criticare Mina: tasse ne ha pagate più del dovuto: il successo, gli errori, tutto. ([[Lina Volonghi]]) *Ed ecco Mina con quella faccia di bambola spaventata trovata in solaio. ([[Marcello Marchesi]]) *Erano momenti in cui i miei dischi non funzionavano e le mie canzoni non le voleva nessuno e la persona che determinò curiosità e interesse intorno a me come autore fu proprio Mina. Nel suo disco dal vivo del 1978 presentò due mie canzoni, ''Non può morire un'idea'' e ''Stasera io qui'': fu come rompere il ghiaccio e tutto accadde casualmente, con estrema naturalezza. Le serbo veramente una estrema gratitudine. ([[Ivano Fossati]]) *Escludo che Mina riappaia, perché sarebbe un errore e lei di errori non ne fa, in questo senso. Mina è un mito perché la possiamo solo immaginare. Non si sa cos'è più. È un ricordo, e questa è la sua forza. Se si presentasse certo, sarebbe un successo pazzesco, la gente si ammazzerebbe per avere un biglietto. Però lei perderebbe questo spessore. Insomma Mina non si deve vedere, sennò non è un mito. E lei lo sa molto bene. I miti o muoiono giovani o spariscono. ([[Ornella Vanoni]]) *{{NDR|Mina}} ha più anima della [[Barbra Streisand|Streisand]], più fantasia della [[Bette Midler|Midler]], più gusto e preparazione della [[Liza Minnelli|Minnelli]]. ([[Renzo Arbore]]) *Ha una voce infuriata. Urla, urla la sua smania di vivere. È un'acrobata. Le note si rincorrono sul filo per poi aggrapparsi al trapezio e buttarsi giù, senza rete. È un'anima lunga di Cremona. Un torrone con gli acuti, capisci? Si fa chiamare Baby Gate. Vorrei averla con me. Adesso mi tocca un tenorino alla [[Claudio Villa]], dalla gola smilza, che canta all'antica italiana. I ragazzi lo beccano, "torna in chiesa", gli dicono, "sembri un chierico". ([[Erminio Macario]]) *Ho voluto rendere un omaggio a Mina perché è un punto di riferimento imprescindibile per tutte le interpreti femminili. {{NDR|sulla sua versione di "Sono come tu mi vuoi"}} ([[Irene Grandi]]) *Il pistolino termina con un rigonfiamento detto glande, immortalato da Mina in una sua celebre canzone: «Sei glande, glande, glande, come te sei glande solamente tu». ([[Giobbe Covatta]]) *Il pop di allora non era lineare come quello di oggi, dove nell'arco di una canzone tempi e stati emotivi restano spesso inalterati. Lei invece sembrava quasi una cantante d'opera. Stupefacente, non solo nel modo di cantare ma per il modo di vestire, di muoversi, di atteggiarsi. ([[Róisín Murphy]]) *Io vorrei provarla come attrice. Mina ha la faccia della luna. Gli occhi sono dolci e crudeli. La bocca chiama dal cielo le comete: basta un fischio. Poi è tanta. Il mio amico [[Alberto Sordi|Sordi]] dice che è "'na fagottata de roba". È un tipo che entra nelle mie storie. Avrebbe fatto bene anche la Gradisca. ([[Federico Fellini]]) *L'ho ascoltata e ascoltata ancora e poi ho capito che quando era giovane non aveva un'unica voce, ma diverse a seconda di ciò che eseguiva. Per anni mi sono chiesto con chi avesse studiato [[canto]]. Alla fine mi sono risposto che era una domanda stupida. Certe finezze, certi accenti, certe modulazioni non si acquisiscono. Nascono per germinazione spontanea. ([[Rodolfo Celletti]]) *L'interpretazione data da Mina alla mia ''Maruzzella'' mi ha comunicato un'emozione difficile da descrivere. Ciò che mi ha impressionato in modo particolare è stata la pronuncia del dialetto, che è assai difficile. [...] Non riesco a capire come abbia fatto Mina a cantare ''Napoli'' in quel modo davvero magistrale. Mina! La divina provvidenza ''t'adda' fa campà cient'anne!'' ([[Renato Carosone]]) *Lavorare con Mina è come lavorare con un grande jazzista. È una persona che della musica conosce tutto, intuisce tutto e ti restituisce le cose che hai scritto sempre con qualcosa in più, qualcosa che non ti aspetti. ([[Ivano Fossati]]) *Le doti non si acquisiscono, si sa. Le doti Mina le aveva. Si capiva che era intonata, quadrata e soprattutto che dava un grande significato alle parole, riusciva a far diventare gradevole, piacevole e "molto musicale" anche la nostra lingua; che per quanto "sembri" molto musicale non lo è. In inglese, cantare è molto più facile ad esempio. Se si avesse dovuto cantare Night and day in Italiano, pensa un po', "notte e dì"… sarebbe stato un bel problema… E Mina questo problema ha saputo risolverlo, ne ha avuto la capacità fin dall'inizio; e poi… un esempio per tutti "e sottolineo se…" ([[Gianni Ferrio]]) *Luciano Pavarotti mi parlava sempre di Mina e non certo solo quando eseguimmo il nostro duetto. Anch'io sono nata nel mese di marzo, come Mina; anch'io penso alla sua voce come a un grandissimo, inimitabile dono dalle natura, il riflesso di un'anima. ([[Céline Dion]]) *Mi è venuta le pelle d'oca. Non so come ci sia arrivata, perché quello è un pezzo del nostro repertorio antico, dei primi anni Settanta. Sono felice perché ho scoperto che le si adatta benissimo e che attraverso la sua voce ne ha guadagnato in feeling, in magia. In una canzone Mina sa esaltare i pregi armonici e melodici in maniera ideale: come lei, credete, davvero non c'è nessun'altra. {{NDR|sulla versione di Mina di "Noi due nel mondo e nell'anima" dei [[Pooh]]}} ([[Roby Facchinetti]]) *Mi ricordo la libertà che mi aveva lasciato per orchestrare le canzoni di Battisti e la confidenza che aveva con me, le meravigliose sessioni di registrazione con l'orchestra e Mina dal vivo! Sì, Mina cantava con l'orchestra e ciò dava ai musicisti un impulso fantastico. Ero (e sono tuttora) catturato dal suo charme infinito, da quella voce a nessun'altra paragonabile, questa persona rara che mi aveva ispirato le musiche più belle. La sua voce, il suo essere, la sua sensualità e la sua sensibilità, tutto ciò che emanava dalla sua persona, tutto ciò mi manca. ([[Gabriel Yared]]) *Mina è la più grande cantante che io abbia mai sentito, lei canta le canzoni proprio come devono essere cantate, così come sono state scritte, canta con il cuore, ma la voce, il timbro inconfondibile, l'espressività che sa dare alle sue interpretazioni sono sublimi! È divina. Io sono una delle sue più grandi ammiratrici [...], ci ha donato il suo cuore, la sua voce, nessun altro al mondo è come lei... non so cosa dire, lei è per la canzone quello che De Niro è per la recitazione: c'è solo lei, è unica. ([[Liza Minnelli]]) *Mina è la più grande [[cantante]] italiana, anche se da alcuni anni non le importa niente di cantare, e si sente. Io la invidiavo moltissimo per quel suo successo così gioioso. L'Italia impazziva per lei. Esplodeva buonumore da questa ragazza che si muoveva contro le lagne di quel tempo. E siccome è dotata da Dio, ha questa facilità sorprendente: canta con la stessa faciloneria di chi sta facendo una cosa qualsiasi. È ancora capace di dare grandi emozioni. Mi fa rabbia perché lei fa dei dischi perché le conviene e io non sono d'accordo. Questo mestiere lo si fa bene o non lo si fa. Mi dico: hai i soldi, ma per la miseria fai un disco con [[Gil Evans]], con una grande orchestra. Godi. ([[Ornella Vanoni]]) *Mina è la più grande di tutte, la migliore. E proprio per questo non può scomparire nel nulla. Ha l'obbligo di farsi vedere, sentire. Non bastano i suoi dischi. È lei in carne e ossa che vogliamo. ([[Nilla Pizzi]]) *Mina è talmente brava che potrebbe interpretare persino l'elenco telefonico. ([[Alberto Testa (paroliere)|Alberto Testa]]) *Mina è un'interprete assolutamente mondiale, perché ha sempre avuto un pubblico di età assai diverse, dai più giovani agli ultracinquantenni. Insomma, è una cantante stimata da tutti. Persino [[Barbra Streisand]] dice di essersi ispirata alla voce di Mina; inoltre, quando un compositore dice: "Voglio qualcuno che canti il mio brano al massimo delle possibilità", allora deve sicuramente pensare anzitutto a Mina, poi, forse, alla [[Barbra Streisand|Streisand]] e oggi anche a [[Celine Dion]]. ([[Shel Shapiro]]) *Mina è un personaggio incredibile che ancora oggi, se uscisse dal suo isolamento, potrebbe fare moltissimo per la musica e potrebbe aderire a mondi musicali molto diversi. La mia impressione è che nei suoi dischi si limiti un po'. Resta però un'artista di categoria superiore. ([[Antonello Venditti]]) *Mina è una donna di cui ho ammirato il coraggio, la forza, le scelte; è stata una donna importante, oltre a essere la grande artista che tutti conosciamo. Oggi esiste il divo in cui ci si può identificare; in Mina non si può identificare nessuno. Lei ha dovuto combattere sul fronte del suo virtuosismo, che creava sempre una distanza dal pubblico, soprattutto televisivo. Credo che sia stata la sua grande bravura a vincere su tutto, la sua capacità di instaurare un dialogo con il pubblico a casa, cosa che allora, senza telefonate in diretta televisiva, era molto difficile. Era un rapporto di tipo teatrale, dove giocavano un ruolo determinante la professionalità e l'abilità dell'artista e, nel suo caso, anche la percezione, da parte degli spettatori, di avere a che fare con una donna vera, forte. ([[Loretta Goggi]]) *Mina era scandalosa perché gesticolava freneticamente, perché portava i pantaloni alla pescatora, perché cantava storie inconcepibili di tintarelle lunari, bolle blu zebre a pois e pezzettini di bikini; ma, soprattutto, era scandalosa proprio per quell'uso sfacciato della voce, divertito e divertente che mandava in frantumi un secolo di melodramma patriottico e relativi cascami. ([[Enrico De Angelis]]) *Mina ha attraversato questi quarant'anni con una colonna sonora che ha accompagnato i cambiamenti del costume, della storia del nostro Paese, quasi come un riferimento continuo, come un'[[Italia]] positiva che arriva attraverso la musica. ([[Gianni Morandi]]) *Mina ha saputo veramente definire una dimensione di suoni tutti suoi, estranei alla norma, dentro i quali passano recitazione, melodia, grida, note profonde ed acute di una tessitura particolarmente estesa, timbri creati, ironie e gesti vocali che escono da ogni definizione di generi. ([[Gianni Borgna]]) *Mina... Mina... la sola, la migliore, l'incomparabile... [...] Sono e sarò sempre convinto che chi ha le innate capacità di Mina può fare quasi tutto, e sempre bene, poiché alla fine quel prezioso istinto che lei possiede diventa vera e propria genialità. ([[Antonello Falqui]]) *Mina odia mettersi in posa. Quando decide di farsi riprendere, una o due volte l'anno, per realizzare le copertine dei dischi, mi fa letteralmente impazzire. Bisogna essere delle saette: scattare e via. Con lei non servono i fondali. Si fa fotografare magari in cucina, come è successo, tra profumi di ragù mentre prepara i ravioli. Sono anche questi atteggiamenti che la rendono simpatica, e forse lei non se ne rende nemmeno conto. ([[Mauro Balletti]]) *[...] Mina ora è più audace con gli arrangiamenti, osa molto e il pubblico la premia, perché, anche se "strano", inconsueto, innovativo, un arrangiamento fatto da un grande professionista alla fine dà sempre i suoi frutti. ([[Ennio Morricone]]) *Mina voce d'Italia, ancora oggi, in piena era dei talent show e del televoto che promuove a star ragazzini e boccia cantanti con decenni di carriera alle spalle, è il simbolo di un Paese che forse non la merita. La sua ironia, la sua dignità, la sua indolente libertà, il suo silenzio parlano più di mille urlate opinioni da talk show che non dicono niente. ([[Pino Daniele]]) *Non legge la musica e, comunque, non ne ha bisogno: ha un tale orecchio, una musicalità innata, un dono proprio di natura e poi ha un modo tutto particolare di valorizzare il testo di una [[canzone]]. Perché Mina si esprime molto in un brano e si fa interprete non solo del punto di vista musicale ma anche di una parola specifica, quella lì, messa lì con delle note. Lo posso dire perché, nell'interpretare i miei pezzi, da ''Parole parole'' a ''Non gioco più'' che sono tra le canzoni che ha interpretato con maggiore emozione, mi ha sempre stupito come riuscisse a intuire esattamente quello che volevo [...]. Accadeva sempre così: io componevo la canzone, gliela facevo sentire e poi lei "se la metteva addosso", la faceva diventare sua, sempre con risultati grandi. ([[Gianni Ferrio]]) *Non sono certo l'unica, ma stimo moltissimo Mina e [[Ornella Vanoni]]. Pensa che "Parole di burro" l'ho scritta pensando a Mina, l'avrebbe cantata in modo meraviglioso. Amo la loro eleganza, quel sapore anni Sessanta, e certamente entrambe le vocalità. ([[Carmen Consoli]]) *Per Mina ho scritto il testo di ''Mi sei scoppiato dentro al cuore'', ma come regista, ovviamente, ho pensato più di una volta a lei, perché mi piace moltissimo, soprattutto per la sua particolare caratteristica di mettere insieme il freddo e il caldo, di unire una notevole sensibilità, una bella voce, una grande abilità esteriore con questa bella faccia da medaglia, con questo aspetto statuario da bella Italia. ([[Lina Wertmüller]]) *Quando mi è stato chiesto di celebrare il suo compleanno ho pensato al valore del presente e a quello del passato e mi sono resa conto che l’imperfetto, o il passato prossimo, non sono tempi verbali a lei adatti. Il tempo giusto è l’indicativo presente. Mina non è stata, ma è. Mina non «ha lasciato un segno», ma lo lascia tutti i giorni. ([[Raffaella Carrà]]) *Quell'anima lunga che sembra un [[contrabbasso]] con tutte le corde a posto, quelle carni bianche da gelato alla crema, quella creatura che recita poco e male, ride al momento sbagliato, coprendosi la bocca con la mano. Ma se si spengono le luci e lei comincia a cantare, da quella voce escono grandi palcoscenici, pianto e risate. ([[Totò]]) *Se una voce miracolosa non avesse interpretato nel 1967 ''La canzone di Marinella'', con tutta probabilità avrei terminato gli studi in legge per dedicarmi all'avvocatura. Ringrazio Mina per aver truccato le carte a mio favore e soprattutto a vantaggio dei miei virtuali assistiti. ([[Fabrizio De André]]) *Si tratta di una gratificazione immensa. È questo un tipo di consacrazione a cui tutti noi teniamo moltissimo, perché Mina rappresenta un pezzo di storia che va ben oltre l'oggetto discografico. Per me è stato come un regalo inatteso: credo che la sua attenzione sia caduta su ''Il portiere di notte'' perché quella è tra le mie canzoni una delle più teatrali, non a senso unico, che si presta a una rilettura che dia spazio all'immaginazione. E la versione che ne dà Mina è, come sempre le accade, filtrata dalla sua sensibilità, dalla sua emotività, che abbinate alla voce forniscono una forma inimitabile". ([[Enrico Ruggeri]]) *Tutta questa mia svolta è iniziata registrando l'anno scorso la sua ''Sono come tu mi vuoi'' e girando il video ispirato alle sue esibizioni a ''Sabato sera'' di Raiuno. Mi piace la Mina ironica e graffiante: per me è un confronto stimolante. ([[Irene Grandi]]) *Un giorno, Kay Thompson mi disse: "ora ti faccio ascoltare la più grande cantante che abbia mai sentito". Ha messo un disco di Mina e sono rimasta senza fiato. Se facesse un concerto andrei backstage a chiederle l'autografo. ([[Liza Minnelli]]) *Una compagna, una madre, una nonna. Non si sente un mito; gira tra la cucina, il salotto, la sala di registrazione... se la guardi allo specchio non vedi la star, ma la donna. Approvo la sua scelta di ritirarsi dalle scene all'apice del successo. La fama a volte ti risucchia l'anima. ([[Renato Zero]]) *Una persona speciale, anche sul piano umano: non bisogna scambiare la riservatezza con l'altezzosità. Se c'è una persona alla mano, che ama scherzare e stare in compagnia, è lei, la grande Mina. ([[Fausto Leali]]) *Una voce può essere un'invenzione. Una voce può essere una scoperta. Penso a [[Cathy Berberian]] nell'avanguardia. Penso alla [[Maria Callas|Callas]] per come ha cambiato l'idea di tanto melodramma. E penso a Mina. C'è stato qualcosa di comune nel loro modo di concepire la voce, anche come esperimento. ([[Luigi Pestalozza]]) ===[[Massimiliano Pani]]=== *{{NDR|Sulla copertina dell'album ''Mina'' del 1971}} All'epoca Mina usciva da una fitta stagione di concerti e televisione e la scimmia significava mettere il "mostro" in copertina: ci voleva ironia per preservare la propria immagine prendendola in giro. Lei è ancora quella scimmia lì, ma tecnologicamente aggiornata. *Già anni fa, nel pieno della bellezza, lei si faceva copertine comparendo con la barba o con il fisico di un culturista, cambiandosi completamente. *Gli autori, che siano conosciuti o sconosciuti sanno che Mina è un punto di riferimento e per tutti avere un pezzo cantato da Mina è un'aspirazione. *La sua è un'assenza-presenza, ogni anno propone qualcosa, un album inedito o di cover, scrive su settimanali o quotidiani, in televisione fanno vedere continuamente filmati di repertorio: è un personaggio che è entrato fortemente nell’immaginario, è successo malgrado lei. *Mina è serena, equilibrata. S'è trovata a fare un certo lavoro perché lo sapeva fare bene, e non ne ha tollerato le conseguenze: la popolarità, l'essere sempre al centro dell' attenzione. Ha patito forte tutto questo. *Mina è diversa, ha una testa libera, da jazzista. Si può solo ammirarla, più che mai oggi, in un mondo di persone che andrebbero su Gente Motori pur di fare una copertina. *Mina fa i fatti suoi, non si fa condizionare, le piace lavorare con gente di talento e non le importa che siano sconosciuti, non a caso i migliori autori di canzoni hanno iniziato con lei. *Mina ha sempre cantato sia pezzi drammatici e strazianti ma anche giocosi e molto ironici, ha sempre giocato con tutti i generi, non ha mai fatto un solo genere. Essendo un'interprete pura, è sempre stata il direttore artistico di se stessa, non essendo un cantautore i pezzi se li deve andare a trovare. Ha avuto sempre molto orecchio e nel corso degli anni ha trovato molti autori, perché se i pezzi sono belli il disco è bello. *Mina ha sempre giocato con la sua immagine, è stata la prima a distruggerla nelle copertine dei suoi dischi. *Non esiste un genere alla Mina, non puoi scrivere alla Mina, lei ha cantato tutto, tango, rock, jazz, musica napoletana. *Oggi il panorama è indecente, bene che vada arriva [[Pippo Franco]]. La mamma, che è un genio, l'ha capito in tempo. *{{NDR|Su Mina e [[Adriano Celentano]]}} Sono i primi a giocare con le loro immagini. Entrambi sono stati degli antesignani, prima di [[Madonna (cantante)|Madonna]] e [[Lady Gaga]]. *Quando decise di uscire di scena dissero tutti che era impazzita, ma lei s'impuntò, s'assunse rischi e responsabilità. E oggi al Dams di Bologna fanno seminari dicendo che il suo ritiro è stata la più grande trovata pubblicitaria degli ultimi trent'anni. ==Note== <references /> ==Filmografia== *''[[Urlatori alla sbarra]]'' (1960) ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{MultiCol}} {{Pedia|Selfie (Mina)|''Selfie''|}} {{Pedia|Piccolino|''Piccolino''|}} {{Pedia|Caramella (album)|''Caramella''|}} {{Pedia|Facile|''Facile''|}} {{Pedia|Todavía|''Todavía''|}} {{Pedia|Bau (album)|''Bau''|}} {{Pedia|Bula Bula|''Bula Bula''|}} {{Pedia|Veleno (album)|''Veleno''|}} {{Pedia|Olio (album)|''Olio''|}} {{Pedia|Leggera|''Leggera''|}} {{Pedia|Cremona (album)|''Cremona''|}} {{Pedia|Pappa di latte|''Pappa di latte''|}} {{Pedia|Canarino mannaro|''Canarino mannaro''|}} {{Pedia|Lochness|''Lochness''|}} {{Pedia|Sorelle Lumière|''Sorelle Lumière''|}} {{ColBreak}} {{Pedia|Caterpillar vol. 1-2|''Caterpillar''|}} {{Pedia|Ti conosco mascherina|''Ti conosco mascherina''|}} {{Pedia|Uiallalla|''Uiallalla''|}} {{Pedia|Ridi pagliaccio|''Ridi pagliaccio''|}} {{Pedia|Rane supreme|''Rane supreme''|}} {{Pedia|Sì, buana|''Sì, buana''|}} {{Pedia|Finalmente ho conosciuto il conte Dracula|''Finalmente ho conosciuto il conte Dracula...''|}} {{Pedia|Mina 25|''25''|}} {{Pedia|Italiana (album)|''Italiana''|}} {{Pedia|Salomè (album)|''Salomè''|}} {{Pedia|Kyrie (album)|''Kyrie''|}} {{Pedia|Attila (album)|''Attila''|}} {{Pedia|Mina Live '78|''Mina Live '78''|}} {{Pedia|Mina con bignè|''Mina con bignè''|}} {{EndMultiCol}} {{Portale|donne}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Attori svizzeri]] [[Categoria:Cantanti italiani]] [[Categoria:Cantanti svizzeri]] [[Categoria:Conduttori televisivi italiani]] [[Categoria:Produttori discografici italiani]] csd341ljbsb1y8w61pc2byjibxwh7f3 Patrick Brydone 0 19060 1419717 1419677 2026-07-09T12:43:52Z Spinoziano 2297 immagine 1419717 wikitext text/x-wiki [[File:Patrick Brydone by William Ward.png|miniatura|Patrick Brydone]] '''Patrick Brydone''' (1736 – 1818), scienziato, militare e viaggiatore scozzese. ==Citazioni di Patrick Brydone== *Ci sono dei luoghi che senza dubbio si possono dire di più incantevoli della terra, e se l'[[Etna]] di dentro somiglia all'inferno, si può dire a ragione che di fuori somigli al paradiso.<br>È curioso pensare che questo monte riunisce in sé tutte le bellezze e tutti gli orrori, in una parola quanto di più opposto e dissimile esiste in natura. Qui si può osservare una voragine che un tempo ha eruttato torrenti di fuoco verdeggiare ora delle piante più belle, trasfonnata da oggetto di terrore in motivo di delizia. Qui si possono cogliere i frutti più squisiti nati su quella che fino a poco fa non era che roccia arida e nera. Qui il suolo è ricoperto di tutti i fiori immaginabili, e noi stessi ci aggiriamo in un mondo di meraviglia e contempliamo questo intrico di dolcezza senza pensare che sotto i nostri piedi c'è l'inferno con tutti i suoi terrori, e che soltanto poche iarde ci separano da laghi di fuoco liquido e di zolfo.<ref>Citato in Ruta, pp. 76-77.</ref> *Credo che il [[monte Pellegrino]] sia la migliore posizione per ammirare Palermo. La magnifica città si adagia all'estremo di un anfiteatro naturale, formato da alte montagne rocciose, ed il paesaggio che si estende fra la città e queste montagne è uno dei più ricchi e dei più belli del mondo. Il complesso appare quale un meraviglioso giardino ricco di alberi fruttiferi di ogni specie, bagnati da chiare fonti e da ruscelletti, che con le loro curve sinuose danno un variato aspetto alla pianura.<ref name=dvd>Da ''A tour through Sicily and Malte'', Londra, 1773; citato in Dominique Vivant Denon, ''Viaggio a Palermo'', in appendice, Edi.bi.si., Messina, 2014.</ref> *Il [[porto di Messina]] è formato da un piccolo promontorio o lingua di terra, che s'avanza dall'estremità orientale della città e separa questo bel bacino dal resto dello stretto.<br>La forma di questa lingua di terra è esattamente quella di una falce, la cui curva forma il porto e lo mette al riparo d'ogni vento. I greci, che nel dare i nomi riuscivano sempre a sottolineare qualcuna delle caratteristiche più singolari delle cose, chiamarono questo luogo «Zancle» o «Falce», proprio per questa sua straordinaria somiglianza.<br>Fantasticarono che fosse caduta lì la falce di Saturno ed avesse dato una tal forma a quel luogo. I Latini, meno amanti delle immaginose favole, mutarono il suo nome in [[Messina]] da Messis, per indicare la grande fertilità dei campi.<br>Nel porto v'è un gran numero di galere: tre di queste hanno fatto vela questa mattina per incrociare attorno all'isola e proteggerla dagli attacchi improvvisi dei pirati, che sono molto inopportuni sulla costa meridionale.<ref>Da ''A tour through Sicily and Malte'', Londra, 1773; citato in Rina La Mesa, ''Viaggiatori stranieri in Sicilia'', Cappelli, 1961.</ref> *[[Giovanni Maria Della Torre|Padre della Torre]] (lo storiografo del Vesuvio) mi aveva detto un giorno di aver osservato assai spesso che nei dintorni di [[Napoli]], vale a dire nei luoghi dove l'aria è più impregnata di zolfo e di esalazioni infuocate, la gente era sempre malvagia e perversa al massimo grado. Sia come si vuole, ma la gente di [[Nicolosi]] sembra confermare la verità di questa osservazione.<ref>Citato in Ruta, pp. 71-72.</ref> *Per la posizione singolare e la ricchezza del suolo, Palermo è stata designata con epiteti adulatori, in ispecie dai poeti che l'hanno denominata la Conca d'oro. Venne pure chiamata Aurea Valle, Hortus Siciliae, ecc.; e per abbracciare tutti questi nomi venne pure aggiunto il termine Felix col quale si trova distinta nelle mappe.<ref name=dvd/> *Un tipo che aveva assunto un'aria di saggezza e dignità superiore agli altri, li radunò tutti in circolo attorno a lui e cominciò ad interrogarmi con grande solennità. Riuscii a stento a mantenere un contegno. [...] Mi chiese di rispondergli con sincerità e precisione circa i veri motivi che ci avevano fatto intraprendere un viaggio così faticoso e spiacevole. Gli dissi, sulla mia parola, che eravamo spinti soltanto dalla curiosità di esaminare l'[[Etna]]. Al che, ridendo fra loro con grande scherno, esclamarono: «Una bella ragione questa, non è vero».<ref>Citato in Ruta, p. 74.</ref> ==Note== <references /> ==Bibliografia== *[[Carlo Ruta]], ''Viaggiatori in Sicilia tra Rinascimento e Illuminismo'', Edi.bi.si, Messina, 2007. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Brydone, Patrick}} [[Categoria:Militari britannici]] [[Categoria:Scienziati britannici]] [[Categoria:Scrittori scozzesi]] [[Categoria:Viaggiatori britannici]] r3jsk8cdyshrk5q1au13fuvrza85t14 Antonio Cesari 0 26072 1419756 1279065 2026-07-09T15:13:29Z Gaux 18878 /* Citazioni su Antonio Cesari */ Giulio Natali 1419756 wikitext text/x-wiki [[File:Antonio Cesari by Eugenio Silvestri.png|thumb|Antonio Cesari]] '''Antonio Cesari''' (1760 – 1828), linguista, scrittore e letterato italiano. ==''Dissertazione sopra la lingua italiana''== *{{NDR|di [[Francesco Petrarca]]}} Nelle tre canzoni sorelle sopra gli occhi di M. Laura, chi può abbastanza ammirare la fecondità di quell'altissimo ingegno, che da tante parti seppe trar cagione di lodare quegli occhi; e le cose, che pareano lontanissime dal suo argomento, far con maraviglioso artifizio servire ad innalzare quella bellezza? *{{NDR|di Francesco Petrarca}} Nella canzone ''Spirito gentil'', non abbiamo noi un'orazione in genere deliberativo delle più belle, per confortar quel tribuno a rivendicare la libertà del popol di [[Roma]], cavandone gli argomenti da' luoghi oratorii della onestà e facilità d'impresa, annullando le forze del contrario partito, e dell'utilità grandissima che al popolo, e della gloria che a lui ne sarebbe seguita. Il medesimo si dica dell'altre due ''Italia mia'', ed ''O aspettando in ciel'', con l'arte medesima lavorate. *{{NDR|di Francesco Petrarca}} Ma in quella che comincia ''Quell'antico mio dolce empio signore'' (che può appartenere al genere giudicale) in cui il poeta introduce una lite fra sé ed amore dinanzi al tribunale della ragione, non tratta egli i più forti argomenti d'aggravar l'avversario suo di crudeltà, frode e ingiustizia, per concitargli contro l'odio del giudice, e la compassione verso di sé? E nella seconda parte, qual difesa non fa amore della sua causa! come abbatte le ragioni dell'emulo suo, e tutte contra gliele rivolge; amplificando i benefizi a lui fatti, e la gloria a cui, sua mercé, egli era salito! Or non è questa eloquenza? ==Citazioni su Antonio Cesari== *Il solo nome del Cesari desta in ogni colto italiano una certa quale reverenza, che non venne mai meno anche in mezzo agli scherni, alle derisioni, alle beffe, colle quali ora da meschini ed or da altissimi ingegni si tentò d'invilirlo. Uscito appena dalle scuole egli trovò la patria lingua assai ''malconcia'', e ''incattivita per modo, che era sul perdere le natie fattezze''. Deliberato a consacrarsi tutto alla restaurazione di essa, non conobbe, non {{sic|istudiò}}, non {{sic|iscrisse}}, non predicò che la lingua del Trecento; e intorno ad essa spese quarant'anni di fatica. Giunto al termine della sua lunga carriera, e quasi presago dell'imminente sua fine<ref>Nel testo "imminente suo fine".</ref>, volle compiere l'''opera della lingua'' dettando una specie di testamento letterario, in cui {{sic|ristrinse}} le dottrine sparse nelle varie sue opere, onde pe' giovani studiosi servissero di antidoto alle dottrine opposte. ([[Ambrogio Levati]]) *Studiando un po' la vita e le opere del Cesari, si finisce con l'amare l'uomo, con l'ammirarne il versatile ingegno.<br>Uomo di carità l'ottimo [[Confederazione dell'oratorio di San Filippo Neri|Filippino]], che viveva francescanamente, insegnando, scrivendo, predicando, e nulla teneva per sé, e tutto dava ai disagiatissimi parenti e ai poveri; e, con tutto ciò, amatore delle compagnie e dei carnevali della sua Verona, sollazzevole autore di rime burlesche, troppo più confacenti delle sue rime petrarchesche (esercizii di lingua) alla gioviale natura, e ammiratore e imitatore del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]] nelle sue, per altro oneste, novelle. ([[Giulio Natali]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Antonio Cesari, ''Dissertazione sopra la lingua italiana''; citato in [[Guglielmo Audisio]], ''Lezioni di eloquenza sacra'', Giacinto Marietti, Torino 1870. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Cesari, Antonio}} [[Categoria:Critici italiani]] [[Categoria:Letterati italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] is9s342eqw9dt2pjgmc4k75w4lz458n Reuben Fine 0 56380 1419723 1419693 2026-07-09T13:21:40Z Udiki 86035 Sistemo. @[[utente:Mirko5774|Mirko5774]] Manca l'anno di edizione 1419723 wikitext text/x-wiki [[File:Reuben Fine, 1938.jpg|miniatura|Reuben Fine, 1938]] '''Reuben Fine''' (1914 – 1993), scacchista e psicologo statunitense. ==Citazioni di Reuben Fine== *Stilando una classifica dei più forti giocatori di tutti i tempi, sarete costretti a collocare [[Michail Botvinnik|Botvinnik]] in uno dei primi tre posti.<ref>Da ''100 partite di Mihail Botvinnik'', Mursia, p. 7.</ref> ==[[Incipit]] di ''La psicologia del giocatore di scacchi''== Nella letteratura psicoanalitica, la trattazione classica sugli scacchi è quella di Ernest Jones intitolata ''The Problem of [[Paul Morphy]]''<ref>Jones, E., "The Problem of Paul Morphy: A Contribution to the Psychology of Chess", in ''Essays in Applied Psychoanalysis'', The Hogarth Press and the Institute of Psychoanalysis, London, 1951, vol. I, cap. XII, pp. 135-164, trad. it. Saggi di psicoanalisi applicata, ''I: estetica, sociologia, politica'', a cura di Fabio Zambonelli, Guaraldi, Bologna, 1971, pp. 49-76.</ref>, letta alla British Psychoanalitical Society nel 1930 e pubblicata nel 1931.<br> Lo scopo di questo saggio così penetrante è di delineare una patografia di Paul Morphy, del quale parleremo più tardi. Per quanto riguarda invece la questione più generale della psicologia degli scacchi, Jones stabilisce i seguenti punti: gli scacchi sono, come è evidente, un gioco sostitutivo dell'arte della guerra; il movente inconscio che spinge all'azione i giocatori non è semplicemente il gusto per l'agonismo, che è caratteristica comune a tutti i giochi competitivi, ma quello più oscuro dell'uccisione del padre. Inoltre, l'aspetto matematico proprio di questo gioco dà ad esso una peculiare coloritura sado-anale. Il senso di predominanza provato da uno dei due giocatori trova il suo corrispondente in quello di impotenza totale provato dall'altro. È proprio questa qualità sado-anale che lo rende così idoneo a gratificare contemporaneamente sia gli aspetti omosessuali sia quelli antagonistici, propri della contesa tra padre e figlio. Gli altri saggi in proposito, come quelli di Karpman<ref>Karpman, B., ''The Psychology of Chess'', "Psychoanalytic Review", 24, 1937, pp. 54-69.</ref>, Coriat<ref>Coriat, I.H., ''The Unconscious Motives of Interest in Chess'', "Psychoanalytic Review", 28, 1941, pp. 30-36.</ref>, Menninger<ref>Menninger, C.F., Knight, R. P. e altri, ''Recreation and Morale'': A Subjective Symposium, "Bulletin of the Menninger Clinic", 16, 1942, pp. 65-102.</ref>, e Fleming<ref>Fleming, J. and Strong, S. M., ''Observations on the Use of Chess in the Therapy of an Adolescent Boy'', "Psychoanalytic Review", 30, 1943, pp. 399-416.</ref>, non aggiungono molto di sostanziale alla tesi di Jones. Tutti concordano nel sostenere che negli [[scacchi]] si sublima una mescolanza di impulsi omosessuali e aggressivi. ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Reuben Fine, ''La psicologia del giocatore di scacchi'', traduzione di F. Bovoli, Adelphi, 1976. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Fine, Reuben}} [[Categoria:Psicologi statunitensi]] [[Categoria:Scacchisti statunitensi]] bf7l0yq2rydnzvybjqyrt26i912eprp Sir Gawain e il Cavaliere Verde 0 64166 1419716 1403184 2026-07-09T12:41:47Z Skekzilla 17056 /* Altri progetti */ 1419716 wikitext text/x-wiki [[File:Sir Gawain first page 670x990.jpg|thumb|Manoscritto originale del poema, Cotton Library.]] '''''Sir Gawain e il Cavaliere Verde''''' (in [[:w:Medio inglese|medio inglese]] ''Sir Gawayn and the Grene Knight''), poema epico appartenente al ciclo di re Artù. ==[[Incipit]]== ===Originale=== <poem>Sithen the sege and the assaut was cesed at Troye, The borgh brittened and brent to brondes and askes, The tulk that the trammes of tresoun ther wroght Was tried for his tricherie, the trewest on erthe. Hit was Ennias the athel and his highe kynde, That sithen depreced provinces, and patrounes bicome Welneghe of all the wele in the West Isles. Fro riche Romulus to Rome ricchis him swythe (With gret bobbaunce that burghe he biges upon first, And nevenes hit his aune nome, as hit now hat), Ticius to Tuskan turnes and teldes begginnes, Langaberde in Lumbardie liftes up homes, And fer over the French flod Felix Brutus On mony bonkkes ful brode Bretayn he settes :with winne, :Where werre and wrake and wonder :Bi sythes has wonte therinne, :And oft bothe blysse and blunder :Ful skete has skifted sinne.</poem> ===Traduzione=== ''<poem>Quando l'assedio e l'assalto finirono a Troia, la città fu distrutta e bruciata in cenere e tizzi, l'uomo che trame vi aveva intessuto fu giudicato pel suo tradimento, il più sicuro del mondo; il nobile Enea poi e i suoi alti congiunti vinsero terre e diventarono signori di quasi ogni ricchezza delle isole d'Occidente. Ché il grande Romolo a Roma presto si reca, costruisce la città con orgoglio, il suo nome le dà come ora è chiamata; Tirio in [[Toscana]], dimora vi inizia, in [[Lombardia]] Longobardo vi innalza le case. E di là del Mare di [[Francia]] [[Bruto di Troia|Felice Bruto]] su ampie colline fonda la Britannia con gioia dove guerra vendetta e portenti alle volte son stati; e spesso gioia e dolore da allora si son alternati.</poem>'' ==Citazioni== *''Ma di tutti quei che vi vissero, re di Britannia, | fu il più nobile Artù, come ho udito.'' (p. 47) *''Era il re a Camelot per il [[Natale]], | molti signori con lui, belli, i migliori, | tutti i nobili fratelli della Tavola Rotonda | in splendida festa e spensierato piacere. | Molti di loro vi facevan torneo, | giostravano prodi i cavalieri gentili | e poi andavano a corte a fare carole.'' (p. 48) * ''Ma Artù non voleva mangiare | finché tutti non eran serviti, | tanto era felice della sua giovinezza | e un po' fanciullesco'' (p. 49) * ''Perché la musica quasi non era finita | e il primo piatto servito, che sulla porta | apparve di furia un uomo tremendo, | della terra il più grosso e il più alto: | così robusto e quadrato dal collo alla vita, | così grandi i suoi lombi, così lunghe le cosce, | che mezzo gigante credo che fosse, | oppure certo un uomo di grande possanza, | e il più bel cavaliere a cavallo di sella, | ché di schiena e di petto il suo corpo era forte | ma la vita e il ventre sottili | e tutti i suoi tratti alla sagoma | giusti. | Al suo colore stupirono tutti, | così chiaro a vedersi: | era fiero nel portamento | e ovunque verde brillante.'' (p. 51) * ''Tutti i vestiti erano del verde più puro, | [...] | dello stesso colore il cavallo che inforca | sicuro, | verde, enorme e robusto, | un destriero forte a frenare, | alle briglie ricamate vivace, | al cavaliere obbediente.'' (p. 52) ==Bibliografia== *{{en}} ''The Age of Chaucer'', a cura di Boris Ford, Penguin Books Ltd., Aylesbury and Slough, 1954, pp. 351-430 * ''Sir Gawain e il Cavaliere Verde'', a cura di Piero Boitani, Adelphi edizioni, Milano, 1990, ISBN 88-459-0213-7 ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=''Sir Gawain e il Cavaliere Verde''|w|commons=Category:Gawain}} [[Categoria:Ciclo arturiano]] [[Categoria:Poemi epici]] 4erobdy3lnd2yfiwosn5crq72t6bhd9 Tristano & Isotta 0 74646 1419783 1403519 2026-07-09T20:42:22Z Skekzilla 17056 /* Altri progetti */ 1419783 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano = Tristano & Isotta |titolooriginale = Tristan & Isolde |paese = Germania / Gran Bretagna / USA |anno = 2006 |genere = epico, sentimentale |regista = [[Kevin Reynolds]] |soggetto = |sceneggiatore = [[Dean Georgaris]] |attori = * [[James Franco]]: Tristano * [[Sophia Myles]]: Isotta * [[Rufus Sewell]]: Lord Marke * [[David O'Hara]]: Re Donnchadh * [[Henry Cavill]]: Melot * [[JB Blanc]]: Leon |doppiatoriitaliani = * [[Francesco Pezzulli]]: Tristano * [[Domitilla D'Amico]]: Isotta * [[Francesco Prando]]: Lord Marke * [[Adalberto Maria Merli]]: Re Donnchadh * [[Francesco Bulckaen]]: Melot * [[Christian Iansante]]: Leon }} '''''Tristano & Isotta''''', film del 2006 con [[James Franco]] e [[Sophia Myles]], regia di [[Kevin Reynolds]]. ==Frasi== *Avevi ragione, non so se la vita è più forte della morte, ma l'[[amore]] è più forte di tutto. ('''Tristano''') *Tristano, sappiamo che è un amore impossibile, lo sapevamo dall'inizio; non perché non sia vero, no! È un amore impossibile! Voglio saperti vivo da qualche parte che ogni tanto pensi a me, voglio sapere che c'è altro in questa vita e non lo saprò mai se ti uccidono. Ti prego, vai! ('''Isotta''') *Perché è tanto sbagliato amarti? Ciò che misura l'amore sono le pene che si vivono per esso. *Perché provare dei sentimenti se dobbiamo reprimerli? Perché desiderare qualcosa se non potremo mai averla? ('''Isotta''') *L'amore è un dono di Dio: rifiutalo e soffrirai quanto non puoi immaginare... ('''Isotta''') *Dal primo momento in cui l'ho visto il mio cuore era già suo... ('''Isotta''') *Negli occhi tuoi il mio viso, il tuo nei miei, mostrano cuori semplici e sinceri, dove meglio li trovi due emisferi, senza ovest declinante o freddo nord? Solo muore ciò che inegualmente è commisto, ma se i nostri due amori sono uno e noi ci amiamo in modo tale che... che nessuno sia da meno, mai morranno. ('''Isotta''') *Io mi torturo pensandoti insieme a lui, ad ogni suo sguardo impazzisco, come due furie mi divorano insieme la passione e la colpa... ti fa piacere vedermi così? ('''Tristano''') *Là, dove ella ti diede alla luce, mettimi come sigillo sul tuo braccio, come sigillo sul tuo cuore, perché forte è l'amore, più della morte. ('''Isotta''') *Per sempre, si dirà che il nostro amore ha distrutto un regno: ricordati di me! ('''Tristano''') *Ciò che misura l'amore sono le pene che si vivono per esso. ('''Isotta''') *Oggi, al mercato, ho visto una coppia che si teneva per mano. Noi non potremo mai farlo. mai per noi queste cose, mai un anello. Solo attimi rubati che fuggono troppo in fretta. ('''Isotta''') *Tristano, fuggiamo. io ti seguirò ovunque... io in sposa a un altro? sono stata tua, come puoi sopportarlo? ('''Isotta''') == Dialoghi == *'''Isotta''': Quante donne hai amato prima di me? <br /> '''Tristano''': Nessuna. <br /> '''Isotta''': E dopo di me? <br /> '''Tristano''': Nessuna. *'''Isotta''': Se vivessimo in un posto sciolti da obblighi e da doveri tu potresti amarmi? <br /> '''Tristano''': Quel posto, Isotta, non esiste! <br /> '''Isotta''': Allora fingerò che sia te... *'''Isotta''': Tu sai che ti amo, Tristano. Dovunque andrai, dovunque sarai io sarò sempre con te. <br /> '''Tristano''': Avevi ragione, non so se la vita è forte come la morte... ma l'amore è più forte di tutto. ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film sentimentali]] [[Categoria:Film basati sul ciclo arturiano]] 072p572s5n8azenvgq6ozhgxr7bvubd Libro di Esdra 0 104753 1419810 1409579 2026-07-10T07:31:05Z Spinoziano 2297 1419810 wikitext text/x-wiki {{Antico Testamento}} '''''Libro di Esdra''''', testo contenuto nella Bibbia ebraica (dove è contato come un testo unico con ''[[Libro di Neemia|Neemia]]'') e cristiana. ==[[Incipit]]== Nell'anno primo del regno di [[Ciro II di Persia|Ciro]], re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di [[Geremia]], il Signore destò lo spirito di Ciro re di Persia, il quale fece passare quest'ordine in tutto il suo regno, anche con lettera: "Così dice Ciro re di Persia: Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra; egli mi ha incaricato di costruirgli [[Secondo tempio di Gerusalemme|un tempio]] in [[Gerusalemme]], che è in Giudea. Chi di voi proviene dal popolo di lui? Il suo Dio sia con lui; torni a Gerusalemme, che è in Giudea, e ricostruisca il tempio del Signore Dio d'Israele: egli è il Dio che dimora a Gerusalemme. Ogni superstite in qualsiasi luogo sia immigrato, riceverà dalla gente di quel luogo argento e oro, beni e bestiame con offerte generose per il tempio di Dio che è in Gerusalemme". ==Citazioni== *Quando i costruttori ebbero gettato le fondamenta del tempio, invitarono a presenziare i sacerdoti con i loro paramenti e le trombe e i leviti, figli di Asaf, con i cembali per lodare il Signore con i canti di Davide re d'Israele. Essi cantavano a cori alterni lodi e ringraziamenti al Signore perché è buono, perché la sua grazia dura sempre verso Israele. Tutto il popolo faceva risuonare il grido della grande acclamazione, lodando così il Signore perché erano state gettate le fondamenta del tempio. Tuttavia molti tra i sacerdoti e i leviti e i capifamiglia anziani, che avevano visto il tempio di prima, mentre si gettavano le nuove fondamenta di questo tempio sotto i loro occhi piangevano ad alta voce, ma i più continuavano ad alzare la voce con il grido dell'acclamazione e della gioia. Così non si poteva distinguere il grido dell'acclamazione di gioia dal grido del pianto del popolo [...]. (3, 10 – 13) *Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri, che ha disposto il cuore del re a glorificare la casa del Signore che è a Gerusalemme, e ha volto verso di me la benevolenza del re, dei suoi consiglieri e di tutti i potenti principi reali. Allora io mi sono sentito incoraggiato, perché la mano del Signore mio Dio era su di me e ho radunato alcuni capi d'Israele, perché partissero con me. (7, 27 – 28) *Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli e per le nostre colpe, noi, i nostri re e i nostri sacerdoti, siamo stati dati nelle mani dei re stranieri; siamo stati consegnati alla spada, alla prigionia, alla rapina, all'insulto fino ad oggi. Ora, da poco, il nostro Dio ci ha fatto una grazia: ha liberato un resto di noi, dandoci un asilo nel suo luogo santo, e così il nostro Dio ha fatto brillare i nostri occhi e ci ha dato un po' di sollievo nella nostra schiavitù. Perché noi siamo schiavi; ma nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati: ci ha resi graditi ai re di Persia; ci ha fatti rivivere, perché rialzassimo la casa del nostro Dio e restaurassimo le sue rovine e ci ha concesso di avere un riparo in Giuda e in Gerusalemme. (9, 7 – 9) *Signore, Dio di Israele, per la tua bontà è rimasto di noi oggi un gruppo di superstiti: eccoci davanti a te con la nostra colpevolezza. Ma a causa di essa non possiamo resistere alla tua presenza! (9, 15) ==[[Explicit]]== Tutti questi avevano sposato donne straniere e rimandarono le donne insieme con i figli che avevano avuti da esse. ==Bibliografia== *''[https://www.vatican.va/archive/ITA0001/_INDEX.HTM La sacra Bibbia]'', edizione CEI, 1974. ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul}} [[Categoria:Antico Testamento|Esdra]] 65sk9w82xay0bvkn6kvqyk9ffmu9ol6 Rivalità calcistica Germania-Italia 0 123783 1419763 1336106 2026-07-09T16:28:46Z Danyele 19198 /* Altri progetti */ +preposizione 1419763 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Pirlo and Müller - Euro 2012.jpg|thumb|Una fase di gioco della sfida tra Germania e Italia, giocatasi a Varsavia nel 2012 e valevole per le semifinali degli Europei]] Citazioni sulla '''rivalità calcistica Germania-Italia'''. *Io tifo quasi sempre Germania, raramente ho tifato Italia. Ho tifato Italia quando c'erano delle squadre che mi piacevano particolarmente tipo l'Italia di Bearzot, l'Italia di Zoff e l'Italia di Trapattoni. Quelle sono le uniche volte in cui ho tifato Italia, per il resto ho sempre tifato Germania. ([[Marco Travaglio]]) *Italia-Germania è la partita, è come un derby. Quando chiudi gli occhi e sogni di diventare grande e vestire la maglia azzurra, di cantare l'inno, di segnare un gol ai Mondiali, di alzare la Coppa... L'avversario è sempre la Germania. ([[Alessandro Del Piero]]) *Siete la nostra bestia nera! Mi ricordo la semifinale del 2006, quando la Germania era già pronta alla finale. Il vostro calcio è sempre stato complicato per noi, anche coi club. ([[Karl-Heinz Rummenigge]]) ==Voci correlate== *[[Nazionale di calcio dell'Italia]] *[[Nazionale di calcio della Germania]] *[[Partita del secolo]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la}} [[Categoria:Rivalità calcistiche]] [[Categoria:Calcio in Italia]] [[Categoria:Calcio in Germania]] k5h44jp5k1pvs5m9vish8ouze9h58wi Egidio Romano 0 139897 1419840 1005479 2026-07-10T11:00:42Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1419840 wikitext text/x-wiki [[File:IRHT 063616-p.jpg|thumb|Egidio Romano in una miniatura del XIV secolo]] '''Egidio Romano''', detto anche '''Egidio Colonna''' (tra 1243 e il 1247 – 1316), arcivescovo cattolico, teologo e filosofo italiano. ==Citazioni di Egidio Romano== *La ragione per cui cerchiamo di stabilire che l'essere differisce dall'essenza sta in questo: che tendiamo a salvare il carattere composto delle cose create, la possibilità della loro creazione, la loro possibilità di essere e di non essere. (traduzione di [[Eugenio Garin]]) :''Quia tota causa quare nos investigamus quod esse sit res differens ab essentia, ex hoc sumitur ut possimus salvare res creatas esse compositas, et posse creari, et posse esse et non esse''.<ref>Citato in [[Eugenio Garin]], ''Storia della filosofia italiana'', terza ed., Edizione CDE su licenza della Giulio Einaudi editore, Milano, 1989, vol. 1, p. 208.</ref> ==Citazioni su Egidio Romano== *Egli sostenne che la [[Chiesa cattolica|Chiesa]] era padrona e proprietaria non soltanto delle anime, ma di tutto. Era solo per bontà e condiscendenza che metteva le cose a disposizione dei fedeli, ma conservando il diritto di ritorgliele quando voleva. Quindi anche i troni appartenevano ad essa, che li lasciava ai Re solo in momentaneo appalto. Questa teoria tanto piacque a [[Papa Bonifacio VIII|Bonifacio]], che ne ricompensò l'autore con la nomina ad arcivescovo di Bourges. ([[Indro Montanelli]]) *Era reputato tanto valentissimo della sua scienza, che nel capitolo generale del suo ordine tenuto in Firenze si decretò ''che tutti i lettori e gli studenti dovessero accogliere ed approvare le opinioni, le tesi e le sentenze sì scritte che da scriversi da lui''. La fama del suo sapere giungeva anche nelle corti, ed i principi facevano a gara per avere suoi dettati e per gratificarselo. ([[Ferdinando Cavalli]]) *Nel pensiero di Egidio i motivi platonici e agostiniani affiorano di continuo, anche nella tesi, che parve schiettamente tomistica, della distinzione reale fra essenza e esistenza. La forte influenza di [[Proclo]], l'accentuazione della teoria della «partecipazione» in termini quasi [[Meister Eckhart|eckardtiani]], lo portano ben lungi da san Tommaso. Così, a proposito dell'[[esistenza di Dio]], pur riconoscendo il valore delle prove ''a posteriori'', Egidio riafferma che essa è evidente per sé, come necessità dell'essere puro. ([[Eugenio Garin]]) ==Note== <references /> ==Voci correlate== *[[Papa Bonifacio VIII]] *[[Teocrazia]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Romano, Egidio}} [[Categoria:Arcivescovi italiani]] [[Categoria:Filosofi italiani]] [[Categoria:Teologi italiani]] 30atea78p0aa0x85puaf2t3pil0uu3u Template:Lingue/Dati 10 148341 1419789 1419671 2026-07-09T21:58:16Z ItwikiBot 66727 Bot: aggiornamento dati 1419789 wikitext text/x-wiki {{#switch:{{{1}}} |lingua1 = en |voci1 = 66449 |lingua2 = it |voci2 = 55498 |lingua3 = pl |voci3 = 31787 |lingua4 = ru |voci4 = 17978 |lingua5 = cs |voci5 = 15746 |lingua6 = et |voci6 = 13697 |lingua7 = uk |voci7 = 12328 |lingua8 = pt |voci8 = 12068 }} oh5due1r64i6s1ifuwaofndqtpqo87f Thomas Malory 0 163203 1419719 1419626 2026-07-09T13:04:02Z Skekzilla 17056 /* Libro VIII */ 1419719 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== [[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]] ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) [[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]] *Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== [[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]] *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) *Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89) ====Libro IV==== *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121) ====Libro V==== *In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131) *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *Artù dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e spelndide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a ser Kay il Siniscalco, ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189) *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189) *«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193) *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a re Marco di Cornovaglia il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato ser Moroldo, un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia Isotta la Bella, che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>Ser Palamede il Saraceno, beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252) *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *Ser Lancillotto non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481) *«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535) *Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537) *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646) *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] 8jvbom35905p9bb0ss542szsqpyfh5c 1419721 1419719 2026-07-09T13:11:38Z Skekzilla 17056 /* Libro VIII */ 1419721 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== [[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]] ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) [[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]] *Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== [[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]] *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) *Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89) ====Libro IV==== *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121) ====Libro V==== *In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131) *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *Artù dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e spelndide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a ser Kay il Siniscalco, ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189) *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189) *«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193) *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato ser Moroldo, un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia Isotta la Bella, che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>Ser Palamede il Saraceno, beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252) *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258) *[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *Ser Lancillotto non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481) *«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535) *Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537) *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646) *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] prx9jk6735kewsjaa49v0c37ydeuaom 1419722 1419721 2026-07-09T13:16:07Z Skekzilla 17056 /* Libro VIII */ 1419722 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== [[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]] ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) [[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]] *Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== [[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]] *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) *Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89) ====Libro IV==== *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121) ====Libro V==== *In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131) *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *Artù dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e spelndide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a ser Kay il Siniscalco, ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189) *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189) *«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193) *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato ser Moroldo, un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia Isotta la Bella, che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>Ser Palamede il Saraceno, beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252) *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258) *[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481) *«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535) *Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537) *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646) *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] nhecfik6ozuwv9ijyu8zj41sy24hxuh 1419745 1419722 2026-07-09T14:31:40Z Skekzilla 17056 /* Libro VII */ 1419745 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== [[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]] ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) [[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]] *Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== [[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]] *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) *Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89) ====Libro IV==== *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121) ====Libro V==== *In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131) *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *Artù dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a ser Kay il Siniscalco, ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189) *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189) *«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193) *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato ser Moroldo, un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia Isotta la Bella, che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>Ser Palamede il Saraceno, beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252) *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258) *[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481) *«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535) *Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537) *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646) *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] 2l5q8ue6me0jkkej1wuvimbz8vsg3et 1419833 1419745 2026-07-10T10:49:47Z Skekzilla 17056 1419833 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== [[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]] ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) [[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]] *Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== [[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]] *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) *Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89) ====Libro IV==== *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121) ====Libro V==== *In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131) *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *Artù dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a ser Kay il Siniscalco, ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189) *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189) *«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193) *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato ser Moroldo, un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia Isotta la Bella, che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>Ser Palamede il Saraceno, beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252) *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258) *[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481) *«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535) *Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537) *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646) *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] qcshht5onkkxofjof3bi5ft5pc3ghgs Francesco Lomonaco 0 174601 1419800 1101064 2026-07-10T06:23:44Z Gaux 18878 /* Bibliografia */ Giulio Natali: citazioni su 1419800 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[Immagine:Francesco Lomonaco.jpeg|thumb|Francesco Lomonaco]] '''Francesco Lomonaco''' (1772 – 1810), patriota, filosofo e scrittore italiano. ==''Discorsi letterarj e filosofici''== ===[[Incipit]]=== Gli antichi sapienti dell'uman genere fra le altre apoteosi fecero quella del tempo, onde additare il suo impero sulle cose mondane. Per mezzo di questo potentissimo nume al caos succedé la distribuzione degli elementi, al disordine l'ordine, alla discordia l'armonia. Per mezzo di esso si passò dall'aurea all'argentea età, e da questa a quelle di bronzo e di ferro: il che fu marcato prima da Esiodo nella Teogonia, e poi da [[Ovidio]] ne' seguenti versi delle Metamorfosi: <blockquote><poem><small>. . . . . subiitque argentea proles Auro deterior, fulvo pretiosior aere: Tertia post illam successit ahenea proles Saevior ingeniis, et ad horrida promptior arma, Non scelerata tamen. De duro est ultima ferro.</small></poem></blockquote> ===Citazioni=== *Massima delle massime: non vi può esser mai e poi mai [[repubblica]] dove la virtù è un'opinione, o un calcolo d'interesse, non una sacra fiamma della quale avvampino i petti. (I, p. 12) *I tempi influiscono su le scienze; le scienze su' governi; i governi su' popoli; i popoli su' governi, su le scienze e su' tempi. (I, p. 24) *[...] i maestri della parola sono gli uomini; ma [...] i maestri del [[silenzio]] sono gli Dei. (I, p. 42) *Non v'ha uomo così sciagurato da preferire un'infame [[Vita e morte|vita]] ad una [[Vita e morte|morte]] la quale sia l'ultimo scalino del tempio dell'immortalità. (II, p. 66) *[...] una [[probità]] non ipocrita ma schietta, non eunuca ma virile, non cortigianesca né fratesca, ma filosofica fa cader di mano il pugnale anche all'assassino. (II, p. 67) *[...] bisogna fare alle nazioni in tempo di [[Pace e guerra|pace]] il massimo bene, ed il menomo male in tempo di [[Pace e guerra|guerra]]. (II, p. 76) *Il natural [[senso comune]] vale mille volte di più che la [[riflessione]] troppo assottigliata o stroppiata. (III, p. 84) *[...] per ben [[ragionamento|ragionare]] è necessario che alteramente si disprezzino uomini e libri. (III, p. 85) *{{NDR|[[Vittorio Alfieri]]}} fu pietoso figlio, ottimo fratello, sviscerato amico, uomo veramente libero, filosofo in pensieri, in parole, ed in opere: altamente sdegnoso senza essere incivile, fiero senza essere inumano, grave senza vero, appassionato senza essere sragionevole. Fu ancora il solo nel suo secolo che conoscendo la sovrana dignità dello scrittore, non vendé né profanò mai i suoi lucidissimi inchiostri; anzi li consacrò costantemente alla verità, alla virtù, alla gloria. L'alta carica a cui ambì, fu quella di tribuno del genere umano: il colore delle spoglie di cui si addobbò, fu il bruno, perché comprendeva, sentiva, diceva di esser morto il buon senso. Onde stette, e starà in mezzo al fremito degli aquiloni,<blockquote><small>Come torre in alto valor fondata e salda.</small> (V, p. 109)</blockquote> *[...] gli uomini sogliono ne' loro sinistri imitare il fagiano, che quando è perseguitato da alcuno, caccia il capo nel primo cespuglio, e mostra pubblicamente il culo. Egli crede sottrarsi alla disgrazia non affrontandola, e vi si lascia cadere con maggiore ignominia fuggendola. (V, pp. 135-36) *Ma se le [[disgrazie]] sono estreme? Essa allora innasprendo l'uomo, ingenerano il coraggio, padre di virtù. Se estremissime? Producono la disperazione, madre di eroismo. (V, p. 139) *La vanità si può curare facendosene conoscere il ridicolo; laddove l'[[orgoglio]] che ha del bestiale, è una infermità intrattabile dell'anima umana. Esso poggia sopra un fondamento simile all'opinione cosmologica dell'Indou, che stabilisce la terra su di un elefante, l'elefante su di una testuggine, la testuggine sul vuoto. (VII, p. 162) *[[regole dai libri|Regola]] generale: non vi possono essere eroi dove non vi sono cittadini; né cittadini, dove non vi sono uomini; né uomini, dove non vi sono mezzi per formarli. (VIII, p. 185) *Il lambiccato della [[vanità]] è l'elevarsi sulla vanità, disprezzando ciò che ammira l'umano gregge. (X, p. 228) *E pure questo stesso [[Plutarco]] che ha gli occhi di lince nel guardare addentro il cuore umano, è miopo nel passare accuratamente a rassegna le dottrine degli antichi filosofi; monca sposizione delle loro idee; spesso pensieri smembrati; nozioni poco rilevanti sostituite d'ordinario alle cardinali; molte volte né саро, né coda nel tutto, e di frequente mostruosità nelle parti. (XIV, p. 275) *{{NDR|Su [[Lucio Anneo Seneca|Seneca]]}} Raffinatezza di pensieri; falsità di concetti; abbondanza di antitesi; verbosità di locuzione, arguziette di sentimenti, questo è il capitale del maestro e consigliere di Nerone. (XIV, p. 276) *Gravissimo errore è ancora quello di giudicare dell'umana [[grandezza]] dal suo volume, e non dalla sua massa. Un guerriero che sommetta un immenso gregge di pecore, acquista maggior fama di colui, che domi un branco di leoni. (XIV, p. 276) *[[Gaio Giulio Cesare|Cesare]] marciava co' piedi di fuoco, e scriveva altresì con una penna di fuoco, mirando alle cose, non alle frasi ed alle parole. Onde atterrì tutti coloro che dopo di lui vollero accingersi a scrivere storie. Dare alla parola la maestosa semplicità dell'idea, contemplare i fatti dall'alto della sapienza civile e militare, narrare avvenimenti di cui si conoscevano tutte le anella, era impresa degna di Cesare, e non de' piccoli o mediocri ingegni. (XVIII, p. 324) ==''Vite degli eccellenti Italiani''== ===[[Incipit]]=== Sin dal principio del dodicesimo secolo molte città della Italia si vedevano già ordinate in Repubbliche in mezzo alle sanguinose discordie del sacerdozio e dell'impero. ===Citazioni=== *[...] [[Francesco Guicciardini]] [...] nello storiare pochi ebbe eguali, superiore nessuno. Egli con ragione reputar si può lo Zenofonte Fiorentino, per aver descritte con somma maestria quelle cose, nel governo delle quali ebbe gran parte. Comeché vivesse in tempi dissoluti e tirannici insieme, pure concepì la nobile idea di censurare non solo i privati cittadini, ma anche i Principi, assolvendo questo, quell'altro dannando, colle laudi esaltando le virtù de' pochi inorrotti animi, e in abbominio ponendo la fellonesca depravazione dell'universale. (vol. II, p. 33) *[[Giordano Bruno]] sarebbe per avventura più noto di quel che lo è al presente, se nato fosse in Germania, in Inghilterra, o in Francia. Ma nato nella Italia, cioè in un paese senza governo e senza leggi, quanto ferace di eccelsi ingegni, altrettanto privo d'istituzioni e di depravati costumi inondato, i suoi non curante e degli estranei ammiratore; fu travagliato in vita, e dopo la morte sconosciuto da' più, venerato in segreto da' pochi, e da' fanatici tenuto in abbominio. (vol. II, p. 104) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Analisi della sensibilità''=== Butto lo sguardo sull'[[universo]], e che scorgo? Nell'immenso azzurro spazio de' cieli veggo girare senza interruzione gli astri, percorrere le loro orbite, e ritornare al punto, da cui erano partiti. L'atmosfera, che mi circonda, e m'inviluppa è un vasto vortice, che sempre in azione, ora è l'officina de' tuoni e de' baleni, ora cade in rugiada, che inargenta le campagne, ora si scioglie in piogge, ora dolcemente commossa, è un zeffiro che respira incanti ed amenità, ora infuriata, produce i fieri aquiloni, i quali rompono e superano gli argini, che loro si fanno innanzi. ===''Rapporto al cittadino Carnot''=== :Cittadino ministro, Voi avete mostrato del dispiacere di non essere a giorno degli avvenimenti ch'ebbero luogo in Napoli dopo la partenza delle truppe francesi, e d'ignorare chi fu principalmente il perfido, il quale, dando gli ultimi colpi all'edificio eretto dal prode Championnet, scavò la tomba della libertà napoletana. Un tenente d'infanteria, il cittadino Bocquet, penetrato di {{sic|patriotismo}}, ha fatto un ampio quadro di tali vicende, ed ha denunciato il colpevole, che, facendo alleanza colla perfidia degl'inglesi, ardì di mettere a traffico col loro metallo la più bella delle cause, di esporre l’esistenza di un immenso numero di repubblicani al pugnale della tirannia, di far succedere le scene patetiche che han rivoltato l'umanità e la natura, di denigrare il nome e la gloria della grande nazione francese. ==Citazioni su Francesco Lomonaco== *Pochi videro tanto addentro, quanto il Lomonaco, nella quistione italiana, nel suo doppio aspetto, politico e religioso; nessuno forse vagheggiò così chiaramente i due ideali della rivoluzione italiana: unità nazionale ed emancipazione del laicato dal potere politico delia Chiesa; nessuno vide così chiaramente che l'unità d'Italia non doveva essere impetrata come concessione dallo straniero, ma conquistata per virtù di popolo e con forze proprie. ([[Giulio Natali]]) ==Bibliografia== *Francesco Lomonaco, ''[https://books.google.it/books?id=FOj82cNJ5FAC Analisi della sensibilità]'', in ''Opere di Francesco Lomonaco'', 9 voll., Ruggia, Lugano, 1831-1837, vol. V, 1835. *Francesco Lomonaco, ''[https://books.google.it/books?id=on1-XZvpzeIC Discorsi letterarj e filosofici]'', Silvestri, Milano, 1809. *Francesco Lomonaco, ''[[s:Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799/Rapporto fatto da Francesco Lomonaco patriota napoletano al cittadino Carnot Ministro della guerra|Rapporto fatto da Francesco Lomonaco patriota napoletano al cittadino Carnot Ministro della guerra]]'', in Vincenzo Cuoco, ''Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799'', a cura di Fausto Nicolini, Laterza, Bari, 1913. *Francesco Lomonaco, ''Vite degli eccellenti Italiani'', 3 voll., Italia, 1802-1803, [https://books.google.it/books?id=LlZjAAAAcAAJ vol. I], 1802, [https://books.google.it/books?id=Q1ZjAAAAcAAJ vol. II], 1803. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Lomonaco, Francesco}} [[Categoria:Filosofi italiani]] [[Categoria:Militari italiani]] [[Categoria:Patrioti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] mr0nf3hq2q7bykj56ju8dbqt1d5h7b6 1419801 1419800 2026-07-10T06:24:43Z Gaux 18878 /* Citazioni su Francesco Lomonaco */ sic quistione 1419801 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[Immagine:Francesco Lomonaco.jpeg|thumb|Francesco Lomonaco]] '''Francesco Lomonaco''' (1772 – 1810), patriota, filosofo e scrittore italiano. ==''Discorsi letterarj e filosofici''== ===[[Incipit]]=== Gli antichi sapienti dell'uman genere fra le altre apoteosi fecero quella del tempo, onde additare il suo impero sulle cose mondane. Per mezzo di questo potentissimo nume al caos succedé la distribuzione degli elementi, al disordine l'ordine, alla discordia l'armonia. Per mezzo di esso si passò dall'aurea all'argentea età, e da questa a quelle di bronzo e di ferro: il che fu marcato prima da Esiodo nella Teogonia, e poi da [[Ovidio]] ne' seguenti versi delle Metamorfosi: <blockquote><poem><small>. . . . . subiitque argentea proles Auro deterior, fulvo pretiosior aere: Tertia post illam successit ahenea proles Saevior ingeniis, et ad horrida promptior arma, Non scelerata tamen. De duro est ultima ferro.</small></poem></blockquote> ===Citazioni=== *Massima delle massime: non vi può esser mai e poi mai [[repubblica]] dove la virtù è un'opinione, o un calcolo d'interesse, non una sacra fiamma della quale avvampino i petti. (I, p. 12) *I tempi influiscono su le scienze; le scienze su' governi; i governi su' popoli; i popoli su' governi, su le scienze e su' tempi. (I, p. 24) *[...] i maestri della parola sono gli uomini; ma [...] i maestri del [[silenzio]] sono gli Dei. (I, p. 42) *Non v'ha uomo così sciagurato da preferire un'infame [[Vita e morte|vita]] ad una [[Vita e morte|morte]] la quale sia l'ultimo scalino del tempio dell'immortalità. (II, p. 66) *[...] una [[probità]] non ipocrita ma schietta, non eunuca ma virile, non cortigianesca né fratesca, ma filosofica fa cader di mano il pugnale anche all'assassino. (II, p. 67) *[...] bisogna fare alle nazioni in tempo di [[Pace e guerra|pace]] il massimo bene, ed il menomo male in tempo di [[Pace e guerra|guerra]]. (II, p. 76) *Il natural [[senso comune]] vale mille volte di più che la [[riflessione]] troppo assottigliata o stroppiata. (III, p. 84) *[...] per ben [[ragionamento|ragionare]] è necessario che alteramente si disprezzino uomini e libri. (III, p. 85) *{{NDR|[[Vittorio Alfieri]]}} fu pietoso figlio, ottimo fratello, sviscerato amico, uomo veramente libero, filosofo in pensieri, in parole, ed in opere: altamente sdegnoso senza essere incivile, fiero senza essere inumano, grave senza vero, appassionato senza essere sragionevole. Fu ancora il solo nel suo secolo che conoscendo la sovrana dignità dello scrittore, non vendé né profanò mai i suoi lucidissimi inchiostri; anzi li consacrò costantemente alla verità, alla virtù, alla gloria. L'alta carica a cui ambì, fu quella di tribuno del genere umano: il colore delle spoglie di cui si addobbò, fu il bruno, perché comprendeva, sentiva, diceva di esser morto il buon senso. Onde stette, e starà in mezzo al fremito degli aquiloni,<blockquote><small>Come torre in alto valor fondata e salda.</small> (V, p. 109)</blockquote> *[...] gli uomini sogliono ne' loro sinistri imitare il fagiano, che quando è perseguitato da alcuno, caccia il capo nel primo cespuglio, e mostra pubblicamente il culo. Egli crede sottrarsi alla disgrazia non affrontandola, e vi si lascia cadere con maggiore ignominia fuggendola. (V, pp. 135-36) *Ma se le [[disgrazie]] sono estreme? Essa allora innasprendo l'uomo, ingenerano il coraggio, padre di virtù. Se estremissime? Producono la disperazione, madre di eroismo. (V, p. 139) *La vanità si può curare facendosene conoscere il ridicolo; laddove l'[[orgoglio]] che ha del bestiale, è una infermità intrattabile dell'anima umana. Esso poggia sopra un fondamento simile all'opinione cosmologica dell'Indou, che stabilisce la terra su di un elefante, l'elefante su di una testuggine, la testuggine sul vuoto. (VII, p. 162) *[[regole dai libri|Regola]] generale: non vi possono essere eroi dove non vi sono cittadini; né cittadini, dove non vi sono uomini; né uomini, dove non vi sono mezzi per formarli. (VIII, p. 185) *Il lambiccato della [[vanità]] è l'elevarsi sulla vanità, disprezzando ciò che ammira l'umano gregge. (X, p. 228) *E pure questo stesso [[Plutarco]] che ha gli occhi di lince nel guardare addentro il cuore umano, è miopo nel passare accuratamente a rassegna le dottrine degli antichi filosofi; monca sposizione delle loro idee; spesso pensieri smembrati; nozioni poco rilevanti sostituite d'ordinario alle cardinali; molte volte né саро, né coda nel tutto, e di frequente mostruosità nelle parti. (XIV, p. 275) *{{NDR|Su [[Lucio Anneo Seneca|Seneca]]}} Raffinatezza di pensieri; falsità di concetti; abbondanza di antitesi; verbosità di locuzione, arguziette di sentimenti, questo è il capitale del maestro e consigliere di Nerone. (XIV, p. 276) *Gravissimo errore è ancora quello di giudicare dell'umana [[grandezza]] dal suo volume, e non dalla sua massa. Un guerriero che sommetta un immenso gregge di pecore, acquista maggior fama di colui, che domi un branco di leoni. (XIV, p. 276) *[[Gaio Giulio Cesare|Cesare]] marciava co' piedi di fuoco, e scriveva altresì con una penna di fuoco, mirando alle cose, non alle frasi ed alle parole. Onde atterrì tutti coloro che dopo di lui vollero accingersi a scrivere storie. Dare alla parola la maestosa semplicità dell'idea, contemplare i fatti dall'alto della sapienza civile e militare, narrare avvenimenti di cui si conoscevano tutte le anella, era impresa degna di Cesare, e non de' piccoli o mediocri ingegni. (XVIII, p. 324) ==''Vite degli eccellenti Italiani''== ===[[Incipit]]=== Sin dal principio del dodicesimo secolo molte città della Italia si vedevano già ordinate in Repubbliche in mezzo alle sanguinose discordie del sacerdozio e dell'impero. ===Citazioni=== *[...] [[Francesco Guicciardini]] [...] nello storiare pochi ebbe eguali, superiore nessuno. Egli con ragione reputar si può lo Zenofonte Fiorentino, per aver descritte con somma maestria quelle cose, nel governo delle quali ebbe gran parte. Comeché vivesse in tempi dissoluti e tirannici insieme, pure concepì la nobile idea di censurare non solo i privati cittadini, ma anche i Principi, assolvendo questo, quell'altro dannando, colle laudi esaltando le virtù de' pochi inorrotti animi, e in abbominio ponendo la fellonesca depravazione dell'universale. (vol. II, p. 33) *[[Giordano Bruno]] sarebbe per avventura più noto di quel che lo è al presente, se nato fosse in Germania, in Inghilterra, o in Francia. Ma nato nella Italia, cioè in un paese senza governo e senza leggi, quanto ferace di eccelsi ingegni, altrettanto privo d'istituzioni e di depravati costumi inondato, i suoi non curante e degli estranei ammiratore; fu travagliato in vita, e dopo la morte sconosciuto da' più, venerato in segreto da' pochi, e da' fanatici tenuto in abbominio. (vol. II, p. 104) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Analisi della sensibilità''=== Butto lo sguardo sull'[[universo]], e che scorgo? Nell'immenso azzurro spazio de' cieli veggo girare senza interruzione gli astri, percorrere le loro orbite, e ritornare al punto, da cui erano partiti. L'atmosfera, che mi circonda, e m'inviluppa è un vasto vortice, che sempre in azione, ora è l'officina de' tuoni e de' baleni, ora cade in rugiada, che inargenta le campagne, ora si scioglie in piogge, ora dolcemente commossa, è un zeffiro che respira incanti ed amenità, ora infuriata, produce i fieri aquiloni, i quali rompono e superano gli argini, che loro si fanno innanzi. ===''Rapporto al cittadino Carnot''=== :Cittadino ministro, Voi avete mostrato del dispiacere di non essere a giorno degli avvenimenti ch'ebbero luogo in Napoli dopo la partenza delle truppe francesi, e d'ignorare chi fu principalmente il perfido, il quale, dando gli ultimi colpi all'edificio eretto dal prode Championnet, scavò la tomba della libertà napoletana. Un tenente d'infanteria, il cittadino Bocquet, penetrato di {{sic|patriotismo}}, ha fatto un ampio quadro di tali vicende, ed ha denunciato il colpevole, che, facendo alleanza colla perfidia degl'inglesi, ardì di mettere a traffico col loro metallo la più bella delle cause, di esporre l’esistenza di un immenso numero di repubblicani al pugnale della tirannia, di far succedere le scene patetiche che han rivoltato l'umanità e la natura, di denigrare il nome e la gloria della grande nazione francese. ==Citazioni su Francesco Lomonaco== *Pochi videro tanto addentro, quanto il Lomonaco, nella {{sic|quistione italiana}}, nel suo doppio aspetto, politico e religioso; nessuno forse vagheggiò così chiaramente i due ideali della rivoluzione italiana: unità nazionale ed emancipazione del laicato dal potere politico delia Chiesa; nessuno vide così chiaramente che l'unità d'Italia non doveva essere impetrata come concessione dallo straniero, ma conquistata per virtù di popolo e con forze proprie. ([[Giulio Natali]]) ==Bibliografia== *Francesco Lomonaco, ''[https://books.google.it/books?id=FOj82cNJ5FAC Analisi della sensibilità]'', in ''Opere di Francesco Lomonaco'', 9 voll., Ruggia, Lugano, 1831-1837, vol. V, 1835. *Francesco Lomonaco, ''[https://books.google.it/books?id=on1-XZvpzeIC Discorsi letterarj e filosofici]'', Silvestri, Milano, 1809. *Francesco Lomonaco, ''[[s:Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799/Rapporto fatto da Francesco Lomonaco patriota napoletano al cittadino Carnot Ministro della guerra|Rapporto fatto da Francesco Lomonaco patriota napoletano al cittadino Carnot Ministro della guerra]]'', in Vincenzo Cuoco, ''Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799'', a cura di Fausto Nicolini, Laterza, Bari, 1913. *Francesco Lomonaco, ''Vite degli eccellenti Italiani'', 3 voll., Italia, 1802-1803, [https://books.google.it/books?id=LlZjAAAAcAAJ vol. I], 1802, [https://books.google.it/books?id=Q1ZjAAAAcAAJ vol. II], 1803. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Lomonaco, Francesco}} [[Categoria:Filosofi italiani]] [[Categoria:Militari italiani]] [[Categoria:Patrioti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 9pkm5wlr58r081hg8gb7rnpwu941zsf 1419806 1419801 2026-07-10T06:40:22Z Gaux 18878 /* Citazioni su Francesco Lomonaco */ altra di Natali 1419806 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[Immagine:Francesco Lomonaco.jpeg|thumb|Francesco Lomonaco]] '''Francesco Lomonaco''' (1772 – 1810), patriota, filosofo e scrittore italiano. ==''Discorsi letterarj e filosofici''== ===[[Incipit]]=== Gli antichi sapienti dell'uman genere fra le altre apoteosi fecero quella del tempo, onde additare il suo impero sulle cose mondane. Per mezzo di questo potentissimo nume al caos succedé la distribuzione degli elementi, al disordine l'ordine, alla discordia l'armonia. Per mezzo di esso si passò dall'aurea all'argentea età, e da questa a quelle di bronzo e di ferro: il che fu marcato prima da Esiodo nella Teogonia, e poi da [[Ovidio]] ne' seguenti versi delle Metamorfosi: <blockquote><poem><small>. . . . . subiitque argentea proles Auro deterior, fulvo pretiosior aere: Tertia post illam successit ahenea proles Saevior ingeniis, et ad horrida promptior arma, Non scelerata tamen. De duro est ultima ferro.</small></poem></blockquote> ===Citazioni=== *Massima delle massime: non vi può esser mai e poi mai [[repubblica]] dove la virtù è un'opinione, o un calcolo d'interesse, non una sacra fiamma della quale avvampino i petti. (I, p. 12) *I tempi influiscono su le scienze; le scienze su' governi; i governi su' popoli; i popoli su' governi, su le scienze e su' tempi. (I, p. 24) *[...] i maestri della parola sono gli uomini; ma [...] i maestri del [[silenzio]] sono gli Dei. (I, p. 42) *Non v'ha uomo così sciagurato da preferire un'infame [[Vita e morte|vita]] ad una [[Vita e morte|morte]] la quale sia l'ultimo scalino del tempio dell'immortalità. (II, p. 66) *[...] una [[probità]] non ipocrita ma schietta, non eunuca ma virile, non cortigianesca né fratesca, ma filosofica fa cader di mano il pugnale anche all'assassino. (II, p. 67) *[...] bisogna fare alle nazioni in tempo di [[Pace e guerra|pace]] il massimo bene, ed il menomo male in tempo di [[Pace e guerra|guerra]]. (II, p. 76) *Il natural [[senso comune]] vale mille volte di più che la [[riflessione]] troppo assottigliata o stroppiata. (III, p. 84) *[...] per ben [[ragionamento|ragionare]] è necessario che alteramente si disprezzino uomini e libri. (III, p. 85) *{{NDR|[[Vittorio Alfieri]]}} fu pietoso figlio, ottimo fratello, sviscerato amico, uomo veramente libero, filosofo in pensieri, in parole, ed in opere: altamente sdegnoso senza essere incivile, fiero senza essere inumano, grave senza vero, appassionato senza essere sragionevole. Fu ancora il solo nel suo secolo che conoscendo la sovrana dignità dello scrittore, non vendé né profanò mai i suoi lucidissimi inchiostri; anzi li consacrò costantemente alla verità, alla virtù, alla gloria. L'alta carica a cui ambì, fu quella di tribuno del genere umano: il colore delle spoglie di cui si addobbò, fu il bruno, perché comprendeva, sentiva, diceva di esser morto il buon senso. Onde stette, e starà in mezzo al fremito degli aquiloni,<blockquote><small>Come torre in alto valor fondata e salda.</small> (V, p. 109)</blockquote> *[...] gli uomini sogliono ne' loro sinistri imitare il fagiano, che quando è perseguitato da alcuno, caccia il capo nel primo cespuglio, e mostra pubblicamente il culo. Egli crede sottrarsi alla disgrazia non affrontandola, e vi si lascia cadere con maggiore ignominia fuggendola. (V, pp. 135-36) *Ma se le [[disgrazie]] sono estreme? Essa allora innasprendo l'uomo, ingenerano il coraggio, padre di virtù. Se estremissime? Producono la disperazione, madre di eroismo. (V, p. 139) *La vanità si può curare facendosene conoscere il ridicolo; laddove l'[[orgoglio]] che ha del bestiale, è una infermità intrattabile dell'anima umana. Esso poggia sopra un fondamento simile all'opinione cosmologica dell'Indou, che stabilisce la terra su di un elefante, l'elefante su di una testuggine, la testuggine sul vuoto. (VII, p. 162) *[[regole dai libri|Regola]] generale: non vi possono essere eroi dove non vi sono cittadini; né cittadini, dove non vi sono uomini; né uomini, dove non vi sono mezzi per formarli. (VIII, p. 185) *Il lambiccato della [[vanità]] è l'elevarsi sulla vanità, disprezzando ciò che ammira l'umano gregge. (X, p. 228) *E pure questo stesso [[Plutarco]] che ha gli occhi di lince nel guardare addentro il cuore umano, è miopo nel passare accuratamente a rassegna le dottrine degli antichi filosofi; monca sposizione delle loro idee; spesso pensieri smembrati; nozioni poco rilevanti sostituite d'ordinario alle cardinali; molte volte né саро, né coda nel tutto, e di frequente mostruosità nelle parti. (XIV, p. 275) *{{NDR|Su [[Lucio Anneo Seneca|Seneca]]}} Raffinatezza di pensieri; falsità di concetti; abbondanza di antitesi; verbosità di locuzione, arguziette di sentimenti, questo è il capitale del maestro e consigliere di Nerone. (XIV, p. 276) *Gravissimo errore è ancora quello di giudicare dell'umana [[grandezza]] dal suo volume, e non dalla sua massa. Un guerriero che sommetta un immenso gregge di pecore, acquista maggior fama di colui, che domi un branco di leoni. (XIV, p. 276) *[[Gaio Giulio Cesare|Cesare]] marciava co' piedi di fuoco, e scriveva altresì con una penna di fuoco, mirando alle cose, non alle frasi ed alle parole. Onde atterrì tutti coloro che dopo di lui vollero accingersi a scrivere storie. Dare alla parola la maestosa semplicità dell'idea, contemplare i fatti dall'alto della sapienza civile e militare, narrare avvenimenti di cui si conoscevano tutte le anella, era impresa degna di Cesare, e non de' piccoli o mediocri ingegni. (XVIII, p. 324) ==''Vite degli eccellenti Italiani''== ===[[Incipit]]=== Sin dal principio del dodicesimo secolo molte città della Italia si vedevano già ordinate in Repubbliche in mezzo alle sanguinose discordie del sacerdozio e dell'impero. ===Citazioni=== *[...] [[Francesco Guicciardini]] [...] nello storiare pochi ebbe eguali, superiore nessuno. Egli con ragione reputar si può lo Zenofonte Fiorentino, per aver descritte con somma maestria quelle cose, nel governo delle quali ebbe gran parte. Comeché vivesse in tempi dissoluti e tirannici insieme, pure concepì la nobile idea di censurare non solo i privati cittadini, ma anche i Principi, assolvendo questo, quell'altro dannando, colle laudi esaltando le virtù de' pochi inorrotti animi, e in abbominio ponendo la fellonesca depravazione dell'universale. (vol. II, p. 33) *[[Giordano Bruno]] sarebbe per avventura più noto di quel che lo è al presente, se nato fosse in Germania, in Inghilterra, o in Francia. Ma nato nella Italia, cioè in un paese senza governo e senza leggi, quanto ferace di eccelsi ingegni, altrettanto privo d'istituzioni e di depravati costumi inondato, i suoi non curante e degli estranei ammiratore; fu travagliato in vita, e dopo la morte sconosciuto da' più, venerato in segreto da' pochi, e da' fanatici tenuto in abbominio. (vol. II, p. 104) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Analisi della sensibilità''=== Butto lo sguardo sull'[[universo]], e che scorgo? Nell'immenso azzurro spazio de' cieli veggo girare senza interruzione gli astri, percorrere le loro orbite, e ritornare al punto, da cui erano partiti. L'atmosfera, che mi circonda, e m'inviluppa è un vasto vortice, che sempre in azione, ora è l'officina de' tuoni e de' baleni, ora cade in rugiada, che inargenta le campagne, ora si scioglie in piogge, ora dolcemente commossa, è un zeffiro che respira incanti ed amenità, ora infuriata, produce i fieri aquiloni, i quali rompono e superano gli argini, che loro si fanno innanzi. ===''Rapporto al cittadino Carnot''=== :Cittadino ministro, Voi avete mostrato del dispiacere di non essere a giorno degli avvenimenti ch'ebbero luogo in Napoli dopo la partenza delle truppe francesi, e d'ignorare chi fu principalmente il perfido, il quale, dando gli ultimi colpi all'edificio eretto dal prode Championnet, scavò la tomba della libertà napoletana. Un tenente d'infanteria, il cittadino Bocquet, penetrato di {{sic|patriotismo}}, ha fatto un ampio quadro di tali vicende, ed ha denunciato il colpevole, che, facendo alleanza colla perfidia degl'inglesi, ardì di mettere a traffico col loro metallo la più bella delle cause, di esporre l’esistenza di un immenso numero di repubblicani al pugnale della tirannia, di far succedere le scene patetiche che han rivoltato l'umanità e la natura, di denigrare il nome e la gloria della grande nazione francese. ==Citazioni su Francesco Lomonaco== *Pochi videro tanto addentro, quanto il Lomonaco, nella {{sic|quistione italiana}}, nel suo doppio aspetto, politico e religioso; nessuno forse vagheggiò così chiaramente i due ideali della rivoluzione italiana: unità nazionale ed emancipazione del laicato dal potere politico delia Chiesa; nessuno vide così chiaramente che l'unità d'Italia non doveva essere impetrata come concessione dallo straniero, ma conquistata per virtù di popolo e con forze proprie. ([[Giulio Natali]]) *Si potrà discutere [...] la originalità del pensiero filosofico di F. Lomonaco; si potrà discutere il valore delle sue opere storiche: ma nessuno potrà negargli la gloria di essere uno de' più nobili padri spirituali del [[risorgimento]] italiano. ([[Giulio Natali]]) ==Bibliografia== *Francesco Lomonaco, ''[https://books.google.it/books?id=FOj82cNJ5FAC Analisi della sensibilità]'', in ''Opere di Francesco Lomonaco'', 9 voll., Ruggia, Lugano, 1831-1837, vol. V, 1835. *Francesco Lomonaco, ''[https://books.google.it/books?id=on1-XZvpzeIC Discorsi letterarj e filosofici]'', Silvestri, Milano, 1809. *Francesco Lomonaco, ''[[s:Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799/Rapporto fatto da Francesco Lomonaco patriota napoletano al cittadino Carnot Ministro della guerra|Rapporto fatto da Francesco Lomonaco patriota napoletano al cittadino Carnot Ministro della guerra]]'', in Vincenzo Cuoco, ''Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799'', a cura di Fausto Nicolini, Laterza, Bari, 1913. *Francesco Lomonaco, ''Vite degli eccellenti Italiani'', 3 voll., Italia, 1802-1803, [https://books.google.it/books?id=LlZjAAAAcAAJ vol. I], 1802, [https://books.google.it/books?id=Q1ZjAAAAcAAJ vol. II], 1803. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Lomonaco, Francesco}} [[Categoria:Filosofi italiani]] [[Categoria:Militari italiani]] [[Categoria:Patrioti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] eyzhaacnylo8x6o9yi6ibieamr8616b 1419807 1419806 2026-07-10T06:41:12Z Gaux 18878 /* Citazioni su Francesco Lomonaco */ wlink 1419807 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[Immagine:Francesco Lomonaco.jpeg|thumb|Francesco Lomonaco]] '''Francesco Lomonaco''' (1772 – 1810), patriota, filosofo e scrittore italiano. ==''Discorsi letterarj e filosofici''== ===[[Incipit]]=== Gli antichi sapienti dell'uman genere fra le altre apoteosi fecero quella del tempo, onde additare il suo impero sulle cose mondane. Per mezzo di questo potentissimo nume al caos succedé la distribuzione degli elementi, al disordine l'ordine, alla discordia l'armonia. Per mezzo di esso si passò dall'aurea all'argentea età, e da questa a quelle di bronzo e di ferro: il che fu marcato prima da Esiodo nella Teogonia, e poi da [[Ovidio]] ne' seguenti versi delle Metamorfosi: <blockquote><poem><small>. . . . . subiitque argentea proles Auro deterior, fulvo pretiosior aere: Tertia post illam successit ahenea proles Saevior ingeniis, et ad horrida promptior arma, Non scelerata tamen. De duro est ultima ferro.</small></poem></blockquote> ===Citazioni=== *Massima delle massime: non vi può esser mai e poi mai [[repubblica]] dove la virtù è un'opinione, o un calcolo d'interesse, non una sacra fiamma della quale avvampino i petti. (I, p. 12) *I tempi influiscono su le scienze; le scienze su' governi; i governi su' popoli; i popoli su' governi, su le scienze e su' tempi. (I, p. 24) *[...] i maestri della parola sono gli uomini; ma [...] i maestri del [[silenzio]] sono gli Dei. (I, p. 42) *Non v'ha uomo così sciagurato da preferire un'infame [[Vita e morte|vita]] ad una [[Vita e morte|morte]] la quale sia l'ultimo scalino del tempio dell'immortalità. (II, p. 66) *[...] una [[probità]] non ipocrita ma schietta, non eunuca ma virile, non cortigianesca né fratesca, ma filosofica fa cader di mano il pugnale anche all'assassino. (II, p. 67) *[...] bisogna fare alle nazioni in tempo di [[Pace e guerra|pace]] il massimo bene, ed il menomo male in tempo di [[Pace e guerra|guerra]]. (II, p. 76) *Il natural [[senso comune]] vale mille volte di più che la [[riflessione]] troppo assottigliata o stroppiata. (III, p. 84) *[...] per ben [[ragionamento|ragionare]] è necessario che alteramente si disprezzino uomini e libri. (III, p. 85) *{{NDR|[[Vittorio Alfieri]]}} fu pietoso figlio, ottimo fratello, sviscerato amico, uomo veramente libero, filosofo in pensieri, in parole, ed in opere: altamente sdegnoso senza essere incivile, fiero senza essere inumano, grave senza vero, appassionato senza essere sragionevole. Fu ancora il solo nel suo secolo che conoscendo la sovrana dignità dello scrittore, non vendé né profanò mai i suoi lucidissimi inchiostri; anzi li consacrò costantemente alla verità, alla virtù, alla gloria. L'alta carica a cui ambì, fu quella di tribuno del genere umano: il colore delle spoglie di cui si addobbò, fu il bruno, perché comprendeva, sentiva, diceva di esser morto il buon senso. Onde stette, e starà in mezzo al fremito degli aquiloni,<blockquote><small>Come torre in alto valor fondata e salda.</small> (V, p. 109)</blockquote> *[...] gli uomini sogliono ne' loro sinistri imitare il fagiano, che quando è perseguitato da alcuno, caccia il capo nel primo cespuglio, e mostra pubblicamente il culo. Egli crede sottrarsi alla disgrazia non affrontandola, e vi si lascia cadere con maggiore ignominia fuggendola. (V, pp. 135-36) *Ma se le [[disgrazie]] sono estreme? Essa allora innasprendo l'uomo, ingenerano il coraggio, padre di virtù. Se estremissime? Producono la disperazione, madre di eroismo. (V, p. 139) *La vanità si può curare facendosene conoscere il ridicolo; laddove l'[[orgoglio]] che ha del bestiale, è una infermità intrattabile dell'anima umana. Esso poggia sopra un fondamento simile all'opinione cosmologica dell'Indou, che stabilisce la terra su di un elefante, l'elefante su di una testuggine, la testuggine sul vuoto. (VII, p. 162) *[[regole dai libri|Regola]] generale: non vi possono essere eroi dove non vi sono cittadini; né cittadini, dove non vi sono uomini; né uomini, dove non vi sono mezzi per formarli. (VIII, p. 185) *Il lambiccato della [[vanità]] è l'elevarsi sulla vanità, disprezzando ciò che ammira l'umano gregge. (X, p. 228) *E pure questo stesso [[Plutarco]] che ha gli occhi di lince nel guardare addentro il cuore umano, è miopo nel passare accuratamente a rassegna le dottrine degli antichi filosofi; monca sposizione delle loro idee; spesso pensieri smembrati; nozioni poco rilevanti sostituite d'ordinario alle cardinali; molte volte né саро, né coda nel tutto, e di frequente mostruosità nelle parti. (XIV, p. 275) *{{NDR|Su [[Lucio Anneo Seneca|Seneca]]}} Raffinatezza di pensieri; falsità di concetti; abbondanza di antitesi; verbosità di locuzione, arguziette di sentimenti, questo è il capitale del maestro e consigliere di Nerone. (XIV, p. 276) *Gravissimo errore è ancora quello di giudicare dell'umana [[grandezza]] dal suo volume, e non dalla sua massa. Un guerriero che sommetta un immenso gregge di pecore, acquista maggior fama di colui, che domi un branco di leoni. (XIV, p. 276) *[[Gaio Giulio Cesare|Cesare]] marciava co' piedi di fuoco, e scriveva altresì con una penna di fuoco, mirando alle cose, non alle frasi ed alle parole. Onde atterrì tutti coloro che dopo di lui vollero accingersi a scrivere storie. Dare alla parola la maestosa semplicità dell'idea, contemplare i fatti dall'alto della sapienza civile e militare, narrare avvenimenti di cui si conoscevano tutte le anella, era impresa degna di Cesare, e non de' piccoli o mediocri ingegni. (XVIII, p. 324) ==''Vite degli eccellenti Italiani''== ===[[Incipit]]=== Sin dal principio del dodicesimo secolo molte città della Italia si vedevano già ordinate in Repubbliche in mezzo alle sanguinose discordie del sacerdozio e dell'impero. ===Citazioni=== *[...] [[Francesco Guicciardini]] [...] nello storiare pochi ebbe eguali, superiore nessuno. Egli con ragione reputar si può lo Zenofonte Fiorentino, per aver descritte con somma maestria quelle cose, nel governo delle quali ebbe gran parte. Comeché vivesse in tempi dissoluti e tirannici insieme, pure concepì la nobile idea di censurare non solo i privati cittadini, ma anche i Principi, assolvendo questo, quell'altro dannando, colle laudi esaltando le virtù de' pochi inorrotti animi, e in abbominio ponendo la fellonesca depravazione dell'universale. (vol. II, p. 33) *[[Giordano Bruno]] sarebbe per avventura più noto di quel che lo è al presente, se nato fosse in Germania, in Inghilterra, o in Francia. Ma nato nella Italia, cioè in un paese senza governo e senza leggi, quanto ferace di eccelsi ingegni, altrettanto privo d'istituzioni e di depravati costumi inondato, i suoi non curante e degli estranei ammiratore; fu travagliato in vita, e dopo la morte sconosciuto da' più, venerato in segreto da' pochi, e da' fanatici tenuto in abbominio. (vol. II, p. 104) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Analisi della sensibilità''=== Butto lo sguardo sull'[[universo]], e che scorgo? Nell'immenso azzurro spazio de' cieli veggo girare senza interruzione gli astri, percorrere le loro orbite, e ritornare al punto, da cui erano partiti. L'atmosfera, che mi circonda, e m'inviluppa è un vasto vortice, che sempre in azione, ora è l'officina de' tuoni e de' baleni, ora cade in rugiada, che inargenta le campagne, ora si scioglie in piogge, ora dolcemente commossa, è un zeffiro che respira incanti ed amenità, ora infuriata, produce i fieri aquiloni, i quali rompono e superano gli argini, che loro si fanno innanzi. ===''Rapporto al cittadino Carnot''=== :Cittadino ministro, Voi avete mostrato del dispiacere di non essere a giorno degli avvenimenti ch'ebbero luogo in Napoli dopo la partenza delle truppe francesi, e d'ignorare chi fu principalmente il perfido, il quale, dando gli ultimi colpi all'edificio eretto dal prode Championnet, scavò la tomba della libertà napoletana. Un tenente d'infanteria, il cittadino Bocquet, penetrato di {{sic|patriotismo}}, ha fatto un ampio quadro di tali vicende, ed ha denunciato il colpevole, che, facendo alleanza colla perfidia degl'inglesi, ardì di mettere a traffico col loro metallo la più bella delle cause, di esporre l’esistenza di un immenso numero di repubblicani al pugnale della tirannia, di far succedere le scene patetiche che han rivoltato l'umanità e la natura, di denigrare il nome e la gloria della grande nazione francese. ==Citazioni su Francesco Lomonaco== *Pochi videro tanto addentro, quanto il Lomonaco, nella {{sic|quistione italiana}}, nel suo doppio aspetto, politico e religioso; nessuno forse vagheggiò così chiaramente i due ideali della rivoluzione italiana: unità nazionale ed emancipazione del laicato dal potere politico delia Chiesa; nessuno vide così chiaramente che l'[[unità d'Italia]] non doveva essere impetrata come concessione dallo straniero, ma conquistata per virtù di popolo e con forze proprie. ([[Giulio Natali]]) *Si potrà discutere [...] la originalità del pensiero filosofico di F. Lomonaco; si potrà discutere il valore delle sue opere storiche: ma nessuno potrà negargli la gloria di essere uno de' più nobili padri spirituali del [[risorgimento]] italiano. ([[Giulio Natali]]) ==Bibliografia== *Francesco Lomonaco, ''[https://books.google.it/books?id=FOj82cNJ5FAC Analisi della sensibilità]'', in ''Opere di Francesco Lomonaco'', 9 voll., Ruggia, Lugano, 1831-1837, vol. V, 1835. *Francesco Lomonaco, ''[https://books.google.it/books?id=on1-XZvpzeIC Discorsi letterarj e filosofici]'', Silvestri, Milano, 1809. *Francesco Lomonaco, ''[[s:Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799/Rapporto fatto da Francesco Lomonaco patriota napoletano al cittadino Carnot Ministro della guerra|Rapporto fatto da Francesco Lomonaco patriota napoletano al cittadino Carnot Ministro della guerra]]'', in Vincenzo Cuoco, ''Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799'', a cura di Fausto Nicolini, Laterza, Bari, 1913. *Francesco Lomonaco, ''Vite degli eccellenti Italiani'', 3 voll., Italia, 1802-1803, [https://books.google.it/books?id=LlZjAAAAcAAJ vol. I], 1802, [https://books.google.it/books?id=Q1ZjAAAAcAAJ vol. II], 1803. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Lomonaco, Francesco}} [[Categoria:Filosofi italiani]] [[Categoria:Militari italiani]] [[Categoria:Patrioti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 551ata2cqssbl44cfhhm7nu0p28jrv8 Manasse 0 175082 1419809 1103785 2026-07-10T07:20:47Z Spinoziano 2297 fix link 1419809 wikitext text/x-wiki {{Disambigua}} *'''[[Manasse (patriarca)|Manasse]]''' – patriarca biblico *'''[[Manasse (tribù)|Manasse]]''' – tribù che discende dal patriarca biblico *'''[[Manasse (re)|Manasse]]''' – re di Giuda lfb621h2fld8pww9zjpuxnsby2b43z7 Roberta Gemma 0 183927 1419764 1309199 2026-07-09T16:35:16Z Danyele 19198 +4 / fix di stile 1419764 wikitext text/x-wiki [[File:FB Roberta Gemma 3983.jpg|thumb|Roberta Gemma nel 2012]] '''Roberta Gemma''' o '''Roberta Missoni''', pseudonimo di '''Floriana Panella''' (1980 – vivente), attrice pornografica italiana. ==Citazioni di Roberta Gemma== *Con o senza dibattito il film "[[La ciociara (film 2017)|La Ciociara]]" di [[Mario Salieri|Salieri]] sarebbe andato in distribuzione e in vendita per la visione. Credo che chi ha voluto strumentalizzare il film lo abbia, in realtà, aiutato. I nomi di Mario Salieri e di Roberta Gemma sarebbero bastati da soli, comunque, per il successo della produzione. In realtà sarà stato di aiuto a chi cercava un po' di notorietà. Nella storia dell'hard ci sono stati casi di riprese anche molto più offensive. Ci sono produzioni incentrate sulla sottomissione della donna, ma nessuno si è lamentato, anzi, senza fare nomi, qualcuno viene anche lodato come artista in Italia.<ref name=ciociaria>Dall'intervista di Pietro Pagliarella, ''[https://www.ciociariaoggi.it/news/cronaca/57515/lintervista-parla-la-protagonista-al-pornostar-roberta-gemmaa-solo-parole-in-liberta- Parla la protagonista, la pornostar Roberta Gemma: "Solo parole in libertà"]'', ''ciociariaoggi.it'', 30 ottobre 2017.</ref> *Ho scelto di fare l'[[Attore pornografico|attrice hard]] [...] per questa ipocrisia, tanto la gente discrimina a prescindere per sentirsi anche meglio. Vale lo stesso quando sei un bravo dottore: la gente deve sempre stare a parlare, che parlassero! Quando rientro a casa non ho nulla da nascondere al mio compagno o alla mia famiglia, poi sta bene a me. Fondamentalmente non faccio nulla di male direi, e le tasse le pago come tutti gli altri.<ref name="Biffi"/> *La mia carriera è iniziata nei locali. Ho iniziato quando avevo 24 anni: mi piaceva, avevo studiato danza e non ho mai avuto problemi a mostrarmi.<ref>Citato in Virginia Della Sala, ''[https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/01/porno-per-sopravvivere-oggi-ce-quasi-solo-la-prostituzione/2422527/ Porno, per sopravvivere oggi c’è (quasi) solo la prostituzione]'', ''ilfattoquotidiano.it'', 1º febbraio 2016.</ref> *Prima dell'avvento dell'hard su internet capitava che qualsiasi [[Cinema pornografico|prodotto]] venisse creato [...] veniva commercializzato e comprato dal fruitore perché unico prodotto a disposizione nelle videoteche o nei sexy shop. Dopo l'acquisto il filmato veniva solitamente etichettato come "[[Rivalità calcistica Germania-Italia|Italia-Germania]]" per nasconderlo ad occhi indiscreti e guardato di nascosto nel salone di casa, dove c'era l'unico televisore della casa e i videoregistratori o i lettori dvd erano un lusso. Con internet, invece, ognuno è libero di scegliere l'artista o il film che più piace e di vederselo comodamente sul proprio pc.<ref name="Biffi">Da un'intervista a ''leonardo.it'', 18 ottobre 2013; ripubblicato in Valentina Biffi, ''[https://www.diredonna.it/essere-donna-e-pornostar-leonardo-it-incontra-roberta-gemma-1664237.html Essere Donna e Pornostar: Leonardo.it incontra Roberta Gemma]'', ''diredonna.it'', 8 aprile 2016.</ref> *Si diventa {{NDR|attrice porno}} perché è un'attrazione, perché ti piace farlo ma soprattutto per esibizionismo, perché comunque ti devi mettere in mostra non nel giorno in cui giri il film, ma quando vai nelle case di tutti, soprattutto oggi con internet [...]<ref>Da ''[https://www.diredonna.it/essere-donna-e-pornostar-leonardo-it-incontra-roberta-gemma-1664237.html Roberta Gemma, intervista alla regina del cinema hard]'', ''diredonna.it'', 29 aprile 2016.</ref> *Sono fondamentalmente una esibizionista. [...] Sono cosciente del mio corpo, mi piaccio e trovo piacere nel mostrare quella che io considero una mia grande qualità, tra l'altro del tutto naturale. Non posso nascondere il fatto di provare un immenso piacere nell'essere osservata, ammirata e desiderata, lo faccio senza forzature e senza accettare compromessi.<ref>Citato in Davide Maggio, ''[https://www.davidemaggio.it/notizie-tv/porno-veline PORNO VELINE]'', ''davidemaggio.it'', 23 agosto 2008.</ref> *Sono molto legata alla [[Ciociaria]], ho parenti e amici che conosco da 20 anni, e soprattutto persone che oggi ho nel cuore e porto loro un fiore. Purtroppo, tra il paese e la città la mentalità cambia. Di certo quello che hanno vissuto le persone di quel maledetto periodo è stato drammatico, mi dispiace. Moravia prima e De Sica poi hanno raccontato tutto di quella storia, ma il film o la scrittura non sono solo le marocchinate, c'è tanto altro. Non si può ridurre un capolavoro di film che dura circa 110 minuti, a quei 2 minuti rappresentati dalle marocchinate, e il resto del film? Noi abbiamo riportato tutto il resto: la guerra, le atrocità che, purtroppo, nella guerra non sono solamente avvenute in Ciociaria.<ref name=ciociaria/> ==Note== <references /> ==Filmografia== *''[[La ciociara (film 2017)|La ciociara]]'' (2017) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Gemma, Roberta}} [[Categoria:Attori pornografici italiani]] ampgqv54gdel38xonzjcglvwkussm0x 1419791 1419764 2026-07-10T00:29:14Z Danyele 19198 /* Citazioni di Roberta Gemma */ +1 1419791 wikitext text/x-wiki [[File:FB Roberta Gemma 3983.jpg|thumb|Roberta Gemma nel 2012]] '''Roberta Gemma''' o '''Roberta Missoni''', pseudonimo di '''Floriana Panella''' (1980 – vivente), attrice pornografica italiana. ==Citazioni di Roberta Gemma== *Con o senza dibattito il film "[[La ciociara (film 2017)|La Ciociara]]" di [[Mario Salieri|Salieri]] sarebbe andato in distribuzione e in vendita per la visione. Credo che chi ha voluto strumentalizzare il film lo abbia, in realtà, aiutato. I nomi di Mario Salieri e di Roberta Gemma sarebbero bastati da soli, comunque, per il successo della produzione. In realtà sarà stato di aiuto a chi cercava un po' di notorietà. Nella storia dell'hard ci sono stati casi di riprese anche molto più offensive. Ci sono produzioni incentrate sulla sottomissione della donna, ma nessuno si è lamentato, anzi, senza fare nomi, qualcuno viene anche lodato come artista in Italia.<ref name=ciociaria>Dall'intervista di Pietro Pagliarella, ''[https://www.ciociariaoggi.it/news/cronaca/57515/lintervista-parla-la-protagonista-al-pornostar-roberta-gemmaa-solo-parole-in-liberta- Parla la protagonista, la pornostar Roberta Gemma: "Solo parole in libertà"]'', ''ciociariaoggi.it'', 30 ottobre 2017.</ref> *Ho scelto di fare l'[[Attore pornografico|attrice hard]] [...] per questa ipocrisia, tanto la gente discrimina a prescindere per sentirsi anche meglio. Vale lo stesso quando sei un bravo dottore: la gente deve sempre stare a parlare, che parlassero! Quando rientro a casa non ho nulla da nascondere al mio compagno o alla mia famiglia, poi sta bene a me. Fondamentalmente non faccio nulla di male direi, e le tasse le pago come tutti gli altri.<ref name="Biffi"/> *Io in una scena ci entro con il corpo, e con la mente. Io devo piacere e devo piacermi. Devo trasmettere.<ref>Da un'intervista a [[Lilli Gruber]]; citato in Barbara Costa, ''[https://www.dagospia.com/media-tv/e-nell-hard-dal-2005-roberta-gemma-impone-sempre-stessa-condizione-419913 Che diamante 'sta Gemma!]'', ''dagospia.com'', 5 gennaio 2025.</ref> *La mia carriera è iniziata nei locali. Ho iniziato quando avevo 24 anni: mi piaceva, avevo studiato danza e non ho mai avuto problemi a mostrarmi.<ref>Citato in Virginia Della Sala, ''[https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/01/porno-per-sopravvivere-oggi-ce-quasi-solo-la-prostituzione/2422527/ Porno, per sopravvivere oggi c’è (quasi) solo la prostituzione]'', ''ilfattoquotidiano.it'', 1º febbraio 2016.</ref> *Prima dell'avvento dell'hard su internet capitava che qualsiasi [[Cinema pornografico|prodotto]] venisse creato [...] veniva commercializzato e comprato dal fruitore perché unico prodotto a disposizione nelle videoteche o nei sexy shop. Dopo l'acquisto il filmato veniva solitamente etichettato come "[[Rivalità calcistica Germania-Italia|Italia-Germania]]" per nasconderlo ad occhi indiscreti e guardato di nascosto nel salone di casa, dove c'era l'unico televisore della casa e i videoregistratori o i lettori dvd erano un lusso. Con internet, invece, ognuno è libero di scegliere l'artista o il film che più piace e di vederselo comodamente sul proprio pc.<ref name="Biffi">Da un'intervista a ''leonardo.it'', 18 ottobre 2013; ripubblicato in Valentina Biffi, ''[https://www.diredonna.it/essere-donna-e-pornostar-leonardo-it-incontra-roberta-gemma-1664237.html Essere Donna e Pornostar: Leonardo.it incontra Roberta Gemma]'', ''diredonna.it'', 8 aprile 2016.</ref> *Si diventa {{NDR|attrice porno}} perché è un'attrazione, perché ti piace farlo ma soprattutto per esibizionismo, perché comunque ti devi mettere in mostra non nel giorno in cui giri il film, ma quando vai nelle case di tutti, soprattutto oggi con internet [...]<ref>Da ''[https://www.diredonna.it/essere-donna-e-pornostar-leonardo-it-incontra-roberta-gemma-1664237.html Roberta Gemma, intervista alla regina del cinema hard]'', ''diredonna.it'', 29 aprile 2016.</ref> *Sono fondamentalmente una esibizionista. [...] Sono cosciente del mio corpo, mi piaccio e trovo piacere nel mostrare quella che io considero una mia grande qualità, tra l'altro del tutto naturale. Non posso nascondere il fatto di provare un immenso piacere nell'essere osservata, ammirata e desiderata, lo faccio senza forzature e senza accettare compromessi.<ref>Citato in Davide Maggio, ''[https://www.davidemaggio.it/notizie-tv/porno-veline PORNO VELINE]'', ''davidemaggio.it'', 23 agosto 2008.</ref> *Sono molto legata alla [[Ciociaria]], ho parenti e amici che conosco da 20 anni, e soprattutto persone che oggi ho nel cuore e porto loro un fiore. Purtroppo, tra il paese e la città la mentalità cambia. Di certo quello che hanno vissuto le persone di quel maledetto periodo è stato drammatico, mi dispiace. Moravia prima e De Sica poi hanno raccontato tutto di quella storia, ma il film o la scrittura non sono solo le marocchinate, c'è tanto altro. Non si può ridurre un capolavoro di film che dura circa 110 minuti, a quei 2 minuti rappresentati dalle marocchinate, e il resto del film? Noi abbiamo riportato tutto il resto: la guerra, le atrocità che, purtroppo, nella guerra non sono solamente avvenute in Ciociaria.<ref name=ciociaria/> ==Note== <references /> ==Filmografia== *''[[La ciociara (film 2017)|La ciociara]]'' (2017) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Gemma, Roberta}} [[Categoria:Attori pornografici italiani]] c19hcvjyya35euc2uakzd5hy8znbhgh Wikiquote:GLAM/BEIC/Voci 4 185964 1419814 1419705 2026-07-10T08:15:24Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1419814 wikitext text/x-wiki ==Voci create nell'ambito del progetto BEIC== {{vedi anche|w:Progetto:GLAM/BEIC}} Elenco delle voci create su Wikiquote nell'ambito del [[w:Progetto:GLAM/BEIC|progetto BEIC]], a partire da materiale messo a disposizione dalla [[w:Biblioteca europea di informazione e cultura|Fondazione BEIC]]. Totali: '''987 voci'''<!--, di cui 1 in inglese, 1 in spagnolo, 1 in francese e 1 in latino-->. {{div col}} ===Persone=== #[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small> #[[Giambattista Vasco]] - <small>2021-08-18</small> #[[Stefano da San Gregorio]] - <small>2021-08-29</small> #[[Christoph Scheiner]] - <small>2021-08-30</small> #[[Gian Rinaldo Carli]] - <small>2021-09-01</small> #[[Vittorio Saraceno]] - <small>2021-09-05</small> #[[Federico Sanvitale]] - <small>2021-09-06</small> #[[Antonio Sangiovanni]] - <small>2021-09-09</small> #[[Francesco Ricci (matematico)]] - <small>2021-09-11</small> #[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]] - <small>2021-09-11</small> #[[Filippo Antonio Revelli]] - <small>2021-09-14</small> #[[Onofrio Puglisi]] - <small>2021-09-22</small> #[[Bartolomeo Pollastri]] - <small>2021-09-23</small> #[[Giovanni Battista Pisani]] - <small>2021-09-27</small> #[[Giovanni Giacomo Pierantoni]] - <small>2021-09-27</small> #[[Italo Zannier]] - <small>2021-09-29</small> #[[Auguste Marmont‎]] - <small>2021-10-11</small> #[[Giovanni Biagio Amico‎]] - <small>2021-10-11</small> #[[Stefano degli Angeli]] - <small>2021-10-12</small> #[[Benedetto degli Alessandri]] - <small>2021-10-14</small> #[[Angelo da Vallombrosa]] - <small>2021-10-14</small> #[[Domenico Benivieni]] - <small>2021-10-14</small> #[[Pietro di Fabrizio Accolti]] - <small>2021-10-15</small> #[[Antonio Adamucci]] - <small>2021-10-15</small> #[[Bernardino Baldi]] - <small>2021-10-15</small> #[[Cosimo Bartoli]] - <small>2021-10-15</small> #[[Giusto Bellavitis]] - <small>2021-10-15</small> #[[Silvio Belli]] - <small>2021-10-15</small> #[[Abū-Ṭālib Ḫān]] - <small>2021-10-15</small> #[[Antonio Maria Bordoni]] - <small>2021-10-18</small> #[[Francesco Saverio Brunetti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Filippo Calandri]] - <small>2021-10-18</small> #[[Stanislao Canovai]] - <small>2021-10-18</small> #[[Sigismondo Alberghetti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giuseppe Antonio Alberti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giuseppe Averani]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giovanni Maria Bonardo]] - <small>2021-10-18</small> #[[Lorenzo Camerano]] - <small>2021-10-19</small> #[[Giuseppe Campani]] - <small>2021-10-19</small> #[[Domenico Martinelli]] - <small>2021-10-20</small> #[[Luigi Ferdinando Marsili]] - <small>2021-10-20</small> #[[Angelo Marchetti]] - <small>2021-10-20</small> #[[Carlo Antonio Manzini]] - <small>2021-10-20</small> #[[Antonio Maria Lorgna]] - <small>2021-10-20</small> #[[Bernardo Pulci]] - <small>2021-10-21</small> #[[Gustavo Bucchia]] - <small>2021-10-22</small> #[[Serafino Calindri]] - <small>2021-10-22</small> #[[Roberto Valturio]] - <small>2021-10-22</small> #[[Niccolò da Osimo]] - <small>2021-10-22</small> #[[Alberto Pappiani]] - <small>2021-10-25</small> #[[Raimondo da Capua]] - <small>2021-10-25</small> #[[Giordano Ruffo]] - <small>2021-10-25</small> #[[Panfilo Sasso]] - <small>2021-10-25</small> #[[Schiavo di Bari]] - <small>2021-10-25</small> #[[Serafino de' Cimminelli]] - <small>2021-10-25</small> #[[Giorgio Summaripa]] - 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<small>2021-10-28</small> #[[Giason Denores]] - <small>2021-10-29</small> #[[Juan de Jarava]] - <small>2021-10-29</small> #[[Alessandro Pascoli]] - <small>2021-10-29</small> #[[Euforbo]] - <small>2021-11-02</small> #[[Zaccaria Scolastico]] - <small>2021-11-02</small> #[[Battista Fregoso (1450-1505)]] - <small>2021-11-02</small> #[[Ugo Benci]] - <small>2021-11-04</small> #[[Jacopo Filippo Foresti]] - <small>2021-11-04</small> #[[Feo Belcari]] - <small>2021-11-08</small> #[[Pompeo Baldasseroni]] - <small>2021-11-08</small> #[[Sallustio Bandini]] - <small>2021-11-08</small> #[[Lodovico Bianchini]] - <small>2021-11-09</small> #[[Vladislav Iosifovič Bortkevič]] - <small>2021-11-09</small> #[[Richard Cantillon]] - <small>2021-11-09</small> #[[John Bates Clark]] - <small>2021-11-09</small> #[[Salvatore Cognetti de Martiis]] - <small>2021-11-09</small> #[[Girolamo Francesco Cristiani]] - <small>2021-11-10</small> #[[Alfons Dopsch]] - <small>2021-11-10</small> #[[Ruggero Giuseppe Boscovich]] - <small>2021-11-10</small> #[[Pietro Antonio Cataldi]] - <small>2021-11-10</small> #[[Ambrogio Contarini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Tavelli]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Colombini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Pagnini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Rhazes]] - <small>2021-11-15</small> #[[Antonio Pace]] - <small>2021-11-19</small> #[[Joseph-François Marie]] - <small>2021-11-29</small> #[[Alessandro Marchetti (matematico)]] - <small>2021-12-01</small> #[[Giambattista Magistrini]] - <small>2021-12-01</small> #[[Agostino Maccari]] - <small>2021-12-10</small> #[[Antonio Ludeña]] - <small>2021-12-12</small> #[[Doroteo Alimari]] - <small>2022-01-13</small> #[[Alessandro Canobbio]] - <small>2022-01-13</small> #[[Camillo Leonardi]] - <small>2022-01-21</small> #[[Ascanio Centorio Degli Ortensi]] - <small>2022-01-28</small> #[[Domenico Griminelli]] - <small>2022-02-02</small> #[[Guglielmo Gargiolli]] - <small>2022-02-03</small> #[[Giovanni Battista Gallicciolli]] - <small>2022-02-04</small> #[[Guglielmo Grataroli]] - <small>2022-02-04</small> #[[Donato Calvi]] - <small>2022-02-04</small> #[[Flegomene]] - <small>2022-02-07</small> #[[Francesco Fuoco]] - <small>2022-02-19</small> #[[Francesco dal Sole]] - <small>2022-03-03</small> #[[Nicolao Colletti]] - <small>2022-03-12</small> #[[Cristoforo Clavio]] - <small>2022-03-17</small> #[[Jacques Peletier du Mans]] - <small>2022-03-17</small> #[[Pietro Apiano]] - <small>2022-03-18</small> #[[Francesco Cigalini]] - <small>2022-03-18</small> #[[Scipione Chiaramonti]] - <small>2022-03-23</small> #[[Antonio Brognoli]] - <small>2022-03-26</small> #[[Giuseppe Davia]] - <small>2022-03-30</small> #[[Francesco Vandelli (astronomo)]] - <small>2022-03-30</small> #[[Giuseppe Vergani]] - <small>2022-04-01</small> #[[Giovanni Camilla]] - <small>2022-04-04</small> #[[Pompeo Colonna (scrittore)]] - <small>2022-04-07</small> #[[Luigi Castiglioni (botanico)]] - <small>2022-04-07</small> #[[Guidobaldo Del Monte]] - <small>2022-04-08</small> #[[Federico Commandino]] - <small>2022-04-08</small> #[[Teone di Alessandria]] - <small>2022-04-09</small> #[[Francesco Maria II Della Rovere]] - <small>2022-04-11</small> #[[Pappo di Alessandria]] - <small>2022-04-12</small> #[[Sereno di Antinopoli]] - <small>2022-04-13</small> #[[Eutocio]] - <small>2022-04-13</small> #[[Alonso de Fuentes]] - <small>2022-04-15</small> #[[Francesco Zantedeschi]] - <small>2022-04-19</small> #[[Famiano Michelini]] - <small>2022-04-26</small> #[[Gregorio Bressani]] - <small>2022-05-02</small> #[[Francesco Eschinardi]] - <small>2022-05-13</small> #[[Andrea Zambelli (economista)]] - <small>2022-05-27</small> #[[Francesco Ginanni]] - <small>2022-07-25</small> #[[Elia Lombardini]] - <small>2022-08-22</small> #[[Leone Ebreo]] - <small>2022-11-18</small> #[[Jacopo Belgrado]] - <small>2022-12-29</small> #[[Jean-Baptiste Biot]] - <small>2022-12-29</small> #[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small> #[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small> #[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small> #[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small> #[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small> #[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small> #[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small> #[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small> #[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small> #[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small> #[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small> #[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small> #[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small> #[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small> #[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small> #[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small> #[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small> #[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small> #[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small> #[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small> #[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small> #[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small> #[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small> #[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small> #[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small> #[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small> #[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small> #[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small> #[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small> #[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small> #[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small> #[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small> #[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small> #[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small> #[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small> #[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small> #[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small> #[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small> #[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small> #[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small> #[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small> #[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small> #[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small> #[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small> #[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small> #[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small> #[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small> #[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small> #[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small> #[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small> #[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small> #[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small> #[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small> #[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small> #[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small> #[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small> #[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small> #[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small> #[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small> #[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small> #[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small> #[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small> #[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small> #[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small> #[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small> #[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small> #[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small> #[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small> #[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small> #[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small> #[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small> #[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small> #[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small> #[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small> #[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small> #[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small> #[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small> #[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small> #[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small> #[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small> #[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small> #[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small> #[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small> #[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small> #[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small> #[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small> #[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small> #[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small> #[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small> #[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small> #[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small> #[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small> #[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small> #[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small> #[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small> #[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small> #[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small> #[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small> #[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small> #[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small> #[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small> #[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small> #[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small> #[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small> #[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small> #[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small> #[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small> #[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small> #[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small> #[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small> #[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small> #[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small> #[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small> #[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small> #[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small> #[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small> #[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small> #[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small> #[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small> #[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small> #[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small> #[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small> #[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small> #[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small> #[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small> #[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small> #[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small> #[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small> #[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small> #[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small> #[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small> #[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small> #[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small> #[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small> #[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small> #[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small> #[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small> #[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small> #[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small> #[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small> #[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small> #[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small> #[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small> #[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small> #[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small> #[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small> #[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small> #[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small> #[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small> #[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small> #[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small> #[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small> #[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small> #[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small> #[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small> #[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small> #[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small> #[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small> #[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small> #[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small> #[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small> #[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small> #[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small> #[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small> #[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small> #[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small> #[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small> #[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small> #[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small> #[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small> #[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small> #[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small> #[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small> #[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small> #[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small> #[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small> #[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small> #[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small> #[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small> #[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small> #[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small> #[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small> #[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small> #[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small> #[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small> #[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small> #[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small> #[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small> #[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small> #[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small> #[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small> #[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small> #[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small> #[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small> #[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small> #[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small> #[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small> #[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small> #[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small> #[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small> #[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small> #[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small> #[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small> #[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small> #[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small> #[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small> #[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small> #[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small> #[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small> #[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small> #[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small> #[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small> #[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small> #[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small> #[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small> #[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small> #[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small> #[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small> #[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small> #[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small> #[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small> #[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small> #[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small> #[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small> #[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small> #[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small> #[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small> #[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small> #[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small> #[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small> #[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small> #[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small> #[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small> #[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small> #[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small> #[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small> #[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small> #[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small> #[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small> #[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small> #[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small> #[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small> #[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small> #[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small> #[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small> #[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small> #[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small> #[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small> #[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small> #[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small> #[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small> #[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small> #[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small> #[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small> #[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small> #[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small> #[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small> #[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small> #[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small> #[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small> #[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small> #[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small> #[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small> #[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small> #[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small> #[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small> #[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small> #[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small> #[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small> #[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small> #[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small> #[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small> #[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small> #[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small> #[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small> #[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small> #[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small> #[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small> #[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small> #[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small> #[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small> #[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small> #[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small> #[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small> #[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small> #[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small> #[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small> #[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small> #[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small> #[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small> #[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small> #[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small> #[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small> #[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small> #[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small> #[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small> #[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small> #[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small> #[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small> #[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small> #[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small> #[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small> #[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small> #[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small> #[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small> #[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small> #[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small> #[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small> #[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small> #[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small> #[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small> #[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small> #[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small> #[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small> #[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small> #[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small> #[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small> #[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small> #[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small> #[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small> #[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small> #[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small> #[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small> #[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small> #[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small> #[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small> #[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small> #[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small> #[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small> #[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small> #[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small> #[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small> #[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small> #[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small> #[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small> #[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small> #[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small> #[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small> #[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small> #[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small> #[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small> #[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small> #[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small> #[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small> #[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small> #[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small> #[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small> #[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small> #[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small> #[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small> #[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small> #[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small> #[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small> #[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small> #[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small> #[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small> #[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small> #[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small> #[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small> #[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small> #[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small> #[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small> #[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small> #[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small> #[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small> #[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small> #[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small> #[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small> #[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small> #[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small> #[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small> #[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small> #[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small> #[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small> #[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small> #[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small> #[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small> #[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small> #[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small> #[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small> #[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small> #[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small> #[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small> #[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small> #[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small> #[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small> #[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small> #[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small> #[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small> #[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small> #[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small> #[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small> #[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small> #[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small> #[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small> #[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small> #[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small> #[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small> #[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small> #[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small> #[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small> #[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small> #[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small> #[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small> #[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small> #[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small> #[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small> #[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small> #[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small> #[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small> #[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small> #[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small> #[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small> #[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small> #[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small> #[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small> #[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small> #[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small> #[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small> #[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small> #[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small> #[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small> #[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small> #[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small> #[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small> #[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small> #[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small> #[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small> #[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small> #[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small> #[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small> #[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small> #[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small> #[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small> #[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small> #[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small> #[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small> #[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small> #[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small> #[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small> #[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small> #[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small> #[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small> #[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small> #[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small> #[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small> #[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small> #[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small> #[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small> #[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small> #[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small> #[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small> #[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small> #[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small> #[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small> #[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small> #[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small> #[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small> #[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small> #[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small> #[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small> #[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small> #[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small> #[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small> #[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small> #[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small> #[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small> #[[Giovanni Battista Manzini]] - <small>2026-06-29</small> #[[Salvatore Ventimiglia]] - <small>2026-07-07</small> ===Tematiche=== #[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small> #[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small> #[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small> #[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small> #[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small> #[[Palma]] - <small>2021-10-21</small> #[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small> #[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small> #[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small> #[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small> #[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small> #[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small> #[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small> #[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small> #[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small> #[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small> #[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small> #[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small> #[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small> #[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small> #[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small> #[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small> #[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small> #[[Maccabei]] - <small>2023-05-04</small> #[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small> #[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small> #[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small> #[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small> #[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small> #[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small> #[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small> #[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small> #[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small> #[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small> #[[Animosità]] - <small>2024-03-13</small> #[[Traci]] - <small>2024-06-25</small> #[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small> #[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small> #[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small> #[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small> #[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small> #[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small> #[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small> #[[Basalto]] - <small>2025-04-23</small> #[[Pomice]] - <small>2025-04-24</small> #[[Feldspato]] - <small>2025-04-24</small> #[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small> #[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small> #[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small> #[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small> #[[Vulcanello]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Basiluzzo]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Salina]] - <small>2025-06-17</small> #[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small> #[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small> #[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small> #[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small> #[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small> #[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small> #[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small> #[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small> #[[Cremasco]] - <small>2025-07-24</small> #[[Quattro elementi]] - <small>2025-07-31</small> #[[Candia]] - <small>2025-09-02</small> #[[Malvasia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Cocciniglia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Rondine riparia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Domodossola]] - <small>2025-09-11</small> #[[Scilla (Italia)]] - <small>2025-09-11</small> #[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small> #[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small> #[[Flora]] - <small>2025-09-24</small> #[[Vegetazione]] - <small>2025-09-24</small> #[[Legge del taglione]] - <small>2025-09-25</small> #[[Grazia (diritto)]] - <small>2025-09-25</small> #[[Fanano]] - <small>2025-10-03</small> #[[Val di Chiana]] - <small>2025-10-03</small> #[[Pila di Volta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Lampreda]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carcere minorile]] - <small>2025-11-05</small> #[[Enfiteusi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Duomo di Como]] - <small>2025-12-18</small> #[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small> #[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small> #[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small> #[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small> #[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small> #[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small> #[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small> #[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small> #[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small> #[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small> #[[Modone]] - <small>2026-01-29</small> #[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small> #[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small> #[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small> #[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small> #[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small> #[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small> #[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small> #[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small> #[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small> #[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small> #[[Psara]] - <small>2026-02-24</small> #[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small> #[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small> #[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small> #[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small> #[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small> #[[Erice]] - <small>2026-03-16</small> #[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small> #[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small> #[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small> #[[Platani]] - <small>2026-03-19</small> #[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small> #[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small> #[[Livella]] - <small>2026-03-26</small> #[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small> #[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small> #[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small> #[[Licata]] - <small>2026-04-21</small> #[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small> #[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small> #[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small> #[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small> #[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small> #[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small> #[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small> #[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small> #[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small> #[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small> #[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small> #[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small> #[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small> #[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small> #[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small> #[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small> #[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small> #[[Masera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small> #[[Toce]] - <small>2026-06-09</small> #[[Marmo di Candoglia]] - <small>2026-06-09</small> #[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small> #[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small> #[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small> #[[Rift Albertino]] - <small>2026-06-10</small> #[[Abbazia di Novalesa]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valle Antrona]] - <small>2026-06-11</small> #[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small> #[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small> #[[Cannero Riviera]] - <small>2026-06-11</small> #[[Massiccio del San Gottardo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Bullicame]] - <small>2026-06-11</small> #[[Fitoliti]] - <small>2026-06-11</small> #[[Anfibolite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Acquamarina (minerale)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Alabastro]] - <small>2026-06-11</small> #[[Amianto]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lazulite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lago Bujuku]] - <small>2026-06-16</small> #[[Belemnite]] - <small>2026-06-16</small> #[[Diaspro]] - <small>2026-06-16</small> #[[Quarzo]] - <small>2026-06-16</small> #[[Via Aurelia]] - <small>2026-06-16</small> #[[Isola Bisentina]] - <small>2026-06-16</small> #[[Cortona]] - <small>2026-06-16</small> #[[Narni]] - <small>2026-06-16</small> #[[Andro (Grecia)]] - <small>2026-06-18</small> #[[Albenga]] - <small>2026-06-18</small> #[[Damietta]] - <small>2026-06-18</small> #[[Quarzo rutilato]] - <small>2026-06-18</small> #[[Aleppo]] - <small>2026-06-23</small> #[[Ivrea]] - <small>2026-06-23</small> #[[Gozo]] - <small>2026-06-23</small> #[[Atacamite]] - <small>2026-06-23</small> #[[Istituto veneto di scienze, lettere ed arti]] - <small>2026-06-24</small> #[[Castello di Buccione]] - <small>2026-06-26</small> #[[Omegna]] - <small>2026-06-26</small> #[[Gravellona Toce]] - <small>2026-06-26</small> #[[Valle Strona]] - <small>2026-06-26</small> #[[Quarna Sotto]] - <small>2026-06-26</small> #[[Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso)]] - <small>2026-06-26</small> #[[Ossido arsenioso]] - <small>2026-07-01</small> #[[Sciroppo]] - <small>2026-07-01</small> #[[Cinchona]] - <small>2026-07-01</small> #[[Cobalto]] - <small>2026-07-01</small> #[[Bismuto]] - <small>2026-07-01</small> #[[Simeto]] - <small>2026-07-07</small> #[[Nicolosi]] - <small>2026-07-08</small> #[[Monti Rossi]] - <small>2026-07-09</small> #[[Eruzione dell'Etna del 1669]] - <small>2026-07-09</small> #[[Centuripe]] - <small>2026-07-10</small> ===Raccolte=== #[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small> #[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small> #[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small> ===Opere=== #[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small> #[[Algurisimo]] - <small>2021-11-10</small> ===In altre lingue=== #[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small> #[[:es:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small> #[[:fr:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small> #[[:la:Athanasius Kircherus]] - <small>2021-10-13</small> {{div col end}} jhfmbbsa1f79nxenznkegqyzr97diz3 1419824 1419814 2026-07-10T08:47:31Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1419824 wikitext text/x-wiki ==Voci create nell'ambito del progetto BEIC== {{vedi anche|w:Progetto:GLAM/BEIC}} Elenco delle voci create su Wikiquote nell'ambito del [[w:Progetto:GLAM/BEIC|progetto BEIC]], a partire da materiale messo a disposizione dalla [[w:Biblioteca europea di informazione e cultura|Fondazione BEIC]]. Totali: '''988 voci'''<!--, di cui 1 in inglese, 1 in spagnolo, 1 in francese e 1 in latino-->. {{div col}} ===Persone=== #[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small> #[[Giambattista Vasco]] - <small>2021-08-18</small> #[[Stefano da San Gregorio]] - <small>2021-08-29</small> #[[Christoph Scheiner]] - <small>2021-08-30</small> #[[Gian Rinaldo Carli]] - <small>2021-09-01</small> #[[Vittorio Saraceno]] - <small>2021-09-05</small> #[[Federico Sanvitale]] - <small>2021-09-06</small> #[[Antonio Sangiovanni]] - <small>2021-09-09</small> #[[Francesco Ricci (matematico)]] - <small>2021-09-11</small> #[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]] - <small>2021-09-11</small> #[[Filippo Antonio Revelli]] - <small>2021-09-14</small> #[[Onofrio Puglisi]] - <small>2021-09-22</small> #[[Bartolomeo Pollastri]] - <small>2021-09-23</small> #[[Giovanni Battista Pisani]] - <small>2021-09-27</small> #[[Giovanni Giacomo Pierantoni]] - <small>2021-09-27</small> #[[Italo Zannier]] - <small>2021-09-29</small> #[[Auguste Marmont‎]] - 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<small>2024-03-18</small> #[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small> #[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small> #[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small> #[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small> #[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small> #[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small> #[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small> #[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small> #[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small> #[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small> #[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small> #[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small> #[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small> #[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small> #[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small> #[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small> #[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small> #[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small> #[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small> #[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small> #[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small> #[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small> #[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small> #[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small> #[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small> #[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small> #[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small> #[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small> #[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small> #[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small> #[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small> #[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small> #[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small> #[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small> #[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small> #[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small> #[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small> #[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small> #[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small> #[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small> #[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small> #[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small> #[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small> #[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small> #[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small> #[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small> #[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small> #[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small> #[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small> #[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small> #[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small> #[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small> #[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small> #[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small> #[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small> #[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small> #[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small> #[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small> #[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small> #[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small> #[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small> #[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small> #[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small> #[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small> #[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small> #[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small> #[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small> #[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small> #[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small> #[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small> #[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small> #[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small> #[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small> #[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small> #[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small> #[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small> #[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small> #[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small> #[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small> #[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small> #[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small> #[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small> #[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small> #[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small> #[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small> #[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small> #[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small> #[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small> #[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small> #[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small> #[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small> #[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small> #[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small> #[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small> #[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small> #[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small> #[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small> #[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small> #[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small> #[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small> #[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small> #[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small> #[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small> #[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small> #[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small> #[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small> #[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small> #[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small> #[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small> #[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small> #[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small> #[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small> #[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small> #[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small> #[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small> #[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small> #[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small> #[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small> #[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small> #[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small> #[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small> #[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small> #[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small> #[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small> #[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small> #[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small> #[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small> #[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small> #[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small> #[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small> #[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small> #[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small> #[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small> #[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small> #[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small> #[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small> #[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small> #[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small> #[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small> #[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small> #[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small> #[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small> #[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small> #[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small> #[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small> #[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small> #[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small> #[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small> #[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small> #[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small> #[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small> #[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small> #[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small> #[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small> #[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small> #[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small> #[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small> #[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small> #[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small> #[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small> #[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small> #[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small> #[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small> #[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small> #[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small> #[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small> #[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small> #[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small> #[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small> #[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small> #[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small> #[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small> #[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small> #[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small> #[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small> #[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small> #[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small> #[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small> #[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small> #[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small> #[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small> #[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small> #[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small> #[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small> #[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small> #[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small> #[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small> #[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small> #[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small> #[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small> #[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small> #[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small> #[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small> #[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small> #[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small> #[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small> #[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small> #[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small> #[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small> #[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small> #[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small> #[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small> #[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small> #[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small> #[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small> #[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small> #[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small> #[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small> #[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small> #[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small> #[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small> #[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small> #[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small> #[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small> #[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small> #[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small> #[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small> #[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small> #[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small> #[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small> #[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small> #[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small> #[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small> #[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small> #[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small> #[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small> #[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small> #[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small> #[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small> #[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small> #[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small> #[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small> #[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small> #[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small> #[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small> #[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small> #[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small> #[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small> #[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small> #[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small> #[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small> #[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small> #[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small> #[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small> #[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small> #[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small> #[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small> #[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small> #[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small> #[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small> #[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small> #[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small> #[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small> #[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small> #[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small> #[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small> #[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small> #[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small> #[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small> #[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small> #[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small> #[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small> #[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small> #[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small> #[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small> #[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small> #[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small> #[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small> #[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small> #[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small> #[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small> #[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small> #[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small> #[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small> #[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small> #[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small> #[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small> #[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small> #[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small> #[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small> #[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small> #[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small> #[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small> #[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small> #[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small> #[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small> #[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small> #[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small> #[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small> #[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small> #[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small> #[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small> #[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small> #[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small> #[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small> #[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small> #[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small> #[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small> #[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small> #[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small> #[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small> #[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small> #[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small> #[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small> #[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small> #[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small> #[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small> #[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small> #[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small> #[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small> #[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small> #[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small> #[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small> #[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small> #[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small> #[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small> #[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small> #[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small> #[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small> #[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small> #[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small> #[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small> #[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small> #[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small> #[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small> #[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small> #[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small> #[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small> #[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small> #[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small> #[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small> #[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small> #[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small> #[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small> #[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small> #[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small> #[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small> #[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small> #[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small> #[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small> #[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small> #[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small> #[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small> #[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small> #[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small> #[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small> #[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small> #[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small> #[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small> #[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small> #[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small> #[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small> #[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small> #[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small> #[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small> #[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small> #[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small> #[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small> #[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small> #[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small> #[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small> #[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small> #[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small> #[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small> #[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small> #[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small> #[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small> #[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small> #[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small> #[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small> #[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small> #[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small> #[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small> #[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small> #[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small> #[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small> #[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small> #[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small> #[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small> #[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small> #[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small> #[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small> #[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small> #[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small> #[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small> #[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small> #[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small> #[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small> #[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small> #[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small> #[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small> #[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small> #[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small> #[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small> #[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small> #[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small> #[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small> #[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small> #[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small> #[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small> #[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small> #[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small> #[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small> #[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small> #[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small> #[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small> #[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small> #[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small> #[[Giovanni Battista Manzini]] - <small>2026-06-29</small> #[[Salvatore Ventimiglia]] - <small>2026-07-07</small> ===Tematiche=== #[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small> #[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small> #[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small> #[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small> #[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small> #[[Palma]] - <small>2021-10-21</small> #[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small> #[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small> #[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small> #[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small> #[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small> #[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small> #[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small> #[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small> #[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small> #[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small> #[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small> #[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small> #[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small> #[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small> #[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small> #[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small> #[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small> #[[Maccabei]] - <small>2023-05-04</small> #[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small> #[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small> #[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small> #[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small> #[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small> #[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small> #[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small> #[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small> #[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small> #[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small> #[[Animosità]] - <small>2024-03-13</small> #[[Traci]] - <small>2024-06-25</small> #[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small> #[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small> #[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small> #[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small> #[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small> #[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small> #[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small> #[[Basalto]] - <small>2025-04-23</small> #[[Pomice]] - <small>2025-04-24</small> #[[Feldspato]] - <small>2025-04-24</small> #[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small> #[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small> #[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small> #[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small> #[[Vulcanello]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Basiluzzo]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Salina]] - <small>2025-06-17</small> #[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small> #[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small> #[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small> #[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small> #[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small> #[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small> #[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small> #[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small> #[[Cremasco]] - <small>2025-07-24</small> #[[Quattro elementi]] - <small>2025-07-31</small> #[[Candia]] - <small>2025-09-02</small> #[[Malvasia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Cocciniglia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Rondine riparia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Domodossola]] - <small>2025-09-11</small> #[[Scilla (Italia)]] - <small>2025-09-11</small> #[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small> #[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small> #[[Flora]] - <small>2025-09-24</small> #[[Vegetazione]] - <small>2025-09-24</small> #[[Legge del taglione]] - <small>2025-09-25</small> #[[Grazia (diritto)]] - <small>2025-09-25</small> #[[Fanano]] - <small>2025-10-03</small> #[[Val di Chiana]] - <small>2025-10-03</small> #[[Pila di Volta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Lampreda]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carcere minorile]] - <small>2025-11-05</small> #[[Enfiteusi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Duomo di Como]] - <small>2025-12-18</small> #[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small> #[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small> #[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small> #[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small> #[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small> #[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small> #[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small> #[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small> #[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small> #[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small> #[[Modone]] - <small>2026-01-29</small> #[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small> #[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small> #[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small> #[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small> #[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small> #[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small> #[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small> #[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small> #[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small> #[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small> #[[Psara]] - <small>2026-02-24</small> #[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small> #[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small> #[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small> #[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small> #[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small> #[[Erice]] - <small>2026-03-16</small> #[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small> #[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small> #[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small> #[[Platani]] - <small>2026-03-19</small> #[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small> #[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small> #[[Livella]] - <small>2026-03-26</small> #[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small> #[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small> #[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small> #[[Licata]] - <small>2026-04-21</small> #[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small> #[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small> #[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small> #[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small> #[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small> #[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small> #[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small> #[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small> #[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small> #[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small> #[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small> #[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small> #[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small> #[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small> #[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small> #[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small> #[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small> #[[Masera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small> #[[Toce]] - <small>2026-06-09</small> #[[Marmo di Candoglia]] - <small>2026-06-09</small> #[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small> #[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small> #[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small> #[[Rift Albertino]] - <small>2026-06-10</small> #[[Abbazia di Novalesa]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valle Antrona]] - <small>2026-06-11</small> #[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small> #[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small> #[[Cannero Riviera]] - <small>2026-06-11</small> #[[Massiccio del San Gottardo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Bullicame]] - <small>2026-06-11</small> #[[Fitoliti]] - <small>2026-06-11</small> #[[Anfibolite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Acquamarina (minerale)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Alabastro]] - <small>2026-06-11</small> #[[Amianto]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lazulite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lago Bujuku]] - <small>2026-06-16</small> #[[Belemnite]] - <small>2026-06-16</small> #[[Diaspro]] - <small>2026-06-16</small> #[[Quarzo]] - <small>2026-06-16</small> #[[Via Aurelia]] - <small>2026-06-16</small> #[[Isola Bisentina]] - <small>2026-06-16</small> #[[Cortona]] - <small>2026-06-16</small> #[[Narni]] - <small>2026-06-16</small> #[[Andro (Grecia)]] - <small>2026-06-18</small> #[[Albenga]] - <small>2026-06-18</small> #[[Damietta]] - <small>2026-06-18</small> #[[Quarzo rutilato]] - <small>2026-06-18</small> #[[Aleppo]] - <small>2026-06-23</small> #[[Ivrea]] - <small>2026-06-23</small> #[[Gozo]] - <small>2026-06-23</small> #[[Atacamite]] - <small>2026-06-23</small> #[[Istituto veneto di scienze, lettere ed arti]] - <small>2026-06-24</small> #[[Castello di Buccione]] - <small>2026-06-26</small> #[[Omegna]] - <small>2026-06-26</small> #[[Gravellona Toce]] - <small>2026-06-26</small> #[[Valle Strona]] - <small>2026-06-26</small> #[[Quarna Sotto]] - <small>2026-06-26</small> #[[Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso)]] - <small>2026-06-26</small> #[[Ossido arsenioso]] - <small>2026-07-01</small> #[[Sciroppo]] - <small>2026-07-01</small> #[[Cinchona]] - <small>2026-07-01</small> #[[Cobalto]] - <small>2026-07-01</small> #[[Bismuto]] - <small>2026-07-01</small> #[[Simeto]] - <small>2026-07-07</small> #[[Nicolosi]] - <small>2026-07-08</small> #[[Monti Rossi]] - <small>2026-07-09</small> #[[Eruzione dell'Etna del 1669]] - <small>2026-07-09</small> #[[Centuripe]] - <small>2026-07-10</small> #[[Agira]] - <small>2026-07-10</small> ===Raccolte=== #[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small> #[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small> #[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small> ===Opere=== #[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small> #[[Algurisimo]] - <small>2021-11-10</small> ===In altre lingue=== #[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small> #[[:es:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small> #[[:fr:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small> #[[:la:Athanasius Kircherus]] - <small>2021-10-13</small> {{div col end}} hnh7t0cmmw1xyzei7ed1osx95qg03d5 1419830 1419824 2026-07-10T10:14:20Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1419830 wikitext text/x-wiki ==Voci create nell'ambito del progetto BEIC== {{vedi anche|w:Progetto:GLAM/BEIC}} Elenco delle voci create su Wikiquote nell'ambito del [[w:Progetto:GLAM/BEIC|progetto BEIC]], a partire da materiale messo a disposizione dalla [[w:Biblioteca europea di informazione e cultura|Fondazione BEIC]]. Totali: '''989 voci'''<!--, di cui 1 in inglese, 1 in spagnolo, 1 in francese e 1 in latino-->. {{div col}} ===Persone=== #[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small> #[[Giambattista Vasco]] - <small>2021-08-18</small> #[[Stefano da San Gregorio]] - <small>2021-08-29</small> #[[Christoph Scheiner]] - <small>2021-08-30</small> #[[Gian Rinaldo Carli]] - <small>2021-09-01</small> #[[Vittorio Saraceno]] - <small>2021-09-05</small> #[[Federico Sanvitale]] - <small>2021-09-06</small> #[[Antonio Sangiovanni]] - <small>2021-09-09</small> #[[Francesco Ricci (matematico)]] - <small>2021-09-11</small> #[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]] - <small>2021-09-11</small> #[[Filippo Antonio Revelli]] - <small>2021-09-14</small> #[[Onofrio Puglisi]] - <small>2021-09-22</small> #[[Bartolomeo Pollastri]] - <small>2021-09-23</small> #[[Giovanni Battista Pisani]] - <small>2021-09-27</small> #[[Giovanni Giacomo Pierantoni]] - <small>2021-09-27</small> #[[Italo Zannier]] - <small>2021-09-29</small> #[[Auguste Marmont‎]] - <small>2021-10-11</small> #[[Giovanni Biagio Amico‎]] - <small>2021-10-11</small> #[[Stefano degli Angeli]] - <small>2021-10-12</small> #[[Benedetto degli Alessandri]] - <small>2021-10-14</small> #[[Angelo da Vallombrosa]] - <small>2021-10-14</small> #[[Domenico Benivieni]] - <small>2021-10-14</small> #[[Pietro di Fabrizio Accolti]] - <small>2021-10-15</small> #[[Antonio Adamucci]] - <small>2021-10-15</small> #[[Bernardino Baldi]] - <small>2021-10-15</small> #[[Cosimo Bartoli]] - <small>2021-10-15</small> #[[Giusto Bellavitis]] - <small>2021-10-15</small> #[[Silvio Belli]] - <small>2021-10-15</small> #[[Abū-Ṭālib Ḫān]] - <small>2021-10-15</small> #[[Antonio Maria Bordoni]] - <small>2021-10-18</small> #[[Francesco Saverio Brunetti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Filippo Calandri]] - <small>2021-10-18</small> #[[Stanislao Canovai]] - <small>2021-10-18</small> #[[Sigismondo Alberghetti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giuseppe Antonio Alberti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giuseppe Averani]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giovanni Maria Bonardo]] - <small>2021-10-18</small> #[[Lorenzo Camerano]] - <small>2021-10-19</small> #[[Giuseppe Campani]] - <small>2021-10-19</small> #[[Domenico Martinelli]] - <small>2021-10-20</small> #[[Luigi Ferdinando Marsili]] - <small>2021-10-20</small> #[[Angelo Marchetti]] - <small>2021-10-20</small> #[[Carlo Antonio Manzini]] - <small>2021-10-20</small> #[[Antonio Maria Lorgna]] - <small>2021-10-20</small> #[[Bernardo Pulci]] - <small>2021-10-21</small> #[[Gustavo Bucchia]] - <small>2021-10-22</small> #[[Serafino Calindri]] - <small>2021-10-22</small> #[[Roberto Valturio]] - <small>2021-10-22</small> #[[Niccolò da Osimo]] - <small>2021-10-22</small> #[[Alberto Pappiani]] - <small>2021-10-25</small> #[[Raimondo da Capua]] - <small>2021-10-25</small> #[[Giordano Ruffo]] - <small>2021-10-25</small> #[[Panfilo Sasso]] - <small>2021-10-25</small> #[[Schiavo di Bari]] - <small>2021-10-25</small> #[[Serafino de' Cimminelli]] - <small>2021-10-25</small> #[[Giorgio Summaripa]] - <small>2021-10-25</small> #[[Girolamo Manfredi]] - <small>2021-10-25</small> #[[Gabriele Capodilista]] - <small>2021-10-25</small> #[[Lorenzo Spirito Gualtieri]] - <small>2021-10-26</small> #[[Guglielmo da Saliceto]] - <small>2021-10-26</small> #[[Jacopo da Cessole]] - <small>2021-10-26</small> #[[Antonio Matani]] - <small>2021-10-26</small> #[[Carlo Matteucci]] - <small>2021-10-26</small> #[[Pedro de Medina]] - <small>2021-10-26</small> #[[Friedrich Accum]] - <small>2021-10-27</small> #[[George Biddell Airy]] - <small>2021-10-27</small> #[[Joachim d'Alencé]] - <small>2021-10-27</small> #[[Carlo Amoretti]] - <small>2021-10-27</small> #[[Giovanni Antonelli (astronomo)]] - <small>2021-10-27</small> #[[Torbern Olof Bergman]] - <small>2021-10-27</small> #[[Belsazar Hacquet]] - <small>2021-10-27</small> #[[George Atwood]] - <small>2021-10-27</small> #[[Friederich Münter]] - <small>2021-10-27</small> #[[Franz Schott]] - <small>2021-10-28</small> #[[Lazzaro Spallanzani]] - <small>2021-10-28</small> #[[Isaac Abrabanel]] - <small>2021-10-28</small> #[[Giason Denores]] - <small>2021-10-29</small> #[[Juan de Jarava]] - <small>2021-10-29</small> #[[Alessandro Pascoli]] - <small>2021-10-29</small> #[[Euforbo]] - <small>2021-11-02</small> #[[Zaccaria Scolastico]] - <small>2021-11-02</small> #[[Battista Fregoso (1450-1505)]] - <small>2021-11-02</small> #[[Ugo Benci]] - <small>2021-11-04</small> #[[Jacopo Filippo Foresti]] - <small>2021-11-04</small> #[[Feo Belcari]] - <small>2021-11-08</small> #[[Pompeo Baldasseroni]] - <small>2021-11-08</small> #[[Sallustio Bandini]] - <small>2021-11-08</small> #[[Lodovico Bianchini]] - <small>2021-11-09</small> #[[Vladislav Iosifovič Bortkevič]] - <small>2021-11-09</small> #[[Richard Cantillon]] - <small>2021-11-09</small> #[[John Bates Clark]] - <small>2021-11-09</small> #[[Salvatore Cognetti de Martiis]] - <small>2021-11-09</small> #[[Girolamo Francesco Cristiani]] - <small>2021-11-10</small> #[[Alfons Dopsch]] - <small>2021-11-10</small> #[[Ruggero Giuseppe Boscovich]] - <small>2021-11-10</small> #[[Pietro Antonio Cataldi]] - <small>2021-11-10</small> #[[Ambrogio Contarini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Tavelli]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Colombini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Pagnini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Rhazes]] - <small>2021-11-15</small> #[[Antonio Pace]] - <small>2021-11-19</small> #[[Joseph-François Marie]] - <small>2021-11-29</small> #[[Alessandro Marchetti (matematico)]] - <small>2021-12-01</small> #[[Giambattista Magistrini]] - <small>2021-12-01</small> #[[Agostino Maccari]] - <small>2021-12-10</small> #[[Antonio Ludeña]] - <small>2021-12-12</small> #[[Doroteo Alimari]] - <small>2022-01-13</small> #[[Alessandro Canobbio]] - <small>2022-01-13</small> #[[Camillo Leonardi]] - <small>2022-01-21</small> #[[Ascanio Centorio Degli Ortensi]] - <small>2022-01-28</small> #[[Domenico Griminelli]] - <small>2022-02-02</small> #[[Guglielmo Gargiolli]] - <small>2022-02-03</small> #[[Giovanni Battista Gallicciolli]] - <small>2022-02-04</small> #[[Guglielmo Grataroli]] - <small>2022-02-04</small> #[[Donato Calvi]] - <small>2022-02-04</small> #[[Flegomene]] - <small>2022-02-07</small> #[[Francesco Fuoco]] - <small>2022-02-19</small> #[[Francesco dal Sole]] - <small>2022-03-03</small> #[[Nicolao Colletti]] - <small>2022-03-12</small> #[[Cristoforo Clavio]] - <small>2022-03-17</small> #[[Jacques Peletier du Mans]] - <small>2022-03-17</small> #[[Pietro Apiano]] - <small>2022-03-18</small> #[[Francesco Cigalini]] - <small>2022-03-18</small> #[[Scipione Chiaramonti]] - <small>2022-03-23</small> #[[Antonio Brognoli]] - <small>2022-03-26</small> #[[Giuseppe Davia]] - <small>2022-03-30</small> #[[Francesco Vandelli (astronomo)]] - <small>2022-03-30</small> #[[Giuseppe Vergani]] - <small>2022-04-01</small> #[[Giovanni Camilla]] - <small>2022-04-04</small> #[[Pompeo Colonna (scrittore)]] - <small>2022-04-07</small> #[[Luigi Castiglioni (botanico)]] - <small>2022-04-07</small> #[[Guidobaldo Del Monte]] - <small>2022-04-08</small> #[[Federico Commandino]] - <small>2022-04-08</small> #[[Teone di Alessandria]] - <small>2022-04-09</small> #[[Francesco Maria II Della Rovere]] - <small>2022-04-11</small> #[[Pappo di Alessandria]] - <small>2022-04-12</small> #[[Sereno di Antinopoli]] - <small>2022-04-13</small> #[[Eutocio]] - <small>2022-04-13</small> #[[Alonso de Fuentes]] - <small>2022-04-15</small> #[[Francesco Zantedeschi]] - <small>2022-04-19</small> #[[Famiano Michelini]] - <small>2022-04-26</small> #[[Gregorio Bressani]] - <small>2022-05-02</small> #[[Francesco Eschinardi]] - <small>2022-05-13</small> #[[Andrea Zambelli (economista)]] - <small>2022-05-27</small> #[[Francesco Ginanni]] - <small>2022-07-25</small> #[[Elia Lombardini]] - <small>2022-08-22</small> #[[Leone Ebreo]] - <small>2022-11-18</small> #[[Jacopo Belgrado]] - <small>2022-12-29</small> #[[Jean-Baptiste Biot]] - <small>2022-12-29</small> #[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small> #[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small> #[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small> #[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small> #[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small> #[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small> #[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small> #[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small> #[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small> #[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small> #[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small> #[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small> #[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small> #[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small> #[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small> #[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small> #[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small> #[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small> #[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small> #[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small> #[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small> #[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small> #[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small> #[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small> #[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small> #[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small> #[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small> #[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small> #[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small> #[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small> #[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small> #[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small> #[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small> #[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small> #[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small> #[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small> #[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small> #[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small> #[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small> #[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small> #[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small> #[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small> #[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small> #[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small> #[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small> #[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small> #[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small> #[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small> #[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small> #[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small> #[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small> #[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small> #[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small> #[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small> #[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small> #[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small> #[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small> #[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small> #[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small> #[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small> #[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small> #[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small> #[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small> #[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small> #[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small> #[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small> #[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small> #[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small> #[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small> #[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small> #[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small> #[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small> #[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small> #[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small> #[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small> #[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small> #[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small> #[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small> #[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small> #[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small> #[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small> #[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small> #[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small> #[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small> #[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small> #[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small> #[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small> #[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small> #[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small> #[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small> #[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small> #[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small> #[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small> #[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small> #[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small> #[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small> #[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small> #[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small> #[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small> #[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small> #[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small> #[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small> #[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small> #[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small> #[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small> #[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small> #[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small> #[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small> #[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small> #[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small> #[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small> #[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small> #[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small> #[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small> #[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small> #[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small> #[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small> #[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small> #[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small> #[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small> #[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small> #[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small> #[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small> #[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small> #[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small> #[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small> #[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small> #[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small> #[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small> #[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small> #[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small> #[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small> #[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small> #[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small> #[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small> #[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small> #[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small> #[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small> #[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small> #[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small> #[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small> #[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small> #[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small> #[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small> #[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small> #[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small> #[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small> #[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small> #[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small> #[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small> #[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small> #[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small> #[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small> #[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small> #[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small> #[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small> #[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small> #[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small> #[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small> #[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small> #[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small> #[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small> #[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small> #[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small> #[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small> #[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small> #[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small> #[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small> #[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small> #[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small> #[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small> #[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small> #[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small> #[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small> #[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small> #[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small> #[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small> #[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small> #[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small> #[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small> #[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small> #[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small> #[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small> #[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small> #[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small> #[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small> #[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small> #[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small> #[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small> #[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small> #[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small> #[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small> #[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small> #[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small> #[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small> #[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small> #[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small> #[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small> #[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small> #[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small> #[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small> #[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small> #[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small> #[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small> #[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small> #[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small> #[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small> #[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small> #[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small> #[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small> #[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small> #[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small> #[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small> #[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small> #[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small> #[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small> #[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small> #[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small> #[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small> #[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small> #[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small> #[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small> #[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small> #[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small> #[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small> #[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small> #[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small> #[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small> #[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small> #[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small> #[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small> #[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small> #[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small> #[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small> #[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small> #[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small> #[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small> #[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small> #[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small> #[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small> #[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small> #[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small> #[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small> #[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small> #[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small> #[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small> #[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small> #[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small> #[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small> #[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small> #[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small> #[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small> #[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small> #[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small> #[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small> #[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small> #[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small> #[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small> #[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small> #[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small> #[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small> #[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small> #[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small> #[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small> #[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small> #[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small> #[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small> #[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small> #[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small> #[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small> #[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small> #[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small> #[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small> #[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small> #[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small> #[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small> #[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small> #[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small> #[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small> #[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small> #[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small> #[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small> #[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small> #[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small> #[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small> #[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small> #[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small> #[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small> #[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small> #[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small> #[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small> #[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small> #[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small> #[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small> #[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small> #[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small> #[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small> #[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small> #[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small> #[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small> #[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small> #[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small> #[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small> #[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small> #[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small> #[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small> #[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small> #[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small> #[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small> #[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small> #[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small> #[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small> #[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small> #[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small> #[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small> #[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small> #[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small> #[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small> #[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small> #[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small> #[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small> #[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small> #[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small> #[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small> #[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small> #[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small> #[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small> #[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small> #[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small> #[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small> #[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small> #[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small> #[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small> #[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small> #[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small> #[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small> #[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small> #[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small> #[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small> #[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small> #[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small> #[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small> #[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small> #[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small> #[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small> #[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small> #[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small> #[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small> #[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small> #[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small> #[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small> #[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small> #[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small> #[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small> #[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small> #[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small> #[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small> #[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small> #[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small> #[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small> #[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small> #[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small> #[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small> #[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small> #[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small> #[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small> #[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small> #[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small> #[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small> #[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small> #[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small> #[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small> #[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small> #[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small> #[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small> #[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small> #[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small> #[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small> #[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small> #[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small> #[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small> #[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small> #[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small> #[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small> #[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small> #[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small> #[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small> #[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small> #[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small> #[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small> #[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small> #[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small> #[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small> #[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small> #[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small> #[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small> #[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small> #[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small> #[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small> #[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small> #[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small> #[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small> #[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small> #[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small> #[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small> #[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small> #[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small> #[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small> #[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small> #[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small> #[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small> #[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small> #[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small> #[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small> #[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small> #[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small> #[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small> #[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small> #[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small> #[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small> #[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small> #[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small> #[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small> #[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small> #[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small> #[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small> #[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small> #[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small> #[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small> #[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small> #[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small> #[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small> #[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small> #[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small> #[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small> #[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small> #[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small> #[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small> #[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small> #[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small> #[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small> #[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small> #[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small> #[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small> #[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small> #[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small> #[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small> #[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small> #[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small> #[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small> #[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small> #[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small> #[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small> #[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small> #[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small> #[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small> #[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small> #[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small> #[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small> #[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small> #[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small> #[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small> #[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small> #[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small> #[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small> #[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small> #[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small> #[[Giovanni Battista Manzini]] - <small>2026-06-29</small> #[[Salvatore Ventimiglia]] - <small>2026-07-07</small> #[[Urbano Tosetti]] - <small>2026-07-10</small> ===Tematiche=== #[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small> #[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small> #[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small> #[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small> #[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small> #[[Palma]] - <small>2021-10-21</small> #[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small> #[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small> #[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small> #[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small> #[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small> #[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small> #[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small> #[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small> #[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small> #[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small> #[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small> #[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small> #[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small> #[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small> #[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small> #[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small> #[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small> #[[Maccabei]] - <small>2023-05-04</small> #[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small> #[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small> #[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small> #[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small> #[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small> #[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small> #[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small> #[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small> #[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small> #[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small> #[[Animosità]] - <small>2024-03-13</small> #[[Traci]] - <small>2024-06-25</small> #[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small> #[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small> #[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small> #[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small> #[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small> #[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small> #[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small> #[[Basalto]] - <small>2025-04-23</small> #[[Pomice]] - <small>2025-04-24</small> #[[Feldspato]] - <small>2025-04-24</small> #[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small> #[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small> #[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small> #[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small> #[[Vulcanello]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Basiluzzo]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Salina]] - <small>2025-06-17</small> #[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small> #[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small> #[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small> #[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small> #[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small> #[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small> #[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small> #[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small> #[[Cremasco]] - <small>2025-07-24</small> #[[Quattro elementi]] - <small>2025-07-31</small> #[[Candia]] - <small>2025-09-02</small> #[[Malvasia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Cocciniglia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Rondine riparia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Domodossola]] - <small>2025-09-11</small> #[[Scilla (Italia)]] - <small>2025-09-11</small> #[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small> #[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small> #[[Flora]] - <small>2025-09-24</small> #[[Vegetazione]] - <small>2025-09-24</small> #[[Legge del taglione]] - <small>2025-09-25</small> #[[Grazia (diritto)]] - <small>2025-09-25</small> #[[Fanano]] - <small>2025-10-03</small> #[[Val di Chiana]] - <small>2025-10-03</small> #[[Pila di Volta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Lampreda]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carcere minorile]] - <small>2025-11-05</small> #[[Enfiteusi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Duomo di Como]] - <small>2025-12-18</small> #[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small> #[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small> #[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small> #[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small> #[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small> #[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small> #[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small> #[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small> #[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small> #[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small> #[[Modone]] - <small>2026-01-29</small> #[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small> #[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small> #[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small> #[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small> #[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small> #[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small> #[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small> #[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small> #[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small> #[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small> #[[Psara]] - <small>2026-02-24</small> #[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small> #[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small> #[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small> #[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small> #[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small> #[[Erice]] - <small>2026-03-16</small> #[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small> #[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small> #[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small> #[[Platani]] - <small>2026-03-19</small> #[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small> #[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small> #[[Livella]] - <small>2026-03-26</small> #[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small> #[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small> #[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small> #[[Licata]] - <small>2026-04-21</small> #[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small> #[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small> #[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small> #[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small> #[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small> #[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small> #[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small> #[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small> #[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small> #[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small> #[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small> #[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small> #[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small> #[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small> #[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small> #[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small> #[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small> #[[Masera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small> #[[Toce]] - <small>2026-06-09</small> #[[Marmo di Candoglia]] - <small>2026-06-09</small> #[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small> #[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small> #[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small> #[[Rift Albertino]] - <small>2026-06-10</small> #[[Abbazia di Novalesa]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valle Antrona]] - <small>2026-06-11</small> #[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small> #[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small> #[[Cannero Riviera]] - <small>2026-06-11</small> #[[Massiccio del San Gottardo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Bullicame]] - <small>2026-06-11</small> #[[Fitoliti]] - <small>2026-06-11</small> #[[Anfibolite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Acquamarina (minerale)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Alabastro]] - <small>2026-06-11</small> #[[Amianto]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lazulite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lago Bujuku]] - <small>2026-06-16</small> #[[Belemnite]] - <small>2026-06-16</small> #[[Diaspro]] - <small>2026-06-16</small> #[[Quarzo]] - <small>2026-06-16</small> #[[Via Aurelia]] - <small>2026-06-16</small> #[[Isola Bisentina]] - <small>2026-06-16</small> #[[Cortona]] - <small>2026-06-16</small> #[[Narni]] - <small>2026-06-16</small> #[[Andro (Grecia)]] - <small>2026-06-18</small> #[[Albenga]] - <small>2026-06-18</small> #[[Damietta]] - <small>2026-06-18</small> #[[Quarzo rutilato]] - <small>2026-06-18</small> #[[Aleppo]] - <small>2026-06-23</small> #[[Ivrea]] - <small>2026-06-23</small> #[[Gozo]] - <small>2026-06-23</small> #[[Atacamite]] - <small>2026-06-23</small> #[[Istituto veneto di scienze, lettere ed arti]] - <small>2026-06-24</small> #[[Castello di Buccione]] - <small>2026-06-26</small> #[[Omegna]] - <small>2026-06-26</small> #[[Gravellona Toce]] - <small>2026-06-26</small> #[[Valle Strona]] - <small>2026-06-26</small> #[[Quarna Sotto]] - <small>2026-06-26</small> #[[Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso)]] - <small>2026-06-26</small> #[[Ossido arsenioso]] - <small>2026-07-01</small> #[[Sciroppo]] - <small>2026-07-01</small> #[[Cinchona]] - <small>2026-07-01</small> #[[Cobalto]] - <small>2026-07-01</small> #[[Bismuto]] - <small>2026-07-01</small> #[[Simeto]] - <small>2026-07-07</small> #[[Nicolosi]] - <small>2026-07-08</small> #[[Monti Rossi]] - <small>2026-07-09</small> #[[Eruzione dell'Etna del 1669]] - <small>2026-07-09</small> #[[Centuripe]] - <small>2026-07-10</small> #[[Agira]] - <small>2026-07-10</small> ===Raccolte=== #[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small> #[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small> #[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small> ===Opere=== #[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small> #[[Algurisimo]] - <small>2021-11-10</small> ===In altre lingue=== #[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small> #[[:es:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small> #[[:fr:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small> #[[:la:Athanasius Kircherus]] - <small>2021-10-13</small> {{div col end}} tfb5ekdtkcwh2pobw4xjzaudw3gsdmi 1419837 1419830 2026-07-10T10:52:25Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1419837 wikitext text/x-wiki ==Voci create nell'ambito del progetto BEIC== {{vedi anche|w:Progetto:GLAM/BEIC}} Elenco delle voci create su Wikiquote nell'ambito del [[w:Progetto:GLAM/BEIC|progetto BEIC]], a partire da materiale messo a disposizione dalla [[w:Biblioteca europea di informazione e cultura|Fondazione BEIC]]. Totali: '''990 voci'''<!--, di cui 1 in inglese, 1 in spagnolo, 1 in francese e 1 in latino-->. {{div col}} ===Persone=== #[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small> #[[Giambattista Vasco]] - <small>2021-08-18</small> #[[Stefano da San Gregorio]] - <small>2021-08-29</small> #[[Christoph Scheiner]] - <small>2021-08-30</small> #[[Gian Rinaldo Carli]] - <small>2021-09-01</small> #[[Vittorio Saraceno]] - <small>2021-09-05</small> #[[Federico Sanvitale]] - <small>2021-09-06</small> #[[Antonio Sangiovanni]] - <small>2021-09-09</small> #[[Francesco Ricci (matematico)]] - <small>2021-09-11</small> #[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]] - <small>2021-09-11</small> #[[Filippo Antonio Revelli]] - <small>2021-09-14</small> #[[Onofrio Puglisi]] - <small>2021-09-22</small> #[[Bartolomeo Pollastri]] - <small>2021-09-23</small> #[[Giovanni Battista Pisani]] - <small>2021-09-27</small> #[[Giovanni Giacomo Pierantoni]] - <small>2021-09-27</small> #[[Italo Zannier]] - <small>2021-09-29</small> #[[Auguste Marmont‎]] - <small>2021-10-11</small> #[[Giovanni Biagio Amico‎]] - <small>2021-10-11</small> #[[Stefano degli Angeli]] - <small>2021-10-12</small> #[[Benedetto degli Alessandri]] - <small>2021-10-14</small> #[[Angelo da Vallombrosa]] - <small>2021-10-14</small> #[[Domenico Benivieni]] - <small>2021-10-14</small> #[[Pietro di Fabrizio Accolti]] - <small>2021-10-15</small> #[[Antonio Adamucci]] - <small>2021-10-15</small> #[[Bernardino Baldi]] - <small>2021-10-15</small> #[[Cosimo Bartoli]] - <small>2021-10-15</small> #[[Giusto Bellavitis]] - <small>2021-10-15</small> #[[Silvio Belli]] - <small>2021-10-15</small> #[[Abū-Ṭālib Ḫān]] - <small>2021-10-15</small> #[[Antonio Maria Bordoni]] - <small>2021-10-18</small> #[[Francesco Saverio Brunetti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Filippo Calandri]] - <small>2021-10-18</small> #[[Stanislao Canovai]] - <small>2021-10-18</small> #[[Sigismondo Alberghetti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giuseppe Antonio Alberti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giuseppe Averani]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giovanni Maria Bonardo]] - <small>2021-10-18</small> #[[Lorenzo Camerano]] - <small>2021-10-19</small> #[[Giuseppe Campani]] - <small>2021-10-19</small> #[[Domenico Martinelli]] - <small>2021-10-20</small> #[[Luigi Ferdinando Marsili]] - <small>2021-10-20</small> #[[Angelo Marchetti]] - <small>2021-10-20</small> #[[Carlo Antonio Manzini]] - <small>2021-10-20</small> #[[Antonio Maria Lorgna]] - <small>2021-10-20</small> #[[Bernardo Pulci]] - <small>2021-10-21</small> #[[Gustavo Bucchia]] - <small>2021-10-22</small> #[[Serafino Calindri]] - <small>2021-10-22</small> #[[Roberto Valturio]] - <small>2021-10-22</small> #[[Niccolò da Osimo]] - <small>2021-10-22</small> #[[Alberto Pappiani]] - <small>2021-10-25</small> #[[Raimondo da Capua]] - <small>2021-10-25</small> #[[Giordano Ruffo]] - <small>2021-10-25</small> #[[Panfilo Sasso]] - <small>2021-10-25</small> #[[Schiavo di Bari]] - <small>2021-10-25</small> #[[Serafino de' Cimminelli]] - <small>2021-10-25</small> #[[Giorgio Summaripa]] - 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<small>2023-06-23</small> #[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small> #[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small> #[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small> #[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small> #[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small> #[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small> #[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small> #[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small> #[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small> #[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small> #[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small> #[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small> #[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small> #[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small> #[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small> #[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small> #[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small> #[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small> #[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small> #[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small> #[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small> #[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small> #[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small> #[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small> #[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small> #[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small> #[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small> #[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small> #[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small> #[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small> #[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small> #[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small> #[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small> #[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small> #[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small> #[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small> #[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small> #[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small> #[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small> #[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small> #[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small> #[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small> #[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small> #[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small> #[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small> #[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small> #[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small> #[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small> #[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small> #[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small> #[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small> #[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small> #[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small> #[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small> #[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small> #[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small> #[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small> #[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small> #[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small> #[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small> #[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small> #[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small> #[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small> #[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small> #[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small> #[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small> #[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small> #[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small> #[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small> #[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small> #[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small> #[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small> #[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small> #[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small> #[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small> #[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small> #[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small> #[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small> #[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small> #[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small> #[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small> #[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small> #[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small> #[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small> #[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small> #[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small> #[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small> #[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small> #[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small> #[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small> #[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small> #[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small> #[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small> #[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small> #[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small> #[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small> #[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small> #[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small> #[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small> #[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small> #[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small> #[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small> #[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small> #[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small> #[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small> #[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small> #[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small> #[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small> #[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small> #[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small> #[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small> #[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small> #[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small> #[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small> #[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small> #[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small> #[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small> #[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small> #[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small> #[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small> #[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small> #[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small> #[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small> #[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small> #[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small> #[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small> #[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small> #[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small> #[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small> #[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small> #[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small> #[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small> #[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small> #[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small> #[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small> #[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small> #[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small> #[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small> #[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small> #[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small> #[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small> #[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small> #[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small> #[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small> #[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small> #[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small> #[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small> #[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small> #[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small> #[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small> #[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small> #[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small> #[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small> #[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small> #[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small> #[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small> #[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small> #[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small> #[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small> #[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small> #[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small> #[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small> #[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small> #[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small> #[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small> #[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small> #[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small> #[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small> #[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small> #[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small> #[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small> #[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small> #[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small> #[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small> #[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small> #[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small> #[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small> #[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small> #[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small> #[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small> #[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small> #[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small> #[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small> #[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small> #[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small> #[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small> #[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small> #[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small> #[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small> #[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small> #[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small> #[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small> #[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small> #[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small> #[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small> #[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small> #[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small> #[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small> #[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small> #[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small> #[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small> #[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small> #[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small> #[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small> #[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small> #[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small> #[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small> #[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small> #[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small> #[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small> #[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small> #[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small> #[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small> #[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small> #[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small> #[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small> #[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small> #[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small> #[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small> #[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small> #[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small> #[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small> #[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small> #[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small> #[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small> #[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small> #[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small> #[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small> #[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small> #[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small> #[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small> #[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small> #[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small> #[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small> #[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small> #[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small> #[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small> #[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small> #[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small> #[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small> #[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small> #[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small> #[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small> #[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small> #[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small> #[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small> #[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small> #[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small> #[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small> #[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small> #[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small> #[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small> #[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small> #[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small> #[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small> #[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small> #[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small> #[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small> #[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small> #[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small> #[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small> #[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small> #[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small> #[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small> #[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small> #[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small> #[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small> #[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small> #[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small> #[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small> #[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small> #[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small> #[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small> #[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small> #[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small> #[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small> #[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small> #[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small> #[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small> #[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small> #[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small> #[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small> #[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small> #[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small> #[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small> #[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small> #[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small> #[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small> #[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small> #[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small> #[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small> #[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small> #[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small> #[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small> #[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small> #[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small> #[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small> #[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small> #[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small> #[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small> #[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small> #[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small> #[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small> #[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small> #[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small> #[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small> #[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small> #[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small> #[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small> #[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small> #[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small> #[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small> #[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small> #[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small> #[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small> #[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small> #[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small> #[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small> #[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small> #[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small> #[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small> #[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small> #[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small> #[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small> #[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small> #[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small> #[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small> #[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small> #[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small> #[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small> #[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small> #[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small> #[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small> #[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small> #[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small> #[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small> #[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small> #[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small> #[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small> #[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small> #[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small> #[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small> #[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small> #[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small> #[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small> #[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small> #[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small> #[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small> #[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small> #[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small> #[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small> #[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small> #[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small> #[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small> #[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small> #[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small> #[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small> #[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small> #[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small> #[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small> #[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small> #[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small> #[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small> #[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small> #[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small> #[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small> #[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small> #[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small> #[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small> #[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small> #[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small> #[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small> #[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small> #[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small> #[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small> #[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small> #[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small> #[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small> #[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small> #[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small> #[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small> #[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small> #[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small> #[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small> #[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small> #[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small> #[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small> #[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small> #[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small> #[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small> #[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small> #[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small> #[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small> #[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small> #[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small> #[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small> #[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small> #[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small> #[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small> #[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small> #[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small> #[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small> #[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small> #[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small> #[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small> #[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small> #[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small> #[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small> #[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small> #[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small> #[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small> #[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small> #[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small> #[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small> #[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small> #[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small> #[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small> #[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small> #[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small> #[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small> #[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small> #[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small> #[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small> #[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small> #[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small> #[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small> #[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small> #[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small> #[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small> #[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small> #[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small> #[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small> #[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small> #[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small> #[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small> #[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small> #[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small> #[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small> #[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small> #[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small> #[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small> #[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small> #[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small> #[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small> #[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small> #[[Giovanni Battista Manzini]] - <small>2026-06-29</small> #[[Salvatore Ventimiglia]] - <small>2026-07-07</small> #[[Urbano Tosetti]] - <small>2026-07-10</small> #[[Tolomeo da Lucca]] - <small>2026-07-10</small> ===Tematiche=== #[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small> #[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small> #[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small> #[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small> #[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small> #[[Palma]] - <small>2021-10-21</small> #[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small> #[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small> #[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small> #[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small> #[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small> #[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small> #[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small> #[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small> #[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small> #[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small> #[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small> #[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small> #[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small> #[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small> #[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small> #[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small> #[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small> #[[Maccabei]] - <small>2023-05-04</small> #[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small> #[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small> #[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small> #[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small> #[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small> #[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small> #[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small> #[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small> #[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small> #[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small> #[[Animosità]] - <small>2024-03-13</small> #[[Traci]] - <small>2024-06-25</small> #[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small> #[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small> #[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small> #[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small> #[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small> #[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small> #[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small> #[[Basalto]] - <small>2025-04-23</small> #[[Pomice]] - <small>2025-04-24</small> #[[Feldspato]] - <small>2025-04-24</small> #[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small> #[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small> #[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small> #[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small> #[[Vulcanello]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Basiluzzo]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Salina]] - <small>2025-06-17</small> #[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small> #[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small> #[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small> #[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small> #[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small> #[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small> #[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small> #[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small> #[[Cremasco]] - <small>2025-07-24</small> #[[Quattro elementi]] - <small>2025-07-31</small> #[[Candia]] - <small>2025-09-02</small> #[[Malvasia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Cocciniglia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Rondine riparia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Domodossola]] - <small>2025-09-11</small> #[[Scilla (Italia)]] - <small>2025-09-11</small> #[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small> #[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small> #[[Flora]] - <small>2025-09-24</small> #[[Vegetazione]] - <small>2025-09-24</small> #[[Legge del taglione]] - <small>2025-09-25</small> #[[Grazia (diritto)]] - <small>2025-09-25</small> #[[Fanano]] - <small>2025-10-03</small> #[[Val di Chiana]] - <small>2025-10-03</small> #[[Pila di Volta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Lampreda]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carcere minorile]] - <small>2025-11-05</small> #[[Enfiteusi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Duomo di Como]] - <small>2025-12-18</small> #[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small> #[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small> #[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small> #[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small> #[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small> #[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small> #[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small> #[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small> #[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small> #[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small> #[[Modone]] - <small>2026-01-29</small> #[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small> #[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small> #[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small> #[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small> #[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small> #[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small> #[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small> #[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small> #[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small> #[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small> #[[Psara]] - <small>2026-02-24</small> #[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small> #[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small> #[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small> #[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small> #[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small> #[[Erice]] - <small>2026-03-16</small> #[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small> #[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small> #[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small> #[[Platani]] - <small>2026-03-19</small> #[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small> #[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small> #[[Livella]] - <small>2026-03-26</small> #[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small> #[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small> #[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small> #[[Licata]] - <small>2026-04-21</small> #[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small> #[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small> #[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small> #[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small> #[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small> #[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small> #[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small> #[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small> #[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small> #[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small> #[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small> #[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small> #[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small> #[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small> #[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small> #[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small> #[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small> #[[Masera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small> #[[Toce]] - <small>2026-06-09</small> #[[Marmo di Candoglia]] - <small>2026-06-09</small> #[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small> #[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small> #[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small> #[[Rift Albertino]] - <small>2026-06-10</small> #[[Abbazia di Novalesa]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valle Antrona]] - <small>2026-06-11</small> #[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small> #[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small> #[[Cannero Riviera]] - <small>2026-06-11</small> #[[Massiccio del San Gottardo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Bullicame]] - <small>2026-06-11</small> #[[Fitoliti]] - <small>2026-06-11</small> #[[Anfibolite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Acquamarina (minerale)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Alabastro]] - <small>2026-06-11</small> #[[Amianto]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lazulite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lago Bujuku]] - <small>2026-06-16</small> #[[Belemnite]] - <small>2026-06-16</small> #[[Diaspro]] - <small>2026-06-16</small> #[[Quarzo]] - <small>2026-06-16</small> #[[Via Aurelia]] - <small>2026-06-16</small> #[[Isola Bisentina]] - <small>2026-06-16</small> #[[Cortona]] - <small>2026-06-16</small> #[[Narni]] - <small>2026-06-16</small> #[[Andro (Grecia)]] - <small>2026-06-18</small> #[[Albenga]] - <small>2026-06-18</small> #[[Damietta]] - <small>2026-06-18</small> #[[Quarzo rutilato]] - <small>2026-06-18</small> #[[Aleppo]] - <small>2026-06-23</small> #[[Ivrea]] - <small>2026-06-23</small> #[[Gozo]] - <small>2026-06-23</small> #[[Atacamite]] - <small>2026-06-23</small> #[[Istituto veneto di scienze, lettere ed arti]] - <small>2026-06-24</small> #[[Castello di Buccione]] - <small>2026-06-26</small> #[[Omegna]] - <small>2026-06-26</small> #[[Gravellona Toce]] - <small>2026-06-26</small> #[[Valle Strona]] - <small>2026-06-26</small> #[[Quarna Sotto]] - <small>2026-06-26</small> #[[Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso)]] - <small>2026-06-26</small> #[[Ossido arsenioso]] - <small>2026-07-01</small> #[[Sciroppo]] - <small>2026-07-01</small> #[[Cinchona]] - <small>2026-07-01</small> #[[Cobalto]] - <small>2026-07-01</small> #[[Bismuto]] - <small>2026-07-01</small> #[[Simeto]] - <small>2026-07-07</small> #[[Nicolosi]] - <small>2026-07-08</small> #[[Monti Rossi]] - <small>2026-07-09</small> #[[Eruzione dell'Etna del 1669]] - <small>2026-07-09</small> #[[Centuripe]] - <small>2026-07-10</small> #[[Agira]] - <small>2026-07-10</small> ===Raccolte=== #[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small> #[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small> #[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small> ===Opere=== #[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small> #[[Algurisimo]] - <small>2021-11-10</small> ===In altre lingue=== #[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small> #[[:es:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small> #[[:fr:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small> #[[:la:Athanasius Kircherus]] - <small>2021-10-13</small> {{div col end}} oy6ncy0hs96ftt27wdb5eu3bhogxing Friederich Münter 0 187625 1419812 1419706 2026-07-10T08:13:49Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1419812 wikitext text/x-wiki [[File:Friederich Münter.jpg|miniatura|Friederich Münter]] '''Friederich Münter''' (1761 – 1830), vescovo luterano, archeologo e filologo tedesco naturalizzato danese. ==''Viaggio in Sicilia''== ===[[Incipit]]=== La città di [[Palermo]] e le intere sue contrade non possono gloriarsi di verun considerevole avanzo d'antichità. I tremuoti ed il dominio de' Saraceni annientarono tutto ciò che avrebbe potuto restarvi; e quanto forse qua e là potrebbe rinvenirsi, non sarebbe da mettersi in confronto certamente con quei superstiti antichi monumenti delle altre parti della Sicilia. È noto soltanto che vi siano stati due rinomati tempj, uno consagrato a Giove, e ad Ercole l'altro, de' quali non evvi più traccia veruna: ed oltre a questi un teatro, che nel 16.° secolo fu gettato a terra ad oggetto d'ingrandire il piano del palazzo. <!--(vol. 1, p. 9)--> ===Citazioni=== *S'erge la città {{NDR|di Palermo}} in una pianura, che stendendosi verso mare circondata resta da ripide ed alte montagne. È verisimile che queste ne' più remoti tempi siano state come baloardi contro l'effetto del mare; e che simile pianura non sia che il fondo di esso lasciato scoverto dopo che le sue acque si ritirarono, come sembra, in questa parte del Mediterraneo. (vol. 1, p. 11) *Paese molto grande, ed assai regolarmente costruito, Palermo è diviso in quattro parti principali da due strade che nel centro loro ad angoli retti si tagliano. Queste sono larghe, luminose e perfettamente in linea retta, di modo che ove si sta situato nell'ottagono formato da quattro palazzi, giusto dove quelle due strade s'intersecano, si ha il piacere di vedere tutte le quattro primarie porte della città. (vol. 1, p. 12) *I più celebri di tutti li dotti palermitani è il [[Gabriele Lancillotto Castello|Principe di Torremuzza]], che per le sue antiquarie, ed in particolar maniera numismatiche opere merito grandissimo si è acquistato. (vol. 1, p. 32) *Finalmente bisogna che io faccia ancora menzione d'un celebre poeta di Sicilia, [[Giovanni Meli]], uomo di vero e grande poetico talento. Egli è autore di molte piccole poesie in dialetto siciliano, che sono lette in tutta l'Italia con meraviglia; e sta travagliando ad una comica eroica composizione, che dev'essere una continuazione, o piuttosto Paralipomena di D. Quichotte, della quale mi ha egli fatto leggere alcuni canti, che secondo il mio giudizio sono in grado eminente eccellenti. È un male che questo illustre personaggio non può dedicarsi interamente alla poesia, per essere un medico il qual è costretto per vivere, esercitarne la professione, che non gli darebbe più profitto, se fosse comunemente noto ch'egli sia un poeta. (vol. 1, pp. 33-34) *A' più ricchi monasteri Benedettini di tutta l'Italia appartiene quello di [[Abbazia di San Martino delle Scale|S. Martino]] nel circondario di Palermo. Situato è questo su di un alto e scosceso monte, che difende la capitale dalla parte di ponente in una spaventevole nuda valle circondata d'alpestri e sterili rocce, ed un clima che ha più del nostro del nord che del temperato di Sicilia. La strada dalla città al chiostro non è più di quattro miglia e mezzo. Questa si dirige da bel principio in una folla di ville e cascine, ed ove non si vedono che feraci giardini, piante d'olivi e vigneti. A poco a poco comincia la strada a divenire montuosa, e tantosto le vedute molto selvagge. Si arriva in una valle circondata da enormi rocce, sulle quali vegetano soltanto alcune macchie d'erba, molta aloè, ''ficus opuntia'', e qua e là alcuni alberi d'olivo. La medesima si estende serpeggiando fra le balze, le quali di quando in quando si aprono; ed offrono bella veduta sulla fertile valle della città, sul porto e sul mare; ma si torna sempre più fra le rocce conforme si va in alto, finché si giunge alla sommità della montagna per via d'una strada assolutamente deserta, che conduce ad una più trista e malinconica valle, ove il monastero stassi infossato. Questo all'opposto è costruito con signorile magnificenza, di grande estensione, ed adorno di singolari lavori di marmo. Sì le camere de' frati, che de' forestieri sono belle e comode; i corridori larghi, alti e lunghi in modo che vi si perde quasi la vista. La scala maestra, sebbene poco più stretta, uguaglia quella di Caserta. Essa è intrecciata di marmo siciliano, interrotto negli estremi da grosse pietre cavate da possessioni appartenenti al convento. La chiesa è abbellita da nobile semplicità. (vol. 1, pp. 35-37) *Questa città {{NDR|di [[Monreale]]}} è sita sopra una ben formata altura, la quale è il termine de' monti che a traverso l'isola tutta si stendono sino al piè dell'Etna. La medesima ha una bellissima veduta sulla ubertosa pianura di Palermo, sul monte Pellegrino e sopra il porto e mare Mediterraneo, che tanto lungi si estende quanto l'occhio può giungervi. Monreale è piccolo e brutto; ed ha molto perduto dopo l'abolizione dell'arcivescovo. I proprietarj che vi dimorano sono gentiluomini Siciliani, le cui circostanze non permettono loro di vivere con lusso come in Palermo. (vol. 1, pp. 39-40) *[[Aloe (botanica)|Aloè]] ed una specie d'alberi con larghe foglie ripiene di pungoli innumerevoli (''[[Fico d'India|cactus opuntia]], Lin.'') nascono soprattutto in quantità incredibile ancora sulle più dure rocce. Il tronco dell'aloe, che porta fiore e frutto, s'innalza sino a cinque, o sei braccia, le di cui foglie ne sono spesso lunghe da due sino a tre. Di queste se ne fanno corde, ma non so se vi sia in Sicilia qualche ordinaria fabbrica, dove si lavorino. Con le due suespresse piante formano i contadini delle siepi, che impunemente non si possono attraversare. (vol. 1, p. 45) *La prima città nella parte occidentale della Sicilia è [[Alcamo]], situata e fortificata da' Saraceni in un piccolo monte, che verso il mare si stende, ed in conseguenza assai moderna, per potere contenere qualche cosa di osservabile per un viaggiatore antiquario. Pur non di meno è questa una delle più considerabili città municipali; ha tredici mila abitanti, e paga quattro mila once annue al re, e cinquecento al duca d'Alba grande di Spagna [...]. (vol. 1, pp. 46-47) *[[Segesta]] bisognò che fosse abbastanza potente, perché fu una volta in guerra, saccheggiata e conquistata da' Cartaginesi durante la medesima. La più remota sua istoria è interamente incognita. Si sa che aveva un porto nelle coste occidentali dell'isola chiamato l'Emporio degli Egestani. La distruzione di essa città ebbe probabilmente luogo nelle guerre de' Saraceni. Tra le sue rovine alcuni avanzi si osservano di antiche muraglie costruite con grosse pietre; alcuni resti d'un teatro ancora più estesamente scoverto a' tempi nostri dalle cure del dotto Principe di Torremuzza, il quale con toglier via la terra ha ritrovato molti sedili e diverse porte, per le quali gli spettatori entravano per sedersi. Degno particolarmente di osservazione è un tempio d'antico dorico stile assolutamente intatto, giacché nell'anno 1781 ciò che sembrava volersene cadere fu ristaurato. (vol. 1, pp. 48-49) *La città {{NDR|di [[Trapani]]}}, quantunque picciola, è una delle più ricche di Sicilia, giacché oltre il vantaggio che ella ha di molti facoltosi nobili che vi dimorano, gode d'un gran commercio di sale, che si ricava dalle vicine spiagge del mare, e niente vi abbisogna che il solo calore del sole per la necessaria evaporazione e per l'imbiancamento.<br>Pesche di tonni e fabbriche di coralli ne accrescono la floridità. Questi si ricavano dagli scogli che sono nel porto e nella spiaggia intorno, e se ne servono per diversi domestici usi, come per corone e per picciole statue di Santi, le quali riescono buone. Uguali travagli si fanno ancora nell'avorio e nell'ambra, la quale si trova sopra quelle coste, ed in marmo siciliano a diverse macchie, ed in bellissimo e bianco alabastro. (vol. 1, pp. 55-56) *Sei miglia distante da Trapani giacciono le rovine dell'antica [[Erice]] sul monte d'ugual nome, ora chiamato di [[Monte Erice|S. Giuliano]]. Questa grande montagna s'alza immediatamente al mare, ed è dopo l'Etna la più elevata in Sicilia. Dalla sommità sua distintamente si vede l'isola di Lampedusa, che sta fra Tunisi e Trapani, dalla cui spiaggia si osserva la notte il fuoco sulle coste africane. (vol. 1, p. 58) *L'istoria della città di Erice è molto sconosciuta. Sappiamo solamente che Amilcare nella prima guerra punica la sorprese, ne ammazzò, o vendé la maggior parte degli abitanti, e mandò il restante in Trapani. Probabilmente dopo la conchiusione della pace gli antichi abitatori d'Erice ritornarono al loro paese, e restarono in pacifico e non molestato possesso del medesimo. La picciola città, che ora è situata nella sommità di quel monte, sembra essere sorta dall'antica. Alquanto al di sopra di essa giaceva uno de' più celebri tempj dell'antichità consagrato a Venere Ericina. (vol. 1, p. 61) *Dopo due giorni di dimora in Trapani partii a 24 novembre per [[Mazara del Vallo|Mazzara]], città vescovile nella costa meridionale di Sicilia, da cui l'intera provincia o valle di Mazzara ha derivato il suo nome. La strada correva costantemente in vicinanza del lido in una piacevole pianura, la quale era meglio coltivata della contrada tra Alcamo e Trapani; e benché non passassi per mezzo alcun casale, pure molto spesso incontrai delle case sparse intorno le alture. La veduta di quelle campagne era la più mirabilmente deliziosa, perché verso la dritta, ed avanti di me scorgeva il mare africano con alcune sue picciole isole, e dalla sinistra mi si presentava la catena de' monti che attraversa l'intera Sicilia; mentre alle spalle restava Trapani ed il monte Erice, che con la maestosa sua grandiosità tutto l'orizzonte chiudeva. Il giorno era piacevole e bello come di primavera, a segno che io potei pranzare in aperta campagna vicino ad una solitaria fontana, che serviva per abbeverare le mandre. Ma ciò che più mi diede diletto, fu di mirare tante di queste greggi seminate sopra i pascoli, e dalle alture intorno i corni e le sampogne de' pastori ascoltare. (vol. 1, pp. 70-71) *Nel primo giorno giunsi a [[Castelvetrano]], grande, ben costruito paese, posto in una deliziosissima, fertile e ben coltivata pianura. Il suo particolar articolo di commercio è l'olio che si raccoglie da estesi vicini oliveti in quantità assai straordinaria. Ancora molto grano vi si produce; ed il vino che somministra questa contrada, è uno de' più squisiti e forti dell'isola tutta, per lo che la città deve avere assai di che nudrirsi. (vol. 1, p. 76) *Questa città {{NDR|[[Selinunte]]}}, secondo la testimonianza di [[Strabone]] e di [[Tucidide]], fu eretta nella 35.ª olimpiade, ossia 640 anni prima di G. C., da una colonia che dalla loro città sotto un capo di nome Pamilio vi aveano spedito i Megaresi, i quali un secolo prima erano in Sicilia dalla Grecia venuti. Essa tanto crebbe in potere ed in magnificenza, che nella 50.ª olimpiade, ossia anni sessanta dopo la sua fondazione, potè portare la guerra a' Segestani, una delle più forti nazioni siciliane d'allora. Sembra che questi due Stati siano vissuti in costante inimicizia, almeno come [[Diodoro Siculo|Diodoro]] e Tucidide rapportano. (vol. 1, p. 77) *Nella sera stessa giunsi in [[Sciacca|Isciacca]], ossia Xiacca, le antiche ''Thermae selinuntinae''. Questa città in forma di anfiteatro su d'una elevata roccia s'innalza, ed è mediocremente popolata da 8 sino a 9 mila persone. Non ha vetusti monumenti da fare ammirare, e molto meno fabbriche moderne può vantare, sebbene diverse chiese portino l'aspetto della ricchezza, per essere adornate, secondo l'uso siciliano, di diversi eccellenti lavori in marmo. (vol. 1, p. 85) *Io arrivai al fiume [[Platani|Platano]], l{{'}}''Alico'' degli antichi, il più grande tra quelli di Sicilia, difficile ad attraversarsi in tempo d'inverno, per essere assolutamente privo di ponti. L'acqua però essendo più bassa di quanto me l'avevano fatto le mie guide supporre, lo passai senza alcuno impedimento. Questo fiume è assai famoso nell'antichità. [[Minosse|Minos]] perseguitava [[Dedalo]], come seppe che questi si era rifugiato in Sicilia, per cui sbarcò con quantità grande di gente alla foce del medesimo, ove un tempo la città di [[Eraclea Minoa|Maccara]] trovavasi elevata. Questa, dopo che Minos dalla figlia del re Cocalo fu ucciso, ebbe il nome di Minoa, che le diedero i Cretesi in commemorazione di quello eroe, i quali rimasero nel paese, dopo che i Sicani posero in fiamme i loro bastimenti. In seguito la stessa fu chiamata Eraclea, perché Dorieo, uno degli Eraclidi, si stabilì in quel luogo in vigore del trattato ch'[[Eracle|Ercole]] dopo la morte di Erice conchiuso avea con i Siculi, i quali dovevano rimanere padroni dell'intera contrada, finché uno de' suoi discendenti fosse tra loro sbarcato. (vol. 1, pp. 88-89) *Non lungi da Girgenti, su d'una eminente roccia vicino al mare, s'erge la città di [[Siculiana|Sicoliana]], che ha un buon porto, e fa gran commercio di grani. Credono alcuni antiquarj che questa ed il fiume vicino siano stati chiamati ''Camico'', residenza un tempo di Cocalo re de' Sicani, presso del quale venne Dedalo fuggito da Creta. Questo architetto dové costruire le mura della città sul vertice della roccia, e condurvi una ripida ed incomoda strada. Gran contesa però tra gli antiquari si è destata, se bisogna cercare Camico in Sicoliana oppure nell'attuale Girgenti. (vol. 1, p. 90) *La città di [[Agrigento]] fu costruita in una amena e fertile contrada, che dalla spiaggia si estendeva sino alla rocca, ove giace la nuova città di Girgenti. In mezzo della medesima passava il fiume Acrago, da cui la città ebbe il suo nome, giacché si chiamava essa dal greco Ἀκράγας secondo il costume di molte popolazioni greche di nominare le loro città con il nome de' vicini fiumi e mari. (vol. 1, pp. 94-95) *Le strade {{NDR|di Agrigento}} sono assai incomode, alcune sono dritte, ma nella maggior parte scoscese ed anguste. Non vi sono belle fabbriche; le case si trovano troppo ristrette, e quasi tutte costruite senza calce e con una specie di pietra rossa che si ricava dal monte stesso e dal luogo medesimo ove queste s'innalzano. Solamente le case del vescovo, della libreria e del seminario costruite sono in gusto migliore, e adornano una bella piazza. All'opposto la veduta sopra l'intera contrada tra l'attuale Girgenti ed il mare e sulle sparse rovine è una delle più belle che io abbia giammai veduto. Pur non di meno io non l'osservai in tutta la sua magnificenza, perché mi trovava per disgrazia in Girgenti in tempo d'inverno, il quale defraudava al paese una gran parte della sua bellezza. (vol. 1, pp. 96-97) *Il luogo della propria città d'Agrigento, ora ripieno di giardini e vigne, è una delle più incantevoli contrade che la natura possa offrire. Si vedono intorno dispersi avanzi dell'antica città. I recinti che dividono i giardini l'uno dall'altro, o che segregano la strada, sono formati da vetuste pietre d'ornamenti architettonici e da rotte colonne in parte d'un bellissimo marmo. (vol. 1, p. 111) *{{NDR|Sul [[Tempio di Giunone (Agrigento)|tempio di Giunone]]}} Tutta questa rovina è inesplicabilmente bella e pittoresca; ed io oso sostenere di averne vedute molto poche che facciano una sì forte impressione, dove la maestosa contrada, gli odorosi giardini, gli alberi crescenti in mezzo ad architettonici frantumi, le antiche sontuose colonne metà alzate e metà stese a terra, le masse delle pietre che stanno l'una sopra l'altra, e la bella veduta al limite del colle, si uniscono tutti per riempire l'anima di grata e dolce sensazione. (vol. 1, p. 112) *{{NDR|Sul [[Tempio della Concordia (Agrigento)|tempio della Concordia]]}} Trecento passi dal tempio di Giunone ve n'è un altro, il quale sinora è interamente illeso. La sua base, i corrispondenti gradini, tutte le sue scanalate colonne, l'architrave, il frontespizio, la cella, ed in una parola il tutto nel più perfetto stato si vede. Questo presenta la più distinta idea che possa aversi del modo, in cui un vetustissimo tempio compariva. Il suo colore è di un rosso gialliccio, dacché la pietra della quale è costruito, è di qualità sabbiosa, rossiccia, mischiata con calcinate chiocciole; il quale colorito spande uno straordinario piacevole incanto. In questo edifizio regna l'antica dorica maestà ad una grande decorazione unita; ed il suo effetto, per qualunque parte si possa riguardare, è grande oltre misura, perché l'armonia dell'opera tutta, l'occhio totalmente alletta e sorprende. (vol. 1, p. 115) *Quattro miglia in distanza dalla città verso il nord vi è un monte chiamato [[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona|Macaluba]], che merita farsene menzione, perché questo da una quantità di piccoli crateri che si trovano sulla piana sua sommità, vomita sempre acqua fredda mischiata con creta, come le montagne vulcaniche gettano fuoco e lava. Qualche volta fa delle grandi gonfiagioni, si sentono de' gagliardi sotterranei tuoni, e finalmente formandosi de' buchi, getta da questi acqua fredda e creta. La superficie del monte sembra essere vuota, giacché, quando vi si cammina, il suolo si piega come ghiaccio sottile. (vol. 1, pp. 131-132) *Io lasciai Girgenti li 6 dicembre 1785, ma soddisfar non potei il mio desiderio di vedere [[Enna|Castrogiovanni]], l'antica Enna dalla favola, e da' poeti tanto altamente celebrata, la quale, situata nel mezzo del paese, fu chiamata l'umbilico di Sicilia, come Delfo il centro della terra, per lo che [[Pindaro]] ed altri le diedero il nome di ''ὀμϕαλός τῆς γῆς''. Nel mese d'inverno possibil non è di viaggiare per l'interno dell'isola, ove le strade sulle montagne coverte sono di profonda neve, e irrigate da molti torrenti le valli, sopra de' quali né ponti, né altri mezzi di passaggio vi sono, per cui i viaggiatori sono spesso trattenuti, oppure un più lungo giro costretti di fare. (vol. 1, pp. 133-134) *Miniere siffatte {{NDR|di zolfo}} si estendono nelle vicinanze di [[Palma di Montechiaro|Palma]], città di mediocre grandezza situata miglia dodici italiane da Girgenti.<br>Ivi mi trattenni mezza giornata, e niente osservai di particolare se non un [[Palma da datteri|albero di palma]] in mezzo del mercato. Questo fu il secondo che io vidi in tutta la Sicilia, e produce fiori e datteri, i quali sono ugualmente gustosi che gli africani. Da qui è da convincersi che tali alberi prosperar possono in tutta l'isola e forse ancora nella bassa Italia, e divenirvi indigeni; e quindi dovrebbe l'agricoltore acquistare quest'altro ramo di nutritura, perché pochi di questi alimentar potrebbero una picciola famiglia, mentre i loro frutti, come assai piacevoli, sarebbero generalmente ricercati. (vol. 1, pp. 134-135) *Dopo un breve cammino da Palma nella città di [[Licata]] arrivai. Giace la medesima alle falde d'un alto monte, e immediatamente al mare. Il di lei porto è assai pericoloso, e precisamente quando soffia forte vento di scirocco che vi è rimpetto. Io vi giunsi dopo poche settimane che un bastimento d'Olstein aveva naufragato nel porto stesso. Osservai il luogo ove questo disastro successe, il quale soltanto pochi passi era dalla spiaggia distante. Gran contesa tra gli antiquarj è insorta, se Licata sia la famosa Gela o Phintia, fabbricata da Phintia dopo aver distrutta Gela, i di cui abitanti popolarono quella città. Forse i due partiti hanno in certo modo ragione, perché quando Licata non fosse l'antica Phintia, pur non di meno ha potuto portare il nome di Gela in memoria di essa, dalle cui rovine fu quella fabbricata e da' suoi abitatori popolata. (vol. 1, pp. 135-136) *La presente città di [[Gela|Terranova]] fa commercio grande di canape, e particolarmente di soda e cotone, che si producono nella contrada. Essa contiene 10 mila anime, e la sua prosperità si lascia rilevare da' dazj che la medesima con il suo territorio paga annualmente al duca di Monteleone suo attuale barone, che montar si fanno a 40 mila scudi. (vol. 1, p. 139) *Attraversai Biscari [...]. Ivi giacea la celebre ed antica [[Kamarina|Camarina]], di cui non altro più rimane che un pezzo di muraglia che apparteneva alla cella d'un tempio. [...] Divenuti i Camarinesi da bel principio ricchi e potenti, e quindi superbi, una ribellione contro i Siracusani suscitarono, i quali sembra che mantenuto avessero sopra di coloro un certo dominio. Furono in conseguenza i Siracusani costretti di rivolgere le armi contro la loro propria colonia, che la molestarono per l'intero corso di anni sedici. (vol. 1, pp. 139-140) *Camarina ebbe in seguito nuovi abitatori di Gela; ma sembrava che lo spirito di rivolta diretto si fosse in questo paese; giacché per la seconda volta esternossi; per lo che [[Gelone]], tiranno di Gela e poi di Siracusa, distrusse Camarina che fu poscia dai di lui abitanti di nuovo provveduta. Essa andò crescendo in potere e considerazione, perché [[Pindaro]] ce lo fa conoscere [...]. Nelle guerre puniche Camarino si gettò sempre nel partito de' Cartaginesi; fu vinta da' Romani e probabilmente per la terza volta devastata, perché costoro vi mandarono una nuova colonia. Questa è l'ultima notizia che noi abbiamo di questa città, la qual ebbe uguale sorte con tutte le altre grandi che fiorirono un tempo sopra di quel littorale. Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in [[Sicilia]], in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano [...]. (vol. 1, pp. 141-142) *Presso Camarina esiste un lago già dagli antichi menzionato, per mezzo del quale scorre il fiume ''[[Ippari|Hypparis]]'' che alla nazione dava il comodo di poter trasportare nella città gli alberi che si tagliavano sul monte. I suoi vapori erano assai malefici, come lo erano quelli di [[Selinunte|Selino]]. I Camarinesi consultarono un oracolo che probabilmente nelle vicinanze si venerava, e fu loro risposto, esser meglio lasciarlo come si trovava. Pur non di meno fu da quei paesani fatto disseccare, e da questo lato si avvicinò il nemico che distrusse la città. Questo lago al presente è nella maggior parte di terra coverto.<br>Molti vasi greci d'un bellissimo disegno con una quantità d'altri lavori in creta ritrovati si sono nelle adjacenze di questa città. (vol. 1, p. 142) *Tra le più grandi e rinomate città greche dell'antichità, a riserva di Atene, non ve n'è altra che meritar possa di uguagliarsi con [[Siracusa]]. Offre non piccola idea della potenza di questa repubblica l'osservare che la medesima fu nello stato di acquistare il dominio sulla metà di tutta l'isola; di mettere ostacolo a' progressi de' Cartaginesi in questo paese; di bravare gli attacchi degli Ateniesi in un tempo in cui questa nazione era temuta da tutta la Grecia, distruggendole due grandi flotte ed altrettante potenti armate; e ch'essa finalmente poté resistere al potere di Roma sotto il vincitore di Annibale, Marcello; e non sarebbe stata detta città ad ubbidienza forzata, quando interne dissenzioni, ch'erano state causa di tutta la guerra coi Romani, non avessero dato a quel comandante l'occasione di mettersi d'accordo con alcuni distinti cittadini, che lo ajutarono a prendere possesso d'una porzione di essa. (vol. 1, pp. 148-149) *La prima parte della città, [[Isola di Ortigia|Ortigia]], ossia l'isola, era ben anco distintamente fortificata. Essa difendeva il piccolo porto e comunemente credeasi che ivi esistessero il palazzo de' più antichi Sovrani, la sepoltura del primo [[Dionisio I di Siracusa|Dionisio]] e forse quelle di molti altri Principi. Tutto questo però fu demolito da [[Timoleonte|Timoleone]], dopo di aver discacciato [[Dionisio II di Siracusa|Dionisio il Giovane]]. (vol. 1, p. 157) *Vengo adesso all'[[Acradina]], la quale, posta in terra ferma, è vicinissima all'isola. Questa, la più antica delle altre parti dopo Ortigia, si estendeva da entrambi i porti, presentando a coloro che la vedevano dalla parte di mare nell'epoca di sua magnificenza, un aspetto tale da uguagliarsi con quello di Napoli e Genova. [...] dappoiché non solamente Acradina, ma sì bene [[Tempio di Zeus (Siracusa)|Olimpo]] nel porto esistevano; e da lì sino alla punta più estrema del suolo, ove si alzava la fortezza Plemmirio, era tutto fabbricato e considerarsi poteva come la madre patria di Siracusa. (vol. 1, p. 173) *L'intero terreno su di cui tutto il resto di Siracusa stava situato, non era che una roccia, la quale dal mare ad una mediocre sommità si alzava, ove [[Epipoli]] una volta giaceva. In Acradina questa rupe è coverta di terra e praterie, essendovi ancora sparsi qua e là vigneti e campi; ma in Tico, Neapoli ed Epipoli, eccettuati alcuni luoghi per pascoli, non vi sono che nude pietre e smisurati cumoli di disordinate ammontichiate rovine. Acradina non ha che pochi resti di antichità. Si vede un anfiteatro che per la metà è coverto di terra, e pare che una valle elittica uguagli, in cui non si scuoprono che alcuni pochi gradini ed i così chiamati ''vomitorj'', ossia porte, per mezzo delle quali gli spettatori da sì interno corridore dell'anfiteatro salivano a' loro posti. La forma sua elittica si è pienamente conservata. Molti gradini, che servivano da sedili, sono intagliati nella pietra stessa. Si osserva ancora una parte del corridore costruito con pietre da taglio, ma così pieno di terra e di rottami di fabbrica che appena vi si può penetrare. (vol. 1, p. 174) *Epipoli cominciava da Labdalo, e fu considerata propriamente attaccata a Siracusa a tempo dei Romani. Non si trova vestigio alcuno di antichi edifizj che dimostrar possa che una parte della città in queste nude rocce abbia esistito. Noi sappiamo che ivi piantò il campo Marcello come ancora che sanguinose battaglie vi ebbero luogo tra gli Ateniesi e i Siracusani. Una latomia che in Epipoli è assai presso a Labdalo, ha ben anco servito per carcere degli Ateniesi, dove il poeta Filosseno scrisse il suo Ciclope. Sopra il più alto e scosceso orlo della rupe sta elevato il castello Eurielo costruito da [[Nicia]], nell'aver preso Labdalo, per potere meglio difendere questo posto importante, ma fu egli in seguito, tanto da qui, come da Siracusa, discacciato. Il principio che conduce ad Eurielo, chiamato ancora ''Arx summa'', è straordinariamente alpestre. Ha la forma triangolare, la cui sommità gira quasi cento passi. Niente è rimasto delle fortificazioni, se non che un pezzo di muro, il qual era costruito là dove la rupe che da per tutto è quasi perpendicolare, non era ivi tanto scoscesa. Nel mezzo di questo piccolo castello vi sono alcune cisterne. La veduta da quest'altura è internamente bella. Si vede tutta Siracusa, la campagna adjacente, i porti, il mare ed una gran parte delle coste meridionali della Sicilia. (vol. 1, pp. 208-209) *L'[[Fiume Anapo|Anapo]] è il solo fiume in tutta la Sicilia in un certo modo navigabile da piccole barche; ma si è perduto questo vantaggio a causa dei giunchi e del fango da' quali all'estremo è ingombrato. Detto fiume scaturisce ad una distanza da Siracusa di quattordici miglia italiane, quasi miglia tre alemanne; si perde in seguito sotto terra e ricomparisce a quattro, o cinque miglia dal porto. (vol. 1, pp. 210-211) *Ercole, nell'attraversare la Sicilia, stabilì in quel luogo una festa che si celebrava da' Siracusani con una grande e giuliva adunanza. Gli animali per il sagrifizio erano gettati in quell'acqua. Questo stesso fonte è per altra ragione interessante: cioè che il medesimo è ripieno della pianta ''[[papiro]]'' tanto nota nell'antichità, la quale richiede un'acqua assai placida, e che si è creduta sinora trovarsi soltanto nel Nilo. Quasi in tutta la sponda prospera tale giunco, il quale sino da tempo fa non era usato in Siracusa che per legare i covoni nelle messi, e parte ancora per versarlo sui pavimenti delle chiese in occasioni festive, per cui se n'era di molto diminuita la quantità. (vol. 1, p. 212) *L'attuale Vescovo è apprezzabile per il suo carattere, ma lo è di gran lunga inferiore a monsignor [[Salvatore Ventimiglia|Ventimiglia]]. L'università ha sentito con dolore la perdita di quest'ultimo che trasse seco quello zelo e fervore ch'egli sapeva ispirare per gli studj. Intanto i tempi hanno molto acquistato in cognizioni. Il giogo dell'inquisizione è spezzato in guisa che non vi è da temere che distrutti esser possano i buoni principj sparsi da monsignor Ventimiglia, e che si riconduca nelle alte scuole di Catania l'antica barbarie. (vol. 2, p. 14) *In una sua terra, di nome Ragona, {{NDR|[[Ignazio Paternò Castello|Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari]]}} fece costruire un ponte con 31 archi sopra il fiume [[Simeto]], e portò per via di acquidotti in quel ponte architettati l'acqua d'un altro fiume ad una sua risiera; e con questo mezzo tolse via una quantità d'acqua che le strade assai difficili e l'aria insalubre in questa contrada rendeva. Tale opera sembrava dover durare più di un secolo, quando una forte inondazione accompagnata da un oragano la gettò tutta al suolo; ma il Principe riedificar la fece, non curando gli 80 mila scudi che la prima costato gli aveva. Essendo stata Messina dal tremuoto distrutta, comprò l'uomo benefico grande provvisione di grano che mandò egli in dono a' più bisognosi uomini di quella disgraziata città. Per questa sua nobile e generosa maniera di trattare godé questo eccellente personaggio la più lusinghiera felicità, a cui un mortale può aspirare. Era egli adorato da tutta la sua nazione, e come un padre amato; tutt'i Siciliani eran superbi di avere siffatto concittadino. Per quanto grande benefattore si mostrò nella sua vita pubblica, altrettanto amabile fu il medesimo nel piccolo recinto di coloro che avevano in di lui casa libero accesso. Felicissimo in mezzo all'amata sua famiglia, non cessò mai di esser ilare e sensibile a tutte le gioje dell'amicizia. (vol. 2, pp. 34-35) *L'ultimo casale che io passai fu [[Nicolosi]], ch'è il più alto sopra la montagna; e qui le umane abitazioni han fine. La strada andava sempre più in alto, ed io non vedea avanti di me che il [[Monti Rossi|monte Rosso]], ossia il vulcano donde nel 1669 uscì la lava, il bosco e la nevosa regione dell'Etna, che piano del frumento si appella (nome strano, per non crescervi mai un filo d'erba), su del quale particolarmente poggia il cratere che scuoprir non si può finché al suo piede non si arriva, per essere quella pianura tre miglia italiane. Sulla punta più elevata del monte vidi un incavo, dal quale una piccola bianca nuvola di fumo s'innalzava, che da lì sventolava verso il mare, lasciando nel sereno turchino del cielo una lunga e bianca striscia.<br>Sino a Nicolosi le vicinanze dell'Etna sono belle e deliziose. Le lave stesse, non forzate ancora dalla natura e dall'arte, conservano piacevole aspetto, perché scaricano le medesime i loro oscuri torrenti nelle amene praterie, e presso boschetti di aranci e giardini. La veduta del monte abbasso è molto estesa, pria che si venga a Nicolosi. (vol. 2, p. 54) *Altro in quel giorno non vidi d'interessante che il di già nominato monte Rosso, che sorse nell'[[Eruzione dell'Etna del 1669|eruzione del 1669]], che totale distruzione minacciò alla città {{NDR|di Catania}}, ma che rovinò la maggior parte delle case. L'eruzione fu la più terribile di quante ce ne ha dato contezza la storia, e può uguagliarsi soltanto con quella dell'Ecla del 1782. Quindi è molto importante di leggerne qui appresso una breve narrazione.<br>Nell'anno 1669 si cominciò ad aver sospetti di tremuoti più forti che le solite scosse; spaventevoli sotterranei tuoni nelle cavità del monte tantosto si succederono, quando questi in diversi luoghi spaccossi, formando particolarmente una fessura di tre miglia e mezzo di lunghezza e di cinque in sei piedi di larghezza. Immediatamente cinque nuovi abissi aprironsi, di cui il più grande, della circonferenza di 500 passi, vomitò con incredibile forza ad una grande altezza nuvole di fumo, lampi, masse roventi, infiammate rocce, zolfo, ceneri vulcaniche, ed il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti accompagnato. La copia delle pietre e ceneri gettate fu tanto enorme, che formò due nuovi monti. (vol. 2, pp. 56-57) *Finalmente alla metà di luglio 1669 quelle terribili esplosioni terminarono dopo una durata di quattro mesi.<br>Lo sbocco della lava fu nel monte Rosso, che nell'esterna sua figura è simile al Vesuvio, perché in due rotondi monti su d'una base stessa consiste. Intanto l'altezza di esso dal livello del mare sorpassa senza dubbio quella dell'altro, facendosi ascendere sino a 4500 braccia. L'intera porzione del suolo tra il convento de' Benedettini ed il monte Rosso è coverta di nera vulcanica arena; ma sembra che questa cominci a sciogliersi, perché l'erba superficialmente vi cresce, e qui è il luogo dove il gustoso e forte vino ricavasi. È ancora probabile che la situazione stessa del chiostro non sia che quella di un cratere rovesciato giacché, oltre una quantità grande delle ceneri che intorno a quell'edifizio si trova, l'intero circuito ha una forma concava nel di cui mezzo il medesimo chiostro è edificato.<br>Nel giunger che io feci al monte Rosso esaminai il cratere, da cui le ceneri e le lave del 1669 uscirono, il quale è un rotondo precipite buco a forma d'imbuto, i cui lati consistono in nere rocce di lava e nere e profonde arene. Nel mezzo di esso vi sono due altre profondità fra loro da un'alta e scabrosa rupe divise, e che rassomigliano ad una saliera. (vol. 2, pp. 58-59) *[...] [[Déodat de Dolomieu|Dolomieu]], ch'è avvezzo a disprezzare qualunque pericolo, quando esaminar vuole le segrete vie della natura [...]. (vol. 2, p. 60) *E qui è giusto che io faccia riflettere che [[Lazzaro Spallanzani|Spallanzani]], uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? (vol. 2, pp. 66-67) *Centorbi, dagli antichi chiamata Centuripe, è rappresentata da [[Tucidide]] come un castello da' Siculi edificato. Si scorge da una descrizione di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]], che questa sia stata una delle più grandi città della Sicilia, e che appartenesse alla medesima la più gran porzione dei fertili campi dell' Etna, che furono dall'antichità tanto rinomati, e che come i più fecondi dell'isola tutta furon tenuti. Era dunque naturale che quei nazionali gran commercio di grani facessero, e che in seguito una molto ricca popolazione divenissero. La loro coltura stava in proporzione colla ricchezza loro, perchè amavano le scienze, mentre al tempo stesso erano coraggiosi, e nell'arte della guerra molto esercitati. Per molti secoli la floridità di costoro fu nel pieno suo vigore, giacchè la vera caduta di quella città convien che si ascriva alla sua ribellione contro l'imperatore [[Federico II di Svevia|Federico II]], che dalle sue rovine la città di Augusta nel 1233 fece costruire. (vol. 2, pp. 72-73) ==Bibliografia== *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4742922 Viaggio in Sicilia]'', vol. 1, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4635291 Viaggio in Sicilia]'', vol. 2, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Munter, Friederich}} [[Categoria:Archeologi]] [[Categoria:Filologi]] [[Categoria:Vescovi danesi]] [[Categoria:Vescovi tedeschi]] g04z6ubyxl8ahv9a1yywizgsg93j4cg 1419815 1419812 2026-07-10T08:16:32Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1419815 wikitext text/x-wiki [[File:Friederich Münter.jpg|miniatura|Friederich Münter]] '''Friederich Münter''' (1761 – 1830), vescovo luterano, archeologo e filologo tedesco naturalizzato danese. ==''Viaggio in Sicilia''== ===[[Incipit]]=== La città di [[Palermo]] e le intere sue contrade non possono gloriarsi di verun considerevole avanzo d'antichità. I tremuoti ed il dominio de' Saraceni annientarono tutto ciò che avrebbe potuto restarvi; e quanto forse qua e là potrebbe rinvenirsi, non sarebbe da mettersi in confronto certamente con quei superstiti antichi monumenti delle altre parti della Sicilia. È noto soltanto che vi siano stati due rinomati tempj, uno consagrato a Giove, e ad Ercole l'altro, de' quali non evvi più traccia veruna: ed oltre a questi un teatro, che nel 16.° secolo fu gettato a terra ad oggetto d'ingrandire il piano del palazzo. <!--(vol. 1, p. 9)--> ===Citazioni=== *S'erge la città {{NDR|di Palermo}} in una pianura, che stendendosi verso mare circondata resta da ripide ed alte montagne. È verisimile che queste ne' più remoti tempi siano state come baloardi contro l'effetto del mare; e che simile pianura non sia che il fondo di esso lasciato scoverto dopo che le sue acque si ritirarono, come sembra, in questa parte del Mediterraneo. (vol. 1, p. 11) *Paese molto grande, ed assai regolarmente costruito, Palermo è diviso in quattro parti principali da due strade che nel centro loro ad angoli retti si tagliano. Queste sono larghe, luminose e perfettamente in linea retta, di modo che ove si sta situato nell'ottagono formato da quattro palazzi, giusto dove quelle due strade s'intersecano, si ha il piacere di vedere tutte le quattro primarie porte della città. (vol. 1, p. 12) *I più celebri di tutti li dotti palermitani è il [[Gabriele Lancillotto Castello|Principe di Torremuzza]], che per le sue antiquarie, ed in particolar maniera numismatiche opere merito grandissimo si è acquistato. (vol. 1, p. 32) *Finalmente bisogna che io faccia ancora menzione d'un celebre poeta di Sicilia, [[Giovanni Meli]], uomo di vero e grande poetico talento. Egli è autore di molte piccole poesie in dialetto siciliano, che sono lette in tutta l'Italia con meraviglia; e sta travagliando ad una comica eroica composizione, che dev'essere una continuazione, o piuttosto Paralipomena di D. Quichotte, della quale mi ha egli fatto leggere alcuni canti, che secondo il mio giudizio sono in grado eminente eccellenti. È un male che questo illustre personaggio non può dedicarsi interamente alla poesia, per essere un medico il qual è costretto per vivere, esercitarne la professione, che non gli darebbe più profitto, se fosse comunemente noto ch'egli sia un poeta. (vol. 1, pp. 33-34) *A' più ricchi monasteri Benedettini di tutta l'Italia appartiene quello di [[Abbazia di San Martino delle Scale|S. Martino]] nel circondario di Palermo. Situato è questo su di un alto e scosceso monte, che difende la capitale dalla parte di ponente in una spaventevole nuda valle circondata d'alpestri e sterili rocce, ed un clima che ha più del nostro del nord che del temperato di Sicilia. La strada dalla città al chiostro non è più di quattro miglia e mezzo. Questa si dirige da bel principio in una folla di ville e cascine, ed ove non si vedono che feraci giardini, piante d'olivi e vigneti. A poco a poco comincia la strada a divenire montuosa, e tantosto le vedute molto selvagge. Si arriva in una valle circondata da enormi rocce, sulle quali vegetano soltanto alcune macchie d'erba, molta aloè, ''ficus opuntia'', e qua e là alcuni alberi d'olivo. La medesima si estende serpeggiando fra le balze, le quali di quando in quando si aprono; ed offrono bella veduta sulla fertile valle della città, sul porto e sul mare; ma si torna sempre più fra le rocce conforme si va in alto, finché si giunge alla sommità della montagna per via d'una strada assolutamente deserta, che conduce ad una più trista e malinconica valle, ove il monastero stassi infossato. Questo all'opposto è costruito con signorile magnificenza, di grande estensione, ed adorno di singolari lavori di marmo. Sì le camere de' frati, che de' forestieri sono belle e comode; i corridori larghi, alti e lunghi in modo che vi si perde quasi la vista. La scala maestra, sebbene poco più stretta, uguaglia quella di Caserta. Essa è intrecciata di marmo siciliano, interrotto negli estremi da grosse pietre cavate da possessioni appartenenti al convento. La chiesa è abbellita da nobile semplicità. (vol. 1, pp. 35-37) *Questa città {{NDR|di [[Monreale]]}} è sita sopra una ben formata altura, la quale è il termine de' monti che a traverso l'isola tutta si stendono sino al piè dell'Etna. La medesima ha una bellissima veduta sulla ubertosa pianura di Palermo, sul monte Pellegrino e sopra il porto e mare Mediterraneo, che tanto lungi si estende quanto l'occhio può giungervi. Monreale è piccolo e brutto; ed ha molto perduto dopo l'abolizione dell'arcivescovo. I proprietarj che vi dimorano sono gentiluomini Siciliani, le cui circostanze non permettono loro di vivere con lusso come in Palermo. (vol. 1, pp. 39-40) *[[Aloe (botanica)|Aloè]] ed una specie d'alberi con larghe foglie ripiene di pungoli innumerevoli (''[[Fico d'India|cactus opuntia]], Lin.'') nascono soprattutto in quantità incredibile ancora sulle più dure rocce. Il tronco dell'aloe, che porta fiore e frutto, s'innalza sino a cinque, o sei braccia, le di cui foglie ne sono spesso lunghe da due sino a tre. Di queste se ne fanno corde, ma non so se vi sia in Sicilia qualche ordinaria fabbrica, dove si lavorino. Con le due suespresse piante formano i contadini delle siepi, che impunemente non si possono attraversare. (vol. 1, p. 45) *La prima città nella parte occidentale della Sicilia è [[Alcamo]], situata e fortificata da' Saraceni in un piccolo monte, che verso il mare si stende, ed in conseguenza assai moderna, per potere contenere qualche cosa di osservabile per un viaggiatore antiquario. Pur non di meno è questa una delle più considerabili città municipali; ha tredici mila abitanti, e paga quattro mila once annue al re, e cinquecento al duca d'Alba grande di Spagna [...]. (vol. 1, pp. 46-47) *[[Segesta]] bisognò che fosse abbastanza potente, perché fu una volta in guerra, saccheggiata e conquistata da' Cartaginesi durante la medesima. La più remota sua istoria è interamente incognita. Si sa che aveva un porto nelle coste occidentali dell'isola chiamato l'Emporio degli Egestani. La distruzione di essa città ebbe probabilmente luogo nelle guerre de' Saraceni. Tra le sue rovine alcuni avanzi si osservano di antiche muraglie costruite con grosse pietre; alcuni resti d'un teatro ancora più estesamente scoverto a' tempi nostri dalle cure del dotto Principe di Torremuzza, il quale con toglier via la terra ha ritrovato molti sedili e diverse porte, per le quali gli spettatori entravano per sedersi. Degno particolarmente di osservazione è un tempio d'antico dorico stile assolutamente intatto, giacché nell'anno 1781 ciò che sembrava volersene cadere fu ristaurato. (vol. 1, pp. 48-49) *La città {{NDR|di [[Trapani]]}}, quantunque picciola, è una delle più ricche di Sicilia, giacché oltre il vantaggio che ella ha di molti facoltosi nobili che vi dimorano, gode d'un gran commercio di sale, che si ricava dalle vicine spiagge del mare, e niente vi abbisogna che il solo calore del sole per la necessaria evaporazione e per l'imbiancamento.<br>Pesche di tonni e fabbriche di coralli ne accrescono la floridità. Questi si ricavano dagli scogli che sono nel porto e nella spiaggia intorno, e se ne servono per diversi domestici usi, come per corone e per picciole statue di Santi, le quali riescono buone. Uguali travagli si fanno ancora nell'avorio e nell'ambra, la quale si trova sopra quelle coste, ed in marmo siciliano a diverse macchie, ed in bellissimo e bianco alabastro. (vol. 1, pp. 55-56) *Sei miglia distante da Trapani giacciono le rovine dell'antica [[Erice]] sul monte d'ugual nome, ora chiamato di [[Monte Erice|S. Giuliano]]. Questa grande montagna s'alza immediatamente al mare, ed è dopo l'Etna la più elevata in Sicilia. Dalla sommità sua distintamente si vede l'isola di Lampedusa, che sta fra Tunisi e Trapani, dalla cui spiaggia si osserva la notte il fuoco sulle coste africane. (vol. 1, p. 58) *L'istoria della città di Erice è molto sconosciuta. Sappiamo solamente che Amilcare nella prima guerra punica la sorprese, ne ammazzò, o vendé la maggior parte degli abitanti, e mandò il restante in Trapani. Probabilmente dopo la conchiusione della pace gli antichi abitatori d'Erice ritornarono al loro paese, e restarono in pacifico e non molestato possesso del medesimo. La picciola città, che ora è situata nella sommità di quel monte, sembra essere sorta dall'antica. Alquanto al di sopra di essa giaceva uno de' più celebri tempj dell'antichità consagrato a Venere Ericina. (vol. 1, p. 61) *Dopo due giorni di dimora in Trapani partii a 24 novembre per [[Mazara del Vallo|Mazzara]], città vescovile nella costa meridionale di Sicilia, da cui l'intera provincia o valle di Mazzara ha derivato il suo nome. La strada correva costantemente in vicinanza del lido in una piacevole pianura, la quale era meglio coltivata della contrada tra Alcamo e Trapani; e benché non passassi per mezzo alcun casale, pure molto spesso incontrai delle case sparse intorno le alture. La veduta di quelle campagne era la più mirabilmente deliziosa, perché verso la dritta, ed avanti di me scorgeva il mare africano con alcune sue picciole isole, e dalla sinistra mi si presentava la catena de' monti che attraversa l'intera Sicilia; mentre alle spalle restava Trapani ed il monte Erice, che con la maestosa sua grandiosità tutto l'orizzonte chiudeva. Il giorno era piacevole e bello come di primavera, a segno che io potei pranzare in aperta campagna vicino ad una solitaria fontana, che serviva per abbeverare le mandre. Ma ciò che più mi diede diletto, fu di mirare tante di queste greggi seminate sopra i pascoli, e dalle alture intorno i corni e le sampogne de' pastori ascoltare. (vol. 1, pp. 70-71) *Nel primo giorno giunsi a [[Castelvetrano]], grande, ben costruito paese, posto in una deliziosissima, fertile e ben coltivata pianura. Il suo particolar articolo di commercio è l'olio che si raccoglie da estesi vicini oliveti in quantità assai straordinaria. Ancora molto grano vi si produce; ed il vino che somministra questa contrada, è uno de' più squisiti e forti dell'isola tutta, per lo che la città deve avere assai di che nudrirsi. (vol. 1, p. 76) *Questa città {{NDR|[[Selinunte]]}}, secondo la testimonianza di [[Strabone]] e di [[Tucidide]], fu eretta nella 35.ª olimpiade, ossia 640 anni prima di G. C., da una colonia che dalla loro città sotto un capo di nome Pamilio vi aveano spedito i Megaresi, i quali un secolo prima erano in Sicilia dalla Grecia venuti. Essa tanto crebbe in potere ed in magnificenza, che nella 50.ª olimpiade, ossia anni sessanta dopo la sua fondazione, potè portare la guerra a' Segestani, una delle più forti nazioni siciliane d'allora. Sembra che questi due Stati siano vissuti in costante inimicizia, almeno come [[Diodoro Siculo|Diodoro]] e Tucidide rapportano. (vol. 1, p. 77) *Nella sera stessa giunsi in [[Sciacca|Isciacca]], ossia Xiacca, le antiche ''Thermae selinuntinae''. Questa città in forma di anfiteatro su d'una elevata roccia s'innalza, ed è mediocremente popolata da 8 sino a 9 mila persone. Non ha vetusti monumenti da fare ammirare, e molto meno fabbriche moderne può vantare, sebbene diverse chiese portino l'aspetto della ricchezza, per essere adornate, secondo l'uso siciliano, di diversi eccellenti lavori in marmo. (vol. 1, p. 85) *Io arrivai al fiume [[Platani|Platano]], l{{'}}''Alico'' degli antichi, il più grande tra quelli di Sicilia, difficile ad attraversarsi in tempo d'inverno, per essere assolutamente privo di ponti. L'acqua però essendo più bassa di quanto me l'avevano fatto le mie guide supporre, lo passai senza alcuno impedimento. Questo fiume è assai famoso nell'antichità. [[Minosse|Minos]] perseguitava [[Dedalo]], come seppe che questi si era rifugiato in Sicilia, per cui sbarcò con quantità grande di gente alla foce del medesimo, ove un tempo la città di [[Eraclea Minoa|Maccara]] trovavasi elevata. Questa, dopo che Minos dalla figlia del re Cocalo fu ucciso, ebbe il nome di Minoa, che le diedero i Cretesi in commemorazione di quello eroe, i quali rimasero nel paese, dopo che i Sicani posero in fiamme i loro bastimenti. In seguito la stessa fu chiamata Eraclea, perché Dorieo, uno degli Eraclidi, si stabilì in quel luogo in vigore del trattato ch'[[Eracle|Ercole]] dopo la morte di Erice conchiuso avea con i Siculi, i quali dovevano rimanere padroni dell'intera contrada, finché uno de' suoi discendenti fosse tra loro sbarcato. (vol. 1, pp. 88-89) *Non lungi da Girgenti, su d'una eminente roccia vicino al mare, s'erge la città di [[Siculiana|Sicoliana]], che ha un buon porto, e fa gran commercio di grani. Credono alcuni antiquarj che questa ed il fiume vicino siano stati chiamati ''Camico'', residenza un tempo di Cocalo re de' Sicani, presso del quale venne Dedalo fuggito da Creta. Questo architetto dové costruire le mura della città sul vertice della roccia, e condurvi una ripida ed incomoda strada. Gran contesa però tra gli antiquari si è destata, se bisogna cercare Camico in Sicoliana oppure nell'attuale Girgenti. (vol. 1, p. 90) *La città di [[Agrigento]] fu costruita in una amena e fertile contrada, che dalla spiaggia si estendeva sino alla rocca, ove giace la nuova città di Girgenti. In mezzo della medesima passava il fiume Acrago, da cui la città ebbe il suo nome, giacché si chiamava essa dal greco Ἀκράγας secondo il costume di molte popolazioni greche di nominare le loro città con il nome de' vicini fiumi e mari. (vol. 1, pp. 94-95) *Le strade {{NDR|di Agrigento}} sono assai incomode, alcune sono dritte, ma nella maggior parte scoscese ed anguste. Non vi sono belle fabbriche; le case si trovano troppo ristrette, e quasi tutte costruite senza calce e con una specie di pietra rossa che si ricava dal monte stesso e dal luogo medesimo ove queste s'innalzano. Solamente le case del vescovo, della libreria e del seminario costruite sono in gusto migliore, e adornano una bella piazza. All'opposto la veduta sopra l'intera contrada tra l'attuale Girgenti ed il mare e sulle sparse rovine è una delle più belle che io abbia giammai veduto. Pur non di meno io non l'osservai in tutta la sua magnificenza, perché mi trovava per disgrazia in Girgenti in tempo d'inverno, il quale defraudava al paese una gran parte della sua bellezza. (vol. 1, pp. 96-97) *Il luogo della propria città d'Agrigento, ora ripieno di giardini e vigne, è una delle più incantevoli contrade che la natura possa offrire. Si vedono intorno dispersi avanzi dell'antica città. I recinti che dividono i giardini l'uno dall'altro, o che segregano la strada, sono formati da vetuste pietre d'ornamenti architettonici e da rotte colonne in parte d'un bellissimo marmo. (vol. 1, p. 111) *{{NDR|Sul [[Tempio di Giunone (Agrigento)|tempio di Giunone]]}} Tutta questa rovina è inesplicabilmente bella e pittoresca; ed io oso sostenere di averne vedute molto poche che facciano una sì forte impressione, dove la maestosa contrada, gli odorosi giardini, gli alberi crescenti in mezzo ad architettonici frantumi, le antiche sontuose colonne metà alzate e metà stese a terra, le masse delle pietre che stanno l'una sopra l'altra, e la bella veduta al limite del colle, si uniscono tutti per riempire l'anima di grata e dolce sensazione. (vol. 1, p. 112) *{{NDR|Sul [[Tempio della Concordia (Agrigento)|tempio della Concordia]]}} Trecento passi dal tempio di Giunone ve n'è un altro, il quale sinora è interamente illeso. La sua base, i corrispondenti gradini, tutte le sue scanalate colonne, l'architrave, il frontespizio, la cella, ed in una parola il tutto nel più perfetto stato si vede. Questo presenta la più distinta idea che possa aversi del modo, in cui un vetustissimo tempio compariva. Il suo colore è di un rosso gialliccio, dacché la pietra della quale è costruito, è di qualità sabbiosa, rossiccia, mischiata con calcinate chiocciole; il quale colorito spande uno straordinario piacevole incanto. In questo edifizio regna l'antica dorica maestà ad una grande decorazione unita; ed il suo effetto, per qualunque parte si possa riguardare, è grande oltre misura, perché l'armonia dell'opera tutta, l'occhio totalmente alletta e sorprende. (vol. 1, p. 115) *Quattro miglia in distanza dalla città verso il nord vi è un monte chiamato [[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona|Macaluba]], che merita farsene menzione, perché questo da una quantità di piccoli crateri che si trovano sulla piana sua sommità, vomita sempre acqua fredda mischiata con creta, come le montagne vulcaniche gettano fuoco e lava. Qualche volta fa delle grandi gonfiagioni, si sentono de' gagliardi sotterranei tuoni, e finalmente formandosi de' buchi, getta da questi acqua fredda e creta. La superficie del monte sembra essere vuota, giacché, quando vi si cammina, il suolo si piega come ghiaccio sottile. (vol. 1, pp. 131-132) *Io lasciai Girgenti li 6 dicembre 1785, ma soddisfar non potei il mio desiderio di vedere [[Enna|Castrogiovanni]], l'antica Enna dalla favola, e da' poeti tanto altamente celebrata, la quale, situata nel mezzo del paese, fu chiamata l'umbilico di Sicilia, come Delfo il centro della terra, per lo che [[Pindaro]] ed altri le diedero il nome di ''ὀμϕαλός τῆς γῆς''. Nel mese d'inverno possibil non è di viaggiare per l'interno dell'isola, ove le strade sulle montagne coverte sono di profonda neve, e irrigate da molti torrenti le valli, sopra de' quali né ponti, né altri mezzi di passaggio vi sono, per cui i viaggiatori sono spesso trattenuti, oppure un più lungo giro costretti di fare. (vol. 1, pp. 133-134) *Miniere siffatte {{NDR|di zolfo}} si estendono nelle vicinanze di [[Palma di Montechiaro|Palma]], città di mediocre grandezza situata miglia dodici italiane da Girgenti.<br>Ivi mi trattenni mezza giornata, e niente osservai di particolare se non un [[Palma da datteri|albero di palma]] in mezzo del mercato. Questo fu il secondo che io vidi in tutta la Sicilia, e produce fiori e datteri, i quali sono ugualmente gustosi che gli africani. Da qui è da convincersi che tali alberi prosperar possono in tutta l'isola e forse ancora nella bassa Italia, e divenirvi indigeni; e quindi dovrebbe l'agricoltore acquistare quest'altro ramo di nutritura, perché pochi di questi alimentar potrebbero una picciola famiglia, mentre i loro frutti, come assai piacevoli, sarebbero generalmente ricercati. (vol. 1, pp. 134-135) *Dopo un breve cammino da Palma nella città di [[Licata]] arrivai. Giace la medesima alle falde d'un alto monte, e immediatamente al mare. Il di lei porto è assai pericoloso, e precisamente quando soffia forte vento di scirocco che vi è rimpetto. Io vi giunsi dopo poche settimane che un bastimento d'Olstein aveva naufragato nel porto stesso. Osservai il luogo ove questo disastro successe, il quale soltanto pochi passi era dalla spiaggia distante. Gran contesa tra gli antiquarj è insorta, se Licata sia la famosa Gela o Phintia, fabbricata da Phintia dopo aver distrutta Gela, i di cui abitanti popolarono quella città. Forse i due partiti hanno in certo modo ragione, perché quando Licata non fosse l'antica Phintia, pur non di meno ha potuto portare il nome di Gela in memoria di essa, dalle cui rovine fu quella fabbricata e da' suoi abitatori popolata. (vol. 1, pp. 135-136) *La presente città di [[Gela|Terranova]] fa commercio grande di canape, e particolarmente di soda e cotone, che si producono nella contrada. Essa contiene 10 mila anime, e la sua prosperità si lascia rilevare da' dazj che la medesima con il suo territorio paga annualmente al duca di Monteleone suo attuale barone, che montar si fanno a 40 mila scudi. (vol. 1, p. 139) *Attraversai Biscari [...]. Ivi giacea la celebre ed antica [[Kamarina|Camarina]], di cui non altro più rimane che un pezzo di muraglia che apparteneva alla cella d'un tempio. [...] Divenuti i Camarinesi da bel principio ricchi e potenti, e quindi superbi, una ribellione contro i Siracusani suscitarono, i quali sembra che mantenuto avessero sopra di coloro un certo dominio. Furono in conseguenza i Siracusani costretti di rivolgere le armi contro la loro propria colonia, che la molestarono per l'intero corso di anni sedici. (vol. 1, pp. 139-140) *Camarina ebbe in seguito nuovi abitatori di Gela; ma sembrava che lo spirito di rivolta diretto si fosse in questo paese; giacché per la seconda volta esternossi; per lo che [[Gelone]], tiranno di Gela e poi di Siracusa, distrusse Camarina che fu poscia dai di lui abitanti di nuovo provveduta. Essa andò crescendo in potere e considerazione, perché [[Pindaro]] ce lo fa conoscere [...]. Nelle guerre puniche Camarino si gettò sempre nel partito de' Cartaginesi; fu vinta da' Romani e probabilmente per la terza volta devastata, perché costoro vi mandarono una nuova colonia. Questa è l'ultima notizia che noi abbiamo di questa città, la qual ebbe uguale sorte con tutte le altre grandi che fiorirono un tempo sopra di quel littorale. Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in [[Sicilia]], in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano [...]. (vol. 1, pp. 141-142) *Presso Camarina esiste un lago già dagli antichi menzionato, per mezzo del quale scorre il fiume ''[[Ippari|Hypparis]]'' che alla nazione dava il comodo di poter trasportare nella città gli alberi che si tagliavano sul monte. I suoi vapori erano assai malefici, come lo erano quelli di [[Selinunte|Selino]]. I Camarinesi consultarono un oracolo che probabilmente nelle vicinanze si venerava, e fu loro risposto, esser meglio lasciarlo come si trovava. Pur non di meno fu da quei paesani fatto disseccare, e da questo lato si avvicinò il nemico che distrusse la città. Questo lago al presente è nella maggior parte di terra coverto.<br>Molti vasi greci d'un bellissimo disegno con una quantità d'altri lavori in creta ritrovati si sono nelle adjacenze di questa città. (vol. 1, p. 142) *Tra le più grandi e rinomate città greche dell'antichità, a riserva di Atene, non ve n'è altra che meritar possa di uguagliarsi con [[Siracusa]]. Offre non piccola idea della potenza di questa repubblica l'osservare che la medesima fu nello stato di acquistare il dominio sulla metà di tutta l'isola; di mettere ostacolo a' progressi de' Cartaginesi in questo paese; di bravare gli attacchi degli Ateniesi in un tempo in cui questa nazione era temuta da tutta la Grecia, distruggendole due grandi flotte ed altrettante potenti armate; e ch'essa finalmente poté resistere al potere di Roma sotto il vincitore di Annibale, Marcello; e non sarebbe stata detta città ad ubbidienza forzata, quando interne dissenzioni, ch'erano state causa di tutta la guerra coi Romani, non avessero dato a quel comandante l'occasione di mettersi d'accordo con alcuni distinti cittadini, che lo ajutarono a prendere possesso d'una porzione di essa. (vol. 1, pp. 148-149) *La prima parte della città, [[Isola di Ortigia|Ortigia]], ossia l'isola, era ben anco distintamente fortificata. Essa difendeva il piccolo porto e comunemente credeasi che ivi esistessero il palazzo de' più antichi Sovrani, la sepoltura del primo [[Dionisio I di Siracusa|Dionisio]] e forse quelle di molti altri Principi. Tutto questo però fu demolito da [[Timoleonte|Timoleone]], dopo di aver discacciato [[Dionisio II di Siracusa|Dionisio il Giovane]]. (vol. 1, p. 157) *Vengo adesso all'[[Acradina]], la quale, posta in terra ferma, è vicinissima all'isola. Questa, la più antica delle altre parti dopo Ortigia, si estendeva da entrambi i porti, presentando a coloro che la vedevano dalla parte di mare nell'epoca di sua magnificenza, un aspetto tale da uguagliarsi con quello di Napoli e Genova. [...] dappoiché non solamente Acradina, ma sì bene [[Tempio di Zeus (Siracusa)|Olimpo]] nel porto esistevano; e da lì sino alla punta più estrema del suolo, ove si alzava la fortezza Plemmirio, era tutto fabbricato e considerarsi poteva come la madre patria di Siracusa. (vol. 1, p. 173) *L'intero terreno su di cui tutto il resto di Siracusa stava situato, non era che una roccia, la quale dal mare ad una mediocre sommità si alzava, ove [[Epipoli]] una volta giaceva. In Acradina questa rupe è coverta di terra e praterie, essendovi ancora sparsi qua e là vigneti e campi; ma in Tico, Neapoli ed Epipoli, eccettuati alcuni luoghi per pascoli, non vi sono che nude pietre e smisurati cumoli di disordinate ammontichiate rovine. Acradina non ha che pochi resti di antichità. Si vede un anfiteatro che per la metà è coverto di terra, e pare che una valle elittica uguagli, in cui non si scuoprono che alcuni pochi gradini ed i così chiamati ''vomitorj'', ossia porte, per mezzo delle quali gli spettatori da sì interno corridore dell'anfiteatro salivano a' loro posti. La forma sua elittica si è pienamente conservata. Molti gradini, che servivano da sedili, sono intagliati nella pietra stessa. Si osserva ancora una parte del corridore costruito con pietre da taglio, ma così pieno di terra e di rottami di fabbrica che appena vi si può penetrare. (vol. 1, p. 174) *Epipoli cominciava da Labdalo, e fu considerata propriamente attaccata a Siracusa a tempo dei Romani. Non si trova vestigio alcuno di antichi edifizj che dimostrar possa che una parte della città in queste nude rocce abbia esistito. Noi sappiamo che ivi piantò il campo Marcello come ancora che sanguinose battaglie vi ebbero luogo tra gli Ateniesi e i Siracusani. Una latomia che in Epipoli è assai presso a Labdalo, ha ben anco servito per carcere degli Ateniesi, dove il poeta Filosseno scrisse il suo Ciclope. Sopra il più alto e scosceso orlo della rupe sta elevato il castello Eurielo costruito da [[Nicia]], nell'aver preso Labdalo, per potere meglio difendere questo posto importante, ma fu egli in seguito, tanto da qui, come da Siracusa, discacciato. Il principio che conduce ad Eurielo, chiamato ancora ''Arx summa'', è straordinariamente alpestre. Ha la forma triangolare, la cui sommità gira quasi cento passi. Niente è rimasto delle fortificazioni, se non che un pezzo di muro, il qual era costruito là dove la rupe che da per tutto è quasi perpendicolare, non era ivi tanto scoscesa. Nel mezzo di questo piccolo castello vi sono alcune cisterne. La veduta da quest'altura è internamente bella. Si vede tutta Siracusa, la campagna adjacente, i porti, il mare ed una gran parte delle coste meridionali della Sicilia. (vol. 1, pp. 208-209) *L'[[Fiume Anapo|Anapo]] è il solo fiume in tutta la Sicilia in un certo modo navigabile da piccole barche; ma si è perduto questo vantaggio a causa dei giunchi e del fango da' quali all'estremo è ingombrato. Detto fiume scaturisce ad una distanza da Siracusa di quattordici miglia italiane, quasi miglia tre alemanne; si perde in seguito sotto terra e ricomparisce a quattro, o cinque miglia dal porto. (vol. 1, pp. 210-211) *Ercole, nell'attraversare la Sicilia, stabilì in quel luogo una festa che si celebrava da' Siracusani con una grande e giuliva adunanza. Gli animali per il sagrifizio erano gettati in quell'acqua. Questo stesso fonte è per altra ragione interessante: cioè che il medesimo è ripieno della pianta ''[[papiro]]'' tanto nota nell'antichità, la quale richiede un'acqua assai placida, e che si è creduta sinora trovarsi soltanto nel Nilo. Quasi in tutta la sponda prospera tale giunco, il quale sino da tempo fa non era usato in Siracusa che per legare i covoni nelle messi, e parte ancora per versarlo sui pavimenti delle chiese in occasioni festive, per cui se n'era di molto diminuita la quantità. (vol. 1, p. 212) *L'attuale Vescovo è apprezzabile per il suo carattere, ma lo è di gran lunga inferiore a monsignor [[Salvatore Ventimiglia|Ventimiglia]]. L'università ha sentito con dolore la perdita di quest'ultimo che trasse seco quello zelo e fervore ch'egli sapeva ispirare per gli studj. Intanto i tempi hanno molto acquistato in cognizioni. Il giogo dell'inquisizione è spezzato in guisa che non vi è da temere che distrutti esser possano i buoni principj sparsi da monsignor Ventimiglia, e che si riconduca nelle alte scuole di Catania l'antica barbarie. (vol. 2, p. 14) *In una sua terra, di nome Ragona, {{NDR|[[Ignazio Paternò Castello|Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari]]}} fece costruire un ponte con 31 archi sopra il fiume [[Simeto]], e portò per via di acquidotti in quel ponte architettati l'acqua d'un altro fiume ad una sua risiera; e con questo mezzo tolse via una quantità d'acqua che le strade assai difficili e l'aria insalubre in questa contrada rendeva. Tale opera sembrava dover durare più di un secolo, quando una forte inondazione accompagnata da un oragano la gettò tutta al suolo; ma il Principe riedificar la fece, non curando gli 80 mila scudi che la prima costato gli aveva. Essendo stata Messina dal tremuoto distrutta, comprò l'uomo benefico grande provvisione di grano che mandò egli in dono a' più bisognosi uomini di quella disgraziata città. Per questa sua nobile e generosa maniera di trattare godé questo eccellente personaggio la più lusinghiera felicità, a cui un mortale può aspirare. Era egli adorato da tutta la sua nazione, e come un padre amato; tutt'i Siciliani eran superbi di avere siffatto concittadino. Per quanto grande benefattore si mostrò nella sua vita pubblica, altrettanto amabile fu il medesimo nel piccolo recinto di coloro che avevano in di lui casa libero accesso. Felicissimo in mezzo all'amata sua famiglia, non cessò mai di esser ilare e sensibile a tutte le gioje dell'amicizia. (vol. 2, pp. 34-35) *L'ultimo casale che io passai fu [[Nicolosi]], ch'è il più alto sopra la montagna; e qui le umane abitazioni han fine. La strada andava sempre più in alto, ed io non vedea avanti di me che il [[Monti Rossi|monte Rosso]], ossia il vulcano donde nel 1669 uscì la lava, il bosco e la nevosa regione dell'Etna, che piano del frumento si appella (nome strano, per non crescervi mai un filo d'erba), su del quale particolarmente poggia il cratere che scuoprir non si può finché al suo piede non si arriva, per essere quella pianura tre miglia italiane. Sulla punta più elevata del monte vidi un incavo, dal quale una piccola bianca nuvola di fumo s'innalzava, che da lì sventolava verso il mare, lasciando nel sereno turchino del cielo una lunga e bianca striscia.<br>Sino a Nicolosi le vicinanze dell'Etna sono belle e deliziose. Le lave stesse, non forzate ancora dalla natura e dall'arte, conservano piacevole aspetto, perché scaricano le medesime i loro oscuri torrenti nelle amene praterie, e presso boschetti di aranci e giardini. La veduta del monte abbasso è molto estesa, pria che si venga a Nicolosi. (vol. 2, p. 54) *Altro in quel giorno non vidi d'interessante che il di già nominato monte Rosso, che sorse nell'[[Eruzione dell'Etna del 1669|eruzione del 1669]], che totale distruzione minacciò alla città {{NDR|di Catania}}, ma che rovinò la maggior parte delle case. L'eruzione fu la più terribile di quante ce ne ha dato contezza la storia, e può uguagliarsi soltanto con quella dell'Ecla del 1782. Quindi è molto importante di leggerne qui appresso una breve narrazione.<br>Nell'anno 1669 si cominciò ad aver sospetti di tremuoti più forti che le solite scosse; spaventevoli sotterranei tuoni nelle cavità del monte tantosto si succederono, quando questi in diversi luoghi spaccossi, formando particolarmente una fessura di tre miglia e mezzo di lunghezza e di cinque in sei piedi di larghezza. Immediatamente cinque nuovi abissi aprironsi, di cui il più grande, della circonferenza di 500 passi, vomitò con incredibile forza ad una grande altezza nuvole di fumo, lampi, masse roventi, infiammate rocce, zolfo, ceneri vulcaniche, ed il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti accompagnato. La copia delle pietre e ceneri gettate fu tanto enorme, che formò due nuovi monti. (vol. 2, pp. 56-57) *Finalmente alla metà di luglio 1669 quelle terribili esplosioni terminarono dopo una durata di quattro mesi.<br>Lo sbocco della lava fu nel monte Rosso, che nell'esterna sua figura è simile al Vesuvio, perché in due rotondi monti su d'una base stessa consiste. Intanto l'altezza di esso dal livello del mare sorpassa senza dubbio quella dell'altro, facendosi ascendere sino a 4500 braccia. L'intera porzione del suolo tra il convento de' Benedettini ed il monte Rosso è coverta di nera vulcanica arena; ma sembra che questa cominci a sciogliersi, perché l'erba superficialmente vi cresce, e qui è il luogo dove il gustoso e forte vino ricavasi. È ancora probabile che la situazione stessa del chiostro non sia che quella di un cratere rovesciato giacché, oltre una quantità grande delle ceneri che intorno a quell'edifizio si trova, l'intero circuito ha una forma concava nel di cui mezzo il medesimo chiostro è edificato.<br>Nel giunger che io feci al monte Rosso esaminai il cratere, da cui le ceneri e le lave del 1669 uscirono, il quale è un rotondo precipite buco a forma d'imbuto, i cui lati consistono in nere rocce di lava e nere e profonde arene. Nel mezzo di esso vi sono due altre profondità fra loro da un'alta e scabrosa rupe divise, e che rassomigliano ad una saliera. (vol. 2, pp. 58-59) *[...] [[Déodat de Dolomieu|Dolomieu]], ch'è avvezzo a disprezzare qualunque pericolo, quando esaminar vuole le segrete vie della natura [...]. (vol. 2, p. 60) *E qui è giusto che io faccia riflettere che [[Lazzaro Spallanzani|Spallanzani]], uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? (vol. 2, pp. 66-67) *Centorbi, dagli antichi chiamata [[Centuripe]], è rappresentata da [[Tucidide]] come un castello da' Siculi edificato. Si scorge da una descrizione di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]], che questa sia stata una delle più grandi città della Sicilia, e che appartenesse alla medesima la più gran porzione dei fertili campi dell' Etna, che furono dall'antichità tanto rinomati, e che come i più fecondi dell'isola tutta furon tenuti. Era dunque naturale che quei nazionali gran commercio di grani facessero, e che in seguito una molto ricca popolazione divenissero. La loro coltura stava in proporzione colla ricchezza loro, perchè amavano le scienze, mentre al tempo stesso erano coraggiosi, e nell'arte della guerra molto esercitati. Per molti secoli la floridità di costoro fu nel pieno suo vigore, giacchè la vera caduta di quella città convien che si ascriva alla sua ribellione contro l'imperatore [[Federico II di Svevia|Federico II]], che dalle sue rovine la città di Augusta nel 1233 fece costruire. (vol. 2, pp. 72-73) ==Bibliografia== *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4742922 Viaggio in Sicilia]'', vol. 1, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4635291 Viaggio in Sicilia]'', vol. 2, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Munter, Friederich}} [[Categoria:Archeologi]] [[Categoria:Filologi]] [[Categoria:Vescovi danesi]] [[Categoria:Vescovi tedeschi]] 7q1xs69pz1eq9qws3mki3ik9sk4nhlg 1419820 1419815 2026-07-10T08:37:29Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1419820 wikitext text/x-wiki [[File:Friederich Münter.jpg|miniatura|Friederich Münter]] '''Friederich Münter''' (1761 – 1830), vescovo luterano, archeologo e filologo tedesco naturalizzato danese. ==''Viaggio in Sicilia''== ===[[Incipit]]=== La città di [[Palermo]] e le intere sue contrade non possono gloriarsi di verun considerevole avanzo d'antichità. I tremuoti ed il dominio de' Saraceni annientarono tutto ciò che avrebbe potuto restarvi; e quanto forse qua e là potrebbe rinvenirsi, non sarebbe da mettersi in confronto certamente con quei superstiti antichi monumenti delle altre parti della Sicilia. È noto soltanto che vi siano stati due rinomati tempj, uno consagrato a Giove, e ad Ercole l'altro, de' quali non evvi più traccia veruna: ed oltre a questi un teatro, che nel 16.° secolo fu gettato a terra ad oggetto d'ingrandire il piano del palazzo. <!--(vol. 1, p. 9)--> ===Citazioni=== *S'erge la città {{NDR|di Palermo}} in una pianura, che stendendosi verso mare circondata resta da ripide ed alte montagne. È verisimile che queste ne' più remoti tempi siano state come baloardi contro l'effetto del mare; e che simile pianura non sia che il fondo di esso lasciato scoverto dopo che le sue acque si ritirarono, come sembra, in questa parte del Mediterraneo. (vol. 1, p. 11) *Paese molto grande, ed assai regolarmente costruito, Palermo è diviso in quattro parti principali da due strade che nel centro loro ad angoli retti si tagliano. Queste sono larghe, luminose e perfettamente in linea retta, di modo che ove si sta situato nell'ottagono formato da quattro palazzi, giusto dove quelle due strade s'intersecano, si ha il piacere di vedere tutte le quattro primarie porte della città. (vol. 1, p. 12) *I più celebri di tutti li dotti palermitani è il [[Gabriele Lancillotto Castello|Principe di Torremuzza]], che per le sue antiquarie, ed in particolar maniera numismatiche opere merito grandissimo si è acquistato. (vol. 1, p. 32) *Finalmente bisogna che io faccia ancora menzione d'un celebre poeta di Sicilia, [[Giovanni Meli]], uomo di vero e grande poetico talento. Egli è autore di molte piccole poesie in dialetto siciliano, che sono lette in tutta l'Italia con meraviglia; e sta travagliando ad una comica eroica composizione, che dev'essere una continuazione, o piuttosto Paralipomena di D. Quichotte, della quale mi ha egli fatto leggere alcuni canti, che secondo il mio giudizio sono in grado eminente eccellenti. È un male che questo illustre personaggio non può dedicarsi interamente alla poesia, per essere un medico il qual è costretto per vivere, esercitarne la professione, che non gli darebbe più profitto, se fosse comunemente noto ch'egli sia un poeta. (vol. 1, pp. 33-34) *A' più ricchi monasteri Benedettini di tutta l'Italia appartiene quello di [[Abbazia di San Martino delle Scale|S. Martino]] nel circondario di Palermo. Situato è questo su di un alto e scosceso monte, che difende la capitale dalla parte di ponente in una spaventevole nuda valle circondata d'alpestri e sterili rocce, ed un clima che ha più del nostro del nord che del temperato di Sicilia. La strada dalla città al chiostro non è più di quattro miglia e mezzo. Questa si dirige da bel principio in una folla di ville e cascine, ed ove non si vedono che feraci giardini, piante d'olivi e vigneti. A poco a poco comincia la strada a divenire montuosa, e tantosto le vedute molto selvagge. Si arriva in una valle circondata da enormi rocce, sulle quali vegetano soltanto alcune macchie d'erba, molta aloè, ''ficus opuntia'', e qua e là alcuni alberi d'olivo. La medesima si estende serpeggiando fra le balze, le quali di quando in quando si aprono; ed offrono bella veduta sulla fertile valle della città, sul porto e sul mare; ma si torna sempre più fra le rocce conforme si va in alto, finché si giunge alla sommità della montagna per via d'una strada assolutamente deserta, che conduce ad una più trista e malinconica valle, ove il monastero stassi infossato. Questo all'opposto è costruito con signorile magnificenza, di grande estensione, ed adorno di singolari lavori di marmo. Sì le camere de' frati, che de' forestieri sono belle e comode; i corridori larghi, alti e lunghi in modo che vi si perde quasi la vista. La scala maestra, sebbene poco più stretta, uguaglia quella di Caserta. Essa è intrecciata di marmo siciliano, interrotto negli estremi da grosse pietre cavate da possessioni appartenenti al convento. La chiesa è abbellita da nobile semplicità. (vol. 1, pp. 35-37) *Questa città {{NDR|di [[Monreale]]}} è sita sopra una ben formata altura, la quale è il termine de' monti che a traverso l'isola tutta si stendono sino al piè dell'Etna. La medesima ha una bellissima veduta sulla ubertosa pianura di Palermo, sul monte Pellegrino e sopra il porto e mare Mediterraneo, che tanto lungi si estende quanto l'occhio può giungervi. Monreale è piccolo e brutto; ed ha molto perduto dopo l'abolizione dell'arcivescovo. I proprietarj che vi dimorano sono gentiluomini Siciliani, le cui circostanze non permettono loro di vivere con lusso come in Palermo. (vol. 1, pp. 39-40) *[[Aloe (botanica)|Aloè]] ed una specie d'alberi con larghe foglie ripiene di pungoli innumerevoli (''[[Fico d'India|cactus opuntia]], Lin.'') nascono soprattutto in quantità incredibile ancora sulle più dure rocce. Il tronco dell'aloe, che porta fiore e frutto, s'innalza sino a cinque, o sei braccia, le di cui foglie ne sono spesso lunghe da due sino a tre. Di queste se ne fanno corde, ma non so se vi sia in Sicilia qualche ordinaria fabbrica, dove si lavorino. Con le due suespresse piante formano i contadini delle siepi, che impunemente non si possono attraversare. (vol. 1, p. 45) *La prima città nella parte occidentale della Sicilia è [[Alcamo]], situata e fortificata da' Saraceni in un piccolo monte, che verso il mare si stende, ed in conseguenza assai moderna, per potere contenere qualche cosa di osservabile per un viaggiatore antiquario. Pur non di meno è questa una delle più considerabili città municipali; ha tredici mila abitanti, e paga quattro mila once annue al re, e cinquecento al duca d'Alba grande di Spagna [...]. (vol. 1, pp. 46-47) *[[Segesta]] bisognò che fosse abbastanza potente, perché fu una volta in guerra, saccheggiata e conquistata da' Cartaginesi durante la medesima. La più remota sua istoria è interamente incognita. Si sa che aveva un porto nelle coste occidentali dell'isola chiamato l'Emporio degli Egestani. La distruzione di essa città ebbe probabilmente luogo nelle guerre de' Saraceni. Tra le sue rovine alcuni avanzi si osservano di antiche muraglie costruite con grosse pietre; alcuni resti d'un teatro ancora più estesamente scoverto a' tempi nostri dalle cure del dotto Principe di Torremuzza, il quale con toglier via la terra ha ritrovato molti sedili e diverse porte, per le quali gli spettatori entravano per sedersi. Degno particolarmente di osservazione è un tempio d'antico dorico stile assolutamente intatto, giacché nell'anno 1781 ciò che sembrava volersene cadere fu ristaurato. (vol. 1, pp. 48-49) *La città {{NDR|di [[Trapani]]}}, quantunque picciola, è una delle più ricche di Sicilia, giacché oltre il vantaggio che ella ha di molti facoltosi nobili che vi dimorano, gode d'un gran commercio di sale, che si ricava dalle vicine spiagge del mare, e niente vi abbisogna che il solo calore del sole per la necessaria evaporazione e per l'imbiancamento.<br>Pesche di tonni e fabbriche di coralli ne accrescono la floridità. Questi si ricavano dagli scogli che sono nel porto e nella spiaggia intorno, e se ne servono per diversi domestici usi, come per corone e per picciole statue di Santi, le quali riescono buone. Uguali travagli si fanno ancora nell'avorio e nell'ambra, la quale si trova sopra quelle coste, ed in marmo siciliano a diverse macchie, ed in bellissimo e bianco alabastro. (vol. 1, pp. 55-56) *Sei miglia distante da Trapani giacciono le rovine dell'antica [[Erice]] sul monte d'ugual nome, ora chiamato di [[Monte Erice|S. Giuliano]]. Questa grande montagna s'alza immediatamente al mare, ed è dopo l'Etna la più elevata in Sicilia. Dalla sommità sua distintamente si vede l'isola di Lampedusa, che sta fra Tunisi e Trapani, dalla cui spiaggia si osserva la notte il fuoco sulle coste africane. (vol. 1, p. 58) *L'istoria della città di Erice è molto sconosciuta. Sappiamo solamente che Amilcare nella prima guerra punica la sorprese, ne ammazzò, o vendé la maggior parte degli abitanti, e mandò il restante in Trapani. Probabilmente dopo la conchiusione della pace gli antichi abitatori d'Erice ritornarono al loro paese, e restarono in pacifico e non molestato possesso del medesimo. La picciola città, che ora è situata nella sommità di quel monte, sembra essere sorta dall'antica. Alquanto al di sopra di essa giaceva uno de' più celebri tempj dell'antichità consagrato a Venere Ericina. (vol. 1, p. 61) *Dopo due giorni di dimora in Trapani partii a 24 novembre per [[Mazara del Vallo|Mazzara]], città vescovile nella costa meridionale di Sicilia, da cui l'intera provincia o valle di Mazzara ha derivato il suo nome. La strada correva costantemente in vicinanza del lido in una piacevole pianura, la quale era meglio coltivata della contrada tra Alcamo e Trapani; e benché non passassi per mezzo alcun casale, pure molto spesso incontrai delle case sparse intorno le alture. La veduta di quelle campagne era la più mirabilmente deliziosa, perché verso la dritta, ed avanti di me scorgeva il mare africano con alcune sue picciole isole, e dalla sinistra mi si presentava la catena de' monti che attraversa l'intera Sicilia; mentre alle spalle restava Trapani ed il monte Erice, che con la maestosa sua grandiosità tutto l'orizzonte chiudeva. Il giorno era piacevole e bello come di primavera, a segno che io potei pranzare in aperta campagna vicino ad una solitaria fontana, che serviva per abbeverare le mandre. Ma ciò che più mi diede diletto, fu di mirare tante di queste greggi seminate sopra i pascoli, e dalle alture intorno i corni e le sampogne de' pastori ascoltare. (vol. 1, pp. 70-71) *Nel primo giorno giunsi a [[Castelvetrano]], grande, ben costruito paese, posto in una deliziosissima, fertile e ben coltivata pianura. Il suo particolar articolo di commercio è l'olio che si raccoglie da estesi vicini oliveti in quantità assai straordinaria. Ancora molto grano vi si produce; ed il vino che somministra questa contrada, è uno de' più squisiti e forti dell'isola tutta, per lo che la città deve avere assai di che nudrirsi. (vol. 1, p. 76) *Questa città {{NDR|[[Selinunte]]}}, secondo la testimonianza di [[Strabone]] e di [[Tucidide]], fu eretta nella 35.ª olimpiade, ossia 640 anni prima di G. C., da una colonia che dalla loro città sotto un capo di nome Pamilio vi aveano spedito i Megaresi, i quali un secolo prima erano in Sicilia dalla Grecia venuti. Essa tanto crebbe in potere ed in magnificenza, che nella 50.ª olimpiade, ossia anni sessanta dopo la sua fondazione, potè portare la guerra a' Segestani, una delle più forti nazioni siciliane d'allora. Sembra che questi due Stati siano vissuti in costante inimicizia, almeno come [[Diodoro Siculo|Diodoro]] e Tucidide rapportano. (vol. 1, p. 77) *Nella sera stessa giunsi in [[Sciacca|Isciacca]], ossia Xiacca, le antiche ''Thermae selinuntinae''. Questa città in forma di anfiteatro su d'una elevata roccia s'innalza, ed è mediocremente popolata da 8 sino a 9 mila persone. Non ha vetusti monumenti da fare ammirare, e molto meno fabbriche moderne può vantare, sebbene diverse chiese portino l'aspetto della ricchezza, per essere adornate, secondo l'uso siciliano, di diversi eccellenti lavori in marmo. (vol. 1, p. 85) *Io arrivai al fiume [[Platani|Platano]], l{{'}}''Alico'' degli antichi, il più grande tra quelli di Sicilia, difficile ad attraversarsi in tempo d'inverno, per essere assolutamente privo di ponti. L'acqua però essendo più bassa di quanto me l'avevano fatto le mie guide supporre, lo passai senza alcuno impedimento. Questo fiume è assai famoso nell'antichità. [[Minosse|Minos]] perseguitava [[Dedalo]], come seppe che questi si era rifugiato in Sicilia, per cui sbarcò con quantità grande di gente alla foce del medesimo, ove un tempo la città di [[Eraclea Minoa|Maccara]] trovavasi elevata. Questa, dopo che Minos dalla figlia del re Cocalo fu ucciso, ebbe il nome di Minoa, che le diedero i Cretesi in commemorazione di quello eroe, i quali rimasero nel paese, dopo che i Sicani posero in fiamme i loro bastimenti. In seguito la stessa fu chiamata Eraclea, perché Dorieo, uno degli Eraclidi, si stabilì in quel luogo in vigore del trattato ch'[[Eracle|Ercole]] dopo la morte di Erice conchiuso avea con i Siculi, i quali dovevano rimanere padroni dell'intera contrada, finché uno de' suoi discendenti fosse tra loro sbarcato. (vol. 1, pp. 88-89) *Non lungi da Girgenti, su d'una eminente roccia vicino al mare, s'erge la città di [[Siculiana|Sicoliana]], che ha un buon porto, e fa gran commercio di grani. Credono alcuni antiquarj che questa ed il fiume vicino siano stati chiamati ''Camico'', residenza un tempo di Cocalo re de' Sicani, presso del quale venne Dedalo fuggito da Creta. Questo architetto dové costruire le mura della città sul vertice della roccia, e condurvi una ripida ed incomoda strada. Gran contesa però tra gli antiquari si è destata, se bisogna cercare Camico in Sicoliana oppure nell'attuale Girgenti. (vol. 1, p. 90) *La città di [[Agrigento]] fu costruita in una amena e fertile contrada, che dalla spiaggia si estendeva sino alla rocca, ove giace la nuova città di Girgenti. In mezzo della medesima passava il fiume Acrago, da cui la città ebbe il suo nome, giacché si chiamava essa dal greco Ἀκράγας secondo il costume di molte popolazioni greche di nominare le loro città con il nome de' vicini fiumi e mari. (vol. 1, pp. 94-95) *Le strade {{NDR|di Agrigento}} sono assai incomode, alcune sono dritte, ma nella maggior parte scoscese ed anguste. Non vi sono belle fabbriche; le case si trovano troppo ristrette, e quasi tutte costruite senza calce e con una specie di pietra rossa che si ricava dal monte stesso e dal luogo medesimo ove queste s'innalzano. Solamente le case del vescovo, della libreria e del seminario costruite sono in gusto migliore, e adornano una bella piazza. All'opposto la veduta sopra l'intera contrada tra l'attuale Girgenti ed il mare e sulle sparse rovine è una delle più belle che io abbia giammai veduto. Pur non di meno io non l'osservai in tutta la sua magnificenza, perché mi trovava per disgrazia in Girgenti in tempo d'inverno, il quale defraudava al paese una gran parte della sua bellezza. (vol. 1, pp. 96-97) *Il luogo della propria città d'Agrigento, ora ripieno di giardini e vigne, è una delle più incantevoli contrade che la natura possa offrire. Si vedono intorno dispersi avanzi dell'antica città. I recinti che dividono i giardini l'uno dall'altro, o che segregano la strada, sono formati da vetuste pietre d'ornamenti architettonici e da rotte colonne in parte d'un bellissimo marmo. (vol. 1, p. 111) *{{NDR|Sul [[Tempio di Giunone (Agrigento)|tempio di Giunone]]}} Tutta questa rovina è inesplicabilmente bella e pittoresca; ed io oso sostenere di averne vedute molto poche che facciano una sì forte impressione, dove la maestosa contrada, gli odorosi giardini, gli alberi crescenti in mezzo ad architettonici frantumi, le antiche sontuose colonne metà alzate e metà stese a terra, le masse delle pietre che stanno l'una sopra l'altra, e la bella veduta al limite del colle, si uniscono tutti per riempire l'anima di grata e dolce sensazione. (vol. 1, p. 112) *{{NDR|Sul [[Tempio della Concordia (Agrigento)|tempio della Concordia]]}} Trecento passi dal tempio di Giunone ve n'è un altro, il quale sinora è interamente illeso. La sua base, i corrispondenti gradini, tutte le sue scanalate colonne, l'architrave, il frontespizio, la cella, ed in una parola il tutto nel più perfetto stato si vede. Questo presenta la più distinta idea che possa aversi del modo, in cui un vetustissimo tempio compariva. Il suo colore è di un rosso gialliccio, dacché la pietra della quale è costruito, è di qualità sabbiosa, rossiccia, mischiata con calcinate chiocciole; il quale colorito spande uno straordinario piacevole incanto. In questo edifizio regna l'antica dorica maestà ad una grande decorazione unita; ed il suo effetto, per qualunque parte si possa riguardare, è grande oltre misura, perché l'armonia dell'opera tutta, l'occhio totalmente alletta e sorprende. (vol. 1, p. 115) *Quattro miglia in distanza dalla città verso il nord vi è un monte chiamato [[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona|Macaluba]], che merita farsene menzione, perché questo da una quantità di piccoli crateri che si trovano sulla piana sua sommità, vomita sempre acqua fredda mischiata con creta, come le montagne vulcaniche gettano fuoco e lava. Qualche volta fa delle grandi gonfiagioni, si sentono de' gagliardi sotterranei tuoni, e finalmente formandosi de' buchi, getta da questi acqua fredda e creta. La superficie del monte sembra essere vuota, giacché, quando vi si cammina, il suolo si piega come ghiaccio sottile. (vol. 1, pp. 131-132) *Io lasciai Girgenti li 6 dicembre 1785, ma soddisfar non potei il mio desiderio di vedere [[Enna|Castrogiovanni]], l'antica Enna dalla favola, e da' poeti tanto altamente celebrata, la quale, situata nel mezzo del paese, fu chiamata l'umbilico di Sicilia, come Delfo il centro della terra, per lo che [[Pindaro]] ed altri le diedero il nome di ''ὀμϕαλός τῆς γῆς''. Nel mese d'inverno possibil non è di viaggiare per l'interno dell'isola, ove le strade sulle montagne coverte sono di profonda neve, e irrigate da molti torrenti le valli, sopra de' quali né ponti, né altri mezzi di passaggio vi sono, per cui i viaggiatori sono spesso trattenuti, oppure un più lungo giro costretti di fare. (vol. 1, pp. 133-134) *Miniere siffatte {{NDR|di zolfo}} si estendono nelle vicinanze di [[Palma di Montechiaro|Palma]], città di mediocre grandezza situata miglia dodici italiane da Girgenti.<br>Ivi mi trattenni mezza giornata, e niente osservai di particolare se non un [[Palma da datteri|albero di palma]] in mezzo del mercato. Questo fu il secondo che io vidi in tutta la Sicilia, e produce fiori e datteri, i quali sono ugualmente gustosi che gli africani. Da qui è da convincersi che tali alberi prosperar possono in tutta l'isola e forse ancora nella bassa Italia, e divenirvi indigeni; e quindi dovrebbe l'agricoltore acquistare quest'altro ramo di nutritura, perché pochi di questi alimentar potrebbero una picciola famiglia, mentre i loro frutti, come assai piacevoli, sarebbero generalmente ricercati. (vol. 1, pp. 134-135) *Dopo un breve cammino da Palma nella città di [[Licata]] arrivai. Giace la medesima alle falde d'un alto monte, e immediatamente al mare. Il di lei porto è assai pericoloso, e precisamente quando soffia forte vento di scirocco che vi è rimpetto. Io vi giunsi dopo poche settimane che un bastimento d'Olstein aveva naufragato nel porto stesso. Osservai il luogo ove questo disastro successe, il quale soltanto pochi passi era dalla spiaggia distante. Gran contesa tra gli antiquarj è insorta, se Licata sia la famosa Gela o Phintia, fabbricata da Phintia dopo aver distrutta Gela, i di cui abitanti popolarono quella città. Forse i due partiti hanno in certo modo ragione, perché quando Licata non fosse l'antica Phintia, pur non di meno ha potuto portare il nome di Gela in memoria di essa, dalle cui rovine fu quella fabbricata e da' suoi abitatori popolata. (vol. 1, pp. 135-136) *La presente città di [[Gela|Terranova]] fa commercio grande di canape, e particolarmente di soda e cotone, che si producono nella contrada. Essa contiene 10 mila anime, e la sua prosperità si lascia rilevare da' dazj che la medesima con il suo territorio paga annualmente al duca di Monteleone suo attuale barone, che montar si fanno a 40 mila scudi. (vol. 1, p. 139) *Attraversai Biscari [...]. Ivi giacea la celebre ed antica [[Kamarina|Camarina]], di cui non altro più rimane che un pezzo di muraglia che apparteneva alla cella d'un tempio. [...] Divenuti i Camarinesi da bel principio ricchi e potenti, e quindi superbi, una ribellione contro i Siracusani suscitarono, i quali sembra che mantenuto avessero sopra di coloro un certo dominio. Furono in conseguenza i Siracusani costretti di rivolgere le armi contro la loro propria colonia, che la molestarono per l'intero corso di anni sedici. (vol. 1, pp. 139-140) *Camarina ebbe in seguito nuovi abitatori di Gela; ma sembrava che lo spirito di rivolta diretto si fosse in questo paese; giacché per la seconda volta esternossi; per lo che [[Gelone]], tiranno di Gela e poi di Siracusa, distrusse Camarina che fu poscia dai di lui abitanti di nuovo provveduta. Essa andò crescendo in potere e considerazione, perché [[Pindaro]] ce lo fa conoscere [...]. Nelle guerre puniche Camarino si gettò sempre nel partito de' Cartaginesi; fu vinta da' Romani e probabilmente per la terza volta devastata, perché costoro vi mandarono una nuova colonia. Questa è l'ultima notizia che noi abbiamo di questa città, la qual ebbe uguale sorte con tutte le altre grandi che fiorirono un tempo sopra di quel littorale. Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in [[Sicilia]], in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano [...]. (vol. 1, pp. 141-142) *Presso Camarina esiste un lago già dagli antichi menzionato, per mezzo del quale scorre il fiume ''[[Ippari|Hypparis]]'' che alla nazione dava il comodo di poter trasportare nella città gli alberi che si tagliavano sul monte. I suoi vapori erano assai malefici, come lo erano quelli di [[Selinunte|Selino]]. I Camarinesi consultarono un oracolo che probabilmente nelle vicinanze si venerava, e fu loro risposto, esser meglio lasciarlo come si trovava. Pur non di meno fu da quei paesani fatto disseccare, e da questo lato si avvicinò il nemico che distrusse la città. Questo lago al presente è nella maggior parte di terra coverto.<br>Molti vasi greci d'un bellissimo disegno con una quantità d'altri lavori in creta ritrovati si sono nelle adjacenze di questa città. (vol. 1, p. 142) *Tra le più grandi e rinomate città greche dell'antichità, a riserva di Atene, non ve n'è altra che meritar possa di uguagliarsi con [[Siracusa]]. Offre non piccola idea della potenza di questa repubblica l'osservare che la medesima fu nello stato di acquistare il dominio sulla metà di tutta l'isola; di mettere ostacolo a' progressi de' Cartaginesi in questo paese; di bravare gli attacchi degli Ateniesi in un tempo in cui questa nazione era temuta da tutta la Grecia, distruggendole due grandi flotte ed altrettante potenti armate; e ch'essa finalmente poté resistere al potere di Roma sotto il vincitore di Annibale, Marcello; e non sarebbe stata detta città ad ubbidienza forzata, quando interne dissenzioni, ch'erano state causa di tutta la guerra coi Romani, non avessero dato a quel comandante l'occasione di mettersi d'accordo con alcuni distinti cittadini, che lo ajutarono a prendere possesso d'una porzione di essa. (vol. 1, pp. 148-149) *La prima parte della città, [[Isola di Ortigia|Ortigia]], ossia l'isola, era ben anco distintamente fortificata. Essa difendeva il piccolo porto e comunemente credeasi che ivi esistessero il palazzo de' più antichi Sovrani, la sepoltura del primo [[Dionisio I di Siracusa|Dionisio]] e forse quelle di molti altri Principi. Tutto questo però fu demolito da [[Timoleonte|Timoleone]], dopo di aver discacciato [[Dionisio II di Siracusa|Dionisio il Giovane]]. (vol. 1, p. 157) *Vengo adesso all'[[Acradina]], la quale, posta in terra ferma, è vicinissima all'isola. Questa, la più antica delle altre parti dopo Ortigia, si estendeva da entrambi i porti, presentando a coloro che la vedevano dalla parte di mare nell'epoca di sua magnificenza, un aspetto tale da uguagliarsi con quello di Napoli e Genova. [...] dappoiché non solamente Acradina, ma sì bene [[Tempio di Zeus (Siracusa)|Olimpo]] nel porto esistevano; e da lì sino alla punta più estrema del suolo, ove si alzava la fortezza Plemmirio, era tutto fabbricato e considerarsi poteva come la madre patria di Siracusa. (vol. 1, p. 173) *L'intero terreno su di cui tutto il resto di Siracusa stava situato, non era che una roccia, la quale dal mare ad una mediocre sommità si alzava, ove [[Epipoli]] una volta giaceva. In Acradina questa rupe è coverta di terra e praterie, essendovi ancora sparsi qua e là vigneti e campi; ma in Tico, Neapoli ed Epipoli, eccettuati alcuni luoghi per pascoli, non vi sono che nude pietre e smisurati cumoli di disordinate ammontichiate rovine. Acradina non ha che pochi resti di antichità. Si vede un anfiteatro che per la metà è coverto di terra, e pare che una valle elittica uguagli, in cui non si scuoprono che alcuni pochi gradini ed i così chiamati ''vomitorj'', ossia porte, per mezzo delle quali gli spettatori da sì interno corridore dell'anfiteatro salivano a' loro posti. La forma sua elittica si è pienamente conservata. Molti gradini, che servivano da sedili, sono intagliati nella pietra stessa. Si osserva ancora una parte del corridore costruito con pietre da taglio, ma così pieno di terra e di rottami di fabbrica che appena vi si può penetrare. (vol. 1, p. 174) *Epipoli cominciava da Labdalo, e fu considerata propriamente attaccata a Siracusa a tempo dei Romani. Non si trova vestigio alcuno di antichi edifizj che dimostrar possa che una parte della città in queste nude rocce abbia esistito. Noi sappiamo che ivi piantò il campo Marcello come ancora che sanguinose battaglie vi ebbero luogo tra gli Ateniesi e i Siracusani. Una latomia che in Epipoli è assai presso a Labdalo, ha ben anco servito per carcere degli Ateniesi, dove il poeta Filosseno scrisse il suo Ciclope. Sopra il più alto e scosceso orlo della rupe sta elevato il castello Eurielo costruito da [[Nicia]], nell'aver preso Labdalo, per potere meglio difendere questo posto importante, ma fu egli in seguito, tanto da qui, come da Siracusa, discacciato. Il principio che conduce ad Eurielo, chiamato ancora ''Arx summa'', è straordinariamente alpestre. Ha la forma triangolare, la cui sommità gira quasi cento passi. Niente è rimasto delle fortificazioni, se non che un pezzo di muro, il qual era costruito là dove la rupe che da per tutto è quasi perpendicolare, non era ivi tanto scoscesa. Nel mezzo di questo piccolo castello vi sono alcune cisterne. La veduta da quest'altura è internamente bella. Si vede tutta Siracusa, la campagna adjacente, i porti, il mare ed una gran parte delle coste meridionali della Sicilia. (vol. 1, pp. 208-209) *L'[[Fiume Anapo|Anapo]] è il solo fiume in tutta la Sicilia in un certo modo navigabile da piccole barche; ma si è perduto questo vantaggio a causa dei giunchi e del fango da' quali all'estremo è ingombrato. Detto fiume scaturisce ad una distanza da Siracusa di quattordici miglia italiane, quasi miglia tre alemanne; si perde in seguito sotto terra e ricomparisce a quattro, o cinque miglia dal porto. (vol. 1, pp. 210-211) *Ercole, nell'attraversare la Sicilia, stabilì in quel luogo una festa che si celebrava da' Siracusani con una grande e giuliva adunanza. Gli animali per il sagrifizio erano gettati in quell'acqua. Questo stesso fonte è per altra ragione interessante: cioè che il medesimo è ripieno della pianta ''[[papiro]]'' tanto nota nell'antichità, la quale richiede un'acqua assai placida, e che si è creduta sinora trovarsi soltanto nel Nilo. Quasi in tutta la sponda prospera tale giunco, il quale sino da tempo fa non era usato in Siracusa che per legare i covoni nelle messi, e parte ancora per versarlo sui pavimenti delle chiese in occasioni festive, per cui se n'era di molto diminuita la quantità. (vol. 1, p. 212) *L'attuale Vescovo è apprezzabile per il suo carattere, ma lo è di gran lunga inferiore a monsignor [[Salvatore Ventimiglia|Ventimiglia]]. L'università ha sentito con dolore la perdita di quest'ultimo che trasse seco quello zelo e fervore ch'egli sapeva ispirare per gli studj. Intanto i tempi hanno molto acquistato in cognizioni. Il giogo dell'inquisizione è spezzato in guisa che non vi è da temere che distrutti esser possano i buoni principj sparsi da monsignor Ventimiglia, e che si riconduca nelle alte scuole di Catania l'antica barbarie. (vol. 2, p. 14) *In una sua terra, di nome Ragona, {{NDR|[[Ignazio Paternò Castello|Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari]]}} fece costruire un ponte con 31 archi sopra il fiume [[Simeto]], e portò per via di acquidotti in quel ponte architettati l'acqua d'un altro fiume ad una sua risiera; e con questo mezzo tolse via una quantità d'acqua che le strade assai difficili e l'aria insalubre in questa contrada rendeva. Tale opera sembrava dover durare più di un secolo, quando una forte inondazione accompagnata da un oragano la gettò tutta al suolo; ma il Principe riedificar la fece, non curando gli 80 mila scudi che la prima costato gli aveva. Essendo stata Messina dal tremuoto distrutta, comprò l'uomo benefico grande provvisione di grano che mandò egli in dono a' più bisognosi uomini di quella disgraziata città. Per questa sua nobile e generosa maniera di trattare godé questo eccellente personaggio la più lusinghiera felicità, a cui un mortale può aspirare. Era egli adorato da tutta la sua nazione, e come un padre amato; tutt'i Siciliani eran superbi di avere siffatto concittadino. Per quanto grande benefattore si mostrò nella sua vita pubblica, altrettanto amabile fu il medesimo nel piccolo recinto di coloro che avevano in di lui casa libero accesso. Felicissimo in mezzo all'amata sua famiglia, non cessò mai di esser ilare e sensibile a tutte le gioje dell'amicizia. (vol. 2, pp. 34-35) *L'ultimo casale che io passai fu [[Nicolosi]], ch'è il più alto sopra la montagna; e qui le umane abitazioni han fine. La strada andava sempre più in alto, ed io non vedea avanti di me che il [[Monti Rossi|monte Rosso]], ossia il vulcano donde nel 1669 uscì la lava, il bosco e la nevosa regione dell'Etna, che piano del frumento si appella (nome strano, per non crescervi mai un filo d'erba), su del quale particolarmente poggia il cratere che scuoprir non si può finché al suo piede non si arriva, per essere quella pianura tre miglia italiane. Sulla punta più elevata del monte vidi un incavo, dal quale una piccola bianca nuvola di fumo s'innalzava, che da lì sventolava verso il mare, lasciando nel sereno turchino del cielo una lunga e bianca striscia.<br>Sino a Nicolosi le vicinanze dell'Etna sono belle e deliziose. Le lave stesse, non forzate ancora dalla natura e dall'arte, conservano piacevole aspetto, perché scaricano le medesime i loro oscuri torrenti nelle amene praterie, e presso boschetti di aranci e giardini. La veduta del monte abbasso è molto estesa, pria che si venga a Nicolosi. (vol. 2, p. 54) *Altro in quel giorno non vidi d'interessante che il di già nominato monte Rosso, che sorse nell'[[Eruzione dell'Etna del 1669|eruzione del 1669]], che totale distruzione minacciò alla città {{NDR|di Catania}}, ma che rovinò la maggior parte delle case. L'eruzione fu la più terribile di quante ce ne ha dato contezza la storia, e può uguagliarsi soltanto con quella dell'Ecla del 1782. Quindi è molto importante di leggerne qui appresso una breve narrazione.<br>Nell'anno 1669 si cominciò ad aver sospetti di tremuoti più forti che le solite scosse; spaventevoli sotterranei tuoni nelle cavità del monte tantosto si succederono, quando questi in diversi luoghi spaccossi, formando particolarmente una fessura di tre miglia e mezzo di lunghezza e di cinque in sei piedi di larghezza. Immediatamente cinque nuovi abissi aprironsi, di cui il più grande, della circonferenza di 500 passi, vomitò con incredibile forza ad una grande altezza nuvole di fumo, lampi, masse roventi, infiammate rocce, zolfo, ceneri vulcaniche, ed il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti accompagnato. La copia delle pietre e ceneri gettate fu tanto enorme, che formò due nuovi monti. (vol. 2, pp. 56-57) *Finalmente alla metà di luglio 1669 quelle terribili esplosioni terminarono dopo una durata di quattro mesi.<br>Lo sbocco della lava fu nel monte Rosso, che nell'esterna sua figura è simile al Vesuvio, perché in due rotondi monti su d'una base stessa consiste. Intanto l'altezza di esso dal livello del mare sorpassa senza dubbio quella dell'altro, facendosi ascendere sino a 4500 braccia. L'intera porzione del suolo tra il convento de' Benedettini ed il monte Rosso è coverta di nera vulcanica arena; ma sembra che questa cominci a sciogliersi, perché l'erba superficialmente vi cresce, e qui è il luogo dove il gustoso e forte vino ricavasi. È ancora probabile che la situazione stessa del chiostro non sia che quella di un cratere rovesciato giacché, oltre una quantità grande delle ceneri che intorno a quell'edifizio si trova, l'intero circuito ha una forma concava nel di cui mezzo il medesimo chiostro è edificato.<br>Nel giunger che io feci al monte Rosso esaminai il cratere, da cui le ceneri e le lave del 1669 uscirono, il quale è un rotondo precipite buco a forma d'imbuto, i cui lati consistono in nere rocce di lava e nere e profonde arene. Nel mezzo di esso vi sono due altre profondità fra loro da un'alta e scabrosa rupe divise, e che rassomigliano ad una saliera. (vol. 2, pp. 58-59) *[...] [[Déodat de Dolomieu|Dolomieu]], ch'è avvezzo a disprezzare qualunque pericolo, quando esaminar vuole le segrete vie della natura [...]. (vol. 2, p. 60) *E qui è giusto che io faccia riflettere che [[Lazzaro Spallanzani|Spallanzani]], uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? (vol. 2, pp. 66-67) *Centorbi, dagli antichi chiamata [[Centuripe]], è rappresentata da [[Tucidide]] come un castello da' Siculi edificato. Si scorge da una descrizione di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]], che questa sia stata una delle più grandi città della Sicilia, e che appartenesse alla medesima la più gran porzione dei fertili campi dell' Etna, che furono dall'antichità tanto rinomati, e che come i più fecondi dell'isola tutta furon tenuti. Era dunque naturale che quei nazionali gran commercio di grani facessero, e che in seguito una molto ricca popolazione divenissero. La loro coltura stava in proporzione colla ricchezza loro, perchè amavano le scienze, mentre al tempo stesso erano coraggiosi, e nell'arte della guerra molto esercitati. Per molti secoli la floridità di costoro fu nel pieno suo vigore, giacchè la vera caduta di quella città convien che si ascriva alla sua ribellione contro l'imperatore [[Federico II di Svevia|Federico II]], che dalle sue rovine la città di Augusta nel 1233 fece costruire. (vol. 2, pp. 72-73) *Vi sono in essa {{ndr|[[Centuripe]]}} alcuni muri antichi, una cisterna ed alcune sotterranee camere a volta, che sembrano essere state stalle e in cui si vedono ancora residui di qualche mangiatoja. Molti avanzi di antiche colonne, rottami di statue colossali e frantumi di architettura giaeciono nella città seminati. Fuori di essa vi sono le rovine d'un bel bagno e di un ponte sul fiume Simeto, che l'antica direzione della strada consolare tra Catania e Centorbi dimostrano. (vol. 2, p. 73) ==Bibliografia== *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4742922 Viaggio in Sicilia]'', vol. 1, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4635291 Viaggio in Sicilia]'', vol. 2, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Munter, Friederich}} [[Categoria:Archeologi]] [[Categoria:Filologi]] [[Categoria:Vescovi danesi]] [[Categoria:Vescovi tedeschi]] i20ipb7dfgepfd7cauoojlo03n7275s 1419821 1419820 2026-07-10T08:44:19Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1419821 wikitext text/x-wiki [[File:Friederich Münter.jpg|miniatura|Friederich Münter]] '''Friederich Münter''' (1761 – 1830), vescovo luterano, archeologo e filologo tedesco naturalizzato danese. ==''Viaggio in Sicilia''== ===[[Incipit]]=== La città di [[Palermo]] e le intere sue contrade non possono gloriarsi di verun considerevole avanzo d'antichità. I tremuoti ed il dominio de' Saraceni annientarono tutto ciò che avrebbe potuto restarvi; e quanto forse qua e là potrebbe rinvenirsi, non sarebbe da mettersi in confronto certamente con quei superstiti antichi monumenti delle altre parti della Sicilia. È noto soltanto che vi siano stati due rinomati tempj, uno consagrato a Giove, e ad Ercole l'altro, de' quali non evvi più traccia veruna: ed oltre a questi un teatro, che nel 16.° secolo fu gettato a terra ad oggetto d'ingrandire il piano del palazzo. <!--(vol. 1, p. 9)--> ===Citazioni=== *S'erge la città {{NDR|di Palermo}} in una pianura, che stendendosi verso mare circondata resta da ripide ed alte montagne. È verisimile che queste ne' più remoti tempi siano state come baloardi contro l'effetto del mare; e che simile pianura non sia che il fondo di esso lasciato scoverto dopo che le sue acque si ritirarono, come sembra, in questa parte del Mediterraneo. (vol. 1, p. 11) *Paese molto grande, ed assai regolarmente costruito, Palermo è diviso in quattro parti principali da due strade che nel centro loro ad angoli retti si tagliano. Queste sono larghe, luminose e perfettamente in linea retta, di modo che ove si sta situato nell'ottagono formato da quattro palazzi, giusto dove quelle due strade s'intersecano, si ha il piacere di vedere tutte le quattro primarie porte della città. (vol. 1, p. 12) *I più celebri di tutti li dotti palermitani è il [[Gabriele Lancillotto Castello|Principe di Torremuzza]], che per le sue antiquarie, ed in particolar maniera numismatiche opere merito grandissimo si è acquistato. (vol. 1, p. 32) *Finalmente bisogna che io faccia ancora menzione d'un celebre poeta di Sicilia, [[Giovanni Meli]], uomo di vero e grande poetico talento. Egli è autore di molte piccole poesie in dialetto siciliano, che sono lette in tutta l'Italia con meraviglia; e sta travagliando ad una comica eroica composizione, che dev'essere una continuazione, o piuttosto Paralipomena di D. Quichotte, della quale mi ha egli fatto leggere alcuni canti, che secondo il mio giudizio sono in grado eminente eccellenti. È un male che questo illustre personaggio non può dedicarsi interamente alla poesia, per essere un medico il qual è costretto per vivere, esercitarne la professione, che non gli darebbe più profitto, se fosse comunemente noto ch'egli sia un poeta. (vol. 1, pp. 33-34) *A' più ricchi monasteri Benedettini di tutta l'Italia appartiene quello di [[Abbazia di San Martino delle Scale|S. Martino]] nel circondario di Palermo. Situato è questo su di un alto e scosceso monte, che difende la capitale dalla parte di ponente in una spaventevole nuda valle circondata d'alpestri e sterili rocce, ed un clima che ha più del nostro del nord che del temperato di Sicilia. La strada dalla città al chiostro non è più di quattro miglia e mezzo. Questa si dirige da bel principio in una folla di ville e cascine, ed ove non si vedono che feraci giardini, piante d'olivi e vigneti. A poco a poco comincia la strada a divenire montuosa, e tantosto le vedute molto selvagge. Si arriva in una valle circondata da enormi rocce, sulle quali vegetano soltanto alcune macchie d'erba, molta aloè, ''ficus opuntia'', e qua e là alcuni alberi d'olivo. La medesima si estende serpeggiando fra le balze, le quali di quando in quando si aprono; ed offrono bella veduta sulla fertile valle della città, sul porto e sul mare; ma si torna sempre più fra le rocce conforme si va in alto, finché si giunge alla sommità della montagna per via d'una strada assolutamente deserta, che conduce ad una più trista e malinconica valle, ove il monastero stassi infossato. Questo all'opposto è costruito con signorile magnificenza, di grande estensione, ed adorno di singolari lavori di marmo. Sì le camere de' frati, che de' forestieri sono belle e comode; i corridori larghi, alti e lunghi in modo che vi si perde quasi la vista. La scala maestra, sebbene poco più stretta, uguaglia quella di Caserta. Essa è intrecciata di marmo siciliano, interrotto negli estremi da grosse pietre cavate da possessioni appartenenti al convento. La chiesa è abbellita da nobile semplicità. (vol. 1, pp. 35-37) *Questa città {{NDR|di [[Monreale]]}} è sita sopra una ben formata altura, la quale è il termine de' monti che a traverso l'isola tutta si stendono sino al piè dell'Etna. La medesima ha una bellissima veduta sulla ubertosa pianura di Palermo, sul monte Pellegrino e sopra il porto e mare Mediterraneo, che tanto lungi si estende quanto l'occhio può giungervi. Monreale è piccolo e brutto; ed ha molto perduto dopo l'abolizione dell'arcivescovo. I proprietarj che vi dimorano sono gentiluomini Siciliani, le cui circostanze non permettono loro di vivere con lusso come in Palermo. (vol. 1, pp. 39-40) *[[Aloe (botanica)|Aloè]] ed una specie d'alberi con larghe foglie ripiene di pungoli innumerevoli (''[[Fico d'India|cactus opuntia]], Lin.'') nascono soprattutto in quantità incredibile ancora sulle più dure rocce. Il tronco dell'aloe, che porta fiore e frutto, s'innalza sino a cinque, o sei braccia, le di cui foglie ne sono spesso lunghe da due sino a tre. Di queste se ne fanno corde, ma non so se vi sia in Sicilia qualche ordinaria fabbrica, dove si lavorino. Con le due suespresse piante formano i contadini delle siepi, che impunemente non si possono attraversare. (vol. 1, p. 45) *La prima città nella parte occidentale della Sicilia è [[Alcamo]], situata e fortificata da' Saraceni in un piccolo monte, che verso il mare si stende, ed in conseguenza assai moderna, per potere contenere qualche cosa di osservabile per un viaggiatore antiquario. Pur non di meno è questa una delle più considerabili città municipali; ha tredici mila abitanti, e paga quattro mila once annue al re, e cinquecento al duca d'Alba grande di Spagna [...]. (vol. 1, pp. 46-47) *[[Segesta]] bisognò che fosse abbastanza potente, perché fu una volta in guerra, saccheggiata e conquistata da' Cartaginesi durante la medesima. La più remota sua istoria è interamente incognita. Si sa che aveva un porto nelle coste occidentali dell'isola chiamato l'Emporio degli Egestani. La distruzione di essa città ebbe probabilmente luogo nelle guerre de' Saraceni. Tra le sue rovine alcuni avanzi si osservano di antiche muraglie costruite con grosse pietre; alcuni resti d'un teatro ancora più estesamente scoverto a' tempi nostri dalle cure del dotto Principe di Torremuzza, il quale con toglier via la terra ha ritrovato molti sedili e diverse porte, per le quali gli spettatori entravano per sedersi. Degno particolarmente di osservazione è un tempio d'antico dorico stile assolutamente intatto, giacché nell'anno 1781 ciò che sembrava volersene cadere fu ristaurato. (vol. 1, pp. 48-49) *La città {{NDR|di [[Trapani]]}}, quantunque picciola, è una delle più ricche di Sicilia, giacché oltre il vantaggio che ella ha di molti facoltosi nobili che vi dimorano, gode d'un gran commercio di sale, che si ricava dalle vicine spiagge del mare, e niente vi abbisogna che il solo calore del sole per la necessaria evaporazione e per l'imbiancamento.<br>Pesche di tonni e fabbriche di coralli ne accrescono la floridità. Questi si ricavano dagli scogli che sono nel porto e nella spiaggia intorno, e se ne servono per diversi domestici usi, come per corone e per picciole statue di Santi, le quali riescono buone. Uguali travagli si fanno ancora nell'avorio e nell'ambra, la quale si trova sopra quelle coste, ed in marmo siciliano a diverse macchie, ed in bellissimo e bianco alabastro. (vol. 1, pp. 55-56) *Sei miglia distante da Trapani giacciono le rovine dell'antica [[Erice]] sul monte d'ugual nome, ora chiamato di [[Monte Erice|S. Giuliano]]. Questa grande montagna s'alza immediatamente al mare, ed è dopo l'Etna la più elevata in Sicilia. Dalla sommità sua distintamente si vede l'isola di Lampedusa, che sta fra Tunisi e Trapani, dalla cui spiaggia si osserva la notte il fuoco sulle coste africane. (vol. 1, p. 58) *L'istoria della città di Erice è molto sconosciuta. Sappiamo solamente che Amilcare nella prima guerra punica la sorprese, ne ammazzò, o vendé la maggior parte degli abitanti, e mandò il restante in Trapani. Probabilmente dopo la conchiusione della pace gli antichi abitatori d'Erice ritornarono al loro paese, e restarono in pacifico e non molestato possesso del medesimo. La picciola città, che ora è situata nella sommità di quel monte, sembra essere sorta dall'antica. Alquanto al di sopra di essa giaceva uno de' più celebri tempj dell'antichità consagrato a Venere Ericina. (vol. 1, p. 61) *Dopo due giorni di dimora in Trapani partii a 24 novembre per [[Mazara del Vallo|Mazzara]], città vescovile nella costa meridionale di Sicilia, da cui l'intera provincia o valle di Mazzara ha derivato il suo nome. La strada correva costantemente in vicinanza del lido in una piacevole pianura, la quale era meglio coltivata della contrada tra Alcamo e Trapani; e benché non passassi per mezzo alcun casale, pure molto spesso incontrai delle case sparse intorno le alture. La veduta di quelle campagne era la più mirabilmente deliziosa, perché verso la dritta, ed avanti di me scorgeva il mare africano con alcune sue picciole isole, e dalla sinistra mi si presentava la catena de' monti che attraversa l'intera Sicilia; mentre alle spalle restava Trapani ed il monte Erice, che con la maestosa sua grandiosità tutto l'orizzonte chiudeva. Il giorno era piacevole e bello come di primavera, a segno che io potei pranzare in aperta campagna vicino ad una solitaria fontana, che serviva per abbeverare le mandre. Ma ciò che più mi diede diletto, fu di mirare tante di queste greggi seminate sopra i pascoli, e dalle alture intorno i corni e le sampogne de' pastori ascoltare. (vol. 1, pp. 70-71) *Nel primo giorno giunsi a [[Castelvetrano]], grande, ben costruito paese, posto in una deliziosissima, fertile e ben coltivata pianura. Il suo particolar articolo di commercio è l'olio che si raccoglie da estesi vicini oliveti in quantità assai straordinaria. Ancora molto grano vi si produce; ed il vino che somministra questa contrada, è uno de' più squisiti e forti dell'isola tutta, per lo che la città deve avere assai di che nudrirsi. (vol. 1, p. 76) *Questa città {{NDR|[[Selinunte]]}}, secondo la testimonianza di [[Strabone]] e di [[Tucidide]], fu eretta nella 35.ª olimpiade, ossia 640 anni prima di G. C., da una colonia che dalla loro città sotto un capo di nome Pamilio vi aveano spedito i Megaresi, i quali un secolo prima erano in Sicilia dalla Grecia venuti. Essa tanto crebbe in potere ed in magnificenza, che nella 50.ª olimpiade, ossia anni sessanta dopo la sua fondazione, potè portare la guerra a' Segestani, una delle più forti nazioni siciliane d'allora. Sembra che questi due Stati siano vissuti in costante inimicizia, almeno come [[Diodoro Siculo|Diodoro]] e Tucidide rapportano. (vol. 1, p. 77) *Nella sera stessa giunsi in [[Sciacca|Isciacca]], ossia Xiacca, le antiche ''Thermae selinuntinae''. Questa città in forma di anfiteatro su d'una elevata roccia s'innalza, ed è mediocremente popolata da 8 sino a 9 mila persone. Non ha vetusti monumenti da fare ammirare, e molto meno fabbriche moderne può vantare, sebbene diverse chiese portino l'aspetto della ricchezza, per essere adornate, secondo l'uso siciliano, di diversi eccellenti lavori in marmo. (vol. 1, p. 85) *Io arrivai al fiume [[Platani|Platano]], l{{'}}''Alico'' degli antichi, il più grande tra quelli di Sicilia, difficile ad attraversarsi in tempo d'inverno, per essere assolutamente privo di ponti. L'acqua però essendo più bassa di quanto me l'avevano fatto le mie guide supporre, lo passai senza alcuno impedimento. Questo fiume è assai famoso nell'antichità. [[Minosse|Minos]] perseguitava [[Dedalo]], come seppe che questi si era rifugiato in Sicilia, per cui sbarcò con quantità grande di gente alla foce del medesimo, ove un tempo la città di [[Eraclea Minoa|Maccara]] trovavasi elevata. Questa, dopo che Minos dalla figlia del re Cocalo fu ucciso, ebbe il nome di Minoa, che le diedero i Cretesi in commemorazione di quello eroe, i quali rimasero nel paese, dopo che i Sicani posero in fiamme i loro bastimenti. In seguito la stessa fu chiamata Eraclea, perché Dorieo, uno degli Eraclidi, si stabilì in quel luogo in vigore del trattato ch'[[Eracle|Ercole]] dopo la morte di Erice conchiuso avea con i Siculi, i quali dovevano rimanere padroni dell'intera contrada, finché uno de' suoi discendenti fosse tra loro sbarcato. (vol. 1, pp. 88-89) *Non lungi da Girgenti, su d'una eminente roccia vicino al mare, s'erge la città di [[Siculiana|Sicoliana]], che ha un buon porto, e fa gran commercio di grani. Credono alcuni antiquarj che questa ed il fiume vicino siano stati chiamati ''Camico'', residenza un tempo di Cocalo re de' Sicani, presso del quale venne Dedalo fuggito da Creta. Questo architetto dové costruire le mura della città sul vertice della roccia, e condurvi una ripida ed incomoda strada. Gran contesa però tra gli antiquari si è destata, se bisogna cercare Camico in Sicoliana oppure nell'attuale Girgenti. (vol. 1, p. 90) *La città di [[Agrigento]] fu costruita in una amena e fertile contrada, che dalla spiaggia si estendeva sino alla rocca, ove giace la nuova città di Girgenti. In mezzo della medesima passava il fiume Acrago, da cui la città ebbe il suo nome, giacché si chiamava essa dal greco Ἀκράγας secondo il costume di molte popolazioni greche di nominare le loro città con il nome de' vicini fiumi e mari. (vol. 1, pp. 94-95) *Le strade {{NDR|di Agrigento}} sono assai incomode, alcune sono dritte, ma nella maggior parte scoscese ed anguste. Non vi sono belle fabbriche; le case si trovano troppo ristrette, e quasi tutte costruite senza calce e con una specie di pietra rossa che si ricava dal monte stesso e dal luogo medesimo ove queste s'innalzano. Solamente le case del vescovo, della libreria e del seminario costruite sono in gusto migliore, e adornano una bella piazza. All'opposto la veduta sopra l'intera contrada tra l'attuale Girgenti ed il mare e sulle sparse rovine è una delle più belle che io abbia giammai veduto. Pur non di meno io non l'osservai in tutta la sua magnificenza, perché mi trovava per disgrazia in Girgenti in tempo d'inverno, il quale defraudava al paese una gran parte della sua bellezza. (vol. 1, pp. 96-97) *Il luogo della propria città d'Agrigento, ora ripieno di giardini e vigne, è una delle più incantevoli contrade che la natura possa offrire. Si vedono intorno dispersi avanzi dell'antica città. I recinti che dividono i giardini l'uno dall'altro, o che segregano la strada, sono formati da vetuste pietre d'ornamenti architettonici e da rotte colonne in parte d'un bellissimo marmo. (vol. 1, p. 111) *{{NDR|Sul [[Tempio di Giunone (Agrigento)|tempio di Giunone]]}} Tutta questa rovina è inesplicabilmente bella e pittoresca; ed io oso sostenere di averne vedute molto poche che facciano una sì forte impressione, dove la maestosa contrada, gli odorosi giardini, gli alberi crescenti in mezzo ad architettonici frantumi, le antiche sontuose colonne metà alzate e metà stese a terra, le masse delle pietre che stanno l'una sopra l'altra, e la bella veduta al limite del colle, si uniscono tutti per riempire l'anima di grata e dolce sensazione. (vol. 1, p. 112) *{{NDR|Sul [[Tempio della Concordia (Agrigento)|tempio della Concordia]]}} Trecento passi dal tempio di Giunone ve n'è un altro, il quale sinora è interamente illeso. La sua base, i corrispondenti gradini, tutte le sue scanalate colonne, l'architrave, il frontespizio, la cella, ed in una parola il tutto nel più perfetto stato si vede. Questo presenta la più distinta idea che possa aversi del modo, in cui un vetustissimo tempio compariva. Il suo colore è di un rosso gialliccio, dacché la pietra della quale è costruito, è di qualità sabbiosa, rossiccia, mischiata con calcinate chiocciole; il quale colorito spande uno straordinario piacevole incanto. In questo edifizio regna l'antica dorica maestà ad una grande decorazione unita; ed il suo effetto, per qualunque parte si possa riguardare, è grande oltre misura, perché l'armonia dell'opera tutta, l'occhio totalmente alletta e sorprende. (vol. 1, p. 115) *Quattro miglia in distanza dalla città verso il nord vi è un monte chiamato [[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona|Macaluba]], che merita farsene menzione, perché questo da una quantità di piccoli crateri che si trovano sulla piana sua sommità, vomita sempre acqua fredda mischiata con creta, come le montagne vulcaniche gettano fuoco e lava. Qualche volta fa delle grandi gonfiagioni, si sentono de' gagliardi sotterranei tuoni, e finalmente formandosi de' buchi, getta da questi acqua fredda e creta. La superficie del monte sembra essere vuota, giacché, quando vi si cammina, il suolo si piega come ghiaccio sottile. (vol. 1, pp. 131-132) *Io lasciai Girgenti li 6 dicembre 1785, ma soddisfar non potei il mio desiderio di vedere [[Enna|Castrogiovanni]], l'antica Enna dalla favola, e da' poeti tanto altamente celebrata, la quale, situata nel mezzo del paese, fu chiamata l'umbilico di Sicilia, come Delfo il centro della terra, per lo che [[Pindaro]] ed altri le diedero il nome di ''ὀμϕαλός τῆς γῆς''. Nel mese d'inverno possibil non è di viaggiare per l'interno dell'isola, ove le strade sulle montagne coverte sono di profonda neve, e irrigate da molti torrenti le valli, sopra de' quali né ponti, né altri mezzi di passaggio vi sono, per cui i viaggiatori sono spesso trattenuti, oppure un più lungo giro costretti di fare. (vol. 1, pp. 133-134) *Miniere siffatte {{NDR|di zolfo}} si estendono nelle vicinanze di [[Palma di Montechiaro|Palma]], città di mediocre grandezza situata miglia dodici italiane da Girgenti.<br>Ivi mi trattenni mezza giornata, e niente osservai di particolare se non un [[Palma da datteri|albero di palma]] in mezzo del mercato. Questo fu il secondo che io vidi in tutta la Sicilia, e produce fiori e datteri, i quali sono ugualmente gustosi che gli africani. Da qui è da convincersi che tali alberi prosperar possono in tutta l'isola e forse ancora nella bassa Italia, e divenirvi indigeni; e quindi dovrebbe l'agricoltore acquistare quest'altro ramo di nutritura, perché pochi di questi alimentar potrebbero una picciola famiglia, mentre i loro frutti, come assai piacevoli, sarebbero generalmente ricercati. (vol. 1, pp. 134-135) *Dopo un breve cammino da Palma nella città di [[Licata]] arrivai. Giace la medesima alle falde d'un alto monte, e immediatamente al mare. Il di lei porto è assai pericoloso, e precisamente quando soffia forte vento di scirocco che vi è rimpetto. Io vi giunsi dopo poche settimane che un bastimento d'Olstein aveva naufragato nel porto stesso. Osservai il luogo ove questo disastro successe, il quale soltanto pochi passi era dalla spiaggia distante. Gran contesa tra gli antiquarj è insorta, se Licata sia la famosa Gela o Phintia, fabbricata da Phintia dopo aver distrutta Gela, i di cui abitanti popolarono quella città. Forse i due partiti hanno in certo modo ragione, perché quando Licata non fosse l'antica Phintia, pur non di meno ha potuto portare il nome di Gela in memoria di essa, dalle cui rovine fu quella fabbricata e da' suoi abitatori popolata. (vol. 1, pp. 135-136) *La presente città di [[Gela|Terranova]] fa commercio grande di canape, e particolarmente di soda e cotone, che si producono nella contrada. Essa contiene 10 mila anime, e la sua prosperità si lascia rilevare da' dazj che la medesima con il suo territorio paga annualmente al duca di Monteleone suo attuale barone, che montar si fanno a 40 mila scudi. (vol. 1, p. 139) *Attraversai Biscari [...]. Ivi giacea la celebre ed antica [[Kamarina|Camarina]], di cui non altro più rimane che un pezzo di muraglia che apparteneva alla cella d'un tempio. [...] Divenuti i Camarinesi da bel principio ricchi e potenti, e quindi superbi, una ribellione contro i Siracusani suscitarono, i quali sembra che mantenuto avessero sopra di coloro un certo dominio. Furono in conseguenza i Siracusani costretti di rivolgere le armi contro la loro propria colonia, che la molestarono per l'intero corso di anni sedici. (vol. 1, pp. 139-140) *Camarina ebbe in seguito nuovi abitatori di Gela; ma sembrava che lo spirito di rivolta diretto si fosse in questo paese; giacché per la seconda volta esternossi; per lo che [[Gelone]], tiranno di Gela e poi di Siracusa, distrusse Camarina che fu poscia dai di lui abitanti di nuovo provveduta. Essa andò crescendo in potere e considerazione, perché [[Pindaro]] ce lo fa conoscere [...]. Nelle guerre puniche Camarino si gettò sempre nel partito de' Cartaginesi; fu vinta da' Romani e probabilmente per la terza volta devastata, perché costoro vi mandarono una nuova colonia. Questa è l'ultima notizia che noi abbiamo di questa città, la qual ebbe uguale sorte con tutte le altre grandi che fiorirono un tempo sopra di quel littorale. Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in [[Sicilia]], in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano [...]. (vol. 1, pp. 141-142) *Presso Camarina esiste un lago già dagli antichi menzionato, per mezzo del quale scorre il fiume ''[[Ippari|Hypparis]]'' che alla nazione dava il comodo di poter trasportare nella città gli alberi che si tagliavano sul monte. I suoi vapori erano assai malefici, come lo erano quelli di [[Selinunte|Selino]]. I Camarinesi consultarono un oracolo che probabilmente nelle vicinanze si venerava, e fu loro risposto, esser meglio lasciarlo come si trovava. Pur non di meno fu da quei paesani fatto disseccare, e da questo lato si avvicinò il nemico che distrusse la città. Questo lago al presente è nella maggior parte di terra coverto.<br>Molti vasi greci d'un bellissimo disegno con una quantità d'altri lavori in creta ritrovati si sono nelle adjacenze di questa città. (vol. 1, p. 142) *Tra le più grandi e rinomate città greche dell'antichità, a riserva di Atene, non ve n'è altra che meritar possa di uguagliarsi con [[Siracusa]]. Offre non piccola idea della potenza di questa repubblica l'osservare che la medesima fu nello stato di acquistare il dominio sulla metà di tutta l'isola; di mettere ostacolo a' progressi de' Cartaginesi in questo paese; di bravare gli attacchi degli Ateniesi in un tempo in cui questa nazione era temuta da tutta la Grecia, distruggendole due grandi flotte ed altrettante potenti armate; e ch'essa finalmente poté resistere al potere di Roma sotto il vincitore di Annibale, Marcello; e non sarebbe stata detta città ad ubbidienza forzata, quando interne dissenzioni, ch'erano state causa di tutta la guerra coi Romani, non avessero dato a quel comandante l'occasione di mettersi d'accordo con alcuni distinti cittadini, che lo ajutarono a prendere possesso d'una porzione di essa. (vol. 1, pp. 148-149) *La prima parte della città, [[Isola di Ortigia|Ortigia]], ossia l'isola, era ben anco distintamente fortificata. Essa difendeva il piccolo porto e comunemente credeasi che ivi esistessero il palazzo de' più antichi Sovrani, la sepoltura del primo [[Dionisio I di Siracusa|Dionisio]] e forse quelle di molti altri Principi. Tutto questo però fu demolito da [[Timoleonte|Timoleone]], dopo di aver discacciato [[Dionisio II di Siracusa|Dionisio il Giovane]]. (vol. 1, p. 157) *Vengo adesso all'[[Acradina]], la quale, posta in terra ferma, è vicinissima all'isola. Questa, la più antica delle altre parti dopo Ortigia, si estendeva da entrambi i porti, presentando a coloro che la vedevano dalla parte di mare nell'epoca di sua magnificenza, un aspetto tale da uguagliarsi con quello di Napoli e Genova. [...] dappoiché non solamente Acradina, ma sì bene [[Tempio di Zeus (Siracusa)|Olimpo]] nel porto esistevano; e da lì sino alla punta più estrema del suolo, ove si alzava la fortezza Plemmirio, era tutto fabbricato e considerarsi poteva come la madre patria di Siracusa. (vol. 1, p. 173) *L'intero terreno su di cui tutto il resto di Siracusa stava situato, non era che una roccia, la quale dal mare ad una mediocre sommità si alzava, ove [[Epipoli]] una volta giaceva. In Acradina questa rupe è coverta di terra e praterie, essendovi ancora sparsi qua e là vigneti e campi; ma in Tico, Neapoli ed Epipoli, eccettuati alcuni luoghi per pascoli, non vi sono che nude pietre e smisurati cumoli di disordinate ammontichiate rovine. Acradina non ha che pochi resti di antichità. Si vede un anfiteatro che per la metà è coverto di terra, e pare che una valle elittica uguagli, in cui non si scuoprono che alcuni pochi gradini ed i così chiamati ''vomitorj'', ossia porte, per mezzo delle quali gli spettatori da sì interno corridore dell'anfiteatro salivano a' loro posti. La forma sua elittica si è pienamente conservata. Molti gradini, che servivano da sedili, sono intagliati nella pietra stessa. Si osserva ancora una parte del corridore costruito con pietre da taglio, ma così pieno di terra e di rottami di fabbrica che appena vi si può penetrare. (vol. 1, p. 174) *Epipoli cominciava da Labdalo, e fu considerata propriamente attaccata a Siracusa a tempo dei Romani. Non si trova vestigio alcuno di antichi edifizj che dimostrar possa che una parte della città in queste nude rocce abbia esistito. Noi sappiamo che ivi piantò il campo Marcello come ancora che sanguinose battaglie vi ebbero luogo tra gli Ateniesi e i Siracusani. Una latomia che in Epipoli è assai presso a Labdalo, ha ben anco servito per carcere degli Ateniesi, dove il poeta Filosseno scrisse il suo Ciclope. Sopra il più alto e scosceso orlo della rupe sta elevato il castello Eurielo costruito da [[Nicia]], nell'aver preso Labdalo, per potere meglio difendere questo posto importante, ma fu egli in seguito, tanto da qui, come da Siracusa, discacciato. Il principio che conduce ad Eurielo, chiamato ancora ''Arx summa'', è straordinariamente alpestre. Ha la forma triangolare, la cui sommità gira quasi cento passi. Niente è rimasto delle fortificazioni, se non che un pezzo di muro, il qual era costruito là dove la rupe che da per tutto è quasi perpendicolare, non era ivi tanto scoscesa. Nel mezzo di questo piccolo castello vi sono alcune cisterne. La veduta da quest'altura è internamente bella. Si vede tutta Siracusa, la campagna adjacente, i porti, il mare ed una gran parte delle coste meridionali della Sicilia. (vol. 1, pp. 208-209) *L'[[Fiume Anapo|Anapo]] è il solo fiume in tutta la Sicilia in un certo modo navigabile da piccole barche; ma si è perduto questo vantaggio a causa dei giunchi e del fango da' quali all'estremo è ingombrato. Detto fiume scaturisce ad una distanza da Siracusa di quattordici miglia italiane, quasi miglia tre alemanne; si perde in seguito sotto terra e ricomparisce a quattro, o cinque miglia dal porto. (vol. 1, pp. 210-211) *Ercole, nell'attraversare la Sicilia, stabilì in quel luogo una festa che si celebrava da' Siracusani con una grande e giuliva adunanza. Gli animali per il sagrifizio erano gettati in quell'acqua. Questo stesso fonte è per altra ragione interessante: cioè che il medesimo è ripieno della pianta ''[[papiro]]'' tanto nota nell'antichità, la quale richiede un'acqua assai placida, e che si è creduta sinora trovarsi soltanto nel Nilo. Quasi in tutta la sponda prospera tale giunco, il quale sino da tempo fa non era usato in Siracusa che per legare i covoni nelle messi, e parte ancora per versarlo sui pavimenti delle chiese in occasioni festive, per cui se n'era di molto diminuita la quantità. (vol. 1, p. 212) *L'attuale Vescovo è apprezzabile per il suo carattere, ma lo è di gran lunga inferiore a monsignor [[Salvatore Ventimiglia|Ventimiglia]]. L'università ha sentito con dolore la perdita di quest'ultimo che trasse seco quello zelo e fervore ch'egli sapeva ispirare per gli studj. Intanto i tempi hanno molto acquistato in cognizioni. Il giogo dell'inquisizione è spezzato in guisa che non vi è da temere che distrutti esser possano i buoni principj sparsi da monsignor Ventimiglia, e che si riconduca nelle alte scuole di Catania l'antica barbarie. (vol. 2, p. 14) *In una sua terra, di nome Ragona, {{NDR|[[Ignazio Paternò Castello|Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari]]}} fece costruire un ponte con 31 archi sopra il fiume [[Simeto]], e portò per via di acquidotti in quel ponte architettati l'acqua d'un altro fiume ad una sua risiera; e con questo mezzo tolse via una quantità d'acqua che le strade assai difficili e l'aria insalubre in questa contrada rendeva. Tale opera sembrava dover durare più di un secolo, quando una forte inondazione accompagnata da un oragano la gettò tutta al suolo; ma il Principe riedificar la fece, non curando gli 80 mila scudi che la prima costato gli aveva. Essendo stata Messina dal tremuoto distrutta, comprò l'uomo benefico grande provvisione di grano che mandò egli in dono a' più bisognosi uomini di quella disgraziata città. Per questa sua nobile e generosa maniera di trattare godé questo eccellente personaggio la più lusinghiera felicità, a cui un mortale può aspirare. Era egli adorato da tutta la sua nazione, e come un padre amato; tutt'i Siciliani eran superbi di avere siffatto concittadino. Per quanto grande benefattore si mostrò nella sua vita pubblica, altrettanto amabile fu il medesimo nel piccolo recinto di coloro che avevano in di lui casa libero accesso. Felicissimo in mezzo all'amata sua famiglia, non cessò mai di esser ilare e sensibile a tutte le gioje dell'amicizia. (vol. 2, pp. 34-35) *L'ultimo casale che io passai fu [[Nicolosi]], ch'è il più alto sopra la montagna; e qui le umane abitazioni han fine. La strada andava sempre più in alto, ed io non vedea avanti di me che il [[Monti Rossi|monte Rosso]], ossia il vulcano donde nel 1669 uscì la lava, il bosco e la nevosa regione dell'Etna, che piano del frumento si appella (nome strano, per non crescervi mai un filo d'erba), su del quale particolarmente poggia il cratere che scuoprir non si può finché al suo piede non si arriva, per essere quella pianura tre miglia italiane. Sulla punta più elevata del monte vidi un incavo, dal quale una piccola bianca nuvola di fumo s'innalzava, che da lì sventolava verso il mare, lasciando nel sereno turchino del cielo una lunga e bianca striscia.<br>Sino a Nicolosi le vicinanze dell'Etna sono belle e deliziose. Le lave stesse, non forzate ancora dalla natura e dall'arte, conservano piacevole aspetto, perché scaricano le medesime i loro oscuri torrenti nelle amene praterie, e presso boschetti di aranci e giardini. La veduta del monte abbasso è molto estesa, pria che si venga a Nicolosi. (vol. 2, p. 54) *Altro in quel giorno non vidi d'interessante che il di già nominato monte Rosso, che sorse nell'[[Eruzione dell'Etna del 1669|eruzione del 1669]], che totale distruzione minacciò alla città {{NDR|di Catania}}, ma che rovinò la maggior parte delle case. L'eruzione fu la più terribile di quante ce ne ha dato contezza la storia, e può uguagliarsi soltanto con quella dell'Ecla del 1782. Quindi è molto importante di leggerne qui appresso una breve narrazione.<br>Nell'anno 1669 si cominciò ad aver sospetti di tremuoti più forti che le solite scosse; spaventevoli sotterranei tuoni nelle cavità del monte tantosto si succederono, quando questi in diversi luoghi spaccossi, formando particolarmente una fessura di tre miglia e mezzo di lunghezza e di cinque in sei piedi di larghezza. Immediatamente cinque nuovi abissi aprironsi, di cui il più grande, della circonferenza di 500 passi, vomitò con incredibile forza ad una grande altezza nuvole di fumo, lampi, masse roventi, infiammate rocce, zolfo, ceneri vulcaniche, ed il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti accompagnato. La copia delle pietre e ceneri gettate fu tanto enorme, che formò due nuovi monti. (vol. 2, pp. 56-57) *Finalmente alla metà di luglio 1669 quelle terribili esplosioni terminarono dopo una durata di quattro mesi.<br>Lo sbocco della lava fu nel monte Rosso, che nell'esterna sua figura è simile al Vesuvio, perché in due rotondi monti su d'una base stessa consiste. Intanto l'altezza di esso dal livello del mare sorpassa senza dubbio quella dell'altro, facendosi ascendere sino a 4500 braccia. L'intera porzione del suolo tra il convento de' Benedettini ed il monte Rosso è coverta di nera vulcanica arena; ma sembra che questa cominci a sciogliersi, perché l'erba superficialmente vi cresce, e qui è il luogo dove il gustoso e forte vino ricavasi. È ancora probabile che la situazione stessa del chiostro non sia che quella di un cratere rovesciato giacché, oltre una quantità grande delle ceneri che intorno a quell'edifizio si trova, l'intero circuito ha una forma concava nel di cui mezzo il medesimo chiostro è edificato.<br>Nel giunger che io feci al monte Rosso esaminai il cratere, da cui le ceneri e le lave del 1669 uscirono, il quale è un rotondo precipite buco a forma d'imbuto, i cui lati consistono in nere rocce di lava e nere e profonde arene. Nel mezzo di esso vi sono due altre profondità fra loro da un'alta e scabrosa rupe divise, e che rassomigliano ad una saliera. (vol. 2, pp. 58-59) *[...] [[Déodat de Dolomieu|Dolomieu]], ch'è avvezzo a disprezzare qualunque pericolo, quando esaminar vuole le segrete vie della natura [...]. (vol. 2, p. 60) *E qui è giusto che io faccia riflettere che [[Lazzaro Spallanzani|Spallanzani]], uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? (vol. 2, pp. 66-67) *Centorbi, dagli antichi chiamata [[Centuripe]], è rappresentata da [[Tucidide]] come un castello da' Siculi edificato. Si scorge da una descrizione di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]], che questa sia stata una delle più grandi città della Sicilia, e che appartenesse alla medesima la più gran porzione dei fertili campi dell' Etna, che furono dall'antichità tanto rinomati, e che come i più fecondi dell'isola tutta furon tenuti. Era dunque naturale che quei nazionali gran commercio di grani facessero, e che in seguito una molto ricca popolazione divenissero. La loro coltura stava in proporzione colla ricchezza loro, perchè amavano le scienze, mentre al tempo stesso erano coraggiosi, e nell'arte della guerra molto esercitati. Per molti secoli la floridità di costoro fu nel pieno suo vigore, giacchè la vera caduta di quella città convien che si ascriva alla sua ribellione contro l'imperatore [[Federico II di Svevia|Federico II]], che dalle sue rovine la città di Augusta nel 1233 fece costruire. (vol. 2, pp. 72-73) *Vi sono in essa {{ndr|[[Centuripe]]}} alcuni muri antichi, una cisterna ed alcune sotterranee camere a volta, che sembrano essere state stalle e in cui si vedono ancora residui di qualche mangiatoja. Molti avanzi di antiche colonne, rottami di statue colossali e frantumi di architettura giaeciono nella città seminati. Fuori di essa vi sono le rovine d'un bel bagno e di un ponte sul fiume Simeto, che l'antica direzione della strada consolare tra Catania e Centorbi dimostrano. (vol. 2, p. 73) *Non lungi da Centorbi, sopra scoscesa ed alta rupe, s'erge la città di S. Filippo d'Argirò, l'antica Agyrium, patria di [[Diodoro Siculo]]. Questa fu riguardata come una delle più vetuste città, perchè da Ercole visitata; ed era già ricca e splendida, quando i Greci per la prima volta penetrarono in Sicilia. I Romani grande considerazione e stima le dimostrarono. [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]] ne loda i suoi abitanti chiamandoli ''Agyrenensem populum fidelem, et illustrem'', e la città stessa ''in primis honestam civitatem Siciliae''. Parla egli ancora del grande famoso teatro, di cui non si trova la menoma traccia, nè si sa ove fosse situato. I soli resti di questa così celebrata città riduconsi ad antichi fondamenti di vaste fabbriche sotto terra sepolti, e ad alcuni sotterranei acquidotti nella roccia, incavati. (vol. 2, p. 74) ==Bibliografia== *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4742922 Viaggio in Sicilia]'', vol. 1, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4635291 Viaggio in Sicilia]'', vol. 2, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Munter, Friederich}} [[Categoria:Archeologi]] [[Categoria:Filologi]] [[Categoria:Vescovi danesi]] [[Categoria:Vescovi tedeschi]] t8houhg3q84ce53ec860ljwse3q43uh 1419822 1419821 2026-07-10T08:45:23Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1419822 wikitext text/x-wiki [[File:Friederich Münter.jpg|miniatura|Friederich Münter]] '''Friederich Münter''' (1761 – 1830), vescovo luterano, archeologo e filologo tedesco naturalizzato danese. ==''Viaggio in Sicilia''== ===[[Incipit]]=== La città di [[Palermo]] e le intere sue contrade non possono gloriarsi di verun considerevole avanzo d'antichità. I tremuoti ed il dominio de' Saraceni annientarono tutto ciò che avrebbe potuto restarvi; e quanto forse qua e là potrebbe rinvenirsi, non sarebbe da mettersi in confronto certamente con quei superstiti antichi monumenti delle altre parti della Sicilia. È noto soltanto che vi siano stati due rinomati tempj, uno consagrato a Giove, e ad Ercole l'altro, de' quali non evvi più traccia veruna: ed oltre a questi un teatro, che nel 16.° secolo fu gettato a terra ad oggetto d'ingrandire il piano del palazzo. <!--(vol. 1, p. 9)--> ===Citazioni=== *S'erge la città {{NDR|di Palermo}} in una pianura, che stendendosi verso mare circondata resta da ripide ed alte montagne. È verisimile che queste ne' più remoti tempi siano state come baloardi contro l'effetto del mare; e che simile pianura non sia che il fondo di esso lasciato scoverto dopo che le sue acque si ritirarono, come sembra, in questa parte del Mediterraneo. (vol. 1, p. 11) *Paese molto grande, ed assai regolarmente costruito, Palermo è diviso in quattro parti principali da due strade che nel centro loro ad angoli retti si tagliano. Queste sono larghe, luminose e perfettamente in linea retta, di modo che ove si sta situato nell'ottagono formato da quattro palazzi, giusto dove quelle due strade s'intersecano, si ha il piacere di vedere tutte le quattro primarie porte della città. (vol. 1, p. 12) *I più celebri di tutti li dotti palermitani è il [[Gabriele Lancillotto Castello|Principe di Torremuzza]], che per le sue antiquarie, ed in particolar maniera numismatiche opere merito grandissimo si è acquistato. (vol. 1, p. 32) *Finalmente bisogna che io faccia ancora menzione d'un celebre poeta di Sicilia, [[Giovanni Meli]], uomo di vero e grande poetico talento. Egli è autore di molte piccole poesie in dialetto siciliano, che sono lette in tutta l'Italia con meraviglia; e sta travagliando ad una comica eroica composizione, che dev'essere una continuazione, o piuttosto Paralipomena di D. Quichotte, della quale mi ha egli fatto leggere alcuni canti, che secondo il mio giudizio sono in grado eminente eccellenti. È un male che questo illustre personaggio non può dedicarsi interamente alla poesia, per essere un medico il qual è costretto per vivere, esercitarne la professione, che non gli darebbe più profitto, se fosse comunemente noto ch'egli sia un poeta. (vol. 1, pp. 33-34) *A' più ricchi monasteri Benedettini di tutta l'Italia appartiene quello di [[Abbazia di San Martino delle Scale|S. Martino]] nel circondario di Palermo. Situato è questo su di un alto e scosceso monte, che difende la capitale dalla parte di ponente in una spaventevole nuda valle circondata d'alpestri e sterili rocce, ed un clima che ha più del nostro del nord che del temperato di Sicilia. La strada dalla città al chiostro non è più di quattro miglia e mezzo. Questa si dirige da bel principio in una folla di ville e cascine, ed ove non si vedono che feraci giardini, piante d'olivi e vigneti. A poco a poco comincia la strada a divenire montuosa, e tantosto le vedute molto selvagge. Si arriva in una valle circondata da enormi rocce, sulle quali vegetano soltanto alcune macchie d'erba, molta aloè, ''ficus opuntia'', e qua e là alcuni alberi d'olivo. La medesima si estende serpeggiando fra le balze, le quali di quando in quando si aprono; ed offrono bella veduta sulla fertile valle della città, sul porto e sul mare; ma si torna sempre più fra le rocce conforme si va in alto, finché si giunge alla sommità della montagna per via d'una strada assolutamente deserta, che conduce ad una più trista e malinconica valle, ove il monastero stassi infossato. Questo all'opposto è costruito con signorile magnificenza, di grande estensione, ed adorno di singolari lavori di marmo. Sì le camere de' frati, che de' forestieri sono belle e comode; i corridori larghi, alti e lunghi in modo che vi si perde quasi la vista. La scala maestra, sebbene poco più stretta, uguaglia quella di Caserta. Essa è intrecciata di marmo siciliano, interrotto negli estremi da grosse pietre cavate da possessioni appartenenti al convento. La chiesa è abbellita da nobile semplicità. (vol. 1, pp. 35-37) *Questa città {{NDR|di [[Monreale]]}} è sita sopra una ben formata altura, la quale è il termine de' monti che a traverso l'isola tutta si stendono sino al piè dell'Etna. La medesima ha una bellissima veduta sulla ubertosa pianura di Palermo, sul monte Pellegrino e sopra il porto e mare Mediterraneo, che tanto lungi si estende quanto l'occhio può giungervi. Monreale è piccolo e brutto; ed ha molto perduto dopo l'abolizione dell'arcivescovo. I proprietarj che vi dimorano sono gentiluomini Siciliani, le cui circostanze non permettono loro di vivere con lusso come in Palermo. (vol. 1, pp. 39-40) *[[Aloe (botanica)|Aloè]] ed una specie d'alberi con larghe foglie ripiene di pungoli innumerevoli (''[[Fico d'India|cactus opuntia]], Lin.'') nascono soprattutto in quantità incredibile ancora sulle più dure rocce. Il tronco dell'aloe, che porta fiore e frutto, s'innalza sino a cinque, o sei braccia, le di cui foglie ne sono spesso lunghe da due sino a tre. Di queste se ne fanno corde, ma non so se vi sia in Sicilia qualche ordinaria fabbrica, dove si lavorino. Con le due suespresse piante formano i contadini delle siepi, che impunemente non si possono attraversare. (vol. 1, p. 45) *La prima città nella parte occidentale della Sicilia è [[Alcamo]], situata e fortificata da' Saraceni in un piccolo monte, che verso il mare si stende, ed in conseguenza assai moderna, per potere contenere qualche cosa di osservabile per un viaggiatore antiquario. Pur non di meno è questa una delle più considerabili città municipali; ha tredici mila abitanti, e paga quattro mila once annue al re, e cinquecento al duca d'Alba grande di Spagna [...]. (vol. 1, pp. 46-47) *[[Segesta]] bisognò che fosse abbastanza potente, perché fu una volta in guerra, saccheggiata e conquistata da' Cartaginesi durante la medesima. La più remota sua istoria è interamente incognita. Si sa che aveva un porto nelle coste occidentali dell'isola chiamato l'Emporio degli Egestani. La distruzione di essa città ebbe probabilmente luogo nelle guerre de' Saraceni. Tra le sue rovine alcuni avanzi si osservano di antiche muraglie costruite con grosse pietre; alcuni resti d'un teatro ancora più estesamente scoverto a' tempi nostri dalle cure del dotto Principe di Torremuzza, il quale con toglier via la terra ha ritrovato molti sedili e diverse porte, per le quali gli spettatori entravano per sedersi. Degno particolarmente di osservazione è un tempio d'antico dorico stile assolutamente intatto, giacché nell'anno 1781 ciò che sembrava volersene cadere fu ristaurato. (vol. 1, pp. 48-49) *La città {{NDR|di [[Trapani]]}}, quantunque picciola, è una delle più ricche di Sicilia, giacché oltre il vantaggio che ella ha di molti facoltosi nobili che vi dimorano, gode d'un gran commercio di sale, che si ricava dalle vicine spiagge del mare, e niente vi abbisogna che il solo calore del sole per la necessaria evaporazione e per l'imbiancamento.<br>Pesche di tonni e fabbriche di coralli ne accrescono la floridità. Questi si ricavano dagli scogli che sono nel porto e nella spiaggia intorno, e se ne servono per diversi domestici usi, come per corone e per picciole statue di Santi, le quali riescono buone. Uguali travagli si fanno ancora nell'avorio e nell'ambra, la quale si trova sopra quelle coste, ed in marmo siciliano a diverse macchie, ed in bellissimo e bianco alabastro. (vol. 1, pp. 55-56) *Sei miglia distante da Trapani giacciono le rovine dell'antica [[Erice]] sul monte d'ugual nome, ora chiamato di [[Monte Erice|S. Giuliano]]. Questa grande montagna s'alza immediatamente al mare, ed è dopo l'Etna la più elevata in Sicilia. Dalla sommità sua distintamente si vede l'isola di Lampedusa, che sta fra Tunisi e Trapani, dalla cui spiaggia si osserva la notte il fuoco sulle coste africane. (vol. 1, p. 58) *L'istoria della città di Erice è molto sconosciuta. Sappiamo solamente che Amilcare nella prima guerra punica la sorprese, ne ammazzò, o vendé la maggior parte degli abitanti, e mandò il restante in Trapani. Probabilmente dopo la conchiusione della pace gli antichi abitatori d'Erice ritornarono al loro paese, e restarono in pacifico e non molestato possesso del medesimo. La picciola città, che ora è situata nella sommità di quel monte, sembra essere sorta dall'antica. Alquanto al di sopra di essa giaceva uno de' più celebri tempj dell'antichità consagrato a Venere Ericina. (vol. 1, p. 61) *Dopo due giorni di dimora in Trapani partii a 24 novembre per [[Mazara del Vallo|Mazzara]], città vescovile nella costa meridionale di Sicilia, da cui l'intera provincia o valle di Mazzara ha derivato il suo nome. La strada correva costantemente in vicinanza del lido in una piacevole pianura, la quale era meglio coltivata della contrada tra Alcamo e Trapani; e benché non passassi per mezzo alcun casale, pure molto spesso incontrai delle case sparse intorno le alture. La veduta di quelle campagne era la più mirabilmente deliziosa, perché verso la dritta, ed avanti di me scorgeva il mare africano con alcune sue picciole isole, e dalla sinistra mi si presentava la catena de' monti che attraversa l'intera Sicilia; mentre alle spalle restava Trapani ed il monte Erice, che con la maestosa sua grandiosità tutto l'orizzonte chiudeva. Il giorno era piacevole e bello come di primavera, a segno che io potei pranzare in aperta campagna vicino ad una solitaria fontana, che serviva per abbeverare le mandre. Ma ciò che più mi diede diletto, fu di mirare tante di queste greggi seminate sopra i pascoli, e dalle alture intorno i corni e le sampogne de' pastori ascoltare. (vol. 1, pp. 70-71) *Nel primo giorno giunsi a [[Castelvetrano]], grande, ben costruito paese, posto in una deliziosissima, fertile e ben coltivata pianura. Il suo particolar articolo di commercio è l'olio che si raccoglie da estesi vicini oliveti in quantità assai straordinaria. Ancora molto grano vi si produce; ed il vino che somministra questa contrada, è uno de' più squisiti e forti dell'isola tutta, per lo che la città deve avere assai di che nudrirsi. (vol. 1, p. 76) *Questa città {{NDR|[[Selinunte]]}}, secondo la testimonianza di [[Strabone]] e di [[Tucidide]], fu eretta nella 35.ª olimpiade, ossia 640 anni prima di G. C., da una colonia che dalla loro città sotto un capo di nome Pamilio vi aveano spedito i Megaresi, i quali un secolo prima erano in Sicilia dalla Grecia venuti. Essa tanto crebbe in potere ed in magnificenza, che nella 50.ª olimpiade, ossia anni sessanta dopo la sua fondazione, potè portare la guerra a' Segestani, una delle più forti nazioni siciliane d'allora. Sembra che questi due Stati siano vissuti in costante inimicizia, almeno come [[Diodoro Siculo|Diodoro]] e Tucidide rapportano. (vol. 1, p. 77) *Nella sera stessa giunsi in [[Sciacca|Isciacca]], ossia Xiacca, le antiche ''Thermae selinuntinae''. Questa città in forma di anfiteatro su d'una elevata roccia s'innalza, ed è mediocremente popolata da 8 sino a 9 mila persone. Non ha vetusti monumenti da fare ammirare, e molto meno fabbriche moderne può vantare, sebbene diverse chiese portino l'aspetto della ricchezza, per essere adornate, secondo l'uso siciliano, di diversi eccellenti lavori in marmo. (vol. 1, p. 85) *Io arrivai al fiume [[Platani|Platano]], l{{'}}''Alico'' degli antichi, il più grande tra quelli di Sicilia, difficile ad attraversarsi in tempo d'inverno, per essere assolutamente privo di ponti. L'acqua però essendo più bassa di quanto me l'avevano fatto le mie guide supporre, lo passai senza alcuno impedimento. Questo fiume è assai famoso nell'antichità. [[Minosse|Minos]] perseguitava [[Dedalo]], come seppe che questi si era rifugiato in Sicilia, per cui sbarcò con quantità grande di gente alla foce del medesimo, ove un tempo la città di [[Eraclea Minoa|Maccara]] trovavasi elevata. Questa, dopo che Minos dalla figlia del re Cocalo fu ucciso, ebbe il nome di Minoa, che le diedero i Cretesi in commemorazione di quello eroe, i quali rimasero nel paese, dopo che i Sicani posero in fiamme i loro bastimenti. In seguito la stessa fu chiamata Eraclea, perché Dorieo, uno degli Eraclidi, si stabilì in quel luogo in vigore del trattato ch'[[Eracle|Ercole]] dopo la morte di Erice conchiuso avea con i Siculi, i quali dovevano rimanere padroni dell'intera contrada, finché uno de' suoi discendenti fosse tra loro sbarcato. (vol. 1, pp. 88-89) *Non lungi da Girgenti, su d'una eminente roccia vicino al mare, s'erge la città di [[Siculiana|Sicoliana]], che ha un buon porto, e fa gran commercio di grani. Credono alcuni antiquarj che questa ed il fiume vicino siano stati chiamati ''Camico'', residenza un tempo di Cocalo re de' Sicani, presso del quale venne Dedalo fuggito da Creta. Questo architetto dové costruire le mura della città sul vertice della roccia, e condurvi una ripida ed incomoda strada. Gran contesa però tra gli antiquari si è destata, se bisogna cercare Camico in Sicoliana oppure nell'attuale Girgenti. (vol. 1, p. 90) *La città di [[Agrigento]] fu costruita in una amena e fertile contrada, che dalla spiaggia si estendeva sino alla rocca, ove giace la nuova città di Girgenti. In mezzo della medesima passava il fiume Acrago, da cui la città ebbe il suo nome, giacché si chiamava essa dal greco Ἀκράγας secondo il costume di molte popolazioni greche di nominare le loro città con il nome de' vicini fiumi e mari. (vol. 1, pp. 94-95) *Le strade {{NDR|di Agrigento}} sono assai incomode, alcune sono dritte, ma nella maggior parte scoscese ed anguste. Non vi sono belle fabbriche; le case si trovano troppo ristrette, e quasi tutte costruite senza calce e con una specie di pietra rossa che si ricava dal monte stesso e dal luogo medesimo ove queste s'innalzano. Solamente le case del vescovo, della libreria e del seminario costruite sono in gusto migliore, e adornano una bella piazza. All'opposto la veduta sopra l'intera contrada tra l'attuale Girgenti ed il mare e sulle sparse rovine è una delle più belle che io abbia giammai veduto. Pur non di meno io non l'osservai in tutta la sua magnificenza, perché mi trovava per disgrazia in Girgenti in tempo d'inverno, il quale defraudava al paese una gran parte della sua bellezza. (vol. 1, pp. 96-97) *Il luogo della propria città d'Agrigento, ora ripieno di giardini e vigne, è una delle più incantevoli contrade che la natura possa offrire. Si vedono intorno dispersi avanzi dell'antica città. I recinti che dividono i giardini l'uno dall'altro, o che segregano la strada, sono formati da vetuste pietre d'ornamenti architettonici e da rotte colonne in parte d'un bellissimo marmo. (vol. 1, p. 111) *{{NDR|Sul [[Tempio di Giunone (Agrigento)|tempio di Giunone]]}} Tutta questa rovina è inesplicabilmente bella e pittoresca; ed io oso sostenere di averne vedute molto poche che facciano una sì forte impressione, dove la maestosa contrada, gli odorosi giardini, gli alberi crescenti in mezzo ad architettonici frantumi, le antiche sontuose colonne metà alzate e metà stese a terra, le masse delle pietre che stanno l'una sopra l'altra, e la bella veduta al limite del colle, si uniscono tutti per riempire l'anima di grata e dolce sensazione. (vol. 1, p. 112) *{{NDR|Sul [[Tempio della Concordia (Agrigento)|tempio della Concordia]]}} Trecento passi dal tempio di Giunone ve n'è un altro, il quale sinora è interamente illeso. La sua base, i corrispondenti gradini, tutte le sue scanalate colonne, l'architrave, il frontespizio, la cella, ed in una parola il tutto nel più perfetto stato si vede. Questo presenta la più distinta idea che possa aversi del modo, in cui un vetustissimo tempio compariva. Il suo colore è di un rosso gialliccio, dacché la pietra della quale è costruito, è di qualità sabbiosa, rossiccia, mischiata con calcinate chiocciole; il quale colorito spande uno straordinario piacevole incanto. In questo edifizio regna l'antica dorica maestà ad una grande decorazione unita; ed il suo effetto, per qualunque parte si possa riguardare, è grande oltre misura, perché l'armonia dell'opera tutta, l'occhio totalmente alletta e sorprende. (vol. 1, p. 115) *Quattro miglia in distanza dalla città verso il nord vi è un monte chiamato [[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona|Macaluba]], che merita farsene menzione, perché questo da una quantità di piccoli crateri che si trovano sulla piana sua sommità, vomita sempre acqua fredda mischiata con creta, come le montagne vulcaniche gettano fuoco e lava. Qualche volta fa delle grandi gonfiagioni, si sentono de' gagliardi sotterranei tuoni, e finalmente formandosi de' buchi, getta da questi acqua fredda e creta. La superficie del monte sembra essere vuota, giacché, quando vi si cammina, il suolo si piega come ghiaccio sottile. (vol. 1, pp. 131-132) *Io lasciai Girgenti li 6 dicembre 1785, ma soddisfar non potei il mio desiderio di vedere [[Enna|Castrogiovanni]], l'antica Enna dalla favola, e da' poeti tanto altamente celebrata, la quale, situata nel mezzo del paese, fu chiamata l'umbilico di Sicilia, come Delfo il centro della terra, per lo che [[Pindaro]] ed altri le diedero il nome di ''ὀμϕαλός τῆς γῆς''. Nel mese d'inverno possibil non è di viaggiare per l'interno dell'isola, ove le strade sulle montagne coverte sono di profonda neve, e irrigate da molti torrenti le valli, sopra de' quali né ponti, né altri mezzi di passaggio vi sono, per cui i viaggiatori sono spesso trattenuti, oppure un più lungo giro costretti di fare. (vol. 1, pp. 133-134) *Miniere siffatte {{NDR|di zolfo}} si estendono nelle vicinanze di [[Palma di Montechiaro|Palma]], città di mediocre grandezza situata miglia dodici italiane da Girgenti.<br>Ivi mi trattenni mezza giornata, e niente osservai di particolare se non un [[Palma da datteri|albero di palma]] in mezzo del mercato. Questo fu il secondo che io vidi in tutta la Sicilia, e produce fiori e datteri, i quali sono ugualmente gustosi che gli africani. Da qui è da convincersi che tali alberi prosperar possono in tutta l'isola e forse ancora nella bassa Italia, e divenirvi indigeni; e quindi dovrebbe l'agricoltore acquistare quest'altro ramo di nutritura, perché pochi di questi alimentar potrebbero una picciola famiglia, mentre i loro frutti, come assai piacevoli, sarebbero generalmente ricercati. (vol. 1, pp. 134-135) *Dopo un breve cammino da Palma nella città di [[Licata]] arrivai. Giace la medesima alle falde d'un alto monte, e immediatamente al mare. Il di lei porto è assai pericoloso, e precisamente quando soffia forte vento di scirocco che vi è rimpetto. Io vi giunsi dopo poche settimane che un bastimento d'Olstein aveva naufragato nel porto stesso. Osservai il luogo ove questo disastro successe, il quale soltanto pochi passi era dalla spiaggia distante. Gran contesa tra gli antiquarj è insorta, se Licata sia la famosa Gela o Phintia, fabbricata da Phintia dopo aver distrutta Gela, i di cui abitanti popolarono quella città. Forse i due partiti hanno in certo modo ragione, perché quando Licata non fosse l'antica Phintia, pur non di meno ha potuto portare il nome di Gela in memoria di essa, dalle cui rovine fu quella fabbricata e da' suoi abitatori popolata. (vol. 1, pp. 135-136) *La presente città di [[Gela|Terranova]] fa commercio grande di canape, e particolarmente di soda e cotone, che si producono nella contrada. Essa contiene 10 mila anime, e la sua prosperità si lascia rilevare da' dazj che la medesima con il suo territorio paga annualmente al duca di Monteleone suo attuale barone, che montar si fanno a 40 mila scudi. (vol. 1, p. 139) *Attraversai Biscari [...]. Ivi giacea la celebre ed antica [[Kamarina|Camarina]], di cui non altro più rimane che un pezzo di muraglia che apparteneva alla cella d'un tempio. [...] Divenuti i Camarinesi da bel principio ricchi e potenti, e quindi superbi, una ribellione contro i Siracusani suscitarono, i quali sembra che mantenuto avessero sopra di coloro un certo dominio. Furono in conseguenza i Siracusani costretti di rivolgere le armi contro la loro propria colonia, che la molestarono per l'intero corso di anni sedici. (vol. 1, pp. 139-140) *Camarina ebbe in seguito nuovi abitatori di Gela; ma sembrava che lo spirito di rivolta diretto si fosse in questo paese; giacché per la seconda volta esternossi; per lo che [[Gelone]], tiranno di Gela e poi di Siracusa, distrusse Camarina che fu poscia dai di lui abitanti di nuovo provveduta. Essa andò crescendo in potere e considerazione, perché [[Pindaro]] ce lo fa conoscere [...]. Nelle guerre puniche Camarino si gettò sempre nel partito de' Cartaginesi; fu vinta da' Romani e probabilmente per la terza volta devastata, perché costoro vi mandarono una nuova colonia. Questa è l'ultima notizia che noi abbiamo di questa città, la qual ebbe uguale sorte con tutte le altre grandi che fiorirono un tempo sopra di quel littorale. Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in [[Sicilia]], in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano [...]. (vol. 1, pp. 141-142) *Presso Camarina esiste un lago già dagli antichi menzionato, per mezzo del quale scorre il fiume ''[[Ippari|Hypparis]]'' che alla nazione dava il comodo di poter trasportare nella città gli alberi che si tagliavano sul monte. I suoi vapori erano assai malefici, come lo erano quelli di [[Selinunte|Selino]]. I Camarinesi consultarono un oracolo che probabilmente nelle vicinanze si venerava, e fu loro risposto, esser meglio lasciarlo come si trovava. Pur non di meno fu da quei paesani fatto disseccare, e da questo lato si avvicinò il nemico che distrusse la città. Questo lago al presente è nella maggior parte di terra coverto.<br>Molti vasi greci d'un bellissimo disegno con una quantità d'altri lavori in creta ritrovati si sono nelle adjacenze di questa città. (vol. 1, p. 142) *Tra le più grandi e rinomate città greche dell'antichità, a riserva di Atene, non ve n'è altra che meritar possa di uguagliarsi con [[Siracusa]]. Offre non piccola idea della potenza di questa repubblica l'osservare che la medesima fu nello stato di acquistare il dominio sulla metà di tutta l'isola; di mettere ostacolo a' progressi de' Cartaginesi in questo paese; di bravare gli attacchi degli Ateniesi in un tempo in cui questa nazione era temuta da tutta la Grecia, distruggendole due grandi flotte ed altrettante potenti armate; e ch'essa finalmente poté resistere al potere di Roma sotto il vincitore di Annibale, Marcello; e non sarebbe stata detta città ad ubbidienza forzata, quando interne dissenzioni, ch'erano state causa di tutta la guerra coi Romani, non avessero dato a quel comandante l'occasione di mettersi d'accordo con alcuni distinti cittadini, che lo ajutarono a prendere possesso d'una porzione di essa. (vol. 1, pp. 148-149) *La prima parte della città, [[Isola di Ortigia|Ortigia]], ossia l'isola, era ben anco distintamente fortificata. Essa difendeva il piccolo porto e comunemente credeasi che ivi esistessero il palazzo de' più antichi Sovrani, la sepoltura del primo [[Dionisio I di Siracusa|Dionisio]] e forse quelle di molti altri Principi. Tutto questo però fu demolito da [[Timoleonte|Timoleone]], dopo di aver discacciato [[Dionisio II di Siracusa|Dionisio il Giovane]]. (vol. 1, p. 157) *Vengo adesso all'[[Acradina]], la quale, posta in terra ferma, è vicinissima all'isola. Questa, la più antica delle altre parti dopo Ortigia, si estendeva da entrambi i porti, presentando a coloro che la vedevano dalla parte di mare nell'epoca di sua magnificenza, un aspetto tale da uguagliarsi con quello di Napoli e Genova. [...] dappoiché non solamente Acradina, ma sì bene [[Tempio di Zeus (Siracusa)|Olimpo]] nel porto esistevano; e da lì sino alla punta più estrema del suolo, ove si alzava la fortezza Plemmirio, era tutto fabbricato e considerarsi poteva come la madre patria di Siracusa. (vol. 1, p. 173) *L'intero terreno su di cui tutto il resto di Siracusa stava situato, non era che una roccia, la quale dal mare ad una mediocre sommità si alzava, ove [[Epipoli]] una volta giaceva. In Acradina questa rupe è coverta di terra e praterie, essendovi ancora sparsi qua e là vigneti e campi; ma in Tico, Neapoli ed Epipoli, eccettuati alcuni luoghi per pascoli, non vi sono che nude pietre e smisurati cumoli di disordinate ammontichiate rovine. Acradina non ha che pochi resti di antichità. Si vede un anfiteatro che per la metà è coverto di terra, e pare che una valle elittica uguagli, in cui non si scuoprono che alcuni pochi gradini ed i così chiamati ''vomitorj'', ossia porte, per mezzo delle quali gli spettatori da sì interno corridore dell'anfiteatro salivano a' loro posti. La forma sua elittica si è pienamente conservata. Molti gradini, che servivano da sedili, sono intagliati nella pietra stessa. Si osserva ancora una parte del corridore costruito con pietre da taglio, ma così pieno di terra e di rottami di fabbrica che appena vi si può penetrare. (vol. 1, p. 174) *Epipoli cominciava da Labdalo, e fu considerata propriamente attaccata a Siracusa a tempo dei Romani. Non si trova vestigio alcuno di antichi edifizj che dimostrar possa che una parte della città in queste nude rocce abbia esistito. Noi sappiamo che ivi piantò il campo Marcello come ancora che sanguinose battaglie vi ebbero luogo tra gli Ateniesi e i Siracusani. Una latomia che in Epipoli è assai presso a Labdalo, ha ben anco servito per carcere degli Ateniesi, dove il poeta Filosseno scrisse il suo Ciclope. Sopra il più alto e scosceso orlo della rupe sta elevato il castello Eurielo costruito da [[Nicia]], nell'aver preso Labdalo, per potere meglio difendere questo posto importante, ma fu egli in seguito, tanto da qui, come da Siracusa, discacciato. Il principio che conduce ad Eurielo, chiamato ancora ''Arx summa'', è straordinariamente alpestre. Ha la forma triangolare, la cui sommità gira quasi cento passi. Niente è rimasto delle fortificazioni, se non che un pezzo di muro, il qual era costruito là dove la rupe che da per tutto è quasi perpendicolare, non era ivi tanto scoscesa. Nel mezzo di questo piccolo castello vi sono alcune cisterne. La veduta da quest'altura è internamente bella. Si vede tutta Siracusa, la campagna adjacente, i porti, il mare ed una gran parte delle coste meridionali della Sicilia. (vol. 1, pp. 208-209) *L'[[Fiume Anapo|Anapo]] è il solo fiume in tutta la Sicilia in un certo modo navigabile da piccole barche; ma si è perduto questo vantaggio a causa dei giunchi e del fango da' quali all'estremo è ingombrato. Detto fiume scaturisce ad una distanza da Siracusa di quattordici miglia italiane, quasi miglia tre alemanne; si perde in seguito sotto terra e ricomparisce a quattro, o cinque miglia dal porto. (vol. 1, pp. 210-211) *Ercole, nell'attraversare la Sicilia, stabilì in quel luogo una festa che si celebrava da' Siracusani con una grande e giuliva adunanza. Gli animali per il sagrifizio erano gettati in quell'acqua. Questo stesso fonte è per altra ragione interessante: cioè che il medesimo è ripieno della pianta ''[[papiro]]'' tanto nota nell'antichità, la quale richiede un'acqua assai placida, e che si è creduta sinora trovarsi soltanto nel Nilo. Quasi in tutta la sponda prospera tale giunco, il quale sino da tempo fa non era usato in Siracusa che per legare i covoni nelle messi, e parte ancora per versarlo sui pavimenti delle chiese in occasioni festive, per cui se n'era di molto diminuita la quantità. (vol. 1, p. 212) *L'attuale Vescovo è apprezzabile per il suo carattere, ma lo è di gran lunga inferiore a monsignor [[Salvatore Ventimiglia|Ventimiglia]]. L'università ha sentito con dolore la perdita di quest'ultimo che trasse seco quello zelo e fervore ch'egli sapeva ispirare per gli studj. Intanto i tempi hanno molto acquistato in cognizioni. Il giogo dell'inquisizione è spezzato in guisa che non vi è da temere che distrutti esser possano i buoni principj sparsi da monsignor Ventimiglia, e che si riconduca nelle alte scuole di Catania l'antica barbarie. (vol. 2, p. 14) *In una sua terra, di nome Ragona, {{NDR|[[Ignazio Paternò Castello|Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari]]}} fece costruire un ponte con 31 archi sopra il fiume [[Simeto]], e portò per via di acquidotti in quel ponte architettati l'acqua d'un altro fiume ad una sua risiera; e con questo mezzo tolse via una quantità d'acqua che le strade assai difficili e l'aria insalubre in questa contrada rendeva. Tale opera sembrava dover durare più di un secolo, quando una forte inondazione accompagnata da un oragano la gettò tutta al suolo; ma il Principe riedificar la fece, non curando gli 80 mila scudi che la prima costato gli aveva. Essendo stata Messina dal tremuoto distrutta, comprò l'uomo benefico grande provvisione di grano che mandò egli in dono a' più bisognosi uomini di quella disgraziata città. Per questa sua nobile e generosa maniera di trattare godé questo eccellente personaggio la più lusinghiera felicità, a cui un mortale può aspirare. Era egli adorato da tutta la sua nazione, e come un padre amato; tutt'i Siciliani eran superbi di avere siffatto concittadino. Per quanto grande benefattore si mostrò nella sua vita pubblica, altrettanto amabile fu il medesimo nel piccolo recinto di coloro che avevano in di lui casa libero accesso. Felicissimo in mezzo all'amata sua famiglia, non cessò mai di esser ilare e sensibile a tutte le gioje dell'amicizia. (vol. 2, pp. 34-35) *L'ultimo casale che io passai fu [[Nicolosi]], ch'è il più alto sopra la montagna; e qui le umane abitazioni han fine. La strada andava sempre più in alto, ed io non vedea avanti di me che il [[Monti Rossi|monte Rosso]], ossia il vulcano donde nel 1669 uscì la lava, il bosco e la nevosa regione dell'Etna, che piano del frumento si appella (nome strano, per non crescervi mai un filo d'erba), su del quale particolarmente poggia il cratere che scuoprir non si può finché al suo piede non si arriva, per essere quella pianura tre miglia italiane. Sulla punta più elevata del monte vidi un incavo, dal quale una piccola bianca nuvola di fumo s'innalzava, che da lì sventolava verso il mare, lasciando nel sereno turchino del cielo una lunga e bianca striscia.<br>Sino a Nicolosi le vicinanze dell'Etna sono belle e deliziose. Le lave stesse, non forzate ancora dalla natura e dall'arte, conservano piacevole aspetto, perché scaricano le medesime i loro oscuri torrenti nelle amene praterie, e presso boschetti di aranci e giardini. La veduta del monte abbasso è molto estesa, pria che si venga a Nicolosi. (vol. 2, p. 54) *Altro in quel giorno non vidi d'interessante che il di già nominato monte Rosso, che sorse nell'[[Eruzione dell'Etna del 1669|eruzione del 1669]], che totale distruzione minacciò alla città {{NDR|di Catania}}, ma che rovinò la maggior parte delle case. L'eruzione fu la più terribile di quante ce ne ha dato contezza la storia, e può uguagliarsi soltanto con quella dell'Ecla del 1782. Quindi è molto importante di leggerne qui appresso una breve narrazione.<br>Nell'anno 1669 si cominciò ad aver sospetti di tremuoti più forti che le solite scosse; spaventevoli sotterranei tuoni nelle cavità del monte tantosto si succederono, quando questi in diversi luoghi spaccossi, formando particolarmente una fessura di tre miglia e mezzo di lunghezza e di cinque in sei piedi di larghezza. Immediatamente cinque nuovi abissi aprironsi, di cui il più grande, della circonferenza di 500 passi, vomitò con incredibile forza ad una grande altezza nuvole di fumo, lampi, masse roventi, infiammate rocce, zolfo, ceneri vulcaniche, ed il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti accompagnato. La copia delle pietre e ceneri gettate fu tanto enorme, che formò due nuovi monti. (vol. 2, pp. 56-57) *Finalmente alla metà di luglio 1669 quelle terribili esplosioni terminarono dopo una durata di quattro mesi.<br>Lo sbocco della lava fu nel monte Rosso, che nell'esterna sua figura è simile al Vesuvio, perché in due rotondi monti su d'una base stessa consiste. Intanto l'altezza di esso dal livello del mare sorpassa senza dubbio quella dell'altro, facendosi ascendere sino a 4500 braccia. L'intera porzione del suolo tra il convento de' Benedettini ed il monte Rosso è coverta di nera vulcanica arena; ma sembra che questa cominci a sciogliersi, perché l'erba superficialmente vi cresce, e qui è il luogo dove il gustoso e forte vino ricavasi. È ancora probabile che la situazione stessa del chiostro non sia che quella di un cratere rovesciato giacché, oltre una quantità grande delle ceneri che intorno a quell'edifizio si trova, l'intero circuito ha una forma concava nel di cui mezzo il medesimo chiostro è edificato.<br>Nel giunger che io feci al monte Rosso esaminai il cratere, da cui le ceneri e le lave del 1669 uscirono, il quale è un rotondo precipite buco a forma d'imbuto, i cui lati consistono in nere rocce di lava e nere e profonde arene. Nel mezzo di esso vi sono due altre profondità fra loro da un'alta e scabrosa rupe divise, e che rassomigliano ad una saliera. (vol. 2, pp. 58-59) *[...] [[Déodat de Dolomieu|Dolomieu]], ch'è avvezzo a disprezzare qualunque pericolo, quando esaminar vuole le segrete vie della natura [...]. (vol. 2, p. 60) *E qui è giusto che io faccia riflettere che [[Lazzaro Spallanzani|Spallanzani]], uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? (vol. 2, pp. 66-67) *Centorbi, dagli antichi chiamata [[Centuripe]], è rappresentata da [[Tucidide]] come un castello da' Siculi edificato. Si scorge da una descrizione di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]], che questa sia stata una delle più grandi città della Sicilia, e che appartenesse alla medesima la più gran porzione dei fertili campi dell' Etna, che furono dall'antichità tanto rinomati, e che come i più fecondi dell'isola tutta furon tenuti. Era dunque naturale che quei nazionali gran commercio di grani facessero, e che in seguito una molto ricca popolazione divenissero. La loro coltura stava in proporzione colla ricchezza loro, perchè amavano le scienze, mentre al tempo stesso erano coraggiosi, e nell'arte della guerra molto esercitati. Per molti secoli la floridità di costoro fu nel pieno suo vigore, giacchè la vera caduta di quella città convien che si ascriva alla sua ribellione contro l'imperatore [[Federico II di Svevia|Federico II]], che dalle sue rovine la città di Augusta nel 1233 fece costruire. (vol. 2, pp. 72-73) *Vi sono in essa {{ndr|[[Centuripe]]}} alcuni muri antichi, una cisterna ed alcune sotterranee camere a volta, che sembrano essere state stalle e in cui si vedono ancora residui di qualche mangiatoja. Molti avanzi di antiche colonne, rottami di statue colossali e frantumi di architettura giaeciono nella città seminati. Fuori di essa vi sono le rovine d'un bel bagno e di un ponte sul fiume Simeto, che l'antica direzione della strada consolare tra Catania e Centorbi dimostrano. (vol. 2, p. 73) *Non lungi da Centorbi, sopra scoscesa ed alta rupe, s'erge la città di S. Filippo d'Argirò, l'antica ''Agyrium'', patria di [[Diodoro Siculo]]. Questa fu riguardata come una delle più vetuste città, perchè da Ercole visitata; ed era già ricca e splendida, quando i Greci per la prima volta penetrarono in Sicilia. I Romani grande considerazione e stima le dimostrarono. [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]] ne loda i suoi abitanti chiamandoli ''Agyrenensem populum fidelem, et illustrem'', e la città stessa ''in primis honestam civitatem Siciliae''. Parla egli ancora del grande famoso teatro, di cui non si trova la menoma traccia, nè si sa ove fosse situato. I soli resti di questa così celebrata città riduconsi ad antichi fondamenti di vaste fabbriche sotto terra sepolti, e ad alcuni sotterranei acquidotti nella roccia, incavati. (vol. 2, p. 74) ==Bibliografia== *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4742922 Viaggio in Sicilia]'', vol. 1, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4635291 Viaggio in Sicilia]'', vol. 2, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Munter, Friederich}} [[Categoria:Archeologi]] [[Categoria:Filologi]] [[Categoria:Vescovi danesi]] [[Categoria:Vescovi tedeschi]] k1ot9j8ywu4c48q5toafpy2budv6fs5 1419827 1419822 2026-07-10T09:02:37Z Spinoziano (BEIC) 86405 piccole sistemazioni 1419827 wikitext text/x-wiki [[File:Friederich Münter.jpg|miniatura|Friederich Münter]] '''Friederich Münter''' (1761 – 1830), vescovo luterano, archeologo e filologo tedesco naturalizzato danese. ==''Viaggio in Sicilia''== ===[[Incipit]]=== La città di [[Palermo]] e le intere sue contrade non possono gloriarsi di verun considerevole avanzo d'antichità. I tremuoti ed il dominio de' Saraceni annientarono tutto ciò che avrebbe potuto restarvi; e quanto forse qua e là potrebbe rinvenirsi, non sarebbe da mettersi in confronto certamente con quei superstiti antichi monumenti delle altre parti della Sicilia. È noto soltanto che vi siano stati due rinomati tempj, uno consagrato a Giove, e ad Ercole l'altro, de' quali non evvi più traccia veruna: ed oltre a questi un teatro, che nel 16.° secolo fu gettato a terra ad oggetto d'ingrandire il piano del palazzo. <!--(vol. 1, p. 9)--> ===Citazioni=== *S'erge la città {{NDR|di Palermo}} in una pianura, che stendendosi verso mare circondata resta da ripide ed alte montagne. È verisimile che queste ne' più remoti tempi siano state come baloardi contro l'effetto del mare; e che simile pianura non sia che il fondo di esso lasciato scoverto dopo che le sue acque si ritirarono, come sembra, in questa parte del Mediterraneo. (vol. 1, p. 11) *Paese molto grande, ed assai regolarmente costruito, Palermo è diviso in quattro parti principali da due strade che nel centro loro ad angoli retti si tagliano. Queste sono larghe, luminose e perfettamente in linea retta, di modo che ove si sta situato nell'ottagono formato da quattro palazzi, giusto dove quelle due strade s'intersecano, si ha il piacere di vedere tutte le quattro primarie porte della città. (vol. 1, p. 12) *I più celebri di tutti li dotti palermitani è il [[Gabriele Lancillotto Castello|Principe di Torremuzza]], che per le sue antiquarie, ed in particolar maniera numismatiche opere merito grandissimo si è acquistato. (vol. 1, p. 32) *Finalmente bisogna che io faccia ancora menzione d'un celebre poeta di Sicilia, [[Giovanni Meli]], uomo di vero e grande poetico talento. Egli è autore di molte piccole poesie in dialetto siciliano, che sono lette in tutta l'Italia con meraviglia; e sta travagliando ad una comica eroica composizione, che dev'essere una continuazione, o piuttosto Paralipomena di D. Quichotte, della quale mi ha egli fatto leggere alcuni canti, che secondo il mio giudizio sono in grado eminente eccellenti. È un male che questo illustre personaggio non può dedicarsi interamente alla poesia, per essere un medico il qual è costretto per vivere, esercitarne la professione, che non gli darebbe più profitto, se fosse comunemente noto ch'egli sia un poeta. (vol. 1, pp. 33-34) *A' più ricchi monasteri Benedettini di tutta l'Italia appartiene quello di [[Abbazia di San Martino delle Scale|S. Martino]] nel circondario di Palermo. Situato è questo su di un alto e scosceso monte, che difende la capitale dalla parte di ponente in una spaventevole nuda valle circondata d'alpestri e sterili rocce, ed un clima che ha più del nostro del nord che del temperato di Sicilia. La strada dalla città al chiostro non è più di quattro miglia e mezzo. Questa si dirige da bel principio in una folla di ville e cascine, ed ove non si vedono che feraci giardini, piante d'olivi e vigneti. A poco a poco comincia la strada a divenire montuosa, e tantosto le vedute molto selvagge. Si arriva in una valle circondata da enormi rocce, sulle quali vegetano soltanto alcune macchie d'erba, molta aloè, ''ficus opuntia'', e qua e là alcuni alberi d'olivo. La medesima si estende serpeggiando fra le balze, le quali di quando in quando si aprono; ed offrono bella veduta sulla fertile valle della città, sul porto e sul mare; ma si torna sempre più fra le rocce conforme si va in alto, finché si giunge alla sommità della montagna per via d'una strada assolutamente deserta, che conduce ad una più trista e malinconica valle, ove il monastero stassi infossato. Questo all'opposto è costruito con signorile magnificenza, di grande estensione, ed adorno di singolari lavori di marmo. Sì le camere de' frati, che de' forestieri sono belle e comode; i corridori larghi, alti e lunghi in modo che vi si perde quasi la vista. La scala maestra, sebbene poco più stretta, uguaglia quella di Caserta. Essa è intrecciata di marmo siciliano, interrotto negli estremi da grosse pietre cavate da possessioni appartenenti al convento. La chiesa è abbellita da nobile semplicità. (vol. 1, pp. 35-37) *Questa città {{NDR|di [[Monreale]]}} è sita sopra una ben formata altura, la quale è il termine de' monti che a traverso l'isola tutta si stendono sino al piè dell'Etna. La medesima ha una bellissima veduta sulla ubertosa pianura di Palermo, sul monte Pellegrino e sopra il porto e mare Mediterraneo, che tanto lungi si estende quanto l'occhio può giungervi. Monreale è piccolo e brutto; ed ha molto perduto dopo l'abolizione dell'arcivescovo. I proprietarj che vi dimorano sono gentiluomini Siciliani, le cui circostanze non permettono loro di vivere con lusso come in Palermo. (vol. 1, pp. 39-40) *[[Aloe (botanica)|Aloè]] ed una specie d'alberi con larghe foglie ripiene di pungoli innumerevoli (''[[Fico d'India|cactus opuntia]], Lin.'') nascono soprattutto in quantità incredibile ancora sulle più dure rocce. Il tronco dell'aloe, che porta fiore e frutto, s'innalza sino a cinque, o sei braccia, le di cui foglie ne sono spesso lunghe da due sino a tre. Di queste se ne fanno corde, ma non so se vi sia in Sicilia qualche ordinaria fabbrica, dove si lavorino. Con le due suespresse piante formano i contadini delle siepi, che impunemente non si possono attraversare. (vol. 1, p. 45) *La prima città nella parte occidentale della Sicilia è [[Alcamo]], situata e fortificata da' Saraceni in un piccolo monte, che verso il mare si stende, ed in conseguenza assai moderna, per potere contenere qualche cosa di osservabile per un viaggiatore antiquario. Pur non di meno è questa una delle più considerabili città municipali; ha tredici mila abitanti, e paga quattro mila once annue al re, e cinquecento al duca d'Alba grande di Spagna [...]. (vol. 1, pp. 46-47) *[[Segesta]] bisognò che fosse abbastanza potente, perché fu una volta in guerra, saccheggiata e conquistata da' Cartaginesi durante la medesima. La più remota sua istoria è interamente incognita. Si sa che aveva un porto nelle coste occidentali dell'isola chiamato l'Emporio degli Egestani. La distruzione di essa città ebbe probabilmente luogo nelle guerre de' Saraceni. Tra le sue rovine alcuni avanzi si osservano di antiche muraglie costruite con grosse pietre; alcuni resti d'un teatro ancora più estesamente scoverto a' tempi nostri dalle cure del dotto Principe di Torremuzza, il quale con toglier via la terra ha ritrovato molti sedili e diverse porte, per le quali gli spettatori entravano per sedersi. Degno particolarmente di osservazione è un tempio d'antico dorico stile assolutamente intatto, giacché nell'anno 1781 ciò che sembrava volersene cadere fu ristaurato. (vol. 1, pp. 48-49) *La città {{NDR|di [[Trapani]]}}, quantunque picciola, è una delle più ricche di Sicilia, giacché oltre il vantaggio che ella ha di molti facoltosi nobili che vi dimorano, gode d'un gran commercio di sale, che si ricava dalle vicine spiagge del mare, e niente vi abbisogna che il solo calore del sole per la necessaria evaporazione e per l'imbiancamento.<br>Pesche di tonni e fabbriche di coralli ne accrescono la floridità. Questi si ricavano dagli scogli che sono nel porto e nella spiaggia intorno, e se ne servono per diversi domestici usi, come per corone e per picciole statue di Santi, le quali riescono buone. Uguali travagli si fanno ancora nell'avorio e nell'ambra, la quale si trova sopra quelle coste, ed in marmo siciliano a diverse macchie, ed in bellissimo e bianco alabastro. (vol. 1, pp. 55-56) *Sei miglia distante da Trapani giacciono le rovine dell'antica [[Erice]] sul monte d'ugual nome, ora chiamato di [[Monte Erice|S. Giuliano]]. Questa grande montagna s'alza immediatamente al mare, ed è dopo l'Etna la più elevata in Sicilia. Dalla sommità sua distintamente si vede l'isola di Lampedusa, che sta fra Tunisi e Trapani, dalla cui spiaggia si osserva la notte il fuoco sulle coste africane. (vol. 1, p. 58) *L'istoria della città di Erice è molto sconosciuta. Sappiamo solamente che Amilcare nella prima guerra punica la sorprese, ne ammazzò, o vendé la maggior parte degli abitanti, e mandò il restante in Trapani. Probabilmente dopo la conchiusione della pace gli antichi abitatori d'Erice ritornarono al loro paese, e restarono in pacifico e non molestato possesso del medesimo. La picciola città, che ora è situata nella sommità di quel monte, sembra essere sorta dall'antica. Alquanto al di sopra di essa giaceva uno de' più celebri tempj dell'antichità consagrato a Venere Ericina. (vol. 1, p. 61) *Dopo due giorni di dimora in Trapani partii a 24 novembre per [[Mazara del Vallo|Mazzara]], città vescovile nella costa meridionale di Sicilia, da cui l'intera provincia o valle di Mazzara ha derivato il suo nome. La strada correva costantemente in vicinanza del lido in una piacevole pianura, la quale era meglio coltivata della contrada tra Alcamo e Trapani; e benché non passassi per mezzo alcun casale, pure molto spesso incontrai delle case sparse intorno le alture. La veduta di quelle campagne era la più mirabilmente deliziosa, perché verso la dritta, ed avanti di me scorgeva il mare africano con alcune sue picciole isole, e dalla sinistra mi si presentava la catena de' monti che attraversa l'intera Sicilia; mentre alle spalle restava Trapani ed il monte Erice, che con la maestosa sua grandiosità tutto l'orizzonte chiudeva. Il giorno era piacevole e bello come di primavera, a segno che io potei pranzare in aperta campagna vicino ad una solitaria fontana, che serviva per abbeverare le mandre. Ma ciò che più mi diede diletto, fu di mirare tante di queste greggi seminate sopra i pascoli, e dalle alture intorno i corni e le sampogne de' pastori ascoltare. (vol. 1, pp. 70-71) *Nel primo giorno giunsi a [[Castelvetrano]], grande, ben costruito paese, posto in una deliziosissima, fertile e ben coltivata pianura. Il suo particolar articolo di commercio è l'olio che si raccoglie da estesi vicini oliveti in quantità assai straordinaria. Ancora molto grano vi si produce; ed il vino che somministra questa contrada, è uno de' più squisiti e forti dell'isola tutta, per lo che la città deve avere assai di che nudrirsi. (vol. 1, p. 76) *Questa città {{NDR|[[Selinunte]]}}, secondo la testimonianza di [[Strabone]] e di [[Tucidide]], fu eretta nella 35.ª olimpiade, ossia 640 anni prima di G. C., da una colonia che dalla loro città sotto un capo di nome Pamilio vi aveano spedito i Megaresi, i quali un secolo prima erano in Sicilia dalla Grecia venuti. Essa tanto crebbe in potere ed in magnificenza, che nella 50.ª olimpiade, ossia anni sessanta dopo la sua fondazione, potè portare la guerra a' Segestani, una delle più forti nazioni siciliane d'allora. Sembra che questi due Stati siano vissuti in costante inimicizia, almeno come [[Diodoro Siculo|Diodoro]] e Tucidide rapportano. (vol. 1, p. 77) *Nella sera stessa giunsi in [[Sciacca|Isciacca]], ossia Xiacca, le antiche ''Thermae selinuntinae''. Questa città in forma di anfiteatro su d'una elevata roccia s'innalza, ed è mediocremente popolata da 8 sino a 9 mila persone. Non ha vetusti monumenti da fare ammirare, e molto meno fabbriche moderne può vantare, sebbene diverse chiese portino l'aspetto della ricchezza, per essere adornate, secondo l'uso siciliano, di diversi eccellenti lavori in marmo. (vol. 1, p. 85) *Io arrivai al fiume [[Platani|Platano]], l{{'}}''Alico'' degli antichi, il più grande tra quelli di Sicilia, difficile ad attraversarsi in tempo d'inverno, per essere assolutamente privo di ponti. L'acqua però essendo più bassa di quanto me l'avevano fatto le mie guide supporre, lo passai senza alcuno impedimento. Questo fiume è assai famoso nell'antichità. [[Minosse|Minos]] perseguitava [[Dedalo]], come seppe che questi si era rifugiato in Sicilia, per cui sbarcò con quantità grande di gente alla foce del medesimo, ove un tempo la città di [[Eraclea Minoa|Maccara]] trovavasi elevata. Questa, dopo che Minos dalla figlia del re Cocalo fu ucciso, ebbe il nome di Minoa, che le diedero i Cretesi in commemorazione di quello eroe, i quali rimasero nel paese, dopo che i Sicani posero in fiamme i loro bastimenti. In seguito la stessa fu chiamata Eraclea, perché Dorieo, uno degli Eraclidi, si stabilì in quel luogo in vigore del trattato ch'[[Eracle|Ercole]] dopo la morte di Erice conchiuso avea con i Siculi, i quali dovevano rimanere padroni dell'intera contrada, finché uno de' suoi discendenti fosse tra loro sbarcato. (vol. 1, pp. 88-89) *Non lungi da Girgenti, su d'una eminente roccia vicino al mare, s'erge la città di [[Siculiana|Sicoliana]], che ha un buon porto, e fa gran commercio di grani. Credono alcuni antiquarj che questa ed il fiume vicino siano stati chiamati ''Camico'', residenza un tempo di Cocalo re de' Sicani, presso del quale venne Dedalo fuggito da Creta. Questo architetto dové costruire le mura della città sul vertice della roccia, e condurvi una ripida ed incomoda strada. Gran contesa però tra gli antiquari si è destata, se bisogna cercare Camico in Sicoliana oppure nell'attuale Girgenti. (vol. 1, p. 90) *La città di [[Agrigento]] fu costruita in una amena e fertile contrada, che dalla spiaggia si estendeva sino alla rocca, ove giace la nuova città di Girgenti. In mezzo della medesima passava il fiume Acrago, da cui la città ebbe il suo nome, giacché si chiamava essa dal greco Ἀκράγας secondo il costume di molte popolazioni greche di nominare le loro città con il nome de' vicini fiumi e mari. (vol. 1, pp. 94-95) *Le strade {{NDR|di Agrigento}} sono assai incomode, alcune sono dritte, ma nella maggior parte scoscese ed anguste. Non vi sono belle fabbriche; le case si trovano troppo ristrette, e quasi tutte costruite senza calce e con una specie di pietra rossa che si ricava dal monte stesso e dal luogo medesimo ove queste s'innalzano. Solamente le case del vescovo, della libreria e del seminario costruite sono in gusto migliore, e adornano una bella piazza. All'opposto la veduta sopra l'intera contrada tra l'attuale Girgenti ed il mare e sulle sparse rovine è una delle più belle che io abbia giammai veduto. Pur non di meno io non l'osservai in tutta la sua magnificenza, perché mi trovava per disgrazia in Girgenti in tempo d'inverno, il quale defraudava al paese una gran parte della sua bellezza. (vol. 1, pp. 96-97) *Il luogo della propria città d'Agrigento, ora ripieno di giardini e vigne, è una delle più incantevoli contrade che la natura possa offrire. Si vedono intorno dispersi avanzi dell'antica città. I recinti che dividono i giardini l'uno dall'altro, o che segregano la strada, sono formati da vetuste pietre d'ornamenti architettonici e da rotte colonne in parte d'un bellissimo marmo. (vol. 1, p. 111) *{{NDR|Sul [[Tempio di Giunone (Agrigento)|tempio di Giunone]]}} Tutta questa rovina è inesplicabilmente bella e pittoresca; ed io oso sostenere di averne vedute molto poche che facciano una sì forte impressione, dove la maestosa contrada, gli odorosi giardini, gli alberi crescenti in mezzo ad architettonici frantumi, le antiche sontuose colonne metà alzate e metà stese a terra, le masse delle pietre che stanno l'una sopra l'altra, e la bella veduta al limite del colle, si uniscono tutti per riempire l'anima di grata e dolce sensazione. (vol. 1, p. 112) *{{NDR|Sul [[Tempio della Concordia (Agrigento)|tempio della Concordia]]}} Trecento passi dal tempio di Giunone ve n'è un altro, il quale sinora è interamente illeso. La sua base, i corrispondenti gradini, tutte le sue scanalate colonne, l'architrave, il frontespizio, la cella, ed in una parola il tutto nel più perfetto stato si vede. Questo presenta la più distinta idea che possa aversi del modo, in cui un vetustissimo tempio compariva. Il suo colore è di un rosso gialliccio, dacché la pietra della quale è costruito, è di qualità sabbiosa, rossiccia, mischiata con calcinate chiocciole; il quale colorito spande uno straordinario piacevole incanto. In questo edifizio regna l'antica dorica maestà ad una grande decorazione unita; ed il suo effetto, per qualunque parte si possa riguardare, è grande oltre misura, perché l'armonia dell'opera tutta, l'occhio totalmente alletta e sorprende. (vol. 1, p. 115) *Quattro miglia in distanza dalla città verso il nord vi è un monte chiamato [[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona|Macaluba]], che merita farsene menzione, perché questo da una quantità di piccoli crateri che si trovano sulla piana sua sommità, vomita sempre acqua fredda mischiata con creta, come le montagne vulcaniche gettano fuoco e lava. Qualche volta fa delle grandi gonfiagioni, si sentono de' gagliardi sotterranei tuoni, e finalmente formandosi de' buchi, getta da questi acqua fredda e creta. La superficie del monte sembra essere vuota, giacché, quando vi si cammina, il suolo si piega come ghiaccio sottile. (vol. 1, pp. 131-132) *Io lasciai Girgenti li 6 dicembre 1785, ma soddisfar non potei il mio desiderio di vedere [[Enna|Castrogiovanni]], l'antica Enna dalla favola, e da' poeti tanto altamente celebrata, la quale, situata nel mezzo del paese, fu chiamata l'umbilico di Sicilia, come Delfo il centro della terra, per lo che [[Pindaro]] ed altri le diedero il nome di ''ὀμϕαλός τῆς γῆς''. Nel mese d'inverno possibil non è di viaggiare per l'interno dell'isola, ove le strade sulle montagne coverte sono di profonda neve, e irrigate da molti torrenti le valli, sopra de' quali né ponti, né altri mezzi di passaggio vi sono, per cui i viaggiatori sono spesso trattenuti, oppure un più lungo giro costretti di fare. (vol. 1, pp. 133-134) *Miniere siffatte {{NDR|di zolfo}} si estendono nelle vicinanze di [[Palma di Montechiaro|Palma]], città di mediocre grandezza situata miglia dodici italiane da Girgenti.<br>Ivi mi trattenni mezza giornata, e niente osservai di particolare se non un [[Palma da datteri|albero di palma]] in mezzo del mercato. Questo fu il secondo che io vidi in tutta la Sicilia, e produce fiori e datteri, i quali sono ugualmente gustosi che gli africani. Da qui è da convincersi che tali alberi prosperar possono in tutta l'isola e forse ancora nella bassa Italia, e divenirvi indigeni; e quindi dovrebbe l'agricoltore acquistare quest'altro ramo di nutritura, perché pochi di questi alimentar potrebbero una picciola famiglia, mentre i loro frutti, come assai piacevoli, sarebbero generalmente ricercati. (vol. 1, pp. 134-135) *Dopo un breve cammino da Palma nella città di [[Licata]] arrivai. Giace la medesima alle falde d'un alto monte, e immediatamente al mare. Il di lei porto è assai pericoloso, e precisamente quando soffia forte vento di scirocco che vi è rimpetto. Io vi giunsi dopo poche settimane che un bastimento d'Olstein aveva naufragato nel porto stesso. Osservai il luogo ove questo disastro successe, il quale soltanto pochi passi era dalla spiaggia distante. Gran contesa tra gli antiquarj è insorta, se Licata sia la famosa Gela o Phintia, fabbricata da Phintia dopo aver distrutta Gela, i di cui abitanti popolarono quella città. Forse i due partiti hanno in certo modo ragione, perché quando Licata non fosse l'antica Phintia, pur non di meno ha potuto portare il nome di Gela in memoria di essa, dalle cui rovine fu quella fabbricata e da' suoi abitatori popolata. (vol. 1, pp. 135-136) *La presente città di [[Gela|Terranova]] fa commercio grande di canape, e particolarmente di soda e cotone, che si producono nella contrada. Essa contiene 10 mila anime, e la sua prosperità si lascia rilevare da' dazj che la medesima con il suo territorio paga annualmente al duca di Monteleone suo attuale barone, che montar si fanno a 40 mila scudi. (vol. 1, p. 139) *Attraversai Biscari [...]. Ivi giacea la celebre ed antica [[Kamarina|Camarina]], di cui non altro più rimane che un pezzo di muraglia che apparteneva alla cella d'un tempio. [...] Divenuti i Camarinesi da bel principio ricchi e potenti, e quindi superbi, una ribellione contro i Siracusani suscitarono, i quali sembra che mantenuto avessero sopra di coloro un certo dominio. Furono in conseguenza i Siracusani costretti di rivolgere le armi contro la loro propria colonia, che la molestarono per l'intero corso di anni sedici. (vol. 1, pp. 139-140) *Camarina ebbe in seguito nuovi abitatori di Gela; ma sembrava che lo spirito di rivolta diretto si fosse in questo paese; giacché per la seconda volta esternossi; per lo che [[Gelone]], tiranno di Gela e poi di Siracusa, distrusse Camarina che fu poscia dai di lui abitanti di nuovo provveduta. Essa andò crescendo in potere e considerazione, perché [[Pindaro]] ce lo fa conoscere [...]. Nelle guerre puniche Camarino si gettò sempre nel partito de' Cartaginesi; fu vinta da' Romani e probabilmente per la terza volta devastata, perché costoro vi mandarono una nuova colonia. Questa è l'ultima notizia che noi abbiamo di questa città, la qual ebbe uguale sorte con tutte le altre grandi che fiorirono un tempo sopra di quel littorale. Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in [[Sicilia]], in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano [...]. (vol. 1, pp. 141-142) *Presso Camarina esiste un lago già dagli antichi menzionato, per mezzo del quale scorre il fiume ''[[Ippari|Hypparis]]'' che alla nazione dava il comodo di poter trasportare nella città gli alberi che si tagliavano sul monte. I suoi vapori erano assai malefici, come lo erano quelli di [[Selinunte|Selino]]. I Camarinesi consultarono un oracolo che probabilmente nelle vicinanze si venerava, e fu loro risposto, esser meglio lasciarlo come si trovava. Pur non di meno fu da quei paesani fatto disseccare, e da questo lato si avvicinò il nemico che distrusse la città. Questo lago al presente è nella maggior parte di terra coverto.<br>Molti vasi greci d'un bellissimo disegno con una quantità d'altri lavori in creta ritrovati si sono nelle adjacenze di questa città. (vol. 1, p. 142) *Tra le più grandi e rinomate città greche dell'antichità, a riserva di Atene, non ve n'è altra che meritar possa di uguagliarsi con [[Siracusa]]. Offre non piccola idea della potenza di questa repubblica l'osservare che la medesima fu nello stato di acquistare il dominio sulla metà di tutta l'isola; di mettere ostacolo a' progressi de' Cartaginesi in questo paese; di bravare gli attacchi degli Ateniesi in un tempo in cui questa nazione era temuta da tutta la Grecia, distruggendole due grandi flotte ed altrettante potenti armate; e ch'essa finalmente poté resistere al potere di Roma sotto il vincitore di Annibale, Marcello; e non sarebbe stata detta città ad ubbidienza forzata, quando interne dissenzioni, ch'erano state causa di tutta la guerra coi Romani, non avessero dato a quel comandante l'occasione di mettersi d'accordo con alcuni distinti cittadini, che lo ajutarono a prendere possesso d'una porzione di essa. (vol. 1, pp. 148-149) *La prima parte della città, [[Isola di Ortigia|Ortigia]], ossia l'isola, era ben anco distintamente fortificata. Essa difendeva il piccolo porto e comunemente credeasi che ivi esistessero il palazzo de' più antichi Sovrani, la sepoltura del primo [[Dionisio I di Siracusa|Dionisio]] e forse quelle di molti altri Principi. Tutto questo però fu demolito da [[Timoleonte|Timoleone]], dopo di aver discacciato [[Dionisio II di Siracusa|Dionisio il Giovane]]. (vol. 1, p. 157) *Vengo adesso all'[[Acradina]], la quale, posta in terra ferma, è vicinissima all'isola. Questa, la più antica delle altre parti dopo Ortigia, si estendeva da entrambi i porti, presentando a coloro che la vedevano dalla parte di mare nell'epoca di sua magnificenza, un aspetto tale da uguagliarsi con quello di Napoli e Genova. [...] dappoiché non solamente Acradina, ma sì bene [[Tempio di Zeus (Siracusa)|Olimpo]] nel porto esistevano; e da lì sino alla punta più estrema del suolo, ove si alzava la fortezza Plemmirio, era tutto fabbricato e considerarsi poteva come la madre patria di Siracusa. (vol. 1, p. 173) *L'intero terreno su di cui tutto il resto di Siracusa stava situato, non era che una roccia, la quale dal mare ad una mediocre sommità si alzava, ove [[Epipoli]] una volta giaceva. In Acradina questa rupe è coverta di terra e praterie, essendovi ancora sparsi qua e là vigneti e campi; ma in Tico, Neapoli ed Epipoli, eccettuati alcuni luoghi per pascoli, non vi sono che nude pietre e smisurati cumoli di disordinate ammontichiate rovine. Acradina non ha che pochi resti di antichità. Si vede un anfiteatro che per la metà è coverto di terra, e pare che una valle elittica uguagli, in cui non si scuoprono che alcuni pochi gradini ed i così chiamati ''vomitorj'', ossia porte, per mezzo delle quali gli spettatori da sì interno corridore dell'anfiteatro salivano a' loro posti. La forma sua elittica si è pienamente conservata. Molti gradini, che servivano da sedili, sono intagliati nella pietra stessa. Si osserva ancora una parte del corridore costruito con pietre da taglio, ma così pieno di terra e di rottami di fabbrica che appena vi si può penetrare. (vol. 1, p. 174) *Epipoli cominciava da Labdalo, e fu considerata propriamente attaccata a Siracusa a tempo dei Romani. Non si trova vestigio alcuno di antichi edifizj che dimostrar possa che una parte della città in queste nude rocce abbia esistito. Noi sappiamo che ivi piantò il campo Marcello come ancora che sanguinose battaglie vi ebbero luogo tra gli Ateniesi e i Siracusani. Una latomia che in Epipoli è assai presso a Labdalo, ha ben anco servito per carcere degli Ateniesi, dove il poeta Filosseno scrisse il suo Ciclope. Sopra il più alto e scosceso orlo della rupe sta elevato il castello Eurielo costruito da [[Nicia]], nell'aver preso Labdalo, per potere meglio difendere questo posto importante, ma fu egli in seguito, tanto da qui, come da Siracusa, discacciato. Il principio che conduce ad Eurielo, chiamato ancora ''Arx summa'', è straordinariamente alpestre. Ha la forma triangolare, la cui sommità gira quasi cento passi. Niente è rimasto delle fortificazioni, se non che un pezzo di muro, il qual era costruito là dove la rupe che da per tutto è quasi perpendicolare, non era ivi tanto scoscesa. Nel mezzo di questo piccolo castello vi sono alcune cisterne. La veduta da quest'altura è internamente bella. Si vede tutta Siracusa, la campagna adjacente, i porti, il mare ed una gran parte delle coste meridionali della Sicilia. (vol. 1, pp. 208-209) *L'[[Fiume Anapo|Anapo]] è il solo fiume in tutta la Sicilia in un certo modo navigabile da piccole barche; ma si è perduto questo vantaggio a causa dei giunchi e del fango da' quali all'estremo è ingombrato. Detto fiume scaturisce ad una distanza da Siracusa di quattordici miglia italiane, quasi miglia tre alemanne; si perde in seguito sotto terra e ricomparisce a quattro, o cinque miglia dal porto. (vol. 1, pp. 210-211) *Ercole, nell'attraversare la Sicilia, stabilì in quel luogo una festa che si celebrava da' Siracusani con una grande e giuliva adunanza. Gli animali per il sagrifizio erano gettati in quell'acqua. Questo stesso fonte è per altra ragione interessante: cioè che il medesimo è ripieno della pianta ''[[papiro]]'' tanto nota nell'antichità, la quale richiede un'acqua assai placida, e che si è creduta sinora trovarsi soltanto nel Nilo. Quasi in tutta la sponda prospera tale giunco, il quale sino da tempo fa non era usato in Siracusa che per legare i covoni nelle messi, e parte ancora per versarlo sui pavimenti delle chiese in occasioni festive, per cui se n'era di molto diminuita la quantità. (vol. 1, p. 212) *L'attuale Vescovo è apprezzabile per il suo carattere, ma lo è di gran lunga inferiore a monsignor [[Salvatore Ventimiglia|Ventimiglia]]. L'università ha sentito con dolore la perdita di quest'ultimo che trasse seco quello zelo e fervore ch'egli sapeva ispirare per gli studj. Intanto i tempi hanno molto acquistato in cognizioni. Il giogo dell'inquisizione è spezzato in guisa che non vi è da temere che distrutti esser possano i buoni principj sparsi da monsignor Ventimiglia, e che si riconduca nelle alte scuole di Catania l'antica barbarie. (vol. 2, p. 14) *In una sua terra, di nome Ragona, {{NDR|[[Ignazio Paternò Castello|Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari]]}} fece costruire un ponte con 31 archi sopra il fiume [[Simeto]], e portò per via di acquidotti in quel ponte architettati l'acqua d'un altro fiume ad una sua risiera; e con questo mezzo tolse via una quantità d'acqua che le strade assai difficili e l'aria insalubre in questa contrada rendeva. Tale opera sembrava dover durare più di un secolo, quando una forte inondazione accompagnata da un oragano la gettò tutta al suolo; ma il Principe riedificar la fece, non curando gli 80 mila scudi che la prima costato gli aveva. Essendo stata Messina dal tremuoto distrutta, comprò l'uomo benefico grande provvisione di grano che mandò egli in dono a' più bisognosi uomini di quella disgraziata città. Per questa sua nobile e generosa maniera di trattare godé questo eccellente personaggio la più lusinghiera felicità, a cui un mortale può aspirare. Era egli adorato da tutta la sua nazione, e come un padre amato; tutt'i Siciliani eran superbi di avere siffatto concittadino. Per quanto grande benefattore si mostrò nella sua vita pubblica, altrettanto amabile fu il medesimo nel piccolo recinto di coloro che avevano in di lui casa libero accesso. Felicissimo in mezzo all'amata sua famiglia, non cessò mai di esser ilare e sensibile a tutte le gioje dell'amicizia. (vol. 2, pp. 34-35) *L'ultimo casale che io passai fu [[Nicolosi]], ch'è il più alto sopra la montagna; e qui le umane abitazioni han fine. La strada andava sempre più in alto, ed io non vedea avanti di me che il [[Monti Rossi|monte Rosso]], ossia il vulcano donde nel 1669 uscì la lava, il bosco e la nevosa regione dell'Etna, che piano del frumento si appella (nome strano, per non crescervi mai un filo d'erba), su del quale particolarmente poggia il cratere che scuoprir non si può finché al suo piede non si arriva, per essere quella pianura tre miglia italiane. Sulla punta più elevata del monte vidi un incavo, dal quale una piccola bianca nuvola di fumo s'innalzava, che da lì sventolava verso il mare, lasciando nel sereno turchino del cielo una lunga e bianca striscia.<br>Sino a Nicolosi le vicinanze dell'Etna sono belle e deliziose. Le lave stesse, non forzate ancora dalla natura e dall'arte, conservano piacevole aspetto, perché scaricano le medesime i loro oscuri torrenti nelle amene praterie, e presso boschetti di aranci e giardini. La veduta del monte abbasso è molto estesa, pria che si venga a Nicolosi. (vol. 2, p. 54) *Altro in quel giorno non vidi d'interessante che il di già nominato monte Rosso, che sorse nell'[[Eruzione dell'Etna del 1669|eruzione del 1669]], che totale distruzione minacciò alla città {{NDR|di Catania}}, ma che rovinò la maggior parte delle case. L'eruzione fu la più terribile di quante ce ne ha dato contezza la storia, e può uguagliarsi soltanto con quella dell'Ecla del 1782. Quindi è molto importante di leggerne qui appresso una breve narrazione.<br>Nell'anno 1669 si cominciò ad aver sospetti di tremuoti più forti che le solite scosse; spaventevoli sotterranei tuoni nelle cavità del monte tantosto si succederono, quando questi in diversi luoghi spaccossi, formando particolarmente una fessura di tre miglia e mezzo di lunghezza e di cinque in sei piedi di larghezza. Immediatamente cinque nuovi abissi aprironsi, di cui il più grande, della circonferenza di 500 passi, vomitò con incredibile forza ad una grande altezza nuvole di fumo, lampi, masse roventi, infiammate rocce, zolfo, ceneri vulcaniche, ed il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti accompagnato. La copia delle pietre e ceneri gettate fu tanto enorme, che formò due nuovi monti. (vol. 2, pp. 56-57) *Finalmente alla metà di luglio 1669 quelle terribili esplosioni terminarono dopo una durata di quattro mesi.<br>Lo sbocco della lava fu nel monte Rosso, che nell'esterna sua figura è simile al Vesuvio, perché in due rotondi monti su d'una base stessa consiste. Intanto l'altezza di esso dal livello del mare sorpassa senza dubbio quella dell'altro, facendosi ascendere sino a 4500 braccia. L'intera porzione del suolo tra il convento de' Benedettini ed il monte Rosso è coverta di nera vulcanica arena; ma sembra che questa cominci a sciogliersi, perché l'erba superficialmente vi cresce, e qui è il luogo dove il gustoso e forte vino ricavasi. È ancora probabile che la situazione stessa del chiostro non sia che quella di un cratere rovesciato giacché, oltre una quantità grande delle ceneri che intorno a quell'edifizio si trova, l'intero circuito ha una forma concava nel di cui mezzo il medesimo chiostro è edificato.<br>Nel giunger che io feci al monte Rosso esaminai il cratere, da cui le ceneri e le lave del 1669 uscirono, il quale è un rotondo precipite buco a forma d'imbuto, i cui lati consistono in nere rocce di lava e nere e profonde arene. Nel mezzo di esso vi sono due altre profondità fra loro da un'alta e scabrosa rupe divise, e che rassomigliano ad una saliera. (vol. 2, pp. 58-59) *[...] [[Déodat de Dolomieu|Dolomieu]], ch'è avvezzo a disprezzare qualunque pericolo, quando esaminar vuole le segrete vie della natura [...]. (vol. 2, p. 60) *E qui è giusto che io faccia riflettere che [[Lazzaro Spallanzani|Spallanzani]], uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? (vol. 2, pp. 66-67) *Centorbi, dagli antichi chiamata ''[[Centuripe]]'', è rappresentata da [[Tucidide]] come un castello da' Siculi edificato. Si scorge da una descrizione di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]], che questa sia stata una delle più grandi città della Sicilia, e che appartenesse alla medesima la più gran porzione dei fertili campi dell'Etna, che furono dall'antichità tanto rinomati, e che come i più fecondi dell'isola tutta furon tenuti. Era dunque naturale che quei nazionali gran commercio di grani facessero, e che in seguito una molto ricca popolazione divenissero. La loro coltura stava in proporzione colla ricchezza loro, perché amavano le scienze, mentre al tempo stesso erano coraggiosi, e nell'arte della guerra molto esercitati. Per molti secoli la floridità di costoro fu nel pieno suo vigore, giacché la vera caduta di quella città convien che si ascriva alla sua ribellione contro l'imperatore [[Federico II di Svevia|Federico II]], che dalle sue rovine la città di [[Augusta (Italia)|Augusta]] nel 1233 fece costruire. *Vi sono in essa {{NDR|Centuripe}} alcuni muri antichi, una cisterna ed alcune sotterranee camere a volta, che sembrano essere state stalle, e in cui si vedono ancora residui di qualche mangiatoja. Molti avanzi di antiche colonne, rottami di statue colossali e frantumi di architettura giacciono nella città seminati. Fuori di essa vi sono le rovine d'un bel bagno e di un ponte sul fiume Simeto, che l'antica direzione della strada consolare tra Catania e Centorbi dimostrano. (vol. 2, p. 73) *Non lungi da Centorbi, sopra scoscesa ed alta rupe, s'erge la città di S. Filippo d'Argirò, l'antica ''[[Agira|Agyrium]],'' patria di [[Diodoro Siculo]]. Questa fu riguardata come una delle più vetuste città, perché da Ercole visitata; ed era già ricca e splendida, quando i Greci per la prima volta penetrarono in Sicilia. I Romani grande considerazione e stima le dimostrarono. [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]] ne loda i suoi abitanti chiamandoli ''Agyrenensem populum fidelem, et illustrem'', e la città stessa ''in primis honestam civitatem Siciliae''. Parla egli ancora del grande famoso teatro, di cui non si trova la menoma traccia, né si sa ove fosse situato. I soli resti di questa così celebrata città riduconsi ad antichi fondamenti di vaste fabbriche sotto terra sepolti, e ad alcuni sotterranei acquidotti nella roccia, incavati. (vol. 2, p. 74) ==Bibliografia== *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4742922 Viaggio in Sicilia]'', vol. 1, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4635291 Viaggio in Sicilia]'', vol. 2, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Munter, Friederich}} [[Categoria:Archeologi]] [[Categoria:Filologi]] [[Categoria:Vescovi danesi]] [[Categoria:Vescovi tedeschi]] nzdf5dwmwfuh1heu6uq57vhgi1xt9hn Sir Gawain e il Cavaliere Verde (film) 0 188376 1419715 1419713 2026-07-09T12:40:27Z Skekzilla 17056 1419715 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano = Sir Gawain e il Cavaliere Verde |titolooriginale = The Green Knight |immagine= Sir Gawain and the Green Knight, from Pearl Manuscript.jpg |didascalia= |paese = Stati Uniti d'America |anno = 2021 |genere = fantastico, avventura |regista = [[David Lowery (regista)|David Lowery]] |soggetto= dal poema cavalleresco [[Sir Gawain e il Cavaliere Verde]] |sceneggiatore = [[David Lowery (regista)|David Lowery]] |produttore = [[Toby Halbrooks]], [[Tim Headington]], [[James M. Johnston]], [[David Lowery (regista)|David Lowery]] |attori = * [[Dev Patel]]: [[Gawain|Sir Gawain]] * [[Alicia Vikander]]: Essel/Lady * [[Joel Edgerton]]: Lord * [[Sarita Choudhury]]: [[Fata Morgana (mitologia)|Madre]] * [[Sean Harris]]: [[Re Artù|Re]] * [[Ralph Ineson]]: [[Cavaliere Verde]] * [[Barry Keoghan]]: Scavenger * [[Erin Kellyman]]: [[Winifred del Galles|Winifred]] * [[Kate Dickie]]: [[Ginevra (ciclo arturiano)|Regina]] * [[Emmet O'Brien]]: [[Mago Merlino|Mago]] * [[Atheena Frizzell]]: sorella minore * [[Nita Mishra]]: sorella maggiore * [[Tara McDonagh]]: sorella mediana * [[Noelle Brown]]: signora senza vista * [[Megan Tiernan]]: giovane regina di Gawain * [[Anaïs Rizzo]]: Helen * [[Joe Anderson (attore 2)|Joe Anderson]]: Paris * [[Chris McHallem]]: lord in attesa * [[Donncha Crowley]]: vescovo * [[Brendan Conroy]]: taverniere |doppiatori originali = * [[Patrick Duffy]]: amico di Gawain |doppiatori italiani = * [[Paolo De Santis]]: Sir Gawain |note= }} '''''Sir Gawain e il Cavaliere Verde''''', film del 2021 con [[Dev Patel]], regia di [[David Lowery (regista)|David Lowery]]. ==[[Incipit]]== {{Incipit film}} Osserva, cosa il tuo mondo afferra. Contiene molte più meraviglie di ogni altro fin dalla nascita della Terra. Di tutti coloro che regnarono, nessuno ha la fama del ragazzo che estrasse dalla roccia la lama. Ma questi non è quel re, e non è la sua trama. Lascia che ti mostri un raccondo differente. Lo esporrò così come lo racconta la gente. Non è una mitica ed agognata impresa all'interno di un'avventura audace e coraggiosa. Per sempre incastonata, nella terra e la pietra, il gelido mito della sferzata resa. ('''Voce fuori campo''') ==Frasi== {{cronologico}} *Vi ringrazio di spezzare il pane con me in questo giorno benedetto. Davvero benedetto. Poiché dalla mia finestra stamattina ho guardato e ho visto una terra modellata dalle vostre mani. Avete imposto quelle stesse mani sulle genti dei Sassoni, che ora nella vostra ombra chinano la loro stessa testa come bimbi. Pace, avete portato nel vostro regno, e da in pace che io... io ora dico a voi che io sono il più fortunato qui oggi, perché sono in mezzo a voi. Io sono tra voi. Così prima che si celebri la nascita del nostro Cristo, che si onori uno dei nostri che ha fatto grandi cose in Suo nome. Con un racconto, o uno spettacolo forse. Cosa proponete? Chi può deliziare me e alla mia regina con un mito, o un canto di propria creazione? ('''Re Artù''') *Oh, più grande dei Re, assecondatemi in questo amichevole gioco di Natale. Lasciate che un cavaliere, il più audace di sangue, intrepido di cuore, si faccia avanti, prenda le armi e tenti con onore di sferrare un colpo su di me. Chiunque mi scalfirà, potrà reclamare questa mia arma. La sua gloria e le sue ricchezze saranno vostre. Ma il vostro campione potrà essere obbligato a questo. Se dovesse assestare un colpo, tra un anno, da qui a Natale, dovrà cercarmi laggiù, alla Cappella Verde sei notti a nord. Là mi troverà e piegherà il ginocchio perché a miavolta colpisca. Che sia un graffio sulla guancia o di un taglio alla gola, restituirò quello che ho subito, poi in fiducia e in amicizia ci separeremmo. Chi, dunque, chi desidera a impegnarsi con me? ('''Il Cavaliere Verde''') *Fate la vostra mossa, io farò la mia. ('''Gawain''') *E se volessi solamente stare al tuo fianco, prendere la tua mano, essere ascoltata. Che ne diresti allora {{NDR|mentre Gawain tace lei risponde per lui}} Ma, sì, Essel. Mi piacerebbe moltissimo. Avrai il mio ascolto, la mia mano e il mio cuore. E sarò re, e tu la mia regina. Sarai la mia donna e tu il mio uomo. ('''Essel''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Essel''': Sei già un cavaliere?<br/>'''Gawain''': Non ancora.<br/>'''Essel''': Meglio sbrigarsi!<br/>'''Gawain''': C'è tempo. Ho tantissimo tempo. *'''Re Artù''': Dov'è tua madre?<br/>'''Gawain''': Non si sentiva bene, mio signore.<br/>'''Re Artù''': Allora vieni. Siedi qui, tra noi. Tra me e la Regina.<br/>'''Gawain''': Ma non è il mio posto.<br/>'''Re Artù''': No, che lo sia oggi. Il detentore è via. Chissà quando farà ritorno... *'''Re Artù''': È bello avere la famiglia al proprio fianco. Il proprio.<br/>'''Gawain''': I vostri cavalieri hanno versato tanto sangue in vostro nome da legarli a voi ben più di me.<br/>'''Re Artù''': Vero. Ma tu sei il figlio di mia sorella, partorito dal suo grembo. E loro no. Guardo tutti i miei amici qui oggi e sento canti che nessuna musa potrebbe ispirare o sognare. Poi io mi rivolgo a te, cosa vedo? Ti riconosco, ma non ti conosco. Non lo dico con nessun biasimo, ma con il ripianto di non averti mai chiesto di sederti al mio fianco prima di oggi, o sulle mie ginocchia quando eri bambino. Ma ora è Natale, e vorrei riavvicinarmi a te. Così, prima dei feteggiamenti, fai un dono. Narrami qualcosa di te, così che possa conoscerti.<br/>'''Gawain''': Non ho nulla da dire, Sire.<br/>'''Regina''': Ancora. Non hai nulla da dire, ancora.<br/>'''Gawain''': Sì.<br/>'''Regina''': Guardati intorno, giovane Gawain. Cosa vedi?<br />'''Gawain''': Vedo leggende.<br/>'''Regina''': Non prendere posto tra loro con inerzia. *'''Gawain''': Non dscordate ciò che è accaduto qui in questo giorno di Natale! {{NDR|decapita il Cavaliere Verde}} <br/>''' Cavaliere Verde''': {{NDR|tenendo la testa decapitata tra le mani}} Tra un anno, quindi. *'''Gawain''': E se la morte mi attende?<br/>'''Re Artù''': Oh, non conosco uomo che non abbia dovuto aggrontare la morte prima che fosse arrivato il suo tempo. *'''Gawain''': Perché costringermi a farlo?<br/>'''Re Artù''': È forse sbagliato bramare la grandezza per te?<br/>'''Gawain''': Io temo di non esservo destinato. *'''Regina''': Che la Vergine benedetta mantenga forti le tue cinque dita, acuti i tuoi cinque sensi. Che le sue cinque gioie vi ispirino. Le cinque ferite di suo figlio ti danno fervore. E le cinque virtù del cavaliere ti illuminino il cammino. Mantieni il tuo patto, giovane Gawain.<br/>'''Re Artù''': E se Dio ti dovesse sorridere, affrettati a tornare. Il tuo posto tra noi ti aspetta. *'''Gawain''': Ho dato la mia parola. Ho stretto un patto. <br/>'''Essel''': Così gli uomini sciocchi muoiono.<br/>'''Gawain''': O i coraggiosi diventano grandi. <br/>'''Essel''': Perché la grandezza? La gentilezza non ti basta? *'''Lady''': Nella stregoneria. Voi ci credete?<br/>'''Gawain''': Sì. Ci credo. È tutto intorno a noi. *'''Gawain''' {{NDR|riferendosi alla cintura verde}}: Dove l'avete presa?<br/>'''Lady''': L'ho fatta io. C'è un incanto tessuto nella sua trama. Indossatela e non verrete mai abattuto.<br/>'''Gawain''': Da cosa?<br/>'''Lady''': Da un uomo, spirito, o dai loro strumenti. Lo prometto: non vi verrà fatto del male, fintanto che la cingerete. *'''Lord''': Dove stai andando?<br/>'''Gawain''': Devo rispettare l'appuntamento.<br/>'''Lord''': Oh, da solo, infine? E il gioco?<br/>'''Gawain''': Non voglio giochi, né regali e cortesia.<br/>'''Lord''': Sei proprio certo che non ci sia nulla che tu voglia darmi? Qualcosa c'è. C'è qualcosa. E credo di poterlo prendere adesso.{{NDR|bacia Gawain}}<br/>'''Gawain''': Lasciatemi e ognuno per la sua via.<br/>'''Lord''': Molto bene. Molto bene. *'''Gawain''': Perché mi fermi? Non posso tardare.<br/>'''Volpe''': Va da quella parte, la tua rovina sarà prossima. Non troverai pietà né lieto fine.<br/>'''Gawain''': Ma che stregoneria è questa?<br/>'''Volpe''': Nessuna stregoneria. Colui che cerchi è selvaggio come me, ma non conosce limiti.<br/>'''Gawain''': Io so cosa affronto.<br/>'''Volpe''': Se un uomo lo sapesse davvero, accetterebbe lieto la vergogna e rientrebbe, a testa alta, per terminare la sua canzone come meglio gli aggrada. Il suo segreto sarebbe al sicuro con me. Sei tu quell'uomo?<br/>'''Gawain''': No.<br/>'''Volpe''': L'incantesimo che porti in vita dice altrimenti.<br/>'''Gawain''': Solo una pezza sporca.<br/>'''Volpe''': Lasciala qui, allora.<br/>'''Gawain''': È un dono.<br/>'''Volpe''': Non servono doni là dove sei diretto. *'''Il Cavaliere Verde''': Ricordate dove avete reciso?<br/>'''Gawain''': Ricordo.<br/>'''Il Cavaliere Verde''': E siete tornato per la restituzione di quel colpo?<br/>'''Gawain''': Per questo.<br/>'''Il Cavaliere Verde''': Inginocchiatevi e completeremo il nostro gioco. *'''Il Cavaliere Verde''': Ora, un colpo buono come quello che avete vibrato. Signore, vi scostate.<br/>'''Gawain''': Lo so. Lo so.<br/>'''Il Cavaliere Verde''': Ho forse mostrato segni di paura quando le nostre posizioni erano invertite?<br/>'''Gawain''': Non sono convinto quanto voi.<br/>'''Il Cavaliere Verde''': Avete avuto un anno per trovare il coraggio.<br/>'''Gawain''': Un anno, o cento, non fa differenza. Datemi un momento. ==[[Explicit]]== {{explicit film}} '''Gawain''' {{NDR|dopo aver visto la visione della sua vita come un re infelice}}: Aspettate. Aspettate. {{NDR|si toglie la cintura verde}} Ecco. Ora sono pronto. Ora sono pronto.<br/>'''Il Cavaliere Verde''': Ben fatto, mio prode cavaliere. Ora, la vostra testa può andare. ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film d'avventura]] [[Categoria:Film fantastici]] [[Categoria:Film basati sul ciclo arturiano]] 8f359gs0nvoke9jp6bdi5mdy551rysm Francesco Emilio Borrelli 0 199197 1419786 1252013 2026-07-09T21:41:16Z Ulaupo 103099 1419786 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Francesco Emilio Borrelli XIX.jpg|thumb|Francesco Emilio Borrelli nel 2022]] '''Francesco Emilio Borrelli''' (1973), politico italiano ==Citazioni di Francesco Emilio Borrelli== {{Cronologico}} *Un buon imprenditore sa che, quando le cose per lui vanno bene, deve essere generoso, soprattutto in un Paese, come il nostro, che in questo momento è in grande difficoltà.<ref name="Camera10Nov2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0009/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 9]'', 10 novembre 2022.</ref> *{{NDR|Riguardo gli extraprofitti delle aziende energetiche}} [...] prendo sempre dall’Enciclopedia: “L’extraprofitto è quindi una condizione tipica delle forme di mercato non perfettamente concorrenziali”. Non è sano, non è il normale profitto. Il profitto è una cosa che tu puoi avere se fai una buona impresa, una buona attività. Questa è fortuna.<ref name="Camera10Nov2022"/> *Gli extraprofitti sono soldi degli italiani e delle italiane, ed è a loro che vanno restituiti immediatamente. Utili sì, ma all’[[Italia]].<ref name="Camera10Nov2022"/> *La riforma del [[Meccanismo Europeo di Stabilità|MES]] appare come l'extrema ratio di una ristrutturazione del debito o, nella migliore delle ipotesi, di un commissariamento dei conti italiani, perché, con questa revisione, gli interessi delle nostre imprese esportatrici sarebbero allineati a quelli delle imprese esportatrici [[Germania|tedesche]].<ref name="Camera29Nov2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0015/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 15]'', 29 novembre 2022.</ref> *[...] i comportamenti della ''[[Troika|trojka]]'' in alcuni Paesi sono stati pubblicamente definiti di tipo coloniale.<ref name="Camera29Nov2022/> *[...] sarebbe invece necessaria e urgente una svolta keynesiana per alimentare la domanda interna attraverso investimenti pubblici per la riconversione ecologica dell'economia, ma la neo Presidente della Commissione europea {{NDR|[[Ursula von der Leyen]]}} ha ribadito il “no”, senza “se” e senza “ma”, all'esclusione dal calcolo del deficit della spesa green in conto capitale.<ref name="Camera29Nov2022/> * [...] non soltanto [[Ischia]] ma lungo tutta la dorsale appenninica, fino alla [[Sicilia]], c'è un territorio a rischio. È un territorio che è stato molto spesso depauperato di una risorsa fondamentale, del verde, che è stato cementificato, che è stato abbandonato (ci sono varie motivazioni).<ref name="Camera30Nov2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0016/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 16]'', 30 novembre 2022.</ref> *{{NDR|A [[Lorenzo Fontana]]}} Presidente, la voglio ringraziare, perché lei ha parlato dicendo che ci sono i [[Cambiamento climatico|cambiamenti climatici]] in atto. Mi fa molto piacere, perché ci sono alcuni esponenti di questa maggioranza che in passato hanno detto che non c'erano i cambiamenti climatici. Prenderne atto significa fare qualcosa di concreto nel nostro piccolo e nel nostro Paese per salvare tante vite in futuro.<ref name="Camera30Nov2022"/> *[...] quando si tratta di emergenze il nostro Paese, da Enna alla Valle d'Aosta, è in grado di dare il meglio di sé. Il problema è che noi dovremmo lavorare per prevenire.<ref name="Camera1Dec2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0017/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 17]'', 1º dicembre 2022.</ref> *[...] finalmente - e lo dico da ambientalista convinto che da sempre ha speso la propria vita nel cercare di portare avanti determinati valori - il Ministro {{NDR|[[Nello Musumeci]]}}, così come il Presidente della Camera {{NDR|[[Lorenzo Fontana]]}}, hanno riconosciuto che esiste un problema di cambiamento climatico. Lo dico perché altri esponenti precedenti, anche di questo [[Governo Meloni|Governo]], ci avevano indicato come punti di riferimento mondiali soggetti che, o hanno detto che la [[crisi climatica]] non esiste, oppure ci hanno posto come punti di riferimento soggetti che, ad esempio, hanno cominciato a devastare la [[foresta amazzonica]].<ref name="Camera1Dec2022"/> *[...] è opportuno riconoscere che esiste un problema che renderà ancora più complicata la nostra vita, perché il nostro è un Paese fragile in cui mano a mano aumenterà la forza degli eventi climatici che, purtroppo, diventano più frequenti. Infatti, dobbiamo dirci che, se avvengono più tragedie è anche perché gli eventi estremi sono sempre più frequenti, mentre prima avvenivano con distanze di tempo molto più lunghe.<ref name="Camera1Dec2022"/> *{{NDR|Sull'[[alluvione di Ischia del 2022]]}} È evidente che l'[[abusivismo edilizio|abusivismo]] ha contribuito, non solo a [[Ischia]] ma in tutto il Paese, a rendere più fragile il territorio, ma in alcuni casi è stato fatto un abusivismo folle, indipendentemente dalle motivazioni. Infatti, si è costruito sui letti dei [[Fiume|fiumi]] e su terreni franosi, cioè con istinti - fatemi passare il termine - suicidi.<ref name="Camera1Dec2022"/> *{{NDR|Sul cambio di nome del Ministero dell'ambiente del [[Governo Meloni]]}} [...] se la dicitura del Ministero non cambia la sostanza dell'impegno ambientalista, perché insistere così tanto nel modificarla? È una cosa che non riusciamo a capire.<ref name="Camera5Dec2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0019/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 19]'', 5 dicembre 2022.</ref> *<small>'''[Alla domanda ad un podcast su quale fosse stato lo switch per protestare e occpuarsi riguardo i problemi che affliggono Napoli]'''</small> Lo switch è stato che io dovevo fare una scelta: o quella Fratello che se nè andato dalla città, un certo punto, lui infatti vive a Torino [...] torna qualche volta con i miei nipotini e la sua compagna da turista. E chiunque noi che gira qualsiasi città d'Italia da turista, tendenzialmente troverà piacevole una permanenza più o meno breve, altra cosa è viverci quotidianamente. Lo switch è stato l'insofferenza continua e costante, ma non soltanto nei confronti della delinquenza o della criminalità, ma anche nei confronti dell'ipocrisia, una fortisisma ipocrisia...<ref https://youtu.be/KgF8D8LpSBw?is=TKZ_Gw6YRoxmkl4K</>ref ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borrelli, Francesco Emilio}} [[Categoria:Politici italiani]] muaxaxyti7ebcgaol0x69qjjxbxprhl 1419787 1419786 2026-07-09T21:45:47Z Ulaupo 103099 1419787 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Francesco Emilio Borrelli XIX.jpg|thumb|Francesco Emilio Borrelli nel 2022]] '''Francesco Emilio Borrelli''' (1973), politico italiano ==Citazioni di Francesco Emilio Borrelli== {{Cronologico}} *Un buon imprenditore sa che, quando le cose per lui vanno bene, deve essere generoso, soprattutto in un Paese, come il nostro, che in questo momento è in grande difficoltà.<ref name="Camera10Nov2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0009/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 9]'', 10 novembre 2022.</ref> *{{NDR|Riguardo gli extraprofitti delle aziende energetiche}} [...] prendo sempre dall’Enciclopedia: “L’extraprofitto è quindi una condizione tipica delle forme di mercato non perfettamente concorrenziali”. Non è sano, non è il normale profitto. Il profitto è una cosa che tu puoi avere se fai una buona impresa, una buona attività. Questa è fortuna.<ref name="Camera10Nov2022"/> *Gli extraprofitti sono soldi degli italiani e delle italiane, ed è a loro che vanno restituiti immediatamente. Utili sì, ma all’[[Italia]].<ref name="Camera10Nov2022"/> *La riforma del [[Meccanismo Europeo di Stabilità|MES]] appare come l'extrema ratio di una ristrutturazione del debito o, nella migliore delle ipotesi, di un commissariamento dei conti italiani, perché, con questa revisione, gli interessi delle nostre imprese esportatrici sarebbero allineati a quelli delle imprese esportatrici [[Germania|tedesche]].<ref name="Camera29Nov2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0015/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 15]'', 29 novembre 2022.</ref> *[...] i comportamenti della ''[[Troika|trojka]]'' in alcuni Paesi sono stati pubblicamente definiti di tipo coloniale.<ref name="Camera29Nov2022/> *[...] sarebbe invece necessaria e urgente una svolta keynesiana per alimentare la domanda interna attraverso investimenti pubblici per la riconversione ecologica dell'economia, ma la neo Presidente della Commissione europea {{NDR|[[Ursula von der Leyen]]}} ha ribadito il “no”, senza “se” e senza “ma”, all'esclusione dal calcolo del deficit della spesa green in conto capitale.<ref name="Camera29Nov2022/> * [...] non soltanto [[Ischia]] ma lungo tutta la dorsale appenninica, fino alla [[Sicilia]], c'è un territorio a rischio. È un territorio che è stato molto spesso depauperato di una risorsa fondamentale, del verde, che è stato cementificato, che è stato abbandonato (ci sono varie motivazioni).<ref name="Camera30Nov2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0016/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 16]'', 30 novembre 2022.</ref> *{{NDR|A [[Lorenzo Fontana]]}} Presidente, la voglio ringraziare, perché lei ha parlato dicendo che ci sono i [[Cambiamento climatico|cambiamenti climatici]] in atto. Mi fa molto piacere, perché ci sono alcuni esponenti di questa maggioranza che in passato hanno detto che non c'erano i cambiamenti climatici. Prenderne atto significa fare qualcosa di concreto nel nostro piccolo e nel nostro Paese per salvare tante vite in futuro.<ref name="Camera30Nov2022"/> *[...] quando si tratta di emergenze il nostro Paese, da Enna alla Valle d'Aosta, è in grado di dare il meglio di sé. Il problema è che noi dovremmo lavorare per prevenire.<ref name="Camera1Dec2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0017/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 17]'', 1º dicembre 2022.</ref> *[...] finalmente - e lo dico da ambientalista convinto che da sempre ha speso la propria vita nel cercare di portare avanti determinati valori - il Ministro {{NDR|[[Nello Musumeci]]}}, così come il Presidente della Camera {{NDR|[[Lorenzo Fontana]]}}, hanno riconosciuto che esiste un problema di cambiamento climatico. Lo dico perché altri esponenti precedenti, anche di questo [[Governo Meloni|Governo]], ci avevano indicato come punti di riferimento mondiali soggetti che, o hanno detto che la [[crisi climatica]] non esiste, oppure ci hanno posto come punti di riferimento soggetti che, ad esempio, hanno cominciato a devastare la [[foresta amazzonica]].<ref name="Camera1Dec2022"/> *[...] è opportuno riconoscere che esiste un problema che renderà ancora più complicata la nostra vita, perché il nostro è un Paese fragile in cui mano a mano aumenterà la forza degli eventi climatici che, purtroppo, diventano più frequenti. 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È una cosa che non riusciamo a capire.<ref name="Camera5Dec2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0019/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 19]'', 5 dicembre 2022.</ref> *<small>'''[Alla domanda ad un podcast su quale fosse stato lo switch per protestare e occpuarsi riguardo i problemi che affliggono Napoli]'''</small> Lo switch è stato che io dovevo fare una scelta: o quella Fratello che se nè andato dalla città, un certo punto, lui infatti vive a Torino [...] torna qualche volta con i miei nipotini e la sua compagna da turista. E chiunque noi che gira qualsiasi città d'Italia da turista, tendenzialmente troverà piacevole una permanenza più o meno breve, altra cosa è viverci quotidianamente. Lo switch è stato l'insofferenza continua e costante, ma non soltanto nei confronti della delinquenza o della criminalità, ma anche nei confronti dell'ipocrisia, una fortisisma ipocrisia... <ref ''[https://youtu.be/KgF8D8LpSBw?is=TKZ_Gw6YRoxmkl4K]''</> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borrelli, Francesco Emilio}} [[Categoria:Politici italiani]] nlvcxk9pyduu10npdm0zyfz3scawjdi 1419788 1419787 2026-07-09T21:48:08Z Ulaupo 103099 /* Citazioni di Francesco Emilio Borrelli */ 1419788 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Francesco Emilio Borrelli XIX.jpg|thumb|Francesco Emilio Borrelli nel 2022]] '''Francesco Emilio Borrelli''' (1973), politico italiano ==Citazioni di Francesco Emilio Borrelli== {{Cronologico}} *Un buon imprenditore sa che, quando le cose per lui vanno bene, deve essere generoso, soprattutto in un Paese, come il nostro, che in questo momento è in grande difficoltà.<ref name="Camera10Nov2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0009/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 9]'', 10 novembre 2022.</ref> *{{NDR|Riguardo gli extraprofitti delle aziende energetiche}} [...] prendo sempre dall’Enciclopedia: “L’extraprofitto è quindi una condizione tipica delle forme di mercato non perfettamente concorrenziali”. Non è sano, non è il normale profitto. Il profitto è una cosa che tu puoi avere se fai una buona impresa, una buona attività. Questa è fortuna.<ref name="Camera10Nov2022"/> *Gli extraprofitti sono soldi degli italiani e delle italiane, ed è a loro che vanno restituiti immediatamente. Utili sì, ma all’[[Italia]].<ref name="Camera10Nov2022"/> *La riforma del [[Meccanismo Europeo di Stabilità|MES]] appare come l'extrema ratio di una ristrutturazione del debito o, nella migliore delle ipotesi, di un commissariamento dei conti italiani, perché, con questa revisione, gli interessi delle nostre imprese esportatrici sarebbero allineati a quelli delle imprese esportatrici [[Germania|tedesche]].<ref name="Camera29Nov2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0015/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 15]'', 29 novembre 2022.</ref> *[...] i comportamenti della ''[[Troika|trojka]]'' in alcuni Paesi sono stati pubblicamente definiti di tipo coloniale.<ref name="Camera29Nov2022/> *[...] sarebbe invece necessaria e urgente una svolta keynesiana per alimentare la domanda interna attraverso investimenti pubblici per la riconversione ecologica dell'economia, ma la neo Presidente della Commissione europea {{NDR|[[Ursula von der Leyen]]}} ha ribadito il “no”, senza “se” e senza “ma”, all'esclusione dal calcolo del deficit della spesa green in conto capitale.<ref name="Camera29Nov2022/> * [...] non soltanto [[Ischia]] ma lungo tutta la dorsale appenninica, fino alla [[Sicilia]], c'è un territorio a rischio. È un territorio che è stato molto spesso depauperato di una risorsa fondamentale, del verde, che è stato cementificato, che è stato abbandonato (ci sono varie motivazioni).<ref name="Camera30Nov2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0016/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 16]'', 30 novembre 2022.</ref> *{{NDR|A [[Lorenzo Fontana]]}} Presidente, la voglio ringraziare, perché lei ha parlato dicendo che ci sono i [[Cambiamento climatico|cambiamenti climatici]] in atto. Mi fa molto piacere, perché ci sono alcuni esponenti di questa maggioranza che in passato hanno detto che non c'erano i cambiamenti climatici. Prenderne atto significa fare qualcosa di concreto nel nostro piccolo e nel nostro Paese per salvare tante vite in futuro.<ref name="Camera30Nov2022"/> *[...] quando si tratta di emergenze il nostro Paese, da Enna alla Valle d'Aosta, è in grado di dare il meglio di sé. Il problema è che noi dovremmo lavorare per prevenire.<ref name="Camera1Dec2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0017/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 17]'', 1º dicembre 2022.</ref> *[...] finalmente - e lo dico da ambientalista convinto che da sempre ha speso la propria vita nel cercare di portare avanti determinati valori - il Ministro {{NDR|[[Nello Musumeci]]}}, così come il Presidente della Camera {{NDR|[[Lorenzo Fontana]]}}, hanno riconosciuto che esiste un problema di cambiamento climatico. Lo dico perché altri esponenti precedenti, anche di questo [[Governo Meloni|Governo]], ci avevano indicato come punti di riferimento mondiali soggetti che, o hanno detto che la [[crisi climatica]] non esiste, oppure ci hanno posto come punti di riferimento soggetti che, ad esempio, hanno cominciato a devastare la [[foresta amazzonica]].<ref name="Camera1Dec2022"/> *[...] è opportuno riconoscere che esiste un problema che renderà ancora più complicata la nostra vita, perché il nostro è un Paese fragile in cui mano a mano aumenterà la forza degli eventi climatici che, purtroppo, diventano più frequenti. Infatti, dobbiamo dirci che, se avvengono più tragedie è anche perché gli eventi estremi sono sempre più frequenti, mentre prima avvenivano con distanze di tempo molto più lunghe.<ref name="Camera1Dec2022"/> *{{NDR|Sull'[[alluvione di Ischia del 2022]]}} È evidente che l'[[abusivismo edilizio|abusivismo]] ha contribuito, non solo a [[Ischia]] ma in tutto il Paese, a rendere più fragile il territorio, ma in alcuni casi è stato fatto un abusivismo folle, indipendentemente dalle motivazioni. Infatti, si è costruito sui letti dei [[Fiume|fiumi]] e su terreni franosi, cioè con istinti - fatemi passare il termine - suicidi.<ref name="Camera1Dec2022"/> *{{NDR|Sul cambio di nome del Ministero dell'ambiente del [[Governo Meloni]]}} [...] se la dicitura del Ministero non cambia la sostanza dell'impegno ambientalista, perché insistere così tanto nel modificarla? È una cosa che non riusciamo a capire.<ref name="Camera5Dec2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0019/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 19]'', 5 dicembre 2022.</ref> *<small>'''[Alla domanda ad un podcast su quale fosse stato lo switch per protestare e occpuarsi riguardo i problemi che affliggono Napoli]'''</small> Lo switch è stato che io dovevo fare una scelta: o quella Fratello che se nè andato dalla città, un certo punto, lui infatti vive a Torino [...] torna qualche volta con i miei nipotini e la sua compagna da turista. E chiunque noi che gira qualsiasi città d'Italia da turista, tendenzialmente troverà piacevole una permanenza più o meno breve, altra cosa è viverci quotidianamente. Lo switch è stato l'insofferenza continua e costante, ma non soltanto nei confronti della delinquenza o della criminalità, ma anche nei confronti dell'ipocrisia, una fortisisma ipocrisia... <sup><small>[https://youtu.be/KgF8D8LpSBw?is=TKZ_Gw6YRoxmkl4K <nowiki>[6]</nowiki>]</small></sup> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borrelli, Francesco Emilio}} [[Categoria:Politici italiani]] cvm4lvsh1qnr9umcazh5wiz2o5gf7vj 1419790 1419788 2026-07-09T22:14:43Z Ulaupo 103099 /* Citazioni di Francesco Emilio Borrelli */ 1419790 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Francesco Emilio Borrelli XIX.jpg|thumb|Francesco Emilio Borrelli nel 2022]] '''Francesco Emilio Borrelli''' (1973), politico italiano ==Citazioni di Francesco Emilio Borrelli== {{Cronologico}} *Un buon imprenditore sa che, quando le cose per lui vanno bene, deve essere generoso, soprattutto in un Paese, come il nostro, che in questo momento è in grande difficoltà.<ref name="Camera10Nov2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0009/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 9]'', 10 novembre 2022.</ref> *{{NDR|Riguardo gli extraprofitti delle aziende energetiche}} [...] prendo sempre dall’Enciclopedia: “L’extraprofitto è quindi una condizione tipica delle forme di mercato non perfettamente concorrenziali”. Non è sano, non è il normale profitto. Il profitto è una cosa che tu puoi avere se fai una buona impresa, una buona attività. Questa è fortuna.<ref name="Camera10Nov2022"/> *Gli extraprofitti sono soldi degli italiani e delle italiane, ed è a loro che vanno restituiti immediatamente. Utili sì, ma all’[[Italia]].<ref name="Camera10Nov2022"/> *La riforma del [[Meccanismo Europeo di Stabilità|MES]] appare come l'extrema ratio di una ristrutturazione del debito o, nella migliore delle ipotesi, di un commissariamento dei conti italiani, perché, con questa revisione, gli interessi delle nostre imprese esportatrici sarebbero allineati a quelli delle imprese esportatrici [[Germania|tedesche]].<ref name="Camera29Nov2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0015/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 15]'', 29 novembre 2022.</ref> *[...] i comportamenti della ''[[Troika|trojka]]'' in alcuni Paesi sono stati pubblicamente definiti di tipo coloniale.<ref name="Camera29Nov2022/> *[...] sarebbe invece necessaria e urgente una svolta keynesiana per alimentare la domanda interna attraverso investimenti pubblici per la riconversione ecologica dell'economia, ma la neo Presidente della Commissione europea {{NDR|[[Ursula von der Leyen]]}} ha ribadito il “no”, senza “se” e senza “ma”, all'esclusione dal calcolo del deficit della spesa green in conto capitale.<ref name="Camera29Nov2022/> * [...] non soltanto [[Ischia]] ma lungo tutta la dorsale appenninica, fino alla [[Sicilia]], c'è un territorio a rischio. È un territorio che è stato molto spesso depauperato di una risorsa fondamentale, del verde, che è stato cementificato, che è stato abbandonato (ci sono varie motivazioni).<ref name="Camera30Nov2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0016/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 16]'', 30 novembre 2022.</ref> *{{NDR|A [[Lorenzo Fontana]]}} Presidente, la voglio ringraziare, perché lei ha parlato dicendo che ci sono i [[Cambiamento climatico|cambiamenti climatici]] in atto. Mi fa molto piacere, perché ci sono alcuni esponenti di questa maggioranza che in passato hanno detto che non c'erano i cambiamenti climatici. Prenderne atto significa fare qualcosa di concreto nel nostro piccolo e nel nostro Paese per salvare tante vite in futuro.<ref name="Camera30Nov2022"/> *[...] quando si tratta di emergenze il nostro Paese, da Enna alla Valle d'Aosta, è in grado di dare il meglio di sé. Il problema è che noi dovremmo lavorare per prevenire.<ref name="Camera1Dec2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0017/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 17]'', 1º dicembre 2022.</ref> *[...] finalmente - e lo dico da ambientalista convinto che da sempre ha speso la propria vita nel cercare di portare avanti determinati valori - il Ministro {{NDR|[[Nello Musumeci]]}}, così come il Presidente della Camera {{NDR|[[Lorenzo Fontana]]}}, hanno riconosciuto che esiste un problema di cambiamento climatico. Lo dico perché altri esponenti precedenti, anche di questo [[Governo Meloni|Governo]], ci avevano indicato come punti di riferimento mondiali soggetti che, o hanno detto che la [[crisi climatica]] non esiste, oppure ci hanno posto come punti di riferimento soggetti che, ad esempio, hanno cominciato a devastare la [[foresta amazzonica]].<ref name="Camera1Dec2022"/> *[...] è opportuno riconoscere che esiste un problema che renderà ancora più complicata la nostra vita, perché il nostro è un Paese fragile in cui mano a mano aumenterà la forza degli eventi climatici che, purtroppo, diventano più frequenti. Infatti, dobbiamo dirci che, se avvengono più tragedie è anche perché gli eventi estremi sono sempre più frequenti, mentre prima avvenivano con distanze di tempo molto più lunghe.<ref name="Camera1Dec2022"/> *{{NDR|Sull'[[alluvione di Ischia del 2022]]}} È evidente che l'[[abusivismo edilizio|abusivismo]] ha contribuito, non solo a [[Ischia]] ma in tutto il Paese, a rendere più fragile il territorio, ma in alcuni casi è stato fatto un abusivismo folle, indipendentemente dalle motivazioni. Infatti, si è costruito sui letti dei [[Fiume|fiumi]] e su terreni franosi, cioè con istinti - fatemi passare il termine - suicidi.<ref name="Camera1Dec2022"/> *{{NDR|Sul cambio di nome del Ministero dell'ambiente del [[Governo Meloni]]}} [...] se la dicitura del Ministero non cambia la sostanza dell'impegno ambientalista, perché insistere così tanto nel modificarla? È una cosa che non riusciamo a capire.<ref name="Camera5Dec2022">Dall'intervento alla [[Camera dei Deputati]], ''[https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/assemblea/html/sed0019/stenografico.pdf Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 19]'', 5 dicembre 2022.</ref> *<small>'''[Alla domanda ad un podcast su quale fosse stato lo switch per protestare e occpuarsi riguardo i problemi che affliggono Napoli]'''</small> Lo switch è stato che io dovevo fare una scelta: o quella Fratello che se nè andato dalla città, un certo punto, lui infatti vive a Torino [...] torna qualche volta con i miei nipotini e la sua compagna da turista. E chiunque noi che gira qualsiasi città d'Italia da turista, tendenzialmente troverà piacevole una permanenza più o meno breve, altra cosa è viverci quotidianamente. Lo switch è stato l'insofferenza continua e costante, ma non soltanto nei confronti della delinquenza o della criminalità, ma anche nei confronti dell'ipocrisia, una fortisisma ipocrisia... <sup><small>[https://youtu.be/KgF8D8LpSBw?is=TKZ_Gw6YRoxmkl4K <nowiki>[6]</nowiki>]</small></sup> *'''<small>[Sulla morte di Umberto Bossi]</small>''' Molti mass media continuano a parlare di Umberto Bossi come un grande uomo e un grande politico. Pur rispettandone la morte non condivido nessuna delle due valutazioni. Non mi accodo a questo panegirico pubblico di un personaggio che ha detto e fatto cose indecenti contro il paese e contro il sud. <small>[https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=1489242545890788&id=100044151710417 <sup><nowiki>[7]</nowiki></sup>]</small> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Borrelli, Francesco Emilio}} [[Categoria:Politici italiani]] pav7ce56niio1y92n2iowxsg4kyh8b9 Nazionale di calcio della Francia 0 202034 1419793 1337690 2026-07-10T03:40:55Z AssassinsCreed 17001 +1 1419793 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Maillot géant équipe de France.jpg|thumb|Tifosi della nazionale calcistica francese (2006)]] Citazioni sulla '''nazionale di calcio della Francia'''. *C'è un popolo dietro alla nazionale francese [...] c'è una Francia dove uomini di razze e credi diversi possono essere fratelli. ([[Fabio Caressa]]) *La forza della nostra squadra è proprio la sua componente multirazziale. Questa deve essere anche la forza del Paese. ([[Marcel Desailly]]) *Nel 1998 noi abbiamo affrontato la Francia, ora {{NDR|nel 2026}} affronteremo una formazione africana. ([[José Luis Chilavert]]) *Se vedete [[Jean-Marie Le Pen|Le Pen]] ditegli che i giocatori della Francia si sentono francesi e amano questa maglia e la nazione. Diteglielo. E viva la [[Francia]], non quella che vuole Le Pen ma l'altra, quella vera. ([[Lilian Thuram]]) *Sono nato in Francia, cresciuto lì senza problemi, con compagni di classe turchi, arabi o di altra provenienza. E il problema del razzismo lì non lo ho avvertito. Del resto lo vedi anche da com'è composta la nazionale francese. ([[Kalidou Koulibaly]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Calcio in Francia]] [[Categoria:Squadre nazionali]] s3r8yi0f2ng6lbuei2uh66shnb4yvi7 Paolo Arcari 0 203730 1419724 1271082 2026-07-09T13:36:02Z Gaux 18878 /* Citazioni di Paolo Arcari */ Metastasio 1419724 wikitext text/x-wiki [[File:Paolo Arcari (1902).jpg|thumb|Paolo Arcari (1902)]] '''Paolo Arcari''' (1879 – 1955), letterato italiano. ==Citazioni di Paolo Arcari== *Come leggo? — Sì, ma, anche, ma, insieme, ma, inseparabilmente: — Come rileggo?<br>[[Lettura|Leggo]] e [[Rilettura|rileggo]] con i due ritmi più diversi e più remoti.<br>Leggo adagio, armato di matita, di penna, di uncini, direi, di bastoni; leggo come se centellinassi, come se masticassi, come se mi avventurassi in un terreno ignoto, saggiandolo passo per passo. Tentoni leggo, insomma.<br>Rileggo, come da una vetta, spingendo lo sguardo negli orizzonti lontani, contemplando il panorama e superandolo, forse, talora.<br>Leggo come attratto e spaurito da una gioia che potrebbe essere vietata, leggo come il bimbo scende lento, la prima volta, nel mare.<br>Rileggo a bracciate vigorose, spingendomi al largo d'un balzo, fluido nell'elemento mio.<br>Leggo come davanti ad una insidia; rileggo, come reduce tra le cose più amiche e più fide.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, [https://archive.org/details/ComeLeggo/page/n2/mode/1up p. 69].</ref> *Il leggere è una voluttà; il rileggere è un'azione che assicura, od un pericolo che esalta.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, p. 69.</ref> *{{NDR|[[Pietro Metastasio]]}} Le sentenze sono la parte sempre viva e fresca dell'opera sua: noi possiamo sorridere del poeta drammatico che non sa celare il suo io nemmeno negli istanti della passione, ma dobbiamo riconoscere la valentìa dell'artista che fa della parola il velo elegante di alti pensieri, di osservazioni filosofiche originali ed acutissime sugli affetti e sulle vicende umane.<ref>Da ''L'arte poetica di Pietro Metastasio'', p. 158.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Arcari, Paolo}} [[Categoria:Letterati italiani]] cwb6ucsk8sj3dad5ywm7ydhf0eu963e 1419725 1419724 2026-07-09T13:38:43Z Gaux 18878 /* Citazioni di Paolo Arcari */ riferimenti bibliografici 1419725 wikitext text/x-wiki [[File:Paolo Arcari (1902).jpg|thumb|Paolo Arcari (1902)]] '''Paolo Arcari''' (1879 – 1955), letterato italiano. ==Citazioni di Paolo Arcari== *Come leggo? — Sì, ma, anche, ma, insieme, ma, inseparabilmente: — Come rileggo?<br>[[Lettura|Leggo]] e [[Rilettura|rileggo]] con i due ritmi più diversi e più remoti.<br>Leggo adagio, armato di matita, di penna, di uncini, direi, di bastoni; leggo come se centellinassi, come se masticassi, come se mi avventurassi in un terreno ignoto, saggiandolo passo per passo. Tentoni leggo, insomma.<br>Rileggo, come da una vetta, spingendo lo sguardo negli orizzonti lontani, contemplando il panorama e superandolo, forse, talora.<br>Leggo come attratto e spaurito da una gioia che potrebbe essere vietata, leggo come il bimbo scende lento, la prima volta, nel mare.<br>Rileggo a bracciate vigorose, spingendomi al largo d'un balzo, fluido nell'elemento mio.<br>Leggo come davanti ad una insidia; rileggo, come reduce tra le cose più amiche e più fide.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, [https://archive.org/details/ComeLeggo/page/n2/mode/1up p. 69].</ref> *Il leggere è una voluttà; il rileggere è un'azione che assicura, od un pericolo che esalta.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, p. 69.</ref> *{{NDR|[[Pietro Metastasio]]}} Le sentenze sono la parte sempre viva e fresca dell'opera sua: noi possiamo sorridere del poeta drammatico che non sa celare il suo io nemmeno negli istanti della passione, ma dobbiamo riconoscere la valentìa dell'artista che fa della parola il velo elegante di alti pensieri, di osservazioni filosofiche originali ed acutissime sugli affetti e sulle vicende umane.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lartepoeticadipi00arcauoft/page/n4/mode/1up L'arte poetica di Pietro Metastasio]'', Libreria editrice nazionale, Milano, 1902, p. 158.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Arcari, Paolo}} [[Categoria:Letterati italiani]] nksbug4emw991qs5gjcyxhwdkdue0mb 1419726 1419725 2026-07-09T13:39:12Z Gaux 18878 no stub 1419726 wikitext text/x-wiki [[File:Paolo Arcari (1902).jpg|thumb|Paolo Arcari (1902)]] '''Paolo Arcari''' (1879 – 1955), letterato italiano. ==Citazioni di Paolo Arcari== *Come leggo? — Sì, ma, anche, ma, insieme, ma, inseparabilmente: — Come rileggo?<br>[[Lettura|Leggo]] e [[Rilettura|rileggo]] con i due ritmi più diversi e più remoti.<br>Leggo adagio, armato di matita, di penna, di uncini, direi, di bastoni; leggo come se centellinassi, come se masticassi, come se mi avventurassi in un terreno ignoto, saggiandolo passo per passo. Tentoni leggo, insomma.<br>Rileggo, come da una vetta, spingendo lo sguardo negli orizzonti lontani, contemplando il panorama e superandolo, forse, talora.<br>Leggo come attratto e spaurito da una gioia che potrebbe essere vietata, leggo come il bimbo scende lento, la prima volta, nel mare.<br>Rileggo a bracciate vigorose, spingendomi al largo d'un balzo, fluido nell'elemento mio.<br>Leggo come davanti ad una insidia; rileggo, come reduce tra le cose più amiche e più fide.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, [https://archive.org/details/ComeLeggo/page/n2/mode/1up p. 69].</ref> *Il leggere è una voluttà; il rileggere è un'azione che assicura, od un pericolo che esalta.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, p. 69.</ref> *{{NDR|[[Pietro Metastasio]]}} Le sentenze sono la parte sempre viva e fresca dell'opera sua: noi possiamo sorridere del poeta drammatico che non sa celare il suo io nemmeno negli istanti della passione, ma dobbiamo riconoscere la valentìa dell'artista che fa della parola il velo elegante di alti pensieri, di osservazioni filosofiche originali ed acutissime sugli affetti e sulle vicende umane.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lartepoeticadipi00arcauoft/page/n4/mode/1up L'arte poetica di Pietro Metastasio]'', Libreria editrice nazionale, Milano, 1902, p. 158.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Arcari, Paolo}} [[Categoria:Letterati italiani]] jth9jpgxpgzqaqmobxz63lhd6jc5e6i 1419733 1419726 2026-07-09T14:03:16Z Gaux 18878 /* Citazioni di Paolo Arcari */ le ariette del Metastasio 1419733 wikitext text/x-wiki [[File:Paolo Arcari (1902).jpg|thumb|Paolo Arcari (1902)]] '''Paolo Arcari''' (1879 – 1955), letterato italiano. ==Citazioni di Paolo Arcari== *Come leggo? — Sì, ma, anche, ma, insieme, ma, inseparabilmente: — Come rileggo?<br>[[Lettura|Leggo]] e [[Rilettura|rileggo]] con i due ritmi più diversi e più remoti.<br>Leggo adagio, armato di matita, di penna, di uncini, direi, di bastoni; leggo come se centellinassi, come se masticassi, come se mi avventurassi in un terreno ignoto, saggiandolo passo per passo. Tentoni leggo, insomma.<br>Rileggo, come da una vetta, spingendo lo sguardo negli orizzonti lontani, contemplando il panorama e superandolo, forse, talora.<br>Leggo come attratto e spaurito da una gioia che potrebbe essere vietata, leggo come il bimbo scende lento, la prima volta, nel mare.<br>Rileggo a bracciate vigorose, spingendomi al largo d'un balzo, fluido nell'elemento mio.<br>Leggo come davanti ad una insidia; rileggo, come reduce tra le cose più amiche e più fide.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, [https://archive.org/details/ComeLeggo/page/n2/mode/1up p. 69].</ref> *Il leggere è una voluttà; il rileggere è un'azione che assicura, od un pericolo che esalta.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, p. 69.</ref> *{{NDR|[[Pietro Metastasio]]}} Le sentenze sono la parte sempre viva e fresca dell'opera sua: noi possiamo sorridere del poeta drammatico che non sa celare il suo io nemmeno negli istanti della passione, ma dobbiamo riconoscere la valentìa dell'artista che fa della parola il velo elegante di alti pensieri, di osservazioni filosofiche originali ed acutissime sugli affetti e sulle vicende umane.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lartepoeticadipi00arcauoft/page/n4/mode/1up L'arte poetica di Pietro Metastasio]'', Libreria editrice nazionale, Milano, 1902, p. 158.</ref> *Moltissime sono senza dubbio le ariette del M{{NDR|etastasio}} nelle quali non vera poesia ma c'è soltanto — per dirla col Tommaseo — ''vinello di poesia'', dove l'arte si svela o la natura si nasconde, dove il bello usurpa la sede del vero, dove col semplice suono della parola si vuol dipingere l'idea, dove il poeta scompare davanti all'artista, l'ideale della facilità fa obliare quello della sublimità, dove «il libertinaggio marinista e l'affettazione» petrarchevole», che il Nostro raccomanda tanto agli altri d'evitare, si insinuano, si palesano, signoreggiano, dove infine il convenzionale trionfa e l'originalità va, mesta, in esilio.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lartepoeticadipi00arcauoft/page/n4/mode/1up L'arte poetica di Pietro Metastasio]'', Libreria editrice nazionale, Milano, 1902, pp. 95-96.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Arcari, Paolo}} [[Categoria:Letterati italiani]] l1balquh100qatrl547nr6m9nwgb0yq 1419734 1419733 2026-07-09T14:11:02Z Gaux 18878 /* Citazioni di Paolo Arcari */ wlink 1419734 wikitext text/x-wiki [[File:Paolo Arcari (1902).jpg|thumb|Paolo Arcari (1902)]] '''Paolo Arcari''' (1879 – 1955), letterato italiano. ==Citazioni di Paolo Arcari== *Come leggo? — Sì, ma, anche, ma, insieme, ma, inseparabilmente: — Come rileggo?<br>[[Lettura|Leggo]] e [[Rilettura|rileggo]] con i due ritmi più diversi e più remoti.<br>Leggo adagio, armato di matita, di penna, di uncini, direi, di bastoni; leggo come se centellinassi, come se masticassi, come se mi avventurassi in un terreno ignoto, saggiandolo passo per passo. Tentoni leggo, insomma.<br>Rileggo, come da una vetta, spingendo lo sguardo negli orizzonti lontani, contemplando il panorama e superandolo, forse, talora.<br>Leggo come attratto e spaurito da una gioia che potrebbe essere vietata, leggo come il bimbo scende lento, la prima volta, nel mare.<br>Rileggo a bracciate vigorose, spingendomi al largo d'un balzo, fluido nell'elemento mio.<br>Leggo come davanti ad una insidia; rileggo, come reduce tra le cose più amiche e più fide.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, [https://archive.org/details/ComeLeggo/page/n2/mode/1up p. 69].</ref> *Il leggere è una voluttà; il rileggere è un'azione che assicura, od un pericolo che esalta.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, p. 69.</ref> *{{NDR|[[Pietro Metastasio]]}} Le sentenze sono la parte sempre viva e fresca dell'opera sua: noi possiamo sorridere del poeta drammatico che non sa celare il suo io nemmeno negli istanti della passione, ma dobbiamo riconoscere la valentìa dell'artista che fa della parola il velo elegante di alti pensieri, di osservazioni filosofiche originali ed acutissime sugli affetti e sulle vicende umane.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lartepoeticadipi00arcauoft/page/n4/mode/1up L'arte poetica di Pietro Metastasio]'', Libreria editrice nazionale, Milano, 1902, p. 158.</ref> *Moltissime sono senza dubbio le ariette del M{{NDR|etastasio}} nelle quali non vera [[poesia]] ma c'è soltanto — per dirla col [[Niccolò Tommaseo|Tommaseo]] – ''vinello di poesia'', dove l'arte si svela o la natura si nasconde, dove il bello usurpa la sede del vero, dove col semplice suono della parola si vuol dipingere l'idea, dove il poeta scompare davanti all'artista, l'ideale della facilità fa obliare quello della sublimità, dove «il libertinaggio [[Giovan Battista Marino|marinista]] e l'affettazione» [[Francesco Petrarca|petrarchevole]]», che il Nostro raccomanda tanto agli altri d'evitare, si insinuano, si palesano, signoreggiano, dove infine il convenzionale trionfa e l'originalità va, mesta, in esilio.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lartepoeticadipi00arcauoft/page/n4/mode/1up L'arte poetica di Pietro Metastasio]'', Libreria editrice nazionale, Milano, 1902, pp. 95-96.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Arcari, Paolo}} [[Categoria:Letterati italiani]] chqc3ahb6iu0y21g8lvozm8zqe7qi0w 1419735 1419734 2026-07-09T14:14:02Z Gaux 18878 /* Citazioni di Paolo Arcari */ ampliamento 1419735 wikitext text/x-wiki [[File:Paolo Arcari (1902).jpg|thumb|Paolo Arcari (1902)]] '''Paolo Arcari''' (1879 – 1955), letterato italiano. ==Citazioni di Paolo Arcari== *Come leggo? — Sì, ma, anche, ma, insieme, ma, inseparabilmente: — Come rileggo?<br>[[Lettura|Leggo]] e [[Rilettura|rileggo]] con i due ritmi più diversi e più remoti.<br>Leggo adagio, armato di matita, di penna, di uncini, direi, di bastoni; leggo come se centellinassi, come se masticassi, come se mi avventurassi in un terreno ignoto, saggiandolo passo per passo. Tentoni leggo, insomma.<br>Rileggo, come da una vetta, spingendo lo sguardo negli orizzonti lontani, contemplando il panorama e superandolo, forse, talora.<br>Leggo come attratto e spaurito da una gioia che potrebbe essere vietata, leggo come il bimbo scende lento, la prima volta, nel mare.<br>Rileggo a bracciate vigorose, spingendomi al largo d'un balzo, fluido nell'elemento mio.<br>Leggo come davanti ad una insidia; rileggo, come reduce tra le cose più amiche e più fide.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, [https://archive.org/details/ComeLeggo/page/n2/mode/1up p. 69].</ref> *Il leggere è una voluttà; il rileggere è un'azione che assicura, od un pericolo che esalta.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, p. 69.</ref> *{{NDR|[[Pietro Metastasio]]}} Le sentenze sono la parte sempre viva e fresca dell'opera sua: noi possiamo sorridere del poeta drammatico che non sa celare il suo io nemmeno negli istanti della passione, ma dobbiamo riconoscere la valentìa dell'artista che fa della parola il velo elegante di alti pensieri, di osservazioni filosofiche originali ed acutissime sugli affetti e sulle vicende umane.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lartepoeticadipi00arcauoft/page/n4/mode/1up L'arte poetica di Pietro Metastasio]'', Libreria editrice nazionale, Milano, 1902, p. 158.</ref> *Moltissime sono senza dubbio le ariette del M{{NDR|etastasio}} nelle quali non vera [[poesia]] ma c'è soltanto — per dirla col [[Niccolò Tommaseo|Tommaseo]] – ''vinello di poesia'', dove l'arte si svela o la natura si nasconde, dove il bello usurpa la sede del vero, dove col semplice suono della parola si vuol dipingere l'idea, dove il poeta scompare davanti all'artista, l'ideale della facilità fa obliare quello della sublimità, dove «il libertinaggio [[Giovan Battista Marino|marinista]] e l'affettazione» [[Francesco Petrarca|petrarchevole]]», che il Nostro raccomanda tanto agli altri d'evitare, si insinuano, si palesano, signoreggiano, dove infine il convenzionale trionfa e l'originalità va, mesta, in esilio. Allora che resta a queste ''arie''? Resta sempre la musicalità, musicalità grande, straordinaria oserei pur dire inimitabile; tale che alcuni stranieri, con scarsa conoscenza della lingua italiana, le rammentavano e le declamavano colla facilità maggiore nell'originale, mentre non avrebbero saputo ripetere una sola strofa delle versioni.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lartepoeticadipi00arcauoft/page/n4/mode/1up L'arte poetica di Pietro Metastasio]'', Libreria editrice nazionale, Milano, 1902, pp. 95-96.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Arcari, Paolo}} [[Categoria:Letterati italiani]] iol9rlfw30jry3cjidith9yan0jkae5 1419736 1419735 2026-07-09T14:14:51Z Gaux 18878 /* Citazioni di Paolo Arcari */ typo 1419736 wikitext text/x-wiki [[File:Paolo Arcari (1902).jpg|thumb|Paolo Arcari (1902)]] '''Paolo Arcari''' (1879 – 1955), letterato italiano. ==Citazioni di Paolo Arcari== *Come leggo? — Sì, ma, anche, ma, insieme, ma, inseparabilmente: — Come rileggo?<br>[[Lettura|Leggo]] e [[Rilettura|rileggo]] con i due ritmi più diversi e più remoti.<br>Leggo adagio, armato di matita, di penna, di uncini, direi, di bastoni; leggo come se centellinassi, come se masticassi, come se mi avventurassi in un terreno ignoto, saggiandolo passo per passo. Tentoni leggo, insomma.<br>Rileggo, come da una vetta, spingendo lo sguardo negli orizzonti lontani, contemplando il panorama e superandolo, forse, talora.<br>Leggo come attratto e spaurito da una gioia che potrebbe essere vietata, leggo come il bimbo scende lento, la prima volta, nel mare.<br>Rileggo a bracciate vigorose, spingendomi al largo d'un balzo, fluido nell'elemento mio.<br>Leggo come davanti ad una insidia; rileggo, come reduce tra le cose più amiche e più fide.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, [https://archive.org/details/ComeLeggo/page/n2/mode/1up p. 69].</ref> *Il leggere è una voluttà; il rileggere è un'azione che assicura, od un pericolo che esalta.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, p. 69.</ref> *{{NDR|[[Pietro Metastasio]]}} Le sentenze sono la parte sempre viva e fresca dell'opera sua: noi possiamo sorridere del poeta drammatico che non sa celare il suo io nemmeno negli istanti della passione, ma dobbiamo riconoscere la valentìa dell'artista che fa della parola il velo elegante di alti pensieri, di osservazioni filosofiche originali ed acutissime sugli affetti e sulle vicende umane.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lartepoeticadipi00arcauoft/page/n4/mode/1up L'arte poetica di Pietro Metastasio]'', Libreria editrice nazionale, Milano, 1902, p. 158.</ref> *Moltissime sono senza dubbio le ariette del M{{NDR|etastasio}} nelle quali non vera [[poesia]] ma c'è soltanto – per dirla col [[Niccolò Tommaseo|Tommaseo]] – ''vinello di poesia'', dove l'arte si svela o la natura si nasconde, dove il bello usurpa la sede del vero, dove col semplice suono della parola si vuol dipingere l'idea, dove il poeta scompare davanti all'artista, l'ideale della facilità fa obliare quello della sublimità, dove «il libertinaggio [[Giovan Battista Marino|marinista]] e l'affettazione» [[Francesco Petrarca|petrarchevole]]», che il Nostro raccomanda tanto agli altri d'evitare, si insinuano, si palesano, signoreggiano, dove infine il convenzionale trionfa e l'originalità va, mesta, in esilio. Allora che resta a queste ''arie''? Resta sempre la musicalità, musicalità grande, straordinaria oserei pur dire inimitabile; tale che alcuni stranieri, con scarsa conoscenza della lingua italiana, le rammentavano e le declamavano colla facilità maggiore nell'originale, mentre non avrebbero saputo ripetere una sola strofa delle versioni.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lartepoeticadipi00arcauoft/page/n4/mode/1up L'arte poetica di Pietro Metastasio]'', Libreria editrice nazionale, Milano, 1902, pp. 95-96.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Arcari, Paolo}} [[Categoria:Letterati italiani]] tm5dwctfkofregw60bkml32fiuq5fln 1419738 1419736 2026-07-09T14:20:05Z Gaux 18878 upright 1419738 wikitext text/x-wiki [[File:Paolo Arcari (1902).jpg|thumb|upright=0.8|Paolo Arcari (1902)]] '''Paolo Arcari''' (1879 – 1955), letterato italiano. ==Citazioni di Paolo Arcari== *Come leggo? — Sì, ma, anche, ma, insieme, ma, inseparabilmente: — Come rileggo?<br>[[Lettura|Leggo]] e [[Rilettura|rileggo]] con i due ritmi più diversi e più remoti.<br>Leggo adagio, armato di matita, di penna, di uncini, direi, di bastoni; leggo come se centellinassi, come se masticassi, come se mi avventurassi in un terreno ignoto, saggiandolo passo per passo. Tentoni leggo, insomma.<br>Rileggo, come da una vetta, spingendo lo sguardo negli orizzonti lontani, contemplando il panorama e superandolo, forse, talora.<br>Leggo come attratto e spaurito da una gioia che potrebbe essere vietata, leggo come il bimbo scende lento, la prima volta, nel mare.<br>Rileggo a bracciate vigorose, spingendomi al largo d'un balzo, fluido nell'elemento mio.<br>Leggo come davanti ad una insidia; rileggo, come reduce tra le cose più amiche e più fide.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, [https://archive.org/details/ComeLeggo/page/n2/mode/1up p. 69].</ref> *Il leggere è una voluttà; il rileggere è un'azione che assicura, od un pericolo che esalta.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, p. 69.</ref> *{{NDR|[[Pietro Metastasio]]}} Le sentenze sono la parte sempre viva e fresca dell'opera sua: noi possiamo sorridere del poeta drammatico che non sa celare il suo io nemmeno negli istanti della passione, ma dobbiamo riconoscere la valentìa dell'artista che fa della parola il velo elegante di alti pensieri, di osservazioni filosofiche originali ed acutissime sugli affetti e sulle vicende umane.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lartepoeticadipi00arcauoft/page/n4/mode/1up L'arte poetica di Pietro Metastasio]'', Libreria editrice nazionale, Milano, 1902, p. 158.</ref> *Moltissime sono senza dubbio le ariette del M{{NDR|etastasio}} nelle quali non vera [[poesia]] ma c'è soltanto – per dirla col [[Niccolò Tommaseo|Tommaseo]] – ''vinello di poesia'', dove l'arte si svela o la natura si nasconde, dove il bello usurpa la sede del vero, dove col semplice suono della parola si vuol dipingere l'idea, dove il poeta scompare davanti all'artista, l'ideale della facilità fa obliare quello della sublimità, dove «il libertinaggio [[Giovan Battista Marino|marinista]] e l'affettazione» [[Francesco Petrarca|petrarchevole]]», che il Nostro raccomanda tanto agli altri d'evitare, si insinuano, si palesano, signoreggiano, dove infine il convenzionale trionfa e l'originalità va, mesta, in esilio. Allora che resta a queste ''arie''? Resta sempre la musicalità, musicalità grande, straordinaria oserei pur dire inimitabile; tale che alcuni stranieri, con scarsa conoscenza della lingua italiana, le rammentavano e le declamavano colla facilità maggiore nell'originale, mentre non avrebbero saputo ripetere una sola strofa delle versioni.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lartepoeticadipi00arcauoft/page/n4/mode/1up L'arte poetica di Pietro Metastasio]'', Libreria editrice nazionale, Milano, 1902, pp. 95-96.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Arcari, Paolo}} [[Categoria:Letterati italiani]] 60ybzi4j5eqeb18h3fm32wqkaasbsrd 1419739 1419738 2026-07-09T14:20:49Z Gaux 18878 wlink ripetuto 1419739 wikitext text/x-wiki [[File:Paolo Arcari (1902).jpg|thumb|upright=0.8|Paolo Arcari (1902)]] '''Paolo Arcari''' (1879 – 1955), letterato italiano. ==Citazioni di Paolo Arcari== *Come leggo? — Sì, ma, anche, ma, insieme, ma, inseparabilmente: — Come rileggo?<br>[[Lettura|Leggo]] e [[Rilettura|rileggo]] con i due ritmi più diversi e più remoti.<br>Leggo adagio, armato di matita, di penna, di uncini, direi, di bastoni; leggo come se centellinassi, come se masticassi, come se mi avventurassi in un terreno ignoto, saggiandolo passo per passo. Tentoni leggo, insomma.<br>Rileggo, come da una vetta, spingendo lo sguardo negli orizzonti lontani, contemplando il panorama e superandolo, forse, talora.<br>Leggo come attratto e spaurito da una gioia che potrebbe essere vietata, leggo come il bimbo scende lento, la prima volta, nel mare.<br>Rileggo a bracciate vigorose, spingendomi al largo d'un balzo, fluido nell'elemento mio.<br>Leggo come davanti ad una insidia; rileggo, come reduce tra le cose più amiche e più fide.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, [https://archive.org/details/ComeLeggo/page/n2/mode/1up p. 69].</ref> *Il leggere è una voluttà; il rileggere è un'azione che assicura, od un pericolo che esalta.<ref>Da ''Come leggo? Domanda ai più noti scrittori d'oggi'', Felice Le Monnier, Firenze, 1935, p. 69.</ref> *{{NDR|[[Pietro Metastasio]]}} Le sentenze sono la parte sempre viva e fresca dell'opera sua: noi possiamo sorridere del poeta drammatico che non sa celare il suo io nemmeno negli istanti della passione, ma dobbiamo riconoscere la valentìa dell'artista che fa della parola il velo elegante di alti pensieri, di osservazioni filosofiche originali ed acutissime sugli affetti e sulle vicende umane.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lartepoeticadipi00arcauoft/page/n4/mode/1up L'arte poetica di Pietro Metastasio]'', Libreria editrice nazionale, Milano, 1902, p. 158.</ref> *Moltissime sono senza dubbio le ariette del M{{NDR|etastasio}} nelle quali non vera [[poesia]] ma c'è soltanto – per dirla col [[Niccolò Tommaseo|Tommaseo]] – ''vinello di poesia'', dove l'arte si svela o la natura si nasconde, dove il bello usurpa la sede del vero, dove col semplice suono della parola si vuol dipingere l'idea, dove il poeta scompare davanti all'artista, l'ideale della facilità fa obliare quello della sublimità, dove «il libertinaggio [[Giovan Battista Marino|marinista]] e l'affettazione» [[Francesco Petrarca|petrarchevole]]», che il Nostro raccomanda tanto agli altri d'evitare, si insinuano, si palesano, signoreggiano, dove infine il convenzionale trionfa e l'originalità va, mesta, in esilio. Allora che resta a queste ''arie''? Resta sempre la musicalità, musicalità grande, straordinaria oserei pur dire inimitabile; tale che alcuni stranieri, con scarsa conoscenza della lingua italiana, le rammentavano e le declamavano colla facilità maggiore nell'originale, mentre non avrebbero saputo ripetere una sola strofa delle versioni.<ref>Da ''L'arte poetica di Pietro Metastasio'', Libreria editrice nazionale, Milano, 1902, pp. 95-96.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Arcari, Paolo}} [[Categoria:Letterati italiani]] fs4yugr4rj61ky6vkmvpi9dupd85rcz Cinema pornografico 0 205447 1419767 1397251 2026-07-09T16:50:06Z Danyele 19198 +2 1419767 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Porn Set 5.jpg|thumb|Sul set durante le riprese di un film pornografico (2007)]] Citazioni sul '''cinema pornografico'''. *Fare sesso di fronte a una videocamera è la parte meno difficile del lavoro; il difficile è mantenere i rapporti con il proprio pubblico, soddisfare le aspettative sui social media per promuovere le produzioni sulle quali sei al lavoro, far quadrare tutto il resto che richiede di interagire con il resto del mondo. ([[Stoya]]) *{{NDR|«Com'era il mondo del porno negli anni '90?»}} Ho avuto la fortuna di lavorare all'epoca di colleghe come Eva Henger, Eva Orlowsky, Moana Pozzi, artiste del porno. Eravamo star. Il film erano basati su storie accattivanti, le location avevano vere e proprie scenografie. A volte si girava anche per un mese, soprattutto nell'Europa dell'Est, e nei cast c'erano persino attori non porno. [...] {{NDR|«E oggi invece?»}} Oggi la pornografia mette in scena soprattutto la violenza. Le fantasie malate. Nei film ci sono due o tre dialoghi in croce, per giunta stupidi. Nessuna storia credibile. Sono scene buttate a caso senza un filo conduttore. Sono il regno delle gang bang, dove si realizzano situazioni in cui l'attrice appare costretta a fare sesso orale o a subire prevaricazioni. Il ruolo femminile, nel porno, è stato relegato a puro oggetto di consumo maschile. ([[Manuela Falorni]]) *Le difficoltà {{NDR|nel dirigere film pornografici}} sono enormi. Perché riuscire a restituire delle emozioni erotiche in una scena di film per adulti, che di per sé è noiosissima, perché racchiude una serie di posizioni ginniche assolutamente noiose e non è semplice come apparirebbe ad una prima distratta osservazione. ([[Mario Salieri]]) *Nell'hard a differenza del cinema "normale" non c'erano compromessi, non è che il regista poteva venirti a dire "oh vieni con me così ti faccio far questo o quello..." quando ho iniziato ero molto spaventata perché questo ambiente lo raffigurano come un mondo sporco, dall'esterno... in realtà è un mondo in cui c'è meno ipocrisia rispetto a quella che trovi in giro. Poi naturalmente anche lì c'è il buono e il cattivo, donne e uomini che hanno fatto hard con intelligenza così come donne più stupide che si sono buttate via. ([[Valentine Demy]]) *Perché le donne guardano i film porno fino alla fine? Perché pensano che alla fine si sposino tutti. (''[[The Experiment - Cercasi cavie umane]]'') *Prima dell'avvento dell'hard su internet capitava che qualsiasi prodotto venisse creato [...] veniva commercializzato e comprato dal fruitore perché unico prodotto a disposizione nelle videoteche o nei sexy shop. Dopo l'acquisto il filmato veniva solitamente etichettato come "[[Rivalità calcistica Germania-Italia|Italia-Germania]]" per nasconderlo ad occhi indiscreti e guardato di nascosto nel salone di casa, dove c'era l'unico televisore della casa e i videoregistratori o i lettori dvd erano un lusso. Con internet, invece, ognuno è libero di scegliere l'artista o il film che più piace e di vederselo comodamente sul proprio pc. ([[Roberta Gemma]]) *Se fai hard sei e resti comunque additata, per cui non è forse la cosa migliore farlo quando si hanno solo 18 anni: in quel momento non sai ancora cosa vuoi fare nella vita. Io l'ho fatto ad un punto in cui avevo consapevolezza e sapevo cosa stavo cercando. Magari poi ti piace, ma se cambi idea quel fatto lì ti rimane comunque addosso tutta la vita. Per esempio anche mia figlia ha avuto qualche problema con questo, anche perché nella gente trovi sempre questo falso perbenismo, ti guardano un po' così... [...] La gente comunque resta ipocrita, hai voglia a dire che "siamo andati avanti"... un po' come quando vedono le persone tutte tatuate. ([[Valentine Demy]]) *Si è rivelato un mondo dark, scuro, quasi gotico. Era brutto vedere le ragazze dell'Est costrette al sesso estremo sei ore di seguito per un capriccio del regista, con una scena guadagnavano la paga di un anno a Budapest. ([[Selen]]) *Si fanno film sugli ambienti del porno, con una pornografia di secondo grado, che pretende di indagare sul mondo della pornografia: film che presentano il farsi di film porno, e che, magari con l'intento di fornire uno sguardo "critico", riproducono "incorniciate" tutte le pornoscene più audaci. ([[Giulio Ferroni]]) *Ti devi mettere in mostra non nel giorno in cui giri il film, ma quando vai nelle case di tutti, soprattutto oggi con internet. ([[Roberta Gemma]]) ==Voci correlate== *[[Attore pornografico]] *[[Pornografia]] *[[Pornografia amatoriale]] *[[Sesso]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} [[Categoria:Generi cinematografici]] [[Categoria:Pornografia]] dpiacfn57pdcv91njb20l72awq4tdzi Mario Fubini 0 209727 1419768 1379099 2026-07-09T16:54:28Z Caulfield 43656 imm 1419768 wikitext text/x-wiki [[File:Mario Fubini.png|miniatura|Mario Fubini]] '''Mario Fubini''' (1900 – 1977), critico letterario italiano. ==Citazioni di Mario Fubini== *[...] leggendo ''[[Voltaire|Candide]]'', sono colpito dal ritorno di frasi e di vocaboli, che di pagina in pagina, di capitolo in capitolo, sembrano ripercuotersi come un'eco insistente, come ritornelli voluti, che vengono a rilevare e quasi ostentare la trama del racconto e le idee e i sentimenti dei personaggi, sia l'indimenticabile Cunegonda (poteva avere un altro nome?) sempre riaffiorante in mezzo a tutti i guai e a tutte le traversie nei discorsi di Candido, a concludere un ragionamento, un periodo, un capoverso, un capitolo, sia il migliore dei mondi possibile del filosofo Pangloss, o il ''Je suis venu passer le carnaval à Venise'', con cui si chiude il racconto di ognuno dei sei re spodestati, o infine la sentenza che per un'ultima abile variazione dello scrittore diventa il pensiero conclusivo del libro «''Il faut cultiver notre jardin''»; e questa abitudine stilistica mi sembra conforme a quel che di marionettistico, di legnoso hanno i personaggi mossi dall'autore con superiore disinvoltura, quasi un segno di quel beffardo dominio che egli esercita sulla sua materia.<ref>Da ''[https://archive.org/details/stilelinguaggiop00fubi/page/n8/mode/1up Stile, linguaggio, poesia. Considerazioni sulla critica letteraria]'', Carlo Marzorati editore, Milano, 1948, p. 27.</ref> ==''L'estetica e la critica letteraria nei "Pensieri" di Giacomo Leopardi''== *[...] ad un attento esame [...], l'estetica del [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] sembra per un lato confondersi con la ricerca che l'artista fa di sé medesimo, per l'altro, con quella che l'uomo fa di una teoria che lo salvi dalla disperazione e dall'inerzia. Così nelle pagine dello ''Zibaldone'' crediamo di scorgere piuttosto un ideale d'arte che un concetto dell'arte, piuttosto una commossa celebrazione del potere vivificatore della poesia che una soddisfacente definizione dell'attività estetica. (p. 242 [2 dell'estratto]) *Il credo estetico del Leopardi si ricongiunge al suo credo morale, anzi, in certo senso, non è che una diversa formulazione: ciò ha ben veduto il [[Giulio Augusto Levi|Levi]], il quale crede che l'abbandono della teoria della poesia come imitazione derivi da quella che è per lui la filosofia propria del Leopardi, un ragionato e conscio individualismo, per cui il poeta supererebbe la negazione del suo pessimismo con l'affermazione del valore intrinseco della personalità umana. (p. 277 [37 dell'estratto]) *[...] in uno dei suoi canti estremi, nel canto ''Sopra il ritratto di una bella donna'', vediamo come egli {{NDR|Leopardi}} scorga un motivo di dubbio insolubile non già nel contrasto tra la bellezza femminile e l'opera dissolvitrice della morte, bensì nel contrasto fra la distruzione che la morte ha compiuto di quella bella forma corporea e gli ineffabili altissimi sentimenti che quella ispirò un tempo:<br><div style="text-align:center;">Natura umana, or come | se frale in tutto e vile, | se polve ed ombra sei, tant'alto senti? </div>La nobiltà dell'uomo, così come la sua beatitudine, il Leopardi ripone nella sua capacità di sentire: né è senza significato il fatto che nelle sue pagine, in quelle della giovinezza come in quelle della maturità l'epiteto ''divino'' si accompagni così di frequente alle espressioni che si riferiscono al sentimento. (pp. 278-279 [38-39 dell'estratto]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *''[https://archive.org/details/fubini-estetica-leopardi/mode/1up L'estetica e la critica letteraria nei "Pensieri" di Giacomo Leopardi]'', Estr. dal ''Giornale storico della letteratura italiana'', vol. XCVII, 1931, pp. 241 sgg. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Fubini, Mario}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] bel7d884igz3q31sinevqqqso7ni4a7 Attore pornografico 0 216808 1419766 1397252 2026-07-09T16:47:55Z Danyele 19198 +2 1419766 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Rocco Siffredi (promo photo) (cropped).jpg|thumb|[[Rocco Siffredi]], tra gli attori più noti sulla scena pornografica internazionale]] Citazioni sull{{'}}'''attore pornografico'''. *Dopo un po' ci si rende conto che gli interpreti del porno, anche se recitano da cani, sono attori eccellenti in un unico dettaglio: riescono a restare seri. Del resto la mancanza di senso dell'umorismo, universale e istituzionalizzata, è la linfa vitale del porno. ([[Martin Amis]]) *Ho scelto di fare l'attrice hard [...] per questa ipocrisia, tanto la gente discrimina a prescindere per sentirsi anche meglio. Vale lo stesso quando sei un bravo dottore: la gente deve sempre stare a parlare, che parlassero! Quando rientro a casa non ho nulla da nascondere al mio compagno o alla mia famiglia, poi sta bene a me. Fondamentalmente non faccio nulla di male direi, e le tasse le pago come tutti gli altri. ([[Roberta Gemma]]) *''Io per piacervi | mi epilerei per tutto il santo giorno | come le balle di un attore porno.'' ([[Elio e le Storie Tese]]) *Io posso scrivere e leggere, ma sono e resto una performer per adulti. [...] Chi si definisce attore porno si identifica in una categoria: attore vuol dire finzione. Io non mento nella misura in cui non sono capace di fare sesso con una persona che non trovo attraente. Mi piace fare sesso sul set come lo faccio nella vita privata. [...] Il punto è che quando si parla di teatro e cinema accettiamo che ci siano diversi ruoli e stili, ma non crediamo possa essere così anche per la pornografia. ([[Stoya]]) *Questo non lo dice mai nessuno, ma il lavoro del pornoattore è anche snervante. Devi stare lì in erezione mentre il regista ti dice "fai sesso su una scala a chiocciola, sul pavimento di marmo gelido, su uno scoglio sotto il sole... più forte, più piano." ([[Franco Trentalance]]) *Si diventa {{NDR|attrice porno}} perché è un'attrazione, perché ti piace farlo ma soprattutto per esibizionismo, perché comunque ti devi mettere in mostra non nel giorno in cui giri il film, ma quando vai nelle case di tutti, soprattutto oggi con internet. ([[Roberta Gemma]]) ==Voci correlate== *[[Cinema pornografico]] *[[Pornografia]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante l'|preposizione=sull'}} [[Categoria:Pornografia]] [[Categoria:Professioni del cinema]] qyhyzrzxa1uon1y41civ6p3p2unwrtm Ascona 0 219342 1419818 1418570 2026-07-10T08:23:10Z Spinoziano 2297 +1, voce correl. 1419818 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:AsconaAnsicht.jpg|thumb|Ascona]] Citazioni su '''Ascona'''. ==Citazioni== *A questo gentile paese di lago, che nella sua gentilezza era così schivo, gli intellettuali di mezza Europa hanno voluto dare una celebrità internazionale [...]. Sicché il paese, fattosi da semplice e rude nella sua grigia pietra, a poco a poco languido di casette e villette un tempo floreali e oggi funzionali, si è lasciato vincere, ha sistemato a giardinetti leziosi le sue piazze e le sue spiagge, si è con civetteria specchiato in questo placidissimo golfo del [[Lago Maggiore|Lago maggiore]], così come una ragazza di campagna, a furia di sentirsi ripetere che è bella ma che potrebbe piacere di più se si truccasse, si decide alla fine per il bistro e per il belletto. ([[Giovanni Battista Angioletti]]) *Borgata ormai imbastardita di germanesimo, di promiscue nudità e di esotiche fogge, quell'Ascona che non è ormai più ticinese, che ostenta le sue insegne e le sue mode di dubbio gusto e contamina la sua terra e il suo lago con la plutocratica prepotenza dell'ebraismo internazionale? ([[Guido Calgari]]) *Bruno Goetz si assunse il compito di farmi conoscere Ascona. «Laggiù, vicino al castello (di cui ti racconterò in seguito) abitano gli Analitici. Il loro capo si chiama Nohl, e ha riunito intorno a sé alcuni amici con le mogli. Ogni mattina, tra il caffè e il pane imburrato, si analizzano i sogni notturni alla ricerca di complessi, si notano le inibizioni e si controlla la tendenza della libido. [...] Questo sarebbe uno dei poli della vita di Ascona, un polo tuttavia che agisce nell'ombra, se così si può dire, grazie ai suoi influssi».​ ([[Friedrich Glauser]]) *E com'è bello questo paesaggio! In lontananza gli alti gioghi montani verde scuri, dolcemente ondulati, qua e là altipiani in lento declivio, talora interrotti da vulcanici coni terminanti a punta. E dove il lago curva ad angolo e diventa più profondo verso l'Italia, di fronte allo sguardo, a chiudere l'accerchiamento, si erge un'altra parete enormemente silenziosa. Ma a nord, oltre [[Locarno]], si allungano i denti luccicanti di neve alla sommità delle Alpi colossali; in magnifico contrasto con la quieta catena montuosa ad est, ovest e sud. ([[Erich Mühsam]]) *​Fin dagli anni in un Ticino ancora agricolo, e un po' più fraterno di quel che è oggi, secolo XXI, facciamo il Ticino del primo del Novecento, Ascona era luogo bello, ameno, e la sua parte fraterno. Poi arrivarono anche i danarosi vacanzieri del nord e anche i "matti". Matti erano, tanto per il taxista quanto per [[Francesco Chiesa]], quelli del [[Monte Verità]]. ([[Giovanni Orelli]]) *​Il Sabato Santo, di buon'ora, vado in piazza – essa è ancora tutta invasa dalla solenne quiete mattinale – una fine nebbiolina si leva dal lago di serico azzurro – si alza leggermente e confonde insieme l'acqua e la montagna.<br>Quanto è più bello ora che nella "stagione", quando le automobili s'inseguono velocissime sulla lunga piazza verso il Lido! Davanti al Municipio si alza un grande mucchio di legna e intorno stanno frotte di ragazzi. Tutti hanno secchi o secchielli e sono armati di palette e di uncini pel fuoco.<br>"Cosa succede?", domando a Gino, il portalettere, che fa il suo giro mattutino. "Signor Emilio, si vergogni! M'ha detto ancora ieri che viene da vent'anni ad Ascona – e non sa nemmeno cosa sia il Fuoco Santo!". ([[Emil Balmer]]) *''Il solipsismo non è il tuo forte, come si dice. | Se fosse vero saresti qui, insabbiato | in questa Capri nordica dove il rombo | dei motoscafi impedisce il sonno | fino alla primalba. Sono passati i tempi | di Monte Verità, dei suoi nudisti, | dei kulturali jerofanti alquanto | ambivalenti o peggio. Eppure, inorridisci, | non so che sia, ma qui qualcosa regge.'' ([[Eugenio Montale]]) *"In Italia non possiamo andare. La Gestapo è troppo amica della polizia di Mussolini". "Non esiste altro a Sud?". "Sì che c'è. Il Canton Ticino. Locarno e Lugano". Partimmo quello stesso pomeriggio. Dopo cinque ore eravamo seduti nella piazza di Ascona davanti alla "Locanda Svizzera" in un mondo che non distava da Zurigo cinque ore, ma cinquanta. Il paesaggio era italiano, il luogo pieno di turisti, e pareva che nessuno pensasse ad altro che a nuotare, a prendere il sole e ad arraffare rapidamente la vita il più possibile. ([[Erich Maria Remarque]]) *Intanto, tra le piccole arie e le prime sventagliate delle brezze di terra ci eravamo portati al punto doganale, passato il quale si cominciò a volare nel vento verso le luci di Ascona.<br>La ''Tinca'' passò tra le isole di [[Brissago]] e la costa, sgusciò nell'ombra delle montagne, poi intaccò un vasto specchio d'acqua inargentato dalla luna appena sorta dietro il Gambarogno. Prima di mezzanotte entrava in silenzio nel piccolo porto di Ascona. ([[Piero Chiara]]) *Ma quanto è piacevole nell'insieme questo villaggio d'Ascona! Così sciorinato fra la riva e i dossi verdi e, dietro, le montagne a riparo... Capisco che ti sia rimasto impresso casa per casa... Lo lascio discorrere e guardare il paesaggio, mentre la barca procede verso Locarno al ritmo lento dei remi, così in ritardo su quello della mia impazienza. ([[Elena Bonzanigo]]) *''Quale follia di ritmo, Ascona, t'ha impresso il destino? | Eri così pacata con le tue reti al sole! | Eri un orto concluso; svariavi le sere operosa | lungo il pendio e il lago, entro il rifugio mite. | Eri un villaggio sano; sapevi di pesce e camino; | l'ore rubavi al sonno per trafficar solerte | entro cortili gai, o sugli arcuati barconi; | solo il guadagno onesto era tuo vanto e pane.​'' ([[Giovanni Laini]]) *Riesco a strapparle la gerla e a recarmela in ispalla io. Riesco a farle dire che sta ad Ascona, in una casetta bianca con la porta verde, in mezzo alla piazza. Me ne vado carico della sua soma, ma pur leggero come una piuma, felice, fatto quasi di dolce aria e di gioia. Mezz'ora dopo, con la mia gerla sulle spalle, entro timidamente nella lunga piazza di Ascona. A destra, l'una a fianco dell'altra, splendono estatiche al sole le case bianche, verdi, rosse, gialle, celesti. A sinistra, oltre un filare di platani dorati, si culla lento lento, con tutti i suoi sogni negli occhi il lago. ([[Giuseppe Zoppi]]) *"Sì, allora Ascona era ancora la Bella addormentata nel bosco. Non c'era una buona strada lungo il lago – la ferrovia di Luino non esisteva ancora – tutto il commercio si svolgeva sul lago! La nostra piazza era una spiaggia romantica, senza passeggiata moderna e senza imbarcadero!"<br>"Ma dove approdavano i battelli?"<br>"Ebbene, dovevano gettare l'ancora un po' lontano dalla riva! La gente e le merci trasportate con barche – era un bel traffico! Paglia, farina, formaggi, stoffe e molte altre merci si scaricavano qui". ([[Emil Balmer]]) ===[[Piero Bianconi]]=== *Che vi sia un incanto segreto, qualcosa di magico nell'aria di Ascona; che vi operi una forza magnetica, la quale attrae persone singolari, estrose, più o meno ossessionate di problemi spirituali o spiritici, è fuori di dubbio. Non altrimenti si potrebbe spiegare lo sviluppo e la rapida rinomanza acquistata da questo borgo che sessant'anni fa era, si può dire, ignoto, dopo un passato illustre sonnecchiava tranquillo sulla sponda del lago. *La Piazza di Ascona [...] allinea linearmente le sue colorite case a specchio dell'acqua, rivolte all'invito del lago [...] Ascona [...] è rivolta a ponente, al sole pomeridiano si scaldano come lucertole gli avventori dei tanti caffè che dilagano con i tavolini sulla piazza: quindi, se qui la gente si alza tardi, è verosimile che anche vada a letto meno presto... Il sole della sera, quando accende le facciate delle case di Ascona, sfiora di striscio i tetti di Locarno, il crepuscolo invade i portici della piazza, con il senso tranquillo della giornata finita. *Ma non soltanto artisti sono attirati da Ascona, molti ricchi industriali nordici vi posseggono ville quasi segrete, alle quali non si accede che per mezzo di ascensori nelle viscere della montagna: esposte al sole che raddoppia il calore riverberato dalle rocce; e Ascona possiede un piccolo aeroporto, dove si posano i velivoli privati di grandi industriali germanici, che qui vengono a distrarsi dalle fatiche e dagli affari, a distendersi al sole sulle terrazze dei tanti caffè della piazza. ===[[Giovanni Bonalumi]]=== *Allora ho riavviato il motore e sono andato ad Ascona.<br>Dei dieci e più tra caffé e ristoranti che danno sulla piazza, solo tre o quattro erano aperti. Anche qui, teste curve sul tappetino della scopa, coppie d'anziani, immobili di là dai vetri, dinanzi a una scacchiera.<br>I platani del lungolago, nudi, rapati, avevano un'aria più disperata del solito. [[Auguste Rodin|Rodin]]: ho pensato. Le braccia lunghe, nodose, sempre un po' contorte di certe sue statue​. *Basta pensare al paese: il più bello del mondo. E appunto perché così incantevole, tale da togliere a chicchessia la voglia di lavorare. (Beh, questa era una riflessione di comodo. L'ammetteva: non sua. Ma siccome l'aveva sorpresa sulla bocca d'uno scrittore che non era certo un pinco pallino, un germanico acquartierato ad Ascona, non gli dispiaceva fermarcisi sopra).<br>Un paese in cui la vita d'ogni giorno ti può pesare addosso in modo assurdo. *Poi, un giorno, inaspettatamente, proprio lui, Marc, mi fa: «Ti andrebbe una scappata ad Ascona?»<br>Eccoci quindi sul terrazzo d'un caffè dinanzi al lago. Era di settembre, le prime ore del pomeriggio, un cielo terso, d'un azzurro come al mare. In quel ritrovo, disse Marc, spesso capitavano, ma solo verso sera, pittori, scrittori, alcuni dei quali d'un indubbio prestigio: svizzero-tedeschi, germanici, qualche italiano, anche.<br>Gente rifluita nel borgo, per le più disperate ragioni: in fuga dal proprio paese, per motivi d'ordine politico, razziale; oppure anche solo perché attiratavi dall'incanto per tanti aspetti già mediterraneo del luogo. ==Voci correlate== *[[Chiesa della Madonna della Fontana (Ascona)|Chiesa della Madonna della Fontana]] *[[Lago Maggiore]] *[[Monte Verità]] *[[Ronco sopra Ascona]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Luoghi della Svizzera]] qlis17491y69ok60mygwpc1dv2o8mcg Template:SelezioneAmpliate 10 223803 1419740 1419666 2026-07-09T14:22:32Z Gaux 18878 Paolo Arcari 1419740 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. La lista viene aggiornata periodicamente da un utente registrato qualunque (nessun timore!), per un totale di 25 (magari col tempo lo aumenteremo). 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Il cimitero di Ronco si stendeva sopra la strada ed era pieno di fiori e di croci. Il Mezzogiorno è un seduttore, allontana i pensieri e fa lavorare la fantasia, la quale non ha bisogno di grande aiuto tra le palme e gli oleandri, molto meno che tra gli stivaloni militari e le caserme. Il cielo ondeggiava sopra di noi come una grande bandiera sventolante con sempre più stelle, quasi fosse la bandiera di un'America dell'universo che ogni minuto diventava più ampia. ([[Erich Maria Remarque]]) *L'ampia e alta casa civile dei Ciseri, con i suoi due corpi ad angolo retto, arresta a tergo le altre dimore di Ronco sopra Ascona, e le domina tutte con una torretta quadrata al centro, guardando con una solida balconata verso un antico convento, che l'opprime contendendole per un tratto la vista sul lago. Completano il quadrilatero del cortile due grossi muri con un cammino di ronda, uniti dall'arco di un portale aperto sulla piazzetta della chiesa. ([[Giovanni Laini]]) *​Più che vicoli sono cunicoli, camminamenti pieni di gallerie, con insidie di scalette, di cantine, con trabocchetti di fondali. I piccioni, a guardia dei vicoletti, si toccano coi beccuzzi da gronda a gronda. Sotto, qualche porchetto ringhioso spaventa la pacifica covata della chioccia. Per ritrovarvi dovete percorrere cento volte gli stessi meandri, tutti a sdrucciolo, lasciarvi guidare più che dall'intuito visivo, dal sentore che si sprigiona sempre diverso da ogni angolo morto, da tanti detriti, da ogni muro muffito. Non fate dieci passi in linea retta: i crocicchi si rincorrono, si contorcono, come per disorientare i passeggeri, si moltiplicano bizzarramente, obbedendo al capriccio d'un'aerea architettura. ([[Giovanni Laini]]) *Quest'ultima sera cenammo nel giardino dell'Albergo della Posta a Ronco, un villaggio appiccicato ai monti sopra il lago, come un nido di rondini. Tra gli alberi luccicavano le torce, i gatti strisciavano sui muri, e dalle terrazze sotto il giardino saliva un profumo di rose e di gelsomino selvatico. Il lago con [[Isole di Brissago|le isole]] sulle quali in epoca romana sarebbe sorto un tempio di Venere, era immobil​​e, i monti di color cobalto si stagliavano intorno contro il cielo chiaro e noi mangiammo spaghetti e piccata e bevemmo il nostrano della regione. Era una sera di una dolcezza e di una malinconia quasi insopportabili. "Peccato che dobbiamo andarcene" disse Helen. "Rimarrei qui volentieri tutta l'estate". "Lo dirai ancora chissà quante volte". ([[Erich Maria Remarque]]) *Salirono verso Ronco, per la strada romana. Pareva a Nella che anche il sole, e il lago, e i monti nevosi, e le fogliette nuove sui rami, e le cascate di glicine ai muri cantassero a modo loro che era Pasqua, Pasqua, Pasqua!<br>Anzi, tutto era parato a festa per quel giorno dell'Angelo: l'acqua di seta lucida, il cielo morbido infiocchettato di bianco, l'erba ricamata di fiori. ([[Elena Bonzanigo]]) ==Voci correlate== *[[Ascona]] *[[Chiesa di San Martino di Tours (Ronco sopra Ascona)|Chiesa di San Martino]] *[[Lago Maggiore]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Luoghi della Svizzera]] ie2yq1kk4tkqkwsnsri60yluu170tir Ferdinando Cavalli 0 225398 1419835 1418592 2026-07-10T10:50:41Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1419835 wikitext text/x-wiki [[File:FerdinandoCavalli.jpg|thumb|Ferdinando Cavalli]] '''Ferdinando Cavalli''' (1810 – 1888), politico italiano. ==''La scienza politica in Italia''== *{{NDR|Su [[Giovanni Battista Manzini]]}} Di natura subito a scaldarsi d'ira, venne, per querela cavalleresca, in prova d'arme con un gentiluomo della corte, e perciò fu obbligato a uscire dal Piemonte. Stanziatosi a Bologna riprese lo studio, e scrisse d'ascetica, di morale, di politica, di letteratura, di tutto: nella poesia poi era così valoroso che fu reputato in nulla minore a [[Giovan Battista Marino|G. Batt. Marini]], a [[Claudio Achillini]], a Girolamo Preti, che allora tenevano lo scettro del parnaso italiano. Salito, per le molte sue opere, in fama bellissima, trovò onori adequati al suo merito. (pp. 343-344) *{{NDR|Su [[Giulio Mazzarino]]}} Giunto a età conveniente, fu mandato a studiare nel collegio de' Gesuiti a Roma e vi approfittò tanto che di sedici anni fu in grado di sostenere pubbliche dispute intorno alla filosofia. L'anno dopo si condusse con Girolamo Colonna, che poi fu cardinale, a imparar leggi nell'università di Alcalà. Mentre trovavasi a quello studio suo padre venne in Roma incolpato d'omicidio, e Giulio, lasciata la Spagna, corse diffilato a difenderlo e tanto si dibatté e con eloquenza sì grande, che lo fece andare assolto di pien giudizio. (p. 353) *{{NDR|Su [[Galeazzo Gualdo Priorato]]}} Uscito appena fanciullo volle dedicarsi agli esercizii della milizia e fu dal padre mandato in Fiandra presso il principe Maurizio d'Orange, onde sotto quel sommo maestro l'arte della guerra apprendesse. Stette a' fianchi del principe sinché [[Ambrogio Spinola]], comandante supremo delle nemiche armi spagnuole, pigliò, nel 1625, Breda. Allora ottenne un'insegna di fanteria sotto gli ordini del colonnello francese, sig. Altariva, che richiamato poco dopo in patria, desiderava condurlo seco, ma egli ad ogni patto non volle. (p. 365) *[[Bartolomeo Fiadoni]], più comunemente conosciuto sotto il nome di Tolomeo da Lucca, nacque verso l'anno 1236. Fattosi domenicano ebbe a maestro [[Tommaso d'Aquino|s. Tommaso d'Aquino]] di cui divenne poscia familiarissimo e la coscienza ne diresse. Fu due volte priore nel convento di Lucca ed ebbe più altri onorevoli uffici nella sua religione. I padri Quetif ed Echard affermano che sia stato bibliotecario della Chiesa romana e confessore di [[papa Giovanni XXII]]. Nell'anno 1318 venne nominato al vescovato di Torcello. La troppa debolezza pei suoi nipoti, che abusavano della autorità di lui, gli attirò nel 1321 scomunica dal patriarca di Grado, al quale dovette dare umile soddisfazione. (p. 415) ==Bibliografia== *Ferdinando Cavalli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3164300&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3165981 La scienza politica in Italia]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XVIII, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1874. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Cavalli, Ferdinando}} [[Categoria:Politici italiani]] 2zz63yc111a9oo6ucp8j0jftml32tdz 1419838 1419835 2026-07-10T11:00:01Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1419838 wikitext text/x-wiki [[File:FerdinandoCavalli.jpg|thumb|Ferdinando Cavalli]] '''Ferdinando Cavalli''' (1810 – 1888), politico italiano. ==''La scienza politica in Italia''== *{{NDR|Su [[Giovanni Battista Manzini]]}} Di natura subito a scaldarsi d'ira, venne, per querela cavalleresca, in prova d'arme con un gentiluomo della corte, e perciò fu obbligato a uscire dal Piemonte. Stanziatosi a Bologna riprese lo studio, e scrisse d'ascetica, di morale, di politica, di letteratura, di tutto: nella poesia poi era così valoroso che fu reputato in nulla minore a [[Giovan Battista Marino|G. Batt. Marini]], a [[Claudio Achillini]], a Girolamo Preti, che allora tenevano lo scettro del parnaso italiano. Salito, per le molte sue opere, in fama bellissima, trovò onori adequati al suo merito. (pp. 343-344) *{{NDR|Su [[Giulio Mazzarino]]}} Giunto a età conveniente, fu mandato a studiare nel collegio de' Gesuiti a Roma e vi approfittò tanto che di sedici anni fu in grado di sostenere pubbliche dispute intorno alla filosofia. L'anno dopo si condusse con Girolamo Colonna, che poi fu cardinale, a imparar leggi nell'università di Alcalà. Mentre trovavasi a quello studio suo padre venne in Roma incolpato d'omicidio, e Giulio, lasciata la Spagna, corse diffilato a difenderlo e tanto si dibatté e con eloquenza sì grande, che lo fece andare assolto di pien giudizio. (p. 353) *{{NDR|Su [[Galeazzo Gualdo Priorato]]}} Uscito appena fanciullo volle dedicarsi agli esercizii della milizia e fu dal padre mandato in Fiandra presso il principe Maurizio d'Orange, onde sotto quel sommo maestro l'arte della guerra apprendesse. Stette a' fianchi del principe sinché [[Ambrogio Spinola]], comandante supremo delle nemiche armi spagnuole, pigliò, nel 1625, Breda. Allora ottenne un'insegna di fanteria sotto gli ordini del colonnello francese, sig. Altariva, che richiamato poco dopo in patria, desiderava condurlo seco, ma egli ad ogni patto non volle. (p. 365) *[[Bartolomeo Fiadoni]], più comunemente conosciuto sotto il nome di Tolomeo da Lucca, nacque verso l'anno 1236. Fattosi domenicano ebbe a maestro [[Tommaso d'Aquino|s. Tommaso d'Aquino]] di cui divenne poscia familiarissimo e la coscienza ne diresse. Fu due volte priore nel convento di Lucca ed ebbe più altri onorevoli uffici nella sua religione. I padri Quetif ed Echard affermano che sia stato bibliotecario della Chiesa romana e confessore di [[papa Giovanni XXII]]. Nell'anno 1318 venne nominato al vescovato di Torcello. La troppa debolezza pei suoi nipoti, che abusavano della autorità di lui, gli attirò nel 1321 scomunica dal patriarca di Grado, al quale dovette dare umile soddisfazione. (p. 415) *{{NDR|[[Egidio Romano]]}}Era reputato tanto valentissimo della sua scienza, che nel capitolo generale del suo ordine tenuto in Firenze si decretò ''che tutti i lettori e gli studenti dovessero accogliere ed approvare le opinioni, le tesi e le sentenze sì scritte che da scriversi da lui''. La fama del suo sapere giungeva anche nelle corti, ed i principi facevano a gara per avere suoi dettati e per gratificarselo. (p. 418) ==Bibliografia== *Ferdinando Cavalli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3164300&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3165981 La scienza politica in Italia]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XVIII, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1874. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Cavalli, Ferdinando}} [[Categoria:Politici italiani]] elogzea9piiu7w0wm0e6a4y31cpj5w3 1419839 1419838 2026-07-10T11:00:29Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1419839 wikitext text/x-wiki [[File:FerdinandoCavalli.jpg|thumb|Ferdinando Cavalli]] '''Ferdinando Cavalli''' (1810 – 1888), politico italiano. ==''La scienza politica in Italia''== *{{NDR|Su [[Giovanni Battista Manzini]]}} Di natura subito a scaldarsi d'ira, venne, per querela cavalleresca, in prova d'arme con un gentiluomo della corte, e perciò fu obbligato a uscire dal Piemonte. Stanziatosi a Bologna riprese lo studio, e scrisse d'ascetica, di morale, di politica, di letteratura, di tutto: nella poesia poi era così valoroso che fu reputato in nulla minore a [[Giovan Battista Marino|G. Batt. Marini]], a [[Claudio Achillini]], a Girolamo Preti, che allora tenevano lo scettro del parnaso italiano. Salito, per le molte sue opere, in fama bellissima, trovò onori adequati al suo merito. (pp. 343-344) *{{NDR|Su [[Giulio Mazzarino]]}} Giunto a età conveniente, fu mandato a studiare nel collegio de' Gesuiti a Roma e vi approfittò tanto che di sedici anni fu in grado di sostenere pubbliche dispute intorno alla filosofia. L'anno dopo si condusse con Girolamo Colonna, che poi fu cardinale, a imparar leggi nell'università di Alcalà. Mentre trovavasi a quello studio suo padre venne in Roma incolpato d'omicidio, e Giulio, lasciata la Spagna, corse diffilato a difenderlo e tanto si dibatté e con eloquenza sì grande, che lo fece andare assolto di pien giudizio. (p. 353) *{{NDR|Su [[Galeazzo Gualdo Priorato]]}} Uscito appena fanciullo volle dedicarsi agli esercizii della milizia e fu dal padre mandato in Fiandra presso il principe Maurizio d'Orange, onde sotto quel sommo maestro l'arte della guerra apprendesse. Stette a' fianchi del principe sinché [[Ambrogio Spinola]], comandante supremo delle nemiche armi spagnuole, pigliò, nel 1625, Breda. Allora ottenne un'insegna di fanteria sotto gli ordini del colonnello francese, sig. Altariva, che richiamato poco dopo in patria, desiderava condurlo seco, ma egli ad ogni patto non volle. (p. 365) *Bartolomeo Fiadoni, più comunemente conosciuto sotto il nome di [[Tolomeo da Lucca]], nacque verso l'anno 1236. Fattosi domenicano ebbe a maestro [[Tommaso d'Aquino|s. Tommaso d'Aquino]] di cui divenne poscia familiarissimo e la coscienza ne diresse. Fu due volte priore nel convento di Lucca ed ebbe più altri onorevoli uffici nella sua religione. I padri Quetif ed Echard affermano che sia stato bibliotecario della Chiesa romana e confessore di [[papa Giovanni XXII]]. Nell'anno 1318 venne nominato al vescovato di Torcello. La troppa debolezza pei suoi nipoti, che abusavano della autorità di lui, gli attirò nel 1321 scomunica dal patriarca di Grado, al quale dovette dare umile soddisfazione. (p. 415) *{{NDR|[[Egidio Romano]]}}Era reputato tanto valentissimo della sua scienza, che nel capitolo generale del suo ordine tenuto in Firenze si decretò ''che tutti i lettori e gli studenti dovessero accogliere ed approvare le opinioni, le tesi e le sentenze sì scritte che da scriversi da lui''. La fama del suo sapere giungeva anche nelle corti, ed i principi facevano a gara per avere suoi dettati e per gratificarselo. (p. 418) ==Bibliografia== *Ferdinando Cavalli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3164300&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3165981 La scienza politica in Italia]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XVIII, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1874. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Cavalli, Ferdinando}} [[Categoria:Politici italiani]] s0b01kl7loqzkb4uyjc50vf1mj8q7jm 1419842 1419839 2026-07-10T11:46:57Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1419842 wikitext text/x-wiki [[File:FerdinandoCavalli.jpg|thumb|Ferdinando Cavalli]] '''Ferdinando Cavalli''' (1810 – 1888), politico italiano. ==''La scienza politica in Italia''== *{{NDR|Su [[Giovanni Battista Manzini]]}} Di natura subito a scaldarsi d'ira, venne, per querela cavalleresca, in prova d'arme con un gentiluomo della corte, e perciò fu obbligato a uscire dal Piemonte. Stanziatosi a Bologna riprese lo studio, e scrisse d'ascetica, di morale, di politica, di letteratura, di tutto: nella poesia poi era così valoroso che fu reputato in nulla minore a [[Giovan Battista Marino|G. Batt. Marini]], a [[Claudio Achillini]], a Girolamo Preti, che allora tenevano lo scettro del parnaso italiano. Salito, per le molte sue opere, in fama bellissima, trovò onori adequati al suo merito. (pp. 343-344) *{{NDR|Su [[Giulio Mazzarino]]}} Giunto a età conveniente, fu mandato a studiare nel collegio de' Gesuiti a Roma e vi approfittò tanto che di sedici anni fu in grado di sostenere pubbliche dispute intorno alla filosofia. L'anno dopo si condusse con Girolamo Colonna, che poi fu cardinale, a imparar leggi nell'università di Alcalà. Mentre trovavasi a quello studio suo padre venne in Roma incolpato d'omicidio, e Giulio, lasciata la Spagna, corse diffilato a difenderlo e tanto si dibatté e con eloquenza sì grande, che lo fece andare assolto di pien giudizio. (p. 353) *{{NDR|Su [[Galeazzo Gualdo Priorato]]}} Uscito appena fanciullo volle dedicarsi agli esercizii della milizia e fu dal padre mandato in Fiandra presso il principe Maurizio d'Orange, onde sotto quel sommo maestro l'arte della guerra apprendesse. Stette a' fianchi del principe sinché [[Ambrogio Spinola]], comandante supremo delle nemiche armi spagnuole, pigliò, nel 1625, Breda. Allora ottenne un'insegna di fanteria sotto gli ordini del colonnello francese, sig. Altariva, che richiamato poco dopo in patria, desiderava condurlo seco, ma egli ad ogni patto non volle. (p. 365) *Bartolomeo Fiadoni, più comunemente conosciuto sotto il nome di [[Tolomeo da Lucca]], nacque verso l'anno 1236. Fattosi domenicano ebbe a maestro [[Tommaso d'Aquino|s. Tommaso d'Aquino]] di cui divenne poscia familiarissimo e la coscienza ne diresse. Fu due volte priore nel convento di Lucca ed ebbe più altri onorevoli uffici nella sua religione. I padri Quetif ed Echard affermano che sia stato bibliotecario della Chiesa romana e confessore di [[papa Giovanni XXII]]. Nell'anno 1318 venne nominato al vescovato di Torcello. La troppa debolezza pei suoi nipoti, che abusavano della autorità di lui, gli attirò nel 1321 scomunica dal patriarca di Grado, al quale dovette dare umile soddisfazione. (Memoria prima, p. 415) *{{NDR|[[Egidio Romano]]}}Era reputato tanto valentissimo della sua scienza, che nel capitolo generale del suo ordine tenuto in Firenze si decretò ''che tutti i lettori e gli studenti dovessero accogliere ed approvare le opinioni, le tesi e le sentenze sì scritte che da scriversi da lui''. La fama del suo sapere giungeva anche nelle corti, ed i principi facevano a gara per avere suoi dettati e per gratificarselo. (Memoria prima, p. 418) ==Bibliografia== *Ferdinando Cavalli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3855843&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3858451La scienza politica in Italia]'', Memoria prima, in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XI, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1862. *Ferdinando Cavalli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3164300&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3165981 La scienza politica in Italia]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XVIII, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1874. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Cavalli, Ferdinando}} [[Categoria:Politici italiani]] aorhvu17a0ik2zbfdgxjitwoy7eidat 1419844 1419842 2026-07-10T11:57:15Z Spinoziano (BEIC) 86405 sistemazioni 1419844 wikitext text/x-wiki [[File:FerdinandoCavalli.jpg|thumb|Ferdinando Cavalli]] '''Ferdinando Cavalli''' (1810 – 1888), politico italiano. ==''La scienza politica in Italia''== *Bartolomeo Fiadoni, più comunemente conosciuto sotto il nome di [[Tolomeo da Lucca]], nacque verso l'anno 1236. Fattosi domenicano ebbe a maestro [[Tommaso d'Aquino|s. Tommaso d'Aquino]] di cui divenne poscia familiarissimo e la coscienza ne diresse. Fu due volte priore nel convento di Lucca ed ebbe più altri onorevoli uffici nella sua religione. I padri Quetif ed Echard affermano che sia stato bibliotecario della Chiesa romana e confessore di [[papa Giovanni XXII]]. Nell'anno 1318 venne nominato al vescovato di Torcello. La troppa debolezza pei suoi nipoti, che abusavano della autorità di lui, gli attirò nel 1321 scomunica dal patriarca di Grado, al quale dovette dare umile soddisfazione. (1862, p. 415) *{{NDR|Su [[Egidio Romano]]}} Era reputato tanto valentissimo della sua scienza, che nel capitolo generale del suo ordine tenuto in Firenze si decretò ''che tutti i lettori e gli studenti dovessero accogliere ed approvare le opinioni, le tesi e le sentenze sì scritte che da scriversi da lui''. La fama del suo sapere giungeva anche nelle corti, ed i principi facevano a gara per avere suoi dettati e per gratificarselo. (1862, p. 418) *{{NDR|Su [[Giovanni Battista Manzini]]}} Di natura subito a scaldarsi d'ira, venne, per querela cavalleresca, in prova d'arme con un gentiluomo della corte, e perciò fu obbligato a uscire dal Piemonte. Stanziatosi a Bologna riprese lo studio, e scrisse d'ascetica, di morale, di politica, di letteratura, di tutto: nella poesia poi era così valoroso che fu reputato in nulla minore a [[Giovan Battista Marino|G. Batt. Marini]], a [[Claudio Achillini]], a Girolamo Preti, che allora tenevano lo scettro del parnaso italiano. Salito, per le molte sue opere, in fama bellissima, trovò onori adequati al suo merito. (1874, pp. 343-344) *{{NDR|Su [[Giulio Mazzarino]]}} Giunto a età conveniente, fu mandato a studiare nel collegio de' Gesuiti a Roma e vi approfittò tanto che di sedici anni fu in grado di sostenere pubbliche dispute intorno alla filosofia. L'anno dopo si condusse con Girolamo Colonna, che poi fu cardinale, a imparar leggi nell'università di Alcalà. Mentre trovavasi a quello studio suo padre venne in Roma incolpato d'omicidio, e Giulio, lasciata la Spagna, corse diffilato a difenderlo e tanto si dibatté e con eloquenza sì grande, che lo fece andare assolto di pien giudizio. (1874, p. 353) *{{NDR|Su [[Galeazzo Gualdo Priorato]]}} Uscito appena fanciullo volle dedicarsi agli esercizii della milizia e fu dal padre mandato in Fiandra presso il principe Maurizio d'Orange, onde sotto quel sommo maestro l'arte della guerra apprendesse. Stette a' fianchi del principe sinché [[Ambrogio Spinola]], comandante supremo delle nemiche armi spagnuole, pigliò, nel 1625, Breda. Allora ottenne un'insegna di fanteria sotto gli ordini del colonnello francese, sig. Altariva, che richiamato poco dopo in patria, desiderava condurlo seco, ma egli ad ogni patto non volle. (1874, p. 365) ==Bibliografia== *Ferdinando Cavalli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3855843&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3858451 La scienza politica in Italia]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XI, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1862. *Ferdinando Cavalli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3164300&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3165981 La scienza politica in Italia]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XVIII, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1874. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Cavalli, Ferdinando}} [[Categoria:Politici italiani]] 93i3kzylyne5jw8hm3rj5g2pj4dcz7b Gawain 0 225608 1419742 1418939 2026-07-09T14:24:44Z Skekzilla 17056 /* Voci correlate */ 1419742 wikitext text/x-wiki [[File:Arthur-Pyle Sir Gawaine the Son of Lot, King of Orkney.JPG|thumb|Illustrazione di Gawain]] '''Gawain''', noto anche come '''Galvano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Gawain== *{{NDR|Su [[Lancillotto]]}} Lui è il più bravo ed il più coraggioso. Perché, dunque, non è mai qui? Senza Lancillotto, questa tavola è niente. C'è qualcuno qui che non lo consideri un dio? Ed ora è allontanato da noi dalla bramosia di una donna. (''[[Excalibur]]'') ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggo. *Da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ==Voci correlate== *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] *[[Sir Gareth]], fratello ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] dyi2a8mr5hj4b106pye2hwv8pff6i4y 1419832 1419742 2026-07-10T10:49:31Z Skekzilla 17056 /* Thomas Malory */ 1419832 wikitext text/x-wiki [[File:Arthur-Pyle Sir Gawaine the Son of Lot, King of Orkney.JPG|thumb|Illustrazione di Gawain]] '''Gawain''', noto anche come '''Galvano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Gawain== *{{NDR|Su [[Lancillotto]]}} Lui è il più bravo ed il più coraggioso. Perché, dunque, non è mai qui? Senza Lancillotto, questa tavola è niente. C'è qualcuno qui che non lo consideri un dio? Ed ora è allontanato da noi dalla bramosia di una donna. (''[[Excalibur]]'') ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. *Da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ==Voci correlate== *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] *[[Sir Gareth]], fratello ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] cdk2xl48s4eklkzs0ajuixqq1abruwx Mordred 0 225612 1419747 1418941 2026-07-09T14:40:38Z Skekzilla 17056 /* Citazioni su Mordred */ 1419747 wikitext text/x-wiki [[File:Sir Mordred by H. J. Ford.png|thumb|Illustrazione di Mordred]] '''Mordred''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Mordred== ===''[[Excalibur]]''=== *{{NDR|«Non posso darti la terra, solo il mio amore.»}} Quella è la sola cosa di te che non voglio! *I cavalieri della ricerca hanno fallito. Sono morti tutti, e morto lo sei anche tu! Tornerò e prenderò la tua Camelot con la forza. *{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Vieni, padre. E ora di abbracciarci, finalmente! ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Vi dico apertamente che {{NDR|[[Sir Breunor]]}} è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. *Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me. ==Citazioni su Mordred== *Il messaggio di odio che Mordred ha portato apparirà con un nome diverso, un volto diverso, ma finchè riusciremo a mantenere in vita il sogno e gli ideali di Camelot nei nostri cuori saremo sempre vincitori. ([[Re Artù]], ''[[Principe Valiant]]'') *Io troverò un uomo e darò vita a un dio. ([[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]], ''[[Excalibur]]'') *Ora potrei anche ucciderti, fratello. Ma voglio che tu viva per vedere nostro figlio divenire re. ([[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]], ''[[Excalibur]]'') ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche Mordred, il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. *Ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. ([[Lancillotto]]) *A ser Mordred era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. *Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. *Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo. *Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. ==Voci correlate== *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] *[[Gawain]], fratello *[[Re Artù]], padre o zio ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] [[Categoria:Sovrani mitologici]] 8mcnuucl5a97ka54ki95ohvy83g9lgr Quell'oscuro oggetto del desiderio 0 225663 1419714 1419407 2026-07-09T12:08:44Z Giornada 5168 piccole correzioni 1419714 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano = Quell'oscuro oggetto del desiderio |titolooriginale = Cet obscur objet du désir |immagine = |didascalia = |linguaoriginale = francese e spagnolo |paese = Francia / Spagna |anno = 1977 |genere = drammatico |regista = [[Luis Buñuel]] |soggetto = [[Pierre Louÿs]] |sceneggiatore = Luis Buñuel, <br/> [[Jean-Claude Carrière]] |produttore = [[Serge Silberman]] |attori = *[[Fernando Rey]]: Mathieu Faber *[[Carole Bouquet]] e [[Ángela Molina]]: Concepción 'Conchita' Pérez *[[Piéral]]: psicologo nano *[[Julien Bertheau]]: Édouard *[[André Weber]]: Martin *[[María Asquerino]]: Incarnación Pérez *[[Milena Vukotic (attrice)|Milena Vukotic]]: viaggiatrice *[[Ellen Bahl]]: la rivale *[[Muni (attrice)|Muni]]: portiera *[[Bernard Musson]]: poliziotto *[[Jacques Debary]]: giudice *[[Valérie Blanco]]: ragazza *[[Lita Lluch-Peiro]]: ballerina *[[Isabelle Rattier]]: segretaria *[[Isabelle Sadoyan]]: guardiana *[[Claude Jaeger]]: padrona del bar *[[Antonio Duque]]: autista *[[André Lacombe]]: portiere |doppiatori originali = *[[Michel Piccoli]]: Mathieu Faber *[[Florence Giorgetti]]: Concepción 'Conchita' Pérez |doppiatori italiani = *[[Sergio Graziani]]: Mathieu Faber *[[Roberta Paladini]]: Concepción 'Conchita' Pérez *[[Vinicio Sofia]]: psicologo nano *[[Franca Dominici]]: Incarnación Pérez *[[Sergio Fiorentini]]: giudice *[[Germana Dominici]]: Manolita *[[Arturo Dominici]]: viaggiatore }} '''''Quell'oscuro oggetto del desiderio''''' (''Cet obscur objet du désir''), film franco-spagnolo del 1977, con [[Fernando Rey]], [[Carole Bouquet]] e [[Ángela Molina]], regia di [[Luis Buñuel]]. ==Frasi== {{cronologico}} *Ah, che noia! Anche qui! Un altro attentato. ('''Mathieu''') *Converrete che è meglio innaffiare una donna, anziché assassinarla. ('''Mathieu''') *Quella donna era la peggiore delle donne, la peggiore della terra. E la mia sola consolazione è pensare che, quando morirà, Dio non la perdonerà mai. ('''Mathieu''') *I terroristi di oggi sono affascinati dal pericolo, è chiaro. Qualcuno ha delle ragioni politiche, ma la maggior parte ama il rischio, l{{'}}''exploit''. Vedrai che presto i giornali ne parleranno nelle pagine sportive. ('''Édouard''') *Preferisco baciare il pavimento di una chiesa che spazzare quello di un portone. ('''Incarnación''') *La rovina delle ragazze non sono le proposte degli uomini, ma i consigli delle donne. Ne conosco certe che hanno il rosario tra le mani, e il demonio sotto la veste. ('''Incarnación''') *''Je voulais me donner è vous. Vous avez volulu m'acheter à ma mère. Je ne vous verrais jamais.''<br/>Volevo essere sua. Lei ha voluto comprarmi da mia madre. Non la vedrò più. ('''Conchita''' {{NDR|[[Lettere dai film|lettera]]}}) *Sai, Mathieu, quello che faccio neanche a me piace molto. E a te, invece, piace solo quello che ti nego, non quello che hai già. Devi aspettare, tutto qui. Ci arriveremo, un po' alla volta. Sai che sono tua, e soltanto tua. E allora, cosa vuoi di più? ('''Conchita''') *Matteo, voglio spiegarti cos'è successo realmente ieri notte. [...] Matteo, le donne non le conosci. Tu credi che, perché mi hai regalato una casa, puoi avere ogni diritto su di me, ma non è così. Tu non mi ascolti. {{NDR|Mathieu le dà un violento schiaffo}} No! Non mi avrai mai! {{NDR|cerca di uscire dalla stanza, ma Mathieu glielo impedisce e le dà un altro schiaffo}} Ascolta! La scena di ieri era tutta una commedia, capisci? {{NDR|Mathieu la schiaffeggia ancora}} Non ti dirò niente! Ascolta! Ascolta! Il Morenito non è il mio amante, non lo è mai stato! Oltretutto non gli piacciono le donne, sai! Ho fatto finta, e anche lui! È la verità! {{NDR|le dà un altro schiaffo facendole sanguinare il naso}} Ora... ora so che mi ami. Matteo, io sono ancora vergine. Sì! ('''Conchita''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *{{NDR|Nella casa che Mathieu ha affittato a [[Siviglia]]}}<br/>'''Mathieu''': Domani si torna a [[Parigi]].<br/>'''Martin''': Benissimo, signore. Ero stanco di questa cucina all'olio. Prima lavoravo in un ristorante. Avevamo un vecchio cliente, un tedesco, che citava sempre una frase di un filosofo del suo paese: "Se vai con le donne, non dimenticare il bastone".<br/>'''Mathieu''': Non è allegro. *'''Édouard''': Ciao, come stai?<br/>'''Mathieu''': Non c'è male. [...] Allora? Sono stati condannati a morte?<br/>'''Édouard''': Figurati! Il prete ha avuto otto anni, e gli altri tre.<br/>'''Mathieu''': Deplorevole!<br/>'''Édouard''': I giurati erano stati di certo minacciati.<br/>'''Mathieu''': Minacciati sa chi?<br/>'''Édouard''': Be', dal G.A.R.B.G., è chiaro.<br/>'''Mathieu''': G.A.R.B.G.?<br/>'''Édouard''': G-A-R-B-G: Gruppo Armato Rivoluzionario del Bambin Gesù.<br/>'''Mathieu''': Già! Gli stessi che hanno commesso l'attentato nella chiesa di San Damiano.<br/>'''Édouard''': Precisamente! E con quindici morti. Allora, mangiamo a casa tua stavolta?<br/>'''Mathieu''': Tutto pronto.<br/>'''Édouard''': Andiamo. *'''Mathieu''': Conchita, ha detto a sua madre che partiva con me?<br/>'''Conchita''': Uh? Perché?<br/>'''Mathieu''': Potrebbe preoccuparsi, magari arrabbiarsi.<br/>'''Conchita''': Mia madre?<br/>'''Mathieu''': Sì.<br/>'''Conchita''': Se mi vedesse in strada a battere, direbbe: "''¡Que grácia!'' Ma avete visto com'è carina?" [...]<br/>'''Mathieu''': Non conta nulla sua madre?<br/>'''Conchita''': No, proprio niente. Sono cresciuta da sola, e faccio solo quello che voglio, dalla mattina alla sera. È così. Oh, Matteo! Mio amor! {{NDR|si baciano}} Sento che sto per cadere...<br/>'''Mathieu''': Siediti... Siediti qui.<br/>'''Conchita''': Ti amo, ma mi sento svenire.<br/>'''Mathieu''': Stenditi. Vuoi dell'acqua?<br/>'''Conchita''': No, no, sta' qui vicino a me.<br/>'''Mathieu''': Sì.<br/>'''Conchita''': Mi amerai sempre?<br/>'''Mathieu''': Certamente.<br/>'''Conchita''': E quando sarò vecchia, molto vecchia, mi amerai ancora? Dimmi di sì, anche se non è vero. Ho bisogno che tu me lo dica e che tu mi dia forza.<br/>'''Mathieu''': Ti amerò per sempre.<br/>'''Conchita''': Dopo di te non amerò più nessun altro. E se mi lascerai, sarà la fine. Lo so, Matteo, ti avevo promesso per questa sera, ma credo di non averne la forza. *'''Édouard''': Però, dieci minuti di ritardo!<br/>'''Mathieu''': Verrà, è andata a trovare sua madre.<br/>'''Édouard''': Uhm, e come va con la madre?<br/>'''Mathieu''': Le mando un po' di denaro, ma non la vedo mai.<br/>'''Édouard''': A-ah. E sei contento di quello che hai?<br/>'''Mathieu''': No, vorrei averla, comunque, sai, quand'è vicino a me mi basta, non chiedo di più.<br/>'''Édouard''': Veramente non ne potresti fare a meno?<br/>'''Mathieu''': No.<br/>'''Édouard''': Però vivete insieme ormai, tutti lo sanno, tutti! Perché non la sposi?<br/>'''Mathieu''': Se la sposassi, io non avrei più nessun'arma. *'''Conchita''': Vorrei che tu mi comprassi una cinepresa da 16 mm.<br/>'''Mathieu''': Certo, possiamo andarci subito. Ce ne sono di bellissime.<br/>'''Conchita''': Posso chiederti una cosa?<br/>'''Mathieu''': Dimmi.<br/>'''Conchita''': Perché vuoi a tutti i costi fare l'amore con me?<br/>'''Mathieu''': Per esserti più vicino. Perché ti amo.<br/>'''Conchita''': Anch'io ti amo, eppure non ho nessuna voglia di fare l'amore con te. Viviamo insieme, ti abbraccio, ti accarezzo, hai le mie gambe, la mia bocca, i miei seni. Perché vuoi fare anche l'amore?<br/>'''Mathieu''': Perché è logico, è normale. Tutti... tutti quelli che si amano lo fanno.<br/>'''Conchita''': Così, secondo te, io non sarei normale?!<br/>'''Mathieu''': Ah, eh... Vieni, su, andiamo. *{{NDR|Davanti alla cattedrale di Siviglia}}<br/>'''Mathieu''': È bello, vero?<br/>'''Martin''': Onestamente, signore, io di architettura non ne so niente.<br/>'''Mathieu''': A proposito, Martin...<br/>'''Martin''': Dica, signore.<br/>'''Mathieu''': Lei è al mio servizio da parecchi anni, eppure non so niente di lei, cioè, della sua vita privata.<br/>'''Martin''': Non c'è niente da sapere, signore.<br/>'''Mathieu''': Che cosa ne pensa delle donne?<br/>'''Martin''': Quello che penso non ha nessun interesse. {{NDR|Mathieu gli porge una sigaretta}} Grazie, signore.<br/>'''Mathieu''': Invece... invece a me interessa.<br/>'''Martin''': Ebbene, signore, ho un amico al quale piacciono molto le donne, ma che comunque sostiene che sono sacchi di escrementi.<br/>'''Mathieu''': Eh, eh! Come si fa a dire una cosa simile?<br/>'''Martin''': Non sono io che lo dico. *'''Mathieu''': Vieni via subito! Seguimi!<br/>'''Conchita''': Io non me ne vado, e tu non mi tocchi! [...]<br/>'''Mathieu''': Allora? Cos'hai da dire adesso, tu che sai mentire così bene?<br/>'''Conchita''': Sei tu che accusi! Guarda la porta: l'hai fracassata, hai fatto scappare tutti...<br/>'''Mathieu''': Stai zitta!<br/>'''Conchita''': ...mi cacceranno via per colpa tua e sei tu che accusi! Ah, sei proprio stupido! Sei stupido!<br/>'''Mathieu''': È questo il tuo lavoro?<br/>'''Conchita''': Sì, e lo sapevi!<br/>'''Mathieu''': Io?!<br/>'''Conchita''': Innocentino! Che delle donne ballano nude per i turisti lo sanno anche i bambini, e tu vorresti farmi credere che non ne sapevi niente?!<br/>'''Mathieu''': Ebbene sì, non lo sapevo, non lo sapevo!<br/>'''Conchita''': Idiota! Tutto quello che fai è per gelosia, e vorrei sapere con quale diritto, dato che non sei mio padre e neanche il mio amante. Niente!<br/>'''Mathieu''': Se hai qualcuno, dimmelo, e ti giuro che parto da Siviglia domani.<br/>'''Conchita''': Io non sono di nessuno, solo mia, e mia voglio restare, Matteo! Non ho niente di più prezioso che me stessa nella vita.<br/>'''Mathieu''': E tutti quegli uomini?<br/>'''Conchita''': Ma non li conosco neanche! Sono venuti con la guida del loro albergo, e domani se ne andranno a [[Tangeri]]. È tutto quello che ne so. Contento? E guarda, guarda qui: ti sembra una camera questa? Eh? Guarda bene: cerca un letto!<br/>'''Mathieu''': Non posso più vivere in questo modo. Devi parlarmi con franchezza, anche se fosse per l'ultima volta. Se resti qui ancora un giorno, solo un giorno, tutto è finito tra di noi.<br/>'''Conchita''': Tu non mi hai capita. È un anno che tu credi di inseguirmi e che io ti respingo, invece è il contrario. Sono io che ti amo, sono io che ti voglio per tutta la vita. Non ho mai amato che te. Primo perché sei bello, hai due occhi teneri e brillanti. Se tu sapessi quante notte ho pensato ai tuoi occhi! Credevo d'impazzire. E poi perché voglio la felicità, e so che tu puoi darmela.<br/>'''Mathieu''': Ti darò tutto, basta che tu chieda.<br/>'''Conchita''': Non voglio granché, sai? Una casetta tutta mia, un po' di soldi e smetto di ballare.<br/>'''Mathieu''': A Siviglia?<br/>'''Conchita''': Sì.<br/>'''Mathieu''': È fatta. Quando vuoi.<br/>'''Conchita''': E io, tutto quello che posso fare è amarti alla follia e restare pura per te. {{NDR|si baciano}} *'''Conchita''': Buonasera, Matteo. Vedo che sei puntuale. Ti aspettavo. Baciami la mano. {{NDR|Mathieu lo fa}} Baciami l'orlo della gonna e il piede. {{NDR|Mathieu lo fa}} Bene, benissimo. Adesso vattene!<br/>'''Mathieu''': Cos'hai detto?<br/>'''Conchita''': Ho detto: "Adesso vattene!" Ah ah ah ah ah!<br/>'''Mathieu''': Perché ridi?<br/>'''Conchita''': Tu mi fai ridere! Ah ah ah! Non ne posso più! Guardami, Matteo! Guarda come sono contenta!<br/>'''Mathieu''': Conchita!<br/>'''Conchita''': Mi sono liberata di te! Sono libera, per tutta la vita! Capisci?<br/>'''Mathieu''' {{NDR|cerca di sfondare il cancello}}: Apri!<br/>'''Conchita''': Provaci con i denti! [...] Resta ancora un po'. Ho ancora molte cose da dirti. Matteo, mi fai orrore: Quando la tua pelle si avvicina alla mia mi fai ribrezzo, ho voglia di vomitare, capisci? Ho tentato di scappare, ma tu mi ritrovi sempre, mi riprendi e le tue mani mi toccano di nuovo, le tue braccia mi stringono, la tua bocca mi bacia. Non saprai mai che cosa provavo quando mi costringevi a venire nel tuo letto. La notte sputavo dopo ogni tuo bacio. Sì, ho pregato Dio che ti facesse morire, {{NDR|Mathieu cerca di colpirla}} ma dopo che io ti avessi portato alla rovina. Sì, ecco, ora ti ho detto tutto. Te ne puoi anche andare, adesso. Vattene, vattene! Vattene, Matteo! Non vuoi andartene? Allora resta qui, e guarda. Morenito! Vieni. {{NDR|entra un giovanotto}} Eccolo il mio amante. È bello, vero? E giovane. {{NDR|a Morenito}} Vieni. Prendi. {{NDR|prendono insieme una coperta}} Vuoi proprio restare? Ecco. Se vuoi guardare, guarda pure. {{NDR|Conchita e Morenito si spogliano. Mathieu se ne va, ma poi torna indietro}} Oh, sapevo che saresti tornato. Buonasera. {{NDR|a Morenito}} ''Vamos''. {{NDR|a Mathieu}} La chitarra è mia, e la suono per chi mi pare. ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film drammatici]] qqaf0ipu399w2rtevgcmlhd291wdblw Discussioni utente:Andreadici 3 225705 1419718 2026-07-09T12:47:11Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1419718 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 14:47, 9 lug 2026 (CEST)}} rwcncbt05qgfrlcsaop8of6e7dh3yet Discussioni utente:Carmelor78 3 225706 1419729 2026-07-09T13:46:52Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1419729 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 15:46, 9 lug 2026 (CEST)}} q2tcnmv0ypdn5h6ieda61ufnwugx8a8 Sir Gareth 0 225707 1419730 2026-07-09T13:48:17Z Skekzilla 17056 Creata pagina con "[[File:Sir Gareth of Orkney (cropped).png|thumb|Illustrazione di Gareth]] '''Sir Gareth''', noto anche come '''Bellamano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Sir Gareth== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Un cavaliere deve tollerare qualunque cosa da parte di una damigella [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tan..." 1419730 wikitext text/x-wiki [[File:Sir Gareth of Orkney (cropped).png|thumb|Illustrazione di Gareth]] '''Sir Gareth''', noto anche come '''Bellamano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Sir Gareth== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Un cavaliere deve tollerare qualunque cosa da parte di una damigella [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. *Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui. ==Citazioni di Sir Gareth== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò Bellamano e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso. ([[Sir Kay]]) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. *Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere! ([[Lancillotto]]) *Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. *Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. *Io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte [...]. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole. ([[Lancillotto]]) ==Voci correlate== *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] qu0e9pt22jcc006a23fwoawt5d3jgbb 1419732 1419730 2026-07-09T13:51:35Z Skekzilla 17056 /* Thomas Malory */ 1419732 wikitext text/x-wiki [[File:Sir Gareth of Orkney (cropped).png|thumb|Illustrazione di Gareth]] '''Sir Gareth''', noto anche come '''Bellamano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Sir Gareth== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. *Se ho cercato accoglienza nelle cucine di [[Re Artù|Artù]], è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui. ==Citazioni di Sir Gareth== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò Bellamano e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso. ([[Sir Kay]]) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. *Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere! ([[Lancillotto]]) *Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. *Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. *Io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte [...]. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole. ([[Lancillotto]]) ==Voci correlate== *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] lieezs0gvvpitdyq4fsbnv3r14qao78 1419741 1419732 2026-07-09T14:24:27Z Skekzilla 17056 /* Voci correlate */ 1419741 wikitext text/x-wiki [[File:Sir Gareth of Orkney (cropped).png|thumb|Illustrazione di Gareth]] '''Sir Gareth''', noto anche come '''Bellamano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Sir Gareth== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. *Se ho cercato accoglienza nelle cucine di [[Re Artù|Artù]], è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui. ==Citazioni di Sir Gareth== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò Bellamano e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso. ([[Sir Kay]]) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. *Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere! ([[Lancillotto]]) *Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. *Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. *Io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte [...]. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole. ([[Lancillotto]]) ==Voci correlate== *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] *[[Gawain]], fratello ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] a8e7wnol8vkk0dok7bvcrjs79t2asia 1419743 1419741 2026-07-09T14:31:15Z Skekzilla 17056 /* Thomas Malory */ 1419743 wikitext text/x-wiki [[File:Sir Gareth of Orkney (cropped).png|thumb|Illustrazione di Gareth]] '''Sir Gareth''', noto anche come '''Bellamano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Sir Gareth== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. *Se ho cercato accoglienza nelle cucine di [[Re Artù|Artù]], è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui. ==Citazioni di Sir Gareth== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e spelndide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. *Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò Bellamano e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso. ([[Sir Kay]]) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. *Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere! ([[Lancillotto]]) *Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. *Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. *Io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte [...]. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole. ([[Lancillotto]]) ==Voci correlate== *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] *[[Gawain]], fratello ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] fiqwc2dgfpgooj628vs1b4fwzytcz6e 1419744 1419743 2026-07-09T14:31:29Z Skekzilla 17056 /* Thomas Malory */ 1419744 wikitext text/x-wiki [[File:Sir Gareth of Orkney (cropped).png|thumb|Illustrazione di Gareth]] '''Sir Gareth''', noto anche come '''Bellamano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Sir Gareth== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. *Se ho cercato accoglienza nelle cucine di [[Re Artù|Artù]], è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui. ==Citazioni di Sir Gareth== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. *Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò Bellamano e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso. ([[Sir Kay]]) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. *Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere! ([[Lancillotto]]) *Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. *Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. *Io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte [...]. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole. ([[Lancillotto]]) ==Voci correlate== *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] *[[Gawain]], fratello ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] fr2iiravvieik6d2a6ftv1ds2mnr9vp 1419746 1419744 2026-07-09T14:32:47Z Skekzilla 17056 /* Altri progetti */ 1419746 wikitext text/x-wiki [[File:Sir Gareth of Orkney (cropped).png|thumb|Illustrazione di Gareth]] '''Sir Gareth''', noto anche come '''Bellamano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Sir Gareth== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. *Se ho cercato accoglienza nelle cucine di [[Re Artù|Artù]], è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui. ==Citazioni di Sir Gareth== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. *Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò Bellamano e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso. ([[Sir Kay]]) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. *Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere! ([[Lancillotto]]) *Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. *Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. *Io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte [...]. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole. ([[Lancillotto]]) ==Voci correlate== *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] *[[Gawain]], fratello ==Altri progetti== {{DEFAULTSORT:Gareth, Sir}} {{interprogetto}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] eofqasj7vl6ztm9va9e9nf7rqunv00e Gareth Bellamano 0 225708 1419748 2026-07-09T14:44:50Z Skekzilla 17056 Redirect alla pagina [[Sir Gareth]] 1419748 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Sir Gareth]] 8brm5k6wmevz3vd6ayvhr9mwjxk8o9z Gareth (ciclo arturiano) 0 225709 1419749 2026-07-09T14:45:13Z Skekzilla 17056 Redirect alla pagina [[Sir Gareth]] 1419749 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Sir Gareth]] 8brm5k6wmevz3vd6ayvhr9mwjxk8o9z Galvano (ciclo arturiano) 0 225710 1419750 2026-07-09T14:46:19Z Skekzilla 17056 Redirect alla pagina [[Gawain]] 1419750 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Gawain]] 2jfabsbjzp0of64wzk9x7zv7zmyte9b Discussioni utente:Kekko The Napoletano 3 225711 1419751 2026-07-09T14:58:40Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1419751 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 16:58, 9 lug 2026 (CEST)}} dxahm69oqsqskf0flq01f7srlp4ks4f Giulio Natali 0 225712 1419752 2026-07-09T15:04:54Z Gaux 18878 Giulio Natali 1419752 wikitext text/x-wiki '''Giulio Natali''' (1875 – 1965), storico della letteratura italiano. ==Citazioni di Giulio Natali== Studiando un po' la vita e le opere del [[Antonio Cesari|Cesari]], si finisce con l'amare l'uomo, con l'ammirarne il versatile ingegno.<br>Uomo di carità l'ottimo Filippino, che viveva francescanamente, insegnando, scrivendo, predicando, e nulla teneva per sé, e tutto dava ai disagiatissimi parenti e ai poveri; e, con tutto ciò, amatore delle compagnie e dei carnevali della sua Verona, sollazzevole autore di rime burlesche, troppo più confacenti delle sue rime petrarchesche (esercizii di lingua) alla gioviale natura, e ammiratore e imitatore del Boccaccio nelle sue, per altro oneste, novelle.<ref>Da '' Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica'', p. 212.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Natali, Giulio}} [[Categoria:Storici della letteratura italiani]] q1ugen1lyxbxofzyuaxk34vthn12rza 1419753 1419752 2026-07-09T15:07:53Z Gaux 18878 riferimenti bibliografici 1419753 wikitext text/x-wiki '''Giulio Natali''' (1875 – 1965), storico della letteratura italiano. ==Citazioni di Giulio Natali== Studiando un po' la vita e le opere del [[Antonio Cesari|Cesari]], si finisce con l'amare l'uomo, con l'ammirarne il versatile ingegno.<br>Uomo di carità l'ottimo Filippino, che viveva francescanamente, insegnando, scrivendo, predicando, e nulla teneva per sé, e tutto dava ai disagiatissimi parenti e ai poveri; e, con tutto ciò, amatore delle compagnie e dei carnevali della sua Verona, sollazzevole autore di rime burlesche, troppo più confacenti delle sue rime petrarchesche (esercizii di lingua) alla gioviale natura, e ammiratore e imitatore del Boccaccio nelle sue, per altro oneste, novelle.<ref>Da ''[https://archive.org/details/culturaepoesiain00nata/page/n11/mode/1up Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica]'', STEN Società tipografico-editrice nazionale, Torino, 1930, p. 212.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Natali, Giulio}} [[Categoria:Storici della letteratura italiani]] px9oq8uwk71fviy0zj93lg5f1eu70xl 1419754 1419753 2026-07-09T15:10:47Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giulio Natali */ wlink Confederazione dell'oratorio di San Filippo Neri 1419754 wikitext text/x-wiki '''Giulio Natali''' (1875 – 1965), storico della letteratura italiano. ==Citazioni di Giulio Natali== Studiando un po' la vita e le opere del [[Antonio Cesari|Cesari]], si finisce con l'amare l'uomo, con l'ammirarne il versatile ingegno.<br>Uomo di carità l'ottimo [[Confederazione dell'oratorio di San Filippo Neri|Filippino]], che viveva francescanamente, insegnando, scrivendo, predicando, e nulla teneva per sé, e tutto dava ai disagiatissimi parenti e ai poveri; e, con tutto ciò, amatore delle compagnie e dei carnevali della sua Verona, sollazzevole autore di rime burlesche, troppo più confacenti delle sue rime petrarchesche (esercizii di lingua) alla gioviale natura, e ammiratore e imitatore del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]] nelle sue, per altro oneste, novelle.<ref>Da ''[https://archive.org/details/culturaepoesiain00nata/page/n11/mode/1up Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica]'', STEN Società tipografico-editrice nazionale, Torino, 1930, p. 212.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Natali, Giulio}} [[Categoria:Storici della letteratura italiani]] s5hnuy0pw5kpzrsj39r4n1te86p26do 1419755 1419754 2026-07-09T15:12:05Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giulio Natali */ typo 1419755 wikitext text/x-wiki '''Giulio Natali''' (1875 – 1965), storico della letteratura italiano. ==Citazioni di Giulio Natali== *Studiando un po' la vita e le opere del [[Antonio Cesari|Cesari]], si finisce con l'amare l'uomo, con l'ammirarne il versatile ingegno.<br>Uomo di carità l'ottimo [[Confederazione dell'oratorio di San Filippo Neri|Filippino]], che viveva francescanamente, insegnando, scrivendo, predicando, e nulla teneva per sé, e tutto dava ai disagiatissimi parenti e ai poveri; e, con tutto ciò, amatore delle compagnie e dei carnevali della sua Verona, sollazzevole autore di rime burlesche, troppo più confacenti delle sue rime petrarchesche (esercizii di lingua) alla gioviale natura, e ammiratore e imitatore del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]] nelle sue, per altro oneste, novelle.<ref>Da ''[https://archive.org/details/culturaepoesiain00nata/page/n11/mode/1up Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica]'', STEN Società tipografico-editrice nazionale, Torino, 1930, p. 212.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Natali, Giulio}} [[Categoria:Storici della letteratura italiani]] tn34l7iuqu46ye027u3ke49pt16rehm 1419759 1419755 2026-07-09T15:28:13Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giulio Natali */ Ugo Foscolo 1419759 wikitext text/x-wiki '''Giulio Natali''' (1875 – 1965), storico della letteratura italiano. ==Citazioni di Giulio Natali== *{{NDR|[[Ugo Foscolo]]}} Que' trecento versi dei ''Sepolcri'' sono il suo maggior titolo di gloria: qui egli riversa e condensa la piena de' suoi affetti, le sue profonde meditazioni su la storia e su la vita, le sue più generose speranze su le sòrti della patria e dell'uomo. Per questi trecento versi il Foscolo ha diritto d'essere nominato tra i più grandi lirici che siano mai stati al mondo. L'unità del carme? L'umanità stessa del Poeta, col suo dissidio e col suo tormento, col suo amore e con le sue illusioni, che tutta si effonde nel canto.<ref>Da ''[https://archive.org/details/culturaepoesiain00nata/page/n11/mode/1up Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica]'', STEN Società tipografico-editrice nazionale, Torino, 1930, p. 134.</ref> *Studiando un po' la vita e le opere del [[Antonio Cesari|Cesari]], si finisce con l'amare l'uomo, con l'ammirarne il versatile ingegno.<br>Uomo di carità l'ottimo [[Confederazione dell'oratorio di San Filippo Neri|Filippino]], che viveva francescanamente, insegnando, scrivendo, predicando, e nulla teneva per sé, e tutto dava ai disagiatissimi parenti e ai poveri; e, con tutto ciò, amatore delle compagnie e dei carnevali della sua Verona, sollazzevole autore di rime burlesche, troppo più confacenti delle sue rime petrarchesche (esercizii di lingua) alla gioviale natura, e ammiratore e imitatore del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]] nelle sue, per altro oneste, novelle.<ref>Da ''[https://archive.org/details/culturaepoesiain00nata/page/n11/mode/1up Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica]'', STEN Società tipografico-editrice nazionale, Torino, 1930, p. 212.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Natali, Giulio}} [[Categoria:Storici della letteratura italiani]] jbdrcamkmj208xl5jwn3lw8nr6hoccw 1419762 1419759 2026-07-09T15:32:38Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giulio Natali */ sic 1419762 wikitext text/x-wiki '''Giulio Natali''' (1875 – 1965), storico della letteratura italiano. ==Citazioni di Giulio Natali== *{{NDR|[[Ugo Foscolo]]}} Que' trecento versi dei ''Sepolcri'' sono il suo maggior titolo di gloria: qui egli riversa e condensa la piena de' suoi affetti, le sue profonde meditazioni su la storia e su la vita, le sue più generose speranze su le {{sic|sòrti}} della patria e dell'uomo. Per questi trecento versi il Foscolo ha diritto d'essere nominato tra i più grandi lirici che siano mai stati al mondo. L'unità del carme? L'umanità stessa del Poeta, col suo dissidio e col suo tormento, col suo amore e con le sue illusioni, che tutta si effonde nel canto.<ref>Da ''[https://archive.org/details/culturaepoesiain00nata/page/n11/mode/1up Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica]'', STEN Società tipografico-editrice nazionale, Torino, 1930, p. 134.</ref> *Studiando un po' la vita e le opere del [[Antonio Cesari|Cesari]], si finisce con l'amare l'uomo, con l'ammirarne il versatile ingegno.<br>Uomo di carità l'ottimo [[Confederazione dell'oratorio di San Filippo Neri|Filippino]], che viveva francescanamente, insegnando, scrivendo, predicando, e nulla teneva per sé, e tutto dava ai disagiatissimi parenti e ai poveri; e, con tutto ciò, amatore delle compagnie e dei carnevali della sua Verona, sollazzevole autore di rime burlesche, troppo più confacenti delle sue rime petrarchesche (esercizii di lingua) alla gioviale natura, e ammiratore e imitatore del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]] nelle sue, per altro oneste, novelle.<ref>Da ''[https://archive.org/details/culturaepoesiain00nata/page/n11/mode/1up Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica]'', STEN Società tipografico-editrice nazionale, Torino, 1930, p. 212.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Natali, Giulio}} [[Categoria:Storici della letteratura italiani]] g27cnvrjguozhddi54ylbf9bwvss0rr 1419798 1419762 2026-07-10T06:16:16Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giulio Natali */ Francesco Lomonaco 1419798 wikitext text/x-wiki '''Giulio Natali''' (1875 – 1965), storico della letteratura italiano. ==Citazioni di Giulio Natali== *{{NDR|[[Ugo Foscolo]]}} Que' trecento versi dei ''Sepolcri'' sono il suo maggior titolo di gloria: qui egli riversa e condensa la piena de' suoi affetti, le sue profonde meditazioni su la storia e su la vita, le sue più generose speranze su le {{sic|sòrti}} della patria e dell'uomo. Per questi trecento versi il Foscolo ha diritto d'essere nominato tra i più grandi lirici che siano mai stati al mondo. L'unità del carme? L'umanità stessa del Poeta, col suo dissidio e col suo tormento, col suo amore e con le sue illusioni, che tutta si effonde nel canto.<ref>Da ''[https://archive.org/details/culturaepoesiain00nata/page/n11/mode/1up Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica]'', STEN Società tipografico-editrice nazionale, Torino, 1930, p. 134.</ref> *Studiando un po' la vita e le opere del [[Antonio Cesari|Cesari]], si finisce con l'amare l'uomo, con l'ammirarne il versatile ingegno.<br>Uomo di carità l'ottimo [[Confederazione dell'oratorio di San Filippo Neri|Filippino]], che viveva francescanamente, insegnando, scrivendo, predicando, e nulla teneva per sé, e tutto dava ai disagiatissimi parenti e ai poveri; e, con tutto ciò, amatore delle compagnie e dei carnevali della sua Verona, sollazzevole autore di rime burlesche, troppo più confacenti delle sue rime petrarchesche (esercizii di lingua) alla gioviale natura, e ammiratore e imitatore del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]] nelle sue, per altro oneste, novelle.<ref>Da ''[https://archive.org/details/culturaepoesiain00nata/page/n11/mode/1up Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica]'', STEN Società tipografico-editrice nazionale, Torino, 1930, p. 212.</ref> *[...] pochi videro tanto addentro, quanto il [[Francesco Lomonaco|Lomonaco]], nella quistione italiana, nel suo doppio aspetto, politico e religioso; nessuno forse vagheggiò così chiaramente i due ideali della rivoluzione italiana: unità nazionale ed emancipazione del laicato dal potere politico delia Chiesa; nessuno vide così chiaramente che l'unità d'Italia non doveva essere impetrata come concessione dallo straniero, ma conquistata per virtù di popolo e con forze proprie.<ref>Da ''[https://archive.org/details/culturaepoesiain00nata/page/n11/mode/1up Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica]'', STEN Società tipografico-editrice nazionale, Torino, 1930, p. 244.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Natali, Giulio}} [[Categoria:Storici della letteratura italiani]] tcgiuttc8qhvis9zalw7ybkxr48wb3z 1419799 1419798 2026-07-10T06:20:55Z Gaux 18878 sistemo e nostub 1419799 wikitext text/x-wiki '''Giulio Natali''' (1875 – 1965), storico della letteratura italiano. ==''Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica''== *{{NDR|[[Ugo Foscolo]]}} Que' trecento versi dei ''Sepolcri'' sono il suo maggior titolo di gloria: qui egli riversa e condensa la piena de' suoi affetti, le sue profonde meditazioni su la storia e su la vita, le sue più generose speranze su le {{sic|sòrti}} della patria e dell'uomo. Per questi trecento versi il Foscolo ha diritto d'essere nominato tra i più grandi lirici che siano mai stati al mondo. L'unità del carme? L'umanità stessa del Poeta, col suo dissidio e col suo tormento, col suo amore e con le sue illusioni, che tutta si effonde nel canto. (p. 134) *Studiando un po' la vita e le opere del [[Antonio Cesari|Cesari]], si finisce con l'amare l'uomo, con l'ammirarne il versatile ingegno.<br>Uomo di carità l'ottimo [[Confederazione dell'oratorio di San Filippo Neri|Filippino]], che viveva francescanamente, insegnando, scrivendo, predicando, e nulla teneva per sé, e tutto dava ai disagiatissimi parenti e ai poveri; e, con tutto ciò, amatore delle compagnie e dei carnevali della sua Verona, sollazzevole autore di rime burlesche, troppo più confacenti delle sue rime petrarchesche (esercizii di lingua) alla gioviale natura, e ammiratore e imitatore del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]] nelle sue, per altro oneste, novelle. (p. 212) *[...] pochi videro tanto addentro, quanto il [[Francesco Lomonaco|Lomonaco]], nella quistione italiana, nel suo doppio aspetto, politico e religioso; nessuno forse vagheggiò così chiaramente i due ideali della rivoluzione italiana: unità nazionale ed emancipazione del laicato dal potere politico delia Chiesa; nessuno vide così chiaramente che l'unità d'Italia non doveva essere impetrata come concessione dallo straniero, ma conquistata per virtù di popolo e con forze proprie. (p. 244) ==Bibliografia== *Giulio Natali, [https://archive.org/details/culturaepoesiain00nata/page/n11/mode/1up Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica]'', STEN Società tipografico-editrice nazionale, Torino, 1930. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Natali, Giulio}} [[Categoria:Storici della letteratura italiani]] 9ds5qvov2efxosv32hbga32pv3avt6n 1419802 1419799 2026-07-10T06:25:27Z Gaux 18878 /* Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica */ sic forma desueta 1419802 wikitext text/x-wiki '''Giulio Natali''' (1875 – 1965), storico della letteratura italiano. ==''Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica''== *{{NDR|[[Ugo Foscolo]]}} Que' trecento versi dei ''Sepolcri'' sono il suo maggior titolo di gloria: qui egli riversa e condensa la piena de' suoi affetti, le sue profonde meditazioni su la storia e su la vita, le sue più generose speranze su le {{sic|sòrti}} della patria e dell'uomo. Per questi trecento versi il Foscolo ha diritto d'essere nominato tra i più grandi lirici che siano mai stati al mondo. L'unità del carme? L'umanità stessa del Poeta, col suo dissidio e col suo tormento, col suo amore e con le sue illusioni, che tutta si effonde nel canto. (p. 134) *Studiando un po' la vita e le opere del [[Antonio Cesari|Cesari]], si finisce con l'amare l'uomo, con l'ammirarne il versatile ingegno.<br>Uomo di carità l'ottimo [[Confederazione dell'oratorio di San Filippo Neri|Filippino]], che viveva francescanamente, insegnando, scrivendo, predicando, e nulla teneva per sé, e tutto dava ai disagiatissimi parenti e ai poveri; e, con tutto ciò, amatore delle compagnie e dei carnevali della sua Verona, sollazzevole autore di rime burlesche, troppo più confacenti delle sue rime petrarchesche (esercizii di lingua) alla gioviale natura, e ammiratore e imitatore del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]] nelle sue, per altro oneste, novelle. 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(p. 244) ==Bibliografia== *Giulio Natali, [https://archive.org/details/culturaepoesiain00nata/page/n11/mode/1up Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica]'', STEN Società tipografico-editrice nazionale, Torino, 1930. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Natali, Giulio}} [[Categoria:Storici della letteratura italiani]] jr540btncstxt27d6oa8l8bfs1cixhd 1419804 1419802 2026-07-10T06:37:30Z Gaux 18878 /* Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica */ originalità del pensiero filosofico di Lomonaco 1419804 wikitext text/x-wiki '''Giulio Natali''' (1875 – 1965), storico della letteratura italiano. ==''Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica''== *{{NDR|[[Ugo Foscolo]]}} Que' trecento versi dei ''Sepolcri'' sono il suo maggior titolo di gloria: qui egli riversa e condensa la piena de' suoi affetti, le sue profonde meditazioni su la storia e su la vita, le sue più generose speranze su le {{sic|sòrti}} della patria e dell'uomo. Per questi trecento versi il Foscolo ha diritto d'essere nominato tra i più grandi lirici che siano mai stati al mondo. L'unità del carme? L'umanità stessa del Poeta, col suo dissidio e col suo tormento, col suo amore e con le sue illusioni, che tutta si effonde nel canto. (p. 134) *Studiando un po' la vita e le opere del [[Antonio Cesari|Cesari]], si finisce con l'amare l'uomo, con l'ammirarne il versatile ingegno.<br>Uomo di carità l'ottimo [[Confederazione dell'oratorio di San Filippo Neri|Filippino]], che viveva francescanamente, insegnando, scrivendo, predicando, e nulla teneva per sé, e tutto dava ai disagiatissimi parenti e ai poveri; e, con tutto ciò, amatore delle compagnie e dei carnevali della sua Verona, sollazzevole autore di rime burlesche, troppo più confacenti delle sue rime petrarchesche (esercizii di lingua) alla gioviale natura, e ammiratore e imitatore del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]] nelle sue, per altro oneste, novelle. 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(p. 244) ==Bibliografia== *Giulio Natali, [https://archive.org/details/culturaepoesiain00nata/page/n11/mode/1up Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica]'', STEN Società tipografico-editrice nazionale, Torino, 1930. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Natali, Giulio}} [[Categoria:Storici della letteratura italiani]] dthi43sz8wwrvbhq88v25z9aixfnzt4 1419805 1419804 2026-07-10T06:38:46Z Gaux 18878 /* Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica */ wlink 1419805 wikitext text/x-wiki '''Giulio Natali''' (1875 – 1965), storico della letteratura italiano. ==''Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica''== *{{NDR|[[Ugo Foscolo]]}} Que' trecento versi dei ''Sepolcri'' sono il suo maggior titolo di gloria: qui egli riversa e condensa la piena de' suoi affetti, le sue profonde meditazioni su la storia e su la vita, le sue più generose speranze su le {{sic|sòrti}} della patria e dell'uomo. Per questi trecento versi il Foscolo ha diritto d'essere nominato tra i più grandi lirici che siano mai stati al mondo. L'unità del carme? L'umanità stessa del Poeta, col suo dissidio e col suo tormento, col suo amore e con le sue illusioni, che tutta si effonde nel canto. (p. 134) *Studiando un po' la vita e le opere del [[Antonio Cesari|Cesari]], si finisce con l'amare l'uomo, con l'ammirarne il versatile ingegno.<br>Uomo di carità l'ottimo [[Confederazione dell'oratorio di San Filippo Neri|Filippino]], che viveva francescanamente, insegnando, scrivendo, predicando, e nulla teneva per sé, e tutto dava ai disagiatissimi parenti e ai poveri; e, con tutto ciò, amatore delle compagnie e dei carnevali della sua Verona, sollazzevole autore di rime burlesche, troppo più confacenti delle sue rime petrarchesche (esercizii di lingua) alla gioviale natura, e ammiratore e imitatore del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]] nelle sue, per altro oneste, novelle. (p. 212) *[...] pochi videro tanto addentro, quanto il [[Francesco Lomonaco|Lomonaco]], nella {{sic|quistione}} italiana, nel suo doppio aspetto, politico e religioso; nessuno forse vagheggiò così chiaramente i due ideali della rivoluzione italiana: unità nazionale ed emancipazione del laicato dal potere politico delia Chiesa; nessuno vide così chiaramente che l'unità d'Italia non doveva essere impetrata come concessione dallo straniero, ma conquistata per virtù di popolo e con forze proprie. (p. 244) *Si potrà discutere [...] la originalità del pensiero filosofico di F. Lomonaco; si potrà discutere il valore delle sue opere storiche: ma nessuno potrà negargli la gloria di essere uno de' più nobili padri spirituali del [[risorgimento]] italiano. (p. 244) ==Bibliografia== *Giulio Natali, [https://archive.org/details/culturaepoesiain00nata/page/n11/mode/1up Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica]'', STEN Società tipografico-editrice nazionale, Torino, 1930. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Natali, Giulio}} [[Categoria:Storici della letteratura italiani]] symd8a7qilp4cgejheb66ck5ox8n8bp 1419808 1419805 2026-07-10T06:41:44Z Gaux 18878 /* Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica */ wlink 1419808 wikitext text/x-wiki '''Giulio Natali''' (1875 – 1965), storico della letteratura italiano. ==''Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica''== *{{NDR|[[Ugo Foscolo]]}} Que' trecento versi dei ''Sepolcri'' sono il suo maggior titolo di gloria: qui egli riversa e condensa la piena de' suoi affetti, le sue profonde meditazioni su la storia e su la vita, le sue più generose speranze su le {{sic|sòrti}} della patria e dell'uomo. Per questi trecento versi il Foscolo ha diritto d'essere nominato tra i più grandi lirici che siano mai stati al mondo. L'unità del carme? L'umanità stessa del Poeta, col suo dissidio e col suo tormento, col suo amore e con le sue illusioni, che tutta si effonde nel canto. (p. 134) *Studiando un po' la vita e le opere del [[Antonio Cesari|Cesari]], si finisce con l'amare l'uomo, con l'ammirarne il versatile ingegno.<br>Uomo di carità l'ottimo [[Confederazione dell'oratorio di San Filippo Neri|Filippino]], che viveva francescanamente, insegnando, scrivendo, predicando, e nulla teneva per sé, e tutto dava ai disagiatissimi parenti e ai poveri; e, con tutto ciò, amatore delle compagnie e dei carnevali della sua Verona, sollazzevole autore di rime burlesche, troppo più confacenti delle sue rime petrarchesche (esercizii di lingua) alla gioviale natura, e ammiratore e imitatore del [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]] nelle sue, per altro oneste, novelle. (p. 212) *[...] pochi videro tanto addentro, quanto il [[Francesco Lomonaco|Lomonaco]], nella {{sic|quistione}} italiana, nel suo doppio aspetto, politico e religioso; nessuno forse vagheggiò così chiaramente i due ideali della rivoluzione italiana: unità nazionale ed emancipazione del laicato dal potere politico delia Chiesa; nessuno vide così chiaramente che l'[[unità d'Italia]] non doveva essere impetrata come concessione dallo straniero, ma conquistata per virtù di popolo e con forze proprie. (p. 244) *Si potrà discutere [...] la originalità del pensiero filosofico di F. Lomonaco; si potrà discutere il valore delle sue opere storiche: ma nessuno potrà negargli la gloria di essere uno de' più nobili padri spirituali del [[risorgimento]] italiano. (p. 244) ==Bibliografia== *Giulio Natali, [https://archive.org/details/culturaepoesiain00nata/page/n11/mode/1up Cultura e poesia in Italia nell'età napoleonica]'', STEN Società tipografico-editrice nazionale, Torino, 1930. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Natali, Giulio}} [[Categoria:Storici della letteratura italiani]] qhk9i88zv9kc1v76spvqwj35bzund84 Tristano e Isotta (opera) 0 225713 1419769 2026-07-09T18:45:39Z Skekzilla 17056 Creata pagina con "[[File:Joseph Albert - Ludwig und Malwine Schnorr von Carolsfeld - Tristan und Isolde, 1865f.jpg|thumb|Ludwig e Malwine Schnorr von Carolsfeld interpretando i protagonisti durante la produzione originale dell'opera nel 1865.]] '''''Tristano e Isotta''''' ('''''Tristan und Isolde'''''), opera lirica in tre atti del 1865, composta da [[Richard Wagner]]. ==[[Incipit]]== ===Originale=== {{maiuscoletto|'''STIMME EINES JUNGEN SEEMANNS'''}}<br>(''aus der Höhe, wie vom Mast he..." 1419769 wikitext text/x-wiki [[File:Joseph Albert - Ludwig und Malwine Schnorr von Carolsfeld - Tristan und Isolde, 1865f.jpg|thumb|Ludwig e Malwine Schnorr von Carolsfeld interpretando i protagonisti durante la produzione originale dell'opera nel 1865.]] '''''Tristano e Isotta''''' ('''''Tristan und Isolde'''''), opera lirica in tre atti del 1865, composta da [[Richard Wagner]]. ==[[Incipit]]== ===Originale=== {{maiuscoletto|'''STIMME EINES JUNGEN SEEMANNS'''}}<br>(''aus der Höhe, wie vom Mast her, vernehmbar'')<br>Westwärts<br>schweift der Blick;<br>ostwärts<br>streicht das Schiff.<br>Frisch weht der Wind<br>der Heimat zu:<br>mein irisch Kind,<br>wo weilest du?<br>Sind's deiner Seufzer Wehen,<br>die mir die Segel blähen?<br>Wehe, wehe, du Wind!<br>Weh, ach wehe, mein Kind!<br>Irische Maid,<br>du wilde, minnige Maid! ===Guido Manacorda=== {{maiuscoletto|'''VOCE DI UN GIOVANE MARINAIO'''}}<br>(''si sente come se venisse dall’alto dell'albero'')<br>Verso occidente<br>erra lo sguardo;<br>verso oriente<br>scivola il naviglio.<br>Fresco soffia il vento<br>verso la patria:<br>mia fanciulla d'Irlanda,<br>dove te ne stai?<br>Sono gli aliti dei tuoi sospiri,<br>che mi gonfiano le vele?<br>Ve', ve', o vento!...<br>Ve', ah ve', mia bimba!...<br>o fanciulla d'Irlanda,<br>o selvaggia, amorosa fanciulla! ==Citazioni== *Un dominatore del mondo | è l'eroe Tristano! ('''Kurwenal''': atto I, scena II) *Il "Tantris" | con inquieta astuzia ei si nomò; | come Tristan | Isolda subito lo riconobbe, | che nella spada del languente | una tacca ella scorse, | entro la quale esattamente | s'adattava una scheggia, | cui un giorno nel capo | del cavaliere irlandese | per smacco a lei inviato, | con esperta mano ella aveva trovato. | Allora un grido mi si levò | dal mio più profondo! | Con la lucente spada | io stetti a lui dinnanzi; | su di lui, il temerario, | per vendicare la morte di Sire Morold. | Dal suo giaciglio | egli volse lo sguardo... | non sulla spada, | non sulla mano,... | mi guardò negli occhi. | Della sua miseria | mi dolse;... | la spada... la lasciai cadere! ('''Isotta''': atto I, scena III) *La spada della vendetta. | invece di vibrarla, | impotente la lasciai cadere! | Ora io servo al vassallo! ('''Isotta''': atto I, scena III) *Dove vivrebbe mai un uomo, | che non t'amasse? | che vedesse Isolda, | ed in Isolda | beatamente tutto non si perdesse? ('''Brangania''': atto I, scena III) *A me fidanzato era | il nobile eroe d'Irlanda; | le sue armi io avevo consacrato; | per me egli traeva a battaglia. | Com'egli cadde | cadde il mio onore; | nell'angoscia del mio cuore | giurai il giuramento: | se nessun uomo avesse vendicato quella | morte, | io, fanciulla, l'avrei osato. ('''Isotta''': atto I, scena V) *'''Isotta''': Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Tristano! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno!<br>'''Tristano''': Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Isolda! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno! (Atto II, scena II) *'''Isotta''': O nemica degli amici | maligna lontananza! | Di pigri tempi | indugiante lentezza!<br>'''Tristano''': O lontananza e vicinanza! | Duramente separate! | Grata vicinanza! | Desolata lontananza! (Atto II, scena II) *Tramontato era il sole | e scomparso il giorno; | pure la propria invidia | egli non soffocava: | il suo segnale che allontana | egli accende; | e lo infigge presso la porta dell'amata, | perché io non possa recarmi da lei. ('''Tristano''': atto II, scena II) *Quel che a me l'occhio | così estasiava, | il mio cuore profondamente | a terra abbatteva: | nella chiara luce del giorno, | come poteva Isolda essere mia? ('''Tristano''': atto II, scena II) *Quella luce che traditore | mi ti mostrava, | a quella luce del giorno | volli sfuggire; | e laggiù in quella notte | te con me trarre, | dove la fine dell'illusione | il mio cuore mi prometteva; | dove dell'inganno il presagito | errore si sperdesse; | per libare a te colà | eterno amore, | te insieme con me | volli io consacrare alla morte. ('''Isotta''': atto II, scena II) *'''Isotta''': Pure, ahimè, t'illuse | il perfido filtro, | così che a te nuovamente | s'affondò la notte: | colui, che solo pensava alla morte, | il filtro donò nuovamente al giorno!<br>'''Tristano''': Oh! benedetto quel filtro! | Benedetto il suo succo! | Benedetto della sua magia | il nobile potere! | Attraverso la porta della morte, | là dove per me fu versato, | ampio ed aperto | esso mi schiuse | quello che io non avevo ancora visto che in | sogno: | il reame meraviglioso della morte. (Atto II, scena II) *Il frodolento giorno, | pronto all'invidia, | ci poteva separare col suo inganno, | ma non più illudere con la sua menzogna! | La sua vana magnificenza, | il suo vanitoso bagliore | deride, colui al quale la notte | ha consacrato la vista! ('''Tristano''': atto II, scena II) *Chi la notte della morte | ha visto in amore; | colui al quale ella il suo profondo | segreto ha affidato, | le menzogne del giorno, | la gloria e l'onore, | la potenza e la ricchezza, | per quanto splendidi e nobili, | come vana polvere solare | davanti a lui si sono dissipati! ('''Tristano''': atto II, scena II) *Morissi anche io d'amore, | onde così volentieri io muoio, |come potrebbe l'amore |con me morire, | l'eterno vivente | con me finire? ('''Tristano''': atto II, scena II) *Che cosa soccomberebbe alla morte, | se non quel che ci disturba, | se non quel che impedisce a Tristano | di amare sempre Isolda, | e di vivere eternamente per lei? ('''Tristano''': atto II, scena II) *Così siamo morti: | per inseparati, | eternamente congiunti, | senza fine, | senza risveglio, | senza sospetto, | ineffabilmente | presi in amore, | a noi soli intenti, | vivere d'amore! ('''Tristano''': atto II, scena II) *Se mi tradiva Tristano | dovevo io sperare, | che il male dal sua tradimento | a me fatto, | dal consiglio di Melot | mi fosse riparato? ('''Marco''': atto II, scena III) *Dove, dunque, la fede, | se m'è Tristano infedele? | Dove, dunque, l'onore, | ed il puro costume, | poiché il fiore di ogni onore, | Tristano, l'ha perduto? | Quella che a sé Tristano | scelse per scudo, | dov’è quella virtù | ora fuggita, | poiché ella fugge il mio amico, | e m’ha tradito Tristano? ('''Marco''': atto II, scena III) *Questo miracolo di donna | che il tuo coraggio a me conquistò, | chi la potrebbe vedere, | chi conoscere, | chi con orgoglio | chiamarla sua, | senza ritenersi beato? ('''Marco''': atto II, scena III) *Dove Tristano ora se n'andrà, | vuoi tu seguirlo, Isolda? | Alla terra, a cui pensa Tristano, | non splende luce di sole: | è dessa l'oscura | notturna terra, | onde mia madre | mi invitò, | quando, me che in morte | aveva concepito, | in morte ella fece | ch'io guadagnassi la luce. | Quel che, quando mi partorì | era il suo asilo d'amore, | il mirabile regno della notte, | ond'io un giorno mi svegliai; | quello a te offre Tristano, | colà egli ti precede: se lo seguirà | dolce e fedele,... | questo ora gli dica Isolda. ('''Tristano''': atto II, scena III) *Io non vidi il sole, | né vidi io terra né popolo: | pure quel ch'io vidi | non te lo posso dire. | Io ero | dove sono sempre stato, | dove per sempre tornerò: | nell'ampio reame | della notte dei mondi. | Solo un sapere | colà è nostro: | il divino eterno | originario oblio! ('''Tristano''': atto III, scena I) *Questa spaventevole brama | che mi corrode; | questo spasimante ardore | che mi consuma, | se io te lo dicessi, | se tu lo potessi comprendere, | non qui tu indugeresti, | ma t'affretteresti in vedetta... | con tutti i sensi | bramoso di qui dentro | al di fuori ti protenderesti e spieresti | là dove le sue vele si gonfiano; | dove, precedendo i venti. | per trovarmi, | infiammata dal fuoco d'amore, | Isolda verso di me naviga! ('''Tristano''': atto III, scena I) *Il filtro! Il filtro! | Il terribile filtro! | Come dal cuore al cervello | infuriando mi penetrò! | Nessun rimedio ora può, | nessuna dolce morte | mai liberarmi | dal tormento della brama; | in nessun luogo, ah! in nessun luogo | troverò pace: | mi rigetta la notte | nuovamente al giorno, | per eternamente del mio patire | gli occhi del sole pascere. ('''Tristano''': atto III, scena I) *Contro di questi tormenti | la terribile pena, | quale balsamo potrebbe | mai portarmi sollievo? | Quel terribile filtro, | che m'ha consegnato alla sofferenza, | io stesso... io stesso | l'ho preparato! ('''Tristano''': atto III, scena I) *Con sanguinosa ferita | io mi battei un giorno contro Morold: | con sanguinosa ferita | oggi io conquisto Isolda! ('''Tristano''': atto III, scena II) *Uomo sdegnoso! | Così dunque tu mi punisci | col più duro dei decreti? | Senza alcuna pietà | per la colpa del mio soffrire? | I miei lamenti | non posso io dire? ('''Isotta''': atto III, scena II) *Mio eroe, mio Tristano! | Caro fra tutti gli amici, | anche oggi | devi tradire il tuo amico? | Oggi, mentr'egli viene | a provarti la sua più alta fede? ('''Marco''': atto III, scena III) *Perché Isolda, | perché a me questo? | Poiché chiaro mi fu svelato | quel ch'io dapprima non potevo capire, | come fui felice, che l'amico | libero trovassi d'ogni colpa! | Al valoroso | per sposarti, | a vele gonfie, | io volai dietro di te. | Ma della sventura | l'impeto | come può mai raggiungere colui che porta la pace? | La raccolta io crebbi alla morte: | l'illusione accumulò le sventure! ('''Marco''': atto III, scena III) ==[[Explicit]]== ===Originale=== In dem wogenden Schwall,<br>in dem tönenden Schall,<br>in des Weltatems<br>wehendem All,<br>ertrinken,<br>versinken,<br>unbewusst,<br>höchste Lust!<br>(''Isolde sinkt, wie verklärt, in Brangänes Armen sanft auf Tristans Leiche. Rührung und Entrücktheit unter den Umstehenden. Marke segnet die Leichen. Der Vorhang fällt langsam.'') ===Guido Manacorda=== Nell'ondeggiante oceano<br>nell'armonia sonora,<br>del respiro del mondo<br>nell'alitante Tutto...<br>naufragare,<br>affondare...<br>inconsapevolmente...<br>suprema letizia!<br>(''Isolda, come trasfigurata, cade dolcemente, tra le braccia di Brangania, sul cadavere di Tristano. Grande commozione e rapimento tra gli astanti. Marco benedice i cadaveri. - La tela cala lentamente'') ==Bibliografia== *Richard Wagner, ''[https://www.dicoseunpo.it/W_files/Tristan.pdf Tristan und Isolde]'', traduzione italiana di Guido Manacorda, ''dicoseunpo.it'' == Altri progetti == {{interprogetto}} [[Categoria:Ciclo arturiano]] [[Categoria:Opere liriche]] 7yab15r6ts9thfmrcsgvv5k8fp7ecmv 1419775 1419769 2026-07-09T20:02:14Z Skekzilla 17056 /* Citazioni */ 1419775 wikitext text/x-wiki [[File:Joseph Albert - Ludwig und Malwine Schnorr von Carolsfeld - Tristan und Isolde, 1865f.jpg|thumb|Ludwig e Malwine Schnorr von Carolsfeld interpretando i protagonisti durante la produzione originale dell'opera nel 1865.]] '''''Tristano e Isotta''''' ('''''Tristan und Isolde'''''), opera lirica in tre atti del 1865, composta da [[Richard Wagner]]. ==[[Incipit]]== ===Originale=== {{maiuscoletto|'''STIMME EINES JUNGEN SEEMANNS'''}}<br>(''aus der Höhe, wie vom Mast her, vernehmbar'')<br>Westwärts<br>schweift der Blick;<br>ostwärts<br>streicht das Schiff.<br>Frisch weht der Wind<br>der Heimat zu:<br>mein irisch Kind,<br>wo weilest du?<br>Sind's deiner Seufzer Wehen,<br>die mir die Segel blähen?<br>Wehe, wehe, du Wind!<br>Weh, ach wehe, mein Kind!<br>Irische Maid,<br>du wilde, minnige Maid! ===Guido Manacorda=== {{maiuscoletto|'''VOCE DI UN GIOVANE MARINAIO'''}}<br>(''si sente come se venisse dall’alto dell'albero'')<br>Verso occidente<br>erra lo sguardo;<br>verso oriente<br>scivola il naviglio.<br>Fresco soffia il vento<br>verso la patria:<br>mia fanciulla d'Irlanda,<br>dove te ne stai?<br>Sono gli aliti dei tuoi sospiri,<br>che mi gonfiano le vele?<br>Ve', ve', o vento!...<br>Ve', ah ve', mia bimba!...<br>o fanciulla d'Irlanda,<br>o selvaggia, amorosa fanciulla! ==Citazioni== *Un dominatore del mondo | è l'eroe [[Tristano]]! ('''Kurwenal''': atto I, scena II) *Il "Tantris" | con inquieta astuzia ei si nomò; | come Tristan | Isolda subito lo riconobbe, | che nella spada del languente | una tacca ella scorse, | entro la quale esattamente | s'adattava una scheggia, | cui un giorno nel capo | del cavaliere irlandese | per smacco a lei inviato, | con esperta mano ella aveva trovato. | Allora un grido mi si levò | dal mio più profondo! | Con la lucente spada | io stetti a lui dinnanzi; | su di lui, il temerario, | per vendicare la morte di Sire Morold. | Dal suo giaciglio | egli volse lo sguardo... | non sulla spada, | non sulla mano,... | mi guardò negli occhi. | Della sua miseria | mi dolse;... | la spada... la lasciai cadere! ('''Isotta''': atto I, scena III) *La spada della vendetta. | invece di vibrarla, | impotente la lasciai cadere! | Ora io servo al vassallo! ('''Isotta''': atto I, scena III) *Dove vivrebbe mai un uomo, | che non t'amasse? | che vedesse Isolda, | ed in Isolda | beatamente tutto non si perdesse? ('''Brangania''': atto I, scena III) *A me fidanzato era | il nobile eroe d'Irlanda; | le sue armi io avevo consacrato; | per me egli traeva a battaglia. | Com'egli cadde | cadde il mio onore; | nell'angoscia del mio cuore | giurai il giuramento: | se nessun uomo avesse vendicato quella | morte, | io, fanciulla, l'avrei osato. ('''Isotta''': atto I, scena V) *'''Isotta''': Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Tristano! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno!<br>'''Tristano''': Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Isolda! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno! (Atto II, scena II) *'''Isotta''': O nemica degli amici | maligna lontananza! | Di pigri tempi | indugiante lentezza!<br>'''Tristano''': O lontananza e vicinanza! | Duramente separate! | Grata vicinanza! | Desolata lontananza! (Atto II, scena II) *Tramontato era il sole | e scomparso il giorno; | pure la propria invidia | egli non soffocava: | il suo segnale che allontana | egli accende; | e lo infigge presso la porta dell'amata, | perché io non possa recarmi da lei. ('''Tristano''': atto II, scena II) *Quel che a me l'occhio | così estasiava, | il mio cuore profondamente | a terra abbatteva: | nella chiara luce del giorno, | come poteva Isolda essere mia? ('''Tristano''': atto II, scena II) *Quella luce che traditore | mi ti mostrava, | a quella luce del giorno | volli sfuggire; | e laggiù in quella notte | te con me trarre, | dove la fine dell'illusione | il mio cuore mi prometteva; | dove dell'inganno il presagito | errore si sperdesse; | per libare a te colà | eterno amore, | te insieme con me | volli io consacrare alla morte. ('''Isotta''': atto II, scena II) *'''Isotta''': Pure, ahimè, t'illuse | il perfido filtro, | così che a te nuovamente | s'affondò la notte: | colui, che solo pensava alla morte, | il filtro donò nuovamente al giorno!<br>'''Tristano''': Oh! benedetto quel filtro! | Benedetto il suo succo! | Benedetto della sua magia | il nobile potere! | Attraverso la porta della morte, | là dove per me fu versato, | ampio ed aperto | esso mi schiuse | quello che io non avevo ancora visto che in | sogno: | il reame meraviglioso della morte. (Atto II, scena II) *Il frodolento giorno, | pronto all'invidia, | ci poteva separare col suo inganno, | ma non più illudere con la sua menzogna! | La sua vana magnificenza, | il suo vanitoso bagliore | deride, colui al quale la notte | ha consacrato la vista! ('''Tristano''': atto II, scena II) *Chi la notte della morte | ha visto in amore; | colui al quale ella il suo profondo | segreto ha affidato, | le menzogne del giorno, | la gloria e l'onore, | la potenza e la ricchezza, | per quanto splendidi e nobili, | come vana polvere solare | davanti a lui si sono dissipati! ('''Tristano''': atto II, scena II) *Morissi anche io d'amore, | onde così volentieri io muoio, |come potrebbe l'amore |con me morire, | l'eterno vivente | con me finire? ('''Tristano''': atto II, scena II) *Che cosa soccomberebbe alla morte, | se non quel che ci disturba, | se non quel che impedisce a Tristano | di amare sempre Isolda, | e di vivere eternamente per lei? ('''Tristano''': atto II, scena II) *Così siamo morti: | per inseparati, | eternamente congiunti, | senza fine, | senza risveglio, | senza sospetto, | ineffabilmente | presi in amore, | a noi soli intenti, | vivere d'amore! ('''Tristano''': atto II, scena II) *Se mi tradiva Tristano | dovevo io sperare, | che il male dal sua tradimento | a me fatto, | dal consiglio di Melot | mi fosse riparato? ('''Marco''': atto II, scena III) *Dove, dunque, la fede, | se m'è Tristano infedele? | Dove, dunque, l'onore, | ed il puro costume, | poiché il fiore di ogni onore, | Tristano, l'ha perduto? | Quella che a sé Tristano | scelse per scudo, | dov’è quella virtù | ora fuggita, | poiché ella fugge il mio amico, | e m’ha tradito Tristano? ('''Marco''': atto II, scena III) *Questo miracolo di donna | che il tuo coraggio a me conquistò, | chi la potrebbe vedere, | chi conoscere, | chi con orgoglio | chiamarla sua, | senza ritenersi beato? ('''Marco''': atto II, scena III) *Dove Tristano ora se n'andrà, | vuoi tu seguirlo, Isolda? | Alla terra, a cui pensa Tristano, | non splende luce di sole: | è dessa l'oscura | notturna terra, | onde mia madre | mi invitò, | quando, me che in morte | aveva concepito, | in morte ella fece | ch'io guadagnassi la luce. | Quel che, quando mi partorì | era il suo asilo d'amore, | il mirabile regno della notte, | ond'io un giorno mi svegliai; | quello a te offre Tristano, | colà egli ti precede: se lo seguirà | dolce e fedele,... | questo ora gli dica Isolda. ('''Tristano''': atto II, scena III) *Io non vidi il sole, | né vidi io terra né popolo: | pure quel ch'io vidi | non te lo posso dire. | Io ero | dove sono sempre stato, | dove per sempre tornerò: | nell'ampio reame | della notte dei mondi. | Solo un sapere | colà è nostro: | il divino eterno | originario oblio! ('''Tristano''': atto III, scena I) *Questa spaventevole brama | che mi corrode; | questo spasimante ardore | che mi consuma, | se io te lo dicessi, | se tu lo potessi comprendere, | non qui tu indugeresti, | ma t'affretteresti in vedetta... | con tutti i sensi | bramoso di qui dentro | al di fuori ti protenderesti e spieresti | là dove le sue vele si gonfiano; | dove, precedendo i venti. | per trovarmi, | infiammata dal fuoco d'amore, | Isolda verso di me naviga! ('''Tristano''': atto III, scena I) *Il filtro! Il filtro! | Il terribile filtro! | Come dal cuore al cervello | infuriando mi penetrò! | Nessun rimedio ora può, | nessuna dolce morte | mai liberarmi | dal tormento della brama; | in nessun luogo, ah! in nessun luogo | troverò pace: | mi rigetta la notte | nuovamente al giorno, | per eternamente del mio patire | gli occhi del sole pascere. ('''Tristano''': atto III, scena I) *Contro di questi tormenti | la terribile pena, | quale balsamo potrebbe | mai portarmi sollievo? | Quel terribile filtro, | che m'ha consegnato alla sofferenza, | io stesso... io stesso | l'ho preparato! ('''Tristano''': atto III, scena I) *Con sanguinosa ferita | io mi battei un giorno contro Morold: | con sanguinosa ferita | oggi io conquisto Isolda! ('''Tristano''': atto III, scena II) *Uomo sdegnoso! | Così dunque tu mi punisci | col più duro dei decreti? | Senza alcuna pietà | per la colpa del mio soffrire? | I miei lamenti | non posso io dire? ('''Isotta''': atto III, scena II) *Mio eroe, mio Tristano! | Caro fra tutti gli amici, | anche oggi | devi tradire il tuo amico? | Oggi, mentr'egli viene | a provarti la sua più alta fede? ('''Marco''': atto III, scena III) *Perché Isolda, | perché a me questo? | Poiché chiaro mi fu svelato | quel ch'io dapprima non potevo capire, | come fui felice, che l'amico | libero trovassi d'ogni colpa! | Al valoroso | per sposarti, | a vele gonfie, | io volai dietro di te. | Ma della sventura | l'impeto | come può mai raggiungere colui che porta la pace? | La raccolta io crebbi alla morte: | l'illusione accumulò le sventure! ('''Marco''': atto III, scena III) ==[[Explicit]]== ===Originale=== In dem wogenden Schwall,<br>in dem tönenden Schall,<br>in des Weltatems<br>wehendem All,<br>ertrinken,<br>versinken,<br>unbewusst,<br>höchste Lust!<br>(''Isolde sinkt, wie verklärt, in Brangänes Armen sanft auf Tristans Leiche. Rührung und Entrücktheit unter den Umstehenden. Marke segnet die Leichen. Der Vorhang fällt langsam.'') ===Guido Manacorda=== Nell'ondeggiante oceano<br>nell'armonia sonora,<br>del respiro del mondo<br>nell'alitante Tutto...<br>naufragare,<br>affondare...<br>inconsapevolmente...<br>suprema letizia!<br>(''Isolda, come trasfigurata, cade dolcemente, tra le braccia di Brangania, sul cadavere di Tristano. Grande commozione e rapimento tra gli astanti. Marco benedice i cadaveri. - La tela cala lentamente'') ==Bibliografia== *Richard Wagner, ''[https://www.dicoseunpo.it/W_files/Tristan.pdf Tristan und Isolde]'', traduzione italiana di Guido Manacorda, ''dicoseunpo.it'' == Altri progetti == {{interprogetto}} [[Categoria:Ciclo arturiano]] [[Categoria:Opere liriche]] hslesc59mwbaa5ere2570ypb414qp0g Tristano 0 225714 1419774 2026-07-09T20:01:57Z Skekzilla 17056 Creata pagina con "[[File:Sir Tristram of Lyonesse (cropped).jpg|thumb|Illustrazione di Tristano]] '''Tristano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Tristano== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno n..." 1419774 wikitext text/x-wiki [[File:Sir Tristram of Lyonesse (cropped).jpg|thumb|Illustrazione di Tristano]] '''Tristano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Tristano== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. *Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato [...] non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese. *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. *Non è da buon cavaliere cogliere un altro in svantaggio. *Uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili [[cavalieri della Tavola Rotonda]] hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! *Un cavaliere così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! *Soltanto il cavaliere innamorato può essere prode. *Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro. ===''[[Tristano e Isotta (opera)|Tristano e Isotta]]''=== {{cronologico}} *Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Isolda! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno! *O lontananza e vicinanza! | Duramente separate! | Grata vicinanza! | Desolata lontananza! *Tramontato era il sole | e scomparso il giorno; | pure la propria invidia | egli non soffocava: | il suo segnale che allontana | egli accende; | e lo infigge presso la porta dell'amata, | perché io non possa recarmi da lei. *Quel che a me l'occhio | così estasiava, | il mio cuore profondamente | a terra abbatteva: | nella chiara luce del giorno, | come poteva Isolda essere mia? *Oh! benedetto quel filtro! | Benedetto il suo succo! | Benedetto della sua magia | il nobile potere! | Attraverso la porta della morte, | là dove per me fu versato, | ampio ed aperto | esso mi schiuse | quello che io non avevo ancora visto che in | sogno: | il reame meraviglioso della morte. *Il frodolento giorno, | pronto all'invidia, | ci poteva separare col suo inganno, | ma non più illudere con la sua menzogna! | La sua vana magnificenza, | il suo vanitoso bagliore | deride, colui al quale la notte | ha consacrato la vista! *Chi la notte della morte | ha visto in amore; | colui al quale ella il suo profondo | segreto ha affidato, | le menzogne del giorno, | la gloria e l'onore, | la potenza e la ricchezza, | per quanto splendidi e nobili, | come vana polvere solare | davanti a lui si sono dissipati! *Morissi anche io d'amore, | onde così volentieri io muoio, |come potrebbe l'amore |con me morire, | l'eterno vivente | con me finire? *Che cosa soccomberebbe alla morte, | se non quel che ci disturba, | se non quel che impedisce a Tristano | di amare sempre Isolda, | e di vivere eternamente per lei? *Così siamo morti: | per inseparati, | eternamente congiunti, | senza fine, | senza risveglio, | senza sospetto, | ineffabilmente | presi in amore, | a noi soli intenti, | vivere d'amore! *Dove Tristano ora se n'andrà, | vuoi tu seguirlo, Isolda? | Alla terra, a cui pensa Tristano, | non splende luce di sole: | è dessa l'oscura | notturna terra, | onde mia madre | mi invitò, | quando, me che in morte | aveva concepito, | in morte ella fece | ch'io guadagnassi la luce. | Quel che, quando mi partorì | era il suo asilo d'amore, | il mirabile regno della notte, | ond'io un giorno mi svegliai; | quello a te offre Tristano, | colà egli ti precede: se lo seguirà | dolce e fedele,... | questo ora gli dica Isolda. *Io non vidi il sole, | né vidi io terra né popolo: | pure quel ch'io vidi | non te lo posso dire. | Io ero | dove sono sempre stato, | dove per sempre tornerò: | nell'ampio reame | della notte dei mondi. | Solo un sapere | colà è nostro: | il divino eterno | originario oblio! *Questa spaventevole brama | che mi corrode; | questo spasimante ardore | che mi consuma, | se io te lo dicessi, | se tu lo potessi comprendere, | non qui tu indugeresti, | ma t'affretteresti in vedetta... | con tutti i sensi | bramoso di qui dentro | al di fuori ti protenderesti e spieresti | là dove le sue vele si gonfiano; | dove, precedendo i venti. | per trovarmi, | infiammata dal fuoco d'amore, | Isolda verso di me naviga! *Il filtro! Il filtro! | Il terribile filtro! | Come dal cuore al cervello | infuriando mi penetrò! | Nessun rimedio ora può, | nessuna dolce morte | mai liberarmi | dal tormento della brama; | in nessun luogo, ah! in nessun luogo | troverò pace: | mi rigetta la notte | nuovamente al giorno, | per eternamente del mio patire | gli occhi del sole pascere. *Contro di questi tormenti | la terribile pena, | quale balsamo potrebbe | mai portarmi sollievo? | Quel terribile filtro, | che m'ha consegnato alla sofferenza, | io stesso... io stesso | l'ho preparato! *Con sanguinosa ferita | io mi battei un giorno contro Morold: | con sanguinosa ferita | oggi io conquisto Isolda! ==Voci correlate== *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Tristram|w_site=en|w_preposizione=riguardante|preposizione=su}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] eguviigcmvium78bkasx2490qs6mlvr 1419777 1419774 2026-07-09T20:05:11Z Skekzilla 17056 /* Citazioni di Tristano */ 1419777 wikitext text/x-wiki [[File:Sir Tristram of Lyonesse (cropped).jpg|thumb|Illustrazione di Tristano]] '''Tristano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Tristano== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Raccomandami a mio zio [[Marco di Cornovaglia|re Marco]] e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. *Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato [...] non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese. *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. *Non è da buon cavaliere cogliere un altro in svantaggio. *Uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili [[cavalieri della Tavola Rotonda]] hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! *Un cavaliere così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! *Soltanto il cavaliere innamorato può essere prode. *Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro. ===''[[Tristano e Isotta (opera)|Tristano e Isotta]]''=== {{cronologico}} *Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Isolda! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno! *O lontananza e vicinanza! | Duramente separate! | Grata vicinanza! | Desolata lontananza! *Tramontato era il sole | e scomparso il giorno; | pure la propria invidia | egli non soffocava: | il suo segnale che allontana | egli accende; | e lo infigge presso la porta dell'amata, | perché io non possa recarmi da lei. *Quel che a me l'occhio | così estasiava, | il mio cuore profondamente | a terra abbatteva: | nella chiara luce del giorno, | come poteva Isolda essere mia? *Oh! benedetto quel filtro! | Benedetto il suo succo! | Benedetto della sua magia | il nobile potere! | Attraverso la porta della morte, | là dove per me fu versato, | ampio ed aperto | esso mi schiuse | quello che io non avevo ancora visto che in | sogno: | il reame meraviglioso della morte. *Il frodolento giorno, | pronto all'invidia, | ci poteva separare col suo inganno, | ma non più illudere con la sua menzogna! | La sua vana magnificenza, | il suo vanitoso bagliore | deride, colui al quale la notte | ha consacrato la vista! *Chi la notte della morte | ha visto in amore; | colui al quale ella il suo profondo | segreto ha affidato, | le menzogne del giorno, | la gloria e l'onore, | la potenza e la ricchezza, | per quanto splendidi e nobili, | come vana polvere solare | davanti a lui si sono dissipati! *Morissi anche io d'amore, | onde così volentieri io muoio, |come potrebbe l'amore |con me morire, | l'eterno vivente | con me finire? *Che cosa soccomberebbe alla morte, | se non quel che ci disturba, | se non quel che impedisce a Tristano | di amare sempre Isolda, | e di vivere eternamente per lei? *Così siamo morti: | per inseparati, | eternamente congiunti, | senza fine, | senza risveglio, | senza sospetto, | ineffabilmente | presi in amore, | a noi soli intenti, | vivere d'amore! *Dove Tristano ora se n'andrà, | vuoi tu seguirlo, Isolda? | Alla terra, a cui pensa Tristano, | non splende luce di sole: | è dessa l'oscura | notturna terra, | onde mia madre | mi invitò, | quando, me che in morte | aveva concepito, | in morte ella fece | ch'io guadagnassi la luce. | Quel che, quando mi partorì | era il suo asilo d'amore, | il mirabile regno della notte, | ond'io un giorno mi svegliai; | quello a te offre Tristano, | colà egli ti precede: se lo seguirà | dolce e fedele,... | questo ora gli dica Isolda. *Io non vidi il sole, | né vidi io terra né popolo: | pure quel ch'io vidi | non te lo posso dire. | Io ero | dove sono sempre stato, | dove per sempre tornerò: | nell'ampio reame | della notte dei mondi. | Solo un sapere | colà è nostro: | il divino eterno | originario oblio! *Questa spaventevole brama | che mi corrode; | questo spasimante ardore | che mi consuma, | se io te lo dicessi, | se tu lo potessi comprendere, | non qui tu indugeresti, | ma t'affretteresti in vedetta... | con tutti i sensi | bramoso di qui dentro | al di fuori ti protenderesti e spieresti | là dove le sue vele si gonfiano; | dove, precedendo i venti. | per trovarmi, | infiammata dal fuoco d'amore, | Isolda verso di me naviga! *Il filtro! Il filtro! | Il terribile filtro! | Come dal cuore al cervello | infuriando mi penetrò! | Nessun rimedio ora può, | nessuna dolce morte | mai liberarmi | dal tormento della brama; | in nessun luogo, ah! in nessun luogo | troverò pace: | mi rigetta la notte | nuovamente al giorno, | per eternamente del mio patire | gli occhi del sole pascere. *Contro di questi tormenti | la terribile pena, | quale balsamo potrebbe | mai portarmi sollievo? | Quel terribile filtro, | che m'ha consegnato alla sofferenza, | io stesso... io stesso | l'ho preparato! *Con sanguinosa ferita | io mi battei un giorno contro Morold: | con sanguinosa ferita | oggi io conquisto Isolda! ==Voci correlate== *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Tristram|w_site=en|w_preposizione=riguardante|preposizione=su}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] osjj3vge3umke5cvxkd4wu2izhcsw25 1419778 1419777 2026-07-09T20:12:32Z Skekzilla 17056 1419778 wikitext text/x-wiki [[File:Sir Tristram of Lyonesse (cropped).jpg|thumb|Illustrazione di Tristano]] '''Tristano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Tristano== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Raccomandami a mio zio [[Marco di Cornovaglia|re Marco]] e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. *Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato [...] non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese. *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. *Non è da buon cavaliere cogliere un altro in svantaggio. *Uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili [[cavalieri della Tavola Rotonda]] hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! *Un cavaliere così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! *Soltanto il cavaliere innamorato può essere prode. *Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro. ===''[[Tristano e Isotta (opera)|Tristano e Isotta]]''=== {{cronologico}} *Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Isolda! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno! *O lontananza e vicinanza! | Duramente separate! | Grata vicinanza! | Desolata lontananza! *Tramontato era il sole | e scomparso il giorno; | pure la propria invidia | egli non soffocava: | il suo segnale che allontana | egli accende; | e lo infigge presso la porta dell'amata, | perché io non possa recarmi da lei. *Quel che a me l'occhio | così estasiava, | il mio cuore profondamente | a terra abbatteva: | nella chiara luce del giorno, | come poteva Isolda essere mia? *Oh! benedetto quel filtro! | Benedetto il suo succo! | Benedetto della sua magia | il nobile potere! | Attraverso la porta della morte, | là dove per me fu versato, | ampio ed aperto | esso mi schiuse | quello che io non avevo ancora visto che in | sogno: | il reame meraviglioso della morte. *Il frodolento giorno, | pronto all'invidia, | ci poteva separare col suo inganno, | ma non più illudere con la sua menzogna! | La sua vana magnificenza, | il suo vanitoso bagliore | deride, colui al quale la notte | ha consacrato la vista! *Chi la notte della morte | ha visto in amore; | colui al quale ella il suo profondo | segreto ha affidato, | le menzogne del giorno, | la gloria e l'onore, | la potenza e la ricchezza, | per quanto splendidi e nobili, | come vana polvere solare | davanti a lui si sono dissipati! *Morissi anche io d'amore, | onde così volentieri io muoio, |come potrebbe l'amore |con me morire, | l'eterno vivente | con me finire? *Che cosa soccomberebbe alla morte, | se non quel che ci disturba, | se non quel che impedisce a Tristano | di amare sempre Isolda, | e di vivere eternamente per lei? *Così siamo morti: | per inseparati, | eternamente congiunti, | senza fine, | senza risveglio, | senza sospetto, | ineffabilmente | presi in amore, | a noi soli intenti, | vivere d'amore! *Dove Tristano ora se n'andrà, | vuoi tu seguirlo, Isolda? | Alla terra, a cui pensa Tristano, | non splende luce di sole: | è dessa l'oscura | notturna terra, | onde mia madre | mi invitò, | quando, me che in morte | aveva concepito, | in morte ella fece | ch'io guadagnassi la luce. | Quel che, quando mi partorì | era il suo asilo d'amore, | il mirabile regno della notte, | ond'io un giorno mi svegliai; | quello a te offre Tristano, | colà egli ti precede: se lo seguirà | dolce e fedele,... | questo ora gli dica Isolda. *Io non vidi il sole, | né vidi io terra né popolo: | pure quel ch'io vidi | non te lo posso dire. | Io ero | dove sono sempre stato, | dove per sempre tornerò: | nell'ampio reame | della notte dei mondi. | Solo un sapere | colà è nostro: | il divino eterno | originario oblio! *Questa spaventevole brama | che mi corrode; | questo spasimante ardore | che mi consuma, | se io te lo dicessi, | se tu lo potessi comprendere, | non qui tu indugeresti, | ma t'affretteresti in vedetta... | con tutti i sensi | bramoso di qui dentro | al di fuori ti protenderesti e spieresti | là dove le sue vele si gonfiano; | dove, precedendo i venti. | per trovarmi, | infiammata dal fuoco d'amore, | Isolda verso di me naviga! *Il filtro! Il filtro! | Il terribile filtro! | Come dal cuore al cervello | infuriando mi penetrò! | Nessun rimedio ora può, | nessuna dolce morte | mai liberarmi | dal tormento della brama; | in nessun luogo, ah! in nessun luogo | troverò pace: | mi rigetta la notte | nuovamente al giorno, | per eternamente del mio patire | gli occhi del sole pascere. *Contro di questi tormenti | la terribile pena, | quale balsamo potrebbe | mai portarmi sollievo? | Quel terribile filtro, | che m'ha consegnato alla sofferenza, | io stesso... io stesso | l'ho preparato! *Con sanguinosa ferita | io mi battei un giorno contro Morold: | con sanguinosa ferita | oggi io conquisto Isolda! ==Citazioni su Tristano== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di Tristano, a significare il dolore della tua nascita. *Egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è gentile sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia Isotta la Bella, che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>Ser Palamede il Saraceno, beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. *Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]]) *Io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne! ([[Dinadan]]) *Ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. ([[Re Artù]]) *Il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata. ([[Lancillotto]]) ==Voci correlate== *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Tristram|w_site=en|w_preposizione=riguardante|preposizione=su}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] 62qmcupzt77z1sfppo1wvfmss8g3aoq 1419781 1419778 2026-07-09T20:28:38Z Skekzilla 17056 /* Voci correlate */ 1419781 wikitext text/x-wiki [[File:Sir Tristram of Lyonesse (cropped).jpg|thumb|Illustrazione di Tristano]] '''Tristano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Tristano== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Raccomandami a mio zio [[Marco di Cornovaglia|re Marco]] e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. *Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato [...] non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese. *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. *Non è da buon cavaliere cogliere un altro in svantaggio. *Uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili [[cavalieri della Tavola Rotonda]] hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! *Un cavaliere così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! *Soltanto il cavaliere innamorato può essere prode. *Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro. ===''[[Tristano e Isotta (opera)|Tristano e Isotta]]''=== {{cronologico}} *Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Isolda! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno! *O lontananza e vicinanza! | Duramente separate! | Grata vicinanza! | Desolata lontananza! *Tramontato era il sole | e scomparso il giorno; | pure la propria invidia | egli non soffocava: | il suo segnale che allontana | egli accende; | e lo infigge presso la porta dell'amata, | perché io non possa recarmi da lei. *Quel che a me l'occhio | così estasiava, | il mio cuore profondamente | a terra abbatteva: | nella chiara luce del giorno, | come poteva Isolda essere mia? *Oh! benedetto quel filtro! | Benedetto il suo succo! | Benedetto della sua magia | il nobile potere! | Attraverso la porta della morte, | là dove per me fu versato, | ampio ed aperto | esso mi schiuse | quello che io non avevo ancora visto che in | sogno: | il reame meraviglioso della morte. *Il frodolento giorno, | pronto all'invidia, | ci poteva separare col suo inganno, | ma non più illudere con la sua menzogna! | La sua vana magnificenza, | il suo vanitoso bagliore | deride, colui al quale la notte | ha consacrato la vista! *Chi la notte della morte | ha visto in amore; | colui al quale ella il suo profondo | segreto ha affidato, | le menzogne del giorno, | la gloria e l'onore, | la potenza e la ricchezza, | per quanto splendidi e nobili, | come vana polvere solare | davanti a lui si sono dissipati! *Morissi anche io d'amore, | onde così volentieri io muoio, |come potrebbe l'amore |con me morire, | l'eterno vivente | con me finire? *Che cosa soccomberebbe alla morte, | se non quel che ci disturba, | se non quel che impedisce a Tristano | di amare sempre Isolda, | e di vivere eternamente per lei? *Così siamo morti: | per inseparati, | eternamente congiunti, | senza fine, | senza risveglio, | senza sospetto, | ineffabilmente | presi in amore, | a noi soli intenti, | vivere d'amore! *Dove Tristano ora se n'andrà, | vuoi tu seguirlo, Isolda? | Alla terra, a cui pensa Tristano, | non splende luce di sole: | è dessa l'oscura | notturna terra, | onde mia madre | mi invitò, | quando, me che in morte | aveva concepito, | in morte ella fece | ch'io guadagnassi la luce. | Quel che, quando mi partorì | era il suo asilo d'amore, | il mirabile regno della notte, | ond'io un giorno mi svegliai; | quello a te offre Tristano, | colà egli ti precede: se lo seguirà | dolce e fedele,... | questo ora gli dica Isolda. *Io non vidi il sole, | né vidi io terra né popolo: | pure quel ch'io vidi | non te lo posso dire. | Io ero | dove sono sempre stato, | dove per sempre tornerò: | nell'ampio reame | della notte dei mondi. | Solo un sapere | colà è nostro: | il divino eterno | originario oblio! *Questa spaventevole brama | che mi corrode; | questo spasimante ardore | che mi consuma, | se io te lo dicessi, | se tu lo potessi comprendere, | non qui tu indugeresti, | ma t'affretteresti in vedetta... | con tutti i sensi | bramoso di qui dentro | al di fuori ti protenderesti e spieresti | là dove le sue vele si gonfiano; | dove, precedendo i venti. | per trovarmi, | infiammata dal fuoco d'amore, | Isolda verso di me naviga! *Il filtro! Il filtro! | Il terribile filtro! | Come dal cuore al cervello | infuriando mi penetrò! | Nessun rimedio ora può, | nessuna dolce morte | mai liberarmi | dal tormento della brama; | in nessun luogo, ah! in nessun luogo | troverò pace: | mi rigetta la notte | nuovamente al giorno, | per eternamente del mio patire | gli occhi del sole pascere. *Contro di questi tormenti | la terribile pena, | quale balsamo potrebbe | mai portarmi sollievo? | Quel terribile filtro, | che m'ha consegnato alla sofferenza, | io stesso... io stesso | l'ho preparato! *Con sanguinosa ferita | io mi battei un giorno contro Morold: | con sanguinosa ferita | oggi io conquisto Isolda! ==Citazioni su Tristano== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di Tristano, a significare il dolore della tua nascita. *Egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è gentile sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia Isotta la Bella, che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>Ser Palamede il Saraceno, beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. *Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]]) *Io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne! ([[Dinadan]]) *Ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. ([[Re Artù]]) *Il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata. ([[Lancillotto]]) ==Voci correlate== *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] *[[Marco di Cornovaglia]], zio ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Tristram|w_site=en|w_preposizione=riguardante|preposizione=su}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] 60qqdo3ecptfztb4opnvd7df5mvq6j3 1419784 1419781 2026-07-09T20:48:13Z Skekzilla 17056 /* Thomas Malory */ 1419784 wikitext text/x-wiki [[File:Sir Tristram of Lyonesse (cropped).jpg|thumb|Illustrazione di Tristano]] '''Tristano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Tristano== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Raccomandami a mio zio [[Marco di Cornovaglia|re Marco]] e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. *Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato [...] non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese. *Io non sono che un novello [[cavaliere]] e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. *Non è da buon cavaliere cogliere un altro in svantaggio. *Uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili [[cavalieri della Tavola Rotonda]] hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! *Un cavaliere così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! *Soltanto il cavaliere innamorato può essere prode. *Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro. ===''[[Tristano e Isotta (opera)|Tristano e Isotta]]''=== {{cronologico}} *Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Isolda! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno! *O lontananza e vicinanza! | Duramente separate! | Grata vicinanza! | Desolata lontananza! *Tramontato era il sole | e scomparso il giorno; | pure la propria invidia | egli non soffocava: | il suo segnale che allontana | egli accende; | e lo infigge presso la porta dell'amata, | perché io non possa recarmi da lei. *Quel che a me l'occhio | così estasiava, | il mio cuore profondamente | a terra abbatteva: | nella chiara luce del giorno, | come poteva Isolda essere mia? *Oh! benedetto quel filtro! | Benedetto il suo succo! | Benedetto della sua magia | il nobile potere! | Attraverso la porta della morte, | là dove per me fu versato, | ampio ed aperto | esso mi schiuse | quello che io non avevo ancora visto che in | sogno: | il reame meraviglioso della morte. *Il frodolento giorno, | pronto all'invidia, | ci poteva separare col suo inganno, | ma non più illudere con la sua menzogna! | La sua vana magnificenza, | il suo vanitoso bagliore | deride, colui al quale la notte | ha consacrato la vista! *Chi la notte della morte | ha visto in amore; | colui al quale ella il suo profondo | segreto ha affidato, | le menzogne del giorno, | la gloria e l'onore, | la potenza e la ricchezza, | per quanto splendidi e nobili, | come vana polvere solare | davanti a lui si sono dissipati! *Morissi anche io d'amore, | onde così volentieri io muoio, |come potrebbe l'amore |con me morire, | l'eterno vivente | con me finire? *Che cosa soccomberebbe alla morte, | se non quel che ci disturba, | se non quel che impedisce a Tristano | di amare sempre Isolda, | e di vivere eternamente per lei? *Così siamo morti: | per inseparati, | eternamente congiunti, | senza fine, | senza risveglio, | senza sospetto, | ineffabilmente | presi in amore, | a noi soli intenti, | vivere d'amore! *Dove Tristano ora se n'andrà, | vuoi tu seguirlo, Isolda? | Alla terra, a cui pensa Tristano, | non splende luce di sole: | è dessa l'oscura | notturna terra, | onde mia madre | mi invitò, | quando, me che in morte | aveva concepito, | in morte ella fece | ch'io guadagnassi la luce. | Quel che, quando mi partorì | era il suo asilo d'amore, | il mirabile regno della notte, | ond'io un giorno mi svegliai; | quello a te offre Tristano, | colà egli ti precede: se lo seguirà | dolce e fedele,... | questo ora gli dica Isolda. *Io non vidi il sole, | né vidi io terra né popolo: | pure quel ch'io vidi | non te lo posso dire. | Io ero | dove sono sempre stato, | dove per sempre tornerò: | nell'ampio reame | della notte dei mondi. | Solo un sapere | colà è nostro: | il divino eterno | originario oblio! *Questa spaventevole brama | che mi corrode; | questo spasimante ardore | che mi consuma, | se io te lo dicessi, | se tu lo potessi comprendere, | non qui tu indugeresti, | ma t'affretteresti in vedetta... | con tutti i sensi | bramoso di qui dentro | al di fuori ti protenderesti e spieresti | là dove le sue vele si gonfiano; | dove, precedendo i venti. | per trovarmi, | infiammata dal fuoco d'amore, | Isolda verso di me naviga! *Il filtro! Il filtro! | Il terribile filtro! | Come dal cuore al cervello | infuriando mi penetrò! | Nessun rimedio ora può, | nessuna dolce morte | mai liberarmi | dal tormento della brama; | in nessun luogo, ah! in nessun luogo | troverò pace: | mi rigetta la notte | nuovamente al giorno, | per eternamente del mio patire | gli occhi del sole pascere. *Contro di questi tormenti | la terribile pena, | quale balsamo potrebbe | mai portarmi sollievo? | Quel terribile filtro, | che m'ha consegnato alla sofferenza, | io stesso... io stesso | l'ho preparato! *Con sanguinosa ferita | io mi battei un giorno contro Morold: | con sanguinosa ferita | oggi io conquisto Isolda! ==Citazioni su Tristano== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di Tristano, a significare il dolore della tua nascita. *Egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è gentile sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia Isotta la Bella, che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>Ser Palamede il Saraceno, beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. *Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]]) *Io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne! ([[Dinadan]]) *Ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. ([[Re Artù]]) *Il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata. ([[Lancillotto]]) ==Voci correlate== *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] *[[Marco di Cornovaglia]], zio ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Tristram|w_site=en|w_preposizione=riguardante|preposizione=su}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] tgr7pogc747jt2a6jyaqsuaecvt7jgm Marco di Cornovaglia 0 225715 1419779 2026-07-09T20:23:44Z Skekzilla 17056 Creata pagina con "[[File:King Mark of Cornwall 11400.jpg|thumb|Illustrazione di Marco]] '''Marco di Cornovaglia''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Marco di Cornovaglia== *Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro. ([[Thomas Malory]]) ===''[[Tristano e Isotta (opera)|Tristano e Isotta]]''=== {{cronologic..." 1419779 wikitext text/x-wiki [[File:King Mark of Cornwall 11400.jpg|thumb|Illustrazione di Marco]] '''Marco di Cornovaglia''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Marco di Cornovaglia== *Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro. ([[Thomas Malory]]) ===''[[Tristano e Isotta (opera)|Tristano e Isotta]]''=== {{cronologico}} *Se mi tradiva Tristano | dovevo io sperare, | che il male dal sua tradimento | a me fatto, | dal consiglio di Melot | mi fosse riparato? *Dove, dunque, la fede, | se m'è Tristano infedele? | Dove, dunque, l'onore, | ed il puro costume, | poiché il fiore di ogni onore, | Tristano, l'ha perduto? | Quella che a sé Tristano | scelse per scudo, | dov'è quella virtù | ora fuggita, | poiché ella fugge il mio amico, | e m'ha tradito Tristano? *Questo miracolo di donna | che il tuo coraggio a me conquistò, | chi la potrebbe vedere, | chi conoscere, | chi con orgoglio | chiamarla sua, | senza ritenersi beato? *Mio eroe, mio Tristano! | Caro fra tutti gli amici, | anche oggi | devi tradire il tuo amico? | Oggi, mentr'egli viene | a provarti la sua più alta fede? *Perché Isolda, | perché a me questo? | Poiché chiaro mi fu svelato | quel ch'io dapprima non potevo capire, | come fui felice, che l'amico | libero trovassi d'ogni colpa! | Al valoroso | per sposarti, | a vele gonfie, | io volai dietro di te. | Ma della sventura | l'impeto | come può mai raggiungere colui che porta la pace? | La raccolta io crebbi alla morte: | l'illusione accumulò le sventure! ==Citazioni su Marco di Cornovaglia== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. *Benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote, poiché ogni affetto si era spento per sempre. *Re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» ==Voci correlate== *[[Tristano]], nipote ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] [[Categoria:Sovrani mitologici]] 0tm8x29mlt4uvzgevwhb1gc81etguls José Luis Chilavert 0 225716 1419792 2026-07-10T03:40:51Z AssassinsCreed 17001 Creata pagina con "[[File:Chilavert 2014.jpg|thumb|Chilavert nel 2014]] '''José Luis Félix Chilavert González''' (1965 – vivente), ex calciatore paraguaiano. ==Citazioni di José Luis Chilavert== *Nel 1998 noi abbiamo affrontato la [[Nazionale di calcio della Francia|Francia]], ora affronteremo una formazione africana.<ref>Da un post su X di risposta a Dugarry; citato in ''[https://www.gazzetta.it/Calcio/Mondiali/04-07-2026/chilavert-razzista-francia-oggi-squadra-africana-paraguay.sh..." 1419792 wikitext text/x-wiki [[File:Chilavert 2014.jpg|thumb|Chilavert nel 2014]] '''José Luis Félix Chilavert González''' (1965 – vivente), ex calciatore paraguaiano. ==Citazioni di José Luis Chilavert== *Nel 1998 noi abbiamo affrontato la [[Nazionale di calcio della Francia|Francia]], ora affronteremo una formazione africana.<ref>Da un post su X di risposta a Dugarry; citato in ''[https://www.gazzetta.it/Calcio/Mondiali/04-07-2026/chilavert-razzista-francia-oggi-squadra-africana-paraguay.shtml Chilavert shock: "Nel 1998 affrontai la Francia, oggi è una squadra africana"]'', ''gazzetta.it'', 4 luglio 2026.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Chilavert, Jose}} [[Categoria:Calciatori paraguaiani]] jnmg4805gkqsc7f5xgrhh67k5z7u340 Jose Chilavert 0 225717 1419794 2026-07-10T03:42:11Z AssassinsCreed 17001 Redirect alla pagina [[José Luis Chilavert]] 1419794 wikitext text/x-wiki #RINVIA[[José Luis Chilavert]] jg4k1dbrythjf1uv02y29ykha42e798 José Chilavert 0 225718 1419795 2026-07-10T03:42:25Z AssassinsCreed 17001 Redirect alla pagina [[José Luis Chilavert]] 1419795 wikitext text/x-wiki #RINVIA[[José Luis Chilavert]] jg4k1dbrythjf1uv02y29ykha42e798 Jose Luis Chilavert 0 225719 1419796 2026-07-10T03:42:49Z AssassinsCreed 17001 Redirect alla pagina [[José Luis Chilavert]] 1419796 wikitext text/x-wiki #RINVIA[[José Luis Chilavert]] jg4k1dbrythjf1uv02y29ykha42e798 Categoria:Calciatori paraguaiani 14 225720 1419797 2026-07-10T03:44:19Z AssassinsCreed 17001 Creata pagina con "{{NotaCategorie|Persone}} {{NotaPersone}} {{interprogetto}} [[Categoria:Calciatori|Paraguaiani]] [[Categoria:Paraguaiani]]" 1419797 wikitext text/x-wiki {{NotaCategorie|Persone}} {{NotaPersone}} {{interprogetto}} [[Categoria:Calciatori|Paraguaiani]] [[Categoria:Paraguaiani]] p2eum99argfw1j9eoz46074ol858vfe Discussioni utente:Darrenlsh2005 3 225721 1419811 2026-07-10T08:02:06Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1419811 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 10:02, 10 lug 2026 (CEST)}} 9ztxdjcvu5gqgk1ny10ogab7ff5i03p Centuripe 0 225722 1419813 2026-07-10T08:13:59Z Marcella Medici (BEIC) 84396 creazione voce 1419813 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Centuripe Stadtansicht.jpg|thumb|Centuripe]] Citazioni su '''Centuripe'''. *Centorbi, dagli antichi chiamata Centuripe, è rappresentata da [[Tucidide]] come un castello da' Siculi edificato. Si scorge da una descrizione di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]], che questa sia stata una delle più grandi città della Sicilia, e che appartenesse alla medesima la più gran porzione dei fertili campi dell' Etna, che furono dall'antichità tanto rinomati, e che come i più fecondi dell'isola tutta furon tenuti. Era dunque naturale che quei nazionali gran commercio di grani facessero, e che in seguito una molto ricca popolazione divenissero. La loro coltura stava in proporzione colla ricchezza loro, perchè amavano le scienze, mentre al tempo stesso erano coraggiosi, e nell'arte della guerra molto esercitati. Per molti secoli la floridità di costoro fu nel pieno suo vigore, giacchè la vera caduta di quella città convien che si ascriva alla sua ribellione contro l'imperatore [[Federico II di Svevia|Federico II]], che dalle sue rovine la città di Augusta nel 1233 fece costruire. ([[Friederich Münter]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=su|w_preposizione=riguardante}} {{s}} [[Categoria:Luoghi della Sicilia]] 1r4n47b6csf5zjhzjtot6elg7m4zi8y 1419819 1419813 2026-07-10T08:37:11Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1419819 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Centuripe Stadtansicht.jpg|thumb|Centuripe]] Citazioni su '''Centuripe'''. *Centorbi, dagli antichi chiamata Centuripe, è rappresentata da [[Tucidide]] come un castello da' Siculi edificato. Si scorge da una descrizione di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]], che questa sia stata una delle più grandi città della Sicilia, e che appartenesse alla medesima la più gran porzione dei fertili campi dell' Etna, che furono dall'antichità tanto rinomati, e che come i più fecondi dell'isola tutta furon tenuti. Era dunque naturale che quei nazionali gran commercio di grani facessero, e che in seguito una molto ricca popolazione divenissero. La loro coltura stava in proporzione colla ricchezza loro, perchè amavano le scienze, mentre al tempo stesso erano coraggiosi, e nell'arte della guerra molto esercitati. Per molti secoli la floridità di costoro fu nel pieno suo vigore, giacchè la vera caduta di quella città convien che si ascriva alla sua ribellione contro l'imperatore [[Federico II di Svevia|Federico II]], che dalle sue rovine la città di Augusta nel 1233 fece costruire. ([[Friederich Münter]]) *Vi sono in essa alcuni muri antichi, una cisterna ed alcune sotterranee camere a volta, che sembrano essere state stalle e in cui si vedono ancora residui di qualche mangiatoja. Molti avanzi di antiche colonne, rottami di statue colossali e frantumi di architettura giaeciono nella città seminati. Fuori di essa vi sono le rovine d'un bel bagno e di un ponte sul fiume Simeto, che l'antica direzione della strada consolare tra Catania e Centorbi dimostrano. ([[Friederich Münter]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=su|w_preposizione=riguardante}} {{s}} [[Categoria:Luoghi della Sicilia]] 651mku146f9vtzi877c4y9n6zkqewjo 1419825 1419819 2026-07-10T08:56:37Z Spinoziano (BEIC) 86405 piccole sistemazioni 1419825 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Centuripe Stadtansicht.jpg|thumb|Centuripe]] Citazioni su '''Centuripe'''. *Centorbi, dagli antichi chiamata ''Centuripe'', è rappresentata da [[Tucidide]] come un castello da' Siculi edificato. Si scorge da una descrizione di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]], che questa sia stata una delle più grandi città della Sicilia, e che appartenesse alla medesima la più gran porzione dei fertili campi dell'Etna, che furono dall'antichità tanto rinomati, e che come i più fecondi dell'isola tutta furon tenuti. Era dunque naturale che quei nazionali gran commercio di grani facessero, e che in seguito una molto ricca popolazione divenissero. La loro coltura stava in proporzione colla ricchezza loro, perché amavano le scienze, mentre al tempo stesso erano coraggiosi, e nell'arte della guerra molto esercitati. Per molti secoli la floridità di costoro fu nel pieno suo vigore, giacché la vera caduta di quella città convien che si ascriva alla sua ribellione contro l'imperatore [[Federico II di Svevia|Federico II]], che dalle sue rovine la città di [[Augusta (Italia)|Augusta]] nel 1233 fece costruire. ([[Friederich Münter]]) *Vi sono in essa alcuni muri antichi, una cisterna ed alcune sotterranee camere a volta, che sembrano essere state stalle, e in cui si vedono ancora residui di qualche mangiatoja. Molti avanzi di antiche colonne, rottami di statue colossali e frantumi di architettura giacciono nella città seminati. Fuori di essa vi sono le rovine d'un bel bagno e di un ponte sul fiume [[Simeto]], che l'antica direzione della strada consolare tra Catania e Centorbi dimostrano. ([[Friederich Münter]]) ==Voci correlate== *[[Enna]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Comuni della Sicilia]] 8j2kp0l4amoevuu7qbpqeis75tuf21p Agira 0 225723 1419823 2026-07-10T08:46:17Z Marcella Medici (BEIC) 84396 creazione voce 1419823 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Agira cara sur.png|200px|thumb|Agira]] Citazioni su '''Agira'''. *Non lungi da Centorbi, sopra scoscesa ed alta rupe, s'erge la città di S. Filippo d'Argirò, l'antica ''Agyrium'', patria di [[Diodoro Siculo]]. Questa fu riguardata come una delle più vetuste città, perchè da Ercole visitata; ed era già ricca e splendida, quando i Greci per la prima volta penetrarono in Sicilia. I Romani grande considerazione e stima le dimostrarono. [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]] ne loda i suoi abitanti chiamandoli ''Agyrenensem populum fidelem, et illustrem'', e la città stessa ''in primis honestam civitatem Siciliae''. Parla egli ancora del grande famoso teatro, di cui non si trova la menoma traccia, nè si sa ove fosse situato. I soli resti di questa così celebrata città riduconsi ad antichi fondamenti di vaste fabbriche sotto terra sepolti, e ad alcuni sotterranei acquidotti nella roccia, incavati. ([[Friederich Münter]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=su|w_preposizione=riguardante}} {{s}} [[Categoria:Luoghi della Sicilia]] h71h7xvvazrei3i3sbvux9ueib8wfwg 1419826 1419823 2026-07-10T08:57:23Z Spinoziano (BEIC) 86405 piccole sistemazioni 1419826 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Agira cara sur.png|thumb|Agira]] Citazioni su '''Agira'''. *Non lungi da Centorbi, sopra scoscesa ed alta rupe, s'erge la città di S. Filippo d'Argirò, l'antica ''Agyrium'', patria di [[Diodoro Siculo]]. Questa fu riguardata come una delle più vetuste città, perché da Ercole visitata; ed era già ricca e splendida, quando i Greci per la prima volta penetrarono in Sicilia. I Romani grande considerazione e stima le dimostrarono. [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]] ne loda i suoi abitanti chiamandoli ''Agyrenensem populum fidelem, et illustrem'', e la città stessa ''in primis honestam civitatem Siciliae''. Parla egli ancora del grande famoso teatro, di cui non si trova la menoma traccia, né si sa ove fosse situato. I soli resti di questa così celebrata città riduconsi ad antichi fondamenti di vaste fabbriche sotto terra sepolti, e ad alcuni sotterranei acquidotti nella roccia, incavati. ([[Friederich Münter]]) ==Voci correlate== *[[Enna]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Comuni della Sicilia]] 3kaplsep8alyrasjmqncow83lwtou88 Discussioni utente:Sheel20 3 225724 1419828 2026-07-10T09:11:34Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1419828 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 11:11, 10 lug 2026 (CEST)}} 54vodslfgaj3uxofoqcawjyoesd92ri Urbano Tosetti 0 225725 1419829 2026-07-10T10:11:34Z Marcella Medici (BEIC) 84396 creazione voce 1419829 wikitext text/x-wiki [[File:Sull'insensibilità e irritabilità di alcune parti degli animali, 1755 - BEIC IE8708747.jpg|miniatura|''Sull'insensibilità e irritabilità di alcune parti degli animali'', 1755]] '''Urbano Tosetti''' (1714 – 1768), filosofo e teologo italiano. ==''Sull'insensibilità di alcune parti degli animali''== *Mi accesi subito di desiderio di ripetere qualche numero degli esperimenti de' Signori Haller, e Castell; e quantunque io fossi persuasissimo non esser il Signor Haller, ormai accreditato in sommo grado in tutta la repubblica letteraria, non esser, dico, un soggetto capace di farla da impostore; pur nondimeno mi sentii nell'animo una viva curiosità di sodisfarmi cogli occhi proprj. Son debitore a voi di quel genio e stima, che ho per gli studj anatomici e medici, mentre il contrassi in Cortona dalla familiare conversazione di più anni con voi, mercè la quale ebbi il vantaggio di profittare de' vostri lumi. (p. 183) *Fu nudato ad un cane il tendine detto d'Achille. La ferita fu fatta assai grande. L'animale per qualche tempo fu in una mediocre convulsione. Durante la convulsione, che sembrava regolare e equidiuturna, pungemmo il tendine; e il cane non mostrò alcun nuovo risentimento. Si aspettò, che si ponesse del tutto in quiete; indi pungemmo altre volte il tendine, dipoi tagliammo leggiermente con un rasojo alquante fibre dello stesso trasversalmente, e ponemmo sull'incisore butirro di antimonio. Il cane né dalle punture, dé dal taglio, né dal caustico si risentì. Si scosse però di subito gagliardamente, allorché si punse la cute, e vi si applicò il butirro d'antimonio. (pp. 184-185) *''Osser. VII''. Nella Notomia, che più volte si è fatta del tendine di Achille nei cani, abbiamo notate alcune particolarità da non trascurarsi, e che possono somministrare molto lume alla materia, che noi trattiamo. Questo tendine non è composto di tre soli, come quello dell'uomo, ma di quattro, come lo aveva scoperto il Sig. Castell; poiché i tendini del muscolo gemello, e del soleare non formano unendosi una sola corda, come accade in noi, ma rimangono divisi, ed è ciascheduno vesito della propria vagina, come lo sono parimente i tendini del gastrocnemio, e del plantare. (p. 201) ==Bibliografia== *Urbano Tosetti, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE8708747&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL8709934 Sull'insensibilità di alcune parti degli animali], in ''Sull'insensibilità e irritabilità di alcune parti degli animali {{small|Dissertazioni de' signori Haller Zimmerman e Castell trasportate in lingua italiana dal p. Gian Vincenzo Petrini ... colle lettere del p. Urbano Tosetti sullo stesso argomento}}]'', Giovanni Zempel, Roma, 1755. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Tosetti, Urbano}} [[Categoria:Filosofi italiani]] [[Categoria:teologi italiani]] 8lby7fenzmrgloux7myzhfj50mgkej3 1419831 1419829 2026-07-10T10:16:08Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1419831 wikitext text/x-wiki [[File:Sull'insensibilità e irritabilità di alcune parti degli animali, 1755 - BEIC IE8708747.jpg|miniatura|''Sull'insensibilità e irritabilità di alcune parti degli animali'', 1755]] '''Urbano Tosetti''' (1714 – 1768), filosofo e teologo italiano. ==''Sull'insensibilità di alcune parti degli animali''== *Mi accesi subito di desiderio di ripetere qualche numero degli esperimenti de' Signori Haller, e Castell; e quantunque io fossi persuasissimo non esser il Signor Haller, ormai accreditato in sommo grado in tutta la repubblica letteraria, non esser, dico, un soggetto capace di farla da impostore; pur nondimeno mi sentii nell'animo una viva curiosità di sodisfarmi cogli occhi proprj. Son debitore a voi di quel genio e stima, che ho per gli studj anatomici e medici, mentre il contrassi in Cortona dalla familiare conversazione di più anni con voi, mercè la quale ebbi il vantaggio di profittare de' vostri lumi. (p. 183) *Fu nudato ad un cane il tendine detto d'Achille. La ferita fu fatta assai grande. L'animale per qualche tempo fu in una mediocre convulsione. Durante la convulsione, che sembrava regolare e equidiuturna, pungemmo il tendine; e il cane non mostrò alcun nuovo risentimento. Si aspettò, che si ponesse del tutto in quiete; indi pungemmo altre volte il tendine, dipoi tagliammo leggiermente con un rasojo alquante fibre dello stesso trasversalmente, e ponemmo sull'incisore butirro di antimonio. Il cane né dalle punture, dé dal taglio, né dal caustico si risentì. Si scosse però di subito gagliardamente, allorché si punse la cute, e vi si applicò il butirro d'antimonio. (pp. 184-185) *''Osser. VII''. Nella Notomia, che più volte si è fatta del tendine di Achille nei cani, abbiamo notate alcune particolarità da non trascurarsi, e che possono somministrare molto lume alla materia, che noi trattiamo. Questo tendine non è composto di tre soli, come quello dell'uomo, ma di quattro, come lo aveva scoperto il Sig. Castell; poiché i tendini del muscolo gemello, e del soleare non formano unendosi una sola corda, come accade in noi, ma rimangono divisi, ed è ciascheduno vesito della propria vagina, come lo sono parimente i tendini del gastrocnemio, e del plantare. (p. 201) ==Bibliografia== *Urbano Tosetti, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE8708747&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL8709934 Sull'insensibilità di alcune parti degli animali]'', in ''Sull'insensibilità e irritabilità di alcune parti degli animali {{small|Dissertazioni de' signori Haller Zimmerman e Castell trasportate in lingua italiana dal p. Gian Vincenzo Petrini ... colle lettere del p. Urbano Tosetti sullo stesso argomento}}]'', Giovanni Zempel, Roma, 1755. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Tosetti, Urbano}} [[Categoria:Filosofi italiani]] [[Categoria:teologi italiani]] o7xhv5fg8vpth84qilrhksszh0s54kp 1419841 1419831 2026-07-10T11:09:10Z Spinoziano (BEIC) 86405 piccole sistemazioni 1419841 wikitext text/x-wiki [[File:Sull'insensibilità e irritabilità di alcune parti degli animali, 1755 - BEIC IE8708747.jpg|miniatura|''Sull'insensibilità e irritabilità di alcune parti degli animali'', 1755]] '''Urbano Tosetti''' (1714 – 1768), filosofo e teologo italiano. ==''Sull'insensibilità di alcune parti degli animali''== *Mi accesi subito di desiderio di ripetere qualche numero degli esperimenti de' Signori Haller, e Castell; e quantunque io fossi persuasissimo non esser il Signor Haller, ormai accreditato in sommo grado in tutta la repubblica letteraria, non esser, dico, un soggetto capace di farla da impostore; pur nondimeno mi sentii nell'animo una viva curiosità di sodisfarmi cogli occhi proprj. Son debitore a voi di quel genio e stima, che ho per gli studj anatomici e medici, mentre il contrassi in Cortona dalla familiare conversazione di più anni con voi, mercé la quale ebbi il vantaggio di profittare de' vostri lumi. (p. 183) *Fu nudato ad un cane il tendine detto d'Achille. La ferita fu fatta assai grande. L'animale per qualche tempo fu in una mediocre convulsione. Durante la convulsione, che sembrava regolare e equidiuturna, pungemmo il tendine; e il cane non mostrò alcun nuovo risentimento. Si aspettò, che si ponesse del tutto in quiete; indi pungemmo altre volte il tendine; dipoi tagliammo leggiermente con un rasojo alquante fibre dello stesso trasversalmente, e ponemmo sull'incisione butirro di antimonio. Il cane né dalle punture, né dal taglio, né dal caustico si risentì. Si scosse però di subito gagliardamente, allorché si punse la cute, e vi si applicò il butirro d'antimonio. (pp. 184-185) *Nella Notomia, che più volte si è fatta del tendine di Achille nei cani, abbiamo notate alcune particolarità da non trascurarsi, e che possono somministrare molto lume alla materia, che noi trattiamo. Questo tendine non è composto di tre soli, come quello dell'uomo, ma di quattro, come lo aveva scoperto il Sig. Castell; poiché i tendini del muscolo gemello, e del soleare non formano unendosi una sola corda, come accade in noi, ma rimangono divisi, ed è ciascheduno vesito della propria vagina, come lo sono parimente i tendini del gastrocnemio, e del plantare. (p. 201) ==Bibliografia== *Urbano Tosetti, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE8708747&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL8709934 Sull'insensibilità di alcune parti degli animali]'', in ''Sull'insensibilità e irritabilità di alcune parti degli animali. {{small|Dissertazioni de' signori Haller Zimmerman e Castell trasportate in lingua italiana dal p. Gian Vincenzo Petrini ... colle lettere del p. Urbano Tosetti sullo stesso argomento}}'', Giovanni Zempel, Roma, 1755. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Tosetti, Urbano}} [[Categoria:Filosofi italiani]] [[Categoria:Religiosi italiani]] [[Categoria:Teologi italiani]] 2grrbiiohslhg7mt0dy1j36swt3k68s Tolomeo da Lucca 0 225726 1419834 2026-07-10T10:50:39Z Marcella Medici (BEIC) 84396 creazione voce 1419834 wikitext text/x-wiki '''Tolomeo da Lucca''' (1236 – 1327), teologo e vescovo cattolico italiano. == Citazioni su Tolomeo da Lucca == *Bartolomeo Fiadoni, più comunemente conosciuto sotto il nome di Tolomeo da Lucca, nacque verso l'anno 1236. Fattosi domenicano ebbe a maestro [[Tommaso d'Aquino|s. Tommaso d'Aquino]] di cui divenne poscia familiarissimo e la coscienza ne diresse. Fu due volte priore nel convento di Lucca ed ebbe più altri onorevoli uffici nella sua religione. I padri Quetif ed Echard affermano che sia stato bibliotecario della Chiesa romana e confessore di [[papa Giovanni XXII]]. Nell'anno 1318 venne nominato al vescovato di Torcello. La troppa debolezza pei suoi nipoti, che abusavano della autorità di lui, gli attirò nel 1321 scomunica dal patriarca di Grado, al quale dovette dare umile soddisfazione. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Tolomeo da Lucca}} [[Categoria:Teologi italiani]] [[Categoria:Vescovi italiani]] 9te9128owzpfvtl59pr67dpnseob6ez 1419836 1419834 2026-07-10T10:51:00Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1419836 wikitext text/x-wiki '''Tolomeo da Lucca''' (1236 – 1327), teologo e vescovo cattolico italiano. == Citazioni su Tolomeo da Lucca == *Bartolomeo Fiadoni, più comunemente conosciuto sotto il nome di Tolomeo da Lucca, nacque verso l'anno 1236. Fattosi domenicano ebbe a maestro [[Tommaso d'Aquino|s. Tommaso d'Aquino]] di cui divenne poscia familiarissimo e la coscienza ne diresse. Fu due volte priore nel convento di Lucca ed ebbe più altri onorevoli uffici nella sua religione. I padri Quetif ed Echard affermano che sia stato bibliotecario della Chiesa romana e confessore di [[papa Giovanni XXII]]. Nell'anno 1318 venne nominato al vescovato di Torcello. La troppa debolezza pei suoi nipoti, che abusavano della autorità di lui, gli attirò nel 1321 scomunica dal patriarca di Grado, al quale dovette dare umile soddisfazione. ([[Ferdinando Cavalli]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Tolomeo da Lucca}} [[Categoria:Teologi italiani]] [[Categoria:Vescovi italiani]] a6ro0bfoyigpqnh27pr9wm44qyh6pgt 1419843 1419836 2026-07-10T11:50:30Z Spinoziano (BEIC) 86405 1419843 wikitext text/x-wiki '''Tolomeo da Lucca''' (1236 – 1327), teologo e vescovo italiano. == Citazioni su Tolomeo da Lucca == *Bartolomeo Fiadoni, più comunemente conosciuto sotto il nome di Tolomeo da Lucca, nacque verso l'anno 1236. Fattosi domenicano ebbe a maestro [[Tommaso d'Aquino|s. Tommaso d'Aquino]] di cui divenne poscia familiarissimo e la coscienza ne diresse. Fu due volte priore nel convento di Lucca ed ebbe più altri onorevoli uffici nella sua religione. I padri Quetif ed Echard affermano che sia stato bibliotecario della Chiesa romana e confessore di [[papa Giovanni XXII]]. Nell'anno 1318 venne nominato al vescovato di Torcello. La troppa debolezza pei suoi nipoti, che abusavano della autorità di lui, gli attirò nel 1321 scomunica dal patriarca di Grado, al quale dovette dare umile soddisfazione. ([[Ferdinando Cavalli]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Teologi italiani]] [[Categoria:Vescovi italiani]] 3fdh5yn9xfettmcp9j7h1mpyexqijb7